Regional Plan on Marine Fisheries and Aquaculture 2000-2002
颁布于 2000 · 文本截至 2026-10-01
以研究形式发布的公开法律与官方指引,不构成法律、税务或金融建议。
研究内容本身以英文撰写。标题和标签已翻译,调查结果和引文未翻译。
关于这部法律
- 语言
- Italian
- 类型
- 其他
- 组织
- European Union
- 国家
- 意大利 · Toscana
- 主题
- Fisheries and aquaculture
- 关键词
- agricultural development, marine fisheries, aquaculture, mariculture, fishery management and conservation, policy/planning, subsidy/incentive
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REGIONE TOSCANA DIPARTIMENTO DELLO SVILUPPO ECONOMICO PIANO REGIONALE DELLA PESCA MARITTIMA E DELL’ACQUACOLTURA 2000-2002 INDICE TITOLO I - IL QUADRO DI RIFERIMENTO * PREMESSA * I PARTE - IL CONTESTO NORMATIVO * I.1 - Il decentramento amministrativo * I.2 - La programmazione comunitaria * I.3 - La programmazione nazionale * I.4 - La programmazione regionale * II PARTE - IL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO * II.1 - La struttura economica * II.2 - Gli aspetti demografici ed occupazionali * II.3 - I sistemi territoriali interessati dalla pesca e dall'acquacoltura * III PARTE - LA PESCA MARITTIMA IN TOSCANA * III.1 - La flotta * III.1.1 - Il numero di imbarcazioni * III.1.2 - Il tonnellaggio * III.1.3 - Le classi di età * III.1.4 - I sistemi di pesca * III.1.5 - La presenza di pescatori provenienti da altre regioni * III.2 - La distribuzione territoriale della flotta * III.2.1 - Il Compartimento di Marina di Carrara * III.2.2 - Il Compartimento di Viareggio * III.2.3 - Il Compartimento di Livorno * III.2.4 - Il Compartimento di Portoferraio * III.3 - Le risorse alieutiche nell’Alto Tirreno * III.3.1 - Gli stock demersali * III.3.2 - Gli stock di piccoli pelagici * III.3.3 - Gli stock di grandi pelagici * III.4 - La produzione ittica in Toscana * III.4.1 - Le zone di pesca * III.4.2 - Le zone protette * III.4.3 - La Produzione Lorda Vendibile ed il Valore Aggiunto * III.5 - Il mercato regionale ed extraregionale * III.5.1 - I mercati ittici * IV PARTE - L’ACQUACOLTURA IN TOSCANA * IV.1 - La produzione * IV.2 - Il novellame e le altre produzioni * IV.3 - Il confronto con la realtà nazionale * IV.4 - La distribuzione territoriale e le tecnologie * IV.5 - Le caratteristiche degli allevamenti e le prospettive di sviluppo * V PARTE - LE CARENZE E LE POTENZIALITA’ PER LO SVILUPPO * V.1 - I consumi di prodotti ittici * V.2 - La pesca marittima * V.2.1 - I punti di forza e le potenzialità * V.2.2 - I punti di debolezza e le carenze * V.3 - L’acquacoltura * V.3.1 - I punti di forza e le potenzialità * V.3.2 - I punti di debolezza e le carenze * VI PARTE - LA STRATEGIA E GLI OBIETTIVI DEL PIANO * VI.1 - La strategia * VI.2 - Gli obiettivi e le priorità * VI.3 - La coerenza interna del piano tra obiettivi ed azioni * VI.4 - La coerenza esterna del Piano con la Programmazione Regionale per lo Sviluppo * VI.5 - La coerenza con il Piano FERS * VI.6 - La coerenza con il Piano FSE * VI.7 - La coerenza con il Piano di sviluppo rurale - FEOGA * TITOLO II - LE FORME DI INTERVENTO * VII PARTE - GLI ASSI PRIORITARI DI INTERVENTO * VII.1 - La protezione delle risorse alieutiche delle zone marine costiere * VII.2 - L’acquacoltura * VII.2.1 - L’ammodernamento degli impianti e l’innovazione delle tecniche di allevamento * VII.2.2 - La depurazione e l’affinamento delle acque reflue * VII.2.3 - La maricoltura * VII.2.4 - L’innovazione delle specie prodotte * VII.2.5 – L.R. n.33/2000 – Programma regionale di sviluppo dell’acquacoltura * VII.3 - Le attrezzature dei porti da pesca * VII.4 - La trasformazione, la commercializzazione e la ricerca di nuovi sbocchi * VII.5 - La piccola pesca costiera * VII.6 - Le azioni di innovazione e di assistenza tecnica * VII.7 - La promozione * VII.8 - Le azioni realizzate dagli operatori del settore * VII.9 - Il Credito Peschereccio di esercizio * VII.10 - Il Fondo di solidarietà * VII.11 - La ricerca e la sperimentazione * VII.12 - La formazione professionale * TITOLO III - LE MODALITA’ DI ATTUAZIONE DEL PIANO E LE RISORSE FINANZIARIE * VIII PARTE - L’ATTUAZIONE DEL PIANO REGIONALE * VIII.1 - Le modalità di realizzazione degli interventi * VIII.2 - Il ruolo dei diversi soggetti operanti nel sistema * VIII.3 - Le misure di pubblicità adottate * IX PARTE - LE RISORSE FINANZIARIE * TITOLO I - IL QUADRO DI RIFERIMENTO PREMESSA Il presente Piano Regionale nasce dall’esigenza di intervenire in un comparto che sta attraversando un periodo di crisi. Esso si propone di: a. analizzare la situazione regionale dei settori della pesca e dell’acquacoltura, b. individuare gli obiettivi da raggiungere nel medio lungo periodo, c. prevedere una strategia di intervento che tenga conto e che si integri con le iniziative e gli orientamenti della politica comunitaria e nazionale. Fino a questo momento l’attuazione degli interventi, in prevalenza strutturali, non ha riguardato l’operato della Regione in quanto la materia è stata gestita essenzialmente dallo Stato, che si è avvalso della collaborazione delle Associazioni professionali operanti nel settore. Come emerge dall’esame della parte prima del presente piano, si è agli inizi di una fase di decentramento delle funzioni amministrative che, per la pesca e l’acquacoltura, prevede il coinvolgimento a pieno titolo delle Regioni. Questa condizione rende opportuno prendere in esame un settore che, come già evidenziato, si trova in una fase critica. Per quel che riguarda la pesca marittima infatti, l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche ha indotto negli ultimi anni la politica comunitaria e nazionale a limitare l’attività di pesca favorendo l’applicazione di misure tendenti essenzialmente alla ricostituzione ed alla conservazione delle risorse. A tale limitazione occorre aggiungere lo stato della flotta regionale, rappresentata da imbarcazioni che svolgono prevalentemente la piccola pesca costiera e caratterizzata da un forte grado di invecchiamento dei natanti che determina uno scarso grado di sicurezza in mare. Diverso il discorso dell’acquacoltura che negli ultimi anni ha fatto registrare forti aumenti di produzione a livello regionale, soprattutto per quanto riguarda specie quali la spigola e l’orata e che tuttavia è pesantemente penalizzata dalla concorrenza di paesi europei ed extra europei che producono a costi notevolmente inferiori. Nell’attuazione del presente Piano dovranno quindi essere favorite iniziative volte a sostenere un settore che in alcune zone della Regione rappresenta un’importante fonte di reddito ed è caratterizzato da buoni livelli occupazionali. Particolare attenzione dovrà rivolgersi ad interventi che prevedano l’ammodernamento della flotta e dei porti pescherecci, la razionalizzazione del prelievo delle risorse ittiche per favorire la ricostituzione delle risorse e per andare incontro alle richieste del mercato, la riconversione dell’attività di pesca sviluppando ad esempio attività di pesca-turismo. Per quel che riguarda l’acquacoltura, obiettivi prioritari saranno: la diversificazione delle produzioni, il miglioramento degli aspetti qualitativi dei prodotti (sia di acqua dolce che salmastra) anche in relazione allo stato sanitario, la qualificazione delle produzioni e la loro riconoscibilità sui mercati. Di rilievo l’incipiente tendenza allo sviluppo della maricoltura e la conseguente opportunità di favorire la diffusione delle più idonee tecnologie. Un adeguato rilievo sarà dato all’attività di ricerca, indispensabile strumento per definire e supportare gli interventi da attuare, ed alla formazione professionale che, in un settore in continua evoluzione dal punto di vista tecnico, rappresenta l’elemento chiave per favorire la crescita imprenditoriale. I PARTE - IL CONTESTO NORMATIVO I.1 - Il decentramento amministrativo In questi ultimi anni, si è assistito all’attuazione di una politica di decentramento basata sul trasferimento di funzioni dall’Amministrazione centrale agli Enti periferici ed in particolare alle Regioni. Più precisamente la Legge n.59/1997 (Legge Bassanini), individua le funzioni ed i compiti da conferire alle Regioni ed agli Enti locali per i diversi settori d’intervento. Il successivo Decreto Legislativo n.143/97 di attuazione della Legge Bassanini, stabilisce al comma 2 dell’art.1 che tutte le funzioni ed i compiti svolti dal Ministero in merito alle materie di "………, pesca sono esercitate dalle Regioni direttamente o mediante delega od attribuzione alle Province, ai Comuni, alle Comunità Montane o ad altri Enti locali e funzionali….". Lo stesso decreto delimita i compiti del nuovo Ministero, istituito con l’art.2 e quelli di disciplina generale e di coordinamento nazionale della gestione delle risorse ittiche marine di interesse nazionale. Con il Decreto Legislativo n.112/98, ed in particolare con l’art.105 comma 2, si conferisce alle Regioni l’esercizio di funzioni strettamente connesse al comparto dell’economia ittica quali l’estimo navale, la disciplina della navigazione interna, la pianificazione progettazione ed esecuzione degli interventi di costruzione, bonifica e manutenzione dei porti di rilievo regionale e interregionale delle opere edilizie a servizio dell’attività portuale, il rilascio di concessioni di beni del demanio marittimo e di zone del mare territoriale per finalità diverse da quelle di approvvigionamento di energia. Al successivo comma 6, il medesimo decreto stabilisce che, per lo svolgimento di compiti conferiti in materia……di pesca marittima, le Regioni e gli Enti locali si avvalgono degli Uffici delle Capitanerie di Porto. Per quanto riguarda l’acquacoltura, questa è considerata a tutti gli effetti attività agricola ai sensi della Legge n.102/92. Tale Legge da una parte colloca l’attività di piscicoltura nell’ambito delle competenze regionali (agricoltura), dall’altra, con il richiamo alle acque dolci e salmastre , ribadisce l’ambito territoriale, quello delle acque interne, nelle quali già si esercita il "governo" della Regione (art.100 del DPR 616/77) in materia di pesca. I.2 - La programmazione comunitaria L’azione dell’Unione Europea si è sviluppata con l’approvazione, a partire dagli anni ’90, di appositi provvedimenti relativi al settore della pesca. Con il Reg. CEE n.3760/92, è stato istituito un regime comunitario della pesca e dell’acquacoltura, che individua come elemento centrale della politica comunitaria l’equilibrio tra conservazione e gestione delle risorse da un lato e sforzo di pesca e sfruttamento delle medesime dall’altro. La conseguente applicazione di quanto definito con il predetto Regolamento si concretizza con l’approvazione del Reg. CEE n.2080/93, che inserisce lo SFOP (Strumento finanziario di orientamento della pesca) a fianco degli altri fondi strutturali. La nuova politica europea, basata su quanto definito nel documento Agenda 2000, pone le basi ed i criteri di orientamento di tutta la politica strutturale europea. E’ in questo quadro che si collocano le azioni finanziate dallo SFOP. Con il Reg. CEE n.1260/99, lo SFOP entra a tutti gli effetti a far parte della politica strutturale della Unione Europea. Viene abrogato il Reg. CEE n.2080/93 sostituito dal Reg. CEE n.1263/99. Quest’ultimo, insieme al Regolamento comunitario n.2792/99 che regola le modalità e le condizioni di attuazione dello SFOP, individua gli assi d’intervento e le misure da attivare con la programmazione 2000-2006. Le azioni che saranno realizzate, faranno parte di un DOCUP nazionale che, come convenuto con il Mi.P.A.F., comprenderà, per le Regioni fuori ob.1, i sottoprogrammi a gestione regionale. In particolare le azioni che faranno riferimento all’adeguamento dello sforzo di pesca ed al rinnovo della flotta resteranno nella gestione diretta dello Stato mentre le azioni che riguarderanno l’acquacoltura, i porti pescherecci, gli impianti di trasformazione e commercializzazione, la protezione e lo sviluppo delle risorse acquatiche, la piccola pesca costiera, saranno invece in tutto o in parte, di competenza regionale. I.3 - La programmazione nazionale La Legge n.963/65 e la Legge n.41/82 sono gli strumenti che disciplinano l’attività della pesca marittima a livello nazionale. Tali atti, visto il processo di decentramento in atto, dovranno essere oggetto di una rivisitazione che tenga conto del diverso ruolo attribuito alle Regioni ed agli Enti locali. Per la revisione di tali norme occorrerà forse che le Regioni assumano dirette iniziative. Al momento comunque la normativa nazionale, nel rispetto degli orientamenti forniti dalla U.E. prevede, per il raggiungimento degli obiettivi, l’adozione di Piani triennali in materia di pesca e di acquacoltura alla cui elaborazione provvede il Comitato nazionale per la conservazione e la gestione delle risorse biologiche del mare (istituito dalla L.n.41/82). Il Piano, giunto alla sua VI edizione, oltre a fornire una serie di dati che analizzano la situazione socio-economica del comparto della pesca e dell’acquacoltura e dei settori connessi, individua gli obiettivi e le strategie da attuare. Esso inoltre indica le risorse messe a disposizione per ognuno dei tre anni di operatività del Piano medesimo e le finalizza ai diversi ambiti di intervento già stabiliti dalla Legge n.41/82. Anche nel predetto Piano si dovrà, così come per lo SFOP, tenere conto del processo di decentramento amministrativo in atto. In proposito già un primo timido segnale è presente nel VI Piano che attribuisce alle Regioni la gestione delle risorse destinate al Credito peschereccio ed al Fondo di solidarietà. I.4 - La programmazione regionale La Regione Toscana fino a questo momento non è mai intervenuta nel settore con una propria programmazione territoriale. Questo è infatti è il primo Piano regionale che nasce dall’esigenza di adeguarsi al nuovo processo di decentramento amministrativo di cui si è già accennato nei precedenti paragrafi. Allo stato attuale la Regione Toscana ha attivato alcune iniziative già in fase di esecuzione. Nell’ambito dell’Iniziativa Comunitaria "Pesca", sono state attivate tre misure quali: • Ingegneria finanziaria: finalizzata alla concessione di garanzie sussidiarie da parte delle banche o delle società di leasing, a favore delle imprese esercenti la pesca e l’acquacoltura per operazioni di credito a medio e lungo termine o di leasing; • Progetti concreti di carattere generale, che prevedono la realizzazione di studi ed indagini che interessano il comparto; • Riassetto dei porti di pesca che finanzia interventi strutturali sui porti di pesca del Comune di Monte Argentario e di Castiglione della Pescaia. Inoltre, la Regione ha operato attraverso: • l’adozione della L.R. n.93/98 con la quale si è finanziata l’attività di ricerca in acquacoltura a favore di aziende ricadenti in territori montani; • la Legge regionale n.33/2000, recante "Norme per lo sviluppo dell’acquacoltura e della produzione ittica". II PARTE - IL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO II.1 - La struttura economica La Toscana ha una struttura produttiva fondata principalmente sul settore terziario, in linea con la media dell’Italia Centro-Settentrionale, all’interno del quale spiccano le attività commerciali connesse al turismo. L’industria apporta circa un quarto della ricchezza prodotta ed una quota poco inferiore della quantità di lavoro svolta, ma risulta in leggera diminuzione negli ultimi anni. Le statistiche di contabilità regionale non riportano stime dettagliate sulla pesca, l'acquacoltura e le attività di trasformazione dei prodotti ittici, ma è possibile fare riferimento ai settori alle quali appartengono, quello primario e l’industria alimentare, che costituiscono il 7% delle unità di lavoro e poco più del 3% del Valore Aggiunto al Costo dei fattori (VAC). La differenza di incidenza percentuale tra le due variabili non può che essere spiegata con la bassa produttività media del lavoro che differenzia la regione nei confronti delle restanti del Centro-Nord. Rispetto al 1993 sono diminuite fortemente le unità di lavoro registrate in Toscana nell’agricoltura e nell’industria, mentre vi è stato soltanto un leggero aumento nelle attività di servizio; tale andamento racchiude, però, anche la tendenza ad una