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意大利的法律

Strategic Plan for Aquaculture in Italy 2014-2020

颁布于 2014 · 文本截至 2026-10-01

以研究形式发布的公开法律与官方指引,不构成法律、税务或金融建议。

研究内容本身以英文撰写。标题和标签已翻译,调查结果和引文未翻译。

关于这部法律

原标题
Piano strategico Per l’acquacoltura in Italia 2014-2020.
语言
Italian
类型
policy
国家
意大利
主题
Environment, Food and nutrition, Fisheries and aquaculture, Sea, General
关键词
animal health, decentralization, marine spatial planning, ecosystem conservation, energy conservation/energy production, freshwater pollution, marine pollution, pollution control, aquaculture, innovation, molluscs, transport/storage, vaccination, integrated management, processing/handling, protected fishing area, public private partnership (PPP), social impact assessment, sustainable development, sustainable use, labour, mariculture, good practices, governance, inland fisheries, gender, access and benefit-sharing, environmental impact assessment (EIA), equity, ex-situ conservation, freshwater fishes, fish diseases, fish products, fishing gear/fishing method, access-to-information, animal reproduction, aquatic animals, marine protected areas, education, biodiversity, business/industry/corporations, capacity building, certification, climate change, hazards, ecofriendly products/ecofriendly processes, coastal zone management, cooperative/producer organization, crustaceans, data collection/reporting, fishery management and conservation, consumer protection, food safety and quality, packaging/labelling
类别
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  1. 1. INDICE 3 MACROBIETTIVI 95 6.1. Rafforzare la capacità istituzionale e semplificare le procedure amministrative 96 6.2. Assicurare lo sviluppo e la crescita sostenibile dell’acquacoltura attraverso la pianificazione coordinata dello spazio e l’aumento del potenziale dei siti 118 6.3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura 140 6.4. Promuovere condizioni di equa concorrenza per gli operatori sfruttandone i vantaggi concorrenziali 206 BUONE PRATICHE 237 7.1. Buone pratiche nelle azioni di recupero faunistico degli storioni in Italia 239 7.2. Buone pratiche nell’allevamento di molluschi in Italia 243 7.3. Esempio di buona pratica: l’evoluzione delle troticolture friulane 249 GOVERNANCE E PARTERNARIATO 254 L’IMPLEMENTAZIONE DEL PIANO 261 LA REVISIONE DEL PIANO 262 Acronimi 264 Riferimenti bibliografici 267 Ringraziamenti 282 Estratto del Piano 274 5 INTRODUZIONE 6 1. INTRODUZIONE Il Piano Strategico Il Piano Strategico per l’acquacoltura italiana è lo strumento di governo per la pianifi- Acquacoltura cazione delle attività d’acquacoltura in Italia per il periodo dal 2014 al 2020. Come ele- mento integrante della nuova Politica Comune della Pesca, ha come primo obiettivo lo sviluppo di attività d’acquacoltura1 nei territori e nei mari italiani per creare econo- mia, occupazione e benefici sociali. Il Piano risponde all’esigenza di programmazione richiesta dalle nuove politiche europee per l’acquacoltura e persegue gli obiettivi di innovazione e crescita “intelligente, sostenibile e inclusiva” sostenuti nella Strategia Europa 2020 e nella Crescita Blu2. È un documento redatto con un intenso percorso partecipativo, che presenta la visio- ne combinata dell’Amministrazione centrale, delle Regioni e dei portatori d’interesse a diverso titolo coinvolti sin dall’inizio nel processo preparatorio; introduce il contesto settoriale, la visione strategica nei prossimi 10 anni, identifica gli obiettivi prioritari e le azioni da intraprendere per rilanciare l’acquacoltura italiana, per aumentare la com- petitività delle imprese e creare nuove economie e occupazione nei territori vocati. Un patrimonio unico L’acquacoltura in Italia rappresenta un patrimonio unico di conoscenze, esperienze, di conoscenze, eccellenze e cultura che ha favorito lo sviluppo di pratiche di allevamento diversifi- esperienze, cate e adattate alle favorevoli condizioni geomorfologiche, climatiche e ambientali eccellenze e cultura che il nostro Paese offre. Oggi operano sul nostro territorio circa 800 impianti che producono 140 mila tonnellate l’anno di prodotti freschi, che contribuiscono a circa il 40% della produzione ittica nazionale e al 30% circa della domanda di prodotti ittici freschi. L’acquacoltura italiana è all’avanguardia in Europa per la forte integrazione di filiera in azienda e l’eccellente qualità delle produzioni e ha tutte le potenzialità di competere sul mercato per soddisfare la domanda dei consumatori italiani, offrendo prodotti di elevato valore per caratteristiche nutrizionali, organolettiche e per sicurez- za alimentare. Negli ultimi 10 anni l’acquacoltura italiana, come quella europea, non ha espresso quelle potenzialità di crescita e innovazione attese e oggi non svolge quella funzione L’80% dei prodotti vicariante alla pesca per la fornitura dei prodotti ittici, che nel nostro paese proven- ittici consumati gono ancora per l’80% da prodotti importati di pesca e allevamento. La precedente in Italia sono programmazione nazionale ha solo parzialmente raggiunto gli obiettivi di crescita e importati sviluppo sostenibile fissati nei Piani Nazionali della Pesca e dell’Acquacoltura e nella programmazione operativa, attraverso il FEP 2006-2013. 1 COM(2013)229 def 2 COM(2014) 254/2

  2. 1. INTRODUZIONE 7 Questo Piano è l’inizio di un percorso che avviene nel nuovo periodo di program- mazione del Fondo Europeo per la Pesca (FEAMP) e nel più ampio contesto della Politica Marittima Integrata e della “Crescita blu”, dove l’acquacoltura svolge un ruolo strategico. È un impegno del Governo e delle Autorità regionali a promuovere lo svi- luppo dell’acquacoltura italiana nel periodo 2014-2020. Ha come obiettivo centrale la riorganizzazione dell’acquacoltura nazionale, oggi frammentata in azioni locali non co- ordinate e il recupero di linee strategiche e obiettivi ben definiti per rilanciare il settore sui mercati e promuovere la crescita e lo sviluppo delle attività d’acquacoltura in Italia. Considerato il ruolo che le attività di acquacoltura possono svolgere nelle aree costie- Il ruolo strategico re e rurali, il Piano assegna alle Regioni un ruolo strategico per promuovere le politiche delle Regioni di sviluppo territoriale e per garantire che gli obiettivi di crescita e competitività siano per promuovere raggiunti in tutti i territori regionali, anche e soprattutto in quelli che presentano squi- lo sviluppo territoriale libri economico-sociali. Il percorso delineato richiede una forte integrazione reciproca delle varie componenti centrali e regionali attorno a comuni obiettivi di competitività, per rispondere alla crescente aspettativa degli imprenditori che chiedono un nuovo e più efficace modello di governance che semplifichi le procedure burocratiche, riduca gli adempimenti amministrativi, faciliti l’assegnazione di aree marine per nuove attività di acquacoltura, migliori in innovazione e ricerca, favorisca condizioni di mercato e di equa concorrenza sostenendo la crescita e la competitività del settore. Un impegno L’acquacoltura italiana ha dimostrato di avere le capacità di creare reddito e occupa- per rilanciare zione e ha grandi potenzialità di sviluppo che richiedono scelte decisive e interventi l’acquacoltura strategici mirati e diversificati in relazione alle caratteristiche produttive, alle specia- lizzazioni regionali e alle vocazioni ambientali. Beneficiando del contesto nazionale caratterizzato da una cultura delle produzioni alimentari sicure e di qualità sintetizza- bili nel “made in Italy”, il Piano, coerentemente con le azioni di riforma richieste dalla Commissione europea, identifica 4 ambiti strategici di intervento a livello nazionale e fissa gli obiettivi attesi di crescita economica, equità sociale e uso responsabile delle risorse ambientali. Le azioni strategiche trovano programmazione economica nel Fondo Europeo per la Pesca3, negli altri fondi europei e nelle politiche nazionali e regionali di settore. 3 Reg. (UE) n. 1303/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e che abroga il Reg. (CE) n. 1083/2006 del Consiglio 9 SCENARI DI RIFERIMENTO 2 10 2. SCENARI 2.1. LO SCENARIO INTERNAZIONALE Global population is expected to reach 9 billion by 2050, and the world food-produ- cing sector must secure food and nutrition for the growing population through incre- ased production and reduced waste. Further, in the face of global climate change, the world is required to change the ways to conduct economic activities. Fisheries and aquaculture must address many of these difficult challenges. Especially with ra- pidly expanding aquaculture production around the world, there is a large potential of further and rapid increases in fish supply, an important source of animal protein for human consumption (World Bank, 2013) Il 50% dei prodotti Nel 2014 il 50% dei prodotti di origine acquatica consumati dalla popolazione mon- ittici consumati diale è allevato (EUROFISH, 2014). Nelle ultime tre decadi (1982-2012) le produzioni di nel mondo pesca sono aumentate da 69 a 93 milioni di tonnellate, mentre nello stesso periodo le proviene da attività produzioni d’acquacoltura sono aumentate da 5 a 90,4 milioni di tonnellate (incluse le d’allevamento (2014) alghe), con un trend medio globale di crescita dell’8,6% (FAO, 2014). Nel 2000 i prodotti ittici allevati nel mondo per il consumo umano ammontavano a 32,4 milioni di tonnellate e nel 2012 sono raddoppiati a 66,6 milioni di tonnellate (Figura 2), a cui vanno aggiunti 23,8 milioni di tonnellate di alghe. La crescita dei prodotti d’acqua- coltura è stata impressionante, rappresentavano il 13,4% nel 1990, il 25,7% nel 2000 e il 47 % nel 2012, su un totale di 189 milioni di tonnellate di prodotti acquatici nel mondo (Figura 1). L’Asia contribuisce per il 57% delle produzioni totali, l’Europa per il 18%. I trend di produzione in alcuni Paesi industrializzati, quali Stati Uniti, Giappone, Co- rea, Italia, Spagna, Francia sono rimasti stabili o negativi e la disponibilità di prodotti ittici è stata assicurata dalle importazioni da altri Paesi in via di sviluppo, dove i costi di produzione sono più bassi. L’importazione verso Paesi industrializzati è stata tra i principali driver di crescita in questi Paesi emergenti che hanno orientato parte delle produzioni per l’esportazione nei Paesi industrializzati (67% del totale). La domanda Ne è conseguito un incremento di scambi di prodotti d’acquacoltura, che nel 2010 ha e l’offerta non sono fatto segnare un record mai registrato (38%). A fronte di un evidente non-bilanciamen- bilanciate (FAO, 2014) to tra la disponibilità e il consumo di prodotti ittici a livello internazionale, la FAO1 ha evidenziato la necessità di comprendere i principali driver che regolano la domanda e l’offerta a livello regionale e nazionale. 1 FAO - Eurofish 2014 - The State of World Fisheries and Aquaculture

  3. 2. SCENARI 11 Figura 1 – PRODUZIONI GLOBALI DI PESCA E ACQUACOLTURA 2012 160 140 Produzione Acquacoltura Produzione Pesca 120 milioni di tonnellate 100 80 60 40 20 0 50 55 60 65 70 75 80 85 90 95 00 05 12 anni Fonte: FAO, 2014 Figura 2 – PRODUZIONI GLOBALI DI ACQUACOLTURA PER AMBIENTE 2012 70 Maricoltura Acquacoltura continentale 60 50 milioni di tonnellate 40 30 20 10 0 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2010 2012 anno (i dati escludono le produzioni di piante acquatiche e di prodotti non destinati al consumo) Fonte: FAO, 2014 12 2. SCENARI 2.2. I PRINCIPALI DRIVER DI CAMBIAMENTO Lo scenario Considerata l’elevata dipendenza dalle importazioni del comparto ittico in Italia (76%), internazionale la strategia del Piano non può non considerare i principali fattori che possono influen- e i mercati avranno zare lo scenario internazionale atteso che avranno effetto sui mercati alimentari e importanti effetti sulle imprese. Negli scenari di sviluppo dell’acquacoltura2 i principali driver di cambia- sul comparto ittico mento sono la crescita demografica e la domanda di prodotti ittici, il cambiamento dei nazionale consumi verso prodotti di elevato valore nutrizionale e proteico (ovvero la sostituzione del riso con il pesce nella dieta dei Paesi più popolosi del mondo3), le possibili barriere commerciali conseguenti la riduzione di disponibilità di prodotti da esportare, i cam- biamenti climatici che potranno avere effetti sull’acquacoltura, ma in generale anche su altre importanti produzioni agricole e animali. DOMANDA DI PRODOTTI ITTICI Il consumo di prodotti Negli ultimi dieci anni la popolazione mondiale è cresciuta del 12% e il consumo di ittici nel mondo prodotti ittici è aumentato del 27%. Il consumo pro capite è aumentato da 9,9 kg nel è aumentato 1960 a 19,2 kg nel 2012. Questo impressionante incremento è dovuto alla crescita del- del 27% in 10 anni la popolazione urbanizzata, allo sviluppo dell’acquacoltura e dei canali commerciali per la distribuzione. 2 World bank (2013) FISH TO 2030 Prospects for Fisheries and Aquaculture 3 Cina, India, Indonesia, Bangladesh, Pakistan e Giappone (FAO, 2014)

  4. 2. SCENARI 13 Tabella 1 – PRODUZIONE DI ACQUACOLTURA PER IL CONSUMO UMANO PER CONTINENTE (1000 T) 2012 1990 1995 2000 2005 2010 2012 Acquacoltura continentale 77 103 392 632 1.274 1.468 Africa Maricoltura 4 8 8 14 13 18 Africa totale 81 110 400 646 1.287 1.485 Acquacoltura continentale 301 398 610 749 978 1.177 America Maricoltura 248 521 814 1.428 1.603 2.010 America totale 548 920 1.423 2.177 2.581 3.187 Acquacoltura continentale 6.574 12.650 17.322 24.278 34.065 38.835 Asia Maricoltura 4.227 9.027 11.101 14.909 18.375 20.065 Asia totale 10.802 21.678 28.422 39.188 52.440 58.900 Acquacoltura continentale 711 446 455 460 467 461 Europa Maricoltura 890 1.135 1.596 1.675 2.077 2.415 Europa totale 1.602 1.581 2.051 2.135 2.544 2.876 Acquacoltura continentale 2 3 4 2 4 4 Oceania Maricoltura 40 92 118 150 182 180 Oceania totale 42 94 121 151 186 184 Totale 13.075 24.383 32.418 44.297 59.037 66.633 Fonte: FAO, 2014 Nel 2012, il 55% della popolazione vive nei sei Paesi più popolosi del mondo4, dove sono prodotte 58,3 milioni di tonnellate di prodotti d’acquacoltura, pari all’87,5% delle produzioni mondiali. In queste Regioni l’acquacoltura ha un ruolo strategico per assi- curare alimenti a elevato valore nutrizionale. Nel 2030 la domanda Secondo gli scenari di previsione della Banca Mondiale (2013) sulla crescita dell’ac- (261 milioni t), sarà quacoltura, sulla base delle proiezioni dei dati di consumo e crescita demografica, è assicurata per il prevista al 2030 una richiesta di 261 milioni di tonnellate di prodotti ittici, di cui oltre il 62% da prodotti 62% dovrà essere assicurato con prodotti d’acquacoltura. Per soddisfare la domanda d’acquacoltura non sarà sufficiente assicurare gli stessi trend di crescita garantiti sinora, ma nel perio- do 2012-2030 l’acquacoltura dovrà triplicare le produzioni per soddisfare la domanda. 4 Cina, India, Indonesia, Bangladesh, Pakistan e Giappone (FAO, 2014) 14 2. SCENARI Tabella 2 – DOMANDA DI PRODOTTI ITTICI (MILIONI DI TONNELLATE) AL 2030 Macroarea Domanda 2007 2030 Africa 9 18,7 Asia 86,4 186,3 Europa 19,4 23,4 Sud e Centro America 15,2 18,3 Nord America 9,1 12,9 Oceania 1,1 1,8 Totale 140,3 261,2 Fonte: FAO, 2014 ABITUDINI ALIMENTARI E IL MERCATO Mutamenti delle I prodotti ittici rappresentano il 6,5% di tutte le proteine consumate per uso umano condizioni socio (FAO, 2012). Sono importanti dal punto di vista nutrizionale e della salute perché for- economiche e delle niscono proteine di elevata qualità, micronutrienti, minerali e acidi grassi polinsaturi, abitudini alimentari mentre apportano basse quantità di acidi grassi saturi, colesterolo e carboidrati. In nei Paesi emergenti Europa è raccomandato il consumo di almeno 2 porzioni di pesce a settimana che potranno condizionare può essere soddisfatto solo con un incremento delle produzioni d’acquacoltura. Le la disponibilità di importazioni di prodotti d’acquacoltura dai Paesi terzi, che oggi soddisfano il 70% del- prodotti ittici per la richiesta dei consumatori in Europa, potranno nel tempo essere meno disponibili, l’Europa per mutamenti delle condizioni socio economiche nei Paesi emergenti, con aumento dei consumi locali, cambiamenti di preferenze e abitudini alimentari della classe me- dia (nuovi consumatori di prodotti di elevata qualità nutrizionale e contenuto proteico). Le condizioni di mercato per le importazioni e le esportazioni di prodotti ittici costitui- ranno, pertanto, un parametro chiave per le produzioni in Europa e in Italia. CAMBIAMENTI CLIMATICI I cambiamenti Sono attesi importanti effetti dei cambiamenti climatici sulle risorse di pesca e sulle climatici produzioni agricole per l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi me- influenzeranno teo marini estremi, per il riscaldamento globale, la disponibilità di acqua e di suolo, le produzioni che richiederanno misure di adattamento per le produzioni agroalimentari nelle aree d’acquacoltura, con più esposte. Anche l’acquacoltura nelle sue diverse forme potrà subire gli effetti dei effetti ancora incerti cambiamenti climatici, in particolare la molluschicoltura per effetto dell’acidificazione e del riscaldamento delle acque marine, i sistemi di produzione in acque interne per la disponibilità e la qualità di risorse idriche, e le produzioni di specie carnivore che dipendono dalla disponibilità di farine e oli di pesce.

  5. 2. SCENARI 15 SOSTENIBILITÀ DELLE PRODUZIONI IN ACQUACOLTURA L’acquacoltura è tra i La rapida crescita dell’acquacoltura ha posto questioni sull’uso delle risorse, gli im- sistemi agroalimentari patti generati sull’ambiente, la biodiversità e i servizi ecologici. Analisi comparative più efficienti per della sostenibilità ambientale dell’acquacoltura, rispetto ad altri sistemi di produzione performances animale, indicano tuttavia che l’acquacoltura è tra i sistemi agroalimentari più efficienti ambientali come domanda di biorisorse (input) e generazione di esternalità (output) sull’ambiente e performances. L’uso di risorse (suolo, acqua, fertilizzanti e energia) e la capacità di ridurre le esterna- lità e gli impatti (nutrienti e emissioni di gas serra), appaiono più efficienti nei sistemi di produzione ittica rispetto ad altri sistemi di produzione zootecnica (avicolo, suinicolo e bovini). Secondo la FAO, l’aumento nei consumi di pollo e di prodotti d’acquacoltu- ra atteso nei prossimi anni è sostenibile e auspicabile, considerato che queste due fonti di proteine per il consumo umano sono quelle che hanno la più bassa impronta ambientale5. Tabella 3 – INDICATORI DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE: CONFRONTO TRA ACQUACOLTURA E ALTRI SISTEMI DI PRODUZIONE ANIMALE convers. efficienza emissioni di N3 emissioni di P3 uso suolo4 uso acqua dolce5 mangime1 proteica2 Manzo 31,7 5 1.200 180 0,24-0,37 15.497 Pollo 4,2 25 300 40 1,0-1,20 3.918 Maiale 10,7 13 800 120 0,83-1,10 4.856 Pesci allevati 2,3 30 360 48 0,15-3,70 5.000 Molluschi n.a. n.a. -27 -29 0,28-20,00 0 bivalvi 1 (kg mangime/kg peso commestibile); 2 (%); 3 (kg/t di proteine prodotte); 4 (t di prodotto commestibile/ha); 5 (m3/t) Fonte: Brummett, 2013 5 Brummett, 2013 16 2. SCENARI PRINCIPALI DRIVER DI CAMBIAMENTO E POSSIBILI EFFETTI SULL’ ACQUACOLTURA NAZIONALE Driver Principali effetti Opportunità Minacce • limitata capacità concorrenziale • aumento della domanda, dei Paesi Ue rispetto ai produttori soprattutto da parte dei Paesi asiatici e dell’America latina emergenti per le norme comunitarie, • limitazione delle catture per • possibilità di espansione di soprattutto in materia di favorire la ricostituzione di Cambiamenti nuovi mercati protezione ambientale, sanità e stock ittici economici • diversificazione di specie e di sicurezza alimentare • crescita della produzione globali prodotto e miglioramento della • concorrenza fra acquacoltura acquicola mondiale qualità e altre produzioni animali • concorrenza dell’acquacoltura nell’utilizzo di farina e olio di con altri settori pesce, risorse limitate per via dei (agricoltura, turismo..) per vincoli imposti alle catture l’utilizzo del suolo e dell’acqua • promozione dell’acquacoltura • sviluppo di sistemi produttivi a Politiche sostenibile, competitiva e basso impatto ambientale e per comunitarie diversificata nuove specie • supporto a Organizzazioni di Produttori per garantire qualità Politiche • crescente importanza del • ampliamento dell’offerta tramite e quantità certe e prezzi più commerciali banco del pesce fresco prodotti di importazione più stabili della DM all’interno dei punti di vendita economici • offerta di prodotti con maggior contenuto di servizio • acidificazione e riscaldamento acque marine costiere per la molluschicoltura • variazioni a ciclo riproduttivo molluschi con possibili effetti sul • innalzamento della reclutamento naturale temperatura dell’acqua Andamento • disponibilità di sorgenti di acque • acutizzarsi dei fenomeni climatico fredde per l’allevamento di climatici estremi salmonidi • maggiore diffusione di agenti patogeni e comparsa di nuove patologie • aumento dei danni per gli allevamenti in mare Andamento dei • efficienza e sostenibilità • crescente incidenza sulla mercati dei dell’acquacoltura rispetto ad redditività delle aziende già • aumento dei costi prodotti altri sistemi di produzione limitata energetici alimentare Mod da Ismea (2012)

  6. 2. SCENARI 17 2.3. LO SCENARIO IN EUROPA LA STRATEGIA EUROPEA 2002 Tra il 2000 e il 2012 la produzione dell’acquacoltura europea è rimasta stabile e non “Una strategia per lo ha fatto registrare la crescita osservata nel mondo (+8%) e in particolare nei Paesi sviluppo sostenibile asiatici. Per superare questa fase di stagnazione la Commissione ha pubblicato già nel dell’acquacoltura 2002 «Una strategia per lo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura europea»6 : europea” • creare occupazione stabile e duratura, in particolare nelle zone dipendenti dalla pesca, e incrementare l’occupazione nel settore dell’acquacoltura, creando nuovi posti di lavoro; • garantire al consumatore la disponibilità di prodotti sani, sicuri e di qualità, non- ché promuovere livelli elevati di salute e benessere degli animali; • sostenere un’attività ecocompatibile; • sostenere la crescita, attesa intorno al 4%, nel periodo 2003-2008. Nel periodo 2003-2008, in realtà, si è osservata una rapida crescita per alcune produ- zioni di specie ittiche marine (7-9%), in particolare per l’aumento di strutture produttive realizzate in Grecia e Turchia per spigole e orate. Il forte squilibrio e il rapido cambia- mento di scenario sui mercati tra domanda e offerta, oltre alla stagionalità della offerta che caratterizza queste produzioni, ha causato squilibri e crisi dei prezzi in particolare per le produzioni mediterranee. La crescente importazione dai Paesi terzi e la negati- va congiuntura economica del periodo hanno fatto sentire ancora di più gli effetti sul mercato e sul settore dell’acquacoltura marina, anche sul lungo periodo. 2008 La valutazione d’impatto della Commissione Pesca del Parlamento Europeo sulla ef- La valutazione ficacia della Strategia per lo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura europea ha con- d’impatto cluso che gli obiettivi generali relativi alla salute e alla sicurezza dei consumatori e del Parlamento alle questioni ambientali sono stati parzialmente realizzati, in particolare per quanto Europeo sulla efficacia attiene l’uso responsabile delle specie aliene7, la certificazione biologica8, la norma- della Strategia tiva in tema di polizia veterinaria e sanità animale9, l’adozione di Codici di condotta e di Buone Pratiche (Best Management Practices - BMP) volontari nelle aziende. Al contrario le azioni volte a sostenere la crescita e lo sviluppo in Europa sono state nel periodo 2003-2008 parzialmente o del tutto inefficaci. 6 COM(2002)511 def 7 Reg. (CE) 708/2007 8 Reg. (CE) 834/2007; Reg. (CE) 710/2009 9 DIRETTIVA 2006/88/CE 18 2. SCENARI 2009 Nel 2009 la Commissione ha lanciato la nuova strategia “Un nuovo impulso per lo “Un nuovo impulso sviluppo sostenibile dell’acquacoltura Europea”10 che ha come primo obiettivo la cre- per lo sviluppo scita delle produzioni e l’occupazione. Contempla tre azioni volte a: sostenibile • promuovere la competitività dell’acquacoltura dell’UE; dell’acquacoltura • stabilire le condizioni per uno sviluppo sostenibile dell’acquacoltura; Europea” • migliorare l’immagine e la governance, riducendo gli oneri amministrativi, garan- tendo un’adeguata partecipazione delle parti interessate, la comunicazione, la trasmissione delle informazioni al pubblico e una adeguata sorveglianza del set- tore dell’acquacoltura. Nel 2010 il Parlamento Europeo, facendo seguito alla Risoluzione del 2 settembre 2008 sulla pesca e l’acquacoltura nel contesto della gestione integrata delle zone co- stiere in Europa (2009/C 295 E/01), incoraggiava lo sviluppo dell’acquacoltura come strumento di crescita e occupazione nelle aree isolate, rurali e costiere. Nell’ambito della nuova Politica Comune della Pesca, la Commissione ridefinisce gli orientamenti strategici per l’acquacoltura per il periodo 2014-2020 che mirano a pro- muovere la crescita e ad aumentare le produzioni dell’acquacoltura europea, ridurre la dipendenza dalle importazioni e favorire lo sviluppo nelle aree costiere e rurali. La riforma prevede un processo di cooperazione volontaria e di partecipazione degli Stati membri chiamati ad elaborare i Piani Strategici Nazionali per l’acquacoltura. Gli orientamenti11 pubblicati dalla Commissione il 29 aprile 2013 riguardano quattro ambiti prioritari:

  7. 1. Semplificazione

  8. 2. Spazi marini

  9. 3. Competitività

  10. 4. Concorrenzialità delle produzioni 2014-2020 Il ruolo strategico della maricoltura e della molluschicoltura per la crescita dell’econo- Il ruolo strategico mia e per le prospettive di occupazione nelle Regioni costiere del Mediterraneo viene dell’acquacoltura riconosciuto nella “Crescita Blu”12 che promuove l’interdipendenza dei settori econo- nella nuova PCP, nella mici del mare che fanno affidamento su un uso sostenibile del mare e la condivisione “Crescita Blu” e nella di competenze e infrastrutture tra i settori economici. Inoltre invita gli Stati membri ad Politica Marittima attivare strumenti per promuovere lo sviluppo dell’acquacoltura a livello regionale e Integrata locale e a programmare azioni di pianificazione spaziale al fine di assicurare un ade- guato coordinamento delle pratiche d’acquacoltura con altre attività economiche nei mari e nelle zone costiere. 10 COM(2009)162 def 11 COM(2013)229 def 12 COM(2012)494 def

  11. 2. SCENARI 19 2.4. LE PRODUZIONI IN EUROPA Nel 2012, L’UE è il principale mercato mondiale di prodotti di origine acquatica, il cui consumo l’acquacoltura EU ammonta a circa 12,3 milioni di tonnellate nel 2011, con una chiara tendenza all’aumento. produce 1,26 mln t per Il livello di autoapprovvigionamento non supera il 35%, mentre viene importato il 65% un valore di 3,1 mln dei prodotti di origine acquatica e il trend è in costante aumento13. di euro Tra il 1995 e il 2012, la produzione dell’acquacoltura europea è rimasta relativamente stabile con valori compresi tra 1,2 e 1,4 milioni di tonnellate e nel 2011 ha contribuito al 20% dei prodotti ittici nell’Unione Europea con una produzione di 1,26 milioni di tonnel- late. L’importanza dell’acquacoltura nel comparto ittico è aumentata, per la riduzione di circa il 40% delle catture di pesca negli ultimi 20 anni più che per una crescita dei volumi di produzione d’acquacoltura, anche nel 2011 il trend in diminuzione è stato dello 0,3%. Dal 2007 le catture Le catture di pesca sono diminuite del 12% solo negli ultimi 6 anni, in particolare per di pesca in EU sono quanto riguarda i piccoli pelagici e le specie demersali. I Paesi dove si è osservato un diminuite del 12% maggiore declino nelle catture sono la Danimarca, la Spagna, e il Regno Unito. Figura 3 – PRODUZIONI DELL’ACQUACOLTURA EUROPEA 2012 Molluschi Pesci 900.000 800.000 700.000 tonnellate 600.000 300.000 400.000 300.000 1991 1993 1995 1997 1999 2001 2003 2005 2007 2009 2011 2012 anno Figura 4 – VALORE DELL’ACQUACOLTURA EUROPEA 2012 Molluschi Pesci 3,5 3 miliardi di euro 2,5 2,0 1,5 1,0 0,5 0 1991 1993 1995 1997 1999 2001 2003 2005 2007 2009 2011 2012 anno Fonte dati: FAO, 2014 13 FAO, 2014 20 2. SCENARI Il valore della produzione dell’acquacoltura europea ha raggiunto 4 miliardi di euro nel 2012, il 70% dei quali proveniente da prodotti ittici e il 30% da crostacei e molluschi. L’ac- quacoltura dell’UE si concentra principalmente su cinque specie: mitili, trote, salmoni, orate e ostriche e altre produzioni che superano le 10.000 t, quali il branzino, carpe e vongole. Tabella 4 – ACQUACOLTURA PER SPECIE NELL’UE27 NEL 2012 Specie 1 Nome scientifico Tonnellate Peso % Var. % Tvma 2012 12/11 02-12 Trota iridea Oncorhynchus mykiss 176.707 14,1 -0,4 -2,7 Salmone atlantico Salmo salar 175.349 14 2,4 0,4 Cozza atlantica Mytilus edulis 150.966 12 -10,8 -0,1 Ostrica concava Crassostrea gigas 91.238 7,3 -2,7 -2,4 Cozza o mitilo Mytilus galloprovincialis 111.590 8,9 0,0 -1,7 Orata Sparaus aurata 102.232 8,2 4,4 5,0 Spigola Dicentrarchus labrax 68.564 5,5 -6,5 5,8 Carpa Cyprinus carpio 65.009 5,2 5,7 -0,9 Vongola verace Ruditapes philippinarum 31.836 2,5 -2,4 -4,3 Rombo chiodato Psetta maxima 12.647 1,0 13,9 8,9 Anguilla Anguilla anguilla 4.692 0,4 -9,6 -5,9 Pesce gatto africano Clarias gariepinus 3.792 0,3 -7,3 2,1 Vongola verace Ruditapes decussatus 4.104 0,3 -0,3 -0,4 Trota di mare Salmo trutta 3.354 0,3 -5,1 1,2 Ostriche Crassostrea spp 2.337 0,2 -9,4 -1,9 Carpa argentata Hypophthalmichthys molitrix 3.877 0,3 22,5 -3,3 Carpa testa grossa Hypophthalmichthys nobilis 2.472 0,2 -7,2 -0,5 Ostrica piatta Ostrea edulis 2.184 0,2 2,0 -10,6 Triotto rosso Rutilus rutilus 1.900 0,2 0,0 -2,1 Storioni Acipenseridae 1.884 0,2 24,8 0,9 Altre specie 236.903 18,9 -1,3 -0,5 UE27 1.253.636 100 -1,3 -0,5 Nota: alcuni dati sono stime FAO Fonte: elaborazione Ismea su dati FAO, Fishstat 1 ordinate secondo la produzione. La Federazione Europea dei Produttori in Acquacoltura (FEAP) ha evidenziato una emergente tendenza alla riduzione delle produzioni per le specie più importanti, in particolare trota e ostrica e per alcune specie minori, tra cui la carpa e l’anguilla, men- tre sono stabili o in crescita le produzioni di specie marine.

  12. 2. SCENARI 21 I paesi produttori I principali Paesi produttori di acquacoltura sono la Spagna (21,1%), la Francia (16,3%), il Regno Unito (16,2%), l’Italia (13%) e la Grecia (11%), che insieme rappresentano oltre il 77% della produzione complessiva europea. Tuttavia, se si considera il valore della produzione, il Regno Unito è il primo produttore (22,5%), seguito dalla Francia (18,6%) e dalla Grecia (16,5% circa). I molluschi bivalvi (mitili, ostriche e vongole) sono predo- minanti in Spagna, Francia e Italia. Il Regno Unito produce principalmente salmoni, mentre la Grecia produce principalmente branzini e orate. Figura 5 – PRINCIPALI PAESI DELL’UE 27 PRODUTTORI IN ACQUACOLTURA (2012) ALTRI PAESI 10,6 POLONIA 2,6 SPAGNA 21,1 DANIMARCA 2,7 PAESI BASSI 3,7 IRLANDA 2,9 VOLUME (%) GRECIA 11 FRANCIA 16,3 ITALIA 13 REGNO UNITO 16,2 ALTRI PAESI 10,9 SPAGNA 10,4 PAESI BASSI 2,5 DANIMARCA 2,5 POLONIA 2 IRLANDA 3,5 FRANCIA 18,6 VALORE (%) GRECIA 16,5 REGNO UNITO 22,5 ITALIA 10,7 Fonte: elaborazione ISMEA su dati FAO, Fishstat Nota: alcuni dati sono stime FAO 22 2. SCENARI L’Europa Nel 2012 l’Europa è il continente che importa più prodotti ittici al mondo (12,3 milioni ton- è il continente nellate), dove si osserva il maggior numero di scambi commerciali (24%) e con il più alto con il più alto consumo di prodotti ittici (24,5 kg /pro capite). Il consumo di prodotti ittici stimato dall’U- consumo di prodotti nione Europea (24,5 kg pro capite/anno) è più alto del consumo riportato nelle statistiche ittici (24,5 kg), FAO (22,9 kg/ pro capite), e comunque superiore alla media mondiale di 18 kg per anno. e importa il 65% I consumi europei, dopo un periodo di crescita continua fino al 2010, sono diminuiti di della domanda circa il 5% nel 2011 e sono stabili nel 2012. I prodotti ittici consumati derivano per 18,7 kg dalla pesca (inclusa importazione), e solo per 5,8 kg sono prodotti d’acquacoltura. Si rileva anche un leggero declino dei consumi dei prodotti d’acquacoltura (-0,3 kg pro capite, 5%) e una preferenza verso prodotti della pesca (+0,35 kg pro capite, 2%), spesso importati e meno costosi. Il tonno, il salmone e il merluzzo sono le specie più consumate. L’Europa copre i suoi fabbisogni per i piccoli pelagici e i pesci piatti, anche in surplus, mentre sono in aumento le importazioni di tonno, salmone e specie demersali. I consumi, I consumi sono variabili da uno Stato membro a un altro, dai circa 57 kg pro capite export, import in Portogallo ai 4-10 kg nei Paesi dell’Europa centrale e orientale; l’Italia con circa 19 kg pro capite ha consumi più bassi di altri Paesi mediterranei, quali Spagna (45 kg) e Francia (30 kg), ma superiori alla media europea. Il valore delle importazioni è cresciuto di circa il 3% annuo e ha raggiunto i 19,2 miliardi di dollari. I principali Paesi esportatori verso l’Europa sono la Norvegia (salmone e merluzzo) e la Cina (per i prodotti semilavorati e i gamberi). L’Europa esporta circa 2 milioni di prodotti ittici per un valore di circa 4,1 miliardi di euro. Il trend è in aumento nel 2011 (+24%), dopo la riduzione dell’8% del 2010. Oltre il 95% dei prodotti esportati sono prodotti di pesca, mentre l’acquacoltura è destinata per la quasi totalità al mercato europeo.

  13. 2. SCENARI 23 Figura 6 – CONSUMO PRODOTTI ITTICI DELL’UNIONE EUROPEA NEL 2012 Portogallo 56,8 Lituania 43,4 Spagna 42,4 Finlandia 35,6 Francia 34,6 Svezia 31 Malta 30,5 Lussemburgo 29,1 Lettonia 27,5 Italia 25,4* Belgio 25,1 Paesi Bassi 23,6 Cipro 23,3 Danimarca 23 Irlanda 22,3 Croazia 19,7 Grecia 19,6 Regno Unito 19 Estonia 14,7 Germania 14,2 Austria 13,3 Polonia 12 Slovenia 11,2 Repubblica Ceca 9,5 Slovacchia 8,1 Bulgaria 6,6 Romania 6,1 Ungheria 5,3 Unione Europea (n.28) 22,9 Mondo 18,9 0 10 20 30 40 50 60 kg / pro capite / 2012 Fonte: http://FAOstat.FAO.org * Livello di consumo di prodotti ittici stimato al 2013: 18.9 kg procapite (tabella 31) 24 2. SCENARI 2.5. L’ACQUACOLTURA ITALIANA NEL CONTESTO EUROPEO Secondo i dati FAO (2014) nel 2012 l’Italia ha rappresentato il 13% del volume della produzioni da acquacoltura dell’UE 27, al quarto posto dopo Spagna, Francia e Re- gno Unito, e il 10,7% del valore della produzione. L’Italia, come la Spagna e la Francia, concentra la sua produzione soprattutto sulla molluschicoltura; è il principale paese produttore dell’UE 27 di vongole veraci (della specie Ruditapes philippinarum), con un 94,2% in volume e un 91,6% in valore. L’Italia copre, inoltre, i due terzi della produzione acquicola comunitaria per quanto riguarda i mitili (specie Mytilus galloprovincialis), e rappresenta il 45% della produzio- ne di storioni (famiglia Acipenseridae) e il 20% circa della produzione di trota iridea (Oncorhynchus mykiss). Tabella 5 – INCIDENZA DELLE SPECIE ALLEVATE IN ITALIA SULLA PRODUZIONE ACQUICOLA DELL’UE NEL 2012 (VOLUME) Peso % 2012 Specie 1 Nome scientifico su UE 27 Cozza o mitilo Mytilus galloprovincialis 70,8 Trota iridea Oncorhynchus mykiss 19,5 Vongola verace Ruditapes philippinarum 94,2 Spigola Dicentrarchus labrax 9,8 Orata Sparaus aurata 5,3 Trota di mare Salmo trutta 44,7 Storioni Acipenseridae 45,01 Vongola verace Ruditapes decussatus 39,0 Anguilla Anguilla anguilla 10,7 Cefalo Mugil cephalus 49,4 Altre specie 0,3 Acquacoltura Italia 13,0 Nota: alcuni dati sono stime FAO, Fonte: elaborazione Ismea su dati FAO (Fishstat) 1ordinate secondo la produzione.

  14. 2. SCENARI 25 L’ACQUACOLTURA ITALIANA IN NUMERI (2013) Le Imprese (numero) 820 Distribuzione geografica n. Nord 527 Centro 80 Sud/Isole 213 Situate in Aree Natura 2000 70 Ripartizione per settore n. Molluschi 414 Pesci 401 Crostacei 5 Produzione nazionale (tonnellate) 140.846 Distribuzione geografica ton. Nord 95.371 Centro 14.677 Sud/Isole 30.798 Ripartizione per settore ton. Molluschi 88.897 Pesci (acqua dolce) 39.028 Pesci (acqua salata) 12.911 Crostacei 9 Principali specie prodotte e contributo al settore nazionale (%) Molluschi tonnellate % comparto %(ITA) mitilo 64.235 72,3 45,6 vongola verace 24.069 27,7 17,5 Pesci trota iridea 35.034 67,5 24,9 spigola 6.330 12,2 4,5 orata 6.184 11,9 4,4 storione 718 1,4 0,5 anguilla 642 1,2 0,5 Valore produzione (milioni di euro) 393 Molluschi 173 Pesci 220 Saldo commerciale (milioni di euro) -3.700 Import 4249 Export 549 Saldo commerciale prodotti allevati (milioni di euro) -256 Import prodotti allevati 340 Export prodotti allevati 84 Fonte: ISMEA (2014) 27 CONTESTO NAZIONALE 3 28 3.  3.1. IL BILANCIO DI APPROVVIGIONAMENTO NEL SETTORE ITTICO ITALIANO La produzione Nel 2012, la produzione ittica nazionale, pari a poco più di 335 mila tonnellate, ha ittica nazionale è in subito una flessione dell’11,1% derivante sia dal calo delle catture di pesca (-6,8%), sia flessione (-11,1%) dalla netta contrazione della produzione d’acquacoltura (-16,6%). Tabella 6 – BILANCIO DI APPROVVIGIONAMENTO DEL SETTORE ITTICO NAZIONALE (TONNELLATE) 2012 Tvma 1 Tvma 2 Indicatori 2010 2011 2012 Var % 11/10 Var % 12/10 2003/2012 2007/2012 Produzione totale di cui: 378.384 376.921 335.050 -0,4 -11.1 -3,3 -5,2 Pesca marittima 224.758 212.369 197.839 -5,5 -6,8 -4,9 -6,5 Acquacoltura 153.626 164.552 137.211 7,1 -16,6 -0,6 -3,1 Importazione 939.820 961.330 905.157 2,3 -5,8 1,6 0,2 Esportazione 134.723 126.225 118.563 -6,3 -6,1 0,3 -3,1 Saldo -805.097 -835.105 -786.594 3,7 -5,8 1,8 0,8 Movimento 1.074.543 1.087.555 1.023.720 1,2 -5,9 1,5 -0,2 Consumo apparente 1.183.482 1.212.026 1.1212.645 2,4 -7,5 0,0 -1,3 Consumo pro capite (kg) 20,0 20,4 18,8 2,2 -7,7 -0,4 -1,6 Grado di autoapprovv. (%) 32,0 31,1 29,9 -2,7 -3,9 -3,3 -4,0 Propensione all’imp. (%) 79,4 79,3 80,7 -0,1 1,7 1,6 1,5 Propensione all’esp. (%) 35,6 33,5 35,4 -5,9 5,7 3,7 2,2 Grado di copertura dell’imp. (%) 14,3 13,1 13,1 -8,4 -0,2 -1,3 -3,4 Saldo normalizzato (%) -74,9 -76,8 -76,8 2,5 0,1 0,4 1,0 1 è calcolato sulle medie degli anni 2002-2003 e 2011-2012; 2 è calcolato sulle medie degli anni 2006-2007 e 2011-2012. Fonte: elaborazione Ismea su dati MiPAAF-Irepa, Unimar, Istat Il calo della produzione ittica sta assumendo un carattere continuo in Italia, come di- mostra il tasso di variazione medio annuo per il periodo 2003-2012 (-3,3%) e ancor di più quello del quinquennio 2007-2012 (-5,2%). In entrambi i casi, è la pesca marittima che ha mostrato una flessione media più importante, ma l’acquacoltura nazionale non 3. 29 ha espresso la crescita attesa nello stesso periodo, mostrando, anzi, segni di debo- lezza nel biennio 2012-2013. Il bilancio di approvvigionamento del settore dell’acqua- coltura ha evidenziato per il 2013 una lieve ripresa della produzione (+2,6%), dopo la forte contrazione del 2012 per lo più ascrivibile ad una riduzione delle produzioni di molluschicoltura ( -23%). L’aumento registrato nel 2013 ha trovato sbocco sui mercati esteri; le esportazioni ita- liane di prodotti ittici allevati hanno infatti mostrato un incremento del 23,6%, mentre il prodotto d’importazione è rimasto pressoché stabile rispetto al 2012 (+0,1%). Date queste dinamiche, il disavanzo della bilancia commerciale è migliorato di oltre il 5%. Il grado di autoapprovvigionamento è aumentato del 3,1%, di contro alla lieve crescita mostrata dalla propensione all’import (+0,6%). Tabella 7 – BILANCIO DI APPROVVIGIONAMENTO DEL SETTORE DELL’ACQUACOLTURA (TONNELLATE) 2013 Var % Var % Var % Indicatori 2010 2011 2012 2013 11/10 12/11 13/12 Produzione acquicola 153.626 164.552 137.211 140.846 7,1 -16,6 2,6 Importazioni 104.739 107.478 112.258 112.381 2,6 4,4 0,1 Esportazioni 19.875 22.111 20.405 25.226 11,3 -7,7 23,6 Saldo commerciale -84.864 -85.367 -91.853 -87.154 0,6 7,6 -5,1 Movimento 124.614 129.589 132.663 137.607 4 2,4 3,7 Consumo apparente 238.490 249.919 229.064 228.001 4,8 -8,3 -0,5 Consumo pro capite (kg) 4,0 4,2 3,8 3,8 4,6 8,6 -1,6 Grado di autoapprovv. (%) 64,4 65,8 59,9 61,8 2,2 -9,0 3,1 Propensione all’imp. (%) 43,9 43 49,0 49,3 -2,1 14,0 0,6 Propensione all’esp. (%) 12,9 13,4 14,9 17,9 3,9 10,7 20,4 Grado di coopertura imp. (%) 19,0 20,6 18,2 22,4 8,4 -11,6 23,5 Saldo normalizzato (%) -68,1 -65,9 -69,2 -63,3 -3,3 5,1 -8,5 Fonte: elaborazione Ismea su dati Unimar e Istat 30 3.  3.2. LE PRODUZIONI D’ACQUACOLTURA I TREND PRODUTTIVI (2002-2013) Stabilità Nel 2012 e 2013 si conferma una generale stagnazione del settore, già segnalata nel- delle produzioni le ultime annualità sulla base dei dati strutturali e produttivi. Scomponendo le produ- nel periodo zioni si evidenzia, per i pesci, una sostanziale stabilità delle produzioni nel 2002-2013 2002-2013 sia per le specie d’acqua dolce e sia per quelle d’acqua marina, mentre per i molluschi si registrano significative oscillazioni nel corso degli anni, e nell’ultimo triennio una riduzione di oltre il 20%. Nel 2013 la produzione nazionale ha fatto registrare un incremento in volume, rispetto al 2012, di 140.846 tonnellate (+2,6%), per una ripresa nella produzione di molluschi (+5,7%), a fronte di una riduzione delle produzioni di pesci –(2,3%). Il trend nel decennio 2003-2013 evidenzia un tasso di contrazione medio annuo dell’1,3%. Figura 7 – LINEA DI TENDENZA DELLE PRODUZIONI TOTALI D’ACQUACOLTURA NEGLI ANNI 2002-2013 200.000 160.000 produzione (t) 120.000 80.000 40.000 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 produzione totale lineare Fonte: MiPAAF - Unimar 3. 31 Tabella 8 – PRODUZIONI NAZIONALI DELL’ACQUACOLTURA NEL PERIODO 2002 – 2013 PER SETTORE (TON X 103) 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 Pesci 50,5 51,2 48,6 50,7 49,5 48,9 52,9 52,2 54,3 52,4 53,1 51,9 Crostacei1 7 12 5 6 3,5 1,5 15,7 10,5 21,6 48,4 6,8 9,4 Molluschi 135,3 80,6 69,7 137,8 123,8 131,8 104,9 95,8 99,3 112,1 84,1 88,9 TOTALE 185,8 131,8 118,3 188,5 173,3 180,7 157,9 148,1 153,6 164,6 137,2 140,8 Fonte: MiPAAF – Unimar 1 tonnellate Sono 30 le specie L’acquacoltura in Italia comprende l’allevamento di 30 specie di pesci, molluschi e cro- allevate, il 97% della stacei, ma effettivamente il 97% della produzione nazionale si basa su 5 specie: la tro- produzione si basa ta (acque dolci), la spigola e l’orata (acque marine) e tra i molluschi, i mitili e le vongole su 5 specie veraci. La scarsa diversificazione produttiva è riconosciuta come una delle cause di fragilità complessiva del settore, per una maggiore concorrenza interna commerciale delle produzioni e un crescente import di produzioni assenti o poco rappresentate. 32 3.  I SEGMENTI PRODUTTIVI: SPECIE E TREND 2002-2013 PISCICOLTURA D’ACQUA DOLCE Il segmento produttivo più rappresentativo per valore delle produzioni è l’allevamento di specie di acqua dolce, in particolare trote. Incide per circa il 27% sul valore dell’intero fatturato dell’acquacoltura nazionale, con un volume di produzione di circa 36 mila ton- nellate. Nel 2013 la produzione di trote ha contribuito per il 25,5 % circa al volume della produzione nazionale e al 69,9% alle produzioni di pesci. Il trend di produzione negli ultimi 11 anni è in crescita (+8,5%), con un tasso di variazione media annua del 2,5%. Per Trota la trota risulta particolarmente vincente la strategia commerciale del fresco di qualità e del lavorato e trasformato in varie forme, dall’affumicato al marinato, dal filetto al paté, e con diverse tipologie di confezionamento che lo hanno reso pratico e quindi sempre più richiesto dai consumatori, in contrapposizione al salmone di importazione. Aumentano le produzioni di salmerino dal 2003 (15 t) al 2013 (662 t). La specie rappre- senta una valida alternativa alla trota, sia per il mercato del fresco che per il trasformato. Anguilla L’anguilla ha presentato un massimo della produzione ad inizio nel 2000 (1.700 t) e una produzione di venduto commerciale di 642 t nel 2013; tale andamento riflette la crisi dell’anguillicoltura nell’area mediterranea a causa delle note difficoltà nel reperi- mento di forme giovanili in ambiente naturale, il conseguente aumento dei costi per l’avvio allevamento, nonché per la concorrenza produttiva e commerciale di alcuni Paesi del nord Europa e dei Paesi emergenti asiatici. Carpa Le carpe, ancora poco significative nel panorama nazionale, si attestano intorno alle 100 t nel 2013 dopo un trend crescente dovuto ad una crescente richiesta interna su alcuni mercati e nella ristorazione etnica, in relazione alla crescente presenza in Italia di stranieri provenienti da aree asiatiche e dall’est Europa, che per consuetudine con- sumano la carpa nella alimentazione quotidiana. Ibridi Il persico spigola (ibrido) è ancora una specie marginale nell’acquacoltura d’acqua dolce (218 t nel 2013), con produzioni piuttosto costanti nel corso del decennio. Il persico trota è una realtà presente nell’acquacoltura nazionale d’acqua dolce a par- tire dal 2003 e con produzioni oltre le 75 t negli ultimi due anni. Pesce gatto Per il pesce gatto le produzioni sono in ripresa dal 2010 per un incremento della do- manda da parte di etnie dell’est Europa presenti in alcune aree urbane nazionali. Il pe- sce gatto americano è presente nelle produzioni di acquacoltura dal 2004, con valori oscillanti ma tendenzialmente con trend costante di crescita nel periodo analizzato, e una produzione di circa 200 t nel 2013. Storione Gli storioni hanno raggiunto il massimo di produzione nel 2002 (1.250 t), per poi di- minuire nel corso del periodo 2003-2009 e segnando una significativa ripresa nel biennio 2010-2011. Nel 2013 la produzione è stata di 718 t L’andamento produttivo di questo gruppo di specie è stato condizionato dalle strategie commerciali che all’inizio 3. 33 prevedevano l’allevamento per la produzione di carne, mentre successivamente si è andato affermando sempre di più l’allevamento finalizzato alla produzione del caviale, prodotto di qualità che ha conquistato un’importante fetta di mercato non solo nazio- nale ma anche internazionale, grazie alla qualità merceologica e alla crisi di produzio- ne di importanti Paesi, quale la ex Unione Sovietica. La produzione di uova di storione, da cui si produce il caviale, colloca l’Italia fra i primi posti nella produzione mondiale di caviale da animali allevati (25 t), insieme a Stati Uniti, Francia e Russia. Tinca La tinca, sempre presente con piccole produzioni (10-40 t) dal 2002 al 2013. Si tratta per lo più di attività di allevamento tradizionale in aree della provincia di Cuneo (Pie- monte), recentemente riconosciuta come produzione DOP. Figura 8 – PRODUZIONI DELLA PISCICOLTURA D’ACQUA DOLCE 2002-2013 40.000 30.000 tonnellate/anno 20.000 totale pesci dolce trota 10.000 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 Fonte: ISPRA su dati Unimar 34 3.  PISCICOLTURA MARINA Spigola e orata Il terzo segmento importante per volumi di produzione e fatturato è rappresentato dal- rappresentano il 93% le specie marine, principalmente la spigola con 6.330 t e l’orata con 6.184 t, rispettiva- delle specie marine mente pari al 12,2% e all’11,9% delle produzioni di piscicoltura. La piscicoltura marina, allevate sia in vasche in terra sia in gabbie in mare, è un segmento altamente specializzato, che ha mostrato un andamento sostanzialmente altalenante negli ultimi 10 anni: i volumi di produzione di orata sono cresciuti del 16,1% dal 2002 al 2013, con un tasso medio di variazione annua dello 0,9%, mentre i volumi di spigole si sono ridotti del 10,2% con un tasso medio di variazione annua del -0,7%. Ombrina Le produzioni di ombrina autoctona sono poco significative, mentre l’ombrina boc- cadoro è costantemente prodotta in impianti a terra di acqua salata, con un massimo registrato nel 2011 (259 t); e un produzione più contenuta nel 2013 di circa 115 t. Sono da verificare gli sviluppi produttivi nei prossimi anni, in particolare per le opportunità di trasformazione che la specie offre. Sarago Delle tre specie di saraghi presenti nelle produzioni marine, solo il sarago pizzuto è costantemente prodotto dal 2002, con volumi che dopo una tendenziale crescita fino al 2007, hanno fatto registrare una marcata diminuzione a causa di non risolti problemi sanitari. Cefalo La produzione di cefalo nel 2013 raggiunge di appena 127 t. Il cefalo, specie importan- te nelle prime esperienze di allevamento in estensivo, dopo un periodo di costante di- minuzione della produzione e con minimo nel 2005 (74 t) ha fatto registrare produzioni in crescita, pur con variazioni annuali, fino al 2013 come conseguenza di una ripresa nella richiesta del prodotto, sia per la vendita diretta che per i processi di trasforma- zione del prodotto (affumicatura, marinatura, bottarga). Tonno Il tonno rosso ha avuto sviluppo nella maricoltura come finissaggio prevendita, con una prima produzione nel 2004, un picco di produzione nel 2005 (1.800 t) e rapido decremento fino alle 522 t del 2009, nessuna produzione nel 2010, una produzione di 435 t nel 2011 e, nuovamente, nessuna produzione nel biennio 2012-2013. La re- cente politica comunitaria per le quote di tonno rosso, gli elevati costi operativi e di gestione, oltre alle difficoltà commerciali che gli impianti nazionali hanno riscontrato nell’export internazionale principalmente verso il Giappone, hanno determinato la ra- pita crisi di questo settore. Durante il decennio 2002-2011 si sono affacciate sul mercato dell’acquacoltura sia dol- ce che marina, alcune specie che però non hanno superato il carattere sperimentale o non hanno trovato soluzioni produttive negli impianti, tra questi il rombo e la sogliola, mentre altre non hanno trovato particolare favore dei consumatori (temolo, tilapia). 3. 35 Figura 9 – PRODUZIONI DELLA PISCICOLTURA MARINA 2002-2013 18.000 15.000 tonnellate/anno 12.000 9.000 6.000 3.000 totale pesci marini spigola orata 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 Fonte: ISPRA su dati Unimar 36 3.  MOLLUSCHICOLTURA Il 63% del volume La molluschicoltura nazionale si basa essenzialmente su due soli gruppi di specie, il mi- dell’acquacoltura tilo e le vongole, mentre l’allevamento dell’ostrica stenta ancora a consolidarsi come italiana da mitili realtà produttiva nazionale. e vongole Le produzioni di mitilo, specie quantitativamente più importante per l’acquacoltura italiana, sono state nel 2013 di 64.235 t, pari al 72,3% del volume di molluschi. Le produzioni oscil- lano significativamente nel decennio, con un tasso medio di variazione annua negativo del 26,3% nel periodo 2002-2013 imputabile al crollo produttivo del 2012 (-20,5%). Il confronto dati per il triennio 2011-2013 rileva una riduzione ascrivibile a due fattori principali: problemi nel rilascio/rinnovi di concessioni demaniali e qualità delle aree per fattori ambientali. Nello specifico, si osserva una significativa riduzione della produzione di mitili in Liguria nel 2012 e 2013 a causa dei danni ambientali e strutturali (alluvione di fine 2011) e conseguente ridotta attività nel biennio successivo. In Sardegna sono le difficoltà operative del polo produttivo di Olbia a incidere, a causa della delocalizzazione degli impianti e delle difficoltà burocratiche nel rilascio delle nuove concessioni. Infine in Molise si osserva un calo della produzione nei 2 impianti attivi, per lo più legate a sfavorevoli condizioni ambientali. Contrazione della Le vongole, rappresentate da 2 specie, hanno una produzione totale di 24.609 t nel produzione -20,6% dal 2013, che contribuisce per il 28% circa alle produzioni di molluschi. Per le vongole, dopo 2010, ma il comparto la persistente fase calante fino al 2012, è stata registrata una ripresa produttiva nel 2013 è in ripresa nel 2013 (+18,5% sull’anno precedente). L’analisi sul decennio 2002-2013 evidenzia anche nel caso delle vongole performance pro- duttive negative, con un tasso medio di variazione annua di -20% circa. Il calo di produzione osservato nel 2012 e in parte nel 2013 è per lo più legato all’area della laguna di Venezia, a causa della mancata disponibilità naturale di seme selvatico dalle aree di nursery. Le produzioni di ostriche sono poco significative (53 t nel 2013). Per questa specie si incontrano alcune difficoltà nel quantificare le produzioni per la difficoltà di separare l’al- levamento dal più breve finissaggio di prodotto proveniente dall’estero, principalmente dalla Francia, e messo in impianto per lo stoccaggio e il mantenimento prevendita. Vi è un crescente interesse da parte dei molluschicoltori per questa specie, sia per le positive esperienze maturate in diversi ambienti, principalmente in Sardegna e nel Medio e Alto Adriatico, sia per la crisi produttiva dell’ostrica in Francia, a causa di problemi sanitari. 3. 37 Figura 10 – PRODUZIONI DELLA MOLLUSCHICOLTURA 2002-2013 140.000 120.000 100.000 tonnellate/anno 80.000 60.000 40.000 20.000 totale molluschi vongola mitilo 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 Fonte: ISPRA su dati Unimar CROSTACEICOLTURA I crostacei I crostacei rappresentano lo 0,03% delle produzioni d’acquacoltura. Solo la mazzan- sono 0,03% colla è costantemente prodotta dal 2002, ma con quantitativi sempre modesti per la dell’acquacoltura mancanza di spazi adeguati per l’allevamento estensivo e condizioni climatiche non italiana favorevoli in molte aree mediterranee, che difficilmente consentono più di un raccolto l’anno, rendendo di fatto poco remunerativo tale allevamento. Figura 11 – PRODUZIONI DELLA CROSTACEI COLTURA 2002-2013 50 totale crostacei gambero di palude mazzancolla 40 tonnellate/anno 30 20 10 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 Fonte: ISPRA su dati Unimar 38 3.  Tabella 9 – PRODUZIONE ANNUA DELLE PRINCIPALI SPECIE D’ACQUACOLTURA (TX1000) E VARIAZIONE NEL PERIODO 2002-2013 2002 2011 2012 2013 Variazione media Specie T (x1000) % T (x1000) % T (x1000) % T (x1000) % 2002/2013 Mitilo1 90,5 48,7 79,5 48,3 63,3 46,1 64,2 45,6 -26,3 Trote2 33,8 18,2 36,1 22,0 36,5 26,6 36,3 25,8 2,5 Vongole3 44,5 24,0 32,5 19,7 20,8 15,1 24,6 17,5 -19,9 Spigola 4 7,0 3,8 6,7 4,1 6,9 5,0 6,3 4,5 -0,7 Orata 5 5,3 2,9 5,6 3,4 6,3 4,6 6,2 4,4 0,9 Storioni6 1,2 0,7 0,8 0,5 0,7 0,5 0,7 0,5 -0,5 Cefali 7 0,3 0,1 0,5 0,3 0,5 0,4 0,2 0,1 -0,1 Anguilla 8 1,7 0,9 0,5 0,3 0,7 0,5 0,6 0,5 -1,1 Salmerini 9 - - 0,5 0,3 0,5 0,4 0,7 0,5 0,7 Altre specie10 1,5 0.8 1,7 1,0 0,9 0,7 0,9 0,7 -0,6 TOTALE 185,8 - 164.5 - 137,2 140,8 -45,0 1 Mytilus galloprovincialis; 2 Oncorhynchus mykis, Salmo trutta; 3 Ruditapes philippinarum, Ruditapes decussates; 4 Dicentrarchus labrax; 5 Sparus aurata; 6 Acipenseridae;7 Mugilidae; 8 Anguilla anguilla; 9 Salvelinus spp.; 10 Thunnus thynnus Fonte: ISPRA su dati Unimar LE IMPRESE E GLI ADDETTI Le imprese totali di acquacoltura censite in Italia nel 2013 sono 820, in calo di quasi il 10% rispetto al 2010, in trend crescente (+22%) rispetto al 2002. Si osserva una ridu- zione nel numero di impianti negli ultimi 5 anni (-12%), in parte determinata da riorga- nizzazioni delle imprese (soprattutto nella molluschicoltura) e in parte dalla chiusura momentanea o definitiva per inattività degli impianti di maricoltura per l’allevamento di pesci marini. 3. 39 Figura 12 – TREND DEL NUMERO DI IMPIANTI PER SETTORE DI PRODUZIONE 2013 impianti pesci impianti molluschi impianti crostacei 1.000 10 8 8 900 5 2 1 11 4 5 800 2 2 3 700 impianti attivi (n) 600 310 285 377 304 405 416 459 447 452 392 406 414 500 400 300 200 360 378 435 431 417 449 469 434 442 410 398 401 100 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 anno Fonte: MiPAAF - Unimar I dati di occupazione evidenziano una leggera crescita degli addetti nel decennio 2002-2011, che nel 2011 hanno raggiunto le 7.426 unità (+5,5% rispetto al 2003), ma sono in netto calo rispetto al 2008 (-12,6%). Migliora la composizione dell’occupazio- ne: nel 2003, le unità fisse rappresentavano solo il 66%, mentre nel 2011 gli occupati fissi sono il 93% degli addetti. Tabella 10 – ADDETTI 2011 IN ACQUACOLTURA 2003 2008 2011 ADDETTI n° % n° % n° % Fissi 4.637 65,9% 7.552 88,8% 6.899 92,9% Avventizi 2.399 34,1% 948 11,2% 527 7,1% TOTALE 7.036 8.500 7.426 Fonte: MiPAAF – Unimar 40 3.  ANALISI REGIONALE L’Emilia Romagna e il L’Emilia Romagna e il Veneto rappresentano circa il 50% della produzione nazionale, se- Veneto rappresentano guite dal Veneto (17%) Friuli Venezia Giulia (13%), dalla Puglia (9%) e dalla Lombardia (4%). il 50% circa della Per il comparto piscicoltura, il Friuli V. G. è da sempre la regione più vocata per la tro- produzione nazionale. ticoltura (26,6%), seguita dal Veneto (11,5%); queste due Regioni rappresentano circa Il Friuli V.G. è il primo il 38% della produzione nazionale di pesci. La Lombardia contribuisce per il 10.6%, il produttore di trote, Trentino A.A per il 7,5(%), la Toscana per il 6,9% e il Lazio per il 5,8%. Per la molluschi- la Toscana di spigola coltura, al 2013, l’Emilia Romagna, con il 45,7%, e il Veneto, con il 20,6%, risultano le e orata e la Lombardia due Regioni più rappresentative per la produzione di mitili e vongole e unitariamente di storioni rappresentano circa il 66% della molluschicoltura nazionale. Seguono la Puglia (13.1%), il Friuli V. G. (4,95%), la Sardegna (3,4%), le Marche (3,3%) e la Campania (3,2%). L’analisi dei trend produttivi sul triennio 2011-2013 evidenzia differenti trend per le pro- duzioni di pesci e molluschi per regione: • crescente: Abruzzo, Lazio, Sicilia, Toscana, Trentino, Val d’Aosta; • decrescente: Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Marche, Veneto, Friu- li, Sardegna, Liguria, Umbria, Valle d’aosta, Marche (molluschi), Molise (molluschi). Figura 13 – PRODUZIONE REGIONALE PER SETTORE PRODUTTIVO (2013) tonnellate 0 5.000 10.000 15.000 20.000 25.000 30.000 35.000 40.000 Emilia Romagna Veneto Friuli Puglia Lombardia Sardegna Abruzzo Marche Lazio Sicilia Trentino Alto Adige Toscana Campania Umbria Piemonte Molise Liguria Calabria Basilicata Valle d’Aosta molluschi pesci crostacei Fonte: Ispra (dati Unimar) 3. 41 ABRUZZO Abruzzo 4.000 3.500 3.000 2.500 tonnellate/anno 2.000 1.500 1.000 500 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Molluschi + 5,9 + 105,5 Pesci + 98,6 +92,2 Addetti 44 Numero Impianti 11 Specie Trota, Mitilo Tecnologie vasca, sospensione PRODUZIONE VOLUME (t) 4.701,8 PRODUZIONE VALORE (€) 6.148.168 42 3.  BASILICATA Basilicata 40 35 30 25 tonnellate/anno 20 15 10 5 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Pesci - 20,0 - 33,33 Addetti 4 Numero Impianti 1 Specie Trota Tecnologie vasca 3. 43 CALABRIA Calabria 1.600 1.400 1.200 1.000 tonnellate/anno 800 600 400 200 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Molluschi - 100,0 Pesci - 50,39 - 22,78 Addetti 13 Numero Impianti 5 Specie Orata, Spigola, Trota, Mitilo Tecnologie vasca, gabbia, sospensione PRODUZIONE VOLUME (t) 165,8 PRODUZIONE VALORE (€) 2.098.125 44 3.  CAMPANIA Campania 4.000 3.500 3.000 2.500 tonnellate/anno 2.000 1.500 1.000 500 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Molluschi + 6,32 - 28,87 Pesci - 92,67 - 94,39 Addetti 189 Numero Impianti 35 Specie Mitilo, Tonno Rosso, Orata Tecnologie vasca, gabbia, sospensione PRODUZIONE VOLUME (t) 2.903,8 PRODUZIONE VALORE (€) 2.143.547 3. 45 EMILIA ROMAGNA Emilia 80.000 70.000 60.000 50.000 tonnellate/anno 40.000 30.000 20.000 10.000 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Molluschi +10,87 - 22,38 Pesci - 13,61 - 20,95 Addetti 1.749 Numero Impianti 145 Mitilo, Vongola, Pesce gatto, Cefalo, Persico trota, Carpa, Orata, Gambero di palude, Specie Spigola, Anguilla, Storione, Trota, Gamberetto maggiore, Ostrica, Mazzancolla, Gambero di fiume, Tinca, Salmerino Tecnologie vasca, valle, bacino, sospensione, sul fondo PRODUZIONE VOLUME (t) 41.035,8 PRODUZIONE VALORE (€) 84.722.698 46 3.  FRIULI Friuli 20.000 17.500 15.000 12.500 tonnellate/anno 10.000 7.500 5.000 2.500 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Molluschi - 9,32 - 53,58 Pesci - 8,66 + 47,65 Addetti 139 Numero Impianti 77 Trota, Mitilo, Vongola, Orata, Spigola, Salmerino, Persico, Cefalo, Ombrina, Specie Persico spigola, Anguilla, Mazzancolla Tecnologie vasca, gabbia, valle, bacino, sospensione, sul fondo PRODUZIONE VOLUME (t) 17.981,9 PRODUZIONE VALORE (€) 50.246.265 3. 47 LAZIO Lazio 4.000 3.500 3.000 2.500 tonnellate/anno 2.000 1.500 1.000 500 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Molluschi + 9,79 + 85,33 Pesci + 62,34 - 7,69 Addetti 84 Numero Impianti 23 Specie Mitilo, Orata, Spigola, Trota, Carpa, Tilapia, Cefalo, Anguilla Tecnologie vasca, gabbia, bacino, sospensione PRODUZIONE VOLUME (t) 4.263,1 PRODUZIONE VALORE (€) 12.464.673 48 3.  LIGURIA Liguria 8.000 7.000 6.000 5.000 tonnellate/anno 4.000 3.000 2.000 1.000 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Molluschi - 86,85 - 89,82 Pesci - 6,84 + 22,93 Addetti 111 Numero Impianti 5 Specie Mitilo, Orata, Spigola Tecnologie gabbia, sospensione PRODUZIONE VOLUME (t) 791,1 PRODUZIONE VALORE (€) 5.442.705 3. 49 LOMBARDIA Lombardia 8.000 7.000 6.000 5.000 tonnellate/anno 4.000 3.000 2.000 1.000 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Pesci + 10,01 - 0,43 Addetti 147 Numero Impianti 39 Specie Trota, Storione, Anguilla, Persico spigola, Salmerino, Carpa, Tinca Tecnologie vasca, gabbia, bacino PRODUZIONE VOLUME (t) 5.589,8 PRODUZIONE VALORE (€) 20.686.644 50 3.  MARCHE Marche 8.000 7.000 6.000 5.000 tonnellate/anno 4.000 3.000 2.000 1.000 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Molluschi - 15,89 -51,25 Pesci + 19,95 - 11,88 Addetti 30 Numero Impianti 29 Specie Mitilo, Trota, Storione, Ostrica Tecnologie vasca, bacino sospensione PRODUZIONE VOLUME (t) 4.267,6 PRODUZIONE VALORE (€) 5.752.062 3. 51 MOLISE Molise 8.000 7.000 6.000 5.000 tonnellate/anno 4.000 3.000 2.000 1.000 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Molluschi - 86,88 + 61,54 Pesci + 33,34 - 97,93 Addetti 23 Numero Impianti 3 Specie Mitilo, Trota Tecnologie vasca, sospensione PRODUZIONE VOLUME (t) 1.054,0 PRODUZIONE VALORE (€) 5.537.000 52 3.  PIEMONTE Piemonte 4.000 3.500 3.000 2.500 tonnellate/anno 2.000 1.500 1.000 500 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Pesci + 3,23 - 13,63 Addetti 52 Numero Impianti 22 Specie Trota, Salmerino, Storione; Gambero di fiume, Pesce gatto, Tinca, Carpa Tecnologie vasca, gabbia, bacino PRODUZIONE VOLUME (t) 1.664,0 PRODUZIONE VALORE (€) 4.991.652 3. 53 PUGLIA Puglia 16.000 14.000 12.000 10.000 tonnellate/anno 8.000 6.000 4.000 2.000 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Molluschi - 11,13 + 16,58 Pesci - 53,91 - 33,07 Addetti 949 Numero Impianti 64 Specie Mitilo, Spigola, Orata, Sarago pizzuto, Ostrica, Anguilla, Vongola, Cefalo Tecnologie vasca, gabbia, bacino, sul fondo, sospensione PRODUZIONE VOLUME (t) 12.873,7 PRODUZIONE VALORE (€) 28.452.142 54 3.  SARDEGNA Sardegna 16.000 14.000 12.000 10.000 tonnellate/anno 8.000 6.000 4.000 2.000 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Molluschi - 70,99 - 63,76 Pesci - 11,42 - 32,04 Addetti 593 Numero Impianti 81 Mitilo, Orata, Spigola, Cefalo, Ombrina, Anguilla, Vongola, Ostrica, Specie Trota, Sarago maggiore, Sarago pizzuto Tecnologie vasca, recinto, gabbia, bacino, sospensione, sul fondo PRODUZIONE VOLUME (t) 4.834,5 PRODUZIONE VALORE (€) 18.692.527 3. 55 SICILIA Sicilia 4.000 3.500 3.000 2.500 tonnellate/anno 2.000 1.500 1.000 500 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Molluschi + 9,86 + 2104,29 Pesci + 52,96 + 22,62 Addetti 102 Numero Impianti 13 Specie Mitilo, Orata, Spigola, Vongola, Ombrina, Trota, Pesco spigola, Carpa, Persico trota Tecnologie vasca, gabbia, bacino, sul fondo, sospensione PRODUZIONE PRODUZIONE VOLUME (t) 4.244,3 VALORE (€) 13.322.433 56 3.  TOSCANA Toscana 4.000 3.500 3.000 2.500 tonnellate/anno 2.000 1.500 1.000 500 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Pesci - 9,97 + 13,49 Addetti 215 Numero Impianti 16 Spigola, Orata, Trota; Ombrina, Cefalo; Pesce gatto, Caropa, gambero di palude, Specie Sogliola, Anguilla, Luccio, Persico, Rombo Tecnologie vasca, gabbia, bacino PRODUZIONE VOLUME (t) 3.607,5 PRODUZIONE VALORE (€) 27.692.933 3. 57 TRENTINO ALTO ADIGE Trentino 4.000 3.500 3.000 2.500 tonnellate/anno 2.000 1.500 1.000 500 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Pesci + 1,91 + 11,17 Addetti 93 Numero Impianti 46 Specie Trota, Salmerino Tecnologie vasca PRODUZIONE VOLUME (t) 3.902,0 PRODUZIONE VALORE (€) 11.926.470 58 3.  UMBRIA Umbria 4.000 3.500 3.000 2.500 tonnellate/anno 2.000 1.500 1.000 500 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Pesci - 12,36 - 6,09 Addetti 38 Numero Impianti 12 Specie Trota, Gambero Di Palude Tecnologie vasca PRODUZIONE VOLUME (t) 2.531,9 PRODUZIONE VALORE (€) 8.677.000 3. 59 VAL D’AOSTA Valle d’Aosta 160 140 120 100 tonnellate/anno 80 60 40 20 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Pesci - 33,34 + 180,00 Addetti 3 Numero Impianti 1 Specie Trota, Salmerino Tecnologie vasca PRODUZIONE VOLUME (t) 14 PRODUZIONE VALORE (€) 69.020 60 3.  VENETO Veneto 80.000 70.000 60.000 50.000 tonnellate/anno 40.000 30.000 20.000 10.000 0 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 molluschi pesci Trend di Produzione (var%) 2011/2013 2002/2013 Molluschi - 32,38 - 54,57 Pesci - 11,32 - 32,32 Addetti 2848 Numero Impianti 192 Vongola, Mitilo, Trota; Storione, Pesce gatto, Carpa, Cefalo, Anguilla, Persico spigola, Specie Spigola, Orata, Salmerino, Lucio, Tinca, Gambero di fiume, Mazzancolla Tecnologie vasca, recinto, bacino, sul fondo, sospensione PRODUZIONE VOLUME (t) 24.390,4 PRODUZIONE VALORE (€) 91.701.442 3. 61 3.3. LA PROGRAMMAZIONE IN ACQUACOLTURA (2013-2015) IL PROGRAMMA NAZIONALE TRIENNALE DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA 2013-2015 L’acquacoltura come Il Programma nazionale triennale della pesca e dell’acquacoltura 2013-2015 è stato motore di crescita adottato il 31/1/2013. Prevede un insieme di interventi a favore della tutela degli eco- economica e sociale sistemi marini e di promozione della competitività delle imprese del settore. Il Pro- nel Programma gramma pone una forte attenzione nei confronti dell’acquacoltura, sottolineando la nazionale necessità di limitare attraverso l’acquacoltura, almeno in parte, le ingenti importazioni di prodotti ittici da Paesi terzi. Il Piano definisce gli obiettivi strategici riguardanti sia la pesca che l’acquacoltura, relativi al rafforzamento della multifunzionalità, dei processi di aggregazione fra consorzi, coo- perative e organizzazioni di produttori, dell’innovazione e della ricerca. Le azioni sono volte a garantire la sostenibilità ambientale, economica e sociale, l’assistenza tecnica e i servizi alle imprese, l’accesso al credito e ai meccanismi assicurativi, la riqualificazione dei programmi di comunicazione per il miglioramento dell’immagine del settore e della tutela dei consumatori, attraverso un’informazione efficace e trasparente. Gli obiettivi Sono individuati ulteriori obiettivi strategici specifici per l’acquacoltura, coincidenti con strategici le priorità identificate per la riforma della Politica Comune della Pesca (PCP) relativi alla: • programmazione degli spazi da allocare per l’acquacoltura; • diversificazione strategica ed organizzativa delle attività di acquacoltura; • semplificazione amministrativa soprattutto per quanto concerne le autorizzazioni; • utilizzo di tutte le opportunità competitive. Il Programma triennale attribuisce una valenza strategica alla molluschicoltura e alla piscicoltura e riconosce la loro dipendenza dalle buone pratiche di programmazione del territorio. Si riconosce, inoltre, l’importanza dell’allocazione degli spazi per queste attività e della loro integrazione con altre realtà produttive, di definire canoni equi, di assicurare la buona qualità delle acque di allevamento e una rete efficiente dei controlli igienico-sanitari, tutti aspetti che vanno considerati con “attenzione istituzionale” per so- stenere il settore. Il Programma indica alcune questioni ritenute rilevanti per la crescita del settore acquacoltura e che, pertanto, si impegna ad affrontare nel periodo di pro- grammazione 2013-2015 in un quadro di collaborazione e sussidiarietà con le Regioni: • canoni demaniali marittimi; • disciplina del lavoro subacqueo; • trasparenza nella produzione di mangimi per acquacoltura. 62 3.  Il Programma triennale 2013-2015 promuove la riqualificazione dei sistemi produttivi in un quadro di riferimento ambientale e socio-economico basato sulla conoscenza e la ricerca scientifica e prescrive che la ricerca in acquacoltura, per le competenze di indirizzo nazionale, consideri prioritariamente: • gli studi a supporto della programmazione delle aree allocate per l’acquacoltura nell’ambito della gestione integrata delle zone costiere; • lo sviluppo del sistema di georeferenziazione per la pesca nazionale e la maricoltura; • la ricerca di nuove specie candidate ad ampliare la gamma produttiva dell’acqua- coltura marina italiana. La ricerca in Il Programma intende rafforzare gli standard della ricerca migliorando l’efficienza dell’a- acquacoltura ha un zione pubblica e supportando il Programma annuale nazionale di cui al Reg.199/2008 ruolo centrale per il in materia di raccolta dati, garantendone la correttezza. Nell’ambito dell’attuazione del rilancio del comparto Programma sono stati finora ammessi a contributo i seguenti progetti: • “Aggiornamento nazionale delle produzioni al consumo dell’acquacoltura secon- do il Reg. CE n. 762/2008, elaborazione dati su base Eurostat, e, per il settore della maricoltura, definizione di sistemi di pianificazione e programmazione degli spazi marittimi da allocare all’acquacoltura, secondo le recenti indicazioni del Pro- gramma Nazionale 2013-2015 e della proposta di Direttiva 2013 (COM 133) per un “Maritime Spatial Planning” (UNIMAR - ISPRA); • “Trasferimento e diffusione delle conoscenze dei risultati della ricerca in acqua- coltura: creazione e gestione di una rete di ricerca multi-stakeholders in acqua- coltura” (ISPRA); • “Iniziative di diffusione delle conoscenze scientifiche e occasioni di confron- to sulle ricadute applicative dei risultati della ricerca in pesca e acquacoltura” (UNIMAR). IL FONDO EUROPEO PER LA PESCA 2007-2013 La dotazione Il Fondo Europeo per la Pesca (FEP) è il principale strumento finanziario1 per l’attuazio- finanziaria del FEP, ne della Politica Comune della Pesca europea nel periodo 2007-2013 sotto la respon- 848 milioni di euro, sabilità della Direzione Generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura (DGPE- è stata ripartita tra MAC, Autorità di gestione). Come previsto nel Programma Operativo, l’attuazione di Regioni (67%) parte delle misure del Programma è stata demandata alle Regioni2 e alla Provincia e Stato (33%) Autonoma di Trento in qualità di Organismi Intermedi, a seguito di sottoscrizione di apposite convenzioni di delega, con una ripartizione della dotazione finanziaria FEP 1 Reg. (CE) n. 1198/2006 2 Esclusione della Regione Val d’Aosta 3. 63 assegnata per il 33% allo Stato e per il 67% alle Regioni. Il finanziamento pubblico per l’Italia (FEP + nazionale) è stato di 848 milioni di euro, di cui il 74% destinato alle Regio- ni in Obiettivo Convergenza (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia) e il 26% alle altre Regioni Fuori Obiettivo Convergenza. Il programma Operativo è stato revisionato3 nel 2013 e la ripartizione per Asse delle risorse finanziarie ha subito parziali modifiche per adeguarla all’attuazione degli in- terventi nelle varie realtà regionali, nonché a livello nazionale. In particolare alcune modifiche hanno riguardato gli obiettivi iniziali intermedi e finali per la misura 2.1 Ac- quacoltura fissati nel programma Operativo per adeguarli ai dati ufficiali Eurostat. L’acquacoltura L’attuazione delle misure dell’Asse Prioritario 2 Acquacoltura è stata delegata com- è stata delegata pletamente agli Organismi Intermedi, fino all’annualità 2011. A seguito della modifica completamente al Programma Operativo e all’Accordo Multiregionale nel corso del 2012, l’Ammini- agli Organismi strazione centrale gestisce parte dei fondi della misura 2.3 sulla trasformazione e Intermedi (100%) commercializzazione. Dal 2012 la DGPEMAC gestisce parte Il rapporto di valutazione intermedia del PO FEP, aggiornato al 2011, e il Rapporto dei fondi per la Annuale di Esecuzione (RAE) del 2013 rilevano un generale trend positivo relativo alla trasformazione e misura 2.1 prevista dal FEP per l’acquacoltura (Asse prioritario 2) e per le altre misure commercializzazione del Programma collegate, ma evidenziano anche criticità nella spesa, pari solo al 59% e nella qualità degli interventi. Tabella 11 – DOTAZIONE FINANZIARIA (NAZ + UE) PER ASSI PRIORITARI E AMMINISTRAZIONI COMPETENTI Amministrazione Asse 1 Asse 2 Asse 3 Asse 4 Asse 5 TOT DG Pesca FC 63.150.333 3.750.000 2.986.154 - 7.424.270 77.310.757 Regioni FC 23.448.044 51.759.122 44.380.172 15.639.912 3.155.072 138.382.322 Totale FC 86.598.377 55.509.122 47.366.326 15.639.912 10.579.342 215.693.079 DG Pesca CO 166.140.392 - 21.645.368 - 22.279.730 210.066.030 Regioni CO 83.599.487 153.545.80 125.176.655 54.627.280 9.548.456 426.497.698 Totale CO 249.740.419 153.545.820 146.822.023 54.627.280 31.828.186 636.563.728 Fonte:MiPAAF 3 Decisione della Commissione C(2013)119 final. 64 3.  Tabella 12 – TOTALE PO (CO+FC) Importi Importi Dotazione % sul % su % su Importi % su Asse impegnati dotazione certificati UE totale dotazione rimborsati dotazione quota UE quota UE Asse 1 168.169.398 39% 140.741.322 84% 126.398.970 75% 126.398.970 75% Asse 2 104.527.471 25% 101.121.263 97% 61.770.649 59% 61.770.649 59% Asse 3 97.094.174 23% 59.514.016 61% 30.608.596 32% 30.608.596 32% Asse 4 35.133.596 8% 4.725.045 13% 60.913 0% 60.913 0% Asse 5 21.203.764 5% 14.971.546 71% 8.468.586 40% 4.577.692 22% Totale 426.128.403 100% 321.073.194 75% 227.307.715 53% 223.416.821 52% Tabella 13 – CONVERGENZA Importi Importi Dotazione % sul % su % su Importi % su Asse impegnati certificati UE totale dotazione dotazione rimborsati dotazione quota UE quota UE Asse 1 124.870.209 39% 108.302.716 87% 96.259.049 77% 96.259.049 77% Asse 2 76.772.910 24% 76.153.622 99% 43.474.367 57% 43.474.367 57% Asse 3 73.411.011 23% 45.199.861 62% 21.825.942 30% 21.825.942 30% Asse 4 27.313.640 9% 2.876.272 11% - 0% - 0% Asse 5 15.914.093 5% 11.574.034 73% 6.721.916 42% 3.803.745 24% Totale 318.281.864 100% 244.106.508 77% 168.281.275 53% 165.363.105 52% Tabella 14 – FUORI CONVERGENZA Importi Importi Dotazione % su % su Importi % su Asse % sul totale impegnati certificati UE dotazione dotazione rimborsati dotazione quota UE quota UE Asse 1 43.299.188 40% 32.438.606 75% 30.139.921 70% 30.139.921 70% Asse 2 27.754.561 26% 24.967.640 90% 18.296.281 66% 18.296.281 66% Asse 3 23.683.163 22% 14.314.154 60% 8.782.653 37% 8.782.653 37% Asse 4 7.819.956 7% 1.848.773 24% 60.913 1% 60.913 1% Asse 5 5.289.671, 5% 3.397.511 64% 1.746.670 33% 773.946,80 15% Totale 107.846.539 100% 76.966.686 71% 59.026.440 55% 58.053.716 54% Fonte: MiPAAF 3. 65 Nell’ambito dell’Asse 2 la misura 2.1 è la più rilevante per il settore acquacoltura, anche se alcuni interventi per la trasformazione dei prodotti d’acquacoltura sono stati finan- ziati nell’ambito della misura 2.3 trasformazione. Le domande si sono Per la Misura 2.1 le Regioni in cui si è riscontrata la maggiore partecipazione sono quel- concentrate in Emilia le non rientranti nell’Obiettivo Convergenza. In particolare le domande si sono con- Romagna, Veneto, centrate in Emilia Romagna, Veneto, Marche e Friuli Venezia Giulia, in relazione all’im- Marche e Friuli portanza che l’acquacoltura ha in queste Regioni. È da segnalare che la realizzazione Venezia Giulia degli interventi relativi alle misure idroambientali per la salute degli animali e la sanità pubblica è stata registrata solo nella Regione Puglia. Gli investimenti strutturali sono quelli che hanno prodotto il maggiore interesse e i progetti si sono concentrati soprat- tutto su impianti di molluschi, trote e spigole. Molti interventi si sono concentrati su piccole opere finalizzate alla diminuzione dei costi di produzione e all’incremento del livello di efficienza produttiva. Sono stati realizzati diversi progetti di ammodernamento delle linee di produzione, attraverso l’installazione di nuove attrezzature in grado di potenziare l’attività produttiva e allo stesso tempo di migliorare le condizioni lavorative. Tabella 15 – OBIETTIVO CONVERGENZA Misure Impegni (a) Pagamenti (b) % (b/a) 2.1 Acquacoltura 23.952.501 8.721.568 36,4% 2.2 Pesca acque interne - - - 2.3 Trasformaz. e commerc. 114.898.232 51.088.547 44,5% Totale CO Asse 2 138.850.733 59.810.115 43,1% Fonte: MiPAAF Tabella 16 – FUORI OBIETTIVO CONVERGENZA Misure Impegni (a) Pagamenti (b) % (b/a) 2.1 Acquacoltura 18.501.501 13.281.063 71,8% 2.2 Pesca acque interne 966.268 429.207 44,4% 2.3 Trasformaz. e commerc. 28.501.217 19.027.396 66,8% Totale FC Asse 2 47.968.986 32.737.667 68,2% Fonte: MiPAAF 66 3.  Rapporto annuale Rilevante è il risultato che emerge dal Rapporto Annuale di Esecuzione 2013 sulle nu- di Esecuzione merose rinunce al contributo, così come numerose richieste di proroga dei termini per evidenzia criticità la rendicontazione degli investimenti, che hanno comportato di conseguenza anche nella spesa (59%) un rallentamento nell’attuazione finanziaria delle misure. Nelle ultime due annualità si e nell’attuazione è registrata una complessiva diminuzione del numero di domande presentate ed una degli interventi riduzione degli investimenti proposti. Riguardo al primo aspetto, un elemento che diffusamente rende riluttanti i potenziali beneficiari alla presentazione dei progetti, secondo quanto già emerso nel rapporto di valutazione intermedia del 2011, è l’elevato livello dell’impegno burocratico richiesto a seguito della presentazione della domanda. Numerose aziende incontrano difficoltà concrete nell’ottenere garanzie fideiussorie, nel superare gli ostacoli connessi con il blocco delle concessione degli specchi d’acqua marini da parte del Demanio Marit- timo o, analogamente, per la concessione di aree da riservare all’acquacoltura nelle acque interne. Si rileva una scarsa integrazione tra PO FEP e sistema delle conces- sioni che di fatto non ha favorito l’avvio di nuove imprese di acquacoltura; quindi sono soprattutto gli impianti già esistenti ad aver usufruito degli aiuti FEP essenzialmente per interventi di ammodernamento o ampliamento. Nel rapporto di valutazione si sottolinea come gli investimenti non si riflettano in ter- mini di valore della produzione e competitività del settore né in termini occupazionali. Le associazioni di categoria lamentano l’impossibilità di produrre domande per quegli imprenditori che necessiterebbero di micro interventi finanziari proprio a motivo della notevole mole di documenti richiesti e della complessità dell’iter procedurale. Impegno burocratico, In questo contesto le maggiori difficoltà vengono affrontate dalle micro e piccole rinunce al contributo, aziende del settore che devono appoggiarsi a soggetti esterni per l’espletamento di difficoltà di accesso tutta la parte burocratica FEP, con un aumento significativo dei costi che va chiara- al credito (PMI). mente a discapito del progetto e dei reali obiettivi di investimento. Pochi interventi La possibilità di cofinanziare le iniziative rimane inoltre, per le misure di investimento, richiesti per le misure uno dei principali elementi di freno alla presentazione di iniziative finanziabili. idroambientali e Il contributo garantito dal FEP (40% del costo dell’investimento nel Fuori Convergenza sanitarie e scarsa e 60% nell’obiettivo Convergenza) non sembra essere in grado di incentivare ade- innovazione guatamente gli imprenditori del settore alla presentazione di proposte progettuali da candidare a finanziamento. A tutto ciò si aggiungono gli ulteriori costi burocratici con- nessi alle procedure FEP e i ritardi registrati nella concreta erogazione dei contributi. Buoni risultati Riguardo al tema della scarsa competitività, esso è strettamente connesso ai suddetti nelle iniziative di fattori limitanti. Inoltre le produzioni locali sono scarsamente valorizzate e il settore trasformazione e risente fortemente della competizione dei prodotti provenienti da altri Paesi come integrazione di filiera Grecia e Turchia. Il rapporto di valutazione rileva comunque che alcune iniziative ne- gli ultimi anni sono andate nella direzione di un accorciamento della filiera ittica nel 3. 67 campo della trasformazione e commercializzazione: nella fattispecie dal 2013 sono state realizzate, nell’ambito della Misure 3.4, iniziative di trasformazione volte all’inte- grazione di filiera da parte di imprese di acquacoltura che hanno così realizzato una diversa distribuzione del valore aggiunto del prodotto. 69 PIANO STRATEGICO 4 70 4.  Il Piano 2014-2020 è il “Piano” per lo sviluppo dell’acquacoltura italiana che fissa gli obiettivi, le azioni e gli interventi prioritari da programmare in un quadro strategico nazionale e regionale. I principi Nella definizione degli obiettivi del Piano si è tenuto conto dei principi di: rilevanza: valutata come riconoscimento del ruolo dell’acquacoltura per fornire ali- menti sani e sicuri ad elevato valore nutrizionale, ma anche rilevanza delle necessità di spazi e risorse che l’acquacoltura richiede per lo sviluppo e per l’integrazione e la coesione sociale in aree rurali e costiere vocate; coerenza: con gli obiettivi sottoscritti a livello internazionale e gli orientamenti strate- gici fissati a livello Europeo; il Piano incorpora anche gli obiettivi fissati nel Programma nazionale della Pesca e dell’Acquacoltura 2013-2015, promuovendo l’armonizzazione degli obiettivi centrali formalizzati e tenendo conto dei contesti regionali e locali; governance: che include i principi di partecipazione e responsabilità delle varie parti interessate, individua le necessità del comparto e sintetizza in una strategia collet- tiva gli obiettivi comuni assegnando azioni e interventi strategici a diversi livelli di responsabilità; responsabilità: che include la gestione responsabile dei beni e delle risorse comuni, quindi l’efficienza e l’efficacia dell’azione di gestione a livello centrale e regionale, con l’armonizzazione dei diversi interventi e la convergenza di interessi e contributi su obiettivi condivisi, per una crescita sostenibile e inclusiva dell’acquacoltura italiana. La struttura Si articola in quattro ambiti strategici (Macrobiettivi) seguendo lo schema di Piano di cui all’Annesso 1 della Comunicazione sugli “Orientamenti strategici per l’acquacoltura” e individua, per ogni ambito, gli obiettivi di riferimento, le azioni strategiche da porre in essere per rilanciare l’acquacoltura italiana. RESPONSABILITÀ MACROBIETTIVO STRATEGIE PER LO SVILUPPO RAZIONALE DOCUMENTI E MODELLO LOGICO DI RIFERIMENTO MINISTERO E REGIONI DI RISPOSTA OBIETTIVI NAZIONALI OBIETTIVI SPECIFICI REGIONALI SOSTENIBILE E LA COMPETITIVITÀ RESPONSABILITÀ AZIONI STRATEGICHE AZIONI STRATEGICHE A LIVELLO NAZIONALE A LIVELLO REGIONALE REGIONI PROGRAMMA OPERATIVO INDICATORI DI MONITORAGGIO 4. 71 Tabella 17 – PRINCIPI E RESPONSABILITÀ DEL PIANO STRATEGICO Tutela ambientale Coerenza sociale Sviluppo economico e conservazione Obiettivi Sostenere un settore prospero e competitivo Mantenere ecosistemi acquatici sani Assicurare trasparenza normativa e efficienza che generi occupazione, attragga investimenti e produttivi come condizione per lo amministrativa per garantire lo sviluppo di attività e sviluppi innovazione migliorando la stabilità sviluppo dell’acquacoltura d’acquacoltura che producono benefici per la società del settore Ruolo – Governo / Regioni Promuovere un’industria basata sui mercati con prodotti di qualità diversificati e certificati Migliorare il coordinamento organizzativo e le funzioni e conosciuti dai consumatori amministrative con la realizzazione di uno Sportello Coordinare gli elementi giuridici in un Unico per l’acquacoltura Promuovere nuovi strumenti finanziari quadro politico e normativo di settore per facilitare l’accesso ai fondi europei, Compilare e comunicare i dati oggettivi relativi alla per perseguire la crescita e aumentare la Uniformare, sulla base delle sostenibilità economica ambientale e sociale del competitività delle imprese e facilitare nuovi conoscenze, i criteri di valutazione settore dell’acquacoltura al fine di favorire un processo investimenti di impatto ambientale e i protocolli decisionale più informato sulla conoscenza e favorire operativi di monitoraggio e lo sviluppo Aumentare la capacità di ricerca e innovazione mitigazione, per conservare ambienti e orientare gli obiettivi alle necessità delle acquatici sani e produttivi e per Migliorare la trasparenza e l’informazione sulle imprese e al trasferimento delle conoscenze. proteggere gli habitat vulnerabili produzioni e i prodotti d’acquacoltura e promuovere l’immagine nella società e tra i consumatori Sostenere la formazione, il collegamento in rete e lo scambio di buone pratiche tra le parti interessate inclusi gli organismi scientifici. Ruolo – Industria Utilizzare buone pratiche per mantenere gli ecosistemi acquatici, Migliorare la capacità di gestione e innovazione dai quali il settore dipende, sani e Sostenere le Organizzazioni di Produttori per delle imprese attraverso la diversificazione di produttivi, assicurando la qualità dei migliorare la commercializzazione del prodotto specie, produzioni e prodotti prodotti d’acquacoltura Assicurare la condivisione e la trasparenza di dati e Contribuire a creare occupazione e benessere Adozione di principi di efficienza informazioni rilevanti riguardanti l’obiettivo e la natura per le comunità rurali e costiere energetica, risparmio idrico e qualità degli interventi dei reflui e sviluppo di forme di acquacoltura a elevato livello di tutela ambientale (adattato da CCFAM - National Aquaculture Strategic Action Plan Initiative - Nasapi, 2011-2015) 72 4.  VISIONE E MISSIONE Una acquacoltura italiana sostenibile, competitiva, dinamica e diversificata, che con- sidera le interazioni con l’ambiente ed utilizza buone pratiche e le risorse in modo re- sponsabile, contribuisce allo sviluppo socio-economico e si integra in modo armonico con le altre attività che condividono le stesse risorse, compete sui mercati e genera economia e occupazione nel tempo. Favorire un contesto normativo, amministrativo e organizzativo adeguato per lo svi- luppo di una acquacoltura moderna e sostenibile, integrata nelle aree costiere e rurali per creare economie locali e coesione territoriale, in grado di soddisfare la domanda di prodotti acquatici e le preferenze dei consumatori, che mantiene la sua straordina- ria diversità e utilizza l’innovazione, la ricerca e le tecnologie adeguate per favorire l’uso sostenibile delle risorse ambientali, la salute animale e la qualità dei prodotti, e garantisce le migliori opportunità per la crescita economica, la competitività, la reddi- tività delle imprese e l’internazionalizzazione dei prodotti e dei processi sui mercati. 4. 73 4.1. MACROBIETTIVI

