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意大利的法律

Regional Waste Management Plan 2014-2020 (PRGR)

颁布于 2014-06-20 · 文本截至 2026-10-01

以研究形式发布的公开法律与官方指引,不构成法律、税务或金融建议。

研究内容本身以英文撰写。标题和标签已翻译,调查结果和引文未翻译。

关于这部法律

原标题
Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti 2014-2020 (PRGR).
语言
Italian
类型
policy
国家
意大利 · Lombardia
主题
Environment, Land and soil, Water, Waste and hazardous substances
关键词
biodiversity, bioenergy, environmental security, erosion, fiscal and market measures, soil pollution/quality, soil conservation/soil improvement, protected area, protection of environment, soil rehabilitation, pollution control, groundwater, surface water, public health, water quality standards, standards, access-to-information, contracts, certification, classification/declassification, climate change, business/industry/corporations, data collection/reporting, ecofriendly products/ecofriendly processes, education, effluent waste water/discharge, environmental standards, freshwater pollution, good practices, hazardous substances, hazardous waste, inspection, packaging/labelling, monitoring, organic waste, policy/planning, precautionary principle, public participation, recycling/reuse, risk assessment/management, solid waste, sustainable development, sustainable use, waste disposal, waste domestic sources, waste management, waste non-domestic sources, waste prevention, zoning
类别
*

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文本

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  1. PARTE PRIMA PROGRAMMA REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI (Articolo 19, comma 3 della legge regionale 12 dicembre 2003, n. 26 e successive modificazioni) (Articolo 199, comma 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni) i INDICE GENERALE RELAZIONE GENERALE DEL PROGRAMMA REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI SEZIONE 1 – RIFIUTI URBANI 1 1. La programmazione dei rifiuti urbani 1 1.1 Indirizzi della nuova programmazione 1 1.2 Iter di redazione del nuovo PRGR 5 1.3 Valutazione degli obiettivi del precedente PRGR 8 1.3.1 Riassunto obiettivi e previsioni 8 1.3.1.1 Verifica dell’obiettivo minimo di recupero di materia 10 1.3.1.2 Verifica degli scenari previsionali: quantitativi delle singole frazioni della RD 11 1.3.1.3 Verifica del recupero complessivo di materia ed energia 14 1.3.2 Riduzione dei rifiuti urbani a smaltimento 14 1.3.3 Riduzione dei rifiuti urbani pericolosi 16 1.3.4 Recupero dei residui prodotti dalla termovalorizzazione 17 1.3.5 Produzione totale pro capite 18 1.3.6 Popolazione 20 1.3.7 Produzione totale assoluta di RU 21 1.3.8 Fabbisogni impiantistici 22 2. Normativa di riferimento 24 2.1. Normativa comunitaria 24 2.2. Normativa nazionale 26 2.3. Normativa regionale 27 3. Stato di fatto sulla gestione dei rifiuti urbani 29 3.1 Metodologia di monitoraggio e di validazione dei dati 29 3.1.1 L’applicativo O.R.SO. 29 3.1.2 Il Catasto Georeferenziato Rifiuti (C.G.R.) 31 3.1.2.1 Descrizione del CGR 31 ii 3.1.2.2 La prospettiva del CGR WEB 32 3.1.3 SISTRI e modifiche al MUD 35 3.1.4 Il metodo di calcolo della raccolta differenziata in Regione Lombardia 35 3.1.4.1 Confronto tra i metodi a livello nazionale 37 3.1.5 Il calcolo del recupero di materia ed energia 42 3.1.5.1 Percentuale di avvio a recupero di materia 42 3.1.5.2 Recupero di energia 43 3.2 Quantitativi prodotti e raccolte differenziate 44 3.2.1 Raccolta differenziata 44 3.2.1.1 Confronto con paesi area UE 44 3.2.1.1.1 Confronto con altre Regioni italiane 46 3.2.1.1.2 Trend della Regione Lombardia 48 3.2.1.1.3 Verifica rispetto agli obiettivi di legge 51 3.2.1.2 Singole raccolte differenziate 51 3.2.1.3 Produzione totale RU 52 3.2.1.3.1 Confronto con paesi area UE 52 3.2.1.3.2 Confronto con altre Regioni italiane 54 3.2.1.3.3 Trend della Regione Lombardia 55 3.2.2 Analisi degli ultimi dati disponibili 57 3.2.2.1 Produzione totale di RU 57 3.2.2.2 Percentuale di raccolta differenziata 62 3.2.2.3 Quantitativi totali raccolti 65 3.2.2.4 Recupero di materia e di energia 66 3.2.2.5 Dati 2011 67 3.3 Analisi merceologiche 69 3.3.1 Valori medi delle analisi riportate nei PPGR 69 3.3.2 Ulteriore approfondimento 72 3.3.3 Rifiuto lordo e massime quantità intercettabili 73 3.3.4 Stima della massima raccolta differenziata raggiungibile e ripartizione delle frazioni 74 3.4 La programmazione provinciale vigente: sintesi degli obiettivi e confronto 77 iii 3.4.1 Obiettivi di raccolta differenziata 77 3.4.2 Obiettivi di produzione totale RU 78 3.4.3 Dotazione impiantistica per l’indifferenziato (impianti esistenti) 85 3.4.4 Analisi delle relazioni annuali di cui all’art.16, comma 2 della l.r. 26/2003 e stato di attuazione dei piani provinciali di gestione dei rifiuti 86 3.4.4.1 Provincia di Bergamo 86 3.4.4.2 Provincia di Brescia 88 3.4.4.3 Provincia di Como 89 3.4.4.4 Provincia di Cremona 90 3.4.4.5 Provincia di Lecco 91 3.4.4.6 Provincia di Lodi 92 3.4.4.7 Provincia di Mantova 95 3.4.4.8 Provincia di Milano 96 3.4.4.9 Provincia di Monza Brianza 101 3.4.4.10 Provincia di Pavia 104 3.4.4.11 Provincia di Sondrio 105 3.4.4.12 Provincia di Varese 106 3.4.5 Dotazione impiantistica per l’indifferenziato (nuovi impianti previsti e stato di attuazione) 109 3.5 Schemi di flusso 112 3.5.1 Dettaglio sui destini extraprovinciali e extraregionali 115 3.5.2 Approfondimento sul RUR e sui rifiuti decadenti dal pretrattamento 116 3.5.2.1 RUR (rifiuto urbano residuo) 116 3.5.2.2 Rifiuti decadenti dal trattamento dei rifiuti urbani 120 3.5.3 Focus sulla frazione organica 125 3.6 Analisi delle modalità di gestione 129 3.6.1 Il sistema integrato di gestione dei rifiuti lombardo e la sua organizzazione 129 3.6.2 Distribuzione sul territorio dei gestori per la raccolta 129 3.6.3 Aggregazioni di Comuni per l'affidamento e la gestione congiunta del servizio di igiene urbana 133 3.6.4 Sistemi di raccolta rifiuti 136 3.6.4.1. Modalità di raccolta prevalente: porta a porta e cassonetti stradali 137 iv 3.6.4.2. Correlazione tra sistema di raccolta e indicatori principali 139 3.6.4.3. Frazioni raccolte 141 3.6.4.4. Trend della modifica dei sistemi di raccolta 142 3.6.4.5. Centri di raccolta 144 3.6.4.6. Frequenze di raccolta porta a porta 145 3.6.4.7. Valutazione della necessità di nuovi sistemi di raccolta 146 3.6.4.7.1. Altre modalità di raccolta 146 3.6.4.7.2. Sintesi sulla necessità di nuovi sistemi di raccolta 148 3.6.5. Evoluzione delle modalità di smaltimento e recupero 150 3.7 Impiantistica 152 3.7.1 Impianti di trattamento dell’indifferenziato: ricognizione e potenzialità attuali 152 3.7.1.1 Termovalorizzatori 152 3.7.1.2 Coincenerimento 161 3.7.1.3 Discariche 161 3.7.1.4 Impianti di produzione di CDR 164 3.7.1.5 Impianti di selezione e pretrattamento 165 3.7.2 Principali impianti di recupero 166 3.7.2.1 Frazione organica (Forsu) 166 3.7.2.2 Carta, vetro, plastica, multi materiale 171 3.7.2.2.1 Carta e cartone 171 3.7.2.2.2 Vetro 173 3.7.2.2.3 Plastica 174 3.7.2.2.4 Multimateriale 176 3.7.2.2.5 Impianti di selezione ingombranti 177 3.7.2.2.6 Impianti di selezione terre da spazzamento 177 3.8 Analisi delle quantità di materia avviata a recupero e analisi dell’efficienza di recupero degli impianti presenti sul territorio 178 3.8.1 Quantità di materia avviata a recupero 178 3.8.2 Efficienze di recupero dei materiali da imballaggio 179 3.8.2.1 Raccolta multimateriale 179 3.8.2.2 Alluminio 180 v 3.8.2.3 Carta e cartone 181 3.8.2.4 Legno 181 3.8.2.5 Materiali ferrosi 182 3.8.2.6 Plastica 182 3.8.2.7 Vetro 183 3.8.2.8 Efficienze di recupero 184 3.8.3 Recupero di materia per la filiera organico e verde 185 3.9 Analisi dei costi di gestione 187 3.9.1 Costi per l’intera gestione dei rifiuti urbani 187 3.9.1.1 Indicatore sintetico di costo 187 3.9.1.2 Parametri oggetto di compilazione nella scheda O.R.SO. 188 3.9.1.3 Analisi sui dati 2010 189 3.9.1.3.1 Variabilità per fasce di RD 189 3.9.1.3.2 Confronto tra province 194 3.9.1.3.3 Confronto tra aree territoriali 194 3.9.1.3.4 Trend storico 197 3.9.1.3.5 Confronto tra Regioni e nazionale 197 3.9.2 Analisi delle tariffe di recupero e smaltimento in impianto 199 3.9.2.1 Tariffe degli impianti lombardi: valori medi e criteri di modulazione 199 3.9.2.1.1 Termovalorizzatori 200 3.9.2.1.2 Impianti di pretrattamento 201 3.9.2.1.3 Discariche 202 3.9.2.1.4 Impianti di compostaggio per la FORSU 203 3.9.2.2 Confronto con altre regioni / nazioni 204 3.9.3 Analisi critica diverse modalità di tariffazione 206 3.9.3.1 Scenario normativo attuale 207 3.9.3.1.1 TARSU 207 3.9.3.1.2 TIA/1 (Tariffa igiene ambientale) 207 3.9.3.1.3 TIA/2 (Tariffa integrata ambientale) 207 3.9.3.2 Scenario normativo per il 2013: la TARES 208 vi 3.9.3.3 Statistiche sui comuni che hanno introdotto la tariffa 209 3.9.3.4 Metodi per la determinazione della tariffa 212 3.9.3.5 Analisi critica delle diverse modalità di tariffazione 212 3.9.3.6 Sistemi attualmente utilizzati per la rilevazione delle quantità prodotte (tariffa puntuale) 213 3.9.3.6.1 Identificazione contenitore 213 3.9.3.6.2 Sistemi informatici integrati a supporto 215 3.9.3.7 Caso studio: l’esperienza del Consorzio dei Comuni dei Navigli (Albairate–Milano) 215 3.10 Focus su particolari categorie di rifiuto urbano 217 3.10.1 La raccolta differenziata e il trattamento del rifiuto organico 217 3.10.1.1 La tematica normativa relativa al rifiuto organico 217 3.10.1.2 “End of waste”: Quando un rifiuto cessa di essere tale? 219 3.10.1.3 La RD del Rifiuto Organico 219 3.10.1.3.1 Evoluzione storica della raccolta della Forsu 219 3.10.1.4 Il sistema compostaggio in Italia e in Lombardia 221 3.10.1.4.1 Il contesto Nazionale 222 3.10.1.4.2 Le matrici utilizzate per il compostaggio: la raccolta differenziata dello scarto organico dei rifiuti urbani 222 3.10.1.5 La raccolta differenziata dello scarto organico e la crescita del settore impiantistico di compostaggio e digestione anerobica 225 3.10.1.6 Capacità impiantistica attuale per il trattamento 226 3.10.1.7 L’evoluzione del settore: l’abbinamento tra digestione anaerobica e il compostaggio228 3.10.1.7.1 Il processo di digestione anaerobica: alcuni concetti base 230 3.10.1.7.2 Le tecnologie di digestione anaerobica applicabili 230 3.10.1.8 Biogas e Compost da rifiuti organici: l’integrazione dei sistemi anaerobici/aerobici 231 3.10.1.8.1 Digestione anaerobica e gerarchia dei trattamenti previsti dalla Direttiva Europea 231 3.10.1.8.2 Vantaggi dell’integrazione dei sistemi aerobico/anaerobico 232 3.10.1.8.3 Tendenze evolutive del settore 232 3.10.1.9 La digestione anaerobica di biomasse agricole e di rifiuti 233 3.10.1.9.1 Il digestato da rifiuti: riferimenti normativi 233 3.10.1.9.2 Il compostaggio del digestato da rifiuti organici 234 vii 3.10.1.9.3 Nuove prospettive sull’incentivazione: il biometano 235 3.10.1.9.4 Calcolo della producibilità totale teorica di biogas e biometano 238 3.10.1.10 Misure per incoraggiare la raccolta dei rifiuti organici: casi pratici 239 3.10.1.10.1 Cosa dice il D.Lgs. 152/06 239 3.10.1.10.2 Il bando di finanziamento della provincia di Varese per la fornitura gratuita ai cittadini di secchiello areato e sacchetti compostabili 240 3.10.1.10.3 I meccanismi di premialità / penalità messi in atto dalla Regione Sardegna a partire dal 2004 240 3.10.1.10.4 Raccolta dell’umido nella città di Milano 241 3.10.1.10.5 La campagna “umido pulito” di ETRA (PD) 242 3.10.1.10.6 Io miglioro la raccolta differenziata (Siena) 243 3.10.1.11 Modulazione della tariffa di conferimento in funzione della qualità merceologica 243 3.10.1.12 Miglioramento dell’accettazione sociale degli impianti di trattamento della FORSU 244 3.10.1.13 La qualità merceologica e sistemi di raccolta: correlazioni 245 3.10.1.14 L’importanza di una buona raccolta differenziata della FORSU 247 3.10.1.14.1 Le caratteristiche del sacchetto 247 3.10.1.14.2 Cosa mettere nel sacchetto per la raccolta del rifiuto organico (umido) 248 3.10.1.14.3 Chiarezza verso i cittadini: la questione compostabile / biodegradabili 249 3.10.1.14.4 Cosa significa "oxo-degradabile" 249 3.10.1.14.5 Il meccanismo di degradazione dei manufatti “OXO” 249 3.10.1.14.6 Altri additivi biodegradabili 250 3.10.1.14.7 Come riconoscere i manufatti biodegradabili e compostabili 250 3.10.1.14.8 Quali sono le verifiche da effettuare? 250 3.10.1.15 Chiudere la filiera: il destino del compost e del digestato, i marchi di qualità 251 3.10.1.15.1 Il Marchio di qualità del compost: la certificazione del CIC 251 3.10.1.16 Recupero di materia o energia? Le politiche europee, il ruolo della Sostanza Organica e la Strategia Europea per il Suolo 252 3.10.1.16.1 Documenti e posizioni ufficiali della EU in merito al tema recupero di energia/materia 254 viii 3.10.1.16.2 Indirizzi 256 3.10.2. I RAEE 258 3.10.2.1. Inquadramento normativo: brevi cenni della normativa europea 258 3.10.2.2 Normativa nazionale 261 3.10.2.3 Il Centro di Coordinamento RAEE 266 3.10.2.3.1 Sistema di ritiro “uno contro uno” 268 3.10.2.4. Dati di produzione e gestione 269 3.10.2.5. Dati quantitativi: CDC RAEE 273 3.10.2.6. Progetti avviati in Regione Lombardia 274 3.10.2.7. Indirizzi di Piano 276 3.10.3. Terre da spazzamento 277 3.10.3.1 Premessa 277 3.10.3.2 Considerazioni generali 277 3.10.3.3 Tecnologie di recupero 277 3.10.4 Quantitativi prodotti 278 3.10.5 Considerazioni sui costi 280 4 Definizione degli scenari 282 4.1 Assunzioni di base 282 4.1.1 Popolazione 282 4.1.2 Produzione di rifiuti pro capite 283 4.1.2.1 Premessa 283 4.1.2.2 Valutazione delle serie storiche 284 4.1.2.3 Crescita economica e produzione di rifiuti: EKC e disaccoppiamento 285 4.1.2.4 Previsioni di andamento dell’economia 289 4.1.2.5 Fattori aggiuntivi che spingono verso la riduzione del totale RU 290 4.1.2.5.1 Alleggerimento degli imballaggi 291 4.1.2.5.2 Politiche di riduzione rifiuti 291 4.1.2.5.3 Modifiche ai sistemi di raccolta: passaggio al porta a porta con raccolta della FORSU 292 4.1.2.5.4 Dinamiche demografiche: stranieri 294 4.1.2.5.5 Invecchiamento demografico 296 ix 4.1.3 Percentuale di raccolta differenziata 296 4.2 Definizione degli scenari: base (BAU), intermedio, avanzato 298 4.2.1 Produzione pro capite 298 4.2.2 Percentuale di raccolta differenziata 301 4.3 Fluttuazioni legate ad EXPO 2015 302 5 Valutazione del ciclo di vita dei rifiuti 305 5.1 Principi 305 5.1.1 La struttura della LCA 305 5.1.2 LCA applicata alla gestione integrata dei rifiuti urbani 306 5.2 Applicazione alla gestione regionale relativa all’anno 2009 307 5.2.1 Raccolta dati e ricostruzione dei flussi di rifiuto all’anno 2009 307 5.2.1.1 I sei materiali da imballaggio 308 5.2.1.2 Organico e Verde 311 5.2.1.3 Rifiuti indifferenziati 313 5.2.2 Impostazione dell’analisi LCA 316 5.2.3 Risultati Scenario 2009 320 5.3 Applicazione Alla Gestione Relativa All’anno 2009 Province di Milano, Mantova, Pavia e Bergamo 327 5.3.1 Impostazione dell’analisi LCA 327 5.3.2 Risultati 327 5.4 Analisi di scenari futuri regionali e confronto con la situazione attuale 334 5.4.1 Impostazione dell’analisi LCA 334 5.4.2 Risultati dei bilanci di materia e dell’analisi LCA 335 5.5 Analisi di scenari futuri e confronto con la situazione attuale: province di Milano, Mantova, Pavia e Bergamo 340 5.5.1 Impostazione dell’analisi LCA 340 5.5.2 Risultati 341 6 Scelta dello scenario di piano 344 6.1 Percentuale di raccolta differenziata 344 6.2 Produzione pro-capite di rifiuti urbani 345 6.3 Dinamiche demografiche 345 x 6.4 Scenario di Piano 346 7. Proposte aggiuntive di Scenari di destino del RUR e di Scenari di gestione integrata dei rifiuti urbani al 2020 347 7.1 Rifiuti urbani prodotti in Lombardia nel 2020: nuove stime 347 7.2 Scenari di destino del RUR: termovalorizzatori vs. TMB 350 7.2.1 Scenari incenerimento: descrizione 350 7.2.2 Scenari incenerimento: risultati dettaglio della valutazione LCA 352 7.3 Scenari TMB: descrizione 354 7.3.1 Scenario “Bioessiccato + inc medio” 356 7.3.2 Scenario “TMB tradizionale + cementificio” 357 7.3.3 Scenario “TMB plastiche + cementificio” 360 7.3.4 Scenario “TMB senza scarti + Inc Best” 363 7.4 Confronto tra i diversi impianti TMB 367 7.4.1 Scenari TMB: risultati dettaglio della valutazione LCA 368 7.4.2 LCA degli scenari di destino del RUR: Termovalorizzatore vs. TMB 370 7.4.3 Considerazioni finali 372 7.5 Proposte di scenari di gestione integrata dei rifiuti urbani al 2020 373 7.6 Confronto tra scenari di gestione integrata 376 7.6.1 Quantitativi raccolti e gestione del RUR 376 7.6.2 Produzione di scarti 381 7.6.3 Quantitativi di rifiuti avviati a incenerimento, discarica e cementificio 382 7.6.4 Materie prime secondarie e compost prodotti 383 7.7 Indicatori di impatto 385 7.8 Conclusioni 387 8 Fabbisogno impiantistico 389 8.1 Scenari considerati per la valutazione del fabbisogno impiantistico al 2020 389 8.2 Quantitativi derivanti dagli scenari al 2020 390 8.2.1 Ripartizione delle varie frazioni di rifiuto urbano sulla base degli scenari 390 8.2.1.1 Considerazioni sui tassi di intercettazione 393 8.2.2 Parametri impiantistici utilizzati per la definizione degli scenari 393 8.3 Schemi di flusso e valutazioni riassuntive degli scenari 394 xi 8.3.1 Schemi di flusso 394 8.3.2 Valutazioni riassuntive 398 8.3.2.1 Bilancio di massa 398 8.3.2.2 Indicatori di recupero e smaltimento 399 8.4 Confronto tra quantitativi e potenzialità 399 8.4.1 Considerazioni sull’esubero impiantistico per il trattamento del RUR 399 8.4.2 Individuazione della quota di mutuo soccorso 400 8.4.3 Valutazioni complessive derivanti dagli scenari al 2020 400 8.5 Valutazione del fabbisogno 402 8.5.1 Fabbisogno per gli impianti di recupero 402 8.5.1.1 Gli inceneritori 403 8.5.1.2 Impianti di trattamento meccanico-biologico 404 8.5.1.3 Impianti di termovalorizzazione di CDR e coincenerimento 404 8.5.1.4 Impianti di compostaggio e digestione anaerobica 405 8.5.1.5 Impianti di valorizzazione del plasmix 405 8.5.1.6 Altri impianti di selezione e riciclo di frazioni differenziate 405 8.5.1.7 Impianti di recupero di scorie e ceneri 405 8.5.2 Fabbisogno per gli impianti di smaltimento 406 8.5.2.1 Discariche per frazioni residuali 406 8.5.3 Valutazioni sulla eventuale chiusura di impianti esistenti 407 8.5.3.1 Discariche 407 8.5.3.2 Inceneritori 407 9 Valutazione degli effetti economici degli scenari di piano 408 9.1 Metodologia 408 9.2 Valutazione delle singole componenti analizzate 409 9.2.1 Riciclaggio 409 9.2.1.1 Forza lavoro: indotto legato alle attività di raccolta, riciclo e commercializzazione dei materiali riciclati 413 9.2.1.2 Variazione sui costi complessivi di gestione dei rifiuti 415 9.2.1.3 Nuovi investimenti necessari per impiantistica di trattamento della Forsu 417 9.2.1.4 Miglioramento della rete dei centri di raccolta comunali e intercomunali 418 xii 9.2.2 Diffusione delle campagne di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata 420 9.2.3 Prevenzione dei rifiuti 421 9.2.4 Miglioramento dell’impiantistica per il TMB 423 9.2.5 Miglioramento dell’impiantistica per l’incenerimento 425 9.2.5.1 Recupero dell'alluminio dalle scorie 429 9.2.5.2 Stima totale investimenti 430 9.3 Esternalità e monetizzazione 431 9.3.1 Premessa sulla valutazione delle esternalità 431 9.3.2 Esternalità considerate 433 9.3.3 Monetizzazione 434 9.4 Impatto energetico 436 9.5 Riassunto degli effetti economici complessivi stimati 437 9.6 Conclusioni 439 10 Obiettivi sulla gestione dei rifiuti urbani 441 10.1 Principi stabiliti dalla normativa comunitaria e nazionale 441 10.1.1 Prevenzione e riutilizzo 442 10.1.2 Riciclaggio e recupero 442 10.1.3 Smaltimento 442 10.1.4 Rifiuti organici 442 10.1.5 Rete impiantistica, autosufficienza e prossimità 443 10.2 Obiettivi stabiliti dalla normativa comunitaria e nazionale 444 10.3 Obiettivi del nuovo PRGR 445 10.3.1 Produzione RU 446 10.3.2 Raccolta differenziata 446 10.3.2.1 Percentuale di RD 446 10.3.2.2 Frazioni raccolte 447 10.3.2.3 Modello omogeneo di RD 447 10.3.2.4 Quantità intercettate di FORSU 448 10.3.2.5 Centri di raccolta comunali o sovracomunali 448 10.3.3 Recupero di materia e di energia 448 xiii 10.3.4 Impiantistica regionale 450 10.3.4.1 Impiantistica per il trattamento del RUR 450 10.3.4.2 Impianti di recupero per le frazioni da raccolta differenziata 452 10.3.5 Altri obiettivi strategico – gestionali 453 10.3.5.1 Tariffa puntuale 453 10.3.5.2 Sensibilità dei cittadini 453 10.3.5.3 Gas climalteranti 453 10.3.5.4 Mercato dei prodotti da riciclo 453 10.3.5.5 Illeciti 454 11 Strumenti ed azioni 455 11.1. Miglioramento delle prestazioni degli impianti 460 11.1.1. Nuove tecnologie impiantistiche per il trattamento del RUR e dei decadenti 460 11.1.1.1. “Fabbriche dei materiali”: recupero di frazioni riciclabili dal RUR mediante selezione ottica 460 11.1.1.2. Gestione delle discariche 461 11.1.1.3. Estrusione e produzione di granulato sintetico 461 11.1.2. Requisiti ambientali degli impianti 462 11.1.2.1. Miglioramenti ambientali sull'impiantistica: premesse normative e tecniche (Direttiva IPPC, BAT e BREF). 462 11.1.2.2. Azioni di Regione Lombardia 464 11.1.3. Indirizzi di Piano 465 11.2 Azioni per l’autosufficienza e il trattamento in prossimità 466 11.2.1 Impiantistica dedicata al rifiuto indifferenziato residuo (RUR, codice CER 200301) 466 11.2.1.1 Impianti di Piano 466 11.2.1.2 Limite alla necessità di trattamento del RUR 466 11.2.1.3 Priorità per gli impianti di trattamento del RUR esistenti 468 11.2.1.4 Priorità per le modifiche dell’impiantistica e la realizzazione di nuovi impianti di Piano di trattamento del RUR 468 11.2.1.5 Mutuo soccorso 469 11.2.1.6 Limitazioni specifiche al conferimento di rifiuti in inceneritori e TMB 469 11.2.2 Discariche 469 xiv 11.2.2.1 Necessità di smaltimento in discariche per rifiuti non pericolosi, funzionali al raggiungimento dell’autosufficienza regionale per lo smaltimento di frazioni residuali derivanti dal trattamento del RUR 469 11.2.2.2 Nuove discariche e ampliamenti di discariche esistenti 470 11.2.2.3 Limitazioni specifiche al conferimento di rifiuti in discarica 470 11.3 Sistema dei controlli e lotta all’illecito 472 11.3.1 Illeciti in Lombardia 472 11.3.2 Competenze sui controlli 474 11.3.3 L’abbandono dei rifiuti e il littering 477 11.3.3.1 Introduzione 477 11.3.3.2 Normativa sull’abbandono rifiuti 478 11.3.3.3 L’apparato sanzionatorio 479 11.3.3.4 Le sanzioni amministrative pecuniarie (art. 255 del d.lgs. 152/06) 479 11.3.3.5 Ecotassa 481 11.3.3.6 Le sanzioni penali (art. 256 del d.lgs. 152/06) 481 11.3.3.7 L’ordinanza sindacale di sgombero e di rimozione dei rifiuti (art. 192 – comma 3 del d.lgs. 152/06) 482 11.3.3.8 Norme anti abbandono nel Codice della Strada 484 11.3.3.9 Azioni per contrastare il fenomeno 485 11.3.4 Indirizzi di piano 487 11.4 Miglioramento delle raccolte differenziate 489 11.4.1 Premessa 489 11.4.2 Dimensionamento ottimale e informazioni necessarie 494 11.4.3 L’intercettazione mirata dello scarto di cucina 495 11.4.4 Omogeneizzazione a livello regionale 497 11.4.4.1 Automezzi 500 11.4.5 Le raccolte nelle zone con particolarità territoriali 501 11.4.5.1 Zone a bassa densità urbanistica 502 11.4.5.2 Zone turistiche 504 11.4.5.3 Zone ad alta densità urbanistica 505 11.4.6 Indicazioni per il raggiungimento di elevati livelli di raccolta differenziata senza svantaggi economici o ambientali 507 xv 11.4.7 Raggiungimento degli obiettivi di qualità delle raccolte incidendo sul servizio ai fini di massimizzare il recupero di materia. 509 11.4.8 Implementazione di raccolte particolari 511 11.4.8.1 Oli alimentari esausti 512 11.4.8.2 Toner usati 512 11.4.8.3 RUP quali pile e farmaci usati 512 11.4.8.4 Raccolta differenziata mediante Ecomobile 513 11.5 Accompagnamento alla policy 514 11.5.1. Diffusione delle campagne di sensibilizzazione 514 11.5.1.1. L’importanza delle campagne di comunicazione 514 11.5.1.2. Linee guida per una efficace campagna di sensibilizzazione: strategia mediale 516 11.5.1.3. La “comunicazione nascosta”: il ruolo dell’ecodesign 517 11.5.1.4. La comunicazione delle modalità di raccolta differenziata 518 11.5.1.5. La certezza del riciclo 518 11.5.1.6. Il ruolo dell’educazione ambientale nelle scuole 519 11.5.1.7. Comunicazione e prevenzione della produzione di rifiuti 519 11.6 La green economy 520 11.6.1 Definizione e politiche internazionali 520 11.6.2 Definizione e politiche internazionali 521 11.6.3 Lo sviluppo della Green Economy in Europa e in Italia: opportunità e limiti 521 11.6.4 Il quadro programmatico-normativo regionale sulla Green Economy 523 11.6.5 Rifiuti e Green Economy: Il recupero in Regione Lombardia 524 11.6.5.1 Recupero e riciclo di carta, plastica, vetro e legno 525 11.6.5.2 I Rifiuti di Apparecchiature Elettriche e Elettroniche (RAEE) 527 11.6.5.3 La produzione di compost come esempio di Green Economy 528 11.6.6 L’eco-industria, i distretti green e il contratto di rete a livello nazionale e locale 532 11.6.7 Il quadro degli ecoinvestimenti e l’ecoinnovazione in Italia 533 11.6.8 Le tendenze occupazionali nel campo della Green Economy: il quadro nazionale 535 11.6.9 Misure e strumenti a sostegno della green economy 537 11.6.10 Le opportunità di lavoro “green” 538 11.6.11 La formazione nel campo delle green economy 538 xvi 11.6.12 Prospettive della Green Economy in Lombardia 539 11.6.13 Indirizzi per lo sviluppo della green economy in Lombardia 540 11.7 Legame con il “pacchetto Clima” 541 11.7.1 Introduzione (politiche 20/20/20 scopo ed obiettivo, valutazione puntuale e confronto con il metodo LCA ) 541 11.7.2 La produzione elettrica da Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) in Italia e in Lombardia 542 11.7.3 Il contributo impiantistico lombardo alla produzione di energia da rifiuti 545 11.7.3.1 Contributo della produzione energetica negli scenari impiantistici al 2020 548 11.7.4 Risparmio di energia primaria e riduzione gas serra attribuibile allo sviluppo degli scenari di gestione dei rifiuti al 2020 (metodo LCA) 551 11.7.4.1 Contributo del sistema integrato di gestione rifiuti urbani al raggiungimento degli obiettivi 20-20-20 (metodo LCA) 553 11.8 Tributo speciale per il conferimento in discarica di rifiuti solidi (ecotassa) 555 11.8.1 Dati relativi agli anni 2011 e 2012 555 11.8.2 Tributo ridotto per il conferimento in discarica di scarti, sovvalli e fanghi 557 12. Programma di prevenzione della produzione di rifiuti urbani 559 12.1. La normativa di riferimento 559 12.1.1. Linee guida a livello europeo 560 12.1.1.1. Flussi di rifiuti su cui focalizzarsi 563 12.1.2. Linee guida Federambiente 564 12.2. Piano d’Azione per la Riduzione dei Rifiuti Urbani in Regione Lombardia( P.A.R.R.) 566 12.3. Azioni di riduzione sperimentali attuate da Regione Lombardia 568 12.3.1. Descrizione delle azioni e risultati del II monitoraggio 569 12.4. Azioni di diffusione al livello regionale delle azioni del PARR 584 12.4.1. Il ruolo della Grande Distribuzione (GD) 584 12.4.2. Il ruolo di Regione Lombardia 586 12.4.3. Il monitoraggio 587 12.4.4. Azioni di Regione Lombardia nel comparto no food 589 12.5. Azioni di riduzione sperimentali attuate da Enti Locali in Lombardia 589 12.5.1. Ricognizione delle azioni effettuate a livello comunale 590 12.5.2. Verifica delle azioni del P.A.R.R. implementate autonomamente dalle Province 591 xvii 12.5.2.1. Vendita alla spina presso la Grande Distribuzione Organizzata 591 12.5.2.2. Recupero dell’invenduto della GDO con destinazione mense sociali 592 12.5.2.3. Farm delivery 593 12.5.2.4. Compostaggio domestico 594 12.5.2.5. Pannolini lavabili 596 12.5.2.6. Recupero ingombranti (Giornate del Riuso) 597 12.5.2.7. Comunicazione all’utenza dei prodotti meno imballati nell’ambito della Grande distribuzione organizzata 598 12.5.2.8. Intervento filiera corta 599 12.5.2.9. Riduzione del consumo di carta negli uffici 599 12.5.2.10. Riduzione della pubblicità commerciale distribuita nelle abitazioni 600 12.5.2.11. Acqua alla spina 601 12.5.3. Altre azioni di riduzione rifiuti promosse dalle province lombarde 610 12.6. La condivisione delle buone pratiche operative 615 12.7. Piano d’Azione per la Riduzione dei Rifiuti Urbani in Regione Lombardia (P.A.R.R.) evoluzione al 2020 615 12.7.1. Obiettivi di riduzione rifiuti 615 12.7.2. Indicatori per il monitoraggio 617 12.7.3. Azioni e strumenti per la prevenzione 619 12.7.3.1. Strumenti incentivanti: tipologie 619 12.7.3.2. Strumenti economico-finanziari: l’introduzione della tariffa puntuale 620 12.7.3.3. Strumenti gestionali: prevenzione tramite i centri del riuso 621 12.7.3.4. Altre azioni e strumenti di sostegno 622 12.7.3.5 Programma nazionale prevenzione dei rifiuti 623 13 Linee guida per la pianificazione provinciale 626 13.1 Contenuti minimi dei piani 626 13.1.1. Analisi della situazione 626 13.1.1.1 Calcolo del fattore di pressione relativo alle discariche 627 13.1.2. Individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti urbani e speciali, delle aree potenzialmente idonee 627 13.1.2.1 Requisiti e standard della cartografia di piano 627 xviii 13.1.3. Verifica dello stato di fatto 628 13.1.4. Obiettivi 628 13.1.5. Strumenti 628 13.1.6. Tempistiche 628 13.1.7. Monitoraggio e verifica del raggiungimento degli obiettivi 628 14 Criteri per l'individuazione, delle aree idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti 630 14.1 Competenze 630 14.2 Criteri generali per la localizzazione degli impianti di trattamento dei rifiuti 630 14.3 Procedura di individuazione delle aree non idonee e idonee per la realizzazione e la gestione degli impianti 631 14.4 Strumenti di pianificazione, normativa e vincolistica 632 14.4.1 Tutela e valorizzazione dei beni storico culturali e paesaggistici (art. 10, 142, 136 e 159 del D. Lgs. 42/2004) e Piano Territoriale Regionale (P.T.R) 632 14.4.2 Tutela e valorizzazione del patrimonio naturale 633 14.4.3 Tutela del suolo e risorsa idrica 633 14.4.4 Tutela della salute e della popolazione 633 14.5 Definizioni 633 14.6 Aree non idonee e aree potenzialmente idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti ed alla modifica degli impianti esistenti 635 14.6.1 Premesse 635 14.6.2 Criteri escludenti per la localizzazione di nuovi impianti e per la modifica degli impianti esistenti a prescindere dalla tipologia 635 14.6.3 Criteri escludenti per le sole discariche (operazioni: D1, D5) e per la modifica degli impianti a discarica esistenti 640 14.6.4 Criteri escludenti per i soli impianti di incenerimento e per la modifica agli impianti esistenti (operazioni: D10, R1) 641 14.6.5 Criteri penalizzanti per i nuovi impianti e per la modifica agli impianti esistenti a prescindere dalla tipologia 641 14.6.6 Criteri penalizzanti per i soli impianti di incenerimento e per la modifica agli impianti esistenti (operazioni: D10, R1) 648 14.6.7 Tutela della popolazione 648 14.6.8 Criteri preferenziali per tutte le tipologie impiantistiche 650 xix 14.6.9 Criteri localizzativi preferenziali per impianti di recupero e smaltimento rifiuti contenenti amianto (RCA) 651 14.7 Linee di indirizzo per l’individuazione di misure di mitigazione e compensazione ambientale 651 14.7.1 Proposte per l’inserimento ambientale delle discariche 652 14.7.2 Inserimento di edifici e strutture 654 14.7.3 Incidenza economica 655 14.7.4 Rapporto con aree agricole 656 14.7.5 Impianti prossimi a siti di Rete Natura 2000 656 14.7.6 Il Biomonitoraggio dell’inquinamento atmosferico 656 14.7.7 Verifica a posteriori delle interferenze ambientali dell’intervento di progetto 656 14.7.8 Dismissione e riconversione 657 SEZIONE 2 – RIFIUTI SPECIALI 658 15 Analisi dello stato di fatto e indirizzi programmatori 658 15.1 Il sistema produttivo locale 658 15.1.1 Imprese sul territorio 658 15.2 La produzione e i flussi 659 15.2.1 Premessa 659 15.2.2 Ultimi dati e trend storici 662 15.2.2.1 La produzione di rifiuti speciali 662 15.2.2.2 Trend storico: totali 663 15.2.2.3 Trend storico: MUD ordinari 664 15.2.2.4 Produzione per tipologia di attività economica 667 15.2.2.5 Produzione per macrocategoria CER 670 15.2.2.6 Stima della produzione complessiva (valutazione sugli esenti MUD) 672 15.2.2.7 I principali rifiuti prodotti 674 15.2.2.8 Analisi dei flussi e bilancio 677 15.2.2.8.1 Flussi in entrata in Lombardia: moduli RT 678 15.2.2.8.2 Flussi in uscita dalla Lombardia: moduli DR 680 15.2.2.8.3 Il bilancio regionale 682 15.2.2.9 Valutazioni sulla distanza percorsa nelle fasi di trasporto 684 xx 15.2.2.9.1 Distanza media ponderata 684 15.2.2.9.2 Percorrenza specifica (km/tonnellata) 685 15.2.2.9.3 Indicatore di prossimità 686 15.2.2.9.4 Elaborazioni e risultati 687 15.3 La gestione dei rifiuti speciali 693 15.3.1 Le operazioni di recupero 695 15.3.2 Le operazioni di smaltimento 698 15.4 Descrizione del foglio di calcolo riassuntivo allegato al PRGR 701 15.5 Impiantistica 704 15.5.1 Impianti autorizzati in procedura ordinaria, AIA e procedura semplificata 704 15.5.1.1 Impianti in procedura semplificata 706 15.5.1.2 Impianti in procedura ordinaria 707 15.5.1.3 Impianti in AIA 708 15.5.2 Impianti/progetti sperimentali 709 15.5.2.1 Inquadramento normativo 709 15.5.2.2 Tecnologie 709 15.5.3 Impianti innovativi 711 15.5.3.1 Inquadramento normativo 711 15.5.3.2 Tecnologie 711 15.6 Valutazione delle possibilità di riduzione dei quantitativi e riduzione della pericolosità 712 15.7 Indirizzi programmatori e obiettivi 713 15.7.1 Obiettivi 713 15.7.1.1 Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti 715 16 Quadro dei fabbisogni 716 16.1 Premessa 716 16.2 Approccio metodologico 716 16.2.1 La produzione totale di RS considerata 716 16.2.2 Tipologia di fabbisogno 717 16.2.3 Altri indicatori utili 717 16.3 Fabbisogno totale e specifico 718 xxi 16.3.1 Totali complessivi e pericolosità 718 16.3.2 Macrofamiglia CER 719 16.3.3 Operazioni di trattamento 720 16.3.4 Raggruppamenti specifici (“focus”) 721 16.3.5 Rifiuti con minor copertura del fabbisogno 722 16.4 Rifiuti attualmente a smaltimento da indirizzare verso operazioni di recupero 725 16.5 Valutazioni conclusive 726 17 Focus su particolari categorie di rifiuti: analisi produzione e linee guida per il recupero e lo smaltimento 727 17.1 Rifiuti contenenti PolicloroBifenili (PCB) – Programma regionale per la decontaminazione e lo smaltimento degli apparecchi contenenti PCB 727 17.1.1 Normativa di riferimento 727 17.1.2 Dati dall’inventario degli apparecchi contenenti PCB 729 17.1.3 Dati sugli apparecchi contenenti PCB non soggetti all’inventario 730 17.1.4 Dati di produzione e gestione: analisi dati MUD 731 17.1.4.1 I CER di riferimento 731 17.1.4.2 I principali indicatori 732 17.1.4.3 Gli impianti e il trattamento 736 17.1.4.4 Analisi dei flussi 737 17.1.4.5 Le attività produttrici 738 17.1.5 Tecnologie impiantistiche 738 17.1.6 Indirizzi di Piano 739 17.2 Materiali isolanti e materiali da costruzione contenenti amianto 740 17.2.1 Premessa e inquadramento 740 17.2.1.1 Caratteristiche dell’amianto 740 17.2.1.2 Il cemento-amianto (Eternit®) 741 17.2.1.3 Il Piano Regionale Amianto (PRAL) e la normativa regionale 741 17.2.2 Dati di produzione e gestione 743 17.2.2.1 I CER di riferimento 743 17.2.2.2 I principali indicatori 744 17.2.2.3 Gli impianti e la gestione 746 xxii 17.2.2.4 I flussi 747 17.2.2.5 Le attività produttrici 748 17.2.3 Indicazioni per la corretta gestione e possibili attività di minimizzazione 748 17.2.4 Tecnologie impiantistiche 749 17.2.4.1 I trattamenti a freddo 751 17.2.4.2 Le tecniche di consolidamento 751 17.2.4.3 Trattamento di immobilizzazione. 751 17.2.4.4 I procedimenti chimici 752 17.2.4.5 Vetrificazione per fusione 752 17.2.4.6 I trattamenti di conversione termica 753 17.2.4.7 I processi metallurgici 753 17.2.4.8 Trasformazione meccano-chimica 753 17.2.4.9 Il trattamento meccanico-chimico dei rifiuti di amianto 753 17.2.4.10 Discarica controllata 754 17.2.5 Indirizzi di Piano 754 17.3 Fanghi da depurazione e da altri processi 755 17.3.1 Premessa e inquadramento 755 17.3.1.1 Inquadramento normativo 755 17.3.1.2 Linee di tendenza sulla gestione fanghi: l’analisi di contesto EU e i temi in discussione 756 17.3.1.3 I Documenti di Lavoro (2000) per la Revisione della Direttiva-Fanghi 758 17.3.1.4 La procedura di Consultazione in corso ed il Rapporto Preliminare 759 17.3.1.5 Regolamentazione a livello regionale 760 17.3.2 Dati di produzione e gestione 761 17.3.2.1 I CER di riferimento 761 17.3.2.2 I principali indicatori 764 17.3.2.3 Gli impianti e la gestione 766 17.3.2.4 I flussi 767 17.3.2.5 Le attività produttrici 768 17.3.3 Indicazioni per la corretta gestione e possibili attività di minimizzazione 768 17.3.3.1 Interventi sulla linea liquami 768 xxiii 17.3.3.1.1 Interventi sui trattamenti chimico-fisici e meccanici 768 17.3.3.1.2 Interventi sul comparto biologico 769 17.3.3.1.3 Interventi sulla linea fanghi 771 17.3.4 Indirizzi di Piano 772 17.4 Veicoli fuori uso con particolare riferimento a Car fluff e Pneumatici 773 17.4.1 Premessa e inquadramento 773 17.4.1.1 Veicoli fuori uso: Inquadramento normativo e definizioni 773 17.4.1.2 Classificazione ai fini MUD 774 17.4.1.3 Il Car Fluff o Automotive Shredder Residue (ASR) 776 17.4.2 Gli pneumatici fuori uso 777 17.4.2.1 Definizione e disciplina normativa sui PFU 777 17.4.3 Dati di produzione e gestione 779 17.4.3.1 Dichiarazioni MUD VFU 779 17.4.3.2 I CER di riferimento 781 17.4.3.3 I principali indicatori 781 17.4.3.4 Gli impianti e la gestione 784 17.4.3.5 I flussi 786 17.4.3.5.1 Le attività produttrici 787 17.4.4 Indicazioni per la corretta gestione e possibili attività di minimizzazione: Car fluff 788 17.4.4.1 Principali materiali ottenuti dalla frantumazione dei veicoli 788 17.4.4.2 Smaltimento in discarica del car-fluff 789 17.4.4.3 Trattamento termico con recupero energetico 790 17.4.4.4 Post Shredder Technologies (PST) 791 17.4.4.5 Esperienze europee di trattamento termico 792 17.4.5 Indicazioni per la corretta gestione e possibili attività di minimizzazione: Pneumatici fuori uso (PFU) 792 17.4.5.1 Sistema di Gestione dei PFU 792 17.4.5.2 Quantitativi di PFU a livello nazionale 793 17.4.5.3 Recupero di materia e di energia dei PFU 794 17.4.6 Indirizzi di Piano 795 17.5 Rifiuti sanitari 796 xxiv 17.5.1 Premessa e inquadramento 796 17.5.1.1 Inquadramento normativo 796 17.5.2 I CER di riferimento 798 17.5.2.1 Dati di produzione e gestione 799 17.5.3 I principali indicatori 800 17.5.4 Gli impianti e la gestione 803 17.5.5 I flussi 804 17.5.6 Indicazioni per la corretta gestione e possibili attività di minimizzazione 805 17.5.7 Indirizzi di Piano 806 17.6 Oli minerali usati 807 17.6.1 Premessa e inquadramento 807 17.6.1.1 Inquadramento normativo e definizioni 807 17.6.2 Dati di produzione e gestione 808 17.6.2.1 Dati nazionali 808 17.6.2.2 Analisi sulle dichiarazioni MUD: I CER di riferimento 810 17.6.2.3 I principali indicatori 812 17.6.2.4 Gli impianti e la gestione 814 17.6.2.5 Le attività produttrici 816 17.6.3 Indicazioni per la corretta gestione e possibili attività di minimizzazione 816 17.6.4 Indirizzi di Piano 817 17.7 Rifiuti inerti 818 17.7.1 Premessa e inquadramento 818 17.1.1.1 Classificazione dei rifiuti da C&D 818 17.7.2 Dati di produzione e gestione 819 17.7.2.1 I CER di riferimento 820 17.7.2.2. I principali indicatori 821 17.7.2.3. Gli impianti e la gestione 823 17.7.2.4. I flussi 824 17.7.2.5. Le attività produttrici 825 17.7.3. Obiettivi di recupero 825 xxv 17.7.4. Indicazioni per la corretta gestione e possibili attività di minimizzazione 826 17.7.5. Tecnologie impiantistiche 826 17.7.5.1. Il ciclo tecnologico 827 17.7.5.2. Rendimenti di separazione 829 17.7.5.3. I materiali prodotti 829 17.7.6. Indirizzi di Piano 831 17.8 Rifiuti decadenti dal trattamento di rifiuti urbani 833 17.8.1 Premessa e inquadramento 833 17.8.2 Dati di produzione e gestione 833 17.8.2.1 I CER di riferimento 833 17.8.2.2 I principali indicatori 834 17.8.2.3 Gli impianti e la gestione 836 17.8.2.4 I flussi 837 17.8.2.5. Le attività produttrici 838 17.8.3 Indicazioni per la corretta gestione e possibili attività di minimizzazione 839 17.8.4 Indirizzi di Piano 839 17.9 Rifiuti decadenti dagli impianti di incenerimento 841 17.9.1 Inquadramento normativo e definizioni 841 17.9.1.1 Le scorie 842 17.9.1.2 Le ceneri leggere (o volanti) e altri rifiuti da incenerimento 842 17.9.1.3 Caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti da incenerimento 843 17.9.2 Dati di produzione e gestione 844 17.9.2.1 I CER di riferimento 845 17.9.2.2 I principali indicatori 846 17.9.2.2.1 Ceneri 846 17.9.2.2.2 Scorie 848 17.9.2.2.3 Altri rifiuti da incenerimento: indicatori 849 17.9.2.3 Gli impianti di trattamento 851 17.9.2.4 I flussi 853 17.9.2.5. Le attività produttrici 855 xxvi 17.9.2.6. Tecnologie per il recupero delle scorie 855 17.9.2.7. Tecnologie per il trattamento delle ceneri 857 17.9.3. Tecnologie innovative per il trattamento delle ceneri 859 17.9.4. Indirizzi di Piano 860 17.10 Rifiuti di beni a base di polietilene 861 17.10.1. Inquadramento normativo e definizioni 861 17.10.1.1. Il consorzio POLIECO 861 17.10.1.2. Chiarimenti normativi relativi alla distinzione tra beni ed imballaggi in polietilene 862 17.10.1.3. Rifiuti agricoli in polietilene: individuazione di criteri per la raccolta dedicata 862 17.10.2. Dati di produzione e gestione 864 17.10.3. Indirizzi di piano e indicazioni per la corretta gestione 864 17.11. Rifiuti derivanti da pile ed accumulatori 865 17.11.1. Premessa e inquadramento 865 17.11.2. Dati di produzione e gestione 866 17.11.2.1. I CER di riferimento 866 17.11.2.2. I principali indicatori 867 17.11.2.3. Gli impianti e la gestione 869 17.11.2.4. I flussi 870 17.11.2.5. Le attività produttrici 871 17.11.3. Il Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori ed il sistema dei consorzi 871 17.11.3.1. Il ruolo del COBAT 872 17.11.4. Tecnologie per il trattamento delle batterie e degli accumulatori piombosi e non 873 17.11.4.1. Batterie e accumulatori al piombo 873 17.11.4.2. Altri tipi di batterie ed accumulatori 875 17.11.5. Indirizzi di Piano 876 17.12 Rifiuti da attività di bonifica 877 17.12.1 Premessa e inquadramento 877 17.12.2 Dati di produzione e gestione 877 17.12.2.1 I CER di riferimento 877 17.12.2.2 I principali indicatori 878 xxvii 17.12.2.3 I flussi 881 17.12.2.4 Gli impianti e la gestione 881 17.12.2.5. Le attività produttrici 883 17.12.3 Indirizzi di Piano per la corretta gestione dei rifiuti da attività di bonifica 884 SEZIONE 3 886 18 Programma di riduzione dei rifiuti biodegradabili da collocare in discarica 886 18.1 Premessa 886 18.1.1 Normativa di riferimento 886 18.1.2 Il quadro territoriale di riferimento e le dinamiche demografiche 887 18.2 Rifiuti urbani biodegradabili 888 18.2.1 Lo stato di fatto nella gestione dei rifiuti urbani biodegradabili a livello regionale e provinciale 888 18.2.1.1 Produzione e caratteristiche dei RUB 888 18.2.2 Quadro impiantistico 893 18.2.3 Calcolo del rifiuto urbano biodegradabile in discarica per ogni provincia anni 2002-2010 896 18.2.3.1 Metodologia del Gruppo di Lavoro interregionale per il calcolo del RUB in discarica, e analisi merceologiche di riferimento 896 18.2.3.2 Stima degli scarti a discarica 897 18.2.4 Valutazione del raggiungimento degli obiettivi di legge in Regione Lombardia 900 18.2.4.1 Dati di dettaglio per Province 900 18.2.4.2 Sintesi per Province 915 18.2.4.3 Confronto con altre Regioni 916 18.2.5 Previsioni al 2020 del RUB prodotto e conferito in discarica (provinciale e regionale) 917 18.3 Rifiuti biodegradabili non urbani: fanghi e scarti agroindustriali 918 18.3.1 Fanghi 918 18.3.1.1 Dati di produzione e gestione 918 18.3.1.2 I principali indicatori 918 18.3.1.3 La gestione 918 18.3.2 Scarti agroindustriali 919 18.3.2.1 Dati di produzione e gestione 919 18.3.2.2 I principali indicatori 920 xxviii 18.3.2.3 La gestione 920 18.4 Gli obiettivi al 2020 922 18.5 Misure ed azioni per il raggiungimento degli obiettivi 922 SEZIONE 4 924 19 PROGRAMMA REGIONALE DI GESTIONE DEGLI IMBALLAGGI 924 19.1 Quadro normativo di riferimento 924 19.1.1 Il quadro Europeo 924 19.1.2 Il quadro nazionale 925 19.1.2.1 Definizioni 925 19.1.2.2 Trattamento 926 19.1.2.3 I soggetti obbligati 926 19.1.2.4 Novità del DL Liberalizzazioni “ Misure urgenti in materia di concorrenza, liberalizzazioni e infrastrutture “- convertito con legge 24 marzo 2012, n.27 927 19.1.2.5 Il CONAI 927 19.1.2.6 Costi a carico di produttori e utilizzatori di imballaggi 928 19.1.2.7 Il versamento del contributo ambientale 929 19.1.3 Il quadro regionale 929 19.1.3.1 Gli obiettivi di legge 930 19.1.4 La regolamentazione dell’utilizzo di sacchi per l’asporto delle merci 931 19.1.4.1 I requisiti di compostabilità degli shopper 932 19.2 Il quadro territoriale di riferimento (provinciale, regionale) 933 19.2.1 Evoluzione storica 933 19.2.1.1 Rifiuti urbani di imballaggio 933 19.2.1.2 Rifiuti speciali di imballaggio 940 19.2.2 Previsioni 941 19.2.2.1 Previsioni sui quantitativi 941 19.2.2.2 Valutazioni sul fabbisogno di nuova impiantistica per il recupero degli imballaggi 943 19.2.3 Confronto con i dati CONAI e dell’Osservatorio degli Enti Locali sui sistemi di RD 945 19.2.4 Qualità delle raccolte 948 19.3 Le attività del CONAI e dei consorzi di filiera 951 19.3.1 Il sistema CONAI 951 xxix 19.4 Analisi dei flussi 954 19.4.1 Analisi quantitativa e qualitativa 954 19.4.1.1 Rifiuti urbani contenenti imballaggi 954 19.4.1.2 Flussi dei rifiuti speciali di imballaggio 958 19.4.2 Il riciclo e il recupero degli imballaggi: dati CONAI e verifica rispetto agli obiettivi di legge 960 19.4.2.1 Verifica a scala nazionale 960 19.4.3 Il recupero degli imballaggi: recupero di materia e di energia. Analisi provinciale dei flussi e impiantistica 962 19.4.3.1 Totale imballaggi gestiti 963 19.4.3.2 Imballaggi in carta CER 150101 965 19.4.3.3 Imballaggi in vetro CER 150107 969 19.4.3.4 Imballaggi in plastica CER 150102 973 19.4.3.5 Imballaggi in legno CER 150103 977 19.4.3.6 Imballaggi in metallo CER 150104 981 19.4.4 La prevenzione degli imballaggi 984 19.5 Obiettivi regionali 989 19.5.1 Obiettivi per la prevenzione/riduzione 989 19.5.2 Obiettivi per la raccolta e la relativa ottimizzazione 989 19.5.2.1 Quantità intercettate 989 19.5.2.2 Miglioramento della qualità delle raccolte 990 19.5.2.3 Definizione di un modello omogeneo di raccolta per gli imballaggi urbani 991 19.5.3 Obiettivi per il trattamento (riciclo e recupero) 991 19.5.4 Raggiungimento degli obiettivi e verifica della coerenza tra obiettivi regionali e obiettivi di legge 991 19.5.4.1 Strumenti ed azioni per il raggiungimento degli obiettivi 991 19.5.4.2 Sostegno economico alle azioni 992 19.5.4.3 La comunicazione 993 NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE xxx ALLEGATI ALLEGATO 1 (al par. 3.4) Dettaglio del destino delle principali frazioni da raccolta differenziata per provincia ALLEGATO 2 (al par. 3.5) Analisi dei flussi – 1° destino del RUR ALLEGATO 3 (al par. 3.5) Analisi dei flussi – conferimenti di RUR ALLEGATO 4 (al par. 3.6) Mappa dei principali gestori della raccolta rifiuti ALLEGATO 5 (al cap. 5) Progetto GERLA - (GEstione Rifiuti in Lombardia – Analisi del ciclo di vita) ALLEGATO 6 (al cap. 15) Database riassuntivo rifiuti speciali (file excel) ALLEGATO 7 Riassunto degli obiettivi e strumenti di attuazione PROGRAMMA REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI RELAZIONE GENERALE DEL PROGRAMMA REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI 1 SEZIONE 1 – RIFIUTI URBANI 1. La programmazione dei rifiuti urbani 1.1 Indirizzi della nuova programmazione Gli indirizzi della nuova programmazione regionale in materia di rifiuti sono contenuti nel documento approvato dal Consiglio Regionale con D.c.r. n. 280 del 8 novembre 2011. Le priorità e gli obiettivi contenuti nell’Atto d’Indirizzi, sono in linea con quanto stabilito dalla recente direttiva comunitaria 2008/98/CE, così come recepita nella normativa nazionale di riferimento. La vera novità è che viene stabilito chiaramente un ordine di priorità tra le forme di gestione del rifiuto secondo le seguenti casistiche: prevenzione preparazione per il riutilizzo riciclaggio (recupero di materia) recupero di altro tipo (ad es. il recupero di energia) smaltimento Prima ancora di affrontare l’importante tema di una corretta ed efficiente raccolta differenziata attraverso la quale massimizzare il recupero di materia dai rifiuti, occorrerà prendere in esame possibili azioni atte ad evitare di produrre rifiuti, qualora sia possibile anche con azioni semplici e incisive sui comportamenti di tutti i cittadini. Elemento innovativo della nuova programmazione regionale è il fatto che le scelte che verranno individuate, saranno supportate dalle recenti metodiche di Analisi del Ciclo di Vita (LCA, Life Cycle Assessment) applicata ai sistemi di gestione dei rifiuti, così da consentire una visione globale della filiera prodotto-rifiuto-riciclo-smaltimento finale atta ad una più attenta e consona pianificazione regionale in materia. La Regione Lombardia si è dotata a partire dal 2009 del Piano di Azione per la Riduzione dei Rifiuti (P.A.R.R.) quale strumento articolato in misure, azioni, target ed indicatori e divenuto caposaldo sia come strumento di governance, sia come nucleo di condensazione di azioni concrete che sono state attuate sul territorio. All’interno del P.R.G.R., come previsto dall’art. 199 del D.lgs. 152/2006, è contenuto un capitolo dedicato al programma di prevenzione della produzione dei rifiuti recante le misure di prevenzione esistenti e quelle da intraprendere quali ulteriori misure; esso fissa gli obiettivi di prevenzione e gli strumenti per il loro monitoraggio. Il P.A.R.R. è quindi parte integrante e sostanziale del PRGR. Sarà necessario valutare scelte pianificatorie per raggiungere gli obiettivi imposti a livello nazionale relativi alle percentuali di raccolta differenziata. Il D.lgs. 152/2006, infatti, recentemente aggiornato, ha 2 confermato l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata da raggiungere entro il 31 dicembre 2012. Il Programma regionale, pertanto, prevederà la definizione di diversi scenari, sempre nel rispetto degli obiettivi minimi dettati dalla normativa nazionale, considerando l’efficacia del sistema dal punto di vista gestionale, tecnico ed economico, anche sulla base di valutazione effettuate con la metodologia LCA applicata a tutte le fasi della gestione. Verranno quindi valutati con attenzione gli effetti ambientali ed economici di una raccolta differenziata spinta e verranno tarati di conseguenza gli obiettivi di piano, fermo restando il già elevato valore dell’obiettivo al 65%. Un’ulteriore e importante novità è l’introduzione del concetto di “alta qualità nel riciclaggio”, previsto dalla Direttiva 2008/98/CE e ripreso dal D. Lgs 152/2006 che ha come obiettivo quello di tendere verso una società europea del riciclaggio con un alto livello di efficienza delle attività di recupero. Il nuovo programma dovrà perseguire gli obiettivi del D. Lgs 152/2006, stabilendo degli obiettivi, da conseguire entro il 2020, per la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti. La Regione indicherà i criteri organizzativi della raccolta differenziata nelle diverse aree territoriali, superando le criticità attuali legate all’elevata frammentazione presente nelle modalità di raccolta dei rifiuti urbani che, in ambiti territoriali differenti, mostrano performance notevolmente diverse. Verranno considerati ad esempio i territori con vocazione turistica in cui sarà prestata attenzione allo sviluppo di una corretta gestione dei rifiuti tenendo conto delle esigenze locali. Obiettivo del nuovo PRGR sarà quindi quello di indicare le best practices per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio di alta qualità, mantenendo i migliori livelli di efficienza, efficacia ed economicità. Prioritario sarà quindi il fatto che la raccolta consenta adeguati standard qualitativi e all’intera filiera della gestione spetterà il compito fondamentale di far sì che possano essere raggiunti gli obiettivi ambientali previsti in materia di riciclaggio e di minimizzazione degli scarti, il tutto nell’ottica di una valutazione attenta di tutte le fasi del ciclo mediante metodiche LCA. Inoltre, l’economicità dei modelli di raccolta differenziata proposti dovrà essere valutata proseguendo l’approfondimento già realizzato dalla Regione Lombardia nello studio sui costi e sulle tariffe applicate dai gestori della raccolta rispetto alla percentuale di raccolta differenziata La frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) svolge un ruolo chiave per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi normativi di raccolta differenziata, ottenibili solo attraverso la raccolta domiciliarizzata secco-umido, diffusa ormai capillarmente in Lombardia. Occorrerà attuare la migliore pianificazione della raccolta, prevedere la realizzazione di impiantistica innovativa (ad es. la digestione anaerobica con recupero del biogas), nonché l’attivazione di filiere del compost di qualità e del digestato di qualità. Per quanto riguarda la produzione totale di rifiuti, a differenza del passato in cui si approssimava, senza raffinate analisi, la crescita della produzione di rifiuti nel tempo a una funzione lineare costante, l’approccio sarà ora quello di identificare 3 scenari di evoluzione, partendo dall’analisi delle variabili socio 3 economiche Tale fase di definizione degli scenari è particolarmente delicata in quanto condiziona le decisioni legate al fabbisogno impiantistico. Nell’ottica della razionalizzazione della programmazione del ciclo dei rifiuti a livello regionale e al fine di evitare eventuali e non opportuni, nonché diseconomici, sovradimensionamenti in sede di pianificazione provinciale verrà effettuata una valutazione: • delle previsioni, contenute nella l.r. 26/2003, circa l’avvio di flussi di rifiuti urbani a smaltimento verso impianti ubicati al di fuori del relativo territorio provinciale, in virtù di accordi stipulati tra la Provincia interessata ed il gestore dell’impianto in sede di approvazione dei piani provinciali al fine di evitare sovradimensionamenti impiantistici in sede di pianificazione provinciale • delle necessità di mutuo soccorso interprovinciale per lo smaltimento, considerando le caratteristiche della dotazione impiantistica, esistente e in progetto Verranno effettuate valutazioni quantitative e qualitative dei rifiuti da inviare a termovalorizzazione introducendo il concetto di “rete” impiantistica per lo smaltimento regionale. Dovranno essere considerate negli scenari le possibili fluttuazioni nella produzione totale di rifiuti legate ai grandi eventi programmati sul territorio lombardo, come ad esempio l’EXPO 2015. Le scelte, le azioni e gli sforzi da porre in essere per raggiungere nuovi traguardi avranno come orizzonte temporale assunto il 2020 , data di riferimento del cosiddetto Pacchetto Clima dell’Unione Europea, legata all’opportunità di integrare le politiche ambientali ed energetiche in funzione della profonda interrelazione che lega la lotta al cambiamento climatico, l’efficientamento energetico dei processi e dei settori di consumo e lo sviluppo delle fonti rinnovabili con la migliore e più sostenibile gestione del ciclo dei rifiuti. Nel Programma di Gestione Rifiuti verrà effettuata un’attenta analisi dei costi di gestione per le diverse tipologie impiantistiche di recupero e smaltimento, adeguatamente comparate a quelle di altre realtà regionali, individuando eventuali “range” ottimali di applicazione. Tale analisi sarà funzionale alla valutazione della congruità delle tariffe applicate, al fine di garantire le migliori condizioni per il cittadino, nell’ambito del criterio del libero mercato. Si effettuerà un approfondimento sul settore degli imballaggi, considerandone gli aspetti quantitativi, sia nella fase in cui sono ancora semplicemente “prodotti” (quantità immesse al consumo), sia nella fase in cui diventano rifiuti, con una ulteriore distinzione tra rifiuti urbani e speciali da imballaggio. Sarà aggiornato il Programma regionale di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, approvato con D.g.r. 13817 del 25 luglio 2003, il tutto nell’ottica di coordinamento e sinergia tra i vari obiettivi: • di prevenzione della produzione ai sensi del comma 6, dell’art. 225 del d.lgs. 152/2006 (raggiungimento degli obiettivi della direttiva 2008/98/CE)con una valutazione dell’efficacia delle azioni di riduzione del consumo di imballaggi intraprese ad esempio con il P.A.R.R. • di ottimizzazione dei modelli di raccolta differenziata 4 • di analisi del mercato del recupero sia nell’ambito delle convenzioni CONAI, sia relativamente al libero mercato I RAEE (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), la cui gestione è regolamentata dal d.lgs. 151/2005, necessitano di un’attenzione particolare in quanto si è vissuta recentemente una fase di avvio del nuovo sistema di raccolta ancora da ottimizzare. Regione Lombardia si farà carico dell’attività di governance su tale tema, interagendo ai vari livelli (centri di raccolta comunali, grande distribuzione e cittadini). Dovrà anche essere aggiornato il Programma regionale per la riduzione dei Rifiuti Urbani Biodegradabili (RUB) da collocare in discarica, ai sensi dell’articolo 5 del d.lgs. 36/2003 e delle recenti modifiche normative ai limiti di accettabilità in discarica. Nonostante il destino diretto dei rifiuti urbani in discarica sia ormai prassi residuale in Lombardia e non sia più consentito il conferimento del rifiuto indifferenziato tal quale non separato dalla frazione organica, esistono ancora quantitativi importanti di rifiuti provenienti dalle operazioni di selezione meccanica e trattamento meccanico biologico che hanno come destino finale la discarica. Il programma valuterà anche tale componente. Al fine di rendere il Programma pienamente attuabile ai diversi livelli istituzionali e territoriali è opportuno che esso sia accompagnato da un pacchetto di strumenti attuativi, quali strumenti economico finanziari, tecnici, autorizzativi, di governance e di accompagnamento alla policy. La nuova pianificazione regionale si configura quindi come un’occasione propizia per indirizzare, tramite opportuni strumenti di governance, la gestione dei rifiuti nel loro complesso verso una modalità ancora più innovativa e di eccellenza, mirata sempre all’autosufficienza ma con una forte impronta di innovatività supportata da un’analisi ambientale avanzata e razionale, nonché dallo sviluppo di nuova imprenditorialità: la Green Economy lombarda. La via della Green Economy, delineata nel Piano per una Lombardia Sostenibile, costituisce una concreta uscita dalla crisi economica, rappresentando una grande opportunità di crescita e di posizionamento del sistema lombardo su eccellenze europee di frontiera tecnologica e di capacità gestionale imprenditoriale. La “vivacità” delle imprese lombarde deve trarre dal Piano regionale per la Gestione dei rifiuti lo stimolo e la linfa per potersi esprimere concretamente. Anche dal punto di vista occupazionale occorre favorire la svolta nella promozione di nuove filiere produttive che vedano nell’industria dei rifiuti molto più di una nicchia di qualità. 5 1.2 Iter di redazione del nuovo PRGR Il Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale”, parte IV art. 199 dispone che le Regioni predispongano ed approvino i piani regionali di gestione dei rifiuti per i quali si applica la procedura di cui alla parte II, art. 6 in materia di Valutazione Ambientale Strategica. Lo stesso articolo, disciplina i contenuti dei piani regionali di gestione dei rifiuti, prescrivendone il coordinamento con gli altri strumenti di pianificazione di competenza regionale e previsti dalla normativa vigente; in particolare, prevede che siano parte integrante del piano regionale dei gestione dei rifiuti, i piani per la bonifica delle aree inquinate. La norma regionale di riferimento in materia di gestione rifiuti e bonifiche è la Legge Regionale 12 dicembre 2003, n. 26 "Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale. Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia, di utilizzo del sottosuolo e di risorse idriche" che, all’art. 19 comma 3 stabilisce che la pianificazione regionale sia costituita dall'Atto di indirizzi, approvato dal Consiglio regionale su proposta della Giunta e dal Programma di Gestione dei Rifiuti, approvato dalla Giunta. La medesima norma, all’art. 19 comma 4 dispone che il solo Programma di gestione sia integrato dalla Valutazione Ambientale Strategica, condotta secondo i contenuti e le procedure di cui agli articoli 4, 5, 6, 7, 8 e 9 della direttiva 2001/42/CE. Per quanto riguarda i contenuti del Programma Regionale di Gestione dei Rifiuti (P.R.G.R.), si rimanda al paragrafo 2.3 “Normativa regionale”. Per quanto riguarda il procedimento di programmazione/valutazione del Programma, avviato il 20/04/2011 con Dgr IX/1587, può essere suddiviso in 5 fasi principali: 1. avvio e preparazione: avvio di procedimento congiunto per la redazione del Programma e della VAS individuazione delle Autorità (Procedente e Competente per la V.A.S.) - dei Soggetti competenti in materia ambientale e del pubblico interessato - predisposizione del “Modello metodologico procedurale e organizzativo della V.A.S” in base a quello generale proposto con Dgr 761/2010, opportunamente adattato per il P.R.G.R; 2. orientamento: definizione degli Obiettivi generali e dell'ambito di influenza del Programma redazione e messa disposizione del Documento di SCOPING - definizione della portata delle informazioni da includere nel Rapporto Ambientale – verifica della presenza di Siti Rete Natura 2000 (sic/zps) e conseguente necessità di conseguire la Valutazione di Incidenza per effetto della Dgr 14106/2003 – Prima conferenza pubblica di Valutazione; 3. elaborazione Programma e Valutazione: redazione del Programma regionale di gestione dei rifiuti e del Piano regionale di bonifica delle aree inquinate – redazione del Rapporto Ambientale (V.A.S.) e della Sintesi non tecnica – presa d’atto della Giunta Regionale - messa a disposizione di tutta la http://www.cartografia.regione.lombardia.it/sivas/doc/normative/leggi regionali/DGR671 2010 testocoordinato.zip 6 documentazione (proposta di Programma e RA) per 60 giorni consecutivi - Seconda conferenza di Valutazione; 4. decisione: modifica della documentazione per effetto degli esiti della consultazione pubblica (recepimento di pareri/osservazioni) e delle prescrizioni della Valutazione di Incidenza – parere motivato Autorità competente per la V.A.S. – approvazione del PRGR e del RA – informazione circa la decisione e invio al M.A.T.T.M. 5. monitoraggio: redazione di report di monitoraggio all’attuazione del PRGR e valutazione periodica. 7 Figura 1.2.1 – Schema metodologico procedurale (V.A.S. del P.R.G.R.) 8 1.3 Valutazione degli obiettivi del precedente PRGR 1.3.1 Riassunto obiettivi e previsioni Il vigente PRGR prevedeva che le Province lombarde raggiungessero i seguenti obiettivi che richiamavano, in parte, quelli stabiliti dall’art. 23 della L.r. 26/2003, comma 1,ovvero: • entro il 2003: raggiungimento almeno del valore del 35% di raccolta differenziata finalizzata all’effettivo recupero e riciclo; • entro il 2005: riduzione delle quantità di rifiuti calcolate sul pro-capite avviate a smaltimento pari al 20% rispetto a quelle avviate nel 2000; recupero complessivo e riciclaggio, tra materia ed energia, pari ad almeno il 40% in peso dei rifiuti prodotti; recupero dei residui prodotti dalla termovalorizzazione per una percentuale pari al 40%; • entro il 2010: riduzione della quantità dei rifiuti pericolosi pari al 20% rispetto alla quantità avviata a smaltimento nel 2000; recupero complessivo e riciclaggio, tra materia ed energia, pari ad almeno il 60% in peso dei rifiuti prodotti; recupero dei residui prodotti dalla termovalorizzazione per una percentuale pari ad almeno il 60%. La legge regionale n. 10 del 29 giugno 2009 “Disposizioni in materia di ambiente e servizi di interesse economico generale - Collegato ordinamentale” ha poi rivisto tali obiettivi, adeguandoli al disposto del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., imponendo alle Province di perseguire, all’interno del proprio territorio, i seguenti obiettivi: raggiungimento di una raccolta differenziata dei rifiuti urbani non inferiore alle seguenti percentuali di rifiuti prodotti: almeno il 50 per cento entro il 31 dicembre 2009; almeno il 60 per cento entro il 31 dicembre 2011; Inoltre, entro il 2010: riciclaggio e recupero complessivo, tra materia ed energia, pari ad almeno al 60% in peso dei rifiuti prodotti; il 40% in peso dei rifiuti prodotti deve essere finalizzato al riciclo e recupero di materia; 9 recupero dei residui prodotti dall’incenerimento o dall’utilizzo dei rifiuti come mezzo di produzione di energia per una percentuale pari ad almeno il 60%; riduzione delle quantità di rifiuti urbani, calcolate sul pro-capite, avviate a smaltimento in discarica, pari ad almeno al 20% rispetto a quelle avviate nel 2005. Per quanto riguarda la produzione totale di rifiuti, l’andamento demografico e la percentuale di raccolta differenziata raggiungibile dettagliata nelle singole frazioni, oltre all’espressione degli obiettivi minimi venivano effettuate nel Capitolo 3 del vigente PRGR delle “previsioni di scenario”, che nei prossimi paragrafi verranno analizzate rispetto ai dati reali conseguiti. Erano inoltre inserite valutazioni sul fabbisogno impiantistico riferito all’orizzonte del Programma, ovvero al 2011. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, l’obiettivo minimo fissato nel vigente PRGR è quello del 35% entro il 2003 (finalizzato al recupero di materia); tale obiettivo, fissato dalla prima scrittura della L.r. 26/2003 è stato successivamente adeguato pertanto, di seguito, si effettua il confronto con i più recenti obiettivi, fissati al 50% entro fine 2009 e al 60% entro fine 2011. Al 2010, 5 province (Brescia, Como, Milano, Pavia, Sondrio) non hanno raggiunto l’obiettivo del 50% previsto per il 31/12/2009. Tutte le altre lo hanno raggiunto in varie fasi come specificato nella tabella 1.3.1. Si segnala che la provincia di Cremona ha già raggiunto nel 2010 l’obiettivo del 60% previsto per il 2011. Prov. 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 BG 42,1% 44,9% 45,7% 47,6% 50,3% 50,0% 49,8% 49,6% 50,1% 52,8% 54,0% 53,9% 54,5% BS 19,0% 22,7% 24,7% 26,5% 30,7% 32,9% 31,8% 33,3% 34,2% 35,9% 39,5% 41,1% 43,1% CO 26,6% 29,9% 30,1% 31,6% 34,6% 36,2% 39,2% 40,0% 43,3% 46,1% 47,7% 47,9% 48,3% CR 28,3% 34,4% 37,9% 42,9% 49,0% 50,9% 53,2% 54,2% 56,7% 56,5% 57,7% 59,4% 60,1% LC 38,2% 46,0% 50,5% 53,5% 55,8% 56,7% 56,6% 55,9% 55,7% 56,0% 57,4% 59,1% 59,1% LO 31,8% 34,3% 35,9% 38,9% 42,4% 46,0% 50,0% 50,5% 50,4% 51,3% 54,2% 56,0% 56,7% MB 58,2% 58,2% MI* 36,3% 37,8% 38,9% 38,6% 40,5% 41,8% 42,8% 43,6% 44,6% 45,5% 46,8% 45,6% 46,0% MN 23,2% 26,1% 26,8% 28,8% 33,2% 35,0% 37,9% 41,3% 42,8% 45,0% 47,4% 49,5% 53,5% PV 16,0% 18,6% 20,1% 19,9% 22,9% 23,3% 24,1% 25,4% 25,2% 26,3% 27,4% 28,5% 29,3% SO 23,5% 25,8% 27,5% 29,1% 35,6% 37,2% 37,8% 38,8% 40,1% 41,8% 43,9% 44,9% 46,6% VA 31,0% 34,1% 34,3% 36,1% 38,9% 45,7% 48,3% 51,1% 53,8% 55,6% 57,2% 58,2% 59,2% Regione 31,2% 33,8% 35,1% 36,1% 39,0% 40,8% 41,7% 42,7% 43,9% 45,3% 47,0% 48,1% 49,1% 10 Tabella 1.3.1 – Percentuale di raccolta differenziata raggiunta dalle Province e verifica del raggiungimento del 50% e del 60%. (*) La Provincia di Milano dal 2009 non include nel calcolo i Comuni facenti parte di Monza e Brianza. Prov. Anno di raggiungimento del 50% di RD BG 2002 BS non ancora raggiunto CO non ancora raggiunto CR 2003 LC 2000 LO 2004 MB 2009 MI non ancora raggiunto MN 2010 PV non ancora raggiunto SO non ancora raggiunto VA 2005 Regione non ancora raggiunto Tabella 1.3.2 – Anno di raggiungimento dell’obiettivo del 50% di RD 1.3.1.1 Verifica dell’obiettivo minimo di recupero di materia Di seguito, si effettua la verifica del raggiungimento dell’obiettivo di recupero di materia stabilito dalla l.r. 26/2003, pari al 40% entro il 2010 sottolineando che, lo stesso è monitorato costantemente nei Rapporti Annuali di ARPA Lombardia; si ricorda che il dato relativo al recupero di materia comprende anche i quantitativi derivanti dal recupero delle terre da spazzamento stradale (che non viene conteggiato come raccolta differenziata, come stabilito nella DGR 2513/2011. Tutte le province, ad esclusione di Pavia nella quale al 2010 non sono ancora state avviati in modo diffusi i modelli di raccolta differenziata domiciliarizzata, hanno raggiunto l’obiettivo del 40% al 2010. 11 Prov. 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 BG 38,6% 41,5% 42,3% 44,0% 46,6% 46,5% 48,0% 49,7% 51,1% 52,8% 54,3% 54,6% 55,0% BS 17,7% 21,1% 22,9% 24,6% 28,4% 30,6% 30,7% 32,3% 33,3% 35,0% 38,9% 40,4% 43,3% CO 23,6% 26,5% 27,0% 28,4% 31,5% 32,9% 37,3% 38,0% 41,1% 43,8% 45,5% 45,8% 46,2% CR 26,4% 31,9% 35,0% 39,8% 45,4% 47,1% 51,4% 52,6% 54,0% 54,0% 56,2% 57,1% 59,2% LC 27,7% 34,5% 38,6% 47,0% 49,1% 49,9% 53,4% 52,7% 52,5% 52,9% 54,2% 55,7% 56,7% LO 27,9% 29,7% 30,9% 33,5% 38,5% 41,9% 47,5% 47,9% 47,9% 48,0% 50,9% 52,5% 54,1% MB 55,0% 56,5% MI* 32,7% 34,5% 35,6% 35,4% 37,2% 38,5% 41,0% 41,6% 42,7% 43,4% 44,8% 43,6% 44,6% MN 21,5% 24,2% 24,6% 26,6% 30,6% 32,4% 36,3% 39,6% 40,9% 42,9% 45,2% 47,3% 51,5% PV 14,9% 17,2% 18,6% 18,4% 21,0% 21,5% 23,2% 24,4% 24,1% 25,1% 26,1% 27,3% 28,1% SO 22,0% 23,9% 25,7% 27,2% 33,4% 34,9% 36,3% 37,1% 38,4% 40,8% 43,0% 43,5% 45,5% VA 28,6% 31,4% 31,6% 33,3% 36,0% 42,2% 46,7% 49,4% 52,1% 53,8% 55,3% 56,3% 57,6% Regione 28,2% 30,7% 31,9% 33,1% 35,8% 37,5% 40,0% 41,2% 42,4% 43,6% 45,5% 46,5% 48,0% Tabella 1.3.3 – Verifica del raggiungimento dell’obiettivo del 40% di recupero di materia Prov. Recupero di materia - anno di raggiungimento BG 1999 BS 2009 CO 2006 CR 2002 LC 2001 LO 2003 MB 2009 MI 2004 MN 2006 PV non ancora raggiunto SO 2007 VA 2003 Regione 2004 Tabella 1.3.4 – Anno di raggiungimento dell’obiettivo del 40% di recupero di materia 1.3.1.2 Verifica degli scenari previsionali: quantitativi delle singole frazioni della RD Per quanto riguarda la percentuale di raccolta differenziata, ed i relativi quantitativi di dettaglio delle singole frazioni, nel vigente PRGR si faceva riferimento a quattro scenari di evoluzione futura, tendenti al raggiungimento di valori tra il 40 e il 70 %. Scenario % RD al 2011 12 Tabella 1.3.5 – Scenari di raccolta differenziata previsti dal vigente PRGR Per quanto riguarda la percentuale di raccolta differenziata, la Regione si attesta oggi sulle previsioni dello scenario “2”, che prevedeva il 50% circa al 2011; i dati reali indicano infatti un 49,1% al 2010. Negli scenari di piano, veniva introdotta anche una previsione di raccolta espressa in “tonnellate assolute” per le singole raccolte differenziate, raggruppate in 8 macrocategorie (7 relative alle frazioni più il “sottovaglio”, comprensivo del quantitativo di spazzamento stradale), in base alle seguenti assunzioni: Categorie Equivalenza per i materiali avviati a recupero di materia (e categorie complementari) Carta e cellulosici Carta + Cartone + 10% Scarti + 30% Ingombranti Legno Legno + Stracci + 10% Scarti + 20% Ingombranti Plastica Plastica + 20% Beni durevoli + 30% Componenti elettronici + 5% accumulatori al piombo + 10% scarti + 35% Ingombranti Vetro e inerti Vetro + 15% Beni durevoli + 70% Componenti elettronici + 10% Scarti Metalli Metalli ferrosi + Alluminio + 65% Beni durevoli + 80% Accumulatori al piombo + 10% Scarti + 15% Ingombranti Organico e verde Organico + Verde Altro Altro + Oli + 15% Accumulatori al piombo + 50% Scarti + RUP Tabella 1.3.6 – Tabella di conversione utilizzata nel vigente PRGR per le stime al 2011 dei quantitativi delle 7 frazioni aggregate relative alle raccolte differenziate Tali previsioni erano comunque legate ad una produzione totale di rifiuti che tendeva ad un valore di 5.837.849 t al 2011, diverso da quanto verificatosi nella realtà (4.960.371 t al 2010). Per verificare la coerenza degli scenari ipotizzati è necessario confrontate le quantità registrate nel 2010 con quelle previste nel PRGR. Essendo sovrastimata la stima della produzione totale di rifiuti, occorre procedere ricalcolando le previsioni per le singole macro-frazioni normalizzandole in percentuale (riferendole cioè ai dati di produzione totale registrati nel 2010). Operando in questo modo è possibile trarre indicazioni utili per definire il contributo specifico delle singole frazioni, sugli scenari futuri. Nel grafico seguente si riporta il risultato del confronto di dettaglio; si può osservare come le singole frazioni seguano andamenti molto differenti da quanto previsto. In particolare, la raccolta della frazione organica e del verde superi le previsioni dello scenario “3” (relativo ad un 60% di RD), avvicinandosi allo scenario “4” ritenuto inverosimile (70% di RD). Tutto questo, con una % di RD effettiva al 2010 più bassa, pari al 49,1% della media regionale. 1 39,15% 2 50,13% 3 58,09% 4 70,00% 13 Questo significa che le previsioni di incremento di dettaglio che erano state calcolate nel PRGR con un particolare algoritmo di crescita, erano in realtà probabilmente troppo “teoriche” e distanti dalla realtà dei tassi di intercettazione conseguibili a livello comunale dove, invece, si è dato un corretto impulso allo sviluppo delle raccolte differenziate. Le ipotesi, dipendevano tra l’altro da una stima della composizione del rifiuto lordo variabile negli anni, che prevedeva ad esempio un aumento della “frazione plastica” a scapito della riduzione dell’organico, non verificatasi nella realtà (2010); ciò viene meglio descritto nel capitolo 3.3 relativo alle analisi merceologiche, insieme alla nuova stima della composizione del rifiuto lordo. Tutto ciò premesso, dato l’attuale livello di raccolta differenziata pari al 49,1% al 2010, si può sostenere che esistono ancora margini di miglioramento e che essi sono differenti da quanto stimato dal vigente PRGR. Dalla ridefinizione dei livelli di “massima intercettazione” con un criterio più vicino alla realtà, si può prevedere con confidenza un innalzamento del livello medio di raccolta differenziata regionale senza correre il rischio (ex PRGR) di essere cautelativi, ipotizzando che i tassi di intercettazione di alcune singole frazioni possano diventare troppo elevati e quindi insostenibili. Il dettaglio di questi livelli viene definito nel capitolo 3.3 relativo alle analisi merceologiche e nell’allegato riguardante lo studio GERLA. (LCA). Tabella 1.3.7 – Confronto delle quantità di raccolte al 2010, raggruppate in macro-frazioni, rispetto alle previsioni di scenario del vigente PRGR ricalcolate sul totale RU effettivo del 2010. 0 200.000 400.000 600.000 800.000 1.000.000 1.200.000 Ca rt a e ce llu lo si ci Le gn o Pl as tic a Ve tr o e in er ti M et al li O rg an ic o e ve rd e A ltr o to nn el la te Scenario 1 Scenario 2 Scenario 3 Scenario 4 REALE 2010 14 1.3.1.3 Verifica del recupero complessivo di materia ed energia L’ obiettivo minimo fissato per le Province dal vigente PRGR è il recupero complessivo e riciclaggio, tra materia ed energia, pari a: • 40% in peso dei rifiuti prodotti entro il 2005 • 60% in peso dei rifiuti prodotti entro il 2010 Considerando anche il secondo destino (ovvero includendo i quantitativi in uscita dagli impianti di pretrattamento dei rifiuti indifferenziati, con un’indagine puntuale effettuata annualmente da ARPA), questo obiettivo è raggiunto da tutte le Province ad eccezione della Provincia di Mantova per il 2010, la quale ha un sistema impiantistico basato interamente sul pretrattamento del rifiuto tal quale e successivo invio a discarica. Occorre segnalare che i dati di recupero energetico per le province di Lodi, Mantova e Sondrio sono relativi a conferimenti extra-provinciali, dato che non sono presenti termovalorizzatori in tali province. 2006 2007 2008 2009 2010 Provincia Solo primo destino Con secondo destino Solo primo destino Con secondo destino Solo primo destino Con secondo destino Solo primo destino Con secondo destino Solo primo destino Con secondo destino BG 79,1% 87,1% 80,0% 88,2% 80,7% 88,9% 80,7% 88,9% 80,6% 88,8% BS 87,1% 87,1% 90,8% 90,9% 91,6% 91,6% 90,3% 90,3% 90,3% 90,3% CO 68,0% 68,1% 72,8% 73,0% 66,9% 67,5% 72,4% 72,4% 78,1% 78,2% CR 79,0% 79,0% 80,0% 80,2% 86,0% 86,5% 76,8% 76,8% 89,7% 89,7% LC 88,0% 88,0% 88,9% 88,9% 88,4% 88,4% 88,1% 88,1% 89,1% 89,1% LO 48,4% 63,6% 48,0% 69,2% 50,9% 71,2% 52,5% 74,5% 54,1% 73,6% MB 86,7% 86,7% 87,9% 87,9% MI* 79,7% 84,4% 79,3% 81,8% 79,9% 84,3% 81,1% 85,8% 85,0% 89,0% MN 40,9% 50,9% 42,9% 53,5% 45,2% 67,2% 47,3% 75,4% 51,5% 58,1% PV 64,0% 73,5% 65,2% 77,2% 65,7% 77,9% 53,3% 66,0% 66,1% 77,1% SO 65,0% 65,0% 77,5% 77,5% 83,7% 83,7% 82,3% 82,3% 91,2% 91,2% VA 69,9% 70,4% 71,1% 71,9% 72,2% 74,7% 73,2% 76,3% 74,1% 81,6% Regione 75,9% 79,9% 77,2% 80,7% 77,9% 82,8% 77,9% 83,1% 81,3% 85,4% Tabella 1.3.8 – Verifica dell’obiettivo del recupero di materia ed energia pari al 60% al 2010 1.3.2 Riduzione dei rifiuti urbani a smaltimento L’obiettivo fissato originariamente dal vigente PRGR, tratto dalla l.r. 26/03, era quello della riduzione entro il 2005 del 20% del totale RU pro capite avviato a smaltimento rispetto ai dati del 2000; la verifica di questo obiettivo è riportata nella tabella 1.3.9. ed è stato raggiunto al 2005 dalle province di Cremona, Lodi e Varese ma non complessivamente a livello regionale. 15 Provincia Kg/abitante 2000 Kg/abitante 2005 ∆ 2005/2000 BG 228,5 226,4 -0,9% BS 417,5 396,0 -5,1% CO 315,1 286,4 -9,1% CR 303,2 232,4 -23,3% LC 224,9 205,1 -8,8% LO 298,0 226,8 -23,9% MI 296,1 280,6 -5,2% MN 379,6 324,3 -14,6% PV 426,4 414,1 -2,9% SO 291,9 270,0 -7,5% VA 311,9 236,0 -24,3% Regione 314,4 288,8 -8,2% Tabella 1.3.9 – Verifica dell’obiettivo al 2005 di riduzione delle quantità pro capite inviate a smaltimento Questo obiettivo è stato poi aggiornato dalla l.r. 10/2009 come riduzione entro il 2010 delle quantità di rifiuti urbani pro-capite, avviate a smaltimento in discarica, pari ad almeno al 20% rispetto a quelle avviate nel 2005. Questo obiettivo è stato centrato dalla Regione in totale (2005: 32,7 kg/ab., 2010: 12,9 kg/ab., variazione -60,4%) e dalla maggior parte delle province che hanno fatto registrare decrementi tra il 46% e il 100%, tranne Bergamo (-2,8%, partendo però da un pro capite già basso pari a 14,8 kg/ab.) e Pavia (che ha fatto registrare un incremento da 1,2 a 4,6 kg/ab.). Questa verifica è stata effettuata considerando il solo primo destino, escludendo il secondo destino da impianti di pretrattamento in quanto, in conformità al D.Lgs. 36/2005, si faceva riferimento alla riduzione dell’invio a discarica del rifiuto “tal quale”. Rappresentando la ripartizione percentuale del primo destino negli anni e per provincia (fig. 1.3.1.) ed inserendo, come riferimento, anche il valore al 2000 è possibile evidenziare al meglio il miglioramento conseguito. 16 Figura 1.3.1 – Variazione della ripartizione nella tipologia di smaltimento per provincia, anni 2000 – 2005 – 2010. 1.3.3 Riduzione dei rifiuti urbani pericolosi Il PRGR fissava anche l’obiettivo di riduzione della produzione e della pericolosità di rifiuti urbani, in particolare pari ad un -20% da raggiungere entro il 2010 rispetto alla quantità avviata a smaltimento nel 2000. Nel capitolo 17 viene comunque effettuato un approfondimento sulla gestione dei rifiuti speciali pericolosi. Di seguito, si riporta l’esisto di un’elaborazione effettuata tramite il database O.R.SO. mirata ad identificare tutti i CER urbani pericolosi prodotti negli anni; purtroppo non è stato possibile confrontarsi in modo attendibile con l’anno 2000 in quanto il database O.R.SO. viene compilato in maniera esaustiva solo dal 2004. Nella tabella 1.3.10., emerge che a livello assoluto l’obiettivo regionale non appare rispettato (+5,2%); tale informazione è però “falsata” in quanto nel periodo 2004-2010 sono intervenute alcune modifiche normative che hanno spinto in misura significativa la raccolta di alcune categorie di RUP in precedenza non intercettate (principalmente RAEE a cui spesso vengono attribuiti codici CER pericolosi). I quantitativi assoluti sono quindi aumentati, da 24.000 a 41.000 tonnellate circa, ed è quindi plausibile il mancato rispetto della diminuzione dell’avvio a smaltimento. Per normalizzare questo effetto, occorre quindi confrontare la percentuale di avviato a smaltimento sul totale, nel corso degli anni; come si può osservare in tabella, la percentuale decresce in modo significativo, passando dal 26,3% al 16,4%, riducendosi quindi del 37,7%. Nella tabella 1.3.11. sono elencati i principali CER pericolosi urbani prodotti. 17 Anno 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Diff. 2010/2004 Totale CER pericolosi urbani prodotti 24.142 27.273 29.620 30.437 32.595 35.970 40.766 +68,9% Totale trattato in impianti di recupero 17.784 20.315 22.729 23.556 26.947 29.548 34.078 +91,6% Totale a smaltimento 6.357 6.958 6.892 6.881 5.649 6.421 6.688 +5,2% % a smaltimento (sul raccolto) 26,3% 25,5% 23,3% 22,6% 17,3% 17,9% 16,4% -37,7% Tabella 1.3.10 – Verifica della riduzione dei rifiuti urbani pericolosi (dati in tonnellate) CER Categoria 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 200135 Raee 5.768 7.836 9.726 11.086 13.323 15.928 21.627 200123 Raee 8.949 9.669 10.147 9.998 10.769 10.580 10.404 160601 Accumulatori per auto 3.184 3.268 3.208 2.861 1.906 2.181 1.108 200127 Cartucce e toner per stampa 1.565 1.821 1.983 2.176 2.428 2.939 3.100 200133 Accumulatori per auto, pile e batterie 2.008 1.968 2.204 2.082 1.712 2.041 1.924 Altri 2.667 2.710 2.351 2.233 2.457 2.300 2.602 Totale 24.142 27.273 29.620 30.437 32.595 35.970 40.766 Tabella 1.3.11 – CER di rifiuti urbani pericolosi principali raccolti 1.3.4 Recupero dei residui prodotti dalla termovalorizzazione L’obiettivo definito nel vigente PRGR è il recupero dei residui prodotti dalla termovalorizzazione per una percentuale pari ad almeno il 60%. Annualmente, nella relazione annuale prodotta dagli impianti ai sensi art. 15 comma 3 d.lgs. 133/05, vengono dichiarati i quantitativi di residui prodotti e la percentuale di recupero operata dagli stessi. Come riportato nella tabella 1.3.12., al 2010 si ha una percentuale complessiva di recupero pari all’ 85%; l’obiettivo è stato quindi ampiamente superato. Non sono inclusi nel calcolo i rifiuti liquidi o fanghi di depurazione interni. Si segnala che alcuni impianti inviano le scorie in Germania, come riempitivo in miniere di salgemma; questa operazione è stata confermata come recupero, anche a seguito di una sentenza del 27 febbraio 2002 della Corte di Giustizia Europea, in quanto sostituiscono una materia prima che sarebbe stato necessario reperire. 18 Tabella 1.3.12 – percentuale di recupero dei residui prodotti dall’incenerimento 1.3.5 Produzione totale pro capite La base fondamentale per il calcolo di molti altri indicatori del PRGR è la previsione dell’andamento della produzione di rifiuti pro capite totale. Da essa infatti deriva, unitamente alla stima della popolazione e dell’andamento delle raccolte differenziate, la valutazione del fabbisogno impiantistico per lo smaltimento e il recupero. Il vigente PRGR non poneva obiettivi da raggiungere per questo parametro, ma ipotizzava una tendenza di scenario. Esso era stato elaborato in un periodo storico in cui la previsione sembrava abbastanza semplice, in quanto il trend di tale valore era di incremento pressoché lineare da molti anni, praticamente dal 1995 (anno in cui inizia il rilevamento statistico costante da parte di Regione Lombardia ed in seguito di ARPA Lombardia). La previsione per il futuro effettuata nel PRGR tramite una media tra una regressione lineare ed una logaritmica, riportata in figura 1.3.2., portava al 2011 ad un valore pari a 616,96 kg/abitante e per il 2010 circa 604 kg/abitante (il grafico mostra i valori dal 1998 ma in realtà la regressione lineare era basata sulla serie 1995-2003). I dati reali (2010), riportati in figura 1.3.3, si sono però rivelati molto al di sotto di questa aspettativa, mostrando invece un arresto della crescita ed una stabilizzazione intorno a valori di 500 kg/abitante/anno. Lo scostamento dalle previsioni, giunto ad essere pari a -20,7% al 2010, è stato determinato dalla mancata previsione della successiva stagnazione dell’economia (di cui un’anticipazione si aveva già con i dati del 2003) e dell’effetto dell’introduzione di misure di contenimento alla fonte della produzione di rifiuti; inoltre, non erano state introdotte valutazioni sul possibile disaccoppiamento del trend di produzione dei rifiuti dalla crescita economica auspicate dagli indirizzi dell’Unione Europea. Sul tema, un approfondimento specifico, che porta a definire gli scenari futuri del nuovo PRGR, è riportato nel capitolo 4. % sul tot. incenerito % a smalt. % a rec. % sul tot. incenerito % a smalt. % a rec. % sul tot. incenerito % a smalt. % a rec. % sul tot. incenerit % a smalt. % a rec. % sul tot. incenerito TOTALE (t) a recupero (t) % a recupero ACSM-AGAM S.p.A. 20,0% 100% 2,2% 37% 63% 0,1% 100% 22,3% 19.519 18.805 96,3% ACCAM S.P.A. 14,6% 100% 3,6% 100% 0,6% 100% 0,5% 100% 19,3% 19.026 14.885 78,2% PRIMA SRL 18,1% 100% 3,7% 100% 21,8% 39.614 32.891 83,0% CO.RE. S.P.A. 19,1% 100% 1,6% 10% 90% 0,2% 100% 20,9% 14.527 14.414 99,2% SILEA SPA 18,0% 32% 68% 2,9% 100% 20,8% 18.039 10.604 58,8% AEM GESTIONI S.R.L. 20,0% 100% 4,0% 100% 0,1% 100% 24,1% 16.868 14.066 83,4% APRICA S.P.A. (ex ASM BS) 14,8% 21% 79% 5,2% 100% 0,8% 100% 20,8% 168.518 143.364 85,1% BRIANZA ENERGIA AMBIENTE S.P.A. 21,0% 14% 86% 5,7% 21% 79% 26,7% 14.358 12.133 84,5% REA DALMINE S.p.A. 14,4% 69% 31% 1,0% 39% 61% 3,2% 95% 5% 1,1% 100% 19,7% 29.962 9.756 32,6% LOMELLINA ENERGIA 4,2% 100% 8,8% 19% 81% 4,0% 100% 2,5% 100% 19,4% 61.076 55.805 91,4% AMSA (SILLA DUE) 15,2% 100% 1,0% 1% 99% 2,5% 6% 94% 0,0% 100% 18,8% 104.359 103.425 99,1% TOTALE 20,4% 505.867 430.149 85,0% TOTALEScorie Polveri Rottame ferrosoCeneri 19 Figura 1.3.2 –Previsione di andamento della produzione pro capite totale dei RU nel vigente PRGR Figura 1.3.3 – Andamento reale del pro capite totale dei RU rispetto alle previsioni del vigente PRGR 400 420 440 460 480 500 520 540 560 580 600 620 640 19 95 19 96 19 97 19 98 19 99 20 00 20 01 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 20 11 Kg /a bi ta nt e Produzione totale di RU pro capite Dati reali 2003-2010 Dati 1995-2003 utilizz. PRGR vigente Previsioni PRGR vigente 20 Anno Previsioni Dati reali Scostamento cumulativo kg/ab. Variazione risp. anno prec. kg/ab. Variazione risp. anno prec. 2003 518,2 496,7 2004 529,9 +2,2% 504,3 +1,5% -5,1% 2005 541,7 +2,2% 504,4 +0,0% -7,4% 2006 553,9 +2,2% 518,0 +2,7% -6,9% 2007 566,2 +2,2% 511,8 -1,2% -10,6% 2008 578,6 +2,2% 516,3 +0,9% -12,1% 2009 591,3 +2,2% 502,1 -2,7% -17,7% 2010 604,0 +2,2% 500,3 -0,4% -20,7% 2011 617,0 +2,1% Tabella 1.3.13 – Scostamento dalle previsioni del vigente PRGR sul totale pro capite dei RU 1.3.6 Popolazione Nel vigente PRGR era stata utilizzata una previsione di incremento demografico basato su alcune stime medie (ISTAT) disponibili, rappresentate con una linea rossa tratteggiata nella figura 1.3.4. Le stime prevedevano una popolazione totale pari a 9.398.266 abitanti al 2011 e al 2010 pari a 9.376.613. I dati ISTAT più recenti (1 gennaio 2011) evidenziano invece 9.917.724 abitanti al 2010. Si è verificato quindi un incremento demografico superiore al previsto (PRGR), con uno scostamento dei dati reali pari a +5,5% al 2010, riportato in tabella 1.3.14. Figura 1.3.4 - Andamento reale della popolazione rispetto alle previsioni del vigente PRGR 7.000.000 7.500.000 8.000.000 8.500.000 9.000.000 9.500.000 10.000.000 10.500.000 19 95 19 96 19 97 19 98 19 99 20 00 20 01 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 20 11 Storico fino al 2002 Previsioni ISTAT utilizz nel PRGR Reali 2002-2010 21 Anno Previsione ISTAT media utilizz. nel PRGR Dati reali ISTAT Scostamento cumulativo 2002 9.154.300 9.108.645 -0,5% 2003 9.186.887 9.246.796 +0,6% 2004 9.219.473 9.393.092 +1,8% 2005 9.252.060 9.475.202 +2,4% 2006 9.284.646 9.545.441 +2,7% 2007 9.307.370 9.642.406 +3,5% 2008 9.330.094 9.742.676 +4,2% 2009 9.352.818 9.826.141 +4,8% 2010 9.375.542 9.917.714 +5,5% 2011 9.398.266 Tabella 1.3.14- Scostamento dalle previsioni del vigente PRGR sulla popolazione 1.3.7 Produzione totale assoluta di RU Combinando le previsioni sul pro capite e sulla popolazione totale, è possibile calcolare lo scostamento dai dati reali in termini di produzione assoluta di RU. I due fattori presentano uno scostamento di segno opposto, in cui l’incremento demografico superiore al previsto controbilancia parzialmente la sovrastima della crescita del pro capite. Il confronto è riportato in tabella 1.3.15. e figura 1.3.6.; come si vede, lo scostamento delle previsioni dai dati reali indica una sovrastima, per l’anno 2010, pari a 702.738 tonnellate (+12,4%). Figura 1.3.5 - Andamento reale della produzione totale di RU rispetto alle previsioni del vigente PRGR 3.000.000 3.500.000 4.000.000 4.500.000 5.000.000 5.500.000 6.000.000 6.500.000 19 98 19 99 20 00 20 01 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 20 11 Dati storici Previsioni PRGR Dati reali 22 Anno Previsione popolazione Previsione RU pro capite Previsione totale RU Dati reali totale RU scostam. dalle previsioni (t) scostam. dalle previsioni (%) 2004 9.219.473 530 4.884.938 4.735.103 -149.835 -3,1% 2005 9.252.060 542 5.012.118 4.773.468 -238.651 -4,8% 2006 9.284.646 554 5.142.580 4.944.926 -197.653 -3,8% 2007 9.307.370 566 5.269.647 4.932.316 -337.330 -6,4% 2008 9.330.094 579 5.398.766 5.029.428 -369.338 -6,8% 2009 9.352.818 591 5.529.854 4.929.885 -599.968 -10,8% 2010 9.375.542 604 5.663.109 4.960.371 -702.738 -12,4% 2011 9.398.266 617 5.798.551 Tabella 1.3.15 - Scostamento dalle previsioni del vigente PRGR sulla produzione totale di RU 1.3.8 Fabbisogni impiantistici Il capitolo 4.4.1 del PRGR vigente, contiene gli schemi di flusso previsionali al 2011, sulla base dei 4 scenari di RD ipotizzati. Al fine di verificare la coerenza delle previsioni, sono stati analizzati i principali indicatori riportati negli scenari, confrontandoli con i dati reali al 2010, sia in tonnellate assolute che in termini percentuali, per normalizzare l’effetto dell’errata previsione sul totale RU. Gli indicatori hanno visto un’evoluzione distinta che li ha portati singolarmente a scenari differenti. Il risultato del confronto, riassunto in tabella 1.3.16, indica che è stato raggiunto come raccolta differenziata indicativamente lo scenario 2 ma con modalità diverse da quelle preventivate: soprattutto la frazione F.O.R.S.U. + verde, ha visto un tasso di intercettazione ben più alto del previsto. Indicatore Scenario raggiunto % RD sul totale RU Appena al di sotto dello scenario 2 % RUR a TERMO sul totale RUR Tra scenario 2 e 3 % RUR a TMB sul totale RUR Tra scenario 1 e 2 % RUR a DISCARICA sul totale RUR Appena al di sopra del livello 0 previsto in tutti gli scenari % CDR prodotto sul trattato in TMB Coerente con tutti gli scenari % FORSU + verde su totale RD Ben al di sopra di tutti gli scenari % a DISCARICA, compr. scorie e scarti, su totale RU Scenario 3 Tabella 1.3.16 – Avvicinamento degli indicatori sul fabbisogno impiantistico agli scenari ipotizzati 23 Figura 1.3.6 – Verifica dei dati reali al 2010 rispetto agli indicatori principali degli scenari del vigente PRGR Il PRGR concludeva con la seguente stima indicativa di fabbisogno impiantistico residuale al 2011: • RECUPERO DI MATERIA (compostaggio/valorizzazione) : 180.000 t/a • RECUPERO ENERGETICO (termovalorizzatore) : 1.700 t/g • SMALTIMENTO (discarica): 4.500.000 mc Regione Lombardia ha saputo mantenere una completa autosufficienza con gli impianti esistenti o adeguati nel corso degli ultimi anni; al 2010 infatti, il rifiuto urbano indifferenziato è stato interamente trattato in Lombardia con la capacità impiantistica esistente. Per un approfondimento maggiore su questo tema, con anche le valutazioni sul fabbisogno futuro, si rimanda al capitolo riguardante il fabbisogno impiantistico. 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% % R U R su t ot R U % R D s u to t RU % R U R a TE RM O s u to t R U R % R U R a TM B su t ot R U R % R U R a D IS C su t ot R U R % C D R pr od s u tr at t TM B % fo rs u + ve rd e su t ot R D % a d is ca ri ca s u to t R U Reali 2003 in PRGR Scenario 1 Scenario 2 Scenario 3 Scenario 4 REALI 2010 24 2. Normativa di riferimento Il campo dei rifiuti è interessato da un numero elevatissimo di norme di diverso rango, che riguardano particolari tipologie di rifiuti (es. oli usati, sanitari, rifiuti contenenti amianto, ecc…), diverse fasi della gestione (raccolta, trattamento, ecc…) o differenti tipologie di impianti (discariche, inceneritori, ecc…): tale corpus normativo è, oltre che molto consistente, in continua evoluzione, pertanto in questo capitolo si ritiene utile soltanto un inquadramento generale dei principi che le norme principali contengono. 2.1. Normativa comunitaria La direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo del Consiglio ha abrogato, a partire dal 12 dicembre 2010, la direttiva 2006/12/CE, la direttiva 75/439/CEE relativa all’eliminazione degli oli usati e la direttiva 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi, con l’obbligo per gli Stati membri di recepire, entro la stessa data, le nuove indicazioni nella propria normativa di riferimento. La nuova direttiva sancisce che l’obiettivo principale di qualsiasi politica in materia di rifiuti dovrebbe essere quello di ridurre al minimo le conseguenze negative che la produzione e della gestione dei rifiuti potrebbero avere per la salute umana e l’ambiente, cercando di ridurre al minimo l’uso delle risorse. Viene rafforzata la necessità di considerare prioritaria la prevenzione dei rifiuti, già prevista nella direttiva 2009/12/CE: l’art 4 stabilisce, infatti, che le politiche in materia di gestione dei rifiuti devono rispettare la gerarchia che pone al primo posto la prevenzione, seguita dalla preparazione per il riutilizzo, dal riciclaggio, dal recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia e all’ultimo posto dallo smaltimento. Il rispetto della gerarchia dovrà essere attuato introducendo un approccio che tenga conto dell’analisi del ciclo di vita. Tali indicazioni dovrebbero perseguire l’obiettivo di dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione di rifiuti. Viene introdotto il concetto di prevenzione come: “misure, prese prima che una sostanza, un materiale o un prodotto sia diventato un rifiuto, che riducono: a) la quantità dei rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l’estensione del loro ciclo di vita; b) gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull’ambiente e la salute umana; oppure c) il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti”. Importante novità è quella prevista dall’art 29 della direttiva che prevede che gli Stati membri adottino programmi di prevenzione che dovranno poi essere integrati nei piani gestione dei rifiuti definiti dall’art 28 della direttiva stessa. La direttiva comunitaria modifica anche la definizione di rifiuto come: “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi” eliminando il rimando alle necessità di rientrare nelle categorie di cui all’allegato I alla direttiva stessa. Introduce il concetto di sottoprodotto, escludendo tale categoria dal regime dei rifiuti solo se rispettati determinate condizioni e stabilisce quando 25 un rifiuto cessa di essere tale (“end of waste”), ossia quando sia sottoposto ad un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio, e soddisfi specifiche condizioni e criteri. La direttiva stabilisce le quattro condizioni generali da rispettare affinché si verifichi la "cessazione della qualifica del rifiuto", rimandando a successivi provvedimenti di dettaglio la definizione puntuale delle condizioni specifiche per le singole tipologie di rifiuti. Al momento della stesura del presente capitolo, sono due i provvedimenti attuativi già entrati in vigore: il regolamento 333/2011/Ue sui rottami metallici e il regolamento 1179/2012/Ue sui rottami di vetro, entrambi direttamente applicabili all'interno degli Stati membri senza necessità di recepimento. Al fine di attuare la “società europea del riciclaggio”, la direttiva ha introdotto importanti concetti quali il riutilizzo, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio. Gli Stati membri devono adottare le misure necessarie per promuovere il riutilizzo dei prodotti, favorendo la costruzione e il sostegno di reti di riutilizzo e di riparazione. Secondo la direttiva gli Stati membri devono anche prevedere misure per promuovere il riciclaggio di alta qualità e la raccolta differenziata dovrà essere, quindi, finalizzata ad ottenere il massimo riciclo dalle diverse frazioni. Da evidenziare l’introduzione del termine “riciclaggio”, prima assente dalla normativa ed utilizzato esclusivamente nel linguaggio comune, differente dal “recupero”, in particolare il riciclaggio si configura come un sottoinsieme del recupero, esclusi il recupero energetico ed il trattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili (es. produzione di CSS) o in operazioni di riempimento. Entro il 2020 dovranno, inoltre, essere rispettati dagli Stati membri degli obiettivi di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio per determinate categorie di rifiuti. Anche la definizione di recupero viene modificata e rafforzata nella nuova direttiva al fine di garantire una netta distinzione con lo smaltimento in quanto tali aspetti comportano una netta differenza in termini di impatto ambientale e al fine di riconoscere i potenziali vantaggi ambientali e per la salute umana derivanti dall’utilizzo delle risorse. Scopo della direttiva è inoltre anche quello di precisare quando l’incenerimento di rifiuti solidi urbani è efficiente dal punto di vista energetico e può essere considerato un’operazione di recupero. Al fine di affermare le pratiche di riutilizzo, prevenzione, riciclaggio e recupero dei rifiuti, la direttiva accorda agli Stati membri la possibilità di introdurre la responsabilità estesa del produttore: tale principio riveste una importanza decisiva per l’impostazione comunitaria della riduzione e prevenzione dei rifiuti. Vengono, infine, introdotte specifiche indicazioni per la gestione degli oli usati, che prevedono, in particolare, l’obbligo di raccolta separata, il divieto di miscelazione e la limitazione delle spedizioni transfrontaliere dal loro territorio agli impianti di incenerimento o coincenerimento al fine di dare priorità alla rigenerazione degli oli usati. 26 2.2. Normativa nazionale A livello statale la direttiva 98/2008 CE ha trovato recepimento con il D.lgs. 3 dicembre 2010, n. 205, che ha determinato una parziale, ma sostanziale, modifica della Parte IV del D.lgs. n.152/2006. Tre le principali novità apportate alla normativa nazionale vi è l’introduzione del rispetto della gerarchia nella gestione dei rifiuti, attribuendo un ruolo prioritario alla prevenzione. La norma chiarisce che solo in via eccezionale è possibile discostarsi dall’ordine di priorità, in relazione a flussi di rifiuti specifici, solo “qualora ciò sia giustificato, nel rispetto del principio di precauzione e sostenibilità, in base ad una specifica analisi degli impatti complessivi della produzione e della gestione di tali rifiuti sia sotto il profilo ambientale e sanitario, in termini di ciclo di vita, che sotto il profilo sociale ed economico, ivi compresi la fattibilità tecnica e la protezione delle risorse”. Al fine di promuovere le politiche di prevenzione è stato approvato dal Ministero dell’Ambiente il Programma Nazionale di prevenzione dei rifiuti con decreto direttoriale 7 ottobre 2013 contenente le indicazioni necessarie perché tale programma sia integrato nei piani regionali di gestione rifiuti. Novità importante apportata alla normativa nazionale è quella di avere introdotto (art 180bis) la necessità che le amministrazioni promuovano iniziative volte a favorire il riutilizzo dei prodotti e la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti anche mediante strumenti economici, la costruzione e il sostegno di centri e reti accreditati di riparazione/riutilizzo e l’adozione di criteri appositi in sede di affidamento di contratti pubblici. Nel rispetto dell’obiettivo comunitario di attuare la “società europea del riciclaggio” anche la normativa nazionale ha recepito la necessità di promuovere il riciclaggio di alta qualità, finalizzato a tale scopo i criteri che le regioni devono dare ai comuni per realizzare la raccolta differenziata. Dovranno essere raggiunti obiettivi per il riutilizzo e il riciclaggio, entro il 2020, nel rispetto delle indicazioni comunitarie: tale nuovo obiettivo si aggiunge ed affianca quello già presente della percentuale di raccolta differenziata, garantendo così che i rifiuti raccolti separatamente dai cittadini siano poi effettivamente riciclati IL D.lgs 205 modifica la nozione di sottoprodotto, avvicinando la normativa italiana a quella comunitaria: il nuovo art. 184-bis del Dlgs n. 152 del 2006 definisce come sottoprodotto qualsiasi sostanza che presenti contemporaneamente determinate caratteristiche individuate dalla legge. Un altro strumento idoneo a delimitare la nozione di rifiuto è stata l’introduzione della previsione della cessazione della qualifica di rifiuti (“End Of Waste” – EOW). Tale novità risulta essere estremamente importante nell’ottica complessiva di gestione del ciclo dei rifiuti, in quanto consente di ridurre l'uso di risorse anche attraverso l’utilizzo di materiali e oggetti recuperati dai rifiuti. L’articolo 184-ter prevede la le modalità attraverso le quali un rifiuto cessa di essere tale, ossia “quando è stato sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici”. Tali criteri dovranno essere previsti da regolamento comunitari, come già detto, o con DM. da adottare nel rispetto delle condizioni generali dettate dalle norme. 27 A oggi è stato emanato il Dm 14 febbraio 2013, n. 22 che ha regolamentato le condizioni per fare cessare la qualifica dei rifiuti di alcune tipologie di combustibili solidi secondari (CSS). Importante novità riguarda il principio di autosufficienza e di prossimità per lo smaltimento dei rifiuti urbani: l’art. 182-bis stabilisce infatti che l’autosufficienza deve essere realizzata per lo smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e per i rifiuti del loro trattamento. L’art 178 bis introduce la “responsabilità estesa del produttore” al fine di rafforzare la prevenzione e facilitare l’utilizzo efficiente delle risorse durante l’intero ciclo di vita, comprese le fasi di riutilizzo, riciclaggio e recupero dei rifiuti. Le modalità e i criteri di introduzione della responsabilità estesa del produttore sono rimandate all’adozione di uno o più decreti del ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza unificata, che definiranno i criteri di introduzione di tale principio: la sua applicazione concreta sarà, quindi, determinata dalla volontà di emanazione di tali atti. Anche l’art 199 relativo ai Piani regionali di gestione rifiuti è stato modificato, prevendendo espressamente che la procedura di VAS deve essere applicata ai fini dell’approvazione dei piani regionali per la gestione dei rifiuti; l’articolo dettaglia i nuovi contenuti obbligatori dei piani di gestione rifiuti che le regioni dovranno approvare o adeguare entro il 12 dicembre 2013 e fissa un termine per il necessario aggiornamento dei piani, che dovrà avere luogo entro sei anni. 2.3. Normativa regionale La Regione Lombardia dal 2003 si è dotata di una legge che regola le modalità di erogazione dei servizi locali di interesse economico generale (l.r. 12 dicembre 2003, n. 26). La legge ha un approccio di tipo globale a motivo delle strette interazioni tra i diversi servizi locali di interesse economico generale (acqua, energia elettrica, gas, rifiuti). Il titolo II della l.r. 26/2003 disciplina l’organizzazione del sistema integrato di gestione dei rifiuti quale servizio locale di interesse economico generale. La norma regionale già contiene i principi fondamentali della direttiva comunitaria verso i quali orientare il sistema integrato di gestione dei rifiuti e considera, infatti, prioritario ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti, ottimizzare e integrare le operazioni di riutilizzo, recupero e riciclaggio come materia delle singole frazioni dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata e dei rifiuti speciali, incentivare e sostenere l’effettivo o oggettivo recupero sia in termini di energia che materia di rifiuti urbani e dei rifiuti speciali con attenzione a particolari categorie di rifiuti quali veicoli a fine vita e RAEE e promuove l’utilizzo dei materiali derivanti delle operazioni di recupero e riciclaggio. Sempre nel rispetto della gerarchia comunitaria, la legge regionale vieta ogni attività di smaltimento e di termovalorizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti, che deve essere destinata esclusivamente al riciclaggio ed al recupero di materia, salvo impurità e scarti. 28 La norma, in anticipo sulla normativa nazionale, ha definito degli obiettivi di recupero sia di materia che di energia da raggiungere a livello provinciale ed ha individuato anche della azioni da attuare per raggiungere gli obiettivi di prevenzione e di recupero di materia, quali ad esempio la promozione - anche economica dell’effettuazione di ricerche per la progettazione di imballi a ridotto impatto ambientale, la definizione di sistemi omogenei di raccolta differenziata, la diffusione di sistemi di imballaggi cauzionali e la realizzazione di campagne di sensibilizzazione. La legge regionale definisce poi chiaramente i ruoli e le competenze degli enti presenti sul territorio e in particolare attribuisce a Regione la funzione di indirizzo e coordinamento dell’articolazione territoriale degli atti di programmazione e, in particolare, l’approvazione dei Piani provinciali di gestione dei rifiuti. Le province, sulla base delle linee guida di redazione contenute nella pianificazione regionale, elaborano e adottano, con il concorso dei comuni, i piani provinciali di gestione dei rifiuti, relativi alla gestione dei rifiuti urbani e speciali. Tra le funzioni dei Comuni vi sono quelle di affidare il servizio di gestione dei rifiuti urbani e organizzano la raccolta differenziata secondo le modalità dettate dalla pianificazione provinciale. 29 3. Stato di fatto sulla gestione dei rifiuti urbani 3.1 Metodologia di monitoraggio e di validazione dei dati 3.1.1 L’applicativo O.R.SO. Ai sensi dell’art. 18 della Legge regionale 12 dicembre 2003, n. 26, i dati relativi alla gestione dei rifiuti in Regione Lombardia sono raccolti ed elaborati dall’Osservatorio Regionale sui Rifiuti gestito da ARPA Lombardia, anche ai fini della valutazione del raggiungimento degli obiettivi di raccolta e recupero, di cui all’art. 23 della stessa legge. In Regione Lombardia, il sistema di monitoraggio dei dati è tra i più avanzati a livello nazionale ed è organizzato su più livelli di inserimento dati, validazione e bonifica degli stessi. Utilizza principalmente l’applicativo web O.R.SO. (Osservatorio Rifiuti Sovraregionale) sviluppato congiuntamente da ARPA Lombardia e ARPA Veneto, ed ora utilizzato da numerose Regioni e Province tra cui Friuli Venezia-Giulia, Marche, Umbria, Emilia-Romagna e Valle d’Aosta. In particolare, attraverso l’applicativo web ORSO, vengono raccolti i dati relativi a: • produzione e gestione dei rifiuti urbani e più in generale all’organizzazione dei servizi di raccolta, costi, presenza di infrastrutture per la raccolta differenziata, diffusione del compostaggio domestico, pratiche di acquisti verdi, ecc. (cd “scheda comuni”) • quantitativi dei rifiuti ritirati e gestiti dagli impianti di trattamento e altre informazioni connesse, quali quantitativi di materia, prodotti ed energia recuperata, prezzi di conferimento, ecc. (cd “scheda impianti”) Sulla base dei dati raccolti, unitamente alle elaborazioni sui dati MUD, vengono effettuate statistiche relative alla produzione e gestione dei rifiuti urbani e speciali in Regione Lombardia. I dati nell’applicativo sono inseriti direttamente dai Comuni e dagli Impianti di gestione rifiuti tramite una serie di maschere predefinite e reimpostate, che consentono un agevole inserimento ed archiviazione dei dati.. Questo sistema permette di: • stabilire definizioni e nomenclature di riferimento uniformi e condivise; • disporre di un’unica banca dati a livello regionale; • avere a disposizione i dati in tempo reale; • verificare il raggiungimento di specifici obiettivi stabiliti dalle normative vigenti sia a livello nazionale che regionale come ad esempio la percentuale di raccolta differenziata o la percentuale di recupero complessivo di materia ed energia; • fornire supporto alla pianificazione e programmazione, per la verifica dell’attuazione dei piani e il raggiungimento degli obiettivi previsti (in termini di riduzione e recupero dei rifiuti, disponibilità di impianti, autosufficienza e gestione emergenze, ecc.); 30 • individuare costi, prezzi e capitolati di riferimento per la raccolta e trattamento dei rifiuti urbani,; • tracciare il flusso dei rifiuti; • informare su iniziative e strategie locali, attraverso il Forum; • valutare le rese e l’efficienza degli impianti di recupero e smaltimento rifiuti. Un aspetto non poco rilevante è il fatto che in O.R.SO. è presente un database univoco di impianti costantemente monitorato e aggiornato dalla rete degli Osservatori Provinciali Rifiuti. I Comuni, nella compilazione dei destini delle frazioni di rifiuti urbani raccolti in modo separato, non possono commettere errori di inserimento o utilizzare campi liberi non univoci. Questo permette di effettuare statistiche sui destini finali automatiche e molto raffinate, cosa non possibile mediante i dati MUD in quanto un soggetto destinatario può essere inserito con un nome leggermente diverso da più conferitori. Con D.g.r. 10619 del 25 novembre 2009, recentemente modificata dalla D.g.r. 2513 del 16 novembre 2011, sono state definite modalità, contenuti e tempistiche per la compilazione dell’applicativo O.R.SO. relativo alla raccolta dei dati di produzione e gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti gestiti dagli impianti in Regione Lombardia. Nella tabella seguente è riportato l’elenco dei soggetti a cui spetta la compilazione, le relative scadenze e un’indicazione sintetica dei dati richiesti. Scheda COMUNI Scheda IMPIANTI Compilazione: il Comune o società che gestisce il servizio Compilazione: il titolare dell’impianto o il soggetto gestore Dati richiesti (sintesi) informazioni generali: es. abitanti, ut. domestiche e non domestiche produzione rifiuti: modalità e frequenze di raccolta, quantitativi annuali o mensili o singole movimentazioni, soggetti che hanno effettuato la raccolta e/o il trasporto, impianti di destinazione dati aree attrezzate costi del servizio altre informazioni: diffusione compostaggio domestico, tariffa rifiuti, controlli, diffusione acquisti verdi-GPP, ecc. Dati richiesti (sintesi) dati mensili (“raccolta mensile”): quantitativi totale dei rifiuti in ingresso, quota parte di provenienza extra-provinciale, quantità trattata e relativa operazione di trattamento; quantitativi in uscita dall’impianto) dati annuali (“scheda annuale”): file MUD, tariffe accesso all’impianto, quantitativi materia/prodotti recuperati, quantitativi compost prodotto, quantitativi energia prodotta, capacità, tempo residuo stimato e quantità biogas captato per discariche. Scadenza: entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento dei dati Scadenza dati mensili: la frequenza obbligatoria di compilazione dei dati mensili è trimestrale, entro 90 giorni dalla scadenza del trimestre (i dati di gennaio, febbraio e marzo vanno inseriti almeno entro il 30 giugno, e così via) Scadenza dati annuali: entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento dei dati 31 Tabella 3.1.1 . Dati richiesti per la compilazione delle schede O.R.SO. I dati presenti in O.R.SO. vengono validati a tre livelli: • Il soggetto responsabile della veridicità dei propri dati (Sindaco, Legale Rappresentante dell’Impianto) verifica quanto inserito dal compilatore (funzionario, tecnico etc.) ed effettua una prima validazione inserendo la password di chiusura; • L’Osservatorio Provinciale Rifiuti (OPR) effettua la verifica puntuale dei dati inseriti, ricercando anomalie o carenze; ricontatta quindi i soggetti compilatori, chiedendo eventualmente integrazioni o modifiche, quindi valida la scheda in modo definitivo; • L’Osservatorio Regionale Rifiuti, presso ARPA Lombardia, effettua un’ulteriore verifica sulle schede ed effettua le statistiche richieste da Regione e da ISPRA. Inoltre, verifica i dati degli impianti inseriti (CER autorizzati, dati principali) in congruità con gli altri database a disposizione come ad esempio il CGR - Catasto Georeferenziato Rifiuti) • L’applicativo O.R.SO, pertanto, consente i seguenti vantaggi: • Acquisizione di informazioni aggiuntive rispetto al MUD (informazioni sui sistemi di raccolta, dati comunali specifici ad es. sulle isole ecologiche, compostaggio domestico, regolamenti etc.); • Acquisizione dei dati in tempo reale, con possibilità di compilare i quantitativi mensili; per gli impianti di recupero, obbligo di comunicazione trimestrale dei dati, e di inserimento del file MUD; • Generazione automatica di database in formato MS Access per l’elaborazione di statistiche con Query predefinite da ARPA Lombardia e personalizzate. Il sistema basato su O.R.SO., ha permesso di effettuare una elevata quantità di elaborazioni, riportate nel presente PRGR, , di avere una visione molto dettagliata su scala regionale dei flussi presenti, e soprattutto di approcciare il tema del recupero di materia effettuato dagli impianti (MPS in uscita), non affrontato a livello nazionale con nessun altro sistema di monitoraggio. 3.1.2 Il Catasto Georeferenziato Rifiuti (C.G.R.) 3.1.2.1 Descrizione del CGR Il Catasto Georeferenziato degli impianti di trattamento Rifiuti (CGR) è gestito da ARPA Lombardia che coordina i dati provenienti dalle province lombarde. Contiene dati e informazioni relative a tutti gli impianti di trattamento rifiuti esistenti in Lombardia, che possono essere relativi a : • stato di fatto, ovvero dettagli su impianti autorizzati e in esercizio; 32 • previsioni di impianti autorizzati ma non ancora in esercizio; • storico relativo a impianti chiusi e/o bonificati, discariche in post-gestione. Il database attualmente è costituito dai documenti (file) compilati dalle singole province che ARPA coordina e per cui richiede aggiornamenti annuali. Inizialmente il database è stato costruito mediante l’inserimento di tutti i dati desumibili dalle autorizzazioni; successivamente è stato richiesto l’inserimento dei dati relativi agli impianti direttamente alle Amministrazioni Provinciali, che si occupano dell’aggiornamento previsto dalla dgr n. 20287/2005. Il CGR contiene dati tecnici e amministrativi di tutti gli impianti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento rifiuti, sia in procedura ordinaria (art. 208 e ss., D.Lgs 152/06), che in procedura semplificata (art. 214 e ss., D.Lgs 152/06), che in A.I.A. (art.29 e ss. d.lgs. 152/06) o con autorizzazione unica (art. 12 d.lgs. 387/03). Le seguenti categorie impiantistiche sono già presenti come macro raggruppamenti nel CGR: • stoccaggio; • incenerimento; • discarica; • compostaggio; • autodemolizione; • pretrattamento RU; • recupero; • depurazione; • inertizzazione; • fanghi in agricoltura; • selezione e cernita; • altri impianti (con possibilità di descrivere la specifica tipologia di impianto). Ad ogni impianto sono associate le tipologie di rifiuti trattati attraverso i codici CER, eventualmente associati ai vari lotti/linee. 3.1.2.2 La prospettiva del CGR WEB Il CGR contiene informazioni amministrative e tecniche di oltre 5000 impianti, ma il sistema attualmente non prevede modalità di aggiornamento in tempo reale. La difficoltà di aggiornamento del CGR sta nell’attuale frammentazione del database che risiede presso le singole province; alcune lo utilizzano come strumento di lavoro e database, mentre altre lo aggiornano esclusivamente come adempimento normativo. Per tale ragione la trasmissione dei dati aggiornati può 33 avvenire con tempistiche diverse e perciò non è possibile avere sempre la confrontabilità di dati relativi allo stesso anno. Presenta inoltre i seguenti limiti: • ambiente sostanzialmente monoutente e in locale (al massimo utilizzabile in rete locale); • assenza totale della storicizzazione dei dati; • assenza totale del collegamento fra dati e informazioni tecniche dell’impianto e i relativi atti amministrativi; • mancanza di gestione diretta e integrata della georeferenziazione; • impossibilità di tenere aggiornati e coerenti fra i 12 db dati le librerie e le anagrafiche di riferimento. Ciò nonostante il CGR, pur con i limiti dovuti alla piattaforma utilizzata, rappresenta attualmente l’unico database in Lombardia, in grado di contenere tutti i dati di cui trattasi, indispensabili e di fondamentale importanza per quanto riguarda le specifiche attività connesse con i rifiuti, dalla programmazione alla realizzazione degli impianti fino all’effettuazione dei controlli, sia da parte di ARPA, che da tutti gli altri enti e forze dell’ordine che a vario titolo hanno competenze in materia. Esso è quindi la base utilizzata in questo aggiornamento del PRGR per verificare la capacità impiantistica per singole famiglie di rifiuti sul territorio. Per il superamento dei sopra esposti limiti, è in corso la realizzazione del CGR WEB che mira all’implementazione del CGR su piattaforma web. In questo progetto verranno anche introdotte nuove funzioni che vengono brevemente descritte: • La ridefinizione delle principali entità attualmente presenti (l’originario “impianto” diventa l’unità locale): o Ditta: è l’impresa, così come definita nel Registro delle imprese, autorizzata al trattamento dei rifiuti; o Unità locale: è l’insieme di impianti gestiti da una stessa ditta e aventi contiguità territoriale, cioè, all’interno di una stessa recinzione: in alcuni casi comunque si “identificano” come un unica unità locale impianti in aree non propriamente contigue (Es. quando c’è una strada che divide due parti di una stessa unità locale). All’unità locale in ogni modo si associano un unico indirizzo e relativamente un’unica coppia di coordinate geografiche; o Impianto: è l’impianto compreso nell’unità locale autorizzato a una tipologia di trattamento dei rifiuti. In ogni unità locale esistono da uno ad n impianti, anche eventualmente della stessa tipologia; • La storicizzazione dei dati a seguito di atti (autorizzativi o volturazioni); • La georeferenziazione delle unità locali e degli impianti. 34 Mediante il CGR WEB sarà possibile la consultazione di tutti i requisiti e le caratteristiche di ditte, impianti e unità locali. Sarà possibile effettuare ricerche nell’intero database, ad esempio cercando le ditte, le unità locali e gli impianti mediante varie chiavi di ricerca come “Codice CGR”, “Codice fiscale”, “Ragione sociale”, “Comune” ,“Provincia” e “sede legale”. Un’altra novità del CGR WEB riguarda la storicizzazione dell’impianto. Tutti gli atti/note che comportano la variazione della ragione sociale, della sede legale o della forma societaria determineranno una nuova versione della ditta e la storicizzazione della versione vigente. Per quanto riguarda la georeferenziazione dei siti, una volta inserito l’indirizzo della sede legale della ditta, qualora ubicata in Lombardia, attraverso il servizio di geocoding esposto dalla piattaforma geografica di Regione Lombardia, Gazeteer, saranno individuate le coordinate geografiche della ditta. Nel caso in cui il servizio non riesca a restituire le coordinate sarà possibile inserirle manualmente negli appositi campi. Inoltre il CGR web sarà in grado gestire i dati relativi ai sopralluoghi eseguiti presso l’impianto, con indicazione in particolare di: • data; • funzionari; • annotazioni; • possibilità di allegare verbale. Le caratteristiche di seguito elencate sintetizzano le principali migliorie previste per il CGR WEB: • ubicazione (georeferenziazione puntuale e areale tramite interfaccia web-gis); • caratteristiche autorizzative e tecniche complete (potenzialità, operazioni, CER, specifiche impiantistiche quali numero linee, sezioni, sistemi abbattimento ecc), implementabili e aggiornabili anche dal gestore impianto (secondo permessi differenziati); • disponibilità dei dati in tempo reale; • gestione dello storico delle modifiche e degli atti/documenti relativi ad ogni impianto in relazione agli aspetti autorizzativi e tecnici; • sistema di interrogazione quali-quantitativo per la pianificazione, controlli e servizio verso l’utenza qualificata e generica; • sistema di interrogazione geografico; • base di riferimento per le altre banche dati gestite da ARPA, in particolare dei dati di produzione rifiuti urbani e dei rifiuti gestiti dagli impianti e per la bonifica e il controllo dei dati MUD; • gestione controlli; • gestione istruttorie e documentale; • gestione richiesta nuove domande da parte dei proponenti; 35 • interrogazioni utente generico; • gestione e profilazione utenti avanzata; • esportazione dei dati in locale. Con il progetto del CGR WEB si prevede quindi la realizzazione della versione web, utilizzando la base dati del CGR attuale, e implementando tutte una serie di funzioni in modo da rendere disponibili, consultabili ed elaborabili in tempo reale tutte le informazioni inserite, oltre a consentire un reale scambio di informazioni anche con gli impianti stessi per velocizzare e semplificare le procedure. 3.1.3 SISTRI e modifiche al MUD Il SISTRI (Sistema di Controllo della Tracciabilità dei Rifiuti) è il sistema informativo voluto dal Ministero dell'Ambiente ed è stato istituito e disciplinato dal Decreto Ministeriale 17 dicembre 2009 per monitorare i flussi dei rifiuti tramite la tracciabilità degli stessi. L’obiettivo di tale sistema è quello di trasferire in formato digitale gli adempimenti documentali precedentemente svolti in forma cartacea e basati sul MUD, sul Registro di carico e scarico dei rifiuti e sul FIR (Formulario di identificazione dei rifiuti). Attualmente sono obbligati ad aderire al sistema SISTRI una serie di soggetti: tutti i produttori iniziali di rifiuti pericolosi e di non pericolosi da unità con più di 10 dipendenti; i trasportatori di rifiuti speciali prodotti da terzi e di speciali pericolosi in conto proprio; i gestori di impianti di recupero e smaltimento, gli intermediari e i commercianti di rifiuti senza detenzione degli stessi. Fondamentale per Regione Lombardia sarà necessario riuscire a garantire l’interoperabilità tra il sistema SISTRI e il database esistente O.R.SO. al fine di evitare un eccessivo aggravio negli adempimenti di compilazione da parte dei soggetti obbligati. 