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Regional Forestry Plan 2021-2025. Strategic Environmental Assessment Process

颁布于 2020-05-00 · 文本截至 2026-10-01

以研究形式发布的公开法律与官方指引,不构成法律、税务或金融建议。

研究内容本身以英文撰写。标题和标签已翻译,调查结果和引文未翻译。

关于这部法律

原标题
Piano Forestale Regionale 2021-2025. Processo di Valutazione Ambientale Strategica.
语言
Italian
类型
policy
国家
意大利 · Sicilia
主题
Agricultural and rural development, Livestock, Air and atmosphere, Environment, Forestry, Land and soil, Water, Wild species and ecosystems
关键词
agricultural commodities, agricultural development, pastoralism, animal production, environmental impact assessment (EIA), environmental audit, environmental planning, environmental standards, policy/planning, sustainable development, liability/compensation, protection of environment, precautionary principle, renewable energy, cultural heritage, standards, biodiversity, business/industry/corporations, forest management/forest conservation, forest species, forestry protection measures, non-wood forest products, rural employment, social protection, timber, fire management, grazing, invasive alien species, bioenergy, labour, hazards, desertification, erosion, land-use planning, soil conservation/soil improvement, soil rehabilitation, water quality standards, water resources management, ecosystem conservation, protection of habitats, wild fauna, wild flora, air quality/air pollution, climate change, emissions, pollution control
类别
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  1. Repubblica Italiana Regione Siciliana Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale Piano Forestale Regionale 2021-2025 Processo di Valutazione Ambientale Strategica Rapporto Preliminare Piano Forestale Regionale Piano Forestale Regionale Regione Siciliana Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea Assessore: Edgardo Bandiera Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale Dirigente Generale: Mario Candore Area 3 – Programmazione e Innovazione Dirigente: Paolo Girgenti direzione.svilupporurale@regione.sicilia.it dipartimento.azienda.foreste@certmail.regione.sicilia.it mailto:direzione.svilupporurale@regione.sicilia.it 1 Indice Introduzione……………………………………………………………………………………………………………………….......... 3 1. La procedura di VAS………………………………………………………………………………………………………………………. 5 1.1 Normativa comunitaria 1.2 Normativa nazionale 1.3 Normativa regionale 1.4 Inquadramento e scopo del processo VAS 2. Descrizione della procedura e della metodologia della VAS ………………………………………………………… 8 2.1 0 - Screening 2.2 I fase - Scoping e prime consultazioni 2.3 II fase - Rapporto Ambientale 2.4 III fase – Consultazioni 2.5 IV Fase – Parere 2.6 V Fase - Informazione circa la decisione 2.7 VI FASE – Attuazione del piano e monitoraggio 3 Connessione tra Piano e VAS ………………………………………………………………………………………………………………. 13 4 Illustrazione della struttura e dei contenuti del Piano…………………………………………………………………………. 15 4.1 Strategia di sviluppo e obiettivi del PFR 4.2 Documenti del Piano 4.3 Struttura del Piano 4.4 Obiettivi 4.5 Politiche di intervento e azioni 5 Rapporto ambientale …………………………………………………………………………………………………………………………… 28 Premessa 5.1 Analisi del contesto ambientale 5.2 Temi e questioni ambientali rilevanti per il piano 5.2.1 Popolazione e salute umana 5.2.2 Flora e fauna e biodiversità 5.2.3 Suolo 5.2.4 Acqua 5.2.5 Clima e atmosfera 5.2.6 Beni materiali, Patrimonio culturale e Paesaggio 5.2.7 Agenti Fisici (radiazioni, elettromagnetismo, inquinamento luminoso) 5.2.8 Rifiuti 5.2.9 Energia 5.2.10 Rete Natura 2000 e Aree Protette 5.2.11 Agricoltura, silvicoltura e zootecnia 5.2.12 Industria (del legno, della carta, del sughero) 5.2.13 Turismo 5.2.14 Mobilità e Trasporti 5.3 Valutazione degli effetti attesi 2 5.4 Indicatori 5.5 Individuazione e valutazione delle alternative 5.6 Misure atte a ridurre, impedire o compensare gli effetti ambientali 6 Coerenza …………………………………………………………………………………………………………………………………………. 40 6.1 Analisi coerenza interna 6.1.1 Scenario di riferimento 6.1.2 Analisi swot 6.2 Analisi coerenza esterna 6.2.1 Obiettivi di settore 6.2.2 Piani e programmi pertinenti 6.2.3 Effetti Ambientali 6.2.4 Monitoraggio ALLEGATI…………………………………………………………………………………………………………………………………............. 85 ALLEGATO I – Soggetti competenti in materia ambientale…………………………………………………………………. 86 ALLEGATO II – Elenco del pubblico interessato…………………………………………………………………………………… 89 ALLEGATO III – Proposta struttura e indice del Rapporto Ambientale……………………………………………….. 92 ALLEGATO IV – Questionario di consultazione……………………………………………………………………………………. 90 Glossario…………………………………………………………………………………………………………………………………………….. 97 Acronimi ……………………………………………………………………………………………………………………………………………. 99 3 Introduzione Prima ancora che da una previsione normativa, il Piano Forestale Regionale nasce da un’esigenza, ma nifestata da una pluralità di soggetti, di dotare la Sicilia di uno strumento programmatico che consenta di pianificare e regolamentare le attività forestali. La Giunta di Governo con delibera n. 204 del 25 maggio 2004 ha approvato le “linee guida del Piano Forestale Regionale” successivamente adottate dall’Assessore all’Agricoltura e le Foreste con decreto del 15 ottobre 2004 n. 2340, pubblicato sulla GURS del 19 novembre 2004, n. 50 unitamente alle “linee guida”; partendo dai principi indicati fu dato mandato all’ex Dipartimento Regionale Foreste di redigere una Proposta di Piano Forestale Regionale 2007-2013 (PFR), tenendo conto degli impegni contratti dallo Stato nelle confe renze ministeriali sulla protezione delle foreste in Europa ed in attuazione della strategia forestale comuni taria. Dunque, la Regione Siciliana ha definito nel suo complesso la propria politica forestale, attraverso il primo Piano Forestale Regionale (PRF) 2007-2013, adottato con D.P. Reg. n. 158/S.6/S.G. del 10 aprile 2012, in virtù del D. Lgs. 227/2001 e dell’art. 5 bis della legge regionale 6 aprile 1996, n. 16 “Riordino della legisla zione in materia forestale e di tutela della vegetazione”, novellata dalla legge regionale 14/2006. Tuttavia tale Piano, scaduto da circa quattro anni, presentava alcune carenze tra cui la mancanza di informazioni derivanti dall’Inventario Forestale Regionale e dalla Carta Forestale. Invero, la necessità di procedere all’aggiornamento del PRF è stato evidenziato già nel relativo atto emesso dal Dipartimento Regionale dell’Ambiente, D.D.G. n. 275/2011, con il quale è stato espresso parere favorevole in sede di VAS e nulla-osta ai fini della Valutazione di Incidenza, che riportando alcune precise osservazioni, invitava l’Assessorato Agricoltura ad effettuare l’aggiornamento del Piano, non appena risulta vano disponibili i dati sulla consistenza e sulle condizioni del patrimonio boschivo della regione, nonché sulla distribuzione geografica dello stesso, elaborati dal Comando Corpo Forestale della Regione Siciliana. Al riguardo si ricorda che al momento dell’adozione del PFR non erano ancora disponibili i risultati dei due strumenti conoscitivi “Inventario Forestale Regionale” e la “Carta Forestale Regionale”, curati per l’ap punto dal Comando Corpo Forestale della Regione Siciliana. Dunque, nel 2016, il Dipartimento dello Sviluppo Rurale e Territoriali, anche in virtù delle competenze attribuite, ha avviato l’iter procedurale per l’aggiornamento del suddetto documento programmatico, per il quale si ravvisa l’urgenza di completare l’iter amministrativo. L’attività di aggiornamento del Piano Forestale Regionale é stata organizzata su diversi livelli, consen tendo di affrontare tutte le tematiche trattate in modo organico ed integrato, dove la strategia definita dall’indirizzo politico è stata declinata nella formulazione degli indirizzi di ordine tecnico riportati nelle singole azioni del Piano: azioni conoscitive, strategiche e territoriali. Per agevolare la lettura, il Piano è stato articolato in tre parti: la prima, comprende lo scenario norma tivo, l'analisi del contesto ambientale, con particolare riferimento al patrimonio forestale, nonché l’analisi SWOT e i fabbisogni individuati. La seconda parte, invece, tratta nel dettaglio la strategia, gli obiettivi e gli indirizzi di intervento, mentre la terza parte comprende tutti i documenti allegati al piano che ne costitui scono parte integrante. La proposta del nuovo Piano, ispirandosi sempre ai criteri internazionali e nazionali di gestione sosteni bile, rispetto al documento vigente, acquisisce, da un lato, tutte le informazioni dall’Inventario Forestale Re gionale e della Carta forestale, nonché da altri strumenti di pianificazione regionale vigenti, e, dall’altro, i risultati e le conoscenze emerse da studi e ricerche grazie all’attuazione di progetti finanziati dall’UE. Tra questi ultimi, il Progetto “ResilForMed” è quello più significativo, sia per la quantità e qualità delle conoscenze emerse, sia per l’impatto positivo che ne deriva dall’applicazione degli interventi definiti, tutti acquisiti nel 4 nuovo Piano Forestale Regionale e riportati al capitolo 10, azione “T06 Indirizzi di intervento selvicolturali per Categoria e Tipo forestale”. Inoltre il documento è stato integrato con alcune informazioni mancanti, peraltro oggetto di osservazioni da parte del Dipartimento Regionale dell’Ambiente, giusto D.D.G. n. 275/2011. Inoltre, nel nuovo PFR sono state approfondite alcune tematiche ritenute importanti: pianificazione fo restale, certificazione forestale, popolamenti per il prelievo di materiale di propagazione e vivaismo, analisi swot e bisogni individuati; per ognuno di questi argomenti è stato destinato un apposito capitolo. E’ noto che affinché il PFR 2014-2018 possa essere adottabile, è necessario che sia sottoposto a “Valuta zione Ambientale”. La VAS rappresenta uno strumento per l’integrazione delle considerazioni ambientali nella programma zione, per sviluppare la comprensione degli effetti ambientali degli interventi programmati, per incrementare la razionalità delle decisioni e per favorire iter trasparenti e partecipativi, coerentemente con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delineati con le Strategie di Lisbona e di Goteborg. Per “valutazione ambientale” si intende l'elaborazione di un rapporto concernente l’impatto sull’am biente conseguente all’attuazione di un determinato piano o programma da adottarsi o da approvarsi, lo svolgimento di consultazioni, la valutazione del rapporto ambientale e dei risultati delle consultazioni nell'iter decisionale di approvazione di un piano o programma e la messa a disposizione delle informazioni sulla deci sione (Dir. 2001/41/CE art 5, comma 1, lettera a e D. Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.). 5 1. La procedura di VAS 1.1 Normativa comunitaria La Direttiva Europea 2001/42/CE c.d. “direttiva VAS” risponde alle indicazioni della Convenzione interna zionale firmata ad Aarhus nel 1998, fondata sui tre pilastri del diritto all’informazione, del diritto alla parte cipazione alle decisioni e dell’accesso alla giustizia. Le considerazioni fondamentali alla base della VAS sono: a) gli obiettivi di sviluppo sostenibile e di tutela dell’ambiente possono essere meglio perseguiti indiriz zando i processi decisionali a monte piuttosto che a valle; b) la possibilità di perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile dipendono anche dal livello di coinvolgi mento del pubblico nei processi decisionali. La Direttiva pone l’obbligo di attivare un processo di valutazione ambientale strategica (VAS) per i piani e programmi che abbiano significative ricadute sull’ambiente. La Direttiva infatti, all’articolo 1, si pone l’obiet tivo “di garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e di contribuire all'integrazione di considera zioni ambientali all'atto dell'elaborazione e dell'adozione di piani e programmi al fine di promuovere lo svi luppo sostenibile […]”. I punti cardine (art. 2) della direttiva prevedono l’elaborazione del rapporto ambien tale, lo svolgimento di consultazioni e la valutazione del rapporto ambientale e dei risultati delle consulta zioni durante l’iter decisionale, e la messa a disposizione delle decisioni. 1.2 Normativa nazionale La normativa italiana ha recepito la Direttiva 2001/42/CE attraverso il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale” Parte II Procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS), per la valutazione d’impatto ambientale (VIA) e per l’autorizzazione ambientale integrata (IPPC)”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile 2006 - Supplemento Ordinario n. 187, in attuazione della Legge n. 308/19941, con cui si delegava il Governo ad adottare, entro diciotto mesi, uno o più decreti legislativi di riordino, coordinamento e integrazione delle disposizioni legislative in vari settori e materie, tra cui la VAS. La seconda parte del D. Lgs. n. 152/2006, che riguarda fra l’altro l’adozione delle procedure di VAS, è entrata in vigore il 31 luglio 2007, a seguito della proroga data dal Governo Italiano con Decreto Legge n. 300/2006. Vista la scadenza della proroga, è entrato in vigore il D. Lgs. 152/2006 e si è verificata la decadenza dei correttivi in itinere (secondo correttivo in materia di acque e rifiuti e terzo correttivo in materia di principi generali e VIA/VAS) a causa del mancato rispetto dei tempi stabiliti della legge delega (Legge 15 dicembre 2004, n. 308). L’attuale riferimento normativo nazionale, è costituito dal D. Lgs. 4/2008 pubblicato nella G.U. del 29.01.2008 ed entrato in vigore il 13 febbraio 2008, che abroga e sostituisce gli art. da 4 a 52 del decreto 152/2006. Il Decreto recepisce i contenuti della direttiva in materia di VAS ed in particolare: all’art. 4 comma 3 sancisce che: “la valutazione ambientale di piani, … ha la finalità di assicurare che l'atti vità antropica sia compatibile con le condizioni per uno sviluppo sostenibile, e quindi nel rispetto della 6 capacità rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, della salvaguardia della biodiversità e di un'equa distri buzione dei vantaggi connessi all'attività economica. Per mezzo della stessa si affronta la determinazione della valutazione preventiva integrata degli impatti ambientali nello svolgimento delle attività normative e amministrative, di informazione ambientale, di pianificazione e programmazione.” All’art. 4 comma 4a sancisce che “la valutazione ambientale di piani […]che possono avere un impatto signi ficativo sull'ambiente ha la finalità di garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e contribuire all'integrazione di considerazioni ambientali all'atto dell'elaborazione, dell'adozione e approvazione di detti piani e programmi assicurando che siano coerenti e contribuiscano alle condizioni per uno sviluppo sosteni bile”. L’art. 11 sancisce che la valutazione ambientale strategica è avviata dall'autorità procedente contestual mente al processo di formazione del piano e prevede: a) lo svolgimento di una verifica di assoggettabilità (art.12); b) l'elaborazione del rapporto ambientale (art. 13); c) lo svolgimento di consultazioni (art 14); d) la valutazione del rapporto ambientale e gli esiti delle consultazioni (art. 15); e) la decisione (art. 16); f) l'informazione sulla decisione (art. 17); g) il monitoraggio (art. 18). comma 2: collaborazione tra l’Autorità Proponente e l’Autorità competente, per la promozione dei principi di sostenibilità ambientale nelle politiche settoriali comma 5: La VAS costituisce parte integrante nel processo di adozione ed approvazione, i provvedi menti amministrativi di approvazione adottati senza la previa valutazione ambientale stra tegica, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge. 1.3 Normativa regionale Nonostante le disposizioni dell’ex art. 22 del D. Lgs. 152/2006, la Regione Siciliana non si è ancora dotata di una norma in materia di VAS. Tuttavia con D.P. Reg. 12/2019 che regolamento l’assetto organizzativo delle strutture regionali, sono state attribuite al Dipartimento Regionale dell’Ambiente, Servizio 1 le competenze in materia di “Attività connesse agli adempimenti dell’Autorità Ambientale e segreteria tecnica commissione VIA-VAS regionale”. Inoltre, con Avviso dell’Assessorato Territorio ed ambiente “Avviso relativo all’applicazione del decreto legislativo n. 152/2006” pubblicato sulla GURS 56 del 30.11.2007 ha indicato la piena applicazione del decreto legislativo 152/2006 per la parte relativa alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Alla luce della vigente normativa sono sottoposti a VAS secondo le disposizioni delle leggi regionali i piani “assoggettabili” la cui approvazione compete alle regioni. Inoltre è specificato che l’Autorità Competente è la Pubblica Amministrazione con compiti di tutela, protezione e valorizzazione ambientale. 7 1.4 Inquadramento e scopo del processo VAS La Direttiva VAS richiede la descrizione dello stato attuale dell’ambiente, della sua evoluzione probabile senza l’attuazione del piano, la descrizione delle caratteristiche ambientali delle aree interessate dal piano o programma e dei problemi ambientali pertinenti. Il Rapporto Ambientale (RA) è il documento che deve essere redatto, come stabilito dall’art. 5 della Diret tiva VAS, ogni qualvolta si attui un processo di valutazione ambientale strategica. Nel RA devono essere “in dividuati, descritti e valutati gli effetti significativi che l’attuazione del Piano o del Programma potrebbe avere sull’ambiente nonché le ragionevoli alternative alla luce degli obiettivi e dell’ambito territoriale”. Nell’allegato VI del D. Lgs. 4/2008 sono elencate le informazioni da includere nel RA, mentre la loro portata ed il loro livello di dettaglio sono oggetto della presente consultazione. Con l’adozione del D. Lgs. 4/2008 sono stati introdotti nella definizione gli elementi di: espressione di un parere motivato da parte dell’Autorità Competente la VAS (ACV) ed il monitoraggio. Il Rapporto Ambientale (RA) ha lo scopo di svolgere le consultazioni dei soggetti competenti in materia ambientale (SCMA), degli Enti Territoriali, delle Associazioni Ambientaliste e del Pubblico ai sensi dell’art 18 del D. Lgs. 4/2008, e contiene tutte le informazioni previste dalla norma come sopra descritte, ed inoltre le notizie relative a: ❖ assoggettabilità del Piano Forestale Regionale (PFR) alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) ai sensi della normativa vigente; ❖ inquadramento normativo e inquadramento generale del Piano con particolare riferimento alla sua articolazione in misure e azioni proposte; ❖ illustrazione dell’approccio metodologico con cui verrà redatta la parte relativa al quadro ambien tale di riferimento; ❖ approccio metodologico per l’identificazione e la valutazione degli effetti del Piano sui temi e sugli aspetti ambientali; ❖ approccio metodologico per l’identificazione delle interazioni tra Piano e settori di governo e per la valutazione dei possibili effetti che ne derivano; ❖ approccio metodologico per individuare le misure di monitoraggio degli effetti ambientali del Piano in fase attuativa. Le consultazioni investono una particolare rilevanza nelle procedure di VAS e rappresentano un presup posto indispensabile per la localizzazione condivisa e sostenibile degli interventi sul territorio, e garantiscono la condivisione delle informazioni a disposizione dell’Autorità Proponente. Le procedure di valutazione ambientale strategica includono la Valutazione di incidenza, ai sensi dell’art. 10 comma 3 del D. Lgs. 152/2006. 8 2. Descrizione della procedura e della meto dologia della VAS La valutazione ambientale strategica deve essere eseguita durante la fase preparatoria del piano, prima della sua approvazione; pertanto essa costituisce un processo che segue e accompagna tutta la redazione del piano. La scheda che segue, schematizza le procedure di VAS ex Decreto Legislativo 4/2008, individuando per ciascuna di esse il relativo riferimento normativo e il soggetto competente Tab. 1 - Schema del processo di VAS Fasi Sottofase Competenze D. Lgs. 4/2008 A P A C SC M A P u b b l. Articoli Tempistica 0 - Screening – Verifica assoggettabilità a – Redazione Rapporto preliminare X art. 12,1 b- Individuazione dei SCMA X X art. 12, 2 c- Invio rapporto preliminare ad SCMA X X art. 12, 2) d- Restituzione parere da parte dei SCMA X 30 gg e- Verifica di assoggettabilità e pubblicazione de gli esiti X art. 12, 4 e 5 60gg (s.d.a) I - SCOPING E PRIME CONSULTAZIONI f- Redazione documento di scoping X X art. 13 Entro 90 gg.(s.d.a) g - Consultazioni SCMA X X X art. 13, 1 II - RAPPORTO AMBIENTALE h - Redazione della proposta di P/P comprensiva di RA e sintesi non tecnica X art. 13, 4 e 5 – all. VI n.a. i - Comunicazione ad AC e pubblicazione su GURS X art. 14, 1 l - Deposito della proposta di P/P comprensiva di RA presso uffici e sito web X X art. 14, 2 III - CONSULTAZIONI m – predisposizione consultazioni X X art.14 n - Formulazione osservazioni X X art. 14, 3 60 gg IV - PARERE DI COMPATIBILITÀ AMBIENTALE o - Parere motivato AC X art. 15,1 90 gg o bis - Revisione (eventuale) a seguito del parere motivato X art. 15, 2 p - Decisione X art. 16 V - INFORMAZIONE CIRCA LA DECISIONE q - Dichiarazione di sintesi X art. 17 n.a. r - pubblicazione GURS X s - Deposito del Piano comprensiva di RA presso gli uffici e sito web X X VI - MONITORAGGIO t - verifica degli effetti derivanti dalla attuazione del Piano X Art. 18 periodica mente (al meno annuale) u - informazione ai SCMA ed al Pubblico dei risul tati periodici del monitoraggio X 2.1 - Screening Lo screening è la fase iniziale della procedura di VAS, è un processo interlocutorio tra le Autorità interes sate (AP e ACV) mirato alla definizione degli obiettivi strategici del PIANO, alla verifica di assoggettabilità, ed esteso alla individuazione dei soggetti con specifiche competenze ambientali. L’avvio dello screening può generare tre diversi casi: 1. il PIANO fa riferimento a quanto indicato all’art. 6 comma 3 del D. Lgs. 4/2008, è necessario proce dere alla verifica di assoggettabilità (art. 12 D. Lgs. 4/2008), prevede per l’avvio della fase di screening che Autorità procedente trasmetta all' Autorità competente, su supporto informatico, un rapporto preliminare comprendente una descrizione del piano o programma e le informazioni e i dati necessari alla verifica degli impatti significativi sull'ambiente dell'attuazione del piano”. Che le due autorità 9 collaborino ad individuare i soggetti competenti in materia ambientale da consultare e a trasmet tere loro il documento preliminare per acquisirne il parere. I SCMA entro trenta giorni restituiscono un parere sulle esigenza o meno di procedere con le attività VAS. L' autorità competente, sentita l'autorità procedente, tenuto conto dei contributi pervenuti, entro novanta giorni dalla trasmissione di cui al comma 1, emette il provvedimento di verifica assoggettando o escludendo il piano dalla va lutazione e, se del caso, definendo le necessarie prescrizioni. L’ACV rende pubblico il risultato della verifica di assoggettabilità, e le motivazioni, la norma, prevede comunque possibilità di giungere a diverso accordo tra autorità competente e autorità procedente. 2. il PIANO rientra tra quelli espressamente specificati dall’art. 6 comma 4 del D. Lgs 4 /2008, quindi viene escluso dalla VAS; l’esclusione viene resa pubblica mediante pubblicazione sulla GURS a cura delle Autorità interessate; 3. il PIANO per le sue specificità deve essere assoggettato a VAS, e quindi si procede con la FASE I – Scoping e prime consultazioni, di cui al paragrafo seguente. La norma comunitaria prevede in via preliminare una fase di Screening, atta a valutare l’assoggettabilità del piano alla VAS, in particolare, sono soggetti a Valutazione Ambientale Strategica: “ a) i piani e programmi che presentino entrambi i seguenti requisiti: 1) concernano i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli 2) contengano la definizione del quadro di riferimento per l’approvazione, l’autorizzazione, l’area di localiz zazione o comunque la realizzazione di opere ed interventi i cui progetti sono sottoposti a valutazione di impatto ambientale b) i piani e programmi concernenti i siti designati come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica”. L’Art. 6 comma 1 D. Lgs. 4/2008 prevede che ” La valutazione ambientale strategica riguarda i piani e i programmi che possono avere impatti significativi sull'ambiente e sul patrimonio culturale” il Piano Fo restale Regionale: è elaborato per il settore […] forestale” e definisce “il quadro di riferimento per l'approvazione, l'autorizza zione, l'area di localizzazione o comunque la realizzazione dei progetti elencati negli allegati II, III e IV del presente decreto”; “in considerazione dei possibili impatti sulle finalità di conservazione dei siti designati come zone di prote zione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli classificati come siti di importanza comuni taria per la protezione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica, si ritiene necessaria una valutazione d'incidenza ai sensi dell'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, e successive modificazioni”. Non rientra tra i piani identificatati al succitato art. 6, comma 4, specificatamente: a) i piani e i programmi destinati esclusivamente a scopi di difesa nazionale caratterizzati da somma ur genza o coperti dal segreto di Stato; b) i piani e i programmi finanziari o di bilancio; c) i piani di protezione civile in caso di pericolo per l'incolumità pubblica; infine, l’art 6 comma 3 dispone: non è una modifica minore di un piano o programma preesistente. Nel caso specifico dell’aggiornamento del PFR, è evidente che la fase 0- Screening non si attua, in quanto rientra nel campo di applicazione dell’art. 13 del D. Lgs. 152/2006. 10 2.2 I fase - Scoping e prime consultazioni E’ evidente l’assoggettabilità alla VAS del PIANO, dunque prende avvio la fase di Scoping, che costituisce il momento preliminare all’effettiva attuazione del processo di valutazione degli effetti ambientali del piano. La I fase consiste nell’attivazione delle consultazioni dei SCMA sul documento di consultazione preliminare (DCP), per stabilire la portata e il livello di dettaglio delle informazioni da includere nel Rapporto Ambientale (RA). Il documento di consultazione preliminare, è lo strumento con il quale si condividono con i soggetti com petenti in materia ambientale (Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.), i dati e le informazioni da trattare nel Rapporto Ambientale. Il documento di consultazione preliminare si pone l’obiettivo di facilitare le consultazioni e di condividere con i SCMA la portata delle informazioni da includere nel successivo RA. Nello specifico, il documento de scrive: l’approccio metodologico che si intende adottare per la valutazione ambientale degli effetti del piano; la proposta di Piano; le caratteristiche inerenti l’Allegato I del D. Lgs. 4/2008: quadro di riferimento di progetti ed altre attività per ciò che riguarda l’ubicazione, la natura e la dimensione, pertinenza del piano a promuovere sviluppo sostenibile, problemi ambientali, rilevanza per l’attuazione di normative comunitarie, area geografica in teressata, rischi per l’ambiente e la salute umana, natura transfrontaliera degli impatti, valore e vulnera bilità delle aree potenzialmente interessate dal piano, pianificazione in aree protette (Sic, ZPS, ecc.); le caratteristiche inerenti l’Allegato IV del D. Lgs. 4/2008; le connessioni logiche e temporali tra le fasi di elaborazione e approvazione del PFR e quelle di svolgi mento della VAS, evidenziando i momenti di consultazione, partecipazione e informazione; la proposta di indice del Rapporto Ambientale che si intende sviluppare. Al documento è allegato e ne costituisce parte integrante un questionario finalizzato alla raccolta dei contributi e delle osservazioni da parte dei soggetti competenti in materia ambientale, riguardanti le fasi di cui sopra, con particolare riferimento a dati e indicatori utilizzati per descrivere lo stato dell’ambiente. Il contributo atteso è rappresentato da osservazioni, suggerimenti o proposte di integrazione in fase prelimi nare alla elaborazione del PFR e del Rapporto ambientale, con particolare riferimento a dati ed indicatori, ai piani e programmi considerati nell’analisi di coerenza, alle strategie e agli obiettivi ambientali. Il DCP sarà inviato ai soggetti competenti in materia ambientale, nel rispetto della tempistica definita. Tab. 2 - Schema delle modalità e dei tempi di consultazione - DCP Modalità di informazione Attuazione Avvio del processo (realizzato) Presentazione del Report Nota di trasmissione Invio di Documento Pubblicazione GURS e sito web Deposito presso Uffici 2.3 II fase - Rapporto Ambientale La II fase consiste nella stesura del RA, a cura dell’autorità procedente/proponente, documento attorno al quale si struttura tutto il processo valutativo; il RA costituisce parte integrante della documentazione del piano da adottare. Per la redazione del RA è necessario aver elaborato una proposta di piano, alcune sue ragionevoli alternative e una descrizione e valutazione degli effetti ambientali derivanti dalla loro attuazione (attuazione del Piano e delle sue alternative). Pertanto elementi importanti da trattare nel RA sono: ❖ i contenuti del piano ed i principali obiettivi; ❖ la descrizione dello stato dell’ambiente; ❖ le criticità ambientali esistenti e quelle derivanti dall’attuazione del piano ed i possibili effetti (po sitivi e negativi) sull’ambiente, a breve o lungo termine, permanenti o temporanei; ❖ le misure previste dal piano per mitigare o compensare gli effetti negativi indotti; 11 ❖ le misure previste per il monitoraggio del Piano, necessarie al controllo degli effetti ambientali significativi, degli effetti negativi imprevisti e dell’adozione di misure correttive; ❖ la SINTESI NON TECNICA del documento. Fine della sintesi non tecnica, che riassume i contenuti del RA in modo semplice e chiaro anche per i non “addetti ai lavori”, è quello di consentire un’am pia divulgazione del processo di VAS, e garantire la partecipazione del pubblico. 2.4 III fase - Consultazioni La III fase prende le mosse con l’invio all’Autorità competente della Proposta di piano, del relativo Rap porto ambientale e della Sintesi non tecnica, con il deposito delle copie su supporto informatico presso: la sede dell’Autorità competente la sede dell’Autorità procedente, la pubblicazione della documentazione attraverso: il sito web dell’Autorità competente il sito web dell’Autorità procedente e la contestuale pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Regionale della comunicazione contenente: titolo della proposta di piano autorità procedente e proponente indicazione delle sedi ove può essere presa visione del piano e del rapporto ambientale indicazione delle sedi dove si può consultare la sintesi non tecnica. Le azioni descritte consentiranno sia ai Soggetti competenti in materia ambientale che al Pubblico, di consultare la documentazione ed assicurare che il RA e le opinioni di coloro che sono stati consultati vengano tenute in considerazione nel documento di programmazione finale (Piano). Sono altresì previste le seguenti modalità di informazione/consultazione. Tab. 3 - Schema delle modalità e dei tempi di consultazione Modalità di informazione Attuazione Avvio del processo Presentazione del Report Soggetti Competenti in materia ambientale (DCP) Informazione sulla disponibi lità della documentazione Pubblicazione GURS Avviso News letter e Mailing list Invio Documento Sito internet RA – Proposta Piano – Modu listica di consultazione Deposito presso Uffici Per quanto riguarda la presentazione delle osservazioni e l’approvazione del Piano, il T.U. in materia am bientale prevede quanto segue: entro 60 giorni dalla notifica di avvenuto deposito dei documenti, (pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) chiunque ne abbia interesse, può prendere visione del Piano e presentare le proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi o valutativi, a tal fine sarà prevista una apposita moduli stica; prima dell’approvazione del Piano le osservazioni pervenute devono essere esaminate e valutate al fine di un loro eventuale recepimento all’interno del Rapporto Ambientale. 2.5 IV Fase – Parere Una volta scaduti i termini, entro 90 giorni dal termine ultimo per la ricezione delle osservazioni, l’Autorità competente la VAS in collaborazione con l’Autorità procedente esamina la documentazione pervenuta, esprime un parere motivato che costituisce presupposto per le modifiche da apportare al piano, per la pro secuzione del procedimento di approvazione del Piano. 12 2.6 V Fase - Informazione circa la decisione La V Fase consiste nella messa a disposizione attraverso pubblicazione di avviso sulla Gazzetta ufficiale Regionale, contenente: le sedi di consultazione dei documenti (Piano, Rapporto Ambientale, Sintesi non Tecnica, Documenti di consultazione); i siti internet delle Autorità interessate, dove è resa possibile la consultazione dei documenti; il parere motivato espresso dall’Autorità Competente; una dichiarazione di sintesi (art. 17 comma 1.b) che illustra: in che modo le considerazione ambientali sono state integrate nel piano; in che modo si è tenuto conto del RA e dei risultati delle consultazioni; i motivi per cui è stato scelto il Piano adottato fra le possibili alternative che erano state indi viduate; le misure di monitoraggio adottate. 2.7 VI FASE – Attuazione del piano e monitoraggio Il controllo sugli effetti ambientali significativi derivanti dall’attuazione del piano viene effettuato dall’Au torità procedente, (art. 18 D. Lgs. 4/2008) attraverso tutti i dati e tutte le informazioni necessarie per far partire il sistema di monitoraggio, avvalendosi delle Agenzie Ambientali, che consentirà la verifica periodica dello stato di avanzamento del piano e della sua efficacia. Si procederà al controllo degli effetti ambientali significativi derivanti dall’attuazione del piano in modo da individuare tempestivamente gli effetti negativi imprevisti e adottare le opportune misure correttive. Qua lora la revisione introduca modifiche sostanziali (in particolare l’introduzione di nuove misure e/o interventi) in grado di determinare effetti ambientali non prevedibili in sede di VAS e qualora i soggetti competenti in materia ambientale ritengano che tali effetti sull’ambiente siano significativi, è necessario sottoporre la mo difica del Piano a VAS. In ogni caso, il processo di revisione potrebbe consentire “ricalibrature” motivate dei valori obiettivo, qualora nei Report di periodo si sia evidenziato un significativo gap tra essi e i valori misurati. 13 3. Connessione tra Piano e VAS La procedura di VAS appena descritta si svolge contestualmente alla preparazione del Piano, sotto la re sponsabilità dell’Autorità Procedente (Regione Siciliana, Assessorato dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea). Il Piano Forestale Regionale (PFR) 2021-2025 è stato elaborato, partendo PFR 2009-2013 adottato con D.P. Reg. n. 158/S.6/S.G. del 10 aprile 2012, in virtù del D. Lgs. 227/2001 e dell’art. 5 bis della legge regionale 6 aprile 1996, n. 16 “Riordino della legislazione in materia forestale e di tutela della vegetazione”, novellata dalla legge regionale n. 14/2006. Il redigendo Piano tiene conto degli impegni contratti dallo Stato nelle conferenze ministeriali sulla pro tezione delle foreste in Europa ed in attuazione della strategia forestale comunitaria. A seguito di analisi sono state individuate le connessioni tra PFR e VAS di cui al seguente schema. La Tab. 4 descrive l’integrazione temporale e procedurale dei processi di elaborazione del PFR. La tabella si compone di tre colonne: 1. la prima descrive le attività del processo di elaborazione del PFR; 2. la seconda si riferisce al processo di attuazione della VAS; 3. la terza indica il documento che rappresenta il prodotto finale della singola fase. I primi tre stadi si concludono con momenti di confronto tra i due procedimenti, sia a monte che a valle della redazione del Piano, e costituiscono momenti di consultazione e partecipazione sulle tematiche am bientali. 