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Laws of Italy

Regional Waste Management Plan (PRGR)

Made 2016-05-03 · Text as of 2026-10-01

Public law and official guidance, published as research. Not legal, tax or financial advice.

About this law

Original title
Piano regionale di gestione dei rifiuti (PRGR).
Language
Italian
Kind
policy
Country
Italy · Emilia-Romagna
Subjects
Land and soil, Water, Waste and hazardous substances
Keywords
soil pollution/quality, soil conservation/soil improvement, protected area, protection of environment, pollution control, groundwater, surface water, public health, water quality standards, standards, access-to-information, contracts, certification, classification/declassification, climate change, business/industry/corporations, data collection/reporting, ecofriendly products/ecofriendly processes, education, effluent waste water/discharge, environmental standards, freshwater pollution, good practices, hazardous substances, hazardous waste, inspection, packaging/labelling, monitoring, organic waste, policy/planning, precautionary principle, public participation, recycling/reuse, risk assessment/management, soil rehabilitation, solid waste, sustainable development, sustainable use, waste disposal, waste domestic sources, waste management, waste non-domestic sources, waste prevention, zoning, bioenergy
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  1. Il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti della Regione Emilia-Romagna Coordinamento: Regione Emilia-Romagna Servizio Rifiuti e Bonifica Siti, Servizi Pubblici Ambientali e Sistemi Informativi Collaborazioni: Regione Emilia-Romagna Direzione generale ambiente, difesa del suolo e della costa Servizio affari generali, giuridici e programmazione finanziaria della direzione generale ambiente e difesa del suolo e della costa Servizio pianificazione urbanistica, paesaggio e uso sostenibile del territorio ARPA Direzione Tecnica - CTR Gestione Integrata Rifiuti, subsidenza e siti contaminati Direzione Tecnica - CTR Energia e Valutazioni Ambientali Complesse Direzione Tecnica - Unita Cartografia e GIS ATERSIR - Agenzia territoriale dell'Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti ERVET Emilia-Romagna Valorizzazione Economica Territorio Si ringraziano per i contributi forniti: Regione Emilia-Romagna – Servizio tutela e risanamento risorsa acqua Regione Emilia-Romagna - Servizio risanamento atmosferico, acustico, elettromagnetico Regione Emilia-Romagna - Servizio valutazione impatto e promozione sostenibilità ambientale Arpa Emilia-Romagna - Sezioni provinciali Province e Osservatori provinciali rifiuti della Regione Emilia-Romagna Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI), e Consorzi di Filiera Gestori dei servizi di raccolta e degli impianti 1. QUADRO CONOSCITIVO DEI RIFIUTI URBANI 5 1.1. Fonti dei dati, metodologia di elaborazione e validazione dei dati 7 1.1.1. Sistema informativo regionale 7 1.1.2. Metodo di calcolo della raccolta differenziata 8 1.1.3. Metodo di calcolo dell’indice di avvio a recupero 9 1.2. I Gestori che operano sul territorio regionale 10 1.3. Produzione di rifiuti urbani 13 1.3.1 Composizione merceologica 16 1.3.2 Incidenza delle presenze turistiche sulla produzione dei rifiuti urbani 18 1.3.3 Incidenza dei fattori socio-economici sulla produzione dei rifiuti urbani 19 1.3.4 Incidenza dei fattori gestionali sulla produzione dei rifiuti urbani 20 1.4. La raccolta differenziata 21 1.4.1 Sistemi di raccolta 28 1.4.2 Le frazioni principali: introduzione 33 1.4.3 Le frazioni principali: la frazione organica (umido e verde) 36 1.4.4 Le frazioni principali: le frazioni secche riciclabili (carta e cartone, plastica, vetro, metalli ferrosi e non ferrosi, legno, RAEE) 41 1.4.5 Avvio a recupero 57 1.5. Rifiuti urbani indifferenziati 59 1.5.1. Analisi dei flussi 61 1.6. Il sistema impiantistico 64 1.6.1. Impianti di trattamento dei rifiuti indifferenziati 64 1.6.2. Impianti di trattamento dei rifiuti differenziati 69 1.7. Sintesi della gestione complessiva dei rifiuti urbani differenziati e indifferenziati 104 1.8. Costi del servizio di gestione integrata dei rifiuti 107 1.8.1. I costi di gestione del servizio di gestione integrata dei rifiuti 107 1.8.2. I costi del servizio e il gettito tariffario 108 1.8.3. I costi del servizio e l’articolazione nelle voci previste dal D.P.R. 158/99 in Emilia-Romagna 109 1.8.4. Il costo per tonnellata di rifiuto prodotto 112 1.8.5. I regimi tariffati applicati in Emilia-Romagna 113 1.8.6. Distribuzione sul territorio dei Comuni a tassa e a tariffa 114 1.8.7. Il regime tariffario e i risultati di raccolta differenziata 122 1.8.8. Tariffe all’utenza 124 1.8.9. Spesa media annuale per le utenze domestiche 124 1.8.10. Spesa media annuale per le utenze non domestiche 129 2. QUADRO CONOSCITIVO DEI RIFIUTI SPECIALI 131 2.1 Fonti dei dati, metodologia di elaborazione e validazione dei dati 133 2.2 Il sistema produttivo locale 134 2.3 Produzione 135 2.3.1. La produzione di rifiuti speciali per settore di attività 140 2.3.2. La produzione di rifiuti speciali per capitolo CER 145 2.4 Gestione 149 2.4.1 Le operazioni di recupero 151 2.4.2 Le operazioni di smaltimento 154 2.4.3 Il bilancio regionale: flussi in entrata e in uscita dalla regione 159 2.5 Il sistema impiantistico 164 2.5.1 Gli impianti di recupero 166 2.5.2 Gli impianti di smaltimento 169 Nota metodologica Arrotondamenti Per effetto degli arrotondamenti all’unità operati alla fine delle elaborazioni, i dati indicati nei totali delle tabelle e delle figure possono non coincidere per una unità in più o in meno. Per lo stesso motivo, non sempre è stato possibile realizzare la quadratura verticale o orizzontale all'interno della stessa tabella o figura. Numeri relativi I numeri relativi (percentuali, ecc.) sono calcolati sui dati assoluti. Abbreviazioni ab = abitante/i kg = kilogrammi kg/ab = kilogrammi per abitante all’anno t = tonnellate 5 1. QUADRO CONOSCITIVO DEI RIFIUTI URBANI 6 7 1.1. Fonti dei dati, metodologia di elaborazione e validazione dei dati 1.1.1. Sistema informativo regionale I dati sui rifiuti urbani alla base del quadro conoscitivo sono aggiornati al 2011 e provengono sia dal sistema informativo regionale sui rifiuti (database O.R.So. e MUD) sia da altre fonti rappresentate da: ISTAT, ISPRA, CONAI e Consorzi di filiera, Consorzio Italiano Compostatori, ANIE, Gestori dei servizi e Gestori degli impianti, Autorità regionale per la vigilanza dei servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani, Camere di Commercio. Le informazioni inerenti la produzione, la raccolta, il trasporto e il trattamento dei rifiuti urbani ai sensi della D.G.R. 1620/2001 (aggiornata con D.G.R. 2317/2009) sono state acquisite mediante l’applicativo denominato O.R.So. che consente ai Comuni di caricare via web le informazioni richieste dall’Allegato 4 della stessa delibera, permettendone l’immediata informatizzazione e condivisione. La sezione relativa ai dati comunali sulla gestione dei rifiuti urbani deve essere compilata dai Comuni o per essi dall’ente gestore entro il 30 aprile di ogni anno. La sezione relativa agli impianti deve essere invece compilata dai gestori entro il 20 maggio. La completezza e la veridicità dei dati inseriti (di competenza comunale) è attestata attraverso password di chiusura e convalida; gli amministratori provinciali (Province e/o Osservatori provinciali) validano le informazioni inserite dai Comuni, mentre l’amministratore regionale dell’applicativo web (Sezione regionale del catasto rifiuti c/o Arpa Direzione Tecnica) trasmette i dati entro il 30 giugno alla Regione e ad ISPRA. Al fine di consentire la ricostruzione della filiera del recupero sono stati coinvolti nell’implementazione dell’applicativo, oltre ai gestori degli impianti di recupero e smaltimento di rifiuti urbani presenti nel territorio regionale, anche tutti i soggetti che effettuano operazioni di trattamento/recupero delle frazioni raccolte in maniera differenziata (circa 260 in regione). L’acquisizione delle informazioni sui costi consuntivi riferiti al 2011 è avvenuta tramite l’implementazione della sezione “costi totali” dell’applicativo O.R.So. A partire dalla rilevazione 2010 è stata infatti modificata la procedura di implementazione dei dati economici, prevedendo la fornitura delle informazioni nel bimestre agosto-settembre al fine di omogeneizzare le informazioni economiche e di migliorare l’affidabilità dei dati derivanti dai processi di consolidamento dei bilanci di esercizio. I dati sono stati elaborati in collaborazione con la Struttura di regolazione economica, valutazione e monitoraggio dei servizi pubblici ambientali della Regione Emilia-Romagna. Alla stesura della sezione dedicata al recupero delle principali frazioni raccolte in maniera differenziata, ed in particolare degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, ha contribuito in maniera significativa il sistema dei Consorzi nell’ambito del “Protocollo di intesa tra Regione Emilia Romagna e CONAI” sottoscritto nel 2007 e rinnovato nel 2010. Nello specifico i Consorzi hanno collaborato alla definizione dei quantitativi e delle modalità di recupero delle frazioni di raccolta differenziata che rientrano nel sistema di gestione consortile. Le altre fonti utilizzate sono il Servizio Turismo e Qualità delle Aree Turistiche e il Servizio Controllo strategico e statistica – D.G. Attività Produttive, Commercio, Turismo della Regione Emilia Romagna per i dati relativi alla popolazione e ai flussi turistici. Conoscere il livello di affidabilità dei dati su cui si basa il Quadro conoscitivo e che verranno utilizzati per individuare e calibrare le azioni di pianificazione e programmazione del Piano regionale è fondamentale. 8 La D.G.R. 1620/2001, oltre a definire i contenuti e le elaborazioni obbligatorie proprie della pianificazione provinciale (Piani provinciali di gestione dei rifiuti - PPGR), suddivide le fonti dei dati in 4 categorie. Dati di base CATEGORIA DESCRIZIONE A Dati provenienti da misure dirette (pesatura dei rifiuti, quantitativi fatturati ecc.) B Valori dedotti da dichiarazioni ufficiali (MUD, rendiconti comunali ecc.) C Valori dedotti da stime dirette dei gestori D Valori fondati su stime indirette per analogia con altri servizi similari, attinti da letteratura ecc. I dati utilizzati per comporre il Quadro conoscitivo dei rifiuti urbani rientrano nella maggior parte dei casi nella categoria B. L’utilizzo di un unico strumento (applicativo web O.R.So.) condiviso tra tutti gli operatori che intervengono sia nella raccolta dei rifiuti sia nella gestione del recupero e smaltimento consente di verificare rapidamente la congruenza e la correttezza delle informazioni trasmesse. Dal 2009, anno in cui è entrato in funzione O.R.So., la quantità e la qualità dei dati sono migliorate decisamente. I dati sono stati prodotti dai gestori dei servizi di raccolta e dai gestori degli impianti; i diversi livelli su cui è possibile effettuare dei controlli (scala comunale, provinciale e regionale), la numerosità dei dati e la possibilità di incrociarli e/o di seguire particolari flussi di rifiuti permettono di attribuire loro un elevato livello di affidabilità. Nel testo e in tutti i grafici e tabelle sono esplicitamente indicate le fonti da cui sono stati desunti i dati. 1.1.2. Metodo di calcolo della raccolta differenziata In Emilia-Romagna, in mancanza di una metodologia unica a livello nazionale, la procedura per il calcolo della raccolta differenziata è stata definita con D.G.R. 1620/2001 e con D.G.R. 2317/2009. La percentuale di raccolta differenziata si ottiene dal rapporto tra la somma dei pesi delle frazioni merceologiche raccolte in modo differenziato (considerando sia quelle avviate a recupero, sia quelle avviate a smaltimento) e la quantità dei rifiuti urbani prodotti. Sono esclusi dal computo della raccolta differenziata: • i rifiuti derivanti dall’attività di pulizia e spazzamento delle strade e aree pubbliche, delle strade e aree private comunque soggette ad uso pubblico, delle spiagge marittime e lacuali e delle rive dei corsi d’acqua, ivi compresi quelli provenienti dalla pulizia degli arenili; • i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni; • i sovvalli derivanti dalle operazioni di separazione a valle della raccolta differenziata multimateriale. Rimangono rifiuti indifferenziati le frazioni in uscita dagli impianti di separazione. La frazione organica destinata a compostaggio domestico non viene considerata né produzione, né raccolta differenziata. 9 Sono invece compresi nel computo della raccolta differenziata i quantitativi di rifiuti speciali assimilati agli urbani che il produttore dimostri di aver avviato direttamente a recupero senza conferirli al gestore del servizio pubblico di raccolta; tali quantitativi vengono computati previa attestazione rilasciata al produttore dei rifiuti speciali assimilati dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi. Esistono limitate differenze fra la procedura di calcolo prevista dalla normativa regionale e quella adottata da ISPRA. In quest’ultima infatti: • gli inerti da costruzione e demolizione, anche se derivanti da demolizioni in ambito domestico, sono esclusi dalla produzione dei rifiuti urbani in quanto esplicitamente annoverati tra i rifiuti speciali; • gli ingombranti raccolti separatamente sono inclusi nel computo della raccolta differenziata solo se successivamente destinati a recupero. Sono quindi esclusi quelli che, seppur raccolti separatamente, sono poi destinati allo smaltimento; • riguardo alle raccolte differenziate a smaltimento, sono incluse nel computo della raccolta differenziata solo quelle frazioni pericolose di origine domestica (farmaci, contenitori etichettati T/F, batterie e accumulatori, vernici, inchiostri e adesivi, oli minerali e oli vegetali) la cui raccolta separata rappresenta una chiara riduzione di pericolosità dei rifiuti urbani e favorisce una gestione più corretta del rifiuto indifferenziato a valle della raccolta differenziata. 1.1.3. Metodo di calcolo dell’indice di avvio a recupero La normativa relativa al recupero dei rifiuti ha subito di recente modifiche significative che hanno spostato l’attenzione dalla fase della raccolta differenziata del rifiuto a quella della sua effettiva valorizzazione in termini di riciclaggio e recupero. In recepimento della Direttiva 2008/98/CE, l’art. 181 del D.Lgs. 152/2006 (come modificato dal D.Lgs. 205/2010) fissa obiettivi di riciclaggio/recupero. I target sono riferiti sia ai rifiuti provenienti dai nuclei domestici (almeno carta, metalli, plastica e vetro) o di altra origine nella misura in cui tali flussi di rifiuti siano simili a quelli domestici, sia ai rifiuti non pericolosi da costruzione e demolizione, escluso il materiale allo stato naturale. I rifiuti urbani dovranno essere preparati per il riutilizzo o riciclati per almeno il 50% in peso, quelli da costruzione e demolizione per almeno il 70% in peso. La normativa sottolinea che, per facilitarne e migliorarne il recupero, i rifiuti sono raccolti separatamente laddove ciò sia realizzabile dal punto di vista tecnico, economico e ambientale, e non sono miscelati con altri rifiuti o altri materiali aventi proprietà diverse. La Decisione 2011/753/UE definisce una serie di regole per l’applicazione degli obiettivi in questione, di cui si propone qui un breve sunto: gli Stati membri verificano il rispetto degli obiettivi di cui all’art. 11 paragrafo 2 della Direttiva 2008/98/CE calcolando il peso dei rifiuti che sono prodotti e il peso dei rifiuti che sono preparati per essere riutilizzati, che sono riciclati o che sono stati sottoposti ad altra forma di recupero di materia in un anno civile; un’operazione preparatoria che precede il recupero o lo smaltimento di rifiuti non costituisce un’operazione finale di riciclaggio né un’altra operazione finale di recupero di materia; in caso di raccolta differenziata dei rifiuti o nel caso in cui la produzione di un impianto di selezione è sottoposta a processi di riciclaggio o altra forma di recupero di materia senza perdite significative, il peso dei rifiuti in questione può essere considerato equivalente al 10 peso dei rifiuti preparati per essere riutilizzati, dei rifiuti riciclati o dei rifiuti sottoposti ad altra forma di recupero di materia; la quantità di rifiuti preparati per essere riutilizzati è inclusa nella quantità di rifiuti riciclati e non è comunicata separatamente; se il calcolo degli obiettivi è applicato al trattamento aerobico o anaerobico dei rifiuti biodegradabili, la quantità di rifiuti sottoposti al trattamento aerobico o anaerobico può essere contabilizzata come riciclata se il trattamento produce compost o digestato che, eventualmente previo ulteriore trattamento, è utilizzato come prodotto, sostanza o materiale riciclato per il trattamento in ambiente terrestre a beneficio dell’agricoltura o dell’ecologia. Ai fini della verifica del rispetto dell’obiettivo in materia di rifiuti urbani, gli Stati membri applicano l’obiettivo a una delle operazioni seguenti: a) preparazione per il riutilizzo e riciclaggio di rifiuti domestici costituiti da carta, metalli, plastica e vetro; b) preparazione per il riutilizzo e riciclaggio di rifiuti domestici costituiti da carta, metalli, plastica e vetro e di altri tipi di rifiuti domestici o di rifiuti simili di altra origine; c) preparazione per il riutilizzo e riciclaggio di rifiuti domestici; d) preparazione per il riutilizzo e riciclaggio di rifiuti urbani. L’obiettivo si applica alla quantità totale dei flussi di rifiuti inerenti all’opzione scelta dallo Stato membro. Gli Stati membri applicano la metodologia di calcolo di cui all’allegato I della decisione corrispondente all’opzione da essi prescelta. In mancanza di indicazioni da parte del Ministero su quale metodo di calcolo utilizzare per la verifica del tasso di riciclaggio, si è preso a riferimento il metodo di calcolo 2 della Decisione 2011/753/UE comprendendo, tra le frazioni di rifiuti domestici e simili, anche i rifiuti organici intesi come umido e verde. Per l’anno 2011 è stato determinato pertanto il tasso di recupero applicando la seguente formula: Tasso di riciclaggio dei rifiuti domestici e dei rifiuti simili (in %) = Quantità riciclata di carta, metalli, plastica vetro, legno, verde e umido nei rifiuti domestici e nei rifiuti simili Quantità totale prodotta di carta, metalli, plastica, vetro legno umido e verde nei rifiuti domestici e nei rifiuti simili 1.2. I Gestori che operano sul territorio regionale Come previsto dalla normativa vigente, la raccolta e il trasporto dei rifiuti differenziati e indifferenziati, lo spazzamento stradale e altri servizi di igiene urbana (ad esempio pulizia delle aree verdi, delle aree mercato, delle spiagge ecc.) sono effettuati dalle aziende di servizio pubblico di gestione dei rifiuti urbani. Rimangono tuttavia in regione casi oramai marginali nei quali i servizi di raccolta vengono svolti almeno in parte direttamente dal Comune con personale proprio o con affidamento diretto a ditte private. 11 La Figura 1.2-1 mostra i bacini di utenza dei gestori del servizio di raccolta di rifiuti urbani che operano in regione aggiornati al 31 dicembre 2012. Figura 1.2-1 > Gestori che operano nella raccolta dei rifiuti urbani, 2012 Fonte > Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani Nella tabella successiva è indicato l’elenco dei Comuni suddivisi per Provincia e per affidatario del servizio di gestione dei rifiuti urbani. Provincia Gestore Comuni Piacenza Iren spa Tutti i Comuni Iren spa Calestano, Collecchio, Corniglio, Felino, Fontevivo, Langhirano, Lesignano Bagni, Medesano, Mezzani, Monchio, Montechiarugolo, Neviano degli Arduini, Noceto, Palanzano, Parma, Sala Baganza, Sorbolo, Tizzano, Traversetolo, Zibello, Trecasali, Torrile, Soragna, Sissa, San Secondo Parmense, Salsomaggiore, Roccabianca, Polesine, Fontanellato, Colorno, Busseto. Gestione temporanea (*) Albereto, Bardi, Bedonia, Berceto, Bore, Borgo Val di Taro, Compiano, Fornovo di Taro, Pellegrino P., Solignano, Terenzo, Tornolo, Valmozzola, Varano, Varsi Parma San Donnino srl Fidenza 12 Iren spa Albinea, Bagnolo in Piano, Baiso Bibbiano, Busana, Cadelbosco, Campagnola, Campegine, Canossa, Carpineti, Casalgrande, Casina, Castellarano, Castelnovo Monti, Castelnovo Sotto, Cavriago, Collagna, Correggio, Fabbrico, Gattatico, Ligonchio, Montecchio Emilia, Quatto Castella, Ramiseto, Reggio Emilia, Rio Saliceto, Rolo, Rubiera, S. Ilario d'Enza, S. Martino in Rio, S.Polo d'Enza, Scandiano, Toano, Vetto d'Enza, Vezzano sul Crostolo, Viano, Villa Minozzo. Reggio Emilia Sabar spa Boretto, Brescello, Gualtieri, Guastalla, Luzzara, Novellara, Poviglio, Reggiolo. Hera spa Bastiglia, Bomporto, Campogalliano, Castelfranco, Castelnuovo, Castelvetro, Fanano, Fiumalbo, Frassinoro, Guiglia, Lama Mocogno, Marano, Modena, Montecreto, Montefiorino, Palagano, Pavullo, Pievepelago, Polinago, Riolunato, S.Cesario, Savignano, Sestola, Spilamberto, Vignola, Zocca, Montese, Fiorano Modenese, Formigine, Maranello, Prignano sulla Secchia, Sassuolo, Serramazzoni. Aimag spa Camposanto, Carpi, Concordia S.S., Medolla, Mirandola, Novi di Modena, S.Felice, S. Possidonio, S. Prospero, Soliera e Cavezzo . Modena Geovest srl Finale dell'Emilia, Ravarino e Nonantola. Hera spa Galliera, S. Pietro in Casale, Pieve di Cento, Malalbergo, Castello d'Argile, Baricella, Medicina, Molinella, Minerbio, S.Giorgio di Piano, Bentivoglio, Budrio, Castenaso, Granarolo, Bologna, Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Crespellano, Ozzano, S.Lazzaro di Savena, Castel S. Pietro, Bazzano, Monteveglio, Castello di Serravalle, Monte S. Pietro, Sasso Marconi, Pianoro, Monterenzio, Casalfiumanese, Fontanelice, Castel San Pietro Terme, Castel del Rio, Borgo Tossignano, Imola, Dozza, Castel Guelfo, Medicina, Mordano. Cosea Ambiente spa Savigno, Marzabotto, Loiano, Monzuno, Monghidoro, S. Benedetto Val di Sambro, Vergato, Grizzana, Castel d'Aiano, Gaggio Montano, Camugnano, Castiglione dei Pepoli, Castel di Casio, Porretta Terme, Lizzano in Belvedere, Granaglione. Bologna Geovest srl Crevalcore, S. Agata Bolognese, S. Giovanni. in Persiceto, Sala Bolognese, Argelato, Anzola, Calderara di Reno, Castel Maggiore. Ferrara Soelia spa Argenta Area spa Berra, Codigoro, Copparo, Formignana, Goro, Jolanda di S., Lagosanto, Masitorello, Massafiscaglia, Mesola, Migliarino, Migliaro, Ostellato, Portomaggiore, Ro Ferrarese, Tresigallo, Voghiera, Comacchio Cmv servizi srl Cento, Mirabello, Vigarano Mainarda, Bondeno, Poggiorenatico e S. Agostino Hera spa Ferrara Ravenna Hera spa Tutti i Comuni Forli-Cesena Hera spa Tutti i Comuni Hera spa Tutti i Comuni Rimini Montefeltro Servizi Tutti i Comuni dell’Alta Valmarecchia (*): ATO Parma ha approvato il piano relativo al bacino di affidamento unico costituito dai Comuni indicati Fonte: Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani 13 Il servizio è stato affidato ai sensi dell’art. 113 comma 5 lettera c) del D.Lgs. 267/2000 nei seguenti bacini di gestione: San Donnino S.r.l. (PR), Sabar S.p.A. (RE), Geovest s.r.l. (MO e BO), Cosea Ambiente S.p.A. (BO), AREA S.p.A., CMV Servizi s.r.l., SOELIA S.p.A., Montefeltro Servizi s.r.l. Gli affidamenti sono avvenuti ai sensi dell’art. 16 comma 2 lettera b) della L.R. 25/1999 nel territorio gestito da Iren Emilia S.p.A. a Piacenza, Parma, Reggio Emilia e nel territorio gestito da Hera nelle province di Modena, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Il bacino è invece stato affidato ad Hera nei Comuni della Provincia di Ferrara e ad Aimag S.p.A. in provincia di Modena ai sensi dell’art. 113 comma 15 bis del D.Lgs. 267/2000, mentre nella Provincia di Bologna il servizio è stato affidato ad Hera ai sensi dell’art. 16 comma 1 lettera b) della L.R. 25/1999. I Comuni montani della Provincia di Parma sono attualmente in gestione diretta. La gestione dei rifiuti urbani è organizzata ai sensi del D.Lgs. 152/2006 sulla base di ambiti territoriali ottimali. Con legge regionale 23 dicembre 2011, n. 23 “Norme di organizzazione delle funzioni relative ai servizi pubblici locali dell’ambiente” si è stabilito che l’ambito territoriale ottimale corrisponda all’intero territorio regionale. Il piano d’ambito costituisce tra l’altro, in attuazione della pianificazione sovraordinata adottata secondo i contenuti previsti dall’art. 199 del D.Lgs. 152/2006, lo strumento per la regolazione delle attività di gestione necessarie per lo svolgimento del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani. 1.3. Produzione di rifiuti urbani La produzione totale di rifiuti urbani in Emilia-Romagna nel 2011 è stata pari a 3.002.771 tonnellate, con una diminuzione rispetto al 2010 del 2,9% a fronte di un aumento della popolazione residente dello 0,6%. La produzione pro capite di rifiuti urbani è passata dai 698 kg/ab.1 del 2010 ai 673 kg/ab. del 2011, con una diminuzione del 3,6% che riporta la Regione ai valori registrati nel 2006. Il grafico di Figura 1.3-1 mostra il trend della produzione totale e pro capite di rifiuti urbani a livello regionale a partire dal 2001. Un quadro di dettaglio per il 2011 articolato per provincia è riportato in Tabella 1.3-1. 1 Il raffronto con i dati riferiti al 2010, ultimi dati disponibili (Fonte: Ispra - Rapporto Rifiuti 2012) indica che i valori medi nazionali, per macro area geografica, sono: regioni del nord 533 kg/ab, regioni del centro 613 kg/ab, e regioni del sud 495 kg/ab. Il dato medio nazionale è 536 kg/ab. I dati di produzione pro capite a livello di Paesi europei aggiornati al 2010 (Fonte: Banca dati Eurostat – Ispra Rapporto Rifiuti 2012) indicano un valore medio di 503 kg/ab. se si considerano tutti i Paesi aderenti (UE 27), ed un valore medio di 542 kg/ab. se si considerano i Paesi storici (UE 15) 14 Figura 1.3-1 > Trend 2001-2011 della produzione totale e pro capite di rifiuti urbani a livello regionale Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dai Rendiconti comunali Tabella 1.3-1 > Produzione totale e pro capite di rifiuti urbani per provincia, 2011 Provincia Produzione (t) Abitanti residenti (n.) Produzione pro capite (kg/ab) Differenza (in percentuale) produzione pro capite (kg/ab) dal 2010 al 2011 Piacenza 191.469 291.302 657 -2,5% Parma 260.547 445.283 585 -3,4% Reggio Emilia 405.245 534.014 759 -0,4% Modena 454.078 705.164 644 -2,8% Bologna 561.884 998.931 562 -4,6% Ferrara 246.789 359.686 686 -5,7% Ravenna 310.021 394.464 786 -3,8% Forlì-Cesena 306.811 398.332 770 -5,3% Rimini 265.927 332.070 801 -3,4% Totale Regione 3.002.771 4.459.246 673 -3,5% Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dai Rendiconti comunali In tutte le province regionali è stata registrata una diminuzione della produzione pro capite, di entità variabile tra un massimo del 5,7% a Ferrara e un minimo dello 0,4% a Reggo Emilia. I valori medi provinciali, calcolati sugli abitanti residenti e dunque senza tener conto delle presenze turistiche, variano da 562 kg/ab a Bologna a 801 kg/ab a Rimini. Come evidenziato in Figura 1.3-2, che riporta la ripartizione percentuale del rifiuto urbano per provincia, Bologna è la provincia che produce più rifiuti (19%), seguita da Modena (15%) e Reggio Emilia (14%). 15 Figura 1.3-2 > Ripartizione per provincia della produzione totale di rifiuto urbano, 2011 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. La Figura 1.3-3 mostra il trend della produzione pro capite di rifiuti urbani a livello provinciale e, come media, a scala regionale a partire dal 2001. Figura 1.3-3 > Trend della produzione pro capite dei rifiuti urbani per provincia, 2001-2011 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dai Rendiconti comunali In Figura 1.3-4 è rappresentata la produzione pro capite per Comune. 16 Figura 1.3-4 > Rappresentazione grafica della produzione pro capite di rifiuti urbani per Comune (kg/ab), 2011 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dai Rendiconti comunali Per quanto concerne i rifiuti da spazzamento stradale, nei 222 Comuni che hanno dichiarato tale dato separatamente (rappresentativi del 90% della popolazione regionale) tali rifiuti incidono in media per il 4% sul totale dei rifiuti indifferenziati raccolti. 1.3.1 Composizione merceologica Le analisi merceologiche sui rifiuti urbani indifferenziati e differenziati forniscono le percentuali in peso delle diverse frazioni di materiali presenti nei rifiuti. Tali percentuali sono variabili in funzione di numerosi parametri quali: le caratteristiche sociali e territoriali dell’area, i sistemi e le attrezzature impiegate nella raccolta, le scelte politiche e gestionali sulla raccolta differenziata e sui criteri di assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani, la vocazione del territorio (presenza di attività produttive e commerciali, attività di servizio, attività residenziali). Le informazioni che si ricavano dalle analisi merceologiche danno utili indicazioni e suggerimenti, oltre che per ottimizzare la fase di recupero/smaltimento, per indirizzare e/o meglio finalizzare la raccolta differenziata e per avviare pratiche di riduzione della produzione, in particolare presso specifiche utenze. Per un determinato ambito la composizione dei rifiuti urbani è stata determinata sommando i quantitativi di rifiuto di ciascuna frazione presenti nei rifiuti differenziati e indifferenziati (dati desunti dalle rispettive analisi merceologiche) e rapportando i totali per singola frazione al totale dei rifiuti prodotti. Poiché la maggior parte delle analisi merceologiche del rifiuto urbano indifferenziato nel 2011 è stata eseguita dai gestori con la finalità di caratterizzare i rifiuti in entrata agli impianti di 17 incenerimento, tali analisi non sempre sono rappresentative della composizione dei rifiuti urbani prodotti in quanto nella massa di rifiuto oggetto di campionamento è presente una quota non trascurabile di rifiuti speciali. Per ottenere un dato rappresentativo si è scelto di non utilizzare le analisi del 2011, ma di integrare quelle del 2010, e applicare le percentuali ottenute al totale rifiuti urbani dell’anno 2011. La Figura 1.3.1-1 rappresenta il risultato ottenuto. Figura 1.3.1-1 > Rappresentazione grafica della composizione merceologica media dei rifiuti urbani in Emilia-Romagna Fonte > Elaborazione Arpa su dati forniti dai Gestori Le frazioni quantitativamente prevalenti sono: • la carta con il 22,43% • il verde con il 16,03% • l’umido con il 15,35% • la plastica con l’11,23% • il vetro con il 6,73% • il legno con il 5,94% • i metalli ferrosi e non con il 2,87% A queste vanno sommate le altre frazioni che si possono raccogliere in modo differenziato (RAEE, ingombranti, inerti domestici, abbigliamento, ecc.) per un totale pari al 11,01% e altro rifiuto non riciclabile per un totale pari all’8,41%. Applicando le percentuali della composizione merceologica media regionale ai valori di produzione del 2011, è possibile stimare il peso delle diverse frazioni presenti nel rifiuto urbano totalmente prodotto: • carta e cartone: 673.620 tonnellate • verde: 481.468 tonnellate • umido: 461.019 tonnellate • plastica: 337.067 tonnellate • vetro: 202.178 tonnellate • legno: 178.217 tonnellate • metalli ferrosi e non: 86.138 tonnellate • altre frazioni che si possono raccogliere in modo differenziato: 330.487 tonnellate • rifiuto non riciclabile: 252.577 tonnellate. 18 Nel paragrafo dedicato alla raccolta differenziata questi dati sono stati utilizzati per valutare le rese di intercettazione delle frazioni raccolte in modo differenziato ed i margini di potenziale miglioramento nelle rese quali-quantitative (al lordo delle quote di materiale comunque non recuperabile e specifico per ogni frazione). L’andamento della composizione merceologica negli ultimi 4 anni è indicato in Tabella 1.3.1-1. Tabella 1.3.1-1 > Composizione merceologica dei rifiuti urbani, 2007-2011 Frazione merceologica dato medio regionale anno 2011 dato medio regionale anno 2010 dato medio regionale anno 2007/2008 dato medio nazionale anno 2003 (Fonte: Osservatorio Nazionale Rifiuti) Umido 15,35% 13% 15% Verde 16,03% 15% 15% 28% Carta e cartone 22,43% 26% 25% 23% Plastica 11,23% 13% 12% 11% Vetro 6,73% 6% 6% 7% Metalli ferrosi e non 2,87% 3% 3% 3% Legno 5,94% 6% 5% 5% altre frazioni raccoglibili in modo differenziato 11,01% 10% 5% altro rifiuto non riciclabile 8,41% 8% 19% 18% Fonte > Elaborazione Arpa su dati forniti dai Gestori, dal CONAI, e dall’Osserv. Naz. Rifiuti È evidente che la composizione merceologica non subisce sostanziali trasformazioni nel tempo e ordini di grandezza e proporzioni fra le varie frazioni si mantengono pressoché costanti. Inoltre le piccole differenze potrebbero essere in parte legate ai periodi non omogenei in cui sono state fatte le analisi piuttosto che a cambiamenti socio-economici capaci di influire su abitudini e disponibilità degli utenti/consumatori. È interessante notare come l’ordine di grandezza e la proporzione fra le varie frazioni della composizione merceologica dei rifiuti urbani in Emilia-Romagna non siano, nel tempo, molto differenti da quelli a suo tempo calcolati a livello nazionale. 1.3.2 Incidenza delle presenze turistiche sulla produzione dei rifiuti urbani Le province di Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini hanno fatto registrare nel 2010 un numero di presenze turistiche2 superiore di almeno 10 volte (fino a raggiungere le oltre 50 volte per Rimini) rispetto al numero dei residenti. Ne consegue che il calcolo della produzione pro capite, 2 intendendo sia le presenze in esercizi alberghieri e complementari, sia quelle in appartamenti dati in affitto da privati 19 eseguito considerando gli abitanti “equivalenti” (residenti e fluttuanti3), mostra significative variazioni, facendo scendere i relativi valori: • a Ferrara da 686 a 660 kg/ab • a Ravenna da 786 a 749 kg/ab • a Forlì-Cesena da 770 a 740 kg/ab • a Rimini da 801 a 695 kg/ab I Comuni che registrano in assoluto le maggiori presenze turistiche sono: Rimini, Cesenatico, Cervia, Riccione, Bellaria-Igea Marina, Ravenna, Comacchio, Bologna, Cattolica. A livello regionale il dato calcolato considerando anche le presenze turistiche passa da 673 kg/ab residenti a 655 kg/ab equivalenti. 1.3.3 Incidenza dei fattori socio-economici sulla produzione dei rifiuti urbani Il livello di dissociazione tra la produzione di rifiuti e la spesa finale per i consumi sostenuta dalle famiglie è il primo dei 18 criteri che la Commissione Europea utilizza per valutare il sistema di gestione dei rifiuti negli Stati membri. Il 2011 registra una forte diminuzione della produzione alla quale si contrappongono ancora la ripresa del PIL e dei redditi delle famiglie che registrano gli stessi andamenti del 2010, mentre per i consumi delle famiglie la crescita è stata inferiore (vd. Figura 1.3.3-1). Questi dati derivano da stime Prometeia e dovranno essere verificati con i dati ISTAT. Figura 1.3.3-1 > Andamento della produzione di rifiuti urbani (anno 2000 = 100) rispetto ad alcuni indicatori strutturali di riferimento (anno 2000 = 100), serie temporale 2000-2011 Fonte: Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So., stime Prometeia (ottobre 2012) 3 Fonte: Servizio Commercio Turismo e Qualità Aree Turistiche - D.G. Attività Produttive, Commercio, Turismo della Regione Emilia Romagna 20 1.3.4 Incidenza dei fattori gestionali sulla produzione dei rifiuti urbani Il valore della produzione è condizionato in maniera sostanziale dalla tendenza, più o meno marcata nei diversi contesti territoriali e a livello di singolo Comune, ad assimilare ai rifiuti urbani diverse tipologie di rifiuti speciali derivanti dai circuiti produttivi. Ciascun Comune è competente a stabilire i propri criteri di assimilazione (vd. box “Criteri di Assimilazione): ne consegue che, sebbene il dato di produzione domestica pro capite possa ritenersi simile nelle varie aree regionali (se non addirittura a livello nazionale), il dato di produzione pro capite di rifiuti urbani si presenta invece disomogeneo a scala territoriale perché influenzato dal differente contributo dei rifiuti assimilati. Alcuni studi condotti in regione (vd. box “La quantificazione della produzione dei rifiuti attribuibili solo alle utenze domestiche”) hanno indicato che le famiglie producono direttamente circa il 50 60% dei rifiuti urbani mentre l’altro 40-50% viene prodotto dalle attività artigianali, dalle piccole medie industrie e dal commercio. Box Criteri di assimilazione La normativa nazionale prevede che alcune tipologie di rifiuti speciali non pericolosi generati dalle attività produttive e di servizio, a certe condizioni (di tipo quali-quantitativo), possano essere equiparate attraverso uno specifico atto regolamentare ai rifiuti prodotti dalle utenze domestiche e quindi rientrare all’interno della classificazione dei rifiuti urbani. In assenza di una definizione dei criteri di assimilazione da parte dello Stato, si fa tuttora riferimento ai punti 1.1, 1.1.1 e 1.1.2. della Deliberazione del Comitato Interministeriale del 27/07/1984. In relazione ai criteri di assimilazione, la situazione all’interno del territorio regionale è molto variegata. L’analisi di un campione di Comuni con popolazione maggiore di 20.000 abitanti appartenenti ad ATO diversi ha mostrato una sostanziale analogia nella tipologia di rifiuti assimilati a livello qualitativo, mentre sono risultate evidenti alcune differenze nella definizione dei criteri quantitativi di assimilazione. Tra i rifiuti assimilati sono compresi anche i rifiuti avviati a recupero direttamente dalle attività artigianali e commerciali con l’ausilio di soggetti privati purché i quantitativi relativi a tali rifiuti siano certificati al Comune o al gestore (a seconda di chi riscuote il gettito della Tassa o della Tariffa), il quale riceve e valida tali certificazioni ai fini dello sgravio economico, in ottemperanza alle indicazioni contenute nei Regolamenti comunali vigenti in tema di “criteri di assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani”. Nel 2011 i rifiuti gestiti in questo modo ammontano a 123.989 tonnellate (in aumento rispetto al 2010). Questo tipo di gestione si effettua in tutte le Province (esclusa Parma4); quella in cui incide di più è Forlì-Cesena, seguita da Modena, Rimini e Bologna. Ha riguardato soprattutto la carta, il legno e i metalli (ferrosi e non ferrosi). Box La quantificazione della produzione di rifiuti attribuibile solo alle utenze domestiche Nel 2009 è stato effettuato uno studio5 il cui obiettivo era la quantificazione della reale produzione di rifiuti urbani attribuibile alla sole utenze domestiche. 4 Nel territorio della provincia di Parma si sono adottate in passato scelte gestionali che hanno comportato un livello di assimilazione di rifiuti speciali agli urbani più basso rispetto alle altre provincie regionali. 5 “Studio sulla produzione dei rifiuti urbani di origine domestica nel Comune di Ferrara”. Lo studio è stato realizzato da Hera Ferrara e dall’ing. Mario Sunseri di Ferrara e rappresenta l’integrazione allo “Studio per la quantificazione della produzione di rifiuti per utenza nella città di Ferrara” condotto dall’ing. Mario Sunseri nel 2002 per conto del Comune di Ferrara. 21 La valutazione della produzione è stata effettuata mediante un’analisi sui conferimenti nel sistema di raccolta territoriale esistente. Sono state individuate specifiche aree cui erano associabili categorie omogenee di produttori (bacini con presenza di esclusive utenze domestiche) e sono stati quantificati tutti i flussi derivanti direttamente da tali aree. I dati derivanti dall’analisi puntuale sulle aree campione sono stati utilizzati per identificare una produzione specifica di rifiuto indifferenziato con cui tarare un modello di calcolo per la stima della produzione specifica di rifiuto imputabile alle utenze domestiche. In particolare è stata stimata una produzione di rifiuto attribuibile alle sole utenze domestiche variabile da un minimo di 377 ad un massimo di 387 kg/ab/anno; tradotto in termini percentuali, tali valori rappresentano il 53,6%-54,2% del flusso complessivo dei rifiuti gestiti. Di conseguenza i rifiuti speciali assimilati agli urbani ammonterebbero a valori oscillanti tra il 46,4% e il 45,8%. I valori di rifiuti urbani provenienti da sole utenze domestiche risultano sostanzialmente analoghi a quanto rilevato in altre realtà regionali in cui sono stati eseguiti studi analoghi (benché effettuati in altri periodi temporali): • Comune di Reggio Emilia “Analisi della produzione dei rifiuti di origine domestica (anno 2004)”, in cui la produzione pro capite risultava pari a 366 kg/ab/anno; • ATO Ravenna con uno studio finalizzato alla definizione della ripartizione dei costi tra utenze domestiche che ha stimato una produzione pro capite di 381 kg/ab/anno. Un rallentamento nella crescita della produzione può essere legato, oltre che a fattori di tipo gestionale, a modelli di consumo e azioni volte alla riduzione alla fonte della produzione di rifiuti e alla diffusione della pratica del compostaggio domestico (vd. Box Il compostaggio domestico), che allontana dai circuiti della raccolta quantità non trascurabili della frazione organica che si configura come una delle matrici di più difficile gestione. 