esternalizzazione da parte delle imprese che producono beni di funzioni, o di parti, del processo produttivo, verso aziende del settore terziario. Questo fenomeno è un primo motivo per considerare il ruolo del settore primario e dell’industria alimentare nell’economia toscana ben più importante delle cifre del VAC, a cui occorre aggiungere l’indotto in termini di attività a monte ed a valle della produzione e della trasformazione dei prodotti agricoli ed ittici (per la fornitura di input artigianali-industriali, di servizi, e per la commercializzazione dell’output) e, soprattutto, l’impatto sociale e le esternalità per il territorio (nei confronti dell’ambiente e del turismo ad esempio) che non possono essere contabilizzate nel sistema dei conti regionali. Da notare che il valore aggiunto del settore primario a prezzi correnti risulta aumentato in Toscana in misura maggiore rispetto alle altre regioni analizzate, segno di una tendenza, seppur lenta, di un riavvicinamento dei livelli di produttività. Valore aggiunto al costo dei fattori (VAC) e Unità di lavoro (UL) VAC Miliardi lire Variaz. % 1993-98 a p. costanti Migliaia unità Variaz. % 1993-98 1998 Toscana Toscana Italia Toscana Toscana Italia Agricoltura, foreste e pesca 2.424 17 6,5 78 Alimentari, bevande, tabacco 1.939 2,4 1,8 21 Altre industrie 34.357 15,8 17,2 379 Costruzioni 5.697 1,3 0,5 69 Commercio, pubb. Esercizi 22.202 7,0 8,1 344 Altro terziario 68.492 9,1 7,3 634 TOTALE 135.111 10,1 9,2 1.525 -0,5 -0,1 Fonte: IRPET Una caratteristica dell’economia toscana è la forte importanza delle esportazioni, pari al 29% del prodotto interno lordo secondo gli ultimi dati, in aumento rispetto al 1993. Ciò pone la regione su livelli vicini a quelli dell’Italia Settentrionale e, considerata anche la forte consistenza delle attività turistiche, espone fortemente la Toscana ai fenomeni economici internazionali. II.2 - Gli aspetti demografici ed occupazionali L’andamento demografico della Toscana è caratterizzato da un forte invecchiamento della popolazione, a cui corrisponde un discreto decremento naturale dei residenti. Soltanto il flusso immigratorio dall’esterno riesce in parte a compensare tale fenomeno riducendo la diminuzione della popolazione negli ultimi 10 anni ad un –0,3%. Pur essendo questi fenomeni presenti in molte parti d’Italia, la Toscana vede una loro intensità particolarmente elevata, anche nei confronti delle regioni settentrionali. Un’analisi sub-regionale mette in evidenza come siano proprio le aree più urbanizzate a registrare i decrementi maggiori di popolazione (nonostante siano più interessate alle immigrazioni da fuori regione, in particolare dall’estero), mentre le zone più rurali hanno aumentato in genere il numero di residenti, grazie agli spostamenti interni dei toscani. Infatti confrontando l’andamento demografico negli ultimi 10 anni dei gruppi di comuni individuati attraverso la densità di popolazione o il numero di residenti, si evince che sono proprio quelli medio-piccoli (fra i 5.000 ed i 40.000 abitanti) e quelli con densità medio-basse a registrare gli incrementi maggiori di popolazione, al contrario delle città toscane. Nell'ambito di tali fenomeni le province costiere più interessate alle produzioni ittiche (Grosseto, Livorno, Massa) si distinguono con tassi di diminuzione della popolazione più elevati della media regionale negli ultimi anni. Popolazione residente nelle province toscane e tassi di disoccupazione Residenti 1998 Variazione % 1994-1998 Variazione % 1988-1998 Tasso di disoccupazione 1998 Province costiere Grosseto 215.807 -0,8 -0,4 Livorno 334.737 -0,8 -1,3 Lucca 375.186 -0,3 -0,9 Massa C. 199.830 -0,3 -0,5 Pisa 385.445 0,1 0,1 Altre Arezzo 320.103 1,2 2,3 Firenze 951.326 -0,5 -2,5 Pistoia 267.858 0,9 1,7 Prato 226.202 3,0 5,5 Siena 252.069 0,3 0,6 TOSCANA 3.528.563 0,1 -0,3 Fonte: ISTAT, "Popolazione e movimento anagrafico dei comuni"; ISTAT, Indagine sulle forze lavoro Per quanto riguarda la disoccupazione, la Toscana vede una situazione migliore della media italiana, ma senza dubbio più negativa delle regioni dell’Italia Settentrionale. Un’analisi più dettagliata mostra come vi siano varie parti della Toscana dove la situazione è piuttosto critica, anche perché si associa in genere con tassi di attività già piuttosto bassi, rendendo la disoccupazione uno dei problemi principali dal punto di vista sociale. In particolare sono le zone della costa (Livorno, Massa, Grosseto) interessate anche alle attività connesse alla pesca, a raggiungere i livelli più alti, in alcuni casi in seguito alla crisi dei grandi insediamenti industriali in esse presenti, in altri per una mancanza di decollo dello sviluppo economico, soprattutto nelle zone più rurali. Le tendenze di breve periodo nel mercato del lavoro sono state analizzate in una recente indagine (Unioncamere, Excelsior, 1998), nella quale è emerso che in Toscana i settori (purtroppo non sono state analizzate le attività del settore primario) che attireranno il maggior incremento di occupati saranno quello del commercio e del turismo, seguiti dai servizi (alle famiglie e alle imprese) e da alcune branche dell’industria manifatturiera (metalli ad es.). Uno dei dati più interessanti consiste nel fatto che la categoria dimensionale di impresa prevista con maggiori capacità di creare occupati è quella al di sotto dei 10 addetti, vale a dire la piccola imprenditoria che caratterizza l’economia toscana. I risultati di questa ricerca, basati sulle previsioni di assunzione delle aziende esistenti, potrebbero essere un buon segnale per le aree della costa, dove esiste già un buon tessuto di piccole imprese nel campo turistico e vi sono ottime potenzialità di mercato per i servizi alle persone. Occorre però che le buone aspettative generali trovino occasioni di sviluppo in queste aree, e che esista una valida azione di supporto economico ed organizzativo da parte delle istituzioni locali. II.3 - I sistemi territoriali interessati dalla pesca e dall'acquacoltura Secondo l’ultimo censimento della popolazione, le aree con la maggiore consistenza di occupati nella pesca e nell’acquacoltura, erano quelle delle province di Livorno, Grosseto, Lucca. In tale classificazione censuaria sono considerati anche i servizi connessi per cui figurano anche province dell’interno, dove peraltro è presente anche l’acquacoltura. Distribuzione degli attivi nella pesca, piscicoltura e servizi connessi MS LU PT FI-PO LI PI AR SI GR Toscana ITALIA 1991 27 255 15 154 648 36 11 8 1981 24 296 20 51 457 29 42 21 433 1.373 % 1991 1,6 15,5 0,9 9,3 39,3 2,2 0,7 0,5 30,0 100,0 di cui donne 1991 di cui donne 1991 Fonte: ISTAT, Censimenti della popolazione, anni corrispondenti Entrando ancora di più nel dettaglio è possibile fornire alcune informazioni sui sistemi economici locali interessati dal settore ittico. Il numero di occupati (anche se non vi sono dati infraprovinciali) in tale settore raggiunge i pochi punti percentuali, ma nell’ambito di un aumento complessivo registrato nel corso degli anni Ottanta e con una concentrazione che nelle singole località costiere non è trascurabile. E’ interessante notare il peso delle attività terziarie all’interno di quasi tutti i sistemi locali, in particolare di quelle collegate ai servizi turistici che sembrano caratterizzare dal punto di vista socioeconomico la struttura organizzativa dei territori. Ciò rende inevitabile un accostamento delle prospettive della pesca con quelle del turismo e, comunque, richiede la ricerca di percorsi di sviluppo compatibili. Distribuzione delle Unità di Lavoro nel 1996 nei Sistemi Economici Locali interessati dalla pesca e loro tipologia socioeconomica 1996-UL Primario Secondario Terziario Totale Tipologia socio-economica * Versilia LU 8,8 23,6 67,6 100 Garfagnana LU 19,6 22,0 58,5 100 Media Val di Serchio LU 10,6 40,7 48,7 100 Area Livornese LI 1,1 16,0 83,0 100 Val di Cornia LI 8,5 27,5 64,1 100 Arcipelago LI 6,8 11,2 82,0 100 Area Grossetana GR 13 15,7 71,3 100 Albegna-Fiora Costa d'argento GR 20,3 11,7 67,9 100 Turistico Totale aree 8,3 20,2 71,6 100 Toscana 6,3 29,5 64,2 100 Fonte: Stime IRPET; * Cavalieri A., Toscana e Toscane, 1999, IRPET, Franco Angeli III PARTE - LA PESCA MARITTIMA IN TOSCANA Il settore della pesca sta attraversando nel nostro Paese un periodo di evidente difficoltà a causa della progressiva diminuzione della consistenza degli stock. Da ciò consegue una evidente sofferenza delle aziende di pesca che non possono investire in nuove tecnologie ed in nuove attrezzature. Anche nella nostra regione si registra una consistente sofferenza della produzione e l’evidente invecchiamento della flotta peschereccia. In Toscana è particolarmente sviluppata l’attività di piccola pesca che, grazie alla conformazione della costa, ha potuto diffondersi sul territorio e costituire reddito per numerosi addetti. Questa attività non è stata negli anni sufficientemente tutelata e nonostante abbia un minore impatto ambientale è la prima a risentire dell’impoverimento delle risorse e della cattiva gestione delle aree di pesca. L’acquacoltura al contrario, che si è ben sviluppata nel corso degli anni (sia quella di acqua dolce sia quella marina) ha portato la nostra regione ad ottimi livelli produttivi. Tale sviluppo è dovuto principalmente alle capacità imprenditoriali degli allevatori, sinora scarsamente supportati dai finanziamenti pubblici e dalla ricerca applicata. Negli ultimi anni altri Paesi europei hanno sviluppato le produzioni acquicole, beneficiando di bassi costi di produzione e di particolari condizioni territoriali ed entrando così in forte concorrenza con la nostra produzione con crescenti difficoltà per molte delle nostre aziende. Solo attraverso l’innovazione tecnologica, l’allevamento di nuove specie, una accurata e concertata (fra le imprese) commercializzazione ed una valorizzazione del prodotto si può restituire alla nostra acquacoltura una posizione avanzata. III.1 - La flotta Il litorale toscano, che corrisponde al tratto di mare denominato Alto Tirreno, si estende per 578 Km, pari a circa l’8% dell’intera costa italiana. La consistenza della flotta marittima in Toscana è stata valutata, nel 1998, in 871 imbarcazioni a motore per un tonnellaggio complessivo di 10 mila TSL (Mi.P.A.F.). Il settore della pesca marittima in Toscana può essere suddiviso nelle due grandi classi della pesca industriale e della pesca artigianale. • La pesca industriale è caratterizzata da cospicui investimenti di capitali, con navi di stazza media o grande (oltre le 20 TSL), con un elevato livello di obsolescenza. Questa attività che dovrebbe essere eventualmente integrata da infrastrutture specifiche e relativamente complesse a terra, non ne ha visto una adeguata realizzazione, in specie per quanto riguarda le strutture funzionali alla conservazione e commercializzazione del pescato. • La pesca artigianale in Toscana è contraddistinta da scarsi investimenti di capitali e da un impiego limitato di manodopera (in genere 1 o 2 pescatori per imbarcazione, o anche più in caso di pesche specializzate), che può essere fisso o a tempo parziale. Le navi utilizzate sono relativamente piccole e comunque al di sotto delle 20 TSL. La loro età risulta estremamente variabile, essendo caratterizzata sia dalla presenza del naviglio obsoleto (>40 anni), sia da un numero limitato di imbarcazioni di recente costruzione. Una componente particolarmente importante in termini numerici ed occupazionali della pesca artigianale è rappresentata dalla piccola pesca costiera che viene generalmente esercitata a poca distanza dalla costa da imbarcazioni al di sotto delle 11 TSL. III.1.1 - Il numero di imbarcazioni Secondo le ultime rilevazioni, la flotta toscana con 871 imbarcazioni rappresenta il 4,5% del totale nazionale di 19.363 unità. Passando ad analizzare l’evoluzione della flotta da pesca toscana negli ultimi 30 anni, si può osservare un costante incremento delle imbarcazioni fino ai primi anni ’80; nel 1961 infatti la consistenza della flotta raggiungeva le 714 unità per poi superare le 1.000 unità all’inizio degli anni ’80. A partire dal 1983 si assiste ad un graduale ma progressivo decremento della flotta da pesca che è passata dalle 1.096 unità del 1983 alle 871 attuali. III.1.2 - Il tonnellaggio In termini di tonnellaggio la flotta toscana rappresenta il 4,4% del totale italiano. La ripartizione della flotta toscana in base alle classi di tonnellaggio fornisce una prima chiave di lettura sulla struttura della flotta: oltre l’81% del numero delle imbarcazioni risulta al di sotto delle 10 TSL. Tali valori mettono in evidenza la prevalente caratteristica artigianale della flotta toscana, confermata anche dal fatto che la stazza media risulta di 11,5 TSL e che i natanti con dimensioni superiori alle 100 TSL, che costituiscono, com’è noto, un segmento produttivo a connotazione più propriamente industriale, rappresentano solamente lo 0,5% della flotta regionale. Un’analisi più approfondita del settore relativo alla piccola pesca, evidenzia che i natanti fino a 4 TSL, rappresentano circa il 40% della flotta complessiva, denotando ancor di più il prevalere del carattere eminentemente costiero e di breve raggio di azione della pesca toscana, così come lo scarso livello di investimenti. Esaminando l’andamento della flotta toscana, a partire dagli anni ’60, si evidenzia fra il 1964 e il 1969, come del resto in quasi tutte le flotte da pesca europee, un notevole aumento della stazza media, da 15 a 26 TSL, che ha determinato un incremento in termini complessivi, da 10.433 nel 1964 a 19.057 TSL nel 1969. L’insorgere di problematiche legate ad un uso sostenibile delle risorse alieutiche e il contenimento dei costi di gestione hanno portato successivamente ad un processo di ridimensionamento della flotta, particolarmente accentuato durante la crisi petrolifera. Tale fenomeno si è tradotto in una riduzione sia in termini di stazza totale (10.585 TSL nel 1984), che in termini di tonnellaggio medio per imbarcazione (11 TSL nel 1984). Negli anni successivi si è assistito ad una graduale ripresa della capacità complessiva e media (rispettivamente 16.325 TSL e 17 TSL nel 1992), che è poi discesa nuovamente fino ai minimi rilevati attualmente di 10 mila TSL totali. III.1.3 - Le classi di età Un indicatore particolarmente significativo dello stato di efficienza della flotta, è costituito dal suo stato di invecchiamento, anche per i riflessi che ciò comporta in termini di interventi finanziari agevolati. E’ opportuno, inoltre, rilevare che, confrontando i dati relativi ai sistemi di pesca con quelli relativi all’età delle imbarcazioni, si possono desumere informazioni sia sulla redditività dei sistemi utilizzati che sulle scelte imprenditoriali. Il dato relativo all’età della flotta toscana pone in rilievo l’elevata obsolescenza delle imbarcazioni toscane e lo scarso grado di rinnovamento del capitale che caratterizza il settore. Il 53% del naviglio ha, infatti, un’età superiore ai 20 anni, mentre le imbarcazioni di più recente costruzione (al di sotto dei 10 anni) costituiscono solamente il 10%. In particolare occorre sottolineare che il limitato processo di rinnovamento della flotta ha riguardato, negli ultimi anni, prevalentemente le imbarcazioni di stazza modesta adibite alla piccola pesca al di sotto cioè delle 11 TSL. Negli anni ’80, invece, sono stati effettuati investimenti di capitale anche per i pescherecci di tonnellaggio superiore alle 100 TSL. Il progressivo invecchiamento della flotta, come è noto, si traduce in una riduzione dello sforzo di pesca a parità di tonnellaggio. A seguito infatti, dell’invecchiamento di un battello si registra una riduzione delle giornate di pesca, dovuta alle frequenti operazioni di manutenzione e riparazione effettuate nei cantieri navali. III.1.4 - I sistemi di pesca L’attività di pesca in Toscana, come in tutto il Mediterraneo, è condizionata dalla fortissima multispecificità delle risorse alieutiche disponibili, dalla possibilità di impiegare nelle stesse aree di pesca battelli di varie dimensioni, armati con diversi sistemi di pesca, che risultano pertanto