3.1.4 Il metodo di calcolo della raccolta differenziata in Regione Lombardia L’elaborazione dei dati di gestione dei rifiuti urbani effettuata da ARPA Lombardia ha sempre permesso di effettuare il calcolo della percentuale di raccolta differenziata e dell’avvio a recupero di materia ed energia, ai fini della verifica degli obiettivi stabiliti dalla l.r. 26/03, dal vigente PRGR e del d.lgs 152/06. La percentuale di RD è un dato che consente di valutare l’organizzazione del sistema di raccolta e i quantitativi comunque intercettati, anche con finalità di smaltimento in sicurezza dei rifiuti urbani pericolosi (RUP). La formula per il calcolo della raccolta differenziata è la seguente, già in uso da molti anni in Lombardia e confermata dalla DGR n. 2513 del 16 novembre 2011 al punto 3.2.1: 36 %ð�‘…ð��· = ∑ð�‘…ð��· + ð�‘–ð�‘›ð�‘”ð�‘Ÿð�‘’ð�‘� ð�‘…ð�‘ˆð�‘¡ð�‘œð�‘¡ × 100 In cui: ∑ð�‘…ð��· E’ la sommatoria di tutte le frazioni raccolte separatamente (ad esclusione di quelle non ritenute idonee come inerti, fanghi di depurazione, cimiteriali e altre frazioni); ð�‘–ð�‘›ð�‘”ð�‘Ÿð�‘’ð�‘� è il quantitativo di ingombranti avviati a recupero che vengono computati nel modo seguente: • nel caso di dati verificati direttamente con gli impianti autorizzati al ritiro degli ingombranti viene considerato il quantitativo recuperato dichiarato dall’impianto stesso; • Nei casi di impianti che effettuano solo stoccaggio o stazioni di trasferenza, viene considerato il secondo destino: è quindi necessario che tali impianti compilino la sezione annuale di O.R.SO., allegando il MUD da cui ricavare tali informazioni; in assenza di dichiarazioni specifiche dell’impianto viene considerato il quantitativo di “ingombranti recuperatiâ€� pari a 0. • Vengono comunque considerati eventuali dati di dettaglio più specifici riferiti a singoli comuni se “certificatiâ€� dai gestori degli impianti;. ð�‘…ð�‘ˆð�‘¡ð�‘œð�‘¡ è il totale di rifiuti urbani, incluso lo spazzamento strade ed esclusi inerti e cimiteriali. E’ importante evidenziare che il sistema di acquisizione dati tramite l’applicativo O.R.SO. permette una notevole flessibilità e consente ai Comuni, in fase di compilazione delle schede online, di inserire quantitativi di rifiuti anche tra quelli non “definiti a livello regionale, o provincialeâ€�. Questo perché l’applicativo O.R.SO. genera automaticamente anche il MUD, quindi correttamente consente questa aggiunta (previo un passaggio di validazione del rifiuto “nuovoâ€� da parte degli Osservatori Provinciali sui Rifiuti, OPR). Gli OPR valuteranno però se includere questo rifiuto nelle categorie “raccolte differenziateâ€�, rifiuti indifferenziatiâ€�, oppure “altri rifiuti urbaniâ€�. Qualora il rifiuto venga ricondotto a quest’ultima categoria i quantitativi ad esso riferiti non vengono conteggiati né nell’RD né nel totale RU. A titolo di esempio, e quindi non esaustivo dell’intera casistica, non sono conteggiati i veicoli fuori uso, i cumuli di inerti (rifiuti speciali per definizione), il terreno da bonifica o i fanghi delle fosse settiche, mentre sono inclusi rifiuti quali un frigorifero o una batteria. La valutazione viene comunque fatta sulla base di verifiche ed elementi acquisibili dagli Osservatori rifiuti direttamente presso il comune. Il metodo adottato dalla Regione Lombardia consente quindi una valutazione aderente alla realtà dell’effettivo recupero. Alcune osservazioni: • Alcune tipologie di rifiuti che, soprattutto in tempi recenti, vengono valorizzate in termini di recupero di materia, non sono conteggiate ai fini del calcolo della % di raccolta differenziata in quanto non rispondono alla definizione specifica ai sensi del presente documento o più in generale 37 della normativa. Ci si riferisce ad esempio alle terre da spazzamento stradale (definite generalmente “spazzamento strade”), in quanto annoverate comunque da sempre tra i rifiuti indifferenziati. Ad ogni modo, dato che diverse amministrazioni comunali si sono impegnate (anche economicamente) nel gestire in maniera più appropriata queste tipologie di rifiuti (recupero invece che smaltimento), tali comportamenti trovano spazio e valorizzazione come recupero di materia. • Non sono considerate comunque nell’RD eventuali frazioni raccolte e inviate a recupero energetico; • Gli assimilati sono conteggiati come urbani a tutti gli effetti (quindi conteggiati nella RD, se del caso); • Le raccolte multimateriale (sacco viola, sacco e campana multimateriale e simili), per chi le utilizza, vengono conteggiate nella RD, eventualmente facendo le considerazioni sullo scarto, se possibile; • Le altre raccolte definite dai comuni vanno conteggiate nella RD solo se classificabili come rifiuti urbani (escludendo comunque gli inerti): in tal caso è indispensabile l’indicazione chiara ed esaustiva in Orso della natura e provenienza del rifiuto. • Per quanto riguarda gli abbandoni sul territorio, pur essendo a tutti gli effetti rifiuti urbani per definizione, vengono conteggiati come produzione di rifiuti urbani ai fini statistici se direttamente correlabili come natura e provenienza ad un’origine domestica o assimilata. A titolo di esempio, e quindi non esaustivo dell’intera casistica, la carcassa di un autoveicolo abbandonata non viene conteggiata, così come un cumulo di inerti (rifiuti speciali per definizione) e di terreno da bonifica; al contrario possono essere conteggiati un frigorifero o una batteria abbandonati. La valutazione viene comunque fatta sulla base di verifiche ed elementi acquisibili dagli Osservatori rifiuti direttamente presso il comune. In ogni caso non possono essere conteggiati come urbani qualsiasi quantitativo di rifiuti indicato dal Comune nella compilazione di O.R.SO. come “abbandono di rifiuti” o come “discarica abusiva”. 3.1.4.1 Confronto tra i metodi a livello nazionale A livello nazionale sussiste ancora disomogeneità tra i metodi adottati. Nella tabella 3.1.2 è riportato un confronto a tal proposito. 38 Regione Atto di approva-zione Caratteristiche salienti Inerti Ingombranti Compos taggio domestico Valle d’Aosta Primo rapporto sulla gestione dei rifiuti Giugno 2010 Ingombranti inclusi nella RD solo per la quota effettivamente destinata a recupero. Spazzamento stradale non conteggiato. NO Solo quota effettivamente recuperata NO Liguria D.G.R. n. 247 del 14 marzo 2008 30% della RD multimateriale esclusa come scarti, a meno di dichiarazione resa dal legale rappresentante dell’impianto di selezione che attesti quota di scarti inferiore 30% dei rifiuti ingombranti esclusi come scarti, a meno di dichiarazione resa dal legale rappresentante dell’impianto di trattamento che attesti quota di scarti inferiore RAEE computati per intero Compostaggio domestico escluso sia da RD che da produzione rifiuti Nella RD inerti conferiti dai conduttori di civile abitazione ai centri di raccolta, fino a un max di 15 kg/anno a persona SI (vd colonna a fianco) SI. Si applica una riduzione standard del 30% come scarto della quantità totale di ingombranti avviati a recupero Né nella RD, né nella produzione totale di rifiuti Piemonte D.G.R. 10 Luglio 2000 n. 43-435 Detrazioni per scarti da RD multimateriale (3% vetro-metallo, 7% per vetro-metallo-plastica, 20% negli altri casi) Computati nella RD gli ingombranti e beni durevoli avviati a recupero, fino a un max del 60% sul totale del dichiarato (se non indicato espressamente il quantitativo a recupero) Spazzamento strade computato nella produzione totale ma non nella RD Cimiteriali e inerti non computati nemmeno nella produzione totale NO SI (con riduz standard del 40% se non dichiarato altrimenti) Né nella RD, né nella produzione totale di rifiuti Lombardia D.G.R. 16 novembre 2011, n. 2513 Inerti, fanghi da depurazione e cimiteriali non considerati; Ingombranti: vengono computati per la quota percentuale effettivaente recuperata, se inviati a impianti di recupero; la percentuale è calcolata sulla base delle dichiarazioni specifiche O.R.SO: degli stessi impianti. Spazzamento strade computato nella produzione totale ma non nella RD NO SI (per la quota effettivamente recuperata) Né nella RD, né nella produzione totale di rifiuti Veneto D.G.R. 30 dicembre 2002, n. 3918 e ss.mm.ii. Compostaggio domestico sia nella RD che nella produzione totale Rifiuti pericolosi nella RD anche se avviati a smaltimento Nella RD si considerano pari a zero gli scarti della RD mono o multimateriale se la % di essi risulta inferiore ai “limiti di purezza convenzionali” riportati in una tabella che fa riferimento all’accordo ANCI-CONAI dell’8 luglio 2009 Inerti non considerati nella RD Considerati per intero nella RD RAEE e pneumatici Si considerano nella RD gli ingombranti e i rifiuti indifferenziati avviati ad operazioni di recupero di materia e/o energia, al netto degli scarti dei processi di recupero comunque avviati in discarica Nota: tale impostazione deriva dal fatto che il metodo è finalizzato alla attribuzione di benefici fiscali sull’ecotassa ai comuni veneti. NO SI (per la quota effettivamente recuperata) SI Trentino Alto Adige Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Considerata per intero la raccolta multimateriale. RUP inseriti nella RD Spazzamento stradale non compreso nella RD NO SI Né nella RD, né nella produzione totale di rifiuti 39 Regione Atto di approva-zione Caratteristiche salienti Inerti Ingombranti Compos taggio domestico Friuli Venezia Giulia Rapporto sullo stato dell’ambiente 2005 Spazzamento stradale e rifiuti cimiteriali tra i rifiuti indifferenziati Considerata nella RD solo la quota di ingombranti avviata a recupero RAEE computati per intero nella RD NO SI (per la quota effettivamente recuperata) Né nella RD, né nella produzione totale di rifiuti Emilia Romagna Allegato A alla D.G.R. 1620/2001 Come modificata dalla D.G.R. 2317/2009 Compostaggio domestico escluso sia da RD che da produzione totale Escluso sia da RD che da produzione totale di rifiuti tutto lo scarto della selezione dei rifiuti indifferenziati (Produzione totale = discarica+incenerimento+RD) Raccolta differenziata di tutte le frazioni solo per la quota effettivamente avviata a recupero Spazzamento stradale escluso dalla RD e incluso nella produz totale dei rifiuti NO SI (per intero i non metallici) Né nella RD, né nella produzione totale di rifiuti Toscana D.G.R. 28 Dicembre 2009 n. 1248 Escluso da RD come scarto il 15% della raccolta multimateriale Compostaggio domestico escluso da produzione rifiuti, ma compreso nella RD tramite un coefficiente “maggiorativo” che dipende dalla % di composters distribuiti sul totale degli abitanti del comune Riconosciuto un incremento “standard” dell’1% ai comuni che effettuano nei centri di raccolta servizio di raccolta di inerti provenienti da piccoli interventi di rimozione eseguiti direttamente dal conduttore di civile abitazione Sfalci e potature inclusi nella RD fino a un max di 100 kg/anno per abitante “equivalente” Rifiuti cimiteriali non compresi né nella RD né nella produzione rifiuti Sottratti dalla produzione totale di rifiuti i metalli raccolti negli impianti di selezione dei rifiuti indifferenziati e avviati e recupero (ovviamente non compresi nemmeno nella RD) Sottratta dalla produzione totale di rifiuti una quota dello spazzamento stradale (8% per i comuni con popolazione > 40.000 abitanti, 6% negli altri casi) NO, ma viene attribuito un incremen to standard dell’1% di RD ai comuni che effettuan o la raccolta nei CdR SI (per la quota effettivamente recuperata) SI (incluso nella RD con un coefficiente dipendente dalla popolazione del comune, escluso dal totale dei rifiuti prodotti) Marche D.G.R. n. 217 del 9 febbraio 2010 Esclusi dalla RD tutti i RUP Multimateriale, ingombranti, RAEE, cimiteriali e verde computati nella RD solo per la quota effettivamente avviata a recupero Rifiuti derivanti dalla pulizia di aree pubbliche computata nella RD solo per la quota effettivamente avviata a recupero Spazzamento meccanico stradale computato nella produzione totale ma non nella RD Considerata nella RD la quota di inerti effettivamente avviata a recupero conferita ai centri di raccolta dai conduttori di civile abitazione ai centri di raccolta di cui al D.M. 8.4.2008 Esclusi dalla RD i rifiuti derivanti da pulizia di corsi d’acqua e spiagge marittime e lacuali SI (ved colonna a fianco) SI (per la quota effettivamente recuperata) Né nella RD, né nella produzione totale di rifiuti 40 Regione Atto di approva-zione Caratteristiche salienti Inerti Ingombranti Compos taggio domestico Umbria Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (D.C.R. 5 maggio 2009, n. 301) Solo ingombranti avviati a recupero secondo dichiarazioni del titolare centro di selezione Compostaggio domestico incluso sia nella RD che nella produzione totale Spazzamento strade computato nella produzione totale ma non nella RD NO SI (per la quota effettivamente recuperata) SI Lazio D.G.R. n. 310 dell’8 maggio 2009 Inclusa tutta la RD multimateriale (no scarti) Inclusi nella RD solo gli ingombranti effettivamente avviati a recupero (senza ulteriori specificazioni) Assimilati agli urbani e inclusi nella RD tutti i rifiuti organici e gli olii esausti provenienti da utenze non domestiche Rifiuti di manutenzione di verde pubblico nella RD se avviati effettivamente a recupero RUP compresi nella RD se raccolti selettivamente Nella RD solo gli ingombranti effettivamente a recupero Inclusi nella RD tutti i RAEE conferiti a centri di raccolta, sia da cittadini che da distributori Inclusi sia nella RD che nella produzione totale tutti gli inerti CER 170107 e 170904 derivanti da attività di manutenzione e ristrutturazione di civile abitazione raccolti presso i centri di raccolta comunali, fino a una quantità max di 5 kg/abitante/anno moltiplicata per il numero di abitanti del comune SI (vd colonna a fianco) SI (per la quota effettivamente recuperata) Né nella RD, né nella produzione totale di rifiuti Abruzzo Allegato 1 alla D.G.R. 474/2008 Compostaggio domestico sia nella RD che nella produzione totale Ingombranti e RAEE computati al 70% (30% scarti per “default”) Detrazioni per scarti da RD multimateriale (3% plastica-alluminio, 7% per vetro-alluminio-plastica) Inclusi nella RD (ma apparentemente non nella produzione totale )tutti gli inerti della famiglia CER 170000 derivanti da attività di manutenzione e ristrutturazione di civile abitazione raccolti presso i centri di raccolta comunali, fino a una quantità max di 10 kg/abitante/anno moltiplicata per il numero di abitanti del comune SI (vd colonna a fianco) SI, al 70% sul totale raccolto SI Molise - Effettuato in base ai MUD prodotti dai comuni NO SI NO Basilicata - Puglia L.R. n. 25 del 3 Agosto 2007 Compresi nella RD gli inerti e i RUP Esclusi dal computo gli scarti dai processi di recupero di tutte le frazioni SI SI (per la quota effettivamente recuperata) Né nella RD, né nella produzione totale di rifiuti Sardegna D.G.R. n. 75/18 del 30/12/2008 Considerati come RD solo umido, carta-cartone, plastiche, vetro, imballaggi in metallo raccolti dal servizio pubblico. Considerata produzione totale solo RD+CER 200301 NO NO Né nella RD, né nella produzione totale di rifiuti 41 Regione Atto di approva-zione Caratteristiche salienti Inerti Ingombranti Compos taggio domestico Campania Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 5723 del 14/12/2008 Scarto della RD multimateriale pari al 15% salvo diversa attestazione del Comune Nella RD tutti i rifiuti organici e gli olii esausti domestici e non domestici Nella RD tutti i RUP Nella RD tutti i RAEE conferiti ai centri di raccolta Nella RD solo gli ingombranti effettivamente avviati a recupero come risulta dal FIR o da certificazione del legale rappresentante dell’impianto di trattamento/recupero Inclusi sia nella RD che nella produzione totale tutti gli inerti CER 170107 e 170904 derivanti da attività di manutenzione e ristrutturazione di civile abitazione raccolti presso i centri di raccolta comunali, fino a una quantità max di 5 kg/abitante/anno moltiplicata per il numero di abitanti del comune SI (vd colonna a fianco) SI (per la quota effettivamente recuperata per come risulta dal FIR o da certificazione dell’impianto di recupero) Né nella RD, né nella produzione totale di rifiuti Calabria D.G.R. n. 152 del 31/12/2009 Computata nella RD anche la quota parte non effettivamente recuperata ma avviata a smaltimento Produzione totale di rifiuti = Rifiuti smaltiti in discarica + Rifiuti inceneriti + RD Nella RD solo gli ingombranti non metallici NO SI (per intero i non metallici) Né nella RD, né nella produzione totale di rifiuti Sicilia Allegato 1 alla Circolare n. 3/DAR Prot. 49791 del 17/12/2010 Detrazioni per scarti da RD multimateriale (3% vetro-alluminio, 6% per metallo-plastica, 10% negli altri casi) Frazione verde compostabile inclusa nel computo della RD solo se effettivamente avviata a recupero Rientrano nella RD tutte le frazioni merceologiche omogenee la cui raccolta non viene effettuata direttamente dal gestore del servizio di RU e/o RD, provenienti da attività produttive e/o da utenze diverse site nell’ambito territoriale specifico Compostaggio domestico escluso sia dalla RD che dalla produzione totale di rifiuti Ingombranti e beni durevoli computati nella RD al 40% del totale raccolto Inerti sempre esclusi anche se derivanti da piccole attività di manutenzione e ristrutturazione domestica Pneumatici fuori uso e rifiuti cimiteriali esclusi dalla RD NO SI, al 40% sul totale raccolto Né nella RD, né nella produzione totale di rifiuti Tabella 3.1.2 – Confronto tra i metodi di calcolo dell’RD in uso a livello nazionale – fonti normative regionali 42 3.1.5 Il calcolo del recupero di materia ed energia 3.1.5.1 Percentuale di avvio a recupero di materia La l.r. 26/03 ha espressamente introdotto la necessità di monitorare l’effettivo avvio a riciclo delle frazioni da raccolta differenziata, imponendo il calcolo e la pubblicazione nei Rapporti Annuali di ARPA Lombardia dell’indicatore “recupero di materia”. Esso esprime percentualmente il quantitativo di materiali (al netto degli scarti e delle raccolte differenziate destinate allo smaltimento in sicurezza) che sono effettivamente avviati a recupero di materia rispetto al totale della produzione. A seconda del tipo di raccolta che viene effettuata, un singolo materiale (ad es. il vetro o l’alluminio) può essere conferito separatamente (RD separate) o insieme ad altri materiali (RD congiunte, ad es. vetro + alluminio o raccolta multimateriale). Ne deriva che per stimare il quantitativo totale dei singoli materiali (da “raccolte” a “frazioni merceologiche”), si devono prendere in considerazione i quantitativi derivanti dagli apporti di tutte le raccolte che contengono quel determinato materiale, al netto dei relativi scarti. Nel Rapporto Rifiuti di ARPA è stata sempre inserita questa stima che, sulla base dei risultati di alcune campagne di analisi merceologiche effettuate in Lombardia e degli “indici di purezza” relativi ai consorzi di filiera del CONAI, permette di valutare in via generale gli scarti presenti in ogni singola raccolta e quindi, per quelle congiunte, la ripartizione percentuale dei singoli materiali. Dal 2006 sono stati inclusi anche i quantitativi provenienti dal recupero dei rifiuti di spazzamento strade, così come dichiarati dagli impianti che effettuano lo specifico trattamento di lavaggio delle terre di spazzamento. Di seguito si illustrano le stime utilizzate per il calcolo dell’effettivo materiale presente nelle frazioni da raccolta differenziata e lo scarto relativo. Le percentuali di scarto applicate derivano dai risultati di analisi merceologiche effettuate sul territorio lombardo e da dati di letteratura. Tutte le frazioni non presenti in tabella sono ricomprese nella voce ‘Altre’ e sono considerate con un 2% di scarti (esempio: materassi in lana, cuoio, pelli e pellicce, cavi elettrici, ecc…). Carta Vetro Plastica Legno Verde Organico Metallo Alluminio Beni durevoli Stracci Oli vegetali Oli minerali Altre Materiale 95% 96% 88% 95% 100% 100% 98% 90% 90% 90% 98% 98% 98% Scarto 5% 4% 12% 5% 2% 10% 10% 10% 2% 2% 2% Tabella 3.1.3 – criterio attuale utilizzato da ARPA (anno2010) per il conteggio degli scarti all’interno delle frazioni oggetto di raccolta differenziata Carta Vetro Plastica Metallo Alluminio Stracci Scarto Raccolta multimateriale 55% 20% 3,5% 1% 2,5% 18% 43 Raccolta multimateriale pesante 70% 5% 2,5% 0,1% 22,4% Tabella 3.1.4 – criterio attuale utilizzato da ARPA per raccolta multi materiale: presenza dei diversi materiali e scarto Anche in questa stima si vuole tendere ad approssimazioni sempre più veritiere, arrivando a poter effettuare considerazioni specifiche sui singoli impianti che effettuano la selezione di tali rifiuti. Nello specifico sarà anche necessario attivare campagne sistematiche di analisi merceologiche dei rifiuti, in collaborazione con soggetti gestori e impianti. A tal proposito, si segnala che nell’ambito della valutazione con metodo LCA presente nel capitolo 5 (progetto GERLA allegato al presente PRGR), sono state effettuate indagini ad un dettaglio molto spinto che arrivano a definire in modo puntuale la percentuale di scarti provenienti dalle varie fasi della gestione integrata dei rifiuti. 3.1.5.2 Recupero di energia Attualmente il metodo di calcolo sul recupero di energia esprime percentualmente il quantitativo di rifiuti indifferenziati che vengono inviati direttamente ad impianti di incenerimento con recupero energetico, sul totale della produzione, come espresso dalla seguente formula: 100 RU Q %Rec.En. TOT inc ∗= dove: Qinc è il quantitativo dei rifiuti indifferenziati destinati ad impianti di incenerimento dotati di recupero di energia ; TOTRU è il totale di rifiuti urbani, incluso lo spazzamento strade ed esclusi inerti e cimiteriali. Si evidenzia che sono inclusi anche quelli transitati dalle stazioni di trasferenza. Il fattore Qinc tiene conto anche del CDR/CSS destinato ad impianti extraregionali. ARPA Lombardia fornisce sempre l’indicatore di recupero energetico “primo destino”, relativo ai conferimenti diretti ai termovalorizzatori, e quello comprendente i “secondi destini” ovvero tipicamente il CDR prodotto da impianti di TMB. 44 3.2 Quantitativi prodotti e raccolte differenziate 3.2.1 Raccolta differenziata 3.2.1.1 Confronto con paesi area UE La Lombardia, con i suoi quasi 10 milioni di abitanti, è in sé paragonabile per popolazione e per tessuto economico a molti singoli stati europei, come il Belgio, l’Olanda o l’Austria. Per questo è utile confrontarne gli indicatori principali con quelli riportati dagli Stati membri dell’Unione Europea. Per quanto riguarda le statistiche sui paesi dell’area UE, però, i dati disponibili sono in parte frammentati e non aggiornati; sussiste poi il problema della metodologia di calcolo differente nei vari stati, per cui il confronto con essi risulta non completamente attendibile. In un recente lavoro 1 è stato ricercato un metodo di confronto uniforme, ed i risultati in esso contenuto sono stati elaborati per essere visualizzati in fig. 3.2.1; come si vede, la Lombardia si pone tra le situazioni di eccellenza a livello europeo. Figura 3.2.1 – Raccolta differenziata: Confronto tra la Lombardia ed i principali paesi dell’area UE – fonte ETCP/SCP Working Paper 2/2009 Per superare il problema della diversa modalità di calcolo della % RD, è stata effettuata un’elaborazione specifica sull’intercettazione delle principali frazioni della raccolta differenziata, in kg/abitante, negli stati UE per i quali era disponibile il dato nella pubblicazione dell’ETC-SCP citata. Da essa emerge come la Lombardia sia situata ad un ottimo livello di intercettazione per molte frazioni. Per quanto riguarda la raccolta della carta sembrano esserci margini di miglioramento, confrontandosi con i livelli di altri paesi UE che raggiungono i 100 kg/abitante anno in media. 1 ETC/SCP working paper 2/2009: EU as a Recycling Society. Present recycling levels of Municipal Waste and Construction & Demolition Waste in the EU – April 2009 45 Figura 3.2.2 – Intercettazione di vetro: confronto tra la Lombardia ed i principali paesi dell’area UE fonte ETCP/SCP Working Paper 2/2009 Figura 3.2.3 -– Intercettazione di carta: confronto tra la Lombardia ed i principali paesi dell’area UE fonte ETCP/SCP Working Paper 2/2009 46 Figura 3.2.4 -– Intercettazione di plastica: confronto tra la Lombardia ed i principali paesi dell’area UE fonte ETCP/SCP Working Paper 2/2009 Figura 3.2.5 - – Intercettazione di umido e verde: confronto tra la Lombardia ed i principali paesi dell’area UE fonte ETCP/SCP Working Paper 2/2009 3.2.1.1.1 Confronto con altre Regioni italiane Per quanto riguarda la raccolta differenziata, la Regione Lombardia con il valore del 48,5% per il 2010 (secondo il metodo di calcolo ISPRA) si distingue nettamente rispetto alla media nazionale, pari al 35,3%, 47 mentre è allo stesso livello della media del Nord Italia (49,1% per il 2009). Osservando i valori delle altre Regioni, sintetizzati in fig. 3.2.6., viene confermata la situazione “a tre velocità” dell’Italia, con una media al Sud pari al 21,2%, segnalando però notevoli livelli raggiunti in tempo rapido in una regione come la Sardegna (44,9%). Figura 3.2.6 – Raccolta differenziata: confronto tra Lombardia altre regioni italiane. Rapporto ISPRA – giugno 2012. Anche per quanto riguarda l’intercettazione totale di frazioni da raccolta differenziata in kg/abitante la Lombardia si attesta intorno ai 240 kg/abitante.anno, leggermente al di sotto della media del Nord Italia e nettamente al di sopra della media nazionale (179 kg/abitante per il 2009). 48 Figura 3.2.7 – Raccolta differenziata totale pro capite. Dati Rapporto ISPRA – giugno 2012. 3.2.1.1.2 Trend della Regione Lombardia L’analisi della serie storica di dati evidenzia come la percentuale di raccolta differenziata sia in crescita costante, con un andamento praticamente lineare, negli ultimi 12 anni. Figura 3.2.8 – Andamento della raccolta differenziata in Lombardia dal 1998 al 2010, dati ARPA 2010 31,2% 33,8% 35,1% 36,1% 39,0% 40,8% 41,7% 42,7% 43,9% 45,3% 47,0% 48,1% 49,1% 20% 25% 30% 35% 40% 45% 50% 55% 19 98 19 99 20 00 20 01 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 % R D 49 Anno Totale RU (t) Differenziate (t) Indifferen ziati (t) Totale RU (kg/abitante) Differenziate (kg/abitante) Indifferen ziati (kg/abitante) % RD 1998 4.071.787 1.271.324 2.800.463 449 140 309 31,2% 1999 4.289.561 1.451.556 2.838.004 471 159 312 33,8% 2000 4.447.889 1.560.623 2.887.266 484 170 314 35,1% 2001 4.615.028 1.667.887 2.947.140 499 180 319 36,1% 2002 4.682.553 1.824.147 2.858.406 508 198 310 39,0% 2003 4.615.534 1.881.404 2.734.130 497 202 294 40,8% 2004 4.735.103 1.975.939 2.759.164 504 210 294 41,7% 2005 4.773.468 2.040.450 2.733.018 504 216 289 42,7% 2006 4.944.926 2.169.710 2.775.217 518 227 291 43,9% 2007 4.932.316 2.232.218 2.700.098 512 232 280 45,3% 2008 5.029.428 2.365.272 2.664.156 516 243 273 47,0% 2009 4.929.885 2.373.313 2.556.572 502 242 260 48,1% 2010 4.960.371 2.434.776 2.525.593 501 246 255 49,1% Tabella 3.2.1 – Andamento della raccolta differenziata in Lombardia dal 1998 al 2010, dati ARPA 2010 Figura 3.2.9 – Raccolte differenziate e indifferenziate in Lombardia tra il 1998 e il 2010, dati ARPA 2010 Una diversa analisi dell’andamento della produzione totale e dei quantitativi differenziati è rappresentata nella tabella 3.2.2. Analizzando gli incrementi specifici in kg/abitante, infatti, si nota come negli anni 1999-2002 l’incremento del totale RU era ascrivibile quasi esclusivamente all’incremento dei quantitativi differenziati: ciò è sintomo di un aumento del consumo di imballaggi (per lo più riciclabili) legato a maggior propensione all’usa e getta. Negli ultimi anni, invece, è diventata più marcata la diminuzione dei quantitativi di indifferenziati, tanto da portarne i quantitativi pro-capite da 289 kg/abitante nel 2005 a 255 nel 2010. 100 200 300 400 500 600 19 98 19 99 20 00 20 01 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 kg /a bi ta nt e Totale RU (kg/abitante) Differenziate (kg/abitante) Indifferenziati (kg/abitante) 50 Variazioni in kg/abitante risp. anno precedente Variaz. Tot RU pro capite Variaz. RD pro capite Variaz. INDIFF. Pro capite 1999 +22,1 +19,2 +2,9 2000 +13,1 +10,5 +2,6 2001 +15,0 +10,5 +4,5 2002 +8,2 +17,3 -9,1 2003 -10,9 +4,7 -15,6 2004 +7,6 +8,0 -0,4 2005 +0,1 +5,2 -5,1 2006 +13,6 +11,7 +1,9 2007 -6,3 +4,3 -10,6 2008 +4,5 +11,2 -6,7 2009 -14,2 -1,1 -13,1 2010 -0,9 +4,3 -5,2 Tabella 3.2.2 – Variazioni annuali di totale RU, RD ed INDIFF, tra il 1999 e il 2010, dati ARPA 2010 A livello provinciale, la curva di crescita della percentuale di raccolta differenziata ci fornisce alcuni elementi significativi. Nel grafico 3.2.10 si vede come tutte le province evidenzino un trend di crescita costante. L’andamento delle curve indica però una diversità nella velocità di crescita (ad esempio Mantova ha fatto registrare notevoli progressi guadagnando più 12 punti percentuali tra il 2005 e il 2010), per altre la crescita va più a rilento (Pavia, 4 punti percentuali in 5 anni). Dal grafico si inizia a delineare un fenomeno, che verrà meglio descritto al capitolo 4, per cui la percentuale di raccolta differenziata per alcune province sembra arrivare ad un livello di saturazione oltre il quale la crescita appare sempre più complessa. Figura 3.2.10 – Raccolta differenziata nelle province lombarde tra il 1998 ed il 2010: confronto con gli obiettivi, dati ARPA 2010 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% Regione BG BS CO CR LC LO MB MI MN PV SO VA 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 obiettivo 2010 obiettivo 2012 51 Anno Regione BG BS CO CR LC LO MI MN PV SO VA 1998 31,2% 42,1% 19,0% 26,6% 28,3% 38,2% 31,8% 36,3% 23,2% 16,0% 23,5% 31,0% 1999 33,8% 44,9% 22,7% 29,9% 34,4% 46,0% 34,3% 37,8% 26,1% 18,6% 25,8% 34,1% 2000 35,1% 45,7% 24,7% 30,1% 37,9% 50,5% 35,9% 38,9% 26,8% 20,1% 27,5% 34,3% 2001 36,1% 47,6% 26,5% 31,6% 42,9% 53,5% 38,9% 38,6% 28,8% 19,9% 29,1% 36,1% 2002 39,0% 50,3% 30,7% 34,6% 49,0% 55,8% 42,4% 40,5% 33,2% 22,9% 35,6% 38,9% 2003 40,8% 50,0% 32,9% 36,2% 50,9% 56,7% 46,0% 41,8% 35,0% 23,3% 37,2% 45,7% 2004 41,7% 49,8% 31,8% 39,2% 53,2% 56,6% 50,0% 42,8% 37,9% 24,1% 37,8% 48,3% 2005 42,7% 49,6% 33,3% 40,0% 54,2% 55,9% 50,5% 43,6% 41,3% 25,4% 38,8% 51,1% 2006 43,9% 50,1% 34,2% 43,3% 56,7% 55,7% 50,4% 44,6% 42,8% 25,2% 40,1% 53,8% 2007 45,3% 52,8% 35,9% 46,1% 56,5% 56,0% 51,3% 45,5% 45,0% 26,3% 41,8% 55,6% 2008 47,0% 54,0% 39,5% 47,7% 57,7% 57,4% 54,2% 46,8% 47,4% 27,4% 43,9% 57,2% 2009 48,1% 53,9% 41,1% 47,9% 59,4% 59,1% 56,0% 45,6% 49,5% 28,5% 44,9% 58,2% 2010 49,1% 54,5% 43,1% 48,3% 60,1% 59,1% 56,7% 46% 53,5% 29,3% 47,0% 59,2% Tabella 3.2.3 – Raccolta differenziata nelle province lombarde tra il 1998 ed il 2010: valori di dettaglio, dati ARPA 2010 3.2.1.1.3 Verifica rispetto agli obiettivi di legge Nonostante il valore raggiunto a livello regionale, rimangono significative differenze a livello provinciale: ben quattro province hanno già superato l’obiettivo del 55% di raccolta differenziata fissato dal D.Lgs. 152/06 per il 2010 : si tratta di Cremona (59,4%), Lecco (59,1%), Varese (58,2%) e Lodi (55,9%). Le province di Mantova e di Como negli ultimi anni hanno ottenuto forti incrementi della percentuale di raccolta differenziata arrivando a sfiorare l’obiettivo 2009 del 50% la prima, mentre la seconda si è fermata al 47,9%, così come Milano (48%), che ha comunque avuto un trend di crescita anche se più contenuto. Pavia con il 28,5% rimane ancora al di sotto dell’obiettivo nazionale del 35% fissato dal d.lgs 152/2006 per il 2006. 3.2.1.2 Singole raccolte differenziate A livello di serie storiche emergono importanti informazioni analizzando il trend dell’intercettazione pro capite delle varie frazioni principali da raccolta differenziata. Il grafico 3.2.11. mostra come vi siano alcune frazioni in crescita costante dal 1998; tra le principali carta, organico, verde. Altre come il vetro o la plastica hanno visto un incremento fino ai primi anni 2000, poi una stabilizzazione intorno ad un valore soglia. I dati riportati in questo grafico sono calcolati con il metodo di ARPA Lombardia utilizzato per l’avvio al recupero di materia, quindi la raccolta multimateriale è scorporata nelle singole frazioni e sono esclusi gli scarti delle raccolte stimati secondo quanto specificato al paragrafo 3.1. Per approfondimenti sulle singole raccolte per provincia, si rimanda alle schede del Rapporto annuale di ARPA Lombardia, disponibile sul sito web ita.arpalombardia.it/ita/servizi/rifiuti/rifiuti.asp. 52 Figura 3.2.11 – Andamento delle singole raccolte differenziate pro capite in Lombardia tra il 1998 ed il 2010, elaborazioni su dati ARPA 2010 3.2.1.3 Produzione totale RU 3.2.1.3.1 Confronto con paesi area UE Il confronto tra i dati di produzione totale di rifiuti urbani della Regione Lombardia e le medie dei principali paesi di area UE secondo dati Eurostat, riportati nel grafico 3.2.12 evidenzia come in assoluto la produzione totale di rifiuti urbani pro capite della Regione Lombardia sia inferiore. Tale valutazione necessità però di una cautela particolare in quanto le modalità di calcolo di questo quantitativo possono non essere omogenee tra gli Stati (es. rifiuti inerti, modalità di assimilazione). Per ovviare a questa possibile diversità, nel grafico 3.2.13 sono messi a confronto i dati normalizzati su base 100 per l’anno 1995; da questo emerge in modo più marcato la stabilizzazione nella crescita riscontrata indicativamente a partire dall’anno 2002, con anche alcuni esempi di decrescita costante (Germania, Spagna). L’analisi di tale fenomeno, importante per le previsioni sugli scenari futuri, sarà dettagliato specificatamente nel capitolo 4. 0 10 20 30 40 50 60 70 19 98 19 99 20 00 20 01 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 kg /a bi ta nt e Carta Vetro Plastica Organico Verde Legno Metalli Beni durevoli / RAEE Altre 53 Figura 3.2.12 – Produzione totale RU (kg/abitante.anno): confronto tra Lombardia e principali paesi area UE elaborazioni su dati ARPA 2010 e Eurostat 2010 Figura 3.2.13 - Produzione totale RU (kg/abitante.anno, base 100 anno 1995): confronto tra Lombardia e principali paesi area UE elaborazioni su dati ARPA 2010 e dati Eurostat 2010 300 350 400 450 500 550 600 650 700 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 European Union (27 countries) Euro area (16 countries) Spain Germany France Austria United Kingdom LOMBARDIA 40 60 80 100 120 140 160 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 European Union (27 countries) Euro area (16 countries) Spain Germany France Austria United Kingdom LOMBARDIA 54 3.2.1.3.2 Confronto con altre Regioni italiane Per quanto riguarda il confronto con le altre Regioni italiane, i dati presentati nel rapporto ISPRA (ex ANPA – APAT) dal 1998 ad oggi evidenziano come la Lombardia sia quella che produce in assoluto più rifiuti urbani, avendo generato il 15,3% del totale nazionale nel 2009; analizzando però la produzione pro-capite (grafico 3.2.14 e 3.2.15) si rileva come essa risulti sensibilmente inferiore sia al dato nazionale che a quello delle regioni del nord (nel 2010, 500 kg/anno per abitante contro 536 e 533 rispettivamente per il nazionale e il nord). Figura 3.2.14 – Produzione pro capite di RU. Confronto tra Lombardia e regioni italiane. Rapporto Ispra – giugno 2012 Figura 3.2.15 – Totale RU pro capite. Confronto tra Lombardia e Regioni del Nord Italia. Rapporto Ispra – giugno 2012. Utilizzando una diversa rappresentazione grafica, includendo le macro aree a livello nazionale, si osserva come la Lombardia e la media del Nord Italia seguano un andamento costante e stabile, con alcune 55 oscillazioni, a partire dal 2002; le regioni del centro Italia evidenziano invece in modo più marcato una riduzione costante del quantitativo pro-capite a partire dall’anno 2006. (fig. 3.2.16) Figura 3.2.16 – Totale RU pro capite (kg/abitante.anno). Confronto tra Lombardia e macro aree nazionali, elaborazioni su dati ARPA e ISPRA 2010 3.2.1.3.3 Trend della Regione Lombardia Figura 3.2.17 – Andamento della produzione totale e pro capite di RU, 1998-2010, dati ARPA 200 250 300 350 400 450 500 550 600 650 700 1. 99 8 1. 99 9 2. 00 0 2. 00 1 2. 00 2 2. 00 3 2. 00 4 2. 00 5 2. 00 6 2. 00 7 2. 00 8 2. 00 9 2. 01 0 Lombardia NORD CENTRO SUD ITALIA 400 420 440 460 480 500 520 540 3.600.000 3.800.000 4.000.000 4.200.000 4.400.000 4.600.000 4.800.000 5.000.000 5.200.000 1998199920002001200220032004200520062007200820092010 kg /a b. an no to n/ an no Totale (t) Pro capite (kg/abitante) 56 In Regione Lombardia la produzione di rifiuti urbani nel 2010 ha mostrato una stabilizzazione nei quantitativi (+0,6% sul totale, -0,2% sul pro capite), a seguito del calo nella produzione totale del 2009, che in quell’anno ha fatto registrare una riduzione del 1,9% sul complessivo. Quella del 2010 (-0,2%) è la quarta diminuzione calcolata sul pro capite registrata a partire da quando vengono monitorati in modo ufficiale i dati. La prima è stata nel 2003, anno in cui ci fu un calo nella produzione pari a circa il 2,1% sul pro capite, seguita da quella registrata nel 2007 (-1,2%), e 2009 (-2,7%). Le proiezioni sul 2011, dettagliate nel paragrafo 3.2.2.5, indicano una nuova riduzione all’incirca pari al 2,0%. Per quanto riguarda i trend storici delle Province emergono chiaramente le diversità dovute, principalmente, a due fattori: • diversità tra i sistemi di raccolta prevalentemente adottati, in quanto il modello a cassonetti stradali spinge verso l’alto la produzione totale di rifiuti urbani ed assimilati; • maggior presenza di utenze domestiche non residenti (turisti, seconde case, pendolari) che rende più distorta la valutazione in kg/abitante residente. Per uno specifico approfondimento su questo tema e su come sia possibile normalizzare diversamente i dati si rimanda al capitolo 3.9. (valutazione dei costi) La provincia che si conferma con la produzione totale pro capite più elevata è quella di Brescia (597 kg/abitante), ed all’opposto troviamo la provincia di Bergamo (449 kg/abitante). Figura 3.2.18 – Andamento della produzione pro capite di RU (kg/abitante.anno) nelle province lombarde, dati ARPA 2010 Nelle tabelle seguenti è riportato il dettaglio della produzione totale di RU per la Regione e le varie province negli ultimi anni. 57 Anno Totale RU pro capite kg/anno Totale RU t 1998 449 4.071.787 1999 471 4.289.561 2000 484 4.447.889 2001 499 4.615.028 2002 508 4.682.553 2003 497 4.615.534 2004 504 4.735.103 2005 504 4.773.468 2006 518 4.944.926 2007 512 4.932.316 2008 516 5.029.428 2009 502 4.929.885 2010 501 4.960.369 Tabella 3.2.4 – Produzione pro capite e assoluta di RU per la Regione Lombardia, 1998-2010, dati ARPA 1998 2005 2010 Provincia Pro capite kg/abitante Produzione totale (t) Pro capite kg/abitante Produzione totale (t) Pro capite kg/abitante Produzione totale (t) BG 382 365.640 449 461.949 449 493.773 BS 502 546.142 594 700.405 597 748.736 CO 422 226.536 478 270.898 471 279.932 CR 452 150.076 508 176.778 501 181.445 LC 426 131.083 465 151.292 469 159.468 LO 441 85.754 458 97.012 456 103.833 MI 458 1.737.986 497 1.922.981 490 1.953.871 MN 472 175.576 552 217.437 555 230.413 PV 473 234.026 555 286.685 560 307.271 SO 359 63.823 441 79.313 462 84.573 VA 437 355.144 483 408.719 473 417.055 Regione 449 4.071.787 504 4.773.468 501 4.960.369 Tabella 3.2.5 - Produzione pro capite e assoluta di RU per le province lombarde, 1998-2005-2010, dati ARPA 3.2.2 Analisi degli ultimi dati disponibili 3.2.2.1 Produzione totale di RU I dati medi provinciali per l’anno 2010, già esposti in tabella 3.2.5, vengono qui di seguito analizzati ad un livello di approfondimento maggiore al fine di far emergere particolari tipicità. Per quanto riguarda la ripartizione dei quantitativi totali prodotti, ovviamente la provincia di Milano presenta il maggior livello con quasi il 32% del totale regionale, seguita dalla provincia di Brescia e di Bergamo. 58 Figura 3.2.19 – Contributo delle varie province alla produzione totale di RU, dati ARPA 2010 Passando all’analisi sui quantitativi pro capite, a livello cartografico è possibile visualizzare mediante una mappa GIS la distribuzione delle province sulla base dei valori. Figura 3.2.20 – Visualizzazione GIS della produzione totale di RU pro capite per province, elaborazioni su dati ARPA 2010 Nel grafico 3.2.21 viene visualizzata in modo congiunto sia la produzione totale pro capite, ordinata per provincia, sia la variazione rispetto al 2009. Non appare una correlazione tra questi due parametri; da segnalare la provincia di Mantova, che collocandosi ad un valore (555 kg/abitante) superiore alla media regionale fa registrare anche un significativo incremento del pro capite (+1,63%), in controtendenza rispetto a province come Milano, Varese e Como che presentano decrementi dell’ordine dello 0,5 / 1,5%. BG; 493.773 ; 10,0% BS; 748.736 ; 15,1% CO; 279.932 ; 5,6% CR; 181.445 ; 3,7% LC; 159.468 ; 3,2% LO; 103.833 ; 2,1% MB; 375.263 ; 7,6% MI; 1.578.607 ; 31,8% MN; 230.413 ; 4,6% PV; 307.271 ; 6,2% SO; 84.573 ; 1,7% VA; 417.055 ; 8,4% 59 La nuova provincia di Monza e Brianza si presenta come quella con la più bassa produzione pro-capite di tutta la regione (442 kg/abitante). Figura 3.2.21 – Pro capite RU e variazione 2009-2010 elaborazioni su dati ARPA Analizzando la rappresentazione grafica a livello comunale, si inizia a delineare una correlazione, che sarà meglio esposta del paragrafo 3.6., tra la produzione RU ed il modello di raccolta (porta a porta / cassonetti stradali). Nelle zone con sistema prevalente a cassonetti (prov. di BS e PV) la produzione pro capite è più elevata. 2,50% 2,00% 1,50% 1,00% 0,50% +0,00% +0,50% +1,00% +1,50% +2,00% 0 100 200 300 400 500 600 700 BS PV M N CR Re gio ne M I VA CO L C SO LO BG M B va ri az io ne 0 9/ 10 kg /a bi ta nt e Pro capite Variazione 2009/2010 60 Figura 3.2.22 – Visualizzazione GIS della produzione pro capite di RU a livello comunale (2010), elaborazioni su dati ARPA L’andamento della produzione totale e pro-capite a livello comunale presenta ovviamente una grossa dispersione, dato l’alto numero di comuni presenti in Lombardia: si osserva che ben 977 comuni su un totale di 1.546 hanno avuto nel 2010 una produzione pro-capite inferiore alla media regionale. Analizzando le distribuzioni in classi sulla base di vari parametri, rappresentate nelle tabelle e nei grafici seguenti, si possono individuare raggruppamenti di comuni che presentano valori simili di produzione pro capite. Fascia Zona altimetrica TOTALE RU kg/ab.giorno RU kg/ab.anno Pianura Collina Montagna Numero % Numero % Numero % Numero % < 0,9 < 328,5 11 1,5% 7 2,2% 50 10,5% 68 4,4% 0,9-1,2 328,5 - 438 272 36,2% 130 40,5% 155 32,7% 557 36,0% 1,2-1,5 438 - 547,5 304 40,5% 106 33,0% 139 29,3% 549 35,5% 1,5-2 547,5 - 730 153 20,4% 65 20,2% 83 17,5% 301 19,5% > 2 > 730 11 1,5% 13 4,0% 47 9,9% 71 4,6% TOTALE 751 100,0% 321 100,0% 474 100,0% 1546 100,0% Tabella 3.2.6 – Distribuzione dei Comuni lombardi per zona altimetrica e fascia di produzione pro capite di RU, elaborazioni su dati ARPA 2010 61 Figura 3.2.23 - Distribuzione dei Comuni lombardi per zona altimetrica e fascia di produzione pro capite di RU elaborazioni su dati ARPA Fascia Sistema di raccolta TOTALE RU kg/ab.giorno RU kg/ab.anno Porta a porta Cassonetti Numero % Numero % Numero % < 0,9 < 328,5 54 4,9% 14 3,2% 68 4,4% 0,9-1,2 328,5 - 438 506 45,9% 51 11,5% 557 36,0% 1,2-1,5 438 - 547,5 418 37,9% 131 29,6% 549 35,5% 1,5-2 547,5 - 730 106 9,6% 195 44,0% 301 19,5% > 2 > 730 19 1,7% 52 11,7% 71 4,6% TOTALE 1103 100,0% 443 100,0% 1546 100,0% Tabella 3.2.7 - Distribuzione dei Comuni lombardi per sistema di raccolta e fascia di produzione pro capite di RU, elaborazioni su dati ARPA Figura 3.2.24 - Distribuzione dei Comuni lombardi per sistema di raccolta e fascia di produzione pro capite di RU, elaborazioni su dati ARPA 0% 5% 10% 15% 20% 25% 30% 35% 40% 45% < 0,9 0,9-1,2 1,2-1,5 1,5-2 > 2 % d i c om un i kg/ab.giorno Pianura collina Montagna 0% 5% 10% 15% 20% 25% 30% 35% 40% 45% 50% < 0,9 0,9-1,2 1,2-1,5 1,5-2 > 2 % d i c om un i kg/ab.giorno Porta a porta Cassonetti 62 3.2.2.2 Percentuale di raccolta differenziata Come già detto nel paragrafo 3.2.1.1.4., ben cinque province hanno superato l’obiettivo del 55% di raccolta differenziata fissato per il 2010: si tratta di Cremona (60,1%), Varese (59,2%), Lecco (59,1%), Monza e Brianza (58,2%) e Lodi (56,7%). Pavia con il 29,3% rimane ancora al di sotto dell’obiettivo nazionale del 35% fissato dal d.lgs 152/2006 per il 2006. Figura 3.2.25 - % di RD delle Province lombarde al 2010, dati ARPA Figura 3.2.26 – Visualizzazione GIS della RD delle Province lombarde al 2010, elaborazioni su dati ARPA 60,1% 59,2% 59,1% 58,2% 56,7% 54,5% 53,5% 49,1% 48,3% 47,0% 46,0% 43,1% 29,3% 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% CR V A LC M B LO BG M N RE GI ON E CO S O M I BS PV 63 Figura 3.2.27 – Visualizzazione GIS della RD raggiunta dai Comuni lombardi (2010), elaborazioni su dati ARPA Analizzando i dati di dettaglio comunale, si osserva che il numero dei comuni che hanno già superato il 65% di raccolta differenziata è pari al 17,7%, ovvero 274 comuni su 1546. Nel grafico 3.2.28 viene visualizzato il numero di comuni, in percentuale sul totale dei comuni della fascia di popolazione relativa, che ha superato certi livelli di RD. Dall’andamento delle linee si osserva che tendenzialmente il numero di comuni con performances più elevate (> 60%) è più frequente nella fascia 5.000 – 20.000 abitanti, seguito dalla fascia 1.000-5.000 e 20.000-50.000. < 1.000 abitanti 1.000 5.000 5.000 20.000 20.000 50.000 50.000 100.000 > 100.000 Totale RD > 70% 3,1% 6,9% 9,1% 3,8% 0,0% 0,0% 6,5% > 65% 7,7% 20,6% 22,3% 9,4% 0,0% 0,0% 17,7% > 60% 12,9% 34,1% 41,9% 26,4% 18,2% 0,0% 31,2% > 55% 19,1% 45,7% 59,9% 56,6% 27,3% 0,0% 43,9% > 50% 24,0% 54,9% 68,5% 84,9% 36,4% 50,0% 52,8% > 45% 29,5% 63,6% 76,6% 90,6% 54,5% 50,0% 60,6% > 40% 36,9% 72,9% 86,5% 94,3% 72,7% 75,0% 69,5% > 35% 47,7% 80,9% 91,9% 96,2% 81,8% 75,0% 77,2% > 30% 59,7% 87,6% 96,4% 98,1% 90,9% 100,0% 84,4% Tabella 3.2.8 – Percentuale dei Comuni lombardi, per fasce di popolazione, che hanno superato vari livelli di RD al 2010, elaborazioni su dati ARPA 64 Figura 3.2.28 - Percentuale dei Comuni lombardi, per fasce di popolazione, che hanno superato vari livelli di RD al 2010, elaborazioni su dati ARPA Figura 3.2.29 - Percentuale dei Comuni lombardi, per fasce di popolazione, che hanno superato il 65% di RD al 2010 (totale: 274 Comuni pari al 17,7%), elaborazioni su dati ARPA Fascia Zona altimetrica TOTALE % RD Pianura Collina Montagna Numero % Numero % Numero % Numero % < 35% 108 14,4% 46 14,3% 198 41,8% 352 22,8% 35 - 45% 102 13,6% 41 12,8% 114 24,1% 257 16,6% 45 - 55% 129 17,2% 40 12,5% 90 19,0% 259 16,8% 55 - 65% 237 31,6% 108 33,6% 59 12,4% 404 26,1% > 65% 175 23,3% 86 26,8% 13 2,7% 274 17,7% TOTALE 751 100,0% 321 100,0% 474 100,0% 1546 100,0% Tabella 3.2.9 - Distribuzione dei Comuni lombardi per zona altimetrica e fascia di RD, elaborazioni su dati ARPA 2010 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% < 1.000 1.000 5.000 5.000 20.000 20.000 50.000 50.000 100.000 > 100.000 % di co m un i n ell a fa sc ia fascia abitanti RD > 30% > 35% > 40% > 45% > 50% > 55% > 60% > 65% > 70% 7,7% 20,6% 22,3% 9,4% 0,0% 0,0% 17,7% 0% 5% 10% 15% 20% 25% 0-999 1000-4999 5000-19999 20000-49999 50000-99999 100000+ Totale % d i c om un i 65 Figura 3.2.30 - Distribuzione dei Comuni lombardi per zona altimetrica e fascia di RD elaborazioni su dati ARPA Fascia Sistema di raccolta TOTALE % RD Porta a porta Cassonetti Numero % Numero % Numero % < 35% 73 6,6% 279 63,0% 352 22,8% 35 - 45% 139 12,6% 118 26,6% 257 16,6% 45 - 55% 222 20,1% 37 8,4% 259 16,8% 55 - 65% 399 36,2% 5 1,1% 404 26,1% > 65% 270 24,5% 4 0,9% 274 17,7% TOTALE 1103 100,0% 443 100,0% 1546 100,0% Tabella 3.2.10 - Distribuzione dei Comuni lombardi per sistema di raccolta e fascia di RD elaborazioni su dati ARPA Figura 3.2.31 - Distribuzione dei Comuni lombardi per sistema di raccolta e fascia di RD elaborazioni su dati ARPA 3.2.2.3 Quantitativi totali raccolti Nel grafico 3.2.32 sono evidenziati i quantitativi totali raccolti per le frazioni differenziate ed indifferenziate, all’anno 2010. Come si vede il cosiddetto RUR (rifiuto urbano residuo, CER 200301) indifferenziato è ancora la frazione prevalente, anche se la somma delle frazioni oggetto del calcolo della percentuale di raccolta differenziata si è avvicinata ormai al 50%. 0% 5% 10% 15% 20% 25% 30% 35% 40% 45% < 35% 35 - 45% 45 - 55% 55 - 65% > 65% % d i c om un i % RD Pianura collina Montagna 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% < 35% 35 - 45% 45 - 55% 55 - 65% > 65% % d i c om un i % di RD Porta a porta Cassonetti 66 Figura 3.2.32 – Ripartizione percentuale dei quantitativi raccolti al 2010, elaborazioni su dati ARPA 3.2.2.4 Recupero di materia e di energia L’indicatore sul recupero di materia e di energia riveste particolare importanza per la Regione Lombardia in quanto il suo monitoraggio è previsto esplicitamente dalla l.r. 26/03 e su di esso si basano anche le previsioni e gli scenari futuri. Come già anticipato al paragrafo 3.1., in cui è dettagliato il trend storico relativo a questo indicatore, l’obiettivo del 60% di recupero di materia ed energia è stato raggiunto da tutte le Province ad eccezione di Mantova. Provincia % RD % RECUPERO di MATERIA % RECUPERO COMPLESSIVO materia + energia % RECUPERO COMPLESSIVO materia + energia con 2° destino BG 54,5% 55,0% 80,6% 88,8% BS 43,1% 43,3% 90,3% 90,3% CO 48,3% 46,2% 78,1% 78,2% CR 60,1% 59,2% 89,7% 89,7% LC 59,1% 56,7% 89,1% 89,1% LO 56,7% 54,1% 54,1% 73,6% MN 53,5% 51,5% 51,5% 58,1% MI nuova 46,0% 44,6% 85,0% 89,0% MB 58,2% 56,5% 87,9% 87,9% PV 29,3% 28,1% 66,1% 77,1% SO 46,6% 45,5% 91,2% 91,2% VA 59,2% 57,6% 74,1% 81,6% Regione 49,1% 48,0% 81,3% 85,4% Tabella 3.2.11 – Indicatori di raccolta differenziata, recupero di materia, recupero complessivo di materia ed energia (2010), elaborazioni su dati ARPA ING a rec.; 53.283; 1,1% FORSU; 445.596; 9,0% Verde; 447.337; 9,0% Carta; 552.057; 11,1% Vetro; 359.663; 7,3% Plastica; 134.254; 2,7% Multimateriale; 133.395; 2,7% Legno ; 163.436; 3,3% Metalli; 59.374; 1,2% Altre RD; 86.075; 1,7% RUR indiff.; 2.133.701; 43,0% ING a smalt.; 227.843; 4,6% Spazzamento; 164.356; 3,3% INDIFF 50,9% 67 Figura 3.2.33 – Ripartizione dei flussi per l’indicatore “recupero di materia” anno 2010, elaborazioni su dati ARPA 3.2.2.5 Dati 2011 Ai fini di considerare i dati il più possibile aggiornati di produzione di rifiuti alla data di stesura della presente sezione del PRGR (dicembre 2011), si è deciso di effettuare una previsione relativa anche all’anno 2011, per quanto riguarda l’indicatore “produzione totale di RU”. Esso infatti è quello più soggetto ad oscillazioni non facilmente prevedibili, legate alla congiuntura economica e ad altre dinamiche che saranno dettagliate nel capitolo 4; altri indicatori come la percentuale di raccolta differenziata seguono un trend di incremento più costante e prevedibile. L’aggiornamento dei dati sui rifiuti urbani al 2011 è disponibile come allegato “Report Rifiuti Urbani 2011” di ARPA. Poiché alcuni Comuni “virtuosi” compilano l’applicativo O.R.SO. mensilmente e puntualmente, senza aspettare la scadenza della compilazione della scheda annuale che per i dati del 2011 è fissata al 30 marzo 2012 (30 giugno 2012 per i dati economici), analizzandone i loro dati è possibile trarre delle indicazioni riferibili a tutta la regione. Per questa elaborazione, effettuata nel mese di dicembre 2011, si è deciso di filtrare i dati scegliendo un campione di Comuni con la cui scheda per l’anno 2011 presentava le seguenti caratteristiche: Compilazione dei mensili per almeno 6 mesi del 2011 (quindi da gennaio a giugno/ottobre 2011) per le frazioni principali (RUR, ingombranti, Forsu, carta, plastica, vetro), per non conteggiare frazioni minori che potrebbero essere compilate non a livello di mensile o con fluttuazioni stagionali Compilazione dei mensili anche per gli stessi mesi del 2010 Variazione del totale delle frazioni considerate, tra 2010 e 2011, compreso tra -20% e +20% (per eliminare possibili anomalie di compilazione) Con questi requisiti sono stati identificati 85 Comuni, per un totale di 725.777 abitanti ovvero il 7,3% della popolazione totale. Al fine di identificare la loro rappresentatività, è stata analizzata la variazione dei quantitativi delle frazioni principali rispetto all’anno precedente, per il periodo 2005-2010, confrontandola con la media regionale. I risultati di questa verifica di rappresentatività sono riportati nella figura 3.2.34. Come si vede c’è in generale una buona correlazione tra le due serie di valori, e per l’anno 2011 si prevede una decrescita del Spaz rec; 50.199; 1,0%Ingom. a rec.; 53.283; 1,1% Forsu; 445.596; 9,0% Verde; 447.337; 9,0% Carta; 573.973; 11,6% Vetro; 375.629; 7,6% Plastica; 138.319; 2,8% Legno ; 155.265; 3,1% Metalli; 59.351; 1,2% Altre RD; 85.133; 1,7% RUR indifferenziato; 2.133.701; 43,0% Ingom. a smalt.; 227.843; 4,6% Spazz. a smalt.; 114.157; 2,3% Scarti da RD; 100.584; 2,0% Non recuperato 2.576.285; 51,9% 68 pro capite pari a -2,7%, ovvero di 490,3 kg/abitante. Questo dato è molto significativo perché se confermato consolida il trend di decrescita in atto negli ultimi 5 anni, pertanto va valutato con attenzione. In passato, in altre 2 situazioni i “Comuni campione” avevano evidenziato un decremento simile al -2,7% (2007/2006 e 2009/2008), e il decremento del pro capite regionale verificatosi è stato del -1,2% in un caso e -2,7% nell’altro. Pertanto, in via cautelativa si è considerata come base per la definizione degli scenari una decrescita sul pro capite totale pari a -2,0% (vedi capitolo 4). Figura 3.2.34 - Variazione della produzione totale di rifiuti sui comuni campione e confronto con media regionale, elaborazioni su dati ARPA 2011 +2,7% 2,7% +0,1% 2,6% 0,9% 2,7% +2,7% 1,2% +0,9% 2,7% 0,4% 4,0% 3,0% 2,0% 1,0% +0,0% +1,0% +2,0% +3,0% 2006/2005 2007/2006 2008/2007 2009/2008 2010/2009 2011/2010 Comuni campione Media regionale 69 3.3 Analisi merceologiche 3.3.1 Valori medi delle analisi riportate nei PPGR Un corretto approccio ai problemi connessi alla gestione dei rifiuti urbani richiede una precisa conoscenza dei dati relativi alla loro composizione, ed in particolare del RUR (Rifiuto Urbano Residuo, CER 200301). Attraverso analisi merceologiche è possibile identificare in modo dettagliato da cosa sono costituite quelle frazioni che il cittadino non sta conferendo nella raccolta differenziata, sia in modo corretto (frazioni non idonee) che improprio (frazioni ancora riciclabili ma conferite nel RUR)., Si può, così, stimare a ritroso un utile indicatore, ovvero la percentuale di “adesione” alle singole raccolte differenziate da parte degli utenti. Le analisi merceologiche si basano su un campione definito rappresentativo, secondo una metodica standardizzata, che però si limita solitamente ad un prelievo di circa 200 kg per ogni Comune analizzato, effettuato dopo un metodo di omogeneizzazione sul contenuto di un mezzo di raccolta (quartatura), e quindi i risultati possono essere falsati dalla variabilità territoriale di produzione di rifiuti all’interno del territorio analizzato; inoltre, la rappresentatività diminuisce ancor di più qualora si voglia estrapolare il dato rendendolo rappresentativo di una media provinciale o regionale. In quasi tutti i Piani Provinciali di Gestione dei Rifiuti (PPGR) è stato condotto questo tipo di analisi sul RUR, grazie al quale, conoscendo la percentuale media del RUR sul rifiuto urbano totale (“rifiuto lordo”) è possibile stimare la composizione globale dei rifiuti e definire così gli scenari di intercettazione. I risultati di queste analisi sono stati elaborati nell’ambito dello studio sull’LCA “progetto GE.R.LA.”, allegato al PRGR, al fine di ricavare un valore medio provinciale, e quindi un dato medio sul livello regionale, utilizzando un metodo ponderato che tiene conto del quantitativo provinciale di rifiuti prodotti. La descrizione di questa metodica di estrapolazione è riportata nel progetto GE.R.LA. Questa valutazione media si è resa necessaria perché la metodica LCA presuppone appunto la stima della composizione del rifiuto lordo e del RUR per poter valutare, ad esempio, il PCI (Potere calorifico inferiore) dello stesso al variare degli scenari. . Qui di seguito è riportata la composizione media del RUR risultante a livello regionale. Si fa presente che, come assunto per le valutazioni di LCA, è stato sommato alla frazione “organico” anche il 70% della frazione “sottovaglio” risultante dalle analisi merceologiche. 70 Figura 3.3.1 – Composizione media del RUR derivante dalla media delle analisi merceologiche riportate nei PPGR vigenti Figura 3.3.2 – Composizione media del totale dei rifiuti urbani (“rifiuto lordo”) derivante dalla media delle merceologiche sul RUR. Fonte analisi merceologiche effettuate in Regione Lombardia Le analisi merceologiche riportate nei PPGR sono state effettuate in anni diversi, quindi è opportuno anche considerare la situazione media provinciale in termini di percentuale di raccolta differenziata in quel ALLUMINIO 1,04% CARTA E CARTONE 23,0% LEGNO 3,1% MATERIALI FERROSI 2,5% ORGANICO 28,1% PLASTICA 14,5% VERDE 5,8% VETRO 8,0% ALTRO 14,1% Composizione merceologica media regionale del RUR (Rifiuto Urbano Residuo) ALLUMINIO 0,6% CARTA E CARTONE 24,6% LEGNO 5,1% MATERIALI FERROSI 2,7% ORGANICO 23,3% PLASTICA 10,4% VERDE 12,7% VETRO 12,9% ALTRO 7,6% Composizione merceologica media del RIFIUTO LORDO TOTALE prodotto in Lombardia 71 periodo, correlata al contributo delle varie frazioni merceologiche sul RUR. Questa relazione è illustrata in figura 3.3.3, in cui emerge, come facilmente intuibile e già confermato in letteratura, il fenomeno per cui all’aumentare dell’RD (introducendo quindi la raccolta separata spinta secco-umido) la frazione organica nel secco residuo diminuisce. Allo stesso tempo aumenta l’importanza di frazioni come carta, plastica e “altro” (sottovaglio inerte, pannolini, tessili etc.). Figura 3.3.3-Risultati medi aggregati delle analisi merceologiche riportate dei Piani Provinciali di Gestione dei Rifiuti. La percentuale di RD è riferita all’anno in cui sono state eseguite le analisi. La diminuzione del contenuto di organico nel secco residuo all’aumentare della raccolta differenziata fa innalzare il potere calorifico del rifiuto residuo; ciononostante, un approfondimento dettagliato nella tabella 3.3.1 derivante dallo studio sull’LCA allegato al PRGR, indica che questo è vero fino a livelli di raccolta differenziata del 60% circa. Questo perché per innalzare l’RD fino a livelli ancora superiori, pari al 65-70%, occorre aumentare l’intercettazione di tutte le frazioni (in particolare carta, plastica, multimateriale) riducendone l’incidenza sul rifiuto urbano residuo (RUR), che si trova a veder prevalere la frazione “altro” dotata di un minor potere calorifico. Questa considerazione aggiunge un parametro di valutazione da tenere presente sugli scenari futuri di gestione dei rifiuti. Caratteristiche della frazione RD: 48% RD RD: 60,4% RD: 65% RD: 70% Solidi PCI sul PCI Composiz. PCI Composiz. PCI Composiz. PCI Composiz. PCI 72 volatili per frazione volatile (kJ/kgSV) (kJ/kg) Merceol. per frazione (kJ/kg) Merceol. per frazione (kJ/kg) Merceol. per frazione (kJ/kg) Merceol. per frazione (kJ/kg) Alluminio 2,50% 0 -125 1,04% -1,3 1,4% -1,8 1,6% -2,0 1,9% -2,3 Carta 81% 22.406 17.824 23,01% 4.101,2 23,9% 4.262,5 23,8% 4.241,1 21,9% 3.904,1 Legno 76,50% 24.146 17.922 3,09% 553,9 1,6% 293,7 1,1% 197,8 0,4% 70,3 Ferrosi 2,50% 0 -125 2,51% -3,1 2,3% -2,9 1,4% -1,8 0,7% -0,9 Organico 21% 17.229 1.868 28,09% 524,7 27,5% 513,1 28,0% 522,7 28,3% 528,0 Plastica 85% 28.893 24.409 14,47% 3.531,0 16,7% 4.080,4 15,9% 3.870,1 15,0% 3.667,1 Verde 21% 17.229 2.368 5,76% 136,5 3,7% 88,1 3,1% 73,4 2,8% 65,6 Vetro 2,50% 0 -62 7,98% -4,9 4,5% -2,8 4,5% -2,8 4,7% -2,9 Altro 35% 12.279 3.548 14,06% 498,8 18,3% 650,6 20,7% 733,9 24,4% 864,2 PCI Totale 9.337 9.881 9.632 9.093 Tabella 3.3.1 – variazione del PCI (Potere Calorifico Inferiore) al variare della percentuale di raccolta differenziata – fonte analisi merceologiche varie 3.3.2 Ulteriore approfondimento Al fine di identificare in modo più puntuale una possibile correlazione tra la percentuale di raccolta differenziata e la ripartizione percentuale delle frazioni nel RUR, sono stati elaborati in dettaglio i risultati delle analisi su 34 differenti comuni, in Lombardia, svolte in un periodo ricompreso tra il 2004 e il 2010. Alcune di esse erano riportate nei PPGR, altre sono tratte da altre fonti disponibili, ovvero merceologiche pubblicate dalle Province o dagli OPR in relazioni specifiche (relazione annuale di monitoraggio del PRGR, rapporto annuale sulla gestione dei rifiuti). I 34 Comuni considerati includono realtà sia a bassa che ad elevata densità urbanistica e sono distribuiti tra le province di Lecco, Milano, Como, Varese, Monza e Brianza. Dai grafici 3.3.4. e 3.3.5. si nota la diminuzione della % di frazione organica nel rifiuto urbano residuo, come prevedibile, fino a valori intorno al 15% superato il 50% di RD, mentre si concentrano le “altre frazioni non idonee per il riciclo”, tipicamente pannolini, plastiche non imballaggio, carta sporca etc. 73 Figura 3.3.4 – Risultati di analisi merceologiche su 34 Comuni in Lombardia. Contenuto di frazione organica nel rifiuto urbano residuo, in relazione alla percentuale di raccolta differenziata del Comune a cui fanno riferimento le analisi. Elaborazioni Finlombarda su dati ARPA Figura 3.3.5 - Risultati di analisi merceologiche su 34 Comuni in Lombardia. Contenuto di frazioni non idonee per RD nel rifiuto urbano residuo, in relazione alla percentuale di raccolta differenziata del Comune a cui fanno riferimento le analisi. Elaborazioni Finlombarda su dati ARPA 3.3.3 Rifiuto lordo e massime quantità intercettabili La stima della composizione media del rifiuto lordo permette di ipotizzare il quantitativo massimo delle singole frazioni presenti nel rifiuto tal quale, ovvero il cosiddetto “lordo”, massimo intercettabile per ogni frazione; esso serve da base per poter ipotizzare il tasso di intercettazione relativo ai vari scenari di raccolta differenziata considerati. Il valore assoluto delle quantità intercettabili dipende anche dal quantitativo totale di rifiuti urbani ipotizzato, pertanto per tali quantificazioni si rimanda al capitolo 8 (scenari) e all’allegato studio sull’LCA “progetto GE.R.LA.”. 0 10 20 30 40 50 60 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% % su l R U R % RD % Organico nel RUR 0 10 20 30 40 50 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% % su l R U R % RD % Fraz non idonee per RD, nel RUR 74 3.3.4 Stima della massima raccolta differenziata raggiungibile e ripartizione delle frazioni La disponibilità grazie al database O.R.SO. di una notevole serie di dati sull’intercettazione delle singole frazioni, con dettaglio a livello comunale su tutto il territorio della Regione Lombardia ha permesso di effettuare una valutazione innovativa, finalizzata alla stima ipotetica della ripartizione delle frazioni che compongono il rifiuto urbano a vari livelli di raccolta differenziata, ed una valutazione sul massimo livello raggiungibile di RD (raccolta differenziata). Infatti, visualizzando in grafici a dispersione la percentuale delle singole frazioni principali del rifiuto, rispetto al livello di raccolta differenziata raggiunto, si può calcolare il contributo della singola frazione a vari livelli di RD fino ad un massimo teorico. A titolo di esempio, nel grafico 3.3.6. è rappresentato l’andamento della % di Forsu intercettata sul totale di RU prodotti, all’aumentare della % di RD. Tale elaborazione è stata effettuata su tutte le frazioni. Figura 3.3.6 – Percentuale di frazione organica da RD rispetto al totale dei RU; ogni punto rappresenta un valore reale di un Comune, in un periodo storico tra il 2004 e il 2010. Elaborazioni Finlombarda su dati ARPA Per poter calcolare il “limite massimo del sistema”, ovvero la massima percentuale di raccolta differenziata raggiungibile teoricamente sulla base di queste estrapolazioni medie, sono stati seguiti i seguenti passaggi: • Stima della percentuale media di ingombranti e spazzamento stradale nel RU totale; tali valori sono stati ipotizzati pari a 9,8% (ing.) e 4,2% (spaz.) • Stima della percentuale media delle frazioni “non idonee per RD” nel RUR, da analisi merceologiche medie, estrapolato a livelli superiori al 70%; esso è stato valutato pari a 7% sul RU totale, cioè a un 20% circa sul RUR. Esso comprende quindi le frazioni non riciclabili come pannolini, plastica non imballaggio, frazioni sporche, ed anche il 65% della frazione “sottovaglio” delle analisi merceologiche, il rimanente 45% si assume faccia parte dell’organico intercettabile come RD; 75 • Da questo risulta che le frazioni non idonee ad essere conteggiate come raccolta differenziata sono pari al 21% del totale. La percentuale di RD al “limite del sistema” può essere quindi stimata come un 79%, a cui, sommando un 2% di materiali recuperati dai rifiuti ingombranti (che nel metodo di calcolo lombardo contribuiscono all’RD) si arriva all’ 81%. • Dalle regressioni lineari sugli oltre 10000 dati comunali dal 2004 al 2010, si è così stimata la percentuale delle varie frazioni nel rifiuto totale, ad un valore ipotetico dell’81% di RD (già raggiunto in realtà da 9 Comuni in Lombardia), che potrebbero quindi approssimare la composizione del “rifiuto lordo”. Tale risultato è riportato in tabella 3.3.2. e grafico 3.3.7. ed è simile a quanto posto a base dello studio LCA (Life Cicle Assessment) confermandone la validità delle assunzioni. Queste considerazioni sono importanti soprattutto per la definizione degli scenari; per raggiungere valori di raccolta differenziata compresi tra il 60 ed il 70% occorre infatti spingere in modo omogeneo le raccolte di tutte le frazioni fino ad arrivare ad un tasso di intercettazione pari al 60-80% per ogni singola frazione. Questo sarà utile anche a livello comunale per la scelta delle strategie di sensibilizzazione nel caso in cui un’Amministrazione locale si trovi a dover migliorare le raccolte innalzandole ad esempio da un valore del 45-50% al 65%, identificando le frazioni specifiche sulle quali si è al di sotto del tasso di intercettazione ottimale. Pertanto, in tabella 3.3.2. è riportato in sintesi il target per singola frazione per il raggiungimento di una quota di RD pari al 65%. Nel capitolo 8 verranno analizzati più in dettaglio questi valori, utili per la definizione del fabbisogno. Figura 3.3.7 – Contributo delle varie frazioni in due situazioni teoriche con RD al 65% e all’ 81% (limite massimo del sistema) Elaborazioni Finlombarda su dati ARPA 0,0% 5,0% 10,0% 15,0% 20,0% 25,0% % d el la f ra zi on e su l t ot al e RU RD 81% RD 65% 76 RD max teorico 81% RD 65% RUR non riciclabile 7,0% 23,0% INGOMBRANTI smalt 7,8% 7,8% SPAZ 4,2% 4,2% FORSU 19,8% 15,0% CARTA 16,3% 13,3% VERDE 15,0% 11,0% Altre RD 11,2% 9,5% VETRO 10,2% 9,2% PLASTICA 6,5% 5,0% INGOMBRANTI rec 2,0% 2,0% Totale RD 81,0% 65,0% Tabella 3.3.2 - Contributo delle varie frazioni in due situazioni teoriche con RD al 65%, e all’ 81% (“limite massimo del sistema”) Elaborazioni Finlombarda su dati ARPA 77 3.4 La programmazione provinciale vigente: sintesi degli obiettivi e confronto La pianificazione provinciale è regolata dalla legge regionale 26/2003 e smi, in particolare all’articolo 20 vengono specificati i contenuti minimi, le tempistiche di adozione/approvazione rispettivamente da parte della Provincia e della Regione. In questo capitolo verranno analizzati i dati dei piani provinciali vigenti e gli obiettivi in essi contenuti relativi alla riduzione rifiuti, raccolta differenziata (RD) e autosufficienza impiantistica e verranno verificati gli obiettivi di produzione dei rifiuti e l’eventuale diminuzione, gli obiettivi di raccolta differenziata. Nella seguente tabella si riportano gli estremi delle delibere regionali di approvazione dei Piani Provinciali come precedentemente descritto nel capitolo 2“ Normativa”. PROVINCIA APPROVAZIONE REGIONE BERGAMO Dgr 10767 11/12/2009 BRESCIA Dgr 661 20/10/2010 COMO Dgr 10828 16/12/2009 CREMONA Dgr 10620 25/11/2009 LECCO Dgr 10482 09/11/2009 LODI Dgr 11323 10/02/2010 MANTOVA Dgr 8890 20/01/2009 MILANO Dgr 8907 27/01/2009 PAVIA Dgr 10483 09/11/2009 SONDRIO Dgr 8908 27/01/2009 VARESE Dgr 660 20/10/2010 Tabella 3.4.1 – estremi delle delibere regionali di approvazione dei Piani Provinciali – fonte Normativa regionale 3.4.1 Obiettivi di raccolta differenziata Per quanto riguarda gli obiettivi di RD, nella tabella 3.4-2 sotto riportata vengono mostrati gli obiettivi previsti da parte della provincia relativamente allo scenario di piano prescelto. L’obiettivo temporale definito da ogni provincia e le diverse politiche di gestione dei rifiuti provinciali hanno definito una situazione eterogenea del territorio regionale per quanto concerne le percentuali di RD raggiungibili nell’anno individuato di fine scenario. Si può notare come alcune province già al 2010 si sono avvicinate agli obiettivi prefissati, tra queste Lodi, Cremona, Lecco, mentre altre province, nonostante un orizzonte temporale di lungo termine rispetto alle precedenti, sono ancora molto distanti in termini di punti percentuali, tra queste Pavia, Brescia, Como e Mantova. 78 Provincia Anno fine orizzonte temporale PPGR Obiettivo RD a fine orizzonte PPGR (%) RD 2010 prevista da PPGR (%) RD effettiva (%) dato 2010 Scostamento percentuale tra RD 2010 prevista PPGR/2010 effettivo Bergamo 2013 61,2 56,4 54,6 -3,2% Brescia 2016 70 49,9 43,1 -13,6% Como 2013 59 52,3 48,3 -7,6% Cremona 2011 64 62,8 60,1 -4,3% Lecco 2015 63,5 62 59,1 -4,7% Lodi 2011 60 58,8 56,7 -3,6% Milano 2011 51,3 49,7 46 -7,4% Monza Brianza* 2011 58,8 58,3 58,2 -0,2% Mantova 2015 65 50 53,6 7,2% Pavia 2013 50 45,8 29,4 -35,8% Sondrio 2010 55 55 47 -14,5% Varese 2013 65 61,1 59,2 -3,1% Tabella 3.4.2: confronto tra previsioni dei dati provinciali (fonte dati Piani provinciali gestione rifiuti) e dati rilevati 2010 (fonte dati ARPA) *Per quanto riguarda la provincia di Monza Brianza che durante la stesura del piano provinciale di Milano non costituiva ancora una provincia a se stante, i dati sono riportati come ipotizzati dal piano di Milano con la divisione delle due province. Si nota che gli obiettivi determinati dal piano di Milano per la provincia di Monza Brianza sono pressoché raggiunti sia per il 2010 sia per l’anno di fine scenario (2011). 3.4.2 Obiettivi di produzione totale RU La verifica della produzione dei rifiuti ha portato a risultati molto differenti per le singole realtà provinciali, anche se tutte le 11 province sono accomunate da una sovra stima della produzione pro-capite dei rifiuti all’orizzonte temporale di fine scenario inerziale. Sono state considerate le previsioni riferite agli scenari inerziali in quanto utilizzate per determinare le necessità impiantistiche per garantire l’autosufficienza al trattamento dei rifiuti indifferenziati. L’anno di riferimento e le proiezioni temporali diverse in durata per ciascun piano, determinano ampie oscillazioni nelle percentuali di scostamento tra produzione pro-capite ipotizzata a fine scenario e quanto effettivamente rilevato al 2010. Ad esempio le previsioni della produzione totale (pro-capite) della provincia di Brescia fornivano un valore di 775,86 Kg/ab anno a fine scenario inerziale (2016) mentre nel 2010 sono stati misurati 597 Kg/ab anno (fonte dati ARPA) con uno scostamento di circa il 23% rispetto a quanto ipotizzato nel piano. La stessa provincia nello scenario prescelto si prefigge l’obiettivo di raggiungere i 534 Kg/ab anno. Altre province sono in linea con quanto previsto nel piano provinciale a fine scenario e quanto effettivamente già verificatosi al 2010 come è accaduto per le province di Lodi, Sondrio e Varese. Un dato significativo sul trend di produzione di rifiuti, si può osservare nella tabella 3.4-3 e, in particolare analizzando quanto riportato nella colonna relativa alla variazione della produzione pro-capite di rifiuti tra il 2010 e l’anno di riferimento del piano utilizzato per determinare i flussi futuri. Infatti quasi tutte le province hanno riscontrato valori percentuali negativi; questo sta a significare una riduzione della produzione pro-capite rispetto al passato, in netto contrasto con le previsioni di incremento di produzione di rifiuti , che le province avevano definito nella propria pianificazione. 79 Le variazioni percentuali prossime allo zero, come rilevato per le province di Brescia, Como e Mantova dimostrano una sostanziale stabilizzazione di produzione dei rifiuti rispetto ai primi anni 2000, periodo di riferimento per il calcolo dei trend di produzione provinciali. Provincia Anno base come riferimento per calcolare la variazione di RU in obiettivo Tot RU anno di riferimento del PPGR Kg/ab anno Anno fine orizzonte temporal e PPGR Previsione di tot RU a fine orizzonte PPGR (kg/abitante.anno) Totale RU 2010 (kg/abitant e) rilevato Variaz % tot RU (2010 risp. Anno base di riferimento) Distanza in kg/abitante dall’obiettiv o finale Distanza in punti percentuali dall’obiettiv o finale BG 2006 458 2013 478 449 -1,97% -29 -6,07% BS 2005 594 2016 534 597 0,51% 63 11,80% CO 2003 474,5 2013 499 471 -0,74% -28 -5,61% CR 2005 507 2011 523 501 -1,18% -22 -4,21% LC 2006 479,5 2015 510 469 -2,19% -41 -8,04% LO 2006 463 2011 474,7 456 -1,51% -18,7 -3,94% MI 2004 513 2011 537,5 500 -2,53% -37,5 -6,98% MB 2004 447 2011 495 442 -1,12% -53 -10,71% MN 2005 552,3 2015 634,2 555 0,49% -79,2 -12,49% PV 2006 574 2013 643 559 -2,61% -84 -13,06% SO 2004 432 2010 487 462 6,94% -25 -5,13% VA 2007 491 2013 476,7 473 -3,67% -3,7 -0,78% Tabella 3.4.3: confronto tra produzione pro-capite prevista dal piano e dati rilevati al 2010 (Fonte dati: Piani provinciali di gestione dei rifiuti, dati ARPA) In tabella è stata riportata anche la previsione di incremento della produzione di rifiuti ipotizzato dalle diverse province nei rispettivi piani provinciali. Alcune province hanno dichiarato il trend di crescita determinando una crescita costante anno per anno, altre hanno elaborato modelli statistici più complessi per determinare il valore di produzione totale a fine orizzonte di piano; altre ancora hanno stabilito una riduzione percentuale annua e hanno attribuito la causa di un incremento di produzione all’aumento stimato della popolazione. Vengono riportati di seguito i grafici per ogni provincia rispetto a quanto previsto dai singoli piani provinciali negli scenari prescelti, sulla produzione pro-capite di rifiuto e il relativo confronto con quanto effettivamente prodotto negli anni fino al 2010. 80 Figura 3.4.1: dati stimati dal piano provinciale a fine scenario e dati reali della produzione pro-capite di rifiuti per la provincia di Bergamo, fonte PPGR e dati ARPA (Osservatorio Regionale Rifiuti-ORR) Figura 3.4.2: dati stimati dal piano provinciale a fine scenario e dati reali della produzione pro-capite di rifiuti per la provincia di Brescia. fonte PPGR e dati ARPA (Osservatorio Regionale Rifiuti-ORR) 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 Stima scenario prescelto 381,1 404,8 421,3 440,8 446,0 437,6 445,3 448,9 458,4 461,2 463,9 466,7 469,5 472,3 475,2 478,0 Dati ORR (2010) 381,1 404,8 421,3 440,8 446,0 437,6 445,3 448,9 458,4 445,6 452,1 445,6 449,2 350,0 400,0 450,0 500,0 kg *a bi ta nt e/ an no Provincia di BERGAMO - confronto stime/dati PRODUZIONE PRO-CAPITE 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 Stima scenario prescelto 502,6 546,0 555,5 571,7 591,7 583,0 583,7 594,0 594,0 594,0 594,0 594,0 594,0 594,0 594,0 594,0 594,0 594,0 594,0 Dati ORR (2010) 502,6 546,0 555,5 571,7 591,7 583,0 583,7 594,0 618,5 608,2 611,4 596,9 597,0 450,0 500,0 550,0 600,0 650,0 kg *a bi ta nt e/ an no Provincia di BRESCIA - confronto stime/dati PRODUZIONE PRO-CAPITE 81 Figura 3.4.3: dati stimati dal piano provinciale a fine scenario e dati reali della produzione pro-capite di rifiuti per la provincia di Como fonte PPGR e dati ARPA (Osservatorio Regionale Rifiuti-ORR) Figura 3.4.4: dati stimati dal piano provinciale a fine scenario e dati reali della produzione pro-capite di rifiuti per la provincia di Cremona fonte PPGR e dati ARPA (Osservatorio Regionale Rifiuti-ORR) 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 Stima scenario prescelto 422,9 442,5 451,9 468,8 473,8 472,0 483,2 490,1 495,5 497,3 499,1 499,1 500,0 500,0 500,0 500,0 Dati ORR (2010) 422,9 442,5 451,9 468,8 473,8 472,0 483,2 477,8 485,4 475,3 479,2 472,5 470,6 400,0 450,0 500,0 550,0 kg *a bi ta nt e/ an no Provincia di COMO - confronto stime/dati PRODUZIONE PRO-CAPITE 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Stima scenario prescelto 463,7 484,8 486,5 492,1 498,9 486,9 505,2 507,8 512,5 517,3 522,1 526,9 531,8 536,7 Dati ORR (2010) 463,7 484,8 486,5 492,1 498,9 486,9 505,2 507,8 513,2 503,6 507,2 498,0 501,0 450,0 500,0 550,0 kg *a bi ta nt e/ an no Provincia di CREMONA - confronto stime/dati PRODUZIONE PRO-CAPITE 82 Figura 3.4.5: dati stimati dal piano provinciale a fine scenario e dati reali della produzione pro-capite di rifiuti per la provincia di Lecco fonte PPGR e dati ARPA (Osservatorio Regionale Rifiuti-ORR) Figura 3.4.6: dati stimati dal piano provinciale a fine scenario e dati reali della produzione pro-capite di rifiuti per la provincia di Lodi fonte PPGR e dati ARPA (Osservatorio Regionale Rifiuti-ORR) 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 Stima scenario prescelto 424,4 444,4 454,2 472,1 482,5 463,6 470,1 465,5 479,5 486,8 491,7 496,2 500,5 504,6 508,4 512,0 515,3 518,4 Dati ORR (2010) 424,4 444,4 454,2 472,1 482,5 463,6 470,1 465,5 479,5 464,8 473,9 466,3 468,8 400,0 450,0 500,0 550,0 kg *a bi ta nt e/ an no Provincia di LECCO - confronto stime/dati PRODUZIONE PRO-CAPITE 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Stima scenario prescelto 441,1 453,5 464,6 469,9 478,1 452,5 458,1 458,0 463,0 465,0 467,5 467,9 472,3 474,7 Dati ORR (2010) 441,1 453,5 464,6 469,9 478,1 452,5 458,1 458,0 463,0 459,1 457,8 450,4 456,0 425,0 450,0 475,0 500,0 kg *a bi ta nt e/ an no Provincia di LODI - confronto stime/dati PRODUZIONE PRO-CAPITE 83 Figura 3.4.7: dati stimati dal piano provinciale a fine scenario e dati reali della produzione pro-capite di rifiuti per la provincia di Mantova fonte PPGR e dati ARPA (Osservatorio Regionale Rifiuti-ORR) Figura 3.4.8: dati stimati dal piano provinciale a fine scenario e dati reali della produzione pro-capite di rifiuti per la provincia di Milano fonte PPGR e dati ARPA (Osservatorio Regionale Rifiuti-ORR) 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 Stima scenario prescelto 472,6 508,8 521,8 541,4 546,6 523,3 551,9 552,2 577,0 585,7 591,5 597,5 603,4 609,5 615,6 621,7 627,9 634,2 Dati ORR (2010) 472,6 508,8 521,8 541,4 546,6 523,3 551,9 552,2 565,5 553,0 556,3 545,9 554,9 450,0 500,0 550,0 600,0 650,0 kg *a bi ta nt e/ an no Provincia di MANTOVA - confronto stime/dati PRODUZIONE PRO-CAPITE 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Stima scenario prescelto 459,3 474,0 484,3 499,9 506,5 496,5 499,8 506,7 513,5 520,4 527,2 534,1 541,0 547,8 Dati ORR (2010) 459,3 474,0 484,3 499,9 506,5 496,5 499,8 497,3 510,9 509,0 514,3 509,1 499,8 450,0 475,0 500,0 525,0 550,0 575,0 kg *a bi ta nt e/ an no Provincia di MILANO - confronto stime/dati PRODUZIONE PRO-CAPITE 84 Figura 3.4.9: dati stimati dal piano provinciale a fine scenario e dati reali della produzione pro-capite di rifiuti per la provincia di Pavia fonte PPGR e dati ARPA (Osservatorio Regionale Rifiuti-ORR) Figura 3.4.10: dati stimati dal piano provinciale a fine scenario e dati reali della produzione pro-capite di rifiuti per la provincia di Sondrio fonte PPGR e dati ARPA (Osservatorio Regionale Rifiuti-ORR) 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 Stima scenario prescelto 475,0 503,0 534,0 540,0 549,0 529,0 550,0 555,0 574,0 583,4 593,0 602,7 612,6 622,6 632,8 643,0 Dati ORR (2010) 475,0 503,0 534,0 540,0 549,0 529,0 550,0 555,0 574,0 561,7 563,2 557,9 559,9 450,0 500,0 550,0 600,0 650,0 700,0 kg *a bi ta nt e/ an no Provincia di PAVIA - confronto stime/dati PRODUZIONE PRO-CAPITE 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Stima scenario prescelto 357,6 384,0 399,5 409,5 411,7 418,7 432,1 441,8 452,5 457,3 468,0 478,8 486,7 Dati ORR (2010) 357,6 384,0 399,5 409,5 411,7 418,7 432,1 441,0 460,0 455,0 456,0 460,0 461,8 350,0 400,0 450,0 500,0 kg *a bi ta nt e/ an no Provincia di SONDRIO - confronto stime/dati PRODUZIONE PRO-CAPITE 85 Figura 3.4.11: dati stimati dal piano provinciale a fine scenario e dati reali della produzione pro-capite di rifiuti per la provincia di Varese fonte PPGR e dati ARPA (Osservatorio Regionale Rifiuti-ORR) Nei grafici sopra riportati si nota che tutte le previsioni di produzione di rifiuti presenti nei piani provinciali vigenti mostrano una sovrastima del rifiuto pro-capite prodotto a fine scenario. Come precedentemente esposto si ribadisce che le previsioni effettuate nei piani, considerano un’evoluzione della produzione con trend lineari o esponenziali come del resto evidenziavano i dati storici disponibili durante la stesura dei piani. L’andamento della produzione di rifiuti dal 2003 in poi, ha portato una rottura del trend di crescita cui deriva una maggior variabilità alla curva stessa comportando le divergenze tra le curve ipotizzate e reali. 3.4.3 Dotazione impiantistica per l’indifferenziato (impianti esistenti) Nei piani provinciali vigenti, come previsto dalla Legge regionale 26/2003, è stato effettuata un’analisi sull’impiantistica esistente e un valutazione sulle necessità impiantistiche di completamente , sulla base delle stime di produzione rifiuti indifferenziati ipotizzate nello scenario inerziale. Al fine di identificare eventuali nuovi destini, spostamenti di flussi di rifiuti da un impianto previsto nel piano verso altri e la suddivisione percentuale della tipologia impiantistica utilizzata per i rifiuti indifferenziati, è stato fatto un confronto sulle modalità di smaltimento del rifiuto indifferenziato considerate nella pianificazione provinciale valutando quanto previsto nell’orizzonte temporale di fine piano per lo scenario individuato, e quanto effettivamente conferito dalla provincia stessa nel 2010. Rispetto a quanto indicato nei piani provinciali si può notare (Tabella 3.4-2) che alcune province hanno mantenuto la stessa impiantistica di trattamento, altre hanno ripartito in modo diverso le quantità di rifiuto sugli impianti a disposizione, altre ancora avevano previsto interventi che non sono ancora stati realizzati o autorizzati. Nei paragrafi successivi relativi alle relazioni annuali di monitoraggio dei piani provinciali, vengono descritte le diverse situazioni provinciali e gli aggiornamenti impiantistici intervenuti negli anni successivi alla stesura dei piani provinciali. 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 Stima scenario prescelto 438,0 470,9 480,2 496,9 496,2 477,5 490,2 482,6 491,0 491,4 489,4 489,6 489,9 490,1 490,3 490,6 Dati ORR (2010) 438,0 470,9 480,2 496,9 496,2 477,5 490,2 482,6 491,0 491,4 495,0 478,0 472,5 400,0 450,0 500,0 550,0 kg *a bi ta nt e/ an no Provincia di VARESE - confronto stime/dati PRODUZIONE PRO-CAPITE 86 3.4.4 Analisi delle relazioni annuali di cui all’art.16, comma 2 della l.r. 26/2003 e stato di attuazione dei piani provinciali di gestione dei rifiuti Le province sulla base dei criteri indicati dalla DGR 20287/05, e ai sensi della l.r. 26/03, ogni anno presentano le relazioni sullo stato di attuazione dei piani provinciali per la verifica degli obiettivi della pianificazione provinciale vigente. Tra i contenuti di tali relazioni vanno ad approfondire i seguenti aspetti: • Produzione rifiuti e RD; • Il destino dei rifiuti urbani prodotti; • Analisi dei costi di gestione dei rifiuti urbani; • Modalità applicative della tariffa; • Verifica dell’attuazione del PPGR vigente; • Verifica localizzazioni degli impianti esistenti; • Parco impiantistico. Nella presente sezione verranno analizzati gli aspetti salienti evidenziati dalle province nelle relazioni relative all’anno 2010 in merito ai temi sopra esposti. Va sottolineato che nelle diverse relazioni presentate non vi è uniformità nella descrizione dei temi elencati, pertanto alcune relazioni non sono esaustive rispetto a quanto previsto dallo schema tipo di relazione previsto dalla DGR sopra menzionata. 3.4.4.1 Provincia di Bergamo Nella relazione della provincia sono stati analizzati gli aspetti inerenti la produzione, gli obiettivi di RD e la situazione impiantistica per quanto riguarda il trattamento, lo smaltimento e il calcolo dell’autosufficienza. Si riporta la tabella della relazione provinciale inviata che mostra il confronto tra le produzioni di rifiuti individuate negli scenari di piano vigente (inerziale e evolutivo) e quanto effettivamente rilevato nel 2010. Produzione Rifiuti Urbani Dato effettivo Applicazione previsione PPGR 2006 2007 2008 2009 2010 Scenario Inerziale (2010)* Scenario prescelto (2010) Scenario Inerziale (2013) Scenario prescelto (2013) Totale (t/anno) 478.816 472.758 486.983 484.843 493.773 511.111 509.458 529.175 525.756 Media pro-capite (kg/ab anno) 458,4 445,6 450,8 445,6 449,3 456,0 454,5 458,5 455,5 Produz Rifiuti Urbani al netto dello spazzamento Dato effettivo Applicazione previsione PPGR 2006 2007 2008 2009 2010 Scenario Inerziale (2010) Scenario prescelto (2010)** Scenario Inerziale (2013) Scenario prescelto (2013)** Totale (t/anno) 455.768 458.554 471.294 466.831 475.456 488.063 486.410 506.127 502.708 Media pro-capite (kg/ab anno) 436,4 432,2 437,6 429,1 432,7 435,2 433,7 438,5 435,6 Tabella 3.4.4: relazione provinciale raffronto previsione situazione reale - Fonte: relazione annuale provincia di Bergamo, 2011 Note: * è un’applicazione del metodo di simulazione del PPGR per l’anno 2010, mantenendo il dato di produzione dei rifiuti da spazzamento strade così come da PPGR (23.048 t/a); ** è un’applicazione del metodo di simulazione del PPGR per gli anni 2010 e 2013 sviluppata attribuendo a ciascuna area territoriale i tassi di crescita tendenziali ridotti (-20%) al netto dello spazzamento (flusso che viene sommato successivamente in ragione di 23.048 t/a come da PPGR). 87 Come si osserva, la crescita della produzione dei rifiuti è contenuta, infatti il dato effettivo di produzione del 2010 risulta essere cresciuto del 4,4% rispetto al dato del 2007 in termini di tonnellate e dello 0,83% in termini pro-capite. Se si confrontano i quantitativi prodotti nell’anno 2010 con quelli che derivano dalla simulazione riportata nel piano, si osserva come in realtà la produzione di rifiuti sia inferiore a quanto ipotizzato sia per lo scenario inerziale (ovvero lo scenario di riferimento per i fabbisogni impiantistici) che per lo scenario evolutivo, sia in termini assoluti che pro-capite. Per quanto riguarda la RD, il Piano vigente ha definito l’obiettivo minimo da garantire a livello medio provinciale del superamento del 60% di RD al 2013 (come previsto per lo Scenario Evolutivo di riferimento) con successivo mantenimento negli anni a venire. Per lo Scenario Inerziale (al 2013) il Piano ha previsto il raggiungimento del 53,2% di RD. Tale stima è stata ottenuta proiettando al 2013 le dinamiche in essere al momento della redazione del Piano, ovvero effettuando una stima cautelativa ai fini del dimensionamento dei fabbisogni provinciali di trattamento e smaltimento dei rifiuti nel caso in cui non si fosse registrata alcuna ottimizzazione dei servizi di raccolta. Se si confrontano i livelli riscontrati nel 2009 e 2010 con i livelli registrati nel 2006 e quelli previsti al 2013 si osserva come, sia a livello medio provinciale che considerando i dati relativi alle diverse aree territoriali, risulta un trend crescente verso gli obiettivi di Piano per lo Scenario Evolutivo ad eccezione che per l’area Montana a sviluppo turistico produttivo (rimasta sostanzialmente allo stesso livello conseguito nel 2006). Tutte le altre aree hanno avuto andamenti crescenti con velocità differenti: in particolare risulta che i Comuni dell’Alta Valle e il Comune di Bergamo hanno avuto una crescita dei livelli di RD rispetto al 2006, più significativa che non quella registrata nei Comuni delle aree di Pianura, di Bassa Valle e dell’area Montana che hanno avuto una crescita più contenuta; si osserva peraltro che il dato di partenza per comuni di Pianura e di Bassa Valle si collocava già su valori ragguardevoli. Area territoriale Dato effettivo Previsione di Piano al 2013 2006 [% RD] 2009 [% RD] 2010 [% RD] Scenario inerziale [% RD] Scenario prescelto [% RD] Pianura 54,1% 57,2% 57,7% 55,4% 65,7% Bassa Valle 56,8% 59,3% 59,5% 62,5% 65,1% Alta Valle 37,2% 43,7% 45,5% 38,8% 50,8% Montana 34,2% 37,9% 38,2% 34,2% 44,0% Montana a sviluppo turist.-produtt. 36,5% 36,2% 37,3% 45,5% 45,7% Comune di Bergamo 43,7% 50,1% 50,8% 47,7% 55,0% Provincia di Bergamo 50,1% 53,9% 54,5% 53,2% 61,2% Tabella 3.4.5: Raccolta differenziata per area territoriale al 2006, al 2010 e prevista al 2013 (recupero ingombranti incluso). Fonte: relazione annuale provincia di Bergamo, 2011. Confrontando i livelli conseguiti nel 2009 rispetto alla stima per lo Scenario Inerziale previsto per il 2013 si osserva quindi il superamento, già al 2009, dei livelli per aree importanti come quelle di pianura, il Comune di Bergamo, l’alta valle e l’area montana. Nelle relazione non vengono riportate valutazioni specifiche sulle variazioni del fabbisogno, ma si evidenzia che sono in corso di valutazione le nuove condizioni riscontrate in particolare al fine di definire la stima del fabbisogno impiantistico per il trattamento dei rifiuti valutando così eventuali scostamenti rispetto alle previsioni di Piano. Viene di seguito proposto un confronto tra i destini del rifiuto indifferenziato previsti nel piano provinciale e quanto effettivamente riscontrato nel 2010 (dati ARPA). Nella tabella sotto riportata vengono evidenziati gli impianti e le quantità ricevute e l’indicazione della percentuale di ripartizione sul totale del rifiuto indifferenziato. 88 Impianti Ripartizione prevista dal PPGR del rifiuto indifferenziato al 2013 Ripartizione riscontrata al 2010 del rifiuto indifferenziato Ton/anno previste dal PPGR % RUR sul tot Provinciale Ton/anno effettive 2010 % RUR sul tot. Provinciale anno 2010 Inceneritore Rea Dalmine 135.640 69.33% 110.828 63,50% Inceneritore Bas Power - Bergamo 60.000 30.67% 51.719 29,61% Destini extra-provincia (A2A BS) 12.129 6,94% TOTALI 195.640 100% 174.676 100% Tabella 3.4. 6: ripartizione impiantistica per i rifiuti indifferenziati (fonte: PPGR e elaborazioni Regione Lombardia e Finlombarda S.p.A, anno 2011) 3.4.4.2 Provincia di Brescia Nella relazione sono stati analizzati tutti gli aspetti inerenti la produzione, gli obiettivi di raccolta differenziata e la situazione impiantistica per quanto riguarda il trattamento, lo smaltimento e il calcolo dell’autosufficienza. Nella tabella presente nella relazione provinciale vengono sintetizzati i dati principali relativi alla produzione di rifiuti e alle variazione della popolazione per l’anno 2010. Dati PPGR (previsioni al 2010) Dati reali 2010 (Fonte ARPA) Scostamento % Abitanti 1.229.636 1.254.118 1,99% Totale rifiuti RUR (t) 496.690 423.687 -14,70% Totale RD(t) 348.910 313.245 -10,22% Totale (t) 845.601 748.705 -11,46% Pro-capite RUR (kg/ab anno) 403,93 335,8 -16,87% Pro-capite RD (kg/ ab Anno) 283,75 249,77 -11,98% Pro-capite tot (Kg/ ab anno) 687,68 596,92 -13,20% Tabella 3.4. 7 Relazione Provinciale (fonte: relazione annuale Provincia di Brescia, 2011) La provincia nella propria relazione sostiene che le previsioni del Piano relativamente al trend di crescita della popolazione prevista appaiono sostanzialmente corrette, mentre per quanto riguarda la percentuale di RD e la produzione totale di rifiuti esse risultano sovrastimate di un 10% circa; il trend relativo alle frazioni di RD è risultato anche nel 2010 leggermente inferiore alle aspettative della provincia. Si riportano le possibili cause di tali variazioni individuate dalla provincia nella relazione citata. Non è immediata l’individuazione delle cause che hanno determinato l’andamento della produzione dei rifiuti urbani in quest’ultimo decennio: a grandi linee si può rilevare che le battute d’arresto dal 2002 al 2004 e dal 2007 in poi sono coincise con una situazione di stagnazione economica. La presenza di una significativa componente legata all’immigrazione ed alla migrazione intraprovinciale delle famiglie (è in atto da anni un processo di urbanizzazione delle periferie limitrofe alla città) deve fare pensare che i nuovi residenti possano non conoscere appieno le modalità di RD adottate nel nuovo comune di residenza, e che quindi debbano essere seguiti ed affiancati nell’apprendimento e nell’adozione di comportamenti virtuosi per quanto riguarda la separazione dei rifiuti riciclabili. Per quanto riguarda le operazioni di gestione dei rifiuti urbani la provincia individua i due impianti di piano funzionali all’autosufficienza per il trattamento dell’indifferenziato ossia l’inceneritore di Brescia e la discarica ‘Cava Verde’ di Montichiari, ormai prossima alla chiusura. 89 Per quanto riguarda le quantità di rifiuti indifferenziati nella discarica di Montichiari, nel corso del 2010, sono state conferite 127 mila tonnellate circa di rifiuti, di cui meno dell’1% circa di rifiuti urbani (o Ingombranti), e l’80% circa costituito da rifiuti speciali, tra i quali circa 25 mila tonnellate di scorie provenienti dall’inceneritore di Aprica SpA (19% circa del totale conferito). L’inceneritore ha trattato nelle tre linee dell’impianto circa 809.000 t di rifiuti. Il consuntivo al 2010 (sulle tre linee) risulta costituito per il 46% circa da RU di origine provinciale, il 5% circa da RU extra-provinciali, il 48% circa da Rifiuti Speciali ed un restante 0,4% circa da fanghi della depurazione. Nelle due linee originarie dell’impianto (linea 1 e linea 2) nel corso del 2010 sono stati conferiti RU per una quantità complessiva di circa 407.000 t (di cui 365.000 circa di produzione provinciale) oltre che rifiuti speciali (di cui 3.297 t di fanghi di depurazione e 142.000 t di altri rifiuti speciali). La terza linea ha invece ricevuto circa 9.000 t di RU provinciali, 1.338 t di RU extra-provinciali e circa 247.000 t di rifiuti speciali. Nella relazione non vengono effettuate valutazioni impiantistiche sull’autosufficienza al trattamento del rifiuto indifferenziato e su eventuali variazioni impiantistiche necessarie o in progetto per tali fini. Viene di seguito proposto un confronto tra i destini del rifiuto indifferenziato previsti nel piano provinciale e quanto effettivamente riscontrato nel 2010 (dati ARPA). Nella tabella sotto riportata vengono evidenziati gli impianti e le quantità ricevute e l’indicazione della percentuale di ripartizione sul totale del rifiuto indifferenziato Impianto Ripartizione prevista dal PPGR del rifiuto indifferenziato Ripartizione riscontrata al 2010 del rifiuto indifferenziato Nome Ton/anno previste dal PPGR % sul tot Provinciale Ton/anno effettive 2010 % sul tot. Provinciale anno 2010 inceneritore Aprica SpA 454.793 87,30% 373.950 91,93% Discarica Montichiari 72.000 12,70% 32.825 8,07% TOTALI 526.793 100% 406.775 100% Tabella 3.4. 8: ripartizione impiantistica per i rifiuti indifferenziati (fonte: PPGR e elaborazioni Regione Lombardia e Finlombarda S.p.A, anno 2011) 3.4.4.3 Provincia di Como La provincia nella relazione effettua valutazioni relative alla percentuale di RD raggiunta confrontata con gli obiettivi previsti dalla legge regionale L.R. 26/03. La percentuale di RD ottenuta dalla provincia di Como al 31/12/2009 non raggiunge l’obbiettivo previsto a livello regionale del 50% ma si avvicina notevolmente ad esso. Per quanto riguarda gli obiettivi relativi al recupero di materia ed energia al 31/12/2010 sono stati ottenuti i seguenti risultati: 39,5% (recupero di materia) e 29,1% (recupero di energia). Per un recupero complessivo pari al 68,6% che risulta già superiore all’obbiettivo prefissato per il 2010 così come previsto dalla L.r. 26/2003. Relativamente alla riduzione delle quantità di rifiuti urbani avviate in discarica si è passati dalle 55.000 t. ca. del 2005 alle 39.000 t. ca. del 2009 con una riduzione dell’ordine del 29%. Nella relazione non vengono effettuate valutazioni impiantistiche sull’autosufficienza al trattamento del rifiuto indifferenziato e su eventuali variazioni impiantistiche necessarie o in progetto per tali fini. Viene di seguito proposto un confronto tra i destini del rifiuto indifferenziato previsti nel piano provinciale e quanto effettivamente riscontrato nel 2010 (dati ARPA), evidenziando gli impianti e le quantità ricevute e l’indicazione della percentuale di ripartizione sul totale del rifiuto indifferenziato. 90 Impianto Ripartizione prevista dal PPGR del rifiuto indifferenziato al 2013 Ripartizione riscontrata al 2010 del rifiuto indifferenziato Ton/anno previste dal PPGR % sul tot Provinciale Ton/anno effettive 2010 % sul tot. Provinciale anno 2010 Inceneritore ACSM-AGAM – Como 118.000 76,10% 81.017 74,20% Discarica Econord – Gorla Mozzate 37.500 23,90% 28.189 25,80% TOTALI 155.500 100% 109.206 100% Tabella 3.4. 9: ripartizione impiantistica per i rifiuti indifferenziati (Fonte: PPGR e elaborazioni Regione Lombardia e Finlombarda S.p.A, anno 2011) 3.4.4.4 Provincia di Cremona La provincia di Cremona ha effettuato esclusivamente un’analisi dei flussi di rifiuti, delle percentuali di raccolta e dei destini delle diverse tipologie di rifiuto aggiornate al 2010, ma non ha confrontato tali dati con quanto previsto nel piano provinciale vigente. Per quanto riguarda la produzione totale di rifiuti urbani, in termini assoluti, nel decennio 2001-2010 la provincia evidenzia un andamento con una tendenza di base crescente. La produzione complessiva è infatti cresciuta da 165.882 t nel 2001 a 181.445 t nel 2010, con un incremento complessivo del 9,4%. Negli anni 2003 2007 e 2009 si sono registrati dati in controtendenza, con una diminuzione della produzione totale di rifiuti, seguita negli anni successivi da una nuova ripresa della tendenza alla crescita. La crescita della produzione pro-capite risulta inferiore, nel decennio, a quella della produzione in termini di quantitativi assoluti, coerentemente con l’incremento di popolazione (7,4% tra il 2001 e il 2010) verificatosi in Provincia di Cremona. La produzione pro-capite si è attestata a 501 kg/ab anno nel 2010 con un incremento dello 0,6% rispetto al 2009. Tale dato non è stato confrontato rispetto alla previsioni del piano provinciale; si riporta comunque il dato ricavato per interpolazione che è pari a 532 kg/ab anno, dato che si scosta di circa il 5% rispetto al valore reale del 2010. La Provincia afferma che la raccolta differenziata ha subito un sostanziale aumento negli anni, passando da 71.625 t nel 2001 a 108.127 t nel 2010. L’incremento totale nel decennio considerato è stato pari al 51,0%, con un incremento medio annuo del 4,2%. La crescita dei quantitativi è stata consistente soprattutto negli anni 2002 (+ 15,7%) e 2004 (+ 9,1%). In termini di percentuale sulla produzione totale dei rifiuti , si è passati dal 43,2% del 2001 al 59,6% del 2010. I destini del rifiuto indifferenziato evidenziano una completa gestione all’interno della provincia stessa, infatti la provincia afferma che nel 2010 il flusso di rifiuti indifferenziati complessivo ammonta a 55.854 t (esclusa la quota di imballaggi a smaltimento). La totalità di questi rifiuti è stato sottoposta a trattamento in impianti provinciali, in particolare: 35.059 t sono state incenerite presso l’impianto d’ incenerimento A.E.M. Gestioni – in comune di Cremona; 20.795 t di rifiuti indifferenziati sono stati conferiti in piattaforme di trasferimento dei gestori SCS Gestioni e Casalasca Servizi situate in ambito provinciale. In base alla tipologia di impianto di destino, si possono evidenziare i seguenti flussi: il 62,8% dei rifiuti indifferenziati (35.059 t) è stato destinato a impianti di incenerimento; il 37,2% dei rifiuti indifferenziati (20.795 t) è stato avviato alle piattaforme per un primo trattamento e poi avviato a impianti extra-provinciali; parte di queste 20795 t hanno come secondo destino lo stesso inceneritore di Cremona. Nella relazione non vengono effettuate valutazioni impiantistiche sull’autosufficienza al trattamento del rifiuto indifferenziato e su eventuali variazioni impiantistiche necessarie o in progetto per tali fini. Viene di seguito proposto un confronto tra i destini del rifiuto indifferenziato previsti nel piano provinciale e quanto effettivamente riscontrato nel 2010 (dati ARPA). Nella tabella sotto riportata vengono evidenziati gli impianti e le quantità ricevute e l’indicazione della percentuale di ripartizione sul totale del rifiuto indifferenziato. 91 Impianto Ripartizione prevista dal PPGR del rifiuto indifferenziato al 2011 Ripartizione riscontrata al 2010 del rifiuto indifferenziato Ton/anno previste dal PPGR % sul tot Provinciale Ton/anno effettive 2010 % sul tot. Provinciale anno 2010 Inceneritore Aem - Cremona 68.363 79,30% 54.739 100% (62,8% diretto 37,2% previo pre-trattamento) Discarica Aem –Cremona 18.971 21,70% 0 0% TOTALI 87.334 101% 54.739 100% Tabella 3.4. 10: ripartizione impiantistica per i rifiuti indifferenziati (fonte: PPGR e elaborazioni Regione Lombardia e Finlombarda S.p.A, anno 2011) 3.4.4.5 Provincia di Lecco Nella relazione sono stati analizzati gli aspetti inerenti la produzione, gli obiettivi di raccolta differenziata e la situazione impiantistica per quanto riguarda il trattamento, lo smaltimento e il calcolo dell’autosufficienza. In particolare, la provincia esamina innanzitutto lo scenario prescelto ovvero lo scenario evolutivo di piano (scenario “2”), sviluppato a partire dai dati storici relativi alla produzione dei rifiuti urbani nel periodo 1995 2006, tenuto conto dei benefici attesi delle azioni volte al contenimento della produzione dei rifiuti e al miglioramento delle raccolte differenziate; tale scenario prevede una produzione di 169.081 t nel medio periodo (2011) e di 177.095 t al termine dell’orizzonte di piano (2015), corrispondenti rispettivamente ad un pro-capite di 500,7 kg/ab.*anno nel 2011 e di 510,65 kg/ab.*anno nel 2015. Il tasso di crescita medio annuo della produzione dei rifiuti urbani totali risulta pari all’1,39% sul medio periodo e all’1,28% al termine dell’orizzonte di riferimento. La produzione complessiva dei rifiuti urbani è risultata inferiore rispetto alle previsioni del piano provinciale, con uno scarto che nel periodo 2007-2010 è risultato mediamente del 3,7%; in particolare il tasso di crescita medio annuo in tale periodo è risultato dell’1,2% a fronte di un valore previsionale dell’1,4%. Nel caso della produzione pro-capite la differenza risulta più accentuata considerato cha la popolazione è aumentata più di quanto ipotizzato: i dati reali presentano un andamento altalenante con fluttuazioni più o meno marcate attorno ad un valore di riferimento che, nel periodo 2007-2010, risulta quantificabile in 486 kg/ab.*anno. La provincia analizza in modo dettagliato le cause dei possibili scostamenti rilevati ipotizzando due fattori concomitanti: − una probabile sovrastima della produzione dei rifiuti urbani totali correlata all’andamento dei dati storici utilizzati per la formulazione delle previsioni in sede di redazione del PPGR: a fronte di un rallentamento complessivo della crescita nel periodo 2002-2005, pur con un andamento discontinuo, nel 2006 la produzione dei rifiuti aveva ripreso ad aumentare con un importante incremento (+3,9% rispetto all’anno precedente); − una maggiore riduzione del tasso di crescita reale della produzione dei rifiuti urbani, conseguente, almeno in parte, al prolungato periodo congiunturale che sta caratterizzando l’economia provinciale e nazionale. L’analisi delle quantità dei rifiuti indifferenziati mostra un trend di tipo altalenante che per gli anni 2007 e 2009 risultano inferiori rispetto alle previsioni del piano, mentre nel 2008 e nel 2010 è stata registrata una produzione di poco superiore rispetto alle previsioni (+1,3% nel 2008, +2,8% nel 2010). Tale andamento è strettamente correlato a quello della produzione della frazione residuale: -2,2% nel 2007, +2,7% nel 2008, 2,7% nel 2009, +2,9% nel 2010. I rifiuti ingombranti a smaltimento hanno registrato valori più elevati rispetto a quanto programmato, con scostamenti che negli ultimi anni sono risultati superiori al 10% fino a raggiungere quasi il 20% nel 2010; di contro i dati relativi allo spazzamento strade appaiono ampiamente inferiori rispetto alle aspettative, con uno scarto che nel periodo 2007-2010 risulta mediamente del 25% circa. 92 Per quanto riguarda la RD, i risultati conseguiti confermano la bontà previsionale delle stime del piano per l’orizzonte temporale 2007-2009, in cui si sono registrate percentuali di RD di poco inferiori ai valori pianificati, con scostamenti contenuti quantificabili mediamente nella misura dell’1,1%. Più ampia risulta, invece, la distanza dall’obiettivo di piano per l’anno 2010 (62%), in cui la percentuale riscontrata di RD è stata pari al 59,1 % con uno scostamento del 4,7%. Infatti, nonostante il quantitativo di rifiuti raccolto in forma differenziata sia aumentato in termini assoluti, il maggior incremento della produzione dei rifiuti urbani totali ha di fatto comportato un rallentamento della crescita della percentuale di RD, il cui valore si è mantenuto inferiore a quello programmato di quasi tre punti percentuali. La provincia ha poi condotto un’analisi dell’impiantistica utilizzata per il trattamento delle diverse frazioni e ha poi raffrontato i destini previsti nel piano con quanto verificatosi nel 2010. Dall’analisi dei dati riportati nella relazione si evince che, per quanto riguarda il fabbisogno d’ incenerimento dei rifiuti urbani anche di origine provinciale, vi è una buona corrispondenza tra le previsioni di piano ed i valori reali: il fabbisogno determinato sulla base dei dati reali risulta infatti di poco superiore ai valori programmati, con uno scostamento pari al 2,7%. Nel 2010 l’impianto di incenerimento della società SILEA S.p.A. ha trattato 86.557,75 t di rifiuti, pari al 99,5% della potenzialità autorizzata. La provincia ha analizzato il destino dei propri rifiuti, ed ha evidenziato che delle 159.468 t di rifiuti urbani prodotte nel 2010 il 28,6% è stato conferito, direttamente o transitando dal centro di raccolta provinciale, ad impianti di recupero o di smaltimento ubicati fuori provincia, valore sostanzialmente invariato rispetto al 2009. Mentre la frazione residuale e i rifiuti ingombranti vengono trattati per la quasi totalità in impianti provinciali, le raccolte differenziate vengono conferite per il 43% ad impianti di recupero extraprovinciali: in particolare il vetro è stato totalmente esportato, stante l’assenza di impianti provinciali di recupero, e una parte consistente della frazione organica (umido e scarti vegetali) è stata conferita ad impianti di compostaggio extraprovinciali in considerazione della potenzialità dell’impianto di Annone Brianza, limitata a 20.000 t/anno a fronte di una produzione provinciale di 40.181 t (dato 2010). Nel mese di luglio del 2011 è stato autorizzato il potenziamento di tale impianto da 20.000 a 28.000 t/a: l’aumento della capacità di trattamento consentirà di soddisfare quasi il 65% della produzione provinciale complessivo a fronte dell’attuale 50%. Viene di seguito proposto un confronto tra i destini del rifiuto indifferenziato previsti nel piano provinciale e quanto effettivamente riscontrato nel 2010 (dati ARPA). Nella tabella sotto riportata vengono evidenziati gli impianti e le quantità ricevute e l’indicazione della percentuale di ripartizione sul totale del rifiuto indifferenziato. Impianto Ripartizione prevista dal PPGR del rifiuto indifferenziato al 2015 Ripartizione riscontrata al 2010 del rifiuto indifferenziato Ton/anno previste dal PPGR % sul tot Provinciale Ton/anno effettive 2010 % sul tot. Provinciale anno 2010 Inceneritore Silea Valmadrera 77.688 100% 51.615 100% TOTALI 77.688 100% 51.615 100% Tabella 3.4.11: ripartizione impiantistica per i rifiuti indifferenziati (fonte: PPGR e elaborazioni Regione Lombardia e Finlombarda S.p.A, anno 2011) 3.4.4.6 Provincia di Lodi Nella relazione sono stati analizzati gli aspetti inerenti la produzione, gli obiettivi di RD e la situazione impiantistica per quanto riguarda il trattamento, lo smaltimento e il calcolo dell’autosufficienza. 93 La produzione totale di rifiuti tra il 2006 (anno di riferimento per la redazione del PPGR) e il 2010 (ultima rilevazione disponibile) nella provincia di Lodi ha fatto registrare un incremento complessivo pari al +4,2% circa, per effetto degli incrementi annui avvenuti nel 2007 (+1,2%), nel 2008 (+1,5%) e nel 2010 (+2,1%) e del decremento verificatosi nel 2009 (-0,5%). Nella tabella seguente viene effettuato un raffronto tra la produzione totale effettiva degli ultimi quattro anni (rilevata dallo Sportello Osservatorio Rifiuti provinciale – OPR – mediante l’applicativo web O.R.SO.) e quella stimata per gli stessi anni dal PPGR (sulla base dell’elaborazione statistica dei dati storici relativi al periodo 1998-2006): Anno Produzione prevista dal piano (t) Produzione rilevata al 2010 (t) Scostamento % 2006 - 99.662 2007 100.394 100.815 +0,4 2008 102.145 102.278 +0,1 2009 103.894 101.727 - 2,1 2010 105.664 103.833 -1,7 2011 107.455 - Tabella 3.4.12: produzione prevista e rilevata Fonte fonte: PPGR e elaborazioni Regione Lombardia e Finlombarda S.p.A, anno 2011 Per gli anni 2007 e 2008 lo scostamento dai dati reali è trascurabile (< 0,5%); piuttosto rilevante è invece la differenza tra il dato stimato e quello rilevato sia nel 2009 che nel 2010 (mettere %di scostamento), tuttavia ciò non viene ravvisata come criticità in quanto la previsione del PPGR risultava sovrastimata e quindi cautelativa. Esaminando la produzione pro capite, che consente di prescindere dall’andamento della popolazione residente, si evince quanto segue: negli ultimi quattro anni si è verificata una diminuzione complessiva pari al -1,6% circa; da evidenziare, infatti, come la produzione pro capite nel 2010 è aumentata rispetto all’anno precedente di circa l’1,2%, fenomeno in controtendenza rispetto a quanto rilevato negli anni precedenti (diminuzione registrata nel periodo compreso tra il 2007 ed il 2009). Solo nel 2009 la diminuzione registrata è pari a circa -2,7%. Tali dati vengono riportati nella tabella seguente: Anno Produzione prevista (kg/abitante) Produzione rilevata (kg/abitante) Scostamento (%) 2006 - 463,0 2007 465,0 459,1 -1,3 2008 467,5 457,8 -2,1 2009 469,9 450,4 -4,1 2010 472,3 455,9 -3,5 2011 474,7 - Tabella 3.4.13: produzione prevista e rilevata Fonte: PPGR e elaborazioni Regione Lombardia e Finlombarda S.p.A, anno 2011 94 Dall’analisi dei fattori sopra esposti la Provincia afferma che l’incremento della produzione totale di rifiuti urbani verificatosi nel quadriennio 2006-2010 è stato determinato principalmente dall’aumento della popolazione residente, il cui effetto ha prevalso su quello della diminuzione della produzione pro capite, registrata per lo meno sino all’anno 2009. A tal proposito il dato 2010 (aumento della produzione pro capite pari a circa l’1,2% rispetto all’anno precedente) è sicuramente da approfondire anche se ben al di sotto (-3,5%) delle stime contenute nel PPGR. La combinazione degli opposti andamenti dei due parametri (popolazione residente e produzione pro capite) ha quindi determinato una compensazione reciproca degli scostamenti, mantenendo sostanzialmente allineato alle previsioni del PPGR il trend complessivo della produzione totale. In termini pianificatori gli scostamenti riscontrati non costituiscono una criticità, in quanto legati ad una diminuzione della produzione dei rifiuti urbani e quindi ad una previsione che si è rilevata essere ancor più cautelativa di quanto già non lo fosse per le assunzioni adottate nel PPGR con lo scenario inerziale. Per quanto riguarda gli obiettivi di RD la provincia sottolinea che dal 2006 al 2010 la RD dei rifiuti urbani nella provincia di Lodi ha fatto registrare un continuo incremento, pari complessivamente al +12,5% circa rispetto al 2006 (+1,39% rispetto al 2009), raggiungendo la quota del 56,8% nel 2010. Le considerazioni sull’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani vengono di seguito riportate: le stime di produzione e della potenzialità impiantistica autorizzata contenute nel PPGR hanno evidenziato l’autosufficienza provinciale nella gestione dei rifiuti urbani (compresi i rifiuti speciali derivanti dal loro trattamento e tenendo conto anche della quota aggiuntiva per il “mutuo soccorso” interprovinciale prevista dal PRGR) fino a tutto l’anno 2012, essenzialmente in funzione delle volumetrie disponibili e dei conferimenti annui previsti in discarica. A tal proposito si riportano di seguito i dati relativi dei conferimenti al 31/12/2011 presso la discarica Ecoadda S.r.l. di Cavenago d’Adda e di conseguenza la capacità residua; la discarica “Pantaeco srl” di Casalpusterlengo è in conto proprio ed è rimasta chiusa per tutto il 2011 e la discarica “Dow” di Fombio è in conto proprio. Considerata la volumetria autorizzata (438.000 mc) rispetto alla volumetria disponibile a fine anno 2011 (117.000 mc – dato rilevato da ARPA Lombardia in sede di visita istruttoria a fine 2011), ed i quantitativi di rifiuti conferiti al 31/12/2011 (265.680 t), si può desumere che l’indice di compattazione dei rifiuti scaricati nel periodo 2007-2011 sia pari a 0.82 t/mc. Pertanto, considerata la volumetria disponibile e l’indice di compattazione di cui sopra, la discarica ha una capacità residua espressa in tonnellate pari a circa 96.000 t, che, con una media di conferimento complessivo pari a 66.000 t/anno, può garantire l’autosufficienza provinciale almeno sino alla prima metà del 2013. Sulla base dell’attuale situazione impiantistica la Provincia non ha rilevato criticità per quanto riguarda i flussi primari delle varie frazioni di rifiuti urbani, dal momento che, a fronte della chiusura di alcuni impianti e dell’avvio o ampliamento di altri, la potenzialità complessiva disponibile risulta sostanzialmente invariata e comunque abbondantemente superiore ai fabbisogni provinciali. Nella tabella sotto riportata vengono evidenziati gli impianti e le quantità ricevute e l’indicazione della percentuale di ripartizione sul totale del rifiuto indifferenziato, confrontando i destini del rifiuto indifferenziato previsti nel piano provinciale con quanto effettivamente riscontrato nel 2010 (dati ARPA): Tabella 3.4.14: ripartizione impiantistica per i rifiuti indifferenziati fonte: PPGR e elaborazioni Regione Lombardia e Finlombarda S.p.A, anno 2011 Impianto Ripartizione prevista dal PPGR del rifiuto indifferenziato Ripartizione riscontrata al 2010 del rifiuto indifferenziato Ton/anno previste dal PPGR % sul tot Provinciale Ton/anno effettive 2010 % sul tot. Provinciale anno 2010 Discarica Eco Adda 30.000 50% 23.108 40% TMB Bellisolina 30.000 50% 35.353 60% TOTALI 60.000 100% 58.461 100% 95 3.4.4.7 Provincia di Mantova Nella relazione sono stati analizzati gli aspetti inerenti la produzione, gli obiettivi di raccolta differenziata e la situazione impiantistica per quanto riguarda il trattamento, lo smaltimento e il calcolo dell’autosufficienza. La produzione totale di rifiuti nel 2010, è stata pari a 230.413 t di rifiuti urbani, con un incremento del 2,29 % rispetto al 2009 mentre l’incremento sul pro-capite è dell’ 1,64%. Per quanto riguarda la RD la provincia afferma che sono oltre 120.000 le tonnellate di rifiuti raccolte in modo separato dai cittadini della provincia, mentre nel 2000 tale valore era fermo a 53.000 tonnellate. Grazie a tale sviluppo sono stati raggiuntigli obiettivi legislativi (50% - 2009), con la percentuale del 53,52%, e confermati quelli di previsione del PPGR (54,10% ). Gli obiettivi contenuti nella pianificazione provinciale in termini di produzione di rifiuti prevedono il contenimento e, se possibile, la minimizzazione della quantità di rifiuti urbani prodotti, con l'obiettivo di assicurare negli anni una diminuzione del rifiuto urbano pro capite. La provincia nel proprio piano ha quindi fissato le seguenti percentuali di crescita del Rifiuto Urbano pro capite (RU proc) come indicato nei diversi anni RU pro-capite %= +2,5% per il 2005; RU pro-capite %= +2,0% per il 2006; RU pro-capite %= +1,5% per il 2007; RU pro-capite %= +1,0% per il 2008-2015. Nel 2010 la provincia ha prodotto un quantitativo procapite di 555 kg/ab anno rilevando uno scostamento dell’8,05% rispetto a quanto previsto nel piano (604 kg/ab anno);mentre lo scostamento rilevato nella percentuale di RD per l’anno 2010 ( 53,5%) è stato del 1,07%, in linea con quanto previsto nella pianificazione provinciale (54,1%). Dall’analisi dei destini dei rifiuti indifferenziati si evidenzia che il trattamento delle 93.799 t93799 tonnellate raccolte nei 70 comuni della provincia, sono indirizzate quasi totalmente (93.765 t) ai due impianti di selezione gestiti da Mantova Ambiente presenti sul territorio mantovano e solo una piccola parte è conferita direttamente in discarica (34 t). L’autosufficienza allo smaltimento viene garantita dagli impianti di pre-trattamento presenti e dalla discarica in via residuale (per rifiuti decadenti dal trattamento). I due impianti di TMB vengono descritti dalla provincia in un approfondimento dedicato; si riporta uno stralcio che indica le modifiche in progetto. Nel piano industriale di Mantova Ambiente sono in fase di modifica i due impianti esistenti di TMB: − Polo di Ceresara: dedicato al trattamento del rifiuto indifferenziato in un impianto in grado di trattare 110.000 t di RU per produrre CSS e FOS. a fine 2011 sono pervenute richieste di autorizzazioni relative alla gestione rifiuti e alle emissioni in atmosfera; − Polo di Pieve di Coriano: dedicato al recupero dei rifiuti raccolti in modo differenziato. In particolare verrà realizzato un impianto di digestione anaerobica per la produzione di energia elettrica prevedendo la successiva produzione di ammendante da utilizzare nella pratiche agronomiche (potenzialità ipotizzata 80.000 t). La realizzazione delle modifiche necessarie ad adeguare l’impianto saranno realizzate in una seconda fase dopo aver modificato e posto in esercizio il sopraccitato impianto di Ceresara. Per quanto riguarda la discarica di Mariana Mantovana la provincia cita nella relazione le proposte di ampliamento presentate da TEA Spa, finalizzate a garantire una vita utile maggiore all’impianto; la società ha presentato nel 2011 in Regione Lombardia la documentazione per la procedura di valutazione d’impatto ambientale relativa ad una proposta di ampliamento della discarica che prevede una riprofilatura della stessa con un ampliamento previsto di poco meno di 2 milioni di mc. Con la realizzazione di tale modifica, che prevede di fatto la congiunzione fisica delle due vasche attualmente autorizzate, la capacità di smaltimento della provincia (per i rifiuti derivanti dall’impiantistica di pretrattamento) sarà soddisfatta per alcune decine d’anni. Viene di seguito proposto un confronto tra i destini del rifiuto indifferenziato previsti nel piano provinciale e quanto effettivamente riscontrato nel 2010 (dati ARPA). 96 Nella tabella sotto riportata vengono evidenziati gli impianti e le quantità ricevute e l’indicazione della percentuale di ripartizione sul totale del rifiuto indifferenziato. Impianto Ripartizione prevista dal PPGR del rifiuto indifferenziato al 2015 Ripartizione riscontrata al 2010 del rifiuto indifferenziato Ton/anno previste dal PPGR % sul tot Provinciale Ton/anno effettive 2010 % sul tot. Provinciale anno 2010 Discarica Mantova Ambiente - Mariana Mantovana 40.000 32% 28 0,02% Impianto TMB di Ceresara 42.500 34% 65.014 62,80% Impianto TMB di Pieve di Coriano 42.500 34% 38.316 37% TOTALI 125.000 100% 103.358 100% Tabella 3.4.15: ripartizione impiantistica per i rifiuti indifferenziati - Fonte: PPGR e elaborazioni Regione Lombardia e Finlombarda S.p.A, anno 2011 3.4.4.8 Provincia di Milano Nella relazione sono stati analizzati gli aspetti inerenti la produzione, gli obiettivi di RD e la situazione impiantistica per quanto riguarda il trattamento, lo smaltimento e il calcolo dell’autosufficienza. Considerando la produzione totale di rifiuti urbani, in provincia di Milano il dato di produzione registrato nel 2010 (1.578.607 t) è inferiore rispetto al dato di produzione rilevato negli ultimi 4 anni e rispetto ai livelli stimati dal Piano. Il PPGR aveva ipotizzato la contrazione del tasso di crescita della produzione di rifiuti dall’1,3% medio annuo all’1% circa (con riferimento al vecchio assetto provinciale che comprendeva l’attuale provincia di Monza e Brianza). Nel 2010 si assiste ad una decrescita del dato di produzione dei rifiuti (-0,65% rispetto al 2009), situazione rilevata in maniera ancora più incisiva l’anno precedente rispetto al 2008 (il tasso rilevato è stato di -3,7% nel 2009 rispetto al 2008). In termini di produzione procapite, il valore medio Provinciale (500 kg/ab anno) risulta essere allineato al dato medio regionale, mentre risulta essere inferiore di circa 30 kg/ab anno sia rispetto al dato medio del Nord Italia che rispetto al dato medio nazionale. Il confronto tra gli obiettivi di piano rispetto alla produzione rilevano uno scostamento negativo in quanto la produzione al 2010 della provincia si è attestata a 1.578.607 ton contro le 1.651.842 previste dal piano. Per quanto concerne il recupero di materia dai rifiuti prodotti si segnala che il 46,3% (corrispondenti a 730.371 t) della produzione totale è stata oggetto di raccolta differenziata per l’avvio a recupero. Gli obiettivi di RD contenuti nella pianificazione prevedono il raggiungimento del 52,7% di RD al 2011, mentre per il 2010 è stato raggiunta una percentuale del 46,3 mostrando un significativo scostamento rispetto a quanto previsto. Il dato più contenuto di produzione dei rifiuti contestualmente alla dotazione impiantistica presente sul territorio provinciale, ha consentito di incrementare i flussi di rifiuti indifferenziati trattati in ambito provinciale contraendo quindi le quote destinate a trattamento e smaltimento extra provinciale. Il flusso di rifiuti indifferenziati complessivamente prodotti in Provincia di Milano ammonta nel 2010 a 745.817 t; di questo totale l’84,6% è stato destinato ad impianti situati in provincia. Si rileva però che tuttora ancora un quantitativo importante dei rifiuti indifferenziati prodotti in Provincia pari a 114.984 t (il 15,4%) è stato avviato a impianti di pretrattamento e di trattamento termico situati fuori provincia. Tali dinamiche, considerata la presenza sul territorio della provincia di Milano di operatori che dispongono di impianti anche in altre province, risponde a logiche di ottimizzazione gestionale dei flussi di rifiuti anche sulla base di necessità di mutuo soccorso (es. fermi impianti manutentivi). Inoltre viene segnalato un significativo flusso di rifiuti importati dalle altre province lombarde verso gli impianti della Provincia di Milano; si osserva infatti che sono state importate e trattate complessivamente 87.123 ton di rifiuti indifferenziati extraprovinciali; nel 2010 tale quantitativo risulta essere paragonabile al flusso esportato. Dalla relazione della provincia risulta che la quota largamente dominante dei rifiuti indifferenziati provinciali è avviata a 97 trattamento termico (oltre l’83,5%); il 16% è invece avviato a pretrattamento e gli scarti di tale fase saranno poi destinati a recupero energetico. Per quanto riguarda l’autosufficienza allo smaltimento si riportano alcune considerazioni della provincia che sottolinea le modifiche gestionali rispetto a quanto previsto nel piano. Innanzitutto si evidenzia il minor ricorso agli impianti di pre-trattamento rispetto a quanto previsto originariamente, oltre al diverso parco impiantistico a disposizione (non è più presente l’impianto di trattamento di Mediglia previsto dalla pianificazione in quanto non è stato realizzato). Analizzando nel dettaglio il conferimento dei rifiuti indifferenziati e rapportando il confronto tra il 2004 e il 2010, si rileva un aumento dei flussi inviati all’impianto d’incenerimento AMSA- Silla 2 di Milano, passando da 374.123 t nel 2004 a 440.350 nel 2010 (considerando le 52.072 tonnellate trasbordate dall’impianto di Maserati Light e conferite senza alcun pretrattamento all’impianto di incenerimento Silla 2). I conferimenti dei rifiuti indifferenziati raccolti in Provincia di Milano e avviati al trattamento termico presso l’impianto CO.RE di Sesto San Giovanni sono passati da 65.249 t nel 2004 a 67.456 t nel 2009 riducendosi a 61.497 t nel 2010. Per l’impianto Prima di Trezzo il confronto diretto con i dati del Piano è più difficoltoso in quanto, le 80.962 t che risultavano trattate nel 2004 comprendevano in maniera importante i flussi di rifiuti prodotti dai Comuni del bacino di Monza e Brianza(103.827 t nel 2009). I rifiuti della Provincia di Milano, conferiti a tale impianto ammontano a 35.045 t nel 2010 ,Ora, come risulta dalle dichiarazioni dei comuni, ). Relativamente al pretrattamento si rileva che nel 2010 l’impianto di Maserati Light a Milano ha ricevuto 80.862 t; di queste 52.072 t sono state trasferite direttamente nell’impianto di trattamento termico Silla 2; pertanto l’effettivo quantitativo avviato a trattamento nell’impianto TMB è stato di circa 29.000 t, in netta riduzione rispetto a quanto trattato nel 2009 (62.655 t), con successivo avvio di buona parte del sopravaglio all’impianto d’incenerimento AMSA di Silla 2 e del sottovaglio a trattamento e smaltimento in impianti extraprovinciali. Presso l’impianto Ecodeco di Lacchiarella, con successiva produzione di bioessiccato o CDR, i conferimenti, secondo quanto dichiarato dai Comuni (dati ARPA Lombardia), sono passati da 45.895 t nel 2004 a 59.716 t nel 2009 e nel 2010 sono state conferite 57.524 t più 4.123 t che sono transitate presso la piattaforma di Navigli Ambiente ad Abbiategrasso. I rifiuti indifferenziati esportati direttamente fuori provincia diminuiscono passando dal 21,4% (in che anno) all’15,4% dei rifiuti indifferenziati prodotti nel 2010. Rispetto al 2004 si evidenzia che nessun flusso di rifiuto indifferenziato viene più direttamente smaltito in discarica, si sottolinea tuttavia che tale risultato era già conseguito nel 2006. Gli impianti extraprovinciali di destino del RUR sono: − impianto di Lomellina Energia (Parona - PV) : pretrattamento e incenerimento; − polo impiantistico di ACCAM (Busto Arsizio - VA) : termovalorizzazione diretta o stoccaggio intermedio; − impianto A2A a Brescia : incenerimento; − impianto di Bellisolina (Montanaso - LO): produzione di bioessiccato o CDR destinato a smaltimento o incenerimento in altri impianti; − impianti Ecodeco di Corteolona e Giussago (PV) : trattamento con produzione di bioessiccato o CDR destinato a smaltimento o incenerimento in altri impianti; − impianto BEA di Desio, essendo localizzato nell’ambito della nuova Provincia di Monza e Brianza: incenerimento diretta o stoccaggio intermedio. Ai fini della valutazione di confronto dei fabbisogni di smaltimento dei rifiuti indifferenziati (nel piano il dato di RUR è disponibile solo al 2011-anno di fine scenario), si ha pertanto che: − nel 2010 il fabbisogno di trattamento e smaltimento dei rifiuti indifferenziati prodotti ammonta a 745.817 t; − nella previsione di Piano per il 2011 il fabbisogno di trattamento e smaltimento dei rifiuti indifferenziati prodotti in provincia (assetto 139 Comuni) ammonta a 711.147 t. Quindi nel 2010 è stato gestito un flusso aggiuntivo di 34.670 ton rispetto alle previsioni di Piano al 2011, nonostante la produzione totale di rifiuti urbani sia nettamente inferiore rispetto a quanto ipotizzato nello 98 Scenario di Piano (107.176 t in meno prodotte). Come illustrato nel grafico seguente tale “eccedenza di produzione” rispetto alle previsioni di Piano è imputabile in misura quasi esclusiva al Comune di Milano. Figura 3.4.16: Confronto fabbisogno trattamento RU indifferenziati prodotti (fonte: PPGR e elaborazioni Regione Lombardia e Finlombarda S.p.A, anno 2011) Per valutare la capacità del sistema impiantistico provinciale di soddisfare i fabbisogni di trattamento termico delle diverse categorie di rifiuti previsti dal Piano, azzerando la necessità di sbocchi fuori Provincia e garantendo la piena autosufficienza, è possibile valutare l’analisi dei flussi e le potenzialità impiantistiche attualmente esistenti sul territorio. Considerando anche il fabbisogno dei flussi che attualmente sono conferiti fuori Provincia (136.446 t) e che potrebbero essere trattati negli impianti provinciali, qualora non trovassero più attuazione gli accordi interprovinciali e sostituendosi ai flussi di rifiuti di derivazione urbana provenienti da altre province Lombarde (146.717 t), vi sarebbe una sostanziale autosufficienza. Per la valutazione dell’autosufficienza viene condotta un’analisi dei carichi termici associati ai rifiuti e delle potenzialità termiche degli impianti. Si sono assunti come riferimento i poteri calorifici inferiori (kcal/kg) medi per ciascuna tipologia di flusso individuati nel Piano e riportati di seguito e sono stati associati ai flussi trattati nel 2010 per valutare il grado di copertura del sistema impiantistico provinciale. Confrontando il fabbisogno di trattamento termico del sistema gestionale nel 2010 con la potenzialità impiantistica esistente, sembrerebbe non esserci un deficit impiantistico per il trattamento di tali flussi ma una disponibilità aggiuntiva per circa 41.000 t con un PCI medio di 2.766 kcal/kg. Si osserva che il mix di rifiuti avviati a trattamento termico nel 2010 possiede un PCI medio nettamente inferiore a quanto stimato nello scenario di Piano (3.055 kcal/kg): ciò è una conseguenza del basso grado di pretrattamento degli indifferenziati pari al 15,5%. Nella ricostruzione della gestione dei flussi attuali avviati a trattamento termico non si è potuto quantificare il flusso di scarti prodotti dal recupero delle frazioni secche, pertanto la stima della disponibilità impiantistica (in 41.000 t) è da ridimensionare, in quanto, probabilmente alcuni flussi di tale tipologia di scarti sono stati destinati ad impianti di trattamento termico, ma non se ne conosce l’entità. Se la maggior parte del flusso degli scarti, che si ricorda essere una stima fatta in base ai parametri del PPGR, andasse effettivamente a trattamento termico, si avrebbe praticamente la saturazione della potenzialità impiantistica milanese. 