  15. 1. RAFFORZARE LA CAPACITÀ ISTITUZIONALE E SEMPLIFICARE LE PROCEDURE AMMINISTRATIVE - per favorire lo sviluppo e la competitività dell’acquacoltura italiana, semplificando le procedure per il rilascio di nuove concessioni e il rinnovo di licenze, riducendo gli oneri e i tempi per gli adempimenti amministrativi, assicurando l’efficienza e la trasparenza dell’a- zione amministrativa e il coordinamento organizzativo.

  16. 2. ASSICURARE LO SVILUPPO E LA CRESCITA SOSTENIBILE DELL’ACQUA- COLTURA ATTRAVERSO LA PIANIFICAZIONE COORDINATA DELLO SPAZIO E L’AUMENTO DEL POTENZIALE DEI SITI - per assegnare spazi all’acquacol- tura, per assicurare l’accesso e l’uso di risorse nell’ambiente marino costiero, offshore e nelle acque interne.

  17. 3. PROMUOVERE LA COMPETITIVITÀ DELL’ACQUACOLTURA - per un settore competitivo e diversificato, sostenuto da un livello avanzato di formazione, ricer- ca e innovazione che copra l’intera filiera, garantisca la tutela ambientale e la sanità animale e soddisfi in modo sostenibile le esigenze dei consumatori.

  18. 4. PROMUOVERE CONDIZIONI DI EQUA CONCORRENZA PER GLI OPERATORI E MIGLIORAMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE DI MERCATO DEI PRODOTTI DELL’ACQUACOLTURA - attraverso una migliore applicazione della normativa dell’UE e applicando agli operatori dei Paesi terzi condizioni equivalenti a quelle comunitarie; sostenere i consumi e promuovere l’immagine e la qualità dei prodotti d’acquacoltura, con la partecipazione attiva e l’organiz- zazione degli operatori economici. 74 4.  4.2. OBIETTIVI Gli obiettivi Gli obiettivi individuati nel Piano sono coerenti con gli obiettivi indicati nella Politica strategici individuati Comune della Pesca1 e riferiscono direttamente agli obiettivi di sviluppo e crescita di in coerenza con cui al Regolamento relativo al Fondo Europeo per gli affari marittimi e la pesca (Rego- la politica europea lamento UE n. 508/2014). (FEAMP e PCP)

  19. 1. SOSTEGNO AL RAFFORZAMENTO DELLO SVILUPPO TECNOLOGICO, DELL’INNOVAZIONE E DEL TRASFERIMENTO DELLE CONOSCENZE;

  20. 2. RAFFORZAMENTO DELLA COMPETITIVITÀ E DELLA REDDITIVITÀ DELLE IMPRESE ACQUICOLE, IN PARTICOLARE DELLE PMI;

  21. 3. SVILUPPO DI NUOVE COMPETENZE PROFESSIONALI E APPRENDIMENTO PERMANENTE;

  22. 4. MIGLIORAMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE DI MERCATO DEI PRODOTTI DELL’ACQUACOLTURA;

  23. 5. PROMOZIONE DI UN’ACQUACOLTURA SOSTENIBILE ED EFFICIENTE SOT- TO IL PROFILO DELL’USO DELLE RISORSE;

  24. 6. PROMOZIONE DI UN’ACQUACOLTURA CHE GARANTISCA UN LIVELLO ELEVATO DI TUTELA AMBIENTALE, SALUTE E BENESSERE DEGLI ANIMALI, SALUTE E SICUREZZA PUBBLICA.

  25. 7. RAFFORZARE LA CAPACITÀ ISTITUZIONALE E SEMPLIFICARE LE PROCE- DURE AMMINISTRATIVE. La capacità istituzionale e l’efficacia amministrativa sono elementi trasversali e stra- tegici per promuovere lo sviluppo dell’acquacoltura nella società civile e nel mercato dell’economia, per garantire condizioni di equa concorrenza e per promuovere uno sviluppo responsabile, economicamente vantaggioso, socialmente accettabile e compatibile con l’ambiente di tutti i settori produttivi. 1 Reg. (UE) 1380/2013 Politica Comune della Pesca, Art.43 4. 75 Struttura logica del Piano Per Macrobiettivi, obiettivi FeaMP e azioni Strategiche MACROBIETTIVI 1. 2. 3. 4. Rafforzare la capacità Assicurare lo sviluppo Promuovere Promuovere condizioni di istituzionale e semplificare e la crescita sostenibile la competitività equa concorrenza per gli le procedure dell’acquacoltura dell’acquacoltura operatori e miglioramento amministrative attraverso la pianificazione nazionale dell’organizzazione di coordinata dello spazio mercato dei prodotti e l’aumento del potenziale dell’acquacoltura dei siti Azioni strategiche Azioni strategiche Azioni strategiche Azioni strategiche da 1.1 a 1.6 da 2.1 a 2.6 da 3.1 a 3.16 da 4.1 a 4.8 Articoli FEAMP Articoli FEAMP Articoli FEAMP 48/49/51/54/79 47/48/49/50/51/52/53/ 62/63/64/66/67/68 54/55/56/57/59-63 Precondizioni Promovere Sostegno e rafforzamento Miglioramento un’acquacoltura dello sviluppo dell’organizzazione sostenibile ed efficiente tecnologico, di mercato dei prodotti sotto il profilo delle risorse dell’innovazione dell’acquacoltura e potenziamento degli e del trasferimento ecosistemi che ospitano delle conoscenze impianti acquicoli Rafforzamento Promozione di competitività e redditività un’acquacoltura che delle imprese acquicole, garantisca un livello in particolare delle PMI elevato di tutela ambientale, salute e Sviluppo di nuove benessere degli animali, competenze professionali salute e sicurezza e apprendimento pubblica permanente OBIETTIVI FEAMP 76 4.  Gli strumenti per Il Piano nazionale è sotto la responsabilità del Ministero delle Politiche Agricole Ali- il coordinamento mentari e Forestali. All’Amministrazione centrale sono in carico le funzioni di raccordo organizzativo dei diversi settori, istituzioni e servizi che operano in acquacoltura, con l’obiettivo di favorire la trasversalità degli interventi e l’integrazione a livello regionale e locale. A tal fine è prevista l’istituzione presso l’Autorità di Gestione dello sportello unico nazionale della pesca e acquacoltura, con funzioni di coordinamento, orientamento e supporto agli sportelli regionali nell’esercizio delle loro funzioni. Il Piano assegna alla DGPEMAC il ruolo di implementazione della attuale normativa in acquacoltura in raccordo con le Regioni e le parti interessate. La ricerca come Il Piano, in coerenza con l’art. 27 del Regolamento UE n. 1380/2013, riconosce l’im- motore di crescita e portanza della conoscenza, della ricerca e dell’innovazione e individua la necessità di innovazione allocare risorse per programmi di ricerca, collaborazioni internazionali e consulenza scientifica. Considera prioritariamente la necessità di migliorare il trasferimento dei risultati dalla ricerca all’industria e ai decisori politici, di favorire nuovi approcci per la diffusione dell’innovazione, di promuovere l’aggiornamento, la formazione, la fruizione di servizi e di assistenza tecnica. Inoltre si rileva l’importanza di raccogliere e gestire i dati anche per consentire le azioni di monitoraggio previste nell’attuazione del Piano. Il Piano è soggetto a revisione periodica per verificarne lo stato di attuazione e le azioni necessarie per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo e garantire un contesto normativo e istituzionale idoneo a favorire lo sviluppo sostenibile e la competitività dell’acquacoltura italiana, l’internazionalizzazione dei suoi prodotti e il mantenimento di elevati standard di qualità, salute animale e protezione ambientale. PROCESSO DI CONSULTAZIONE Il Piano Strategico è il risultato di un intenso percorso partecipativo, che ha visto il coin- volgimento del mondo della ricerca, della produzione, di quello associativo e delle Re- gioni, oltre ai rappresentanti dei Ministeri competenti (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Ministero dell’Ambiente, Ministero della Salute). La prima iniziativa ha coinvolto circa 100 portatori d’interesse (Progetto ITAQUA) riunitisi a Roma il 23 marzo 2012 per partecipare al Workshop “ Far emergere la domanda at- traverso la partecipazione”, e rispondere a un articolato questionario sull’acquacoltura nazionale, reso anche disponibile on line. Sulla base dei risultati ottenuti, nel Gennaio 2013 è stata lanciata una seconda consulta- zione on-line per valutare la percezione degli stakeholders sulle potenzialità di sviluppo dell’acquacoltura nazionale (trend di crescita, specie, metodi d’allevamento..), sulle criti- cità e le azioni prioritarie per il superamento delle criticità (Progetto EU-FP7 Aquamed). 4. 77 Nel Giugno 2013 è stato istituito un gruppo di lavoro (GDL) - formato dall’Amministra- zione centrale, Ispra, Ismea, Unimar, Api, Ama – per il lavoro di consultazione interna e di coordinamento. Il 19 Dicembre 2013 si è tenuto al MiPAAF, il Workshop “Verso il Piano Strategico Nazio- nale dell’Acquacoltura italiana” per presentare la struttura del PSA e rilanciare il dibattito nazionale sull’acquacoltura nell’ambito della nuova PCP. Nel Febbraio 2013 è stata condotta un’indagine su base regionale sulla semplificazione amministrativa in acquacoltura (cfr paragrafo 66.1, tabella 23,24). Il 21 Novembre 2014, il PSA è stato presentato al Partenariato, raccogliendo i commenti e le revisioni. Infine il 19 Dicembre 2014, le 36 azioni del Piano Strategico sono state sottoposte nuovamente al Partneriato per ricevere le espressioni d’interesse delle Regioni e delle Regioni e degli altri portatori d’interesse. 4.3. ANALISI SWOT DIMENSIONE: AMBIENTE Punti di forza Punti di debolezza Minacce Opportunità • Crescente disponibilità di • Mancanza di • Aumento dei requisiti • Presenza di numerosi tecnologie per operare in programmazione per uso ambientali per le imprese siti con condizioni vari contesti ambientali della fascia costiera e ambientali trofiche e conflitti ambientali • Rischi sanitari. Emergenza climatiche favorevoli per • Esistenza di buone di nuove patologie l’allevamento di numerose pratiche di produzione • Scarsa pianificazione specie e assenza di criteri • Rischi sanitari indotti • Esistenza di sistemi di per la scelta dei siti di dall’acquacoltura • Disponibilità di siti marini certificazione ambientale allevamento e continentali, comprese (EMAS) e d’acquacoltura • Inquinamento costiero e le lagune costiere biologica • Possibili effetti della rischi di contaminazione applicazione della da agenti chimici • Capacità di ricerca per lo normativa ambientale microbiologici e da tossine sviluppo di procedure per europea sull’acquacoltura algali (molluschicoltura) la selezione dei siti e il (VIA, Direttiva Acque, monitoraggio ambientale Strategia Marina, Natura • Scarsa qualità 2000) ambientale di alcuni siti (molluschicoltura) • Scarsa conoscenza degli effetti dei cambiamenti • Cambiamenti climatici climatici sull’acquacoltura e condizioni ambientali estreme • Impatto dell’acquacoltura sull’ambiente (effluenti, • Predazione (mammiferi, fughe, ecc.) uccelli ittiofagi) • Ridotta integrazione delle attività di acquacoltura nell’ambito della gestione integrata della zona costiera 78 4.  DIMENSIONE: ECONOMIA E MERCATO Punti di forza Punti di debolezza Minacce Opportunità • Sostenuta domanda • Dimensioni aziendali • Competizione dei Paesi • Segnali di ripresa interna per i prodotti ittici ridotte (Micro e PMI) comunitari (vedi Grecia, economica Spagna) ed extra-UE (ad • Esistenza di canali di • Elevati costi dei mangimi e es. Turchia) • Azione europea per l’equa distribuzione (GDO) dell’energia concorrenza vs Paesi terzi che garantiscono • Esistenza di una l’assorbimento delle • Scarsa innovazione concorrenza sleale da • Disponibilità di strumenti produzioni nazionali di tecnologica per la parte dei Paesi terzi finanziari comunitari qualità maricoltura offshore • Mercato dei prodotti • Capacità di offrire sul • Sviluppo lento dei acquatici molto attraente mercato prodotti di qualità programmi di riproduzione per i Paesi terzi che omogenei durante tutto / approccio genetico concorrono sul prezzo l’anno • Scarsa disponibilità di • Pressione delle • Leader a livello europeo/ vaccini e farmaci importazioni (volume e internazionale nella prezzo) produzione di alcune • Scarsa disponibilità di specie (molluschi, trote, giovanili di nuove specie • Instabilità dei prezzi di caviale) mercato in collegamento • Bassa diversificazione del con la crisi economica • Elevato grado di prodotto trasformato specializzazione • Tendenza della GDO a non tecnologica • Elevati oneri per le valorizzare politiche di concessioni demaniali certificazione aziendale • Potenziale tecnologico per la diversificazione di • Scarsa immagine dei • Difficoltà di accesso specie e prodotti prodotti (comunicazione al credito per nuovi e educazione del investimenti • Potenzialità di crescita per consumatore) produzioni oggi marginali • Riduzione dei profitti e (ombrina, saraghi) • Scarse informazioni su rischio finanziario per le etichettatura, provenienza, imprese • Crescita del mercato freschezza e tracciabilità europeo per i prodotti dei prodotti ittici trasformati • Elevata liquidità • Propensione al consumo immobilizzata nelle e richiesta dei prodotti imprese certificati (bio e/o altro) • Ridotto numero di studi di mercato del settore e scarsa capacità di adattarsi alle variazioni di mercato • Crescente competizione di mercato tra i piccoli produttori • Saturazione/ sovrapposizione di mercato per alcune specie • Concentrazione della domanda in pochi acquirenti (GDO) 4. 79 DIMENSIONE: ASPETTI SOCIALI Punti di forza Punti di debolezza Minacce Opportunità • Percezione dei prodotti • Scarsa percezione della • Competizione e conflitti • Varietà e qualità del acquatici come un valenza strategica per l’uso dello spazio nella settore formativo; alimento sano dell’acquacoltura zona costiera disponibilità di adeguate risorse per la formazione • Consumo pro capite di • Ridotto numero di risorse • Rischio sanitario per i prodotti acquatici umane per attività di consumatori a causa • Gruppi di azione direzione e gestione del di pesca illegale o locale(FLAGs) • Prodotti acquatici settore commercializzazione provenienti da catture illegale (molluschicoltura) • Qualità delle produzioni stabilizzati e/o in declino • Scarsa collaborazione nazionali e promozione del tra ricerca, produttori e • Campagne di “made in Italy” • Acquacoltura come settore servizi collegati disinformazione e generatore di occupazione percezione negativa nelle zone rurali e costiere • Scarso scambio/ del settore da parte dei con alta percentuale di trasferimento dei risultati consumatori occupazione locale della ricerca e delle innovazioni tecnologiche • Campagne di comunicazione (MiPAAF) • Moderato apprezzamento dei consumatori per i • Elevato numero di centri prodotti dell’acquacoltura di Ricerca con competenze se comparati ai prodotti specifiche della pesca • Crescente coinvolgimento • Assenza di iniziative di del settore in attività autoregolamentazione tra ricreative e turistiche i produttori, distributori, associazioni • Abilità imprenditoriale: carenza di personale tecnico qualificato in programmi di sviluppo e piani d’impresa • Scarsa offerta di formazione e apprendimento permanente 80 4.  DIMENSIONE: GOVERNANCE Punti di forza Punti di debolezza Minacce Opportunità • Norme comunitarie per lo • Dispersione organizzativa • Incertezza relativa • Politiche sussidiarie sviluppo del settore del settore all’attuazione di direttive Europa/Stato/Regioni comunitarie sul settore per la riqualificazione • Buona attenzione di alcune • Assenza di uno sportello ambientale del settore Regioni allo sviluppo della unico per le imprese • Degrado ambientale in (tutela dei beni collettivi acquacoltura alcune aree costiere come opportunità per le • Conflitti per mancanza imprese (Lagune costiere, • Partecipazione ai di programmazione ZTB, Aree insulari, Aree processi decisionali di strategica protette) politica regionale, con particolare riferimento al • Sovrapposizione • Applicazione di modelli Mediterraneo di normative e per la valorizzazione Amministrazioni ambientale ed economica competenti a diversi livelli • Differenze a livello locale nell’applicazione di leggi e procedure • Iter amministrativo per autorizzazioni e licenze lungo, costoso e poco efficace • Assenza di pianificazione coordinata dello spazio per lo sviluppo dell’acquacoltura • Scarsa internazionalizzazione del settore • Scarsa gestione integrata delle informazioni produttive, ambientali e sanitarie relative all’acquacoltura • Politiche di mercato deboli 4. 81 SEGMENTO PRODUTTIVO: ACQUACOLTURA CONTINENTALE Punti di forza Punti di debolezza Minacce Opportunità • Qualità dei prodotti • Scarso trasferimento di • Eccessiva burocrazia e • Ottimizzazione dei sistemi (sicurezza e valore conoscenze e know-how procedure lunghe e poco di rintracciabilità del nutrizionale) dalla ricerca all’industria efficienti per il rilascio/ prodotto rinnovo di concessioni e • Qualità della risorsa idrica • Alta incidenza dei costi per autorizzazioni • Miglioramento della variabili per le imprese catena produttiva e • Disponibilità di tecnologie • Crescenti requisiti distributiva, integrazione consolidate ed innovative • Difficoltà di accesso al ambientali (es. obblighi di filiera lungo tutta la filiera, microcredito ittiogenici) esperienza degli operatori • Catering sociale e • Scarso numero di studi • Rischio di epizoozie e istituzionale • Partecipazione delle di mercato ridotta disponibilità di associazioni alle politiche farmaci autorizzati • Sviluppo di nuovi prodotti settoriali e nell’attività • Elevati costi dei mangimi trasformati e servizi formativa ed informativa e dell’energia • Concorrenza Paesi terzi con valore aggiunto (es. e difficoltà a competere agriturismo, fattorie • Applicazione di Buone • Scarsa disponibilità (costo e prezzo vendita) didattiche) Pratiche di Produzione di vaccini e di farmaci con i prodotti esteri (igiene dei prodotti, autorizzati • Creazione di posti di ambientali, biosicurezza) lavoro locali in zone rurali, • Concorrenza non equa con occupazione femminile e i paesi terzi giovanile • Aggregazione di produttori 82 4.  SEGMENTO PRODUTTIVO: ACQUACOLTURA MARINA Punti di forza Punti di debolezza Minacce Opportunità • Tecnologie consolidate • Assenza di una • Eccessiva burocrazia e • Condizioni climatiche e mercato nazionale di pianificazione territoriale procedure lunghe e poco favorevoli per prodotti da acquacoltura per l’individuazione efficienti per il rilascio/ l’allevamento di molte di zone allocate per rinnovo di concessioni per specie • Qualità dei prodotti l’acquacoltura (AZA) e l’acquacoltura (sicurezza e valore conflitti d’uso • Sviluppo di acquacoltura in nutrizionale) • Crescenti requisiti mare aperto • Scarsa diversificazione ambientali, sanitari e per • Consumo di prodotti ittici delle produzioni il benessere animale • Valorizzazione del freschi atteso in aumento prodotto e nuovi mercati • Scarsa innovazione • Riduzione del numero di (ristorazione, mense…) • Canali di distribuzione tecnologica (impianti e avannotterie e qualità strutture di servizio in degli avannotti • Elevato numero di centri di • Percezione del mare) in particolare per ricerca competenti consumatore sulla sistemi offshore e RAS • Ridotta qualità ambientale salubrità e qualità dei in alcune aree di • Creazione di posti di prodotti ittici • Scarso potenziamento di transizione e costiere lavoro locali in zone strutture logistiche a terra costiere, occupazione • Applicazione di Buone • Rischio di epizoozie e femminile e giovanile Pratiche di Produzione • Scarso trasferimento di ridotta disponibilità di (igiene dei prodotti, conoscenze e know-how farmaci autorizzati • Aggregazione di produttori ambientali, biosicurezza) dalla ricerca all’industria • Riduzione dei margini di • Alta incidenza dei costi profitto per le aziende variabili per le imprese • Dipendenza dall’estero per • Difficoltà di accesso la produzione di mangimi, al microcredito per le qualità e certificazione aziende delle materie prime usate per la preparazione dei • Scarso numero di studi di mangimi mercato. • Campagne misleading • Scarsa disponibilità di l’immagine dei prodotti vaccini e farmaci d’acquacoltura • Concorrenza Paesi terzi 4. 83 SEGMENTO PRODUTTIVO: MOLLUSCHICOLTURA Punti di forza Punti di debolezza Minacce Opportunità • Tecnologie di • Assenza di una pianificazione • Eccessiva burocrazia • Condizioni climatiche allevamento territoriale per l’individuazione di zone e procedure lunghe favorevoli per consolidate (mitili e allocate per l’acquacoltura (AZA) e e poco efficienti per l’allevamento di molte vongole) conflitti d’uso il rilascio/rinnovo specie di concessioni per • Buona qualità • Peso eccessivo degli adempimenti l’acquacoltura • Sviluppo di del prodotto e burocratici acquacoltura in mare buoni livelli di • Crescenti requisiti aperto accrescimento • Mancanza di omogeneità ambientali, sanitari nell’applicazione delle norme sul • Valorizzazione del • Mercato e consumo territorio nazionale • Ridotta qualità prodotto e nuovi interno ambientale in alcune mercati (ristorazione, • Scarsa diversificazione delle produzioni aree di transizione e mense..) • Investimenti non costiere; eccessivamente • Scarsa innovazione tecnologica • Elevato numero onerosi (impianti e strutture di servizio in mare) • Rischio di epizoozie di centri di ricerca e dipendenza da R&S, in particolare per competenti • Buona disponibilità l’ostricoltura • Aumento delle patologie di siti idonei per (ostriche) • Creazione di posti di off-shore • Mancanza di centri di ricerca dedicati lavoro locali in zone ai molluschi • Riduzione dei margini di costiere e rurali • Buona propensione profitto per le aziende degli operatori • Mancanza di schiuditoi “commerciali” • Aggregazione di all’innovazione • Campagne pubblicitarie produttori tecnologica per gli • Scarso trasferimento di conoscenze e ingannevoli impianti e per le know-how dalla ricerca all’industria attrezzature • Concorrenza Paesi terzi • Scarsa disponibilità di spazi a terra per il potenziamento strutture logistiche • Uso della molluschicoltura quale • Alta incidenza dei costi variabili per le strumento per superare imprese tensioni sociali • Difficoltà di accesso al microcredito • Sistema commerciale di filiera immaturo • Scarso numero di studi di mercato • Sviluppo di trasporti • Scarsa organizzazione commerciale marittimi di sostanze inquinanti • Eccessiva frammentazione dell’offerta • Introduzione di specie • Eccessiva concentrazione dell’offerta in aliene periodi limitati dell’anno (mitili) • Sviluppo di • Colture monospecifiche insediamenti industriali costieri; • Forte competitività sul prezzo di vendita fra imprese • Esposizione a rischi ambientali e fenomeni • Scarsa valorizzazione della produzione meteo marini, biotossine • Debole qualificazione professionale • Attività di raccolta illegali 84 4.  4.4. INDICATORI Utilizzo di indicatori Per monitorare i risultati delle azioni del Piano Strategico nel periodo 2014-2020 sono concordati a livello stati scelti 22 indicatori tra quelli riportati nell’Annesso 2 del documento della CE “Com- europeo per mon indicators in the EMFF” del 23/2/2014 e nel Reg (UE) 1014/2014 della Commissione il monitoraggio del 22/07/2014. Gli indicatori sono utilizzati per monitorare il settore della produzione e del Piano del mercato dei prodotti d’acquacoltura, per misurare lo stato iniziale (indicatore di con- testo) e la loro evoluzione al 2025 (indicatori di risultato) nel corso dell’esecuzione delle attività di programma. Altri indicatori (associati) sono stati inseriti in coerenza la Comu- nicazione della Commissione sugli orientamenti strategici per l’acquacoltura europea e riferiscono ad aspetti ambientali e socio-economici. Alcuni dati per la compilazione degli indicatori non sono ancora disponibili e verranno raccolti nel corso della presente programmazione per implementare il sistema degli indicatori. Le informazioni utili sono raccolte nell’ambito delle attività di “Raccolta dati” (FEAMP, art.77, azione strategica 1.5), attraverso l’implementazione dell’Osservatorio di Mercato (azione strategica 4.1) da enti terzi pubblici che assistono la Autorità di Gestione nelle attività del Programma Opera- tivo. Altri dati sono disponibili presso altre Istituzioni e Istituti pubblici. Per il monitorag- gio delle azioni strategiche durante l’esecuzione del Programma Operativo FEAMP e la valutazione dei risultati raggiunti potranno essere utilizzati specifici indicatori/azione da sviluppare nell’ambito del PO. Gli indicatori sono stati scelti per monitorare aspetti di produzione, commercializzazione, socio economici, ambientali e di governance. Tabella 18 – INDICATORI INDICATORI DI CONTESTO 2013 Fonte INDICATORI DI ACQUACOLTURA* Volume della produzione dell’Acquacoltura (t) 140,846 MiPAAF Acque dolci – pesci 39.028 MiPAAF Acque marine e salmastre - molluschi 88.897 MiPAAF Acque marine e salmastre - pesci 12.911 MiPAAF Valore della produzione dell’acquacoltura (milioni Euro) 392,9 MiPAAF Acque dolci – pesci 124,9 MiPAAF Acque marine e salmastre - molluschi 172,4 MiPAAF Acque marine e salmastre - pesci 95,6 MiPAAF Addetti (n) MiPAAF Fissi 6.899 MiPAAF Donne 266 MiPAAF 4. 85 INDICATORI ASSOCIATI** - Sportelli Territoriali istituiti (n) 0 REGIONI Tempo per rilascio concessioni acquacoltura (mesi) 6 - 24 REGIONI Siti di acquacoltura nelle aree Natura 2000 (n) 70 MATTM Zone Allocate per l’acquacoltura AZA (n) 0 REGIONI Produzione certificata per la sostenibilità (EMAS, ISO14100..) sulla produzione totale (%) <1 MiPAAF Produzione acquacoltura biologica (t) 250 MiPAAF Consumo prodotti acquacoltura procapite (Kg) 4,2 ISMEA Grado di copertura delle importazioni (%) 20,6 ISMEA Saldo normalizzato acquacoltura (import/export %) - 63% ISMEA Produttori acquacoltura che aderiscono a iniziative locali di tipo partecipativo (%) n.d. REGIONI Partecipazione italiana a progetti di ricerca europea (%) 45 APRE INDICATORI DI RISULTATO 2025 Fonte Variazione del volume della produzione dell’acquacoltura (t) + 66.000 MiPAAF Variazione del valore della produzione d’acquacoltura (mln €) + 248 MiPAAF Tempo per rilascio concessioni acquacoltura (mesi) 6 REGIONI Zone allocate per l’acquacoltura (n) 20 REGIONI Produzione certificata per la sostenibilità (EMAS, ISO14100..) sulla produzione totale (%) + 10 MiPAAF Variazione della produzione d’acquacoltura biologica sulla produzione totale dell’acquacoltura (t) + 500 MiPAAF Posti di lavoro creati (ETP) + 400 MiPAAF Posti di lavoro mantenuti (ETP) 6.899 MiPAAF Consumo prodotti acquacoltura procapite (Kg) 6,0 ISMEA Produttori acquacoltura che aderiscono a iniziative di tipo partecipativo (%) + 20 REGIONI Variazione della partecipazione italiana a progetti di ricerca europea (%) + 30 APRE *Reg (UE) 1014/2014 ** COM (2013)229 87 PREVISIONI DI CRESCITA 5 88 5. PREVISIONI DI CRESCITA 5.1. LE PREVISIONI PER L’ACQUACOLTURA EUROPEA L’acquacoltura Gli orientamenti strategici della Commissione Europea1 riconoscono l’importanza europea come dell’acquacoltura come componente integrata nella bioeconomia europea e auspica- componente no lo sviluppo di una industria: importante e integrata • moderna, sostenibile, dinamica e integrata nelle aree costiere e rurali in grado di nella bioeconomia creare economie locali e produrre una grande quantità di prodotti acquatici che europea soddisfano la domanda di mercato e le preferenze dei consumatori, che mantie- ne la diversità nel numero di specie allevate, nonché le tipologie, tecnologie e dimensioni produttive in ambienti e in condizioni climatiche molto diversi; • che costantemente utilizza l’innovazione, la ricerca e le migliori tecnologie e le applica alle pratiche d’allevamento, alle diete, alla salute e al benessere animale, per la produzione di nuove specie e l’aumento della produttività e competitività delle imprese; • che crea economia e occupazione, anche attraverso la formazione e la specia- lizzazione di addetti con professionalità appropriate per operare nelle aziende e nei mercati; • che migliora la sostenibilità ambientale attraverso adeguati strumenti e azioni di governance a livello nazionale e europeo. La Commissione non ha elaborato proprie proiezioni di crescita per l’acquacoltura europea, ma ha richiesto ai singoli Stati membri di prevedere la crescita e fissare un obiettivo di crescita per l’acquacoltura nazionale al 2020. Nel periodo Per l’acquacoltura europea le previsioni sono state elaborate sulla base dei risultati 2014-2030 di 2 anni di consultazioni europee2 condotte dalla Federazione Europea delle Asso- si prevede una ciazioni di Produttori (FEAP) e prevedono una crescita in ripresa, con un valore medio crescita europea annuo stimato al 3,1% e al 112% sul periodo 2014-2030. L’acquacoltura europea nel in ripresa (+3%) 2030 contribuirà per un totale di 4,5 milioni di tonnellate di prodotti ittici e un valore per 4,5 milioni di corrispettivo di 14 miliardi di euro, alla creazioni di 23.000 nuovi posti di lavoro, che si tonnellate di prodotti aggiungono ai 150.000 addetti che attualmente operano in questo settore. In partico- d’acquacoltura lare la crescita è attesa per le produzione di specie ittiche mediterranee che si preve- e un valore de supereranno le 570.000 tonnellate, con un raddoppio quindi nel periodo rispetto di 14 miliardi di euro, alle attuali 271.000 tonnellate. Per la molluschicoltura è attesa una crescita media per e 23.000 nuovi posti anno più bassa dell’1,5% e del 30% sull’intero periodo, per una produzione stimata di di lavoro 850.000 tonnellate. 1 COM(2013)229 def: Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni. Orientamenti Strategici per lo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura nell’UE 2 AQUAINNOVA (FP7)

  26. 5. PREVISIONI DI CRESCITA 89 Mantenendo gli stessi trend di produzione e consumo sino al 2020, è prevista una produzione di circa 3 milioni di tonnellate, che non consentirà di ridurre la dipendenza dalle importazioni, ancora superiori al 50%. Tabella 19 – PROIEZIONE DELLA CRESCITA DELL’ACQUACOLTURA IN EUROPA 2030 Produzione Produzione Crescita Crescita Nuovi posti di 2010 [t] 2030 [t] produzione * (%) valore(%) lavoro (n) Acquacoltura acqua fredda 1.255.000 2.605.000 4/107 108 6.000 Acquacoltura acque interne 333.000 469.000 1,5/41 39 7.000 Molluschicoltura 648.000 850.000 1,3/30 42 - Acquacoltura Mediterraneo 271.000 576.000 4/112 113 10.000 TOTALE 2.507.000 4.500.000 3,1/80 75,5 23.000 Fonte EATiP (2013) * crescita percentuale media annua/cumulativa 5.2. LE PREVISIONI PER L’ACQUACOLTURA ITALIANA L’acquacoltura italiana è una industria vitale che produce annualmente 140 mila ton- nellate di prodotti ittici in acque dolci e marine per un valore di circa 400 milioni di euro, e un totale di 7.700 mila addetti direttamente coinvolti. Ha come primario obietti- vo la produzione di prodotti di elevata qualità e valore nutrizionale, provenienti da am- bienti controllati e prodotti con elevati standard di protezione ambientale, diversificati per incontrare le esigenze del mercato e le preferenze dei consumatori. Sulla base dei dati strutturali del comparto e il particolare momento di cambiamento e congiuntura economica che il nostro paese sta attraversando, la Direzione Generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura (DGPEMAC) del MiPAAF ha elaborato gli obiettivi di crescita per l’acquacoltura in Italia, richiesti dalla Commissione Europea, sulla base di uno scenario “moderato” di crescita al 2025. L’esercizio di previsione ha considerato: • le previsioni di crescita attese in ambito europeo (EATiP); • le stime elaborate dalle Associazioni di categoria, dalla Associazione Piscicoltori Italiani (API) per la piscicoltura d’acqua dolce e marina e dall’Associazione Medi- terranea Acquacoltori (AMA) per la molluschicoltura, con il supporto di esperti di istituzioni scientifiche; • i risultati del processo di consultazione nazionale che l’Amministrazione ha con- dotto con diverse categorie di stakeholders, che sebbene abbiano restituito uno scenario di crescita piu ottimistico ( 6% su base annua) hanno anche individuato importanti criticità che limitano lo sviluppo e la crescita. 90 5. PREVISIONI DI CRESCITA La DG PEMAC ha elaborato le previsioni di crescita per i diversi segmenti dell’acquacol- tura italiana secondo uno scenario conservativo (tabella 20), considerando il contesto nazionale nel complesso e i trend nei volumi di produzione nel 2012 e 2013, riconoscen- do la necessità di intervenire per invertire il trend produttivo e rilanciare la crescita. Nel 20123 l’Italia esprime una produzione di prodotti ittici di circa 335.000 tonnellate a fronte di una domanda che supera 1,2 milioni di tonnellate, con un consumo medio di circa 19 kg pro capite e una popolazione di circa 57,8 milioni di abitanti. Nel periodo 2014-2030 è stimata una produzione di oltre 200000 tonnellate e un incre- mento medio cumulato del 38% del volume di produzione sia per aumento della capaci- tà produttiva degli impianti operanti, sia per la realizzazione di nuovi impianti. In linea con le stime di crescita europea (59%) è attesa una crescita più sostenuta della piscicoltura in ambiente marino e in acqua dolce (+44%) rispetto alla molluschicoltura (+31%), che rappresenta ancora la componente più importante in volume dell’acquacol- tura italiana. In linea con il trend dei prezzi registrato in Europa negli ultimi anni (EuroFish), è prevsito un aumento del valore della produzione, quasi duplicato, anche per il valore aggiunto che può derivare da nuove lavorazioni e trasformazione dei prodotti allevati. Le specie marine prodotte nel 2013 saranno ancora le specie dominanti in futuro, af- fiancate da altre specie già affermate in Europa, quali la sogliola, e da nuove specie, quali ricciola e tonno per le quali le tecnologie sono in corso di consolidamento. Nel caso delle specie d’acqua dolce, la trota rimane la specie dominante, ma è attesa in crescita anche la produzione di salmerino, persico spigola, persico trota e cefali. La produzione dello storione rappresenterà ancora una eccellenza italiana, in particolare il caviale per il quale l’Italia è tra i primi produttori al mondo. Nel caso della molluschi- coltura, il comparto guarda alla diversificazione con l’ostricoltura, attraverso la realiz- zazione di schiuditoi e nuovi impianti. Aumento dei consumi Nel 2025 la popolazione residente in Italia è attesa intorno ai 60 milioni, il 3% in più di prodotti ittici rispetto al 2010. Considerando un una ripresa generale dell’economia e dei consumi (30 kg pro capite) in Italia nei prossimi 10 anni, anche il consumo dei prodotti ittici potrebbe risalire e in linea con i trend europei al 2030 raggiungere circa i 30 kg pro capite di prodotti ittici, per una richiesta totale di quasi 1,8 milioni di tonnellate al 2030. Nel periodo 2014-2030 Poiché in Italia, come nel resto del mondo, è attesa una sostanziale stabilità nelle è stimata una produzione catture di pesca nel periodo 2014-2030 le produzioni d’acquacoltura dovranno contri- di circa 200.000 buire a soddisfare almeno in parte la domanda di prodotti ittici dei consumatori italiani. tonnellate (+38% ) 3 World Bank (2014)

  27. 5. PREVISIONI DI CRESCITA 91 Tabella 20 – PROIEZIONE DELLA CRESCITA DELL’ACQUACOLTURA IN ITALIA (2025) 2013 2025 Volume produzione totale (t) 140.836 206.854 Piscicoltura d’acqua dolce 39.028 61.413 Piscicoltura marina 12.911 23.441 Molluschicoltura 88.897 122.000 Incremento medio del volume produzione su base annua (%) 3,15 Incremento cumulato del volume produzione sul periodo (%) 37,89 Valore produzione (mln €) Piscicoltura d’acqua dolce 124,9 227,7 Piscicoltura marina 95,6 175,8 Molluschicoltura 172,4 237,8 Incremento medio del valore produzione su base annua (%) 3,67 Incremento cumulato del valore produzione sul periodo (%) 44,0 Valore produzione totale (mln €) 392,9 641,3 Fonte: MiPAAF, le Associazioni (API, A.M.A), ISPRA e giudizio esperto PISCICOLTURA D’ACQUA DOLCE 2013 2025 Volume Produzione (t) 39.028 61.413 Incremento medio del volume produzione su base annua (%) 3,7 Incremento cumulato del volume produzione su base annua (%) 44,7 Valore produzione (mln €) 124,9 337,7 Incremento medio del valore produzione su base annua (%) 4,1 Specie >1000ton: trota iridea, Incremento cumulato del valore produzione sul periodo (%) 49,0 trota n.i., trota fario Specie totali (n°) 20 22 Specie 100-1000ton: storioni, anguilla, Specie con produzione >1000 t (n°) 2 4 cefali, pesce gatto, salmerino, carpa, persico spigola, persico trota Specie <100ton: tilapia, tinca, luccio, temolo produzioni (t) 80.000 60.000 40.000 20.000 0 2013 2020 2025 anno produzioni (t) 25.000 20.000 15.000 92 5. PREVISIONI DI CRESCITA ACQUACOLTURA MARINA 2013 2025 Volume Produzione (t) 12.911 23.441 produzioni (t) Incremento medio del volume produzione su base annua (%) 80.000 4,8 Incremento cumulato del volume produzione su base annua (%) 60.000 58,1 Valore produzione (mln €) 95,6 175,8 40.000 Incremento medio del valore produzione su base annua (%) 4,9 20.000 Incremento cumulato del valore produzione sul periodo (%) 59,3 0 Specie totali (n°) 6 10 Specie >1000 ton: spigola, orata 2013 2020 2025 Altre specie: ombrina, sogliola, tonno, Specie con produzione >1000 t (n°) anno 2 4 ricciola, altri sparidi produzioni (t) 25.000 produzioni (t) 80.000 20.000 60.000 15.000 40.000 10.000 20.000 5.000 00 2013 2013 2020 2020 2025 2025 anno anno produzioni (t) ACQUACOLTURA MOLLUSCHI 25.000 2013 2025 produzioni (t) Volume 140.000 20.000 Produzione (t) 88.897 122.000 Incremento 120.000 medio del volume produzione su base annua (%) 2,6 15.000 Incremento cumulato del volume produzione su base annua (%) 100.000 31,2 10.000 Valore 60.000produzione (mln €) 172,4 237,7 5.000 Incremento medio del valore produzione su base annua (%) 40.000 2,1 Incremento 0 20.000 cumulato del valore produzione sul periodo (%) 26,3 2013 2020 2025 Specie0totali (n°) 4 7 Specie >1000 ton: mitili, vongola anno filippina, vongola verace 2013 2020 2025 Specie con produzione >1000 t (n°) 3 4 Specie < 100 ton: ostriche anno produzioni (t) 140.000 120.000 100.000 60.000 40.000 20.000 0 2013 2020 2025 anno

  28. 5. PREVISIONI DI CRESCITA 93 MACROBIETTIVI 6 96 6. MACROBIETTIVI MACROBIETTIVO 1 6.1. RAFFORZARE LA CAPACITÀ ISTITUZIONALE E SEMPLIFICARE LE PROCEDURE AMMINISTRATIVE Lo sviluppo e la competitività dell’acquacoltura italiana dipendono dalla coerenza del quadro normativo settoriale, dalla semplificazione dell’iter procedurale per gli adem- pimenti amministrativi, dalla riduzione degli oneri e dei tempi, in sintesi dalla coeren- za, dall’efficienza e dalla trasparenza dell’azione amministrativa e di governo. SITUAZIONE INIZIALE Avviare un percorso Le raccomandazioni specifiche del Consiglio Europeo all’Italia1 indicano il buon funzio- di razionalizzazione namento della Pubblica Amministrazione come una delle aree strategiche di Riforma e semplificazione per il nostro Paese e individuano i problemi connessi con la qualità della governance normativa e e la capacità amministrativa quali fattori che frenano lo sviluppo e incidono negativa- amministrativa mente sul contesto in cui le imprese a tutti i livelli operano. Il Programma Nazionale di Riforma (PNR)2 individua le azioni per migliorare la performance delle Pubbliche Ammi- nistrazioni e, contestualmente, per ridurre e riqualificare la spesa pubblica. In materia d’acquacoltura, la Commissione Europea ha svolto una indagine per ac- certare le procedure autorizzative in vigore negli Stati membri3. L’indagine ha eviden- ziato nella maggior parte degli Stati membri, l’esistenza di procedure estremamente lunghe, costose, complesse e incerte per il rilascio di licenze e per l’esercizio, che garantiscono un periodo di validità troppo breve. Ha concluso sulla improrogabile necessità di migliorare e ridurre gli oneri regolamentari e amministrativi, avviando un percorso di razionalizzazione e semplificazione normativa e amministrativa negli Stati membri (COM(2013) 229 final). L’Italia non è tra i Paesi più virtuosi. L’opinione degli L’importanza che gli aspetti di governance e amministrazione hanno per l’acquacol- stakeholders tura italiana emerge dai risultati del processo di consultazione condotto nel 2013 dal MiPAAF4, con la partecipazione dell’industria, delle associazioni, di Amministrazioni Pubbliche e consumatori, e a livello europeo nel progetto Aquamed (FP7)5. Secondo il 70% degli intervistati, gli ostacoli principali allo sviluppo sono inerenti la governance in acquacoltura, la semplificazione amministrativa, i costi e i tempi della burocrazia 1 Country specific recommendations (2013) 2 Programma Nazionale di Riforma (PNR), sezione III del Documento di Economia e Finanza 2013 3 Regulatory and Legal Constraints for European Aquaculture (2009) Directorate General for Internal Policies - Policy Department B: Structural and Cohesion Policies Fisheries 4 Progetto ITAQUA (MiPAAF/ISPRA 2014) 5 Progetto AQUAMED (UE - FP7)

  29. 6. MACROBIETTIVI 97 (Tabella 21). Altre categorie di ostacoli, riferiti alla dimensione ambientale, economica, di mercato, di innovazione e ricerca, di sanità animale, sono considerati meno strate- gici e problematici da risolvere. Interessante notare che il risultato è il medesimo per i diversi segmenti produttivi, indipendentemente dalle pratiche usate, gli ambienti d’al- levamento e la struttura delle imprese, ad evidenza che gli ostacoli normativi e ammi- nistrativi sono aspetti strategici trasversali a tutto il settore dell’acquacoltura italiana. Tabella 21 – I PRIMI 10 OSTACOLI ALLO SVILUPPO DELL’ACQUACOLTURA IN ITALIA OSTACOLI % Assenza di pianificazione dello spazio a lungo termine per lo sviluppo dell’acquacoltura 75,5 Assenza di un Ente unico amministrativo per l’acquacoltura 74,4 Sovrapposizione di normative e ministeri 73,7 Scarsa consapevolezza dei decisori politici dell’importanza dell’acquacoltura 73,3 Tempi lunghi per completare le procedure per il rilascio della licenza/autorizzazione 72,9 Politiche di mercato deboli 68,5 Insufficiente impegno politico per lo sviluppo dell’acquacoltura 68,1 Costi della burocrazia 66,3 Carenza di informazioni sulle strategie dell’acquacoltura a livello di paese/bacino geografico 66,3 Crescente competizione di mercato tra i piccoli produttori 64,8 Fonte: Progetto AQUAMED (UE - FP7) * su un totale di 84 ostacoli inerenti aspetti tecnici e tecnologici, ambientali, sanitari, finanziari, di mercato, economici e di governance. Concorrono tre ordini di fattori principali: • l’esistenza di un regime legale multiplo, ovvero composto da molte norme che spesso si sovrappongono e/o confliggono (per integrazione della normativa co- munitaria in quella nazionale); nella maggior parte dei casi si applica la normativa comunitaria nella normativa nazionale, con possibili effetti di sovrapposizione e duplicazioni e con conflitto di responsabilità e competenze tra le Amministrazioni. • il coinvolgimento di più Amministrazioni con competenze settoriali diverse che operano trasversalmente e a diversi livelli di governo (centrale, regionale e locale). • la scarsa familiarità e riconoscimento dell’acquacoltura come settore economico produttivo. 98 6. MACROBIETTIVI COMPETENZE LEGISLATIVE E AMMINISTRATIVE Le competenze Con la riforma del titolo V della Costituzione Italiana le competenze legislative in ma- legislative in materia teria di acquacoltura sono state attribuite in modo esclusivo alle Regioni, e allo Stato d’acquacoltura sono spettano i compiti di programmazione nazionale e coordinamento delle politiche re- attribuite in modo gionali. La devoluzione delle funzioni e dei compiti a livello regionale riguarda anche esclusivo alle Regioni gli adempimenti amministrativi e burocratici inerenti questioni strategiche per lo svi- luppo dell’acquacoltura, come il regime di licenze per il rilascio di concessioni dema- niali, rinnovi, proroghe e altri adempimenti autorizzativi. Al MiPAAF i compiti A livello centrale, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF) di programmazione elabora e coordina le linee della politica agricola, forestale, agroalimentare, per la pe- nazionale e sca e l’acquacoltura. Le competenze sulla pesca e l’acquacoltura sono alla Direzione coordinamento delle Generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura (DGPEMAC), per quanto attiene politiche regionali agli aspetti di cattura, produzione, commercializzazione, tutela della risorse e ricerca in materia di pesca e acquacoltura, nonché tutto quanto attiene l’uso delle imbarcazio- ni e del personale imbarcato (licenze di pesca, procedure di imbarco/sbarco, caratteri- stiche del personale). Altre Direzioni del MiPAAF hanno competenze specifiche in ma- teria di politiche competitive e qualità agroalimentare anche in pesca e acquacoltura. Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha competenze per tutto quanto attiene le interazioni dell’acquacoltura con l’ambiente, le aree marine pro- tette, i siti Natura 2000, la conservazione delle risorse, la biodiversità, la valutazione d’impatto ambientale e l’applicazione delle normative ambientali europee di riferimen- to (tra tutte la Direttiva Acque e la Direttiva per la Strategia Marina) e la formazione ambientale. Importanti sono anche le competenze del Ministero della Salute in acquacoltura, in particolare per gli aspetti inerenti la sanità animale e i farmaci veterinari, l’igiene e la sicurezza degli alimenti. La Direzione generale dei rapporti europei e internazionali si interfaccia con l’organizzazione mondiale della Sanità, il Consiglio d’Europa, l’OIE e l’EFSA per le tematiche inerenti l’acquacoltura. Hanno altresì competenze il Ministero per lo Sviluppo Economico per quanto attie- ne le politiche di competitività e innovazione, le politiche energetiche, di sviluppo integrato con le altre attività industriali e di informazione sociale. Il Ministero dell’I- struzione, dell’Università e della Ricerca per alcuni aspetti di programmazione della ricerca e per la formazione su ambiti di pesca e acquacoltura6. Il Ministero del Lavoro per quanto attiene gli aspetti previdenziali degli operatori in acquacoltura. Il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti in materia di normativa sulle concessioni demaniali. 6 Piano Nazionale della Ricerca (2014)

  30. 6. MACROBIETTIVI 99 Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare, ippiche e della pesca Direzione generale della pesca marittima e dell’acquacoltura Direzione generale per la promozione della qualità agroalimentare e dell’ippica Organismi operativi: Reparto Pesca Marittima del Corpo delle Capitanerie di Porto; Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Direzione generale per la protezione della natura e del mare Direzione generale per lo sviluppo sostenibile, il clima e l’energia Direzione generale per la tutela del territorio e delle risorse idriche Direzione generale per le valutazioni ambientali Ministero della Salute Dipartimento sanità pubblica veterinaria, sicurezza alimentare e degli organi collegiali per la tutela della salute Direzione generale della sanità animale e dei farmaci veterinari Uffici Veterinari per gli Adempimenti degli obblighi Comunitari (UVAC) Posti di Ispezione Frontaliera (PIF) Direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione Direzione generale degli organi collegiali per la tutela della salute Ministero dello Sviluppo Economico Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione Direzione generale per le politiche dei fondi strutturali comunitari Il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Ministero delle infrastrutture e trasporti Ministero del Lavoro LA NORMATIVA Il contesto normativo di riferimento per l’acquacoltura in Italia è in gran parte comune a quello della pesca e si articola su 3 norme principali di carattere generale. Sono moltissime, tuttavia, le norme che regolano aspetti strategici che influenzano le atti- vità di produzione e commercializzazione in acquacoltura (norme per l’occupazione del suolo e di aree di demanio marittimo, la normativa ambientale per la qualità am- bientale, la tutela delle aree sensibili, l’uso sostenibile delle risorse idriche, la conser- vazione della biodiversità, la sanità e il benessere animale, il trasporto di animali, le condizioni igienico sanitari dei prodotti, la trasformazione, l’etichettatura, i mercati per la commercializzazione). Il Dlgs 26 maggio Il Dlgs 26 maggio 2004 n. 154 per la Modernizzazione del settore pesca e dell’ac- 2004 n. 154 per la quacoltura7 è la norma di riferimento che definisce i criteri e i principi per la program- Modernizzazione mazione delle politiche nazionali in pesca e acquacoltura. La norma identifica le com- del settore pesca e ponenti organizzative e gli strumenti per la concertazione permanente in pesca e dell’acquacoltura acquacoltura e promuove l’associazionismo e la cooperazione. Attraverso il Piano Na- zionale, di durata triennale, sono fissati gli obiettivi di tutela delle risorse acquatiche e dell’ambiente di salvaguardia delle attività economiche e sociali e di sostenibilità. 7 a norma dell’articolo 1, comma 2, della L. 7 marzo 2003, n. 38” 100 6. MACROBIETTIVI Altre norme danno la definizione di attività d’acquacoltura, d’imprenditore ittico e in- dicano modalità e principi per dare attuazione a obiettivi previsti nei Regolamenti europei e negli aiuti di stato a favore dell’acquacoltura. NORMATIVA DI RIFERIMENTO IN ACQUACOLTURA Legge n. 164 21/05/1998 - Misure in materia di pesca e di acquacoltura. Decreto Legislativo 18 maggio 2001, n. 226 Orientamento e modernizzazione del settore della pesca e dell’acquacoltura, a norma dell’articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57 Decreto Legislativo 26 maggio 2004 n. 154 Modernizzazione del settore pesca e dell’acquacoltura, a norma dell’articolo 1, comma 2, della L. 7 marzo 2003, n. 38. Decreto Legislativo del 9 gennaio 2012 n. 4 Misure per il riassetto della normativa in materia di pesca e acquacoltura Decreto Ministeriale 14 febbraio 2013, n. 79 Disciplina del procedimento di rilascio e rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio di impianti di acquacoltura in mare posti ad una distanza superiore ad un chilometro dalla costa La legge 04.06.2010 La legge 04.06.2010 n° 96 ha delegato il Governo al “riassetto della normativa in n° 96 delega materia di pesca e acquacoltura” e ad emanare uno o più decreti legislativi per il rior- il Governo alla dino, il coordinamento e l’integrazione della normativa nazionale in materia di pesca e compilazione di un acquacoltura, mediante la compilazione di un unico testo normativo. unico testo normativo per l’acquacoltura Alcune “Misure per il riassetto della normativa in materia di pesca e acquacoltura” sono contenute nel Decreto Legislativo 09.01.2012 n° 4, che recepisce la Legge 04.06.2010 n° 96 per quanto riguarda gli aspetti relativi a: • prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata; • armonizzare e razionalizzare la normativa in materia di controlli e di frodi nel set- tore ittico e dell’acquacoltura al fine di tutelare maggiormente i consumatori e di eliminare gli ostacoli al commercio; • favorire il ricambio generazionale e la valorizzazione del ruolo multifunzionale dell’impresa di pesca e acquacoltura. Il Decreto Legislativo 09.01.2012 n° 4 tuttavia, non contiene le misure per “elimina- re duplicazioni e semplificare la normativa in materia di pesca e di acquacoltura” e non costituisce il testo unico normativo auspicato per il comparto acquacoltura di cui all’art.28 coma b della Legge 04.06.2010 n° 96.