1.4. La raccolta differenziata La Regione Emilia-Romagna ha raggiunto nel 2011 il 52,9% di raccolta differenziata, ovvero sono state raccolte in modo differenziato 1.587.434 tonnellate di rifiuti urbani, con un aumento rispetto al 2010 di 2,5 punti percentuali. Di tali quantitativi, 1.463.445 tonnellate sono state raccolte dai gestori di pubblico servizio, mentre 123.989 tonnellate sono rappresentate da rifiuti assimilati che il produttore ha dimostrato di aver avviato a recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi (art. 238 comma 10 del D.Lgs. 152/2006). I risultati raggiunti, seppure al di sotto degli obiettivi di legge (60%), confermano il trend di continua crescita delle raccolte differenziate registrato nell’ultimo decennio evidenziato dal grafico di Figura 1.4-1. I valori di raccolta differenziata pro capite, attestati nel 2011 a 356 kg/ab, fanno registrare un aumento medio rispetto al 2010 di 4 kg/ab. 22 Figura 1.4-1 > Trend della raccolta differenziata e del rifiuto indifferenziato residuo a scala regionale 2001-2011 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dai Rendiconti comunali In Tabella 1.4-1 si riportano i dati di raccolta differenziata e indifferenziata a scala provinciale. La provincia di Reggio Emilia ha raggiunto l’obiettivo del 60% fissato dalla normativa nazionale per il 2011. Parma, Rimini, Piacenza, Ravenna e Modena hanno abbondantemente superato il 50%, mentre Forlì-Cesena, Ferrara e Bologna sono ancora al di sotto di tale soglia. Sulla disomogeneità dei dati pesano vari fattori, tra cui i diversi livelli di assimilazione adottati da ogni provincia. Può risultare più significativa l’analisi dell’incremento annuale conseguito a livello provinciale, evidenziato nella penultima colonna della tabella: si segnala l’aumento significativo registrato per il secondo anno nella provincia di Rimini (+6,5% tra il 2010 e il 2011, tra il 2009 e il 2010 l’incremento era stato del 10,1%), seguita da Parma (+3%) e Modena (+2,6%). Tabella 1.4-1 > La raccolta differenziata e indifferenziata dei rifiuti urbani per provincia, 2011 Provincia Raccolta Differenziata (t) Raccolta Indifferenziata (t) Produzione totale Rifiuti Urbani (t) % Raccolta Differenziata Incremento % RD rispetto al 2010 Raccolta differenziata pro capite (kg/ab) Piacenza 106.051 85.418 191.469 55,4% 1,3% 364 Parma 155.507 105.040 260.547 59,7% 3,0% 349 Reggio Emilia 245.599 159.646 405.245 60,6% 2,2% 460 Modena 248.101 205.977 454.078 54,6% 2,6% 352 Bologna 237.900 323.984 561.884 42,3% 1,6% 238 Ferrara 116.488 130.301 246.789 47,2% 2,0% 324 Ravenna 170.842 139.179 310.021 55,1% 1,5% 433 Forlì-Cesena 152.945 153.866 306.811 49,8% 1,7% 384 Rimini 154.001 111.926 265.927 57,9% 6,5% 464 Totale Regione 1.587.434 1.415.337 3.002.771 52,9% 2,5% 356 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dai Rendiconti comunali 23 Figura 1.4-2 > Raccolta differenziata di rifiuti urbani per provincia, 2011 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo ORSo Il grafico di Figura 1.4-3 mostra il confronto sempre a scala provinciale tra la quantità di raccolta differenziata e il residuo indifferenziato. Figura 1.4-3 > Raccolta differenziata e indifferenziata di rifiuti urbani per provincia, 2011 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. Il trend della percentuale di raccolta differenziata per ciascuna provincia è riportato in Figura 1.4-4. 24 Figura 1.4-4 > Trend della raccolta differenziata di rifiuti urbani per provincia, 2001-2011 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dai Rendiconti comunali La disomogeneità dei risultati ottenuti con la raccolta differenziata è ancora più evidente se si analizzano i dati a scala comunale, rappresentati in Figura 1.4-5. Le percentuali più elevate si sono ottenute nei Comuni appartenenti alla zona di pianura, a conferma del fatto che in genere i piccoli Comuni localizzati sull’Appennino incontrano maggiori difficoltà nell’attivare i sistemi di raccolta differenziata a causa della minore densità abitativa e di una maggiore incidenza dei costi di trasporto. 25 Figura 1.4-5 > Raccolta differenziata di rifiuti urbani per Comune, 2011 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dai Rendiconti comunali La Tabella 1.4-2 offre uno spaccato dello stato della raccolta differenziata nei Comuni emiliano romagnoli. I Comuni che hanno raggiunto e superato il 50% di raccolta differenziata sono 177 su 348. Tra loro sono presenti 7 centri di medie/grandi dimensioni nonché capoluoghi di provincia (Reggio Emilia, Forlì-Cesena, Rimini, Modena, Ravenna, Ferrara e Piacenza), mentre gli altri sono Comuni medio/piccoli con una popolazione inferiore ai 70.000 abitanti. Tabella 1.4-2 > Numero di Comuni e abitanti coinvolti per classi di percentuale di raccolta differenziata raggiunta, 2011 classi Raccolta Differenziata n. Comuni n. abitanti % abitanti/tot >65% 59 470.042 11% 50-65% 118 2.327.140 52% 35-50% 95 1.045.132 23% < 35% 76 616.932 14% Totale REGIONE 348 4.459.246 100% Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dai Rendiconti comunali 26 Figura 1.4-6 > Ripartizione della popolazione in base agli obiettivi di raccolta differenziata raggiunti, 2011 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dai Rendiconti comunali I Comuni che nel 2011 hanno raggiunto e superato l’obiettivo di legge del 60% di raccolta differenziata sono 105 su 348. Fra questi è presente un solo Comune di medie dimensioni, Carpi in provincia di Modena, mentre tutti gli altri sono centri medio/piccoli. Sono coinvolti in tutto 961.175 abitanti, pari a circa il 22% della popolazione regionale, così ripartiti per provincia: Reggio Emilia  22 Comuni su 45 e 232.690 abitanti su 534.014; Modena  9 Comuni su 47 e 204.687 abitanti su 705.164; Parma  24 Comuni su 47 e 179.683 abitanti su 445.283; Piacenza  23 Comuni su 48 e 129.731 abitanti su 291.302; Rimini  8 Comuni su 27 e 64.148 abitanti su 332.070; Bologna  7 Comuni su 60 e 62.576 abitanti su 998.931; Ravenna  5 Comuni su 18 e 39.014 abitanti su 394.464; Forlì-Cesena  4 Comuni su 30 e 36.975 abitanti su 398.332; Ferrara  3 Comuni su 26 e 11.671 abitanti su 359.686. In Figura 1.4-7 sono rappresentati gli andamenti temporali a partire dal 2001 dei valori di raccolta differenziata pro capite e produzione di rifiuti pro capite a scala provinciale e regionale. Da un confronto tra queste due grandezze emerge che fino al 2008-2009 ad un incremento della raccolta differenziata si affiancava, seppur in minor misura, un contestuale incremento della produzione. Negli ultimi anni in alcune province, e nell’ultimo anno anche a scala regionale, si assiste ad un fenomeno di “disaccoppiamento” tra produzione e raccolta differenziata. 27 Figura 1.4-7 > Andamento di produzione pro capite e raccolta differenziata pro capite, a livello provinciale e regionale, 2001-2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. Nel 2011 sono state raccolte con modalità multimateriale 204.538 t di rifiuti (circa il 12%della raccolta differenziata totale) e tale quantitativo è stato avviato ai diversi impianti di selezione presenti sul territorio regionale. Gli scarti derivanti dalla selezione ammontano a 16.412 t, pari all’8% di quanto raccolto con modalità multimateriale (vd. Figura 1.4-8). 28 Figura 1.4-8 > Frazioni presenti nelle raccolte multimateriali, 2011 9.456 28.609 44.396 92.754 8.377 3.199 987 348 16.412 Multimateriale sconto TIA/TARSU Carta e cartone (e imballaggi in carta e cartone) Plastica (e imballaggi in plastica) Vetro (e imballaggi in vetro) Metalli ferrosi e non ferrosi (compreso alluminio) e imballaggi ferrosi e non ferrosi (compreso alluminio) Legno (e imballaggi in legno) Abbigliamento altre frazioni a recupero scarti multimatariale Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. 1.4.1 Sistemi di raccolta Il sistema di raccolta, ovvero la modalità con la quale i rifiuti vengono fisicamente intercettati, influenza in misura diretta non soltanto la quantità ma anche la qualità dei rifiuti raccolti. Per essere efficace un sistema deve tener conto della varietà delle frazioni, deve adattarsi ai fattori territoriali, urbanistici e socio-economici e possibilmente anche alla situazione impiantistica. I sistemi di raccolta adottati nel territorio regionale sono i seguenti: raccolta stradale  il rifiuto è raccolto mediante contenitori posizionati su strade o aree pubbliche. L’accesso ai contenitori stradali è libero, non soggetto a controllo e senza obbligo per l’utente di rispettare orari e date prestabilite per il conferimento; raccolta domiciliare o porta a porta  il rifiuto di ogni singola utenza è raccolto mediante appositi contenitori forniti dal gestore del servizio. Il prelievo dei rifiuti avviene in orari e date prestabiliti ai quali gli utenti espongono i contenitori all’esterno della propria abitazione. Quando tutte le frazioni vengono raccolte con modalità porta a porta, il sistema viene definito “raccolta domiciliare spinta”; centri di raccolta  sono siti appositamente allestiti presso i quali privati cittadini e imprese possono conferire, negli orari di apertura, i propri rifiuti. Risultano particolarmente efficaci nella raccolta di particolari tipologie di rifiuti per le quali sarebbe oneroso e tecnicamente impegnativo prevedere un servizio di raccolta capillare sul territorio, quali: oli minerali, oli vegetali, pneumatici, inerti di origine domestica, RAEE, pile e batterie, ingombranti di vario tipo, verde (inteso come grosse potature), cartucce e toner, altri rifiuti urbani pericolosi (materiali con amianto di origine domestica, contenitori pericolosi etichettati T/F, farmaci ecc.). Nei Comuni montani caratterizzati da una densità abitativa molto bassa i Centri di raccolta rappresentano la soluzione più economica per garantire comunque la raccolta differenziata di molteplici frazioni; altri servizi di raccolta  comprendono servizi su chiamata/prenotazione da parte dell’utente, conferimenti diretti a recupero da parte del produttore in virtù 29 dell’agevolazione tariffaria prevista, raccolta tramite contenitori specifici (c/o farmacie, centri commerciali, aziende, scuole, mercati, fiere, enti di volontariato ecc.) e ecomobile (con tale sistema, attivo in Provincia di Forlì-Cesena e nel Comune di Ferrara, sono state raccolte 319 tonnellate di rifiuti: vernici, cartucce e toner, Farmaci, oli vegetali, oli minerali, pile e batterie, RAEE, verde, ecc.). Si segnala inoltre che si stanno implementando in alcune aree (ad uno stadio oramai più che sperimentale) sistemi di raccolta innovativi basati sull’adozione di cassonetti stradali cosiddetti “intelligenti”, ovvero dotati di dispositivi di riconoscimento elettronico del conferitore e talvolta anche di quantificazione del rifiuto conferito. Tali esperienze, in parte oggetto di specifico cofinanziamento regionale, risultano di estremo interesse in virtù delle prospettive che aprono al passaggio ad una tariffazione puntuale: al momento sono in corso approfondimenti sulle risultanze di queste esperienze, con particolare riferimento alla qualità del rifiuto raccolto e ai costi di questo sistema. Lo sviluppo dell’applicativo O.R.So. ha permesso l’elaborazione di dati specifici sui diversi sistemi utilizzati per la raccolta differenziata dei rifiuti urbani. L’analisi che segue evidenzia il contributo dei diversi sistemi e le relazioni tra la tipologia di raccolta prevalente e i risultati ottenuti. L’88% dei rifiuti differenziati regionali viene intercettato utilizzando contenitori o sacchi6 dedicati alla singola frazione (raccolta monomateriale); il rimanente 12 % viene raccolto mediante un unico contenitore o sacco7 per la raccolta di due o più frazioni quali carta, plastica, vetro, metalli/alluminio e legno (raccolta multimateriale). La Tabella 1.4.1-1 mostra la diffusione a scala provinciale dei diversi sistemi di raccolta espressa come percentuale sul totale raccolto in maniera differenziata: il dato di raccolta differenziata si riferisce al quantitativo “lordo” che viene inserito nell’applicativo O.R.So., quindi comprensivo degli scarti derivanti dalla separazione delle raccolte differenziate multimateriali. Tabella 1.4.1-1 > Diffusione dei principali sistemi di raccolta differenziata a scala provinciale, 2011 Sistema di raccolta utilizzato rispetto al totale della raccolta differenziata Provincia Raccolta differenziata Totale raccolta differenziata* (t) porta a porta stradale c/o centro di raccolta con altri servizi di raccolta Piacenza 55,4% 106.051 24% 37% 30% 9% Parma 59,7% 156.724 49% 19% 31% 1% Reggio Emilia 60,6% 245.599 10% 24% 53% 13% Modena 54,6% 248.161 6% 36% 35% 23% Bologna 42,3% 239.337 13% 41% 29% 17% Ferrara 47,2% 125.173 8% 44% 17% 31% Ravenna 55,1% 174.856 4% 35% 27% 34% Forlì-Cesena 49,8% 153.757 9% 31% 8% 52% Rimini 57,9% 154.188 17% 39% 10% 34% Valore medio regionale 52,9% 1.603.846 14% 33% 30% 23% * il dato si riferisce al quantitativo “lordo” che viene inserito nell’applicativo O.R.So., quindi comprensivo degli scarti derivanti dalla separazione delle raccolte differenziate multimateriale, e per questo motivo il totale regionale pari a 6 laddove è presente la raccolta porta a porta 7 laddove è presente la raccolta porta a porta 30 1.603.846 t riportato in Tabella 1.4.1-1 è superiore rispetto al totale di Raccolta Differenziata regionale pari a 1.587.434 t citato in Tabella 1.4-1. Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dai Rendiconti comunali La Figura 1.4.1-1 sintetizza a scala provinciale quanto hanno contribuito le singole modalità di raccolta sul quantitativo totale della raccolta differenziata. Figura 1.4.1-1 > Diffusione dei principali sistemi di raccolta del differenziato a scala provinciale, 2011 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dai Rendiconti comunali Il sistema di raccolta tradizionalmente più diffuso in Emilia-Romagna è quello che utilizza i contenitori stradali: è attivo in tutti i Comuni ed è abbinato, nella maggior parte dei casi, ad altri metodi di raccolta. Con la sola raccolta stradale si intercetta il 33% della raccolta differenziata (percentuale stabile rispetto al 2010). È il sistema più diffuso in quasi tutte le province e viene utilizzato soprattutto per la raccolta di: umido, carta, plastica e vetro. È in crescita negli ultimi anni anche la raccolta porta a porta, con la quale si intercetta il 14% della raccolta differenziata (+3% rispetto al 2010). Questo sistema di raccolta è diffuso soprattutto nella provincia di Parma, seguita a distanza dalle province di Piacenza e Bologna. Le frazioni per le quali questo tipo di raccolta è più diffuso sono umido e carta. Un ruolo molto importante è ricoperto dai 368 Centri di raccolta, uniformemente distribuiti su tutto il territorio regionale come risulta evidente dalla Figura 1.4.1-2. Nel 2011 il 30% dei rifiuti differenziati (+1% rispetto al 2010) è stato conferito ai Centri direttamente dai cittadini. L’analisi del dato a livello provinciale evidenzia situazioni diversificate: si va infatti da province come Reggio Emilia nelle quali i Centri di raccolta intercettano oltre il 50% dei rifiuti raccolti in maniera differenziata, ad altre come Forlì Cesena e Rimini nelle quali il contributo non supera il 10%. La provincia di Forlì-Cesena ha impostato il suo sistema di raccolta dando la priorità alla raccolta stradale e agli “altri servizi di raccolta “ (su chiamata, ecc.); i Centri di Raccolta e le raccolte “porta a porta” hanno avuto minore sviluppo rispetto al dato medio regionale. Il dato di raccolta presso i 31 Centri di Raccolta della provincia di Reggio Emilia è molto influenzato dagli ingenti quantitativi di verde che vengono conferiti nell’ambito del cosiddetto “giro verde”. Figura 1.4.1-2 > Geo-referenziazione grafica della dislocazione dei Centri di raccolta rifiuti urbani, 2011 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dai Rendiconti comunali Un approfondimento sul livello di diffusione ed efficienza dei centri di raccolta evidenzia (vedi Tabella 1.4.1-2): a livello regionale nel 2011 era presente come media 1 centro di raccolta ogni 12.118 abitanti. Il dato è molto disomogeneo se si scende a livello provinciale, con valori che oscillano da 1 centro ogni 5.945 abitanti a Piacenza a 1 centro ogni 23.719 abitanti a Rimini; a livello regionale ogni cittadino nel 2011 ha conferito come media 104 kg di raccolta differenziata nei centri di raccolta. Il dato è molto disomogeneo se si scende a livello provinciale, con valori che oscillano dai 31 kg/ab di Forlì-Cesena ai 245 kg/ab di Reggio Emilia; a livello regionale nel 2011 ogni centro di raccolta ha ricevuto in media 1.261 tonnellate di rifiuti raccolti in maniera differenziata. Il dato è molto disomogeneo se si scende a livello provinciale, con valori che oscillano dalle 588 t di Forlì-Cesena alle 1.981 t di Reggio Emilia. Tabella 1.4.1-2 > Incidenza e utilizzo dei centri di raccolta, 2011 provincia n. centri valore medio n. abitanti per centro di raccolta quantità media conferita c/o centri di raccolta per abitante [kg/ab] quantità media conferita nei centri di raccolta [t/centro] Piacenza 49 5.945 110 656 Parma 49 9.087 108 982 Reggio Emilia 66 8.091 245 1.981 Modena 64 11.018 124 1.368 Bologna 61 16.376 69 1.127 Ferrara 16 22.480 58 1.304 32 Ravenna 28 14.088 120 1.692 Forlì-Cesena 21 18.968 31 588 Rimini 14 23.719 49 1.156 Totale Regione 368 12.118 104 1.261 Fonte: elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. Gli “altri servizi di raccolta” intercettano il 23% dei rifiuti differenziati regionali (+1% rispetto al 2010) e hanno un’incidenza molto differenziata nelle varie province: si va infatti da un ruolo prevalente nella provincia di Forlì-Cesena ad un ruolo del tutto residuale nella provincia di Parma. È possibile individuare due gruppi di Comuni regionali efficienti in termini di prestazioni di raccolta differenziata raggiunte nel corso del 2011. Complessivamente il loro numero ammonta a 105, di cui: 1) 56 Comuni per 961.175 abitanti coinvolti (22% circa della popolazione regionale) hanno superato l’obiettivo del 60% di raccolta differenziata fissato dalla normativa per il 2011; 2) 59 Comuni per 470.042 abitanti coinvolti (11% circa della popolazione regionale) hanno superato l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata fissato dalla normativa per il 2012. In Tabella 1.4.1-3 la diffusione media regionale dei principali sistemi di raccolta differenziata è stata messa a confronto con quella media di questi due gruppi di Comuni. Tabella 1.4.1-3 > Raffronto del contributo dei diversi sistemi di raccolta fra il valore medio a scala regionale e il valore medio nei 105 Comuni che hanno superato il 60% di raccolta differenziata, e il valore medio nei 59 Comuni che hanno superato il 65% di raccolta differenziata, 2011 Sistema di raccolta differenziata porta a porta stradale centri di raccolta altri servizi di raccolta* Media dei 105 Comuni con Raccolta Differenziata > 60% 21% 25% 37% 17% Media dei 59 Comuni con Raccolta Differenziata > 65% 29% 22% 36% 13% Valore medio regionale 14% 33% 30% 23% * sono compresi: servizi su chiamata/prenotazione da parte dell’utente, direttamente a recupero dal produttore in virtù dell’agevolazione tariffaria prevista, tramite contenitori specifici c/o farmacie, centri commerciali, aziende, scuole, mercati, fiere, parrocchie, enti di volontariato, ecc. I dati di Tabella 1.4.1-3 evidenziano che i contributi dei vari sistemi di raccolta differenziata nei Comuni virtuosi si differenziano in misura significativa dal valore medio regionale. In particolare, alla crescita dei risultati di raccolta differenziata pare corrispondere una crescita progressiva del porta a porta (che nel gruppo dei Comuni più virtuosi raggiunge addirittura un valore doppio rispetto alla media regionale), un forte calo della raccolta stradale, una crescita dell’incidenza dei Centri di raccolta e una sensibile riduzione degli altri servizi di raccolta (quasi dimezzati rispetto al dato medio regionale nel gruppo dei Comuni più virtuosi). L’analisi dell’incidenza dei diversi sistemi di raccolta è stata condotta anche nei 9 capoluoghi di provincia ed è riportata in Tabella 1.4.1-4. La situazione risulta molto eterogenea, sia per quanto riguarda la percentuale di raccolta differenziata raggiunta, sia per la diffusione dei diversi sistemi di raccolta, sia infine per i valori di raccolta pro capite. Tutte le città presentano percentuali di raccolta differenziata superiori o poco al di sotto del 50%, ad eccezione di Bologna che continua a 33 presentare una percentuale di raccolta differenziata molto bassa. Le differenze rilevanti tra i valori di raccolta pro capite sono, come più volte ricordato, riconducibili almeno in parte alla disomogeneità dei criteri di assimilazione e alle dinamiche legate ai flussi turistici. Per quanto riguarda i sistemi di raccolta differenziata adottati, la situazione risente delle scelte effettuate storicamente nelle varie realtà. Nella zona occidentale della regione si sono maggiormente sviluppati sistemi di raccolta porta a porta, meno presenti nella zona orientale con la recente eccezione di Rimini; parallelamente nella zona orientale sono molto più diffusi gli “altri servizi di raccolta”. I Centri di raccolta presentano una buona diffusione in tutti i capoluoghi eccetto Bologna e Forlì, mentre i contenitori stradali, pur garantendo ancora un contributo rilevante nella maggior parte dei capoluoghi, risultano prevalenti solo a Bologna e Rimini. Tabella 1.4.1-4 > Contributo dei diversi sistemi di raccolta nei 9 Comuni capoluogo di provincia, 2011 Sistema di raccolta differenziata Comune Abitanti Raccolta differenziata Totale raccolta differenziata* (t) Raccolta differenziata pro capite* (Kg/ab) porta a porta stradale c/o centro di raccolta con altri servizi di raccolta** Piacenza 103.838 53,3% 41.337 398 16% 29% 42% 13% Parma 188.695 48,5% 51.106 271 68% 18% 14% 0% Reggio Emilia 171.688 58,4% 71.408 416 17% 23% 48% 12% Modena 185.694 52,9% 66.019 356 2% 36% 36% 26% Bologna 382.784 35,0% 71.117 186 7% 61% 5% 27% Ferrara 135.444 50,5% 49.255 364 1% 36% 19% 44% Ravenna 159.672 56,3% 73.156 458 1% 44% 22% 33% Forlì 118.968 54,7% 52.778 444 6% 34% 4% 56% Rimini 144.545 58,7% 70.312 486 20% 37% 10% 33% * il dato si riferisce al quantitativo “lordo” che viene inserito nell’applicativo O.R.So., quindi comprensivo degli scarti derivanti dalla separazione delle raccolte differenziate multimateriali ** sono compresi: servizi su chiamata/prenotazione da parte dell’utente, direttamente a recupero dal produttore in virtù dell’agevolazione tariffaria prevista, tramite contenitori specifici c/o farmacie, centri commerciali, aziende, scuole, mercati, fiere, parrocchie, enti di volontariato, ecc. Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. 1.4.2 Le frazioni principali: introduzione Nel corso del 2011 le maggiori quantità di rifiuti raccolti in modo differenziato sono state relative alle seguenti frazioni8: carta e cartone con 364.088 t (pari a 82 kg/ab); verde con 353.735 t (pari a 79 kg/ab); umido con 233.852 t (pari a 52 kg/ab); vetro con 150.527 t (pari a 34 kg/ab); legno con 132.859 t (pari a 30 kg/ab); plastica con 107.758 t (pari a 24 kg/ab). 8 il dato è da intendersi complessivo, ossia dato dalla somma, frazione per frazione, dei quantitativi da raccolta monomateriale e dei quantitativi della medesima frazione presenti nelle raccolte multimateriali 34 La Figura 1.4.2-1 rappresenta la variazione nel tempo a partire dal 2001 della composizione della raccolta differenziata. Negli ultimi anni è aumentata in misura significativa l’intercettazione delle frazioni organiche (soprattutto verde), della carta e della plastica, mentre è rimasta pressoché stabile quella delle altre frazioni. Figura 1.4.2-1 > Variazione della composizione della raccolta differenziata, 2001-2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. La Figura 1.4.2-2 suddivide il dato 2011 della raccolta differenziata pro capite in ogni provincia nelle varie frazioni merceologiche che lo compongono. Come già detto, le differenze tra province vanno imputate sia ai differenti criteri di assimilazione, sia alla diversa organizzazione del servizio. Figura 1.4.2-2 > Composizione della raccolta differenziata per provincia, espressa in kg/ab, 2011 35 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. Per ogni frazione, i quantitativi intercettati attraverso la raccolta differenziata possono essere rapportati ai totali teoricamente presenti nei rifiuti urbani prodotti9: carta e cartone  364.088 su 673.620 t pari al 54%; verde  353.735 su 481.468 t pari al 73%; umido  233.852 su 461.019 t pari al 51%; vetro  150.527 su 202.178 t pari al 74%; legno  132.859 su 178.217 t pari al 75%; plastica  107.758 su 337.067 t pari al 32%; metalli ferrosi e non  44.485 su 86.138 t pari al 52%. A ciò si aggiunge la somma delle altre frazioni oggetto di raccolta differenziata (200.130 su 330.487 t pari al 61%). La Figura 1.4.2-3 mostra la rappresentazione grafica della percentuale sopra calcolata, ovvero della resa di intercettazione. Essa fornisce indicazioni sull’efficienza delle raccolte differenziate per singola frazione e sui possibili margini di miglioramento in termini di quantità, tenendo comunque in debita considerazione l’importanza dell’aspetto qualitativo ai fini di un effettivo riciclaggio / recupero di materia. Figura 1.4.2-3 > Rappresentazione della resa di intercettazione delle principali frazioni merceologiche, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. 9 per il calcolo si rimanda al precedente paragrafo 1.3.1 36 1.4.3 Le frazioni principali: la frazione organica (umido e verde) La normativa riserva ampio spazio alle problematiche connesse a una gestione corretta dei rifiuti biodegradabili: l’obiettivo primario da conseguire è il loro allontanamento dalle discariche per ridurre le emissioni di metano. Il D.Lgs. 36/2003 (di recepimento della Direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche) stabilisce a tal fine specifici obiettivi di riduzione dei Rifiuti Urbani Biodegradabili conferiti in discarica. Non esiste una soluzione ottimale unica dal punto di vista ambientale per la gestione dei rifiuti biodegradabili. Le alternative più opportune alla discarica vanno valutate nei singoli contesti territoriali tenendo conto di numerosi fattori locali: i sistemi di raccolta, la composizione e la qualità dei rifiuti, le condizioni climatiche, la possibilità di utilizzare il compost nella lotta contro il degrado del suolo. Le ultime modifiche e integrazioni apportate al D.Lgs. 152/2006 (in particolare all’art. 182-ter) ad opera del D.Lgs. 205/2010 incidono in modo significativo sull’argomento. Si introduce infatti l’obbligatorietà di utilizzare specifici contenitori per la raccolta del rifiuto organico (che “deve essere effettuata con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti compostabili certificati a norma UNI EN 13432:2002”) nonché l’indicazione agli enti locali di adottare misure volte a incoraggiare “la raccolta separata e il trattamento dei rifiuti organici in modo da realizzare un elevato livello di protezione ambientale e l’utilizzo di materiali sicuri per l’ambiente ottenuti dai rifiuti organici, ciò al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente”. La frazione organica è composta da: una parte denominata “umido” che comprende gli scarti della cucina e della tavola (frutta, verdura, carne, pesce, pane, uova, formaggi, dolci, fondi di caffè, bustine del the ecc.) e alcuni scarti del giardino (erba, foglie, fiori, rametti molto piccoli, cenere di legna spenta ecc.). Questa frazione viene identificata con il codice CER 200108; una parte denominata “verde” che comprende le grosse potature, gli sfalci e gli scarti del giardino. Questa frazione viene identificata con il codice CER 200201. La frazione organica costituisce nel complesso quasi 1/3 in peso del rifiuto urbano prodotto in Emilia-Romagna: ne consegue che l’organizzazione e l’implementazione di circuiti di raccolta differenziata dedicati al rifiuto organico risulta essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata previsti all’art. 205 del D.Lgs. 152/2006. La frazione organica raccolta in modo differenziato è avviata agli impianti di compostaggio (o di digestione anaerobica e compostaggio) per la produzione di compost di qualità. La produzione e l’utilizzo di compost fornisce quindi una soluzione univoca a due ordini di problemi: privilegiare quelle forme di gestione degli scarti che contemplano il recupero di materia (e consentono di limitare l’impatto ambientale dei rifiuti) e incentivare l’apporto di ammendanti organici al terreno per sopperire alla crescente carenza di sostanza organica. Nel 2011 sono state raccolte in maniera differenziata 587.587 tonnellate di frazione organica (233.852 t di umido e 353.735 t di verde) che corrispondo a un valore di 132 kg per abitante, in aumento di 4 kg per abitante rispetto al 2010. Il CIC (Consorzio Italiano Compostatori), fondato nel 1992, raggruppa le aziende che in Italia si occupano della trasformazione in biogas e compost della frazione organica raccolta in modo differenziato. Tra i soci fondatori ci sono Federambiente e Fise-Assoambiente, con loro membri sia 37 nel Consiglio di Amministrazione che nel Comitato Tecnico. Nel consorzio sono presenti sia imprese private che pubbliche. 1.4.3.1 Le frazioni principali: l’umido Le 233.852 tonnellate di rifiuto umido intercettate nel 2011 corrispondono a un quantitativo di 52 kg per abitante, in aumento di 4 kg per abitante rispetto al 2010. Di queste, 232.647 tonnellate sono state raccolte dai gestori affidatari del servizio pubblico di raccolta mentre 1.205 tonnellate (quasi tutte provenienti da industrie alimentari della provincia di Ravenna) sono costituite dai rifiuti umidi assimilati che il produttore ha avviato direttamente al recupero ai sensi dell’art. 238 comma 10 del D.Lgs. 152/2006. Il 74% di quanto raccolto dai gestori è stato avviato direttamente a impianti di compostaggio, mentre il rimanente 26% transita come prima destinazione in impianti di stoccaggio e/o selezione per poi essere successivamente avviato agli impianti di compostaggio. Gli impianti di prima destinazione sono tutti ubicati in regione eccetto un impianto di compostaggio in Toscana (cui sono state conferite 1.769 tonnellate) e un impianto di stoccaggio in Lombardia (cui sono state conferite 298 tonnellate). Il trend della raccolta pro capite dell’umido a livello regionale è evidenziato dal grafico di Figura 1.4.3.1-1: dopo un periodo di sostanziale stabilità, si rileva un deciso incremento negli ultimi 4-5 anni. Figura 1.4.3.1-1 > Trend della raccolta pro capite di umido a scala regionale, 2001 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. I dati a scala provinciale relativi al 2011, riportati in Figura 1.4.3.1-2, evidenziano sensibili differenze: si passa dai 28 kg/ab di Reggio Emilia ai 107 kg/ab di Rimini. Tali differenze sono imputabili alla diversa diffusione e copertura territoriale dei servizi di raccolta; in particolare, nel caso di Rimini il valore così elevato è legato al contributo di alberghi e ristoranti. 38 Figura 1.4.3.1-2 > Raccolta pro capite di umido per provincia, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. La raccolta differenziata dell’umido viene effettuata in 236 dei 348 Comuni regionali e, dove presente, non sempre serve l’intero territorio comunale. La situazione a scala provinciale è la seguente: a Piacenza si effettua in 26 Comuni su 48; a Parma si effettua in 27 Comuni su 47; a Reggio Emilia si effettua in 24 Comuni su 45; a Modena si effettua in 35 Comuni su 47; a Bologna si effettua in 50 Comuni su 60; a Ferrara si effettua in tutti i 26 Comuni; a Ravenna si effettua in 16 Comuni su 18; a Forlì-Cesena si effettua in 15 Comuni su 30; a Rimini si effettua in 17 Comuni su 27. La resa di intercettazione a scala regionale è pari a circa la metà (51%) del quantitativo di umido che si ipotizza presente nei rifiuti prodotti: vi sono pertanto ancora ampi margini di miglioramento. La diffusione dei sistemi di raccolta dell’umido nelle province è mostrata in Figura 1.4.3.1-3. A scala regionale prevale la modalità di raccolta stradale, seguita dal porta a porta che è diffuso soprattutto a Parma, Piacenza e Rimini. 39 Figura 1.4.3.1-3 > Sistemi di raccolta dell’umido per provincia, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. La ricostruzione dei flussi ha evidenziato che nel corso del 2011 a scala regionale i quantitativi di rifiuto umido avviati a recupero sono stati pari al 93% circa dei quantitativi raccolti in modo differenziato. 1.4.3.2 Le frazioni principali: il verde Le 353.735 tonnellate di rifiuto verde intercettate nel 2011 corrispondono ad un quantitativo di 79 kg per abitante, in calo di 1 kg rispetto al 2010. Di queste, 346.685 tonnellate sono state raccolte dai gestori affidatari del servizio pubblico di raccolta mentre 6.297 tonnellate (quasi tutte della provincia di Rimini) sono costituite da rifiuti umidi assimilati che il produttore ha avviato direttamente a recupero ai sensi dell’art. 238 comma 10 del D.Lgs. 152/2006 e 753 t sono costituite da rifiuti verdi della provincia di Modena conferiti in un’area autonomamente gestita dai Comuni. Il 49% circa di quanto raccolto dai gestori è stato avviato direttamente a impianti di compostaggio; il 50% circa transita come prima destinazione in impianti di stoccaggio e/o selezione per essere successivamente avviato a impianti di compostaggio e ad altri impianti di recupero (di materia o energia). Il rimanente 1% circa (prodotto nelle province di Ravenna e Forlì-Cesena) è materiale con una percentuale di frazione estranea elevata e viene pertanto avviato a due impianti di trattamento meccanico assieme ai rifiuti indifferenziati. La Figura 1.4.3.2-1 mostra il trend della raccolta pro capite del verde dal 2001 al 2011. 40 Figura 1.4.3.2-1 > Trend della raccolta pro capite di verde a scala regionale, 2001-2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. I dati a scala provinciale, riportati in Figura 1.4.3.2-2, rivelano sensibili differenze: si passa da un valore minimo di 36 kg/ab a Bologna a un valore massimo di 147 kg/ab a Reggio Emilia. Variazioni così significative sono legate non solo alla diversa diffusione della raccolta ma anche a criteri di assimilazione che in talune realtà estendono alle aziende che operano nel settore floro-vivaistico la possibilità di conferire il verde nel circuito urbano. Figura 1.4.3.2-2 > Raccolta pro capite del verde per provincia, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. La resa di intercettazione del verde a scala regionale è pari al 73%: un buon risultato che può essere ulteriormente migliorato. Le modalità di raccolta del verde sono mostrate in Figura 1.4.3.2-3. 41 Figura 1.4.3.2-3 > Sistemi di raccolta del verde per provincia, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. A scala regionale risultano predominanti i centri di raccolta (soprattutto per i rifiuti di grosse dimensioni), seguiti da “altri servizi di raccolta” (su chiamata/prenotazione da parte dell’utente). Minore è l’incidenza dei cassonetti stradali, che sono in genere utilizzati per il verde di piccole dimensioni quali sfalci e scarti di giardino. Da un’analisi territoriale si nota che nelle province di Reggio Emilia, Modena e Bologna dominano i centri di raccolta, mentre a Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena e soprattutto Rimini gli “altri servizi di raccolta” sono i più diffusi. A Piacenza prevale la raccolta con cassonetti stradali, mentre a Parma è diffusa la raccolta sia presso i centri di raccolta che con cassonetti stradali. La ricostruzione dei flussi ha evidenziato che nel corso del 2011 a scala regionale i quantitativi di rifiuto verde avviati a recupero sono stati pari al 86% circa dei quantitativi raccolti in modo differenziato. 1.4.4 Le frazioni principali: le frazioni secche riciclabili (carta e cartone, plastica, vetro, metalli ferrosi e non ferrosi, legno, RAEE) La frazione secca oggetto di raccolta differenziata (carta, plastica, vetro, metalli, alluminio e legno) è costituita prevalentemente, per quanto non esclusivamente, da rifiuti di imballaggio. Assumono quindi rilevanza gli indirizzi riportati al Titolo II del D.Lgs. 152/2006 dedicato alla gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio: incentivazione e promozione della prevenzione alla fonte di quantità e pericolosità degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio; incentivazione del riciclo e del recupero di materia prima; sviluppo della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio con promozione delle opportunità di mercato per i materiali riciclati; riduzione del flusso di rifiuti di imballaggio destinati allo smaltimento finale attraverso altre forme di recupero. 42 Tra le strategie indicate dalla normativa un ruolo fondamentale è attribuito alla promozione di accordi, contratti di programma e protocolli d’intesa, promossi e stipulati dalle pubbliche amministrazioni. In questo quadro di cooperazione tra soggetti pubblici e privati si inserisce il Protocollo d’Intesa tra Regione Emilia-Romagna e CONAI, sottoscritto nell’ottobre 2007 e rinnovato nel 2010. Nell’ambito del protocollo è stato costituito un Comitato tecnico, formato da rappresentanti del CONAI e dei Consorzi di filiera, della Regione, degli Osservatori provinciali rifiuti e da Arpa, con il compito di monitorare il sistema della gestione dei rifiuti al fine di individuare le problematiche riguardanti la raccolta differenziata in termini di qualità dei materiali raccolti, sviluppando e promuovendo le soluzioni e gli interventi più opportuni. Nel presente paragrafo si riporta l’analisi sulle modalità di raccolta e recupero delle frazioni secche oggetto di raccolta differenziata sia per la parte gestita dal sistema dei Consorzi di filiera, sia per quella che i produttori avviano a recupero direttamente. L’articolazione del sistema consortile in Emilia-Romagna e le modalità di gestione di tutti gli imballaggi, compresi quelli generati dalle attività produttive, gli imballaggi secondari e terziari, sono descritte, ai sensi di quanto indicato all’art. 199 del D.Lgs. 152/2006, nella sezione IV del Piano dedicata alla “Previsione per la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio”. Box Il Consorzio Nazionale Imballaggi Il CONAI è il consorzio privato senza fini di lucro costituito dai produttori e utilizzatori di imballaggi con la finalità di perseguire gli obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio previsti dalla normativa europea e nazionale. Il sistema CONAI si basa sull’attività di sei consorzi rappresentativi dei materiali: acciaio (RICREA), alluminio (CiAl), carta (Comieco), legno (Rilegno), plastica (COREPLA) e vetro (CoReVe). I consorzi, cui aderiscono i produttori, gli importatori e gli utilizzatori di imballaggi, associano tutte le principali imprese che determinano il ciclo di vita dei rispettivi materiali. Il CONAI indirizza e coordina le attività dei sei consorzi garantendo il raccordo anche con la pubblica amministrazione. Ciascun consorzio ha il compito di organizzare e incrementare: il ritiro dei rifiuti di imballaggio conferiti al servizio pubblico, la raccolta dei rifiuti di imballaggio delle imprese industriali e commerciali, il riciclo e il recupero di imballaggi, la promozione della ricerca e dell’innovazione tecnologica finalizzata al recupero e al riciclaggio. Per conseguire tali obiettivi, definiti dalla Direttiva 2004/12/CE recepita dal D.Lgs. 152/2006, e coinvolgere tutti i soggetti interessati, i consorzi stipulano convenzioni a livello locale con i Comuni (o per essi con le società di gestione dei servizi di raccolta differenziata) per il ritiro e la valorizzazione degli imballaggi usati conferiti dai cittadini. Tali attività sono regolamentate dall’Accordo quadro ANCI*-CONAI: il primo accordo è stato siglato nel 1999 e si è concluso nel 2003, il secondo accordo si è concluso a fine 2008. L’attuale Accordo Quadro è in vigore dal gennaio 2009 sino a fine 2013. * Associazione Nazionale Comuni Italiani 1.4.4.1 Le frazioni principali: la carta e il cartone Nel 2011 sono state raccolte in maniera differenziata 364.088 tonnellate di carta e cartone che corrispondono a 82 kg per abitante10, in calo di 1 kg rispetto al 2010. Di queste, 311.195 tonnellate sono state raccolte dai gestori affidatari del servizio pubblico di raccolta (282.586 t come monomateriale e 28.609 t assieme ad altri rifiuti attraverso le raccolte multimateriali), mentre 52.892 tonnellate (soprattutto della provincia di Modena e Forlì-Cesena) sono costituite da rifiuti 10 il dato di raccolta pro capite nazionale riferito al 2010 indica un valore di 50,5 kg/ab. Fonte: ISPRA – Rapporto rifiuti 2012 43 cellulosici assimilati che il produttore ha avviato direttamente a recupero ai sensi dell’art.238 comma 10 del D.Lgs. 152/2006. Il dettaglio a scala provinciale è rappresentato in Tabella 1.4.4.1-1. Tabella 1.4.4.1-1 > Tipologia di raccolta di carta/cartone, 2011 Provincia TOTALE (t) di cui RD monomateriale gestore (t) di cui presente nelle RD multimateriali (t) di cui avviata a recupero dal produttore (t) Piacenza 32.105 22.955 0 9.150 Parma 32.152 31.957 196 0 Reggio Emilia 46.299 41.464 0 4.835 Modena 55.641 38.915 29 16.697 Bologna 57.368 52.261 2.377 2.730 Ferrara 22.409 14.569 5.302 2.538 Ravenna 37.385 24.769 9.080 3.536 Forlì-Cesena 41.856 22.577 8.736 10.542 Rimini 38.874 33.121 2.890 2.863 Totale Regione 364.088 282.586 28.609 52.892 Il grafico di Figura 1.4.4.1-1 mostra il trend della raccolta pro capite dal 2001 al 2011: una crescita pressoché costante è stata seguita, a partire dal 2008, da una sostanziale stabilità. Figura 1.4.4.1-1 > Trend della raccolta pro capite di carta e cartone a scala regionale, 2001-2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. I dati a scala provinciale, riportati in Figura 1.4.4.1-2, rivelano sensibili differenze: si passa dal valore minimo di 57 kg/ab di Bologna al valore massimo di 117 kg/ab di Rimini. 44 Figura 1.4.4.1-2 > Raccolta pro capite di carta e cartone per provincia, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. La resa di intercettazione a scala regionale è pari al 54%: ci sono pertanto ancora ampi margini di miglioramento nella raccolta di questa frazione, anche se occorre tener conto delle quote di carta non recuperabili (carta contaminata da residui alimentari, piatti e bicchieri in carta, carta da forno, carta oleata, carta carbone ecc.). La diffusione dei vari sistemi di raccolta sintetizzata nel grafico di Figura 1.4.4.1-3 evidenzia che a scala regionale i sistemi porta a porta, stradale e “altri servizi di raccolta” forniscono contributi simili. A livello provinciale il quadro è differente e variegato: nella provincia di Parma il porta a porta prevale, nelle altre province vi è un ricorso più diffuso ai sistemi stradale e “altri servizi di raccolta”, in alcune province (quelle romagnole) è presente anche una quota di raccolta differenziata multimateriale. Figura 1.4.4.1-3 > Sistemi di raccolta di carta e cartone per provincia, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. 