idonei alla cattura di più specie. In Toscana si possono essenzialmente distinguere tre tipologie di pesca: lo strascico, la circuizione e la piccola pesca (o pesca artigianale) che utilizza numerosi attrezzi, in relazione alle zone e alla stagione (in ordine di importanza tramaglio, reti da imbrocco, sciabica, nassa e palangaro). Esaminando i sistemi di pesca in base alle licenze si evince una sostanziale uniformità della realtà toscana con il contesto italiano: infatti i sistemi prevalentemente riconducibili alla pesca artigianale rappresentano in Toscana l’89% delle licenze contro l’86% dell’Italia. Analogamente la pesca a strascico viene esercitata in maniera esclusiva dal 10% dei pescherecci sia in Toscana che in Italia. La ripartizione del naviglio a motore tra i diversi sistemi di pesca, mostra che la quasi totalità delle imbarcazioni toscane (83%) è autorizzato all’utilizzo di più sistemi di pesca. Di questi natanti con licenze multiple ve ne sono alcuni che esercitano con una certa costanza un solo sistema di pesca e che mantengono le altre licenze in caso di situazioni negative eccezionali; la maggior parte, al contrario, utilizza in modo alternativo licenze di pesca diverse, sia per la stagionalità di alcune risorse che per la diversa efficacia dei sistemi di pesca, adeguandosi alle risorse disponibili ed ai prezzi di mercato. Il confronto con il dato di tonnellaggio interessato alla pratica di sistemi multipli, che rappresenta il 72% della flotta, evidenzia il fatto che il possesso di licenze multiple e la capacità di cambiare attività risultano legati alla pesca artigianale (86% del totale delle imbarcazioni con sistemi multipli) e in particolare alla piccola pesca. Esaminando la ripartizione del naviglio da pesca a motore con sistemi multipli, si può osservare che i tipi di pesca più diffusi sono la posta ed i palangari che incidono rispettivamente per il 31% e 27% sul totale dei sistemi di pesca praticati con licenze multiple; seguono lo strascico (12%) e la circuizione (9%). Sulle catture effettuate incide soprattutto la circuizione che totalizza circa il 46% del pescato; l’attività delle strascicanti contribuisce con il 19% circa, mentre il gruppo rappresentato dalla pesca artigianale e polivalente realizza circa il 35% delle catture. III.1.5 - La presenza di pescatori provenienti da altre regioni Attualmente la pesca nell’Alto Tirreno è caratterizzata anche dalla presenza di pescatori provenienti da altre regioni, tra cui principalmente Sicilia, Campania, Marche ed Abruzzo. Si possono considerare tre diverse tipologie che contraddistinguono l’attività di pescatori extra-regionali nell’Alto Tirreno: • imbarcazioni stabilmente operanti nell’Alto Tirreno che sostituiscono l’attività di pescherecci locali adibiti allo strascico e alla circuizione andati in demolizione; • imbarcazioni stabilmente o periodicamente operanti nell’Alto Tirreno che praticano propri sistemi di pesca meno utilizzati dai pescherecci toscani come ad esempio le lampare; • pescherecci la cui presenza assume più che altro un carattere irregolare ed è legata a singole campagne di pesca che si ripetono in occasione di particolari condizioni (abbondanza di risorse alieutiche, buona remunerazione del pescato). III.2 - La distribuzione territoriale della flotta La flotta da pesca in Toscana presenta una distribuzione territoriale fortemente dispersa in un complesso di porti ed approdi, variegato per struttura e dimensioni. E’ possibile collegare tale polverizzazione al carattere eminentemente costiero dell’attività di pesca in Toscana e alla presenza di numerosi centri marittimi di limitate dimensioni, dove la piccola pesca possiede tradizioni profondamente radicate nella storia della marineria della Toscana. Il litorale toscano è diviso in quattro Compartimenti marittimi con attività di pesca diversamente sviluppate e strutturate. Infatti l’articolazione della flotta per classi di ampiezza mostra le diverse caratteristiche delle marinerie: nel Compartimento di Viareggio, dove l’attività di strascico occupa un ruolo molto importante, si ritrova il tonnellaggio medio più elevato (17 TSL); Livorno e Portoferraio presentano lo stesso tonnellaggio medio (circa 13 TSL); mentre ai margini troviamo Marina di Carrara con un tonnellaggio medio di circa 4 TSL e una stazza totale che costituisce solamente l’1% della flotta regionale. In questo Compartimento, infatti, sono presenti quasi esclusivamente imbarcazioni che praticano la piccola pesca. Prima di esaminare i dati relativi alla distribuzione territoriale della flotta, si fa presente che le informazioni qui riportate fanno riferimento ad una apposita indagine svolta nel 1996 presso le cooperative e le singole imprese di pesca. III.2.1 - Il Compartimento di Marina di Carrara In questo Compartimento sono presenti 34 imbarcazioni per un tonnellaggio complessivo di 67 TSL con una stazza media di circa 2 TSL. Si tratta pertanto di imbarcazioni dedite principalmente alla pesca artigianale e soprattutto alla piccola pesca effettuata con reti da posta. Il naviglio è concentrato prevalentemente lungo il Canale Frigido con 14 imbarcazioni dedite alla piccola pesca ed il Porto di Carrara con 18 imbarcazioni tutte adibite alla piccola pesca costiera locale tranne una che pratica lo strascico. III.2.2 - Il Compartimento di Viareggio Nel Compartimento i porti di pesca principali risultano quelli di Viareggio con 134 imbarcazioni di cui 84 dedite alla pesca artigianale e 49 allo strascico e di Forte dei Marmi dove sono presenti 15 imbarcazioni che praticano la piccola pesca. Tutte le strascicanti del porto di Viareggio possiedono un tonnellaggio inferiore alle 50 TSL, ad eccezione di 3 imbarcazioni di stazza superiore con 53, 77 e 97 TSL ciascuna. III.2.3 - Il Compartimento di Livorno Comprende le delegazioni della costa continentale da Marina di Pisa all’Argentario e raccoglie il 60% della flotta toscana sia per numero di imbarcazioni che per tonnellaggio. Nei 19 porti ed approdi del Compartimento sono state rilevate complessivamente 436 imbarcazioni, di cui 222 con stazza media di 9 TSL nella provincia di Livorno, 11 con tonnellaggio medio di 4 TSL nella provincia di Pisa e 203 con una stazza media oltre 14 TSL nel territorio grossetano. III.2.4 - Il Compartimento di Portoferraio Questo Compartimento interessa la parte insulare del litorale toscano, escluse la Gorgona ed il Giglio. La flotta da pesca dell’Isola d’Elba si presenta ripartita in 12 punti di sbarco, di cui 8 rivestono importanza limitata, con 17 imbarcazioni tutte di piccolo tonnellaggio. I principali porti ospitano complessivamente 99 imbarcazioni. Nei porti di Marina di Campo e di Portoferraio vengono esercitate la pesca artigianale e la circuizione; una sola imbarcazione pratica lo strascico. III.3 - Le risorse alieutiche nell’Alto Tirreno III.3.1 - Gli stock demersali In generale bisogna premettere che in tutto il bacino del Mediterraneo e in particolare nell’Alto Tirreno, la ricchezza del numero di specie demersali, la dimensione ridotta dei branchi e la loro dispersione, sono elementi che rendono difficile una attività di pesca su specie bersaglio e obbligano prevalentemente ad una pesca multispecie. Inoltre, la consistenza degli stock demersali nell’Alto Tirreno è relativamente modesta se confrontata con quella di altre aree mediterranee ed in particolare dell’Adriatico. Ciò è dovuto principalmente alla minore produttività del Mar Tirreno piuttosto che a motivi legati ai livelli di sforzo di pesca che al più contribuiscono a ridurre la biomassa pescabile. La situazione nel Tirreno non è uniforme sia per le caratteristiche dei fondali e delle biocenosi presenti che favoriscono la presenza di alcune specie piuttosto che altre, sia per le abitudini delle flotte pescherecce che incidono con maggiore o minore pressione sulle diverse risorse o in diversi momenti della vita di alcune specie. Si osserva una generalizzata cattura di elevati quantitativi di pesci di piccola dimensione, anche appartenenti a specie i cui adulti raggiungono taglie considerevoli. Negli ultimi anni sono stati imposti dei fermi temporanei di pesca per lo strascico e per le volanti ma tale azione non ha determinato incrementi significativi delle biomasse: una spiegazione di ciò può essere legata al fatto che il fermo biologico è stato obbligatorio solo in alcuni anni o solo in alcuni compartimenti marittimi. L’andamento delle catture realizzate nell'ultimo decennio mostra ampie fluttuazioni per gran parte delle specie: il nasello e la triglia sembrano soffrire una elevata pressione di pesca, anche se in maniera diversificata nelle diverse aree. Lo scampo e il gambero rosa sono sfruttati con maggiore intensità a sud dell’Elba e in minor misura a nord. Esistono numerose valutazioni sullo stato di sfruttamento di vari stock nell’area toscana, nonostante i limiti connessi alla complessità delle tecniche di valutazione. Analizzando l’andamento degli indici di biomassa in mare delle specie demersali negli ultimi 15 anni, si osservano fluttuazioni estremamente ampie attribuibili non solo a fenomeni legati alla metodologia di campionamento ma anche a reali variazioni di biomassa dei singoli stock ittici. Sintetizzando però tali indici è possibile valutare che la tendenza della biomassa demersale nell'area toscana attualmente può considerarsi stazionaria. I trend leggermente crescenti che si osservano non sono da considerarsi significativi in quanto determinati essenzialmente dai dati degli ultimi anni che al momento possono essere imputabili anche ad un fenomeno transitorio. La situazione è inoltre molto differenziata per aree (es. Viareggio, Livorno, Piombino, Porto S. Stefano, ecc.) in quanto sia le aree di pesca, sia gli ambiti di commercializzazione hanno carattere locale e si possono quindi determinare situazioni di sovrasfruttamento limitatamente ad alcune aree, quale ad esempio la fascia costiera intorno a Viareggio, e ad alcune specie senza che questo comporti particolari rischi allo stock nel suo complesso. Alcune considerazioni gestionali possono essere formulate anche relativamente ai singoli stock ittici. • Il nasello rappresenta certamente una delle specie più importanti per la pesca commerciale e viene catturata sia con lo strascico sia con le reti da posta; la cattura con le reti a strascico tende a prelevare individui troppo giovani, con la conseguenza che i rendimenti in peso ed economici non sono al loro massimo potenziale. Oltre una certa taglia però (25-30 cm), lo strascico riesce a trattenere solo una frazione via via minore degli individui presenti in mare; questo fatto, insieme all’alta fecondità della specie, permette alla popolazione di avere un elevato ricambio e di sopportare quindi un considerevole prelievo di esemplari giovanili. La cattura con le reti da posta è invece indirizzata soprattutto sulle taglie maggiori. I modelli analitici indicano che le rese per recluta potrebbero essere migliorate con un modesto aumento della taglia di prima cattura dello strascico e che una riduzione dello sforzo di pesca del 10-15% porterebbe il rapporto fra la biomassa attuale dei riproduttori e quella corrispondente allo stock vergine sopra il livello di sicurezza (0.2-0.3); si avrebbero così maggiori garanzie sulle possibilità di autorinnovo della popolazione del nasello. • L’analisi dello stato di sfruttamento della triglia di fango indica che mediamente, esiste un lieve eccesso di pesca. Un aumento della taglia di prima cattura di 2-3 cm indurrebbe un incremento delle rese a lungo termine del 15-20%, mentre invece una diminuzione dello sforzo di pesca porterebbe solo ad un modesto aumento dei rendimenti, inferiore al 10%. Entrambe queste condizioni potrebbero essere raggiunte imponendo un fermo di pesca obbligatorio nel periodo di settembre-ottobre che condurrebbe ad una limitata riduzione dello sforzo ma soprattutto a ritardare la cattura dei giovani esemplari reclutati in estate e, di conseguenza, un incremento delle taglie prossimo a quello indicato dal modello teorico. In particolare per questa specie è però importante diversificare le considerazioni e i conseguenti provvedimenti gestionali in quanto il tasso di sfruttamento è risultato estremamente variabile a seconda delle zone considerate. La specie è infatti molto vulnerabile allo strascico nella fase giovanile quando è concentrata lungo la fascia costiera. Di conseguenza in prossimità dei porti la cui flotta a strascico è composta prevalentemente da piccole imbarcazioni (ad esempio Viareggio) la pressione di pesca sulla triglia risulta molto più elevata rispetto alle altre zone, determinando un deciso sovrasfruttamento della risorsa. • L’analisi dello stato di sfruttamento dello scampo e del gambero rosa con modelli analitici ha indicato una situazione di leggero sottosfruttamento nei fondali della Toscana settentrionale (giustificabile dalla distanza dai porti base), mentre nella parte meridionale la risorsa risulta maggiormente sfruttata. III.3.2 - Gli stock di piccoli pelagici Le ricerche svolte nei mari italiani confermano, per questi ultimi anni, la tendenza ad una sostanziale stabilità per la popolazione di sardine che mostrano lievi oscillazioni di abbondanza negli anni e la cui consistenza potrebbe permettere dal punto di vista biologico anche un prelievo maggiore (MIRAAF). Le alici hanno proseguito la tendenza alla ripresa, superando la pesante fluttuazione negativa degli anni '80. Gli sgombri presentano notevoli fluttuazioni annuali ed occorrerebbe una ricerca mirata per analizzarne l'ampiezza e le cause. Nell'Alto Tirreno gli stock dei piccoli pelagici sembrano risultare meno sfruttati delle specie demersali, anche se, tuttavia, appare molto difficile valutare pienamente le biomasse presenti a causa di una loro marcata fluttuazione e variabilità, dei cambiamenti e modificazioni nelle forme di aggregazione delle popolazioni pelagiche, sia su scala temporale che su scala spaziale. Risulta, quindi, estremamente difficile fare previsioni sull'andamento delle risorse pelagiche. Questi cambiamenti non appaiono tutti legati a variazioni dello sforzo di pesca, ma sono almeno in parte dovuti ad un incremento delle sostanze nutritive in mare. In particolare gli ultimi dati FAO, relativi alle risorse ittiche nel Mediterraneo centrale, evidenziano che gli stock di sardina mostrano segni di incremento, offrendo possibilità per una limitata espansione dell'attività di pesca. L'acciuga, dopo un periodo di forte contrazione dei suoi stock, appare in ripresa, anche se tuttavia è difficile ipotizzare un pieno recupero delle catture di tale specie. III.3.3 - Gli stock di grandi pelagici Sulla base delle informazioni tecniche e scientifiche disponibili, risulta che attualmente i flussi migratori dei grandi pesci pelagici raggiungono solo marginalmente l'Alto Tirreno. La valutazione degli stock di grandi scombroidei (tonno e pesce spada) e l'incidenza su di essi dell'attività di pesca nell'Alto Tirreno risulta particolarmente scarsa. Sono disponibili alcuni dati relativi ad una ricerca svolta dall'Università di Genova negli anni 1990-93, che ha interessato insieme al Mar Ligure anche l'areale compreso fra la Bocca di Magra e l'Arcipelago Toscano. Questi dati hanno evidenziato per questo areale un pescato di pesce spada estremamente limitato e stimato nel 1990 in circa 80 tonnellate. I dati ISTAT riferiti al 1995 riportano 245 tonnellate per il tonno e 63 tonnellate per il pesce spada. I risultati preliminari di indagini condotte a livello nazionale hanno evidenziato che il pesce spada è stato sottoposto ad un eccessivo sforzo di pesca, con catture formate in prevalenza da individui giovani di età compresa fra i due ed i tre anni. Anche per il tonno la pesca ha interessato principalmente le classi giovanili e ciò testimonia lo stato di overfishing al quale sono sottoposte le sue popolazioni (FAO). III.4 - La produzione ittica in Toscana III.4.1 - Le zone di pesca La flotta da pesca toscana è caratterizzata da un raggio di azione limitato, soprattutto se paragonato con la capacità operativa della flotta adriatica che si