  31. 6. MACROBIETTIVI 101 COORDINAMENTO ORGANIZZATIVO Scioglimento degli Alla DGPEMAC sono affidate le relazioni istituzionali con l’Unione Europea e il coordi- organi consultivi della namento organizzativo con gli altri Ministeri, le Regioni e con tutte le rappresentative DGPEMAC (2012) del mondo della pesca e dell’acquacoltura. Dal 1989, la DGPEMAC si è avvalsa della Commissione Consultiva centrale8 per la Pesca e l’Acquacoltura, per raccogliere pare- ri consultivi sui decreti finalizzati alla tutela e gestione delle risorse ittiche, alla pesca e all’acquacoltura, e del Comitato Ricerca9 per la programmazione delle attività di ricerca. Nel 2012, con lo scioglimento dei due organi consultivi10 è venuto a mancare un ambiente di scambio, confronto e partecipazione dove raccogliere l’espressione di interesse dei rappresentanti delle istituzioni e delle diverse categorie settoriali e elaborare strategie politiche e atti normativi settoriali coerenti e condivisi. Istituzione della Nel 2008 è stata istituita presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Fore- Cabina di regia (2008) stali (MiPAAF) la Cabina di Regia composta da rappresentanti delle Regioni e del Mi- per l’attuazione del nistero, per assistere l’Amministrazione nella gestione degli interventi e dei fondi del Programma Operativo Fondo Europeo 2007-2013, con l’obiettivo di garantire una coerente ed omogenea FEP 2007-2013 esecuzione delle misure previste dal Programma Operativo FEP 2007/2013, evitare sovrapposizioni e duplicazioni di intervento nel caso di misure a regia nazionale e regionale, eliminare potenziali distorsioni in sede di attuazione. Per affrontare i problemi strategici del settore nel periodo di programmazione 2014- Sportello Unico 2020, in coerenza con le raccomandazioni della Commissione europea11 sul coordi- nazionale della pesca namento e la semplificazione amministrativa, il Piano prevede l’istituzione presso la e dell’acquacoltura DGPEMAC del MiPAAF, dello Sportello Unico nazionale della pesca e dell’acquacol- FEAMP 2015-2020 tura con funzioni di coordinamento, orientamento, e supporto agli sportelli regionali nell’esercizio delle loro funzioni. Lo Sportello ha la funzione di definire orientamenti e linee guida per il rilascio delle concessioni e delle autorizzazioni per l’esercizio dell’ac- quacoltura, nonché di stabilire modalità e requisiti di accesso ai contributi nazionali ed europei previsti per il comparto, oltre ad ogni altro adempimento richiesto alle impre- se di acquacoltura per l’esercizio delle loro attività. L’attività è di supporto agli Sportelli unici territoriali e dà garanzia alle imprese sui termini di risposta alle istanze presenta- te, attraverso il coordinamento delle attività amministrative condivise per competenza con altri Dipartimenti di altri Ministeri e autorità gestionali coinvolte a vario titolo. 8 Decreto Legge 41/1982; Art. 4 Legge 154/2004 9 Decreto Legge 41/1982; Art. 9 Legge 154/2004 10 Decreto Legge 6 luglio 2012, n. 95 11 COM(2013)229 def 102 6. MACROBIETTIVI La Piattaforma per Gli organismi e gli agenti coinvolti nel settore sono molti: le istituzioni nazionali e regio- l’Acquacoltura Italiana nali, le associazioni delle imprese, le organizzazioni di produttori, i sindacati di categoria, le associazioni nazionali delle cooperative e i consorzi nazionali di settore da questi promossi, gli Enti pubblici di ricerca e gli istituti scientifici privati, le società scientifiche, le Organizzazioni non governative in supporto al coordinamento organizzativo. Il Piano prevede l’istituzione di una Piattaforma Acquacoltura nazionale, quale stru- mento per favorire il confronto, la partecipazione e l’aggregazione degli operatori e degli altri agenti settoriali che operano in acquacoltura con la DGPEMAC. SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA La semplificazione La semplificazione amministrativo-burocratica è un aspetto strategico per l’acquacol- amministrativo- tura italiana che è formata per oltre il 90% da piccole e medie imprese (PMI) su cui burocratica è gravano costi proporzionalmente fino a 10 volte più alti che sulle grandi imprese12. strategica per le PMI I principali adempimenti burocratici cui è soggetta un’impresa di acquacoltura italiana possono essere raggruppati in tre tipologie principali: 12 COM(2013)229 def MIPAAF DGPEMAC ASSISTENZA TECNICA CABINA DI REGIA PIATTAFORMA SPORTELLO Altre Amm. centrali, ESIGENZE Rete Ricerca Forum Regioni... Istituti/Laboratori Produttori UNICO Rete di distribuzione di consumatori ONG SPORTELLI OSSERVATORIO REGIONALI STATO/REGIONI BANCHE DATI OSSERVATORIO MERCATO

  32. 6. MACROBIETTIVI 103 • rilascio/rinnovo concessioni demaniali e adempimenti connessi; • gestione ispezioni/autorizzazioni sanitarie e adempimenti connessi (es. CITES, UVAC); • rilascio/rinnovo autorizzazione all’esercizio dell’acquacoltura (D.L. n. 79 del 14/02/2013). La semplificazione ed il riordino della disciplina degli sportelli unici per le attività pro- duttive promossa a livello comunitario, ha dato seguito in Italia alla istituzione dello Lo Sportello Unico Sportello Unico per le Attività Produttive, già operativo in alcune Regioni. Gli operatori territoriale: un unico del settore acquacoltura chiedono uno Sportello Unico territoriale come : punto d’accesso per • un unico punto d’accesso per la presentazione di documenti e richieste relative gli operatori ai diversi adempimenti amministrativi; • l’utilizzo di procedure definite e utilizzabili anche per via telematica; • il supporto da parte dei servizi amministrativi per l’espletamento delle pratiche (help desk tecnico). Pertanto un obiettivo strategico del Piano è quello di favorire la creazione di uno “Sportello unico territoriale” per le imprese d’acquacoltura a livello regionale, con fun- zioni amministrative, di informazione e di promozione dell’acquacoltura e in raccordo con lo Sportello Unico nazionale. SEMPLIFICAZIONE IN MATERIA DI RILASCIO DI CONCESSIONI DEMANIALI La materia è di competenza regionale13 e le procedure di rilascio sono fissate a livello regionale. Tuttavia le Regioni operano sulla base di norme nazionali, emanate dal Ministero delle Infrastrutture che determina i canoni, e del codice della navigazione. Inoltre, in base al Decreto Ministeriale n.79 del 14 febbraio 2014, è previsto che per il rilascio e rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio di impianti di acquacoltura in mare posti ad una distanza superiore a 1 km dalla costa sia necessario presentare istanza alla DGPEMAC del MiPAAF. Procedure Gli operatori segnalano da tempo che per la realizzazione di un nuovo insediamento complicate e tempi ittico è necessario superare un articolato e complesso percorso amministrativo-buro- incerti per il rilascio cratico. Le osservazioni più comuni riguardano i tempi di licenziamento delle pratiche, delle licenze la quantità di documenti da produrre e la sovrapposizione delle competenze dei va- ri enti e soggetti pubblici (Comune, Regione e Provincia) che talvolta rimandano alcu- ne responsabilità ancora ad altri soggetti. Ne consegue una situazione di incertezza di competenza tra le Amministrazioni. 13 Titolo V della Costituzione, al DPR 616/77 art.59; alla Legge. 494/93 art. 6 com. 3; al Dlgs 112/98 art.105 com. 2 104 6. MACROBIETTIVI L’indagine condotta nel 2009 dall’ISMEA sulle procedure amministrative applicate nelle Regioni per il rilascio di nuove concessione, riporta un totale di 9 procedure amministrative con oltre 10 Enti preposti nel rilascio di autorizzazione e 100 documenti da produrre da parte dell’istante. I tempi medi complessivi per l’ottenimento di tutte le autorizzazioni variano dai 12 ai 18 mesi (Tabella 22) che rappresentano un intervallo di tempo molto lungo considerati i capitali immobilizzati anche in presenza di un cofi- nanziamento pubblico. L’aggiornamento sugli aspetti normativi, procedurali e amministrativi che si applicano sul territorio per il rilascio di nuove concessioni e licenze in acquacoltura condotto dalla DGPEMAC con la collaborazione delle Regioni, ha restituito nel 2013 un quadro decisamente più favorevole, anche se le informazioni raccolte sono per il momento La semplificazione relative soltanto a sette Regioni. Si evidenziano differenze tra le Regioni, alcune delle amministrativa quali hanno una ben formata normativa di riferimento regionale per il governo dell’ac- partendo dai modelli quacoltura e applicano procedure ben definite per il rilascio di concessioni, con un regionali virtuosi elevato tasso di successo delle domande di licenza, e una durata media delle proce- dure di rilascio delle licenze tra 6 e 14 mesi (Tabella 22). L’analisi completa del sistema di rilascio delle licenze in uso a livello regionale consentirà nel breve periodo di elabo- rare criteri comuni e linee guida per l’applicazione di buone prassi amministrative per la semplificazione, avviando un processo di semplificazione per il rilascio di licenze e concessioni per il comparto acquacoltura.

  33. 6. MACROBIETTIVI 105 Tabella 22 – PROCEDURE AMMINISTRATIVE NECESSARIE PER REALIZZARE UN NUOVO IMPIANTO DI ACQUACOLTURA (2009) Documenti da Procedura Descrizione Enti preposti produrre/tempi amministrativa previsti Comune Regione Procedura per ottenere l’autorizzazione a compiere opere di scavo, edili e 20-25 documenti / Provincia Concessione edilizia infrastrutture, a terra o in ambienti acquatici (lagune, laghi, mare). La concessione tempi difficilmente Capitaneria di porto edilizia è rilasciata dal Comune ma presuppone vari nulla osta da parte di altri enti definibili Soprintendenza beni archeologici Genio civile Concessione beni del demanio marittimo Procedura per ottenere il rilascio di concessioni per l’uso dei beni demaniali Regione (sul litorale e in mare, marittimi per poter realizzare opere per l’allevamento di organismi acquatici. La Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 5 documenti / definibili adiacente concessione è rilasciata dalla Regione, ma presuppone vari pareri positivi da parte Capitaneria di porto/Autorità portuale circa 300 giorni alla costa o in mare di altri enti. Genio civile aperto) lacustre e fluviale Progetti in ambito nazionale: Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Procedura di valutazione d’impatto ambientale se i progetti relativi a opere Ministero per i beni e le attività culturali e interventi sono suscettibili di produrre rilevanti modifiche all’ambiente Regione Valutazione di impatto (obbligatoria per gli impianti di acquacoltura). Il giudizio di compatibilità 8 documenti / Progetti in ambito regionale ambientale (Via) ambientale viene fornito dal Ministero dell’ambiente per i progetti di importanza 150-210 giorni Regione nazionale, dalla Regione per i progetti in ambito regionale. Altri enti sono chiamati Provincia a esprimere dei pareri. Comune Capitaneria di porto Regione Procedura per ottenere la dichiarazione che l’area individuata per l’impianto Soprintendenza per i beni culturali Tutela dei beni di acquacoltura non è sottoposta a vincolo ambientale o paesaggistico. Ministero per i beni e le attività culturali (che può 10 documenti / 140- ambientali, culturali e L’autorizzazione è rilasciata dalla Regione che la trasmette alla Soprintendenza per annullare l’autorizzazione concessa dalla Regione 150 giorni Paesistici i beni culturali territorialmente competente (a sua volta la inoltra al Ministero per o autorizzare l’intervento se la Regione non si i beni e le attività pronuncia sulla domanda) Procedura per ottenere l’autorizzazione per tutte le opere che comportano interventi di trasformazione urbanistica del territorio e di trasformazione degli ecosistemi tali da comportare consistenti movimenti di terreno (scavi, Regione 7 documenti / Vincolo idrogeologico sbancamento, riporti) e/o da modificare il regime delle acque. La dichiarazione che Comune 60 giorni l’area individuata per l’intervento non è soggetta a vincolo idrogeologico viene emessa dalla Regione o dal Comune (se vi è una delega da parte della Regione). Procedura per ottenere l’autorizzazione ad estrarre o prelevare acque sotterranee o superficiali per l’allevamento ittico. Provincia (per le piccole derivazioni) Concessione 16 documenti / Per le grandi derivazioni è competente il Ministero delle infrastrutture e dei Regione captazione acqua 90 giorni trasporti. Comune Per le piccole derivazioni la concessione viene emessa dalla Provincia. Procedura per ottenere il riconoscimento che le acque reflue provenienti dall’impianto di acquacoltura sono assimilate ad acque reflue domestiche e quindi l’autorizzazione allo scarico in recapito diverso dalla pubblica fognatura ovvero i Scarico acque reflue Provincia 9 documenti / corpi idrici superficiali (fiumi, laghi, torrenti, fossi), sul suolo e nel sottosuolo. Comune 90 giorni L’autorizzazione può ricadere nella competenza della Provincia o del Comune (a seconda del territorio coinvolto) Procedura per ottenere la licenza igienico-sanitaria per l’attività di acquacoltura che rientra, nell’ambito degli allevamenti zootecnici, tra le industrie insalubri. Autorizzazione Il comune, ricevuta la comunicazione da parte dell’impianto, può vietare 5 documenti / igienico-sanitaria per Comune l’avviamento delle attività. In alcuni Regolamenti comunitari è previsto un vero e 30-60 giorni esercizio proprio permesso da parte del Sindaco, emanato su parere dell’ASL competente per territorio. Procedura per ottenere il parere di conformità del progetto ad una serie di norme sulla sicurezza della struttura, degli impianti elettrici e degli altri sistemi. Una volta Comando provinciale dei vigili del fuoco Conformità dei vigili realizzato l’impianto, occorre chiedere l’istanza di sopralluogo per la verifica sul 3 documenti / Ispes/ASL (verifica impianti elettrici, messa a terra e del fuoco posto del rispetto delle norme sulla prevenzione e la sussistenza dei requisiti di 45-90giorni dispositivi contro le scariche atmosferiche sicurezza. La competenza in entrambi i casi è del Comando provinciale dei vigili del fuoco. 2/6 documenti Autorizzazione Procedura per ottenere l’autorizzazione sanitaria e la registrazione nella BDN per in relazione alla sanitaria in Servizio veterinario Azienda Sanitaria Locale l’anagrafe zootecnica tipologia di azienda / acquacoltura 60 giorni Fonte: modificato da Ismea (2012) 106 6. MACROBIETTIVI Tabella 23 – CONCESSIONI DEMANIALI PER ACQUACOLTURA PER COMPARTO PRODUTTIVO (2007-2013) Soggetti Comparto Nuove licenze Domande in Tempi Durata licenza pubblici Costi (EUR) produttivo (n) esame (n) rilascio (mesi) (anni) coinvolti (n) Continentale 251 18 6 3-10 7 32-500 Marino - Pesci 5 11 10 3-6 9 250-20.000 Marino - Molluschi 34 35 8 2-13 6 250 Regioni considerate: Lazio Lombardia Marche Sardegna Sicilia Umbria e Veneto. Dati medi sul periodo 2007-2013 Fonte: elaborazione ISPRA su dati delle Regioni (2014) Tabella 24 – CONCESSIONI DEMANIALI SU BASE REGIONALE E PER COMPARTO PRODUTTIVO (2007-2013) Nuove Domande in Tempi rilascio Soggetti Durata licenza Costi (euro) Regione licenze (n) esame (n) (mesi) coinvolti (n) (anni) Lazio 4 6 10 6 250 Lombardia 146 4-5 4-5 10 100 Sardegna 6 4 10 Sicilia 12 3 Continentale Umbria 5 3 5 500 Veneto 105 14 3,5 3 6 32 Lazio 1 6 6 6 Liguria 2-3 1-4 Marche 18 1 7 5 6 250 Sardegna 2 22 6 4 10 Marino Molluschi Sicilia 4 12 5 6 Veneto 9 12 10 13 4 Lazio 6 6 6 Liguria 1 12-24 6 15 5.000-20.000* Marche 5 6 250 Marino Pesci Sardegna 2 5 6 4 10 Sicilia 3 5 12 3-6 6 Regioni considerate: Lazio, Lombardia, Marche, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto Dati medi sul periodo 2007-2013 Fonte: elaborazione ISPRA su dati delle Regioni (2014). *I costi includono gli studi ambientali e i rilievi planimetrici a corredo delle domande

  34. 6. MACROBIETTIVI 107 ONERI CONCESSORI Un altro elemento strategico per lo sviluppo di nuovi impianti è il canone concessorio per il quale esistono profonde differenze di applicazione. I canoni concessori La Legge 41/82 e le successive integrazioni, che estendeva l’applicazione del cano- in Italia variano in ne meramente ricognitorio alle singole imprese non cooperative, è stata abrogata funzione della ragione dall’art.23 del Dlgs 26 maggio 2004 n.54. Le società cooperative hanno continuato a sociale dell’impresa godere di canoni agevolati14 , mentre le altre imprese di acquacoltura sono soggette a canoni ordinari più elevati, fissati in funzione dei metri quadrati dell’area concessa. Ad esempio in Sicilia nel 2011 il canone concessorio era circa 0,00352 €/mq per le società cooperative e di circa 1,60 €/mq per le imprese non cooperative. Per non penalizzare l’intero comparto produttivo, alcune Amministrazioni Regionali con propri provvedimenti15 hanno congelato i canoni, facendo riferimento alla Raccomandazione della Commissione Europea 2003/361/CE secondo la quale si considera “impresa” ogni attività economica, a prescindere della forma giuridica. Il Piano riconosce l’importanza di ricondurre ad una sostanziale situazione di equità tutte le imprese indipendentemente dalla natura della loro ragione sociale per quanto attiene i costi per l’utilizzo di aree del demanio marittimo adibite ad attività di acqua- coltura, pesca e attività connesse, e pone tra le priorità da affrontare di concerto con le Regioni la revisione dei costi dei canoni concessori. APPLICAZIONE DI PROCEDURE SEMPLIFICATE PER I PROCEDIMENTI AUTORIZZATIVI Sono 2 le misure recentemente introdotte per la semplificazione burocratica, e cioè l’Autocertificazione per l’autorizzazione allo scarico16 e l’Autorizzazione Unica Am- bientale17 (AUA) che sostituisce un’unica domanda da presentare per via telematica alle sette precedenti distinte autorizzazioni (scarico di acque reflue, emissioni in atmo- sfera, impatto acustico, ecc.). Il Decreto prevede tempi di risposta certi e la possibilità di applicazione di procedure on line per la presentazione delle domande con riduzio- ne dei costi per le imprese. 14 ai sensi dell’art. 48 del r. d. 8 ottobre 1931 n. 1604 15 DGR Regione Marche n.1150 del 9 ottobre 2006, DGR Regione Liguria n. 1304 del 24 ottobre 2009), hanno congelato i canoni , troppo elevati, in attesa di nuova norma. La Legge regionale 29 dicembre 2010, n. 22 della Regione Friuli Venezia Giulia (Legge finanziaria 2011) ha ricondotto ad una sostanziale situazione di equità tutte le imprese, indipen- dentemente dalla natura della loro ragione sociale, per quanto attiene i canoni per le aree del demanio marittimo adibite ad attività di acquacoltura, pesca e attività connesse 16 DPR. 227/2011 17 DPR 13/03/2013 - n. 59 Regolamento recante la disciplina dell’autorizzazione unica ambientale e la semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gravanti sulle piccole e medie imprese e sugli impianti non soggetti ad autorizzazione integrata ambientale, a norma dell’articolo 23 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35 108 6. MACROBIETTIVI AUTOCERTIFICAZIONE ALLO SCARICO Dal punto di vista normativo i reflui da impianti d’acquacoltura a terra, in genere rac- colti in opportune strutture di decantazione, costituiscono a tutti gli effetti (art. 74 Dlgs 152/2006) effluenti di allevamento (comma 1, punto v) e fertilizzanti (comma 1, punto a). Nel caso di rinnovo di autorizzazioni allo scarico delle aziende esistenti è applicabile l’autocertificazione secondo il DPR 445/2000. Per parte degli impianti che operano a terra si sono evidenziate criticità per le richie- ste e i rinnovi di autorizzazione allo scarico. Il problema si rileva per quegli impianti che essendo stati realizzati prima della entrata in vigore della normativa VIA/VAS, pur avendone caratteristiche tali da richiedere una VIA18, non sono mai stati sottoposti a valutazione d’impatto ambientale. Nel caso di rinnovo di autorizzazioni allo scarico delle aziende esistenti, quindi, de- vono essere definiti i criteri di applicabilità dell’autocertificazione (DPR 445/2000), considerando a) le eventuali modifiche apportate (ciclo dell’acqua, strutture, vasche di allevamento, incremento portata idrica) nell’impianto successive alle precedenti auto- rizzazioni allo scarico; b) la conformità dei parametri chimico fisici dei reflui; c) l’assenza di effetti sul corpo idrico ricevente, al fine del mantenimento del buono stato ecologi- co dei corpi idrici. Concessioni La Legge 205/2008 ha previsto la semplificazione delle procedure amministrative per di derivazione quanto riguarda il rilascio e il rinnovo delle concessioni di derivazione ed emungimen- ed emungimento to di acque pubbliche ad uso piscicoltura. L’attuale normativa19 prevede una durata di acque pubbliche delle concessioni di 40 anni ma non dà indicazioni in merito alle procedure di rinnovo. ad uso piscicoltura Per avviare un processo di effettiva semplificazione, il modello dell’autocertificazione (DPR 445/2000) dovrebbe essere messo a disposizione delle imprese, nel caso in cui non siano state eseguite variazioni d’uso nelle aree di derivazione e emungimento da parte dell’impianto di acquacoltura e non si siano verificate condizioni che alterano lo stato ambientale (suolo, disponibilità acqua dolce, intrusione salina) per le quali sono necessarie valutazione d’impatto ambientale specifiche. 18 Dimensione impianto (superiore ai 5ha) e/o volumi di emungimenti (250l/sec) e per altre caratteristiche. 19 Dlgs 152/2006

  35. 6. MACROBIETTIVI 109 SINTESI DELLE CRITICITÀ • Regime legale multiplo con sovrapposizioni di ambiti e livelli (nazionale, regiona- le, locale) • Insufficiente programmazione settoriale in alcune Regioni • Scarso confronto, partecipazione e coordinamento tra istituzioni, operatori del settore e della ricerca • Mancanza di chiarezza su competenze e funzioni relative ai processi amministrativi • Procedure amministrative lunghe, poco efficienti e incerte • Eccessivi oneri per le concessioni demaniali 110 6. MACROBIETTIVI AZIONI STRATEGICHE La programmazione del Piano per il rafforzamento della capacità istituzionale e la sem- plificazione amministrativa nel periodo 2014-2020 avvia un processo teso a assicurare un contesto normativo unico e coerente per l’acquacoltura italiana, a ridurre/rimuovere i vincoli amministrativo-burocratici che le imprese d’acquacoltura incontrano e a garanti- re procedure efficienti e trasparenti per rilanciare l’imprenditoria e lo sviluppo. Sei Azioni Il Piano include sei azioni strategiche (S1.1-S1.6) che riguardano tutti i comparti produt- Strategiche tivi (piscicoltura continentale e marina e molluschicoltura) da implementare a livello centrale e regionale. Le azioni si ispirano ai principi di buona governance (Responsa- bilità, Coerenza, Efficacia/Efficienza, Equità) 20,21. L’integrazione, la partecipazione e la sussidiarietà sono necessarie per garantire l’efficienza e l’efficacia dell’azione ammini- strativa e garantirne la legittimità e la coerenza sociale. Gli obiettivi strategici di questo gruppo di azioni sono: • semplificare l’azione amministrativa attraverso l’istituzione di uno Sportello Unico nazionale per la pesca e l’acquacoltura, presso la DGPEMAC e l’imple- mentazione di Sportelli Unici a livello territoriale e l’Osservatorio Stato-Regioni • formare una norma unica per l’acquacoltura • assicurare un coordinamento organizzativo e facilitare la partecipazione di tutti i portatori d’interesse nell’azione di rilancio del settore per promuovere una Piat- taforma per l’Acquacoltura Il sistema statistico Una azione strategica è specificatamente indirizzata a migliorare il sistema statistico di di raccolta dati raccolta dati a livello nazionale per disporre di informazioni necessarie per la program- mazione strategica, per seguire le evoluzioni dei trend produttivi dell’acquacoltura ita- liana nei vari contesti regionali e per individuare gli interventi attività da implementare nel Programma Operativo. I risultati attesi sono procedure amministrative semplificate e non troppo onerose e con chiare assegnazione di responsabilità, iter procedurali certi, la riduzione e la sem- plificazione degli oneri amministrativi per le imprese e il miglioramento dei tempi di risposta delle Amministrazioni per il rilascio/rinnovo di concessioni e altre autorizza- zioni, dagli attuali 12-24 mesi ai 6 mesi raccomandati nel Piano d’azione Europeo. Il Piano si avvale di sistemi di valutazione dell’azione amministrativa per misurare le performances e i risultati raggiunti (indicatori). 20 Hishamunda et al., 2014) 21 World Bank

  36. 6. MACROBIETTIVI 111 MACROBIETTIVO 1. RAFFORZARE LA CAPACITÀ ISTITUZIONALE E SEMPLIFICARE LE PROCEDURE AMMINISTRATIVE S 1. LE AZIONI STRATEGICHE S 1.1 NORMA UNICA IN ACQUACOLTURA S 1.2 COORDINAMENTO ORGANIZZATIVO PER L’ACQUACOLTURA S 1.3 SEMPLIFICAZIONE DELLE PROCEDURE AMMINISTRATIVE S 1.4 SPORTELLO UNICO ACQUACOLTURA TERRITORIALE S 1.5 SISTEMA STATISTICO DI RACCOLTA DATI IN ACQUACOLTURA S 1.6 OSSERVATORIO STATO - REGIONI 112 6. MACROBIETTIVI MO 1. Rafforzare la capacità istituzionale e semplificare le procedure amministrative S 1.1 NORMA UNICA IN ACQUACOLTURA Sintesi - Questa azione è volta a favo- Settori - Tutti rire l’attuazione di interventi coordina- Soggetti attuatori - MiPAAF; raccordo ti per la redazione di un Testo unico in MATTM per la revisione della normativa acquacoltura, completando e integrando ambientale (in corso), con MIS, (imple- la normativa comunitaria nelle politiche mentazione della nuova normativa euro- nazionali e nelle decisioni relative alle pea in materia di sanità dal 2015), Mini- politiche dei territori, del mare e delle stero Sviluppo Economico, Regioni Regioni costiere. Si intende razionalizza- re e integrare le norme che si applica- Componenti Azione - a) Costituzione no in acquacoltura, spesso disperse e Tavolo interministeriale dedicato; in sovrapposizione, in un unico quadro b) Elaborazione di un Piano di lavoro; normativo nazionale per l’acquacoltu- c) Raccolta e revisione della normativa; ra (Legge 04.06.2010 n° 96), inserendo d) Elaborazione di un testo unico; quanto espresso nell’art. 111 del Codice e) Consultazione Stato-Regioni; Ambientale (Dlgs 152/2006) e dando f) Consultazione pubblica. soluzione alle diseguaglianze sui canoni concessori per le aree demaniali maritti- Azioni collegate - S2.1, S2.2, S2.3 me a uso di pesca, acquacoltura e altre Durata - 2015-2017 attività connesse. Risultati attesi Pubblicazione di un testo unico Criticità - Sovrapposizione di normative normativo per l’acquacoltura e Amministrazioni competenti a diversi livelli; differenze a livello locale nell’appli- cazione di leggi e procedure; incertezza relativa all’attuazione di direttive comu- nitarie sul settore, in particolare per gli aspetti ambientali.

  37. 6. MACROBIETTIVI 113 MO 1. Rafforzare la capacità istituzionale e semplificare le procedure amministrative S 1.2 COORDINAMENTO ORGANIZZATIVO PER L’ACQUACOLTURA Sintesi - Questa azione promuove la Criticità - Dispersione organizzativa del creazione e l’implementazione di stru- settore; ridotto numero di risorse umane menti per il coordinamento organizzativo per attività di direzione e gestione del dell’acquacoltura a livello nazionale, per settore. facilitare il confronto e la partecipazione degli operatori e degli altri agenti set- Settori - Tutti toriali e per rinforzare la partecipazione Soggetti attuatori - Amministrazione italiana nelle azioni a livello europeo, Centrale, altri soggetti mediterraneo e internazionale. L’azione prevede l’istituzione della Piattaforma Ac- Componenti Azione - a) Piattaforma quacoltura quale ambiente di lavoro, inte- Acquacoltura, via Rete e Forum; razione, scambio e programmazione per b) Realizzazione Sito web dedicato gli operatori dei diversi settori dell’acqua- sul portale MiPAAF; c) Azioni di coltura. La Piattaforma è organizzata in confronto e disseminazione. un Forum e una Rete di ricerca a suppor- to delle imprese e dei decisori. Il Forum, Durata - 2015-2020 al quale partecipano rappresentanti delle Azioni collegate - S1.1, S1.3, S1.4, S1.5 diverse categorie di operatori dell’acqua- Risultati attesi coltura è l’interfaccia con l’Amministrazio- Istituzione della Piattaforma ne centrale, ne supporta l’azione a livello Acquacoltura Italiana europeo, con l’obiettivo di rendere coe- Creazione di un portale renti e sinergiche le azioni nazionali con per l’acquacoltura italiana le politiche di sviluppo a livello europeo e mediterraneo e internazionale; partecipa alla definizione delle strategie nazionali e delle priorità dell’acquacoltura italiana. Le attività del Forum sono coordinate e gestite con le attività della Rete Ricerca in Acquacoltura (S3.4) e rese fruibili attra- verso il Portale della Piattaforma. 114 6. MACROBIETTIVI MO 1. Rafforzare la capacità istituzionale e semplificare le procedure amministrative S 1.3 SEMPLIFICAZIONE DELLE PROCEDURE AMMINISTRATIVE Sintesi - Questa è la prima azione pro- Settori - Tutti mossa nell’ambito delle attività dello Soggetti attuatori - Regioni e Ammini- Sportello Unico nazionale per l’avvio strazioni territoriali del processo di semplificazione dei procedimenti autorizzativi per i diversi Componenti Azione - a) Analisi delle adempimenti amministrativi e per le li- procedure applicate (livello regionale); cenze/rinnovi di concessioni in acqua- b) Elaborazione di Linee Guida per la coltura. Prevede una prima analisi delle semplificazione; c) Proposta di revisione procedure esistenti a livello nazionale e dei Canoni concessori; d) Monitoraggio regionale, l’identificazione delle criticità dell’azione regionale di semplificazione. e l’elaborazione di Buone Pratiche per la semplificazione, il miglioramento e la Durata - 2015-2020 riduzione delle procedure amministrati- Azioni collegate - S1.1, S1.2, S1.4 ve. È auspicabile che anche le Regioni Risultati attesi implementino il processo di riforma con Linee Guida per la semplificazione l’Istituzione di Sportelli Unici territoriali amministrativa dedicati alla acquacoltura (S1.4). Per fa- vorire l’implementazione sul piano ope- rativo delle misure di semplificazione, lo Sportello Unico nazionale svolge il ruolo di coordinamento con le regioni. L’Ammi- nistrazione centrale seguirà l’implemen- tazione del processo e il monitoraggio del programma Operativo nel periodo di programmazione. Criticità - Iter amministrativo per au- torizzazioni e licenze lungo, costoso e poco efficace; differenze a livello regio- nale e locale nell’applicazione di leggi e procedure.

  38. 6. MACROBIETTIVI 115 MO 1. Rafforzare la capacità istituzionale e semplificare le procedure amministrative S 1.4 SPORTELLO UNICO TERRITORIALE PER L’ACQUACOLTURA Sintesi - Obiettivo di questa azione è la Settori - Tutti creazione di uno Sportello Unico territo- Soggetti attuatori - Regioni e Ammini- riale con funzioni: strazioni locali - amministrative per la gestione dei pro- Componenti Azione - a) Analisi delle cedimenti, per la presentazione di istan- realtà regionali e identificazione delle ze relative ad autorizzazioni, concessio- principali carenze per l’attivazione degli ni, richieste di accesso a finanziamenti, Sportelli Unici dedicati; b) Implementa- licenze, dichiarazioni ed ogni altra do- zione/istituzioni Sportelli Unici regionali cumentazione che riguardi l’esercizio di e/o locali; c) Implementazione e applica- attività di acquacoltura (con esclusione zione di procedure semplificate secon- delle autorizzazioni sanitarie/veterinarie do norma vigente; d) Implementazione di e quelle concernenti il benessere anima- strumenti digitali per l’accesso all’infor- le e la sicurezza alimentare); mazione e la presentazione di domande per le imprese. - informative per l’assistenza e l’orientamento; Durata - 2015-2020 Azioni collegate - S1.1, S1.2, S1.3 - promozionali per la divulgazione delle Risultati attesi opportunità e potenzialità esistenti per Istituzione di uno Sportello Unico lo sviluppo dell’acquacoltura e delle at- territoriale per l’acquacoltura tività collegate che incrementano il red- Applicazione di procedure semplificate dito delle imprese e del territorio (esem- e riduzione degli oneri e dei tempi pio attività ricreative, pesca ricreativa, amministrativi per le imprese ecoturismo)22. Incremento dell’utilizzo di tecnologie ICT nelle Regioni Criticità - Iter amministrativo per au- torizzazioni e licenze lungo, costoso e poco efficace; Differenze a livello locale nell’applicazione di leggi e procedure. 22 ai sensi del Decreto legislativo del 9 gennaio 2012 n. 4 116 6. MACROBIETTIVI MO 1. Rafforzare la capacità istituzionale e semplificare le procedure amministrative S 1.5 SISTEMA STATISTICO DI RACCOLTA DATI IN ACQUACOLTURA Sintesi - Obiettivo di questa azione è del sistema di raccolta e gestione dati a l’implementazione del sistema statistico livello nazionale; b) Realizzazione di studi di raccolta dati secondo quanto previ- pilota intesi a migliorare gli attuali sistemi sto dal Reg. CE 762/2008 per l’aggior- di raccolta e gestione dati; c) Sviluppo e namento e l’analisi dei trend produttivi e integrazione di sistemi informatici per as- tecnologici ai fini di una corretta pianifi- sicurare la fruibilità e la gestione dei dati cazione e gestione degli interventi pro- per il comparto, le Amministrazioni e la grammati nel Programma Operativo e Piattaforma Acquacoltura. nel Programma Nazionale Triennale del- la Pesca e dell’Acquacoltura. L’analisi dei Durata - 2015-2020 trend produttivi dell’acquacoltura italiana Azioni collegate - S1.1, S1.2 ha evidenziato numerose discrepanze Risultati attesi sui dati acquacoltura raccolti tra il 2002 Aggiornamento dei sistemi al 2011, sia per modifiche dei Regolamen- di raccolta dati ti europei applicati, sia per approcci non Realizzazione di un controllo omogenei nella raccolta e nella gestione di qualità dei dati dati a livello nazionale. Il Regolamento CE 508/2014 (FEAMP) prevede (art.77) le attività di raccolta, gestione e utilizzo di dati e il miglioramento dei sistemi di ar- chiviazione, fruibilità e gestione dei dati. Criticità - Carenza di informazioni per strategie dell’acquacoltura a livello di pa- ese/bacino geografico. Settori - Tutti Soggetti attuatori - MiPAAF, supporto Regioni, Amministrazioni territoriali Componenti Azione - a) Implementazione

  39. 6. MACROBIETTIVI 117 MO 1. Rafforzare la capacità istituzionale e semplificare le procedure amministrative S 1.6 OSSERVATORIO STATO -REGIONI Sintesi - La condivisione delle compe- Criticità - Carenza di informazioni sulle tenze tra Stato Italiano e Regioni a sta- strategie e le azioni dell’acquacoltura a tuto ordinario e speciale, nell’ambito del- livello di paese/bacino geografico. le azioni programmate e coerenti con il FEAMP, richiede un forte coordinamento Settori - Tutti per evitare che ci siano duplicazioni in Soggetti attuatori - MiPAAF, supporto ambiti territoriali che al contrario richie- Regioni derebbero una divisione del lavoro con ottimizzazione della spesa. Al fine di Componenti Azione - a) Costituzione/ perseguire tale finalità strategica è pre- implementazione della piattaforma infor- vista la istituzione, da parte del MiPAAF, mativa di raccolta delle iniziative FEAMP; di una piattaforma informativa dove do- b) Gestione dei flussi dati a livello regio- vranno convergere, in tempo reale, tutte nale-nazionale-regionale; c) Sviluppo e le iniziative regionali avviate in ambito integrazione di sistemi informatici per as- FEAMP. Tale strumento sarà aperto a sicurare la fruibilità e la gestione dei dati tutti gli attori della Cabina di Regia Stato per il comparto, le Amministrazioni e la Regioni e consentirà alle Regioni di apri- Piattaforma Acquacoltura. re un costruttivo dialogo sia con l’Am- ministrazione Centrale sia con le altre Durata - 2015-2017 Regioni su azioni già coordinate in molti Azioni collegate - S1.1, S1.2 casi in ambito sub-regionale Mediterra- FEAMP neo. Lo Stato per altro disporrà di tutte le Risultati attesi informazioni necessarie per valutare l’an- Sistema informativo Stato Regioni damento delle iniziative, la loro coerenza iniziative FEAMP con il Piano Operativo, ottimizzando la capacità di relazionare in CE ed in sede politica UE. L’Osservatorio consentirà maggiore tra- sparenza nelle scelte e capacità di va- lutazione proattiva. Il sito dedicato nella pagina Web del MiPAAF consentirà una costante informazione ai produttori ed a tutti gli stakeholders. 118 6. MACROBIETTIVI MACROBIETTIVO 2 6.2. ASSICURARE LO SVILUPPO E LA CRESCITA SOSTENIBILE DELL’ACQUACOLTURA ATTRAVERSO LA PIANIFICAZIONE COORDINATA DELLO SPAZIO E L’AUMENTO DEL POTENZIALE DEI SITI È urgente avviare un processo che consenta all’acquacoltura di operare sullo stesso piano con altri settori economici, garantendo al comparto la possibilità di competere per l’accesso e l’uso di risorse e spazi nell’ambiente marino e nelle acque interne. SITUAZIONE INIZIALE La concorrenza per L’acquacoltura ha bisogno di siti con appropriate caratteristiche ambientali e della lo spazio ha limitato disponibilità di acque di buona qualità. In Europa la mancanza di siti idonei per l’acqua- lo sviluppo della coltura è considerato uno dei fattori che ha limitato lo sviluppo e la crescita negli ultimi acquacoltura 15 anni. Nel 2000 la Commissione Europea rilevava come “la ridotta disponibilità di siti per la maricoltura, a seguito di assegnazione dello spazio per altri usi, costituisse un fattore limitante significativo all’espansione di questa attività” e nel 2002 indicava “la concorrenza per lo spazio” tra le sfide da affrontare per uno sviluppo sostenibile. Nel 2013, con la riforma della PCP23, viene assegnato agli Stati membri il compito di realizzare una pianificazione coordinata dello spazio24, compresa la pianificazione del- lo spazio marino a livello dei bacini marittimi, che tenga conto del potenziale e delle esigenze del settore acquicolo e garantisca l’assegnazione di spazi adeguati per lo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura nelle acque marine ed interne. La pianificazione La pianificazione coordinata dello spazio, inclusa la pianificazione dello spazio maritti- coordinata mo e la gestione della fascia costiera è il metodo per la distribuzione di attività, risorse dello spazio per e gruppi sociali nello spazio, a varie scale. Considera e integra le diverse politiche l’assegnazione di aree settoriale, nelle diverse aree geografiche, in funzione delle specificità socio economi- che dei territori e delle caratteristiche ambientali. Rappresenta pertanto lo strumento di programmazione privilegiato nell’ambito di strategie di sviluppo volte alla riduzione dei conflitti d’uso, alla massimizzazione dei profitti e alla salvaguardia delle risorse ambientali. 23 Reg (UE) 508/2014 24 COM(2013)229 def; COM(2009)162 def

  40. 6. MACROBIETTIVI 119 Il processo di pianificazione spaziale e l’assegnazione di aree prioritariamente desti- nate allo sviluppo di imprese acquicole può garantire molti benefici, quali: • maggiore chiarezza nei processi politico-decisionali di riferimento per lo sviluppo del settore; • un quadro di riferimento programmatico per le Amministrazioni competenti a va- rio titolo, con l’opportunità di integrare e sviluppare comparti diversi su scala re- gionale e locale; • coerenza nei principi guida e nei criteri per l’assegnazione di aree per l’acquacol- tura, facilitando i processi amministrativi nel sistema di assegnazione e rinnovo delle licenze, migliorandone la qualità dei servizi, la velocità e la trasparenza; • responsabilità condivise, perché prevede il coinvolgimento dei portatori d’inte- resse nel processo sin dalle fasi iniziali; • efficienza delle iniziative e degli investimenti pubblici, perché riduce duplicazioni e spreco di risorse in iniziative non adeguate e/o in siti non appropriati; • facilitazione delle iniziative e degli investimenti privati, perché aumenta la co- noscenza e la fiducia dei potenziali investitori che dispongono di un quadro di riferimento e garanzie di condizioni eque per lo sviluppo; • integrazione e promozione degli interessi economici e sociali legati all’acquacol- tura nei territori rurali e costieri vocati e in nuove aree, tenendo conto degli obiet- tivi di conservazione ambientale e di tutela della biodiversità nelle aree dove si sviluppano attività d’acquacoltura. MIGLIORARE L’USO DEGLI SPAZI MARINO COSTIERI L’identificazione di L’assegnazione di spazi adeguati nelle aree marino costiere per garantire lo sviluppo Zone Allocate per e l’integrazione delle attività d’acquacoltura è uno degli obiettivi del nuovo regime l’Acquacoltura (AZA) di pianificazione dello spazio marittimo atteso nei prossimi 5 anni nell’ambito della Politica Marittima Integrata per migliorare la competitività delle economie marittime (COM(2013)133 def). L’identificazione di zone dichiarate dall’autorità competente come “aree prioritariamente utilizzate per l’acquacoltura” è l’obiettivo che il Piano si pone nel prossimo periodo di programmazione in coerenza con la risoluzione del 2012 del Consiglio Generale del Mediterraneo (FAO GFCM/36/2012/1) sulle Zone Allocate per l’Acquacoltura (AZA) e la Comunicazione della Commissione sulla promozione dell’acquacoltura. 120 6. MACROBIETTIVI LE ZONE ALLOCATE PER L’ACQUACOLTURA (AZA) Le zone allocate per l’acquacoltura (AZA) sono dichiarate dall’autorità competente come “aree prioritariamente utilizzate per l’acquacoltura”, ovvero aree nelle quali non vi sono interferenze con altri utilizzatori e dove le condizioni ambientali per lo sviluppo dell’acquacoltura consentono di minimizzare gli impatti ambientali. Secondo la Risoluzione FAO, le AZA 25 rappresentano: • qualsiasi sistema di pianificazione spaziale o zonizzazione effettuato a livello lo- cale o nazionale • una zona marina in cui lo sviluppo dell’acquacoltura è prioritario rispetto ad altre attività • un’area dedicata all’acquacoltura, riconosciuta dalle autorità per la pianificazione fisica delle aree costiere, che possa essere considerata come una priorità per lo sviluppo dell’acquacoltura locale • un sistema di pianificazione finalizzato ad integrare le attività di acquacoltura nel- le zone costiere e in modo da evitare conflitti con altre attività • un modo per aumentare l’acquacoltura marina sostenibile nel Mediterraneo Valutare l’uso Molteplici sono gli aspetti da considerare in questo percorso, partendo dal principio complementare che non tutte le aree marine costiere sono uguali, e che alcune posso essere più e competitivo di vocate e importanti per specifiche caratteristiche ambientali, economiche e sociali. spazi e delle risorse Dovranno essere valutati, pertanto, tenuto conto dell’impegno delle Amministrazioni ambientali Pubbliche per il mantenimento di un buono stato ambientale, l’uso complementare e competitivo di spazi e le risorse ambientali con altri utilizzatori nelle aree marino co- stiere, e quindi la risoluzione di conflitti. Dal punto di vista ambientale dovrà essere definita l’estensione dello spazio da allo- care per lo sviluppo dell’acquacoltura rispetto agli obiettivi di crescita attesi, le specie e i sistemi di produzione più idonei in relazione alle condizioni ambientali, l’estensione dei siti da dare in concessione in funzione dei diversi sistemi di produzione, la capa- cità ecologica dei sistemi, le misure di biosicurezza e le esigenze di salute animale. I rischi correlati ai cambiamenti climatici e alla possibilità di calamità naturali, rispetto ai quali le aree costiere sono molto vulnerabili. Dal punto di vista economico, si dovranno valutare i costi per usi alternativi dello spa- zio e dell’acqua rispetto all’uso in acquacoltura, i servizi ecosistemici resi, la viabilità economica delle iniziative e la disponibilità di servizi e logistica per lo sviluppo di attività d’acquacoltura a livello locale. 25 Resolution GFCM 36/2012/1

  41. 6. MACROBIETTIVI 121 INSEDIAMENTI NELLE AREE COSTIERE Le aree costiere sono i territori maggiormente occupati da insediamenti urbani e da attività economiche e produttive e la densità di popolazione sulle coste è doppia rispetto alla media nazionale. Il 30% della popolazione italiana vive stabilmente nei 646 comuni costieri che coprono il 13% del territorio nazionale26 (ISTAT). Il territorio occupato con strutture urbane nella fascia di 10 km dalla riva è pari al 9,2%, mentre nel resto del territorio nazionale è del 5,8%27. Nelle Regioni centro-adriatiche, il processo di urbanizzazione che si è sviluppato pre- valentemente negli ultimi 50 anni, ha occupato oltre la metà del territorio entro i 300 metri dalla riva (Abruzzo: 62%, Marche: 59%, Emilia-Romagna: 55%). Altre zone ac- canto a grandi centri urbani marittimi (Trieste, Napoli, Catanzaro, Catania), presentano tratti di costa naturale e una minore concentrazione di nuclei e centri abitati costieri si osservano in Sardegna. In Italia, oltre 300 km di coste sono occupati da circa 700 porti e opere marittime minori che si sviluppano oggi per una lunghezza complessiva di circa 2.250 km su un totale di 8.300 km di costa; il 27% è destinato a strutture commerciali e industriali, alle attività cantieristiche e quelle asservite all’industria, e circa il 63% (1.415 km) è costituito da porti e porticcioli. Dal 2000 al 2007 sono stati realizzati 34 nuovi porti e 181 aree portuali esistenti, compresi i grandi sistemi portuali del paese, sono state ampliate o ristrutturate. Approccio Lo sforzo di raggiungere obiettivi multipli simultaneamente e di integrare i diversi set- ecosistemico in tori che operano in una area e/o gestiscono una area richiederà l’adozione di un ap- Acquacoltura (EAA) proccio integrato che include le diverse componenti della sostenibilità, in altre parole un approccio ecosistemico per lo sviluppo dell’acquacoltura (EAA). LA QUALITÀ AMBIENTALE NELLE AREE DESTINATE ALLA MOLLUSCHICOLTURA La Direttiva Acque Le recenti politiche europee sull’acqua, in particolare la Direttiva sulle Acque e la e la Direttiva Direttiva Strategia Marina, entrambe in fase di implementazione rispettivamente al Strategia Marina e 2015 e al 2020, potranno avere importanti effetti sulle attività delle imprese di mol- le implicazioni per la luschicoltura. Se è vero che il rispetto di entrambe è un prerequisito per lo sviluppo molluschicoltura sostenibile del settore, è necessario anche considerare che la molluschicoltura per 26 ISPRA (2012) Annuario dei dati ambientali 27 Corine Land Cover (2006) 122 6. MACROBIETTIVI svilupparsi richiede spazi e soprattutto acque di elevata qualità per garantire le produ- zioni, assicurare la salute delle specie in allevamento e garantire la qualità dei prodotti per il consumo. Ne consegue che la qualità dei corpi idrici è un fattore chiave per la conservazione, ma anche per la produzione. Le due direttive ambientali riguardano aspetti chiave per le attività di molluschicoltura, per le implicazioni di protezione delle risorse acquatiche, di designazione di aree pro- tette per la molluschicoltura con requisiti idonei alle attività d’allevamento e raccolta, per la gestione responsabile delle attività antropiche sulla fascia costiera e la riduzio- ne dei carichi inquinanti, per i requisiti di qualità ambientale delle aree protette, da cui dipende la qualità igienico sanitaria dei prodotti e la salute del consumatore. In par- ticolare la Direttiva Acque che a Dicembre 2013 ha abrogato la Direttiva Molluschi28, che assicurava i controlli per la qualità chimica e microbiologica delle acque destinate ai molluschi e nel prodotto. Elevata qualità Nel 2011 la qualità ambientale delle aree di produzione in Italia, misurata secondo la ambientale nelle aree Direttiva Molluschi su un totale di circa 6.000 km2 di superficie classificata su 460 di produzione aree classificate tra allevamenti e banchi naturali è risultata elevata: il 78% delle aree di molluschi (2011) è classificato in area A, 21% in area B e solo 1% in area C. La qualità igienico sanitaria dei prodotti misurata tra il 2009 e il 2011 rileva un trend migliorativo nel triennio della qualità nelle aree dove il prodotto è destinato al consu- mo diretto, senza previa depurazione o stabulazione, con campioni conformi per circa 85% per Escherichia coli e per il 99% per Salmonella spp. Contaminazione Il mantenimento o il raggiungimento del buono stato ambientale, atteso con i program- chimica mi e le misure implementate nelle due Direttive tra il 2015 e il 2020, dovrebbe dare e microbiologica assicurazioni del mantenimento della qualità delle acque marino costiere e offshore anche per le attività di molluschicoltura. In Italia, tuttavia, l’implementazione della Di- rettiva per la Strategia Marina per quanto riguarda il Descrittore 9 per la contaminazio- ne, ha fissato obiettivi (GES e TARGET) solo per i contaminanti chimici, ma non per i contaminanti microbiologici, pur inclusi nel Descrittore 9 ma lasciati alla decisione del- lo Stato membro, secondo la Decisione della Commissione Europea 2010/477/UE29. Strategia Marina Altri Paesi europei hanno già incluso i contaminanti microbiologici nella definizione del (descrittore 9) GES per il Descrittore 9: Germania e Belgio utilizzando il criterio già disponibile per i contaminanti chimici, la Francia adottando un nuovo criterio ad hoc. L’uso di criteri e standard diversi tra i Paesi europei per classificare e monitorare la qualità ambien- tale delle aree destinate alla molluschicoltura susciterà presto interrogativi su come 28 All.1 della Direttiva 2006/113/EC 29 Tabella 2, All. 3

  42. 6. MACROBIETTIVI 123 assicurare alle imprese di molluschicoltura dei diversi Paesi europei le stesse regole e gli stessi standard ambientali e sanitari. Sulla base di quanto premesso, si pone l’attenzione sulla necessità di proseguire nell’Agenda della Strategia Marina la messa a punto di un nuovo sistema di monitorag- gio della qualità ambientale (art. 12) nelle aree di molluschicoltura, con la definizione di un GES e un target specifico come indicatore rilevante per l’ambiente e la salute Il RASFF 2013 pubblica. È rilevante, infatti, evidenziare che le notifiche sanitarie al Sistema di Allerta denuncia un aumento Rapido comunitario (RASFF) per la categoria “molluschi bivalvi e prodotti derivati” delle notifiche sono in aumento e nell’ultimo anno hanno fatto registrare un +130%, in seguito ai sanitarie per numerosi casi di non conformità riscontrati soprattutto per Escherichia coli, norovirus i molluschi (+130%) e biotossine marine. In particolare il superamento dei limiti legislativi per Escherichia coli è stato notificato in vongole provenienti da Grecia, Turchia, Croazia, Italia, e in mi- tili dalla Spagna. La presenza di norovirus è stata notificata con frequenza in ostriche provenienti dalla Francia e in vongole importate da Turchia e Tunisia. PISCICOLTURA IN ACQUE DOLCI La Direttiva Acque e La direttiva comunitaria sulle acque (UE 2000/60), recepita con il Dlgs 152/2006 le implicazioni per la (Codice Ambientale) ha avviato un complesso processo di riorganizzazione degli stru- troticoltura menti e delle politiche per la tutela e la gestione delle risorse idriche, con l’obiettivo di prevenire il deterioramento dello stato ecologico e chimico di tutti i corpi d’acqua superficiali e di raggiungere una qualità soddisfacente entro il 2015. Gli obiettivi mini- mi di qualità ambientale sono definiti in funzione della capacità dei corpi idrici di man- tenere i processi di autodepurazione e di sostenere le comunità naturali. Gli obiettivi specifici sono definiti in base alla destinazione d’uso, ovvero per garantire l’idoneità del corpo idrico a sostenere un particolare utilizzo a lungo termine (uso sostenibile). Oltre alla protezione delle acque, la norma prevede anche aspetti di tipo quantitati- vo, ovvero di risparmio idrico, attraverso il quale devono essere garantiti gli obiettivi specifici. Il Codice ambientale riveste una grande importanza per tutte le attività di acquacoltu- ra, e in particolare per quelle che richiedono e dipendono dalla disponibilità di quan- tità di acque superficiali di buona qualità, come la troticoltura. Principalmente tre aspetti del nuovo quadro legislativo possono avere effetti sull’at- tuale sistema di produzione in acque dolci e sulla sostenibilità delle aziende: La disponibilità della 1. La disponibilità della risorsa idrica: aspetto strategico per quegli impianti lo- risorsa idrica per calizzati in una area ristretta e che derivano l’acqua dallo stesso corso d’ac- l’allevamento e il DMV qua, come nel caso delle troticolture in serie in alcune aree del Nord-Est. 124 6. MACROBIETTIVI Al 2013 sono stati approvati i Piani di gestione di 6 degli 8 Distretti Idrografici previsti dalla normativa vigente (D.L. 152/06 e s.m.i): • il PdG Distretto Idrografico padano; • il PdG Distretto idrografico pilota del Serchio; • il PdG Distretto Idrografico dell’Appennino meridionale; • il PdG Distretto Idrografico della Sardegna; • il PdG del Distretto Idrografico dell’Appennino Centrale; • il PdG del Distretto Idrografico dell’Appennino Settentrionale. Per il distretto idrografico delle Alpi Orientali, il Piano è in approvazione al Consiglio dei Ministri, e il Piano del Distretto idrografico della Sicilia è in fase di predisposizione. Ai sensi del Codice ambientale, il prelievo dell’acqua deve tenere conto del deflusso minimo vitale (DMV), senza alterare il bilancio idrico, idrologico, morfologico e biolo- gico del corso acqua; al tempo stesso per gli impianti d’acquacoltura deve essere ga- rantito, secondo l’art. 167 del Codice ambientale, un adeguato approvvigionamento30, a salvaguarda appunto delle priorità d’uso per l’acquacoltura nei periodi di siccità e comunque nei casi di scarsità di risorse idriche Miglioramento della 2. Il miglioramento, laddove necessario, della qualità degli effluenti delle troticolture. qualità degli effluenti La qualità degli effluenti non sarà più solo misurata rispetto ai valori limiti indicati delle troticolture per gli scarichi in acque superficiali come in passato (Dlgs 152/99, allegato 5, ta- bella 3), ma in modo integrato come effetto delle alterazioni sulla struttura e funzio- nalità delle comunità vegetali e animali (stato ecologico) nel corpo idrico ricevente. Strategica è l’individuazione, di concerto con il MATTM, dei criteri relativi al con- tenimento dell’impatto sull’ambiente derivante dalle attività di acquacoltura e di piscicoltura, previsto dall’art. 111 del Decreto legislativo 152/2006. I costi per 3. I costi relativi ai servizi idrici, che secondo il decreto comprendono, oltre ai cano- i servizi idrici ni concessori, anche i costi di derivazione e i costi ambientali per l’utilizzo delle acque pubbliche. A tale proposito è opportuno rilevare che la Direttiva 2000/60 non prevede in linea di principio il recupero integrale dei costi dei servizi idrici, ma solo dei costi di manutenzione e di esercizio degli impianti per l’utilizzo delle acque e i costi ambientali secondo il principio “chi inquina paga”. Il nuovo metodo Per la troticoltura come per altri settori agroalimentari sostenuti dal FESR e dal Fondo tariffario idrico di coesione, dovrebbe essere garantito il contributo per il recupero dei costi dei servi- zi idrici conformemente all’articolo 9, paragrafo 1, della Direttiva 2000/60/CE. Da gennaio 2014 è in vigore anche il nuovo metodo tariffario idrico approvato 30 Decreto del Ministero dell’Ambiente n. 268/2004

  43. 6. MACROBIETTIVI 125 dall’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e i Servizi Idrici. Il metodo introduce un mec- canismo per il recupero dei costi ambientali ai sensi dell’art. 9 della Direttiva 2000/60 CE che tenga conto anche delle diverse situazioni a livello regionale e quattro dif- ferenti schemi tariffari in modo da consentire a ciascun Ente d’Ambito di adottare lo schema più idoneo a conseguire i livelli di qualità del servizio fissati a livello di ciascun ambito territoriale ottimale, anche in funzione degli investimenti da effettuare. LA QUALITÀ DEI CORPI IDRICI IN ITALIA Nel rapporto dell’EEA Report No 8/2012, European waters - assessment of status and pressures, elaborato con i dati dei Piani di Gestione 2010, l’Italia risulta ave- re una elevata percentuale di corpi idrici che non sono stati classificati (per fiumi Lo stato ecologico dei e laghi sono circa il 48%). Tuttavia, per quanto riguarda lo stato ecologico dei fiu- fiumi italiani è sopra mi classificati, l’Italia è sopra la media europea in base alla maggiore proporzio- la media europea ne rispetto al totale di corpi idrici in stato ecologico buono e elevato, mentre, per quanto riguarda i laghi, si trova appena al di sotto della media europea. Il monitoraggio previsto dalla normativa vigente (D.M. 56/2009 e D.M. 260/201031), attualmente in essere per tutte le categorie di corpi idrici e per tutti gli elementi di qualità biologica32, ha avuto esecuzione nel triennio 2009-2011 o, in alcuni casi, nel triennio 2010-2012 con successive prime valutazioni dello stato ecologico in conformi- tà con la Direttiva Acque. È attualmente in corso il secondo triennio di monitoraggio i cui risultati saranno disponibili per l’aggiornamento dei Piani di gestione al 2015. LA VALUTAZIONE D’IMPATTO AMBIENTALE IN ACQUACOLTURA La VIA è applicata in La valutazione d’impatto ambientale (VIA) applicata all’acquacoltura33 è tra gli aspetti modo diverso negli più rilevanti per l’acquacoltura di tipo intensivo. La norma prevede una serie di pro- Stati europei e a cedure per valutare il potenziale impatto di un progetto sull’ambiente e le possibili livello regionale opzioni per ridurre gli effetti. I progetti d’acquacoltura, che ricadono nell’Annesso II, sono costituiti da impianti intensivi sottoposti a screening e procedure di VIA. La Commissione Europea34 ha recentemente rilevato la necessità di semplificare que- sto strumento, riducendo i vincoli normativi e amministrativi, soprattutto per rende- re le procedure più omogenee e coerenti. La VIA è infatti applicata con profonde 31 Decreto Monitoraggio D.M. 56/2009 - Regolamento recante “i criteri tecnici per il monitoraggio dei corpi idrici e l’i- dentificazione delle condizioni di riferimento per la modifica delle norme tecniche del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante Norme in materia ambientale, predisposto ai sensi dell’articolo 75, comma 3, del decreto legislativo me- desimo”; Decreto Classificazione D.M 260/2010 - Regolamento recante “i criteri tecnici per la classificazione dello stato dei corpi idrici superficiali, per la modifica delle norme tecniche del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, predisposto ai sensi dell’articolo 75, comma 3, del decreto legislativo medesimo” 32 Con un’unica eccezione per la fauna ittica il cui metodo è in fase di revisione 33 Direttiva 85/337/CEE (“Direttiva VIA”), modificata dalle Direttive 97/11/CE e 2003/35/CE 34 COM(2009)378 def 126 6. MACROBIETTIVI differenze tra i paesi e tra le regioni, per quanto riguarda la dimensione degli impianti per cui viene richiesta, l’approccio tecnico e la qualità dei dati richiesti e ottenuti, l’uso dell’approccio precauzionale, gli standard ambientali applicati, la consultazione pubblica. Il 90% degli impianti Nel caso dell’acquacoltura italiana, la maggior parte degli impianti sono costituiti da italiani sono PMI non piccole e medie imprese, con caratteristiche tali da non essere soggetti a VIA; tuttavia soggetti a VIA la realizzazione di nuove infrastrutture e impianti con investimenti a valere sui Fondi Strutturali europei, renderà necessaria l’applicazione della VIA e l’uso di principi e procedure coerenti a livello nazionale e regionale. Gli imprenditori in acquacoltura la- mentano la lunga durata del procedimento, i costi onerosi, nessuna previsione sull’e- sito e la mancanza di indicatori e criteri per la valutazione dell’impatto, anche ai sensi dell’art. 111 del Dlgs 152/2006. SITI NATURA 2000 Circa 70 siti Natura La politica europea in materia di biodiversità è incentrata sulla rete Natura 2000, un 2000 ospitano attività insieme di siti protetti designati per mantenere uno stato di conservazione favorevole d’acquacoltura degli habitat e le specie più rare che ospitano, secondo la Direttiva Habitat (Allegato I, II) e la Direttiva Uccelli. La Rete Natura 2000 supporta il principio dello sviluppo sostenibile, per cui in questi siti le attività economiche, inclusa l’acquacoltura, non sono precluse, ma l’uso del ter- ritorio e i piani di sviluppo devono essere oggetto di valutazione e approvazione per garantire la compatibilità con gli obiettivi di conservazione del sito. In Europa le attività d’acquacoltura condotte nei siti Natura 2000, spesso presenti prima della designazio- ne del sito, insistono su circa il 5% dei siti, e in alcuni casi occupano oltre il 50% della superficie del sito. In Italia sono stati individuati 2.255 siti di importanza comunitaria e 559 Zone di Protezione Speciale, di cui 311 sono coincidenti. Di questi, oltre 70 siti ospitano attività d’acquacoltura, spesso presenti prima della designazione del sito.