14 Tab. 4 - Percorso metodologico per la redazione dei documenti di VAS del PFR PROCESSO DI PIANO PROCESSO DI VAS DOCUMENTO FINALE STADIO 1 - ORIENTAMENTO E IMPOSTAZIONE Definizione degli obiettivi e dei contenuti del Piano Rilevamento e aggiornamento dei dati e delle informazioni disponibili sul territorio Screening dei dati e delle informazioni ambientali Definizione schema operativo per la VAS e individua zione dei soggetti e delle autorità ambientali coin volte Avviso di avvio del procedimento e comunicazione ai soggetti inte ressati Definizione della bozza di piano - Presenta zione all’Autorità Proponente dello stato di avanzamento dei lavori Analisi degli strumenti di pianificazione regionali esi stenti Bozza di analisi di coerenza interna/ esterna Definizione dell’ambito di influenza (scoping) e defi nizione delle informazioni da includere nel Rapporto ambientale Documento di Consultazione Preliminare 1° - VERIFICA/VALUTAZIONE Avvio del confronto esterno rivolto alle Soggetti competenti in materia ambientale. Indizione della 1a Conferenza per la presentazione degli obiettivi del Piano Presentazione e approvazione del percorso metodologico Redazione del verbale della con ferenza STADIO 2 – ELABORAZIONE Redazione della proposta del Piano Analisi di coerenza esterna; Confronto e selezione delle alternative; Analisi di coerenza interna Studio di Incidenza per le aree SIC e Zps Proposta del Rapporto ambien tale e della Sintesi non tecnica 2° VERIFICA/VALUTAZIONE Discussione dei contenuti della minuta del Piano, della proposta del Rapporto ambientale rivolta alle autorità con specifiche competenze ambientali, agli enti territorialmente competenti ed al pub blico interessato Redazione del verbale della con ferenza STADIO 3 – REDAZIONE Acquisizione di proposte e pareri da parte delle Associazioni, degli Enti e degli Organismi interessati. – Valutazione (motivata) delle osservazioni pervenute. Proposta definitiva di piano Proposta definitiva rapporto am bientale inclusa sintesi non tec nica e questionario di consulta zione Deposito e pubblicazione della proposta di Piano, della proposta del Rapporto ambientale corredato dalla proposta della sintesi non tecnica 3° VERIFICA/VALUTAZIONE Sui contenuti della proposta di PFR, della proposta del Rapporto ambientale, rivolta alle autorità con specifiche competenze ambientali, agli enti territorialmente competenti ed al pubblico interes sato. Redazione del verbale della con ferenza Parere motivato da parte dell’autorità competente per la VAS, d’intesa con l’autorità procedente STADIO 4 - ADOZIONE E APPROVAZIONE Deliberazione di adozione del Piano ed elaborati VAS STADIO 5 - ATTUAZIONE, GESTIONE E MONITORAGGIO Monitoraggio indicatori - Azioni correttive ed eventuali retroazioni Rapporti di monitoraggio 15 4. Illustrazione della struttura e dei contenuti del Piano 4.1 Strategia di sviluppo e obiettivi del PFR Il Piano Forestale Regionale della Regione Siciliana è principalmente uno strumento “program matorio” che consente di pianificare e disciplinare le attività forestali e montane allo scopo di perseguire la tutela ambientale attraverso la salvaguardia e il miglioramento dei boschi esistenti, degli ambienti pre-forestali (boschi fortemente degradati, boscaglie, arbusteti, macchie e garighe) esistenti, l’ampliamento dell’attuale superficie boschiva, la razionale gestione e utilizzazione dei boschi e dei pascoli di montagna, e delle aree marginali, la valorizzazione economica dei prodotti, l'ottimizzazione dell’impatto sociale, ecc… Tale esigenza si impone anche se buona parte del patrimonio forestale ricade all'interno di Parchi e Riserve naturali, da un lato perché la sostenibilità della gestione forestale va affrontata anche e soprattutto al di fuori del contesto delle aree protette; dall'altro lato perché la gestione di dette aree non può essere vista se non in connessione con il contesto generale. Il piano descrive le risorse forestali e gli strumenti disponibili, tecnici e finanziari, oltre che il territorio, le aree soggette ad intervento e le motivazioni delle scelte. Tab. 5 – Quadro di sintesi del processo di pianificazione Denominazione Piano Forestale Regionale Proponente Regione Siciliana - Assessorato dell’Agricoltura, dello Svi luppo Rurale e della Pesca Mediterranea Autorità Procedente Regione Siciliana - Assessorato dell’Agricoltura, dello Svi luppo Rurale e della Pesca Mediterranea Dipartimento dello Sviluppo Rurale e Territoriale -Area 3 Altri Soggetti coinvolti nella gruppo di lavoro per la programmazione Dipartimento di Scienze agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Palermo Autorità competente la VAS Dipartimento Regionale dell’Ambiente – Servizio 1 Area di competenza del Piano Regionale Intero territorio regionale Destinatari del Piano Regione Siciliana, Enti pubblici/Privati Elenco degli strumenti “sovraordinati” PSR SICILIA 2014-2020 PO FESR SICILIA 2014-2020 Iter e termini per l’approvazione del PFR L.R. 14/2006 art. 6 comma 5 • Parere Dipartimento Regionale dell’Ambiente • Proposta del PFR all’Assessore Regionale dell’Agricol tura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea • Apprezzamento della Giunta di Governo • Approvazione del PFR con Decreto del Presidente della Regione Siciliana Pubblicazione in GURS del Decreto del Presidente della Regione Siciliana / / 16 4.2 Documenti del Piano Il Piano Forestale Regionale (PFR), previsto dalla L.R. 6 aprile 1996, n. 16 “Riordino della legi slazione in materia forestale e di tutela della vegetazione” prima che da una previsione normativa nasce da un’esigenza manifestata, a più livelli, di dotare la Sicilia di uno strumento programmato rio che consenta di pianificare e regolamentare le attività forestali. Il PFR rappresenta il documento di pianificazione forestale più ampio, pertanto è stata evi dente, da subito, la necessità di partecipazione e condivisione non solo alla base, con il territorio, ma anche all’interno della Regione stessa, al fine di evidenziare l’importanza di questo specifico settore che necessita di competenze specifiche e qualificate. A livello istituzionale, dunque, l’approccio partecipativo si è tradotto anche in un coinvolgi mento, per quanto possibile, di tutti i settori rilevanti ai fini del lavoro. Tale approccio è stato finalizzato in particolare per le influenze che il PFR ha sull’ambiente, sulla difesa del suolo, sull’energia, sulla pianificazione territoriale ecc... Per questi motivi, l’attività di aggiornamento è stata organizzata su tre livelli differenti, coor dinati tra loro e strutturati in modo da potere affrontare con la loro integrazione tutte le più im portanti tematiche:  Livello politico/strategico: Regione Siciliana – Assessore dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea;  Livello tecnico-scientifico: Università degli Studi di Palermo, Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari;  Livello tecnico-amministrativo: Regione Siciliana – Dipartimento Regionale dello Svi luppo Rurale e Territoriale (con il contributo del Comando Corpo Forestale per le mate rie di competenza). In particolare:  l’Assessore dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea, attra verso l'emanazione di obiettivi specifici di Pianificazione/Programmazione da adottare;  Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari ha fornito il supporto tecnico scientifico al lavoro, attraverso contributi tecnici e di conoscenza, volti ad approfondire o a colmare deficit di informazione esistente per le condizioni specifiche della realtà forestale dell’Isola.  il Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale, attraverso l’Area 3 – Pro grammazione e Innovazione, ha curato l’aggiornamento del Piano. Dunque, il presente Piano, ispirandosi sempre ai criteri internazionali e nazionali di gestione sostenibile, rappresenta l’aggiornamento del PRF 2007-2013; esso acquisisce, da un lato, i risultati e le conoscenze emerse da studi e ricerche, nonché attraverso l’attuazione di progetti, alcuni dei quali finanziati dall’UE, dall’altro, le informazioni derivanti dall’inventario forestale regionale e della carta forestale, nonché da altri strumenti di pianificazione regionale. 4.3 Struttura del Piano La gestione dei boschi e delle Foreste è un'attività complessa ed articolata, che deriva dalla conoscenza delle interrelazioni tra fattori socioeconomici, climatici, orografici, geologici e 17 dall'applicazione sul territorio di specifiche scelte in termini di specie arboree e di tecniche di ar boricoltura. Il piano descrive le risorse forestali e gli strumenti disponibili, tecnici e finanziari, oltre che il territorio, le aree soggette ad intervento e le motivazioni delle scelte. Per rispondere alle esigenza di risposta ai diversi bisogni degli utilizzatori del Piano, ed ai diversi livelli di dettaglio necessari a rendere questo piano uno strumento strategico, di indirizzo, a carattere normativo, utilizzabile a fini istituzionali ed amministrativi ed altresì quale strumento tecnico utile a definire i metodi di gestione del patrimonio forestale, il Piano Forestale Regionale, pur mantenendo nella sua inte rezza, è stato strutturato nel modo seguente: 1. Parte I- Analisi dell’ambiente 2. Parte II – Strategia e indirizzi di intervento 3. Atti allegati al Piano La prima parte del Piano comprende lo scenario normativo di riferimento, l'analisi del contesto territoriale, l’analisi del contesto forestale e aspetti connessi, nonché l’analisi swot e i fabbisogni individuati. La seconda parte, invece, tratta nel dettaglio la strategia, gli obiettivi e gli indirizzi di intervento: essa rappresenta il lavoro di sintesi, tra l’indirizzo politico e le indicazioni tecniche che scaturi scono anche da studi scientifici condotti negli ultimi anni. Gli allegati al Piano sono documenti indispensabili che fanno parte integrante e sostanziale del medesimo Piano. Il Piano, nella sua articolazione, contempla alcuni studi, ricerche e progetti realizzati nel terri torio siciliano, che hanno consentito di basare lo stesso su analisi concrete della realtà forestale dell’Isola, nei suoi principali caratteri utili a motivare e comprendere le scelte di Pianificazione; tali studi, che sono elencati nell’ultima pagine del Piano, non costituiscono parte integrante dello stesso, ma potrebbero risultano utili per l'attuazione delle azioni individuate. Il presente Piano, ai sensi dell’art. 6, comma 3, della legge regionale n. 14/2006, ha validità temporale di cinque anni; il Piano delinea le attività del settore forestale per il periodo 2014-2018 e potrà “[...] essere aggiornato in ogni momento ove insorgano ragioni di opportunità ovvero esi genze di adeguamento a nuove disposizioni di legge o a norme comunitarie”. Alla scadenza della durata di validità del Piano, su proposta dell'Assessore Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea, il Presidente della Regione Siciliana provvederà all’approva zione di un nuovo Piano. Il Piano Forestale Regionale, da un punto di vista della validità spaziale, rappresenta una pia nificazione di area vasta, pertanto si attua sull’intero territorio regionale, con le intensità e le mo dalità indicate in relazione per ogni singola politica di intervento prevista e trattata. 4.4 Obiettivi Il piano si propone di implementare a livello locale la gestione forestale sostenibile in base ai “Criteri generali di intervento” indicati nel decreto del Ministero dell’Ambiente D.M. 16.06.2005: 1. mantenimento e appropriato sviluppo delle risorse forestali e loro contributo al ciclo globale del carbonio; 2. mantenimento della salute e vitalità dell’ecosistema forestale; 18 3. mantenimento e promozione delle funzioni produttive delle foreste (prodotti legnosi e non); 4. mantenimento, conservazione e adeguato sviluppo della diversità biologica negli eco sistemi forestali; 5. mantenimento e adeguato sviluppo delle funzioni protettive nella gestione forestale (in particolare suolo e acqua); 6. mantenimento di altre funzioni e condizioni socio-economiche. Il piano è un atto che si basa sui principi della gestione forestale sostenibile, che identifica tutte quelle forme di gestione che hanno come obiettivo sia la tutela della qualità dell’ambiente, sia la salvaguardia dei beni ambientali. La gestione forestale si è evoluta nel tempo, passando da una concezione di tipo prevalente mente produttivistico, che valutava i sistemi e le tecniche colturali e i metodi di pianificazione in base alla misura della produzione legnosa, a quella attuale, in cui al sostantivo gestione si ag giunge l’aggettivo sostenibile, che tiene conto non solo del prodotto legnoso ma anche delle va riabili ecologiche e sociali. La gestione di una risorsa rinnovabile, quale è il bosco, si definisce sostenibile quando essa è sfruttata entro un certo limite. In altre parole, quando si utilizza rispettando il ciclo naturale di rinnovazione in modo da garantire a noi stessi e, soprattutto alle generazioni future, la possibilità di continuare ad utilizzarla. Quando l’uso di una risorsa supera questo limite si hanno forti dimi nuzioni del capitale naturale a cui si coniugano la modifica degli habitat, il decremento della ca pacità di accumulo di carbonio, la perdita o il degrado del suolo, la riduzione dell’acqua, la con trazione della microflora e della microfauna; lo squilibrio nella presenza della macrofauna con danni ambientali talvolta irreversibili. La gestione sostenibile deve rispondere ai bisogni della società, perseguendo, in primo luogo, l’obiettivo dell’efficienza del sistema biologico bosco e, in secondo luogo, l’equità intra e interge nerazionale. Essa, cioè, deve consentire pari opportunità di accesso alla risorsa rinnovabile bosco sia agli attuali beneficiari, sia a coloro che, per vari motivi, al momento non possono beneficiarne e deve consentire pari opportunità anche a coloro che dovranno beneficiarne in futuro. È neces sario, dunque, un cambiamento su più fronti: culturale e etico, scientifico e tecnologico, politico e normativo, oltre che economico e sociale (CIANCIO, 2007). Implica pertanto un nuovo approccio, un diverso uso delle conoscenze, della risorsa, una mag giore consapevolezza. La gestione sostenibile presuppone cambiamenti qualitativi. Il fine economico è la conserva zione o l’aumento della biodiversità e il miglioramento quantitativo e soprattutto qualitativo dello stock iniziale. La selvicoltura rappresenta il mezzo per conseguire tale risultato. Essa nel tempo ha spostato sempre più avanti i suoi confini: dalla selvicoltura finanziaria, si è passati a quella fito geografica su basi ecologiche, poi a quella naturalistica, quindi a quella su basi naturali. Ora si tende alla selvicoltura sistemica che ha per oggetto lo studio, la coltivazione e l’uso del bosco, un sistema biologico autopoietico, estremamente complesso, in grado di perpetuarsi au tonomamente e capace di assolvere molteplici funzioni (CIANCIO, 1998). La selvicoltura sistemica è una «selvicoltura estensiva», in armonia con la natura. Una selvicol tura configurabile con l’attività che l’uomo svolge come componente essenziale del sistema bosco (CIANCIO e NOCENTINI, 1996a; 1996b; 1999). Le sue finalità sono: a) il mantenimento del sistema bosco in equilibrio con l’ambiente; 19 b) la conservazione e l’aumento della biodiversità e, più in generale, della complessità del si stema; c) la congruenza dell’attività colturale con gli altri sistemi con i quali il bosco interagisce. I limiti sono definiti dai criteri guida applicabili all’uso delle risorse rinnovabili. Secondo tali criteri, l’uso e il prelievo di prodotti non possono superare la velocità con la quale la risorsa bosco si rigenera, non possono intaccare le potenzialità evolutive del sistema e non de vono ridurre la biodiversità. La nozione di biodiversità non si identifica solo con la salvaguardia delle specie vegetali e ani mali rare o in via di estinzione e con la tutela del mezzo in cui vivono, e neppure con il numero e la diffusione delle specie. Il concetto di biodiversità proietta la questione molto al di là della pro tezione di singole specie o di biotopi, interessa gli ecosistemi ed il loro funzionamento ed include i processi coevolutivi tra i componenti che li costituiscono. Ecosistemi diversi danno luogo a forme di vita, habitat e culture diverse, la cui evoluzione determina la conservazione della biodiversità. La valutazione della sostenibilità della gestione forestale è legata alla disponibilità di norme di riferimento che traducano i principi in standard scientificamente fondati quantificabili e verifica bili attraverso criteri e indicatori. In particolare, detti standard hanno principalmente la funzione di: rappresentare un potenziale riferimento e uno stimolo, ove necessario, ai fini dell’aggiorna mento degli strumenti di regolamentazione della gestione forestale (regolamenti forestali, prescrizioni di massima e polizia forestale, disciplinari, norme attuative e di redazione dei piani di gestione, piani forestali regionali, ecc.) da parte delle amministrazioni pubbliche competenti in materia; agevolare l’introduzione di meccanismi riconosciuti di valutazione della sostenibilità, tra cui la “certificazione forestale” o ecocertificazione (utile se adeguatamente orientata anche ad ag giungere valore alle produzioni e ai servizi forestali e a far comprendere al grande pubblico dei consumatori l’importanza e la complessità del settore). Pertanto a partire da quanto riportato dal quadro normativo e dai principali documenti inter nazionali, il Piano forestale regionale della Regione Siciliana si pone quattro obiettivi: 1) Miglioramento delle condizioni ambientali: attraverso il mantenimento, la conservazione e lo sviluppo delle funzioni protettive nella gestione forestale (miglioramento dell’assetto idrogeo logico e tutela delle acque, conservazione del suolo, miglioramento del contributo delle fore ste al ciclo globale del carbonio). 2) Tutela, conservazione e miglioramento del patrimonio forestale esistente: per favorire il man tenimento della salute e vitalità dell’ecosistema forestale, e la tutela dell’ambiente, attraverso la conservazione e l’appropriato sviluppo della biodiversità negli ecosistemi forestali. 3) Conservazione e adeguato sviluppo delle attività produttive: per rafforzare la competitività della filiera foresta-legno attraverso il mantenimento e la promozione delle funzioni produt tive delle foreste, sia dei prodotti legnosi sia non legnosi, e attraverso interventi tesi a favorire il settore della trasformazione e utilizzazione della materia prima legno. 4) Conservazione e adeguato sviluppo delle condizioni socio-economiche locali: per lo sviluppo del potenziale umano e una maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro, attraverso l’attenta for mazione delle maestranze forestali, la promozione di interventi per la tutela e la gestione or dinaria del territorio in grado di stimolare l’occupazione diretta e indotta, la formazione degli operatori ambientali, delle guide e degli addetti alla sorveglianza del territorio dipendenti dalle amministrazioni locali, l’incentivazione di iniziative che valorizzino la funzione socio-econo mica della foresta, assicurando un adeguato ritorno finanziario ai proprietari o gestori. 20 4.5 Politiche di intervento e azioni Come visto, Il PFR è strutturato su quattro macrobiettivi, vi sono una serie di relazioni di inte resse tra gli obiettivi di piano, le politiche di intervento e le azioni. Le connessioni sono rappre sentate nelle matrici di valutazione, dalle quali si può facilmente verificare come molte azioni ab biano carattere trasversale sia rispetto alle politiche di intervento che agli obiettivi e ricorrano più volte nello schema. La strategia forestale si estrinseca in n. 20 politiche di intervento (cfr. tab. 6) che derivano direttamente dagli obiettivi definiti, ognuna delle quali è perseguibile attraverso l'applicazione di una o più “azioni” mirate al raggiungimento di parte, di uno o più obiettivi di pianificazione. Questa strutturazione consente una individuazione immediata delle azioni del Piano, renden dolo strumento snello e leggibile, attraverso uno schema semplice che per ogni azione fornisce un immediato quadro relativo a: titolari responsabili dell’azione tempi di attuazione canali finanziari indicatori di monitoraggio A partire da quanto sopra, vista la complessità del settore, un ulteriore livello di disaggrega zione, divide le azioni in: Conoscitive, sono le azioni mirate alla produzione di “sapere”, colmando le lacune infor mative o mettendo a disposizione dei soggetti interessati i materiali prodotti. Strategiche, sono azioni mirate alla regolamentazione, definiscono le modalità di inter vento o assegnazione di risorse. Territoriali, sono le azioni con effettive ricadute sul patrimonio forestale in termini di in cremento, gestione e manutenzione L’accorpamento delle azioni in categorie rende agevole la valutazione ambientale strategica. La descrizione della classificazione, che segue in elenco, agevola la comprensione del documento: ❖ Conoscitive: si tratta di azioni per la realizzazione di studi scientifici, indagini, ricerche ma anche di archiviazione tramite sistemi informativi territoriali delle informazioni. Il miglio ramento delle basi informative, porterà nel futuro ad una maggiore conoscenza dell’am biente e certamente alla realizzazione di indicatori di monitoraggio maggiormente raffi nati e rappresentativi dei problemi sul patrimonio boschivo. ❖ Strategiche: sono le azioni che prevedono la realizzazione di linee guida e documenti di indirizzo (piano formativo e della comunicazione), per questo motivo sono indicate come di azioni di indirizzo o strategiche, alcune di esse potranno avere, laddove realizzate, ef fetti indiretti sulla gestione dei boschi siciliani, gli effetti tuttavia saranno di tipo indiretto e non immediatamente rilevabili. ❖ Territoriali: sono le azioni che hanno effetti diretti sul territorio, attraverso la realizza zione di opere o la messa in atto di interventi (di imboschimento/rimboschimento e di manutenzione, di taglio ecc...) e che pertanto hanno impatti potenziali (positivi o negativi) sulle matrici ambientali considerate. Per ovvie ragioni, le azioni conoscitive, seppure in taluni casi riguardano aspetti inerenti l’am biente e contribuiranno a rendere maggiormente efficiente il sistema di monitoraggio che accom pagna il PFR, gli effetti ambientali derivanti dalla loro attuazione, qualora vi fossero, sarebbero certamente di tipo indiretto, e comunque “non negative”, quindi sono riportate in tabella al fine di riscontrare le valutazioni effettuate, ma non si ritiene di dover individuare possibili interventi di mitigazione, o indicatori ambientali atti a valutare gli effetti. 21 Le azioni strategiche non hanno effetti diretti sull’ambiente, sono, anch’esse, riportate nelle matrici di valutazione, tuttavia, gli effetti, in generale, si ritengono come positivi o non negativi e pertanto non è necessario individuare misure di mitigazione o indicatori ambientali atti a valutare gli effetti. 22 Tab. 6 - Contributo delle singole politiche di intervento al raggiungimento degli obiettivi e priorità 23 POLITICHE DI INTERVENTO OBIETTIVO PRIORITA’ 1 . M ig lio ra m en to d el le c o n d iz io n i am b ie n ta li 2 . T u te la , c o n se r va zi o n e e m ig lio ra m en to d el p a tr im o n io f o re st al e e si st en te 3 . C o n se rv az io n e e ad eg u at o s vi lu p p o d el le a tt i vi tà p ro d u tt iv e 4 . C o n se rv az io n e e ad eg u at o s vi lu p p o d el le c o n d iz io n i s o ci o e co n o m ic h e LE PRIORITÀ PER L’ATTUAZIONE DELLE POLITICHE DI INTERVENTO (Da 1 a 3 in or dine crescente) Miglioramento del livello conoscitivo, di tutela e di gestione del settore forestale re gionale X X X 2 Prevenzione e lotta agli incendi boschivi ed alle fitopatie X X X 3 Gestione del patrimonio forestale nelle aree protette X X X 2 Ampliamento della superficie forestale e piantagioni da legno X X X 3 Gestione, indirizzo e controllo della pro duzione di materiale di propagazione fore stale X X X 3 Gestione dei rimboschimenti esistenti X X X 3 Prevenzione e mitigazione del rischio di desertificazione X X 3 Incremento della capacità di fissazione del carbonio atmosferico X X 3 Incremento della produzione di biomasse combustibili X X 2 Conservazione e miglioramento della bio diversità forestale X X 3 Gestione del patrimonio forestale di pro prietà pubblica X X X 3 Gestione del patrimonio forestale di pro prietà privata X X X X 2 Gestione orientata dei boschi di partico lare interesse turistico-ricreativo e storico culturale X X 2 Gestione dei pascoli per la valorizzazione del patrimonio zootecnico e per la difesa dei boschi X X X 3 Gestione della fauna selvatica X X 1 Interventi di bonifica montana e sistema zioni idraulico-forestali X X 3 Sviluppo delle produzioni forestali le gnose e certificazione forestale X X 1 Sviluppo delle produzioni forestali non le gnose in una prospettiva di filiera X X 1 Sviluppo delle attività di turismo ambien tale e naturalistico X X 2 Sviluppo del potenziale umano e sicurezza sui luoghi di lavoro nel settore forestale X X 3 24 Tab. 7 - Correlazione tra le azioni e le politiche di intervento Politica di intervento Tipo poli tica Azione C C05- Ricerca, innovazione e trasferimento della conoscenza 01. Miglioramento del livello cono scitivo, di tutela e di gestione del settore forestale regionale C04. Promozione di indagini sulla filiera legno C01. Gestione e aggiornamento del Sistema Informativo Forestale (SIF) SIF - Carta forestale SIF - Inventario coltivazioni abbandonati SIF - Inventario delle risorse pastorali regionali SIF - Inventario e classificazione della viabilità forestale e delle infra strutture antincendio SIF - Inventario forestale regionale SIF - Redazione della carta del pericolo e dei rischi da incendi boschivi S S01. Aggiornamento del piano per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva per la difesa della vegetazione con tro gli incendi, in conformità alla legge quadro n. 353/2000 S13. Piano formativo S08. Implementazione e gestione dei boschi vetusti e degli alberi monu mentali S02. Perimetrazione delle superfici boscate percorse da incendio S06. Redazione dei piani di gestione forestale S07. Definizione di linee guida per la gestione dei boschi di particolare interesse turistico-ricreativo e storico-culturale e degli habitat forestali nelle aree Natura 2000 S14. Piano comunicazione: Campagne di educazione ambientale sulla fruizione delle risorse forestali Informazione e divulgazione delle più attuali ricerche per lo sviluppo del settore forestale S05. Aggiornamento delle Prescrizioni di Massima e Polizia Forestale S04. Redazione dei piani forestali ad indirizzo territoriale (PFIT) S03. Redazione proposta piano sughericolo regionale 02. Prevenzione e lotta agli incendi boschivi ed alle fitopatie T T09. Interventi di miglioramento o ripristino delle aree boschive dan neggiate dal fuoco o da agenti patogeni T12. Realizzazione di interventi di prevenzione diretta degli incendi bo schivi e di vegetazione C C02. Monitoraggio della tipologia ed entità delle fitopatie nei boschi C01. Gestione e aggiornamento del Sistema Informativo Forestale (SIF): 25 SIF - Inventario e classificazione della viabilità forestale e delle infrastrut ture antincendio SIF - Redazione della carta del pericolo e dei rischi da incendi boschivi S S01. Aggiornamento del piano per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva per la difesa della vegetazione con tro gli incendi, in conformità alla legge quadro n. 353/2000 S02. Perimetrazione delle superfici boscate percorse da incendio S14. Piano comunicazione 03. Gestione del patrimonio fore stale nelle aree protette T T09. Interventi colturali finalizzati agli specifici obiettivi di preservazione e conservazione S S07. Definizione di linee guida per la gestione dei boschi di particolare interesse turistico-ricreativo e storico-culturale e degli habitat forestali nelle aree Natura 2000 04. Ampliamento della superficie forestale e piantagioni da legno T T02. Costituzione di boschi con specie autoctone T03. Realizzazione di boschi periurbani T04. Realizzazione di filari e boschetti con funzione ecologica, faunistica, paesaggistica T05. Impianti di arboricoltura da legno C04. Promozione di indagine sulla filiera legno S06. Redazione dei piani di gestione forestale 05. Gestione, indirizzo e controllo della produzione di materiale di pro pagazione forestale T T01. Ottimizzazione dell’attività vivaistica e di conservazione delle risorse genetiche, attraverso la riorganizzazione del Centro Vivaistico Regionale C C03. Revisione ed integrazione dei siti di raccolta di materiale forestale di propagazione 06. Gestione dei rimboschimenti esistenti T T07. Interventi colturali per il miglioramento e la rinaturalizzazione dei rimboschimenti T06. Indirizzi di intervento selvicolturali per Categoria e Tipo forestale T11. Manutenzione ed adeguamento della viabilità forestale 07. Prevenzione e mitigazione del rischio di desertificazione T T02. Costituzione di boschi con specie autoctone T07. Interventi colturali per il miglioramento e la rinaturalizzazione dei rimboschimenti T06. Indirizzi di intervento selvicolturali per Categoria e Tipo Forestale T12. Realizzazione di interventi di prevenzione diretta degli incendi bo schivi e di vegetazione S S09. Regolamentazione del pascolo e dell’allevamento in bosco 08. Incremento della capacità di fissazione del carbonio atmosferico T T02. Costituzione di boschi con specie autoctone T03. Realizzazione di boschi periurbani T04. Realizzazione di filari e boschetti con funzione ecologica, faunistica, paesaggistica T05. Impianti di arboricoltura da legno T06. Indirizzi di intervento selvicolturali per Categoria e Tipo Forestale T07. Interventi colturali per il miglioramento e la rinaturalizzazione dei rimboschimenti T09. Interventi colturali finalizzati a specifici obiettivi di preservazione e conservazione T12. Realizzazione di interventi di prevenzione diretta degli incendi bo schivi e di vegetazione T T04. Impianti di arboricoltura da legno 26 09. Incremento della produzione di biomasse combustibili T08. Interventi colturali finalizzati a specifici obiettivi di preservazione e conservazione T06. Indirizzi di intervento selvicolturali per Categoria e Tipo Forestale 10. Conservazione e miglioramento della biodiversità forestale S S08. Implementazione e gestione dei boschi vetusti e degli alberi monu mentali T T07. Interventi colturali per il miglioramento e la rinaturalizzazione dei rimboschimenti T08. Interventi colturali finalizzati a specifici obiettivi di preservazione e conservazione 11. Gestione del patrimonio fore stale di proprietà pubblica C C01. Gestione e aggiornamento del Sistema Informativo Forestale (SIF) S S06. Redazione dei piani di gestione forestale T T07. Interventi colturali per il miglioramento e la rinaturalizzazione dei rimboschimenti T08. Interventi colturali finalizzati a specifici obiettivi di preservazione e conservazione T11. Manutenzione ed adeguamento della viabilità forestale T12. Realizzazione di interventi di prevenzione diretta degli incendi bo schivi e di vegetazione T14. Interventi per la fruizione dei boschi di interesse turistico-ricreativo T15. Rafforzamento di reti per lo sviluppo del territorio T13. Sviluppo e ammodernamento di sistemi, macchine e attrezzature a basso impatto ambientale nelle attività forestali 12. Gestione del patrimonio fore stale di proprietà privata S S10. Indirizzi per la gestione delle aziende di proprietà privata S06. Redazione dei piani di gestione forestale C C05- Ricerca, innovazione e trasferimento della conoscenza T T07. Interventi colturali per il miglioramento e la rinaturalizzazione dei rimboschimenti T08. Interventi colturali finalizzati a specifici obiettivi di preservazione e conservazione T11. Manutenzione ed adeguamento della viabilità forestale T12. Realizzazione di interventi di prevenzione diretta degli incendi bo schivi e di vegetazione T14. Interventi per la fruizione dei boschi di interesse turistico-ricreativo T15. Rafforzamento di reti per lo sviluppo del territorio T13. Sviluppo e ammodernamento di sistemi, macchine e attrezzature a basso impatto ambientale nelle attività forestali 13. Gestione orientata dei boschi di particolare interesse turistico-ri creativo e storico-culturale S S08. Implementazione e gestione dei boschi vetusti e degli alberi monu mentali S07. Definizione di linee guida per la gestione dei boschi di particolare interesse turistico-ricreativo e storico-culturale e degli habitat forestali nelle aree Natura 2000 T T07. Interventi colturali per il miglioramento e la rinaturalizzazione dei rimboschimenti T08. Interventi colturali finalizzati a specifici obiettivi di preservazione e conservazione T11. Manutenzione ed adeguamento della viabilità forestale T12. Realizzazione di interventi di prevenzione diretta degli incendi bo schivi e di vegetazione T14. Interventi per la fruizione dei boschi di interesse turistico-ricreativo T15. Rafforzamento di reti per lo sviluppo del territorio 27 14. Gestione dei pascoli per la va lorizzazione del patrimonio zootec nico e per la difesa dei boschi C C01. Gestione e aggiornamento del Sistema Informativo Forestale (SIF): SIF - Inventario coltivazioni abbandonati SIF - Inventario delle risorse pastorali regionali S S09. Regolamentazione del pascolo e dell’allevamento in bosco 15. Gestione della fauna selvatica C C01. Gestione e aggiornamento del Sistema Informativo Forestale (SIF) Censimento e monitoraggio della fauna selvatica 16. Interventi di bonifica montana e sistemazioni idraulico-forestali T T02. Costituzione di boschi con specie autoctone T16-Realizzazione e manutenzione di opere di sistemazioni idraulico forestali di ingegneria naturalistica T17. Controllo della vegetazione in alveo e lungo le sponde dei corsi d’ac qua minori 17. Sviluppo delle produzioni fore stali legnose e certificazione fore stale C C05- Ricerca, innovazione e trasferimento della conoscenza C04. Promozione di indagini sulla filiera legno S S10. Indirizzi per la gestione delle aziende di proprietà privata S11. Incentivazione delle forme di cooperazione delle imprese forestali S12. Promozione della certificazione forestale T T13. Sviluppo e ammodernamento di sistemi, macchine e attrezzature a basso impatto ambientale nelle attività forestali 18. Sviluppo delle produzioni fore stali non legnose in una prospettiva di filiera S S03. Redazione proposta piano sughericolo regionale S10. Indirizzi per la gestione delle aziende di proprietà privata S11. Incentivazione delle forme di cooperazione delle imprese forestali T10. Interventi di miglioramento delle formazioni forestali che forni scono prodotti non legnosi (castagneti, noccioleti, frassineti da manna,sugherete) 19. Sviluppo delle attività di turi smo ambientale e naturalistico S S14. Piano comunicazione T T15. Rafforzamento di reti per lo sviluppo del territorio T14. Interventi per la fruizione dei boschi di interesse turistico-ricreativo T11. Manutenzione ed adeguamento della viabilità forestale 20. Sviluppo del potenziale umano e sicurezza sui luoghi di lavoro nel settore forestale S S13. Piano formativo (Formazione, informazione e qualificazione degli ad detti al settore forestale) S14. Piano comunicazione 28 5. Rapporto Ambientale Premessa La Direttiva VAS richiede la descrizione dello stato attuale dell’ambiente, della sua evoluzione probabile senza l’attuazione del piano o programma, la descrizione delle caratteristiche ambien tali delle aree interessate dal piano o programma e dei problemi ambientali pertinenti. Il Rapporto Ambientale (RA) è il documento che deve essere redatto, come stabilito dall’art. 5 della Direttiva VAS, ogni qualvolta si attui un processo di valutazione ambientale strategica. Nel RA devono essere “individuati, descritti e valutati gli effetti significativi che l’attuazione del Piano o del Programma potrebbe avere sull’ambiente nonché le ragionevoli alternative alla luce degli obiettivi e dell’ambito territoriale”. Nell’allegato I della Direttiva sono elencate le informazioni da includere nel RA, (come di se guito riportate) mentre la loro portata ed il loro livello di dettaglio sono oggetto della presente consultazione. Tab. 8 - Informazioni ambientali da includere nel RA, ex all. i della direttiva VAS a) illustrazione dei contenuti, degli obiettivi principali del Piano e del rapporto con altri pertinenti piani o programmi; b) aspetti pertinenti dello stato attuale dell’ambiente e sua evoluzione probabile senza l'attuazione del Piano; c) caratteristiche ambientali delle aree che potrebbero essere significativamente interessate; d) qualsiasi problema ambientale esistente, pertinente al Piano, ivi compresi in particolare quelli relativi ad aree di particolare rilevanza ambientale, quali le zone designate ai sensi delle direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE; e) obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello internazionale, comunitario o degli Stati membri, pertinenti al Piano, e il modo in cui, durante la sua preparazione, si è tenuto conto di detti obiettivi ed di ogni considerazione am bientale; f) possibili effetti significativi sull’ambiente, compresi aspetti quali la biodiversità, la popolazione, la salute umana, la flora e la fauna, il suolo, l’acqua, l'aria, i fattori climatici, i beni materiali, il patrimonio culturale, anche architettonico e archeologico, il paesaggio e l’interrelazione tra i suddetti fattori; g) misure previste per impedire, ridurre e compensare nel modo più completo possibile gli eventuali effetti negativi significativi sull'ambiente dell’attuazione del Piano; h) sintesi delle ragioni della scelta delle alternative individuate e una descrizione di come è stata effettuata la valuta zione, nonché le eventuali difficoltà incontrate (ad esempio carenze tecniche o mancanza di know-how) nella raccolta delle informazioni richieste; i) descrizione delle misure previste in merito al monitoraggio di cui all’articolo 10; j) sintesi non tecnica delle informazioni di cui alle lettere precedenti. 