99 Figura 3.4.17: Carico termico dei rifiuti urbani o di origine urbana (fonte: PPGR e elaborazioni Regione Lombardia e Finlombarda S.p.A, anno 2011) Dal confronto dei flussi di provenienza provinciale, avviati nel 2010 effettivamente a trattamento termico rispetto ai flussi previsti nel PPGR, si osservano delle sostanziali differenze. In particolare non risultano essere avviati a trattamento termico flussi consistenti di rifiuti ingombranti (ca 27.000 t) e flussi degli scarti prodotti dal recupero delle frazioni avviate a recupero di materia (frazioni secche e frazioni umide). Se si considera l’insieme dei flussi prodotti nel 2010 che, secondo quanto previsto dallo Scenario di Piano, dovrebbero essere avviati a trattamento termico, si avrebbe la situazione prospettata nel seguente riquadro. In particolare si mantiene fisso il quantitativo di rifiuti che nel 2010 risulta essere stato avviato a pretrattamento (circa 114.189 t) e si considera, come previsto dal Piano, che la totalità dei flussi che derivano dal pretrattamento quali bioessiccato, sovvallo secco e CDR, nonché gli ingombranti non recuperati, gli scarti stimati prodotti dal recupero delle frazioni differenziate e gli scarti da compostaggio, siano avviati a trattamento termico. Ossia il fabbisogno di trattamento termico passerebbe da 719.944 t avviate nel 2010 alle 802.778 t potenziali da avviare a trattamento termico. Confrontando quindi il fabbisogno potenziale di trattamento termico del sistema gestionale, così come prospettato dal Piano per i flussi stimati nel 2010, con la potenzialità impiantistica esistente risulterebbe esserci un deficit impiantistico per il trattamento di tali flussi circa di 64.000 t con un PCI medio di 2.853 kcal/kg. Si osserva comunque che il mix di rifiuti da avviare a trattamento termico nel 2010 possiede un PCI medio nettamente inferiore a quanto stimato nello scenario di Piano (3.055 kcal/kg). 100 Figura 3.4.18: Carico termico del flusso dei rifiuti urbani o di origine urbana - Fonte Relazione annuale PPGR Il deficit impiantistico individuato sulla base dell’analisi dei flussi (2010) previsti a trattamento termico sarebbe pertanto di 251 GWh/a corrispondenti a ca. 65.000 t/a di rifiuti, assumendo un PCI di riferimento medio pari a 2.853 kcal/kg. Si ricorda al riguardo, in particolare, la stima di un deficit impiantistico valutato dal PPGR per la Provincia di Milano esclusa Monza e Brianza (peraltro nella configurazione allora prevista, che vedeva ancora 139 Comuni fare capo a Milano) di 252.000 MWh/a, corrispondenti a 71.000 t/a di rifiuti con PCI medio di 3.055 kcal/kg. Sulla base delle stesse assunzioni formulate dal PPGR in merito all’avvio a trattamento termico dei diversi flussi di rifiuti urbani (indifferenziato o flussi derivati), si confermano pertanto i valori di deficit impiantistico già evidenziato. Si ribadisce come tali conclusioni siano formulate al solo fine di “attualizzare” le previsioni del PPGR ripercorrendone le assunzioni. Ad oggi, come evidenziato dall’analisi delle effettive dinamiche gestionali, i flussi sono gestiti in modo diverso rispetto alle previsioni pianificatorie e si può affermare che, stanti gli attuali livelli di produzione, non si registri nei fatti alcun fabbisogno aggiuntivo. Viene di seguito proposto un confronto tra i destini del rifiuto indifferenziato previsti nel piano provinciale e quanto effettivamente riscontrato nel 2010 (dati ARPA). Nella tabella sotto riportata vengono evidenziati gli impianti e le quantità ricevute e l’indicazione della percentuale di ripartizione sul totale del rifiuto indifferenziato 101 Impianto Ripartizione prevista dal PPGR del rifiuto indifferenziato al 2011 Ripartizione riscontrata al 2010 del rifiuto indifferenziato Ton/anno previste dal PPGR % sul tot Provinciale Ton/anno effettive 2010 % sul tot. Provinciale anno 2010 Inceneritore A2A Silla – Milano 450.000 38,40% 445.167 55,10% Inceneritore Core – Sesto San Giovanni 74.400 6,40% 69.823 8,60% Inceneritore Prima – Trezzo sull’ Adda 155.000 13,20% 103.442 12,80% (Fertilvita) Ecodeco - Lacchiarella 62.076 5,30% 63.951 7,90% Mediglia Servizi Ecologici – Mediglia 51.826 4,40% 0 0% Amsa Maserati Light -Milano 130.000 11,10% 80.862 10% Amsa Silla 2 selezione bocca forno- Milano 130.000 11,10% 0 0% TOTALI 1.053.302 100% 763.245 100% Tabella 3.4.19: ripartizione impiantistica per i rifiuti indifferenziati - Fonte: PPGR e elaborazioni Finlombarda S.p.A. anno 2011. Nel piano vigente si è tenuto conto anche della potenzialità dell’impianto di Bea che è passato nella provincia di Monza e Brianza. 3.4.4.9 Provincia di Monza Brianza Nel 2011 la produzione complessiva di rifiuti risulta essere diminuita rispetto al 2010, arrivando a 364.849 t/a rispetto alle 375.536 t/a del 2010, con una variazione rispetto all’anno precedente dell'ordine del -2,8%. Se si considera poi la produzione pro-capite, si evidenzia una contrazione ancora più marcata del dato, essendo passati da un dato medio di produzione pro-capite di 442 kg/abxanno a 425,8 kg/abxanno; si registra così un decremento del -3,7% rispetto al 2010. Nel 2012 la produzione complessiva di rifiuti risulta essere diminuita ulteriormente sia rispetto al 2010 che al 2011, arrivando a 348.797 t/a, con una variazione rispetto all’anno precedente dell'ordine di ben -4,4%. Se si considera poi la produzione pro-capite, si evidenzia una contrazione ancora più marcata del dato, essendo passati da un dato medio di produzione pro-capite di 425,8 kg/abxanno a 410 kg/abxanno; si registra così un ulteriore decremento del 3,7% rispetto al 2011. Su queste basi si ritiene che il dato 2012 presenti una dinamica talmente importante rispetto ai valori registrati negli anni precedenti, da non poter essere trascurato in ambito di Pianificazione regionale e provinciale. Produzione di rifiuti nel 2011 e 2012 in Provincia di Monza e Brianza, confronto con dati 2010 2010 2011 2012 variazione 2011 su 2010 variazione 2012 su 2011 produzione di rifiuti [t/a] 375.536 364.849 348.797 -2,8% -4,4% popolazione residente 849.636 856.875a 850.684b 0,9% -0,7% produzione di rifiuti [kg/abxa] 442 425,8 410,0 -3,7% -3,7% Fonte: elaborazione su dati ORSO 2010, 2011 e 2012 102 Note: a: dato pre-censimento ISTAT Ottobre 2011; se si considera il dato post censimento la popolazione risulta essere al Dicembre 2011 840.358. b: dato post censimento e pertanto in linea col dato del Dicembre 2011. Il flusso complessivo delle raccolte differenziate (compreso il flusso di rifiuti ingombranti avviati a recupero di materia) ha subito un sostanziale aumento negli anni, passando da 177.501 tonnellate nel 2001 a 215.448 tonnellate nel 2012. L’incremento assoluto nel periodo considerato è stato pari al 21,4% con un incremento medio annuo dell’1,8%. Il tasso di incremento annuo della raccolta differenziata in tonnellate diminuisce nell’anno 2003 e addirittura si registra un dato in controtendenza negli anni 2009 e 2012; questo decremento è in realtà legato alla minor produzione totale di rifiuti urbani in quegli anni, infatti la percentuale di rifiuti differenziati rispetto al totale dei rifiuti urbani, nel periodo 2001-2012, ha andamento con una tendenza di base sempre crescente, passando dal 51,7% del 2001 al 61,8% conseguito nel 2012. Il flusso di rifiuti indifferenziati complessivo ammonta nel 2010 in Provincia di Monza Brianza a 120.604 t, mentre nel 2012 è passato a 105.105 t/anno, ossia un decremento del -13%. Dalle dichiarazioni 2010 dei comuni della provincia di Monza Brianza risulta indicato il destino di 120.438 t di rifiuti indifferenziati, si ha dunque una copertura del 99,86%, mentre sui dati 2012 si ha la copertura al 100%. Nel 2010 il 40,3% di questi rifiuti (48.497 t) è stato sottoposto a trattamento in impianti provinciali, in particolare: 40.968 t sono state termovalorizzate presso l’impianto di termovalorizzazione BRIANZA ENERGIA E AMBIENTE - B.E.A. – in comune di Desio; 7.529 t di rifiuti indifferenziati sono stati conferiti in stazioni di trasferimento (CEM, COLOMBO SPURGHI) situate in ambito provinciale, essendo quindi avviati a impianti non individuati, per i quali, sulla base delle informazioni al momento disponibili non è possibile valutarne la localizzazione o meno all’interno del territorio provinciale. Nel 2012 il flusso avviato in impianti provinciali passa ad incidere per il 65,6% (68.930 t/a) sul totale raccolto, in particolare: 43.571 t sono state termovalorizzate presso l’impianto di BRIANZA ENERGIA E AMBIENTE B.E.A; 23.577 t sono state avviate a pretrattamento per produrre CDR presso l’impianto “Corioni”, sito nel Comune di Monza, il flusso di CDR prodotto è quindi avviato a trattamento termico in impianti tradizionali per rifiuti urbani situati fuori Provincia, mentre il sottovaglio è avviato a stabilizzazione e quindi smaltito in discarica extra Provinciale, e gli scarti sono anch'essi prevalentemente smaltiti in discariche; 1.782 t di rifiuti indifferenziati sono stati conferiti in stazioni di trasferimento e stoccaggio (CEM ambiente, AFO Ambiente e CBM) situate in ambito provinciale, essendo quindi avviati a impianti non individuati, per i quali, sulla base delle informazioni disponibili dal sistema informativo non è possibile valutarne la localizzazione o meno all’interno del territorio provinciale. Pertanto al 2010, il 59,7% dei rifiuti indifferenziati (71.942 t) è stato direttamente esportato fuori provincia, e nel 2012 l'esportazione in impianti extraprovinciali si dimezza, ammontando complessivamente a 36.174 t/anno (il 34,4% del totale raccolto) essendo così destinato: 59.187 t sono state termovalorizzate nel 2010, e 34.861 t nel 2012, presso l’impianto PRIMA in comune di Trezzo sull’Adda (MI); 8.306 t (nel 2010) sono state termovalorizzate presso l’impianto CORE in comune di Sesto San Giovanni (MI); 103 2.297 t (nel 2010), e 832 t nel 2012, sono state termovalorizzate presso l’impianto SILEA in comune di Valmaldrera (LC); 1.995 t (nel 2010), e 83 t nel 2012, sono state destinate a pretrattamento RI.ECO in comune di Novate Milanese (MI); 396 t nel 2012 sono state termovalorizzate presso l’impianto AMSA Silla 2 in comune di Milano (MI); 148 t (nel 2010) sono state destinate a pretrattamento presso l’impianto SERUSO in comune di Verderio Inferiore (LC); 9 t (nel 2010) sono state destinate a pretrattamento presso l’impianto CEREDA AMBROGIO in comune di Como (CO). Come emerso nell’analisi dello stato attuale, a fronte di un fabbisogno attuale (al 2010) pari a 120.604 tonnellate di rifiuti indifferenziati prodotti che si sono ridotti a 105.105 ton nel 2012, il flusso di tale tipologia di rifiuti è avviato prevalentemente a incenerimento, ed in particolare il 34% (40.968 t/a) nel 2010, che è passato ad essere il 41,5% (43.571 t) nel 2012, all’impiantistica esistente nel territorio Provinciale (trattamento termico presso l’impianto BEA di Desio), escludendo i flussi destinati a stazioni di travaso provinciali e pretrattamento (Corioni) per poi essere successivamente destinati ad impianti di trattamento e smaltimento. Il restante 59,7% (nel 2010) e 34,3% (nel 2012) sono avviati ad impianti di incenerimento extraprovinciali (tra cui l’impianto Prima a Trezzo sull’Adda in provincia di Milano, che ha ricevuto e trattato il flusso prevalente: 59.187 t nel 2010 e 34.861 t nel 2012) in seguito ad accordi tra Consorzi e province. In linea di massima, per il futuro, si ritiene di mantenere tale sistema polare basato sul conferimento diretto dei rifiuti indifferenziati a trattamento termico ai due principali impianti di riferimento per il contesto della Provincia di Monza e Brianza: • impianto Provinciale BEA di Desio: impianto che attualmente possiede una potenzialità di trattamento autorizzata di 250 t/gg che corrispondono a circa 75.000 t/a, e che attiverà nei prossimi mesi un revamping in virtù della recente Autorizzazione Integrata Ambientale che consentirà l’incremento di potenzialità sino a circa 276 t/g, ossia ca 92.000 t/anno (è autorizzato ad un carico termico nominale massimo di 149.260 MJ/h). • impianto extraprovinciale PRIMA di Trezzo sull’Adda: che possiede una potenzialità di trattamento autorizzata di 500 t/g (pari a 175.000 t/a nell’ipotesi di funzionamento 330 gg/a). Pertanto, a fronte delle disponibilità impiantistiche dedicate al trattamento termico e recupero energetico del rifiuto indifferenziato presenti sul territorio provinciale o in ambiti contermini nei quali si è storicamente determinato l’attuale sistema dei conferimenti, si ritiene che, per una futura gestione ottimale, tutto il rifiuto residuo decadente dai servizi di raccolta sia destinato a tali impianti senza subire pretrattamenti. Sulla base delle previsioni future il fabbisogno complessivo di trattamento dei rifiuti indifferenziati ammonterebbe a 91.864 t nel 2015 e 76.268 t al 2020, ossia 20.000 tonnellate in meno rispetto ai flussi prodotti attualmente (2012). Considerando pertanto le potenzialità degli impianti di riferimento autorizzate (alla luce anche del dato di capacità autorizzata dal revamping di BEA) per il recupero energetico si ritiene che il sistema così delineato sia idoneo alle esigenze future per lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati prodotti in Provincia di Monza e Brianza. Il sistema impiantistico offre inoltre capacità residue di trattamento che, nel rispetto delle indicazioni della pianificazione regionale potranno essere destinate al recupero energetico di altri flussi di rifiuti. 104 3.4.4.10 Provincia di Pavia Nella relazione sono stati analizzati gli aspetti inerenti la produzione, gli obiettivi di raccolta differenziata e la situazione impiantistica per quanto riguarda il trattamento, lo smaltimento e il calcolo dell’autosufficienza. Nel 2010 in Provincia di Pavia sono state raccolte 307.271 t di rifiuti urbani pari pertanto a 560 kg/abitante. La comparazione sulla produzione dei rifiuti annua per il 2010 evidenzia una leggera discordanza rispetto agli scenari inerziale e 50-60%, di circa 1,2 % in entrambi i casi. La produzione totale analizzata è influenzata dall’aumento della popolazione residente (dal 2009 al 2010: +0,8%) pertanto l’analisi più corretta viene svolta facendo riferimento alla produzione pro capite di rifiuti urbani. Il confronto 2010 sulla produzione pro-capite rispetto a quanto previsto nella pianificazione si discosta del 1,78% rispetto allo scenario inerziale (570 kg/ab anno previsti) e del -1,25% rispetto allo scenario evolutivo (567 kg/ab anno) in quanto nel 2010 sono stati rilevati 560 kg/ab anno. Per quanto riguarda la RD si evidenzia che nel 2010 la provincia ha raccolto in modo differenziato 89.932 t di rifiuti, un quantitativo pari al 29,27% dei rifiuti urbani raccolti; rispetto al 2009 , quando il dato era pari al 28,54%, si è verificato un minimo aumento. Rispetto a quanto previsto nel PPGR la provincia evidenzia uno scostamento positivo rispetto allo scenario inerziale che prevedeva un obiettivo intermedio al 2010 del 28,6%, mentre negli scenari 50-60% scelti come ipotesi migliorative e come tali da perseguirsi, lo scostamento è negativo di 20-30 punti percentuali. Tra le cause della situazione di stallo dello sviluppo della RD la provincia individua la situazione impiantistica relativa al recupero e smaltimento dei rifiuti urbani indifferenziati che si regge ancora sulla presenza di 2inceneritori. Essa ha permesso il raggiungimento dell’autosufficienza provinciale da molti anni (da almeno 10 anni la Provincia di Pavia è in grado di trattare/recuperare la totalità del rifiuto urbano indifferenziato che produce) , ed il mantenimento di una tariffa di smaltimento dei rifiuti indifferenziati relativamente bassa (intorno ai 103 €/t nel 2010), che contrasta l’instaurarsi della RD che avrebbe costi più alti per la collettività. L’autosufficienza prevista nel piano è confermata dalla relazione presentata, nella quale è riportato che “La potenzialità di trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati disponibile in Provincia di Pavia è pari a 440.000 t/anno che risulta notevolmente superiore al fabbisogno massimo stimato negli scenari di pianificazione . All’interno di tale sovrapotenzialità disponibile, anche al netto della quota aggiuntiva del 20% per il “mutuo soccorso” richiesta dalla Regione Lombardia, trovano quindi pieno soddisfacimento anche gli ulteriori fabbisogni aggiuntivi.” Viene di seguito proposto un confronto tra i destini del rifiuto indifferenziato previsti nel piano provinciale e quanto effettivamente riscontrato nel 2010 (dati ARPA). Nella tabella sotto riportata vengono evidenziati gli impianti e le quantità ricevute e l’indicazione della percentuale di ripartizione sul totale del rifiuto indifferenziato Impianto Ripartizione prevista dal PPGR del rifiuto indifferenziato al 2013 Ripartizione riscontrata al 2010 del rifiuto indifferenziato Ton/anno previste dal PPGR % sul tot Provinciale Ton/anno effettive 2010 % sul tot. Provinciale anno 2010 Termovalorizzatore Lomellina Energia Parona 79.000 16% 108.269 54,10% Termovalorizzatore Ecodeco - Corteolona CDR 54.000 11% Discarica (solo decadenti RU) 113.000 23% TMB (Ecodeco Giussago, e Corteolona per CDR Termo) 91.686 45,90% TOTALI 113.000 23% 91.686 46% Tabella 3.4.20: ripartizione impiantistica per i rifiuti indifferenziati (Fonte: PPGR e elaborazioni Finlombarda S.p.A, anno 2011) 105 3.4.4.11 Provincia di Sondrio Nella relazione sono stati analizzati gli aspetti inerenti la produzione, gli obiettivi di raccolta differenziata e la situazione impiantistica per quanto riguarda il trattamento, lo smaltimento e il calcolo dell’autosufficienza. Da quanto si evince nel PPGR. risultano sovrastimate, all’anno 2010, le produzioni di rifiuti totali (84.558 t prodotte a fronte delle 87.500 previste) e quelle dei rifiuti urbani (44.863 t prodotte a fronte delle 48.000 previste) mentre la quantità di rifiuti raccolte in modo differenziato risulta in linea rispetto alle previsioni dello strumento pianificatorio (39.720 t a fronte delle 39.500 previste). Le due tabelle sottostanti contengono i dati pianificati e i dati effettivamente misurati: 2005 2006 2007 2008 2009 2010 TOTALE 79.000 81.000 82.500 84.000 86.000 87.500 R.U. 48.000 48.000 48.000 48.000 48.000 48.000 R.D. 31.000 33.000 34.500 36.000 38.000 39.500 Tabella 3.4.21: Trend produzione rifiuti (previsioni di P.PG.R. anni 2005-2010 Fonte PPGR 2005 2006 2007 2008 2009 2010 TOTALE 79.194 82.823 81.876 82.776 83.962 84.558 R.U. 48.515 49.595 47.573 46.468 46.263 44.863 R.D. 30.674 33.232 34.302 36.308 37.699 39.725 Tabella 3.4.22: Produzione effettiva rifiuti anni 2005 – 2010 Fonte PPGR Nella tabella successiva vengono riportati gli impianti di destino della frazione indifferenziata che per la provincia di Sondrio si basa su conferimenti in impianti extra provinciali regolata da accordi interprovinciali. IMPIANTO 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Termovalorizzatore REA Dalmine (BG) 20.000 20.000 20.000 20.000 35.000* 35.000* 35.000* Termovalorizzatore SILEA Valmadrera (LC) 10.000 10.000 10.000 10.000 10.000 10.000 Soc. FERTILVITA s.r.l. Giussago (PV) 20.000 20.000 20.000 ** ** ** Tabella 3.4.23: impianti di destino frazione indifferenziata Fonte PPGR Note: * dopo ulteriore accordo con la Provincia di Bergamo ** i conferimenti all’impianto di Giussago sono terminati in data 31.12.2009. A seguito di deliberazione della giunta provinciale pavese n. 185/08 sarebbe possibile il conferimento negli impianti di Giussago e Corteolona fino al 31.12.2013 (dopo sottoscrizione opportuni accordi commerciali) Per quanto concerne gli accordi stipulati con altri enti per lo smaltimento dei rifiuti prodotti in provincia di Sondrio si richiamano i Protocolli d’Intesa sottoscritti con le Province di Bergamo (d.g.p. n. 329 del 20.11.2007 per lo smaltimento di 20.000 t/a sino al 31.12.2012), di Lecco (d.g.p. n. 330 del 20.11.2007 per 10.000 t/a sino al 31.12.2009) e Pavia (d.g.p. n. 185 del 16.6.2008 per 20.000 t/a sino al 31.12.2013). 106 Successivamente, a seguito di accordi commerciali tra la Soc. S.EC.AM. s.p.a., per la parte sondriese e le Soc. REA Dalmine per Bergamo e Soc. SILEA Valmadrera per Lecco, nel rispetto delle disposizioni regionali, gli accordi sono stati così rispettivamente aggiornati: − aumento di 15.000 t/anno al termovalorizzatore REA di Dalmine dall’1.1.2010 al 31.12.2012; − reiterazione dell’accordo in essere sino al 31.12.2011 per gli smaltimenti, alle stesse condizioni, presso il termovalorizzatore SILEA di Valmadrera (LC). La provincia, considerando quanto sopra esposto, ipotizza 2 possibili scenari al 31.12.2012: Scenario 0 – Impianti a regime, R.D. 49%, aumento costante di rifiuti indifferenziati; si avrebbe una produzione di 85.000 ton di rifiuti che verrebbero trattati per il 51% nell’impianto di bioessicazione provinciale (rifiuti indifferenziati) con successivo invio a termovalorizzazione (circa 30.000 ton) mentre il 49 % pari alle frazioni di RD andrebbero a impianti provinciali e extraprovinciali. Scenario 1 – Impianti a regime, R.D. 50%, aumento costante di rifiuti indifferenziati; in questo scenario le quantità trattate seguono gli stessi destini dello scenario 0 con piccole variazioni sui quantitativi da avviare a termovalorizzazione fuori provincia ovvero delle 85.000 ton prodotte il 50% verrebbe trattato dall’impianto di biostabilizzazione provinciale e successivamente le 30.000 ton risultanti dal trattamento saranno destinate a impianti extra provinciali. 3.4.4.12 Provincia di Varese Nella relazione sono stati analizzati gli aspetti inerenti la produzione, gli obiettivi di raccolta differenziata e la situazione impiantistica per quanto riguarda il trattamento, lo smaltimento e il calcolo dell’autosufficienza. Nel 2010 sono state prodotte in Provincia di Varese complessivamente 416.972 t di rifiuti urbani,con una riduzione dello 0,4% rispetto all’anno precedente. La produzione media pro-capite annua è stata pari a 472,4 kg/ab.anno, equivalente ad una produzione media pro-capite giornaliera di 1,294 kg.ab/giorno, che riporta la provincia ai valori di produzione che registrava nel 1999. Per quanto riguarda raccolta differenziata. il trend di sviluppo segnalato è molto positivo, ed ha consentito di raggiungere obiettivi superiori a quelli previsti dalle norme nazionali: il 59,1% di RD nel 2010 colloca la provincia di Varese tra le più virtuose dell’intero panorama nazionale, inoltre, 47 Comuni particolarmente innovativi e sensibili al tema, nel 2010 hanno superato il livello di RD del 65% (obiettivo di riferimento normativo al 2012, nazionale e del Piano Provinciale Rifiuti). Il PPGR ha posto come obiettivo di raggiungere al 2013 una riduzione del livello di produzione pro capite pari al 3% rispetto all’attuale (anno 2007), passando quindi da 491,4 kg/ab*anno a 476,7 kg/ab*anno. Per la verifica dello stato di attuazione del Piano, la provincia ha pertanto monitorato il livello di produzione pro capite e l’ha confrontato con quello previsto nella seguente tabella: Anno Previsioni PPGR Dati rilevati Scostamento 2008 489 495,4 1,30% 2009 486,5 477,8 1,78% 2010 484,1 472,4 2,41% 2011 481,6 2012 479,1 2013 476,7 Tabella 3.4.24: raffronto dati rilevati e previsti Fonte PPGR Si può notare come l’obiettivo fissato per il 2013 sia già stato raggiunto nel 2010 con largo anticipo rispetto alle previsioni di Piano. Per quanto concerne la raccolta differenziata, il PPGR ha posto come obiettivo al 2012 il raggiungimento del 65% di RD. 107 Per la verifica dello stato di attuazione del Piano, la provincia ha monitorato il livello di RD e confrontato con quello previsto nella seguente tabella: Anno Previsioni PPGR Dati Scostamento rilevati 2008 57,3 57,2 0,17% 2009 59,2 58,1 1,85% 2010 61,1 59,1 3,27% 2011 63 2012 65 2013 65 Tabella 3.4.25: raffronto dati rilevati e previsti Fonte PPGR Si può notare come non sia stato raggiunto l’obiettivo intermedio fissato per l’anno 2010, ma con le campagne finalizzate all’aumento della raccolta differenziata messe in atto dalla Provincia di Varese nel corso dell’anno 2011 (bando di finanziamento rivolto ai Comuni per la fornitura ai cittadini di strumenti incentivanti per innalzare l’RD) si prevede in ogni caso di centrare l’obiettivo fissato per il 2012 come previsto dal PPGR. quantità (ton /anno) quantità (kg/ab anno) % sul totale rifiuti indifferenziati 129.678,00 146,9 31,1 spazzamento strade 13.848,00 15,7 3,3 ingombranti smaltimento 27.149,00 30,8 6,5 totale rifiuti a smaltimento 170.675,00 193,4 40,9 Tabella 3.4.26: Quantitativi rifiuti prodotti al 2010 Fonte Relazione annuale PPGR Nella tabella seguente si riportano i dati relativi al destino dei suddetti rifiuti destinati all’inceneritore ACCAM di Busto Arsizio, alla discarica di Gorla Maggiore e ad altri impianti, tra cui l’impianto di selezione Tramonto di Vergiate e quello di termovalorizzazione extra provinciale di Dalmine Destino ton % (su rifiuti totali) Termovalorizzatore ACCAM - Busto A. 58.750 14,1 Discarica di Gorla Maggiore 48.071 11,5 Imp. selezione Tramonto - Vergiate (fraz. secca) 29.155 7 Altri impianti (selezione ingombranti, trasferenza, altri inceneritori etc.) 20.132 4,9 Termovalorizzatore REA Dalmine 14.389 3,5 Totale 170.677 40,9 Tabella 3.4.27: Quantitativi trattati Fonte Relazione annuale PPGR La provincia, per quanto riguarda l’autosufficienza provinciale allo smaltimento dei rifiuti indifferenziati ricorda che gli impianti già esistenti ed autorizzati a trattare tali tipologie di rifiuti ricompresi nel PPGR sono: − impianto di termovalorizzazione ACCAM S.p.A. ubicato in Comune di Busto Arsizio (VA), al confine con la Provincia di Milano, in grado di trattare circa 120.000 t/anno di rifiuti; 108 − impianto di produzione di CDR Tramonto Antonio S.r.l. ubicato in Comune di Vergiate (VA); tale impianto, a seguito del rilascio di provvedimento n. 4400 dell’11.11.2010 è autorizzato a trattare 60.000 t/a di rifiuti urbani residui (frazione secca residua da RD costituita prevalentemente da ingombranti ed indifferenziati) in luogo delle 30.000 t/a inizialmente previste nel PPGR; − discarica interprovinciale di Econord S.p.A. ubicata nei Comuni di Gorla Maggiore (VA) e di Mozzate (CO). Oltre agli impianti di prima destinazione di rifiuti indifferenziati, ingombranti a smaltimento e spazzamento strade sopra individuati, sono segnalati sul territorio anche i seguenti impianti: − cementificio Holcim (Italia) S.p.A. ubicato nei Comuni di Comabbio (VA) e Ternate (VA), a seguito del rilascio di provvedimento n. 312 del 25.01.2012, è autorizzato a trattare mediante coincenerimento 40.000 t/a di CDR in luogo delle 30.000 t/a inizialmente previste nel PPGR; − cementificio Colacem S.p.A. ubicato in Comune di Caravate (VA), a seguito del rilascio di provvedimento n. 3621 del 15.09.2010 è autorizzato a trattare mediante coincenerimento 30.000 t/a di CDR. Pertanto si fa rilevare come la potenzialità impiantistica per il recupero energetico di tali rifiuti sul territorio della Provincia di Varese, a seguito del pretrattamento per ottenere CDR, sia pari a 70.000 t/a. In conclusione la provincia afferma che dall’analisi dell’impiantistica presente si riconferma che, per il raggiungimento dell’obiettivo dell’autosufficienza provinciale in ordine allo smaltimento dei rifiuti, non è necessaria la realizzazione di ulteriori impianti a servizio dei rifiuti residui a valle della RD prodotti in Provincia di Varese. Viene di seguito proposto un confronto tra i destini del rifiuto indifferenziato previsti nel piano provinciale e quanto effettivamente riscontrato nel 2010 (dati ARPA). Nella tabella sotto riportata vengono evidenziati gli impianti e le quantità ricevute e l’indicazione della percentuale di ripartizione sul totale del rifiuto indifferenziato. Le percentuali di ripartizione del PPGR sono state inserite ipotizzando che l’impianto di TMB lavori a piena potenzialità e che il resto venga trattato dal termovalorizzatore. Nelle considerazioni relative all’autosufficienza infatti la provincia non considera la discarica come opzione di smaltimento, ma la considera nel conteggio della potenzialità totale, in quanto cita la possibilità di conferimento anche in discarica in via residuale . Impianto Ripartizione prevista dal PPGR del rifiuto indifferenziato al 2015 Ripartizione riscontrata al 2010 del rifiuto indifferenziato Nome Ton/anno previste dal PPGR % sul tot Provinciale Ton/anno effettive 2010 % sul tot. Provinciale anno 2010 Termovalorizzatore ACCAM – Busto Arsizio 111.070 78,7% 44675 41,5% Discarica Econord – Gorla Mozzate 0 0 27377 25,4% Trattamento meccanico biologico - Tramonto 30.000 21,3% 35645 33,1% TOTALI 141.070 100% 107.697 100% Tabella 3.4.28: ripartizione impiantistica per i rifiuti indifferenziati (Fonte: PPGR e elaborazioni Regione Lombardia e Finlombarda S.p.A., anno 2011) 109 3.4.5 Dotazione impiantistica per l’indifferenziato (nuovi impianti previsti e stato di attuazione) All’inizio del 2012 è stata condotta da Regione Lombardia un’indagine conoscitiva grazie ad una serie di incontri presso le province lombarde, volta a conoscere l’evoluzione dell’impiantistica di trattamento dei rifiuti nei territori provinciali. Sono state valutate con particolare attenzione le modifiche e gli interventi sull’impiantistica per il trattamento del rifiuto indifferenziato, confrontando le indicazioni della pianificazione provinciale e l’effettiva realizzazione o presentazione di istanze presso gli enti responsabili dei procedimenti autorizzatori o di valutazione di impatto ambientale. Nella tabella sottostante vengono riportati, per ciascuna provincia, gli impianti previsti e/o le indicazioni di ampliamenti o modifiche previste dal piano provinciale. Provincia Nuove dotazioni impiantistiche previste, o modifiche su impianti esistenti previste dal piano provinciale Stato di attuazione degli interventi previsti aggiornato al 2012 BG Potenziamento Rea Dalmine (78.000-140.000 t/a) aggiuntive a seconda PCI (il piano provinciale approvato stimava una fabbisogno da soddisfare anche mediante la realizzazione di ampliamenti, ove tecnicamente possibili ed ambientalmente sostenibili, di impianti di trattamento termico esistenti) Potenziamento pretrattamento per preparazione CDR – A2A Bas Power (72.000 t/a) Ampliamento discarica Cavernago (390.000mc) per rifiuti decadenti da trattamenti termici e da trattamento rifiuti E’ stata presentata un’istanza in tal senso dalla società REA sulla quale è in corso la VIA da parte della Regione Lombardia. (Nell’ultima Conferenza di concertazione sul potenziamento dell’impianto REA del 29.05.2012, la Provincia ha espresso parere contrario, in ragione del diminuito fabbisogno di trattamento termico e nelle more dell’aggiornamento della pianificazione regionale in materia). Autorizzazione del potenziamento con Decreto regionale n. 9177 del 19 agosto 2008. Autorizzato con Decreto regionale n 7117 del 19.07.2010. E’ disponibile solo una parte ridotta dei nuovi volumi (Fase A - 64.100 mc). Al momento non vi sono infatti le condizioni per la realizzazione della parte più consistente dell’ampliamento (Fase B - 254.360 mc) in quanto non è stato trasferito l’impianto di betonaggio che occupa le aree interessate BS Nessun potenziamento Termovalorizzatore Ampliamento discariche esistenti Aprica e Gedit Montichiari (fabbisogno 562.000mc) Impianti pretrattamento per ingombranti Nessuna modifica intervenuta Ampliamento effettuato Nessun impianto di pretrattamento realizzato CO Potenziamento Termo ACSM + 20% potenzialità Realizzazione impianto TMB funzionale al termo valorizzatore – adeguamento impianto Econord La Guzza Prevista apertura 6° lotto discarica Mozzate 20,83 MW dal 2009, prima linea ristrutturata ha recepito obbiettivi del piano. Non è stato realizzato Volumetria residua, presentata istanza per rimodellamento morfologico CR Fabbisogno Discarica 250.000 mc (2007-2012) Con d.d.g. n. 5186 del 12/06/2012 è stato autorizzato l’ampliamento della discarica. 110 Impianto di selezione per RU funzionale alla discarica (70.000 t/a) Si conferma mancata realizzazione impianto selezione RU funzionale a discarica LC Incremento Potenzialità Termovalorizzatore Silea Impianto di trattamento multimateriale Seruso L'istruttoria per l'ampliamento della potenzialità del termovalorizzatore della società SILEA spa in Comune di Valmadrera, in capo alla Regione (variante AIA), non si è ancora conclusa; pertanto, ad oggi, la potenzialità è ancora ferma a 87.000 t/a; Impianto selezione secco riciclabile da raccolta differenziata multi - monomateriale dei rifiuti urbani di Verderio Inferiore (titolarità: SERUSO SpA): l'attività di produzione di CDR (ad oggi non svolta) è autorizzata a partire dagli scarti della selezione di rifiuti solidi urbani o loro frazioni raccolte in modo differenziato; Impianto di compostaggio di Annone Brianza: in attuazione del PPGR vigente, nel luglio 2011 è stato autorizzato l'ampliamento dell'impianto da 20.000 t/a a 28.000 t/anno. LO Pervenuta a luglio 2012 istanza di ampliamento discarica Ecoadda S.r.l. con annesso impianto di recupero terre da spazzamento stradale e di ingombranti; è in corso procedura di VIA provinciale per il sopralzo del corpo discarica di 2,5 m pari a circa 133.500 mc; istanza IPPC sospesa Il PPGR non prevedeva alcuna potenzialità impiantistica aggiuntiva durante la propria vigenza (2011). La discarica è previsto che vada ad esaurimento entro Giugno 2013; la vita utile si allunga di altri 2 anni circa se va a buon fine la procedura di variante richiesta. L’impianto di bioessicazione presente in provincia di Lodi (Bellisolina s.r.l.) sarà a breve autorizzato a produrre CSS MI (compresa MB) Indicazioni su impiantistica di trattamento termico aggiuntive di nuova realizzazione o potenziamento oltre alla realizzazione impianto di Abbiategrasso Potenziamento Inceneritore BEA Impianti TMB previsti dal piano (realizzazione Mediglia, utilizzo bocca forno Silla 2) Si conferma che l’impianto di termovalorizzazione di Abbiategrasso non è stato realizzato; In data 11/6/2009 la società PRIMA S.r.l. ha presentato alla Regione Lombardia istanza di autorizzazione al raddoppio del Termovalorizzatore esistente in Trezzo D’Adda, attualmente la pratica è in istruttoria V.I.A. presso la Direzione Generale Territorio e Urbanistica, al momento non si hanno informazioni sulla conclusione del procedimento; L’impianto di Trattamento Meccanico Biologico autorizzato con atto n. 545/2006 del 19/12/2006 alla società Mediglia Servizi Ecologici previsto in Comune di Mediglia, non verrà realizzato poiché l’autorizzazione è decaduta ( atto provinciale n. 10051/2012 del 27/11/2012); Si conferma che l’impianto di selezione a bocca di forno del termovalorizzatore Silla 2 di AMSA non viene utilizzato. E’ in corso l’istruttoria regionale per il potenziamento della capacità di trattamento dell’inceneritore BEA MN Autosufficienza grazie ai TMB garantita da impianti Mantova Ambiente Discarica vita residua stimata tra il 2015 e il 2022 a seconda dei diversi scenari Impianti Mantova Ambiente in fase di riconversione (vedi dettaglio cap.3.7) Esaurimento stimato aprile 2014, presentata istanza ampliamento di 2.500.000 mc in Regione, istruttoria per VIA in corso 111 PV Potenzialità Trattamento meccanico biologico 440.000 t/a Termovalorizzatori Parona e Corteolona (potenzialità t/a180.000 urbani + 75.000 t/a CDR) Discarica Fertilvita Corteolona Bioreattore Fertilvita Giussago 1milone mc Nessuna realizzazione Nessuna variazione Istanza 2007 per nuovi 390.000 mc SO Accordi interprovinciali per conferimento fuori provincia (Lecco, Bergamo, Pavia) fino al 31.12.2012. Previsione impianto biostabilizzazione (in funzione da dicembre 2012 In vigore fino a fine 2012 accordi con Bergamo e Lecco per avvio a termovalorizzatori REA e Silea Dal dicembre 2012 é utilizzato l’impianto di biostabilizzazione dei rifiuti indifferenziati del gestore Secam per il successivo avvio fuori provincia (biostabilizzato, CDR) all'impianto di termovalorizzazione SILLA 2 di Milano VA Termovalorizzatore Accam – previsto revamping e incremento potenzialità (125.000 t/a) Discarica Gorla-Mozzate (il piano provinciale approvato non prevede ampliamenti ) Tramonto Antonio – produzione CDR potenzialità 30.000 t/a, previsto ampliamento Cementificio Holcim 30.000 t/a di CDR Cementificio Colacem 0 t/a CDR E’ in corso l’istruttoria AIA per il revamping complessivo dell’impianto (con gara già esperita) che ha obiettivo di migliorare le performance energetiche, ambientali (riduzione delle emissioni per l’aumento di potenzialità, ottenere la qualifica R1 e dotare l’impianto di una rete di teleriscaldamento a servizio dei comuni di Buso Arsizio e Legnano Rimodellamento morfologico circa 1.000.000 mc di disponibilità aggiuntive nei lotti tra Gorla e Mozzate Ampliato a 60.000 t/a a fine 2010 Ampliata potenzialità a 40.000 t/a di CDR Autorizzato a fine 2010 per 30.000 t/a di CDR Tabella 3.4.29: Nuove dotazioni impiantistiche previste dai piani provinciali e raffronto su quanto effettivamente realizzato Fonte Province e Regione Lombardia struttura autorizzazioni 112 3.5 Schemi di flusso In regione Lombardia si è sviluppato un sistema impiantistico capillare per il trattamento di tutte le frazioni destinate al recupero o allo smaltimento. Nel diagramma in figura 3.5.1 è rappresentata in dettaglio la situazione al 2010, ricostruita analizzando sia i dati derivanti dalle dichiarazioni dei Comuni (destino indicato nelle schede O.R.SO. comunali), che elaborando i MUD. A tal proposito si ricorda l’importanza fondamentale dell’applicativo O.R.SO. che ha permesso di ottenere questa ricostruzione, grazie ad alcune peculiarità fondamentali tra cui le seguenti: − Grazie ad O.R.SO., per la stesura del presente PRGR sono stati già disponibili, collegati alle schede impianti, i MUD con i dati relativi all’anno 2010, confrontabili quindi con le dichiarazioni dei Comuni relative allo stesso anno. I MUD completi regionali provenienti dal sistema Ecocerved – Camere di Commercio per quell’anno non sono invece ancora disponibili; − L’applicativo O.R.SO. permette di monitorare in dettaglio anche il recupero di materia, grazie all’indicazione delle materie prime in uscita. Come si vede nel 2010 sono state raccolte 4.960.371 tonnellate di rifiuti urbani, di cui 2.133.855 di RUR (rifiuto urbano residuo); il dettaglio degli schemi di flusso del RUR è riportato nel paragrafo 3.5.1. L’altro consistente quantitativo è rappresentato dalle raccolte differenziate, pari a 2.381.187, che al netto degli scarti dalla fase di selezione prima del riciclo, ed unitamente alle frazioni recuperate dai rifiuti ingombranti e dallo spazzamento stradale hanno permesso di ottenere un quantitativo pressoché identico come recupero di materia (2.378.972 t). Il sistema degli impianti di trattamento ha prodotto, oltre al recupero come energia e materia, anche un significativo quantitativo di scarti, riassumibili nelle seguenti tipologie: − Scarti da “selezione” delle raccolte differenziate, ovvero da quella fase di preparazione all’avvio a riciclo effettivo (es. scarti da multimateriale, ma anche impurità nelle frazioni raccolte singolarmente). Essi sono quantificati in Lombardia con un metodo standardizzato riportato capitolo 3.1 . Totale: 100.584 t; − Scarti derivanti dalla fase di riciclo (es. da pulper di cartiera, negli impianti di recupero plastica, vetrerie), quantificati con un valore medio del 3,1% del materiale avviato a riciclo come risulta dallo studio di dettaglio riportato nel capitolo 5 sull’LCA Totale: 42.859 t; − Scarti derivanti dal trattamento della frazione organica e verde mediante compostaggio e digestione anaerobica. Essi sono stati calcolati analizzando nel dettaglio le dichiarazioni MUD degli impianti e verificando che in media essi corrispondono al 7,6% del quantitativo di organico e verde trattato. Totale: 80.207 t. Vi è inoltre la frazione non valorizzata dagli impianti di recupero degli ingombranti (189.199 t) e terre di spazzamento (97.560 t). Il totale di tutti questi scarti assomma a 517.128 t; un elemento innovativo del presente PRGR è quello di analizzare a livello di schema di flusso di dettaglio anche questi scarti (cap. 3.5.1), 113 per valutare quanto incidano sulla capacità impiantistica attuale ponendo quindi le basi per le valutazioni sugli scenari futuri. 114 Figura 3.5.1: - Schema di flusso del destino dei rifiuti urbani al 2010 – dati ARPA 2010, elaborazioni Finlombarda spa 115 3.5.1 Dettaglio sui destini extraprovinciali e extraregionali Nel presente paragrafo vengono analizzati i dati sui flussi delle singole frazioni di rifiuti urbani; come si vede dalla tabella 3.5.1 e dal grafico 3.5.2 il 78,7% delle frazioni raccolte viene inviato ad impianti presenti all’interno della stessa provincia ove sono stati prodotti, ed il 19,8% ad altre province della Lombardia. Solo l’1,5% è inviato fuori regione, anche se ad esso occorre sommare un minimo quantitativo proveniente da stazioni di trasferenza situate in regione. Come si vede, si è raggiunta un’autosufficienza praticamente completa sia sulle frazioni del rifiuto indifferenziato (RUR, ingombranti, spazzamento stradale) che sulle differenziate. E’ da segnalare come il 100% del RUR (la frazione residuale dei rifiuti indifferenziati, ovvero quella ancora prevalente in peso e sulla quale si concentra l’attenzione a livello di pianificazione) sia destinato all’interno della regione, alla rete degli 11 termovalorizzatori, 10 impianti di selezione / TMB, 3 impianti per CDR, 9 discariche per rifiuto pretrattato oltre ad alcuni impianti di coincenerimento. Per la frazione organica, per cui si ha al 2010 un destino extraregionale pari al 7,6%, in realtà la potenzialità impiantistica è già sufficiente a coprire i quantitativi prodotti attualmente; l’unione di questi due indicatori evidenzia pertanto la ricezione di un certo quantitativo di FORSU da fuori regione. Un dettaglio su questa analisi è riportato nel capitolo 3.5.2. Provinciale ExtraProvinciale ExtraRegionale Estero (CH) n.d. Totale Frazioni Q.tà (t) % su tot. fraz. Q.tà (t) % su tot. fraz. Q.tà (t) % su tot. fraz. Q.tà (t) % su tot. fraz. Q.tà (t) % su tot. fraz. Carta e cartone 479.273 86,3% 61.804 11,1% 14.126 2,5% 0 0,0% 72 0,0% 555.275 Ingombranti 221.482 78,4% 60.912 21,6% 31 0,0% 31 0,0% 0 0,0% 282.455 Legno 83.144 50,6% 79.125 48,1% 2.009 1,2% 68 0,0% 0 0,0% 164.345 Metalli 45.177 81,2% 9.733 17,5% 697 1,3% 42 0,1% 12 0,0% 55.661 Organico 270.654 60,3% 143.016 31,9% 34.007 7,6% 0 0,0% 1.155 0,3% 448.833 Plastica 78.408 57,8% 52.992 39,1% 4.265 3,1% 0 0,0% 5 0,0% 135.670 Raccolta multimateriale 69.352 51,3% 62.210 46,0% 3.683 2,7% 0 0,0% 0 0,0% 135.245 Raee 21.328 43,0% 26.291 53,0% 1.936 3,9% 0 0,0% 15 0,0% 49.570 Rifiuti urbani non differenziati 1.889.265 88,5% 243.803 11,4% 0 0,0% 788(*) 0,0% 0 0,0% 2.133.855 Spazzamento strade 134.769 82,2% 28.596 17,5% 500 0,3% 0 0,0% 0 0,0% 163.865 Verde 343.980 76,3% 98.117 21,8% 8.947 2,0% 0 0,0% 22 0,0% 451.066 Vetro 246.245 68,2% 108.706 30,1% 6.110 1,7% 0 0,0% 169 0,0% 361.229 Totale complessivo 3.883.077 78,7% 975.304 19,8% 76.309 1,5% 929 0,0% 1.451 0,0% 4.937.071 Tabella 3.5.1 – Primo destino delle principali frazioni di rifiuti urbani raccolte nel 2010. (*) Si tratta del RUR conferito dal Comune di Campione d’Italia al termovalorizzatore di Giubiasco (Svizzera). dati ARPA 2010, elaborazioni Finlombarda spa 116 Figura 3.5.2 – Destino delle frazioni dei rifiuti urbani raccolte in Lombardia nel 2010 dati ARPA 2010, elaborazioni Finlombarda spa 3.5.2 Approfondimento sul RUR e sui rifiuti decadenti dal pretrattamento 3.5.2.1 RUR (rifiuto urbano residuo) Il rifiuto urbano residuo (RUR, CER 200301) è la frazione su cui occorre focalizzarsi maggiormente in quanto, oltre ad essere l’oggetto principale della pianificazione ai sensi della normativa vigente in quanto inviata in prevalenza a smaltimento, è quella su cui si concentra maggiormente l’attenzione di tutti i portatori di interesse. Questa frazione, denominata anche “rifiuto misto”, o “secco residuo”, è ancora la principale in Lombardia e su di essa è stata costruita una filiera per il suo trattamento ormai consolidata. Fanno parte genericamente dei rifiuti indifferenziati anche gli ingombranti e lo spazzamento stradale, i quali però, a differenza del RUR, si avvalgono almeno come fase di trattamento preliminare di impianti in grado di recuperare in parte un certo quantitativo come materia prima seconda. Lo smaltimento del RUR ha seguito un’evoluzione temporale che ha ormai quasi azzerato la discarica come primo destino, come verrà dettagliato nel par. 3.6.4. Questo è avvenuto in virtù del rispetto dei dettami normativi espressi, oltre che dalle Direttive Comunitarie, dal D.Lgs. 36/2003 che imponeva il divieto di conferimento in discarica dei rifiuti che non fossero pretrattati. La l.r. 26/03, e quindi il vigente PRGR, hanno mantenuto questo fondamento. Il dettaglio dell’impiantistica dedicata al rifiuto RUR (CER 200301) è riassunta nella tabella 3.5.2; una descrizione più approfondita dell’impiantistica esistente è presente nel cap. 3.7.1 ( Tipologia Impianto Comune Provincia RUR o decad. Pretrattamento (TMB) BELLISOLINA Montanaso Lombardo LO RUR Pretrattamento TMB AMSA Maserati Light Milano MI RUR Pretrattamento (TMB) ECODECO Lacchiarella MI RUR Pretrattamento (TMB) MANTOVA AMBIENTE Ceresara MN RUR 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% RU R in di ffe re nz ia to Ca rta e ca rto ne Sp az za m en to st ra de M et al li In go m br an ti Ve rd e Ve tro O rg an ico Pl as tic a Ra cc ol ta m ul tim at er ia le Le gn o Ra ee To ta le co m pl es siv o Provinciale Extraprovinciale Extraregionale 117 Tipologia Impianto Comune Provincia RUR o decad. Pretrattamento (TMB) MANTOVA AMBIENTE Pieve di Coriano MN RUR Pretrattamento (TMB) ECODECO Corteolona PV RUR Pretrattamento (TMB) ECODECO Giussago PV RUR Pretrattamento (TMB) APRICA Bergamo BG RUR Pretrattamento (selezione) ECONORD Como CO RUR Pretrattamento (selezione) TRAMONTO ANTONIO Vergiate VA RUR Termovalorizzatore AMSA Silla 2 Milano MI RUR Termovalorizzatore APRICA Brescia BS RUR Termovalorizzatore REA DALMINE Dalmine BG RUR Termovalorizzatore LOMELLINA ENERGIA Parona PV RUR Termovalorizzatore PRIMA Trezzo Sull'Adda MI RUR Termovalorizzatore ACSM-AGAM Como CO RUR Termovalorizzatore ACCAM Busto Arsizio VA RUR Termovalorizzatore CORE Sesto San Giovanni MI RUR Termovalorizzatore SILEA Valmadrera LC RUR Termovalorizzatore B.E.A. Desio MB RUR Termovalorizzatore A.E.M. GESTIONI Cremona CR RUR Termovalorizzatore APRICA (ex BAS) Bergamo BG DECAD. (CDR) Termovalorizzatore ECODECO Corteolona PV DECAD. (CDR) Gassificatore RISO TICINO Lomello PV DECAD. (CDR) Coincenerimento HOLCIM ITALIA Comabbio VA DECAD. (CDR) Coincenerimento RISO SCOTTI ENERGIA Pavia PV DECAD. (CDR) Coincenerimento ECOWATT VIDARDO Castiraga Vidardo LO DECAD. (CDR) Coincenerimento ITALCEMENTI Calusco D'adda BG DECAD. (CDR) Coincenerimento HOLCIM ITALIA Merone LC DECAD. (CDR) Coincenerimento COLACEM Caravate VA DECAD. (CDR) Coincenerimento SAMA SRL Sustinente MN DECAD. (CDR) Discarica APRICA Montichiari BS DECAD. Discarica con pretrattamento ECONORD Mozzate CO RUR Discarica con pretrattamento ECONORD Gorla Maggiore VA RUR Discarica T.E.A. Mariana Mantovana MN DECAD. Discarica ECODECO Corteolona PV DECAD. Discarica ECOADDA Cavenago D'adda LO DECAD. Discarica BERGAMO PULITA Cavernago BG DECAD. Discarica SYSTEMA AMBIENTE Inzago MI DECAD. Discarica A.E.M. GESTIONI Malagnino CR DECAD. Tabella 3.5.2 – Impianti autorizzati al trattamento del RUR o dei rifiuti decadenti dal suo trattamento (DECAD.). dati ARPA 2010, elaborazioni Finlombarda spa E’ stata rappresentata utilizzando un innovativo schema a “flow map” (mappe di flusso) su GIS, la destinazione del RUR in Lombardia. Lo schema di flusso in figura 3.5.3 riguarda il cosiddetto “primo destino”, ovvero la destinazione diretta (o mediante stazioni di semplice trasferenza) a impianti di pretrattamento, termovalorizzazione, discarica. L’analisi sul secondo destino è invece riportata in mappa di flusso con i destini aggregati per provincia (figura 3.5.4), mentre il dettaglio del destino da ogni impianto di pretrattamento è presente in forma tabellare nell’allegato 3.5-1. Nella flow map 3.5.5 accanto a ogni impianto di pretrattamento è invece indicata la ripartizione percentuale dei destini in uscita, suddivise tra discarica, incenerimento, nuovo pretrattamento. Dalla figura 3.5.3 emerge immediatamente una buona autosufficienza a livello provinciale, ma anche la presenza già consolidata di una sistema a rete che supera i confini provinciali, grazie agli accordi interprovinciali regolati da dinamiche di mutuo scambio oltre che di efficienza ed economicità; essi sono descritti nel paragrafo 3.5.2. 118 Nell’allegato 3.5.1 sono riportate le mappe di flusso con dettaglio provinciale, disegnate secondo due distinti approcci che forniscono informazioni differenti: il primo è finalizzato alla visualizzazione in percentuale del destino rispetto al totale provinciale, il secondo evidenzia, per ogni impianto presente in provincia, da quali province in percentuale sono stati ritirati i rifiuti. In tali mappe sono rappresentati i flussi superiori all’1% in termini quantitativi sul totale. 119 Figura 3.5.3 – Rappresentazione del primo destino del RUR prodotto nelle province lombarde. La percentuale è espressa sul totale provinciale. 120 3.5.2.2 Rifiuti decadenti dal trattamento dei rifiuti urbani Alla luce della normativa sullo smaltimento in discarica si è consolidata e sviluppata una rete impiantistica finalizzata al trattamento preliminare del RUR (impianti denominati “pretrattamenti” in questo PRGR), anche grazie alla disponibilità in Lombardia di impianti in grado di trattare il CDR (uno dei prodotti in uscita da questi pretrattamenti). La tipologia di questi impianti può essere suddivisa tra le seguenti: − Impianti di selezione che effettuano tipicamente una triturazione, deferrizzazione ed una vagliatura che permette di separare una frazione secca ed una umida (sottovaglio) non stabilizzata; − Impianti di TMB (trattamento meccanico biologico) che effettuano anche una biostabilizzazione aerobica del sottovaglio al fine di ottenere una FOS (Frazione Organica Stabilizzata). Gli impianti di pretrattamento generano quindi dei rifiuti in uscita, di cui i principali si possono riassumere nei seguenti: − CER 191210 (CDR): è la frazione secca a più elevato potere calorifico, resa idonea per composizione e caratteristiche chimico fisiche a rispettare i dettami normativi per essere qualificato tale; viene inviato a termovalorizzatori specifici per CDR (Ecodeco Corteolona, Aprica Bergamo) o a coincenerimento (es. cementifici); − CER 191212 (frazione secca); è rappresentata dai sovvalli dei pretrattamenti non idonei a essere considerati CDR; secondo i dati attuali viene inviata per circa 2/3 a discarica e il restante a termovalorizzazione; − CER 190501 (sottovaglio non stabilizzato), deriva dalle operazioni di vagliatura ed è la frazione fine, umida; attualmente viene conferita principalmente in discarica; − CER 190503 (compost fuori specifica, o FOS), è il sottovaglio organico che ha subito un processo di biostabilizzazione; viene conferita in discarica. Ai sensi del D.Lgs. 152/06, introdotto dal D. 205/2010, nella programmazione regionale occorre analizzare i flussi di rifiuti provenienti dagli impianti di pretrattamento. Nella mappa di flusso 3.5.5 sono pertanto stati raffigurati i quantitativi, in percentuale sul totale provinciale, destinati da ogni provincia ad impianti finali comprendendo anche il flusso passato attraverso gli impianti di pretrattamento. E’ stato approntato uno schema di flusso molto dettagliato (figura 3.5.5, schema presente in una scala maggiore nell’allegato 3.5-1 121 Figura 3.5.4 – Mappa di flusso del RUR compreso il secondo destino (includendo quindi le uscite da impianti di pretrattamanto ripartite). I punti di partenza e di arrivo non sono rappresentativi di impianti di trattamento ma sono solo indicativi della provincia di riferimento. dati ARPA 2010, elaborazioni Finlombarda spa 122 Figura 3.5.5 - Flusso del RUR e indicazione del secondo destino dei rifiuti in uscita dai pretrattamenti. Dati ARPA 2010, elaborazione Finlombarda spa 123 Figura 3.5.6 - Schema di flusso del destino dei rifiuti urbani al 2010 (dati ARPA), compresi i rifiuti decadenti dal trattamento e gli altri rifiuti conferiti agli impianti 124 Analizzando lo schema di flusso dettagliato in figura 3.5.6 (si tenga conto che in ingresso ai TMB sono stati considerati oltre al RUR anche altri CER in ingresso, non raffigurati nello schema, per impossibilità di scindere i flussi pertanto i rifiuti in uscita risultano maggiori di quelli in entrata) si possono effettuare alcune considerazioni: • Scarti totali il sistema degli impianti di trattamento dei rifiuti urbani genera un quantitativo di scarti per 517.128 t, un valore significativo e pari a circa il 10,4% del totale dei rifiuti urbani prodotti in Lombardia. Se ad essi sommiamo le ceneri leggere e le scorie prodotte dai termovalorizzatori, si giunge ad un valore di 1.027.615 t, il 20,7% del totale RU. In questo schema non è conteggiato il percolato proveniente dalle discariche e dagli impianti di compostaggio, che è anch’esso comunque un rifiuto speciale derivante da impianti di trattamento RU, benché acquoso e trattabile in impianti di depurazione con trattamento chimico/fisico o biologico; il quantitativo totale di percolato (CER 190703) proveniente dalle sole discariche è pari a 355.086 t; quello proveniente da impianti di compostaggio 22.573 t e dagli impianti di pretrattamento (TMB) 21.738 t. Dallo schema si riesce inoltre a distinguere in dettaglio la diversità di destino delle varie frazioni derivanti dal pretrattamento del RUR a partire da 421.000 t di RUR in ingresso: o CDR il CDR prodotto (149.888 t) viene inviato per 73.009 t agli impianti di termovalorizzazione per CDR di Aprica – Bergamo ed Ecodeco – Corteolona, oltre ad un minimo quantitativo al gassificatore Riso Ticino di Lomello (PV), ricompreso nella tipologia “termovalorizzatori per CDR” perché dedicato espressamente al trattamento di questa frazione. 31.552 t vengono inviate invece alla rete degli 11 termovalorizzatori lombardi dedicati al RUR, mentre altre 35.000 t vengono trattate in impianti di coincenerimento (cementifici, centrali a biomasse con coincenerimento etc.) che contribuiscono quindi indirettamente alla rete impiantistica regionale. E’ interessante notare come non vi siano quantitativi di CDR inviati fuori regione. o Frazione secca CER 191212 Dal pretrattamento del RUR si producono, 169.580 t di frazione secca non valorizzabile come CDR. Di queste, 100.101 t vengono inviate in discarica; 54.154 ai termovalorizzatori per RUR regionali e circa 7.000 a discariche o termovalorizzatori fuori regione. Il rimanente quantitativo, non rappresentato nello schema, è costituito da scarti in uscita da un impianto di pretrattamento e destinati ad un altro per un’ulteriore fase di raffinazione. o Frazione umida non stabilizzata CER 190501 Questa frazione (131.017 t), proveniente in prevalenza dagli impianti di selezione senza la fase di biostabilizzazione, è destinata per 94.367 t alle discariche regionali e 17.483 t ai termovalorizzatori per 125 RUR. Anche per essa c’è un ulteriore quantitativo che viene reinviato nuovamente a impianti di pretrattamento. o FOS (Frazione Organica Stabilizzata) CER 190503 Essa (26.186 t) deriva dagli impianti di TMB (trattamento meccanico – biologico), ed è destinata a discarica, per 18.786 t in regione e 6.000 t fuori regione. • Altri flussi conferiti agli impianti Come descritto, gli scarti derivanti dal trattamento delle raccolte differenziate e quelli del pretrattamento del RUR sono inviati in massima parte ai termovalorizzatori e alle discariche regionali, rendendo la regione Lombardia completamente autosufficiente nello scenario attuale. Per completare il quadro sono stati analizzati anche gli ulteriori flussi di rifiuti trattati negli impianti, non derivanti dalle raccolte dei rifiuti urbani. Nello schema, per questi flussi è stato inserito l’indicatore percentuale del quantitativo proveniente da produttori in Lombardia rispetto al flusso extraregionale. In ordine di importanza si evidenziano 528.020 t di frazione secca 191212 non derivante da pretrattamento; in essa possono essere ricompresi gli scarti derivanti dal ciclo delle raccolte differenziate, da cui la linea tratteggiata di collegamento nello schema. Essi sono conferiti all’incirca in egual misura ai termovalorizzatori e alle discariche. Nella voce “altri rifiuti” compaiono gli scarti conferiti alla terza linea del termovalorizzatore Aprica di Brescia (scarti da pulper di cartiera, 216.535 t), e 54.214 t di scorie da termovalorizzazione che chiudono il ciclo nelle discariche lombarde (si noti che le scorie sono in totale circa 381.000 t). E’ importante considerare anche il quantitativo di CDR “aggiuntivo”, non derivante cioè dal trattamento del RUR, conferito ai termovalorizzatori: si tratta di 214.925 t, di cui solo il 42% proveniente dalla Lombardia. Questo evidenzia una capacità attuale di trattamento per il CDR ben superiore rispetto ai quantitativi prodotti. Nello schema sono stati indicati anche i fanghi conferiti ai termovalorizzatori (23.082 t, minime quantità rispetto al totale di fanghi prodotti in Lombardia, come sarà dettagliato al cap. 17.3 e i rifiuti ospedalieri inceneriti (13.397 t). 3.5.3 Focus sulla frazione organica Poiché la frazione organica (FORSU) rappesenta una delle frazioni più rilevanti come quantità raccolte, ma anche quella su cui si è maggiormente concentrata l’attenzione relativamente alle disponibilità impiantistiche sul territorio, alle novità tecnologiche, ed alle problematiche di localizzazione sul territorio, in questo paragrafo viene analizzato in dettaglio il flusso dei quantitativi gestiti in regione Lombardia. Innanzitutto i principali “numeri indice“, ottenuti da fonte O.R.SO. e MUD, riportati in tabella 3.5.3 evidenziano come vi sia una sostanziale autosufficienza nella gestione degli scarti organici; si ricorda però il fatto che questi impianti di trattamento, effettuando operazioni di recupero di materia, non devono sottostare alle logiche dell’autosufficienza provinciale e regionale. E’ quindi possibile inviarli ad impianti fuori regione, o riceverli da conferimenti extraregionali. Nel 2010 sono stati inviate fuori regione 85.068 t di 126 FORSU, pari al 19 % delle 448.833 t raccolte. Questo però non indica in sé un fabbisogno impiantistico residuo per questo quantitativo, perché gli impianti lombardi hanno trattato complessivamente 415.386 t, di cui tra l’altro 47.428 t proveniente da fuori regione. Indicatore Quantità (t) Quantità raccolte (O.R.SO.) 448.833 Quantità destinate direttamente a impianti lombardi 296.918 Quantità destinate a trasferenze 116.127 Quantità destinate direttamente fuori regione 35.789 Quantità destinate fuori regione compresi i passaggi dalle trasferenze 85.068 Quantità totali di FORSU trattate dagli impianti lombardi 415.386 Quantità trattate provenienti da fuori regione 47.428 Tabella 3.5.3 – Numeri indice per la gestione della FORSU in Lombardia, anno 2010 dati ARPA Dallo schema di flusso riportato in figura 3.5.7 emerge chiaramente la ripartizione dei quantitativi; grazie all’analisi a ritroso effettuata utilizzando i MUD si sono identificati in dettaglio i quantitativi che, dopo essere transitati da stazioni di trasferenza, sono stati inviati fuori regione. Un ulteriore approfondimento riguarda il compost prodotto, dato ricavato proprio dalle schede O.R.SO. compilate dagli impianti; sono state prodotte in Lombardia circa 139.000 t di compost, a partire da 555.465 t totali di FORSU, verde, fanghi e altre matrici trattate. In tabella 3.5.4 sono elencati i 17 impianti in grado di trattare FORSU presenti in Lombardia; non sono pertanto conteggiati gli impianti di compostaggio dei soli scarti verdi, o di verde e fanghi. Un dettaglio maggiore su questa rete impiantistica è riportato nel capitolo 3.7. Analizzando i MUD, è stata anche effettuata una quantificazione sugli scarti prodotti da questo tipo di impianti: essi, afferenti principalmente ai CER 191212 (rifiuti misti) e 190703 (sovvalli legnosi), sono in totale circa 73.796 t pari al 14,4% del quantitativo totale di verde e FORSU trattati negli impianti per FORSU. In dettaglio, per questo calcolo sono stati utilizzati dati MUD conteggiando come scarti quelli relativi alla categoria 19 (rifiuti da trattamento rifiuti), escluso il percolato, non conteggiando quindi quelli relativi a operazioni di sola trasferenza. Grazie al database MUD è stato possibili analizzare anche gli scarti derivanti dal compostaggio dei soli scarti verdi, pari al 2,0 %; la somma degli scarti della filiera del compostaggio, riferiti alle frazioni verde e FORSU prodotte in Lombardia, è quindi pari a 86.926 t; questo dato è stato quindi riportato nello schema di flusso generale (fig. 3.5.7). Tipologia Impianto Comune Prov. FORSU Ritirato da Lombardia (MUD) FORSU Totale ritirato (MUD) % ritirato da fuori Lombardia (MUD) Compost prodotto Verde ritirato Fanghi ritirati Altro ritirato FORSU Ritirato da Comuni Lomb 127 (O.R.SO.) COMPOSTAGGIO BERCO SRL CALCINATE BG 33.517 35.662 6,0% 31.000 36.231 2.563 24.633 DIGESTIONE ANAEROBICA MONTELLO SPA MONTELLO BG 141.704 167.513 15,4% 22.784 10.609 35 103.738 COMPOSTAGGIO SPURGHI F.LLI TERZI GRASSOBBIO BG 0 0 0,0% 3.025 7.686 2.892 0 0 COMPOSTAGGIO SYSTEMA AMBIENTE SRL BAGNOLO MELLA BS 34.205 34.375 0,5% 7.761 394 106 29.963 COMPOSTAGGIO ECONORD SPA GUANZATE CO 9.924 9.924 0,0% 1.187 658 384 10.971 COMPOSTAGGIO COMPOSTAGGIO LECCHESE SPA ANNONE BRIANZA LC 14.079 14.079 0,0% 4.618 5.904 0 14.079 COMPOSTAGGIO BIO.GE.CO. S.R.L. SAN ROCCO AL PORTO LO 18.099 25.749 29,7% 7.123 3.753 608 12.020 COMPOSTAGGIO EAL COMPOST SRL TERRANOVA DEI PASSERINI LO 17.901 17.907 0,0% 11.992 9.008 0 15.224 COMPOSTAGGIO FERGEO S.R.L. BOFFALORA D'ADDA LO 6.444 7.822 17,6% 5.471 1.279 185 4.199 DIGESTIONE ANAEROBICA LUCRA 96 VILLANOVA DEL SILLARO LO 0 0 n.d. n.d. n.d. 2.352 COMPOSTAGGIO BIOCICLO SRL CASTIGLIONE DELLE STIVIERE MN 17.661 19.377 8,9% 12.000 10.276 4.664 84 15.351 COMPOSTAGGIO MANTOVA AMBIENTE PIEVE DI CORIANO MN 171 2.406 92,9% 5.018 15.915 0 171 COMPOSTAGGIO ECODECO SRL IMPIANTO COMPOST LACCHIARELLA MI 24.716 24.716 0,0% 6.965 1.972 150 18.739 COMPOSTAGGIO ECONORD SPA COLOGNO MONZESE MI 20.209 20.209 0,0% 4.593 4.622 368 20.003 COMPOSTAGGIO ECOPROGETTO MILANO SRL ALBAIRATE MI 13.037 17.874 27,1% 9.735 12.161 0 11.998 COMPOSTAGGIO ALAN SRL ZINASCO PV 12.099 13.580 10,9% 6.104 6.644 698 12.083 DIGESTIONE ANAEROBICA S.C.R.P. CASTELLEONE CR 0 0 n.d. n.d. 1.393 DIGESTIONE ANAEROBICA ASM VOGHERA VOGHERA PV 4.192 4.192 0,0% 450 230 0 TOTALE 367.958 415.386 11,4% 139.825 127.342 7.555 5.181 448.833 Tabella 3.5.4 – dettaglio dei quantitativi relativi ai 17 impianti in grado di trattare FORSU in Lombardia. Dati ARPA 128 Figura 3.5.7 – Schema di flusso sulla gestione della FORSU in Lombardia, dati ARPA 2010 129 3.6 Analisi delle modalità di gestione 3.6.1 Il sistema integrato di gestione dei rifiuti lombardo e la sua organizzazione La norma nazionale di riferimento e di settore in materia di organizzazione territoriale del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani è il D.lgs 152/06 che, ai sensi dell’art. 200 comma 7, consente alle Regioni di adottare “modelli alternativi o in deroga al modello degli Ambiti Territoriali Ottimali”, rispetto al modello proposto dall’art. 200 comma 1 subordinando, tale facoltà, alla predisposizione da parte delle medesime regioni di “un piano regionale dei rifiuti che dimostri la propria adeguatezza rispetto agli obiettivi strategici previsti dalla normativa vigente, con particolare riferimento ai criteri e alle linee guida riservati, in materia allo Stato, ai sensi dell’art. 195” del medesimo codice ambiente. Tutto ciò premesso, Regione Lombardia già dal 2003 ha organizzato il proprio sistema integrato di gestione dei rifiuti in modo alternativo rispetto all’organizzazione per ATO, approvando la Legge Regionale n. 26 del 2003 e il Programma Regionale Rifiuti (PRGR) di cui alla D.g.r n. 220 del 27 giugno 2005, redatto nel rispetto degli obiettivi strategici previsti dalla norma a suo tempo vigente, il D.lgs 22/97. La L.r. 26/03, attribuisce ai Comuni la funzione dell’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti urbani , nel rispetto delle indicazioni fornite dalla programmazione regionale e dai piani provinciali. L’impostazione consolidata in Regione Lombardia è perciò in linea con l’art. 200 comma 7 del D.lgs 152/06 e viene confermata nel presente Programma. 3.6.2 Distribuzione sul territorio dei gestori per la raccolta La Lombardia presenta una distribuzione sul territorio dei gestori molto frammentata, con la compresenza di soggetti sia privati che a maggioranza pubblica, in grado di gestire bacini di utenza molto vari in termini di popolazione servita. Infatti, come già detto, sono i Comuni ad affidare il servizio di gestione di raccolta, mediante gara pubblica o tramite affidamento “in house” ove possibile. La fig. 3.6.1 (riportata anche in Allegato X) rappresenta la distribuzione dei gestori a livello regionale; i gestori che servono un numero di utenze superiore a 200.000. ab. sono evidenziati con un’etichetta di carattere più grande. I 10 gestori principali coprono il 54,6% della popolazione regionale; la restante parte è coperta da ben 100 gestori. La tabella 3.6.1. rappresenta il dettaglio dei gestori che servono una popolazione maggiore di 50.000 abitanti, suddivisi per provincia. 130 Figura 3.6.1 – Rappresentazione GIS dei principali gestori della raccolta in Lombardia (fonte O.R.SO. anno 2010) 131 GESTORE Abitanti serviti % sul totale regionale BG BS CO CR LC LO MB MI MN PV SO VA AMSA 1.441.909 14,5% 1.441.909 ECONORD 1.080.184 10,9% 355.153 77.288 131.109 141.918 374.716 APRICA 699.315 7,1% 143.863 523.367 32.085 SANGALLI GIANCARLO 460.371 4,6% 64.760 12.628 189.620 193.363 AIMERI AMBIENTE 454.053 4,6% 12.698 74.307 346.221 6.427 14.400 MANTOVA AMBIENTE 308.241 3,1% 308.241 SAN GERMANO 296.331 3,0% 1.252 19.951 32.296 21.559 55.735 165.538 GELSIA AMBIENTE 248.852 2,5% 248.852 COGEME GESTIONI 226.963 2,3% 53.899 173.064 DITTA COLOMBO BIAGIO 193.000 1,9% 27.901 117.676 47.423 SERVIZI COMUNALI 181.843 1,8% 146.870 9.322 25.651 AREA SUD MILANO 174.310 1,8% 174.310 SCS GESTIONI 164.472 1,7% 164.472 A.S.M. PAVIA 147.898 1,5% 147.898 S.EC.AM. 143.243 1,4% 143.243 AEMME LINEA AMBIENTE 142.213 1,4% 142.213 BERGAMELLI 127.716 1,3% 127.716 S.A.B.B. 125.311 1,3% 125.311 AGESP 121.872 1,2% 121.872 MASCIADRI LUIGI & C. 100.331 1,0% 34.156 66.175 ASPEM 99.570 1,0% 9.477 90.093 GARDA UNO SPA 99.014 1,0% 99.014 ASTEM GESTIONI 96.785 1,0% 91.820 4.965 CASALASCA SERVIZI 95.199 1,0% 80.954 14.245 VALLE CAMONICA SERVIZI 93.727 0,9% 93.727 NAVIGLI AMBIENTE 90.857 0,9% 82.430 8.427 VAL CAVALLINA SERVIZI 90.094 0,9% 90.094 C.L.I.R. 88.706 0,9% 88.706 ASM ISA 88.689 0,9% 88.689 ACSM AMBIENTE 85.263 0,9% 85.263 ISEDA 84.832 0,9% 84.832 A.E.M. GESTIONI 84.217 0,8% 84.217 A.S.M. VOGHERA 82.279 0,8% 82.279 CORE 81.130 0,8% 81.130 BRONI STRADELLA 76.444 0,8% 76.444 132 GESTORE Abitanti serviti % sul totale regionale BG BS CO CR LC LO MB MI MN PV SO VA S.E.A. 76.090 0,8% 76.090 NORD MILANO AMBIENTE 74.150 0,7% 74.150 C.B.B.O. 61.949 0,6% 61.949 LA LUNA COOP.SOC. 55.605 0,6% 11.543 8.056 36.006 IL TRASPORTO 53.708 0,5% 2.445 51.263 AMSC 51.751 0,5% 51.751 ZANETTI ARTURO & C. 51.361 0,5% 51.361 AZIENDA SERVIZI VALTROMPIA 50.406 0,5% 50.406 TRAMONTO ANTONIO 50.308 0,5% 50.308 LUIGI FRIGERIO 50.017 0,5% 18.797 31.220 Altri gestori (65) 1.162.765 11,7% 1.304.721 1.484.689 683.355 386.631 406.636 293.405 848.519 3.393.203 475.965 598.678 223.029 977.278 Totale 9.913.344 100,0% 2.197.480 2.508.236 1.189.800 724.330 680.356 455.418 1.697.038 6.314.424 830.536 1.097.548 366.272 1.765.250 Tabella 3.6.1 – Elenco dei gestori della raccolta con popolazione servita superiore ai 50.000 abitanti, e ripartizione per Provincia della popolazione servita. (Fonte dati ORSO, elaborazioni Finlombarda spa) 2012 133 3.6.3 Aggregazioni di Comuni per l'affidamento e la gestione congiunta del servizio di igiene urbana Per identificare quali siano attualmente i raggruppamenti di Comuni che effettuano la gestione dei rifiuti in forma aggregata (gara unica di appalto/affidamento a società pubblica) è stata effettuata un'indagine specifica. L’informazione sulle modalità di affidamento non è sempre ricavabile dal database O.R.SO., in quanto soltanto alcuni Comuni allegano nella sezione dedicata "atti e documenti" gli atti necessari ad identificare se il Comune fa parte di un raggruppamento o meno; l'analisi condotta e di seguito riportata fa quindi ricorso a fonti differenti e potrebbe contenere delle imprecisioni. Nelle tabelle seguenti è rappresentata la situazione attuale, in termini di raggruppamenti esistenti al 31/12/12; riporta il comune/ente capofila (se presente), territorio di riferimento e il numero di Comuni aderenti; coinvolge 963 Comuni sul totale regionale di 1546, copre pertanto al 63% dei Comuni lombardi. Provincia Territorio di riferimento Comune / Ente capofila /società pubblica Numero di comuni raggruppati Modalità di aggregazione BG Val Brembana Comunità Montana Val Brembana 22 Convenzione BG Presolana Unione Comuni della Presolana 5 Convenzione BG Valle Imagna Comunità Montana Valle Imagna 7 Convenzione BG Val Seriana Selvino 2 Unione di Comuni BG Val Cavallina Unione di Comuni media Val Cavallina 3 Unione di Comuni BG Val di Scalve Comunità Montana Val di Scalve 4 Convenzione BG bassa val Brembana, bassa Bergamasca Ser.Co. Servizi Comunali 82 affidamento a società pubblica BG media - alta Val Seriana Comunità Montana Val Seriana 21 Convenzione BG zona Treviglio GECO Gestione Ecologica 24 affidamento a società pubblica BG Isola (Capriate) Ecoisola 7 affidamento a società pubblica BG Val Cavallina Val Cavallina Servizi 24 affidamento a società pubblica BS Val Camonica Val Camonica Servizi 50 affidamento a società pubblica BS Sebino bresciano Comuità Montana Sebino bresciano 4 Convenzione BS Valsabbia Comunità Montana Valsabbia 25 Convenzione BS Valtrompia Comunità Montana Valtrompia 11 Convenzione BS area metropolitana di Brescia APRICA 33 affidamento a società pubblica BS Chiari Chiari Servizi 8 affidamento a società pubblica BS Area alta medio basso garda Garda Uno 21 affidamento a società pubblica CO Lago Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio Convenzione CO Canzo Comunità Montana triangolo lariano 23 Convenzione CO Alta Brianza Il Cilindro Comuni alta Brianza 8 Convenzione CO Binago ASPEM 3 affidamento a società pubblica CO Cernobbio Cernobbio 6 Aggregazione di Comuni CO Appiano Gentile Unione di Comuni - Veniano 2 Unione di Comuni CO Como - Erba Unione di Comuni della Tremezzina 6 Unione di Comuni CO Cantù Unione dei Comuni - Cantù 3 Aggregazione CO Albiate Unione dei Comuni - Albiate 4 Unione di Comuni 134 Provincia Territorio di riferimento Comune / Ente capofila /società pubblica Numero di comuni raggruppati Modalità di aggregazione CR Casalmaggiore Casalasca Servizi 43 affidamento a società pubblica CR Cremasco SCRP 51 affidamento a società pubblica CR Cremona e altri AEM Gestioni 9 affidamento a società pubblica LC provincia n.d. (SILEA non effettua gara appalto per la raccolta) LO Lodi e dintorni ASTEM gestioni 13 affidamento a società pubblica LO bassa lodigiana Linea Ambiente 9 affidamento a società pubblica MN provincia Mantova Ambiente 52 affidamento a società pubblica MN alto Mantovano APRICA 6 affidamento a società pubblica MI Legnano - Magenta AEMME Linea Ambiente 10 affidamento a società pubblica MI Navigli ovest Milano Consorzio dei Navigli 22 ex Consorzio MI Milano EST CEM Consorzio Est Milano 24 ex Consorzio MI Corsico Area SUD 4 affidamento a società pubblica MI Lacchiarella SASOM 10 affidamento a società pubblica MB Media Brianza CEM Consorzio Est Milano 22 ex Consorzio MB Media Brianza GELSIA 13 affidamento a società pubblica MB Veduggio con Colzano Consorzio Brianza Milanese 4 ex Consorzio PV Belgioioso Unione dei Comuni Terre Viscontee basso Pavese 5 Unione di Comuni PV Pavia e dintorni ASM Pavia 26 affidamento a società pubblica PV Broni e Stradella Broni Stradella spa 56 affidamento a società pubblica PV ovest pavese CLIR 22 ex Consorzio PV Vigevano ASM servizi 8 affidamento a società pubblica PV Voghera ASM Voghera 12 affidamento a società pubblica SO provincia SECAM 78 ex Consorzio VA basso lago Maggiore Comune di Sesto Calende 19 Convenzione VA Varese e limitrofi ASPEM 3 affidamento a società pubblica VA Cassano Magnago SIECO 4 affidamento a società pubblica VA tra Gallarate e Varese COINGER 24 ex Consorzio VA alto lago Maggiore Comunità Montana Valli del Verbano 30 Convenzione VA Barasso Barasso 3 Convenzione VA Busto Arsizio AGESP 4 affidamento a società pubblica VA Ferno - Lonate P. Unione dei Comuni di Ferno e Lonate P. 2 Unione di Comuni Tabella 3.6.2 - Esito dell'indagine Finlombarda spa, effettuata sui raggruppamenti di Comuni che effettuano in modo congiunto la gara di appalto o affidamento a società pubblica 2012 Provincia Numero Comuni Numero Comuni facenti parte di raggruppamenti % BG 244 201 82% BS 206 152 74% CO 162 77 48% CR 115 103 90% LC 90 0 0% LO 61 22 36% MB 55 39 71% 135 82% 74% 48% 90% 0% 36% 71% 52% 83% 68% 100% 63% 66% 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% MI 134 70 52% MN 70 58 83% PV 190 129 68% SO 78 78 100% VA 141 89 63% Totale complessivo 1.546 1018 66% Tabella 3.6.3 - % di Comuni facenti parte di raggruppamenti, per provincia, indagine Finlombarda spa 2012 Tabella 3.6.4 - % di Comuni facenti parte di raggruppamenti, per provincia indagine Finlombarda spa 2012 Il quadro che emerge è piuttosto variegato così come lo sono le ragioni che ne determinano la formazione: alcune aggregazioni, anche a scala limitata (es. Consorzi, Comunità Montane, Convenzioni intercomunali) sono, per esempio, finalizzate alla pubblicazione di un’unica gara di appalto; in altri casi, emerge una specializzazione a scala più vasta, per esempio nel caso di aziende derivanti da ex municipalizzate (es. Mantova Ambiente, Aprica, ASM Pavia), soprattutto dove la situazione territoriale è rappresentata da una serie di piccoli Comuni con modello di raccolta omogeneo. Oppure, nelle zone più densamente popolate, la situazione è più dinamica e vede l’inserimento periodico sul mercato di nuovi soggetti privati anche di piccole dimensioni. Infine, in alcuni casi, è presente una modalità di associazione di Comuni legata solo all’impiantistica finale per il trattamento (es. SILEA Lecco, ACCAM Varese), ma nella quale i Comuni mantengono la libertà di decidere autonomamente l’affidamento del servizio della fase di raccolta. Si può comunque affermare che, a seguito della ricognizione effettuata, la dimensione minima di un bacino per la gestione aggregata dei servizi di igiene urbana attuale si attesta attualmente intorno ai 10.000 abitanti nelle zone a bassissima densità urbanistica e almeno 50.000 nelle altre. 136 3.6.4 Sistemi di raccolta rifiuti In Lombardia sono presenti modelli di raccolta rifiuti molto differenti, tanto da rendere il territorio regionale un caso studio da cui è possibile trarre numerose indicazioni, utili soprattutto al fine di ottimizzare le raccolte nell’ottica della massima efficienza ed economicità. In linea generale le principali modalità di raccolta dei rifiuti urbani sono: raccolta stradale a cassonetti; raccolta domiciliare (porta a porta); conferimento presso centro di raccolta. Per alcune frazioni specifiche inoltre vengono attivate modalità particolari come ad esempio: ecomobile (tipicamente per RUP ove non è presente un’isola ecologica) su chiamata, a prenotazione (per ingombranti, verde e in alcuni casi oli usati) cassoni o contenitori fissi dedicati sul territorio altri servizi specifici (convenzioni con privati, volontariato, autospurgo, raccolta materiale abbandonato, ecc.). In tabella 3.6.5. e figura 3.6.2. sono riportate le ripartizioni per modalità di raccolta delle principali frazioni di rifiuti urbani. Come si nota, vi sono frazioni, come l’organico, raccolte quasi esclusivamente in modalità porta a porta, mentre altre sono più tipicamente conferite in area attrezzata da parte dei cittadini. Frazione % PAP % CON % AA % n.d. Organico 96,8% 2,7% 0,4% 0,1% Plastica 86,6% 10,0% 3,4% 0,1% Carta e cartone 83,6% 7,0% 8,4% 1,0% Vetro 81,5% 15,5% 3,0% 0,0% Raccolta multimateriale 78,8% 16,0% 3,8% 1,4% Rifiuti urbani non differenziati 76,9% 21,7% 1,3% 0,1% Oli e grassi vegetali 24,1% 1,5% 63,3% 11,1% Ingombranti 23,7% 1,7% 72,1% 2,5% Verde 21,5% 21,1% 56,2% 1,1% Farmaci e medicinali 21,2% 50,4% 21,5% 6,8% Alluminio 17,5% 5,6% 76,0% 1,0% Raee 11,4% 0,4% 83,9% 4,3% Metalli 10,4% 1,1% 84,6% 3,9% Legno 10,0% 1,6% 87,0% 1,5% Prodotti e sostanze varie e relativi contenitori 7,4% 0,1% 89,6% 2,9% Pneumatici fuori uso 7,1% 1,9% 85,7% 5,4% Accumulatori per auto 5,4% 4,3% 85,9% 4,4% Cartucce e toner per stampa 4,1% 21,8% 38,2% 35,9% Pile e batterie 4,1% 51,5% 40,6% 3,8% Oli, filtri e grassi minerali 0,6% 0,1% 95,2% 4,1% Stracci e indumenti smessi 0,6% 86,7% 9,1% 3,6% 137 Rifiuti assimilati 0,0% 0,0% 100,0% 0,0% Imballaggi in materiali misti 0,0% 0,0% 100,0% 0,0% Tabella 3.6.5 - Ripartizione dei quantitativi raccolti per frazione (dati O.R.SO. anno 2010). PAP = porta a porta, CON = cassonetti stradali, AA = area attrezzata. Figura 3.6.2 - Ripartizione dei quantitativi raccolti per frazione – vedi tab. 3.6.5. Anche alla luce di quanto richiesto dall’art. 199, comma 3, lett. c del D.Lgs. 152/06 (Valutazione della necessità di nuovi sistemi di raccolta) nei seguenti sottoparagrafi sono dettagliati i due principali sistemi di raccolta rifiuti presenti in Lombardia e, in particolare, nel paragrafo 3.6.4.7 viene effettuata una valutazione finale sull’opportunità di implementare nuovi sistemi di raccolta. 3.6.4.1.Modalità di raccolta prevalente: porta a porta e cassonetti stradali La principale categorizzazione riconduce agli schemi basati sulla raccolta porta a porta (PAP) e a quelli a cassonetti stradali (CON). Grazie all’utilizzo del database O.R.SO., e ad un’elaborazione aggiuntiva di bonifica,, è stato possibile classificare i comuni lombardi all’interno di queste due macrotipologie, riconducendo ad esse anche i casi in cui la raccolta era indicata a volte erroneamente come “mista”. Il dato che emerge è che in Lombardia circa il 70% dei Comuni utilizza un sistema di raccolta prevalentemente basato sul porta a porta. PAP CON Numero Comuni 1081 465 % Comuni 69,9% 30,1% Abitanti serviti 8.031.179 1.866.040 % abitanti 81,1% 18,9% Tabella 3.6.6 – Suddivisione dei comuni secondo i due sistemi prevalenti: porta a porta (PAP) e cassonetti stradali (CON), totale regionale. (Fonte dati O.R.SO. anno 2010). 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% O rg an ico Pl as tic a Ca rta e ca rto ne Ve tro Ra cc ol ta m ul tim at er ia le Ri fiu ti u rb an i n on d iff er en zia ti O li e g ra ss i v eg et al i In go m br an ti Ve rd e Fa rm ac i e m ed ici na li Al lu m in io Ra ee M et al li Le gn o Pr od ot ti e so st an ze va rie e … Pn eu m at ici fu or i u so Ac cu m ul at or i p er a ut o Ca rtu cc e e to ne r p er st am pa Pi le e b at te rie O li, filt ri e gr as si m in er al i St ra cc i e in du m en ti s m es si Ri fiu ti a ss im ila ti Im ba lla gg i in m at er ia li m ist i % n.d. % AA % CON % PAP 138 Numero Comuni % Comuni PAP CON PAP CON BG 214 30 87,7% 12,3% BS 49 157 23,8% 76,2% CO 101 61 62,3% 37,7% CR 114 1 99,1% 0,9% LC 75 15 83,3% 16,7% LO 59 2 96,7% 3,3% MB 55 0 100,0% 0,0% MI 133 1 99,3% 0,7% MN 23 47 32,9% 67,1% PV 62 128 32,6% 67,4% SO 57 21 73,1% 26,9% VA 139 2 98,6% 1,4% Tabella 3.6.7 - Suddivisione dei comuni secondo i due sistemi prevalenti: porta a porta (PAP) e cassonetti stradali (CON), per provincia (dati O.R.SO. anno 2010). Figura 3.6.3 - Suddivisione dei comuni secondo i due sistemi prevalenti: porta a porta (PAP) e cassonetti stradali (CON), per provincia 214 49 101 114 75 59 55 133 23 62 57 139 30 157 61 1 15 2 0 1 47 128 21 2 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% BG BS CO CR LC LO MB MI MN PV SO VA CON PAP 139 Figura 3.6.4 – Rappresentazione grafica dei comuni secondo i due sistemi prevalenti di raccolta (dati O.R.SO. anno 2010, elaborazioni Finlombarda spa) Si può osservare (tabella 3.6.8.) come il sistema di raccolta a cassonetti stradali sia più diffuso nei comuni montani, e questo è un dato fisiologico in quanto in molte di quelle realtà è meno consigliabile introdurre un sistema porta a porta, a causa delle elevate distanze specifiche per il trasporto alle stazioni di trasferenza dei vari rifiuti. Numero Comuni % Comuni PAP CON PAP CON Pianura 581 170 77,4% 22,6% Collina 246 75 76,6% 23,4% Montagna 254 220 53,6% 46,4% Tabella 3.6.8 – Ripartizione dei prevalenti sistemi di raccolta per fascia altimetrica dei comuni (dati O.R.SO. anno 2010, elaborazioni Finlombarda spa). 3.6.4.2. Correlazione tra sistema di raccolta e indicatori principali I sistemi basati sulla raccolta porta a porta permettono il raggiungimento di livelli più elevati di raccolta differenziata, grazie alla maggior responsabilizzazione dell’utente e alla maggior comodità nel conferimento delle frazioni in modo separato. Tale aspetto è già stato approfondito nel recente studio “Valutazione economica dei sistemi di raccolta differenziata” redatto da Regione Lombardia nel 2010, basato su dati del 2008; l’evidenza di tale assunzione, per i dati relativi al 2010, è riportata in figura 3.6.6. , che riguarda una 140 statistica effettuata su tutti i 1546 Comuni della Lombardia, ed in figura 3.6.7., che contiene un dettaglio relativo ai comuni che oltre ad utilizzare il sistema porta a porta raccolgono anche la FORSU (almeno 40 kg/abitante intercettati). Come si vede, il livello di raccolta differenziata medio di questi ultimi comuni è pari al 61 %, quasi il doppio rispetto alla media dei comuni a cassonetti stradali. Figura 3.6.5 – Box plot del livello di raccolta differenziata per i due principali sistemi di raccolta. (Fonte dati, Studio Valutazione economica sui sistemi di raccolta differenziata, Regione Lombardia, 2010) Median 25%-75% Non-Outlier Range 31% 57% 31% 57% CON PAP SISTEMA DI RACCOLTA 0% 20% 40% 60% 80% 100% R D ( % ) 31% 57% Mediana 25%-75% Intervallo non-outlier 141 Figura 3.6.6 – Dettaglio del livello di raccolta differenziata con dettaglio tra i comuni porta a porta che raccolgono anche la FORSU. (Fonte dati, Studio Valutazione economica sui sistemi di raccolta differenziata, Regione Lombardia, 2010) Figura 3.6.7 – Box plot del pro capite totale di RU raccolti con i due sistemi (Fonte dati, Studio Valutazione economica sui sistemi di raccolta differenziata, Regione Lombardia, 2010) 3.6.4.3. Frazioni raccolte Sulla base della separazione/inclusione dei flussi di materiale provenienti dai rifiuti urbani, le modalità di raccolta differenziata si possono ulteriormente suddividere in: Median 25%-75% Non-Outlier Range 31% 61% 42% 31% 61% 42% CON PAP con FORSU PAP no FORSU 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% % R D 31% 61% 42% Median 25%-75% Non-Outlier Range 562 436 562 436 CON PAP 200 300 400 500 600 700 800 900 T ot al e R U p ro c ap ite ( kg /a nn o) 562 436 Mediana 25%-75% Intervallo non-outlier Mediana 25%-75% Intervallo non-outlier 142 raccolta monomateriale: modalità di raccolta che punta ad intercettare le frazioni di rifiuto recuperabile in flussi merceologicamente omogenei; raccolta multimateriale: modalità di raccolta differenziata che prevede il conferimento in un unico contenitore di diverse frazioni di rifiuto recuperabile e che prevede una successiva operazione di separazione prima dell'invio a recupero dei materiali raccolti. Per quanto riguarda la raccolta multimateriale, sono presenti in Lombardia alcune varianti; la più comune è la raccolta mista di vetro e lattine (imballaggi ferrosi e non ferrosi), quasi ubiquitaria tanto che i Comuni spesso compilano in O.R.SO. i quantitativi come “vetro” anche se in realtà si riferiscono a questo tipo di multi materiale. Significativa, per l’implementazione avvenuta già da molti anni, l’esperienza del multimateriale leggero nella maggior parte dei Comuni della provincia di Lecco (“sacco viola”); tale sistema prevede la raccolta mista di carta, plastica, tetrapak e metalli. In pochi comuni è presente un multimateriale pesante, che include il vetro, sul modello più diffuso in Emilia Romagna ed in Toscana; recentemente si sta invece diffondendo una tipologia di multimateriale leggero che include plastica, lattine e tetrapak. Nell’allegato studio sull’LCA “progetto GE.R.LA.” è riportato un dettaglio delle modalità di raccolta multimateriale diffuse in Lombardia, e la relativa stima degli scarti prodotti. 3.6.4.4. Trend della modifica dei sistemi di raccolta Storicamente l’evoluzione delle modalità di raccolta ha visto il graduale passaggio da sistemi a cassonetti stradali a sistemi a porta a porta, anche alla luce degli obblighi normativi che impongono il raggiungimento di livelli di raccolta differenziata sempre più elevati. Recentemente, la disponibilità di dati sempre più diffusi a supporto del mantenimento di un’economia generale nel passaggio al porta a porta, legata al risparmio sui costi di smaltimento del RUR (si veda cap. 3.9. costi) ha spinto un numero crescente di comuni a introdurre questa modifica. Dalle elaborazioni riportate in figura 3.6.8. emerge un totale di 123 comuni che hanno modificato il sistema di raccolta passando al porta a porta nel periodo 2004-2010, ovvero quello coperto dal monitoraggio dettagliato tramite O.R.SO. Tenendo conto degli oltre 200 comuni montani che probabilmente non hanno convenienza nell’introdurre il sistema porta a porta spinto, ma eventualmente un sistema di prossimità, si nota come il trend si stia avvicinando verso la copertura della gran parte del territorio regionale. Anche nelle province ancora “miste” con prevalenza di sistemi a cassonetto stradale, come Pavia e Brescia, vi sono numerose esperienze comunali di successo in questo senso. 143 Figura 3.6.8 – Trend dei due principali sistemi di raccolta rifiuti. (Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa) Per quanto riguarda la raccolta della FORSU, il trend rappresentato in figura 3.6.9. mostra i comuni che hanno nel tempo introdotto tale raccolta, conteggiando quindi anche i comuni che avendo già attiva una raccolta porta a porta per il RUR e le frazioni principali da RD hanno deciso di introdurre anche la FORSU. Questa tendenza mostra una crescita costante ed una copertura pari a circa il 55% della popolazione lombarda; tale dato è significativo se si tiene presente che la città di Milano, che non ha ancora attiva la raccolta dell’umido e ne prevede l’introduzione nel corso del 2013, conta circa 1.300.000 abitanti pari al 13% della popolazione lombarda. Figura 3.6.9 – Comuni ed abitanti attivi nella raccolta della FORSU (tasso di intercettazione > 40 kg/abitante). (Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa) 958 975 998 1027 1044 1059 1081 588 571 548 519 502 487 465 0 200 400 600 800 1000 1200 1400 1600 1800 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 CON PAP 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Abitanti attivi Comuni attivi 144 Nella figura seguente è invece rappresentata la distribuzione dei Comuni che hanno attiva la raccolta differenziata della FORSU. Nella mappa è sovrapposto un retino tratteggiato relativo ai Comuni classificati come montani; ciò evidenzia come tale raccolta sia più diffusa nei Comuni collinari e di pianura ma è anche utile per valutare in quali Comuni montani, per i quali tipicamente si valuta non opportuno introdurre raccolte porta a porta spinte, questi schemi sono stati invece implementati con successo. A tal proposito è interessante rilevare la diffusione della raccolta della FORSU in tutti i Comuni montani della provincia di Varese, dove mediante alcune ottimizzazioni logistiche (ad es., nelle frazioni più disperse sul territorio raccolta di prossimità mediante punti accentrati) è stato possibile implementare in modo diffuso lo schema di raccolta differenziata domiciliare. Figura 3.6.10 – Diffusione della raccolta della FORSU in Lombardia (anno 2010) e sovrapposizione con la classificazione “Comuni montani” 3.6.4.5. Centri di raccolta Una gestione completa delle raccolte differenziate a livello comunale non può prescindere dalla disponibilità di centri di raccolta, (normati dal D.M. 8 aprile 2008), ovvero di aree in cui i cittadini possono conferire i rifiuti separati nelle loro frazioni oggetto di raccolta differenziata (comprese quelle più particolari come RAEE, RUP, oli etc.). Alcune frazioni come verde e ingombranti sono tipicamente conferite quasi esclusivamente in centri di raccolta(vedi tab. 3.6.5). 145 La rete di queste aree è andata potenziandosi nel corso degli anni soprattutto alla luce dei seguenti aspetti: Adeguamento ai requisiti minimi di idoneità, a seguito dell’emanazione del DM 8/4/2008; Miglioramento del controllo degli accessi (es. sistemi a “badge” etc.); Miglior sensibilizzazione dei cittadini al conferimento dei rifiuti in modo già differenziato; Maggior controllo sui conferimenti delle utenze non domestiche (limiti quali-quantitativi all’assimilazione); Realizzazione di piattaforme sovracomunali, meglio attrezzate e accessibili da cittadini provenienti da più comuni. In tabella 3.6.9 è riportato il censimento dei centri di raccolta presenti in regione; esse sono in totale pari a 1055, ma i comuni coperti dal servizio sono 1287 pari al 83,2% del totale. Provincia Comuni che possiedono una proprio centro di raccolta Comuni che utilizzano centri di raccolta di altri Comuni Comuni che non possiedono e non utilizzano altri centri di raccolta Totale complessivo % di Comuni senza servizio BG 171 41 32 244 13,1% BS 140 46 20 206 9,7% CO 85 29 48 162 29,6% CR 113 1 1 115 0,9% LC 64 16 10 90 11,1% LO 55 3 3 61 4,9% MB 49 3 3 55 5,5% MI 116 6 12 134 9,0% MN 64 4 2 70 2,9% PV 81 25 84 190 44,2% SO 33 12 33 78 42,3% VA 84 46 11 141 7,8% Totale complessivo 1.055 232 259 1.546 16,8% Tabella 3.6.9 – Censimento dei centri di raccolta in Lombardia derivante dal database O.R.SO. (dati 2010) 3.6.4.6. Frequenze di raccolta porta a porta Un’altra importante variabile è la frequenza di raccolta delle varie frazioni nel caso del sistema porta a porta. Anche in questo caso si hanno notevoli personalizzazioni dei modelli. Per citare le frazioni principali, si hanno combinazioni che vanno per la Forsu dal monosettimanale in inverno e bisettimanale in estate fino al trisettimanale tutto l’anno; il secco è raccolto tipicamente una volta a settimana mentre le frazioni di imballaggio (carta, vetro, plastica) sono raccolte settimanalmente o con frequenza quindicinale. Nello studio pubblicato da Regione Lombardia nel 2010 “Valutazione statistico – economica dei modelli di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia” è già stato analizzato il tema delle ottimizzazioni possibili sulle frequenze di raccolta, giungendo alla conclusione che per certe frazioni una raccolta troppo frequente non permette un’intercettazione maggiore. In particolare, per la FORSU la frequenza ottimale è quella 146 bisettimanale, riducibile ad una volta a settimana nel periodo invernale, soprattutto qualora si adottino sistemi in cui si eviti la formazione di percolati e di cattivi odori (uno strumento molto utile in questo senso è il secchiello areato abbinato a sacchetti compostabili). Le frequenze ottimali sono riassumibili quindi nelle seguenti: Frazione Frequenza ottimale Note RUR Monosettimanale Riducibile a quindicinale in comuni a prevalente tipologia abitativa orizzontale e con servizi dedicati per pannolini / pannoloni, soprattutto in caso di tariffa puntuale FORSU Bisettimanale Riducibile a monosettimanale nei mesi non estivi, in comuni a prevalente tipologia abitativa orizzontale e con utilizzo di secchiello areato Frazioni RD monomateriale: carta, plastica, vetro Settimanale Possibile il quindicinale in comuni a prevalente tipologia abitativa orizzontale RD multimateriale leggero Settimanale Verde Variabile da mensile a settimanale (stagionale) Solo servizio a pagamento con canone, incentivando il compostaggio domestico ed il conferimento presso l’isola ecologica. Un approfondimento maggiore su queste ottimizzazioni è riportato nel capitolo 11.4 (miglioramenti RD). 3.6.4.7. Valutazione della necessità di nuovi sistemi di raccolta 3.6.4.7.1. Altre modalità di raccolta Come sistemi di raccolta “complementari” o “innovativi” rispetto ai due principali modelli già descritti (porta a porta e cassonetti stradali) si possono annoverare i seguenti: Raccolta di prossimità E’ una raccolta che prevede la collocazione di contenitori (bidoni, piccoli cassonetti) su suolo pubblico, a servizio non di un singolo edificio ma di gruppi di utenze, tipicamente ogni 100 – 200 metri. In linea generale questa modalità di raccolta rappresenta una soluzione alternativa alla raccolta porta a porta in situazioni nelle quali l’adozione di quest’ultima modalità presenta difficoltà logistiche per gli utenti e/o per l’operatore della raccolta (es. comuni montani). Isole ecologiche interrate Consentono la raccolta di una o più frazioni posizionando un grosso contenitore o cassonetto al di sotto del piano stradale, lasciando quindi una ridotta bocca di accesso visibile dall’esterno. Sono utilizzate tipicamente in alcuni centri storici, o nei pressi di grandi complessi residenziali, e possono basarsi su un sistema di innalzamento di meccanico – pneumatico di cassonetti oppure basarsi su un grosso sacco “big bag” che viene prelevato e svuotato mediante un automezzo con ragno (es. sistema tipo Molok). 147 Sono sistemi che possono essere indicati in particolari situazioni territoriali, non potendo sostituire interamente il principale sistema di raccolta. Calotte per cassonetti Questo sistema è stato studiato per i comuni con raccolta a cassonetti stradali, per limitare l’accesso al cassonetto del RUR mediante un vano di accesso ridotto (circa 15 litri) apribile solo mediante chiave magnetica, che permette l’identificazione dell’utente. Le sperimentazioni condotte indicano il raggiungimento in tempi rapidi di valori superiori al 65% di RD, grazie alla riduzione drastica dei rifiuti delle utenze non domestiche che venivano impropriamente conferiti nel RUR a seguito della elevata volumetria disponibile per l’utente. Non vi sono tuttavia ad oggi rassicurazioni evidenti sul mantenimento della qualità nella raccolta delle frazioni differenziate; in particolare per la FORSU, nel caso di contenitori da 240-360 litri apribili senza chiave, potrebbero invogliare il cittadino poco attento a conferire sacchetti di RUR in questa frazione, vanificando gli obiettivi di alta qualità del riciclaggio e rendendo problematico il trattamento in impianto. Considerate le problematiche, evidenziate, che questo sistema di raccolta potrebbe generare, il suo utilizzo è da considerarsi ancora sperimentale, e la sua piena validazione al fine del raggiungimento degli obiettivi del PRGR al pari del "modello omogeneo" porta a porta potrà avvenire a seguito di valutazione dei dati di qualità merceologica delle frazioni. . Sistemi innovativi legati alla tariffazione puntuale Recentemente sono state introdotte innovazioni mirate a rendere possibile in modo automatico la tariffazione puntuale sul RUR nei sistemi porta a porta, basandosi su piccoli “Chip” con transponder. La tecnologia RFID (Radio Frequency IDentification) utilizzata in questi sistemi permette l'identificazione e/o memorizzazione automatica di dati in particolari dispositivi elettronici (detti tag o transponder) e sulla capacità di questi di rispondere all'"interrogazione" a distanza da parte di appositi apparati fissi o portatili chiamati per semplicità' "lettori" a radiofrequenza comunicando le informazioni in essi contenute. I chip RFID possono essere installati sui contenitori rigidi, ma recentemente sono state avviate anche sperimentazioni con sistema di raccolta porta a porta a sacchi per il RUR, incollandovi TAG di basso costo simili a quelli utilizzati per l’antitaccheggio. Questo sistema consente la registrazione di dati come il peso di ogni contenitore, il numero dei sacchi / svuotamenti e l'identificazione delle zone di appartenenza, così da creare mappe anche georeferenziate dei contenitori sul territorio. Questo consente quindi di associare tale valore all’utenza per quantificare la 148 fruizione del servizio da parte della stessa in un’ottica di tariffazione puntuale, incentivando una maggior adesione alla raccolta differenziata. Raccolta “uno contro uno” per i RAEE Il DM 8 marzo 2010, n. 65 ha introdotto, dal 18 giugno 2010, il sistema “uno contro uno” grazie al quale tutte le aziende che vendono, forniscono, installano o riparano apparecchiature elettriche ed elettroniche, sono tenute, obbligatoriamente, a ritirare le apparecchiature obsolete in sostituzione di quanto fornito al cliente. Gli oneri relativi allo smaltimento, sono a carico del fornitore. Questo meccanismo ha dato un forte impulso alla raccolta dei rifiuti elettronici; attualmente la fase è ancora di messa a regime in quanto tali rifiuti, consegnati presso i negozianti, rimangono a tutti gli effetti rifiuti urbani e il Comune deve quindi collaborare per garantire un adeguato servizio di raccolta e invio a trattamento. Raccolta tramite “ecomobile” Specialmente nelle zone non servite da centro di raccolta, la raccolta tramite “ecomobile” può costituire un utile servizio aggiuntivo. Consiste in un automezzo mobile dotato di più scomparti che si può posizionare per un periodo limitato ed in modalità itinerante presso i Comuni, ed è tipicamente dedicato alla raccolta di frazioni minori (Rifiuti Urbani Pericolosi, oli, RAEE etc.). Raccolta pneumatica Questo sistema, implementato in alcune particolari situazioni all’estero (es. Barcellona), nonostante sia promettente per l’eliminazione completa degli automezzi per la raccolta rifiuti, si è dimostrato in realtà problematico a causa dei frequenti problemi di intasamento e dell’ elevata usura e difficoltà nelle manutenzioni delle tubazioni sotterranee, tanto da portare il più delle volte al suo abbandono dopo un periodo di sperimentazione. 3.6.4.7.2. Sintesi sulla necessità di nuovi sistemi di raccolta Come sintesi dell’analisi effettuata sui sistemi di raccolta, si riporta nella tabella seguente un confronto tra il modello porta a porta e a cassonetti stradali, tratto anche da altre fonti di letteratura (es. PPGR Provincia di Bologna) ed adattato. Come si vede, la raccolta porta a porta permette il raggiungimento di livelli elevati di raccolta differenziata senza presentare svantaggi particolari, anche per quanto riguarda i costi, come sarà dettagliato maggiormente nel capitolo 3.9. Caratteristiche Raccolta “porta a porta” Raccolta con cassonetti stradali Grado di coinvolgimento del cittadino ELEVATO MEDIO-SCARSO (in relazione alle campagne di coinvolgimento realizzate) 149 Caratteristiche Raccolta “porta a porta” Raccolta con cassonetti stradali Responsabilizzazione dell’utenza rispetto al conferimento del rifiuto ELEVATA SCARSA Comodità di conferimento per l’utenza in relazione alla: distanza OTTIMA (il conferimento è “sotto casa”) MEDIA-SCARSA (in reazione al numero e alla disposizione dei contenitori) frequenza SCARSA (in relazione alla frequenza di raccolta adottata) OTTIMA (il conferimento è sempre possibile) Costi dei: mezzi MEDIO (impiego importante di mezzi leggeri) ELEVATO (compattatori spesso monooperatori) personale ELEVATO BASSO smaltimento/trattamento BASSO (maggiori ricavi dalle frazioni differenziate) MEDIO totale costi per abitante MEDIO MEDIO Interventi di rimozione dei rifiuti abbandonati attorno ai contenitori NULLO (elevato se sono ancora presenti contenitori stradali ad esempio per i rifiuti riciclabili secchi) MEDIO-ALTO Qualità merceologica dei materiali raccolti ELEVATA MEDIA (e in alcuni contesti) MOLTO BASSA Percentuali di raccolta differenziata raggiunte mediamente 50-60% con punte del 70-80% 35-40% con punte del 50% Dotazione impiantistica necessaria (trattamento umido e rifiuto residuo) PIU’ SEMPLICE (minori impurezze per l’umido) PIU’ COMPLESSA (maggior possibilità di conferimento di ingombranti nel RUR) Possibilità di conferimento di altre categorie di rifiuto (speciale, pericoloso) nel circuito degli urbani BASSA e comunque controllabile ELEVATA e difficilmente controllabile Possibilità di applicazione di sistemi di misurazione della quantità di rifiuto conferita dalla singola utenza FACILE (sistemi a misurazione del volume conferito con microchips) IMPOSSIBILE (per l’impossibilità di controllare i singoli conferimenti, se non attraverso l’adattamento dei cassonetti con specifici interventi) Tabella 3.6.10 – Confronto critico tra il sistema porta a porta e a cassonetti stradali. Alla luce di quanto indicato si ritiene che, per quanto riguarda la necessità di nuovi sistemi di raccolta, in Regione Lombardia si debba perseguire una progressiva riconversione dal sistema a cassonetti stradali a quello porta a porta, seguendo le linee guida e le indicazioni sull’ottimizzazione che saranno dettagliate al capitolo 11.4. Per quanto riguarda i nuovi sistemi di raccolta che possono essere implementati possono essere considerati i seguenti: • Raccolta di prossimità nelle zone montane, in luogo del porta a porta spinto; • Maggior diffusione delle raccolte con ecomobile, ove non siano diffusi i centri di raccolta attrezzati, anche ipotizzando servizi specifici non solo per le frazioni minori (es. ecomobile periodica per gli scarti verdi) • Sistemi che permettano un’implementazione efficace della tariffa puntuale (es. sacco prepagato, misurazione automatica con chip e RF-ID su contenitori o anche su sacchi) 150 L’ottimizzazione delle frequenze di raccolta, benché non si configuri come un nuovo “sistema”, è fondamentale ai fini di garantire l’economicità delle raccolte porta a porta. Come verrà dettagliato nel capitolo 6 (obiettivi), è di primaria importanza la diffusione di un modello omogeneo che punti sulla riduzione delle frequenze di raccolta al minimo indispensabile; per il RUR monosettimanale e, in casi di tipologia abitativa orizzontale, anche quindicinale, per la FORSU due volte a settimana riducibili a una sola volta diffondendo l’utilizzo del secchiello areato da cucina. Su tali aspetti vi sarà un approfondimento specifico al cap.11.4. 3.6.5. Evoluzione delle modalità di smaltimento e recupero In figura 3.6.11. è rappresentata l’evoluzione nelle modalità di smaltimento del rifiuto indifferenziato (RUR, ingombranti e terre da spazzamento) in Lombardia, dal 1995 al 2010. L’elaborazione comprende anche quei quantitativi di rifiuti urbani che dai Comuni sono stati conferiti a stazioni di pura trasferenza, analizzandone dalle schede O.R.SO. e MUD il destino finale. Si rileva in modo evidente la drastica diminuzione del conferimento diretto in discarica in accordo con le disposizioni nazionali e regionali, a favore della termovalorizzazione che al 2010 rappresenta lo smaltimento diretto per il 65,4% del totale dei rifiuti indifferenziati prodotti. Dal 1995 al 2010 i rifiuti urbani avviati a discarica sono passati dall’83% al 5,1%, e anche per questa quota residuale in realtà il RUR viene pretrattato direttamente in discarica (Gorla Maggiore e Mozzate). Il Decreto Legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, che ha imposto che i rifiuti possono essere collocati in discarica solo dopo trattamento, e la legge regionale 26/2003, che imponeva a tutte le province entro il 2005 una riduzione del 20% rispetto al 2000 delle quantità di rifiuti urbani avviate in discarica, hanno fatto emergere il ruolo degli impianti di pretrattamento, che contribuiscono per il 29,5% alla gestione dei rifiuti indifferenziati. Dagli impianti di pretrattamento, come già dettagliato nel cap. 3.5. (schemi di flusso), derivano rifiuti in uscita che vengono poi ulteriormente inviati a discarica o incenerimento; in figura 3.6.12. è pertanto riportata la suddivisione dei destini comprendendo anche il “secondo destino” per gli impianti che ARPA ha monitorato analizzando in dettaglio le schede MUD; con questo dato si giunge al 73,5% per la termovalorizzazione e al 12,7% per la discarica. 151 Figura 3.6.11 -andamento delle modalità di trattamento dei rifiuti indifferenziati (RUR, ingombranti, spazzamento). Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa (*) per gli anni 1995-1997 i dati sono desunti dalle relazioni a cura della Regione Lombardia. Figura 3.6.12 - Andamento delle modalità di trattamento dei rifiuti indifferenziati (RUR, ingombranti, spazzamento), compresi i secondi destini. (Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa) 83,0% 27,9% 11,1% 5,1% 3,0% 35,2% 33,3% 29,5% 14,0% 36,9% 55,6% 65,4% 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% 19 95 * 19 96 * 19 97 * 19 98 19 99 20 00 20 01 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 Termovalorizzazione Pretrattamento Discarica 17,8% 17,9% 15,5% 11,6% 12,7% 15,1% 14,3% 13,9% 17,9% 13,8% 67,1% 67,9% 70,5% 70,5% 73,5% 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% 2006 2007 2008 2009 2010 TERMOVAL. compr. 2° dest. Destini non ripartiti DISCARICA compr. 2° dest. 152 3.7 Impiantistica 3.7.1 Impianti di trattamento RUR (Rifiuto Urbano Residuo, CER 200301): ricognizione e potenzialità attuali 3.7.1.1 Termovalorizzatori Per numero di impianti di termovalorizzazione, la Lombardia è prima in Italia, con 13 impianti di cui 11 dedicati al rifiuto urbano residuo (RUR, CER 200301) e 2 al CDR, seguita dall’Emilia Romagna con 9 impianti e dal Veneto con 4. Secondo il rapporto ISPRA 2010, in termini di tonnellate trattate quasi la metà della termovalorizzazione nazionale viene realizzata in Lombardia. Nel corso degli ultimi otto anni, secondo modalità e tempistiche diverse, legate al tipo di tecnologia applicata e all’anno di avviamento, tutti gli impianti di termovalorizzazione lombardi sono stati interessati da interventi di ristrutturazione volti a migliorare l’efficienza e a ridurne l’impatto ambientale. Sotto il profilo tecnico gli impianti, attualmente in funzione in Lombardia, possiedono caratteristiche anche molto diverse, prime fra tutte il numero delle linee di combustione e la diversa capacità trattamento. Pur essendo dedicati essenzialmente all'incenerimento dei rifiuti urbani, tali impianti sono autorizzati anche al ritiro di un certo quantitativo di rifiuti speciali, nettamente subordinato al primo. Si tratta di rifiuti principalmente costituiti da biomasse e da rifiuti sanitari. Questo giustifica la differenza fra i quantitativi totali di rifiuti urbani inviati ad incenerimento, come dichiarati dai comuni, rispetto ai quantitativi totali riportati di seguito. Si sottolinea che 2 inceneritori (uno in provincia di Bergamo e uno in provincia di Pavia, come evidenziato nella tabella più avanti) dei 13 conteggiati, sono autorizzati a ritirare rifiuti speciali ma, essendo sostanzialmente inseriti nel flusso di gestione dei rifiuti urbani (termovalorizzano essenzialmente CDR proveniente dal trattamento di RUR), sono usualmente conteggiati insieme agli altri 11 dedicati al RUR. Nelle tabelle seguenti sono elencati i termovalorizzatori attivi in Lombardia, con le principali caratteristiche in termini di quantitativi trattati, recupero energetico, produzione di scorie, valori di emissione specifici. Si noti che le autorizzazioni vigenti (AIA) non fanno praticamente più riferimento alla potenzialità in tonnellate/anno, ma al carico termico autorizzato; i quantitativi trattabili sono quindi variabili a seconda del potere calorifico (PCI) dei rifiuti smaltiti. Le quantità massime stimate, elencate in tabella 3.7.1, sono quelle riportate nelle fonti ufficiali (es. PPGR delle Province). I dati riportati nelle seguenti tabelle sono riferiti al 2010 e al 2011, in quanto disponibili grazie agli aggiornamenti forniti dai gestori tramite la relazione annuale prevista ai sensi del Dlgs 133/2005. 153 Figura 3.7.1 – Localizzazione dei 13 termovalorizzatori presenti in Lombardia Fonte CGR - ARPA 154 Gestore Comune Anno avviamento / ristrutturazioni effettuate N. linee Carico termico (MW) Potenza elettrica (MW) Cogenerazione Tipo di forno Trattamento fumi APRICA S.P.A. Bergamo (BG) 2003 1 48 11,1 si FBB FF+DA+FF+SCR APRICA S.P.A. Brescia (BS) 1998/2004 3 300 117,3 si MG SNCR+DA+FF SNCR+SCR+DA+FF SNCR+DA+FF ACCAM S.P.A. Busto Arsizio (VA) 2000/2007 2 61 11,0 no MG SNCR+SD+FF+WS ACSM AGAM S.p.A. Como (CO) 1968/2009 1998/2004 2 39 5,8 si MGWC MG EP+DA+FF+WS+SCR ECODECO GRUPPO A2A Corteolona (PV) 2004 1 34 8,1 no FBB SNCR+CY+QC+DA+FF AEM GESTIONI S.R.L. Cremona (CR) 1997/2007 2 35,6 6 si MG SNCR+DA+FF REA DALMINE S.p.A. Dalmine (BG) 2002 2 55,8 19,5 no MGWC EP+DA+FF+SCR BRIANZA ENERGIA AMBIENTE S.P.A. Desio (MI) 1976/2009 2 30 5,8 si MG SNCR+EP+DA+FF AMSA (SILLA DUE) Milano (MI) 2000 3 203,1 59 si MG EP+DA+FF+SCR LOMELLINA ENERGIA Parona (PV) 2000/2007 2 137 45,3 no FBC SNCR+DA+FF SNCR+CY+DA+FF CO.RE. S.P.A. Sesto S.Giovanni (MI) 2001 3 31,2 5,5 no MG SNCR+EP+WS+DA+FF PRIMA SRL Trezzo sull'Adda (MI) 2002 2 82,4 20,2 no MGWC SNCR+DA+FF+WS SILEA SPA Valmadrera (LC) 1981/2008 2 45,2 10,5 no MG SCR+DA+FF+WS Legenda: (voce “tipo di forno”):MG=griglia;MGWC=griglia raffreddata ad acqua; FBB=letto fluido bollente; FCB=letto fluido circolante; RK=tamburo rotante (voce “trattamento fumi”): CY=ciclone; EP=elettrofiltro; FF=filtro amaniche; FGC=condensazione fumi; DA=reattore a secco; SD=reattore a semisecco;WS=lavaggio ad umido; SNCR=riduzione selettiva NOx non catalitica; SCR=riduzione selettiva NOx catalitica; QC=quencher; ET=torre evaporativa Tabella 3.7.1 – Caratteristiche tecniche dei 13 termovalorizzatori. Dati anno 2010. (Fonte: Indagine ENEA – Federambiente “Rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani in Italia, marzo 2012) ) 155 Impianto Comune QUANTITA' TRATTATA (t/a) Rifiuti urbani Frazione secca (191212) CDR (191210) Rifiuti sanitari (CER 18*) Altri rifiuti speciali TOTALE Totale rifiuti pericolosi Non pericolosi Pericolosi Non pericolosi Pericolosi APRICA Bergamo 661 55.123 27 55.811 REA DALMINE Dalmine 143.964 6.685 1.592 152.240 APRICA Brescia 416.115 32.269 56.950 301.675 807.008 ACSM AGAM Como 81.071 3.073 2.928 3 615 37 87.727 37 A.E.M. GESTIONI Cremona 52.207 13.312 325 595 3.609 70.049 595 SILEA Valmadrera 73.493 5.666 67 6.423 908 86.558 6.423 B.E.A. Desio 44.042 8.980 6 1.282 - 54.310 1.282 AMSA Milano 465.410 63.629 1 30.148 559.188 CORE Sesto San Giovanni 69.823 823 207 70.853 PRIMA Trezzo Sull'Adda 104.143 77.079 202 293 181.724 ECODECO Corteolona 27 60.343 9.127 69.497 LOMELLINA ENERGIA (*) Parona 140.417 102.579 65.045 314.027 ACCAM Busto Arsizio 76.950 15.717 36 5.324 553 1 98.579 5.325 TOTALE 1.667.635 330.499 240.591 439 13.624 348.753 38 2.607.570 13.662 Tabella 3.7.2 – Quantitativi trattati nel 2010. (Fonte: schede ARPA Lombardia per ISPRA, 2010) (*) Per Lomellina Energia vengono riportati i quantitativi in ingresso: si stima che 251.000 t siano state effettivamente incenerite. Il consumo di energia elettrica totale in Lombardia per il 2008 è stato di 67.590.831 MWh (fonte: SIRENA – Regione Lombardia), pertanto i termovalorizzatori lombardi, producendo 1.789.340 MWhel, come specificato nella tabella seguente, hanno contribuito per il 2,6% a questo fabbisogno. Il termovalorizzatore APRICA di Brescia si conferma come il migliore in termini di recupero elettrico + termico, mentre Lomellina Energia per quanto riguarda il solo recupero elettrico. Come evidenziato in tab. 3.7.3, alcuni impianti non riescono a rispettare il minimo di efficienza per essere considerati impianti di recupero e poter utilizzare quindi l’operazione R1. 156 t incenerite Energia elettrica totale prodotta (MWhel) Energia termica ceduta all’esterno in forma di calore (MWht) Energia elettrica per tonnellata Energia termica per tonnellata Energia elettrica + termica per tonnellata Indice di efficienza energetica E min Valore minimo per impianti R1 Rispetto formula R1 ACSM-AGAM S.p.A. 87.727 33.449 33.706 0,38 0,38 0,77 0,48 0,6 NO ACCAM S.P.A. 98.579 52.503 - 0,53 - 0,53 0,45 0,6 NO PRIMA SRL 181.717 147.423 - 0,81 - 0,81 0,61 0,6 SI CO.RE. S.P.A. CONSORZIO RECUPERI ENERGETICI 69.346 37.402 - 0,54 - 0,54 0,38 0,6 NO SILEA SPA 86.558 54.689 - 0,63 - 0,63 0,61 0,6 SI AEM GESTIONI S.R.L. 70.049 21.420 56.277 0,31 0,80 1,11 0,56 0,6 NO APRICA S.P.A. (ASM BS) 809.327 635.283 795.906 0,78 0,98 1,77 1,07 0,6 SI BRIANZA ENERGIA AMBIENTE S.P.A. 53.776 22.872 29.582 0,43 0,55 0,98 0,48 0,6 NO REA DALMINE S.p.A. 152.240 107.636 - 0,71 - 0,71 0,66 0,6 SI LOMELLINA ENERGIA 251.000 269.293 - 1,07 - 1,07 0,67 0,6 SI AMSA (SILLA DUE) 555.546 407.370 108.384 0,73 0,20 0,93 0,81 0,6 SI Totale/media 2.415.865 1.789.340 1.023.855 0,74 0,42 1,16 0,62 Tabella 3.7.3 Valorizzazione elettrica e termica degli 11 termovalorizzatori per RUR. (Fonte: Relazione annuale 2011 ai sensi del D.Lgs. 133/05, dati 2010) Figura 3.7.2 – Confronto tra gli 11 termovalorizzatori per RUR: valorizzazione elettrica e termica specifica per tonnellata di rifiuto incenerito- dati 2010 Fonte Relazione annuale 2011 ai sensi del D.Lgs. 133/05 0,20 0,40 0,60 0,80 1,00 1,20 1,40 1,60 1,80 2,00 M W h/ t Energia termica per tonnellata Energia elettrica per tonnellata 157 t incenerite Energia elettrica totale prodotta (MWhel) Energia termica ceduta all’esterno in forma di calore (MWht) Energia elettrica per tonnellata Energia termica per tonnellata Energia elettrica + termica per tonnellata Indice di efficienza energetica E min Valore minimo per impianti R1 Rispetto formula R1 ACSM-AGAM S.p.A. 83.647 32.683 66.876 0,39 0,38 0,77 0,648 0,6 SI ACCAM S.P.A. 104.214.70 60986,5 0 0,58 - 0,58 0,427 0,6 NO PRIMA SRL 166.604 141555,6 0 0,84 - 0,84 0,61 0,6 SI CO.RE. S.P.A. CONSORZIORECUPERI ENERGETICI 69.493 31311 29524 0,94 - 0,94 0,51 0,6 NO SILEA SPA 86.446 56.058,96 0 0,648 - 0,648 0,61 0,6 SI AEM GESTIONI S.R.L. 66.040 19952 62291 0,3 0,94 1,24 0,54 0,6 NO APRICA S.P.A. (ASM BS) 795.631 663840 748197 0,83 0,94 1,77 1,05 0,6 SI BRIANZA ENERGIA AMBIENTE S.P.A. 56.645 20353,2 30.314 0,35 0,53 0,88 0,61 0,6 SI REA DALMINE S.p.A. 144.680.726 104567,4 0 0,72 - 0,72 0,6 0,6 SI LOMELLINA ENERGIA 288.265.87 254.383,29 0 0,88 - 0,88 0,65 0,6 SI AMSA (SILLA DUE) 547.064.3 393.969,78 144.949 0,72 0,26 0,98 0,81 0,6 SI Totale/media 2.408.731.596 1.779.660,73 1.082.151 0,65 0,26 0,93 Tabella 3.7.4 Valorizzazione elettrica e termica degli 11 termovalorizzatori per RUR. (Fonte: Relazione annuale 2012 ai sensi del D.Lgs. 133/05, dati 2011) Figura 3.7.3 – Confronto tra gli 11 termovalorizzatori per RUR: valorizzazione elettrica e termica specifica per tonnellata di rifiuto incenerito- dati 2011 (Fonte Relazione annuale 2012 ai sensi del D.Lgs. 133/05) 0 0,2 0,4 0,6 0,8 1 1,2 1,4 1,6 1,8 2 A CS M A G A M S .p .A . A CC A M S .P .A . PR IM A S RL CO .R E. S .P .A .