  44. 6. MACROBIETTIVI 127 Figura 14 – MAPPA DEI SITI NATURA2000 E DELLE AREE MARINE PROTETTE Fonte: ISPRA 128 6. MACROBIETTIVI Linee Guida di L’articolo 6 della Direttiva Habitat (paragrafi 3 e 4) stabilisce le procedure per la valu- indirizzo del MATMM tazione di incidenza di qualsiasi piano o progetto, anche non direttamente connesso per il mantenimento o necessario alla gestione del sito, ma che possa avere incidenze significative tenen- degli obiettivi di do conto degli obiettivi di conservazione del Sito Natura. La responsabilità dei siti è conservazione demandata35 alle Regioni e alle Provincie mentre il Ministero dell’Ambiente fornisce e aggiorna le linee guida per la valutazione dei piani di gestione e per la gestione dei siti stessi nell’ambito della pianificazione territoriale. SINTESI DELLE CRITICITÀ • Scarsa considerazione dell’acquacoltura nella pianificazione spaziale e nella ge- stione integrata della fascia costiera • Scarsa implementazione della strategia per l’allocazione di zone prioritarie per l’acquacoltura (AZA) secondo i principi dell’approccio ecosistemico • Mancanza di criteri e indicatori per l’allocazione delle aree, da applicare sul terri- torio secondo le specificità locali • Scarso coordinamento delle istituzioni centrali, regionali e locali • Necessità di condividere, rendere fruibili informazioni e dati utili alla pianificazio- ne spaziale per l’acquacoltura (Direttiva Inspire) • Potenziale impatto della Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE) sulle attività d’acquacoltura continentale e la molluschicoltura • Potenziale impatto della Direttiva Quadro per la Strategia marina (2008/56/CE) sulle attività di maricoltura e molluschicoltura • Compatibilità delle attività di acquacoltura con gli obiettivi di conservazione nel- le aree Natura 2000. AZIONI STRATEGICHE MIGLIORARE L’USO DEGLI SPAZI MARINI È stato dato avvio L’obiettivo della pianificazione dello spazio marittimo è elaborare piani per determinare al percorso per l’utilizzo delle aree marine costiere e permettere diversi usi del mare. Il processo da at- l’identificazione tuare comprende varie fasi: la raccolta di informazioni, l’individuazione dei problemi, la delle AZA (2014) mappatura delle attività economiche, la pianificazione, l’adozione di decisioni, la gestione, il controllo dell’esecuzione e la partecipazione delle parti interessate (COM 2013/133). Il processo, che prende avvio con il piano, è articolato secondo le Linee guida elabo- rate a livello Mediterraneo dal GFCM-FAO (2012)36 per: 35 DPR 357/97 36 Guidelines for establishment of Allocated Zones for Aquaculture (AZA) in the Mediterranean countries. Studies and Review. General Fisheries Commission for the Mediterranean. No 93. Rome, FAO. 2012

  45. 6. MACROBIETTIVI 129 • selezionare i siti che offrono le maggiori garanzie per la minimizzazione degli effetti ambientali che le attività di allevamento potrebbero provocare; • assicurare che le condizioni ambientali del sito siano idonee per l’allevamento di organismi marini ovvero per il loro sviluppo e la salubrità dei prodotti; • ridurre potenziali conflitti o interrelazioni negative tra le varie attività produttive o gli altri utenti attivi nella fascia costiera, attraverso il coinvolgimento dei portatori d’interesse per garantire benefici economici e sociali alle popolazioni rurali e co- stiere coinvolte; • creare nuove opportunità di investimento in acquacoltura, a fronte di un coerente quadro amministrativo e concessorio. Il percorso di identificazione di aree da allocare per lo sviluppo dell’acquacoltura in Italia prevede una prima fase d’inventario dei siti d’acquacoltura esistenti e l’identifica- zione di nuove aree (D.M. 55/2013), attraverso lo sviluppo di conoscenze e strumenti appropriati. SVILUPPARE STRUMENTI PER L’ASSEGNAZIONE DELLE AREE La maggior parte degli effetti ambientali dell’acquacoltura può essere più facilmente gestita e minimizzata nel caso di un’appropriata scelta del sito e l’applicazione di buo- ne pratiche. L’assegnazione di aree da parte delle Autorità dovrà basarsi sulle migliori conoscenze ambientali, tecniche, biologiche e avvalersi di strumenti e modelli che consentano Indicatori, sistemi di prevedere i potenziali impatti. Pertanto, la disponibilità di criteri e indicatori per la GIS, protocolli scelta dei siti, di dati ambientali georeferenziati nonché sistemi informativi geogra- di monitoraggio fici (GIS), che consentono di associare le aree di produzione d’acquacoltura con le ambientale informazioni ambientali e con le altre attività antropiche che insistono nell’area, sono e modelli d’impatto strumenti indispensabili per individuare siti idonei e disponibili e ridurre le esternalità negative che originano dalle attività d’acquacoltura. Modelli di stima dei carichi e del- la dispersione dei reflui d’acquacoltura, basati sulla produzione attesa, sulle specie allevate ed il loro metabolismo, sulle correnti e le caratteristiche idrodinamiche del sito, possono essere utilizzati per stimare le pressioni e gli impatti attesi e supportare i decisori sulla opportunità di concedere licenze e permessi. Protocolli di monitorag- gio ambientale, specifici in funzione delle attività di produzione (specie, tecnologia, biomasse) e delle caratteristiche del sito, consentiranno di monitorare gli effetti delle attività d’acquacoltura sull’ambiente e adottare misure operative quando necessario. Per misurare la sostenibilità delle attività di produzioni acquicole, dovranno essere svi- luppati opportuni indicatori ambientali, economici e sociali a livello nazionale, locale, di singolo impianto di produzione, in analogia ad altri paesi europei e mediterranei. 130 6. MACROBIETTIVI ASSEGNAZIONE DI AREE PROTETTE PER LA MOLLUSCHICOLTURA La qualità microbiologica delle aree di produzione dei molluschi bivalvi è indicativa del livello di pressioni antropiche che insistono su tali aree e rappresenta un indicato- re di qualità di grande rilevanza per l’ambiente e la salute pubblica. Sviluppo di Zone La Commissione Europea37 ha richiesto agli Stati membri di elaborare entro il 2015 i protette per la piani di gestione dei bacini idrografici previsti nell’ambito della Direttiva Quadro sulle molluschicoltura Acque, tenendo conto della necessità di mantenere come minimo il livello di protezio- ne delle zone di crescita dei molluschi già garantito dalla direttiva sulla qualità delle acque destinate alla molluschicoltura. Tali aree dovrebbero essere designate come “zone protette per la molluschicoltura” ai sensi della Direttiva Acque. Non sarà inol- tre consentita l’esistenza di regimi di regolamentazione distinti per i due tipi di zone, vecchie e nuove assegnate. Il piano prevede azioni da implementare a livello centrale e regionale volte a rispon- dere alle esigenze di mantenimento della qualità ambientale delle aree destinate alla produzione e raccolta dei molluschi anche a garanzia di condizioni di concorrenzialità delle imprese di molluschi. In linea generale l’azione prevista in questo Macrobiettivo include le seguenti componenti strategiche: • L’individuazione di nuove aree da destinare per lo sviluppo della molluschicoltu- ra, attraverso lo sviluppo di AZA; Il monitoraggio • La realizzazione di una rete nazionale di monitoraggio dei contaminanti microbio- dei contaminanti logici nelle aree di produzione e raccolta di molluschi, integrando i requisiti previsti microbiologici e dei dalla Direttiva quadro sulle Acque (Dlgs 152/2006) e quelli del Pacchetto Igiene; patogeni per l’uomo • L’integrazione nel Programma di Monitoraggio ambientale di cui all’art. 12 del- la Strategia Marina e la validazione di un indicatore di GES per i contaminanti microbiologici; L’acquisizione di conoscenze e informazioni su batteri e patogeni emergen- ti (virus epatici ed enterici indicatori di impatto antropico, Vibrio parahae- molyticus) nella molluschicoltura è di rilevante importanza per la salute umana. 37 COM(2009)162 def

  46. 6. MACROBIETTIVI 131 PIANIFICAZIONE DELL’ACQUACOLTURA IN AREE DI ELEVATA IMPORTANZA ECOLOGICA Mappare gli impianti Nelle aree considerate sensibili, quali Siti Natura 2000, Siti Ramsar e in altre aree ad all’interno di zone elevata valenza ambientale, la pianificazione spaziale e la scelta dei siti deve basarsi Natura 2000 sull’utilizzo di tutte le migliori evidenze scientifiche, ambientali, legali, tecniche e socio economiche per migliorare la validità del processo e garantire la conservazione e la tutela dell’ambiente e dei territori, conseguire o mantenere un buono stato ecologico, senza concorrere alla perdita di biodiversità, al degrado dei servizi ecosistemici e concorrere a rischi di inquinamento. Valutare gli impatti L’applicazione della direttiva habitat, unitamente alla nuova Direttiva Acque e alla e introdurre misure Strategia Marina, richiederà valutazioni approfondite circa le opportunità di mante- compensative nere le attività d’acquacoltura nelle aree Natura 2000, in funzione delle caratteri- stiche ambientali, del tipo di attività e del sito, delle componenti dell’ecosistema e degli obiettivi di conservazione. Nelle valutazioni occorre innanzitutto dimostrare in maniera oggettiva e documentabile che: I) non ci sono effetti significativi delle attività d’acquacoltura su siti Natura 2000 (Livello I: Screening); II) non ci sono effetti in grado di pregiudicare l’integrità di un sito Natura 2000 (Livello II: valutazione appropriata); III) non esistono alternative al piano o progetto in grado di pregiudi- care l’integrità di un sito Natura 2000 (Livello III: valutazione di soluzioni alterna- tive); IV) esistono misure compensative in grado di mantenere o incrementare la coerenza dell’attività con l’area Natura 2000 (Livello IV: valutazione delle misure compensative). L’azione strategica è volta a realizzare la mappatura di tutti gli impianti che già insi- stono in zone Natura 2000 e verificare se le attività d’acquacoltura possono avere effetti significativi in grado di pregiudicare l’integrità di un sito, stabilendo, quando necessario, misure compensative per mantenere o incrementare la coerenza. Gli acquacoltori, le associazioni di categoria e gli altri portatori d’interesse dovranno essere coinvolti fin dall’inizio nel processo che interessa il rapporto attività produt- tive/ambiente e nella ricerca di misure compensative, qualora necessario, per gli impianti che ricadono in siti Natura 2000. 132 6. MACROBIETTIVI CERTIFICAZIONE DELLA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE NELLE ZONE ALLOCATE PER L’ACQUACOLTURA Performanace L’acquacoltura è uno tra i sistemi di produzione zootecnica più sostenibili in termini di ambientali uso di risorse naturali, emissione di nutrienti, uso di superfici e consumo d’acqua dol- dell’acquacoltura ce (World Bank, 2013). Sistemi basati su indicatori (GFCM, 2013) e tecniche di “green economy analysis” e di “life cycle assessment” (LCA) dei diversi tipi di produzione ac- quicola possono consentire la valutazione e il confronto delle performance ambientali dell’acquacoltura con quelle di altre attività economiche e dei sistemi di produzione zootecnica, e facilitare l’integrazione delle attività d’acquacoltura in un contesto più ampio e olistico. È importante che nelle zone assegnate, le attività d’acquacoltura sia- no certificate in termini di sostenibilità ambientale, in un confronto che può premiare e riconoscere l’efficienza dell’acquacoltura verso altri sistemi e facilitare così l’asse- gnazione di nuove aree avviando un percorso virtuoso. La certificazione Gli attuali sistemi di certificazione considerano le performances ambientali e certifica- ambientale delle no le singole aziende o, in alcuni rari casi, gruppi di aziende. Tuttavia gli impatti ecolo- aziende e dei prodotti gici più significativi, quali la perdita di biodiversità e l’eutrofizzazione non si rilevano a livello di singola azienda, ma riflettono gli impatti di più aziende e variano in funzione della capacità portante dell’ecosistema. Sistemi di certificazione per assicurare la so- stenibilità ambientale delle attività d’acquacoltura richiedono due condizioni speci- fiche: I) strumenti per la zonazione per definire gli spazi allocati, all’interno dei quali le performances dell’acquacoltura devono essere valutate e II) indicatori affidabili e robusti di sostenibilità da monitorare in programmi adattati alla capacità ecologica dei siti assegnati e alle attività d’acquacoltura.

  47. 6. MACROBIETTIVI 133 MACROBIETTIVO 2. ASSICURARE LO SVILUPPO E LA CRESCITA SOSTENIBILE DELL’ACQUACOLTURA S 2. LE AZIONI STRATEGICHE S 2.1 MIGLIORARE L’USO DEGLI SPAZI MARINI: ISTITUZIONE DI UN GRUPPO DI LAVORO E SVILUPPO DI CONOSCENZE E NUOVI STRUMENTI PER LA DEFINIZIONE DI ZONE ALLOCATE PER L’ACQUACOLTURA S 2.2 MIGLIORARE L’USO DEGLI SPAZI MARINI - ELABORAZIONE DI PIANI REGIONALI PER LE ZONE ALLOCATE PER L’ACQUACOLTURA S 2.3 AREE PROTETTE PER I MOLLUSCHI S 2.4 MIGLIORARE LA VALUTAZIONE D’IMPATTO AMBIENTALE (VIA) IN ACQUACOLTURA S 2.5 MIGLIORARE L’ACQUACOLTURA NELLE AREE NATURA 2000 S 2.6 ASSICURARE LA DISPONIBILITÀ E LA QUALITÀ DI RISORSE IDRICHE PER L’ACQUACOLTURA CONTINENTALE 134 6. MACROBIETTIVI MO 2. Assicurare lo sviluppo e la crescita sostenibile dell’acquacoltura attraverso la pianificazione coordinata dello spazio e l’aumento del potenziale dei siti acquicoli S 2.1 MIGLIORARE L’USO DEGLI SPAZI MARINI: ISTITUZIONE DI UN GRUPPO DI LAVORO E SVILUPPO DI CONOSCENZE E NUOVI STRUMENTI PER LA DEFINIZIONE DI ZONE ALLOCATE PER L’ACQUACOLTURA Sintesi - L’azione propone l’istituzione di Componenti Azione - a) Definizione un gruppo di lavoro per la definizione dei del percorso metodologico per le AZA; criteri e degli strumenti da utilizzare per b) Sviluppo di criteri, metodologie e indi- implementare il processo di “Allocazione catori per l’esclusione e la selezione di di zone marine per l’acquacoltura” (AZA), aree marino costiere e offshore da allo- tenuto conto dei principi della Direttiva care; c) Criteri per l’individuazione di zone (COM(2013)133 def) e della risoluzione di servizio a terra per le esigenze operati- GFCM/36/2012/1. Si prevede di realizza- ve degli impianti; d) Sviluppo di protocolli re le Linee guida per l’implementazione di monitoraggio ambientale specifici in del processo a livello regionale, in con- relazione alle specificità dei siti; e) Coor- divisione con le Regioni, che potran- dinamento con le Regioni per la condivi- no utilizzarle per favorire l’integrazione sione del processo tecnico e l’integrazio- dell’acquacoltura nei piani regionali di ne delle specificità regionali; f) Raccolta pianificazione dello spazio marino co- dati ambientali, territoriali e economici; g) stiero (S.2.2). Questa azione dà continu- Sviluppo di una Banca Dati AZA; h) Svi- ità al percorso già avviato dal MiPAAF luppo di modelli di carrying capacity; i) con l’azione pilota avviata nel 2014, e Definizione delle zone di effetto accet- prevede studi per il miglioramento delle tabile (AZE); l) Definizione di standard di conoscenze sugli ecosistemi acquatici qualità ambientale (EQS) per le AZA e che ospitano attività di acquacoltura e nelle AZE; m) Sviluppo di sistemi di ge- lo sviluppo di strumenti tecnici per la zo- oreferenziazione; n) Sviluppo di indicato- nazione, per i piani di monitoraggio am- ri di sostenibilità ambientale nelle AZA. bientale e il confronto della performance Durata - 2015-2020 ambientali di diversi sistemi produttivi. Azioni collegate - S1.1, S1.2, S2.2, S2.3, FEAMP - art. 51 Criticità - Assenza di pianificazione co- AdP - OT6 ordinata dello spazio per lo sviluppo dell’acquacoltura marina; ridotta integra- Risultati attesi zione delle attività di acquacoltura nella Costituzione di un Gruppo di lavoro. gestione integrata della zona costiera e Pubblicazione di Linee Guida per le AZA conflitti ambientali; assenza di criteri per Sviluppo banca dati e sistemi GIS per le la scelta dei siti di allevamento. AZA Definizione di protocolli di monitoraggio Settori - Piscicoltura marina; ambientale AZA molluschicoltura Sviluppo di indicatori di sostenibilità Soggetti attuatori - MiPAAF, coordina- mento con le Regioni, Regioni, Ricerca

  48. 6. MACROBIETTIVI 135 MO 2. Assicurare lo sviluppo e la crescita sostenibile dell’acquacoltura attraverso la pianificazione coordinata dello spazio e l’aumento del potenziale dei siti S 2.2 MIGLIORARE L’USO DEGLI SPAZI MARINI - ELABORAZIONE DI PIANI REGIONALI PER LE ZONE ALLOCATE PER L’ACQUACOLTURA Sintesi - Alcune Regioni (Marche, Ligu- Componenti Azione - a) Coordinamento ria, Emilia Romagna, Toscana) hanno già degli agenti settoriali, assegnazione di avviato un processo di pianificazione responsabilità tra le Amministrazioni; b) spaziale della zona marina costiera e al- Analisi degli strumenti di pianificazione e cune hanno elaborato una normativa di zonazione disponibili a livello Regionale; riferimento. L’azione prevede il supporto c) Incontri per la preparazione del Piano; all’implementazione a livello regionale d) Consultazione pubblica; e) Pubblica- del processo per l’allocazione di aree zione del Piano regionale per l’Allocazio- per l’acquacoltura (AZA) e l’individuazio- ne di Aree per l’Acquacoltura; f) Sviluppo ne di nuovi siti, tenendo conto della com- di cartografie e sistemi GIS regionali di patibilità ambientale e delle esigenze di supporto, pubblici e consultabili. sviluppo economico e interesse sociale nelle diverse realtà regionali. Durata - 2015-2020 Azioni collegate - S1.2, S2.1, S2.2, S2.4 Criticità - Ridotta integrazione delle at- FEAMP - art. 51 tività di acquacoltura nell’ambito della AdP - OT6 gestione integrata della zona costiera; mancanza di programmazione per uso Risultati attesi della fascia costiera e conflitti ambientali; Aumento del numero di zone allocate e scarsa pianificazione e assenza di criteri di superfici per lo sviluppo di siti acquicoli per la scelta dei siti di allevamento. Settori - Piscicoltura marina; molluschicoltura Soggetti Attuatori: Regioni e Ammini- strazioni territoriali 136 6. MACROBIETTIVI MO 2. Assicurare lo sviluppo e la crescita sostenibile dell’acquacoltura attraverso la pianificazione coordinata dello spazio e l’aumento del potenziale dei siti acquicoli S 2.3 AREE PROTETTE PER I MOLLUSCHI Sintesi - Questa azione è volta a migliorare contaminanti microbiologici nelle aree di la qualità microbiologica38 delle aree di pro- produzione e raccolta di molluschi, inte- duzione di molluschi attraverso l’implemen- grando i requisiti ambientali e sanitari previ- tazione dei piani di monitoraggio dei conta- sti dalla Direttiva quadro sulle Acque (WFD, minanti microbiologici in ambito costiero e Dlgs 152/2006) e quelli del Pacchetto Igie- offshore al fine di a) colmare la mancanza to- ne, con protocolli e parametri condivisi tra i tale o parziale di attività di monitoraggio per soggetti attuatori (ARPA/ASL/IIZZSS); b) Ag- alcuni corpi idrici designati; b) soddisfare la giornamento di dati sulla contaminazione necessità di uniformare i parametri microbio- microbiologica delle aree di produzione dei logici utilizzati per le attività di monitoraggio molluschi bivalvi e del prodotto destinato al e controllo; c) superare le carenze nel flusso consumo umano e implementazione di un di comunicazione delle informazioni dalle sistema geodatabase sui dati ambientali e Regioni nell’ambito dei monitoraggi vigenti; microbiologici relativi alle aree di produzio- d) soddisfare la necessità di validare metodi ne dei molluschi bivalvi; c) Individuare fonti condivisi di valutazione della contaminazio- di pressione antropica per ridurne l’impatto ne secondo quanto già stabilito dai piani di nelle aree destinate ai molluschi, attraverso sorveglianza sanitaria e dal Dlgs 152/2006 l’applicazione di strumenti normativi già esi- in campioni di molluschi bivalvi; e) riclassi- stenti (Dlgs 152/2006; Reg. 854/2004/CE); ficare lo stato di qualità microbiologica di d) Identificazione di nuovi siti con caratteri- alcune aree critiche e avviare piani per la stiche ambientali idonee alla molluschicol- mitigazione dell’impatto antropico. tura; e) Implementazione di un sistema di “allerta” rivolto agli addetti alla produzione Criticità - Ridotta integrazione delle at- e raccolta di molluschi bivalvi. tività di acquacoltura nell’ambito della gestione integrata della zona costiera; Durata - 2015-2020 inquinamento costiero e rischi di conta- Azioni collegate - S2.1, S2.2, S2.3, S3.1, S4.2 minazione da agenti chimici, microbio- FEAMP - artt. 49 (1b), 51, 79 logici e da tossine algali; scarsa qualità AdP - OT6 ambientale di alcuni ambienti costieri. Risultati attesi Settori -Molluschicoltura Miglioramento della qualità ambientale Soggetti Attuatori: MiPAAF, MATTM, MIS, delle aree destinate alla molluschicoltura Regioni, Amm. Locali, ASL-IIZZSS, ARPA Geodatabase sulla qualità ambienta- Componenti Azione - a) Realizzazione le e sanitaria delle aree destinate alla di una rete nazionale di monitoraggio dei molluschicoltura Sistema di “allerta” rivolto agli addetti alla 38 L’accertamento dei livelli di contaminazione chimica ambientale nelle aree di produzione dei molluschi bivalvi produzione e raccolta di molluschi bivalvi è oggetto di monitoraggio nell’ambito della Strategia Ma- rina (Descrittore 8) e dei livelli di contaminazione chimica nei molluschi (Descrittore 9) ai sensi del Dlgs 152/2006 e del Regolamento (CE) 1881/2006.

  49. 6. MACROBIETTIVI 137 MO 2. Assicurare lo sviluppo e la crescita sostenibile dell’acquacoltura attraverso la pianificazione coordinata dello spazio e l’aumento del potenziale dei siti acquicoli S 2.4 MIGLIORARE LA VALUTAZIONE D’IMPATTO AMBIENTALE (VIA) IN ACQUACOLTURA Sintesi - Al fine di contribuire allo svilup- Componenti Azione - a) Gruppo di lavoro po di siti e infrastrutture legati all’acqua- tecnico; b) Elaborazione criteri e indica- coltura e di ridurre l’impatto ambientale tori; c) Proposta Linee Guida per acqua- degli interventi, questa azione si propo- coltura continentale e marina (pesci e ne di migliorare la Valutazione d’Impatto molluschi); d) Consultazione con i porta- Ambientale (VIA) e di Monitoraggio am- tori d’interesse e revisione. bientale degli interventi (PMA) applicato all’acquacoltura. Prevede la collaborazio- Durata - 2015-2017 ne con il MATTM (art.11 Legge 152/2006) Azioni collegate - S2.2; S2.4, S2.6 per l’elaborazione tecnica di criteri e in- FEAMP - artt. 51, 49 dicatori ambientali e la produzione di Li- AdP - OT3 nee Guida per la piscicoltura marina, la piscicoltura d’acqua dolce e la molluschi- Risultati attesi coltura da utilizzare per l’assegnazione Pubblicazione Linee Guida VIA di nuovi siti e per la vigilanza ambientale. Acquacoltura: Continentale Ciò contribuirà a semplificare i procedi- Molluschicoltura menti amministrativi, dare più certezza Piscicoltura Marina per nuovi investimenti e a ridurre le dif- ferenze nell’applicazione della norma tra le Regioni, garantendo agli operatori le stesse procedure e requisiti ambientali per l’installazione di nuovi impianti. Criticità - Ridotta integrazione delle at- tività di acquacoltura nell’ambito della gestione integrata della zona costiera; mancanza di programmazione per uso della fascia costiera e conflitti ambientali. Settori - tutti Soggetti attuatori - MiPAAF, MATTM, Regioni 138 6. MACROBIETTIVI MO 2. Assicurare lo sviluppo e la crescita sostenibile dell’acquacoltura attraverso la pianificazione coordinata dello spazio e l’aumento del potenziale dei siti acquicoli S 2.5 MIGLIORARE L’ACQUACOLTURA NELLE AREE NATURA 2000 Sintesi - Al fine di promuovere lo svilup- Componenti Azione - a) Caratterizzazio- po di un’acquacoltura che abbia minimi ne e georeferenziazione degli impianti impatti sull’ambiente e fornisca servizi che ricadono nelle aree Natura 2000; ambientali, l’articolo 54 del FEAMP so- b) miglioramento delle conoscenze sugli stiene lo sviluppo di metodi di acquacol- habitat e le specie, c) analisi delle misu- tura compatibili con esigenze ambientali re di mitigazione sito specifiche; d) linee specifiche e soggetti a requisiti di gestio- guida del MATTM in collaborazione con ne specifici risultanti dalla designazione il Sistema Agenziale e ISPRA. dei siti NATURA 2000 conformemen- te alle Direttive 92/43/CEE e 2009/147/ Durata - 2015-2020 CE. Questa azione prevede la mappa- Azioni collegate - S2.1, S2.3, 2.5 tura di tutti gli impianti d’acquacoltura FEAMP - artt. 51, 54, 79 che insistono nelle zone Natura 2000 AdP - OT6 e l’applicazione di procedure di valuta- Risultati attesi zione appropriata su gli eventuali effetti Sviluppo Linee Guida Acquacoltura in grado di pregiudicare l’integrità di un e Natura 2000 sito o alterazioni nelle popolazioni, sta- Realizzazione Geodatabase bilendo misure compensative quando Acquacoltura - Natura 2000 necessario. Criticità - Mantenimento degli obiettivi di conservazione nei siti Natura 2000. Settori - tutti Soggetti attuatori - MiPAAF, MATTM, Regioni, ARPA

  50. 6. MACROBIETTIVI 139 MO 2. Assicurare lo sviluppo e la crescita sostenibile dell’acquacoltura attraverso la pianificazione coordinata dello spazio e l’aumento del potenziale dei siti acquicoli S 2.6 ASSICURARE LA DISPONIBILITÀ E LA QUALITÀ DI RISORSE IDRICHE PER L’ACQUACOLTURA CONTINENTALE Sintesi - Al fine di promuovere lo svi- Componenti Azione - a) Individuazione luppo di un’acquacoltura in acqua dolce di un Gruppo di lavoro tecnico; b) Ela- sostenibile non solo dal punto di vista borazione criteri per una maggiore effi- ambientale ma anche socio- economico, cienza dell’utilizzo delle risorse (idriche dovranno essere definiti ambiti di inter- ed energetiche) e stesura di linee gui- vento che consentano il miglioramento da ad hoc; c) Individuazione di modalità della qualità e dell’efficienza di utilizzo operative per semplificazione ed armo- della risorsa idrica. Tale scopo, con spe- nizzazione ed elaborazione procedure cifico riferimento all’art. 51 (1.b), dovrà semplificate applicabili ai diversi livelli; essere perseguito attraverso l’individua- d) Consultazione con i portatori d’inte- zione di criteri per l’ammodernamento o resse e revisione e pubblicazione degli la riconversione degli impianti esistenti e elaborati. il miglioramento dell’efficienza energe- tica, anche sulla base delle linee guida Durata -2015-2018 sviluppate per questo specifico settore Azioni collegate - S2.5 dall’azione S.2.4. Inoltre dovranno esse- FEAMP - artt. 48 (1 e, i, j), 51, 54 re individuate le modalità di valutazione AdP - OT6 dell’efficacia delle azioni progettate. Risultati attesi: Linee guida per una maggiore efficienza Criticità - Possibili effetti della applica- idrica ed energetica dell’acquacoltura in zione della normativa ambientale eu- aree continentali ropea sull’acquacoltura; riduzione della disponibilità della risorsa idrica per le im- prese, crescenti requisiti ambientali (es. obblighi ittiogenici). Settori - Piscicoltura d’acqua dolce Soggetti attuatori - Stato (MiPAAF, MATTM), Regioni, (ARPA, Autorità di Bacino) 140 6. MACROBIETTIVI MACROBIETTIVO 3 6.3. PROMUOVERE LA COMPETITIVITÀ DELL’ACQUACOLTURA SITUAZIONE INIZIALE Gli elementi di analisi: Oltre alla stringente necessità di dotare l’acquacoltura di un quadro normativo unico e le esigenze delle semplificato e di avviare il percorso di assegnazione di aree marino costiere per lo svi- imprese, i trend luppo di attività d’acquacoltura, il tema della competitività e dell’innovazione è centrale produttivi e i risultati per lo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura. Partendo dai risultati di analisi SWOT di del FEP 2007-2013 comparto, il Piano individua, coerentemente con gli obiettivi del nuovo Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP), quegli interventi strategici da porre in essere nel prossimo Programma Operativo 2014-2020 per stimolare l’innovazione, aumentare la competitività, favorire la conoscenza e il trasferimento dei risultati, diversificare le pro- duzioni, migliorare la sostenibilità e l’uso delle risorse ambientali. Il quadro di riferimento su cui sono stati programmati gli interventi da porre in essere origina da: • l’analisi dei fabbisogni di innovazione approfondita dal 2012 dal MiPAAF attraver- so consultazioni con le imprese, le associazioni, le Regioni, i ricercatori; • l’analisi dell’evoluzione della capacità produttiva dell’acquacoltura italiana, in evidente stato di stagnazione, con parziale paralisi di alcuni segmenti produttivi e la perdita di competitività delle imprese, anche aggravata dalla attuale crisi economica e finanziaria; • l’analisi di impatto degli interventi finanziati nel FEP (Asse 2 Acquacoltura), che an- che per il 2013 ha confermato un ridotto incremento della produttività e della com- petitività, del valore della produzione e dell’occupazione, e investimenti che nel complesso non hanno prodotto i risultati di innovazione e sviluppo attesi. La mag- gior parte degli interventi sono stati dedicati all’ammodernamento di impianti esi- stenti per ridurre i costi di produzione, migliorare il livello di efficienza produttiva e le condizioni lavorative, con scarsa o nulla innovazione tecnologica e di processo. Gli interventi per le misure idro-ambientali e sanitarie sono stati pochi, e la realizza- zione di nuovi impianti e progetti di R&S è stata frenata dalle difficoltà burocratiche e dai tempi procedurali. Inoltre, il generale stato di crisi dell’economia non ha con- sentito a molte imprese di eseguire investimenti, sia per la limitata capitalizzazione delle stesse sia per una forte difficoltà nell’acquisire finanziamenti dalle banche. •

  51. 6. MACROBIETTIVI 141 I primi anni del periodo di programmazione 2014-2020, saranno probabilmente carat- terizzati ancora dalla debolezza dello scenario congiunturale, da problemi di liquidità e di accesso al credito di molte imprese italiane, dagli alti costi energetici e dalla crescente competizione sui mercati, che potranno mettere in condizioni di ulteriore difficoltà soprattutto le PMI. La strategia per il rilancio e lo sviluppo del comparto comprende, pertanto, sia poli- tiche a breve termine volte a sostenere e valorizzare l’attuale sistema produttivo, sia politiche con prospettive a medio e lungo termine per favorire lo sviluppo, l’innovazio- ne e rilanciare gli investimenti. Politiche a breve Le prime prevedono interventi con ricadute immediate e sono volte a rafforzare la termine per rafforzare competitività dell’attuale sistema produttivo, a favorire gli adeguamenti strutturali nel- la competitività (PMI) le imprese d’acquacoltura, a riqualificare e diversificare le produzioni, a migliorare le prestazioni ambientali, a ridurre i costi energetici, a promuovere l’integrazione verti- cale e orizzontale, rilanciando la propensione agli investimenti nelle imprese, anche favorendo le condizioni di accesso al credito. Politiche a medio- Le seconde prevedono un approccio più strutturale, orientato a favorire lo sviluppo lungo termine di nuove attività e settori innovativi a elevata competitività lungo tutta la filiera pro- per favorire duttiva, con il rafforzamento delle attività di ricerca e innovazione e delle condizioni l’innovazione di contesto per dare nuovo impulso agli investimenti e a nuovi sistemi imprenditoriali. e gli investimenti Il contesto della competitività include tutti quei fattori sempre più rilevanti che in- tervengono lungo la filiera, partendo dall’accesso alle risorse primarie, alle relazioni commerciali e gli effetti della disponibilità di prodotti acquatici a basso prezzo. Per l’obiettivo della competitività il Piano considera quindi politiche distinte ma integrate che hanno il comune obiettivo di promuovere attività d’impresa e che corrispondono alle esigenze di rafforzamento e sviluppo del sistema produttivo. Individua come punti cardine il sistema della ricerca/innovazione e gli interventi finalizzati a migliorare le condizioni di accesso al credito, sia in prospettiva di sostegno e di crescita per le pic- cole e medie imprese, sia per sostenere l’innovazione in un’ottica di medio periodo. Incoraggia le attività di acquacoltura sostenibili sotto il profilo ambientale, efficienti in termini di risorse, innovative e fondate sulle conoscenze, con l’obiettivo di rafforzare la crescita, la competitività e l’occupazione. 142 6. MACROBIETTIVI Quattro ambiti In coerenza con gli obiettivi della nuova Politica Comune della Pesca e per facilitare d’intervento l’attuazione degli interventi previsti nel Fondo Europeo (FEAMP) e nel Programma Operativo Nazionale (PON), il Macrobiettivo 3 presenta le azioni strategiche per la competitività organizzate in quattro ambiti d’applicazione che corrispondo ai quattro obiettivi strategici dell’Asse Acquacoltura del FEAMP. Per ogni ambito sono breve- mente analizzate le esperienze disponibili sintetizzate le criticità e indicate le azioni strategiche prioritarie da prevedere nel periodo di programmazione. OBIETTIVI STRATEGICI (FEAMP, ART.6 PRIORITA’ 2) MO 3.1 Rafforzamento della competitività e della redditività delle imprese acquico- le, in particolare delle PMI; MO 3.2 Sostegno al rafforzamento dello sviluppo tecnologico, dell’innovazione e del trasferimento delle conoscenze; MO 3.3 Sviluppo di nuove competenze professionali e apprendimento permanente; MO 3.4 Promozione di un’acquacoltura che garantisca un livello elevato di tutela ambientale, salute e benessere degli animali, salute e sicurezza pubblica.

  52. 6. MACROBIETTIVI 143 MACROBIETTIVO 3. PROMUOVERE LA COMPETITIVITÀ IN ACQUACOLTURA S 3. AZIONI STRATEGICHE MO 3.1 RAFFORZAMENTO DELLA COMPETITIVITÀ E DELLA REDDITIVITÀ DELLE IMPRESE ACQUICOLE, IN PARTICOLARE DELLE PMI S 3.1 INVESTIMENTI PER MIGLIORARE LA COMPETITIVITÀ E LA REDDITIVITÀ DELLE IMPRESE ACQUICOLE S 3.2 SVILUPPO DELL’OCCUPAZIONE E SERVIZI INTEGRATI S 3.3 MIGLIORARE GLI STRUMENTI DI CREDITO E ASSICURATIVI S 3.4 MISURE DI SOSTEGNO PER RAGIONI DI ORDINE SANITARIO MO 3.2 SOSTEGNO AL RAFFORZAMENTO DELLO SVILUPPO TECNOLOGICO, DELL’INNOVAZIONE E DEL TRASFERIMENTO DELLE CONOSCENZE S 3.5 SOSTENERE L’INNOVAZIONE E LA RICERCA A SUPPORTO DELLE ESIGENZE DELLE IMPRESE S 3.6 MIGLIORARE LA CONOSCENZA E IL TRASFERIMENTO DEI RISULTATI MO 3.3 SVILUPPO DI NUOVE COMPETENZE PROFESSIONALI E APPRENDIMENTO PERMANENTE S 3.7 FORMAZIONE PROFESSIONALE E APPRENDIMENTO PERMANENTE MO 3.4 PROMOZIONE DI UN’ACQUACOLTURA CHE GARANTISCA UN LIVELLO ELEVATO DI TUTELA AMBIENTALE, SALUTE E BENESSERE DEGLI ANIMALI SALUTE E SICUREZZA PUBBLICA S 3.8 SVILUPPO DI NUOVI SISTEMI ACQUICOLI AD ELEVATA COMPATIBILITÀ AMBIENTALE S 3.9 PROMOZIONE DI METODI DI PRODUZIONE SOSTENIBILE S 3.10 PRESTAZIONE DI SERVIZI AMBIENTALI DA PARTE DELL’ACQUACOLTURA S 3.11 CONTROLLO E GESTIONE DELLE INTRODUZIONI E TRASLOCAZIONI DI SPECIE ALIENE A FINI D’ACQUACOLTURA S 3.12 PIANO PER LA GESTIONE DELLE POPOLAZIONI DI PREDATORI SELVATICI S 3.13 INTERVENTI PER L’ADATTAMENTO DELL’ACQUACOLTURA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI S 3.14 BUONE PRATICHE IN MATERIA DI BIOSICUREZZA, SALUTE E BENESSERE DEGLI ANIMALI IN ACQUACOLTURA S 3.15 RICERCA PER LO SVILUPPO DI NUOVI FARMACI E VACCINI S 3.16 REALIZZARE UNA RETE INFORMATIVA PER AGGIORNARE LE INFORMAZIONI AZIENDALI SULLO STATO DI SALUTE DEGLI ANIMALI ACQUATICI, SULLE INTERAZIONI CON L’AMBIENTE E SULLE ATTIVITÀ PRODUTTIVI 144 6. MACROBIETTIVI MO 3.1 RAFFORZAMENTO DELLA COMPETITIVITÀ E DELLA REDDITIVITÀ DELLE IMPRESE ACQUICOLE, IN PARTICOLARE DELLE PMI L‘analisi della competitività del settore ha fatto emergere molteplici ambiti di criticità e, dunque, di potenziale intervento; per coerenza con l’organizzazione del presente documento in questo paragrafo sono considerati gli aspetti economici e gli aspetti finanziari, mentre al Macrobiettivo 4 riferiscono le azioni più strettamente connesse alla competitività di mercato, ovvero alla fase finale della filiera, all’interno della quale vanno orientate le misure per promuovere condizioni di parità per i produttori sfruttan- done i vantaggi concorrenziali. PERFORMANCES ECONOMICHE DEI SEGMENTI PRODUTTIVI In generale, la segmentazione dell’intero comparto acquicolo nazionale è rappresen- tato da nove segmenti produttivi39. Per semplicità e sinteticità di analisi, è utilizzata una macro-distinzione tra: • imprese di molluschi; • imprese di specie ittiche di acqua dolce; • imprese di specie ittiche di acqua marina. Il fatturato La performance produttiva del settore acquacoltura non ha registrato significativi au- dell’acquacoltura menti in tonnellaggio, a fronte di un fatturato triplicato, che è passato dai circa 151 è aumentato, milioni di euro nel 1997 ai 430 milioni di euro nel 201140. I risultati ricavati dall’analisi ma la situazione patrimoniale del comparto hanno evidenziato che la situazione patrimoniale sta per- patrimoniale delle dendo la storica solidità che ha caratterizzato per lungo tempo l’intero settore produt- aziende perde tivo nazionale. la storica solidità I segmenti maggiormente in sofferenza risultano quelli a forte capitalizzazione, come gli impianti in gabbie o impianti in vasche in cui il processo di produzione include diversi passaggi, dalla fase di riproduzione fino a quella di commercializzazione dell’allevato. Gli indici di solidità, di liquidità e di struttura aziendale evidenziano che i capitali 39 DCF 2013 impianti a terra - ingrasso trote; impianti a terra combinati -trote; impianti a terra- ingrasso spigola e orata; impianti a terra combinati - ingrasso spigola e orata; gabbie - ingrasso spigola e orate; impianti a terra- ingrasso altre specie di acqua dolce; impianti a terra- ingrasso altre specie di acqua marina; impianti di vongole; impianti di mitili. 40 Unimar (2011); STECF DCF (2013)

  53. 6. MACROBIETTIVI 145 durevolmente vincolati stanno perdendo la capacità di coprire i fabbisogni di breve e lungo periodo e che la liquidità generale è in significativo peggioramento e comun- que inferiore all’unità (oscilla tra 0,5 per la molluschicoltura a circa 0,6 per il resto del settore). La profittabilità Dal punto di vista reddituale, invece, la scelte imprenditoriali non sfruttano appieno dell’acquacoltura è le peculiarità dell’acquacoltura italiana, che sarebbero in grado di condurre il com- bassa: ROE e ROI parto su livelli di reddito molto più alti. L’indebitamento verso terzi, in particolare, non consente un’adeguata remunerazione del capitale. Il ROE, infatti, si mantiene su livelli piuttosto bassi, passando da un valore medio dell’ultimo triennio di circa il 2% per il comparto piscicoltura, fino a poco più di un 3,5% per la molluschicoltura. Nonostante il fatturato sia lievemente cresciuto dal 2007 ad oggi, la profittabilità dell’intero settore è mediamente bassa per la piscicoltura, con un valore medio pon- derato, riferito al bilancio consolidato del settore sui risultati degli ultimi tre anni (2009- 2011), di circa 2,4%, mentre lievemente più alto è il ROI nel macro-aggregato della molluschicoltura, pari a circa 3,8%. Gli addetti Infine, in base ai dati statistici ufficiali, il settore acquacoltura in Italia è fortemente al di e i salari rispetto sotto delle medie europee per numero medio di occupati per azienda, che nell’ultimo alla media europea biennio è pari a circa 3 occupati (FTE) per impresa, con una produttività media per addetto di circa 59 mila euro per anno. A tali dati occupazionali, davvero bassi, sono collegati i costi per lavoro dipendente, che seppure hanno registrato una contrazione nell’ultimo biennio, sono comunque tra i più elevati d’Europa, essendo il corrispettivo salariale medio per addetto pari a circa 32 mila euro lordi per anno. PERFORMANCE DELLA MOLLUSCHICOLTURA Per il comparto della molluschicoltura la variabilità rispetto alla compagine sociale e alla struttura economica risulta elevata. Il comparto è caratterizzato da un numero si- gnificativo di cooperative e consorzi che operano in regime di gestione esclusiva di aree, su cui vantano diritti di concessione, e secondo logiche di management volte alla razionalizzazione dell’offerta, in base a quote prestabilite e condivise (modello valido per la venericoltura ma non per la mitilicoltura, dove la logica è produrre il più possibile, senza una adeguata strategia di mercato). Il comparto esprime una produzione lorda vendibile di oltre 112 mila tonnellate (2011) e un fatturato di oltre 146 milioni di euro. Il seme è il costo Nella ripartizione dei costi operativi del segmento dei mitili e delle vongole l’acquisizio- operativo più ne di seme (materia prima) - 78% per le vongole e 45% per le cozze - e la forza lavoro importante per (12% per il segmento delle vongole e 29% per il comparto mitili) rappresentano il mag- i mitili (45%) e le gior costo per l’aggregato, il cui risultato economico subisce un’erosione di oltre il 70% vongole (78%) per la copertura dei costi operativi. La molluschicoltura è un’attività “labour intensive” con una capacità produttiva per addetto (anno 2011) inferiore alle 19 tonnellate/anno (nel 2007 tale indicatore di produttività per addetto era oltre le 28 tonnellate per FTE). 146 6. MACROBIETTIVI Calo della redditività Il segmento ha registrato un calo della redditività nell’ultimo triennio, esprimendo un nell’ultimo triennio ROI medio di 0,11%. Il ricorso a capitali di terzi per coprire le contrazioni del fatturato, specialmente per la riduzione della produzione, è stato minimo; sono aumentati me- diamente i debiti a breve termine, contraendosi quelli a medio - lungo termine (inci- denza sul passivo è di circa il 17%). PERFORMANCE PISCICOLTURA D’ACQUA DOLCE Instabilità finanziaria La variabilità, nella struttura e nelle performance economiche, del segmento di specie e riduzione dei di acqua dolce è piuttosto bassa; se invece si riferisce la variabilità alla compagine margini di profitto giuridica, il livello è più alto: una numerosità contenuta riguarda le aziende di capitale, nell’ultimo triennio lasciando ampio spazio alle società di persone, per lo più a conduzione familiare, in cui la proprietà e la forza lavoro impiegata spesso coincidono. Per tale comparto si è stimata una forza lavoro di circa 900 FTE41 occupati. La produttività lavorativa stimata per tale segmento è di circa 40 tonnellate anno per addetto. La scarsa profittabilità ha determinato un maggiore ricorso, da parte delle imprese, a fonti di finanziamen- to esterno; la tendenza ha determinato un progressivo peggioramento della stabili- tà finanziaria delle imprese attive. Suddette dinamiche hanno, in maniera congiunta, determinato una riduzione piuttosto drastica dei margini di profitto e del risultato d’e- sercizio che, in un numero sempre più elevato di imprese, è negativo. La sostenibilità finanziaria del comparto, seppure peggiorata nell’ultimo triennio, è ancora da conside- rarsi nella norma, sebbene si siano ridotti in maniera sempre più marcata i margini di profitto. Analizzando la ripartizione dei costi di produzione, il comparto mostra simile ripartizione tra il costo della manodopera, il mangime e l’energia; tali costi tendono ad aumentare, laddove le imprese sono integrate verticalmente, poiché includono nel proprio processo anche la fase di riproduzione di avannotti. In generale il totale dei costi operativi, con esclusione dei costi per la manodopera, è di circa il 71% del fatturato. PERFORMANCE DELLA PISCICOLTURA IN ACQUE MARINE La piscicoltura Il comparto dedito alla riproduzione e ingrasso in acque marine e salmastre ha re- in acque marine gistrato, negli anni, una significativa contrazione che, nel 2011, ha determinato una è in contrazione performance produttiva di circa 12 mila tonnellate per un fatturato di circa 70 milioni di euro. La maggior parte delle imprese attive nel comparto sono fortemente capita- lizzate, il che determina una significativa rigidità nella struttura produttiva, il cui fattu- rato è inferiore al capitale investito. Nella struttura dei costi di produzione, le aziende che operano principalmente a terra hanno un’incidenza elevata del costo degli avan- notti e dei mangimi che, insieme, rappresentano circa il 64% del totale dei costi di 41 FTE: full time equivalent, Irepa e altri (2009) Studio “Definition of data collection needs for aquaculture” - Reference No. FISH/2006/15 - Lot 6

  54. 6. MACROBIETTIVI 147 produzione; una quota mediamente significativa, ma in linea con le medie europee, è espressa dal costo del lavoro, che nel caso di imprese a terra oscilla tra il 15-16% dei costi operativi per salire sino al 70% nel caso di impianti in gabbie. Dipendenza Dall’analisi delle performance e degli indicatori economici per i principali aggrega- per le materie prime, ti produttivi, si evince che la maricoltura è fortemente penalizzata dall’incapacità di avannotti e mangime controllare le consistenti oscillazioni dei costi variabili; ciò è determinato dalla forte dipendenza da terzi rispetto agli approvvigionamenti di materie prime, che raggiun- gono il 66% del valore della produzione, percentuale che paragonata alle altre attività del settore primario è decisamente molto elevata. Le forti oscillazioni dei costi variabili (soprattutto legati all’aumento dei costi dei mangimi e dell’energia) ha portato, negli ultimi sette anni, una performance negativa dei conti economici delle imprese che, inoltre, vivono un periodo di forte debolezza anche nei confronti del mercato di sboc- co. La forte contaminazione dell’offerta disponibile con produzioni estere, unita allo scarso potere di negoziazione con la distribuzione organizzata, hanno segnato uno tra i più bassi periodi di profittabilità economica del segmento, pari a circa 1,2% (2008) e inferiore all’1% nel 2011. Dall’analisi emergono questi elementi caratterizzanti i diversi segmenti dell’acquacol- tura italiana: • la maturità del settore che determina una concorrenza principalmente legata ai costi e solo marginalmente alla differenziazione del prodotto; • la vetustà delle infrastrutture in alcuni impianti e la mancanza di servizi logistici dedicati; • la forte concorrenza dei prodotti esteri, più economici perché provenienti da Pa- esi che sostengono costi di produzione inferiori; • la debolezza della domanda di prodotti freschi che si è accentuata con la crisi economica; • la necessità di avere accesso al credito per rendere più efficiente l’attività allo scopo di recuperare margini che permettano la sopravvivenza delle aziende; • l’opportunità di investire in comunicazione per far fronte alla scarsa o inadeguata informazione dei consumatori finali sul prodotto ittico nazionale, in particolare sulla eccellente qualità del prodotto allevato nazionale. A tali elementi, che svolgono e potranno svolgere un ruolo determinante nello svilup- po del comparto, vanno aggiunte altre componenti competitive che caratterizzano le diverse fasi della filiera, in particolare la concorrenza prettamente produttiva, l’ap- provvigionamento di fattori di produzione e i canali di sbocco, i possibili nuovi attori, i prodotti alternativi (in MO4). 148 6. MACROBIETTIVI Scarsa competitività La bassa competitività delle aziende è riconducibile ai seguenti fattori: delle aziende • dipendenza dalle materie prime (mangimi, avannotti , tecnologie); • scarsa concentrazione dell’offerta nazionale rispetto a strutture organizzative/so- cietarie estere che operano a livello internazionale; • deboli strategie di differenziazione dei propri prodotti in termini di qualità, presen- tazione, modalità di confezionamento, componenti di servizio, e adattamento alle esigenze dei consumatori; • elevate barriere all’uscita per le produzioni ittiche nazionali, a causa della scarsa diversificazione in impianti produttivi, difficilmente riconvertibili; • lungo ciclo produttivo sino a 2 anni e nel caso della molluschicoltura la mancanza di reali alternative, trattandosi in alcuni casi, di aree economicamente più depresse. Tra i fattori di produzione, l’approvvigionamento dei mangimi e degli avannotti hanno un’incidenza sui costi elevata, determinando un break even point sensibilmente più elevato rispetto ai concorrenti esteri. Un ruolo determinante è svolto dai produttori di mangimi che hanno un forte potere contrattuale, essendo i mangimifici nella maggior parte dei casi società multinazionali. La qualità delle materie prime utilizzate per la preparazione dei mangimi è variabile e l’attuale sistema di tracciabilità non garanti- sce i produttori per la qualità degli ingredienti usati nella preparazione dei mangimi. Appaiono meno ristretti i margini di contrattazione per quanto riguarda l’energia dal momento che l’offerta si è ampliata dopo l’entrata sul mercato di altre società di distri- buzione, oltre all’ENEL. Altro fattore determinante per la produzione è rappresentato dalle avannotterie che, dopo un periodo critico per l’eccessiva produzione immessa sul mercato, stanno recuperando un certo potere contrattuale nei confronti degli alle- vatori per l’aumento delle richieste. La mancanza di programmi di selezione genetica per la produzione di avannotti selezionati delle specie più importanti (spigola, orata e trota) costituisce un fattore limitante per le nostre produzioni d’avannotteria. Ambiti strategici Considerate le premesse sullo stato dei diversi segmenti dell’acquacoltura italiana, gli ambiti strategici da considerare per promuovere l’imprenditoria e per aumentare la redditività nel settore dell’acquacoltura riguardano interventi per: • l’ammodernamento delle unità di acquacoltura e nuovi impianti, comprese le imbarcazioni di servizio e le attrezzature di lavorazione, e il miglioramento delle condizioni di lavoro e di sicurezza dei lavoratori del settore dell’acquacoltura; • il recupero di stagni o lagune di acquacoltura esistenti per il miglioramento delle condizioni idrodinamiche nelle aree tradizionalmente vocate; • la diversificazione della produzione tramite lo sviluppo di tecniche di riproduzio- ne e allevamento per nuove specie acquatiche, con caratteristiche diverse da quelle comunemente allevate;

  55. 6. MACROBIETTIVI 149 • la diversificazione del reddito delle imprese acquicole tramite lo sviluppo di at- tività complementari e diverse dall’acquacoltura, compresi il turismo legato alla pesca ricreativa, i servizi ambientali legati all’acquacoltura o le attività didattiche relative all’acquacoltura ed alla biodiversità ambientale; • la valorizzazione dei prodotti dell’acquacoltura, tramite la trasformazione, la com- mercializzazione e la vendita diretta dei propri prodotti. 150 6. MACROBIETTIVI L’AMMODERNAMENTO DELLE UNITÀ DI ACQUACOLTURA E NUOVI IMPIANTI Gli investimenti Gli investimenti, di cui all’art. 48 del FEAMP per gli impianti di piscicoltura marina in- tensiva, sono volti a aumentare la produzione nazionale. Nel caso della piscicoltura marina la produzione delle due specie marine principali Piscicoltura marina (spigola e orata), la cui produzione non soddisfa la richiesta interna, attraverso: • realizzazione di nuovi insediamenti produttivi in mare aperto, off-shore; • ammodernamento degli impianti esistenti (in-shore/off-shore); • innovazione tecnologica degli impianti e delle barche asservite; • potenziamento delle strutture logistiche a terra, in aree portuali e non, a supporto dell’attività a mare (meglio se integrate alla filiera pesca); • adeguamento tecnologico delle avannotterie esistenti allo scopo di migliorare le performances produttive, ambientali e la qualità dei giovanili; • investimenti per programmi di diversificazione delle specie allevate e di selezio- ne genetica nelle specie oggetto d’allevamento. Molluschi Per gli impianti di molluschicoltura, considerato il forte regime di concorrenza presen- te all’interno del nostro Paese, vanno incentivate tutte quelle attività indirizzate verso un reale e concreto processo di diversificazione produttiva, quali impianti e tecno- logie per l’ostricoltura o per altre specie emergenti. Per tutto il settore, compresa la mitilicoltura, resta la necessità di un sostegno basato su: • ammodernamento degli impianti e delle barche asservite; • innovazione tecnologica degli impianti e delle barche asservite; • potenziamento delle strutture logistiche a terra, in aree portuali e non a supporto dell’attività a mare (meglio se integrate alla filiera pesca ed a quella della distribuzione); • schiuditoi per la diversificazione. Per la molluschicoltura ai fini dell’auspicato processo di diversificazione, si ritengono prio- ritari gli investimenti che consentono di diversificare la produzione e rendersi più indipen- denti dalle importazioni (ad esempio per quanto riguarda il novellame di ostrica (Crasso- strea gigas e Ostrea edulis) e l’uso di riproduttori adatti alle condizioni locali. Salmonidi Nel caso degli impianti di allevamento a terra per specie d’acqua dolce è opportuno distinguere tra allevamento di salmonidi e altre specie, per lo più ciprinidi e storioni allevati in pianura. Per i primi è prioritario sostenere investimenti per: • ammodernamento degli impianti esistenti, in molte realtà vetusti; • riconversione degli impianti esistenti inattivi; • sviluppo di avannotterie con tecnologie e sistemi innovativi per migliorare la qua- lità dei giovanili;

  56. 6. MACROBIETTIVI 151 • introduzione di nuove tecnologie atte ad aumentarne l’efficienza idrica e la soste- nibilità ambientale. Ciprinidi Per gli impianti di specie dulcaquicole allevate in pianura è necessario prevedere po- litiche di sostegno per rilanciare gli allevamenti di ciprinidi ed altre specie, per i quali si è assistito ad una chiusura progressiva degli allevamenti, con perdita di professio- nalità e opportunità di sviluppo rurale. Sono pertanto da privilegiare: • la riconversione di avannotterie a supporto degli allevamenti per specie d’acqua dolce e eurialine allevabili in acqua a bassa salinità; • avannotterie per i ripopolamenti, nell’ambito di un piano di rilancio della pesca professionale in acque interne. Storioni Per la storionicoltura sono da incentivare: • ammodernamento e adeguamento tecnologico negli impianti esistenti; • riconversione d’impianti esistenti inattivi per la storionicoltura; • incubatoi/avannotterie per la riproduzione di specie di storioni d’interesse conservazionistico. Acquacoltura Un’attenzione particolare merita l’acquacoltura estensiva nelle valli di acqua salma- estensiva stra, negli stagni e nelle lagune costiere che rappresentano le aree maggiormente vocate per l’acquacoltura nelle sue diverse forme di attività estensive e semintensive. In Italia esistono circa 90.000 ettari potenzialmente idonei per l’acquacoltura. Di que- sti, oltre 60.000 ettari di proprietà pubblica non sono adeguatamente utilizzati e sono oggetto di opportuni interventi di manutenzione ambientale. Si rilevano attualmente limiti negli investimenti dovuti a: • le aree sono ad elevata tutela ambientale (SIC; ZPS; Natura 2000) per cui la pos- sibilità di investimenti strutturali, produttivi e di manutenzione risulta limitata (in termini di specie allevate o allevabili, di processi produttivi; gli interventi ambien- tali sono legati ai soli due mesi estivi di luglio ed agosto per la nidificazione, per il contenimento degli uccelli ittiofagi, per i livelli delle acque); • carenza di indicazioni urbanistiche e piani particolareggiati comuni a tutte le zone ai fini di interventi omogenei per il ripristino ambientale e per la realizzazione o ripristino delle strutture di processo (chiaviche, lavorieri, trezze, peschiere di sverno e commerciali, canalizzazioni sub lagunari, fabbricati per la lavorazione del prodotto o di servizio ecc.) per la scelta dei materiali. 152 6. MACROBIETTIVI Pertanto la prossima programmazione in ambito FEAMP dovrà prevedere interventi volti a: • ripristino ambientale e alla realizzazione o ripristino delle strutture di processo; • realizzazione di avannotterie in grado di fornire forme giovanili per la diversificazio- ne produttiva con l’inserimento di mazzancolle, passere e sogliole e altre specie in grado di riprodurre specie ad elevato rischio di scomparsa come le anguille; • alla realizzazione di strutture per la lavorazione e trasformazione del prodotto; • alla dotazione di adeguate forniture elettriche delle aree destinate all’allevamento. LE AVANNOTTERIE Qualità Dal punto di vista strategico la funzione delle avannotterie nel ciclo produttivo è centrale dei giovanili per una serie di fattori di ordine biologico-zootecnico e di mercato. La qualità dei giova- e certificazione nili prodotti, oltre ad essere un fattore di competitività può incidere sulla filiera, ad esem- pio nello sviluppo del modello generale qualità di partenza che incide sullo stato di salu- te delle aliquote allevate, a parità di condizioni ambientali e gestionali, con effetti virtuosi sul conto economico e sull’ambiente. Inoltre le avannotterie europee competono nello scenario Mediterraneo per l’export di giovanili. La capacità di resistere su questi mercati dipenderà da un rapporto ottimizzato tra qualità e prezzo, anche in considerazione della crescita tecnologica dei Paesi terzi e del fatto che massicci investimenti stanno portando alla realizzazione di aziende di dimensione ottimale, spesso con costi del lavoro più bas- si. Tra le opportunità va considerata la crescita potenziale, se pur lenta, delle produzioni biologiche che potrebbero beneficare di nuove forme di regolazione che tengano conto delle prime fasi del ciclo vitale, per dare più certezze ed affidabilità ai protocolli. Pertanto modelli di produzione, monitoraggio e certificazione appropriati vigilati dalla Pubblica Amministrazione in partnership con i privati, potrebbero contribuire al recupero di posi- zionamenti di mercato dell’export oltre cha a beneficare il mercato domestico. LA DIVERSIFICAZIONE E LE NUOVE SPECIE La diversificazione delle produzioni è una strategia che l’acquacoltura italiana deve ulteriormente perseguire. Oggi il settore è caratterizzato principalmente dall’alleva- mento di 3 specie ittiche: spigola, orata e trota; le quali occupano segmenti di mercato simili e offrono ridotte possibilità di diversificazione del prodotto. La produzione di nuove specie per l’acquacoltura dovrebbe essere soggetta ad un processo di “strategia, organizzazione, creazione di piani di mercato e commercializ- zazione” come qualsiasi altro nuovo prodotto (NDP process). Nel caso di nuove specie per l’acquacoltura è necessario identificare prioritariamente i reali obiettivi della diversificazione e i potenziali rischi di natura tecnologica e bio- logica connessi all’allevamento di una nuova specie e alla sua commercializzazione. Le questioni chiave che il settore della ricerca deve considerare riguardano: • l’identificazione di criteri multifattoriali per la scelta di nuove specie;

  57. 6. MACROBIETTIVI 153 • l’analisi delle condizioni ambientali e delle tecniche d’allevamento da sviluppare; • la disponibilità di spazi nel mercato alimentare e nel settore dei finanziamenti/ incentivi alla ricerca; • i costi di produzione e la profittabilità per le specie, le tecniche di allevamento e l’ambiente utilizzando specifici modelli bio economici. L’acquacoltura Alla luce di queste considerazioni, lo scenario per la diversificazione dell’acquacoltura per la conservazione italiana si rivolge prioritariamente verso nuove specie che differiscano per caratteri- di specie stiche biologiche, performances e mercato da quelle già comunemente allevate, quali grandi pelagici (tonno rosso, ricciola, pesci piatti). Due casi particolari sono rappresen- tati dal tonno rosso e dall’anguilla, entrambi oggetto di due specifici regolamenti da parte della Comunità Europea che ne limitano lo sfruttamento e ne impongono misure di protezione. L’allevamento di queste due specie pone delle sfide molto complesse per quanto riguarda il controllo del ciclo vitale, ma al tempo stesso riveste un grande interesse sia commerciale che conservazionistico, in quanto la produzione in acqua- coltura può contribuire a ridurne il prelievo in natura. Per la molluschicoltura, la diversificazione con la produzione di ostriche rappresenta una delle principali opportunità di diversificazione per gli allevatori. I MANGIMI Parliamo La produzione di mangimi sostenibili certificati, salubri, che rispettino l’ambiente e il di ingredienti non di benessere dei pesci è tra le priorità delle politiche europee per lo sviluppo dell’acqua- farine e oli di pesci e coltura, che identificano tra i principali obiettivi: i) migliorare la qualità e salubrità del tracciabilità prodotto; ii) migliorare le tecnologie per la produzione dei mangimi per ottenere prodotti a prezzi accessibili e di più alta qualità; iii) ridurre la pressione sulle risorse alieutiche; iv) ridurre l’impatto dei mangimi sull’ambiente; v) tutelare il benessere e la salute animale. Il costo dei mangimi, che può incidere per più del 50% sui costi di produzione, è un elemento centrale per la competitività, considerando oltre al costo anche la qualità del mangime possono variare in funzione della disponibilità di materie prime. L’approvvigionamento di materie prime (farine e oli di pesce) per la produzione di man- gimi destinati all’acquacoltura, specialmente per specie carnivore e la necessità di fonti proteiche e lipidiche alternative rappresentano aspetti strategici per la competitività del- le imprese italiane ed europee. La sostituzione con fonti alternative (farine e oli vegetali) non assicura ancora le caratteristiche organolettiche e il valore nutrizionale del prodotto finale. Alcuni ingredienti vegetali possono essere poco digeribili e determinare squilibri energetici/aminoacidici con effetti negativi sulla salute e il benessere dei pesci. Altre fonti alimentari, come le microalghe, rappresentano una promettente risorsa al- ternativa, anche se presentano ancora delle difficoltà per la produzione su vasta scala. 154 6. MACROBIETTIVI Le alghe una La recente apertura del Parlamento Europeo sulla possibilità di utilizzo di proteine da opportunità non ruminanti per l’acquacoltura (Reg EU 56/2013) potrà contribuire ad alleggerire la da esplorare pressione sulle risorse di pesca. Le linee di ricerca considerano: • la certificazione dei mangimi (tracciabilità delle materie prime) • la produzione sostenibile di mangimi per ridurre l’impatto ambientale • le esigenze nutrizionali specie-specifiche nelle diverse fasi di sviluppo • le innovazione nelle tecniche di gestione e somministrazione • la produzione di mangimi che migliorano la salute e il benessere animale LA TRASFORMAZIONE I prodotti dell’acquacoltura nazionale sono destinati all’industria di trasformazione sol- tanto in minima parte; in particolare, fra i pesci, sono soprattutto le trote ad essere direttamente lavorate e trasformate negli allevamenti (si tratta di aziende a gestione imprenditoriale) oppure viene inviata ad altre aziende, connesse agli allevamenti cui si demanda la fase della lavorazione e trasformazione. Alcune di queste aziende, che si occupano esclusivamente della lavorazione e trasformazione, oltre alle trote, acqui- stano altre specie come materia prima (sgombri, salmoni, anguille, tonni, ecc.) per po- ter offrire una gamma più ampia di prodotti ai consumatori finali (ad esempio prodotti affumicati, hamburger, spiedini, ecc.). Non è infrequente, inoltre, che qualche forma di lavorazione venga fatta sul prodotto acquistato intero direttamente dalla GDO o dal Diversificazione e catering. La necessità di differenziare il prodotto da quello della concorrenza estera a valore aggiunto con la basso costo pone l’accento sulle opportunità che occorre cogliere per aprirsi al mer- trasformazione cato del prodotto lavorato/trasformato, investendo in produzioni di qualità e ad ele- vato valore aggiunto. La domanda crescente di prodotti ittici che abbiano già subito una qualche preparazione/lavorazione dovrebbe incoraggiare le aziende produttrici nazionali a investire in questa direzione per soddisfare le esigenze del mercato. Gli investimenti nella trasformazione di prodotti della pesca e dell’acquacoltura do- vrebbero considerare prioritariamente quegli interventi che possono portare alla re- alizzazione di prodotti, processi e sistemi di gestione nuovi o migliorati, che possono contribuire a recuperare e trasformare i sottoprodotti risultanti dalle attività di trasfor- mazione principali, che si riferiscono alla trasformazione di prodotti dell’acquacoltura biologica42, che migliorano la sicurezza, l’igiene, la salute e le condizioni di lavoro e che migliorano l’efficienza energetica e riducono l’impatto sull’ambiente, incluso il trat- tamento dei rifiuti negli impianti. 42 conformemente agli articoli 6 e 7 del regolamento (CE) n. 834/2007

  58. 6. MACROBIETTIVI 155 STRUMENTI ASSICURATIVI E FINANZIARI A SOSTEGNO DELLA COM- PETITIVITÀ DELLE IMPRESE Carenza L’acquacoltura italiana - nonostante il processo di modernizzazione che ne ha caratte- di strumenti creditizi, rizzato lo sviluppo nel corso degli ultimi anni - risente della carenza di strumenti credi- assicurativi tizi, assicurativi e finanziari in grado di sostenerne il consolidamento. L’intero sistema e finanziari richiede il progressivo venir meno degli strumenti d’aiuto comunitari, una forte azione di sviluppo degli strumenti a sostegno delle imprese per il superamento degli ostacoli che ancora impediscono il raggiungimento di un livello di operatività analogo a quello di cui godono altri settori. Analisi Sul fronte degli strumenti di gestione del rischio, l’acquacoltura italiana, come la pe- e gestione sca, nonostante un contesto normativo comunitario e nazionale in continua evolu- dei rischi zione, risente ancora oggi della mancanza di adeguati strumenti, privati e pubblici, in grado di assicurare un’efficace ed efficiente gestione dei molteplici rischi che ne caratterizzano l’attività, limitandone così anche le opportunità di crescita rispetto ai competitori internazionali. In particolare, tra le misure di sostegno si evidenziano a livello nazionale gli interventi previsti dai Decreti legislativi del 26 maggio 2004, n. 154 e del 27 maggio 2005, n. 100, riguardanti, tra l’altro, l’attività del Fondo di Solidarietà Nazionale della Pesca e Acquacoltura; misure volte ad incentivare la stipula di contratti assicurativi; interventi compensativi; misure in favore degli eredi diretti dei marittimi imbarcati sulle navi o degli addetti a impianti di acquacoltura deceduti per cause di servizio o a seguito di affondamento delle unità da pesca o asservite agli impianti. Ad oggi parte degli interventi previsti dalla nuova normativa, ed in particolare quelli maggiormente innovativi come ad esempio la contribuzione pubblica sui premi assi- curativi, rimane ancora inapplicata. È quindi opportuno e prioritario fornire, innanzitut- to, ai soggetti interessati (Ministero delle politiche agricole e forestali, Enti istituzionali, Organizzazioni degli operatori del settore, Compagnie assicurative, singoli operatori del settore) un’analisi descrittiva sintetica ma il più possibile completa delle principali tipologie di rischio, delle rispettive modalità per fronteggiare i rischi, anche sulla base di esperienze estere più significative in materia, al fine di favorire la predisposizione degli interventi pubblici e/o privati ritenuti utili, come ad esempio l’elaborazione del Programma assicurativo annuale della pesca e dell’acquacoltura previsto dall’art. 2 del Decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 100. Analogamente, per quanto riguarda il tema del rischio finanziario, con riferimento all’ac- cesso al credito ed alle politiche pubbliche di sostegno, è opportuno definire la mappa- tura delle variabili discriminanti che definiscono i singoli rischi delle imprese (per zona geografica, tipo di attività, forma societaria ed altro), al fine di individuare ex ante le 156 6. MACROBIETTIVI principali aree di rischio e definire, con riferimento alle stesse, in termini quantitativi e scientifici, i tassi di default attesi con riferimento alla incapacità di adempiere entro un determinato lasso di tempo (un anno/cinque anni). Naturalmente, nell’analisi dovrà esse- re preso in considerazione il tema del rischio di mercato, già ampiamente dibattuto per altri settori, in particolare quello dei prodotti agricoli. Al fine di definire i termini entro cui è possibile ipotizzare interventi mirati a sostegno del settore, risulta fondamentale delineare lo scenario degli strumenti di intervento pubbli- co, attualmente esistente in Italia e in Europa, per fronteggiare i rischi del settore ittico. In questo caso l’analisi, dopo aver chiarito il ruolo delle istituzioni nel supportare una effi- cace ed efficiente gestione del rischio, dovrebbe consentire di individuare gli interventi operativi da promuovere nella prossima programmazione, al fine di evidenziare le carenze dell’attuale sistema e promuovere nuovi strumenti, o la rivisitazione degli esistenti. Strumenti Oltre alla valutazione dei rischi, gli strumenti di credito possono sostenere l’ingresso di di credito nuovi operatori dell’acquacoltura sostenibile, secondo l’articolo 52 del FEAMP, ovvero a per l’ingresso quegli imprenditori che fanno il loro ingresso nel settore per la prima volta, a condizioni di nuovi operatori di possedere già adeguate conoscenze e competenze professionali o di avvalersi di supporto e assistenza tecnica di cui all’art. 50, e presentino un piano aziendale per lo sviluppo dell’attività acquicola in linea con i principi e le azioni del presente Piano. GLI STRUMENTI ESISTENTI Promuovere e attivare Innovazione del Fondo di solidarietà nazionale - Il fondo di solidarietà nazionale è gli strumenti esistenti uno strumento di tipo compensativo che prevede interventi da tempo attivi nel com- parto agricolo. Il Fondo di solidarietà della Pesca e dell’Acquacoltura, istituito ai sensi della Legge 41/1982 e nel Dlg 154/2004 (art. 14c) è stato operativo presso la Direzio- ne Generale della Pesca e dell’Acquacoltura sino al 2010. Con il decreto ministeriale del 8.1.2008, sono stati fissati i criteri di analisi e di valutazione per il riconoscimento dell’eccezionalità degli eventi e dello stato di calamità e i criteri per il la valutazione del risarcimento dei danni subiti in seguito: a) calamità naturali; b) eventi climatici avversi; c) stati distrofici e particolari condizione di degrado ambientale; d) perdite per malattie e) malfunzionamento o distruzione di strutture degli impianti o asservite. Negli ultimi 5 anni il Fondo non ha avuto assegnazioni nel bilancio del Ministero dell’Agricoltura e si è perso uno utile strumento di sostegno per le imprese, che se assegnato e erogato prontamente può ripianare i bilanci dell’anno in corso delle imprese che hanno subito danni per l’avvento di eventi calamitosi. È auspicabile individuare anche strumenti per destinare e gestire i fondi volti ad assi- curare forme di credito agevolato con rientro a lungo termine. Occorre tuttavia definire con chiarezza le modalità di attivazione del fondo e gli eventuali enti preposti alla certificazione dell’evento generante il danno, considerato che la protezione civile che certifica le calamità naturali non agisce in mare.