5.1 Analisi del contesto ambientale Il D. Lgs 152/2007 stabilisce che il Rapporto Ambientale debba contenere una descrizione degli “aspetti pertinenti lo stato attuale dell’ambiente e sua evoluzione probabile senza l’attuazione del piano o programma” (ex allegato 1, lettera b.). Inoltre chiede di specificare le “caratteristiche ambientali delle aree che potrebbero essere significativamente interessate” e “qualsiasi problema ambientale esistente, pertinente il piano o programma, ivi compresi in particolare quelli relativi ad aree di particolare rilevanza ambientale, quali le zone designate come zone di protezione spe ciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli classificati come siti di importanza comu nitaria per la protezione di habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche” (ex allegato 1, 29 lettere c e d) e di tenere conto degli obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello interna zionale, comunitario o degli Stati membri pertinenti al piano o programma (ex allegato 1, lettera e). La normativa richiede di descrivere quei temi e quegli aspetti ambientali con cui il Piano andrà a interagire, senza ripercorrere tutte le descrizioni tipiche di un Rapporto sullo Stato dell’Am biente. Per ottemperare a quanto richiesto è necessario, quindi, individuare già in questa fase preliminare quali sono quei temi ambientali con cui il PFR andrà a interagire. Se a seguito dell’analisi di dettaglio dei possibili effetti del PFR sull’ambiente verranno indivi duati ulteriori temi o, al contrario, alcuni dei temi indicati risulteranno non avere connessione con il PFR, saranno apportate le opportune modifiche al presente elenco. Per ciascun tema ambientale saranno poi individuati gli obiettivi ambientali di riferimento che permettono di entrare nel det taglio dell’analisi considerando aspetti ambientali specifici (comunque rilevanti per il PFR), all’in terno del più ampio tema ambientale. 5.2 Temi e questioni ambientali rilevanti per il piano I fattori e le componenti ambientali primarie, sono i temi elencati nell’Allegato I della Direttiva 2001/42/CE: biodiversità, popolazione, la salute umana, la flora, la fauna, il suolo, l’acqua, l’aria, i fattori climatici, i beni materiali, il patrimonio culturale, anche architettonico ed archeologico, il paesaggio e le interazioni fra i suddetti fattori. Di seguito sono riportati tutti i temi ambientali indicati dalla direttiva, tuttavia, relativamente alla piani ficazione oggetto di questa valutazione, viste la specificità, non tutti i temi sono ritenuti rilevanti per una totale mancanza di impatti ambientali o anche per impatti potenzialmente non negativi secondo il “princi pio di precauzione”. Quindi la descrizione ambientale del contesto di riferimento sarà limitata a quanto di seguito riportato, per ciò che concerne gli indicatori utilizzati per descrivere il contesto saranno coerenti con i set di indicatori proposti a livello internazionale (EEA, Eurostat, OCSE), nazionale (ISTAT, ENEA, APAT) e regionale (ARPA). Inoltre, saranno utilizzati, per ognuna delle tematiche ambientali, i dati: • più aggiornati disponibili al livello di aggregazione territoriale funzionale alla valutazione (regionale, provinciale, o per territorio di pianificazione); • prodotti prevalentemente da fonti istituzionali; • caratterizzati da una omogeneità sul territorio interessato e dalla disponibilità di un minimo di serie storica per poter eseguire comparazioni territoriali e analisi dei trend; • per i quali sia previsto, con sufficiente sicurezza, un aggiornamento anche per il futuro. 30 Tab. 9 - Temi ambientali, come specificamente indicati dalla Direttiva Comunitaria, inclusioni ed esclu sioni dalla portata di informazioni da includere nel RA Tema Ambientale Rilevanza e tipo im patto Inclusione RA Sintesi - Motivazione Inclusione/Esclusione - Portata delle informazioni da inserire nel RA Biodiversità +++ SI Viste le interazioni i temi sono trattati in modo aggregato. In formazioni a livello regionale e per zona di intervento. Flora e fauna +++ SI Popolazione e salute umana + SI/NO Il PFR prevede azioni in grado di agire direttamente sul tema, i cui effetti sono ipotizzabili come positivi in termini di qualità della vita e salute, ma non direttamente rilevabili. Saranno oggetto di trattazione, invece, gli effetti socio-demo grafici anche se accorpati al tema Agricoltura. Suolo +++ SI Interazioni sia con la riduzione del rischio incendi che con il PAI e Piano di gestione rischi alluvioni. Acqua + NO Il PFR non prevede azioni in grado di agire direttamente sul tema, gli effetti trasversali sono ipotizzabili come positivi o non rilevanti. Clima e atmosfera + SI La forestazione è direttamente correlata alla riduzione di CO2, la portata delle informazioni è di carattere regionale: proteggere, gestire attivamente i complessi boscati ed esten dere le foreste per l’assorbimento delle emissioni di C02. Ciò può tradursi anche in potenziali vantaggi economici per even tuali crediti di carbonio (Protocollo di Kyoto). Beni materiali +++ SI Viste le interazioni tra i temi saranno accorpati come tema tica unica. Patrimonio culturale ++ SI Paesaggio +++ SI Eventuali altre tematiche “specifiche” potranno essere prese in considerazione a seguito della fase di scoping, insieme ad una diversa articolazione delle tematiche derivanti dalla direttiva. Al fine di descrivere lo stato dell’ambiente, anche in funzione del “collaudato” modello DPSR (Determinanti, Pressione, Stato, Impatto, Risposta), i temi ambientali devono essere opportuna mente indicati, e vengono individuati, sin da adesso determinate attività o “settori di governo” che a loro volta, agendo sull’ambiente, danno origine a effetti ambientali. Tale modello permette di mettere in relazione le varie informazioni che descrivono lo stato e le modificazioni di un contesto ambientale secondo uno schema logico. In generale, le determi nanti sono ciò che determina (cioè origina) una pressione. La pressione, a sua volta, agendo sullo stato dell’ambiente provoca un impatto o effetto, ovvero una modificazione (positiva o negativa) dello stato. Le risposte sono le azioni che vengono poste in essere per rendere minimi gli impatti negativi e massimi quelli positivi. Lo stato, nel nostro caso, corrisponde ai temi ambientali su cui le azioni del Piano generano effetti. I settori di governo rappresentano a loro volta delle pressioni che, influenzate dalle azioni del Piano (determinanti) possono provocare impatti. Le risposte sono le misure di mitigazione e orientamento. Il modello DPSIR non è “rigido”, una stessa componente può ricoprire più “ruoli” (determinate, impatto, ….) a seconda della costruzione dello schema logico. Nello specifico, all’interno della pre sente trattazione, secondo quanto previsto dal modello DPSIR, le azioni del piano rappresentano pressioni quando agiscono direttamente sullo stato, mentre sono determinanti se agiscono su un settore di governo. Di seguito, viene descritto l’approccio che si intende seguire per la valutazione degli effetti i settori di governo e le altre matrici ambientali che sono associati alla pianificazione forestale e che interagiscono con la pianificazione. 31 Tab. 10 - Altri temi ambientali rilevanti, inclusioni ed esclusioni dalla portata di informazioni da includere nel RA Tema Ambientale Rilevanza e tipo im patto Incluso SI/NO Motivazione Inclusione/Esclusione - Portata delle in formazioni da inserire nel RA Agricoltura e Silvicoltura +++ SI Dati regionali e provinciali per sistema locale lavoro (ISTAT, ARPA, INFC) Industria + NO Le pressioni dirette del settore sono “moderate”, limitata mente al settore legno e sughero. Dati regionale e provinciali per sistema locale lavoro (SSL). Mobilità e Trasporti +- NO La pianificazione di strade forestali, non ha effetti significa tivi sul settore dei trasporti. Turismo + NO Potenziali effetti di carattere trasversale potrebbero essere relativi alla fruizione del patrimonio boschivo che la qualità della vita legati e allo stesso tempo causano potenziali im patti sul patrimonio forestale. Rifiuti 0 NO Il PFR non prevede azioni in grado di agire direttamente sul tema. Energia ++ SI Bilancio energetico regionale, dati regionali. Agenti Fisici - radiazioni, elettromagnetismo, in quinamento luminoso 0 NO Nessun effetto del piano sul tema. Infine, per quanto riguarda gli elementi previsti alle lettere c e d dell’allegato I del D. Lgs 152/2006, verranno sviluppate le descrizioni relative ai seguenti aspetti: Tab. 11 - Altre questioni ambientali rilevanti per il Piano Tema Ambientale Rile vante Incluso SI/NO Motivazione Inclusione/Esclusione - Portata delle informa zioni da inserire nel RA Rete Natura 2000 +++ SI Aree che prevedono interventi Aree protette +++ SI Aree che prevedono interventi Aree nitrati + NO Aree che prevedono interventi Al fine di descrivere lo stato dell’ambiente in funzione della procedure di VAS, sarà necessario associare ad ogni aspetto ambientale, ritenuto come rilevante, almeno un indicatore che per metta di evidenziarne lo stato e, se possibile, l’andamento nel tempo. Tali indicatori di stato o di contesto potranno essere utilizzati nelle fasi di valutazione future previste dal sistema di monitoraggio per verificare la consistenza degli effetti previsti. A ciascuno dei temi individuati, sono stati quindi associati uno o più obiettivi ambientali di riferimento al fine di definire gli specifici “aspetti ambientali” con cui il PFR andrà ad interagire. Nella Tab. 9 si riportano l’elenco degli obiettivi ambientali di riferimento e gli aspetti ambien tali associati ai temi individuati. Segue un maggiore livello di dettaglio, delle motivazioni di esclusione e di inclusione e delle informazioni ritenute necessarie al fine di una corretta informazione sugli effetti ambientali del piano, a proposito dei singoli settori di governo e alle singole questioni ambientali rilevanti. 5.2.1 Popolazione e salute umana Il Piano d’azione dell’UE per le foreste (2007 -2011) COM 302/2006 indica tra i suoi obiettivi “migliorare la qualità di vita attraverso il mantenimento e la valorizzazione della dimensione so ciale e culturale delle foreste”, e cita espressamente “I boschi sono fonte di beni e servizi che pro ducono esternalità positive per i cittadini, in termini di salute e qualità di vita, offrendo inoltre: un 32 luogo di svago e ricreazione nelle aree urbane e rurali, occupazione e reddito a milioni di cittadini, tutela del suolo e delle risorse idriche, nonché una difesa dall’erosione, dalla desertificazione e dalle calamità naturali. Per migliorare la qualità di vita – conservando e accentuando la dimen sione sociale e culturale delle foreste – gli Stati membri possono, …, stimolare gli investimenti che valorizzano le foreste in termini di pubblica utilità”. Gli effetti del piano, che si ritengono potenzialmente positivi o non negativi, per la popolazione e salute umana, non sono direttamente rilevabili e monitorabili in tal senso, per questo motivi si decide di escludere il tema da quelli rilevanti ai fini della redazione del rapporto ambientale. Re lativamente al tema del paesaggio, saranno indicati eventuali effetti socio-demografici, che fanno riferimento al mantenimento di residenzialità nelle aree marginali. Un incremento di produttività dei boschi può consentire, in linea teorica, un ripopolamento di zone marginali, anche se difficil mente effetti di questo tipo possono essere dimostrati/monitorati durante la fase attuativa del Piano. 5.2.2 Flora e fauna e biodiversità Il tema è il principale oggetto del piano e si identifica con esso, le informazioni rilevanti neces sarie ai fini della redazione del RA sono: • Condizione, estensione, tipologia e grado di tutela delle aree naturali riconosciute; • Grado di frammentazione ed isolamento degli habitat naturali e seminaturali e delle aree di pregio; • Grado di frammentazione degli habitat naturali e seminaturali nelle aree intermedie agro-forestali ed incidenza dell’agricoltura intensiva; • Biodiversità delle specie. La portata delle informazioni da includere sarà basata su cartografie georeferenziate e dati di dettaglio per singola zona di intervento. Saranno oggetto del rapporto le misure di mitigazione ed i criteri ambientali da rispettare per i singoli interventi. 5.2.3 Suolo Il tema e più in particolare il rischio incendi e le misure di prevenzione dei rischi frana saranno oggetto di dettagliata descrizione nel RA, infatti “il crescente pericolo di calamità naturali, eventi atmosferici estremi, nonché di erosione e desertificazione in talune parti dell’Europa evidenzia l’importanza della funzione di difesa delle foreste, soprattutto nelle aree montane e mediterra nee”. I temi maggiormente rilevanti che si ritengono come necessari ai fini della redazione del RA sono: • Destinazione di uso del suolo; • Pratiche agro-silvo-pastorali (lavorazioni del suolo, utilizzazioni forestali, pascolo); • Qualità del suolo (rispetto a fenomeni di degrado: erosione, compattazione, perdita di sostanza organica, pericolosità idraulica geologica e rischio frane); • Rischio incendi. La portata delle informazioni da includere sarà basata su cartografie georeferenziate e dati di dettaglio per singola zona di intervento, saranno oggetto del rapporto i criteri ambientali da ri spettare per i singoli interventi. 33 5.2.4 Acqua Il tema ha, certamente, attinenza con la pianificazione in oggetto, le misure contro la deserti ficazione e gli incrementi forestali possono influenzare il clima e quindi le acque (piovosità). Vista la specificità degli interventi previsti dal Piano ad oggi si ritiene che possa avere effetti ambientali positivi o non negativi, e per i quali non può essere richiamato il principio di precauzione. Si è deciso, quindi, di escludere la tematica da quelle necessarie ai fini della redazione del RA. Si prov vederà ad includere il tema nel caso in cui il piano nella sua evoluzione dovesse prevedere inter venti con potenziali effetti sulle falde acquifere e di interventi che prevedano impiego di concimi potenzialmente inquinanti per le acque. 5.2.5 Clima e atmosfera Il tema ha attinenza con la pianificazione in oggetto, gli interventi di incremento forestale sono effettuati anche al fine di “Stabilizzare le concentrazioni dei gas a effetto serra ad un livello tale da escludere pericolose interferenze delle attività antropiche sul sistema climatico”; i cambiamenti climatici possono essere vettori di ingresso/incremento di organismi nocivi e specie invasive, quindi il clima costituisce anche un fattore di pressione. Sul clima e sull’atmosfera agiscono altri fattori di pressione quali: Energia, industria (in senso ampio), mobilità e trasporti, quindi gli effetti del piano saranno difficilmente rilevabili, in termini di riduzione di CO2. Le informazioni riguarderanno principalmente l’obiettivo: “Proteggere, rinaturalizzare, gestire attivamente ed estendere le foreste per l’assorbimento delle emissioni di C02“ ed inoltre il livello di emissioni CO2 sul quale, tuttavia, il Piano non ha impatti ma può costituire effetti di mitigazione. I vantaggi in termini economici regionali e nazionali da una stima di recupero di quote per imma gazzinamento di C dall’applicazione del PFR (in particolare per le azioni di nuova forestazione e di miglioramento della naturalità e della complessità sistemica delle coperture forestali esistenti) sono del tutto evidenti (Protocollo di Kyoto). Sul tema non sono previsti impatti negativi, ma il contesto può e deve essere preso a riferi mento per le azioni di monitoraggio. 5.2.6 Beni materiali, Patrimonio culturale e Paesaggio Il tema è centrale rispetto alla pianificazione in oggetto. I Boschi e le foreste costituiscono un patrimonio fondamentale, sia come bene materiale che culturale. Per ciò che concerne il paesag gio i boschi sono stati soggetti ad una fortissima pressione antropica che ne ha determinato spesso la totale distruzione a vantaggio dell’agricoltura e della pastorizia, ma anche l’introduzione di specie alloctone che hanno modificato in modo sensibile il paesaggio naturale. I temi maggiormente rilevanti che si ritengono come necessari ai fini della redazione del RA sono: • Aree soggette a pressione antropica e al consumo di suolo • Sistema di connessione tra le aree rurali • Nuclei rurali minori • Coerenza paesaggistica e naturalità del paesaggio Il RA terrà nel dovuto conto le cartografie tematiche ed i dati relativi all’uso del suolo, allo stesso tempo saranno riportate le misure di prevenzione e di mitigazione già contenute nella do cumentazione relativa al PSR Sicilia 2014-2020 e saranno previste nuove misure laddove gli inter venti previsti nel piano ne indicheranno la necessità. 34 5.2.7 Agenti Fisici (radiazioni, elettromagnetismo, inquinamento luminoso) Il tema non ha alcuna attinenza con la pianificazione in oggetto, si ritiene, quindi, di poter escludere il tema dal RA. 5.2.8 Rifiuti Il tema non ha attinenza con la pianificazione in oggetto, le biomasse forestali non sono con siderabili quali rifiuti. Si ritiene, quindi, di escludere il tema dal RA. 5.2.9 Energia Il tema ha attinenza con la pianificazione in oggetto, in quanto sono previste azioni per un maggior utilizzo a fini energetici delle biomasse forestali, quindi la pianificazione forestale può modificare il bilancio energetico regionale. Si ritiene che il livello di dettaglio delle informazioni da includere nel RA è quindi da riferirsi all’intero territorio, e riguarderà: • prelievo sostenibile di biomasse, bilancio energetico regionale - produzione energetica da fonti rinnovabili, i dati sono da riferire agli studi effettuati per la redazione del Piano. I criteri di sostenibilità da indicare ai fini della redazione del piano consisteranno nella defini zione di prelievo sostenibile, nei criteri per la raccolta delle biomasse e per il trasporto delle stesse, per evitare impatti derivanti dal trasporto e utilizzo di materiali provenienti da aree poste talvolta a grande distanza. Le biomasse forestali destinabili ad uso energetico, al fine di garantire un prelievo sostenibile, dovranno fare riferimento ai soprassuoli forestali artificiali [cedui di eucalipto, diradamenti di co perture di conifere artificiali ai fini della loro rinaturalizzazione, ecc….] e non o comunque margi nalmente, ai soprassuoli forestali naturali, perché questi ultimi molto ridotti. A forte supporto di ciò una delle azioni più importanti degli studi correnti e del PFR: “Ampliamento della superficie forestale regionale”. Altro argomento sono gli impianti di short rotation forestry (SRF), sia ad uso energetico che dell’industria cartiera (non sono previsti nuovi impianti - nella attuale stesura del Piano). Questo tipo di impianto sarà oggetto di trattazione nel rapporto ambientale, in relazione di possibili im patti ambientali. 5.2.10 Rete Natura 2000 e Aree Protette Ai fini del PFR sono aree di “particolare rilevanza” per le quali sono definiti precisi indirizzi, in relazione alla zonizzazione, alla reale situazione dei boschi all’interno di ciascun Parco e/o Riserva, nonché al grado di naturalità dei sistemi forestali. I contenuti del RA mireranno alla definizione delle Aree, con maggiore attenzione a quelle in cui sono previsti interventi, con il preciso fine di indicare potenziali effetti ed azioni di mitigazione degli stessi. In sede di redazione del rapporto dovranno essere identificate le modalità di inter vento specifiche su queste aree, ed in particolare il dettaglio delle informazioni riguarderà: • descrizione degli interventi previsti dal PFR che interessano i suddetti habitat e/o specie; • identificazione delle interazioni ed eventuali incidenze positive o negative degli inter venti sulla conservazione; • individuazione delle eventuali misure di mitigazione o compensazione necessarie (non possibili per habitat o specie di interesse prioritario). 35 5.2.11 Agricoltura, silvicoltura e zootecnia Il tema ha pertinenza con la pianificazione forestale, poiché gli obiettivi del piano prevedono un utilizzo anche economico di boschi e foreste. Gli interventi forestali, programmati secondo le regole della selvicoltura sistemica, sono in primo luogo volti alla salvaguardia del patrimonio forestale regionale. La possibilità di sviluppare una selvicoltura sostenibile e flessibile applicata agli interventi colturali, alle utilizzazioni finali e ai diradamenti nei rimboschimenti rende possibile una equilibrata coesistenza tra momento coltu rale, volto alla conservazione e riqualificazione del patrimonio forestale e momento produttivo. Fermo restando che il quadro della copertura forestale dell’isola rende comunque marginale quest’ultimo, il PFR esamina le possibili fonti di reddito diretto e indiretto nel settore. Grande importanza rivestono anche i rapporti con il settore agricolo e zootecnico. Le produzioni fuori foresta e l’arboricoltura da legno possono contribuire da un lato al recupero di terreni marginali, dall’altro all’integrazione dei proventi del settore agricolo. A tale riguardo l’impatto del PFR è ri levante e la descrizione degli interventi programmati a scala regionale diviene una fonte di valu tazione importante. Il rapporto, da sempre tormentato, con le attività zootecniche esercitate in bosco o nelle aree d’interfaccia è un altro punto nodale. La semplice imposizione di divieti non ha conseguito risultati ovunque efficienti. Il PFR può divenire così la sede per riorganizzare i rapporti tra i due settori minimizzando i conflitti. Le soluzioni proposte – evidentemente di carattere generale da conte stualizzare negli specifici piani esecutivi – saranno volte a rendere ove possibile sostenibile la com presenza del pascolo e del bosco. La descrizione delle soluzioni proposte e le prescrizioni che ne discendono sono significative quali strumenti esecutivi con ricadute socio-economiche locali im portanti. Il PFR e gli interventi previsti sono in parte finanziati dal PSR 2014-2020, per tali linee di inter vento i criteri di sostenibilità, sono identificati in sede di RA del PSR, per questi motivi a meno di interventi specifici nel redigendo RA si farà largo riferimento a quanto prescritto in sede di PSR. 5.2.12 Industria (del legno, della carta, del sughero) Il tema ha attinenza con la pianificazione in oggetto, l’utilizzo economico delle foreste prevede certamente un apporto in termini di materia prima per lo sviluppo delle filiera legno e quella del sughero. La possibilità di impiego a fini produttivi di nuovi impianti forestali, e quindi la fase di taglio, avrà luogo solo a lunghissimo termine. Per un utilizzo economico di boschi e foreste nel RA saranno contenute le informazioni relative ai criteri di sostenibilità per le operazioni di taglio. Gli aspetti legati alle industrie cartiere, viste le sperimentazioni del secolo scorso, dovrebbero essere oggetto di RA. Le fonti dei dati utilizzabili al fine di descrivere il contesto sono ISTAT ed i dati possono essere disaggregati a livello di singolo Sistema locale lavoro (SLL). 5.2.13 Turismo Il turismo ha potenziali effetti sul patrimonio forestale, ma a causa dei lunghi cicli forestali, eventuali riflessi si manifestano a distanza di tempo. È indubbio, che il turismo di massa, se non proporzionato alla capacità ricettiva degli ecosistemi interessati e se non ben guidato, può provo care danni, superiori a quelli arrecati dal pascolo abusivo e dalla cattiva selvicoltura. D’altra parte si è già detto che la fruizione del patrimonio naturale è indice di qualità della vita, quindi il bosco deve essere considerato per le opportunità che esso offre nel campo della 36 ricreazione e dello svago oltre ché come bene da tutelare e migliorare perché capace di fornire prodotti materiali al privato e servizi essenziali alla collettività. Proprio per questo, si devono af fiancare incentivi volti al sostegno dello sviluppo economico e sociale compatibile, specialmente per i territori più svantaggiati. I dati relativi al turismo sono interessanti da un punto di vista ambientale per la maggiore pres sione demografica nelle zone nei quali i flussi sono più consistenti, ed anche in termini di consumo di suolo per la presenza di strutture. Ma partendo dal presupposto che questa pianificazione non prevedrà la realizzazione di infrastrutture a scopo turistico ricreativo, e che il livello di dettaglio dei dati turistici non consente di formulare ipotesi definite a livello di singolo territorio, il tema non sarà oggetto di specifica trattazione; le informazioni qualora ritenute necessarie saranno in tegrate nei temi Flora, fauna e biodiversità ed in quelli relativi al paesaggio. 5.2.14 Mobilità e Trasporti Il Piano prevedrà la possibilità di realizzazione di strade forestali finalizzate alla fruizione, alla gestione ed utilizzazione del patrimonio boschivo e alle attività antincendio, tuttavia per dimen sione e tipologia, gli interventi sono da ritenersi non rilevabili ai fini del tema in esame. Dunque, il tema non sarà oggetto di specifica trattazione. 5.3 Valutazione degli effetti attesi La direttiva 2001/42/CE e l’allegato I al D. Lgs 4/2008 sanciscono l’obbligo di tenere in consi derazione tutti gli effetti significativi positivi e negativi, diretti e indiretti, cumulativi, sinergici, a breve, medio e lungo termine, permanenti e temporanei. In primo luogo è possibile definire la positività o negatività degli effetti ambientali determinati dal PFR, facendo riferimento agli obiet tivi ambientali individuati. Successivamente si valuta la significatività degli effetti ambientali attraverso un’analisi “multi criterio” che fa riferimento a un set definito di parametri, tra cui quelli elencati dalla direttiva VAS (ex allegato II) di seguito riportati: • la natura (materiale o immateriale) degli interventi previsti; • l’ubicazione in termini di valore e vulnerabilità dell’area interessata dagli effetti; • la natura transfrontaliera degli effetti; • la probabilità, la durata, la frequenza e la reversibilità degli effetti previsti; • le dimensioni (anche finanziarie) degli interventi previsti. Ai fini di dare una restituzione grafica al valore di significatività determinato attraverso tale approccio valutativo multi criterio si è costruita una scala con valori da +3 a -3 a seconda che l’effetto sia positivo o negativo, con valore 0 per gli effetti non pregiudiziali per l’ambiente se condo il principio di precauzione. Tale scala, ha come scopo principale quello di rendere subito chiara la tipologia e l’intensità dell’effetto atteso. 37 Tab. 12 - Scala di significatività degli effetti ambientali individuati Effetti positivi Scala per la valutazione della si gnificatività degli effetti Effetti negativi 3 (+++) Effetto molto significativo -3 (- - -) 2 (+ +) Effetto significativo -2 ( - -) 1 (+) Effetto poco significativo -1 (–) 0 Effetto non pregiudiziale se condo il principio di precauzione 0 Rispetto alla territorializzazione degli effetti/impatti, la scala di riferimento è: • 3 - Territorio di Piano e aree confinanti (transfrontalieri) • 2 - Territorio di Piano • 1 - Porzione di territorio ed effetti locali Si ricorda che essendo il PIANO regionale e la regione siciliana un’isola, gli impatti difficilmente potranno assumere dimensioni extraterritoriali. Individuati gli effetti delle singole azioni e/o linee programmatiche, il livello territoriale sul quale impattano, si potrà procedere alla valutazione degli effetti ambientali cumulativi su ciascun tema ambientale. Per valutare gli effetti cumulativi verranno tenuti in considerazione, a seconda dei casi, i seguenti elementi: • effetti che incidono su uno stesso obiettivo ambientale con azione sinergica; • effetti che incidono su uno stesso obiettivo ambientale con azione contrapposta che porta a una diminuzione della significatività o a un annullamento dell’effetto; • effetti che incidono su obiettivi ambientale diversi dello stesso tema e tendono a raffor zare almeno uno degli effetti considerati; • effetti che incidono su obiettivi ambientale diversi dello stesso tema e tendono a mitigare almeno uno degli effetti considerati; • in caso di possibilità di localizzazione territoriale degli effetti che incidono in una stessa area su uno stesso tema. La scala di significatività utilizzata per la valutazione degli effetti cumulativi è la stessa utilizzata in precedenza per la significatività dei singoli affetti ambientali, e varia da molto significativo po sitivo a molto significativo negativo. La direttiva inoltre richiede (ex allegato I, lettera g) che vengano individuate e descritte le “mi sure previste per impedire, ridurre e compensare nel modo più completo possibile gli eventuali effetti negativi significativi sull'ambiente dell'attuazione del piano”. A seguito della valutazione dei singoli effetti si procederà all’individuazione delle proposte atte a mitigare gli eventuali effetti negativi o a massimizzare quelli positivi. 5.4 Indicatori Gli indicatori utilizzati per descrivere il contesto saranno coerenti con i set di indicatori proposti a livello internazionale (EEA, Eurostat, OCSE, MCPFE), nazionale (ISTAT, APAT) e regionale (ARPA). Inoltre, tenuto conto del livello delle conoscenze e dei metodi di valutazione correnti, dei conte nuti e del livello di dettaglio del piano, per evitare duplicazioni della valutazione, saranno utilizzati, se pertinenti, approfondimenti già effettuati ed informazioni ottenute nell'ambito di altri livelli 38 decisionali o altrimenti acquisite in attuazione di altre disposizioni normative come con partico lare riferimento ai piani e programmi (Scheda 1) di cui al paragrafo 7.2.2. Gli obiettivi del piano con rilevanza ambientale saranno integrati agli obiettivi per la Gestione forestale sostenibile (GFS), sintetizzati qui di seguito:  sostentamento e appropriato sviluppo delle risorse forestali e del loro contributo globale al ciclo del carbonio;  mantenimento dello stato di salute e della vitalità degli ecosistemi forestali;  sostegno e promozione delle funzioni produttive delle foreste (produzioni le gnose e non legnose);  mantenimento, conservazione e appropriato sviluppo della biodiversità negli eco sistemi forestali;  mantenimento e appropriato sviluppo delle funzioni protettive nella gestione fo restale (con particolare riferimento al suolo e all’acqua;  mantenimento di altre funzioni e condizioni socioeconomiche. Tutti gli obiettivi, saranno tradotti, ove possibile, attraverso indicatori ambientali quantitativi per verificare nel tempo il raggiungimento dei target prefissati, gli eventuali scostamenti e le con seguenti correzioni da apportare al piano. 5.5 Individuazione e valutazione delle alternative La norma comunitaria ed il successivo recepimento a livello nazionale prevedono l’analisi e la valutazione delle alternative individuate in sede di programmazione, in termini di diversi scenari di riferimento, qualora ce ne siano. In particolare, essa prevede l’analisi e la valutazione in caso di “alternative 0” ovvero la valutazione degli effetti ambientali in caso di non attuazione del Piano. La valutazione degli effetti attesi in caso di non attuazione del Piano verrà inserita al termine delle valutazioni relative agli effetti ambientali significativi. Inoltre, in presenza di effetti significativi, verranno ripercorse le motivazioni che hanno portato alle scelte programmatiche che generano tali effetti: questo permetterà di individuare eventuali possibilità di scelte alternative che permettano di rendere minimi gli effetti negativi o massimi quelli positivi. 5.6 Misure atte a ridurre, impedire o compensare gli effetti ambientali A seguito dell’individuazione e valutazione di significatività degli effetti ambientali negativi del Piano, in sede di RA sarà proposto l’inserimento di misure atte a ridurre, impedire o mitigare gli stessi. Per ogni linea di intervento valutata, anche in funzione della significatività dell’effetto, le misure saranno distinte tra: Prescrizioni Indicazioni Prescrizioni e indicazioni, indipendentemente dal carattere che assumono, possono riguardare aspetti quali: localizzazione degli interventi (anche se in misura limitata, dato che le scelte localiz zative derivano da analisi di contesto e scelte strategiche motivate e rispondenti a specifiche ne cessità territoriali), la gestione, le tecnologie impiegate e cosi via. Si propone inoltre, qualora se ne ravvisi la necessità, di proporre misure atte a potenziare eventuali effetti ambientali positivi che in sede valutativa sono risultati come poco significativi. In questo modo si avrà la possibilità di massimizzare tali effetti, soprattutto agendo a livello di effetti 39 sinergici o cumulativi su un singolo tema/aspetto ambientale, migliorando complessivamente la sostenibilità del programma. 40 6 Coerenza 6.1 ANALISI COERENZA INTERNA L’analisi di coerenza interna è finalizzata a verificare se sono stati individuati obiettivi di Piano, se è stata definita una gerarchia tra gli obiettivi, e se sono state previste azioni coerenti con gli obiettivi individuati e i tempi di realizzazione degli specifici target assunti. In questa fase sarà possibile verificare se gli esiti dell’analisi SWOT sono stati tradotti in obiet tivi di piano e se le finalità del piano che hanno rilevanza ambientale sono state tradotte in azioni con adeguate risorse finanziarie. La coerenza interna del PFR è assicurata dalla modalità di predisposizione. Gli obiettivi generali del Piano discendono direttamente dalle linee programmatiche della politica forestale nazionale e sono individuate tenendo nel dovuto conto le competenza attribuite a questa pianificazione dalla L.R. 14/1996 e ss.mm.ii. e da tutte le altre normative inerenti il settore. Le azioni del piano, determinate a partire dalla situazione conoscitiva, mirano al raggiungi mento degli obiettivi prefissati, non sono antitetiche ad altri strumenti programmatori e non sono duplicazioni di altri strumenti, non prevedono duplicazioni di funzioni tra i soggetti che devono attuare il piano, che individua strumenti di attuazione e soggetti competenti, e ove possibile le relative tempistiche. Di seguito, si riporta l’analisi conoscitiva del contesto di riferimento oggetto di trattazione. 6.1.1 Scenario di riferimento La Sicilia è la prima regione italiana per superficie geografica, con 25.711 km² (CBI n. 3 ISTAT 2012) e la quarta regione per popolazione, con 4.999.932 abitanti nel 2012 (CBI n. 1 ISTAT 2012), di cui il 66,2% compresi nella popolazione attiva (15-64 anni), il 14,94% al di sotto dei 15 anni e il 18,8% al di sopra dei 64 (CBI n.2 ISTAT 2011). La densità abitativa è di 194,46 abitanti per km² (CBI n. 4 ISTAT 2012). Il 96,2% della superficie territoriale ricade nelle aree rurali (B, C, D) dove si localizza il 70,4% della popolazione residente (3.520.664) distribuita su 379 comuni su 390. In tali aree ricade il 97,6% della SAU della regione (ISTAT 2010). I comuni che invece risultano distanti dai centri di offerta di servizi essenziali (AP), e pertanto, vengono classificati come Aree Interne sono 298, ac colgono il 42,7% della popolazione residente e coprono il 75,2% della superficie regionale e il 77,7% di SAU regionale. La Sicilia è la seconda regione d’Italia più giovane con un’età media di 42 anni (SCI n. 1 ISTAT 2012) a fronte di una media nazionale di 43,8. Nelle zone rurali la densità della popolazione è più bassa nelle aree D (120 ab/km2) e C (156 ab/km2), dove però di attenua la tendenza allo spopolamento. In termini di variazione della po polazione residente, tra il 2001 e il 2011, in corrispondenza della fascia di età compresa tra i 15 e 29 anni si registra un dato negativo su tutto il territorio regionale (-11,7%), mentre rispetto alla classe di età 30 - 44 anni, il dato risulta negativo per le aree A (-7,3%) e C (-2,6%). Tale andamento demografico mostra una progressiva riduzione della componente più dinamica del tessuto sociale e lavorativo rappresentata dalla fascia di popolazione più giovane. 