45 L’analisi dei flussi rivela che le 364.088 tonnellate di rifiuti cellulosi hanno seguito i seguenti percorsi: 52.892 t, pari a circa il 14%, sono state avviate a recupero direttamente dalle attività artigianali e commerciali; 152.070 t, pari a circa il 42%, sono state avviate a riciclo tramite il sistema consortile Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica); le rimanenti 159.126 t, pari a circa il 44%, hanno seguito la via del libero mercato. La ricostruzione dei flussi ha evidenziato che nel corso del 2011 a scala regionale i quantitativi di rifiuti di carta e cartone avviati a recupero sono stati pari al 94% circa dei quantitativi raccolti in modo differenziato. 1.4.4.2 Le frazioni principali: la plastica Nel 2011 sono state raccolte in maniera differenziata 107.758 tonnellate di plastica che corrispondono a 24 kg per abitante11, in aumento di 1 kg rispetto al 2010. Di queste, 98.675 tonnellate sono state raccolte dai gestori affidatari del servizio pubblico di raccolta (54.279 t come monomateriale e 44.396 t come multimateriale), mentre 9.083 tonnellate (soprattutto della provincia di Modena e Forlì-Cesena) sono costituite da rifiuti plastici assimilati che il produttore ha avviato direttamente a recupero ai sensi dell’art. 238 comma 10 del D.Lgs. 152/2006. Il dettaglio a scala provinciale è rappresentato in Tabella 1.4.4.2-1. Tabella 1.4.4.2-1 > Tipologia di raccolta della plastica, 2011 Provincia TOTALE (t) di cui RD monomateriale gestore (t) di cui RD da multimateriali (t) di cui avviata a recupero dal produttore (t) Piacenza 5.620 5.620 0 0 Parma 9.459 1.134 8.326 0 Reggio Emilia 11.857 10.893 0 964 Modena 16.814 13.457 16 3.341 Bologna 18.411 15.032 2.711 669 Ferrara 5.701 3.200 1.658 842 Ravenna 13.977 4.205 9.287 486 Forlì-Cesena 11.329 533 8.061 2.735 Rimini 14.590 206 14.337 47 Totale Regione 107.758 54.279 44.396 9.083 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. La Figura 1.4.4.2-1 mostra il trend della raccolta pro capite dal 2001 al 2011, in costante aumento pur con incrementi variabili. 11 il dato di raccolta pro capite nazionale riferito al 2010 indica un valore di 10,7 kg/ab. Fonte: ISPRA – Rapporto rifiuti 2012 46 Figura 1.4.4.2-1 > Trend della raccolta pro capite della plastica, 2001-2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. I dati a scala provinciale, illustrati in Figura 1.4.4.2-2, rivelano sensibili differenze: si passa dal valore più basso di Ferrara (14 kg/ab) al valore più alto a Rimini (42 kg/ab). Figura 1.4.4.2-2 > Raccolta pro capite della plastica per provincia, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. La resa di intercettazione della plastica, stimata sulla base della composizione merceologica media del rifiuto prodotto, è pari al 32%: permangono pertanto ampi margini di miglioramento nella raccolta di questa frazione, pur tenendo conto delle quote di plastica non recuperabili con le attuali tecnologie impiantistiche. La diffusione dei sistemi di raccolta a scala provinciale è sintetizzata in Figura 1.4.4.2-3. A scala regionale la maggior parte della plastica viene raccolta con cassonetti stradali o con raccolte multimateriali, mentre le raccolte porta a porta, i centri di raccolta e gli “altri servizi di raccolta” rivestono un ruolo marginale. Il cassonetto stradale dedicato è il sistema più diffuso a Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara, mentre a Parma, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini la maggior parte della plastica è raccolta assieme ad altre frazioni (raccolte multimateriali). 47 Figura 1.4.4.2-3 > Sistemi di raccolta della plastica per provincia, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. L’analisi dei flussi indica che le 107.758 tonnellate di plastica raccolte in maniera differenziata nel 2011 hanno seguito i seguenti percorsi: 53.351 t di plastica (pari a circa il 49,5%) è stato avviato a recupero di materia o recupero energetico attraverso il libero mercato (di questi circa 9.083 t non sono state raccolte dal servizio pubblico ma sono state avviate direttamente a recupero dalle attività artigianali e commerciali); le rimanenti 54.407 t (pari a circa il 50,5%) sono state avviate a recupero di materia o recupero energetico tramite il sistema consortile COREPLA (Consorzio per la raccolta, il riciclaggio, il recupero dei rifiuti d’imballaggi in plastica). La ricostruzione dei flussi ha evidenziato che nel corso del 2011 a scala regionale i quantitativi di rifiuti plastici avviati a recupero sono stati pari al 74% circa dei quantitativi raccolti in modo differenziato. 1.4.4.3 Le frazioni principali: il vetro Nel 2011 sono state raccolte in maniera differenziata 150.527 tonnellate di vetro che corrispondono a 34 kg per abitante12, in aumento di 2 kg rispetto al 2010. Di queste, 148.517 tonnellate sono state raccolte dai gestori affidatari del servizio pubblico di raccolta (55.763 t come monomateriale e 92.754 t come multimateriale), mentre 2.010 tonnellate (soprattutto della provincia di Modena e Forlì-Cesena) sono costituite da rifiuti vetrosi assimilati che il produttore ha avviato direttamente a recupero ai sensi dell’art. 238 comma 10 del D.Lgs. 152/2006. Il dettaglio a scala provinciale è rappresentato in Tabella 1.4.4.3-1. 12 il dato di raccolta pro capite nazionale riferito al 2010 indica un valore di 29,3 kg/ab. Fonte: ISPRA – Rapporto rifiuti 2012 48 Tabella 1.4.4.3-1 > Tipologia di raccolta del vetro, 2011 Provincia TOTALE (t) di cui RD monomateriale gestore (t) di cui RD da multimateriali (t) di cui avviata a recupero dal produttore (t) Piacenza 12.199 12.199 0 0 Parma 19.901 8.312 11.589 0 Reggio Emilia 19.331 946 18.378 6 Modena 24.566 4.162 19.892 512 Bologna 26.116 868 25.028 220 Ferrara 10.447 4.222 6.168 57 Ravenna 12.008 358 11.597 53 Forlì-Cesena 11.474 10.253 101 1.119 Rimini 14.485 14.442 0 42 Totale Regione 150.527 55.762 92.754 2.010 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. La Figura 1.4.4.3-1 mostra il trend della raccolta pro capite dal 2001 al 2011. Figura 1.4.4.3-1 > Trend della raccolta pro capite del vetro, 2001-2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. I dati a scala provinciale, illustrati in Figura 1.4.4.3-2, rivelano sensibili differenze tra i territori: si passa dal valore più basso di Bologna (26 kg/ab) al valore più alto a Parma (45 kg/ab). 49 Figura 1.4.4.3-2 > Raccolta pro capite del vetro per provincia, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. La resa di intercettazione del vetro a scala regionale è pari al 74%: un buon risultato passibile tuttavia di ulteriori miglioramenti. La diffusione dei sistemi di raccolta per provincia è riassunta in Figura 1.4.4.3-3. A scala regionale la maggior parte del vetro viene intercettata attraverso le raccolte multimateriali, seguite dai cassonetti stradali; marginale il contributo delle raccolte porta a porta, dei centri di raccolta e degli “altri servizi di raccolta”. Quanto invece al livello provinciale, il cassonetto stradale dedicato è il sistema più diffuso a Piacenza, Forlì-Cesena e Rimini (quest’ultima è l’unica provincia in cui è presente in misura significativa anche la modalità porta a porta dedicata alle utenze alberghiere), mentre a Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ravenna il vetro viene raccolto prevalentemente assieme ad altre frazioni (raccolte multimateriali). Figura 1.4.4.3-3 > Sistemi di raccolta del vetro per provincia, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. 50 L’analisi dei flussi indica che le 150.527 tonnellate di vetro raccolte in maniera differenziata nel 2011 hanno seguito i seguenti percorsi: il 22% dei rifiuti vetrosi ha seguito la via del libero mercato (di questi, 2.010 tonnellate, pari a circa il 6% e costituiti in prevalenza da rifiuti assimilati, sono state avviate a recupero direttamente dalle attività artigianali e commerciali); il 78% dei rifiuti vetrosi è stato avviato a effettivo riciclo tramite il sistema consortile CoReVe (Consorzio Recupero Vetro). La ricostruzione dei flussi ha evidenziato che nel corso del 2011 a scala regionale i quantitativi di rifiuti vetrosi avviati a recupero sono stati pari al 96% circa dei quantitativi raccolti in modo differenziato. 1.4.4.4 Le frazioni principali: i metalli ferrosi e non ferrosi Ricadono in questa categoria i rifiuti ingombranti metallici (biciclette, reti ecc.) e gli imballaggi in alluminio e in acciaio (lattine, bombolette spray, vaschette e barattolame in banda stagnata). Nel 2011 sono state raccolte in maniera differenziata 44.485 tonnellate di metalli ferrosi e non, che corrispondono a 10 kg per abitante13, lo stesso valore del 2010. Di queste, 27.789 tonnellate sono state raccolte dai gestori affidatari del servizio pubblico di raccolta; in particolare, 19.412 t come monomateriale (si tratta principalmente dei manufatti metallici ferrosi e non ferrosi di grandi, medie o piccole dimensioni) e 8.377 t come multimateriale (si tratta principalmente di contenitori, imballaggi e barattolame in banda stagnata e lattine di alluminio). Le altre 16.696 tonnellate (soprattutto della provincia di Forlì-Cesena e Bologna) sono costituite da rifiuti assimilati che il produttore ha avviato direttamente a recupero ai sensi dell’art. 238 comma 10 del D.Lgs. 152/2006. Il dettaglio a scala provinciale è rappresentato in Tabella 1.4.4.4-1. Tabella 1.4.4.4-1 > Tipologia di raccolta dei metalli ferrosi e non ferrosi, 2011 Provincia TOTALE (t) di cui RD monomateriale gestore (t) di cui RD da multimateriali (t) di cui avviata a recupero dal produttore (t) Piacenza 2.628 2.627 0 1 Parma 3.478 1.872 1.606 0 Reggio Emilia 3.997 3.223 774 0 Modena 5.829 3.184 758 1.887 Bologna 8.551 3.324 932 4.295 Ferrara 3.774 1.203 854 1.717 Ravenna 5.858 2.442 1.886 1.530 Forlì-Cesena 8.623 768 888 6.967 Rimini 1.746 768 678 300 Totale Regione 44.485 19.412 8.377 16.696 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. La Figura 1.4.4.4-1 mostra il trend della raccolta pro capite dal 2001 al 2011. 13 il dato di raccolta pro capite nazionale riferito al 2010 indica un valore di 5,2 kg/ab. Fonte: ISPRA – Rapporto rifiuti 2012 51 Figura 1.4.4.4-1 > Trend della raccolta pro capite dei metalli ferrosi e non ferrosi, 2001-2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. I dati a scala provinciale, illustrati in Figura 1.4.4.4-2, rivelano sensibili differenze tra i territori: si passa dai 5 kg/ab di Rimini ai 22 kg/ab di Forlì-Cesena. La variabilità di tali valori è da mettere in relazione ai diversi livelli di assimilazione dei rifiuti metallici agli urbani: questo è evidente in particolare per Forlì-Cesena e Ravenna. Figura 1.4.4.4-2 > Raccolta pro capite dei metalli ferrosi e non ferrosi per provincia, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. La resa di intercettazione a scala regionale è del 52%: vi sono pertanto ancora ampi margini di miglioramento nella raccolta di questa frazione. La diffusione dei sistemi di raccolta per provincia è riassunta in Figura 1.4.4.4-3. A scala regionale la raccolta di questa frazione avviene soprattutto attraverso i centri di raccolta e gli “altri servizi di raccolta”. È presente anche una quota raccolta assieme ad altre frazioni (raccolta multimateriale) in genere riferibile a rifiuti di piccole dimensioni: barattolame in banda stagnata, lattine di alluminio ecc.. Quanto invece al livello provinciale, a Piacenza, Parma e Reggio Emilia l’incidenza dei centri di raccolta è preponderante; altrove sono più diffusi gli “altri servizi di raccolta” (con un picco a Forlì-Cesena rappresentativo tra l’altro dell’elevato livello di assimilazione di tali rifiuti agli urbani). 52 Figura 1.4.4.4-3 > Sistemi di raccolta dei metalli ferrosi e non ferrosi per provincia, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. L’analisi dei flussi indica che le 44.485 tonnellate di rifiuti metallici raccolti in maniera differenziata nel 2011 hanno seguito i seguenti percorsi: l’80% circa ha seguito la via del libero mercato (di questi, 16.696 tonnellate, pari a circa il 47% e costituiti in prevalenza da rifiuti assimilati, sono state avviate a recupero direttamente dalle attività artigianali e commerciali); il 20% circa è stato avviato a effettivo riciclo tramite i sistemi consortili RICREA (Consorzio nazionale riciclo e recupero imballaggi acciaio) e CiAl (Consorzio imballaggi alluminio). In particolare la quota di rifiuti in acciaio (dei soli CER previsti nella gestione consortile) raccolti in modo differenziato si è attestata intorno alle 25.529 t, la quota dei rifiuti di alluminio (dei soli CER previsti nella gestione consortile) è stata pari a 1.565 t. La ricostruzione dei flussi ha evidenziato che nel corso del 2011 a scala regionale i quantitativi di rifiuti metallici ferrosi e non ferrosi avviati a recupero sono stati pari al 95% circa dei quantitativi raccolti in modo differenziato. 1.4.4.5 Le frazioni principali: il legno Nel 2011 sono state raccolte in maniera differenziata 132.859 tonnellate di legno, che corrispondono a 30 kg per abitante14, lo stesso valore del 2010. Di queste, 108.453 tonnellate sono state raccolte dai gestori affidatari del servizio pubblico di raccolta; in particolare, 105.254 t come monomateriale (si tratta principalmente rifiuti in legno di grandi, medie o piccole dimensioni: mobili, ingombranti legnosi, cassette, pallet ecc.) e 3.199 t come multimateriale (si tratta principalmente di rifiuti in legno di piccole dimensioni e cassette). Le altre 24.406 tonnellate (soprattutto della provincia di Forlì-Cesena e Modena) sono rifiuti legnosi assimilati che il produttore ha avviato direttamente a recupero ai sensi dell’art. 238 comma 10 del D.Lgs. 152/2006. 14 il dato di raccolta pro capite nazionale riferito al 2010 indica un valore di 11,4 kg/ab. Fonte: ISPRA – Rapporto rifiuti 2012 53 Il dettaglio a scala provinciale è rappresentato in Tabella 1.4.4.5-1. Tabella 1.4.4.5-1 > Tipologia di raccolta del legno, 2011 Provincia TOTALE (t) di cui RD monomateriale gestore (t) di cui RD da multimateriali (t) di cui avviata a recupero dal produttore (t) Piacenza 10.193 9.561 0 631 Parma 9.537 9.537 0 0 Reggio Emilia 30.397 28.909 0 1.488 Modena 22.096 16.352 17 5.727 Bologna 17.073 14.266 131 2.676 Ferrara 6.439 3.989 461 1.989 Ravenna 10.144 7.259 1.871 1.014 Forlì-Cesena 16.041 9.255 69 6.718 Rimini 10.938 6.125 650 4.164 Totale Regione 132.859 105.254 3.199 24.406 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. La Figura 1.4.4.5-1 mostra il trend della raccolta pro capite dal 2001 al 2011: nel 2007 e 2008 vi è stato il massimo di raccolta mentre gli ultimi 3 anni hanno visto una sostanziale stabilità assestata su valori di raccolta di poco inferiori a quelli del 2008. Tale calo è riconducibile alla crisi economica che, determinando una diminuzione nella circolazione delle merci, ha avuto una ricaduta sulla produzione dei rifiuti di imballaggio in legno concentrata soprattutto presso le attività private. Figura 1.4.4.5-1 > Trend della raccolta pro capite del legno, 2001-2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. I dati a scala provinciale, illustrati in Figura 1.4.4.5-2, rivelano sensibili differenze tra i territori: si passa dai 17 kg/ab di Bologna ai 57 kg/ab di Reggio Emilia. Il valore elevato di Reggio Emilia è da mettere in relazione all’elevato tasso di assimilazione dei rifiuti legnosi agli urbani applicato in questa provincia. 54 Figura 1.4.4.5-2 > Raccolta pro capite del legno per provincia, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. La resa di intercettazione media a scala regionale è pari al 75%: un buon risultato passibile tuttavia di ulteriori miglioramenti. La diffusione dei sistemi di raccolta per provincia è mostrata in Figura 1.4.4.5-3. Se si osserva il dato medio regionale, la raccolta del legno viene effettuata prevalentemente attraverso i centri di raccolta (soprattutto per i rifiuti di grosse dimensioni), seguiti dagli “altri servizi di raccolta”. Assolutamente marginale la quota raccolta assieme ad altre frazioni (raccolta multimateriale), comunque riferibile a rifiuti legnosi di piccole dimensioni. Quanto invece alla dimensione provinciale, la variabilità dei criteri di assimilazione si ripercuote anche sui sistemi di raccolta: è infatti evidente l’elevata diffusione degli “altri servizi di raccolta” nelle province di Forlì-Cesena e Rimini. Figura 1.4.4.5-3 > Sistemi di raccolta del legno, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. 55 L’analisi dei flussi indica che le 132.859 tonnellate di rifiuti legnosi raccolti in maniera differenziata nel 2011 hanno seguito i seguenti percorsi: 24.406 t, pari a circa il 18%, sono state avviate a recupero direttamente dalle attività artigianali e commerciali; 98.901 t, pari a circa il 74%, sono state avviate a riciclo tramite il sistema consortile Rilegno (Consorzio nazionale per il recupero e il riciclaggio degli imballaggi in legno); le rimanenti 9.552 t, pari a circa l’8%, hanno seguito in parte la via del libero mercato e in parte la via del recupero energetico. La ricostruzione dei flussi ha evidenziato che nel corso del 2011 a scala regionale i quantitativi di rifiuti legnosi avviati a recupero sono stati pari al 98% circa dei quantitativi raccolti in modo differenziato. 1.4.4.6 Le frazioni principali: i RAEE Per RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) si intendono i televisori, gli elettrodomestici, i frigoriferi, le apparecchiature informatiche, i cellulari in disuso ecc., ossia tutti gli apparecchi che per funzionare necessitano di corrente elettrica, pile o batterie. La normativa li divide in base alla provenienza in RAEE domestici (cioè di provenienza domestica e di origine commerciale, industriale, istituzionale o altro ma analoghi per qualità e quantità a quelli originati da nuclei domestici) e RAEE professionali (cioè quelli originati da attività amministrative ed economiche diverse dalle precedenti) e fissa obiettivi di recupero, re-impiego e riciclaggio per entrambe le categorie. Un ruolo di particolare importanza è rivestito dalla loro raccolta differenziata perché, se abbandonati nell’ambiente, i RAEE possono inquinare l’aria, l’acqua, il suolo o produrre effetti nocivi sulla salute in quanto contengono sostanze pericolose e tossiche che devono essere opportunamente separate e trattate. I RAEE rappresentano uno dei flussi di rifiuti individuati come prioritari dalle politiche dell’Unione Europea (UE), sia per la loro complessa composizione, sia per l’elevata produzione registrata negli ultimi anni con previsione di ulteriori significativi aumenti. Il D.Lgs. 151/2005, in recepimento delle direttive UE, ha disposto l’obbligo di separare e raccogliere i RAEE in maniera differenziata dal 1 gennaio 2008. Tale decreto ha inoltre stabilito di raggiungere entro la fine del 2008 per i RAEE domestici un obiettivo minimo di raccolta differenziata pari a 4 kg/ab. A partire da giugno 2010, con l’entrata in vigore del D.M. 65/2010, è stato reso operativo il ritiro “uno contro uno”, già definito dall’art. 6 comma 1 lettera b) del D.Lgs. 151/2005: è pertanto prevedibile una crescita rilevante della raccolta negli anni successivi. I dati relativi alla raccolta differenziata dei RAEE di provenienza domestica indicano che nel corso del 2011 in Emilia-Romagna sono state conferite in maniera differenziata 27.649 tonnellate di tali rifiuti; questo significa aver raccolto mediamente 6,2 kg di RAEE per abitante15 (+0,2 kg/ab rispetto al 2010). Il dato si riferisce ai RAEE raccolti in maniera differenziata e avviati a recupero di materia; un’ulteriore quota pari a 60 tonnellate è stata raccolta in maniera differenziata ma avviata a smaltimento. La Figura 1.4.4.6-1 mostra il trend della raccolta pro capite dal 2001 al 2011: è evidente un incremento nel tempo, più accentuato negli ultimi 4 anni. 15 il dato di raccolta pro capite nazionale riferito al 2010 indica un valore di 4,29 kg/ab. Fonte: Centro di Coordinamento RAEE – Rapporto annuale 2011 56 Figura 1.4.4.6-1 > Trend della raccolta pro capite dei RAEE, 2001-2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. I dati a scala provinciale, illustrati in Figura 1.4.4.6-2 rivelano sensibili differenze tra i territori: si passa dai 4,9 kg/ab di Forlì-Cesena e Parma ai 7,2 kg/ab di Bologna. Figura 1.4.4.6-2 > Raccolta pro capite dei RAEE per provincia, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. Quasi tutti i RAEE sono stati raccolti dai gestori del servizio pubblico, principalmente presso i centri di raccolta e in minor misura tramite servizi di raccolta su chiamata/prenotazione da parte dell’utente; una quota minima (663 tonnellate) è costituita da RAEE assimilati che il produttore ha avviato direttamente a recupero ai sensi dell’art. 238 comma 10 del D.Lgs. 152/2006. Il 51% dei RAEE raccolti dal gestore è transitato come prima destinazione attraverso impianti di stoccaggio; il restante 49% è stato invece avviato direttamente a impianti di valorizzazione, dove ha subito trattamenti di selezione/preparazione prima di essere avviato agli impianti di riciclo e recupero di materia. Gli impianti di stoccaggio e valorizzazione sono situati in prevalenza sul territorio regionale; verso impianti situati fuori regione sono state conferite 4.579 tonnellate di RAEE (3.539 t in Veneto, 608 t in Lombardia, 430 t nelle Marche e 2 t in Toscana). 57 I dati relativi alla raccolta dei RAEE di origine urbana sono desunti dal sistema informativo sui rifiuti urbani (O.R.So.) e non comprendono i quantitativi, pur rilevanti, di RAEE di origine produttiva, la cui unica fonte informativa è la banca dati MUD e dei quali si tratta nel capitolo sui rifiuti speciali. 1.4.5 Avvio a recupero Sulla base dei dati che i diversi gestori degli impianti di trattamento delle principali frazioni raccolte in modo differenziato hanno inserito nell’applicativo O.R.So., è possibile seguire il percorso di tali frazioni attraverso i diversi impianti e piattaforme di stoccaggio e valorizzazione fino al loro avvio a recupero (Figura 1.4.5-1). Figura 1.4.5-1 > Schema di flusso seguito dalle frazioni raccolte in modo differenziato Fonte: Elaborazione Arpa Le frazioni intercettate possono essere consegnate direttamente e senza tappe intermedie dal raccoglitore al recuperatore finale (percorso della freccia di sinistra); in alternativa i rifiuti transitano da un impianto di valorizzazione che esegue trattamenti di selezione/preparazione prima di avviarli agli impianti di riciclo/recupero di materia. La quota di raccolta differenziata gestita dal CONAI viene conferita ai centri di valorizzazione convenzionati e da questi, dopo opportuni trattamenti, avviata agli impianti di recupero; quando la qualità del materiale raccolto e la distanza lo permettono, la quota raccolta può essere conferita direttamente al recuperatore. In alcuni casi i rifiuti transitano da una prima piattaforma di stoccaggio e/o lavorazione ove, analogamente a quanto avviene negli impianti di valorizzazione, subiscono una prima selezione/pulizia dagli scarti. La stima di ciò che è avviato a recupero deriva pertanto dalla quantificazione per territorio comunale e per frazione di tutti i flussi in entrata e in uscita da ogni impianto: tale ricostruzione è possibile proprio grazie ai dati inseriti dai gestori nell’applicativo O.R.So. La stima dell’indice di avvio a recupero è stata effettuata per la prima volta sui dati relativi al 2009 (vedasi “Chi li ha visti? Indagine sul recupero dei rifiuti”16) e ripetuta sui dati 2010 e 2011. 16 lo studio, predisposto da Arpa su incarico della Regione Emilia-Romagna, ha determinato le percentuali di avvio a recupero per le principali frazioni raccolte in modo differenziato nel 2009. Il documento di sintesi è visionabile e/o scaricabile su: www.ermesambiente.it/rifiuti, www.arpa.emr.it 58 Con riferimento ai dati 2011 sono stati stimati a livello regionale i tassi medi di avvio a recupero per frazione, calcolati rispetto ai quantitativi raccolti in modo differenziato (vd. Tabella 1.4.5-1). Gli scarti delle frazioni avviate a recupero energetico non sono conteggiati tra le quantità avviate a recupero. Questo non vale per i rifiuti plastici provenienti dalla selezione della plastica avviati a recupero energetico in quanto COREPLA non li considera frazione estranea e li computa nel quantitativo riciclato e soggetto al corrispettivo CONAI. Tabella 1.4.5-1 > Avvio a recupero delle principali frazioni di rifiuti raccolti in modo differenziato, 2011 Raccolta rifiuti dagli operatori del servizio pubblico Frazioni raccolta differenziata* (t) quantitativo avvio a recupero (t) % avvio a recupero Carta e cartone 311.195 292.792 94% Plastica 98.675 72.717 74% Metalli 27.789 26.360 95% Legno 108.453 105.891 98% Vetro 148.517 143.086 96% Umido 232.647 216.644 93% Verde 346.685 299.475 86% Totale 1.273.961 1.156.965 91% *il dato si riferisce solo alla quota di rifiuti raccolta dal gestore del servizio pubblico, al netto quindi della quota di rifiuti assimilati che il produttore ha avviato direttamente a recupero ai sensi dell’art. 238 comma 10 del D.Lgs 152/2006 La percentuale di rifiuti avviati a recupero rispetto al totale dei rifiuti raccolti (comprensivo anche della quota di rifiuti assimilati avviata a recupero direttamente dal produttore per i quali è stato richiesto uno sgravio nella tassa o tariffa, pari a 113.346 t) è riportata in Tabella 1.4.5-2. Tabella 1.4.5-2 > Avvio a recupero delle principali frazioni di rifiuti raccolti in modo differenziato,compresivi delle quote avviate a recupero direttamente dai produttori, 2011 raccolta differenziata (t) quantitativo avviato a recupero (t) % avvio a recupero 1.387.304 1.270.308 92% In mancanza di indicazioni da parte del Ministero su quale metodo di calcolo utilizzare per la verifica del tasso di riciclaggio, si è preso a riferimento il metodo di calcolo 2 della Decisione 2011/753/UE comprendendo tra le frazioni di rifiuti domestici e simili anche i rifiuti organici intesi come umido e verde. Anche in questo caso, per i rifiuti plastici, non è stato possibile scorporare la quota avviata a recupero energetico. 59 Tabella 1.4.5-3 > Avvio a recupero delle principali frazioni di rifiuti raccolti in modo differenziato (compresivi delle quote avviate a recupero direttamente dai produttori) rispetto ai quantitativi presenti nei rifiuti prodotti, 2011 ANNO 2011 t/a Rifiuto totale prodotto 2.419.707 Rifiuto totale avviato a riciclo 1.270.308 Tasso di riciclaggio 52% 1.5. Rifiuti urbani indifferenziati I rifiuti urbani indifferenziati complessivamente prodotti in Emilia-Romagna nel 2011 sono stati pari a 1.415.337 tonnellate, comprensive delle 16.412 tonnellate derivanti dagli scarti delle raccolte differenziate multimateriali. La produzione regionale pro capite media di rifiuti urbani indifferenziati è pari a 317 kg/ab, valore al di sotto del dato medio nazionale (l’ultimo disponibile è riferito al 2010) di 347 kg/ab17. Il grafico di Figura 1.5-1 mostra il trend della raccolta del rifiuto urbano indifferenziato pro capite dal 2001 al 2011 ed evidenzia un calo costante a partire dal 2005. Figura 1.5-1 > Trend 2001-2011 della raccolta del rifiuto urbano indifferenziato pro capite Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. I dati a scala provinciale riportati in Figura 1.5-2 rivelano differenze significative tra i territori: si passa da quantitativi di poco superiori ai 200 kg/ab a Parma a valori prossimi ai 400 kg/ab a Forlì Cesena. 17 Fonte: ISPRA – Rapporto Rifiuti 2012 60 Figura 1.5-2 > Raccolta rifiuti urbani indifferenziati pro capite per provincia, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. Se si scende alla scala comunale (Figura 1.5-3), le differenze risultano ancora più accentuate, soprattutto fra le zone montane e quelle di pianura. Tali differenze paiono riconducibili almeno in parte alle maggiori difficoltà tecniche e ai maggiori costi associabili all’effettuazione della raccolta differenziata nelle zone montane. Figura 1.5-3 > Rappresentazione grafica della produzione pro capite dei rifiuti urbani indifferenziati (kg/ab.) per Comune, 2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. 61 1.5.1. Analisi dei flussi I rifiuti urbani indifferenziati raccolti hanno trovato collocazione nell’articolato sistema impiantistico regionale18 costituito da inceneritori/termovalorizzatori, impianti di trattamento meccanico-biologico, impianti di trasferimento e discariche per rifiuti non pericolosi. Con riferimento alla prima destinazione, il quadro è il seguente: 483.417 t (pari al 35% circa del totale dei rifiuti indifferenziati al netto degli scarti della raccolta differenziata multimateriale) sono state conferite direttamente a incenerimento/termovalorizzazione; 359.867 t (26% circa) sono state conferite a impianti di trattamento meccanico; 424.935 t (30% circa) sono state stoccate in impianti di trasferimento (per essere successivamente avviate a impianti di incenerimento/termovalorizzazione, trattamento meccanico o in discarica); 130.705 t (9% circa) sono state conferite direttamente in discarica; 16.412 t rappresentano scarti delle raccolte differenziate multimateriali destinati a incenerimento/termovalorizzazione o discarica. La Tabella 1.5.1-1 mostra la prima destinazione dei rifiuti urbani indifferenziati suddivisa per tipologia di impianto e per provincia. Tabella 1.5.1-1 > Prima destinazione del rifiuto urbano indifferenziato, 2011 Provincia Selezione (t) Stazione di trasferim ento (t) Incenerim ento/ter movaloriz zazione (t) Discarica (t) Totale rifiuto urbano indifferenzi ato raccolto (t) Scarti da selezione delle raccolte differenziate multimaterial e (t) - DGR 2317/09 Totale rifiuto urbano indifferenzi ato (t) Piacenza 17.297 0 68.121 0 85.418 0 85.418 Parma 99.109 4.713 0 0 103.823 1.218 105.040 Reggio Emilia 0 106.835 52.811 0 159.646 0 159.646 Modena 16.036 28.835 109.307 51.740 205.918 59 205.977 Bologna 119.193 43.902 117.142 42.310 322.547 1.437 323.984 Ferrara 27.267 20.729 72.956 664 121.616 8.685 130.301 Ravenna 79.610 48.167 0 7.387 135.164 4.015 139.179 Forlì-Cesena 1.354 65.996 58.744 26.960 153.054 812 153.866 Rimini 0 105.758 4.336 1.645 111.739 186 111.925 Totale Regione 359.867 424.935 483.417 130.705 1.398.924 16.412 1.415.337 Totale Regione (in percentuale) 26% 30% 35% 9% 100% Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni dell’applicativo O.R.So. L’implementazione da parte dei gestori del modulo impianti dell’applicativo O.R.So. ha permesso di definire la destinazione dei rifiuti a valle degli impianti di trasferimento e dei processi di trattamento meccanico, ossia la loro collocazione finale19. 18 Fuori regione sono state avviate a prima destinazione solo 207 t di rifiuti urbani indifferenziati, provenienti dalla provincia di Parma (68 t conferite in impianti di trasferimento in Veneto), dalla provincia di Bologna (5 t conferite in impianto di trasferimento in Toscana) e dalla provincia di Ferrara (134 t conferite in impianto di selezione del Trentino Alto Adige) 19 il dato complessivo relativo alla destinazione finale del rifiuto indifferenziato, come bilancio di massa, non si discosta da quello dichiarato come prima destinazione in quanto le perdite ponderali (soprattutto umidità) che hanno luogo durante la fase di trasferimento e/o trattamento meccanico sono state spalmate proporzionalmente sui relativi impianti di destinazione finale 62 Per quanto riguarda le 424.935 tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati entrati negli impianti di trasferimento, la loro destinazione in uscita è risultata la seguente: 4.737 t sono state inviate a impianti di recupero di materia; 112.574 t sono state conferite a inceneritori/termovalorizzatori; 108.966 t sono state inviate ad impianti di trattamento meccanico; 198.658 t sono state conferite a discarica. Per quanto riguarda gli impianti di trattamento meccanico, il trattamento principale cui sono soggetti i rifiuti urbani indifferenziati consiste un una vagliatura da cui si ottengono due frazioni: una frazione prevalentemente secca (il sopravaglio) costituita da rifiuti con pezzatura maggiore e una frazione prevalentemente umida (il sottovaglio) composta per la maggior parte da rifiuti organici e in generale da tutto ciò che passa attraverso il vaglio. Il sopravaglio viene avviato a incenerimento/termovalorizzazione o a discarica, mentre il sottovaglio subisce un processo di bio stabilizzazione al termine del quale si ottiene una frazione organica stabilizzata (FOS – CER 190503) generalmente utilizzata per la copertura giornaliera delle discariche. Nel 2011 i flussi in uscita da tali impianti sono stati i seguenti20: 4.441 t di frazione merceologica omogenea (prevalentemente metalli ferrosi e non) inviate a impianti di recupero di materia21; 274.989 t di frazione secca, di cui 109.593 t conferite a inceneritori/termovalorizzatori e 165.396 t avviate a discarica; 157.039 t di frazione umida avviata a bio-stabilizzazione; 556 t di rifiuti urbani non trattati per fermi tecnici avviate a discarica; 31.809 di CDR22, di cui 26.997 t inviate alle caldaie CDR (ovvero a inceneritori/termovalorizzatori dedicati al CDR) e 4.812 t conferite a inceneritori/termovalorizzatori per rifiuti urbani. Alla luce dei dati riportati sopra, la gestione complessiva dei rifiuti urbani indifferenziati a valle degli impianti di trasferimento e trattamento meccanico è risultata la seguente: 9.178 t (pari allo 0,6% circa delle 1.415.377 t di rifiuti urbani indifferenziati) di frazioni merceologiche omogenee sono state selezionate e avviate a recupero di materia in impianti di riciclaggio; 721.141 t (51% circa) sono state avviate a impianti di incenerimento/termovalorizzazione; 157.039 t (11,1% circa) sono state avviate a bio-stabilizzazione per la produzione di frazione organica stabilizzata (FOS); 500.982 t (35,4% circa) sono state conferite in discarica; 26.997 t (1,9% circa) sono state avviate a impianti CDR. I quantitativi appena elencati comprendono le quote dei sovvalli (scarti non recuperabili) derivanti dalla separazione delle raccolte differenziate multimateriali del rifiuto urbano, che sono inviate a incenerimento/termovalorizzazione o in discarica in relazione all’impiantistica provinciale. La gestione complessiva del rifiuto urbano indifferenziato suddivisa per ambiti provinciali è riportata in Tabella 1.5.1-2 ed evidenzia differenze gestionali significative in relazione al sistema impiantistico presente e agli accordi interprovinciali vigenti. Nel 2011 le province avevano un sistema impiantistico che garantiva l’autosufficienza nella gestione dei rifiuti urbani, ad eccezione 20 in ingresso a tali impianti occorre considerare, oltre alle 359.867 tonnellate di cui in Tabella 1.5.1-1, anche le 108.966 tonnellate provenienti dagli impianti di trasferimento 21 se riferito ai quantitativi totali in ingresso agli impianti di trattamento meccanico, tale valore rappresenta lo 0,9% circa (le rese degli impianti variano da un minimo dello 0% a un massimo del 2,3%) 22 Combustibile Derivato da Rifiuti 63 della provincia di Parma che, disponendo soltanto di impianti di trattamento meccanico, ha conferito i rifiuti in uscita dagli stessi (frazione secca e frazione umida) a impianti di smaltimento extra-provinciali (e in piccola parte anche extra-regionali). Tabella 1.5.1-2 > Destinazione finale del rifiuto urbano indifferenziato, 2011 Provincia A recupero di materia (t) CDR (t) Incenerimento /termovalorizz azione (t) A bio stabilizza zione (t) Discarica (t) Totale rifiuto urbano indifferenziato (t) Piacenza 1.775 0 83.643 0 0 85.418 Parma 5.556 1.127 26.928 39.967 31.463 105.040 Reggio Emilia 0 0 52.811 0 106.835 159.646 Modena 73 0 125.295 4.904 75.705 205.977 Bologna 1.036 0 122.906 46.667 153.374 323.984 Ferrara 197 0 108.955 20.361 788 130.301 Ravenna 539 25.870 1.990 36.905 73.876 139.179 Forlì-Cesena 1 0 114.543 8.236 31.086 153.866 Rimini 0 0 84.071 0 27.854 111.925 Totale Regione 9.178 26.997 721.141 157.039 500.982 1.415.337 Totale Regione (in percentuale) 0,6% 1,9% 51,0% 11,1% 35,4% 100% Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. Il grafico di Figura 1.5.1-1 riassume l’andamento a scala regionale della destinazione finale dei rifiuti urbani indifferenziati dal 2001 al 2011. Dopo un periodo di sostanziale stabilità, negli ultimi 3 anni vi è stata una decisa diminuzione dell’utilizzo delle discariche e un aumento dell’incenerimento che ha fatto sì che nel 2010 per la prima volta i rifiuti inceneriti hanno superato quelli conferiti in discarica. Pressoché stabili i contributi percentuali delle altre voci (recupero di materia, CDR e bio-stabilizzazione). Tale evoluzione è ancora più evidente nel grafico di Figura 1.5.1-2. Figura 1.5.1-1 > Trend 2001-2011 del rifiuto urbano indifferenziato pro capite per impianto di smaltimento finale Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. 64 Figura 1.5.1-2 > Trend 2001-2011 delle modalità di gestione dei rifiuti urbani indifferenziati Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. 1.6. Il sistema impiantistico 1.6.1. Impianti di trattamento dei rifiuti indifferenziati Il sistema impiantistico regionale è in grado di soddisfare completamente il fabbisogno di smaltimento, rendendo autosufficiente il territorio regionale. In Figura 1.6.1-1 è indicata la posizione dei principali impianti regionali dedicati al trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati, suddivisi in: impianti di trattamento meccanico-biologico; impianti di incenerimento/termovalorizzazione per rifiuti urbani e CDR; impianti di discarica per rifiuti non pericolosi. 65 Figura 1.6.1-1 > Il sistema impiantistico regionale di gestione dei rifiuti urbani indifferenziati, 2011 Fonte: Dati provenienti dagli Osservatori provinciali rifiuti 1.6.1.1 Inceneritori/Termovalorizzatori Gli impianti di incenerimento/termovalorizzazione attivi nel 2011 sul territorio regionale erano 8, dei quali 7 per rifiuti urbani e uno per CDR (Tabella 1.6.1.1-1). È presente un impianto per provincia, ad eccezione di Parma dove era in fase di realizzazione un nuovo impianto. Tutti gli impianti hanno effettuato recupero energetico. Il recupero elettrico, che per il 2011 è stato pari a circa 570.000 MWh, è stato effettuato da tutti gli impianti mentre il recupero termico, pari a circa 182.000 MWh, è stato effettuato solo dagli impianti di Reggio Emilia, Bologna, Ferrara e Forlì. Degli 8 impianti operanti in regione, quelli di Bologna, Ferrara e l’impianto CDR di Ravenna sono autorizzati per operazioni di recupero energetico R1. Nel 2011 sono state complessivamente trattate in questi impianti 959.813 tonnellate di rifiuti23 (incluse 5.466 t di rifiuti pericolosi). Di questi, il 63% circa è costituito da rifiuti urbani indifferenziati, il 25% circa dalla frazione secca derivante da selezione meccanica dei rifiuti, il 5% circa da CDR, l’1% circa da rifiuti sanitari e il 6% circa da altri rifiuti speciali. 23 a fronte di una capacità massima autorizzata pari a 1.044.500 tonnellate 66 Tabella 1.6.1.1-1 > Impianti di incenerimento/termovalorizzazione per rifiuti urbani e CDR, 2011 QUANTITA' TRATTATA (t) Provincia Comune Ragione sociale Capacità autorizzata (t/a) Rifiuti urbani (CER 20….) Frazione secca (CER 191212) CDR (CER 191210) altri rifiuti speciali TOTALE di cui rifiuti pericolosi PC Piacenza Tecnoborgo 120.000 71.938 43.383 0 4.678 119.998 1.970 RE Reggio Emilia IREN Ambiente 70.000 52.843 7.127 0 463 60.433 0 MO Modena* HERAMBIENTE 240.000 126.199 45.016 3.661 1.421 176.298 0 BO Granarolo Emilia F.E.A. (**) 218.000 117.574 58.247 2.193 22.996 201.010 3.496 FE Ferrara HERAMBIENTE (**) 130.000 75.398 24.663 0 29.777 129.838 0 RA Ravenna HERAMBIENTE (***) 56.500 0 27 41.531 561 42.118 0 FC Forlì HERAMBIENTE 120.000 73.833 41.883 24 115.741 0 RN Coriano HERAMBIENTE 150.000 84.589 24.704 0 5.085 114.378 0 TOTALE 1.104.500 602.374 245.049 47.385 65.005 959.813 5.466 (*) Capacità effettiva 180.000 t/anno (**) Impianto autorizzato R1 (***) Impianto CDR (autorizzato R1) Fonte: Osservatori provinciali rifiuti 1.6.1.2 Discariche Le discariche presenti sul territorio regionale sono 24 (Tabella 1.6.1.2-1), di cui: 16 sono operative; 8 sono inattive e non hanno smaltito rifiuti nel 2011. Nelle 16 discariche operative sono state complessivamente smaltite 1.277.536 tonnellate di rifiuti. La maggior parte di essi è costituita da rifiuti derivanti da processi di pre-trattamento (53% circa), seguita da rifiuti urbani indifferenziati (27% circa) e da rifiuti speciali (20% circa). 