… SI LE A S PA A EM G ES TI O N I S .R .L . A PR IC A S .P .A . ( A SM BS ) BR IA N ZA E N ER G IA … RE A D A LM IN E S. p. A . LO M EL LI N A E N ER G IA A M SA ( SI LL A D U E) MWh/t energia termica per tonnellata energia elettrica per tonnellata 158 Tabella 3.7.5 – Capacità termica autorizzata e potere calorifico medio dei rifiuti inceneriti. (Fonte: Relazione tecnica annuale ai sensi del D.Lgs. 133/05, dati 2010) Tabella 3.7.6 – Capacità termica autorizzata e potere calorifico medio dei rifiuti inceneriti. (Fonte: Relazione tecnica annuale 2012 ai sensi del D.Lgs. 133/05, dati 2011) Impianto Unità di misura Totale Linea 1 Linea 2 Linea 3 NOTE Linea 1 Linea 2 Linea 3 ACSM-AGAM S.p.A. Como MWt 39,01 20,83 18,18 -- 2.500 2.500 2.500 - 2299 ACCAM S.P.A. Busto Arsizio tRSU/h 21 / 12,6 10,5 / 6,3 10,5 / 6,3 La potenzialità massima autorizzata da AIA è pri a 32 t/h di vapore prodotto a 40 bar come media giornaliera 1800 / 3600 1800 / 3600 3174 PRIMA SRL Trezzo d'Adda MWh 41,2 41,2 41,2 con sovraccarico max del 15% per linea 2840/ 4300 2990 CALCOLATO IN RELAZ. AL VAPORE PRODOTTO ED AL RENDIMENTO STIMATO DI CALDAIA CO.RE. S.P.A. Sesto S.G. MWh 31,4 10,46 10,46 10,46 Ricavata dal carico termico nominale AIA 2.236/ 3.500 2716 SILEA SPA Lecco t/A 87.000 - 2500/ 3000 2500 / 3000 2500 / 3000 2500 AEM GESTIONI S.R.L. Cremona MWh min 9,2 max 16 4,6 / 8 4,6 / 8 in base al pci dei rifiuti 1910/ 3340 2650 APRICA S.P.A. (ASM - BS) MJ/h 1.095.800 365.400 365.400 365.000 3.300 3.300 4.000 2350 PCI max BRIANZA ENERGIA AMBIENTE S.P.A. Desio MWh 30 - - - 2850 - 2850 REA DALMINE S.p.A. MWh 55,8 27,9 27,9 - 2600 - 2238,97 LOMELLINA ENERGIA Pavia MWh 148 67 81 Carico termico orario (242.000 MJ/h su Linea 1 e 290.000 MJ/h su Linea 2) 2500/ 4000 3500 AMSA (SILLA DUE) Milano MW 184,6 (potenza termica di picco 201,3 MW per max 300 h/anno) 1910/ 3820 1910/ 3820 1910/ 3820 1910/ 3820 2299 PCI rifiuti da AIA (kcal/kg) PCI medio annuo dei rifiuti trattati (kcal/kg) Capacità nominale autorizzata NOTE Impianto udm Linea 1 Linea 2 Linea 3 Linea 1 Linea 2 Linea 3 ACSM-AGAM S.p.A. Como MJ/h 140436 (di cui 74988/65448) 8207 7891 7708 2.500 2.500 2.500 - 2409 ACCAM S.P.A. Busto Arsizio MJ/h 75600 / 45360 14752 7104 7648 1800 / 3600 1800 / 3600 - 3685 PRIMA SRL Trezzo d'Adda MJ/h 148320 con sovraccarico max del 15% per linea 15.576 7808 7768 2840/4300 - 3113 CO.RE. S.P.A. Sesto S.G. MWh 113.022 23.512 7.764 8.025 7.723 2.236 3.500 2600 SILEA SPA Lecco T/A 87.000 7.158 5886 2500/3000 - 2500 AEM GESTIONI S.R.L. Cremona MJ/h 128.000 8.606 7.981 7168 1910/3340 1910/3340 1910/3340 3000 APRICA S.P.A. (ASM BS) MJ/h 1.095.800 7.956 7.811 7.947 3.300 3.300 4.000 2.450 BRIANZA ENERGIA AMBIENTE S.P.A. Desio MJ/h 105.005 8141 2850 - 3375 REA DALMINE S.p.A. MJ/h 200928 (100464+100464) 8.000 8.000 8.000 2600 - 2520 LOMELLINA ENERGIA Pavia MJ/h 242000 (su l inea 1) 290000 (su l inea 2) 6.339 6.918 2500/4000 - 3500 AMSA (SILLA DUE) Milano MJ/h 664.560 7972 8049 8011 1910/3820 - - - 2312 Ore annue di funzionamento a rifiuti PCI rifiuti da AIA (kcal/kg) PCI medio annuo dei rifiuti trattati (kcal/kg) Capacità nominale autorizzata 159 Le potenzialità massime, espresse in tonnellate, degli 11 inceneritori sono desunte da stime ufficiali (PPGR, relazioni di monitoraggio ai sensi del d.lgs 133/05, CGR). Sono da ritenere potenzialità massime indicative in quanto come evidenziato nella tab. 3.7.5 la maggior parte delle autorizzazioni AIA riporta la potenzialità massima annuale in termini di capacità termica e non un limite in tonnellate. A fronte di un totale di 2.408.731 t di rifiuti trattati presso gli 11 inceneritori dedicati al RUR nel 2011, si evidenzia che, sulla base dei carichi termici autorizzati e di un valore del PCI del rifiuto medio lombardo, il quantitativo potenzialmente trattabile potrebbe essere pari a circa) 2.521.600. IMPIANTO Comune Prov. PCI medio (Kcal/Kg) rifiuti trattati (2011) Rifiuti trattati t/a (2011) MWh associati alle tonnellate trattate -anno 2011 MW autorizzati (carico termico) MWh calcolati su 8000 h di funzionamento BAS POWER Bergamo BG 4065 59.733,00 291.377,57 48 384.000,00 REA Dalmine BG 2520 144.680,73 437.514,52 55,8 446.400,00 APRICA (A2A) Brescia BS 2450 795.631,00 2.339.155,14 304,4 2.435.200,00 ACSM-AGAM Como CO 2409 83.647,00 241.806,75 39,01 312.080,00 AEM Cremona CR 3000 66.040,00 237.744,00 35,55 284.400,00 SILEA Valmadrera LC 2500 86.446,00 259.338,00 45,28 362.240,00 BEA - Brianza Energia Ambiente Desio MI 3375 56.645,00 229.412,25 30 240.000,00 CORE Sesto San Giovanni MI 2600 69.493,00 216.818,16 31,4 251.200,00 PRIMA Trezzo sull'Adda MI 3113 166.604,00 622.365,90 83,2 665.600,00 A2A SILLA 2 Milano MI 2312 547.064,30 1.517.775,19 184,6 1.476.800,00 ECODECO Corteolona PV 3700 63.234,00 280.758,96 34 272.000,00 LOMELLINA ENERGIA Parona PV 3500 288.265,87 1.210.716,65 147,5 1.180.000,00 ACCAM Busto Arsizio VA 3685 104.214,70 460.837,40 61 488.000,00 Tabella 3.7.7 –Quantitativi annuali massimi trattabili. (Fonte: dati relazioni ufficiali Dlgs 133/05 e elaborazioni Finlombarda spa.) Il flusso specifico di emissioni per tonnellata è un indice dell’efficienza dei sistemi di abbattimento; valori più bassi indicano pertanto una performance migliore. I migliori impianti risultano essere Silla 2 per le polveri e per le diossine, REA Dalmine per gli NO2. Questi valori non sono in relazione con l’efficacia per il rispetto delle emissioni in termini di concentrazione, riportata nella tabella 3.7.7. Per i valori relativi ai Flussi di massa totali e fattori di emissione specifici per tonnellata di rifiuti inceneriti si rimanda all’appendice tecnica del Piano. Nella tabella seguente sono riportati i valori medi giornalieri, calcolati su tutte le linee in funzione di tutti gli impianti, rispetto ai limiti di legge imposti dal D.Lgs 133/05. Inoltre, sono riportati i valori obiettivo al 2018, introdotti dalla D.g.r. 3019 del 15/2/2012, da considerarsi non vincolati ma una soglia limite ai cui fare riferimento a partire dal 01 gennaio 2018; si può osservare come si siano rispettati ampiamente i limiti 160 vigenti (in media le emissioni sono pari al 16,1% del limite), mentre i valori obiettivi al 2018 vengono a tutt’oggi superati da alcuni impianti, in particolare per quanto riguarda gli NOx. Polveri tot. TOC Hcl HF SO2 NO2 NH3 CO PCDD + PCDF(ng/mc) Media totale Limiti D.lgs 133/05 mg/Nmc (*) 10 10 10 1 50 200 10 50 0,1 Valori obiettivo D.g.r. 3019 del 15/2/2012 (dal 1.1.2018) mg/Nmc 3 3 3 1 15 80 3 Min 0,04 0,26 0,07 0,01 0,02 21,85 0,60 3,54 0,0002 Max 2,40 1,98 4,93 0,10 39,27 157,90 8,63 21,00 0,0279 Media 0,85 0,82 2,13 0,05 6,53 92,22 1,97 7,59 0,0076 % del limite D.Lgs 133/05 (media) 8,5% 8,2% 21,3% 4,9% 13,1% 46,1% 19,7% 15,2% 7,6% 16,1% % sui valori obiettivo al 2018 (media) 28,5% 27,5% 71,1% 4,9% 43,5% 115,3% 65,6% 50,9% Num. impianti con valori superiori ai val. obiettivo 2018 0 0 3 0 1 7 1 Tabella 3.7.8 - Emissioni: valori medi giornalieri. (*) in AIA alcuni impianti hanno limiti inferiori a quelli del D.lgs. 133/05. (Fonte: Relazione tecnica annuale ai sensi del D.Lgs. 133/05, elaborazioni su dati 2010). La percentuale di scorie e altri rifiuti prodotti, riportata in tab. 3.7.8, indica un buon livello di invio a recupero, il che va nella direzione del rispetto degli obiettivi del vigente PRGR, come elencato nel cap. 1.3. Tabella 3.7.9 – Rifiuti prodotti dai termovalorizzatori, in % sul totale incenerito. (Fonte: Relazione tecnica annuale ai sensi del D.Lgs. 133/05, elaborazioni su dati 2010) % sul tot. incenerito % a smalt. % a rec. % sul tot. incenerito % a smalt. % a rec. % sul tot. incenerito % a smalt. % a rec. % sul tot. incenerit % a smalt. % a rec. % sul tot. incenerito TOTALE (t) a recupero (t) % a recupero ACSM-AGAM S.p.A. 20,0% 100% 2,2% 37% 63% 0,1% 100% 22,3% 19.519 18.805 96,3% ACCAM S.P.A. 14,6% 100% 3,6% 100% 0,6% 100% 0,5% 100% 19,3% 19.026 14.885 78,2% PRIMA SRL 18,1% 100% 3,7% 100% 21,8% 39.614 32.891 83,0% CO.RE. S.P.A. 19,1% 100% 1,6% 10% 90% 0,2% 100% 20,9% 14.527 14.414 99,2% SILEA SPA 18,0% 32% 68% 2,9% 100% 20,8% 18.039 10.604 58,8% AEM GESTIONI S.R.L. 20,0% 100% 4,0% 100% 0,1% 100% 24,1% 16.868 14.066 83,4% APRICA S.P.A. (ex ASM BS) 14,8% 21% 79% 5,2% 100% 0,8% 100% 20,8% 168.518 143.364 85,1% BRIANZA ENERGIA AMBIENTE S.P.A. 21,0% 14% 86% 5,7% 21% 79% 26,7% 14.358 12.133 84,5% REA DALMINE S.p.A. 14,4% 69% 31% 1,0% 39% 61% 3,2% 95% 5% 1,1% 100% 19,7% 29.962 9.756 32,6% LOMELLINA ENERGIA 4,2% 100% 8,8% 19% 81% 4,0% 100% 2,5% 100% 19,4% 61.076 55.805 91,4% AMSA (SILLA DUE) 15,2% 100% 1,0% 1% 99% 2,5% 6% 94% 0,0% 100% 18,8% 104.359 103.425 99,1% TOTALE 20,4% 505.867 430.149 85,0% TOTALEScorie Polveri Rottame ferrosoCeneri 161 3.7.1.2 Coincenerimento In Lombardia esistono 6 impianti autorizzati a trattare il CDR in coincenerimento, come parziale sostituzione di combustibili fossili (es. pet-coke in cementifici) o ad integrazione di altri scarti (es. pulper di cartiera – Ecowatt Vidardo, scarti dell’industria dei pannelli truciolati – Sama srl). In totale il quantitativo autorizzato è pari a 154.000 t. In questa sezione, inoltre, viene citato anche l’impianto Riso Ticino che è un impianto con diversa tecnologia (gassificatore) autorizzato a trattare il CDR, ed è l’unico esistente in Lombardia. Prov. Impianto Comune qtà autorizzata (CDR) qtà trattata 2010 PV RISO TICINO LOMELLO 24.000 7.336 VA HOLCIM ITALIA COMABBIO 30.000 25.641 LO ECOWATT VIDARDO CASTIRAGA VIDARDO 25.000 14.801 BG ITALCEMENTI CALUSCO D'ADDA 15.000 15.800 LC HOLCIM ITALIA MERONE 10.000 0 VA COLACEM CARAVATE 30.000 0 MN SAMA SRL SUSTINENTE 20.000 14.023 Totale 154.000 77.600 Tabella 3.7.10 – impianti autorizzati a trattare CDR in coincenerimento, all’anno 2011. Il cementificio Colacem di Caravate ha iniziato a utilizzare il CDR nel 2011 (Fonte dati CGR- ARPA) 3.7.1.3 Discariche In Lombardia al 2011 sono presenti 11 discariche per rifiuti non pericolosi e 2 per rifiuti pericolosi, in esercizio (vedi tab. 3.7.12). Di esse, 6 hanno esaurito la loro capacità tra il 2011 e il 2012, e le altre 7 hanno esaurimento piani di gestione che prevedono conferimenti al massimo fino al 2018. Di questo occorre senz’altro tenere presente nella definizione degli scenari al 2020, alla luce della necessità di contenere al minimo indispensabile lo smaltimento in questo tipo di impianti. 162 Figura 3.7.4 – Localizzazione delle discariche per rifiuti pericolosi e non pericolosi in Lombardia, dati 2011(CGR ARPA) Tabella 3.7.11 – Quantitativi smaltiti nelle discariche per rifiuti pericolosi e non pericolosi; sono riportate solo quelle che hanno trattato rifiuti urbani nel 2010. (Fonte: schede ARPA Lombardia per rapporto ISPRA, 2010) Da trattamen to di RU Da trattamen to di RS BG Cavernago BERGAMO PULITA 83.133 15.547 890 29.397 3.094 0 34.205 0 1.887.216 3.140.133 BS Montichiari APRICA 127.521 874 122 55.297 21.958 0 49.270 0 4.538.379 6.356.422 CO Mozzate ECONORD 101.686 37.819 51.051 12.816 0 0 0 CR Malagnino A.E.M. GESTIONI 13.515 57 7.902 0 0 5.556 0 5.153.099 5.758 LO Cavenago d'Adda ECOADDA 55.335 230 35.690 18.834 0 582 0 MN Mariana Mantovana T.E.A. TERRITORIO ENERGIA AMBIENTE 102.084 2.547 480 42.422 4.096 45.999 6.540 0 1.080.000 1.935 PV Albonese WASTE ITALIA 6.938 6.012 926 0 0 0 0 VA Gorla Maggiore ECONORD 49.939 37.271 12.179 0 0 489 0 17.172.477 26.626.900 BS Montichiari SYSTEMA AMBIENTE 124.257 317 0 0 0 4.962 118.978 Discariche per rifiuti NON PERICOLOSI Discariche per rifiuti PERICOLOSI R.U. smaltiti (t/a) Fanghi (CER 190805) (t/a) CER CER 191210 + 190501 (t/a) Altri RS non pericolosi (t/a) CER 170605 (t/a) Altri RS pericolosi (t/a) Rifiuti PERICOLOSI Produzione Biogas (Nm3/a) Recupero energetico (MWh) Prov. Comune Ragione sociale TOTALE SMALTITO (t/a) Rifiuti NON PERICOLOSI 163 Ditta Comune Provincia Tipologia Data rilevamento Volume residuo Esaurimento stimato Systema Ambiente Montichiari BS P 30/04/2011 1.110.220 ottobre 2024 Faeco Bedizzole BS P 31/10/2011 1.746.289 ottobre 2018 Tot discariche per pericolosi 2.856.509 Fertilvita (6-8) Corteolona PV NP 31/12/2011 585 gennaio 2012 Fertilvita (A-H) Corteolona PV NP 31/12/2011 33.060 febbraio 2012 TEA Mariana Mantovana MN NP 31/10/2011 152.685 marzo 2014 Bergamo Pulita Cavernago BG NP 31/07/2011 30.000 febbraio 2012 AEM Gestioni Malagnino CR NP 30/04/2011 13.500 agosto 2011 Aprica Montichiari BS NP 31/07/2011 48.000 dicembre 2011 Ecoadda Cavenago d'Adda LO NP 31/12/2011 117.000 febbraio 2013 Econord Gorla Maggiore/Mozzate CO/VA NP 31/10/2011 926.463 aprile 2018 Waste Italia Albonese PV NP 31/12/2011 2.600 dicembre 2012 Systema Ambiente Inzago MI NP 30/04/2011 1.028.311 dicembre 2015 Gedit Montichiari BS NP 30/04/2011 802.235 agosto 2017 Tot discariche per non pericolosi 3.154.439 Tabella 3.7.12 – Esaurimento stimato delle discariche in Lombardia. Fonte: monitoraggio periodico Regione Lombardia, aggiornamento dicembre 2011. 164 3.7.1.4 Impianti di produzione di CDR In Lombardia al 2010 sono presenti 16 impianti in grado di produrre CDR: di questi, 9 trattano anche RUR, gli altri 7 solo rifiuti speciali (es. plastiche, scarti da RD o frazione secca da TMB). La tab. 3.7.13 mostra come nel 2010 sono state prodotte in Lombardia circa 255.000 t di CDR. Gli impianti che producono CDR da RUR sono praticamente gli stessi elencati al par. 3.7.1.5 (pretrattamento) Tipologia Ditta Comune Prov Ton CDR prodotte 2010 CDR da RUR APRICA Bergamo BG 12.110 CDR da RUR BELLISOLINA Montanaso Lombardo LO 26.316 CDR da RUR ECODECO Lacchiarella MI 20.769 CDR da RUR ECODECO Corteolona PV 59.642 CDR da RUR ECONORD Como CO 2.912 CDR da RUR MANTOVA AMBIENTE Pieve di Coriano MN 3.426 CDR da RUR MANTOVA AMBIENTE Ceresara MN 3.261 CDR da RUR NUOVA LARIO Albese Con Cassano CO 3.886 CDR da RUR TRAMONTO ANTONIO Vergiate VA 16.506 CDR da RS MASOTINA Corsico MI 562 CDR da RS LODIGIANA AMBIENTE S.R.L. Ospedaletto Lodigiano LO 16.506 CDR da RS ECOENERGY SRL Castiglione Delle Stiviere MN 68.345 CDR da RS NUOVA LARIO SRL Albese Con Cassano CO 3.886 CDR da RS PANTAECO SRL Casalpusterlengo LO 2.765 CDR da RS CORIONI SRL Monza MB 3.121 CDR da RS WASTE ITALIA SPA Albonese PV 11.948 Totale 255.963 Tabella 3.7.13 – Impianti di produzione di CDR / CSS. (Fonte: Schede impianti ORSO 2010) 165 3.7.1.5 Impianti di selezione e pretrattamento Figura 3.7.5 – Localizzazione degli impianti di pretrattamento (TMB, selezione) in Lombardia (Fonte: Schede impianti ORSO 2010) 166 Tabella 3.7.14 – Quantitativi ritirati e prodotti dagli impianti di pretrattamento del RUR. (*) SOA: Sottoprodotti di origine animale. FU: Frazione umida da vagliatura. N.B. 52.072 t di 200301 sono transitate a Maserati Light solo come trasferenza. (Fonte: Schede impianti ORSO 2010) Si rileva al 2012 un nuovo impianto di trattamento meccanico biologico di Ecodeco srl, avente le caratteristiche simili a quelli elencati con un processo di bioessicazione, potenzialità di trattamento di circa 40.000 t/a situato in comune di Cedrasco (SO). 3.7.2 Principali impianti di recupero L’impiantistica per il recupero di materia è ben sviluppata in Lombardia, dove come evidenziato nel cap. 3.5 solo l’1,5% delle frazioni differenziate raccolto viene destinato fuori regione. Nei paragrafi seguenti vengono elencati tutti gli impianti per il trattamento della FORSU e degli scarti verdi mediante compostaggio e digestione anaerobica, ed i principali impianti di recupero per le frazioni da raccolta differenziata. 3.7.2.1 Frazione organica (Forsu) La diffusione di impianti di compostaggio nelle Regione Lombardia è avvenuta su due binari paralleli; da un lato si assiste alla diffusione da metà anni ’90 di impianti di piccole e medie dimensioni per la gestione del recupero dello scarto verde (vedi tabella 3.7.16) con una capacità complessiva pari a quasi 400.000 t/anno. A tali impianti vanno aggiunti gli impianti autorizzati al recupero di soli fanghi e scarto verde, per complessive 112.000 t/a. Di maggiore interesse per l’evoluzione del settore del compostaggio è la crescita e diffusione della RD della forsu a partire dalla fine degli anni 90 e che oggi rappresenta la prima filiera di recupero in Italia. Come conseguenza si è registrato un ampliamento della struttura della rete di impianti in grado di trattare FORSU (vedi nella tabella 3.7.14) che assicurano una capacità di recupero di FORSU pari a circa 415.000 t/a. Si ricorda che la capacità impiantistica regionale non è tuttora in grado di garantire il trattamento di tutti i quantitativi prodotti a livello regionale (RD al 2010 di FORSU pari a 445.596 t e di verde pari a 447.337 t), 200301 190501 190503 191210 191212 150106 150102 020203 200101 200307 191210 191212 190501 190503 RUR FU (*) FOS CDR FSC Imb. Misti Imb. Plastica SOA (*) Carta e cartone ING CDR FSC FU (*) FOS APRICA S.P.A. BERGAMO BG TMB 51.778 697 1 6 28 52.510 12.110 5.364 17.483 0 ECONORD S.P.A. COMO CO SEL 10.630 49 9.878 15.283 11.866 11.499 1.234 60.438 2.912 24.763 0 0 BELLISOLINA S.R.L. MONTANASO LOMBARDO LO TMB 50.099 4.691 5.763 237 0 60.789 26.316 19.918 0 0 MANTOVA AMBIENTE S.R.L. CERESARA MN TMB 65.014 190 519 3.173 1.465 7 0 0 0 0 1.093 71.462 6.434 193 31.818 16.452 MANTOVA AMBIENTE S.R.L. PIEVE DI CORIANO MN TMB 38.316 0 900 1.771 2.845 5 0 0 0 0 1.794 45.631 5.197 667 13.801 9.734 AMSA SPA MASERATI LIGHT MILANO MI TMB 80.862 18.275 0 99.137 0 29.206 0 0 ECODECO SRL LACCHIARELLA MI TMB 63.951 846 357 65.155 20.769 6.287 22.449 0 ECODECO S.R.L GIUSSAGO PV TMB 32.806 9.923 621 4 1.446 269 1.901 46.971 0 0 36.593 0 ECODECO SRL CORTEOLONA PV TMB 66.096 18.956 11.060 20.539 1.325 60 4.274 5.354 113 127.778 59.642 41.844 8.873 0 TRAMONTO ANTONIO S.R.L. VERGIATE VA SEL 35.645 2.463 8.599 896 5.003 12.364 12.515 77.485 16.506 41.336 0 0 495.197 19.146 1.419 20.696 43.047 22.215 34.519 5.720 16.875 29.485 19.036 707.356 149.888 169.580 131.017 26.186 Ritirati In uscita Ditta Comune Prov. Ti po lo gi a TOTALEALTRI TOTALE 167 pertanto alcuni quantitativi nel 2010 sono stati avviati a recupero in altre Regioni quali Veneto ed Emilia Romagna. Un approfondimento sulla FORSU viene fatto nel capitolo 3.10. Alcuni impianti che trattano la FORSU hanno implementato il processo di recupero prevedendo anche il trattamento anerobico in modo da combinare recupero energetico (attraverso la produzione di biogas) e recupero di materia (produzione di compost). Tale tipologia impiantistica svolge un ruolo significativo visto che rappresenta il 33% della capacità regionale di trattamento della FORSU. Dal punto di vista della produzione di compost i dati delle tabelle indicano una produzione di ammendanti compostati, egualmente suddivisi tra ammendante compostato misto (ACM) ed ammendante compostato verde (ACV) per un totale regionale che sfiora le 390.000 t/anno. Per quanto riguarda la certificazione di qualità del Compost prodotto , si segnalano 4 impianti autorizzati a trattare FORSU, verde e fanghi, che hanno ottenuto il marchio di qualità del CIC, con una capacità di trattamento pari a circa il 15% di quella regionale (Vedi tabella 3.7.14). Uno dei 3 impianti autorizzati a trattare fanghi e verde ha ottenuto il marchio di qualità del CIC, con una capacità di trattamento pari a circa il 33% di quella regionale (Vedi tabella 3.7.15). Infine 4 impianti autorizzati a trattare solo verde hanno ottenuto il marchio di qualità del CIC, con una capacità di trattamento pari a circa il 10% di quella regionale (Vedi tabella 3.7.16) 168 Figura 3.7.6 – Localizzazione degli impianti di compostaggio e digestione anaerobica in Lombardia. (Schede impianti ORSO 2010) 169 Tabella 3.7.15 – Impianti autorizzati a trattare la FORSU in Lombardia al 2010. Sono indicati i quantitativi totali ritirati ed il dettaglio delle frazioni principali (Forsu, verde, fanghi) (Fonte: Schede impianti ORSO 2010) Impianto Comune Prov. Totale ritirato FORSU Totale ritirato (MUD/ORSO) Verde ritirato Fanghi ritirati Compost prodotto (ORSO) GTM Ghisalba BG 71.808 36.051 22.362 33.980 LE GHIANDE SOCIETA' AGRICOLA Sant'angelo Lodigiano LO 4.025 17 678 1.700 AZIENDA AGRICOLA ALLEVI Ferrera Erbognone PV 36.156 18.764 10.234 20.349 Totale 111.989 17 54.815 33.274 56.029 Tabella 3.7.16 – Impianti autorizzati al compostaggio di scarti verdi e fanghi. Sono indicati i quantitativi totali ritirati ed il dettaglio delle frazioni principali (Forsu, verde, fanghi). (Fonte: Schede impianti ORSO 2010) Tipologia Impianto Comune Prov. Totale ritirato FORSU Totale ritirato (MUD/ORSO) Verde ritirato Fanghi ritirati Compost prodotto (ORSO) COMPOSTAGGIO BERCO SRL CALCINATE BG 74.456 35.662 36.231 31.000 DIGESTIONE ANAEROBICA MONTELLO SPA MONTELLO BG 178.157 167.513 10.609 22.784 COMPOSTAGGIO SPURGHI F.LLI TERZI GRASSOBBIO BG 10.578 0 7.686 2.892 3.025 COMPOSTAGGIO SYSTEMA AMBIENTE SRL BAGNOLO MELLA BS 34.875 34.375 394 7.761 COMPOSTAGGIO ECONORD SPA GUANZATE CO 10.966 9.924 658 1.187 COMPOSTAGGIO COMPOSTAGGIO LECCHESE SPA ANNONE BRIANZA LC 19.983 14.079 5.904 4.618 COMPOSTAGGIO BIO.GE.CO. S.R.L. SAN ROCCO AL PORTO LO 30.109 25.749 3.753 7.123 COMPOSTAGGIO EAL COMPOST SRL TERRANOVA DEI PASSERINI LO 26.916 17.907 9.008 11.992 COMPOSTAGGIO FERGEO S.R.L. BOFFALORA D'ADDA LO 9.287 7.822 1.279 5.471 DIGESTIONE ANAEROBICA LUCRA 96 VILLANOVA DEL SILLARO LO n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. COMPOSTAGGIO BIOCICLO SRL CASTIGLIONE DELLE STIVIERE MN 34.401 19.377 10.276 4.664 12.000 COMPOSTAGGIO MANTOVA AMBIENTE PIEVE DI CORIANO MN 18.320 2.406 15.915 5.018 COMPOSTAGGIO ECODECO SRL IMPIANTO COMPOST LACCHIARELLA MI 26.838 24.716 1.972 6.965 COMPOSTAGGIO ECONORD SPA COLOGNO MONZESE MI 25.199 20.209 4.622 4.593 COMPOSTAGGIO ECOPROGETTO MILANO SRL ALBAIRATE MI 30.036 17.874 12.161 9.735 COMPOSTAGGIO ALAN SRL ZINASCO PV 20.923 13.580 6.644 6.104 DIGESTIONE ANAEROBICA S.C.R.P. CASTELLEONE CR n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. DIGESTIONE ANAEROBICA ASM VOGHERA VOGHERA PV 4.422 4.192 230 450 TOTALE 555.465 415.386 127.342 7.555 139.825 170 Impianto Comune Prov. Totale ritirato FORSU Totale ritirata Verde ritirato Compost prodotto (ORSO) AGROMECCANICA COLOMBO MARIO Treviolo BG 118 118 118 COLOMBELLI GIANLUCA Cologno Al Serio BG 841 841 504 PREVITALI MANUEL Bonate Sopra BG 68 68 96 VIVAI F.LLI CATTANEO Valbrembo BG 278 278 278 ABENI E C. SNC DI ABENI SCAVI E SBANCAMENTI Paderno Franciacorta BS 992 992 0 SOVEA (ex Az. agr. Carini Andrea) Ghedi BS 1.093 0 1.093 601 DIVISION GREEN Rudiano BS 16.459 16.459 6.011 F.LLI DAVID DI DAVID GIOVANNI E C. Barbariga BS 9.738 7.478 2.990 FRATERNITA' - SOCIETA' COOPERATIVA SOCIALE ONLUS Ospitaletto BS 21 21 8 FRATERNITA' ECOLOGIA Ospitaletto BS 692 692 277 P.M. DI PETTINARI MASSIMO Pralboino BS 4.551 4.551 1.140 PARADELLO AMBIENTE Rodengo-Saiano BS 15.751 15.558 9.480 SANITARIA SERVIZI AMBIENTALI Bedizzole BS 48.501 46.589 4.602 STAF - SERVIZI TECNOLOGIE AMBIENTALI FRANCIACORTA Chiari BS 23.725 23.725 18.148 TERCOMPOSTI Calvisano BS 15.428 15.428 8.000 AZIENDA AGRICOLA MILANI PAOLO Mariano Comense CO 226 226 225 COCCIOLI LUCIANO Valmorea CO 1.656 1.656 932 CORTINOVIS S.A.S. DI ALDINO & C. Vertemate Con Minoprio CO 569 569 0 FLORICOLTURA GHEZZI GIUSEPPE Rovellasca CO 831 831 GARDEN AZ. AGR. DI RADAELLI ELIO, GIUSEPPE, WALTER & C. Anzano Del Parco CO 5.746 5.746 4.200 MARTINELLI MICHELE Grandola Ed Uniti CO 278 278 0 PINA STEFANGELO Canzo CO 639 639 240 TEA DI CASTELLI GIUSEPPE & C Fino Mornasco CO VERDEAMBIENTE Cirimido CO 59.968 59.963 26.533 FLORICOLTURA 2000 DI SARENI GIANBATTISTA Casaletto Vaprio CR 6 6 BIFFI CESARE Aicurzio MB 416 416 416 BRIANZA ENERGIA AMBIENTE B.E.A. Desio MB 317 0 317 246 TECNOGARDEN SERVICE Vimercate MB 17.580 16.807 10.000 CO.A.FRA. (COOPERATIVA AGRICOLA FRATERNITA') Carugate MI 658 658 310 CO.A.FRA. (COOPERATIVA AGRICOLA FRATERNITA') Cernusco Sul Naviglio MI 1.182 1.182 560 COMUNE DI ROBECCHETTO CON INDUNO Robecchetto Con Induno MI 525 0 525 0 MARTINELLI FRATELLI Masate MI 15.873 13.441 6.220 NATURAL COMPOST DI PATRIZIA VANINI E VALERIA DI BISCEGLIE & C. Pogliano Milanese MI nd NERI ENRICO E PIERGIORGIO Bellinzago Lombardo MI 6.367 6.367 0 RAMPINELLI GIACOMO FIGLI Arconate MI 2.990 2.978 815 REGAZZETTI STEFANO Milano MI 181 181 54 SYSTEM ECO GREEN Noviglio MI 28.296 16.513 21.012 FINCOM ITALIA Mantova MN 7.237 140 6.962 4.227 LOMBARDI FRATELLI DI LOMBARDI STEFANO E GIANFRANCO Medole MN 501 501 501 171 Impianto Comune Prov. Totale ritirato FORSU Totale ritirata Verde ritirato Compost prodotto (ORSO) MANTOVA AMBIENTE (ex SIEM) Ceresara MN 9.297 9.297 4.673 ECODECO Corteolona PV 11.143 11.115 7.593 AGRIMAGGIORE Cittiglio VA 1.347 1.240 1.220 AZIENDA AGRICOLA CRESPI RICCARDO Galliate Lombardo VA 2.456 2.456 2.250 AZIENDA AGRICOLA GATTI PAOLO DI GATTI PAOLO, MILENA, LORENZO & C. Luino VA 188 188 75 B.C.E. DI BINI CARMELO Arcisate VA 1.535 1.535 1.825 BESANO AMBIENTE Besano VA 2.536 2.536 337 ERUS SERVICE Origgio VA 12.720 12.065 11.315 FLORICULTURA PASQUALE GERVASINI Varese VA 94 94 94 FLOROVIVAISMO MACCHI DI MACCHI ALESSIO Comabbio VA 506 506 400 FRATELLI CASOTTO AZIENDA AGRICOLA DI CASOTTO ANTONIO & C. Castelseprio VA 7.417 7.354 5.328 IL GIARDINO DI CAPPELLARI MAURIZIO & C Solbiate Arno VA 39 39 38 PODERE RESTELLI AZIENDA AGRICOLA Olgiate Olona VA 89 89 89 RICICLECO Gallarate VA 7.943 7.669 4.500 SOCIETA' AGRICOLA LA FATTORIA DI GUZZETTI ANTONIO E FABIO Uboldo VA 878 878 878 TECNOGARDEN SERVICE Luino VA 6.732 6.620 0 VANIN GINO Tradate VA 7.523 7.522 nd Totale 398.898 140 360.621 189.709 Tabella 3.7.17 – Impianti di compostaggio per soli scarti verdi. (Fonte: Schede impianti ORSO 2010) 3.7.2.2 Carta, vetro, plastica, multi materiale 3.7.2.2.1 Carta e cartone Impianto Tipologia Comune Prov. Totale ricevuto dai Comuni (t) APRICA recupero Castenedolo BS 37.652 CARTIERA DI COLOGNO recupero Cologno Monzese MI 25.634 F.LLI PALMIERI stoccaggio, selezione cernita Cologno Monzese MI 24.135 MASOTINA stoccaggio Milano MI 23.678 RI.ECO selezione-cernita Milano MI 22.386 SAVOLDI LUIGI E C. stoccaggio, recupero Albano Sant'Alessandro BG 21.225 C.B.M. CENTRO BRIANZA MACERO recupero Seregno MB 20.640 MAURI EMILIO stoccaggio Usmate Velate MB 20.014 RENO DE MEDICI recupero Magenta MI 18.741 GV MACERO recupero Pedrengo BG 17.009 SE.GE. ECOLOGIA recupero Legnano MI 16.061 ITALMACERI stoccaggio Rozzano MI 12.567 ECONORD selezione-cernita, recupero Como CO 12.064 S.EC.AM. - SOCIETA' PER L'ECOLOGIA E L'AMBIENTE selezione-cernita, recupero terre spazzamento Cedrasco SO 11.687 IMBALCARTA recupero Chiari BS 10.778 172 Impianto Tipologia Comune Prov. Totale ricevuto dai Comuni (t) ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI recupero Osio Sotto BG 10.054 MASOTINA recupero Corsico MI 9.848 RI.CA.M. DI FORTINI BRUNO FABRIZIO E GIORGIO recupero Ticengo CR 9.352 CASTELLI CELESTE recupero Guanzate CO 9.176 Tabella 3.7.18 – Carta e cartone: impianti di primo destino per i Comuni (dati O.R.SO. – schede comunali 2010) Impianto Tipologia Comune Prov. Ritirato 150101 + 200101 MASOTINA recupero Corsico MI 72.686 RI.ECO selezione-cernita Milano MI 67.143 C.B.M. CENTRO BRIANZA MACERO recupero Seregno MB 59.377 LODIGIANA MACERI stoccaggio, selezione-cernita Marudo LO 44.544 RECUPERI DIEMME recupero Cologno Monzese MI 42.622 APRICA recupero Castenedolo BS 40.181 GV MACERO recupero Pedrengo BG 38.798 SE.GE. ECOLOGIA recupero Legnano MI 36.159 F.LLI PALMIERI stoccaggio, selezione-cernita Cologno Monzese MI 33.461 RESMAL recupero Liscate MI 31.301 CARTIERA DI COLOGNO recupero Cologno Monzese MI 31.154 SAVOLDI LUIGI E C. stoccaggio, recupero Albano Sant'Alessandro BG 28.281 DIMOCART selezione-cernita Pieve Emanuele MI 28.235 CARTARIA MORANDI recupero Cesano Boscone MI 27.543 PORCELLI BARTOLOMEO DI PORCELLI ALESSIO recupero Milano MI 26.453 PIEMONTE RECUPERI recupero Cuggiono MI 23.918 F.C.F. recupero Calvenzano BG 21.627 LA DELNEGRO recupero, stoccaggio Trezzo Sull'Adda MI 18.617 NUOVA CARTARIA NATALE recupero Milano MI 17.889 S.EC.AM. - SOCIETA' PER L'ECOLOGIA E L'AMBIENTE selezione-cernita, recupero terre spazzamento Cedrasco SO 16.046 Tabella 3.7.19: Carta e cartone: impianti che hanno ritirato maggiori quantitativi in generale (dati O.R.SO. – schede impianti 2010) 173 Impianto Comune Prov. Qtà R3 (t) CARTIERA DI COLOGNO SPA Cologno Monzese MI 101.139 MASOTINA SPA Corsico MI 90.986 RI.ECO SRL Milano MI 65.789 C.B.M. CENTRO BRIANZA MACERO S.P.A. Seregno MB 62.476 LODIGIANA MACERI SRL Marudo LO 45.682 ITALMACERI S.R.L. Rozzano MI 43.155 LA DELNEGRO SRL Trezzo Sull'Adda MI 41.981 CARTARIA MORANDI SPA Cesano Boscone MI 37.805 APRICA S.P.A. - PIATTAFORMA DI CASTENEDOLO Castenedolo BS 36.942 SE.GE. ECOLOGIA SRL Legnano MI 36.573 RECUPERI DIEMME SRL Cologno Monzese MI 33.362 F.LLI PALMIERI S.R.L. Cologno Monzese MI 32.663 RESMAL SRL Liscate MI 32.405 GV MACERO S.P.A. Pedrengo BG 30.899 MAURI EMILIO SRL MB 30.756 BURGO GROUP S.P.A. Mantova MN 30.542 SAVOLDI LUIGI & C. SNC Albano Sant'Alessandro BG 27.102 ALFA MACERI SPA Cologno Monzese MI 26.532 DIMOCART SAS DI DI MOLFETTA G.& C. Pieve Emanuele MI 24.670 MASOTINA SPA Milano MI 20.564 Tabella 3.7.20 – Carta e cartone: impianti che hanno dichiarato maggiori quantità come operazione di recupero R3 (dati MUD – anno 2009) CARTIERA FORNACI S.p.a. (VA) - Fagnano Olona F.LLI PALMIERI SRL - Cologno Monzese (MI) CARTIERA DI COLOGNO S.p.A. (MI) - Cologno Monzese RENO DE MEDICI S.p.A. (MI) - Magenta BURGO GROUP S.p.A. (MN) - Mantova BORMIO S.p.A. (CO) - Ponte Lambro A. MERATI & C. CARTIERA DI LAVENO S.p.A. (VA) - Laveno-Mombello ADDA ONDULATI S.p.A. (LC) - Civate CARTIERA DELL'ADDA S.p.A. (LC) - Calolziocorte LODIGIANA MACERI (LO) - Marudo MASOTINA S.P.A (MI) Milano Tabella 3.7.21 - Cartiere di riferimento COMIECO situate in Lombardia (anno 2010). (Fonte: Comieco) 3.7.2.2.2 Vetro Impianto Tipologia Comune Prov. Totale ricevuto dai Comuni (t) TECNO RECUPERI stoccaggio, recupero Gerenzano VA 61.133 AMSA recupero Milano MI 54.059 EUROVETRO stoccaggio, recupero Origgio VA 47.454 TECNO RECUPERI recupero Brescia BS 23.109 CEM AMBIENTE selezione-cernita, recupero terre spazzamento Liscate MI 22.871 SAVOLDI LUIGI E C. stoccaggio, recupero Albano Sant'Alessandro BG 14.749 SILEA piattaforma provinciale Valmadrera LC 13.428 ROGLASS DI FABIO COMINATO & C. recupero Liscate MI 13.362 MASOTINA stoccaggio Milano MI 12.965 CEM AMBIENTE Stazione di travaso Mezzago MB 11.110 TECNO RECUPERI recupero, stoccaggio Dello BS 10.278 APRICA stoccaggio Bergamo BG 7.116 S.EC.AM. - SOCIETA' PER L'ECOLOGIA E selezione-cernita, recupero Cedrasco SO 7.059 174 L'AMBIENTE terre spazzamento SCS GESTIONI Piattaforma RU Crema CR 5.774 MACOGLASS recupero, stoccaggio Antegnate BG 4.705 COLOMBO SPURGHI DI COLOMBO RUGGERO & COLOMBO FABIO stoccaggio Concorezzo MB 3.753 RIGLASS recupero Concorezzo MB 3.655 ZANETTI ARTURO & C. stoccaggio, selezione cernita Mapello BG 3.200 BRONI STRADELLA Piattaforma Broni PV 2.498 Tabella 3.7.22 – Vetro: impianti di primo destino per i Comuni (dati O.R.SO. – schede comunali 2010) Impianto Tipologia Comune Prov Ritirato 150107 + 200102 Eurovetro stoccaggio, recupero Origgio VA 168.636 Tecno Recuperi stoccaggio, recupero Gerenzano VA 128.885 Macoglass recupero, stoccaggio Antegnate BG 122.357 La Vetri recupero Villa Poma MN 80.697 Amsa recupero Milano MI 68.684 Tecno Recuperi recupero, stoccaggio Dello BS 45.577 Cem Ambiente selezione-cernita, recupero terre spazzamento Liscate MI 28.955 Roglass Di Fabio Cominato & C. recupero Liscate MI 17.716 Savoldi Luigi E C. stoccaggio, recupero Albano Sant'Alessandro BG 15.023 Tabella 3.7.23 – Vetro: impianti che hanno ritirato maggiori quantitativi in generale (dati O.R.SO. – schede impianti 2010) Impianto Comune Prov. Qtà R5 (t) Macoglass S.R.L. Antegnate BG 140.494 Eurovetro Srl Origgio VA 129.349 Tecno Recuperi Spa Gerenzano VA 113.113 La Vetri S.R.L. Villa Poma MN 71.183 Cem Ambiente S.P.A. Liscate MI 9.976 Roglass Sas Di Fabio Cominato & C. Liscate MI 5.782 Andreoni Marcello Sas Abbiategrasso MI 1.640 Tecno Recuperi Spa Dello BS 1.165 Tabella 3.7.24 – Vetro: impianti che hanno dichiarato maggiori quantità come operazione di recupero R5 (dati MUD – anno 2009) Impianto Comune Prov. Eurovetro srl Origgio VA La Vetri srl Villa Poma MN Macoglass Antegnate BG Roglass Liscate MI Tecno Recuperi Gerenzano VA Tabella 3.7.25 - Vetro: impianti di riferimento COREVE (Fonte: COREVE) 3.7.2.2.3 Plastica Impianto Tipologia Comune Prov. Totale ricevuto dai Comuni (t) MONTELLO recupero Montello BG 30.598 ECONORD selezione-cernita, recupero Como CO 15.129 MASOTINA recupero Corsico MI 13.130 CARIS VRD recupero Lainate MI 10.367 REALPLASTIC recupero Locate Varesino CO 9.531 175 Impianto Tipologia Comune Prov. Totale ricevuto dai Comuni (t) CASALASCA SERVIZI Piattaforma San Giovanni In Croce CR 6.067 LINEA AMBIENTE stoccaggio, selezione-cernita Coccaglio BS 4.894 APRICA recupero Castenedolo BS 4.728 PANTAECO discarica, selezione-cernita Casalpusterlengo LO 4.468 SCS GESTIONI Piattaforma RU Crema CR 3.454 ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI recupero Osio Sotto BG 2.253 SERUSO selezione-cernita, recupero Verderio Inferiore LC 2.089 CILUMBRIELLO S.U.R.L. stoccaggio, recupero Malnate VA 2.022 CARIS SERVIZI recupero Lainate MI 1.311 S.EC.AM. - SOCIETA' PER L'ECOLOGIA E L'AMBIENTE selezione-cernita, recupero terre spazzamento Cedrasco SO 1.109 A.E.M. GESTIONI Piattaforma Cremona CR 1.076 CO.G.E.S. stoccaggio San Gervasio Bresciano BS 1.033 MASOTINA INVEST recupero Corsico MI 1.020 AMSA stoccaggio Milano MI 1.006 Tabella 3.7.26 – Plastica: impianti di primo destino per i Comuni (dati O.R.SO. – schede comunali 2010) Impianto Tipologia Comune Prov. Ritirato 150102 + 200139 MONTELLO recupero Montello BG 91.491 LOPLAST recupero Lambrugo CO 76.351 DIELLE recupero Cassina De'Pecchi MI 27.096 AUTOTRASPORTI DI CHIDICHIMO A. E. FIGLIO autodemolizione, recupero San Giuliano Milanese MI 22.260 CARIS VRD recupero Lainate MI 18.532 AMSA pretrattamento RU Milano MI 18.275 MASOTINA recupero Corsico MI 16.198 ECONORD selezione-cernita, recupero Como CO 16.067 POLITEX DI FREUDENBERG POLITEX SRL recupero Novedrate CO 14.638 REALPLASTIC recupero Locate Varesino CO 13.594 IMBALLAGGI LANCINI recupero Milano MI 12.348 PANTAECO discarica, selezione-cernita Casalpusterlengo LO 9.667 BREPLAST recupero Stradella PV 7.797 Tabella 3.7.27 – Plastica: impianti che hanno ritirato maggiori quantitativi in generale (dati O.R.SO. – schede impianti 2010) Impianto Comune Prov. Qtà R3 (t) MONTELLO SPA Montello BG 99.437 MASOTINA SPA Corsico MI 15.479 POLITEX SAS DI FREUDENBERG POLITEX SRL Novedrate CO 14.555 ECOLINE SRL Lograto BS 8.593 PANTAECO S.R.L. CERNITA E SMALTIMENTO RIFIU Casalpusterlengo LO 8.496 REALPLASTIC SRL Locate Varesino CO 7.008 BREPLAST S.P.A. Stradella PV 6.865 POLIPLAST S.P.A. Casnigo BG 6.817 CARIS FP S.R.L. Lainate MI 6.060 DIELLE SRL Cassina De'Pecchi MI 4.690 APRICA S.P.A. - PIATTAFORMA DI CASTENEDOLO Castenedolo BS 4.615 NUOVA GANDIPLAST S.R.L. Gandino BG 4.476 ECONORD S.P.A. Como CO 4.045 Tabella 3.7.28 – Plastica: Impianti che hanno dichiarato maggiori quantità come operazione di recupero R3 (dati MUD – anno 2009) 176 Impianto Comune Prov. Caris FP srl Arese MI Masotina spa Corsico MI Montello spa Montello BG Pantaeco srl Casalpusterlengo LO Realplastic s.r.l. Locate Varesino CO Seruso spa Monticello Brianza LC Tabella 3.7.29 - Centri di selezione plastica di riferimento COREPLA 3.7.2.2.4 Multimateriale Impianto Tipologia Comune Prov. Totale ricevuto dai Comuni (t) SERUSO selezione-cernita, recupero Verderio Inferiore LC 38.996 CARIS VRD recupero Lainate MI 15.693 ECONORD selezione-cernita, recupero Como CO 9.235 LA VETRI recupero Villa Poma MN 8.772 EUROVETRO stoccaggio, recupero Origgio VA 8.559 TECNO RECUPERI stoccaggio, recupero Gerenzano VA 6.077 CASALASCA SERVIZI Piattaforma San Giovanni In Croce CR 5.549 VALLE CAMONICA SERVIZI Piattaforma Breno BS 4.919 ECOLOGICA SERVIZIO AMBIENTALE 2000 recupero Settimo Milanese MI 3.917 TECNO RECUPERI recupero, stoccaggio Dello BS 3.301 Tabella 3.7.30 – Multimateriale: impianti di primo destino per i Comuni (dati O.R.SO. – schede comunali 2010) Impianto Tipologia Comune Prov. Ritirato 150102 + 200139 BRESAOLA DI BRESAOLA DAVIS & C. recupero Caronno Pertusella VA 541.590 SERUSO selezione-cernita, recupero Verderio Inferiore LC 39.249 LA VETRI recupero Villa Poma MN 32.430 CARIS VRD recupero Lainate MI 30.892 RI.ECO recupero Novate Milanese MI 22.663 MASOTINA recupero Corsico MI 21.077 WASTE ITALIA recupero Buccinasco MI 17.947 LODIGIANA MACERI stoccaggio, selezione-cernita Marudo LO 15.692 ECOLOGICA SERVIZIO AMBIENTALE 2000 recupero Settimo Milanese MI 15.367 ECOSAN recupero Seregno MB 15.127 CEREDA AMBROGIO selezione-cernita, recupero Lurago d'Erba CO 13.839 IL TRUCIOLO selezione-cernita, recupero Albavilla CO 12.901 ECO ARCORE SERVIZI AMBIENTALI recupero Arcore MB 12.080 Tabella 3.7.31 – Multimateriale: impianti che hanno ritirato maggiori quantitativi in generale (dati O.R.SO. – schede impianti 2010) Impianto Comune Prov. Qtà R3 (t) CARIS FP S.R.L. Lainate MI 36.290 RI.ECO SRL Novate Milanese MI 17.684 MASOTINA SPA Corsico MI 15.924 LODIGIANA MACERI SRL Marudo LO 14.190 IL TRUCIOLO SPA Albavilla CO 13.066 CEREDA AMBROGIO SRL Lurago d'Erba CO 12.770 ECOSAN SRL Seregno MB 12.443 177 Impianto Comune Prov. Qtà R3 (t) ECO ARCORE S.U.R.L. SERVIZI AMBIENTALI Arcore MB 11.781 ECOLOGICA SERVIZIO AMBIENTALE 2000 SRL Settimo Milanese MI 11.241 ESPOSITO SERVIZI ECOLOGICI SRL Gorle BG 10.395 F.LLI CASIRAGHI S.N.C. Lomagna LC 10.315 F.LLI PALMIERI S.R.L. Cologno Monzese MI 9.706 ALFA MACERI SPA Cologno Monzese MI 7.887 Tabella 3.7.32 – Multimateriale: impianti che hanno dichiarato maggiori quantità come operazione di recupero R3 (dati MUD – anno 2009) 3.7.2.2.5 Impianti di selezione ingombranti Impianto Comune Prov. %Rec.Ing. Trattato (t) APRICA Castenedolo BS 25,0% 33.752 RI.ECO Novate Milanese MI 10,0% 21.121 LINEA AMBIENTE Coccaglio BS 9,9% 19.942 AMSA Milano MI 39,0% 16.388 COLOMBO SPURGHI DI COLOMBO RUGGERO & COLOMBO FABIO Concorezzo MB 20,0% 14.932 TRAMONTO ANTONIO Vergiate VA 15,0% 13.429 ECONORD Como CO 1,3% 12.267 CEM AMBIENTE Mezzago MB 5,0% 10.363 LINEA AMBIENTE Fombio LO 5,0% 10.335 IL TRASPORTO Perego LC 5,3% 9.199 ECO.NOVA Milano MI 49,4% 6.797 MASOTINA Corsico MI 71,0% 6.415 ECOLOGICA SERVIZIO AMBIENTALE 2000 Settimo Milanese MI 30,0% 3.821 BRIANTE MARTEGANI Golasecca VA 21,0% 2.673 LODIGIANA MACERI Marudo LO 70,0% 2.385 WASTE ITALIA Albonese PV 17,0% 2.197 SE.GE. ECOLOGIA Legnano MI 36,0% 2.176 F.LLI PALMIERI Cologno Monzese MI 63,0% 2.091 Tabella 3.7.33 – Impianti di selezione ingombranti per i quali viene conteggiata una percentuale di recupero in O.R.SO., che si somma alla raccolta differenziata 3.7.2.2.6 Impianti di selezione terre da spazzamento Impianto Comune Ritirati 200303 MUD Ritirati TOT MUD MPS in uscita In uscita come CER MUD A.E.M. GESTIONI - Impianto recupero sabbie (ex Recupera) Cremona 919 1.388 827 561 RECUPERA Cremona 1.627 2.083 2.175 592 AMSA - Dipartimento Silla Milano 21.437 23.286 6.824 11.223 APRICA - (dal 1/1/08, ex ASM BRESCIA) Brescia 27.419 31.817 20.234 11.663 CEM AMBIENTE - Centro Multi-Materiale Liscate 22.230 53.556 10.229 44.132 ECOCENTRO SOLUZIONI AMBIENTALI - (fino al 01/06/10) Gorle 20.644 23.544 17.701 5882 ECOCENTRO SOLUZIONI AMBIENTALI - (attivo dal 01/06/10) Gorle 20.822 23.060 12.657 10.301 LA NUOVA TERRA Lentate sul Seveso 20.648 24.989 6.265 15.517 PBR Maclodio 1.593 57.133 18.097 40.751 SVILUPPO E PROGRESSO AMBIENTE Vimercate 2.785 2.953 2.233 234 SECAM Cedrasco 4.826 n.d. (vari CER) n.d. (vari CER input) n.d. (vari CER input) Tabella 3.7.34 – Impianti di selezione di terre da spazzamento. Fonte: O.R.SO. 178 3.8 Analisi delle quantità di materia avviata a recupero e analisi dell’efficienza di recupero degli impianti presenti sul territorio 3.8.1 Quantità di materia avviata a recupero La L.r. 26/03 ha espressamente introdotto la necessità di monitorare l’effettivo avvio a riciclo delle frazioni da raccolta differenziata e in funzione di questo, da diversi anni, sui rapporti annuali di ARPA Lombardia è stato considerato l’indicatore “recupero di materia”. 26/03 ha introdotto obiettivi di recupero di materia pari al 40% da raggiungere entro il 2010, Al par. 3.2.2.4 è riportato l’andamento di questo indicatore per la Regione e per Provincia. Sempre ai sensi della L.r. 26/03 e secondo le modalità definite dalla la D.g.r. IX/280 dell’8 novembre 2011 viene monitorato e calcolato l’effettivo avvio a riciclo delle frazioni da raccolta differenziata, pubblicato nei Rapporti Annuali di ARPA Lombardia, dove è rappresentato dall’indicatore “recupero di materia”. Esso esprime percentualmente il quantitativo di materiali (al netto degli scarti e delle raccolte differenziate destinate allo smaltimento in sicurezza) che sono effettivamente avviati a recupero di materia rispetto al totale della produzione. Nella tabella 3.8.1 sono indicate le quantità di materia avviata a recupero per il 2010, calcolate secondo quanto stabilito dalla D.G.R. 2513/2011 come già descritto al par. 3.1.5.1. Per alcune frazioni la quantità indicata nella colonna “recupero di materia” appare superiore alle quantità raccolte perché vi vengono sommate le quantità relative alla raccolta multi materiale, ripartite sulle varie frazioni. Quantità raccolte Recupero di materia Quota non recuperata FORSU 445.596 Forsu 445.596 Verde 447.337 Verde 447.337 Carta 552.057 Carta 573.973 Vetro 359.663 Vetro 375.629 Plastica 134.254 Plastica 138.319 Multimateriale 133.395 Somma carta, plastica, vetro, multimat. 1.179.369 1.087.921 91.449 Legno 163.436 Legno 155.265 8.172 Metalli 59.374 Metalli 59.351 23 Altre RD 86.075 Altre RD 85.133 941 Totale scarti da RD (escl. ING e SPAZ.) 100.585 Ingombranti 281.127 Ingom. a rec. 53.283 227.843 Spazzamento 164.356 Spaz rec 50.199 114.157 Totale scarti compr. ING e SPAZ. 442.585 Tabella 3.8.1 – Quantità di materia avviata a recupero, dati 2010 (Fonte ARPA) Nel paragrafo seguente 3.8.2 si riportano i risultati di un’indagine di dettaglio svolta dal Politecnico di Milano sul recupero di materia per le filiere di 6 materiali da imballaggio, nell’ambito dello studio LCA (Progetto G.E.R.LA., allegato al presente PRGR). Essa ha permesso di ricostruire in dettaglio non solo la materia avviata a recupero (ovvero quella al netto degli scarti della fase di selezione, preliminare al riciclo), ma anche l’efficienza della seconda fase, quella del riciclo effettivo (cartiere, vetrerie etc.) che genera una ulteriore quantità di scarti. 179 3.8.2 Efficienze di recupero dei materiali da imballaggio Le filiere di recupero di ciascuno dei sei materiali da imballaggio, illustrate nei paragrafi successivi, seguono tutte lo stesso schema logico, ovvero sono caratterizzate da due flussi entranti provenienti rispettivamente da raccolta monomateriale e raccolta multimateriale. Il primo subisce una selezione con una certa efficienza η1, mentre il secondo subisce dapprima una fase di separazione (con efficienza η2) delle diverse frazioni raccolte congiuntamente, e, in un secondo tempo, ciascuna frazione separata subisce una selezione con efficienza η3. Da tutti questi trattamenti si ottiene una certa percentuale di scarti che vanno a diminuire l’efficienza totale del processo di recupero (selezione + riciclo) del materiale. In generale, la filiera di trattamento può essere schematizzata come rappresentato in Figura 3.8.1. Figura 3.8.1 - Schema di flusso generale per i rifiuti da imballaggio (Fonte Studio LCA cap.5) 3.8.2.1 Raccolta multimateriale La raccolta multimateriale può avvenire secondo varie modalità, ovvero considerando diverse frazioni raccolte contestualmente e con composizione differente. Grazie al database O.R.SO. è stato possibile conoscere le tipologie di raccolta multimateriale presenti in Lombardia e, utilizzando dati provenienti da alcuni impianti che trattano la frazione multimateriale e da Comuni che utilizzano questo tipo di raccolta, è stato possibile calcolare il quantitativo di ciascuna frazione merceologica in essa contenuta. Per semplificare la fase di ripartizione tra le diverse frazioni merceologiche della quantità raccolta in modo multimateriale, sono state considerate sei principali tipologie di raccolta: − Carta e plastica (CP); − Carta, plastica, alluminio, materiali ferrosi (CPM); − Plastica, alluminio, materiali ferrosi (PM); − Vetro, carta, alluminio, materiali ferrosi (VCM); − Vetro, alluminio, materiali ferrosi (VM); − Carta, vetro, plastica, alluminio (CVPM). 180 Queste categorie sono state determinate grazie ad una estrapolazione di dati dal database O.R.SO., che ha permesso di conoscere, per quei Comuni che effettuano la raccolta multimateriale, i materiali raccolti congiuntamente. I Comuni che raccolgono le stesse frazioni sono stati raggruppati in modo da poter calcolare la quantità totale di rifiuti raccolta per ciascuna tipologia, di cui si è calcolata l’incidenza. I valori ottenuti sono riportati in Tabella 3.8.2: TIPOLOGIE DI RACCOLTA MULTIMATERIALE (%) MATERIALE INCIDENZA Carta, plastica CP 15,3% Carta, plastica, alluminio, materiali ferrosi CPM 33,9% Plastica, alluminio, materiali ferrosi PM 3,2% Vetro, carta, alluminio, materiali ferrosi VCM 5,3% Vetro, alluminio, materiali ferrosi VM 37,0% Carta, vetro, plastica, alluminio CVPM 5,4% Tabella 3.8.2 - Suddivisione della raccolta multimateriale nelle sei tipologie considerate (%). (Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa) Il materiale così raccolto viene inviato ad impianti di separazione che consentono di dividere le varie frazioni merceologiche in modo che possano essere inviate alle rispettive filiere di recupero. Per costruire un corretto bilancio dei flussi è necessario conoscere, per ciascuna tipologia di multimateriale, la suddivisione percentuale tra i vari materiali raccolti, così da calcolare le quantità di ciascuna frazione merceologica destinate alla rispettiva filiera. Per questa suddivisione sono stati usati dati derivati da impianti presenti nel database O.R.SO., da impianti visitati e da contatti diretti con alcuni Comuni che effettuano la raccolta multimateriale. I valori ottenuti sono riportati in Tabella 3.8.3. Carta Plastica Al Fe Vetro Scarti Fonte CP 71% 16% 13% Comuni* CPM 55% 20% 1% 4% 21% Rapporto ARPA PM 71% 1% 9% 19% O.R.SO.: Masotina VCM 25% 1% 6% 46% 22% La Vetri** VM 1% 5% 70% 24% La Vetri** CVPM 32% 24% 4% 20% 20% O.R.SO.: Pantaeco Tabella 3.8.3 - Suddivisione della raccolta multimateriale tra le diverse frazioni merceologiche (%). (Fonte indicata in tabella) Note:* Valore ottenuto come media tra i dati provenienti dai Comuni di Sedriano (MI), Casorezzo (MI), Marcallo con Casone (MI), S. Giorgio su Legnano (MI) e S. Stefano Ticino (MI), riferiti all’anno 2010.** Visita diretta presso l’impianto da parte di Guidetti (2011). Per quanto riguarda la raccolta CVPM, i dati dichiarati dall’impianto Pantaeco nel database O.R.SO. non comprendono scarti. Dato che un quantitativo di scarti nullo non può essere veritiero, tale valore è stato ipotizzato pari alla media degli scarti delle altre tipologie di multimateriale, e posto pari al 20%. 3.8.2.2 Alluminio È stato ipotizzato che gli impianti di selezione lavorino con un’efficienza pari al 93% sia per il materiale proveniente da monomateriale, raccolto mediante conferimento in “area attrezzata”, sia per quello da multimateriale già separato dalle altre frazioni. Questo dato è stato calcolato come media tra il valore fornito dal Consorzio Cial, pari al 95% (Cial, 2008) e i valori delle piattaforme di Milano e Torino esaminate in uno studio del 2006 dell’Università di Bologna (Bianchini et al.,2011), rispettivamente pari a 90% e 94%. 181 Il materiale idoneo in uscita dagli impianti di selezione viene unito in un unico flusso, destinato agli impianti di riciclo, cioè fonderie specifiche per l’alluminio. L’efficienza di riciclo è stata assunta pari all’83,5%, valore che deriva da impianti esaminati nell’ambito di uno studio di Giugliano et al. (2011). 3.8.2.3 Carta e cartone La ricostruzione dei flussi attraverso la filiera di recupero di carta e cartone è più articolata, in quanto la carta monomateriale nel 2009 in Lombardia proveniva da raccolta “porta a porta” (62,4%), da “contenitori stradali” (27,2%) e da “area attrezzata” (10,4%). La qualità del materiale raccolto è diversa a seconda della modalità di raccolta stessa, e, di conseguenza, gli impianti di selezione operano con efficienze differenti a seconda della provenienza del materiale. I valori delle efficienze di selezione considerati sono riassunti in Tabella 3.8.4. Tabella 3.8.4 - Efficienze di selezione di carta e cartone provenienti da diverse tipologie di raccolta monomateriale. (Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa) Il dato riferito alla raccolta tramite “contenitori stradali” è fornito dal Consorzio Comieco nel rapporto redatto con Ambiente Italia (Ambiente Italia-Comieco, 2003), mentre il valore riferito alla raccolta “porta a porta” è stato calcolato come media tra i valori di due impianti visitati nel corso degli anni dal Politecnico di Milano e di alcuni dati forniti da uno studio dell’Università di Bologna (Bianchini et al., 2011): impianto Bacino BEA (98%), impianto Econord di Como-La Guzza (99%), studio su piattaforma di Milano (95%) e studio su piattaforma di Torino (97%). L’efficienza di selezione su materiale proveniente da “area attrezzata” è stato calcolato invece come media pesata tra i valori relativi a “porta a porta” e “contenitori stradali” nell’ipotesi che vi siano soltanto queste due tipologie. Si assume, infatti, che il materiale raccolto presso eco-centri sia di qualità superiore rispetto a quello raccolto tramite “contenitori stradali” perché in quest’ultimo caso il controllo sul materiale conferito è nullo, mentre presenti una qualità inferiore rispetto al materiale raccolto “porta a porta”, dove l’utente conferisce generalmente materiale più “pulito”. La carta inoltre proviene anche da raccolta multimateriale; tale carta, prima di essere inviata a riciclo, una volta separata dalle altre frazioni merceologiche presenti nel multimateriale, viene destinata anch’essa come quella raccolta in modalità monomateriale ad un processo di selezione. Si è assunto che la selezione operi con un’efficienza pari a quella degli impianti di selezione che ricevono rifiuti provenienti da “contenitori stradali”, cioè al 95,5%, considerando che la carta proveniente da raccolta multimateriale contenga ancora un elevato quantitativo di impurezze, come la carta raccolta mediante “contenitori stradali”. Il flusso di materiale idoneo al riciclo proveniente da raccolta monomateriale viene unito a quello proveniente dalla selezione sulla multimateriale e, come unico flusso, viene inviato ad impianti di riciclo:le cartiere. L’efficienza di produzione di Materia Prima Secondaria (MPS) da parte delle cartiere è stata considerata pari all’89% (Giugliano et al., 2011). 3.8.2.4 Legno Il legno raccolto mediante il conferimento diretto in “area attrezzata” viene inviato ad un impianto di selezione, la cui efficienza, pari al 90,7%, è stata calcolata come media tra i valori di due impianti contattati dal Politecnico di Milano (Del Curto nel 2006 — con efficienza pari al 90% - e CEM Ambiente nel 2011 — con efficienza pari al 99%) e il valore dello studio dell’Università di Bologna (Bianchini et al., 2011) sulla piattaforma di Torino (pari all’83%). Tipologia di raccolta Efficienza Porta a porta 97,3% Contenitori stradali 95,5% Area attrezzata 96,7% 182 Il materiale legnoso idoneo al riciclo viene quindi inviato agli impianti dedicati, che sono in grado di produrre MPS con un’efficienza assunta pari al 95% (valore derivato da Giugliano et al., 2011 riferito a pannellifici visitati durante l’elaborazione dello studio). 3.8.2.5 Materiali ferrosi I materiali ferrosi sono raccolti sia mediante raccolta monomateriale presso “area attrezzata”, sia mediante raccolta multimateriale. Entrambi i flussi subiscono una fase di selezione per separare i corpi estranei che non possono essere inviati in acciaieria, con un’efficienza di selezione pari al 91%. Questo valore è stato calcolato come media tra i dati forniti dal Consorzio CNA (CNA, 2006) (90%), e dallo studio dell’Università di Bologna in riferimento alle piattaforme di Milano e Torino (Bianchini et al., 2011), rispettivamente pari al 94% e al 90%. Il materiale idoneo in uscita da entrambe le selezioni viene unito in un unico flusso e inviato agli impianti di riciclo. Questi sono in grado di operare con un’efficienza di produzione di materia prima secondaria dell’88,1%, (IPPC, 2009). 3.8.2.6 Plastica I polimeri plastici seguono una filiera di selezione più complicata rispetto agli altri cinque materiali da imballaggio, in quanto innanzitutto, come per la carta, la frazione raccolta in modo monomateriale viene selezionata con efficienza differente a seconda della modalità con cui è stato raccolto il materiale (“contenitori stradali”, “porta a porta” o “area attrezzata”). Inoltre la quantità inviata a riciclo, compresa la parte in arrivo dalla raccolta multimateriale, viene suddivisa per polimeri in tre flussi, ovvero PET, HDPE e mix di poliolefine, ciascuno destinato al rispettivo impianto. Nel 2009 in Lombardia la raccolta di plastica effettuata in modo mono materiale avviene per il 58,7% tramite sistema “porta a porta”, per il 29,4% tramite “contenitori stradali” e per il restante 11,9% tramite “area attrezzata”. Come per la carta, si ipotizzano qualità del materiale differenti a seconda della tipologia di raccolta e, di conseguenza, gli impianti di selezione operano con valori di efficienza diversificati in relazione al materiale trattato (Tabella 3.8.5). Tabella 3.8.5 - Efficienze di selezione su plastica proveniente da diverse tipologie di raccolta monomateriale. (Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa) Il valore considerato per il sistema “porta a porta” è derivato dallo studio dell’Università di Bologna, riferito alle città di Milano e Torino (Bianchini et al., 2011), mentre il dato riferito alla raccolta tramite “contenitori stradali” deriva dallo studio di Giugliano et al. 2011. Per quanto riguarda il valore utilizzato per l’efficienza dell’area attrezzata, come fatto per la selezione della carta, esso è stato calcolato come media pesata tra l’efficienza del sistema “porta a porta” e quella della raccolta tramite “contenitori stradali”, considerando come peso la percentuale di raccolta di ciascuno dei due sistemi, nell’ipotesi che siano le uniche due modalità di raccolta. La plastica proveniente da raccolta multimateriale, come gli altri materiali, è sottoposta ad un’ulteriore fase di selezione. Questa fase di selezione viene effettuata con un valore di efficienza pari al 56%, derivato da studi precedenti effettuati dal Politecnico di Milano presso il Bacino BEA (Giugliano et al., 2011). La plastica così selezionata viene unita in un unico flusso, la cui composizione, riportata in Tabella 3.8.6, è stata ottenuta come media dei dati relativi ad impianti visitati nel corso degli anni dal Politecnico di Milano, riassunti in Tabella 3.8.7. Tipologia di raccolta Efficienza Porta a porta 84,5% Contenitori stradali 65,0% Area attrezzata 78,0% 183 Tabella 3.8.6 - Composizione della plastica idonea al riciclo (%). (Fonte Giugliano et al. 2011) Fonte PET HDPE MIX POLIOLEFINE Impianto di selezione MASOTINA — 2005 45% 16% 39% Impianto di selezione in SICILIA — 2007 67% 7% 27% Impianto di selezione BACINO BEA - multi PM — 2006 59% 20% 21% Impianto di selezione SERUSO - multi PMC — 2011 61% 20% 19% Impianto di selezione e riciclo MONTELLO — 2011 38% 6% 56% Tabella 3.8.7 - Fonti dei dati relativi alla composizione della plastica inviata a riciclo. (Fonte indicata in tabella) Ciascun tipo di polimero viene inviato ad uno specifico impianto di riciclo, in quanto sono presenti riciclatori dedicati che operano solo su una certa tipologia per ottenere prodotti di qualità superiore. Questi impianti producono materia prima secondaria con efficienze diverse a seconda del tipo di polimero: i valori usati (Tabella 3.8.8) derivano da Rigamonti e Grosso, 2009. Tabella 3.8.8 - Efficienze di riciclo per gli impianti specializzati in riciclo di PET, HDPE e Mix. (Fonte Rigamonti e Grosso, 2009.) 3.8.2.7 Vetro La filiera di recupero del vetro prevede anch’essa due flussi distinti entranti, uno proveniente da raccolta monomateriale e uno da multimateriale. Al 2009 in Lombardia la frazione monomateriale proveniva per il 40% da raccolta “porta a porta”, per il 49,8% da “contenitori stradali” e per il restante 10,2% da “area attrezzata”. Come anche per la carta e la plastica, i quantitativi raccolti secondo le tre modalità vengono inviati ad impianti di selezione che operano con efficienze diverse secondo la provenienza del materiale. La Tabella 3.8.9 mostra le efficienze degli impianti di selezione del vetro raccolto in modalità monomateriale. Tabella 3.8.9 - Efficienze di selezione su vetro proveniente da diverse tipologie di raccolta monomateriale. (Fonte Rigamonti e Grosso, 2009.) A differenza di quanto avviene per carta e plastica, però, la selezione del vetro presenta efficienza maggiore per quanto riguarda la raccolta con “contenitori stradali” piuttosto che con modalità “porta a porta”. Infatti, secondo CoReVe (2005), la raccolta monomateriale con campane viene considerata essere un sistema “efficace, efficiente ed economico” per la raccolta del vetro e il sistema che consente di raggiungere i livelli di qualità necessari e sufficienti per massimizzare il riciclo in vetreria (Rigamonti e Grosso, 2009). Polimero Presenza PET 53,8% HDPE 13,7% MIX POLIOLEFINE 32,5% Impianto di riciclo specializzato Efficienza PET 75,5% HDPE 90 % MIX POLIOLEFINE 60% Tipologia di raccolta Efficienza Porta a porta 86,0 % Contenitori stradali 94,7% Area attrezzata 90,8% 184 Il valore relativo alla raccolta “porta a porta” è stato assunto pari a quello fornito dal Bacino BEA (Giugliano et al., 2011); quello riferito ai “contenitori stradali” è ottenuto dalla media tra il dato fornito dal Consorzio CoReVe nel Piano Specifico di Prevenzione riferito agli anni 2005-2008 (CoReVe, 2005) e pari al 94,2%, e i dati dello studio del 2006 dell’Università di Bologna su Milano e Torino (Bianchini et al., 2011), pari rispettivamente a 96% e 94%. Il valore assunto per “area attrezzata”, invece, è ottenuto come media tra i due valori suddetti, nell’ipotesi che la raccolta del vetro si ripartisca solo tra “porta a porta” e “contenitori stradali”, mantenendone le proporzioni percentuali. Per il vetro raccolto in modalità multimateriale in alcuni casi (VM e VCM) i gestori degli impianti hanno fornito direttamente il valore di vetro pronto al forno, che non necessita di ulteriore selezione, mentre in altri casi (CVPM) il valore del vetro separato ma che deve essere sottoposto ancora ai trattamenti di affinamento per poter essere idoneo al riciclo. Di conseguenza il vetro proveniente da raccolta con plastica, carta e alluminio (CVPM) deve essere sottoposto a selezione, con efficienza del 94,7%, pari a quella della selezione su materiale proveniente da raccolta monomateriale con “contenitori stradali”. Infine, il vetro buono selezionato viene unito in un unico flusso e destinato agli impianti di riciclo, che sono in grado di produrre MPS di vetro con efficienza pari al 100% (Rigamonti e Grosso, 2009). 3.8.2.8 Efficienze di recupero Considerando sia la selezione dei materiali sia le fasi di riciclo vere e proprie secondo lo schema in Figura 3.8.2, si ottengono le diverse efficienze di recupero. Figura 3.8.2 - Processo di recupero dei materiali da imballaggio. (Fonte studio LCA cap. 5) In Tabella 3.8.10 sono riportati i valori delle efficienze di recupero dei sei materiali da imballaggio, calcolati considerando il rapporto tra la quantità di MPS prodotta e il materiale in ingresso alla filiera proveniente da raccolta monomateriale e multimateriale già separato (sono quindi esclusi gli scarti del processo di separazione della raccolta multi materiali). 185 Tabella 3.8.10 - Efficienza del processo di recupero (fasi di selezione + fase di riciclo) (%). (Fonte studio LCA cap.5) Note: * L’efficienza di recupero si ottiene moltiplicando l’efficienza di selezione media (data dalla media pesata dei diversi valori di efficienza di selezione rispetto alla relativa quantità di materiale trattato) per l’efficienza di riciclo (anch’essa pesata rispetto alle quantità dei diversi polimeri per quanto riguarda il riciclo della plastica). Si nota come il materiale recuperato in modo più efficiente in Lombardia sia il vetro, soprattutto grazie all’elevata efficienza della fase di riciclo. Valori piuttosto elevati si hanno anche per la filiera della carta e del legno, la prima per gli elevati rendimenti del processo di selezione, mentre il secondo per i valori elevati in entrambe le fasi di selezione e riciclo. L’efficienza di recupero della plastica assume, invece, un valore decisamente basso, a causa delle basse efficienze di selezione, qualsiasi sia la tipologia di raccolta, e del riciclo del mix di poliolefine. 3.8.3 Recupero di materia per la filiera organico e verde E’ stata effettuata un’ ulteriore analisi finalizzata a verificare per gli impianti di compostaggio e digestione anaerobica, i quali effettuano recupero di materia sulle frazioni organico e verde, la quota di compost prodotto e gli scarti generati dal processo. Ciò al fine di quantificare percentualmente questi scarti a seconda delle tipologie impiantistiche, e ricavare così un indicatore utile al fine della verifica dei quantitativi di scarti generati con gli scenari futuri, nei quali la frazione organica da recuperare aumenterà significativamente. I dati sugli scarti sono stati ricavati analizzando i MUD: per quanto riguarda gli impianti che hanno trattato frazione organica (FORSU), sia in compostaggio aerobico che in digestione anaerobica, gli scarti, afferenti principalmente ai CER 191212 (rifiuti misti) e 190703 (sovvalli legnosi), sono in totale circa 73.796 t pari al 14,4% del quantitativo totale di verde e FORSU trattati. In dettaglio, per questo calcolo sono stati utilizzati dati MUD conteggiando come scarti quelli relativi alla categoria 19 (rifiuti da trattamento rifiuti), escluso il percolato, non conteggiando quindi quelli relativi a operazioni di sola trasferenza. Il compost prodotto è stato pari a 139.375 tonnellate, le perdite di processo assommano quindi a 303.964 t. EFFICIENZA DI SELEZIONE [AJ EFFICIENZA DI RICICLO [BJ EFFICIENZA DI RECUPERO* [AJ*[BJ ALLUMINIO Area attrezzata 93,0% 83,5% 77,7% Multimateriale 93,0% CARTA E CARTONE Porta a porta 97,3% 89,0% 86,0% Contenitori stradali 95,5% Area attrezzata 96,7% Multimateriale 95,5% LEGNO Area attrezzata 90,7% 95,0% 86,2% MATERIALI FERROSI Area attrezzata 91,0% 88,1% 80,2% Multimateriale 91,0% PLASTICA Porta a porta 84,5% PET: 75,5% HDPE: 90% Mix Poliolefine: 60% 54,6% Contenitori stradali 65,0% Area attrezzata 78,0% Multimateriale 56,0% VETRO Porta a porta 86,0% 100% 88,7% Contenitori stradali 94,7% Area attrezzata 90,8% Multimateriale 94,7% 186 Totale FORSU ritirata Verde ritirato Fanghi ritirati Totale ritirato Compost prodotto Scarti Perdite di processo 408.959 103.512 4.664 517.135 139.375 73.796 303.964 Tabella 3.8.11 – Recupero di materia effettuato dagli impianti che hanno trattato FORSU, dati 2010 (tonnellate).(Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda) E’ importante notare come su questi scarti in futuro sarà sicuramente possibile intervenire a livello di minimizzazione in quanto, con l’obbligo di conferimento della FORSU in sacchetti biodegradabili e compostabili conformi alla norma UNI EN 13432, sarà sempre meno la frazione di plastica contaminante; gli scarti, quindi, ricchi di bioplastiche compostabili e sostanza organica, potranno essere compostati all’interno dello stesso impianto prima di essere inviati a smaltimento. Grazie al database MUD è stato possibile analizzare anche gli scarti derivanti dal compostaggio dei soli scarti verdi, pari al 2,0 %, quindi di molto inferiori rispetto agli impianti per FORSU. La somma degli scarti della filiera del compostaggio, riferiti alle frazioni verde e FORSU prodotte in Lombardia, è quindi pari a 86.926 t; questo dato è stato quindi riportato nello schema di flusso generale presente nel cap. 3.5. 187 3.9 Analisi dei costi di gestione 3.9.1 Costi per l’intera gestione dei rifiuti urbani In questo paragrafo vengono analizzati gli aspetti economici legati alla gestione dei rifiuti urbani, sostenuti dai Comuni in quanto titolari, ai sensi della normativa vigente, della gestione integrata dei rifiuti in regime di privativa. La base dati fondamentale per questa analisi è anche in questo caso il database O.R.SO., che per questa tematica presenta i seguenti punti di forza: − E’ compilato da tutti i 1546 Comuni della Regione Lombardia; − Contiene tutte le informazioni economiche richieste anche nella compilazione del MUD comunale, il quale però può essere non disponibile a livello di dettaglio comunale in quanto compilato a volte da consorzi o Comunità Montane; − Contiene informazioni economiche aggiuntive (es. introduzione della TIA etc.); − Contiene, attraverso le schede impianti, anche informazioni sulle tariffe di smaltimento o recupero dettagliate. Verrà qui di seguito seguita l’impostazione già seguita nello studio “ Valutazione statistico – economica dei modelli di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia”, pubblicato da Regione Lombardia nel 2010; poiché esso era basato sui dati del 2008, verranno qui aggiornate le elaborazioni principali ai dati 2010, ovvero gli ultimi disponibili. Sono state introdotte inoltre alcune elaborazioni aggiuntive finalizzate ad un confronto di dettaglio tra le diverse aree territoriali. 3.9.1.1 Indicatore sintetico di costo Come già espresso nello studio citato, l’indicatore principale prescelto per la valutazione economica è denominato “costi totali normalizzati” ovvero il costo per abitante equivalente al netto dei costi di spazzamento stradale. Al fine di permettere un confronto con altri studi e report presenti in letteratura, verrà a volte utilizzato anche l’indicatore dei costi totali per abitante residente. Non è utilizzato invece l’indicatore di costo per tonnellata di rifiuto in quanto, come già espresso nello studio citato, esso non è idoneo al confronto tra comuni che utilizzano modelli di raccolta differenti (es. porta a porta / cassonetti stradali) che generano un quantitativo di rifiuti pro capite totali molto differente. Per quanto riguarda gli abitanti equivalenti, la modalità di calcolo, che utilizza l’informazione sul numero di utenze domestiche e non domestiche fornita in O.R.SO., è la seguente: − E’ stato calcolato il numero di “utenze domestiche residenti”, dividendo il numero degli abitanti per 2,4 (numero medio di componenti per famiglia); − La differenza tra le utenze domestiche totali e quelle “residenti” è stata moltiplicata per 2,4 e per il numero di mesi turistici (assunto pari a 3) diviso per 12. Il risultato è stato aggiunto agli abitanti; − Per tener conto del numero di utenze non domestiche, tale valore è stato moltiplicato per 3 ed aggiunto al numero di abitanti. Nella tabella seguente è rappresentato un esempio riguardante 4 comuni. 188 Abitanti Utenze Domestiche Utenze Non Domestiche % utenze domestiche dom/abitanti % non dom / abitanti Stima Utenze domestiche residenti abitanti equivalenti (ab. eq.) differenza ab. eq./ abitanti residenti Alagna (PV) 910 815 31 89,6% 3,4% 379 1265 +39,0% Abbadia Lariana (LC) 3258 1884 162 57,8% 5,0% 1358 4060 +24,6% Agrate Brianza (MI) 14795 5998 1436 40,5% 9,7% 5998 19103 +29,1% Albuzzano (PV) 3192 1292 69 40,5% 2,2% 1292 3399 +6,5% Tabella 3.9.1 – esempio di calcolo degli abitanti equivalenti. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) 3.9.1.2 Parametri oggetto di compilazione nella scheda O.R.SO. Il valore più significativo indicato dai Comuni è la voce “costo totale del servizio”. Una buona parte dei comuni, però, possiede e riporta sufficienti informazioni economiche più disaggregate. Qui di seguito sono indicati i parametri di costo riportati nelle schede comunali di rilevamento, e quindi presenti nell’applicativo O.R.SO. Essi coincidono perfettamente con i dati richiesti nella compilazione del MUD – Modello Unico di Dichiarazione ambientale - il quale prevede un’apposita sezione il cui obbligo di compilazione ai sensi del DPCM 2-12-08 spetta ai Comuni o loro consorzi e che comprende, appunto, informazioni di dettaglio sui costi di gestione dei rifiuti urbani. Figura 3.9.1 - Esempio della sezione della scheda O.R.SO. relativa ai costi. Qui di seguito sono riportate le voci di costo per le quali i Comuni devono compilare tutti i dati disponibili; esse ricalcano fedelmente quelle già richieste per il MUD (Modello Unico di Dichiarazione ambientale). 189 Macrocategoria Voce di dettaglio Costi di gestione del ciclo dei servizi sui RU indifferenziati CGIND = Totale costi (CSL+CRT+CTS+AC) • CRT Costi di raccolta e trasporto RU indifferenziati • CTS Costi di trattamento e smaltimento RU indifferenziati • CSL Costi di spazzamento e lavaggio strade e piazze pubbliche • AC Altri costi RU indifferenziati Costi di gestione del ciclo della raccolta differenziata CGD = Totale costi (CRD+CTR) • CRD Costi totali di raccolta differenziata • CTR Costi di trattamento e riciclo per le raccolte differenziate Costi generali: CC,CK • CC Costi comuni o CARC Costi amministrativi: accertamento, riscossione, contenzioso o CGG Costi generali di gestione o CCD costi comuni diversi • CK Costi d'uso del capitale o AMM ammortamenti o ACC accantonamenti o R remunerazione del capitale investito Totali complessivi Totale costi CGIND + CGD + CC + CK • RICAVI o Ra proventi della vendita di materiali e di energia da rifiuti o Rb costi relativi alla raccolta dei rifiuti di imballaggio coperti dal CONAI • PROVENTI DA TARIFFA • PROVENTI DA TASSA. Tabella 3.9.2 – voci di dettaglio compilate dai Comuni nella scheda O.R.SO. La sezione “totali complessivi” è quella compilata dalla quasi totalità dei Comuni, ovvero anche da coloro che non inseriscono dati di dettaglio nelle sezioni precedentemente descritte. L’indicatore sintetico di costo “costi totali normalizzati”, pertanto, in riferimento alla tabella 1.1.2 è composto come di seguito indicato: 𝐶𝐺𝐼𝑁𝐷 + 𝐶𝐺𝐷 − 𝑅𝑎 − 𝑅𝑏 𝑎𝑏. 𝑒𝑞𝑢𝑖𝑣𝑎𝑙𝑒𝑛𝑡𝑖 Sono stati poi introdotti, come nello studio citato, i quattro indicatori riassuntivi: − CRACC: costo totale delle raccolte; − CTRAT: costi totali sello smaltimento e recupero, al netto dei ricavi; − CDIFF: costi di gestione delle frazioni differenziata (raccolta e trattamento, al netto dei ricavi); − CINDIFF: costi di gestione delle frazioni indifferenziate (raccolta e smaltimento). 3.9.1.3 Analisi sui dati 2010 3.9.1.3.1 Variabilità per fasce di RD In figura 3.9.2 e 3.9.4 viene evidenziato l’indicatore “costi totali normalizzati”, calcolato come indicato al par. 3.9.1.1 ovvero utilizzando gli abitanti equivalenti ed escludendo i costi legati allo spazzamento stradale. I valori, riportati anche in tabella 3.9.3, evidenziano innanzitutto come i costi dei comuni con RD <30% sono in media più alti degli altri; inoltre, emerge una sostanziale equivalenza nei costi medi in tutte le fasce superiori di RD, compresa quella dei 96 comuni analizzati superiori al 70% di RD. Confrontando l’indicatore tradizionale di costo totale espresso sugli abitanti, che comprende quindi anche i costi di spazzamento stradale, si nota come la variabilità sia molto più ampia ma sia presente un trend che 190 indica una sensibile decrescita dei costi all’aumentare della RD. Come già citato, si considererà comunque più corretto l’indicatore di costo totale normalizzato. Figura 3.9.2 – Box plot riportante la variabilità dell’indicatore “Costi totali normalizzati” per le varie fasce di raccolta differenziata. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) Figura 3.9.3 – Variabilità dell’indicatore tradizionale “costi totali per abitante” per fasce di raccolta differenziata. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) Media lim. fiduciale 95% (Media±2*SE) Media±SD <= 20% (20%;30%] (30%;40%] (40%;50%] (50%;60%] (60%;70%] > 70% % RD € 20 € 30 € 40 € 50 € 60 € 70 € 80 € 90 € 100 € 110 € 120 C os ti to ta li no rm al iz za ti Media lim.fiduciale 95% (Media±2*SE) Media±SD <= 20% (20%;30%] (30%;40%] (40%;50%] (50%;60%] (60%;70%] > 70% % RD € 20 € 30 € 40 € 50 € 60 € 70 € 80 € 90 € 100 € 110 € 120 € 130 € 140 € 150 € 160 € 170 € 180 C os ti t ot al i ( €/ ab it an te ) 191 Fascia % RD Numero Comuni Costi totali normalizzati Costi totali standard (€/abitante) < 20 % 49 € 78,37 € 129,19 20-30% 167 € 75,07 € 113,93 30-40% 216 € 71,96 € 108,77 40-50% 247 € 72,82 € 99,25 50-60% 327 € 72,29 € 94,82 60-70% 372 € 74,48 € 93,16 >70% 96 € 72,01 € 89,12 Totale/Medie complessive 1474 € 73,38 € 100,12 Tabella 3.9.3 – Media degli indicatori sintetici di costo per fascia di % RD. Il campione non comprende i Comuni “outlier” i cui dati di costo riportati sono da considerarsi anomali. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) Figura 3.9.4 – Grafico a dispersione che evidenzia la relazione tra costi totali normalizzati e raccolta differenziata per tutti i Comuni analizzati, suddivisi per modello di raccolta: cassonetti stradali (CON), porta a porta (PAP) con raccolta dell’organico e senza.(Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) Viene riproposta, come nello studio del 2009, l’analisi per fasce di raccolta differenziata basata sull’utilizzo dei 4 indicatori CRACC, CTRAT, CDIFF, CINDIFF già descritti; essi sono riferiti a due diversi sottocampioni di Comuni per i quali le sezioni dei costi specifici per la raccolta e il trattamento sono state compilate correttamente. Il grafico più significativo è quello riportato al 3.9.5; si riconferma il fatto, già segnalato nel 2009, che all’aumentare della percentuale di raccolta differenziata si verifica la seguente situazione: − i costi complessivi per la gestione rimangono sostanzialmente invariati (vedi CRACC + CTRAT + Altri costi); − i costi delle sole raccolte (CRACC) aumentano leggermente solo nei comuni sopra al 70% di RD; % RD C os ti to ta li no rm al iz za ti PAPeORG: PAP e ORG PAPeORG: PAP no ORG PAPeORG: CON 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% € 20 € 30 € 40 € 50 € 60 € 70 € 80 € 90 € 100 € 110 € 120 € 130 € 140 192 − i costi per lo smaltimento e recupero, compresi i ricavi (CTRAT) diminuiscono sensibilmente all’aumentare della % RD. Questo porta a concludere che i modelli di raccolta più spinta, che consentono il raggiungimento di elevati livelli sopra al 60% di RD, sono economicamente sostenibili a condizione che venga realizzata l’ottimizzazione necessaria che permette il dimensionamento corretto delle frequenze di raccolta, della tipologia di mezzi etc. A tal fine si può far riferimento, nel presente PRGR, al capitolo 11.4 (miglioramento delle raccolte) Figura 3.9.5 – Andamento degli indicatori di costo raggruppato CRACC (costo totale per la raccolta, sia delle frazioni differenziate che indifferenziate), CTRAT (costo complessivo per lo smaltimento e il recupero, al netto dei ricavi). (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) Figura 3.9.6 - Andamento degli indicatori di costo raggruppato CINDIFF (costo totale per la gestione dell’indifferenziato, raccolta e smaltimento), CDIFF (costo totale per la gestione delle differenziate, raccolta e trattamento, al netto dei ricavi). (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) € 0 € 10 € 20 € 30 € 40 € 50 € 60 € 70 € 80 € 90 € 100 <20% (20%;30%](30%;40%](40%;50%](50%;60%](60%;70%] >70% €/ ab eq .a nn o ( m ed ia na , 2 5° , 5 0° pe rc en ti le ) Costi disaggregati per fasce di % RD Altri costi CTRAT CRACC € 0 € 10 € 20 € 30 € 40 € 50 € 60 € 70 € 80 € 90 € 100 € 110 <20% (20%;30%](30%;40%](40%;50%](50%;60%](60%;70%] >70% €/ ab eq .a nn o (m ed ia na , 2 5° , 5 0° pe rc en ti le ) Costi disaggregati per fasce di % RD Altri costi CINDIFF CDIFF 193 Ad un livello di dettaglio ulteriore è possibile analizzare tutti gli indicatori di costo per i comuni che li hanno compilati correttamente in dettaglio. Occorre tenere presente infatti che in molti casi non è possibile esplicitare in modo disaggregato i costi delle raccolte differenziate e dell’indifferenziato, perché si ha con il gestore un appalto a corpo con un canone omnicomprensivo. Filtrando solo le schede compilate in modo coerente almeno per i quattro indicatori principali CRT, CTS, CRD, CTR rimangono nel campione da analizzare 994 comuni, che rappresentano comunque un campione molto significativo. In tabella 3.9.4. e figura 3.9.7. sono rappresentati i valori per fasce di raccolta differenziata, anche in questo caso per abitante equivalente. Da essi emergono in modo ancora più evidente le variazioni che occorrono all’aumentare della RD: − aumentano i costi per le raccolte delle frazioni differenziate (CRD) ma quelli per la raccolta dell’indifferenziato (CRT) diminuiscono della stessa quantità; − i costi di smaltimento dell’indifferenziato (CTS) diminuiscono molto, e i CTR (a cui sono sottratti i ricavi della filiera degli imballaggi) rimangono praticamente costanti dopo il 40% di RD; − Gli altri costi (AC, CC, CK), in cui ricompaiono ad esempio quelli legati alla presenza di infrastrutture, aumentano; − In totale, come già specificato in precedenza, i costi rimangono sostanzialmente invariati. Figura 3.9.7 – Indicatori di dettaglio di costo per abitante equivalente (vedi tab. 3.9.2 per la descrizione), al variare delle fasce di % RD. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) CRT CRD CTS CSL CTR meno RICAVI AC + CC + CK RD < 20% € 28,26 € 8,44 € 34,00 € 5,35 € 1,65 € 5,89 20-30% € 23,08 € 12,66 € 25,08 € 5,72 € 3,52 € 5,98 30-40% € 21,50 € 14,37 € 25,41 € 8,35 € 4,83 € 5,84 40-50% € 17,20 € 16,54 € 23,22 € 6,52 € 6,79 € 9,14 50-60% € 13,13 € 22,20 € 17,84 € 8,18 € 7,12 € 11,12 60-70% € 9,75 € 24,77 € 14,24 € 7,25 € 7,96 € 15,97 >70% € 10,22 € 27,47 € 11,04 € 5,70 € 7,07 € 15,60 Totale complessivo € 14,67 € 20,47 € 18,99 € 7,21 € 6,66 € 11,44 Tabella 3.9.4 Indicatori di dettaglio di costo per abitante equivalente (vedi tab. 3.9.2 per la descrizione), al variare delle fasce di % RD. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) € 0 € 10 € 20 € 30 € 40 € 50 € 60 € 70 € 80 € 90 €/ ab .e q. AC + CC + CK CTR meno RICAVI CSL CTS CRD CRT 194 3.9.1.3.2 Confronto tra province In figura 3.9.8 sono rappresentati i costi totali normalizzati per provincia; la provincia di Bergamo evidenzia i costi più bassi, con una media di € 61,39 (si ricorda che essi escludono i costi di spazzamento stradale e sono calcolati sugli abitanti equivalenti) mentre il valore massimo è relativo alla provincia di Cremona con € 83,53. Non si può trarre un’indicazione immediata che possa spiegare queste differenze, proprio perché all’interno di una provincia possono coesistere modelli di raccolta diversi e situazioni territoriali variegate; è molto più utile pertanto riferirsi all’analisi statistica per fasce a livello comunale, riportata nel paragrafo seguente. Figura 3.9.8 – Box plot dei costi totali normalizzati, per provincia. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) 3.9.1.3.3 Confronto tra aree territoriali Per verificare la possibile variabilità dei costi in aree territoriali diverse sono stati effettuati degli approfondimenti ulteriori, grazie alla numerosa mole di dati disponibili con il database O.R.SO., riportati in figura 3.9.9, 3.9.10 e 3.9.11. Da questa analisi il dato che emerge è che non vi è una significativa differenza tra i costi totali per la gestione dei rifiuti in aree con caratteristiche territoriali anche molto differenti tra loro. Ciò significa che non sono giustificate le eventuali preoccupazioni di incertezza nella variazione dei costi, che in alcuni casi vi sono in fase di decisione della modifica di un sistema di raccolta in territori particolari (es. aree rurali o montane, piccoli comuni, grandi città). I grafici evidenziano come la raccolta differenziata ad alti livelli di intercettazione sia possibile in tutti i territori, e come vi siano tra i comuni lombardi una serie di esperienze significative (best practices) in tutti i contesti, in grado di evidenziare una corretta ottimizzazione dei costi mantenendo elevati livelli nel servizio. Media Lim. fiduciale 95% (Media±2*SE) Media±SD € 61,39 € 72,86 € 72,79 € 83,53 € 65,13 € 75,67 € 73,01 € 82,74 € 79,70 € 77,87 € 67,65 € 77,36 € 61,39 € 72,86 € 72,79 € 83,53 € 65,13 € 75,67 € 73,01 € 82,74 € 79,70 € 77,87 € 67,65 € 77,36 BG BS CO CR LC LO MB MI MN PV SO VA € 40 € 50 € 60 € 70 € 80 € 90 € 100 € 110 C os ti to ta li no rm al iz za ti € 61,39 € 72,86 € 72,79 € 83,53 € 65,13 € 75,67 € 73,01 € 82,74 € 79,70 € 77,87 € 67,65 € 77,36 195 Figura 3.9.9 – Costi totali normalizzati rispetto a fasce di popolazione del Comune, e % di RD (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) Figura 3.9.10 - Costi totali normalizzati rispetto a fasce di densità urbanistica del Comune, e % di RD. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) 196 Figura 3.9.11 - Costi totali normalizzati rispetto a fasce di altimetria del Comune, e % di RD. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) Per quanto riguarda il confronto tra aree territoriali con caratteristiche diverse di cui alcune a vocazione turistica, che possono includere la presenza di seconde case o in generale di non residenti, diventa molto importante l’utilizzo dell’indicatore di costo per abitante equivalente in luogo del tradizionale costo per abitante. Nel grafico 3.9.12 si vede come gli indicatori “costi totali normalizzati”, che esclude lo spazzamento stradale, e “costi totali per abitante equivalente”, che lo comprende, decrescono al variare di fascia altimetrica, indicando costi più bassi per la zona di montagna. L’indicatore tradizionale “costi per abitante” invece indica in modo fuorviante un incremento dei costi. Grazie a questa analisi si può affermare che in Lombardia la gestione efficiente ed economica della raccolta dei rifiuti può essere fatta anche in zone territoriali ove, come luogo comune, si è soliti ritenere che vi siano diseconomie e maggiori difficoltà logistiche. Figura 3.9.12 – Confronto tra tre indicatori di costo totale per aree territoriali legate all’altimetria. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) € 20 € 30 € 40 € 50 € 60 € 70 € 80 € 90 € 100 € 110 € 120 Pianura Collina Montagna €/ an no Costi totali normalizzati (su ab. eq. escluso CSL) Costi totali (su ab. eq. compreso CSL) Costi totali (per abitante residente) 197 3.9.1.3.4 Trend storico Grazie alla disponibilità di informazioni dettagliate e riunite in unico database sin dal 2004, è possibile effettuare un’analisi dell’andamento storico del valore di costo complessivo. In questo caso può essere utilizzato il tradizionale indicatore “costi totali per abitante”, per il quale esistono dati di letteratura come confronto. Questo indicatore è evidenziato da ARPA Lombardia nei rapporti annuali sulla gestione dei rifiuti. In figura 3.9.13. è riportato il trend storico dei costi totali per i comuni suddivisi in fasce di raccolta differenziata. La media su tutti i comuni indica un incremento dagli € 83,36/ab. del 2004 a € 103,99/ab. del 2010, con un incremento pari a € 20,63/ab. ovvero al +24,7% (una media del +3,8% all’anno), rispetto ad un incremento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie operai e impiegati pari al +11,4%. Quello che si può notare è che tale incremento ha riguardato i comuni appartenenti a tutte le fasce di raccolta differenziata, ma quelli con valori di RD superiori hanno mantenuto una convenienza costante nel tempo rispetto a quelli appartenenti a fasce più basse. Figura 3.9.13 – Andamento storico dei costi totali per la raccolta, espressi per fascia di raccolta differenziata, non utilizzando i “costi totali normalizzati” ma il tradizionale indicatore €/abitante. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) 3.9.1.3.5 Confronto tra Regioni e nazionale Al fine di confrontare il valore di costo per la gestione dei rifiuti in Lombardia con quello di altre Regioni, si può utilizzare nuovamente il costo totale per abitante facendo però riferimento a quanto pubblicato sul rapporto annuale ISPRA. Esso utilizza come fonte i dati MUD dei Comuni e i Certificati di Conto Consuntivo, e gli ultimi dati disponibili sono quelli del 2008. Sui dati pubblicati da ISPRA occorre fare una precisazione; il database non copre tutti i Comuni (83,5% del totale, per la Lombardia) ed inoltre la modalità di calcolo del costo medio è differente da quella, più corretta, utilizzata nei rapporti annuali di ARPA Lombardia, per le seguenti motivazioni: − Il costo totale per abitante nel rapporto ISPRA viene calcolato sommando i costi presentati da tutti i comuni e dividendo per il totale degli abitanti; questa media risulta una media ponderata, in cui i comuni grossi incidono maggiormente rispetto ai comuni piccoli. Per poter valutare con lo stesso peso comuni piccoli e comuni grandi è più corretto utilizzare la “media delle medie”, ovvero la media dei singoli costi medi di ogni comune. Per la Regione Lombardia, comunque, il dato presentato da ISPRA per il 2008 (€ 123,45) è superiore a quello calcolato utilizzando il database 198 O.R.SO. anche calcolando la media ponderata come ISPRA (€ 119,86) , e sensibilmente superiore al dato della media delle medie (€ 97,10); − Non è chiaro se nel rapporto ISPRA sono stati considerati i ricavi derivanti dalle frazioni differenziate (introiti da filiera Conai o da vendita sul libero mercato). Nel rapporto infatti si precisa che “uno degli errori più frequenti di compilazione dei dati è l’indicazione dei proventi da tarsu e/o tariffa nelle colonne riservate ai ricavi dalla vendita di materiali e/o energia o dei contributi del Conai; questi ultimi spesso non vengono indicati.” In ogni caso, in Lombardia i dati presentati da ARPA sono più veritieri grazie alla compilazione più precisa da parte dei Comuni delle schede O.R.SO., che vengono bonificate e validate attentamente dagli Osservatori Provinciali Rifiuti. Per questo, il confronto tra regioni, riportato in tabella 3.9.5. e grafico 3.9.14 può essere visto solo a livello indicativo. Fatta questa premessa, la Lombardia comunque riporta un valore (€ 123,45) nella media rispetto alle altre regioni del nord (€ 128,34) e inferiore alla media nazionale (€ 137,66). Tabella 3.9.5 – Costi totali medi pro capite delle regioni italiane. Fonte: elaborazione ISPRA pubblicata nel Rapporto Rifiuti 2011 (dati 2008). N.B. i costi non comprendono i ricavi delle raccolte differenziate. 199 Figura 3.9.14 - Medie regionali dei costi annui pro capite di gestione dei rifiuti indifferenziati (Cgindab), delle raccolte differenziate (Cgdab) e dei costi totali del servizio di igiene urbana (Ctotab) (euro/abitante per anno). Fonte: rapporto ISPRA. 3.9.2 Analisi delle tariffe di recupero e smaltimento in impianto 3.9.2.1 Tariffe degli impianti lombardi: valori medi e criteri di modulazione Nel presente paragrafo vengono analizzate le tariffe di conferimento in impianto come dichiarate nelle schede O.R.SO. dai gestori. E’ stata effettuata anche un’indagine sui criteri di modulazione della tariffa, legati tipicamente alla diversità di prezzo applicato ai comuni limitrofi o della provincia di riferimento rispetto ai comuni fuori provincia, etc. 200 3.9.2.1.1 Termovalorizzatori n. Gestore Comune Tariffa MIN compr. IVA €/ton Note tariffa MIN Tariffa MAX compr. IVA €/ton Note tariffa MAX Tariffa media o unica €/ton Note tariffa media o unica 1 APRICA S.P.A. Brescia (BS) 64,77 fasce a seconda della RD 96,60 fasce a seconda della RD 80,69 2 ACCAM S.P.A. Busto Arsizio (VA) 113,62 Convenzione di mutuo soccorso 134,20 Comuni soci 123,91 3 ACSM AGAM S.p.A. Como (CO) 118,74 COMUNE sede dell'impianto 124,85 comuni della provincia 121,80 4 AEM GESTIONI S.R.L. Cremona (CR) 103,29 Comuni 5 REA DALMINE S.p.A. Dalmine (BG) 95,24 Provinciali 123,81 RSU Extra provinciali 109,53 6 BRIANZA ENERGIA AMBIENTE S.P.A. Desio (MI) 122,00 Comuni Soci e Convenzionati 7 AMSA (SILLA DUE) Milano (MI) 99,00 Comuni convenzionati (min) 127,60 Comuni convenzionati (max) 113,30 8 LOMELLINA ENERGIA Parona (PV) 117,17 Comuni Della Provincia 121,10 comuni di altra provincia confinante 119,14 9 CO.RE. S.P.A. Sesto S.Giovanni (MI) 68,20 Alcuni Comuni 106,70 altri comuni e extraprovinciali 87,45 10 PRIMA SRL Trezzo sull'Adda (MI) 114,95 Amministrazion i comunali e consorzi di Comuni 11 SILEA SPA Valmadrera (LC) 120,08 comuni da mutuo soccorso 127,91 comuni soci 124,00 64,77 134,20 110,91 Tabella 3.9.6 – Tariffe dei termovalorizzatori in Lombardia e criteri di modulazione. Dichiarazioni O.R.SO. 2010 201 Figura 3.9.15 - Tariffe medie dei termovalorizzatori in Lombardia. Dichiarazioni O.R.SO. 2010 3.9.2.1.2 Impianti di pretrattamento n. Impianto Comune Prov Tipologia Tariffa MIN compr. IVA €/ton Note tariffa MIN Tariffa MAX compr. IVA €/ton Note tariffa MAX Tariffa media €/ton Note tariffa media 1 APRICA S.P.A. Bergamo BG TMB 95,24 Comuni della prov. BG 2 ECONORD S.P.A. Como CO SEL 129,25 Comuni 3 BELLISOLINA S.R.L. Montanaso Lombardo LO TMB 91,43 aziende 125,02 comuni 108,23 4 MANTOVA AMBIENTE S.R.L. Ceresara MN TMB 131,00 5 MANTOVA AMBIENTE S.R.L. Pieve Di Coriano MN TMB 133,10 6 AMSA SPA - MASERATI LIGHT Milano MI TMB n.d. 7 ECODECO SRL Lacchiarella MI TMB 115,70 comuni 8 ECODECO S.R.L Giussago PV TMB 106,50 comuni di basso pavese 108,40 comuni pavese 107,45 9 ECODECO SRL Corteolona PV TMB 106,50 comuni di basso pavese 108,40 comuni pavese 107,45 10 TRAMONTO ANTONIO S.R.L. Vergiate VA SEL 137,50 118,32 Tabella 3.9.7 - Tariffe degli impianti di pretrattamento in Lombardia e criteri di modulazione. Dichiarazioni O.R.SO. 2010 € 0 € 20 € 40 € 60 € 80 € 100 € 120 € 140 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Media 202 Figura 3.9.16 - Tariffe medie degli impianti di pretrattamento in Lombardia. Dichiarazioni O.R.SO. 2010 3.9.2.1.3 Discariche Per quanto riguarda le discariche, le tariffe dichiarate sono riportate nella tabella seguente. n. Prov Comune Impianto Min compr. IVA e ecotassa €/ton Max compr. IVA e ecotassa €/ton Media o tariffa unica €/ton Codice CER 1 BG Cavernago Bergamo Pulita 75,93 191212 2 BS Montichiari Aprica 117,14 123,38 120,26 191212 3 CO Mozzate Econord 134,88 191212 4 CR Malagnino A.E.M. Gestioni 119,96 191212 5 LO Cavenago d'Adda Ecoadda 106,19 191212 6 MN Mariana Mantovana T.E.A. - Territorio Energia Ambiente 122,62 184,42 153,52 191212 7 PV Albonese Waste Italia 141,14 191212 8 VA Gorla Maggiore Econord 128,18 200301 122,51 Tabella 3.9.8 - Tariffe degli impianti di discarica per rifiuti urbani pretrattati in Lombardia. Dichiarazioni O.R.SO. 2010 € 0 € 20 € 40 € 60 € 80 € 100 € 120 € 140 € 160 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Media 203 Figura 3.9.17 - Tariffe medie delle discariche in Lombardia. Dichiarazioni O.R.SO. 2010 3.9.2.1.4 Impianti di compostaggio per la FORSU Impianto Impianto Comune Prov. Tipologia Tariffa media o unica compr. IVA €/ton 1 Berco Srl Calcinate BG compostaggio 84,00 2 Montello Spa Montello BG digestione anaerobica 88,00 3 Spurghi F.Lli Terzi Grassobbio BG compostaggio 4 Systema Ambiente Srl Bagnolo Mella BS compostaggio 88,73 5 Econord Spa Guanzate CO compostaggio 110,31 6 Compostaggio Lecchese Spa Annone Brianza LC compostaggio 104,55 7 Bio.Ge.Co. S.R.L. San Rocco Al Porto LO compostaggio 68,00 8 Eal Compost Srl Terranova Dei Passerini LO compostaggio 87,96 9 Fergeo S.R.L. Boffalora D'adda LO compostaggio 96,00 10 Lucra 96 Villanova Del Sillaro LO digestione anaerobica 82,50 11 Biociclo Srl Castiglione Delle Stiviere MN compostaggio 78,10 12 Mantova Ambiente Pieve Di Coriano MN compostaggio 13 Ecodeco Srl - Impianto Compost Lacchiarella MI compostaggio 97,90 14 Econord Spa Cologno Monzese MI compostaggio 104,05 15 Ecoprogetto Milano Srl Albairate MI compostaggio 100,65 16 Alan Srl Zinasco PV compostaggio 92,40 17 S.C.R.P. Castelleone CR digestione anaerobica 18 Asm Voghera Voghera PV digestione anaerobica 80,00 Min 68,00 Media 90,88 Max 110,31 Tabella 3.9.9 - Tariffe per la FORSU in impianti di compostaggio in Lombardia. Dichiarazioni O.R.SO. 2010 € 0 € 20 € 40 € 60 € 80 € 100 € 120 € 140 € 160 € 180 1 2 3 4 5 6 7 8 Media 204 Figura 3.9.18 - Tariffe per la FORSU in impianti di compostaggio in Lombardia. Dichiarazioni O.R.SO. 2010 3.9.2.2 Confronto con altre regioni / nazioni Per quanto riguarda il confronto con realtà extraregionali, innanzitutto è possibile fare riferimento, per la termovalorizzazione, ad uno studio di confronto effettuato da Cewep e attualizzato dalla Regione Emilia Romagna (valori riferiti al 2009). Tabella 3.9.10 – tariffa media per l’incenerimento dei rifiuti urbani in paesi area UE al 2009. Fonte: Regione Emilia Romagna L’estrema variabilità di tali valori tra una nazione e l’altra, ma anche all’interno di una stessa nazione possono essere spiegate facendo riferimento in particolare ai seguenti temi1: − taglia degli impianti: inceneritori più grandi, infatti, consentono economie di scala maggiori. − tecnologie di abbattimento fumi (anche se la loro influenza complessiva sui costi è inferiore rispetto al ruolo che gioca la potenzialità di trattamento).; − la capacità di recuperare energia e la possibilità di produrre calore e di utilizzarlo in prossimità dell’impianto di incenerimento consente di ottenere maggiori ricavi ; 1 Relazione annuale sullo stato dei servizi idrici, di gestione dei rifiuti urbani e sull’attività svolta - Anno 2010 Autorità regionale per la vigilanza dei servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani; Regione Emilia Romagna € 0 € 20 € 40 € 60 € 80 € 100 € 120 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18Media 205 − tra i ricavi legati alla vendita di energia elettrica incidono in modo significativo gli incentivi definiti da normative nazionali e regionali; − tra le voci di costo merita particolare attenzione il tema dello smaltimento dei residui. A livello nazionale, il confronto sulle tariffe di conferimento agli inceneritori è stato condotto dalla Regione Emilia Romagna, Autorità di vigilanza per i Servizi Idrici e Rifiuti Urbani, basandosi su dati del 2009. I risultati, elencati in tabella 3.9.11., evidenziano come le tariffe decrescano all’aumentare della taglia impiantistica e come le tariffe applicate in Regione Lombardia nel 2010 (media € 110,91, min € 64,77, max € 134,20) siano coerenti con i valori di range nazionali. Tabella 3.9.11 – indagine Regione Emilia Romagna – anno 2009: tariffe degli impianti di incenerimento in Italia. Un’altra indagine è stata effettuata sugli impianti della Regione Veneto da ARPAV ed è riportata nella figura seguente. Figura 3.9.19 - Tariffe medie di conferimento agli impianti di produzione CDR, incenerimento e discarica in Veneto Anni 2004-2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. N.B: sono esclusi IVA, ecotassa, contributi agli Enti locali Anche per le discariche si indicano alcuni valori di riferimento europei e nazionali basati sia sulla indagine Cewep (riferiti al 2007 ed attualizzati al 2009) sia altri documenti raccolti ed elaborati dalla Regione Emilia Romagna; si tratta naturalmente di stime generali sui valori di tariffe ai cancelli e di valutazioni suscettibili di miglioramento. 206 Tabella 3.9.12 – tariffa di smaltimento in discarica in paesi area UE. (Fonte indagine CEWEP 2009) Tabella 3.9.13 – Tariffa di smaltimento in discarica in Italia. (Fonte indagine CEWEP 2009) Per quanto riguarda gli impianti di compostaggio in particolare per la FORSU, le tariffe degli impianti lombardi (min. € 68,00, media € 90,88, max € 110,31) appaiono superiori alla media nazionale; una motivazione può essere ricercata nella maggiore dotazione in presidi ambientali dei nostri impianti (confinamento in capannone chiuso di più fasi di processo, sistemi di trattamento arie etc.), fatto legato alla maggior densità urbanistica nella nostra regione e alla conseguente maggior attenzione che può esserci nel garantire il minimo impatto odorigeno anche in prossimità di nuclei abitati. Tabella 3.9.144 – Tariffa del compostaggio in Italia. (Fonte indagine CEWEP 2009) 3.9.3 Analisi critica diverse modalità di tariffazione Secondo il d.lgs 152/2006, e in accordo con il principio contenuto nella direttiva europea 2008/98/CE di “chi inquina paga”, il produttore di rifiuti è responsabile della loro gestione e del loro corretto smaltimento. 207 Il costo deve: − essere equamente ripartito tra i produttori e i detentori di rifiuti in modo tale da rispecchiare il reale costo per l’ambiente della loro produzione e gestione; − deve tenere in considerazione la quantità di inquinamento effettivamente prodotto. Per questo, nella normativa nazionale è stato pensato con il D.Lgs. 22/97 l’obbligo di passaggio dalla tradizionale TARSU calcolata sui metri quadri di superficie dell’abitazione ad una tariffa maggiormente commisurata alle effettive quantità prodotte, la TIA. 3.9.3.1 Scenario normativo attuale I comuni che al 2010 applicano la TIA su tutto il territorio nazionale sono circa il 20% (in Lombardia circa il 16%, vedi paragrafo 3.9.3.3). Il passaggio da TARSU (Tassa rifiuti) a TIA (Tariffa Igiene Ambientale) è avvenuto gradualmente a partire dal 1997, grazie alle previsioni del legislatore (a partire dal D.Lgs. 22/97) con punte alte nei primi anni e scarse adesioni negli anni successivi per effetto dei continui rinvii contenuti nelle varie leggi di proroga introdotte in successione. Attualmente quindi ci troviamo in una situazione di frammentazione in cui è applicata in alcuni comuni la TARSU in altri la cosiddetta “TIA1” ed in altri la “TIA2”, spiegate qui di seguito. 3.9.3.1.1 TARSU Il riferimento legislativo è costituito dal D.Lgs. n. 507 del 15 novembre 1993, in base al quale, a decorrere dall’01/01/1994, i Comuni “debbono istituire una tassa annuale” da applicarsi “in base a tariffa”, secondo appositi regolamenti comunali, a copertura parziale (dal 50% al 70%) del costo del servizio stesso. La tassa, mediante determinazione tariffaria adottata dal Comune, “può essere commisurata in base alla quantità e qualità medie ordinarie per unità di superficie imponibile di rifiuti solidi producibili nei locali ed aree per il tipo di uso, cui i medesimi sono destinati, e al costo dello smaltimento”. Ai sensi dell’art. 52, comma 5, del D.Lgs. n. 446 del 15/12/1997, il Comune ha la facoltà di disciplinare con proprio regolamento l’affidamento a terzi delle fasi di liquidazione, accertamento e riscossione della tassa. 3.9.3.1.2 TIA/1 (Tariffa igiene ambientale) Il riferimento legislativo è costituito dell’art. 49 del D.Lgs. n. 22 del 05 febbraio 1997 (c.d. decreto Ronchi) in vigore dall’01/01/1999, il quale ha previsto l’istituzione, da parte dei Comuni, di una “tariffa” per la copertura integrale dei costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche e soggette ad uso pubblico, nelle zone del territorio comunale. La tariffa è composta: − da una quota fissa, determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio; − da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio. Con il regolamento ministeriale approvato con il DPR n. 158 del 27 aprile 1999 è stato elaborato il metodo normalizzato per definire le componenti dei costi e determinare la tariffa di riferimento. Diversamente dalla normativa sulla TARSU, l’art. 49 non qualifica espressamente la natura del prelievo né reca specifiche disposizioni in materia di accertamento, liquidazioni, sanzioni. Il superamento del regime TARSU non è stato mai completato e la sua sostituzione con la TIA, inizialmente fissata a decorrere dall’01/01/1999, è stata man mano differita attraverso rinvii, contenuti soprattutto nelle varie leggi finanziarie. 3.9.3.1.3 TIA/2 (Tariffa integrata ambientale) La quarta rilevante modifica legislativa del prelievo è costituita dall’art. 238 del D.Lgs. n. 152 del 03 aprile 2006, che ha determinato la “tariffa integrata ambientale” (c.d. TIA/2 per distinguerla dalla precedente TIA/1). 208 Tale tariffa deve essere determinata ad opera dell’autorità d’ambito territoriale ottimale (AATO), almeno sino al 31/12/2011, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del regolamento ministeriale (che si sarebbe dovuto emanare entro il 30 giugno 2010), con il quale sono fissati i criteri generali per la definizione delle componenti dei costi e la determinazione della tariffa. La tariffa è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti, nonché da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio. È espressamente previsto che la tariffa è applicata e riscossa dai soggetti affidatari del servizio di gestione integrata e che la sua riscossione, volontaria o coattiva, può essere effettuata secondo le disposizioni del DPR n. 602/73 mediante convenzione con l’Agenzia delle entrate. Infine, nonostante il preciso intervento della Corte Costituzionale, il legislatore, con l’art. 14, comma 33, del D.L. n. 78 del 31 maggio 2010, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 122 del 30 luglio 2010, ha previsto in ordine alla TIA/2 che: “Le disposizioni di cui all’articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si interpretano nel senso che la natura della tariffa ivi prevista non è tributaria. Le controversie relative alla predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, rientrano nella giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria”. 3.9.3.2 Scenario normativo per il 2013: la TARES Il D.L. n. 201/2011 fissa al 1° gennaio 2013 l’entrata in vigore del nuovo tributo denominato TRIBUTO COMUNALE RIFIUTI E SERVIZI (in sigla:TARES). Il tributo comprenderà: 1) quota ambientale per lo smaltimento dei rifiuti, 2) quota “servizi” per la sicurezza, l’illuminazione e la gestione delle strade (cd. servizi indivisibili). Più in particolare, il comma 11 specifica che la tariffa è composta da due quote e cioè: − una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio di gestione dei rifiuti, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti; − una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all'entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio (la tariffa è determinata ricomprendendo anche i costi di post-gestione delle discariche di cui all'art. 15 del D.Lgs. n. 36/2003). Qui di seguito si riassumono i punti salienti della nuova TARES: − La nuova tariffa sarà proporzionata ”alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotte per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte” sulla base dei criteri stabiliti da un regolamento da emanarsi entro il 31 ottobre 2012; − Si applicheranno comunque in via transitoria, a decorrere dal 1° gennaio 2013 e fino alla data da cui decorre l’applicazione del regolamento di cui sopra, le disposizioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158 attualmente vigenti; − Nella determinazione della superficie assoggettabile al tributo non si tiene conto di quella parte di essa ove si formano di regola rifiuti speciali, a condizione che il produttore ne dimostri l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente; − La componente “servizi” sarà calcolata in base al valore dell’immobile attraverso un’aliquota comunale rappresentata da una maggiorazione pari a 0,30 euro per metro quadrato, a copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni, i quali possono, con deliberazione del consiglio comunale, aumentare la misura della maggiorazione per un importo massimo di 0,40 euro/mq, anche graduandola in ragione della tipologia dell’immobile e della zona ove è ubicato; − Il pagamento della tariffa dovrà avvenire annualmente e sarà proporzionato alla quantità e qualità media ordinaria di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte; − Nel determinare le tariffe, dovrà tenersi conto sia della quota relativa al costo del servizio, sia di quella rapportata alla quantità di rifiuti relativi al servizio fornito e ai costi di gestione; 209 − I comuni, inoltre, potranno decidere di diminuire la tariffa o anche di prevedere agevolazioni o esenzioni in caso di ridotta produzione di rifiuti e prevedere agevolazioni per situazioni di particolare disagio sociale (ad esempio casi di particolari difficoltà economiche). I comuni più all’avanguardia che hanno realizzato sistemi di misurazione della quantità di rifiuti conferiti potranno applicare una tariffa avente natura corrispettiva; − I comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico o che hanno realizzato sistemi di gestione caratterizzati dall'utilizzo di correttivi ai criteri di ripartizione del costo del servizio finalizzati ad attuare un effettivo modello di tariffa commisurata al servizio reso, possono, con regolamento, prevedere l'applicazione di una tariffa avente natura corrispettiva, in luogo del tributo. L’aspetto interessante della TARES è il nuovo impulso verso la commisurazione del servizio all’effettiva quantità prodotta di rifiuti (includendo quindi la possibilità di realizzare la “tariffa con metodo puntuale”, pur demandando ad un decreto attuativo la definizione dei criteri. 3.9.3.3 Statistiche sui comuni che hanno introdotto la tariffa Nell’applicativo O.R.SO. esiste un’apposita sezione, da compilare obbligatoriamente, contenente le informazioni relative alla modalità di riscossione del tributo relativo all’igiene urbana. Le statistiche indicano un totale di 244 comuni che al 2010 avevano introdotto la TIA, pari al 15,8% del totale. Come si vede dal grafico x.x., a partire dal 2006 l’incremento dei comuni in TIA è stato molto limitato a causa dell’incertezza legislativa e delle continue proroghe. La provincia che ha il maggior numero di Comuni che hanno introdotto la TIA (tabella 3.9.14) è quella di Milano, con 61 comuni su 134 pari al 45,5%, mentre all’estremo opposto troviamo la provincia di Pavia con il 3,2% di comuni. Figura 3.9.20 – Andamento del numero dei Comuni che hanno introdotto la tariffa. Fonte: O.R.SO. 0,0% 2,0% 4,0% 6,0% 8,0% 10,0% 12,0% 14,0% 16,0% 18,0% 0 50 100 150 200 250 300 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 % C om un i a T IA N um er o Co m un i a T IA Numero Comuni a TIA % Comuni a TIA 210 Provincia Comuni a TIA Totale Comuni % Comuni a TIA MI 61 134 45,5% MN 23 70 32,9% BS 49 206 23,8% BG 48 244 19,7% VA 17 141 12,1% CO 19 162 11,7% MB 6 55 10,9% SO 4 78 5,1% LO 3 61 4,9% CR 5 115 4,3% LC 3 90 3,3% PV 6 190 3,2% Totale complessivo 244 1546 15,8% Tabella 3.9.15 – Totale comuni a TIA per Provincia. Dato O.R.SO. 2010 Come è noto il passaggio alla TIA impone il raggiungimento del 100% della copertura dei costi, e questo è il passaggio più delicato in quanto i comuni in TARSU tipicamente presentano un grado di copertura dell’ordine del 60-80%, utilizzando parte delle altre entrate comunali per coprire il costo del servizio. Il cittadino, quindi, durante il passaggio alla TIA può percepire un aumento sensibile dei costi, anche se l’incremento è solo una modifica contabile sui prelievi, che prima erano appunto spalmati su altre tasse comunali. Analizzando i dati O.R.SO. si vede che la percentuale di copertura media, per il 2010, è del 99,2%, confermando dunque l’impegno di questi comuni. La TIA è stata introdotta nella maggioranza dei comuni lombardi con il cosiddetto metodo “presuntivo”, ovvero aggiungendo al tradizionale parametro della superficie in metri quadri anche il numero dei componenti del nucleo familiare. Questo metodo in realtà, pur andando nella direzione della responsabilità estesa del produttore (“chi inquina paga”), non fornisce uno strumento utile per “pagare di meno non inquinando”, proprio perché i parametri dei metri quadri e del numero di occupanti non sono variabili. Molto più incentivante è invece la cosiddetta tariffa puntuale, con la quale viene contabilizzata con strumenti diversi la produzione effettiva di rifiuti, conteggiando prevalentemente l’indifferenziato e spingendo così il cittadino, oltre che a produrre meno rifiuti in totale, ad effettuare correttamente le differenziate. Poiché il numero di comuni con tariffa puntuale è molto ridotto (39 in tutta la Lombardia), essi sono stati elencati in dettaglio in tabella 3.9.15., in modo da essere visibili come riferimento e best practices per coloro che desiderano introdurla anche nell’ambito normativo della nuova TARES dal 2013. 211 Provincia Comuni VA Cassano Magnago CO Bregnano MI Albairate Bernate Ticino Besate Calvignasco Cassinetta di Lugagnano Cisliano Cusago Mesero Morimondo Motta Visconti Ozzero Vittuone BG Almenno San Bartolomeo Alzano Lombardo Barzana Bonate Sopra Gorle Mornico al Serio Nembro Palazzago Torre Boldone Villa di Serio Medolago BS Adro Castrezzato Erbusco Mazzano Passirano Pontevico Rovato Travagliato MN Bigarello Bozzolo Gonzaga Marmirolo Roverbella San Giorgio di Mantova Suzzara Tabella 3.9.16 - Elenco dei 39 comuni lombardi che hanno introdotto la tariffa con metodo puntuale. (Fonte dati ARPA) 212 3.9.3.4 Metodi per la determinazione della tariffa • Metodo presuntivo Sulla base di indici di produttività per superficie e per categorie di attività, vengono elaborate tariffe per la copertura integrale dei costi che permettono di differenziare gli importi a seconda della potenziale produzione di rifiuti per ognuna delle categorie presenti sul territorio. Con la norma attuale sono previsti indici di produttività sia per le utenze domestiche (in funzione del nucleo e della superficie) sia per le utenze non domestiche (in funzione dell’attività svolta e della superficie). Questo è il metodo applicato dalla quasi totalità dei comuni in TIA. • Metodo puntuale Una minima parte dei comuni ha deciso di applicare la TIA veramente legandola al principio “chi inquina paga”, ovvero mettendo in atto metodi che permettono di determinare il corrispettivo che l’utente deve pagare in base ai rifiuti effettivamente conferiti, in particolar modo di quelli indifferenziati. I metodi attualmente più diffusi sono quelli che utilizzano contenitori dotati di trasponder che vengono letti al momento dello svuotamento o cartellini con codice a barre applicato sui sacchi che viene staccato al momento del ritiro e letto successivamente con lettori ottici. I sistemi di rilevamento puntuale in essere nei 39 comuni si basano prevalentemente su modelli di raccolta porta a porta con più frazioni differenziate. Anche il sistema a calotte applicate su cassonetti stradali, di recente introduzione, ne permette l'applicazione grazie all'identificazione dell'utente con chiave magnetica. . 3.9.3.5 Analisi critica delle diverse modalità di tariffazione Le tabelle seguenti commentano per ciascun soggetto come i principali strumenti di applicazione tariffarie rispondono agli obiettivi dello strumento economico-ambientale, dal punto di vista degli utenti, delle aziende e dell’Ente locale. Utenti TARSU TIA Presuntiva TIA Puntuale Efficacia - chiarezza nella ripartizione dei particolare delle costi ed in quote fisse e variabili; Bassa Alta Alta Efficienza economica (incentivo permanente a miglioramento); Nessuno Nessuno Alta Costo amministrativo (alta complessità e tecnicismo implicano difficoltà applicativa); Basso Medio-Basso Alto Equità (corretta attribuzione per macrocategorie e singole categorie) Funzione del regolamento Media Alta Adattabilità tecnologiche – (mutazioni mutazioni di prezzo del ciclo) Bassa Bassa Alta Accettabilità politica (non modifica radicale pratiche prevalenti – orientamenti) Alta Media Bassa Aziende TARSU TIA Presuntiva TIA Puntuale Efficacia - chiarezza nella ripartizione dei particolare delle costi ed in quote fisse e variabili; Bassa Alta Alta Efficienza economica (incentivo permanente a miglioramento); Funzione del contratto di servizio Funzione del contratto di servizio Funzione del contratto di servizio Costo amministrativo (alta complessità e tecnicismo implicano difficoltà applicativa); Basso Medio-Basso Alto Equità (corretta attribuzione per macrocategorie e singole categorie) Funzione del regolamento Media Alta Adattabilità tecnologiche – (mutazioni mutazioni di prezzo del ciclo) Bassa Alta Alta Accettabilità politica (non modifica radicale pratiche prevalenti – orientamenti) Alta Media Bassa Ente locale TARSU TIA Presuntiva TIA Puntuale 213 Efficacia - chiarezza nella ripartizione dei particolare delle costi ed in quote fisse e variabili; Bassa Alta Alta Efficienza economica (incentivo permanente a miglioramento); Funzione del contratto di servizio Funzione del contratto di servizio Funzione del contratto di servizio Costo amministrativo (alta complessità e tecnicismo implicano difficoltà applicativa); Basso Medio-Basso Alto Equità (corretta attribuzione per macrocategorie e singole categorie) Funzione del regolamento Media Alta Adattabilità tecnologiche – (mutazioni mutazioni di prezzo del ciclo) Bassa Alta Alta Accettabilità politica (non modifica radicale pratiche prevalenti – orientamenti) Alta Media Bassa Tabella 3.9.17 – Analisi critica di confronto tra TARSU, TIA presuntiva, TIA puntuale. (Fonte elaborazioni Finlombarda spa) 3.9.3.6 Sistemi attualmente utilizzati per la rilevazione delle quantità prodotte (tariffa puntuale) 3.9.3.6.1 Identificazione contenitore 1. Con cartellini dotati di codice a barre − Ad ogni utenza viene consegnato un set di cartellini con codice a barre univoco; − L’utente applica il cartellino sul sacco quando espone il sacco medesimo per la raccolta; − L’operatore ritira il cartellino al momento della raccolta del sacco porta a porta; − Il cartellino, lavato, viene letto; − La matrice viene associata all’utenza all’interno del software gestionale al momento in cui i cartellini vengono consegnati; − Ogni cartellino indica quindi volume del contenitore (eventualmente tipologia rifiuti) e utenza che conferisce; − Le letture/conferimenti vengono importate nel gestionale e associate all’utenza relativa, per il calcolo della parte variabile. 2. Con transponder Il transponder è un circuito elettronico,dotato di antenna e privo di batteria, che può ricevere informazioni ed anche trasmetterle ad un lettore apposito posto nelle vicinanze. La trasmissione delle informazioni può avvenire a frequenza 125 kHz (bassa frequenza), 13,56 MHz (media frequenza), o superiore ai 300 MHz (UHF). Contenitori riutilizzabili dotati di transponder − Consegna contenitori riutilizzabili dotati di transponder RF-ID (Radio Frequency IDentification); − Contestuale associazione del codice transponder, e quindi del contenitore, all’utenza nel gestionale tariffa; − L’utente espone il contenitore per la raccolta; − Il contenitore viene rilevato al momento della raccolta (le modalità di lettura possono essere fisse e mobile); − La lettura/conferimento vengono trasmesse a un server ovvero scaricate dall’hardware di lettura direttamente nel gestionale per il calcolo della parte variabile. Sacchi a perdere dotati di transponder UHF 214 I progressi nella fabbricazione dei transponder UHF (ultra high frequency) e il conseguente abbattimento dei costi ne hanno reso possibile l’impiego anche sui sacchi a perdere, rendendo quindi il sistema di identificazione a transponder più accessibile anche alle Amministrazioni che non intendono utilizzare contenitori rigidi e riutilizzabili (per i costi e per motivi di ordine pratico). − L’associazione sacco / utente nel gestionale tariffa avviene al momento della consegna dei rotoli (il sistema UHF infatti rende possibile più letture contemporanee, quindi anche la lettura di tutti i codici contenuti in un rotolo di sacchi); − Questa associazione può avvenire anche tramite la consegna automatizzata, previa identificazione dell’utenza (con tessera utente o CRS); − L’utente espone il contenitore per la raccolta; − L’operatore o il sistema di bordo, legge il contenitore al momento della raccolta (le modalità di lettura possono essere fisse o mobili); − Le letture/conferimenti vengono trasmesse a un server ovvero scaricate dall’hardware di lettura direttamente nel gestionale per il calcolo della parte variabile della tariffa. Modalità di lettura ‘fisse’: − I mezzi vengono dotati di sistema di bordo con centralina e antenne per l’identificazione; − Le letture avvengono in maniera automatica, contestualmente allo svuotamento per i contenitori scarrabili, ovvero dopo lo svuotamento, con accompagnamento manuale dei secchielli, per i contenitori piccoli; − Le letture effettuate vengono trasmesse a un server remoto direttamente dal sistema di bordo che le acquisisce dalle antenne installate sul mezzo, e quindi al gestionale per il calcolo della parte variabile della tariffa. Modalità di lettura ‘mobili’: − Gli operatori vengono dotati di lettori portatili; − Le letture avvengono manualmente, passando i lettori sui tag al momento della raccolta; − Le letture effettuate vengono trasmesse in remoto dal lettore, se dotato di connettività, ovvero scaricate a fine giro e quindi importate nel gestionale, per il calcolo della parte variabile della tariffa. 3. Con pagamento a sacco Sacco prepagato Alcune amministrazioni che applicano la tariffa puntuale utilizzano il metodo a sacco prepagato. Questo metodo è molto utilizzato dalle amministrazioni Comunali in Svizzera. L’operatore è autorizzato a raccogliere unicamente i sacchi indicati dal Comune, facilmente riconoscibili dai sacchi anonimi. L’utente quindi paga anticipatamente la propria quota variabile, al momento dell’acquisto dei sacchi ‘ufficiali’, attraverso canali di vendita differenti (dallo sportello del gestore, alle tabaccherie, alle edicole etc.). Il vantaggio di questo metodo è nella gestione del dato di conferimento, che viene di fatto eliminata, in quanto pagata in anticipo contestualmente ai sacchi. Il limite è l’obbligo che impone all’utente di pagare in anticipo un servizio. Sacco pagato in fattura Una modalità alternativa è quella di fornire il sacco registrandone la consegna con metodi di identificazione dell’utente. Questo potrebbe avvenire tramite l’utilizzo di una tessera utente (anche una CRS) al momento del ritiro dei sacchi. Il ritiro potrebbe avvenire attraverso qualsiasi punto di consegna dotato di semplici sistemi di identificazione e di una connettività che consenta il collegamento al gestionale della tariffa, che autorizza la 215 consegna dopo aver identificato l’utenza, e quindi ne registra l’avvenuto ritiro. Il pagamento del ritiro può avvenire al momento della fatturazione, quale parte variabile calcolata sulla base del costo unitario del sacco, moltiplicato per i ritiri. Questo sistema consente di non far pagare tutto ciò che si presume l’utente conferisca ma quello che potrebbe aver già conferito, avvenendo detto calcolo al momento dell’emissione della fattura. Un sistema interessante è stato introdotto nel comune di Pontevico (BS), dove, dopo il sistema puntuale a cartellini, è stato introdotto un sistema con tariffa trinomia: una parte fissa, una parte variabile sull’indifferenziato sulla base dei sacchi ritirati fino al momento della fatturazione , e una seconda parte variabile sul residuo differenziato. Questo sistema permette di esporre, a livello di costi in fattura, la convenienza alla maggiore differenziazione in quanto il costo dell’indifferenziato è superiore a quello delle frazioni differenziate. 3.9.3.6.2 Sistemi informatici integrati a supporto Ai fini di una gestione ottimale dei servizi ambientali emerge che le realtà dove sono state avviati sistemi di rilevazione puntuali riescono a fornire servizi più efficaci ed efficienti e a intercettare con maggior precisioni comportamenti non virtuosi. L’utilizzo di centri di raccolta, che utilizzano sistemi di rilevamento dell’accesso e del conferimento, permettono sia di recuperare costi per servizi di conferimenti non previsti dal normale circuito di raccolta, ma anche di promuovere sistemi di riduzioni della tariffa per soggetti che conferiscono frazioni di differenziata riutilizzabile. Naturalmente è indispensabile che tutti i servizi coinvolti nel ciclo abbiano alla base una gestione informatica che ne consenta la raccolta centralizzata delle informazioni e il relativo trattamento. Dovranno essere gestite le segnalazioni che arrivano dal territorio: richieste di intervento, segnalazioni anomalie o disservizi, richieste informazioni, richieste servizi aggiuntivi. Gli utenti e i comuni devono avere la possibilità di utilizzare sistemi web aperti per velocizzare e condividere tutte le attività coinvolte nei servizi di igiene ambientale. Deve essere possibile accedere alla propria posizione per la visualizzazione dei propri documenti emessi, relativi alla situazione dei pagamenti. Dovranno essere accessibili anche i dati relativi alla propria produzione di rifiuti o allo stato di una richiesta di intervento servizio o pratica. Dovrà essere possibile pagare online le proprie bollette o compilare una denuncia di inizio occupazione, variazione o cessazione. Inoltre dovranno essere accessibili i dati sul servizio svolto, sia raccolta che spazzamento con i relativi orari di passaggio nella propria via e civico. Una completa informazione al cittadino, oltre a costituire un servizio, alimenta un virtuoso meccanismo di coinvolgimento in quanto lo fa sentire parte attiva e non solo passiva che emerge solo al momento del pagamento della bolletta. 3.9.3.7 Caso studio: L’esperienza del Consorzio dei Comuni dei Navigli (Albairate – Milano) Il Consorzio dei Comuni dei Navigli costituisce una realtà di spicco nella gestione della tariffa rifiuti. In molti dei Comuni gestiti viene applicata la tariffa puntuale a quantità, utilizzando la raccolta porta a porta con sistemi di identificazione dei conferimenti che negli anni hanno conosciuto importanti evoluzioni. Nel 1996, prima dell’entrata in vigore del Decreto Ronchi, è stato introdotto un metodo di rilevazione basato sulla lettura / identificazione di cartellini dotati di codici a barre da fissare sui sacchi esposti nei giorni di raccolta. Ogni cartellino fornito è dotato di un codice a barre, riconducibile alla matrice che viene associata automaticamente all’utenza, tramite un lettore di barcode collegato con il gestionale della tariffa. Al momento della raccolta l’operatore preleva il cartellino, che viene successivamente lavato e letto. Le letture di ogni giorno di raccolta vengono quindi importate nel gestionale, e associate in automatico alle utenze che hanno conferito. 216 Figura 3.9.21 – sistema a codici a barre utilizzato dai Comuni dei Navigli. Nel 2006 è stata introdotta un’importante novità per rendere più efficace e rapido il processo di identificazione dei conferimenti, passando gradualmente alla tecnologia a transponder. In alcuni dei Comuni coinvolti sono stati distribuiti alle utenze i contenitori per la frazione indifferenziata, bidoni o cassonetti di differenti volumetrie, dotati di transponder RF-ID (125 kHz). L’associazione tra il contenitore e l’utenza avveniva contestualmente alla consegna, generando quindi una sorta di catasto dei contenitori distribuiti sul territorio. Figura 3.9.22 – Sistema RF-ID utilizzato recentemente nei Comuni dei Navigli. I mezzi sono stati dotati di un sistema di bordo dotato di antenna GPS per la localizzazione, antenne RF-ID per l’identificazione contenitori e antenna GPRS per l’invio dei dati raccolti a un server. I dati relativi alle posizioni vengono registrati durante il giro di raccolta e inviati a un server remoto per poter essere visualizzati sul modulo GIS del gestionale, i dati relativi alle letture vengono importati nel gestionale della tariffa per poter calcolare la parte a quantità. La quantità di rifiuti prodotta dalla singola utenza viene calcolata sulla base del peso specifico giornaliero, rilevato dividendo il peso totale della frazione indifferenziata raccolta, per il volume complessivo dato dalla somma dei volumi puntualmente identificati durante la raccolta. Durante la fase sperimentale sono stati valutate tutte le differenze fra i due sistemi di raccolta e identificazione, e sono stati analizzati e confrontati i costi dei due sistemi. Il sistema a transponder presenta evidentemente dei costi iniziali superiori dovuti all’impiego di hardware installato a bordo mezzo, contenitori rigidi riutilizzabili (secchielli, bidoni scarrabili o cassonetti), e tempi di servizio superiori per via delle modalità di raccolta che richiedono operazioni più complesse. Questo sistema però consente di abbattere i costi di materiale di consumo (sacchi e cartellini) e soprattutto quelli di gestione del dato di conferimento a valle del processo di identificazione, che consente di effettuare in automatico, senza l’impiego di ulteriore mano d’opera, l’associazione del conferimento all’utenza relativa. Una volta avvenuta la lettura del transponder, contestuale alla raccolta, il gestionale acquisisce da remoto il dato, e a fine giro può già rendere disponibile i dati relativi al conferimento: chi e quanto ha conferito e quando è stato raccolto. Inoltre, è stata rilevata una tendenza da parte delle utenze a ridurre la frequenza dell’esposizione rifiuti, grazie alla maggiore capacità e fruibilità dei contenitori rigidi, riducendo di conseguenza il numero medio per giro dei punti di raccolta lungo il territorio. Terminata la fase sperimentale e verificata l’affidabilità del sistema di identificazione, più performante rispetto al precedente, la gestione a transponder è stata applicata con successo su più Comuni che effettuano la raccolta porta a porta con la tariffa a quantità. 217 3.10 Focus su particolari categorie di rifiuto urbano 3.10.1 La raccolta differenziata e il trattamento del rifiuto organico Il presente capitolo è stato redatto in collaborazione con il Consorzio Italiano Compostatori, con il quale Regione Lombardia ha stipulato un apposito accordo di collaborazione. 3.10.1.1 La tematica normativa relativa al rifiuto organico Il testo normativo di riferimento è il d.lgs. 205/2010, che recepisce la “Waste Directive 2008/98/CE”, e che modifica in modo sostanziale la parte IV del D.lgs 152/2006 a sua volta modificata dal Dlgs. 4/2008. Innanzitutto è importante riportare la definizione di rifiuto (art. 183) che recepisce la Direttiva UE: “lettera a) «rifiuto»: qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi”. In secondo luogo si deve far riferimento a quanto è esplicitato sempre nell’articolo 183 alla lettera d) "rifiuto organico" rifiuti biodegradabili di giardini e parchi, rifiuti alimentari e di cucina prodotti da nuclei domestici, ristoranti, servizi di ristorazione e punti vendita al dettaglio e rifiuti simili prodotti dall’industria alimentare raccolti in modo differenziato. E’ stata quindi introdotta, con il recepimento della Dir 98/2008, la definizione di “rifiuto organico” che prima non esisteva. La nuova definizione sembra essere più aderente ai codici CER dei rifiuti biodegradabili. Si reintroduce lo scarto vegetale di giardini e parchi, ribadendo, qualora ce ne fosse bisogno, che sono e rimangono rifiuti. E’ stata tolta la definizione di frazione umida, definizione abbastanza generica senza nessun richiamo alla raccolta differenziata che ora invece compare quando si aggiunge “raccolti in modo differenziato”. Si riporta per completezza anche la definizione di cui alla lettera mm-bis) “sottoprodotto”: qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa le condizioni di cui all’articolo 184-bis, comma 1, o che rispetta i criteri stabiliti in base all’articolo 184-bis, comma 2. La definizione rimanda all’art. 184bis che al comma 1 riporta: “ è un sottoprodotto e non un rifiuto (…), qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni: a) la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto; b) è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi; c) la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; 218 d) l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.” Seguendo quanto indicato nell’articolo 184bis, qui di seguito si ha quindi un elenco delle caratteristiche minime che deve avere la sostanza (o l’oggetto) per poter essere classificata come sottoprodotto: ORIGINE − la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione di cui costituisce parte integrante; − la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto. IMPIEGO − deve essere garantita la certezza che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato da parte del produttore o di terzi; − la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; − la sostanza o l’oggetto soddisfa tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana. La nuova norma, introduce alcune semplificazioni quali, per esempio, l’eliminazione del requisito che richiedeva un valore economico di mercato e, apparentemente, garantisce una potenziale “apertura” a diversi altri materiali (o sostanze o oggetti come riporta la norma); prendiamo per esempio alcuni materiali di origine agricola, che ad oggi potrebbero essere configurati come sottoprodotti. E’ importante proprio il condizionale (potrebbero e non sono o devono!). Per cui, così come nella precedente normativa, vale l’assunto che: − solo alcune tipologie di materiali e − solo ed esclusivamente quando siano soddisfatte una serie di requisiti. potrebbero essere considerate sottoprodotti Infatti al comma 2 dello stesso articola 184bis si riporta: “ Sulla base delle condizioni previste al comma 1, possono essere adottate misure per stabilire criteri qualitativi o quantitativi da soddisfare affinché specifiche tipologie di sostanze o oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti. All’adozione di tali criteri si provvede con uno o più decreti del Ministro 219 dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, in conformità con quanto previsto dalla disciplina comunitaria.” Anche in questo caso, come d’altra parte si è potuto notare per altri articoli, rimaniamo in attesa di conoscere, le specifiche tecniche o le caratteristiche merceologiche dei materiali (o sostanze o oggetti) che si intendono (o si potrebbero…) classificare come sottoprodotti. 