41 Il PIL a prezzi di mercato e valori concatenati al 2005, tra il 2008 e il 2012, registra una contra zione del 9,4%, a fronte di un -5,9% dato Italia (ISTAT 2012), incrementando il divario rispetto alla media nazionale. Il valore aggiunto prodotto in Sicilia nel 2011 è stato pari a 69.030,26 milioni di euro (CBI n. 10 fonte ISTAT 2011) e rappresenta il 5,39% di quello prodotto dall’intero Paese, così suddiviso: l’81,98% è prodotto dal settore terziario, il 14,29% dal settore secondario e il 3,73% dal settore primario (2.578 mln). In termini di incidenza del valore aggiunto del settore primario regionale (agricoltura, silvicol tura e pesca) sullo stesso indicatore calcolato a livello nazionale, emerge che la Sicilia contribuisce maggiormente nella produzione nel settore primario (10,3% del valore nazionale) rispetto al con tributo fornito nella produzione di altre branche (3,1% dell’industria e il 6% dei servizi). Nel pe riodo dal 2005 al 2011 il valore aggiunto del settore primario in Sicilia è in decremento, mentre tiene quello dell’industria alimentare. Il sistema agricolo, in Sicilia, è caratterizzato dalla presenza di 219.680 aziende agricole (CBI n. 17 fonte ISTAT 2010) pari al 13,6% del totale nazionale, che interessano una SAT di 1.549.400 ettari (il 9,1% del totale nazionale) e una SAU di 1.387.520 ettari (il 10,8% del totale nazionale). Nel periodo intercensuario 2000-2010 si registra una riduzione nel numero di aziende del 37,1%. In controtendenza rispetto al dato nazionale la SAU e la SAT si incrementano rispettivamente del 8,4% e 6,5%. La dimensione media aziendale quindi aumenta da 3,7 a 6,3 ettari, pur rimanendo distante dalla media nazionale di 7,9 ettari (INEA 2013). Tale crescita dimensionale è in parte da attribuire all’entrata in vigore, nel periodo 2000-2010, dell’obbligo del fascicolo aziendale, in combinazione con l’attivazione degli aiuti delle misure agro ambientali e di sostegno al reddito, che hanno contribuito a fare emergere uno scenario più reale dell’organizzazione economica delle aziende. La superficie agricola utilizzata (SAU) in Sicilia nel 2010 (in totale 1.387.521 ettari) è costituita per il 49,1% da seminativi (Italia 55%), per il 23,1% da prati permanenti e pascoli (Italia 27%) e per il restante 27,7% dalle coltivazioni legnose agrarie (Italia 19%) (CBI 18) (ISTAT, 2010). L’utilizzo dei terreni agricoli è mutato lievemente rispetto ai 10 anni precedenti, si registra comunque un calo moderato delle coltivazioni legnose agrarie (-3%) e solo i prati permanenti e pascoli sono in netto aumento rispetto al 2000. Esaminando la distribuzione delle aziende per classi di dimensione fisica ed economica, si con fermano i fenomeni di polverizzazione strutturale ed economica del sistema agricolo siciliano: il 53% delle aziende ha una SAU inferiore a 2 ettari, il 49,4% una produzione standard (PS) inferiore a 4.000 Euro (CBI n.17), quindi inferiore al campo di osservazione della RICA e l’82,5% inferiore a 25.000 Euro. L’elevato grado di marginalità della maggioranza delle aziende agricole censite è confermato anche dai dati forniti dalle CCIAA della Sicilia, secondo cui il numero di imprese attive iscritte nella sezione coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali si è ridotto passando da 90.955 nel 2010 a 78.711 nel 2014 (13,5%), evidenziando anche il rischio di abbandono dell’attività agricola da parte delle imprese che producono per il mercato. I bassi livelli di redditività dell’agricoltura sono confermati dai dati rilevati dalla RICA nel 2013 sul campione regionale Sicilia (l’universo di riferimento è costituito dalle aziende di dimensione economica pari a 4000 euro e oltre di produ zione standard). La declinazione dell’indicatore di redditività del lavoro familiare per orientamento tecnico-eco nomico dell’azienda, evidenzia risultati economici superiori al dato medio nelle aziende specializ zate nelle coltivazioni permanenti (13.077 euro/ULF), maggiore nei seminativi (17.685 euro/ULF), 42 nelle aziende zootecniche (erbivori 24.044 euro/ULF, granivori 32.395 euro/ULF) e soprattutto nelle aziende specializzate in ortofloricoltura 35.309 euro/ULF. La distribuzione per sesso ed età dei capi azienda delle aziende agricole mostra come su 10 capi azienda sette sono uomini, e come i conduttori di età inferiore ai 35 anni costituiscono ap pena il 6,6% del totale. (CBI n. 23 ISTAT 2010). Tuttavia, rispetto alla media nazionale, la Sicilia presenta una maggiore incidenza di aziende condotte da “under 40” (12%, a fronte di una media nazionale del 10%) e da “over 65”. Esiste, quindi, una esigenza concreta di proseguire le politiche già avviate nelle precedenti programmazioni per favorire iniziative intraprese da giovani e donne (ISTAT 2010). Il valore del rapporto tra capo azienda con età <35 anni e >54 anni pari a 10,8 (CBI 23) indica lo squilibrio generazionale tra agricoltori più anziani e giovani (in totale per ogni cento agricoltori con più di 54 anni di età ci sono poco meno di 11 giovani capo azienda). L’analisi ha evidenziato l’incidenza dei giovani capo azienda e come la loro presenza cresce con l’aumentare della dimensione economica dell’azienda agricola. I capi azienda di età compresa tra il 35 e i 54 anni con un livello di istruzione base, nel 2010, sono pari al 93,1% (CBI n. 24 fonte ISTAT 2010), mentre il 5,5% è in possesso di una formazione agricola completa. In dettaglio, secondo i dati Eurostat 2010 emerge che i capi azienda con età superiore a 55 anni presentano per l’87,64% un’educazione base, per l’1,39% un’educazione com pleta e per il 10,97% solo esperienze pratiche. Nelle fasce di età inferiore ai 35 anni l’88,55% ha conseguito una istruzione base, l’11,31% una istruzione completa ed appena lo 0,07% ha compe tenze derivanti esclusivamente dalla pratica. La formazione del capo azienda non risulta partico larmente correlata a un livello di istruzione pertinente al settore agrario: soltanto il 2% ha un diploma agrario, il 9% circa è laureato e soltanto l’1% possiede una laurea nel settore agrario. La diversificazione delle attività agricole verso attività extra-agricole rappresenta uno dei fat tori chiave per accrescere l’occupazione e la redditività delle imprese del settore. Secondo l’ISTAT (Report sull’agriturismo, 2012) le aziende agrituristiche siciliane rappresen tano il 2,9% degli agriturismi italiani e il 15,7% di quelli relativi al Mezzogiorno. Nel quinquennio 2008-2012 gli agriturismi sono aumentati del 31,7% a livello regionale. Nel contesto sopra definito, si inserisce il sistema forestale, che nonostante risulti marginale rispetto a quello agricolo, riveste un ruolo importantissimo per contribuire a garantire anche il raggiungimento degli obiettivi nazionali di tutela degli ecosistemi e dei connessi aspetti paesaggi stici e ricreativi, per la salvaguardia della risorsa idrica, per la prevenzione di processi di degrado e per la mitigazione dei processi di cambiamento climatico. Non ultimo, rappresenta inoltre un’importante opportunità per lo sviluppo dell’economia forestale e montana e delle sue filiere. La superficie forestale in Sicilia, in base ai dati dell’Inventario Forestale Regionale, ammonta a 515.580 ettari che comprende, oltre alle aree boscate propriamente dette, i territori occupati da vegetazione arborea o arbustiva: foreste, boscaglie, macchia, arbusteti e formazioni molto rade, i pascoli, ma anche gli impianti di arboricoltura da legno, i boschetti e le formazioni forestali lineari estranei al contesto forestale. Tale superficie è circa il 20% del totale regionale e al 5% di quello nazionale. I boschi alti, o boschi in senso stretto, rappresentano circa la metà della superficie forestale siciliana, per un’estensione complessiva di 258.502 ettari; la maggior parte di essi occupa i versanti dei princi pali rilievi montuosi dell’Isola: le Madonie, i Monti Nebrodi, i Peloritani, l’Etna, ma anche i Monti Sicani e rilievi dell’entroterra palermitano; la distribuzione per province evidenzia forti diversità: il 68% si distribuisce tra le province di Messina (81.825 Ha), Catania (43.627 Ha) e Palermo (51.325 Ha), mentre tra le rimanenti solo Enna (22.383 Ha) presenta estensioni di un certo rilievo. La ri partizione dei boschi alti in categorie forestali conferma la significativa incidenza dei rimboschi menti, che da soli rappresentano oltre il 36% della superficie con circa 93.646 Ha; ad essa segue 43 la categoria dei querceti di rovere e roverella (22.728 Ha), leccete (17.086 Ha), sugherete (14.732 Ha), faggete (14.173 Ha), castagneti (9.353 Ha). In generale, si tratta di boschi che hanno una significativa valenza protettiva. Tra le altre categorie che verosimilmente non derivano da impianto, si osserva una prevalenza dei querceti di rovere e roverella, seguiti a notevole distanza da cerrete e leccete e poi, ancora, da sugherete e faggete. In Sicilia, come del resto a livello nazionale, le formazioni forestali ricadono prevalentemente su terreni di proprietà privata (333.815 ettari). Più in dettaglio, le superfici di proprietà privata sono quasi sempre riferibili a proprietà individuali, mentre tra le proprietà di tipo pubblico pre valgono quelle Regionali, ma sono abbastanza rappresentate anche le proprietà Comunali (60.291 ettari). Il patrimonio demaniale forestale della Regione, che ammonta ad oltre 156 mila ettari, in virtù dell’art. 34 della legge regionale 15 maggio 2013 n. 9, è gestito dal Dipartimento dello Svi luppo Rurale e Territoriale che ha ereditato le competenze della soppressa Azienda Regionale Foreste Demaniali. Dunque, il Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale, artico lato in strutture intermedie centrali e periferiche, è il soggetto pubblico che svolge, in modo esclu sivo, le azioni necessarie per la prevenzione diretta dagli incendi, conservazione, tutela, gestione e miglioramento del patrimonio boschivo demaniale (oltre 156 mila Ha) e quello affidato in ge stione dai comuni (circa 16,8 mila Ha), assicurando alla collettività i servizi ecosistemici prodotti dai sistemi forestali. Inoltre, con le 26 Riserve Naturali gestite, rappresenta anche il maggiore Ente Gestore di aree naturali protette della Regione Siciliana. Il patrimonio boschivo demaniale è caratterizzato dalle più importanti formazioni presenti in Sicilia: le faggete delle Madonie, dei Nebrodi e dell’Etna; i querceti mesofili misti dell’orizzonte sub-montano; le pinete del piano montano e sub-montano; le formazioni miste a querce meso termofile del piano intermedio; le formazioni a sclerofille sempreverdi, principalmente leccete e sugherete; i rimboschimenti a pini termofili mediterranei; gli impianti di eucalitti; le formazioni a macchia mediterranea del piano basale; le formazioni igrofile degli impluvi e delle aree umide; le formazioni dunali e retro-dunali, naturali e artificiali. Tra queste formazioni prevalgono quelle di origine artificiale (pinete e eucalitteti) mentre tra i popolamenti naturali prevalgono le superfici a sclerofille sempreverdi (a prevalenza di leccio), cui seguono, nell’ordine, le formazioni miste di querce mesofile, a prevalenza di roverella, quelle a prevalenza di cerro e le faggete. Per quanto riguarda le superfici boscate connesse alle aziende agricole (ISTAT 2010), si eviden zia che esse si concentrano prevalentemente nelle classi di dimensioni aziendali superiori a 30 ettari. Per le imprese forestali non vi sono invece dati relativi alla totalità delle aziende, ma dalle risultanze dell’applicazione del Reg. (CEE) 2080/92 si è evidenziata una superficie media di inter vento pari a 15,86 ettari ed una superficie media delle aziende aderenti di 33,71 ettari. E’ evidente che la Sicilia, essendo una regione tradizionalmente e prevalentemente agricola, il settore forestale acquisisce una generale marginalità, soprattutto sotto il profilo economico. Invero, la Sicilia è fra le regioni d’Italia più ricche di biodiversità, sia di specie vegetali che ani mali, con una elevatissima presenza di specie endemiche e popolazioni autoctone. Attualmente si stimano 3.200 entità vascolari, di cui oltre l’11% rappresentate da entità endemiche (Giardina et al., 2007); in Sicilia si concentrano più di 10 entità prioritarie, endemiche e ad areale ristretto, fra cui Abies nebrodensis, Leontodon siculus, Aster sorrentini, Zelkova sicula, ecc... La Rete Natura 2000 in Sicilia si compone di 238 siti (14 marini e 224 terrestri) con un’esten sione pari al 22,7% della superficie regionale. Il 55,9% delle aree forestali isolane rientrano all’in terno della Rete Natura 2000, contro un dato nazionale che si ferma al 29,7%, mentre la 44 percentuale di SAU siciliana che rientra nella Rete Natura 2000 è pari al 18,6, di cui il 10,6% com prende anche i prati naturali (CBI n. 34 DG Enviroment 2011). Nelle aree SIC-ZSC e ZPS si rilevano circa il 50% delle specie faunistiche ed il 20% delle specie floristiche di interesse comunitario segnalate in Italia ed elencate nell’allegato II della Direttiva “Habitat” e nell’allegato I della Direttiva “Uccelli”. Il valore dell’indice FBI (Farmland Bird Index) (anno 2000 = 100) a livello nazionale al 2012 è pari a 102,3, mentre quello a livello regionale è pari a 111,7 (CBI n. 35 RRN-LIPU 2013). Le misure di conservazione della biodiversità nei Siti Natura 2000, ai sensi dell’art. 6 della Di rettiva “Habitat”, si attuano attraverso i corrispondenti Piani di Gestione. La regione possiede, inoltre, due aree umide di interesse internazionale molto ricche di specie animali, importanti per la nidificazione e la migrazione dell’avifauna e strategiche per la salvaguardia della biodiversità regionale ed internazionale aventi una superficie di 1.706 ettari. All’ampiezza dell’estensione ter ritoriale, si aggiunge la qualità dello stato di conservazione degli habitat regionali che è risultato da buono a eccellente per l’80% delle superfici interessate (458.366 ettari su 572.512) (CSI n. 6 Elaborazione Arpa Sicilia su dati MATTM - agg. Settembre 2011). E’ evidente che è necessario tutelare e valorizzare gli ecosistemi ad alta valenza ecologica, nonché porre in essere azioni finalizzate alla conservazione del germoplasma forestale a rischio di estinzione o soggetto a rischio di elevata erosione genetica, come peraltro previsto dalla Stra tegia Nazionale per la Biodiversità (MATTM, Strategia nazionale per la biodiversità - 2010). Relativamente al cambiamento climatico, gli studi svolti in Sicilia concordano nell’individuare una significativa tendenza all’aumento delle temperature ed alla diminuzione delle precipitazioni. In questo contesto la pianificazione forestale, che dovrà essere attuata nel rispetto dei principi di gestione forestale sostenibile, risulta di fondamentale importanza per valorizzare la multifun zionalità delle risorse forestali ed accrescere la stabilità degli ecosistemi. Tuttavia, la pianificazione a livello aziendale risulta ancora carente sia nel pubblico sia nel privato. Con riferimento al settore della ricerca in generale, la Sicilia, secondo il Quadro di valutazione dell'innovazione regionale del 2014, è considerata un innovatore moderato e, in media, il settore R&S rappresenta l'1 % del PIL regionale mentre la spesa pubblica per R&S rappresenta lo 0,8 % e la spesa privata ammonta allo 0,2 % (la media italiana è del 2 % del PIL). Inoltre, nel periodo 2007 2009/2013, la performance dell’isola in tema d’innovazione è peggiorata passando da mode rata/alta a moderata/bassa e, come nel resto d’Italia, i principali indicatori dell’innovazione sono peggiorati. Al fine di superare tali difficoltà, per il periodo 2014-2020 la Sicilia ha posto un forte accento sulle politiche di sostegno alla ricerca e all'innovazione, predisponendo la Strategia Regionale dell'innovazione per la specializzazione intelligente per il periodo 2014-2020 - RIS3 Sicilia (adot tata dall’UE il 18/02/2015). La scarsa capacità e propensione all’innovazione evidenziata in maniera diffusa su scala regio nale e l’insufficiente consapevolezza riguardo alla sua importanza quale potenziale fattore di cre scita e sviluppo, è facilmente riscontrabile anche nel settore forestale, sia quello a gestione pub blica che privato, e delle attività a esso collegate. L’analisi condotta nel 2016 dal Dipartimento dello Sviluppo Rurale e Territoriale, il confronto con gli enti di ricerca, i portatori d’interesse ed i contributi da loro forniti, hanno consentito di realizzare un documento sui fabbisogni di innovazione e ricerca nel settore forestale della Sicilia. E’ evidente che tale processo di concertazione rappresenta una tappa significativa, a cui dovrà seguire un’azione sinergica nella fase di attuazione dei progetti di ricerca, nel rispetto delle com petenze di ciascun soggetto. 45 In Sicilia, l’attività di consulenza e di assistenza tecnica nel settore forestale viene erogata at traverso le strutture centrali e periferiche del Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Ter ritoriale. Tuttavia si evidenzia la necessità di un continuo aggiornamento del personale tecnico. Accanto al sistema pubblico, opera sul territorio un sistema di consulenza privata, più specia lizzato nel settore agricolo e meno in quello forestale. Per quanto concerne il sistema energetico, esso risulta sviluppato in considerazione della con sistente presenza di impianti di trasformazione energetica e raffinazione (SLL di Siracusa). Se condo i dati Terna 2012, la regione ha un saldo positivo di 1.252,9 GWh. La produzione regionale è attribuibile per l’85% ad impianti termoelettrici e per circa il 15% ad impianti da fonte rinnova bile. Nel periodo tra il 2005 e il 2012, la regione ha incrementato notevolmente la quota dei con sumi di energia elettrica coperta da fonti rinnovabili, portandola dal 2,6% a circa il 15%. Tale in cremento è senza dubbio legato alla messa in esercizio di molti impianti fotovoltaici nel 2011 e dal più modesto aumento della potenza installata da impianti eolici. Anche il PSR Sicilia 2007/2013 ha in parte contribuito con la realizzazione di 3 impianti da biomassa (389,36 Kw in tot.), 80 im pianti fotovoltaici (2.209,25 Kw in tot.) e 4 impianti minieolici (150 kw in tot). La diffusione delle fonti rinnovabili fa emergere la necessità di investimenti in impianti e tec nologie al fine dell’ottimizzazione gestionale delle reti (smart grids). La Sicilia, infatti, presenta un dato relativo alle interruzioni di continuità della fornitura elettrica doppio rispetto al Centro Nord. La produzione energetica degli impianti alimentati da biomasse provenienti dal settore agri colo e forestale nel 2011 in Sicilia risulta pari a 287,7 ktoe (CBI n. 43 Simeri GSE 2011). Nell’ambito del Progetto Biomasse Enama (2011) è stata misura per la regione la disponibilità potenziale di biomassa e la stima del potenziale effettivo. In particolare, lo studio ha evidenziato una disponibilità potenziale di residui da colture erbacee (sostanza secca) pari a 363.364 t/anno e da colture arboree pari a 600.801 t/anno; un volume potenziale di residui da biomasse prove niente dal settore forestale pari a 884.798 m3; un volume di biomassa potenziale da deiezioni animale liquide pari a 4.645.453 m3/anno e deiezioni animale solide 589.893 t/anno. Per ciò che riguarda le biomasse residuali dell’agroindustria è stato stimato il dato medio 2006/2009 pari a 265 kt per le olive e 822 kt per l’uva. Con il Progetto ProForBioMed (2014) è stata sviluppata una metodologia di indagine finalizzata ad individuare sul territorio regionale aree idonee per uso energetico delle biomasse forestali re siduali. E’ stato possibile, altresì, individuare per ogni tipologia forestale gli interventi selvicolturali più opportuni in grado di coniugare l’utilizzo delle biomasse con l’aumento della loro stabilità eco sistemica. Il modello di filiera proposto nell’ambito del progetto ProForBioMed, per la gestione forestale sostenibile e la contemporanea produzione di energia elettrica e calore (cogenerazione), è risul tano di immediata applicazione alla realtà forestale della Sicilia: esso si basa su una filiera locale bosco-legna-energia, con impianti di cogenerazione di medio-piccola potenza (ben al di sotto del MW) che utilizzano la biomassa prodotta esclusivamente nell'ambito del proprio territorio, nel pieno rispetto dei principi della gestione forestale sostenibile e della filiera corta (massimo 5-7 Km). 6.1.2 Analisi swot A partire dall’analisi generale della situazione in Sicilia di alcuni aspetti connessi alla popola zione, all’occupazione, all’economia, ecc.. e da quelli derivanti dall’analisi dei sistemi forestali, 46 degli habitat e delle specie a rischio di estinzione, dell’ attività agricola, nonché dei rischi derivanti dalla pressione antropica, è stato redatta la seguente analisi swot in cui si realizza il Piano Fore stale Regionale. Lo scopo è quello di definire le opportunità di sviluppo del settore forestale, che derivano da una valorizzazione dei punti di forza e da un contenimento dei punti di debolezza, alla luce del quadro di opportunità e rischi che deriva, di norma, dai fattori esterni alla pianificazione. Punti di debolezza La Sicilia, come è stato ampiamente argomentato, è caratterizzata da una copertura forestale ridotta, localizzata prevalentemente sulle catene montuose a Nord dell’Isola, molto frammentata altrove. Buona parte di essa è compresa in aree protette e di proprietà pubblica. Lo scenario de lineato ne ha posto in luce la valenza naturalistica, nonché la rilevante presenza di endemismi e di diversità biologica. Il bosco assume quindi un valore di esistenza fondamentale e contribuisce alla risorsa paesaggio che è un elemento caratterizzante per le attività turistiche. Tuttavia, l’importanza economica del bosco nel quadro delle attività produttive è localizzata e soprattutto limitata ad alcune realtà. D’altra parte, la scarsa tradizione forestale della Sicilia, fattore storico in una regione prevalen temente agricola, nel tempo ha limitato lo sviluppo del settore forestale, che oggi è caratterizzato da elevata frammentazione della superficie, scarsa propensione all’innovazione, assenza di piani ficazione degli interventi, scarse conoscenze tecniche degli operatori, frequente disinteresse dell’opinione pubblica, ecc… Per il settore privato e per le proprietà pubbliche aventi destinazione economica, dall’analisi del contesto forestale regionale si evidenzia che la Sicilia non è sicuramente competitiva sul mer cato rispetto ad altri paesi produttori di legname, né in termini di costi, né qualitativi né di stan dardizzazione delle produzioni. Sulla filiera bosco-legno incidono negativamente la frammentazione della proprietà forestale, la carenza di forme di integrazione gestionale e la mancanza di cooperazione commerciale, oltre che la carenza di idonee infrastrutture ad essa dedicate e l’insufficiente preparazione professio nale che si riflette sull’introduzione dell’innovazione e sull’adozione delle nuove tecnologie. Infatti, le micro realtà di trasformazione del legname di qualità oggi reperiscono in modo di sperso il prodotto legnoso di utilizzazioni non coordinate, anche di materiale di pregio, mancando una logica di filiera. E ancora, la dispersione e la generale distruzione di una ingente quantità di materiale legnoso prodotto dalle utilizzazioni nel settore pubblico, che per carenze tecniche di mezzi e organizzazione vengono lasciati in loco o distrutti per abbruciamento. Quantità che, al meno per gli assortimenti di maggiori dimensioni potrebbero trovare, in una logica di filiera, una collocazione sul mercato, quantomeno per l’impiego delle biomasse. Nel campo delle utilizzazioni boschive continuano a trovare impiego, soprattutto nella fase di smacchio e di concentramento del materiale allestito, mezzi e sistemi divenuti da tempo obsoleti, in gran parte derivati da meccanizzazione agricola senza alcuna modifica. Sono quasi del tutto ignorate le tecniche impiegate correntemente in molte altre zone d’Italia (teleferiche e anche semplici fili a sbalzo, risine, ecc…). Come sopra accennato, ciò deriva da diversi fattori, quali scarsi investimenti per l’acquisto di mezzi, scarsa qualificazione degli operatori del settore, basso livello di preparazione specifica sia delle maestranze sia dei responsabili tecnici di cantiere, che non co noscono le possibilità offerte dall’innovazione e i vantaggi connessi all’adozione di una meccaniz zazione sia pure semplice ma dedicata. Tutto ciò determina una bassa produttività del lavoro, nonché un elevato impatto delle ope razioni in bosco sui soprassuoli in termini di riduzione della loro efficienza bio-ecologica, dopo gli 47 stress indotti dalle stesse operazioni forestali. In questi termini, a livello regionale si evidenzia un gap strutturale, infrastrutturale ed organizzativo, rispetto ad altre regioni con filiere forestali più sviluppate. Inoltre, la frammentarietà del settore forestale privato comporta una maggiore diffi coltà nel potenziamento del mercato dei prodotti che potrebbero essere valorizzati (legname di castagno, biomasse da energia). Va considerato inoltre che la filiera energetica potrebbe essere integrata anche dagli scarti agricoli nelle aree a vocazione agroforestale e da una parte delle piantagioni effettuate per fini diversi non conseguiti, quali ad esempio gli impianti di arboricoltura da legno che non raggiungono gli standard richiesti dal mercato per la scarsa qualità del materiale d’impianto e per i risultati conseguiti. A volte infatti, la mancanza di una adeguata cultura e preparazione degli imprenditori, nonché la scarsa dotazione di mezzi tecnici adeguati compromette i risultati degli impianti. Un ulteriore punto di debolezza è rappresentato dalla carenza del sistema della divulgazione a favore degli imprenditori che quindi, non si avvalgono delle conoscenze in campo agronomico, forestale e tecnologico per la realizzazione degli impianti di imboschimento e di arboricoltura da legno. Ad oggi infatti manca la coscienza e la conoscenza delle possibilità e delle limita zioni dell’uso delle specie e della loro colturalità: tale criticità ha determinato negli anni evidenti insuccessi. E’ dunque necessario colmare tale aspetto, promovendo la diffusione capillare delle conoscenze, sia tramite sistemi di formazione a tutti i livelli, ma anche attraverso la messa a rete di conoscenze tecniche. In definitiva il gap strutturale del settore forestale nell’Isola si manifesta in termini di carenze conoscitive (formazione professionale), organizzative (mancanza di logiche di filiera) e tecniche (quasi totale mancanza di attrezzature forestali specifiche), mentre per quanto riguarda le infra strutture (strade, piste, ricoveri ecc…) la carenza riguarda principalmente le quote più alte dei complessi montuosi delle Madonie, Nebrodi e Peloritani. Dunque, numerosi sono i fattori che limitano lo sviluppo del settore, che di seguito si sintetiz zano:  Alta incidenza di incendi boschivi e dell’estensione della superficie bruciata  Assenza quasi totale di Piani di Gestione  Scarsa capacità e propensione all’innovazione  Scarsa integrazione di filiera  Insufficiente/inadeguata rete viaria a livello comprensoriale e aziendale  Scarsa propensione del settore forestale a un adeguamento gestionale, strutturale e produttivo (ammodernamento delle dotazioni strutturali ed infrastrutturali per le utilizzazioni forestali, ecc…)  Carenze formative di tipo tecnico e gestionale per addetti, operatori e proprietari  Scarsa diffusione delle conoscenze  Elevata incidenza di territori a rischio di dissesto idrogeologico  Degrado dei suoli  Cambiamento climatico Per quanto riguarda il settore privato, ad essi si aggiungono sia fattori strutturali sia fattori oggettivi:  Bassa incidenza delle superfici boscate private e bassa redditività delle foreste  Frammentarietà delle proprietà forestali  Inadeguatezza delle reti infrastrutturali rurali (energetiche, idriche, logistiche e di trasporto, TIC) 48  Scarsa integrazione di filiera e di isolamento delle imprese con difficoltà di valorizzazione commerciale delle produzioni  Carenza di servizi alle imprese Punti di forza Nonostante il quadro difficile sopra descritto, si configurano nella realtà forestale siciliana nu merose potenzialità, che adeguatamente sviluppate possono portare allo sviluppo del settore e alla sua valorizzazione, favorendo anche l’incremento del reddito delle imprese e l’occupazione. In tal senso, i finanziamenti previsti dalle misure 8 del PSR Sicilia 2014-2020, rappresentano una grande opportunità. Gli impegni economici e sociali profusi nel tempo hanno comportato un considerevole au mento della superficie forestale che è in buona parte di proprietà pubblica e pertanto più facil mente gestibile in modo unitario. Tale superficie può essere suscettibile di ulteriore ampliamento, grazie ai finanziamenti derivanti soprattutto dalla misura 8 del PSR Sicilia 2014-2020. Un punto di forza significativo è rappresentato dalla gestione centralizzata del demanio fore stale, cui il Dipartimento regionale dello sviluppo rurale e territoriale, organizzato con strutture periferiche territoriali, è l’organo preposto a tale compito. Ciò consente di attuare con maggiore efficienza ed efficacia tutti gli interventi che derivano dalla strategia forestale regionale, ivi com preso la divulgazione e la consulenza specialistica alle imprese nel settore forestale e arboricoltura da legno. La diffusione delle conoscenze agli imprenditori consente di attuare adeguate scelte aziendali per lo sviluppo dell’arboricoltura da legno che può trovare ampi spazi di successo. Il crescente interesse verso i temi ambientali, il rafforzamento del legale tra i settori agricolo, forestale e turismo, il crescente flusso turistico che interessa i Parchi, le Riserve Naturali e aree protette della Sicilia, rappresentano dei fattori trainanti per lo sviluppo e la valorizzazione del settore, i cui effetti positivi si ripercuotono anche in altri settori (agricolo, turismo, servizi, ecc…), favorendo anche l’occupazione. Di seguito si sintetizzano i punti di forza del settore:  Crescita graduale della superficie forestale negli ultimi cinquanta anni che vede preva lere in Sicilia il regime di proprietà pubblica sul privato  Gestione centralizzata del demanio forestale regionale  Elevata biodiversità vegetale ed animale  Presenza di aree protette e/o di elevato pregio naturalistico  Possibilità di ulteriore sviluppo del turismo ambientale e dei servizi connessi  Crescente disponibilità di biomassa derivante dalla gestione forestale  Comprensori fortemente vocati per l’ottenimento di produzioni certificate  Possibilità di ulteriore sviluppo dell’arboricoltura da legno  Buona qualità delle risorse idriche Opportunità e Minacce Dal sistema forestale regionale discendono delle attività che, oltre a contribuire a garantire il raggiungimento degli obiettivi sottoscritti dal nostro paese per la tutela degli ecosistemi e dei connessi aspetti paesaggistici e ricreativi, per la salvaguardia della risorsa idrica, per la preven zione di processi di degrado e per la mitigazione dei processi di cambiamento climatico, rappre sentano un’importante opportunità per lo sviluppo socio-economico e per favorire la permanenza della popolazione delle aree montane e rurali. 49 E’ il caso di ricordare che i boschi sono fonte di beni e servizi che producono esternalità positive per i cittadini, in termini di salute e qualità della vita; ma sono anche il luogo di svago, occupazione e reddito, tutela del suolo e delle risorse idriche, di difesa dall’erosione, dalla desertificazione e dalle calamità naturali, nonché di conservazione della biodiversità animale e vegetale. Solo attraverso una corretta e multifunzionale gestione del bosco, possono essere garantite, anche per le future generazioni, tutte le funzioni del patrimonio forestale regionale che necessa riamente dovrà essere ulteriormente ampliato. Tale risorsa, costituisce altresì la base per lo sviluppo della complessa filiera foresta-legno, ar ticolata nelle sue sottofiliere, che rappresenta una grande opportunità per la Sicilia, con partico lare riferimento all’uso del legno per fini energetici. Al riguardo, lo sviluppo di nuovi impianti di arboricoltura da legno, nonché i residui vegetali derivanti dall’agricoltura posso contribuire ad incrementare le fonti di approvvigionamento per la produzione di energia. E’ il caso di ricordare, infine, che i servizi ed i prodotti che derivano dai boschi producono effetti positivi anche sul altri settori economici (agricolo, turismo, commercio, energia, industria, riciclo, ecc…), contribuendo quindi a favorire lo sviluppo e l’occupazione. Di contro, la principale e grave minaccia al patrimonio forestale regionale è rappresentata dal diffuso fenomeno degli incendi che rappresenta una della maggiori priorità della Regione Siciliana. Tale fenomeno è certamente influenzato dal cambiamento climatico, i cui effetti sono particolar mente evidenti in Sicilia (venti eccezionali, onde di calore, aumento della temperatura media). Le superfici percorse dal fuoco e il numero degli eventi sono sempre elevati e determinano, oltre alla distruzione dei soprassuoli forestali, un forte impoverimento del substrato vegetale con pesanti ripercussioni ambientali. Il livello di rischio incendio del territorio regionale è classificato “Piano regionale per la pro grammazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi e di vegetazione”, che è stato approvato con D.P. Reg. del 11 Settembre 2015 e successivi aggiorna menti. Secondo le previsioni dell’International Panel for Climate Change, nei prossimi decenni, i feno meni legati alla variabilità climatica si andranno intensificando soprattutto nell’area del Mediter raneo. L’interrelazione tra gli impatti dei cambiamenti climatici e le pressioni antropiche sulle ri sorse naturali, esporranno l’intera area del Mediterraneo a crescenti livelli di vulnerabilità. In tale contesto anche la Sicilia dovrà far fronte a tale importante criticità. Gli scenari previsionali evidenziano, infatti, numerosi impatti negativi destinati a influenzare le condizioni di vita, correlati principalmente a un forte innalzamento delle temperature medie e massime, alla alterazione dei regimi pluviometrici con riduzione nel caso del Mediterraneo delle precipitazioni annuali medie e dei flussi fluviali ma anche dell’aumento delle frequenza degli eventi meteo climatici estremi. Tali fenomeni provocano, peraltro, anche l’insorgenza di nuove emergenze fitosanitarie e la recrudescenza di avversità parassitarie favorite prevalentemente da fattori ambientali, dall’au mento della emissione di sostanze inquinanti nell’atmosfera e dalla influenza delle attività umane. La necessità di affrontare le dinamiche legate al cambiamento climatico è ormai stata ricono sciuta a livello istituzionale, scientifico e accademico e una serie di iniziative sono in corso per sviluppare politiche adeguate alle diverse scale. In Sicilia sono riscontrabili anche diversi processi di degradazione dei suoli, tipici dell’area del mediterraneo; il più importante e diffuso è rappresentato dall’erosione idrica, da ricondurre alla forte erosività delle piogge. 