  59. 6. MACROBIETTIVI 157 Nuovi strumenti Assicurazione degli stock acquicoli - Il FEAMP riconosce la possibilità di salvaguar- dare le imprese d’acquacoltura contribuendo all’ assicurazione degli stock acquicoli a copertura delle perdite dovute agli eventi descritti per il fondo di solidarietà. Il Piano coerentemente con l’articolo 57 del FEAMP, riconsidera il Fondo di solidarietà nazio- nale come uno strumento assicurativo da promuovere e estendere ai rischi assicurabili nel settore dell’acquacoltura, quali quelli meteorologici (polizze pluririschio) e lo stesso risultato produttivo (polizze multirischio). L’intervento pubblico si dovrebbe concretiz- zare attraverso la previsione di un contributo pubblico sui premi assicurativi e di un intervento di riassicurazione pubblica per permettere l’assunzione dei rischi che, allo stato attuale, non possono ancora trovare adeguata copertura da parte del mercato. Fondo per lo sviluppo dell’imprenditoria ittica - Nell’ambito delle politiche di rilancio per il settore ittico si è ampiamente dibattuto sull’esigenza di attivare uno specifico Fondo per lo sviluppo dell’imprenditoria ittica, per interventi quali le ristrutturazioni finanziarie, la creazione di joint venture, operazioni di fusione e concentrazione, tu- toraggio di start up, prestiti partecipativi e concessioni di garanzie per operazioni di reperimento di capitale di rischio e di capitale finanziario. Elemento fondamentale per il recupero della competitività delle imprese di acquacol- tura riguarda specificamente l’accesso al credito, che l’attuale crisi economico-finan- ziaria ha reso ancora più drammatico. Il combinato disposto dell’attuazione degli ac- cordi cosiddetti di Basilea 2 e 3 e della situazione attuale di razionamento del credito, viste le condizioni di sottocapitalizzazione e di indebitamento già descritte, insiste sul- le imprese in un modo pesantissimo. Oltre all’azione del Fondo, anche l’attività svolta dai Confidi di settore e dagli strumenti unitari, che vantano competenza specializzata, potrebbe garantire una maggiore facilità per il reperimento del capitale di credito ed una riduzione del suo costo. Fondo interbancario di garanzia - Al fine di favorire l’accesso al credito delle imprese di pesca e dell’acquacoltura, l’altro ambito di intervento pubblico previsto dal Pro- gramma nazionale interessa il rilascio di fideiussioni a beneficio delle imprese del set- tore ed in particolare di quelle con limitata capacità di prestare autonomamente suffi- cienti garanzie per ottenere la concessione di prestiti bancari. In effetti, nel rapporto tra imprese e sistema creditizio, i fondi di garanzia svolgono un delicato ruolo di inter- mediazione. Se da un lato mitigano i rischi di esposizione delle banche e le assistono nel processo di valutazione della sostenibilità delle iniziative imprenditoriali, dall’altro perseguono il miglioramento delle condizioni dei prestiti concessi alle imprese. Misure compensative - Sono da prevedere misure compensative per i molluschicolto- ri che hanno una sospensione temporanea della raccolta di molluschi di allevamento per ragioni di ordine sanitario (FEAMP, art. 55). Tale sostegno può essere concesso 158 6. MACROBIETTIVI solo quando la sospensione della raccolta dovuta alla contaminazione dei molluschi è dovuta alla proliferazione di plancton tossico o alla presenza di plancton contenente biotossine e quando si protrae per più di quattro mesi consecutivi, o la perdita dovuta alla sospensione della raccolta supera il 35% del fatturato annuo dell’impresa inte- ressata, calcolato sulla base del fatturato medio dell’impresa nei tre anni precedenti. L’indennità può essere concessa per un massimo di dodici mesi nell’arco dell’intero periodo di programmazione. Sulla base degli elementi descritti, emerge l’opportunità di inserire alcune azioni per promuovere lo sviluppo e l’implementazione degli strumenti esistenti. Le azioni stra- tegiche da promuovere sono volte a: • definire i limiti per l’accesso delle PMI alle varie tipologie di fondi attualmente previsti per il settore; • l’applicazione di quanto previsto nel Fondo di solidarietà nazionale rendendo nuovamente operativa la parte dedicata al settore ittico, così come sono stati attuati gli interventi e le misure per l’agricoltura, e definizione di un programma assicurativo per gli stock acquicoli; • promuovere una politica di sensibilizzazione tra gli operatori sull’importanza di aderire ad un programma assicurativo, e sostenere l’adesione, almeno in una pri- ma fase, da parte degli operatori attraverso incentivi finanziari od altri strumenti incentivanti; • favorire condizioni di più agevole accesso al credito per le imprese raggruppate in OP; • valutare la fattibilità dell’istituzione di Fondi di mutualità per le imprese raggrup- pate in OP; • attivare misure compensative per la molluschicoltura per ragioni di ordine sanita- rio, su base regionale e centrale. SVILUPPO DELL’OCCUPAZIONE E SERVIZI INTEGRATI Integrazione Per centrare l’obiettivo di un recupero della redditività delle imprese e di sviluppo delle attività dell’occupazione, il Programma triennale nazionale 2013-2015 individua tra le azioni di filiera e sviluppo strategiche che possono concorrere a fornire significative occasioni di integrazione multifunzionale del reddito, il riposizionamento delle attività delle imprese, volte sia ad una maggiore delle attività integrazione delle attività di filiera (produzione, distribuzione e commercializzazione di impresa dei prodotti), sia allo sviluppo multifunzionale delle attività di impresa (turismo, ristora- zione, prima lavorazione e trasformazione dei prodotti, servizi ambientali, ecc.). La possibilità di realizzare iniziative volte all’integrazione del reddito mediante lo svi- luppo di attività connesse all’acquacoltura è prevista all’art. 3 del Dlgs 4/2012. Nell’am- bito del nuovo strumento finanziario (FEAMP, l’art. 48 (1.h) e l’art. 50), sono previsti

  60. 6. MACROBIETTIVI 159 strumenti di sostegno alle imprese d’acquacoltura per lo sviluppo di tutte quelle attivi- tà innovative e complementari che rappresentino opportunità d’occupazione e valore aggiunto a supporto del reddito dell’impresa, attraverso la fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione di attrezzature e risorse dell’azienda normalmente impiegate nelle attività di acquacoltura. Sono comprese le attività di ospitalità, ricreative, pe- dagogiche e didattiche, come anche il turismo legato alla pesca sportiva, alla pesca ricreativa e all’ecoturismo, come la logistica ed i servizi di riqualificazione ambientale legati all’acquacoltura. Ecoturismo, In Italia il turismo è una importante fonte di reddito per molti operatori. Imprese di ac- ristorazione, attività quacoltura sono presenti in molte aree turistiche. L’acquacoltura stessa può costituire ricreative un polo attrattivo anche in senso turistico, basti pensare alla vallicoltura estensiva o alla e didattiche pesca ricreativa e alle attività di ristorazione e gastronomia. Il connubio tra queste due attività potrebbe quindi costituire una risorsa economica importante per il territorio in cui si svolge e per le aree limitrofe, purché gli operatori si trovino ad agire in un conte- sto normativo adeguato, tale da coniugare le attività lavorative con quelle legate all’ac- coglienza degli ospiti ed ai loro spostamenti all’interno degli impianti di allevamento. Strategie Sono in questo ambito da considerare anche gli orientamenti comunitari sulla “Cre- di sviluppo locale scita Blu” e gli obiettivi di cui all’art. 59 del FEAMP che prevedono l’attuazione di e imprenditoria strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo (artt. 59-63), anche per promuovere femminile la multifunzionalità e tutti gli interventi volti a potenziare al massimo la partecipazione e giovanile dei settori della pesca e dell’acquacoltura allo sviluppo sostenibile delle zone di pe- sca e acquacoltura costiere e interne, favorendo l’inserimento dell’acquacoltura nella gestione integrata della fascia costiera, nella pianificazione dello spazio marittimo e l’integrazione con gli altri settori strettamente interconnessi con competenze comuni e infrastrutture condivise. La multifunzionalità può, quindi, essere promossa nell’am- bito delle azioni d’innovazione (art. 47), anche sostenute dalle comunità locali per valorizzare, creare occupazione, attrarre i giovani e promuovere l’innovazione in tutte le fasi della filiera dei prodotti (art. 63). Dare adeguato sostegno allo sviluppo della multifunzionalità dell’impresa ittica ha un rilievo strategico in questo Piano per garantire l’innovazione nella gestione dell’im- presa, rafforzare la competitività sui mercati, per lo sviluppo di nuove opportunità occupazionali e iniziative di imprenditoria femminile e giovanile nelle aree salmastre, specialmente nelle zone poco sviluppate. 160 6. MACROBIETTIVI MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.1 Rafforzamento della competitività e della redditività delle imprese acquicole S 3.1 INVESTIMENTI PER MIGLIORARE LA COMPETITIVITÀ E LA REDDITIVITÀ DELLE IMPRESE ACQUICOLE Sintesi - È necessario rafforzare la com- Settori - Tutti petitività e la redditività del settore e Soggetti attuatori - MIPAAF, Regioni, ampliare le prospettive di sviluppo per PMI, Ricerca superare l’attuale fase di stagnazione. Sono necessari investimenti per recu- Componenti Azione - a) Ammoderna- perare e sfruttare le aree maggiormen- mento e innovazione delle unità produt- te vocate, riqualificare e diversificare le tive; b) Diversificazione delle produzioni produzioni e i processi produttivi garan- e delle specie allevate; c) Valorizzazione tendo la compatibilità con l’ambiente e le dei prodotti dell’acquacoltura; Recupero risorse disponibili, valorizzare il prodot- zone umide per attività produttive; d) Po- to sul mercato. In accordo con l’art. 48, tenziamento strutture logistiche a terra; questa azione favorisce gli adeguamenti e) Sviluppo di attività complementari (es. strutturali nelle imprese per riqualificare pesca ricreativa, servizi ambientali legati e diversificare le produzioni, sostenen- all’acquacoltura, attività didattiche). do inoltre l’ammodernamento delle unità produttive, anche in relazione alla sicu- Durata - 2015-2020 rezza degli operatori, alla salute e al be- Azioni collegate - S3.5, S3.9, S3.14, nessere animale. Incoraggia il recupero S3.15, S4.2, S4.3 di stagni o lagune di acquacoltura e di FEAMP - artt. 48.1 a-c,f,g, 52 metodi di produzione innovativi, sosteni- AdP - OT3 bili sotto il profilo ambientale ed efficienti in termini di risorse. Sostiene investimen- Risultati attesi ti destinati a migliorare la qualità dei pro- Progetti per ammodernamento dotti d’acquacoltura e promuove attività e innovazione complementari finalizzate alla diversifica- Recupero di zone umide per attività di zione del reddito delle imprese. acquacoltura Realizzazione di nuovi insediamenti e Criticità - Dimensioni aziendali ridotte Avannotterie, Schiuditoi (Micro e PMI); elevati costi dei mangimi Sviluppo di attività complementari e dell’energia; scarsa innovazione tecno- logica per la maricoltura offshore; bassa diversificazione del prodotto; carenza di risorse finanziarie per nuovi investimenti e per l’ammodernamento; Difficoltà di ac- cesso al credito per nuovi investimenti;

  61. 6. MACROBIETTIVI 161 MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.1 Rafforzamento della competitività e della redditività delle imprese acquicole S 3.2 SVILUPPO DELL’OCCUPAZIONE E SERVIZI INTEGRATI Sintesi - Questa azione è volta a realiz- Settori - Tutti zare le iniziative destinate all’integrazio- Soggetti attuatori - FLAGs, PMI ne del reddito e mediante lo sviluppo di attività connesse all’acquacoltura, se- Componenti Azione - a) Sostegno a ini- condo quanto previsto dall’art. 3 del Dlgs ziative di sviluppo multifunzionale; b) Co- 4/2012. Nell’ambito del nuovo strumento ordinamento con i Gruppi d’azione loca- finanziario (FEAMP, l’art. 48 (1.h) e l’art. le per lo sviluppo di azioni pilota. 50), si prevede di rendere disponibili strumenti di sostegno alle imprese d’ac- Durata - 2015-2020 quacoltura per lo sviluppo di tutte quelle Azioni collegate - S3.1; S3.5 attività innovative e complementari che FEAMP - artt. 47, 48.1h, 50, 59-63 rappresentino opportunità di sviluppo AdP - OT3, OT8 multifunzionale delle attività di impresa (turismo, ristorazione, prima lavorazio- Risultati attesi ne e trasformazione dei prodotti, servizi Miglioramento della multifunzionalità ambientali, ecc.), di nuova occupazione delle imprese e valore aggiunto a supporto del reddi- Integrazione del reddito, in particolare to dell’impresa. La multifunzionalità può per le imprese in zone poco sviluppate essere promossa nell’ambito delle azioni Sviluppo occupazione giovanile e d’innovazione (art. 47), nelle azioni soste- femminile nute dalle comunità locali per valorizza- re, creare occupazione, attrarre i giovani e promuovere l’innovazione in tutte le fasi della filiera dei prodotti (art. 63) e per dare adeguato sostegno all’avvio di ini- ziative di imprenditoria femminile e gio- vanile nelle aree costiere, specialmente nelle zone poco sviluppate. Criticità - Ridotta integrazione delle at- tività di acquacoltura nell’ambito della gestione integrata della zona costiera; ridotta diversificazione dei prodotti e dei redditi. 162 6. MACROBIETTIVI MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.1 Rafforzamento della competitività e della redditività delle imprese acquicole S 3.3 MIGLIORARE GLI STRUMENTI DI CREDITO E ASSICURATIVI Sintesi - Questa azione prevede l’imple- Componenti Azione - a) Applicazione del mentazione e sviluppo di strumenti di Fondo di solidarietà nazionale rendendo natura finanziaria, creditizia e assicurativa operativa la parte dedicata al settore itti- per garantire alle imprese il sostegno ne- co, come in l’agricoltura e includendo l’as- cessario a raggiungere livelli di competiti- sicurazione degli stock in allevamento; b) vità adeguati per affermarsi sul mercato. Valutare l’effettiva applicabilità dell’esten- In considerazione dell’importanza di tali sione del Fondo interbancario di garanzia aspetti per le imprese, per gli investimen- alle imprese di acquacoltura; c) Incentiva- ti, anche nel settore della ricerca, l’obiet- re la creazione di un Fondo per lo svilup- tivo può essere perseguito favorendo po dell’imprenditoria ittica; d) Valutare la l’attuazione e l’implementazione degli fattibilità dell’istituzione di Fondi di mutua- strumenti esistenti, quali il Fondo di soli- lità per le imprese raggruppate in OP. darietà, il Fondo interbancario di garanzia alle imprese di acquacoltura e incentivare Durata - 2015-2020 il Fondo per lo sviluppo dell’imprenditoria Azioni collegate - S3.1; S3.2 ittica e i Fondi di mutualità per le imprese FEAMP - artt. 55, 57 raggruppate in OP. REGOLAMENTO (UE) N. 1303/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSI- Criticità - Carenza di risorse finanziarie GLIO (artt.37-46) per nuovi investimenti e per l’ammoder- AdP - OT3 namento; scarsa assistenza tecnica a supporto degli investimenti in acquacol- Risultati attesi tura; difficoltà di accesso al credito per Introduzione misure di natura: nuovi investimenti; riduzione dei profitti e finanziario-creditizia; rischio finanziario per le imprese. assicurativa; compensativa per ragioni sanitarie. Settori - Tutti Responsabilità - MiPAAF, ISMEA, Asso- ciazioni di categoria, Istituti di Credito

  62. 6. MACROBIETTIVI 163 MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.1 Rafforzamento della competitività e della redditività delle imprese acquicole S 3.4 MISURE DI SOSTEGNO PER RAGIONI DI ORDINE SANITARIO Sintesi - Al fine di salvaguardare le pro- Settori - Tutti duzioni di molluschi, il FEAMP può soste- Soggetti attuatori - MiPAAF, Regioni, nere la compensazione dei molluschi- ASL-IIZZSS, Ricerca coltori per la sospensione temporanea delle loro attività per ragioni di ordine Componenti Azione - a) Costituzione e sanitario o a causa di morie massive per modalità di gestione dei fondi; b) Indivi- eventi eccezionali. Inoltre è possibile duazione criteri e modalità per l’accer- sostenere le azioni adottate e applicate tamento dell’eligibilità delle compen- dalle autorità competenti a seguito del ri- sazioni, della valutazione delle perdite levamento di aumenti della mortalità o di economiche e per l’erogazione dei con- malattie ai sensi dell’articolo 10 della di- tributi economici. rettiva 2006/88/CE. Tali azioni possono contemplare l’adozione di piani d’azione Durata - 2015-2020 per i molluschi volti alla protezione, al ri- Azioni collegate - S3.3 S3.4, S3.14, S3.16; pristino e alla gestione, compreso il so- S2.4 stegno ai produttori di molluschi per la FEAMP - artt. 51, 55, 56, 57 conservazione dei banchi e dei bacini AdP - OT3, OT6 naturali di molluschi. Inoltre, a tutela del- le entrate dei produttori e di tutti gli stock Risultati attesi acquatici, il FEAMP può contribuire a for- Miglioramento del sistema di valutazione me assicurative degli stock che coprano delle compensazioni le perdite dovute alle malattie. Criticità - Rischi sanitari ed emergenza di nuove patologie; inquinamento costie- ro e rischi di contaminazione da agenti chimici microbiologici e da tossine algali; cambiamenti climatici e condizioni am- bientali estreme. 164 6. MACROBIETTIVI MO 3.2 SOSTEGNO AL RAFFORZAMENTO DELLO SVILUPPO TEC- NOLOGICO, DELL’INNOVAZIONE E DEL TRASFERIMENTO DELLE CONOSCENZE L’acquacoltura La Strategia Europea 2020, la Crescita blu e la Politica Comune della Pesca promuo- è una bioeconomia vono lo sviluppo di una acquacoltura sostenibile basata sulla conoscenza e l’innova- basata sulla zione. L’innovazione è considerata una priorità trasversale a tutta la filiera, che origina conoscenza principalmente dalle esigenze operative delle imprese e trova corrispondenza nella e l’innovazione realtà produttiva come attuazione di un prodotto, pratica, servizio, processo produtti- vo o nuovo metodo organizzativo43. Non si limita, quindi, agli ambiti di ricerca e stret- tamente tecnologici, ma coinvolge in una accezione più ampia l’area economica, ge- stionale, di mercato, e tutte le fasi del processo produttivo, con l’obiettivo di migliorare la competitività, la gestione, le performances, l’uso delle risorse e le relazioni esterne. L’esigenza di innovazione in acquacoltura, richiamata dalla Commissione in più ambiti, nasce dalla verifica che l’ambizione di trasformare l’acquacoltura in una bioeconomia basata sulla conoscenza e l’innovazione deve essere ulteriormente perseguita. L’ac- quacoltura soffre del cosiddetto “paradosso europeo”, per il quale i livelli scientifici e di ricerca sono elevati, ma i risultati non corrispondono alle esigenze di ricerca e innovazione del sistema produttivo e industriale. Le conoscenze non sono adegua- tamente trasferite alle imprese, non si trasformano in innovazione e opportunità per il comparto e non generano i benefici sociali attesi. Partendo da queste evidenze, la programmazione per il periodo 2014-2020 considera tra i suoi obiettivi il “Rafforzamento dello sviluppo tecnologico e l’innovazione” (art. 47) non previsto nel precedente periodo 2007-2013 (FEP) e il rafforzamento di quelle atti- vità di diffusione della conoscenza, fornitura di servizi, assistenza tecnica, promozione del capitale umano già previste nel Fondo Europeo (art. 50). Il Piano, coerentemente con gli obiettivi fissati a livello europeo, individua le seguenti 3 linee su cui indirizzare le azioni e le risorse disponibili nel periodo di programmazione: • Incrementare l’innovazione e la base di conoscenze e migliorare la gestione del- la conoscenza attraverso il coordinamento e la razionalizzazione degli strumenti esistenti; • Rafforzare la collaborazione tra le imprese e il sistema della ricerca e dell’inno- vazione, a livello produttivo e territoriale, e orientare la ricerca sulle priorità della 43 Attuazione di un prodotto (bene o servizio) nuovo o significativamente migliorato o di un processo o di un metodo di commercializzazione o di un metodo organizzativo relativo alla gestione economico/finanziaria, dell’ambiente di lavoro o delle relazioni esterne” (Oslo Manual 2005)

  63. 6. MACROBIETTIVI 165 società, in particolare del settore produttivo e industriale e dei consumatori; • Promuovere l’informazione, la formazione del capitale umano, e l’apprendimen- to permanente in acquacoltura. Il FEAMP finanzia Il Piano riconosce l’importanza di continuare a sostenere la ricerca e lo sviluppo tec- la ricerca nologico e di promuovere iniziative private estendendo le possibilità di finanziamento e l’ innovazione e il coordinamento con il programma Quadro europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020, in cui l’acquacoltura trova ampio spazio in diversi ambiti. La ricerca finanziata dal settore pubblico può dare impulso alle iniziative di R&S promosse dal settore privato, e dovrebbe concentrarsi in particolare sulle priorità che non possono essere pienamente finanziate dalle PMI o che implicano rischi di investimento elevati. In questo ambito è altresì opportuno individuare sinergie con le attività marittime (per esempio, l’acquacoltura off-shore). SITUAZIONE INIZIALE La conoscenza è alla base del processo innovativo, stimola direttamente l’innovazio- ne (nei modelli bidirezionali), ma al tempo stesso può essere innovativo il modo di fare conoscenza, quando al processo di innovazione partecipano imprenditori, ricercatori, consulenti e la conoscenza è incentrata sullo scambio di informazioni tra gli utilizzatori e i produttori (modelli circolari). Per la programmazione degli interventi nel prossimo periodo sono stati analizzati 3 ambiti strategici: • le esigenze di innovazione da parte dell’industria; • la ricerca e la sua capacità di generare e trasferire conoscenze e innovazione; • diffusione dei dati della ricerca. LE ESIGENZE DI INNOVAZIONE L’innovazione La scarsa propensione ad innovare da parte dell’industria è un limite strettamente è una priorità legato alla struttura e alla dimensione delle imprese che caratterizzano l’acquacoltu- per tutta la filiera ra italiana, costituita soprattutto da micro e piccole imprese che operano con metodi consolidati e tradizionali, e possono non essere nelle condizioni di percepire appieno il valore dell’innovazione e/o non sono messe nelle condizioni di assumere impegni economici per far fronte ad eventuali rischi connessi agli interventi d’innovazione. In questo contesto la promozione del capitale umano aziendale, la formazione e l’aggiornamento continuo per aumentare le competenze sono utili per rendere più comprensibili le opportunità e accompagnare l’inserimento di interventi d’innovazio- ne. È vero anche che le innovazioni possono avere origine proprio nelle piccole e piccolissime imprese che operano da pionieri e sperimentano nuove specie, sistemi e soluzioni tecnologiche. La ricerca finanziata dal settore pubblico dovrà fare da leva 166 6. MACROBIETTIVI e promuovere iniziative di R&S in collaborazione con la ricerca privata e concentrarsi sulle priorità che la ricerca privata non può sostenere in modo autonomo per co- sviluppare e trasferire conoscenze e innovazione. I bisogni Spesso i bisogni di innovazione emergono da medie imprese che operano in sinergia di innovazione con i fornitori di tecnologie e agenti di distribuzione, con un processo bottom-up che dipendono aiuta a introdurre miglioramenti nei processi e nei prodotti e a esplorare nuove opportu- dalla struttura nità e soluzioni tecnologiche e gestionali. In questo contesto è importante dare attuazio- e dalla dimensione ne agli interventi e alle azioni che promuovono il rilevamento dei bisogni delle imprese delle imprese e promuovere le azioni d’innovazione conseguenti, privilegiando un approccio a rete che coinvolge tutti i soggetti che operano in un contesto produttivo e/o territoriale della conoscenza, con la creazione di gruppi di attività per la fornitura di servizi di supporto, assistenza tecnica e consulenza per promuovere l’innovazione (FEAMP, artt. 50, 59-63). Di contro, le innovazioni radicali raramente originano all’interno del contesto produt- tivo, che ha le sue dinamiche e non sempre ha interesse a introdurre cambiamenti significativi nei modelli di business e nei sistemi di produzione, ma sono il risultato dell’entrata di nuovi imprenditori e di processi di internazionalizzazione e scambio. Nelle imprese spesso non sono sufficientemente esplorate le opportunità che pos- sono venire da altri settori innovativi, non solo per aspetti biologici e tecnologici, ma anche per il trasferimento di nuove conoscenze, nuovi materiali, nuove tecnologie e sistemi di automazione, come ad esempio per lo sviluppo di nuovi sistemi offshore e di produzione d’acquacoltura integrata, nuovi sistemi di preparazione, packaging e commercializzazione (via web). In considerazione degli alti rischi, le innovazioni ra- dicali devono ricevere una speciale attenzione nella prossima programmazione, co- ordinando le iniziative di ricerca pubblica su specifiche azioni prioritarie di ricerca e innovazione e sostenendo le iniziative private e gli investimenti strutturali (art. 47). Le azioni pilota a supporto di progetti innovativi sono sostenute in ambito Horizon2020 e Le Istituzioni dal 2015, oltre lo strumento SMEs per i progetti innovativi per le piccole e medie imprese, che finanziano è disponibile anche l’azione pilota “Fast Track to Innovation Pilot“ (FTI), che prevede la la ricerca partecipazione dell’industria, delle PMI e di attori di diverse professionalità e di diversi settori per sviluppare innovazione tecnologica in tutti i settori, incluso l’agroalimentare, con l’obiettivo di ridurre i tempi tra la generazione di una idea e il suo lancio sul mercato.

  64. 6. MACROBIETTIVI 167 LA RICERCA IN ACQUACOLTURA Le istituzioni pubbliche che promuovono la ricerca in acquacoltura sono i Ministeri e la rete degli istituti vigilati: • Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Direzione Pesca marittima e Acquacoltura) al quale sono assegnate le competenze di programmazione e as- segnazione finanziaria per la ricerca in acquacoltura e di interfaccia istituzionale con l’Unione Europea. Il MiPAAF partecipa al Comitato Permanente per la Ricerca SCAR- Fish, organo consultivo della Commissione per la definizione della Agenda strategica della Ricerca in acquacoltura. Si avvale di INEA e ISMEA come istituti vigilati; • Il Ministero dell’Ambiente, del Territorio e del Mare (MATTM), con l’Istituto Supe- riore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e la rete delle Agenzie Regionali per l’Ambiente per la rete dei monitoraggi ambientali, per gli aspetti di interazione dell’acquacoltura con l’ambiente, le normative ambientali, la biodiver- sità, i siti Natura 2000; • Il Ministero della Salute (MIS) e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) con la rete degli Istituti Zooprofilattici su tutto il territorio per gli aspetti di vigilanza, controllo e lotta alle patologie, salute pubblica; • Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e il Centro Na- zionale per le Ricerche (CNR) con le sue 3 sedi specializzate in aspetti di ricerca in acquacoltura, le Università e i Consorzi privati (CONISMA); • Il Ministero delle Sviluppo Economico. Partecipano alla ricerca in acquacoltura soggetti pubblici, spesso derivati dagli Enti di Sviluppo, soggetti privati, imprese, organizzazioni di categoria e associazioni di pro- duttori, cooperative di ricerca, strutture universitarie e consorzi presenti su tutto il ter- ritorio. Il numero delle società di consulenza e servizio su aspetti tematici e innovativi è in aumento. Complessivamente la ricerca italiana in acquacoltura ha solide basi di conoscenza ed un elevato potenziale di risorse umane. L’Italia è tra i Paesi europei con il più alto nume- ro di istituti e infrastrutture di ricerca in acquacoltura che operano su progetti finanziati per lo più a livello nazionale e, in misura minore, a livello europeo e internazionale. Tale ricchezza rende necessaria l’attività di coordinamento delle attività e di strumenti per restituire i risultati della ricerca alle imprese. 168 6. MACROBIETTIVI Circa 30 Istituti Gli Istituti che svolgono attività di ricerca nel campo dell’acquacoltura sono rappresen- pubblici e privati tati principalmente da Università e Consorzi Universitari (46,2%), da altri Enti pubblici di ricerca (34,6%) e da Istituti privati (19,2%). Il personale tecnico scientifico impegnato nella ricerca in acquacoltura è costituito da circa 372 unità tra ricercatori (43,8%), tec- nici (24,5%) e tirocinanti (31%). Sono stati censiti 72 laboratori che svolgono attività di ricerca sperimentale in acquacoltura e 25 infrastrutture utilizzate per attività di ricerca. Tabella 25 – I NUMERI DELLA RICERCA Strutture n. Istituti di ricerca 26 Laboratori sperimentali 72 Infrastrutture di ricerca 25 (avannotterie; allevamenti a terra/offshore; barriere in aree costiere) Staff 372 Fonte FP7 - Aquamed Il 75% dei progetti di A livello nazionale, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF) ricerca è finanziato a ha fornito il contributo più significativo per la promozione e il supporto della ricerca livello nazionale in acquacoltura, attraverso il finanziamento dei Piani triennali per la Pesca e Acqua- coltura. Finanzia le attività di ricerca in acquacoltura con un contributo di bilancio as- segnato su base annuale e messo a bando per temi di ricerca strategici o assegnato su proposte di progetti, spesso coordinati e proposti da una rete di istituti di ricerca pubblici e privati. Tra il 2005 e il 2011 sono stati censiti finanziamenti per 120 progetti di ricerca, di cui il 75% con fondi nazionali pubblici, il 12,5% con fondi comunitari e altri progetti co- finanziati con varie percentuali di partecipazione. A livello europeo, nell’ambito del 7° Programma Quadro per la Ricerca europea (FP7), la partecipazione della ricerca italiana in progetti d’acquacoltura è stata importante e ha riguardato circa la metà dei progetti finanziati (15 progetti di ricerca, 45,5% dei progetti finanziati), ma inferiore a quelli di molti altri Paesi e senza un vero impegno nel coordinamento dei progetti (3 su 15). Nel prossimo periodo di programmazione sarà ulteriormente incoraggiata la partecipazione nelle iniziative europee44 e regionali45, sul modello di altri Paesi eu- ropei che offrono efficienti modelli di organizzazione e coordinamento, capacità di collaborazione e sviluppo di progetti di ricerca. 44 EATiP European Aquaculture Technological and Innovation Platform (2012) 45 FAO-GFCM Platform for Mediterranean Aquaculture

  65. 6. MACROBIETTIVI 169 Tabella 26 – PARTECIPAZIONE ITALIANA AL 7° PROGRAMMA QUADRO PER LA RICERCA EUROPEA (AL 2010) Progetti Partecipazione Partecipazione PMI Bandi Europei per l’acquacoltura finanziati (n) italiana (n) (%) nazionali (n) (%) Aumentare la sostenibilità delle produzioni 14 8 (57%) 3 (38%) Ricerca socioeconomica e di supporto alle politiche 5 2 (40%) 1 (50%) Ricerca per le SMEs 14 5 (36%) 4 (80%) Totale 33 15 (45,5%) 8 (53%) Fonte: ISPRA su dati EU (http://ec.europa.eu/research/bioeconomy/pdf/marine_sme_2011_v4.pdf) Malgrado la partecipazione delle PMI italiane sia stata considerevole nell’ambito dei progetti FP7 (53%), in particolare per le piccole imprese (Tabella 26) e ugualmente ci sia una elevata partecipazione dei diversi portatori d’interesse nelle iniziative di ricer- ca nazionali (89% dei progetti)46, le principali criticità emerse dalle consultazioni con l’industria e i portatori d’interesse riguardano: Il trasferimento dei • scarsa capacità di trasferire e comunicare i risultati della la ricerca; risultati all’Industria • la difficoltà nel trasformare i risultati della ricerca in innovazioni di processi e di è una priorità prodotti; • la frammentazione delle conoscenze; • la mancanza di sinergie tra l’industria e la ricerca, per pianificare progetti comuni e attività da intraprendere a medio e a lungo termine per consentire il progresso tecnologico, l’innovazione e il trasferimento delle conoscenze. Le azioni di ricerca applicata da programmare nel Piano dovranno necessariamente prevedere il coinvolgimento pieno e diretto delle imprese, non solo come supporto alle attività di ricerca svolte dagli Istituti, ma anche nelle fasi di progettazione e rea- lizzazione e la valutazione del grado di ritorno diretto che avranno sul settore. Ciò è particolarmente rilevante se si considerano le difficoltà che hanno le micro, piccole e medie imprese a promuovere la realizzazione di studi e ricerche di settore. Per quanto riguarda le infrastrutture della ricerca, il censimento operato nel 2013 ha censito oltre 70 laboratori e 25 centri di ricerca, rilevando di fatto ricchezza, ma anche una frammentazione del sistema di laboratori e infrastrutture di ricerca in Italia. Alcuni dei centri più grandi sono già coinvolti in iniziative europee di aggregazione, network e consolidamento di realtà di ricerca a servizio dell’acquacoltura47. 46 EU FP7, Progetto Aquamed 47 EU-FP7 AquaExcel 170 6. MACROBIETTIVI Tabella 27 – PRIORITÀ DI RICERCA PER L’ACQUACOLTURA ITALIANA (CONSULTAZIONE 2013) Priorità % Utilizzo efficace dei risultati della ricerca e trasferimento delle conoscenze 84,8 Miglioramento la comunicazione a livello nazionale sulla sostenibilità dell’acquacoltura italiana 83,3 e la qualità dei prodotti Politiche di sviluppo per l’acquacoltura nazionale 83,0 Assicurare prodotti con elevati standard di qualità e prodotti con specifiche caratteristiche per la salute umana 82,6 Garantire la sicurezza e la salubrità dei prodotti d’acquacoltura 81,1 Assicurare l’integrazione delle attività di acquacoltura e delle politiche di gestione 80,0 in un contesto normativo nazionale ed europeo Creazione di network a livello nazionale e internazionale fra le realtà di ricerca nazionali 79,6 e le diverse parti interessate (stakeholders) Favorire l’interdisciplinarietà delle ricerche, la mobilità dei ricercatori e la formazione 78,5 di nuove figure professionali Pianificazione territoriale per l’uso degli spazi e la riduzione dei conflitti tra l’acquacoltura 76,3 e altre attività/operatori () Miglioramento della salute e della resistenza alle patologie 75,2 Fonte: ISPRA (2013) Centri territoriali In merito agli strumenti di ricerca è opportuno prevedere anche in Italia il sostegno e/o di ricerca e sviluppo la creazione di poli tecnologici o strutture tecniche dedicate allo studio di particolari ambiti produttivi, sia a valenza territoriale, sia per gruppi di specie. Sono quindi da in- centivare tutte quelle azioni che favoriscono la realizzazione di centri regionali di ricerca e sviluppo in grado di approfondire le problematiche produttive di particolari contesti produttivi (ad esempio, l’area del delta del Po per la vongola filippina ed altri molluschi). DIFFUSIONE DEI RISULTATI DELLA RICERCA Opportunità In un’economia basata sulla conoscenza, la disponibilità per il settore dei risultati pro- con le nuove dotti dalla ricerca rappresenta un elemento essenziale per l’innovazione e le succes- tecnologie digitali sive attività di valorizzazione del patrimonio informativo e di trasferimento di cono- scenze organizzate alle imprese48. L’analisi delle esperienze di archiviazione dei progetti e dei risultati della ricerca in acquacoltura, evidenzia la necessità di maggiore divulgazione dei risultati di ricerca. Attualmente sono disponibili informazioni organizzate in banche dati sui progetti di ricerca (FP7- Aquamed; MiPAAF - Itaqua) che, tuttavia, necessitano di ulteriore stan- dardizzazione per quanto riguarda la descrizione dei progetti di ricerca, i metodi di classificazione dei risultati, e i prodotti finali. 48 PNR - Piano Nazionale della Ricerca (MIUR, 2014)

  66. 6. MACROBIETTIVI 171 La disponibilità di nuove tecnologie digitale può consentire di raccogliere, archiviare e organizzare in modo coerente i risultati della ricerca facilitando il trasferimento. Un archivio dei dati MiPAAF sulle produzioni d’acquacoltura, ai sensi del Regolamento europeo sulla “raccolta dati” in pesca e acquacoltura, dovrà essere reso disponibile presso il MiPAAF. Il Piano prevede azioni volte a migliorare la diffusione dei risultati della ricerca attraverso un sistema informatizzato e interattivo relativo alla raccolta e alla catalogazione e l’integrazione di informazioni produttive, gestionali, ambientali e sanitarie di riferimento per il settore, con la possibilità di georeferenziare alcune infor- mazioni per restituirle in modo coerente e sullo spazio reale. COORDINAMENTO ORGANIZZATIVO DELLA RICERCA La Rete Ricerca Il Comitato per la ricerca applicata alla pesca e acquacoltura, organo istituito ai sensi e le Banche Dati Dlgs 154/04, composto da rappresentanti delle Amministrazioni, dei principali Istitu- ti di ricerca a livello nazionale, delle Associazioni di settore è stato soppresso nel

  67. 201249. Le attività svolte dal suddetto Comitato sono state trasferite ai competenti uffici dell’Amministrazione centrale. Il Piano sostiene la necessità di supportare la DGPEMAC attraverso: • una “Rete Ricerca in Acquacoltura”, per fornire le conoscenze e il supporto tecnico scientifico necessario all’azione di programmazione e implementazione del Piano; • una “Banca Dati Acquacoltura” per diffondere in modo rapido ed efficiente la conoscenza e le informazioni relative al settore. Al fine di rispondere alla richiesta di ricerca e innovazione e di valorizzare i risultati e la conoscenza disponibili, l‘Autorità di gestione si avvalerà di convenzioni, accordi quadro e altri strumenti di supporto e networking, di attività di outsourcing della ri- cerca a realtà pubbliche e private competitive previa apposita procedura di evidenza pubblica. Ciò anche al fine di sostenere la partecipazione attiva dell’Italia ai progetti di coope- razione scientifica nel Mediterraneo (es. FAO-GFCM) e sostenere azioni strategiche di ricerca condivise con i paesi europei e i paesi terzi e migliorare le opportunità di ricerca e innovazione. GLI STRUMENTI PER FINANZIARE LA RICERCA Horizon 2020, I principali strumenti finanziari disponibili a livello europeo e nazionale per i finanzia- Life, FEAMP, menti relativi alla ricerca e all’innovazione sono: Programmi Nazionali • Programma europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020, in cui l’acqua- coltura trova ampio spazio in diversi ambiti, tra cui Sustainable Food Security, Blue Growth, Research Infrastructures; 49 Decreto Legge 6 luglio 2012, n. 95 172 6. MACROBIETTIVI • Programma per l’ambiente e l’azione per il clima (LIFE 2014-2020) • Fondi FEAMP (2014-2020 - art. 47); • Fondi nazionali del MiPAAF (Programma Nazionale 2013-2015); • Fondi nazionali del MIUR per la ricerca (MIUR, PNR). Altri strumenti di Horizon 2020 che concorrono sono le European Research Area Net- works (ERA-NETS) e le Joint Programming Initiatives (JPI) che mirano a promuovere collaborazioni di ricerca fra i Paesi dell’Unione. L’azione pilota “Fast Track to Innova- tion Pilot (FTI)” costituisce un nuovo strumento che supporta progetti innovativi in aree diverse, compreso l’agroalimentare, per sviluppare nuovi prodotti o servizi basati sulle esigenze dell’industria e fabbisogni sociali. Lo strumento SME per le piccole e medie imprese, volto a promuovere lo sviluppo di progetti innovativi e servizi per la diffusione, il lancio sul mercato dell’innovazione e la commercializzazione, anche attraverso finanziamenti privati, e in collaborazione con Paesi europei e extra europei.

  68. 6. MACROBIETTIVI 173 AZIONI STRATEGICHE La Commissione Europea ha preso l’impegno50 di promuovere le iniziative di R&S legate all’acquacoltura e finalizzate a un ulteriore sviluppo della base di conoscenze necessaria per elaborare pratiche di acquacoltura sostenibili e competitive. Gli Stati membri e l’industria sono invitati dalla Commissione ad aumentare i propri investimen- ti nel settore della ricerca legata all’acquacoltura nel quadro dello “Spazio europeo della ricerca” (SER) e su finanziamenti nazionali dedicati al settore. Le due azioni stra- tegiche previste nel Piano sono coerentemente volte a: • Sostenere l’innovazione e la ricerca, trasferire la conoscenza in pratica e pro- muovere nuovi progetti e iniziative che rispondono alla domanda di innovazione delle imprese, anche incentivando nuove forme di collaborazione e network con il pieno coinvolgimento delle imprese, per aumentare le competenze umane e favorire l’innovazione nei prodotti e nei processi; • Migliorare la conoscenza e il trasferimento dei risultati; rendere disponibili e frui- bili i risultati della ricerca già acquisita e favorire un flusso di informazioni continuo tra la ricerca e gli operatori, sviluppando sistemi di raccolta, gestione e restituzio- ne delle conoscenze per gli end users, lo sviluppo di banche dati acquacoltura e l’integrazione in reti scientifiche di più ampia portata nel settore della ricerca e dell’informazione. 50 COM(2013)229 def 174 6. MACROBIETTIVI MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.2 Sostegno al rafforzamento dello sviluppo tecnologico, dell’innovazione e del trasferimento delle conoscenze S 3.5 SOSTENERE L’INNOVAZIONE E LA RICERCA A SUPPORTO DELLE ESIGENZE DELLE IMPRESE Sintesi - La ricerca italiana in acquacoltura scarsa innovazione tecnologica per la ma- ha solide basi di conoscenza ed un elevato ricoltura offshore; bassa diversificazione; potenziale di risorse umane che può abilità imprenditoriale: carenza di personale contribuire all’innovazione nel settore e tecnico qualificato in programmi di sviluppo sostenere le nuove esigenze delle impre- e piani d’impresa; riduzione dei margini di se. L’azione è volta a incentivare la ricerca profitto per le aziende. e l’innovazione, aumentare il capitale uma- no e migliorare le strategie di collabora- Settori - Tutti zioni con le piccole e le medie imprese, Soggetti attuatori - MiPAAF, Regioni, PMI, favorendo la diffusione delle conoscenze Ricerca scientifiche e tecniche, delle pratiche inno- vative e il collegamento in rete, lo scam- Componenti Azione - a) Iniziative di ricer- bio di esperienze e buone pratiche fra le ca per lo sviluppo di conoscenze di tipo imprese, le organizzazioni professionali e tecnico/scientifico per ridurre l’impatto am- altre parti interessate, inclusi gli organismi bientale, diversificare le produzioni e i pro- scientifici e tecnici (art. 50c). cessi produttivi e ridurre l’uso delle risorse; Coerentemente con l’art. 47 del FEAMP, b) Promozione di iniziative per lo sviluppo l’azione è volta in particolare a sviluppare e il miglioramento di processi organizzativi conoscenze di tipo tecnico, scientifico o e sistemi di gestione aziendale. organizzativo nelle imprese d’acquacoltu- ra, che riducono l’impatto sull’ambiente, la Durata - 2015-2020 dipendenza dalla farina di pesce e dall’olio Azioni collegate - S3.1; S3.2, S3.6, S3.7, di pesce, facilitano l’applicazione di nuovi S3.14, S3.15 metodi di produzione sostenibili, sviluppa- FEAMP - artt. 47, 49 (1a), 50 no protocolli per nuove specie, produco- AdP - OT3, OT8 no prodotti e processi nuovi o migliorati e sistemi di gestione e organizzazione in- Risultati attesi - Sviluppo tecnologie inno- novativi. Al fine di migliorare le prestazioni vative (IMTA, RAS) complessive e la competitività degli ope- Sviluppo tecnologie e prodotti innovativi ratori e di ridurre le esternalità, le imprese nel settore mangimistico possono anche avvalersi di servizi di ge- Sviluppo sistemi per l’allevamento off shore stione, di sostituzione e di consulenza per Realizzazione di nuovi prodotti le imprese acquicole (art. 49). Miglioramento dei sistemi di gestione aziendali Criticità - Non efficiente collaborazione tra ricerca, produttori e servizi collegati; scar- so scambio/trasferimento dei risultati della ricerca e delle innovazioni tecnologiche;

  69. 6. MACROBIETTIVI 175 MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.2 Sostegno al rafforzamento dello sviluppo tecnologico, dell’innovazione e del trasferimento delle conoscenze S 3.6 MIGLIORARE LA CONOSCENZA E IL TRASFERIMENTO DEI RISULTATI Sintesi - La conoscenza è alla base del Settori - Tutti processo innovativo e stimola diretta- Soggetti attuatori - MiPAAF, Regioni, mente l’innovazione, ma al tempo stesso PMI, Ricerca può essere innovativo il modo di fare co- noscenza, quando al processo di innova- Componenti Azione - a) Sviluppo siste- zione partecipano imprenditori, ricerca- mi digitali per l’archivio, la gestione e la tori, consulenti e si basa sullo scambio di condivisione dei risultati; b) Strumenti informazioni tra gli utilizzatori e i produt- per il trasferimento dei risultati delle ri- tori. Gli elementi che compongono que- cerca ai portatori di interesse (imprese, sta azione sono volti a: a) rafforzare gli decisori politici); c) Integrazione banche strumenti per la raccolta, l’archiviazione dati di produzione, ambientali, sanitari; e la gestione delle conoscenze, per mi- d) Organizzazione workshop nazionali e gliorare il trasferimento delle informazio- locali dei portatori di interesse. ni e dei risultati alle parti interessate e la valorizzazione del patrimonio informati- Durata - 2015-2020 vo e di conoscenze acquisite (Banca dati Azioni collegate - S3.1; S3.5; S3.16, S1.5 Acquacoltura); b) promuovere la collabo- (MO1) razione tra i gruppi di ricerca e favorire FEAMP - artt. 49, 50 l’applicazione di approcci multidisciplina- AdP - OT3, OT8 ri, attraverso la realizzazione di una Rete di ricerca a supporto dei diversi portatori Risultati attesi d’interesse; per favorire il coordinamen- Rete Ricerca in acquacoltura to delle iniziative della ricerca pubblica e Sviluppo di strumenti/banche dati per privata con le imprese, evitare duplica- il trasferimento dei risultati della ricerca zioni, integrare e aggiornare le esigenze alle imprese e le priorità di ricerca; per la pianificazio- ne e l’attuazione di attività di ricerca sul medio e lungo termine, integrando le di- verse azioni a livello nazionale. Criticità - Scarso scambio/trasferimento dei risultati della ricerca e delle innova- zioni tecnologiche; inadeguata collabo- razione tra ricerca produttori e servizi collegati; scarsa consapevolezza e insuf- ficiente impegno dei decisori politici per lo sviluppo dell’acquacoltura. 176 6. MACROBIETTIVI MO 3.3 SVILUPPO DI NUOVE COMPETENZE PROFESSIONALI E APPRENDIMENTO PERMANENTE L’opportunità di sviluppare attività di formazione adatte alle necessità dell’acquacol- tura moderna è stata enfatizzata dalla “Strategia per lo sviluppo sostenibile dell’ac- quacoltura europea” che ha individuato la formazione tra gli elementi cardine che possono fornire, attraverso un “approccio basato sulle competenze” (competency- based approach), la promozione del capitale umano in termini di qualificazione e ri- qualificazione professionale, trasferimento delle conoscenze scientifiche e delle prati- che innovative, apprendimento permanente, nuove collocazioni lavorative nel settore dell’acquacoltura. La formazione gioca un ruolo centrale nella qualificazione delle figure professionali - nuove e già esistenti - coinvolte nell’acquacoltura nazionale, con effetti diretti sulla competitività del settore, la promozione del capitale umano in azienda e il trasferi- mento delle conoscenze, dei risultati della ricerca e della loro applicazione in termini di sviluppo tecnologico ed innovazione. Dal punto di vista accademico, il quadro attuale dell’offerta formativa universitaria spe- cificatamente rivolta all’acquacoltura (a livello di laurea e di post-laurea) appare molto limitato in Italia in rapporto alle attuali e future esigenze del settore. È attivo un corso di laurea triennale in Acquacoltura e Igiene delle Produzioni Ittiche presso la Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria dell’Università di Bologna; ci sono inoltre alcune opportunità di formazione post-laurea, tra cui un Master di I livello in Acquacoltura e Ittiopatologia nell’ambito della stessa Scuola. Presso diversi Atenei nazionali sono attive alcune scuole di specializzazione, quali ad esempio “Allevamento, igiene, pato- logia delle specie acquatiche e controllo dei prodotti derivati”, “Biochimica Marina e Scarsa l’offerta Biotecnologie Applicate alla Pesca e all’Acquacoltura”, “Igiene e Controllo dei Prodot- formativa ti della Pesca e dell’Acquacoltura”. Non risultano essere più attivi diversi corsi di laurea di primo e secondo livello sull’ac- quacoltura che erano stati istituiti in passato presso alcune Università italiane, sebbe- ne corsi d’insegnamento su argomenti di acquacoltura siano stati inseriti all’interno di corsi di laurea relativi alle produzioni animali, alla biologia ed ecologia marina, alle

  70. 6. MACROBIETTIVI 177 scienze ambientali, alle scienze agrarie e recentemente anche nell’ambito di alcuni corsi di laurea in Medicina Veterinaria. Altre attività di formazione sull’acquacoltura rivolte alle diverse figure professionali coinvolte nel settore, vengono tuttavia condotte anche da associazioni del settore e da diversi enti pubblici (Ministero, Istituti Zooprofilattici Sperimentali, Università), spes- so in collaborazione. Si segnala una scarsa strutturazione in termini di apprendimento permanente e di programmazione per la qualificazione professionale, soprattutto in relazione al trasferimento delle conoscenze per l’innovazione tecnologica. Appare quindi evidente come, al fine di favorire lo sviluppo di un’acquacoltura basata sulle conoscenze, innovativa e competitiva sia necessario promuovere una formazione professionale che possa fornire gli strumenti utili ad assicurare l’apprendimento perma- nente per gli addetti del settore e la creazione di nuove competenze professionali. L’apprendimento Nelle imprese le opportunità di sviluppo e di qualificazione del prodotto sono stret- permanente tamente legate al grado di conoscenza e all’esperienza degli operatori. Il processo formativo che le aziende richiedono è rivolto non solo al miglioramento del processo produttivo e della qualità del prodotto allevato e commercializzato, ma anche alla capacità di conduzione di una impresa, sotto l’aspetto economico-finanziario, e alla conoscenza del mercato. Al fine di poter utilizzare al meglio i risultati di tali azioni andranno parallelamente implementate misure idonee a favorire nel mondo dell’acquacoltura nazionale l’inse- rimento di figure professionali qualificate, nuove o già esistenti, nonché a riconoscere formalmente i percorsi di apprendimento permanente svolti dagli operatori del setto- re, anche ai fini di una loro qualificazione o riqualificazione professionale. A tal riguardo tutte le attività di formazione dovranno tener conto di alcuni fattori quali la grande dispersione dei siti produttivi, il riconoscimento del ruolo delle donne nel settore acquacoltura e l’opportunità di utilizzare le attività di formazione anche per rinforzare il ruolo dell’acquacoltura fra le misure di sviluppo delle comunità rurali e co- stiere e nella prospettiva di nuove opportunità lavorative per i lavoratori della pesca. 178 6. MACROBIETTIVI La formazione Si dovrà quindi prevedere la conduzione programmata, possibilmente a lungo ter- per la gestione mine e con disseminazione su tutto il territorio nazionale, di attività di formazione amministrativa, continua su gestione amministrativa, gestione economico-finanziaria, gestione am- economico- bientale (compreso il “rischio residui”), tecnologie produttive (soprattutto in termini di finanziaria, innovazione tecnologica), biosicurezza, buone pratiche igienico-sanitarie, benessere ambientale, e sanità animale, sicurezza alimentare, ecc. che possano essere di supporto agli ope- biosicurezza, ratori e riconosciute formalmente a tutte le figure professionali coinvolte nella filiera sanità animale e produttiva. sicurezza alimentare A tale scopo è auspicabile un coordinamento tra Ministeri, Regioni, Università, asso- ciazioni di categoria e industria, sia a livello programmatico formativo sia finanziario. Appare quindi necessario: • rafforzare l’offerta formativa volta a creare nuove competenze professionali qua- lificate nel settore dell’acquacoltura e delle discipline strettamente connesse; • implementare l’inserimento di figure professionali qualificate all’interno delle re- altà produttive d’acquacoltura; • favorire percorsi certificati di apprendimento permanente volti alla qualificazio- ne e/o riqualificazione degli operatori del settore, mirando a rispondere alle ne- cessità di formazione delle imprese (innovazione, gestione e amministrazione, mercato, biosicurezza) e delocalizzare gli eventi formativi, e applicando, quando possibile, percorsi di formazione a distanza (e-learning); • promuovere eventi di divulgazione e informazione che garantiscano la diffusio- ne delle conoscenze scientifiche e delle pratiche innovative; • incentivare le imprese che intraprendono percorsi certificati di apprendimento volti alla qualificazione e/o riqualificazione degli operatori, che impiegano per- sonale qualificato, dotato di formazione specifica e che si avvalgono, in forma singola o associata, dell’apporto di consulenti di settore. Oltre alle attività di formazione professionale e di apprendimento permanente degli operatori del settore, potranno essere di estrema utilità azioni educative da svolgere durante il percorso formativo dell’obbligo al fine di fornire conoscenze sulla filiera ittica d’acquacoltura non solo per ampliare le prospettive professionali ma anche a migliorare la percezione dell’importanza dei prodotti d’acquacoltura in termini di so- stenibilità ambientale e sicurezza alimentare tra i giovani consumatori.

  71. 6. MACROBIETTIVI 179 MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.3 Sviluppo di nuove competenze professionali e apprendimento permanente S 3.7 FORMAZIONE PROFESSIONALE E APPRENDIMENTO PERMANENTE Sintesi - La formazione gioca un ruolo Componenti Azione - a) Rafforzare l’of- centrale nella qualificazione delle figu- ferta formativa professionale nel settore re professionali, nuove e già esistenti, dell’acquacoltura; b) Implementare l’inse- coinvolte nell’acquacoltura nazionale rimento di figure professionali qualificate con ripercussioni dirette e indirette sulla all’interno delle realtà produttive d’ac- competitività del settore. Al fine di pro- quacoltura; c) Delocalizzare gli eventi muovere il capitale umano, il FEAMP indi- formativi volti alla qualificazione, riquali- vidua, quali punti cardine, la formazione ficazione ed apprendimento permanen- professionale, l’apprendimento perma- te degli operatori del settore attraverso nente, la diffusione delle conoscenze percorsi di formazione a distanza (FAD); scientifiche e delle pratiche innovative e d) Attuare una strategia di certificazione l’acquisizione di nuove competenze pro- dei percorsi formativi volti alla qualifica- fessionali nel settore dell’acquacoltura. zione, riqualificazione ed apprendimento Questa azione mira a promuovere azioni permanente degli operatori del settore; volte ad assicurare un apprendimento e) Promuovere eventi di divulgazione permanente per gli addetti del settore, ed informazione che garantiscano la la creazione di nuove competenze pro- diffusione delle conoscenze scientifi- fessionali nel campo dell’acquacoltura e che e delle pratiche innovative; f) Crea- progetti educativi. re una banca dati dell’offerta formativa istituzionale. Criticità - Scarsa offerta formativa su te- matiche inerenti all’acquacoltura ed a di- Durata - 2015-2020 scipline correlate; scarso riconoscimento Azioni collegate - S3.1, S3.2, S3.6, S3.14 delle figure professionali qualificate esi- FEAMP - art. 50 stenti; poche opportunità di apprendi- AdP - OT8 mento permanente per gli operatori del settore; scarsi investimenti sulle attività Risultati attesi formative volte alla preparazione, alla Incremento di progetti di corsi di forma- qualificazione o alla riqualificazione delle zione ed apprendimento permanente figure professionali; difficile inserimen- Inserimento di figure professionali to di figure professionali qualificate nel qualificate mondo dell’acquacoltura; Certificazioni di corsi di formazione, ap- prendimento permanente ecc. Settori - Tutti Creazione di una banca dati dell’offerta Soggetti attuatori - MiPAAF, Regio- formativa sull’acquacoltura ni, Ricerca, Industria, Associazioni di categoria 180 6. MACROBIETTIVI MO 3.4 PROMOZIONE DI UN’ACQUACOLTURA CHE GARANTISCA UN LIVELLO ELEVATO DI TUTELA AMBIENTALE, SALUTE E BENESSERE DEGLI ANIMALI SALUTE E SICUREZZA PUBBLICA ACQUACOLTURA CON LIVELLO ELEVATO DI TUTELA AMBIENTALE Le azioni L’acquacoltura è da sempre sotto scrutino per i potenziali impatti che può generare per affermare il valore sull’ambiente e per l’uso di risorse. L’Unione Europea si è impegnata al rispetto di un della sostenibilità elevato livello di protezione ambientale. La normativa comunitaria si basa sul princi- ambientale pio di precauzione e tende alla prevenzione, al contenimento e al controllo dei poten- ziali effetti indesiderati delle attività d’acquacoltura sull’ambiente e sulla biodiversità. Gli operatori hanno sempre maggior coscienza degli aspetti ambientali che incidono sul- le attività di produzione e sulle tecniche per ridurre le esternalità negative e contribuire alla conservazione delle risorse ambientali e alla protezione degli habitat e delle specie. Le interazioni acquacoltura-ambiente sono estremamente diversificate in relazione ai si- stemi di allevamento, alle specie, al sito e al tipo di risorsa idrica utilizzata. È generalmen- te condiviso che la piscicoltura estensiva rimane un valido esempio di coniugazione tra produzione e conservazione di zone umide di grande interesse ecologico. Nel caso della piscicoltura estensiva e della molluschicoltura, andrebbero considerati i servizi eco am- bientali connessi, così come andrebbero garantiti ambienti di produzione sani e produttivi. I sistemi intensivi per l’allevamento ittico possono determinare pressioni di diversa natu- ra sugli ecosistemi acquatici e sulla biodiversità, per l’elevato carico trofico dei reflui, per la derivazione e la captazione di risorse idriche, le fughe di specie allevate dagli impianti e l’introduzione di specie aliene (queste anche nel caso della molluschicoltura), l’uso di gio- vanili selvatici di stock sovrasfruttati (anguilla, tonno) e l’utilizzo di farine e oli di pesce per la produzione di mangimi, risorse limitate e condivise con altre produzioni agroalimentari. Per fare sì che il valore della sostenibilità ambientale si affermi nelle scelte decisionali, raccordando azioni di salvaguardia e riduzione dei rischi ambientali e azioni di tutela e valorizzazione delle risorse, il Piano promuove azioni per lo sviluppo di forme d’acqua- coltura a elevata compatibilità ambientale (es. sistemi a ricircolo, forme d’acquacoltura multi trofica), con miglioramenti nell’efficienza energetica degli impianti e nell’uso delle risorse (es. acquacoltura biologica), in particolare negli ambienti più sensibili (es. siti Na- tura 2000) e con un uso responsabile delle specie aliene. Come raccomandato dalla Commissione Europea51, alcune azioni sono finalizzate alla predisposizione di linee guida a livello nazionale o regionale per individuare gli ap- procci integrati più innovativi - buone pratiche in termini di gestione dei rischi, tutela della biodiversità, tutela delle acque, protezione dei suoli e valorizzazione del pa- trimonio naturale e uso sostenibile delle risorse - e gli strumenti più idonei alla loro costituzione, anche in raccordo con altre esperienze nazionali e europee. 51 COM(2009)162 def

  72. 6. MACROBIETTIVI 181 SVILUPPO DI SISTEMI ACQUICOLI AD ELEVATA COMPATIBILITÀ AMBIENTALE L’acquacoltura A livello aziendale, l’uso di buone pratiche e una buona gestione dell’alimentazione multitrofica possono ridurre il contenuto di materia organica negli effluenti e minimizzare gli effetti sull’ambiente. Nel caso di allevamenti di specie marine in gabbia, dove i reflui sono direttamente rilasciati nell’ambiente marino, sono in sperimentazione nuovi sistemi in- tegrati che prevedono l’allevamento di organismi biofiltratori tra le gabbie e le vasche d’allevamento per trattenere azoto e fosforo immessi nell’ambiente. Questi sistemi d’ac- quacoltura multitrofica (IMTA) simulano i sistemi naturali combinando l’allevamento di diverse specie acquatiche complementari che occupano diversi livelli della catena tro- fica. Lo sviluppo di questi sistemi dalla scala prettamente sperimentale, richiede ancora un contributo della ricerca per migliorare la scelta delle specie estrattive da integrare nell’allevamento per favorire il riutilizzo dei nutrienti nei sedimenti e nella colonna d’ac- qua durante il ciclo di produzione, per nuove infrastrutture e modelli ambientali di di- spersione dei nutrienti per garantire il corretto bilanciamento tra le specie. I sistemi a ricircolo, Nel caso degli impianti di acquacoltura a terra, i sistemi a ricircolo possono rappresenta- vantaggi e limiti re una soluzione per ridurre o annullare il rilascio di effluenti. Questi sistemi, tuttavia, pur assicurando indubbi vantaggi in termini di risparmio di risorse idriche, zero inquinamen- to biologico (specie aliene, fughe) e buone condizioni di biosicurezza se ben gestiti, non hanno trovato sinora favore tra gli imprenditori italiani (e europei), sia per gli elevatissimi costi di avvio e di gestione sia per le elevatissime biomasse allevate in piccoli volumi d’acqua, che pongono interrogativi sui possibili effetti sulla salute e sul benessere delle specie allevate, nonché sulla qualità organolettica del prodotto a fine ciclo. CONVERSIONE A SISTEMI DI ACQUACOLTURA BIOLOGICA E SISTEMI EMAS L’acquacoltura La promozione di metodi di produzione sostenibili e basati sull’impiego efficiente del- biologica le risorse è parte integrante della strategia dell’UE per migliorare la competitività e la non decolla redditività delle imprese. In tal senso l’acquacoltura biologica, basata sui principi della salvaguardia ambienta- le, naturalità dei sistemi di produzione e tutela del benessere animale, rappresenta un metodo di produzione “ecologico” in grado di valorizzare le produzioni, fornen- do un valore aggiunto ai prodotti non solo in termini di qualità e sicurezza alimentare ma soprattutto ambientale. Tuttavia in Italia e in altri Paesi europei l’acquacoltura bio- logica ancora stenta a decollare e rappresenta solo 1% dell’acquacoltura in Europa e meno del 0,1 % in Italia. Le difficoltà di crescita sono collegate ad una serie di criticità più o meno correlate, condivise a livello comunitario, e incluse nel processo in corso di revisione del sistema di regolazione (EGTOP). Gli aspetti relativi all’origine dei gio- vanili e alla qualità degli alimenti sono solo gli aspetti più evidenti di un sistema che è 182 6. MACROBIETTIVI limitato nella crescita anche per limiti di mercato, soprattutto perché la grande distribu- zione non ha fin’ora assecondato l’immissione di tali prodotti nelle proprie reti distributive. Sistemi La certificazione ambientale ISO 14001 e la registrazione EMAS, strumenti innovativi di ecogestione ancora poco applicati nel comparto dell’acquacoltura, si basano su principi di una e certificazione corretta gestione dei processi produttivi, sul miglioramento continuo delle prestazioni ambientali, il controllo delle attività generanti impatti, il miglioramento della competiti- vità sui mercati basata sulla salvaguardia ambientale. L’adesione delle imprese di acquacoltura ISO 14100 riguarda circa il 15 % degli impianti di produzione ittica, mentre il sistema EMAS di ecogestione e “audit” avviata in Italia nel 2002 dovrebbe essere incentivato al fine di migliorare le prestazioni ambientali delle attività produttive e aumentare la competitività delle imprese. PRESTAZIONE DI SERVIZI AMBIENTALI DA PARTE DELL’ACQUACOLTURA I servizi ambientali Le pratiche d’acquacoltura estensiva, quali la piscicoltura in aree vallive, in stagni e lagune dell’acquacoltura e la molluschicoltura, se ben gestite, rappresentano un esempio di applicazione dell’ap- estensiva meritano proccio ecosistemico in acquacoltura52 e una delle modalità di sviluppo sostenibile nelle un’attenzione speciale aree umide53. Contribuiscono a garantire servizi ambientali di diversa natura (Tabella 28): servizi di fornitura, servizi di regolazione54, servizi di supporto e servizi culturali. La gestione produttiva di molte aree umide costiere ha consentito di preservare e restaurare questi ambienti, altresì di carattere transitorio per loro intrinseca natura. Nel caso della vallicoltura, ad esempio, la costruzione di sbarramenti, la stabilizzazione delle foci, le canalizzazioni per il controllo degli apporti di acque dolci e la regolazione dell’acqua dal mare, hanno consen- tito la gestione e lo sfruttamento delle aree umide a fini produttivi, e hanno contribuito a conservare e a creare paesaggi naturali e a mantenere le funzioni e la qualità ecologica di stagni e lagune. La conservazione di questi ambienti acquatici, ricchi di specie vegetali e animali, in particolare uccelli, ha contribuito alla conservazione della diversità biologica. Data la valenza ecologica, culturale e socioeconomica dell’acquacoltura estensiva, tale attività merita un’attenzione particolare nel Piano al fine di garantirne la continuità a fronte delle nu- merose problematiche che ne limitano la crescita. È auspicabile, dunque, che il valore eco- nomico dei beni e dei servizi generati da una corretta gestione dell’acquacoltura nelle aree umide venga riconosciuto per favorire la scelta di opportune strategie di sviluppo e conser- vazione di questa attività, supportate anche da una maggiore conoscenza dei relativi rischi. Crescente è anche l’interesse verso i servizi ambientali che la molluschicoltura può supportare, in virtù della capacità di abbattere il carico trofico negli ambienti soggetti ad eutrofizzazione e migliorare la qualità dell’acqua grazie all’elevata capacità filtrante e di assorbimento dell’ anidride carbonica dall’ambiente (carbonatazione) per fissazione nelle 52 FAO, 2008 53 COM 162/2009 54 De Groot, 2009

  73. 6. MACROBIETTIVI 183 valve dei molluschi. Stime sulle quantità di nutrienti rimossi e metodi di monetizzazione di questo servizio ecosistemico sono in fase di studio55. È stato realizzato un progetto finaliz- zato alla contabilizzazione delle emissioni e assorbimenti di CO2 connessi all’allevamento e raccolta di mitili nell’area compresa tra il Veneto e l’Emilia Romagna. I volumi di CO2 fissati nelle valve vengono convertiti in Crediti di Carbonio, valorizzabili e spendibili sul mercato dei Carbon Credits. In questo modo i servizi ambientali resi possono costituire un incentivo per la ricerca di sistemi di produzione sempre più attenti a ridurre le emissioni, a tutto vantaggio della componente di CO2 assorbita, avviando un processo virtuoso che porta il settore ad agire sempre più verso una produzione sostenibile (cfr BMP 7.2). Tabella 28 – SERVIZI AMBIENTALI SOSTENUTI DALLE ATTIVITÀ D’ACQUACOLTURA NELLE ZONE UMIDE Servizi ecosistemici Acquacoltura intensiva Acquacoltura estensiva Fornitura (Risorse) Prodotti ittici *** ** Organismi per fini conservazionistici * Organismi per fini estetici/ricreativi ** Sostanze farmaceutiche ** Regolazione Mitigazione rischi naturali ** Protezione dall’erosione *** Regolazione dalle acque *** Assimilazione dei rifiuti (rimozione nutrienti/riduzione torbidità) *** Sottrazione N e P (molluschicoltura) *** Fissazione CO2 (molluschicoltura) ** Supporto Conservazione della biodiversità genetica ** Habitat (funzionalità aree di riproduzione e rifugio) *** Culturali Attività ricreative e turismo ** Estetico: valore scenico *** Educazione e scienza *** Attività legate a tradizioni territoriali *** Fonte: classificazione da MEA, 2005; mod. De Groot, 2009 55 Feifel (2009); Hudson et al.(2010); Higgins et al. (2011) 184 6. MACROBIETTIVI Interventi Un ulteriore contributo allo sviluppo di un’acquacoltura ad elevato livello di tutela am- di ripopolamento per bientale è rappresentato dalle azioni di conservazione ex situ e di riproduzione di specie minacciate animali acquatici nell’ambito di programmi di ripopolamento, conservazione e ripristi- no della biodiversità. Oltre agli avanotti prima per l’ingrasso e la produzione commerciale, l’acquacoltura è in grado di fornire uova e stadi giovanili da rilasciare in natura allo scopo di incremen- tare le popolazioni di specie protette o minacciate, oppure specie di interesse per la pesca ricreativa e professionale. La continua perdita di biodiversità e il miglioramento tecnologico delle pratiche d’avannotteria, che rende possibile la riproduzione in cat- tività di numerose nuove specie, creano sia la domanda che i presupposti per lo svi- luppo degli interventi di ripopolamento di specie marine e dulcacquicole, in molti casi riconosciuti anche dalla IUCN e da varie normative europee quali la Direttiva Habitat e il protocollo SPA/BD della convenzione di Barcellona. Gli interventi di ripopolamento per specie di interesse conservazionistico hanno l’obiettivo di rilasciare individui che siano in grado di sopravvivere in natura e di riprodurvisi. Pertanto, attentamente piani- ficati, seguendo le raccomandazioni delle direttive e delle normative internazionali e i principi di uso responsabile e sostenibile delle risorse per evitare impatti ecologici e genetici sulle popolazioni naturali56. Al momento, in Italia, sono però ancora pochi i progetti finalizzati alla conservazione in situ e ex situ di specie protette o minacciate. Sono invece relativamente più numerosi gli interventi legati alle semine di pesci che rivestono un interesse per la pesca ricre- ativa, soprattutto in acqua dolce. Secondo gli ultimi censimenti sono oltre 10 le specie per le quali esiste una produ- zione di uova finalizzata al ripopolamento. Dal 2009 al 2011 la percentuale di uova destinata al ripopolamento per scopi ricreativi è tendenzialmente in aumento e rap- presenta il 6-10% delle produzioni di uova e giovanili nelle avannoterie. Anche gli interventi per scopi ricreativi, secondo le “linee guida per la pesca ricreativa” della FAO, dovrebbero essere gestiti in modo più sostenibile e secondo una pianificazione maggiormente improntata ai principi di responsabilità e conservazione delle risorse. Interventi Gli interventi di ripopolamento messi in atto per ricostituire gli stock ittici per la pesca di ripopolamento per professionale si sono dimostrati inadeguati, quando non accompagnati da interventi la pesca professionale idroambientali e di ripristino delle specificità di qualità di habitat minacciati. La pesca professionale nei fiumi e nei grandi fiumi si sta drasticamente riducendo a causa della progressiva antropizzazione delle vie d’acqua occluse da dighe e sbarramenti che limitano la risalita del pesce e degli habitat che riducono i potenziali di riproduzione e crescita per molte specie oggetto di pesca (coregoni, tinche, barbi, anguille ecc). Le azioni di ripopolamento per la pesca professionale e ricreativa da programmare a 56 Codice di Condotta Responsabile per la Pesca della Fao (2005; art.9)