3.10.1.2 “End of waste”: Quando un rifiuto cessa di essere tale? Il nuovo articolo 184ter recita: “ 1. Un rifiuto cessa di essere tale, quando è stato sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni: a) la sostanza o l’oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici; b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto; c) la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti; d) l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana. “ Nel caso del rifiuto organico sottoposto a processo di compostaggio, il rifiuto stesso cessa di essere tale quando acquisisce il nuovo status giuridico di prodotto (compost di qualità così come definito dall’art. 183). All’allegato 2 del D.lgs. n.75/2010 sono definite le caratteristiche merceologiche che deve possedere un Ammendante Compostato Verde e Ammendante Compostato Misto, tipologie di fertilizzanti che contraddistinguono il prodotto al termine della trasformazione biologica (compostaggio). Il prodotto Ammendante Compostato (Verde o Misto) esce così dal campo di applicazione della disciplina in materia di gestione dei rifiuti ed entra, sia per quanto riguarda le transazioni commerciali sia per il regime dei controlli, nella normativa sui fertilizzanti. 3.10.1.3 La Raccolta differenziata del Rifiuto Organico 3.10.1.3.1 Evoluzione storica della raccolta della Forsu La raccolta differenziata della frazione organica del Rifiuto Urbano ha seguito in Lombardia un andamento praticamente lineare di crescita, consolidatosi a partire dalla metà degli anni ’90. Le prime esperienze furono avviate a livello pioneristico all’inizio di quella decade; nell’estate del lontano 1992 il Consorzio CEM (oggi CEM Ambiente SpA) si trova in piena emergenza rifiuti in seguito al riempimento anticipato della discarica di Cavenago di Brianza dovuto al conferimento dei Rifiuti Urbani da Milano e dall’Hinterland. 220 Anche le strade dei Comuni del CEM e di Milano si riempirono di sacchi neri e di rifiuti; le stime di allora parlano di 20.000 tonnellate di sacchi neri ammassati nelle strade della città di Milano. Il Cem si mise subito all’opera e insieme a comuni consorziati avviò innovativi circuiti di raccolta che oggi sono uno standard per le raccolte differenziate di tipo integrato in tutto il Paese. Le prime raccolte differenziate porta a porta sono state testate nel Comune di Bellusco, grazie all’entusiasmo dell’Associazione “Amici della Parrocchia” e si sono poi diffuse prima nel Bacino del CEM, poi nelle altre province della Regione Lombardia, Bergamo. Lecco, Varese e Lodi tra le prime. La raccolta differenziata della frazione umida avviata tra il 1992/1993 è stata la chiave di volta del sistema, che ha permesso di invertire i rapporti tra rifiuti da avviare a smaltimento e rifiuti da avviare a recupero. Ad oggi, considerando i soli Comuni che intercettano più di 40 kg/abitante.anno di FORSU, ovvero con un sistema di raccolta porta a porta e a regime, essa è effettuata (dati riferiti al 2010) da 721 Comuni su 1546, pari al 46,6%. In figura 3.10.1.2.1 è riportato un grafico con il trend in termini di Comuni attivi e di abitanti coinvolti, in percentuale sul totale; in figura 3.10.1.2.2 si vede chiaramente grazie alla rappresentazione GIS l’estensione graduale della raccolta a partire dai Comuni “pionieri” dell’hinterland milanese. Si segnala che, oltre ai Comuni rappresentati, ce ne sono molti altri che presentano un tasso di intercettazione minore ai 40 kg/ab; questo può essere indice o di una raccolta di recente attivazione (quindi relativa solo ad alcuni mesi dell’anno) oppure dell’effettuazione della raccolta solo per determinate categorie di utenze (es. ristoranti e bar, o residenti di alcune zone specifiche nel Comune). Figura 3.10.2.1– andamento dei Comuni attivi con la raccolta della Forsu (intercettazione > 40 kg/abitante.anno) e popolazione coinvolta. (Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa) 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Abitanti attivi Comuni attivi 221 Figura 3.10.2.2 – Andamento dei Comuni attivi con la raccolta della FORSU, anni 1998 – 2002 – 2006 – 2010, comuni con intercettazione > 40Kg/ab anno. (Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa) 3.10.1.4 Il sistema compostaggio in Italia e in Lombardia Le linee di tendenza in atto per il settore a livello internazionale, anche se con eccezioni e contraddizioni, sembrano essere le seguenti: − Il ricorso alla raccolta differenziata come prerequisito allo scopo di garantire la qualità dei materiali da trattare, semplificare lo screening analitico finale ed evitare l’apporto di contaminanti al suolo; − La crescente attenzione alle condizioni di processo, con particolare enfasi sulla stabilità finale del prodotto allo scopo di evitare fenomeni residui di fitotossicità del compost (per es. si sta imponendo l’importanza della ottimizzazione dei sistemi di aerazione forzata, nel caso di matrici organiche ad elevata fermentescibilità); − In parallelo, una attenzione crescente alla minimizzazione delle potenziali molestie olfattive, sia mediante l’ottimizzazione del processo, che tramite l’applicazione di sistemi e strategie per l’intercettazione ed il trattamento delle arie esauste; − Un crescente interesse della combinazione tra digestione anaerobica e compostaggio, in modo da avere la contemporanea produzione di energia rinnovabile e di ammendanti di qualità per 222 applicazioni agronomiche. Tale interesse sembra allo stato ancora condizionato dalle politiche di sovvenzione alla produzione di energia rinnovabile, che hanno comunque generato casistiche importanti e numeri di tutto interesse in Europa. 3.10.1.4.1 Il contesto Nazionale Vengono di seguito presentati alcuni dati sintetici del settore della produzione di ammendante compostato (il compost di qualità) in Italia. Oltre ai riferimenti numerici di tipo quantitativo, si fa un breve cenno alla qualità dello scarto organico proveniente dalla raccolta differenziata in ambito urbano, qualità che sta assumendo un’importanza sempre crescente condizionando l’efficacia e l’economicità dell’intero sistema del recupero delle frazioni organiche. Accanto a questo tema vengono riportati alcuni dati relativi alla commercializzazione e alla certificazione del prodotto, e vengono descritti i programmi di certificazione che il CIC ha messo in atto nel settore delle bioplastiche, creando e gestendo il Marchio Compostabile, marchio che definisce l’idoneità dei manufatti biodegradabili al processo di compostaggio. Infine è riportato il quadro di sintesi a livello nazionale in merito agli impianti di compostaggio di rifiuti da matrici selezionate, agli impianti di digestione anaerobica di frazioni organiche selezionate (FORSU) e infine agli impianti di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti urbani. 3.10.1.4.2 Le matrici utilizzate per il compostaggio: la raccolta differenziata dello scarto organico dei rifiuti urbani I dati del 2010 confermano che il settore industriale del recupero delle frazioni organiche in Italia è in costante crescita e consolidamento. La raccolta differenziata di umido (forsu) e scarto verde rappresentano il primo settore di recupero materiale di RU in Italia, con 4,2 milioni di tonnellate di FORSU e Verde trattate, che costituiscono il 36% dei Rifiuti Urbani raccolti in maniera differenziata. Nel periodo 2009/2010 il quantitativo di FORSU trattata è cresciuto di quasi 350.000 tonnellate, pari a +15% mentre lo scarto verde è aumentato di quasi 110.000 t/a pari a +7%. Nel complesso le due frazioni sono cresciute di quasi il +12%. 223 Figura 3.10.3.3 - Quote delle filiere di recupero di Rifiuti Urbani in Italia 2010 – Elaborazione CIC su dati ISPRA 2012 A fronte di un trend generale di aumento delle RD delle frazioni FORSU e Verde - se escludiamo la Valle d’Aosta, unica Regione a non avere attivato nel 2010 la RD della FORSU e con una RD del Verde in contrazione – sono di particolare significato i contributi (vedi figura 2) che provengono dalle Regioni in cui si registrano gli aumenti maggiori su base annua; iIn termini assoluti la Campania rappresenta la Regione dove la RD della FORSU è cresciuta in maniera maggiore (+87.500 t in un anno), mentre in Emilia-Romagna si registra il maggiore incremento di RD del Verde (+36.200 t/a). Di particolare impatto risulta essere l’attivazione di sistemi di RD della FORSU in Regioni come la Campania e la Sicilia; anche altre regioni del Centro quali le Marche, l’Abruzzo ed il Lazio registrano importanti aumenti di RD, spesso con raccolte mirate di tipo domiciliari, che si traducono in immediati risultati in termini quantitativi. Regioni del Centro Nord quali Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, dove i circuiti di raccolta sono da tempo implementati registrano comunque interessanti crescite dovute al consolidamento del sistema. 224 Figura 3.10.3.4 - Variazione per Regione (dati in ton/anno) della RD di Forsu e verde –anno 2009/2010 – elaborazioni CIC su dati ISPRA L’intercettazione procapite di scarto umido e verde a livello regionale (vedi figura n 3.10.1.2.5) evidenzia ai primi posti le regioni Veneto ed Emilia-Romagna che da tempo hanno avviato tali RD, mente al 3° posto, con intercettazioni procapite sostanzialmente confrontabili si pone la Regione Sardegna. Tale risultato è particolarmente significativo, alla luce dell’introduzione recente delle RD della FORSU in Sardegna e dal suo contributo importante in termini di recupero di rifiuti. E’ infatti evidente che la RD di FORSU che nelle Regioni settentrionali si colloca tra i 50-60 kg procapite, nelle Regioni Meridionali contribuisce con 100kg procapite ed oltre. Non a caso il CIC ha avviato un protocollo si supporto e collaborazione con la Regione Sardegna, per consolidare il sistema impiantistico e sviluppare il mercato e l’impiego del Compost. 225 Figura 3.10.3.5 - Raccolta procapite di forsu e verde – 2010 – elaborazioni CIC su dati ISPRA 3.10.1.5 La raccolta differenziata dello scarto organico e la crescita del settore impiantistico di compostaggio e digestione anerobica Dai dati esposti in precedenza si comprende come l’evoluzione delle raccolte differenziate della frazione organica sia stata strettamente correlata allo sviluppo dell’ dell’impiantistica di recupero; la figura 6 mostra l’aumento della raccolta differenziata di scarti organici affiancata alla crescita del numero degli impianti di compostaggio e – più di recente – degli impianti di digestione anerobica per la valorizzazione anche energetica di tali matrici. Rifiuto organico trattato (in 1000t/anno) e numero impianti di compostaggio attivi. Rifiuto organico trattato (in 1000t/anno) e numero impianti di digestione anerobica attivi. Figura 3.10.4.6 – Trend del trattamento del rifiuto organico in impianti di compostaggio e digestione anaerobica. Elaborazione CIC su dati ISPRA 2012 Nel giro di 17 anni (dal 1993 al 2010) si è sviluppato e consolidato un sistema industriale dedicato alla trasformazione dello scarto organico, che nel 2010 conta 257 impianti di compostaggio operativi di cui 199 0 20 40 60 80 100 120 140 Frazione umida Verde 226 con una potenzialità superiore alle 1000 t/anno. E’ da rilevare come si confermi il trend di ampliamento e potenziamento della capacità operativa degli impianti di compostaggio esistenti attraverso la realizzazione di linee dedicate al trattamento anerobico degli scarti organici. Negli ultimi 5 anni sono aumentati di 6 volte il numero di impianti con 23 impianti digestione anerobica attivi nel 2010. Elemento peculiare del nostro Paese è l’integrazione dei due processi - aerobico e anaerobico - che caratterizza la quasi totalità degli impianti oggi operativi. La scelta di investire sulla DA può essere vista come una nuova opzione per il settore del Compostaggio, così da garantire con gli attuali impianti (riconvertiti) maggiori capacità di trattamento senza necessariamente individuare nuovi siti. Figura 3.10.4.7 – Confronto tra i quantitativi di rifiuti organici trattati in Lombardia nel 1998 e nel 2010. Fonte CIC 3.10.1.6 Capacità impiantistica attuale per il trattamento Nel capitolo 3.5 è riportata la situazione al 2010 della produzione di FORSU e del suo trattamento in Lombardia, in particolare con lo schema di flusso in fig. 3.5.7, mentre al 3.7.si ha un dettaglio sull’impiantistica. Brevemente si richiamano qui alcuni numeri chiave: FORSU raccolta dai Comuni: 448.833 t FORSU inviata fuori regione: 85.068 t FORSU ricevuta da fuori regione: 47.428 t Totale trattato in impianti di compostaggio e digestione anaerobica in Lombardia: FORSU: 415.386 t VERDE: 127.342 t* FANGHI: 7.555 t* * quantitativi trattati solo in impianti con Forsu 0 100.000 200.000 300.000 400.000 500.000 600.000 FORSU VERDE FANGHI ALTRO to n /a n n o Evoluzione compostaggio Lombardia (1998-2010) 1998 2010 227 Come si vede si ha una sostanziale autosufficienza per il trattamento, fermo restando il fatto che, essendo la FORSU una frazione differenziata soggetta a operazione di recupero di materia, come tale il suo trattamento è da intendersi sul “libero mercato” e può pertanto circolare anche fuori regione. Bisogna segnalare però che tale autosufficienza è stata raggiunta solo recentemente, grazie all’entrata a regime di alcuni nuovi impianti tra cui quello di Montello (BG) che nel 2010 ha trattato ben 141.704 t di FORSU di provenienza lombarda. Fino a metà degli anni 2000 vie era una situazione di maggior deficit impiantistico. La produzione di compost a livello europeo ha subìto negli ultimi anni un costante incremento, grazie soprattutto all’estendersi della separazione dello scarto organico come priorità operativa nei sistemi integrati di gestione dei rifiuti organici. Il caso più eclatante è costituito dalla Germania che, a partire dalla metà degli anni ’80, ha esteso la separazione alla fonte del “rifiuto biologico”. Ciò ha fatto sì che divenisse il paese in Europa con il maggior numero di impianti con un mercato consolidato e una certificazione di prodotto che sta spingendo tutti gli operatori ad adeguarsi ai criteri di qualità imposti sia al processo che al prodotto. A livello europeo si stima una produzione annua di compost (in Italia “Ammendante Compostato” così come definito dall’all.2 del D.Lgs. 75/06, nell’UE “Quality Compost”) di circa 10,2 milioni di tonnellate pari approssimativamente a 20 milioni di m3. La produzione annuale di compost in Italia (stima riferita al 2010) è di ca. 1.200.000 t anno-1; tali quantitativi sono interamente collocati sul mercato dei fertilizzanti in modo diversificato. I principali settori di commercializzazione sono: il florovivaismo, ovvero la cessione di compost sfuso all’industria dei fertilizzanti che confeziona (in miscela con torbe e altro) e vende all’utenza hobbistica; lo sbocco commerciale prevalente, che sta assumendo una importanza sempre crescente (nel 1997 il “market share” era del 20%, nel 2000 si attestava sul 33% ed oggi si stima che superi il 70%) è rappresentato dal conferimento di ammendante compostato presso aziende agricole per impiego come ammendante al fine di ripristinare la fertilità del suolo agrario; la vendita al minuto presso l’impianto, interessa quantitativi non rilevanti di compost consegnato sfuso all’hobbista o al giardiniere che si avvale di un approvvigionamento di ammendante in vicinanza dei siti d’impiego. 228 Figura 3.10.5.8 – Compost prodotto da impianti lombardi, confronto tra 1998 e 2010. Fonte CIC La produzione complessiva di compost in Lombardia nel 2010 si attesta sui 362.000 t/anno pari ad un incidenza pro capite di circa 37 kg/abitante.anno. Rifiuto trattato Quantitativo annuo al 2010 (t/anno) Ammendante prodotto (t/anno) Forsu+Verde+Fanghi+altro in impianti per Forsu) 555.465 139.825 ACM (25,2%) Fanghi + Verde 111.989 56.029 ACM (50,0) Verde 398.898 189.709 ACV (47,6) Tabella 3.10.5.1 – Quantitativi di rifiuti organici trattati al 2010 – Fonte CIC Se si tiene questo parametro come indicatore si dovrebbe traguardare a medio termine l’obiettivo di raggiungere i 50 kg/abitante, equivalenti ad una produzione complessiva di circa 500.000 t/anno di ammendante compostato. 3.10.1.7 L’evoluzione del settore: l’abbinamento tra digestione anaerobica e il compostaggio La digestione anaerobica, affermata dagli anno ’80 nel settore della depurazione dei reflui civili e industriali, negli ultimi anni si è diffusa anche nel settore della trattamento delle biomasse di origine agricola e degli scarti organici provenienti dall’agroindustria e dalle raccolte differenziate. Più di recente viene considerata come una sua ulteriore applicazione l’integrazione ai processi di compostaggio al fine di produrre energia e migliorare le performance generali con particolare riferimento alla riduzione degli impatti odorigeni. Le tabella che segue dettaglia la presenza di impianti di digestione anerobica suddivisi per provincia in Italia. Si evidenzia l’elevata capacità media autorizzata pari a ca 50.000t/a per impianto, escludendo dal calcolo gli impianti di piccola taglia del Trentino Alto-Adige con capacita inferiore alle 1000 t/a. Dei 23 impianti censiti da ISPRA nel 2010 sono 7 gli impianti che trattano fino a 1000 t/a mentre 2 sono autorizzati per quantitativi annui fino a 10.000t/a. In ambito Nazionale si tratta quindi di impianti industriali di 0 50.000 100.000 150.000 200.000 250.000 300.000 350.000 400.000 1998 2010 to n/ an no COMPOST PRODOTTO 229 media/grande taglia per il recupero energetico e di materia da frazioni organiche raccolte in maniera differenziata. La quasi totalità degli impianti (20 su 23) è nelle Regioni del Nord-Italia, mentre 2 impianti sono in Centro Italia e soltanto 1 nel Sud-Italia. La capacità operative sono suddivise in maniera analoga con la distribuzione degli impianti. Gli impianti hanno trattato nel 2010 un quantitativo pari al 67% della capacità operativa autorizzata, anche se il dato non è preciso per la mancanza dei dati di rifiuto trattato per alcuni impianti. La tipologia di rifiuti trattati negli impianti di compostaggio, come illustrato nella tabella precedente è per il 99% costituita da FORSU. Si noti come nel territorio della regione Lombardia siano autorizzate ca. 250.000 t/anno di biorifiuto (anno 2010). Ad oggi (2012), il dato potrebbe essere stimato in ca. 320.000 t/anno di rifiuto organico a DA. Gli impianti di digestione anerobica prevedono il recupero energetico o termico attraverso l’impiego del biogas prodotto mentre il digestato può essere sottoposto ad ulteriore fase di compostaggio. Un’elaborazione dei dati di ISPRA mostra che ogni tonnellata di rifiuto trattato produce in media 110 m3 di Biogas mentre il digestato prodotto è pari al 26% del rifiuti organici trattato in questi impianti. Tabella 3.10.6.2 - Impianti di digestione anerobica in Italia nel 2010 – elaborazione CIC su dati ISPRA 2012 L’integrazione dei processi anaerobico (digestione anaerobica) e aerobico (compostaggio) può portare dei notevoli vantaggi, in particolare: migliora nettamente il bilancio energetico dell’impianto, in quanto nella fase anaerobica si ha in genere la produzione di un surplus di energia rispetto al fabbisogno dell’intero impianto; ottiene un controllo migliore e con costi minori i problemi olfattivi; le fasi maggiormente odorigene sono gestite in reattore chiuso finalizzato a captare ogni emissione di processo che rappresentano un prodotto Quantità autorizzata (t/a) Rifiuto trattato Fraz. Umida Fanghi Altro Biogas prodotto (Nm3) Recupero Energetic o Digestato prodotto Scarti Piemonte TO Pinerolo 81.000 47.683 47.683 - 6.087.959 nd 7.009 - 59% Piemonte 1 81.000 47.683 47.683 6.087.959 7.009 59% Lombardia BG Montel lo 210.000 167.547 167.512 35 21.540.387 E 16.751 30.447 80% Lombardia LO Vi l lanova del Si l laro 29.900 29.573 29.573 - nd E nd - 99% Lombardia LO S. Angelo Lodigiano 10.000 4.703 4.025 678 nd E nd - 47% Lombardia 3 249.900 201.823 201.110 713 21.540.387 16.751 30.447 81% Trentino A.A. BZ Badia 258 - - E/T - - 0% Trentino A.A. BZ Lana 15.000 14.075 14.075 - 1.000.000 E/T 1.492 - 94% Trentino A.A. BZ Dobbiaco 357 461 461 - nd E/T nd 129% Trentino A.A. BZ Campo Trens 600 91 91 - - - E - - 15% Trentino A.A. BZ Rodengo 464 351 351 - - nd E nd - 76% Trentino A.A. BZ Campo Tures 258 - - - E - - 0% Trentino A.A. BZ Sarentino 15.000 - - E/T - - 0% Trentino A.A. BZ Verano 357 407 407 - nd E/T nd 114% Trentino A.A. BZ Prato Al lo Stelvio 600 - - - T - 0% Trentino A.A. BZ Aldino 10 60.000 42.469 42.469 - nd E nd 71% Trentino A.A. 92.894 57.854 57.854 0 1.000.000 1.492 62% Veneto PD Lozzo Ates ino 60.000 58.866 53.923 3.971 972 2.722.368 E 49.022 98% Veneto PD Este 115.000 112.579 112.579 - 12.767.590 E - 98% Veneto PD Camposampiero 55.000 16.318 13.828 1.918 572 2.677.049 E 3.071 1.742 30% Veneto TV Treviso 3.000 1.399 1.375 24 - nd nd - - 47% Veneto VI Bassano 66.300 41.265 41.265 4.910.547 E 62% Veneto VR Vi l la Bartolomea 36.000 2.437 2.437 - - nd nd 481 - 7% Veneto 6 335.300 232.864 225.407 5.913 1.544 23.077.554 52.574 1.742 69% Totale NORD 20 759.094 540.224 532.054 6.626 1.544 51.705.900 77.826 32.189 71% Emi l ia R. FC Cesena 1 40.000 0 2.645.956 E 0% Toscana LU Viareggio 1 1.500 0 - - - - - - 0% Totale CENTRO 2 41.500 0 0 0 2.645.956 0 0 0% Sardegna CA Vi l lacidro 1 51.300 31.580 31.580 - - - 11.759 62% Totale SUD 1 51.300 31.580 31.580 11.759 62% Totale ITALIA 23 851.894 571.804 563.634 6.626 1.544 54.351.856 89.585 32.189 67% Rapporto tra quantità trattata e rifiuto autorizzato Regione Prov Comune Numero impianti Rifiuti trattati (t/anno) Prodotti e output 230 (biogas). Il digestato è già un materiale semi-stabilizzato e, quindi, il controllo degli impatti olfattivi durante il post-compostaggio aerobico risulta più agevole; comporta un minor impegno di superficie a parità di rifiuto trattato, pur tenendo conto delle superfici necessarie per il post-compostaggio aerobico, grazie alla maggior compattezza dell’impiantistica anaerobica. 3.10.1.7.1 Il processo di digestione anaerobica: alcuni concetti base La digestione anaerobica è un processo biologico svolto in assenza di ossigeno, per mezzo del quale la sostanza organica, attraverso alcuni gruppi di microrganismi viventi, viene trasformata in biogas, costituito principalmente da metano e anidride carbonica. La percentuale di metano nel biogas varia a seconda del tipo di sostanza organica digerita e delle condizioni di processo, indicativamente da un minimo del 50% fino all’80% circa. Come detto affinché il processo abbia luogo è necessaria l’azione di diversi gruppi di microrganismi, in grado di trasformare la sostanza organica in composti intermedi, principalmente acido acetico, anidride carbonica ed idrogeno, utilizzabili dai microrganismi metanigeni che concludono il processo producendo il metano. I microrganismi anaerobi presentano basse velocità di crescita e basse velocità di reazione e quindi occorre mantenere ottimali, per quanto possibile, le condizioni dell’ambiente di reazione. Il vantaggio del processo è che la materia organica complessa viene convertita in metano ed anidride carbonica e quindi porta alla produzione finale di una fonte rinnovabile di energia, sotto forma di un gas combustibile (biogas) ad elevato potere calorifico. L’ambiente di reazione, definito solitamente digestore (o reattore anaerobico), per permettere la crescita contemporanea di tutti i microrganismi coinvolti, dovrà risultare da un compromesso tra le esigenze dei singoli gruppi microbici. 3.10.1.7.2 Le tecnologie di digestione anaerobica applicabili L’esperienza accumulata nel corso degli anni in studi e applicazioni sulla digestione anaerobica di diverse tipologie di biomasse dedicate e di scarto ha condotto allo sviluppo di differenti tipi di processo e differenti tecnologie, principalmente basate sul tenore di sostanza secca del substrato alimentato al reattore. Le tecniche di digestione anaerobica possono essere suddivise in due gruppi principali: digestione a umido (wet), quando il substrato in digestione ha un contenuto di sostanza secca inferiore al 10%; è questa la tecnica più diffusa, in particolare con i liquami zootecnici. digestione a secco (dry), quando il substrato in digestione ha un contenuto di sostanza secca superiore al 20%. Processi con valori intermedi di sostanza secca sono meno comuni e vengono in genere definiti a semisecco(semi-dry). Il processo di digestione anaerobica è anche suddiviso in: 231 processo monostadio, quando le fasi di idrolisi, fermentazione acida e metanigena avvengono contemporaneamente in un unico reattore; processo bistadio, quando si ha un primo stadio durante il quale il substrato organico viene idrolizzato e contemporaneamente avviene la fase acida, mentre la fase metanigena avviene in un secondo momento. Una ulteriore suddivisione dei processi di digestione anaerobica può essere fatta in base al tipo di alimentazione del reattore, che può essere continua o in discontinuo, e in base al fatto che il substrato all'interno del reattore venga miscelato o venga spinto lungo l’asse longitudinale attraversando fasi di processo via via diverse (flusso a pistone). La digestione anaerobica può, inoltre, essere condotta, come già ricordato, o in condizioni mesofile (circa 35 °C) o termofile (circa 55 °C); la scelta tra le due determina in genere anche la durata (tempo di residenza) del processo. Mediamente in mesofilia si hanno tempi compresi nel range 15-40 giorni, mentre in termofilia il tempo di residenza è in genere inferiore ai 20 giorni (con i liquami zootecnici ed i reflui agroindustriali). Con impiantistica di tipo semplificato è possibile operare anche in psicrofilia (10-25°C), con tempi di residenza superiori ai 30 giorni, fino ad un massimo di 90 giorni. Il rendimento in biogas e quindi energetico del processo è molto variabile e dipende dalla biodegradabilità del substrato trattato. In genere durante la digestione anaerobica si ottiene una riduzione di almeno il 45 50% dei solidi volatili o sostanza organica alimentati. 3.10.1.8 Biogas e Compost da rifiuti organici: l’integrazione dei sistemi anaerobici/aerobici La crescente diffusione in Europa della digestione anaerobica è incoraggiante; anche in Italia si sta uscendo da quella che potremo chiamare una prima fase sperimentale caratteristica dell’ultimo decennio, e attualmente (dato 2010) vengono digerite anaerobicamente oltre un quarto dei quantitativi di FORSU raccolte. Coerentemente con quanto veniva auspicato anche dal CIC (Centemero, 2006 aggiungere citazione) si sottolineano, quali elementi peculiari dello scenario nazionale rispetto ad altri Paesi europei, l'adozione della filiera integrata (DA + fase aerobica) per il recupero dei rifiuti organici, e la sua totale applicazione al solo trattamento di rifiuti da raccolta differenziata. Questo studio evidenzia inoltre come la diffusione della DA nel trattamento dei rifiuti possa contribuire sensibilmente agli obiettivi previsti dal PAN (a regime con l’ipotesi di trattare anaerobicamente tutta la FORSU raccolta, si prevede al 2020 la possibilità di produrre circa 1000 x 106 m3 /anno di biogas a cui corrispondono oltre 200 MW di potenza elettrica istallata). 3.10.1.8.1 Digestione anaerobica e gerarchia dei trattamenti previsti dalla Direttiva Europea Un sito impiantistico dove si realizza la digestione anaerobica seguita da un processo aerobico di compostaggio del digestato deve certamente essere considerato, viste le notevoli interazioni funzionali e logistiche tra le due fasi biologiche, una unità integrata di gestione del rifiuto che realizza contestualmente 232 il recupero di materia (un ammendante compostato ed un vettore energetico rappresentato dal biogas) ed energia (ottenuta dall’eventuale impiego del biogas per la produzione di elettricità e/o calore). Il contestuale recupero di materia e di energia ottenibile con l’integrazione di DA e compostaggio non è solo coerente ma interpreta in maniera particolarmente virtuosa la gerarchia delle priorità di trattamento fornite dalla norma vigente (WFD CE 98/2008) realizzando un’ottima integrazione di filiere. Il processo integrato trasforma in biogas (e quindi, normalmente, in energia) quella parte di sostanza organica volatile che in massima parte sarebbe comunque destinata ad ossidarsi a CO2, senza possibile conversione in materia, e preserva il valore agronomico della restante quota di carbonio organico trasformandolo in ammendante compostato. Pertanto, il processo integrato DA+ compostaggio si situa nei gradini più alti della gerarchia di gestione dei rifiuti preceduto solo dalla prevenzione e riutilizzo. 3.10.1.8.2 Vantaggi dell’integrazione dei sistemi aerobico/anaerobico L’integrazione dei sistemi (DA e compostaggio) comporta indubbi vantaggi quali: • un miglioramento del bilancio energetico dell’impianto grazie alla produzione di energia rinnovabile; • una migliore capacità di controllo ed a costi minori delle emissioni; • un minore impegno di superficie a parità di rifiuto trattato; • la riduzione dell’emissione di CO2 in atmosfera (bilancio nullo o positivo); • una omogeneità di flussi (di digestato) in ingresso alla fase aerobica, con una migliore utilizzazione agronomica degli elementi fertilizzanti (organicazione dell’azoto); • la garanzia di riduzione degli organismi patogeni grazie al doppio passaggio termico; • una riduzione del fabbisogno di strutturante ligno-cellulosico rispetto al solo trattamento aerobico. Grazie a questi vantaggi, e a fronte della crescente disponibilità attesa di FORSU per conseguire il raggiungimento degli obiettivi previsti dalle norme europee e nazionali, la possibilità di sviluppo quantitativo del settore sono enormi sia in termini di conversione degli attuali assetti impiantistici (integrazione con DA degli attuali impianti di compostaggio, con aumento di capacità complessiva) sia in termini di realizzazione di nuovi impianti. 3.10.1.8.3 Tendenze evolutive del settore In chiave strategica, risulta di particolare interesse per il settore la ricerca applicata finalizzata a valorizzare, nell’ambito dei processi che prevedano la DA, la disponibilità di sensibili quantità di azoto al fine di produrre fertilizzanti azotati caratterizzati da un contenuto di azoto di origine rinnovabile da destinare in agricoltura. La diversificazione dei prodotti da offrire sul mercato rispetto ai soli ammendanti ottenibili con la trasformazione aerobica certamente costituirebbe una ulteriore elemento di interesse e sviluppo per i compostatori; in questo contesto, si auspicano investimenti mirati in ricerca applicata per sviluppare 233 tecnologie di "recupero" dell'azoto dai digestati, presidiando allo stesso tempo l’evoluzione della normativa sui fertilizzanti anche in funzione di un recepimento di questi possibili nuovi prodotti. Merita la stessa attenzione e diventa altrettanto strategico l’approfondimento del tema degli impieghi del biometano ottenibile dalla raffinazione del biogas e del calore ottenuto dalla cogenerazione o direttamente dalla combustione diretta del biogas per usi civili (teleriscaldamento) o industriali in situ. Al riguardo va segnalato che ad oggi, nonostante siano previsti dal Piano Energetico Nazionale (PAN) specifici obiettivi per i biocombustibili, non vi sono misure incentivanti per la produzione di biometano e sono molto basse quelle per il recupero del calore (certificati bianchi). 3.10.1.9 La digestione anaerobica di biomasse agricole e di rifiuti Appare utile sottolineare la differenza tra impianti di digestione anaerobica operanti su matrici NON classificate come rifiuti (impianti spesso promossi dalla filiera agricola e/o zootecnica) e impianti che invece trattano, totalmente o anche solo parzialmente, rifiuti. Le diversità sono notevoli e riguardano sia l’aspetto processistico/impiantistico (ad esempio nel caso degli impianti che trattano rifiuti quasi sempre è necessario uno specifico ed oneroso pretrattamento che invece è spesso non necessario nel caso di matrici agricole) e autorizzativo. Viene inoltre determinato un diverso status (classificazione come rifiuto o meno) delle matrici solide e liquide in uscita che influenza enormemente i relativi costi di gestione. Si deve tenere inoltre conto, nel caso di trattamento esclusivo di rifiuti e scarti, che non vi è una occupazione di suolo agricolo specificamente coltivato per ottenere la produzione energetica attesa. Tale peculiarità degli impianti che garantiscono il trattamento dei rifiuti deve sempre essere tenuta in considerazione, in particolare dalle autorità competenti per le autorizzazioni, onde evitare che insorga confusione tra le diverse filiere e al fine di non pregiudicare la tutela dell’ambiente. 3.10.1.9.1 Il digestato da rifiuti: riferimenti normativi Citiamo per ora come questione aperta la tematica delle caratteristiche analitiche e l’ipotesi di utilizzo agronomico diretto del digestato alla luce della recente definizione del Digestato di Qualità (DdQ) di cui all’art. 183 D.lgs 152/06 e ss.mm.ii., che comunque dovrebbe essere ricondotta in linea di massima all’interno della vigente classificazione degli ammendanti contenuta nel d.lgs 75/2010; è evidente oggi l’assenza di un indirizzo normativo per il digestato che permetta di definire i confini tra i settori (agricoltura, trattamento rifiuti) in relazione alle matrici lo originano (scarti agricoli, effluenti zootecnici, rifiuti) e di disciplinarne di conseguenza le caratteristiche di qualità e le modalità di utilizzo. È esperienza comune, nonché intrinseca alla definizione di rifiuto, la maggiore disomogeneità delle frazioni da raccolta differenziata rispetto agli scarti di produzione agricola. In merito ai possibili destini del digestato solido e del digestato liquido si parte dal presupposto che, qualora siano generati da processi che trattano rifiuti, le norme tecniche di utilizzo non possano prescindere dal rispetto di standard ambientali analoghi a quelli che oggi regolano l’ammendante 234 compostato ai sensi dell'allegato 2 del D.lgs 75/2010, quali, a titolo di esempio, quelli relativi ai metalli pesanti, ai materiali plastici, al vetro e ai materiali litoidi, così come ai parametri microbiologici. Appare altresì impropria l’assimilazione del digestato proveniente da processi anaerobici a carico dei rifiuti organici ai fanghi di depurazione in quanto le due matrici sono nella sostanza molto diverse; dal punto di vista normativo, ma anche dal punto di vista tecnico ed operativo, la scelta di sottoporre a post compostaggio (come tecnica di finissaggio aerobico) il digestato proveniente dal rifiuto organico, è l’opzione preferibile. Dal punto di vista qualitativo, si sottolinea come l’ammendante compostato ottenuto dal finissaggio aerobico del digestato, rispetto al digestato tal quale presenta: un contenuto in azoto organico più elevato; la disponibilità dell’azoto è diversa se si sottopone il digestato ad una fase di maturazione aerobica (compostaggio); questa caratteristica è da tenere in considerazione in virtù dei dettami della direttiva nitrati; l’ammendante compostato si configura dal punto di vista della speciazione dell’azoto come un letame il cui l’azoto è da considerarsi (essendo per più dell’80% organico) “a lenta cessione”; una igienizzazione più spinta; la fase aerobica garantisce la permanenza della biomassa per tempi lunghi a temperature elevate (>60°C) garantendone ulteriormente l’igienizzazione; l’aspetto della sanitizzazione dei materiali trattati e dei vantaggi del finissaggio aerobico assumono carattere di assoluta necessità per l’abbattimento delle cariche microbiche patogene; oltre a garantire maggiore sicurezza nella manipolazione del prodotto, ciò rende il materiale idoneo a soddisfare gli standard qualitativi previsti sia dal D.lgs.75/2010 che dal regolamento europeo sui Sottoprodotti di Origine Animale (Reg. 1069/2009); una maggiore facilità di manipolazione e stoccaggio; il digestato si presenta sovente come una matrice pompabile, la cui applicazione diretta necessita strutture di stoccaggio dalle elevate capacità, da realizzarsi interamente all’interno dell’impianto di trattamento. 3.10.1.9.2 Il compostaggio del digestato da rifiuti organici Dal punto di vista tecnico, partendo da alcuni dati noti disponibili in letteratura1, si evidenzia come una delle criticità insite nel processo anaerobico è la riduzione dei patogeni e la garanzia di igienizzazione del digestato, gestibile con una fase di post-compostaggio (che si caratterizza per le temperature mediamente più elevate rispetto alla fase anaerobica, anche termofila) la cui durata potrà essere sicuramente inferiore a quella di un processo esclusivamente aerobico. Una conferma della validità di queste considerazione si può riscontrare, nella normativa tecnica nazionale, dalla lettura delle “Linee guida recanti i criteri per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili ex art. 3, comma 2 del decreto legislativo 372/99” relative al trattamento meccanico-biologico dei rifiuti. Nella disamina dell’approccio anaerobico al 1 “Utilization of digestate from biogas plant as fertiliser”, IEA Bioenergy report a cura di Clare T. Lukehurst, Peter Frost e Teodorita Al Seadi, 2010 – “Monitoraggio dei parametri microbiologici nei processi di compostaggio e digestione anaerobica”, V Forum interregionale sul compostaggio a cura di Alberto Ceron, Lorena Franz e Franco Rigoli, 2009 235 trattamento dei rifiuti, infatti, si afferma che “Poiché il materiale organico ha già subito una parziale degradazione, i tempi di permanenza nel reparto di stabilizzazione aerobica potranno essere contenuti entro i 30-45 giorni”. 3.10.1.9.3 Nuove prospettive sull’incentivazione: il biometano L’Italia è il nono consumatore mondiale di gas naturale mentre è di gran lunga al di sotto di tale posizione per quanto concerne l’autoapprovvigionamento, posizionandosi tra i primi dieci importatori netti di gas naturale a livello mondiale: il grado di dipendenza dell’Italia dalle forniture estere è stato nel 2009 pari al 90,2%. In ragione della situazione descritta si intuisce l’interesse che i diversi stakeholder dello scenario energetico nazionale stanno avendo verso la produzione potenziale di biometano, ovvero un gas da fonti rinnovabili con proprietà pressoché identiche a quelle del gas naturale ma generato attraverso il trattamento di purificazione del biogas. Le recenti modifiche al quadro normativo nazionale hanno infatti aperto la possibilità di un nuovo impiego del biogas, tipicamente utilizzato direttamente nel luogo di produzione per la generazione di energia termica e/o elettrica, dopo la sua purificazione a biometano (concentrazione del metano al 95-98%), per essere utilizzato per autotrazione e/o immesso nella rete di distribuzione del gas naturale. Il biometano, cioè il biogas opportunamente depurato, è un “idrocarburo rinnovabile” del tutto comparabile al gas naturale, utilizzabile senza necessità alcuna di miscelazione ovvero di modifica delle apparecchiature con cui il gas naturale è oggi correntemente utilizzato. Esso è nei fatti una bioenergia di seconda generazione potenzialmente, in grado di ridurre le emissioni di CO2 sino a risultare carbon negative, e immesso in rete può essere utilizzato sia in sistemi cogenerativi che come biocarburante. L’Italia è il principale mercato dei veicoli a gas naturale e il biometano è l’unica opzione consistente e già oggi disponibile, per la produzione di biocarburanti made in Italy utilizzando materia prima italiana. I principali vantaggi della creazione di una filiera del biometano sono quindi di natura ambientale (riduzione delle emissioni di gas nocivi dei veicoli e della generazione elettrica e di calore in ambito urbano, riduzione al minor costo delle emissioni di gas climalteranti e mitigazione degli impatti ambientali delle pratiche agricole convenzionali) economici (ricadute dirette sulla filiera economica del Paese e riducendo le spese destinate a tecnologie e biomasse di importazione). 236 Figura 3.10.8.9 - Ciclo dagli scarti organici al biometano (Biogasmax, 2010) Il termine biometano si riferisce a un biogas che ha subito un processo di raffinazione per arrivare ad una concentrazione di metano del 95-98% ed è utilizzato come biocombustibile per veicoli a motore al pari del gas naturale (o metano fossile) e/o immissione nella rete del gas naturale (gas domestico o di città). Il biometano, dal punto di vista tecnico, può essere immesso e distribuito nella rete del gas naturale poiché è del tutto simile al gas naturale stesso. Il principale vantaggio dell’immissione in rete è la possibile distribuzione nelle aree ad alta densità di popolazione e il raggiungimento della maggior parte dei potenziali utilizzatori finali. Affinché il biogas possa essere trasformato in biometano, deve essere sottoposto ad un processo di purificazione (deidratazione, desolforazione e rimozione di altri componenti indesiderati) e di upgrading (eliminazione dell’anidride carbonica, CO2). Attualmente ci sono molte tecnologie che permettono la purificazione e l’upgrading del biogas che vengono suddivise in quattro macro categorie: • tecnologie di rimozione dell’anidride carbonica; • tecnologie di deidratazione o deumidificazione; 237 • tecnologie di desolforazione; • tecnologie per la rimozione dei gas presenti in traccia. Recentemente (vedi G. Ghiringhelli, M. Giavini, M. Centemero, Dai rifiuti organici al biometano in rete, in RS Rifiuti Solidi, Vol. XXV – n. 4 luglio-agosto 2011) sono state eseguite alcune simulazioni economiche relativamente ad un impianto di produzione di biogas alimentato esclusivamente a Forsu con una potenzialità di trattamento apri a 30.000 ton/anno e annesso impianto di compostaggio per la mobilizzazione del digestato a compost. L’impianto descritto (tipico impianto in grado di generare una produzione di biogas utile ad alimentare un cogeneratore elettrico di potenza pari ad 1/1,5 MWe), valutato a costi standard di mercato sia per quanto riguarda gli investimenti che per quanto attiene ai costi/ricavi diretti ed indiretti di esercizio, è stato oggetto di un’analisi economica finalizzata alla comprensione della migliore destinazione d’uso del biogas da esso prodotto. A tale scopo si sono presi in considerazione diversi scenari alternativi che sono stati valutati mediante delle analisi di investimento che hanno consentito di determinare, per ogni alternativa possibile, il Net Present Value, l’ Internal Rate of Return, ed infine il Tempo di Pay Back attualizzato. I casi analizzati sono riportati nel seguente schema esemplificativo delle diverse opzioni, dove sono riportate in rosso le variabili oggetto della valutazione economica. Figura 3.10.8.10 - Schema delle variabili oggetto di indagine economica (Fonte G. Ghiringhelli, M. Giavini, M. Centemero, Dai rifiuti organici al biometano in rete, in RS - Rifiuti Solidi, Vol. XXV – n. 4 luglio-agosto 2011) Le analisi effettuate hanno dimostrato come, ipotizzando una tariffa di incentivazione del biometano pari 1/1,2 €/Smc, l’immissione in rete si configurerebbe come uno scenario più remunerativo (IRR 23%) rispetto alla sola cogenerazione (IRR 14-16% a seconda si tratti di certificati verdi o tariffa omnicomprensiva). Per il caso descritto si è poi proceduto ad identificare, attraverso un’analisi “what if” quale sarebbe la tariffa incentivante il biometano immesso in rete utile a garantire una remunerazione pari alla cogenerazione con tariffa omnicomprensiva attuale (0,28 €/kWhe), ottenendo un valore pari a 0,87 €/Smc. 238 Le recenti proposte contenute nel position paper per lo sviluppo della filiera del biometano italiano (Il biometano fatto bene: una filiera ad elevata intensità di lavoro italiano, marzo 2012) prevedono forme di incentivazioni a tariffa omnicomprensiva che garantiscano, per almeno i primi 3 anni, un IRR di progetto superiore al 12%. In conclusione, l'utilizzo del biogas per usi diversi dalla cogenerazione, attualmente la via preferenziale di impiego per motivi essenzialmente economici legati all'attuale meccanismo di incentivazione (certificati verdi o tariffa omnicomprensiva), sebbene supportato da recenti disposti legislativi non è ancora una soluzione facilmente attuabile in Italia. La via attualmente più interessante, alla luce dei recenti disposti autorizzativi, è quella della produzione di biometano e suo impiego per autotrazione e/o immissione in rete. I principali fattori ancora controversi e problematici dal punto di vista normativo per questi utilizzi sono la mancanza di riferimenti al biogas/biometano nei disposti legislativi nazionali (italiani) che regolano il trasporto e la distribuzione di gas naturale ne in quelli fiscali, unitamente alla mancanza di specifiche tecniche e di rete, oltre che della definizione della tariffa incentivante. Nonostante questi problemi oggettivi, che necessitano una rapida soluzione, nel medio periodo la filiera biogas/biometano italiana possiede un potenziale rilevante per essere una fonte di produzione nazionale di gas metano, con un potenziale significativo nell’ambito di carburanti di origine biologica, con una dimostrata efficacia nella riduzione delle emissioni di gas climalteranti, impiegando matrici non alimentari ed essendo una fonte rinnovabile più programmabile rispetto al solare e all’eolico. 3.10.1.9.4 Calcolo della producibilità totale teorica di biogas e biometano Viene qui proposta una simulazione relativa alla potenzialità teorica di produzione di biogas, utilizzabile per la produzione di energia elettrica rinnovabile e/o biometano . La simulazione si basa sull’estensione della raccolta della FORSU a tutti i Comuni lombardi, al fine del raggiungimento dello scenario di Piano (67% di RD al 2020), e dell’invio esclusivo a digestione anaerobica. Il calcolo considera una producibilità media pari a 120 Nmc / t di FORSU in ingresso. Come si vede, nel caso di produzione combinata di energia elettrica, termica e biometano, si avrebbe una produzione pari a circa 126 GWh di energia elettrica, 194 GWh termica e 11 milioni di Nmc di biometano. Nel caso di produzione esclusiva di biometano, si arriverebbe a produrne circa 42.000.000 pari al 4,2% dell’obiettivo previsto al 2020 di combustibili da fonti rinnovabili per autotrasporti. 239 Ipotesi di invio tutto a Digestione Anaerobica con produzione di elettricità e biometano Ipotesi di invio tutto a Digestione Anaerobica con solo produzione di biometano Note Utilizzo per CHP % di utilizzo del biogas per CHP 80% 0% Il 20% è la quota che non si può cogenerare perché fluttuante e stagionale: andrà a biometano Rendimento medio elettrico cogeneratore 41% Energia elettrica cedibile / Energia elettrica prodotta 93,50% Ore di funzionamento annue dei CHP 8000 ore % ore funzionamento annuo 91,3% Energia elettrica ceduta in rete 125.782,83 MWh Rendimento medio termico cogeneratore 59% Energia termica prodotta 193.587,8 MWh Quantità destinata a biometano 120.992,35 449.107,20 MWh Corrispondente a Nmc biogas 21.042.148 78.105.600 % di CH4 in biogas 60% 60% Efficienza di upgrading biometano/biogas 90% 90% Produzione annua biometano 11.362.760 42.177.024 Nmc/anno di CH4 Confronto con obiettivo UE biocarburanti % di biocarburanti al 2020 settore autotrasporti 10% 10% Consumi energetici settore trasporti in Lombardia (2015, fonte PAE) 8.268,75 8.268,75 ktep Stima al 2020 8.268,75 8.268,75 ktep Quota da coprire con biocarburanti 826,88 826,88 ktep ktep / 1.000.000 mc metano 0,82 0,82 Quota da coprire con biocarburanti 1.008.384.146,34 1.008.384.146,34 Nmc/anno di CH4 Quota dell'obiettivo coperta dal biometano 1,1% 4,2% Tabella 3.10.8.3 – calcolo della producibilità di biogas e biometano – fonte CIC, elaborazione Finlombarda spa 3.10.1.10 Misure per incoraggiare la raccolta dei rifiuti organici: casi pratici 3.10.1.10.1 Cosa dice il D.Lgs. 152/06 Ai sensi dell’art. 182-ter del D.Lgs. 152/06, introdotto con il D.Lgs. 205, le Regioni e le Province autonome, i Comuni e gli ATO, ciascuno per le proprie competenze e nell’ambito delle risorse disponibili allo scopo a legislazione vigente, adottano entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto misure volte a incoraggiare: • la raccolta separata dei rifiuti organici 240 • il trattamento dei rifiuti organici in modo da realizzare un livello elevato di protezione ambientale • l’utilizzo di materiali sicuri per l’ambiente ottenuti dai rifiuti organici, ciò al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente Alla luce di questa novità normativa, la raccolta della FORSU ha avuto un importante impulso. E’ importante analizzare quali siano le misure più significative per incentivare tutta la filiera dell’organico, pertanto nei prossimi paragrafi vengono analizzati alcuni degli strumenti possibili di incentivazione. Ai fini del presente PRGR, essi verranno anche declinati in modo dettagliato nel capitolo 8 “ obiettivi” e 11 “strumenti ed azioni”. 3.10.1.10.2 Il bando di finanziamento della provincia di Varese per la fornitura gratuita ai cittadini di secchiello areato e sacchetti compostabili Nel 2011 la Provincia di Varese ha definito un Modello Omogeneo di Gestione dei rifiuti, comprendente indicazioni concrete sulle modalità migliori per effettuare una raccolta differenziata di qualità e con elevate intercettazioni. L’idea di fondo di questa iniziativa è che si deve dare il maggior comfort possibile al Cittadino, mettendogli a disposizione gratuitamente gli idonei strumenti (secchielli, contenitori, sacchi etc.); per questo , la Provincia ha messo a disposizione anche un contributo economico ai Comuni attraverso un bando di finanziamento. Per quanto riguarda la FORSU, l’indicazione chiara è stata quella dell’introduzione all’utilizzo del secchiello areato da cucina, uno strumento che migliora il comfort nella raccolta dei rifiuti organici; la tipologia areata infatti permette al contenuto di traspirare maggiormente, e la ventilazione naturale elimina qualsiasi problema di odori. Oltretutto, la FORSU si disidrata e la perdita in peso fa risparmiare il Comune sui costi per il trattamento in impianto. Questa tipologia di secchielli permette tra l’altro la possibilità di ridurre le frequenze di raccolta della FORSU, passando anche ad un sistema monosettimanale limitando ai soli 3 mesi estivi la raccolta bisettimanale; alle utenze infatti viene comunque fornito un contenitore “polmone” (40 litri per gli edifici monofamiliare, 120 litri per gli altri) in cui depositare i sacchetti, biodegradabili e compostabili, chiusi. L’accoppiata tra contenitore confortevole e fornitura gratuita dei sacchetti permette una maggior adesione dei cittadini alla raccolta dell’organico, ripagando nel giro di 1-2 anni l’investimento per l’acquisto di secchielli e sacchetti. 3.10.1.10.3 I meccanismi di premialità / penalità messi in atto dalla Regione Sardegna a partire dal 2004 Nel 2003, la Regione Sardegna aveva un livello molto basso di raccolta differenziata, pari al 3,8% in media. All’inizio del 2004, la Regione ha deciso di implementare un nuovo sistema di incentivazione basato su “premialità” e “penalità”, al fine di spingere i Comuni ad introdurre la raccolta differenziata della FORSU. Questo sistema (figura 3.10.1.2.11) ha introdotto un 30% di maggiorazione sulla tariffa di smaltimento dell’indifferenziato in discarica o in inceneritore, per i Comuni che non hanno attiva la raccolta della FORSU: di contro, i Comuni che l’hanno attivata si vedono riconosciuta una tariffa scontata del 30% per il 241 conferimento della FORSU agli impianti di compostaggio. La particolarità di questo sistema è che viene mantenuto da un fondo di compensazione, monitorato dalla Regione, in cui le discariche e gli inceneritori devono versare le penalità introitate dai Comuni come sovrattassa; da questo fondo possono attingere gli impianti di compostaggio per applicare le premialità. Le premialità erano legate a specifici obiettivi di quantità e qualità (impurezze) sulla FORSU raccolta, modificati e resi più stringenti di anno in anno, mentre il sistema regionale evolveva verso un numero sempre maggiore di Comuni con attiva la raccolta della FORSU. Gli effetti di questo sistema sulla media regionale di raccolta differenziata sono stati impressionanti: in quattro anni, quasi tutti i Comuni della Sardegna hanno implementato la raccolta dell’umido. La Regione ha quindi introdotto nuovi obiettivi per accedere alle premialità (almeno 15% di FORSU sugli RU, raccolta differenziata almeno al 60%, impurezze minori del 5%). Sono stati anche forniti finanziamenti ai Comuni per l’acquisto e la distribuzione dei sacchetti biodegradabili e compostabili. Alla fine del 2010, la raccolta differenziata media in Sardegna era del 44,9%, portandola agli stessi livelli delle Regioni del Nord Italia ove le raccolte differenziate sono consolidate da molti anni. Figura 3.10.9.11 . Schema del sistema di “premialità e penalità” messo in atto dalla Regione Sardegna per incentivare la raccolta differenziata della FORSU. (Elaborazioni Finlombarda spa) 3.10.1.10.4 Raccolta dell’umido nella città di Milano Alla fine del 2012 è stata avviata la raccolta dell’umido anche nella città di Milano, estendendo alle utenze domestiche il servizio già attivo per i grandi produttori (mense, ristoranti). Il piano predisposto da AMSA in accordo con il Comune prevede un avvio in sequenza in 4 zone da circa 400.000 abitanti l’una, tra il novembre 2012 e il giugno 2014. Le azioni intraprese hanno previsto: modifica Ordinanza Sindacale da parte dell’Amministrazione Comunale per ogni step di attuazione; campagna informativa con avviso agli utenti (per ogni step e richiamo continuo); Comuni senza raccolta differenziata della FORSU Comuni con raccolta differenziata della FORSU Tariffa di sma ltimento in dis carica / incen erimento Discariche e inceneritoriMaggiorazion e 30% (penali tà) Impianti di compostaggio Rifiuto urbano indifferenziato FORSU RUR (rifiuto urbano residuo) Ta riff a d i sm alt im en to in d isc ari ca / in ce ne rim en to Tariffa di conferimento agli impianti di compostaggio scontata del 30% (premialità) Regione € Fondo € € € 242 investimenti e relative Gare pubbliche per automezzi e materiale (cassonetti e secchielli da consegnare), modifica delle stazioni di trasferimento rifiuti (Silla e Olgettina), assunzione risorse; riorganizzazione dei servizi di raccolta rifiuti; caratterizzazione merceologiche dopo la prima estensione. I primi risultati dopo circa 2 mesi dall’avvio della nuova raccolta, a gennaio 2013, evidenziano una proiezione di circa 70-80 kg/abitante.anno di umido totale intercettato, collocando Milano a livelli medio – alti rispetto agli altri Comuni. Anche la qualità della raccolta si è rivelata elevata, secondo i risultati preliminari delle prime analisi merceologiche. Il caso di Milano è molto interessante perché si configura come prima metropoli a livello europeo e mondiale ad avere implementato questo tipo di raccolta di soli scarti di cucina con il modello intensivo tipico italiano, a differenza di altre città europee ed extra-UE (es. San Francisco) in cui si è puntato ad un tipo di raccolta domiciliare combinata di scarti verdi ed umido. 3.10.1.10.5 La campagna “umido pulito” di ETRA (PD) Tra il 2008 e il 2010, nei Comuni del Padovano in cui ETRA gestisce la raccolta dei rifiuti, è stata avviata la campagna “Umido Pulito”. L’obiettivo di questa campagna era “lavorare insieme per produrre un compost di qualità” Un’iniziativa di sensibilizzazione avviata per migliorare la “purezza” della frazione umida e per sensibilizzare i cittadini all’impiego dei sacchi biodegradabili, il cui utilizzo è obbligatorio, che agevola i processi di biodecomposizione e permette la trasformazione dei rifiuti in terriccio fertilizzante. La campagna informativa, cui hanno aderito 27 Comuni del Padovano, era finalizzata ad incentivare i cittadini ad un loro utilizzo, peraltro obbligatorio per il conferimento dell'umido; per fare questo, ETRA ha stipulato una convenzione con i negozianti locali. Essa prevede l’impegno da parte del negoziante a: garantire in ogni momento la disponibilità di sacchi biodegradabili certificati per il conferimento dell’umido, escludendo la vendita di qualsiasi sacco sprovvisto della certificazione di biodegradabilità o che possa creare confusione negli utenti ; rispettare un prezzo massimo per la vendita di 0,07 Euro a sacco (IVA compresa), che risulta molto favorevole per i cittadini rispetto ai prezzi attuali di vendita nel libero mercato della piccola e grande distribuzione. In questo modo si evidenzia anche la sensibilità negli esercizi commerciali aderenti ad effettuare un servizio alla collettività, comunque con un ritorno di immagine e di clientela. I risultati in termini di maggior qualità nella raccolta della FORSU sono stati eclatanti: sostanzialmente i costi della campagna UMIDO PULITO sono recuperati, già nel primo anno, dai minori costi sostenuti per il lo smaltimento degli scarti nel trattamento della FORSU.(tabella 3.10.1.2.4) 243 Tabella 3.10.9.4 – Materiali non compostabili (MNC), in % e in tonnellate, e costo per il loro smaltimento, a Bassano del Grappa (PD) prima e dopo la campagna “umido pulito” (fonte: ETRA) 3.10.1.10.6 Io miglioro la raccolta differenziata (Siena) Una buona qualità della raccolta differenziata aiuta il riciclo. E’ questo il leitmotiv della nuova campagna 2010/2011 di Sienambiente rivolta ai suoi cittadini. Nella provincia di Siena l’obiettivo non è solo quello di continuare a mantenere importanti percentuali di raccolta differenziata, ma puntiamo a far crescere anche la sua qualità. Migliorare le raccolte differenziate risulta fondamentale per la buona riuscita dell’intero processo del riciclo. Migliorare le raccolte differenziate consente una più facile lavorazione del prodotto, ne ottimizza i costi e, conseguentemente, aiuta lo sviluppo del mercato dei riprodotti. iomiglioro è quindi un invito ai cittadini a separare i rifiuti con la giusta cura, evitando di conferire scarti e impurità che potrebbero vanificarne l’effettivo riciclo. iomiglioro è in linea con il dibattito più evoluto e con le più recenti indicazioni europee sulle raccolte differenziate che, sempre più, saranno misurate sulla base ed in relazione al loro effettivo riciclo. 3.10.1.11 Modulazione della tariffa di conferimento in funzione della qualità merceologica Dalla bibliografia e dalla esperienza è noto che ogni punto % di impurezze non compostabili in ingresso agli impianti di compostaggio (determinato mediante analisi merceologica manuale) si traduce in una produzione (più che) proporzionale di scarti (in fase di preselezione o di raffinazione del compost); tale incremento risente infatti di un effetto di trascinamento di materiale organico compostabile che rimane attaccato o intrappolato negli scarti rimossi. Si stima che per ogni 100 kg di frazione non compostabile si scartino almeno 150-200 kg di materiale organico altrimenti destinati al compostaggio. Inoltre una maggiore contaminazione di impurezze (per es. film plastici) porta a una minor qualità del compost e al rischio effettivo di produzione di un Ammendante Compostato “fuori specifica” o comunque non gradito agli agricoltori. A tal fine è giustificabile un incremento tariffario derivato dal maggior costo di smaltimento di sovvallo e dai maggiori costi di raffinazione a carico dell’Ammendante Compostato. Di seguito si propone, a titolo esemplificativo, uno schema di calcolo applicabile per la determinazione del maggior costo dovuto al materiale non compostabile PF = P0 + (SC% * K * PS) Dove: PF = Prezzo Finale (o Tariffa) di Trattamento della FORSU (€/ton); P0 = Prezzo standard virtuale a scarti zero definito dal listino dell’impianto (€/ton); 244 SC% = Impurezze non compostabili presenti nella FORSU e derivanti dalla analisi Merceologica; K = coefficiente adimensionale che rende conto dell’effetto trascinamento (es. K=1 nessun effetto di trascinamento delle frazioni compostabili, K = 2 ogni kg di impurezza non compostabile nella FORSU determina un ulteriore kg di scarto compostabile destinato allo smaltimento etc.); PS = prezzo di smaltimento compreso trasporto dall’impianto al sito di smaltimento espresso in €/ton (es. nel nord Italia questo valore si aggira, per chi non è proprietario di proprie discariche, tra i 100 e 150 €/ton). 3.10.1.12 Miglioramento dell’accettazione sociale degli impianti di trattamento della FORSU L’insediamento di un sito per la localizzazione dei rifiuti è un eccellente esempio di intervento indesiderato su un territorio, essendo una delle maggiori cause di dissenso da parte delle popolazioni residenti nella zona destinata alla sua collocazione. Nell’immaginario collettivo, sembra che i rifiuti siano percepiti con paura ed orrore indipendentemente dalle tecnologie e dai rifiuti trattati. Inoltre, questo timore è accompagnato dal sospetto che, come per un “effetto calamita”, un dato insediamento possa essere seguito da una catena di altri interventi peggiorativi del territorio. A questo tipo di opera, percepita come “necessaria ma sgradevole”, la popolazione – nel nome della difesa dell’ambiente - si oppone con forza per tenerla lontana dal proprio insediamento residenziale, secondo il meccanismo noto come sindrome di NIMBY (“Not In My Backyard!”) che, se non ben gestito, può degenerare in un rigetto totale e irrecuperabile dell’intervento in genere, descritto come sindrome NIABY (Bobbio e Zeppetella, 1999) (“Not In Anybody’s Backyard!”) o BANANA (“Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything!). L’ostilità dei cittadini verso gli insediamenti ad impatto ambientale è spesso supportata anche da un’impostazione non adeguata della problematica da parte del committente, per cui l’insediamento è vissuto come un’imposizione. Accanto, vi è quasi sempre un’oggettiva carenza di informazione sull’insediamento, sugli aspetti tecnici e sulle implicazioni nei confronti della salute, dell’ambiente e della qualità della vita, che solitamente accompagnano le decisioni delegate al politico. Al contrario, l’esperienza e l’analisi sul campo, soprattutto nei casi di scelte urbanistiche e ambientali, hanno dimostrato che il procedimento verso la realizzazione di un progetto su un dato territorio richiede un percorso decisionale “sostenibile”, sapientemente gestito, che ottiene il consenso mediante un’informazione trasparente e il coinvolgimento attivo di tutti gli attori toccati dall’iniziativa. Nel caso degli impianti di trattamento della frazione organica - compostaggio - occorre considerare alcuni fenomeni che ne hanno minato nel tempo la percezione da parte dei cittadini: Impianti di compostaggio del “sacco nero” che producevano compost non di qualità negli anni ’80 e ’90; Problema delle emissioni olfattive negli impianti mal gestiti o di vecchia generazione; Illusione da parte degli amministratori o degli impiantisti di poter eliminare completamente l’impatto olfattivo pur trattandosi di impianti che ricevono, trattano rifiuti putrescibili e producono fertilizzanti; Scarsa conoscenza del processo di compostaggio. 245 Quanto detto fa si che le comunità interessate dalla collocazione di un impianto di compostaggio reagiscano negativamente come se si trattasse di un impianto molto più pericoloso ed inquinante (i.e. inceneritore e discariche). Le recenti acquisizioni processistiche e normative che spingono per impianti ad elevata tutela ambienale permettono di superare gran parte dei problemi precedentemente descritti, se abbinate ad un processo informativo e partecipativo adeguato con le popolazioni locali. In particolare infatti le attuali iniziative di trattamento delle frazioni organiche hanno le seguenti caratteristiche: Gli impianti prevedono una fase iniziale di digestione anaerobica che quindi riduce l’impatto dei materiali putrescibili e riduce anche la quantità di materia organica da compostare; Le recenti normative sulle molestie olfattive permettono di monitorare e controllare il fenomeno; Gli impianti di compostaggio sono obbligati dalle norme e dal mercato a produrre compost di qualità. 3.10.1.13 La qualità merceologica e sistemi di raccolta: correlazioni Si riportano i dati relativi alle analisi merceologiche effettuate dal CIC negli ultimi quattro anni al fine di monitorare l’evoluzione della qualità delle matrici avviate a recupero presso gli impianti di compostaggio e digestione/compostaggio. Il dato aggiornato alla fine del 2011 ci consente di definire la qualità merceologica di più di 2000 comuni italiani. La metodica utilizzata per l’analisi merceologica della frazione organica dei rifiuti biodegradabili da raccolta differenziata prevede il campionamento di una quantità rappresentativa dello scarto organico da analizzare. Le diverse frazioni merceologiche vengono successivamente pesate separatamente e messe in rapporto con il peso totale del campione analizzato. L’obiettivo è valutare la qualità dello scarto organico conferito da un produttore all’impianto di trattamento, quantificando la presenza di materiali estranei al processo di degradazione aerobica di compostaggio, identificati come “MATERIALE NON COMPOSTABILE” (MNC). A livello complessivo, da queste analisi merceologiche, si rileva un contenuto del 5,4 % di materiali indesiderati e non-compostabili (MNC); ciò significa che la purezza merceologica media dello scarto organico è del 94,6% e che il 5,4% è composto da imballaggi in plastica utilizzati per il conferimento dell’organico o altri materiale messi nell’umido per errore o negligenza. La figura 7 mostra l’ampiezza dei dati disponibili e la variabilità del contenuto di MNC riscontrato per ciascun’analisi effettuata. Sono evidenziate le tre classi di qualità merceologica. Il 27% dei dati ha una quota MNC inferiore al 2,5%, il 31% tra il 2,5% e il 5%, mentre solo il 13% dei casi risulta avere una quota di MNP superiore al 10% in peso della FORSU conferita. 246 Figura 3.10.12.12 - Andamento del MNC (in % su t.q.) per le analisi merceologiche effettuate dal CIC tra il 2008 e 2011; il tratteggio evidenza le tre classi di merito della purezza merceologica. Fonte CIC Le analisi merceologiche del CIC consentono anche di evidenziare la composizione del MNC, mettendo in evidenza la tipologia di materiali che danno maggiore problemi agli impianti di compostaggio ma anche le diverse tipologie di sacchetti impiegati per la RD della FORSU. Si rammenta a tale proposito che è espressamente vietato raccogliere l’umido con sacchetti di plastica tradizionali. Il Codice Ambientale nella parte IV dedicata ai rifiuti all’art. 182ter recita che “La raccolta separata dei rifiuti organici deve essere effettuata con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti compostabili certificati a norma UNI EN 13432-2002”. La messa al bando a partire da gennaio 2011 dell’impiego di sacchetti e shopper in plastica convenzionale ha modificato sensibilmente l’impiego di tali manufatti nella GdO e nella distribuzione al dettaglio in Italia. Da apposite analisi condotte dal CIC emerge come – a livello Nazionale - la distribuzione di sacchetti impiegati per la raccolta delle FORSU appaia abbastanza uniforme con un “peso” praticamente uguale per i sacchetti compostabili (44%) certificati in carta, MaterBi o altre bioplastiche, rispetto ai sacchetti in plastica tradizionale(46%), mentre la presenza di sacchetti in plastica oxo-degradabile è in netta crescita e ad oggi rappresenta come evidenziato in figura 7 il 10%; risulta essere trascurabile la quota di altre tipologie o di sacchetti non classificabili. Quindi la raccolta differenziata avviene nel 56% dei casi mediante sacchetti in materiale non-compostabili (sacchetti in plastica PE o in plastica oxo-degradabile). 0,0 2,5 5,0 7,5 10,0 12,5 15,0 17,5 20,0 22,5 25,0 casi 247 Figura 3.10.12.13 - Situazione di impiego di sacchetti per la RD della FORSU in ITALIA – anno 2011 (Fonte CIC) Dall’elaborazione dei dati relativi alle analisi merceologiche emerge come i sacchetti in polietilene o altri materiali non-compostabili costituiscano mediamente il 30% del MNC, rappresentando così una quota importante degli scarti e dei sovvalli che vengono prodotti come materiali di output negli impianti di compostaggio. Economicamente lo smaltimento di questi manufatti plastici incide in modo rilevante. Il solo costo di smaltimento delle plastiche potrebbe costare come costi diretti ca. 1,5 mln di €; oltre a ciò sono da computare i costi di estrazione (pretrattamenti, vagliature, raffinazioni) che portano al il costo complessivo di smaltimento a ca. 3 mln di €/anno a livello regionale mentre su scala nazionale le cifre salgono fino a 10 12 mln di €/anno. Senza contare le mancate rese alla digestione anaerobica (la plastica non produce biogas!) e alla mancata vendita del compost (la presenza di plastiche può addirittura contribuire alla produzione di compost fuori specifica). BIORIFIUTO ANNO - 2010 um ITALIA LOMBARDIA Quantità totali biorifiuto t/a 3.955.210 892.988 MNC medio % 5,4 5,4 MNC (media = 5,4% del Biorifiuto) t/a 213.581 48.221 MNC medio - quota sacchetti in plastica (30% del MNC) t/a 64.074 14.466 Costo diretto per smaltire sacchetti in plastica €/anno 6.407.440 1.446.641 Costo annuo effettivo per raffinazione e smaltimento dei sacchetti in plastica €/anno 10-12.000.000 3.000.000 Tabella 3.10.12.5 - Analisi CIC dei costi di smaltimento derivante dalla presenza di sacchetti in plastica nella RD del biorifiuto. (Fonte CIC) 3.10.1.14 L’importanza di una buona raccolta differenziata della FORSU 3.10.1.14.1 Le caratteristiche del sacchetto Sacchetti per la RD dell'Umido - Macrocategorie 46% 44% 10% Sacchetti in Plastica Sacchetti Compostabil i Sacchetti PA-OXO 248 Il codice ambientale (così come modificato dal D.lgs. 205/2010) nella parte IV presenta una novità: un nuovo articolo (l’art182ter: Rifiuti organici) ridefinisce alcuni dettagli fondamentali per la raccolta differenziata degli scarti organici. Per quanto riguarda le modalità di raccolta si definisce che: La raccolta separata dei rifiuti organici deve essere effettuata con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti compostabili certificati a norma UNI EN 13432-2002”. Si evidenzia dunque l’importanza di affiancare alle raccolte differenziate della frazione organica un manufatto di contenimento che non sia di plastica tradizionale (per es. PE). Come è immaginabile il PE costituisce un rifiuto non biodegradabile che nel tempo ha portato ad alcune conseguenze negative al settore del recupero del rifiuto organico che possiamo elencare: • aggravio economico per il maggiore costo di smaltimento del PE; • smaltimento del PE, quindi mancato recupero; • i maggiori costi di trattamento per estrarre il materiale plastico dalla frazione organica (in testa o in coda al processo); • la minor purezza merceologica della frazione organica raccolta in modo differenziato con sacchetti in plastica rispetto alla purezza merceologica dell’organico raccolto sfuso, con manufatti cellulosici o con bioplastiche. Sempre in riferimento a questo punto si sottolinea come sia positivo il riferimento della definizione di “compostabile” con uno standard europeo riconosciuto (UNI EN 13432:2002) che possa verificarne tale prerogativa. Ciò consentirà di circoscrivere i manufatti solo a quelli effettivamente compostabili (non è richiesta solo la biodegradabilità ma ci deve essere la certezza che il manufatto si degradi in un processo di compostaggio per un periodo massimo di 12 settimane e per una quota almeno del 90%!). Inoltre ciò consentirà anche di limitare i fenomeni di contraffazione sul mercato relativo alle forniture di sacchetti per la raccolta dell’organico, evitando di trovarci di fronte a manufatti che biodegradabili, e soprattutto compostabili, non sono. Si rammenta che il CIC dal 2006 ha iniziato un programma di certificazione dei manufatti biodegradabili e compostabili (vedi www.compostabile.com). La certificazione è possibile grazie alla collaborazione con Certiquality, ente riconosciuto a livello mondiale. 3.10.1.14.2 Cosa mettere nel sacchetto per la raccolta del rifiuto organico (umido) Come riportato in precedenza la norma nazionale ci dice che la raccolta separata dei rifiuti organici deve essere effettuata con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti compostabili certificati a norma UNI EN 13432-2002. Mettere nel sacchetto scarti crudi e cotti non liquidi e possibilmente non caldi. Indicativamente si consiglia di mettere: • scarti di cucina, avanzi di cibo, alimenti avariati (togliere dalle confezioni); http://www.compostabile.com/ 249 • scarti di frutta e verdura (comprese parti legnose, es. frutta secca); • fondi di caffè e filtri di the e camomilla; • fiori recisi, piante d’appartamento, pezzetti di legno; • tovaglioli e fazzoletti di carta; • scarti domestici di carne e pesce (comprese lische, gusci d’uovo, frammenti di ossi, piume, ecc.). Altri materiali compostabili possono essere aggiunti previa verifica con il sistema che organizza le raccolte. 3.10.1.14.3 Chiarezza verso i cittadini: la questione compostabile / biodegradabile Negli ultimi tempi termini come "degradabile", "biodegradabile", "oxo-degradabile" e "oxo-biodegradable" sono usati per promuovere prodotti fabbricati a partire da plastiche tradizionali addizionate con specifici additivi. Ciò ha generato non poca confusione per tutti i portatori di interesse nonché per i consumatori. I prodotti di cui sopra disponibili sul mercato riguardano film (borse per asporto merci), film per pacciamatura agricola e altri manufatti. Ci sono serie preoccupazioni in quanto non è stata data evidenza che tali prodotti garantiscano una effettiva riciclabilità organica2. Ci si riferisce ai timori relativi al “governo del fine vita” dei materiali che deve assicurare sia la coerenza con le direttive europee (prima fra tutte la Waste Framework Directive) che il rispetto delle normative nazionali (prime fra tutte il Codice Ambientale, D.lgs.152/2006). Qui di seguito si specificano alcune differenze per meglio comprendere come (e perché) distinguere i manufatti genericamente degradabili dai manufatti compostabili. 3.10.1.14.4 Cosa significa "oxo-degradabile" Attualmente il termine "oxo-degradabile" (o oxo-biodegradabile) è usato commercialmente per indicare prodotti con plastiche3 convenzionali addizionate con speciali additivi di degradazione. Questi materiali furono sviluppati originariamente negli anni '70-'80 ed erano ai tempi conosciuti come plastiche foto degradabili e termo-degradabili. 3.10.1.14.5 Il meccanismo di degradazione dei manufatti “OXO” Gli additivi di degradazione, basati su elementi come cobalto, nichel, zinco ecc. sono aggiunti alla resina plastica vergine, durante la trasformazione. In condizioni anidre, ossia in assenza di acqua, la degradazione dei prodotti oxo-degradabili può essere innescata dal calore e/o dalla luce ed è basata su una reazione con l'ossigeno (da cui "oxo-degradazione"). L'effetto finale di questa ossidazione è una frammentazione delle plastiche in pezzi più piccoli. Il prodotto diventa friabile e tende a polverizzarsi (disintegrarsi). In tempi lunghi può subentrare un processo di biodegradazione. Dunque la frammentazione delle plastiche "oxo-biodegradabili" non è il risultato di un processo di biodegradazione ma di una reazione chimica. I frammenti risultanti rimangono nell’ambiente. La 2 Per riciclaggio organico cfr Direttiva94/62/CE) 3 Specialmente polietilene, il polimero più usato nella produzione di sacchi e nell'imballaggio flessibile 250 Frammentazione dunque non è una soluzione efficace ed efficiente per il settore del riciclaggio organico; proprio per la natura del manufatto una sua eventuale degradazione consisterebbe in una conversione di un manufatto visibile (l’imballaggio tal quale) in frammenti di plastiche poco o non visibili. Paradossalmente la plastica visibile è più controllabile dei frammenti di plastica invisibili. Diversi studi attestano che gli "oxo biodegradabili" non vanno incontro a frammentazione nel compost. In ogni caso anche se questo dovesse verificarsi tale disgregazione non è idonea al settore del compostaggio e delle digestione anaerobica; la sua eventuale presenza andrebbe ad inficiare la qualità del digestato e del compost di qualità prodotto vanificando tutti gli sforzi di recupero di materia messi in atto al fine di ottemperare alle imposizioni normative (Direttiva EU 98/2009, D.lgs.152/2006 e s.m.i.). 3.10.1.14.6 Altri additivi biodegradabili Alcune aziende aggiungono alle plastiche tradizionali additivi biodegradabili (in quote molto basse rispetto alla matrice poliolefinica base) affermando che abbassano il tempo medio di biodegradazione rispetto alle plastiche tradizionali (da decenni a anni). Anche in questo caso i tempi di degradazione NON sono conformi con le tempistiche di degradazione microbiologica degli impianti di compostaggio e/o digestione anaerobica che prevedono ca. 60-90 giorni di processo complessivo. Pertanto anche queste tipologie di plastiche additivate non sono idonee al settore del compostaggio e delle digestione anaerobica; la loro eventuale presenza andrebbe ad inficiare la qualità del digestato e del compost prodotto vanificando tutti gli sforzi di recupero di materia messi in atto al fine di ottemperare alle imposizioni normative (Direttiva CE 98/2008, D.lgs.152/2006 e s.m.i.). 3.10.1.14.7 Come riconoscere i manufatti biodegradabili e compostabili Perché i manufatti in bioplastiche o prodotti a base di cellulosa possano entrare efficacemente nel circuito del riciclo di materia (compostaggio) e quindi si possa “chiudere il cerchio” della raccolta/riciclo/riutilizzo, è fondamentale che sia attestata la riciclabilità organica, ovvero la compostabilità, intesa come l’effettiva degradazione in un sistema biologico attivo qual è il compostaggio (preceduto o meno dalla digestione anaerobica). La definizione dei criteri di compostabilità è molto importante perché materiali non compatibili col compostaggio (le plastiche tradizionali, il vetro, i materiali contaminati con metalli pesanti, ecc.) possono diminuire la qualità finale del compost e renderlo non idoneo all’agricoltura e quindi commercialmente non accettabile. 3.10.1.14.8 Quali sono le verifiche da effettuare? Lo standard europeo armonizzato EN 13432 “Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione - Schema di prova e criteri di valutazione per l’accettazione finale degli imballaggi”, adottata in Italia come standard UNI EN 13432, definisce le caratteristiche dei materiali “compostabili” e dunque riciclabili attraverso il compostaggio dei rifiuti organici. Solo i manufatti conformi (meglio se certificati) con lo standard europeo UNI EN 13432:2002 sono idonei al compostaggio. 251 Questo standard, approvato dagli organismi di standardizzazione nazionali è stato poi supportato dalla Commissione Europea. La UNI EN 13432 è attualmente un punto di riferimento per i produttori di materiali biodegradabili, le autorità pubbliche, i compostatori ed i consumatori. In Italia è presente la certificazione messa in atto da Certiquality e dal Consorzio Italiano Compostatori che garantiscono la compostabilità con il rilascio di un Marchio (vedi sotto). Figura 3.10.13.14 – Marchio di compostabilità rilasciato dal Consorzio Italiano Compostatori. (Fonte CIC) 3.10.1.15 Chiudere la filiera: il destino del compost e del digestato, i marchi di qualità 3.10.1.15.1 Il Marchio di qualità del compost: la certificazione del CIC Il CIC dal 2003 ha sviluppato un sistema per attestare la qualità del compost prodotto dai propri associati. Ad oggi sono 38 gli impianti associati (con 40 tipologie di prodotti) che producono ammendante e hanno deciso aderire al programma di controlli per poter esibire il logo del Marchio di Qualità CIC. La certificazione si pone come obiettivo quello di fornire una garanzia al produttore di ottenere un valore aggiunto all'ammendante compostato, assicurando ai destinatari finali trasparenza, affidabilità e qualità. Il programma di certificazione prevede attualmente il controllo analitico costante del compost prodotto che deve risultare conforme ai limiti stabiliti dalla normativa sui fertilizzanti (D.lgs 75/2010); tale controllo è affiancato da un sistema di verifica sulla tracciabilità/rintracciabilità (provenienza delle matrici organiche, l’identificazione del lotto produttivo, ecc) nonché dalla verifica sulla qualità/purezza degli scarti organici di origine, trattati dall’impianto stesso (programma di analisi merceologiche sulla FORSU). Periodicamente, secondo un programma annuale stabilito dal regolamento di applicazione del Marchio, i campionatori, soggetti esterni al CIC che hanno seguito corsi di formazione, si recano negli impianti che aderiscono al programma ed eseguono i campionamenti di compost mediante un protocollo di prelievo e conservazione del campione molto dettagliato. Il fertilizzante viene analizzato presso un laboratorio indipendente e accreditato, per le analisi di ammendanti organici e substrati, dal MIPAAF, idoneo ad analisi per il Marchio Europeo Ecolabel. Solo dopo un’attenta verifica sui risultati analitici, che durano mediamente quattro mesi, e solo se il prodotto rispetta costantemente i limiti imposti dalla norma sui fertilizzanti, è 252 possibile conseguire la certificazione rilasciata dal CIC. Da quel momento inizia la fase di mantenimento del Marchio con campionamenti variabili in funzione del quantitativo di scarto trattato e/o di compost prodotto. Come anticipato, oltre a verificare la qualità de prodotto, il Regolamento del Marchio prevede il controllo sulla tracciabilità e rintracciabilità (origine e destinazione dei fertilizzanti) concetto che è stato introdotto nel 2006 nella disciplina dei fertilizzanti a seguito di una revisione della norma . Per un fertilizzante come il compost gli elementi principali della tracciabilità sono rappresentati dai dati relativi alla provenienza delle matrici organiche e dall’identificazione del lotto produttivo. Per verificare se un impianto è dotato di un buon sistema di tracciabilità il CIC effettua le necessarie verifiche ed approfondimenti sui cicli produttivi con particolare riferimento a: provenienza delle matrici organiche; codice CER (catalogo europeo dei rifiuti) delle matrici da trattare; creazione di un lotto o partita di materiale (miscela) da avviare a processo; − tempo di trattamento; − tipo di vagliatura; − tipologia di prodotto ottenuto (ACM, ACV, ecc); − vocazione o destinazione di utilizzo del compost ottenuto. Gli impianti di compostaggio operano la tracciabilità non solo per conformarsi a norme obbligatorie, ma soprattutto per ottenere uno strumento di gestione interna del rischio, di coordinamento di filiera, di vantaggio competitivo e per migliorare il rapporto fra produttore e consumatore. La ricostruzione del percorso delle matrici organiche (classificazione, provenienza, introduzione nella miscela, trattamento e tipo di prodotto finale) oltre che puntare al concetto di garanzia del prodotto crea valore aggiunto al compost prodotto e assicura trasparenza nei confronti dell’utilizzatore. 3.10.1.16 Recupero di materia o energia? Le politiche europee, il ruolo della Sostanza Organica e la Strategia Europea per il Suolo Sono ormai numerose le fonti normative e scientifiche che indirizzano verso il miglioramento della gestione della sostanza organica favorendone l’accumulo nel suolo in luogi della dispersione in atmosfera come anidride carbonica. L’ECCP (Programma EU sul Cambiamento Climatico), in recepimento degli obiettivi del protocollo di Kyoto per la lotta all’effetto serra e al cambiamento climatico, ormai può essere considerato un punto di partenza nella definizione delle politiche ambientali. Da questo punto di vista, la biomassa è stata troppo a lungo considerata esclusivamente come una potenziale risorsa energetica sostitutiva dei combustibili fossili. Recentemente invece, una valutazione approfondita su tali temi ha portato ad una valutazione scientificamente più equilibrata in cui il ruolo della sostanza organica nel suolo viene considerata un fattore di rilievo nella strategia complessiva di lotta al cambiamento climatico. Riportiamo alcuni stralci di 253 documenti comunitari che attestano questo approccio integrato tra la produzione di energia e il mantenimento del C organico del suolo. Secondo l’EU Soil strategy (2006): la riduzione della soil organic matter (la sostanza organica del suolo) è una delle sette minacce per il suolo; il compostaggio e il compost prodotto dal trattamento dei biorifiuti sono individuati come una delle potenziali risposte. Il Climsoil Report4 evidenzia che il prodotto finale del compostaggio, il compost, è utile come ammendante e fertilizzante che ha il potenziale di sostituire il C perso dal suolo. La produzione di energia da “biowaste” ha effetti negativi sul suolo (perdita netta di C) ma la digestione anaerobica e il post compostaggio del “biowaste” dovrebbe essere l’opzione vincente. Dal punto di vista scientifico diverse pubblicazioni attestano che la fertilizzazione organica provoca nel tempo un accumulo di carbonio nel suolo, il che potrebbe fungere da meccanismo per la sottrazione, nel bilancio complessivo, di anidride carbonica all’atmosfera. Alcuni calcoli hanno giustamente sottolineato il fatto che un aumento dello 0.15% del carbonio organico nei suoli arabili italiani potrebbe fissare nel suolo la stessa quantità di carbonio che ad oggi è rilasciata in atmosfera per l’uso di combustibili fossili in un anno in Italia5. Un recente studio (Mondini et al., 2012)6 evidenzia come sul lungo periodo ci sia un incremento medio nei diversi scenari climatici italiani di ca. il 30% del contenuto in Carbonio organico dopo fertilizzazione con compost. Il tasso annuo di sequestro di C che può essere ottenuto in Italia, tenendo conto del predetto, produzione di compost fattibile per il 2020, è di circa 0,023 Mt C anno-1. Oltre all’effetto diretto sul “sequestro” di carbonio nel suolo, la fertilizzazione organica consente di: − sostituire almeno parzialmente la concimazione con concimi minerali di sintesi (urea) o di estrazione (Fosforo e Potassio) evitando il consumo di combustibili fossili per la produzione e/o il trasporto; − migliorare la lavorabilità del suolo (il che significa risparmiare energia nelle lavorazioni principali e complementari); − migliorare la ritenzione idrica (diminuendo la richiesta di energia per l’irrigazione); − diminuire l’erosione e la conseguente mineralizzazione intensiva di sostanza organica negli strati superficiali (che determinerebbe un ulteriore trasferimento di anidride carbonica nell’atmosfera nel bilancio complessivo). Questo tipo di considerazioni è adottato sempre più di frequente come principio guida per le decisioni politiche in campo ambientale. Coerentemente con esse, i Gruppi di Lavoro su “Agricoltura” e “Suolo” nell’ECCP (Programma Europeo sul Cambiamento Climatico) hanno raccomandato l’adozione – tra l’altro di politiche e pratiche intese al recupero del ruolo centrale della fertilizzazione organica dei suoli, incluso il sostegno alle strategie di compostaggio. 4 The interrelations between soil and climate change (Final Report, dicembre 2008). Alterra, Wageninge UR (NL) 5 Prof. P. Sequi al Compost Symposium, Vienna, 29-30 Ottobre 1998 6 Spatially explicit modelling of changes in soil organic C in agricultural soils in Italy, 2001–2100:Potential for compost amendment. Agriculture, Ecosystems and Environment 153 (2012) 254 Più recentemente sono state pubblicati alcuni documenti ufficiali della UE (Relazioni e Risoluzioni) che sono possono essere considerati dei veri e propri indicatori di tendenza. Infatti si tratta di sollecitazioni che l’UE promuove nell’ambito delle politiche ambientali comunitarie. Estrapoliamo per sintesi le questioni relative al binomjo suolo e biorifiuto. 3.10.1.16.1 Documenti e posizioni ufficiali della EU in merito al tema recupero di energia/materia 1) RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI – Attuazione della strategia tematica per la protezione del suolo e attività in corso. Buxelles, 13.02.1012 SINTESI: Sia nell’UE che a livello mondiale la degradazione del suolo è aumentata negli ultimi dieci anni. Questa tendenza è destinata a continuare se non verranno affrontati i seguenti fattori: − Utilizzo del territorio: l’aumento del consumo di carne e latticini nelle economie emergenti e il crescente ricorso alle biomasse a fini energetici e altri fini industriali causeranno un maggiore sfruttamento dei terreni e una potenziale degradazione dei suoli; − Conservazione della materia organica dei suoli: si cita ad esempio la perdita di C dalle torbiere e dai pascoli; − Uso più efficiente delle risorse: una strategia per affrontare il problema della sicurezza dell’approvvigionamento delle risorse (C ma anche fosforo (P), presuppone la messa a punto di metodi adeguati di raccolta, trattamento e uso di rifiuti e residui. 2) Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sulla revisione del sesto programma d'azione in materia di ambiente e la definizione delle priorità per il settimo programma d'azione in materia di ambiente – Un ambiente migliore per una vita migliore (2011/2194(INI)). SINTESI: 32. è del parere che il settimo PAA debba prevedere la piena attuazione della legislazione sui rifiuti, in particolare il rispetto della gerarchia, garantendo coerenza con le altre politiche dell'UE; ritiene che esso debba fissare obiettivi di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio più ambiziosi, tra cui una netta riduzione della produzione di rifiuti, un divieto di incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati, con riferimento alla gerarchia prevista nella direttiva quadro sui rifiuti e un divieto rigoroso di smaltimento in discarica dei rifiuti raccolti separatamente, nonché obbiettivi settoriali per l'efficacia delle risorse e parametri per l'efficienza dei processi; ricorda che i rifiuti costituiscono, inoltre, una risorsa che spesso può essere riutilizzata, assicurando un impiego efficiente delle risorse; invita la Commissione a studiare come migliorare l'efficacia della raccolta dei rifiuti provenienti dai prodotti di consumo grazie a un'espansione dell'applicazione del principio della responsabilità estesa del produttore, nonché mediante orientamenti riguardanti la gestione dei sistemi di recupero, raccolta e riciclaggio; sottolinea la necessità di investire nel http://www.europarl.europa.eu/oeil/FindByProcnum.do?lang=fr&procnum=INI/2011/2194 255 riciclaggio delle materie prime e delle terre rare, in quanto i processi di estrazione, raffinazione e riciclaggio delle terre rare possono avere gravi conseguenze per l'ambiente se non vengono gestiti correttamente; 33. ritiene che gli obiettivi già definiti in varie direttive in relazione alla raccolta e alla separazione dei rifiuti debbano essere ulteriormente elaborati e impostati in modo da ottenere il massimo e il miglior recupero di materiali in termini di qualità in ciascuna delle fasi del riciclaggio, vale a dire raccolta, smaltimento, pretrattamento e riciclaggio/raffinazione; 36. esorta la Commissione a coinvolgere tutte le parti interessate nella formulazione, nell'ambito del settimo PAA, di obiettivi che garantiscano la sostenibilità dell'utilizzo del suolo ; invita la Commissione a definire importanti questioni legate all'utilizzo del suolo, quali la perdita di habitat seminaturali e la sostituzione di utilizzi di terreni di grande valore da parte delle colture bioenergetiche; sottolinea, a tale riguardo, la necessità di criteri di sostenibilità per la biomassa e i biocarburanti che affrontino anche il problema del cambiamento indiretto dell'utilizzo del suolo. 3) Risoluzione del Parlamento europeo del 24 maggio 2012 su un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse (2011/2068(INI)) Azioni prioritarie da mettere in atto: p.to 2. esorta la Commissione e gli Stati membri a eliminare gli ostacoli a un mercato del riciclo e del riutilizzo funzionante e a stimolare tale mercato, incoraggiando la domanda e la disponibilità di materiali riciclati e sottoprodotti attraverso misure che dovrebbero includere il rapido perfezionamento di rigorosi criteri volti a definire quando un rifiuto cessa di essere tale e incentivi economici, quali aliquote IVA ridotte per i materiali secondari nei settori in cui si rileva un'insufficienza del mercato, o la promozione di tecnologie innovative per la raccolta e per la separazione, entro il 2013; in questo contesto, sottolinea l'urgente necessità di attuare pienamente l'intera legislazione esistente in materia di rifiuti, potenziandone l'applicazione e il controllo; p.to 4. esorta la Commissione e gli Stati membri ad accordarsi, entro il 2013, sull'utilizzo di indicatori dell'attività economica chiari, solidi e misurabili, che tengano conto del cambiamento climatico, della biodiversità e dell'efficienza delle risorse alla luce del ciclo di vita, ad esempio sotto forma di un paniere contenente quattro indicatori relativi all'impiego delle risorse, ovvero l'impronta sulla terra, l'impronta idrica, l'impronta sui materiali e l'impronta di carbonio (carbon foot print), e a utilizzare detti indicatori per iniziative legislative e obiettivi concreti di riduzione; sottolinea che questo processo deve essere trasparente e deve includere i principali soggetti interessati; p.to 12. sottolinea che l'Europa, in qualità di società fondata sul riciclaggio, necessita di riutilizzare e di riciclare un'ampia porzione dei propri rifiuti e di produrre materie prime secondarie nel modo più efficiente possibile; p.to 19. invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare incentivi che stimolino le imprese e gli enti pubblici a misurare, comparare e migliorare in maniera sistematica la loro impronta idrica, la loro impronta http://www.europarl.europa.eu/oeil/FindByProcnum.do?lang=fr&procnum=INI/2011/2068 256 sulla terra, sull'utilizzo delle materie prime e l'impronta di carbonio, nonché misure per estendere il principio della responsabilità dei produttori, e a eliminare gli ostacoli che impediscono l'utilizzo efficiente delle risorse; p.to 26. chiede requisiti più rigorosi per gli appalti pubblici verdi (Green public procurement – GPP) per i prodotti e i servizi che hanno un impatto ambientale significativo e che contribuiscono maggiormente al consumo delle risorse globali fondamentali, ossia l'acqua, la terra, le materie prime e il carbonio, come stabilito dalla tabella di marcia verso un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse; esorta la Commissione a valutare dove gli appalti pubblici verdi potrebbero essere collegati a progetti finanziati dall'Unione europea e chiede che vengano compiuti sforzi per promuovere appalti congiunti e reti di funzionari responsabili di appalti pubblici a sostegno dei GPP entro la fine di quest'anno, senza che ciò generi uno svantaggio competitivo per le imprese pubbliche; 32. invita la Commissione e gli Stati membri a concentrarsi maggiormente sull'informazione, sull'educazione e sulla sensibilizzazione, soprattutto per quanto concerne la raccolta differenziata, il riutilizzo e il riciclaggio, tenendo presente che l'educazione ha un impatto diretto sulle abitudini in materia di impiego efficiente delle risorse; p.to 33. invita la Commissione a razionalizzare l'acquis in materia di rifiuti, tenendo conto della gerarchia dei rifiuti e della necessità di ridurre i rifiuti residui fino a raggiungere livelli prossimi allo zero; chiede pertanto alla Commissione di presentare proposte entro il 2014, allo scopo di introdurre gradualmente un divieto generale dello smaltimento in discarica a livello europeo e di abolire progressivamente, entro la fine di questo decennio, l'incenerimento dei rifiuti riciclabili e compostabili; ritiene che queste iniziative debbano essere accompagnate da idonee misure transitorie, tra cui l'ulteriore sviluppo di norme comuni basate sul concetto di ciclo di vita; invita la Commissione a rivedere gli obiettivi per il riciclaggio per il 2020 della direttiva quadro sui rifiuti; ritiene che un'imposta sullo smaltimento in discarica, già introdotta da alcuni Stati membri, potrebbe contribuire al raggiungimento di tali obiettivi; p.to 36. invita la Commissione a garantire che le politiche promuovano l'utilizzo a cascata delle materie prime naturali e favoriscano i prodotti a più alto valore aggiunto ed efficienti sotto il profilo delle risorse rispetto alla produzione di energia, tenendo conto in particolare del potenziale di diminuzione dei gas a effetto serra; p.to 37. esorta la Commissione a promuovere tale approccio a cascata anche nell'uso della biomassa, favorendo il riciclaggio e i prodotti a più alto valore aggiunto ed efficienti sotto il profilo delle risorse, quali i prodotti e i materiali industriali bioderivati, rispetto alle bioenergie. 3.10.1.16.2 Indirizzi In virtù di quanto sopra riportato ovvero, da una parte, la necessità di valorizzare al meglio i rifiuti organici e dall’altra di individuare politiche che garantiscano il mantenimento del pool di carbonio nel suolo, Regione Lombardia intende delineare alcune linee di intervento e suggerire alcune azioni, riprese anche nel capitolo 9 e nel piano di riduzione dei RUB. 257 − Adozioni di criteri di preferibilità per la produzione di materia rispetto alla produzione di energia dai rifiuti organici; − Per quanto riguarda la produzione di energia da rifiuti organici l’opzione preferibile è la digestione anaerobica seguita dal compostaggio;  occorre regolamentare la fase di post compostaggio, per es. mediante aggiornamento Linee Guida RL del 2003, su cui pesa sospensiva al TAR. Ad esempio occorre definendo un numero di giorni di processo aerobico inferiore ai 90 giorni spesso utilizzati negli atti autorizzativi (un valore idoneo potrebbe essere 45); − Acquisizione di specifiche tecniche per l’impiego di ammendanti come GPP nelle opere pubbliche, al fine di sviluppare il mercato del compost negli appalti pubblici e nelle Grandi Opere; − Riconoscimento del Sistema di Assicurazione della Qualità messo in atto dal Consorzio Italiano Compostatori anche mediante la creazione di un Marchio regionale; − Mantenimento delle risorse: mantenimento di N, P e C dei nostri terreni e preservazione delle torbiere del nord Europa con l’utilizzo di ammendanti compostati;  introduzione di meccanismi per il computo dell’impronta ambientale; − Creazione di un sistema di crediti di C al fine di quantificare l’impronta ecologica di un impianto di compostaggio e/o di DA + compostaggio.  da definire operativamente; − Incentivare la comunicazione su modalità, benefici e criteri per la raccolta differenziata e il trattamento del rifiuto organico; di fondamentale importanza il tema della COMUNICAZIONE AL CITTADINO  progetto di comunicazione integrata a livello regionale. − Promozione di attività di trattamento e di recupero sperimentali 258 3.10.2. I RAEE Le apparecchiature elettriche ed elettroniche o AEE sono tutte le apparecchiature che dipendono per un corretto funzionamento da correnti elettriche o campi elettromagnetici e le apparecchiature di generazione, trasferimento e misura di queste correnti e campi, progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1 000 volt per la corrente alternata e a 1 500 volt per la corrente continua. Le più comunemente utilizzate, soprattutto, in ambito domestico sono, ad esempio, i frigoriferi, i televisori, i personal computer, i telefoni cellulari, i giocattoli, le lampadine al neon o a risparmio energetico. I Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche o RAEE invece sono le AEE che diventano rifiuti (inclusi tutti i componenti, sottoinsiemi e materiali di consumo che sono parte integrante degli AEE al momento in cui si decide di eliminarli). I RAEE sono oggetti di uso comune che quando non funzionano più, o semplicemente vengono sostituiti perché obsoleti, diventano rifiuti che devono essere gestiti in modo appropriato perché contengono sostanze che possono diventare dannose per l’uomo e l’ambiente, quali ad esempio i CFC (clorofluorocarburi) ed alcuni metalli pesanti. Questi prodotti vanno trattati correttamente e destinati al riciclo/recupero differenziato dei materiali di cui sono composti, come rame, ferro, acciaio, alluminio, vetro, argento, oro, piombo, mercurio e plastiche riciclabili evitando così uno spreco di risorse, che possono essere reimpiegate per costruire nuove apparecchiature o per altri cicli industriali. Inoltre, dall’attività di riciclo dei RAEE è possibile recuperare, attraverso processi di trattamento innovativi, materiali particolarmente significativi quali i metalli preziosi appartenenti al Gruppo dei Metalli del Platino (PMGs) e le terre rare. Tali materiali sono considerati per la Comunità Europea strategici per la produzione di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, in quanto a possibile rischio di fornitura poiché le fonti di approvvigionamento principali sono concentrate solo in alcuni paesi quali il Sud Africa e la Russia per i PMGs e la Cina per le terre rare. 3.10.2.1. Inquadramento normativo: brevi cenni della normativa europea Di seguito si riporta un elenco delle principali direttive in materia di RAEE e il recepimento delle stesse a livello nazionale; verranno successivamente approfonditi gli aspetti delle attuali direttive di riferimento in materia. 259 NORMA DI RIFERIMENTO RECEPIMENTO NAZIONALE DIRETTIVA 2002/95/CE sulla restrizione dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche D.Lgs 25 luglio 2005, n. 151 DIRETTIVA 2002/96/CE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) D.Lgs 25 luglio 2005, n. 151 DIRETTIVA 2003/108/CE che modifica la direttiva 2002/96/CE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) D.Lgs 25 luglio 2005, n. 151 DIRETTIVA 2003/108/CE che modifica la direttiva 2002/96/CE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) D.l. del 30 dicembre 2008, n. 208 che contiene “Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente”, in esso vi è contenuta una proroga dei termini di cui al D.lgs 25 luglio 2005, n. 151, in materia di RAEE DIRETTIVA 2012/19/UE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) (rifusione), che abroga la DIRETTIVA 2002/96/CE Recepita con Dlgs n.49 del 14 marzo 2014 DIRETTIVA 2011/65/UE sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche Recepita con Dlgs n.27 del 4 marzo 2014 Tabella 3.10.2.1 – Normativa di riferimento europea e nazionale La normativa europea sul tema dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) è stata recentemente aggiornata con la direttiva 2012/19/UE del luglio 2012 che sostituisce la precedente direttiva 2002/96/CE. All’interno delle premesse si evidenzia che tale norma deve “contribuire alla produzione e al consumo sostenibili tramite, in via prioritaria, la prevenzione della produzione di RAEE e, inoltre, attraverso il loro riutilizzo, riciclaggio e altre forme di recupero, in modo da ridurre il volume dei rifiuti da smaltire e contribuire all'uso efficiente delle risorse e al recupero di materie prime secondarie di valore”. La Direttiva 2002/96/CE (come modificata dalla direttiva 2003/108/CE) sui RAEE mirava in via prioritaria a prevenire la produzione dei suddetti rifiuti, a favorire il loro reimpiego e le altre forme di recupero, in modo da ridurre il volume dei rifiuti da smaltire e la loro pericolosità. Quest’ultimo aspetto è specificamente previsto dalla direttiva 2002/95/CE sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, ovvero piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, bifenili polibromurati (PBB) o etere di difenile polibromurato (PBDE). La nuova direttiva interviene su diversi aspetti della gestione dei RAEE: dal chiarimento ed estensione del campo di applicazione, all'innalzamento degli obiettivi di raccolta e di recupero, riutilizzo e riciclaggio, all'impulso da dare alla raccolta, in via prioritaria, di RAEE contenenti Cfc e Hcfc, lampade fluorescenti contenenti mercurio, moduli fotovoltaici e piccole apparecchiature (per gli apparecchi elettrici ed elettronici (AEE) di piccolissime dimensioni, si prevede la riconsegna gratuita a prescindere dall'acquisto del nuovo), alla regolamentazione più severa dei controlli e delle spedizioni all'estero. La nuova direttiva stabilisce che dal settimo anno della sua entrata in vigore (13 agosto 2019) il tasso minimo di raccolta da conseguire ogni anno è pari al 65% del peso medio delle AEE immesse sul mercato 260 nei tre anni precedenti o, in alternativa, all'85% del peso dei RAEE prodotti nel territorio dello Stato membro. Fino al 31 dicembre 2015, si continua ad applicare un tasso medio di raccolta differenziata di almeno 4 kg l'anno per abitante di RAEE provenienti dai nuclei domestici. Per quanto riguarda le categorie di AEE rientranti nel campo di applicazione della direttiva è stato previsto un periodo transitorio durante il quale è stato mantenuto un ambito di applicazione simile a quello già in vigore ai sensi dell'allegato IA del Dlgs 151/2005, ad eccezione dell'inserimento dei pannelli fotovoltaici nella categoria 4. Pertanto , dal giorno di entrata in vigore della direttiva (13 agosto 2012) fino al sesto anno (13 agosto 2018), il campo di applicazione è costituito dalle AEE che rientrano nelle categorie definite dall'allegato I della Direttiva2012/19/UE: 1. — grandi elettrodomestici; 2. — piccoli elettrodomestici; 3. — apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni; 4. — apparecchiature di consumo e pannelli fotovoltaici; 5. — apparecchiature di illuminazione; 6. — strumenti elettrici ed elettronici (ad eccezione degli utensili industriali fissi di grandi dimensioni); 7. — giocattoli e apparecchiature per il tempo libero e lo sport; 8. — dispositivi medici (ad eccezione di tutti i prodotti impiantati ed infettati); 9. — strumenti di monitoraggio e di controllo; 10. — distributori automatici. L'allegato II alla direttiva, contiene l'elenco indicativo delle AEE che rientrano nelle 10 categorie di cui sopra. A partire dal sesto anno dall'entrata in vigore della direttiva il campo d'applicazione diventa aperto, e riguarderà tutte le AEE, così come classificate in base alle sei categorie dell'allegato III alla direttiva: − apparecchiature per lo scambio di temperatura; − schermi monitor ed apparecchiature dotate di schermi di superficie superiore a 100 cm2; − lampade; − apparecchiature di grandi dimensioni (una dimensione esterna superiore a 50 cm); − apparecchiature di piccole dimensioni (nessuna dimensione esterna superiore a 50 cm); − piccole apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni (nessuna dimensione esterna superiore a 50 cm). Per quanto riguarda i prodotti che diventeranno RAEE, la normativa interviene per dare indicazioni agli Stati membri che riguardano anche la fase di progettazione, incoraggiando la collaborazione tra produttori e 261 riciclatori per favorire l'eco-design in linea con la direttiva 2009/125/CE (direttiva Eco-design), soprattutto al fine di agevolare il riutilizzo e il recupero dei RAEE, dei loro componenti e materiali. Per quanto riguarda la raccolta differenziata si pongono obiettivi tali per cui dal quarto anno dall'entrata in vigore della direttiva (13 agosto 2016), il tasso minimo di raccolta dovrà essere pari al 45% calcolato sulla base del peso totale di RAEE raccolti in un dato anno dallo Stato Membro interessato ed espresso come percentuale del peso medio delle AEE immesse sul mercato dello Stato Membro nei tre anni precedenti. Tra le altre novità si evidenzia la possibilità che gli Stati Membri hanno (entro il 14 febbraio 2013) di stabilire “Norme minime di qualità per il trattamento per i RAEE raccolti” che dovranno essere definite dagli organismi europei di normazione (per l’Italia, UNI, Ente Nazionale Italiano di Unificazione e CEI, comitato elettrotecnico italiano) i quali saranno incaricati dalla Commissione per l'elaborazione di standard minimi europei per il trattamento, compresi recupero, riciclaggio e preparazione per il riutilizzo, che rispecchino il più recente livello tecnico (articolo 8 della Direttiva 2012/19/UE). 3.10.2.2 Normativa nazionale I RAEE vengono menzionati all’art. 227 del D. lgs 152/2006 che stabilisce che restano ferme le disposizioni speciali, nazionali e comunitarie relative alle altre tipologie di rifiuti, ed in particolare le direttive: 2000/53/CE, 2002/95/CE e 2003/108/CE e il relativo decreto legislativo di attuazione 25 luglio 2005, n. 151. Pertanto a livello nazionale la normativa europea ha trovato attuazione nel Decreto Legislativo 151 del 25 luglio 2005 e nei Decreti Ministeriali attuativi n. 185 del 25 settembre 2007 e n. 65 dell’8 marzo 2010. I provvedimenti definiscono il sistema di raccolta e riciclo facendo ricadere sui produttori di AEE, la responsabilità della gestione dei rifiuti generati dalle AEE provenienti dai nuclei domestici, mentre lascia di competenza dei Comuni la fase di gestione della raccolta. In particolare il D. Lgs. 151/2005 è finalizzato a: a) prevenire la produzione di rifiuti di RAEE; b) promuovere il reimpiego, il riciclaggio e le altre forme di recupero dei RAEE, in modo da ridurne la quantità da avviare allo smaltimento; c) migliorare, sotto il profilo ambientale, l'intervento dei soggetti che partecipano al ciclo di vita di dette apparecchiature, quali, ad esempio, i produttori, i distributori e i consumatori delle AEE e, in particolare, gli operatori direttamente coinvolti nel trattamento dei RAEE; d) 4) ridurre l’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Ai fini del D. Lgs 151/2005 si intende per: − AEE (apparecchiature elettriche ed elettroniche): le apparecchiature che dipendono, per il loro funzionamento, da correnti elettriche o da campi elettromagnetici e le apparecchiature di 262 generazione, di trasferimento e di misura di questi campi e correnti, appartenenti alle categorie di cui all’allegato 1A del D.Lgs n.151 del 25 Luglio 2005.I − RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche): le apparecchiature elettriche ed elettroniche che sono considerate rifiuti ai sensi del D.Lvo n.22 del 5 Febbraio 1997 e s.m.i., inclusi tutti i componenti, i sottoinsiemi e di materiali di consumo che sono parte integrante del prodotto nel momento in cui si assume la decisione di disfarsene. I RAEE possono essere individuati come: − RAEE domestici: RAEE originati dai nuclei domestici e i RAEE di origine commerciale, industriale, istituzionale e di altro tipo analoghi, assimilabili per natura e per quantità, a quelli originati dai nuclei domestici. − RAEE professionali: RAEE prodotti dalle attività amministrative ed economiche diversi da quelli provenienti dai nuclei domestici. − RAEE storici: i RAEE derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato prima del 1 gennaio 2009. A queste tipologie si aggiungono le 'apparecchiature elettriche ed elettroniche usate', ovvero gli AEE che il detentore consegna al distributore al momento della fornitura di una nuova apparecchiatura di tipo equivalente, affinché quest'ultimo possa valutare, prima di disfarsene, il possibile reimpiego. Il decreto ha introdotto l’obbligo di separare, raccogliere e conferire i RAEE in maniera differenziata dal 1 Gennaio 2008 e ha introdotto al 31 Dicembre 2008 il raggiungimento di un tasso medio di raccolta separata di RAEE provenienti dai nuclei domestici pari a 4 kg/abitante*anno in media (a livello di ciascun comune). I principali ruoli ed obblighi assegnati ai soggetti interessati alla gestione dei RAEE provenienti da nuclei domestici, individuati dal D.Lgs 151/2005, sono riassunti nella tabella seguente: 263 Figura 3.10.2.1 – Principali obblighi e riferimenti normativi relativi alla gestione dei RAEE. (Fonte CDC RAEE) Per i RAEE storici domestici, ovvero immessi sul mercato prima del 1 gennaio 2009, il D.Lgs n.151/2005 attribuisce ai produttori di AEE le attività di: 1. ritiro dei RAEE dai centri di raccolta; 2. trasporto dei RAEE a centri di trattamento idonei; 3. trattamento dei RAEE, nel pieno rispetto delle normative ambientali. Tali attività non sono a carico degli enti locali, ma sono gestite dai produttori di AEE mediante i Sistemi Collettivi (nati per assolvere collettivamente alle obbligazioni loro attribuite dal Decreto Legislativo 151 del 2005 per la gestione dei RAEE, che hanno il compito primario di gestire il trasporto ed il trattamento ed il recupero dei RAEE sull'intero territorio nazionale). Restano invece di competenza degli Enti locali la messa a disposizione e gestione dei Centri di Raccolta e la “relazione” con il Cittadino. La gestione dei RAEE, pre e post trattamento in impianti specifici, avviene per fasi successive che prevedono: − Ricevimento e raccolta: la raccolta deve essere eseguita in modo da garantire l’integrità del bene dismesso; − Messa in sicurezza o bonifica: lavorazione preliminare che consente l’asportazione di parti mobili e nella rimozione di eventuali materiali pericolosi quali i CFC, gli oli esausti, i tubi catodici, sostanze infiammabili, schede elettriche/elettroniche; − Smontaggio e recupero dei componenti; − Frantumazione, selezione dei materiali e avvio dei materiali a recupero di materia/energia; 264 − Smaltimento: la parte residua di rifiuto che non può essere riutilizzata né avviata a termovalorizzazione viene avviata allo smaltimento previa inertizzazione delle eventuali sostanze pericolose presenti. Ai sensi dell’art.15 del D.Lgs 151/05, con Decreto Ministeriale 25 settembre 2007, viene istituito il Comitato di Vigilanza e Controllo, con i seguenti compiti: a) predisporre ed aggiornare il registro nazionale dei soggetti obbligati al trattamento dei RAEE, sulla base delle comunicazioni delle Camere di commercio; b) raccogliere, esclusivamente in formato elettronico, i dati relativi ai prodotti immessi sul mercato e alle garanzie finanziarie che i produttori sono tenuti ad comunicare al Registro nazionale dei soggetti obbligati al trattamento dei RAEE; c) calcolare, sulla base dei dati di cui alla lettera b), le effettive quote di mercato dei produttori; d) programmare e disporre, sulla base di apposito piano, ispezioni nei confronti dei produttori che non effettuano le comunicazioni di cui alla lettera b) e, su campione, sulle comunicazioni previste alla stessa lettera b); e) vigilare affinché le apparecchiature immesse sul mercato dopo il 13 agosto 2005 rechino l'identificativo del produttore ed il marchio di cui all'articolo 13, comma 4, e affinché i produttori che forniscono apparecchiature elettriche ed elettroniche mediante tecniche di comunicazione a distanza informino il registro sulla conformità alle disposizioni di cui all'articolo 10, comma 3; f) elaborare i dati relativi gli obiettivi di recupero di cui all'articolo 9, comma 2, e predisporre le relazioni previste all'articolo 17. Il D.M. 25 settembre 2007 n. 185 definisce i seguenti organismi per il funzionamento del sistema RAEE: 1. Centro di Coordinamento RAEE, è l’organismo finanziato e gestito dai produttori che deve coordinare e regolare le attività di competenza dei sistemi collettivi; 2. Il registro nazionale dei produttori di AEE, il funzionamento del quale è stato disciplinato dal suddetto decreto ministeriale, persegue il fine di controllare la gestione dei RAEE e di definire le quote di mercato di ciascun produttore/sistema collettivo, necessarie per il finanziamento della gestione dei RAEE storici provenienti dai nuclei domestici; il registro prevede una sezione dedicata ai produttori che hanno l’obbligo di iscriversi allo stesso; 3. Il Comitato di Indirizzo sulla gestione dei RAEE, funge da supporto ai lavori del comitato di vigilanza e controllo. Lo stesso D.M. 25 settembre 2007 n. 185 individua 5 raggruppamenti di RAEE a seconda della loro tipologia e in base alle tecnologie necessarie per il loro corretto trattamento: − Raggruppamento R1 - freddo e clima (frigoriferi, condizionatori e scalda-acqua); − Raggruppamento R2 - grandi bianchi (lavatrici, lavastoviglie, forni, piani cottura); 265 − Raggruppamento R3 - tv e monitor; − Raggruppamento R4 - piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo, apparecchi di illuminazione e altro; − Raggruppamento R5 - sorgenti luminose. Figura 3.10.2.2 – Raggruppamenti RAEE (fonte portale CdC RAEE) L’8 marzo 2010 è entrato in vigore il Decreto Ministeriale n°65 “Regolamento recante modalità semplificate di gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) da parte dei distributori e degli installatori di AEE, nonché dei gestori dei centri di assistenza tecnica di tali apparecchiature”, il cosiddetto Decreto Semplificazioni o “uno contro uno”. Tale decreto impone a tutti i distributori-rivenditori di AEE, come indicato nel D.Lgs. 151 del 2005 art. 6 comma 1 lettera b), l'obbligo di: − assicurare il ritiro gratuito, in ragione di uno contro uno, dell'apparecchiatura usata proveniente da nuclei domestici e consegnata dal cliente al momento dell'acquisto di una nuova apparecchiatura elettrica o elettronica equivalente; − provvedere al trasporto dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) domestici ritirati presso i centri di raccolta comunali. Tutti i rivenditori e i negozianti di AEE devono quindi attrezzarsi per consentire la consegna gratuita di questi rifiuti da parte dei propri clienti a fronte dell'acquisto di un nuovo prodotto. Il ritiro è obbligatorio e gratuito e consente al commerciante il conferimento in forma semplificata presso i Centri di Raccolta Comunali (CdR). Inoltre lo stesso decreto consente ai negozianti (generalmente le catene della grande distribuzione) di realizzare appositi “Luoghi di Raggruppamento” (LdR), dove i RAEE raccolti ai sensi del suddetto D.M. vengono stoccati in attesa del conferimento agli impianti di recupero. 266 Durante la fase di approvazione del presente piano, ad aprile 2014 è entrato in vigore il decreto sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, compresi i pannelli fotovoltaici a fine vita, le pile e gli accumulatori esausti, che recepisce la direttiva europea RAEE 2012/19/EU e introduce importanti novità rispetto al D.Lgs 151/05 che viene in gran parte abrogato. Il decreto legislativo 49/2014 rafforza il ruolo del Centro di Coordinamento RAEE che dovrà rendere più efficace il monitoraggio dei flussi di rifiuti tecnologici, gestendo un elenco a cui dovranno iscriversi tutti gli impianti di trattamento di tale tipologia di rifiuto. Tra i referenti del Centro Coordinamento RAEE due saranno di nomina ministeriale, in modo da consolidare la collaborazione con gli organismi di controllo. Inoltre il decreto definisce i requisiti giuridici e operativi dei sistemi collettivi e chiarisce come dovranno funzionare i sistemi individuali. Tra le novità del decreto legislativo n. 49/2014 si cita anche l’obbligo dei venditori online di AEE di garantire il ritiro dei RAEE ai clienti che acquistano un nuovo prodotto, offrendo loro la possibilità di consegnare l’apparecchiatura a fine vita in punti di raccolta messi a disposizione gratuitamente. Si elencano alcune delle principali novità del decreto legislativo: • possibilità di avvalersi dell’1 contro 0. Questo consentirà di poter consegnare gratuitamente i RAEE di piccole dimensioni – inferiori a 25 cm – presso i punti vendita, senza alcun obbligo di acquisto. Il ritiro di questi rifiuti tecnologici è obbligatorio per i punti vendita con superfici superiori a 400 mq e facoltativo per quelli più piccoli. Tale disposizione dovrà essere regolamentata da un decreto ministeriale. • estensione del campo di applicazione della normativa a più prodotti, tra cui i pannelli fotovoltaici, mentre dall’agosto 2018 verranno considerati RAEE anche tutti gli altri apparecchi elettronici a fine vita al momento esclusi. • introduzione di misure volte a incentivare la preparazione al riutilizzo dei prodotti nella fase che precede il riciclo grazie all’introduzione di centri intermedi tra l’impianto di trattamento e la piazzola ecologica. Le specifiche dell’attività saranno definite da un decreto ministeriale. • aumento dei target di raccolta, entro il 2019 dovrà essere gestito l’85% sul totale dei RAEE generati dalle famiglie italiane o il 65% delle apparecchiature immesse sul mercato. 