50 La Commissione COM (2006) 231 “Strategia Tematica per la Protezione del Suolo” ha identifi cato alcune minacce, quali erosione idrica, diminuzione della sostanza organica, compattamento, salinizzazione, franosità, contaminazione puntuale e diffusa, che sono spesso conseguenza di tec niche colturali e pratiche agricole e forestali inadeguate e, più in generale, di un eccessivo sfrut tamento del territorio o di un abbandono nelle aree rurali interne. Nell’ultimo decennio infatti la frequenza di eventi meteorologici estremi, hanno determinato altresì fenomeni di dissesto e di frane, nonché esondazione di torrenti che hanno provocato rile vanti danni sia alle produzioni agro-forestali sia ai centri abitati. Con l’emanazione del D. Lgs. 23 febbraio 2010 n. 49 lo Stato Italiano ha avviato il percorso per l’attuazione della Direttiva 2007/60/CE relativa alla valutazione ed alla gestione del rischio allu vioni entro il 22 giugno 2015. E’ attivo nel sito dell’Assessorato Regionale del Territorio e dell’Am biente, della Regione Siciliana (www.artasicilia.eu/old site/web/bacini idrografici/) il link “Piano di Gestione del Rischio Alluvioni” dove sono disponibili tutti i documenti ivi comprese le mappe di pericolosità e di rischio. Inoltre, dai dati del Piano per l’Assetto Idrogeologico della Regione Siciliana emerge che il 3,7% del territorio regionale è a rischio idrogeologico di frana molto elevato ed il 4,6% è a rischio idro geologico di frana elevato. A tali aree si aggiungono quelle classificate a rischio idraulico (piene). L’analisi della Carta Regionale dell’erosione reale in scala 1:250.000 elaborata utilizzando il modello di calcolo proposto nella Universal Soil Loss Equation (USLE) (Wischmeier e Smith, 1978), successivamente integrato nella RUSLE (Revisited Universal Soil Loss Equation) (Renard et. al. 1997), evidenzia che il 66% del territorio regionale è caratterizzato da una perdita di suolo media da nulla/trascurabile a leggera (da 0 a 6 ton/ha/anno), il 16% presenta un erosione moderata (da 6 a 10 ton/ha/anno), il 13% erosione da moderata a severa (da 10 a 20 ton/ha/anno), mentre il restante 5% del territorio regionale risulta interessato da erosione molto severa. Il fenomeno dell’erosione si associa spesso al rischio di desertificazione, nei cui confronti la Sicilia è una delle regioni del Mediterraneo maggiormente sensibile. Per contenere il fenomeno, la Regione nel 2003 ha adottato la “Carta della Vulnerabilità al rischio di desertificazione”, che è stata aggiornata nel 2011 (D.A. n. 537/Gab/2011) in “Carta delle Sensibilità alla Desertificazione”, quale strumento di indirizzo nella pianificazione regionale di uso del territorio. Sulla base di quest’ultima le aree critiche regionali rappresentano il 56,7% dell’in tero territorio, e tra queste, il 35% rientrano nelle aree a maggiore criticità C2. Per quanto concerne le principali avversità biotiche potenzialmente in grado di causare gravi danni ai popolamenti forestali e/o alle specie vegetali spontanee presenti all’interno di aree pro tette, si ricordano, tra i patogeni, Heterobasidion annosum sensu strictu (Fr.) Bref.; Biscogniauxia nummularia (Bull.: Fr.) Kuntze; Biscogniauxia mediterranea (De Not.) Kuntze; Armillaria spp.; Bo tryosphaeria parva Pennycook & Samuels; Botryosphaeria stevensii Shoemaker, Botryosphaeria spp.; Ceratocystis platani (Walter) Engelbr. Et Harr; Cryphonectria parasitica (Murrill) Barr.; ecc.., mentre tra gli insetti: Traumatocampa pityocampa (Denis & Schiff.), Thaumetopoea processionea (L.); Lymantria dispar L.; Tortrix viridana L.; (Denis & Schiff.); Euproctis chrysorrhoea L.; Scolitidi dei pini (Ipssexdentatus) Börner, Tomicus minor Hartig, T. destruens Wollaston, Orthotomicus erosus Wollaston, ecc.); Cryptococcus fagisuga Lindinger; Rhynchophorus ferrugineus Olivier; Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu; Anoplophora chinensis (Forster); Anoplophora glabripennis (Motschulsky); Phoracantha semipunctata F., ecc.. 51 Individuazione dei fabbisogni Dall’analisi esposta nei paragrafi precedenti emergono i fabbisogni del settore, che di seguito sono sinteticamente illustrati, da cui scaturiscono le politiche di indirizzo da metter in atto, se condo una precisa strategia regionale. Nel settore pubblico, in primis, occorre attuare un’azione di formazione/aggiornamento a tutti i livelli, ma che parta dai quadri responsabili, quest’ultimi spesso non dotati di competenze speci fiche sul settore forestale. Occorre sviluppare sia le conoscenze di base in materia di pianificazione, selvicolturale, mec canizzazione, gestione, ecc.., sia la consapevolezza dell’importanza di introdurre innovazioni nei sistemi di lavoro, sia sotto il profilo organizzativo ma soprattutto sotto quello strumentale. La formazione nel settore pubblico, congiuntamente ad un’adeguata organizzazione della di vulgazione, avrà senza indugio un effetto positivo anche nel settore privato; in tal senso gli im prenditori potranno acquisire con facilità le conoscenze tecniche che consentano loro di poter adottare le opportune scelte aziendali. E’ evidente che i temi dell’innovazione e della conoscenza assumono un ruolo centrale come strumenti per superare le criticità emerse del settore forestale. Per accrescere lo sviluppo e l’oc cupazione è necessario intensificare i collegamenti tra istruzione, ricerca e attività economica che rappresentano i tre lati del cosiddetto "triangolo della conoscenza". Dunque è necessario che il sistema della divulgazione forestale, per essere efficace ed effi ciente, dovrà operare in piena sinergia con il mondo della ricerca, formando con esso una rete che consenta la condivisione immediata dei risultati derivanti da studi, ricerche e attuazione di progetti in generale, da divulgare in ambito regionale. Dall’analisi condotta nel 2016 dal Dipartimento dello Sviluppo Rurale e Territoriale, congiun tamente con gli enti di ricerca ed i portatori d’interesse, sono emersi i fabbisogni di innovazione e ricerca nel settore forestale della Sicilia, di cui di seguito si citano le tematiche prioritarie: 1) Sostegno all’introduzione di sistemi innovativi di tipo organizzativo e tecnologico nelle tec niche di gestione e di utilizzazione boschiva, trasformazione e commercializzazione del le gno. 2) Sostegno all’associazionismo e alla cooperazione nel settore forestale (associazione di pro prietari per lo sviluppo integrato delle filiere forestali per renderle competitive, efficienti e redditizie). 3) Sostegno alla creazione e sviluppo delle imprese forestali (star up, incubatori d’imprese) nei territori rurali e montani anche con incentivi di tipo fiscale e di accompagnamento tec nico (formazione e consulenza). 4) Valutazione dello stock di carbonio nei sistemi complessi (formazioni forestali e pre-fore stali e ambienti aperti) e ipotesi di gestione per la valorizzazione/salvaguardia degli stock di carbonio e della biodiversità. 5) Attivazione di gruppi operativi pubblico/privati che nell’ambito delle iniziative del Partena riato Europeo dell’Innovazione (PEI) predispongano ed implementino progetti mirati alla creazione del Mercato Volontario del Carbonio in Sicilia. 6) Sostegno allo sviluppo della Certificazione Forestale, in ambito pubblico e privato, e incen tivazione del mercato dei prodotti (legno e derivati) e delle politiche di acquisti pubblici verdi (GPP) in ambito regionale. 7) Individuazione e censimento delle foreste di protezione; caratterizzazione dendrometrico strutturale dei soprassuoli e idraulica dei suoli; indirizzi d’intervento selvicolturale e idrau lico per la gestione delle foreste e censimento delle foreste degradate e caratterizzazione 52 strutturale dei popolamenti; determinazione dei criteri gestionali di indirizzo per singola tipologia e interventi di recupero funzionale e produttivo. 8) Potenziamento della rete di monitoraggio fitosanitario riguardanti le formazioni forestali e predisposizione di azioni innovative riguardo alle attività di prevenzione e di difesa. 9) Azioni di delle attività di monitoraggio riguardo agli effetti dei fenomeni di cambiamento controllo di specie vegetali aliene invasive come l’ailanto (Ailanthus altissima (Mill.) Swin gle) all’interno di aree forestali e preforestali regionali, con particolare riferimento a quelle delle aree protette. 10) Azioni innovative in termini di monitoraggio e di strategie ecocompatibili di contenimento dei principali agenti di malattia e artropodi dannosi alle formazioni arboree ed arbustive forestali e delle specie fruttifere a guscio montane. 11) Azioni innovative in termini di monitoraggio, prevenzione e strategie ecocompatibili di contenimento delle avversità emergenti, di recente introduzione o a rischio d’introduzione pericolosi per le formazioni arboree ed arbustive forestali, con particolare riferimento alle produzioni vivaistiche regionali. 12) Valutazione dello status della fauna selvatica, con particolare riferimento agli ungulati e valutazione degli effetti sulla vegetazione forestale e delle possibilità d’intervento. 13) Valutazione dell’effetto degli incendi boschivi sugli ecosistemi forestali mediterranei, con particolare riferimento alle caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche dei suoli forestali e della componente vegetale e contributo ai piani di ricostituzione e salvaguardia della bio diversità tramite interventi gestionali e di reimpianto di specie più resistenti. 14) Interventi innovativi in termini di messa a punto di pratiche gestionali agronomiche e fo restali sostenibili che favoriscono l’incremento dello stoccaggio di carbonio e della sostanza organica nei suoli. 15) Introduzione di sistemi gestionali innovativi e sostenibili degli animali al pascolo in aree boschive per la riduzione dell’impatto ambientale, la conservazione della biodiversità, il mi glioramento delle caratteristiche quali-quantitative delle produzioni. 16) Applicazione di sistemi informatici e cartografici innovativi di supporto alle decisioni di tipo territoriale per la conservazione e la gestione del suolo e per la quantificazione dei servizi ecosistemici. 17) Applicazione di tecniche innovative d’ingegneria naturalistica, anche tramite l’impiego di piante autoctone siciliane, per il controllo dell’erosione del suolo e la salvaguardia dell’am biente. 18) Caratterizzazione e utilizzazione foraggera delle cenosi erbacee in aree boscate finalizzate ad elaborare uno strumento (database) di supporto decisionale ad una corretta gestione delle concessioni al pascolo. 19) Potenziamento climatico sugli ecosistemi boschivi regionali, anche tramite l’individua zione di indicatori specifici, sulla resilienza delle specie e sulla risposta dei sistemi colturali e gestionali attualmente utilizzati, come strumento di supporto per i decisori politici e am ministrativi. 20) Sistemi colturali innovativi da applicare ai popolamenti forestali della Sicilia nell’ambito di strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. 21) Valorizzazione delle specie autoctone mediterranee, ad alta variabilità biologica, per la selezione e l’implementazione di caratteri utili per l’adattamento e la resilienza al cambia mento climatico: identificazione dei fattori genetici che controllano la resilienza, resistenza o tolleranza agli stress ambientali. 22) Sostegno alla creazione e/o organizzazione di filiere foresta-energia “corte”, competitive, in aree rurali collegate all’utilizzo energetico delle biomasse forestali, anche tramite accordi 53 o partenariati misti pubblico-privati (ad es. Comuni, soggetti privati proprietari o gestori di boschi o imprese fornitori di servizi, Dipartimento Reg. dello Sviluppo Rurale e Territoriale). 23) Applicazione di tecniche innovative per lo studio delle effettive disponibilità e caratteriz zazione qualitativa degli scarti legnosi forestali (efficienza e rendimento della combustione) tramite la ricognizione completa della disponibilità delle risorse legnose di scarto per tipo logia legnosa, accessibilità dei boschi e l’analisi qualitativa della biomassa e potere energe tico; applicazione della Life Cycle Assessement (LCA) per la stima del bilancio energetico riguardo alla utilizzazione della biomassa di scarto. 24) Sostegno alla creazione e/o organizzazione di filiere foresta-legno “corte”, competitive, in aree rurali, con particolare riferimento ai prodotti ritraibili dai castagneti: assortimenti le gnosi di maggiore pregio (travi, mobili, doghe per botti, pannelli, ecc.); paleria (tutori, pale ria per vigna e frutteto, ingegneria naturalistica, ecc.) e parti residuali da destinare a fini energetici (legna da ardere e cippato), anche tramite accordi o partenariati misti pubblico privati (ad es. Comuni, soggetti privati proprietari o gestori di boschi o imprese fornitori di servizi, Dipartimento Reg. dello Sviluppo Rurale e Territoriale). 25) Sostegno alla creazione e/o organizzazione di filiere di “prodotti forestali non legnosi” tramite il mantenimento e/o il potenziamento di attività economiche tradizionali locali, la promozione e la valorizzazione dei prodotti anche in forma integrata, la fornitura di servizi turistico-ricreativi, azioni di marketing territoriale e l’assistenza tecnica alle imprese. 26) Sostegno allo sviluppo d’iniziative, anche miste pubblico-private, di valorizzazione e d’in cremento della filiera bosco – tartufi. Parallelamente ai fabbisogni sopra citati, che rappresentano il presupposto per il successo, l’attenzione nel settore forestale è incentrata, da un lato, a potenziare il Centro Vivaistico Regio nale, a cui fanno parte i Centri di conservazione del germoplasma vegetale, dall’altro, ad attuare una corretta e multifunzionale gestione del bosco, preservandolo anche dalle avversità biotiche e abiotiche, al fine di garantire tutte le funzioni e componenti (protettiva, ambientale, ricreativa ed economica) che esso svolge oggi e per le generazioni future. Ovviamente, ciò presuppone la pianificazione dei complessi boscati, nel rispetto dei principi della sostenibilità sanciti dalle norme nazionali e dell’UE. E’ altresì necessario ampliare la superficie boscata, tenuto conto delle aree suscettibili di im boschimento individuate e la relativa priorità d’intervento, nonché attuare interventi di bonifica montana e sistemazioni idraulico-forestali. Infatti, salvaguardare la sicurezza delle popolazioni, nonché tutte le attività umane attraverso un aumento ed un miglioramento della stabilità dei territori montani, oggi resi più vulnerabili e più fragili dal loro progressivo spopolamento, rappre senta un’importante priorità per la Regione siciliana. Dunque, gli interventi di difesa del suolo e di sistemazioni idraulico forestali, con particolare riferimento ai territori montani, dovranno te nere conto delle previsioni del P.A.I., del P.G.R.A., nonché delle indicazioni riportate negli atti al legati al presente PFR. Per una adeguata gestione dei complessi boscati, nonché per rendere più efficiente la produt tività dei cantieri e ridurre l’impatto negativo delle operazioni forestali, oltre a rendere più effi ciente la viabilità forestale, risulta di fondamentale importanza acquisire tutte le innovazioni ne cessarie, sia sotto il profilo organizzativo sia sotto quello strumentale. In quest’ultimo settore è necessario, altresì, promuovere forme di aggregazione di imprese e l’organizzazione di filiere corte, competitive in aree rurali, per favore la crescita del mercato dei prodotti che potrebbero essere valorizzati, quali il sughero, ma anche quelli derivanti dai casta gneti: assortimenti legnosi di maggiore pregio (travi, mobili, doghe per botti, pannelli, ecc.), 54 paleria (tutori, paleria per vigna e frutteto, ingegneria naturalistica, ecc…) e parti residuali da de stinare a fini energetici (legna da ardere e cippato). Tuttavia, in generale, lo sviluppo della filiera energetica potrebbe essere integrata anche dagli scarti agricoli nelle aree a vocazione agrofore stale e da una parte delle piantagioni effettuate per fini diversi, quali ad esempio gli impianti di arboricoltura da legno che non raggiungono gli standard richiesti dal mercato. Alla luce di quanto sopra esposto, si individuano i seguenti fabbisogni:  Pianificazione dei complessi boscati  Gestione attiva e sostenibile delle foreste  Ripristino dei soprassuoli boschivo danneggiati da incendi o disastri naturali  Miglioramento della viabilità forestale  Formazione/aggiornamento del personale tecnico e degli operatori forestali  Incentivare la ricerca soprattutto verso le tematiche ritenute prioritarie per la strategia regionale  Trasferimento delle conoscenze  Introduzione di innovazioni tecnologiche di prodotto e di processo  Potenziamento ed efficientamento del Centro Vivaistico Regionale  Tutela e conservazione della biodiversità vegetale e animale  Ampliamento della superficie forestale  Attuazione di interventi per la salvaguardia, la difesa del territorio e la lotta alla desertifi cazione  Offerta specializzata e qualificata di servizi alle imprese forestali  Ristrutturazione, ammodernamento e aumento della dimensione economica delle im prese  Capacità e cultura imprenditoriale, competenze tecniche e gestionali (marketing, ICT, ecc...)  Sviluppo della filiera foresta-legno  Sviluppo della filiera sughero  Maggiore orientamento delle imprese al mercato  Incentivazione delle iniziative ambientali/economiche che coniugano il miglioramento ambientale alla diversificazione delle attività forestali  Diffusione di pratiche forestali sostenibili, finalizzate a preservare ed a migliorare le ri sorse naturali (acqua, suolo, biodiversità, ecc…)  Diffusione dei sistemi di qualità, tracciabilità e gestione ambientale  Ottenimento di prodotti a maggiore valore aggiunto  Potenziamento ed ampliamento delle infrastrutture idriche, logistiche e trasporti, TIC  Sviluppo di sistemi agroforestali a carattere multifunzionale (valorizzazione delle risorse ambientali ai turistici e ricreativi, servizi a favore del turismo rurale, ecc…). 55 Tab. 13 – Quadro di sintesi analisi swot ANALISI SWOT P u n ti d i d e b o le zz a Alta incidenza di incendi boschivi e dell’estensione della superficie bruciata Assenza quasi totale di Piani di Gestione Scarsa capacità e propensione all’innovazione Scarsa integrazione di filiera Insufficiente/inadeguata rete viaria a livello comprensoriale e aziendale Scarsa propensione del settore forestale a un adeguamento gestionale, strutturale e produttivo (ammodernamento delle dotazioni strutturali ed infrastrutturali per le utilizzazioni forestali ecc.) Carenze formative di tipo tecnico e gestionale per addetti, operatori e proprietari Scarsa diffusione delle conoscenze Elevata incidenza di territori a rischio di dissesto idrogeologico Degrado dei suoli Cambiamento climatico Bassa incidenza di superfici boscate private e bassa redditività delle foreste Frammentarietà delle proprietà forestali Dispersione delle forme di sostegno economico Inadeguatezza delle reti infrastrutturali rurali (energetiche, idriche, logistiche e di trasporto, TIC) Scarsa integrazione di filiera e di isolamento delle imprese con difficoltà di valorizzazione commerciale delle produzioni Carenza di servizi alle imprese P u n ti d i f o rz a Crescita graduale della superficie forestale negli ultimi cinquanta anni Gestione centralizzata del demanio forestale regionale Elevata biodiversità vegetale ed animale Presenza di aree protette e/o di elevato pregio naturalistico Possibilità di ulteriore sviluppo del turismo ambientale e dei servizi connessi Crescente disponibilità di biomassa derivante dalla gestione forestale Comprensori fortemente vocati per l’ottenimento di produzioni certificate Possibilità di ulteriore sviluppo dell’arboricoltura da legno Buona qualità delle risorse idriche O p p o rt u n it à e m i n ac ce Tutela degli ecosistemi e dei connessi aspetti paesaggistici e ricreativi, salvaguardia del territorio e della risorsa idrica, prevenzione di processi di degrado e mitigazione dei processi di cambiamento climatico Sviluppo economico e occupazione Sviluppo filiera foresta - legno Danni da incendio Cambiamenti climatici Alluvioni, erosione idrica, franosità, diminuzione della sostanza organica, desertificazione, compattamento, salinizzazione, contaminazione puntuale e diffusa, ecc… 56 Fa b b is o gn i Incentivare la ricerca soprattutto verso le tematiche ritenute prioritarie per la strategia regionale Trasferimento delle conoscenze Introduzione di innovazioni tecnologiche di prodotto e di processo Formazione/aggiornamento del personale tecnico e degli operatori forestali Pianificazione dei complessi boscati Potenziamento ed efficientamento del Centro vivaistico regionale Gestione sostenibile delle foreste Miglioramento della viabilità forestale Tutela e conservazione della biodiversità vegetale e animale Ampliamento della superficie forestale Attuazione di interventi per la salvaguardia, la difesa del territorio, la lotta alla desertificazione e contrasto ai cambiamenti cliamtici Ripristino dei soprassuoli boschivo danneggiati da incendi o disastri naturali Offerta specializzata e qualificata di servizi alle imprese forestali Ristrutturazione, ammodernamento e aumento della dimensione economica delle imprese Capacità e cultura imprenditoriale, competenze tecniche e gestionali (marketing, ICT, ecc...) Sviluppo della filiera foresta-legno Sviluppo della filiera sughero Maggiore orientamento delle imprese al mercato Incentivazione delle iniziative ambientali/economiche che coniugano il miglioramento ambientale alla diversificazione delle attività forestali Diffusione di pratiche forestali sostenibili, finalizzate a preservare ed a migliorare le risorse naturali (acqua, suolo, biodiversità, ecc…) Diffusione dei sistemi di qualità, tracciabilità e gestione ambientale Ottenimento di prodotti a maggiore valore aggiunto Potenziamento ed ampliamento delle infrastrutture idriche, logistiche e trasporti, TIC Sviluppo di sistemi agroforestali a carattere multifunzionale (valorizzazione delle risorse ambientali ai turistici e ricreativi, servizi a favore del turismo ambientale, ecc…) 57 6.2 ANALISI COERENZA ESTERNA La valutazione integrata rappresenta quel processo analitico che porta ad evidenziare all'interno del PFR, la coerenza del piano rispetto ad altri strumenti di pianificazione del territorio, in relazione agli effetti che ne derivano sul piano ambientale, territoriale, economico, sociale nel loro complesso. Attraverso l’analisi di coerenza esterna si vuole valutare la pertinenza e la coerenza degli obiettivi del PFR con quelli stabiliti a livello Comunitario, Statale e Regionale e con le strategie di altri strumenti di pianificazione e programmazione vigenti sul territorio regionale nel settore forestale. 6.2.1 Obiettivi di settore L’analisi di coerenza esterna è finalizzata a confrontare gli obiettivi e le strategie generali del Piano con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e di gestione forestale sostenibile, posti da accordi, norme e direttive di carattere internazionale, comunitario, nazionale e regionale ed evidenziarne eventuali sinergie o conflitti. Nella redazione del Piano Forestale Regionale si tiene conto di eventuali elementi per i quali non si evince una diretta coerenza con altri strumenti programmatori e ciò al fine di apportare alla strategia del Piano gli opportuni correttivi per potenziare le sinergie e mitigare o eliminare i conflitti individuati. Tale analisi prevede: l’esame delle normative e delle strategie internazionali, comunitarie, nazionali e regionali (cfr. Tab. 14); l’esame degli strumenti di Pianificazione e Programmazione regionale vigenti (cfr. Scheda 1). Tab. 14 - Atti di riferimento per la definizione degli obiettivi generali di sostenibilità ambientale di gestione forestale sostenibile del piano Internazionale Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ed Agenda 21 “cose da fare nel XXI secolo”; Piano Strategico per la biodiversità 2011-2020; Forum delle Nazioni Unite sulle Foreste (United Nations Forum on Forest – UNFF); Convenzione sulla Diversità Biologica (Convention on Biological Diversity - CBD); Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione (UNCCD - United Nations Convention to Combat Desertification); Piano strategico ONU per le foreste 2017-2030 (United Nations strategic plan for forests, 2017-2030); Protocollo di Kyoto 1997. COMUNITARIO Forest Europe (Conferenze Ministeriali per la Protezione delle Foreste in Europa - MCPFE); Natura 2000 (Direttiva 92/43/CEE); Direttiva Habitat (Direttiva 92/43/CEE); Direttiva Uccelli (2009/147/CE); Nuova Strategia forestale dell’UE - COM(2013) 659 final/2; politica di sviluppo rurale dell’UE; politica agricola comune (PAC); piano d’azione dell’UE per le foreste - COM(2006) 302; Forest Focus - Regolamento (CE) n. 2152/2003; NAZIONALE D. Lgs. 3 aprile 2018 n. 34 Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali D. Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 Norme in materia ambientale http://www.foresteurope.org/ https://www.minambiente.it/pagina/direttiva-habitat https://www.minambiente.it/pagina/direttiva-habitat https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/AUTO/?uri=celex:52006DC0302 58 D.M. Amb. 02/02/2005 Attuazione dei programmi pilota a livello nazionale in materia di afforestazione e riforestazione D.M. Amb. 16/06/05 Linee guida di programmazione forestale D.Lgs. 227/01 Orientamento e modernizzazione del settore Forestale R.D.L. 3267/23 Riordinamento e riforma della legislazione in materia di boschi e terreni montani L. 183/89 e D.Lgs. 180/98 Pianificazione della difesa del suolo L. 353/00 Legge quadro in materia di incendi boschivi Programma quadro per il settore forestale D.Lgs. 42/04 Testo unico dei beni culturali e del paesaggio (Codice Urbani) D. Lgs. 386/03 Attuazione della direttiva 1999/105/CE relativa alla commercializzazione dei materiali forestali di moltiplica DPR 120/03 Disciplina le procedure per l’adozione delle misure di conservazione e tutela previste dalla direttiva habitat. D.M. Amb. 3/09/02 Linee guida per la gestione dei siti Natura 2000. Legge 120/02 Ratifica ed esecuzione del Protocollo di Kyoto (dicembre 1997) Del. CIPE 123/02 Revisione delle linee guida per le politiche e le misure nazionali di riduzione delle emissioni dei gas serra Del. CIPE 57/02 Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia DPR 357/97 Regolamento di attuazione della direttiva Habitat DPR 12/04/96 Atto di indirizzo e coordinamento della legge 22 febbraio 1994, n. 146, concernente disposizioni in materia di valutazione di impatto ambientale Legge 157/92 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. REGIONALE Legge Regionale 14 aprile 2006, n. 14 Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 6 aprile 1996, n. 16, Riordino della legislazione in materia forestale e di tutela della vegetazione D. P. Reg. 28 giugno 2000 Criteri per l'individuazione delle formazioni rupestri, ripariali e della macchia mediterranea L.R. 19 agosto 1999 n.13 Modifiche ed integrazioni alla L.R. 6 aprile 1996 n. 6 L.R. 6 aprile 1996 n. 16 Riordino della legislazione in materia forestale e di tutela della vegetazione L.R. 6 maggio 1981 n. 98 Norme per la istituzione nella Regione siciliana di parchi e riserve naturali L.R. 21 agosto 1984 n. 52 Nuovi interventi nel settore forestale L.R. 18 febbraio 1986 n. 2 Interventi straordinari nel settore forestale L.R. 9 agosto 1988 n.14 Modifiche ed integrazioni alla L.R. 6 maggio 1981 n. 98 L.R. 5 giugno 1989 n. 11 Norme riguardanti gli interventi forestali e l’occupazione dei lavoratori forestali L.R. 3 ottobre 1995 n. 71 Disposizioni urgenti in materia di territorio ed ambiente Il Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali, di cui al D. Lgs. 34/2018, sancisce importanti principi volti alla generale gestione sostenibile del patrimonio forestale. Il decreto recita “Lo Stato e le regioni, nell'ambito delle rispettive competenze, promuovono attraverso il fondamentale contributo della selvicoltura la gestione forestale sostenibile con particolare riferimento a quanto previsto dalle risoluzioni delle Conferenze ministeriali per la protezione delle foreste in Europa del Forest Europe, al fine di riconoscere il ruolo sociale e culturale delle foreste, di tutelare e valorizzare il patrimonio forestale, il territorio e il paesaggio nazionale, rafforzando le filiere forestali e garantendo, nel tempo, la multifunzionalita' e la diversita' delle risorse forestali, la salvaguardia ambientale, la lotta e l'adattamento al cambiamento climatico, lo sviluppo socio-economico delle aree montane e interne del Paese”. Al fine di perseguire i superiori principi il T.U prevede che “Lo Stato, le regioni e gli enti da queste delegati, promuovono in modo coordinato la tutela, la gestione e la valorizzazione attiva del patrimonio forestale” La promozione della gestione sostenibile, secondo il T.U., non può prescindere da una strategia comune a livello nazionale, che individui obiettivi strategici unitari di sviluppo sostenibile per il cui https://www.ambientediritto.it/Legislazione/Boschi/2006/sicilia lr 2006 n.14.htm https://www.ambientediritto.it/Legislazione/Boschi/D.P.R.S.28giugno2000.htm 59 perseguimento le regioni sono chiamate a svolgere attività di programmazione e pianificazione in modo unitario. Gli obiettivi strategici individuati definiscono l’ambito di riferimento per le valutazioni ambientali cui lo sviluppo sostenibile è diretto. La Regione Siciliana, nel seguire i principi e le strategie di sviluppo sostenibile, dettati sia a livello nazionale che comunitario, individua obiettivi strategici di sostenibilità ambientale da perseguire e monitorare attraverso specifici indicatori che consentono di valutare, in base alle tematiche ambientali prese in considerazione, il loro perseguimento. Attraverso l’analisi dei principali documenti strategici e dalle normative comunitarie, nazionali e regionali in materia ambientale, poste alla base della valutazione sulla sostenibilità ambientale degli obiettivi strategici perseguiti, sono state estrapolate le finalità cui tendono dette disposizioni in relazione ai temi ambientali presi in considerazione. 6.2.2 Piani e programmi pertinenti La pianificazione forestale deve essere inquadrata nell’ambito di un processo complessivo di gestione e regolamentazione delle risorse naturali, da ciò ne deriva che il Piano deve essere redatto mettendo in relazione diversi sistemi ambientali; a tal fine è necessario un coordinamento con i piani e i programmi nazionali e regionali che abbiano rilevanza in materia ambientale ed in materia di tutela e valorizzazione delle risorse naturali ed in particolare con quelli afferenti alle componenti ambientali considerate nel presente rapporto. Tenuto conto degli obiettivi del PFR e delle relative politiche di intervento con le quali si intende realizzare detti obiettivi, sono stati individuati gli strumenti di pianificazione e di programmazione che possono interagire in maniera significativa con le linee programmatiche del Piano Forestale Regionale, sia che contribuiscano all’attuazione degli obiettivi del Piano, ovvero che ne possano eventualmente ostacolare la loro realizzazione. Di seguito si riportano i Piani ed i Programmi che, per le materie da questi trattate, risultano opportuno valutarne la coerenza con il PFR. Scheda 1: Piani e Programmi attinenti al PFR • Strategia Forestale dell’Unione Europea COM (2013) n. 659 del 20 settembre 2013 • Programma quadro per il settore forestale • T.U. in materie di foreste e filiere forestali Decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34 • Programma Operativo Regionale (Fondo FESR) Sicilia 2014-2020 • Programma di Sviluppo Rurale (Fondo FEASR) Sicilia 2014-2020 • Piano di Tutela delle Acque • Piano di Tutela della Qualità dell’Aria • Programma Attuativo Regionale Fondo Aree Sottoutilizzate 2007-2013 (PAR FAS) • Piano Regionale per la Programmazione delle Attività di Previsione, Prevenzione e Lotta per la Difesa della Vegetazione contro gli Incendi • Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico • Piano di Gestione del Rischio Alluvioni • Piano Territoriale Paesistico Regionale • Piano Regionale Faunistico-Venatorio • Piano Energetico Ambientale 60 Politiche di intervento del Piano Forestale Regionale St ra t. F o re st . U E P Q SF T. U . F o re st e FE SR FE A SR P TA cq u e P TA ri a P ia n o A IB P A I P TP R P EA P FV P A R F A S 01. Miglioramento del livello conoscitivo, di tutela e di gestione del settore forestale re gionale Si Si Si Si Si Si Si 02. Prevenzione e lotta agli incendi boschivi ed alle fitopatie SI Si Si Si Si Si Si 03. Gestione del patrimonio forestale nelle aree protette Si Si Si Si Si 04. Ampliamento della superficie forestale e piantagioni da legno Si Si Si Si Si Si Si Si 05. Gestione, indirizzo e controllo della pro duzione di materiale di propagazione fore stale Si Si Si Si Si 06. Gestione dei rimboschimenti esistenti Si Si Si Si Si Si 07. Prevenzione e mitigazione del rischio di desertificazione Si Si Si Si Si Si Si 08. Incremento della capacità di fissazione del carbonio atmosferico Si Si Si Si Si Si Si Si 09. Incremento della produzione di bio masse combustibili Si Si Si Si Si Si 10. Conservazione e miglioramento della biodiversità forestale Si Si Si Si Si 11. Gestione del patrimonio forestale di proprietà pubblica Si Si Si Si Si 12. Gestione del patrimonio forestale di proprietà privata Si Si Si Si 13. Gestione orientata dei boschi di parti colare interesse turistico-ricreativo e storico culturale Si Si Si Si Si 14. Gestione dei pascoli per la valorizza zione del patrimonio zootecnico e per la di fesa dei boschi Si Si Si 15. Gestione della fauna selvatica Si Si Si Si 16. Interventi di bonifica montana e siste mazioni idraulico-forestali Si Si Si Si 17. Sviluppo delle produzioni forestali le gnose e certificazione forestale Si Si Si 18. Sviluppo delle produzioni forestali non le gnose in una prospettiva di filiera Si Si Si 19. Sviluppo delle attività di turismo am bientale e naturalistico Si Si Si Si Si 20. Sviluppo del potenziale umano e sicu rezza sui luoghi di lavoro nel settore fore stale Si Si Si Strategia Forestale dell’Unione Europea COM 2013/659 La strategia forestale dell’Unione Europea è stata sviluppata per garantire un indirizzo unitario e coerente sia tra le politiche forestali dell’Unione europea che tra le politiche forestali nazionali dei sin goli stati membri. 61 La strategia mira a promuovere il concetto di gestione sostenibile delle foreste, allo scopo di salva guardare e promuovere lo sviluppo sostenibile delle molteplici funzioni delle foreste, attraverso l’uso efficiente delle risorse. In tale contesto le foreste assumo un ruolo strategico che contribuisce al raggiungimento di impor tanti priorità individuate a livello europeo tra le quali: la politica di sviluppo rurale; le politiche ambientali e climatiche, con particolare riguardo alla tutela della biodiversità ed alla mitigazione del cambiamento climatico; Ia fornitura di servizi ecosistemici; la crescita occupazionale nelle aree rurali attraverso la produzione sostenibile di energie rinnovabili e lo sviluppo della bioeconomia. La strategia forestale europea promuove otto diverse aree d’intervento: 1. sostenere le comunità rurali e urbane; 2. promuovere la competitività e la sostenibilità delle imprese forestali, della bioenergia e più in generale della green economy in Europa; 3. proteggere le foreste dal cambiamento climatico attraverso una loro gestione sostenibile; 4. migliorare i servizi ecosistemici; 5. rafforzare il livello conoscitivo del settore forestale; 6. sviluppare nuovi ed innovativi sistemi di utilizzo dei prodotti forestali; 7. sviluppare nuove sinergie comuni di gestione delle foreste; 8. fornire una visione globale delle foreste che ricomprenda anche i territori extra UE. Programma Quadro per il Settore Forestale Il Programma Quadro per il Settore Forestale definisce i principi di indirizzo internazionale e nazionale in ma teria forestale, in modo complementare e coordinato alle politiche forestali già definite e attuate a livello regio nale. Tale documento costituisce un quadro di riferimento strategico, di indirizzo e di coordinamento per il settore forestale a livello nazionale. Il Programma sottolinea il ruolo delle foreste quale fattore di sviluppo socio economico ed elemento di tutela del territorio, individuando nella gestione attiva e sostenibile del patrimonio forestale lo strumento principale per la valorizzazione delle potenzialità del bosco inteso come risorsa economica, socio-culturale e ambientale. Il Documento analizza il patrimonio forestale presente in Italia e la multifunzionalità che ha assunto il ruolo delle foreste a fini produttivi, protettivi, socio-culturali e ricreativi. Il Programma riporta inoltre diverse aree tematiche di carattere selvicolturale relative alla pianificazione fo restale, alla complementarietà e coordinamento tra strumenti di pianificazione e programmazione territoriale, ai boschi periurbani e di pianura, ai boschi vetusti, alle sugherete e al materiale di propagazione. Il PQSF individua strategie ed obiettivi da raggiungere attraverso azioni d’intervento per la sua attuazione. Il programma definisce come proprio obiettivo generale “l’incentivare la gestione sostenibile al fine di tutelare il territorio, contenere il cambiamento climatico, attivando e rafforzando la filiera forestale dalla sua base pro duttiva e garantendo, nel lungo termine, la multifunzionalità e la diversità delle risorse forestali”. Da tale contesto discendono gli obiettivi prioritari che il programma pone a livello nazionale: Sviluppare una economia forestale efficiente ed innovativa; Tutelate il territorio e l’ambiente; 62 Garantire le prestazioni di interesse pubblico e sociale, con riferimento al mantenimento e valorizzazione della dimensione sociale e culturale delle foreste, dove il bosco assurge a strumento di sviluppo, coesione sociale e territoriale; Favorire il coordinamento e la comunicazione allo scopo di migliorare la cooperazione interistituzionale al fine di coordinare e calibrare gli obiettivi economici, ambientali, socio-culturali ai diversi livelli organizzativi e istituzionali. Per ciascun obiettivo prioritario il Programma identifica 25 “azioni chiave” le quali, sia singolarmente che con giuntamente, concorrono alla realizzazione della strategia forestale nazionale. Il Programma Quadro è in fase di aggiornamento e ciò al fine di rendere il documento coerente con gli indirizzi di politica forestale sia a livello internazionale che europeo. T.U. in materia di foreste e filiere forestali (Decreto Legislativo 3 aprile 2018, n. 34) Il Testo Unico rappresenta la nuova Legge Quadro nazionale in materia di selvicoltura e filiere forestali; defi nisce gli indirizzi normativi unitari ed il coordinamento di settore per le Regioni italiane. Il T.U. aggiorna le disposizioni nazionali alla luce dei profondi mutamenti economici, sociali, normativi ed isti tuzionali che il contesto forestale nazionale, europeo e globale ha subito nell’ultimo decennio. In tale lasso temporale numerosi sono stati gli impegni assunti dall’Italia in ambito sia europeo che interna zionale in materia di clima, ambiente, biodiversità, paesaggio, economia e cooperazione, per citarne alcuni, te matiche che prevedono sempre più un coinvolgimento diretto del settore forestale e un ruolo attivo della ge stione forestale sostenibile. Il T.U. introduce nuovi e significanti principi in materia forestale, riconoscendo il primo luogo “il patrimonio forestale nazionale come parte del capitale naturale nazionale e come bene di rilevante interesse pubblico da tutelare e valorizzare per la stabilità e il benessere delle generazioni future” (art. 1). Vengono recepiti gli aspetti ambientali e di conservazione della biodiversità e del paesaggio come elementi necessari allo sviluppo sostenibile della selvicoltura e delle filiere forestali, mentre, coerentemente con la strate gia forestale europea, le strategie nazionali per lo sviluppo sostenibile e la conservazione della biodiversità, nel T.U. viene ripreso il concetto di gestione attiva del patrimonio forestale. Con il T.U. il legislatore ha voluto garantire la conservazione, la tutela e la gestione sostenibile dei boschi italiani, attraverso specifiche finalità: Garantire la salvaguardia delle foreste nella loro estensione, distribuzione, ripartizione geografica e diversità ecologica; Migliorare il potenziale protettivo e produttivo delle risorse forestali e lo sviluppo delle filiere ad esso collegate; Favorire l’elaborazione di principi generali, di linee guida e di indirizzo nazionali per la tutela e valorizzazione del patrimonio forestale e del paesaggio rurale; Valorizzare il ruolo fondamentale della selvicoltura, promuovere e coordinare la formazione e l’aggiornamento degli operatori e la qualificazione delle imprese forestali; Promuovere la cultura forestale e l’educazione ambientale. Il T.U. prevede definizioni minime e comuni (art. 3) da applicare su tutto il territorio nazionale, uniformando un linguaggio giuridico e tecnico, ponendo così limiti invalicabili di tutela; in particolare vengono fornite le defi nizioni di bosco e di cosa non è bosco, di aree assimilate a bosco e di attività di gestione forestale (artt. 4 e 5). Nella parte del testo dedicata alla gestione (artt. 6, 7, 8, 9 e 10) vengono tratteggiati indirizzi nazionali comuni, dove il concetto di gestione del bosco è espressione di scelta colturale consapevole, sia di tipo conservativa che produttiva, che trova la sua attuazione nella pianificazione forestale. Nel testo viene dato maggiore risalto alle competenze e professionalità di chi opera in bosco, alla certificazione dei prodotti e dei processi produttivi, alla valorizzazione dei prodotti legnosi e non legnosi e alla fornitura dei servi ecosistemici. 