67 Tabella 1.6.1.2-1 > Impianti di discarica per rifiuti non pericolosi, 2011 Di cui rifiuti NON PERICOLOSI Rifiuti urbani CER 191210 + 190501 CER 190503 + 191212 Altri rifiuti speciali Di cui rifiuti speciali Pericolosi Provincia Comune Ragione sociale Volume autorizzato (m3) Capacità residua al 31/12/2011 (m3) TOTALE SMALTITO (t) t t t t t Stato operativo (*) PR Borgo Val di Taro Comunità Montana delle Valli di Taro e del Ceno 581.200 - - - - - ì RE Novellara S.a.ba.r. 655.500 382.709 62.402 37.656 96 22.863 1.787 o RE Carpineti IREN Ambiente 1.925.000 371.866 148.859 83.670 0 48.605 16.584 o RE Castellarano IREN Ambiente 2.000.000 70.000 0 - - - - - ì MO Finale Emilia FERONIA s.r.l. 416.000 416.000 ì MO Carpi Aimag 600.000 246.765 87.045 22.342 0 56.315 8.387 o MO Mirandola Aimag 492.000 113.170 28.583 7.612 0 17.737 3.234 o MO Medolla Aimag 300.000 45.921 - - - - i MO Pievepelago Comune di Pievepelago 66.900 42.000 - - - - i MO Zocca HERAMBIENTE 350.000 132.640 53.104 35.955 0 12.317 4.832 o BO Baricella HERAMBIENTE 1.342.000 - - - - - i BO Gaggio Montano Co.Se.A. 225.000 55.618 61.844 39.431 0 22.354 59 o BO Galliera HERAMBIENTE 1.059.000 125.000 81.614 16.543 0 63.595 1.476 o BO Imola HERAMBIENTE 2.880.000 1.800.000 199.105 4.143 557 169.510 24.894 o BO S. Agata Bolognese Nuova Geovis 465.500 6.400 17.134 1.247 2.134 13.752 0 o FE Argenta SOELIA 160.000 500 15.186 111 0 0 15.075 o FE Comacchio Sicura 350.000 58.716 41.621 0 0 0 41.621 o FE Jolanda di Savoia Area 52.500 25.081 32.524 120 0 0 32.404 o FE Sant'Agostino CMV 307.000 0 0 0 0 0 0 i RA Lugo HERAMBIENTE 250.000 233.813 16.187 3.061 1.374 10.824 928 o RA Ravenna HERAMBIENTE 610.000 206.797 205.005 10.802 9.821 119.474 64.908 o FC Sogliano al Rubicone Sogliano Ambiente 2.500.000 1.277.000 163.529 46.131 1.009 77.695 38.694 o FC Cesena HERAMBIENTE 132.000 36.960 63.795 36.507 0 21.727 5.561 o FC Civitella di Romagna HERAMBIENTE 4.538 4.538 - - - - i TOTALE 17.724.138 5.651.494 1.277.536 345.332 14.991 656.769 257.209 3.234 (*) o = operativo; i = inattivo; c = cessata attività Fonte: Osservatori provinciali rifiuti 68 1.6.1.3 Impianti di trattamento meccanico-biologico In regione sono presenti 9 impianti (Tabella 1.6.1.3-1): 4 impianti effettuano esclusivamente un trattamento meccanico dei rifiuti in ingresso; 4 impianti effettuano anche un trattamento di bio-stabilizzazione; 1 impianto è finalizzato alla produzione di CDR. Nel 2011 sono state complessivamente trattate in questi impianti 722.405 tonnellate di rifiuti, a fronte di una capacità massima autorizzata di 1.231.000 tonnellate. Tabella 1.6.1.3-1 > Impianti di trattamento meccanico-biologico Output dell'impianto Provincia Comune Ragione sociale Quantità autorizzata (t/a) Totale rifiuti trattati (t) Tipologia (*) Modalità di bio stabilizzazione (**) Tecnologia (***) Tipologia residui in uscita (****) Quantitativo prodotto (t) Destinazione 191212 26.482 Discarica 191202 462 Recupero 191212 21.278 Inceneritore PR Parma IREN Ambiente 150.000 83.418 S - 191212 33.355 Trattamento 191212 3.491 Discarica 191210 6.242 Inceneritore 191202 383 Recupero 191212 6.264 Trattamento PR Borgo Val di Taro Oppimitti 58.000 16.951 S - 191212 342 Inceneritore 190503 18.947 Discarica 191212 13.699 Discarica MO Carpi AIMAG 70.000 39.582 S e BS df br (bio-tunnel) 191202 25 Recupero 190503 25.980 Discarica 90.000 27.505 S 191202 30 Recupero BO S. Agata Bolognese Nuova Geovis 70.000 49.833 BS br (bio-celle) 191212 13.752 Discarica 191212 42.831 Discarica BO Bologna HERAMBIENTE 150.000 43.254 S - 191202 423 Recupero 150.000 80.850 S 191202 918 Recupero 190503 43.453 Discarica BO Imola Akron 70.000 62.815 BS df br (bio-tunnel) 191212 55.326 Discarica 191212 24.691 Inceneritore 190501 23.097 Inceneritore 60.000 45.221 S 190501 1.057 Discarica 190503 40.110 Discarica FE Ostellato HERAMBIENTE 75.000 74.231 BS df cr 191202 251 Recupero 191212 37.713 Trattamento 191212 66.935 discarica 191202 217 recupero 191212 2.768 Inceneritore RA Ravenna HERAMBIENTE 180.000 148.362 CDR df br (Bio-tunnel) 191210 37.267 Inceneritore 191212 8.499 trattamento FC Forlì HERAMBIENTE 108.000 50.383 S separazione meccanica trituratore+vaglio 191212 41.883 Inceneritore (*) S = selezione; BS = biostabilizzazione; BE = bioessiccazione; CDR = Combustibile Derivato dai Rifiuti (**) u = flusso unico (rifiuto urbano misto tal quale); df = differenziazione di flusso (frazione umida dopo selezione) (***) csa = cumuli statici areati; cr = cumuli periodicamente rivoltati; br = bioreattore (****) BS = biostabilizzato; BE = bioessiccato; FS = frazione secca; CDR; metalli; scart Fonte: Osservatori provinciali rifiuti 69 1.6.2. Impianti di trattamento dei rifiuti differenziati 1.6.2.1 Impianti per il recupero della frazione organica Nel 2011 erano presenti 21 impianti che hanno trattato prevalentemente rifiuti organici di origine urbana; di questi uno non ha operato. I 20 impianti operativi hanno trattato complessivamente circa 515.636 tonnellate di rifiuti (a fronte di una capacità massima autorizzata di 629.770 tonnellate), di cui: il 58% costituito da umido, il 33% da verde, il 4% da fanghi e il 5% da altre frazioni compostabili. Si riporta in Tabella 1.6.2.1-1 l’elenco degli impianti di compostaggio che trattano prevalentemente rifiuti organici di origine urbana presenti sul territorio regionale. Tabella 1.6.2.1-1 > Impianti di compostaggio per rifiuti selezionati (compost di qualità) Tipologie del rifiuto trattato (t/a) Output dell'impianto (t/a) Provinc ia Comune Ragione sociale Quantit à autorizz ata (t/a) Totale rifiuti trattati (t/a) Umido (CER 200108) Verde (CER 200201) Fanghi altre frazioni compost abili Prodotti in uscita (**) Quantitativ o prodotto (t/a) Stato operativ o (***) PC Sarmato Maserati 50.000 49.765 39.707 8.817 0 1.241 acm 17.955 o PR Collecch io Consorzio Parco Regionale Boschi di Carrega 2.770 2.766 0 2.766 0 0 acm nd o PR Mezzani IREN Ambiente - - - - - - - - i compost 15.129 RE Reggio Emilia IREN Ambiente 50.000 49.912 49.641 0 271 cfs 16.398 o RE Cavriago IREN Ambiente 2.000 1.972 0 1.972 0 0 compost 547 o RE S. Ilario d'Enza Servizi Ambientali 20.000 nd nd nd nd nd ammendant e compostato grezzo 5.767 o MO Carpi AIMAG 75.000 61.069 44.350 11.509 114 5.096 acm 22.972 o MO Finale Emilia CAMPO 30.000 29.322 25.494 1.759 0 2.069 acm 13.196 o MO Nonant ola Sara (****) 13.500 19.476 14.290 4.446 75 665 acm 9.898 o BO S. Agata Bologne se Nuova Geovis 60.000 55.781 50.973 1.070 0 3.738 acm 9.516 o BO Ozzano Emilia Nuova Geovis 20.000 20.213 0 19.943 0 270 acv 10.684 o BO S. Pietro in Casale Agrienergia 24.000 5.206 0 608 3.091 1.507 acm 1.973 o acm 2.666 FE Ostellat o HERAMBIENTE 28.000 26.297 22.043 3.951 24 279 cfs 647 o acm 8.932 RA Lugo HERAMBIENTE 60.000 44.771 20.206 16.046 4.881 3.638 cfs 6.207 o RA Faenza ENOMONDO 30.000 30.013 0 20.480 3.664 5.868 acm 6.150 o RA Ravenna COMPO AGRO SPECIALITIES 20.000 10.295 0 10.295 0 0 acv 3.800 o RA Ravenna VERDE 5.000 nd nd nd nd nd nd nd o RA Ravenna AD COMPOST 13.000 11.918 0 3.617 6.171 2.130 acv 5.172 o acm 4.785 FC Cesena Romagna Compost 40.000 39.552 37.707 1.718 0 127 cfs 6.467 o acm 5.692 FC Cesenati co Salerno Pietro 29.500 23.594 21.667 1.855 0 72 cfs 7.182 o RN Rimini HERAMBIENTE 57.000 33.715 23.660 9.539 0 516 acm 2.944 o 70 TOTALE 629.770 515.636 300.097 170.032 18.020 27.487 (*) csa = cumuli statici areati; cr = cumuli rivoltati; br = bio-reattori (**) acv = ammendante compostato verde; acm = ammendate compostato misto; cfs = compost fuori specifica (***) o = operativo; i = inattivo (****) dati in fase di verifica Fonte: dati provenienti dagli Osservatori provinciali rifiuti UMIDO Come già segnalato nel precedente paragrafo 1.4.3.1: nel corso del 2011 sono state raccolte in maniera differenziata in Emilia-Romagna 233.852 tonnellate di rifiuto umido; il 74% di quanto raccolto dai gestori è stato avviato direttamente a impianti di compostaggio mentre il rimanente 26% è transitato come prima destinazione in impianti di stoccaggio e/o selezione per essere successivamente avviato agli impianti di compostaggio; gli impianti di prima destinazione sono tutti ubicati in regione eccetto un impianto di compostaggio in Toscana (cui sono state conferite 1.769 tonnellate) e un impianto di stoccaggio in Lombardia (cui sono state conferite 298 tonnellate). L’analisi dei MUD degli impianti di stoccaggio ha permesso di risalire anche alla destinazione finale. Il risultato complessivo, inteso come somma delle destinazioni dirette dopo la raccolta e delle destinazioni finali dopo le fasi di stoccaggio, è il seguente: il 98% è stato conferito in impianti regionali; il 2% è stato conferito in impianti extra-regionali. Gli impianti che hanno ricevuto le quantità maggiori (>1.000 t) di rifiuti umidi nel 2011 sono indicati in Tabella 1.6.2.1-2 (in rosso sono indicati gli impianti ubicati fuori regione). Tabella 1.6.2.1-2 > Impianti di recupero finali dell’umido, 2011 Ragione sociale Comune Provincia Totale Impianto (t) % sul totale raccolto dal gestore NUOVA GEOVIS Sant'Agata Bolognese BO 48.711 21 AIMAG Carpi MO 31.817 14 ROMAGNA COMPOST Cesena FC 30.794 13 HERAMBIENTE Lugo RA 27.681 12 HERAMBIENTE Rimini RN 22.852 10 HERAMBIENTE Ostellato FE 21.089 9 CAMPO Finale Emilia MO 20.811 9 MASERATI Sarmato PC 15.274 7 SARA Nonantola MO 4.487 2 SALERNO PIETRO Cesenatico FC 3.899 2 SISTEMI BIOLOGICI Piteglio PT 1.769 1 GTM Ghisalba BG 1.228 1 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. In Figura 1.6.2.1-1 sono geo-referenziati gli impianti di recupero finale 71 Figura 1.6.2.1-1 > Localizzazione geografica dei principali impianti di recupero finali dell’umido, 2011 N° Ragione sociale Comune Prov. Regione 1 AIMAG Carpi MO EMILIA-ROMAGNA 2 ROMAGNA COMPOST Cesena FC EMILIA-ROMAGNA 3 SALERNO PIETRO Cesenatico FC EMILIA-ROMAGNA 4 CAMPO Finale Emilia MO EMILIA-ROMAGNA 5 GTM Ghisalba BG LOMBARDIA 6 HERAMBIENTE Lugo RA EMILIA-ROMAGNA 7 SARA Nonantola MO EMILIA-ROMAGNA 8 HERAMBIENTE Ostellato FE EMILIA-ROMAGNA 9 SISTEMI BIOLOGICI Piteglio PT TOSCANA 10 HERAMBIENTE Rimini RN EMILIA-ROMAGNA 11 NUOVA GEOVIS S. Agata Bolognese BO EMILIA-ROMAGNA 12 MASERATI Sarmato PC EMILIA-ROMAGNA Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. Nella Tabella 1.6.2.1-3, riassuntiva dei flussi per provincia, sono indicati anche gli impianti di prima destinazione che hanno trattato quantitativi superiori a 1.000 t. A scala regionale nel 2011 la frazione estranea è stata mediamente pari a circa il 7 %, con piccole differenze fra provincia e provincia (si passa dal 14% di Ferrara al 2% di Reggio Emilia). Il dato è in leggero aumento rispetto ai valori registrati nel 2009. La frazione umida avviata a compostaggio a livello regionale risulta pertanto pari a 49 kg/ab, rispetto ai 52 kg/ab raccolti. 72 Tabella 1.6.2.1-3 > Impianti di prima e seconda destinazione e quantificazione dell’avvio a recupero della frazione umida da RD, 2011 Provincia Umido raccolto dal gestore (t) Abitanti residenti (n) Umido raccolto dal gestore pro capite (Kg/ab) Impianti di I destinazione (> 100 t) Impianti di recupero (> 1.000 t) Umido avviato a recupero (t) Di cui avviato a recupero energetico (t) Umido avviato a recupero pro-capite (Kg/ab) % UMIDO avviato a recupero rispetto al quantitativo raccolto Piacenza 13.822 291.302 47 STOCCAGGIO IREN (Piacenza - PC) MASERATI (Sarmato - PC); altri conferimenti minori fuori Regione 13.088 - 45 95% STOCCAGGIO IREN (Parma - PR); altri conferimenti minori dentro Regione Parma 26.031 445.283 58 RECUPERO AIMAG (Carpi - MO); NUOVAGEOVIS (S. Agata BO); MASERATI (Sarmato - PC); CAMPO (Finale - MO) AIMAG (Carpi - MO); CAMPO (Finale - MO); MASERATI (Sarmato - PC); NUOVAGEOVIS (S. Agata - BO); altri conferimenti minori fuori Regione 25.331 - 57 97% STOCCAGGIO CASALASCA (S. Giovanni in Croce - CR) Reggio Emilia 15.189 534.014 28 RECUPERO AIMAG (Carpi - MO) AIMAG (Carpi - MO); altri conferimenti minori dentro e fuori Regione 14.809 - 28 98% STOCCAGGIO HERAMBIENTE (Sassuolo - MO) Modena 40.898 705.164 58 RECUPERO AIMAG (Carpi - MO); CAMPO (Finale - MO); SARA (Nonantola - MO); NUOVAGEOVIS (S. Agata BO) AIMAG (Carpi - MO); CAMPO (Finale - MO); SARA (Nonantola MO); NUOVAGEOVIS (S. Agata BO); HERAMBIENTE (Ostellato FE); HERAMBIENTE (Lugo - RA); GTM (Ghisalba - BG); altri conferimenti minori dentro Regione 38.812 319* 55 95% Bologna 40.170 998.931 40 RECUPERO NUOVAGEOVIS (S. Agata BO); HERAMBIENTE (Lugo - RA); SISTEMI BIOLOGICI (Piteglio - PT) NUOVAGEOVIS (S. Agata - BO); SISTEMI BIOLOGICI (Piteglio PT); altri conferimenti minori dentro Regione 38.418 38 96% Ferrara 18.491 359.686 51 STOCCAGGIO AREA (Jolanda di Savoia FE) NUOVAGEOVIS (S. Agata - BO); HERAMBIENTE (Ostellato - FE); 15.990 - 44 86% 73 SMALTIMENTO HERAMBIENTE (Ostellato - FE) RECUPERO NUOVAGEOVIS (S. Agata BO); HERAMBIENTE (Ostellato - FE); SALERNO PIETRO (Cesenatico - FC) STOCCAGGIO AIRONE (Ravenna - RA); HERAMBIENTE (Cervia RA) Ravenna 15.375 394.464 39 RECUPERO HERAMBIENTE (Lugo RA) HERAMBIENTE (Lugo - RA); altri conferimenti minori dentro Regione 14.496 - 37 94% STOCCAGGIO HERAMBIENTE (Cervia RA) Forlì-Cesena 27.156 398.332 68 RECUPERO ROMAGNA COMPOST (Cesena - FC); SALERNO PIETRO (Cesenatico - FC) ROMAGNA COMPOST (Cesena FC); SALERNO PIETRO (Cesenatico - FC); altri conferimenti minori dentro Regione 24.044 - 60 89% Rimini 35.515 332.070 107 RECUPERO HERAMBIENTE (Ostellato - FE); HERAMBIENTE (Lugo RA); HERAMBIENTE (Rimini - RN); ROMAGNA COMPOST (Cesena - FC) HERAMBIENTE (Ostellato - FE); HERAMBIENTE (Lugo - RA); HERAMBIENTE (Rimini - RN); ROMAGNA COMPOST (Cesena FC) 31.976 - 96 90% Totale raccolto dal gestore 232.647 4.459.246 52 216.963 319 49 93% Rifiuti umidi assimilati 1.205 4.459.246 0 1.205 0 100% Totale Regionale raccolto 233.852 4.459.246 52 218.168 49 93% (*) Quota derivante da parte di umido raccolto con il codice CER 200108 ma con scarti da giardino preponderanti rispetto all’umido, e di conseguenza conferiti ad impianti che trattano prevalentemente la frazione verde (CER 200201) In rosso gli impianti fuori Regione Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. 74 VERDE Come già segnalato nel precedente paragrafo 1.4.3.2: nel corso del 2011 sono state raccolte in maniera differenziata in Emilia-Romagna 353.735 tonnellate di rifiuto verde; il 49% di quanto raccolto dai gestori è stato avviato direttamente a impianti di compostaggio. Il 50% transita come prima destinazione in impianti di stoccaggio per essere successivamente avviato a impianti di recupero (di materia o energia). Il rimanente 1% circa (prodotto nelle province di Ravenna e Forlì-Cesena) è materiale con una percentuale di frazione estranea elevata e pertanto è avviato a due impianti di trattamento meccanico assieme ai rifiuti indifferenziati. L’analisi dei MUD degli impianti di stoccaggio ha permesso di risalire alla destinazione impiantistica di recupero finale24. La destinazione finale del verde è la seguente: 220.631 t (il 64% circa) è stato conferito in impianti regionali e 124.439 t (il 36% circa) in impianti extra-regionali. Il resto è costituito da 1.615 t di frazione estranea selezionata dagli impianti di prima destinazione prima di avviare il rifiuto agli impianti di recupero finali, da 6.297 t di rifiuti umidi assimilati che il produttore ha avviato direttamente a recupero ai sensi dell’art. 238 comma 10 del D.Lgs 152/2006 e da 753 t di rifiuti verdi della provincia di Modena conferiti in un’area autonomamente gestita dai Comuni. In particolare: 278.352 t sono state avviate a impianti di compostaggio (183.937 t in impianti regionali, 94.415 t in impianti extra-regionali); 36.747 t sono state avviate a recupero energetico (33.587 t in impianti regionali, 3.160 t in impianti extra-regionali); 25.312 t sono state avviate a impianti di produzione di pannelli truciolati (tutti extra regionali); 1.552 t sono state avviate a impianti di pellettizzazione (tutti extra-regionali). Completano il quadro le 3.107 t di rifiuto con una percentuale di frazione estranea elevata e che pertanto sono state avviate a due impianti di trattamento meccanico (della ditta Herambiente a Ravenna e Forlì) assieme ai rifiuti indifferenziati. Gli impianti che hanno ricevuto più di 2.000 t di rifiuti verdi nel 2011 sono riportati in Tabella 1.6.2.1-4. Tabella 1.6.2.1-4 > Impianti di recupero finale del verde, 2011 Ragione sociale Comune Provincia Totale IMPIANTO (t) % sul totale raccolto dal gestore IREN AMBIENTE Reggio Emilia RE 49.641 14% GTM Ghisalba BG 31.901 9% ENOMONDO* (recupero energia) Faenza RA 30.572 9% HERAMBIENTE Rimini RN 20.232 6% HERAMBIENTE Lugo RA 17.447 5% NUOVA GEOVIS Ozzano Emilia BO 15.921 5% Frati Luigi** Pomponesco MN 12.578 4% Frati Luigi** Borgoforte MN 11.867 3% AIMAG Carpi MO 11.262 3% Compo Agro Specialities Ravenna RA 10.243 3% 24 in alcuni casi gli impianti di stoccaggio effettuano anche una selezione delle frazioni estranee, prima di avviare il rifiuto agli impianti di recupero finali 75 ENOMONDO (linea compostaggio) Faenza RA 9.212 3% BIOCALOS Canda RO 7.909 2% ROMAGNA COMPOST Cesena FC 6.899 2% VERDE Ravenna RA 6.670 2% FERRARI ENZO Mortara PV 5.815 2% MASERATI Sarmato PC 5.813 2% SERVIZI AMBIENTALI S. Ilario d'Enza RE 5.529 2% AZ. AGRICOLA ALLEVI Ferrera Erbognone PV 5.231 2% NUOVA GEOVIS S. Agata Bolognese BO 4.788 1% SOVEA Ghedi BS 4.251 1% SYSTEM ECO GREEN Noviglio MI 3.892 1% AD COMPOST Ravenna RA 3.727 1% AZ. AGRICOLA RAVARA Castelvetro PC 3.652 1% DIVISION GREEN Rudiano BS 3.419 1% Industria Compensati Colorno* Torrile PR 3.015 1% TECNOGARDEN SERVICE Luino MB 2.898 1% CONS. PARCO REG. BOSCHI CARREGA Collecchio PR 2.762 1% AGRIFLOR S. Bonifacio VR 2.395 1% DI BENEDETTO Minerbio BO 2.371 1% AGRIFLOR Perugia PG 2.073 1% F.LLI BOSCARO* Vigliano Biellese BI 2.035 1% (*) Verde avviato a recupero di energia (**) Verde avviato a produzione di pannelli truciolati In rosso gli impianti fuori Regione Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. La localizzazione di tali impianti è riportata in Figura 1.6.2.1-2: 76 Figura 1.6.2.1-2 > Localizzazione geografica dei principali impianti di recupero finali del verde, 2011 N° Ragione sociale Comune Prov. Regione 1 DI BENEDETTO Bologna BO EMILIA-ROMAGNA 2 Frati Luigi Borgoforte MN Lombardia 3 BIOCALOS Canda RO VENETO 4 AIMAG Carpi MO EMILIA-ROMAGNA 5 AZ. AGRICOLA RAVARA Castelvetro Piacentino PC EMILIA-ROMAGNA 6 ROMAGNA COMPOST Cesena FC EMILIA-ROMAGNA 7 CONSORZIO PARCO REG. BOSCHI CARREGA Collecchio PR EMILIA-ROMAGNA 8 ENOMONDO Faenza RA EMILIA-ROMAGNA 9 AZ. AGRICOLA ALLEVI Ferrera Erbognone PV LOMBARDIA 10 SOVEA Ghedi BS LOMBARDIA 11 GTM Ghisalba BG LOMBARDIA 12 HERAMBIENTE Lugo RA EMILIA-ROMAGNA 13 FERRARI Mortara PV LOMBARDIA 14 SYSTEM ECO GREEN Noviglio MI LOMBARDIA 15 NUOVA GEOVIS Ozzano Emilia BO EMILIA-ROMAGNA 16 AGRIFLOR Perugia PG UMBRIA 17 Frati Luigi Pomponesco MN LOMBARDIA 18 Compo Agro Specialities Ravenna RA EMILIA-ROMAGNA 19 VERDE Ravenna RA EMILIA-ROMAGNA 20 AD COMPOST Ravenna RA EMILIA-ROMAGNA 21 IREN AMBIENTE Reggio Emilia RE EMILIA-ROMAGNA 22 HERAMBIENTE Rimini RN EMILIA-ROMAGNA 77 23 DIVISION GREEN Rudiano BS LOMBARDIA 24 NUOVA GEOVIS S. Agata Bolognese BO EMILIA-ROMAGNA 25 AGRIFLOR San Bonifacio VR VENETO 26 SERVIZI AMBIENTALI Sant'ilario d'enza RE EMILIA-ROMAGNA 27 MASERATI Sarmato PC EMILIA-ROMAGNA 28 INDUSTRIA COMPENSATI COLORNO Torrile PR EMILIA-ROMAGNA 29 F.LLI BOSCARO Vigliano Biellese BI PIEMONTE 30 TECNOGARDEN Vimercate MB LOMBARDIA Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. Ai gestori di tutti questi impianti è stato chiesto di dichiarare la quantità di frazione estranea presente nei rifiuti prima dell’avvio alla fase di recupero; laddove la risposta non è pervenuta, si è provveduto all’analisi dei dati MUD. I dati finali sono riassunti in Tabella 1.6.2.1-5. La frazione estranea presente nei rifiuti verdi raccolti è risultata pari a circa il 3%, con piccole differenze fra provincia e provincia (si va dal 10% di Forlì Cesena all’1% di Reggio Emilia e Modena). Il dato è leggermente inferiore ai valori registrati nel 2010. Il dato della frazione verde raccolta in maniera differenziata avviata a recupero a livello regionale (compresa anche la quota di rifiuti verdi assimilati che il produttore ha avviato direttamente al recupero ai sensi dell’art. 238 comma 10 del D.Lgs. 152/2006) è di 77 kg/ab, rispetto ai 79 kg/ab raccolti. La Tabella 1.6.2.1-5 sintetizza altresì, per provincia, i dati di raccolta, gli impianti di prima destinazione (stoccaggio o recupero) e le quantità avviate a recupero. 78 Tabella 1.6.2.1-5 > Flusso del verde dalla raccolta all’avvio a recupero, 2011 Provincia Verde raccolto dal gestore (t) Abitanti residenti (n.) Verde raccolto dal Gestore pro capite (Kg/ab) IMPIANTO I DESTINAZIONE (stoccaggio o recupero) dell'VERDE raccolto. Si riportano i nominativi degli impianti che hanno ricevuto oltre le 200 t IMPIANTO di RECUPERO finale. Si riportano i nominativi degli impianti che hanno ricevuto oltre le 2.000 t VERDE avviato a recupero (t) Di cui avviato a recupero energetico (t) VERDE avviato a recupero pro capite (Kg/ab) % VERDE avviato a recupero rispetto al quantitativo raccolto STOCCAGGIO IREN AMBIENTE (Piacenza - PC) Piacenza 22.128 291.302 76 RECUPERO MASERATI (Sarmato - PC) MASERATI (Sarmato - PC); GTM (Ghisalba - BG) 20.888 - 72 94% STOCCAGGIO IREN AMBIENTE (Parma PR); FERRARI (Sale - AL) Parma 43.288 445.283 97 RECUPERO CONS. PARCO BOSCHI CARREGA (Collecchio PR); STAF (Chiari - BS); DIVISION GREEN (Rudiano - BS); TECNOGARDEN (Luino VA) CONS. PARCO BOSCHI CARREGA (Collecchio - PR); GTM (Ghisalba - BG); FERRARI (Mortara - PV); AZ. AGR. ALLEVI (Ferrera Erbognone - PV); SOVEA (Ghedi - BS); DIVISION GREEN (Rudiano - BS); TECNOGARDEN (Luino MB); altri conferimenti minori dentro e fuori Regione 42.622 1.612 96 98% Reggio Emilia 78.494 534.014 147 STOCCAGGIO IREN AMBIENTE (Parma PR); SABAR (Novellara RE); FERRARI ENZO (Sale AL); altri conferimenti minori fuori Regione IREN AMBIENTE (Reggio Emilia - RE); SERVIZI AMBIENTALI (Sant'Ilario RE); AIMAG (Carpi - MO); GTM (Ghisalba - BG); altri conferimenti minori dentro e fuori Regione 77.796 211 146 99% 79 RECUPERO IREN AMBIENTE (Reggio Emilia -RE); IREN AMBIENTE (Cavriago RE); AIMAG (Carpi - MO); AZ. AGR. RAVARA (Castelvetro - PC); SERVIZI AMBIENTALI (S. Ilario - RE); GTM (Ghisalba - BG); SOVEA (Ghedi - BS); TERCOMPOSTI (Calvosano - BS); altri conferimenti minori fuori Regione STOCCAGGIO HERAMBIENTE (Sassuolo MO); SANDEI (Vignola MO) Modena 45.889 705.164 65 RECUPERO AIMAG (Carpi - MO); CAMPO (Finale - MO); NUOVAGEOVIS (S. Agata BO); DI BENEDETTO (Minerbio - BO); altri conferimenti minori dentro Regione AIMAG (Carpi - MO); ENOMONDO (Faenza - RA); INDUSTRIA COMPENSATI COLORNO (Torrile - PR); FRATI (Borgoforte - MN); FRATI (Pomponesco - MN); altri conferimenti minori dentro e fuori Regione 45.721 7.638 65 99% STOCCAGGIO RECTER (Imola - BO); ZETAELLE (Molinella BO), CTF (Faenza - RA); DIFE (Montale - PT) Bologna 35.964 998.931 36 RECUPERO NUOVAGEOVIS (S. Agata BO); DI BENEDETTO (Minerbio - BO); NUOVAGEOVIS (Ozzano BO); altri conferimenti minori dentro Regione NUOVAGEOVIS (Ozzano BO); NUOVAGEOVIS (S. Agata - BO); ENOMONDO (Faenza - RA); altri conferimenti minori dentro e fuori Regione 35.053 8.773 35 97% 80 STOCCAGGIO AREA (Jolanda - FE); BRODOLINI (Comacchio FE); AKRON (Ferrara FE); altri conferimenti minori dentro Regione Ferrara 33.249 359.686 92 RECUPERO NUOVAGEOVIS (S. Agata BO); AZ. AGR. SALVAGNINI (Porto Viro RO); DIVISION GREEN (Rudiano - BS); AGRIFLOR (Perugia - PG); ICRO (Macerata - MC); altri conferimenti minori dentro e fuori Regione BIOCALOS (Canda - RO); SYSTEM ECO GREEN (Noviglio - MI); altri conferimenti minori dentro e fuori Regione 32.313 1.455 90 97% STOCCAGGIO HERAMBIENTE (Ravenna RA); RECTER (Imola BO); COMITATO DI AMICIZIA (Faenza - RA); CTF (Faenza - RA) SMALTIMENTO HERAMBIENTE (Ravenna RA) Ravenna 44.953 394.464 114 RECUPERO HERAMBIENTE (Lugo RA); COMPO AGRO SPECIALITIES (Ravenna RA); VERDE (Ravenna RA) ENOMONDO (Faenza - RA); COMPO AGRO SPECIALITIES (Ravenna - RA); VERDE (Ravenna - RA); HERAMBIENTE (Lugo - RA); altri conferimenti minori dentro e fuori Regione 41.931 7.601 106 93% STOCCAGGIO CTF (Faenza - RA); HERAMBIENTE (Forlì FC); HERAMBIENTE (Cesenatico - FC); altri conferimenti minori dentro Regione Forlì-Cesena 23.997 398.332 60 SMALTIMENTO HERAMBIENTE (Forlì - FC) ENOMONDO (Faenza - RA); ROMAGNA COMPOST(Cesena - FC); altri conferimenti minori dentro Regione 21.714 9.078 55 90% 81 RECUPERO SALERNO PIETRO (Cesenatico - FC); ROMAGNA COMPOST (Cesena - FC); altri conferimenti minori dentro Regione STOCCAGGIO Rimini 18.722 332.070 56 RECUPERO HERAMBIENTE (Rimini RN) HERAMBIENTE (Rimini - RN) 17.805 - 54 95% Totale Regionale raccolto dal Gestore 346.685 4.459.246 77 335.843 36.368 75 97% Rifiuti verdi assimilati + quota autogestita dai Comuni 7.050 4.459.246 2 7.050 2 100% Totale Regionale raccolto 353.735 4.459.246 79 342.893 77 97% In rosso gli impianti fuori Regione Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. 82 1.6.2.2 Impianti per il recupero delle frazioni secche CARTA E CARTONE Come già segnalato nel precedente paragrafo 1.4.4.1, nel 2011 in regione sono state raccolte in maniera differenziata 364.088 tonnellate di carta e cartone. Di queste, 311.195 tonnellate sono state raccolte dai gestori affidatari del servizio pubblico di raccolta e 52.892 tonnellate sono costituite da rifiuti cellulosici assimilati avviati a recupero direttamente dal produttore. L’88% di quanto raccolto dai gestori è stato avviato direttamente ad impianti di valorizzazione, dove i rifiuti cartacei preliminarmente selezionati e cerniti vengono pressati e confezionati in balle e avviati alle cartiere nella maggior parte dei casi come materiale che ha cessato la propria qualifica di rifiuto (end of waste). Il rimanente 12% è transitato come prima destinazione da impianti di stoccaggio per poi essere avviato ai centri di valorizzazione. L’analisi dei MUD degli impianti coinvolti nell’intero flusso dei rifiuti cartacei, dall’impianto di prima destinazione a quello di recupero finale, ha evidenziato che nel 2011 i rifiuti cartacei provenienti dalle raccolte urbane della regione Emilia-Romagna hanno avuto come destino finale 48 impianti, di cui 4 fuori regione e 3 ubicati all’estero. Rispetto al totale raccolto: il 95% è stato conferito a recuperatori regionali; l’1,4% a recuperatori extra-regionali. il 3,6% a recuperatori esteri. L’88% dei rifiuti cartacei raccolti è stato avviato per il recupero nei 18 impianti riportati in Tabella 1.6.2.2-1. Tabella 1.6.2.2-1 > Principali impianti di recupero finali dei rifiuti cartacei, 2011 Ragione sociale Comune Provincia % sul totale raccolto AKRON Coriano RN 11% GHIRARDI Parma PR 10% F.ll Mainetti Monticelli d'Ongina PC 7% REGGIANA AMBIENTE E RECUPERI SRL Rubiera RE 7% AKRON Lugo RA 7% AKRON Modena MO 6% MORI Poviglio RE 6% FINI Anzola Dell'Emilia BO 5% C.B.R.C Bologna BO 4% AKRON Mordano BO 4% AKRON Ferrara FE 4% IL SOLCO Savignano sul Rubicone FC 3% MONTI AMATO Ravenna RA 3% BANDINI-CASAMENTI Forli' FC 3% PASSERINI Cento FE 2% HAMBURGHER ESTERO 2% CA.RE. Carpi MO 2% GUANDONG LEE ESTERO 1% 83 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. e dalle dichiarazioni MUD. In Figura 1.6.2.2-1 è riportata la georeferenziazione dei principali impianti che nel 2011 hanno operato il recupero finale della frazione cartacea. Figura 1.6.2.2-1 > Localizzazione geografica dei principali impianti di recupero finali della frazione cartacea, anno 2011 1 FINI Anzola dell'Emilia (BO) 9 GHIRARDI S.r.l. Parma (PR) 2 C.B.R.C. S.r.l. Bologna (BO) 10 MORI ALBA Poviglio (RE) 3 PASSERINI RECUPERI SRL Cento (FE) 11 MONTI AMATO S.r.l. Ravenna (RA) 4 AKRON S.p.A. Coriano (RN) 12 REGGIANA AMBIENTE E RECUPERI S.r.l. Rubiera (RE) 5 BANDINI - CASAMENTI Srl Forlì (FC) 13 IL SOLCO COOP. SOCIALE a r.l. Savignano Sul Rubicone (FC) 6 AKRON S.p.A. Lugo (Voltana) (RA) 14 AKRON Spa Modena 7 F.LLI MAINETTI Monticelli D'Ongina (PC) 15 AKRON Spa Ferrara 8 AKRON S.p.A. Mordano (BO) Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. 84 In Tabella 1.6.2.2-2 si dettagliano per ciascuna provincia i quantitativi di rifiuti cartacei raccolti e avviati a riciclo, il primo impianto di conferimento e i riciclatori finali. 85 Tabella 1.6.2.2-2 > Impianti di prima e seconda destinazione e quantificazione dell’avvio a recupero della frazione cartacea da RD, 2011 Anagrafica impianto prima destinazione Anagrafica impianto di recupero Pro v Ragione sociale Comune prov Abitanti resident i t/anno raccolte Pro cap ite (kg/ a) Ragione sociale Comune prov t/anno avviate a recupero di cui avviati a recupe ro energe tico Pro capi te (kg/ a) % avvio a recup ero AKRON Lugo RA AKRON Lugo RA AKRON Mordano BO AKRON Mordano BO C.B.R.C Bologna BO C.B.R.C Bologna BO CA.RE. Carpi MO CA.RE. Carpi MO DIFE SERVIZI AMBIENTALII Montale PT DIFE SERVIZI AMBIENTALI Montale PT DIFE SERVIZI AMBIENTALII Serravalle Pistoiese PT FEA FRULLO Granarolo dell'emilia BO FINI Anzola Dell'Emilia BO FINI Anzola Dell'Emilia BO HERAMBIENTE Bologna BO GUANDONG LEE ESTE RO LIROMET Anzola Dell'Emilia BO HAMBURGHER ESTE RO MARCHESINI Castel San Pietro Terme BO LIROMET Anzola Dell'Emilia BO PASSERINI Cento FE MARCHESINI Castel San Pietro Terme BO PASSERINI RECUPERI Cento FE PASSERINI Cento FE SPECIALTRASPORTI Minerbio BO SOAVE RECUPERI Soave VR SPECIALTRASPORTI Sala Bolognese BO SPECIALTRASPORTI Minerbio BO UNIRECUPERI Ferrara FE SPECIALTRASPORTI Sala Bolognese BO UNIRECUPERI Ferrara FE BO 998.931 54.638 55 VIPAP VIDEM ESTE RO 53.367 20 53 98% AKRON Mordano BO AKRON Mordano BO BANDINI-CASAMENTI Forli' FC AKRON Voltana RA COMITATO DI AMICIZIA Faenza RA BANDINI-CASAMENTI Forli' FC HERAMBIENTE Bagno di Romagna FC COMITATO DI AMICIZIA Faenza RA HERAMBIENTE Forli' FC IL SOLCO Savignano sul Rubicone FC IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC LA CART Rimini RN LA CART Rimini RN LA CART Sogliano Al Rubicone FC LA CART Sogliano Al Rubicone FC SOGLIANO AMBIENTE Sogliano Al Rubicone FC FC SOGLIANO AMBIENTE Sogliano Al Rubicone FC 398.332 31.313 79 28.111 - 71 90% AIRONE Ravenna RA AKRON Ferrara FE AKRON Ferrara FE AKRON Lugo RA AKRON Lugo RA ARGECO Argenta FE AREA Jolanda di Savoia FE CARTIERA DI FERRARA Ferrara FE ARGECO Argenta FE CARTITALIA Mesola FE HERAMBIENTE Ravenna RA HERAMBIENTE Inc Ravenna RA PALUMBO Ferrara FE PASSERINI Cento FE FE PASSERINI Cento FE 359.686 19.871 55 TREVISAN Venezia VE 18.807 64 52 95% AKRON Modena MO AKRON Modena MO C.B.R.C Bologna BO C.B.R.C Bologna BO CA.RE. Carpi MO CA.RE. Carpi MO DIMER CARTA Castelfranc o Emilia MO DIMER CARTA Castelfranco Emilia MO F.lli BARALDI San Prospero MO Euro cart Cornedo vicentino VC F.LLI LONGO INDUSTRIALE Rio Saliceto RE F.LLI LONGO INDUSTRIALE Rio Saliceto RE FINI Anzola Dell'Emilia BO FINI Anzola Dell'Emilia BO HERAMBIENTE Sassuolo MO HAMBURGHER (vuoto) (vuo to) PANINI Modena MO PANINI Modena MO PASSERINI Cento FE PASSERINI Cento FE REGGIANA AMBIENTE E RECUPERI SRL Rubiera RE REGGIANA AMBIENTE E RECUPERI (SRL) Rubiera RE MO SUCCI STEFANO Zocca MO 705.164 38.944 55 SUCCI STEFANO Zocca MO 38.590 - 55 99% ENIA Piacenza PC F.ll Mainetti Monticelli d'Ongina PC PC IREN AMBIENTE Piacenza PC 291.302 22.955 79 21.807 - 75 95% 86 CUPOLA ROMANO Salsomaggi ore Terme PR FURLOTTI LUIGI Torrile PR FURLOTTI LUIGI Torrile PR GHIRARDI Parma PR GHIRARDI Parma PR NIAL NIZZOLI Correggio RE GHIRARDI SRL-SOCIO UNICO Parma PR OPPIMITTI COSTRUZIONI Borgo Val di Taro PR IREN AMBIENTE Parma PR NIAL NIZZOLI Correggio RE PR OPPIMITTI COSTRUZIONI Borgo Val di Taro PR 445.283 32.152 72 31.831 - 71 99% AIRONE Ravenna RA AKRON Lugo RA AKRON Lugo RA AKRON Mordano BO AKRON Mordano BO ARGECO Argenta FE ARGECO Argenta FE BANDINI-CASAMENTI Forli' FC BANDINI-CASAMENTI Forli' FC INCENERITORE CDR Ravenna RA GARNERO ARMANDO Ravenna RA LO STELO Ravenna RA HERAMBIENTE Ravenna RA MONTI AMATO Ravenna RA LO STELO Ravenna RA SOGLIANO AMBIENTE Sogliano Al Rubicone FC RA MONTI AMATO Ravenna RA 394.464 33.849 86 TREVISAN Venezia VE 27.769 2.233 80 82% AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE MORI Poviglio RE MORI Poviglio RE REGGIANA AMBIENTE E RECUPERI SRL Rubiera RE REGGIANA AMBIENTE E RECUPERI SRL Rubiera RE RE S.A.BA.R. Novellara RE 534.014 41.464 78 S.A.BA.R. Novellara RE 41.049 - 77 99% AKRON Coriano RN AKRON Coriano RN IL SOLCO Savignano Sul Rubicone RN HAMBURGHER ESTE RO LA CART Sogliano Al Rubicone FC IL SOLCO Savignano sul Rubicone FC RN FC 332.070 36.011 108 LA CART Sogliano Al Rubicone FC 33.778 - 102 94% TOT ALE 4.459.246 311.195 70 295.109 2.317 66 95% Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. e dalle dichiarazioni MUD 87 A scala regionale nel 2011 la frazione estranea presente nei rifiuti cartacei raccolti in modo differenziato è stata pari al 5% circa, con differenze più o meno marcate tra fra provincia e provincia (si passa dal 18% di Ravenna all’1% di Modena, Parma e Reggio Emilia). La frazione cartacea avviata a recupero a livello regionale risulta pertanto pari a 68 kg/ab (67 kg/ab se si considera il solo riciclo di materia) rispetto ai 72 kg/ab raccolti. Tali valori non sono comprensivi della quota avviata a recupero direttamente dai produttori per i quali non è possibile ricostruire il percorso (da cui lo scostamento rispetto al dato di raccolta pro capite di 82 kg/ab riportato al paragrafo 1.4.4.1). PLASTICA Come già segnalato nel precedente paragrafo 1.4.4.2, nel 2011 in regione sono state raccolte in maniera differenziata 107.758 tonnellate di plastica. Di queste, 98.675 tonnellate sono state raccolte dai gestori affidatari del servizio pubblico di raccolta e 9.083 tonnellate sono costituite da rifiuti plastici assimilati avviati a recupero direttamente dal produttore. L’analisi dei flussi per l’anno 2011 conferma una complessa filiera del recupero, costituita da 58 impianti di trattamento (dove il materiale è stato in alcuni casi stoccato ma nella maggior parte dei casi ha subito una pre-pulizia) e 92 impianti di recupero, di cui 61 fuori regione (dove il materiale è stato valorizzato e avviato all’industria del riciclo). Del totale raccolto: il 53% è stato preparato per il riciclo in impianti regionali; il 26% è stato preparato per il riciclo in impianti extra regionali; l’1% è stato preparato per il riciclo in impianti esteri; il restante 20% è costituito dagli scarti che si sono originati nelle varie fasi di lavorazione. ll 71% dei rifiuti plastici raccolti è stato avviato per il recupero agli 11 impianti riportati in Tabella 1.6.2.2-3, mentre il 29% ai rimanenti 75 impianti. Tabella 1.6.2.2-3 > Principali impianti di recupero finali dei rifiuti plastici, 2011 Ragione sociale Comune Provincia % sul totale avviato a recupero CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra RE 23% ARGECO SPA Argenta FE 22% IDEALSERVICE Mirano VE 7% HERAMBIENTE CDR Ravenna RA 7% MONTELLO SRL Montello BG 4% NEK SRL Monselice PD 3% SOAVE RECUPERI SRL Soave VR 2% BONINSEGNA SRL Oppeano VR 1% IDEAL SERVICE San Giorgio di Nogaro UD 1% ECOSOL FRIULI SRL San Quirino PD 1% DRV Legnago VR 1% Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. e dalle dichiarazioni MUD. In Figura 1.6.2.2-2 è riportata la georeferenziazione dei principali impianti di recupero della plastica. 88 Figura 1.6.2.2-2 > Localizzazione geografica dei principali impianti di recupero finali della plastica, 2011 1 ARGECO SPA Argenta (FE) 7 NEK s.r.l. Monselice (PD) 2 CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra (RE) 8 SOAVE RECUPERI Soave (VR) 3 IDEAL SERVICE Mirano (VE) 9 BONONSEGNA S.r.l. Oppeano (VR) 4 HERAMBIENTE CDR Ravenna (RA) 10 IDEAL SERVICE San Giorgio di Nogaro (UD) 5 ECO SOL FRIULI SRL San Quirino (PN) 11 DRV Legnago (VR) 6 MONTELLO S.r.l. Montello (BG) Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. In Tabella 1.6.2.2-4 sono riportati a scala provinciale i quantitativi di rifiuti plastici raccolti e avviati a riciclo, il primo impianto di conferimento e i riciclatori finali. 89 Tabella 1.6.2.2-4 > Impianti di prima e seconda destinazione e quantificazione dell’avvio a recupero della frazione plastica da RD, 2011 Anagrafica impianto prima destinazione Anagrafica impianto di recupero Pro v Ragione sociale Comune pro v Abitanti resident i t/anno raccolt e Pro capit e (kg/a ) Ragione sociale Comune prov t/anno a recuper o Pro capit e (kg/a ) % avvio a recuper o IREN AMBIENTE Piacenza PC CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra RE PC PC 291.302 5.620 19 MONTELLO SRL Montello BG 2.962 10 53% CSP GROUP Cadelbosco di Sopra RE ARGECO SPA Argenta FE DE PAAUW RECYCLING ITALIA Albinea RE CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra RE ECOPLAST Sandrigo VI DE PAAUW RECYCLING ITALIA SRL Albinea RE FURLOTTI LUIGI Torrile PR ECOPLAST Sandrigo VI INERTI CAVOZZA Sorbolo PR IDEALSERVICE Mirano VE IREN AMBIENTE Parma PR LAMPOPLAST SRL Issogne AO NIAL NIZZOLI Correggio RE MECOPLAST SPA CAIRATE VA OPPIMITTI COSTRUZIONI Borgo Val di Taro PR SABAR Novellara RE TCNOBORGO Piacenza PC PR 445.283 9.459 21 TIANJIN YUNXIANG Estero ESTER O 8.580 19 91% 3 P PLASTIC Gualtieri RE 3P PLASTIC S.R.L. Gualtieri RE AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE ADIGE AMBIENTE SRL BEDIZZOLE BS CA.RE. Carpi MO AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE CASALASCA SERVIZI San Giovanni In Croce CR BONINSEGNA SRL Oppeano VR CSP GROUP Cadelbosco di Sopra RE CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra RE DE PAAUW RECYCLING ITALIA Albinea RE ECODESIGN SRL Matera MT ECOPOL DI DE CHECCHI WALTER Mozzecane VR ECOPOL DI DE CHECCHI WALTER Mozzecane VR ERREGIDUE SNC Roverbella MN ERREGIDUE SNC Roverbella MN INERTI CAVOZZA Sorbolo PR ESTERO Estero ESTER O MORI Poviglio RE F.LLI LONGO INDUSTRIALE SRL Rio Saliceto RE NUOVA REGGIO MACERI Bibbiano RE GALLETTI AUTOTRASPORTI S.A.S. Livorno LI PANINI Modena MO LANE BOTTO SRL Occhieppo inferiore BI REGGIANA AMBIENTE SRL Rubiera RE MECOPLAST SPA Cairate VA S.A.BA.R. Novellara RE MONTELLO SRL Montello BG SALTARELLI Crevalcore BO MORI Poviglio RE POLIPLAST S.P.A. CASNIGO BG RICICLA 3000 SRL Campogalliano MO RE 534.014 10.893 20 SABAR Novellara RE 9.226 17 85% AKRON Modena MO ADIGE AMBIENTE SRL BEDIZZOLE BS CA.RE. Carpi MO ALIPLAST SPA Istrana TV CERPLAST Formigine MO BDM RIFLEX SPA Mornico al Serio BG DIMER CARTA Castelfranco Emilia MO CARTFER S.N.C. PESARO PU ECOPOL DI DE CHECCHI WALTER Mozzecane VR CIER Castellalto TE F.lli BARALDI San Prospero MO COLACEM SPA Castellalto IS F.LLI LONGO INDUSTRIALE Rio Saliceto RE CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra RE FINI Anzola Dell'Emilia BO DE PAAUW RECYCLING ITALIA SRL Albinea RE GARC Carpi MO DIELLE SRL Cassina De Pecchi MI HERAMBIENTE Sassuolo MO DRV Legnago VR PANINI Modena MO ECO.SERVICE SRL NAPOLI NA SPECIALTRASPORTI Sala Bolognese BO ECOPOL DI DE CHECCHI WALTER Mozzecane VR SUCCI STEFANO Zocca MO ECOREC SNC DI MATERA E. & C. MILANO MI ECOSOL FRIULI SRL SAN QUIRINO PN ESTERO Estero ESTER O EURO-CART SRL CORNEDO VICENTINO VI GIUSTOZZI SRL Montecassiano MC IDEALSERVICE Mirano VE IDEALSERVICE San Giorgio di Nogaro UD MASOTINA SPA Corsico MELOREC SNC E C. Bondeno MI MONTELLO SRL Montello FE NEK SRL Monselice BG NES SRL Poggio Berni PD PLASTIC PUGLIA SRL MONOPOLI RN PLASTIPOL - S.R.L. SILVANO D'ORBA BA POLIPLAST S.P.A. CASNIGO AL SIRE SRL BRESSANA BOTTARONE PV SOAVE RECUPERI SRL Soave VR MO 705.164 13.473 19 VARIPLAST S.P.A. QUINTO DI TREVISO TV 9.217 13 68% 90 Anagrafica impianto prima destinazione Anagrafica impianto di recupero Prov Ragione sociale Comune prov Abitanti residenti t/anno raccolte Pro capite (kg/a) Ragione sociale Comune prov t/anno a recupero Pro capite (kg/a) % avvio a recupero AKRON Lugo RA ADIGE AMBIENTE SRL BEDIZZOLE BS AKRON Mordano BO ALLSERVICE S.R.L. SENIGALLIA AN ALFAREC Pianoro BO ARGECO SPA Agenta FE BALBONI OMERO Sant'Agostino FE B&B recuperi Certaldo FI C.B.R.C Bologna BO BALBONI OMERO SRL Sant'Agostino FE CA.RE. Carpi MO C.B.R.C Bologna BO DIFE SERVIZI AMBIENTALII Montale PT CAVALLARI S.R.L. OSTRA AN DIFE SERVIZI AMBIENTALII Serravalle Pistoiese PT CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra RE ECOPOL Mozzecane VR D.R.V. SRL Legnago VR FINI Anzola Dell'Emilia BO DIELLE SRL Cassina De Pecchi MI LA VETRI Villa Poma MN ECO.SERVICE SRL NAPOLI NA LIROMET Anzola Dell'Emilia BO ECOPOL DI DE CHECCHI WALTER Mozzecane VR PANINI Modena MO ECOREC SNC DI MATERA E. & C. MILANO MI RECTER Imola BO ECOSOL FRIULI SRL SAN QUIRINO PN SPECIALTRASPORTI Minerbio BO ELIMAT SRL RECANATI MC SPECIALTRASPORTI Sala Bolognese BO GI. BI. DI CALISTRI GIORDANO Pistoia PT UNIRECUPERI Ferrara FE IDEALSERVICE Mirano VE IDEALSERVICE San Giorgio di Nogaro UD MASOTINA SPA CORSICO MI MONTE CATRIA SRL SANT'IPPOLITO PU MONTELLO SRL Montello BG NEK SRL Monselice PD NUOVA REGGIO MACERI SRL Bibbiano RE SOAVE RECUPERI SRL Soave VR UNIRECUPERI SRL Ferrara FE BO 998.931 17.743 18 VALPLASTIC Carmignano di Brenta PD 13.450 13 76% AIRONE Ravenna RA ARGECO SPA Argenta FE AKRON Lugo RA BARBIERI FEDERICO Mesala FE AREA Jolanda di Savoia FE BDM RIFLEX SPA Mornico al Serio BG ARGECO Argenta FE CARTFER S.N.C. PESARO PU MELOREC & C. Bondeno FE CORRADIN SNC PESARO PU PASSERINI Cento FE CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra RE DE PAAUW RECYCLING ITALIA SRL Albinea RE DIELLE SRL Cassina De Pecchi MI DRV Legnago VR ECO PLAST SRL. Modena MO ECOPLAST pietra Lunga PG G-MIX Perugia PG IDEALSERVICE Cassina De Pecchi MI IDEALSERVICE Mirano VE IDEALSERVICE San Giorgio di Nogaro UD IL SOLCO SOC. COOP. A R.L. Mirano VE MELOREC di MELONI A. & C. Bondeno FE NEK SRL Monselice PD NES SRL Poggio Berni RN NUOVA REGGIO MACERI SRL Bibbiano RE SIRE SRL Bressana Bottarone PV SIRE SRL Monselice PD FE 359.686 4.858 14 SOAVE RECUPERI SRL Soave VR 3.224 9 66% AIRONE Ravenna RA ALIPLAST SPA Istrana TV AKRON Lugo RA ARGECO SPA Argenta FE AKRON Mordano BO AUTOTRASPORTI NANNI & C. SNC PENNABILLI RN BANDINI-CASAMENTI Forli' FC BARBIERI FEDERICO Mesala FE HERAMBIENTE Ravenna RA BDM RIFLEX SPA Mornico al Serio BG LO STELO Ravenna RA CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra RE RECTER Imola BO DELTA PLAST SNCDI VISONA L&C Villaverla VI E.CO.SERVICE SRL MONOPOLI BA ECOPLAST pietra Lunga PG ECOSOL FRIULI SRL SAN QUIRINO PN G-MIX Perugia PG HERAMBIENTE CDR Ravenna RA N.E.S. SRL Poggio Berni RN NUOVA REGGIO MACERI SRL Bibbiano RE SCHINPLAST SRL Modugno BA SOAVE RECUPERI SRL Soave VR RA 394.464 13.491 34 VARIPLAST S.R.L. Soave VR 11.696 30 87% 91 Anagrafica impianto prima destinazione Anagrafica impianto di recupero Pro v Ragione sociale Comune pro v Abitanti residenti t/anno raccolte Pro capi te (kg/ a) Ragione sociale Comune pro v t/anno a recuper o Pro capite (kg/a) % avvio a recuper o AKRON Mordano BO ADIGE AMBIENTE SRL BEDIZZOLE BS BANDINI-CASAMENTI Forli' FC ALIPLAST SPA Istrana TV COMITATO DI AMICIZIA Faenza RA ARGECO SPA Argenta FE HERAMBIENTE Bagno di Romagna FC AUTOTRASPORTI NANNI PENNABILLI RN HERAMBIENTE Forli' FC B.R. PLAST& C. SNC MERCATO SARACENO FC IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC BDM RIFLEX SPA Mornico al Serio BG LA CART Sogliano Al Rubicone FC CIPPI DI RABBONI ANTONELLASNC CENTO FE SOGLIANO AMBIENTE Sogliano Al Rubicone FC COMMERCI GENERALI Forlimpopoli FC CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra RE DRV Legnago VR ECO GE. RI. SRL Finale Emilia MO ECO PLAST SRL. pietra Lunga PG ECO RECUPERI S.N.C Bientina PI ECO.SERVICE SRL MONOPOLI BA ECOENERGY SRL Castiglione delle stiviere MN ECOSOL FRIULI SRL San Quirino PN FUSTAMERIA ALBERTAZZI SNC Castel Guefo BO G.M. PLAST GIANNI MAGRI ARGELATO BO IDEALSERVICE San Giorgio di Nogaro UD MANTINI S.R.L. CHIETI CH MECOPLAST SPA CAIRATE VA MEPOL S.R.L RIESE PIO X TV MONTE CATRIA SRL SANT'IPPOLITO PU NEK SRL Monselice PD NES SRL Poggio Berni RN NUOVA GANDIPLAST SRL GANDINO BG PLASTIPOL - S.R.L. SILVANO D'ORBA AL PLASTISAVIO S.P.A. MERCATO SARACENO FC POLIPLAST S.P.A. CASNIGO BG S.A.I.D.A. S.R.L. RONCOFREDDO FC SOAVE RECUPERI SRL Soave VR TECHNOREPLASTIC S.R.L SPIRANO BG VARIPLAST S.P.A. QUINTO DI TREVISO TV FC 398.332 8.594 22 W & K DI WEI CHANG GUI MONTEMURLO PO 7.326 18 85% AKRON Coriano RN AMICEL SRL Casalvecchio di Puglia FG AUTODEMOLIZIONE F.LLI NANNI Coriano RN ARGECO SPA Argenta FE IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC BDM RIFLEX SPA Mornico al Serio BG LA CART Rimini RN CARTFER S.N.C. PESARO PU LA CART Sogliano Al Rubicone FC CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra RE DI GENNARO SPA CAIVANO NA ECODESIGN SRL Matera MT ECOPLAST PIETRALUNGA PG ECOSOL FRIULI SRL SAN QUIRINO PN G-MIX Perugia PG IDEALSERVICE Mirano VE IDEALSERVICE San Giorgio di Nogaro UD LOGICAS SRL Gatteo FC LUCY PLAST SRL PIETRALUNGA PG MAG.MA SRL CHIETI CH MONTE CATRIA SRL SANT'IPPOLITO PU NES SRL Poggio Berni RN NUOVA REGGIO MACERI SRL Bibbiano RE PLASTIPOL - S.R.L. SILVANO D'ORBA AL RIPLAST DI OTTAVIO SORRINI TORRICELLA SICURA TE SOAVE RECUPERI SRL Soave VR RN 332.070 14.543 44 TERNI POLIMERI SPA CITTADUCALE RT 7.037 21 48% TOT 4.459.246 98.675 22 72.717 16 74% Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. e dalle dichiarazioni MUD 92 A scala regionale nel 2011 la frazione estranea presente nei rifiuti plastici raccolti in modo differenziato è stata pari al 26% circa, con differenze significative fra provincia e provincia (si passa dal 52% di Rimini al 9% di Parma). La frazione plastica avviata a recupero a livello regionale risulta pari a 16 kg/ab rispetto ai 22 kg/ab raccolti. Tali valori non sono comprensivi della quota avviata a recupero direttamente dai produttori per i quali non è possibile ricostruire il percorso (da cui lo scostamento rispetto al dato di raccolta pro capite di 24 kg/ab riportato al paragrafo 1.4.4.2). VETRO Come già segnalato nel precedente paragrafo 1.4.4.3, nel 2011 in regione sono state raccolte in maniera differenziata 150.527 tonnellate di vetro. Di queste, 148.517 tonnellate sono state raccolte dai gestori affidatari del servizio pubblico di raccolta e 2.010 tonnellate sono costituite da rifiuti vetrosi assimilati avviati a recupero direttamente dal produttore. La quasi totalità (97%) del rifiuto raccolto è stato avviato direttamente ai centri di valorizzazione da cui i rifiuti vetrosi, dopo la cernita e la selezione, vengono avviati alle vetrerie; il rimanente 3% transita come prima destinazione da impianti di stoccaggio prima di essere avviato ai centri di valorizzazione. L’analisi dei MUD degli impianti coinvolti nel flusso dei rifiuti vetrosi, dall’impianto di prima destinazione fino all’impianto di recupero finale, ha evidenziato che nel 2011 i rifiuti vetrosi provenienti dalle raccolte urbane della Regione Emilia-Romagna hanno avuto come destino finale 14 impianti di cui 6 fuori regione. Rispetto al totale raccolto: il 33% è stato conferito a recuperatori regionali; il 67% a recuperatori extra-regionali. Circa il 99% dei rifiuti vetrosi raccolti è stato avviato per il recupero presso i 3 impianti riportati in Tabella 1.6.2.2-5. Tabella 1.6.2.2-5 > Principali impianti di recupero finale dei rifiuti vetrosi, anno 2011 impianto destinazione Comune Provincia % trattati rispetto al raccolto ECOGLASS SRL Lonigo VC 48% EMILIANA ROTTAMI San Cesario sul Panaro MO 32% LA VETRI Villa Poma MN 19% Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. e dalle dichiarazioni MUD. In Figura 1.6.2.2-3 è riportata la georeferenziazione dei principali impianti di recupero finale della frazione vetrosa. 