spinge fino al largo delle coste dalmate ed albanesi. La dimensione della fascia costiera risulta variabile, ma in genere abbastanza estesa essendo la platea dell’Arcipelago Toscano relativamente ampia rispetto agli altri litorali tirrenici. E’ possibile distinguere, in base all’ampiezza della fascia di utenza ed al tipo di mestiere esercitato, diverse tipologie di azione per la pesca marittima toscana: • la pesca locale, entro il limite delle 6 miglia marine, operata da imbarcazioni di piccolo tonnellaggio e realizzata prevalentemente con attrezzatura da posta; • la pesca ravvicinata entro il limite delle 20 miglia marine, operata dai motopesca che praticano la pesca artigianale e la pesca a strascico. Bisogna però ricordare che la pesca artigianale risulta praticata nei mari prospicienti l’isola d’Elba anche oltre le 20 miglia; • la pesca a carattere giornaliero, esercitata da imbarcazioni armate per la pesca a strascico e a circuizione, con un areale delimitato dalla Bocca di Magra, dalle isole dell’Arcipelago toscano fino al largo dello scoglio d’Africa e dalle coste laziali; • le campagne di pesca della durata di due o più giorni, realizzate da imbarcazioni a strascico che si spingono dal sud della Toscana fino alle coste sarde e dalle marinerie di Livorno e Viareggio fino alla Corsica. Mentre in precedenza tale fenomeno risultava maggiormente diffuso, attualmente interessa solamente circa 5 imbarcazioni per la pesca nelle acque sarde e 2-3 per la Corsica. III.4.1.1 - Monte Argentario In questa area operano le marinerie di Porto Ercole, Porto Santo Stefano e Bocca d’Albegna. In questi porti sono attive sia imbarcazioni a strascico che per la pesca artigianale. Risulta assente la pesca a circuizione. La piccola pesca, esercitata prevalentemente con reti da posta, è praticata da imbarcazioni che agiscono su tutta la fascia costiera entro le tre miglia, a partire dalla foce del Chiarone fino alla foce del fiume Osa. III.4.1.2 - Talamone - Castiglione della Pescaia Questo areale rappresenta la zona di pesca per le marinerie di Talamone, Marina di Grosseto e Castiglione della Pescaia. Le barche dedite alla piccola pesca, esercitano prevalentemente la loro attività fra la foce del fiume Albegna fino al promontorio di Punta Ala. Si segnala che alcune barche appartenenti alla marineria di Castiglione della Pescaia, praticano la pesca al nasello, oltre le 6 miglia, nel tratto di mare compreso fra le Formiche di Grosseto e l’Isola di Montecristo. III.4.1.3 - Punta Ala – Piombino In questa area esercitano la pesca le barche di stanza nei porti di Scarlino e Piombino. L’attività risulta praticata prevalentemente entro le tre miglia. Oltre questa distanza dalla costa l’esercizio della piccola pesca si pone spesso in contrasto con quella svolta dalle barche a strascico. Nel porto di Piombino sono presenti alcune barche della piccola pesca che praticano la pesca di naselli e pesci spada oltre le 6 miglia. Le loro zone di azione sono quelle intorno all’isola di Montecristo, alle formiche di Montecristo e al banco di Mezzocanale. III.4.1.4 - Piombino – Livorno L’area comprende i porti di Baratti, San Vincenzo, Vada, Cecina, Castiglioncello, Quercianella, Livorno. La piccola pesca viene esercitata soprattutto con reti da posta dalla linea di costa ad oltre 9 miglia al largo. III.4.1.5 - Isola d’Elba Le marinerie dell’isola d’Elba sono nell’ordine: Marina di Campo, Portoferraio, Porto Azzurro. Sono presenti imbarcazioni adibite alla piccola pesca in tutti gli approdi dell’isola. La piccola pesca elbana usa prevalentemente reti da posta sia sottocosta che oltre le tre miglia. Molte imbarcazioni appartenenti alla flotta artigianale dell’isola d’Elba pescano il pesce spada spingendosi oltre le 20 miglia dalla costa. III.4.1.6 - Viareggio e Massa Questo Compartimento è compreso tra l’isola del Tino, il canale di Corsica e il porto di Livorno. L’attività della piccola pesca risulta più ridotta soprattutto a causa della concorrenza delle strascicanti ed appare limitata alla fascia costiera. Le imbarcazioni a strascico e a circuizione agiscono lungo un’area compresa fra la fascia costiera, con particolare riguardo alle acque antistanti le foci dei fiumi, e le secche sabbiose e rocciose. III.4.2 - Le zone protette Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, istituito con DPR 22 luglio 1996, comprende parte della superficie terrestre delle isole d’Elba, del Giglio, di Capraia e la totalità della superficie terrestre delle isole di Gorgona, Giannutri, Montecristo e Pianosa. Il Parco comprende, inoltre, la superficie a mare che circonda per intero le isole di Montecristo e Pianosa, nonché quella che circonda parzialmente le isole di Gorgona, Capraia e Giannutri. Comprende infine numerosi scogli e isolotti minori, circostanti le isole principali. Il totale degli ettari della superficie a mare interessata dal Parco è di circa 57 mila. Nel Parco, oltre ad altre attività, è vietata la pesca, sia professionale che sportiva, con qualunque mezzo esercitata, salvo quanto disposto dall’Ente Parco per i soli residenti nonché per i proprietari di abitazioni nelle isole di Capraia, Gorgona e Giannutri, muniti di autorizzazione dell’Ente Parco. III.4.3 - La Produzione Lorda Vendibile ed il Valore Aggiunto L’IREPA valuta per il 1998, la PLV Toscana in 137 miliardi di lire, pari al 4,3% del totale nazionale di 3.210 miliardi di lire. Esaminando l’andamento della PLV a lire correnti negli ultimi anni, si è evidenziato un forte calo alla fine degli anni ’80. Successivamente si è assistito ad una ripresa fino ai valori attuali, anche se in termini costanti tale incremento risulta meno significativo. L’analisi della ripartizione per sistemi di pesca mostra che, in Toscana, l’insieme della pesca artigianale e polivalente incide per circa il 60% sul valore del pescato. Anche lo strascico, con un valore di 44 miliardi di lire contribuisce in maniera consistente alla formazione del valore della produzione (32%), mentre la circuizione, che rappresenta il 46% dei quantitativi catturati, composti principalmente da pesce azzurro, ha un impatto molto modesto sul fatturato regionale (8%). III.5 - Il mercato regionale ed extraregionale III.5.1 - I mercati ittici Attualmente in Toscana il sistema distributivo dei prodotti ittici all’ingrosso si presenta articolato in un mix composito di strutture pubbliche e private, sia per ciò che riguarda i mercati alla produzione che quelli al consumo. I mercati pubblici alla produzione sono localizzati nei principali porti pescherecci della costa e precisamente a Viareggio, Livorno e Piombino, presso i quali sono presenti anche strutture private di commercializzazione. Lungo la costa operano anche alcune strutture di mercato legate a cooperative di pescatori a strascico, tra le quali si riportano i centri di Castiglione della Pescaia, Porto Santo Stefano e Porto Ercole. III.5.1.1 - Il mercato ittico all’ingrosso di Viareggio Il mercato ittico all’ingrosso dei prodotti ittici del Comune di Viareggio è un mercato a funzione mista: "alla produzione", per la vendita del prodotto della pesca; "di commercializzazione" per la compravendita dei prodotti ittici. Il Mercato è un pubblico servizio per la distribuzione all’ingrosso di cui all’art. 1 della L.R. 21.05.1975 n.46, che ha per scopo l’avvicinamento della produzione al consumo, la commercializzazione dei prodotti ittici, sia freschi che trasformati, derivanti dalla pesca, dall’itticoltura, dall’importazione, dalla ridistribuzione e dall’industria, con lo scopo del contenimento dei costi di distribuzione e della vigilanza sull’applicazione delle norme di commercializzazione ed igienico-sanitarie. Nel 1999 le quantità commercializzate nel mercato di produzione sono risultate pari a 1.340 tonnellate, di cui il 45% pesce azzurro ed il 55% altro pesce. Sul valore del totale commercializzato di 3.680 milioni di lire il pesce azzurro incide per il 16%. III.5.1.2 - Il mercato ittico all’ingrosso di Livorno Il Mercato ittico è gestito in economia dal Comune di Livorno e ha un bacino di utenza limitato al territorio provinciale. Trattasi di un mercato di produzione che può essere considerato tra i più avanzati esistenti sul territorio nazionale per tecnologia del sistema d’asta. A partire dal 1992 la struttura si è infatti dotata di un nuovo sistema elettronico computerizzato sulle due linee d’asta e di un software in grado di ridurre i tempi di vendita con l’emissione in tempo reale dei documenti contabili. I quantitativi di prodotto commercializzato nel 1999 risultano pari a 319 tonnellate per un valore complessivo 2.760 milioni di lire, con un prezzo medio di 8.670 lire al kg. Per quanto riguarda la tipologia delle specie ittiche commercializzate il pesce rappresenta il 72% del quantitativo totale, mentre i molluschi ed i crostacei incidono rispettivamente per il 23% e 5%. III.5.1.3 - Il mercato ittico di Firenze Il mercato è di tipo terminale e viene gestito dalla società Mercafir a capitale misto pubblico e privato, con un bacino di utenza a carattere locale ed interessante le provincie di Firenze e Prato. Vengono commercializzate quasi tutte le tipologie di pesce, sia fresco che congelato, di provenienza locale, nazionale ed estera. In linea di massima i pesci rappresentano l’80% del quantitativo totale, mentre i molluschi ed i crostacei costituiscono quote minori, pari rispettivamente al 15% e 5%. IV PARTE - L’ACQUACOLTURA IN TOSCANA In Toscana l'attività di acquacoltura è tradizionalmente rivolta alla produzione di specie ittiche pregiate. Sono assenti, sul nostro territorio, allevamenti di altro genere come molluschi o crostacei. Nella nostra regione esistono due aree dove la piscicoltura si è tradizionalmente sviluppata: una a nord con le province di Massa Carrara e di Lucca dove sono presenti gran parte degli allevamenti di specie di acqua dolce (trote), ed una a sud intorno a Grosseto, dove invece si è evoluto prima in maniera artigianale, trasportando le tecniche dell'acquacoltura dulciacquicola, poi con tecnologie sempre più avanzate, l'allevamento delle specie marine ed eurialine (spigola, orata e anguilla). IV.1 - La produzione Nel corso del 1998, l’API rileva che la produzione proveniente dall'acquacoltura toscana ha superato le 4.000 tonnellate. Essa è costituita principalmente da spigole, orate e da altre specie marine allevate in intensivo (2.300 tonnellate), anguille (115 tonnellate), trote (1.500 tonnellate) e da una produzione estensiva condotta nella Laguna di Orbetello di oltre 300 tonnellate. Dai dati rilevati dall'INEA nel 1996 (2.500 tonnellate complessive) si osserva che l'acquacoltura toscana in soli due anni ha quasi raddoppiato la propria produzione. Per le specie marine si osserva, negli ultimi anni, un incremento consistente del prodotto importato. L'eccezionale sviluppo dell'acquacoltura in altri Paesi mediterranei (Spagna, ma soprattutto Grecia e Turchia), attraverso una consistente politica di innovazione e sviluppo di questo settore, ha permesso a questi Paesi di portarsi rapidamente all'avanguardia nell'allevamento di spigole ed orate, immettendo in poco tempo sul mercato notevoli quantità di prodotto. Ciò ha compromesso la stabilità dei prezzi di queste specie che sono rapidamente calati fino a raggiungere valori difficilmente sostenibili dai nostri produttori. La difficoltà è stata superata solo in parte dagli allevatori toscani, che si sono ritagliati alcune nicchie di mercato, producendo soggetti di peso superiore alla media tra i 300 ed i 500 gr.. Rimane comunque difficoltoso per gli operatori mantenersi competitivi sul mercato non disponendo, spesso, delle risorse necessarie per innovare i propri impianti, per contenere i costi di produzione e per continuare la ricerca e l'innovazione delle tecniche di allevamento e di riproduzione che li aveva portati fino a pochi anni fa ad avere il primato nel settore. Anche per questo motivo appaiono particolarmente importanti i tentativi di allevamento di nuove specie ittiche che si stanno facendo in Toscana. Ripartendo la produzione a seconda della tipologia produttiva, si evidenzia come l'acquacoltura toscana risulti legata essenzialmente all'allevamento intensivo con una produzione complessiva pari a 3.915 tonnellate corrispondente alla totalità dell'allevamento di ombrine, saraghi, storioni e trote e a gran parte della produzione di anguille, orate e spigole. La produzione attribuibile all'allevamento estensivo è, invece, molto ridotta, pari a 300 tonnellate e risulta costituita soprattutto da cefali e da quantitativi ridotti di anguille, orate, spigole ed altri pesci catturati principalmente nelle acque della Laguna di Orbetello. Il contributo della maricoltura risulta momentaneamente nullo sia per la mancanza di molluschicoltura, sia per l'assenza di impianti di allevamento di specie marine realizzati in gabbie galleggianti o sommerse. Questa tecnica del tutto innovativa ha permesso ad altri Paesi dell'area mediterranea, a noi concorrenti (Grecia e Turchia), di produrre il pesce a prezzi più competitivi invadendo il mercato italiano e mettendo in seria difficoltà i nostri allevatori. L'introduzione di queste nuove tecnologie, con uno sviluppo razionale e controllato, sarebbe auspicabile anche nella nostra regione al fine di migliorare la produttività e far tornare competitivi i nostri prodotti. A tale proposito sono stati avviati alcuni programmi sperimentali. IV.2 - Il novellame e le altre produzioni La produzione regionale di novellame marino risulta alquanto ridotta. Infatti, molti allevatori toscani acquistano novellame, principalmente spigole ed orate, in altre regioni italiane oppure all'estero (Francia). Solo ultimamente, nella nostra regione, sono sorte due avannotterie tecnologicamente all'avanguardia e con notevole capacità produttiva. Da segnalare, inoltre, l'esistenza di due allevamenti specializzati nello svezzamento della ceca che producono annualmente circa 30 tonnellate di ragani, corrispondenti a circa 750 mila pezzi. Questa attività, sebbene non rappresenti un'elevata produzione, riveste un notevole interesse dal momento che risultano attualmente in attività in tutta Italia solamente 6 cecherie. Lungo le coste della Toscana manca totalmente l'allevamento dei molluschi. Se facciamo eccezione per una piccola attività sperimentale di allevamento di ostriche da poco sviluppata, con il contributo della Regione Toscana, nella Laguna di Orbetello, non esistono impianti di allevamento di mitili e di vongole. Anche altri tipi di allevamento, come la crostaceicoltura o la produzione di fitoplancton e zooplancton, sono completamente assenti, nonostante siano ben presenti in altri Paesi, anche europei e presentino buone possibilità di mercato e di sviluppo nel prossimo futuro. IV.3 - Il confronto con la realtà nazionale La piscicoltura italiana ha prodotto nel 1998, complessivamente oltre 65.000 tonnellate di derrate ittiche, per una PLV di 480 miliardi, impiegando, compreso l'indotto, 15.000 addetti. Le aree di produzione risultano ubicate per il 70% nelle regioni del nord, per il 20% al Centro, e per il restante 10% al Sud, dove si riscontra una maggiore propensione al consumo del pesce fresco (dati API). La produzione di specie di acqua dolce, nel 1998, ha superato le 55.000 tonnellate, pari ad una PLV di oltre 300 miliardi, con 800 siti produttivi e 11.000 addetti, compreso l'indotto. Da sottolineare come l'anguillicoltura, ormai quasi esclusivamente praticata in acqua dolce, rappresenti da sola una PLV di 45 miliardi, con 3.100 tonnellate di produzione annua, prevalentemente esportate nel centro Europa. La produzione di specie ittiche, se invece ci riferiamo alle sole specie marine, nel 1998, ha raggiunto le 17.800 tonnellate, per una PLV di circa 245 miliardi, con una ottantina di siti produttivi, 15 avannotterie e circa 5.000 addetti compreso l'indotto. L'acquacoltura toscana rappresenta appena il 3,5% del totale della produzione nazionale di pesce, ma occupa un posto di rilievo per quanto riguarda la produzione di specie marine di particolare pregio come le spigole e le orate (oltre 2.500 