63 Promuove la corretta e sostenibile gestione delle foreste quale strumento efficace a garantire le necessità di tutela e governo del territorio, assetto idrogeologico e prevenzione antincendio, nonché per rispondere alle mo derne esigenze economiche, produttive e occupazionali delle aree interne e di montagna e ai precisi obblighi internazionali ed europei in materia di ambiente, bioeconomia, green economy e lotta al cambiamento climatico. Il testo si completa con disposizioni sulla trasformazione del bosco e sulla sostituzione e concessione alla ge stione delle proprietà forestali. Definisce lo stato di abbandono colturale delle superfici forestali, per finalità di tutela dell’interesse e dell’incolumità pubblica. Prevede strumenti di semplificazione amministrativa volti a pro muovere l’accorpamento delle proprietà per incentivare la pianificazione e gestione su vasta area; strumenti per il recupero di aree di interesse agropastorale, per la gestione dei terreni di proprietà silente, per la realizzazione e adeguamento della viabilità forestale. Nel T.U. statistica, ricerca e sperimentazione in materia forestale acquistano valore preminente, mentre ai boschi vetusti vengono riconosciute le medesime prescrizioni di tutela garantite agli alberi monumentali. PO FESR Sicilia 2014-2020 Il PO FESR Sicilia 2014-2020 contribuisce alla Strategia Europea per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva che mira ad una maggiore coesione economica, sociale e territoriale. Con l’uso delle risorse del PO FESR Sicilia 2014-2020, la Regione Siciliana intende affrontare, in modo inte grato, fondamentali sfide per lo sviluppo della Sicilia, quali il rilancio dell’occupazione, la crescita e la coesione sociale, accrescere la competitività, valorizzare le risorse territoriali ed ambientali. Con il Programma Operativo la Regione Siciliana definisce una strategia unitaria a livello regionale indirizzata al raggiungimento dei 9 obiettivi tematici e delle 27 priorità d’intervento di cui si compone. Il Programma individua 11 assi prioritari che singolarmente indentificano gli obiettivi tematici, le priorità d’in vestimento e gli obiettivi specifici corrispondenti alle priorità d’investimento. Il PO FESR individua tra i suoi assi prioritari la produzione di energia sostenibile e qualità della vita (A.P. 4), la lotta al cambiamento climatico, prevenzione e gestione dei rischi (A.P. 5), la tutela dell’ambiente e la promozione dell’uso efficiente delle risorse (A.P. 6). Si riportano gli obiettivi specifici maggiormente aderenti alle politiche d’intervento del Piano Forestale Regio nale. OBIETTIVO SPECIFICO 4.5: “Aumento dello sfruttamento sostenibile delle bioenergie” L’obiettivo specifico mira ad aumentare lo sfruttamento delle biomasse nel bilancio energetico regionale, prioritariamente per la produzione di energia termica, per la produzione combinata di energia elettrica e calore o di sola energia elettrica. Impianti di trattamento, sistemi di stoccaggio, piattaforme logistiche e reti per la raccolta sono gli elementi che costituisco la filiera corta della biomassa. Lo scopo primario di questo obiettivo specifico è strutturare la filiera bioenergetica nel suo complesso, agendo sulle infrastrutture per il trattamento e la logistica della biomassa e sul cofinanziamento degli impianti di valorizzazione energetica. Le aree interne della regione, considerate le loro caratteristiche di ruralità, sono i territori maggiormente in teressati dall’obiettivo, dove una efficiente gestione delle biomasse residuali (scarti agricoli e forestali) può pro durre benefici indiretti consistenti in una migliore gestione del territorio, che, grazie agli interventi selvicolturali di prevenzione e manutenzione, garantiscono una diminuzione dei pericoli di incendi boschivi. Dal punto di vista sociale, la valorizzazione delle aree interne può contribuire al loro sviluppo economico ed al contenimento dei fenomeni di abbandono di queste aree. OBIETTIVO SPECIFICO 5.1: “Riduzione del rischio idrogeologico e di erosione costiera” 64 Alla base di questo obiettivo è posta la condizione di fragilità del territorio siciliano, dovuta alla sua naturale vulnerabilità legata alle caratteristiche morfologiche, nonché agli effetti prodotti dal cambiamento climatico, enormemente accentuati dalle attività antropiche. Per far fronte a detti rischi l’obiettivo prevede interventi volti alla realizzazione, manutenzione e rinaturaliz zazione di infrastrutture verdi e servizi ecosistemici funzionali alla riduzione dei rischi connessi ai cambiamenti climatici. In linea con la Strategia europea sulla biodiversità 2020 e in coerenza con gli obiettivi della Rete Natura 2000 “preservare e ripristinare gli ecosistemi e i loro servizi”, l’obiettivo punta alla promozione, progettazione e ge stione delle infrastrutture verdi (parchi urbani, alberature, orti urbani) e blu (ecosistemi acquatici). Attraverso tali infrastrutture l’obiettivo mira al ripristino di condizioni di stabilità e di sicurezza del territorio e la prevenzione del degrado dello stesso attraverso interventi integrati tesi, da un lato, a rimuovere le cause del degrado e/o dell'erosione delle aree costiere, garantendo la successiva manutenzione ed il monitoraggio, dall’al tro rivolti all’incremento della resilienza dei territori interessati da detti fenomeni. OBIETTIVO SPECIFICO 6.5: “Contribuire ad arrestare la perdita di biodiversità terrestre e marina, anche legata al paesaggio rurale e mantenendo e ripristinando i servizi ecosistemici” Il patrimonio naturale siciliano sottoposto a tutela, arricchito anche dai siti della Rete Natura 2000, oltre ad essere minacciato dai cambiamenti climatici, subisce una costante pressione dalle attività antropiche che met tono in pericolo gli habitat naturali e producono una diminuzione di biodiversità sia terrestre che marina. Di tali criticità tiene conto lo scopo di questo obiettivo che, con interventi specifici, intende preservare la biodiversità presente in zone lacustri, fluviali, marino-costiere, rupestri e forestali. Le specie presenti in tali ambiti cui l’obiettivo specifico 6.5 si rivolge prioritariamente sono quelle annoverate nelle direttive “Uccelli” e “Habitat”. Attraverso gli interventi di salvaguardia previsti s’intende aumentare lo stato di conservazione degli habitat naturali presenti all’interno dei siti della Rete Natura 2000 e garantire maggiore tutela alle specie minacciate, al fine di aumentare il numero di esemplari. Gli interventi sono volti alla rinaturalizzazione e ricomposizione di habitat di aree degradate, con specifica attenzione al recupero e alla valorizzazione degli elementi connotativi di carattere vegetativo, geomorfologico e idrografico; alla rimozione di detrattori ambientali; alla creazione di un sistema di difesa indiretta a tutela degli habitat più fragili; all’adeguamento e mitigazione degli impatti da infrastrutture o da attività antropiche. Programma di Sviluppo Rurale (Fondo FEASR) - Sicilia 2014-2020; Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) Sicilia 2014-2020 rappresenta lo strumento di finanziamento e di at tuazione del Fondo europeo agricolo di sviluppo rurale (FEASR) dell’Isola. La novità più importante dell’attuale programmazione è un approccio più flessibile nel definire le specifiche azioni che utilizzerà una nuova struttura basata su sei “priorità di intervento”. Viene abbandonata quindi la vec chia struttura, articolata in 4 Assi e 33 Misure, considerata troppo rigida e poco funzionale all’attribuzione di risorse a sostegno aree di intervento diverse da quelle per cui erano previste. Per il periodo 2014-2020 sono stati individuati tre obiettivi strategici di lungo periodo: competitività del settore agricolo, gestione sostenibile delle risorse naturali e sviluppo equilibrato dei territori rurali. La nuova struttura del PSR 2014 -2020 si compone di 3 obiettivi strategici, competitività del settore agricolo, gestione sostenibile delle risorse naturali e sviluppo equilibrato dei territori rurali. Per il raggiungimento di tali obiettivi sono state predisposte 6 priorità d’intervento e sostegno, coincidenti con le priorità comuni dell'UE e dirette a: 65 Promuovere il trasferimento della conoscenza e l’innovazione nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali; Potenziare la redditività delle aziende agricole e la competitività dell’agricoltura in tutte le sue forma, promuovere tecniche innovative per le aziende agricole e la gestione sostenibile delle foreste; Promuovere l’organizzazione della filiera alimentare, compresa la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, il benessere animale e la gestione dei rischi nel settore agricolo; Preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi connessi all’agricoltura e alla silvicoltura; Incentivare l’uso efficiente delle risorse e il passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima nel settore agroalimentare e forestale; Adoperarsi per l’inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali. Attraverso il sistema di trasferimento delle conoscenze si vuole soddisfare fabbisogni in termini di formazione, informazione e consulenza dei settori agricolo, alimentare e forestale, con particolare riguardo alle pratiche agri cole e forestali sostenibili. Un elemento importante del nuovo PSR è costituito dall’innovazione, verranno, infatti, finanziati diversi pro getti allo scopo di rafforzare il legame tra i settori agricolo, alimentare e forestale da un lato e la ricerca dall’altro. Una maggiore competitività dell’agricoltura e della selvicoltura sostenibile è garantita dal nuovo PSR che so stiene l’insediamento di giovani agricoltori e gli investimenti per l'ammodernamento delle aziende agricole, con un particolare accento sull’innovazione come mezzo per aumentare la competitività. La sostenibilità della produ zione agricola è sostenuta anche attraverso la promozione di una riduzione del consumo di energia e un uso efficiente delle fonti di energia rinnovabili. Il programma di sviluppo rurale per la Sicilia dà particolare rilievo alle azioni legate al potenziamento della competitività del settore agricolo e forestale e alla preservazione, ripristino e valorizzazione degli ecosistemi na turali, nonché alle azioni mirate a promuovere l’inclusione sociale e lo sviluppo economico nelle zone rurali. Altra importante novità presente nella struttura del PSR 2014-2020 è rappresentata dalle 18 focus area, infatti le sei priorità vengono declinate, a loro volta, in 18 focus area, cioè aree di intervento, che rappresentano i veri pilastri su cui poggia la strategia dei PSR ed a cui finalizzare tutte le misure e le azioni previste. Le Focus Area rappresentano una serie di tracce tematiche che, per grandi linee, guidano il programmatore nella definizione delle politiche d’intervento e sostegno. Le Focus Area si rifanno alle azioni chiave previste nel Quadro di Sostegno Comunitario, il documento strategico, definito a livello di Unione Europea, che assicura la concentrazione e la coerenza tra i fondi a finalità strutturale al fine di raggiungere gli obiettivi di “Europa 2020”. Con il PSR Sicilia 2014 – 2020 sono state individuate quali Focus Area quattro macroaree identificate dalle lettere A,B,C e D a cui corrispondono rispettivamente Aree Urbane, Aree rurali ad agricoltura intensiva e specia lizzata, Aree rurali intermedie e Aree rurali con problemi complessivi di sviluppo. La nuova struttura regolamentare cambia l’ottica di intervento. Punto nodale dell’azione è l’individuazione del fabbisogno che determina la strategia a cui vengono finalizzate le misure di intervento; con il nuovo PSR Sicilia sono state previste 16 misure, articolate in sottomisure che, a loro volta, sono suddivise in una o più tipologie di operazioni che raggruppano interventi simili. Le 16 misure previste dal PSR Sicilia prevedono la loro attuazione in specifici ambiti, quali: Aree Natura 2000 e aree protette o alta naturalità; Aree con problematiche ambientali (i.e.: aree vulnerabili ai nitrati, soggette a desertificazione, soggette a rischio idrogeologico); Aree svantaggiate e con vincoli specifici; Aree urbane e rurali, ovvero classificate sul territorio regionale in 4 aree: A. Aree urbane; B. Aree rurali ad agricoltura intensiva e specializzata; 66 C. Aree rurali intermedie; D. Aree rurali con problemi complessivi di sviluppo. Tra le misure inserite nel nuovo PSR Sicilia è possibile ritrovarne alcune di natura strettamente forestale. Tali misure sono finalizzate alla salvaguardia ed alla valorizzazione delle risorse genetiche forestali; alla stesura di piani di gestione forestale; al sostegno alla forestazione e all'imboschimento, alla prevenzione degli incendi, al sostegno per il ripristino delle foreste danneggiate, all’ammodernamento ed al miglioramento dell'efficienza delle strutture produttive. MISURA M08 – INVESTIMENTI NELLO SVILUPPO DELLE AREE FORESTALI E NEL MIGLIORAMENTO DELLA REDDITIVITÀ DELLE FORESTE. La misura in esame trova il suo fondamento giuridico nel regolamento UE n. 1305/2013 del Parlamento e del Consiglio del 17 dicembre 2013, nel regolamento di esecuzione UE n. 808/2014 del Parlamento e del Consiglio del 17 luglio 2014, nel regolamento delegato UE n. 807/2014 della Commissione del 11 marzo 2014 e nel regola mento UE n. 1303/2013 del Parlamento e del Consiglio del 17 dicembre 2013. Nel nuovo impianto del PSR la selvicoltura è considerata come parte integrante dello sviluppo rurale, la ge stione sostenibile delle risorse forestali e naturali diventa uno degli obiettivi della politica di sviluppo rurale, essa rappresenta uno strumento indispensabile per il conseguimento degli obiettivi propri del programma e rappre senta un mezzo per perseguire gli impegni assunti dal nostro Paese, sia a livello internazionale che a livello comu nitario, in materia forestale su temi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici e di conservazione della biodiversità. La misura M08 è finalizzata alla gestione sostenibile e multifunzionale delle foreste, alla loro protezione, all’impiego efficiente delle risorse ed alla centralità del ruolo delle foreste per lo sviluppo rurale. Con tale misura la Sicilia partecipa al raggiungimento degli impegni che l’Unione Europea ha assunto con il protocollo di Kyoto. Le azioni e gli interventi previsti dalla misura in questione trovano nella gestione e nella tutela attiva del pa trimonio forestale lo strumento principale per valorizzare le potenzialità del bosco, il quale diventa risorsa am bientale, economica e sociale, e che sia funzionale alla crescita delle aree rurali e dell’intera regione. La valorizzazione e la tutela delle risorse forestali contribuiscono a preservare e conservare il paesaggio ed il territorio, anche dal rischio idrogeologico, concorrono al miglioramento della produzione e diversificazione dell’economia connessa ai prodotti della foresta ed al rafforzamento della filiera forestale, garantendo nel lungo periodo la multifunzionalità e la diversità delle risorse forestali. Con questa misura gli interventi attivabili sul territorio regionale contribuiscono al perseguimento degli obiet tivi strategici propri del nuovo PSR, in particolare la misura M08 risponde ai seguenti fabbisogni di sviluppo: Incremento della redditività e del valore aggiunto del settore agricolo e forestale; Recuperare, tutelare e valorizzare gli ecosistemi agricoli e silvicoli, i sistemi colturali elementi fisici caratterizzanti i diversi paesaggi agricoli; Salvaguardare e valorizzare la biodiversità e il germoplasma di interesse agrario e forestale; Conservare e migliorare la qualità del suolo e difendere il territorio dal dissesto idrogeologico e dall’erosione superficiale; Tutelare la qualità delle risorse idriche superficiali e sotterranee; Incentivare la produzione e l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili; Ridurre le emissioni di CO2, limitare gli input energetici nella gestione aziendale e incrementare il carbonio organico nei suoli. Priorità 2: Potenziare la redditività delle aziende agricole e la competitività dell'agricoltura in tutte le sue forme e promuovere tecnologie innovative per le aziende agricole e la gestione sostenibile delle foreste. 67 FOCUS AREA 2a: migliorare le prestazioni economiche di tutte le aziende agricole e incoraggiare la ristrutturazione e l’ammodernamento delle aziende agricole. La misura M08 contribuisce al raggiungimento delle priorità della focus area 2a in quanto prevede investi menti volti all’ammodernamento ed al miglioramento dell’efficienza delle imprese forestali attraverso l’introdu zione di innovative dotazioni strutturali nei processi di prima trasformazione del legno e della sua trasformazione Priorità 4: Preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi connessi all’agricoltura e alla silvicoltura. FOCUS AREA 4a: salvaguardia, ripristino e miglioramento della biodiversità, tra l'altro nelle zone Natura 2000, nelle zone soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici e nell'agricoltura ad alto valore naturalistico, nonché dell'assetto paesaggistico dell'Europa. Il contributo diretto che la misura M08 fornisce alla Focus Area 4a trova il suo fondamento sulle caratteristiche ambientali proprie della Sicilia, infatti l’isola rappresenta un centro di origine e diversificazione biologica di grande interesse, dove il sistema bosco presenta uno dei più alti gradi di biodiversità in natura. Tale biodiversità va preservata non solo per il valore naturalistico, ma anche per il valore economico che ne discende dalla conservazione e valorizzazione degli ecosistemi connessi alla selvicoltura. La misura M08 contribuisce a mitigare alcuni specifici elementi di minaccia alla biodiversità rilevanti nel terri torio regionale, quali, ad esempio, le attività antropiche e la trasformazione del territorio, gli incendi boschivi, l’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali, le specie alloctone. Con riguardo agli incendi boschivi, dall’analisi dei dati del Corpo Forestale dello Stato e del Corpo Forestale della Regione Siciliana si evince che la Sicilia è tra le regioni italiane con il maggior numero di incendi registrati negli ultimi anni. Seppur gli incendi non distruggono completamente il tessuto forestale, provocano una frammentazione delle aree boscate e la conseguente disconnessione degli ecosistemi naturali, pertanto la lotta agli incendi boschivi contribuisce al mantenimento ed alla conservazione della biodiversità. Gli interventi previsti dalla misura M08 consentono di aumentare la capacità di intervento in campo forestale, con azioni finalizzate sia al miglioramento della gestione e delle condizioni ecologiche del patrimonio forestale esistente, sia al suo interno, attraverso il sostegno ad imboschimenti a carattere permanente. FOCUS AREA 4b: migliore gestione delle risorse idriche, compresa la gestione dei fertilizzanti e dei pesticidi. La difesa ed il miglioramento del bosco comportano la conservazione e lo sviluppo delle funzioni protettive dello stesso nei confronti del suolo, esaltando la sua funzione regolatrice delle acque. Infatti i cambiamenti climatici che si registrano negli ambienti mediterranei comportano un innalzamento delle temperature medie stagionali con un forte incremento dei periodi di siccità soprattutto durante la fase vegetativa, provocando l’insorgenza di nuove emergenze fitosanitarie e la recrudescenza di avversità parassitarie già presenti. La causa di tali fenomeni è da ricercare principalmente nell’aumento delle emissioni di sostanze inquinanti nell’atmosfera, nelle attività antropiche ed in fattori ambientali. Detti fattori colpiscono in modo diretto e con sempre maggiore incidenza i popolamenti forestali, indebolen doli ed esponendoli ad attacchi di parassiti e patogeni che ne aggravano lo stato di salute, dando origine al cosid detto “deperimento del bosco”. Tale situazione d’emergenza, per la complessità e l’interazione dei fattori di origine biotica ed abiotica coin volti, per l’ampiezza geografica, per le diverse specie coinvolte e i danni sugli ecosistemi forestali, sta diventando il principale problema fitosaniatario delle foreste mediterranee. I cambiamenti climatici comportano un ulteriore pericolo per i sistemi forestali, rappresentato da fattori bio tici provenienti da altri paesi che minacciano la biodiversità ed i paesaggi naturali, situazione aggravata dall’as senza di elementi limitatori di origine locale. Il contesto appena delineato fa emergere la necessità di adottare tecniche di gestione forestale sostenibile integrate da efficienti sistemi di gestione idrica allo scopo di ottimizzare l’utilizzo delle scarse risorse idriche pre senti. 68 FOCUS AREA 4c: prevenzione dell'erosione dei suoli e migliore gestione degli stessi. Circa il 10% del territorio regionale è a rischio idro geologico a causa di fenomeni di erosione del suolo, di impermeabilizzazione, di frane e alluvioni. Attraverso l’incremento, la difesa ed il miglioramento della superficie boscata con funzione protettiva è pos sibili mitigare e prevenire i fenomeni di desertificazione ed arginare i rischi idro geologici. Priorità 5: Incoraggiare l’uso efficiente delle risorse e il passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima nel settore agroalimentare e forestale. FOCUS AREA 5c: favorire l'approvvigionamento e l'utilizzo di fonti di energia rinnovabili, sottoprodotti materiali di scarto, residui e altre materie grezze non alimentari ai fini della bioeconomia. Tra gli obiettivi che l’UE si è posta in materia ambientale vi è la riduzione del 40% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030. A tale risultato concorre l’incremento della superficie boscata, attraverso l’incremento di produzione di bio massa legnosa ed il recupero del materiale di scarto da utilizzare a scopi energetici. La biomassa forestale è da considerare un’importante risorsa del nostro territorio, ma l’assenza di aziende specializzate nella raccolta ed uso della biomassa, nonché l’assenza di una filiera della biomassa comportano uno scarso utilizzo della risorsa. La misura M08 contribuisce all’incremento di disponibilità di biomassa ed all’incentivazione di attività di tra sformazione e commercializzazione dei prodotti legnosi e dei loro sottoprodotti per uso energetico. FOCUS AREA 5e: promuovere la conservazione e il sequestro del carbonio nel settore agricolo e forestale. Nuovi impianti boschivi, una migliore gestione delle foreste, la conservazione e la tutela degli ecosistemi fo restali e l’accrescimento della resilienza delle foreste contribuiscono ad aumentare la capacità dell’ambiente di fissazione del carbonio. La misura M08 prevede azioni di gestione silvicolturale ed operazioni di rinnovamento del soprassuolo fore stale, nonché interventi di recupero dei boschi abbandonati ed adozione di pratiche forestali sostenibili che, oltre ad accrescere il valore economico del bosco, migliorano la funzione naturale di assorbimento di CO2 dei popola menti forestali. Priorità 6: Adoperarsi per l'inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali. FOCUS AREA 6a: favorire la diversificazione, la creazione e lo sviluppo di piccole imprese e l’occupazione. La misura M08, attraverso le sottomisure 8.1 e 8.6, può contribuire a diversificare ed integrare il reddito delle aziende agricole-silvicole mediante l’adozione di pratiche di gestione sostenibile delle foreste che consento di porre in essere attività di contrasto ai cambiamenti climatici e mitigano i fenomeni di desertificazione, di dissesto idro geologico e migliorando la regimentazione delle acque. Di seguito si passano in rassegna le Sottomisure previste dalla Misura 08. SOTTOMISURE 8.1: Sostegno alla forestazione/all'imboschimento La misura prevede un sostegno per la realizzazione di interventi di imboschimento di superfici agricole e non agricole per la creazione di aree boscate, nonché il sostegno alla manutenzione delle stesse, al fine di rispondere principalmente agli obiettivi ambientali e sociali della politica di sviluppo rurale dell’UE. La misura si articola in: 69 a) impianti di nuovi boschi (8.1.a); b) sostegno alla manutenzione (8.1.b). 8.1.a: Impianto di nuovi boschi L’impianto di nuovi boschi è riconducibile alle seguenti tipologie d’intervento: 8.1.a.1: Imboschimento (boschi permanenti, seminaturali, naturaliformi) su superfici agricole e non agricole, con finalità principalmente climatico-ambientale, protettive, paesaggistiche e sociali, utilizzando specie forestali, arboree e/o arbustive autoctone e metodi di impianto in linea con i requisiti minimi ambientali previsti dall’art. 6 del Reg. delegato (UE) n. 807/2014. 8.1.a.2: Piantagioni legnose su superfici agricole e non agricole con finalità principalmente produttive L’intervento è indirizzato alla produzione di legname e prodotti forestali non legnosi, ha inoltre funzione di miti gazione ed adattamento ai cambiamenti climatici, alla tutela ambientale, paesaggistica e sociale. E’ previsto l’utilizzo di specie forestali adatte alle condizioni ambientali e climatiche dell’area, nonché conformi ai requisiti ambientali minimi previsti dall’art. 6 del Reg. delegato (UE) n. 807/2014. 8.1.b: Manutenzione dei nuovi imboschimenti e mancato reddito agricolo L’intervento prevede un aiuto annuale a copertura dei costi di manutenzione, allo scopo di favorire la conserva zione delle superfici imboschite nel periodo successivo all’impianto ed a garantire lo sviluppo equilibrato delle piante, evitano situazioni di degrado. L’intervento prevede inoltre il pagamento dei mancati redditi in caso si sostituzione di una coltura agricola con un impianto boschivo. 8.3: Sostegno alla prevenzione dei danni arrecati alle foreste da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici La sottomisura 8.3 è rivolta direttamente alla tutela ambientale e paesaggistica del territorio, attraverso la pre venzione dei rischi, la lotta ai cambiamenti climatici e la salvaguardia della salute e dell’efficienza ecologica dei sistemi forestale nazionali, in linea con gli obiettivi strategici nazionali e regionali di lotta agli incendi boschivi ed alla protezione delle foreste. La sottomisura prevede un sostegno ai titolari, sia pubblici che privati, della gestione di superfici forestali e zone boschive a copertura dei costi sostenuti per la creazione di infrastrutture di protezione, per attività di prevenzione e monitoraggio contro gli incendi boschivi, ovvero per attività di prevenzione e monitoraggio dei pericoli naturali quali attacchi parassitari o malattie. Gli investimenti previsti dalla sottomisura sono consentiti per la creazione di infrastrutture di protezione contro gli incendi e gli altri pericoli naturali, per interventi di prevenzione e per l’istallazione e miglioramenti dei sistemi di monitoraggio e di comunicazione, nonché miglioramento delle infrastrutture operative antincendio. 8.4: Sostegno al ripristino delle foreste danneggiate da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici La sottomisura 8.4 prevede un aiuto agli investimenti di ripristino delle foreste a seguito dei danni provocati da incendi o altre calamità naturali. Lo scopo della sottomisura è favorire il ripristino delle aree danneggiate, allo scopo di riportarle allo stato ante cedente l’evento calamitoso, condizione importante per garantire la corretta gestione del suolo e ridurre i rischi di erosione e dissesto idrogeologico. L’importanza degli interventi previsti della sottomisura si estende inoltre alla conservazione della biodiversità ed al mantenimento della qualità delle acque. Gli interventi sono volti alla ricostituzione del potenziale forestale ed al ripristino di strutture ed infrastrutture poste al servizio dei boschi danneggiate da incendi o altri eventi calamitosi. 8.5: Sostegno agli investimenti destinati ad accrescere la resilienza ed il pregio ambientale degli ecosistemi forestali La sottomisura 8.5 è posta a sostegno degli investimenti finalizzati al perseguimento di obiettivi di tutela ambien tale, di miglioramento dell’efficienza ecologica degli ecosistemi forestali, di mitigazione ed adattamento ai cam biamenti climatici. 70 E’ volta inoltre all’offerta di servizi ecosistemici, alla valorizzazione, in termini di pubblica utilità, delle foreste e delle aree boschive. Il sostegno previsto dalla sottomisura 8.5 è riconducibile alle seguenti tipologie di intervento: c) Perseguimento di impegni di tutela ambientale; d) Miglioramento dell’efficienza ecologica degli ecosistemi forestali; e) Mitigazione ed adattamento ai cambiamenti climatici; f) Offerta di servizi ecosistemici e valorizzazione in termini di pubblica utilità delle foreste e delle aree boschive; g) Interventi correlati alle misure di cui agli articoli 30 e 35 del Regolamento. 8.6: Sostegno agli investimenti in tecnologie silvicole e nella trasformazione, mobilitazione e commercializza zione dei prodotti delle foreste La sottomisura 8.6 si pone come obiettivo la tutela ambientale e paesaggistica del territorio, promuovendo e migliorando la sostenibilità, la competitività e l’efficienza nell’uso delle risorse forestali, attraverso l’ammoder namento ed il miglioramento delle strutture produttive. Il fine principale della sottomisura è la valorizzazione economica delle risorse forestali e l’accrescimento del valore aggiunto dei prodotti forestali, attraverso investimenti materiali ed immateriali volti all’ammodernamento ed al miglioramento dell’efficienza delle imprese produttive impegnate nell’utilizzazione, trasformazione, mobilita zione e commercializzazione dei prodotti forestali legnosi e non legnosi. La sottomisura favorisce lo sviluppo di nuovi prodotti, di processi e tecnologie, nonché la valorizzazione delle produzioni esistenti, mediante la creazione di nuovi segmenti di mercato e nuovi sbocchi lavorativi nel settore forestale. Il sostegno garantito dalla sottomisura 8.6 è rivolto ai titolari privati della gestione di superfici forestali e zone boschive, ai comuni e alle loro associazioni, alle piccole e medie imprese. Gli interventi attivabili con la sottomisura 8.6 sono: h) Investimenti nella trasformazione e commercializzazione dei prodotti forestali; i) Investimenti e pratiche forestali sostenibili volti ad accrescere il valore economico delle foreste; j) Elaborazione di piani di gestione forestale e loro strumenti equivalenti. MISURA M15 – SERVIZI SILVO-CLIMATICO-AMBIENTALI E SALVAGUARDIA DELLA FORESTA La misura in esame trova il suo fondamento giuridico all’art. 34 del Regolamento (UE) del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 1305/2013, nel regolamento delegato UE n. 807/2014 della Commissione del 11 marzo 2014, nel Regolamento di esecuzione (UE) n. 808/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17/07/2014 e nel Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17/12/2013. La misura M15 ha lo scopo di rispondere all’esigenza di promuovere la gestione sostenibile e il miglioramento delle foreste e delle aree boscate. La misura M15 è finalizzata, in linea con gli obiettivi strategici nazionali e regionali, alla conservazione ed al miglioramento della biodiversità forestale, delle risorse idriche e del suolo e alla lotta contro i cambiamenti cli matici. La misura M15 mira alla conservazione delle risorse genetiche forestali autoctone, nonché delle specie alloc tone che nel tempo si sono adattate alle specifiche condizioni ambientali locali, al fine di garantire, attraverso una ricca diversità genetica, maggiore resilienza alle malattie ed ai parassiti, più beni e servi ecosistemici, for nendo un contributo efficace al perseguimento degli obiettivi climatici, ambientali e sociali che l’Unione Europea assegna al settore forestale. La misura M15 risponde al fabbisogno di sviluppo FB 12 di salvaguardare e valorizzare la biodiversità ed il germoplasma agrario e forestale. La misura contribuisce al raggiungimento della priorità 4 del nuovo PSR, fornendo anche un contributo alla Focus Area 4.a Priorità 4: Preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi connessi all’agricoltura e alla silvicoltura 71 FOCUS AREA 4.a: salvaguardia, ripristino e miglioramento della biodiversità, tra l'altro nelle zone Natura 2000, nelle zone soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici e nell'agricoltura ad alto valore naturalistico, non ché dell'assetto paesaggistico dell'Europa. Nello specifico la misura M15 mira all’incremento della biodiversità prevedendo espressamente il finanzia mento di interventi volti alla conservazione della biodiversità degli ambienti interessati dalla Focus Area 4.a. La misura può avere un impatto nella priorità trasversale in tema di innovazione in quanto contribuisce alla necessità di ricostruire e diffondere il germoplasma forestale con lo scopo di preservare, in modo diretto, la bio diversità già a livello genetico. Per il raggiungimento dei superiori obiettivi è stata prevista l’attivazione della sottomisura 15.2. 