93 Figura 1.6.2.2-3 > Localizzazione geografica dei principali impianti di recupero finali del vetro, 2011 1 ECOGLASS SRL Lonigo (VI) 2 EMILIANA ROTTAMI San Cesario sul Panaro (MO) 3 LA VETRI Villa Poma (MN) Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. e dalle dichiarazioni MUD In Tabella 1.6.2.2-6 sono riportati a scala provinciale i quantitativi di rifiuti vetrosi raccolti e avviati a riciclo, il primo impianto di conferimento e i riciclatori finali. 94 Tabella 1.6.2.2-6 > Impianti di prima e seconda destinazione e quantificazione dell’avvio a recupero della frazione vetrosa da RD, 2011 Anagrafica impianto prima destinazione Anagrafica impianto di recupero Provincia Ragione sociale Comune prov Abitanti residenti t/anno raccolte Pro capite (kg/a) Ragione sociale Comune prov t/a avviate a recupero Pro capite (kg/a) % avvio a recupero PC IREN AMBIENTE Piacenza PC 291.302 12.199 31 ECOGLASS SRL Lonigo VC 12.199 31 100% FURLOTTI LUIGI Torrile PR BETTELLI RECUPERI Formigine MO INERTI CAVOZZA Sorbolo PR ECOGLASS SRL Lonigo VC IREN AMBIENTE Parma PR EUROVETRO Origgio VA NIAL NIZZOLI Correggio RE IDEALSERVICE Mirano VE OPPIMITTI COSTRUZIONI Borgo Val di Taro PR INERTI CAVOZZA Sorbolo PR RE.VETRO Genova GE OPPIMITTI COSTRUZIONI Borgo Val di Taro PR PR 445.283 19.901 45 RE.VETRO Genova GE 19.901 45 100% AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE CASALASCA SERVIZI San Giovanni In Croce CR ECOGLASS SRL Lonigo VC EMILIANA ROTTAMI San Cesario Sul Panaro MO EMILIANA ROTTAMI San Cesario sul Panaro MO FURLOTTI LUIGI Torrile PR LA VETRI Villa Poma MN LA VETRI Villa Poma MN NIAL NIZZOLI Correggio RE NIAL NIZZOLI Correggio RE RE S.A.BA.R. Novellara RE 534.014 19.325 36 18.281 34 95% EMILIANA ROTTAMI San Cesario Sul Panaro MO EMILIANA ROTTAMI San Cesario sul Panaro MO LA VETRI Villa Poma MN LA VETRI Villa Poma MN MO SUCCI STEFANO Zocca MO 705.164 24.053 34 22.560 32 94% AKRON Mordano BO ECOGLASS SRL Lonigo VC AKRON Lugo RA EMILIANA ROTTAMI San Cesario sul Panaro MO EMILIANA ROTTAMI San Cesario Sul Panaro MO LA VETRI Villa Poma MN LA VETRI Villa Poma MN BO RECTER Imola BO 998.931 25.896 26 24.152 24 93% AKRON Lugo RA ECOGLASS SRL Lonigo VC AREA Jolanda di Savoia FE EMILIANA ROTTAMI San Cesario sul Panaro MO COOP. G. BRODOLINI Comacchio FE LA VETRI Villa Poma MN EMILIANA ROTTAMI San Cesario Sul Panaro MO FE LA VETRI Villa Poma MN 359.686 10.390 29 10.000 28 96% AIRONE Ravenna RA AIRONE Ravenna RA AKRON Lugo RA ECOGLASS SRL Lonigo VC BANDINI-CASAMENTI Forli' FC EMILIANA ROTTAMI San Cesario sul Panaro MO ECOGLASS SRL Lonigo VI LA CART Rimini RN LA CART Rimini RN LA VETRI Villa Poma MN LO STELO Ravenna RA PINELLI LUCIANO Montelupo FI RA RECTER Imola BO 394.464 11.955 30 11.408 29 95% COMITATO DI AMICIZIA Faenza RA ECOGLASS SRL Lonigo VC ECOGLASS SRL Lonigo VI EMILIANA ROTTAMI San Cesario sul Panaro MO HERAMBIENTE Bagno di Romagna FC LA VETRI Villa Poma MN HERAMBIENTE Forli' FC PINELLI LUCIANO Montelupo FI FC IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC 398.332 10.355 26 10.351 26 100% AKRON Coriano RN ECOGLASS SRL Lonigo VC AUTODEMOLIZIONE F.LLI NANNI RN EMILIANA ROTTAMI San Cesario sul Panaro MO ECOGLASS SRL Lonigo VI PINELLI LUCIANO Montelupo FI IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC RN LA CART Sogliano Al Rubicone FC 332.070 14.442 43 14.234 43 99% TOTALE 4.459.246 148.517 33 143.086 31 96% Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. e dalle dichiarazioni MUD. 95 A scala regionale nel 2011 la frazione estranea presente nei rifiuti vetrosi raccolti in modo differenziato è stata pari a circa il 4%, con piccole differenze fra provincia e provincia (si passa dal 7% di Bologna allo 0% di Piacenza, Parma e Forlì-Cesena). La frazione vetrosa avviata a recupero a livello regionale risulta pari a 31 kg/ab, rispetto ai 33 kg/ab raccolti. Tali valori non sono comprensivi della quota avviata a recupero direttamente dai produttori per i quali non è possibile ricostruire il percorso (da cui lo scostamento rispetto al dato di raccolta pro capite di 34 kg/ab riportato al paragrafo 1.4.4.3). METALLI FERROSI E NON FERROSI Come già segnalato nel precedente paragrafo 1.4.4.4, nel 2011 in regione sono state raccolte in maniera differenziata 44.485 tonnellate di metalli ferrosi e non ferrosi. Di queste, 27.789 tonnellate sono state raccolte dai gestori affidatari del servizio pubblico di raccolta e 16.696 tonnellate sono costituite da rifiuti assimilati avviati a recupero direttamente dal produttore. L’analisi dei MUD degli impianti coinvolti nell’intero flusso dei rifiuti metallici, dall’impianto di prima destinazione all’impianto di recupero finale, ha evidenziato che nel 2011 tale frazione ha avuto come destino finale 82 impianti, di cui 29 fuori regione. Del totale raccolto: il 70% è stato conferito a recuperatori regionali; il 30% a recuperatori extra-regionali. Il 77% dei rifiuti è stato avviato a recupero presso i 18 impianti riportati in Tabella 1.6.2.2-7. Tabella 1.6.2.2-7 > Principali impianti di recupero finale dei metalli ferrosi e non, anno 2011 Impianto destinazione Comune Provincia % sul totale avviato a recupero ITALMETALLI Crespellano BO 16% MONTECCHI PIETRO Medesano PR 9% A.F.V Beltrame Vicenza VI 7% R.M.B metalli Polpenazze del Garda BS 7% ZOFFOLI METALLI Gambettola FC 4% METALFERRO Carpi MO 4% FURLOTTI LUIGI Torrile PR 4% RE.MA.IND. SRL Mordano BO 4% LA VETRI Villa Poma MN 3% ALFA ACCIAI Brescia BS 2% MOROTTI Formigine MO 2% NUOVA EUROP METALLI Carrè VC 2% MORIGI SIDER Ravenna RA 2% BALASINI ROTTAMI Luzzara RE 2% TONDINI SPA Ozzano dell'Emilia BO 2% DEGLI ESPOSTI MARIO Bologna BO 2% F.A.R. Faenza RA 2% GIRONI FRANCESCO & C Bologna BO 2% Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. e dalle dichiarazioni MUD 96 In Figura 1.6.2.2-4 è riportata la georeferenziazione dei principali impianti di recupero finale della frazione metallica. Figura 1.6.2.2-4 > Localizzazione geografica dei principali impianti di recupero finali dei metalli, 2011 1 METALFERRO Carpi (MO) 10 BALASINI ROTTAMI & C. Luzzara (RE) 2 ITALMETALLI SRL Crespellano (BO) 11 DEGLI ESPOSTI MARIO Bologna (BO) 3 MOROTTI Formigine (MO) 12 R.M.B.Metalli Polpenazze del Garda (BS) 4 ZOFFOLI METALLI SRL Gambettola (FC) 13 FURLOTTI LUIGI torrile (PR) 5 MONTECCHI PIETRO SRL Medesano PR) 14 ALFA ACCIAI Brescia (BS) 6 RE.MA.IND SRL Mordano (BO) 15 NUOVA EUROP METALLI Carrè (VC) 7 TONDINI SPA Ozzano dell'Emilia (BO) 16 MORIGI SIDER Ravenna (RA) 8 A.F.V. BELTRAME Vicenza (VI) 17 F.A.R. S.R.L. Faenza (RA) 9 LA VETRI Villa Poma (MN) 18 GIRONI FRANCESCO & C Bologna (BO) Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. e dalle dichiarazioni MUD In Tabella 1.6.2.2-8 sono riportati a scala provinciale i quantitativi di rifiuti metallici raccolti e avviati a riciclo, il primo impianto di conferimento e i riciclatori finali. 97 Tabella 1.6.2.2-8 > Impianti di prima e seconda destinazione e quantificazione dell’avvio a recupero della frazione metallica da RD, 2011 Anagrafica impianto prima destinazione Anagrafica impianto di recupero Prov Ragione sociale Comune prov Abitanti residenti t/anno raccolte Pro capi te (kg/ a) Ragione sociale Comune pro v t/a avviate a recuper o Pro capite (kg/a) % avvio a recup ero ANCARANO RECUPERI Caorso PC ANCARANO RECUPERI Caorso PC ARTISI LUIGI Castel San Giovanni PC ARTISI LUIGI Castel San Giovanni PC CABRINI GIOVANNI Caorso PC CABRINI GIOVANNI Caorso PC ENIA Piacenza PC ERREBI DEMOLIZIONI Redavalle PV ERREBI DEMOLIZIONI Redavalle PV FERROROTTAMI SRL Leno BS GIUSEPPE INDENNI Rivergaro PC GIUSEPPE INDENNI Rivergaro PC GOBBI F.LLI Cremona CR GOBBI F.LLI Cremona CR IREN AMBIENTE Piacenza PC ITALMETALLI Crespellano BO PC SAVINI STEFANO Vernasca PC 291.302 2.627 9 R.M.B metalli Polpenazze del Garda BS 2.618 9 100% ARTONI AUTODEMOLIZIONI Sorbolo PR ALFA ACCIAI Brescia BS CUPOLA ROMANO Salsomaggiore Terme PR BETTELLI Recuper Formigine M O DITTA R.D. Borgo Val di Taro PR BICOMET San Zeno Naviglio BS FIDUCIA Parma PR CUPOLA ROMANO Salsomaggiore Terme PR FURLOTTI LUIGI Torrile PR Feralpi Siderurgica Brescia BS GIORGIO BERTORELLI S.N.C. Parma PR FERRAMENTI Villafranca Mozzacane VR INERTI CAVOZZA Sorbolo PR FIDUCIA Parma PR IREN AMBIENTE Parma PR FURLOTTI LUIGI Torrile PR MONTECCHI PIETRO Medesano PR ICMET Metalli Rubiera RE NIAL NIZZOLI Correggio RE INERTI CAVOZZA Sorbolo PR OPPIMITTI COSTRUZIONI Borgo Val di Taro PR NIAL NIZZOLI Correggio RE POLETTI FRANCO Parma PR NUOVA COM.FER. Srl Villafranca di Verona VR R.D. Borgo Val di Taro PR NUOVA EUROP METALLI Carrè VC OPPIMITTI COSTRUZIONI Borgo Val di Taro PR RAFFMETAL Odolo BS ROTFER CARBOGNANI S.R.L. Parma PR ROTTAMI PADANA Castegnato BS SIROCCHI GIORGIO Fidenza PR STE.MIN Levate BG PR 445.283 3.478 8 VEDANI CARLO METALLI Parona PV 3.422 8 98% AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE ALFA ACCIAI Brescia BS BALASINI ROTTAMI Luzzara RE AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE BINI METALLI Modena MO BALASINI ROTTAMI& C. Luzzara RE EMILIANA ROTTAMI San Cesario Sul Panaro MO ECOGLASS Lonigo VC FURLOTTI LUIGI Torrile PR FURLOTTI LUIGI Torrile PR LA VETRI Villa Poma MN ICMET Metalli Rubiera RE MONTECCHI PIETRO Medesano PR ITALMETALLI Crespellano BO NIAL NIZZOLI Correggio RE LA VETRI Villa Poma M N MONTECCHI PIETRO Medesano PR NIAL NIZZOLI Correggio RE VEDANI CARLO METALLI Parona PV RE 534.014 3.997 7 ZORZI FULVIO Odolo BS 3.995 7 100% AKRON Modena MO DIMER CARTA Castelfranco Emilia M O BENTIVOGLI ENZO Serramazzoni MO EFFEVI ROTTAMI Mozzecane VR DIMER CARTA Castelfranco Emilia MO FILIPPO TANAGLIA Castel Guelfo di Bologna BO EFFEVI ROTTAMI Mozzecane VR GIRONI FRANCESCO & C. Bologna BO EMILIANA ROTTAMI San Cesario Sul Panaro MO ICMET Metalli Rubiera RE FILIPPO TANAGLIA Castel Guelfo di Bologna BO ITALMETALLI Crespellano BO GIRONI FRANCESCO & C. Bologna BO LA VETRI Villa Poma M N HERAMBIENTE Sassuolo MO LE.MI.R Savignano sul Panaro M O LA VETRI Villa Poma MN METALFERRO Carpi M O METALFERRO Carpi MO MOROTTI Formigine M O MO MOROTTI Formigine MO 705.164 3.942 6 MOROTTI Sassuolo M O 3.914 6 99% 98 PANINI Modena MO SIVIERI METALLI Nonantola M O REGGIANI ROTTAMI Modena MO VEDANI CARLO METALLI Parona PV SIVIERI METALLI Nonantola MO SUCCI STEFANO Zocca MO AKRON Lugo RA AKRON Mordano BO AKRON Mordano BO Cart.fer Pesaro PU DEGLI ESPOSTI MARIO Bologna BO DEGLI ESPOSTI MARIO Bologna BO EMILIANA ROTTAMI San Cesario Sul Panaro MO F.LLI RESCA San Giorgio di Piano BO F.LLI RESCA San Giorgio di Piano BO FILIPPO TANAGLIA Castel Guelfo di Bologna BO FILIPPO TANAGLIA Castel Guelfo di Bologna BO GIRONI FRANCESCO & C. Bologna BO GIRONI FRANCESCO & C. Bologna BO ICMET Metalli Rubiera RE HERAMBIENTE Bologna BO ITALMETALLI Crespellano BO L.E.M.I.R. Savignano Sul Panaro MO LA VETRI Villa Poma M N LA VETRI Villa Poma MN LCM S. Giovanni In Persiceto BO LCM San Giovanni In Persiceto BO MOROTTI Formigine M O MOROTTI Formigine MO PADANA COMMERCIO Cento FE PADANA COMMERCIO Cento FE PADOVANI FRANCESCO Ravenna RA RE.MA.IND Mordano BO RE.MA.IND. SRL Mordano BO RECTER Imola BO SPECIALTRASPORTI Minerbio BO RIB LA ROTTAMINDUSTRIA Zola Predosa BO TONDINI SPA Ozzano dell'Emilia BO SPECIALTRASPORTI Minerbio BO VEDANI CARLO METALLI Parona PV BO TONDINI Ozzano Dell'Emilia BO 998.931 4.256 4 4.213 4 99% AIRONE Ravenna RA A.F.V. BELTRAME Vicenza VI AKRON Ferrara FE AIRONE Ravenna RA AKRON Lugo RA Cart.fer Pesaro PU AREA Jolanda di Savoia FE DARIO PASQUALINI ROTTAMI& C. Ferrara FE DARIO PASQUALINI ROTTAMI Ferrara FE F.G.S. DI GUIDI FERNANDO & C. Comacchio FE EMILIANA ROTTAMI S. Cesario Sul Panaro MO F.LLI RESCA S. Giorgio di Piano BO ERRANI FABRIZIO Conselice RA ICMET Metalli Rubiera RE F.G.S. DI GUIDI FERNANDO & C. Comacchio FE ITALMETALLI Crespellano BO F.LLI RESCA San Giorgio di Piano BO LA VETRI Villa Poma M N LA VETRI Villa Poma MN MOROTTI Formigine M O OTTOBONI MICHELE Castagnaro VR PADOVANI FRANCESCO Ravenna RA PADOVANI FRANCESCO Ravenna RA PLACUCCI ALESSANDRO & C. SAS Gatteo FC ROTTAM FERRARA Ferrara FE RAFFMETAL Odolo BS SI.DE.COM. Frassinelle Polesine RO REBAGLIO CARLO Legnago VR TABANELLI ROTTAMI Sant'agata Sul Santerno RA SI.DE.COM. Frassinelle Polesine RO UNIRECUPERI Ferrara FE TONDINI SPA Ozzano dell'Emilia BO UNIRECUPERI Ferrara FE VECCHINI Legnago VR FE 359.686 2.057 6 VEDANI CARLO METALLI Parona PV 2.018 6 98% AIRONE Ravenna RA A.F.V. BELTRAME Vicenza VI AKRON Lugo RA AIRONE Ravenna RA BANDINI-CASAMENTI Forli' FC Cart.fer Pesaro PU COMITATO DI AMICIZIA Faenza RA ECOGLASS Lonigo VC DORA BALTEA INVESTIMENTI Borgofranco d'Ivrea TO F.A.R. srl Faenza RA F.A.R. Faenza RA HERAMBIENTE Ravenna RA HERAMBIENTE Ravenna RA ICMET Metalli Rubiera RE ICMET METALLI Rubiera RE ITALMETALLI Crespellano BO LO STELO Ravenna RA METALCAVI Gambettola FC PADOVANI FRANCESCO Ravenna RA PADOVANI FRANCESCO Ravenna RA RE.MA.IND Mordano BO R.M.B metalli Polpenazze del Garda BS RECTER Imola BO RAFFMETAL Odolo BS VANZINI LUIGI DI ANGELI GIGLIOLA & C. Ravenna RA RE.MA.IND. SRL Mordano BO VEDANI CARLO METALLI Parona PV VANZINI LUIGI & C. Ravenna RA VEDANI CARLO METALLI Rubiera RE RA 394.464 4.328 11 ZOFFOLI METALLI Gambettola FC 3.272 8 76% 99 AKRON Mordano BO A.F.V. BELTRAME Vicenza Vic en za BANDINI-CASAMENTI Forli' FC AUTODEMOLIZIONE RAVAIOLI S.R.L. Sant'agata Feltria PU COMITATO DI AMICIZIA Faenza RA F.A.R. srl Faenza RA HERAMBIENTE Bagno di Romagna FC ITALMETALLI Crespellano BO HERAMBIENTE Forli' FC LA GATTEO ROTTAMI Gatteo FC IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC PADOVANI FRANCESCO Ravenna RA LA CART Rimini RN RE.MA.IND. SRL Mordano BO LA CART Sogliano Al Rubicone FC ZOFFOLI METALLI Gambettola FC PADOVANI FRANCESCO Ravenna RA SOGLIANO AMBIENTE Sogliano Al Rubicone FC FC ZOFFOLI METALLI Gambettola FC 398.332 1.656 4 1.652 4 100% AKRON Coriano RN B.M. DI BRICCOLANI IVANO E C. Cesenatico FC AUTODEMOLIZIONE F.LLI NANNI RN GAUDENZI ENZO Ravenna RA Autotrasporti Ravaioli Vittorio Rimini RN ITALMETALLI Crespellano BO B.M. DI BRICCOLANI IVANO E C. Cesenatico FC LA CART Rimini RN GAUDENZI ENZO Ravenna RA LA GATTEO ROTTAMI Gatteo FC IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC LA PORTA ROTTAMI Longiano FC LA CART Rimini RN METALCAVI Gambettola FC LA PORTA ROTTAMI Longiano FC METALRECICLA SRL Gazzuolo M N MORIGI SIDER Ravenna RA MORIGI SIDER Ravenna RA RAVAIOLI VITTORIO & C Sant'agata Feltria PU RAVAIOLI VITTORIO & C Sant'agata Feltria PU SIDER ROTTAMI ADRIATICA Pesaro PU RODA METALLI Calderara di Reno BO SIDER ROTTAMI ADRIATICA Pesaro PU RN 332.070 1.446 4 Soc. Allumio Carisio Carisio VL 1.256 4 87% TOTA LE 4.459.246 27.789 6 26.360 6 95% Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. e dalle dichiarazioni MUD 100 A scala regionale nel 2011 la frazione estranea presente nei rifiuti metallici raccolti in modo differenziato è stata pari al 5%. La frazione metallica avviata a recupero a livello regionale risulta pari a 6 kg/ab. Tali valori non sono comprensivi della quota avviata a recupero direttamente dai produttori per i quali non è possibile ricostruire il percorso (da cui lo scostamento rispetto al dato di raccolta pro capite di 10 kg/ab riportato al paragrafo 1.4.4.4). LEGNO Come già segnalato nel precedente paragrafo 1.4.4.5, nel 2011 in regione sono state raccolte in maniera differenziata 132.859 tonnellate di legno. Di queste, 108.453 tonnellate sono state raccolte dai gestori affidatari del servizio pubblico di raccolta e 24.406 tonnellate sono costituite da rifiuti legnosi assimilati avviati a recupero direttamente dal produttore. L’analisi dei MUD degli impianti coinvolti nell’intero flusso, dall’impianto di prima destinazione all’impianto di recupero finale, ha evidenziato che nel 2011 i rifiuti legnosi provenienti dalle raccolte urbane della Regione Emilia-Romagna hanno avuto come destino finale 22 impianti, di cui 7 fuori regione. Del totale raccolto: il 55% è stato conferito a recuperatori regionali; il 45% a recuperatori extra-regionali. Il 98% dei rifiuti è stato avviato a recupero presso i 9 impianti riportati in Tabella 1.6.2.2-9. Tabella 1.6.2.2-9 > Principali impianti di recupero finale dei rifiuti legnosi, anno 2011 Impianto destinazione Comune Provincia % avvio a recupero rispetto al totale raccolto FRATI LUIGI Pomponesco MN 22% GRUPPO TROMBINI Codigoro FE 21% GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN 18% SANDEI Vignola MO 17% S.A.I.B spa Caorso PC 9% ECOLEGNO BOLOGNA Bologna BO 5% GRUPPO MAURO SAVIOLA Sustinente MN 4% HERAMBIENTE CDR Ravenna RA 1% LONGAGNANI ECOLOGIA Modena MO 1% Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. e dalle dichiarazioni MUD In Figura 1.6.2.2-5 è riportata la georeferenziazione dei principali impianti di recupero finale della frazione legnosa. 101 Figura 1.6.2.2-5 > Localizzazione geografica dei principali impianti di recupero finale del legno, 2011 1 SAIB Caorso (PC) 2 GRUPPO TROMBINI Codigoro (FE) 3 FRATI LUIGI Pomponesco (MN) 4 SIA Viadana (MN) 5 SANDEI Vignola (MO) 6 ECOLEGNO Bologna (BO) 7 HERAMBIENTE (CDR) Ravenna (RA) 8 LONGAGNANI ECOLOGICA Modena (MO) 9 GRUPPO MAURO SAVIOLA Sustinente (MN) Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. e dalle dichiarazioni MUD In Tabella 1.6.2.2-10 sono riportati a scala provinciale i quantitativi di rifiuti legnosi raccolti e avviati a riciclo, il primo impianto di conferimento e i riciclatori finali. 102 Tabella 1.6.2.2-10 > Impianti di prima e seconda destinazione e quantificazione dell’avvio a recupero della frazione legnosa da RD, 2011 Anagrafica impianto prima destinazione Anagrafica impianto di recupero Sigla Ragione sociale Comune (pr ov) Abitanti residenti t/a raccolte Pro cap ite (kg /a) Ragione sociale Comune (pr ov) t/anno avviate a recuper o di cui a recup ero energ etico Pro capite (kg/a) % avvio a recup ero PC ENIA Piacenza PC S.A.I.B spa Caorso PC PC IREN AMBIENTE Piacenza PC 291.302 9.561 33 9.512 33 99% PR ALFIERI ERNESTO Calestano PR FRATI LUIGI Pomponesco MN PR FRATI LUIGI Pomponesco M N GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN PR GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana M N S.A.I.B spa Caorso PC PR INERTI CAVOZZA Sorbolo PR SIA Viadana MN PR IREN AMBIENTE Parma PR PR IREN AMBIENTE Piacenza PC PR SIA - SOCIETA' INDUSTRIA AGGLOMERATI Viadana M N 445.283 9.537 21 9.387 21 98% RE AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE RE FRATI LUIGI Borgoforte M N CIP COSTRUZIONI Poviglio RE RE FRATI LUIGI Pomponesco M N FERRARI ENZO Sale AL RE GARC Carpi M O FRATI LUIGI Borgoforte MN RE GRUPPO MAURO SAVIOLA Sustinente M N FRATI LUIGI Pomponesco MN RE GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana M N GRUPPO MAURO SAVIOLA Sustinente MN RE IREN AMBIENTE Reggio Emilia RE GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN RE S.A.BA.R. Novellara RE RE SINTESI BUILDING Poviglio RE 534.014 28.909 54 28.898 54 100% MO AKRON Modena M O DIMER CARTA Castelfranco Emilia MO MO CA.RE. Carpi M O F.LLI LONGO INDUSTRIALE Rio Saliceto RE MO DIMER CARTA Castelfranco Emilia M O FRATI LUIGI Borgoforte MN MO F.lli BARALDI San Prospero M O FRATI LUIGI Pomponesco MN MO F.LLI LONGO INDUSTRIALE Rio Saliceto RE GRUPPO MAURO SAVIOLA Sustinente MN MO GARC Carpi M O GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN MO GHERARDI BRUNA Crespellano BO GRUPPO TROMBINI Codigoro FE MO GRUPPO MAURO SAVIOLA Sustinente M N PANINI Modena MO MO HERAMBIENTE Sassuolo M O SANDEI Vignola MO MO LONGAGNANI ECOLOGIA Modena M O MO PANINI Modena M O MO SANDEI Vignola M O MO SUCCI STEFANO Zocca M O 705.164 16.370 23 16.369 23 100% BO AKRON Lugo RA ECOLEGNO BOLOGNA Bologna BO BO CA.RE. Carpi M O ECOLEGNO BOLOGNA Bologna BO BO ECOLEGNO BOLOGNA Bologna BO FRATI LUIGI Pomponesco MN BO GHERARDI BRUNA Crespellano BO GRUPPO MAURO SAVIOLA Sustinente MN BO GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana M N GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN BO GRUPPO TROMBINI Codigoro FE GRUPPO TROMBINI Codigoro FE BO HERAMBIENTE Bologna BO LONGAGNANI ECOLOGIA Modena MO BO LIROMET Anzola Dell'Emilia BO SANDEI Vignola MO BO LONGAGNANI ECOLOGIA Modena M O BO RECTER Imola BO BO SANDEI Vignola M O 998.931 14.397 14 14.174 14 98% 103 BO SPECIALTRASPORTI Minerbio BO BO UNIRECUPERI Ferrara FE FE AIRONE Ravenna RA AIRONE Ravenna RA FE AKRON Ferrara FE AREA Jolanda di Savoia FE FE AKRON Lugo RA GRUPPO MAURO SAVIOLA Sustinente MN FE AREA Jolanda di Savoia FE GRUPPO TROMBINI Codigoro FE FE GRUPPO TROMBINI Codigoro FE SAMA Sustinente MN FE SAMA Sustinente M N FE UNIRECUPERI Ferrara FE 359.686 4.450 12 4.430 12 100% RA AIRONE Ravenna RA GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN RA AKRON Lugo RA GRUPPO TROMBINI Codigoro FE RA BANDINI-CASAMENTI Forli' FC HERAMBIENTE Ravenna RA RA C.T.F. SOC. COOP. P.A. Faenza RA RA ECOLEGNO FORLI` Forli' FC RA GRUPPO TROMBINI Codigoro FE RA HERAMBIENTE Ravenna RA 394.464 9.131 23 8.847 1.547 22 97% FC AKRON Mordano BO BERNARDINI ENRICO Rimini RN FC BANDINI-CASAMENTI Forli' FC COVI RENZO Mercatino Conca PU FC BERNARDINI ENRICO Rimini RN FRATI LUIGI Borgoforte MN FC COMITATO DI AMICIZIA Faenza RA GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN FC COVI RENZO Mercatino Conca PU GRUPPO TROMBINI Codigoro FE FC ECOLEGNO FORLI` Forli' FC IL SOLCO Savignano sul Rubicone FC FC HERAMBIENTE Bagno di Romagna FC SIA Viadana MN FC HERAMBIENTE Cesenatico FC FC HERAMBIENTE Forli' FC FC IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC FC LA CART Rimini RN FC LA CART Sogliano Al Rubicone FC FC SOGLIANO AMBIENTE Sogliano Al Rubicone FC 398.332 9.323 23 9.234 23 99% RN AKRON Coriano RN GRUPPO TROMBINI Codigoro FE RN GRUPPO TROMBINI Codigoro FE 332.070 6.775 20 6.586 20 97% TOT ALE 4.459.246 108.453 24 107.438 1.547 24 99% Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. e dalle dichiarazioni MUD 104 A scala regionale nel 2011 la frazione estranea presente nei rifiuti legnosi raccolti in modo differenziato è stata dell’1% circa. La frazione legnosa avviata a recupero a livello regionale risulta pari a 24 kg/ab. Tali valori non sono comprensivi della quota avviata a recupero direttamente dai produttori per i quali non è possibile ricostruire il percorso (da cui lo scostamento rispetto al dato di raccolta pro capite di 30 kg/ab riportato al paragrafo 1.4.4.5). 1.7. Sintesi della gestione complessiva dei rifiuti urbani differenziati e indifferenziati In Figura 1.7-1 sono schematizzate a livello regionale le modalità di gestione dei rifiuti urbani differenziati e indifferenziati nell’anno 2011. Rispetto all’anno 2010 la situazione non è variata in misura sostanziale: la raccolta differenziata è cresciuta dal 50,4% al 52,9%; la quota di rifiuti avviati in discarica è scesa dal 18,4%25 al 16,7%; la quota di rifiuti inceneriti/termovalorizzati (compresa la quota di CDR) è pressoché costante, essendo passata dal 25%26 al 24,9%; la quota di rifiuti avviati a bio-stabilizzazione è pressoché costante, essendo passata dal 5,3% al 5,2%. Figura 1.7-1 > Risultati della raccolta dei rifiuti differenziati e indifferenziati e modalità di gestione dei rifiuti urbani differenziati e indifferenziati, 2011 25 il valore è leggermente sottostimato in quanto non comprende una quota degli scarti delle raccolte differenziate multimateriale (che nel 2010 rappresentavano lo 0,5% del totale gestito e che venivano in parte inceneriti/termovalorizzati e in parte conferiti in discarica) 26 vedasi nota precedente 105 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. La Figura 1.7-2 riporta il trend storico della gestione dei rifiuti urbani differenziati e indifferenziati dal 2001 al 2011, che può essere così sintetizzato: la raccolta differenziata è aumentata dal 25,3% del 2001 al 52,9% del 2011; la quota di rifiuti inceneriti/termovalorizzati è cresciuta dal 16,4% nel 2001 al 24,9%27 nel 2011; la quota di rifiuti avviati a bio-stabilizzazione è passata dal 7,5% nel 2001 al 5,2% nel 2011; la quota di rifiuti conferiti in discarica è calata dal 50,8% nel 2001 al 16,7% nel 2011. 27 compresa la quota di CDR 106 Figura 1.7-2 > Trend della produzione dei rifiuti urbani e delle modalità di gestione dei rifiuti urbani indifferenziati, 2001-2011 Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo Comuni e dal modulo impianti dell’applicativo O.R.So. 107 1.8. Costi del servizio di gestione integrata dei rifiuti 1.8.1. I costi di gestione del servizio di gestione integrata dei rifiuti I dati relativi ai costi del servizio di gestione integrata dei rifiuti e le relative analisi riportate in questo capitolo sono state elaborate a partire dai seguenti set informativi: le informazioni di natura economica sono riferite ai costi consuntivi monitorati nella sezione “costi totali” dell’applicativo O.R.So. annualità 2011; i dati di produzione del rifiuto sono stati desunti dal database O.R.So. riferito all’annualità 2011. In entrambi i casi sono state utilizzate le informazioni più recenti disponibili al momento delle elaborazioni effettuate. Tali informazioni hanno subito processi di validazione da parte dei soggetti preposti e hanno quindi carattere di ufficialità. In particolare sono state acquisite le informazioni sui costi di gestione articolate per singolo territorio comunale sia nelle realtà in cui è applicata la Tariffa sia in quelle in cui era vigente al 2011 la TARSU. Queste ultime hanno allocato i costi di gestione del servizio sulla base delle voci e dei criteri definiti dal Metodo Normalizzato previsto dal D.P.R. 158/99. Il campione così selezionato contiene complessivamente le informazioni di costo relative a 271 Comuni sui 348 che compongono la Regione Emilia-Romagna. Tale campione rappresenta una popolazione complessiva di 3.907.988 abitanti pari a circa l’88% dei residenti totali nell’anno 2011 nel territorio regionale. In Tabella 1.8.1-1 è indicata la consistenza del campione esaminato articolata per singola Provincia. Per alcune aree il campione è rappresentativo di tutto o di buona parte del territorio provinciale mentre per altre province la rappresentatività è minore poiché sono state riscontrate difformità o anomalie nella compilazione delle informazioni. Tabella 1.8.1-1 > Consistenza del campione esaminato Province Totale Comuni RER Totale Comuni Campione Popolazione RER Popolazione campione % Comuni campione % popolazione campione Piacenza 48 14 291.302 184.678 29,2% 63,4% Parma 47 34 445.283 387.784 72,3% 87,1% Reggio Emilia 45 44 534.014 532.694 97,8% 99,8% Modena 47 46 705.164 701.780 97,9% 99,5% 0Bologna 60 49 998.931 936.155 81,7% 93,7% Ferrara 26 26 359.686 359.686 100,0% 100,0% Ravenna 18 18 394.464 394.464 100,0% 100,0% Forlì-Cesena 30 17 398.332 88.112 56,7% 22,12% Rimini 27 23 332.070 322.635 85,2% 97,16% Emilia Romagna 348 271 4.459.246 3.907.988 77,9% 87,64% Fonte dati: Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani 108 Si specifica che le informazioni economiche riportate nei paragrafi successivi sono state analizzate congiuntamente a quelle monitorate dal sistema O.R.So. e alle banche dati ISTAT riferite all’anno 2011. 1.8.2. I costi del servizio e il gettito tariffario Come già anticipato, il costo del servizio di gestione integrata dei rifiuti è stato acquisito sia per i Comuni a tassa che per quelli a tariffa utilizzando l’articolazione prevista dal Metodo normalizzato ex D.P.R. 158/1999 che definisce la procedura di calcolo della TIA. Si ricorda a tal proposito che la quantificazione del gettito tariffario complessivo deve coprire integralmente, per i Comuni a tariffa, i costi di gestione e di investimento del servizio, tenendo conto degli obiettivi di efficienza produttiva e di qualità del servizio fornito nonché del tasso d’inflazione programmato. Il Metodo Normalizzato previsto dal D.P.R. 158/99 si basa dunque sulla seguente formula: Tn=(CG+CC)n-1(1-IPn –Xn)+CKn dove: Tn: gettito della tariffa nell’anno di riferimento CGn-1 = costi di gestione del ciclo dei servizi attinenti i rifiuti solidi urbani e assimilati dell’anno precedente a quello di applicazione della tariffa CCn-1 = costi comuni imputabili alle attività relative ai rifiuti urbani dell'anno precedente a quello di applicazione della tariffa IPn = inflazione programmata per l’anno di riferimento di applicazione della tariffa Xn = recupero di produttività previsto per l’anno di riferimento di applicazione della tariffa CKn = costi d’uso del capitale previsti nell’anno di riferimento di applicazione della tariffa La quantificazione dei costi del servizio articolati per singola voce prevista e del relativo gettito tariffario è riportata schematicamente in Figura 1.8.2-1. Tale schema rappresenta la composizione dei costi di gestione, dei costi comuni e dei costi di capitale che devono essere coperti con la tariffa. In sintesi, si osserva come i costi di gestione dipendano sia dai costi della raccolta dei RSU indifferenziati sia dal servizio di raccolta differenziata, mentre i costi comuni si compongono dei costi amministrativi, di accertamento e riscossione, dei costi generali di gestione e dei costi comuni diversi. 109 Figura 1.8.2-1 > Costo del servizio e gettito tariffario Fonte dati: Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani È necessario tenere conto nella lettura delle informazioni di seguito riportate che la previsione di copertura integrale dei costi del servizio con il gettito tariffario è prevista solo nei Comuni a tariffa mentre non era obbligatoria nei Comuni in cui il sistema di riscossione era la TARSU. In queste realtà il tasso di copertura dei costi, definito come il rapporto tra i costi e i ricavi del servizio, può essere minore del 100%. 1.8.3. I costi del servizio e l’articolazione nelle voci previste dal D.P.R. 158/99 in Emilia Romagna I costi consuntivi del servizio di gestione dei rifiuti urbani nell’anno 2011 ammontano complessivamente a circa 607 milioni di € per un campione rappresentativo del 78% dei Comuni pari al 88% della popolazione residente nella Regione Emilia-Romagna. La proiezione delle informazioni sull’intero territorio portano a una quantificazione dei costi pari ad oltre 691 milioni di €. In Tabella 1.8.3-1 è riportata l’articolazione di tale costo per singola provincia della Regione Emilia-Romagna. Tn=(CG+CC)n-1(1-IPn –Xn)+CKn CG: COSTI OPERATIVI DI GESTIONE CC: COSTI COMUNI CK: COSTI D’USO DEL CAPITALE CGIND: COSTI GESTIONE RU CGD: COSTI GESTIONE RD CSL: Costo spazzamento e lavaggio strade CRT: Costo raccolta e trasporto RU CTS: Costo trattamento e smaltimento RU AC: Altri costi CRD: Costo raccolta e trasporto RD CTR: Costo trattamento e riciclo RD Amm: Ammortamenti Acc: Accantonamenti Rn: Remunerazione del capitale investito CARC: Costi accertamento, riscossione, contenzioso CGG: Costi generali di gestione CCD: Costi Comuni Diversi 110 Tabella 1.8.3-1 > Costo totale del servizio nelle province della Regione Emilia-Romagna Costo totale del servizio del campione esaminato Costo totale del servizio (ricalcolato sull'intera popolazione) Provincia % popolazione campione milioni di € milioni di € Piacenza 63% 26,20 41,59 Parma 87% 65,22 74,97 Reggio Emilia 100% 71,71 71,71 Modena 100% 97,61 97,61 Bologna 94% 134,68 143,28 Ferrara 100% 71,49 71,49 Ravenna 100% 53,45 53,45 Forlì-Cesena 22% 13,59 61,78 Rimini 97% 72,97 75,23 Emilia-Romagna 88% 606,92 691,10 Fonte dati: Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani In Tabella 1.8.3-2 e in Figura 1.8.3-1 è riportato l’importo complessivo riferito alle voci previste dal D.P.R. 158/99 e il peso percentuale rispetto ai costi complessivi del servizio. I costi relativi allo spazzamento e al lavaggio delle strade rappresentano il 13% dei costi complessivi, i restanti costi operativi di gestione del rifiuto indifferenziato (CGIND - CSL) il 38%, i costi operativi di gestione del rifiuto differenziato il 28%, i costi comuni e i costi d’uso del capitale rappresentano complessivamente il 21% dei costi totali. È opportuno segnalare che in alcune realtà e soprattutto nei Comuni a TARSU l’allocazione delle singole voci di costo in quelle standardizzate ai sensi del D.P.R. 158/99 può presentare alcune imprecisioni legate alla diversa articolazione rispetto a quanto previsto dalle voci di bilancio comunale. 111 Tabella 1.8.3-2 > Articolazione dei costi del servizio (mln di €) in Emilia-Romagna in base alle voci previste dal D.P.R. 158/99 Costo del servizio Macrovoce di costo ex D.P.R. 158/99 Voce di costo ex D.P.R. 158/99 milioni di € CSL Costo spazzamento e lavaggio strade 76,85 CRT Costo raccolta e trasporto RI 96,32 CTS Costo trattamento e smaltimento RI 127,15 CGIND AC Altri costi 6,11 CRD Costo raccolta e trasporto RD 128,40 CGD CTR Costo trattamento e riciclo RD 41,45 CC CC Costi Comuni 98,06 CK CK Costi d’uso del capitale 36,60 Totale 606,92 Fonte dati: Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani sui dati provenienti dai rendiconti comunali Figura 1.8.3-1 > Articolazione dei costi del servizio in Emilia-Romagna in base alle voci previste dal Metodo normalizzato(%) 112 Fonte dati: Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani sui dati provenienti dai rendiconti comunali Si sottolinea che la voce di costo CK (costi d’uso del capitale) è largamente sottostimata in quanto per effetto della regolazione vigente fino al 2011 gran parte dei costi d’uso del capitale sono invece attribuiti alla voce CTS che pertanto è largamente sovrastimata. 1.8.4. Il costo per tonnellata di rifiuto prodotto Al fine di effettuare valutazioni sui costi medi della gestione dei rifiuti, è stato analizzato l’indicatore di costo per tonnellata di rifiuto prodotto (€/t). Tale indicatore è stato elaborato sulla base della quantità totale di rifiuti urbani prodotti, dato dalla somma del rifiuto differenziato e del rifiuto indifferenziato, e sui costi totali di gestione del servizio. Il valore medio a livello regionale è pari a 231,04 €/t anno. In Figura 1.8.4-1 è riportata la distribuzione in classi di frequenza di tale indicatore. Si può osservare che circa il 68% del campione esaminato presenta un costo di gestione inferiore ai 250 €/t e la classe prevalente è quella compresa tra i 150-200 €/t anno. Figura 1.8.4-1 > Distribuzione della frequenza dei costi per tonnellata di rifiuto prodotto 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 Frequenza - Classi €/t 21 90 73 49 38 <150 150-200 200-250 250-300 >300 F re q u e n z a €/t Fonte dati: Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani sui dati provenienti dai rendiconti comunali In Figura 1.8.4-2 è riportato il grafico relativo ai costi medi per tonnellata di rifiuto trattato (€/t) calcolati su base provinciale. 113 Figura 1.8.4-2 > Costi medi provinciali per tonnellata di rifiuto prodotto, 2011 0 50 100 150 200 250 300 350 Piacenza Parma Reggio Emilia Modena Bologna Ferrara Ravenna Forlì-Cesena Rimini Fonte dati: Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani sui dati provenienti dai rendiconti comunali Nell’analisi dei costi è necessario sottolineare che i costi complessivi di gestione sono estremamente eterogenei poiché dipendono direttamente da numerosi fattori quali soprattutto le caratteristiche e le modalità di svolgimento dei servizi di raccolta, i sistemi e la frequenza del servizio di spazzamento e lavaggio strade. Anche a parità di intensità di servizio esistono tuttavia altri fattori che incidono direttamente sui costi quali ad esempio le caratteristiche morfologiche, l’incidenza dei flussi turistici e del pendolarismo, la percentuale di raccolta differenziata raggiunta o più in generale la maturità dei sistemi di raccolta, la tipologia impiantistica di destino e le tariffe di conferimento degli impianti. 1.8.5. I regimi tariffati applicati in Emilia-Romagna La copertura dei costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani in Emilia-Romagna prevista fino alla fine del 2012 ha fatto riferimento a due diverse modalità: − il regime TARSU (tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) basato sul metodo di calcolo contenuto nel D.Lgs. n. 507/1993; − il regime TIA (tariffa di igiene ambientale e tariffa integrata ambientale) basato sul metodo di calcolo contenuto nel D.P.R. n. 158/1999 “Regolamento recante norme per la elaborazione del metodo normalizzato per definire la tariffa del servizio di gestione del ciclo dei rifiuti urbani”. 114 L’art. 14 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con legge 22 dicembre 2011, n. 214, ha previsto l’istituzione dal 1° gennaio 2013 della TARES (tributo comunale sui rifiuti e sui servizi) e la soppressione sia della Tarsu sia della Tia, introducendo così un unico regime di prelievo per tutti i Comuni. Il comma 9 dell’art. 14 dispone che la tariffa, cui va aggiunta la maggiorazione per i servizi indivisibili, sia commisurata alle quantità e qualità medie ordinarie dei rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte, sulla base dei criteri del regolamento di cui al D.P.R. n. 158/1999. Le tariffe del tributo devono essere approvate dal consiglio comunale entro il termine fissato dalle norme statali per l’approvazione del bilancio di previsione. È prevista però la possibilità per i Comuni che abbiano realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico di applicare tramite apposito regolamento una tariffa avente natura di corrispettivo in luogo del tributo. Si sottolinea che le disposizioni normative relative alla Tares hanno subito diverse modifiche e integrazioni. In particolare, l’art. 1 bis, comma 1, del decreto legge 14 gennaio 2013, n. 1 ha posticipato il pagamento della prima rata dal mese di aprile 2013 al mese di luglio 2013. Successivamente l’art. 10 del decreto legge 8 aprile 2013, n. 35, solo per il 2013, ha attribuito ai Comuni la facoltà di stabilire le scadenze e il numero di rate di versamento del tributo, anche nelle more del regolamento comunale di disciplina del tributo. 