Decree December 23, 2021. Approval of the national forestry strategy
颁布于 2021-12-23 · 文本截至 2026-10-01
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研究内容本身以英文撰写。标题和标签已翻译,调查结果和引文未翻译。
关于这部法律
- 原标题
- Decreto 23 dicembre 2021. Approvazione della strategia forestale nazionale.
- 语言
- Italian
- 类型
- 条例
- 国家
- 意大利
- 主题
- Environment, Forestry, Wild species and ecosystems
- 关键词
- rainwater, pollution control, ecosystem conservation, forest management/forest conservation, innovation, subsidy/incentive, afforestation/reforestation, agricultural development, agro-forestry, biodiversity, certification, climate change, data collection/reporting, hazards, early warning system, financing, fire management, forestry protection measures, genetic resources, investment, monitoring, non-wood forest products, protection forest, public health, research, soil conservation/soil improvement, special fund, sustainable development, sustainable use, timber, traceability, wild fauna
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— 42 — GAZZETTA UFFICIALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA Serie generale - n. 339-2-2022 163 B87H21001310001 PIEMONTE Collegno 170,28 16.461,92 8.230,96 164 B87H21001310001 PIEMONTE Collegno 48,60 4.698,72 2.349,36 167 B87H21001310001 PIEMONTE Collegno 199,38 19.275,18 9.637,59 112 D72C20000400006 CALABRIA San Calogero 1.706,00 58.000,00 29.000,00 123 I82C21000550005 CALABRIA Feroleto della Chiesa 555,66 76.747,75 38.373,87 183 G72C21000830005 LAZIO Fondi 99,93 41.646,93 20.823,46 188 G72C21000810005 LAZIO Fondi 72,00 2.356,22 1.178,11 187 G72C21000800005 LAZIO Fondi 590,00 13.295,90 6.647,95 189 G72C21000820005 LAZIO Fondi 86,25 1.665,52 832,76 50 7 19 22.041,03 2.309.214,76 1.154.267,74 22A00835 MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI DECRETO 23 dicembre 2021 . Approvazione della strategia forestale nazionale. IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI DI CONCERTO CON IL MINISTRO DELLA CULTURA CON IL MINISTRO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA E CON IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO Vista la legge 28 luglio 2016, n. 154, recante «Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di sempli ficazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare, nonché sanzioni in materia di pesca illegale»; Visto il decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34, recante «Testo unico in materia di foreste e filiere forestali» e, in particolare, l’art. 6, comma 1, del citato decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34 che prevede «con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e il Ministro dello sviluppo economico e d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, è approvata la strategia forestale nazionale»; Visto il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante «Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137»; Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 recante «Norme in materia ambientale»; Vista la legge 9 gennaio 2006, n. 14, recante «Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000»; — 43 — GAZZETTA UFFICIALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA Serie generale - n. 339-2-2022 Visto il programma quadro per il settore forestale ap provato dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province Autonome di Trento e di Bolzano nella seduta del 18 dicembre 2018; Vista la strategia forestale dell’Unione europea (co municazione della Commissione europea al Parlamento europeo del 20 settembre 2013 «Una nuova strategia fo restale dell’Unione europea: per le foreste e il settore fo restale») che evidenzia l’importanza della pianificazione forestale; Visto il documento di lavoro dei servizi della Com missione, SWD (2015) 164 final , del 3 settembre 2015, recante «Piano di attuazione pluriennale della strategia forestale dell’UE»; Vista la comunicazione della Commissione, COM (2018) 811 del 7 dicembre 2018, «Progressi nell’attua zione della strategia forestale dell’Unione europea: una nuova strategia forestale dell’Unione europea: per le fo reste e il settore forestale»; Vista la comunicazione della Commissione del 28 no vembre 2018 dal titolo «Un pianeta pulito per tutti - vi sione strategica europea a lungo termine per un’economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra» (COM (2018) 0773); Vista la comunicazione della Commissione, COM (2019) 352 final , del 23 luglio 2019, «Rafforzare l’azione dell’UE per la protezione e la ricostituzione delle foreste del mondo»; Viste le conclusioni del Consiglio del 15 aprile 2019 sui progressi compiuti nell’attuazione della strategia fo restale dell’UE e su un nuovo quadro strategico per le foreste (08609/2019); Vista la comunicazione della Commissione euro pea dell’11 dicembre 2019, Green Deal europeo (COM (2019) 0640); Vista la relazione della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale 2019/2157 (INI), dell’11 settembre 2020, sulla «Strategia forestale europea - Il cammino da seguire»; Vista la comunicazione della Commissione europea al Parlamento europeo del 20 maggio 2020 «Strategia UE 2030 per la biodiversità - Riportare la natura nelle nostre vite»; Vista la «Nuova strategia forestale europea per il 2030», COM (2021) 572 final , del 16 luglio 2021; Vista la risoluzione del Parlamento europeo del 28 no vembre 2019 sull’emergenza climatica e ambientale (2019/2930 (RSP)). Viste le risoluzioni delle Conferenze ministeriali per la protezione delle foreste in Europa del Forest Europe di Strasburgo (1990), Helsinki (1993), Lisbona (1998), Vienna (2003), Varsavia (2007), Oslo (2011), Madrid (2015) e la recente Conferenza di Bratislava (2021); Viste le leggi nazionali di ratifica degli accordi e delle convenzioni internazionali in materia di cambiamenti cli matici, biodiversità, desertificazione e sviluppo sostenibi le, richiamati anche nel decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34; Visto il decreto-legge 21 settembre 2019, n. 104, con vertito, con modificazioni, dalla legge 18 novembre 2019, n. 132, recante «Disposizioni urgenti per il trasferimento di funzioni e per la riorganizzazione dei Ministeri per i beni e le attività culturali, delle politiche agricole alimen tari, forestali e del turismo, dello sviluppo economico, de gli affari esteri e della cooperazione internazionale, delle infrastrutture e dei trasporti e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché per la rimodulazione de gli stanziamenti per la revisione dei ruoli e delle carriere e per i compensi per lavoro straordinario delle Forze di polizia e delle Forze armate e per la continuità delle fun zioni dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni»; Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei mi nistri 5 dicembre 2019, n. 179 recante «Regolamento di riorganizzazione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a norma dell’art. 1, comma 4, del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 novembre 2019, n. 132»; Visto il decreto ministeriale 4 dicembre 2020, n. 9361300, concernente l’individuazione degli uffici di rigenziali di livello non generale del Ministero delle po litiche agricole alimentari e forestali, ai sensi dell’art. 7, comma 3 del sopra citato decreto del Presidente del Con siglio dei ministri 5 dicembre 2019, n. 179; Visto il decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22 converti to, con modificazioni, dalla legge 22 aprile 2021, n. 55, recante «Disposizioni urgenti in materia di riordino dei Ministeri»; Considerata l’attività di concertazione realizzata nel tavolo di concertazione permanente del settore forestale, istituito con decreto ministeriale 26 giugno 2019, n. 6792 e nel tavolo di filiera del legno, istituito con decreto mini steriale 14 settembre 2018, n. 8746 nonché i risultati del processo di consultazione pubblica, avviato il 14 aprile 2020 e concluso il 28 maggio 2020 nonché il documento di risposta alle osservazioni pubblicato sul sito del Mini stero il 25 gennaio 2021; Acquisito il concerto del Ministero della cultura, con condizioni, con nota prot. n. 29774 del 27 ottobre 2021, del Ministero della transizione ecologica con nota prot. n. 24173 in data 5 novembre 2021, del Ministero dello sviluppo economico con nota prot. n. 19770 del 19 otto bre 2021; Acquisita l’intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province auto nome di Trento e di Bolzano nella seduta del 2 dicembre 2021; Decreta: Art. 1. 1. È approvata la strategia forestale nazionale, predi sposta ai sensi dell’art. 6, comma 1 del decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34 «Testo unico in materia di foreste e filiere forestali». 2. La strategia di cui al comma 1 è composta dal do cumento denominato «Strategia forestale nazionale», dall’allegato 1 «Schede delle azioni operative, specifiche e strumentali» e dall’allegato 2 «Documenti preparatori e di approfondimento», allegati al presente decreto di cui costituiscono parte integrante. — 44 — GAZZETTA UFFICIALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA Serie generale - n. 339-2-2022 3. La strategia ha durata ventennale ed è soggetta a revisioni e aggiornamenti ogni cinque anni. Essa, in at tuazione dei principi e delle finalità di cui agli articoli 1 e 2 del decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34 e degli impegni assunti a livello internazionale ed europeo, con particolare riferimento alla strategia forestale dell’Unione europea COM (2013) n. 659 del 20 settembre 2013, alla nuova strategia forestale dell’Unione europea 2030 COM (2021) n. 572 final del 16 luglio 2021, ed in continuità con il programma quadro per il settore forestale, defini sce gli indirizzi nazionali per la tutela, la valorizzazione e la gestione sostenibile del patrimonio forestale nazionale e per lo sviluppo del settore e delle sue filiere produt tive, ambientali e socio-culturali, ivi compresa la filiera pioppicola. 4. Le regioni, in coerenza con gli indirizzi della stra tegia forestale nazionale adottano programmi forestali regionali, individuando i propri obiettivi e definendo le relative linee d’azione, in coerenza con quanto stabilito all’art. 6, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34. Altresì provvedono alla loro revisione periodica in considerazione delle strategie, dei criteri e degli indica tori da esse stesse individuati tra quelli contenuti nella strategia forestale nazionale, nonché tenuto conto dei cri teri che per dettato legislativo indirizzano i programmi forestali regionali, di cui al decreto attuativo in tema di pianificazione forestale predisposto ai sensi dell’art. 6, comma 7 del decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34 «Te sto unico in materia di foreste e filiere forestali». 5. Ai sensi dell’art. 17, comma 1, del decreto legisla tivo 3 aprile 2018, n. 34, sono fatte salve le competenze attribuite alle regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano dai rispettivi statuti spe ciali e dalle relative norme di attuazione. Il presente decreto sarà inviato agli organi di controllo per la registrazione e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Roma, 23 dicembre 2021 Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali PATUANELLI Il Ministro della cultura FRANCESCHINI Il Ministro della transizione ecologica CINGOLANI Il Ministro dello sviluppo economico GIORGETTI Registrato alla Corte dei conti il 26 gennaio 2022 Ufficio di controllo sugli atti del Ministero dello sviluppo econo mico, del Ministero politiche agricole alimentari e forestali e del turismo, n. 88 AVVERTENZA: Il testo del provvedimento comprensivo degli allegati è consulta bile sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. 22A00834 DECRETO 17 gennaio 2022 . Riconoscimento del Consorzio per la tutela e la valoriz zazione del Vino DOC Gravina e attribuzione dell’incarico a svolgere le funzioni di promozione, valorizzazione, tutela, vigilanza, informazione del consumatore e cura generale de gli interessi, di cui all’articolo 41, commi 1 e 4, della legge 12 dicembre 2016, n. 238, per la DOC «Gravina». IL DIRIGENTE DELLA PQAI IV DELLA DIREZIONE GENERALE PER LA PROMOZIONE DELLA QUALITÀ AGROALIMENTARE E DELL’IPPICA Visto il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamen to europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agrico li e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/1972, (CEE) n. 234/1979, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio; Visto in particolare la parte II, titolo II, capo I, sezione 2, del citato regolamento (UE) n. 1308/2013, recante nor me sulle denominazioni di origine, le indicazioni geogra fiche e le menzioni tradizionali nel settore vitivinicolo; Visto l’art. 107 del citato regolamento (UE) n. 1308/2013 in base al quale le denominazioni di vini protette in virtù degli articoli 51 e 54 del regolamento (CE) n. 1493/1999 e dell’art. 28 del regolamento (CE) n. 753/2002 sono automaticamente protette in virtù del regolamento (CE) n. 1308/2013 e la Commissione le iscrive nel registro delle denominazioni di origine protet te e delle indicazioni geografiche protette dei vini; Visto il regolamento delegato (UE) n. 2019/33 della Commissione del 17 ottobre 2018 che integra il regola mento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le domande di protezione delle denominazioni di origine, delle indicazioni geogra fiche e delle menzioni tradizionali nel settore vitivinico lo, la procedura di opposizione, le restrizioni dell’uso, le modifiche del disciplinare di produzione, la cancellazione della protezione nonché l’etichettatura e la presentazione; Visto il regolamento di esecuzione (UE) n. 2019/34 della Commissione del 17 ottobre 2018 recante modalità di applicazione del regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le domande di protezione delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e delle menzioni tradiziona li nel settore vitivinicolo, la procedura di opposizione, le modifiche del disciplinare di produzione, il registro dei nomi protetti, la cancellazione della protezione nonché l’uso dei simboli, e del regolamento (UE) n. 1306/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto ri guarda un idoneo sistema di controlli; Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, con cernente «Norme generali sull’ordinamento del lavoro ALLEGATO 1 Schede delle Azioni Operative, Specifiche e Strumentali Strategia Forestale Nazionale 2 A cura del Gruppo di Lavoro SFN istituito presso il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, Dipartimento delle Politiche Europee ed Internazionali e dello Sviluppo Rurale, Direzione Generale dell’economia montana e delle foreste. Documento realizzato nell’ambito delle attività previste dal Programma Rete Rurale Nazionale 2014 2020, Scheda attività CREA 22.1 “Foreste”, con il supporto tecnico del Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria. Strategia Forestale Nazionale 3 Sommario Azioni Operative dell’Obiettivo generale A ......................................................................................................... 5 Azione A.1 - Programmazione e pianificazione forestale e politiche di gestione e conservazione del paesaggio e del territorio. .......................................................................................................................................... 5 Azione A.2 - Servizi e pagamenti ecosistemici...................................................................................................... 8 Azione A.3 - Funzioni di difesa del territorio e di tutela delle acque........................................................... 10 Azione A.4 - Diversità̀ biologica degli ecosistemi forestali ............................................................................. 12 Azione A.5 - Risorse forestali danneggiate e prevenzione dei rischi naturali e antropici ..................... 15 Azione A.6 - Mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici ............................................................. 18 Azione A.7 - Gestione dei rimboschimenti .......................................................................................................... 20 Azioni Operative dell’Obiettivo generale B ....................................................................................................... 23 Azione B.1 - Gestione Forestale Sostenibile ....................................................................................................... 23 Azione B.2 - Qualificazione degli operatori forestali e capacità operativa delle imprese boschive ... 27 Azione B.3 - Filiere forestali locali .......................................................................................................................... 29 Azione B.4 -Servizi socioculturali delle foreste .................................................................................................. 32 Azione B.5 - Tracciabilità dei prodotti forestali .................................................................................................. 34 Azione B.6 - Consumi e acquisti responsabili ..................................................................................................... 36 Azioni Operative dell’Obiettivo generale C ......................................................................................................... 37 Azione C.1 - Informazione e responsabilità sociale e ambientale dei cittadini ........................................ 37 Azione C.2 - Ricerca, sperimentazione e trasferimento .................................................................................. 39 Azione C.3 - Dimensione internazionale delle politiche forestali ................................................................. 41 Azioni Specifiche ...................................................................................................................... 43 Azione Specifica 1 - Gestione degli eventi estremi ........................................................................................... 43 Azione Specifica 2 - Coordinamento lotta e prevenzione incendi boschivi ............................................... 45 Azione Specifica 3 - Risorse genetiche e materiale di propagazione forestale ........................................ 50 Azione Specifica 4 - Arboricoltura da legno e pioppicoltura .......................................................................... 52 Azione specifica 5 - Alberi monumentali e boschi vetusti .............................................................................. 54 Azione Specifica 6 - Alberi e foreste urbane e periurbane ............................................................................. 56 Azione Specifica 7- Boschi ripariali e planiziali ................................................................................................... 58 Azione Specifica 8 - Stato di conservazione e Lista Rossa degli ecosistemi............................................... 61 Azione Specifica 9 – Agroselvicoltura, sistemi agroforestali e sughericoltura ......................................... 63 Azione Specifica 10 - Gestione degli impatti tra foreste e fauna selvatica ................................................ 66 Azioni Strumentali .................................................................................................................... 67 Strategia Forestale Nazionale 4 Azione Strumentale 1 - Monitoraggio delle variabili socioeconomiche e ambientali, coordinamento e diffusione delle informazioni e dei dati statistici ........................................................................................... 67 Azione Strumentale 2 - Adeguamento del quadro normativo di interesse forestale ............................ 69 Azione Strumentale 3 - Coordinamento e co-programmazione inter-istituzionale................................ 70 Azione Strumentale 4 - Consultazione e coordinamento dei portatori di interesse .............................. 71 Azione Strumentale 5 - Cluster Legno .................................................................................................................. 72 Strategia Forestale Nazionale 5 Azioni Operative dell’Obiettivo generale A Gestione sostenibile e ruolo multifunzionale delle foreste. Favorire la GFS e il ruolo multifunzionale delle foreste, per garantire, a scala nazionale, ecoregionale, regionale e locale, la fornitura equilibrata di beni e Servizi ecosistemici la fornitura costante e continua di tutti i Servizi ecosistemici. Azione Operativa A.1 - Programmazione e pianificazione forestale e politiche di gestione e conservazione del paesaggio e del territorio. La programmazione e la pianificazione forestale rappresentano strumenti indispensabili per garantire la tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio forestale nazionale, diffondere una Gestione Forestale Sostenibile (GFS) e dare piena applicazione alle normative nazionali, perseguire gli indirizzi europei e gli impegni internazionali promuovendo uno sviluppo multifunzionale e responsabile delle filiere forestali. In particolare, per il contesto nazionale nel quale poco meno del 20% della proprietà forestale pubblica e private possiede una Piano di gestione/assestamento o strumento equivalente vigente, la pianificazione forestale assume un ruolo strategico per garantire la tutela, la valorizzazione e la gestione sostenibile delle risorse forestali italiane. L’Azione si concretizza tramite le seguenti tre Sotto-Azioni, alle quali corrisponde una serie di linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione A.1.1 - Promuovere una programmazione forestale integrata, multidisciplinare e interterritoriale Lungo periodo La Programmazione forestale regionale (art.6 c.2, TUFF), redatta con metodo partecipativo e periodicamente aggiornata, coordinandosi con gli strumenti di pianificazione territoriale e di area vasta, di settore e di sviluppo socioeconomico nazionali, regionali e locali, è volta a declinare le indicazioni della SFN rispetto alle specificità ed esigenze territoriali. Tale Sotto-Azione si collega direttamente all’Azione Sperimentale A.S.2 - Coordinamento e co programmazione interistituzionale. A.1.1.a) Considerando le specifiche esigenze ambientali, paesaggistiche e socioeconomiche, nonché di vulnerabilità climatica e agli eventi estremi, le necessità di prevenzione del rischio idrogeologico e incendio boschivo, di difesa del suolo, di conservazione della biodiversità, di mitigazione e di adattamento al cambiamento climatico. A.1.1.b) Garantendo un’azione coordinata e convergente su obiettivi condivisi, raggiungibili e quantificabili, degli strumenti di programmazione in materia di biodiversità, cambiamento climatico, paesaggio, bioeconomia, energia, antincendio, sviluppo locale e rurale, per un impiego efficiente ed efficace delle risorse finanziarie e degli interventi. A.1.1.c) Garantendo una costante e continua erogazione dei Servizi ecosistemici di regolazione, approvvigionamento e dei valori socioculturali forniti dalle foreste e dalla GFS. A.1.1.d) Promuovendo l’uso razionale e multifunzionale delle risorse forestali e lo sviluppo di filiere sostenibili locali. A.1.1.e) Valorizzando le proprietà pubbliche e demaniali per finalità non direttamente produttive ma di più ampio interesse collettivo e sociale. Strategia Forestale Nazionale 6 Sotto-Azione A.1.2 - Promuovere la pianificazione forestale di area vasta, integrata, multidisciplinare e interterritoriale. 20% della superficie forestale nazionale entro il 2030 La Pianificazione forestale di indirizzo territoriale (PFIT, art. 6 c. 3, TUFF) è volta a valorizzare le risorse forestali per comprensori territoriali omogenei per caratteristiche ambientali, paesaggistiche, economico-produttive o amministrative, anche attraverso il coordinamento degli strumenti di pianificazione forestale, di gestione o assestamento (art. 6 c. 6, TUFF). A.1.2.a) Promuovendo e diffondendo i Piani Forestali di Indirizzo Territoriale (di cui all’art. 6 c. 3, TUFF), quale strumento operativo redatto con metodo partecipativo e periodicamente aggiornato, per l’individuazione, il mantenimento e la valorizzazione delle risorse silvo-pastorali e il coordinamento delle attività di gestione e prevenzione dai rischi naturali e antropici. A.1.2.b) Individuando le destinazioni d'uso delle superfici silvo-pastorali ricadenti all'interno del territorio sottoposto a pianificazione, i relativi obiettivi e gli indirizzi per garantire la tutela, la valorizzazione e la gestione sostenibile delle risorse forestali. A.1.2.c) Garantendo un’azione efficace nell’impiego delle risorse finanziarie e degli strumenti di pianificazione territoriale (Programmi forestali aziendali, sovra-aziendali e territoriali, Piani aree parco e Misure di Salvaguardia, Misure di Conservazione/piani di gestione e relativi obiettivi Natura 2000, piani faunistici, mappe dei Servizi ecosistemici, mappe dei boschi vetusti, Liste Rosse ecc.), oltre alle migliori conoscenze scientifiche. A.1.2.d) Valorizzando e promuovendo l’azione delle imprese forestali locali nella conservazione del territorio, tutela e gestione del patrimonio, per la produzione di prodotti forestali legnosi e non legnosi e fornitura di Servizi ecosistemici di regolazione e di valore socioculturale. A.1.2.e) Sviluppando e implementando schemi specifici di monitoraggio degli ecosistemi, a scala di aree omogenee, per la verifica degli effetti delle scelte gestionali. Sotto-Azione A.1.3 - Promuovere la pianificazione forestale delle proprietà pubbliche, private e collettive in linea con i principi e i criteri della GFS 30% della superficie forestale nazionale entro il 2025 La pianificazione forestale delle proprietà pubbliche, private e collettive, riferita ad un ambito aziendale o sovraziendale di livello locale (piani di gestione, assestamento o strumenti equivalenti di cui all’art. 6 c. 6, TUFF, è volta, in attuazione delle disposizioni dei Programmi forestali regionali (art. 6 c. 2, TUFF) e coordinatamente con i Piani forestali di indirizzo territoriale (art.6 c.3, TUFF), a garantire la tutela, la valorizzazione e la gestione sostenibile delle risorse forestali. A.1.3.a) Promuovendo e diffondendo la pianificazione forestale (art. 6 c. 6, TUFF) quale strumento operativo di gestione e assestamento, favorendo l’integrazione multidisciplinare per gli aspetti di carattere ambientale, pedologico, floristico, faunistico, turistico-ricreativo e paesaggistico e di sviluppo socioeconomico, in un’ottica sostenibile. A.1.3.b) Promuovendo l’aggregazione di più proprietà, pubbliche, private e collettive, per una gestione unitaria del bosco e dei sistemi agrosilvopastorali omogenei, valorizzando le caratteristiche, peculiarità e vocazioni ambientali, produttive, paesaggistiche o socioricreative, nel rispetto del prioritario interesse generale proprio delle foreste pubbliche. A.1.3.c) Promuovendo gli strumenti volontari di certificazione e sostenendo accordi e sinergie tra le scelte e gli indirizzi di gestione e le filiere ambientali, produttive e culturali locali. A.1.3.d) Valorizzando le proprietà indisponibili forestali quali bene collettivo, prevedendo scelte gestionali volte a garantire l’interesse pubblico privilegiando la tutela e la salvaguardia della biodiversità in attuazione delle previsioni della Strategia per la biodiversità 2030. Strategia Forestale Nazionale 7 A.1.3.e) Sensibilizzando e responsabilizzando i proprietari e gestori forestali, pubblici e privati, sulle proprie scelte gestionali di conservazione e valorizzazione delle risorse, garantendo la condivisione delle scelte e degli indirizzi di gestione con i portatori locali d’interesse. Principali attori Mipaaf, Mic, Mite, Amministrazioni regionali e locali, Enti gestori delle Aree Naturali Protette e dei siti della Rete Natura 2000, Organizzazioni non governative, Associazioni di categoria, Ordine dei dottori agronomi e forestali, proprietari forestali. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 1.3; 3.2; 3.2; 3.3; 5.1; 5.3; 5.4; 6.1; 6.3 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 11.a; 13.2; 13.b; 15.9 Internazionale ed UE Strategic Plan Convention on Biological Diversity, Strategia Europea per la Biodiversità, Strategia Forestale dell’UE, Direttiva 92/43/CEE, Direttiva 2009/147/CE. Nazionale D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, Legge 6 dicembre 1991, n. 394, Strategia Nazionale per la Biodiversità e sua revisione di medio termine legislazione regionale di settore, Piano nazionale integrato energia clima, Strategia nazionale bioeconomia. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali e alle risorse addizionali per le aree montane e interne, Fondi strutturali, Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale. Programma quadro per la ricerca, Programma comunitario LIFE+ e INTERREG come strumenti aggiuntivi e complementari. Strategia Forestale Nazionale 8 Azione Operativa A.2 - Servizi e pagamenti ecosistemici Le foreste generano, indipendentemente dall’intervento umano, una molteplicità di benefici per la società presente e futura, da cui dipendono le comunità rurali e urbane, ricoprendo un ruolo sempre più importante per l’economia del Paese e il benessere della società. La qualità e diversità di questi benefici, riconosciuti come Servizi ecosistemici, è strettamente connessa allo stato di salute dell’ecosistema. La GFS contribuisce a mantenere nel tempo e a valorizzare tali Servizi. I Servizi ecosistemici di interesse pubblico, mantenuti e incrementati grazie ad impegni aggiuntivi, che non trovano adeguate forme di remunerazione nei meccanismi di mercato e i cui costi sono quindi a carico dei proprietari pubblici, privati e collettivi, vanno compensati con strumenti quali gli schemi di Pagamento per i Servizi ecosistemici o altre modalità di finanziamento. L’Azione si concretizza tramite le seguenti tre Sotto-Azioni, alle quali corrisponde una serie di linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione A.2.1 - Riconoscere e remunerare i servizi di interesse pubblico, ambientale e sociale forniti dalle foreste e mantenuti ed accresciuti dalla GFS. Riforme normative nazionale entro il 2025 La GFS rappresenta un approccio, dinamico e in evoluzione, per selezionare, mantenere e valorizzare queste esternalità a beneficio delle generazioni attuali e future. I Pagamenti per i Servizi Ecosistemici (PES) rappresentano un modo alternativo e volontario per garantire il mantenimento dei Servizi ecosistemici, compensando le perdite economiche dovute agli impegni addizionali di cui si fanno carico i proprietari pubblici, privati e collettivi, rispetto alle normali pratiche selvicolturali, riportati come scelta gestionale negli strumenti di pianificazione approvati dalle Regioni e Province autonome. In base ad accordi volontari i beneficiari di uno o più Servizi ecosistemici possono fornire un pagamento compensativo, riconoscendo le scelte gestionali applicate e le pratiche addizionali di gestione. A.2.1.a) Definendo schemi volontari di pagamento per l’offerta addizionale di Servizi ecosistemici che permettano lo sviluppo di mercati volontari locali dei servizi generati dalla GFS quali la fissazione di carbonio, il miglioramento della qualità del suolo, delle risorse idriche, l’aumento del valore ambientale e socioculturale dei boschi. A.2.1.b) Promuovendo l’organizzazione di nuovi mercati, accordi, soluzioni contrattuali e altri strumenti volontari per il riconoscimento di forme di remunerazione diretta o indiretta dei prodotti e dei servizi generati dalla GFS. A.2.1.c) Promuovendo la diversificazione produttiva che preveda anche l’erogazione di Servizi ecosistemici di interesse collettivo generati dalla GFS. A.2.1.d) Incentivando la certificazione forestale dei prodotti legnosi e non legnosi e dei Servizi ecosistemici. A.2.1.e) Promuovendo forme innovative di gestione associata dei boschi in relazione alle esigenze di erogazione di prodotti e servizi per lo sviluppo di filiere forestali sostenibili. A.2.1.f) Introducendo azioni economiche e fiscali a supporto dei gestori e degli operatori del settore che forniscono Servizi ecosistemici senza mercato (compensazioni monetarie, agevolazioni fiscali e defiscalizzazioni delle pratiche selvicolturali per il miglioramento dell’ecosistema forestale, per interventi di manutenzione idraulico-forestale, di prevenzione dei danni alle foreste, di recupero dei boschi danneggiati da eventi estremi ecc.). Strategia Forestale Nazionale 9 A.2.1.g) Promuovendo l’utilizzo di strumenti di responsabilità ambientale e sociale da parte dei proprietari e delle imprese nella gestione delle risorse forestali, anche per attirare verso le attività di GFS investimenti etici di operatori esterni al settore. A.2.1.h) Riconoscendo i Servizi ecosistemici nella conservazione e tutela della biodiversità, degli habitat e degli ecotoni generati dalla GFS attraverso sistemi di monitoraggio e valutazione univoci e integrati, per ottenere valori concreti e utili a migliorare la pianificazione e gestione forestale. A.2.1.i) Riconoscendo e promuovendo i servizi di interesse pubblico di investimenti forestali nell’ambito delle Nature-sased solutions quali il fitorisanamento dei suoli contaminati, la depurazione delle acque, la protezione delle opere civili, la messa in sicurezza delle discariche, ecc. A.2.1.j) Promuovendo il ruolo delle aree protette e in particolare dei Parchi Nazionali e Regionali, anche per lo sviluppo di strumenti innovativi di gestione quali i mercati volontari dei Servizi ecosistemici e la loro certificazione, con le connesse attività di comunicazione e di marketing territoriale A.2.1.l) Promuovendo, in coerenza con gli impegni assunti con l’Accordo di Parigi, il mercato non istituzionale dei crediti di carbonio e degli altri Servizi ecosistemici con, ad esempio, la definizione di standard, la creazione di un Pubblico Registro Nazionale dei crediti generati da investimenti forestali. Principali attori Mipaaf, Mite, Amministrazioni regionali e locali, Enti gestori delle Aree Naturali Protette e dei siti della Rete Natura 2000, organizzazioni non governative, associazioni di categoria, Ordine dottori agronomi e forestali, proprietari forestali. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 2.3; 2.4; 3.3 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 1.5; 1.6; 2.3;2.4; 2.c; 8.3; 8.4; 10.1; 11.4; 12.1; 12.2; 13 Internazionale ed UE Strategic Plan Convention on Biological Diversity, UNFCCC e Accordo di Parigi, Strategia Europea per la Biodiversità, Strategia Forestale dell’UE, Direttiva 92/43/CEE; Direttiva 2009/147/CE. Nazionale D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, Legge 6 dicembre 1991, n. 394, Strategia Nazionale per la Biodiversità e sua revisione di medio termine, Strategia nazionale bioeconomia. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale, Fondi strutturali, fondi di privati (imprese, fondazioni, associazioni, ecc.), strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali e alle risorse addizionali per le aree montane e interne. Programma quadro per la ricerca, Programma comunitario LIFE+ e INTERREG come strumenti aggiuntivi e complementari. Strategia Forestale Nazionale 10 Azione Operativa A.3 - Funzioni di difesa del territorio e di tutela delle acque Tutti i popolamenti forestali svolgono una funzione di “protezione generale o indiretta”, con modalità differenti a seconda della pendenza, della morfologia e delle tipologie di suolo, a difesa sia di attività ed interessi dell'uomo, sia di altre componenti dell'ecosistema. L’Azione si concretizza tramite le seguenti tre Sotto-Azioni, alle quali corrisponde una serie di linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione A.3.1 - Mantenere, incrementare e monitorare le funzioni protettive dirette delle formazioni forestali, di difesa di beni, infrastrutture e persone Lungo periodo Una funzione di “protezione diretta” nei confronti di manufatti, beni, infrastrutture e insediamenti esposti a pericoli naturali (valanghe, cadute di massi, scivolamenti superficiali e lave torrentizie) è svolta dai boschi che possono impedire l'evento o mitigarne l'effetto. In alcuni casi la funzione protettiva indiretta può essere anche affiancata da quella produttiva, con superfici forestali multi-funzionali. A.3.1.a) Individuando nei PFIT, puntualmente anche in riferimento alle bandite storiche, i boschi di protezione diretta ai sensi dell’art. 3 com. 2, let. r) del D.lgs. 34/2018 e gestendo e monitorando le aree riconosciute potenzialmente instabili. A.3.1.b) Garantendo la GFS, il mantenimento e il monitoraggio delle opere di idraulica forestale con particolare riferimento alle aree rurali, montane, interne e alle aree forestali costiere. A.3.1.c) Realizzando ove necessario e adeguando le opere di idraulica e le infrastrutture forestali di tutela, promuovendo le opere di sistemazione idraulico-forestale, l’utilizzo dell’ingegneria naturalistica e soluzioni, dove fattibile, basate sui processi e meccanismi naturali (Nature-based solutions), rimuovendo e restaurando le alterazioni causate da opere divenute inutili o dannose. Sotto-Azione A.3.2 - Potenziare il ruolo delle foreste di protezione e della GFS per la difesa dell’assetto idrogeologico e per la tutela delle acque. Lungo periodo In molti contesti territoriali nazionali i boschi e la loro razionale ed efficace gestione contribuiscono alla difesa e al contenimento del dissesto e del rischio idrogeologico, alla protezione diffusa del suolo dall’erosione, dal rotolamento dei massi e nella regimazione delle acque meteoriche. A.3.2.a) Incentivando il recupero, il restauro e la ricostituzione delle aree forestali degradate da disturbi naturali o antropici, incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici, con azioni e interventi finalizzati a controllare l’erosione del suolo e a favorire il recupero delle funzioni ecologiche potenziali (suolo, vegetazione e viventi correlati) e della capacità di difesa e protezione di beni, infrastrutture e persone. A.3.2.b) Promuovendo e riconoscendo gli impegni silvoambientali di gestione forestale volti ad aumentare e migliorare la difesa dell’assetto idrogeologico e la tutela delle acque, con la regolazione della quantità e qualità delle acque, contrastando i fenomeni di degrado e i processi di erosione del suolo che influenzano anche i processi di desertificazione. A.3.2.c) Favorendo, attraverso meccanismi di sostituzione temporanea della proprietà in attuazione di quanto previsto all’art. 12 del TUFF, la gestione e il governo del territorio al fine di recuperare le capacità ecologiche e protettive sulle superfici abbandonate e silenti, prevenendo i processi di degrado dell’ecosistema forestale e dell’ambiente in generale, promuovendo interventi finalizzati alla conservazione della biodiversità e all’adattamento ai cambiamenti climatici. Strategia Forestale Nazionale 11 Principali attori Mipaaf, Mite, Mic, Amministrazioni regionali e locali, Enti gestori delle Aree naturali protette e dei siti della Rete Natura 2000, Autorità di bacino, organizzazioni non governative, associazioni di categoria, Ordine dei dottori agronomi e forestali, Ordine dei geologi. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 1.2; 1.3; 1.4 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 6.6; 13; 15 Internazionale ed UE Strategic Plan Convention on Biological Diversity, Strategia Forestale dell’UE. Nazionale D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, Legge 6 dicembre 1991, n. 394, normative regionali e R.D. 30 dicembre 1923, n. 3267. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali e alle risorse addizionali per le aree montane e interne, Fondi strutturali, Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale. Programma quadro per la ricerca e INTERREG come strumenti aggiuntivi e complementari. http://www.regione.piemonte.it/repository/agri/leggi/legge 433.pdf http://www.regione.piemonte.it/repository/agri/leggi/legge 433.pdf Strategia Forestale Nazionale 12 Azione Operativa A.4 - Diversità̀ biologica degli ecosistemi forestali Il riconosciuto valore e ruolo dell’elevata diversità genetica, degli habitat e delle comunità forestali del nostro Paese e la loro estrema vulnerabilità impone l’adozione di azioni volte alla tutela e in particolare alla riduzione della perdita di biodiversità, al monitoraggio e alla conservazione di questa, in coerenza con gli impegni internazionali sottoscritti dal Governo italiano e gli indirizzi europei della Strategia europea per la biodiversità 2030. L’Azione si concretizza tramite le seguenti tre Sotto-Azioni, alle quali corrisponde una serie di linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione A.4.1 -Tutelare e monitorare la biodiversità delle foreste a livello nazionale, regionale ed ecoregionale. Lungo periodo, prime analisi entro 5 anni Conoscere lo stato di conservazione della biodiversità e funzionalità ecosistemica dei boschi d’Italia rappresenta la base per la costruzione di politiche e azioni efficaci. Vi è l’urgenza di poter sviluppare un unico modello nazionale di monitoraggio, che consenta di valorizzare i sistemi di monitoraggio regionali e locali e di poter garantire la consultazione e condivisione di informazioni e dati puntuali, valorizzando e integrando gli indicatori sviluppati e aggiornati a livello internazionale in particolare da Forest Europe. A.4.1.a) Definendo un programma di monitoraggio univoco su scala nazionale della biodiversità e funzionalità ecosistemica forestale e dei suoli forestali, con rapporto quinquennale. I risultati del monitoraggio dovranno contribuire alla definizione dei nuovi piani di tutela e conservazione previsti alle varie scale e all’adattamento di quelli esistenti, in un’ottica di gestione adattativa, integrando e aggiornando inoltre la Carta della Natura a tutela degli habitat e della biodiversità (L. 394/91, Legge Quadro sulle Aree Protette). Sotto-Azione A.4.2 – Ridurre e/o arrestare la perdita e migliorare la diversità biologica degli ecosistemi forestali. Entro 5 anni In coerenza con gli impegni internazionali sottoscritti dal Governo italiano e gli indirizzi europei definiti dalla Strategia europea per la biodiversità 2030, vi è la necessità di introdurre in primo luogo azioni volte ad arrestare o quantomeno a ridurre la perdita di biodiversità e migliorare la funzionalità ecosistemica dei boschi italiani, con particolare riferimento alle specie ed habitat autoctoni rari e a rischio, e in secondo luogo azioni di gestione volte ad accrescere la resilienza delle foreste ai cambiamenti climatici, garantire la fornitura di indispensabili Servizi ecosistemici di regolazione. A.4.2.a) Promuovendo la conservazione della biodiversità a tutti i livelli di pianificazione forestale, adottando azioni di tutela attiva di specie e habitat in coerenza con gli indirizzi della Carta della Natura a tutela degli habitat e della biodiversità, valorizzando le peculiarità naturalistiche dei rispettivi territori quali tratti distintivi e identitari tipici. A.4.2.b) Salvaguardando le aree ad alto valore naturalistico e alta qualità ecologica anche attraverso l’inserimento di adeguate misure di gestione e di conservazione nei siti della Rete Natura 2000, attraverso i Quadri di azione prioritaria (Prioritised Action Frameworks, PAF). A.4.2.c) Recuperando le dinamiche naturali nelle superfici forestali danneggiate o degradate da eventi naturali o antropici, non escludendo aree da assoggettare al salvage logging. A.4.2.d) Ripristinando e connettendo formazioni e popolamenti forestali frammentati e di particolare valore bio-ecologico (come le foreste planiziali, ripariali e vetuste), allo scopo di consolidare ed ampliare le Reti ecologiche regionali e – per le regioni alpine – anche le reti transnazionali. A.4.2.e) Creando nuove superfici forestali nelle aree degradate interne ed esterne ai sistemi urbani e nelle aree abbandonate dalle attività colturali, dove non sia possibile recuperare passate o Strategia Forestale Nazionale 13 nuove iniziative agricole e pascolive e ove non sia contrario, nei siti della Rete Natura 2000, a quanto previsto dalle misure di conservazione. A.4.2.f) Promuovendo l’adozione di impegni silvoambientali e sistemi volontari per il riconoscimento dei servizi volti a migliorare la diversità biologica e la connettività tra gli ecosistemi forestali. A.4.2.g) Salvaguardando la fauna selvatica e la diversità degli habitat faunistici, attraverso la conservazione degli ecotoni e degli spazi aperti in aree forestali di particolare valenza naturalistica. Sotto-Azione A.4.3 - Conservare e migliorare la diversità e complessità ecologica strutturale e funzionale, biogeografica e paesaggistica, del patrimonio agro-silvo-pastorale. Entro 5 anni La ricchezza di diversità biologica e di habitat presente sul territorio e nel complesso patrimonio paesaggistico nazionale è strettamente correlata alla possibilità di implementare azioni volte alla conservazione dello stato di salute e della complessità e delle dinamiche ecologiche, migliorando e tutelando la struttura e le funzioni del patrimonio agro-silvo-pastorale del Paese. A.4.3.a) Promuovendo azioni di restauro forestale e naturalizzazione, con interventi selvicolturali specifici e facilitando la sostituzione con specie autoctone idonee e l’eradicazione delle specie alloctone invasive. A.4.3.b) Promuovendo sistemi di agroselvicoltura e piantagioni policicliche permanenti e temporanee su aree, pascolive ed ex industriali, abbandonate o degradate, aree ripariali e di esondazione, ripristinando gli ecosistemi forestali mancanti o degradati. A.4.3.c) Mantenendo gli ecotoni bosco-pascolo e bosco-coltivi che sono patrimonio di biodiversità ecotonale e componente storica del paesaggio nazionale. A.4.3 d) Mantenendo e recuperando i castagneti da frutto e la castanicoltura tradizionale quale componente storica del paesaggio rurale, collinare e montano. A.4.3 e) Promuovendo scelte gestionali e pratiche selvicolturali sui popolamenti produttivi, volte alla tutela degli habitat e delle catene trofiche nonché alla conservazione e miglioramento della biodiversità complessiva. Principali attori Mipaaf, Mite, Mic, CUFA Carabinieri, Amministrazioni regionali e locali, Università ed Enti di ricerca, Enti gestori delle aree naturali protette e dei siti della Rete Natura 2000, organizzazioni non governative, associazioni di categoria. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 2.5; 3.1 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 15.1; 15.4; 15.5; 15.8; 15.9; 15.A; 15.b (Alleg. 4). Internazionale ed UE Strategic Plan Convention on Biological Diversity, Strategia Europea per la Biodiversità, Strategia Forestale dell’UE, Direttiva 92/43/CEE, Direttiva 2009/147/CE, Regolamento Europeo 1143/2014, TFUE Titolo III e allegato 1, Regolamento Europeo 848/2018. Nazionale D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, Legge 6 dicembre 1991, n. 394, Strategia Nazionale per la Biodiversità e sua revisione di medio termine, Decreto legislativo 15 dicembre 2017 n. 230, Carta Strategia Forestale Nazionale 14 della Natura a tutela degli habitat e della biodiversità (L. 394/91, Legge Quadro sulle Aree Protette). Strumenti di intervento e fonti finanziarie Risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali, regionali e delle Province autonome, risorse addizionali per le aree montane e interne, Fondi strutturali, fondi di privati (imprese, Fondazioni, associazioni di categoria, ecc.). Strategia Forestale Nazionale 15 Azione Operativa A.5 - Risorse forestali danneggiate e prevenzione dei rischi naturali e antropici La sempre maggiore vulnerabilità del patrimonio forestale nazionale alle conseguenze della crisi climatica, espressa in termini di frequenza ed intensità di eventi estremi, disturbi e calamità naturali, e all’azione antropica (inquinamento atmosferico, delle acque e del suolo, interventi selvicolturali non consoni alla GFS, tagli illegali, mancata esecuzione di interventi gestionali necessari, ecc.) impone sia iniziative dirette alla prevenzione che interventi per la ricostituzione del potenziale forestale danneggiato. Tali interventi si rendono necessari in particolare nelle aree montane e nelle aree più sensibili e a rischio (tra cui litorali e pianure), in coerenza con le potenzialità ecologiche e biogeografiche dei territori interessati. L’Azione si concretizza tramite le seguenti tre Sotto-Azioni, alle quali corrisponde una serie di linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione A.5.1 - Prevedere azioni di prevenzione attiva nei confronti dei rischi naturali e antropici, fitopatie, incendi, inquinamento e avversità̀ biotiche ed abiotiche. Entro 5 anni La prevenzione assume un ruolo strategico nella lotta ai rischi. La Strategia propone quindi l’attuazione di politiche preventive, efficaci e costanti, in grado di aumentare la resilienza del patrimonio forestale, ridurre e mitigare i rischi e il ricorso ad interventi urgenti in situazioni emergenziali di compromissione del patrimonio boschivo. Le azioni dovranno essere rivolte a ridurre la vulnerabilità degli ecosistemi, ma anche della componente socioeconomica, agli eventi naturali più frequenti ed estremi, attraverso il coordinamento degli strumenti di intervento, assecondando i processi e meccanismi naturali, valorizzando soluzioni basate sulla natura (Nature-based solutions), attivando le misure di gestione del rischio. La Sotto-Azione si integra con l’Azione Specifica 1 - Gestione degli eventi estremi. A.5.1.a) Definendo indirizzi e linee guida nazionali per la redazione di strategie regionali convergenti di medio-lungo termine per l’attuazione di interventi diretti, coordinati e continui, basati sulla definizione del rischio e sulla prevenzione attiva, anche promuovendo processi e meccanismi naturali efficaci nei confronti dei rischi naturali e antropici, quali incendi, fitopatie e altre avversità̀ biotiche ed abiotiche. A.5.1.b) Promuovendo nei Piani AIB regionali (art.3 L. n. 353/2000) e sub-regionali, come i piani AIB delle aree protette, interventi selvicolturali di prevenzione e di ausilio alla lotta attiva agli incendi boschivi con particolare attenzione alle aree ad alto e medio rischio incendi, aree periurbane, di interfaccia e a elevato rischio per l’incolumità pubblica, da integrare e correlare alla Pianificazione Forestale di Indirizzo Territoriale (art.6, com.3, TUFF) e ai Piani di gestione e assestamento forestale (art. 6, com. 6, TUFF), sostenendo anche interventi straordinari economicamente non convenienti funzionali ad una azione di lungo periodo, ponendo attenzione alla salvaguardia della biodiversità e degli habitat per la fauna.1 A.5.1.c) Promuovendo il coordinamento tra la pianificazione AIB regionale con la pianificazione urbanistica, al fine di identificare in un mosaico territoriale coerente con la vocazione territoriale, ecologica e socioeconomica, le aree esposte al pericolo incendi (probabilità di 1 Nella pianificazione forestale di indirizzo territoriale e nei Piani di gestione forestale (di cui all’art.6, com.6, TUFF) è opportuno prevedere un coordinamento della pianificazione (scala regionale, scala territoriale e scala di paesaggio/mesoscala/microscala) al fine di poter differenziare le tipologie di prescrizioni tecniche da assegnare con priorità differenziata a punti/aree critici di competenza pubblica (ad esempio: fasce parafuoco inter-bacini, aree da trattare con fuoco prescritto); di competenza pubblica/privata (aree trattate agronomicamente ai confini del bosco), aree da trattare a cura dei privati (fasce e controllo vegetazione nei condomini e nelle case private o nelle aziende agrarie). Particolare attenzione dovrà essere data alle aree esposte a maggiore pericolo incendi (ad esempio: aree periurbane e di interfaccia) e a elevato rischio per l’incolumità pubblica. Strategia Forestale Nazionale 16 propagazione di grandi incendi) e le necessità logistiche dei mezzi di soccorso in caso di incendi di elevata intensità.2 A.5.1.d) Responsabilizzando i cittadini con informazione e coinvolgimento attivo nella prevenzione e controllo3, migliorando i sistemi di sorveglianza diffusa e di allarme rapido, regolando in modo restrittivo l’accesso e transito con mezzi motorizzati nei periodi a rischio incendio. A.5.1.e) Promuovendo la prevenzione e la lotta ai disturbi biotici e abiotici, effettuando operazioni selvicolturali e di lotta fitosanitaria funzionali ad una azione di lungo periodo, cure colturali del soprassuolo (potature, sfolli, diradamenti) nelle aree danneggiate e potenzialmente sensibili e a rischio, sostenendo anche interventi non economicamente convenienti, ponendo attenzione alla salvaguardia della biodiversità e degli habitat per la fauna. A.5.1.f) Attivando azioni di controllo sulla vivaistica forestale e sull’importazione di materiale vivaistico o materiali legnosi da paesi esteri, promuovendo inoltre azioni di formazione degli staff tecnici adibiti al controllo di eventuali patogeni, o segni della loro presenza, e l’installazione di trappole o di specifici fitofarmaci per il monitoraggio dei patogeni inseriti nella EPPO A1 List. A.5.1.g) Promuovendo l’utilizzo di biolubrificanti per la manutenzione dei mezzi e dei macchinari dedicati ai servizi forestali, in quanto prodotti della bioeconomia studiati per prevenire l’inquinamento e diminuire i rischi di incendi. Sotto-Azione A.5.2 - Ricostituire il potenziale forestale danneggiato da disturbi naturali o antropici, incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici e recuperare le foreste degradate in linea con le potenzialità ecologiche e biogeografiche locali. Entro 5 anni La ricostruzione e il ripristino delle foreste degradate e delle aree danneggiate da disturbi naturali o antropici, incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici assume un ruolo strategico prioritario nella mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. La SFN propone quindi l’attuazione di interventi volti ad accelerare le dinamiche ecologiche di recupero ecosistemico in coerenza con le potenzialità ecologiche, biogeografiche e paesaggistiche, nonché aumentare la resilienza del patrimonio forestale. La Sotto-Azione si integra con l’Azione Specifica 1 - Gestione degli eventi estremi. A.5.2.a) Recuperando e ri-naturalizzando le foreste degradate e le aree danneggiate da disturbi naturali o antropici, incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici con interventi selvicolturali e la rigenerazione naturale assistita in coerenza con le potenzialità ecologiche, biogeografiche, socioeconomiche e paesaggistiche dei territori interessati. A.5.2.b) Consolidando i versanti e i territori danneggiati e le foreste degradate da disturbi naturali o antropici con sistemazioni idraulico-forestali e tecniche di ingegneria naturalistica. A.5.2.c) Ripristinando e mantenendo strutture e infrastrutture di prevenzione, protezione, controllo e monitoraggio delle foreste ad elevato rischio di disturbi naturali o antropici, incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici. 2 I piani urbanistici, in coerenza con le normative e i vincoli regionali e nazionali dovrebbero tenere in considerazione il potenziale rischio legato agli incendi boschivi e di interfaccia urbano-foresta e le necessità logistiche dei mezzi di soccorso. 3 I cittadini devono essere parte attiva, coinvolgendo il volontariato nelle azioni di controllo e di lotta e i proprietari di fondi nella prevenzione mediante la corretta gestione agricola e pastorale e nel controllo del territorio nei periodi di massima pericolosità. I proprietari dei fondi devono essere responsabilizzati della gestione dei loro terreni, adottando azioni di autoprotezione dagli incendi. I cittadini devono essere preparati a riconoscere il pericolo incendi e imparare a rispondere con comportamenti adeguati nelle situazioni di emergenza. Strategia Forestale Nazionale 17 Principali attori Amministrazioni regionali e locali e enti pubblici adibiti ai servizi fitosanitari regionali, Mipaaf, Mite, Mic, CUFA Carabinieri, VVFF, Protezione Civile, Enti gestori delle Aree Naturali Protette e dei siti della Rete Natura 2000, organizzazioni non governative, associazioni di volontariato e di categoria. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 1.1; 1.2; 1.3; 1.4 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 6.6; 13; 15 Internazionale ed UE Strategic Plan Convention on Biological Diversity, Strategia Forestale dell’UE. Nazionale L. n. 353/2000; D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, D. lgs. 19 agosto 2016, n. 177, Strategia Nazionale per la Biodiversità e sua revisione di medio termine, Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico, normativa regionale. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale e altri Fondi strutturali, strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali e alle risorse addizionali per le aree montane e interne. Programma quadro per la ricerca e INTERREG come strumenti aggiuntivi e complementari. Strategia Forestale Nazionale 18 Azione Operativa A.6 - Mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici Gli impatti dei cambiamenti climatici, comprese le variazioni climatiche e gli eventi meteo-climatici estremi, impongono l’attuazione di misure di mitigazione e adattamento per le foreste e per i settori socioeconomici ad essi collegati. L’Azione si concretizza tramite le seguenti tre Sotto-Azioni, alle quali corrisponde una serie di linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione A.6.1 - Ridurre gli impatti negativi del cambiamento climatico a carico dei sistemi forestali e dei settori socioeconomici ad essi collegati Entro 5 anni Ridurre gli impatti negativi del cambiamento climatico a carico dei sistemi forestali assume una particolare importanza considerando gli impatti diretti del global warming sulla stabilità del territorio e i settori socioeconomici che dipendono dalle foreste e quelli indiretti legati alla qualità della vita dell’intera società. La SFN propone quindi azioni volte non solo alla mitigazione dei cambiamenti climatici tramite attività forestali, ma la capacità di adattamento del patrimonio forestale al fine di garantire ecosistemi forestali sani e vitali, che mantengono la biodiversità, le funzioni protettive, produttive e gli altri Servizi ecosistemici. A.6.1.a) Migliorando le attuali conoscenze sui cambiamenti climatici e sui loro impatti a danno del patrimonio forestale, della biodiversità, e dei settori socioeconomici ad esso collegati con la creazione di servizi di inventariazione, monitoraggio e l’utilizzo di modelli e sistemi esperti di supporto alle decisioni gestionali (in collegamento con il Piano Nazionale per la gestione degli eventi estremi previsto nell’azione A.S.1.1.a); A.6.1.b) Promuovendo la partecipazione ed aumentando la consapevolezza dei portatori di interesse nella definizione di strategie e piani di adattamento in ambito nazionale, regionale e locale attraverso un ampio processo di comunicazione e concertazione, anche al fine di integrare efficacemente l’adattamento ai cambiamenti climatici nelle politiche di settore. A.6.1.c) Riconoscendo e incentivando l’adozione di pratiche selvicolturali anche a macchiatico negativo (disetaneizzazione dei popolamenti, diversificazione della composizione e della struttura, migrazione assistita, rinnovazione naturale, ecc.) volte ad aumentare la diversità forestale, favorire dinamiche naturali e migliorare le capacità di resistenza e resilienza dei popolamenti forestali ai cambiamenti climatici. A.6.1.d) Coordinando le azioni di adattamento con le politiche, i piani e i programmi nazionali e regionali in materia di mitigazione, a partire da quelli per l’efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. A.6.1.e) Riconoscendo il ruolo svolto dal settore forestale attraverso la GFS e la produzione e valorizzazione dei prodotti legnosi nell’ambito delle strategie di mitigazione e adattamento climatico. A.6.1.f) Definendo un Piano di Rischio delle foreste che preveda una zonizzazione dell’intera superficie forestale nazionale con relativa classificazione del rischio e indirizzi gestionali per classi di rischio, a cui collegare linee guida specifiche per le attività di gestione forestale volte a migliorarne la capacità di adattamento al cambiamento climatico. Sotto-Azione A.6.2 - Tutelare la sicurezza, salute e benessere pubblico e proteggere i beni della società e dei cittadini. Lungo periodo Le esigenze di sicurezza, salute e benessere pubblico sono strettamente correlate alle azioni di tutela, gestione e conservazione del patrimonio forestale. Vi è la Entro 5 anni Strategia Forestale Nazionale 19 necessità di accrescere la consapevolezza sociale e politica sulla vulnerabilità degli ecosistemi forestali e sul ruolo del settore forestale e delle filiere connesse. A.6.2.a) Aumentando la sensibilizzazione e l’informazione sull’adattamento attraverso una capillare attività di comunicazione sui possibili pericoli, rischi ed opportunità derivanti dai cambiamenti climatici. A.6.2.b) Migliorando il quadro di conoscenze dei possibili impatti dei cambiamenti climatici sulle attività, sulla sicurezza, sulla salute e, in generale, sui nostri stili e scelte di vita che possono avere un impatto negativo e globale a livello ambientale e sul patrimonio forestale. Favorire la diffusione di consumi e acquisti responsabili Principali attori Mipaaf, Mite, Mise, Amministrazioni regionali e locali, Enti gestori delle Aree Naturali Protette e dei siti della Rete Natura 2000, organizzazioni non governative, associazioni di categoria. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 1.1; 1.2; 1.3; 1.4; 2.5 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 1.5; 6.6; 13; 15 Internazionale ed UE Strategia Forestale dell’UE, Strategia europea di Adattamento al Cambiamento Climatico 2013, UNFCCC e Accordo di Parigi, Regolamento EU 841/2018. Nazionale D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152; Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico, Piano nazionale integrato energia clima, Strategia nazionale bioeconomia, Strategia di lungo termine. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale e altri Fondi strutturali, strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali e alle risorse addizionali per le aree montane e interne. Programma quadro per la ricerca, Programma comunitario LIFE+ e INTERREG come strumenti aggiuntivi e complementari. Strategia Forestale Nazionale 20 Azione Operativa A.7 - Gestione dei rimboschimenti Gli imboschimenti e i rimboschimenti artificiali realizzati in Italia nel secolo scorso rappresentano un importante patrimonio ambientale che necessita di interventi di gestione volti a migliorarne lo stato, la salute e la stabilità, promuovendo in generale il recupero della vegetazione potenziale. Gli imboschimenti artificiali a prevalenti fini di tutela ambientale o produttivi già realizzati e realizzabili ex-novo su superfici agricole abbandonate o nude, svolgono importanti funzioni ecologiche, di mitigazione, di tutela e di miglioramento della qualità della vita, determinando tra l’altro positivi indotti occupazionali. L’Azione si concretizza tramite le seguenti tre Sotto-Azioni, alle quali corrisponde una serie di linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione A.7.1 - Valorizzare le neoformazioni forestali Lungo periodo Il concetto di “bosco di neoformazione” ha assunto negli ultimi decenni un significato e un ruolo importante non solo nell’immaginario e nella percezione sociale della natura e del territorio ma soprattutto in ambito scientifico, con studi e analisi delle dinamiche ecologiche ed evolutive del suolo e del bosco, e delle trasformazioni e semplificazioni ecologiche del paesaggio italiano. Il ritorno del bosco viene considerato un fatto sostanzialmente positivo e posto in relazione all’indiscussa erogazione di Servizi ecosistemici di regolazione. Vi sono però differenti situazioni e casi da considerare. Con l’abbandono delle pratiche colturali e il progressivo sviluppo della vegetazione arbustiva ed arborea su pascoli, prati, colture agricole, ecc., vengono a modificarsi gli equilibri ecologici e gli habitat presenti su queste superfici e consolidatisi nel tempo, con il frequente impoverimento della biodiversità (flora e fauna) e la perdita di ecotoni. Questi impatti sono associati alla modifica nella struttura del mosaico paesaggistico e all’impoverimento di valori culturali e identitari connessi alle tradizionali forme d’uso del suolo. Vi è la necessità di proporre indirizzi utili non solo a garantire la conservazione degli ecotoni (bosco pascolo, bosco-agro, ecc.) e quindi della biodiversità, ma anche per la tutela paesaggistica e quindi delle tradizionali e diversificate colture e pratiche agropastorali locali. A.7.1.a) Promuovendo la pianificazione e gestione dei boschi di neoformazione e dei boschi di ritorno su aree degradate o su pascoli e coltivi abbandonati, con interventi volti a incrementare la prevenzione da eventi catastrofici e di adattamento al cambiamento climatico. A.7.1.b) Riconoscendo bosco ai sensi dell’art. 3 del TUFF le superfici di neoformazione, indirizzandone la gestione in relazione alla funzione prevalente attribuita per il contesto ambientale, paesaggistico e socioeconomico di riferimento. Sotto-Azione A.7.2 - Incrementare la superficie forestale Lungo periodo La superficie forestale nazionale si presenta in alcuni contesti, e soprattutto nelle aree fertili di pianura, frammentata e separata da aree urbane, agricole e industriali. In particolare nelle aree agricole e pascolive abbandonate o nude di pianura, lungo i corsi d’acqua, in zone periurbane e degradate o contaminate, vi è la necessità di realizzare una rete di connessione (corridoi ecologici e infrastrutture verdi), ricostruendo e preservando la diversificazione delle forme d’uso del suolo e gli habitat di interesse comunitario, promuovendo la messa a dimora di specie autoctone di provenienza certificata e valorizzando, ove possibile, la ricolonizzazione spontanea naturale. La Sotto-Azione si integra con le due Azioni Specifiche 3 - Risorse genetiche e materiale di propagazione forestale e 4 - Pioppicoltura e altri investimenti di arboricoltura da legno. A.7.2.a) Realizzando nuovi boschi naturaliformi e permanenti a funzioni multiple, su coltivi abbandonati e su superfici nude, privilegiando le aree ad ex agricoltura intensiva di pianura, periurbane e degradate. Strategia Forestale Nazionale 21 A.7.2.b) Realizzando corridoi ecologici e infrastrutture verdi, anche in ambiente urbano e periurbano, promuovendo la riconnessione della rete ecologica, valorizzando le aree di sponda e di pertinenza dei corsi d’acqua, favorendo ove possibile i processi spontanei di ricostituzione della vegetazione naturale. A.7.2.c) Promuovendo su superfici agricole l’arboricoltura a bassa richiesta di input e piantagioni da legno policicliche, temporanee e permanenti, con scopi multi-funzionali. Sotto-Azione A.7.3 - Gestire e naturalizzare, dove opportuno, gli imboschimenti e rimboschimenti artificiali. Lungo periodo Con la legge forestale del 1877 sul territorio nazionale si è dato avvio a importanti campagne di rimboschimenti o imboschimenti4, che hanno seguito politiche e sensibilità molto diverse, anche per l’estrema varietà delle condizioni ambientali che caratterizzano il Paese. La loro composizione e struttura spesso semplificate, in rari casi ha visto azioni di gestione, pur acquisendo in diversi contesti un elevato valore ambientale, genetico, sociale, paesaggistico e culturale. Vi è oggi la necessità di avviare interventi colturali di gestione volti alla naturalizzazione delle piantagioni, favorendo la reintroduzione delle specie e varietà locali, privilegiando ove possibile la rigenerazione naturale e con attenzione alle necessità di adattamento ai cambiamenti climatici. I tempi e i modi del processo di rinaturalizzazione dipendono da un insieme di fattori di varia natura: condizioni vegetative della specie del rimboschimento, vicinanza di nuclei di specie arboree autoctone in grado di disseminare, maggiore o minore facilità di intervento in relazione ai costi di utilizzazione. La Sotto-Azione si integra con l’Azione Specifica 3 - Risorse genetiche e materiale di propagazione forestale. A.7.3.a) Realizzando interventi selvicolturali sugli imboschimenti e rimboschimenti artificiali volti a incrementare il grado di naturalità e la stabilità delle formazioni attraverso il miglioramento strutturale e compositivo e procedendo con gradualità e con interventi distribuiti nel tempo e nello spazio. A.7.3.b) Assicurando lo sviluppo di strutture complesse e adattative e, dove le condizioni stazionali lo consentono, favorendo la rinnovazione naturale delle specie da conservare attraverso interventi colturali e azioni di rigenerazione naturale assistita e di messa a dimora preferibilmente di specie autoctone e di provenienza certificata, adatte alle condizioni fitoclimatiche locali, anche in considerazione ai cambiamenti climatici in atto. A.7.3.c) Promuovere interventi periodici di prevenzione dai rischi naturali e antropici volti alla protezione e conservazione delle storiche formazioni forestali artificiali in ambito montano e in aree mediterranee costiere. Principali attori Mipaaf, Mite, Amministrazioni regionali e locali, Enti gestori delle Aree Naturali Protette e dei siti della Rete Natura 2000, organizzazioni non governative, associazioni di categoria, Autorità di Bacino, Proprietari forestali. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 1.1; 1.2; 1.3; 1.4; 2.5 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 6.6; 13; 15 Internazionale ed UE Strategic Plan Convention on Biological Diversity, Strategia Forestale dell’UE, Strategia Europea per la Biodiversità, Direttiva 92/43/CEE, Strategia europea di Adattamento al Cambiamento Climatico, Direttiva 2008/50/CE. 4 Rimboschimenti o imboschimenti, a seconda che si tratti di ripristino del soprassuolo boschivo o di un effettivo nuovo impianto su terreni prima dedicati ad altra coltura. Strategia Forestale Nazionale 22 Nazionale D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, Legge 6 dicembre 1991, n. 394, Strategia Nazionale per la Biodiversità e sua revisione di medio termine, Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico, Piano nazionale integrato energia clima, Strategia nazionale bioeconomia. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale, Fondi strutturali, strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali e alle risorse addizionali per le aree montane e interne. Programma quadro per la ricerca, Programma comunitario LIFE+ e INTERREG come strumenti aggiuntivi e complementari. Strategia Forestale Nazionale 23 Azioni Operative dell’Obiettivo generale B Efficienza nell’impiego delle risorse forestali per uno sviluppo sostenibile delle economie nelle aree rurali, interne e urbane del Paese Migliorare l’efficienza nell’impiego delle risorse, ottimizzando il contributo multifunzionale delle foreste allo sviluppo della bioeconomia e delle economie forestali e delle aree rurali e interne del Paese, promuovendo inoltre l’espansione e la valorizzazione delle foreste nei contesti urbani e suburbani per migliorare il benessere e la qualità ambientale. Azione Operativa B.1 - Gestione Forestale Sostenibile La GFS (art. 3 com. 2, lettera b) del TUFF) rappresenta uno dei principali pilastri delle strategie europee di conservazione della biodiversità e del paesaggio, adattamento al cambiamento climatico, contenimento dei rischi e politiche energetiche, di sviluppo rurale e della bioeconomia. La GFS rappresenta lo strumento essenziale per equilibrare gli interessi della società, le responsabilità dei proprietari e degli operatori del settore al fine di tutelare e conservare la diversità strutturale delle foreste, frenare il processo di abbandono colturale e culturale, valorizzare il ruolo del bosco e la funzione del settore forestale e delle sue filiere nello sviluppo socioeconomico del Paese. L’applicazione operativa della GFS si basa sui “Criteri, Indicatori e Linee guida operative pan-europee per la GFS” definiti a partire dalla Conferenza di Lisbona del giugno 1998 e rivisti nell’ambito delle successive Risoluzioni del processo Forest Europe. I sei criteri della GFS5, con le relative azioni e indicatori, rappresentano il quadro logico sottostante la SFN, così come delle diverse politiche e normative europee e dei singoli Stati membri. Al fine di istituzionalizzare, integrare, promuovere e diffondere la GFS sul territorio nazionale vi è la necessità di responsabilizzare decisori politici, proprietari e gestori di risorse forestali e utilizzatori forestali ad assumere scelte gestionali efficaci in un contesto climatico, ambientale e socioeconomico in costante evoluzione. L’Azione si concretizza tramite le seguenti tre Sotto-Azioni, alle quali corrisponde una serie di linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione B.1.1 - Migliorare e incrementare la GFS nelle foreste esistenti. (+30% della superficie forestale nazionale entro il 2025 rispetto al 2005) La GFS comporta l’assunzione di impegni tecnici codificati in un piano di gestione o strumento equivalente (art. 6 com. 6, del TUFF), su basi scientifiche, nonché etiche, per raggiungere gli obiettivi ambientali o socioeconomici ricercati, impiegando metodi selvicolturali che prevedono il miglioramento degli habitat e dello stato di salute delle foreste con la tutela e conservazione delle dinamiche di evoluzione ecologica, il miglioramento dell’offerta di prodotti e servizi forestali, l’aumento della resilienza, la prevenzione dei rischi naturali e antropici, il contrasto del dissesto idrogeologico, il controllo delle specie esotiche invasive, il recupero di aree degradate, ecc. Nel contesto forestale italiano, dove la superficie forestale sottoposta a strumenti di pianificazione è inferiore al 18%, prevalgono le attività di 5 Criteri di GFS (fonte: Forest Europe): 1. Mantenimento e sviluppo delle foreste e del loro contributo al ciclo globale del carbonio; 2. Mantenimento della salute e vitalità dell’ecosistema forestale; 3. Mantenimento e promozione delle funzioni produttive delle foreste; 4. Mantenimento, conservazione e sviluppo della diversità biologica negli ecosistemi forestali; 5. Mantenimento e adeguato sviluppo delle funzioni protettive nella gestione forestale; 6. Mantenimento di altre funzioni e delle condizioni socioeconomiche. Strategia Forestale Nazionale 24 gestione non sistematica e coordinata che, pur nel rispetto delle norme vigenti, spesso non portando ad una dinamica di miglioramento progressivo dello stato di conservazione e gestione delle foreste. Per contrastare l’abbandono colturale e “culturale” e il disinteresse rispetto alla tutela e conservazione del patrimonio forestale stimolando l’assunzione di responsabilità verso impegni gestionali vi è la necessità di migliorare il supporto tecnico, amministrativo e finanziario ai proprietari e gestori dei boschi in coerenza con gli indirizzi internazionali ed europei. In particolare, vanno attivate misure per la tutela di habitat ed ecosistemi di particolare interesse e per la salvaguardia del paesaggio agrosilvopastorale tradizionale, promuovendo l’integrazione tra conservazione della biodiversità e GFS, garantendo l’eterogeneità strutturale e funzionale dei tipi e degli ecosistemi forestali, partendo dalla conoscenza del loro stato di conservazione così come evidenziato anche nei Rapporti Annuali sul Capitale naturale. B.1.1.a) Promuovendo e incentivando l’adozione di scelte gestionali sostenibili e di lungo periodo, codificate in strumenti di pianificazione, per le proprietà pubbliche e privare, al fine di “mantenerne la biodiversità, produttività, capacità di rinnovamento, vitalità e potenzialità di adempiere, ora e nel futuro, a rilevanti funzioni ecologiche, economiche e sociali a livello locale, nazionale e globale, senza comportare danni ad altri ecosistemi” (Forest Europe, Risoluzione H1 di Helsinki) nonché per “aumentare la quantità, la qualità, la resilienza e lo stato di salute delle foreste” (Strategia Europea per la biodiversità per il 2030 (COM/2020/380 final). B.1.1.b) Promuovendo la costituzione e adesione a forme innovative di gestione associata delle proprietà forestali, pubbliche e private, come risposta all’elevata frammentazione, alle ridotte dimensioni medie delle proprietà e alla lontananza dei proprietari dei boschi dalle loro proprietà, situazioni che caratterizzano molte foreste del Paese e che, incidendo sui costi di gestione, determinano il frequente abbandono dei boschi. Gli esempi positivi di nuove e tradizionali forme di integrazione orizzontale e verticale (le associazioni fondiarie, le comunità di bosco, le cooperative sociali e quelle di comunità, le reti d’impresa, i consorzi forestali pubblici, privati e misti, ecc.) vanno valutati e divulgati nella consapevolezza delle specificità dei territori e della necessità di trovare sempre soluzioni che si adattino ai contesti sociali e alle risorse fondiarie locali. B.1.1.c) Promuovendo modelli e meccanismi di sostituzione diretta o di affidamento temporaneo della gestione delle proprietà fondiarie per garantire un governo diffuso e un utilizzo razionale delle risorse forestali e del territorio, in attuazione di quanto previsto all’art. 12 del TUFF, valorizzando i contratti pluriannuali di gestione e di vendita di prodotti e servizi forestali. B.1.1.d) Incentivando la diversificazione produttiva e l’erogazione di servizi di interesse pubblico generati dalla GFS, anche in questo caso condividendo e valorizzando i casi pilota e le buone pratiche. B.1.1.e) Migliorando l'accessibilità al bosco, indispensabile per le utilizzazioni forestali, le manutenzioni boschive, la tutela ambientale, la prevenzione del dissesto idrogeologico, la prevenzione e l'estinzione di incendi, le attività ricreative e di svago, le attività rurali legate all'alpeggio e alla selvicoltura, ecc. Sotto-Azione B.1.2 - Riconoscere il ruolo della GFS quale strumento per lo sviluppo di una nuova bioeconomia delle foreste. Lungo periodo La bioeconomia rappresenta un cambio di paradigma strutturale per affrontare le sfide del terzo millennio e ottenere impatti tangibili nella riduzione degli effetti del cambiamento climatico, perdita di biodiversità, consumo delle risorse naturali, produzione di alimenti ed energia. Per lo sviluppo di una bioeconomia circolare, il settore forestale, insieme a quello agricolo, svolge un ruolo chiave poiché le foreste forniscono la maggior parte delle nostre risorse rinnovabili e offrono una grande opportunità per Strategia Forestale Nazionale 25 lo sviluppo di bioprodotti per sostituire i materiali non rinnovabili e per fornire Servizi ecosistemici e energia rinnovabile, coerentemente con la Strategia europea per la bioeconomia e lo sviluppo sostenibile di Agenda 2030. Lo sviluppo della bioeconomia non deve avvenire a scapito del territorio e portare al degrado dello stesso, poiché sarebbe in contraddizione con il principio di GFS, consentendo il mantenimento della biodiversità, un utilizzo multifunzionali del bosco e al contempo migliorando lo sviluppo socioeconomico delle popolazioni locali. Tale Sotto-Azione si coordina direttamente con l’Azione B.3 Filiere forestali. B.1.2.a) Promuovendo interventi volti allo sviluppo di sistemi e filiere produttive sostenibili, sia per impieghi tradizionali nei settori dell’edilizia, del mobile, della carta, degli imballaggi, ecc. che per impieghi in settori innovativi (bio-plastiche, bio-tessili, bio-medicinali, ecc.), tenendo in considerazione che i nuovi investimenti industriali devono essere dimensioni sulla disponibilità delle risorse forestali del territorio e sulla necessità di mantenere la complessità dei Servizi ecosistemici forestali. Sotto-Azione B.1.3 - Promuovere la certificazione forestale. + 30% della superficie forestale entro il 2025 rispetto al 2005 La certificazione forestale rappresenta un impegno e garanzia per la promozione e applicazione di una gestione corretta dei boschi e sulla tracciabilità dei materiali legnosi fino al prodotto finito. Rappresenta inoltre un utile strumento volontario di marketing che permette di attribuire maggiore competitività ai prodotti forestali e alle filiere, e un’opportunità di riconoscere l’impegno imprenditoriale verso l’ambiente con l’obiettivo di tutelare, conservare e migliorare le risorse forestali. Oggetto della certificazione sono la gestione forestale e la catena di custodia dei prodotti che devono rispondere ad una serie rigorosa di criteri ed indicatori riconosciuti a livello internazionale il cui rispetto viene controllato da una parte terza e che devono portare ad un miglioramento continuo delle prestazioni ambientali, sociali ed economiche. B.1.3.a) Dando supporto alla diffusione di sistemi di certificazione della gestione, di origine e tracciabilità dei prodotti e servizi forestali. Principali attori Mipaaf, Mite, Mic, Mise, CUFA Carabinieri, Amministrazioni regionali e locali, Enti gestori Aree Naturali Protette e Rete Natura 2000, Università ed Enti di ricerca, organizzazioni non governative (FSC e PEFC in particolare), associazioni di categoria. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 1.1; 1.2; 1.3; 1.4; 2.3; 2.4; 2.5; 3.1; 3.3 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 6.6; 13; 15 Internazionale ed UE Strategic Plan Convention on Biological Diversity, Strategia Forestale dell’UE, Direttiva 92/43/CEE, Strategia europea di Adattamento al cambiamento climatico, Strategia europea per la Biodiversità. Nazionale D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico, Strategia Nazionale per la biodiversità e sua revisione di medio termine, Piano nazionale integrato energia clima, Strategia nazionale bioeconomia. Strategia Forestale Nazionale 26 Strumenti di intervento e fonti finanziarie Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale e altri Fondi strutturali, strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali e alle risorse addizionali per le aree montane e interne. Programma quadro per la ricerca e Programma comunitario INTERREG come strumenti aggiuntivi e complementari. Strategia Forestale Nazionale 27 Azione Operativa B.2 - Qualificazione degli operatori forestali e capacità operativa delle imprese boschive Al fine di migliorare le competenze dei gestori forestali, degli operatori in bosco e delle ditte boschive vi è la necessità di promuovere sistemi di formazione professionale per la qualificazione di base multidisciplinare, la specializzazione con l’aggiornamento continuo in materia di tecniche di gestione d’impresa, salute e sicurezza, macchine ed attrezzature, monitoraggio e tutela dell’ambiente, ecc. I percorsi formativi di base, di specializzazione e di aggiornamento, devono consentire di qualificare gli operatori e le imprese in un quadro di mutuo riconoscimento dei titoli acquisiti nelle diverse Regioni e Province autonome. L’Azione si concretizza tramite la seguente Sotto-Azione, alla quale corrispondono tre linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione B.2.1 - Competenza, formazione e qualificazione degli operatori forestali e dei soggetti economici delle filiere forestali. + 40% entro il 2025 rispetto al 2018, RAF Al fine di accrescere le capacità professionali dei soggetti privati, collettivi e pubblici che lavorano o vogliono lavorare in bosco, vi è la necessità di favorire la diffusione delle competenze e il riconoscimento dei requisiti tecnici e professionali sia dei singoli operatori che delle imprese che operano in ambito forestale ed ambientale, attraverso appositi percorsi formativi e codificati profili professionali di qualificazione che devono essere parte integrante del percorso professionale di operatori e soggetti economici delle filiere forestali, con una particolare attenzione all’aggiornamento professionale e alla formazione continua. B.2.1.a) Promuovendo sistemi di formazione continui, pubblici e gratuiti, su scala regionale o delle Province autonome in attuazione di quanto disposto dal TUFF, riconoscendo la figura dell’istruttore forestale. B.2.1.b) Promuovendo la qualificazione degli operatori in bosco e delle ditte boschive su salute e sicurezza, macchine e attrezzature, tecniche di gestione dell’impresa e responsabilizzandoli sulla tutela dell’ambiente. B.2.1.c) Promuovendo e riconoscendo i requisiti dell’attività professionale dell’operatore forestale, (NORMA UNI 11660:2016 “Attività professionali non regolamentate - Operatore forestale Requisiti di conoscenza, abilità e competenza”) in base a sistemi di mutuo riconoscimento dei titoli rilasciati dai diversi Centri di formazione. Principali attori Mipaaf, Mise, Amministrazioni regionali e delle Province autonome, ENPI, Istituti ed Enti di ricerca, associazioni di categoria, organizzazioni non governative, organismi accreditati da enti pubblici. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017 2030 Obiettivi: 1.3; 2.3 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 8.3; 8.6; 12.6; 13; 15 Internazionale ed UE Strategia Forestale dell’UE, Direttiva 92/43/CEE, Strategia europea di adattamento al cambiamento climatico. Strategia Forestale Nazionale 28 Nazionale D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, D.lgs. 22 gennaio 2004, n.42, Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico, Piano nazionale integrato energia clima, Strategia nazionale bioeconomia. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Fondi UE, strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali, alle risorse addizionali per aree montane e interne. Programma INTERREG come strumento aggiuntivo e complementare. Strategia Forestale Nazionale 29 Azione Operativa B.3 - Filiere forestali locali Dal bosco possono svilupparsi diverse filiere forestali, da quelle relative ai prodotti legnosi a quelle dei prodotti spontanei e ai servizi ambientali, socioculturali e turistico-ricreativi, in grado di fornire quindi prodotti e servizi diversi generando un indotto occupazionale diretto e indiretto. Lo sviluppo delle filiere dei prodotti legnosi, nonché dei prodotti forestali spontanei, intese come il percorso di utilizzazione/produzione e commercializzazione del prodotto forestale da “grezzo” a “trasformato”, è legato all’efficienza dell’organizzazione produttiva e, quindi, al coordinamento delle diverse imprese, all’organizzazione della logistica, agli standard di classificazione dei prodotti, agli equilibrati, equi e stabili rapporti contrattuali tra gli operatori. Lo sviluppo delle filiere forestali non può prescindere dal tenere presente i cambiamenti nella domanda interna e internazionale dei prodotti e, quindi, gli sviluppi nel settore della bioeconomia e della bioenergia, le innovazioni nella meccanizzazione e nella logistica, e la necessità di adattare con una attenta valutazione della sostenibilità economica, ambientale e sociale, le modalità di gestione delle risorse forestali alle dinamiche di mercato. Questa considerazione del contesto globale del mercato deve coniugarsi con un’attenzione prioritaria allo sviluppo delle “filiere locali” ovvero alla valorizzazione dei vantaggi competitivi offerti dalle specificità locali delle risorse forestali, dalla presenza di istituzioni locali tradizionali (si pensi al ruolo degli Usi civici e dei demani collettivi), dalle competenze artigianali e industriali, grazie alle quali le relazioni contrattuali tra gli operatori possono essere fattori competitivi massimizzando gli effetti sul tessuto socioeconomico locale dello sviluppo delle filiere nel rispetto degli standard di tutela ambientale. L’Azione si concretizza tramite le seguenti quattro Sotto-Azioni, alle quali corrispondo diverse linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto Azione B.3.1 - Sviluppare mercati sostenibili per i prodotti forestali legnosi regionali e nazionali. Lungo periodo Il legno e gli altri prodotti della foresta sono risorse rinnovabili ma limitate. Per questo motivo è indispensabile utilizzarli in modo responsabile, ottimizzando il valore aggiunto dato dalle lavorazioni e gli impatti di reddito e occupazionali per i soggetti economici delle filiere, a partire dai gestori delle foreste e delle imprese boschive. Vi è la necessità di sviluppare mercati dei prodotti forestali regionali/nazionali e degli scarti di produzione dell’industria del legno, ricercando e promuovendo standard qualitativi elevati, tracciabilità e innovazione tecniche e di prodotto. B.3.1.a) Incentivando la creazione e lo sviluppo di filiere forestali locali sostenibili dei prodotti legnosi (industriale, artigianale ed energetico), in un’ottica di uso “a cascata” del legname e per uno stoccaggio a lungo termine della CO2, dimensionate sulle reali capacità e potenzialità degli ecosistemi forestali. B.3.1.b) Sostenere l’adeguamento dei processi produttivi a standard di sicurezza, qualità, tracciabilità e certificazione. B.3.1.c) Promuovendo la realizzazione e l’adeguamento di piattaforme logistiche innovative per la concentrazione, selezione e smistamento del materiale per le diverse destinazioni (industriale, artigianale ed energetico). B.3.1.d) Sostenendo e coordinando le iniziative di analisi dei mercati dei prodotti legnosi (osservatori del legno), il coordinamento di tali iniziative regionali e locali, la diffusione delle informazioni sugli andamenti di mercato. B.3.1.e) Sviluppando piattaforme online e metodi innovativi per la vendita dei prodotti e sottoprodotti legnosi. Strategia Forestale Nazionale 30 B.3.1.f) Promuovendo e sostenendo reti, accordi e contratti di filiera per la produzione, commercializzazione, impiego e riciclo del legname. Sotto Azione B.3.2 - Promuovere e valorizzare la lavorazione locale, artigianale e industriale, dei prodotti forestali legnosi. Breve periodo Alla luce dei grandi cambiamenti socioeconomici imposti dalle innovazioni tecnologiche, dalla globalizzazione dei mercati e soprattutto dai cambiamenti climatici in atto, vi è la necessità di incentivare, in particolare per le aree interne e montane, la creazione e lo sviluppo di filiere forestali locali, dimensionate sulle reali capacità e potenzialità degli ecosistemi forestali, rispondendo alle sfide e opportunità che le imprese e industrie forestali possono essere in grado di offrire. B.3.2.a) Favorendo lo sviluppo di filiere locali per la produzione di assortimenti legnosi e prodotti a base lignocellulosica ad alto valore aggiunto, sostenendo l’innovazione e la tracciabilità e favorendo il collegamento con le industrie che operano nelle biotecnologie. B.3.2.b) Promuovendo la razionalizzazione delle vendite di lotti boschivi, la semplificazione della normativa in materia, valorizzando il ruolo multifunzionale delle proprietà collettive, incentivando forme contrattuali pluriennali di vendita tra associazioni di piccoli proprietari e ditte di utilizzazione e lavorazione, e promuovendo accordi locali territoriali tra proprietà, imprese, trasformatori. B.3.2.c) Sostenendo investimenti sulle infrastrutture di accesso alle aree agrosilvopastorali (manutenzioni, adeguamenti e miglioramenti dell’esistente, nuove realizzazioni, anche in prospettiva di valorizzazione multifunzionale delle migliorate condizioni di accessibilità: aumento dei prezzi di macchiatico, accesso alle malghe, lotta agli incendi, cicloturismo, ecc.) e sulla meccanizzazione forestale con particolare riferimento a quella che possa aumentare i livelli di sicurezza del lavoro e ridurre gli impatti ambientali delle operazioni. B.3.2.d) Valorizzando l’origine e la provenienza delle produzioni locali promuovendo l’adozione di strumenti di certificazione e tracciabilità. Sotto Azione B.3.3 - Qualificare la filiera foresta–legno-energia a scala locale. Breve periodo L’utilizzo delle biomasse legnose a fini energetici è un tema di estrema attualità tecnica e scientifica, e sensibilità sociale. Riconosciuto nelle politiche internazionali ed europee in relazione alle possibilità offerte dalle altre fonti energetiche rinnovabili, quale strumento per contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici, di decarbonizzazione e di produzione di energia da fonti rinnovabili, acquista per il contesto nazionale una particolare importanza in particolare per i contesti socioeconomici delle aree interne e montane. B.3.3.a) Sostenendo lo sviluppo e la qualificazione di filiere energetiche locali (vd. iniziative sulle Comunità energetiche), dimensionate sulla base delle reali capacità di approvvigionamento di biomasse legnose del territorio e delle necessità energetiche locali, promuovendo il principio dell’utilizzo “a cascata” delle biomasse forestali e, quindi, privilegiando l’impiego di biomasse legnose a fine vita, gli scarti delle produzioni delle industrie della carta e del legno, le biomasse da impianti artificiali appositamente dedicati (SRF), le potature e scarti da coltivazioni arboree e verde urbano, gli assortimenti direttamente provenienti da utilizzazioni forestali non convenientemente destinabili ad impieghi a maggior valore aggiunto. B.3.3.b) Promuovendo, anche attraverso strumenti economici e fiscali incentivanti, lo sviluppo di sistemi ad alta efficienza energetica, in cogenerazione, trigenerazione e teleriscaldamento, ricercando standard qualitativi e tecnologici elevati, per garantire efficienza energetica e riduzione delle emissioni. Strategia Forestale Nazionale 31 Sotto Azione B.3.4 - Promuovere i prodotti forestali spontanei (art.3, com.2, let. d) del TUFF) Breve periodo I prodotti forestali spontanei rappresentano una importante risorsa economica per lo sviluppo locale, in particolare per le aree interne e montane del Paese, dove questi prodotti possono essere offerti come prodotti di qualità, tradizionali e di origine controllata, con strategie di marketing territoriale. Vi è la necessità di promuovere azioni volte alla produzione e trasformazione dei prodotti forestali spontanei, ovvero di tutti i prodotti di origine biologica, ad uso alimentare e non, derivati dalla foresta o da altri terreni boscati e da singoli alberi. La presente scheda non riguarda i prodotti ottenuti da soprassuoli di specie di interesse anche forestale, ma oggetto di attività di coltivazione per produzione da frutto, che sono da considerare a tutti gli effetti “prodotti agricoli”. B.3.4.a) Incentivando lo sviluppo di imprese e filiere locali dei prodotti forestali spontanei non legnosi garantendo la sostenibilità della raccolta spontanei in superfici non oggetto di coltivazioni dedicate da frutto (funghi, tartufi, castagne, sughero, pinoli, frutti di bosco, resine, aromi e medicinali, ecc.), anche come integrazione e supporto alle politiche di promozione turistico ricreativa delle aree montane e interne. B.3.4.b) Promuovendo lo sviluppo di forme di integrazione verticale tra produttori, raccoglitori e trasformatori, valorizzando il ruolo multifunzionale delle proprietà collettive e la costituzione di associazioni, consorzi, ecc. per la promozione dei prodotti forestali spontanei. B.3.4.c) Promuovendo l’emersione dalla gestione formale della raccolta a fini commerciali, approvando una normativa a valenza nazionale che riformi la fiscalità di settore e attivi efficaci sistemi di controllo volti a garantire l’origine e la qualità dei prodotti, armonizzando la normativa delle Regioni e Province autonome in merito ai patentini e ai permessi di raccolta. B.3.4.d) Promuovendo interventi volti ad accrescere la conoscenza delle varietà, caratteristiche e usi dei prodotti forestali spontanei anche attraverso eventi e manifestazioni per la valorizzazione dei prodotti caratteristici degli ecosistemi e delle tradizioni dei territori. Principali attori Mipaaf, Mise, CUFA Carabinieri, Amministrazioni regionali, delle Province autonome e locali, associazioni di categoria, organizzazioni non governative, Camere di Commercio. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 2.2; 2.3; 2.4; 3.3 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 7.2; 7.3; 8.3; 8.4; 9.4; 12.2; 12.6; 13; 15 (cfr. Alleg. 4). Internazionale ed UE Strategia Forestale dell’UE, Strategia europea di adattamento al cambiamento climatico, TFUE Titolo III e allegato 1, Regolamento Europeo 848/2018. Nazionale D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, Normativa nazionale e regionale sull’attività di raccolta e tutela della flora spontanea e dei prodotti del sottobosco, Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico; Piano nazionale integrato energia clima, Strategia nazionale bioeconomia. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale e altri Fondi strutturali, strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali e alle risorse addizionali per le aree montane e interne. Strategia Forestale Nazionale 32 Azione Operativa B.4 -Servizi socioculturali delle foreste Il bosco è parte integrante della cultura e del sistema di welfare del nostro Paese. Come in tutte le società avanzate, anche in Italia è in forte espansione la domanda di utilizzo del bosco a fini culturali, educativi, paesaggistici, turistico–ricreativi, sportivi, terapeutici e di inclusione sociale (forest care). L’organizzazione dell’offerta di tali servizi non solo ha ricadute importanti nelle condizioni di welfare della società contemporanea ma può anche permette lo sviluppo di indotti imprenditoriali e occupazionali qualificati nelle aree interne e montane del paese. L’Azione si concretizza tramite la seguente Sotto-Azione, alla quale corrisponde una selezione puntuale di linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto Azione B.4.1 - Promuovere lo sviluppo e la fornitura di servizi socioculturali legati al bosco. Lungo periodo Il ruolo socioculturale dei boschi negli ultimi decenni ha assunto particolare rilievo nei Paesi occidentali, grazie alla sempre maggiore sensibilità verso i temi della fruizione della natura nel tempo libero e del benessere personale. Vi è la necessità di garantire, partendo dalla numerosa rete dei Parchi Nazionali, Regionali, Provinciali, Comunali, ai fruitori una offerta adeguata e una frequentazione sostenibile e nella massima sicurezza degli ambienti forestali. B.4.1.a) Promuovendo attività socioculturali in bosco, assicurando un accesso e fruizione in sicurezza, prevedendo azioni volte a garantire l’integrità del patrimonio e il minor disturbo alla fauna e alla rinnovazione del bosco. B.4.1.b) Sostenendo e promuovendo iniziative socioculturali in bosco e in aree forestali periurbane, attraverso l’incentivazione economica e fiscale e la semplificazione della normativa autorizzativa, volte a realizzare attività educative (asili e scuole in bosco), artistiche (concerti, teatro e musei di nature art), spirituali, turistiche-ricreative e sportive (bike, trekking, tiro con l’arco, altre attività outdoor, ecc.), attività di forest care ovvero di terapia forestale e di inclusione di fasce sociali fragili (anziani, portatori di handicap, persone con disagi psichici, carcerati, disoccupati di lungo periodo, ecc.). B.4.1.c) Individuando e monitorando le aree idonee per i servizi socioculturali in bosco, prevedendo adeguati e costanti interventi di conservazione e manutenzione dei percorsi, sentieri, emergenze naturali e infrastrutture in relazione ai target e attività previste. B.4.1.d) Promuovendo e sostenendo: • la formazione professionale di operatori e tecnici impegnati nella valorizzazione socioculturale dei boschi; • la creazione di network e partenariati tra soggetti pubblici, privati e associativi qualificati; • forme di accreditamento e qualificazione delle competenze degli operatori e la definizione di standard di certificazione e riconoscimento su basi scientifiche delle aree e dei percorsi riconosciuti per specifici usi socioculturali (in particolare vi è la necessità di definire standard di riconoscimento dal Ministero della Salute per le iniziative di forest care, quali quelle di terapia forestale, montagnaterapia o analoghe). Principali attori Mipaaf, Mic, Amministrazioni regionali e locali, Enti gestori delle Aree Protette, organizzazioni non governative, associazioni di categoria. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 2.4; 3.1 Strategia Forestale Nazionale 33 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 8.9; 12; 13; 15 Internazionale ed UE Strategia Forestale dell’UE. Nazionale D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, D.lgs. 22 gennaio 2004, n.42, D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale e altri fondi strutturali,. Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali, regionali delle Province autonome e alle risorse addizionali per le aree montane e interne, fondi di privati (Fondazioni, imprese, associazioni, ecc.). Programma quadro per la ricerca e Programma comunitario INTERREG come strumenti aggiuntivi e complementari. Strategia Forestale Nazionale 34 Azione Operativa B.5 - Tracciabilità dei prodotti forestali La tracciabilità dei prodotti forestali legnosi e spontanei e delle loro catene di approvvigionamento e trasformazione è un requisito fondamentale non solo per contrastare la produzione e il commercio di origine illegale, ma anche per garantire ai consumatori qualità e sicurezza e per promuovere acquisti responsabili. La tracciabilità dei prodotti nazionali può agevolare inoltre l’emersione del mercato sommerso e del lavoro irregolare nazionale. A livello globale, si registra un crescente numero di strumenti legislativi, basati sul principio della dovuta diligenza (due diligence) degli operatori commerciali ed espressamente volti ad accertare l’origine e la legalità dei prodotti forestali. In Europa, il più significativo riferimento in tal senso è rappresentato dal regolamento EUTR e FLEGT. Vi è l’urgenza di promuovere iniziative volte ad aumentare l’informazione, il controllo e la tracciabilità dei prodotti, dando piena attuazione alla normativa sulla dovuta diligenza non solo relativa ai prodotti forestali, ma a quelli che possono essere responsabili, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, di processi di deforestazione e degrado indiretto delle foreste (deforestazione indotta – embedded o incorporated deforestation), quali le carni, l’olio di palma, la soia, il caffè, il cacao, il cuoio, ecc. L’Azione si concretizza tramite una Sotto-Azione con tre linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto Azione B.5.1 - Sostenere efficaci sistemi di tracciabilità e controllo e una dettagliata informazione sull’origine dei prodotti forestali legnosi e spontanei. Lungo periodo B.5.1.a) Sostenendo azioni di comunicazione e sensibilizzazione rivolte ai consumatori e alle imprese di trasformazione e commerciali sull’origine dei prodotti forestali al fine di promuovere una produzione e un consumo responsabile. In questo campo un ruolo significativo deve essere giocato dalle politiche di acquisto responsabile della Pubblica Amministrazione (vd. Azione B.6). B.5.1.b) Incrementando lo sviluppo e l’attuazione di sistemi tradizionali e innovativi di tracciabilità e controllo, nonché l’adozione volontaria di schemi di certificazione per i prodotti d’origine nazionale e per le aziende che acquistano e importano prodotti legnosi (grezzi e lavorati), alimentari o minerali che, nei paesi d’origine, possono determinare impatti negativi sull’ambiente e sui diritti umani. B.5.1.c) Supportando il progetto di sviluppo di un marchio comunitario “zero deforestazione” e monitorandone l’effettiva attuazione (vd. Conclusioni del Consiglio del dicembre 2019 sulla comunicazione "Intensificare l'azione dell'UE per proteggere e ripristinare le foreste del pianeta"). Principali attori Mipaaf, Mise, Maeci, CUFA Carabinieri, Amministrazioni regionali e locali, Istituti ed Enti di ricerca, organizzazioni non governative, associazioni di categoria. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 1.1; 1.2; 3.3 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 2.3; 8.3; 8.4; 8.9; 12.2; 15.7 Internazionale ed UE Amsterdam Declarations Partnership, Strategia Forestale dell’UE, Piano d’azione FLEGT, Regolamento (CE) n. 2173/2005, Regolamento (CE) n. 995/2010, Regolamento (UE) n. 607/2012, COM (2019) 352 final, Comunicazione della Commissione Intensificare l'azione dell'UE per proteggere e ripristinare le Strategia Forestale Nazionale 35 foreste del pianeta e Conclusioni del Consiglio relative alla comunicazione del 16 dicembre 2019. Nazionale D. lgs. 30 ottobre 2014 n. 178; D.M. Mipaaf 24 maggio 2018 n. 2003, D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, Decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111 convertito con la legge 12 dicembre 2019, n. 141. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali, regionali e delle Province autonome. Programma quadro per la ricerca e Programma comunitario INTERREG come strumenti aggiuntivi e complementari. Strategia Forestale Nazionale 36 Azione Operativa B.6 - Consumi e acquisti responsabili Il legno è una materia prima rinnovabile il cui utilizzo in molteplici impieghi richiede una cultura e sensibilizzazione dei consumatori, oltre che dei decisori pubblici e privati, che portino ad acquisti consapevoli e responsabili, legati ai principi della decarbonizzazione dell’economia, dell’impiego “a cascata” e del riciclo nell’utilizzo delle materie prime. L’Azione si concretizza tramite due Sotto-Azioni con tre linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto Azione B.6.1 - Promuovere i prodotti forestali di origine nazionale e sostenere politiche di acquisto di prodotti derivanti da foreste gestite in modo sostenibile Lungo periodo Vi è l’urgenza di promuovere i prodotti forestali nazionali e in particolare dei prodotti legnosi di origine certificata e che comunque offrano garanzie sull’origine legale e la presenza di una catena di custodia. B.6.1.a) Promuovendo e sostenendo l’acquisto di prodotti legnosi e a base di legno per edilizia, mobili, carta, packaging, ecc. derivanti da foreste gestite in modo sostenibile da parte dei settori pubblico e privato. Nel settore pubblico i Criteri Ambientali Minimi (CAM) vanno ulteriormente precisati in termini di qualità degli standard richiesti e modalità di documentazione del rispetto dei requisiti nei prodotti acquistati dalla PPAA. B.6.1.b) Promuovendo e sostenendo l’utilizzo dei prodotti legnosi o a base di legno di origine nazionale attraverso lo sviluppo di forme di agevolazione e di incentivi economici e fiscali, nonché di iniziative locali e di rete e contratti di filiera nazionali e regionali. Sotto Azione B.6.2 - Promuovere la cultura dell’impiego “a cascata” e del riciclo nell’utilizzo delle materie prime forestali. Lungo periodo È necessario promuovere una cultura dell’impiego “a cascata” dei prodotti legnosi valorizzando le filiere a maggior valore aggiunto e il riciclo e riutilizzo nell’utilizzo del legname. B.6.2.a) Promuovendo e sostenendo la cultura del riciclo e del reimpiego del legno e dei prodotti a base di legno, sostenendo lo sviluppo di reti e filiere locali e regionali del riciclo anche attraverso forme di agevolazione e di incentivi economici e fiscali. Principali attori Mipaaf, Mite, Mise, ISPRA, Rilegno, associazioni di categoria, organizzazioni non governative. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 1.2; 2.2; 2.3; 2.4; 3.2; 3.3; 5.2 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 2.b; 2.c; 8.4; 9.4; 10.2; 12; 13; 15 (cfr. All. 4). Internazionale ed UE Strategia Forestale dell’UE, Strategia europea di adattamento al cambiamento climatico, Strategia della bioeconomia. Nazionale Strategia nazionale bioeconomia. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali e alle risorse addizionali per le aree montane e interne, Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale e altri Fondi strutturali. Strategia Forestale Nazionale 37 Azioni Operative dell’Obiettivo generale C Responsabilità e conoscenza globale delle foreste Monitorare e sviluppare una conoscenza multidisciplinare e una responsabilità globale nella tutela delle foreste, anche attraverso la ricerca scientifica multidisciplinare, l’assistenza tecnica, la formazione professionale e la promozione dei prodotti forestali e di pratiche, produzioni e consumi sostenibili. Azione Operativa C.1 - Informazione e responsabilità sociale e ambientale dei cittadini Il patrimonio forestale nazionale per le sue dimensioni territoriali, ambientali, produttive e socioculturali ha un ruolo strategico e trasversale per il futuro del nostro Paese. Tutelare e garantire il ruolo delle foreste come bene di interesse collettivo è una responsabilità non solo politica ma anche un impegno da promuovere sul piano culturale, a partire dalle istituzioni scolastiche. Vi è la necessità di riportare la cultura del bosco nelle scelte di programmazione e nella vita civile del paese mediante azioni di informazione e sensibilizzazione che coinvolgano enti pubblici, imprese, associazioni non profit e privati cittadini. L’Azione si concretizza tramite una Sotto-Azione articolata in sei linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto Azione C.1.1 -Promuovere interventi di informazione e sensibilizzazione pubblica Lungo periodo Vi è la necessità di promuovere una corretta informazione, realizzando azioni specifiche di comunicazione, divulgazione e sensibilizzazione pubblica che consentano di far apprezzare la ricchezza e valore del patrimonio forestale italiano, al fine di accrescere la consapevolezza e responsabilità della società sul ruolo della foresta come fonte di Servizi ecosistemici essenziali per la qualità della vita, sulle pratiche e obiettivi della GFS e della selvicoltura come strumento di mitigazione dei cambiamenti climatici e dei pericoli naturali. C.1.1.a) Sostenendo iniziative di informazione e sensibilizzazione pubblica, sulla responsabilità della società nei confronti delle foreste come bene di interesse collettivo e strumento di tutela e sviluppo, facilitando azioni promosse anche da attori della società civile e da parte delle comunità locali. C.1.1.b) Promuovendo, attraverso il finanziamento di progetti specifici di comunicazione e campagne di divulgazione per le diverse tipologie di utenti, l’informazione su: • ricchezza e valore economico, sociale, ambientale e paesaggistico del patrimonio forestale italiano; • responsabilizzazione collettiva per la tutela attiva delle foreste e della biodiversità; • ruolo svolto dalla GFS e della selvicoltura; • importanza e dignità del lavoro degli addetti alle operazioni di taglio, allestimento ed esbosco del legname; • necessità del mantenimento della stabilità delle foreste, vulnerabilità degli ecosistemi forestali e ruolo delle foreste rispetto ai cambiamenti climatici; • valore e ruolo del legno quale materia prima rinnovabile nei diversi possibili impieghi, necessità del riciclo e riutilizzo delle biomasse forestali; • rischi connessi ai consumi di legname e altri prodotti la cui origine possa essere associata a deforestazione e degrado delle foreste. Strategia Forestale Nazionale 38 C.1.1.c) Promuovendo l’educazione ambientale e la sensibilizzazione degli studenti alla cura e rispetto degli ecosistemi forestali e del verde pubblico proponendo materiale informativo adeguato ai diversi livelli di scolarizzazione. C.1.1.d) Favorendo lo scambio di esperienze e la condivisione del materiale informativo sulla GFS, sui boschi e sull'uso del legno sviluppato da amministrazioni, riviste e new media, Università ed Enti di ricerca, imprese e società civile. C.1.1.d) Coordinando e promuovendo azioni pubbliche per la celebrazione della Giornata Nazionale degli Alberi, istituita dalla legge 14 gennaio 2013, n. 10 il 21 novembre di ogni anno, al fine di poter far conoscere il patrimonio forestale nazionale, il suo ruolo e le sue funzioni, i suoi prodotti e le tipologie di lavoro legate al bosco. C.1.1.d) Creando, con il coinvolgimento delle Società scientifiche che si interessano di risorse forestali, un servizio di fact-checking e di debunking a servizio degli operatori dei media e dei cittadini finalizzato a dare una corretta rappresentazione del patrimonio forestale nazionale, del suo ruolo e funzioni, dei rischi e delle dinamiche di degrado e di miglioramento, tenendo in dovuta considerazione gli aspetti ambientali, socioculturali e economici della foresta. Principali attori Mipaaf, Mite, Mic, Regioni e Province autonome e locali, Enti gestori delle Aree protette e dei siti della Rete Natura 2000, Società scientifiche, Università ed Enti di ricerca, AGCOM e organizzazioni di fact-checking, organizzazioni non governative, associazioni di categoria. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 4.5; 5.4; 6.4; 6.5. Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 12.8; 13.3. Internazionale ed UE Strategic Plan Convention on Biological Diversity, Strategia UE per la Biodiversità, Strategia Forestale dell’UE, Strategia di comunicazione forestale della CE, Direttiva 92/43/CEE, Strategia europea di adattamento al cambiamento climatico, Convenzione europea del paesaggio del 19 luglio 2000 sottoscritta dagli Stati membri il 20 ottobre 2000. Nazionale Strategia Nazionale per la Biodiversità e sua revisione di medio termine, Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico, Piano nazionale integrato energia clima, Strategia nazionale bioeconomia. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali e alle risorse addizionali per le aree montane e interne. Fondi di Associazioni di settore, Fondazioni bancarie, imprese. Programma quadro per la ricerca, programma comunitario LIFE+, Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale e altri Fondi strutturali, come strumenti aggiuntivi e complementari. Strategia Forestale Nazionale 39 Azione Operativa C.2 - Ricerca, sperimentazione e trasferimento La ricerca scientifica multidisciplinare e l’innovazione tecnica nei settori forestale, ecologico e naturalistico e della produzione e trasformazione dei prodotti forestali rappresentano strumenti indispensabili a garantire la tutela del patrimonio forestale e più in generale del capitale naturale, la valorizzazione dei Servizi ecosistemici e lo sviluppo sostenibile dei prodotti e delle filiere forestali. L’Azione si concretizza tramite una Sotto-Azione organizzata in cinque linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto Azione C. 2.1 - Incrementare il coordinamento e la concertazione tra ricerca e innovazione e promuovere la sperimentazione, il trasferimento tecnologico, la divulgazione e l’assistenza tecnica in campo forestale. Lungo periodo Tutelare e gestire in modo sostenibile il patrimonio forestale, nonché accrescere la competitività e lo sviluppo delle sue filiere ambientali, produttive e sociali non possono prescindere dall’integrazione di conoscenze e competenze scientifiche multidisciplinari, da un confronto e coordinamento costante tra la ricerca e i fabbisogni di innovazione tecnica, di prodotto e di processo, da realizzarsi promuovendo interventi di sperimentazione, trasferimento tecnologico, divulgazione e assistenza tecnica. Tale Sotto-Azione si coordina direttamente con l’Azione Strumentale A.S.3 Consultazione dei portatori di interesse e A.S.6 Comunicazione, sensibilizzazione e diffusione di buone pratiche. C.2.1.a) Promuovendo su base periodica il confronto e la concertazione sul fabbisogno e gli indirizzi della ricerca interdisciplinare, nazionale e regionale, in ambito forestale, coinvolgendo le istituzioni scientifiche e i principali portatori di interesse operanti nel settore al fine di definire priorità, coordinare i programmi e le attività di ricerca nel settore, con riferimento anche alle iniziative comunitarie e internazionali. C.2.1.b) Creando sinergie tra le linee di politica forestale nazionali e regionali e le attività di ricerca interdisciplinare, sperimentazione e trasferimento delle conoscenze sui temi della tutela e gestione sostenibile, suolo forestale, ruolo della fauna, entomofauna e avifauna, fornitura di Servizi ecosistemici, prodotti legnosi e spontanei, organizzazione delle filiere forestali e delle produzioni per la bioeconomia, ecc. C.2.1.c) Assicurando continuità ed efficacia alle attività di sperimentazione interdisciplinare e di divulgazione tecnica specialistica agli operatori del settore (proprietari boschivi, gestori delle foreste, personale tecnico della Pubblica amministrazione, ecc.). C.2.1.d) Definendo iniziative di programmazione e finanziamento organizzate in base ad un Piano nazionale per la ricerca e l’innovazione nel campo della tutela e gestione sostenibile delle risorse forestali, in applicazione delle Agende Strategiche della ricerca scientifica nazionale, mediterranea e comunitaria, raccordando le esigenze di ricerca e conoscenza proposte dalla Rete interregionale della ricerca, dagli Enti nazionali e dagli altri portatori di interesse pubblici e privati. C.2.1.e) Promuovendo il trasferimento delle conoscenze e dell’innovazione in campo forestale, ambientale e paesaggistico in ambito regionale e sub-regionale, nonché l’assistenza tecnica alle amministrazioni, agli operatori forestali, relativamente ai sistemi di produzione e approvvigionamento, efficientamento dei sistemi di gestione e logistici, modelli organizzativi, contrattualistica, associazionismo, rilevamento e indagini, fattori di business e sviluppo, ecc. favorendo anche il monitoraggio e la prevenzione degli impatti ambientali e paesaggistici. Principali attori Enti finanziatori: CE, Mur, Mipaaf, Mite, Amministrazioni regionali e locali. Organismi responsabili delle attività di R&S: Università, CREA, CNR, ENEA, AISF e altre accademie, Enti regionali di servizio al settore primario, altre istituzioni Strategia Forestale Nazionale 40 di ricerca e networking, anche su scala internazionale (EFI, IUFRO, CIFOR, FAO, ecc.). Organismi responsabili delle attività di trasferimento: Enti regionali di servizio al settore primario, Ordini professionali, organizzazioni dei proprietari. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 4.3; 4.5. Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 7.a; 8.3; 9.4; 9.5. Internazionale ed UE Strategia Europea per la Biodiversità, Strategia Forestale dell’UE, Direttiva 92/43/CEE; Strategia europea di Adattamento al Cambiamento Climatico 2013. Nazionale D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, Programma nazionale per la ricerca, Strategia nazionale bioeconomia. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Programma Horizon2020 e altre iniziative comunitarie (European Innovation Partnership – PEI AGRI, Erasmus+, LIFE+, INTERREG), programmazione della ricerca di CREA e CNR, fondi Mur, Mipaaf e di Fondazioni bancarie. Strategia Forestale Nazionale 41 Azione Operativa C.3 - Dimensione internazionale delle politiche forestali Il grande valore, l’estensione e la diversità del patrimonio forestale italiano dal punto di vista ecologico, storico-culturale e paesaggistico, i vantaggi competitivi acquisiti dal settore industriale, i modelli avanzati di arboricoltura da legno, la varietà e qualità dei prodotti spontanei delle foreste, l’esperienza accumulata nel riassetto delle istituzioni e nelle modalità di collaborazione Stato-Regioni-Enti locali, il ruolo dei demani civici e delle proprietà collettive, la produttività scientifica delle istituzioni di ricerca in campo forestale, rappresentano importanti vantaggi competitivi del settore e opportunità per promuovere il sistema Paese all’estero e costituiscono occasioni per una partecipazione più attiva, sistematica e visibile nei processi decisionali, di collaborazione inter-istituzionale e di cooperazione internazionale in campo forestale. L’Azione si concretizza tramite una Sotto-Azione organizzata in tre linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto Azione C.3.1 - Dare concreta attuazione agli impegni internazionali, intensificando le attività di coordinamento e di cooperazione e rafforzando la presenza e il ruolo dell’Italia nelle istituzioni internazionali Lungo periodo L’Italia per le caratteristiche del proprio patrimonio forestale e facendo tesoro della sua posizione strategica nel contesto internazionale deve poter incrementare il suo ruolo nelle scelte politiche di interesse forestale e nel perseguimento degli impegni internazionali, sostenendo gli elementi di eccellenza del sistema forestale italiano. Tale Sotto-Azione è in stretta relazione con la Sotto-Azione C.3.1 - Promozione del coordinamento della raccolta dei dati e con l’Azione Strumentale A.S.5 - Raccolta e diffusione delle informazioni e dei dati statistici. C.3.1.a) Promuovendo la collaborazione inter-istituzionale e la partecipazione italiana ai processi decisionali e di cooperazione internazionale in campo forestale. C.3.1.b) Intensificando la collaborazione inter-istituzionale (Maeci-Aics, Mipaaf, Mite e organismi di cooperazione decentrata delle Regioni, Province autonome ed enti locali) e con i Paesi confinanti della regione alpina e dell’area mediterranea, nella promozione di iniziative di cooperazione internazionale nel settore forestale, con un attivo coinvolgimento delle organizzazioni non governative di cooperazione internazionale, delle associazioni di categoria, delle Università e degli Enti di ricerca. C.3.2.c) Rafforzando la collaborazione inter-istituzionale a livello nazionale per garantire una competente ed efficace presenza e rappresentanza italiana presso le istituzioni internazionali, nelle attività tecnico decisionali di impostazione delle politiche forestali e dei rispettivi sistemi di monitoraggio e valutazione, e nelle iniziative di cooperazione allo sviluppo del settore forestale: UNFF, FAO (Sylva Mediterranea), FE, CIFOR, ADP, BI, EFI, ecc. Principali attori Maeci (Aics), Mipaaf, Mite, Mic, Organismi di cooperazione decentrata delle Regioni, Province autonome ed enti locali, CUFA Carabinieri, Società scientifiche, Università ed Enti di ricerca, organizzazioni non governative di cooperazione internazionale, associazioni di categoria. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 2.1; 3.1; 4.1; 4.3; 4.4; 4.5; 5.1; 5.2; 5.3; 6. Strategia Forestale Nazionale 42 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 1.a; 8.3; 13.a; 15; 16.a; 16.b; 17 (cfr. All. 4). Internazionale ed UE Strategia Europea per la Biodiversità, Strategia Forestale dell’UE, Direttiva 92/43/CEE, Strategia europea di Adattamento al Cambiamento Climatico. Nazionale D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, Legge 6 dicembre 1991, n. 394, Strategia nazionale per la biodiversità, Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico; Piano nazionale integrato energia clima, Strategia nazionale bioeconomia. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e decentrate. Fondi di istituzioni internazionali, comunitari, nazionali, regionali, da iniziative di fund raising per la cooperazione internazionale. Strategia Forestale Nazionale 43 Azioni Specifiche Azione Specifica 1 - Gestione degli eventi estremi È fondamentale consolidare, a partire dalle esperienze degli eventi estremi verificatisi negli ultimi anni (alluvioni e incendi del 2017 e 2019, tempesta Vaia del 2018), una maggior capacità, non solo di prevenzione lungo le linee definite dalla Sotto-Azione A.5.2, ma anche di intervento nella gestione dell’emergenza e del post-emergenza. A questo scopo deve essere predisposto su scala nazionale un piano d’azione ad integrazione e specificazione delle già consolidate procedure di intervento della Protezione Civile nel caso di eventi eccezionali. L’Azione si concretizza tramite la seguente Sotto-Azione, basata su una serie articolata di linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione specifica 1.1 - Piano Nazionale per la gestione degli eventi estremi Entro 5 anni A.S.1.1.a) Il Piano Nazionale per la gestione degli eventi estremi condiviso con le Regioni, Province Autonome e Protezione civile dovrà contemplare almeno i seguenti aspetti: • Individuazione a livello nazionale e regionale delle tipologie di foreste che per caratteristiche orografiche e climatiche, del suolo e di struttura e composizione del popolamento, sono potenzialmente più sensibili agli eventi estremi (in collegamento con il Piano di Rischio delle foreste previsto nell’azione A.6.1.f); • Definizione di criteri e priorità per gli interventi volti a ridurre i rischi di frane, valanghe, tempeste, incendi, alluvioni, attacchi parassitari nei boschi; • Definizione delle modalità e degli strumenti per la stima dei danni; • Individuazione delle norme in deroga nei casi di calamità ed emergenza in linea con le prescrizioni nazionali e comunitarie vigenti per le aree di interesse ambientale; • Coordinamento verticale e orizzontale tra le amministrazioni; • Modalità di gestione dello stoccaggio del legname asportato (in bosco e/o sui piazzali di deposito, trattamenti del legname, blocco dei tagli ordinari, …) per ridurre i rischi di destabilizzazione del mercato; • Mobilizzazione delle ditte di taglio ed esbosco (anche extra-regionali ed estere); • Previsione di Centri di vendita e fondi di rotazione per anticipare i costi di taglio ed esbosco; • Definizione del sistema di incentivi e compensazioni per investimenti infrastrutturali straordinari (strade e piste forestali, macchine e attrezzature forestali). • Procedure per revisione dei piani di gestione forestale a seguito degli eventi estremi che tengano conto di superfici, volumi, specie e habitat danneggiati e prevedano interventi di restauro e recupero delle funzionalità degli ecosistemi; • Definizione di un sistema di controllo e di monitoraggio di lungo periodo sugli interventi realizzati. Le Regioni e Province autonome predispongono strumenti attuativi al Piano nazionale con programmi operativi e interventi in caso di eventi estremi che colpiscano le risorse forestali. Principali attori Presidenza del Consiglio, Mipaaf, Mite, Mise, Regioni e Province autonome, Protezione Civile, VVFF, CUFA Carabinieri, JRC, Enti Parco, Enti gestori dei siti della Rete Natura 2000. Coerenza con il quadro normativo programmatico Strategia Forestale Nazionale 44 Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 1.1; 1.2; 1.3; 1.4; 5.4; 6.1; 6.3. Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 1.5; 3.9; 11.4; 11.b; 13; 15. Internazionale ed UE Strategia UE di adattamento al cambiamento climatico; normativa UE per gestione e riconoscimento calamità naturali e aiuti di Stato. Nazionale Normativa nazionale e regionale vigente su prevenzione, riconoscimento, gestione e ripristino del potenziale forestale danneggiato da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici estremi, provvedimenti del Dipartimento della Protezione civile e del Servizio nazionale della protezione civile (Legge n. 100 del 12 luglio 2012; Legge n. 225 del 24 febbraio 1992 abrogata dal D.lgs. n. 01/2018 “codice della protezione civile”), Legge n. 353 del 21 novembre 2000. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali, aiuti di Stato per calamità naturali ed eventi estremi. Strategia Forestale Nazionale 45 Azione Specifica 2 - Coordinamento lotta e prevenzione incendi boschivi Gli incendi rappresentano uno dei principali fattori di rischio ai Servizi ecosistemici forniti dal patrimonio forestale nazionale. Molteplici fattori come la riduzione del presidio del territorio, i cambiamenti climatici, l’uso eccessivo del suolo con l’espansione urbanistica e dell’interfaccia urbano-rurale, la fruizione ricreativa insostenibile, l’uso scorretto del fuoco come pratica agricola, nonché le politiche di governo degli incendi a carattere emergenziale, hanno determinato su tutto il territorio nazionale un aumento del rischio, favorendo lo sviluppo di eventi estremi spesso al di là della capacità di controllo e lotta. Occorre prendere atto che con l’abbandono delle pratiche agrosilvopastorali tradizionali e il diminuire della gestione territoriale volta anche alla prevenzione AIB, aumentano le necessità di interventi di lotta attiva e ne diminuisce la sicurezza ed efficacia. Gli incendi boschivi, quasi sempre di natura antropica, hanno enormi impatti ambientali, economici e sociali imponendo alle istituzioni competenti la responsabilità di promuovere soluzioni adeguate. Vi è la necessita prioritaria di prevedere un’azione coordinata e sinergica delle istituzioni competenti e di contrastare l’abbandono delle attività colturali, promuovendo una gestione del territorio volta a favorire la prevenzione degli incendi e limitare l’emergenza di lotta in situazioni difficilmente controllabili. Il sistema antincendi boschivi operante in Italia ha quindi bisogno di assumere un ruolo attivo incrementando il coordinamento interistituzionale per sostenere l’integrazione delle misure di gestione forestale per la prevenzione e mitigazione degli incendi previste dalla pianificazione territoriale forestale con le altre fasi del governo incendi (previsione, lotta, ricostituzione, pianificazione territoriale urbanistica, agro-pastorale e di conservazione dell’ambiente). La strategia di governo contro gli incendi deve prevedere politiche integrate (settore forestale, agricolo, pastorale, di conservazione dell’ambiente e protezione civile) basate sull’analisi del regime incendi in un territorio, lo studio dei fattori fisici, biologici e socioeconomici che guidano il fenomeno, al fine di poter pianificare in modo strategico le risorse da destinare all’attuazione della prevenzione, previsione, sorveglianza, organizzazione della lotta attiva (spegnimento), indagine sulle cause e ricostituzione post incendio. Lo strumento operativo a scala regionale è oggi il Piano AIB che distingue le interconnesse attività di previsione, prevenzione e lotta attiva, dove la seconda dipende dalla prima e la terza dalle prime due. Per il coordinamento e supporto di quanto previsto alla Sotto-Azione operativa A.5.2 “Prevenzione attiva nei confronti dei rischi naturali e antropici, fitopatie, incendi e avversità̀ biotiche ed abiotiche”, e nello specifico dagli interventi A.5.2.b), A.5.2.c) e A.5.2.d), vi è l’urgenza di sviluppare il coordinamento delle politiche nazionali, regionali e delle Province autonome per ciò che riguarda le azioni di prevenzione, controllo e lotta attiva portate avanti da differenti attori coinvolti nel governo degli incendi boschivi, a partire dalle Regioni e Province autonome come indicato nella normativa vigente in materia di incendi boschivi. L’Azione si concretizza tramite le seguenti quattro Sotto-Azioni, alle quali corrispondono una serie di linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione specifica 2.1 - Coordinamento interistituzionale per il governo, pianificazione e gestione degli incendi. Entro 5 anni L’elevata separazione delle competenze a livello regionale e nazionale (ripartite fra Servizi foreste e Protezione civile regionali, CUFA Carabinieri, Protezione civile nazionale, volontariato, VVFF, Enti parco) fra i settori dedicati alla previsione, prevenzione, informazione, sorveglianza, lotta, indagine e ricostituzione post-incendio, stabilita dalla L. n. 353/2000 e dal più recente Decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177 e s.m.i. ha portato ad una marcata frammentazione del sistema di governance degli incendi con conseguenti maggiori difficoltà nel coordinamento non solo negli interventi e azioni di lotta attiva, Strategia Forestale Nazionale 46 ma anche per l’integrazione della pianificazione territoriale e agro-silvo-pastorale con la pianificazione della stessa lotta attiva. I Servizi foresti regionali che si occupano dei piani AIB, focalizzano l’attenzione sulla “previsione” (da sintetizzare con particolari strumenti specifici come le carte della pericolosità, della vulnerabilità e del rischio incendi) e sulla “prevenzione” incendi (da pianificare e realizzare in particolare con la gestione dei soprassuoli forestali ed aree limitrofe agro-pastorali, con le attività di ricostituzione post-incendio, e con le strutture e infrastrutture AIB). La Protezione civile si occupa invece delle situazioni di emergenza, focalizzandosi sulla “lotta attiva” in base alle specifiche realtà territoriali. Le due attività richiedono il necessario coordinamento, a prescindere dalla specifica organizzazione regionale dei due servizi, anche in coerenza con i piani AIB delle aree protette (art. 8 della L. n. 353/2000) ed i piani di emergenza comunali. Viste le diverse istituzioni coinvolte a vario titolo sugli incendi boschivi, risulta necessario riorganizzare il sistema di coordinamento a livello regionale e nazionale, focalizzando e sviluppando maggiormente gli aspetti di previsione e di prevenzione a carattere ambientale-forestale e di pianificazione territoriale, finalizzati ad avere una maggiore resistenza e resilienza agli incendi dei soprassuoli e dei loro servizi. I singoli sistemi AIB regionali necessitano quindi, nella pianificazione antincendio boschivo, di un coordinamento interno fra i servizi regionali competenti, salvaguardando le relative e distinte competenze, che sia supportato da un coordinamento nazionale (attualmente curato dal Dipartimento Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri), con i Ministeri che si occupano di incendi boschivi e rurali, sotto diversi aspetti e con diverso impegno (il Mite per le aree protette, il Mipaaf per le politiche Forestali, il Ministero della Difesa per la prevenzione e repressione del reato di incendio boschivo, il Ministero dell’Interno, ed in particolare il VVFF, per la lotta attiva come da previsioni della Legge n. 353/2000 e del D.lgs. n. 177/2016 e successive modifiche) e le Amministrazioni dello Stato, considerando in particolare le pesanti implicazioni in tema di Protezione Civile e di Soccorso tecnico urgente che gli incendi boschivi, sempre più spesso, comportano nelle zone di interfaccia urbano-foresta ed urbano-rurale così ampiamente diffuse sul nostro territorio nazionale (D.lgs. n. 1/2018 “Codice della Protezione civile”). Considerando il coinvolgimento di più Ministeri e Amministrazioni dello Stato, il giusto livello di coordinamento deve essere ricondotto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell’ambito del Tavolo inter-istituzionale per il monitoraggio degli incendi boschivi, costituito il 10 aprile 2018, con decreto del Capo del Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che già vede coinvolti i soggetti indicati e rappresenta la sede più opportuna per affrontare non solo il coordinamento delle attività di lotta attiva ma anche gli aspetti legati alla previsione e prevenzione. A.S.2.1.a) Promuovendo azioni di integrazione e coordinamento tecnico, operativo nella programmazione, a livello regionale e nazionale, fra i settori dedicati alla previsione, prevenzione, informazione, addestramento, lotta, indagine e ricostituzione post-incendio, tenendo conto del rapporto di dipendenza logica fra uso del suolo, previsione, prevenzione e lotta attiva. A.S.2.1.b) Prevedendo la costituzione di una cabina di regia permanente inter-istituzionale coordinata dal Mipaaf, a supporto della Protezione civile e della Presidenza del Consiglio dei Ministri quale centro di riferimento, coordinamento e indirizzo per le istituzioni, i settori amministrativo e tecnico-scientifico regionali e nazionali al fine di favorire l’integrazione programmatica fra uso del suolo, previsione, prevenzione e lotta attiva degli incendi boschivi. A.S.2.1.c) Promuovendo una applicazione più univoca ed omogenea delle linee guida ministeriali per la pianificazione AIB regionale (ad esempio nella definizione del rischio) e lo sviluppo di una cartografia regionale AIB (ad esempio dei tipi di combustibile), che trovi anche una valenza nazionale. Strategia Forestale Nazionale 47 Sotto-Azione specifica 2.2 - Coordinamento e convergenza delle politiche e degli interventi forestali, agro-pastorali e ambientali con le strategie di governo incendi. Entro 5 anni Per una più efficace mitigazione degli impatti ambientali collegate agli incendi boschivi ed in particolare per dissesto idrogeologico e perdita di biodiversità, è fondamentale un coordinamento e una convergenza delle politiche e degli interventi tra le politiche di governo incendi e le politiche forestali, agro-pastorali e delle aree naturali protette. Molti incendi derivano dall’uso del fuoco per fini agro-silvo pastorali con pratiche antiche che oggi vengono condotte senza regole nella maggior parte delle Regioni e Province autonome, generando conflitti e aggravando il lavoro dei sistemi antincendio regionali soprattutto negli anni più critici. Inoltre, l’abbandono delle attività colturali agricole e pastorali, determina un aumento del pericolo incendi per l’accumulo su larga scala di combustibili infiammabili. L’agricoltura può essere considerata parte della soluzione: campi coltivati, orti, vigneti, aree pascolate possono ridurre l’infiammabilità a scala di paesaggio, in particolare se si tratta di campi irrigati ed aree con un adeguato carico di bestiame. Gli strumenti della PAC come il Piano di Sviluppo Rurale (PSR), devono integrare le misure per l’agricoltura, la pastorizia ed il settore forestale considerando anche i dettami della pianificazione per la previsione, prevenzione e lotta agli incendi boschivi. A.S.2.2.a) Promuovendo azioni di coordinamento e convergenza di strategie di governo degli incendi con le politiche ambientali e di conservazione nelle aree protette e la politica agricola e forestale, per la prevenzione degli incendi in aree agro-silvo-pastorali e la riduzione dei rischi nelle aree agricole e pastorali abbandonate, valorizzando l’azione degli strumenti del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) per le aree strategiche (insediamenti rurali, aree di interfaccia), ad alto rischio incendio. A.S.2.2.b) Incentivando e diversificando le azioni agro-silvo-pastorali di supporto e prevenzione antincendio in aree strategiche. Ad esempio, attorno agli insediamenti rurali, dove le modifiche alla vegetazione dovute alle attività agro-silvo-pastorali possono rendere i paesaggi rurali meno infiammabili, deve essere considerata una buona opportunità nel governo degli incendi importanti ricadute anche sulla sicurezza ed efficacia della lotta attiva. A.S.2.2.c) Integrando nelle politiche di conservazione delle aree protette le azioni di governo e prevenzione degli incendi compatibilmente con le specifiche finalità di tutela e miglioramento della biodiversità; molte aree protette hanno superfici forestali molto estese e senza soluzione di continuità e queste caratteristiche le rendono particolarmente esposte a grandi incendi boschivi nelle annate più critiche, come evidenziano le statistiche sugli incendi degli ultimi anni. Sotto-Azione specifica 2.3 - Aggiornamento normativo e pianificazione della ricostituzione post-incendio. Entro 5 anni La ricostituzione post-incendio è una fase delicata del governo degli incendi, da considerare a tutti gli effetti come un insieme di interventi urgenti e indifferibili ai fini della tutela ambientale, paesaggistica e della pubblica incolumità, da autorizzare anche in deroga ad alcuni vincoli o limiti di legge a seconda del tipo di danno. Spesso viene affrontata in termini solo emergenziali, investendo risorse senza un piano di interventi di medio-lungo periodo e soluzioni tecniche adeguate caso per caso. Per un più efficace mitigazione degli impatti negativi dovuti agli incendi è fondamentale una integrazione delle politiche di governo incendi con quelle forestali, agro-pastorali e delle aree naturali protette. Molti incendi derivano dall’uso del fuoco per fini agro-silvo-pastorali con pratiche antiche che oggi vengono condotte senza regole, generando conflitti e aggravando il lavoro dei sistemi AIB regionali soprattutto negli anni più critici. Inoltre, l’abbandono delle attività colturali agricole e pastorali determina un aumento del pericolo incendi per l’accumulo su larga scala di combustibili infiammabili. L’agricoltura può essere considerata Strategia Forestale Nazionale 48 parte della soluzione: campi coltivati, orti, vigneti, aree pascolate possono ridurre l’infiammabilità a scala di paesaggio, in particolare se si tratta di campi irrigati ed aree con un adeguato carico di bestiame. Gli strumenti dei Piani di Sviluppo Rurale (PSR), devono integrare le misure per l’agricoltura, la pastorizia ed il settore forestale considerando anche i dettami della pianificazione per la previsione, prevenzione e lotta agli incendi boschivi. Tale Sotto-Azione è in stretta relazione con la Sotto-Azione A.5.1. - Prevedere azioni di prevenzione attiva nei confronti dei rischi naturali e antropici, fitopatie, incendi, inquinamento e avversità̀ biotiche ed abiotiche. A.S.2.3.a) Promuovendo e sostenendo azioni e interventi di ricostituzione post-incendio individuando aree a priorità di intervento e soluzioni tecniche più adeguate anche in deroga all’art. 10, com. 1, Legge n. 353/2000, con fondi pubblici appositamente stanziati per gestire interventi urgenti e indifferibili. A.S.2.3.b) Aggiornando la legge quadro sugli incendi boschivi n.353 del 2000 alla luce dei cambiamenti climatici in atto e in considerazione della riforma attuata dal Decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177, prevedendo anche un sistema sanzionatorio per i Comuni inadempienti alla norma sul Catasto incendi. A.S.2.3.c) Rendendo omogenea la rappresentazione del pericolo e del rischio incendi boschivi a livello nazionale, mantenendo un dettaglio. A.S.2.3.d) Regolamentando l’uso della tecnica del fuoco prescritto a livello regionale, e includendo il fuoco prescritto nei Piani AIB regionali (art. 3, L.353/2000), nei Piani dei Parchi e RNS (art.9, L. n. 353/2000), e nei Piani Forestali di Indirizzo Territoriale (art.6, com.3, del TUFF), finanziando inoltre gli interventi nelle aree suscettibili agli incendi anche con le misure del PSR. Sotto-Azione specifica 2.4 - Statistiche e Catasto incendi Entro 5 anni L’analisi delle statistiche sugli incendi è essenziale per la comprensione del fenomeno ai vari livelli geografici a supporto della pianificazione AIB. Vi è l’urgenza di uniformare le informazioni minime necessarie a caratterizzare gli incendi boschivi. A.S.2.4.a) Migliorando il sistema di raccolta, analisi e diffusione dei dati sugli incendi boschivi in Italia predisponendo Linee guida nazionali che prevedano: • uniformità per la tipologia di verbale che descrive le principali caratteristiche dell’incendio; • definizione della superficie minima percorsa dal fuoco da rilevare, • aspetti tecnici e procedurali univoci per delimitare e restituire in modo omogeneo su cartografia la superficie percorsa dal singolo evento, • sistema nazionale di cartografia georiferita e relativa banca dati (GIS-DB) degli incendi boschivi in cui confluiscano i dati regionali e del catasto incendio, e i cui dati definitivi siano accessibili a tutti da remoto. A.S.2.4.b) Sviluppando un sistema di raccolta sistematica dei dati economici riferiti ai costi di prevenzione e di lotta, rispetto al valore dei danni, sostenuti da Stato, Regioni e Province autonome (compresi gli interventi legati alle Misure forestali nei Piani di Sviluppo Rurale) ed enti locali al fine di poter meglio valutare il rapporto costi/benefici, e dimensionare in maniera corretta gli investimenti, fornendo valori di riferimento per i sistemi di contabilità nazionale in campo ambientale (valore del capitale naturale). Principali attori Mipaaf, Mite, Regioni e Province autonome, Protezione civile nazionale, Servizi foreste e protezione civile regionali, CUFA Carabinieri, VVFF, Enti parco e gestori dei siti della Rete Natura 2000, Operatori volontari, rappresentanze di categoria. Strategia Forestale Nazionale 49 Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 1.3; 1.4; 5.4; 6.1; 6.3. Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 1.5; 3.9; 11.4; 11.b; 13; 15. Internazionale ed UE Strategia UE di adattamento al cambiamento climatico, UNFCCC e Accordo di Parigi, Regolamento EU 841/2018, Regolamento EU 842/2018. Nazionale Legge quadro sugli incendi boschivi 353/2000, DDL 576/2018 Disposizioni per l’applicazione pianificata del fuoco prescritto, Strategia di lungo periodo. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali e alle risorse addizionali. Strategia Forestale Nazionale 50 Azione Specifica 3 - Risorse genetiche e materiale di propagazione forestale Il patrimonio genetico forestale costituisce un importante risorsa da conservare. Nel rispetto delle disposizioni del D.lgs. 10 novembre 2003, n. 386 e del D.lgs. 19 agosto 2005, n. 214, deve essere promossa la tutela della biodiversità forestale nazionale anche attraverso la diffusione di specie arboree e arbustive autoctone, ponendo particolare attenzione all’azione di contrasto e adattamento al cambiamento climatico. L’Azione si concretizza tramite le seguenti due Sotto-Azioni, alle quali corrispondono una serie di linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione specifica 3.1 - Vivaistica forestale, risorse genetiche e materiale di propagazione forestale Breve periodo A.S.3.1.a) Promuovendo la vivaistica forestale per l’utilizzo, la moltiplicazione, diffusione e commercializzazione delle specie forestali autoctone, arboree e arbustive, di provenienza certificata, necessarie per gli interventi di rimboschimento e imboschimento, rinaturalizzazione, l’arboricoltura e gli interventi di ingegneria naturalistica. A.S.3.1.b) Promuovendo l'individuazione, caratterizzazione e conservazione (in situ) nel territorio nazionale dei boschi, dei popolamenti vegetali (naturali o artificiali) e di singole piante in grado di fornire materiale di moltiplicazione o propagazione di specie arboree e arbustive autoctone (D.lgs 10 novembre 2003, n. 386). A.S.3.1.c) Sostenendo la produzione e il controllo della provenienza di materiali forestali di moltiplicazione selezionati e certificati, adattati alle condizioni ambientali dei luoghi in cui avverranno i popolamenti, compresa la resilienza a patogeni il (art. 2, com. 1, lett. a), D.lgs. 10 novembre 2003, n. 386). A.S.3.1.d) Sostenendo il controllo della diffusione e commercializzazione del materiale di propagazione arboreo e arbustivo di specie forestali autoctone. A.S.3.1.e) Valorizzando i Centri nazionali biodiversità CUTFA di Pieve S. Stefano, Peri e Bosco Fontana, quali centri per lo studio e la conservazione della biodiversità forestale, e promuovendo l’individuazione di ulteriori centri anche regionali, in numero e modalità sufficienti a rappresentare zone omogenee dal punto di vista ecologico. Sotto-Azione specifica 3.2 - Gestione selvicolturale orientata e migrazione assistita o colonizzazione guidata Breve periodo A.S.3.2.a) Aggiornando la normativa vigente in materia di materiale di propagazione al fine di consentire l’uso di provenienze diverse da quella della regione dove si effettua l’impianto per una applicazione efficace della migrazione assistita. A.S.3.2.b) Individuando piante madri ad elevata plasticità adattativa per una riproduzione massale in vivaio e successiva reintroduzione come nuclei di propagazione. A.S.3.2.c) Promuovendo e sostenendo pratiche di gestione selvicolturale orientate e tecniche di migrazione assistita o colonizzazione guidata, supportate da evidenze scientifiche, quale strategia per salvare popolazioni e specie forestali a rischio di scomparsa o renderle più adattabili ai cambiamenti climatici. A.S.3.2.d) Sostenendo l’aggiornamento dei Registri regionali dei materiali di base e dei boschi da seme (art. 10 D.lgs. 10 novembre 2003, n. 386). Strategia Forestale Nazionale 51 Principali attori Mipaaf, Mite, Regioni e Province autonome, associazioni del settore vivaistico privato. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 1.2; 2.5; 3.2; 3.3 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 2.5; 13; 15.6; 15.8 Internazionale ed UE Direttiva 1999/105/CE del Consiglio del 22 dicembre 1999, Commercializzazione dei materiali forestali di moltiplicazione, Direttiva 2002/53/CE Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, Direttiva n. 2002/57/CE Commercializzazione delle sementi di piante oleaginose e da fibra. Nazionale Decreto legislativo 10 novembre 2003, n.386 - Attuazione della direttiva 1999/105/CE. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali e alle risorse addizionali, Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale e altri Fondi strutturali. Strategia Forestale Nazionale 52 Azione Specifica 4 - Arboricoltura da legno e pioppicoltura L’arboricoltura da legno (art. 3, com. 2, lettera n) del TUFF), rappresentata dagli impianti arborei su superfici non forestali o soggette ad ordinaria lavorazione agricola, è un’attività colturale reversibile ed è finalizzata prevalentemente alla produzione di legno a uso industriale o energetico. Per la sua importanza strategica dal punto di vista industriale e ambientale si ritiene necessario promuovere e incentivare non solo la pioppicoltura tradizionale ma anche forme innovative di arboricoltura quali le piantagioni policicliche permanenti o temporanee e gli interventi di agroselvicoltura. L’Azione si concretizza tramite le seguenti tre Sotto-Azioni, alle quali corrispondono diverse linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione specifica 4.1 - Sostenere l’arboricoltura e pioppicoltura tradizionale + 15% della superficie degli impianti entro il 2025 rispetto al 2005 La Sotto-Azione si integra con la Sotto-Azione prioritaria A.7.2 - Incremento della superficie forestale su aree agricole e pascolive abbandonate o nude, prioritariamente in aree di pianura, periurbane e degradate, e l’Azione Specifica 3 Risorse genetiche e materiale di propagazione forestale. A.S.4.1.a) Promuovere e sostenere l’arboricoltura e la pioppicoltura tradizionale e forme innovative di arboricoltura e pioppicoltura, anche con l’introduzione di nuovi cloni. A.S.4.1.b) Promuovere la certificazione e l’utilizzo di cloni e tecniche colturali a basso impatto ambientale con particolare riferimento all’utilizzo di diserbi, trattamenti chimici e meccanizzazioni. Sotto-Azione specifica 4.2 - Promuovere le piantagioni policicliche e polispecifiche permanenti o temporanee + 15% della superficie degli impianti entro il 2025 rispetto al 2005 Come nel caso precedente, la Sotto-Azione si integra con la Sotto-Azione A.7.2 Incremento della superficie forestale su aree agricole e pascolive abbandonate o nude, prioritariamente in aree di pianura, periurbane e degradate e l’Azione Specifica 3 - Risorse genetiche e materiale di propagazione forestale. A.S.4.2.a) Promuovendo e sostenendo le piantagioni policicliche e polispecifiche permanenti o temporanee in filari e a campo aperto su superfici agricole e pascolive, anche abbandonate, aree periurbane e degradate, aree di scarso o basso valore naturale valorizzando la loro potenziale multifunzionalità. A.S.4.2.b) Promuovendo e sostenendo le piantagioni policicliche e polispecifiche permanenti a finalità produttive nelle aree di esondazione, ripariali e golenali degradate, proponendo boschi spondali o associazioni vegetali a elevata naturalità, che possano anche svolgere prevalentemente funzione di conservazione della biodiversità e funzioni idrauliche. A.S.4.2.c) Promuovendo il riconoscimento dei benefici ambientali e dei Servizi ecosistemici che questi impianti possono fornire. Sotto-Azione specifica 4.3 - Promuovere il monitoraggio e sostenere gli accordi di mercato e filiera interregionali Lungo periodo A.S.4.3.a) Realizzando un rapporto periodico sullo stato delle piantagioni artificiali in Italia come strumento di monitoraggio fondamentale per orientare la politica di sostegno e promozione dell’arboricoltura e pioppicoltura. A.S.4.3.b) Promuovendo e sostenendo piani nazionali di settore e la sottoscrizione di impegni e accordi interregionali di mercato e filiera, al fine di definire e concordare: Strategia Forestale Nazionale 53 • obiettivi di medio lungo periodo, • superfici annualmente piantate, • linee-guida e buone pratiche, • criteri di sostenibilità ambientale nella realizzazione e conduzione degli impianti, • azioni di promozione; • strumenti di incentivazione e requisiti di accesso omogenei nei PSR regionali, • continuità e regolarità dei sostegni all’impianto nell’ambito dei PSR regionali. Principali attori Mipaaf, Mise, Amministrazioni regionali e locali, Università ed Enti di Ricerca, Associazioni di categoria. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 1.1; 1.2; 1.3; 2.3; 2.4; 3.1;3.2; 3.3 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 1.5; 2.3; 2.c; 3.9; 6.6; 7.2; 8.4; 11.6; 12.2; 12.a; 13; 15 Internazionale ed UE Strategic Plan Convention on Biological Diversity, Strategia Forestale dell’UE, Direttiva 92/43/CEE, Strategia UE di adattamento al cambiamento climatico. Nazionale D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico, Piano nazionale integrato energia clima, Strategia nazionale bioeconomia. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali e alle risorse addizionali, Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale e altri Fondi strutturali. Strategia Forestale Nazionale 54 Azione specifica 5 - Alberi monumentali e boschi vetusti Ai sensi dell’art. 7, com. 3, della Legge n. 10 del 2013 hanno ricevuto il riconoscimento di monumentalità oltre 3.000 alberi o sistemi omogenei di alberi, distribuiti sul territorio nazionale. In attuazione del D.M. 23 ottobre 2014 le Regioni e le Province autonome hanno effettuato un primo censimento degli alberi monumentali in Italia. Un primo elenco di alberi censiti è stato pubblicato con D.M. 5450/2017, successivamente aggiornato con D.M. 661 del 9 agosto 2018. Con il D.L. del 14 Ottobre 2019, n. 111 è prevista una modifica al art. 3, com. 2, del TUFF, che introduce la definizione di “bosco vetusto” (lettera s-bis), quale “superficie boscata costituita da specie autoctone spontanee coerenti con il contesto biogeografico, con una biodiversità caratteristica conseguente all'assenza di disturbi da almeno sessanta anni e con la presenza di stadi seriali legati alla rigenerazione ed alla senescenza spontanee”. Inoltre, viene previsto (art. 7, com. 13-bis del TUFF) che, con decreto del Mipaaf, siano adottate apposite disposizioni coerentemente a quanto previsto negli indirizzi della nuova Strategia per la biodiversità dell’UE, per la definizione delle linee-guida per l'identificazione delle aree definibili come boschi vetusti e le indicazioni per la loro gestione e tutela, anche al fine della creazione della Rete nazionale dei boschi vetusti. L’Azione si concretizza tramite le seguenti due Sotto-Azioni con sei linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione specifica 5.1 - Alberi monumentali Breve periodo Gli alberi monumentali si contraddistinguono per l'elevato valore biologico ed ecologico (età, dimensioni, morfologia, rarità della specie, habitat per alcune specie animali), per l'importanza storica, culturale e religiosa che rivestono in determinati contesti territoriali, per il loro stretto rapporto con emergenze di tipo architettonico, per la capacità di significare il paesaggio sia in termini estetici che identitari. Sono oltre 3.300 gli alberi monumentali riconosciuti e iscritti agli elenchi regionali coordinati dal Mipaaf. Gli elenchi non sono sicuramente esaustivi e non includono l’intero patrimonio arboreo monumentale italiano. A.S.5.1.a) Promuovendo azioni pubbliche di valorizzazione e sensibilizzazione per l’identificazione, caratterizzazione, studio e monitoraggio degli alberi monumentali. A.S.5.1.b) Aggiornando e integrando il censimento nazionale degli alberi monumentali realizzato dai Comuni, sotto il coordinamento delle Regioni, attraverso un coordinamento delle procedure con una particolare attenzione alle situazioni più conflittuali laddove si rilevano particolari casi di grande interesse. A.S.5.2.c) Individuando e promuovendo, anche con interventi mirati, l’individuazione di singoli alberi potenzialmente individuabili quali alberi monumentali nel breve, medio e lungo periodo. Sotto-Azione specifica 5.2 - Boschi vetusti Breve periodo L’eterogeneità forestale italiana ha favorito nel tempo la presenza di boschi vetusti, che il Mite nel 2000 aveva censito all’interno di tutti i Parchi nazionali e che potranno dare luogo a una rete nazionale. Un’ importante rete ecologica dedicata alle foreste, nelle aree protette e nella Rete Natura 2000, che potrà ospitare anche boschi che (con il consenso dei proprietari) avranno una gestione finalizzata alla conservazione delle dinamiche naturali. Una rete che potrà fornire indicazioni per la gestione sostenibile e migliorare la funzionalità dei Servizi ecosistemici legati a tutela della biodiversità e valorizzazione culturale, sociale e turistica, con grandi vantaggi anche per la tutela dei paesaggi rurali storici tipici delle aree interne. A.S.5.2.a) Promuovendo l’identificazione e la tutela dei boschi vetusti secondo i criteri e i caratteri previsti ai sensi dell’art. 7, com. 13-bis) del TUFF. Strategia Forestale Nazionale 55 A.S.5.2.b) Realizzando la rete nazionale di boschi vetusti secondo i criteri e i caratteri previsti ai sensi dell’art. 7, com. 13-bis del TUFF e volti a inserire un determinato bosco nella rete nazionale di boschi vetusti. A.S.5.2.c) Identificando, caratterizzando, studiando e monitorando le cenosi vetuste come benchmark per la GFS, la valutazione della funzionalità di ecosistemi non antropizzati, e la salvaguardia di valori culturali ed identitari caratterizzanti del territorio. Principali attori Mipaaf, Mite, Mic, Regioni e Province autonome, CUFA Carabinieri, operatori volontari, rappresentanze di categoria, Amministrazioni locali, Università ed Enti di Ricerca, Enti gestori di Aree Protette, Consorzi di Bonifica, Organizzazioni non governative, cittadini. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 1.1; 1.2; 1.3; 2.5 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 11.4; 13; 15 Internazionale ed UE Strategic Plan Convention on Biological Diversity, Strategia Forestale UE, Direttiva 92/43/CEE, Strategia UE di adattamento al cambiamento climatico. Nazionale Legge n. 10/2013, D.M. 23.10.2014 - Istituzione dell’elenco degli alberi monumentali d’Italia e principi e criteri direttivi per il loro censimento, D.lgs. 3 aprile 2018 n.34, D.lgs. 22 gennaio 2004, n.42, D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali, regionali degli Enti locali. Fondi per la tutela e la gestione delle Aree Protette. Fondi europei finalizzati alle “infrastrutture verdi”. Strategia Forestale Nazionale 56 Azione Specifica 6 - Alberi e foreste urbane e periurbane In coerenza con la Strategia Nazionale del Verde urbano (SNVU) per “Foreste urbane resilienti ed eterogenee per la salute e il benessere dei cittadini”, la SFN riconosce le foreste urbane e periurbane quali infrastrutture verdi in grado di fornire importanti Servizi ecosistemici e migliorare la qualità della vita in ambito urbano attraverso la rimozione di contaminanti (dal suolo e dall’aria), la creazione di barriere e fasce tampone a siti potenzialmente sorgenti di contaminazione, la regolazione della temperatura locale (vd. il contenimento dell’effetto isola di calore urbana - Urban Heat Island), la migliore regolazione dei flussi idrici superficiali e la fornitura di benefici ricreativi, estetici e spirituali per il benessere psico-fisico dei cittadini. La SNVU6 individua le foreste urbane come riferimento strutturale e funzionale del verde urbano, connettendosi con le aree verdi e forestali periurbane e rurali. La consistente perdita di spazi verdi nelle aree urbane e peri-urbane come risultato dell’urbanizzazione, la necessità di preservarli e implementarli costituiscono una sfida per il benessere delle popolazioni che vivono nelle aree metropolitane e per la tutela della biodiversità. Le foreste periurbane non devono essere considerate degli insiemi di alberi, ma aree di connessione ecologica dalle multiple funzioni: svago e salute psico-fisica, recupero della biodiversità persa, didattica ed educazione ambientale. L’Azione si concretizza tramite le seguenti due Sotto-Azioni, alle quali corrispondono una serie di linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione specifica 6.1 - Alberature cittadine Breve periodo A.S.6.1.a) Pianificando le alberate urbane distinguendo gli elementi di carattere storico e culturale di elevato valore paesaggistico dalle alberate destinate maggiormente a mitigare gli effetti della crisi climatica, ponendo particolare attenzione ad assorbimento e rimozioni di inquinanti gassosi e di particolato e tenendo anche conto delle necessarie sostituzioni. A.S.6.1.b) Pianificando e progettando viali alberati da trasformare in “parchi lineari” che, oltre a funzioni estetiche, sanitarie, ecologiche e sociali, possano assumere il ruolo di corridoi ecologici di raccordo con i diversi lembi di foreste urbane. Questi parchi lineari sono ovviamente interconnessi (anche in logica funzionale) alle infrastrutture di mobilità lenta urbana e periurbana ed al trasporto pubblico. A.S.6.1.c) Promuovendo e sostenendo progetti volti allo sviluppo di infrastrutture verdi per riconnettere elementi lineari e puntuali con gli spazi verdi urbani e periurbani. Sotto-Azione specifica 6.2 - Boschi urbani e periurbani Breve periodo A.S.6.2.a) Aumentando la qualità (ad esempio la selezione di specie autoctone e meglio adattabili), l’estensione e la connettività delle foreste urbane e delle infrastrutture verdi in città, rispettando un’equa distribuzione tra le diverse aree della stessa. Tali operazioni devono tener conto di principi di sostenibilità economica basati sulla valutazione economica dei Servizi ecosistemici utili per il benessere dei cittadini, trasformando così i costi del verde urbano in un investimento produttivo secondo la logica del Trees pay us back. A.S.6.2.b) Progettando e gestendo i boschi urbani e periurbani secondo le linee guida della SNVU in relazione alle loro caratteristiche ed esigenze peculiari in modo da massimizzare i benefici offerti dai sistemi forestali per la salute pubblica, il contenimento dell’urbanizzazione e un 6 La SNVU si basa su tre elementi essenziali: passare da metri quadrati a ettari, ridurre le superfici asfaltate e adottare le foreste urbane come riferimento strutturale e funzionale del verde urbano. La foresta urbana include tutti gli aspetti del verde urbano quali lembi di bosco, viali alberati, grandi parchi, orti urbani, giardini, ville storiche, verde di quartiere, e verde architettonico compreso il bosco verticale e i tetti verdi Strategia Forestale Nazionale 57 miglior collegamento funzionale tra foreste urbane e sistemi agricoli in ambito urbano e periurbano. A.S.6.2.c) Promuovendo il coordinamento tra la programmazione forestale e l’applicazione della SNVP e la definizione dei piani del verde urbano comunale (da strategie a piani e progetti) al fine di poterne attuare i tre elementi essenziali: passare da metri quadri a ettari, ridurre l’impermeabilizzazione delle città e adottare le foreste urbane come riferimento strutturale e funzionale del verde urbano. A.S.6.2.d) Garantendo l’accessibilità al verde da parte di tutti i cittadini e la loro partecipazione a gestione e progettazione e promuovendo l’adesione al programma FAO Tree Cities of the World. A.S.6.2.e) Sostenendo la creazione di boschi per il risanamento delle aree degradate e/o contaminate, compresi i parchi da realizzare sul capping delle discariche. Principali attori Mite, Mipaaf, Enti locali, associazioni di categoria, organizzazioni non governative. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 1.1; 1.2; 1.3; 1.4 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 1.5; 3.9; 8.9; 11.3; 11.4; 11.6; 11.b; 13; 15 Internazionale ed UE Strategic Plan Convention on Biological Diversity, Strategia Forestale UE, Direttiva 92/43/CEE, Strategia UE di adattamento al cambiamento climatico, UN-ECE, ICP-Vegetation, Reg. UE 1143/14. Nazionale D.L. 14.10.2019, n. 111 convertito con la legge 1212.2019, n. 141, Decreto clima, Legge 10/2013 e Strategia nazionale del verde urbano D.lgs. n. 230/17. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali e alle risorse addizionali con particolare riferimento ai finanziamenti europei legati alla Green Infrastructures Strategy. Strategia Forestale Nazionale 58 Azione Specifica 7- Boschi ripariali e planiziali Le formazioni forestali planiziali relitte e le aree ripariali di pertinenza dei sistemi fluviali7 (aree golenali, sistemi di canalizzazione gestiti dai Consorzi di bonifiche, aree di pianura interessate da fenomeni di esondazione o di allagamenti), rappresentano un patrimonio fondamentale per i contesti territoriali fortemente antropizzati in cui si sviluppano, ospitando in alcuni casi lembi forestali di grande interesse naturalistico ed ecologico. Il paesaggio vegetale che si sviluppa in aree planiziali e lungo un’asta fluviale è ovviamente molto condizionato dalle attività antropiche limitrofe che nel tempo hanno determinato la riduzione della superficie dei boschi ripariali e planiziali. Purtroppo, questo trend sta continuando ed infatti dal confronto tra la copertura ricavata dal CLC 2000 e quella cartografata nel CLC 2018 si ha una ulteriore riduzione pari al 9,8% (si passa da circa 73.000 ettari a circa 66.000 ettari), con una frammentazione notevolmente aumentata che rende il fenomeno ancora più grave. L’Azione si concretizza tramite le seguenti due Sotto-Azioni, alle quali corrispondono una serie di linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione specifica 7.1 - Tutelare e recuperare i boschi ripariali. Breve periodo Vi è l’urgenza di conciliare le necessità di carattere idraulico con le esigenze di tipo naturalistico ambientale promuovendo interventi di bonifica e gestione di alvei e ripe fluviali limitando gli interventi di pulizia solo in casi specifici volti a garantire la sicurezza idraulica e l’incolumità pubblica e dove la pressione antropica non permette altra gestione. La tutela dei boschi ripariali deve prevedere il recupero e il ripristino delle fasce arbustive ed arboree laterali (green way) perdute o a rischio e promuovere il loro ruolo ecosistemico, storicoculturale e paesaggistico, ecotonale di collegamento e di fasce tampone, nonché di depurazione delle acque lungo i terreni agricoli e di regimentazione del flusso idrico contro erosioni e pericolo idraulico. A.S.7.1.a) Favorendo i processi di recupero e ripristino delle cenosi ripariali e acquatiche degradate, come ecosistemi fondamentali per la conservazione della biodiversità e la capacità tampone nei confronti dell’interfaccia agricola, della conservazione del suolo e della sicurezza idraulica. A.S.7.1.b) Promuovendo il censimento e la mappatura delle: • ripisilve in buono stato di conservazione per l’elevato valore ecologico e genetico, e per la presenza di cenosi vegetali e di popolazioni animali di particolare interesse conservazionistico; • situazioni particolarmente frammentate per le quali è opportuno definire interventi selvicolturali finalizzati al recupero delle funzioni del bosco e della connettività ecologica e genetica. A.S.7.1.c) Individuando aree potenzialmente idonee ad ospitare nuovi boschi ripariali (subordinatamente alla tutela di altri habitat umidi e xerici di particolare interesse), ove avviare interventi di ingegneria naturalistica e rimboschimento al fine di: • ricostituire il geosigmeto formato da cenosi arbustive e arboree; • aumentare la connettività genetica e il flusso genico tra i frammenti forestali esistenti lungo le aste fluviali; 7 Si differenziano pertanto dalla vegetazione naturale potenziale legata maggiormente alle condizioni climatiche e alle caratteristiche della lito morfologiche territoriali. La composizione floristica di queste cenosi forestali è legata quindi alla presenza e alle caratteristiche chimiche e biologiche dell’acqua, al tipo di substrato, al livello delle acque superficiali o a quello della falda freatica. Dove non si hanno ancora consistenti depositi alluvionali si hanno cenosi arbustive con salici pionieri (Salix purpurea e S. eleagnos) mentre più a valle si hanno saliceti a Salix alba a cui spesso si associa anche Populus nigra. Sui terrazzi alluvionali si rinvengono le ontanete ad Alnus glutinosa e i boschi a Populus alba. Lungo il corso dei fiumi alpini si hanno arbusteti pionieri dinamicamente legati all’ontaneta ad Alnus