  74. 6. MACROBIETTIVI 185 livello regionale dovranno considerare anche gli aspetti di qualità ambientale e sbar- ramenti alla risalita delle specie, per favorire la pesca sportiva e il suo valore aggiunto nel turismo. Nel caso delle specie marine, gli interventi di ripopolamento più importanti riguarda- no la spigola, per la quale in Mediterraneo è evidente un drastico declino. Anche in questo caso, un piano di gestione della risorsa, che preveda una attenta valutazione dell’abbondanza e della diversità genetica degli stock selvatici, è da raccomandare per evitare effetti sulle popolazioni naturali e garantire il successo degli interventi. Tabella 29 – PRODUZIONE DI AVANNOTTI DESTINATI AL INTERVENTI DI RIPOPOLAMENTO 2009 2010 2011 Ingrasso Ripop. Totale ingrasso Ripop. Totale Ingrasso Ripop. Totale Coregoni n.I. 0 0 4.000 4.000 Orata 77.000 2.500 79.500 42.000 2.500 44.500 73.500 73.500 Pesce gatto 300 300 0 0 Pesci d’acqua dolce n.I. 100 100 0 0 Salmerini n.I. 445 445 545 545 600 600 Salmerino alpino 1.200 30 1.230 1.330 1.330 500 600 Salmerino di fontana 50 50 100 100 100 100 Sogliola 0 0 200 200 Spigola 91.500 91.500 41.500 2.500 44.000 57.500 57.500 Storioni n.I. 500 500 940 940 200 200 Temolo 0 10 10 Trota fario 6.276 4.572 10.848 2.707 13.895 16.602 3.041 10.600 13.641 Trota iridea 115.720 1.800 117.520 61.745 61.745 79.450 100 79.550 Trote n.I. 0 10 40 50 1.100 200 1.300 Totale 292.991 9.002 301.993 150.877 18.945 169.822 216.191 14.900 231.091 totale ripop. Anno 97,0% 3,0% 88,8% 11,2% 93,6% 6,4% 186 6. MACROBIETTIVI CONTROLLO E GESTIONE DELLE INTRODUZIONI E TRASLOCAZIONI DI SPECIE ALIENE A FINI D’ACQUACOLTURA Definire L’introduzione di specie aliene rappresenta una delle principali cause di perdita di le responsabilità biodiversità57. Le specie aliene sono comunemente utilizzate in acquacoltura e rap- nelle procedure presentano una importante fonte di reddito. L’acquacoltura è oggi considerata il autorizzative secondo vettore di introduzione di specie non indigene in Europa, sia per il largo per l’introduzione/ uso di tali specie per fini produttivi sia per le introduzioni di organismi associati alle traslocazione specie allevate. Un caso particolarmente rilevante è rappresentato dalla molluschi- e per i monitoraggi coltura attraverso la quale organismi bentonici e alghe possono essere facilmente diffuse. Con l’adozione dei Regolamenti (CE) 708/2007, 506/2008, 535/2008 e (EU) 304/2011 sulle specie aliene in acquacoltura, e il nuovo Regolamento (EU) 1143/2014, l’Europa ha istituito un quadro normativo volto a disciplinare l’impiego in acquacol- tura di specie aliene e di specie localmente assenti al fine di valutare e ridurre al minimo l’eventuale impatto di tali specie sugli habitat acquatici. In Italia, il MiPAAF ha nominato58 un comitato di esperti e istituito il registro delle specie non indigene59. Un sistema informativo realizzato sul sito del MiPAAF rac- coglie i dati relativi alle domande di autorizzazione per l’introduzione di specie non indigene. Le specie non indigene sono inoltre considerate nell’ambito della direttiva quadro sulla Strategia per l’ambiente marino (2008/56/CE) tra gli 11 descrittori proposti per valutare il buono stato ambientale (D2 “Le specie non indigene introdotte dalle attività umane restano a livelli che non alterano negativamente gli ecosistemi”) 60. Tra tutte le possibili pressioni generate da attività d’acquacoltura che possono ave- re un impatto sullo stato ambientale marino le specie non indigene sono considera- te tra le più importanti. Per una gestione efficace e sostenibile delle introduzioni e delle translocazioni delle specie indigene nell’acquacoltura alcuni aspetti chiave dovranno assolutamente trovare soluzione. In particolare è necessario: • definire le procedure autorizzative e l’assegnazione delle responsabilità (tra Am- ministrazione centrale, Regioni, Amministrazioni locali) per le introduzioni, translo- cazioni e spostamenti di specie aliene; • aggiornare i registri di introduzione previsti dal Regolamento europeo, finalizzati oltre all’autorizzazione e al tracciamento delle introduzioni anche ad individuare eventuali hotspots di introduzione e facilitare le richieste di nuove introduzioni; 57 Convenzione sulla Diversità biologica (CBD, articolo 8, h) 58 D.M. 339/2008 59 ai sensi dell’Art. 23 Reg (CE) 708/2007, ai sensi dell’Art. 4 Reg (CE) 535/2008 60 www.strategiamarina.isprambiente.it

  75. 6. MACROBIETTIVI 187 • il monitoraggio dei movimenti di specie alle quali possono essere associate del- le specie aliene invasive e per le quali non esiste obbligo di controllo (es. mollu- schi) ai fini del monitoraggio ambientale61. In questo caso Codici di buone Pratiche, come quello adottato da alcune Associazioni di produttori di molluschi62 che identificano le specie più invasive e le procedure per ridurre i rischi di trasferimento e la diffusione (HACCP) saranno promossi nel presente Piano e potranno essere oggetto di scambio e diffusione di Best Practices con i Paesi che le hanno già adottate. PIANO PER LA GESTIONE DELLE POPOLAZIONI DI PREDATORI SELVATICI Bilanciare La Direttiva Uccelli e la Direttiva Habitat, insieme con le convenzioni internazionali di gli obiettivi Berna, Bonn e Ramsar, sono state determinanti per l’incremento delle popolazioni di di produzione uccelli acquatici e altre specie protette in Europa. Tuttavia, alcune specie di uccelli e e di conservazione mammiferi marini rappresentano un fattore di impatto per gli stock ittici naturali, per le di specie protette di attività di pesca commerciale e ricreativa e per l’acquacoltura. Negli ultimi 25 anni, ad predatori esempio, la popolazione di cormorani (spt. Phalacrocorax carbo) nell’Unione Europea è aumentata di 20 volte e si stima che possa consumare annualmente fino a 200.000 tonnellate di pesce, arrecando danni permanenti alle imprese d’acquacoltura e agli stock ittici nelle acque interne e nelle aree costiere. Le aree dove si pratica un’ac- quacoltura di tipo estensivo (es. stagni, valli, lagune), sono tra quelle più esposte, essendo caratterizzate da ambienti ottimali per la nidificazione, lo svernamento e il sostentamento di molte specie ornitiche migratrici e stanziali. Per far fronte al problema, il Parlamento europeo ha adottato nel 2008 una risoluzione (2008/2177(INI)) per l’elaborazione di un Piano europeo di gestione della popolazione di cormorani per ridurne l’impatto crescente sulle risorse ittiche, la pesca e l’acquacol- tura. La Direttiva Uccelli (2009/147/CE) prevede infatti, la possibilità per gli Stati Mem- bri di applicare misure in deroga per prevenire gravi danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca e alle acque (articolo 9). Nel 2013 la Commissione Europea ha pubblicato un documento di orientamento che raccomanda agli Stati membri di mo- nitorare meglio i regimi di deroga e di mantenere, gestire e trasferire le informazioni. È disponibile una piattaforma63 tecnica e un sito web attraverso cui la DG Ambiente diffonderà informazioni sui cormorani e sulla gestione dei conflitti legati alla pesca e all’acquacoltura. 61 Direttiva Strategia Marina (Descrittore 2) 62 Bangor Mussel Producers Association’s CoP per il movimento di seme di molluschi 63 EU Cormorant Platform (http://ec.europa.eu/environment/nature/cormorants/home_en.htm) 188 6. MACROBIETTIVI La Deroga A livello nazionale il regime di deroga non è stato ancora adottato ed è urgente adot- del Parlamento tare una strategia che assicuri un bilanciamento tra gli obiettivi di produzione e di europeo pesca e quelli di conservazione, evitando il deterioramento degli habitat importanti e impatti economici sulle imprese. L’azione prevista nel piano, prevede il coordinamento tra le varie parti interessate per l’elaborazione di: • un piano coordinato di gestione delle popolazioni di cormorani; • orientamenti sulle buone prassi per la prevenzione e la mitigazione dei conflitti relativi alla predazione degli uccelli (Linee Guida per incoraggiare l’applicazione trasparente e responsabile del regime di deroga); • investimenti produttivi e l’acquisto di attrezzature volte a proteggere gli alleva- menti dai predatori selvatici, anche in relazione agli aspetti di salute e benessere delle specie allevate (FEAMP, art.47). Un altro aspetto legato alla predazione riguarda i molluschi allevati, che sono preda di specie ittiche, in particolare orate; il problema potrebbe trovare soluzione con il ripri- stino della norma che concedeva l’autorizzazione all’esercizio della pesca nelle aree in concessioni, mirata a questa specie, oggi vietata. INTERVENTI PER L’ADATTAMENTO DELL’ACQUACOLTURA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI La Strategia Nei prossimi decenni la regione euro-mediterranea dovrà far fronte agli impatti dei di Adattamento cambiamenti climatici, che insieme agli effetti delle pressioni antropiche sulle risorse Italiana naturali, renderanno la regione una delle aree più vulnerabili d’Europa (EEA, 2012). ai cambiamenti L’acquacoltura è tra i settori socio-economici vulnerabili ai cambiamenti climatici64 e climatici (MATTM- i potenziali impatti riguardano la disponibilità dei siti idonei per le attività di acqua- CMCC, 2014) include coltura, la produttività dei sistemi di allevamento, l’integrità delle strutture nei sistemi misure specifiche offshore, gli effetti sulle specie allevate, la disponibilità di materia prima per i mangimi, per l’acquacoltura la sicurezza alimentare dei prodotti, con potenziali e significative ricadute sulla reddi- tività economica delle aziende. Solo per fare alcuni esempi: • l’acidificazione delle acque potrebbe influenzare il processo di calcificazione della conchiglia dei molluschi, rendendoli più vulnerabili nelle fasi di crescita e durante i processi di lavorazione attualmente adottati; • il generale riscaldamento delle acque del Mediterraneo potrebbe incrementare l’insorgere di patologie, avere effetti negativi sull’accrescimento e sul ciclo ripro- duttivo delle specie più stenoterme, condizionare lo sviluppo del fitoplancton sia in termini quantitativi che qualitativi, con ripercussioni dirette sulla molluschicoltura; • l’insorgere, ormai frequente, di eventi meteorologici sempre più intensi può ge- nerare l’afflusso di ingenti quantità di acque piovane lungo la fascia costiera, con 64 EEA (2012); IPCC (2014)

  76. 6. MACROBIETTIVI 189 ripercussioni sul ciclo vitale delle specie più stenoaline, apportare maggiore cari- co microbiologico e favorire l’insorgere di fioriture di fitoplancton, tra cui le micro- alghe portatrici di biotossine, e macrofite; • le forti mareggiate potrebbero incrementare il rischio di danni diretti alle strutture di allevamento e, al contempo, determinare la perdita del prodotto in allevamento. L’analisi preliminare della vulnerabilità dell’acquacoltura italiana ai cambiamenti clima- tici, nell’ambito della Strategia di adattamento italiana65, ha evidenziato una maggiore vulnerabilità degli impianti di molluschicoltura e di piscicoltura localizzati lungo le zone costiere e lagunari del Nord Adriatico, ritenute hot-spots per gli effetti dei cambiamen- ti climatici66. Gli scenari climatici oggi disponibili non consentono previsioni sugli effetti, ma se le attuali tendenze dovessero confermarsi anche nei prossimi anni, le varie conseguen- ze generate potrebbero mettere in discussione l’attuale assetto produttivo nazionale e richiedere risorse consistenti per aggiornare i processi produttivi. Mitigazione A fronte di tali impatti, l’acquacoltura ha una ridotta rilevanza nelle emissioni di gas serra, principalmente legate alla produzione dei mangimi e al consumo di energia elettrica. Inoltre, l’incidenza di alcuni sistemi, come ad esempio l’allevamento di mollu- schi, è minima o nulla, mentre la coltivazione di alghe aumenta il sequestro di carbonio dall’ambiente67. La strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, recentemente ela- borata per l’attuazione della Strategia Europea di adattamento (EC, 2013)68 include alcune misure volte a aumentare la resilienza dei sistemi di allevamento per ridurne la vulnerabilità e azioni finalizzate ad integrare l’adattamento dell’acquacoltura nelle politiche di sviluppo settoriale e nelle politiche ambientali nazionali. Coerentemente con tali obiettivi, le azioni strategiche contenute nel Piano sono finalizzate a: • sviluppare conoscenze, studi, modelli di previsione e analisi dei fattori di rischio per valutare l’adattamento dell’acquacoltura ai cambiamenti climatici; • pianificare e attuare interventi di mitigazione e di adattamento delle attività di acquacoltura ai cambiamenti climatici. 65 Strategia di Adattamento ai cambiamenti Climatici http://www.minambiente.it/notizie/strategia-nazionale-di-adattamento-ai-cambiamenti-climatici-0 66 Torresan et al., 2012 67 Meyhoff Fry, 2012 68 EC, 2013 190 6. MACROBIETTIVI Tabella 30 – STIMA DELLA VULNERABILITÀ A POTENZIALI FATTORI DI IMPATTO INDOTTI DAI CAMBIAMENTI CLIMATICI SUI SISTEMI PRODUTTIVI D’ACQUACOLTURA MOLLUSCHICOLTURA Mitilicoltura Flottante/Fisso Venericoltura sul fondo Ostricoltura in sospensione Aumento della temperatura media +++ ++ +++ dell’acqua ■■ ■■ ■■ Riduzione concentrazione di ossigeno ++ +++ ++ ■■ ■■ ■■ Variazioni di salinità ++ + ++ ■■ ■■ ■■ Stratificazione delle acque ++ ++ ++ ■■ ■■ ■■ Acidificazione delle acque ++ + ++ ■■ ■■ ■■ Bloom di alghe tossiche +++ +++ ++ ■■ ■■ ■■ Incidenza e diffusione di malattie +++ ++ +++ ■■ ■■ ■■ Ondate di calore estivo/gelo invernale +++ +++ +++ ■■ ■■ ■■ Eventi estremi +++ +++ +++ ■■ ■■ ■■ VULNERABILITA’ A A A ■■ ■■ ■■ PISCICOLTURA Estensivo Intensivo Intensivo Intensivo (valli, lagune, a terra in mare acqua dolce stagni costieri) acqua salata acqua salata Aumento della temperatura media ++ ++ + + dell’acqua ■■ ■■ ■■ ■■ Riduzione concentrazione di ossigeno + ++ + + ■■ ■■ ■■ ■■ Variazioni di salinità + ++ + - ■■ ■■ ■■ ■■ Stratificazione delle acque - ++ - + na ■■ ■■ ■■ Acidificazione delle acque - ++ + + na ■■ ■■ ■■ Incidenza e diffusione di malattie ++ ++ ++ ++ ■■ ■■ ■■ ■■ Ondate di calore estivo/ ++ +++ + + gelo invernale ■■ ■■ ■■ ■■ Mareggiate - + + +++ na ■■ ■■ ■■ Inondazioni e alluvioni +++ +++ ++ + ■■ ■■ ■■ ■■ Stress idrico +++ + ++ - ■■ ■■ ■■ na VULNERABILITA’ M A M B ■■ ■■ ■■ ■■ Fonte: ISPRA, 2014 - Strategia d’adattamento ai Cambiamenti Climatici (MATTM-CMCC) Legenda: GRADO DI IMPATTO: na non attribuibile - trascurabile + basso + + medio + + + alto PROBABILITÀ: ■ poco probabile ■ probabile ■ molto probabile CONFIDENZA: ■ bassa ■ media ■ alta VULNERABILITÀ: B bassa M media A alta Fonte: ISPRA, 2014 - Strategia d’adattamento ai Cambiamenti Climatici (MATTM-CMCC)

  77. 6. MACROBIETTIVI 191 192 6. MACROBIETTIVI PROMOZIONE DI UN’ACQUACOLTURA CHE GARANTISCA LA SALUTE E IL BENESSERE DEGLI ANIMALI E SICUREZZA PUBBLICA La nuova politica La salute degli animali acquatici è stata compresa a livello programmatico e strategico europea per la Sanità nella Animal Health Policy Strategy (2007-2013), sui cui principi si fonderà la nuova Animale (Animal normativa comunitaria in materia di sanità animale (Animal Health Law) prevista per il Health Law, 2016) 2016, che produrrà una semplificazione del quadro comunitario sulla sanità animale in acquacoltura e sulle misure minime di lotta nei confronti di alcune malattie degli animali acquatici previste nell’attuale Direttiva 2006/88/CE69. I quattro obiettivi primari della politica europea70 per la sanità animale, che includono l’acquacoltura, sono: • assicurare un livello elevato di salute pubblica e di salute degli animali riducendo l’incidenza di rischi biologici e chimici per l’uomo; • promuovere la salute degli animali con la prevenzione/riduzione dell’incidenza delle malattie degli animali e sostenere in tal modo l’allevamento e l’economia rurale; • migliorare la crescita economica/la coesione/la competitività garantendo la libe- ra circolazione delle merci e movimenti proporzionati per gli animali; • promuovere le pratiche di allevamento ed il benessere degli animali per preve- nire le minacce collegate alla salute degli animali e minimizzare l’impatto ambien- tale a sostegno della strategia dell’UE a favore dello sviluppo sostenibile. Il piano di azione volto a rendere possibile il raggiungimento degli obiettivi della Animal Health Law comprende 4 pilastri, di cui uno rappresentato da “scienza, inno- vazione e ricerca”. Nella precedente programmazione il 7th Framework Programme (2007-2013) ha costituito uno strumento importante per sostenere finanziariamente la ricerca di gruppi europei nel campo della salute e del benessere degli animali e lo stesso interesse è compreso nel nuovo programma Quadro europeo per la ricerca e l’innovazione (2014-2020) Horizon 2020. ASPETTI SANITARI L’incremento delle produzioni, spesso legato a processi di diversificazione e alla intro- duzione di nuove specie, la globalizzazione dei mercati, l’aumento delle importazioni e la traslocazione di specie, nonché i cambiamenti climatici rappresentano i principali fattori condizionanti l’emergenza o riemergenza di problematiche sanitarie nelle specie Le patologie sono oggetto d’allevamento. Sebbene negli ultimi 20 anni importanti risultati siano stati con- una importante seguiti nella gestione sanitaria delle specie allevate, le malattie sostenute da agenti perdita economica infettivi e non sono ancora oggi in Italia e nel mondo tra le principali cause di perdita per le aziende 69 Direttiva 2006/88/CE recepita in Italia con Dlgs 148/08 70 Animal Health Policy Strategy

  78. 6. MACROBIETTIVI 193 economica nelle aziende d’acquacoltura. In alcuni Paesi in via di sviluppo, le perdite per epizoozie hanno destabilizzato economie nazionali (OIE, 2010). Il tema della sanità animale è quindi attuale e di estremo interesse per gli operatori e le Amministrazioni. Garantire un buono stato di salute degli animali acquatici allevati è un obiettivo di primaria importanza per la sostenibilità e la concorrenzialità dell’acquacoltura italiana. Le malattie trasmissibili di natura infettiva e parassitaria possono causare rilevanti per- dite dirette, per mortalità e mancato profitto, e significative perdite indirette, per costi di terapia, alimentazione, riduzione delle performance, ridotta qualità commerciale o mancata vendita e costi ambientali. Ridotta disponibilità Si tratta di una tematica multifattoriale che coinvolge ambiti sanitari, ambientali e di di strumenti mercato e richiede pertanto un approccio multidisciplinare e partecipativo. Sul territo- di diagnosi rio nazionale l’estrema diversificazione delle realtà produttive, sia in relazione alle di- e presidi terapeutici verse specie ittiche allevate sia in rapporto alle diverse tipologie d’allevamento utiliz- zate, rende complesso individuare comuni strategie di prevenzione e controllo. A ciò si associa il fattore determinante della limitata disponibilità di vaccini (sia commerciali che stabulogeni) e di prodotti medicinali veterinari autorizzati per il controllo e il trat- tamento delle malattie trasmissibili nelle diverse specie ittiche d’allevamento, nonché di agenti disinfettanti appropriati per le diverse realtà produttive e per i diversi agenti biologici. Si rileva inoltre una forte disomogeneità nelle possibilità di utilizzo per gli operatori dei Paesi UE e soprattutto tra questi e gli operatori di Paesi terzi importatori. Si assiste, infine, alla comparsa di nuovi ceppi patogeni che necessitano della messa a punto di soluzioni vaccinali alternative, e di agenti patogeni per i quali non risultano ancora disponibili vaccini efficaci autorizzati o commercializzati. Le priorità Lo sviluppo di attività di ricerca e innovazione nel campo della salute animale in ac- di intervento quacoltura, così come previsto dalle attuali strategie comunitarie, dovrebbe essere e di ricerca rivolto primariamente a superare i limiti esistenti, sviluppando efficaci e innovativi stru- menti per la diagnosi, la prevenzione e la terapia delle malattie dei pesci, garantendo al contempo la sicurezza alimentare, il benessere animale e la tutela dell’ambiente. In particolare si ritiene necessario: • implementare i piani di biosicurezza e l’utilizzo di approcci epidemiologici e di analisi del rischio quali strumenti di prevenzione e controllo delle malattie e per minimizzare il rischio di introduzione di agenti patogeni nell’ambiente, anche a fronte della ridotta disponibilità di farmaci e vaccini disponibili/autorizzati; • ricercare nuove soluzioni tecnologiche e commerciali per la diagnosi, la profi- lassi ed il trattamento delle malattie dei pesci, individuare i “gap” esistenti per le principali malattie delle specie ittiche allevate in Italia; • acquisire maggiori informazioni sui potenziali rischi e gli impatti delle interazioni di agenti patogeni tra acquacoltura e ambiente e viceversa; 194 6. MACROBIETTIVI • implementare la ricerca nella selezione genetica di specie resistenti a malattie, so- prattutto nel settore della molluschicoltura, dove non è applicabile profilassi e terapia; • favorire la ricerca e nuovi strumenti per l’individuazione di patogeni presenti nell’ambiente acquatico e nelle specie allevate ma non diagnosticabili con i tradi- zionali sistemi diagnostici; • effettuare un’analisi del rischio chimico, microbiologico e biotossicologico relati- vamente ai molluschi bivalvi allevati in area mediterranea, che per specie allevate ed abitudini alimentari dei consumatori differisce dalle altre aree europee; • realizzare una rete informativa per aggiornare costantemente le informazioni scientifiche disponibili sulle malattie di maggiore impatto nell’acquacoltura, utili a definirne l’epidemiologia e gli effetti sulla salute e sulla produttività degli animali acquatici e ridurre i rischi di diffusione di patogeni nell’ambiente; • migliorare le tecnologie e i sistemi di allevamento, aumentare la biosicurezza negli impianti, migliorare il benessere delle specie ittiche allevate, e ridurre l’inci- denza di patologie; • implementare buone pratiche di allevamento (GMP) ai fini della tutela del be- nessere animale e approfondire le conoscenze sulla fisiologia e l’etologia delle diverse specie acquatiche allevate ai fini dello sviluppo di indicatori/standard di benessere, dalla fase di allevamento fino alla fase di macellazione; • approfondire le conoscenze di base sul sistema immunitario dei pesci, sulle in- terazioni ospite/patogeno, sui meccanismi biologici, patogenetici e di resistenza degli agenti patogeni di rilievo al fine di individuare strategie di prevenzione e controllo mirati; • predisporre e promuovere presso le PA competenti procedure semplificate per la produzione di vaccini stabulogeni; • promuovere la semplificazione e l’armonizzazione sul territorio nazionale degli iter au- torizzativi di riconoscimento e delle procedure di certificazione in ambito sanitario. FARMACI VETERINARI Scarsa disponibilità La disponibilità di farmaci veterinari autorizzati per l’utilizzo nelle specie acquatiche alleva- di farmaci veterinari e te è uno degli argomenti più attuali e di interesse per gli operatori in acquacoltura. Rappre- forte disomogeneità senta anche un aspetto prioritario per la sostenibilità delle produzioni, per la sicurezza del nell’utilizzo nei consumatore, per la salute e il benessere animale in allevamento e per l’ambiente. Paesi dell’UE La vigente normativa europea e nazionale che regola l’immissione in commercio dei farmaci veterinari e autorizza l’uso temporaneo o l’uso sperimentale (Reg CE 726/2004; Dlgs 193/2006 in attuazione della Direttiva 2004/28/CE) non garantisce la disponibilità di farmaci per il trattamento delle patologie delle specie ittiche d’allevamento. In Italia il numero di presidi terapeutici attualmente registrati per l’acquacoltura e a disposizione degli operatori è molto limitato, soprattutto se confrontato con il numero di farmaci

  79. 6. MACROBIETTIVI 195 registrati e utilizzati in altre filiere zootecniche, anche per la carenza di informazioni scientifiche sugli LMR in numerose specie ittiche non-salmonidi. In Italia sono registrati cinque principi ad attività antibatterica, un agente disinfettante, autorizzato ma non più commercializzato, ed un anestetico71. L’eventuale impiego di altri farmaci non registrati in Italia anche se registrati in altri Paesi (come nel caso del Florfenicolo), o per altre specie allevate (come ad esempio l’Eritromicina), è ammesso solo in deroga ai sensi dell’art. 11 del Dlgs 193/06 sotto la completa responsabilità del medico veterinario e per eventi eccezionali. Altri presidi medico chirurgici e biocidi sono autorizzati solo per l’utilizzo su attrezzature e strutture e non per l’uso sugli animali. Oltre all’assenza di farmaci veterinari per alcune patologie si osserva una ridotta ef- ficacia di alcuni chemioterapici per l’instaurarsi di farmaco-resistenze. Inoltre, i lunghi tempi di sospensione previsti per alcuni farmaci (se usati in deroga), spesso non ne consentono l’utilizzo a ridosso delle fasi di commercializzazione. Ne deriva che per molte patologie ittiche dell’acquacoltura italiana non si dispone di rimedi profilattici o terapeutici e difficilmente saranno a disposizione anche in un prossimo futuro, considerato lo scarso interesse delle aziende farmaceutiche a livel- lo europeo, gli elevati costi di registrazione dei farmaci e le difficoltà dei percorsi di autorizzazione. Un altro aspetto rilevante è la disomogeneità nell’utilizzo del farmaco tra i diversi Sta- ti europei, come possibilità e modalità di utilizzo di determinati chemioterapici nelle diverse specie ittiche allevate, anche nell’interpretazione del sistema di uso “a casca- ta” delle molecole consentite. Nella nuova proposta di Regolamento sui medicinali veterinari del Parlamento e del Consiglio Europeo72 si mira in particolare a rendere di- sponibile nell’UE un numero maggiore di medicinali per curare e prevenire le malattie degli animali, incluse le specie acquatiche. Emerge l’esigenza di: • promuovere lo sviluppo di nuovi farmaci veterinari e strumenti e soluzioni inno- vativi per la diagnosi, la profilassi ed il trattamento delle malattie per le diverse specie ittiche allevate in Italia; • rendere semplice e coerente il sistema di registrazione e di autorizzazione per i farmaci e i disinfettanti. 71 GU Serie Generale n.88 del 15-4-2013 72 Proposal for a Regulation of the European Parliament and of the Council on veterinary medicinal products, Brussels, 2014 196 6. MACROBIETTIVI MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.4 Promozione di un’acquacoltura che garantisca un livello elevato di tutela ambientale, salute e benessere degli animali, salute e sicurezza pubblica S 3.8 SVILUPPO DI NUOVI SISTEMI ACQUICOLI AD ELEVATA COMPATIBILITÀ AMBIENTALE Sintesi - Questa azione è volta a favorire Settori - Tutti lo sviluppo di conoscenze e l’applicazio- Soggetti attuatori - PMI, Ricerca ne di nuove tecnologie per implemen- tare l’uso di metodi di produzione inno- Componenti Azione - a) Attivazione di vativi ed ecocompatibili. Si intendono iniziative di ricerca e innovazione per promuovere i sistemi di allevamento che nuovi sistemi d’allevamento ecocompa- favoriscano l’efficienza produttiva, l’uso tibili; b) Coordinamento con le PMI per lo sostenibile delle risorse e il miglioramen- sviluppo di azioni pilota. to delle performance ambientali, tra cui la maricoltura off-shore, i sistemi multitro- Durata - 2015-2017 fici integrati e i sistemi a ricircolo. L’azio- Azioni collegate - S2.2, S3.1 ne prevede lo sviluppo di progetti pilota, FEAMP- artt. 47, 48 (1.e), 54 (1. a, c) la sperimentazione di nuove tecnologie AdP - OT3, OT6 di allevamento off-shore e di sistemi di gestione e rilevamento open-sea, l’im- Risultati attesi plementazione di metodi di produzione Incremento del numero di progetti e integrata, la conversione di allevamenti azioni pilota innovativi per lo sviluppo di in policoltura, l’adozione di buone prati- sistemi d’acquacoltura ad elevata com- che ambientali, l’uso di nuove tecnolo- patibilità ambientale. gie/sistemi di allevamento per la diversi- ficazione delle specie. Criticità - Impatto dell’acquacoltura sull’ambiente (effluenti, fughe, ecc.); ri- dotta integrazione delle attività di ac- quacoltura nell’ambito della gestione in- tegrata della zona costiera; aumento dei requisiti ambientali per le imprese.

  80. 6. MACROBIETTIVI 197 MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.4 Promozione di un’acquacoltura che garantisca un livello elevato di tutela ambientale, salute e benessere degli animali, salute e sicurezza pubblica S 3.9 PROMOZIONE DI METODI DI PRODUZIONE SOSTENIBILI Sintesi - Questa azione è volta a promuo- Settori - Tutti vere metodi di produzione sostenibili e Soggetti attuatori: PMI basati sull’impiego efficiente delle risorse per migliorare le prestazioni ambientali Componenti Azione - a) Attività di pro- delle attività produttive, valorizzare i pro- mozione dei sistemi di certificazione am- dotti anche attraverso attributi di qualità bientale alle diverse parti interessate; b) ambientale e aumentare la competitività Attività di supporto alle imprese nel per- delle imprese. Si intendono promuovere corso di adesione ai sistemi di Acquacol- e incentivare attività di acquacoltura bio- tura biologica e EMAS. logica e iniziative di adesione volontaria delle imprese di acquacoltura a sistemi Durata - 2015-2017 di certificazione ambientale e di ecoge- Azioni collegate - S4.3 stione (EMAS), al fine del miglioramento FEAMP- artt. 47, 48 (1.e), 53, 54 (1. c) progressivo dei processi produttivi e ge- AdP - OT3, OT6 stionali che hanno impatto sull’ambiente e sull’uso delle sue risorse. Risultati attesi Incremento del numero di aziende ade- Criticità - Scarso supporto informativo renti ai sistemi di certificazione ambien- alle aziende nel perseguimento della tale e di produzione biologica certificazione; maggiore propensione alle certificazioni di prodotto che non di sistema; incerto ritorno economico delle produzioni biologiche rispetto alle con- venzionali; oneri di consulenza per le piccole imprese per lo sviluppo dei siste- mi di certificazione; carenza di mangimi e giovanili certificati per l’uso nel biologi- co; assenza di strategie di mercato per i prodotti di acquacoltura biologica. 198 6. MACROBIETTIVI MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.4 Promozione di un’acquacoltura che garantisca un livello elevato di tutela ambientale, salute e benessere degli animali, salute e sicurezza pubblica S 3.10 PRESTAZIONE DI SERVIZI AMBIENTALI DA PARTE DELL’ACQUACOLTURA Sintesi - L’acquacoltura estensiva (mol- Componenti Azione - a) studi per la sti- luschicoltura, piscicoltura in valli e aree ma dei servizi ambientali resi dalla valli- costiere) se ben gestita, può assicurare coltura e molluschicoltura, individuando servizi ambientali di diversa natura: ser- strumenti e misure per la compensazio- vizi di fornitura, servizi di regolazione, ne economica; b) promozione di iniziative servizi di supporto e servizi culturali. per la contabilizzazione delle emissioni e Questa azione considera i servizi am- assorbimenti di CO2 connessi all’alleva- bientali con riferimento a 3 linee: 1) valore mento e raccolta di molluschi bivalvi; c) economico dei beni e dei servizi gene- proposta di linee guida per i rilasci e le rato da una corretta gestione produttiva introduzioni a fini ripopolamento, al fine dell’acquacoltura nelle aree umide; 2) va- di ridurre i rischi di impatto ecologico, lore economico dei beni e dei servizi resi genetico; d) partecipazione ad azioni di dalla molluschicoltura per la sottrazione conservazione ex situ e di riproduzione di CO2 dall’ambiente (carbon credits); 3) di animali acquatici nell’ambito di pro- acquacoltura per la conservazione ex grammi di conservazione e ripristino del- situ, nel caso di specie protette e minac- la biodiversità elaborati da enti pubblici ciate e di quelle di interesse per la pesca o sotto la loro supervisione. ricreativa. Durata - 2015-2020 Criticità - Ridotta integrazione delle at- Azioni collegate - S3.4 tività di acquacoltura nell’ambito della FEAMP - art. 54 gestione integrata della zona costiera; AdP - OT6 scarsa disponibilità di giovanili di nuo- ve specie; interventi di ripopolamento Risultati attesi e scarsa attenzione alle condizioni am- Monetizzazione dei servizi ambientali bientali di contesto. resi dall’acquacoltura estensiva e nuovi strumenti per la compensazione Settori - tutti Interventi d’acquacoltura per la riprodu- Soggetti attuatori - PMI, Ricerca, zione ex situ Associazioni

  81. 6. MACROBIETTIVI 199 MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.4 Promozione di un’acquacoltura che garantisca un livello elevato di tutela ambientale, salute e benessere degli animali, salute e sicurezza pubblica S 3.11 CONTROLLO E GESTIONE DELLE INTRODUZIONI E TRASLOCAZIONI DI SPECIE ALIENE A FINI D’ACQUACOLTURA Sintesi - Obiettivo di questa azione è scarsa conoscenza degli effetti dei cam- contenere e minimizzare gli impatti che biamenti climatici sulle specie aliene; possono derivare dalle introduzioni e possibili effetti della applicazione della dalla diffusione di specie aliene utilizzate normativa europea sulle specie aliene ai fini d’acquacoltura. Tale obiettivo potrà negli impianti produttivi. essere perseguito, da un lato, implemen- tando correttamente gli strumenti legi- Settori - tutti slativi già esistenti quali i Regolamenti Soggetti attuatori - MiPAAF, Regioni, (CE) 708/2007, 506/2008, 535/2008 e Comitato Tecnico, Specie Esotiche (EU) 304/2011 e 1143/2014, dall’altro, po- tenziando i monitoraggi sui sistemi di Componenti Azione - a) Risolvere l’at- allevamento per i quali risultano più fre- tribuzione di responsabilità per le pro- quenti le introduzioni e la diffusione di cedure autorizzative tra Regioni e Stato specie associate a specie target oggetto per le introduzioni, traslocazioni e spo- di spostamenti e traslocazioni, quale è il stamenti di specie aliene; b) Migliorare caso della molluschicoltura. Ad oggi l’I- la tracciabilità delle introduzioni e delle talia ha adempiuto ai Regolamenti Euro- traslocazioni di specie aliene in acqua- pei, e ha istituito il Registro delle Specie coltura; c) Monitorare i movimenti di spe- Aliene in Acquacoltura. Tuttavia è ancora cie alle quali possono essere associate necessario migliorare il coordinamento delle specie aliene invasive e per le quali tra stato e Regioni sulla gestione delle ri- non esiste obbligo di controllo. chieste di autorizzazione all’introduzione da parte degli operatori e sui controlli ad Durata - 2015-2017 esse associati. È da prevedere un raccor- Azioni collegate - S1.5, S2.5, S3.6, S3.16 do con i sottoprogrammi di monitoraggio FEAMP - art. 51 (1, a) implementati nell’ambito dell’art. 12 del- AdP - OT6 la Direttiva sulla Strategia Marina, che prevedono alcuni target (aggiornamento Risultati attesi registro, identificazione aree “hot spot”) Aggiornamento Registro delle specie e attività di monitoraggio delle introdu- aliene zioni ai fini d’acquacoltura per il raggiun- Procedure definite per le introduzioni/ gimento del GES ai fini del Descrittore 2 traslocazioni di specie aliene “Specie Aliene”. Criticità - Rischi sanitari per il trasfe- rimento di patogeni da specie aliene; 200 6. MACROBIETTIVI MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.4 Promozione di un’acquacoltura che garantisca un livello elevato di tutela ambientale, salute e benessere degli animali, salute e sicurezza pubblica S 3.12 PIANO PER LA GESTIONE DELLE POPOLAZIONI DI PREDATORI SELVATICI Sintesi - La fauna predatrice rappresenta Settori - Tutti un fattore importante in acquacoltura che Responsabilità - MiPAAF, Regioni, Amm. può incidere sulla redditività e la sosteni- locali, Ricerca, Privati bilità delle imprese, in particolare nelle acque interne e nelle aree umide costie- Componenti Azione - a) Applicazione re. Il Parlamento europeo e la Commis- del regime di deroga; b) Linee guida per sione sollecitano gli Stati ad applicare le la applicazione trasparente e responsa- misure in deroga, previste nell’articolo 9 bile del regime di deroga; c) Monitorag- della Direttiva Uccelli, per prevenire gra- gio degli effetti dei regimi di deroga e vi danni alla pesca e alla acquacoltura. mantenimento gestione e trasferimento Questa azione mira a migliorare la ge- delle informazioni; d) Ricerca e innova- stione della problematica degli impatti zione tecnologica in materia di interazio- dei predatori selvatici in acquacoltura da ni tra attività di acquacoltura e predatori parte di popolazione di cormorani attra- selvatici. verso l’elaborazione di piani di gestione delle popolazioni, l’elaborazione di buo- Durata - 2015-2020 ne prassi per la prevenzione e la mitiga- Azioni collegate - S2.6, S3.1, S3.9 zione dei conflitti relativi alla predazione FEAMP - art. 48 degli uccelli e l’acquisizione di nuove AdP - OT3 conoscenze tecnico-scientifiche sulle interazioni tra acquacoltura e fauna pro- Risultati attesi tetta. Il FEAMP (art. 48) sostiene, inoltre, Piano di gestione per i cormorani investimenti produttivi per miglioramen- Progetti di investimenti per ridurre gli ti e ammodernamento in acquacoltura impatti dei predatori selvatici nei siti connessi alla salute e al benessere degli d’acquacoltura. animali, compreso l’acquisto di attrezza- ture volte a proteggere gli allevamenti dai predatori selvatici. Criticità - Mancanza dell’applicazio- ne del regime di Deroga; predazione (mammiferi, uccelli ittiofagi); danni alle produzioni.

  82. 6. MACROBIETTIVI 201 202 6. MACROBIETTIVI MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.4 Promozione di un’acquacoltura che garantisca un livello elevato di tutela ambientale, salute e benessere degli animali, salute e sicurezza pubblica S 3.13 INTERVENTI PER L’ADATTAMENTO DELL’ACQUACOLTURA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI Sintesi - Questa azione avvia i primi Criticità - Scarse conoscenze sugli ef- interventi per integrare l’adattamento fetti dei CC sull’acquacoltura; difficoltà di dell’acquacoltura nelle politiche di svi- analisi di vulnerabilità ai CC in relazione luppo settoriale e nelle politiche ambien- ai diversi sistemi produttivi; necessità di tali nazionali per i cambiamenti climatici, ricerca collaborativa e multidisciplinare. avviando un percorso di collaborazione tra le diverse realtà istituzionali chiama- Settori - Tutti te ad affrontare il tema dei cambiamenti Responsabilità - MiPAAF, Regioni, climatici e a programmare le strategie Ricerca d’adattamento. In coerenza con le racco- mandazioni della Commissione sull’uso Componenti Azione - a) Costituzione dei fondi del FEAMP (SWD (2013) 299 di un Tavolo tecnico-scientifico e revi- final). Questa azione prevede una pri- sione e integrazione delle conoscenze ma analisi delle conoscenze disponibili disponibili; b) Promozione del tema con sui potenziali effetti e conseguenze dei i Ministeri competenti e all’interno delle cambiamenti climatici sui diversi seg- Conferenze Stato-Regioni; c) Interventi menti dell’acquacoltura italiana, tenendo strutturali e gestionali per le imprese per in considerazione la diversità delle tec- favorire l’adozione di misure di mitigazio- nologie di allevamento, delle pratiche ne per ridurre le emissioni e per aumen- produttive e delle specie. L’azione pre- tare l’efficienza energetica. vede un approccio multidisciplinare, con l’integrazione delle conoscenze da altre Durata - 2015-2020 fonti, da esperti in cambiamenti climatici Azioni collegate - S2.1, S2.2, S3.1, 3.10 e vari attori per l’analisi e la valutazione FEAMP art. 48, e, k della vulnerabilità e dei rischi dei sistemi AdP - OT4, OT6 produttivi, lo sviluppo di modelli previsio- nali d’impatto e indicatori di riferimento Risultati attesi funzionali a valutare possibili azioni/in- Aumento della base conoscitiva e rapporti terventi di mitigazione e di adattamento tecnico-scientifici sull’acquacoltura (art. 48). L’azione promuove anche op- e i cambiamenti climatici. zioni di mitigazione, attraverso lo svilup- Incremento del numero di interventi/azioni po di sistemi di acquacoltura con ridot- di mitigazione per il miglioramento ta produzione di gas serra e l’aumento del ciclo di vita e dell’efficienza dell’efficienza energetica, la promozione energetica delle imprese della conversione delle imprese acqui- Interventi/azioni di adattamento/mitigazioni cole verso fonti rinnovabili di energia (art. 48, k) e supporto alle imprese per il calcolo dell’impronta ecologica dei pro- pri prodotti.

  83. 6. MACROBIETTIVI 203 MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.4 Promozione di un’acquacoltura che garantisca un livello elevato di tutela ambientale, salute e benessere degli animali, salute e sicurezza pubblica S 3.14 BUONE PRATICHE IN MATERIA DI BIOSICUREZZA, SALUTE E BENESSERE DEGLI ANIMALI IN ACQUACOLTURA Sintesi - Le politiche europee promuo- acquacoltura. vono sistemi di allevamento e buone pratiche che favoriscono la salute e il be- Durata - 2015-2020 nessere animale delle specie acquatiche Azioni collegate - S3.10 S3.11 3.12; MO4 allevate e che soddisfino gli interessi e S4.3 le aspettative del mercato e degli alleva- FEAMP - artt. 47, 48 (1.d), 56 tori. Questa azione mira a migliorare la AdP - OT3 salute e il benessere in acquacoltura at- traverso lo sviluppo di conoscenze tecni- che e scientifiche, investimenti in nuove Risultati attesi tecnologie negli impianti, l’elaborazione Progetti di investimenti e innovazione su di piani di biosicurezza e l’adozione di aspetti di salute e benessere animale buone pratiche; lo sviluppo e l’utilizzo di Adozione di Buone Pratiche per la Biosi- indicatori/protocolli standard per il be- curezza e il Benessere animale nessere animale in allevamento, durante Certificazioni volontarie per la salute e il il trasporto e alla macellazione. benessere animale Criticità - Scarsa innovazione tecnologi- ca; carenza di risorse finanziarie per nuo- vi investimenti e per l’ammodernamento per misure sanitarie; scarsa gestione integrata delle informazioni ambientali e sanitarie relative alle produzioni d’ac- quacoltura. Incertezza relativa all’attua- zione di direttive sanitarie comunitarie sul settore. Settori - Tutti Soggetti attuatori - MiPAAF, MIS, Regio- ni, PMI, Ricerca Componenti Azione - a) Soluzioni tec- nologiche innovative in materia di salu- te e benessere animale; b) Definizione protocolli, indicatori e Buone Pratiche; c) Implementazione normativa sanitaria in 204 6. MACROBIETTIVI MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.4 Promozione di un’acquacoltura che garantisca un livello elevato di tutela ambientale, salute e benessere degli animali, salute e sicurezza pubblica S 3.15 RICERCA PER LO SVILUPPO DI NUOVI FARMACI E VACCINI Sintesi - Il corretto uso dei farmaci vete- Settori - Tutti rinari rappresenta un aspetto prioritario Soggetti attuatori - MIPAAF, MIS, Regio- per la sostenibilità delle produzioni d’ac- ni, PMI, Ricerca quacoltura in relazione a aspetti di sicu- rezza del consumatore, salute, benesse- Componenti Azione - a) Attività di ricer- re animale e tutela ambientale. In Italia il ca su aspetti connessi alla salute e al be- numero di presidi terapeutici attualmen- nessere delle specie acquatiche; b) Ela- te registrati per l’acquacoltura e a dispo- borazione di Linee Guida condivise con sizione degli operatori è molto limitato, i diversi stakeholders e per l’adozione specie se confrontato con il numero di di Buone pratiche per il benessere dei farmaci registrati e utilizzati in altre filiere pesci allevati; c) Revisione procedimenti zootecniche in acquacoltura in altri Paesi autorizzativi per l’uso dei farmaci e rag- europei. Questa azione mira a promuo- giungimento di un mercato comune dei vere studi veterinari e farmaceutici per la farmaci veterinari per l’acquacoltura. diffusione e lo scambio di informazioni e di buone pratiche sulle malattie nel set- Durata - 2015-2020 tore dell’acquacoltura, allo scopo di pro- Azioni collegate - S3.1, S3.5 S3.14, S3.16 muovere un uso corretto e efficace dei FEAMP - artt. 47, 56 farmaci. Prevede attività di ricerca per AdP - OT3 ampliare le conoscenze sulle interazioni ospite/patogeno, sui meccanismi biolo- Risultati attesi gici, patogenetici e di resistenza degli Revisione procedure autorizzative agenti patogeni di rilievo al fine di indivi- Sostegno per il mercato unico UE duare strategie di prevenzione e control- dei farmaci lo. Saranno inoltre sostenute le iniziative volte a ridurre la dipendenza dell’acqua- coltura dai farmaci veterinari. Criticità - Scarsa disponibilità di vacci- ni e farmaci; scarsa gestione integrata delle informazioni produttive ambientali e sanitarie relative all’acquacoltura; man- canza di LMR definiti per specie ittiche non-salmonidi; rischi sanitari ed emer- genza di nuove patologie.

  84. 6. MACROBIETTIVI 205 MO 3. Promuovere la competitività dell’acquacoltura MO 3.4 Promozione di un’acquacoltura che garantisca un livello elevato di tutela ambientale, salute e benessere degli animali, salute e sicurezza pubblica S 3.16 REALIZZARE UNA RETE INFORMATIVA PER AGGIORNARE LE INFORMAZIONI AZIENDALI SULLO STATO DI SALUTE DEGLI ANIMALI ACQUATICI, LE INTERAZIONI CON L’AMBIENTE E LE ATTIVITÀ PRODUTTIVE Sintesi - Gli allevamenti rappresentano rischi sanitari ed emergenza di nuove una possibile fonte di trasmissione e am- patologie; inquinamento costiero e ri- plificazione di agenti patogeni trasmissi- schi di contaminazione da agenti chimi- bili sia per l’elevato numero di soggetti ci, microbiologici e da biotossine algali presenti sia per effetto di agenti stresso- (molluschicoltura). geni ambientali e gestionali che aumen- tano la suscettibilità e la vulnerabilità alle Settori - Tutti infezioni. L’analisi degli agenti patogeni Soggetti attuatori - MiPAAF, MIS, più rilevanti ed emergenti per le specie MATTM, Ricerca, collaborazione delle allevate negli allevamenti italiani è il pun- imprese e OP to di partenza per valutare i rischi sanitari per gli allevamenti, i rischi di propaga- Componenti Azione - a) Sviluppo si- zione e individuare le misure da porre in stemi informatizzati di sorveglianza epi- essere in programmi di sorveglianza epi- demiologica per la raccolta diffusione demiologica nelle aree di produzione. Il e condivisione di dati sanitari in acqua- FEAMP riconosce tra le misure prioritarie coltura; b) Costituzione e funzionamento relative alla salute animale quella di pro- di gruppi di difesa sanitaria nel settore muovere reti informative per condividere dell’acquacoltura. le informazioni sanitarie utili agli opera- tori del settore e sostenere la costituzio- Durata - 2015-2020 ne e il funzionamento di gruppi di difesa Azioni collegate - S3.6, 3.13, 3.14 3.15, sanitaria riconosciuti dagli Stati membri. S2.2 Questa azione mira a migliorare lo FEAMP - art. 56 scambio di informazioni sanitarie fra le AdP - OT3 Amministrazioni, gli operatori e gli altri agenti che collaborano al settore del- Risultati attesi la salute dei pesci per l’elaborazione di Costituzione gruppo di esperti strategie di prevenzione, monitoraggio Realizzazione sistemi informatizzati e controllo dei rischi sanitari connessi e database sanitari all’acquacoltura. Criticità - Scarse informazioni produtti- ve, ambientali e sanitarie relative all’ac- quacoltura non integrate/gestite; rischi sanitari indotti dall’acquacoltura relati- vamente al trasferimento dei patogeni da specie allevate a specie selvatiche; scarsa conoscenza degli effetti dei cambiamenti climatici sull’acquacoltura; 206 6. MACROBIETTIVI MACROBIETTIVO 4 6.4. PROMUOVERE CONDIZIONI DI EQUA CONCORRENZA PER GLI OPERATORI SFRUTTANDONE I VANTAGGI CONCORRENZIALI SITUAZIONE INIZIALE Le criticità emerse dall’analisi SWOT richiedono interventi mirati a sostegno della com- petitività del settore, per favorire le imprese di acquacoltura sul fronte delle perfor- mance più specificatamente di mercato e gli aspetti rilevanti sono: • la concorrenza tra produttori; • i canali di sbocco; • i prodotti alternativi; • i consumatori. La concorrenza fra le La concorrenza fra le aziende produttrici, vista dall’ottica della penetrazione sul mer- aziende produttrici cato e quindi sul consumatore, è riconducibile ai seguenti fattori: • scarsa concentrazione dell’offerta nazionale, di contro a strutture societarie este- re che operano a livello internazionale; • scarse strategie di differenziazione dei propri prodotti in termini di qualità, pre- sentazione, modalità di confezionamento, componenti di servizio, ecc.; • scarso potere contrattuale. La GDO I principali canali di sbocco dei produttori e trasformatori sono rappresentati da com- è il principale canale mercianti locali, grossisti o direttamente dalla GDO. Tutte queste figure detengono nei di sbocco dei prodotti confronti dell’offerta, fortemente polverizzata, un elevato potere contrattuale. Alcune d’acquacoltura aziende che allevano pesci hanno un rapporto esclusivo con la GDO che acquista direttamente il prodotto, mentre altre, a causa della ridotta dimensione operativa, si rivolgono o a grossisti o a commercianti che operano localmente e che, a loro volta, rivendono il prodotto ad altri grossisti o a dettaglianti. Non è raro, inoltre, che tra alle- vatori e distribuzione moderna si sviluppino accordi di filiera con un vantaggio sia per l’allevatore sia per il sistema distributivo moderno: il produttore ha la certezza di un rapporto di fornitura costante e il distributore, garantendo con la marca commerciale il prodotto allevato (certificato e rintracciabile), fidelizza il cliente all’insegna, aumen- tando la sua competitività rispetto ai diretti concorrenti. La distribuzione moderna, dunque, rappresenta per il prodotto allevato il canale preferenziale: negli ultimi anni

  85. 6. MACROBIETTIVI 207 il primato della GDO sul dettaglio tradizionale, in particolare sulle pescherie, si è raf- forzato in misura consistente. Per quanto riguarda altri sbocchi sul mercato interno, i prodotti dell’acquacoltura solo in minima parte vanno all’industria: gran parte della produzione viene direttamente lavorata e trasformata negli allevamenti, o viene invia- ta ad altre aziende, in qualche modo collegate agli allevamenti, a cui si demanda la fase della lavorazione e trasformazione. I prodotti Per quanto riguarda i prodotti sostitutivi, nel caso dei prodotti ittici, è utile distinguere sostitutivi fra consumatori saltuari e non di prodotti ittici freschi; per i primi, la gamma di prodotti sostitutivi è ampia, fino a comprendere tutti i prodotti che sono fonti di proteine animali, mentre il consumatore abituale di pesce può essere propenso a esplorare nuove specie che sono generalmente di origine estera e a buon mercato. La concorrenza del pangasio vietnamita, molto forte negli anni passati, sembra attualmente più contenuta, ma non man- cano consumatori attratti da un prodotto filettato, che non ha odore e sapore particolari e che ha un colore “neutro”. Altri prodotti che possono sottrarre consumatori al mercato di riferimento per gli allevatori italiani sono i filetti di persico africano, il salmone e, come è successo negli ultimi anni, le orate e le spigole greche (e ora anche turche e croate) vendute molto spesso sotto-costo dalle aziende produttrici per la necessità di liquidità. I consumatori Sul fronte dei consumatori, quindi l’anello finale della filiera oltre ad analizzare i dati sono l’anello quantitativi relativi agli acquisti di pesce, è fondamentale osservare le tendenze nei più importante della comportamenti del consumatore. filiera Nel tracciare il profilo del consumatore di prodotti ittici freschi, occorre innanzi tut- to considerare, come primo elemento, la crisi economica in atto da diverso tempo che ha in qualche misura modificato il paniere dei prodotti agroalimentari acquistati, e dunque influenzato anche i consumi di prodotti ittici. In secondo luogo, nel corso degli ultimi anni è mutata anche la struttura dei nuclei familiari e le abitudini di con- sumo (aumento dell’età media per avere il primo figlio, riduzione del nucleo familiare, invecchiamento della popolazione, cambiamenti che incidono su stili e abitudini di consumo con l’evidente aumento dei pasti consumati fuori casa e spesso più frugali). Gli aspetti di cui tener conto nell’analisi dei consumi di pesce sono, in sintesi, i seguenti: • il prodotto ittico fresco viene consumato soprattutto dalle famiglie con un respon- sabile degli acquisti di età superiore a 50 anni; • gli alto acquirenti sono coppie mature con figli maggiorenni (cosiddette “older couples”); • i basso acquirenti o sono single giovani o coppie giovani senza prole (“pre families”). 208 6. MACROBIETTIVI In linea di massima, quindi, il consumatore di pesce sembra essere piuttosto defini- to, con una certa rigidità di slittamento delle sue preferenze. Da qui nasce anche la difficoltà per i produttori di intercettare coloro che acquistano saltuariamente o non acquistano pesce fresco per ampliare il parco acquirenti. In fase di promozione dei prodotti d’acquacoltura, dunque, occorre tenere in considerazione tali comportamenti e abitudini del consumatore italiano. Altra componente importante per il consumo dei prodotti ittici è l’extradomestico, che rappresenta per lo sviluppo del settore ancora un’importanza strategica, offrendo ulteriori spazi di consolidamento e rafforzamento. L’evoluzione In un percorso di sviluppo ed evoluzione del settore, un altro aspetto fondamentale della domanda è rappresentato dalla capacità di seguire l’evoluzione della domanda. Le recenti in- e i trend dagini su questo tema hanno consentito di mettere in luce alcune nuove tendenze nei consumi che possono favorire alcuni segmenti della produzione, o quantomeno offrire nuovi sbocchi. Un elemento emerso comune alle diverse indagini, in effetti, è rappresentato proprio dalla propensione al consumo di prodotto ittico offerto sotto diverse forme innovative: i tranci, gli sfilettati, i preparati e i pronti all’uso, in generale i lavorati e i trasformati che sembrerebbero rappresentare in prospettiva un segmento ancora non del tutto esplorato. Criticità Le criticità su cui è necessario intervenire sono: • la capacità di esportazione delle aziende italiane che operano nel settore ittico è limitata dalla carenza infrastrutturale nazionale (a cui si aggiungono i costi di tra- sporto su gomma del prodotto ittico, più elevati per via del costo del carburante) che incrementa i costi per le aziende e, di conseguenza i prezzi di vendita. In que- sta situazione, prodotti esteri di più basso prezzo, pur di qualità “non eccellente”, sottraggono acquirenti al prodotto nazionale; • la frammentazione della realtà produttiva nazionale, e conseguentemente costi sostenuti più elevati, rende bassa la competitività del settore anche nei confronti del prodotto di importazione. Per tale motivo, e in linea con quanto raccomandato dalla nuova OCM, sarebbe auspicabile puntare sulle organizzazioni dei produttori per gestire e commercializzare il prodotto ittico nazionale in maniera più adegua- ta e remunerativa per gli operatori del settore; • la carenza, se non addirittura la mancanza, di comunicazione efficace della qualità e della sicurezza del prodotto ittico nazionale che penalizza il settore nei confronti dei prodotti esteri e dei prodotto sostitutivi. Appare non completamente acquisita dal consumatore, sia nazionale sia estero, la consapevolezza che il prodotto italia- no ha un valore aggiunto dato dalla freschezza, i controlli a cui viene sottoposto.

  86. 6. MACROBIETTIVI 209 “Il Made in Italy” La qualità dovrebbe diventare il “marchio di fabbrica” della produzione ittica nazio- nale, al punto tale da renderla riconoscibile e richiesta. Questo aspetto è, se si vuole, anche più importante, trattandosi di prodotti freschi soggetti a veloce deperibilità. Il consumatore inoltre è predisposto ad una “fedeltà” al prodotto legandolo anche al territorio di provenienza, come avviene per altri prodotti alimentari nazionali. È neces- sario quindi valorizzare le produzioni locali con appropriate tecniche di comunicazio- ne e di marketing sul “bisogno” di acquisto nel consumatore. LA PERCEZIONE DEL PRODOTTO ITTICO DEL CONSUMATORE ITALIANO In una recente indagine, in effetti, è emerso che le occasioni di consumo di pesce sono legate ad una sfera emotiva del consumatore che agisce accanto a quella razio- nale: risulterebbe una maggiore propensione a consumare piatti di pesce fuori casa e nel tempo libero. I prodotti più attraenti sono il pesce “vero e proprio” di acqua salata, i molluschi e i crostacei. Il consumo di pesce d’acqua dolce è più raro e in genere avviene in aree rurali, di montagna o vicino a un lago o a un fiume, o consumato in relazione a attività di pesca professionale o sportive. Il termine “fresco” ha indubbiamente una valenza positiva, soprattutto dal punto di vista emotivo, e non di rado viene associato alla parola “pescato”. Idealmente, la pre- ferenza è per piatti a base di pesce “italiano”, considerato più sicuro per i controlli restrittivi cui viene sottoposto, e ancor di più per il pesce del luogo (se si vive in zone prossime al mare) perché rintracciabile e più fresco, in quanto la filiera è più corta. Fonte: Ismea, 2012 Ambiti d’intervento Da quanto è emerso finora sono stati individuati i seguenti ambiti di intervento: • la differenziazione del prodotto, anche rispetto alla concorrenza fornendo ai clienti maggior contenuto di servizio (per esempio, prodotti lavorati); • l’integrazione orizzontale fra i produttori (OP) non solo per poter acquisire un maggiore potere contrattuale nei confronti di fornitori e clienti, ma anche per poter rispondere alle crescenti esigenze della domanda finale di prodotti semi-pronti; • l’integrazione verticale, sviluppando specifici accordi con la GDO e la ristora- zione per consentire al prodotto italiano di avere una sempre maggiore visibilità rispetto al consumatore finale; • la costante attenzione alla qualità, controllando il prodotto lungo tutta la filiera fino alla vendita; 210 6. MACROBIETTIVI • la valorizzazione del prodotto nazionale da acquacoltura tramite un’adeguata cam- pagna di comunicazione per informare l’acquirente sulla sicurezza e la freschezza del prodotto allevato in Italia, anche attraverso lo sviluppo e la diffusione dei marchi; • la necessità di non trascurare il mercato del biologico che, benché non abbia ancora fatto presa sul consumatore italiano, resta importante per non cede- re quote in mercati che si stanno sviluppando, in particolare in Nord Europa. Figura 15 – SCENARIO COMPETITIVO DELLE AZIENDE DELL’ACQUACOLTURA ITALIANA NUOVI ENTRANTI (elevate barriere all’entrata) • elevato fabbisogno di capitale • conoscenze specialistiche • lungo ciclo produttivo • contenuti margini economici • sostenibilità ambietale dell’attività • rigidità normative • difficoltà nell’ubicare nuovi impianti FORNITORI CLIENTI (potere negoziale (potere negoziale medio-alto) elevato) • elevata CONCORRENZA INTERNA • concentrazione della concentrazione (competizione medio-alta) fase a valle della delle aziende commercializzazione mangimistiche • scarsa concentrazione • ampia possibilità di • grandi dimensioni dell’offerta nazionale scelta dei fornitori • elevato potere • scarsa differenziazione contrattuale degli istituti dei prodotti • opportunità di di credito • elevate barriere all’uscita realizzare margini più • elevata cautela degli elevati con prodotti istituti di credito nel importati meno costosi concedere fidi • ampia flessibilità contrattuale PRODOTTI SOSTITUTIVI (minaccia media) • prodotti ittici freschi economicamente più convenienti di provenienza estera, anche se già lavorati • prodotti fonti di proteine animali diversi dai pesci Fonte: Ismea

  87. 6. MACROBIETTIVI 211 IL MERCATO Il deficit commerciale: Il mercato nazionale dipende fortemente dalle forniture estere di prodotti ittici per 3,7 milioni di euro quanto concerne sia le materie prime per l’industria di trasformazione sia il prodotto destinato alla vendita al consumatore finale. La bilancia commerciale ittica si mostra, infatti, fortemente deficitaria sia nella componente primaria sia, e soprattutto, in quella dei prodotti trasformati. Nel 2013, il deficit commerciale degli scambi di prodotti ittici è risultato pari a oltre 3700 milioni di euro, segnando una lieve diminuzione (-0,1%) frutto delle maggiori entrate monetarie e dell’aumento contenuto dell’import in valore. Il saldo negativo (Tabella 31) in volume è cresciuto dell’1%. Nello specifico, le importazio- ni totali hanno registrato un incremento dell’1,8% in volume e dello 0,8% in valore rispet- to al 2012 (nel decennio, il tasso di variazione medio annuo è stato di +1,2% in volume e di +3,1% in valore). Le esportazioni complessive sono cresciute del 7,5% in quantità e dell’8% in valore (nell’arco di dieci anni, il tasso medio di variazione è stato pari a +0,3% in quantità e +2% in valore). Il consumo apparente pro capite si è ridotto ulteriormente, e si attesta sui 19 kg circa, sotto la media europea di 22,5 kg procapite. La disamina dei dati relativi ai prodotti allevati73 mette in evidenza quanto segue: • netto aumento delle spedizioni oltrefrontiera di mitili (+32,4%), il primo prodotto fresco esportato in volume; • aumento del 3,6% dell’export di trote vive, fresche o refrigerate; • incremento significativo delle importazioni di orate e spigole d’allevamento (+11,8% in entrambi i casi). 73 Per l’analisi degli scambi con l’estero non è stato possibile distinguere in modo netto i dati relativi ai prodotti dell’ac- quacoltura da quelli inerenti la pesca. Le statistiche, infatti, non specificano la modalità di produzione e quindi non indicano quanto di una determinata specie importata o esportata provenga dall’attività di pesca e quanto dall’acqua- coltura. Pertanto, le statistiche dell’Istat sono state elaborate individuando tre categorie di prodotti, sulla base della prevalenza di una o entrambe le modalità di produzione: • prodotti ittici “pescati” (es. alici o acciughe, aragoste, merluzzi), che include i prodotti esclusivamente o quasi esclusi- vamente pescati su base mondiale; • prodotti ittici “allevati” (es. anguille, spigole, trote), che include prodotti esclusivamente o quasi esclusivamente allevati su base mondiale; • prodotti ittici “allevati e pescati” (es. gamberi, salmoni, mazzancolle, cappesante), che include prodotti che non rien- trano nelle due precedenti aggregazioni e sono sia allevati sia pescati su base mondiale 212 6. MACROBIETTIVI Tabella 31 – BILANCIA COMMERCIALE DEI PRODOTTI ITTICI1 PER CATEGORIA Indicatori 2012 2013 var % 13/12 2012 2013 var % 13/12 tonnellate milioni di euro Esportazioni 118.563 127.457 7,5 508 549 8,0 Prodotti pescati 71.807 78.280 9,0 325 345 6,3 Prodotti pescati e allevati 26.351 23.951 -9,1 117 119 1,7 Prodotti allevati 20.405 25.226 23,6 66 84 27,1 Importazioni 905.157 921.665 1,8 4.214 4.249 0,8 Prodotti pescati 617.771 626.204 1,4 2.933 2.870 -2,2 Prodotti pescati e allevati 175.129 183.081 4,5 925 1.040 12,3 Prodotti allevati 112.258 112.381 0,1 356 340 -4,4 Saldo commerciale -786.594 -794.208 1,0 -3.706 -3.701 -0,1 1 pesci, molluschi e crostacei e altri invertebrati acquatici e loro preparazioni. Fonte: elaborazione Ismea su dati Istat Gli italiani riducono In un contesto di perdurante crisi economica, i consumi domestici di prodotti ittici fre- i consumi schi – nel complesso – hanno segnato nel 2013 un -2,6%. e scelgono prodotti In particolare, per quanto attiene ai prodotti allevati, si segnala il calo degli acquisti d’importazione, domestici di molluschi bivalvi (-3,5% per le vongole e -5,8% per i mitili) e di spigole surgelati (-6,1%); più contenuta appare la flessione del consumo di orate (-1,3%). e congelati, In controtendenza il dato delle trote (+3,3%), mentre appare sostanzialmente stabile più economici la domanda di salmone (-0,7%) dopo la forte crescita dell’anno precedente (+13,8%). Nella figura sono state evidenziate le dinamiche principali per gli aggregati (fresco, surgelato, conserve, secco salato e affumicato). Figura 16 – DINAMICA DEGLI ACQUISTI DOMESTICI DI PRODOTTI ITTICI IN ITALIA 16,0 12,5 12,0 8,0 5,1 3,7 3,9 4,0 0,3 0,2 0,0 -0,2 -1,1 -4,0 -1,6 -1,7 -2,0 -2,6 -4,0 -3,0 -4,3 -8,0 freschi surgelati conserve essiccati, salati, totale ittici e semiconserve affumicati var. % 2011/2010 var. % 2012/2011 var. % 2013/2012

  88. 6. MACROBIETTIVI 213 Tabella 32 – EXPORT E IMPORT NAZIONALE DI PRODOTTI ITTICI1 NEL 2013 Tvma2 Peso % Var % 13/12 2003-2013 Prodotti Tonnellate Milioni € sul valore quantità valore quantità valore Export prodotti freschi 3 65.485 202,87 100,0 4,6 7,7 1,8 2,7 Mitili o cozze vivi, freschi o refr. 10.589 10,02 4,9 32,4 35,2 5,5 5,5 Sardine fresche o refrigerate 8.867 9,70 4,8 11,7 15,2 3,9 5,5 Trote vive, fresche o refrigerate 7.702 24,67 12,2 3,6 7,5 7,4 10,3 Alici o acciughe fresche o refr. 6.620 13,22 6,5 -16,8 8,2 -2,5 0,5 Tonni freschi o refrigerati 4 2.161 9,20 4,5 40,8 27,3 -2,6 -3,4 Orate fresche o refrgerate 2.007 10,61 5,2 127,1 121,1 2,8 3,5 Cappesante e altri pettinidi vivi, 1.743 5,36 2,6 -16,2 -2,7 0,0 0,0 freschi o refrigerati Spigole fresche o refrigerate 1.530 9,82 4,8 118,1 75,6 1,5 4,9 Salmoni freschi o refrigerati 1.270 7,80 3,8 -13,3 15,3 14,6 19,6 Ostriche vive, fresche o refr. 513 1,37 0,7 19,8 3,4 1,4 4,2 Altri prodotti 22.484 101,09 49,8 -6,9 -4,8 0,5 1,5 Import prodotti freschi3 200.085 939,28 100,0 -0,3 2,1 2,2 3,1 Mitili o cozze vivi, freschi o refr. 32.364 22,30 2,4 1,3 0,2 1,4 0,3 Salmoni freschi o refrigerati 29.373 167,70 17,9 -2,5 38,9 8,3 12,6 Orate fresche o refrgerate 25.560 110,63 11,8 0,4 -0,2 7,7 9,0 Spigole fresche o refrigerate 20.786 110,60 11,8 1,1 -6,7 3,9 6,3 Calamari e calamaretti freschi 6.211 29,29 3,1 12,7 -0,8 3,3 4,2 o refr. Pesci spada freschi o refrigerati 5.371 40,22 4,3 7,1 0,3 1,3 0,3 Seppie e seppiole fresche o refr. 5.174 21,65 2,3 -18,5 -24,3 0,3 2,7 Ostriche vive, fresche o refr. 5.115 21,70 2,3 -0,8 -0,7 -1,9 5,3 Sgombri freschi o refrigerati 5.064 11,33 1,2 -5,2 -8,5 1,0 5,5 Polpi freschi o refrigerati 4.856 19,40 2,1 22,8 -0,1 8,4 10,7 Altri prodotti 60.210 384,46 40,9 -1,7 -2,9 -0,8 -0,4 1 prodotti vivi, freschi o refrigerati (sono esclusi i filetti di pesce fresco); 2 è calcolato sulle medie degli anni 2002-2003 e 2012-2013; 3 ordinato per quantità; 4 esclusi quelli destinati alla fabbricazione industriale di prodotti della voce 16.04 (esclusi tonni rossi). Fonte: elaborazione Ismea su dati Istat 214 6. MACROBIETTIVI I RAPPORTI DI FILIERA Filiera corta e GDO Gran parte dei prodotti ittici allevati in Italia sono destinati al mercato del vivo e del fresco. Solo una piccola quota della produzione, soprattutto trote ma anche mitili e vongole, va all’industria di lavorazione e trasformazione. L’industria in Italia, in effetti, importa quasi tutte le materie prime (generalmente si tratta di specie ittiche non fre- sche, pescate e allevate). Per quanto riguarda gli operatori della filiera ittica, in generale pescatori e acquacol- tori sono operatori distinti, in quanto svolgono attività diverse. Generalmente l’offerta nazionale di prodotto allevato si presenta più concentrata: gli acquacoltori sono in numero inferiore ai pescatori e sono localizzati soprattutto in alcune zone dell’Italia particolarmente vocate all’attività dell’acquacoltura. A ciò si aggiunge un’attività d’im- portazione che riguarda non molti prodotti e pochi Paesi di provenienza, anche se negli ultimi anni l’elenco delle specie allevate e scambiate a livello internazionale si è sensibilmente ampliato. La filiera del prodotto allevato risulta nel complesso più corta di quella del prodotto pescato e caratterizzata da un flusso diretto tra produttori e distribuzione moderna. Quest’ultima, dopo la diffusione dei banchi del pesce fresco, ha privilegiato i prodotti allevati nazionali e esteri, essendo gli allevatori in grado di garantire flussi di approvvi- gionamento costanti nel tempo, pezzature, qualità e prezzi standard. LA NUOVA ORGANIZZAZIONE DEI MERCATI La riforma EU L’Organizzazione comune dei mercati per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura è dell’ OCM stata istituita nel 1970 e costituisce uno dei pilastri su cui poggia la politica comune della pesca. La sua base giuridica è stato il Regolamento (CE) n. 104/2000, che se- condo la Commissione Europea non ha contribuito in misura adeguata a incentivare metodi produzioni sostenibili, ad aumentare la competitività dell’UE e il potenziale di mercato ancora sotto sfruttato e a risolvere problematiche logistiche e di conser- vazione dei prodotti. Risultato del processo di riforma è il nuovo regolamento (UE) n. 1379/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio che si applica ai prodotti della pesca e dell’acquacoltura (allegato I ) e comprende in particolare: a. l’organizzazione del settore, incluse misure di stabilizzazione dei mercati; b. piani di produzione e commercializzazione delle organizzazioni di produttori del settore della pesca e dell’acquacoltura; c. norme comuni di commercializzazione; d. informazione dei consumatori. Le azioni La Commissione ha anche evidenziato come, di fronte ad un crescente consumo di prioritarie pesce nell’Unione, con interessanti opportunità per i produttori dell’UE, non sia più es- sere sufficiente farvi fronte solo con le importazioni: una gestione attenta e razionale,

  89. 6. MACROBIETTIVI 215 basata sui principi portati avanti con la riforma della PCP, potrà essere focale per lo sviluppo del settore. Alla luce di queste problematiche gli obiettivi da perseguire, in coerenza con l’art. 37 della PCP sono:

  90. 4. Migliorare gli incentivi di mercato con la finalità di incoraggiare tutte le pratiche di produzione sostenibili anche attraverso le Organizzazione dei produttori (OP) che potranno orientare le attività produttive verso la sostenibilità.