3.10.2.3 Il Centro di Coordinamento RAEE Il Centro di Coordinamento RAEE (CdC RAEE), come previsto dal D.Lgs.151/2005, è stato istituito per l'ottimizzazione delle attività di competenza dei sistemi collettivi, a garanzia di comuni, omogenee e uniformi 267 condizioni operative. Il CdC RAEE definisce come devono essere assegnati i Centri di Raccolta tra i diversi Sistemi Collettivi, affinché ciascuno possa trattare la propria quota di RAEE in condizioni operative analoghe, e risponde alle richieste di ritiro da parte dei Centri di Raccolta. Figura 3.10.2.3 - Schema di funzionamento e obiettivi di intercettazione del sistema RAEE. (Fonte CDC RAEE) Dal Rapporto annuale 2010 del Centro di Coordinamento RAEE si riportano una serie di informazioni utili che inquadrano la natura e l’operatività di tale organismo ( http://www.cdcraee.it). Il Centro di Coordinamento RAEE è un organismo costituito, finanziato e amministrato dai Sistemi Collettivi, incaricati dai Produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche i quali hanno il compito di portare correttamente al trattamento i prodotti elettrici ed elettronici giunti a fine vita. Il ruolo del Centro di Coordinamento RAEE è di assicurare maggiore trasparenza e controllo del Sistema RAEE, garantire elevati livelli di servizio nel ritiro dei RAEE dai Centri di Raccolta e assicurare un corretto comportamento dei Sistemi Collettivi, attraverso un meccanismo che prevede anche verifiche dell’operato e sanzioni in caso di comportamenti non conformi alle regole. Il D.Lgs. 151/2005 attribuisce ai produttori di AEE la responsabilità di finanziare e gestire il trattamento di RAEE, con la libertà di scegliere a quale Sistema Collettivo associarsi. Ai Sistemi Collettivi si assegna il compito di gestire una percentuale di RAEE pari alla somma delle quote di mercato dei produttori ad essi aderenti, di operare sull’intero territorio nazionale e di rispettare le regole stabilite dal Centro di Coordinamento RAEE. I Sistemi Collettivi, come precedentemente descritti, sono differenti tra loro per quota di mercato rappresentata, numero di aziende aderenti, tipologia di RAEE trattati e forma giuridica. Il principio di libera concorrenza ha permesso la nascita di 16 Sistemi Collettivi per la gestione dei RAEE domestici che nel corso del 2010 hanno operato sul territorio nazionale. http://www.cdcraee.it/ 268 Figura 3.10.2.4 – Sistemi collettivi per la gestione dei RAEE domestici- (fonte portale CdC RAEE) 3.10.2.3.1. Sistema di ritiro “uno contro uno” Il D.M. 8 marzo 2010, n. 65 “Regolamento recante modalità semplificate di gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) da parte dei distributori e degli installatori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE), nonché dei gestori dei centri di assistenza tecnica di tali apparecchiature (GU 4 maggio 2010 n. 102)”, introduce delle modalità semplificate per la gestione dei RAEE provenienti dai nuclei domestici da parte dei distributori, degli installatori e dei gestori dei centri di assistenza, al fine di incentivarne il conferimento presso i Centri di Raccolta. Nello specifico: − i distributori al momento della fornitura di una nuova AEE, destinata ad un nucleo domestico, assicurano il ritiro gratuito, in ragione di uno contro uno, della apparecchiatura di cui il cittadino intende disfarsi, a condizione che la stessa sia di tipo equivalente e abbia svolto le stesse funzioni della nuova apparecchiatura fornita; − rientra nella fase della raccolta il raggruppamento dei RAEE finalizzato al loro trasporto presso i centri di raccolta, effettuato dai distributori presso i locali del proprio punto vendita o presso altro luogo di raggruppamento; 269 − il raggruppamento dei RAEE è effettuato presso il punto di vendita del distributore, in luogo idoneo, non accessibile a terzi e pavimentato. In tale contesto, al fine di regolamentare e monitorare i rapporti tra i Gestori dei Centri di Raccolta e i soggetti conferenti (distributori, installatori e centri di assistenza tecnica), a causa dell’insufficienza territoriale/strutturale/logistica dei CdR comunali, nonché al fine di individuare una rete di punti di raccolta intermedi per il conferimento diretto da parte della distribuzione alle organizzazioni gestite dai Produttori, è stato sottoscritto in data 24 Giugno 2010 il Protocollo d’Intesa tra ANCI, Centro di Coordinamento RAEE e Organizzazioni nazionali di categoria della Distribuzione, per la regolazione dei rapporti fra i distributori e i gestori dei Centri di Raccolta; Tale protocollo prevede che i Comuni o i Soggetti da essi delegati che scelgono di accogliere i RAEE dalla Distribuzione comunichino, tramite l’apposito portale web (www.cdcraee.it), quali CdR risultino sufficientemente strutturati e attrezzati per ricevere i RAEE domestici conferiti dai Distributori. Nel Protocollo è inoltre specificato che i distributori devono conferire i RAEE al Centro di Raccolta in maniera ordinata e secondo le modalità indicate dal soggetto Gestore del Centro di Raccolta stesso, separando i RAEE nei 5 Raggruppamenti previsti dal D.M. 185/07 e salvaguardando la loro integrità, senza determinare danni alle attrezzature presenti presso il CdR. 3.10.2.4. Dati di produzione e gestione Sulla base dei dati trasmessi dai comuni lombardi, nell’ambito della compilazione annuale dell’applicativo O.R.SO., così come previsto dalla d.g.r. 2513/2011, è stato possibile quantificare che in Lombardia nel 2010 sono state raccolte 49.181 tonnellate di RAEE e, su un totale di 1.546 comuni, 1084 hanno superato l’obiettivo fissato dalla normativa di 4 kg/abitante*anno, mentre 70 non hanno ancora attivato la raccolta differenziata dei RAEE. Si segnala che, nel caso specifico dei RAEE, alcuni comuni, per classificare tali rifiuti, utilizzano oltre alla famiglia CER 20 anche i CER della famiglia 16, come risulta dalla tabella 3.10.2.2; tuttavia i CER della famiglia 16 (con circa 400-500 t/anno) incidono in maniera poco significativa su un totale di RAEE di quasi 50.000t/anno. Tali quantitativi si discostano da quelli rilevati del Centro di Coordinamento RAEE, perché mentre O.R.S.O. è compilato da tutti i comuni lombardi, i dati rilevati dal CdC RAEE sono quelli dei comuni aderenti a tale sistema, che rappresentano al 2010 il 95% della popolazione, pari all’86% dei comuni lombardi. I dati rilevati da O.R.SO. e dal CdC RAEE sono, inoltre, diversi anche perché i comuni non intervengono nell’organizzazione della raccolta dei RAEE nei Luoghi di Raggruppamento, definiti dal D.M. 65/2010; di conseguenza questi flussi, pur essendo rifiuti urbani a tutti gli effetti, non rientrano nella produzione contabilizzata tramite l’applicativo web O.R.SO ma entrano a far parte dei dati elaborati dal CdC RAEE. 270 Raccolta in kg/ab.anno raccolta RAEE non attivata <2 2-4 4-8 8-12 >12 BG 7 19 41 147 28 9 BS 11 23 50 118 14 1 CO 10 32 32 78 16 4 CR 8 11 18 59 14 13 LC 0 0 3 71 10 6 LO 4 7 11 34 9 0 MN 0 4 22 40 4 0 MI 2 8 16 92 17 1 MB 1 1 11 40 3 0 PV 23 72 35 67 12 4 SO 2 9 7 31 23 8 VA 2 15 15 76 27 8 RL 70 201 261 853 177 54 Tabella 3.10.2.2 – Fasce di comuni per quantitativo pro-capite di RAEE raccolto (kg/abitante*anno), dati O.R.SO. 2010. Figura 3.10.2.5 - Fasce di comuni per quantitativo pro-capite di RAEE raccolto (kg/abitante*anno), dati O.R.SO. 2010 I codici CER (Catalogo Europeo Rifiuti) sono i seguenti: − 160210*: apparecchiature fuori uso contenenti PCB o da esse contaminate, diverse da quelle di cui alla voce 160209 − 160212* :apparecchiature fuori uso, contenenti Amianto in fibre libere − 160211*: apparecchiature fuori uso, contenenti clorofluorocarburi, HCFC, HFC; − 160213*: apparecchiature fuori uso, contenenti componenti pericolose diversi da quelli di cui alle voci 160209 e 160212; − 160214: apparecchiature fuori uso, diversi da quelli di cui alle voci 160209 e 160213; − 16 02 15* componenti pericolosi rimossi da apparecchiature fuori uso 0 100 200 300 400 500 600 700 800 900 <2 2-4 4-8 8-12 >12 271 − 16 02 16 componenti rimossi da apparecchiature fuori uso, diversi da quelli di cui alla voce 16 02 15 − 200121*: tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurio; − 200123*: apparecchiature fuori uso contenenti clorofluorocarburi; − 200135*: apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, diverse da quelle di cui alla voce 200121, 200123, contenenti componenti pericolosi; − 200136: apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, diverse da quelle di cui alla voce 200121, 200123 e 200135. Nella tabella sotto riportata (tab. 3.10.2.3) e nel grafico corrispondente non sono presenti i codici CER 160210 e 160212 in quanto non sono state ravvisate quantità di tali rifiuti da parte dei comuni nelle schede del database ORSO. Nella tabella sottostante sono riportati i quantitativi di RAEE raccolti dal 2004 al 2010 che, come si può notare, sono in continua crescita anche a causa di una sempre maggiore diffusione delle apparecchiature da cui derivano. Anno 160211* 160213* 160214 160215* 160216 200121* 200123* 200135* 200136 Totale complessivo 2004 77.960 259.608 585.583 0 33.151 274.002 9.075.596 5.837.456 2.576.064 18.719.420 2005 90.060 202.902 505.139 17.960 33.558 258.020 9.433.826 7.696.286 2.613.543 20.851.294 2006 1.540 204.268 718.334 0 4.322 267.581 9.981.008 9.523.334 3.428.762 24.129.148 2007 11.970 51.581 874.124 0 6.893 299.752 9.998.753 11.086.038 4.976.886 27.305.997 2008 15.280 45.497 467.119 0 4.338 269.415 10.779.788 13.344.304 8.566.531 33.492.272 2009 14.140 52.284 317.869 0 10.868 273.022 10.581.596 15.928.785 14.061.039 41.239.603 2010 11.150 42.485 231.005 0 5.872 291.793 10.406.371 21.636.782 16.555.076 49.180.534 Tabella 3.10.2.3 Quantitativi totali di RAEE raccolti (kg), 2004 – 2010 *l’asterisco indica che si tratta di un rifiuto pericoloso. (Fonte dati ORSO) Figura 3.10.2.6 - Andamento della raccolta RAEE (kg), 2004 -2010. (Fonte dati ORSO) 0 10.000 20.000 30.000 40.000 50.000 60.000 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n/ an no 200136 200135* 200123* 200121* 160216 160215* 160214 160213* 160211* 272 Analizzando i risultati di raccolta pro-capite a livello provinciale si riscontrano significative differenze: si passa da 4,3 kg/abitante*anno di Mantova ai 7,9 kg/abitante*anno di Sondrio. Tutte le province hanno comunque superato l’obiettivo dei 4 kg/abitante*anno. (vedi grafico 3.10.2.6) Figura 3.10.2.7 - Raccolta differenziata pro-capite dei RAEE per provincia, 2010. (Fonte dati ORSO) La quasi totalità dei RAEE raccolti viene inviata ad impianti in Lombardia, dei quali alcuni effettuano esclusivamente operazioni di trasferenza verso altri impianti finali di recupero. Nella tabella seguente sono riportati i principali impianti a cui i comuni lombardi hanno conferito RAEE nel 2010; solo il 3,8% dei RAEE viene trattato in impianti fuori regione per un quantitativo pari a 1.870 t. Impianto Comune Provincia Totale ricevuto (t/anno) Relight Rho MI 11.044 S.E.VAL. - Societa' Elettrica Valtellinese Colico LC 8.732 Elettro Recycling Cavenago di Brianza MB 5.049 Stena S.I.A.T. Castenedolo BS 4.709 Nuova Beretta Bollate MI 3.772 Il Trasporto Calco LC 1.834 S.E.Val. - Societa' Elettrica Valtellinese Piantedo SO 1.666 S.Ec.Am. - Societa' Per L'ecologia E L'ambiente Cedrasco SO 1.386 Altri impianti regionali 9.116 TOTALE IMPIANTI REGIONALI 47.311 TOTALE IMPIANTI EXTRAREGIONALI 1.870 TOTALE 49.181 Tabella 3.10.2.4 Principali impianti di trattamento RAEE in Lombardia – fonte ORSO 2010 0,0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 8,0 9,0 kg /a bi ta nt e ( 20 10 ) obiettivo 2008 273 3.10.2.5. Dati quantitativi: CDC RAEE Secondo i dati del CDC RAEE forniti nel “rapporto annuale 2010 sul sistema di ritiro e trattamento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche in Italia, la Lombardia si conferma la regione italiana in cui in termini assoluti si raccolgono più RAEE: nel 2010 il quantitativo è stato pari a 47.101.503 kg con un incremento del 23% rispetto al 2009. Anche la raccolta pro-capite è soddisfacente con 4,79 kg per ogni abitante lombardo. Il numero dei Centri di Raccolta, in termini di adesione/iscrizione al CdC RAEE, cresce di 101 unità e raggiunge quota 846 confermando la Lombardia come la regione più attrezzata d’Italia, in grado di servire il 95% della popolazione residente. Figura 3.10.2.8 – Dati di raccolta RAEE in Lombardia, fonte CDC RAEE “Rapporto annuale 2010” Per quanto riguarda la suddivisione per Raggruppamenti, in Lombardia è molto accentuato il dato di raccolta delle tv e dei monitor che da solo rappresenta quasi il 40% dei RAEE raccolti. Per quanto riguarda gli R1 (apparecchiature refrigeranti), gli R2 (grandi elettrodomestici) e R4 (piccoli elettrodomestici) i quantitativi raccolti sono molto simili (circa il 20% ciascuno). Sebbene sia molto basso il dato del Raggruppamento R5 (sorgenti luminose) è comunque più alto in relazione alle medie nazionali. 274 Figura 3.10.2.9 – Ripartizione quantitativi raccolti per raggruppamenti. Fonte CDC RAEE Secondo l’ultimo rapporto del CdC RAEE – anno 2012, con 45.812.583 kg di RAEE raccolti, la Lombardia si conferma nuovamente al primo posto tra le Regioni italiane per risultato assoluto di raccolta e conserva anche il primato di Regione con il maggior numero di Centri di Conferimento (833 Centri di Raccolta e 20 Luoghi di Raggruppamento). Tuttavia il dato in flessione rispetto agli anni precedenti (-9,12% dal 2011 al 2012) e il conseguente abbassamento della media pro capite dovrebbero spingere a individuarne le cause ed adottare politiche di rilancio della raccolta anche in vista degli ambiziosi obiettivi di raccolta sanciti dalla direttiva 2012/19/UE, per raggiungere i quali si stima che sarà necessario arrivare almeno a raddoppiare gli attuali livelli di raccolta procapite. 3.10.2.6. Progetti avviati in Regione Lombardia Il Progetto sperimentale "RAEE NELLE CARCERI" Il progetto promosso da Regione Lombardia, con la collaborazione del Provveditorato Amministrazione Penitenziaria Regionale per la Lombardia e di Amsa, è finalizzato all’inclusione socio-lavorativa di persone in esecuzione penale, attraverso la sperimentazione di un’esperienza lavorativa di trattamento dei RAEE; in questo modo non solo vengono sviluppate le attività di trattamento dei RAEE, ma vengono anche create delle opportunità di lavoro all’interno della II^ Casa di Reclusione di Milano Bollate. Il progetto e-waste lab 2.0 Si tratta di un progetto avviato nel 2012 da REMEDIA con il Politecnico di Milano e Stena s.r.l., in collaborazione con Amsa e Assolombarda e patrocinato da Regione Lombardia. L’obiettivo del progetto è quello di massimizzare il valore del riciclo dei RAEE attraverso un programma di lavoro che prevede una prima fase di individuazione di prodotti e sostanze di interesse, quali ad esempio 275 possono essere le terre rare e i metalli preziosi, valutandone l’importanza strategica, il valore economico, sociale e ambientale, ed evidenziando i vantaggi e gli svantaggi delle tecnologie di recupero disponibili. Una seconda fase del progetto è volta ad individuare progetti pilota di recupero di terre rare e metalli preziosi ed a realizzare studi di fattibilità economica. E’ previsto inoltre lo sviluppo di best practice relative a raccolta, trasporto, riciclo e recupero dei materiali preziosi contenuti nei RAEE. Progetti approvati nell’ambito della Commissione Europea Attualmente, Relight ha in corso i seguenti progetti approvati dalla Commissione Europea nell’ambito del VII Programma quadro: · HydroWEEE DEMO (termine previsto: Settembre 2016): Hydroweee Demo si propone di sviluppare a livello industriale le tecnologie già definite nel precedente progetto Hydroweee, conclusosi nel febbraio 2012 e finalizzato all’individuazione di un processo idrometallurgico di recupero di metalli preziosi e terre rare da alcune frazioni ottenute dal trattamento dei RAEE. I processi definiti nell’impianto pilota realizzato nel corso del progetto Hydroweee verranno sviluppati in un impianto su scala simil-industriale, in fase di realizzazione dopo l’ottenimento dell’autorizzazione da parte della Provincia di Milano e operativo da gennaio 2014, e resi universali per varie frazioni derivanti dal trattamento dei RAEE (per esempio: lampade, CRT, LCD, schede elettroniche, batterie al litio), al fine di dimostrarne la stabilità, sostenibilità finanziaria ed efficienza. · Reclaim (termine previsto: Dicembre 2016): Il progetto Reclaim si propone di sviluppare un processo di estrazione per il recupero di terre rare e metalli preziosi anche dai RAEE di nuova generazione, come i pannelli fotovoltaici e gli schermi piatti (al plasma, LCD, al LED). In particolare, prevede di individuare soluzioni tecnologiche economicamente sostenibili giungendo all’implementazione di due impianti pilota in ambiente industriale, con particolare enfasi su applicazioni a piccola scala, automazione e sostenibilità ambientale, rispettivamente focalizzati sul recupero di Indio e Gallio da pannelli fotovoltaici e SSL e di Yttrio e Europio da LCD e schede elettroniche. L’impianto pilota di estrazione di Yttrio e Europio verrà testato presso il sito di Relight nel corso del 2016. · Illuminate (termine previsto: Settembre 2016): Il Progetto si prefigge di facilitare e ottimizzare il trattamento dei rifiuti di illuminazione, con gli obiettivi specifici di massimizzare i tassi di recupero, migliorare la qualità delle frazioni ottenute e garantire la salubrità degli ambienti di lavoro. Al focus principale del progetto, costituito dalla progettazione e sviluppo di sistemi automatizzati che siano in grado di identificare e separare in modo efficace le lampade in diverse classi rimuovendo anche gli oggetti estranei, si affiancherà a tal fine anche la valutazione dei flussi e delle attività a monte del trattamento 276 (raccolta e trasporto) e la progettazione di sistemi di raccolta in grado di minimizzare la rottura delle lampade e la dispersione in ambiente del mercurio in esse contenuto. Un ulteriore progetto aperto riguarda la realizzazione di un impianto per il recupero del piombo metallico dal vetro retro dei tubi catodici, per il quale è già stato avviato l’iter autorizzativo. L’impianto permetterà, con un processo idro-metallurgico a bassa temperatura combinato a un processo di elettrolisi, di trattare il vetro cono in uscita dall’impianto di raffinazione ottenendo tre tipologie di materiali: Piombo metallico puro, Silicati insolubili e silicati solubili (di Na e K), utilizzabili al posto delle materie prime in svariati processi industriali. 3.10.2.7. Indirizzi di Piano − Al fine di effettuare una corretta valutazione del raggiungimento degli obiettivi comunitari di raccolta dei RAEE, attivare forme di collaborazione con il CdC RAEE per ottenere la completezza del dato indipendentemente dal canale di raccolta e superare le discordanze attualmente esistenti tra i due diversi sistemi di rilevazione del dato (O.R.SO. e CdC RAEE); − rafforzare la filiera di raccolta, in particolar modo dei piccoli RAEE, anche attraverso azioni di comunicazione e informazione, al fine di evitare errati conferimenti di tali rifiuti nel rifiuto urbano indifferenziato, innalzare i tassi di raccolta e ottimizzare il recupero di materia; − incentivare attività mirate all’ottimizzazione dei processi di riciclaggio al fine di garantire un approvvigionamento di materiali pregiati, che sia sostenibile da un punto di vista sia ambientale che economico; − incentivare la tracciabilità del rifiuto e implementare il sistema dei controlli al fine di ostacolare la sottrazione di flussi da parte di attività illegali sommerse che mirano all’intercettazione delle materie prime di valore senza dare garanzie, dal punto di vista ambientale, di un corretto smaltimento delle componenti più problematiche da un punto di vista ambientale e meno redditizie. 277 3.10.3. Terre da spazzamento 3.10.3.1 Premessa Lo spazzamento stradale (codice CER 200303 “Residui della pulizia stradale”) è un rifiuto indifferenziato che contribuisce per il 3,3 % (dati 2010 Arpa Lombardia) in media sulla composizione dei rifiuti urbani. Poiché la sua destinazione primaria in passato è stata la discarica, ed in virtù del fatto che nei prossimi anni le discariche saranno relegate ad un ruolo sempre più marginale nello smaltimento, questa frazione merita un’attenzione particolare, soprattutto perché sono sempre più diffuse le tecnologie che ne permettono un parziale recupero per la produzione di materia prima. La composizione merceologica delle terre da spazzamento è estremamente variabile a seconda del periodo dell’anno e dell’ambito territoriale nel quale vengono effettuati i servizi di pulizia e raccolta: in particolare nel periodo autunnale – invernale il materiale raccolto dalle spazzatrici stradali risulta particolarmente ricco di fogliame e terra/sabbia. 3.10.3.2 Considerazioni generali I servizi di spazzamento stradale hanno assunto un importante ruolo per la qualità della vita e dell’ambiente della città. Negli ultimi anni essi si sono articolati e sviluppati con diverse funzioni, con la crescita di nuove tecniche e organizzazioni di raccolta e pulizia. Essi sono quelli che risentono in modo più rilevante delle esternalità negative, ovvero quelle “azioni”, come ad esempio il getto di rifiuti sul suolo pubblico (littering) o altre in omissioni come il mancato rispetto della segnaletica di divieto di sosta apposta lungo le strade che dovranno essere interessate dal passaggio delle spazzatrici. Il pregiudizio ambientale determinato da tali comportamenti si traduce in danno economico poiché pone a carico della collettività un costo del servizio di pulizia tanto maggiore quanto più ampio e complesso diviene il processo produttivo destinato a rimuoverne le conseguenze. 3.10.3.3 Tecnologie di recupero Le tecnologie che permettono di ricavare materia prima dalle terre di spazzamento si sono sviluppate considerevolmente negli ultimi anni. Esistono diverse tecniche di recupero: alcune, più avanzate, puntano al massimo recupero dei materiali, in particolare degli inerti, altre si limitano ad un’operazione di vagliatura. Gli impianti di recupero delle terre di spazzamento a tecnologia avanzata si basano in genere su un processo di lavaggio detto “soil washing” che consente di separare la frazione inerte allo scopo di destinarla principalmente ad impieghi in edilizia. Il processo si basa principalmente sulle seguenti fasi: − trasferimento nell’acqua di lavaggio delle sostanze inquinanti presenti nei materiali sotto forma disciolta, emulsionata o in sospensione; − separazione delle frazioni solide estranee mediante processi di selezione; − rimozione dei contaminanti trasferiti dalle particelle all’acqua mediante processi chimico-fisici di precipitazione, flocculazione e sedimentazione; − concentrazione dei contaminanti organici in un fango palabile. Gli impianti a tecnologia avanzata operano tramite le seguenti fasi: − sezione di stoccaggio- I rifiuti vengono conferiti con spazzatrici, auto spurghi e automezzi con cassoni; da qui vengono alimentati alle successive fasi di trattamento con l’ausilio di macchine operatrici; − sezione di separazione e vagliatura- I rifiuti grossolani e leggeri vengono eliminati mediante il passaggio attraverso un vaglio che consente, grazie all’azione di scuotimento esercitata, di separare anche l’eventuale frazione inorganica adesa a foglie e rifiuti misti, quali lattine, bottiglie, plastica in genere; − unità di lavaggio- Il rifiuto subisce un lavaggio in controcorrente che permette il trasferimento all’acqua delle sostanze inquinanti contenute nel rifiuto, grazie ad azioni di tipo chimico e fisico. Vengono separati inoltre gli inerti di granulometria superiore a 2 mm ed inviati ai rispettivi box di stoccaggio. 278 La frazione rimanente, di dimensione inferiore, è trascinata dall’acqua e inviata ad una successiva fase di lavaggio per la separazione, tramite idrociclone e classificatore a spirali, delle sabbie dal limo. Tutte le acque di lavaggio sono inviate ad una sezione di trattamento per la rimozione degli inquinanti prima dello scarico in fognatura, entro i limiti previsti dalle norme vigenti. L’impianto è dotato di un sistema di depurazione delle acque che consente il riutilizzo del 75 - 80% dell’acqua di processo. In impianti complessi è possibile recuperare come materia prima circa il 70% dei rifiuti in ingresso: i metodi di separazione delle frazioni estranee dal prodotto finale consentono di ottenere sabbia e ghiaia che rispettano gli standard di qualità (norme UNI per l’impiego nel campo edile). In particolare, in uscita dal processo di trattamento si ottengono i seguenti materiali destinati al recupero e/o smaltimento: − sabbia (diametro 0,063-2 mm); − ghiaino (diametro 2-10 mm); − ghiaietto (diametro 10-20 mm); − materiale grossolano (diametro 20-120 mm); − metalli ferrosi destinati al recupero in impianti metallurgici; − fanghi classificati come rifiuti non pericolosi recuperabili in fornaci autorizzate o destinati allo smaltimento; − rifiuti organici da inviare ad impianti autorizzati allo smaltimento quali discariche o termovalorizzatori; − rifiuti misti da smaltire in impianti autorizzati allo smaltimento quali discariche o termovalorizzatori. Sabbia, ghiaino e ghiaietto vengono utilizzati nel settore dell’edilizia e nell’industria dei laterizi, della ceramica e dell’argilla espansa, e per la produzione di conglomerati cementizi, bituminosi e dei calcestruzzi. 3.10.4 Quantitativi prodotti Negli ultimi anni sono aumentati i comuni che raccolgono ed inviano le terre da spazzamento strade ad impianti di lavaggio. Si è passati da 2 impianti attivi nel 2006 ai 10 del 2010. Gli impianti di lavaggio terre da spazzamento per il recupero di inerti attivi nel 2010 sono riportati in tabella 3.10.3.1 (l’impianto denominato Recupera è stato in seguito acquisito da AEM Gestioni). Riconoscendo la valenza ambientale ed economica di tale scelta, e coerentemente con quanto disposto dalla l.r. 26/2003 e dalla DGR 2513/2011, i quantitativi recuperati (inerti e, per il solo impianto di Bergamo anche ammendante non compostato) e dichiarati dagli impianti, sono stati inclusi nell’indicatore che rappresenta la percentuale di avvio a recupero di materia e quindi nell’indice complessivo di recupero di materia ed energia. Non sono invece stati conteggiati nel calcolo della percentuale di raccolta differenziata in virtù del fatto che questi rifiuti sono considerati “storicamente” fra i rifiuti urbani indifferenziati. Non è in previsione a breve una modifica del calcolo della percentuale di raccolta differenziata a livello regionale che includa anche il recupero di materia da terre di spazzamento. Qui di seguito sono riportati i quantitativi di terre da spazzamento prodotte per provincia, ed il relativo invio a recupero. Provincia Totale spazzamento stradale Totale destinato a impianti di recupero % destinata a impianti di recupero sul totale Qtà recuperata come MPS % media di recupero BG 18.266 17.236 94,4% 12.035 69,8% BS 22.429 21.027 93,7% 13.523 64,3% CO 7.242 2.820 38,9% 701 24,8% CR 5.371 5.310 98,9% 3.056 57,6% LC 5.099 4.944 97,0% 1.567 31,7% LO 4.169 3.840 92,1% 1.010 26,3% 279 MB 15.648 8.677 55,5% 3.351 38,6% MI 57.807 32.664 56,5% 11.040 33,8% MN 4.016 1.424 35,5% 922 64,8% PV 7.091 628 8,9% 147 23,5% SO 3.278 3.208 97,9% 988 30,8% VA 13.701 5.752 42,0% 1.812 31,5% Totale 164.117 107.530 65,5% 50.153 46,6% Tabella 3.10.3.1 – Quantitativi di spazzamento stradale prodotti per provincia ed invio ad impianti di recupero. Dati Arpa 2010. Nella tabella seguente sono elencati tutti gli impianti di effettivo recupero di terre da spazzamento e quelli che effettuano solo una trasferenza avendo come destinazione finale principalmente impianti di recupero. Per tutti questi destini, ARPA effettua un costante monitoraggio delle quantità recuperate come materia prima dai singoli impianti, anche attraverso le dichiarazioni nelle schede O.R.SO., ed utilizza questa percentuale per il calcolo dell’indicatore “recupero di materia” per ogni Comune. Impianto Comune Prov. Totale ricevuto da Comuni lombardi (kg) % recupero Recupero effettivo Solo trasferenza Per trasferenze: impianti di recupero finale Aprica Brescia BS 20.468.360 63,6% X Ecocentro Soluzioni Ambientali Gorle BG 18.112.796 67,7% X Amsa Milano MI 17.005.335 29,3% X Cem Ambiente Liscate MI 10.448.450 45,6% X Mezzago MB 4.446.220 45,6% X Cem Ambiente Liscate La Nuova Terra Lentate Sul Seveso MB 9.721.679 25,1% X Masotina Corsico M 6.271.756 24,9% X Alice Ambiente 54 T, La Nuova terra 6945 T Silea Valmadrer a LC 4.591.330 31,1% X La Nuova terra 2.747 T, CEM Ambiente 1.130 T, S.EC.AM. 86 T S.Ec.Am. - Societa' Per L'ecologia e L'ambiente Cedrasco SO 3.217.010 30,8% X Scs Gestioni Castelleon e CR 140.064 56,4% X Cem Ambiente, Scs Gestioni – Crema Crema CR 2.557.645 57,0% X Recupera, Cem Ambiente Offanengo CR 94.693 57,0% X Scs Gestioni – Crema Soncino CR 248.022 57,5% X Aem Gestioni Srl Rec. Sabbie, Scs Gestioni – Crema 280 Linea Ambiente Fombio LO 2.752.800 22,6% X PBR 778 T, Ecocentro 1 282t, Ecocentro 2 56t, CEM Ambiente 800 T, Sviluppo & Progresso Ambiente 772 T Tramonto Antonio Vergiate VA 1.495.000 39,0% X Ecocentro Soluzioni Ambientali, Aprica, Briante Martegani S.A.B.B. - Servizi Ambientali Bassa Bergamasca Treviglio BG 1.208.090 63,0% X Ecocentro Puli - Eco Ospedalett o Lodigiano LO 1.136.247 21,0% X La Nuova Terra, Sviluppo E Progresso Ambiente, Cem Ambiente Casalasca Servizi San Giovanni In Croce CR 1.096.780 55,1% X Carta Verde, Aprica A.E.M. Gestioni Cremona CR 981.140 60,9% X Pbr Maclodio BS 769.870 75,0% X Recupera Cremona CR 421.480 68,1% X Sviluppo E Progresso Ambiente Vimercate MB 259.760 80,2% X Masciadri Luigi & C. Caslino D'erba CO 85.260 14,1% X Econord Spa Lotto Mozzate, Cem Ambiente Tabella 3.10.3.2 – impianti di recupero terre di spazzamento (colonna “Recupero effettivo”) e di semplice trasferenza verso di essi (colonna “Solo trasferenza”) nel 2010.Dati Arpa Nel rispetto della gerarchia comunitaria sarà favorito l’invio delle terre da spazzamento ad impianti che ne effettuano l’effettivo recupero di materia (operazione R5 con produzione di materiali). 3.10.5 Considerazioni sui costi Come evidenziato nella tabella 3.10.3.3, i costi per lo spazzamento stradale (CSL, indicati dai comuni nelle schede O.R.SO.) aumentano in parallelo con le quantità pro capite di terra raccolta, all’aumentare della densità urbanistica del comune. Questo si può correlare con la maggiore frequenza dei sistemi di spazzamento manuale e meccanizzato nelle città di dimensioni medio-grandi, rispetto ai piccoli comuni dove tale servizio è più limitato. Nei comuni più densamente abitati, tali costi arrivano ad incidere in modo significativo (€ 11,31 aggiuntivi rispetto ad un totale di € 72,30 di altri costi di gestione), e questo giustifica tra l’altro l’esclusione del conteggio dei costi di spazzamento nell’indicatore “Costi totali normalizzati” già descritto nel capitolo 3.9. L’indicazione che si può trarre in ogni caso, come linea guida per i Comuni, è quella di contenere i costi (e le quantità raccolte, che vengono ad assommarsi ai rifiuti urbani) dimensionando attentamente il servizio di spazzamento non puntando su frequenze e tassi di copertura delle vie troppo elevati, ma agendo su: • Ottimizzazione delle rotte dei mezzi; • Valutazione della frequenza ottimale a seconda della tipologia urbanistica (residenziale, centro storico etc.); • Sensibilizzazione dei cittadini con frequenti campagne contro il littering; • Attenzione alla dotazione dei contenitori per la raccolta dei rifiuti alle utenze, che devono essere ben studiati in modo da evitare accidentali abbandoni di rifiuti durante la fase si raccolta. 281 Fascia densità Numero comuni Media costi totali normalizzati senza CSL Media costi di spazzamento CSL/ ab.eq Media di spazzamento pro capite kg/abeq 1-200 ab/kmq 619 €74,57 €4,74 6,0 200-600 ab/kmq 392 €72,75 €5,27 11,8 600-1200 ab/kmq 285 €72,34 €7,25 13,0 >1200 ab/kmq 178 €72,30 €11,31 15,4 Tabella 3.10.3.3 – Costi per la gestione dello spazzamento stradale e quantitativi pro capite, a seconda della densità urbanistica. (Fonte dati ORSO elaborazioni Finlombarda spa) 282 4 Definizione degli scenari 4.1 Assunzioni di base Le elaborazioni del presente capitolo fanno riferimento ai dati disponibili più recenti nel momento della stesura, allo scopo di disporre di una stima al 2020 che sia il più realistica possibile. Pertanto nella maggior parte dei casi sono stati utilizzati i dati ufficiali al 2010, con qualche anticipazione al 2011. 4.1.1 Popolazione Dopo la fase di stagnazione tra gli anni Ottanta e Novanta, con l’inizio del 2000 la Lombardia ha visto un nuovo corso per quanto concerne la dinamica della popolazione: 9 milioni nel 2001 e 9.917.714 individui al 1 gennaio 2011 (fonte ISTAT). Come rilevato nel Rapporto IReR 2010 e 2005, la Lombardia si conferma regione «vivace» e negli ultimi anni ha scalato i vertici nella graduatoria della vitalità demografica italiana. Il saldo naturale (differenza tra i nati vivi e i morti), drammaticamente diminuito tra il 1980 e il 1999, è risalito a partire dal 2000, tanto che nel 2008 la Lombardia è diventata terza tra le sette regioni a saldo positivo (seconda solo al Trentino, tra le regioni settentrionali). Questa modifica nel trend demografico ha fatto sì che le previsioni di popolazione presenti nel vigente PRGR risultassero sottostimate del 5,5% a fine 2010 (9.375.542 previsti rispetto ai 9.917.714 reali), come indicato al paragrafo 1.3.6. E’ pertanto necessario riaggiornare le previsioni demografiche utilizzando le ultime valutazioni disponibili. In particolare, sono state analizzate tre fonti: − Notiziario Statistico Regionale (NSR) – previsioni della popolazione 2005 – 2025, pubblicato nel 2005, che includeva tre previsioni (ipotesi 1, ipotesi 2, ipotesi media); − Previsioni ufficiali ISTAT 2011-2050, contenenti tre scenari (basso, centrale, alto); − Previsioni del Rapporto di Legislatura (RL) “Lombardia 2010” di IReR, contenente 4 ipotesi di cui sono rappresentate in fig. 4.1.1 la numero 1 e 4. Dalla figura 4.1.1 si nota come le previsioni effettuate nel 2005, nel vigente PRGR, siano già sottostimate rispetto ai dati reali del 2010. Pertanto si è concentrata la scelta tra le previsioni IReR e quelle ISTAT ed infine si è deciso di affidarsi a queste ultime in virtù del fatto che sono abbastanza simili a quelle IReR, ma godono di una ufficialità maggiore ed una frequenza maggiore di aggiornamento dei dati (annuale). Si è deciso di considerare come scenario demografico quello “ISTAT centrale”, che prevede una popolazione al 2020 di 10.557.381 residenti; tale valore viene posto come base per la definizione dei quantitativi totali di rifiuti prodotti nei vari scenari che verranno identificati nei paragrafi seguenti. Il dettaglio per anno è rappresentato in tabella 4.1.1. 283 Figura 4.1.1 – Riassunto delle previsioni di andamento della popolazione secondo le varie fonti analizzate. (Fonti varie indicate in legenda) Anno Abitanti al 31/12 2010 9.917.714 2011 10.000.127 2012 10.077.015 2013 10.149.226 2014 10.217.289 2015 10.281.592 2016 10.342.468 2017 10.400.216 2018 10.455.113 2019 10.507.419 2020 10.557.381 Tabella 4.1.1 – Previsioni della popolazione residente secondo lo scenario considerato (Fonte: ISTAT centrale) 4.1.2 Produzione di rifiuti pro capite 4.1.2.1 Premessa La stima della produzione totale di rifiuti pro capite riveste un ruolo particolarmente importante nella pianificazione. Vista la rottura del trend di continuo incremento, verificatosi dal 1995 al 2002, che aveva portato ad inserire nel vigente PRGR previsioni nettamente sovrastimate basate su una semplice regressione lineare, sono state ora eseguite una serie di valutazioni al fine di determinare gli scenari al 2020, pur con la grande incertezza legata alla particolare situazione socio-economica verificatasi a partire dal 2009 ed ancora in corso. 8.600.000 8.800.000 9.000.000 9.200.000 9.400.000 9.600.000 9.800.000 10.000.000 10.200.000 10.400.000 10.600.000 10.800.000 19 96 19 97 19 98 19 99 20 00 20 01 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 20 11 20 12 20 13 20 14 20 15 20 16 20 17 20 18 20 19 20 20 NSR 2005 ipotesi 1 NSR 2005 ipotesi 2 NSR 2005 Media Storico ISTAT RL 2010 Ipotesi 1 RL 2010 Ipotesi 4 ISTAT scenario basso ISTAT scenario centrale ISTAT scenario alto 284 Si ricorda che lo scostamento delle stime inserite nel vigente PRGR rispetto al dato reale riferito al 2010 è stato del 20,7%; tale valore è molto elevato e, come verrà dettagliato nei paragrafi seguenti, di molto superiore all’effetto dell’attuazione di politiche anche incisive mirate alla riduzione dei rifiuti. 4.1.2.2 Valutazione delle serie storiche In figura 4.1.2 è riportata le serie storica di produzione totale di rifiuti urbani pro capite. Come si vede, non è più possibile utilizzare un approccio basato su una semplice regressione lineare, in quanto i risultati sono molto differenti a seconda del periodo sul quale eventualmente essa sia applicata. Applicandola al periodo 2000-2010 l’estrapolazione indica un incremento, mentre tra il 2005 ed il 2010 un decremento. Occorre tenere presente anche che i primi dati disponibili per l’anno 2011, alla data di stesura del presente capitolo, indicano un’ulteriore diminuzione del pro-capite, pari al -2% circa rispetto al 2010, ovvero 490,3 kg/abitante (vedi paragrafo 3.2.5). 400 410 420 430 440 450 460 470 480 490 500 510 520 530 540 19 95 19 96 19 97 19 98 19 99 20 00 20 01 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 20 11 20 12 20 13 20 14 20 15 20 16 20 17 20 18 20 19 20 20 Kg /a bi ta nt e Produzione totale di RU pro capite 400 410 420 430 440 450 460 470 480 490 500 510 520 530 540 19 95 19 96 19 97 19 98 19 99 20 00 20 01 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 20 11 20 12 20 13 20 14 20 15 20 16 20 17 20 18 20 19 20 20 Kg /a bi ta nt e Regr. lineare: 2000-2010 Storico dal 1995 Storico dal 2000 Regr. Lineare (2000-2010) 400 410 420 430 440 450 460 470 480 490 500 510 520 530 540 19 95 19 96 19 97 19 98 19 99 20 00 20 01 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 20 11 20 12 20 13 20 14 20 15 20 16 20 17 20 18 20 19 20 20 Kg /a bi ta nt e Regr. lineare: 2005-2010 Storico dal 1995 Storico dal 2005 Regr. lineare (2005-2010) Figura 4.1.2 – Serie storiche di produzione del totale di rifiuti urbani pro capite, ed andamento di due possibili regressioni lineari. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda) 285 4.1.2.3 Crescita economica e produzione di rifiuti: EKC e disaccoppiamento Un tema fondamentale dal quale partire per la valutazione sugli scenari futuri è quello dell’auspicato disaccoppiamento della produzione totale di rifiuti dalla crescita economica. Esso è un obiettivo specifico del VI e VII Programma Quadro dell’Unione Europea, inserito esplicitamente nella Direttiva 2008/98/CE sia nelle premesse generali che come previsione di definizione di obiettivi specifici da parte della Commissione Europea entro il 2014. E’ noto infatti come, finora, la produzione di rifiuti urbani sia sempre stata correlata agli indicatori economici, proprio perché semplicemente i rifiuti non sono altro che oggetti, beni, imballaggi etc. che vengono dapprima acquistati dal cittadino e poi trasformati in rifiuti non appena interviene la decisione di disfarsene. Il disaccoppiamento di alcuni fattori di pressione ambientale dalla crescita economica è già avvenuto in passato (es. emissioni di SO2 e NOx , vedi fig. 4.1.3.) Figura 4.1.3 – Andamento dal 1990 al 2010 delle emissioni di NOx e SOx nei paesi industrializzati rispetto al PIL (in inglese, GDP). (Fonte: Ferraris, Abrate – atti CNR 2009, 2010). Una teoria macroeconomica su questo tema è quella della “Curva di Kuznets Ambientale” (Environmental Kuznets Curve, EKC), che è un’ipotetica relazione tra vari indicatori di degrado ambientale (inquinamento) e reddito pro capite, e verte sui seguenti principi (vedi fig. 4.1.4 ): Nelle prime fasi di sviluppo, le emissioni inquinanti e il degrado ambientale aumentano e sono correlate strettamente; Tale legame segue un andamento a forma di U rovesciata e cioè tale che al crescere del reddito l’inquinamento aumenta fino ad un punto di massimo, chiamato turning point, oltre il quale l’inquinamento comincerà a diminuire. Elevati livelli di crescita economica portano a un miglioramento nella qualità ambientale. 286 Figura 4.1.4 – Curva di Kuznets ambientale (EKC). Andamento dell’impatto ambientale in genere rispetto alla crescita della ricchezza nel tempo. (Fonte Ferraris, Abrate – atti CNR 2009, 2010). La EKC in generale segue una visione di sostenibilità debole, che considera il capitale naturale pienamente sostituibile dal capitale artificiale, per cui anche le problematiche ambientali potrebbero essere risolte dai singoli stati con il progredire del loro benessere economico; la ricchezza porterebbe le popolazioni e gli stati ad "accorgersi" dello stato degli ecosistemi e a prendersene cura. Pertanto la EKC è un fenomeno essenzialmente empirico, e la sua validità è soggetta a critiche. Per quanto riguarda i rifiuti, il dato più chiaro che richiama una tendenza alla curva EKC è quello relativo ai soli rifiuti indifferenziati; all’aumentare del reddito pro capite, la società si evolve verso una maggiore attenzione alle tematiche ambientali e quindi tende ad effettuare maggiormente la raccolta differenziata (Ferraris, Abrate – atti CNR 2009, 2010). Sulla produzione totale di rifiuti e l’EKC, è stato recentemente effettuato un lavoro significativo (Mazzanti, Montini, Zoboli – 20081) basato sull’analisi di 103 province italiane su 7 anni; le conclusioni interessanti per quanto riguarda le previsioni per la Regione Lombardia sono le seguenti: Un livello indicativo di “turning point” (TP) avviene a circa € 36.500 di PIL (prodotto interno lordo) pro capite qualora non vi siano altri fattori (socioeconomici, politiche di riduzione rifiuti), altrimenti avviene a valori più bassi, tra € 23.000 e € 26.000; Il TP sembra non generare un completo disaccoppiamento (diminuzione assoluta di rifiuti totali) ma relativo (stabilizzazione). Poiché attualmente il PIL lombardo pro-capite a prezzi correnti è pari a circa € 33.000 (figura 4.1.5), le conclusioni di questa ricerca possono supportare la considerazione che attualmente stiamo già vivendo una fase di parziale disaccoppiamento della crescita della produzione di rifiuti dalla crescita economica, e ciò può essere posto a base della definizione degli scenari futuri. 1 Mazzanti, Montini, Zoboli: Municipal Waste Generation and Socioeconomic Drivers: Evidence From Comparing Northern and Southern Italy. The Journal of Environment & Development. Volume 17, Number 1 - March 2008 287 E’ interessante notare come in una nazione avanzata come la Germania questo effetto di disaccoppiamento si sia verificato già da diversi anni; la produzione totale di rifiuti pro capite si è infatti ridotta anche in un periodo di significativa crescita economica come quello 1998-2002 (figura 4.1.5) Figura 4.1.5 – PIL pro capite a valori correnti in Lombardia. (Fonte Unioncamere Lombardia, elaborazioni Finlombarda spa) Figura 4.1.6 – Disaccoppiamento della produzione di rifiuti già verificatosi in Germania, rispetto alla situazione inversa presente in Lombardia almeno fino al 2002. (Fonte Unioncamere Lombardia, elaborazioni Finlombarda spa) E’ importante in generale identificare quale indicatore economico sia il più rappresentativo per la ricerca di una correlazione con la produzione di rifiuti. Il PIL, valutato come pro capite annuo, è quello più tipicamente utilizzato. E’ importante utilizzare l’indicatore denominato “PIL a prezzi costanti”, detto anche “PIL reale” o 15000 20000 25000 30000 35000 40000 19 95 19 96 19 97 19 98 19 99 20 00 20 01 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 20 11 20 12 20 13 20 14 20 15 20 16 20 17 20 18 20 19 20 20 Eu r/ ab it an te PIL pro capite Lombardia Storico 60 70 80 90 100 110 120 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 Ba se 1 00 19 98 Germania - PIL pro capite base 1998 Germania - Totale RU pro capite base 1998 Lombardia - PIL pro capite base 1998 Lombardia - Totale RU pro capite base 1998 288 più tecnicamente “ a valori concatenati” rispetto a un anno base. Esso infatti si riferisce alla quantità di beni e servizi, svincolandosi dalla variazione specifica dei loro prezzi; analizzandone l’andamento negli anni si può identificare meglio una possibile relazione con la variazione delle quantità di Rifiuti Urbani (RU) pro capite prodotte. Essa, rappresentata in figura 4.1.7, evidenzia come i RU siano cresciuti più del PIL nel periodo 1996-2002, per poi stabilizzarsi; il PIL reale pro capite ha segnato una marcata decrescita dopo il 2008 a causa della crisi economica in atto. Figura 4.1.7 – Andamento del PIL reale pro capite, a valori concatenati, e della produzione totale di rifiuti urbani. Base 100 anno 1996. (Fonte Unioncamere Lombardia, elaborazioni Finlombarda spa) Poiché il PIL include non solo i beni commercializzati ma anche i servizi, un indicatore più corretto per correlarsi con la produzione totale di rifiuti è la “spesa per consumi finali delle famiglie”, che riguarda gli acquisti per beni e servizi effettuati dai soli cittadini. Su tale indicatore, sul quale ISTAT fornisce un monitoraggio e previsioni costantemente aggiornate, in figura 4.1.8. sono riportate le correlazioni con il totale RU, dalle quali si evince come: − nel periodo 1995-2002 i rifiuti urbani sono cresciuti più della crescita dei consumi; − dopo il 2002, l’andamento è di stabilizzazione per entrambi gli indicatori ed è perfettamente sovrapponibile. Ciò significa che, perlomeno, non si è verificato un disaccoppiamento “totale” (marcata decrescita) ma sicuramente un annullamento dell’effetto di sovraproduzione presente negli anni ’90, in cui evidentemente le politiche di riduzione rifiuti non erano entrate nella mentalità comune e il fenomeno dell’usa e getta e del sovraimballaggio era dilagante. Questa valutazione lascia supporre che, anche in caso della ripresa della crescita dei consumi, di base l’aumento dei RU non avvenga ad un tasso maggiore di essa. 60 70 80 90 100 110 120 130 Ba se 1 00 19 96 base 1996 Lombardia - PIL pro capite base 1996 Lombardia - Totale RU pro capite base 1996 289 Figura 4.1.8 – Andamento in Lombardia della produzione pro capite di RU e della spesa per consumi finali delle famiglie, 1995-2004. (Fonte ISTAT, elaborazioni Finlombarda spa) Figura 4.1.9 – Andamento in Lombardia della produzione pro capite di RU e della spesa per consumi finali delle famiglie, 2002-2011. (Fonte ISTAT, elaborazioni Finlombarda spa) 4.1.2.4 Previsioni di andamento dell’economia A seguito della crisi economica verificatasi a partire dal 2008, le previsioni sul futuro risultano problematiche. Ancora per l’anno 2012 le ultime previsioni indicano una decrescita del PIL, con prospettive di ripresa solo successivamente al 2013. Per quanto riguarda la spesa per consumi finali delle famiglie, le stime di Unioncamere Lombardia (aggiornamento di maggio 2012) indicano una forte decrescita per il 2012, pari al -2,5%, seguita da una parziale ripresa della crescita, fornendo dati fino al 2015. Per gli anni successivi (2016-2020), si è ipotizzato uno scenario di ripresa moderata dell’economia e dei consumi, caratterizzato da un incremento della spesa per consumi delle famiglie pari all’ 1,5% annuo. Tale 80 90 100 110 120 130 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 Ba se 1 00 19 95 Spesa per consumi finali delle famiglie e Totale RU pro capite Valori concatenati prezzi 1995 - anno base 1995 Spesa per consumi finali delle famiglie - val concatenati 1995 RU pro capite 80 85 90 95 100 105 110 115 120 125 130 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Ba se 1 00 20 02 Spesa per consumi finali delle famiglie e Totale RU pro capite Valori concatenati prezzi 2000 - anno base 2002 Spesa per consumi finali delle famiglie - val concatenati 2000 RU pro capite 290 valore, come si può osservare anche in fig. 4.1.10, è una media di quanto verificatosi nel periodo 2000 2007, prima della crisi economica globale. Il contributo totale di queste previsioni ed ipotesi porta a prefigurare una variazione del +0,9% tra il 2011 ed il 2020 della spesa per consumi delle famiglie, e questo dato è posto a base degli scenari di produzione di RU che saranno delineati di seguito. Figura 4.1.10 – Variazione annuale della Spesa per consumi finali delle famiglie, valori pro capite concatenati anno 2000. Dati storici, previsioni ufficiali Unioncamere fino al 2015, ipotesi per il periodo 2016-2020. Come sarà specificato nel capitolo 8, il fatto di evidenziare l’obiettivo del disaccoppiamento da questa ipotizzata crescita dei consumi porterà poi in fase di monitoraggio dell’attuazione del PRGR a ridefinire automaticamente al ribasso la previsione di produzione pro capite di rifiuti al 2020, in caso di una ripresa più contenuta dell’economia. Anno Variazione risp. anno precedente Note 2010 +1,4% Dato ufficiale 2011 +0,7% Stima Unioncamere 2012 -2,5% Previsioni Unioncamere 2013 -0,8% Previsioni Unioncamere 2014 +1,1% Previsioni Unioncamere 2015 +1,1% Previsioni Unioncamere 2016 +1,5% Ipotesi di base 2017 +1,5% Ipotesi di base 2018 +1,5% Ipotesi di base 2019 +1,5% Ipotesi di base 2020 +1,5% Ipotesi di base +0,9% Variazione 2020 / 2011 Tabella 4.1.2 – Stime ufficiali e previsioni di variazione della spesa per consumi delle famiglie, indicatore di base per la correlazione con la produzione totale di RU. Dati Unioncamere fino al 2015, ipotesi per il periodo 2016-2020 4.1.2.5 Fattori aggiuntivi che spingono verso la riduzione del totale RU Posto che i fattori di spinta verso l’incremento della produzione di rifiuti si correlano alla spesa per consumi delle famiglie e che su di essi ci si pone l’obiettivo del disaccoppiamento, occorre considerare quali 3,0% 2,5% 2,0% 1,5% 1,0% 0,5% +0,0% +0,5% +1,0% +1,5% +2,0% +2,5% +3,0% 20 00 20 01 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 20 11 20 12 20 13 20 14 20 15 20 16 20 17 20 18 20 19 20 20 V ar ia zi on e an nu al e de lla S pe sa p er Co ns um i d el le F am ig lie Dati storici Previsioni Unioncamere Ipotesi 2016-2020 291 elementi ulteriori inducono già la loro riduzione. Questi fattori erano presenti in parte anche nel passato, quindi è possibile calcolarli per depurare l’incremento del totale RU, già avvenuto negli ultimi anni, da questi fattori di riduzione e calcolarne quindi il loro effetto per le previsioni sul futuro. In concreto, nei paragrafi seguenti vengono dettagliati i suddetti fattori andando a calcolare quale sarebbe stata la crescita dei RU senza tali ulteriori elementi di riduzione. Nel paragrafo 4.2.1. i fattori verranno combinati per definire i tre scenari di produzione di RU totali pro capite, denominati “base”, “intermedio” e “spinto”. 4.1.2.5.1 Alleggerimento degli imballaggi Negli ultimi anni il peso dei singoli imballaggi, a parità di contenuto, si è ridotto di molto. Secondo fonti CONAI, negli ultimi dieci anni il peso dei singoli imballaggi in plastica si è ridotto di circa il 28%, delle lattine in acciaio del 50%, del cartone ondulato del 5% etc. (vedi fig. 4.1.10). Le tendenze in essere portano a valutare, per il 2020, una ulteriore riduzione del 5% per vetro e carta, del 17% per l’acciaio e del 15% per la plastica. Questo singolo fattore, calcolato effettuando una media ponderata sul totale dei rifiuti urbani, genera una previsione di riduzione dei RU pro capite, assunta invariante in tutti e tre gli scenari ipotizzati, pari a -2,4% al 2020. Si tratta di stime prudenziali verificate con gli operatori del settore. 4.1.2.5.2 Politiche di riduzione rifiuti Un tema chiave della pianificazione è l’introduzione di politiche mirate alla prevenzione della produzione di rifiuti; esse vengono espresse in dettaglio nel capitolo 12. A tal proposito, come valutazione numerica si è utilizzata l’indicazione contenuta nel P.A.R.R. (Piano d’Azione per la Riduzione dei Rifiuti), pari a 106.000 tonnellate di rifiuti risparmiati rispetto al livello base, qualora le 11 azioni in esso contenute siano estese a tutta la Lombardia, ed a regime. Tale valore, seppur 0 0,05 0,1 0,15 0,2 0,25 1985 1990 1995 2000 2005 2010 2015 Acciaio - spessore (mm) 570 575 580 585 590 595 600 605 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Cartone ondulato - spessore (g/mq) Figura 4.1.11 – riduzione del peso specifico degli imballaggi in acciaio e cartone avvenuta negli ultimi anni. Fonte: CONAI 292 risultante da una serie di approssimazioni e stime, è utile come base ed è riferito ad una adesione elevata (70% della popolazione) alle azioni identificate. E’ tuttavia possibile aggiungere ad esse altre azioni di riduzione di rifiuti urbani, non contenute nel P.A.R.R. come a titolo di esempio: − Introduzione del secchiello areato per la FORSU; − Ecofeste; − Incentivazione al riutilizzo, mediante: Aree di deposito e ritiro di beni ancora in buono stato, prima dell’accesso ai centri di raccolta; Diffusione dei negozi di scambio usato in conto vendita; Corretta manutenzione e riutilizzo dei RAEE mediante diffusione rete di riparatori. − Incentivazione alla diffusione della tariffa puntuale; − Distributori di latte crudo; − Disincentivazione shopper monouso. La somma degli effetti di queste ulteriori azioni, seppur ancora più difficile da valutare in termini numerici porta a definire un beneficio aggiuntivo di 189.426 t/anno in caso di massima adesione. Per un dettaglio di questa stima si veda il Cap. 10. L’effetto totale di questo fattore, suddiviso nei 3 scenari in cui si ipotizza una diversa adesione della popolazione, è riportato in tab. 4.1.3. L’effetto già presente sul passato (periodo 1998-2008), visto che le politiche di riduzione rifiuti erano per buona parte allo stato embrionale in quel periodo, è stato assunto pari a -0,5%. Azioni Di Riduzione Scenario base Scenario intermedio Scenario spinto Adesione al 30% Adesione al 50% Adesione al 70% 11 azioni sperimentali P.A.R.R. 45.429 75.714 106.000 altre azioni 81.183 135.304 189.426 Totale 126.611 211.019 295.426 Variazione % risp. 2010 -2,56% -4,25% -5,95% Tabella 4.1.3 – effetto stimato delle politiche di riduzione rifiuti, nei tre scenari rispetto alla produzione totale RU nel 2010 (4.960.369 t). (Fonte PARR Regione Lombardia, elaborazioni Finlombarda spa) 4.1.2.5.3 Modifiche ai sistemi di raccolta: passaggio al porta a porta con raccolta della FORSU E’ ormai consolidato il fatto che il modo più efficace per raggiungere gli elevati obiettivi di raccolta differenziata previsti per legge (65%) è introdurre il sistema domiciliarizzato spinto (porta a porta) con separazione secco-umido. Questo passaggio, nei comuni che hanno in essere una raccolta con grandi cassonetti stradali, genera tipicamente una riduzione del totale dei rifiuti raccolti, in quanto le minori volumetrie a disposizione dell’utente (tipicamente sacchi semitrasparenti da circa 80 litri per l’indifferenziato) disincentivano il 293 conferimento incontrollato di rifiuti voluminosi ed ingombranti. Con il passaggio al porta a porta si limita inoltre il conferimento delle utenze non domestiche, le quali tra l’altro saranno spinte ad effettuare una maggiore differenziazione per contenere i costi di smaltimento, dovendo conferire in parte i loro rifiuti nel circuito degli speciali. Grazie al database O.R.SO. è stata effettuata un’analisi approfondita identificando 43 comuni, per un totale di 326.000 abitanti, che hanno modificato il sistema di raccolta da cassonetti stradali a porta a porta tra il 2004 e il 2010 (tab. 4.1.4.). Su di essi è stata verificata la variazione della produzione totale di RU confrontando l’anno prima della modifica e l’anno successivo, per non utilizzare dati falsati dall’introduzione graduale o parziale nel corso di un certo anno. Come si vede, la riduzione media sul pro capite verificatasi è stata del 18%. Tabella 4.1.4 – Selezione di 43 Comuni che hanno introdotto la raccolta porta a porta spinta abbandonando il sistema a cassonetti stradali, tra il 2004 e il 2010. (Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa) Totale RU % RD Media abitanti PRIMA DOPO Variaz. PRIMA DOPO VARIAZ. 7.580 551 447 -18% 33,5% 64,5% +92,5% Tabella 4.1.5 – variazione sul totale RU e sulle RD confrontando l’anno precedente e l’anno successivo al passaggio da cassonetti stradali a porta a porta. (Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa) L'incremento è calcolato come la media degli incrementi dei singoli 43 Comuni E’ stato anche effettuato un approfondimento ulteriore, per identificare quale fosse stato l’effetto della “migrazione” di rifiuti che poteva avvenire qualora un comune a cassonetti fosse circondato da comuni a porta a porta, flusso che dopo la modifica del sistema di raccolta anche nell’ultimo comune a cassonetti si 294 sarebbe annullato. Una verifica sul comune di Legnano, nel passaggio dal sistema a cassonetti al sistema porta a porta, effettuata calcolando la produzione totale di RU come se Legnano e i comuni confinanti fossero parte di un’unica entità, ha permesso di stabilire che parte della riduzione complessiva verificatasi su Legnano (19,7%) era dovuta all’effetto della migrazione dei RU dai comuni limitrofi verso Legnano, che contribuiva nella misura di circa il 5,3%. Pertanto, nei tre scenari, si è ipotizzata una riduzione pari al 10%, 12% e 14% rispettivamente per scenario base, intermedio e spinto per i soli comuni che devono modificare il loro sistema introducendo il porta a porta. Sono stati esentati dal calcolo i comuni inferiori a 1.000 abitanti, per i quali può ancora avere senso in molte situazioni mantenere la raccolta a cassonetti stradali. Si è inoltre considerato il fatto che anche nei Comuni con già implementata la raccolta porta a porta, ma senza separazione secco-umido, occorre introdurre la raccolta della FORSU; questo provoca, secondo un’analisi effettuata su 425 comuni, una riduzione della produzione totale di rifiuti pari al 5% in media. Questo effetto “traino” è legato ad una maggiore sensibilizzazione del cittadino, che, non appena si rende conto della ridotta produzione di indifferenziato e della pulizia e valore aggiunto nel tenere le frazioni separate, è anche spinto a produrre meno rifiuti in generale. Nei tre scenari questo fattore è stato applicato rispettivamente come -2%, -5%, -8%. Il calcolo finale, che, dunque, tiene conto sia dell’effetto della modifica del sistema di raccolta, sia delle conseguenze dell’introduzione della raccolta della FORSU nei comuni interessati, provoca complessivamente la variazione seguente nei tre scenari: − Scenario base: -2,8% − Scenario intermedio: -4,1% − Scenario spinto: -5,4% L’effetto già presente nel periodo 1998-2008, da considerare per la disaggregazione di questo fattore sul passato, è stato valutato pari a -2,1%. 4.1.2.5.4 Dinamiche demografiche: stranieri Un fattore significativo che influenza la produzione totale di rifiuti è la percentuale di popolazione straniera residente rispetto al totale. Questo perché, secondo dati ufficiali ISTAT e Osservatorio Regionale sull’Immigrazione, il reddito di una famiglia composta da soli stranieri è in media pari al 52,1% rispetto a quello di una composta da italiani (tab. 4.1.6.), e la produzione di rifiuti pro capite è correlata fortemente al reddito. In particolare si potrà considerare che i rifiuti organici da preparazione alimentare potranno essere poco differenti come quantità, ma diminuiranno molto gli imballaggi più legati agli eccessivi consumi e all’usa e getta (fig. 4.1.12). 295 Famiglie di soli stranieri Famiglie miste Famiglie di soli italiani Reddito familiare netto (inclusi fitti figurativi, base 100 famiglia di italiani) 52,1 74,0 100,0 Tabella 4.1.6 – Confronto tra il reddito delle famiglie di stranieri e di italiani. Fonte: ISTAT, dati nazionali 2008. Figura 4.1.12 – Correlazione tra reddito pro capite e produzione di RU (kg/abitante.anno). In rosa, altre frazioni; in blu, metalli; in giallo, plastica; in grigio, carta e cartone; in verde, rifiuti organici. (Fonte ISTAT) Le statistiche ISTAT più recenti indicano un trend in continua crescita nella presenza di stranieri residenti in Lombardia. Le previsioni ufficiali inserite nel rapporto IReR 2010 indicano il raggiungimento di un 16% sul totale della popolazione al 2020, rispetto a un valore poco sopra il 10% al 2010 (fig. 4.1.13). Figura 4.1.13 – % di residenti stranieri in Lombardia. Trend storico e previsioni ufficiali ISTAT e IReR. Fatte queste premesse, come assunzione di base si è considerata la produzione totale di RU pro capite di uno straniero pari al 70% di un lombardo. Applicando questa stima, l’effetto al 2020 è di una riduzione pari al -1,48%, assunta invariante in tutti e tre gli scenari ipotizzati. 0,0% 2,0% 4,0% 6,0% 8,0% 10,0% 12,0% 14,0% 16,0% 18,0% 1995 2000 2005 2010 2015 2020 2025 % residenti stranieri sul totale Storico Previsioni 296 4.1.2.5.5 Invecchiamento demografico In Lombardia, al 2020, la percentuale di residenti di età superiore ai 65 anni aumenterà (figura 4.1.14). Questo effetto ha un’influenza, anche se limitata, sulla produzione totale di rifiuti: alcuni studi evidenziano come in generale l’”impatto ambientale” di un over 65 è inferiore rispetto ad un giovane per vari motivi, quali il minor acquisto di beni come vestiti, mobili, apparecchiature elettroniche ed usa e getta in genere2 . Figura 4.1.14 – Lombardia: % di residenti in età 65 e più. Fonte: elaborazioni CeSDES per IReR, 2009 L’effetto, considerato invariante nei tre scenari prospettati, è pari a una riduzione di produzione di rifiuti del 0,3%. 4.1.3 Percentuale di raccolta differenziata Le assunzioni di base per quanto riguarda la percentuale di raccolta differenziata vertono sull’analisi del trend già in atto negli ultimi anni, identificando quindi quella che può essere la “crescita inerziale” nello scenario base. L’andamento storico della raccolta differenziata (RD) in Regione Lombardia è ben approssimabile da una funzione lineare, ma analizzando il dettaglio delle singole province si vede come oltre un certo livello (55 60%) gli sforzi per il raggiungimento di obiettivi più alti diventano maggiori generando così un rallentamento del trend di crescita. Questo effetto si può tradurre graficamente, per le 12 province lombarde nel periodo 1998-2009 (l’elaborazione è stata effettuata a inizio 2011 quando non erano ancora disponibili i dati 2010), tracciando sull’asse delle ordinate la percentuale di incremento di RD rispetto all’anno precedente, e sulle ascisse la % di RD di partenza (fig. 4.1.15). Si osserva come partendo da valori intorno al 30-40% sia più consueto mostrare in un anno un incremento del 5-10% rispetto a province in cui 2 E. Zagheni, The Leverage of Demographic Dynamics on Carbon Dioxide Emissions. Does Age Structure Matters? Department of Demography, University of California, Berkeley, 2010. 297 si parte già da un livello del 55-60%. Lo stesso grafico mostra anche un altro risultato interessante, ovvero la retta di regressione lineare intercetta l’asse delle ascisse a un valore pari al 65%, il che concettualmente conferma l’obiettivo del 65% di RD come “limite del sistema” in uno scenario inerziale. Figura 4.1.15 – incrementi di RD realizzati dalle province negli anni 1998-2009, rispetto alla % RD di partenza. (Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa) Questa analisi porta a definire, utilizzando la regressione lineare indicata in fig. 4.1.15, una curva di crescita teorica della % di RD negli anni, rappresentata in figura 4.1.16. Figura 4.1.16 – Curva di crescita tipica della percentuale di raccolta differenziata negli anni, derivante dall’analisi sugli incrementi annuali verificatisi realmente nelle province lombarde negli anni 1998-2009. (Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa) Definito a livello teorico questo andamento inerziale, è possibile applicare tale valore ai dati reali delle province lombarde, che presenteranno quindi valori differenziati al 2020 in quanto partono da un livello base differente al 2009. y = -0,2149x + 0,1397 R² = 0,2216 5% +0% +5% +10% +15% +20% +25% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80%In cr e m e n to % d a u n a n n o a ll 'a lt ro % RD anno precedente 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 0 5 10 15 20 25 30 35 % R D Anni 298 % RD Dati reali 2009 Previsione inerziale al 2020 BG 53,9% 62,5% BS 41,1% 58,2% CO 47,9% 60,7% CR 59,4% 63,9% LC 59,1% 63,8% LO 56,0% 63,0% MN 49,5% 61,2% MI 48,0% 60,7% PV 28,5% 51,3% SO 44,9% 59,7% VA 58,2% 63,6% Tabella 4.1.7 – Crescita inerziale delle raccolte differenziate al 2020 secondo l’andamento base stimato. (Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa) Applicando il calcolo della percentuale di RD inerziale per ogni provincia, in base alla produzione totale di rifiuti secondo lo scenario base (par. 4.2.1), si ottiene un valore al 2020 pari al 60,4%. Tale valore è stato utilizzato come base anche per la valutazione con metodologia LCA. 4.2 Definizione degli scenari: base (BAU), intermedio, avanzato 4.2.1 Produzione pro capite Nella tabella 4.2.1 sono riportati i risultati delle simulazioni eseguite utilizzando le assunzioni di base sui fattori di riduzione dei rifiuti riportate al paragrafo precedente. 299 Dati storici Scenari futuri (2020 rispetto 2011) Indicatori 1999 2008 1995-2002 2002 2008 2008 2011 Scenario BASE Scenario INTER MEDIO Scenario SPINTO 1 Variaz. consumi famiglie +0,8% +9,5% +0,1% -2,1% +0,9% +0,9% +0,9% 2 Variaz. RU storico +9,5% +22,0% +1,7% -5,0% 3 Delta consumi fam / variaz RU storico +8,8% +12,5% +1,6% -2,9% 4 Delta consumi fam / variaz RU per anno storico +1,0% +1,8% +0,3% -1,0% Stima fattori aggiuntivi di riduzione Periodi passati Previsioni sul futuro 5 Stranieri -1,67% -1,30% -1,11% -0,56% -1,48% -1,48% -1,48% 6 Sistemi di raccolta -2,10% -1,63% -1,40% -0,70% -2,80% -4,10% -5,40% 7 Politiche di riduzione -0,50% -0,39% -0,33% -0,17% -2,56% -4,25% -5,95% 8 Riduzione peso imballaggi -2,40% -1,87% -1,60% -0,80% -2,40% -2,40% -2,40% 9 Invecchiamento -0,1% -0,08% -0,07% -0,03% -0,30% -0,30% -0,30% 10 Totale fattori aggiuntivi di riduzione 6,8% -5,3% -4,5% -2,3% -9,5% -12,5% -15,5% 11 Delta consumi fam / variaz RU senza fattori aggiuntivi per anno 1,7% 2,5% 1,0% -0,2% +1,0% +0,5% +0,0% 12 Variaz RU ipotetica senza i fattori aggiuntivi di riduzione +16,3% +27,3% +6,2% -2,8% +9,9% +5,4% +0,9% 13 Totale variazione RU prevista con fattori aggiuntivi di riduzione +0,4% -7,1% -14,6% 14 Totale RU pro capite previsto 492,1 455,3 418,6 Tabella 4.2.1 – scenari di produzione di RU totali pro capite costruiti a partire dall’analisi dei fattori economici (spesa per consumi delle famiglie), disaccoppiamento, fattori di riduzione. (Fonte dati ARPA, ISTAT, Unioncamere elaborazioni Finlombarda spa) L’elemento chiave di questa previsione è rappresentato dall’indicatore n. 11, che valuta il vero e proprio disaccoppiamento al netto dei fattori aggiuntivi di riduzione dei rifiuti. Per esso, analizzando i trend storici in periodi distinti, si evidenziano: − Gli anni 1995-2002 caratterizzati da una crescita dei consumi, ed una maggior crescita della produzione di rifiuti (2,5 punti percentuali annui in più di incremento), quindi una situazione di mancato disaccoppiamento; − Il periodo 2002-2008 con una stabilizzazione dei consumi (+0,1%) e un valore inferiore del disaccoppiamento annuale (+1,0%); − Il periodo 2008-2011 con una contrazione dei consumi (-2,1%) e un disaccoppiamento relativo ( 0,2%). Ai fini della definizione degli scenari base, intermedio e spinto, è stato quindi assegnato un valore derivante dal trend storico studiato, ipotizzando, in caso di ripresa della crescita dei consumi (soprattutto dopo il 2015; in totale, +0,9% tra il 2011 e il 2020) di tendere alle seguenti situazioni: − Scenario base (BAU, inerziale): mantenere un valore simile al periodo 2002-2008 (indicatore 11: +1,0% / anno); 300 − Scenario spinto: obiettivo di disaccoppiamento relativo (indicatore: +0,0% / anno); − Scenario intermedio: +0,5%. Scenario Maggior incremento in punti percentuali, ogni anno, della produzione totale di RU rispetto alla variazione della spesa per consumi finali delle famiglie, al netto dei fattori di riduzione stimati (indicatore di disaccoppiamento) Base +1,0% Intermedio +0,5% Spinto +0,0 % Tabella 4.2.2 – indicatore di disaccoppiamento della produzione di RU dalla previsione di crescita dei consumi, nei tre scenari considerati. (Fonte dati ISTAT, Unioncamere, elaborazioni Finlombarda spa) Si ipotizza quindi che, anche nello scenario base, non si verifichi più la situazione di crescita abnorme dei rifiuti prodotti, maggiorata rispetto alla crescita dei consumi, che si era verificata nel periodo 1995-2002, e che nello scenario spinto questa sovraproduzione aggiuntiva si annulli. A questo si sommano gli effetti delle politiche di riduzione rifiuti e degli altri “fattori aggiuntivi di riduzione” sopra descritti, che portano al valore complessivo di 492,1 – 455,3 – 418,6 kg/abitante al 2020. Nel caso non si verifichi la crescita dei consumi pari al +0,9%, tutte le stime di produzione di rifiuti urbani saranno riviste proporzionalmente al ribasso in fase di monitoraggio periodico dell’attuazione del PRGR. In figura 4.2.2. è riportata la previsione di andamento della produzione pro capite di RU nei tre scenari considerati. Come si vede dall’andamento delle curve previsionali, si ipotizza in tutti i casi un effetto progressivo dei fattori che spingono verso il contenimento della produzione dei rifiuti, per cui, in particolare osservando la previsione dell’scenario base, la curva indica il raggiungimento del livello ipotizzato ma lascia prevedere una stabilizzazione nel periodo successivo al 2020, mentre negli scenari intermedio e soprattutto spinto si può ipotizzare un’ ulteriore riduzione nel periodo successivo. In tabella 4.2.3. sono riportati i valori di dettaglio per i tre periodi considerati. 301 Figura 4.2.1 – previsione dell’andamento della produzione totale pro capite di RU nei tre scenari ipotizzati. (Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa) Scenario base Scenario intermedio Scenario spinto 2010 500,3 500,3 500,3 2011 487,3 487,3 487,3 2012 480,5 476,3 471,8 2013 477,6 469,3 460,6 2014 477,6 465,3 452,3 2015 480,0 463,6 446,5 2016 482,4 461,9 440,8 2017 484,8 460,2 435,2 2018 487,2 458,6 429,6 2019 489,7 456,9 424,1 2020 492,1 455,3 418,6 Tabella 4.2.3 - Previsione dell’andamento della produzione totale pro capite di RU nei tre scenari ipotizzati. (Fonte dati ARPA, elaborazioni Finlombarda spa) 4.2.2 Percentuale di raccolta differenziata Come già specificato nel paragrafo 4.1.3, lo scenario base prevede il raggiungimento in modo inerziale del 60,4% di RD al 2020. Ai fini della definizione degli altri due scenari (intermedio e spinto) sono stati presi in considerazione i seguenti elementi: − Obbligo normativo: raggiungimento del 65% entro il 31/12/2012 a livello di ambito territoriale ottimale; 300 320 340 360 380 400 420 440 460 480 500 520 540 19 95 19 96 19 97 19 98 19 99 20 00 20 01 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 20 11 20 12 20 13 20 14 20 15 20 16 20 17 20 18 20 19 20 20 Kg /a bi ta nt e Scenario base, intermedio e spinto Storico dal 1995 Storico dal 2002 Scenario base Scenario intermedio Scenario spinto 492,1 418,6 455,3 302 − Stima del massimo livello teorico a livello comunale: identificato nell’81%, vedi paragrafo 3.3.4; − Fattore di scala: all’aumentare della dimensione dell’ambito territoriale di riferimento (Lombardia: 10.000.000 abitanti), è sempre più difficile statisticamente avvicinarsi come media globale ai massimi risultati ottenibili a livello comunale; − Valutazioni economiche di sostenibilità (vedi cap. 3.9., in cui emerge come i costi totali non incrementano anche raggiungendo valori superiori al 70%). Alla luce di queste valutazioni, si è stabilito di identificare i seguenti valori al 2020 per i tre scenari, che sono stati quindi utilizzati per l’analisi con metodologia LCA: − Scenario base: 60,4% − Scenario intermedio: 65% − Scenario spinto: 70% Nel caso della Lombardia, il “fattore di scala” legato alla sua dimensione in termini di popolazione e di numero di Comuni gioca significativamente contro il raggiungimento di livelli ancora superiori, ricordando che attualmente in Italia (dati Rapporto ISPRA 2010) solo 2 province hanno superato la media del 65% (Treviso 74,3%, Pordenone 69,7%), mentre 8 in totale hanno superato il 60%. Ovviamente l’obbligo normativo è sovrastante rispetto alle altre valutazioni, quindi lo scenario base che prevede il raggiungimento di un valore inferiore al 65% è da tenere solo come riferimento appunto “inerziale” di scenario in cui non si implementano particolari politiche incentivanti per l’incremento della RD. Riguardo le percentuali sopra esposte, occorre effettuare due precisazioni: − Verrà data priorità all’incremento dell’indicatore “recupero di materia”, secondo la direttiva 98/2008/CE sulla “società del riciclaggio”, pertanto , tra gli obiettivi di raccolta differenziata, seppur nell’intorno dell’obbligo normativo del 65%, vi sarà il valore aggiunto di una maggior quantità di recupero proveniente tra l’altro anche dagli impianti di recupero ingombranti, terre di spazzamento, ed potenzialmente anche da futuri impianti di selezione di materiali riciclabili dal rifiuto urbano residuo; − Vista la tipicità del territorio lombardo, con la presenza di numerosi comuni montani e in generale a bassa densità urbanistica, si prevede in ogni caso di incentivare il compostaggio domestico come metodo integrativo rispetto alla raccolta differenziata secco-umido, con la fissazione di obiettivi specifici (capitolo 8). 4.3 Fluttuazioni legate ad EXPO 2015 Il periodo espositivo di Expo 2015 avrà durata di circa 6 mesi, dal 1 maggio al 31 ottobre 2015. Nel corso della manifestazione si prevede la generazione delle seguenti macrocategorie di rifiuti: − Rifiuti prodotti da visitatori; 303 − Rifiuti speciali da attività di manutenzione; − Rifiuti da manutenzione aree verdi. Per la stima dei flussi di rifiuti prodotti in fase di evento, secondo quanto riportato nello Studio di Impatto Ambientale del Progetto Definitivo di Expo 2015, sono stati considerati i seguenti dati di riferimento: − presenze medie previste: 140.000 persone/die; − addetti previsti: 10.000 persone; − unità giornaliere previste: 150.000 persone/die; − punte massime di presenza: 260.000 persone/die. La stima del flusso di produzione di rifiuti dai visitatori può essere invece condotta sulla base dei dati di produzione di alcuni casi di manifestazioni analoghe ad Expo 2015, in particolare: Evento n. visitatori Produzione specifica rifiuti (kg/visitatore) min media max Olimpiadi di Pechino 2008 10.500.000 n.d. 0,670 n.d. Expo Shangai 2010 73.000.000 0,328 0,416 0,504 Mondiali Sud Africa 2010 309.554 2,469 2,595 2,721 Mondiali antirazzisti Casalecchio 30.000 n.d. 0,319 n.d. Woodstok 5 stelle (Beppe Grillo) 141.600 n.d. 0,400 n.d. Olimpiadi di Londra 2012 (previsione) – Greenwich Park Events 195.000 n.d. 0,342 n.d. Salone del gusto e TerraMadre 200.000 n.d. 0,780 n.d. media / 0,328 0,488 0,504 Tabella 4.3.1 - Indici di produzione rifiuti da visitatori da eventi passati. (Fonte Studio di Valutazione Impatto Ambientale progetto definitivo EXPO 2015) Nella tabella seguente, sulla base dei dati di produzione specifica di rifiuti ottenuti e considerando un’affluenza totale prevista per la manifestazione pari a 25.760.000 visitatori, vengono definiti i flussi di produzione di rifiuti da visitatori stimati: Produzione rifiuti tot (t/Expo) min media max 8.449 12.567 12.983 Tabella 4.3.2 – produzione totale stimata di rifiuti assimilati agli urbani, legati ai visitatori di EXPO 2015. (Fonte Elaborazioni Finlombarda su Studio VIA progetto definitivo EXPO 2015) Come si vede l’impatto aggiuntivo dei rifiuti prodotti dai visitatori di EXPO 2015, in media 12.500 t circa, è trascurabile rispetto al totale di rifiuti urbani gestiti in Regione Lombardia (circa 5.000.000 tonnellate) e, come precisato nello stesso Studio di Impatto Ambientale, troverà nella rete impiantistica provinciale e regionale un’ampia disponibilità ad assorbirne i flussi. In tale Studio è stato analizzato anche il quantitativo di frazione organica di rifiuti generati dall’evento espositivo. 304 La stima di tale tipologia di rifiuto è stata condotta applicando il dato di produzione di frazione organica da mense e ristoranti pari a 200/300g per persona ed ipotizzando che: − tutti i visitatori previsti usufruiscano di un pasto; − tutti i visitatori previsti producano la medesima quantità di rifiuto organico, senza discriminare fra le differenti tipologie di pasto possibili. Si rilevano pertanto i dati di produzione di seguito riportati: Frazione Indici produzione specifica (g/persona) Produzione rifiuti da residenti (t/Expo) Frazione organica rifiuti prodotti da visitatori min 200 5.152 medio 250 6.440 max 300 7.728 Tabella 4.3.3 – frazione organica di rifiuti prodotti in EXPO 2015. (Fonte Elaborazioni Finlombarda su Studio VIA progetto definitivo EXPO 2015) Dalla tabella precedente si può notare come circa il 60% dei rifiuti prodotti presso il sito in fase di evento sia costituito dalla frazione organica. Nel corso della manifestazione espositiva verrà effettuata una raccolta differenziata spinta sulle varie tipologie di rifiuti. Sulla base dei dati generali relativi al territorio italiano e considerando i dati relativi alla frazione organica precedentemente stimati, è possibile ipotizzare i seguenti i flussi di rifiuti in uscita dal sito suddivisi in frazioni derivanti da raccolta differenziata: Frazione rifiuti % in peso sul tot rifiuto quantità prevista (t/Expo) % differenziata % indifferenziata Frazione organica 59,5 7.728,0 59,5 / Carta e cartone 6,3 818,6 6,3 / Imballaggi in plastica 2,6 343,3 2,6 / Imballaggi in vetro 1,6 202,5 1,6 / Cestini, spazzamento ed altri (pile, etc.) 22,1 2.869,6 10,2 11,9 Secco non rec. 5,8 748,2 / 5,8 Oli vegetali 2,1 272,9 2,1 / Totale 100,0 12.983,0 82,3 17,7 Tabella 4.3.4 – flussi di rifiuti da EXPO 2015 distinti in raccolte differenziate ed indifferenziate. (Fonte Elaborazioni Finlombarda su Studio VIA progetto definitivo EXPO 2015) 305 5 Valutazione del ciclo di vita dei rifiuti 5.1 Principi La valutazione del ciclo di vita (Life Cycle Assessment – LCA) fa parte di quella strumentazione metodologica messa a punto per consentire, con interventi di natura preventiva, uno sviluppo sostenibile. Il ciclo di vita di un prodotto o di una qualsiasi attività umana, attraverso tale metodica, viene infatti esaminato “dalla culla alla tomba” tramite la compilazione di un inventario di ingressi (materiali, energia, risorse naturali) e di uscite (emissioni in aria, acqua, suolo) del sistema, la valutazione di impatti potenziali, diretti ed indiretti, associati a tali inventari, l’analisi dei risultati delle due fasi precedenti ed infine la definizione delle possibili linee di intervento. Attualmente la maturità della metodologia è testimoniata dalla pubblicazione da parte dell’ISO (International Standards Organisation) della relativa normativa tecnica: ISO 14040 e ISO 14044 del 2006. 5.1.1 La struttura della LCA La definizione di LCA proposta dalla SETAC (1993), oggi formalizzata nella ISO 14040, è la seguente: “è un procedimento oggettivo di valutazione dei carichi energetici ed ambientali relativi ad un processo o un’attività, effettuato attraverso l’identificazione dell’energia e dei materiali usati e dei rifiuti rilasciati nell’ambiente. La valutazione include l’intero ciclo di vita del processo o attività, comprendendo l’estrazione e il trattamento delle materie prime, la fabbricazione, il trasporto, la distribuzione, l’uso, il riuso, il riciclo e lo smaltimento finale”. La struttura moderna della LCA è sintetizzabile in quattro momenti principali: − Definizione degli Scopi e degli Obiettivi (Goal and scope definition): è la fase preliminare in cui vengono definiti le finalità dello studio, l’unità funzionale, i confini del sistema studiato, il fabbisogno di dati, le assunzioni ed i limiti; − Analisi di inventario (Life Cycle Inventory, LCI): è la prima parte del lavoro, dedicata allo studio del ciclo di vita del processo o attività. Lo scopo principale è quello di ricostruire la via attraverso cui il fluire dell’energia e dei materiali permette il funzionamento del sistema produttivo in esame tramite tutti i processi di trasformazione e trasporto; − Valutazione degli Impatti (Life Cycle Impact Assessment, LCIA): è lo studio dell’impatto ambientale provocato dal processo o attività ed ha lo scopo di evidenziare l’entità delle modificazioni generate a seguito dei consumi di risorse e dei rilasci nell’ambiente calcolati nell’inventario; − Interpretazione dei risultati (Life Cycle Interpretation): è la parte conclusiva di una LCA ed ha lo scopo di proporre i cambiamenti necessari a ridurre l’impatto ambientale dei processi o attività considerati. Le quattro fasi non vanno considerate come blocchi separati, ma parte di un processo iterativo. 306 Procedendo, ad esempio, con la raccolta dei dati, il sistema è meglio conosciuto e possono emergere nuovi requisiti o limitazioni, che richiedono una revisione dell’obiettivo o del campo di applicazione dello studio. Analogamente, la fase di interpretazione dei risultati può generare un riesame del campo di applicazione della LCA, come pure della natura e della qualità dei dati raccolti per conseguire l’obiettivo definito. 5.1.2 LCA applicata alla gestione integrata dei rifiuti urbani La LCA è una tecnica sviluppata originariamente per valutare gli impatti ambientali dei prodotti e dei processi produttivi. Successivamente il metodo è stato però applicato non solo ai prodotti, ma anche ai servizi, compresi quelli legati alla gestione dei rifiuti. La gestione dei rifiuti costituisce una fase del ciclo di vita di un prodotto ma essendo essa stessa un sistema complesso caratterizzato da una grande varietà di processi e dai relativi flussi di massa, di energia, di consumo di risorse e di rilasci nell’ambiente può essere infatti considerata come un sistema autonomo. Lo scopo è quello di ottimizzare dal punto di vista tecnologico e gestionale il sistema nella sua globalità isolandolo dal sistema dei prodotti ed evidenziando le migliore sinergie tra i diversi processi unitari disponibili. Gli input sono costituiti dagli scarti delle attività umane e produttive e gli output sono le emissioni e i nuovi prodotti utili. Esistono differenze sostanziali rispetto all’applicazione della metodologia LCA ai sistemi produttivi: − l’unità funzionale non è riferita all’output del sistema (esempio: 1 kg di materiale prodotto) ma all’input (esempio: una tonnellata di rifiuti di una certa area geografica); − non si considerano le attività che producono il rifiuto (almeno negli scenari che non prevedono attività di prevenzione): i confini del sistema sono compresi tra il momento in cui il materiale diventa rifiuto e quello in cui il rifiuto diventa inerte o lascia il sistema come emissione, oppure rientra nel ciclo di vita di un prodotto attraverso il riciclaggio; − l’obiettivo è solitamente il confronto tra diverse opzioni di gestione mentre per il prodotto generalmente vengono valutati gli effetti ambientali di un cambiamento apportato alla produzione. Il sistema principale o foreground system considerato per l’applicazione della metodologia LCA alla gestione dei rifiuti comprende: raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento finale. Le emissioni derivanti da tali attività (ad es. emissioni atmosferiche da veicoli o da processi di termovalorizzazione o compostaggio, il biogas e la produzione di percolato dalle discariche)vengono denominate “impatti o carichi diretti”. Alcuni carichi diretti (il rumore, i disturbi di tipo olfattivo e visivo) non costituendo un flusso di materiali o di energia attraverso i confini del sistema ed essendo il loro impatto da “disturbo” non trattabile con l’approccio adoperato per gli altri carichi vengono trascurati. Oltre al foreground system bisogna considerare i processi al contorno o di background cioè quelle attività economiche che scambiano materiali e energia con il sistema principale. Fondamentali sono l’approvvigionamento di energia elettrica e di combustibili che determinano emissioni e uso di risorse definiti in questo caso “impatti o carichi indiretti”. Fanno parte del background system anche i processi 307 cosiddetti evitati, ossia quei processi, esterni al ciclo dei rifiuti, che vengono sostituiti (e quindi evitati) dalle attività di recupero di materia (ad es. attraverso il riciclaggio) ed energia (ad es. attraverso la termovalorizzazione) dai rifiuti. I carichi associati a tali processi sono definiti “impatti o carichi evitati”. L’analisi degli impatti associati ad un sistema integrato di gestione dei rifiuti può allora essere così schematizzata: − carichi diretti: generati durante la gestione dei rifiuti; − carichi indiretti: generati per l’approvvigionamento di materiali ed energia necessari al sistema principale; − carichi evitati: associati alle attività sostituite dal recupero di materiali ed energia dai rifiuti. − Il totale degli impatti relativi all’intero sistema sopra descritto è dato dalla somma algebrica di: − impatti diretti, a cui viene assegnato un segno positivo; − impatti indiretti, a cui viene assegnato un segno positivo; − impatti evitati, a cui viene assegnato un segno negativo. Il totale (di ciascun indicatore di impatto) può quindi avere segno positivo o negativo: un segno positivo sta ad indicare che gli impatti aggiunti nell’ambiente dal sistema oggetto di studio prevalgono sugli impatti evitati e quindi si ha uno svantaggio per l’ambiente; un segno negativo, invece, indica che gli impatti evitati grazie al recupero di materia ed energia riescono a compensare gli impatti aggiunti nell’ambiente e questo indica quindi un beneficio ambientale complessivo. 5.2 Applicazione alla gestione regionale relativa all’anno 2009 5.2.1 Raccolta dati e ricostruzione dei flussi di rifiuto all’anno 2009 Per effettuare l’analisi LCA dell’attuale sistema di gestione dei rifiuti urbani implementato in Lombardia, è stato necessario innanzitutto ricostruire nel dettaglio il flusso dei rifiuti, dalla raccolta fino allo smaltimento finale e alla fuoriuscita dal sistema come emissione (solida, liquida o gassosa) o come materia prima secondaria (MPS). A tale scopo sono state utilizzate due fonti di dati differenti, disponibili al momento della realizzazione dello studio LCA: il database O.R.SO. e i dati dichiarati nel Rapporto Regionale ARPA 2009, provenienti da elaborazioni effettuate sui contenuti dello stesso database. Inoltre, per le informazioni mancanti sono stati contattati direttamente i gestori degli impianti di interesse. Si specifica che non sono state considerate tutte le frazioni merceologiche che formalmente compongono il rifiuto urbano, ma solo quelle ritenute più importanti e sulle quali si può maggiormente agire per migliorare l’intero sistema di gestione dei rifiuti. Le categorie così selezionate sono: − Alluminio; − Carta e cartone; 308 − Legno; − Materiali ferrosi; − Organico; − Plastica; − Raccolta multimateriale; − Rifiuti urbani indifferenziati (RUR – Rifiuto Urbano Residuo); − Verde; − Vetro. Considerando solo le dieci categorie di rifiuti urbani sopraelencate, il quantitativo di rifiuto risultante nel 2009 è pari a 4.403.066 tonnellate (Tabella 5.2.1). PRODUZIONE DI RIFIUTI IN LOMBARDIA NEL 2009 (t) % ALLUMINIO 1.385 0,03 CARTA E CARTONE 538.730 12,24 LEGNO 159.731 3,63 MATERIALI FERROSI 61.312 1,39 ORGANICO 419.038 9,52 PLASTICA 127.283 2,89 VERDE 436.207 9,91 VETRO 356.608 8,10 MULTIMATERIALE 136.425 3,10 TOTALE RIFIUTI DIFFERENZIATI 2.236.717 50,80 RIFIUTO RESIDUO INDIFFERENZIATO 2.166.350 49,20 TOTALE RIFIUTI PRODOTTI 4.403.066 100 Tabella 5.2.1: Quantitativi di rifiuti urbani prodotti in Regione Lombardia nell’anno 2009, suddivisi per classe merceologica considerata (t). (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda) 5.2.1.1 I sei materiali da imballaggio Per ciascuna frazione è stata ricostruita l’intera filiera di trattamento e recupero, ipotizzando che per i sei materiali da imballaggio (alluminio, carta e cartone, plastica, legno, vetro, materiali ferrosi) sia prevista una fase di selezione, per eliminare le frazioni indesiderate, seguita dalla fase di riciclo vera e propria. Questa ipotesi è stata assunta in quanto dal database O.R.SO. non è stato possibile classificare correttamente le tipologie di impianto che ricevono i rifiuti e quindi ricostruire i flussi in modo più dettagliato. Inoltre, anche i dati ufficiali elaborati dall’Agenzia ARPA si basano sulla stessa semplificazione. Le filiere di recupero di ciascuno dei sei materiali da imballaggio seguono quindi tutte lo stesso schema logico (Figura 5.1), ovvero sono caratterizzate da due flussi entranti provenienti rispettivamente da raccolta monomateriale e multimateriale. Il primo subisce una selezione caratterizzata da una certa efficienza η1, mentre il secondo subisce dapprima una fase di separazione (con efficienza η2) delle diverse frazioni raccolte congiuntamente, e successivamente ciascuna frazione separata subisce una selezione con 309 efficienza η3. Per conoscere il quantitativo totale raccolto riferito a ciascuna frazione merceologica è stato quindi necessario analizzare la frazione “raccolta multimateriale” per calcolare come essa si suddivide tra le diverse frazioni. A titolo di esempio (Figura 5.2) si riporta lo schema di flusso della filiera di recupero della plastica. Da tutti questi trattamenti si ottiene una certa percentuale di scarti che vanno a diminuire l’efficienza totale del processo di recupero (selezione + riciclo) del materiale (Figura 5.2.1). Figura 5.2.1 –: Schema di flusso generale per i rifiuti da imballaggio. (Fonte, elaborazioni Politecnico) SEPARAZIONE TRA LE DIVERSE FRAZIONI SELEZIONE DELLA SINGOLA FRAZIONE SELEZIONE DELLA SINGOLA FRAZIONE RICICLO DELLA SINGOLA FRAZIONE Raccolta multimateriale Raccolta monomateriale Scarti Singole frazioni Scarti Singole frazioni selezionate Scarti Singole frazioni selezionate Scarti MPS η2 di separazione η1 di selezione η3 di selezione 99.287 t 56% Scarti: 7.677 t 13,7% 53,8% 78% 11.858 t Scarti: 13.064t Scarti: 11.587t Scarti: 3.345 t 11,9% 29,3% 58,7% 84,5% 63.168 t 22% 35% 109.058 t 65% 24.261 t 10% 90% 44% 15,5% Scarti: 14.357 t 75,5% 24,5% 60% Scarti: 14.178 t 32,5% 40% Scarti: 1.494 t Selezione su AA 9.771 t PLASTICA da RD Mono: 127.283 t Selezione su CON da PP: 58,7% da CON: 29,3% da AA: 11,9% Selezione Su Multi Selezione su PP Riciclo PET Riciclo HDPE Riciclo mix PLASTICA da RD Multi: 17.448 t MPS 44.298 t MPS 13.447 t MPS 21.266 t 310 Figura 5.2.2 – Schema di flusso della filiera di recupero della plastica nell’anno 2009 (PP = raccolta porta a porta; CON = raccolta stradale con cassonetti; AA = raccolta in area attrezzata). (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati ARPA) Figura 5.2.3 – Processo di recupero dei materiali da imballaggio. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati ARPA) In Tabella 5.2.2 sono riportate le efficienze di recupero dei sei materiali da imballaggio, calcolate considerando il rapporto tra la quantità di MPS prodotta e il materiale in ingresso alla filiera proveniente da raccolta monomateriale e multimateriale già separato, senza pertanto considerare gli scarti del processo di separazione del multimateriale (in quanto non è possibile ripartire il valore complessivo degli scarti tra le diverse frazioni raccolte assieme). Si nota come il materiale recuperato in modo più efficiente in Lombardia sia il vetro, soprattutto a causa dell’elevata efficienza della fase di riciclo. Valori piuttosto elevati si hanno anche per la filiera della carta e del legno, la prima per gli elevati rendimenti del processo di selezione, mentre il secondo per entrambe le fasi di selezione e riciclo. Valore decisamente basso assume l’efficienza di recupero della plastica, a causa delle modeste efficienze di selezione e del riciclo del mix di poliolefine. La Tabella 5.2.3 riassume i quantitativi di scarti prodotti dalle filiere di recupero dei sei materiali da imballaggio. Per ipotesi, tali scarti sono inviati a termovalorizzazione insieme al RUR per il recupero energetico, ad eccezione degli scarti della filiera della plastica, che sono inviati a cementifici in sostituzione del combustibile tradizionale (petcoke), e degli scarti prodotti dalle fonderie per il riciclo di ferro e alluminio, che vengono inviati a smaltimento in appositi impianti. SEPARAZIONE E SELEZIONE RICICLO 1000 kg di materiale raccolto < 1000 kg di materiale selezionato << 1000 kg di MPS Scarti Scarti RECUPERO 311 * L’efficienza di recupero si ottiene moltiplicando l’efficienza di selezione media (data dalla media pesata dei diversi valori di efficienza di selezione rispetto alla relativa quantità di materiale trattato) per l’efficienza di riciclo (anch’essa pesata rispetto alle quantità dei diversi polimeri per quanto riguarda il riciclo della plastica). ** Tale valore si abbassa a 82,3% tenendo conto anche degli scarti derivanti dalla separazione della multimateriale. Tabella 5.2.2: Efficienza del processo di recupero (fase di selezione e fase di riciclo) (%).(Fonte, elaborazioni Politecnico su dati ARPA e CONAI) DETTAGLIO SCARTI (t) Scarti della fase di separazione del multimateriale 28.137 Scarti della fase di selezione su raccolta monomateriale 98.691 Scarti della fase di selezione su multimateriale separato 10.295 Scarti della fase di riciclo 106.904 Scarti totali 244.027 Tabella 5.2.3: Dettaglio degli scarti prodotti nelle filiere di recupero dei materiali da imballaggio nell’anno 2009. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati ARPA e CONAI) 5.2.1.2 Organico e Verde Le filiere di recupero delle due frazioni organico e verde sono di seguito descritte insieme, avendo un punto di incontro durante la fase di compostaggio per la produzione di compost misto. In Lombardia la raccolta differenziata di organico e verde è rispettivamente del 18,7% (419.038 tonnellate) e 19,5% (436.027 tonnellate) rispetto al quantitativo complessivo di rifiuti raccolti in maniera separata. La valutazione dei flussi delle due frazioni è stata effettuata considerando sia i dati del Rapporto ARPA 2009, sia quelli provenienti direttamente dal database O.R.SO.: infatti, il quantitativo iniziale di rifiuti raccolti deriva dal Rapporto ARPA 2009, mentre le destinazioni dei rifiuti sono quelle derivate dal database EFFICIENZA DI SELEZIONE [A] EFFICIENZA DI RICICLO [B] EFFICIENZA DI RECUPERO* [A]*[B] ALLUMINIO Area attrezzata 93,0% 83,5% 77,7% Multimateriale 93,0% CARTA E CARTONE Porta a porta 97,3% 89,0% 86,0% Contenitori stradali 95,5% Area attrezzata 96,7% Multimateriale 95,5% LEGNO Area attrezzata 90,7% 95,0% 86,2% MATERIALI FERROSI Area attrezzata 91,0% 88,1% 80,1% Multimateriale 91,0% PLASTICA Porta a porta 84,5% PET: 75,5% HDPE: 90% Mix Poliolefine: 60% 54,6% Contenitori stradali 65,0% Area attrezzata 78,0% Multimateriale 56,0% VETRO Porta a porta 86,0% 100% 91,7% Contenitori stradali 94,7% Area attrezzata 90,8% Multimateriale 94,7% EFFICIENZA DI RECUPERO TOTALE 84,0%** 312 O.R.SO., che ha consentito di classificare gli impianti che ricevono i rifiuti direttamente dai Comuni lombardi. Per quanto riguarda nello specifico il rifiuto organico, i trattamenti a cui risulta sottoposto sono il compostaggio misto e la digestione anaerobica, mentre la frazione verde, oltre ad essere in parte utilizzata insieme all’organico per la produzione di compost misto, viene trattata autonomamente per la produzione di compost verde. In sintesi, le frazioni di organico e di verde in arrivo dai Comuni lombardi si ripartiscono in tre flussi totali: un flusso di 181.549 tonnellate di rifiuti organici che viene inviato agli impianti di digestione anaerobica, un flusso di 337.104 tonnellate di frazione verde inviato agli impianti di compostaggio per la produzione di compost verde, e un flusso di 336.592 tonnellate totali, costituite da organico per circa il 70% e da verde per circa il 30%, inviato ad impianti di compostaggio per la produzione di compost misto (Figura 5.2.4). 313 Figura 5.2.4: Schema di flusso delle filiere di organico e verde nell’anno 2009 (PP = raccolta porta a porta; AA = raccolta in area attrezzata; ACM = ammendante compostato misto; ACV = ammendante compostato verde). (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati ARPA e CIC) Per valutare le efficienze di queste tre tipologie di impianti sono stati presi in considerazione solo quelli che trattano nell’insieme il 70% del totale dei rifiuti per ciascuna tipologia. 5.2.1.3 Rifiuti indifferenziati Nel 2009 2.166.350 tonnellate di rifiuti urbani in Lombardia sono state raccolte in modo non differenziato, ossia il 49,2% del totale dei rifiuti raccolti (considerando le sole frazioni di interesse per questo studio). 337.104 t 77,3% 40,5% Compostaggio verde 44,5% Perdite di processo: 150.059 t 15% Scarti: 50.566 t ACV 136.479 t 22,7% 64,6% 12.708 t 56,7% Digestione anaerobica Post compostaggio Verde: 10.398 t 43,3% Biogas 23.992.430 m3 Ammendante compostato 14.937 t 20% Acqua: 301.371 t 181.549 t 336.592 t ORGANICO da RD: 419.038 t da PP: 100% Recupero energetico 48.279 kWh Sopravaglio: 36.310 t Acqua: 199.704 t da AA: 100% VERDE da RD: 436.207 t 29,5% ACM 99.200 t Compostaggio misto 50,5% Perdite di processo: 169.979 t 20% Scarti: 67.413 t 314 Lo studio di tale frazione è stato effettuato seguendo lo stesso criterio utilizzato per le frazioni organico e verde, e quindi utilizzando il database O.R.SO. Infatti, attraverso la classificazione degli impianti che ricevono i rifiuti direttamente dai Comuni lombardi, è stato possibile conoscere il destino dei rifiuti stessi successivamente alla raccolta. Il primo destino del rifiuto risulta così essere: − Impianti di selezione meccanica e cernita (denominati, semplicemente, impianti di selezione); − Impianti di pre-trattamento meccanico–biologico (TMB), dove avviene un trattamento più spinto rispetto a quello che avviene nella tipologia precedente, e inclusivo di una fase biologica (bioessiccazione o biostabilizzazione); − Termovalorizzatori; − Discariche. Come si vede da Figura 5.2.5, il 70% circa dei rifiuti indifferenziati è inviato a termovalorizzazione, il 18,6% è sottoposto a trattamenti meccanico-biologici (TMB), il 4,1% è smaltito in discarica mentre il restante 7,7% è inizialmente sottoposto ad una cernita, o semplice stoccaggio, e poi viene inviato a termovalorizzatori o impianti di trattamento meccanico-biologico. Come per la frazione organica e per il verde, tutti gli impianti che trattano complessivamente almeno il 70% del totale trattato da ciascuna tipologia sono stati studiati dettagliatamente per conoscere i destini successivi, fino ad arrivare al completo smaltimento, e quindi alla chiusura del ciclo di vita dei rifiuti. 315 Figura 5.2.5: Schema di flusso della filiera di smaltimento dei rifiuti urbani indifferenziati nell’anno 2009 (PP = raccolta porta a porta; CON = raccolta stradale con cassonetti). (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati ARPA) 56,1% 93.761 27,6% 72,4% 57,2% 42,8% 29,7% 70,3% 98,8% 1,2% 100% Discarica Termovalorizzatore Discarica Termovalorizzatore Discarica Cementificio Termovalorizzatore Discarica Termovalorizzatore 23,6% 18,3% Biostabilizzato CDR Scarti Frazione secca Bioessiccato 9,5% 30,7% 17,8% 20,2% Perdite di processo: 100.559 18,6% 403.970 t 497.731 t 397.172 t 79,8% 7,7% 166.993 t 69,6% 1.506.711 t 4,1% 88.676 t Biogas 10.749.590 m3 Recupero energetico 17.421 MWh 59.910 t 35,9% 8% Scarti: 13.322 t Termovalorizzazione RIFIUTI INDIFFERENZIATI 2.166.350 t da PP: 70,8% da CON: 29,2 Discarica Termovalorizzazione Selezione Impianti TMB Percolato: 72.085 316 5.2.2 Impostazione dell’analisi LCA L’analisi LCA è stata effettuata come supporto alla redazione del nuovo piano di gestione rifiuti mediante la valutazione dell’attuale gestione e di possibili scenari di sviluppo futuro. L’unità funzionale adottata nello scenario attuale è definita come la gestione del quantitativo di rifiuti urbani prodotti e raccolti in Lombardia nel 2009 (limitatamente alle solo frazioni incluse in questo studio), pari a 4.403.066 tonnellate. I confini del sistema considerato includono tutti i processi di trattamento, dal momento in cui i rifiuti sono raccolti fino alla loro fuoriuscita dal sistema come emissione (solida, liquida o gassosa) o come materia prima secondaria. Oltre alla fase di raccolta, si sono quindi considerate le seguenti fasi: − selezione e riciclo per i sei materiali da imballaggio; − compostaggio misto, compostaggio verde e digestione anaerobica per la frazione organica e il verde; − termovalorizzazione, discarica, impianti TMB e cementifici per il RUR. Per ogni fase sono stati valutati tutti i contributi, ovvero i trasporti, l’energia ed i materiali necessari per i processi, le emissioni ad essi associate e i destini successivi dei prodotti in uscita; si sottolinea che la maggior parte di questi dati sono primari, ossia acquisiti direttamente dai principali impianti esaminati. Per risolvere i casi di multi-funzionalità l’approccio utilizzato consiste nell’espansione dei confini del sistema, includendo quindi al loro interno anche le produzioni primarie evitate grazie al recupero dei rifiuti. Sono stati quindi valutati anche i prodotti evitati, cioè le materie prime che possono essere sostituite dai prodotti secondari (Tabella 5.4), e l’energia da fonti convenzionali che viene sostituita da quella generata dai diversi impianti di trattamento che consentono un recupero energetico (Tabella 5.5). In riferimento alla sostituzione del prodotto primario con quello secondario si possono verificare due possibilità: 1. Il materiale riciclato ha le stesse caratteristiche del materiale prodotto da materie prime vergini: la sostituzione avviene con rapporto 1:1, dove 1 unità di materiale riciclato sostituisce 1 unità di materiale primario; 2. Il materiale riciclato ha caratteristiche diverse (tipicamente peggiori) rispetto a quelle del materiale prodotto da materie prime vergini: la sostituzione avviene con rapporto 1:<1, per tener conto del fatto che il materiale ottenuto dal recupero può aver subito uno scadimento qualitativo (down cycling) delle caratteristiche intrinseche con anche eventuale diminuzione del suo valore economico. La Tabella 5.2.4 riporta quindi, oltre al prodotto primario evitato, anche il rapporto di sostituzione assunto per ciascun materiale da imballaggio. 317 Materiale Prodotto secondario Prodotto primario evitato Rapporto di sostituzione Acciaio Acciaio liquido (pre-trattamento rottame, fusione in forni ad arco elettrico) Acciaio liquido (ciclo integrato: cokeria, agglomerazione, altoforno, acciaieria ad ossigeno) 1:1 Alluminio Lingotto (pre-trattamento rottame, fusio-ne in forni rotativi salini) Lingotto (estrazione bauxite, raffina zione ad allumina con processo chi mico, produzione alluminio metallico per via elettrolitica) 1:1 Vetro Contenitore generico (rottame e materie prime vergini) Contenitore generico (solo da materie prime vergini) 1:1 (Considerando che nel riciclo del vetro si utilizza l’83,5% di rottame di vetro e il 16,5% di materia prima vergine) Legno Pannello truciolare (particelle di legno) Pannello compensato (fogli di legno) 1:0,6 Carta Pasta da macero (no disinchiostrazione) Pasta termo meccanica 1:0,833 Plastica Granulo di PET (riciclo meccanico) Granulo di PET vergine 1:0,81 Granulo di HDPE (riciclo meccanico) Granulo di HDPE vergine 1:0,81 Barra profilata di poliolefine (riciclo meccanico; sostituisce un materiale diverso) 50% asse di legno; 50% nessuna sostituzione 1:1 Organico e verde Compost Torba e concimi chimici RUR e plastica CDR e scarti dal recupero della plastica Petcoke Tabella 5.2.4: Prodotti secondari derivanti dal trattamento dei rifiuti e corrispondenti prodotti primari evitati (Rigamonti e Grosso, 2009). Nella modellizzazione dell’energia evitata si è voluto riprodurre nel modo più rigoroso possibile la situazione della Regione Lombardia. A seguito dell’analisi della produzione elettrica e termica regionale, condotta mediante l’applicativo SIRENA (Finlombarda spa, 2008), è emerso il forte sbilanciamento verso il gas naturale, che rappresenta il 93% dell’energia primaria di origine fossile utilizzata in entrambi i settori. Per quanto riguarda il settore elettrico, il gas viene inoltre utilizzato in larga prevalenza all’interno di centrali a ciclo combinato, che rappresentano la modalità più efficiente di produzione da fonte fossile. Per i processi sostituitivi sono dunque state scelte le modalità di produzione convenzionale riportate in Tabella 5.2.5 applicando un approccio di tipo consequenziale. E’ bene anticipare fin da ora che questa scelta avrà delle ripercussioni sui risultati dell’analisi LCA relativi alle filiere di recupero energetico, che risulteranno inevitabilmente poco avvantaggiate dalla sostituzione di fonti tradizionali così “pulite”. Energia Prodotto secondario Prodotto primario evitato Elettrica Energia elettrica prodotta dai rifiuti (da termovalorizzazione, digestione anaerobica e discarica) Energia elettrica prodotta da centrale termoelettrica a gas in ciclo combinato con rendimento netto pari a 51,5% 318 Termica Calore prodotto dai rifiuti (da termovalorizzazione) Calore prodotto da caldaie domestiche alimentate a gas naturale, con rendimento pari a 87% Tabella 5.2.5: Energie prodotte dal trattamento dei rifiuti e corrispondenti energie evitate da impianti con tecnologie convenzionali. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Sirena Finlombarda) La Figura 5.2.6 riassume il sistema in esame (ossia l’intero sistema di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia al 2009), mostrando anche i processi evitati. 319 Figura 5.2.6: Schema di flusso del sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani in Regione Lombardia al 2009, inclusivo dei prodotti sostituiti. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati ARPA) Compost (14.937 t) + energia: sostituzione di torba e concimi chimici e di combustibili fossili Compost (235.679 t): sostituzione di torba e concimi chimici RUR 2.166.350 t Combustibile secondario in cementifici: sostituzione di petcoke CDR: 121.932 t Energia: sostituzione di combustibili fossili Energia + materiali recuperati: sostituzione di combustibili fossili e di prodotti primari DISCARICHE TERMOVALORIZZATORI IMPIANTI DI TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO 570.963 t Residui/Perdite di processo Frazione secca/ Bioessiccato/ Biostabilizzato: 264.055 t 36.214 t 85.718 t 105.175 t 158.880 t Residui 1.506.711 t 88.676 t Alluminio: 2.567 t Carta e cartone: 563.590 t Legno: 144.876 t Materiali ferrosi: 60.315 t Plastica: 109.058 t Vetro: 363.944 t Alluminio: 2.143 t Carta e cartone: 501.595 t Legno: 137.632 t Materiali ferrosi: 53.119 t Plastica: 79.011 t Vetro: 363.944 t Sostituzione di materiali primari IMPIANTI DI RICICLO RU 4.403.066 t RACCOLTA DIFFERENZIATA MONO/MULTI MATERIALE Materiali separati 2.236.716 t SEPARAZIONE DELLA MULTIMATERIALE E SELEZIONE DI OGNI FRAZIONE Verde: 436.207 t Organico: 419.038 t 181.549 t 673.696 t COMPOSTAGGIO Residui/Perdite di processo Residui DIGESTIONE ANAEROBICA + POST COMPOSTAGGIO Residui/Perdite di processo 320 L’analisi è stata effettuata sulla base di due differenti metodi di caratterizzazione, presenti all’interno del software SimaPro 7.3, il primo relativo alla valutazione energetica, il secondo alla valutazione ambientale: − CED – Cumulative Energy Demand: metodo che consente di determinare gli effetti del sistema studiato in termini di consumo di risorse energetiche. Le diverse risorse energetiche sono suddivise in cinque categorie di impatto: non rinnovabili-fossili, non rinnovabili-nucleari, rinnovabili biomassa, rinnovabili-vento, sole, geotermia e rinnovabili-acqua. − CML 2000 baseline: metodo che focalizza l’attenzione su diverse categorie di impatto ambientale, tra le quali, per questo studio, ne sono state selezionate quattro, ritenute le più rappresentative per l’ambito analizzato, ossia l’acidificazione, la formazione fotochimica di ozono, il riscaldamento globale e la tossicità umana. 5.2.3 Risultati Scenario 2009 La valutazione dell’intero sistema di gestione dei rifiuti urbani in Regione Lombardia nel 2009 tramite l’analisi LCA ha permesso di quantificarne l’impatto sulla base degli indicatori considerati. Il dato totale regionale si ottiene come combinazione degli impatti positivi e negativi, ossia aggiunti ed evitati, associati alle diverse frazioni merceologiche per ciascun indicatore ambientale e per quello energetico, considerando i quantitativi effettivamente trattati. La Tabella 5.2.6 mostra i risultati dell’analisi LCA dell’intero scenario regionale di gestione integrata dei rifiuti urbani sia considerando gli impatti evitati sia escludendoli. È inoltre possibile stimare gli impatti per 1 tonnellata di rifiuto lordo, dividendo il valore in Tabella 5.2.6 per il quantitativo di rifiuti complessivamente 2.5raccolti, pari a 4.403.066 tonnellate: i risultati sono riportati in Tabella 5.2.7. Categorie di impatto Unità di misura Con impatti evitati Senza impatti evitati Acidificazione kg SO2 eq -2,24∙106 5,73∙106 Riscaldamento globale kg CO2 eq -3,83∙108 2,00∙109 Formazione fotochimica di ozono kg C2H4 eq -3,08∙105 6,01∙105 Tossicità umana kg 1,4-DCB eq -2,87∙108 5,61∙108 Impatto energetico MJ -2,85∙1010 1,37∙1010 Tabella 5.2.6: Indicatori di impatto associati al sistema di gestione dei rifiuti urbani in Regione Lombardia nel 2009 (per le tonnellate totali raccolte). (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro) Categorie di impatto Unità di misura Con impatti evitati Senza impatti evitati Acidificazione kg SO2 eq -0,51 1,30 Riscaldamento globale kg CO2 eq -87 454 Formazione fotochimica di ozono kg C2H4 eq -0,070 0,137 Tossicità umana kg 1,4-DCB eq -65 127 Impatto energetico MJ -6.475 3.118 321 Tabella 5.2.7: Indicatori di impatto associati al sistema di gestione dei rifiuti urbani in Regione Lombardia nel 2009 (per 1 tonnellata di rifiuto lordo raccolta). (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro) Dai dati riportati è evidente che l’intero scenario di gestione risulta vantaggioso per tutti gli indicatori di impatto analizzati: la sostituzione di prodotti primari e fonti energetiche convenzionali con prodotti ed energie derivanti dal trattamento dei rifiuti è quindi più che sufficiente a compensare le emissioni e gli impatti associati al trattamento dei rifiuti. Per meglio comprendere il ruolo di ciascuna frazione nella determinazione di tale risultato complessivo, le Figure 5.7 e 5.8 riportano i valori degli indicatori suddivisi proprio per frazione merceologica. Si nota ad esempio che il contributo dell’alluminio è minimo: questo perché è pur vero che il beneficio associato al riciclo di 1 tonnellata di alluminio è elevato (Figure 5.9 e 5.11), ma i quantitativi raccolti per via differenziata sono complessivamente modesti. Per tutti i materiali da imballaggio comunque, la filiera di recupero risulta vantaggiosa per tutti gli indicatori analizzati, ad eccezione della tossicità umana per i materiali ferrosi e del riscaldamento globale per il legno. Si nota che per carta, plastica e vetro i benefici totali sono importanti grazie alle elevate quantità raccolte. Inoltre, si nota come per organico, verde e rifiuto indifferenziato, dal punto di vista ambientale le filiere di recupero non compensano gli impatti aggiunti (ad eccezione per il RUR della categoria di formazione fotochimica di ozono il cui indicatore mostra valore di segno negativo). Dal punto di vista energetico, si riescono invece ad ottenere modesti benefici dal recupero di organico e verde, e benefici più elevati dallo smaltimento del rifiuto residuo. Per quest’ultima frazione, le Figure 5.10 e 5.12 mostrano rispettivamente l’impatto energetico e gli impatti ambientali delle cinque soluzioni di trattamento implementate in Regione, sia considerando gli impatti evitati sia senza considerarli. Si specifica che i risultati ottenuti per i TMB e per la selezione includono anche gli impatti associati alle fasi successive (il materiale in uscita dagli impianti TMB è destinato a termovalorizzazione, cementificio e discarica, e il materiale in uscita dagli impianti di selezione è inviato a termovalorizzazione, discarica e impianti TMB). È evidente che i benefici associati alla sostituzione di prodotti primari con prodotti secondari e di energie fossili con energie provenienti dal recupero dei rifiuti riescono a compensare gli impatti negativi causati dall’intera filiera di trattamento del RUR, rendendola un’operazione nel complesso energeticamente vantaggiosa. Per quanto riguarda invece gli indicatori ambientali, considerando i prodotti evitati, solo il TMB a flusso unico risulta con segno negativo in tutti gli indicatori, in particolare esso risulta più vantaggioso rispetto al TMB a flusso separato grazie all’invio del materiale in cementificio e alla maggior quantità inviata a termovalorizzazione piuttosto che in discarica. 322 Figura 5.2.7: Impatto energetico suddiviso per frazione merceologica (valori espressi per le tonnellate raccolte di ciascun materiale, anno 2009). (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro) 323 Figura 5.2.8: Impatti ambientali suddivisi per frazione merceologica (valori espressi per le tonnellate raccolte di ciascun materiale, anno 2009). (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro) 9 172 8 44 116 232 66 22 11 216 300 200 100 0 100 200 300 400 M ili on i d i k g CO 2 eq Riscaldamento globale 0,06 0,94 0,02 -0,14 0,47 1,18 0,33 0,20 0,08 0,62 1,40 1,20 1,00 0,80 0,60 0,40 0,20 0,00 0,20 0,40 0,60 0,80 M ili on i d i k g SO 2 eq Acidificazione 0,02 0,06 0,01 0,03 0,10 0,07 0,05 0,03 0,02 0,02 0,12 0,10 0,08 0,06 0,04 0,02 0,00 0,02 0,04 M ili on i d i k g C 2 H 4 eq Formazione fotochimica di ozono 45 99 3 22 58 80 67 13 5 26 100 75 50 25 0 25 50 75 M ili on i d i k g 1, 4 D CB e q Tossicità umana 324 Figura 5.2.9: Impatto energetico associato al trattamento di 1 tonnellata di ciascun materiale raccolto, anno 2009. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro Figura 5.2.10: Impatto energetico associato ai diversi trattamenti effettuati sul RUR (per 1 tonnellata trattata dal singolo trattamento, anno 2009). (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro) 136.143-13.431 3.916 10.237 37.220 7.036 13.742 462 542 4.745 15.000 13.000 11.000 9.000 7.000 5.000 3.000 1.000 M J/ t R ac co lta Impatto energetico 1.712 5.565 2.783 4.687 -4.384 422 1.681 1.690 1.130 1.480 6.000 4.000 2.000 0 2.000 4.000 DISCARICA INCENERITORE TMB SEPARATO TMB UNICO SELEZIONE M J/ t t ra tt at a Impatto energetico Con impatti evitati Senza impatti evitati 325 Figura 5.2.11: Impatti ambientali associati al trattamento di 1 tonnellata di ciascun materiale raccolto, anno 2009. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro) 6773 319 47 721 909 652 481 52 25 100 1000 800 600 400 200 0 200 kg C O 2 eq /t Ra cc ol ta Riscaldamento globale 12,55 0,12 -0,09 0,56 0,77 0,21 0,34 0,08 0,05 0,01 0,80 0,60 0,40 0,20 0,00 0,20 kg C 2H 4 eq /t Ra cc ol ta Formazione fotochimica di ozono 32323 184 20 359 457 225 490 31 11 12 600 400 200 0 200 400 kg 1 ,4 D CB e q/ t R ac co lta Tossicità umana 41,01 1,75 0,13 2,27 3,66 -3,31 2,45 0,47 0,19 0,29 4,00 3,00 2,00 1,00 0,00 1,00 kg S O 2 eq /t Ra cc ol ta Acidificazione 326 Figura 5.2.12: Impatti ambientali associati ai diversi trattamenti effettuati sul RUR (per 1 tonnellata trattata dal singolo trattamento, anno 2009). (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro) 0,03 0,28 0,34 0,07 0,130,12 0,66 0,63 0,40 0,53 0,20 0,10 0,00 0,10 0,20 0,30 0,40 0,50 0,60 0,70 0,80 DISCARICA INCENERITORE TMB SEPARATO TMB UNICO SELEZIONE kg S O 2 eq / t t ra tt at a Acidificazione Con impatti evitati Senza impatti evitati 376 88 113 28 30 498 507 373 313 372 100 0 100 200 300 400 500 600 DISCARICA INCENERITORE TMB SEPARATO TMB UNICO SELEZIONE kg C O 2 eq / t t ra tt at a Riscaldamento globale Con impatti evitati Senza impatti evitati 0,12 0,04 0,04 0,02 -0,02 0,15 0,05 0,11 0,06 0,07 0,08 0,04 0 0,04 0,08 0,12 0,16 DISCARICA INCENERITORE TMB SEPARATO TMB UNICO SELEZIONE kg C 2H 4 eq / t t ra tt at a Formazione fotochimica di ozono Con impatti evitati Senza impatti evitati 167 6 39 2,4 0,06 181 51 73 40 44 40 0 40 80 120 160 200 DISCARICA INCENERITORE TMB SEPARATO TMB UNICO SELEZIONE kg 1 ,4 D CB e q /t tr at ta ta Tossicità umana Con impatti evitati Senza impatti evitati 327 5.3 Applicazione Alla Gestione Relativa All’anno 2009 Province di Milano, Mantova, Pavia E Bergamo 5.3.1 Impostazione dell’analisi LCA L’analisi LCA dei sistemi provinciali di gestione integrata è stata condotta seguendo le stesse ipotesi ed assunzioni per l’analisi dello stato di fatto della Regione Lombardia. I confini del sistema considerati includono quindi tutti i processi di trattamento del flusso di rifiuti urbani di ciascuna provincia al 2009 dal momento in cui tali rifiuti sono prodotti fino alla loro fuoriuscita dal sistema come emissione (solida, liquida o gassosa) o come materia prima secondaria. Le province sono state scelte per le particolari caratteristiche demografiche/territoriali e per le diverse modalità di gestione dei rifiuti. L’unità funzionale per singola provincia è rappresentata dalla gestione del quantitativo stimato di rifiuti urbani prodotti e raccolti all’interno del territorio provinciale (per le solo frazioni considerate): 1.436.639 t per la provincia di Milano, 208.993 t per quella di Mantova, 278.582 t per quella di Pavia e 423.063 t per quella di Bergamo. Per tutte e quattro le provincie, , e per ogni singola frazione merceologica considerata si è ricostruita la filiera di trattamento, recupero e smaltimento in modo da definire i bilanci di materia degli interi sistemi di gestione provinciale all’anno 2009 (Figure 5.13-5.16). 5.3.2 Risultati La valutazione dell’intero sistema di gestione dei rifiuti urbani a livello provinciale nel 2009 tramite l’analisi LCA ha permesso di quantificarne l’impatto sulla base degli indicatori considerati. Il dato totale provinciale si ottiene, in analogo modo a quello regionale, come combinazione degli impatti positivi e negativi, ossia aggiunti ed evitati, associati alle diverse frazioni merceologiche per ciascun indicatore ambientale e per quello energetico, considerando i quantitativi effettivamente trattati. La Tabella 5.8 mostra i risultati, inclusivi degli impatti evitati e riferiti all’unità funzionale ossia alle tonnellate totali raccolte in ciascuna provincia. Dato che tale valore è diverso a seconda della provincia in esame, un confronto più consistente dell’impatto associato alla gestione dei rifiuti nelle quattro realtà in esame lo si ottiene considerando i risultati specifici, ossia espressi per una tonnellata di rifiuto raccolto (Figure 5.17 e 5.18). Categorie di impatto Per unità funzionale *10^6 Milano Mantova Pavia Bergamo Acidificazione kg SO2 eq -0,684 -0,091 -0,013 -0,239 Riscaldamento globale kg CO2 eq -81,5 -3,95 24,8 3,84 Formazione fotochimica di ozono kg C2H4 eq -0,097 -0,008 0,003 -0,033 Tossicità umana kg 1,4-DCB eq -105 -12,8 -1,9 -38,6 Impatto energetico MJ -9.909 -986 -959 -2.689 Tabella 5.3.1: Indicatori di impatto associati al sistema di gestione dei rifiuti urbani nel 2009 nelle quattro province analizzate ( per unità funzionale, ossia per le tonnellate totali raccolte). (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro) 328 Figura 5.3.1: Applicazione metodologia LCA al sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani in Provincia di Milano al 2009. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati ARPA) Cementificio 27.366 t Produzione RU 1.436.639 t/a RD 676.182 t RUR 760.456 t Termovalorizzatore TMB 159.696 t En. elettrica 487.410 MWh En. termica 94.938 MWh Perdite processo CDR Scarti + bioessiccato Discarica 41.156 t RD multi 40.584 t Alluminio Carta Legno Metalli ferrosi Plastica Vetro Selezione Riciclo Selezione Organico + Verde 217.919 t Compostaggio misto e verde Digestione anaerobica + post-compostaggio 53% 47% 79% - 600.760 t 21% 6% 32% 62% - 417.679 t MPS 350.180 t En. elettrica 18.038 MWh Compost 5.345 t ACM 27.842 t ACV 20.928 t Residui 124.428 t Scarti 7.475 t Scarti 100.608 t Scarti 32.610 t Perdite processo 69.730 t Scarti 13.361 t Perdite di processo 3.340 t 30,7% 69,3% Frazione secca 80%20% 28,4% 24,0% 21,4% 26,2% 329 Figura 5.3.2: Applicazione della metodologia LCA al sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani in Provincia di Mantova al 2009. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati ARPA) Scarti Carta 3.507 t Cementificio: 8.271 t Produzione RU 208.993 t RD 107.422 t RUR 101.571 t Termovalorizzatore 29.717 t TMB 101.571 t En. elettrica: 31.975 MWh CDR Discarica 11.073 t Alluminio Carta Legno Metalli ferrosi Plastica Vetro Selezione Riciclo Organico + Verde 53.677 t Compostaggio misto e verde 49% 51% 50% 50% 53.745 t MPS 42.470 t ACV: 16.906 t ACM: 6.990 t Scarti Plastica 3.279 t Combustibile secondario: 8.271 t Ferrosi a recupero 1.153 t Perdite di processo: 27.424 t 30,7% Perdite di processo: 21.906 t 11,7% 84,4% 15,6% 330 Figura 5.3.3: Applicazione metodologia LCA al sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani in Provincia di Pavia al 2009. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati ARPA) 88% 71,4% 63.958 t 32,1% 1.711 t 43% 46.221 t 58,1% 5,0% 36,9% RU 278.582 t/a RD 79.596 t/a RUR 198.986 t/a Organico 3.449 t Compostaggio misto e verde ACM 3.879 t ACV 7.494 t RD multimateriale 3.967 t Alluminio Carta e cartone Plastica Vetro Materiali ferrosi Legno Scarti 743 t 19% Selezione Riciclo Scarti 10.358 t MPS 39.088 t TMB 129.561 t Termovalorizzatore 28,6% CDR 22% Scarti12,1% Metalli 1,1% En. elettrica 82.648 MWh Discarica Recupero Perdite di processo 20,5% Scarti 5.079 t Perdite di processo 13.098 t Selezione Scarti 2.478 t 135.028 t 67,9% Verde 26.101 t 12% Selezione Carta Plastica Alluminio Materiali Ferrosi Vetro pronto forno 1.514 t 38% Bioessiccato 19,4% Frazione secca 10,9% Biostabilizzato 14% 331 Figura 5.3.4: Applicazione metodologia LCA al sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani in Provincia di Bergamo al 2009. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati ARPA) 11% 89% 23% 38% 2,52% 41% 47,6% 52,4% 37,7% 59% 40,5% 23% 59,5% 62% Rifiuti Orio Center 562 t 26,4% 128.097 t 73,6% 77% 148.496 t 59,42% 0,36% 77% RU 423.063 t/a RD 248.959 t/a RUR 174.104 t/a Organico 49.194 t Digestione anaerobica + post-compostaggio Compostaggio misto e verde ACM 22.575 t ACV 842 t En. el. 8.469 MWh Compost 8.742 t RD multimateriale 905 t Alluminio Carta e cartone Plastica Vetro Materiali ferrosi Legno Scarti 1.589 t 24% Selezione Riciclo Scarti 23.925 t MPS 129.602 t TMB 46.569 t Termovalorizzatore CDR 27% Bioessiccato 41,6% Metalli 1,1% En. elettrica 120.529 MWh En. termica 31.476 MWh Discarica En. elettrica 286 MWh Recupero Perdite di processo 18,8% Scarti 10.748 t Perdite di processo 20.032 t Scarti 5.854 t Vetro pronto forno 4.634 t 70% Verde 44.649 t Vetro-Metalli città di Bergamo 6.278 t Selezione 6.620 t Metalli 397 t 6% Scarti 11,6% Perdite di processo 6.659 t 332 Tabella 5.3.2: Confronto tra le quattro province analizzate (MI, MN, PV, BG): indicatore di impatto energetico riferito ad 1 t di rifiuto lordo raccolto in ciascuna provincia per lo Scenario 2009. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro) I risultati mostrano che gli scenari di gestione della provincia di Milano e di Mantova risultano vantaggiosi per tutti gli indicatori di impatto analizzati: la sostituzione di prodotti primari e fonti energetiche convenzionali con prodotti ed energie derivanti dal trattamento dei rifiuti è quindi più che sufficiente a compensare le emissioni e gli impatti associati al trattamento dei rifiuti. Differente è la situazione per la Provincia di Pavia e per quella di Bergamo: l’indicatore di riscaldamento, per entrambe le province, e quello di formazione fotochimica di ozono per la sola Provincia di Pavia mostrano valori di segno positivo ad indicare che gli impatti evitati grazie al recupero di materia ed energia non compensano gli impatti aggiuntivi derivanti dal trattamento dei rifiuti. Confrontando tra loro le quattro province, si nota come il sistema di gestione implementato nella Provincia di Pavia risulta essere il peggiore per tutti gli indicatori analizzati. I sistemi di gestione implementati in provincia di Milano e Bergamo risultano invece essere quelli più performanti (fa eccezione il sistema di Bergamo nell’indicatore di riscaldamento globale, che è pesantemente penalizzato dall’ipotesi di sostituzione effettuata relativamente all’energia elettrica). Impatto Energetico; MI; -6912 Impatto Energetico; MN; -4719 Impatto Energetico; PV; -3441 Impatto Energetico; BG; -6356 M J/ t ri fi ut o ra cc ol to Impatto Energetico 333 Figura 5.3.5: Confronto tra le quattro province analizzate (MI, MN, PV, BG): indicatori di impatto ambientale riferiti ad 1 t di rifiuto lordo raccolto in ciascuna provincia per lo Scenario 2009. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro) 0,48 -0,43 0,05 0,57 0,8 0,7 0,6 0,5 0,4 0,3 0,2 0,1 0,0 MI MN PV BG kg S O 2e q/ t ri fiu to ra cc ol to Acidificazione 0,07 0,04 0,01 0,08 0,09 0,08 0,07 0,06 0,05 0,04 0,03 0,02 0,01 0,00 0,01 0,02 MI MN PV BG kg C 2H 4e q/ t ri fiu to ra cc ol to Formazione fotochimica di ozono 57 19 89 9 150 100 50 0 50 100 MI MN PV BG kg C O 2e q/ t ri fiu to ra cc ol to Riscaldamento globale 73 61 7 91 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 MI MN PV BG kg 1 ,4 D CB eq /t rif iu to ra cc ol to Tossicità umana 334 5.4 Analisi di scenari futuri regionali e confronto con la situazione attuale 5.4.1 Impostazione dell’analisi LCA Sulla base dei risultati dell’analisi LCA applicata alla gestione dei rifiuti urbani così come implementata nel 2009 in Lombardia, in un’ottica di miglioramento delle prestazioni ambientali dell’intero sistema, è stato definito il cosiddetto Scenario BAU – Business As Usual (vedi cap. 4), avente come orizzonte temporale l’anno 2020. Tale scenario prevede un incremento inerziale della raccolta differenziata , senza modifiche strutturali del sistema di raccolta stesso, unito ad interventi tecnologici e gestionali per le filiere di gestione della frazione organica e del RUR come riassunto in Tabella 5.9. Sulla base di tali presupposti la raccolta differenziata al 2020 relativa allo scenario BAU è stata stimata al 60,4% (vedi cap.4), tuttavia per le sole frazioni considerate dall’LCA, il valore di RD è pari al 66%. A partire dallo scenario BAU, considerando gli stessi quantitativi di rifiuti prodotti e le stesse filiere di trattamento per le diverse frazioni merceologiche, nel capitolo 4 sono stati poi definiti due altri scenari futuri che prevedono un aumento spinto della raccolta differenziata potenziando tutti i servizi già implementati ed in particolare la modalità monomateriale porta a porta: i due scenari “Scenario 2020 al 65% (intermedio)” e “Scenario 2020 al 70% (spinto)”, considerando le sole frazioni incluse in questo studio, prevedono infatti di raggiungere rispettivamente una percentuale di raccolta differenziata pari al 70% e al 75%. Infine, si è analizzato un ultimo scenario, “Scenario 2020 al 70% multi spinta” che raggiunge un livello di raccolta differenziata pari al 75% spingendo sulla raccolta multimateriale; tale scenario può quindi essere visto come un’alternativa allo “Scenario 2020 al 70%”. L’analisi LCA dello scenario BAU e degli altri scenari futuri è stata condotta seguendo le stesse ipotesi ed assunzioni per l’analisi dello stato di fatto. I confini del sistema considerati includono quindi tutti i processi di trattamento del flusso di rifiuti urbani della Regione Lombardia al 2020, dal momento in cui tali rifiuti sono prodotti fino alla loro fuoriuscita dal sistema come emissione (solida, liquida o gassosa) o come materia prima secondaria. L’unità funzionale è rappresentata dalla gestione del quantitativo stimato di rifiuti urbani prodotti in Lombardia nel 2020, pari a 4.838.2971 tonnellate se si considerano le sole frazioni analizzate in questo studio. La Tabella 5.10 riporta le composizioni percentuali della raccolta dei rifiuti urbani per i cinque scenari esaminati. 1 Per approfondimenti sulla determinazione dei valori utilizzati si rimanda allo studio Gerla allegato. 