15.2: Sostegno alla conservazione delle risorse genetiche e forestali La sottomisura 15.2, come sopra accennato, risponde alla necessità di conservazione delle risorse genetiche fo restali autoctone, nonché di quelle specie forestali aliene che nel tempo si sono adattate alle specifiche condizioni ambientali locali. In particolare la sottomisura prevede azioni mirate alla conservazione delle risorse genetiche quali: k) Interventi selvicolturali specifici per la conservazione genetica in situ di specie forestali autoctone; l) Gestione boschi da seme per la produzione di materiale di moltiplicazione; m) Utilizzo di semi e piante di provenienza verificata e certificata; n) Allestimento di campi collezione. Altre azioni previste dalla sottomisura sono: o) Conservazione in situ e ex situ; p) Azioni per la promozione e lo scambio di informazioni sulla conservazione, la caratterizzazione, la raccolta e l’utilizzazione delle risorse genetiche forestali; q) Azioni di accompagnamento, informazione e diffusione delle informazioni. MISURA M16 – COOPERAZIONE La misura in esame trova il suo fondamento giuridico all’art. 35 del Regolamento (UE) del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 1305/2013 del 17/12/2013, nel Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17/12/2013, nel regolamento delegato UE n. 807/2014 della Commissione del 11 marzo 2014 e nel Regolamento di esecuzione (UE) n. 808/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17/07/2014. L’analisi di contesto, che ha preceduto la stesura del nuovo PSR, ha evidenziato un collegamento ancora de bole tra operatori del settore agricolo, forestale e delle zone rurali. La Misura M16 si sviluppa in interventi che sostengono forme di cooperazione ed è finalizzata al superamento degli svantaggi economici, ambientali e di altro genere derivanti dalla frammentazione. La Misura de quo intende contribuire a stimolare l'innovazione e la cooperazione nelle aree rurali, a migliorare la competitività delle aziende agricole, a perseguire gli obiettivi agro-climatico ambientali e a favorire la diversifi cazione, la creazione e lo sviluppo di piccole imprese. La misura ha carattere trasversale rispetto all’attuazione dell’intero programma di sviluppo rurale essendo tesa a favorire da un lato lo sviluppo, l’adozione e la diffusione di innovazioni nei settori agroalimentare e fore stale. E, dall’altro, sostenendo più in generale la cooperazione fra gli attori della filiera agricola, alimentare e forestale. La misura M16 ha l’obiettivo di incentivare rapporti di cooperazione tra almeno due soggetti diversi (imprese, enti pubblici, istituti di ricerca, ecc.) anche per la realizzazione di progetti o attività comuni nel campo ambientale. La misura M16 supporta ogni forma di cooperazione tra i diversi operatori delle filiere, inclusi gli operatori dei settori della trasformazione e della commercializzazione, o tra operatori che operano trasversalmente nel settore dello sviluppo, inclusi organismi professionali, strutture di ricerca e consulenza. Le forme di cooperazione previste dalla misura contribuisco: 72 r) alla realizzazione di progetti di sviluppo di nuovi prodotti, di pratiche, di processi e tecnologie nei settori agroalimentare e forestale; s) allo sviluppo di progetti pilota e di progetti di sviluppo pre-competitivo; t) a creare sinergie tra piccoli operatori per organizzare processi di lavoro in comune e condividere risorse materiali e tecnologiche per lo sviluppo e commercializzazione di servizi turistici in ambienti rurali; u) alla creazione e lo sviluppo di filiere corte e mercati locali; v) alla creazione di una filiera per l’approvvigionamento sostenibile della biomassa da utilizzare nelle produzioni di alimenti e di energia; w) alla stesura di piani di gestione forestale. La misura in esame, proprio per il suo carattere trasversale, mira al soddisfacimento di svariati fabbisogno di sviluppo che interessano azioni volte al trasferimento della conoscenza e alla diffusione dell’innovazioni; all’in cremento della redditività e del valore aggiunto dei settori agricolo e forestale; allo sviluppo di imprenditoria femminile e giovanile in attività extra agricole; al recupero, tutela e valorizzazione degli ecosistemi agricoli e sil vicoli e dei sistemi colturali e degli elementi fisici caratterizzanti i diversi paesaggi agricoli; alla salvaguardia e valorizzazione della biodiversità e del germoplasma di interesse agrario e forestale; alla conservazione e miglio ramento dei suoli. La misura M16 fornisce, inoltre, un contributo al raggiungimento di tutte le Priorità del nuovo programma di sviluppo rurale oltreché ai tre temi trasversali dell’Innovazione, dell’Ambiente e della Mitigazione ed adatta mento ai cambiamenti climatici. La misura M16 si articola in sette sottomisure delle quali, per coerenza di trattazione, verrà presa in esame la sottomisura 16.8 che presenta carattere strettamente forestale. 16.8: Sostegno alla stesura di piani di gestione forestale o di strumenti equivalenti Il piano di gestione forestale sostenibile, di cui all’art. 14 della L.R. 14/2006, è uno strumento che regola in maniera organica gli interventi da realizzare e funzionali ad una corretta gestione del bosco, in aderenza a quanto disciplinato dalle vigenti norme regionali in materia forestale ed in armonia con i principi di gestione forestale sostenibile. Gli strumenti equivalenti, ai sensi dell’art. 14, comma 7, della L.R. 14/2006 possono essere riconducibili alle linee programmatiche con cui fissano gli indirizzi di natura forestale che si intendono perseguire nella gestione di ogni sistema boscato. Attraverso una puntuale ed efficiente pianificazione forestale è possibile sviluppare ed attuare la gestione forestale in modo sostenibile, ossia una gestione sostenibile del patrimonio forestale, attraverso la sua conserva zione, valorizzazione ed utilizzazione responsabile e programmata; una gestione che consenta la conservazione della biodiversità e che contribuisca ad aumentare la resilienza delle foreste, oltre che rappresentare uno stru mento per la prevenzione del rischio idrogeologico e dei fenomeni di desertificazione. La presente sottomisura 16.8 intende sostenere l’elaborazione dei piani di gestione forestale, o degli stru menti equivalenti, relativi ad aree forestali di proprietà sia pubblica che privata, con i quali regolamentare le molteplici attività ed interventi da espletare e sviluppare all’interno delle superfici forestali. La sottomisura 16.8 svolge un ruolo rilevante nello sviluppo e nella crescita della filiera forestale. Il sostegno previsto dalla sottomisura 16.8 ha carattere trasversale e mira a soddisfare i fabbisogni individuati dalle Focus Area 1B, 6B (Stimolare lo sviluppo locale nelle zone rurali) e secondariamente alle focus area 1A, 2A e 5E. Essa contribuisce inoltre agli obiettivi trasversali: x) dell’innovazione, sia sostenendo iniziative che fanno ricorso a strumenti e metodiche di carattere innovativo (sistemi informativi ecc.), sia diffondendo la pratica della pianificazione forestale; y) dell’ambiente e cambiamento climatico, attraverso la promozione di prassi vantaggiose sotto il profilo ambientale e del cambiamento climatico. 73 Piano di Tutela delle Acque Il “Piano di Tutela delle Acque della Sicilia”, redatto ai sensi dell’art. 121 del D. Lgs 152/06, persegue gli obiet tivi specifici di tutela dei corpi idrici attraverso la prevenzione dall’inquinamento ed il risanamento dei corpi idrici inquinati, l’uso sostenibile e durevole delle delle risorse idriche, il mantenimento della naturale capacità di auto depurazione dei e nel contempo di sostenere ampie e diversificate comunità animali e vegetali. La Politica Comunitaria e nazionale concentra la sua attenzione sulle risorse idriche e sottolinea il ruolo delle foreste nella protezione della qualità e della quantità delle acque, nella prevenzione dalle inondazioni, nella mitigazione degli effetti della siccità e nel combattere l’erosione del suolo. Pertanto gli obiettivi del PFR sono coerenti con quelli previsti dal Piano di tutela delle Acque e sono mirate al mantenimento ed al miglioramento delle stato delle acque di superficie e sotterranee. Il PFR, infatti prevede specifiche politiche di intervento quali: 04. Ampliamento della superficie forestale e piantagioni da legno 07. Prevenzione e mitigazione del rischio di desertificazione 16. Interventi di bonifica montana e sistemazioni idraulico-forestali che vengono attuate attraverso una serie di azioni tese da un lato, all’ampliamento della superficie forestale dell’Isola ed alla gestione sostenibile delle formazioni forestali esistenti e, dall’altro, alla mitigazione dell’erosione superficiale dei suoli lungo i versanti e lungo le strade ad uso silvopastorale, attraverso interventi di stabilizza zione dei torrenti in erosione, salvaguardando la continuità dei corridoi ecologici. Le suddette azioni concorrono nel complesso all’attuazione degli obiettivi prioritari del PTA, precedentemente specificati. Piano Regionale di Tutela della Qualità dell’Aria Il Piano Regionale di Tutela della Qualità dell’Aria si prefigge di: • conseguire sull’intero territorio regionale il rispetto dei limiti stabiliti dalle normative europee entro i termini temporali previsti; • preservare e migliorare la qualità dell’aria mediante la diminuzione delle concentrazioni degli inquinanti dove si registrano valori prossimi ai limiti; • perseguire un miglioramento generalizzato dell’ambiente e della qualità della vita, evitando il trasferimento dell’inquinamento tra le varie matrici ambientali; • concorrere al raggiungimento degli impegni di riduzione delle emissioni di gas-serra sottoscritti dall’Italia negli accordi internazionali; • favorire l’informazione, la partecipazione e il coinvolgimento delle parti sociali e del pubblico. L’interazione positiva tra il PFR ed il PRTQA si realizza attraverso le seguenti politiche di intervento volte di incre mentare la produzione e l’utilizzo delle biomasse combustibili di origine forestale e/o agricola quali fonti di ener gia rinnovabile ovvero a ridurre le emissioni di gas-serra in atmosfera: 02. Prevenzione e lotta agli incendi boschivi ed alle fitopatie 04. Ampliamento della superficie forestale e piantagioni da legno 08. Incremento della capacità di fissazione del carbonio atmosferico 09. Incremento della produzione di biomasse combustibili Programma Attuativo Regionale Fondo Aree Sottoutilizzate 2007-2013 (PAR FAS) 74 Il PAR FAS 2007/2013, contempla alcuni obiettivi attuati, aventi una stretta correlazione con gli obiettivi del PFR. In particolare la Priorità 3 e più specificatamente la Priorità 4 sono strettamente collegate a tematiche am bientali di stretta pertinenza forestale. La tabella che segue riporta il quadro generale degli obiettivi PAR FAS 2007-2013 che si intersecano con il PFR N° Priorità PAR -FAS Obiettivo attuativo Linea di azione 3 Ambiente ed energia Ripristinare le condizioni di sicurezza ambientale nei siti compromessi da inquinamento o da instabilità idrogeografica 3.b - Piano di manutenzione straordina ria dei corsi d’acqua e/ degli ecosistemi fluviali della Regione Sicilia ivi compreso quelli già transitati , in forza del D.P.R. n.1503/1970, al demanio della Regione Siciliana, volto alla salvaguardia del territorio. 4 Valorizzazione degli at trattori culturali e terri toriali Tutelare e valorizzare l’am biente 4.2 - Governo del territorio, rinaturaliz zazione e sicurezza dell'ambiente. 4 Valorizzazione degli at trattori culturali e terri toriali Tutelare e valorizzare l’am biente 4.3 - Rinaturalizzazione del territorio, tu tela della diversità biologica e valorizza zione della dimensione sociale, turistico e culturale delle foreste 4 Valorizzazione degli at trattori culturali e terri toriali Tutelare e valorizzare l’am biente 4.4 - Utilizzo di tecnologie innovative per la vigilanza e la difesa ambientale Sono attuabili anche attraverso le linee di azione del PAR FAS, in complementarietà con diverse Azioni del PSR Sicilia 2014-2020, che concorrono all’attuazione delle stesse, le seguenti politiche di intervento del PFR: 1. Miglioramento del livello conoscitivo, di tutela e di gestione del settore forestale regionale 02. Prevenzione e lotta agli incendi boschivi ed alle fitopatie 03. Gestione del patrimonio forestale nelle aree protette 04. Ampliamento della superficie forestale e piantagioni da legno 05. Gestione, indirizzo e controllo della produzione di materiale di propagazione forestale 06. Gestione dei rimboschimenti esistenti 07. Prevenzione e mitigazione del rischio di desertificazione 08. Incremento della capacità di fissazione del carbonio atmosferico 09. Incremento della produzione di biomasse combustibili 10. Conservazione e miglioramento della biodiversità forestale 11. Gestione del patrimonio forestale di proprietà pubblica 12. Gestione del patrimonio forestale di proprietà privata 13. Gestione orientata dei boschi di particolare interesse turistico-ricreativo e storico-culturale 16. Interventi di bonifica montana e sistemazioni idraulico-forestali 19. Sviluppo delle attività di turismo ambientale e naturalistico 20. Sviluppo del potenziale umano e sicurezza sui luoghi di lavoro nel settore forestale 75 Piano Regionale per la Programmazione delle Attività di Previsione, Prevenzione e Lotta attiva per la Difesa della Vegetazione contro gli Incendi (Piano AIB) Il Piano regionale per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva per la difesa della vegetazione contro gli incendi (Piano AIB) – anno di revisione 2018 - è stato redatto ai sensi dell'art. 3, comma 3 della Legge 21 novembre 2000 n. 353, quale aggiornamento del Piano AIB 2015 vigente, approvato con Decreto del Presidente della Regione Siciliana in data 11 Settembre 2015, ai sensi dell'art. 34 della Legge Regio nale 6 aprile 1996, n. 16, così come modificato dall'art. 35 della Legge Regionale 14 aprile 2006 n. 14. La legge 353/2000 modifica e sostituisce la precedente impostazione normativa in materia di previsione, pre venzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, basata, sostanzialmente, sui principi della legge 1° marzo 1975 n. 47 “Norme integrative per la difesa dei boschi dagli incendi”. Conseguentemente, la legge 353/2000 impone alle Regioni di adeguare il proprio ordinamento sulla base delle disposizioni di principio della nuova normativa statale e di adottare un piano per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, sulla base di linee guida e di direttive emanate dal Ministro dell’Interno con Decreto del 20.12.2001. Il Piano Regionale antincendio si prefigge di migliorare la prevenzione e il controllo degli incendi boschivi e pianifica i vari livelli di intervento. In particolare definisce mezzi, strumenti e procedure che ciascun Ente coinvolto nella difesa del territorio dagli incendi deve utilizzare nella lotta agli incendi. Esso inoltre definisce gli interventi strutturali ed infrastrutturali per la prevenzione degli incendi, gli interventi di pulizia e manutenzione del bosco, le attività di formazione e addestramento del personale e le campagne di informazione e sensibilizzazione. Il principale obiettivo del Piano consiste nella riduzione delle aree annualmente percorse dal fuoco e della superfi cie media ad incendio. Attraverso le seguenti politiche di intervento del PFR: 01. Miglioramento del livello conoscitivo, di tutela e di gestione del settore forestale regionale 02. Prevenzione e lotta agli incendi boschivi ed alle fitopatie 06. Gestione dei rimboschimenti esistenti 20. Sviluppo del potenziale umano e sicurezza sui luoghi di lavoro nel settore forestale e le relative azioni attuative, in particolare quelle che prevedono interventi di prevenzione attiva e passiva e di lotta agli incendi, si evidenzia la stretta interazione positiva con il Piano AIB. Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico La Regione Siciliana – Assessorato Regionale del Territorio e dell’Ambiente, dopo il Piano Straordinario per l’Assetto Idrogeologico, approvato con decreto del 4 luglio 2000, si è dotata del Piano Stralcio di Bacino per l’As setto Idrogeologico (P.A.I.), redatto ai sensi dell'art. 17, comma 6 ter, della L. 183/89, dell'art. 1, comma 1, del D.L. 180/98, convertito con modificazioni dalla L. 267/98, e dell'art. 1 bis del D.L. 279/2000, convertito con modi ficazioni dalla L. 365/2000, quale frutto di una costante interlocuzione con le Amministrazioni locali e, più in ge nerale, con i soggetti che esprimono le diverse esigenze del territorio. Il metodo della concertazione e della con divisione delle scelte ha, in tal modo, agevolato e agevola le decisioni che incidono sul territorio, consentendo così di affrontare in maniera organica i problemi della salvaguardia dal rischio idrogeologico. Con il P.A.I. viene effettuata la perimetrazione delle aree a pericolosità e a rischio, in particolare, dove la vulnerabilità si connette a gravi pericoli per le persone, le strutture ed infrastrutture ed il patrimonio ambientale e vengono altresì definite le norme di salvaguardia. Tutto ciò al fine di pervenire ad una puntuale definizione dei livelli di rischio e fornire criteri e indirizzi indispensabili per l’adozione di norme di prevenzione e per la realizza zione di interventi volti a mitigare od eliminare il rischio. Il Piano è suscettibile di aggiornamento a seguito di variazioni succedutesi nel tempo o a nuovi studi che di mostrino un diverso assetto del territorio. 76 In particolare, il P.A.I. potrà essere oggetto di integrazioni e modifiche su richiesta e/o segnalazioni di Enti pubblici e Uffici territoriali, in relazione a: a) indagini e studi a scala di dettaglio presentati da pubbliche amministrazioni; b) nuovi eventi idrogeologici idonei a modificare il quadro della pericolosità; c) variazioni delle condizioni di pericolosità derivanti da: • Effetti di interventi non strutturali; • Realizzazione e/o completamento di interventi strutturali di messa in sicurezza delle aree interessate ed effetti prodotti dalle opere realizzate per la mitigazione del rischio. Rispetto al PAI, il PFR focalizza l’attenzione sugli ambiti montani e costieri soprattutto per quanto concerne la presenza di fenomeni di degrado del suolo e della vegetazione legati a processi di erosione diffusa e di desertifi cazione. In tal senso il contesto delle aree del PAI, pur risultando efficace per finalità proprie, appare limitato ai fini di una complessiva previsione di interventi per la difesa del suolo di tipo estensivo, quindi in particolare di tipo forestale, volti tanto all’ambito della mitigazione e recupero quanto a quello della prevenzione. D’altra parte se è vero che stati di particolare criticità sono arrestabili, almeno in prima istanza, solo attraverso interventi di carattere intensivo ingegneristico ed infrastrutturale, va altresì rimarcata l’importanza di estendere l’analisi e dunque i possibili interventi, a tutto il bacino idrografico e in particolare alle aree di monte, laddove molto può il contributo della vegetazione in termini di diminuzione delle velocità di ruscellamento e stabilizza zione delle terre. Quindi, le aree individuate dal PAI potranno costituire utile riferimento per la previsione di interventi di siste mazione idraulico-forestale, eventualmente complementari a quelli infrastrutturali, estesi oltre la mappatura de limitata dalle aree a rischio e pericolosità, dettagliati su scala di versante, progettati tenendo conto degli effetti derivabili dal miglioramento delle condizioni vegetazionali non solamente attraverso i canonici rimboschimenti ma anche, e forse soprattutto, la gestione forestale pianificata dell’esistente. Nel PFR sono state determinazione le Aree a Priorità di Intervento; tali aree sono state escluse dai dissesti geomorfologici e i siti a rischio idraulico censiti dal Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) perché il database PAI è correttamente utilizzabile unicamente alla scala metrica di riferimento del metadato che è pari ad 1:10.000. Con siderato che la Carta delle Aree a Priorità d’Intervento ha una restituzione finale a scala 1:100.000, l’utilizzo del database PAI o la trasformazione a scala diversa, avrebbe generato rappresentazioni non coerenti o distorte. Tuttavia, é stato precisato nel PFR (cfr. par. 2.7) che qualunque intervento di pianificazione e progettazione del territorio a scala locale non può prescindere da una preventiva valutazione di coerenza con il suddetto PAI. Appare altresì importante sottolineare che risultano coerenti le azioni e le misure di attuazione per la prote zione dei suoli, in relazione ai diversi ambiti territoriali (pianure alluvionali, bassa collina, media ed alta collina, zone montane, aree fluviali e perifluviali, terreni instabili e calanchi), in particolare le misure attuative riferibili alle seguenti tipologie di intervento, sono previste a garanzia della difesa del suolo: • ripuliture, sfolli e diradamenti (cure colturali); • miglioramenti della struttura e della composizione dei boschi; • manutenzioni ordinarie e straordinarie delle opere sistematorie idraulico-agrarie e forestali e della vegetazione forestale ripariale; • esecuzione di graduali tagli di trasformazione per tendere alla costituzione di soprassuoli edificati da specie autoctone, sostituendo con questi i passati rimboschimenti di specie alloctone preparatorie (coniferete); • riqualificazione delle formazioni vegetali lineari; • realizzazione di imboschimenti ove il bosco era presente ed è stato estirpato per fini agricoli e pastorali (bassa e media collina); • applicazione di una selvicoltura che minimizzi gli impatti sul suolo ed eviti l’erosione o l’instabilità dello stesso; 77 • evitare cambi di destinazione di uso del suolo, cioè nel caso particolare evitare estirpazione di superfici boscate; • ripuliture e manutenzioni della viabilità di servizio forestale; • evitare interventi puntiformi ma agire con interventi che interessano unità colturali vaste ed omogenee per una migliore tutela dell’intero territorio; • privilegiare interventi di sistemazione idraulico-forestale basati sulle tecniche dell’ingegneria naturalistica. Il PFR interagisce in modo indiretto con i Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico della Regione Sici liana attraverso le seguenti Politiche di intervento: 02. Prevenzione e lotta agli incendi boschivi ed alle fitopatie 04. Ampliamento della superficie forestale e piantagioni da legno 06. Gestione dei rimboschimenti esistenti 07. Prevenzione e mitigazione del rischio di desertificazione 10. Conservazione e miglioramento della biodiversità forestale 11. Gestione del patrimonio forestale di proprietà pubblica 12. Gestione del patrimonio forestale di proprietà privata Ed in modo diretto attraverso la Politica di intervento: 16. Interventi di bonifica montana e sistemazioni idraulico-forestali A tale proposito, il PFR tiene conto dei vincoli derivanti dagli obiettivi di tutela idrogeologica e del territorio, in quanto prevede che tali realizzazioni avverranno in coerenza con la pianificazione di Bacino di riferimento e per tanto le opere e i progetti materiali previsti dal PFR ricadenti nelle aree delimitate nelle carte di rischio e perico losità, in quanto soggetti alle prescrizioni delle norme di salvaguardia, dovranno essere coerenti con la pianifica zione di Bacino. In tal senso il PFR si considera gerarchicamente subordinato ai PAI. Infine si evidenzia che il P.A.I. ha riportato benefici effetti grazie ai finanziamenti, regionali, nazionali e comunitari sul settore forestale. Piano di Gestione del Rischio Alluvioni L’emanazione della Direttiva Comunitaria 2007/60 nota come “Direttiva Alluvioni” ha riaffermato l’attenzione della politica comunitaria alle problematiche connesse al mantenimento della sicurezza idraulica del territorio nell’ambito del più ampio tema della gestione delle acque. La Direttiva Alluvioni insieme alla Direttiva Acque (Direttiva 2000/60/CE) costituiscono il quadro della politica comunitaria delle acque integrando gli aspetti della qualità ambientale con quelli della difesa idraulica. Tale approccio integrato definito a livello europeo, già introdotto in Italia con la Legge 183/89 di riassetto funzionale e organizzativo della difesa del suolo, è stato successivamente ribadito con il Decreto Legislativo 152/2006 che ha riconfermato la validità del Piano per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I.) quale strumento di pianifi cazione nel quale è definito il quadro delle criticità e sono individuate le azioni necessarie anche per quanto attiene il rischio idraulico da alluvioni. La Direttiva Alluvioni, che definisce gli obiettivi appropriati per la gestione dei rischi di alluvioni, ponendo l’accento sulla riduzione delle potenziali conseguenze negative sulla salute umana, l’ambiente, il patrimonio cul turale e l’attività economica, ha individuato nel Piano di Gestione del Rischio Alluvioni lo strumento per definire le misure necessarie a raggiungere gli obiettivi sopra enunciati. Il Piano di Gestione del Rischio Alluvioni della Sicilia, elaborato sulla base delle mappe della pericolosità e del rischio idraulico e documenti tecnici allegati, persegue gli obiettivi primari della gestione del rischio di alluvioni riguardanti la riduzione delle potenziali conseguenze negative per la salute umana, il territorio, i beni, l'ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche e sociali, attraverso l'attuazione prioritaria di interventi non strut turali e di azioni per la riduzione della pericolosità. 78 Il PFR interagisce in modo indiretto con Piano di Gestione del Rischio Alluvioni, attraverso le seguenti Politiche di intervento: 02. Prevenzione e lotta agli incendi boschivi ed alle fitopatie 04. Ampliamento della superficie forestale e piantagioni da legno 06. Gestione dei rimboschimenti esistenti Inoltre interagisce in modo diretto, attraverso la politica: 16. Interventi di bonifica montana e sistemazioni idraulico-forestali Piano Territoriale Paesistico Regionale Le Linee Guida del Piano Territoriale Paesaggistico, approvate con D.A. n.6080 del 21/05/1999, e l’Atto di indirizzo dell’Assessorato Regionale per i Beni Culturali ed Ambientali e per la Pubblica Istruzione, adottato con D.A. n. 5820 dell’08/05/2002, hanno articolato il territorio della Regione in ambiti territoriali individuate dalle stesse Linee Guida. Per ciascun ambito, le Linee Guida definiscono gli obiettivi generali da attuare con il concorso di tutti i soggetti ed Enti a qualunque titolo competenti. Il Piano Territoriale Paesistico Regionale persegue fondamentalmente i seguenti obiettivi: a) la stabilizzazione ecologica del contesto ambientale regionale, la difesa del suolo e della bio-diversità, con par ticolare attenzione per le situazioni di rischio e di criticità; b) la valorizzazione dell’identità e della peculiarità del paesaggio regionale, sia nel suo insieme unitario che nelle sue diverse specifiche configurazioni; c) il miglioramento della fruibilità sociale del patrimonio ambientale regionale, sia per le attuali che per le future generazioni. Inoltre, il Piano Paesaggistico riconosce come prioritarie le seguenti linee strategiche: 1) il consolidamento e la riqualificazione del patrimonio naturalistico, l’estensione con l’inserimento orga nico del sistema dei parchi e delle riserve, nonché delle aree Z.S.C. e Z.P.S nella rete ecologica regionale, la protezione e valorizzazione degli ecosistemi, di beni naturalistici e delle specie animali e vegetali mi nacciate di estinzione non ancora adeguatamente protetti, il recupero ambientale delle aree degradate; 2) il consolidamento del patrimonio e delle attività agroforestali, con la qualificazione innovativa dell’agri coltura tradizionale, la gestione controllata delle attività pascolive, il controllo dei processi di abban dono, la gestione oculata delle risorse idriche; 3) l’individuazione di un quadro di interventi per la promozione e la valorizzazione delle risorse culturali e ambientali, allo scopo di mettere in rete le risorse del territorio, promuovere la conoscenza e migliorare la fruizione pubblica, metter in valore le risorse locali, nel quadro di uno sviluppo compatibile del terri torio anche nei suoi aspetti economici-locali. Gli obiettivi e le linee strategiche individuate sono interconnessi e richiedono, per essere efficacemente per seguiti, il rafforzamento degli strumenti di governo con i quali la Regione e gli altri soggetti istituzionali possono guidare o influenzare i processi di conservazione e trasformazione del paesaggio, in coerenza con le sue regole costitutive e con le capacità di autoregolazione e rigenerazione del contesto ambientale. Il PFR si propone di implementare a livello locale la gestione forestale sostenibile in base ai “Criteri generali di intervento” indicati nel decreto del Ministero dell’Ambiente DM 16-06-2005, in perfetta coerenza con gli obiettivi Piano Territoriale Paesistico Regionale. Inoltre, attraverso le seguenti politiche di intervento del PFR si realizza un’interazione positiva con la pianifi cazione paesaggistica: 03. Gestione del patrimonio forestale nelle aree protette 04. Ampliamento della superficie forestale e piantagioni da legno 06. Gestione dei rimboschimenti esistenti 07. Prevenzione e mitigazione del rischio di desertificazione 79 10. Conservazione e miglioramento della biodiversità forestale 11. Gestione del patrimonio forestale di proprietà pubblica 12. Gestione del patrimonio forestale di proprietà privata 13. Gestione orientata dei boschi di particolare interesse turistico-ricreativo e storico-culturale Si rileva fra i due strumenti di pianificazione un’interazione positiva gerarchica considerato che gli interventi pre visti dalle azioni di attuazione relative alle suddette politiche di intervento dovranno essere realizzati in confor mità alle disposizioni del Decreto Legislativo 22 Gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio” secondo il quale, ai sensi dell’art. 146, tutte le opere da realizzare nei boschi sono soggetti a preventiva autoriz zazione fatta eccezione per gli interventi indicati all’art. 149 e in particolare: ▪ gli interventi inerenti l’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorale che non comportino alterazione permanente dello stato dei luoghi con costruzioni edilizie e altre opere civili, e sempre che si tratti di attività e opere che non alterino l’assetto idrogeologico del territorio; ▪ il taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di conservazione da eseguirsi nei boschi e nelle foreste indicati dall’articolo 142, comma 1, lettera g), purché previsti e autorizzati in base alla normativa in materia. Piano Regionale Faunistico-Venatorio Il Piano Regionale Faunistico-Venatorio rappresenta lo strumento fondamentale con il quale le regioni, anche attraverso la destinazione differenziata del territorio, definiscono le linee di pianificazione e di programmazione delle attività da svolgere sull’intero territorio per la conservazione e gestione delle popolazioni faunistiche e, nel rispetto delle finalità di tutela perseguite dalle normative vigenti, per il prelievo venatorio. La Regione Siciliana ha recepito la legge 11 febbraio 1992, n. 157 “Norme per la protezione della fauna selva tica omeotena e per il prelievo venatorio” e successive modifiche ed integrazioni, con la legge regionale 01 set tembre 1997, n. 33 e successive modifiche ed integrazioni. La predetta norma, all’art. 14, ha dettato indicazioni generali per la pianificazione faunistico-venatorio. Il vigente Piano Regionale Faunistico-Venatorio é stato aggiornato, rispetto ai precedenti piani, sia in relazione al nuovo assetto territoriale della regione siciliana, sia rispetto alle nuove normative di settore, sia sulla base delle nuove conoscenze tecnico-scientifiche emerse negli ultimi anni. Gli obiettivi del Piano sono: a) la tutela della fauna selvatica regionbale, intesa quale patrimonio indispensabile dello Stato, nell’interesse della comunità regionale, nazionale e internazionale, attraverso il recepimento di convenzioni, direttive e appli cazione di leggi in materia di fauna e di habitat; b) il prelievo sostenibile delle specie oggetto di prelievo venatorio, affinché questo non contrasti con le esi genze di tutela della fauna selvatica e che non arrechi danni effettivi alle produzioni agricole. Il PFR interagisce positivamente con il Piano Regionale Faunistico-Venatorio attraverso le seguenti politiche di intervento: 01. Miglioramento del livello conoscitivo, di tutela e di gestione del settore forestale regionale 15. Gestione della fauna selvatica Piano Energetico Ambientale Con il Piano Energetico Ambientale (PEA), che definisce gli obiettivi al 2020-2030, la Regione Siciliana intende dotarsi dello strumento di pianificazione fondamentale per seguire e governare lo sviluppo energetico del suo territorio sostenendo e promuovendo la filiera energetica e nel contempo tutelando l’ambiente per costruire un futuro sostenibile di benessere e qualità della vita. La Regione Siciliana pone alla base della sua strategia energe tica l’obiettivo programmatico assegnatole all’interno del decreto ministeriale 15 marzo 2012 c.d. “Burden Sha ring”, che consiste nell’ottenimento di un valore percentuale del 15,9% nel rapporto tra consumo di energia 80 prodotta da fonti energetiche rinnovabili e consumi finali lordi di energia sul territorio regionale al 2020. Il sud detto decreto rappresenta l’applicazione a livello nazionale della strategia “Europa 2020”, che impegna i Paesi Membro a perseguire un’efficace politica di promozione delle fonti energetiche rinnovabili, dell’efficienza ener getica e del contenimento delle emissioni di gas ad effetto serra. La pianificazione energetica regionale mira an che per “regolare” ed indirizzare la realizzazione degli interventi determinati principalmente dal mercato libero dell’energia. Tale pianificazione si accompagna a quella ambientale per gli effetti diretti ed indiretti che produ zione, trasformazione, trasporto e consumi finali delle varie fonti tradizionali di energia producono sull’ambiente. Gli obiettivi e le azioni del Piano Energetico Ambientale derivano da un’analisi approfondita del sistema ener getico siciliano realizzata nel 2009. Di seguito si riporta una proiezione dello sviluppo dei consumi energetici sici liani al 2030: a) scenario BAU/BASE (Business As Usual) in cui si presuppone uno sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili in linea con quanto registrato negli ultimi anni e senza prevedere ulteriori politiche incentivanti e cambi regolatori; b) scenario SIS (Scenario Intenso Sviluppo) in cui si presuppone uno sviluppo dell’efficienza energetica in grado di ridurre del 20% i consumi nel 2030 rispetto a quanto previsto dallo scenario base. Gli obiettivi energetici in termini di produzione (in TWh o miliardi di kWh) al 2020 e al 2030 sono stati definiti sulla base degli scenari sopraindicati. Gli obiettivi al 2020 coincidono con quanto sviluppato nello scenario BAU. Complessivamente, al 2030 si ipo tizza un forte incremento della quota (+135%) di energia elettrica coperta dalle FER elettriche che passerà dall’at tuale 29,3% al 69%. Con riferimento agli impianti a fonti rinnovabili presenti in Sicilia, si segnala che gli obiettivi in termini di po tenza installata (MW) da raggiungere al 2020 e al 2030, prendendo in considerazione quelli già esistenti nel 2018, sono ritenuti realistici e conseguibili. Nel 2030 la Sicilia potrebbe ospitare un parco fotovoltaico di oltre 4 GW e un parco eolico per una potenza pari a 3 GW. Per quanto riguarda, invece, lo sviluppo delle bioenergie al 2030, si prevede per le biomasse solide un incremento del 50% della produzione da 0,12 GWh registrati nel 2016 a 0,18 GWh, grazie alla realizzazione di nuovi impianti che utilizzano, ad esempio, anche gli scarti di potatura prodotti dai boschi siciliani. L’incremento di produzione comporterà l’installazione di circa 17 MW. Attualmente circa 1,5 MW di impianti a biomasse solide risultano qualificati, ai sensi del DM 26 giugno 2016, e non ancora in esercizio. Il PFR interagisce in modo positivo con il PEA, in quanto si propone di implementare la gestione forestale sostenibile dei complessi boscati pubblici e privati, con la redazione dei Piano di Gestione Forestale. Inoltre, attraverso le seguenti politiche di intervento del PFR si realizza una correlazione diretta: 04. Ampliamento della superficie forestale e piantagioni da legno 06. Gestione dei rimboschimenti esistenti 09. Incremento della produzione di biomasse combustibili 11. Gestione del patrimonio forestale di proprietà pubblica 12. Gestione del patrimonio forestale di proprietà privata 6.2.3 Effetti Ambientali Per la valutazione degli effetti che determinati strumenti di programmazione e pianificazione pos sono produrre sull’ambiente, la direttiva 2001/42/CE e l’allegato I al D. Lgs. 4/2008 impongono di pren dere in considerazione molteplici effetti tra positivi e negativi, diretti e indiretti, cumulativi, sinergici, a breve, medio e lungo termine, permanenti e temporanei. In primo luogo vengono valutati la positività o negatività degli effetti ambientali determinati dal PFR, facendo riferimento agli obiettivi ambientali individuati in precedenza. 