incana. Nei settori a clima mediterraneo si hanno interessanti boschi a Fraxinus oxycarpa a cui in alcuni casi si associa anche Laurus nobilis. Sempre nell’area mediterranea è da segnalare la presenza di Salix pedicellata (Basilicata, Calabria e grandi isole) con salice bianco, pioppo nero e Tamarix africana. Sempre in Italia meridionale si hanno ripisilve con Alnus cordata e A. glutinosa. Strategia Forestale Nazionale 59 • contribuire alla riqualificazione della qualità delle acque mediante i naturali processi di fitodepurazione operate dalle specie pleustofite, elofite e riapriali arboree e arbustive. A.S.7.1.d) Promuovendo la definizione di indirizzi minimi nazionali di gestione e manutenzione della vegetazione ripariale, da contestualizzare in ambito locale con i Consorzi di Bonifica, sulle reali caratteristiche ed esigenze ripariali e utili a realizzare una pianificazione e gestione integrata per la fornitura dei Servizi ecosistemici di mitigazione del rischio idraulico, conservazione degli ecosistemi, sviluppo della rete ecologica e fruizione pubblica. Sotto-Azione specifica 7.2 - Tutelare e recuperare i boschi planiziali Breve periodo I boschi planiziali sopravvissuti in limitate aree scampate al disboscamento ed alla conversione agricola effettuata nel corso dei secoli sono oggi in gran parte ubicati in aree sottoposte a tutela che includono realtà di particolare rilevanza naturalistica e storica. Accanto al fondamentale ruolo naturalistico i boschi planiziali svolgono inoltre funzioni produttive e di protezione, di assorbimento della CO2 atmosferica e il ruolo turistico-ricreativo e di polmone verde per la popolazione. Vi è la necessità di incrementare le azioni di tutela e recupero, con operazioni di restauro forestale dei boschi planiziali degradati per cause antropiche, nonché di gestione, valorizzazione e connessione per la loro rarefazione su tutto il territorio nazionale. A.S.7.2.a) Favorendo i processi di recupero, ripristino e connessione dei boschi planiziali come: • ecosistemi fondamentali per la conservazione della biodiversità e del suolo e la capacità tampone e di fitodepurazione; • aree di interfaccia con le superfici agricole, della conservazione e della sicurezza idraulica. A.S.7.2.b) Promuovendo il censimento e la mappatura dei: • boschi planiziali in buono stato di conservazione per l’elevato valore ecologico e per la presenza di cenosi vegetali e di popolazioni animali di particolare interesse conservazionistico; • situazioni particolarmente frammentate per le quali è opportuno definire interventi finalizzati al recupero della connettività ecologica. A.S.7.2.c) Individuando aree potenzialmente idonee ad ospitare nuovi boschi planiziali e ove avviare interventi di rimboschimento e rinaturalizzazione assistita. Sotto-Azione specifica 7.3 - Tutela e gestione dei boschi costieri e pinete litoranee Breve periodo Gli ecosistemi forestali legati alle fasce costiere e subcostiere della penisola, delle isole maggiori e delle coste nord-adriatiche, oltre a svolgere una importante funzione ecologica e di mitigazione, assumono un indiscutibile ruolo storico e paesaggistico. La loro estensione e struttura è nella maggior parte dei casi particolarmente a rischio a causa della frammentazione, dell’urbanizzazione delle zone costiere, della pressione turistica a cui sono sottoposti e dagli effetti del cambiamento climatico con conseguenti incendi e frequenti problemi fitosanitari. Vi è l’urgenza di incrementare la tutela e gestione di queste cenosi attraverso interventi di recupero, restauro e prevenzione antincendio e di fitopatie, ivi incluse le azioni di monitoraggio. A.S.7.3.a) Favorendo i processi di recupero, ripristino e connessione dei boschi costieri e subcostieri prevedendo interventi di pianificazione e gestione volti a tutelarne la composizione, la struttura e incrementarne la resilienza agli eventi estremi. Principali attori Mipaaf, Mic, Regioni e Province autonome, CUFA Carabinieri, operatori volontari, rappresentanze di categoria, amministrazioni locali, Università ed Enti di Ricerca, Enti gestori di Aree protette, Consorzi di Bonifica, organizzazioni non governative. Coerenza con il quadro normativo programmatico Strategia Forestale Nazionale 60 Internazionale Piano strategico delle foreste delle Nazioni Unite per il 2017-2030; Agenda 2030 ONU. UE Strategia UE per la Biodiversità, Strategia Forestale UE, Direttiva 92/43/CEE, Strategia UE di adattamento al cambiamento climatico, UN-ECE, ICP-Vegetation. Nazionale Strategia nazionale per la biodiversità, Direttiva Habitat (Rete Natura 2000), Decreto clima e decreti attuativi, Rapporti sul Capitale naturale, Lista Rossa di specie, habitat ed ecosistemi. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali e regionali, al FEASR, al FESR e ad altri programmi europei con cui è possibile migliorare lo stato di conservazione degli ecosistemi vulnerabili. Strategia Forestale Nazionale 61 Azione Specifica 8 - Stato di conservazione e Lista Rossa degli ecosistemi Le caratteristiche geografiche, climatiche e storiche del nostro Paese hanno consentito l’insediamento e la permanenza di una variegata e ricca biodiversità sia a livello di tipi forestali che di ecosistemi caratterizzati anche da specie legnose endemiche e, in alcuni casi, specialmente nelle regioni meridionali, al limite del loro areale geografico. Ad ambienti esclusivi ed eterogenei corrispondono di norma foreste esclusive che hanno contribuito a definire anche l’eterogeneità de nostro paesaggio.8 Vi è la necessità, in coerenza con la nuova Strategia europea per la biodiversità e l’adozione dell’European Red List of Trees (2019) elaborata dall’IUCN – Global Species Programme, di realizzare, a diverse scale territoriali, valutazioni sullo stato di vulnerabilità a livello di specie, di habitat ed ecosistema di interesse forestale, fornendo informazioni sintetiche e confrontabili sull’efficacia delle azioni intraprese e da intraprendere per contrastare i fattori di minaccia individuati e arrestare la perdita di biodiversità. L’Azione si concretizza tramite le seguenti due Sotto-Azioni con tre linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione specifica 8.1 - Lista Rossa delle specie, degli habitat ed ecosistemi forestali italiani Breve periodo Il livello di vulnerabilità potrà essere identificato mediante gli indicatori previsti dall’IUCN che prevedono la verifica diacronica dell’areale di distribuzione di un determinato ecosistema con successive valutazioni sulle pressioni naturali e antropiche che possono rappresentare un rischio per l’ecosistema forestale analizzato. A.S.8.1.c) Realizzando, a diverse scale territoriali (nazionale, regionale, provinciale, eventualmente a livello di parco o riserva), valutazioni sullo stato di vulnerabilità a livello di specie, di habitat ed ecosistema di interesse forestale, prevedendo sistemi di gestione e monitoraggio continui e puntuali volti a preservare, con particolare attenzione, le varietà e le specie vulnerabili e/o pregiate da un punto di vista naturalistico. Sotto-Azione specifica 8.2 -Stato di conservazione degli ecosistemi a scala nazionale e regionale Breve periodo A.S.8.2.a) Inserendo tra gli elementi determinanti le scelte pianificatorie e gestionali la valutazione con metodologie standardizzate dello stato di conservazione degli ecosistemi forestali e in particolare delle specie riconosciute come minacciate, tenendo conto della variabilità per uno stesso ecosistema presente in più regioni. 8 L’Obiettivo 2 della Strategia Europea per la Biodiversità è finalizzato a «preservare e valorizzare gli ecosistemi e i loro servizi riprendendo quanto concordato nel 2010 a Nagoya dalla Conferenza delle Parti della CBD nel corso della sua X riunione «ripristinare il 15% di ciascun ecosistema degradato entro il 2020». Ciò implica che nella pianificazione e gestione sostenibile forestale si dovrà valutare con grande attenzione la presenza di queste foreste e in particolare del loro “stato di conservazione”. In questi ultimi anni, in linea con le indicazioni della Direttiva Habitat e dell’IUCN, si sono realizzate anche in Italia le Liste Rosse della flora, della fauna e degli habitat. Attualmente la Società Botanica Italiana (su incarico del MATTM) sta definendo la Lista Rossa degli ecosistemi a livello nazionale ed ecoregionale. Nello stesso tempo, in linea con le richieste formulate dal programma MAES e con le azioni previste dal MATTM nella redazione dei Rapporti annuali sul Capitale naturale, è stato definito lo Stato di conservazione degli ecosistemi con particolare attenzione alle “tappe mature” che nel nostro Paese coincidono con le foreste. Quella prima valutazione ha consentito di identificare le situazioni più critiche. È emerso infatti che il 12% della superficie nazionale ospita ecosistemi ad alto stato di conservazione, il 14% a medio e il 14% a basso. Tra questi ultimi rientrano, in particolare: 1) i diversi tipi di ecosistemi forestali della Pianura Padana; 2) gli ecosistemi legati alle fasce costiere e subcostiere della penisola, delle isole maggiori e delle coste nord-adriatiche; 3) gli ecosistemi igrofili a diversa struttura e fisionomia di tutti i settori biogeografici ed ecoregionali; 4) gli ecosistemi forestali a dominanza di querce caducifoglie in ambito planiziale e collinare sia nel settore alpino e prealpino sia nel settore peninsulare, in quanto fortemente condizionati dalle attività agricole e dall’insieme delle infrastrutture grigie legate al continuo ampliamento dei sistemi urbani. Inoltre, per ogni regione amministrativa è stata prodotta una scheda di sintesi in cui sono riportati i risultati delle valutazioni di ciascun ecosistema presente nel territorio regionale (in termini di copertura in ettari e % nel territorio regionale, numero di poligoni, area media, rapporto reale/potenziale, qualità dei contatti e la perce3ntuale di protezione da parte del sistema delle aree protette). La valutazione regionale permette di evidenziare la variabilità dello stato di conservazione di uno stesso ecosistema forestale a livello nazionale e regionale. Si tratta quindi di una valutazione di estremo interesse per le scelte pianificatorie e gestionali. Strategia Forestale Nazionale 62 A.S.8.2.b) Valutando il consumo di suolo e lo stato di artificializzazione (sia floristico sia strutturale) delle singole foreste sottoposte a pianificazione e gestione sostenibile al fine di conoscerne il livello di frammentazione e quindi adottare attività selvicolturali capaci anche di migliorare la connettività genetica ed ecologica. Principali attori Mipaaf, Mite, Regioni e Province autonome, Università ed Enti di ricerca. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 1.1; 1.2; 1.3 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 13; 15 Internazionale ed UE Strategic Plan Convention on Biological Diversity, Strategia UE per la biodiversità, Direttiva “Habitat” 92/43/CEE, progetto MAES, Linee guida elaborate dall’IUCN. Nazionale Strategia Nazionale per la Biodiversità e sua revisione di medio termine, Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico. Rapporti annuale sullo stato di conservazione del capitale naturale. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali, progetti Life, risorse ordinarie delle Aree protette. Strategia Forestale Nazionale 63 Azione Specifica 9 – Agroselvicoltura, sistemi agroforestali e sughericoltura L’agroselvicoltura si configura come una consociazione, nella medesima unità di gestione, tra specie arboree e/o arbustive e colture agrarie, con un’eventuale presenza della componente animale. La diffusione dell’agroselvicoltura, tra le partiche colturali da sostenere negli eco-schemi come previsto dalla “Farm to Fork Strategy” della Commissione Europea, è estesa in Italia a circa il 10% della superficie agricola, per lo più come residui dei sistemi agroforestali tradizionali che sino alla metà del secolo scorso caratterizzavano gran parte delle attività agricole e forestali. I sistemi agroforestali riguardano consociazioni sia con l’impianto di alberi all’interno di terreni coltivati o di aree destinate al pascolo, sia con l’inserimento di colture agrarie o attività zootecniche su terreni già caratterizzati da copertura arborea. In questo contesto rientra anche la sughericoltura (o subericoltura) ovvero la coltivazione e gestione, in impianti (sughereti) o con pratiche colturali in sughereti naturali, delle querce da sughero per la produzione del sughero commerciale. Per i valori ambientali ed economici, oltre che culturali e paesaggistici, l’agroselvicoltura e i sistemi agroforestali, ivi compresa la sughericoltura, devono essere oggetto di una particolare politica di valorizzazione. Tra i sistemi tradizionali da tutelare vi sono il bosco (e/o altre terre boscate) da pascolo, i prati-pascoli arborati, i filari frangivento, le siepi arbustive ed arboree lungo i bordi dei campi, i seminativi arborati, il pascolo nei frutteti. Esempi di sistemi agroforestali innovativi sono l’alley-cropping (filari di specie arboree, ad altofusto o ceduo, alternate a fasce a seminativo), le fasce tampone arborate lungo i bordi dei campi e/o dei corsi d’acqua per il fitorimedio e la protezione delle rive, gli allevamenti avicunicoli a terra sotto copertura arborea, sino ai moderni sistemi silvopastorali per la termoregolazione animale e il bilanciamento delle emissioni animali climalteranti. L’agroselvicoltura oltre a perseguire l’intensificazione sostenibile, determina molteplici e strategici benefici ambientali: l’assorbimento del carbonio atmosferico, e quindi la mitigazione della crisi climatica, la protezione del suolo dall’erosione dell’acqua e del vento, la perdita di sostanza organica e fertilità del suolo, ed infine, la conservazione della biodiversità. Inoltre, sono possibili impieghi nel campo della fitodepurazione, nella produzione legnosa e di prodotti non legnosi, e nella prevenzione degli incedi boschivi disegnando paesaggi od ecosistemi resilienti al fuoco. L’Azione si concretizza tramite le seguenti due Sotto-Azioni con diverse linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione specifica 9.1 - Agroselvicoltura e sistemi agroforestali Breve periodo + 15% della superficie degli impianti entro il 2025 rispetto al 2005 I sistemi agroforestali tradizionali ed innovativi possono trovare applicazioni parallele, a seconda dei contesti socioeconomici ed ambientali coesistenti nell’attuale agricoltura multifunzionale e nel contesto della moderna intensificazione sostenibile delle produzioni agricole e forestali. A.S.9.1.a) Promuovendo e sostenendo la realizzazione di sistemi di agroselvicoltura su superfici pascolive e agricole, anche tramite il recupero di tecniche agronomiche tradizionali di consociazione. A.S.9.1.b) Costituendo una rete di aziende e siti dimostrativi dove siano applicate pratiche agroforestali tradizionali ed innovative in sinergia con i principali centri di ricerca nazionali, quale infrastruttura indispensabile per una corretta e sostenibile implementazione dell’agroselvicoltura nelle realtà produttive e gestionali del Paese. Tale rete può consentire il monitoraggio continuo dei sistemi agroforestali. A.S.9.1.c) Promuovere l’informazione per condividere le conoscenze acquisite su base scientifica con tutti gli attori delle filiere agricole, zootecniche e forestali compresi i consumatori (associazioni Strategia Forestale Nazionale 64 dei consumatori) al fine di promuovere la costituzione di gruppi operativi nei diversi contesti produttivi e socioeconomici, privilegiando l’approccio partecipativo e attività di citizen science. A.S.9.1.d) Sostenere la formazione scolastica e professionale di competenze specifiche e la ricerca transdisciplinare in grado di coprire l’ampiezza delle tematiche che caratterizzano i sistemi agroforestali (agronomiche, forestali, zootecniche ed ambientali). A.S.9.1.e) Aggiornando le normative e i regolamenti regionali vigenti introducendo specifiche per i sistemi agroforestali e sostenendo il ruolo dei sistemi agroforestali nell’ambito della Politica Agricola Comune dell’UE, e delle politiche regionali di Sviluppo rurale sviluppando uno specifico piano nazionale di indirizzo. Sotto- Azione specifica 9.2 - Valorizzazione della sughericoltura e dei sistemi agro-silvo-pastorali con presenza di sughera Breve periodo + 5% della superficie degli impianti entro il 2025 rispetto al 2005 La filiera forestale del sughero è per motivi ecologici concentrata in pochi paesi del bacino del Mediterraneo, in cui l’Italia si colloca come sesto produttore mondiale. La sughericoltura e la sua filiera concorrono ad alcuni settori strategici del Made in Italy (vino/bioedilizia/arredamento) mentre le sugherete ben gestite sono un esempio dei valori culturali identitari, paesaggistici e di biodiversità che può esprimere il bosco mediterraneo. I preoccupanti segnali di de-strutturazione della filiera ed i fattori di pressione biotici ed abiotici cui sono sottoposti questi ecosistemi di alto pregio richiamano l’esigenza di una visione strategica di lungo periodo e di un quadro coerente di azioni coordinate a livello nazionale, nel rispetto delle autonomie amministrative regionali. Il nuovo paradigma della GFS del bosco mediterraneo dove è presente la sughera rappresenta una opportunità per dare attuazione agli orientamenti comunitari sulla gestione multifunzionale dei sistemi agro-silvo-pastorali e sulla bioeconomia circolare, per le potenzialità del sughero come materiale naturale sostitutivo di prodotti di origine fossile nei settori più svariati. A.S.9.2.a) Promuovendo e sostenendo GFS delle sugherete nonché incrementando la base produttiva della risorsa sughericola mediante la messa a dimora di nuove sughere, la gestione dei rimboschimenti, la realizzazione di infittimenti ed impianti di sughera e la messa in produzione in ambito forestale ed agricolo in contesti vocati, anche con sistemi agro-selvicolturali innovativi e materiale di propagazione certificato. A.S.9.2.b) Mantenendo l’equilibrio bioecologico delle sugherete in contesti forestali ed agro-silvo pastorali, tramite una gestione selvicolturale sostenibile ed il recupero funzionale dei sistemi soggetti a pressioni di natura biotica ed abiotica o a fenomeni di abbandono. A.S.9.2.c) Incrementare la competitività della filiera sughericola attraverso interventi volti a: • integrazione orizzontale e verticale della filiera; • promozione di forme innovative di aggregazione tra produttori sughericoli, anche in partnership pubblico-private, • realizzazione di accordi interregionali di filiera, la sperimentazione di azioni economiche e fiscali innovative a supporto degli operatori del settore sughericolo; • gestione pianificata delle sugherete; • adesione a schemi volontari di certificazione forestale e azioni di marketing territoriale; • sperimentazione di PES e la promozione dei GPP di prodotti in sughero; • qualificazione degli operatori del settore sughericolo per la gestione, estrazione, classificazione e vendita del sughero, e riconoscimento dei requisiti professionali; Strategia Forestale Nazionale 65 • rafforzare le basi informative minime della filiera sughericola, con particolare attenzione al comparto produttivo primario e al settore della prima trasformazione; • aggiornare e ricostruire il quadro delle competenze istituzionali per raccordo e coordinamento delle politiche di tutela e sviluppo, inclusi lo sviluppo rurale (PSR), la tutela della biodiversità e del paesaggio, le politiche industriali e del turismo; ricognizione ed armonizzazione delle normative regionali in materia sughericola. A.S.9.2.d) Integrando ed aggiornando i dati cartografici ed inventariali disponibili con l’individuazione delle tipologie vegetazionali caratterizzate dalla presenza di sughera, la realizzazione di idonea cartografia e inventario delle aree di interesse sughericolo, prevedendo la redazione di un rapporto periodico nazionale (biennale) sullo stato della sughericoltura in Italia. Principali attori Mipaaf, Mite, Regioni, Università ed Enti di Ricerca, Istituti Tecnici e Professionali agricoli e forestali, Istituti Tecnici Superiori, Università ed Enti di Ricerca, Consorzi di bonifica, rappresentanze di categoria, associazioni dei consumatori, associazioni ambientaliste, Comuni e loro forme associative. Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017 2030 Obiettivi: 1.1; 1.2; 1.3 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 2,3, 5, 13; 15 Internazionale ed UE Strategic Plan Convention on Biological Diversity, Farm to Fork Strategy; Strategia europea per la Biodiversità, Direttiva “Habitat” 92/43/CEE, Progetto MAES, Linee guida elaborate dall’IUCN. Nazionale Strategia nazionale per la biodiversità, Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico, Strategia nazionale bioeconomia, Rapporti annuali sullo stato di conservazione del capitale naturale, Legge 18 luglio 1956, n. 759. Coltivazione, difesa e sfruttamento della sughera. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Programmi di Sviluppo Rurale, strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali, regionali e delle Province autonome, fondi europei per le “infrastrutture verdi”, fondi nazionali ed europei per la ricerca, fondi di privati (imprese, fondazioni, associazioni). Strategia Forestale Nazionale 66 Azione Specifica 10 - Gestione degli impatti tra foreste e fauna selvatica La fauna selvatica ha un ruolo fondamentale negli ecosistemi forestali in quanto una sua equilibrata e funzionale presenza ne garantisce stabilità e ricchezza in termini di biodiversità. Tutte le attività antropiche possono tuttavia incidere fortemente sugli habitat faunistici, alterarne gli equilibri ecosistemici, in particolare nei confronti delle specie faunistiche più delicate e di interesse comunitario. Stessa attenzione va posta anche per i casi di eccessiva presenza di alcune categorie di popolazioni di fauna forestale (ad esempio gli ungulati), che possono compromettere la rinnovazione del bosco ed alterare profondamente la stessa biodiversità dell’intero complesso forestale. In entrambe le casistiche è necessaria una attenta pianificazione degli interventi di gestione da effettuare al fine di minimizzarne gli impatti negativi e per mantenere nel tempo un equilibrio stabile e sostenibile tra fauna e foreste. L’Azione si concretizza tramite le seguenti due Sotto-Azioni, alle quali corrispondono una serie di linee di intervento. Risultati attesi e tempistica Sotto- Azione specifica 10.1 - Gestione forestale e tutela degli habitat di specie prioritarie Breve periodo A.S.10.1.a) Prevedendo indagini e interventi di valutazione e identificazione degli interventi di gestione forestale nella tutela degli habitat delle specie faunistiche di interesse comunitario potenzialmente vulnerabili e volti a determinare, a scala locale, modelli di pianificazione e gestione degli interventi forestali per raggiungere una equilibrata presenza delle specie faunistiche di habitat forestale. A.S.10.1.b) Programmando e pianificando azioni di monitoraggio volte a valutare l’impatto e l’efficienza degli interventi di gestione forestale nella tutela degli habitat di specie prioritarie. Sotto- Azione specifica 10.2 - Pianificazione e gestione in foreste ad elevata densità di ungulati. Breve periodo A.S.10.2.a) Mappando le aree forestali a rischio per presenza di carichi elevati di ungulati (quali cinghiale, cervo e daino) con valutazioni del livello di impatto in base alla tipologia forestale presente. A.S.10.2.b) Pianificando e sperimentazione interventi di gestione selvicolturale più idonei all’attuazione di misure di contenimento del rischio di danni alla rinnovazione forestale all’economia forestale. A.S.10.2.b) Coordinando con le istituzioni competenti in materia di piani di controllo delle specie problematiche che mettono a rischio l’ecosistema forestale e la stessa rinnovazione, proponendo la valutazione e sperimentazione di modelli compatibili di gestione integrata tra risorsa fauna selvatica e foresta. Principali attori Mipaaf, Mite, Regioni e Province autonome, Università ed Enti di Ricerca, enti Parco e gestori siti della Rete Natura 2000 Coerenza con il quadro normativo programmatico Piano strategico delle foreste NU 2017-2030 Obiettivi: 2.4; 4.5 Agenda 2030 Sustainable Development Goals: 12; 13; 15 Internazionale ed UE Strategic Plan Convention on Biological Diversity, Strategia UE per la biodiversità, Direttiva “Habitat” 92/43/CEE, progetto MAES, Linee guida elaborate dall’IUCN. Nazionale Strategia nazionale per la biodiversità, Linee guida sulle specie di ungulati elaborate dall’ISPRA. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle amministrazioni centrali e delle aree protette, progetti Life. Strategia Forestale Nazionale 67 Azioni Strumentali Azione Strumentale 1 - Monitoraggio delle variabili socioeconomiche e ambientali, coordinamento e diffusione delle informazioni e dei dati statistici La conoscenza della struttura e dello stato degli ecosistemi forestali e dei settori produttivi a essi collegati assume fondamentale importanza per poter definire indirizzi e intraprendere efficaci e calibrate politiche economiche, ambientali e sociali. Le fonti statistiche e informative nazionali in ambito forestale sono oggi però insufficienti e non coprono aspetti del settore di particolare interesse per la collettività, fornendo spesso dati a prima vista contrastanti e di difficile interpretazione. Risultano inadeguate sia per soddisfare le necessità informative del settore sia per rispondere agli obblighi di monitoraggio e valutazione delle politiche. In risposta alla crescente attenzione della politica comunitaria e nazionale verso gli aspetti ambientali e tenuto conto degli impegni assunti dal nostro Paese in ambito internazionale, è stato avviato un profondo processo di rinnovamento del sistema delle statistiche nazionali in materia forestale, che tuttavia ha bisogno di maggior e più convinto impulso da parte delle Istituzioni e delle Amministrazioni coinvolte. Vi è la necessità di promuovere azioni di coordinamento tra istituzioni pubbliche, Università, Enti di ricerca ed enti pubblici e privati, volte a garantire una raccolta omogenea e costante dei dati statistici in materia di foreste e filiere forestali, con una accessibilità libera e pubblica alle banche dati e alle informazioni. La conoscenza delle variabili socioeconomiche e ambientali legate al patrimonio forestale rimane la base per la costruzione di politiche di sviluppo, tutela, conservazione e gestione efficiente. Tale Azione si integra con la Sotto-Azione operativa C.3.1 - Attuazione degli impegni internazionali nell’impostazione del monitoraggio e valutazione delle politiche nazionali. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione strumentale 1.1 - Coordinamento e integrazione nella raccolta di dati e informazioni in materia forestale Breve periodo (entro 5 anni) Realizzando un coordinamento e integrazione tra i diversi sistemi informativi e le differenti organizzazioni ed enti nella raccolta dei dati e delle informazioni: a) riconoscendo in termini di risorse umane e finanziarie, l’importanza della conoscenza statistica e informativa in materia forestale; b) incentivando l’armonizzazione delle informazioni e delle statistiche del settore forestale; c) promuovendo e incentivando, tra le istituzioni competenti in materia, il coordinamento e lo scambio di informazioni e il raccordo tra i diversi sistemi informativi; d) Incentivando l’innovazione tecnologica e rendendo disponibili e utilizzabili le informazioni rilevanti, anche in forma georeferenziata; e) riprendendo e aggiornando i criteri e le metodologie per la raccolta dei dati e delle informazioni sul settore forestale a livello nazionale; f) promuovendo indagini e rilevamenti specifici su tematiche di interesse strategico per accrescere e colmare le lacune sulla conoscenza del patrimonio e del settore forestale nazionale, con particolare riferimento alla necessità di censire le proprietà fondiari forestali e le proprietà collettive e degli usi civici. g) uniformando le modalità di raccolta dei dati di utilizzazione forestale, con georeferenziazione dei tagli e confluenza dei dati in un sistema nazionale interconnesso con i soggetti competenti al controllo. Strategia Forestale Nazionale 68 Sotto-Azione strumentale 1.2 - Rapporto pubblico e periodico sullo stato del patrimonio forestale nazionale del settore e delle sue filiere produttive. Il rapporto è previsto dall’art. 15 del TUFF. Rapporto periodico, almeno ogni 2 anni a) Predisponendo la redazione periodica del RAF, coerentemente con gli standard di monitoraggio e valutazione definiti dal processo pan-europeo Forest Europe e con quelli forniti dall’UE e dalle organizzazioni delle NU. Sotto-Azione strumentale 1.3 - Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio. Lungo periodo a) Effettuando la redazione e l’aggiornamento dell’Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio, coerentemente con gli standard di monitoraggio e valutazione definiti dal processo pan-europeo Forest Europe e con quelli forniti dall’UE e dalle organizzazioni delle NU. Sotto-Azione strumentale 1.4 -Sistema informativo forestale (SIFOR) e Carta forestale nazionale georiferita. Il SIFOR è previsto dall’art. 15, com. 2 del TUFF. Breve Periodo (entro 5 anni) a) Effettuando la raccolta, il coordinamento, l’armonizzazione e la digitalizzazione delle informazioni statistiche e cartografiche inerenti al patrimonio forestale, la gestione delle attività di settore e le sue filiere produttive, nonché delle informazioni di carattere ambientale inerenti la materia forestale (art. 15 com. 2 del TUFF) integrando il sistema informativo e le carte forestali regionali. Principali attori Mipaaf, Mite, ISTAT, ISPRA, CUFA Carabinieri, Agenzia delle Entrate, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Regioni e Province autonome, Università, Enti di ricerca e centri studi pubblici e privati, Enti gestori delle Aree Naturali Protette e dei siti della Rete Natura 2000, organizzazioni non governative, associazioni di categoria. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali, regionali e delle Province autonome. Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale e altri Fondi strutturali, Programma quadro per la ricerca, programma comunitario LIFE+ come strumenti aggiuntivi e complementari. Strategia Forestale Nazionale 69 Azione Strumentale 2 - Adeguamento del quadro normativo di interesse forestale La disciplina normativa nazionale relativa alla gestione delle foreste trova un primo riparto delle competenze tra Stato e Regioni e Province autonome con la modifica del Titolo V della Costituzione nel 2001 (Legge Costituzionale n.3) e il riconosciuto ruolo multifunzionale dei boschi e delle foreste. In applicazione del dettato costituzionale, la disciplina forestale è multilivello e multisettoriale. Rimane in capo allo Stato centrale la tutela dell’ambiente e del paesaggio, e vengono assegnate alle Regioni e Province autonome in maniera esclusiva le competenze relative alla gestione del territorio e alle produzioni forestali. Sotto l'aspetto ambientale e paesaggistico, i boschi costituiscono quindi un bene giuridico di valore “primario” ed “assoluto” e la tutela ad essi garantita dallo Stato centrale nella sua competenza viene a funzionare come un limite alla disciplina che le Regioni e le Province autonome dettano nelle materie di loro competenza (sentenza Corte Costituzionale n. 378 del 2007). Ciò peraltro non toglie che le Regioni e le Province autonome, nell’esercizio delle specifiche competenze loro garantite dalla Costituzione, possano stabilire anche forme di tutela ambientale più elevate. Negli ultimi decenni, le normative nazionali di interesse per il settore forestale hanno subito importanti modifiche e integrazioni, anche in relazione ai nuovi impegni internazionali e comunitari, e sono state oggetto di molteplici interventi di revisione in materia di tutela e conservazione della biodiversità e dell’ambiente, di protezione del territorio e salvaguardia del paesaggio, di lotta e adattamento al cambiamento climatico, di sviluppo socioeconomico delle aree rurali. In conseguenza, si ritiene utile, nel rispetto dei ruoli e delle competenze istituzionali, un processo partecipato e condiviso, a livello nazionale e regionale, per quanto riguarda profili inerenti le rispettive normative di settore connesse alla materia forestale, al fine di poter efficacemente perseguire gli impegni internazionali e gli obblighi comunitari sottoscritti dal Governo italiano. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione strumentale 2.1 - Sintesi e armonizzazione dei processi e delle disposizioni normative di interesse forestale. Breve periodo (entro 3 anni) Tale necessità appare urgente e si dovrà concentrare nel rispetto delle competenze previste dal Titolo V della Costituzione, in un processo di leale collaborazione tra le istituzioni nazionali e regionali e delle Province autonome, volto a raccordare, e ove necessario ad aggiornare, i riferimenti normativi in materia forestale, ambientale e paesaggistica. La prospettiva deve essere quella di concordare livelli minimi di tutela e di offerta di Servizi ecosistemici integrati e omogenei che possano trovare rapida attuazione su tutto il territorio nazionale. In questo processo la base comune di riferimento è rappresentata dagli interventi selvicolturali condotti nell’ambito della GFS, quale strumento di sintesi per la conservazione e tutela del capitale naturale nonché per soddisfare le esigenze economiche, sociali e culturali e le specificità regionali e locali. Sotto-Azione strumentale 2.2 - Semplificazione normativa in ambito forestale. Breve periodo Con particolare riferimento alle procedure autorizzative, in coerenza con le disposizioni in ambito ambientale, paesaggistico e sviluppo socioeconomico e in un’ottica di sostenibilità, si ritiene necessario intervenire uniformando a livello nazionale le procedure autorizzative, le modalità istruttorie e i collaudi degli interventi selvicolturali, dando valore alla progettazione e pianificazione forestale, valorizzando e responsabilizzando il ruolo del direttore dei lavori. Principali attori Mipaaf, Mite, Mic, Regioni e Province autonome, CUFA Carabinieri. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali, regionali e delle Province autonome. Fondi strutturali, Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale, Strumenti aggiuntivi e complementari per la ricerca, LIFE+. Strategia Forestale Nazionale 70 Azione Strumentale 3 - Coordinamento e co-programmazione inter-istituzionale La gestione del patrimonio forestale coinvolge interessi differenti e il quadro nazionale di compiti e ruoli istituzionali in materia forestale, con riferimento alle competenze e alle funzioni di indirizzo, coordinamento, governo, gestione, controllo e vigilanza del territorio, si presenta complesso e frammentato con interrelazioni multisettoriali tra ambiti differenti. Questa situazione dovrebbe rappresentare uno stimolo alla definizione di una politica organica e condivisa di valorizzazione del settore forestale, che consenta di superarne le criticità legate all’abbandono colturale e culturale del bosco e delle aree rurali e montane, e alla limitata propensione all’innovazione, nonché alla perdita del valore economico dei suoi prodotti, legnosi e spontanei e scarsa consapevolezza dei Servizi ecosistemici essenziali resi alla collettività. Vi è la necessità di promuovere, in osservanza della normativa vigente, il confronto ai diversi livelli istituzionali in merito agli interventi di interesse forestale attraverso politiche convergenti al fine, nell’interesse generale, di ottimizzare i risultati e renderne efficace l’azione. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione strumentale 3.1 - Processo continuo di coordinamento delle politiche forestali nazionali e regionali. Breve Periodo (entro 3 anni) Vi è la necessità di realizzare un coordinamento tra i soggetti Istituzionali competenti nel settore forestale a livello centrale, regionale e delle Province autonome, per approfondire e definire, nel rispetto delle relative competenze: • i settori e gli argomenti di competenza nazionale e regionale e delle Province autonome, • individuare e superare situazioni di criticità e conflitto nella legislazione nazionale e regionale promuovendo l’integrazione e complementarità dei differenti strumenti e atti normativi; • avviare una leale collaborazione istituzionale volta a promuovere un confronto e una co programmazione inter-istituzionale efficace, anche per il perseguimento degli impegni internazionali e comunitari sottoscritti dal Governo italiano, per far convergere su obiettivi comuni le risorse istituzionali e finanziarie esistenti e gli strumenti d’azione con particolare riferimento a: o tutela e conservazione della biodiversità, del paesaggio e del suolo; o mitigazione e adattamento al cambiamento climatico; o sviluppo sostenibile, bioeconomia, economia circolare; o contrasto all’illegalità e alle cause di deforestazione e degrado forestale; o produzione di energia da biomasse; • Individuare e sostenere una posizione unitaria a livello di UE nei campi d’azione politica relativi alla gestione forestale. • Migliorare l’organizzazione degli uffici e delle relative competenze, promuovendo la qualificazione e gli scambi informativi e di reciproca collaborazione attraverso appositi e sistematici momenti ci coordinamento. Principali attori Mipaaf, Mite, Mic, Regioni e Province autonome, CUFA Carabinieri, Enti Parco, Enti gestori dei siti della Rete Natura 2000. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali, regionali e delle Province autonome. Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale e altri Fondi strutturali. Programma quadro per la ricerca e programma comunitario LIFE+ come strumenti aggiuntivi e complementari. Strategia Forestale Nazionale 71 Azione Strumentale 4 - Consultazione e coordinamento dei portatori di interesse Vi è la necessità di coinvolgere maggiormente i portatori di interesse economici e sociali e gli enti territoriali nei processi decisionali relativi alle risorse forestali al fine di poter concordare politiche settoriali e territoriali efficaci e ampiamente condivise. Tale processo deve basarsi sull’informazione, sensibilizzazione e consultazione di tutte le organizzazioni con interessi nella governance del settore, in funzione della capacità di rappresentanza e del ruolo nello sviluppo delle filiere forestali e nell’attuazione di iniziative di tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio forestale. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione strumentale 4.1 - Promuovere azioni di consultazione e coordinamento delle organizzazioni più rappresentative dei portatori di interesse nei processi decisionali e di programmazione in materia di foreste e filiere forestali. Lungo periodo Sotto-Azione strumentale 4.2 - Coinvolgere i portatori di interesse locali nella pianificazione territoriale delle risorse forestali, attuando modelli di governance partecipata per definire le interazioni e minimizzare i conflitti. Lungo periodo Sotto-Azione strumentale 4.3 - Rinforzare il ruolo consultivo del Tavolo filiera legno e del Tavolo di concertazione forestale tra ministero e Regioni e Province autonome, sostenendo il processo continuo di consultazione tra i soggetti Istituzionali competenti e i soggetti pubblici e privati attivi nel settore forestale, per individuare eventuali situazioni di carenza nella programmazione e legislazione e costruire soluzioni condivise relative alla normativa e agli strumenti di programmazione. Lungo periodo Sotto-Azione strumentale 4.4 - Promuovere la sensibilizzazione della società pubblica sul ruolo delle attività in foresta come strumento di conservazione e tutela, valorizzando e promuovendo l’impiego delle esperienze di eccellenza e delle tradizioni e conoscenze forestali locali. Lungo periodo Principali attori Mipaaf, Mite, Mic, Regioni e Province autonome, CUFA Carabinieri, portatori di interesse economico e sociale. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali, regionali e delle Province autonome. Fondi strutturali, Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale, Programma quadro per la ricerca, programma comunitario LIFE+ come strumenti aggiuntivi e complementari. Strategia Forestale Nazionale 72 Azione Strumentale 5 - Cluster Legno Nel contesto nazionale la frammentazione dei settori produttivi legati alla filiera foresta-legno richiede la necessità di promuovere e sostenere iniziative di networking tra mondo forestale e mondo della prima e seconda trasformazione, al fine di concordare politiche di filiera, promuovere politiche di comunicazione per la promozione del settore, aumentare la trasparenza del mercato interno con la condivisioni di dati su produzioni, prezzi, fabbisogni, standard, ecc. con l’obiettivo di incrementare la produttività del patrimonio boschivo nazionale e la valorizzazione dei territori e del sistema produttivo, nonché per supportare i processi di innovazione tecnologica e di internazionalizzazione. Risultati attesi e tempistica Sotto-Azione strumentale 5.1 - Costituzione di un Cluster Legno nazionale Breve periodo Il Cluster Legno nazionale deve proporsi per incoraggiare e rafforzare i legami tra imprese, istituzioni territoriali ed enti di ricerca, per sostenere il trasferimento tecnologico al fine di mettere a sistema e promuovere le realtà di aggregazione industriale e le reti di impresa già presenti in ambito locale, regionale e sovraregionale in materia di valorizzazione dei prodotti legnosi, per creare sinergie nei processi di innovazione tecnologica, nelle attività di marketing, nell’acquisizione di finanziamenti esterni, nelle attività di normazione e certificazione nelle funzioni di rappresentanza, anche in sede europea e internazionale. Dovrebbe quindi, operare sui seguenti specifici campi di intervento: a) Sostegno allo sviluppo di filiere in grado di valorizzare le risorse forestali nazionali rafforzando i legami tra le diverse imprese del settore, strutturando in modo stabile i rapporti tra i soggetti della produzione e gli utilizzatori, anche attraverso osservatori di mercato, piattaforme di interscambio e contratti di fornitura. b) Definizione e incentivazione di modelli innovativi di aggregazione, coordinamento e cooperazione tra i proprietari forestali, gli operatori del settore dell’industria del legno lungo la filiera; tale intervento può essere realizzato attraverso l’avvio di progetti pilota dimostrativi e di strumenti informativi mirati alla formazione e sensibilizzazione dei diversi operatori di settore; c) Attivazione di sinergie e progettualità, in un’ottica condivisa di distretti forestali, tra più enti locali, proprietari pubblici e privati, amministrazioni pubbliche e operatori della filiera, stimolando la realizzazione e l’adozione di Piani forestali territoriali di area vasta. d) Valorizzazione economica del prodotto legno nazionale, sia per usi industriali sia per fini energetici attraverso la definizione di un Sistema di qualità nazionale (verificando la fattibilità di un marchio “100% legno italiano”), basato sui principi della certificazione forestale e della tracciabilità dei prodotti, volto ad aumentare il valore aggiunto del prodotto nazionale, differenziandolo e rendendolo riconoscibile rispetto al prodotto estero. e) Valorizzazione dei prodotti nazionali collocati nei mercati dell’edilizia attraverso la promozione di iniziative volte alla diffusione di standard costruttivi ad alto risparmio energetico e di nuovi materiali compositi. f) Ottimizzazione della produzione e dell’utilizzo sostenibile delle biomasse forestali, anche “fuori foresta” privilegiando l’approccio “a cascata”, g) Definizione di linee guida nazionali di pianificazione dei sistemi energetici alimentati da biomasse lignocellulosiche su basi di approvvigionamento locale, valorizzando l’uso a cascata e la creazione di reti di distribuzione e trasformazione. h) Sviluppo di iniziative pilota di collaborazione pubblico-privato finalizzate alla realizzazione di infrastrutture, impianti-pilota, laboratori sui nuovi materiali a base di legno e sulle trasformazioni innovative del legname e delle biomasse ligno-cellulosiche. i) Rafforzamento della presenza italiana nella Piattaforma Tecnologica Forestale della Commissione europea creando un collegamento stabile con il Tavolo di Filiera Legno del Mipaaf, al fine di raccordare le iniziative sul sistema della conoscenza e della ricerca forestale con le istituzioni interessate, Mipaaf, Miur, Rete Interregionale di Ricerca Agro-Forestale, altri Ministeri Strategia Forestale Nazionale 73 e altre Piattaforme Tecnologiche (Bioenergia, Piante del futuro, Costruzioni), anche attraverso l’avvio di progetti pilota per il trasferimento dell’innovazione e delle conoscenze scientifiche e tecnologiche alle imprese (come per esempio nell’ambito del Programma Europa 2020). Principali attori Strutture distrettuali nel settore del legno già presenti sul territorio, imprese e loro associazioni, Mise, Mipaaf, UNIONCAMERE, BMTI, Università ed Enti di Ricerca, Regioni e Province autonome, laboratori di analisi e organismi di certificazione del settore. Strumenti di intervento e fonti finanziarie Strumenti afferenti alle risorse ordinarie dei bilanci delle Amministrazioni centrali, regionali e delle Province autonome. Fondi strutturali, Fondo per lo sviluppo agricolo e rurale, Programma quadro per la ricerca, programma comunitario LIFE+ come strumenti aggiuntivi e complementari. Strategia Forestale Nazionale 74 ALLEGATO 2 Documenti preparatori e di approfondimento Strategia Forestale Nazionale 2 A cura del Gruppo di Lavoro SFN istituito presso il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, Dipartimento delle Politiche Europee ed Internazionali e dello Sviluppo Rurale, Direzione Generale dell’economia montana e delle foreste. Documento realizzato nell’ambito delle attività previste dal Programma Rete Rurale Nazionale 2014-2020, Scheda attività CREA 22.1 “Foreste”, con il supporto tecnico del Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria. Strategia Forestale Nazionale 3 La Strategia Forestale Nazionale (SFN) per il settore forestale e le sue filiere, prevista all’art. 6, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2018 n. 34 (TUFF) definisce l’indirizzo strategico nazionale a supporto dell’amministrazione centrale e di quelle regionali e delle Province autonome. Le disposizioni del TUFF prevedono per la redazione della SFN un concerto tra i ministeri competenti in materia (Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, Ministero della cultura, Ministero della Transizione ecologica e Ministero dello sviluppo economico) e per la sua approvazione il raggiungimento dell’intesa in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano La sua predisposizione rappresenta un obbligo normativo che discende da un impegno europeo (Strategia forestale dell'Unione europea COM (2013) n. 659 del 20 settembre 2013), mentre i contenuti sono pienamente aderenti alla Nuova Strategia forestale europea per il 2030 (COM (2021) 572 final del 16 luglio 2021, pubblicata quando la Strategia italiana era stata perfezionata ed era pronta per i concerti e le intese; essa costituisce una concreta necessità per costruire efficaci politiche nazionali e regionali in materia forestale, volte alla tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio naturale del Paese, allo sviluppo socioeconomico sostenibile delle aree interne e montane, del settore e delle filiere forestali produttive, ambientali e socio-culturali, ivi compresa la filiera pioppicola, nonché al perseguimento degli impegni assunti a livello internazionale ed europeo dal Governo Italiano. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, nell’ambito delle disposizioni previste dal TUFF, in continuità con il Programma quadro per il settore forestale (PQSF 2008) e sull’esperienza del Forum PQSF, caratterizzata dal processo di consultazione pubblica e collaborazione interistituzionale e multidisciplinare propedeutica alla sua redazione, ha istituito uno specifico Gruppo di Lavoro ad hoc, con ampia rappresentanza istituzionale e dei portatori di interesse. Il Gruppo di Lavoro della SFN, presieduto dal Direttore Alessandra Stefani della Direzione generale dell'economia montana e delle foreste (DIFOR) è stato affidato al coordinamento del Professore Davide Pettenella, ordinario del Dipartimento Territorio e sistemi agro-forestali (TESAF) dell’Università di Padova, dotato di un segreteria tecnica coordinata dall’Osservatorio foreste del Centro Politiche e bioeconomia del Consiglio per la ricerca in agraria e l’analisi dell’economia agraria (CREA) e del supporto scientifico della Società italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (SISEF). I componenti del Gruppo di Lavoro della SFN sono stati invitati dalla DIFOR a contribuire alla redazione della prima proposta di documento strategico. Hanno partecipato ai lavori rappresentati del Ministero della Transizione Ecologica (Mite); del Ministero della Cultura (Mic) e del Ministero dello sviluppo economico (Mise); del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dei Carabinieri (CUFAA); i rappresentati di quattro Regioni in rappresentanza della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, e i principali stakeholder nazionali di settore, il mondo universitario e della https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/12774 https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:21b27c38-21fb-11e3-8d1c-01aa75ed71a1.0005.01/DOC 1&format=PDF https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:21b27c38-21fb-11e3-8d1c-01aa75ed71a1.0005.01/DOC 1&format=PDF https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2826 https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2829 https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15157 https://www.tesaf.unipd.it/ https://www.tesaf.unipd.it/ http://antares.crea.gov.it:8080/ http://antares.crea.gov.it:8080/ https://sisef.org/ Strategia Forestale Nazionale 4 ricerca, associazioni ambientaliste e non profit riconosciute, rappresentanze di categoria e professionisti del settore. Il Gruppo di Lavoro si è riunito la prima volta il primo aprile del 2019 per approvare, dopo un lungo percorso di confronto, una prima bozza del documento strategico nella riunione del 12 febbraio 2020. I lavori hanno preso avvio supportati dai risultati di un percorso di confronto pubblico e di consultazione partecipata tra i principali portatori di interesse nel settore forestale italiano. Tale percorso, avviato con il Forum Nazionale delle Foreste - Tutela e valorizzazione del Patrimonio Forestale Italiano, tenutosi a Roma 29 novembre 2016, e organizzato dal Mipaaf nell’ambito delle attività della Rete Rurale Nazionale (Scheda 22.1- foreste), è proseguito negli anni con incontri tecnici e scientifici a livello nazionale e locale, e conclusosi con la pubblicazione nel 2018 del Libro bianco sui Boschi d’Italia- - verso una nuova strategia forestale nazionale. Questo processo è stato inoltre propedeutico all’approvazione del TUFF e alla pubblicazione nel 2019 del primo Rapporto sullo Stato delle Foreste in Italia, una base informativa realizzata con la collaborazione di professionisti, docenti e istituzioni, fino ad oggi mancante in Italia. Particolare importanza per il lavori del Gruppo di Lavoro hanno inoltre avuto i dati disponibili degli Inventari Forestali Nazionali del 2005 (INFC, 2005) e del 2015 (INFC, 2015). Il Gruppo di Lavoro, con il supporto tecnico scientifico della Rete rurale Nazionale, del CREA-PB e della SISEF, ha inoltre prodotto i seguenti documenti di approfondimento utili e necessari a comprendere meglio l’ambito di intervento e applicazione degli indirizzi strategici proposti: Le foreste e le filiere forestali Stato di conservazione degli ecosistemi forestali maturi e Lista Rossa Priorità di intervento percepite per il settore forestale italiano Piano strategico delle foreste delle Nazioni Unite 2017-2023 Sviluppo sostenibile Agenda 2030 – SDGs di interesse forestale Su tali basi informative e di analisi, sono state dal Gruppo di lavoro identificate le sfide cui la SFN avrebbe dovuto fornire una risposta. La prima bozza della Strategia approvata dal Gruppo di Lavoro nel marzo del 2020 è stata sottoposta a Consultazione pubblica on line dal 14 aprile al 28 maggio del 2020, al fine di poter dare la possibilità a tutti (cittadini, imprese, associazioni ambientaliste, di lavoratori, di categoria, non profit, professionisti del settore, enti e istituzioni pubbliche e private, istituti finanziari, ecc.) di formulare osservazioni, proposte e pareri. Durante il periodo di consultazione sono giunte ben 296 osservazioni, tutte analizzate dal Gruppo di Lavoro, che ha predisposto un Documento di sintesi fornendo tutte le necessarie risposte alle numerose domande degli interlocutori, dedicando spazio e attenzione ai diversi temi segnalati e raccogliendo osservazioni e contributi sul documento strategico. Contemporaneamente, durante le restrizioni dovute alla pandemia COVID 19, sono state organizzate 8 webinar di presentazione e discussione https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/16437 https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/16437 https://www.reterurale.it/foreste https://www.reterurale.it/foreste https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/19358 https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/19358 https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/19231 https://www.sian.it/inventarioforestale/ https://www.sian.it/inventarioforestale/jsp/obiettivi intro.jsp?menu=3 https://www.inventarioforestale.org/sites/default/files/datiinventario/pubb/Sintesi INFC2015.pdf https://www.inventarioforestale.org/sites/default/files/datiinventario/pubb/Sintesi INFC2015.pdf https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15339 https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15339 https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15339 https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15339 https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15339 https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15339 http://consultazione.gov.it/it/le-consultazioni/le-consultazioni-delle-amministrazioni-centrali/strategia-forestale-nazionale/ http://consultazione.gov.it/it/le-consultazioni/le-consultazioni-delle-amministrazioni-centrali/strategia-forestale-nazionale/ https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15339 https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15339 Strategia Forestale Nazionale 5 sulla prima bozza di Strategia a cui sono stati invitati i componenti del Gruppo di Lavoro e che hanno permesso di raccogliere spunti e riflessioni molto importanti per migliorare il documento strategico. Il testo della SFN è stato sviluppato nelle sue versioni successive a partire da tali elementi, anche attraverso un lungo e complesso percorso di consultazioni multilivello. Le istituzioni centrali e regionali, il mondo della ricerca e la società civile hanno dunque attivamente fornito il proprio contributo alla definizione dei suoi contenuti lungo l’intero processo. Con l’ultima riunione del Gruppo di Lavoro della SFN del 16 giugno 2021, è stata approvata e consegnata al Mipaaf la proposta definitiva del documento strategico, per l’avvio del processo istituzionale di adozione con decreto del Mipaaf, previo concerto con il Mite, il Mic e il Mise. La Strategia Forestale Nazionale che ha una validità ventennale e dovrà essere aggiornata, a seguito di verifiche quinquennali o su richieste istituzionali specifiche e in applicazione di nuovi impegni internazionali, ha ricevuto l’Intesa da parte della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano in data del 2 dicembre 2021 (Repertorio atti 249/CSR), ed è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 9 febbraio 2022. Strategia Forestale Nazionale 6