335 Tipologia di intervento Si elimina la discarica come destinazione diretta per lo smaltimento del RUR Il materiale prima inviato a TMB a flusso separato viene interamente destinato a TMB a flusso unico Il bioessiccato prodotto è interamente inviato a termovalorizzazione L’energia elettrica prodotta dalla termovalorizzazione dei rifiuti soddisfa gli autoconsumi dell’impianto Viene massimizzata la produzione di energia termica in termovalorizzazione Viene recuperato l’alluminio (oltre che i metalli ferrosi) dalle scorie di termovalorizzazione Tutto l’organico viene inviato a digestione anaerobica (DA) L’energia elettrica prodotta dal biogas soddisfa gli autoconsumi del processo di DA Tabella 5.4.1: Interventi inclusi negli scenari futuri. Scenario 2009 Scenario 2020 BAU% Scenario 2020 65% Scenario 2020 70% Scenario 2020 70% multi spinta Alluminio 0,03 0,02 0,03 0,03 0,02 Carta e cartone 12,2 14,3 15,3 16,8 19,7 Legno 3,6 4,6 4,8 5,1 5,1 Materiali ferrosi 1,4 1,7 2,1 2,3 1,4 Organico 9,5 14,0 15,0 16,3 16,3 Plastica 2,9 3,9 4,8 5,7 0,7 Verde 9,9 11,5 11,8 12,1 12,1 Vetro 8,1 9,5 9,6 9,6 1,0 Multimateriale 3,1 6,4 6,9 7,2 18,9 RUR 49,2 34,0 29,7 24,9 24,9 RD totale (t) 2.236.716 3.194.431 3.403.247 3.633.722 3.633.722 RUR (t) 2.166.350 1.643.866 1.435.050 1.204.575 1.204.575 Totale raccolto (t) 4.403.066 4.838.297 4.838.297 4.838.297 4.838.297 Tabella 5.4.2: Composizione percentuale della raccolta nei cinque scenari esaminati. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati ARPA) 5.4.2 Risultati dei bilanci di materia e dell’analisi LCA Poiché tra i fini della filiera di gestione dei rifiuti urbani si colloca il recupero dei materiali per la sostituzione di materie prime vergini, è interessante confrontare innanzitutto i risultati del recupero di materia. La tabella 5.11 mostra le efficienze di recupero complessive dei materiali da imballaggio per i cinque scenari analizzati. Scenario 2009 Scenario 2020 BAU Scenario 2020 65% Scenario 2020 70% Scenario 2020 70% multi spinta MPS prodotte/imballaggi raccolti (%) 82,3 80,8 80,3 79,9 73,7 Tabella 5.4.3: Efficienza della filiera di recupero dei materiali da imballaggio nei cinque scenari esaminati. (Fonte Consorzi di filiera CONAI e dati reali impianti) Si vede come l’efficienza complessiva diminuisce progressivamente passando dallo Scenario 2009 allo Scenario 2020 70% multi spinta: in particolare quest’ultimo ha un’efficienza decisamente minore rispetto a 336 quella di tutti gli altri scenari. Ciò è dovuto all’aumento relativo del quantitativo di materiale raccolto in modalità multimateriale, che richiedendo un ulteriore passaggio di separazione prima del riciclo comporta inevitabilmente una maggiore produzione di scarti. Un ulteriore elemento interessante di confronto tra gli scenari analizzati è dato dalla produzione di scarti. La Tabella 5.12 riporta i quantitativi di materiale di scarto ottenuti nei diversi scenari e suddivisi tra scarti da recupero imballaggi e scarti da trattamento verde ed organico. Rapportando il valore degli scarti complessivi a quello della raccolta differenziata, si ottengono i valori percentuali riportati nell’ultima riga della Tabella 5.12: si vede un leggero aumento passando dallo Scenario 2009 allo Scenario 70% ed un aumento più rilevante per lo Scenario 70% multi spinta. In generale si può concludere che raccolte differenziate comprese tra il 50% e il 75% comportano comunque scarti da smaltire pari a circa il 20% del materiale raccolto separatamente, materiale che si va ad aggiungere al rifiuto urbano residuo (RUR). DETTAGLIO SCARTI (t) Scenario 2009 Scenario 2020 BAU Scenario 2020 65% Scenario 2020 70% Scenario 2020 70% multi spinta Scarti totali dagli imballaggi 244.027 375.940 414.706 453.828 594.462 Scarti totali da verde+organico 154.289 225.115 237.800 251.810 251.810 Scarti totali 398.316 601.055 652.506 705.638 846.272 % degli scarti totali rispetto a RD 17,8% 18,8% 19,2% 19,4% 23,3% Tabella 5.4.4: Dettaglio degli scarti prodotti durante l’intera filiera di recupero a confronto nei diversi scenari analizzati. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati CONAI e dati reali) Come è visibile dalla Tabella 5.13, questo significa che sistemi di gestione rifiuti basati su raccolte differenziate comprese tra il 50% e il 75% comportano la presenza residua di materiali da smaltire o avviare a recupero energetico per valori compresi rispettivamente all’incirca tra il 58% e il 40% del totale dei rifiuti prodotti. Scenario 2009 Scenario 2020 BAU Scenario 2020 65% Scenario 2020 70% Scenario 2020 70% multi spinta Scarti 9,0% 12,4% 13,5% 14,6% 17,5% RUR 49,2% 34,0% 29,7% 24,9% 24,9% Residui da smaltire 58,2% 46,4% 43,1% 39,5% 42,4% Tabella 5.4.5: Percentuali di materiali residui (sul totale dei rifiuti prodotti) da smaltire nei diversi scenari analizzati. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati e dati reali) È interessante a questo punto confrontare gli impatti energetici ed ambientali per i cinque scenari considerati comprendendo gli impatti evitati (Tabella 5.14). Si ricorda che il confronto degli indicatori espressi per le tonnellate totali è “viziato” dal differente quantitativo di rifiuto lordo osservato nel 2009 (Scenario attuale) e nel 2020 (Scenari futuri). Categorie di impatto Scenario 2009 Scenario 2020 BAU Scenario 2020 65% Scenario 2020 70% Scenario 2020 70% multi spinta 337 Acidificazione (kg SO2 eq) -2,24∙106 -4,75∙106 -5,03∙106 -5,28∙106 -4,79∙106 Riscaldamento globale (kg CO2 eq) -3,83∙10 8 -1,07∙109 -1,14∙109 -1,17∙109 -9,20∙108 Formazione fotochimica di ozono (kg C2H4 eq) -3,08∙10 5 -6,56∙105 -6,90∙105 -7,09∙105 -6,79∙105 Tossicità umana (kg 1,4-DCB eq) -2,87∙108 -6,21∙108 -6,55∙108 -6,70∙108 -7,49∙108 Impatto energetico (MJ) -2,85∙1010 -4,35∙1010 -4,43∙1010 -4,47∙1010 -3,50∙1010 Tabella 5.4.6: Impatti ambientali ed energetico associati alla gestione dei rifiuti urbani per gli scenari analizzati, considerando gli impatti evitati (per le tonnellate totali raccolte) (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro) Si evidenzia che per tutti gli scenari tutti gli indicatori inclusivi degli impatti evitati presentano segno negativo: questo significa che i benefici derivanti dal recupero di materia ed energia dai rifiuti riescono a compensare gli impatti aggiunti nell’ambiente per il trattamento degli stessi. Per quanto riguarda gli scenari futuri, in tutti gli indicatori si nota un miglioramento passando dallo Scenario BAU allo Scenario 70%; lo Scenario 70% multi spinta risulta invece migliore degli altri scenari al 2020 solo per l’indicatore di tossicità umana, mentre risulta il peggiore in due indicatori (il riscaldamento globale e l’indicatore di impatto energetico). Puntare quindi su un sistema di gestione che preveda una raccolta multimateriale spinta non consente di ottenere ulteriori benefici, ma anzi causa una diminuzione dei vantaggi ottenibili. Infine, è possibile effettuare un confronto dei cinque scenari analizzati con riferimento ad una tonnellata raccolta, considerando o meno gli impatti evitati. Le Figure 5.19 e 5.20 mostrano questi risultati, per l’impatto energetico e per l’impatto ambientale. Per quanto riguarda l’impatto energetico, escludendo gli impatti evitati tutti e cinque gli scenari analizzati risultano molto simili. Tale risultato però cambia notevolmente se si considerano anche gli impatti evitati: tutti gli scenari futuri risultano più performanti dello scenario attuale, ma mentre Scenario BAU, Scenario 65% e Scenario 70% sono molto simili tra loro, lo Scenario 70% multi spinta è decisamente meno vantaggioso, il che significa che puntando su una raccolta multimateriale spinta il beneficio ottenibile diminuisce. Un discorso analogo vale per gli impatti ambientali, ad eccezione dell’indicatore di tossicità umana, per il quale, come già visto precedentemente, lo Scenario al 70% di raccolta differenziata con raccolta multimateriale spinta risulta essere il migliore. 338 Figura 5.4.1: Confronto degli impatti energetici nei cinque diversi scenari analizzati, espressi per una tonnellata di rifiuto lordo raccolto, considerando o meno gli impatti evitati (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro) 339 Figura 5.4.2: Confronto degli impatti ambientali nei cinque diversi scenari analizzati, espressi per una tonnellata di rifiuto lordo raccolto, considerando o meno gli impatti evitati. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro) 2009 BAU 65% 70% 70% multi spinta 2009 BAU 65% 70% 70% multi spinta 1,50 1,00 0,50 0,00 0,50 1,00 1,50 2,00 kg S O 2 eq /t Acidificazione Con impatti evitati Senza impatti evitati 2009 BAU 65% 70% 70% multi spinta 2009 BAU 65% 70% 70% multi spinta 300 200 100 0 100 200 300 400 500 600 kg C O 2 eq /t Riscaldamento globale Con impatti evitati Senza impatti evitati 2009 BAU 65% 70% 70% multi spinta 2009 BAU 65% 70% 70% multi spinta 0,200 0,150 0,100 0,050 0,000 0,050 0,100 0,150 0,200 kg C 2H 4 eq /t Formazione fotochimica di ozono Con impatti evitati Senza impatti evitati 2009 BAU 65% 70% 70% multi spinta 2009 BAU 65% 70% 70% multi spinta 200 150 100 50 0 50 100 150 200 kg 1 ,4 D CB e q/ t Tossicità umana Con impatti evitati Senza impatti evitati 340 5.5 Analisi di scenari futuri e confronto con la situazione attuale: province di Milano, Mantova, Pavia e Bergamo 5.5.1 Impostazione dell’analisi LCA Dopo aver analizzato nel dettaglio le prestazioni energetiche ed ambientali dello stato di fatto delle quattro province considerate all’anno 2009, sono stati proposti degli interventi, riferiti all’anno 2020, allo scopo di valutare possibili cambiamenti migliorativi del sistema di gestione dei rifiuti e quindi degli impatti ad esso associati. L’analisi LCA degli scenari futuri è stata condotta seguendo le stesse ipotesi ed assunzioni effettuate per l’analisi dello stato di fatto. I confini del sistema includono quindi tutte le fasi di gestione dei rifiuti urbani, dal momento della raccolta del rifiuto fino alla fuoriuscita dello stesso dal sistema sotto forma di materia secondaria o emissione (solida, liquida o gassosa). L’unità funzionale è il quantitativo stimato di rifiuti urbani prodotti nel 2020 ossia 1.552.730 t nella Provincia di Milano, 221.301 t nella Provincia di Mantova, 298.583 t nella Provincia di Pavia e 476.219 t nella Provincia di Bergamo, considerando le solo frazioni analizzate nel presente lavoro2. Gli scenari futuri prevedono: − Un’evoluzione inerziale del sistema al 2020, senza introduzione di modifiche impiantistiche o gestionali, che tenga conto solo della crescita di produzione dei rifiuti e dell’aumento della raccolta differenziata (scenario “business as usual” - BAU); − L’introduzione di interventi (ad esempio l’invio del bioessiccato a termovalorizzazione eliminando il destino in discarica, l’invio dell’organico interamente a digestione anaerobica) da attuare entro il 2020, al fine di sopperire alle criticità emerse dall’analisi dello stato di fatto. Tale scenario (Scenario Evolutivo) include anche le considerazioni sullo sviluppo della produzione di rifiuti e della RD, contenute nello scenario BAU. La Tabella 5.15 riporta la composizione percentuale dei rifiuti urbani raccolti nei due anni considerati per tutte e quattro le province analizzate. Frazioni raccolte Composizione percentuale nel 2009 Composizione percentuale nel 2020 Milano Mantova Pavia Bergamo Milano Mantova Pavia Bergamo ALLUMINIO 0,02% 0,07% 0,01% 0,12% 0,1% 0,09% 0,01% 0,01% CARTA E CARTONE 13% 10,86% 7,5% 15,8% 15% 14,59% 12% 14,4% LEGNO 3% 2,62% 2% 4,4% 5% 4,60% 3,4% 4,6% MATERIALI FERROSI 0,8% 1,38% 0,8% 2,3% 0,9% 1,72% 1,7% 1,7% ORGANICO 11% 4,94% 1,2% 11,6% 17% 13,10% 10,1% 15,3% 2 Per approfondimenti sulla determinazione dei valori utilizzati si rimanda allo studio Gerla allegato. 341 PLASTICA 3% 3,49% 1,2% 3,2% 5% 3,96% 3,4% 4,2% VERDE 5% 20,74% 9,4% 10,5% 5% 20,68% 10,3% 11,8% VETRO 9% 1,92% 5% 9,2% 6% 4,60% 8,7% 9,6% MULTIMATERIALE 3% 5,39% 1,4% 1,6% 11% 3,68% 5,9% 6,8% RIFIUTO URBANO RESIDUO 53% 48,60% 71,4% 41,2% 34% 32,98% 44,4% 31,5% TOTALE [t] 1.436.639 208.993 278.582 423.063 1.552.730 221.301 298.583 476.219 Tabella 5.5.1: Composizione percentuale dei rifiuti urbani raccolti nel 2009 e stimati nel 2020 nelle quattro province esaminate. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati ARPA) Il passaggio dal 2009 al 2020 porta ad un aumento percentuale della RD e quindi ad una riduzione del rifiuto urbano residuo rispetto al totale dei rifiuti prodotti. La variazione di raccolta delle singole categorie di rifiuto non essendo omogenea porta ad una modifica della composizione della RD e quindi del RUR; in particolare aumenta la raccolta dell’organico per tutte e quattro le province e la raccolta del multimateriale per le province di Milano, Pavia e Bergamo mentre per la provincia di Mantova vi è una riduzione di tale raccolta. 5.5.2 Risultati Si focalizza ora l’attenzione sui risultati ottenuti dall’analisi LCA applicata ai sistemi di gestione integrata dei rifiuti delle quattro province analizzate per i tre scenari definiti: Scenario 2009, Scenario BAU e Scenario Evolutivo. Per un confronto consistente si riportano (Figure 5.21 e 5.22) i quantitativi totali degli indicatori riferiti ad una tonnellata di rifiuto lordo raccolto. E’ evidente come il passaggio dallo Scenario 2009 allo Scenario BAU apporta dei vantaggi a tutti i sistemi di gestione provinciale. L’implementazione dello Scenario BAU dimostra come agendo solo sulla raccolta differenziata (aumento della RD e di conseguenza riduzione del RUR) si ha nel complesso un notevole miglioramento e vantaggi a livello ambientale ed energetico. Ciò è avvalorato in particolare dai risultati ottenuti per la Provincia di Pavia i cui margini di sviluppo in tal senso, rispetto al 2009, sono evidenti. L’introduzione delle modifiche migliorative al sistema (Scenario Evolutivo) apporta benefici ambientali ed energetici aggiuntivi per tutte e quattro le province (con l’eccezione degli indicatori di acidificazione e tossicità umana della provincia di Mantova). 342 Figura 5.5.1: Confronto tra le quattro province analizzate (MI, MN, PV e BG): indicatore di impatto energetico riferito ad 1 tonnellata di rifiuto raccolto per i tre scenari implementati. (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro) 343 Figura 5.5.2: Confronto tra le quattro province analizzate (MI, MN, PV e BG): indicatori di impatto ambientale riferiti ad 1 tonnellata di rifiuto raccolto per i tre scenari implementati (Fonte, elaborazioni Politecnico su dati Simapro) 1,20 1,00 0,80 0,60 0,40 0,20 0,00 MI MN PV BG kg S O 2e q/ t r ifi ut o ra cc ol to Acidificazione Scenario 2009 Scenario BAU Scenario Evolutivo 250 200 150 100 50 0 50 100 MI MN PV BG kg C O 2e q/ t r ifi ut o ra cc ol to Riscaldamento globale Scenario 2009 Scenario BAU Scenario Evolutivo 140 120 100 80 60 40 20 0 MI MN PV BG kg 1 ,4 D BC eq /t rif iu to ra cc ol to Tossicità umana Scenario 2009 Scenario BAU Scenario Evolutivo 0,16 0,14 0,12 0,10 0,08 0,06 0,04 0,02 0,00 0,02 MI MN PV BG kg C 2H 4e q/ t r ifi ut o ra cc ol to Formazione fotochimica di ozono Scenario 2009 Scenario BAU Scenario Evolutivo 344 6 Scelta dello scenario di piano Nel presente capitolo verrà selezionato lo “Scenario Piano” che costituisce la stima al 2020 di quella che sarà la situazione della gestione dei rifiuti urbani in Lombardia valutata sulla base di quanto emerso nei precedenti capitoli 4 e 5; in particolare verranno definiti i seguenti tre parametri, che sono stati funzionali per la definizione e scelta dello scenario: percentuale di RD, produzione pro capite dei rifiuti urbani e dinamiche demografiche. Nei capitoli successivi, lo Scenario individuato sarà preso in considerazione per ulteriori elaborazioni e permetterà la determinazione di alcuni degli Obiettivi del presente Piano che saranno meglio specificati nel capitolo ad essi dedicato. 6.1 Percentuale di raccolta differenziata A sostegno della scelta del parametro “percentuale di RD” si evidenziano le seguenti considerazioni. Risultati dello studio LCA Lo studio LCA riportato nel cap. 5 evidenzia un vantaggio netto per i tre scenari al 60,4 – 65 – 70% di RD, rispetto alla situazione al 2009 al 48,1%. Per quanto riguarda gli scenari futuri, si ha un miglioramento di tutti gli indicatori passando dallo Scenario inerziale “BAU” ( RD al 60,4%) allo Scenario 70%; lo Scenario 70% multi spinta risulta invece lievemente migliore degli altri scenari al 2020 solo per l’indicatore di tossicità umana, mentre risulta il peggiore per gli indicatori del riscaldamento globale e dell’ impatto energetico). Fattore di scala Poiché la regione Lombardia conta 10.000.000 di abitanti circa, il raggiungimento di valori di eccellenza (oltre il 65% di RD) come media regionale risulta molto ambizioso rispetto a quanto appare più velocemente raggiungibile in territori più limitati (Comuni e Consorzi virtuosi). Su numeri così grandi, infatti, i worst cases (Comuni “reticenti” all’implementazione delle migliorie) possono incidere molto sul totale regionale. Questo porta, realisticamente, a traguardare un obiettivo non molto superiore al 65% di RD come media regionale, senza porsi valori più elevati del 70%. Raggiungimento a livello comunale Ai sensi dell’art. 205 del D.Lgs. 152/06, l’obiettivo nazionale è pari al 65% di RD e deve essere raggiunto a livello di ambito territoriale; tuttavia, le penalità previste da tale norma per il mancato raggiungimento 345 (addizionale sullo smaltimento in discarica, necessità di sottoscrivere accordi per la deroga al raggiungimento dell’obiettivo) sono previste a livello comunale. Questo fatto, in aggiunta alla presenza di casi studio di Comuni, di tutte le tipologie urbanistiche, che hanno già superato questo obiettivo e alla spinta degli strumenti incentivanti indirizzati ai Comuni che Regione Lombardia intende mettere in atto, porta a ritenere che il valore del 65% di RD debba essere raggiunto tendenzialmente da tutti i singoli Comuni. A supporto di questa scelta, la recente sentenza della Corte costituzionale 158/2012 (Pubblicazione in G. U. 27/06/2012) ribadisce la necessità di accordi particolari (tra Ministero, Regione e gli enti locali interessati) da autorizzare da parte del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare qualora singoli Comuni non ritenessero di poter raggiungere questo obiettivo, negando il potere delle Regioni di derogarvi. Pertanto viene confermata la necessità del raggiungimento dell’obiettivo del 65% a livello comunale. In definitiva, a seguito delle considerazioni sopra dettagliate, si può sostenere che l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, previsto dalla normativa nazionale al 31 dicembre 2012, sia sostenibile. Poiché in Regione Lombardia sono presenti, al 2010, 274 Comuni che hanno già superato l’obiettivo del 65% di RD, si ritiene che al 2020 essi mantengano il livello raggiunto o lo migliorino ulteriormente. Di converso, si prevede che tutti i Comuni al di sotto del 65% lo raggiungano entro il 2020. Come risultato, la media regionale risulterebbe pari a circa il 67% di RD, e tale valore verrà posto come obiettivo dello scenario di Piano. Si ritiene che il termine per il raggiungimento di tale obiettivo possa essere il traguardo temporale di questa pianificazione, ovvero il2020. 6.2 Produzione pro-capite di rifiuti urbani Per quanto riguarda la produzione totale di rifiuti pro capite, nel capitolo 4 sono stati ipotizzati tre scenari legati ai fattori socio-economici influenti (disaccoppiamento della produzione di rifiuti dalla spesa per i consumi, efficacia delle politiche di riduzione rifiuti, etc.). Come scenario di piano ci si propone l’obiettivo “intermedio” che porta ad una produzione di 455,3 kg/abitante al 2020; si ricorda che tale valore è tendenziale in quanto fortemente legato all’andamento dell’economia, per la quale si hanno stime ufficiali disponibili solo fino al 2015; nel periodo 2016 -2020 si prevede un trend di crescita dei consumi che sarà da verificare nel corso del monitoraggio del Piano. 6.3 Dinamiche demografiche Per quanto riguarda l’andamento demografico, come già specificato al cap. 4, non sono stati previsti scenari variabili, ma si è assunta come base la previsione ISTAT – scenario centrale, secondo la quale la popolazione lombarda al 2020 sarà pari a 10.557.381 abitanti. 346 6.4 Scenario di Piano Nella tabella seguente vengono riassunte le previsioni al 2020 dello Scenario di Piano e le relative variazioni dei parametri rispetto al 2010: % RD 67% Produzione pro capite di RU 455,3 kg/abitante Variazione pro capite 2020 / 2010 -9,0% Popolazione al 2020 10.557.381 Variazione popolazione 2020 / 2010 +6,4% Produzione totale RU 4.807.092 Variazione produzione totale RU 2020 / 2010 -3,2% Tabella 6.4.1 – Scenario di piano definito al cap. 4 347 7. Proposte aggiuntive di Scenari di destino del RUR e di Scenari di gestione integrata dei rifiuti urbani al 2020 Si riportano in seguito i risultati delle valutazioni aggiuntive che sono state condotte nell’ambito del Progetto GERLA finalizzate ad approfondimenti mirati sulla filiera di gestione del rifiuto urbano residuo (RUR). L’analisi del ciclo di vita effettuata nel cap. 5 ha infatti riscontrato come talvolta il trattamento del RUR sia particolarmente impattante sull’ambiente, seppur a fronte di un beneficio energetico dovuto principalmente alla termovalorizzazione. Sono stati innanzitutto individuati ed analizzati nuovi scenari di destino del RUR al 2020, al fine di individuare soluzioni migliorative. Tali scenari sono stati focalizzati sullo sfruttamento ed il miglioramento dell’esistente dotazione infrastrutturale, suddivisa tra l’impiantistica di incenerimento e quella di trattamento meccanico-biologico (TMB). Infine sono stati definiti e valutati in ottica LCA due possibili scenari di gestione integrata dei rifiuti urbani al 2020. A tale scopo, in coerenza con lo Scenario di piano selezionato nel precedente cap. 6, la percentuale di raccolta differenziata al 2020 è stata fissata al 67% e la produzione totale di RU stimata è pari a 4.807.092 7.1 Rifiuti urbani prodotti in Lombardia nel 2020: nuove stime Negli scenari evolutivi al 2020, presentati nella relazione n. 2 del Progetto GERLA, la produzione totale dei rifiuti urbani risultava superiore rispetto alla produzione attuale al 2009 per effetto sia della variazione della produzione pro-capite che dell’incremento atteso della popolazione. Sulla base di stime più recenti, la produzione di rifiuti urbani risulterebbe invece destinata a diminuire, a causa della forte contrazione prevista per la produzione pro-capite al 2020: in particolare è stato stimato un quantitativo totale prodotto in Lombardia nel 2020 pari a 4.807.092 tonnellate (Tabella 7.1), con una percentuale di raccolta differenziata del 67% (Giavini, 2012). Tale valore, che considera tutte le frazioni merceologiche raccolte separatamente, diminuisce se si tiene conto delle sole frazioni analizzate in questo studio (e quindi escludendo gli ingombranti, i rifiuti da spazzamento stradale, i RAEE e altre raccolte differenziate) fino a un valore di 4.137.945 tonnellate, con un incremento della raccolta differenziata al 73,1%. 348 Frazione merceologica % t Rifiuti indifferenziati Secco indifferenziato (RUR) 29,60% 1.112.361 Ingombranti a smaltimento 6,20% 291.310 Rifiuti da spazzamento strade 3,80% 182.670 Totale indifferenziato 39,60% 1.586.340 Raccolta differenziata Ingombranti a recupero 1,44% 69.222 Alluminio 0,03% 1.442 Carta 13,83% 664.340 Legno 4,28% 205.744 Materiali ferrosi 1,88% 90.373 Organico 13,54% 650.880 Plastica 4,52% 217.281 Verde 10,38% 498.976 Vetro 8,37% 402.354 Multimateriale 6,12% 294.194 RAEE 1.32% 63.454 Altre RD 1,30% 62.492 Totale raccolta differenziata 67,00% 3.220.752 TOTALE 100,00% 4.807.092 Tabella 7.1.1: Produzione di rifiuti urbani e raccolta differenziata al 2020 stimate secondo un andamento inerziale (Giavini, 2012). Si specifica che, nonostante l’ipotesi che il sistema proceda per inerzia fino al 2020, è stato considerato un aumento della raccolta mediante “porta a porta” per le frazioni carta, plastica, vetro e RUR, a scapito della raccolta mediante “contenitori stradali”, mantenendo invariato il conferimento in “area attrezzata”, in quanto le stime tengono conto del fatto che nei prossimi anni sarà dato uso ulteriore impulso alla prima tipologia visto l’elevato valore di raccolta differenziata previsto. La Tabella 7.1.2 riporta le nuove percentuali di suddivisione delle modalità di raccolta. 2009 2020 (RD 67%) PP CON PP CON Carta 62,4% 27,2% 73,5% 16,1% Plastica 58,7% 29,5% 68,5% 19,5% Vetro 40,0% 49,8% 57,0% 32,8% RUR 70,8% 29,2% 87,0% 13,0% Tabella 7.1.2: Tipologie di raccolta assunte per il 2020 a confronto con quelle del 2009 (Giavini, 2012). 349 Nota la composizione merceologica della raccolta differenziata (tabella 2.3), è possibile determinare quella del rifiuto residuo. È stato ipotizzato che i rifiuti diminuiscano in quantità mantenendo la stessa composizione merceologica valutata per il 2009: la composizione del rifiuto lordo rimane cioè invariata. Sulla base quindi della composizione del rifiuto lordo (Progetto GERLA, Relazione n. 2 Figura 1.17) e della nuova raccolta differenziata prevista (Tabella 7.1.3), sono state quindi stimate la nuova composizione merceologica e le caratteristiche del RUR (Tabella 7.1.4). Frazioni 2020 Totale raccolto nel 2009 Da monomateriale Da multimateriale Totale raccolto nel 2020 t t t % t % ALLUMINIO 1.442 2.966 4.409 0,11% 2.760 0,06% CARTA 664.340 95.697 760.037 18,37% 583.107 13,24% LEGNO 205.744 - 205.744 4,97% 159.731 3,63% MATERIALI FERROSI 90.373 10.713 101.086 2,44% 66.280 1,51% ORGANICO 650.880 - 650.880 15,73% 419.038 9,52% PLASTICA 217.281 37.625 254.906 6,16% 144.730 3,29% VERDE 498.976 - 498.976 12,06% 436.207 9,91% VETRO 402.354 86.517 488.870 11,81% 396.727 9,01% SCARTI DA SEPARAZIONE MULTIMATERIALE - 60.676 60.676 1,47% 28.137 0,64% RUR 1.112.361 - 1.112.361 26,88% 2.166.350 49,20% TOTALE 3.843.751 294.194 4.137.945 100% 4.403.066 100% Tabella 7.1.3:Valori dei rifiuti raccolti in Lombardia nel 2020 utilizzati nella definizione degli scenari 67% a confronto con i valori del 2009. (Fonte Studio Gerla cap.5) Frazione merceologica Composizione RUR 2009 Composizione RUR 2020 ALLUMINIO 1,0% 1,73% CARTA E CARTONE 23,0% 20,68% LEGNO 3,1% 0,66% MATERIALI FERROSI 2,5% 1,10% ORGANICO 28,1% 28,30% PLASTICA 14,5% 14,85% VERDE 5,8% 2,54% VETRO 8,0% 2,03% ALTRO 14,1% 28,11% PCI [kJ/kg] 9.337 9.010 Carbonio totale [kgC/tRUR] 263 271 Carbonio fossile [kgCfossile/tRUR] 111 124 Tabella 7.1.4: Confronto delle caratteristiche del RUR nel 2009 e nel 2020 (fonte elaborazioni Politecnico su dati ARPA) 350 7.2 Scenari di destino del RUR: termovalorizzatori vs. TMB Gli scenari di destino del RUR si dividono in due gruppi: Scenari incenerimento e Scenari TMB. Gli scenari compresi nel primo gruppo prevedono che tutto il RUR sia inviato ad incenerimento, mentre gli scenari del secondo gruppo prevedono che tutto il RUR sia inviato ad impianti di trattamento meccanico biologico di diversa configurazione. La tabella seguente riassume gli scenari di gestione del RUR analizzati. Scenari analizzati Destino RUR Destino CDR/ bioessiccato Prodotti evitati Scenari incenerimento “INC medio” Tutto a incenerimento - energia elettrica energia termica metalli ferrosi e alluminio dalle scorie “INC best” Scenari TMB “Bioessiccato + inc medio” Tutto a TMB Incenerimento “TMB tradizionale + cementificio” Cementificio metalli ferrosi alluminio petcoke “TMB plastiche + cementificio” Cementificio polimeri plastici metalli ferrosi alluminio petcoke “TMB senza scarti + inc best” Incenerimento polimeri plastici metalli ferrosi* alluminio* energia elettrica energia termica *sia dal TMB che dal trattamento delle scorie da incenerimento Tabella 7.2.1: Scenari di gestione del RUR analizzati (RUR = rifiuto urbano residuo; CDR = combustibile derivato dai rifiuti; TMB = trattamento meccanico biologico) (fonte elaborazioni Politecnico) 7.2.1 Scenari incenerimento: descrizione Gli scenari di incenerimento, come già anticipato, prevedono che tutto il RUR venga inviato a termovalorizzazione. La differenza tra i due scenari di incenerimento riguarda le efficienze di produzione di energia elettrica e calore (Tabella 3.2) e l’efficienza di recupero dell’alluminio dal trattamento delle scorie:  “INC medio”: il quantitativo di energia, elettrica e termica, deriva dalla media pesata dell’energia prodotta dagli inceneritori lombardi a cui è stato destinato il RUR nel 2011 (Tabella 3.3) (Fonte: ARPA 2012) (riscalata sulla base del PCI del RUR al 2020 pari a 9.010 kJ/kg). L’efficienza di recupero dell’alluminio dalle scorie è pari a 7,5% rispetto all’alluminio presente nel RUR (elaborazione dati Turconi et al. 2011);  “INC best”: le efficienze lorde di produzione dell’energia elettrica e termica derivano da Turconi et al. 2011; nello specifico: il rendimento lordo di produzione dell’ energia elettrica è pari al 24,3% e il rendimento di produzione dell’energia termica è pari al 74,0%. L’efficienza di recupero dell’alluminio da scorie è pari a 31,6% rispetto all’alluminio presente nel RUR (elaborazione dati Biganzoli et al. 2012). Va chiarito fin da subito come tale scenario risulti particolarmente ambizioso, non tanto per l’effettiva possibilità di produzione di energia termica (trattasi di dati rilevati su impianti operativi nel Nord Europa), quanto per il suo effettivo sfruttamento, legato alla dotazione infrastrutturale di distribuzione del calore e all’effettiva richiesta dello stesso nel corso dell’anno 351 solare. Si osserva tuttavia come anche nel Nord Italia, ed in Regione Lombardia in particolare, siano già in atto importanti iniziative di ampliamento delle reti di teleriscaldamento, che potrebbero consentire nel medio termine lo sfruttamento efficace di tale calore, anche mediante il ricorso a tecniche di trigenerazione. “INC medio” “INC best” PCI RUR 2020 [kJ/kg] 9.010 η energia elettrica netta [%]* 24% 21% En. elettrica netta [kWhel/tRUR] 590 518 η energia termica [%] ** 15% 59% En. termica [kWhth/tRUR] 368 1.482 * al netto degli autoconsumi ipotizzati pari al 15% dell’energia elettrica prodotta ** al netto delle perdite nella rete di distribuzione e attraverso gli scambiatori di calore condominiale pari al 20% dell’energia termica prodotta Tabella 7.2.2: Confronto tra “INC medio” e “INC best”: efficienze e produzione di energia elettrica e termica (Turconi et al. 2011;) Nome impianto Rifiuti inceneriti*. Energia elettrica Energia termica t MWh kWh∙t-1 MWh kWh∙t-1 REA DALMINE 144.681 104.303 721 - APRICA 795.631 663.840 834 782.900 984 ACSM-AGAM 83.647 32.683 391 - A.E.M. GESTIONI 65.895 19.952 303 62.291 945 SILEA 86.446 56.060 648 - BRIANZA ENERGIA AMBIENTE - B.E.A. 56.445 20.353 361 - AMSA-SILLA2 548.978 393.970 718 144.949 264 CORE - CONSORZIO RECUPERI ENERGETICI 69.611 31.311 450 - PRIMA 166.604 141.857 851 - ACCAM 104.445 60.986 584 - TOTALE 2.122.382 1.525.315 719 990.140 467 *include oltre al RUR altre frazioni quali Frazione secca, CDR, Rifiuti sanitari (pericolosi e non pericolosi) Altri rifiuti (pericolosi e non pericolosi) Tabella 7.2.3: Produzione di energia elettrica e termica dei principali termovalorizzatori della Regione Lombardia a cui è destinato il RUR al 2011, espressa in termini totali e specifici. (fonte elaborazioni Politecnico su dati ARPA) Per quanto riguarda le emissioni al camino (ad eccezione delle emissioni di CO2), gli input del processo e il trattamento dei residui (Tabella 7.2.4) è stato considerato per entrambi gli scenari uno studio effettuato dal Politecnico di Milano sul termovalorizzatore AMSA Silla 2 di Milano (Turconi et al., 2011). Per quanto riguarda le emissioni di CO2, queste sono state calcolate a partire dalla composizione merceologica del RUR 352 e dal contenuto di carbonio presente. Da questa analisi si ottengono 455 kg di CO2 fossile e 538 kg di CO2 biogenica per tonnellata di RUR incenerito. Materiale da smaltire Destino INC medio INC best Valore Scorie totali Impianto a Lacchiarella 128,3 di cui: Alluminio da scorie Recupero 1,3 5,5* Ferro da scorie Recupero 9 Scorie deferrizzate Riutilizzo come sottofondo stradale 102,6 98,3 Sopravaglio scorie Discarica rifiuti inerti 15,4 Ceneri a inertizzazione Impianto a Lacchiarella 21,7 Ceneri inertizzate Miniera di sale in Germania 28,1 Prodotti sodici residui (PSR) Impianto di recupero sali a Rosignano 12,6 *elaborazione dati Biganzoli et al. 2012 Tabella 7.2.4:: Residui di combustione in kg∙t-1 di RUR in ingresso (Turconi et al., 2011). 7.2.2 Scenari incenerimento: risultati dettaglio della valutazione LCA Nelle figure 7.2.5 7.2.6 si confrontano i due scenari di incenerimento (“INC best” e “INC medio”) sulla base dei risultati dell’analisi LCA. Figura 7.2.5:Confronto tra lo scenario “INC best” e lo scenario “INC medio”: indicatore di impatto energetico riferito ad 1 tonnellata di RUR trattata 12.470 6.607 14000 12000 10000 8000 6000 4000 2000 0 2000 INC BEST INC medio Impatto energetico [MJeq/tRUR] Energia termica evitata Energia elettrica evitata Trattamento residui Trattamento fumi Camino Totale 353 Figura 7.2.6:: Confronto tra lo scenario “INC best” e lo scenario “INC medio”: indicatori di impatto ambientale riferiti ad 1 tonnellata di RUR trattata 0,65 0,10 1 0,8 0,6 0,4 0,2 0 0,2 0,4 INC BEST INC medio Acidificazione [kgSO2eq/tRUR] Energia termica evitata Energia elettrica evitata Trattamento residui Trattamento fumi Camino Totale 0,24 0,08 0,3 0,25 0,2 0,15 0,1 0,05 0 0,05 INC BEST INC medio Formazione fotochimica di ozono [kgC2H4eq/tRUR] Energia termica evitata Energia elettrica evitata Trattamento residui Trattamento fumi Camino Totale 264 76 800 600 400 200 0 200 400 600 INC BEST INC medio Riscaldamento globale [kgCO2eq/tRUR] Energia termica evitata Energia elettrica evitata Trattamento residui Trattamento fumi Camino Totale 253 66 300 250 200 150 100 50 0 50 INC BEST INC medio Tossicità umana [kg1,4-DCBeq/tRUR] Energia termica evitata Energia elettrica evitata Trattamento residui Trattamento fumi Camino Totale 354 Sia a livello ambientale che energetico lo scenario “INC best” risulta migliore dello scenario”INC medio”. L’indicatore di riscaldamento globale, in particolare, assume valore negativo: le emissioni evitate grazie al recupero di materia ed energia compensano le emissioni derivanti dal processo di incenerimento. Gli altri indicatori che sono comunque già di segno negativo anche per lo scenario “INC medio” aumentano in valore assoluto, indicando così un aumento dei benefici. Gli impatti associati al termovalorizzatore variano quindi in base alla strategia di recupero energetico adottata e all’efficienza dei trattamenti di recupero dei materiali dalle scorie: nello scenario “INC best” si punta a massimizzare il recupero termico. Le voci “Trattamento fumi” e “Camino”, infatti, apportano uno svantaggio all’ambiente, in uguale contributo, per entrambi gli scenari, mentre la differenza risiede proprio nel recupero energetico, in particolare quello termico, e nel trattamento dei residui. Per quest’ultimo contributo la differenza tra i due scenari deriva dalle diverse efficienze di recupero dell’alluminio dal trattamento delle scorie. 7.3 Scenari TMB: descrizione Si tratta di scenari in cui tutto il RUR è inviato ad impianti di Trattamento Meccanico Biologico. La differenza tra i diversi scenari TMB risiede nello schema impiantistico del TMB stesso e di conseguenza nella tipologia e quantità dei flussi in uscita e nel destino del CDR/bioessiccato prodotto:  “Bioessiccato + inc medio”: il RUR subisce solo un processo di bioessiccazione e il bioessiccato prodotto è inviato a termovalorizzazione;  “TMB tradizionale + cementificio”: la bioessiccazione è seguita dal recupero dei materiali riciclabili. Si punta al recupero dei soli metalli (metalli ferrosi e non ferrosi), mentre il materiale combustibile prodotto, con caratteristiche assimilabili ad un CDR, è inviato a cementificio andando a sostituire il petcoke;  “TMB plastiche + cementificio”: la bioessiccazione è seguita dal recupero dei materiali riciclabili. Si punta a raffinare ulteriormente, rispetto allo scenario “TMB tradizionale + cementificio” il flusso principale recuperando oltre ai metalli anche i polimeri plastici. Il materiale combustibile prodotto, con caratteristiche assimilabili ad un CDR, è inviato a cementificio andando a sostituire il petcoke;  “TMB senza scarti + inc best”: la bioessiccazione è posta dopo il recupero dei materiali riciclabili. Come per lo scenario “TMB plastiche + cementificio”, si recuperano sia i metalli che le plastiche; il materiale combustibile prodotto non è però assimilabile ad un CDR ed è quindi inviato ad incenerimento andando ad evitare la produzione di energia elettrica e termica da fonti fossili. Le efficienze di processo delle diverse fasi di trattamento e dei macchinari, i consumi energetici, e le migliori combinazioni tecniche sono state modellizzate appositamente sulla base delle caratteristiche del RUR in ingresso 355 Per poter dimensionare la fase relativa alla separazione dei polimeri plastici mediante sensori NIR1 (Scenari “TMB plastiche + cementificio” e “TMB senza scarti + inc best”), è necessario conoscere le percentuali di polimeri che costituiscono la frazione plastica presente nel RUR. A tale scopo sono state applicate le percentuali comunicate da COREPLA relative al rifiuto residuo italiano (Tabella 7.3.1). Composizione dei polimeri della plastica nel RUR italiano Polimero [%] PET 25,0% LDPE 39,0% HDPE 13,0% Mix 23,0% Totale 100,0% Tabella 7.3.1: Percentuali medie di polimeri plastici presenti nel rifiuto residuo italiano (fonte COREPLA) La tabella 7.3.2 riporta la composizione merceologica del RUR con la suddivisione dei diversi polimeri plastici. Composizione merceologica RUR 2020 Frazione [%] [t] Ferrosi 1,10% 12.289 Alluminio 1,73% 19.265 Vetro e inerti 2,03% 22.566 Carta 20,68% 229.997 PET 3,71% 41.310 HDPE 1,93% 21.481 LDPE 5,79% 64.443 Mix 3,42% 38.005 Legno 0,66% 7.287 Organico 20,3% 314.779 Verde 2,54% 28.285 Altro 28,11% 312.654 Totale RUR 100,00% 1.112.361 Tabella 7.3.2Composizione merceologica del RUR lombardo con suddivisione della plastica nei diversi polimeri plastici (elaborazioni Politecnico su dati COREPLA, ARPA) 1 NIR sta per “Near Infra Red”, ad indicare una particolare tipologie di apparecchiature di selezione ottica che consentono di riconoscere e separare i diversi polimeri plastici presenti in un flusso di rifiuti misti. Tale tecnologia, già applicata da tempo per la selezione automatica delle plastiche raccolte per via differenziata, sta trovando applicazione anche nel trattamento del RUR. 356 7.3.1 Scenario “Bioessiccato + inc medio” Lo scenario “Bioessiccato + inc medio” presenta lo schema di TMB più semplice tra i quattro modellizzati, in quanto l’obiettivo principale è produrre bioessiccato da inviare ad incenerimento. Il rifiuto è inizialmente stoccato nella fossa di accumulo, in attesa di essere trattato, e successivamente è inviato alla lacerasacchi, dove avviene l’apertura dei sacchi e l’omogeneizzazione del rifiuto. Tale fase non determina perdite in peso di materiale o deterioramento eccessivo delle frazioni recuperabili. Il rifiuto è poi distribuito in cumuli nelle vasche di bioessiccazione, all’interno delle quali i processi biologici vengono accelerati mediante l’insufflazione forzata di aria. Questo determina una perdita in peso dovuta all’evaporazione di parte dell’umidità contenuta nel rifiuto e alla perdita, ipotizzata pari al 22,9%, del carbonio contenuto nelle frazioni Organico e Altro (essendo costituito principalmente da sottovaglio è stato considerato di uguali caratteristiche). Il processo di bioessiccazione produce energia termica che contribuisce all’evaporazione di parte dell’umidità contenuta nel rifiuto. Sulla base di tali assunzioni è stata dimensionata la fase di bioessiccazione del rifiuto. Il consumo specifico di energia elettrica è stato stimato pari a 51 kWh/tRUR. In figura 7.3.3 è riportato lo schema di impianto TMB dello scenario esaminato. Figura 7.3.3 Schema di impianto TMB dello scenario “Bioessiccato + inc medio” Il bioessiccato è successivamente inviato a incenerimento. La tabella 3.7 riporta le caratteristiche del flusso incenerito e la produzione di energia elettrica e termica. Conferimento RUR all’impianto e stoccaggio in fossa d’accumulo Lacerasacchi 100,0% Bioessiccazione 100,0% Perdite di processo 22,9% 77,1% Bioessiccato 1.112.361 t 1.112.361 t 254.755 t 857.606 t 357 Caratteristiche del bioessiccato e produzione di energia Bioessiccato [kg/tRUR] 771 Carbonio totale [kgC/tbioessiccato] 302 Carbonio fossile [kgCfossile/tbioessiccato] 149 PCI [kJ/kg] 11.667 Destino bioessiccato Inceneritore medio η energia elettrica netta (%) * 24 En. Elettrica netta [kWhel/tBioessiccato] 764 η energia termica (%) ** 15 En. Termica [kWhth/tBioessiccato] 477 * al netto degli autoconsumi ipotizzati pari al 15% dell’energia elettrica prodotta ** al netto delle perdite nella rete di distribuzione e attraverso gli scambiatori di calore condominiale pari al 20% dell’energia termica prodotta Tabella 7.3.4: Caratteristiche del bioessiccato e produzione di energia (elaborazioni Politecnico su dati rilevati in impianti) Per quanto riguarda la modellizzazione della fase di termovalorizzazione del bioessiccato (efficienze energetiche, emissioni al camino ad eccezione delle emissioni di CO2, input del processo e trattamento dei residui) è stato considerato l’inceneritore dello scenario “INC medio”. Per quanto riguarda le emissioni di CO2, queste sono state calcolate a partire dalla composizione merceologica del bioessiccato e dal contenuto di carbonio presente. Da questa analisi si ottengono 562 kg di CO2 fossile e 545 kg di CO2 biogenica. 7.3.2 Scenario “TMB tradizionale + cementificio” Nello scenario “TMB tradizionale + cementificio” il processo di bioessiccazione che subisce il rifiuto in ingresso avviene in ugual modo alla fase di bioessiccazione dello scenario “bioessiccato + inc medio”. Il bioessiccato prodotto, però, a differenza dello scenario precedentemente descritto, viene inviato ad una serie di fasi di trattamento meccaniche al fine di recuperare i metalli riciclabili (ferrosi e non ferrosi) e migliorare le caratteristiche del Combustibile Derivato da Rifiuto (CDR), prodotto finale della linea di trattamento. Nelle fasi meccaniche ogni unità di processo genera, a partire dal flusso in ingresso, due o più flussi in uscita costituiti da materiale che permane sulla linea di trattamento, e materiale che viene separato. Per ottenere le efficienze di separazione dei macchinari utilizzati è stata considerata la matrice RFTF (Recovery Factor Transform Function) riportata nello studio di Caputo e. Pelagagge (2001). La Tabella 7.3.5 riporta le efficienze di separazione della matrice RFTF per i macchinari considerati. 358 Macchinario Ferrosi Non ferrosi Vetro e inerti Carta PET HDP E LDPE Mix Sottovagli o Legno Organico Verde* Lacerasacchi Ceneri e Volatili 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 Umidità 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 Vaglio a tamburo fine Ceneri e Volatili 0,8 0,8 0,2 0,85 0,9 0,9 0,9 0,9 0,25 0,5 0,25 0,25 Umidità 0,8 0,8 0,2 0,85 0,9 0,9 0,9 0,9 0,25 0,5 0,25 0,25 Separatore magnetico Ceneri e Volatili 0,2 1 1 0,98 0,98 0,98 0,98 0,98 1 1 0,95 0,95 Umidità 0,2 1 1 0,98 0,98 0,98 0,98 0,98 1 1 0,95 0,95 Separatore amagnetico Ceneri e Volatili 0,9 0,1 1 0,98 0,98 0,98 0,98 0,98 0,95 0,98 0,98 0,98 Umidità 0,9 0,1 1 0,98 0,98 0,98 0,98 0,98 0,95 0,98 0,98 0,98 *Le efficienze di separazione sono state considerate identiche a quelle della frazione Organico Tabella 7.3.5: Matrice RFTF (frazione rimanente nel flusso principale) Caputo e. Pelagagge (2001). La prima fase meccanica a cui è inviato il bioessiccato prodotto è costituita da un vaglio a tamburo fine mediante il quale è possibile eliminare la maggior parte del materiale fine e non riciclabile (Organico, Sottovaglio, Vetro e inerti). Il vaglio a tamburo fine genera due flussi: materiale che passa attraverso la maglia (sottovaglio), destinato allo smaltimento in discarica, e materiale che prosegue sulla linea di trattamento dell’impianto (sopravaglio). Dopo il vaglio a tamburo fine il flusso principale prosegue verso due unità meccaniche posizionate in serie: un separatore magnetico, che permette di recuperare la maggior parte dei metalli ferrosi presenti all’interno del rifiuto, e un separatore amagnetico, che determina il recupero dei metalli non ferrosi del rifiuto. I materiali ferrosi e non ferrosi presentano un elevato grado di impurità che li rende non idonei al riciclo. Per questo motivo tali flussi sono inviati ad un’ulteriore fase di separazione, rispettivamente magnetica e amagnetica. L’inserimento dei separatori in serie, due magnetici in serie a due amagnetici, permette di migliorare la qualità del materiale recuperato. Gli scarti prodotti dai separatori vengono uniti al sottovaglio derivante dal tamburo fine e smaltiti in discarica. Tale flusso costituisce il 37,4% del RUR in ingresso all’impianto. Il consumo specifico di energia elettrica dell’impianto è pari a 68 kWh/tRUR. 359 La figura 3.4 riporta lo schema di impianto del TMB tradizionale. Figura 7.3.6 Schema di impianto TMB tradizionale dello Scenario “TMB tradizionale + cementificio” L’impianto TMB tradizionale permette di recuperare il 64% dei metalli ferrosi e l’81% dei metalli non ferrosi In particolare il 64% deriva dal rapporto tra il flusso di ferrosi (senza impurità) in uscita dal secondo separatore magnetico e il flusso in ingresso al primo separatore magnetico (senza impurità); in ugual modo è stato calcolato l’81% nello specifico dei non ferrosi Tali materiali sono inviati ad impianti di riciclo (modellizzati in modo analogo ai corrispondenti impianti già presenti nel Progetto GERLA) con efficienza rispettivamente dell’88,1% per i materiali ferrosi e dell’83,5% per i non ferrosi. Il prodotto in uscita dall’impianto presenta caratteristiche tali da essere assimilato ad un CDR ed essere inviato a co-combustione in cementifici. Per l’analisi di quest’ultimo si è considerato solo l’impatto evitato dall’utilizzo del CDR al posto del petcoke, senza entrare nel merito di altri potenziali effetti sul processo di produzione del cemento. Considerando il PCI del CDR pari a 17.374 kJ∙kg-1 e il PCI del petcoke pari a 32.475 kJ∙kg-1 (Consonni et al., 2005), si ottiene un risparmio di 535 kg di petcoke per 1 tonnellata di CDR utilizzato, con una conseguente riduzione delle emissioni di CO2 fossile pari a 818 kgCO2eq per tonnellata di CDR utilizzato. 360 Scenario “TMB tradizionale + cementificio” CDR [kg/tRUR] 380 Destino CDR Cementificio PCI CDR [kJ/kg] 17.374 PCI petcoke [kJ/kg] 32.475 Rapporto di sostituzione [kgpetcoke/tCDR] 535 C fossile CDR (%) 23,2 C fossile petcoke (%) 85 Emissioni di CO2fossile evitate [kgCO2fossile/tCDR] 1.667 Emissioni di CO2fossile da CDR [kgCO2fossile/tCDR] 850 Emissioni di CO2fossile evitate nette [kgCO2fossile/tCDR] 818 Tabella 7.3.7: Caratteristiche del CDR e parametri relativi alla sostituzione CDR-petcoke (Scenario “TMB tradizionale + cementificio”). 7.3.3 Scenario “TMB plastiche + cementificio” Lo scenario “TMB plastiche + cementificio” è caratterizzato da un impianto TMB avanzato che oltre al recupero dei metalli (ferrosi e non ferrosi) permette il recupero di materiali polimerici prendendo come riferimento lo schema dell’impianto Ecoparc 4 di Barcellona (Navarotto et al., 2012). La differenza con l’impianto TMB tradizionale (scenario “TMB tradizionale + cementificio”) è la presenza dopo la fase di recupero dei metalli ferrosi e non ferrosi, di una fase di recupero dei polimeri plastici mediante sensori NIR. Il flusso principale, dopo esser stato bioessiccato e raffinato mediante vaglio a tamburo fine e separatori magnetici e amagnetici, è costituito per lo più da carta e polimeri plastici. Tale flusso è inviato ad un classificatore balistico in modo da ottenere i seguenti flussi in uscita: un flusso di plastiche leggere 2D (film plastici in LDPE), un flusso di plastiche pesanti o rotolanti 3D (bottiglie e flaconi in PET e HDPE) ed un flusso di materiale pesante di scarto. Per determinare le efficienze del separatore balistico e le composizioni merceologiche dei tre flussi generati, sono state utilizzate le efficienze della matrice RFTF ipotizzando che il materiale separato dal flusso principale sia costituito dal materiale pesante di scarto mentre il materiale restante costituisca un unico flusso di plastiche leggere 2D (LDPE) e di plastiche pesanti 3D (PET e HDPE). 361 Macchinario Ferros i Non ferrosi Vetro e inerti Cart a PET HDP E LDPE Mix Sottovagl io Legno Organic o Classificato re balistico Ceneri e Volatil i 0,1 0,8 0,7 0,98 0,98 0,98 0,98 0,98 0,2 0,6 0,6 Umidit à 0,1 0,8 0,7 0,98 0,98 0,98 0,98 0,98 0,2 0,6 0,6 Tabella 7.3.8: Matrice RFTF (frazione rimanente nel flusso principale) Per determinare i quantitativi dei due flussi di plastiche, leggere e pesanti, sono state applicate le efficienze di selezione del separatore balistico dell’impianto Ecoparc 4. Si ottiene così che il flusso di materiale pesante di scarto è pari all’11,6%, il flusso di plastiche leggere è pari al 35,3% e il flusso di plastiche pesanti è pari al 53,1%. Per determinarne le composizioni merceologiche si è assunto che: • il 90% di LDPE è presente nel flusso di plastiche leggere, il restante (10%) nel flusso di plastiche pesanti; • il 90% di PET e HDPE si trova nel flusso di plastiche pesanti, il restante (10%) nel flusso di plastiche leggere; • I restanti quantitativi delle altre voci della composizione merceologica sono stati ottenuti facendo una media pesata tra il materiale che finisce nel flusso di plastiche leggere e quello che finisce nel flusso di plastiche pesanti. Il flusso di plastiche leggere 2D (LDPE) e il flusso di plastiche pesanti 3D (PET e HDPE) sono poi inviati ai rispettivi macchinari di separazione NIR. Il flusso di plastiche pesanti 3D è prima inviato ad un separatore NIR, che recupera il PET, e poi ad un separatore NIR che recupera l’HDPE. Le efficienze di recupero sono del 72% per il PET e del 75% per l’HDPE. Il flusso di plastiche leggere 2D è inviato ad un separatore NIR che recupera i polimeri in LDPE con un’efficienza di recupero dell’80%. Le efficienze di recupero derivano dal rapporto finale pubblicato dal WRAP (Waste & Resources Action Programme, 2008). E’ da considerare che nei flussi polimerici recuperati sono presenti delle impurità: 10% nel flusso di plastiche 3D (PET e HDPE) e 25% nel flusso di plastiche 2D (LDPE) . Tali flussi sono inviati ad impianti di riciclo con efficienze pari al 90% per le plastiche in 3D (PET e HDPE) e al 75% per le plastiche in 2D (LDPE). Queste ultime sono state trattate in questo studio come mix di poliolefine. Per la modellizzazione della fase di riciclo delle plastiche (rapporti di sostituzione, consumi energetici e trattamento scarti di riciclo) si rimanda alla relazione n. 2 del Progetto GERLA. 362 Il sottovaglio derivante dal vaglio a tamburo fine, come per lo scenario “TMB tradizionale + cementificio”, è unito ai flussi di scarti derivanti dai separatori (due separatori magnetici, due separatori amagnetici e un separatore balistico) e viene smaltito in discarica; a differenza però dello scenario “TMB tradizionale + cementificio” costituisce un flusso maggiore, pari al 44% del RUR in ingresso all’impianto. Il consumo specifico di energia elettrica è pari a di 68 kWh/tRUR. La figura 7.3.1 riporta lo schema di impianto del TMB con recupero dei polimeri plastici, oltre al recupero dei metalli (ferrosi e non ferrosi). Figura 7.3.1: Schema impianto TMB dello scenario “TMB plastiche + cementificio” Il flusso principale, dopo la fase di raffinazione mediante sensori NIR, risulta essere il 23,6% del RUR conferito in ingresso all’impianto e presenta caratteristiche (PCI, contenuto di umidità e di ceneri) tali da essere classificabile come Combustibile Derivato da Rifiuto (CDR).ed inviato a co-combustione in cementifici. Per l’analisi di quest’ultimo, anche in questo scenario, si è considerato solo l’impatto evitato dall’utilizzo del CDR al posto del petcoke, senza entrare nel merito del processo di produzione del cemento. Considerando il PCI del CDR pari a 18.420 kJ∙kg-1 e il PCI del petcoke pari a 32.475 kJ∙kg-1 (Consonni et al., 2005), si ottiene un risparmio di 567 kg di petcoke per 1 tonnellata di CDR utilizzato, con una conseguente riduzione delle emissioni di CO2 fossile pari a 1.181 kgCO2eq per tonnellata di CDR utilizzato. La tabella 7.3.9 sintetizza le caratteristiche del CDR e i parametri relativi alla sostituzione CDR-petcoke. 363 Scenario “TMB plastiche + cementificio” CDR [kg/tRUR] 235 Destino CDR Cementificio PCI [kJ/kg] 18.420 PCI petcoke [kJ/kg] 32.475 Rapporto di sostituzione [kgpetcoke/tCDR] 567 C fossile CDR (%) 16 C fossile petcoke (%) 85 Emissioni di CO2fossile evitate [kgCO2fossile/tCDR] 1.768 Emissioni CO2fossile da CDR [kgCO2fossile/tCDR] 587 Emissioni di CO2fossile evitate nette [kgCO2fossile/tCDR] 1.181 Tabella 7.3.9:Caratteristiche del CDR e parametri relativi alla sostituzione CDR-petcoke. (Scenario “TMB plastiche + cementificio”) 7.3.4 Scenario “TMB senza scarti + Inc Best” Lo scenario “TMB senza scarti + Inc best” è caratterizzato da un impianto TMB in cui la fase di bioessiccazione, a differenza degli altri scenari (“TMB tradizionale + cementificio” e “TMB plastiche + cementificio”), è posta dopo le fasi di recupero dei materiali riciclabili e quindi il materiale bioessiccato prodotto non presenta caratteristiche tali da essere assimilato ad un CDR. Il RUR in ingresso all’impianto viene inviato ad una fase di recupero dei metalli ferrosi e non ferrosi costituita, come per gli altri due scenari precedentemente descritti, da due separatori magnetici e due separatori amagnetici. Successivamente il flusso principale prosegue verso un separatore balistico che genera tre flussi: frazione pesante di scarto, plastiche pesanti 3D (PET, HDPE), plastiche leggere 2D (LDPE). Dopo il separatore balistico i flussi di plastiche pesanti e leggere proseguono verso i sensori NIR mediante i quali avviene il recupero dei polimeri plastici: PET, HDPE e LDPE. In questo schema i macchinari, il cui scopo è il recupero dei materiali riciclabili, trattano un rifiuto con un maggior contenuto di umidità e di frazioni Organico e Sottovaglio: ciò a causa del posizionamento della fase di bioessiccazione in coda alla linea di trattamento e all’assenza di una fase di separazione con vaglio a tamburo, responsabile dell’allontanamento della maggior parte delle frazioni non riciclabili. Per questo motivo le efficienze di separazione dei materiali riciclabili sono state assunte inferiori rispetto agli schemi di impianto TMB precedentemente descritti. In Tabella 7.3.10 sono riassunte le efficienze di separazione considerate per questo tipo di impianto. 364 Materiale recuperato Efficienze di separazione Ferrosi 48% Non ferrosi 63% PET 60% HDPE 60% LDPE 60% Tabella 7.3.10: Efficienze di separazione dei materiali riciclabili (Scenario “TMB senza scarti + inc best”). I flussi di materiali riciclabili sono poi inviati ad impianti di riciclo. Le efficienze di riciclo applicate per i metalli (ferrosi e non ferrosi) sono uguali a quelle utilizzate per gli scenari precedenti, rispettivamente 88,1% per i ferrosi e 83,5% per i non ferrosi, mentre per i materiali polimerici, a causa della presenza maggiore di impurità, sono state applicate delle efficienze di riciclo inferiori rispetto allo scenario “TMB plastiche + cementificio”: 75% per HDPE e PET e 60% per LDPE (trattato come mix di poliolefine). Per la modellizzazione delle fasi di riciclo si rimanda alla relazione n. 2 del Progetto GERLA. Gli scarti prodotti dai macchinari utilizzati nel recupero dei materiali riciclabili, a differenza degli scenari precedenti (“TMB tradizionale + cementificio” e “TMB plastiche + cementificio), sono poi uniti al flusso principale inviato alla fase di bioessiccazione, fase modellizzata come negli scenari descritti in precedenza. Il consumo specifico di energia elettrica dell’impianto TMB è pari a 59 kWh/tRUR, risultando inferiore rispetto agli altri scenari TMB recupero che prevedono la fase di raffinazione. Ciò è imputabile all’assenza del vaglio e al fatto che la fase di bioessiccazione, essendo posta in coda alla linea di trattamento, tratta un quantitativo inferiore di materiale, pari all’89,5% rispetto al rifiuto in ingresso all’impianto. La figura seguente riporta lo schema di impianto del TMB analizzato in questo scenario. 365 Tabella 7.3.11: Schema di impianto TMB dello scenario “TMB senza scarti + inc best” Il flusso principale (bioessiccato) in uscita dall’impianto, come già anticipato, non ha caratteristiche tali da essere assimilato ad un CDR, ragion per cui è inviato ad un impianto di termovalorizzazione modellizzato in modo analogo a quello presente nello Scenario “INC best”. La tabella 7.3.4.3 riporta le caratteristiche del bioessiccato incenerito e la produzione di energia elettrica e termica, mentre la tabella 7.3.4.4 i quantitativi di residui prodotti. 366 Caratteristiche e destino bioessiccato Bioessiccato [kg/tRUR] 671 PCI [kJ/kg] 10.826 Destino bioessiccato Inceneritore* η energia elettrica netta (%) ** 21 En. Elettrica netta [kWhel/tBioessiccato] 622 η energia termica (%) *** 59 En. Termica [kWhth/tBioessiccato] 1.781 * inceneritore con le stesse efficienze di recupero di energia dell’INC best e con efficienza di recupero dell’alluminio da scorie pari al 26,9% (elaborazione dati Biganzoli et al., 2012) rispetto all’alluminio presente nel bioessiccato (0,89%) ** al netto degli autoconsumi ipotizzati pari al 15% dell’energia elettrica prodotta ** al netto delle perdite nella rete di distribuzione e attraverso gli scambiatori di calore condominiale pari al 20% dell’energia termica prodotta Tabella 7.3.12: Caratteristiche e destino bioessiccato Per quanto riguarda le emissioni di CO2, queste sono state calcolate a partire dalla composizione merceologica del bioessiccato prodotto e dal contenuto di carbonio presente. Da questa analisi si ottengono 406 kg di CO2 fossile e 615 kg di CO2 biogenica per tonnellata di bioessiccato incenerito. Materiale da smaltire Destino Valore Scorie totali Impianto a Lacchiarella 128,3 di cui: Alluminio da scorie Recupero 2,4* Ferro da scorie Recupero 9 Scorie deferrizzate Riutilizzo come sottofondo stradale 101,5 Sopravaglio scorie Discarica rifiuti inerti 15,4 Ceneri a inertizzazione Impianto a Lacchiarella 21,7 Ceneri inertizzate Miniera di sale in Germania 28,1 Prodotti sodici residui (PSR) Impianto di recupero sali a Rosignano 12,6 *elaborazione dati Biganzoli et al. 2012 Tabella 7.3.13:Residui di combustione in kg∙t-1 di RUR in ingresso (Turconi et al., 2011). 367 7.4 Confronto tra i diversi impianti TMB La tabella 7.4.1 riporta i parametri principali di confronto tra i diversi impianti TMB modellizzati. Parametri* Bioessiccato + inc medio TMB tradizionale + cementificio TMB plastiche + cementificio TMB senza scarti + inc. best CDR - 38,0% 23,5% PCI CDR [kJ/kg] - 17.374 18.420 Bioessiccato 77,1% - - 67,1% PCI Bioessiccato [kJ/kg] 11.667 - - 10.826 Perdite in bioessiccazione 22,9% 22,9% 22,9% 22,4% Scarti da smaltire in discarica 37,4% 44,0% Ferrosi a recupero - 0,57% 0,57% 0,62% Non ferrosi a recupero - 1,12% 1,12% 1,19% Film plastico a recupero - - 4,5% 4,9% PET a recupero - - 2,2% 2,5% HDPE a recupero - - 1,2% 1,3% Consumo specifico [kWh/tRUR] 51 68 68 59 *I valori in percentuale sono calcolati rispetto ad 1 t di RUR in ingresso ai TMB Tabella 7.4.1: Parametri principali degli impianti TMB 368 7.4.1 Scenari TMB: risultati dettaglio della valutazione LCA Le figure seguenti riportano i risultati a livello di impatto energetico ed ambientale degli scenari TMB, suddivisi per contributi. Figura 7.4.1:Confronto tra gli scenari TMB: indicatore di impatto energetico riferito ad 1 tonnellata di RUR trattata 6.115 13.765 11.615 13.348 16000 14000 12000 10000 8000 6000 4000 2000 0 2000 Impatto energetico [MJeq/tRUR] Bioessiccato a inc CDR a Inc CDR a Cementificio Riciclo plastica Riciclo metalli Discarica consumi elettrici Trasporto Emissioni TMB Totale 369 Figura 7.4.2: Confronto tra gli scenari TMB: indicatori di impatto ambientale riferiti ad 1 tonnellata di RUR trattata 71 387 -354 -404 600 500 400 300 200 100 0 100 200 Riscaldamento globale [kgCO2eq/tRUR] Bioessiccato a Inc CDR a Inc CDR a cementificio Riciclo plastica Riciclo metalli Discarica scarti Consumo elettrico Trasporto Emissioni TMB Totale 0,01 1,58 1,31 1,04 2,0 1,5 1,0 0,5 0,0 0,5 Acidificazione [kgSO2eq/tRUR] Bioessiccato a Inc CDR a Inc CDR a cementificio Riciclo plastica Riciclo metalli Discarica scarti Consumo elettrico Trasporto Emissioni TMB Totale 0,05 0,29 -0,27 0,35 0,50 0,40 0,30 0,20 0,10 0,00 0,10 Formazione fotochimica di ozono [kgC2H4eq/tRUR] Bioessiccato a Inc CDR a Inc CDR a cementificio Riciclo plastica Riciclo metalli Discarica scarti Consumo elettrico Trasporto Emissioni TMB Totale 53 428 -418 544 600 500 400 300 200 100 0 100 Tossicità umana [kg1,4-DCBeq/tRUR] Bioessiccato a Inc CDR a Inc CDR a cementificio Riciclo plastica Riciclo metalli Discarica scarti Consumo elettrico Trasporto Emissioni TMB Totale 370 A livello energetico e per l’indicatore di acidificazione risulta più vantaggioso lo scenario “TMB tradizionale + cementificio” mentre per quanto riguarda gli altri indicatori ambientali il beneficio maggiore si ha nello scenario “TMB senza scarti + inc best”. Lo scenario “Bioessiccato + inc medio” risulta, tra i quattro scenari TMB, apportare minori benefici sia a livello energetico che ambientale e, in particolare, gli indicatori di formazione fotochimica di ozono e di riscaldamento globale presentano valore positivo: ciò indica che il recupero energetico e di materia derivante dall’incenerimento del bioessiccato prodotto non compensa le emissioni del processo comportando così uno svantaggio per l’ambiente. Confrontando gli scenari “TMB tradizionale + cementificio” e “TMB plastiche + cementificio”, risulta migliore il primo, in particolar modo a livello di impatto energetico: ciò deriva dal fatto che i benefici del recupero dei polimeri plastici dello scenario “TMB plastiche + cementificio” non compensano il minor quantitativo di CDR inviato a cementificio e il maggior quantitativo di scarti inviati a discarica rispetto allo scenario “TMB tradizionale + cementificio” in cui si recuperano solo i metalli (ferrosi e non ferrosi). 7.4.2 LCA degli scenari di destino del RUR: Termovalorizzatore vs. TMB Le figure seguenti mostrano i risultati degli scenari di destino del RUR sia considerando i prodotti evitati sia senza considerarli. Figura 7.4.3: Confronto tra gli scenari di destino del RUR: indicatore di impatto energetico riferito ad 1 tonnellata di RUR trattata (con e senza impatti evitati) 6.607 12.470 6.115 13.765 11.615 13.348 612 651 1.003 1.023 1.456 1.578 16.000 14.000 12.000 10.000 8.000 6.000 4.000 2.000 0 2.000 4.000 M J/ t t ra tt at a Impatto energetico Con impatti evitati Senza impatti evitati 371 Figura 7.4.4: Confronto tra scenari di destino del RUR: indicatori di impatto ambientale riferiti ad 1 tonnellata di RUR trattata (con e senza impatti evitati) 0,102 0,65 0,01 1,58 1,31 1,04 0,35 0,37 0,45 0,32 0,42 0,58 2,00 1,50 1,00 0,50 0,00 0,50 1,00 kg S O 2 eq /t tr at ta ta Acidificazione Con impatti evitati Senza impatti evitati 76 264 71 387 -354 -404 494 497 483 476 353 416 600 400 200 0 200 400 600 kg C O 2 eq / t tr at ta ta Riscaldamento globale Con impatti evitati Senza impatti evitati 0,08 0,24 0,05 0,29 -0,27 0,35 0,03 0,03 0,06 0,08 0,09 0,07 0,4 0,36 0,32 0,28 0,24 0,2 0,16 0,12 0,08 0,04 0 0,04 0,08 0,12 kg C 2H 4 eq / t tr at ta ta Formazione fotochimica di ozono Con impatti evitati Senza impatti evitati 66 253 53 428 -418 544 36 42 38 71 82 66 600 500 400 300 200 100 0 100 200 kg 1 ,4 D CB e q /t tr at ta ta Tossicità umana Con impatti evitati Senza impatti evitati 372 Dal confronto tra i diversi scenari analizzati si può concludere che: 1. dal confronto tra gli scenari incenerimento risulta migliore “INC best”, ossia quello che ottimizza la produzione di energia, in particolare spingendo sulla cogenerazione, e il recupero di metalli dalle scorie; 2. La strada della sola bioessiccazione non risulta conveniente, né nei confronti dell’incenerimento diretto del tal quale né nei confronti di impianti TMB qualunque sia il destino (cementificio o incenerimento) della frazione bioessiccata e raffinata; 3. a livello energetico e per l’indicatore di acidificazione risulta più vantaggioso, tra tutti gli scenari analizzati, lo scenario “TMB tradizionale + cementificio” mentre per quanto riguarda gli altri indicatori ambientali il beneficio maggiore si ha nello scenario “TMB senza scarti + inc best; 4. tra il TMB tradizionale (bioessiccazione + recupero metalli) e il TMB plastiche (bioessiccazione + recupero metalli + recupero plastiche) risulta migliore il primo. Inoltre il miglior destino del CDR, qualunque sia la scelta tra le due tipologie di impianto (TMB tradizionale o TMB plastiche), è il cementificio. 7.4.3 Considerazioni finali Sulla base dei risultati di confronto si possono desumere le seguenti considerazioni relativamente all’invio del RUR a trattamento nel 2020. Un possibile scenario al 2020 è l’invio di parte del RUR a “TMB tradizionale + cementificio” e parte a “INC best”. Il “TMB tradizionale + cementificio”, come già sottolineato, risulta migliore dello scenario “INC best”: ciò indurrebbe ad inviare tutto il RUR a TMB ed eliminare l’incenerimento diretto ma è da considerare che l’invio di tutto il CDR a cementificio è limitato dalla potenzialità dei cementifici. Lo scenario “TMB senza scarti + inc best” presenta buone prestazioni, addirittura migliori dello scenario “TMB tradizionale + cementificio”, come già ribadito, per quanto riguarda il riscaldamento globale, la tossicità umana e la formazione fotochimica di ozono ma la sua fattibilità tecnica è da verificare. Si propongono quindi, sulla base delle considerazioni fatte, i seguenti scenari di destino del RUR: 1. 70% di RUR a “INC best”, 15% a “TMB tradizionale + cementificio” e 15% a “TMB senza scarti + inc best” 2. 50% di RUR a “TMB tradizionale + cementificio” e 50% a “TMB senza scarti + inc best” 373 7.5 Proposte di scenari di gestione integrata dei rifiuti urbani al 2020 Dagli scenari di destino del RUR proposti e dalle nuove stime di raccolta differenziata per il 2020 derivano due scenari di gestione integrata dei rifiuti urbani al 2020 caratterizzati dal 67% di RD, la cui differenza risiede nella diversa gestione del RUR:  Scenario 67%: 70% di RUR a “INC best”, 15% a “TMB tradizionale + cementificio e 15% a “TMB senza scarti + inc best”;  Scenario 67%-TMB: 50% di RUR a “TMB tradizionale + cementificio” e 50% a “TMB senza scarti + inc best”. Le figure 7.5.1 e 7.5.2 riportano gli schemi di flusso della gestione del RUR, rispettivamente, per lo “Scenario 67%” e per lo “Scenario 67%-TMB”. Figura 7.5.1: Schema di flusso della gestione del RUR nello “Scenario 67%” 374 Figura 7.5.2: Schema di flusso della gestione del RUR nello “Scenario 67%-TMB” Per quanto riguarda le filiere di recupero delle altre frazioni di rifiuto analizzate in questo studio, sono state modellizzate in modo analogo allo scenario BAU (Progetto GERLA) considerando la nuova composizione della raccolta differenziata al 2020. Gli scarti di tali filiere destinati ad essere inceneriti, ipotizzati con uguali caratteristiche del RUR, sono stati inviati ad un impianto di incenerimento modellizzato come “INC best”. Le figure 7.5.3 e 7.5.4 riportano rispettivamente lo schema di flusso dell’intero sistema di gestione dei rifiuti urbani, rispettivamente per lo “Scenario 67%” e per lo “Scenario 67%-TMB”. 375 Figura 7.5.3: Schema di flusso del sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani in Regione Lombardia nello Scenario 67% al 2020, inclusivo dei prodotti sostituiti. Figura 7.5.4: Schema di flusso del sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani in Regione Lombardia nello Scenario 67%-TMB al 2020, inclusivo dei prodotti sostituiti. Compost (53.400t) + energia: sostituzione di torba e concimi chimici e di combustibili fossili Compost (189.626 t): sostituzione di torba e concimi chimici RUR 1.112.361 t Combustibile secondario in cementifici: sostituzione di petcoke Alluminio: 4.100 t Carta e cartone: 735.454 t Legno: 186.609 t Materiali ferrosi: 91.988 t Plastica: 194.715 t Vetro: 445.844 t MPS alluminio:3.423 t MPS carta e cartone: 654.554 t MPS legno :177.279 t MPS materiali ferrosi: 81.014 t MPS plastica: 141.069 t MPS vetro: 445.844 t sostituzione dei materiali primari IMPIANTI DI RICICLO RU 4.137.945 t RACCOLTA DIFFERENZIATA MONO/MULTI MATERIALE Materiali separati 3.025.584 t SEPARAZIONE DELLA MULTIMATERIALE E SELEZIONE DI OGNI FRAZIONE Organico: 650.880 t Verde: 498.976 t COMPOSTAGGIO Residui/Perdite di processo Residui DIGESTIONE ANAEROBICA + POST COMPOSTAGGIO Residui/Perdite di processo CDR: 63.386 t Energia + materiali recuperati: sostituzione di combustibili fossili e di prodotti primari TERMOVALORIZZATORI Bioessiccato: 111.908 t Residui IMPIANTI DI TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO 333.708 t Residui/Perdite di processo 778.653 t IMPIANTI DI RICICLO Alluminio: 3.853 t Materiali ferrosi: 1.991t Plastica: 14.126 t MPS alluminio: 3.287t MPS materiali ferrosi: 1.754 t MPS plastica: 9.666 t Residui Alluminio: 12.845 t Materiali ferrosi: 6.637 t Plastica: 48.420 t Compost (53.400t) + energia: sostituzione di torba e concimi chimici e di combustibili fossili Compost (189.626 t): sostituzione di torba e concimi chimici RUR 1.112.361 t Combustibile secondario in cementifici: sostituzione di petcoke Alluminio: 4.100 t Carta e cartone: 735.454 t Legno: 186.609 t Materiali ferrosi: 91.988 t Plastica: 194.715 t Vetro: 445.844 t MPS alluminio: 3.423 t MPS carta e cartone: 654.554 t MPS legno: 177.279 t MPS materiali ferrosi: 81.014 t MPS plastica: 141.069 t MPS vetro: 445.844 t sostituzione dei materiali primari IMPIANTI DI RICICLO RU 4.137.945 t RACCOLTA DIFFERENZIATA MONO/MULTI MATERIALE Materiali separati 3.025.584 t SEPARAZIONE DELLA MULTIMATERIALE E SELEZIONE DI OGNI FRAZIONE Organico: 650.880 t Verde: 498.976 t COMPOSTAGGIO Residui/Perdite di processo Residui DIGESTIONE ANAEROBICA + POST COMPOSTAGGIO Residui/Perdite di processo CDR 211.286 t Energia + materiali recuperati: sostituzione di combustibili fossili e di prodotti primari TERMOVALORIZZATORE Bioessiccato: 373.028 t Residui IMPIANTI DI TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO Residui/Perdite di processo IMPIANTI DI RICICLO MPS alluminio: 10.957 t MPS materiali ferrosi: 5.848 t MPS plastica: 32.221 t Residui 376 7.6 CONFRONTO TRA SCENARI DI GESTIONE INTEGRATA Si riportano in questo capitolo a confronto le principali caratteristiche e prestazioni energetiche ed ambientali dei nuovi Scenari al 2020 con RD al 67% (“Scenario 67%” e “Scenario 67%-TMB”) e degli scenari già presenti nel GERLA: Scenario 65% al 2020 e Scenario attuale riferito al 2009. 7.6.1 Quantitativi raccolti e gestione del RUR Gli scenari al 67% di RD si differenziano dallo “Scenario 65%” e dallo “Scenario 2009” innanzitutto per il quantitativo totale di rifiuti gestiti (Tabella 7.6.1.1), valore che nell’analisi LCA costituisce l’unità funzionale del sistema considerato Le previsioni fatte nel 2011 stimavano infatti un aumento dei rifiuti urbani per il 2020 (“Scenario 65%”) rispetto al 2009, mentre le ultime tendenze mostrano una diminuzione (“Scenario 67%”) Nei diversi scenari variano inoltre:  percentuale e composizione della raccolta differenziata;  percentuale, caratteristiche e destino del RUR. Scenari 67% e Scenario 67%-TMB Scenario 65%** Scenario 2009 % t % t % t RD 73,1% 3.025.584 70,3% 3.403.247 50,8 % 2.236.716 RUR 26,9% 1.112.361 29,7% 1.435.050 49,2% 2.166.350 Rifiuti Urbani 100% 4.137.945 100% 4.838.297 100% 4.403.066 ** Corrispondente al 70,3% per le sole frazioni considerate in GERLA Figura 7.6.1: Rifiuti urbani gestiti negli scenari confrontati Nello "scenario 65%" nella tabella di fig. 7.6.1 viene indicata una %RD del 70,3. Si suggerisce di anticipare la nota di figura 7.6.4 di pag. 340 indicata con il doppio asterisco per una migliore comprensione della tabella stessa. Il passaggio dal 2009 al 2020 conduce ad un aumento della RD e quindi ad una riduzione del RUR. Come già specificato, l’aumento percentuale della raccolta differenziata dal 2009 al 2020 scaturisce dall’incremento della modalità porta a porta (PP) a discapito della modalità con contenitori stradali (CON) per le frazioni di rifiuto RUR, carta e cartone, plastica e vetro (Tabella 7.6.1.2). 377 Frazione Scenari 67% e Scenario 67% TMB Scenario 65% Scenario 2009 PP CON PP CON PP CON Carta 73,5% 16,1% 72,5% 17,1% 62,4% 27,2% Plastica 68,5% 19,5% 67,5% 20,5% 58,7% 29,3% Vetro 50,0% 39,8% 55,0% 34,8% 40,0% 49,8% RUR 87,0% 13,0% 85,0% 15,0% 70,8% 29,2% Figura 7.6.2:Tipologie di raccolta assunte per gli Scenari 2020 al 67% e al 65% a confronto con quelle dello scenario 2009 per carta, plastica, vetro e RUR (Giavini, 2012). Per quanto riguarda le frazioni merceologiche separate per via differenziata , il quantitativo raccolto è in aumento passando dal 2009 al 2020. Confrontando invece i flussi degli scenari al 2020 si nota una leggera diminuzione passando dallo scenario 65% agli scenari 67%, derivante dal calo di produzione dei rifiuti stimato nel 2012. Scenario 67% e Scenario 67% TMB Scenario 65% Scenario 2009 Frazioni % t % t % t Ferrosi 2,99% 90.373 2,94% 99.965 2,74% 61.312 Alluminio 0,05% 1.442 0,05% 1.666 0,06% 1.385 Vetro 13,3% 402.354 13,63% 463.726 15,9% 356.608 Carta e cartone 21,96% 664.340 21,70% 738.629 24,10% 538.730 Plastica 7,18% 217.281 6,85% 233.251 5,69% 127.283 Legno 6,80% 205.744 6,85% 233.251 7,14% 159.731 Organico 21,51% 650.880 21,38% 727.522 18,73% 419.038 Verde 16,49% 498.976 16,81% 572.021 19,50% 436.207 Multimateriale 9,72% 294.194 9,79% 333.216 6,10% 136.425 RD 100% 3.025.584 100% 3.403.247 100% 2.236.717 Figura 7.6.3: Composizione della RD dei quattro scenari esaminati. Nota la composizione merceologica della raccolta differenziata e ipotizzando invariata la composizione del rifiuto lordo per tutti gli scenari (si veda progetto GERLA, relazione n.2) si determina la composizione merceologica del RUR (Tabella 7.6.1.4). 378 Composizione merceologica RUR 2020 (con RD al 67%*) RUR 2020 (con RD al 65%**) RUR 2009 (con RD al 50,8%) Frazioni % t % t % t Ferrosi 1,10% 12.289 1,4% 20.465 2,5% 54.359 Alluminio 1,73% 19.265 1,6% 22.654 1,0% 22.430 Vetro e inerti 2,03% 22.566 4,5% 64.200 8,0% 172.886 Carta 20,68% 229.997 23,8% 341.462 23% 498.464 Plastica 14,85% 165.238 15,9% 227.529 14,5% 313.382 Legno 0,66% 7.287 1,1% 15.835 3,1% 66.949 Organico 28,30% 314.780 28,0% 401.577 28,1% 608.492 Verde 2,54% 28.285 3,1% 44.480 5,8% 124.837 Altro 28,11% 312.654 20,7% 296.847 14,1% 304.549 Totale RUR 100% 1.112.361 100% 1.435.050 100% 2.166.350 PCI RUR kJ/kg - 9.010 9.632 - 9.337 * Corrisponde al 73,1% per le sole frazioni considerate in GERLA ** Corrispondente al 70,3% per le sole frazioni considerate in GERLA Figura 7.6.4: Composizione merceologica del RUR degli scenari al 2020 (con RD 65% e RD 67%) e al 2009 Le stime del 2011 conducevano ad un RUR con PCI più elevato del PCI del RUR al 2009, mentre le nuove stime portano ad un PCI del RUR al 2020 inferiore. Il rifiuto urbano residuo, oltre ad essere in termini percentuali (rispetto al rifiuti totali raccolti) e per composizione merceologica diverso negli scenari qui analizzati , è soggetto anche ad un destino differente:  Scenario 67%: 70% di RUR a “INC best”, 15% a “TMB tradizionale + cementificio e 15% a “TMB senza scarti + inc best”;  Scenario 67%-TMB: 50% di RUR a “TMB tradizionale + cementificio” e 50% a “TMB senza scarti + inc best”;  Scenario 65%: 73,7% di RUR a incenerimento, 7,7% ad impianti di selezione e 18,6% a TMB a flusso unico;  Scenario 2009: 69,6% di RUR a incenerimento, 7,7% ad impianti di selezione, 7,6% a TMB a flusso separato, 11% a TMB a flusso unico e 4,1% a discarica Come già descritto nel progetto GERLA, (relazione n. 2), nel passaggio dallo scenario 2009 allo scenario al 2020 con RD al 65% sono stati eliminati come primo destino del RUR la discarica e l’impianto TMB a flusso separato. La percentuale di RUR che nel 2009 era destinata a discarica è stata inviata ad incenerimento, mentre il TMB a flusso separato è stato convertito in TMB a flusso unico. Per quanto riguarda la modellizzazione dell’inceneritore a cui è destinato il RUR negli scenari 2009 e 2020 al 65% di RD, le 379 differenze ricadono nell’efficienza di produzione di energia termica e di recupero di materiale riciclabile dalle scorie:  Inceneritore “Scenario 2009”: il quantitativo di energia, elettrica e termica, deriva dalla media pesata dell’energia prodotta dai principali inceneritori lombardi a cui è stato destinato il RUR nel 2009. Dal trattamento delle scorie si recuperano solo metalli ferrosi.  Inceneritore “Scenario al 2020 65%”: per l’energia elettrica si assume lo stesso rendimento netto dello Scenario 2009, mentre per l’energia termica si assume il rendimento di produzione dell’inceneritore A2A di Brescia. Dal trattamento delle scorie, oltre ai metalli ferrosi, si recupera alluminio con efficienza pari all’8,2% rispetto all’alluminio presente nel RUR (1,58%) (elaborazione dati Turconi et al. 2011). Le emissioni al camino (ad eccezione delle emissioni di CO2), gli input di processo e il trattamento dei residui derivano dall’inceneritore Silla (Turconi et al 2011). Le emissioni di CO2 sono state calcolate sulla base della composizione merceologica del RUR rispettivamente al 2009 e al 2020 con RD al 65%. La tabella 7.6.1.5 richiama a confronto i parametri degli inceneritori del RUR per lo Scenario 2009 e per lo scenario al 2020 con RD al 65%. Parametri inceneritore del RUR Scenario al 2020 65% Scenario 2009 PCI RUR [kJ/kg] 9.632 9.337 η energia elettrica netta [%]* 24% En. elettrica netta [kWhel/tRUR] 648 628 η energia termica [%] ** 29% 7% En. termica [kWhth/tRUR] 764 176 * al netto degli autoconsumi ipotizzati pari al 15% dell’energia elettrica prodotta ** al netto delle perdite nella rete di distribuzione e attraverso gli scambiatori di calore condominiale pari al 20% dell’energia termica prodotta Figura 7.6.5: Parametri relativi all’incenerimento del RUR per gli scenari 2009 e 2020 65% Per comodità si riportano nelle figure 7.6.6 e 7.6.7 gli schemi di flusso della gestione del RUR, rispettivamente per lo scenario al 2009 e per lo scenario al 2020 con RD al 65%, gli schemi dell’intera gestione dei rifiuti già presenti nel Progetto GERLA (relazione n. 2). 380 Figura 7.6.6: Schema di flusso della gestione del RUR nello “Scenario 2009” Figura 7.6.7: Schema di flusso della gestione del RUR nello “Scenario 65%” Si ricorda, inoltre, che mentre nella modellizzazione dello scenario 2009 non si è fatta distinzione tra inceneritore RUR e inceneritore CDR, nella modellizzazione dello scenario 65% tale distinzione è stata introdotta: l’inceneritore CDR è stato modellizzato mantenendo le efficienze di recupero di energia uguali a quelle dell'inceneritore del RUR e assumendo un PCI del CDR pari 16.930 kJ/kg; si sono inoltre apportate delle modifiche ai quantitativi di scorie e ceneri prodotte sulla base dei dati forniti un gestore. 56,1% 93.761 27,6% 72,4% 57,2% 42,8% 29,7% 70,3% 98,8% 1,2% 100% Discarica Termovalorizzatore Discarica Termovalorizzatore Discarica Cementificio Termovalorizzatore Discarica Termovalorizzatore 23,6% 18,3% Biostabilizzato CDR Scarti Frazione secca Bioessiccato 9,5% 30,7% 17,8% 20,2% Perdite di processo: 100.559 18,6% 403.970 t 497.731 t 397.172 t 79,8% 7,7% 166.993 t 69,6% 1.506.711 t 4,1% 88.676 t Biogas 10.749.590 m3 Recupero energetico 17.421 MWh 59.910 t 35,9% 8% Scarti: 13.322 t Termovalorizzazione RIFIUTI INDIFFERENZIATI 2.166.350 t da PP: 70,8% da CON: 29,2 Discarica Termovalorizzazione Selezione Impianti TMB Percolato: 72.085 260.825 t 79,8% 56,1% 61.909 t. 20,7% Perdite di processo: 60.084 t 100% 30,2% 69,8% 98,6% 1,4% Termovalorizzatore per RUR Termovalorizzatore per RUR Termovalorizzatore per RUR Cementificio Termovalorizzatore per CDR Discarica 39.669 t 35,9% 8% Scarti: 8.840 t RIFIUTI INDIFFERENZIATI 1.435.050 t da PP: 85% da CON: 15% Termovalorizzatore per RUR Selezione Impianti TMB a flusso unico 328.909 t 7,7% 110.499 t 18,6% 266.919 t 73,7% 1.057.632 t 31,1% CDR Scarti Bioessiccato 41,7% 27,2% 381 7.6.2 Produzione di scarti Un ulteriore elemento interessante di confronto tra gli scenari analizzati è dato dalla produzione di residui. La Tabella 7.6.8 riporta i quantitativi di materiale di scarto ottenuti nei diversi scenari e suddivisi per filiere (trattamenti degli imballaggi, di verde e organico e del RUR). Nel complesso si evidenzia un aumento consistente del materiale scartato dalla filiera di gestione dei materiali da imballaggio intercettati dalla RD, passando dallo Scenario 2009 allo Scenario 2020 65% associato all’aumento della raccolta differenziata e una lieve diminuzione passando dallo Scenario 65% agli Scenari 67% (si ricorda che le filiere di recupero e trattamento delle frazioni derivanti dalla RD sono identiche per i due scenari al 2020 con RD al 67%). Analizzando invece gli scarti derivanti dagli impianti TMB e dalla selezione del RUR si nota una diminuzione nel passaggio dallo Scenario 2009 allo Scenario 65% dovuta sia al quantitativo inferiore di RUR che al differente destino. Confrontando invece tale voce per i due nuovi scenari (Scenario 67% e Scenario 67% TMB) a parità di quantitativo di RUR raccolto lo Scenario 67%-TMB risulta avere maggiori scarti a causa di un flusso maggiore di RUR (il 50% del RUR totale raccolto rispetto al 15%) destinato ad impianto TMB tradizionale con produzione di scarti smaltiti in discarica. Un confronto più equo, visti i quantitativi di rifiuti raccolti differenti per gli scenari qui analizzati, si ottiene calcolando il valore percentuale degli scarti complessivi (valori percentuali riportati nell’ultima riga della Tabella 7.6.8): si vede un aumento passando dallo Scenario 2009 allo Scenario 65% causato dal maggior quantitativo di scarti derivanti dalla raccolta differenziata ed un aumento più rilevante passando dallo Scenario 2009 allo Scenario 67%-TMB causato non solo dal quantitativo maggiore degli scarti della RD ma anche degli scarti da impianti TMB DETTAGLIO SCARTI (t) Scenario 67% Scenario 67%-TMB Scenario 2020 65% Scenario 2009 Scarti della selezione su RD mono 134.140 149.370 98.691 Scarti della separazione su multi 60.676 68.724 28.137 Scarti della selezione su multi separata 22.200 25.145 10.295 Scarti della fase di riciclo 155.527 171.467 106.904 Scarti totali dagli imballaggi (A) 372.543 414.706 244.027 Scarti trattamento verde 80.150 92.296 117.979 Scarti trattamento organico 130.176 145.504 36.310 Scarti totali da verde+organico (B) 210.686 237.800 154.289 Scarti totali da RD (A+B) 583.229 652.506 398.316 Scarti da TMB + selezione RUR (C) 62.436 208.120 79.784 84.019 Scarti totali (A+B+C) 645.665 791.349 732.290 482.335 % scarti rispetto al RU* 15,6% 19,1% 15,1% 11,0% * I RU sono 4.137.945 t negli scenari al 67% di RD, 4.838.297 t nello scenario 65% e 4.403.066 t nello scenario 2009 **Il destino di tali scarti è incenerimento, discarica, cementificio o trattamenti appositi Tabella 7.6.8: Produzione di scarti negli scenari 2020 (con RD al 67% e RD al 65%) e nello scenario 2009 382 7.6.3 Quantitativi di rifiuti avviati a incenerimento, discarica e cementificio La tabella 7.6.9 riporta, invece, il materiale inviato ad incenerimento (indicando anche i residui prodotti da tale processo), mentre le tabelle seguenti riportano rispettivamente il materiale inviato a discarica e quello inviato a co-combustione in cementifici per i quattro scenari confrontati, questo per comprendere le capacità impiantistiche necessarie. Per quanto riguarda il materiale avviato ad incenerimento (tab. 7.6.9) la percentuale sul rifiuto totale diminuisce passando dallo Scenario 2009 a tutti gli altri scenari analizzati: ciò deriva dal quantitativo inferiore di RUR/bioessiccato/CDR/frazione secca incenerito derivante dalla diminuzione del RUR raccolto, nonostante il quantitativo superiore di scarti prodotti dalla filiere di trattamento e recupero della RD. E’ da notare l’assenza di scarti da selezione/pretrattamento RUR per gli scenari al 67% di RD: ciò deriva dal fatto che gli scarti derivanti dall’impianto “TMB tradizionale” sono destinati in discarica (Tabella 7.6.10, mentre l’altra tipologia di impianto TMB a cui è destinato parte del RUR non produce scarti. A parità di rifiuti urbani prodotti e di composizione si ha una diminuzione di materiale inviato a incenerimento passando dallo “scenario 67%” allo “Scenario 67%-TMB”: ciò deriva dall’assenza in quest’ultimo scenario dell’invio diretto del RUR ad incenerimento, cosa che comporta anche quantitativi maggiori di CDR avviato a cementificio (Tabella 7.6.8) e di scarti in discarica. Rapportando, infatti, questi ultimi al rifiuto totale lo “Scenario 67%-TMB” risulta inviare in discarica un quantitativo circa doppio rispetto a quello dello “Scenario 67%”. MATERIALE INVIATO AD INCENERIMENTO (t) Scenario 67% Scenario 67% TMB Scenario 2020 65% Scenario 2009 Scarti da RD 457.742 457.742 515.710 324.979 Scarti da selezione/pretrattamento RUR - - 985 848 RUR/bioessiccato/CDR/frazione secca 890.561 373.028 1.254.334 1.751.309 Totale ad incenerimento 1.348.303 830.770 1.771.030 2.077.136 % rispetto al RU* 33% 20% 37% 47% Residui prodotti da incenerimento (t) Scorie totali 172.987 106.588 219.639 265.873 Metalli ferrosi da scorie a recupero 12.135 7.477 15.362 18694 Alluminio da scorie a recupero 7.069 3.413 2.204 Scorie selezionate 133.020 82.904 175.695 213.945 Sopravaglio scorie a discarica 20.764 12.794 26.378 33.234 Prodotti sodici residui (PSR) 16.989 10.468 22.262 26.172 Ceneri 29.258 18.028 45.089 45.074 Ceneri inertizzate a discarica 37.887 23.345 58.390 58.368 * I RU sono 4.137.945 t negli scenari al 67% di RD, 4.838.297 t nello scenario 65% e 4.403.066 t nello scenario 2009 Tabella 7.6.9: Materiale inviato ad incenerimento e residui prodotti 383 MATERIALE INVIATO A DISCARICA (t) Scenario 67% Scenario 67%-TMB Scenario 2020 65% Scenario 2009 Scarti da selezione/pretrattamento RUR 62.436 208.120 78.799 83.170 RUR/bioessiccato/frazione secca/biostabilizzato - - - 193.852 Residui da incenerimento 58.651 36.139 84.768 91.602 Totale a discarica 121.087 244.259 163.567 368.624 % rispetto al RU* 2,9% 5,9% 3,4% 8,4% * I RU sono 4.137.945 t negli scenari al 67% di RD, 4.838.297 t nello scenario 65% e 4.403.066 t nello scenario 2009 Tabella 7.6.10: Materiale inviato in discarica MATERIALE INVIATO A CEMENTIFICIO (t) Scenario 67% Scenario 67%-TMB Scenario 2020 65% Scenario 2009 Scarti totali filiera di recupero plastica 113.836 123.855 65.719 Scarti selezione plastica da RD mono 43.635 47.298 27.995 Scarti selezione plastica da RD multi 16.555 18.751 7.677 Scarti di riciclo plastica (RD mono+multi) 53.646 57.807 30.047 CDR 63.386 211.286 32.847 36.214 Totale a cementificio 177.222 325.122 156.702 101.933 % rispetto al RU* 4,3% 7,9% 3,2% 2,3% * I RU sono 4.137.945 t negli scenari al 67% di RD, 4.838.297 t nello scenario 65% e 4.403.066 t nello scenario 2009 Tabella 7.6.11: Materiale inviato a cementificio 7.6.4 Materie prime secondarie e compost prodotti La Tabella 7.6.12 riassume i quantitativi di materie prime secondarie (MPS) prodotte dal riciclo dei materiali da imballaggio raccolti, dal trattamento delle scorie prodotte nell’incenerimento degli scarti da RD e del materiale della filiera del RUR e i quantitativi di materie prime secondarie recuperate dagli impianti di TMB per i quattro scenari qui analizzati. Analizzando i valori percentuali è evidente un aumento nel passaggio dal 2009 al 2020, qualsiasi sia lo scenario al 2020. Lo scenario con una percentuale maggiore di MPS rispetto al totale dei rifiuti è lo “Scenario 67%-TMB”. Confrontando i due scenari al 2020 con RD al 67%, la produzione di MPS nello “Scenario 67%-TMB” risulta lievemente maggiore: ciò deriva dalla maggior produzione di MPS dai materiali recuperati dagli impianti TMB che compensano i maggiori quantitativi di MPS prodotte dai materiali recuperati dalle scorie dell’incenerimento nella filiera del RUR nello “Scenario 67%”. Si ricorda che in quest’ultimo scenario, il 70% di RUR è inviato direttamente ad incenerimento e il restante 30% è suddiviso equamente tra le due tipologie di TMB scelte, mentre il RUR nello “Scenario 67%-TMB” è inviato per il 50% al “TMB senza scarti + inc best”e per il 50% al TMB plastiche + cementificio”. La maggiore 384 produzione di MPS dalle scorie derivanti dall’incenerimento del materiale della filiera del RUR deriva non solo dall’incenerimento della maggior parte del RUR tal quale, ma anche dalla maggiore efficienza di recupero dell’alluminio dal trattamento delle scorie pari (31,6% rispetto all’alluminio presente nel RUR contro il 26,9% rispetto all’alluminio presente nel bioessiccato). Materiale recuperato (t) Scenario 67% Scenario 67%-TMB 2020 65% 2009 MPS da RD materiali da imballaggio 1.503.183 1.503.183 1.688.997 1.137.444 MPS Alluminio 3.423 3.423 3.903 2.143 MPS Carta 654.554 654.554 729.323 501.595 MPS Legno 177.279 177.279 200.981 137.632 MPS Materiali ferrosi 81.014 81.014 89.840 53.119 MPS Plastica 141.069 141.069 152.011 79.011 MPS Vetro 445.844 445.844 512.939 363.944 MPS da scorie per incenerimento scarti RD 5.583 5.583 4.612 2.577 MPS Alluminio 1.954 1.954 523 MPS Materiali ferrosi 3.629 3.629 4.089 2.577 MPS da TMB 14.707 49.026 0 0 MPS Alluminio 3.287 10.957 - MPS Materiali ferrosi 1.754 5.848 - MPS Plastica 9.666 32.221 - MPS da scorie per incenerimento materiale da filiera del RUR 10.594 3.656 10.641 13.893 MPS Alluminio 3.533 698 1.196 MPS Materiali ferrosi 7.061 2.958 9.445 13.893 MPS totali 1.534.067 1.561.448 1.704.250 1.153.914 % rispetto al RU* 37% 38% 35% 26% * I RU sono 4.137.945 t negli scenari al 67% di RD, 4.838.297 t nello scenario 65% e 4.403.066 t nello scenario 2009 Tabella 7.6.12: MPS recuperate La tabella 7.6.13riporta infine i quantitativi di materiale recuperato recuperati dati dalla somma di: MPS totali, compost da compostaggio e compost da post compostaggio. Materiali recuperato (t) Scenario 67% Scenario 67%-TMB 2020 65% 2009 MPS totali 1.534.067 1.561.448 1.704.435 1.153.914 Compost da compostaggio 189.626 189.626 217.385 235.679 Compost da post-compostaggio 53.400 53.400 59.687 14.937 Materiale recuperato totale 1.777.093 1.804.474 1.981.507 1.404.530 % rispetto al RU 43% 44% 41 % 32% * I RU sono 4.137.945 t negli scenari al 67% di RD, 4.838.297 t nello scenario 65% e 4.403.066 t nello scenario 2009 Tabella 7.6.13: Materiali recuperati 385 7.7 Indicatori di impatto Si confrontano infine gli impatti energetici ed ambientali per i quattro scenari considerati, sia comprendendo che escludendo gli impatti evitati. Si ricorda che il confronto degli indicatori espressi per le tonnellate totali è viziato dal differente quantitativo di rifiuto lordo generato nel 2009 (Scenario attuale) e nel 2020 (Scenari futuri): si procede quindi analizzando i risultati espressi per una tonnellata di rifiuto lordo raccolto. La figura 7.7.1 riporta i risultati dell’impatto energetico mentre la figura 7.7.2 mostra quelli degli impatti ambientali per i quattro scenari ed espressi per 1 tonnellata di rifiuto urbano raccolto. Figura 7.7.1: Confronto degli impatti energetici nei quattro diversi scenari analizzati, espressi per una tonnellata di rifiuto lordo raccolto, considerando o meno gli impatti evitati. 2009 65% 67% 67%-TMB 2009 65% 67% 67%-TMB 12.000 10.000 8.000 6.000 4.000 2.000 0 2.000 4.000 6.000 M J/ t Impatto energetico Con impatti evitati Senza impatti evitati 386 Figura 7.7.2:Confronto degli impatti ambientali nei quattro diversi scenari analizzati, espressi per una tonnellata di rifiuto lordo raccolto, considerando o meno gli impatti evitati 2009 65% 67% 67%-TMB 2009 65% 67% 67%-TMB 2,00 1,50 1,00 0,50 0,00 0,50 1,00 1,50 2,00 kg S O 2 eq /t Acidificazione Con impatti evitati Senza impatti evitati 2009 65% 67% 67%-TMB 2009 65% 67% 67%-TMB 400 300 200 100 0 100 200 300 400 500 kg C O 2 eq /t Riscaldamento globale Con impatti evitati Senza impatti evitati 2009 65% 67% 67%-TMB 2009 65% 67% 67%-TMB 0,25 0,20 0,15 0,10 0,05 0,00 0,05 0,10 0,15 0,20 kg C 2H 4 eq /t Formazione fotochimica di ozono Con impatti evitati Senza impatti evitati 2009 65% 67% 67%-TMB 2009 65% 67% 67%-TMB 300 250 200 150 100 50 0 50 100 150 200 kg 1 ,4 D C B e q/ t Tossicità umana Con impatti evitati Senza impatti evitati 387 Si evidenzia che per tutti gli scenari tutti gli indicatori inclusivi degli impatti evitati presentano segno negativo: questo significa che i benefici derivanti dal recupero di materia ed energia dai rifiuti riescono a compensare gli impatti aggiunti nell’ambiente per il trattamento degli stessi. Per quanto riguarda l’impatto energetico, escludendo gli impatti evitati, lo scenario 2009 e lo Scenario 65%” risultano molto simili, mentre i nuovi scenari al 67% di RD si discostano risultando meno impattanti, in modo particolare lo “Scenario 67%-TMB”. Considerando anche gli impatti evitati, tutti gli scenari al 2020 risultano più performanti dello scenario attuale e ciò è vero in particolar modo per gli scenari al 67%, il cui risultato è molto simile. Per quanto riguarda gli impatti ambientali, escludendo gli impatti evitati, tutti e quattro gli scenari analizzati risultano molto simili ad eccezione dell’indicatore di riscaldamento globale per cui passando dallo scenario 2009 agli scenari al 2020 (dallo “Scenario 65%” allo “Scenario 67%” e poi allo “Scenario 67%-TMB) il sistema di gestione dei rifiuti urbani risulta meno impattante. Considerando anche gli impatti evitati, così come per l’indicatore di impatto energetico, tutti gli scenari al 2020 risultano più performanti dello scenario attuale, in particolar modo gli scenari al 67% il cui risultato è molto simile, ad eccezione dell’indicatore di tossicità umana. Considerando solo quest’ultimo indicatore, lo “Scenario 67%-TMB” risulta apportare maggiori benefici dello “Scenario 67%”. 7.8 Conclusioni In conclusione si può affermare che: i bilanci di materia riportati (in particolare i quantitativi di materiale inviati ad incenerimento, a discarica o a cementificio) servono per comprendere le necessità impiantistiche associate a ciascuno scenario; tutti gli scenari, grazie al recupero di materia e di energia in essi effettuato, riescono a compensare gli impatti associati alla gestione dei rifiuti; tutti gli scenari proposti per il 2020 comportano maggiori benefici rispetto alla gestione attuale (scenario 2009); al 2020 i due scenari al 67% di RD risultano per 4 indicatori su 5 molto simili così come anche per quanto riguarda la quantità di materiale recuperato. Lo “Scenario 67%-TMB” risulta migliore nell’indicatore di tossicità umana, tuttavia invia un quantitativo doppio di materiale in discarica e fa un maggior ricorso alla tecnologica del “TMB senza scarti” la cui fattibilità tecnica è da verificare. 388 BIBLIOGRAFIA ARPA - Azienda Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Lombardia, 2012 Catasto e osservatorio rifiuti, [online] URL: http://ita.arpalombardia.it/ita/servizi/rifiuti/rifiuti.asp Biganzoli L., Grosso M., Forte F., 2012, Alluminium Mass Balance in Waste Incineration and Recovery Potential From the Bottom Ash: A Case Study. Waste and Biomass Valorization Caputo A. e Pelagagge, 2001, RDF production plants: I Design and costs Consonni S., Giugliano M., Grosso M., Rigamonti L., Palini E., Begnis F., Bilancio ambientale, energetico ed economico del recupero di energia da rifiuti urbani mediante produzione di CDR e co-combustione in impianti non dedicati - Relazione finale volume I: Co-combustione in impianti non dedicati. Rapporto interno per Federambiente, 2005. Giavini M., 2012 Comunicazione personale Grosso M., Rigamonti L., Brambilla V., Luglietti R., Falbo A., Analisi LCA del sistema di gestione dei rifiuti urbani della Lombardia: situazione attuale e scenari evolutivi. Relazione n. 2 , Progetto GERLA Navarotto et al., 2012, Materials recovery from municipal solid Waste, Atti di SIDISA2012: International Symposium of Sanitary and Environmental Engineering 9th edition. Turconi et al., 2001 Life cycle assessment of waste incineration in Denmark and Italy using two LCA models, Waste Management & Research Waste & Resources Action Programme, Final report, 2008: “LCA of Management Options for Mixed Waste Plastics” http://ita.arpalombardia.it/ita/servizi/rifiuti/rifiuti.asp 389 8 Fabbisogno impiantistico L’articolo 182-bis del D.Lgs 152/2006 enuncia i principi di autosufficienza e prossimità specificando che “ lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani non differenziati sono attuati con il ricorso ad una rete integrata ed adeguata di impianti, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili e del rapporto tra i costi e i benefici complessivi, al fine di: a) realizzare l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti del loro trattamento in ambiti territoriali ottimali; b) permettere lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani indifferenziati in uno degli impianti idonei più vicini ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti; c) utilizzare i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un alto grado di protezione dell'ambiente e della salute pubblica”. Anche il successivo articolo 199, riguardante la pianificazione regionale, alla lettera g) del comma 3 ricorda che i piani regionali di gestione dei rifiuti prevedono ”il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani secondo criteri di trasparenza, efficacia, efficienza, economicità e autosufficienza della gestione dei rifiuti urbani non pericolosi all'interno di ciascuno degli ambiti territoriali ottimali […]”. Per quanto concerne il rifiuti da raccolta differenziata destinati al riciclaggio ed al recupero, l’art. 181 evidenzia, in ogni caso, che “è sempre ammessa la libera circolazione sul territorio nazionale […] al fine di favorire il più possibile il loro recupero privilegiando il principio di prossimità agli impianti di recupero. Il successivo art. 182-ter, riguardante i rifiuti organici, sottolinea altresì che le Regioni e le Province autonome, i Comuni e gli Ato, ciascuno per le proprie competenze, sono tenute a mettere in atto misure volte ad incoraggiare “il trattamento dei rifiuti organici in modo da realizzare un livello elevato di protezione ambientale”. In virtù di quanto stabilito dalla normativa vigente sopra richiamata, nel presente capitolo vengono dunque affrontati gli aspetti inerenti al fabbisogno impiantistico per le diverse tipologie di rifiuti urbani, focalizzando l’attenzione in particolar modo sul trattamento del rifiuto urbano indifferenziato, dei residui da esso derivanti e della frazione organica raccolta in maniera differenziata. 8.1 Scenari considerati per la valutazione del fabbisogno impiantistico al 2020 La valutazione del fabbisogno impiantistico ha come riferimento temporale l’anno 2020 e viene effettuata sulla base dei 2 sottoscenari descritti nel capitolo 7 (Approfondimento dello studio LCA) che, a completamento delle stime di % di RD, di popolazione e di produzione pro capite di RU stabilite dallo Scenario di Piano di cui al cap. 6, prevedono significativi miglioramenti relativamente alle tecnologie impiantistiche di trattamento del RUR. A scopo cautelativo, le stesse stime vengono applicate anche allo scenario “inerziale” (BAU) assumendo una ripartizione impiantistica del RUR identica a quella in essere al 2010; tale scenario serve a valutare l'eventuale fabbisogno impiantistico anche nel caso ipotetico in cui la nuova pianificazione regionale non incida in alcun modo sull'evoluzione della produzione pro capite di rifiuti (che al 2020 sarebbe pari 492,1 kg/ab., vedi cap. 4), della raccolta differenziata e sulle modifiche dell'impiantistica. Di seguito vengono richiamati i parametri e le ipotesi che caratterizzano i tre scenari analizzati: Scenario "67% INC": − % di raccolta differenziata: 67%; − produzione pro capite di rifiuti al 2020: 455,3 kg/abitante; − ripartizione impiantistica per il RUR: 70% di RUR a “INC best”, 15% a “TMB tradizionale + cementificio” e 15% a “TMB senza scarti con recupero materiali + incenerimento best”; − popolazione: 10.557.381 abitanti. 390 Scenario "67% TMB": − % di raccolta differenziata: 67%; − produzione pro capite di rifiuti al 2020: 455,3 kg/abitante; − ripartizione impiantistica per il RUR: 50% di RUR a “TMB tradizionale + cementificio” e 50% a “TMB senza scarti con recupero materiali + incenerimento best”; − popolazione: 10.557.381 abitanti. Scenario “inerziale” (BAU) − % di raccolta differenziata: 60,4%; − produzione pro capite di rifiuti al 2020: 492,1 kg/abitante; − ripartizione impiantistica per il RUR: 77% di RUR a “INC medio” e 23% a “TMB tradizionale"; − popolazione: 10.557.381 abitanti. 8.2 Quantitativi derivanti dagli scenari al 2020 8.2.1 Ripartizione delle varie frazioni di rifiuto urbano sulla base degli scenari Ai fini dell’identificazione del contributo delle varie frazioni al raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata indicate dagli scenari, sono state effettuate delle valutazioni basate sulla stima della composizione del rifiuto lordo, già indicata nel cap. 5 e nell’allegato studio LCA “Progetto GERLA”. Scenario BAU Scenario BAU (tonnellate) Scenario di Piano 67% Scenario di Piano 67% (tonnellate) RUR 29,60% 1.537.805 23,14% 1.112.361 ING smalt 6,20% 322.108 6,06% 291.310 SPAZZAMENTO 3,80% 197.421 3,80% 182.670 Totale non RD 2.057.334 33,00% 1.586.340 ING recupero 1,30% 67.539 1,44% 69.222 Carta 12,50% 649.411 13,82% 664.340 Vetro 8,30% 431.209 8,37% 402.354 Plastica 3,40% 176.640 4,52% 217.281 Organico 12,20% 633.825 13,54% 650.880 Verde 10,00% 519.529 10,38% 498.976 Legno 4,00% 207.811 4,28% 205.744 Ferro 1,50% 77.929 1,88% 90.373 Alluminio 0,02% 1.039 0,03% 1.442 RAEE 0,80% 41.562 1,32% 63.454 Altre RD 0,78% 40.523 1,30% 62.492 Multimateriale 5,60% 290.936 6,12% 294.194 Totale RD 60,40% 3.137.953 67,00% 3.220.752 Totale RU 5.195.287 4.807.092 Tabella 8.2.1 – Ripartizione percentuale tra le frazioni e quantitativi risultanti nello Scenario di Piano. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) In figura 8.2.1 è riportato lo schema di flusso generale relativo ai dati dello ”Scenario di piano 67%” al 2020. Come si vede, nell'impiantistica di destino finale delle varie frazioni, è stata inserita l'opzione degli impianti di trattamento meccanico / biologico con recupero di parte dei materiali riciclabili ed azzeramento del destino in discarica ("TMB senza scarti"), in considerazione dei risultati dello studio di approfondimento LCA sul destino del RUR, esposto al capitolo 5. 391 Figura 8.2.1 - Dati base relativi allo scenario di piano al 2020 e schema di flusso generale. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) I quantitativi sopra ricavati per lo “Scenario di Piano 67%” sono riportati anche nella tabella8.2.2, nella quale è indicato il confronto con il massimo intercettabile delle frazioni principali (derivante dalla composizione del rifiuto lordo) e la situazione al 2010. Nella figura 8.2.2 è riportato l’incremento previsto dei tassi di intercettazione. 392 Frazione % sul totale scenario di Piano 67% % compreso multimater. ripartito Tonnellate 2010 compreso multimater. ripartito Tonnellate 2020 compreso multimater. ripartito % su Rifiuto lordo studio LCA* Ton in rifiuto lordo 2010 Ton in rifiuto lordo 2020 % interce tt. 2010 % intercett. 2020 RUR non riciclabile 23,14% 23,14% 2.133.701 1.112.361 7,56% 334.958 312.654 INGOMBRANTI smalt. 6,06% 6,06% 227.843 291.310 SPAZZAMENTO 3,80% 3,80% 164.356 182.670 INGOMBRANTI rec. 1,44% 1,44% 53.283 69.222 CARTA 13,82% 16,36% 607.425 786.450 24,56% 1.088.957 1.016.447 55,8% 77,4% VETRO 8,37% 10,67% 409.719 512.749 12,94% 573.503 535.315 71,4% 95,8% PLASTICA 4,52% 5,52% 156.023 265.290 10,40% 461.241 430.528 33,8% 61,6% ORGANICO 13,54% 13,54% 445.596 650.880 23,34% 1.034.547 965.660 43,1% 67,4% VERDE 10,38% 10,38% 447.337 498.976 12,74% 564.875 527.262 79,2% 94,6% LEGNO 4,28% 4,28% 163.436 205.744 5,15% 228.228 213.031 71,6% 96,6% FERROSI 1,88% 2,10% 64.231 101.086 2,74% 121.462 113.375 52,9% 89,2% ALLUMINIO 0,03% 0,09% 5.664 4.409 0,57% 25.362 23.674 22,3% 18,6% RAEE 1,32% 1,32% 49.181 63.454 Altre RD 1,30% 1,30% 32.575 62.492 Multimateriale 6,12% Totale RU 4.960.372 4.807.092 Rifiuto lordo studio LCA* 4.433.134 4.137.945 * Il “rifiuto lordo LCA” non tiene conto di alcune tipologie di rifiuti raccolti separatamente quali ingombranti, RAEE, terre di spazzamento e altre RD. Nella colonna “% rifiuto lordo studio LCA” sono indicate le % delle varie frazioni merceologiche che costituiscono il rifiuto lordo comprensive di quanto ancora presente nel RUR. Tabella 8.2.2 – Confronto tra il 2010 ed il 2020 sui quantitativi raccolti e sulle percentuali di intercettazione rispetto a quanto presente nel rifiuto lordo. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) Figura 8.2.2 – Confronto tra i tassi di intercettazione delle frazioni principali al 2010 e al 2020. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% CARTA VETRO PLASTICA ORGANICO VERDE LEGNO FERROSI ALLUMINIO Tassi di intercettazione 2010 2020 393 8.2.1.1 Considerazioni sui tassi di intercettazione Come evidenziato dai valori sopra riportati, per tutte le frazioni principali si ipotizza un incremento al 2020 del tasso di intercettazione rispetto a quanto teoricamente presente nel “rifiuto lordo”. In termini di efficienza nell’intercettazione, si possono distinguere: − le frazioni di RD per le quali sarebbe teoricamente possibile un margine di miglioramento, ulteriore rispetto a quello conseguito; − le frazioni di RD per le quali si prevede già, con lo scenario al 67%, un’efficienza di intercettazione praticamente massima Nel primo gruppo si possono annoverare la carta, che raggiunge il tasso del 77,4%, la plastica (61,6%), l’organico (67,4%). Nel secondo gruppo si ritrova il vetro (95,8%), il verde (94,6%), il legno (96,6%); i tassi così elevati di queste frazioni sono spiegabili concettualmente con le seguenti motivazioni. Per il vetro si ipotizza che, con una raccolta differenziata così spinta, sia la prima frazione che il cittadino tende a non conferire nel sacco viola, sia per questione di abitudine che per maggiore sicurezza nel conferimento. Per gli scarti verdi si ipotizza un forte disincentivo al conferimento improprio nel sacco del rifiuto residuo indifferenziato, grazie alla sua facile visibilità soprattutto in caso di raccolta del RUR con sacco semitrasparente come previsto dal modello omogeneo. Il verde è quindi una frazione tipicamente conferita al centro di raccolta, come del resto il legno, cosa che spiega la sua improbabile presenza nel sacco del RUR. 8.2.2 Parametri impiantistici utilizzati per la definizione degli scenari Le assunzioni riportate nella tabella seguente, utilizzate per definire compiutamente i flussi di RU e dei residui del loro trattamento, derivano dalla LCA dello studio GERLA (nelle celle di colore arancione sono riportati i dati reali riferiti all’anno 2010 che si considerano costanti nello scenario inerziale). Scenario di Piano (67% RD) Scenario inerziale Scenario 67% INC Scenario 67 % TMB 60,4 % RD Destino del RUR Incenerimento 70% 0% 77% TMB 15% 50% 23% TMB con recupero di materia 15% 50% 0% Bilancio di massa dei TMB normali (uscita risp. Ingresso) Come 2010 CDR 38,0% 38,0% 18,9% Frazioni Secche Combustibili o Sovvalli (FSC) 0,0% 0,0% 18,4% Scarti a discarica 37,4% 37,4% 39,7% Perdite 22,9% 22,9% 22,2% Alluminio 1,1% 1,1% 0,3% Materiali ferrosi 0,6% 0,6% 0,5% Totale 100,0% 100,0% 100,0% Bilancio di massa dei TMB con recupero di materia (uscita risp. Ingresso) CDR 0,0% 0,0% FSC 67,1% 67,1% Scarti a discarica 0,0% 0,0% Perdite 22,4% 22,4% Alluminio 1,2% 1,2% Ferrosi 0,6% 0,6% LDPE 4,9% 4,9% PET 2,5% 2,5% HDPE 1,3% 1,3% Totale 100,0% 100,0% 394 Scenario di Piano (67% RD) Scenario inerziale Scenario 67% INC Scenario 67 % TMB 60,4 % RD Qualità delle raccolte scarti dalla fase di selezione delle RD imballaggi (come 2010) 11,6% 11,6% 11,6% scarti dalla fase di riciclo delle RD imballaggi 8,3% 8,3% 8,3% scarti da compostaggio verde 2,0% 2,0% 2,0% scarti da compostaggio FORSU 14,4% 14,4% 14,4% Destino degli scarti Produzione CDR 19,5% 19,5% 10,3% Termo diretto 78,5% 78,5% 41,4% Discarica 2,0% 2,0% 48,3% Recupero da ingombranti % di ingombranti inviati a impianti di recupero 100% 100% 100% % media di recupero dagli ingombranti 19% 19% 19% Destino del non recuperato: termo 50% 50% 50% Destino del non recuperato: discarica 50% 50% 50% Recupero terre di spazzamento % di terre inviate a recupero 100% 100% 100% % media di recupero sulle terre 35% 35% 35% Destino del non recuperato: termo 50% 50% 50% Destino del non recuperato: discarica 50% 50% 50% Suddivisione verde - forsu del verde a impianti di solo verde 60,0% 60,0% 60,0% del verde a impianti verde + forsu 40,0% 40,0% 40,0% Compost prodotto % compost prodotto su impianti verde 50% 50% 50% % compost prodotto su impianti verde + forsu 34% 34% 34% Residui da termo % scorie su input 12,8% 12,8% 12,8% % ceneri leggere su input 2,2% 2,2% 2,2% % Prodotti Sodici Residui PSR su input 1,3% 1,3% 1,3% Metalli ferrosi da scorie 7,0% 7,0% 3,0% Alluminio da scorie 4,1% 3,2% 1,0% Sopravaglio da scorie a discarica 12,0% 12,0% 12,0% Incremento peso ceneri leggere x inertizzaz 129,5% 129,5% 129,5% Tabella 8.2.3 – Parametri impiantistici per la definizione degli scenari. (Fonte dati ARPA, Politecnico, elaborazioni Finlombarda spa) 8.3 Schemi di flusso e valutazioni riassuntive degli scenari 8.3.1 Schemi di flusso Lo schema di flusso di figura 8.3.1, sulla base delle assunzioni dei paragrafi precedenti, è stato dettagliato per i seguenti scenari impiantistici: sottoscenari dello Scenario di Piano (67% di RD): 1. scenario di evoluzione dell'impiantistica verso l’incenerimento “best”, denominato "scenario 67% INC" 2. scenario di innovazione ed ampliamento delle tecnologie TMB, denominato "scenario 67% TMB" come confronto, a titolo cautelativo: 3. scenario di evoluzione inerziale come definito al cap. 4 (raggiungimento del 60,4% RD). 395 Figura 8.3.1 - Schema di flusso al 2020 - scenario 67% - INC. (Fonte dati ARPA, Politecnico, elaborazioni Finlombarda spa) 396 Figura 8.3.2 - Schema di flusso al 2020 - scenario di Piano- 67%-TMB. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) 397 Figura 8.3.3 - Schema di flusso al 2020 - scenario inerziale (BAU). (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) 398 8.3.2 Valutazioni riassuntive Nelle tabelle e grafici seguenti vengono riportati gli indicatori principali relativi ai tre scenari impiantistici considerati. E' di particolare importanza l'indicatore "riciclo effettivo" che corrisponde al riciclo di tutte le frazioni raccolte, al netto di tutti gli scarti, sia nella fase di selezione sia in quella di riciclo. 8.3.2.1 Bilancio di massa Scenario 67%INC Scenario 67% TMB Scenario inerziale Scenario 67% Scenario 67% TMB Scenario inerziale Riciclo effettivo da RD 2.796.655 2.840.247 2.718.858 58,2% 59,1% 52,3% Incenerimento (diretto + scarti da TMB e RD) 1.494.597 980.157 1.677.533 31,1% 20,4% 32,3% Discarica (scarti da TMB e RD) 277.615 423.377 602.217 5,8% 8,8% 11,6% Impianti di combustione CDR 162.617 311.286 118.412 3,4% 6,5% 2,3% Perdite di processo da TMB 75.607 252.024 78.274 1,6% 5,2% 1,5% Totale rifiuti 4.807.092 4.807.092 5.195.287 100,0% 100,0% 100,0% Tabella 8.3.1 - indicatori principali dei tre scenari (bilancio di massa). (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) Figura 8.3.4 - indicatori principali dei tre scenari (bilancio di massa). (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) 0,0% 10,0% 20,0% 30,0% 40,0% 50,0% 60,0% 70,0% Riciclo effettivo Termovalorizzazione (diretto + scarti da TMB e RD) Discarica (scarti da TMB e RD) Impianti di combustione CDR Perdite di processo da TMB Scenario 67% - INC Scenario 67% - TMB Scenario inerziale 399 8.3.2.2 Indicatori di recupero e smaltimento Totale (tonnellate) % sui rifiuti urbani Scenario 67% INC Scenario 67% TMB Scenario inerziale Scenario 67% INC Scenario 67% - TMB Scenario inerziale 1 Avvio a recupero di materia (indicatore calcolato come attuale) 3.088.038 3.135.570 3.004.846 64,2% 65,2% 57,8% 2 Recupero energetico (primo destino RUR) 778.653 0 1.184.740 16,2% 0,0% 22,8% 3 Recupero energetico (totale termovalor. diretta e 2o dest. da TMB) 953.947 584.314 1.316.649 19,8% 12,2% 25,3% 1+3 Recupero di materia ed energia (compr. secondo destino) 4.041.985 3.719.884 4.321.495 84,1% 77,4% 83,2% 4 Riciclo effettivo (al netto di tutti gli scarti) compr. metalli da scorie 2.820.259 2.857.176 2.728.075 58,7% 59,4% 52,5% 5 Fabbisogno di discarica (solo scarti da trattamento RUR, ingombranti, spazzamento) 267.458 413.142 361.642 5,6% 8,6% 7,0% 6 Fabbisogno di discarica (tutti gli scarti) 303.136 443.266 629.867 6,3% 9,2% 12,1% 7 Scorie residue, ceneri e PSR da inceneritori 230.944 181.437 266.647 4,8% 3,8% 5,1% Tabella 8.3.2 - indicatori sintetici di recupero e smaltimento. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) Figura 8.3.5 - Indicatori sintetici di recupero e smaltimento. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) 8.4 Confronto tra quantitativi e potenzialità 8.4.1 Considerazioni sull’esubero impiantistico per il trattamento del RUR Il tema fondamentale nell’analisi dei fabbisogni è quello relativo al trattamento del RUR, in virtù del principio di autosufficienza che deve essere garantito ai sensi dell’art. 182-bis del D.Lgs. 152/06. Infatti, ai sensi dell’art. 181, comma 5, per le frazioni di rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata destinati al riciclaggio ed al recupero è sempre ammessa la libera circolazione sul territorio nazionale. Dai quantitativi riportati nei capitoli precedenti, relativi allo ”Scenario di piano 67%” al 2020, si vede che il RUR è pari a 1.112.361 tonnellate, valore quasi dimezzato rispetto alle 2.133.855 tonnellate del 2010; tale riduzione deriva “automaticamente” da quanto prospettato nello scenario di piano, ovvero un significativo incremento delle raccolte differenziate, unitamente ad una riduzione del totale dei rifiuti prodotti. In ogni 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% Avvio a recupero di materia (indicatore calcolato come attuale) Recupero energetico (primo destino RUR) Recupero energetico (totale termovalor. e combustione CDR compreso 2o dest. da… Recupero di materia ed energia (compr. secondo destino) Riciclo effettivo (al netto di tutti gli scarti) compr. metalli da csorie Fabbisogno di discarica (solo scarti da trattamento RUR, ingombranti,… Fabbisogno di discarica (tutti gli scarti) Scorie residue, ceneri e PSR da termovalorizzatori Scenario 67% - INC Scenario 67% - TMB Scenario inerziale 400 caso, anche nello scenario inerziale, il RUR stimato (1.537.805 t) risulterebbe significativamente ridimensionato rispetto al 2010. Per il suo trattamento in Lombardia vi è già attualmente una significativa disponibilità impiantistica, costituita da inceneritori e impianti di trattamento meccanico/biologico, sufficiente a coprire i quantitativi prodotti al 2010; ci si aspetta quindi, per tutti i tre scenari analizzati, un esubero di potenzialità di questi impianti in relazione ai quantitativi di RUR previsti al 2020. 8.4.2 Individuazione della quota di mutuo soccorso Ai quantitativi da trattare previsti, deve essere aggiunta una quota ulteriore di fabbisogno, sia al fine di garantire la possibilità di mutuo soccorso tra impianti di trattamento del RUR, per sopperire ai periodi di fermo derivanti dalle manutenzioni ordinarie e straordinarie, sia per garantire interventi di sussidiarietà e emergenza tra Regioni (l.r. 26/2003 art. 19, comma 1). Poiché però, tali situazioni possono essere ottimizzate attraverso la realizzazione di una pianificazione temporale ed il coordinamento delle manutenzioni degli impianti di piano, nonché tramite il superamento delle logiche di autosufficienza provinciale, si ritiene che una quota aggiuntiva pari al 10% del totale del RUR prodotto al 2020 sia sufficiente per garantire il mutuo soccorso. Il mutuo soccorso è ripartito in egual misura tra gli impianti di TMB e gli impianti di incenerimento, in quanto gli uni possono sopperire a temporanee emergenze per fermo impianto degli altri, sulla base del coordinamento impiantistico sopra richiamato. Quantitativi al 2020 t Totale RUR 1.112.361 Mutuo soccorso: 10% del RUR 111.236 Totale RUR + Mutuo soccorso 1.223.597 Tabella 8.4.1 – Valori di RUR ed indicazione dei quantitativi relativi al mutuo soccorso (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) 8.4.3 Valutazioni complessive derivanti dagli scenari al 2020 Nella tabella seguente viene raffigurato, per le tipologie impiantistiche principali, il confronto tra i quantitativi previsti al 2020 e la capacità attuale (2010), prendendo in considerazione i seguenti indicatori: 1 RU effettivamente trattato; 2 Quantitativi trattati (tutti i rifiuti); 3 Potenzialità autorizzata. Si ricorda che, nei calcoli, sono conteggiati gli scarti derivanti dal trattamento non solo del RUR, ma anche delle frazioni differenziate. In tabella 8.4.2, oltre all’impiantistica dedicata al RUR e agli scarti decadenti dal suo trattamento, sono riportati anche i quantitativi stimati di Forsu. Sono poi riportati i quantitativi destinati ad impianti di TMB “senza scarti” con recupero di materiali riciclabili mediante selezione. Nella tabella viene considerata la quantità di sola FORSU al 2020 (650.880 t) – e non anche il quantitativo di verde che si stima possa andare ad impianti di FORSU (pari a circa 200.000 t) – in quanto essa viene confrontata con la quantità di FORSU trattata nel 2010 per permettere di dimensionare il fabbisogno di nuovi impianti per tale frazione. E’ stato riportato inoltre un raffronto tra il fabbisogno per il trattamento del RUR al 2020 e quello degli impianti di trattamento del RUR (inceneritori e TMB), considerando i tre differenti indicatori di capacità impiantistica sopra riportati. Riguardo a tali indicatori, si evidenzia che vengono presi in considerazione impianti autorizzati ma che non hanno trattato rifiuti nel 2010 (es. Maserati Light a Milano), oppure impianti che trattano buona parte di rifiuti speciali in aggiunta al RUR (es. Lomellina Energia, ed alcuni impianti di TMB senza biostabilizzazione). I conteggi sugli inceneritori sono comunque stati effettuati sugli 11 impianti dedicati al RUR, ovvero escludendo gli impianti di Corteolona e Bergamo in quanto dedicati esclusivamente al CDR. 401 L’utilizzo della piena potenzialità dei TMB e degli inceneritori esistenti al 2010, genera per il 2020 un esubero nella capacità impiantistica rispetto ai quantitativi da trattare, come indicato nella tabella 8.4.2; tali impianti potrebbero avere la necessità di reperire altri flussi di rifiuti, per utilizzare a pieno la propria capacità. Questo aspetto viene regolamentato nel cap. 11.2 (Strumenti ed azioni per l’autosufficienza e la prossimità). Tipo Impianto Operazione - tipo rifiuto Scenario 67% INC 2020 Scenario 67% TMB 2020 Scenario inerziale 2020 Quantità di RU effettivamente trattata al 2010 Quantitativi trattati al 2010 compresi altri rifiuti aggiuntivi Potenzialità autorizzata (tutti i rifiuti) Note Inceneritori Invio diretto RUR 778.653 0 1.184.740 1.667.635 2.482.263 2.521.600 Mutuo soccorso 55.618 55.618 76.890 Scarti da impianti di TMB sul RUR 111.908 373.028 65.040 Scarti da impianti di recupero ING 145.655 145.655 157.417 Scarti da impianti di recupero SPAZ 59.368 59.368 64.162 Scarti del trattamento delle RD 399.014 402.106 206.173 Totale 1.550.215 1.035.775 1.754.423 Impianti di combustione e co/combustione CDR CDR + FSC da impianti di TMB sul RUR 63.386 211.286 66.869 239.555 (*) (**) (**) (*) di cui 106.343 in coincenerimento (**) non paragonabile in quanto si tratta anche di coincenerimento. Scarti dal trattamento delle RD 99.231 100.000 51.543 Totale 162.617 311.286 118.412 TMB tradizionali Invio diretto RUR 166.854 556.181 353.065 495.197 707.356 1.000.000 Mutuo soccorso 27.809 27.809 38.445 Totale 194.663 583.990 391.510 TMB con recupero di materia Invio diretto RUR 166.854 556.181 0 0 0 0 Mutuo soccorso 27.809 27.809 38.445 Totale 194.663 583.990 38.445 Discariche Scarti da impianti di TMB sul RUR 62.436 208.120 140.063 280.863 (*) 540.151 (**) (*) RS da trattamento del RUR. (**)Volumetria residua totale: 3.154.000 mc fino al 2017, poi esaurite tutte le discariche in esercizio al 2010 Scarti dal trattamento delle RD 10.156 10.235 240.575 Scarti da impianti di recupero ING 145.655 145.655 157.417 Scarti da impianti di recupero SPAZ 59.368 59.368 64.162 402 Tipo Impianto Operazione - tipo rifiuto Scenario 67% INC 2020 Scenario 67% TMB 2020 Scenario inerziale 2020 Quantità di RU effettivamente trattata al 2010 Quantitativi trattati al 2010 compresi altri rifiuti aggiuntivi Potenzialità autorizzata (tutti i rifiuti) Note Sovvallo da recupero su scorie incenerimento 25.521 19.888 27.650 Totale 303.136 443.266 629.867 Impianti di trattamento ceneri e scorie Ceneri leggere 35.961 28.024 38.972 Inviate per buona parte a recupero; una valutazione sulla disponibilità impiantistica viene affrontata nello specifico focus (cap. 16.9) PSR 20.881 16.273 22.629 Scorie pesanti 163.495 128.875 193.552 Totale 220.338 173.172 255.153 Impianti di trattamento FORSU Impianti di compostaggio e digestione anaerobica (q.tà FORSU da trattare) 650.880 650.880 633.825 415.386 555.465 Tabella 8.4.2 - Confronto tra quantitativi trattati al 2010, autorizzati e previsioni al 2020 nei tre scenari. (Fonte dati ARPA elaborazioni Finlombarda spa) 8.5 Valutazione del fabbisogno Dall’analisi della tabella 8.4.2. emergono le considerazioni specifiche per le varie tipologie impiantistiche, delineate nei paragrafi seguenti. 8.5.1 Fabbisogno per gli impianti di recupero Viene qui di seguito valutato il fabbisogno per le seguenti tipologie impiantistiche che effettuano il recupero: • Inceneritori con qualifica R1; • Impianti di trattamento meccanico-biologico; • Impianti di termovalorizzazione CDR e coincenerimento; • Impianti di compostaggio e digestione anaerobica; • Impianti di riciclo per il plasmix; • Impianti di trattamento scorie e ceneri; • Altri impianti di selezione e riciclo di frazioni differenziate. Gli inceneritori vengono inseriti complessivamente nella valutazione del fabbisogno degli “impianti di recupero” in quanto si prevede che ci possa essere un miglioramento del recupero energetico per questi impianti ed il raggiungimento tendenziale della qualifica R1 entro il 2020. 403 8.5.1.1 Gli inceneritori Tipo impianto Operazione Scenario 67% INC 2020 Scenario 67% TMB 2020 Scenario inerziale 2020 Quantita' di RU effettivamente trattata al 2010 Quantitativi trattati al 2010 compresi altri rifiuti aggiuntivi Potenzialità autorizzata (tutti i rifiuti) Note Inceneritori Invio diretto RUR 778.653 0 1.184.740 1.667.635 2.482.263 2.521.600 Mutuo soccorso 55.618 55.618 76.890 Scarti da impianti di TMB sul RUR 111.908 373.028 65.040 Scarti da impianti di recupero ING 145.655 145.655 157.417 Scarti da impianti di recupero SPAZ 59.368 59.368 64.162 Scarti del trattamento delle RD 399.014 402.106 206.173 Totale 1.550.215 1.035.775 1.754.423 Tabella 8.5.1 - Confronto tra quantitativi previsti di RUR inviato a incenerimento al 2020 e potenzialità al 2010. Come si vede, nello scenario di Piano, nelle sue declinazioni, si prevede un significativo esubero tra la capacità autorizzata nel 2010 (per il totale dei rifiuti inceneriti) e i quantitativi di RUR previsti al 2020. La potenzialità autorizzata totale, pari a 2.521.600 t, eccede di 977.101 t il fabbisogno nello scenario di Piano "base", quello orientato al maggior utilizzo degli inceneritori, e di 1.494.604 t nello scenario di Piano "TMB" (massimizzazione del trattamento mediante TMB). Nello scenario inerziale si arriverebbe a dover trattare all'incirca la stessa quantità di RUR del 2010, confermando quindi la quota di esubero che già nel 2010 permetteva di trattare rifiuti speciali aggiuntivi rispetto al RUR. Questo esubero nello Scenario di Piano è presente nonostante i rifiuti decadenti dal trattamento di RUR, ingombranti, spazzamento e scarti del trattamento delle RD, la cui produzione al 2020 è stimata in circa 500.000 t a seconda dello scenario, siano stati calcolati come inviati in buona parte a incenerimento presso impianti lombardi, anche se essi, essendo rifiuti speciali, possono seguire le logiche del libero mercato ed essere inviati fuori regione. Inoltre anche gli scarti degli impianti di digestione anaerobica della Forsu saranno probabilmente destinati in misura sempre maggiore ad una fase di ulteriore compostaggio dedicata, in virtù della diffusione dell'uso delle bioplastiche compostabili per i sacchetti e gli oggetti di catering (posate, piatti, bicchieri). Come valutazione del fabbisogno, quindi, si possono trarre le seguenti conclusioni in merito all’esubero impiantistico che si prefigura: • La capacità impiantistica attuale è sovradimensionata rispetto ai quantitativi previsti al 2020, non si necessita quindi di nuovi impianti; • anche nel caso ipotetico di non raggiungimento degli obiettivi di Piano (scenario inerziale) l'impiantistica è più che sufficiente; • diverrà significativa l’interazione con i flussi di rifiuti speciali, pertanto al cap. 11.2 vengono definiti i criteri per il loro conferimento in questi impianti. 