  91. 5. Migliorare la posizione di mercato della produzione dell’UE, ovviando alle distor- sioni, in particolare per fronteggiare il problema dei costi elevati, migliorando l’in- formazione e risolvendo le questioni organizzative, che spesso creano un freno alla competitività.

  92. 6. Accrescere la competitività della produzione dell’UE mediante azioni a favore della qualità, dell’innovazione tecnologica, rafforzando il potere contrattuale dei produttori e garantendo condizioni di concorrenza eque per tutti i prodotti com- mercializzati nell’Unione.

  93. 7. Maggiore trasparenza lungo la catena di commercializzazione dei mercati così da facilitare l’adeguamento dell’offerta alla domanda e migliorare il processo decisionale.

  94. 8. Migliorare il potenziale di mercato dei prodotti dell’UE. Le azioni previste nel piano concorrono a migliorare la capacità di prevedere, preveni- re e gestire le crisi di mercato, a favorire la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti e a migliorare la sostenibilità e sostenere i produttori e le Organizzazioni dei produttori. Si prevedono incentivi e premi di mercato per i prodotti certificati e marchi di quali- tà ecologica, campagne per la promozione dei prodotti d’acquacoltura verso i con- sumatori e per garantire la fruibilità delle informazioni ai consumatori. Migliorare la trasparenza, in particolare per quanto riguarda le conoscenze economiche e la com- prensione dei mercati dei prodotti della pesca dell’acquacoltura dell’Unione lungo la catena di approvvigionamento, per una migliore stabilità dei mercati e garantire un maggior equilibrio nella distribuzione del valore aggiunto lungo la filiera. Raffor- zare l’informazione e la consapevolezza dei consumatori attraverso comunicazioni e un’etichettatura che forniscano informazioni comprensibili. Dal punto di vista dei pro- duttori d’acquacoltura mettere in atto misure per favorire l’integrazione orizzontale così auspicata per riequilibrare i rapporti di forza con la distribuzione, e l’integrazione verticale che favorirebbe una filiera più corta e in grado di proporre sul mercato una gamma più ricca di referenze. 216 6. MACROBIETTIVI OSSERVATORIO DI MERCATO ISMEA PER IL SETTORE ITTICO - SISP L’ISMEA gestisce - sin dal 1995 - il “Sistema Informativo per il settore della pesca e dell’acquacoltura - SISP”, grazie al quale monitora costantemente il settore, attraverso una raccolta sistematica dei dati economici più importanti e l’analisi delle principali dinamiche in atto, sia sul fronte produttivo e commerciale sia sul fronte della domanda finale, costantemente divulgate sul sito istituzionale. In sintesi, Ismea monitora il set- tore attraverso:

  95. 1. Servizi di rilevazione dati: • Reti di rilevazione dei prezzi: sui mercati ittici alla produzione, all’ingrosso e dell’acquacoltura, nonché al dettaglio presso la Grande Distribuzione. • Panel per la rilevazione dei consumi domestici: basato su un Panel famiglie rappresentative dell’intera realtà italiana.

  96. 2. Servizi di analisi ed elaborazione dati: • News mercati “Pesca e Acquacoltura”: nota informativa settimanale; • Ismea Tendenze: analisi congiunturale e tendenziale sulle principali variabili economiche di settore (trimestrale). ORGANIZZAZIONE DEI PRODUTTORI Promuovere sostegni Nell’ambito dell’asse relativo alla promozione di condizioni di parità per gli operatori finanziari per dell’UE gli Stati membri sono chiamati a promuovere lo sviluppo delle Organizzazioni l’avviamento delle OP di Produttori (OP) e delle organizzazioni interprofessionali, anche a livello transnazio- nale (art.66 FEAMP). Lo sviluppo dei processi di aggregazione fra consorzi, cooperative, organizzazioni di produttori, è necessario per promuovere il riposizionamento competitivo sui mercati. In particolare, nell’ambito delle OP è necessario avviare un processo di razionalizza- zione delle numerose, ma scarsamente attive, organizzazioni di produttori che com- porti sostanziali modifiche di regole e norme nazionali di riconoscimento. È auspi- cabile, peraltro, che nel corso dell’esecuzione del presente Piano si proceda anche alla verifica delle condizioni e dei requisiti delle organizzazioni esistenti in modo da migliorare l’immagine e l’efficienza di quelle operanti nel rispetto delle norme. Il tema è evidentemente sentito anche a livello europeo, ed in particolare in ambito mediterraneo, dove è ancora scarsa la capacità di aggregazione dei produttori e la comunicazione di un’immagine che promuova il settore: • scarsa esistenza di azioni collettive e concertate; • carenza di informazioni di mercato; • carenza di azioni di marketing; • scarso potere contrattuale dei produttori;

  97. 6. MACROBIETTIVI 217 • immagine non positiva dell’acquacoltura; • scarsa partecipazione dei produttori ai processi decisionali. Le OP per gestire La nuova politica di mercato è volta a rafforzare la competitività del settore della pe- le crisi di mercato, sca e dell’acquacoltura, a migliorare la trasparenza dei mercati e a garantire condizioni favorire il di equità per tutti i prodotti commercializzati nell’Unione. monitoraggio L’attuale regime d’intervento sarà modernizzato e semplificato: le organizzazioni di e la trasparenza produttori (OP) potranno acquistare i prodotti della pesca quando i prezzi scendono al di sotto di un certo livello e immagazzinarli per poi reintrodurli sul mercato in una fase successiva (art. 67 FEAMP). Questo sistema favorirà la stabilità dei mercati. È opportuno quindi promuovere sostegni finanziari di avviamento gestionale delle OP per stimolare la loro istituzione a livello imprenditoriale o per consentire di entrare a regime produttivo nell’acquacoltura. Le organizzazioni di produttori (OP) contribuiran- no maggiormente alle attività collettive di gestione, monitoraggio e controllo. 218 6. MACROBIETTIVI ETICHETTATURA Il fulcro della nuova normativa comunitaria ruota attorno al principio della tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera (Regolamento (CE) 1224/2009) e nel caso dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura prevede la tracciabilità dalle fasi di produzione/cattu- ra, trasformazione, distribuzione e vendita al dettaglio. Fanno eccezione ai sensi del Regolamento (CE) 1005/2008, i prodotti catturati o allevati in acqua dolce e i pesci non destinati al consumo ( es. ornamentali). Attuare le norme La nuova Circolare del MiPAAF del 12.12.2014 sugli adempimenti in materia di traccia- in materia bilità ed etichettatura dei prodotti ittici ai sensi della nuova normativa comunitaria74 di etichettatura e in vigore dal Dicembre 2014, chiarisce gli obblighi per i prodotti d’acquacoltura e le tracciabilità informazioni da porre sulle etichette delle partite per quanto riguarda l’origine del prodotto, la denominazione commerciale, il metodo di produzione (allevati, pescati in aree lagunari, in acque), la zona di produzione e il nome dell’unità di produzione. Nel caso di produzioni estensive, quali la vallicoltura è previsto l’uso del termine “pescato” come metodo di produzione, senza fare riferimento agli attrezzi da pesca in dotazione alle imbarcazioni con licenza di pesca, come avviene per i prodotti da cattura. Il rispetto della normativa rafforzerà la trasparenza dei mercati e oltre a consentire un mi- glior monitoraggio sulle tendenze dei mercati a livello locale, comunitario e internazionale. Alcuni elementi, ancora non previsti nella attuale normativa, sono particolarmente ri- levanti per garantire la qualità del prodotto e tutelare il consumatore e dovrebbero es- sere riportate nelle etichette dei prodotti d’acquacoltura europei e di quelli importati da Paesi terzi, in particolare: • la catena del freddo al quale è sottoposto il prodotto, eventuali congelamenti e ricongelamenti; • i trattamenti usati per prolungare la freschezza che dettano la qualità di un pro- dotto, oltre che le sue caratteristiche organolettiche e igienico sanitarie. CERTIFICAZIONE L’acquacoltura italiana ha particolarmente risentito della apertura dei mercati che, da un lato ha aumentato la disponibilità e la varietà dei beni sul mercato ma, dall’altro, ha favorito la perdita di caratterizzazione territoriale dei consumi ittici e ha contribuito a ridurre la segmentazione spaziale dei mercati. In tale scenario, la qualificazione e l’i- dentificazione certa e diretta delle produzioni ittiche nazionali è diventata un’esigenza imprescindibile per riuscire a garantire la sostenibilità economica al comparto. La propensione all’adozione di manuali e disciplinari di gestione per garantire la qualità dei processi di produzione e dei prodotti è prassi consolidata nell’acquacoltura italiana. Oggi tuttavia, il valore aggiunto della produzione da acquacoltura appare, in gran parte, 74 Regolamento (CE) 1224/2009; Regolamento (UE) 404/2011; Regolamento (UE) 1379/2013

  98. 6. MACROBIETTIVI 219 garantito dalla distribuzione organizzata (GDO) che offre prodotti certificati sulla base di protocolli di filiera direttamente stilati e concordati con le aziende e soddisfa la crescen- te richiesta dei consumatori per avere informazioni chiare nelle etichette dei prodotti. La certificazione ISO è stata una buona opportunità di incremento del valore aggiunto per quelle produzioni acquicole che ne hanno ottenuto il riconoscimento dagli enti di verifica e hanno soddisfatto i requisiti specificati. Per le aziende acquicole la certifica- zione ISO rappresenta il pre-requisito per accedere alla GDO, come è dimostrato dal numero di aziende che, nel 2013, risultano certificate nei registri internazionali dell’ente ISO. Le percentuali di certificazioni secondo le norme ISO 14001 per l’ambiente, sono circa il 14% del totale delle aziende di medie e grandi dimensioni attive in Italia. Sono percentuali modeste se confrontate con quelle registrate per le aziende che hanno aderito ai capitolati della GDO: in tal caso si supera il 70% delle organizzazioni attive. A fronte di una maggiore risposta dell’acquacoltura alle certificazioni volontarie, si regi- stra, però, una perdita di identità della produzione rispetto all’organizzazione/azienda che l’ha prodotta. La motivazione risiede nel fatto che le aziende conferiscono il prodot- to allevato direttamente a grossisti che allocano l’offerta soprattutto nella GDO. In molti casi, quindi, l’offerta arriva al consumatore con marchio della catena che lo commercia- lizza. Ciò è dettato dalla necessità di evidenziare il rispetto di norme di qualità, ma anche ambientali e etiche, propriamente adottate dalle grandi organizzazioni commerciali che le divulgano con il proprio marchio (“filiera controllata Coop”, o “filiera qualità Carrefour” o Viversano). Sono pochi gli esempi di filiera direttamente controllate dai gruppi di alle- vatori, e laddove verificatosi, è legato a una filiera perfettamente integrata verticalmen- te, dalla produzione dei mangimi fino alle attività di manipolazione e trasformazione del prodotto, nonché autonomia del trasporto alle piattaforme logistiche. Promuovere L’acquacoltura biologica riferisce ad una modalità di gestione del processo produttivo l’acquacoltura basata su alcuni principi di rispetto dell’ambiente, mantenimento di un elevato livello biologica di biodiversità, salvaguardia delle risorse naturali, tutela del benessere degli animali e produzione di prodotti sani e sicuri per la salute dei consumatori. Negli ultimi quindici anni c’è stata una crescita impressionante delle produzioni bio- logiche in Europa (FAO), aumentata quasi il 30% per anno tra il 1998 e il 2007, ma nonostante tale crescita, il volume produttivo del biologico è ancora molto limitato e si attesta intorno all’1% della produzione europea. Le produzioni d’acquacoltura bio- logiche sono limitate a poche specie, quali salmone e trota allevate principalmente nel Nord Europa, spigola e orata nei Paesi mediterranei, mitili e storioni in Irlanda e Spagna. In Italia l’acquacoltura biologica è in una fase iniziale; secondo i dati dell’ICEA nel 2011 erano presenti 11 aziende certificate biologiche, per le quali non si conoscono i dati di produzione. Nel 2013 il numero si è ridotto a 975. 75 http://www.sian.it/aBiologicoPubb/start.do 220 6. MACROBIETTIVI L’acquacoltura biologica è disciplinata dal Regolamento (CE) 710/09. che stabilisce alcuni regole comuni e criteri minimi per quanto riguarda l’origine degli animali, la gestione dell’allevamento, i trattamenti veterinari e l’alimentazione. L’applicabilità di al- cune prescrizioni contenute nel Regolamento, ad esempio quelle relative ai mangimi, alla produzione di giovanili e all’alimentazione di specie carnivore, hanno richiesto un approfondimento e una verifica scientifica da parte della Commissione Europea (EG- TOP) per rendere applicabile il regolamento, ed una revisione dello stesso prevista per il 2017. Alcuni fattori, infatti tra cui la reperibilità di avannotti biologici, la disponi- bilità di materie prime certificate bio per la produzione dei mangimi, di siti idonei per l’allevamento, nonché la sostenibilità economica e le carenti strategie di marketing ne limitano al momento le possibilità di sviluppo per le diverse specie d’acquacoltura. I fattori a favore dello sviluppo di queste produzioni sono molti, legati sia all’incremen- to della domanda di prodotti biologici, alla propensione a esperienze di allevamento biologico da parte dei produttori, all’espansione della gamma dei prodotti richiesti dai consumatori e la propensione verso prodotti sostenibili, e verso i nuovi mercati emergenti. La promozione e la diffusione dei sistemi di allevamento biologico rappre- senta pertanto un’azione strategica per lo sviluppo sostenibile dell’acquacoltura e per accrescere la competitività del settore, favorendo la sostenibilità delle produzioni e conferendo un valore aggiunto ai prodotti. AZIONI STRATEGICHE I punti di forza dell’acquacoltura italiana, quali la qualità e la freschezza del prodotto allevato, controllata e spesso certificata, devono essere la base di partenza per co- gliere alcune opportunità di sviluppo del settore ed aumentarne la concorrenzialità. La necessità di differenziare il prodotto da quello della concorrenza estera a basso costo pone l’accento sulle opportunità che occorre cogliere per aprirsi al mercato del prodotto lavorato/trasformato, investendo in produzioni di qualità e ad elevato valore aggiunto. La domanda crescente di prodotti ittici che abbiano già subito una qualche preparazione/lavorazione dovrebbe indurre le aziende produttrici nazionali a puntare in questa direzione per soddisfare le esigenze del mercato. Lo sviluppo e la diffusione dei marchi aziendali, la differenziazione del prodotto rispet- to a quello estero, la concentrazione e la differenziazione dell’offerta, fino alla realiz- zazione di campagne di comunicazione finalizzate a ridurre l’asimmetria informativa, potranno contrastare le diverse minacce che il settore sta affrontando.

  99. 6. MACROBIETTIVI 221 AGGREGAZIONE • promuovere e incentivare la costituzione di Organizzazioni dei produttori per sviluppare l’integrazione orizzontale ed acquisire un maggiore potere contrattua- le nei confronti di fornitori e clienti, anche attraverso: • la definizione di una strategia comune per la costituzione ed il potenziamen- to delle OP; • la definizione e diffusione di buone pratiche per le OP; • la creazione di meccanismi incentivanti per i produttori riuniti in OP sia di natura finanziario-creditizia che assicurativa, nonché favorendo agli stessi migliori condizioni per l’accesso ai fondi comunitari; • introdurre misure che favoriscano lo sviluppo all’interno delle OP anche di funzio- ni e di capacità di integrazione verticale fra i diversi attori della filiera, nell’ottica di poter rispondere alle crescenti esigenze della domanda finale di prodotti diver- sificati (semi-lavorati, semi-pronti); • favorire lo scambio tra OP di diversi Paesi anche attraverso l’utilizzo di piattafor- me e strutture esistenti come il GFCM-SIPAM; MERCATO IN SENSO AMPIO • incentivare lo sviluppo di nuove specie, per ampliare la gamma di prodotti offerti ai consumatori e riconquistare quote di mercato acquisite da prodotti alternativi (esempio del pangasio); • promuovere la differenziazione del prodotto, anche rispetto alla concorrenza for- nendo ai clienti maggior contenuto di servizio (prodotti lavorati); • promuovere il mercato del biologico; • assicurare la coerenza tra indirizzi produttivi ed orientamento della domanda con apposite indagini sul consumatore per seguirne le tendenze e le evoluzioni e un’adeguata informazione al mondo della produzione affinché possa asseconda- re le preferenze dei consumatori. ETICHETTATURA, COMUNICAZIONE E PROMOZIONE • migliorare le norme per la tracciabilità dei prodotti, per garantire la costante at- tenzione alla qualità, controllando il prodotto lungo tutta la filiera fino al momento della vendita; • stimolare la valorizzazione del prodotto nazionale da acquacoltura tramite ade- guate campagne di comunicazione per informare i consumatori sulla sicurezza e la freschezza del prodotto allevato in Italia, anche attraverso lo sviluppo e la diffusione dei marchi. 222 6. MACROBIETTIVI COOPERAZIONE REGIONALE MEDITERRANEA IN ACQUACOLTURA L’Italia promuove, L’Italia per la sua posizione baricentrica ed esclusivamente Mediterranea ha giocato attraverso la un ruolo attivo nella promozione delle politiche per una pesca ed una acquacoltura CGPM-FAO, attività sostenibili nella Zona FAO 37. In effetti l’acquacoltura mediterranea è il risultato di una di cooperazione forte integrazione tra capacità produttive e mercati del nord e del sud, tra Paesi Mem- multilaterale bri dell’UE e Paesi Extracomunitari. Tale politica è stata e resta parte integrante delle strategie Italiane per il settore, natu- ralmente nell’ambito delle politiche dell’UE in tale materia. L’Italia ha promosso, attraverso la CGPM-FAO, attività di cooperazione multilaterale su temi di interesse generale ed esclusivamente finalizzati alle relazioni acquacoltura- ambiente con il coinvolgimento di tutti i Paesi che afferiscono alla Regione. Questo ruolo è da considerare strategico per tutta la politica settoriale EU e va condivisa con le strategie di politica internazionale comunitaria. L’Italia intende, nelle operazioni finalizzate alla cooperazione, mantenere e stimolare questo ruolo a livello Mediter- raneo. Così come nel settore della pesca in sinergia con gli interventi comunitari ha fatto con i progetti sub regionali Adriamed e Med Sud Med e LaguNet per le lagune Mediterranee.

  100. 6. MACROBIETTIVI 223 MACROBIETTIVO 4. PROMUOVERE CONDIZIONI DI EQUA CONCORRENZA PER GLI OPERATORI E MIGLIORAMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE DI MERCATO DEI PRODOTTI DELL’ACQUACOLTURA S 4. LE AZIONI STRATEGICHE S 4.1 OSSERVATORIO DI MERCATO S 4.2 ETICHETTATURA E TRACCIABILITÀ E SICUREZZA ALIMENTARE DEI PRODOTTI S 4.3 AZIONI PER LA CERTIFICAZIONE E LA QUALIFICAZIONE DEL PRODOTTO S 4.4 SOSTEGNO A PIANI DI MERCATO E NUOVI MERCATI S 4.5 INCENTIVAZIONE ALLE ORGANIZZAZIONI DI PRODUTTORI E SUPPORTO ALLE ATTIVITÀ DELLE OP E DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA S 4.6 CAMPAGNE DI PROMOZIONE E COMUNICAZIONE SULL’ACQUACOLTURA S 4.7 SOSTEGNO ALLO SVILUPPO E ALL’ATTUAZIONE DI STRATEGIE LOCALI DI TIPO PARTECIPATIVO S 4.8 COOPERAZIONE REGIONALE MEDITERRANEA IN ACQUACOLTURA 224 6. MACROBIETTIVI MO 4. Promuovere condizioni di equa concorrenza per gli operatori e miglioramento dell’organizzazione di mercato dei prodotti dell’acquacoltura S 4.1 OSSERVATORIO DI MERCATO Sintesi - Obiettivo di questa azione è Settori - Tutti favorire una maggiore conoscenza della Soggetti attuatori - Organismi tecnici catena di commercializzazione dei pro- dotti ittici così da facilitare l’adeguamen- Componenti Azione - a) Omogeneizza- to dell’offerta alla domanda e migliorare zione e messa a sistema dei dati dispo- il processo decisionale. La conoscenza nibili, dei diversi sistemi di monitoraggio degli andamenti produttivi e commercia- e delle diverse indagini esistenti sul set- li, il costante aggiornamento dei relativi tore; b) Implementazione delle attività di dati e il monitoraggio delle dinamiche monitoraggio delle dinamiche di scam- dei consumi, ovvero l’interazione tra bio nelle prime fasi della filiera e dei con- domanda e offerta, risultano elementi sumi; c) Integrazione delle diverse ban- fondamentali e propedeutici alla stessa che dati esistenti in un unico DWH. attuazione dell’art. 66 del FEAMP, ovve- ro alla messa in campo dei piani di pro- Durata - 2015-2020 duzione e di commercializzazione, di cui Azioni collegate - S1.5 all’art. 28 del Reg. (UE) n. 1379/2013 e FEAMP - artt. 66, 68 d,e all’articolo 68 d) ed e). AdP - OT3 Criticità - Instabilità dei prezzi di merca- Risultati attesi to in collegamento con la crisi economi- Maggiore rapidità nella messa a sistema ca; crescente competizione di mercato dei dati disponibili. tra i piccoli produttori; ridotto numero di Realizzazione di un controllo di qualità studi di mercato del settore e capacità dei dati di mercato di adattarsi alle variazioni di mercato; inadeguata collaborazione tra ricerca, produttori e servizi collegati; e disper- sione organizzativa del settore; scarsa gestione integrata delle informazioni produttive, ambientali e sanitarie relative all’acquacoltura.

  101. 6. MACROBIETTIVI 225 MO 4. Promuovere condizioni di equa concorrenza per gli operatori e miglioramento dell’organizzazione di mercato dei prodotti dell’acquacoltura S 4.2 ETICHETTATURA E TRACCIABILITÀ E SICUREZZA ALIMENTARE DEI PRODOTTI Sintesi - Obiettivo di questa azione è dei prodotti ittici; scarsa gestione inte- rafforzare gli interventi volti alla ricono- grata delle informazioni produttive, am- scibilità della provenienza, della qualità e bientali e sanitarie relative all’acquacol- della sicurezza dei prodotti ittici, al fine di tura; inquinamento costiero e rischi di tutelare la salute pubblica e garantire che contaminazione da agenti chimici, micro- la qualità dei prodotti che vengono im- biologici e da tossine algali (molluschi- portati da Paesi non europei sia la stessa coltura); etichettatura. o superiore a quella garantita a livello europeo. L’azione è a supporto anche Settori - Tutti di una migliore tracciabilità dei prodotti Soggetti attuatori - MiPAAF, OP, d’importazione e per superare i differenti Associazioni approcci alla tracciabilità usati tra i Paesi europei e i Paesi da cui l’Italia importa, Componenti Azione - a) Implementare i alla mancanza di informazioni sui sistemi controlli della qualità lungo tutta la filiera, di tracciabilità usati (es. HACCP) nei Pa- dalla produzione alla vendita; b) Soste- esi esportatori, insufficienti informazioni nere la ricerca e l’innovazione tecnologi- per i consumatori sulla data di raccolta ca per nuovi strumenti di controllo della dei prodotti, sull’uso di trattamenti che qualità dei prodotti c) Aggiornare le Li- allungano la freschezza dei prodotti e nee Guida sulla etichettatura e tracciabi- sulla catena del freddo del prodotto. Il lità e implementare un piano di controllo controllo del prodotto lungo tutta la fi- della qualità dei prodotti d acquacoltura liera fino al momento della vendita per provenienti dall’importazione. garantire il tempestivo ritiro di prodot- to non conforme alle norme sanitarie e Durata - 2015-2020 contemporaneamente dare sostegno ai Azioni collegate - S4.1, S4.3, S4.6 produttori in caso di perdita di prodotto FEAMP - art. 68 (e) vendibile per ragioni di ordine sanitario. AdP - OT3 In sostanza l’azione deve essere tesa a promuovere la qualità e il valore aggiunto Risultati attesi facilitando la certificazione e la promozio- Incremento dei prodotti etichettati ne dei prodotti della pesca e dell’acqua- Incremento della diffusione coltura sostenibili e contribuire alla tra- della tracciabilità sparenza della produzione e dei mercati. Criticità - informazioni poco chiare su la provenienza, freschezza e tracciabilità 226 6. MACROBIETTIVI MO 4. Promuovere condizioni di equa concorrenza per gli operatori e miglioramento dell’organizzazione di mercato dei prodotti dell’acquacoltura S 4.3 AZIONI PER LA CERTIFICAZIONE E LA QUALIFICAZIONE DEL PRODOTTO Sintesi - Obiettivo di questa azione è Criticità - Tendenza della GDO a non promuovere e diffondere la certificazione valorizzare politiche di certificazione che, nelle seppur limitate esperienze re- aziendale; scarsa l’immagine dei prodotti centi, si è rivelata una buona opportuni- (comunicazione e educazione consuma- tà di incremento del valore aggiunto per tore); competizione dei Paesi comunitari; quelle produzioni d’acquacoltura che ne pressione delle importazioni (volume e hanno ottenuto il riconoscimento dagli prezzo); dimensioni aziendali (PMI). enti di verifica (ISO) e hanno soddisfatto i requisiti specificati. Infatti, per le aziende Settori - Tutti acquicole la certificazione ISO rappresen- Soggetti attuatori - MiPAAF/OP ta il pre-requisito per accedere alla gran- Componenti Azione - a) Adozione, stan- de distribuzione organizzata (GDO). dardizzazione e diffusione di protocolli e Inoltre, per la qualificazione del prodotto modelli operativi di certificazione e qua- italiano, l’azione può favorire la conver- lificazione del prodotto; c) Promozione di sione dei metodi di produzione acqui- marchi che potrebbero raccogliere e as- cola convenzionali verso l’acquacoltura sociare (consorziare) gruppi di produttori biologica ai sensi del Regolamento (CE) al fine di ottimizzare i costi di gestione n. 834/2007 del Consiglio e conforme- del marchio e della certificazione; b) Ag- mente al Regolamento (CE) n. 710/2009 gregazione di produttori che potrebbero della Commissione, e, contestualmente così ottenere economie di scala sui costi incentivare la partecipazione ai sistemi di di certificazione; d) Piani di diffusione e ecogestione e audit dell’Unione (EMAS) promozione dei marchi o comunque dei istituiti dal Regolamento (CE) n. 761/2001 modelli di certificazione adottati e pre- del Parlamento europeo e del Consi- senti sul mercato. glio. A questo potrà essere correlato lo sviluppo eventuale di un marchio dell’U- Durata - 2015-2020 nione di qualità ecologica (ecolabel) per Azioni collegate - S4.2, S4.5, S4.6 i prodotti della pesca e dell’acquacoltura FEAMP - art. 68 di cui al Regolamento (UE) n. 1379/2013 o AdP - OT3 altre forme di certificazione o altri marchi di certificazione di tipo settoriale (MSC, Risultati attesi ASC, Friend of the Sea) o sociale. Incremento nel numero di certificazioni La qualificazione e, quindi, la certifica- Incremento nel numero dei marchi zione offrirebbero alle aziende italiane la Incremento delle aziende biologiche possibilità di vedere valorizzato il proprio prodotto anche per competere con la pressione competitiva delle importazioni.

  102. 6. MACROBIETTIVI 227 MO 4. Promuovere condizioni di equa concorrenza per gli operatori e miglioramento dell’organizzazione di mercato dei prodotti dell’acquacoltura S 4.4 SOSTEGNO A PIANI DI MERCATO E NUOVI MERCATI Sintesi - Obiettivo di questa azione è Componenti Azione a) realizzazione di favorire l’espansione del settore attra- studi pilota sulla possibilità di produrre e verso nuove produzioni e/o nuovi mer- commercializzare nuove specie ittiche; cati, anche di nicchia. I trend dei consumi b) realizzazione di ricerche di mercato degli ultimi anni hanno evidenziato del- per individuare fasce mirate di consuma- le difficoltà nel mantenere le posizioni tori (infanzia, terza età, catering sociale di mercato sia nei confronti di prodotti e istituzionale, salutisti/a favore del pro- sostitutivi sia nei confronti di produzio- dotto biologico, ecc; ni estere. Una attenta analisi dell’anda- c) analisi della realtà italiana relativamen- mento della domanda interna ed estera te alle criticità riscontrate nell’esportazio- è auspicabile per individuare nuove op- ne del prodotto. portunità di sbocco delle produzioni già in essere nonché nuove esigenze dei Durata - 2015-2020 consumatori. Azioni collegate - S4.2-S3.5, S3.1 FEAMP - artt. 66, 68 Criticità - bassa diversificazione dei pro- AdP - OT3 dotti offerti; scarsa capacità del settore ad adattarsi alle variazioni di mercato; Risultati attesi saturazione/sovrapposizione di mercato Sviluppo di piani di mercato per alcune specie; politiche di mercato Incremento della raccolta dati deboli. sui consumi per i nuovi mercati Settori - Tutti Soggetti attuatori - MiPAAF, OP 228 6. MACROBIETTIVI MO 4. Promuovere condizioni di equa concorrenza per gli operatori e miglioramento dell’organizzazione di mercato dei prodotti dell’acquacoltura S 4.5 INCENTIVAZIONE ALLE ORGANIZZAZIONI DI PRODUTTORI E SUPPORTO ALLE ATTIVITÀ DELLE OP E DELLE ASSOCIAZIONI DI PRODUTTORI Sintesi - Obiettivo di questa azione è diffusione e divulgazione delle informa- promuovere progetti di cooperazione in- zioni inerenti i vantaggi legati alla co- terterritoriale o transnazionale ed offrire stituzione delle OP anche attraverso il il necessario supporto tecnico prepara- coinvolgimento delle Associazioni di torio; le attività proposte devono riguar- categoria; b) Creazione di procedure dare progetti di cooperazione tra territori semplificate per la creazione e gestione all’interno di uno stesso Stato membro, delle OP; c) Iniziative per la promozione tra territori di più Stati membri o tra alme- delle attività sviluppate dalle OP per la no un territorio di uno Stato membro e crescita del settore; creazione di una uno o più territori di Paesi terzi (sostegno struttura/ufficio dedicato alla cura delle di cui all’articolo 35, paragrafo 1, lettera OP; d) Supporto all’identificazione degli c), del Regolamento (UE) n. 1303/2013). ambiti di intervento delle OP in coerenza Inoltre, l’azione dovrà contemplare an- con gli indirizzi del Piano. che l’adozione di appropriati sistemi volti a facilitare i progetti di coopera- Durata - 2015-2020 zione, attraverso apposite procedure Azioni collegate - S 4.8 amministrative. FEAMP - artt. 66, 67, 68 AdP - OT3 Criticità - carenza di expertise qualifi- cato in programmi di sviluppo e piani Risultati attesi d’impresa; dispersione organizzativa del Aumento delle iniziative a supporto settore; sovrapposizione di normative e delle OP e delle associazioni Amministrazioni competenti a diversi li- di categoria velli; differenze a livello locale nell’appli- cazione di leggi e procedure; politiche di mercato deboli. Settori - Tutti Soggetti attuatori - OP, Associazioni di produttori Componenti Azione - a) Azioni di

  103. 6. MACROBIETTIVI 229 MO 4. Promuovere condizioni di equa concorrenza per gli operatori e miglioramento dell’organizzazione di mercato dei prodotti dell’acquacoltura S 4.6 CAMPAGNE DI PROMOZIONE E COMUNICAZIONE SULL’ACQUACOLTURA Sintesi - Obiettivo di questa azione è qualità e i benefici dei prodotti ittici al- migliorare la conoscenza e l’apprezza- levati; b) Favorire la divulgazione di in- mento del prodotto da acquacoltura, sia dagini sugli effetti benefici di una sana come prodotto di qualità controllata sia alimentazione che preveda un consumo come fonte di nutrienti importanti per la regolare di pesce; c) Realizzare campa- salute umana. Vanno infatti superate, da gne di comunicazione e promozione sul- una parte, le percezioni a volte negative la sostenibilità del prodotto da acquacol- che i consumatori hanno del prodotto al- tura come prodotto alimentare; d) Azione levato rispetto a quello pescato, dall’altra pilota di formazione/informazione su la scarsa attenzione alla qualità del pro- “piccoli consumatori” in scuole elemen- dotto allevato, trascurata troppo spes- tari e pubbliche con corso teorico/prati- so a favore del prezzo basso (prodotto co in collaborazione con Associazioni di importato vs prodotto nazionale). Il pro- produttori, imprese. dotto ittico di allevamento si rileva una importante fonte di nutrienti sia per una Durata - 2015-2020 popolazione che è in progressivo invec- Azioni collegate - S4.2, S4.3 chiamento sia per le nuove generazioni FEAMP - art. 68 che già in età scolare potrebbero benefi- AdP - OT3 ciare di una sana alimentazione. Risultati attesi Criticità - moderato apprezzamento dei Miglioramento della comunicazione consumatori per i prodotti dell’acqua- ai consumatori coltura; scarsa percezione sociale del- Realizzazione di campagne la valenza strategica dell’acquacoltura; di promozione campagne di disinformazione e perce- zione negativa del settore da parte dei consumatori. Settori - Tutti Soggetti attuatori - MiPAAF, OP, As- sociazioni di categoria, Amministrazini Locali Componenti Azione - a) Promuovere la 230 6. MACROBIETTIVI MO 4. Promuovere condizioni di equa concorrenza per gli operatori e miglioramento dell’organizzazione di mercato dei prodotti dell’acquacoltura S 4.7 SOSTEGNO ALLO SVILUPPO E ALL’ATTUAZIONE DI STRATEGIE LOCALI DI TIPO PARTECIPATIVO Sintesi - Obiettivo di questa azione è modalità per fornire sostegno alle atti- promuovere gruppi di azione locale di vità preparatorie di progetti di sviluppo cui all’articolo 32, paragrafo 2, lettera locale; b) Definizione di iniziative per la b), del Regolamento (UE) n. 1303/2013 valorizzazione dei prodotti e per la cre- per lo sviluppo di strategie integrata di azione di nuova occupazione; c) Azioni sviluppo locale di tipo partecipativo che a sostegno della diversificazione delle garantiscano una rappresentazione si- attività all’interno o all’esterno del set- gnificativa dell’acquacoltura sui territori. tore dell’acquacoltura; d) Iniziative volte Il sostegno (di cui all’articolo 35, para- a migliorare e sfruttare il patrimonio am- grafo 1, lettera c) del Regolamento (UE) bientale delle zone di pesca e acquacol- n. 1303/2013) alla predisposizione di tura, inclusi gli interventi volti a mitigare progetti per sostenere l’innovazione, la i cambiamenti climatici; e) Interventi di diversificazione, l’apprendimento, l’occu- promozione del patrimonio culturale e pazione, l’ambiente e promuovere il be- ambientale nelle zone di pesca e acqua- nessere sociale e il patrimonio culturale coltura, inclusi la pesca, l’acquacoltura e locale. L’attività dei gruppi d’azione loca- il patrimonio culturale marittimo; f) Azioni le è organizzata in network per scambia- tese a rafforzare il ruolo delle comunità re esperienze e best practices nei princi- di pescatori e acquacoltori nello svilup- pi e per la migliore organizzazione delle po locale e nella governance delle risor- attività partecipative di sviluppo locale. se di pesca e acquacoltura locali e delle attività marittime. Criticità - Scarsa percezione sociale del- la valenza strategica dell’acquacoltura, Durata - 2015-2020 inadeguata collaborazione tra ricerca, Azioni collegate - S 4.5 e 4.8 produttori e servizi collegati; dispersio- FEAMP - artt. 62, 63 ne organizzativa del settore; differenze a AdP - OT8 livello locale nell’applicazione di leggi e procedure. Risultati attesi Aumento delle iniziative economiche Settori - Tutti di sviluppo locale Soggetti attuatori - MiPAAF, Regioni, Incremento dell’occupazione in FLAG acquacoltura e nei comparti correlati Componenti Azione - a) Individuare

  104. 6. MACROBIETTIVI 231 MO 4. Promuovere condizioni di equa concorrenza per gli operatori e miglioramento dell’organizzazione di mercato dei prodotti dell’acquacoltura S 4.8 ATTIVITÀ DI COOPERAZIONE Sintesi - Obiettivo di questa azione è Settori - Tutti promuovere progetti di cooperazione in- Soggetti attuatori - MiPAAF, FLAG terterritoriale o transnazionale ed offrire Componenti Azione - a) Creazione di il necessario supporto tecnico prepara- procedure adeguate alla promozione ed torio; le attività proposte devono riguar- alla successiva verifica dei progetti; b) dare progetti di cooperazione tra territori Iniziative per la promozione dello scam- all’interno di uno stesso Stato membro, bio tra aree dello stesso Stato membro e tra territori di più Stati membri o tra alme- tra diversi Stati membri per favorire l’in- no un territorio di uno Stato membro e ternazionalizzazione del settore; c) Iden- uno o più territori di Paesi terzi (sostegno tificazione degli ambiti di cooperazione di cui all’articolo 35, paragrafo 1, lettera c), in coerenza con gli indirizzi del Piano. del Regolamento (UE) n. 1303/2013). Le attività di cooperazione possono essere Durata - 2015-2020 attuate dai FLAG, da partners dei FLAG Azioni collegate - S 4.5 o sostenute dall’Autorità di gestione. FEAMP - art. 64 Inoltre, l’azione dovrà contemplare an- AdP - OT8 che l’adozione di appropriati sistemi vol- ti a facilitare i progetti di cooperazione Risultati attesi transnazionale con Organismi interna- Aumento dei progetti interterritoriali zionali, attraverso apposite procedure Aumento dei progetti transnazionali amministrative. Criticità- Scarsa percezione sociale del- la valenza strategica dell’acquacoltura, inadeguata collaborazione tra ricerca, produttori e servizi collegati; abilità im- prenditoriale: carenza di personale tec- nico qualificato in programmi di sviluppo e piani d’impresa; scarsa internazionaliz- zazione del settore. 232 6. MACROBIETTIVI ARTICOLO MACROBIETTIVO OBIETTIVO AZIONE STRATEGICA OT FEAMP 1.1 Norma Unica in Acquacoltura

  105. 1. Rafforzare 1.2 Coordinamento organizzativo per l’acquacoltura la capacità 1.3 Semplificazione delle procedure amministrative amministrativa e semplificare 1.4 Sportello Unico Acquacoltura le procedure 1.5 Sistema statistico di raccolta dati in acquacoltura amministrative 1.6 Osservatorio Stato –Regioni 2.1 Migliorare l’uso degli spazi marini: Istituzione di un Gruppo di Lavoro e sviluppo di conoscenze e nuovi strumenti per la definizione di Zone Allocate OT6 51

  106. 2. Assicurare per l'Acquacoltura lo sviluppo e la 2.2 Migliorare l’uso degli spazi marini - Elaborazione di piani regionali per le crescita sostenibile OT6 51 Zone Allocate per l’Acquacoltura dell’acquacoltura 2.3 Aree protette per i molluschi OT6 49 (1b), 51, 79 attraverso la pianificazione 2.4 Migliorare la valutazione d’impatto ambientale (VIA) in acquacoltura OT3 49, 51 coordinata dello spazio e l’aumento 2.5 Migliorare l’acquacoltura nelle aree Natura 2000 OT6 51, 54, 79 del potenziale dei siti 2.6 Assicurare la disponibilità e la qualità di risorse idriche per l’acquacoltura OT6 48 (1e,i,j), 51, 54 continentale 3.1 Investimenti per migliorare la competitività e la redditività delle imprese Rafforzamento della OT3 48(1a-c,f,g), 52 acquicole competitività e della 3.2 Sviluppo dell’occupazione e Servizi integrati OT3, OT8 47, 48(1h), 50, 59-63 redditività delle 3.3 Migliorare gli strumenti di credito e assicurativi OT3 55, 57 (Regg EU 1303/2013; art 37-46) imprese acquicole 3.4 Misure di sostegno per ragioni di ordine sanitario OT3, OT6 51, 55, 56, 57 Sostegno al 3.5 Sostenere l’innovazione e la ricerca a supporto delle esigenze delle OT3, OT8 47, 49 (1a), 50 rafforzamento dello imprese sviluppo tecnologico, dell’innovazione e del 3.6 Migliorare la conoscenza e il trasferimento dei risultati OT3, OT8 49, 50 trasferimento delle conoscenze Sviluppo di nuove competenze professionali e 3.7 Formazione professionale e apprendimento permanente OT8 50

  107. 3. Promuovere la apprendimento competitività in permanente acquacoltura 3.8 Sviluppo di nuovi sistemi acquicoli ad elevata compatibilità ambientale OT3, OT6 47, 48 (1e), 54(1a,c) 3.9 Promozione di metodi di produzione sostenibile OT3, OT6 47, 48 (1e), 53, 54(1c) 3.10 Prestazione di servizi ambientali da parte dell’acquacoltura OT6 54 Promozione di 3.11 Controllo e gestione delle introduzioni e traslocazioni di specie aliene a OT6 51 (1a) un’acquacoltura che fini d’acquacoltura garantisca un livello 3.12 Piano per la gestione delle popolazioni di predatori selvatici OT3 48 elevato di tutela 3.13 Interventi per l’adattamento dell’acquacoltura ai cambiamenti climatici OT4, 48 (1e,k) ambientale, salute 3.14 Buone pratiche in materia di biosicurezza, salute e benessere degli OT6 47, 48 (1d), 56 e benessere degli animali in acquacoltura animali salute e 3.15 Ricerca per lo sviluppo di nuovi farmaci e vaccini OT3 47, 56 sicurezza pubblica 3.16 Realizzare una rete informativa per aggiornare le informazioni aziendali sullo stato di salute degli animali acquatici le interazioni con l’ambiente e le OT3 56 attività produttive 4.1 Osservatorio di mercato OT3 66, 68 (1d,e) 4.2 Etichettatura e tracciabilità e sicurezza alimentare dei prodotti OT3 68 (1e) 4.3 Azioni per la certificazione e la qualificazione del prodotto OT3 68

  108. 4. Promuovere condizioni di equa 4.4 Sostegno a piani di mercato e nuovi mercati OT3 66, 68 concorrenza per gli operatori e 4.5 Incentivazione alle Organizzazioni di Produttori e supporto alle attività OT3 66, 67, 68 miglioramento delle OP e delle Associazioni di categoria dell’organizzazione di mercato dei prodotti 4.6 Campagne di promozione e comunicazione sull’acquacoltura OT3 68 dell’acquacoltura 4.7 Sostegno allo sviluppo e all’attuazione di strategie locali di tipo OT8 62, 63 partecipativo 4.8 Attività di cooperazione OT8 64

  109. 6. MACROBIETTIVI 233 INDICATORI PRINCIPALI E MACROBIETTIVO AZIONE STRATEGICA ASSOCIATI 1.1 Norma Unica in Acquacoltura 1.2 Coordinamento organizzativo per l’acquacoltura Sportelli Territoriali istituiti (n) 1 Migliorare la governance e semplificare 1.3 Semplificazione delle procedure amministrative Tempo per rilascio concessioni le procedure amministrative 1.4 Sportello Unico Acquacoltura acquacoltura (mesi) 1.5 Sistema statistico di raccolta dati in acquacoltura 1.6 Osservatorio Stato -Regioni 2.1 Migliorare l’uso degli spazi marini: Istituzione di un Gruppo di Lavoro e sviluppo di conoscenze e nuovi strumenti per la definizione di Zone Allocate per l’Acquacoltura 2.2 Migliorare l’uso degli spazi marini - Elaborazione di piani regionali per le Zone Numero di impianti 2 Assicurare lo sviluppo e la crescita Allocate per l’Acquacoltura sostenibile dell’acquacoltura attraverso 2.3 Aree protette per i molluschi Siti di Acquacoltura nelle aree Natura la pianificazione coordinata dello spazio e 2000: (n) l’aumento del potenziale dei siti 2.4Migliorare la valutazione d’impatto ambientale (VIA) in acquacoltura 2.5 Migliorare l’acquacoltura nelle aree Natura 2000 2.6 Assicurare la disponibilità e la qualità di risorse idriche per l’acquacoltura continentale 3.1 Investimenti per migliorare la competitività e la redditività delle imprese acquicole Rafforzamento della competitività 3.2 Sviluppo dell’occupazione e Servizi integrati Volume della produzione e della redditività dell’acquacoltura: (t) delle imprese 3.3 Migliorare gli strumenti di credito e assicurativi acquicole Valore della produzione di 3.4 Misure di sostegno per ragioni di ordine sanitario acquacoltura: (mln Euro) Sostegno al rafforzamento 3.5 Sostenere l’innovazione e la ricerca a supporto delle esigenze delle imprese Addetti (n) dello sviluppo tecnologico, Produzione dell’acquacoltura dell’innovazione e biologica sulla produzione totale del trasferimento 3.6 Migliorare la conoscenza e il trasferimento dei risultati acquacoltura (%) delle conoscenze Sviluppo di nuove Produzione dell’acquacoltura con competenze 3 Promuovere la professionali e 3.7 Formazione professionale e apprendimento permanente sistemi a ricircolo sulla produzione competitività in apprendimento totale acquacoltura (%) acquacoltura permanente Produzione dell’acquacoltura 3.8 Sviluppo di nuovi sistemi acquicoli ad elevata compatibilità ambientale certificata con protocolli di 3.9 Promozione di metodi di produzione sostenibile sostenibilità volontari (EMAS, ISO, GAP, ASC...) sulla produzione totale Promozione di 3.10 Prestazione di servizi ambientali da parte dell’acquacoltura acquacoltura (%) un’acquacoltura 3.11 Controllo e gestione delle introduzioni e traslocazioni di specie aliene a fini che garantisca un d’acquacoltura Produttori acquacoltura che livello elevato di 3.12 Piano per la gestione delle popolazioni di predatori selvatici aderiscono a iniziative locali di tipo tutela ambientale, partecipativo (%) salute e benessere 3.13 Interventi per l’adattamento dell’acquacoltura ai cambiamenti climatici degli animali 3.14 Buone pratiche in materia di biosicurezza, salute e benessere degli animali in Progetti di ricerca Europea con salute e sicurezza acquacoltura partecipazione Italiana (n) pubblica 3.15 Ricerca per lo sviluppo di nuovi farmaci e vaccini 3.16 Realizzare una rete informativa per aggiornare le informazioni aziendali sullo stato di salute degli animali acquatici le interazioni con l’ambiente e le attività produttive 4.1 Osservatorio di mercato Valore della produzione/addetti: (Euro) 4.2 Etichettatura e tracciabilità e sicurezza alimentare dei prodotti Numero di Organizzazioni di 4.3 Azioni per la certificazione e la qualificazione del prodotto produttori (OP) 4.4 Sostegno a piani di mercato e nuovi mercati Numero di produttori per OP 4.5 Incentivazione alle Organizzazioni di Produttori e supporto alle attività delle OP e % di produttori membri di una OP delle Associazioni di categoria 4 Promuovere condizioni di equa Valore annuo del fatturato della 4.6 Campagne di promozione e comunicazione sull’acquacoltura concorrenza per gli operatori e produzione commercializzata (prima miglioramento dell’organizzazione di vendita (mln Euro) mercato dei prodotti dell’acquacoltura 4.7 Sostegno allo sviluppo e all’attuazione di strategie locali di tipo partecipativo % della produzione commercializzata (valore e volume) dalle OP Import/export: volume (t) e valore (mln Euro) 4.8 Attività di cooperazione Grado di copertura delle importazioni: (%) 234 6. MACROBIETTIVI CRONOPROGRAMMA AZIONI STRATEGICHE CRONOPROGRAMMA MO 1 - RAFFORZARE LA CAPACITÀ ISTITUZIONALE E SEMPLIFICARE LE PROCEDURE AMMINISTRATIVE 2015 2016 2017 2018 2019 2020 1.1 Norma Unica in Acquacoltura x x x 1.2 Coordinamento organizzativo per l’acquacoltura x x x x x x 1.3 Semplificazione delle procedure amministrative x x x 1.4 Sportello Unico Acquacoltura territoriale x x x x x x 1.5 Sistema statistico di raccolta dati in acquacoltura x x x x x x 1.6 Osservatorio Stato-Regioni x x x x x x MO 2 - ASSICURARE LO SVILUPPO E LA CRESCITA SOSTENIBILE DELL’ACQUACOLTURA ATTRAVERSO LA 2015 2016 2017 2018 2019 2020 PIANIFICAZIONE COORDINATA DELLO SPAZIO E L’AUMENTO DEL POTENZIALE DEI SITI 2.1 Migliorare l’uso degli spazi marini: Istituzione di un Gruppo di Lavoro e sviluppo di conoscenze e nuovi x x x strumenti per la definizione di Zone Allocate per l'Acquacoltura 2.2 Migliorare l’uso degli spazi marini - Elaborazione di piani regionali per le Zone Allocate per l’Acquacoltura x x x x x 2.3 Aree protette per i molluschi x x x x x 2.4 Migliorare la valutazione d’impatto ambientale (VIA) in acquacoltura x x x 2.5 Migliorare l’acquacoltura nelle aree Natura 2000 x x x x 2.6 Assicurare la disponibilità e la qualità di risorse idriche per l’acquacoltura continentale x x x x MO 3 - PROMUOVERE LA COMPETITIVITÀ DELL’ACQUACOLTURA 2015 2016 2017 2018 2019 2020 3.1 Investimenti per migliorare la competitività e la redditività delle imprese acquicole x x x x x x 3.2 Sviluppo dell’occupazione e Servizi integrati x x x x x x 3.3 Migliorare gli strumenti di credito e assicurativi x x x 3.4 Misure di sostegno per ragioni di ordine sanitario x x x x x x 3.5 Sostenere l’innovazione e la ricerca a supporto delle esigenze delle imprese x x x x x x 3.6 Migliorare la conoscenza e il trasferimento dei risultati x x x x x x 3.7 Formazione professionale e apprendimento permanente x x x x x x 3.8 Sviluppo di nuovi sistemi acquicoli ad elevata compatibilità ambientale x x x x x x 3.9 Promozione di metodi di produzione sostenibile x x x x x x 3.10 Prestazione di servizi ambientali da parte dell’acquacoltura x x x x x x 3.11 Controllo e gestione delle introduzioni e traslocazioni di specie aliene a fini d’acquacoltura x x x x x x 3.12 Piano per la gestione delle popolazioni di predatori selvatici x x x S3.13 Interventi per l’adattamento dell’acquacoltura ai cambiamenti climatici x x x x x x 3.14 Buone pratiche in materia di biosicurezza, salute e benessere degli animali in acquacoltura x x x 3.15 Ricerca per lo sviluppo di nuovi farmaci e vaccini x x x x x x 3.16 Realizzare una rete informativa per aggiornare le informazioni aziendali sullo stato di salute degli animali x x x x acquatici e le interazioni con l’ambiente e le attività produttive MO 4 - PROMUOVERE CONDIZIONI DI EQUA CONCORRENZA PER GLI OPERATORI E MIGLIORAMENTO 2015 2016 2017 2018 2019 2020 DELL’ORGANIZZAZIONE DI MERCATO DEI PRODOTTI DELL’ACQUACOLTURA 4.1 Osservatorio di mercato x x x x x x 4.2 Etichettatura e tracciabilità e sicurezza alimentare dei prodotti x x x 4.3 Azioni per la certificazione e la qualificazione del prodotto x x x x x x 4.4 Sostegno a piani di mercato e nuovi mercati x x x x x x 4.5 Incentivazione alle Organizzazioni di Produttori e supporto alle attività delle OP e delle Associazioni di x x x x x x categoria 4.6 Campagne di promozione e comunicazione sull’acquacoltura x x x x x x 4.7 Sostegno allo sviluppo e all’attuazione di strategie locali di tipo partecipativo x x x x x x 4.8 Attività di cooperazione x x x x x x

  110. 6. MACROBIETTIVI 235 237 BUONE PRATICHE 7 238 7. BUONE PRATICHE

  111. 7. BUONE PRATICHE Per creare possibilità concrete che il valore della sostenibilità ambientale si affer- mi nelle scelte decisionali, raccordando azioni di salvaguardia e riduzione dei rischi ambientali e azioni di tutela e valorizzazione delle risorse si propongono 3 buone pratiche: Per ogni Buona pratica sono considerati i seguenti elementi per facilitare l’organizza- zione di verifiche inter pares e divulgare le migliori pratiche: • Descrizione dell’approccio integrato/innovativo della BMP • Strumenti per l’attuazione della BMP • Percorso operativo per l’attuazione e/o il monitoraggio della BMP • Elementi per l’attuazione della BMP • Collaborazioni • Punto di contatto nazionale

  112. 7. BUONE PRATICHE 239 7.1. BUONE PRATICHE NELLE AZIONI DI RECUPERO FAUNISTICO DEGLI STORIONI IN ITALIA DESCRIZIONE DELL’APPROCCIO INTEGRATO/INNOVATIVO DELLA BMP Lo storione cobice è In Italia erano presenti fino all’inizio del 1900 tre specie di storioni, lo storione comune una specie “critically (Acipenser sturio), lo storione cobice o dell’Adriatico (A. naccarii) e il beluga o ladano endangered” (IUCN) (Huso huso). Sovrasfruttamento, legale ed illegale, alterazioni ambientali e inquinamen- to sono stati i principali fattori che hanno determinato la scomparsa di queste specie, tranne lo storione cobice, per il quale, grazie ad una iniziativa di un privato, è stato possibile conservare dei riproduttori selvatici dai quali, a partire dal 1988, si sono ot- tenute numerose riproduzioni controllate di soggetti impiegati poi in azioni di ripopo- lamento. Queste azioni non sono state sufficienti per un completo recupero faunistico della specie, che, classificata nel 1996 nella Lista rossa IUCN come “vulnerabile”, è stata recentemente (Luglio, 2010) riclassificata come “critically endangered”. La sua presenza sporadica in Italia è legata ai ripopolamenti, mentre è probabilmente estinta in Albania, Croazia, Grecia, Montenegro e Serbia La specie è considerata di interesse comunita- rio, inserita (stato legale): nella Appendice II della Convenzione di Berna (since 1998); nella Appendice I CITES; nella Appendice II Convenzione sulle Specie migratrici; nella Appendice II (specie prioritarie) e IV Direttiva Habitat; nella Convenzione OSPAR tra le specie minacciate/in declino. È inoltre protetta dal 1982. Le azioni di recupero La disponibilità di progenie di questa specie ha promosso nel ventennio 1990-2010 faunistico per lo numerosi studi scientifici ed interventi conservazionistici ad opera di Amministrazioni storione cobice sono Pubbliche insieme ad Università, enti ed istituzioni. In particolare sono stati ottenuti state implementate in due contributi Life, il LIFE03NAT/IT/000113 Conservation of Acipenser naccarii in the diversi progetti LIFE Ticino River and in the middle reach of the Po River nel 2003-2006, ad opera del Par- co del Ticino e il progetto LIFE04NAT/IT/000126 “CONSERVATION AND BREEDING OF ITALIAN COBICE ENDEMIC STURGEON (COBICE). In questo secondo progetto è stato intrapreso uno sforzo unitario e coordinato su un area vasta quasi l’areale di distribuzione della specie. Tale progetto, iniziato nel 2004 e terminato nel 2007, ha riguardato Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna con il coinvolgimento di Enti regio- nali, Parchi e Amministrazioni Provinciali di tre Regioni in quanto l’areale dello storione cobice insiste su un area non sottoposta ad un’unica giurisdizione. Gli storioni hanno però un ciclo vitale molto lungo, e l’A. naccarii raggiunge la maturità all’età di otto-dieci anni. Un orizzonte temporale adeguato per un piano di recupero faunistico di queste specie non può essere inferiore ai 50 anni. Pertanto, le azioni di recupero della specie non possono considerarsi concluse e i fattori di minaccia e di impatto persistono. 240 7. BUONE PRATICHE I fattori di minaccia e Più recentemente è stato approvato un ulteriore progetto Life che prevede la rea- di impatto persistono lizzazione di due passaggi per pesci sui due rami del Po presso Isola Serafini, dove una centrale idroelettrica ed una diga interrompono la continuità fluviale dal 1960, impedendo ai pesci, fra cui lo storione, di poter compiere le necessarie migrazioni riproduttive. Questo progetto LIFE11NAT/IT/188 “Restoring connectivity in Po River basin opening migratory route for Acipenser naccarii and 10 fish species in Annex II” ha nello storione cobice il soggetto più rappresentativo e vede come capofila la Regione Lombardia. Inoltre, la Provincia di Ravenna ha recentemente sostenuto un altro progetto titolato “Attività di riproduzione ittiogenica di storioni cobice (A. naccarii) finalizzate al ripopola- mento dei corsi d’acqua della provincia di Ravenna” con finalità simili per il fiume Reno. Le azioni di recupero Le azioni di recupero faunistico dello storione cobice descritte non hanno costitui- sono state episodiche to delle componenti di un progetto organizzato, ma sono stati degli eventi episodici e i risultati non sono avulsi da un contesto omogeneo, dettati per lo più da temporanei interessi di una certi per carenze nei Amministrazione pubblica locale e/o da interessi di impresa. A riprova la mancanza di monitoraggi un adeguato piano di monitoraggio per la verifica della efficacia delle azioni condot- te, monitoraggio che si è limitato alla raccolta casuale delle ricatture comunicate su base volontaria da pescatori che non hanno permesso di definire completamente le migrazioni avvenute e la dimensione delle eventuali ricostituite popolazioni in natura. Inoltre, benché siano oramai disponibili linee guida e risultati di successi e fallimenti derivanti da altre esperienze simili, le azioni effettuate e in corso conservano un ca- rattere di frammentarietà che riduce la loro efficacia sinergica e che può comportare anche grossolani errori pratici. Un Comitato L’innovazione della proposta consiste nella costituzione presso il Ministero di un comi- Consultivo per tato consultivo relativo alle azioni di recupero faunistico degli storioni a cui debbano l’attuazione essere preventivamente rivolti i progetti per una miglior coordinamento fra le azioni coordinata degli simili in essere sul territorio nazionale e, dove sia il caso, anche a livello internazionale. interventi di recupero Lo stesso comitato potrebbe avere poi compiti di supervisione e/o di monitoraggio faunistico degli per la valutazione della correttezza e dell’efficacia delle azioni svolte, in corso d’opera storioni e future. STRUMENTI PER L’ATTUAZIONE DELLA BMP Si prevedono preliminarmente degli incontri per la definizione dello stato dei progetti in essere e che sono in proposta come pure dei prevedibili e/o auspicabili progetti futuri per l’identificazione delle figure di opportuna competenza necessarie per la costituzione del comitato. Una volta identificate le figure, sia a livello nazionale che, se del caso, internazionale, verrà istituito il comitato presso il Ministero.