tonnellate). L’allevamento del sarago, sebbene a livello nazionale sia ancora poco sviluppato, in Toscana è già consistente, producendo il 13% del totale nazionale. IV.4 - La distribuzione territoriale e le tecnologie Gli impianti di acquacoltura toscani non sono diffusi omogeneamente su tutto il territorio. Nella nostra regione si riconoscono infatti due ampie aree, dove sono concentrati gran parte delle imprese di acquacoltura, che presentano caratteristiche geografiche e di produzione completamente diverse. Al sud e lungo la fascia costiera di tutta la maremma (province di Grosseto ed in parte Livorno) sorgono imprese dedite all'allevamento intensivo di specie marine o eurialine con allevamenti principalmente a terra in ampie vasche in PVC o cemento. Molti di questi, come abbiamo visto, sorgono intorno alla Laguna di Orbetello sfruttando le acque di falda, a temperatura costante, e producono in gran parte spigole, orate, anguille ed in parte saraghi ed ombrine. Sono spesso impianti vecchi con scarsa possibilità di espansione ma gestiti da personale molto qualificato ed esperto. Una loro espansione produttiva può essere vista solo attraverso lo sviluppo della maricoltura. Sempre a sud troviamo la laguna di Orbetello dove esiste una consistente attività di acquacoltura estensiva con ampi margini evolutivi legati soprattutto al risanamento ambientale di questi bacini, in principal modo Orbetello, ed ad una gestione più oculata e razionale delle risorse dei due ecosistemi. In provincia di Livorno sono sorte, negli ultimi anni, due impianti per la produzione di novellame e di pesce. Il primo è situato a Rosignano Solvay, sfrutta le acque calde in uscita dalla Solvay, produce soltanto avannotti di spigola ed orata ma ha notevoli capacità tecniche e buone possibilità innovative; il secondo sorge a Piombino a fianco delle acciaierie Lucchini e sfrutta anch'esso le acque calde di raffreddamento, ha una struttura per la produzione di novellame tecnologicamente avanzata e molto ampia con buone possibilità di incrementare la produzione e di innovarla. All'esterno sorgono numerose vasche per l'ingrasso del pesce e la produzione attualmente è costituita da spigole ed orate. Più a nord, nella zona compresa tra la Garfagnana e le pendici delle Apuane (province di Massa Carrara e Lucca) sorgono numerosi impianti di acquacoltura di acqua dolce che sfruttano le acque sorgive di questa zona e la loro costante portata durante tutto l'anno. In questa zona si alleva principalmente la trota, il salmerino ed in misura minore altre specie di acqua dolce come la carpa e lo storione. La gran parte della produzione di questi allevamenti è destinata a laghetti di pesca sportiva mentre solo marginalmente la produzione di acqua dolce è destinata al mercato alimentare. All'interno della regione l'attività di acquacoltura risulta estremamente limitata a causa della carenza di acque sorgive. Nel 1996, in Toscana, sono stati censiti dall'INEA 45 allevamenti intensivi che rappresentano il 4,4% del totale nazionale. Sempre secondo questa indagine sono presenti: 25 troticolture, 13 impianti specializzati nell'allevamento delle specie marine, 3 anguillicolture ed altri 4 impianti dove viene praticato l'allevamento di altre specie di acqua dolce, prevalentemente carpe e storioni. IV.5 - Le caratteristiche degli allevamenti e le prospettive di sviluppo Per quanto riguarda la produzione di specie di acqua dolce, come abbiamo visto, l’allevamento è concentrato nella zona appenninica e nella Garfagnana dove vengono allevate in maniera intensiva trote del tipo Salmo trutta fario e Oncorhynchus mykiss.Queste sono in gran parte destinate al ripopolamento dei fiumi o alla pesca sportiva nei laghetti. Poco viene invece destinato al mercato alimentare, come invece avviene nel nord Italia, dove una buona parte del pesce di acqua dolce viene venduto alla grande distribuzione anche dopo trattamenti di eviscerazione, filettatura e confezionamento. In questo settore le aziende toscane subiscono la concorrenza delle più quotate ed organizzate aziende del nord-Italia dove la produzione di specie di acqua dolce ha una maggiore tradizione e dove gli investimenti in questo settore sono notevoli. Ai nostri produttori si chiede di fare un salto di qualità, sperimentando anche qualche nuova specie ed impegnandosi, come imprese singole o associate, nella produzione e nella trasformazione di pesce destinato al mercato alimentare e caratterizzato da una qualità elevata e garantita. L’allevamento di acqua salmastra e marina della nostra regione, è invece molto più all’avanguardia sia da un punto di vista tecnologico che produttivo. Solo negli ultimi anni abbiamo assistito ad un superamento della produzione, come quantità, da parte di altri Paesi della Comunità europea che si affacciano sul Mediterraneo (Grecia e Spagna) e che esportano poi i loro prodotti nei mercati del nostro Paese. Questo ha condizionato notevolmente le nostre aziende che non avendo più buoni margini di guadagno non hanno potuto investire nella ricerca di nuove tecnologie e nell’allevamento di specie alternative a spigole ed orate. La possibilità di sviluppo futuro sarà condizionata sia dalla capacità degli imprenditori di migliorare quantitativamente la produzione per mezzo della maricoltura, che potrebbe permettere di aumentare la quantità di pesce prodotto diminuendo notevolmente i costi di produzione, sia innovando le tecniche di allevamento anche attraverso la ricerca, verificando la possibilità di produrre nuove specie e di migliorare la qualità delle carni delle specie già prodotte. D’altra parte la produzione di pesce marino in toscana gode ancora di un buon apprezzamento da parte del consumatore che è abituato ad acquistare tale prodotto. Quindi una maggiore attenzione a rivalutare la qualità, per esempio attraverso marchi di garanzia della qualità e della freschezza, ed una migliore distribuzione del prodotto anche attraverso la grande distribuzione (coop, supermercati ecc.) anche trasformato potrebbe rilanciare notevolmente la nostra acquacoltura marina e riportarla al vertice della produzione europea in questo settore Infine dovrebbero essere incentivate le produzioni di molluschi e crostacei. I primi, più facilmente allevabili, sono quasi del tutto assenti nella produzione ittica della nostra regione che, pur disponendo di spazi adeguati sia in mare che in laguna (Orbetello), non ha mai avviato produzioni di questo tipo. Per quanto riguarda i crostacei invece vi sono per il momento notevoli difficoltà nell’allevamento dovute al clima ed agli spazi che un allevamento di questo genere richiede. Vista la notevole richiesta del mercato di questo tipo di prodotto è auspicabile una maggiore attenzione della ricerca applicata a questo settore che potrebbe portare anche ad importanti soluzioni innovative. V PARTE - LE CARENZE E LE POTENZIALITA’ PER LO SVILUPPO L’analisi dei punti di forza e di debolezza, rappresenta un contributo importante alle diverse fasi che concorrono a determinare la programmazione regionale nel settore, onde consentire la individuazione delle priorità di intervento e delle strategie da attuare per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. L’analisi delle carenze e delle potenzialità per lo sviluppo viene effettuata esaminando separatamente gli aspetti che caratterizzano i consumi ittici in generale, la pesca marittima e l’acquacoltura. La fornitura di alimenti ittici è infatti l’elemento che accomuna la pesca marittima e l’acquacoltura: entrambi le due differenti modalità di produzione sono finalizzate a soddisfare la richiesta di prodotti ittici. V.1 - I consumi di prodotti ittici Alcuni elementi che caratterizzano il consumo dei prodotti ittici possono essere riassunti nei seguenti punti: • Il crescente consumo pro-capite di prodotti ittici in Italia e la possibilità di una ulteriore espansione, sia per i prodotti surgelati che per il pesce fresco. • L’incapacità della produzione interna di soddisfare l’aumento della domanda nazionale, con conseguente incremento delle importazioni e del deficit ittico. • Le differenze di consumi a livello territoriale, che determinano in particolare nelle regioni del Centro Italia un consumo pro-capite superiore alla media nazionale ed un alto livello di acquisti di pesce d’acqua dolce. • La stagionalità dei consumi, differenziata tra le varie categorie merceologiche. • Le maggiori possibilità di consumo offerte dalla moderna distribuzione con un’ampia gamma di prodotti e numerosi punti vendita. V.2 - La pesca marittima V.2.1 - I punti di forza e le potenzialità • Fonte di reddito di una parte rilevante delle popolazioni rivierasche nelle zone in cui si concentra la maggior parte dell'attività del settore, soprattutto in alcune aree a declino industriale ed occupazionale (provincia di Livorno) o comunque in aree prive di molte attività economiche alternative (oltre il turismo), come ad esempio l’Arcipelago Toscano. • La presenza di sistemi locali consolidati, dove si registrano professionalità, strutture ed attrezzature, la cui efficienza è da potenziare e razionalizzare per una maggiore valorizzazione del comparto. • La creazione di un indotto che riveste un peso maggiore dell’attività di pesca in senso stretto. • Le opportunità offerte dall’attività di pesca-turismo, finalizzata ad integrare o diversificare l’attività della pesca. • La riduzione negli ultimi anni dello sforzo di pesca sia in termini di attività (giorni) che di capacità (stazza lorda), che ha interessato generalmente tutti i sistemi di pesca. • Le possibili interrelazioni dell’attività di pesca con quella relativa alla gestione degli impianti di maricoltura che attualmente, in Toscana, si trovano in fase sperimentale. • Il ruolo della cooperazione nelle varie fasi del processo di produzione, trasformazione e commercializzazione. • Le opportunità fornite da una gestione concertata delle aree protette, in relazione anche alla possibile integrazione dell’esercizio della pesca con attività turistico-ricreative. • La graduale attuazione di una politica di decentramento che interessa l’attuale fase di programmazione del settore. V.2.2 - I punti di debolezza e le carenze • La bassa produttività del Mar Tirreno in relazione alle specie demersali. • L’invecchiamento e l’obsolescenza della flotta peschereccia, che costituiscono sicuramente elementi di cui tener conto per rispondere a requisiti di efficienza, sicurezza e stabilità. • La conflittualità tra la pesca industriale e quella artigianale. • La inadeguatezza delle infrastrutture necessarie, sia a monte che a valle del processo produttivo; in particolare la carenza di strutture di servizio e portuali, sia per la pesca a strascico che per la pesca artigianale, e di impianti industriali per la trasformazione e la lavorazione del prodotto, ad esclusione di pochi casi. • La crisi dei tradizionali canali di distribuzione, rappresentati dai mercati ittici alla produzione che presentano una costante contrazione del fatturato. • La carenza di fonti di credito e sevizi finanziari per le imprese e gli operatori della pesca. • La difficoltà di avviare una politica regionale di gestione delle risorse a causa della resistenza in questo ambito di una gestione fortemente centralistica. V.3 - L’acquacoltura V.3.1 - I punti di forza e le potenzialità • La crisi del settore della pesca marittima ed il saldo negativo della bilancia commerciale italiana, con ampie possibilità per l’acquacoltura di soddisfare il crescente consumo di prodotti ittici. • L’elevata qualità delle specie marine allevate (soprattutto spigola ed orata), l’ ulteriore possibilità di espansione sia dei quantitativi che del numero delle specie prodotte, la necessità di un preciso riconoscimento di tale qualità. • Il buon livello della tecnologia utilizzata e della professionalità, con un processo di continuo aggiornamento e di adeguamento alle richieste del mercato. • La possibilità di fornire il prodotto in tutti i periodi dell’anno e nella pezzatura voluta, e di aspettare il momento migliore per immettere il prodotto sul mercato. • Le opportunità offerte dal turismo, soprattutto se le tecnologie di produzione consentono di slegarsi dal ciclo stagionale. • La particolare attenzione alle produzioni alternative od innovative e le grandi possibilità future dell’allevamento di animali acquatici, con la messa in produzione di nuove specie ancora assenti dal mercato. • Il ruolo della troticoltura, ubicata prevalentemente nelle aree appenniniche, dove spesso sono presenti scarse opportunità occupazionali. • L’interesse per le possibilità offerte dalla maricoltura, che attualmente è assente lungo le coste toscane. • Le opportunità di occupazione offerte dal settore alla forza lavoro femminile. V.3.2 - I punti di debolezza e le carenze • La prevenzione dei consumatori nei confronti del prodotto allevato rispetto a quello selvatico proveniente dalla pesca di cattura, ritenuto migliore. • L’aumento dei costi per l’alimentazione, che tendono a ridurre i margini di utilità. • La forte concorrenza dei Paesi dell’area mediterranea, che riescono a produrre a costi più contenuti. • L’impatto negativo sull’ambiente degli invasi e delle altre strutture di allevamento, se non razionalmente progettate e gestite con professionalità. • La sostanziale stabilità negli ultimi anni delle produzioni provenienti dalla troticoltura, con la necessità di ricerche per lo sviluppo dell’acquacoltura di acqua dolce. • Gli elevati costi iniziali per l’attivazione di impianti ad alta tecnologia. • L’esistenza di vincoli (urbanistici ed ambientali) che limitano fortemente l’espansione degli allevamenti esistenti nonché la costruzione di nuovi impianti. • La necessità di trovare soluzioni adeguate al problema derivante dalla numerosa presenza di uccelli ittiofagi che arrecano gravi danni agli allevamenti. VI PARTE - LA STRATEGIA E GLI OBIETTIVI DEL PIANO VI.1 - La strategia L’attenzione della Regione Toscana per il settore della pesca e dell’acquacoltura si è manifestata sotto varie forme negli interventi attuati negli ultimi anni. Si ricorda a proposito che: • Nel DOCUP obiettivo 5b per il periodo 1994 – 1999, ed in particolare nell’ambito della misura 1.4 per lo sviluppo della pluriattività e del reddito agricolo, veniva prevista una azione finalizzata al completamento ed alla razionalizzazione degli impianti di acquacoltura. • Nel 1993 la L.R. n. 34 detta norme per lo sviluppo dell’attività di acquacoltura e prevede la disciplina urbanistica degli impianti ad essa relativi. • Con la L.R. 15 dicembre 1998, n. 93, si predispongono finanziamenti per favorire lo sviluppo dell’acquacoltura di acqua dolce, in armonia con gli orientamenti comunitari e con il mantenimento dell’equilibrio ambientale. Sono previste azioni di ricerca e sperimentazione tendenti a diversificare le specie allevate e ad innovare e perfezionare le tecnologie di allevamento, nonché campagne di educazione al consumo dei prodotti ittici. • L’ARSIA (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione nel settore Agricolo e forestale), nell’ambito dell’Iniziativa Comunitaria "Pesca", ha emesso nel 1998 un bando di ricerca per la realizzazione di studi per la conoscenza e la valorizzazione dell’attività di pesca, maricoltura e dell’acquacoltura marina; attualmente l’ARSIA sta elaborando un progetto di ricerca per l’innovazione delle tecnologie di allevamento nel settore dell’acquacoltura dolce, in attuazione della L.R. n. 93/1998 soprarichiamata. • E’ stata approvata la legge regionale n. 33/2000 concernente "Norme per lo sviluppo dell’acquacoltura e della produzione ittica". Il presente Piano rappresenta lo strumento regionale per intervenire sulle problematiche del comparto e si inserisce nell’ambito delle linee dettate dal Piano Regionale di Sviluppo 1998-2000 della Regione Toscana, che contiene i criteri direttori a cui si deve ispirare anche la programmazione dei fondi strutturali nell’ambito e nel rispetto delle opzioni e degli indirizzi dell’Unione Europea. Essi sono riassunti in tre indicazioni: "fare sistema", "innovare per una Toscana dello sviluppo