404 8.5.1.2 Impianti di trattamento meccanico-biologico Tipo impianto Operazione Scenario 67% INC 2020 Scenario 67% TMB 2020 Scenario inerziale 2020 Quantità di RU effettivamente trattata al 2010 Quantitativi trattati al 2010 compresi altri rifiuti aggiuntivi Potenzialità autorizzata (tutti i rifiuti) Note TMB tradizionali Invio diretto RUR 166.854 556.181 353.065 495.197 707.356 1.000.000 Mutuo soccorso 27.809 27.809 38.445 Totale 194.663 583.990 391.510 TMB con recupero di materia Invio diretto RUR 166.854 556.181 0 0 0 0 Mutuo soccorso 27.809 27.809 38.445 Totale 194.663 583.990 38.445 Totale TMB 389.326 1.167.979 429.955 495.197 707.356 1.000.000 Tabella 8.5.2 - Confronto tra quantitativi previsti di RUR inviato a TMB al 2020 e potenzialità al 2010. Per quanto riguarda questi impianti, l’utilizzo del’impiantistica varia in modo significativo a seconda dei 2 scenari di Piano. Nello scenario "67% - INC" si riducono i quantitativi di RUR trattati nei TMB; nello scenario "67% - TMB" si prevede il trattamento di 583.990 t (compresivi della quota di mutuo soccorso)in impianti, attualmente non esistenti, dotati di tecnologie di selezione che consentono il recupero di materiali riciclabili dal RUR e di altrettante in TMB tradizionali. Nello scenario inerziale si prevede di trattare 353.065 t in TMB tradizionali senza modifiche. Le considerazioni sul fabbisogno, anche a seguito dell’approfondimento aggiuntivo mediante LCA, possono quindi essere così di seguito riassunte: • in tutti e tre gli scenari la capacità autorizzata sarebbe sufficiente al trattamento dei quantitativi previsti, ma nel caso dello scenario 2 occorrerebbe una significativa riconversione e miglioramento dei TMB esistenti; • la capacità impiantistica degli impianti di incenerimento è sufficiente al trattamento del bioessiccato (FSC) prodotto dai TMB; • soprattutto nel caso dello scenario 2 (67% - TMB), il fabbisogno per il trattamento dei residui valorizzabili da TMB è più elevato. 8.5.1.3 Impianti di termovalorizzazione di CDR e coincenerimento Tipo impianto Operazione Scenario 67% INC 2020 Scenario 67% TMB 2020 Scenario inerziale 2020 Quantità effettivamente trattata al 2010 Impianti di combustione e co/combustione CDR CDR + FSC da impianti di TMB sul RUR 63.386 211.286 66.869 239.555 (*) Scarti dal trattamento delle RD 99.231 100.000 51.543 Totale 162.617 311.286 118.412 (*) di cui 106.343 in coincenerimento Tabella 8.5.3 - Confronto tra quantitativi previsti di CDR inviato a coincenerimento o a termovalorizzazione in impianti dedicati al 2020 e potenzialità al 2010. Come si vede, la potenzialità attuale (in termini di quantità trattate) è sufficiente al trattamento dei quantitativi ipotizzati di CDR nello scenario di Piano "67% - INC" e nell'inerziale, mentre nello scenario di Piano "67% - TMB" occorrerebbe un quantitativo maggiore di 70.796 t. 405 8.5.1.4 Impianti di compostaggio e digestione anaerobica Tipo impianto 1 Impiantistica scenario 67% - INC 2020 2 Impiantistica scenario 67%-TMB 2020 Scenario inerziale 2020 Quantita' effettivamente trattata al 2010 Quantitativi trattati compresi altri rifiuti aggiuntivi Impianti di trattamento FORSU Impianti di compostaggio e digestione anaerobica (q.tà FORSU da trattare) 650.880 650.880 633.825 415.386 555.465 Tabella 8.5.4 - Confronto tra quantitativi previsti di Forsu al 2020 e potenzialità al 2010. Le quantità previste per il 2020 sono le medesime nei due scenari impiantistici di Piano, e all'incirca simili nello scenario inerziale (che a fronte di una più bassa intercettazione di Forsu e Verde vede un maggiore quantitativo di rifiuti prodotti). I quantitativi evidenziano un fabbisogno per il trattamento di ulteriori 215.000 - 230.000 t di Forsu rispetto a quelle trattate nel 2010. Ipotizzando una taglia impiantistica media di 50.000 t/anno, questo equivale a 4-5 nuovi impianti di compostaggio, preferibilmente abbinati ad una digestione anaerobica visti i maggiori benefici risultanti in termini di LCA. 8.5.1.5 Impianti di valorizzazione del plasmix Ipotizzando un'evoluzione dell'impiantistica finalizzata ad un maggior trattamento mediante impianti di TMB, un'opportunità da investigare è quella del recupero di materia degli scarti a prevalente componente plastica (plasmix), derivanti dalle linee di preselezione che generano materiali riciclabili di maggiore qualità. All'interno della frazione residuale (bioessiccato) infatti, per la quale nei due scenari si è ipotizzato l'invio a termovalorizzazione, sono presenti ancora quantitativi rilevanti a base plastica che potrebbero essere valorizzati mediante tecnologie di riciclo meccanico (estrusione) per le quali incominciano ad essere presenti esperienze sul territorio nazionale. 8.5.1.6 Altri impianti di selezione e riciclo di frazioni differenziate Come già evidenziato nel cap. 18 - Piano Imballaggi, nonostante l'incremento dei quantitativi raccolti secondo le previsioni al 2020, l'impiantistica lombarda appare in generale già sufficientemente dimensionata per il trattamento delle principali maggiori raccolte differenziate. Ciò non toglie che occorre verificare l'evoluzione delle raccolte nelle diverse aree territoriali, anche in collaborazione con i Consorzi di filiera, al fine di evitare disomogeneità e garantire una rete capillare di centri di selezione ed impianti per il riciclo. 8.5.1.7 Impianti di recupero di scorie e ceneri Visti i risultati dello studio LCA, appare evidente come il destino delle scorie degli impianti di incenerimento deve sempre più orientarsi verso il recupero piuttosto che lo smaltimento in discarica, o l'interramento in serbatoi geologici (es. miniere di sale) come avviene frequentemente attualmente. L'impiantistica necessaria deve quindi essere orientata a: • recupero ad alta efficienza di alluminio e metalli ferrosi dalle scorie (ceneri pesanti di caldaia); • preparazione miscele per recupero in cementifici o pavimentazione strade; Per quanto riguarda le ceneri leggere, attualmente non esiste impiantistica per il loro recupero. I quantitativi di scorie e ceneri stimati sono riportati nella tabella seguente. Tipo impianto Tipo rifiuti Scenario 67% INC 2020 Scenario 67% TMB 2020 Scenario inerziale 2020 Impianti di Ceneri leggere 35.961 28.024 38.972 406 trattamento ceneri e scorie PSR 20.881 16.273 22.629 Scorie pesanti 163.495 128.875 193.552 Totale 220.338 173.172 255.153 Tabella 8.5.5 - Quantitativi di scorie e ceneri da trattare nei tre scenari 8.5.2 Fabbisogno per gli impianti di smaltimento Come già specificato, poiché l’obiettivo è quello della graduale tendenza verso la qualifica R1 per gli inceneritori, le valutazioni sul fabbisogno per questi impianti sono riportate nella sezione 8.5.1 “fabbisogno per gli impianti di recupero”. 8.5.2.1 Discariche per frazioni residuali Come si vede dalla tabella seguente, al 2020 il fabbisogno per lo smaltimento in discarica di frazioni residuali oscilla tra le 303.136 t dello scenario di Piano "base" e le 629.867 t dello scenario inerziale. Tipo impianto Tipo rifiuti trattati Scenario 67% INC 2020 (t) Scenario 67% TMB 2020 (t) Scenario inerziale 2020 (t) Scenario 67% INC 2020(mc) Scenario 67% TMB 2020 (mc) Scenario inerziale 2020 (mc) Quantita' di RU effettivamente trattata al 2010 Quantitativi trattati al 2010 compresi altri rifiuti aggiuntivi Potenzialità autorizzata (tutti i rifiuti) Note Discariche Scarti da impianti di TMB sul RUR 62.436 208.120 140.063 78.045 260.150 175.079 280.863 (*) 540.151 (**) (*) RS da trattamento del RUR. Scarti dal trattamento delle RD 10.156 10.235 240.575 12.695 12.794 300.719 (**)Volumetria residua totale (stimata ipotizzando conferimenti pari a quelli del 2010): 3.154.000 mc fino al 2017, poi esaurite tutte le discariche in esercizio al 2010 Scarti da impianti di recupero ING 145.655 145.655 157.417 182.069 182.069 196.771 Scarti da impianti di recupero SPAZ 59.368 59.368 64.162 74.210 74.210 80.203 Sovvallo da recupero su scorie incenerimento 25.521 19.888 27.650 18.229 14.206 19.750 Totale 303.136 443.266 629.867 365.248 543.428 772.521 Tabella 8.5.6 - fabbisogno per lo smaltimento in discarica di frazioni residuali, compresi gli scarti del trattamento delle RD. Tali valori sono da prendere in considerazione con le dovute cautele, in quanto l'autosufficienza per gli scarti derivanti dal trattamento delle raccolte differenziate non è obbligatoriamente da raggiungere, in quanto si tratta di rifiuti speciali che possono circolare fuori regione. Inoltre, la stima che è stata effettuata sugli scarti da recupero di rifiuti ingombranti e di terre di spazzamento (50% a discarica e 50% a termovalorizzazione) è prudenziale in quanto tendenzialmente maggiori quote possono essere destinate a recupero energetico. 407 Nella tabella vengono riportate anche le stime del fabbisogno in mc utilizzando come fattori di conversione medi di letteratura, 0,8 t/mc per le varie tipologie di rifiuti elencati in tabella, tranne per i sovvalli che hanno densità maggiore (1,4 t/mc) 8.5.3 Valutazioni sulla eventuale chiusura di impianti esistenti 8.5.3.1 Discariche Secondo quanto già riportato al cap. 3.7., occorre tenere presente che tutte le discariche attualmente autorizzate, avranno esaurito la volumetria residua entro il 2020; non si può quindi ipotizzare una chiusura anticipata delle esistenti, ma un utilizzo sempre più ragionevole e limitato alle frazioni non ulteriormente valorizzabili come materia o energia. E' necessario quindi un monitoraggio annuale costante, sia per evitare sovradimensionamenti nelle autorizzazioni future che per evitare il rischio di doversi appoggiare eccessivamente allo smaltimento fuori regione per alcuni rifiuti speciali derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani. 8.5.3.2 Inceneritori Come evidenziato, si assiste già da ora ad un esubero nella capacità impiantistica per l’incenerimento dei rifiuti urbani tal quali, tanto che molti di questi impianti stanno pensando di orientarsi al trattamento dei rifiuti speciali inceneribili. Come si vede dagli scenari impiantistici di Piano ipotizzati, anche nello scenario "67% base" (che presenta una riduzione dell'impiantistica di TMB a favore dell’incenerimento) si ha una riduzione rispetto ai quantitativi di RUR trattati nel 2010, ed in misura molto maggiore nello scenario "67% TMB". Questo potrebbe esporre il mercato dell’incenerimento al rischio di un abbassamento forzoso delle tariffe al fine di garantirsi flussi costanti di rifiuti, tra l'altro con l'influenza negativa della "overcapacity" già in essere per gli impianti di incenerimento situati in altre nazioni europee (Germania, Olanda, Danimarca). L'ammortamento degli impianti lombardi esistenti potrebbe allungarsi e nascerebbe il rischio del non miglioramento delle prestazioni ambientali per carenza di investimenti. Si può presentare quindi la possibilità che alcuni degli impianti più obsoleti individuino una strategia di uscita programmata, ovvero di dismissione graduale, lasciando il mercato agli impianti più innovativi ed efficienti in grado di garantire le emissioni più controllate e il maggior recupero di energia. 408 9 Valutazione degli effetti economici degli scenari di piano 9.1 Metodologia In questo capitolo viene effettuata una stima degli impatti economici complessivi che i 2 scenari impiantistici, definiti come sottoscenari dello "Scenario di Piano", scaturiti dall'analisi LCA provocherebbero sul sistema economico lombardo. Tali considerazioni terranno conto sia dei costi di investimento complessivi connessi all'attuazione degli scenari stessi (riconversione impiantistica, diffusione e miglioramento della RD, azioni di sensibilizzazione, ecc.), sia dei potenziali effetti positivi che quest'ultima provocherebbe quali, ad esempio, la variazione del PIL e la creazione di opportunità economico occupazionale connesse all'indotto generato dal cambio di modalità di gestione dei rifiuti (sviluppo mercato uso materiali riciclati, prevenzione rifiuti relativo, allungamento vita e riuso prodotti, riparazione beni, ecc.) nonché delle variazioni dei costi legati all'intera filiera di gestione dei rifiuti e delle conseguenti esternalità ambientali. Questo permetterà di valutare l'effettiva sostenibilità economica degli scenari del PRGR. Inoltre, questa analisi economica verrà applicata anche allo scenario BAU in modo tale da avere un raffronto anche economico tra le due situazioni a cui si vuole tendere e quella "inerziale". Qui di seguito sono descritti i tre scenari con le loro caratteristiche peculiari: • Scenario "67% - INC": o % di raccolta differenziata: 67%; o produzione pro capite di rifiuti al 2020: 455,3 kg/abitante; o ripartizione impiantistica per il RUR: 70% di RUR a “INC best”, 15% a “TMB tradizionale + cementificio” e 15% a “TMB senza scarti con recupero materiali + incenerimento best”. • Scenario "67% - TMB": o % di raccolta differenziata: 67%; o produzione pro capite di rifiuti al 2020: 455,3 kg/abitante; o ripartizione impiantistica per il RUR: 50% di RUR a “TMB tradizionale + cementificio” e 50% a “TMB senza scarti con recupero materiali + incenerimento best”. • Scenario “inerziale” (BAU) o % di raccolta differenziata: 60,4%; o produzione pro capite di rifiuti al 2020: 492,1 kg/abitante; o ripartizione impiantistica per il RUR: 77% di RUR a “INC medio” e 23% a “TMB tradizionale". Nella tabella seguente vengono riassunte tutte le azioni, qui analizzate, che possono generare un impatto economico. 409 Azione Tipologia di effetto economico analizzato Incremento della raccolta differenziata o Aumento della forza lavoro legata al passaggio alla raccolta porta a porta o Indotto legato alle attività di riciclo e commercializzazione dei materiali riciclati o Variazione sui costi complessivi di gestione dei rifiuti o Nuovi investimenti necessari per impiantistica di riciclo, soprattutto per la Forsu o Miglioramento della rete dei centri di raccolta comunali e intercomunali Miglioramento dell'impiantistica per l’incenerimento o Stima degli investimenti necessari per l’adeguamento degli inceneritori esistenti realizzando un maggior recupero di energia elettrica e termica o Stima degli investimenti per il recupero di metalli dalle scorie Miglioramento dell'impiantistica per il TMB o Investimenti necessari per l’adeguamento dei TMB esistenti inserendo linee di selezione spinta Diffusione delle campagne di sensibilizzazione o Investimenti necessari per migliorare sensibilmente la partecipazione del cittadino nei territori che hanno percentuali di raccolta differenziata “lontane” dagli obiettivi del Piano Prevenzione dei rifiuti o investimenti da realizzare: campagne di sensibilizzazione o riduzione dei costi di smaltimento Tabella 9.1.1 - Azioni contenute nel presente PRGR ed effetti economici analizzati. A questo viene aggiunta una valutazione sulle esternalità (monetizzazione degli impatti / benefici ambientali) effettuata secondo dati di letteratura. 9.2 Valutazione delle singole componenti analizzate 9.2.1 Riciclaggio Come premessa, occorre sottolineare che lo sviluppo del riciclaggio dei rifiuti è una delle attività che, all'interno della "Green Economy" contribuisce maggiormente in termini di occupazione. Si stima che l'eco-industria nella UE-27 abbia direttamente impiegato circa 2 milioni di persone nel 2000, aumentate a 3,4 milioni nel 2008. L'occupazione è cresciuta del 7,0% negli anni 2000-2008. Nello stesso periodo, la crescita annua dell'occupazione nel sub-settore del riciclaggio (11%) è seconda solo al sotto settore delle energie rinnovabili (17%) (Tabella 9.2.1). Tabella 9.2.1 - crescita dei settori dell'eco-industria in UE, periodo 2000-2008. ricavi da riciclo sono sostanziali e in rapida crescita. Dal 2004 al 2008 il fatturato delle sette principali categorie di rifiuti riciclabili è aumentato di quasi il 100%, almeno a 60 miliardi di euro. A causa della crisi 410 economica il fatturato del riciclo è fortemente calato alla fine del 2008 e nel primo semestre del 2009, ma ha recuperato notevolmente da allora. Alcune considerazioni legate anche al contesto globale ci fanno meglio capire il ruolo del riciclaggio dei rifiuti nell'economia mondiale. o Le economie asiatiche in forte espansione e le direttive dell'UE hanno aumentato il riciclaggio europeo. Un driver per la crescente importanza economica del riciclaggio è la crescente domanda globale di materiali, soprattutto nelle economie asiatiche in forte espansione. Ma oltre ai prezzi unitari per metallo e plastica rifiuti, fino al 2008 un altro fattore importante è stato la crescente quantità di rifiuti riciclabili ordinati e immessi sul mercato. Le direttive sui rifiuti dell'UE inoltre, con i propri dettami sulla gerarchia di priorità, hanno contribuito a recuperare percentuali crescenti di rifiuti, scoraggiando la discarica; o Il riciclaggio crea, a livelli di reddito più elevati, più posti di lavoro rispetto allo smaltimento in discarica o all'incenerimento dei rifiuti. L'occupazione complessiva relativa al riciclaggio dei materiali nei paesi europei è aumentata costantemente da 422 per milione di abitanti nel 2000 a 611 a 2007. Ciò rappresenta un aumento del 45% tra il 2000 e il 2007 1, corrispondente a un incremento annuo del 7%; Figura 9.2.1 - andamento dell'occupazione nel settore del riciclaggio in Europa (addetti / milione di abitanti), fonte Ecorys 2009 1 Earnings, jobs and innovation: the role of recycling in a green economy. EEA Report No 8/2011, European Environment Agency, Copenhagen. 411 o Il riciclaggio è in grado di soddisfare gran parte del fabbisogno dell'economia delle risorse, alleviando la pressione sugli ecosistemi per fornire risorse e ricevere i rifiuti. Il riciclaggio fa fronte già ad ampie fasce della domanda di alcuni gruppi di risorse, in particolare carta e cartone, ferro e acciaio; o Tuttavia, anche il riciclaggio massimo non può coprire in tutti i paesi dell'UE la domanda di risorse. Ciò è dovuto all'accumulo di beni nella crescente economia dell'UE, ad esempio nel settore dell'edilizia, che agisce come un "serbatoio" di lungo termine per i materiali, rendendoli indisponibili per il riciclaggio per molti anni. La plastica riciclata e i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche forniscono una copertura insufficiente della domanda, sia attualmente che in uno scenario di massima riciclabilità. Aumentare il riciclaggio può aiutare a creare un'economia che assicura le risorse, ma occorre accettare il fatto che la crescita economica trainata dal sempre crescente consumo di materiali è insostenibile; o Il riciclaggio è particolarmente prezioso per garantire l'approvvigionamento di risorse critiche. Il riciclo dei metalli rari è essenziale per avviare in UE nuove tecnologie, in particolare in settori quali la mobilità informatica, l’informazione, la comunicazione e le energie rinnovabili. Tuttavia, i metalli rari e preziosi sono caratterizzati dall'uso dissipativo, nel senso che sono utilizzati in piccole quantità in una moltitudine di applicazioni e prodotti. L'infrastruttura esistente per il riciclaggio non è ancora concentrata su questo problema, il che significa che molti di questi metalli non vengono recuperati. È quindi necessaria un'analisi più approfondita dei metalli rari (per esempio quelli presenti nei RAEE) e delle possibilità di riciclarli. A livello europeo, un recente studio2 ha valutato gli effetti legati alla piena implementazione delle direttive sulla gestione dei rifiuti, concludendo che una piena attuazione delle stesse, entro il 2020 richiede un ulteriore contributo finanziario di 42,9 miliardi € / anno, rispetto ad un sistema che rimane immobile al livello del 2008. Questi costi aggiuntivi derivano principalmente dal miglioramento delle infrastrutture in corso di gestione dei rifiuti, il potenziamento delle tecnologie di trattamento e la valorizzazione dei sistemi di raccolta (ad esempio, creazione di raccolta differenziata dei rifiuti di diversi flussi). Tuttavia, i ricavi da un sistema pienamente implementato sono pari a 47,8 miliardi € / anno in più rispetto alla non attuazione, grazie alla maggiore efficienza delle tecnologie di recupero e, di conseguenza, una maggiore quantità di energia e materiali recuperati. Quindi, a livello europeo un sistema di gestione integrata dei rifiuti pienamente implementato secondo i dettami della UE garantirebbe un risparmio di 4,9 miliardi di €. Investimenti legati al passaggio alla raccolta porta a porta 2 Implementing EU Waste Legislation for Green Growth - Final Report. European Commission DG ENV, 29 November 2011 412 Al fine del raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata dello scenario di Piano (67%) è necessaria, come già stabilito nel PRGR, un'estensione della modalità di raccolta domiciliare (porta a porta), includendo la raccolta della Forsu, in luogo di quella a cassonetti stradali. Per calcolare gli indicatori relativi a questa attività sono state effettuate le seguenti assunzioni, suddivise per aree territoriali, basate su dati di dettaglio censite attraverso il database ORSO ed altre fonti. Innanzitutto, sono stati calcolati gli investimenti necessari relativi ai nuovi mezzi di raccolta, calcolandone il relativo ammortamento. Comuni attualmente con raccolta a cassonetto stradale e senza FORSU Comuni attualmente già con raccolta porta a porta ma senza FORSU Numero di nuovi mezzi di raccolta necessari (per 10000 abitanti) Mezzi a vasca o costipatori Compattatori ca. 22 mc Mezzi a vasca o costipatori Compattatori ca. 22 mc Comuni con dens. urb. < 600 ab/kmq 2,5 0,8 0,6 0,2 Comuni con dens. urb.> 600 ab/kmq 3,5 1,5 0,9 0 Tabella 9.2.2 - calcolo dei nuovi mezzi necessari per l'introduzione della RD spinta nelle diverse aree territoriali. (Fonte: indagini di mercato, capitolati, elaborazioni Finlombarda spa) Mezzi a vasca o costipatori Compattatori ca. 22 mc Totale Costo mezzo € 50.000,00 € 120.000,00 Nuovi mezzi totali necessari 6.553 1.774 8.327 Investimenti totali € 327.664.212,50 € 212.827.704,00 € 540.491.916,50 Tabella 9.2.3 - riassunto degli investimenti necessari per l’introduzione della RD spinta. (Fonte: indagini di mercato, capitolati, elaborazioni Finlombarda spa) Per quanto riguarda le attrezzature per la raccolta (contenitori da cucina e da esterno) sono state calcolate le dotazioni standard riferite al "modello omogeneo" porta a porta, ammortandone il costo su 5 anni. Il confronto con lo scenario inerziale è stato effettuato ipotizzando un numero proporzionalmente minore di Comuni che introducono la raccolta differenziata porta a porta. Occorre considerare infatti che anche nello scenario inerziale la situazione non è di immobilità ma di un'estensione più graduale delle raccolte differenziate, fino ad arrivare al 60,4% al 2020. Il totale degli investimenti mobilizzati negli scenari è quindi riassunto nella tabella seguente: Scenario di Piano - 67% Scenario di Piano 67% TMB Scenario inerziale Investimenti per nuovi mezzi Totale € 540.491.916,50 € 540.491.916,50 € 487.249.429,20 Investimenti per contenitori Totale € 31.687.872,00 € 31.687.872,00 € 28.566.380,13 Totale investimenti Totale € 572.179.788,50 € 572.179.788,50 € 515.815.809,33 Tabella 9.2.4 - totale degli investimenti previsti per l'implementazione intensiva della raccolta porta a porta secondo i vari scenari. 413 I benefici risultanti da questa azione, in termini di maggiore intercettazione di materiali riciclati che generano un ricavo e quindi minori costi di smaltimento del rifiuto indifferenziato, sono conteggiati nei paragrafi successivi . 9.2.1.1 Forza lavoro: indotto legato alle attività di raccolta, riciclo e commercializzazione dei materiali riciclati Esistono in letteratura alcuni studi volti a calcolare l'impatto socio-economico in termini di indotto relativo alle attività di gestione dei rifiuti, ed in particolare del riciclaggio. Un recente studio svolto dal consorzio Carpi3 ha effettuato alcune valutazioni relative al settore del riciclaggio della plastica, identificando un rapporto di circa 2,5 lavoratori ogni mille tonnellate che raggiungono gli impianti di riciclo. Questa stima è parziale, perché considera solamente l’attività dei riciclatori non tenendo conto di quanti lavorano nelle imprese che si occupano della raccolta e selezione dei rifiuti in plastica. Per valutare questo genere di ricadute occupazionali è prassi diffusa fare ricorso a modelli economici di tipo Input-Output (IO) (Miller e Blair 2009). Fondati su un’ampia base di dati macroeconomici, i modelli IO utilizzano una rappresentazione stilizzata del funzionamento dell’economia per stimare gli effetti indiretti e indotti delle diverse attività produttive. In questo contesto, per ricadute occupazionali indirette si intendono quelle dovute al fatto che chi gestisce o realizza un impianto di riciclo della plastica necessita di una serie di input produttivi. Per far fronte ai suoi ordinativi, i fornitori utilizzano del lavoro. A loro volta, i fornitori, acquistando dei fattori produttivi che richiedono del lavoro, contribuiscono ad accrescere il totale degli effetti indiretti. L’occupazione indotta, invece, deriva dal fatto che i lavoratori occupati, in maniera diretta o indiretta, nella filiera del riciclo della plastica, spendendo il proprio reddito, accrescono la domanda di beni e servizi – e di conseguenza l’occupazione – anche in altri settori dell’economia. I moltiplicatori occupazionali calcolati nello studio citato attraverso il modello IO indicano che, per ogni posto di lavoro creato in maniera diretta nel settore della gestione dei rifiuti, altri 1,74 posti di lavoro vengono creati in maniera indiretta. Un dettaglio maggiore è riportato nello studio redatto negli Stati Uniti nel 2011 dal Tellus Institute4, che concludeva come in uno scenario al 2030 di riciclaggio volto a togliere dalla discarica il 75% dei rifiuti urbani ed inerti si sarebbero creati negli USA 2.300.000 di nuovi posti di lavoro. Nella tabella seguente è riportato il dettaglio dei calcoli utilizzati in quello studio. 3 Mattia Cai, Gian Domenico Savio, Il riciclo della plastica - L’impatto economico della filiera italiana del riciclo indipendente della plastica. Franco Angeli, 2013 4 More Jobs, Less Pollution: Growing the Recycling Economy in the U.S. Prepared by: Tellus Institute with Sound Resource Management. 414 Invio a riciclaggio Invio a smaltimento Raccolta (scenario di bassa RD) Raccolta (scenario di alta RD) Riciclaggio Produzione di beni Attività di prevenzione e riutilizzo Raccolta Discarica Incenerimento Posti di lavoro per 1000 tonnellate Materiali Carta e cartone 1,67 1,23 2 4,16 N/A 0.56 0,1 0,1 Vetro 1,67 1,23 2 7,85 7,35 0,56 0,1 0,1 Metalli Ferrosi 1,67 1,23 2 4,12 20 0,56 0,1 0,1 Alluminio 1,67 1,23 2 17,63 20 0,56 0,1 0,1 Altri non ferrosi 1,67 1,23 2 17,63 20 0,56 0,1 0,1 Plastica 1,67 1,23 2 10,3 20 0,56 0,1 0,1 Cuoio e gomma 1,67 1,23 2 9,24 7,35 0,56 0,1 0,1 Tessili 1,67 1,23 2 2,5 7,35 0,56 0,1 0,1 Legno 1,67 1,23 2 2,8 2,8 0,56 0,1 0,1 Altri 1,67 1,23 2 2,5 N/A 0,56 0,1 0,1 Altri rifiuti Organico 1,67 1,23 0,5 N/A N/A 0,56 0,1 0,1 Verde 1,67 1,23 0,5 N/A N/A 0,56 0,1 0,1 Misti 1,67 1,23 0,5 N/A N/A 0,56 0,1 0,1 Tabella 9.2.5 - Stima dei nuovi posti di lavoro legati alle attività di riciclaggio dei rifiuti e loro indotto, in confronto con il più ridotto contributo nel caso di solo smaltimento in discarica o incenerimento. Fonte: Tellus Institute, 2011. Si può notare che lo “scenario di bassa RD” dello studio ipotizza più posti di lavoro rispetto allo “scenario di alta RD”; questo è dovuto alla maggior ottimizzazione dei lavori nel caso di alta RD ad esempio turni ottimizzati, mezzi che a giorni alterni possono raccogliere diverse frazioni…) I dati di tale studio sono stati utilizzati come base per le valutazioni effettuate sulla Regione Lombardia, ipotizzando lo spostamento della forza lavoro impiegata per l'invio a smaltimento dell'indifferenziato verso i settori del riciclaggio, che come evidenziato dalla tabella richiedono forza lavoro aggiuntiva. Applicando tali assunzioni ai tre scenari studiati risulta quanto riportato nelle tabelle seguenti. Dati base Incrementi in tonnellate dati 2010 Scenario di Piano 67% - INC Scenario di Piano 67% -TMB Scenario inerziale Scenario di Piano - 67% INC Scenario di Piano 67% -TMB Scenario inerziale Carta e cartone 607.425 786.450 786.450 770.169 +179.025 +179.025 +162.744 Vetro 409.719 512.749 512.749 540.382 +103.030 +103.030 +130.663 Ferrosi 64.231 101.086 101.086 88.523 +36.854 +36.854 +24.292 Alluminio 5.664 4.409 4.409 3.973 -1.255 -1.255 -1.691 Plastica 156.023 265.290 265.290 224.118 +109.267 +109.267 +68.095 Legno 163.436 205.744 205.744 207.811 +42.307 +42.307 +44.375 Altre RD 81.756 125.946 125.946 82.086 +44.190 +44.190 +330 Organico 445.596 650.880 650.880 633.825 +205.284 +205.284 +188.229 Verde 447.337 498.976 498.976 519.529 +51.639 +51.639 +72.192 Totale 2.381.188 3.151.530 3.151.530 3.070.415 +770.342 +770.342 +689.227 Tabella 9.2.6 - Previsioni di variazione delle tonnellate di raccolta differenziata secondo i due scenari + scenario inerziale. (Fonte Tellus 2011, elaborazioni Finlombarda spa) 415 Creazione di posti di lavoro Scenario di Piano 67% - INC) Scenario di Piano 67% - TMB Scenario inerziale Raccolta 516 516 462 Riciclaggio 1.155 1.155 988 Produzione di beni da materiali riciclati 3.038 3.038 2.599 Totale 4.709 4.709 4.049 Tabella 9.2.7 - Stima della creazione di nuovi posti di lavoro grazie all'incremento delle attività di raccolta differenziata e riciclaggio (Fonte Tellus 2011, elaborazioni Finlombarda spa) I dati di creazione dei posti di lavoro sono da intendersi indicativi e rappresentativi di un ordine di grandezza; il livello reale di assunzioni dipenderà dalla produttività specifica del personale, dalle modalità operative scelte per il progetto di raccolta e da altre variabili. Considerando le assunzioni precedentemente descritte si può quindi ipotizzare che le migliorie introdotte dagli scenari rispetto alla situazione 2010, per queste attività, possano portare alla creazione di circa 4500 5000 posti di lavoro. 9.2.1.2 Variazione sui costi complessivi di gestione dei rifiuti Le modifiche al sistema di raccolta che verranno introdotte a seguito dell'implementazione del PRGR, finalizzate al raggiungimento degli elevati obiettivi di raccolta differenziata, genereranno sicuramente una variazione delle singole tipologie voci di costo (raccolta, smaltimento, recupero, altri costi). Per valutare in dettaglio questo effetto, nel caso della Regione Lombardia è possibile utilizzare come supporto la valutazione molto dettagliata sui costi per la gestione dei rifiuti sostenuti dai 1546 Comuni, già presentata nel 20105 e aggiornata nel presente PRGR al capitolo 3.9. Si riporta qui di seguito una delle conclusioni principali dello studio, ovvero il fatto che all'aumentare della percentuale della RD i costi complessivi non variano; ai livelli più elevati di RD si verifica infatti una diversa ripartizione nelle singole voci di costo, ovvero una contrazione dei costi sostenuti per lo smaltimento ed il recupero dei rifiuti (grazie ai maggiori ricavi generati da alcuni dei materiali riciclabili), un aumento dei costi generali (es. legati alla presenza di centri di raccolta comunali) ed un parziale incremento dei costi per la raccolta. 5 Regione Lombardia (2010): Valutazione Statistico – economica dei modelli di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia 416 Figura 9.2.2 - Risultati dello studio di valutazione economica dei costi complessivi per la gestione dei rifiuti sostenuti dai 1546 Comuni in Lombardia. CTRAT = costi per lo smaltimento ed il recupero, CRACC = costi di raccolta. (Fonte Regione Lombardia (2010): Valutazione Statistico – economica dei modelli di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia) Ai fini della valutazione dell'impatto complessivo legato all'implementazione degli scenari del PRGR, sono state effettuate delle simulazioni sullo stesso database ORSO considerando i Comuni suddivisi in fasce per densità urbanistica ed altimetria. E' stato cioè ipotizzato l'innalzamento della percentuale di RD dei Comuni delle fasce più basse, applicando quindi il nuovo parametro di costo identificato per le fasce più alte di RD. Nella tabella seguente è rappresentata la situazione di partenza (dati 2010) in termini di raccolta differenziata media e numero di abitanti. ABITANTI Collina Montagna Pianura Totale % RD 1-200 ab/kmq 200-600 ab/kmq 600-1200 ab/kmq >1200 ab/kmq 1-200 ab/kmq 200-600 ab/kmq 600 1200 ab/kmq >1200 ab/km q 1-200 ab/kmq 200-600 ab/kmq 600-1200 ab/kmq >1200 ab/kmq < 20% 15.780 6.530 31.375 5.505 59.190 20-30% 17.921 5.404 11.609 75.258 30.579 1.106 63.010 79.491 103.847 30.798 419.023 30-40% 10.610 102.369 30.305 96.069 151.731 88.130 68.662 81.454 127.062 96.129 1.320.599 2.173.120 40-50% 6.860 48.915 91.550 297.331 112.158 93.816 40.032 6.484 144.774 241.779 276.660 312.786 1.673.145 50-60% 55.788 227.146 289.731 62.170 82.665 104.724 14.280 83.409 297.122 314.854 1.236.979 2.768.868 60-70% 9.699 131.203 300.593 129.253 14.122 54.432 14.284 108.686 250.558 421.177 855.835 2.289.842 >70% 4.859 43.989 69.188 48.661 7.580 90.375 135.764 93.351 20.264 514.031 Total e 65.729 394.198 730.391 861.045 454.394 349.622 228.808 20.764 577.213 1.131.776 1.306.018 3.777.261 9.897.219 Tabella 9.2.8 - ripartizione degli abitanti per classe di % RD (2010), densità urbanistica, fascia altimetrica. (Fonte Regione Lombardia (2010): Valutazione Statistico – economica dei modelli di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia, elaborazioni Finlombarda spa) Collina Montagna Pianura Totale 1-200 ab/kmq 200-600 ab/kmq 600 1200 ab/kmq >1200 ab/kmq 1-200 ab/kmq 200-600 ab/kmq 600 1200 ab/kmq >1200 ab/kmq 1-200 ab/kmq 200-600 ab/kmq 600 1200 ab/kmq >1200 ab/kmq Media % RD 27,2% 55,1% 58,7% 60,1% 36,5% 46,2% 46,2% 50,6% 48,9% 53,1% 59,1% 57,7% 49,1% Tabella 9.2.9 - media della % RD per classe di % RD (2010), densità urbanistica, fascia altimetrica. (Fonte Regione Lombardia (2010): Valutazione Statistico – economica dei modelli di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia, elaborazioni Finlombarda spa) € 0 € 10 € 20 € 30 € 40 € 50 € 60 € 70 € 80 € 90 € 100 <20% (20%;30%](30%;40%](40%;50%](50%;60%](60%;70%] >70% Co st i t ot al i no rm al iz za ti €/ ab eq .a nn o (m ed ia na , 2 5° , 5 0° pe rc en til e) Costi disaggregati per fasce di % RD Altri costi CTRAT CRACC 417 Qui di seguito i risultati della simulazione. Per ogni frazione sono stati considerati i costi/ ricavi del trattamento ( ad esempio per l’indifferenziato si ha un costo, mentre per carta e plastica si ha un ricavo). Ne è risultata una variazione dei costi complessivi dell'ordine del +1,9% per gli scenari al 67%, mentre una percentuale minore pari allo 0,7% per quanto riguarda lo scenario inerziale. Occorre sottolineare che questo tipo di valutazione sottintende una invarianza nelle tariffe di smaltimento e nei ricavi dal recupero di alcuni riciclabili; questo assunto, benché di natura previsionale, è ragionevole visto l'andamento delle tariffe degli ultimi anni e la possibilità di utilizzare in Lombardia un parco impiantistico sufficiente e regolato anche in alcuni casi da fenomeni di concorrenza con ribasso delle tariffe. In tabella 9.2.10 vengono riportati i risultati per i diversi scenari considerati. Situazione di base 2010 Scenario di Piano 67% - INC Scenario di Piano 67% - TMB Scenario inerziale Costo complessivo annuale della gestione rifiuti per i Comuni (escluso spazzamento stradale) € 874.736.537,69 € 891.450.343,71 € 891.450.343,71 € 881.094.334,71 Costo in €/abitante.anno (escl. spazzamento) € 88,38 € 90,07 € 90,07 € 89,02 Variazione rispetto a situazione base 2010 +1,9% +1,9% +0,7% Variazione complessiva + € 16.713.806,02 + € 16.713.806,02 + € 6.357.797,02 Tabella 9.2.10 - Simulazione del costo complessivo per la gestione dei rifiuti urbani sopportato dai Comuni, nei due Scenari di Piano e nello scenario inerziale. (Fonte Regione Lombardia (2010): Valutazione Statistico – economica dei modelli di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia, elaborazioni Finlombarda spa) Per quanto riguarda le tariffe di smaltimento, come già evidenziato nel piano, si è verificato già in passato un sostanziale allineamento tra il TMB e l'incenerimento, e si può ipotizzare che sia tendenzialmente confermato in futuro visto il miglioramento delle prestazioni previsto dalle azioni di Piano per entrambe le tipologie impiantistiche. E' più soggetto ad incertezza il tema della sovracapacità impiantistica per l'incenerimento. Uno studio recente6 ha analizzato come la capacità in eccesso vada ad influire sul costo netto unitario di gestione dei rifiuti. Ipotizzando di avere due diversi impianti con una capacità in eccesso pari allo 0% ed al 20% e confrontando i costi con il modello originale, si verifica un incremento nelle tariffe dell'ordine del 10% nel caso di maggior sovraccapacità. Si potrebbe verificare anche una diminuzione dei costi dovuti alla forte competizione sul mercato tra vari soggetti; in queste casistiche si deve tenere conto di una variabilità estrema dovuta a impianti (anche diversi dagli inceneritori) che per garantirsi flussi di rifiuti potrebbero applicare tariffe più basse. 9.2.1.3 Nuovi investimenti necessari per impiantistica di trattamento della Forsu Dal PRGR emerge una chiara indicazione volta a incentivare lo sviluppo dell'impiantistica per il trattamento della Forsu. Si prevede un significativo incremento delle quantità raccolte, fino ad arrivare a circa 650.000 6Antonio Massarutto, Alessandro de Carli and Matteo Graffi,La gestione integrata dei rifiuti urbani: analisi economica di scenari alternativi. Bocconi - IEFE, Research Report n. 4 March 2010 418 tonnellate al 2020. Questo comporta la necessità di prevedere la realizzazione di nuova impiantistica. Per il calcolo degli investimenti in gioco, si sono considerate le seguenti assunzioni, desunte anche da fonti di letteratura (Consorzio Italiano Compostatori): • Taglia media di un impianto per il trattamento della FORSU: 50.000 t/anno • Tipologia prevista negli scenari del PRGR: digestione anaerobica seguita da compostaggio aerobico • Costo di investimento: 300 €/t.anno di Forsu trattata • Anni di ammortamento investimento: 12 anni Nella tabella seguente è riportata la valutazione degli investimenti complessivi previsti. Scenario di Piano 67% - INC Scenario di Piano 67% - TMB Scenario inerziale Impianti di compostaggio e digestione anaerobica (q.tà FORSU da trattare) 650.880 650.880 633.825 Incremento quantità da trattare 235.494 235.494 218.439 Numero indicativo nuovi impianti da realizzare 5 5 4 Investimento totale previsto € 70.648.288,85 € 70.648.288,85 € 65.531.711,16 Tabella 9.2.11 - Investimenti previsti per la realizzazione di nuova impiantistica per il trattamento della Forsu. (Fonte CIC, elaborazioni Finlombarda spa) E' da considerare anche la creazione di nuovi posti di lavoro legati a questi nuovi impianti; si possono ipotizzare 4-6 operatori per impianto. 9.2.1.4 Miglioramento della rete dei centri di raccolta comunali e intercomunali Uno degli obiettivi del PRGR è il miglioramento della raccolta differenziata di tutte le frazioni, anche quelle cosiddette "minori" che tipicamente vengono conferite ai Centri di raccolta. Il ruolo di queste infrastrutture è rilevante, oltre che per garantire al cittadino un'elevata accessibilità per il conferimento di quelle frazioni non conferibili al circuito della raccolta porta a porta, anche per incentivare il raggiungimento delle elevate percentuali di raccolta differenziata (67% come media regionale). Proprio in quest'ottica, già nel 2012 la Giunta regionale con DGR n. 3846 del 25 luglio 2012,"Schede dell’iniziativa FRISL 2012-2014 - Centri di raccolta comunali o intercomunali dei rifiuti urbani e assimilati, ex DM 8 aprile 2008 e smi", ha approvato il testo del bando pubblico di finanziamento con il quale ha messo a disposizione 5 milioni di euro, nel triennio 2012-2014, per nuovi centri comunali o intercomunali per la raccolta differenziata dei rifiuti e assimilati e per ampliamenti e adeguamenti infrastrutturali di centri di questo tipo già esistenti. Lo stato di fatto della rete dei centri di raccolta è stato delineato al cap. 3.6. del PRGR; è stata qui effettuata un'ulteriore elaborazione al fine di evidenziare il rapporto fra centri di raccolta ed abitanti, nelle diverse Province. 419 La capillarità dei centri di raccolta dipende anche dalla tipicità territoriale. Aree a bassa densità urbanistica presenteranno naturalmente per ogni centro di raccolta un bacino di utenza in abitanti più basso, e in kmq più elevato. Per arrivare a prevedere un incremento omogeneo e mirato della rete dei centri di raccolta, si è ipotizzato quindi un valore ottimale, sia in km2/centro che in abitanti max / centro, differenziato per la tipologia territoriale delle varie Province (densità urbanistica) e basato sull’analisi di centri di raccolta funzionanti in modo ottimale; il raggiungimento anche di uno solo dei due indicatori determina il numero di centri di raccolta ottimali per Provincia e di conseguenza permette di calcolare gli investimenti totali necessari. Come costo di investimento per ogni nuovo centro di raccolta si è ipotizzato € 400.000, come media tra le situazioni più economiche ove è eventualmente necessario solo un ammodernamento di vecchie strutture, e realizzazioni ex novo più costose. Pr ov in cia Nu m er o ce nt ri di ra cc ol ta Po po la zio ne Su pe rfi cie (k m q) M ed ia a bi ta nt i / c en tro di ra cc ol ta M ed ia k m q/ ce nt ro d i ra cc ol ta De ns ità u rb an ist ica m ed ia Va lo re o tti m al e: di m en sio ni m ax d el ba cin o di o gn i c en tro (k m q) Va lo re o tti m al e: m ax nu m er o di a bi ta nt i p er og ni c en tro (k m q) Ce nt ri di ra cc ol ta p er ris pe tto p ar am et ro ba cin o Ce nt ri di ra cc ol ta p er ris pe tto p ar am et ro ab ita nt i TO T nu ov i c en tri d i ra cc ol ta d a co st ru ire In ve st im en to ne ce ss ar io BG 171 1.098.740 2745,94 6.425 16,1 400,1 15 7.000 184 157 0 € BS 140 1.254.118 4785,62 8.958 34,2 262,1 30 4.000 160 314 20 € 8.000.000,00 CO 85 594.900 1279,04 6.999 15,0 465,1 15 7.000 86 85 0 € CR 113 362.165 1770,46 3.205 15,7 204,6 30 4.000 60 91 0 € LC 64 340.178 814,58 5.315 12,7 417,6 15 7.000 55 49 0 € LO 55 227.709 782,99 4.140 14,2 290,8 30 4.000 27 57 0 € MB 49 848.519 405,41 17.317 8,3 2093,0 8 10.000 51 85 2 € 800.000,00 MI 116 3.158.572 1575,65 27.229 13,6 2004,6 8 20.000 197 158 42 € 16.800.000,00 MN 64 415.268 2341,44 6.489 36,6 177,4 30 4.000 79 104 15 € 6.000.000,00 PV 81 548.774 2968,64 6.775 36,6 184,9 30 4.000 99 138 18 € 7.200.000,00 SO 33 183.136 3195,76 5.550 96,8 57,3 30 4.000 107 46 13 € 5.200.000,00 VA 84 882.625 1198,11 10.507 14,3 736,7 8 10.000 150 89 5 € 2.000.000,00 Totale complessivo/me dia 1.055 9.914.704 23.864 9.398 22,6 415,5 15 7.000 1255 1373 115 € 46.000.000,00 Tabella 9.2.12 - previsione di investimenti per il potenziamento della rete dei centri di raccolta comunali e intercomunali. ((Fonte Regione Lombardia (2010): Valutazione Statistico – economica dei modelli di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia, altre fonti di mercato, elaborazioni Finlombarda spa) Per differenziare le previsioni di investimento sullo scenario inerziale, si è ipotizzato in questo caso un intervento minimo di ammodernamento su un terzo dei centri di raccolta esistenti, per un valore di € 100.000 (introduzione accesso con badge, pesa, cassoni…); questa previsione di ammodernamento è stata inserita anche negli scenari di Piano al 67%. Tali stime sono basate su esperienze reali di realizzazioni di centri di raccolta e su indagini di mercato utilizzando capitolati e altri documenti tecnici. Nella tabella seguente sono raffigurate quindi le previsioni sui tre scenari: 420 Scenario 67% INC best Scenario 67% TMB Scenario inerziale Nuovi centri di raccolta da realizzare 115 115 Centri di raccolta da ammodernare 352 352 352 Costo unitario realizzazione € 400.000,00 € 400.000,00 € 400.000,00 Costo unitario ammodernamento € 100.000,00 € 100.000,00 € 100.000,00 Investimento totale previsto € 81.200.000,00 € 81.200.000,00 € 35.200.000,00 Tabella 9.2.13 - Investimenti previsti per il miglioramento della rete dei centri di raccolta comunali ed intercomunali. Dalle elaborazioni proposte per conseguire il miglioramento della rete dei centri di raccolta si ipotizza la realizzazione di un centinaio di nuovi centri di raccolta negli scenari al 67%. 9.2.2 Diffusione delle campagne di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata La sensibilizzazione dei cittadini ha un ruolo chiave nell'effettiva implementazione del PRGR. Numerose esperienze e casi studio supportano il fatto che, senza una campagna di incentivazione mirata a vari destinatari ed in grado di coinvolgere efficacemente i portatori di interesse, gli obiettivi più ambiziosi sono più difficoltosi da raggiungere. Questo è a maggior ragione vero ad esempio nel caso di quei Comuni che si trovano ad un livello di raccolta differenziata intorno al 55-60%, con un sistema di raccolta già ottimale, ma con una partecipazione non molto elevata da parte dei cittadini. Essi e devono puntare su una campagna in grado di motivare i cittadini e di fornirgli un riscontro ed un riconoscimento sugli sforzi fatti. Per quantificare economicamente l'impegno di una campagna di sensibilizzazione efficace, sono state utilizzate le assunzioni riportate nella tabella seguente, riferite ad un Comune "tipo" di 10.000 abitanti. Attività Quantificazione Impegno economico annuo Comunicazione standard annuale (calendario raccolta, newsletter del Comune, etc.) 0,5 € / abitante.anno € 5.000,00 Educazione ambientale nelle scuole primarie 500 studenti, 20 classi, 4 ore/classe/anno € 3.200,00 Comunicazione ogni 5 anni per modifiche di sistema e/o aggiornamenti (Stampa manuale informativo sulla raccolta differenziata, calendario di raccolta, e consegna porta a porta con breve questionario durante la consegna) 1,5 € / abitante ogni 5 anni € 3.000,00 Iniziative ed eventi spot 4 iniziative / anno (serate in auditorium comunali, giornata del compost, visita a impianti di riciclo etc.) € 2.000,00 Tabella 9.2.14 - Stima del costo delle campagne di sensibilizzazione annuale per raggiungere gli obiettivi dello scenario di Piano. (Fonte, consorzi, comuni lombardi vari) Inoltre, è stata ipotizzata una specifica campagna abbinata all'avvio della raccolta differenziata spinta, del costo di 2 €/abitante, in quei Comuni ancora lontani dall'obiettivo del 65% (ovvero sotto al 55%); secondo i dati disponibili, si tratta di 678 Comuni per un totale di 4.266.655 abitanti. Per differenziare lo scenario di Piano dallo scenario inerziale si è ipotizzato in quest'ultimo un minore impegno per lo svolgimento di queste campagne, pari alla metà dell'esborso previsto. Nella tabella seguente è riportata la ripartizione degli investimenti risultanti nei tre scenari. 421 Scenario di Piano 67% - INC Scenario di Piano 67% - INC Scenario inerziale Campagne di sensibilizzazione standard (costo annuale) 13.464.000 13.464.000 6.732.000 Campagne di sensibilizzazione standard (costo su 7 anni 2013 - 2020) 94.248.000 94.248.000 47.124.000 Campagna una tantum di avvio della raccolta differenziata spinta 8.533.310 8.533.310 4.266.655 Investimento totale previsto € 116.245.310,00 € 116.245.310,00 € 58.122.655,00 Tabella 9.2.15 - Stima totale degli investimenti di sensibilizzazione. 9.2.3 Prevenzione dei rifiuti La prevenzione della produzione dei rifiuti si trova al più alto livello della gerarchia europea sulla gestione dei rifiuti, e si pone anche come cardine del presente PRGR. Regione Lombardia, già con il PARR (Piano di Azione e Riduzione dei Rifiuti) pubblicato nel 2009, ha identificato 11 azioni quantificandone gli effetti attesi ed i costi/benefici. Nel presente PRGR sono state identificate alcune azioni aggiuntive e sono stati tarati gli obiettivi attesi nello Scenario di Piano. Grazie alle indicazioni di costo e beneficio per azione riportate nel PARR ed alcune nuove assunzioni per le nuove azioni si sono calcolati, nella tabella seguente, i valori attesi per l'implementazione massima delle azioni di riduzione rifiuti. I costi per implementazione delle azioni sono state calcolate utilizzando il costo a tonnellata per ogni azione e le tonnellate evitate previste (fonte PARR) mentre il risparmio dei costi operativi su 5 anni è stato calcolato tenendo conto delle tonnellate evitate di rifiuto per le diverse azioni. Costo totale per implementare l'azione (€) Costo /abitante (€) Risparmio costi operativi su 5 anni (€) Azione 1: Vendita di referenze liquide e solide in maniera sfusa o alla spina 4.156.568,00 0,42 1.904.500,00 Azione 2: Promozione e sollecitazione all’acquisto da parte dei clienti di prodotti poco imballati 4.950.000,00 0,50 801.900,00 Azione 3: Recupero di cibo invenduto e non scaduto da destinare a mense sociali 2.286.900,00 0,23 9.622.800,00 Azione 4: Acqua alla spina 5.321.422,00 0,54 2.995.000,00 Azione 5: Carta negli uffici 4.752.594,00 0,48 1.122.700,00 Azione 6: Carta nelle cassette postali 7.326.247,50 0,74 9.222.850,00 Azione 7: Farm Delivery 2.702.700,00 0,27 8.019.000,00 Azione 8: Filiera Corta 1.782.000,00 0,18 4.009.500,00 Azione 9: Compostaggio domestico 4.388.175,00 0,44 18.043.000,00 Azione 10: Pannolini riutilizzabili 2.791.800,00 0,28 12.028.500,00 Azione 11: Recupero Ingombranti 2.762.100,00 0,28 18.043.000,00 Nuova azione: Introduzione secchiello areato per la FORSU 5.488.882,61 0,55 2.851.920,00 Nuova azione: Ecofeste 2.520.000,00 0,25 4.200,00 Nuova azione: Incentivazione alla diffusione dei centri del riuso presso i centri di raccolta 6.000.000,00 0,61 654.880,00 Nuova azione: Disincentivazione shopper monouso 4.950.000,00 0,50 1.102.500,00 Costo totale scenario di massima adesione 62.179.389,11 6,28 90.426.250,00 Tabella 9.2.16 - Stima degli effetti economici delle azioni di riduzione rifiuti – dettaglio. (Fonte PARR Regione Lombardia, elaborazioni Finlombarda) 422 Per i due scenari di Piano (scenario 67% INC e 67% TMB), si è effettuata una riparametrazione che considera un'adesione al 50% anziché al 70% delle azioni come riportato nello scenario prescelto nel cap. 6, mentre per lo scenario inerziale non si è prevista l'implementazione di alcuna azione. Nella tabella seguente i risultati suddivisi per scenario con adesione al 50%. Scenario di Piano 67% Scenario di Piano 67% TMB Scenario inerziale Investimento totale per l'implementazione delle azioni di riduzione rifiuti € 44.413.849 € 44.413.849 € 0 Benefici attesi € 64.590.179 € 64.590.179 € 0 Effetto economico netto nel periodo 2013-2020 -€ 20.176.329,21 -€ 20.176.329,21 € 0 Tabella 9.2.17 - Stima degli effetti economici delle azioni di riduzione rifiuti per gli scenari considerati. (Fonte PARR Regione Lombardia, elaborazioni Finlombarda) Oltre a questo effetto economico, grazie all'indicazione fornita nello studio del Tellus Institute citato, è stato possibile stimare l'aumento dei posti di lavoro creati come indotto grazie alle attività di riuso dei materiali. Come evidenziato in tabella 9.2.19, con queste assunzioni si stima che l'implementazione delle azioni di riduzione rifiuti secondo lo scenario di Piano può portare ad un incremento di forza lavoro pari a 583 unità. Attività di prevenzione e riutilizzo Posti di lavoro per 1000 tonnellate Materiali Carta e cartone N/A Vetro 7,35 Metalli Ferrosi 20 Alluminio 20 Altri non ferrosi 20 Plastica 20 Cuoio e gomma 7,35 Tessili 7,35 Legno 2,8 Altri N/A Altri rifiuti Organico N/A Verde N/A Misti N/A Tabella 9.2.18 - stima dei posti di lavoro creati con le attività di riduzione rifiuti secondo lo studio del Tellus Institute, 2011, elaborazioni Finlombarda Scenario di Piano 67% Scenario di Piano - 67% TMB Scenario inerziale Posti di lavoro creati da attività di prevenzione rifiuti 583 583 0 Tabella 9.2.19 - stima dei posti di lavoro creati con le attività di riduzione rifiuti, per i tre scenari Dallo sviluppo delle azioni di riduzione rifiuti ipotizzate potrebbero venire creati da 500 e 600 posti di lavoro. 423 9.2.4 Miglioramento dell’impiantistica per il TMB Lo scenario di Piano, nelle sue due declinazioni caratterizzate da una diversa ripartizione dell'impiantistica per il trattamento del RUR, prevede come azione il miglioramento degli impianti di trattamento meccanico biologico, in particolar modo nello scenario 67% TMB. Scenario 67% - INC Scenario 67% TMB Scenario inerziale TMB tradizionali Invio diretto RUR 166.854 556.181 353.065 Mutuo soccorso 27.809 27.809 38.445 Totale 194.663 583.990 391.510 TMB con recupero di materia Invio diretto RUR 166.854 556.181 0 Mutuo soccorso 27.809 27.809 38.445 Totale 194.663 583.990 38.445 Totale 389.326 1.167.979 429.955 Tabella 9.2.20 - Quantitativi trattati mediante TMB nei due scenari di piano e nello scenario inerziale (t/anno). (Fonte, capitolo 8 PRGR) Posto che, la capacità complessiva autorizzata al 2010 per gli impianti TMB era di 1.000.000 t/anno (630.000 t/anno per TMB completi e 370.000 t/anno per impianti di sola selezione senza trattamento biologico), poi aumentate a 1.044.000 t/anno nel 2012 con l'entrata in funzione dell'impianto di Cedrasco (SO), si verificano le seguenti necessità di modifica dell'impiantistica: • Scenario 67% - INC: o riconversione di parte dei TMB esistenti inserendo linee di selezione automatica di materiali riciclabili per un totale di 194.663 t/anno. • Scenario 67% - TMB: o riconversione dei TMB esistenti (già con sezione di trattamento biologico) inserendo linee di selezione automatica di materiali riciclabili per 583.990 t/anno; o inserimento di linee di trattamento biologico sugli impianti attualmente di sola selezione, nello stesso impianto o realizzazione di impianti esterni dedicati (370.000 t/anno); o per raggiungere la potenzialità prevista di 1.167.979 rispetto alle attuali 1.044.000 autorizzate occorrerebbe la realizzazione di nuova impiantistica per TMB tradizionali, per 123.979 t. • scenario inerziale: o Nessuna modifica impiantistica richiesta. Occorre segnalare che, per quanto riguarda la realizzazione di nuova impiantistica, lo scenario 67% TMB contrasta in parte con quanto stabilito dal PRGR, che prevede che non vengano realizzati nuovi impianti 424 per il trattamento del RUR fatte salve migliorie ambientali dell'esistente. Si ricorda che i due scenari "67% INC" e "67% -TMB" identificano però due estremi (uno volto alla massimizzazione dell'incenerimento e uno del TMB) utilizzati per effettuare le simulazioni LCA e questa valutazione economica. Il mix impiantistico reale si collocherà poi ragionevolmente all'interno di essi senza mai raggiungerli. Per il calcolo del costo delle linee di selezione dei materiali riciclabili sono stati utilizzati i seguenti dati (Stadler, 2013): linea RSU da 25-30 ton/ora con 3 selettori ottici (da 3 a 5 separazioni automatiche), da inserire su TMB già esistente con vaglio rotante, trituratore e nastro: ca. € 2.400.000. Capacità t/anno: 72.000. Il puro costo di investimento è quindi pari a € 33,3/anno per t/anno da trattare. Per l'inserimento di linee di trattamento biologico / biossidazione su impianti di selezione esistenti è stato utilizzato un costo di 120 € per t/anno trattata (fonte: CRPA - CIC7, integrati con costi di acquisizione aree ed aggiornati), mentre per la realizzazione di nuovi TMB è stato calcolato un investimento di 200 €/t.anno. Qui di seguito il risultato della simulazione. Scenario 67% INC Scenario 67% TMB Scenario inerziale Miglioramento TMB con inserimento selezione riciclabili € 6.482.284,64 € 19.446.853,91 € Adeguamento impianti di selezione con inserimento linea biossidazione € - € 44.400.000,00 € Realizzazione nuovi impianti TMB tradizionali € - € 24.795.842,78 € Totale investimenti € 6.482.284,64 € 88.642.696,69 € Tabella 9.2.21 - totale investimenti previsti per l'adeguamento dell'impiantistica per i TMB. (Fonte CIC, elaborazioni Finlombarda spa) Gli investimenti necessari per lo sviluppo di tale impiantistica si collocherebbe tra i 6 milioni di euro e i quasi 90 milioni di euro a seconda della scelta di destino del RUR. L'effetto della massimizzazione di questo tipo di impianti, come già evidenziato nel capitolo "fabbisogni" del PRGR, è quello di una sensibile riduzione del quantitativo inviato ad incenerimento (da 1.544.499 t/anno dello scenario di Piano base a 1.026.966 di quello di massimizzazione TMB) ed aumento degli scarti inviati a discarica (da 272.550 t/anno a 418.234 t/anno, compresi quelli derivanti dalle raccolte differenziate). Il risvolto legato a questa migrazione di flussi può generare conseguenze non facilmente quantificabili dal punto di vista economico; ad esempio nello scenario "TMB", la sovracapacità impiantistica dei inceneritori esistenti risulterebbe ancora più evidente rispetto ad oggi, costringendo alcuni impianti a ricercare flussi di rifiuti speciali inceneribili, a tariffe non così certe, o a programmare una dismissione graduata. Nel contempo spingerebbe a programmare con maggiore attenzione la volumetria delle discariche necessarie per le frazioni residuali prodotte dai TMB, anche se il quantitativo smaltito totale previsto pari a circa 7 http://www.compost.it/biblio/2006 corsospecializzazione/SEP CIC 2006 Tecnologie.ppt 425 400.000 t/anno è ancora gestibile con le discariche attuali, e pari a circa il 20% in meno di quanto gestito nel 2010. 9.2.5 Miglioramento dell’impiantistica per l’incenerimento Lo scenario di Piano, prevede come azione di base il miglioramento degli impianti di termovalorizzazione, ipotizzando un'evoluzione verso la tipologia "INC best" così come delineata dallo studio LCA. Per questa tipologia si prevede un'efficienza di produzione dell’energia elettrica lorda pari a 24,3% e termica pari a 74,0%. L’efficienza di recupero dell’alluminio da scorie è pari a 31,6% rispetto all’alluminio presente nel RUR. Sono state utilizzate alcune assunzioni per il calcolo della riconversione ad "INC best". Innanzitutto, per raggiungere elevati valori di efficienza termica, è necessario che il termovalorizzatore sia collegato ad una adeguata rete di teleriscaldamento, sufficientemente estesa da permettere il maggior possibile un utilizzo del calore anche durante l'estate (il cosiddetto "fondo estivo" per il soddisfacimento del fabbisogno di acqua calda sanitaria). E' stato ipotizzato di coprire il 30% del fabbisogno annuo termico delle utenze. Attualmente per la città di Brescia tale valore è del 55% circa; nell'ipotesi, che deriva dallo studio LCA, di innalzare il rendimento termico fino al 74% e di utilizzare il calore termico prodotto in modo costante su tutto l'anno occorre puntare maggiormente sull'utilizzo per il "fondo estivo"; è stato scelto quindi il valore del 30%. Per le ore estive nelle quali, come si evince dalla figura 9.2.3, il fabbisogno è ancora più ridotto, è stato ipotizzato anche per alcune grandi utenze un utilizzo per attività di raffrescamento mediante unità ad assorbimento. Questa ipotesi porta a stimare l'installazione unità frigorifere lungo la rete per un totale del 70% della potenza termica dell'INC. Occorrono frigoassorbitori monostadio, tipicamente idonei per grandi utenze (ospedali etc.), anche se recentemente vengono commercializzati anche frigoassorbitori per piccole potenze (in questo caso occorre che l'utenza sia riscaldata / raffrescata con fancoils e non con radiatori). 426 Figura 9.2.3 - Esempio di curva di carico termico: ore/anno e percentuale di soddisfacimento grazie al termovalorizzatore (TU) e altre fonti . Fonte: A2A, piano di sviluppo del teleriscaldamento a Milano. Inoltre occorre sottolineare che questa è un'ipotesti estrema, come lo è intrinsecamente lo scenario descritto, volto appunto a identificare per l'LCA una situazione oltremodo massimizzata. L’ipotetica “limitazione” al 30% del carico termico, prevista al 2020 per lo sfruttamento del “fondo estivo” è stata considerata coerentemente a quanto ipotizzato nello studio LCA (configurazione INC Best) per uniformità di ipotesi. Considerando che nel 2010 alcuni inceneritori abbiano superato già il 50% di copertura (esempio Brescia), si ritiene poco praticabile l’ipotesi di riduzione del carico di utilizzo da parte dei gestori degli impianti. Si tenga conto a questo proposito che lo studio LCA ricerca le soluzioni che minimizzino gli impatti ambientali, ma di fatto non arriva a dettagliare i costi di realizzazione degli interventi; ma le rigidità delle ipotesi di confini del sistema la stessa LCA potrebbe presentare modellizzazioni adattabili solo ad una parte degli impianti (ad esempio INC Best), ma di fatto non applicabili all’intero parco impiantistico lombardo. L’estensione (teorica) della rete di teleriscaldamento dei singoli inceneritori qui considerata, non tiene conto infatti della complessità territoriale lombarda e della loro dislocazione; infatti mentre per gli impianti a ridosso di grandi agglomerati urbani tale estensione potrebbe essere auspicabile (in alcune realtà sta già evolvendo), in altre situazioni di isolamento dell’impianto non si avrebbe un rapporto costi benefici adeguato a supporto di tale ipotesi. Si riporta a titolo di esempio una ipotesi di teleriscaldamento presentata da A2A dalla quale si nota la dislocazione degli impianti attorno alla città di Milano nel raggio di 40 km circa. Si possono notare situazioni impiantistiche che possono servire aree densamente urbanizzate e altre più isolate (ad esempio Parona e Corteolona) da un possibile sviluppo di rete di teleriscaldamento a costi accettabili. 427 Figura 9.2.4 –Dislocazione di alcuni inceneritori e centrali elettriche del territorio regionale. (Fonte A2A) Per i dati economici del costo di investimento per l'estensione delle utenze coperte da teleriscaldamento, sono stati utilizzati i dati evidenziati in alcuni lavori di ricerca8,9,10, confrontati anche con un lavoro di tesi mirato ad una stima per l'inceneritore di Valmadrera11. Per garantire quindi che il termovalorizzatore abbia un rendimento lordo del 74% con copertura del fabbisogno termico annuo delle utenze pari al 30%, i calcoli utilizzati sono i seguenti: • Fabbisogno termico annuale di riscaldamento: per la Lombardia è 12,5 Wh/a*m3*GG per 2400 GG (gradi giorno), più 3 kWh/a*m3 per acqua calda, totale 33 kWh/a*m312 : • Volumetria da riscaldare con teleriscaldamento: 30% del fabbisogno termico annuale. Costo di investimento per la conversione in assetto cogenerativo di un termovalorizzatore13: 8 RSE, Rapporti A5-056782, 2005. 1.3.1-Indagine sulle potenzialità del teleriscaldamento a livello nazionale 9 Università Cattolica del Sacro Cuore - DISES Working Papers - serie rossa, N. 39 - maggio 2006 . Aspetti economici ed energetici della cogenerazione e distribuzione del calore tramite teleriscaldamento Autore: Filippo Insinga 10 Poli energetici cogenerativi per città di medie dimensioni - Dipartimento di Ingegneria Industriale - Università degli Studi di Perugia, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio 11 V. Cavagnari, O. Verderio. Studio di fattibilità della conversione in funzionamento cogenerativo del termovalorizzatore Silea di Valmadrera (LC) con realizzazione di una rete di teleriscaldamento. Tesi di Laurea in Ingegneria Industriale, Politecnico di Milano, anno 2009-2010. 12 http://dipartimenti.unicatt.it/dises wp rossa 06 39.pdf) 13 https://www.politesi.polimi.it/bitstream/10589/8861/3/TESI%20FINALE UPLOADED 30Nov.pdf http://dipartimenti.unicatt.it/dises wp rossa 06 39.pdf https://www.politesi.polimi.it/bitstream/10589/8861/3/TESI%20FINALE UPLOADED 30Nov.pdf 428 Turboalternatore € 700.000,00 €/MW Scambiatori € 4.000,00 €/MW Stazione pompaggio € 38.413,79 €/MW Sistema di accumulo € 34.482,76 €/MW Caldaia integrativa € 20.000,00 €/MW Tabella 9.2.22 - Costo di investimento per riconversione in assetto cogenerativo. Costo delle reti: (fonte: RSE14) • 5 € /m3 teleriscaldato; • Costo dei frigoassorbitori: €500.000 / MW. Stima totale investimenti Lombardia per gli scenari LCA: • Calcolo dei MWht in più da produrre per garantire efficienza 74%, rispetto ai già prodotti nella situazione base (fonte ORSO e ARPA) • per differenziare i 3 scenari (due 67% e il BAU), partendo dalle t di RUR incenerito, ed ipotizzando una ripartizione come al 2010 tra RUR e altri rifiuti inceneriti, vengono calcolati i MWht aggiuntivi, da gestire con teleriscaldamento, per tonnellata incenerita. • E' stato tenuto in considerazione il fatto che alcuni impianti possiedono già una rete di teleriscaldamento, calcolando quindi i costi di investimento per la sola estensione della rete, comprensivi della modifica impiantistica necessaria per l'implementazione del cogeneratore. La perdita di calore nelle reti è stimata pari al 20% come nello studio LCA. Scenario 67% Scenario 67% TMB Scenario inerziale Totale fabbisogni di incenerimento RUR 1.544.499 1.026.966 1.727.973 MWht da produrre per utilizzo 74% efficienza termica 4.247.330 2.824.129 2.379.150 MWht/anno già prodotti nel 2010 1.023.855 1.023.855 1.023.855 MWht/anno da distribuire a teleriscaldamento con nuovi investimenti 3.223.475 1.800.273 1.355.295 m3 di utenze teleriscaldate (il termovalorizzatore copre il 30% del fabbisogno termico) 260.482.838 145.476.637 109.518.780 Totale investimenti per implementazione nuova impiantistica per cogenerazione e teleriscaldamento € 1.775.283.171,37 € 991.475.014,38 € 746.409.430,47 14 http://www.rse-web.it/documenti/documento/312992 http://www.rse-web.it/documenti/documento/312992 429 Tabella 9.2.23 - Stima indicativa dei costi per la trasformazione in assetto cogenerativo dei inceneritori lombardi, ed implementazione di una rete di teleriscaldamento ove non già presente, fino al raggiungimento delle t/anno previste dagli scenari. Elaborazioni Finlombarda spa su fonti citate E' importante evidenziare che anche nello scenario inerziale sono stati ipotizzati gli investimenti legati all'implementazione spinta del teleriscaldamento, in quanto per esso (denominato "scenario BAU") nel progetto GERLA è stata comunque assunta una evoluzione verso una massimizzazione dell'assetto cogenerativo, anche se non così spinto come la situazione "INC best" (dato utilizzato nel progetto GERLA scenario BAU: 741 kWht disponibili per tonnellata). Questa Gli scenari al 67% evidenziano, come già segnalato, una situazione "estrema" finalizzata alla modellizzazione LCA. La realizzazione di nuove reti di teleriscaldamento per un totale di 145-260 milioni di m3 riscaldati (attualmente tale rete è pari a circa 120 milioni di m3), con un investimento stimato tra il 1 e 1,8 miliardi di euro, andrebbe a più che raddoppiare il livello esistente di estensione di queste reti. Inoltre ciò potrebbe non essere sempre fattibile per tutti i inceneritori della rete regionale a seconda delle tipicità territoriali (presenza di zone residenziali dense miste industriali, presenza di grandi utenze che possono beneficiare del teleriscaldamento) come precedentemente descritto. I risultati di questa simulazione non evidenziano pertanto un rapporto costi/benefici adeguato alla possibilità di realizzazione di tale volumetria di teleriscaldamento. Come si riporta di seguito quanto previsto dalla direttiva 2012-27-EU sull’efficienza energetica all’articolo 14 “Promozione dell'efficienza per il riscaldamento e il raffreddamento” (che deve essere recepita dagli Stati Membri entro il giugno 2014): “Entro il 31 dicembre 2015 gli Stati membri effettuano e notificano alla Commissione una valutazione globale del potenziale di applicazione della cogenerazione ad alto rendimento nonché del teleriscaldamento e teleraffreddamento efficienti che comprende le informazioni di cui all'allegato VIII… e inoltre “Ai fini della valutazione di cui al paragrafo 1, gli Stati membri effettuano un'analisi costi-benefici relativa al loro territorio basata sulle condizioni climatiche, la fattibilità economica e l'idoneità tecnica conformemente all'allegato IX, parte 1. L'analisi costi-benefici è atta ad agevolare l'individuazione delle soluzioni più efficienti in termini di uso delle risorse e di costi in modo da soddisfare le esigenze in materia di riscaldamento e raffreddamento”. Fatti salvi i principi di costi-benefici sopra citati, per perseguire l’incremento dell’efficienza energetica termica degli inceneritori è necessario agganciare tali politiche di efficientamento coerentemente con le politiche di sviluppo teleriscaldamento (TLR )a livello locale considerando quanto previsto dal PEAR; inoltre per uno sviluppo organico delle reti di teleriscaldamento bisogna tener conto anche dell’integrazione con altre fonti sia fossili (gas naturale) che rinnovabili. 9.2.5.1 Recupero dell'alluminio dalle scorie Per quanto riguarda il recupero di alluminio dalle scorie di incenerimento, la tipologia "INC best" indicata in tutti e tre gli scenari di piano (compreso quello inerziale) prevede un’efficienza di recupero dell’alluminio da scorie pari a 31,6% rispetto all’alluminio presente nel RUR. 430 Per la stima economica degli investimenti connessi ci si è rifatti ad una recente ricerca del Politecnico di Milano15 che quantifica in € 745.000 l'investimento necessario per l'installazione di un impianto avanzato per il recupero dell'alluminio su un inceneritore con 120.000 t/anno di scorie prodotte, per un investimento pari a € 6,21 / t di scoria. Conoscendo i quantitativi di scorie prodotti dai inceneritori lombardi, è stato possibile stimare il costo complessivo di investimento per l'implementazione di questo tipo di tecnologia avanzata (ai inceneritori più piccoli è stato applicato un fattore moltiplicatore per la stima degli investimento in quanto si assume che il costo non diminuisce in modo lineare con le scorie prodotte). Tot scorie (t/anno) Investimento previsto Acsm-Agam S.p.A. 17.545 € 326.782,52 Accam S.p.A. 14.393 € 268.061,36 Prima Srl 32.891 € 408.394,49 Co.Re. S.p.A.. Consorzio Recuperi Energetici 13.245 € 246.689,73 Silea Spa 15.565 € 289.894,67 Aem Gestioni s.r.l. 14.010 € 260.931,85 Aprica S.p.A. (Asm - Bs) 119.780 € 743.636,25 Brianza Energia Ambiente S.p.A. 11.293 € 210.331,38 REA DALMINE S.p.A. 21.865 € 407.240,84 Lomellina Energia 13.075 € 243.530,07 Amsa (Silla Due) 84.583 € 525.118,34 Totale 358.245 € 3.930.611,50 Tabella 9.2.24 - Stima degli investimenti per l'implementazione di impiantistica per il recupero di alluminio dalle scorie dei inceneritori lombardi. (Fonte capitolo scenari di Piano elaborazioni Finlombarda) Questo tipo di investimento è stato assunto necessario per tutti i tre scenari, in quanto si tratta in impiantistica non ancora presente. Questo dato è affetto da un forte fattore di rischio; infatti, nello scenario 2 i quantitativi totali destinati a incenerimento si riducono in modo sostanziale, tanto da prefigurare la possibilità di dismissione programmata di alcuni inceneritori. In questo caso, ovviamente, anche gli eventuali investimenti di miglioramento su di essi non sarebbero più necessari. Esiste però la possibilità che tutti gli impianti possano continuare ad operare, reperendo flussi di rifiuti speciali inceneribili, anche se essa è più soggetta alle dinamiche del mercato e ad esempio alla competizione con la situazione di sovracapacità impiantistica per l'incenerimento presente in alcuni stati dell'UE. Gli investimenti potrebbe essere realizzati anche non all’interno degli inceneritori, ma in impianti dedicati, non modificando comunque verosimilmente l’ordine di grandezza indicato. 9.2.5.2 Stima totale investimenti In totale la stima degli investimenti relativi al miglioramento dei inceneritori, finalizzati al raggiungimento dei parametri tipici "INC best" prefigurati negli scenari, è elencata nella tabella seguente. 15 Laura Biganzoli, Aamir Ilyas, Martijn van Praagh, Kenneth M. Persson, Mario Grosso. Aluminium recovery vs. hydrogen production as resource recovery options for fine MSWI bottom ash fraction. Waste Management (33), 2013. 431 Scenario 67% (€) Scenario 67% TMB (€) Scenario inerziale (€) Totale investimenti per implementazione nuova impiantistica per cogenerazione e teleriscaldamento 1.775.283.171,37 991.475.014,38 746.409.430,47 Totale investimenti per impiantistica di recupero alluminio da scorie 3.930.611,50 3.930.611,50 3.930.611,50 Totale 1.779.213.782,87 995.405.625,88 750.340.041,97 Tabella 9.2.25 - Stima degli investimenti totali per il miglioramento dei inceneritori nei tre scenari. 9.3 Esternalità e monetizzazione 9.3.1 Premessa sulla valutazione delle esternalità La valutazione economica delle esternalità è un argomento rilevante e complesso; mentre in passato pochi studi ne tenevano conto, ora esse hanno assunto una rilevanza sempre maggiore nelle scelte decisionali. Il metodo suggerito dai documenti BREF per l'applicazione delle BAT, per definire quale tecnica offra il più alto beneficio ambientale è il criterio Costi-Efficacia, nell’ambito del quale vengono prese in considerazione anche le cosiddette Esternalità o Costi esterni. Le Esternalità rappresentano il costo sociale o costo esterno generato da un’attività industriale, che non viene pagato né da colui che svolge l’attività industriale, ovvero da colui che produce l’inquinamento (contrariamente al principio generale the polluter pays), né dal consumatore finale, ma che ricade sulla collettività e per il quale non è previsto normalmente una quantificazione. Tali costi sono legati, in modo complesso, ai danni causati dall’inquinamento sull’ambiente, con conseguenti ripercussioni sulla salute umana, sulla flora, sulla fauna, sulla realtà paesaggistica, sull’integrità delle strutture etc. Questi danni, in via di larga massima, possono a loro volta suddividersi in due macro-tipologie: a) Danni causati a livello locale I danni locali provocati dalle emissioni inquinanti sono strettamente legati alla natura del territorio ed in particolare alla densità della popolazione sul territorio stesso ed al suo grado di antropizzazione. b) Danni causati a livello globale Tra questi vi sono le piogge acide, l’effetto serra e altri rischi/danni connessi che sono problematici per la salute umana e la stessa sopravvivenza. 432 Figura 9.3.1 - Schematizzazione della valutazione delle esternalità. (fonte Marc Davidson, Marisa Korteland, Arno Schroten, Richard Smokers, Sander de Bruyn. Climate policy costing methodologies: A comparative analysis for the transport sector CE Delft, 2007) Gli impatti dovuti ai cambiamenti climatici di responsabilità umana, ad esempio, costituiscono una delle più importanti categorie di esternalità. Essi sono legati, com’è noto, alle emissioni di gas serra di origine antropica; questo impatto è stato calcolato nell'approfondito studio LCA (progetto GERLA) allegato al PRGR, che ha ricompreso nelle analisi anche altri fattori di impatto (tossicità umana, formazione fotochimica di ozono, acidificazione, impatto energetico). La monetizzazione non è uno strumento per la valutazione delle conseguenze economiche, ma può essere visto come un passo nella interpretazione e comunicazione dei risultati di una LCA. Attraverso la monetizzazione, dei pesi sono attribuiti secondo i valori monetari dei danni associati o benefici che interessano ad esempio, gli esseri umani (attraverso il loro ambiente, le risorse, la qualità del lavoro, ecc) e gli ecosistemi. I vantaggi della monetizzazione sono: • I benefici possono essere direttamente confrontati con i costi; • Permette confronto diretto di effetti di diversa natura poiché sono espressi con una unità comune (euro o altra valuta), e classificati in base alla ponderazione risultante dai valori monetari; • Il risultato di una valutazione multi-effetto può essere espresso come un unico punteggio, permettendo un confronto diretto tra più sistemi. Tuttavia, occorre fare attenzione a evidenziare eventuali scelte di valore che influenzano il singolo punteggi; • la monetizzazione agisce come un filtro che aiuta a distinguere gli impatti trascurabili che non dovrebbero essere discussi ulteriormente e significativi impatti su cui concentrarsi ulteriormente per affinare i dati e i risultati della discussione. In questo senso, aiuta ad abbassare l'incertezza 433 dello studio, migliorando la pertinenza dei dati raccolta e migliorando la pertinenza delle categorie di impatto prese in considerazione nel processo decisionale. Gli svantaggi della monetizzazione sono: • Non è (ancora) un metodo standardizzato; • Si basa su stime di impatti effettivi, mentre la modellazione del potenziale impatto (ad esempio la SO2 equivalente delle emissioni di acidificazione) e degli impatti di fatto (ad esempio, l'effetto delle piogge acide sul degrado dell'edificio) può essere molto incerto. L'incertezza con cui l'impatto si stima, insieme con le incertezze sulla monetizzazione di questi impatti, deve quindi essere attentamente discussa e riflessa nelle conclusioni al fine di essere considerati nel processo decisionale processo. Tuttavia, questo può fornire preziose informazioni aggiuntive. Come tale, la monetizzazione non aggiunge alcuna incertezza, dato che questa incertezza è intrinsecamente sempre presente e la mancanza di conoscenza può essere peggio della limitata conoscenza. Ciò nonostante, l'analisi Costi-Benefici può dare l'impressione che i risultati siano precisi e comprensivi, ai responsabili principali di decisioni che non sarebbe necessario prendere; • Essa può ingenerare l'effetto di by-passare i decision-makers fornendo direttamente dati di costi che - nonostante le limitazioni e incertezze - possono essere abusati dagli stessi decisori per evitare di dover prendere in considerazione tutte le informazioni disponibili e le incertezze. I risultati devono, pertanto, essere attentamente presentati con ipotesi e incertezze, come in ogni valutazione. 9.3.2 Esternalità considerate Ai fini di effettuare una valutazione semplificata mediante monetizzazione delle esternalità, sono stati presi come base le categorie di impatto più attendibili e specificatamente calcolate per gli scenari del PRGR, ovvero i risultati dello studio LCA GERLA. Essi indicano che sia lo scenario di Piano, con la sua suddivisione in due sottoscenari impiantistici, che lo scenario inerziale, generano complessivamente benefici ambientali considerando tutti gli indicatori di impatto. Per la monetizzazione delle esternalità si tratta quindi in questo caso di valori negativi, che possono essere sottratti al costo reale di investimento per l'implementazione delle azioni previste; questo tipo di calcolo è peraltro validato dalla letteratura scientifica16. Per effettuare una valutazione corretta, occorre in realtà confrontare i valori di impatto / beneficio derivanti dagli scenari al 2020 con quelli dello situazione di partenza, per verificare il miglioramento indotto proprio grazie all'implementazione delle azioni del PRGR. Questo è possibile poiché lo studio LCA GERLA include anche una valutazione del livello base (dati 2009), che peraltro forniva già risultati di segno negativo su tutti gli indicatori (quindi, benefici), seppur molto meno rilevanti rispetto agli scenari al 2020. Nella tabella seguente sono riportati i risultati assoluti dello studio LCA. 16 Marc Davidson, Marisa Korteland, Arno Schroten, Richard Smokers, Sander de Bruyn. Climate policy costing methodologies: A comparative analysis for the transport sector CE Delft, 2007 434 Situazione 2009 2020 - Scenario di Piano - 67% INC 2020 -Scenario di Piano - 67% TMB 2020 - Scenario inerziale Riscaldamento globale (kg CO2eq) -383.000.000 -1.490.198.610 -1.634.411.379 -1.070.000.000 Acidificazione (kg SO2 eq) -2.240.000 -6.008.865 -6.729.929 -4.750.000 Formazione fotochimica di ozono (kg C2H4eq) -308.000 -961.418 -1.009.489 -656.000 Tossicità umana (kg 1,4 DCB) -287.000.000 -1.057.560.304 -1.249.843.996 -621.000.000 Impatto energetico (MJ) -28.500.000.000 -50.474.469.053 -51.916.596.740 -43.500.000.000 Tabella 9.3.1 - risultati dello studio LCA GERLA: benefici ambientali migliorativi negli scenari al 2020. 9.3.3 Monetizzazione La monetizzazione delle esternalità considerate è stata effettuata analizzando l'ampia letteratura esistente17,18, che riporta una serie ragionata di valori in €/t dei cosiddetti "shadow prices" (i "costi nascosti", appunto, delle esternalità) con alcuni approcci metodologici specifici. I prezzi di equilibrio indicano il vero valore economico dell'inquinamento se tutte le esternalità vengono internalizzate. Anche se tali prezzi possono in linea di principio essere sviluppati e utilizzati per assegnare un valore monetario alle emissioni, questo non viene generalmente fatto. La ragione principale è che tali prezzi riportano soltanto il costi esterni di un particolare progetto per la società, se il livello di inquinamento attuale è 'Ottimale'. Quanto più la situazione corrente si discosta da quella livello ottimale, tuttavia, tanto più in errore saranno tali stime dei costi supplementari; nella maggior parte dei casi attuali la qualità ambientale non si trova al livello ottimale a causa di una mancanza di (efficaci) politiche ambientali. La figura 9.3.2 illustra una situazione in cui la corrente qualità ambientale è ad A, nel quadro delle politiche ambientali attuali, con costi marginali di abbattimento di Ca. L'attuale livello di qualità ambientale (interpretato qui come l'inverso dell’inquinamento) è quindi al di sotto del livello ottimale di O. Quindi, il danno marginale (costi connessi con la situazione attuale) è dato da Cd. Perché non tutte le esternalità sono interiorizzate, in questo caso si possono calcolare i costi esterni "nascosti" come la variazione infinitesimale lungo una funzione di obiettivo derivante da una variazione infinitesimale in un vincolo. In questo modo, dato il livello attuale dell'inquinamento (punto A), due costi nascosti possono essere ottenuti: • Un costo nascosto per la funzione dei costi di danno, pari all'infinitamente piccolo incremento (decremento) di danni a causa di un infinitamente piccolo calo (aumento) in termini di qualità ambientale. Tale costo nascosto, dato da Cd, esprime il cosiddetto costo marginale dei danni; • Un costo nascosto per la funzione dei costi di abbattimento, pari all'infinitamente piccolo aumento (diminuzione) dei costi di abbattimento a causa di un infinitamente piccolo aumento (diminuzione) 17 S. De Bruyn et al., Shadow Prices Handbook Valuation and weighting of emissions and environmental impacts. Report Delft, March 2010 18 Handbook on estimation of external costs in the transport sector. Report Delft, Feb 2008. 435 di qualità ambientale. Tale costo nascosto, dato da Ca, esprime il cosiddetto costo marginale di abbattimento. Figura 9.3.2 - andamento delle esternalità calcolate come costi di abbattimento oppure costi di danno, nell'ambito degli politiche di miglioramento ambientale. Entrambi i costi nascosti quindi producono un valore per la (marginale) variazione della condizione dell'ambiente per la società. Nella situazione rappresentata in Figura 9.3.2, l'approccio dei costi di abbattimento dà il costo marginale per la società degli gli sforzi politici per mantenere la qualità ambientale A, mentre l'approccio dei costi di danno dà il costo marginale per la società provocato da piccole deviazioni dalla qualità ambientale A. Per la scelta del tipo di costi nascosti da considerare, la regola generale è la seguente: se un progetto porta a cambiamenti nella qualità ambientale, tali modifiche devono essere valutate in base ai costi dei danni. Se un progetto porta a cambiamenti negli sforzi di abbattimento degli impatti indotti dalle politiche ambientali, queste modifiche devono essere valutati secondo costi nascosti sulla base dei costi di abbattimento. In questo caso, per le valutazioni legate al PRGR, si è seguito l'approccio di utilizzare i costi dei danni. Nella tabella seguente sono riportati i valori considerati e le fonti di letteratura. L'indicatore "impatto energetico" non è stato utilizzato ai fini di una monetizzazione, in quanto esso non è rappresenta una categoria di danno ma è piuttosto legato ai target di miglioramento dell'efficienza energetica; verrà pertanto trattato a parte nel prossimo paragrafo. 436 Unità di misura Indicatore di impatto Monetizzazione Unità Fonte kg CO2 eq Riscaldamento globale 40 €/t Handbook on estimation of external costs in the transport sector, table 27. Central value, year 2020 kg SO2 eq Acidificazione 638 €/t Shadow Prices Handbook, table 3 kg C2H4eq Formazione fotochimica di ozono 800 €/t Eu - DG env. Study on external environmental effects related to the life cycle of products and services, feb 2003, ExternE, and j.v. Spadaro & ari rabl, int j.lca 4 (4) 229-243 (1999). kg 1,4 DCB eq Tossicità umana 20,6 €/t Shadow Prices Handbook, table 3 Tabella 9.3.2 - Parametri utilizzati per la monetizzazione degli indicatori di impatto. Nella tabella seguente i risultati per i tre scenari considerati. Si noti che, in questo caso, i benefici sono da intendersi come annuali, una volta raggiunto lo scenario considerato (l'LCA fornisce infatti i valori dell'anno 2020, qui valutati rispetto alla situazione base 2009; i benefici annuali si ripetono quindi anche in seguito). Scenario 67% INC (€) Scenario 67% TMB (€) Scenario inerziale (€) GWP - 37.976.731,60 - 42.114.676,60 -27.480.000,00 Acidificazione - 1.923.691,32 - 2.240.492,38 -1.601.380,00 Formazione fotochimica di ozono - 415.671,20 - 448.774,76 -278.400,00 Tossicità umana - 12.926.208,41 -16.676.841,76 - 6.880.400,00 Totale - 53.242.302,52 - 61.480.785,50 -36.240.180,00 Tabella 9.3.3 - Risultati per le simulazioni della monetizzazione delle esternalità. 9.4 Impatto energetico Una ulteriore valutazione risultante dallo studio LCA è quella legata all'indicatore "impatto energetico", raffigurata nella tabella seguente. Come si vede la contabilizzazione degli impatti evitati effettuata dall'LCA genera in tutti e tre i casi un beneficio in termini energetici. Come per le esternalità, anche in questo caso è stata comparata la situazione al 2020 con quella di partenza, per verificare il miglioramento indotto proprio grazie all'implementazione delle azioni del PRGR. I benefici in MJ sono stati quindi convertiti in TEP utilizzando il fattore di conversione 1 tep = 42 GJ, quindi comparati con le previsioni di domanda energetica (fonte: Studi preparatori del PEAR 2013 della Lombardia).. Come si vede il beneficio è significativo, pari a 350-380 ktep/anno ovvero l'1,2 - 1,3% della domanda energetica regionale (circa il doppio se si escludesse dal calcolo la domanda per usi civili). Scenario 67% INC Scenario 67% TMB Scenario inerziale Tonnellate 4.137.945 4.137.945 4.838.297 Impatto energetico (MJ/t) -10.663 -10.868 -8.991 Impatto energetico (delta MJ 2020 risp. Situazione 2009) -15.622.907.535 -16.471.186.260 -15.000.000.000 Impatto energetico (delta tep) -371.974 -392.171 -357.143 % sulla domanda regionale di energia (28.000 ktep/anno) -1,3% -1,4% -1,3% Tabella 9.4.1 - Benefici in termini di risparmio energetico apportati dalle azioni del PRGR. 437 9.5 Riassunto degli effetti economici complessivi stimati Per riassumere la stima delle valutazioni fatte occorre distinguere tra tre tipologie di categorie di costo considerate: quella degli gli investimenti necessari, che vanno ammortati per un congruo periodo di annualità, quella dei benefici complessivi nel periodo del Piano già al netto degli sforzi per l'implementazione (ad es. le azioni di riduzione rifiuti), e quella dei benefici annuali, che si ripropongono anche oltre l'orizzonte temporale del Piano (le esternalità). Nella tabella 9.5.1 sono rappresentati solo le stime di investimento assolute, mentre nella 9.5.2 i risultati sono stati normalizzati su un singolo anno. Scenario 67% (€) Scenario 67% TMB (€) Scenario inerziale (€) Passaggio a porta a porta 572.179.788,50 572.179.788,50 515.815.809,33 Investimenti forsu 70.648.288,85 70.648.288,85 65.531.711,16 Centri di raccolta 81.200.000,00 81.200.000,00 35.200.000,00 Campagne di sensibilizzazione 116.245.310,00 116.245.310,00 58.122.655,00 Investimenti per TMB 6.482.284,64 88.642.696,69 Investimenti per inceneritori e teleriscaldamento 1.779.213.782,87 995.405.625,88 750.340.041,97 Totale 2.625.969.454,86 1.924.321.709,92 1.425.010.217,47 Tabella 9.5.1 - Riassunto degli investimenti assoluti stimati nel presente studio per l'implementazione delle azioni del PRGR per i tre scenari; * per le valutazioni di dettaglio sugli investimenti per gli inceneritori si veda il paragrafo Scenario 67% (€) Scenario 67% TMB (€) Scenario inerziale (€) Note Passaggio a porta a porta 81.465.529,40 81.465.529,40 73.440.566,80 ammort. 10 anni 6% Investimenti forsu 10.058.726,94 10.058.726,94 9.330.241,38 ammort. 10 anni 6% Centri di raccolta 11.561.053,22 11.561.053,22 5.011.688,10 ammort. 10 anni 6% Campagne di sensibilizzazione 21.569.691,54 21.569.691,54 10.784.845,77 ammort. 7 anni 6% Riduzione rifiuti - 2.882.332,74 - 2.882.332,74 effetto complessivo nel periodo del Piano, ripartito su 7 anni Investimenti per TMB 922.931,50 12.620.725,79 - ammort. 10 anni 6% Investimenti per inceneritori e teleriscaldamento 167.945.194,49 93.959.249,33 70.826.791,86 ammort. 20 anni 6% Esternalità - 53.242.302,52 -61.480.785,50 -36.240.180,00 beneficio annuale rispetto alla situazione base Totale effetti (€/anno a scenario raggiunto) 237.398.491,81 166.871.857,97 133.153.953,91 Tabella 9.5.2 - Riassunto degli effetti economici annuali degli investimenti stimati, al netto dei benefici e delle esternalità, per l'implementazione delle azioni del PRGR per i tre scenari. 438 Figura 9.5.1 - Riassunto degli effetti economici annuali degli investimenti stimati, al netto dei benefici e delle esternalità, per l'implementazione delle azioni del PRGR per i tre scenari. Figura 9.5.2 - Riassunto degli effetti economici annuali delle azioni del PRGR per i tre scenari – dettaglio. Tali valori, come già specificato rappresentano costi indicativi, basati su ipotesi LCA sviluppate nel presente piano; per il caso specifico dello sviluppo degli inceneritori che incide sugli investimenti assoluti per più della metà dei costi, si fa presente quanto già specificato nei paragrafi precedenti relativamente al rapporto costi/benefici. Tali costi rappresentano un tetto massimo di costi oltre il quale l’impiantistica presumibilmente non andrà; considerando infatti uno sviluppo della rete di teleriscaldamento inferiore a tale tetto massimo i costi di investimento diminuirebbero sensibilmente. Volendo comunque normalizzare questi effetti indiretti sul numero degli abitanti, si ottiene un valore di costo di investimento totale che oscilla tra i 16 e i 23 €/abitante.anno. Questo tipo di calcolo è però solo € € 50.000.000 € 100.000.000 € 150.000.000 € 200.000.000 € 250.000.000 Scenario 67% Scenario 67% TMB Scenario inerziale € 100.000.000 -€ 50.000.000 € - € 50.000.000 € 100.000.000 € 150.000.000 € 200.000.000 Passaggio a porta a porta Investimenti forsu Centri di raccolta Campagne di sensibilizzazione Riduzione rifiuti Investimenti per TMB Investimenti per termovalorizzatori e teleriscaldamento Esternalità Scenario inerziale Scenario 67% TMB Scenario 67% 439 indicativo in quanto una parte dei benefici è da attribuire alle esternalità, nelle quali gli indicatori di impatto/beneficio non si riferiscono unicamente alla Lombardia (es. riscaldamento globale). La somma dei soli investimenti, normalizzata per anno, vale circa 230 - 290 milioni di € /anno, pari a circa lo 0,07 - 0,09% del PIL lombardo. 9.6 Conclusioni Come premessa alle conclusioni si ricorda, come già evidenziato, che gli scenari qui considerati rappresentano una situazione "estrema" utilizzata dalla modellizzazione LCA. In particolare, l'implementazione effettiva di nuove reti di teleriscaldamento volte a più che raddoppiare la volumetria attuale appare improbabile. Con buona probabilità lo scenario di Piano (67% di RD) sarà raggiunto indipendentemente dalla riconversione completa del parco impiantistico (sia verso la tipologia "inceneritore best" che verso la tipologia "TMB innovativi"), auspicata ma legata all'effettivo interesse degli operatori di settore ad investire in questo tipo di rinnovamento. La valutazione economica qui riportata, seppur basata su numerose stime ed assunzioni (quindi per loro natura soggette ad un range di variabilità), permette di valutare gli ordini di grandezza in gioco per gli investimenti necessari all’attuazione spinta delle azioni del PRGR, stimati tra 1,9 e 2,6 miliardi di € in totale. Rapportando questi valori su base annua, ed inserendo la monetizzazione delle esternalità, il costo annuo è stimabile in circa 100 - 140 milioni di €/anno. In termini di forza lavoro, si stima un effetto pari alla creazione di circa 5.200 nuovi posti di lavoro, unicamente legati alle attività dirette di raccolta, riciclaggio e riduzione dei rifiuti, mentre a livello di impatto energetico il PRGR genera un risparmio quantificabile in circa 350 - 380 ktep/anno, pari all' 1,2% della domanda energetica regionale. Il costo per abitante "visto" dai Comuni e dal cittadino per la gestione complessiva dei rifiuti è un altro tipo di indicatore e si ritiene possa rimanere sostanzialmente stabile (incremento stimato del +1,9%), fatti salvi i normali incrementi ISTAT, e se le tariffe di smaltimento ed i ricavi dal recupero di alcuni materiali si manterranno in linea con gli anni passati. Su questo tema la maggiore incertezza può essere quella delle tariffe per l'incenerimento, in quanto la sovraccapacità impiantistica può portare a due situazioni opposte: un abbassamento delle tariffe nel caso di concorrenza tra impianti per reperire maggiori quantità di RUR, ed un innalzamento nel caso gli impianti decidano di approvvigionarsi maggiormente di rifiuti speciali inceneribili, per i quali però non si ha certezza nel reperimento di flussi alle stesse tariffe di conferimento del RUR, anche in virtù della sovraccapacità per l'incenerimento già presente in alcuni stati europei. Soprattutto per gli inceneritori meno competitivi sul mercato, il ritiro di rifiuti speciali a tariffe basse potrebbe quindi provocare l'effetto di un innalzamento delle tariffe per i rifiuti urbani. Il corretto funzionamento del mercato è perciò una condizione essenziale per una riduzione dei costi. 440 In questo senso, lo scenario di massimizzazione del TMB potrebbe garantire una maggiore stabilità tariffaria, anche se esso è più legato all'efficacia della tecnologia del recupero dei riciclabili dal RUR, di recente sviluppo, e al destino di parte delle frazioni in uscita a cementifici o a discarica. Lo scenario di massimizzazione TMB presenta un minor costo annuale in virtù dei minori costi di investimento rispetto a quelli dello scenario base, in cui occorre effettuare ingenti investimenti per la realizzazione di reti di teleriscaldamento idonee a garantire per tutto l'anno l'utilizzo dell'elevata quantità di energia termica recuperata dai inceneritori migliorati fino alla tipologia "best". Lo scenario inerziale presenta costi e benefici paragonabili a quelli dello scenario di Piano "67% Inc Best", ma poiché come già evidenziato nel PRGR non permette di raggiungere gli obiettivi stabiliti (67% di RD, oltre all'implementazione della riduzione rifiuti, etc.) è stato utilizzato solo come “scenario neutro” di confronto, e non già come possibile scelta per le politiche regionali, anche se in esso sono ricompresi i costi per il raggiungimento della qualifica "inceneritore best" con connesse reti di teleriscaldamento, come previsto dall'LCA. Tra le due tipologie di scenario di Piano, quella volta alla massimizzazione dei TMB appare migliore secondo questa stima economica, soprattutto comprendendo le esternalità; esso soffre di una maggiore incertezza legata al miglioramento importante dell'impiantistica esistente per il TMB, con tecnologie innovative. Lo scenario "base", più spostato sull'utilizzo degli inceneritori esistenti, vede un costo più elevato come investimenti ed un minore beneficio dalla monetizzazione delle esternalità. L'incertezza in questo caso è legata alla fattibilità tecnica ed economica di un'estensione così spinta delle reti di teleriscaldamento, ed all'utilizzo spinto della termovalorizzazione in un contesto internazionale di concorrenza legata alla sovracapacità già presente in altri stati europei. 441 10 Obiettivi sulla gestione dei rifiuti urbani Il presente capitolo contiene gli obiettivi che la pianificazione regionale si pone al fine di migliorare nel suo complesso la sostenibilità ambientale del ciclo di gestione dei rifiuti urbani; tali obiettivi faranno quindi direttamente riferimento ai principi ed alla gerarchia preferenziale delle operazioni di gestione dei rifiuti stabiliti dalla legislazione comunitaria. In primo luogo vengono elencati gli obiettivi prescritti dalle normative comunitarie e nazionali di recepimento, mentre nella seconda parte del capitolo sono dettagliati ulteriori obiettivi che Regione Lombardia si è posta sulla base dello “Scenario di Piano” identificato al precedente cap. 6, nonché delle considerazioni emerse dagli studi LCA di cui ai capitoli 5 e 7, dai sottoscenari impiantistici analizzati al cap. 8 e dalla relativa valutazione economica (cap. 9). Nel capitolo successivo (11) verranno, di conseguenza, definiti gli strumenti e le azioni da mettere in campo per realizzare tali obiettivi al fine di attuarne compiutamente i contenuti. 10.1 Principi stabiliti dalla normativa comunitaria e nazionale L’UE imposta le strategie riguardanti la gestione dei rifiuti sulla base di una serie di principi, di seguito elencati: • principio di prevenzione: ridurre al minimo ed evitare per quanto possibile la produzione di rifiuti; • responsabilità del produttore e principio «Chi inquina paga»: chi produce rifiuti o contamina l’ambiente deve pagare interamente il costo di queste operazioni; • principio di precauzione: prevedere i problemi potenziali; • principio di prossimità: smaltire i rifiuti il più vicino possibile al punto di produzione. Questi principi sono stati resi più concreti nella strategia generale sui rifiuti dell’UE (1996) che stabilisce la gerarchia preferenziale delle operazioni di gestione dei rifiuti, confermata poi nella Direttiva Quadro 98/2008. In essa è stabilita, come cardine di tutte le strategie riguardanti la gestione dei rifiuti, la seguente gerarchia in ordine di priorità: • prevenzione; • preparazione per il riutilizzo; • riciclaggio; • recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia; • smaltimento. 442 Quanto stabilito dalla sopra citata normativa europea, è stato recepito a livello nazionale attraverso il D.Lgs 205/2010 che ha opportunamente modificato il D.Lgs 152/2006. 10.1.1 Prevenzione e riutilizzo Per quanto riguarda la prevenzione, la Direttiva UE impone agli Stati Membri di redigere e adottare Programmi di prevenzione dei rifiuti entro il 12 dicembre 2013, cioè entro 2 anni dall’entrata in vigore della direttiva; l’art. 199 del D.Lgs 152/2006 prevede che anche i piani regionali contengano un programma di prevenzione. Le norme comunitaria e nazionale, stabiliscono (rispettivamente all’art.11 ed all’art. 180-bis) inoltre che gli Stati membri adottino le misure necessarie per promuovere il riutilizzo dei prodotti e le misure di preparazione per le attività di riutilizzo, in particolare favorendo la costituzione e il sostegno di reti di riutilizzo e di riparazione, l’uso di strumenti economici, di criteri in materia di appalti, di obiettivi quantitativi o di altre misure. 10.1.2 Riciclaggio e recupero Relativamente al riciclaggio, la Direttiva Quadro (art. 11) stabilisce che gli Stati membri adottino le misure necessarie per promuovere il riciclaggio di alta qualità e per garantire che i rifiuti siano sottoposti a operazioni di recupero, al fine di soddisfare i necessari criteri qualitativi per i settori di riciclaggio pertinenti. Quale mezzo per agevolarne o migliorarne il potenziale di recupero, i rifiuti dovrebbero essere raccolti separatamente nella misura in cui ciò sia praticabile da un punto di vista tecnico, ambientale ed economico, (art. 10 della Direttiva 2008/98/CE e art. 181 del D.Lgs 152/2006). Gli Stati membri dovrebbero incoraggiare la separazione dei composti pericolosi dai flussi di rifiuti se necessario per conseguire una gestione compatibile con l’ambiente. 10.1.3 Smaltimento Come già evidenziato, la normativa europea e, di conseguenza, quella nazionale considerano lo smaltimento dei rifiuti come “la fase residuale della gestione dei rifiuti, previa verifica, da parte della competente autorità, della impossibilità tecnica ed economica di esperire le operazioni di recupero…”; devono essere dunque potenziate le attività di prevenzione, riutilizzo, riciclaggio e recupero. L’art. 182 della norma nazionale specifica inoltre che “è vietato smaltire i rifiuti urbani non pericolosi in regioni diverse da quelle dove gli stessi sono prodotti fatti salvi eventuali accordi regionali o internazionali, qualora gli aspetti territoriali e l'opportunità tecnico economica di raggiungere livelli ottimali di utenza servita lo richiedano”. 10.1.4 Rifiuti organici Il tema della gestione degli scarti organici è prioritario per l’UE, ed una serie di norme e strategie europee ne delineano i tratti. Nonostante la predisposizione di alcune bozze, non è mai stata emanata una direttiva 443 specifica sui rifiuti organici, ma le tematiche per la loro gestione sono state inserite in una serie di norme. Oltre all’obiettivo di riduzione del conferimento dei rifiuti biodegradabili in discarica, previsto dalla Direttiva 1999/31/CE (attuata in Italia attraverso il D.Lgs 36/2003), nella Direttiva Quadro 2008/98 all’art. 22 (recepito a livello nazionale tramite l’art. 182-ter del D.Lgs 152/2006) si specifica che “gli Stati membri adottano, se del caso e a norma degli articoli 4 e 13, misure volte a incoraggiare: a) la raccolta separata dei rifiuti organici ai fini del compostaggio e dello smaltimento dei rifiuti organici ; b) il trattamento dei rifiuti organici in modo da realizzare un livello elevato di protezione ambientale; c) l’utilizzo di materiali sicuri per l’ambiente ottenuti dai rifiuti organici”. In una serie di documenti tecnici e di strategie tematiche, è stato inoltre enfatizzato il ruolo della produzione di compost a partire dagli scarti organici, anche in virtù del ruolo del suolo come carbon sink (accumulo di carbonio in forma utile al terreno in luogo della dispersione in atmosfera come anidride carbonica). 10.1.5 Rete impiantistica, autosufficienza e prossimità Il principio di autosufficienza e prossimità è delineato dall’articolo 16 della Direttiva Quadro: “Gli Stati membri adottano, di concerto con altri Stati membri qualora ciò risulti necessario od opportuno, le misure appropriate per la creazione di una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento dei rifiuti e di impianti per il recupero dei rifiuti urbani non differenziati provenienti dalla raccolta domestica, inclusi i casi in cui detta raccolta comprenda tali rifiuti provenienti da altri produttori, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili”. Il medesimo articolo dispone che la rete deve consentire alla Comunità di raggiungere, nel suo complesso, l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti e il recupero dei rifiuti urbani indifferenziati; la rete deve, inoltre, permettere lo smaltimento dei rifiuti o il recupero dei rifiuti urbani non differenziati in uno degli impianti più vicini. A sua volta, la normativa nazionale, all’art. 182-bis, recita nel seguente modo: “Lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani non differenziati sono attuati con il ricorso ad una rete integrata ed adeguata di impianti, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili e del rapporto tra i costi e i benefici complessivi, al fine di: a) realizzare l'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti del loro trattamento in ambiti territoriali ottimali; b) permettere lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani indifferenziati in uno degli impianti idonei più vicini ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti.”Il principio di prossimità deve essere contemperato con gli altri principi, come quello di economicità e quello finalizzati a massimizzare il recupero di materia: può essere ad esempio che non sia sempre l’impianto più 444 vicino quello più economico o più efficiente nel recupero di materia od energia. Tutto ciò rende evidente che la dimensione areale sulla quale valutare la prossimità non possa essere troppo ristretta: si considera il territorio regionale come area adeguata entro la quale considerare rispettato il principio di prossimità. 10.2 Obiettivi stabiliti dalla normativa comunitaria e nazionale Nella seguente tabella vengono riassunti gli obiettivi fissati dalle diverse direttive europee e dalle normative nazionali di recepimento attualmente in vigore. Direttiva Norma nazionale di recepimento Obiettivo Termini per il raggiungimento Direttiva Quadro sui rifiuti, 2008/98/CE Disaccoppiamento della produzione dei rifiuti dalla crescita D.Lgs 152/2006 La preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti quali, come minimo, carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici, e possibilmente di altra origine, nella misura in cui tali flussi di rifiuti sono simili a quelli domestici, sarà aumentata complessivamente almeno al 50% in termini di peso entro il 2020 Direttiva discariche 1999/31/CE D.Lgs 36/2003 I rifiuti urbani biodegradabili conferiti in discarica devono essere inferiori a 81 kg/anno per abitante entro quindici anni dalla data di entrata in vigore del decreto Direttiva 2004/12/CE che modifica la Direttiva imballaggi 1994/62/CE D.Lgs 152/2006 Riciclaggio (in peso): 60% carta e cartone, 60% vetro, 50% metalli, 22,5% plastica, 15% legno entro il 31 dicembre 2008 Direttiva RAEE 2012/19/CE Tasso medio di raccolta differenziata di almeno 4 kg l'anno per abitante di RAEE provenienti dai nuclei domestici oppure lo stesso volume di peso di RAEE quale raccolto in media nello Stato membro in questione nei tre anni precedenti considerando il valore più alto. Fino al 31/12/2015 Direttiva RAEE 2012/19/CE Il tasso minimo di raccolta è pari al 45 % calcolato sulla base del peso totale di RAEE raccolti in un dato anno dallo Stato membro interessato ed espresso come percentuale del peso medio delle AEE immesse sul mercato in detto Stato membro nei tre anni precedenti. Dal 2016 Il tasso minimo di raccolta da conseguire ogni anno è pari al 65 % del peso medio delle AEE immesse sul mercato nello Stato membro interessato nei tre anni precedenti Dal 2019 445 o, in alternativa, all'85 % del peso dei RAEE prodotti nel territorio di tale Stato membro. Direttiva 2006/66/CE D.Lgs 188/2008 Tasso di raccolta minimo di pile ed accumulatori portatili pari al 25% del quantitativo immesso sul mercato 26 settembre 2012 D.Lgs 188/2008 Tasso di raccolta minimo di pile ed accumulatori portatili pari al 45% del quantitativo immesso sul mercato 26 settembre 2016 Tabella 10.1 Normativa Europea e Nazionale Si evidenzia che, con la decisione 2011/753/Ue pubblicata sulla GUUE del 25 novembre 2011 sono state stabilite le modalità di calcolo per verificare il rispetto degli obiettivi relativi a preparazione per il riutilizzo e riciclaggio della Direttiva Quadro 2008/98/CE. I 4 metodi proposti dalla Commissione variano a seconda delle tipologie (rifiuti domestici o urbani) e frazioni merceologiche che è possibile includere nel calcolo. • OPZIONE 1. percentuale di riciclaggio dei rifiuti domestici costituiti da carta, metalli, plastica e vetro • OPZIONE 2. percentuale di riciclaggio dei rifiuti domestici costituiti da carta, metalli, plastica e vetro e di altri tipi di rifiuti domestici o di rifiuti simili di altra origine (rifiuti urbani); • OPZIONE 3. percentuale di riciclaggio del totale dei rifiuti domestici; • OPZIONE 4. percentuale di riciclaggio del totale dei rifiuti urbani. Al momento della stesura del presente documento l’Italia non aveva ancora definito quale metodo di calcolo utilizzare, per il raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio dei rifiuti, tra i 4 proposti dalla UE. Tuttavia, durante l’iter di approvazione del presente Piano il Ministero ha individuato il metodo di calcolo da utilizzarsi a livello nazionale evidenziando le motivazioni di tale scelta con una comunicazione alle regioni. Vista la modalità di gestione e contabilizzazione adottata in Italia, in cui non vengono scorporati i quantitativi dei rifiuti assimilati (“simili” secondo la decisione UE) da quelli prettamente domestici, la scelta del Ministero si è basata sulle opzioni 2 e 4 dell’elenco sopra riportato. Nella comunicazione inviata alle regioni sono state approfondite le motivazioni che hanno portato alla scelta dell’opzione 2 includendo come frazioni da conteggiare esclusivamente carta e cartone, plastica, metalli, vetro, legno e frazione organica, principalmente per le potenzialità di sviluppo della raccolta della frazione organica considerata la diffusione disomogenea a livello nazionale oltre ai benefici conseguibili grazie alla riduzione di rifiuti biodegradabili da inviare a discarica. 10.3 Obiettivi del nuovo PRGR Il Piano stabilisce obiettivi ulteriori rispetto a quelli presenti nella normativa ed elencati in precedenza, finalizzati al raggiungimento di un elevato livello di sostenibilità per il sistema di gestione dei rifiuti; tali obiettivi, in aderenza alla gerarchia comunitaria, sono stati definiti sulla base delle conclusioni degli studi LCA, dello “Scenario di Piano” selezionato, dei sottoscenari impiantistici esaminati e delle relative valutazioni economiche. Ove non specificato diversamente, si pone come orizzonte temporale per il raggiungimento degli obiettivi l’anno 2020. 446 10.3.1 Produzione RU L’obiettivo generale, in coerenza con il primo principio della gerarchia europea, è il contenimento della produzione totale dei RU, mediante disaccoppiamento del loro andamento dalle variabili macroeconomiche. Obiettivo P1: Variazione della produzione di RU inferiore del 8 % rispetto alla variazione della spesa per consumi delle famiglie (SCF) al 2020 rispetto al 2011. Tali valori, in caso di crescita dei consumi come stabilito nel capitolo 4 “Definizione degli scenari”, portano ad una produzione totale di 455,3 kg/abitante al 2020. Quest’ultimo valore verrà rideterminato nel corso del monitoraggio del piano qualora la crescita dei consumi si discostasse sensibilmente dall’andamento presunto nel capitolo 4. Indicatore: L’obiettivo in termini di produzione pro capite in kg/(abitante*anno), viene definito in relazione al disaccoppiamento dalla crescita economica, secondo gli obiettivi generali dell’Unione Europea. Pertanto l’indicatore principale è rappresentato dalla la differenza tra la variazione della spesa per consumi delle famiglie (SCF) pro capite e la variazione della produzione di RU pro capite. Verranno presi a riferimento i dati effettivi rilevati da Unioncamere Lombardia. Livello di raggiungimento: Media sul territorio regionale. 10.3.2 Raccolta differenziata La massimizzazione del riciclaggio, prevista dalla gerarchia comunitaria, presuppone che a monte venga implementato un’efficiente sistema di raccolta differenziata (RD). Di seguito vengono quindi esposti gli obiettivi da raggiungere per la messa in atto concreta del suddetto principio. 10.3.2.1 Percentuale di RD Obiettivo RD1: Come indicato nello Scenario di Piano, l’obiettivo è il raggiungimento del 67% di raccolta differenziata a livello regionale al 2020 e del 65% a livello di singolo Comune; si mira, infatti, al raggiungimento a livello di tutti i singoli Comuni del 65% e il mantenimento/sviluppo dei valori percentuali comunali già pari o superiori al 65%. Indicatori: • per l’obiettivo comunale: % di RD a livello comunale; • per l’obiettivo regionale: media delle % di RD dei singoli comuni. Livello di raggiungimento: Comunale e Regionale 447 10.3.2.2 Frazioni raccolte Ai sensi dell’art. 181 del D.Lgs. 152/06, entro il 2015 in tutti i Comuni deve essere assicurato un sistema di raccolta in grado di intercettare almeno carta, metalli, plastica, vetro e, ove possibile, legno. Obiettivi RD2: Regione Lombardia pone i seguenti obiettivi più di dettaglio rispetto a quanto stabilito dalla norma nazionale: Frazione Entro il 2015 Entro il 2020 FORSU (scarti di cucina) Attivazione in tutti i Comuni superiori ai 1.000 abitanti Attivazione in tutti i Comuni Imballaggi in carta, plastica, vetro, metalli, legno Attivazione in tutti i Comuni Altri metalli non imballaggi Attivazione in tutti i Comuni RAEE Attivazione in tutti i Comuni Oli minerali e vegetali, accumulatori, toner, vernici, farmaci Attivazione in tutti i Comuni. Scarti verdi Attivazione in tutti i Comuni.. Raccolta domiciliare solo se a pagamento, con canone specifico a copertura del servizio, per il cittadino che aderisce. Scarti tessili e vestiti usati Attivazione in tutti i Comuni. Ingombranti Attivazione in tutti i Comuni. Tabella 10.2 Obiettivi per le diverse frazioni di raccolta differenziata Indicatore: Presenza (si/no) di quantitativi raccolti delle frazioni sopra indicate per ogni Comune, sulla base dei dati inseriti in O.R.SO. Livello di raggiungimento: Comunale. 10.3.2.3 Modello omogeneo di RD L’omogeneizzazione del modello di raccolta differenziata a livello regionale consentirà nel medio periodo di ottenere interessanti effetti positivi in termini operativi, ambientali ed economici. Obiettivo RD3: Estensione di un “modello omogeneo” di raccolta almeno per le frazioni principali (RUR, FORSU, carta, vetro, plastica) nell’80% dei Comuni entro il 2020. Indicatore: Numero di Comuni aderenti al “modello omogeneo” regionale di raccolta descritto nel successivo cap. 11.4., monitorato secondo le indicazioni inserite in O.R.SO. Livello di raggiungimento: Comunale. 448 10.3.2.4 Quantità intercettate di FORSU Come già specificato, la raccolta della FORSU deve essere effettuata in tutti i Comuni della Regione Lombardia entro il 2020. La raccolta in maniera differenziata di tale frazione fornirà un contributo fondamentale al raggiungimento dell’obiettivo generale di incremento della % di RD. Obiettivo RD4: 60 kg/(abitante*anno) di FORSU al 2020, con possibilità di deroga dal raggiungimento di questo obiettivo nei Comuni con forte incentivazione al compostaggio domestico (RUR inferiore a 100 kg/(abitante*anno). Indicatore: Quantità intercettata di FORSU: kg/(abitante*anno). Livello di raggiungimento: Comunale. 10.3.2.5 Centri di raccolta comunali o sovracomunali L’aumento del numero dei centri di raccolta comunali o intercomunali consentirà un aumento dei rifiuti raccolti in maniera differenziata, con particolare riferimento a quelle frazioni che non vengono intercettate con le metodologie “classiche” (porta a porta, cassonetti stradali). Obiettivo RD5: Aumento della capillarità dei centri di raccolta in modo tale da raggiungere una percentuale di popolazione regionale servita al 2020 pari ad almeno il 90%; e’ incluso nel calcolo anche la popolazione servita con raccolte periodiche tramite “ecomobili”, ossia stazioni ecologiche itineranti per la raccolta dei rifiuti. Indicatore: % di popolazione servita da centri di raccolta attrezzati almeno per scarti verdi, ingombranti, metalli, inerti da manutenzioni private, RAEE, oli usati, RUP. Livello di raggiungimento: Regionale. 10.3.3 Recupero di materia e di energia Al fine di migliorare la sostenibilità del ciclo di gestione dei rifiuti, la gerarchia europea impone che lo smaltimento rappresenti l’opzione residuale. Di conseguenza, le varie amministrazioni coinvolte devono mirare, in subordine alla riduzione alla fonte ed alla preparazione per il riutilizzo, alla massimizzazione del recupero di materia e di energia. Tale obiettivo deve quindi trovare attuazione anche della pianificazione regionale. Obiettivo RE1: Avvio a recupero di materia pari ad almeno il 65% al 2020. 449 Indicatore: Calcolato come avviene attualmente nel Rapporto annuale ARPA (“avvio a recupero di materia” delle frazioni oggetto di RD al netto degli scarti della fase di selezione, ed includendo le frazioni recuperate dai rifiuti ingombranti e dalle terre di spazzamento). Livello di raggiungimento: Regionale. Obiettivo RE2: Entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti quali, come minimo, carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici, e possibilmente di altra origine, nella misura in cui tali flussi di rifiuti sono simili a quelli domestici, sarà aumentata complessivamente almeno al 55% in termini di peso Indicatore: Vista l’individuazione ministeriale del metodo di calcolo (metodo 2) ai sensi della Decisione 2011/753/UE, ARPA attiverà il monitoraggio di tale indicatore. Livello di raggiungimento: Regionale. Obiettivo RE3: Recupero totale come materia ed energia pari ad almeno l’80% al 2020, Indicatore: All’indicatore “avvio a recupero di materia” viene sommato, ai fini del recupero energetico, soltanto il RUR inviato ad inceneritori con la qualifica “R1” o a coincenerimento, compreso il 2° destino. Livello di raggiungimento: Regionale. Obiettivo RE4: Azzeramento, entro il 2020, del RUR conferito in discarica. Indicatore: Quantitativo di RUR conferito in discarica. Livello di raggiungimento: Regionale. Obiettivo RE5: Recupero delle scorie e ceneri da incenerimento; entro il 2020: 450 • riciclaggio del 90% del quantitativo totale di scorie (CER 190111*. 190112, 190118, 190119) prodotte da incenerimento; • riciclaggio del 30% del quantitativo totale di ceneri leggere (CER 190105*, 190107*, 190113*, 190114, 190115*, 190116, 190117*) prodotte da incenerimento. Indicatori: Quantitativi di scorie e ceneri leggere effettivamente riciclati, rapportati alle rispettive produzioni. Livello di raggiungimento: Regionale. Obiettivo RE6: Massimizzazione del recupero dei rifiuti ingombranti e delle terre di spazzamento stradale; entro il 2020: • invio a impianti di recupero del 100% dei rifiuti ingombranti raccolti e del 100% dello spazzamento stradale; • recupero come materia o come rifiuti pronti per il riciclo del 40% da impianti di selezione di ingombranti e del 60% da impianti di recupero terre da spazzamento. Indicatori: • quantità avviate a impianti di selezioni di ingombranti ed a impianti di recupero di terre da spazzamento, rapportate alle rispettive produzioni; • quantitativi di materia o di rifiuti pronti per il riciclo in uscita da impianti di selezione di ingombranti e da impianti di recupero di terre da spazzamento, rapportati alle rispettive produzioni. Livello di raggiungimento: Regionale. 10.3.4 Impiantistica regionale 10.3.4.1 Impiantistica per il trattamento del RUR I dettami della gerarchia ambientale europea prevedono come opzione prioritaria per il trattamento dei rifiuti la massimizzazione del recupero di materia; sulla base di tale gerarchia le tecnologie di trattamento del RUR dovrebbero essere finalizzate a: • maggior quota possibile di recupero di materia dal RUR mediante selezione automatica; • produzione di CDR/CSS di alta qualità idoneo da utilizzare in impianti di co-combustione in alternativa ad altri combustibili fossili; • possibilità di recupero di materia sui rifiuti decadenti (scorie e ceneri leggere da termovalorizzazione, frazione secca da impianti di TMB, mix di plastiche idoneo per estrusione e produzione di granulato); 451 • recupero energetico, migliorando l’impiantistica di termovalorizzazione finalizzandola in primis al maggior recupero termico, attraverso reti di teleriscaldamento, e secondariamente elettrico (tendenziale raggiungimento dell’efficienza energetica prevista per la classificazione R1, con riferimento alla d.g.r. 3019/2012); priorità al recupero energetico in cui si sostituiscono risorse non rinnovabili, come nel caso del coincenerimento in cementifici; • destino a recupero energetico, in luogo dello smaltimento in discarica, dei rifiuti decadenti dal pretrattamento del RUR dotati di un idoneo potere calorifico; • minimizzazione del ricorso allo smaltimento in discarica. Altre considerazioni emergenti a seguito dello studio LCA effettuato sulla gestione dei rifiuti Lombardia (capitoli 5 e 7), per quanto riguarda le tecnologie di trattamento del RUR, indicano come priorità: • per i termovalorizzatori, la massimizzazione del recupero di energia elettrica e termica, il recupero di metalli ed alluminio dalle scorie, la minor produzione di scorie e ceneri in generale; • per gli impianti di TMB, la maggior produzione di materiali riciclabili, di CDR destinabile a inceneritori dedicati e al coincenerimento in cementifici. Dunque, partendo dai principi normativi e dalle considerazioni sopra richiamate, vengono stabiliti i seguenti obiettivi relativi all’impiantistica di trattamento del RUR da raggiungere entro il 2020. Obiettivo IT1: Mantenimento al 2020, a livello regionale, dell’autosufficienza per il trattamento del RUR attraverso l’esistente rete impiantistica; infatti, come evidenziato nel cap. 8, in Lombardia il fabbisogno impiantistico necessario a tale scopo è già coperto dagli impianti esistenti. Obiettivo IT2: Attuare la gerarchia ambientale europea, confermata dalla valutazione LCA, mantenendo l’attuale ruolo degli impianti di TMB, purchè finalizzati alla produzione di frazioni recuperabili come materia o energia. Obiettivo IT3: Migliorare l’impiantistica di incenerimento con l’obiettivo del raggiungimento di un maggiore recupero energetico e di migliori emissioni in aria mediante il raggiungimento dei valori guida ed obiettivo (per il 2018), non vincolanti, individuati dalla d.g.r. n. 3019/2012. Obiettivo IT4: Migliorare l’impiantistica dei TMB aumentando l’efficienza di produzione di CSS e del recupero di materia. 452 Obiettivo IT5: Favorire l’invio di CSS ad impianti di coincenerimento. Obiettivo IT6: Migliorare gli impianti di coincenerimento al fine di contenere le emissioni e monitorarle in continuo (sistemi SME in rete). Obiettivo IT7: Consentire il conferimento di rifiuti speciali, in aggiunta agli urbani per gli impianti di trattamento del RUR, esclusivamente a quelli non riciclabili, al fine di saturare le potenzialità esistenti in caso di esubero impiantistico, mantenendo il rispetto delle gerarchie sulla priorità di trattamento mediante recupero di materia. 10.3.4.2 Impianti di recupero per le frazioni da raccolta differenziata Obiettivo IT8: Valorizzare l’opportunità di mercato derivante dall’incremento delle frazioni raccolte, consentendo alle imprese di investire nel potenziamento del sistema impiantistico esistente per il recupero delle frazioni differenziate. Obiettivo IT9: Miglioramento dell’efficienza di riciclaggio per le principali frazioni da imballaggio (carta, plastica, vetro, metalli) al fine di minimizzare gli scarti prodotti. Obiettivo IT10: Implementazione di tecnologie finalizzate a potenziare gli impianti di trattamento della FORSU, con particolare riferimento alla tecnologia di digestione anaerobica con produzione di compost e riutilizzo all’interno del processo degli scarti prodotti ancora costituiti da frazioni compostabili (es. bioplastiche). 453 10.3.5 Altri obiettivi strategico - gestionali 10.3.5.1 Tariffa puntuale E’ auspicabile la diffusione, sul territorio regionale, della tariffa sui servizi di igiene urbana basata sul metodo “puntuale”, ovvero basata sulla stima delle effettive quantità prodotte di rifiuto indifferenziato, al fine di incentivare fattivamente l’effettuazione delle raccolte differenziate. Obiettivi IG1 e IG2: • Entro il 2015: almeno il 10% dei Comuni con metodo puntuale • Entro il 2020: almeno il 20% dei Comuni con metodo puntuale Indicatore: % di comuni lombardi con tariffa puntuale Livello di

Regional Waste Management Plan 2014-2020 (PRGR) · Nelum