1.8.6. Distribuzione sul territorio dei Comuni a tassa e a tariffa I Comuni della Regione Emilia-Romagna in cui all’anno 2011 era vigente il regime TIA sono 169 pari al 49% dei Comuni; la relativa percentuale di popolazione è pari a circa il 69% di quella complessiva residente in Regione. La Tabella 1.8.6-1 mostra il dettaglio per singola Provincia dei Comuni a TARSU e di quelli a TIA, della relativa popolazione residente e dell’incidenza percentuale sul totale regionale. Dall’analisi di distribuzione per fascia altimetrica dei Comuni emerge, come indicato in Figura 1.8.6-1, che i Comuni a TARSU sono prevalentemente presenti nelle zone montane dove rappresentano oltre l’88% del territorio. I Comuni a tariffa corrispondono invece a circa l’85% del territorio di pianura. Tabella 1.8.6-1 > Numero di Comuni e popolazione per regime tariffario - valori assoluti e percentuali TARSU TIA Provincia Num. Comuni Abitanti % Comuni % Popolazione Num. Comuni Abitanti % Comuni % Popolazione Piacenza 32 97.322 67 33 16 193.980 33 67 Parma 31 124.467 66 28 16 320.816 34 72 Reggio Emilia 23 138.576 51 26 22 395.438 49 74 Modena 23 122.496 49 17 24 582.668 51 83 Bologna 37 710.072 62 71 23 288.859 38 29 Ferrara 1 7.626 4 2 25 352.060 96 98 Ravenna 0 0 0 0 18 394.464 100 100 Forlì-Cesena 6 18.245 20 5 24 380.087 80 95 Rimini 26 187.525 96 56 1 144.545 4 44 115 Emilia-Romagna 179 1.406.329 51 31 169 3.052.917 49 69 Fonte dati: Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani Figura 1.8.6-1 > Numero di Comuni e popolazione per zona altimetrica e regime tariffario, valori % Comuni Popolazione 32,7 67,3 56,1 43,9 88,4 11,6 0% 20% 40% 60% 80% 100% Pianura Collina Montagna TARSU TIA 15,2 84,8 65,3 34,7 74,8 25,2 0% 20% 40% 60% 80% 100% Pianura Collina Montagna TARSU TIA Fonte dati: Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani e Servizio Controllo Strategico e Statistica In Tabella 1.8.6-2 è riportato il dettaglio del regime applicato nei singoli Comuni dell’Emilia Romagna, suddivisi per Provincia. Tabella 1.8.6-2 > Elenco dei Comuni a tassa e a tariffa Provincia di Piacenza Comuni a tassa Comuni a tariffa Agazzano Bobbio Alseno Cadeo Besenzone Carpaneto Piacentino Bettola Castell'Arquato Borgonovo Val Tidone Castel San Giovanni Calendasco Gragnano Trebbiense Caminata Piacenza Caorso Piozzano Castelvetro Piacentino Podenzano Cerignale Ponte Dell'olio Coli Rivergaro Corte Brugnatella Rottofreno Cortemaggiore San Giorgio Piacentino 116 Farini Sarmato Ferriere Vigolzone Fiorenzuola d'Arda Ziano Piacentino Gazzola Gossolengo Gropparello Lugagnano Val d'Arda Monticelli D'Ongina Morfasso Nibbiano Ottone Pecorara Pianello Val Tidone Pontenure San Pietro in Cerro Travo Vernasca Villanova sull'Arda Zerba Provincia di Parma Comuni a tassa Comuni a tariffa Albareto Busseto Bardi Collecchio Bedonia Colorno Berceto Felino Bore Fontanellato Borgo Val Di Taro Fontevivo Calestano Langhirano Compiano Medesano Corniglio Mezzani Fidenza Montechiarugolo Fornovo Di Taro Noceto Lesignano De' Bagni Parma Monchio Delle Corti Sala Baganza Neviano Degli Arduini Sorbolo Palanzano Torrile Pellegrino Parmense Traversetolo Polesine Parmense 117 Roccabianca Salsomaggiore Terme San Secondo Parmense Sissa Solignano Soragna Terenzo Tizzano Val Parma Tornolo Trecasali Valmozzola Varano De' Melegari Varsi Zibello Provincia di Reggio Emilia Comuni a tassa Comuni a tariffa Bibbiano Albinea Boretto Bagnolo In Piano Brescello Baiso Busana Cadelbosco Di Sopra Campegine Campagnola Emilia Casina Carpineti Canossa Casalgrande Collagna Castellarano Correggio Castelnovo Di Sotto Gattatico Castelnovo Ne' Monti Gualtieri Cavriago Guastalla Fabbrico Ligonchio Luzzara Ramiseto Montecchio Emilia Reggiolo Novellara Rio Saliceto Poviglio Rolo Quattro Castella San Martino in Rio Reggio nell'Emilia Toano Rubiera Vetto San Polo d'Enza Vezzano sul Crostolo Sant'ilario D'enza Viano Scandiano 118 Villa Minozzo Provincia di Modena Comuni a tassa Comuni a tariffa Bastiglia Bomporto Camposanto Campogalliano Castelnuovo Rangone Carpi Castelvetro Di Modena Castelfranco Emilia Fanano Cavezzo Fiumalbo Concordia Sulla Secchia Frassinoro Finale Emilia Guiglia Fiorano Modenese Lama Mocogno Formigine Marano Sul Panaro Maranello Montecreto Medolla Montefiorino Mirandola Montese Modena Palagano Nonantola Pievepelago Novi Di Modena Polinago Pavullo Nel Frignano Riolunato Prignano Sulla Secchia San Felice Sul Panaro Ravarino San Possidonio San Cesario Sul Panaro Savignano Sul Panaro San Prospero Sestola Sassuolo Vignola Serramazzoni Zocca Soliera Spilamberto Provincia di Bologna Comuni a tassa Comuni a tariffa Baricella Anzola dell'Emilia Bentivoglio Argelato Bologna Bazzano Calderara Di Reno Borgo Tossignano Camugnano Budrio Casalecchio Di Reno Casalfiumanese Castel D'aiano Castel Del Rio Castel Di Casio Castel Guelfo Di Bologna Castello D'argile Castel Maggiore 119 Castello Di Serravalle Castel San Pietro Terme Castenaso Dozza Castiglione Dei Pepoli Fontanelice Crespellano Granarolo Dell'emilia Crevalcore Imola Gaggio Montano Medicina Galliera Monterenzio Granaglione Monte San Pietro Grizzana Morandi Mordano Lizzano In Belvedere Sala Bolognese Loiano San Giorgio Di Piano Malalbergo San Giovanni In Persiceto Marzabotto San Pietro In Casale Minerbio Sant'Agata Bolognese Molinella Monghidoro Monteveglio Monzuno Ozzano dell'Emilia Pianoro Pieve di Cento Porretta Terme San Benedetto Val di Sambro San Lazzaro di Savena Sasso Marconi Savigno Vergato Zola Predosa Provincia di Ferrara Comuni a tassa Comuni a tariffa Vigarano Mainarda Argenta Berra Bondeno Cento Codigoro Comacchio Copparo Ferrara 120 Formignana Jolanda Di Savoia Lagosanto Masi Torello Massa Fiscaglia Mesola Migliarino Mirabello Ostellato Poggio Renatico Portomaggiore Ro Sant'Agostino Voghiera Tresigallo Goro Migliaro Provincia di Ravenna Comuni a tassa Comuni a tariffa Alfonsine Bagnacavallo Bagnara Di Romagna Brisighella Casola Valsenio Castel Bolognese Cervia Conselice Cotignola Faenza Fusignano Lugo Massa Lombarda Ravenna Riolo Terme Russi Sant'Agata sul Santerno Salarolo Provincia di Forlì-Cesena 121 Comuni a tassa Comuni a tariffa Borghi Bagno Di Romagna Castrocaro Terme e T. Bertinoro Portico E San Benedetto Cesena Roncofreddo Cesenatico Sogliano al Rubicone Civitella di Romagna Tredozio Dovadola Galeata Forli' Forlimpopoli Gambettola Gatteo Longiano Meldola Mercato Saraceno Modigliana Predappio Montiano Premilcuore Rocca San Casciano San Mauro Pascoli Santa Sofia Sarsina Savignano Sul Rubicone Verghereto Provincia di Rimini Comuni a tassa Comuni a tariffa Bellaria-Igea Marina Rimini Cattolica Coriano Gemmano Misano Adriatico Mondaino Monte Colombo Montefiore Conca Montegridolfo Montescudo 122 Morciano di Romagna Poggio Berni Riccione Saludecio San Clemente San Giovanni in Marignano Sant'Arcangelo di Romagna Torriana Verucchio Alta Valmarecchia Casteldelci Maiolo Novafeltria Pennabilli San Leo Sant'Agata Feltria Talamello Fonte dati: Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani 1.8.7. Il regime tariffario e i risultati di raccolta differenziata In Tabella 1.8.7-1 sono indicati i Comuni a TARSU per singola Provincia suddivisi in fasce di risultati percentuali di raccolta differenziata ottenuti nell’anno 2011. La Tabella 1.8.7-2 mostra la stessa elaborazione effettuata per i Comuni a TIA. Tabella 1.8.7-1 > Numero di Comuni a TARSU per provincia e percentuale di raccolta differenziata Provincia <40% 40% -| 60% >60% Totale Piacenza 17 1 14 32 Parma 14 7 10 31 Reggio Emilia 2 12 9 23 Modena 11 11 1 23 Bologna 22 12 3 37 Ferrara - 1 - 1 Ravenna - - - Forlì-Cesena 5 1 - 6 Rimini 7 11 8 26 Emilia-Romagna 78 56 45 179 Fonte dati: Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani e Servizio Controllo Strategico e Statistica 123 Tabella 1.8.7-2 > Numero di Comuni a TIA per provincia e percentuale di raccolta differenziata Provincia <40% 40-60% >60% Totale Piacenza 4 3 9 16 Parma - 2 14 16 Reggio Emilia 1 8 13 22 Modena - 16 8 24 Bologna 5 14 4 23 Ferrara 7 15 3 25 Ravenna 1 12 5 18 Forlì-Cesena 9 11 4 24 Rimini - 1 - 1 Emilia-Romagna 27 82 60 169 Fonte dati: Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani e Servizio Controllo Strategico e Statistica In Figura 1.8.7-1 è indicata la distribuzione percentuale dei Comuni in base ai risultati di raccolta differenziata raggiunti nel 2011 e al regime tariffario. Nei Comuni in cui è vigente la tariffa si osserva un limitato numero di Comuni che presentano basse percentuali di raccolta differenziata. Circa il 63% dei Comuni a TIA hanno ottenuto nel 2011 percentuali di raccolta differenziata superiori al 50%; per i Comuni a TARSU tale percentuale è pari circa al 39%. Figura 1.8.7-1 > Numero di Comuni per regime tariffario e percentuale di raccolta differenziata (valori %) 35,2 25,7 23,5 15,6 7,7 29,0 45,0 18,3 0% 20% 40% 60% 80% 100% TARSU TIA < 35% 35 |- 50% 50 |- 65% >= 65% Fonte dati: Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani e Servizio Controllo Strategico e Statistica Tale elaborazione suggerisce una possibile correlazione tra i risultati di raccolta differenziata e l’adozione della tariffa quale sistema di riscossione. La determinazione di una tariffa commisurata alla produzione dei rifiuti da parte degli utenti, seppur realizzata con modalità parametriche e 124 quindi presuntive, potrebbe indurre comportamenti più attenti rispetto alle scelte relative alle raccolte differenziate. 1.8.8. Tariffe all’utenza Nei paragrafi successivi sono riportate elaborazioni relative alle tasse/tariffe del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e assimilati applicate all’utenza dei Comuni dell'Emilia Romagna. Tali informazioni sono state rilevate a partire dalle delibere comunali di approvazione delle tasse/tariffe, sottoposti a validazione da parte dei Comuni o verificati attraverso procedimenti statistici e successivamente elaborati. I dati riportati in questa sezione si riferiscono all’annualità 2011 e sono riferiti a tutti i 348 Comuni dell’Emilia-Romagna. Per ogni Comune sono stati acquisiti i determinanti tariffari e i costi all’utente per le diverse categorie di utenza (domestica e non domestica) al netto di IVA e di addizionali. Si specifica che gli importi indicati non tengono conto di eventuali incentivi e/o agevolazioni applicate all’utenza o comunque previste dai regolamenti di applicazione della tassa/tariffa. 1.8.9. Spesa media annuale per le utenze domestiche Nei grafici seguenti è indicato il confronto tra le tasse e le tariffe applicate all’utenza domestica in Emilia-Romagna. Si specifica che la provincia di Ferrara ha un solo Comune a TARSU e la provincia di Rimini ha un solo Comune in regime TIA. L’importo indicato è quello medio ponderato in base alla tipologia di nucleo famigliare. In Tabella 1.8.9-1 è indicato il confronto tra la spesa media annuale, suddivisa per tipologia di zona altimetrica (codifica ISTAT) e di regime tariffario applicato, di due diverse tipologie di nucleo famigliare. Le colonne di sinistra sono riferite ad una famiglia mono-componente che risiede in un appartamento di 70 mq, quelle di destra ad un nucleo famigliare costituito da tre componenti che risiedono in un appartamento di 100 mq. Tabella 1.8.9-1 > Spesa media annuale di una famiglia di 1 componente in un appartamento di 70 mq e di una famiglia di 3 componenti in un appartamento di 100 mq per zona altimetrica e regime tariffario (media ponderata) 1 componente in un appartamento di 70mq 3 componenti in un appartamento di 100mq Zona altimetrica TARSU TIA TARSU TIA Pianura 107,4 101,4 160,1 205,3 Collina 137,5 93 187,8 190,4 Montagna 92 81,8 142,4 167,1 Emilia-Romagna 124,9 100,1 173,6 202,6 Fonte dati: Elaborazioni Servizio Controllo Strategico e Statistica e Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani sui dati provenienti dalle delibere comunali di approvazione TIA/TARSU La Tabella 1.8.9-2 presenta il confronto tra la spesa media annuale delle due diverse tipologie di nucleo famigliare sopraindicate suddivise per regime tariffario e per classe di ampiezza demografica del Comune. 125 Tabella 1.8.9-2 > Spesa media annuale di una famiglia di 1 componente in un appartamento di 70 mq e di una famiglia di 3 componenti in un appartamento di 100 mq per classe di ampiezza demografica e regime tariffario (media ponderata) 1 componente in un appartamento di 70mq 3 componenti in un appartamento di 100mq Classe di ampiezza demografica TARSU TIA TARSU TIA Fino a 5.000 92,8 100,8 142,7 213,3 5.001-10.000 100,9 91,6 153 187,1 10.001-20.000 104,8 94,3 156,3 190,6 20.001-50.000 113,3 106,1 177,1 217,3 Oltre 50.000 158,9 102,4 227 207,5 Emilia-Romagna 124,9 100,1 173,6 202,6 Fonte dati: Elaborazioni Servizio Controllo Strategico e Statistica e Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani sui dati provenienti dalle delibere comunali di approvazione TIA/TARSU I grafici seguenti descrivono la spesa media annua per le tipologie di utenza definite in precedenza suddivise per singola provincia dell’Emilia-Romagna. Figura 1.8.9-1 > Spesa media annuale di una famiglia di 1 componente in un appartamento di 70 mq per provincia e regione, per regime tariffario (media ponderata) 0 20 40 60 80 100 120 140 TARSU 87 109,6 77,2 112,7 139,3 105 72,3 122,5 124,9 TIA 84,2 103,6 87 101,8 87 136,9 88 92 128,3 100,1 Piacenza Parma Reggio Emilia Modena Bologna Ferrara Ravenna Forlì Cesena Rimini Emilia Romagna Fonte dati: Elaborazioni Servizio Controllo Strategico e Statistica e Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani sui dati provenienti dalle delibere comunali di approvazione TIA/TARSU 126 Figura 1.8.9-2 > Spesa media annuale di una famiglia di 3 componenti in un appartamento di 100 mq per provincia e regione, per regime tariffario (media ponderata) 0 50 100 150 200 250 300 TARSU 129,3 173 118,9 168,6 194,5 150 115,9 171,5 173,6 TIA 188,4 212,4 176,7 201,8 187,8 277,5 179,9 182,7 212,3 202,6 Piacenza Parma Reggio Emilia Modena Bologna Ferrara Ravenna Forlì Cesena Rimini Emilia Romagna Fonte dati: Elaborazioni Servizio Controllo Strategico e Statistica e Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani sui dati provenienti dalle delibere comunali di approvazione TIA/TARSU Figura 1.8.9-3 > Spesa media annuale di una famiglia di 1 componente in un appartamento di 70 mq per provincia e regime tariffario (media ponderata) TARSU 0 20 40 60 80 100 120 140 Piacenza Parma Reggio Emilia Modena Bologna Ferrara Forlì-Cesena Rimini media prov media ER TIA 0 20 40 60 80 100 120 140 Piacenza Parma Reggio Emilia Modena BolognaFerrara Ravenna Forlì-Cesena Rimini media prov media ER Fonte dati: Elaborazioni Servizio Controllo Strategico e Statistica e Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani sui dati provenienti dalle delibere comunali di approvazione TIA/TARSU La provincia di Rimini ha un solo comune a TIA La provincia di Ferrara ha un solo comune a TARSU 127 Figura 1.8.9-4 > Spesa media annuale di una famiglia di 3 componenti in un appartamento di 100 mq per provincia e regime tariffario (media ponderata) TARSU 0 20 40 60 80 100 120 140 160 180 200 Piacenza Parma Reggio Emilia Modena Bologna Ferrara Forlì-Cesena Rimini media prov media ER TIA 0 50 100 150 200 250 300 Piacenza Parma Reggio Emilia Modena BolognaFerrara Ravenna Forlì-Cesena Rimini media prov media ER Fonte dati: Elaborazioni Servizio Controllo Strategico e Statistica e Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani sui dati provenienti dalle delibere comunali di approvazione TIA/TARSU I due grafici seguenti descrivono la differenza di spesa media annuale tra il 2010 e il 2011 distinta per provincia e per regime tariffario. La provincia di Rimini ha un solo comune a TIA La provincia di Ferrara ha un solo comune a TARSU 128 Figura 1.8.9-5 > Differenza media percentuale 2010/2011 sulla spesa media annuale di una famiglia di 1 componente in un appartamento di 70 mq per provincia e regione, per regime tariffario (media ponderata) 1 0 1 2 3 4 5 6 7 TARSU 3,1 -0,4 -0,7 4,4 6,5 1,4 3,4 4,1 4,8 TIA 2,2 0,6 0,9 1,8 2,9 4,7 0,1 2,2 5 2 Piacenza Parma Reggio Emilia Modena Bologna Ferrara Ravenna Forlì Cesena Rimini Emilia Romagna Fonte dati: Elaborazioni Servizio Controllo Strategico e Statistica e Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani sui dati provenienti dalle delibere comunali di approvazione TIA/TARSU Figura 1.8.9-6 > Differenza media percentuale 2010/2011 sulla spesa media annuale di una famiglia di 3 componenti in un appartamento di 100mq per provincia e regione, per regime tariffario (media ponderata) 1 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 TARSU 4,2 -0,6 1 7,1 9,2 2 4,1 5,3 6,3 TIA 5,3 0,7 2,5 5 6,4 11 0,8 5,4 8 4,8 Piacenza Parma Reggio Emilia Modena Bologna Ferrara Ravenna Forlì Cesena Rimini Emilia Romagna Fonte dati: Elaborazioni Servizio Controllo Strategico e Statistica e Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani sui dati provenienti dalle delibere comunali di approvazione TIA/TARSU 129 1.8.10. Spesa media annuale per le utenze non domestiche In Tabella 1.8.10-1 è indicata la spesa in €/mq relativa alla tassa/tariffa applicata ad alcune tipologie di utenza non domestica nei Comuni capoluogo dell’Emilia-Romagna. Tabella 1.8.10-1 > TIA – spesa media al mq per alcune categorie di utenza non domestica applicata nei Comuni capoluogo della Regione Emilia-Romagna Comune capoluogo Alberghi senza ristorante Ristoranti, trattorie Bar, caffè Uffici, agenzie, studi Ortofrutta, pescheria Banche e Istituti di Credito Attività artigianali Attività industriali Piacenza 3,62 18,65 17,04 4,36 24,00 5,50 3,46 3,43 Parma 3,68 18,98 21,42 5,18 24,42 2,08 3,52 3,13 Reggio Emilia 3,15 14,12 11,52 4,42 10,88 4,42 2,71 2,62 Modena 2,67 15,81 15,17 2,91 18,39 2,83 2,73 2,43 Bologna (*) 5,25 13,11 12,79 6,12 14,54 5,2 4,14 4,11 Ferrara 5,77 12,29 12,29 6,52 33,04 6,52 3,34 3,78 Ravenna 2,78 15,01 13,18 3,90 17,30 3,19 2,39 2,27 Forlì-Cesena 2,62 13,51 9,60 3,68 17,39 3,68 2,25 2,23 Rimini 4,73 16,86 13,07 4,96 19,47 4,1 3,45 3,06 (*) nel Comune di Bologna è vigente all’anno 2011 la TARSU; tutti gli altri Comuni capoluogo sono in regime TIA Fonte dati: Elaborazioni Servizio Controllo Strategico e Statistica e Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani sui dati provenienti dalle delibere comunali di approvazione TIA/TARSU 130 131 2. QUADRO CONOSCITIVO DEI RIFIUTI SPECIALI 132 133 2.1 Fonti dei dati, metodologia di elaborazione e validazione dei dati Il reperimento dei dati relativi alla produzione e gestione dei rifiuti speciali risulta più complesso e articolato rispetto a quello dei rifiuti urbani, nonostante i quantitativi di rifiuti speciali prodotti siano nettamente più grandi. La produzione dei rifiuti speciali è quantificata utilizzando le informazioni contenute nelle banche dati MUD (Modello Unico di Dichiarazione Ambientale) relative alle dichiarazioni annuali che i soggetti obbligati (produttori/gestori di rifiuti) devono effettuare ai sensi dell’art. 189 del D.Lgs. 152/2006, entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di produzione. La banca dati MUD costituisce a tutt’oggi l’unica fonte dati ufficiale per quanto riguarda lo studio del complesso mondo dei rifiuti speciali in quanto non è ancora stato superato il periodo di transizione dal MUD al Sistri. L’acquisizione dei dati MUD avviene attraverso le Camere di Commercio, che forniscono annualmente le dichiarazioni ad Infocamere per la loro informatizzazione e trasmissione alla Sezione Regionale del Catasto, istituita c/o Arpa – Direzione Tecnica (ai sensi dell’art. 189 del D.Lgs 152/2006). La Sezione Regionale del Catasto effettua sull’intero archivio regionale la correzione dei dati MUD sulla base di criteri e procedure comuni, concordate tra la Sezione Nazionale del Catasto (c/o ISPRA) e le Sezioni regionali del catasto (c/o le Arpa/Appa), e predispone report di sintesi e di dettaglio da inviare alla Regione Emilia-Romagna, ad Ispra e agli Enti Locali secondo lo schema sintetizzato in Figura 2.1-1. Figura 2.1-1 > Schema acquisizione dati MUD Camere di Commercio Sezione Regionale del Catasto (Arpa Direzione Tecnica) Informatizzazione dati MUD Analisi e correzione dei dati MUD Ispra Regione Emilia-Romagna Enti locali Elaborazione delle informazioni e predisposizione di report Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Le procedure di bonifica elaborate dal sistema delle agenzie ISPRA/Arpa hanno l’obiettivo di eliminare i principali errori (quali unità di misura, errori di inserimento dati, attendibilità del dato). Conoscere il livello di affidabilità dei dati su cui si basa il Quadro conoscitivo e che verranno utilizzati per individuare e calibrare le azioni di pianificazione e programmazione del Piano regionale è fondamentale. La D.G.R. 1620/2001, oltre a definire i contenuti e le elaborazioni obbligatorie proprie della pianificazione provinciale (Piani provinciali di gestione dei rifiuti - PPGR), suddivide le fonti dei dati in 4 categorie. 134 Tabella 2.1-1 > Dati di base CATEGORIA DESCRIZIONE A Dati provenienti da misure dirette (pesatura dei rifiuti, quantitativi fatturati ecc.) B Valori dedotti da dichiarazioni ufficiali (MUD) C Valori dedotti da stime dirette dei gestori D Valori fondati su stime indirette per analogia con altri servizi similari, attinti da letteratura ecc. I dati utilizzati per comporre il Quadro conoscitivo relativo al settore dei rifiuti speciali rientrano nella maggior parte dei casi nella categoria B. L’utilizzo della banca dati MUD conduce ad una sottostima della quantità reale complessiva di rifiuti prodotti, in quanto: − ai sensi dell’art. 189 comma 3 del D.Lgs. 152/2006, non tutti i produttori sono tenuti alla presentazione della dichiarazione MUD (la normativa esonera tutti i produttori di rifiuti non pericolosi che hanno meno di 10 dipendenti e gli imprenditori agricoli con un volume di affari annuo inferiore a 8.000 euro); − non tutte le tipologie di rifiuti devono essere dichiarate; − un certo numero di soggetti non adempiono all’obbligo di compilare il MUD; − vi sono errori all’atto della compilazione o informatizzazione della dichiarazione non rilevabili dai sistemi di bonifiche. Per contro i soggetti obbligati hanno accumulato circa 10 anni di esperienza nella compilazione delle dichiarazioni MUD, per cui molti degli errori che inizialmente venivano commessi sono ora assenti. È inoltre possibile incrociare le dichiarazioni di soggetti diversi ed effettuare confronti di verifica. Complessivamente, tenendo sempre presente il fattore di sottostima legato agli esoneri di alcune categorie di produttori, si può attribuire ai dati MUD un livello di affidabilità buono. Nel testo e in tutti i grafici e tabelle sono esplicitamente indicate le fonti da cui sono state desunte le elaborazioni effettuate. 2.2 Il sistema produttivo locale La definizione del quadro conoscitivo dei rifiuti speciali non può prescindere dalla conoscenza del sistema produttivo attivo sul territorio regionale. Il sistema produttivo regionale, riferito al 2010, conta 428.591 imprese, delle quali più del 98% ha meno di 50 addetti. Il numero di addetti delle imprese, pari in media a 3,5, è così distribuito: 5,4 addetti nell’industria, 2,6 addetti nei servizi e 1,2 addetti in agricoltura. La competitività di questa rete di micro-aziende, spesso raccolte in veri e propri distretti industriali, è cruciale per l’intero sistema. 135 Da uno studio di Confindustria (Emilia-Romagna, Il sistema economico regionale 2011) emerge che nel 2010 le imprese attive appartengono per un 54,7% al settore servizi, per un 29,3% al settore manifatturiero e per il 16% al settore agricoltura. Buona parte delle aziende è organizzata in filiere articolate per settori. Le filiere più rilevanti sono la meccanica, l'agroalimentare, la motoristica/automotive, le costruzioni, il bio-medicale. Il territorio regionale si mostra internamente coeso e allo stesso tempo aperto e attivo a livello internazionale, con un sistema industriale ad elevata specializzazione e un'alta propensione all'export (34,4% del PIL). Il sistema economico produttivo dell’Emilia-Romagna è caratterizzato da numerosi distretti industriali. La loro attività ha contribuito allo sviluppo socio-economico della regione in termini di ricchezza diffusa, occupazione e capacità di competere a livello internazionale, determinando una significativa apertura internazionale. L’Emilia-Romagna presenta oggi forti specializzazioni industriali a livello di filiera, in molti casi localizzate in aree specifiche anche a cavallo tra una provincia e l’altra (Figura 2.2-1). Alcune di queste filiere hanno ormai una presenza distribuita in tutta la regione, con attività decentrate anche a livello nazionale e internazionale, ma trovano ancora il loro baricentro nelle aree ad alta concentrazione dell’Emilia-Romagna che fondano la loro eccellenza su un sistema della conoscenza basato sui saperi locali. Figura 2.2-1 > Le specializzazioni produttive in Emilia-Romagna (anno 2010) Fonte: Ermes imprese – le specializzazioni produttive in Emilia-Romagna 2.3 Produzione Nel 2010 la produzione complessiva di rifiuti speciali in Emilia-Romagna dichiarata ufficialmente attraverso il MUD è stata pari a 10.420.669 tonnellate, ovvero circa tre volte la produzione di rifiuti urbani. 136 Come già evidenziato nel paragrafo 2.1, l’utilizzo della banca dati MUD conduce ad una sottostima della quantità reale di rifiuti prodotti in quanto non tutti i produttori sono obbligati per legge alla compilazione: per superare tale criticità, la produzione di rifiuti speciali regionali è stata stimata anche a partire dal dato relativo ai quantitativi di rifiuti gestiti. Tale procedura, per i cui dettagli si rimanda al paragrafo 2.4.3, ha condotto ad una stima di produzione pari a 11.552.615,65 tonnellate. In Tabella 2.3-1 e in Figura 2.3-1 si riporta il dato di produzione dal 2002 al 2010 con il dettaglio relativo alla produzione di rifiuti da costruzione e demolizione (C&D) non pericolosi. Si sottolinea che per tali tipologie di rifiuti il dato MUD è sottostimato rispetto alla situazione reale. Tabella 2.3-1 > La produzione di rifiuti speciali e dettaglio relativo alla quota di rifiuti da C&D non pericolosi (dati MUD, 2002-2010) 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Rifiuti Speciali al netto dei C&D (dati MUD) t/a 7.653.163 7.623.442 7.936.892 8.587.665 6.869.430 8.387.555 8.158.338 7.504.529 8.218.140 RS da C&D pericolosi (dati MUD) 46.115 35.971 51.958 84.623 61.198 105.120 133.052 102.383 109.100 RS da C&D non pericolosi (dati MUD) 1.278.426 1.688.090 1.826.538 1.884.041 1.657.771 2.764.233 2.584.441 2.885.921 2.093.429 Rifiuti Speciali Totali (dati MUD) 8.977.704 9.347.503 9.815.388 10.556.328 8.588.399 11.256.908 10.875.830 10.492.833 10.420.66 9 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Benché sottostimata, la quota di rifiuti speciali da C&D non pericolosi dichiarata ufficialmente incide sulla produzione complessiva per il 20%, dunque in misura significativa. Figura 2.3-1 > Incidenza della produzione di rifiuti speciali da C&D non pericolosi sul totale prodotto (dati MUD 2010) 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Rifiuti Speciali Totali (dati MUD) 8.977.704 9.347.503 9.815.388 10.556.32 8.588.399 11.256.90 10.875.83 10.492.83 10.420.669 Rs da C&D non pericolosi (dati MUD) 1.278.426 1.688.090 1.826.538 1.884.041 1.657.771 2.764.233 2.584.441 2.885.921 2.093.429 0 1.000.000 2.000.000 3.000.000 4.000.000 5.000.000 6.000.000 7.000.000 8.000.000 9.000.000 10.000.000 11.000.000 12.000.000 t/a Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 137 Il dato ufficiale di produzione totale, riferito al 2010, evidenzia un lieve calo (-0,7%) rispetto al 2009, mentre più importante risulta la riduzione della produzione di rifiuti da C&D non pericolosi ( 27%) sempre rispetto al 2009. Il dato di produzione pro capite di rifiuti speciali (pari nel 2010 a 2.351 kg/ab) costituisce un utile elemento di confronto con il dato di produzione pro capite di rifiuti urbani (pari nel medesimo anno a 698 kg/ab) per valutare l’incidenza che i rifiuti speciali hanno nel quadro complessivo della realtà dei rifiuti. Il trend temporale della produzione pro capite è riportato in Tabella 2.3-2: evidenzia un lieve aumento nel periodo 2002-2005, poi un forte calo nel 2006 (anno in cui, come più volte ricordato, vi è stata una variazione della normativa), infine un calo lieve ma graduale dal 2007 al 2010 (risentendo probabilmente in quest’ultima fase della crisi economica). Più regolare risulta invece l’andamento della produzione pro capite di rifiuti speciali pericolosi (Tabella 2.3-2 e Figura 2.3-2), che dopo l’incremento registrato dal 2002 al 2005 si sono stabilizzati attorno a valori pari ai 200 kg/ab. Le variazioni minime nel dato di produzione dichiarato di rifiuti speciali pericolosi sono dovute anche al fatto che le modalità di dichiarazione non sono state influenzate da modifiche normative. Tabella 2.3-2 > Produzione pro capite di rifiuti speciali dal 2002 al 2010 Anno Popolazione RS NP kg/ab.anno RS P kg/ab.anno RS totali procapite kg/ab anno 2002 4.100.686 2.055 139 2.194 2003 4.117.107 2.129 142 2.270 2004 4.153.902 2.158 167 2.324 2005 4.255.216 2.309 172 2.481 2006 4.297.220 1.823 176 1.999 2007 4.334.808 2.405 192 2.597 2008 4.337.966 2.301 206 2.507 2009 4.377.473 2.216 205 2.397 2010 4.432.439 2.146 205 2.351 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Figura 2.3-2 > Trend di produzione pro capite di rifiuti speciali pericolosi e non, 2002-2010 0 250 500 750 1.000 1.250 1.500 1.750 2.000 2.250 2.500 2.750 3.000 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 kg/ab anno RS P kg/ab.anno RS NP kg/ab.anno 138 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD La produzione di rifiuti speciali si concentra in modo particolare nelle province di Ravenna (1.990.739 tonnellate pari al 19% sul totale prodotto), Modena (1.857.417 tonnellate pari al 18%) e Bologna (1.793.738 tonnellate pari al 17%), come evidenziato in Tabella 2.3-3 e in Figura 2.3-3. Tabella 2.3-3 > Produzione di rifiuti speciali per provincia nel 2010 Provincia Rifiuti speciali Non pericolosi t/a Rifiuti speciali Pericolosi t/a Produzione totale t/a Piacenza 486.984 146.492 633.475 Parma 614.689 39.378 654.067 Reggio Emilia 1.046.289 83.783 1.130.072 Modena 1.770.954 86.463 1.857.417 Bologna 1.625.967 167.771 1.793.738 Ferrara 777.110 66.871 843.981 Ravenna 1.808.869 181.870 1.990.739 Forlì-Cesena 864.736 68.860 933.596 Rimini 517.935 65.650 583.586 Totale 9.513.532 907.137 10.420.669 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Figura 2.3-3 > Ripartizione percentuale della produzione di rifiuti speciali per provincia nel 2010 Piacenza 6% Parma 6% Reggio Emilia 11% Modena 18% Bologna 17% Ferrara 8% Ravenna 19% Forlì-Cesena 9% Rimini 6% Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD In Figura 2.3-4 si riporta il dettaglio di produzione per provincia relativo ai rifiuti speciali pericolosi, ai rifiuti speciali non pericolosi (al netto dei rifiuti da C&D non pericolosi) e ai rifiuti speciali da C&D non pericolosi desunto dalle dichiarazioni MUD, anno 2010. Le quote di rifiuti da C&D non pericolosi più consistenti provengono dalle province di Ravenna, Bologna e Modena. 139 Figura 2.3-4 > Produzione di rifiuti speciali non pericolosi, pericolosi e da C&D non pericolosi per provincia nel 2010 0 200.000 400.000 600.000 800.000 1.000.000 1.200.000 1.400.000 1.600.000 1.800.000 2.000.000 2.200.000 Piacenza Parma Reggio Emilia Modena Bologna Ferrara Ravenna Forlì-Cesena Rimini t/a Rif iuti speciali Pericolosi t/a Rif iuti speciali Non pericolosi daC&D t/a Rif iuti speciali Non pericolosi (senza C&D) t/a Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD La produzione complessiva comprende i rifiuti non pericolosi e pericolosi. In particolare la quota degli speciali pericolosi incide sul totale per il 9%, con un incremento di produzione dell’1,2% rispetto al 2009 che conferma il trend di crescita rilevato negli anni passati (vedasi Figura 2.3-5). Si sottolinea che, con riferimento alla produzione di rifiuti speciali pericolosi, la banca dati MUD costituisce una fonte dati ufficiale e attendibile in quanto l’attuale normativa obbliga tutte le attività produttive che producono rifiuti speciali pericolosi a presentare la dichiarazione. Figura 2.3-5 > Trend di produzione di rifiuti speciali pericolosi, 2002-2010 0 100.000 200.000 300.000 400.000 500.000 600.000 700.000 800.000 900.000 1.000.000 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 t/a RS pericolosi t/a 140 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Analizzando nel dettaglio il dato per provincia relativo ai rifiuti speciali pericolosi (Figura 2.3-6) si nota che dall’anno 2009 al 2010 le province di Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara e Forlì Cesena hanno mostrato un aum5ento di produzione, in contrapposizione all’andamento della produzione totale dei rifiuti speciali che è stato rilevato in calo nello stesso periodo. Figura 2.3-6 > Trend di produzione di rifiuti speciali pericolosi per provincia (t/anno), 2002-2010 25.000 50.000 75.000 100.000 125.000 150.000 175.000 200.000 225.000 250.000 t/a 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 2.3.1. La produzione di rifiuti speciali per settore di attività L’analisi dei dati per attività economica (classificazione ATECO 2002) evidenzia che, per quanto riguarda i rifiuti pericolosi (vd. Figura 2.3.1-1), l’attività prevalente è rappresentata dall’Istat 90 (trattamento rifiuti e depurazione acque di scarico) che contribuisce alla produzione con oltre 314.000 t/a (pari al 35% della produzione totale di rifiuti pericolosi), concentrata per il 35% nella provincia di Ravenna, seguita dalle provincie di Piacenza e Rimini. Altro settore che contribuisce in modo significativo alla produzione di rifiuti speciali pericolosi è il commercio, riparazioni e altri servizi (Istat 50, 51, 52 e 55) con 147.915 t/a, pari al 16% della produzione totale di rifiuti pericolosi e di cui circa il 26% grava sulla sola provincia di Bologna. 141 Figura 2.3.1-1 > Produzione di rifiuti speciali pericolosi per attività (t/a), 2010 35% 16%11% 8% 7% 5% 4% 3% 2% 2%2% 5% Trattamento rif iuti e depurazione acque di scarico (Codice 90) Commercio, riparazioni e altri servizi (Codice 50, 51, 52, 55) Industria chimica (Codice 24) Costruzioni (Codice 45) Altre industrie manifatturiere (Codice 36, 37) Fabbricazione apparecchi elettrici, meccanici ed elettronici (Codice 29, 30, 31, 32, 33) Fabbricaz. e lavoraz. prodotti metallici, escluse macchine ed impianti (Codice 28) Produzione energia elettrica, acqua e gas (Codice 40, 41) Pubblica amministrazione, istruzione e sanità (Codice 75, 80, 85) Trasporti e comunicazione (Codice 60, 61, 62, 63, 64) Produzione metalli e leghe (Codice 27) Altro 0 10.000 20.000 30.000 40.000 50.000 60.000 70.000 80.000 90.000 100.000 110.000 1903 1901 1902 1705 1308 1305 1908 1607 1610 1706 1406 1201 1913 1912 1801 1203 Altre categorie CER t ATTIVITÀ DI TRATTAMENTO E SMALTIMENTO DEI RIFIUTI ATTIVITÀ DI TRATTAMENTO E FORNITURA DI ACQUA Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD La produzione di rifiuti non pericolosi risulta ugualmente concentrata nel settore che riguarda il trattamento rifiuti e depurazione acque di scarico (Istat 90) che incide per un 37% sul totale. Altri settori importanti sono quelli relativi all’industria minerali non metalliferi (Istat 26) e costruzioni (Istat 45) con un incidenza sul totale rispettivamente del 12% e dell’11% (Figura 2.3.1 2). 142 Figura 2.3.1-2 > Produzione di rifiuti speciali non pericolosi per attività (t/a), 2010 37% 12% 11% 6% 4% 4% 4% 3% 3% 3 % 3% 2% 2% 2% 2% 2% Trattamento ri fiuti e depurazione acque di scarico (Codice 90) Industria minerali non m etalliferi (Codice 26) Costruzioni (Codice 45) Com mercio, r iparazion i e altri servizi (Codice 50, 51 , 52, 55) Altre industrie manifatturiere (Codice 36, 37) Trasporti e comunicazione (Codice 60, 61, 62, 63, 64) Industria alim entare (Codice 15) Fabbricaz. e lavoraz. prodotti metallici, escluse macchine ed impianti (Codice 28) Fabbricazione apparecchi elettrici, meccanici ed ele ttronici (Codice 29, 30, 31, 32, 33) Produzione m etalli e leghe (Codice 27) Industria legno, carta stampa (Codice 20, 21, 22) Produzione energia ele ttrica, acqua e gas (Codice 40, 41) Altro Industria estra ttiva (Codice 10, 11, 13, 14) Agricoltura e pesca (Codice 01, 02, 05) Industria chim ica (Codice 24) 0 110.000 220.000 330.000 440.000 550.000 660.000 770.000 880.000 1912 1908 1907 2003 1905 1901 1610 1705 1903 1906 1902 1709 2001 Altre categorie CER t ATTIVITÀ DI TRATTAMENTO E FORNITURA DI ACQUA ATTIVITÀ DI TRATTAMENTO E SMALTIMENTO DEI RIFIUTI Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Si riporta di seguito il dettaglio della produzione per codice Istat di attività economica sia per i rifiuti speciali non pericolosi (Tabella 2.3.1-1), sia per i rifiuti speciali pericolosi (Tabella 2.3.1-2). 143 Tabella 2.3.1-1 > Produzione di rifiuti speciali non pericolosi per codice Istat di attività, 2010 ATTIVITA' ECONOMICHE Codice di attività ISTAT Piacenza t/a Parma t/a Reggio Emilia t/a Modena t/a Bologna t/a Ferrara t/a Ravenna t/a Forlì Cesena t/a Rimini t/a Totale t/a 01 9.562 5.796 1.011 8.172 7.651 4.970 79.215 45.833 1.561 163.771 02 640 1.633 - 1.181 3.455 05 79 0 80 10 677 496 1.918 397 2.185 1.105 6.779 11 19 158 29 74 222 178.969 2.565 182.036 13 2 77 79 14 663 4.785 4.307 457 11.831 24 2.188 169 329 24.754 Industria alimentare 15 19.248 93.808 17.802 54.452 27.860 18.376 61.039 52.139 3.782 348.507 Industria tabacco 16 - - - Industria tessile 17 549 1.188 538 3.308 3.294 236 634 73 98 9.917 Confezioni vestiario; preparazione ti t lli 18 2 439 602 1.261 582 31 66 160 210 3.353 Industria conciaria 19 11.280 3.385 311 63 859 110 16.008 20 26.542 4.959 9.192 6.718 9.390 17.244 8.876 10.676 6.443 100.039 21 65 5.039 22.706 7.398 7.304 18.115 7.829 13.675 223 82.354 22 4.439 4.129 5.552 16.657 23.504 1.711 369 3.442 1.288 61.093 Raffinerie petrolio, fabbricazione k 23 1 1 3 796 2.892 4.945 3.314 32 11.984 Industria chimica 24 1.073 11.964 11.766 12.417 16.278 36.268 55.586 20.631 494 166.478 Industria gomma e materie l ti h 25 9.776 6.487 6.779 6.925 9.887 3.488 5.404 5.872 1.378 55.996 Industria minerali non metalliferi 26 20.140 44.616 263.523 589.209 74.172 18.478 51.188 17.632 22.443 1.101.401 Produzione metalli e leghe 27 5.782 3.385 48.933 37.296 14.277 4.196 103.279 11.675 14.667 243.491 Fabbricaz. e lavoraz. prodotti t lli i l hi d 28 18.079 56.169 52.299 43.473 58.923 14.811 15.845 24.251 7.039 290.890 29 6.432 31.730 33.818 46.435 45.636 40.160 5.813 13.482 4.390 227.897 30 0 58 3 115 6.305 5 38 0 2 6.525 31 966 857 1.751 983 5.986 3.094 6.711 287 784 21.419 32 20 12 337 1.925 64 6 0 2.363 33 899 382 1.863 3.535 1.698 67 22 23 8 8.498 34 780 154 717 1.312 3.683 2.312 158 970 35 10.121 35 1.482 67 384 354 3.181 178 1.480 1.153 492 8.772 36 421 2.173 3.855 2.883 7.150 219 655 3.677 9.721 30.755 37 8.393 10.038 47.177 41.249 23.004 96.525 35.798 108.345 1.932 372.462 40 24.458 630 147 1.978 26.031 27.107 115.482 66 46 195.944 41 30 3.754 2.202 23.273 3.936 2.572 613 36.380 Costruzioni 45 88.045 60.640 60.350 245.386 277.766 38.544 98.397 70.914 145.264 1.085.306 50 2.970 4.545 4.907 5.649 9.698 11.067 4.139 13.355 3.309 59.638 51 5.495 45.366 27.719 111.874 213.716 30.287 33.632 52.956 6.066 527.111 52 75 550 227 1.144 1.049 359 3.366 2.614 3.798 13.181 55 60 673 83 101 2.716 282 264 369 213 4.761 60 5.354 11.979 24.397 48.596 39.887 2.275 162.158 17.448 7.173 319.267 61 3 88 2 93 62 0 5 5 63 5.360 3.786 3.371 21.121 9.173 901 10.507 123 703 55.045 64 118 44 47 124 183 22 3 90 30 661 65 8 139 2 32 12 630 0 23 13 859 66 4 4 67 1 1 70 109 234 1.929 484 441 17 297 311 31 3.852 71 19 14 8 293 300 114 0 61 150 960 72 0 30 81 22 99 1 16 1 45 294 73 10 23 285 327 8.364 21 9.030 74 5.071 4.852 414 2.390 17.858 3.419 8.760 952 1.577 45.293 75 194 5.443 1.588 5.694 299 4.113 285 4.706 619 22.941 80 0 36 0 19 8 2 55 0 2 122 85 172 1.064 230 20 2.234 176 153 508 1.656 6.214 Trattamento rifiuti e depurazione di i 90 213.401 173.346 385.043 430.236 651.315 338.729 733.505 356.405 268.501 3.550.481 91 0 147 110 3 12 221 492 92 0 11 0 0 128 26 91 6 438 699 93 734 914 639 1.722 1.317 6.926 1.112 250 13.615 96 9 9 486.984 614.689 1.046.289 1.770.954 1.625.967 777.110 1.808.869 864.736 517.935 9.513.532 Totale Emilia Romagna Pubblica amministrazione, istruzione e sanità Altre attività di pubblico servizio Trasporti e comunicazione Intermediazione finanziaria,assicurazioni ed altre attività professionali Produzione energia elettrica, acqua e gas Commercio, riparazioni e altri servizi Fabbricazione mezzi di trasporto Altre industrie manifatturiere Industria legno, carta stampa Fabbricazione apparecchi elettrici, meccanici ed elettronici Agricoltura e pesca Industria estrattiva Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 144 Tabella 2.3.1-2 > Produzione di rifiuti speciali pericolosi per codice Istat di attività, 2010 ATTIVITA' ECONOMICHE Codice di attività ISTAT Piacenza t/a Parma t/a Reggio Emilia t/a Modena t/a Bologna t/a Ferrara t/a Ravenna t/a Forlì Cesena t/a Rimini t/a Totale t/a 01 20 175 56 71 153 503 1.242 312 17 2.550 02 7 2 9 05 2 16 1 0 18 10 6 4 1 1 12 11 3 31 226 83 1 7.688 92 8.124 14 29 14 53 10 851 7 11 30 4 1.007 Industria alimentare 15 19 334 98 362 172 72 303 329 4 1.693 Industria tessile 17 0 6 9 97 11 0 2 0 2 129 Confezioni vestiario; preparazione e tintura pellicce 18 0 2 12 16 0 0 1 4 35 Industria conciaria 19 0 2 1 12 1 0 244 2 262 20 78 37 140 323 64 331 2.751 184 34 3.942 21 1 18 105 186 49 19 48 29 2 456 22 138 159 270 590 1.287 111 86 148 129 2.918 Raffinerie petrolio, fabbricazione coke 23 1 0 1 57 13 2 1.077 1 10 1.163 Industria chimica 24 397 5.266 11.631 4.780 47.990 13.402 11.761 129 1.013 96.369 Industria gomma e materie plastiche 25 247 496 252 328 607 248 585 1.435 11 4.208 Industria minerali non metalliferi 26 269 1.040 1.379 3.129 1.167 137 1.454 33 355 8.964 Produzione metalli e leghe 27 375 81 4.721 469 2.238 1.351 3.391 2.073 51 14.751 Fabbricaz. e lavoraz. prodotti metallici, escluse macchine ed i i ti 28 1.449 2.586 6.424 5.593 11.119 959 1.581 1.898 1.082 32.690 29 2.629 1.798 6.892 11.119 10.073 4.212 947 1.373 1.752 40.795 30 0 2 0 1 0 0 0 0 1 5 31 99 15 137 118 1.734 421 568 66 214 3.373 32 1 8 3 146 293 0 2 5 1 458 33 161 602 51 300 2.111 105 48 5 0 3.383 34 260 4 105 271 1.418 1.693 113 184 22 4.070 35 661 32 117 17 1.118 85 224 83 387 2.723 36 64 76 86 39 446 12 26 153 30 930 37 8.273 1.540 6.200 12.095 15.710 6.407 7.688 3.224 1.448 62.585 40 24.539 271 161 373 1.069 668 1.502 227 66 28.877 41 16 162 16 11 4 209 Costruzioni 45 1.900 3.149 17.584 21.770 10.794 1.800 3.290 5.459 3.762 69.506 50 17.636 8.166 8.879 6.936 11.706 8.247 5.999 11.954 4.957 84.479 51 1.105 8.273 7.302 4.485 27.190 1.076 1.875 3.477 4.890 59.674 52 38 50 33 125 223 77 253 2.929 12 3.740 55 0 1 2 11 0 0 3 5 23 60 481 408 749 565 836 376 963 260 37 4.674 61 3 9.695 1 9.699 62 1 0 1 63 187 273 237 111 1.439 136 1.278 28 140 3.828 64 190 15 32 240 167 44 21 62 32 804 65 10 21 0 9 5 20 3 6 0 74 66 0 0 67 0 1 1 70 1 24 34 3 46 0 1 0 3 113 71 5 23 3 13 35 2 1 20 13 115 72 32 7 1 1 9 2 1 0 10 63 73 6 36 7 1 23 823 1 1 0 899 74 556 240 63 595 534 214 1.131 182 794 4.309 75 247 13 1 10 46 80 167 9.303 16 9.884 80 12 1 19 73 25 9 3 2 144 85 536 1.650 1.087 2.098 3.908 1.039 956 819 602 12.694 Trattamento rifiuti e depurazione acque di scarico 90 83.722 2.367 8.839 8.699 10.519 21.904 113.053 22.032 43.705 314.840 91 0 6 0 252 33 5 2 0 298 92 2 1 8 7 1 30 1 9 60 93 131 58 28 48 117 46 21 45 16 509 96 0 0 0 0 1 146.492 39.378 83.783 86.463 167.771 66.871 181.870 68.860 65.650 907.137 Totale complessivo Pubblica amministrazione, istruzione e sanità Altre attività di pubblico servizio Trasporti e comunicazione Intermediazione finanziaria, assicurazioni ed altre attività professionali Produzione energia elettrica, acqua e gas Commercio, riparazioni e altri servizi Fabbricazione mezzi di trasporto Altre industrie manifatturiere Industria legno, carta stampa Fabbricazione apparecchi elettrici, meccanici ed elettronici Agricoltura e pesca Industria estrattiva Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 145 2.3.2. La produzione di rifiuti speciali per capitolo CER La Figura 2.3.2-1 mostra che i rifiuti speciali pericolosi che contribuiscono in modo consistente alla produzione appartengono al capitolo 19 (rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione), con contributi importanti dalle province di Ravenna (40% della produzione) e Piacenza (27% della produzione). Segue il capitolo 16 (rifiuti non specificati altrimenti), con quote significative nelle province di Bologna, Piacenza e Ravenna. Figura 2.3.2-1 > Produzione di rifiuti speciali pericolosi per capitolo CER (t/a), 2010 0 25.000 50.000 75.000 100.000 125.000 150.000 175.000 200.000 225.000 250.000 275.000 04 02 20 03 05 09 06 14 08 15 01 11 18 10 13 12 07 17 16 19 t/a Capitolo CER Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD I dati di produzione per capitolo CER relativi ai rifiuti speciali non pericolosi (Figura 2.3.2-2) confermano quanto già evidenziato nell’analisi per settore di attività. Risulta infatti che il 34% del totale prodotto è costituito dai rifiuti afferenti al capitolo 19, seguiti dai rifiuti appartenenti al capitolo 17 (22%), con produzioni localizzate prevalentemente nelle province di Bologna, Ravenna e Modena per quanto riguarda il capitolo 19 e ancora nelle province di Ravenna, Bologna e Modena, per quanto riguarda il capitolo 17. 