sostenibile", "essere cittadini in Toscana". L’accettazione di tali criteri ha i seguenti effetti sull’impostazione della strategia complessiva delle politiche. Innanzitutto occorre valorizzare l’insieme di relazioni interne ai vari sistemi locali che compongono la regione e le relazioni esterne ad essi, che sono in grado di far apparire e funzionare una identità unitaria della Toscana. Ciò significa identificare i diversi motori dello sviluppo regionale, ricercandone le complementarietà e le caratteristiche sistemiche. La pesca e l’acquacoltura non costituiscono un motore di importanza regionale, ma localmente possono avere un notevole ruolo nello sviluppo territoriale ed hanno le potenzialità per collegarsi proficuamente a uno o più dei motori fondamentali. In secondo luogo è necessario puntare su processi innovativi, adatti a migliorare la competitività delle produzioni regionali. Innovazione non solo nei processi produttivi, ma anche nei rapporti con il mercato, nell’organizzazione della macchina pubblica, nella dotazione di servizi alle imprese e alla popolazione presente nel territorio. In terzo luogo occorre garantire che i processi di sviluppo avvengano in un quadro di sostenibilità ambientale ed economica, avendo riguardo alla salvaguardia delle risorse naturali ed agli interessi ed alle opportunità delle generazioni future. Una sostenibilità che si intreccia con quella sociale, ovvero che affronta le problematiche dell’individuo, della famiglia e delle comunità, abbandonando le logiche assistenziali e garantendo effettivamente i diritti di cittadinanza. Accogliendo i criteri direttori di cui sopra, che si basano sui principi del federalismo, dell’europeismo, della solidarietà, della sostenibilità dello sviluppo, è possibile formulare quella che è la strategia di fondo del presente Piano, dalla quale derivano gli obiettivi generali e specifici che successivamente saranno trattati: far contribuire la pesca e l’acquacoltura al miglioramento della qualità della vita nei sistemi territoriali dove sono presenti, integrandole nel sistema di sviluppo regionale. Tale strategia si fonda sulle seguenti risorse: a. alieutiche, per le quali esiste la necessità di trovare un equilibrio tra le esigenze di conservazione e quelle di valorizzazione economica; b. ambientali: sia in termini di risorse idriche per l’acquacoltura, che di fasce costiere; in entrambi i casi, come per il precedente, si pone il problema della sostenibilità delle attività antropiche, e della individuazione delle modalità più adatte per garantire la disponibilità nel tempo di tale risorse e la presenza dell’uomo in aree sensibili; c. infrastrutturali: innanzitutto fisiche, ma anche di servizio alle imprese ed alla comunità; d. umane: il tessuto imprenditoriale e professionale compreso nell’intera filiera legata alla pesca e all’acquacoltura. Complessivamente tali risorse e le relazioni che esistono tra di esse costituiscono una parte significativa di molti sistemi territoriali toscani, caratterizzati in genere da una forte importanza del turismo e delle attività connesse. Fanno eccezione soltanto alcune concentrazioni di imprese orientate all’acquacoltura situate in aree montane, in territori, spesso, a basso livello di sviluppo economico. VI.2 - Gli obiettivi e le priorità Gli obiettivi di carattere generale sono quelli previsti nell'ambito della politica europea sulla pesca, illustrati chiaramente all’art.1 paragr.2 del Reg. CEE n.1263/1999 (relativo allo strumento finanziario di orientamento della pesca) e che di seguito si riportano: • contribuire al conseguimento di un equilibrio duraturo tra le risorse alieutiche e lo sfruttamento delle medesime; • rafforzare la competitività delle strutture e lo sviluppo di imprese economicamente valide nel settore; • migliorare l’approvvigionamento e la valorizzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura; • contribuire al rilancio delle zone dipendenti dalla pesca e dall’acquacoltura. A tali obiettivi fanno riferimento, nei propri ambiti di competenza, le linee di intervento definite a livello nazionale e regionale. Il quadro di riferimento che descrive la situazione relativa al settore della pesca marittima e dell’acquacoltura in Toscana, nonché gli elementi di carenza e le potenzialità per lo sviluppo del settore, ci consentono di individuare, nell’ambito degli obiettivi generali sopra esposti gli aspetti che vengono giudicati prioritari, di seguito illustrati. La gestione delle risorse alieutiche e naturali Il mantenimento e la gestione delle risorse acquatiche è attualmente un cardine su cui si basa la politica comunitaria ma anche un obiettivo che in questi ultimi anni ha coinvolto ed impegnato l’Amministrazione nazionale e le Associazioni dei pescatori. Anche con questo programma regionale si intende attivare alcune iniziative che tendano al conseguimento del predetto obiettivo, in considerazione del fatto che se un futuro sussiste per tale attività, questo è sicuramente legato alla disponibilità delle risorse ittiche. L’applicazione di misure di carattere conservazionista, comporta comunque una diminuzione del reddito dei pescatori e di questo bisogna tener conto nel programmare interventi a carattere pluriennale. Gli interventi dovranno quindi essere previsti e realizzati secondo diverse finalità quali la ricostituzione e la protezione delle risorse acquatiche, l’adozione di tecniche di pesca compatibili con un prelievo selettivo, l’integrazione di reddito proveniente dall’attività di pesca con redditi derivanti da altre attività collaterali che consentano una minore pressione sulle risorse naturali. Il miglioramento della competitività delle imprese della filiera pesca acquacoltura In Toscana il settore della pesca, come emerge dai dati riportati nella precedente analisi, presenta caratteristiche tali da configurarlo come un settore in crisi; esso ha subito, a partire dal 1983, una progressiva riduzione della flotta da pesca che peraltro presenta un’elevata obsolescenza (oltre il 37% della flotta ha un’età superiore ai 25 anni). D’altra parte il settore in questione, caratterizzato essenzialmente dalla piccola pesca costiera e quindi dall’attività legata alla pesca artigianale, riveste una notevole importanza in quanto rappresenta la base occupazionale e di reddito di una parte rilevante delle popolazioni rivierasche. Parallelamente si è sviluppato in Toscana il settore dell’acquacoltura che è considerato un settore di riconversione dell’attività di pesca, ma che tuttavia presenta delle problematiche riconducibili alla diversa professionalità che caratterizza gli addetti dei due settori nonché alla necessità di attuare investimenti di capitale in linea generale non sostenibili da parte degli addetti alla pesca che intendano iniziare l’attività di allevamento. Per i suddetti motivi, nell’ottica del perseguimento dell’obiettivo in questione, si intende favorire lo sviluppo di azioni volte a creare per la pesca condizioni di esercizio migliori: creare una rete di infrastrutture (portuali, di trasformazione e commercializzazione ecc.), sviluppare attività di formazione, rivolta a uomini e donne, tendente ad innalzare la professionalità dei pescatori con particolare riguardo verso le problematiche inerenti il rispetto dell’ambiente, attivare le misure socioeconomiche utili a destinare finanziamenti ai marittimi in un quadro di programmi per la riconversione. Per quanto riguarda l'acquacoltura, essa è caratterizzata da imprese relativamente giovani, condotte in gran parte da imprenditori di alta professionalità e da produzioni di buona qualità. La Toscana conta insieme al Veneto una grande tradizione in questo settore e contribuisce in maniera incisiva alla produzione nazionale sia di specie marine che di acqua dolce. Gli allevamenti sono concentrati essenzialmente in due poli di attività e cioè la provincia di Grosseto (Orbetello) per l’acquacoltura di acqua salmastra e la provincia di Lucca per quella di acqua dolce. Uno dei problemi che attualmente si sta ponendo per gli allevatori consiste nella mancanza di spazi da destinare a nuovi impianti a terra a causa della presenza di numerosi vincoli di carattere urbanistico ed ambientale. Tali vincoli limitano le capacità imprenditoriali degli allevatori che sentono la necessità di dover produrre di più, sempre mantenendo i parametri di qualità che contraddistinguono il loro prodotto, per far fronte alle produzioni provenienti da altri paesi, a prezzi notevolmente inferiori. Un’altra problematica è legata al ridotto numero di specie allevate. Allo stato attuale infatti sono la spigola e l’orata che caratterizzano la produzione regionale, nazionale nonché quella proveniente da altri paesi. Se consideriamo quanto sopra detto in relazione all’aumento del consumo di pesce a livello nazionale e del conseguente aumento delle importazioni, possiamo ritenere di primaria importanza attivare tutte le iniziative finalizzate al potenziamento del settore. Le suddette iniziative consisteranno nel favorire l’estensione o la costruzione di nuovi allevamenti a terra (ove possibile), la nascita di impianti di maricoltura, l’adozione di nuove tecniche di allevamento che siano compatibili con l’ambiente, l’adozione di tecnologie e l’attivazione di ricerche che consentano la diversificazione delle specie allevate, la messa in opera delle infrastrutture di supporto quali ad es. centri di trasformazione e commercializzazione. La ricerca di nuove opportunità per gli operatori della pesca L’esigenza di diversificazione delle attività degli operatori della pesca si combina con i due obiettivi prioritari precedentemente individuati. In primo luogo per razionalizzare il prelievo delle risorse ittiche, in secondo luogo per migliorare le condizioni di reddito individuali e le prospettive economiche complessive del settore. Dall’analisi territoriale è emersa l’opportunità di un maggiore collegamento con le attività turistiche che trovano, anche nella diffusa presenza di aree protette, interessanti strumenti di integrazione tra valorizzazione delle risorse naturali ed utilizzo di alcuni fattori produttivi tipici dei pescatori. L’attività di acquacoltura potrebbe inoltre costituire un’integrazione valida all’attività di pesca. Ancor più interessante si presenta la maricoltura, che permette di sfruttare maggiormente le competenze acquisite con l’attività di pesca. Sulla base delle considerazioni sopra esposte e degli aspetti giudicati prioritari è possibile individuare i seguenti obiettivi specifici: 1. La gestione delle risorse alieutiche e naturali 1. prevenzione dei danni derivanti da uno sfruttamento non equilibrato delle risorse biologiche in mare; 2. allocazione delle risorse umane e finanziarie in funzione del valore sociale, privato ed ambientale; 3. riequilibro fra sforzo di pesca e risorse biologiche del mare; 4. miglioramento delle tecniche di allevamento per ridurre la pressione sull'ambiente 2. Il miglioramento della competitività delle imprese della filiera pesca-acquacoltura 1. riduzione del differenziale socioeconomico che caratterizza il settore della pesca; 2. salvaguardia dei livelli occupazionali e riqualificazione professionale; 3. miglioramento delle infrastrutture, in particolare quelle portuali; 4. potenziamento della produzione interna di allevamento e della maricoltura e diversificazione delle specie allevate; 5. miglioramento delle condizioni di esercizio della piccola pesca costiera con particolare riguardo all’aspetto relativo alla sicurezza in mare; 6. innovazione nelle strategie commerciali (marchi, piccoli mercati per i turisti-consumatori); 7. integrazione delle fasi di trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura e l’ammodernamento delle relative strutture. 3. La ricerca di nuove opportunità per gli operatori della pesca 1. integrazione con le attività turistiche, sviluppo del pescaturismo; 2. gestione servizi ed attracchi della nautica da diporto; 3. partecipazione alla gestione delle aree protette; 4. integrazione con la maricoltura. VI.3 - La coerenza interna del piano tra obiettivi ed azioni Nell’ambito del presente Piano troveranno attuazione le varie azioni descritte al successivo Titolo II. Nella matrice che segue sono messi in relazione gli obiettivi prioritari con le azioni, al fine di permettere di cogliere la coerenza interna del sistema di intervento, come pure la presenza di misure che attraversano trasversalmente i vari obiettivi. Azioni / Priorità Salvaguardia delle risorse alieutiche e naturali Miglioramento della competitività delle imprese della filiera pesca-acquacoltura Ricerca di nuove opportunità per gli operatori della pesca Protezione delle risorse alieutiche delle zone marine costiere ***** Ammodernamento degli impianti esistenti ed innovazione delle tecniche di allevamento ***** Depurazione e affinamento delle acque reflue *** ** Maricoltura * *** * Innovazione delle specie prodotte ** *** Attrezzatura dei porti da pesca ***** Trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura **** * La piccola pesca costiera * ** Le misure socioeconomiche ** *** Azioni di innovazione e di assistenza tecnica * *** * Promozione **** * Azioni degli operatori del settore *** ** Credito peschereccio *** ** Ricerca e sperimentazione ** *** Formazione professionale *** ** Legenda: relazione tra le azioni e i vari obiettivi (distribuzione di 5 asterischi a seconda del grado di importanza) VI.4 - La coerenza esterna del Piano con la Programmazione Regionale per lo Sviluppo Finalità primaria del vigente PRS è una politica per l'occupazione (in una prospettiva di sviluppo sostenibile) sorretta dai processi dell'innovazione, che riconosce la centralità del lavoro e del territorio come risorse fondamentali per lo sviluppo e la centralità dell'impresa come agente della valorizzazione delle risorse produttive, nel quadro di un rapporto fra istituzioni e soggetti economico-sociali fondato sul metodo della concertazione. Il rilancio dell'occupazione, secondo quanto sancito dal Patto regionale per l'occupazione e lo sviluppo, e lo sviluppo sostenibile sono perseguiti nel Programma attraverso cinque strategie: • la strategia istituzionale e organizzativa; • la strategia ambientale; • la strategia territoriale; • la strategia sociale; • la strategia economica. Il presente Piano, oltre a rispettare i principi fondanti del PRS 1998-2000 della Toscana, si inserisce coerentemente all’interno di queste cinque linee strategiche attraverso i suoi obiettivi e la sua strategia generale. In particolare gli elementi di convergenza si ritrovano nella strategia ambientale, data l’attenzione all’uso equilibrato e sostenibile delle risorse naturali ed alieutiche; nella strategia territoriale, in considerazione dello sforzo teso ad integrare le attività di pesca e di acquacoltura nei sistemi locali di cui fanno parte; nella strategia economica, per la volontà di incentivare l’innovazione nelle imprese dal punto di vista delle scelte produttive, di mercato, di riqualificazione professionale, della diversificazione delle attività. VI.5 - La coerenza con il Piano FERS Obiettivo generale del DOCUP obiettivo 2 (FERS) della Regione Toscana finalizzato all’adeguamento strutturale delle regioni che presentano ritardi nello sviluppo è quello di favorire e riqualificare l’occupazione. Dall’individuazione del predetto obiettivo discende la strategia d’intervento consistente nella definizione di tre assi principali: "Sviluppo e rafforzamento delle imprese", "qualificazione territoriale" e " ambiente", per ognuno dei quali vengono individuati alcuni obiettivi specifici quali il sostegno allo sviluppo delle imprese e del territorio, l’aumento della dotazione infrastrutturale del territorio, la diminuzione dei fattori di potenziale rischio ambientale. I predetti obiettivi risultano in linea con quelli che il presente Piano regionale intende perseguire per il settore della pesca e dell’acquacoltura. La crescita delle imprese operanti nel settore rappresenta infatti un elemento centrale del Piano; particolare attenzione viene rivolta tra l’altro a favorire la nascita di nuove