  113. 7. BUONE PRATICHE 241 PERCORSO OPERATIVO PER L’ATTUAZIONE E/O IL MONITORAGGIO DELLA BMP Mantenere la In questi progetti, particolare importanza riveste il mantenimento della biodiversità, biodiversità che si ottiene in pratica effettuando gli opportuni incroci dei soggetti, fra quelli a di- assicurando la sposizione, per assicurare una elevata variabilità genetica. Alla base di questo pro- variabilità genetica cesso vi è la necessità della completa caratterizzazione genetica degli animali che dei riproduttori e della possono essere riprodotti, al fine di costruire una matrice di incroci opportuni. Infatti, progenie negli stock finora analizzati, è stato riscontrato un elevato grado di consanguineità: la gran parte degli individui sono appartenenti a pochissime famiglie (gruppi di fratelli provenienti dalla stessa riproduzione) Per una parte degli stock esistenti sono già sta- te condotte caratterizzazioni genetiche che hanno portato alla proposta di un piano di incroci volto a massimizzare la diversità genetica che verrà rilasciata in natura. Tut- tavia, parte delle attività di riproduzione sono ancora effettuate con riproduttori non caratterizzati a riprova del grave scollamento tra gestione e ricerca in questo ambito. L’importanza Per quanto riguarda l’allevamento degli animali prodotti mediante riproduzione con- di gestire trollata, l’incubazione delle uova e la gestione degli stadi larvali e giovanili devono gli stadi larvali poi essere effettuate secondo le buone pratiche per la produzione di individui adatti e gli ambienti al ripopolamento, alla “fitness for survival”, con logiche e tecniche opposte a quelle d’allevamento impiegate normalmente in acquacoltura e che necessitano di competenze e struttu- re adeguate. Anche le acque impiegate sono estremamente importanti, avendo gli storioni nei primissimi tempi di vita una sorta di imprinting che consentirà ai soggetti adulti di praticare un homing simile a quello dei salmoni. L’efficacia delle azioni effettuate deve essere valutata anche secondo tecniche col- laudate e standardizzate di telemetria. Allo stesso modo l’efficacia dei passaggi per i pesci deve essere valutata in relazione alle specie interessate, con tecniche standar- dizzate che consentano un confronto con altre situazioni simili a livello nazionale ed internazionale. ELEMENTI PER L’ATTUAZIONE DELLA BMP A livello immediatamente operativo, a seguito delle azioni che sono già state fatte, si propone di completare la caratterizzazione genetica anche degli stock non caratteriz- zati ma che accidentalmente, sono anche quelli più utilizzati negli ultimi anni. Questo consentirà di riorganizzare gli stock e di definire in maniera esaustiva gli incroci più opportuni da effettuare. Il recupero faunistico Sulla base delle notevoli esperienze acquisite, anche se in maniera frammentaria, con dello storione le azioni condotte negli anni con allo storione cobice, che vanno dal mantenimento comune e del beluga dei broodstocks, alla induzione della riproduzione, all’incubazione, all’allevamento lar- vale e giovanile, alle marcature, alle semine, alla telemetria, si propone di estendere il progetto di recupero faunistico anche alle altre due specie di storioni una volta 242 7. BUONE PRATICHE presenti in Italia: lo storione ladano e lo storione comune. Lo storione ladano è ancora presente con popolazioni selvatiche e in cattività del Mar Nero, Mar d’Azov e Mar Caspio e dei loro principali immissari (Danubio, Don, Volga). La scelta degli animali da utilizzare per la costituzione di uno stock di riproduttori dovrà essere effettuata sulla base del confronto tra le popolazioni residue esistenti nelle diverse zone dell’areale di distribuzione e nei diversi impianti di acquacoltura d’Euro- pa ed i campioni di H. huso autoctono, conservati in diversi musei italiani. Si propone quindi uno studio pilota della diversità genetica di questa specie volto alla selezione dei migliori riproduttori che garantiscano da un lato la disponibilità di una adeguata diversità genetica e dall’altro la massima somiglianza con il ladano storicamente pre- sente nel nostro territorio. Lo storione comune (A. sturio) è ormai limitato ad una popolazione residente in Fran- cia alla foce della Gironda, sulla quale da anni sono in corso studi da parte di istituzioni francesi. Una attività preliminare consistere sia nella caratterizzazione genetica dei reperti museali che dei pochissimi riproduttori disponibili per definire eventuali pro- babili rapporti di parentela da tenere in considerazione nelle eventuali riproduzioni. È opportuno stabilire uno stock di riproduttori in territorio Italiano, che siano rappresen- tativi dell’intera variabilità genetica esistente. COLLABORAZIONI Collaborazione con I possibili internazionali partners di riferimento, chehanno condotto esperienze simili la World Sturgeon in altri Paesi d’Europa possono essere: Conservation Society WSCS (World Sturgeon Conservation Society), Germany; e altri Paesi Europei IRSTEA (Institut national de recherche en sciences et technologies pour l’environne- per azioni coordinate ment et l’agriculture) France; su altre specie di Leibniz-Institut für Gewässerökologie und Binnenfischerei, Berlin (Germany); storione Russian Federal Research Institute for Fisheries and Oceanography (VNIRO) di Mosca (Germany); Danube Delta National Institute di Tulcea, Romania; DSTF (Danube Sturgeon Task Force). PUNTO DI CONTATTO NAZIONALE Paolo Bronzi WSCS (World Sturgeon Conservation Society) Vice President www.worldsturgeonsociety.com

  114. 7. BUONE PRATICHE 243 7.2. BUONE PRATICHE NELL’ALLEVAMENTO DI MOLLUSCHI IN ITALIA SISTEMA DI GESTIONE DELLE ZONE NURSERY DI RUDITAPES PHILIPPINARUM NELLA SACCA DI GORO Nel 2006 sono La regione Emilia-Romagna nel 2006 ha istituito le prime “Aree di Tutela Biologica” istituite dalla Regione (ATB) denominate anche “Aree Nursery” della Sacca di Goro, sulla base di quanto Emilia Romagna le conferitole dalle normative in materia di disciplina delle funzioni amministrative in am- Aree di Nursey della bito di demanio marittimo e in base ad uno studio condotto dall’Università di Ferrara. vongola verace nella Tale studio ha infatti individuato alcune aree nella Sacca di Goro caratterizzate da fon- Sacca di Goro dali con presenza di banchi selvatici di vongola verace in quantitativi potenzialmente sfruttabili. I primi positivi risultati ottenuti nell’ambito della gestione di queste aree hanno spin- to l’ente regionale a condividere con le imprese di acquacoltura di Goro un piano operativo e strategico di gestione, che potesse prevedere l’istituzione di nuove aree nursery. Si è partiti dal presupposto che la rilevazione di altre localizzazioni nursery, avrebbe potuto rappresentare un utile strumento per migliorare la gestione di queste superfici produttive di novellame, che nel tempo richiedono periodi di riposo per ripri- stinare i naturali equilibri del loro fragile ecosistema. Figura 17 – LOCALIZZAZIONE DELLE AREE DI NURSERY, NELLA SACCA DI GORO Fonte:API 244 7. BUONE PRATICHE Pertanto, prima nel 2010 e poi con le successive modifiche del 2012, la Regione Emilia Romagna ha cosi riconosciuto ufficialmente una nuova mappa delle zone nursery, com- prendente sei zone, per complessivi 934 ha, evidenziate nella rappresentazione grafica riportata in Fig 17. Un sistema di gestione L’istituzione delle ATB o “Aree Nursery” della Sacca di Goro non trova precedenti integrata finalizzato almeno sul territorio nazionale, rappresentando di fatto un provvedimento di primaria a tutelare la diversità importanza di cui ne va a beneficiare in maniera unitaria l’intero comparto della vene- biologica e a favorire ricoltura non solo su scala locale ma anche nazionale. il reclutamento di La disponibilità di forme giovanili provenienti dalle aree nursery della Sacca di Goro giovanili è il principale punto di forza per la venericoltura locale, in quanto consente da un lato di utilizzare novellame di vongola verace proveniente dalla stessa zona geografica, non stressato e senza patologie, e di certificare la tracciabilità di un prodotto nato e cresciuto nell’area territoriale della Sacca di Goro e di Gorino. Allo stesso tempo si evitano i rischi di contaminazione di malattie a cui gli allevamenti locali potrebbero andare incontro in caso di acquisto sul mercato di novellame prove- niente da zone non conosciute e non controllate. Ciò comporta oltre vantaggi dal punto di vista sanitario, anche sotto il profilo delle per- formance di crescita e sopravvivenza durante le varie fasi dell’allevamento, limitando anche la possibilità di introdurre specie alloctone indesiderate. Le Aree nursery di norma non sono rilasciate in concessione in quanto devono essere sfruttabili da tutte le cooperative di Goro. Il loro utilizzo è esclusivamente finalizzato al ripopolamento degli allevamenti dati in concessione dall’Amministrazione regionale nella laguna di Goro per la produzione commerciale di vongola verace. La disponibilità del Basti pensare infatti che tutto il novellame di vongola verace utilizzato in Sacca di seme di vongola Goro è di origine selvatica e quindi la disponibilità del seme di vongola per le attività dipende dal di venericoltura dipende esclusivamente dal reclutamento naturale, proveniente dalle reclutamento naturale aree nursery, che nel corso degli anni non sempre è stato di grande entità. nelle aree nursery La variabilità nell’abbondanza del reclutamento nelle varie aree in concessione può e varia negli anni e creare squilibri tra i diversi operatori e essere fonte di tensione sociale, in quanto gli nelle aree allevatori che dispongono di aree di reclutamento all’interno delle proprie concessioni risultano notevolmente avvantaggiate rispetto ad altri, costretti a rifornirsi con prodot- to proveniente da canali commerciali non proprio trasparenti. Nel 2012 sono state Il rafforzamento delle aree nursery voluto dalla regione, intende togliere spazio alla istituite sei nuove pesca abusiva e quindi alla commercializzazione illegale del seme di vongola, facendo zone (934 ha) si che tramite accessi differenziati programmati dalla regione, la distribuzione della ri- per ridurre sorsa avvenga a netto vantaggio dei concessionari sprovvisti di aree di reclutamento. la pesca abusiva Da ciò è facile comprendere l’importanza che le aree nursery rappresentano per l’in- di novellame tero comparto produttivo, che ne giustifica la salvaguardia attraverso un appropria- to piano di gestione, che tenga in considerazione anche la tutela e lo sviluppo del

  115. 7. BUONE PRATICHE 245 patrimonio naturalistico in esse rappresentato. Un piano per A tale scopo la Regione Emilia-Romagna, insieme ai concessionari che operano all’in- la raccolta gestita terno della Sacca di Goro, ha individuato e attuato un piano che permette il recupero del seme nella aree programmato del novellame di vongola verace dalle aree di tutela biologica. di nursery e attività Il Programma si attua mediante campagne di raccolta gestita del seme e nello stesso di bonifica dalle tempo prevede anche l’attività di bonifica dalle macroalghe per le aree in questione. macroalghe Gli allevatori in base ai loro fabbisogni si possono così approvvigionare di quantità di novellame da seminare nelle proprie concessioni con esigui esborsi economici e nello stesso tempo effettuare con spirito collaborativo delle vere e proprie ope- razioni di bonifica, pulendo dalle macroalghe le zone in cui vengono effettuati i prelievi di seme. In questo modo è inteso stabilire un modello gestionale che porti ad un miglioramento delle qualità ambientali per queste aree, attraverso una gestione integrata che consi- deri sia il fabbisogno degli allevamenti, sia la conservazione della risorsa. Mantenen- do in equilibrio un ecosistema fragile come quello delle aree nursery e conferendo stabilità ad un tessuto sociale ed economico di un’area fortemente dipendente dall’at- tività di acquacoltura. Grazie al supporto di un comitato di gestione, di cui fanno parte alcuni rappresentanti delle imprese concessionarie, e di un istituto scientifico allo scopo individuato, ven- gono svolte campagne di monitoraggio presso le zone nursery, allo scopo di valutare l’abbondanza e le dimensioni delle vongole, nonché lo stato del fondale ed il livello di ricopertura da macro alghe. A seguito di tali azioni vengono stabilite le quote di rac- colta spettante a ciascuna impresa concessionaria, sulla base di criteri che considera- no sia il personale impiegato, sia i metri di area in concessione. A garanzia del corretto funzionamento del sistema di gestione è istituito un sistema in grado di controllare le operazioni di raccolta e comminare sanzioni nei confronti di chi viola quanto stabilito. Dal 2007 sono stati Volendo considerare i benefici apportati dalle aree nursery per la Sacca di Goro, si raccolti 7.000 milioni stima che la raccolta di circa 7.000 milioni di esemplari giovanili, ottenuta dai prelievi di esemplari giovanili svolti nell’arco di tutte le campagne sinora compiute (dal 2007 al 2013), rappresenti un per un valore di oltre valore economico di oltre 25 milioni di Euro. 25 milioni di Euro PROTOCOLLO OPERATIVO PER L’ESECUZIONE DEI CONTROLLI EFFETTUATI DAGLI OPERATORI DEL SETTORE ALIMENTARE SUI MOLLUSCHI BIVALVI VIVI In applicazione del Reg. (CE) 854/04, che stabilisce norme specifiche per l’organizza- zione dei controlli ufficiali sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano, in varie zone di produzione di molluschi bivalvi, sono stati definiti protocolli operati- vi sottoscritti dalle autorità sanitarie competenti territorialmente e dagli allevatori, in quanto operatori alimentari (OSA). 246 7. BUONE PRATICHE Protocolli operativi Questi protocolli, pur rispondendo a caratteristiche proprie di ogni territorio, defini- sottoscritti dalle scono i criteri e le modalità operative adottate dagli OSA allo scopo di implementare autorità sanitarie e un sistema di monitoraggio in grado di garantire all’AC un adeguato flusso informativo, dagli allevatori per la utilizzabile nella determinazione della chiusura/apertura delle zone di produzione dei chiusura/apertura di molluschi bivalvi vivi per presenza/assenza di biotossine algali. zone di produzione dei In questi protocolli vengono in genere definiti i criteri per le attività di campionamento molluschi bivalvi per in autocontrollo, i laboratori di riferimento per l’esecuzione delle analisi, le modalità presenza/assenza di ed i tempi di prelievo, le modalità per la condivisione dei risultati. Ciò permette alla biotossine algali autorità competente di alleggerire il carico di impegno, anche finanziario, che com- porta la gestione di tale servizio, mentre al produttore, oltre alla verifica della salubrità della propria produzione, viene consentito di considerare anche i risultati provenienti da analisi in autocontrollo alla stregua di quelli ufficiali, in grado cioè di determinare lo stato sanitario del proprio allevamento. Anche nel caso di riapertura della attività di commercializzazione a seguito di una precedente interruzione determinata da un esito positivo delle analisi sui molluschi. Collaborazione è Il rapporto che si instaura tra le autorità competenti ed i produttori contribuisce, inol- la parola chiave tre, a ridurre le occasioni di conflittualità che si potrebbero generare in relazione ai propri ruoli, rafforza la consapevolezza dei produttori rispetto la loro responsabilità nei confronti dei consumatori e favorisce lo spirito di collaborazione, a tutto vantaggio della qualità della produzione. I protocolli sono ormai in vigore da alcuni anni e vengono progressivamente adottati nelle varie zone di produzione. ALLEVAMENTO SU CORDA, SENZA L’UTILIZZO DI RETI PLASTICHE PER IL CONFEZIONAMENTO DELLE RESTE Anche grazie all’entrata in vigore del Reg UE 710/2009 sull’acquacoltura biologica si è registrato un sempre maggiore interesse verso la definizione di nuove pratiche di al- levamento, molluschi compresi, più compatibili con le esigenze dell’ambiente costiero e a minor impatto. Le calze tubolari in Da tempo la mitilicoltura si è sviluppata verso l’utilizzo di calze tubolari in polipropile- polipropilene usate ne, adatte nel contenere i molluschi durante tutto il ciclo di allevamento. Tale tecnolo- per contenere gica richiede più re-incalzi durante l’accrescimento dei molluschi con un conseguente i molluschi possono consumo di materiale plastico non più utilizzabile che deve essere raccolto e avviato diventare un rifiuto in discarica. Spesso si osservano perdite di calze nell’ambiente marino con un conse- in mare guente impatto sui fondali e, a seguito delle correnti o delle mareggiate, sulla costa e sulle spiagge con conseguenti effetti negativi sull’ambiente (Strategia Marina: Descrit- tore 11 Marine litter), sulle attività di pesca e su quelle turistico-ricreative. Per ovviare a tale problematica sono in corso progetti pilota rivolti a sperimentare una soluzione tecnologica per l’allevamento dei mitili in sospensione senza l’utilizzo di

  116. 7. BUONE PRATICHE 247 prodotti plastici di supporto (reti tubolari monouso), così da contribuire alla definizione di una pratica di allevamento a minor impatto sull’ambiente, a minor conflittualità con le altre attività che si sviluppano lungo la fascia costiera, a un maggior risparmio nel consumo di materiali. Oltre a semplificare le attività di gestione dell’allevamento da parte degli operatori, l’uso di tali reti ha positive ricadute in termini di risparmio nei tempi di lavoro e costi di produzione. Sperimentazione di Questo sistema di allevamento dei mitili, nuovo per il nostro Paese ma già utilizzato in nuovi supporti naturali varie parti del mondo, dalla Nuova Zelanda, dove è nato, alla Scozia, utilizza speciali e biodegradibili per corde frangiate in grado di trattenere i mitili senza l’ausilio delle reti di plastica. Il pro- ridurre gli impatti cesso produttivo prende avvio con il recupero dei giovani mitili aderenti su apposite (Strategia Marina, corde in precedenza immerse. Successivamente, si procede con il confezionamento Marine Litter, di un lungo “budello” ripieno di mitili, costituito da un’anima centrale, data dalla corda Descrittore 10) frangiata, tenuto insieme da una calza di cotone biodegradabile in grado di trattenere gli esemplari per il tempo necessario all’attecchimento del prodotto sulla corda grazie alla naturale produzione di “bisso”. Al raggiungimento della taglia commerciale si pro- cede con la raccolta della lunga resta di mitili che, tramite appositi macchinari, viene liberata del prodotto che, una volta lavato e selezionato, viene avviato alla commercia- lizzazione al consumo o verso ulteriori fasi di ingrasso od affinamento. Come in precedenza accennato il sistema offre numerosi vantaggi in quanto si pre- senta ecologico, poiché non utilizza reti di plastica monouso che possono diventare rifiuto in mare, veloce, perché permette la semina fino a 20.000 m di corda al giorno e la raccolta da 5 a 15 tonnellate di prodotto all’ora e vantaggioso, poiché la corda adottata può essere utilizzata fino a 15 volte e i tempi di lavorazione si possono ridurre fino al 70%, rispetto alla gestione tradizionale. CERTIFICAZIONE DI CREDITI DI CARBONIO La certificazione Unindustria Rovigo e Lega Pesca, quest’ultima per il tramite dell’AMA (Associazione dell’emissione/ Mediterranea Acquacoltori), in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Vene- assorbimento della zia e il supporto tecnico operativo di LifeGate (network di riferimento per lo sviluppo CO2 in mitilicoltura sostenibile delle imprese) e SAI Global (ente di certificazione), hanno promosso e realizzato un progetto finalizzato alla contabilizzazione delle emissioni e assorbimenti di CO2 connessi all’allevamento e raccolta di mitili (Mytilus galloprovincialis) nell’area compresa tra il Veneto e l’Emilia Romagna. In tale area è infatti da tempo avviata una importante attività di coltivazione di mitili e vongole, risultando tra le più importanti zone d’Italia per volumi venduti. Il progetto si è concretizzato con il supporto dell’Università di Venezia che ha fornito i dati dei quantitativi di CO2 fissata nei gusci delle diverse specie allevate ed oggetto dello studio, e l’attività dei tecnici di LifeGate, che hanno quantificato il differenziale 248 7. BUONE PRATICHE tra la CO2 emessa durante le varie fasi del processo di allevamento dei mitili e quanta trattenuta nelle valve fino al momento della loro raccolta. Sai Global, ente di certifi- cazione operativo a livello mondiale ha valutato e certificato il processo validandone tanto la oggettività quanto i volumi assegnando i certificati corrispondenti. La carbonatazione, Nello specifico il processo di calcolo delle emissioni/assorbimenti di CO2 connessi fissazione della CO2 alla produzione di mitili è diviso in due parti distinte: nelle valve dei mitili • calcolo delle emissioni legate alle attività antropiche di allevamento (combustibili, materiali, smaltimento rifiuti, ecc.); • calcolo della CO2 che viene fissata nelle valve del mollusco durante il suo pro- cesso di crescita. L’accrescimento dei molluschi, dalla nascita fino al momento della raccolta e succes- siva vendita, è caratterizzata dal processo chimico naturale per cui la CO2 presente in mare viene utilizzata per la formazione delle valve, attraverso il processo detto di “carbonatazione”. Le valve risultano essere composte per gran parte da carbonato di calcio, un materiale inerte in cui la CO2 è stoccata, svolgendo quindi il ruolo di carbon storage. I carbon credits, una I volumi di CO2 fissati nelle valve vengono convertiti in Crediti di Carbonio, valorizzabili possibile integrazione e spendibili sul mercato dei Carbon Credits, una volta asseverati e certificati dall’ente del reddito certificatore. Grazie alla certificazione dei crediti di carbonio, ed alla successiva loro cessione sul mercato, al di là del valore economico che ne può derivare, si genera un forte contri- buto per lo sviluppo sostenibile del settore. Il metodo di calcolo del bilancio adottato, infatti, può costituire un incentivo per la ricerca di sistemi di produzione sempre più at- tenti a non generare emissioni, a tutto vantaggio della componente di CO2 assorbita, avviando un processo virtuoso che porta il settore verso una produzione sostenibile. La molluschicoltura Al momento per l’area Veneto ed Emilia-Romagna sono stati certificati crediti di car- è il sistema di bonio, riferiti al periodo 2009-2012, per un valore complessivo di circa 18.700 t CO2 produzione animale equivalenti. con la più bassa I molluschi bivalvi forniscono, di fatto, un servizio ambientale, grazie alla loro capacità impronta ambientale di fissare CO2 e di sottrarre sostanza organica dall’ambiente e di trasformarla in ali- mento, risultando prodotto di origine animale a più bassa impronta ambientale. PUNTO NAZIONALE DI CONTATTO “Giuseppe Prioli M.A.R.E. Soc. Coop. a.r.l. President www.coopmare.com

  117. 7. BUONE PRATICHE 249 7.3. ESEMPIO DI BUONA PRATICA: L’EVOLUZIONE DELLE TROTICOLTURE FRIULANE DESCRIZIONE DELL’APPROCCIO INTEGRATO/INNOVATIVO DELLA BMP Il FVG un territorio Fin dagli anni ’50, la troticoltura ha trovato, nella Regione Friuli Venezia Giulia, il , sito vocato per la d’elezione per la disponibilità di risorse idriche di elevata qualità. Gli impianti d’alle- troticoltura vamento hanno rappresentato un presidio ambientale, in aree coltivate in cui la pres- sione antropica era molto forte (1970-1990) contribuendo alla conservazione di mol- te aree umide d’acqua dolce nella zona delle Risorgive della Regione Friuli Venezia Giulia. Questa valenza ambientale delle dell’attività di troticoltura è stata riconosciuta nel documento: “Commission Guidance Document on: Aquaculture Activities in the Context of the Natura 2000 Network” e nelle “Misure di conservazione dei SIC della regione biogeografica continentale del Friuli Venezia Giulia predisposte dal Servizio caccia, risorse ittiche e biodiversità Direzione centrale risorse rurali, agroalimentari e forestali della Regione Friuli V.G.” STRUMENTI PER L’ATTUAZIONE DELLA BMP All’interno della Zona delle Risorgive molte aree di elevato valore per la conservazio- ne della biodiversità sono sopravvissute alla semplificazione del reticolo idrografico e di drenaggio che ha interessato la pianura friulana durante l’ultimo secolo , anche grazie allo sviluppo di allevamenti di piscicultura che si sono insediati in tali aree con Le troticolture hanno minime variazioni all’assetto idrogeologico. Negli anni è stato sempre garantito un rappresentato un “minimo deflusso vitale” nell’alveo originale dei corsi d’acqua da cui viene operato presidio ambientale l’attingimento per lo svolgimento dell’attività di acquacoltura e la qualità dell’acqua nelle Zone delle restituita all’ambiente è sempre al disotto dei parametri previsti dalle norme di tutela Risorgive friulane ambientale e per il mantenimento del buono stato ambientale. PERCORSO OPERATIVO PER L’ATTUAZIONE DELLA BMP Negli ultimi decenni i troticoltori friulani hanno attuato nei loro impianti consistenti modifiche impiantistiche (sistemi di alimentazione, di aerazione, vasche di decantazio- ne, ecc.), oltre che gestionali, per fronteggiare la fortissima concorrenza d’altri Paesi, prima UE poi extra-UE. 250 7. BUONE PRATICHE Figura 18 – LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA DELLE TROTICOLTURE IN FRIULI VENEZIA GIULIA, IN EVIDENZA LA ZONA DELLE RISORGIVE Fonte: API Gli operatori locali sanno utilizzare con sempre maggior efficienza la risorsa acqua a loro disposizione, nonostante i limiti derivanti dalle variazioni stagionali di portata, dall’uso a volte improprio fatto da altre componenti produttive presenti sul territorio, restituendo pressoché in toto l’acqua utilizzata in allevamento. La maggior parte delle troticolture utilizza tecnologie semintensive e densità d’allevamento contenute (15 kg/ m3) mentre le diete e i regimi alimentari sono migliorati notevolmente. Gli operatori seguono un percorso formativo ed informativo sulle tematiche inerenti la sostenibilità

  118. 7. BUONE PRATICHE 251 ambientale e socioeconomica operato dalle associazioni di categoria (API) in collabo- razione con istituti di ricerca ed Università. In FVG le imprese Parallelamente, in ottemperanza alle normative nazionali (Dlgs 148/08) e regionali (De- di troticoltura creto del Direttore del Servizio Sicurezza Alimentare, igiene della nutrizione e sanità applicano BMP per pubblica veterinaria 22 febbraio 2012, n. 122/VETAL – FVG) le aziende applicano buo- l’uso della risorsa ni standard di biosicurezza/gestione dello stato sanitario che prevedono tra l’altro: 1) idrica, la densità accuratezza nella scelta dei fornitori di uova embrionate e/o novellame; 2) controllo d’allevamento, degli accessi e delimitazione degli impianti; 3) controllo degli ittiofagi ed altri animali e gli standard di infestanti; 4) procedure operative di biosicurezza; 5) corretta gestione dei sottopro- biosicurezza dotti di origine animale. Contemporaneamente sono stati avviati da parte della P.A. (ETP del Friuli V. G.) pro- getti per il ripopolamento con specie autoctone quali, la trota marmorata (Salmo trutta marmoratus), il temolo (Thymallus thymallus) il gambero di fiume autoctono (Austropo- tamobius pallipes) ed il controllo/eradicazione di specie alloctone invasive (Procam- barus clarkii) (es. Progetto LIFE Rarity). ELEMENTI PER LA VERIFICA DELLA ATTIVITÀ PREVISTE I progetti della In tempi recenti l’API, in collaborazione col Dipartimento di Scienze Animali DIAN (ora Regione FVG Dipartimento di Scienze degli Alimenti) dell’Università di Udine e l’ISPRA ha realizzato nell’ambito delle “Intese di Programma” con le associazioni del settore della Pesca e dell’Acquacoltura “prevista dalla L.R. del Friuli Venezia Giulia 28 dicembre 2007, n° 30, due progetti sullo stato delle acque interne regionali interessate dalla presenza di troticolture che hanno fornito un quadro decisamente positivo per quanto concerne i parametri fisico-chimici e delle condizioni biotiche delle acque utilizzate a fine di acquacoltura1. Dal punto di vista gestionale tutti gli impianti sono risultati condotti con una “mana- gerialità” mediamente elevata. Il personale, ha una preparazione tecnica elevata e le troticolture presentano buone dotazioni impiantistiche per ottimizzare l’uso dell’acqua (ossigenatori, sistemi di decantazione), sistemi d’allarme per l’ossigeno disciolto o il flusso d’acqua corrente. Tutti gli allevamenti utilizzano diete estruse, che hanno mi- gliorato la qualità delle acque reflue negli impianti. Per quel che concerne le caratteristiche chimico–fisiche delle acque in entrata ed uscita dalle troticolture sulla quasi totalità degli impianti presenti, lo studio ha eviden- ziato come i principali parametri dell’acqua (temperatura, O2 disciolto, CO2, pH, fosforo e azoto sotto forma ammoniacale e nitrica) fossero entro i limiti della norma e ben ge- stiti per minimizzare i potenziali impatti sull’ambiente delle acque reflue degli impianti. Lo studio successivo (Intese di programma 2009/10 “Studio sulle condizioni biotiche 1 Nelle annualità 2008/09 e 2009/10, finanziate dalla Regione Friuli Venezia Giulia (Legge Regionale 30/2007, art. 5, commi 1 e 2: “Intese di programma con le associazioni del settore della pesca e dell’acquacoltura”) 252 7. BUONE PRATICHE degli effluenti da troticolture tipo del Friuli Venezia Giulia”) ha misurato l’Indice Biotico Esteso (I.B.E.), un valore numerico convenzionale determinato in base all’analisi delle comunità di macroinvertebrati bentonici che colonizzano gli ecosistemi fluviali. Su un campione rappresentativo delle troticolture del F.V.G. la qualità ambientale dei corsi d’acqua sottoposti a verifica subiva delle variazioni nell’arco dell’anno, indipendenti dalla presenza degli impianti di ittiocoltura, come rilevato per le stazioni a monte degli stessi. Presumibilmente esse sono causate dalle normali variazioni ambientali annuali del corso d’acqua (portata, intensità della corrente e conseguente variazione del tas- so di sedimentazione, ecc). Nel complesso, non sono emerse criticità particolari ed evidenze di un impatto significativo delle troticolture sui corsi d’acqua. Attualmente (annualità 2013-2014) è in una nuova indagine a campione (25% delle troticolture regionali) per monitorare l’evoluzione della qualità dell’acqua sia in entrata che in uscita dagli allevamenti friulani. ALTRE ATTIVITÀ CON PARTNER EUROPEI Marchio AQUA-FVG Marchio AQUA-FVG. Nell’ottica di garantire una sempre maggiore sostenibilità e qua- lità dei propri prodotti le aziende di produzione e trasformazione di trote del Friuli Ve- nezia Giulia si sono indirizzate ad intraprendere l’adesione al marchio ‘Aqua’ tramite il quale la Regione F.V.G. si prefigge da un lato di valorizzare i prodotti di qualità e dall’al- tro lato di garantire i consumatori circa le caratteristiche peculiari dei prodotti locali. Con il marchio AQUA-FVG la L.R. n. 21/2002 intende infatti promuovere la produzio- ne, la commercializzazione e la valorizzazione dei prodotti agricoli, zootecnici, ittici, silvo-pastorali, sia freschi che trasformati, nonché le produzioni ottenute utilizzando le metodologie riconducibili alle misure agroambientali attuate secondo le disposizioni vigenti in materia di agricoltura ecocompatibile. L’utilizzazione del marchio è consentito per i prodotti che si distinguono dagli altri del- la stessa categoria per sistema di produzione, di lavorazione e per le altre intrinseche Progetto Italia - caratteristiche, in quanto ottenuti secondo specifici disciplinari tecnici di produzione Slovenia INNOV-H20 (DTP) e offrendo particolari garanzie qualitative a tutela della salute del consumatore e dell’immagine del prodotto. Attualmente su sei DTP approvati dalla Regione solo tre sono riferiti a prodotti di origine animale uno dei quali è relativo alla Trota Iridea e Salmerino. INNOV-H2O. Diverse troticolture friulane hanno partecipato a INNOV-H2O un proget- to transfrontaliero per l’innovazione tecnologica in acquacoltura finanziato nell’ambi- to del Programma per la Cooperazione Transfrontaliera Italia – Slovenia 2007/2013. Lo scopo di INNOV-H2O è creare una rete permanente di istituzioni accademiche/

  119. 7. BUONE PRATICHE 253 di ricerca e di imprese che operano nel campo dell’allevamento del pesce in modo da orientare le conoscenze scientifiche disponibili verso lo sviluppo di innovazioni tecnologiche utili agli allevatori sulla base delle esigenze e delle problematiche da loro espresse. L’intento del network INNOV-H2O non è quello di sostituirsi alle associazioni di cate- goria bensì creare un ponte tra il mondo della ricerca e il mondo della piscicoltura, a supporto dei piscicoltori italiani e sloveni. Progetto IRIDEA IRIDEA. L’associazione di categoria e alcune imprese di troticoltura friulane hanno par- per la certificazione tecipato al progetto IRIDEA: “Innovazione della filiera della trota iridea regionale per il di flliera miglioramento della qualità e dell’interazione con l’ambiente” finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia che tra l’altro ha perseguito i seguenti obiettivi: • Promuovere la diffusione di gestione con basso impatto ambientale, attraverso la proposta e la valutazione di metodi di abbattimento innovativo dei reflui rispetto ai metodi tradizionali; • Promuovere lo sviluppo e la diffusione di procedure di gestione tecnica degli impianti che assicurino il benessere animale, limitino la diffusione di malattie in- fettive, l’uso di farmaci, anche attraverso l’uso di vaccini innovativi; • Individuare dei parametri innovativi, oggettivi e documentabili, di produzione e di qualità che caratterizzano la produzione della trota iridea regionale, per la de- finizione di una certificazione di filiera della Trota iridea del Friuli Venezia Giulia. PUNTO NAZIONALE DI CONTATTO Associazione Piscicoltori Italiani sito web: www.api-online.it e-mail segreteria: info@api-online.it 254 8. GOVERNANCE GOVERNANCE E PARTERNARIATO È importante che il Piano Strategico e l’associato Programma Operativo FEAMP siano guidati e gestiti secondo principi di buona governance. Tali principi prevedono un pro- cesso decisionale basato sui migliori pareri scientifici disponibili, un ampio coinvolgi- mento delle parti interessate e una prospettiva a lungo termine. Una gestione efficace dipende anche da una chiara definizione delle responsabilità sia a livello dell’Unione che a livello regionale, nazionale e locale, nonché dalla compatibilità reciproca delle misure adottate e dalla loro coerenza con le altre politiche nazionali e dell’Unione, in particolare con l’obiettivo del conseguimento del buono stato ecologico entro il 2020 come stabilito all’articolo 1, paragrafo 1, della direttiva 2008/56/CE. Nella programmazione 2007-2013, la ripartizione di responsabilità fra i diversi livelli di governo nell’ambito dell’acquacoltura ha garantito una modalità di gestione adatta alle esigenze regionali e locali, e al tempo stesso coordinata a livello centrale. La governance del settore è orientata infatti verso un adattamento e un’attuazione regio- nalizzata della sua gestione, in cui il livello centrale nazionale, attraverso la Cabina di Regia, svolge la funzione di strumento organizzativo e di coordinamento. Considerare Nel PO FEP, l’attuazione delle misure dell’Asse 2 è stata delegata completamente l’esperienza del FEP agli Organismi Intermedi fino all’annualità 2011. A seguito della modifica al Programma 2007-2013 Operativo e all’Accordo Multiregionale nel corso del 2012, l’Amministrazione centrale gestisce parte dei fondi della misura 2.3 sulla trasformazione e commercializzazione. Nella programmazione FEAMP futura, alcune azioni, quali la Raccolta dati e il Controllo, parte degli interventi volti all’innovazione e allo sviluppo dell’acquacoltura, e parte degli in- terventi connessi alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti dell’acquacoltura, saranno di competenza centrale sia in considerazione della specificità di alcune misure che della esperienza pregressa che ha evidenziato una eccessiva frammentazione di risorse a livello regionale. L’attuazione regionalizzata di alcuni principi comunitari e nazionali sarà co- ordinata dalla Cabina di Regia, che dovrà assicurare una coerente esecuzione delle misure previste dal programma, evitando sovrapposizioni e duplicazioni di intervento nel caso di azioni a regia nazionale e regionale. Il livello centrale, nel valorizzare l’apporto delle regioni nella gestione degli interventi, dovrà utilizzare tutti gli strumenti di coordinamento organiz- zativo, per garantire una omogenea esecuzione delle misure a livello Nazionale attraverso

  120. 8. GOVERNANCE 255 lo sportello Unico. Ci sono degli aspetti che dovranno essere ulteriormente perseguiti e migliorati ri- spetto al passato, in particolare si dovrà favorire lo snellimento e la velocizzazione dei processi decisionali e attuativi. Inoltre nella programmazione 2007-2013, in base a quanto emerge anche dal rapporto di valutazione del PO FEP, sono state lamentate da parte degli operatori e delle associazioni di categoria delle differenze nelle possi- bilità offerte da bandi riferiti alla stessa misura in regioni diverse, generando differen- ze nelle condizioni di accesso alle opportunità delle misure gestite a livello regionale. Alcune differenze in merito alla capacità amministrativa possono derivare dal fatto che alcune regioni vengono da esperienze amministrative nel settore della pesca ed acquacoltura sostanzialmente diverse (soprattutto tra Regioni fuori ed in obiettivo convergenza del periodo di programmazione 2007-2013). Inoltre la tempestività e la costanza dell’interlocuzione tra il livello nazionale e gli O.I. sono elementi cruciali per l’attuazione efficace ed efficiente delle azioni previste dalla programmazione. Finora l’interlocuzione fra i due livelli è risultata intensa anche se sulla costanza e tempestività della stessa sussistono pareri diversi fra i responsabili degli O.I. (in parti- colare per quanto riguarda la tempistica di risposta ai singoli quesiti avanzati dagli O.I. alla Amministrazione centrale). Di fronte a tali criticità, il Piano Strategico dell’Acquacoltura mette in campo alcuni stru- menti che contribuiranno anche al miglioramento della governance. Lo Sportello Unico nazionale sarà istituito presso la DGPEMAC ai fini della semplificazione amministrativa e supporterà l’implementazione di Sportelli Unici a livello territoriale, a cui sono attribuite funzioni amministrative, informative e promozionali. Sarà istituita la Piattaforma Acqua- coltura, organizzata in un Forum e una Rete di ricerca a supporto delle imprese e dei decisori, per facilitare la partecipazione di tutti i portatori d’interesse e supportare l’Am- ministrazione centrale nell’implementazione del presente piano e nell’azione di rilancio del settore anche a livello europeo, mediterraneo e internazionale. È prevista inoltre l’istituzione da parte del MiPAAF di un Osservatorio Stato Regioni quale piattaforma informativa dove convergeranno in tempo reale tutte le iniziative regionali avviate in am- bito FEAMP. Ciò faciliterà il coordinamento tra i livelli, il monitoraggio da parte dell’Ammi- nistrazione centrale e la capacità di relazionare nel contesto europeo. Un aspetto rilevante connesso alla cooperazione tra le autorità pubbliche, parti eco- nomiche e sociali e organismi che rappresentano i portatori di interesse a livello na- zionale, regionale e locale, è quello del Partenariato, è collegato al principio della sussidiarietà. Il principio del partenariato istituzionale e socio-economico è stato ap- plicato sia nella fase di elaborazione del Programma Operativo, sia a livello attuativo attraverso la partecipazione delle parti sociali ai Comitati di Sorveglianza. 256 8. GOVERNANCE Nell’elaborazione del Piano sono state considerate tutte le azioni strategiche ritenute necessarie per rilanciare la crescita e assicurare lo sviluppo sostenibile delle attivi- tà d’acquacoltura in Italia. È evidente che alcune azioni strategiche hanno carattere generale e interessano trasversalmente tutti i segmenti dell’acquacoltura (semplifica- zione del quadro normativo e delle procedure amministrative, diversificazione pro- duttiva, sistemi per il credito e l’ assicurazione stock, osservatorio di mercato, inno- vazione e ricerca, cambiamenti climatici etc ) mentre alcune azioni strategiche, tra le 36 inserite nel PSA, sono volte a dare soluzione a specifici problemi che riguardano alcune tipologie d’allevamento, in alcune ambienti e che sono pertanto d’interesse in specifiche aree geografiche del nostro paese. Ne consegue che le priorità e l’interesse a promuovere progetti sulle azioni strategi- che contenute nel PSA dipenderà anche dalle vocazioni produttive regionali e dalle politiche regionali che le Amministrazioni intendono promuovere. Il Partneriato nella consultazione di Dicembre 2014 è stato chiamato a dare opinione sulle priorità su i 4 Macrobiettivi e le 36 azioni strategiche del PSA. La consultazione ha restituito i risultati che indicano l’apprezzamento espresso del Partneriato per i Macrobiettivi e le azioni strategiche proposte nel Piano (Tabella 23-24). I risultati sono presentati complessivamente come Priorità del Partneriato e separatamente come Priorità espresse dalle Regioni e le Priorità espresse da Altri partner, intendendo le associazioni di settore, i consorzi e le cooperative di servizio e di lavoro, la società civile, le ONG che partecipano al partneriato. Tutte le 36 azioni hanno ricevuto un consenso superiore al 50%, alcune azioni sono risultate di grande interesse per oltre il 90% degli intervistati ricevendo un consenso quasi unanime. Queste azioni strategiche meritano, pertanto, una particolare attenzione e dovranno essere implementate nel Programma Operativo e valutate nei futuri programmi di mo- nitoraggio del PO stesso.

  121. 8. GOVERNANCE 257 PRIORITÀ DEL PARTENARIATO PER MACROBIETTIVO MACROBIETTIVO PARTENARIATO M4 Promuovere condizioni di equa concorrenza e mercato 74 M1 Rafforzare la capacità istituzionale e semplificare le procedure amministrative 73,1 M2 Pianificazione coordinata dello spazio e l’aumento del potenziale dei siti 69,2 M3 Promuovere la competitività dell’acquacoltura 68,8 MACROBIETTIVO REGIONI M4 Promuovere condizioni di equa concorrenza e mercato 74,23 M2 Pianificazione coordinata dello spazio e l’aumento del potenziale dei siti 70,14 M3 Promuovere la competitività dell’acquacoltura 68,62 M1 Rafforzare la capacità istituzionale e semplificare le procedure amministrative 66,67 MACROBIETTIVO ALTRI M1 Rafforzare la capacità istituzionale e semplificare le procedure amministrative 77,86 M3 Promuovere la competitività dell’acquacoltura 68,94 M2 Pianificazione coordinata dello spazio e l’aumento del potenziale dei siti 68,49 M4 Promuovere condizioni di equa concorrenza e mercato 55,66 258 8. GOVERNANCE PRIORITÀ DEL PARTENARIATO PER AZIONI STRATEGICHE AZIONE STRATEGICA PARTERNARIATO S3.1 Investimenti per migliorare la competitività e la redditività delle imprese acquacoltura 90,2 S1.3 Semplificazione delle procedure amministrative 88,4 S3.2 Sviluppo dell’occupazione e Servizi integrati 85,7 S4.6 Campagne di promozione e comunicazione sull’acquacoltura 83 S3.3 Migliorare gli strumenti di credito e assicurativi 81,3 S1.1 Norma Unica in Acquacoltura 80,4 S2.2 Migliorare l’uso degli spazi marini - Elaborazione di piani regionali per le Zone Allocate per l’Acquacoltura 79,5 S4.2 Etichettatura e tracciabilità e sicurezza alimentare dei prodotti 79,5 S3.8 Sviluppo di nuovi sistemi acquicoli ad elevata compatibilità ambientale 78,6 S4.3 Azioni per la certificazione e la qualificazione del prodotto 77,7 S1.4 Sportello Unico Acquacoltura territoriale 76,8 S3.5 Sostenere l’innovazione e la ricerca a supporto delle esigenze delle imprese 76,8 S2.4 Migliorare la valutazione d’impatto ambientale (VIA) in acquacoltura 73,1 S3.12 Piano per la gestione delle popolazioni di predatori selvatici 72,3 S3.7 Formazione professionale e apprendimento permanente 72,3

  122. 8. GOVERNANCE 259 PRIORITÀ DEL PARTENARIATO PER AZIONI STRATEGICHE AZIONE STRATEGICA REGIONI S3.1 Investimenti per migliorare la competitività e la redditività delle imprese acquacoltura 93,7 S4.3 Azioni per la certificazione e la qualificazione del prodotto 87,5 S2.2 Migliorare l’uso degli spazi marini - Elaborazione di AZA 85,4 S3.3 Migliorare gli strumenti di credito e assicurativi 85,4 S3.2 Sviluppo dell’occupazione e Servizi integrati 85,4 S3.8 Sviluppo di nuovi sistemi acquicoli ad elevata compatibilità ambientale 83,3 S4.2 Etichettatura e tracciabilità e sicurezza alimentare dei prodotti 83,3 S1.3 Semplificazione delle procedure amministrative 81,3 S2.6 Assicurare la disponibilità e la qualità di risorse idriche per l’acquacoltura c 77,1 S4.7 Sostegno allo sviluppo e all’attuazione di strategie locali di tipo partecipativo 77,1 S4.6 Campagne di promozione e comunicazione sull’acquacoltura 77,1 S3.5 Sostenere l’innovazione e la ricerca a supporto delle esigenze delle imprese 75 S3.12 Piano per la gestione delle popolazioni di predatori selvatici 75 S2.4 Migliorare la valutazione d’impatto ambientale (VIA) in acquacoltura 72,9 S4.4 Sostegno a piani di mercato e nuovi mercati 72,7 260 8. GOVERNANCE AZIONE STRATEGICA ALTRI S1.3 Semplificazione delle procedure amministrative 93,8 S1.1 Norma Unica in Acquacoltura 92,2 S1.4 Sportello Unico Acquacoltura territoriale 87,5 S3.1 Investimenti per migliorare la competitività e la redditività delle imprese acquicole 87,5 S4.6 Campagne di promozione e comunicazione sull’acquacoltura 87,5 S3.2 Sviluppo dell’occupazione e Servizi integrati 85,9 S3.5 Sostenere l’innovazione e la ricerca a supporto delle esigenze delle imprese 78,1 S3.3 Migliorare gli strumenti di credito e assicurativi 78,1 S4.2 Etichettatura e tracciabilità e sicurezza alimentare dei prodotti 76,6 S2.2 Migliorare l’uso degli spazi marini - Elaborazione di piani regionali per le Zone Allocate per l’Acquacoltura 75 S3.8 Sviluppo di nuovi sistemi acquicoli ad elevata compatibilità ambientale 75 S3.7 Formazione professionale e apprendimento permanente 75 S4.4 Sostegno a piani di mercato e nuovi mercati 75 S2.4 Migliorare la valutazione d’impatto ambientale (VIA) in acquacoltura 73,4 S1.2 Coordinamento organizzativo per l’acquacoltura 71,9

  123. 9. L’IMPLEMENTAZIONE DEL PIANO 261 L’IMPLEMENTAZIONE DEL PIANO Il Piano Strategico dell’Acquacoltura sarà implementato in concomitanza con l’attua- zione del PO che comprende informazioni sulle complementarità con il piano per l’acquacoltura. Oltre alla coerenza tra le misure del PO e quelle del piano, l’imple- mentazione avverrà attraverso il rafforzamento del sistema di monitoraggio e dell’o- rientamento al risultato. 262 10. LA REVISIONE DEL PIANO LA REVISIONE DEL PIANO L’applicazione del principio di partenariato sarà al centro dell’implementazione sia del PO che del Piano Strategico dell’Acquacoltura, non soltanto nella fase di program- mazione ma anche nel programma di monitoraggio e nelle varie fasi di attuazione e quindi di revisione del piano stesso. Il processo di revisione annuale prevede il monitoraggio degli indicatori inseriti nel piano (se rilevabili su base annua), e qualora necessario, la revisione delle strategie e dei suoi strumenti. Inoltre entro la fine del 2017 è prevista una valutazione intermedia dell’attuazione del piano.

  124. 10. LA REVISIONE DEL PIANO 263 264 ACRONIMI ACRONIMI AdP = Accordo di Partenariato AMA = Associazione Mediterranea Acquacoltori API = Associazione Piscicoltori Italiani APRE = Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea ARPA = Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ASC = Aquaculture Stewardship Council ASL = Azienda sanitaria locale ATB = Aree di Tutela Biologica AUA = Autorizzazione Unica Ambientale AZA = Aree Prioritarie per l’Acquacoltura (Allocated Zone for Aquaculture) AZE = Allowable Zone of effect (Zone di effetto accettabile) BMP = Best Management Practices (Buone Pratiche di Allevamento) CBD = Convenzione sulla Diversità Biologica CC = Cambiamenti climatici CITES = Convention on International Trade in Endangered Species (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) CNR = Consiglio Nazionale delle Ricerche CONISMA = Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare DGPEMAC = Direzione Generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura del Mi- PAAF - Dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare, ippiche e della pesca DMV = Deflusso Minimo Vitale DWH = Data warehouse EAA = Ecosystem Approch to Aquaculture EEA = European Environment Agency (Agenzia Europea per l’Ambiente) EATiP = European Aquaculture Technology and Innovation Platform EFARO = European Fisheries and Aquaculture Research Organisation EFSA = European Food Safety Authority EIA Directive = Environmental Impact Assessment Directive EMAS = Eco-Management and Audit Scheme ENEL = Ente Nazionale per l’energia Elettrica EQS = Environmental Quality Standard (standard di qualità ambientale) ERANet = Rete di attività di ricerca nell’ambito dell’European Research Area FAD = Formazione a distanza FC = Fuori Convergenza FEAMP = Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca ACRONIMI 265 FEAP = Federazione Europea dei Produttori in Acquacoltura (Federation of European Aquaculture Producers) FEP = Fondo Europeo per la Pesca FESR = Fondo europeo di sviluppo regionale FLAGs = Centri di sviluppo locali FP7 = Seventh Framework Programme for Research and Technological Development FTE = Full-time equivalent (Equivalente a tempo pieno) FTI = Fast Track to Innovation Pilot GAL = Gruppi di Azione Locale GDL= Gruppo di lavoro GDO = Grande Distribuzione Organizzata GES = Good Environmental Standard (Buono Stato Ambientale) GFCM = General Fisheries Commission for the Mediterranean GIS = Geographic information system GMP = Good Manufacturing Practices HACCP = Hazard Analysis and Critical Control Points (Analisi dei Rischi e Controllo dei Punti Critici) ICEA = Istituto Certificazione Etica ed Ambientale IIZZSS = Istituti Zooprofilattici Sperimentali IMTA = Acquacoltura Multitrofica Integrata INEA = Istituto Nazionale Di Economia Agraria IPA = Idrocarburi policiclici aromatici IPCC = Intergovernmental Panel on Climate Change (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) ISMEA = Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare ISO = Sistema gestione qualità ISPRA = Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale JRC = Joint Research Centre (Servizio Scientifico della Commissione Europea) JPI = Joint Programming initiatives LCA = Life Cycle Assessment (valutazione del ciclo di vita) LMR = Livelli massimo di residui MATTM = Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare MiPAAF = Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali MIS = Ministero della Salute MISE = Ministero dello Sviluppo Economico MSC = Marine Stuardship Council MSFD = Marine Strategy Framework Directive (Direttiva Quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino) OC = Obiettivo Convergenza 266 ACRONIMI OCM = Organizzazioni Comuni dei Mercati agricoli OIE = Office International des Epizooties OP = Organizzazioni di Produttori ORG = certificazione biologica OSA = Operatore Socio Assistenziale OT = obiettivi tematici PCP = Politica Comune della Pesca PdG = Piano di gestione PIF = Posti di Ispezione Frontaliera PMA = Progetto di Monitoraggio Ambientale PMI = Piccole e Medie imprese PNR = Programma Nazionale di Riforma PNS = Piano Nazionale Strategico PO = programma operativo RAE = Rapporto Annuale di Esecuzione RAS = Recirculating Aquaculture systems (sistemi di acquacoltura a ricircolo) RASFF = Rapid Alert System for Food and Feed ROE = return on equity ROI = Return on Investment SIC = Site of Community Importance (Siti di Importanza Comunitaria) SISP = Sistema Informativo Pesca ed Acquacoltura SMEs = Small and medium enterprises TVMA= Tasso di Variazione Medio Annuo UVAC = Uffici Veterinari per gli Adempimenti degli obblighi Comunitari VAS = Valutazione Ambientale Strategica VIA = Valutazione d’impatto ambientale WFD = Water Framework Directive (Direttiva Quadro sulle Acque) ZPS = Zone di Protezione Speciale ZTB = Zone di Tutela Biologica RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 267 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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  129. 5. COM (2009) 378 definitivo. Relazione della Commissione al Consiglio, al Parla- mento Europeo, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni del 23.7.2009sull’applicazione e l’efficacia della direttiva VIA (direttiva 85/337/CEE, modificata dalle direttive 97/11/CE e 2003/35/CE).

  130. 6. COM (2012) 494 final. Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al comitato economico e sociale Europeoe al Comitato delle Regioni del 13.9.2012 recante Opportunità per una crescita sostenibile nei settori marino e marittimo.

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  133. 9. COM (2013) 133 final. Proposta di Direttiva del Parlamento Europeo e del Consi- glio del 12.3.2013 che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marit- timo e la gestione integrata delle zone costiere.

  134. 10. COM (2013) 229 final Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al comitato economico e sociale Europeoe al Comitato delle Regioni del 29.4.2013 recante Orientamenti strategici per lo sviluppo sostenibile dell’ac- quacoltura nell’UE.

  135. 11. COM (2014) 413 final. Raccomandazione del Consiglio sul programma na- zionale di riforma 2014 dell’Italia e che formula un parere del Consiglio sul 268 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI programma di stabilità 2014 dell’Italia. http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/ csr2014/csr2014_italy_it.pdf 12. de Groot R. S., Alkemade R., Braat L., Hein L., Willemen, L. (2009). Challenges in integrating the concept of ecosystem services and values in landscape planning, management and decision making. Ecological Complexity, 7 (2010) 260–272.

  136. 13. Decreto del Presidente della Repubblica del 13 marzo 2013, n. 59 Regolamento recante la disciplina dell’autorizzazione unica ambientale e la semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gravanti sulle piccole e medie imprese e sugli impianti non soggetti ad autorizzazione integrata ambientale, a norma dell’articolo 23 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35.

  137. 14. Decreto del Presidente della Repubblica del 19 ottobre 2011, n. 227 Regolamento per la semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gra- vanti sulle imprese, a norma dell’articolo 49, comma 4-quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 (Gu 3 febbraio 2012 n. 28).

  138. 15. Decreto del Presidente della Repubblica dell’8 settembre 1997, n.357 Regola- mento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche. (Testo aggiornato e coordinato al D.P.R. 12 marzo 2003 n. 120. (G.U. n. 124 del 30.05.2003).

  139. 16. Direttiva 2006/113/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai requisiti di qualità delle acque destinate alla molluschicoltura.

  140. 17. Direttiva 2006/88/CE del Consiglio del 24 ottobre 2006 relativa alle condizioni di polizia sanitaria applicabili alle specie animali d’acquacoltura e ai relativi prodotti, nonché alla prevenzione di talune malattie degli animali acquatici e alle misure di lotta contro tali malattie

  141. 18. Direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici.

  142. 19. Direttiva 97/11/CE del Consiglio del 3 marzo 1997 che modifica la direttiva 85/337/ CEE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati Pubblicata nella GUCE n. L 073 del 14/03/1997.

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  145. 22. EC (2013). Decisione C (2013) 119 final Decisione della Commissione del 17.1.2013 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 269 recante modifica della decisione C(2007) 6792, del 19 dicembre 2007, che ap- prova il programma operativo dell’intervento comunitario del Fondo europeo per la pesca in Italia per il periodo di programmazione 2007-2013, quale modificata dalla decisione C(2010) 7914 dell’11 novembre 2010 CCI 2007IT 14FPO001.

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  170. 47. Regolamento (CE) n. 761/2001 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 mar- zo 2001 sull’adesione volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS).

  171. 48. Regolamento (CE) 708/2007 del Consiglio dell’11 giugno 2007 relativo all’impiego in acquacoltura di specie esotiche e di specie localmente assenti.

  172. 49. Regolamento (CE) n. 506/2008 della Commissione del 6 giugno 2008 che mo- difica l’allegato IV del regolamento (CE) n. 708/2007 del Consiglio relativo all’im- piego in acquacoltura di specie esotiche e di specie localmente assenti.

  173. 50. Regolamento (CE) n. 535/2008 della Commissione del 13 giugno 2008 recante modalità di applicazione del Regolamento (CE) n. 708/2007 del Consiglio relativo RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 271 all’impiego in acquacoltura di specie esotiche e di specie localmente assenti.

  174. 51. Regolamento (CE) n. 710/2009 della Commissione del 5 agosto 2009 che mo- difica il Regolamento (CE) n. 889/2008 recante modalità di applicazione del Re- golamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio per quanto riguarda l’introduzione di modalità di applicazione relative alla produzione di animali e di alghe marine dell’acquacoltura biologica.

  175. 52. Regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio, del 28 giugno 2007, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il Re- golamento (CEE) n. 2092/91.

  176. 53. Regolamento (CE) n. 1224/2009 del Consiglio del 20 novembre 2009 che isti- tuisce un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 847/96, (CE) n. 2371/2002, (CE) n. 811/2004, (CE) n. 768/2005, (CE) n. 2115/2005, (CE) n. 2166/2005, (CE) n. 388/2006, (CE) n. 509/2007, (CE) n. 676/2007, (CE) n. 1098/2007, (CE) n. 1300/2008, (CE) n. 1342/2008 e che abroga i regolamenti (CEE) n. 2847/93, (CE) n. 1627/94 e (CE) n. 1966/2006

  177. 54. Regolamento (CE) n. 1198/2006 del Consiglio, del 27 luglio 2006 relativo al Fon- do europeo per la pesca.

  178. 55. Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo re- gionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e che abroga il Reg. (CE) n. 1083/2006 del Consiglio.

  179. 56. Regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2013 relativo alla politica comune della pesca, che modifica i Regola- menti (CE) n. 1954/2003 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga i Rego- lamenti (CE) n. 2371/2002 e (CE) n. 639/2004 del Consiglio, nonché la decisione 2004/585/CE del Consiglio.

  180. 57. Regolamento (UE) n. 304/2011 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 mar- zo 2011 recante modifica del Regolamento (CE) n. 708/2007 del Consiglio relativo all’impiego in acquacoltura di specie esotiche e di specie localmente assenti.

  181. 58. Regolamento (UE) n. 404/2011 della Commissione dell’8 aprile 2011 recante mo- dalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1224/2009 del Consiglio che istitu- isce un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca.

  182. 59. Regolamento (UE) n. 1379/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2013 relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura, recante modifica ai regolamenti (CE) n. 1184/2006 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga il regolamento (CE) n. 272 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 104/2000 del Consiglio.

  183. 60. Regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 maggio 2014 relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e che abroga i Regolamenti (CE) n. 2328/2003, (CE) n. 861/2006, (CE) n. 1198/2006 e (CE) n. 791/2007 del Consiglio e il Regolamento (UE) n. 1255/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio.

  184. 61. Regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2014 recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive.

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  187. 64. World Bank (2013). Fish to 2030. Prospects for Fisheries and Aquaculture. http:// documents.worldbank.org/curated/en/2013/12/18882045/fish-2030-prospects -fisheries-aquaculture.da RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 273 274 PIANO STRATEGICO PIANO STRATEGICO PER L’ACQUACOLTURA IN ITALIA 2014-2020 ESTRATTO Il Piano Strategico per l’acquacoltura italiana è lo strumento di governo per la piani- ficazione delle attività d’acquacoltura in Italia per il periodo dal 2014 al 2020. Come elemento integrante della nuova Politica Comune della Pesca, ha come primo obiet- tivo lo sviluppo di attività d’acquacoltura nei territori e nei mari italiani per creare economia, occupazione e benefici sociali. Il Piano risponde all’esigenza di program- mazione richiesta dalle nuove politiche europee1 per l’acquacoltura e persegue gli obiettivi di innovazione e crescita “intelligente, sostenibile e inclusiva” sostenuti nella Strategia Europa 2020 e nella Crescita Blu. Negli ultimi 10 anni l’acquacoltura italiana, come quella europea, non ha espresso quelle potenzialità di crescita e innovazione attese e oggi non svolge quella funzione vicariante alla pesca per la fornitura dei prodotti ittici, che nel nostro paese proven- gono ancora per il 80% da prodotti importati di pesca e allevamento. La precedente programmazione nazionale ha solo parzialmente raggiunto gli obiettivi di crescita e sviluppo sostenibile fissati nei Piani Nazionali della Pesca e dell’Acquacoltura e nella programmazione operativa, attraverso il FEP 2006-2013. IL PSA è l’inizio di un per- corso che avviene nel nuovo periodo di programmazione del Fondo Europeo per la Pesca e nel più ampio contesto della Politica Marittima Integrata e della “Crescita blu”, dove l’acquacoltura svolge un ruolo strategico. È un impegno del Governo e del- le Autorità regionali a promuovere lo sviluppo dell’acquacoltura italiana nel periodo 2014-2020. Ha come obiettivo centrale la riorganizzazione dell’acquacoltura naziona- le, oggi frammentata in azioni locali non coordinate e il recupero di linee strategiche e obiettivi ben definiti per rilanciare il settore sui mercati e promuovere la crescita e lo sviluppo delle attività d’acquacoltura in Italia. Considerato il ruolo che le attività di acquacoltura possono svolgere nelle aree co- stiere e rurali, il Piano assegna alle Regioni un ruolo strategico per promuovere le po- litiche di sviluppo territoriale e per garantire che gli obiettivi di crescita e competitività siano raggiunti in tutti i territori regionali, anche e soprattutto in quelli che presentano squilibri economico-sociali. Ne consegue, date le premesse, che il percorso delineato richiede una forte integrazione reciproca delle varie componenti centrali e regionali 1 COM (2013)229 def PIANO STRATEGICO 275 attorno a comuni obiettivi di competitività, per rispondere alla crescente aspettativa degli imprenditori che chiedono un nuovo e più efficace modello di governance che semplifichi le procedure burocratiche, riduca gli adempimenti amministrativi, faciliti l’assegnazione di aree marine per nuove attività di acquacoltura, che migliori in inno- vazione e ricerca, che favorisca condizioni di mercato e di equa concorrenza favoren- do la crescita e la competitività del settore. L’acquacoltura italiana ha dimostrato di avere le capacità di creare reddito e occupa- zione e ha grandi potenzialità di sviluppo che richiedono scelte decisive e interventi strategici mirati e diversificati in relazione alle caratteristiche produttive, alle specia- lizzazioni regionali e alle vocazioni ambientali. Beneficiando del contesto nazionale caratterizzato da una cultura delle produzioni alimentari sicure e di qualità sintetizza- bili nel “made in Italy” il Piano, coerentemente con le azioni di riforma richieste dalla Commissione europea, identifica 4 ambiti strategici di intervento a livello nazionale e fissa gli obiettivi attesi di crescita economica, equità sociale e uso responsabile delle risorse ambientali. Le azioni strategiche trovano programmazione economica nel Fondo Europeo per la Pesca, negli altri fondi europei e nelle politiche nazionali e regionali di settore2. STRUTTURA DEL PIANO Il PSA un documento redatto con un intenso percorso partecipativo, che presenta la visione combinata dell’Amministrazione centrale, delle Regioni e dei portatori d’inte- resse a diverso titolo coinvolti sin dall’inizio nel processo preparatorio. Il Piano, organizzato in 10 capitoli, introduce il contesto settoriale, la visione strategica al 2030, identifica obiettivi prioritari e le azioni strategiche da intraprendere per ri- lanciare l’acquacoltura italiana, per aumentare la competitività delle imprese e creare nuove economie e occupazione nei territori vocati. Al Capitolo 2 introduce gli scenari di riferimento a livello internazionale e europeo. Nel 2012 l’Europa è il continente che importa più prodotti ittici al mondo (12,3 milioni tonnellate), dove si osserva il maggior numero di scambi commerciali (24%) e con il più alto consumo di pro-dotti ittici (24,5 kg). Le produzioni dell’acquacoltura europea, tuttavia, sono pressochè invariate dal 2002 (1,2 milioni) e contribuiscono solo per il 20% alla richiesta di prodotti, mentre fuori dal continente europeo l’acquacoltura cre- sce con un tasso del 8% annuo e ha superato la pesca nella fornitura di prodotti ittici 2 Reg. (UE) n. 1303/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e che abroga il Reg. (CE) n. 1083/2006 del Consiglio 276 PIANO STRATEGICO (Fao, 2014). In Italia, dove il saldo del comparto ittico è ancora più negativo e il 76% dei prodotti ittici consumati è d’importazione (dati 2011), le produzioni d’acquacoltura dal 2003 non sono cresciute (-11%) e la stagnazione si riflette anche sui dati strutturali relativi al numero degli impianti operativi (-10%) e degli occupati nel settore (stabili a 7600 unità). Nel Capitolo 3 sono analizzati i risultati dell’ultima programmazione (Programma na- zionale triennale della pesca e dell’acquacoltura, e il Fondo Europeo per la Pesca (FEP) 2007-2013), rileva da un lato un trend positivo relativo alla sottomisura sugli investimenti in acquacoltura, dall’altro evidenzia importanti criticità nell’attuazione fi- nanziaria e nella realizzazione di nuovi impianti, ascrivibili a diversi fattori, tra cui la necessità di cofinanziare gli investimenti, l’elevato impegno burocratico e il sistema delle concessioni, che non ha favorito l’avvio di nuove imprese di acquacoltura. Nel rapporto di valutazione intermedia si sottolinea come gli investimenti non si riflettano in termini di valore della produzione e competitività del settore né in termini occupa- zionali (Capitolo 3). Nel Capitolo 4 vengono presentati i principi del Piano, la visione, la missione e gli obiettivi. Viene presentata l’analisi SWOT per dimensione (ambientale, economica, sociale, governance) e per comparto produttivo (acquacoltura continentale, acqua- coltura marina e molluschicoltura) e i 22 indicatori contesto e di risultato inseriti nel PSA per monitorare l’esecuzione delle attività del Piano. Nel Capitolo 5 sono illustrate le previsioni di crescita per l’acquacoltura europea e italiana. A livello europeo le stime di crescita al 2030, elaborate dalla Piattaforma Europea per l’Acquacoltura (EATiP), prevedono una crescita della produzione media annua e cumulativa del 31% e dell’80%. La stime di crescita della produzione italiana, basate sui trend di crescita attesi a livello europeo e globale, prevedono un incre- mento medio cumulato del 38% nel periodo 2014-2030, in particolare per la pisci- coltura in ambiente marino (58%), rispetto alla piscicoltura d’acqua dolce (44%) e alla molluschicoltura (30%). Nel capitolo 6 sono presentati i quattro Macrobiettivi, indicati dalla COM(2013) 229 e trentasei Azioni Strategiche individuate per il raggiungimento degli obiettivi. Il Macrobiettivo 1 “Rafforzare la capacità istituzionale e semplificare le procedu- re amministrative” rappresenta un obiettivo di particolare importanza in quanto le problematiche inerenti la governance, la pianificazione strategica, la semplificazione amministrativa, i costi e i tempi della burocrazia sono tra i principali ostacoli per lo PIANO STRATEGICO 277 sviluppo e la competitività dell’acquacoltura italiana. Vengono identificate sei azioni strategiche per rispondere alle criticità emerse dalle consultazioni con i portatori di in- teresse sull’efficacia dell’azione istituzionale e la capacità ammini-strativa del governo centrale, e sulle differenze nell’applicazione di leggi e procedure, iter amministrativi per autorizzazioni e licenze che esistono a livello locale. Le sei azioni strategiche riguardano: 1.1 Norma Unica in acquacoltura, che intende integrare le norme che si appli- cano in acquacoltu-ra in un unico e coerente quadro normativo nazionale per l’acquacoltura 1.2 Coordinamento organizzativo per l’acquacoltura, che prevede la Piattaforma dell’Acquacol-tura organizzata in un Forum di portatori d’interesse e in una Rete di Ricerca 1.3 Sportello Unico nazionale, per la semplificazione delle procedure amministrative 1.4 Sportelli Unici territoriali, promossi come unico punto di accesso per gli adempi- menti nor-mativi e amministrativi per gli operatori sul territorio 1.5 Raccolta dati in acquacoltura 1.6 Osservatorio Stato-Regioni quale piattaforma informativa dove convergono in tempo reale tutte le iniziative regionali avviate in ambito FEAMP. Il Macrobiettivo 2 “Assicurare lo sviluppo e la crescita sostenibile dell’acquacoltu- ra attra-verso la pianificazione coordinata dello spazio e l’aumento del potenziale dei siti”, contiene una serie di azioni che danno al settore dell’acquacoltura gli stru- menti per competere per l’accesso e l’uso di spazi e risorse nell’ambiente marino e nelle acque interne. Infatti le principali criticità individuate in tal senso sono legate, tra l’altro, alla scarsa considerazione dell’acquacoltura nella pianificazione spaziale, alla scarsa implementazione della strategia per l’allocazione di zone per l’acquacoltura (AZA), alla mancanza di criteri e indicatori per l’allocazione delle aree, al po-tenziale impatto della Direttiva Quadro sulle Acque e della Direttiva Quadro per la Strategia Marina sulle attività di acquacoltura. Le sei azioni strategiche riguardano: 2.1 Miglioramento dell’uso degli spazi marini mediante l’istituzione di un Gruppo di Lavoro e lo sviluppo di conoscenze e nuovi strumenti per l’implementazione delle AZA 2.2 Promozione di piani regionali per le AZA 2.3 Qualità ambientale nelle aree protette per i molluschi 2.4 Miglioramento della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) in acquacoltura 2.5 Miglioramento dell’acquacoltura nelle aree Natura 2000 2.6 Assicurare la disponibilità e la qualità delle risorse idriche per l’acquacoltura continentale 278 PIANO STRATEGICO Il Macrobiettivo 3 “Promuovere la competitività in acquacoltura” individua un am- pio spettro di azioni strategiche finalizzate a stimolare l’innovazione, aumentare la competitività, favorire la conoscenza e il trasferimento dei risultati, diversificare le produzioni, migliorare la sostenibilità ambientale e l’uso delle risorse. Le azioni indivi- duate affrontano una serie di criticità legate in parte ad alcune caratteristiche dell’ac- quacoltura italiana, quali le ridotte dimensioni aziendali, la scarsa diversificazione dei prodotti e delle attività, la carenza di risorse finanziarie per nuovi investimenti, lo scar- so scambio e trasferimento dei risultati della ricerca, nonché a fattori più generali, quali i rischi sanitari, i cambiamenti climatici e l’aumento dei requisiti ambientali per le imprese. Le azioni strategiche sono 16 e sono sviluppate nell’ambito dei 4 obiettivi principali indicati dal Regolamento Fondo Europeo per la Pesca e l’Acquacoltura (FEAMP): Rafforzamento della competitività e redditività delle imprese acquicole 3.1 Investimenti per migliorare la competitività e la redditività delle imprese acquicole 3.2 Sviluppo dell’occupazione e Servizi integrati 3.3 Migliorare gli strumenti di credito e assicurativi 3.4 Misure di sostegno per ragioni di ordine sanitario Sostegno al rafforzamento dello sviluppo tecnologico, dell’innovazione e del tra- sferimento delle conoscenze 3.5 Sostenere l’innovazione e la ricerca a supporto delle esigenze delle imprese 3.6 Migliorare la conoscenza e il trasferimento dei risultati Sviluppo di nuove competenze professionali e apprendimento permanente 3.7 Formazione professionale e apprendimento permanente Promozione di un’acquacoltura che garantisca un livello elevato di tutela ambien- tale, salute e be-nessere degli animali, salute e sicurezza pubblica 3.8 Sviluppo di nuovi sistemi acquicoli ad elevata compatibilità ambientale 3.9 Promozione di metodi di produzione sostenibile 3.10 Prestazione di servizi ambientali da parte dell’acquacoltura 3.11 Controllo e gestione delle introduzioni e traslocazioni di specie aliene a fini d’acquacoltura 3.12 Piano per la gestione delle popolazioni di predatori selvatici 3.13 Interventi per l’adattamento dell’acquacoltura ai cambiamenti climatici 3.14 Buone pratiche in materia di biosicurezza, salute e benessere degli animali in acquacoltura 3.15 Ricerca per lo sviluppo di nuovi farmaci e vaccini 3.16 Realizzare una rete informativa per aggiornare le informazioni aziendali sullo sta- to di salu-te degli animali acquatici, sulle interazioni con l’ambiente e sulle attività produttive 5 PIANO STRATEGICO 279 Il Macrobiettivo 4 “Promuovere condizioni di equa concorrenza per gli operatori e miglio-ramento dell’organizzazione di mercato dei prodotti dell’acquacoltura” comprende otto azioni che puntano a valorizzare i prodotti dell’acquacoltura italiana, tradizionalmente caratterizzati da alta qualità e freschezza, e a superare una serie di criticità dovute, tra l’altro, alla scarsa internazionalizzazione e dispersione organizza- tiva, alla bassa diversificazione dei prodotti, alla competizione e pressione delle im- portazioni, alla scarsa percezione sociale della valenza dell’acquacoltura, ai canali di distribuzione. Un attenzione particolare viene data nuova Organizzazione dei Merca- ti, incluse misure di stabilizzazione dei mercati; ai piani di produzione e commercializ- zazione delle organizzazioni di produttori del settore della pesca e dell’acquacoltura; alle nuove norme per la tracciabilità dei prodotti e le informazione dei consumatori e alle attività di cooperazione a livello interterritoriale e transnazionale. Le azioni strategiche previste sono: 4.1 Osservatorio di mercato, migliorando il sistema SIPA- ISMEA, per seguire i trend dei consumi e per facilitare l’adeguamento dell’offerta alla domanda dei consumatori 4.2 Etichettatura, tracciabilità e sicurezza alimentare dei prodotti, 4.3 Azioni per la certificazione e la qualificazione del prodotto 4.4 Sostegno a piani di mercato e nuovi mercati, 4.5 Incentivazione alle Organizzazioni di Produttori (OP) e supporto alle attività delle OP 4.6 Campagne di promozione e comunicazione, 4.7 Sostegno allo sviluppo e all’attuazione di strategie locali di tipo partecipativo, 4.8 Attività di cooperazione. Nel Capitolo 7 vengono proposti i 3 casi di Buone Pratiche - Best Management Prac- tices (BMP), richiesti dalla Commissione Europea (COM(2013) 229 rappresentati dalle i) azioni di recupero faunistico degli storioni in Italia, ii) allevamento di molluschi nella Regione Emilia Romagna, iii) BMP nelle troticolture friulane. Per ogni buona pratica sono brevemente considerati i seguenti elementi: descrizione dell’approccio integra- to/innovativo, strumenti di attuazione, percorso operativo per l’attuazione/monitorag- gio, possibili partners ed il indicato il punto di contatto nazionale. Infine vengono affrontati i temi della governance e del partenariato. Accanto all’at- tuazione regionalizzata di alcuni interventi, alcune azioni nella prossima programma- zione saranno di competenza centrale. Nel caso di attuazione regionalizzata, il livello centrale utilizzerà tutti gli strumenti di coordinamento organizzativo, per garantire una omogenea esecuzione delle misure a livello nazionale. Lo Sportello Unico nazio- nale sarà istituito presso la DGPEMAC ai fini della semplificazione amministrativa e 280 PIANO STRATEGICO supporterà l’implementazione di Sportelli Unici a livello territoriale, a cui sono attri- buite funzioni amministrative, informative e promozionali. Sarà istituita la Piattaforma Acquacoltura, organizzata in un Forum e una Rete di ricerca a supporto delle imprese e dei decisori, per facilitare la partecipazione di tutti i portatori d’interesse e suppor- tare l’Amministrazione centrale nell’implementazione del presente piano e nell’azione di rilancio del settore anche a livello europeo, mediterraneo e internazionale. È pre- vista inoltre l’istituzione da parte del MiPAAF di un Osservatorio Stato Regioni quale piattaforma informativa dove convergeranno in tempo reale tutte le iniziative regionali avviate in ambito FEAMP. Ciò faciliterà il coordinamento tra i livelli, il monitoraggio da parte dell’Amministrazione centrale e la capacità di relazionare nel contesto europeo. Un aspetto rilevante connesso alla cooperazione tra le autorità pubbliche, parti eco- nomiche e sociali e organismi che rappresentano i portatori di interesse a livello nazionale, regionale e locale, è quello del partenariato, che di fatto è collegato al principio della sussidiarietà. L’applicazione del principio di partenariato sarà al centro dell’implementazione sia del PO che del Piano Strategico dell’Acquacoltura, non sol- tanto nella fase di programmazione ma anche nel programma di monitoraggio e nelle varie fasi di attuazione e quindi di revisione del piano stesso. Il processo di revisione annuale prevede il monitoraggio degli indicatori inseriti nel piano (se rilevabili su base annua), e qualora necessario, la revisione delle strategie e dei suoi strumenti. Inoltre entro la fine del 2017 è prevista una valutazione intermedia dell’attuazione del PSA. PIANO STRATEGICO 281 282  RINGRAZIAMENTI COORDINAMENTO MiPAAF - Direzione Generale della Pesca e dell’Acquacoltura PEMAC Riccardo Rigillo - Direttore Generale Pietro Gasparri Eugenio Petracchiola Sonia Cerri Stefano Orsini COORDINAMENTO TECNICO: Giovanna Marino (ISPRA) HANNO CONTRIBUITO Stefano Cataudella Università di Roma Tor Vergata Patrizio Piozzi ISMEA Sabina Navarra ISMEA Tommaso Petochi ISPRA Maria Letizia Fioravanti Università di Bologna Eraldo Rambaldi UNIMAR Adriano Mariani UNIMAR Pier Antonio Salvador API Andrea Fabris API Giuseppe Prioli AMA Aldo Tasselli Consulente SUPPORTO TECNICO Dipartimento Uso Sostenibile delle Risorse - Acquacoltura, ISPRA. Sabina De Innocentiis, Patrizia Di Marco, Nicoletta Gazzea, Claudia Greco, Silvia Livi, Alessandro Longobardi, Alessandra Priori Progetto grafico e impaginazione BCV associati - Roma

Strategic Plan for Aquaculture in Italy 2014-2020 · Nelum