146 Figura 2.3.2-2 > Produzione di rifiuti speciali non pericolosi per capitolo CER (t/anno), 2010 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 3.000.000 3.500.000 09 05 18 04 11 06 07 03 01 08 12 15 02 16 20 10 17 19 t/a Capitolo CER Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD In Tabella 2.3.2-1 e in Tabella 2.3.2-2 si riporta in dettaglio la quantificazione della produzione di rifiuti pericolosi e non pericolosi per capitolo CER e per provincia. Tabella 2.3.2-1 > Produzione di rifiuti speciali pericolosi per capitolo CER, 2010 Capitolo CER Descrizione capitolo CER Piacenza t/a Parma t/a Reggio Emilia t/a Modena t/a Bologna t/a Ferrara t/a Ravenna t/a Forlì Cesena t/a Rimini t/a Totale t/a 01 rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali - 7 - 10.530 - 12 3.846 - - 14.395 02 rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti 3 1 0 1 6 7 8 8 1 36 03 rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone 169 95 18 226 252 106 76 138 1.079 04 rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, nonché dell'industria tessile - - - - - - - - - 05 rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone 48 294 5 58 207 13 1.304 103 751 2.785 06 rifiuti dei processi chimici inorganici 423 284 761 398 1.896 320 599 110 240 5.030 07 rifiuti dei processi chimici organici 646 1.672 10.996 4.655 45.630 9.110 9.322 1.124 1.014 84.168 08 rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa 1.191 361 1.770 1.186 2.976 192 525 904 200 9.303 09 rifiuti dell'industria fotografica 135 113 128 487 1.669 55 83 195 862 3.727 10 rifiuti prodotti da processi termici 14.781 105 3.743 2.488 1.374 138 1.597 15 125 24.365 11 rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa 614 719 832 2.731 4.402 219 3.548 1.760 524 15.349 12 rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica 4.305 2.258 13.253 12.401 27.354 5.732 3.858 5.028 1.902 76.091 13 oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) 2.528 3.014 3.686 2.599 15.787 4.894 13.359 8.136 1.056 55.058 14 solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto (tranne 07 e 08) 4.303 160 532 457 1.630 156 321 165 63 7.786 15 rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) 576 761 1.991 1.488 3.650 848 1.623 740 204 11.882 16 rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco 29.516 18.052 23.141 24.010 31.454 17.094 27.618 21.457 17.237 209.578 17 rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) 15.286 7.572 19.773 12.409 11.037 6.451 8.878 18.391 9.302 109.100 18 rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate 666 1.670 1.092 4.405 3.928 1.047 1.342 885 561 15.595 19 rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione 71.167 2.193 1.962 5.918 14.241 20.227 103.987 9.739 31.452 260.886 20 rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni) inclusi i rifiuti della raccolta differenziata 135 48 100 17 278 250 53 24 20 925 146.492 39.378 83.783 86.463 167.771 66.871 181.870 68.860 65.650 907.137 Totale Emilia Romagna Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 147 Tabella 2.3.2-2 > Produzione di rifiuti speciali non pericolosi per capitolo CER, 2010 CER Descrizione CER Piacenza t/a Parma t/a Reggio Emilia t/a Modena t/a Bologna t/a Ferrara t/a Ravenna t/a Forlì Cesena t/a Rimini t/a Totale t/a 01 rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali 544 1.024 22.120 32.372 22.469 2.713 34.164 151 731 116.290 02 rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti 21.075 83.798 20.483 50.068 28.550 12.471 205.728 73.702 2.529 498.403 03 rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone 18.393 5.829 15.403 7.391 13.154 22.525 8.751 9.086 15.535 116.067 04 rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, nonché dell'industria tessile 32 203 132 731 1.185 44 555 293 59 3.235 05 rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone 25 36 - 420 102 1 - 0 584 06 rifiuti dei processi chimici inorganici 760 1.952 513 1.598 1.882 206 1.789 1.906 74 10.682 07 rifiuti dei processi chimici organici 1.376 8.526 3.986 6.176 3.836 10.178 1.728 1.797 733 38.336 08 rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa 2.153 1.963 93.246 288.882 9.027 1.498 5.816 8.869 2.511 413.966 09 rifiuti dell'industria fotografica 4 18 28 117 24 1 9 1 10 213 10 rifiuti prodotti da processi termici 18.341 25.153 171.016 325.742 46.324 32.251 75.054 2.585 17.382 713.847 11 rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa 609 970 1.099 3.736 2.260 64 566 553 689 10.546 12 rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica 17.348 64.988 85.016 65.302 99.527 46.228 69.035 27.184 9.158 483.787 15 rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) 27122,0025 71.581 48.338 109.948 87.288 40.664 66.063 25.980 6.819 483.802 16 rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco 16407,2011 19.544 24.605 50.988 157.656 58.048 179.013 94.241 20.494 620.995 17 rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) 134840,934 150.767 130.280 289.929 409.384 141.055 501.516 158.923 176.734 2.093.429 18 rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate 37 39 5 400 1.647 0 6 25 3 2.163 19 rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione 192.226 158.629 279.743 458.670 684.157 372.815 603.735 323.630 200.049 3.273.653 20 rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni) inclusi i rifiuti della raccolta differenziata 35.691 19.668 150.274 78.904 57.177 36.247 55.339 135.810 64.425 633.534 486.984 614.689 1.046.289 1.770.954 1.625.967 777.110 1.808.869 864.736 517.935 9.513.532 Totale Emilia Romagna Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD I rifiuti appartenenti al capitolo CER 19 risultano dunque la categoria di rifiuti quantitativamente più importante. In particolare sono i rifiuti derivanti dal trattamento di rifiuti (CER 191212) a prevalere sulle altre tipologie (il 21% sul totale dei rifiuti appartenenti al capitolo 19), seguiti dal percolato di discarica (CER 190703 che incide per il 17%) e dai fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue (CER 190805 per il 14%). In Figura 2.3.2-3 si riporta nel dettaglio quanto incidono sul totale dei rifiuti appartenenti al capitolo 19 le tipologie quantitativamente più importanti, riunendo nella voce “Altri CER 19****” tutti i rifiuti che appartengono allo stesso capitolo ma con quantitativi inferiori alle 90.000 tonnellate. 148 Figura 2.3.2-3 > Incidenza percentuale dei rifiuti speciali appartenenti al capitolo CER 19, 2010 21% 17% 14%6% 5% 3% 3% 3% 3% 3% 22% 191212 (altri rifiuti, compresi i materiali misti, prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui alla voce 19 12 11) 190703 (percolato di discarica, diverso da quello di cui alla voce 19 07 02) 190805 (fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane) 190112 (ceneri pesanti e scorie, diverse da quelle di cui alla voce 190111) 190503 (compost fuori specifica) 190305 (rifiuti stabilizzati diversi da quelli di cui alla voce 190304) 190599 (rifiuti non specificati altrimenti) 190699 (rifiuti non specificati altrimenti) 191207 (legno diverso da quello di cui alla voce 19 12 06) 191204 (plastica e gomma) Altri CER 19**** Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD A completamento dell’analisi dei dati di produzione si riporta una sintesi della composizione dei rifiuti complessivamente prodotti (sia rifiuti urbani, sia rifiuti speciali) in Emilia-Romagna nel 2010, con il dettaglio per macro settore produttivo (Figura 2.3.2-4). Figura 2.3.2-4 > Origine dei rifiuti prodotti in regione, anno 2010 Trattamento rif iuti 32% Rif iuti Urbani 23% Attività manifatturiere 22% Costruzioni 9% Commercio all'ingrosso e al dettaglio 5% Trasporto e magazzinaggio 3% Fornitura di energia elettrica, gas e vapore 2% Attività estrattive 2% Agricoltura, silvicoltura e pesca 1% Altre attività attività di servizio 1% Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Stando ai dati MUD, nel corso del 2010 la produzione regionale di rifiuti urbani si è attestata a 3.093.089 tonnellate e la produzione di rifiuti speciali è stata pari a 10.420.669 tonnellate: ne deriva che i rifiuti speciali incidono per il 77% sul totale dei rifiuti prodotti in Emilia-Romagna. 149 2.4 Gestione La banca dati MUD contiene anche i dati relativi alle modalità di gestione dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Risulta opportuno premettere che i dati relativi alla gestione (recupero e smaltimento) dei rifiuti speciali derivano dalla sommatoria delle dichiarazioni presentate da tutti i soggetti che gestiscono rifiuti. Le quantità dichiarate comprendono pertanto tutti i rifiuti gestiti nel corso dell’anno, in diversi momenti del ciclo, con la conseguenza che una quota di rifiuti dichiarata dal soggetto gestore finale possa comparire anche nella dichiarazione di un soggetto gestore intermedio. Lo stesso rifiuto può quindi essere conteggiato due volte se le due attività sono svolte nello stesso anno. La disponibilità di questi dati permette comunque di ricostruire un quadro attendibile e completo dei quantitativi di rifiuti speciali che vengono gestiti nel territorio regionale in quanto la dichiarazione MUD è obbligatoria per tutti i soggetti che gestiscono rifiuti. Il computo dei quantitativi gestiti non comprende i rifiuti appartenenti al capitolo CER 20. Fanno tuttavia eccezione i rifiuti con CER 200304 (fanghi delle fosse settiche) che, in quanto di competenza del soggetto che svolge l’attività di pulizia manutentiva ai sensi dall’art. 230 comma 5 del D.Lgs. 152/2006, vengono conteggiati nella gestione dei rifiuti speciali. Si precisa inoltre che il dato complessivo di gestione comprende i quantitativi di rifiuti interessati da operazioni di recupero e smaltimento, mentre non comprende i rifiuti stoccati oggetto di operazioni R13 “messa in riserva” e D15 “deposito preliminare” in quanto riferiti a rifiuti speciali in giacenza presso gli impianti al 31/12/2010 e in attesa di essere avviati alle successive operazioni di recupero e/o smaltimento. In Tabella 2.4-1 si riporta la sintesi della gestione per tipologia di attività. I dati possono essere sinteticamente interpretati come segue: − le operazioni di recupero di materia hanno interessato 8.264.615 tonnellate di rifiuti speciali, pari a circa il 65% del totale dei rifiuti speciali gestiti in Regione; − le operazioni di recupero di energia e incenerimento hanno interessato 763.506 tonnellate di rifiuti speciali, pari a circa il 6% del totale dei rifiuti speciali gestiti in Regione; − le operazioni di smaltimento diverse da discarica e incenerimento hanno interessato 2.330.149 tonnellate di rifiuti speciali, pari a circa il 18% del totale dei rifiuti speciali gestiti in Regione; − le operazioni di smaltimento in discarica hanno interessato 1.353.426 tonnellate di rifiuti speciali, pari a circa l’11% del totale dei rifiuti speciali gestiti in Regione. Tabella 2.4-1 > Rifiuti speciali per tipologia di gestione, 2010 Recupero di energia (R1) t/a Recupero di materia (R2, R3, R4, R5, R6, R7, R8, R9, R10, R11, R12, R14, R15) t/a Incenerimento (D10) t/a Altre operazioni di smaltimento (D3, D4, D6, D7, D8, D9, D11, D13, D14) t/a Smaltimento in discarica t/a Totale gestito al netto delle quote in giacenza (R13, D15) t/a Giacenza (R13) t/a Giacenza (D15) t/a Totale gestito al lordo delle giacenze t/a Non pericolosi 389.621 8.071.758 226.134 1.864.126 1.235.384 11.787.025 2.028.815 105.394 13.921.234 Pericolosi 75.266 192.856 72.485 466.023 118.041 924.671 98.950 28.912 1.052.534 Totale gestito 464.887 8.264.615 298.619 2.330.149 1.353.426 12.711.696 2.127.766 134.306 14.973.768 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 150 Nel 2010 i rifiuti speciali complessivamente gestiti ammontano a 12.711.696 tonnellate, di cui il 93% costituito da rifiuti non pericolosi e il restante 7% da rifiuti pericolosi. Rispetto al 2009 sono state gestite 590.302 tonnellate di rifiuti in meno (-4%). Il dato complessivo della gestione (rifiuti non pericolosi e rifiuti pericolosi) risulta confrontabile con quello degli anni passati. Il trend riportato in Figura 2.4-1 evidenzia che le operazioni di smaltimento hanno variazioni quantitative minime dal 2002 al 2010 rispetto alle attività di recupero che, dopo aver seguito un incremento dal 2002 al 2008, hanno subito una decrescita dal 2008 al 2010. Figura 2.4-1 > Trend dei quantitativi di rifiuti speciali avviati a recupero e a smaltimento, 2002 2010 1.000.000 2.000.000 3.000.000 4.000.000 5.000.000 6.000.000 7.000.000 8.000.000 9.000.000 10.000.000 11.000.000 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 t/a Totale a recupero Totale smaltito Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD È interessante notare come alla riduzione della produzione corrisponda un calo dei quantitativi gestiti, a conferma del fatto che la crisi economica influenza l’intero sistema produttivo. 151 Figura 2.4-2 > Quantità di rifiuti speciali trattati per tipologia di gestione, anno 2010 0 1.000.000 2.000.000 3.000.000 4.000.000 5.000.000 6.000.000 7.000.000 8.000.000 9.000.000 Recupero di energia (R1) t/a Recupero di materia (R2, R3, R4, R5, R6, R7, R8, R9, R10, R11, R12, R14, R15) t/a Incenerimento (D10) t/a Altre operazioni di smaltimento (D3, D4, D6, D7, D8, D9, D11, D13, D14) t/a Smaltimento in discarica t/a Non pericolosi Pericolosi Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD La Figura 2.4-2 rappresenta i quantitativi di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi complessivamente trattati. Come nel 2009, anche nel 2010 le operazioni di recupero di materia prevalgono sulle operazioni di smaltimento. 2.4.1 Le operazioni di recupero Analizzando nel dettaglio i dati relativi alle operazioni di recupero (articolate secondo le definizioni dell’Allegato C del D.Lgs. 152/2006 in R1 recupero di energia e da R2 a R12 recupero di materia) emerge che nel 2010 sono state avviate a recupero complessivamente 8.729.502 tonnellate di rifiuti, di cui 8.461.380 tonnellate (pari al 97%) non pericolosi (Tabella 2.4.1-1). Tabella 2.4.1-1 > Dettaglio delle attività di recupero, 2010 Attività di recupero Descrizione attività di recupero Non pericolosi t/a Pericolosi t/a Totale avviato a recupero t/a R1 utilizzo come combustibile 389.621,16 75.265,59 464.886,75 R2 recupero solventi 1,18 16.566,93 16.568,10 R3 recupero sostanze organiche 1.575.030,67 10.889,48 1.585.920,15 R4 recupero metalli 978.158,20 87.142,86 1.065.301,06 R5 recupero di altre sostanze inorganiche 5.110.330,01 45.669,17 5.155.999,18 R6 rigenerazione acidi e/o basi 2.176,59 27.301,42 29.478,01 R7 recupero prodotti che captano inquinanti 4.342,00 3.626,63 7.968,62 R9 rigenerazione degli oli 0 1,11 1,11 R10 spandimento sul suolo a beneficio dell'agricoltura 207.596,77 0 207.596,77 R11 utilizzo di rifiuti ottenuti da operazioni di recupero da R1 a R10 168.008,04 0 168.008,04 R12 scambio di rifiuti per sottoporli a operazioni da R1 a R11 26.114,95 1.658,77 27.773,72 Totale 8.461.379,56 268.121,95 8.729.501,52 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 152 In Tabella 2.4.1-2 si riporta il dettaglio del trend delle attività di recupero dal 2002 al 2010 suddivise per tipologia di operazione. L’attività di recupero di altre sostanze inorganiche (R5) si mantiene negli anni la tipologia di recupero prevalente, seguita dalle operazioni di recupero di sostanze organiche (R3). Tabella 2.4.1-2 > Dettaglio del trend delle attività di recupero dal 2002 al 2010 ANNO R1 (t/a) R2 (t/a) R3 (t/a) R4 (t/a) R5 (t/a) R6 (t/a) R7 (t/a) R8 (t/a) R9 (t/a) R10 (t/a) R11 (t/a) R12 (t/a) R14 (t/a) Totale (t/a) Giacenza R13 (t/a) 2002 254.227 1.356 625.053 705.750 3.964.507 24.904 9.087 10.318 1 724.519 46.235 89.627 0 6.455.583 1.730.742 2003 271.086 11.386 829.075 724.638 4.572.249 29.911 0 0 0 822.181 54.102 61.624 12 7.376.251 1.905.491 2004 339.817 12.148 1.067.593 903.408 5.070.893 32.034 0 0 1 680.946 74.533 45.517 0 8.226.891 1.599.640 2005 305.306 16.479 1.185.626 882.613 4.610.378 32.497 0 0 20 1.073.546 94.953 58.012 3.071 8.259.431 2.204.447 2006 328.098 22.781 1.140.676 949.077 5.684.792 27.162 0 0 440 664.016 97.655 48.826 3.068 8.963.523 2.066.748 2007 388.247 19.652 1.231.527 1.217.140 5.969.392 29.785 8.597 0 42 298.782 166.678 68.682 0 9.398.525 2.201.768 2008 428.851 16.853 1.428.335 1.018.855 6.123.996 31.877 10.245 0 30 593.460 218.209 88.485 0 9.959.195 2.654.891 2009 436.678 15.664 1.476.868 1.095.518 5.755.589 41.752 9.802 0 5 373.190 185.038 43.500 0 9.433.606 2.444.748 2010 464.887 16.568 1.585.920 1.065.301 5.155.999 29.478 7.969 0 1 207.597 168.008 27.774 0 8.729.502 2.127.766 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Analizzando nel dettaglio i dati relativi alle operazioni di recupero dei rifiuti non pericolosi ed escludendo le giacenze e le operazioni di messa in riserva (R13), emerge che nel 2010 sono state avviate a recupero 8.461.380 tonnellate di rifiuti appartenenti per il 40,4% al capitolo CER 17 e per il 16,3% al capitolo CER 19 (vedasi Figura 2.4.1-1). Figura 2.4.1-1 > Rifiuti speciali Non Pericolosi (per capitolo CER) avviati a recupero nel 2010 40,4% 16,3%11,2% 8,7% 6,0% 5,3% 4,4% 2,8% 2,5% 1,7% 0,7% 17 rif iuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) 19 rif iuti prodotti da impianti di trattamento dei rif iuti, impianti di trattamento delle acque ref lue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione 10 rif iuti prodotti da processi termici 15 rif iuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali f iltranti e indumenti protettivi (non specif icati altrimenti) 02 rif iuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti 12 rif iuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento f isico e meccanico superf iciale di metalli e plastica 08 rif iuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa 01 rif iuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento f isico o chimico di minerali 16 rif iuti non specif icati altrimenti nell'elenco 03 rif iuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone Altro Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 153 Le operazioni di recupero di rifiuti speciali pericolosi, ad esclusione sempre delle operazioni di messa in riserva, hanno riguardato in modo particolare rifiuti appartenenti al capitolo CER 16 (per il 31,5%) e 13 (per il 27,3%) per un totale di 268.122 tonnellate, quantitativi nettamente inferiori rispetto alle quote di rifiuti non pericolosi (Figura 2.4.1-2). Figura 2.4.1-2 > Rifiuti speciali Pericolosi (per capitolo CER) avviati a recupero nel 2010 31,5% 27,3% 15,0% 11,0% 8,1% 2,3% 2,0% 1,1% 0,6% 0,5% 0,4% 16 rif iuti non specif icati altrimenti nell'elenco 13 oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) 17 rif iuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) 07 rif iuti dei processi chimici organici 11 rif iuti prodotti dal trattamento chimico superf iciale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa 19 rif iuti prodotti da impianti di trattamento dei rif iuti, impianti di trattamento delle acque ref lue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione 06 rif iuti dei processi chimici inorganici 10 rif iuti prodotti da processi termici 15 rif iuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali f iltranti e indumenti protettivi (non specif icati altrimenti) 14 solventi organici, ref rigeranti e propellenti di scarto (tranne 07 e 08) Altro Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD In Figura 2.4.1-3 si riporta il trend dei quantitativi di rifiuti speciali in giacenza e/o trattati con operazioni di messa in riserva (R13), che risultano sempre superiori al milione di tonnellate. Nel 2010 sono state messe in giacenza 2.127.766 tonnellate di rifiuti, quantitativo lievemente inferiore rispetto al 2009 e costituito per il 95% da rifiuti speciali non pericolosi. 154 Figura 2.4.1-3 > Trend delle operazioni di messa in riserva (R13), 2002-2010 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 RS P giacenza (R13) 41.934,85 37.847,94 27.014,23 74.457,43 73.516,97 78.643,53 64.724,04 139.583,92 98.950,12 RS NP giacenza (R13) 1.688.807,34 1.867.642,74 1.572.626,05 2.129.989,47 1.993.231,31 2.123.124,18 2.590.167,42 2.305.164,13 2.028.815,49 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 3.000.000 t/a Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 2.4.2 Le operazioni di smaltimento I quantitativi di rifiuti speciali avviati a smaltimento (come definito nell’Allegato B del D.Lgs. 152/2006, dove si indicano con D1-D12 tutte le operazioni di smaltimento quali deposito in discarica, incenerimento, trattamento chimico-fisico e biologico ecc.) nel 2010 sono stati complessivamente 3.982.194 tonnellate (Tabella 2.4.2-1), per l’84% costituiti da rifiuti speciali non pericolosi. Tabella 2.4.2-1 > Dettaglio delle attività di smaltimento, 2010 Attività di smaltimento Descrizione attività di smaltimento Non pericolosi (t) Pericolosi (t) Totale avviato a smaltimento (t) D8 trattamento biologico 521.502 39.088 560.590 D9 trattamento chimico-fisico 1.274.475 389.285 1.663.760 D10 incenerimento 226.134 72.485 298.619 D13 raggruppamento preliminare 46.364 23.750 70.114 D14 ricondizionamento preliminare 21.784 13.899 35.684 Discarica Discarica 1.235.384 118.041 1.353.426 Totale 3.325.645 656.549 3.982.194 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD In Tabella 2.4.2-2 si riporta il dettaglio del trend delle attività di smaltimento dal 2002 al 2010, suddivise per tipologia di operazione. Nel corso del 2010 l’operazione prevalente è stata il trattamento chimico-fisico D9 (1.663.760 tonnellate) seguita dal conferimento in discarica (1.353.426 tonnellate). Queste due operazioni hanno interessato 3.017.186 tonnellate, pari a circa il 76% dei rifiuti speciali complessivamente avviati smaltimento. L’operazione di incenerimento ha invece interessato nello stesso anno 298.619 tonnellate, pari a circa il 7,5% del totale dei rifiuti speciali complessivamente avviati a smaltimento. 155 Tabella 2.4.2-2 > Dettaglio del trend delle attività di smaltimento dal 2002 al 2010 ANNO D2 t/a D3 t/a D4 t/a D7 t/a D8 t/a D9 t/a D10 t/a D11 t/a D13 t/a D14 t/a Discarica t/a Totale avviato a smaltimento al netto delle giacenze t/a Giacenza e D15 t/a 2002 14.350 0 0 2.279 908.618 1.012.196 120.973 3.335 92.667 120.428 1.438.588 3.713.435 122.728 2003 648 0 0 0 797.223 1.232.858 128.575 1 75.625 58.689 1.338.751 3.632.371 141.171 2004 260 666 0 8.970 713.794 1.521.880 156.037 0 101.491 62.825 1.579.416 4.145.339 152.110 2005 50 0 0 0 894.430 1.489.418 205.440 0 96.073 42.305 1.673.458 4.401.175 179.785 2006 134 0 0 0 831.171 1.470.117 228.338 0 61.627 17.819 1.647.400 4.256.607 102.304 2007 125 0 0 0 777.681 1.412.201 242.332 0 75.552 31.172 1.623.159 4.162.221 97.428 2008 2 0 4 0 786.116 1.484.014 273.971 0 100.570 19.191 1.518.925 4.182.793 82.320 2009 0 0 0 0 606.124 1.503.467 345.952 0 128.148 23.013 1.261.688 3.868.393 78.185 2010 0 0 0 0 560.590 1.663.760 298.619 0 70.114 35.684 1.353.426 3.982.194 134.306 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD I rifiuti non pericolosi avviati a smaltimento (Figura 2.4.2-1) appartengono in prevalenza al capitolo CER 19 (per il 73,6%), seguiti dai rifiuti appartenenti al capitolo 16 (7,8%) e 20 (7%). Riguardo a tale ultimo capitolo si tratta in particolare del CER 200304 (fanghi delle fosse settiche), essendo stati esclusi dalle elaborazioni i rifiuti di origine prettamente urbana già conteggiati nei rendiconti comunali. 156 Figura 2.4.2-1 > Rifiuti speciali non pericolosi (per capitolo CER) avviati a smaltimento nel 2010 73,6% 7,8% 7,0% 3,1% 2,5% 2,0% 1,2% 1,1% 1,6% 19 rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione 16 rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco 20 rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni) inclusi i rifiuti della raccolta differenziata 02 rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti 01 rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali 17 rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) 08 rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa 15 rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) Altro Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Per quanto riguarda i rifiuti speciali pericolosi avviati a smaltimento, prevalgono quelli appartenenti ai capitoli CER 19 (per il 35,6%) e 12 (per il 13,7%), come riportato in Figura 2.4.2-2. 157 Figura 2.4.2-2 > Rifiuti speciali pericolosi (per capitolo CER) avviati a smaltimento nel 2010 35,6% 13,7% 11,7% 9,8% 8,5% 5,8% 5,5% 2,6% 6,7% 19 rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione 12 rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica 16 rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco 07 rifiuti dei processi chimici organici 13 oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) 18 rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate 17 rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) 01 rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali 01 Altro Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Si riporta di seguito il dettaglio relativo alle tipologie di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi smaltiti in discarica nel 2010 (Figura 2.4.2-3 e Figura 2.4.2-4). Il CER 191212 risulta il rifiuto non pericoloso maggiormente smaltito in discarica (il 64,3% sul totale dei non pericolosi destinati a discarica), seguito con percentuali più basse dai CER 190112 (7,2%) e 190305 (5,3%). Le restanti quote inferiori al 5% sono attribuite a rifiuti appartenenti sempre al capitolo 19 e 17. Per quanto riguarda i rifiuti pericolosi, nel 2010 è stato smaltito in discarica in prevalenza il CER 190304 (il 69,3% sul totale dei pericolosi destinati a discarica), seguito dai CER 190306 (10,1%) e CER 010505 (5,2%). Come già evidenziato sopra per i rifiuti non pericolosi, le restanti quote di rifiuti destinati a discarica appartengono in prevalenza ai capitoli 19 e 17. 158 Figura 2.4.2-3 > Rifiuti speciali non pericolosi, per CER, smaltiti in discarica nel 2010 64,3% 7,2% 5,3% 4,6% 4,4% 2,3% 2,1% 1,5% 1,1% 1,0% 6,3% 191212 altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui alla voce 19 12 11 190112 ceneri pesanti e scorie, diverse da quelle di cui alla voce 19 01 11 190305 rifiuti stabilizzati diversi da quelli di cui alla voce 19 03 04 190805 fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane 190814 fanghi prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali, diversi da quelli di cui alla voce 19 08 13 170504 terra e rocce, diverse da quelle di cui alla voce 17 05 03 190501 parte di rifiuti urbani e simili non compostata 191004 fluff - frazione leggera e polveri, diversi da quelli di cui alla voce 19 10 03 190203 miscugli di rifiuti composti esclusivamente da rifiuti non pericolosi Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Figura 2.4.2-4 > Rifiuti speciali pericolosi, per CER, smaltiti in discarica nel 2010 69,3% 10,1% 5,2% 4,6% 2,5% 1,9% 1,5%0,9% 4,1% 190304 rifiuti contrassegnati come pericolosi, parzialmente (5) stabilizzati 190306 rifiuti contrassegnati come pericolosi, solidificati 010505 fanghi e rifiuti di perforazione contenenti oli 190111 ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose 170605 materiali da costruzione contenenti amianto 190811 fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali, contenenti sostanze pericolose 190813 fanghi contenenti sostanze pericolose prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali 191211 altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze pericolose 191211 Altro Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 159 Dall’analisi dei dati relativi alle operazioni di smaltimento sono esclusi i rifiuti in giacenza e/o gestiti con operazioni di deposito preliminare D15, che nel 2010 hanno riguardato 134.306 tonnellate di rifiuti speciali come riportato nel dettaglio in Figura 2.4.2-5. Figura 2.4.2-5 > Trend dei quantitativi in giacenza e/o deposito preliminare D15, 2002-2010 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 RS P giacenza (D15) 32.226 37.766 23.157 23.986 16.314 22.015 29.793 24.660 28.912 RS NP giacenza (D15) 90.503 103.405 128.953 155.799 85.990 75.414 52.527 53.524 105.394 0 20.000 40.000 60.000 80.000 100.000 120.000 140.000 160.000 180.000 200.000 t/a Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD L’andamento tra il 2009 e il 2010 delle operazioni di deposito preliminare evidenzia un incremento rilevante dei quantitativi trattati, che sono per il 78% non pericolosi. 2.4.3 Il bilancio regionale: flussi in entrata e in uscita dalla regione Lo studio relativo alla gestione dei rifiuti speciali si completa con l’analisi dei flussi di rifiuti in ingresso e in uscita dalla regione. Nelle elaborazioni che seguono sono stati considerati i quantitativi di rifiuti in ingresso e in uscita dal territorio regionale (escludendo quindi i flussi interni alla regione); inoltre, con riferimento ai rifiuti appartenenti al capitolo CER 20, sono stati conteggiati solo quelli afferenti al CER 200304. Ricorrendo sempre alla banca dati MUD si rileva per il 2010 un flusso complessivo di rifiuti speciali in uscita dalla Regione Emilia-Romagna pari a 2.554.324 tonnellate, di cui 399.529 tonnellate (pari al 16%) sono rifiuti speciali pericolosi. Si evidenzia inoltre un flusso di rifiuti speciali in ingresso al territorio regionale pari a 3.853.445 tonnellate, di cui 512.413 tonnellate (il 13%) sono rifiuti speciali pericolosi. 160 In particolare da un primo bilancio semplificato risulta: RS prodotti (dato MUD) 10.420.669 (t) RS in entrata in regione 3.853.445 (t) RS in uscita dalla regione 2.554.324 (t) RS presenti sul territorio regionale 11.719.790 (t) RS gestiti in regione 12.711.696 (t) Dal bilancio sopra esposto risulta che il quantitativo di rifiuti teoricamente presenti sul territorio regionale è inferiore rispetto al quantitativo realmente gestito (al netto delle giacenze). La differenza è attribuibile ai rifiuti speciali non pericolosi28: per questa ragione, ai fini di un bilancio regionale più aderente alla realtà, si può ipotizzare di stimare la produzione dei rifiuti speciali non pericolosi prendendo come riferimento il dato relativo ai rifiuti non pericolosi gestiti. Se a partire dal predetto quantitativo si sottraggono i quantitativi di rifiuti non pericolosi in ingresso e si sommano i quantitativi di rifiuti non pericolosi in uscita dalla regione, si ottiene una stima della produzione di rifiuti speciali non pericolosi pari a 10.487.905 tonnellate. Stando alla banca dati MUD la produzione di rifiuti speciali non pericolosi ammonta a 9.513.532 tonnellate: i due valori (da stima e da banca dati MUD) differiscono di 974.373 tonnellate, uno scostamento pari a circa il 9% del dato MUD. Complessivamente la stima della produzione totale di rifiuti speciali, comprendente anche la produzione di rifiuti speciali pericolosi desunta dalla banca dati MUD (pari a 907.137 tonnellate), risulta pari a 11.395.042 tonnellate29. La consistente differenza tra produzione dichiarata da MUD e stima della produzione calcolata prendendo come riferimento il dato di gestione dipende dal fatto che quest’ultima comprende anche le quantità di rifiuti prodotti da aziende con meno di 10 addetti e gestiti in regione. Sfuggono ancora da questa quantificazione i rifiuti prodotti da imprese con meno di 10 addetti e gestiti fuori regione, rendendo ancora sottostimata la produzione reale. Un altro elemento che incide sulla non corrispondenza del bilancio è costituito dai rifiuti stoccati: essi sono stati prodotti e stoccati nell’anno 2009 ma gestiti di fatto nel 2010, influenzando in questo modo il dato relativo al bilancio regionale su base annuale. Lo schema riportato in Figura 2.4.3-1 illustra una stima del bilancio del sistema regionale di gestione dei rifiuti speciali per il 2010. 28 come già evidenziato in precedenza, la banca dati MUD è esaustiva nel rappresentare la produzione dei rifiuti speciali pericolosi ma sottostima la produzione dei rifiuti speciali non pericolosi 29 nella stima il dato di gestione è stato considerato al netto delle giacenze. 161 Figura 2.4.3-1 > Sistema regionale di gestione dei rifiuti speciali (t/anno), 2010 Rifiuti speciali Produzione 10.420.669,4 t t Rifiuti speciali avviati a recupero (sono escluse le operazioni R13) 8.729.501,5 t Rifiuti speciali smaltiti (sono escluse le operazioni D15) 3.982.194,6 t Rifiuti speciali in ingresso 3.853.444,8 t Rifiuti speciali in uscita 2.554.324,4 t Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD In Figura 2.4.3-2 si evidenzia nel dettaglio che i rifiuti speciali destinati fuori regione appartengono per la maggior parte ai capitoli CER 17 e 19 con una netta prevalenza dei rifiuti non pericolosi, seguiti dai rifiuti appartenenti al capitolo CER 15. Figura 2.4.3-2 > Rifiuti speciali in uscita dalla regione Emilia-Romagna per capitolo CER (t/anno), 2010 0 250.000 500.000 750.000 1.000.000 1.250.000 1.500.000 rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica rifiuti prodotti da processi termici rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone rifiuti dei processi chimici organici rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) 1 7 1 9 1 5 1 6 1 2 1 0 0 3 0 7 0 8 1 3 A ltr o Non pericolosi t/a Pericolosi t/a Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Le tipologie di rifiuti in ingresso in regione (Figura 2.4.3-3) appartengono in massima parte al capitolo CER 19, seguiti dai rifiuti appartenenti al capitolo CER 17. 162 Figura 2.4.3-3 > Rifiuti speciali in ingresso nella regione Emilia-Romagna (t/anno) per capitolo CER, 2010 0 250.000 500.000 750.000 1.000.0001.250.0001.500.000 rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) rifiuti prodotti da processi termici rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) 1 9 1 7 1 0 1 6 0 1 1 5 0 2 1 2 0 3 1 3 A lt ro Totale non pericolosi t/a Totale pericolosi t/a Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD La Figura 2.4.3-4 evidenzia che i rifiuti speciali in ingresso provengono principalmente dalla Lombardia (con oltre 1.200.000 di tonnellate complessive di rifiuti) e dal Veneto (oltre 700.000 tonnellate). In particolare entrano dalla Lombardia il 34% dei rifiuti speciali (di cui il 6% sono pericolosi), mentre dal Veneto entra il 19% dei rifiuti (l’8% dei quali sono pericolosi). Figura 2.4.3-4 > Provenienza dei rifiuti speciali in ingresso nella regione Emilia-Romagna, 2010 0 200.000 400.000 600.000 800.000 1.000.000 1.200.000 1.400.000 t/a Pericolosi Non pericolosi Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Analogamente, i rifiuti in uscita (Figura 2.4.3-5) sono destinati in gran parte alla Lombardia (oltre 1.000.000 di tonnellate pari al 45% sul totale in uscita, di questi il 14% sono pericolosi) e al Veneto (oltre 400.000 tonnellate pari al 17% sul totale in uscita, sempre in prevalenza non pericolosi). 163 Figura 2.4.3-5 > Destinazione dei rifiuti speciali in uscita dalla regione Emilia-Romagna, 2010 0 200.000 400.000 600.000 800.000 1.000.000 1.200.000 t/a Pericolosi Non pericolosi Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD I dati di import export di rifiuti speciali da e verso l’estero sono sintetizzati nella Figura 2.4.3-6. A conferma di quanto già osservato nel 2009, nel 2010 gli scambi più consistenti si sono sviluppati con Germania e Cina per quanto riguarda i flussi in uscita e con Svizzera e San Marino per quanto riguarda gli ingressi. Figura 2.4.3-6 > Flusso di rifiuti speciali tra l’Emilia –Romagna e l’estero, anno 2010 110.000 95.000 80.000 65.000 50.000 35.000 20.000 5.000 10.000 25.000 40.000 55.000 70.000 85.000 100.000 A L T R E N A Z IO N I A U S T R A L IA A U S T R IA B E L G IO C A L IF O R N IA C IN A F R A N C IA G E R M A N IA G R E C IA IN D IA P A E S I B A S S I P A K IS T A N R E G N O U N IT O S L O V E N IA S P A G N A S T A T I U N IT I S V IZ Z E R A T H A IL A N D IA T U R C H IA U N G H E R IA C R O A Z IA M A L T A P A N A M A S A N M A R IN O T U N IS IA Im po rt Ex po rt t/a Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD In Figura 2.4.3-7 si riportano le tipologie di rifiuto per capitolo CER che maggiormente vengono esportate dalla e importate nella regione. 164 I rifiuti appartenenti al capitolo 17 sono quelli maggiormente esportati seguiti dai rifiuti appartenenti al capitolo 19, mentre entrano in regione in prevalenza rifiuti appartenenti al capitolo 19. Figura 2.4.3-7 > Flusso di rifiuti speciali tra l’Emilia-Romagna e l’estero per capitolo CER, anno 2010 100.000 80.000 60.000 40.000 20.000 0 20.000 40.000 60.000 80.000 100.000 02 03 04 06 07 08 09 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 Ex po rt t /a capitolo CER Im po rt t /a Capitolo 02 (rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti) Capitolo 03 (rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone) Capitolo 04 (rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, nonché dell'industria tessile) Capitolo 06 (rifiuti dei processi chimici inorganici) Capitolo 07 (rifiuti dei processi chimici organici) Capitolo 08 (rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti, pitture, vernici e smalti vetrati, adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa Capitolo 09 (rifiuti dell'industria fotografica) Capitolo 10 (rifiuti prodotti da processi termici) Capitolo 11 (rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa) Capitolo 12 (rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica) Capitolo 13 (oli esauriti e residui di combustibili liquidi tranne oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) Capitolo 14 (solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto tranne 07 e 08) Capitolo 15 (rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi non specificati altrimenti) Capitolo 16 (rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco) Capitolo 17 (rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione compreso il terreno proveniente da siti contaminati) Capitolo 18 (rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate) Capitolo 19 (rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione) Capitolo 20 (rifiuti urbani domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni, inclusi i rifiuti della raccolta differenziata) Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 2.5 Il sistema impiantistico Nel 2010 in regione hanno dichiarato di aver trattato rifiuti speciali 1271 impianti, la maggior parte dei quali ubicati nelle provincie di Bologna (200 impianti pari al 16%) e Modena e Ravenna (179 impianti) (Figura 2.5-1). Si precisa che nell’elaborazione dei dati sono stati considerati tutti i soggetti che hanno dichiarato di trattare rifiuti speciali (anche se in quantità ridotte), comprendendo anche i soggetti che hanno indicato la semplice giacenza e/o messa in riserva e deposito preliminare. 