imprese, ammodernare quelle esistenti, migliorare le fasi di trasformazione e commercializzazione dei prodotti, incentivare l’utilizzo delle tecniche di pesca e delle tecnologie di allevamento caratterizzate da un ridotto impatto ambientale. VI.6 - La coerenza con il Piano FSE Nell’ambito del Piano regionale di formazione professionale (finanziato dal FSE), che tra i suoi obiettivi globali individua quello relativo al sostegno, al mantenimento ed allo sviluppo dei tassi di occupazione nonché alla crescita di competitività dei sistemi produttivi, potranno trovare attuazione interventi volti alla formazione ed all’aggiornamento degli operatori del settore pesca e dell’acquacoltura. Il rafforzamento della struttura produttiva regionale rappresenta una delle priorità regionali da cui discende la definizione della strategia del Piano FSE che prevede l’individuazione degli assi d’intervento e delle relative misure di attuazione. I predetti assi, tenendo presente il principio secondo il quale l’accesso al mercato del lavoro deve essere garantito nel rispetto delle pari opportunità, mirano tra l’altro a contrastare la disoccupazione fornendo le basi formative per l’accesso e l’integrazione nel mercato del lavoro, rafforzando le potenzialità delle imprese presenti, favorendo la nascita di nuove realtà produttive, procedendo alla qualificazione ed al rafforzamento del potenziale umano nella ricerca, nelle scienze e nella tecnologia. E’ evidente il nesso esistente con gli obiettivi generali del presente Piano ed in particolare con quello di "contribuire al rilancio delle zone dipendenti dalla pesca e dall’acquacoltura" nonché con gli obiettivi specifici relativi al "miglioramento della competitività delle imprese della filiera pesca – acquacoltura" ed alla "ricerca di nuove opportunità per gli operatori della pesca". VI.7 - La coerenza con il Piano di sviluppo rurale - FEOGA Analogamente a quanto detto in merito alla coerenza con gli altri Piani regionali, gli obiettivi previsti dal Piano di sviluppo rurale (finanziato dal FEOGA) racchiudono alcune delle finalità che il presente Piano regionale individua per il settore della pesca e dell’acquacoltura. Entrambi i Piani tra i loro obiettivi specifici individuano quelli relativi al sostegno al miglioramento della competitività aziendale, della qualità delle produzioni e dell’ambiente. Importante poi sembra sottolineare come la politica per l’occupazione rappresenti l’elemento comune che collega i due Piani al Programma Regionale di Sviluppo (PRS) 1998 – 2000 della Toscana. Anche la strategia individuata dai due piani è caratterizzata da comuni ambiti d’intervento; evidenti affinità emergono ad esempio nella previsione di forme di aiuto a livello di impresa per il miglioramento dei processi produttivi. TITOLO II - LE FORME DI INTERVENTO VII PARTE - GLI ASSI PRIORITARI DI INTERVENTO Nella prima parte del presente piano si è fatto presente che gli interventi regionali non riguardano, in questa fase, la flotta peschereccia ed in generale le azioni che possano incidere sullo sforzo di pesca. Infatti, le competenze in detti ambiti, sia secondo la normativa vigente, che nella più generale interpretazione della U.E. (che attribuisce allo Stato la gestione delle azioni rivolte alla flotta), rimangono del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali. Ciò naturalmente in attesa degli atti ministeriali (DPCM di prossima emanazione) che attribuiranno alle Regioni più ampie competenze e risorse in materia di pesca. Di conseguenza nei prossimi paragrafi saranno esaminati i soli settori d’intervento la cui gestione è attribuita alle Regioni, sia per quanto riguarda la programmazione comunitaria (SFOP), sia per quel che concerne la programmazione nazionale (VI Piano triennale ex Legge n. 41/82 integrata dalla successiva legge n.164/98). A ciò si aggiungono gli ambiti di competenza regionale nell’area della ricerca e della sperimentazione nei quali si collocano gli interventi previsti nell’ambito del Programma triennale di sviluppo dell’acquacoltura di cui al successivo paragrafo VII.2.5, previsto dalla L.R. n.33/2000. VII.1 - La protezione delle risorse alieutiche delle zone marine costiere L’attività di prelievo è stata finora effettuata con limitata attenzione alla conservazione ed allo sfruttamento razionale delle risorse. Attualmente si osserva per alcune specie ittiche di interesse commerciale una diminuzione della taglia media degli individui pescati. Possiamo per conseguenza ritenere che l’eccessivo ritmo di prelievo non permette a molte specie di accrescersi ed arrivare alla maturità sessuale ed alla riproduzione. Con questa misura si intende finanziare la definizione, lungo la fascia costiera dell’Alto Tirreno Toscano, delle aree vocate alla riproduzione ed alla crescita di forme giovanili di alcune delle principali specie demersali di interesse commerciale. Si dovranno prevedere uno o più progetti che permettano di: • individuare le aree vocate alla posizionatura di barriere artificiali; • finanziare progetti di costruzione di barriere artificiali o strutture utili alla conservazione delle risorse ittiche; • programmare su queste zone adeguata vigilanza e di verificare nel tempo l’evoluzione degli stock delle forme giovanili presenti; • gestire aree marine definite; • prevedere la realizzazione di azzioni pilota. VII.2 - L’acquacoltura VII.2.1 - L’ammodernamento degli impianti e l’innovazione delle tecniche di allevamento L’acquacoltura toscana si è sviluppata negli anni adeguandosi alle caratteristiche del territorio che la ospitava ed insediandosi in quelle zone della regione che favorivano lo svolgimento di tale attività. L’acquacoltura di acqua dolce si è sviluppata prevalentemente al nord, nell’area della Garfagnana, con l’allevamento delle trote favorita dalla abbondante presenza di acqua e dalla portata costante dei fiumi di quella zona. L’allevamento in acqua marina o salmastra si è invece diffuso in Maremma nell’area intorno alla Laguna di Orbetello dove era possibile attingere, da pozzi o dalla laguna, acqua a caratteristiche di salinità e di temperatura idonee all’allevamento delle specie eurialine. Pochi, ma tecnologicamente avanzati, impianti sono più recentemente nati nella provincia di Livorno. Gli impianti si sono costituiti e poi evoluti attraverso un adattamento delle strutture alle necessità di allevamento che via via si proponevano. La produzione risente di questa crescita frazionata, talvolta inadeguata, che non favorisce una produzione economicamente competitiva. E’ pertanto necessario destinare risorse per: • migliorare tecnicamente gli impianti già esistenti favorendo l’introduzione di nuove tecnologie di produzione ed attrezzature innovative; • migliorare le strutture di commercializzazione dei prodotti e quelle necessarie alla loro trasformazione; • progettare e realizzare nuovi impianti; • verificare le compatibilità urbanistiche ed ambientali dei nuovi impianti di produzione progettati; • favorire le strutture consortili per la gestione di servizi comuni. VII.2.2 - La depurazione e l’affinamento delle acque reflue Allo sviluppo degli impianti di allevamento a terra (in vasca) non è seguita, spesso, una adeguata attenzione alla qualità dei reflui idrici che fuoriescono dalle vasche di produzione. Le aziende di itticoltura sono spesso collocate in zone ad elevata valenza ecologica e paesaggistica. Occorre destinare finanziamenti all’adeguamento degli impianti situati nelle zone ecologicamente più delicate per sviluppare sistemi di depurazione artificiali o naturali (fitodepurazione) e il riutilizzo di almeno una parte delle acque reflue ciò che permette la loro coesistenza con gli ecosistemi circostanti e la loro sicura sopravvivenza all’interno di questi ambienti. VII.2.3 - La maricoltura Gli attuali alti costi di gestione degli impianti in vasche a terra e le difficoltà di mercato causate dalla forte concorrenza degli altri Paesi europei ed extraeuropei, inducono alcuni dei nostri allevatori a valutare l’opportunità di avviare gli allevamenti, utilizzando tecnologie più evolute e collaudate, che comportano la produzione del pesce in mare aperto in grandi gabbie. Tale tipo di allevamento lungo le nostre coste incontra non poche difficoltà per essere attuato. Infatti tali installazioni necessitano di zone riparate dai marosi come baie o golfi dove il ricambio di acqua sia sufficientemente elevato e tale da scongiurare fenomeni di eutrofizzazione. La nostra costa non ha molte aree adeguate a tale allevamento: un suo sviluppo può essere pensato principalmente in mare aperto in gabbie off-shore possibilmente affondanti. L’insediamento di queste strutture richiede notevoli investimenti per i materiali richiesti e per l’innovazione tecnologica di cui costantemente necessitano. Si prevede quindi di finanziare programmi di sviluppo nel settore della maricoltura, ovvero progetti che prevedano la realizzazione di questo tipo di installazioni e delle attrezzature necessarie per operare quali ad esempio: • gabbie affondanti o galleggianti; • natanti idonei all’assistenza delle gabbie, al prelievo ed alla lavorazione del pesce; • attracchi e servizi. Va, inoltre, finanziata la ricerca tecnologica orientata verso la sperimentazione di materiali e strutture innovative per l’inserimento di tali installazioni anche in zone di mare più esposte ma dove l’impatto sull’ecosistema e' più facilmente sostenibile. VII.2.4 - L’innovazione delle specie prodotte La forte concorrenzialità europea ed extraeuropea sulle specie eurialine tradizionalmente allevate, ha provocato, negli ultimi anni un consistente indebolimento della competitività dei nostri produttori. L’alta professionalità e la lunga esperienza dei produttori toscani sono tali da consentire l’avvio di allevamenti di nuove specie pregiate con il supporto di qualificate ricerche, sperimentazioni e indagini di mercato. Occorre, quindi, rendere disponibili finanziamenti per sviluppare la ricerca applicata nel settore, secondo le prioritarie esigenze delle imprese e le indicazioni del mercato, ed anche finanziamenti per la costituzione di strutture adeguate alla conduzione di tali ricerche. VII.2.5 – L.R. n.33/2000 – Programma regionale di sviluppo dell’acquacoltura In conformità con quanto previsto dall’art.4 comma 2 della L.R. n.33/2000 recante "Norme per lo sviluppo dell’acquacoltura e della produzione ittica", si riporta il programma regionale di sviluppo dell’acquacoltura che, tenendo conto del monitoraggio e dell’identificazione del fabbisogno di sviluppo e di innovazione del settore effettuate dall’ARSIA (art.4, comma 1 della L.R. n.33/2000), prevede la realizzazione di progetti in alcuni ambiti specifici d’intervento. In particolare saranno realizzate le seguenti azioni: • indagini di mercato volte a valorizzare la qualità del prodotto di acqua dolce e salata (ivi compresi marchi di valorizzazione del prodotto, certificazione del processo ecc. ……); • indagini di mercato utili al testaggio dei prodotti di acquacoltura ad alto contenuto di servizi (pesce semilavorato, sfilettato, ecc. ……); • perfezionamento delle tecniche di allevamento; • produzione di nuove specie di acqua dolce e salata; • interventi di tutoraggio ed assistenza tecnica alle imprese; • tecnologie utili a limitare l’impatto ambientale degli allevamenti; • trasferimento di ricerche ed applicazione alla realtà produttiva toscana; • miglioramento delle tecniche di allevamento volte a garantire la salute del pesce allevato; • sviluppo di tecniche di produzione e commercializzazione utili a favorire una migliore qualità igienico-sanitaria del prodotto; • stages di imprenditori e tecnici in aziende o centri di ricerca particolarmente avanzati. Dette azioni, come previsto dall’art.5 della L.R. n.33/2000, verranno attuati dall’ARSIA nell’ambito dei propri programmi annuali e saranno finanziati, secondo le modalità previste da detta legge regionale, con risorse regionali quantificate per l’anno 2000 in 800 milioni di lire. VII.3 - Le attrezzature dei porti da pesca La marineria da pesca della nostra regione è caratterizzata da una consistente flotta di piccole barche, a basso tonnellaggio, che praticano l’attività di pesca artigianale entro le tre miglia marine. Tali imbarcazioni, oltre che nei principali porti della regione trovano attracco anche in altre strutture portuali ricavate in fiumi, piccole insenature e rifugi naturali. La flotta a strascico, meno numerosa, localizzata invece nei principali porti, ha bisogno di spazi necessari alle operazioni di attracco e sbarco del pescato. La pesca toscana usufruisce della portualità generale, spesso di portualità minore, che, in relazione alle attività di pesca, presenta aspetti di insicurezza, obsolescenza di attrezzature o mancanza delle stesse, insufficienza di servizi quanto a locali refrigerati, acqua, ormeggi, alaggi e punti vendita. Si prevede il finanziamento per l’ammodernamento degli attracchi pescherecci di alcuni porti e l’adeguamento di strutture e banchine di attracchi secondari idonei alla piccola pesca costiera. Con questa misura si intende in particolar modo migliorare: • le attività di attracco delle imbarcazioni della piccola e grande pesca; • le attività di sbarco del pescato; • il trattamento ed il magazzinaggio dei prodotti della pesca nei porti; • le attività di vendita del prodotto in zone idonee prossime alle banchine di sbarco; • le aree destinate al ricovero ed alla conservazione delle attrezzature necessarie alla pesca; • le aree destinate alle attività cantieristiche; • gli attracchi ed i servizi per la maricoltura. Particolare riguardo va posto alla realizzazione dei nuovi porticcioli a fini diportistici, lungo il litorale della costa Toscana, già in fase di realizzazione, sostenendo la realizzazione nei loro ambiti di aree appositamente attrezzate per le attività della pesca. Occorre anche sostenere identiche finalità attraverso l’adeguamento dei porti già esistenti. VII.4 - La trasformazione, la commercializzazione e la ricerca di nuovi sbocchi Si prevedono finanziamenti per avviare e/o incrementare strutture di trasformazione e commercializzazione del pescato. In questa misura è necessario prevedere tra l’altro: • strutture, situate nei porti per una migliore conservazione del pescato; • mezzi idonei ad un facile e sicuro trasporto dei prodotti verso strutture di trasformazione e di commercializzazione; • attrezzature idonee a garantire l’igiene dei prodotti finiti; • attrezzature adibite alla produzione del ghiaccio ed alla conservazione e vendita all’ingrosso e/o al dettaglio del pescato; • sviluppo dell’ittiturismo. Si prevede inoltre di finanziare programmi di valorizzazione del prodotto proveniente dall’attività della pesca e dell’acquacoltura attraverso la certificazione della qualità delle produzioni e la creazione di marchi di origine per i prodotti di allevamento. Da promuovere e sostenere finanziariamente anche il miglioramento del sistema distributivo, la promozione dei prodotti della pesca e soprattutto dell’acquacoltura sui mercati di consumo nord europei ed extraeuropei. Tale promozione potrebbe avvantaggiarsi del sistema già operante per i prodotti alimentari di alta qualità della Toscana. La trasformazione e la conservazione del pesce può incrementare il mercato dei consumi per la migliore trasportabilità del prodotto ed il suo più facile utilizzo da parte del consumatore. VII.5 - La piccola pesca costiera La corretta gestione delle risorse alieutiche dei nostri mari risulta fondamentale al fine di garantire la riproduzione ed il mantenimento degli stock ittici. Il Distretto di pesca che regola, sul proprio territorio, le attività di pesca in funzione della disponibilità delle risorse presenti, delle caratteristiche dei fondali, dei periodi di pesca e delle esigenze di mercato, appare uno strumento idoneo per perseguire il predetto obiettivo. In questo contesto assume particolare importanza l’attività della piccola pesca, particolarmente sviluppata nella nostra regione, che ha un minore impatto sull’ecosistema marino. Inoltre tale attività può facilmente convivere con le