81 Successivamente viene presa in considerazione la significatività degli effetti ambientali attraverso un’analisi “multi criterio” che fa riferimento a un set definito di parametri, tra cui quelli elencati dalla direttiva VAS (ex allegato II) di seguito riportati: ⚫ La natura (materiale o immateriale) degli interventi previsti (MA – IM); ⚫ L’ubicazione, in termini di valore e vulnerabilità, dell’area interessata dagli effetti; ⚫ La natura transfrontaliera degli effetti; ⚫ La probabilità, la durata, la frequenza e la reversibilità degli effetti previsti; ⚫ Le dimensioni (anche finanziarie) degli interventi previsti. Per dare maggiore risalto al valore di significatività determinato attraverso tale approccio valutativo “multi criterio”, è stata prevista una scala di valori (da 3 +++ a 3 ---), in base a quanto l’effetto sia van taggioso o sfavorevole, con valore 0 per gli effetti che non pregiudicano l’ambiente secondo il principio di precauzione. Effetti positivi Scala per la valutazione della signifi catività degli effetti Effetti negativi 3(+ + +) Effetto molto significativo -3(- - -) 2(+ +) Effetto significativo -2( - -) 1(+) Effetto poco significativo -1(–) 0 Effetto che non pregiudica secondo il principio di precauzione 0 Rispetto alla territorializzazione degli effetti/impatti, la scala di riferimento è: 3 - Territorio di Piano e aree confinanti (transfrontalieri) 2 - Territorio di Piano 1 - Porzione di territorio ed effetti locali Il PFR, avendo carattere regionale, non individua gli interventi puntuali da porre in essere ma, deli nea la strategia forestale a livello regionale, individuando obiettivi, politiche di intervento, azioni ed il quadro degli strumenti finanziari. Il livello di dettaglio del piano pertanto non consente di identificare gli impatti delle singole azioni e/o misure, ma solo di ipotizzarne i potenziali effetti significativi. Considerata l’insularità della Sicilia, gli impatti difficilmente potranno assumere dimensioni extraterritoriali. Individuati gli effetti delle sin gole azioni e/o linee programmatiche ed il livello territoriale sul quale queste impattano, si potrà pro cedere alla valutazione degli effetti ambientali cumulativi su ciascun tema ambientale, pertanto la clas sificazione sarà relativa a effetti regionali (2), e ove possibile agli effetti locali (1). Altro aspetto della valutazione degli effetti sul singolo tema del piano riguardano la durata nel tempo degli effetti, cioè se si verificano entro il periodo di vigenza, o perdurano anche oltre la durata del piano; inoltre si valuta la loro la reversibilità e/o irreversibilità. Per la valutare degli effetti cumulativi vengono presi in considerazione, a seconda dei casi, i seguenti elementi: • effetti che incidono su uno stesso obiettivo ambientale con azione sinergica; • effetti che incidono su uno stesso obiettivo ambientale con azione contrapposta che porta a una diminuzione della significatività o a un annullamento dell’effetto; • effetti che incidono su obiettivi ambientale diversi dello stesso tema e tendono a rafforzare almeno uno degli effetti considerati; • effetti che incidono su obiettivi ambientale diversi dello stesso tema e tendono a mitigare almeno uno degli effetti considerati; 82 • in caso di possibilità di localizzazione territoriale degli effetti che incidono in una stessa area su uno stesso tema. La scala di significatività utilizzata per la valutazione degli effetti cumulativi è la stessa utilizzata in precedenza per la significatività dei singoli affetti ambientali, detta scala riporta valori che variano da positivamente molto significativo a negativamente molto significativo. La direttiva inoltre richiede (ex allegato I, lettera g) che siano individuate e descritte le “misure pre viste per impedire, ridurre e compensare nel modo più completo possibile gli eventuali effetti negativi significativi sull'ambiente dell'attuazione del piano”. La valutazione dei singoli effetti sarà seguita dall’individuazione delle proposte atte a mitigare gli eventuali effetti negativi o a massimizzare quelli positivi. Questa è la parte maggiormente interessante del rapporto ambientale ai fini della valutazione am bientale strategica, in questo capitolo saranno valutati gli effetti significativi, come prevede l’allegato I del D. Lgs. n. 152/2006 ss.mm.ii, secondo la metodologia esemplificata nel DCP (art. 13, comma 1, D. Lgs. n. 4/2008). Questa metodologia permette un collegamento logico tra gli elementi e i sistemi che compongono l’ambiente. All’interno di questo modello si collocano le informazioni necessarie per la conoscenza am bientale Al fine di descrivere lo stato dell’ambiente risulta necessario mettere in relazione le politiche d’in tervento del Piano con i temi ambientali, in quanto le attività previste o i settori di governo, agendo sull’ambiente, producono effetti ambientali. Tale analisi viene svolta attraverso il modello “DPSIR”, che permette un collegamento logico tra gli elementi e i sistemi che compongono l’ambiente. All’interno di questo modello si collocano le informa zioni necessarie per la conoscenza ambientale, fornendo informazioni che descrivono lo stato e le mo dificazioni di un contesto ambientale secondo gli elementi e le relazioni che caratterizzano un qualsiasi tema o fenomeno ambientale, mettendolo in connessione con l’insieme delle politiche esercitate verso di esso. Il modello “DPSIR” prevede componenti: z) Determinanti o Forze determinanti – Attività e comportamenti umani derivanti da bisogni individuali, sociali, economici; stili di vita, processi economici, produttivi e di consumo da cui originano pressioni sull’ambiente; aa) Pressioni esercitate sull’ambiente in funzione delle determinanti, cioè delle attività e dei comportamenti umani come ad es. emissioni atmosferiche, rumore, campi elettromagnetici, produzione di rifiuti, scarichi industriali; bb) Stati – Qualità e caratteri dell’ambiente e delle risorse ambientali che possono essere messi in discussione dalle pressioni, qualità considerate come valori (fisici, chimici, biologici, naturalistici, testimoniali, economici) che occorre tutelare e difendere; cc) Impatti – Cambiamenti significativi dello stato dell’ambiente che si manifestano come alterazioni negli ecosistemi, nella loro capacità di sostenere la vita, la salute umana, le performance sociali ed economiche; dd) Risposte – Azioni di governo messe in atto per fronteggiare le pressioni; oggetto della risposta può essere una determinante, una pressione, uno stato, un impatto, ma anche una risposta pregressa da correggere; le risposte possono assumere la forma di obiettivi, di programmi, di piani di finanziamento, di interventi ecc. 83 In generale, le determinanti sono ciò che determina (cioè origina) una pressione. Le pressioni, a loro volta, agendo sullo stato dell’ambiente provocano un impatto o effetto, ovvero una modificazione (positiva o negativa) dello stato. Le risposte sono le azioni che vengono poste in essere per rendere minimi gli impatti negativi e massimi quelli positivi. Lo stato, nel nostro caso, corrisponde ai temi am bientali su cui le azioni del Piano generano effetti. I settori di governo rappresentano a loro volta delle pressioni che, influenzate dalle azioni del Piano (determinanti) possono provocare impatti. Le rispo ste sono le misure di mitigazione e orientamento. Il modello DPSIR non è “rigido”, uno stesso elemento può ricoprire più “ruoli” (determinate, im patto, ….) secondo la costruzione dello schema logico. Nello specifico, all’interno della presente tratta zione, secondo quanto previsto dal modello DPSIR, le azioni del piano rappresentano pressioni quando agiscono direttamente sullo stato, mentre sono determinanti se agiscono su un settore di governo. Nella descrizione dell’approccio che s’intende seguire per la valutazione degli effetti, si fa particolare riferimento ai settori di governo ed alle altre matrici ambientali che sono associate al Piano e che inte ragiscono con lo stesso. La prima analisi riguarda la materialità e/o immaterialità delle misure di attuazione previste dal PFR, utilizzando inoltre una sotto classificazione utile a comprendere meglio la tipicità del singolo inter vento: Immateriale: • Strategico (st): riguardano la stesura di linee guida e di regolamenti per la gestione del patrimonio forestale, ed inoltre la stesura di piani forestali locali ed includono le azioni di pianificazione della formazione e della comunicazione. • Conoscitivo (co): riguardano principalmente la ricerca, formazione, informazione, animazione e divulgazione nel settore forestale (azione trasversale, che interessa tutte le altre e che deve coordinarsi con queste), e comprendono il monitoraggio dell’attuazione del Piano, dei suoi obiettivi e delle azioni. Materiale: • Azioni territoriali (T): riguarda tutti gli interventi selvicolturali di miglioramento della struttura, della composizione, di aumento della provvigione e del turno, della resilienza, della biodiversità e del valore paesistico-ambientale dei soprassuoli forestali, anche con funzione di prevenzione dei dissesti e degli incendi boschivi. Interventi di difesa del suolo e delle acque (sistemazioni idraulico-forestali, ingegneria naturalistica, fasce tampone, ripuliture del reticolo idrografico), delle strutture ed infrastrutture di servizio forestale, ambientale e di protezione civile, anche con funzione di prevenzione degli incendi boschivi. Dall’analisi si evince che solo le azioni materiali possono avere effetti di carattere ambientale diretti, mentre gli effetti delle azioni immateriali sono di carattere indiretto. Per le azioni, con potenziali effetti ambientali, la metodologia applicativa utilizzata è la metodologia “DPSIR”, opportunamente adattata e modificata per l’analisi di un piano strategico quale il PFR. 84 6.2.4 Monitoraggio L’elaborazione di un piano di monitoraggio è un’attività prevista espressamente sia dalla diret tiva 42/2001/CE (punto i dell’Allegato I) che nella normativa nazionale relativa alla VAS: esso per mette di analizzare periodicamente ed in maniera continuativa sia lo stato e i trend delle principali componenti ambientali inerenti il programma, sia lo stato e la tipologia delle interazioni tra settori di attività. In altre parole, l’attività di monitoraggio ha il compito di evidenziare e rafforzare gli aspetti di integrazione delle istanze ambientali nelle modalità di intervento e costituire uno stru mento di supporto tecnico alla valutazione degli aspetti gestionali. Il monitoraggio può assumere un ruolo centrale se viene concepito come strumento per pas sare da una valutazione episodica, legata al momento di formazione del piano, ad un utilizzo più continuo durante tutto il percorso di attuazione del piano: perché ciò avvenga, il monitoraggio non deve essere concepito come uno strumento fine a se stesso, bensì come un processo che costituisce un valido supporto al processo circolare della VAS. Tipicamente un piano di monitoraggio dovrà: • Individuare gli obiettivi che si intendono monitorare • effetti previsti in fase di VAS; • individuare variazioni nello stato dell’ambiente per i temi ambientali rilevanti; • valutare le relazioni tra le azioni del piano e le variazioni dello stato dell’ambiente. • Definire un “core-set” di indicatori; • indicatori sull’attuazione del piano; • indicatori sugli effetti individuati; • indicatori sullo stato dell’ambiente. • Definire ed organizzare le attività di monitoraggio; ciò significa, prevedere le tempistiche e le modalità dei rapporti periodici e può essere strutturato su tempistiche differenti: • una modalità periodica, che analizzi - con cadenza per esempio an nuale/biennale - le opere previste dal piano e i loro impatti sull’am biente, può costituire un momento utile anche per la taratura degli indicatori, qualora si evidenziasse la loro incapacità funzionale al mo nitoraggio; • una sintesi finale, con l’elaborazione di un bilancio di sintesi che con tenga la verifica complessiva degli obiettivi del piano e degli effetti ambientali generati. Il bilancio di sintesi può essere effettuato al ter mine dell’orizzonte temporale definito dal piano. • Definire le procedure di raccolta dei dati: il piano di monitoraggio individua le strutture destinate a produrre e rielaborare i dati finalizzati alla costruzione degli indicatori stessi, in modo da rendere più efficace ed automatico il meccanismo di aggiornamento perio dico. 85 ALLEGATI ALLEGATO I – Soggetti competenti in materia ambientale Per autorità ambientali, la direttiva 2001/42/CE all’art. 6 comma 3 indica le autorità che “per loro spe cifiche competenze ambientali possono essere interessate agli effetti sull’ambiente dovuti all’applicazione del Piano”. Il D.Lgs 4/2008 (T.U. sull’Ambiente) all’art. 6, indica quali soggetti competenti in materia am bientale “le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici che, per le loro specifiche competenze o responsa bilità in campo ambientale, possono essere interessate agli impatti sull'ambiente dovuti all'attuazione dei piani”. In questa definizione rientrano quindi gli Enti pubblici competenti per il rilascio di autorizzazioni e per i controlli ambientali relativi a settori che possono in qualche modo essere influenzati dal Piano. L’autorità competente la VAS di concerto con l’Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste (Autorità Procedente) ha identificato i soggetti competenti in materia ambientale, da consultare nella fase di Con sultazione preliminare (scoping), tali soggetti sono stati identificati di concerto con l’Autorità Compente che con n. 15.939 del 22/02/2008 avente ad oggetto: Piano Forestale regionale. Procedura di VAS - Parere Assoggettabilità. I soggetti sono: • Autorità Procedente: Assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea; • Autorità Proponente: Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale – Area 3; • Autorità Responsabile della Valutazione Ambientale: Dipartimento Regionale dell’Ambiente – Servizio 1 • Soggetti con competenze ambientali Regione Siciliana, Strutture regionali: → Comando Corpo Forestale → Dipartimento Regionale dell’Ambiente → Dipartimento Regionale Urbanistica → Dipartimento Regionale dell’Agricoltura → Dipartimento Regionale Beni Culturali e dell’Identità Siciliana → Dipartimento Regionale della Protezione Civile → Dipartimento Regionale dell’Acqua e dei Rifiuti → Dipartimento Regionale dell’Energia → Autorità di Bacino del Distretto idrografico della Sicilia → ARPA Sicilia - Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente → Consorzio di bonifica Sicilia Occidentale → Consorzio di bonifica Sicilia Orientale Enti territorialmente competenti → ANCI Sicilia → Città Metropolitane → UNCEM Sicilia ex Comunità Montane Enti Parco: → Ente Parco delle Madonie → Ente Parco dei Nebrodi → Ente Parco dell’Etna → Ente Parco Fluviale dell’Alcantara 86 ALLEGATO II – Elenco del pubblico interessato Il processo di elaborazione del Piano richiede il coinvolgimento “mirato” di altri soggetti oltre all'ammi nistrazione responsabile dell’elaborazione del piano. Ciascun soggetto apporta al processo di VAS un pro prio contributo in termini di conoscenza, di identificazione dei problemi e delle potenzialità. Questi soggetti, prima dell’approvazione della proposta di Piano e di Rapporto ambientale saranno consultati al fine di ga rantire l’integrazione della componente ambientale e di assicurare la prevenzione, mitigazione o, eventual mente, la compensazione dei possibili effetti negativi. La direttiva 2001/42/CE dà una definizione di “pubblico” piuttosto generica, in quanto all’art. 2, lettera d) stabilisce che per pubblico si intendono “una o più persone fisiche o giuridiche… e le loro associazioni, organizzazioni o gruppi”. L’Autorità Proponente, pur prevedendo di attuare quanto previsto dalla normativa nazionale vigente, cioè, l’avviso sulla GURS, il deposito della documentazione presso le sedi delle Autorità interessate, e la pubblicazione sui siti internet al fine di allargare la partecipazione a tutti coloro che sono “interessati dall’iter decisionale (…) o che ne sono o probabilmente ne verranno toccati, garantendo l’informazione e agevolando la consultazione”, ha provveduto preliminarmente all’attivazione del processo decisionale, in questo documento, ad individuare le “associazioni di portatori di interesse” che saranno direttamente con tattate per le consultazioni sul RA: • Portatori di interesse coinvolti nel processo di partecipazione/informazione della VAS: • Enti Locali • Provincie Regionali • Comuni (ANCI;UNCEM) • GAL esistenti; • PIT esistenti; • Patti territoriali esistenti; • Autorità • Agea; • Agecontrol. • Istituto commercio estero; • Pari opportunità • rappresentante regionale delle pari opportunità; • seguenti sigle U.D.I., A.R.C.I. Donna, ORIFA e C.I.D.A.; • Associazioni di categoria • (Confederazione italiana agricoltori, Coldiretti e Confagricoltura); • associazioni artigiane (Confartigianato, C.N.A., C.L.A.A.I., C.A.S.A.); • Confederazione Generale Agricoltura Italiana – Federazione regionale agricol tori • Confederazione Italiana Agricoltori Comitato Regionale Siciliano • A.S.P.A.S. Associazione siciliana produttori e allevatori selvaggina • F.O.I. • ENCI • URPS; • ASCEBEM consorzi di bonifica; • Federforeste; • Unione delle camere di commercio siciliane • Mondimpresa; 87 • Confindustria; • Associazione delle piccole e medie imprese (A.P.I. Sicilia); • Confcommercio; • catene della grande distribuzione organizzata (Eurospin, Ipercoop, Conad, Carrefour, SMA e Auchan); • organizzazioni regionali di produttori ortofrutticoli (UNAPROA, UIAPOA, UNAGRO, UNACOA, COPAGRI); • Confesercenti; • Federdistribuzione; • CODACONS • Federconsumatori; • “Forum del terzo settore” - Sicilia; • Rappresentanti dei lavoratori; • ciascuna delle sigle sindacali maggiormente rappresentative (C.G.I.L., C.I.S.L., U.I.L., U.G.L. e C.I.S.A.L.); • ciascuna delle principali associazioni cooperative (Confcooperative, A.G.C.I., U.N.C.I. e Lega nazionale delle cooperative); • Associazione lavoratori produttori dell’agroalimentare; • Ordini e collegi professionali; • Federazione regionale degli ordini dei dottori agronomi e dei dottori forestali Federazione degli ordini della Regione Sicilia • Associazione regionale dei dottori in scienze agrarie e in scienze forestali della Sicilia; • Ordine dei dottori agronomi e dottori forestali –Provinciali • Consulta regionale degli agrotecnici e agrotecnici laureati della Sicilia; • Coordinamento regionale periti agrari e periti agrari laureati della Sicilia; • Associazioni ambientaliste riconosciute a livello nazionale; • WWF - Fondo Mondiale per la Natura • Legambiente • Greenpeace • Italia nostra • LIPU - Lega Italiana Protezione Uccelli • Amici della Terra • FAI – Fondo per l’ambiente Italiano • Associazioni ambientaliste riconosciute a livello regionale; • Ambiente e/è Vita • C.A.I. -Club Alpino Sicilia • Centro Turistico Studentesco e giovanile • EKOCLUB • E.N.D.A.S - Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale • ENTE FAUNA SICILIANA • E.N.P.A. Ente Nazionale Protezione Animali • Fondo Siciliano per la Natura 88 • G.R.E. - Gruppi Ricerca Ecologica • Movimento Azzurro • Natur Club Sicilia • RANGERS D’ITALIA • Società Siciliana di Scienze Naturali • Verdi Ambiente e Società • A.N.T.A - Associazione Nazionale per la Tutela dell'Ambiente • ACLI Anni Verdi • CLUB AMATORI AVIFAUNA • Enti di ricerca e formazione • un rappresentante dell’A.B.Ì. (Funzione studi); • un rappresentante dell’Eurispes; • un rappresentante della Fondazione Curella (Centro ricerche economiche); • un rappresentante dell’INEA (Osservatorio di economia agraria per la Sicilia); • un rappresentante del Formez; • Organizzazioni non governative (ONG); • un rappresentante COPE; • un rappresentante CISS. 89 ALLEGATO III – Proposta struttura e indice del Rapporto Ambientale Di seguito si riporta la proposta di indice del Rapporto Ambientale suscettibile di modifiche anche in seguito alle risultanze della fase di consultazione. 1. INTRODUZIONE 1.1. Inquadramento e scopo del documento 2. LA PROCEDURA DELLA VAS 2.1. Descrizione della procedura e della metodologia della VAS e delle principali fasi 2.2. Esiti delle consultazioni – i contributi delle autorità ambientali 3. ILLUSTRAZIONE DELLA STRUTTURA E DEI CONTENUTI DEL PIANO 3.1. Strategia di sviluppo e obiettivi del PFR 3.2. Descrizione delle linee di intervento 3.3. Analisi economica e modalità di gestione 4. IL CONTESTO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE 4.1. Analisi del contesto ambientale 4.2. Evoluzione del contesto ambientale senza l’attuazione del Piano 4.3. Analisi SWOT ambientale 4.4. Aree sensibili che necessitano di valutazioni specifiche 5. VALUTAZIONE DELLA COERENZA 5.1. La strategia e gli obiettivi del PFR posti dalla normativa 5.2. Piani e Programmi Regionali pertinenti 5.3. Analisi di coerenza esterna 5.4. Analisi di coerenza interna 6. VALUTAZIONE DEGLI EFFETTI AMBIENTALI DEL PIANO 6.1. Effetti del Piano sulle componenti ambientali considerate 6.2. Effetti del Piano sui settori di governo considerati 6.3. Effetti del Piano sulle Aree Protette 7. MISURE DI MITIGAZIONE E/O COMPENSAZIONE 7.1. Misure di mitigazione e/o compensazione dei possibili effetti negativi del piano 7.2. Eventuale individuazione di aree non idonee ad interventi 8. IL SISTEMA DI MONITORAGGIO 8.1. Gli indicatori 8.2. Ruoli, competenze e attuazione del monitoraggio 8.3. Le relazioni di monitoraggio 9. PARTECIPAZIONE E CONSULTAZIONE 10. SINTESI NON TECNICA DEL RAPPORTO AMBIENTALE 90 ALLEGATO IV – Questionario di consultazione La Direttiva 2001/42/CE, (art. 6, paragrafo 2 e articolo 5, paragrafo 4) stabilisce che la proposta di Piano, il documento di scoping ed il Rapporto Ambientale (compresa la sintesi non tecnica), debbano essere messi a disposizione delle Autorità con specifiche competenze ambientali e del pubblico che possono essere inte ressate dagli effetti sull’ambiente dovuti all’applicazione del Piano/Programma, che, a loro volta, devono essere consultate al momento della decisione sulla portata delle informazioni da includere nel Rapporto Ambientale e sul loro livello di dettaglio durante tutto il processo di VAS, fino all’adozione definitiva del Piano/Programma. Esse devono “disporre tempestivamente di un’effettiva opportunità di esprimere in termini congrui il proprio parere sulla proposta di piano o di programma e sul rapporto ambientale che la accompagna, prima dell'adozione del piano o del programma o dell'avvio della relativa procedura legislativa”. Il questionario è articolato con domande che prevedono risposte del tipo SI/NO, ma fornisce anche la possibilità di inserire propri commenti. Quest’ultima sezione assume importanza rilevante in quanto rappresenta, la migliore modalità di scam bio di informazioni e pareri tra i soggetti competenti in materia ambientale, indispensabile per meglio de finire i contenuti del documento finale di VAS. I SCMA faranno pervenire i loro contributi e osservazioni attraverso il presente questionario messo a disposizione e secondo le disposizioni definite in collaborazione con l’Autorità Procedente/proponente, al fine di stabilire la portata e il livello di dettaglio delle informazioni da includere nel successivo Rapporto Ambientale. Modalità di trasmissione Per la trasmissione del questionario potrà avvenire secondo le seguenti modalità: • per via telematica, all’indirizzo di posta certificata: o dipartimento.azienda.foreste@certmail.regione.sicilia.it • consegnato brevi manu o spedito, al seguenti indirizzo: Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale Area 3 – Programmazione e Innovazione Viale Regione Siciliana, 4600 90145 - PALERMO 91 QUESTIONARIO per la CONSULTAZIONE PRELIMINARE Valutazione Ambientale Strategica del Piano Forestale Regionale (PFR) della Regione Siciliana 1. Dati del Compilatore Ente Servizio/Dipartimento Nome Cognome Telefono Fax E-mail Sito internet Prot n° : del / / Firma di chi compila il questionario 2. Metodologia del processo di valutazione 2.1 Ritenete chiara ed esaustiva l’illustrazione della metodologia di valutazione? Si □ No □ In caso di risposta negativa, indicare i motivi per cui si ritiene non chiara ed esaustiva la metodologia illu strata: 3. Inquadramento generale e contenuti del PFR della Regione Siciliana 3.1. Ritenete che l’inquadramento generale del PFR della Regione Siciliana sia corretto ed esaustivo? Si □ No □ 3.2. Se no, per quale motivo? 92 4. Documenti strategici 4.1 Concordate con l’elenco degli atti pertinenti per i quali dovranno essere specificate le integrazioni con il PIANO Si □ No □ 4.2 In caso di risposta negativa, indicate quali degli atti non debbano essere presi in considerazione e/o aggiungete quelli che ritenete debbano essere considerati, motivando le vostre proposte: CONTESTO /denominazione Depennamento / motivazione 1 □Comunitario □Nazionale □Regionale □Abrogato □Non rilevante □Integrare Denominazione: (tipo/ n° / anno): Specifiche di integrazione/non rilevante: 2 □Comunitario □Nazionale □Regionale □Abrogato □Non rilevante □ Integrare Denominazione: (tipo/ n° / anno): Specifiche di integrazione/non rilevante: 3 □Comunitario □Nazionale □Regionale □Abrogato □Non rilevante □ Integrare Denominazione: (tipo/ n° / anno): Specifiche di integrazione/non rilevante: 4.3. Ritenete che gli obiettivi ambientali individuati siano sufficienti e pertinenti? Si □ No □ In caso di risposta negativa, indicate altri obiettivi di sostenibilità ambientale e gli atti/documenti stra tegici che li definiscono, motivando le vostre proposte: Documento (tipo e denominazione) Depennamento / motivazione 1 □Comunitario □Nazionale □Regionale Tema ambientale Denominazione: Obiettivo ambientale: 2 □Comunitario □Nazionale □Regionale Tema ambientale Obiettivo ambientale: 3 □Comunitario □Nazionale □Regionale □Abrogato □Non rilevante □ Integrare Obiettivo ambientale: 5. Piani e Programmi 5.1 Concordate con l’elenco dei piani e dei programmi pertinenti per i quali dovranno essere specificate le integrazioni con il PIANO? Si □ No □ 93 5.2 In caso di risposta negativa, indicate quale pianificazione territoriale non debba essere presa in con siderazione e/o aggiungete quelli che ritenete debbano essere considerati, motivando le vostre proposte: Denominazione Piano Depennamento/integrazione / motivazione 1 2 3 6 Contenuti del Rapporto Ambientale oggetto della consultazione 6.1. Concordate con le scelte dei temi ambientali rilevanti e non rilevati, ai fini della redazione del RA? Si □ No □ 6.2. In caso di risposta negativa, indicate i temi ambientali che ritenete debbano essere presi in consi derazione e quelli che devono essere considerati non rilevanti, motivando in maniera esaustiva le vostre proposte. Tema Ambientale Rilevante Motivazione eventuale depennamento/integrazione 1 - Biodiversità SI NO 2 Popolazione e salute umana SI NO 3 - Flora e fauna SI NO 4 - Suolo SI NO 5 - Acqua SI NO 6 - Clima e atmosfera SI NO 7 - Beni materiali SI NO 8 - Patrimonio culturale SI NO 9 - Paesaggio SI NO 10 - Rifiuti SI NO 11 - Energia SI NO 12 - SI NO 13 - SI NO 14 SI NO 94 6.3 Inserite nella tabella eventuali proposte di indicatori (max 5) che si ritengono utili per l’analisi di contesto ambientale Tema Proposte Per ciascun tema ambientale, (n°) secondo la tabella di cui alla dom. 4.2, inserire eventuali indicatori proposti, indi cando la fonte, il livello di aggregazione territoriale disponibile, la frequenza di aggiornamento, la serie storica disponi bile. 6.4. Ritenete che le fonti dati individuate per la redazione del Rapporto Ambientale siano sufficienti e adeguate per la costruzione di una base di conoscenza comune? Si □ No □ 6.5. In caso di risposta negativa, indicate ulteriori fonti dati. Documenti, pubblicazioni, statistiche Fonte 6.6. Ritenete che gli aspetti individuati in base alle lettere c e d dell’allegato I della Direttiva VAS siano sufficienti e adeguati? Si □ No □ 6.7. In caso di risposta negativa, indicate ulteriori aspetti o depennare quelli previsti, motivando in maniera esaustiva le vostre proposte. Motivazione 6.8. Ritenete siano stati presi in considerazione tutti i settori di governo pertinenti il PFR? Si □ No □ 95 6.9. In caso di risposta negativa, depennate dall’elenco sottostante i settori di governo che ritenete non debbano essere presi in considerazione e/o aggiungete i settori di governo che ritenete debbano essere considerati, motivando in maniera esaustiva le vostre proposte. Settori di governo Motivazione eventuale depennamento/integrazione 6.10. Ulteriori altre osservazioni 6.11 Ritenete che i paragrafi individuati dalla proposta di indice siano sufficienti per la redazione del Rapporto Ambientale? Si □ No □ 6.12 In caso di risposta negativa indicare le integrazioni all’indice nel modo che ritenete più oppor tuno, possibilmente motivando le vostre proposte: Titolo Capitolo/paragrafo Motivazione integrazione 1. 2 7 Soggetti competenti in materia ambientale 7.1 Ritenete esaustivo l’elenco delle autorità e dei soggetti da consultare? Si □ No □ 96 7.2 In caso di risposta negativa, indicate altri soggetti motivando le vostre proposte: Tipo Denominazione /referente telefono/e.mail e Motivazione integrazione □SCMA □Pubblico □SCMA □Pubblico □SCMA □Pubblico □SCMA □Pubblico 97 Glossario Autorità competente: la pubblica amministrazione cui compete l'adozione del provvedimento di verifica di assoggettabilità, l'elaborazione del parere motivato, nel caso di valutazione di piani e programmi, e l'ado zione dei provvedimenti conclusivi in materia di VIA, nel caso di progetti; Autorità procedente: la pubblica amministrazione che elabora il piano, programma soggetto alle disposizioni del presente decreto, ovvero nel caso in cui il soggetto che predispone il piano, programma sia un diverso soggetto pubblico o privato, la pubblica amministrazione che recepisce, adotta o approva il piano, pro gramma; Biodiversità: il termine indica la totalità dei patrimoni genetici, delle specie e degli ecosistemi presenti sulla terra (non prevista) Conferenze di Valutazione: sono ambiti istruttori volti ad esaminare i pareri espressi e verificare l’integrazione delle considerazioni ambientali derivanti dalle consultazioni al fine di promuovere lo svi luppo sostenibile Consultazione: le autorità e il pubblico sono coinvolti al fine di fornire un parere sulla proposta di piano o programma e sul Rapporto Ambientale che la accompagna, prima dell’adozione del piano o programma; Consultazione: l'insieme delle forme di informazione e partecipazione, anche diretta, delle amministrazioni, del pubblico e del pubblico interessato nella raccolta dei dati e nella valutazione dei piani, programmi e pro getti; Criteri di sostenibilità ambientale: sono standards ambientali qualitativi di riferimento riconosciuti a livello comunitario e nazionale Impatto ambientale: l'alterazione qualitativa e/o quantitativa, diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine, permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa dell'ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici, in conseguenza dell'attuazione sul territorio di piani o programmi o di progetti nelle diverse fasi della loro realizzazione, gestione e dismissione, nonchè di eventuali malfunzionamenti; Indicatore: strumento sintetico di rappresentazione dei vari contesti o processi ambientali indagati Modello DPSIR (Determinanti, Pressioni, Stato, Impatto, Risposte): modello proposto dall’EEA per l’identifi cazione del ruolo degli indicatori che evidenzia i nessi e le relazioni causali dei fenomeni Modifica sostanziale: la variazione di un piano, programma o progetto approvato, comprese, nel caso dei progetti, le variazioni delle loro caratteristiche o del loro funzionamento, ovvero un loro potenziamento, che possano produrre effetti negativi significativi sull'ambiente; Modifica: la variazione di un piano, programma o progetto approvato, comprese, nel caso dei progetti, le varia zioni delle loro caratteristiche o del loro funzionamento, ovvero un loro potenziamento, che possano produrre effetti sull'ambiente; Monitoraggio: attività di controllo degli effetti ambientali significativi dovuti all’attuazione di piani e programmi Negoziazione/concertazione: rappresenta l’insieme delle attività finalizzate ad attivare gli Enti interessati a vari titolo alla ricadute del processo decisionale, con l’intento di ricercare il consenso e di ridurre i conflitti alla fase decisionale del processo, evitando così di vanificare le decisioni prese a causa di opposizioni emerse tardivamente. Partecipazione dei cittadini: è l’insieme delle attività attraverso le quali i cittadini intervengono nella vita pub blica; nel caso del processo di Vas la partecipazione dei cittadini ha lo scopo di far emergere durante il processo decisionale gli interessi di tutti i soggetti potenzialmente interessati dalle ricadute delle decisioni prese nel piano, anche se non si tratta di soggetti istituzionali; Patrimonio culturale: l'insieme costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici in conformità al disposto di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42; Piani e Programmi: gli atti e provvedimenti di pianificazione e di programmazione comunque denominati, compresi quelli cofinanziati dalla Comunità europea, nonchè le loro modifiche: 1) che sono elaborati e/o adottati da un'autorità a livello nazionale, regionale o locale oppure predisposti da un'autorità per essere approvati, mediante una procedura legislativa, amministrativa o negoziale e 2) che sono previsti da dispo sizioni legislative, regolamentari o amministrative; 98 Principio di precauzione una strategia di gestione del rischio nei casi in cui si evidenzino indicazioni di effetti negativi sull'ambiente o sulla salute degli esseri umani, degli animali e delle piante, ma i dati disponibili non consentano una valutazione completa del rischio. L'applicazione del principio di precauzione richiede tre elementi chiave: l'identificazione dei potenziali rischi, una valutazione scientifica, realizzata in modo rigoroso e completo sulla base di tutti i dati esistenti, la mancanza di una certezza scientifica che permetta di escludere ragionevolmente la presenza dei rischi identificati. Proponente: il soggetto pubblico o privato che elabora il piano, programma o progetto soggetto alle disposizioni del presente decreto; Provvedimento di verifica: il provvedimento obbligatorio e vincolante dell'autorità competente che conclude la verifica di assoggettabilità; Pubblico interessato: il pubblico che subisce o può subire gli effetti delle procedure decisionali in materia ambientale o che ha un interesse in tali procedure; ai fini della presente definizione le organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell'ambiente e che soddisfano i requisiti previsti dalla nor mativa statale vigente, nonché le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, sono considerate come aventi interesse. Pubblico: una o piu' persone fisiche o giuridiche nonché, ai sensi della legislazione vigente, le associazioni, le organizzazioni o i gruppi di tali persone; Rapporto ambientale: il documento del piano o del programma redatto in conformità alle previsioni di cui all'articolo 13; Rete Natura 2000: sistema coerente e coordinato di aree destinate alla conservazione della diversità biologica presente nel territorio dell’Unione Europea, istituito con la dir. 92/43/CEE (direttiva Habitat); la Rete Natura 2000 è costituita da ZPS (Zone di Protezione Speciale) e SIC (Siti di Importanza Comunitaria) Siti di Interesse Comunitario (SIC): aree istituite dalla direttiva 92/42/CEE (direttiva Habitat) che contribui scono in modo significativo a mantenere o a ripristinare un habitat naturale di cui all’Allegato 1 della direttiva o una specie di cui all’Allegato 2 della direttiva in uno stato di conservazione soddisfacente Soggetti competenti in materia ambientale: le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici che, per le loro specifiche competenze o responsabilità in campo ambientale, possono essere interessate agli impatti sull'ambiente dovuti all'attuazione dei piani, programmi o progetti; Valutazione ambientale di piani e programmi, nel seguito valutazione ambientale strategica, di seguito VAS: il processo che comprende, secondo le disposizioni di cui al titolo II della seconda parte del presente decreto, lo svolgimento di una verifica di assoggettabilità, l'elaborazione del rapporto ambientale, lo svol gimento di consultazioni, la valutazione del piano o del programma, del rapporto e degli esiti delle con sultazioni, l'espressione di un parere motivato, l'informazione sulla decisione ed il monitoraggio; Verifica di assoggettabilità: la verifica attivata allo scopo di valutare, ove previsto, se piani, programmi o progetti possono avere un impatto significativo sull'ambiente e devono essere sottoposti alla fase di valu tazione secondo le disposizioni; Zone di Protezione Speciale (ZPS): aree istituite dalla direttiva 74/409/CEE (direttiva Uccelli) finalizzate alla tutela rigorosa dei siti in cui vivono le specie ornitiche considerate nell’Allegato 1 della medesima direttiva 99 Acronimi Acronimo Definizione AP Autorità Proponente APR Autorità Procedente ACV Autorità competente la Valutazione Ambientale ANMP Aree Naturali Protette Marine APAT Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e del Territorio ARPA Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (Sicilia) ARTA Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente (Sicilia) ASPIM Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea CE Commissione Europea CTE Cooperazione Territoriale Europea DCP Documento Consultazione Preliminare FESR Fondo Europeo di Sviluppo Regionale IBA Important Bird Areas MATT Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare OSC Orientamenti Strategici Comunitari PO Programma Operativo PFR Piano Forestale Regionale PSR Programma di Sviluppo Rurale QSN Quadro Strategico Nazionale relativo alla Politica di Coesione RA Rapporto Ambientale RSA Relazione sullo Stato dell’Ambiente SIC Siti di Importanza Comunitaria UE Unione Europea VAS Valutazione Ambientale Strategica VEA Valutazione ex-ante ZPS Zone di Protezione Speciale

Regional Forestry Plan 2021-2025. Strategic Environmental Assessment Process · Nelum