regole di limitazione della pesca previste nei parchi marini già esistenti nella nostra regione. Si dovrebbe quindi favorire: • il rinnovo delle imbarcazioni per la piccola pesca, delle attrezzature di bordo, dei mezzi di sicurezza e dell’elettronica di servizio e di sicurezza; • la costituzione del "Distretto di pesca" per: 1. il controllo delle condizioni di accesso a talune zone di pesca, per la gestione dello sforzo di pesca, 1. la promozione dell’uso di attrezzi o metodi che l’autorità di gestione riconosce più selettivi, 1. l’applicazione di misure tecniche di conservazione ed utilizzo delle risorse, 1. la raccolta di dati di base riguardanti il settore della pesca ai fini dell’approntamento di piani di gestione integrata delle zone costiere; • l’avvio di attività integrative per la piccola pesca quali: 1. la pesca turismo, 2. servizi di assistenza al diportismo e gestione attracchi, 3. piccola ristorazione applicata alle attività di pesca. VII.6 - Le azioni di innovazione e di assistenza tecnica Nel quadro delle iniziative di assistenza tecnica, occorre prevedere finanziamenti per l’attivazione di risorse umane di alta professionalità, a sostegno dell’attività di programmazione e gestione dei soggetti attuatori (Amministrazione regionale ed Enti locali), oltreché risorse per interventi di formazione, per scambi di esperienze e pubblicità connessi alla preparazione, all’attuazione, al controllo ed alla valutazione delle azioni realizzate e quindi del Piano nel suo complesso. VII.7 - La promozione Attualmente il mercato dei prodotti ittici, soprattutto per quelli provenienti dall’acquacoltura, fa registrare un sensibile calo dei prezzi a causa dell’introduzione di grosse quantità di prodotto proveniente da paesi europei ed extra-europei. In questa fase, lo sviluppo di attività promozionali rappresenta un elemento di grande importanza, per favorire il riconoscimento e la valorizzazione qualitativa delle produzioni locali sui mercati nazionali ed esteri. A tal fine vengono destinate risorse per la copertura dei costi relativi alle diverse azioni di promozione, tra le quali la creazione di slogan o di marchi e la stampa del materiale. VII.8 - Le azioni realizzate dagli operatori del settore I contributi previsti per questa misura sono finalizzati ad incentivare la costituzione ed agevolare il funzionamento delle organizzazioni di produttori riconosciute a norma del Reg. CEE n.3759/92, nonché a favorire la realizzazione di azioni di interesse collettivo di durata limitata. Rientrano in questa misura, prevista tra l’altro dal regolamento di attuazione dello SFOP, numerose tipologie di intervento, tra le quali si evidenziano quelle inerenti il controllo e la gestione dello sforzo di pesca, la promozione di interventi finalizzati al miglioramento delle condizioni di lavoro e delle condizioni sanitarie dei prodotti, la ristrutturazione degli impianti di acquacoltura, in relazione anche alla riduzione dell’impatto ambientale. VII.9 - Il Credito Peschereccio di esercizio La concessione di prestiti di credito peschereccio è disciplinata dalla Legge n.302/89. La predetta legge opera per: • la valorizzazione e l’incremento della produzione ittica; • il miglioramento funzionale delle strutture; • l’aumento della produttività delle imprese di pesca e di acquacoltura (di acqua marina e salmastra); • il miglioramento delle condizioni di reddito e di occupazione; • il potenziamento della cooperazione e dell’associazionismo. Sono ammesse alle operazioni di credito peschereccio di esercizio, le imprese operanti nella pesca e nell’acquacoltura (di acqua marina e salmastra), le cooperative dei pescatori ed i loro consorzi e le associazioni dei produttori. I predetti soggetti dovranno rispondere ai requisiti previsti all’art.2 della Legge. Sono considerati prestiti di credito peschereccio di esercizio quelli finalizzati al perseguimento dei sopracitati obiettivi; in particolare saranno concessi prestiti per una serie di attività previste all’art.3 della Legge. VII.10 - Il Fondo di solidarietà La Legge n.72/92, istituisce il Fondo di solidarietà nazionale della pesca e ne regola il funzionamento. Il Fondo, in particolare, prevede la concessione di contributi a parziale copertura dei danni provocati ad imprese di pesca e di acquacoltura da calamità naturali, avversità meteomarine o ecologiche di carattere eccezionale. VII.11 - La ricerca e la sperimentazione Finalità principale di queste azioni è quella di promuovere anche in questo settore un modello che preveda l’interrelazione tra il mondo produttivo e quello della ricerca. Gli interventi che troveranno attuazione avranno come obiettivo il miglioramento degli aspetti tecnici ed economici inerenti le diverse fasi della produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti ittici, conciliando lo sviluppo economico con il mantenimento dell’equilibrio ambientale. Particolare attenzione sarà data inoltre al miglioramento della qualità dei prodotti e di conseguenza alla loro valorizzazione. La ricerca e la sperimentazione dovranno essere rivolte anche a programmi di gestione della fascia costiera. VII.12 - La formazione professionale Il settore della pesca e dell’acquacoltura, è particolarmente sensibile agli effetti prodotti dagli interventi di formazione professionale. Sempre più forte è l’esigenza di acquisire conoscenze in campo ambientale, particolarmente per gli aspetti concernenti la conservazione delle risorse, l’impatto delle tecniche di pesca sull’ambiente marino, il trattamento delle acque di scarico degli allevamenti ecc.. Parallelamente, forte è l’esigenza di approfondire le conoscenze delle moderne tecniche e tecnologie utilizzate nelle fasi di produzione, commercializzazione e trasformazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura. Inoltre gli interventi formativi potranno riguardare l’approfondimento della normativa comunitaria, nazionale e regionale che regola il settore. Le tipologie di intervento formative possono essere così riassunte: a. individuazione delle esigenze formative a livello locale b. riqualificazione ed aggiornamento degli operatori del settore (imprenditori, ricercatori ecc.) c. formazione di nuovi addetti. TITOLO III - LE MODALITA’ DI ATTUAZIONE DEL PIANO E LE RISORSE FINANZIARIE VIII PARTE - L’ATTUAZIONE DEL PIANO REGIONALE VIII.1 - Le modalità di realizzazione degli interventi Le azioni che saranno previste e realizzate nell’attuazione del presente Piano regionale faranno riferimento, sia per quanto riguarda le modalità e le condizioni di attuazione che per l’individuazione delle risorse finanziarie (di cui si fornirà una previsione nella successiva Parte IX), ad una programmazione caratterizzata da diversi livelli di operatività; più precisamente saranno individuati tre piani di intervento a secondo che si agisca nell’ambito della programmazione comunitaria (SFOP), nazionale (VI Piano triennale) o regionale (Leggi Regionali). In particolare le azioni inerenti le misure descritte nella precedente Parte VII e di seguito riportate: a. protezione delle risorse alieutiche delle zone marine costiere, b. acquacoltura, c. porti di pesca, d. trasformazione e commercializzazione dei prodotti, e. piccola pesca costiera, f. azioni di innovazione e di assistenza tecnica, g. promozione ed azioni realizzate dagli operatori del settore, faranno parte del sottoprogramma attuato dalla Regione Toscana nell’ambito del DOCUP nazionale che il Mi.P.A.F. trasmetterà alla Commissione Europea per la realizzazione degli interventi a carattere strutturale previsti, per il periodo 2000-2006, dal Reg. UE n.1263/99 concernente lo SFOP. Le azioni riguardanti: h. il Credito Peschereccio di esercizio, i. il Fondo di solidarietà, troveranno attuazione nell’ambito del VI Piano triennale della Pesca e dell’Acquacoltura adottato dal Mi.P.A.F. e valido per il periodo di programmazione 2000-2002. Come già detto in precedenza tali azioni, Credito di esercizio e Fondo di solidarietà, sono regolamentate rispettivamente dalle leggi n.302/89 e 72/92 ciò che, in relazione ad una gestione regionalizzata delle corrispondenti risorse, richiederà un adeguamento dei rispettivi strumenti operativi. Attività di ricerca e sperimentazione potrà essere realizzata in applicazione della normativa regionale, attualmente in fase di esame da parte del Consiglio Regionale. Tale attività potrà inoltre essere svolta nell’ambito della programmazione comunitaria e nazionale ove se ne presentasse l’opportunità. Gli interventi di formazione professionale potranno essere attivati nell’ambito delle azioni prreviste dal programma regionale FSE. Gli interventi ricadenti in ambiti diversi da quelli fin qui descritti potranno essere previsti in corso d’opera; ciò dipenderà fondamentalmente dall’attivazione di nuove iniziative comunitarie o dall’attribuzione da parte dello Stato a favore delle Regioni di nuove competenze in materia. VIII.2 - Il ruolo dei diversi soggetti operanti nel sistema Alla Regione Toscana, che ha il compito di mantenere i rapporti con la Commissione Europea, con lo Stato e con le altre Regioni, spetta l’approvazione del presente Piano e quindi la definizione degli obiettivi e della strategia d’intervento nel settore. La Regione svolge quindi compiti di coordinamento e di programmazione generale, nel rispetto degli orientamenti previsti dall’attuazione della politica comunitaria e nazionale in materia. La Regione definisce inoltre le risorse finanziarie disponibili e, sempre tenendo conto delle indicazioni della U.E. e dello Stato, le destina ai diversi assi d’intervento ed alle relative misure. La Regione ha, inoltre, la responsabilità dell’efficacia e della regolarità della gestione degli interventi potendo, per l’assolvimento di tale compito, avvalersi di organismi esterni. L’Amministrazione regionale istituirà, se necessario, apposite commissioni che riuniscono le varie componenti del sistema e che operano con la finalità di assicurare l’efficacia e l’efficienza delle azioni svolte. L’attuazione degli interventi previsti nell’ambito delle misure di cui alla precedente Parte VII avverrà attraverso la concertazione e la collaborazione con le Organizzazioni professionali della pesca e dell’acquacoltura operanti in Toscana, nonché con gli Enti locali interessati alle diverse iniziative, con l’ARSIA (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione nel Settore Agricolo e Forestale), e l’ARPAT (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana). Le Organizzazioni professionali della pesca e dell’acquacoltura, quali rappresentanti delle diverse realtà imprenditoriali presenti a livello locale, rappresentano per la Regione un valido supporto per l’individuazione dei principali elementi (obiettivi e strategia) che caratterizzano la programmazione regionale. Le predette Organizzazioni potranno essere, per attività comprese nella programmazione del presente Piano, promotori di iniziative progettuali da realizzare in favore dei propri associati e/o risultare direttamente beneficiarie dei finanziamenti. Gli Enti Locali (Province, Comunità Montane, Comuni) potranno, per le iniziative ricadenti nel territorio di propria competenza, rivestire la funzione di soggetto referente per la Regione relativamente alle fasi di istruttoria e di controllo in corso d’opera dei progetti; essi inoltre presenteranno alla Regione la rendicontazione tecnico-finanziaria relativa alle attività svolte nell’ambito dei medesimi progetti. Gli Enti Locali potranno anche rivestire il ruolo di beneficiari dei finanziamenti per la realizzazione di progetti aventi pubblico interesse (porti, ecc.). L’ARSIA, relativamente all’intero programma regionale, nell’ambito delle sue competenze definite all’art.3 della L.R. n.37/93, coordinerà l’attività di ricerca applicata e di sperimentazione di interesse regionale, provvedendo alla divulgazione delle innovazioni tecnologiche. Per lo svolgimento di tali azioni, l’ARSIA può avvalersi di organismi esterni (Università, Istituti di ricerca ecc.), procedendo a tal fine all’indizione di appositi bandi di gara. All’Agenzia è affidato inoltre il compito di pubblicare e diffondere i risultati ottenuti dalla predetta attività di ricerca e sperimentazione. L’ARPAT, è interessato dalle attività che saranno realizzate nell’ambito del presente piano, nella misura e per le competenze attribuite all’Agenzia dalla L.R. n.66/95 ed in particolare dall’art.8 bis che trasferisce all’ARPAT le funzioni precedentemente svolte dal disciolto CRIP. VIII.3 - Le misure di pubblicità adottate La Regione Toscana opererà affinché venga rispettato quanto definito in ambito comunitario in merito alla pubblicità degli interventi che verranno attivati in attuazione del presente Piano. Esso, pubblicato sul Bollettino Regionale, sarà diffuso anche attraverso l’organizzazione di convegni e/o conferenze o tramite l’utilizzo degli organi di stampa nazionali e/o regionali, dei periodici delle organizzazioni professionali del settore, di mezzi informatici (sito internet della Regione Toscana). Stessi canali di diffusione delle informazioni verranno utilizzati per far conoscere agli operatori del settore le varie opportunità derivanti dalla messa a disposizione di risorse pubbliche (comunitarie, nazionali, regionali) finalizzate alla realizzazione di iniziative (progettuali, di ricerca, ecc.) derivanti dall’attuazione della politica comunitaria, nazionale o regionale. IX PARTE - LE RISORSE FINANZIARIE Al fabbisogno di risorse finanziarie finalizzate alla realizzazione delle azioni previste dal presente Piano, si farà fronte utilizzando: a. risorse comunitarie, b. risorse nazionali, c. risorse regionali, d. risorse provenienti dalla partecipazione finanziaria (ove prevista) dei soggetti privati beneficiari delle iniziative. Per quanto riguarda le risorse comunitarie, la quota SFOP assegnata alla Regione Toscana per il periodo di programmazione 2000-2006 è di circa 3.850 migliaia di euro. Dette risorse comunitarie saranno affiancate da risorse nazionali per un importo pari a circa 5.500 migliaia di euro. Le risorse nazionali derivano dall’assegnazione alle Regioni da parte dello Stato, delle risorse finalizzate, nell’ambito del VI Piano triennale della pesca e dell’acquacoltura, al Credito peschereccio ed al Fondo di solidarietà. Il totale delle predette risorse ammonta, per l’anno 2000, a lire 20 miliardi; come per le precedenti si dovrà procedere alla ripartizione di detta somma tra le Regioni sulla base di criteri attualmente in corso di definizione. Orientativamente si considera che alla Regione Toscana potrà essere assegnata una somma di circa 1 miliardo di lire. Tali risorse si aggiungeranno a quelle previste per il cofinanziamento dei sopracitati programmi comunitari inerenti gli interventi strutturali. L’approvazione della Legge Regionale sull’acquacoltura, attualmente in fase di discussione in Consiglio Regionale, attiverà risorse regionali nella misura di lire 800 milioni per anno. Tali risorse si aggiungeranno a quelle previste per il cofinanziamento dei sopracitati programmi comunitari inerenti gli interventi strutturali. Le risorse provenienti dalla partecipazione finanziaria (ove prevista) dei soggetti privati beneficiari delle iniziative, saranno definite in corso d’opera in quanto la loro entità dipenderà dalla tipologia di iniziative a cui essi parteciperanno. In particolare, i privati interverranno nel cofinanziamento di alcune misure che saranno attivate nell’ambito di applicazione dello SFOP nonché degli interventi previsti dalla Legge Regionale sull’acquacoltura. Ulteriori risorse potranno essere impiegate nell’ambito del presente Piano regionale; ciò avverrà qualora le predette risorse si rendessero disponibili in corso d’opera derivando da: • nuovi stanziamenti da parte della UE di fondi destinati al finanziamento di iniziative diverse da quelle fin qui previste o all’ulteriore finanziamento di quelle già definite in precedenza, • nuove assegnazioni da parte dello Stato a favore delle Regioni di risorse derivanti da ulteriori attribuzioni di competenze, • nuove risorse provenienti dal Bilancio regionale.