165 Figura 2.5-1 > Presenza percentuale di impianti per provincia, dati 2010 16% 10% 13% 14% 9%7% 14% 12% 5% BOLOGNA FERRARA FORLI'-CESENA MODENA PARMA PIACENZA RAVENNA REGGIO NELL'EMILIA RIMINI Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD La Figura 2.5-2 riporta il numero di impianti per tipologia di trattamento effettuato. In regione prevalgono gli impianti che effettuano operazioni di recupero (oltre 700). È utile precisare che la Figura 2.5-2 sovrastima il numero reale degli impianti in quanto conteggia ciascun impianto per tutte le operazioni autorizzate. Si precisa inoltre che tutti gli impianti che effettuano attività di recupero sono autorizzati anche ad effettuare operazioni di messa in riserva e/o deposito preliminare. Figura 2.5-2 > Numero di impianti per tipologia di operazione, 2010 0 50 100 150 200 250 300 350 400 450 500 550 600 650 700 750 800 Recupero di materia Altre operazioni di smaltimento Recupero energetico Discarica Incenerimento N. impianti Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 166 Le varie tipologie di gestione definite negli allegati B e C del D.lgs. 152/2006 sono state accorpate seguendo le linee di aggregazione utilizzate da Ispra secondo lo schema riportato di seguito: Recupero energetico R1; Recupero di materia R2-R3-R4-R5-R6-R7-R8-R9-R10-R11-R12; Messa in riserva R13; Altre operazioni di smaltimento D8-D9-D13-D14; Deposito preliminare D15; Incenerimento D10; Smaltimento in discarica D1, D2. La Figura 2.5-3 evidenzia la localizzazione degli impianti e i quantitativi trattati per territorio comunale. Figura 2.5-3 > Mappa degli impianti che hanno dichiarato di aver gestito rifiuti speciali nel 2010 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 2.5.1 Gli impianti di recupero In Figura 2.5.1-1 è rappresentata la localizzazione degli impianti che nel 2010 hanno effettuato operazioni di recupero di rifiuti speciali: la loro distribuzione risulta omogenea sul territorio regionale, con concentrazione maggiore nella parte orientale. 167 Figura 2.5.1-1 > Mappa degli impianti che hanno dichiarato di aver effettuato operazioni di recupero nel 2010 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD In Figura 2.5.1-2 si riporta la localizzazione, a livello comunale, delle attività di recupero energetico (R1). I quantitativi di energia più importanti sono recuperati nei comuni di Faenza e Solignano, seguiti dai comuni di Ravenna, Piacenza e Ferrara. Figura 2.5.1-2 > Mappa delle operazioni di recupero energetico a livello comunale, 2010 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Il dettaglio relativo alla localizzazione delle operazioni di recupero di materia riportato in Figura 2.5.1-3 evidenzia come tali attività siano diffuse in modo uniforme su tutto il territorio regionale. I 168 quantitativi più importanti vengono trattati in particolare nel Comune di Ravenna, seguito dai Comuni di Faenza, Caorso e Imola. Figura 2.5.1-3 > Mappa delle operazioni di recupero di materia a livello comunale, 2010 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Si completa il dettaglio relativo alle attività di recupero localizzando a livello comunale le operazioni di messa in riserva. Dalla Figura 2.5.1-4 emerge che i Comuni dove vengono stoccati per il successivo recupero i quantitativi maggiori di rifiuti speciali sono quello di Faenza, Cotignola, Spilamberto e Cesena. Figura 2.5.1-4 > Mappa delle operazioni di messa in riserva a livello comunale, 2010 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 169 2.5.2 Gli impianti di smaltimento La Figura 2.5.2-1 evidenzia come gli impianti regionali che nel 2010 hanno effettuato operazioni di smaltimento siano nettamente meno numerosi rispetto agli impianti di recupero (Figura 2.5.1-1) e siano localizzati in prevalenza nelle province di Ravenna e Ferrara. Figura 2.5.2-1 > Mappa degli impianti che hanno dichiarato di aver effettuato operazioni di smaltimento nel 2010 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Si riportano di seguito nel dettaglio le discariche e gli inceneritori, per ragione sociale, che hanno dichiarato di aver trattato rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi nel 2010. In Figura 2.5.2-2 si riporta la localizzazione delle discariche e degli inceneritori che hanno trattato rifiuti speciali nel 2010. 170 Tabella 2.5.2-1 > Elenco dei soggetti che hanno dichiarato attività di smaltimento di rifiuti speciali in discarica nel 2010 N. Ragione sociale Indirizzo Comune Provincia Non pericolosi (t) Pericolosi (t) Totale (t) 1 AIMAG SPA VIA BELVEDERE MIRANDOLA MODENA 63.273 63.273 2 AREA S.P.A. GRAN LINEA JOLANDA DI SAVOIA FERRARA 235 235 3 ASA AZIENDA SERVIZI AMBIENTALI S.C.P.A. VIA SALICETO CASTEL MAGGIORE BOLOGNA 140.255 80.171 220.426 4 BERCO S.P.A. VIA DEL LAVORO COPPARO FERRARA 1.231 1.231 5 C.M.V. SERVIZI SRL VIA PONTE TREVISANI SANT'AGOSTINO FERRARA 15.660 15.660 6 CO.SE.A. DISCARICA LOC. CA` DEI LADRI GAGGIO MONTANO BOLOGNA 20.470 20.470 7 IREN AMBIENTE SPA LOC.POIATICA SP.19 CARPINETI REGGIO NELL'EMILIA 53.248 53.248 8 HERAMBIENTE SPA-BO DISC.NP.GALLIER VIA S.FRANCESCO MORELLI ALTO GALLIERA BOLOGNA 159.428 159.428 9 HERAMBIENTE SPA-BO DISC.NP.TREMONTI VIA PEDIANO IMOLA BOLOGNA 149.745 149.745 10 HERAMBIENTE SPA-FC DISC.NP1.BUSCA VIA RIO DELLA BUSCA CESENA FORLI'-CESENA 31.787 31.787 11 HERAMBIENTE SPA-MO DISC.NP1.ZOCCA LOC. RONCOBOTTO ZOCCA MODENA 1.928 1.928 12 HERAMBIENTE SPA-RA DISC.NP1.EX1C.RA S.S. 309 ROMEA RAVENNA RAVENNA 276.803 276.803 13 NUOVA GEOVIS SPA ROMITA SANT'AGATA BOLOGNESE BOLOGNA 19.191 19.191 14 PALLADIO TEAM FORNOVO S.R.L. STRADA NEVIANO DE ROSSI FORNOVO DI TARO PARMA 14.466 14.466 15 RIECO VIA BELVEDERE MIRANDOLA MODENA 14.010 7.646 21.656 16 S.A.BA.R. S.P.A. VIA LEVATA NOVELLARA REGGIO NELL'EMILIA 41.201 41.201 17 SICURA S.R.L. LOC. CORTE MAROZZO DI VALLE COMACCHIO FERRARA 32.304 32.304 18 SOELIA SPA BANDISSOLO - DISCARICA ARGENTA FERRARA 22.081 22.081 19 SOGLIANO AMBIENTE S.P.A. VIA GINESTRETO MORSANO SOGLIANO AL RUBICONE FORLI'-CESENA 106.024 106.024 20 SOTRIS SPA-RA DISC.PE1 4ST SS 309 ROMEA KM 2,6 RAVENNA RAVENNA 67.418 30.225 97.642 21 UNIGRA` S.P.A. GARDIZZA CONSELICE RAVENNA 4.628 4.628 Totale 1.235.384 118.042 1.353.426 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Tabella 2.5.2-2 > Elenco dei soggetti che hanno dichiarato attività di incenerimento di rifiuti speciali nel 2010 N. Ragione sociale Indirizzo Comune Provincia Non pericolosi (t) Pericolosi (t) Totale (t) 1 FEA SRL-BO TERMOVAL1.FRULLO VIA DEL FRULLO, 5 GRANAROLO DELL'EMILIA BOLOGNA 60.039 3.284 63.324 2 HERA SPA-BO R FORNO.FANGHI1.BO VIA SHAKESPEARE, 29 BOLOGNA BOLOGNA 6084 6.084 3 HERAMBIENTE SPA-FC TERMOVAL2 L3.FORLI` VIA CARLO GRIGIONI, 19 FORLI'-CESENA FORLI'-CESENA 49.025 49.025 4 HERAMBIENTE SPA-MO TERMOVAL1.MODENA VIA CAVAZZA, 45 MODENA MODENA 43.772 43.772 5 HERAMBIENTE SPA-RA F3 VIA BAIONA, 182 RAVENNA RAVENNA 2.375 35.699 38.075 6 HERAMBIENTE SPA-RN TERMOVAL1.RIMINI VIA RAIBANO, 32 CORIANO RIMINI 13.260 13.260 7 IREN AMBIENTE SPA VIA DEI GONZAGA, 46 REGGIO EMILIA REGGIO NELL'EMILIA 7.160 7.160 8 MENGOZZI S.P.A. VIA CARLO ZOTTI FORLI'-CESENA FORLI'-CESENA 301 31.609 31.909 9 TECNOBORGO SPA STRADA BORGOFORTE, 34 PIACENZA PIACENZA 44.118 1.892 46.010 Totale 226.134 72.485 298.619 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 171 Figura 2.5.2-2 > Localizzazione delle discariche e degli inceneritori che hanno dichiarato di aver trattato rifiuti speciali nel 2010 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD I dati riportati in Tabella 2.5.2-1 evidenziano che le discariche che trattano rifiuti pericolosi sono due, una in provincia di Bologna e una in provincia di Ravenna, mentre gli inceneritori (Tabella 2.5.2-2) che trattano rifiuti pericolosi sono quattro, localizzati nelle province di Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena e Piacenza. 172 Tabella 2.5.2-3 > Elenco dei soggetti che hanno dichiarato operazioni di trattamento chimico-fisico (D9) nel 2010 Ragione sociale Indirizzo Comune Provincia Non pericolosi t/a Pericolosi t/a Totale t/a HERAMBIENTE SPA-RA CHIFIBI2,6.RA S.S. 309 ROMEAKM 2,6 RAVENNA RAVENNA 182.998 30.935 213.934 HERAMBIENTE SPA-BO CHIFI.BOLOGNA VIA SHAKESPEARE 29 BOLOGNA BOLOGNA 140.346 577 140.923 FURIA S.R.L. VIA S. ALLENDE CAORSO PIACENZA 63.622 63.825 127.448 HERAMBIENTE SPA-RA DISIFAN3,8 S.S. 309 ROMEA KM 3,8 RAVENNA RAVENNA 100.846 15.508 116.354 SICEA S.P.A. BAIONA 203 RAVENNA RAVENNA 75.613 37.460 113.074 HERAMBIENTE SPA-RA CHIFI1.LUGO VIA TOMBA 25 LUGO RAVENNA 100.712 2.743 103.456 IREN AMBIENTE SPA STR. BORGOFORTE 22/34 PIACENZA PIACENZA 66.201 34.080 100.281 HERAMBIENTE SPA-RA TAS VIA BAIONA 182 RAVENNA RAVENNA 65.341 30.704 96.044 NIAGARA SRL VIA AMENDOLA 12 POGGIO RENATICO FERRARA 38.505 42.442 80.947 IREN AMBIENTE SPA VIA VENTURA 4/A PARMA PARMA 76.213 0 76.213 AMBIENTE MARE SPA DEL MARCHESATO 35 RAVENNA RAVENNA 10.289 37.807 48.096 IREN AMBIENTE SPA VIA RAFFAELLO 40 REGGIO EMILIA REGGIO EMILIA 40.582 0 40.582 AIMAG SPA VIA BERTUZZA 8/A CARPI MODENA 38.556 38.556 HERAMBIENTE SPA-FC CHIFI1.TRAT.FOR VIA CARLO GRIGIONI 28 FORLÌ FORLI'-CESENA 37.378 1.116 38.494 ROMAGNA ECOLOGIA SRL DELL`AGRICOLTURA 8 CASTEL GUELFO DI BOLOGNA BOLOGNA 9.816 27.288 37.103 ACR REGGIANI ALBERTINO SPA VIA BELVEDERE MIRANDOLA MODENA 26.483 9.761 36.244 FAENZA DEPURAZIONI S.R.L . GRANAROLO 102 FAENZA RAVENNA 31.829 1.484 33.312 HERAMBIENTE SPA-MO CHIFI1.AREA2 VIA CAVAZZA 45 MODENA MODENA 31.659 530 32.189 ROVERETA S.R.L. VIA ROVERETA FR. CERASOLO CORIANO RIMINI 2.381 23.890 26.271 C.A.D.F. S.P.A. CANALE COLLETTORE ADIGE COMACCHIO FERRARA 22.270 22.270 ECOPO SRL LOCALITA` ROSSO FONTANELLATO PARMA 19.807 19.807 HERAMBIENTE SPA-FE CHIFI1.FERRARA VIA CESARE DIANA 32 FERRARA FERRARA 16.475 541 17.016 RICCOBONI S.P.A. VENTURA 4/A PARMA PARMA 15.206 15.206 AGITEC SRL LOC. I PIANI DI TIEDOLI BORGO VAL DI TARO PARMA 15.062 15.062 C.A.D.F. S.P.A. POMPOSA NORD 14 CODIGORO FERRARA 14.992 14.992 IREN AMBIENTE SPA STR BAGANZOLA (PIAZZOLA A2) 36/A PARMA PARMA 14.417 0 14.417 SOTRIS SPA-RA INERTIZZAZIONE SS 309 ROMEA KM 2,6 272 RAVENNA RAVENNA 3.720 10.435 14.155 IREN AMBIENTE SPA VIA DEI GONZAGA 46 REGGIO EMILIA REGGIO EMILIA 2.298 5.393 7.691 HERAMBIENTE SPA-RA CHIFI3,8.RA S.S. 309 ROMEA KM 3,8 RAVENNA RAVENNA 908 5.466 6.374 S.EC.AM. S.P.A. VICOLI 93/A RAVENNA RAVENNA 1.707 1.106 2.813 ITALBONIFICHE S.R.L. VIA ARCHIMEDE 3 FORLÌ FORLI'-CESENA 33 2.670 2.703 HERAMBIENTE SPA-MO CHIFI4.SOLIROC VIA CARUSO 150 MODENA MODENA 743 1.757 2.499 ATLAS SRL GHISOLFI E GUARESCHI 2 NOCETO PARMA 1.956 1.956 SOTRIS SPA-RA STOC.TRATTAMENTO SS 309 ROMEA KM 2,6 272 RAVENNA RAVENNA 161 1.583 1.743 HERAMBIENTE SPA-MO CHIFI3.AREA3 VIA CARUSO 150 MODENA MODENA 1.583 28 1.611 IREN AMBIENTE SPA STR BAGANZOLA (PIAZZOLA A1) 36/A PARMA PARMA 1.516 0 1.516 HERAMBIENTE SPA-FC SELEZIONE1.FORLI VIA CARLO GRIGIONI 19 FORLÌ FORLI'-CESENA 1.482 1.482 BERCO S.P.A. VIA DEL LAVORO 2 COPPARO FERRARA 271 271 OPPIMITTI COSTRUZIONI SRL (IMPIANTO SELEZIONE) LOC. I PIANI DI TIEDOLI BORGO VAL DI TARO PARMA 251 251 REI PROGETTI S.R.L. LOCALITA' SAN PIETRO CAPOFIUME S.N.C. MOLINELLA BOLOGNA 132 132 LA CART S.R.L. LEA GIACCAGLIA 9 RIMINI RIMINI 51 53 104 Totale 1.274.413 389.180 1.663.594 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD In Tabella 2.5.2-4 si riportano gli impianti, per ragione sociale, che hanno dichiarato di aver effettuato attività di trattamento D9 nel 2010, elencando solo quelli che hanno trattato quantitativi superiori alle 100 tonnellate. Nella medesima tabella è riportato come dettaglio l’elenco dei soggetti che nel 2010 hanno dichiarato di aver effettuato trattamento chimico fisico di fanghi appartenenti al capitolo 19 e al CER 200304. Tabella 2.5.2-4 > Elenco dei soggetti che hanno dichiarato operazioni di trattamento chimico-fisico (D9) per i rifiuti appartenenti al capitolo 19 e al CER 200304, nel 2010 Ragione sociale Indirizzo Comune Provincia 190205 190206 190805 190812 190813 190814 190902 200304 Totale t/a HERAMBIENTE SPA-RA DISIFAN3,8 S.S. 309 ROMEA KM 3,8 RAVENNA RAVENNA 1.051 9.836 26.212 2.579 161 894 4.626 45.359 HERAMBIENTE SPA-BO CHIFI.BOLOGNA VIA SHAKESPEARE 29 BOLOGNA BOLOGNA 13 346 137 289 184 14.863 15.832 ECOPO SRL LOCALITA` ROSSO FONTANELLATO PARMA 75 9.993 0 10.068 FURIA S.R.L. VIA S. ALLENDE CAORSO PIACENZA 1.144 2.970 117 398 939 479 6.047 IREN AMBIENTE SPA VIA VENTURA 4/A PARMA PARMA 0 311 6.319 5 0 6.634 RICCOBONI S.P.A. VENTURA 4/A PARMA PARMA 4.093 4.093 NIAGARA SRL VIA AMENDOLA 12 POGGIO RENATICO FERRARA 26 14 116 241 1.896 65 20 2.379 ROMAGNA ECOLOGIA SRL DELL`AGRICOLTURA 8 CASTEL GUELFO DI BOLOGNA BOLOGNA 29 6 12 59 75 950 1.130 ROVERETA S.R.L. VIA ROVERETA FR. CERASOLO CORIANO RIMINI 774 0 774 HERAMBIENTE SPA-MO CHIFI4.SOLIROC VIA CARUSO 150 MODENA MODENA 712 712 SOTRIS SPA-RA INERTIZZAZIONE SS 309 ROMEA KM 2,6 272 RAVENNA RAVENNA 291 392 683 IREN AMBIENTE SPA STR. BORGOFORTE 22/34 PIACENZA PIACENZA 0 0 44 797 471 18 1.329 IREN AMBIENTE SPA VIA DEI GONZAGA 46 REGGIO EMILIA REGGIO EMILIA 516 73 38 627 HERAMBIENTE SPA-FC CHIFI1.TRAT.FOR VIA CARLO GRIGIONI 28 FORLÌ FORLI'-CESENA 181 181 FAENZA DEPURAZIONI S.R.L . GRANAROLO 102 FAENZA RAVENNA 172 172 HERAMBIENTE SPA-RA CHIFI3,8.RA S.S. 309 ROMEA KM 3,8 RAVENNA RAVENNA 47 47 AMBIENTE MARE SPA DEL MARCHESATO 35 RAVENNA RAVENNA 31 31 Totale complessivo 2.541 18.159 26.644 3.362 2.115 22.364 6.011 14.901 96.098 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti della Regione Emilia-Romagna Coordinamento: Regione Emilia-Romagna Servizio Rifiuti e Bonifica Siti, Servizi Pubblici Ambientali e Sistemi Informativi Collaborazioni: Regione Emilia-Romagna Direzione generale ambiente, difesa del suolo e della costa Servizio affari generali, giuridici e programmazione finanziaria della direzione generale ambiente e difesa del suolo e della costa Servizio pianificazione urbanistica, paesaggio e uso sostenibile del territorio ARPA Direzione Tecnica - CTR Gestione Integrata Rifiuti, subsidenza e siti contaminati Direzione Tecnica - CTR Energia e Valutazioni Ambientali Complesse Direzione Tecnica - Unita Cartografia e GIS ATERSIR - Agenzia territoriale dell'Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti ERVET Emilia-Romagna Valorizzazione Economica Territorio Si ringraziano per i contributi forniti: Regione Emilia-Romagna – Servizio tutela e risanamento risorsa acqua Regione Emilia-Romagna - Servizio risanamento atmosferico, acustico, elettromagnetico Regione Emilia-Romagna - Servizio valutazione impatto e promozione sostenibilità ambientale Arpa Emilia-Romagna - Sezioni provinciali Province e Osservatori provinciali rifiuti della Regione Emilia-Romagna Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI), e Consorzi di Filiera Gestori dei servizi di raccolta e degli impianti 1. QUADRO CONOSCITIVO DEI RIFIUTI URBANI 7 1.1. Fonti dei dati, metodologia di elaborazione e validazione dei dati 9 1.1.1. Sistema informativo regionale 9 1.1.2. Metodo di calcolo della raccolta differenziata 10 1.1.3. Metodo di calcolo dell�indice di avvio a recupero 11 1.2. I Gestori che operano sul territorio regionale 13 1.3. Produzione di rifiuti urbani 15 1.3.1 Composizione merceologica 19 1.3.2 Incidenza delle presenze turistiche sulla produzione dei rifiuti urbani 21 1.3.3 Incidenza dei fattori socio-economici sulla produzione dei rifiuti urbani 21 1.3.4 Incidenza dei fattori gestionali sulla produzione dei rifiuti urbani 23 1.4. La raccolta differenziata 25 1.4.1 Sistemi di raccolta 27 1.4.2 I Comuni capoluogo di provincia 31 1.4.3 Le frazioni principali: introduzione 32 1.4.4 Le frazioni principali: la frazione organica (umido e verde) 34 1.4.3.1 Le frazioni principali: l’umido 35 1.4.3.2 Le frazioni principali: il verde 37 1.4.5 Le frazioni principali: le frazioni secche riciclabili (carta e cartone, plastica, vetro, metalli ferrosi e non ferrosi, legno, RAEE) 39 1.4.4.1 Le frazioni principali: la carta e il cartone 43 1.4.4.2 Le frazioni principali: la plastica 46 1.4.4.3 Le frazioni principali: il vetro 49 1.4.4.4 Le frazioni principali: i metalli ferrosi e non ferrosi 52 1.4.4.5 Le frazioni principali: il legno 56 1.4.4.6 Le frazioni principali: i RAEE, gli ingombranti, gli inerti di origine domestica, le pile e batterie, i farmaci, gli oli minerali 59 1.4.6 Avvio a recupero e tasso di riciclaggio 64 1.5. Rifiuti urbani indifferenziati 66 1.5.1. Analisi dei flussi 69 1.6. Il sistema impiantistico 71 1.6.1. Impianti di trattamento dei rifiuti indifferenziati 71 1.6.1.1 Inceneritori/Termovalorizzatori 72 1.6.1.2 Discariche 73 1.6.1.3 Impianti di trattamento meccanico-biologico 74 1.6.2. Impianti di trattamento dei rifiuti differenziati 75 1.6.2.1 Impianti per il recupero della frazione organica 75 1.6.2.2 Impianti per il recupero delle principali frazioni oggetto di raccolta differenziata 76 1.7. Sintesi della gestione complessiva dei rifiuti urbani differenziati e indifferenziati 84 1.8. Costi del servizio di gestione integrata dei rifiuti 86 1.8.1. I costi di gestione del servizio di gestione integrata dei rifiuti 86 1.8.2. I costi del servizio e il gettito tariffario � procedura di calcolo 87 1.8.3. I costi totali del servizio 88 Appendice Rifiuti Urbani 97 2. QUADRO CONOSCITIVO DEI RIFIUTI SPECIALI 143 2.1 Fonti dei dati, metodologia di elaborazione e validazione dei dati 145 2.2 Il sistema produttivo locale 147 2.3 Produzione 148 2.3.1. La produzione di rifiuti speciali per settore di attività 153 2.3.2. La produzione di rifiuti speciali per capitolo CER 159 2.4 Gestione 161 2.4.1 Le operazioni di recupero 166 2.4.2 Le operazioni di smaltimento 168 2.4.3 Il bilancio regionale: flussi in entrata e in uscita dalla regione 170 2.5 Il sistema impiantistico 173 2.5.1 Gli impianti di recupero 174 2.5.2 Gli impianti di smaltimento 177 Appendice Rifiuti speciali 182 ALLEGATO I - SCHEDE MONOGRAFICHE IMPIANTI RIFIUTI URBANI 187 TERMOVALORIZZATORI 189 1.1. Termovalorizzatore di Parma (PR) 190 1.2. Termovalorizzatore di Granarolo (BO) 194 1.3. Termovalorizzatore di Forlì Cesena (FC) 198 1.4. Termovalorizzatore di Ferrara (FE) 202 1.5. Termovalorizzatore di Modena (MO) 206 1.6. Termovalorizzatore di Reggio Emilia (RE) 210 1.7. Termovalorizzatore di Piacenza (PC) 214 1.8. Termovalorizzatore di Ravenna (RA) 218 1.9. Termovalorizzatore di Rimini (RN) 222 DISCARICHE 227 1.10. Discarica di Jolanda di Savoia (FE) 228 1.11. Discarica di Carpi (MO) 231 1.12. Discarica di Carpineti (RE) 234 1.13. Discarica di Castellarano (RE) 237 1.14. Discarica di Gaggio Montano (BO) 242 1.15. Discarica di Baricella (BO) 245 1.16. Discarica di Cesena (FC) 247 1.17. Discarica di Civitella (FC) 250 1.18. Discarica di Galliera (BO) 253 1.19. Discarica di Imola (BO) 256 1.20. Discarica di Lugo (RA) 259 1.21. Discarica di Ravenna (RA) 262 1.22. Discarica di Zocca (MO) 265 1.23. Discarica di Medolla (MO) 268 1.24. Discarica di Mirandola (MO) 271 1.25. Discarica di Sant’Agata Bolognese (BO) 274 1.26. Discarica di Novellara (RE) 277 1.27. Discarica di Comacchio (FE) 280 1.28. Discarica di Argenta (FE) 283 1.29. Discarica di Sogliano al Rubicone (FC) 286 1.30. Discarica di Finale Emilia (MO) 289 1.31. Discarica Comune Pievepelago 291 IMPIANTI TRATTAMENTI MECCANICI BIOLOGICI 293 1.32. TM di Parma (PR) 294 1.33. TM PAI di Parma (PR) 297 1.34. TM di Forlì Cesena (FC) 300 1.35. TM di Ravenna (RA) – selezione CDR 303 1.36. TB Ravenna (RA) Biotunnel 307 1.37. TM di Bologna (BO) 311 1.38. TM di Borgo Val di Taro (PR) 314 1.39. TMB di Carpi (MO) 317 1.40. TMB di Imola (BO) 321 1.41. TM di Ostellato (FE) 325 1.42. TB di Ostellato (FE) 328 1.43. TMB di Sant’Agata Bolognese (BO) 331 IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO 335 1.44. Compostaggio di Cesena (FC) 336 1.45. Compostaggio di Sarmato (PC) 339 1.46. Compostaggio di Ravenna (Compo Agro) (RA) 342 1.47. Compostaggio di Ravenna (AD Compost) (RA) 344 1.48. Compostaggio di San Pietro in Casale (BO) 346 1.49. Compostaggio di Carpi (MO) 349 1.50. Compostaggio di Finale Emilia (MO) 352 1.51. Compostaggio di Lugo (RA) 355 1.52. Compostaggio di Ostellato (FE) 358 1.53. Compostaggio di Rimini (RN) 361 1.54. Compostaggio di Cavriago (RE) 364 1.55. Compostaggio di Reggio Emilia (RE) 366 1.56. Compostaggio di Sant’Agata Bolognese (BO) 368 1.57. Compostaggio di Ozzano (BO) 371 1.58. Compostaggio di Collecchio (PR) 374 1.59. Compostaggio di Faenza (RA) 376 1.60. Compostaggio di Cesenatico (FC) 379 1.61. Compostaggio di Nonantola (MO) 382 1.62. Compostaggio di Sant’Ilario d’Enza (RE) 384 1.63. Compostaggio di Sogliano al Rubicone (FC) 387 1.64. Compostaggio di Ravenna (Verde) (RA) 390 IMPIANTI PROGETTATI E/O REALIZZATI E/O RIATTIVATI DAL 2014 393 1.65. TMB di Reggio Emilia (RE) 394 1.66. TB di Mezzani (PR) 397 1.67. TB di Borgo Val di Taro (PR) 399 ALLEGATO II � SCHEDE MONOGRAFICHE IMPIANTI RIFIUTI SPECIALI 401 1.1 Azienda Servizi Ambientali (BO) 403 1.2 Palladio TEAM (PR) 405 1.3 SOTRIS (RA) 407 1.4 TERMOVALORIZZATORE MENGOZZI (FC) 409 1.5 HERAMBIENTE FORNO F3 (RA) 412 1.6 HERAMBIENTE FORNO FANGHI (BO) 415 1.7 RIECO (MO) 417 Nota metodologica Arrotondamenti Per effetto degli arrotondamenti all�unità operati alla fine delle elaborazioni, i dati indicati nei totali delle tabelle e delle figure possono non coincidere per una unità in più o in meno. Per lo stesso motivo, non sempre è stato possibile realizzare la quadratura verticale o orizzontale all'interno della stessa tabella o figura. Numeri relativi I numeri relativi (percentuali, ecc.) sono calcolati sui dati assoluti. Abbreviazioni ab = abitante/i kg = kilogrammi kg/ab = kilogrammi per abitante all�anno t = tonnellate Il presente documento costituisce l�aggiornamento della relazione �Quadro Conoscitivo�. I dati in esso contenuti sono aggiornati a fine 2013 per i RU e a fine 2012 per i RS. 1. QUADRO CONOSCITIVO DEI RIFIUTI URBANI 9 1.1.Fonti dei dati, metodologia di elaborazione e validazione dei dati 1.1.1. Sistema informativo regionale I dati sui rifiuti urbani alla base del quadro conoscitivo sono aggiornati al 2013 e provengono sia dal sistema informativo regionale sui rifiuti (database O.R.So. e MUD) sia da altre fonti rappresentate da: ISTAT, ISPRA, CONAI e Consorzi di filiera, Consorzio Italiano Compostatori, ANIE, Gestori dei servizi e Gestori degli impianti, Autorità regionale per la vigilanza dei servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani, Camere di Commercio. Le informazioni inerenti la produzione, la raccolta, il trasporto e il trattamento dei rifiuti urbani ai sensi della D.G.R. 1620/2001 (aggiornata con D.G.R. 2317/2009) sono state acquisite mediante l�applicativo denominato O.R.So. che consente ai Comuni di caricare via web le informazioni richieste dall�Allegato 4 della stessa delibera, permettendone l�immediata informatizzazione e condivisione. La sezione relativa ai dati comunali sulla gestione dei rifiuti urbani deve essere compilata dai Comuni o per essi dall�ente gestore entro il 30 aprile di ogni anno. La sezione relativa agli impianti deve essere invece compilata dai gestori entro il 20 maggio. La completezza e la veridicità dei dati inseriti (di competenza comunale) è attestata attraverso password di chiusura e convalida; gli amministratori provinciali (Province e/o Osservatori provinciali) validano le informazioni inserite dai Comuni, mentre l�amministratore regionale dell�applicativo web (Sezione regionale del catasto rifiuti c/o Arpa Direzione Tecnica) trasmette i dati entro il 30 giugno alla Regione e a ISPRA. Nell�implementazione dell�applicativo, oltre ai gestori degli impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti urbani presenti nel territorio regionale (circa 60 impianti), sono stati coinvolti anche tutti i soggetti che effettuano operazioni di trattamento/recupero delle frazioni raccolte in maniera differenziata, al fine di consentire la ricostruzione della filiera del recupero (circa 142 impianti). I dati economici consuntivi dell�anno 2013 derivano dalla prima applicazione delle nuove Linee Guida per la rendicontazione tecnica ed economica del Servizio di Gestione Rifiuti Urbani ed Assimilati introdotte ai sensi della Delibera di Giunta Regionale n.754 del 11 giugno 2012. Tale Delibera ha sostituito la modalità di fornitura dei costi consuntivi sostenuti dai Gestori del servizio rifiuti precedentemente prevista dall�applicativo ORSo. Dal 2014, con la fornitura dei dati 2013, i Gestori devono rendicontare i costi consuntivi alla Agenzia Territoriale dell�Emilia Romagna per i Servizi Idrici e Rifiuti mediante apposite schede previste dalla Delibera stessa, entro il 31 agosto di ogni anno. Questa nuova modalità di raccolta dati permette una maggiore omogeneità delle informazioni provenienti dai Comuni e dai Gestori del servizio di gestione dei rifiuti urbani. I dati economici richiesti, di estremo dettaglio, prevedono una ripartizione dei costi consuntivi sostenuti dal gestore nell�anno di rendicontazione per singolo Comune e suddivisi nelle singole voci previste dal D.P.R. 158/1999, per singoli centri di costo, e considerando le voci di costo da bilancio civilistico. Alla stesura della sezione dedicata al recupero delle principali frazioni raccolte in maniera differenziata, e in particolare degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, ha contribuito in maniera significativa il sistema dei Consorzi nell�ambito del �Protocollo di intesa tra Regione Emilia Romagna e CONAI� sottoscritto nel 2007 e rinnovato nel 2010. Nello specifico i Consorzi hanno collaborato alla definizione dei quantitativi e delle modalità di recupero delle frazioni di raccolta differenziata che rientrano nel sistema di gestione consortile. 10 Le altre fonti utilizzate sono il Servizio Turismo e Qualità delle Aree Turistiche e il Servizio Controllo strategico e statistica � D.G. Attività Produttive, Commercio, Turismo della Regione Emilia Romagna per i dati relativi alla popolazione e ai flussi turistici. Conoscere il livello di affidabilità dei dati su cui si basa il Quadro conoscitivo e che verranno utilizzati per individuare e calibrare le azioni di pianificazione e programmazione del Piano regionale è fondamentale. La D.G.R. 1620/2001, oltre a definire i contenuti e le elaborazioni obbligatorie proprie della pianificazione provinciale (Piani provinciali di gestione dei rifiuti � PPGR), suddivide le fonti dei dati in 4 categorie. Dati di base CATEGORIA DESCRIZIONE A Dati provenienti da misure dirette (pesatura dei rifiuti, quantitativi fatturati ecc.) B Valori dedotti da dichiarazioni ufficiali (MUD, rendiconti comunali ecc.) C Valori dedotti da stime dirette dei gestori D Valori fondati su stime indirette per analogia con altri servizi similari, attinti da letteratura ecc. I dati utilizzati per comporre il Quadro conoscitivo dei rifiuti urbani rientrano nella maggior parte dei casi nella categoria B. L�utilizzo di un unico strumento (applicativo web O.R.So.) condiviso tra tutti gli operatori che intervengono sia nella raccolta dei rifiuti sia nella gestione del recupero e smaltimento consente di verificare rapidamente la congruenza e la correttezza delle informazioni trasmesse. Dal 2009, anno in cui è entrato in funzione O.R.So., la quantità e la qualità dei dati sono migliorate decisamente. I dati sono stati prodotti dai gestori dei servizi di raccolta e dai gestori degli impianti; i diversi livelli su cui è possibile effettuare dei controlli (scala comunale, provinciale e regionale), la numerosità dei dati e la possibilità di incrociarli e/o di seguire particolari flussi di rifiuti permettono di attribuire loro un elevato livello di affidabilità. Nel testo e in tutti i grafici e tabelle sono esplicitamente indicate le fonti da cui sono stati desunti i dati. 1.1.2. Metodo di calcolo della raccolta differenziata In Emilia-Romagna, in mancanza di una metodologia unica a livello nazionale, la procedura per il calcolo della raccolta differenziata è stata definita con D.G.R. 1620/2001 e con D.G.R. 2317/2009. La percentuale di raccolta differenziata si ottiene dal rapporto tra la somma dei pesi delle frazioni merceologiche raccolte in modo differenziato (considerando sia quelle avviate a recupero, sia quelle avviate a smaltimento) e la quantità dei rifiuti urbani prodotti. Sono esclusi dal computo della raccolta differenziata: • i rifiuti derivanti dall�attività di pulizia e spazzamento delle strade e aree pubbliche, delle strade e aree private comunque soggette a uso pubblico, delle spiagge marittime e lacuali e delle rive dei corsi d�acqua, ivi compresi quelli provenienti dalla pulizia degli arenili; • i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni; 11 • i sovvalli derivanti dalle operazioni di separazione a valle della raccolta differenziata multimateriale. Rimangono rifiuti indifferenziati le frazioni in uscita dagli impianti di separazione. La frazione organica destinata a compostaggio domestico non viene considerata né produzione, né raccolta differenziata. Sono invece compresi nel computo della raccolta differenziata i quantitativi di rifiuti speciali assimilati agli urbani che il produttore dimostri di aver avviato direttamente a recupero senza conferirli al gestore del servizio pubblico di raccolta; tali quantitativi vengono computati previa attestazione rilasciata al produttore dei rifiuti speciali assimilati dal soggetto che effettua l�attività di recupero dei rifiuti stessi. Esistono limitate differenze fra la procedura di calcolo prevista dalla normativa regionale e quella adottata da ISPRA. In quest�ultima infatti: • gli inerti da costruzione e demolizione, anche se derivanti da demolizioni in ambito domestico, sono esclusi dalla produzione dei rifiuti urbani in quanto esplicitamente annoverati tra i rifiuti speciali; • gli ingombranti raccolti separatamente sono inclusi nel computo della raccolta differenziata solo se successivamente destinati a recupero. Sono quindi esclusi quelli che, seppur raccolti separatamente, sono poi destinati allo smaltimento; • riguardo alle raccolte differenziate a smaltimento, sono incluse nel computo della raccolta differenziata solo quelle frazioni pericolose di origine domestica (farmaci, contenitori etichettati T/F, batterie e accumulatori, vernici, inchiostri e adesivi, oli minerali e oli vegetali) la cui raccolta separata rappresenta una chiara riduzione di pericolosità dei rifiuti urbani e favorisce una gestione più corretta del rifiuto indifferenziato a valle della raccolta differenziata. 1.1.3. Metodo di calcolo dell�indice di avvio a recupero La normativa relativa al recupero dei rifiuti ha subito di recente modifiche significative che hanno spostato l�attenzione dalla fase della raccolta differenziata del rifiuto a quella della sua effettiva valorizzazione in termini di riciclaggio e recupero. In recepimento della Direttiva 2008/98/CE, l�art. 181 del D.Lgs. 152/2006 (come modificato dal D.Lgs. 205/2010) fissa obiettivi di riciclaggio/recupero. I target sono riferiti sia ai rifiuti provenienti dai nuclei domestici (almeno carta, metalli, plastica e vetro) o di altra origine nella misura in cui tali flussi di rifiuti siano simili a quelli domestici, sia ai rifiuti non pericolosi da costruzione e demolizione, escluso il materiale allo stato naturale. I rifiuti urbani dovranno essere preparati per il riutilizzo o riciclati per almeno il 50% in peso, quelli da costruzione e demolizione per almeno il 70% in peso. La normativa sottolinea che, per facilitarne e migliorarne il recupero, i rifiuti sono raccolti separatamente laddove ciò sia realizzabile dal punto di vista tecnico, economico e ambientale e non sono miscelati con altri rifiuti o altri materiali aventi proprietà diverse. La Decisione 2011/753/UE definisce una serie di regole per l�applicazione degli obiettivi in questione, di cui si propone qui un breve sunto: gli Stati membri verificano il rispetto degli obiettivi di cui all�art. 11 paragrafo 2 della Direttiva 2008/98/CE calcolando il peso dei rifiuti che sono prodotti e il peso dei rifiuti che sono preparati per essere riutilizzati, che sono riciclati o che sono stati sottoposti ad altra forma di recupero di materia in un anno civile; 12 un�operazione preparatoria che precede il recupero o lo smaltimento di rifiuti non costituisce un�operazione finale di riciclaggio né un�altra operazione finale di recupero di materia; in caso di raccolta differenziata dei rifiuti o nel caso in cui la produzione di un impianto di selezione è sottoposta a processi di riciclaggio o altra forma di recupero di materia senza perdite significative, il peso dei rifiuti in questione può essere considerato equivalente al peso dei rifiuti preparati per essere riutilizzati, dei rifiuti riciclati o dei rifiuti sottoposti ad altra forma di recupero di materia; la quantità di rifiuti preparati per essere riutilizzati è inclusa nella quantità di rifiuti riciclati e non è comunicata separatamente; se il calcolo degli obiettivi è applicato al trattamento aerobico o anaerobico dei rifiuti biodegradabili, la quantità di rifiuti sottoposti al trattamento aerobico o anaerobico può essere contabilizzata come riciclata se il trattamento produce compost o digestato che, eventualmente previo ulteriore trattamento, è utilizzato come prodotto, sostanza o materiale riciclato per il trattamento in ambiente terrestre a beneficio dell�agricoltura o dell�ecologia. Ai fini della verifica del rispetto dell�obiettivo in materia di rifiuti urbani, gli Stati membri applicano l�obiettivo a una delle operazioni seguenti: a) preparazione per il riutilizzo e riciclaggio di rifiuti domestici costituiti da carta, metalli, plastica e vetro; b) preparazione per il riutilizzo e riciclaggio di rifiuti domestici costituiti da carta, metalli, plastica e vetro e di altri tipi di rifiuti domestici o di rifiuti simili di altra origine; c) preparazione per il riutilizzo e riciclaggio di rifiuti domestici; d) preparazione per il riutilizzo e riciclaggio di rifiuti urbani. L�obiettivo si applica alla quantità totale dei flussi di rifiuti inerenti all�opzione scelta dallo Stato membro. Gli Stati membri applicano la metodologia di calcolo di cui all�allegato I della decisione corrispondente all�opzione da essi prescelta. In base a quanto indicato dal Ministero, il metodo di calcolo da utilizzare per la verifica del tasso di riciclaggio è il metodo 2 della Decisione 2011/753/UE che include nella contabilizzazione oltre ai rifiuti di carta, plastica, metalli e vetro anche i rifiuti organici e il compostaggio domestico. Il compostaggio domestico quindi non è considerato misura di prevenzione dei rifiuti coerentemente con quanto indicato in sede europea. Per l�anno 2012 è stato determinato pertanto il tasso di recupero applicando la seguente formula: Tasso di riciclaggio dei rifiuti domestici e dei rifiuti simili (in %) = Quantità riciclata di carta, metalli, plastica vetro, legno, verde e umido nei rifiuti domestici e nei rifiuti simili + compostaggio domestico Quantità totale prodotta di carta, metalli, plastica, vetro legno umido e verde nei rifiuti domestici e nei rifiuti simili Si precisa che la stima della frazione organica destinata a compostaggio domestico verrà effettuata sulla base dei dati inseriti nel DB Orso che indicano per Comune il numero delle compostiere distribuite. 13 1.2. I Gestori che operano sul territorio regionale Come previsto dalla normativa vigente, la raccolta e il trasporto dei rifiuti differenziati e indifferenziati, lo spazzamento stradale e altri servizi di igiene urbana (ad esempio pulizia delle aree verdi, delle aree mercato, delle spiagge ecc.) sono effettuati dalle aziende di servizio pubblico di gestione dei rifiuti urbani. Rimangono tuttavia in regione casi oramai marginali nei quali i servizi di raccolta vengono svolti almeno in parte direttamente dal Comune con personale proprio o con affidamento diretto a ditte private. La Figura 1.2-1 mostra i bacini di utenza dei gestori del servizio di raccolta di rifiuti urbani che operano in regione aggiornati al 31 dicembre 2013. Figura 1.2-1 > Gestori che operano nella raccolta dei rifiuti urbani, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell�applicativo ORSo 14 Nella tabella successiva è indicato l�elenco dei Comuni suddivisi per Provincia e per affidatario del servizio di gestione dei rifiuti urbani. Provincia Gestore Comuni Piacenza Iren spa Tutti i Comuni Parma Iren spa Calestano, Collecchio, Corniglio, Felino, Fontevivo, Langhirano, Lesignano Bagni, Medesano, Mezzani, Monchio, Montechiarugolo, Neviano degli Arduini, Noceto, Palanzano, Parma, Sala Baganza, Sorbolo, Tizzano, Traversetolo, Zibello, Trecasali, Torrile, Soragna, Sissa, San Secondo Parmense, Salsomaggiore, Roccabianca, Polesine, Fontanellato, Colorno, Busseto. Montagna 2000 Albereto, Borgo Val di Taro, Compiano, Fornovo di Taro, Pellegrino P., Solignano, Terenzo, Tornolo, Valmozzola, Varano, Varsi Gestione in economia Bardi, Bedonia, Berceto, Bore San Donnino srl Fidenza Reggio Emilia Iren spa Albinea, Bagnolo in Piano, Baiso Bibbiano, Busana, Cadelbosco, Campagnola, Campegine, Canossa, Carpineti, Casalgrande, Casina, Castellarano, Castelnovo Monti, Castelnovo Sotto, Cavriago, Collagna, Correggio, Fabbrico, Gattatico, Ligonchio, Montecchio Emilia, Quatto Castella, Ramiseto, Reggio Emilia, Rio Saliceto, Rolo, Rubiera, S. Ilario d'Enza, S. Martino in Rio, S.Polo d'Enza, Scandiano, Toano, Vetto d'Enza, Vezzano sul Crostolo, Viano, Villa Minozzo. Sabar spa Boretto, Brescello, Gualtieri, Guastalla, Luzzara, Novellara, Poviglio, Reggiolo. Modena Hera spa Bastiglia, Bomporto, Campogalliano, Castelfranco, Castelnuovo, Castelvetro, Fanano, Fiumalbo, Frassinoro, Guiglia, Lama Mocogno, Marano, Modena, Montecreto, Montefiorino, Palagano, Pavullo, Pievepelago, Polinago, Riolunato, S.Cesario, Savignano, Sestola, Spilamberto, Vignola, Zocca, Montese, Fiorano Modenese, Formigine, Maranello, Prignano sulla Secchia, Sassuolo, Serramazzoni. Aimag spa Camposanto, Carpi, Concordia S.S., Medolla, Mirandola, Novi di Modena, S.Felice, S. Possidonio, S. Prospero, Soliera e Cavezzo . Geovest srl Finale dell'Emilia, Ravarino e Nonantola. Bologna Hera spa Galliera, S. Pietro in Casale, Pieve di Cento, Malalbergo, Castello d'Argile, Baricella, Medicina, Molinella, Minerbio, S.Giorgio di Piano, Bentivoglio, Budrio, Castenaso, Granarolo, Bologna, Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Crespellano, Ozzano, S.Lazzaro di Savena, Castel S. Pietro, Bazzano, Monteveglio, Castello di Serravalle, Monte S. Pietro, Sasso Marconi, Pianoro, Monterenzio, Casalfiumanese, Fontanelice, Castel San Pietro Terme, Castel del Rio, Borgo Tossignano, Imola, Dozza, Castel Guelfo, Medicina, Mordano. Cosea Ambiente spa Savigno, Marzabotto, Loiano, Monzuno, Monghidoro, S. Benedetto Val di Sambro, Vergato, Grizzana, Castel d'Aiano, Gaggio Montano, Camugnano, Castiglione dei Pepoli, Castel di Casio, Porretta Terme, Lizzano in Belvedere, Granaglione. Geovest srl Crevalcore, S. Agata Bolognese, S. Giovanni. in Persiceto, Sala Bolognese, Argelato, Anzola, Calderara di Reno, Castel Maggiore. 15 Ferrara Soelia spa Argenta Area spa Berra, Codigoro, Copparo, Formignana, Goro, Jolanda di S., Lagosanto, Masitorello, Massafiscaglia, Mesola, Migliarino, Migliaro, Ostellato, Portomaggiore, Ro Ferrarese, Tresigallo, Voghiera, Comacchio Cmv servizi srl Cento, Mirabello, Vigarano Mainarda, Bondeno, Poggiorenatico e S. Agostino Hera spa Ferrara Ravenna Hera spa Tutti i Comuni Forli-Cesena Hera spa Tutti i Comuni Rimini Hera spa Bellaria Igea Marina, Cattolica, Coriano, Gemmano, Misano Adriatico, Mondaino, Monte Colombo, Montefiore Conca, Montegridolfo, Montescudo, Morciano di Romagna, Riccione, Rimini, Saludecio, S. Clemente, S. Giovanni in Marignano, Santarcangelo, Verrucchio, Poggio Berni, Torriana Montefeltro Servizi Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, S. Leo, S. Agata Feltria, Talamello Fonte> Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani Il servizio è stato affidato ai sensi dell�art. 113 comma 5 lettera c) del D.Lgs. 267/2000 nei seguenti bacini di gestione: San Donnino S.r.l. (PR), Sabar S.p.A. (RE), Geovest s.r.l. (MO e BO), Cosea Ambiente S.p.A. (BO), AREA S.p.A., CMV Servizi s.r.l., SOELIA S.p.A., Montefeltro Servizi s.r.l. Gli affidamenti sono avvenuti ai sensi dell�art. 16 comma 2 lettera b) della L.R. 25/1999 nel territorio gestito da Iren Emilia S.p.A. a Piacenza, Parma, Reggio Emilia e nel territorio gestito da Hera nelle province di Modena, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Il bacino è invece stato affidato ad Hera nei Comuni della Provincia di Ferrara e ad Aimag S.p.A. in provincia di Modena ai sensi dell�art. 113 comma 15 bis del D.Lgs. 267/2000, mentre nella Provincia di Bologna il servizio è stato affidato ad Hera ai sensi dell�art. 16 comma 1 lettera b) della L.R. 25/1999. Nel 2013 erano 4 i comuni montani della Provincia di Parma in gestione diretta. La gestione dei rifiuti urbani è organizzata ai sensi del D.Lgs. 152/2006 sulla base di ambiti territoriali ottimali. Con legge regionale 23 dicembre 2011, n. 23 �Norme di organizzazione delle funzioni relative ai servizi pubblici locali dell�ambiente� si è stabilito che l�ambito territoriale ottimale corrisponda all�intero territorio regionale. Il Piano d�ambito costituisce tra l�altro, in attuazione della pianificazione sovraordinata adottata secondo i contenuti previsti dall�art. 199 del D.Lgs. 152/2006, lo strumento per la regolazione delle attività di gestione necessarie per lo svolgimento del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani. 1.3.Produzione di rifiuti urbani La produzione totale di rifiuti urbani in Emilia-Romagna nel 2013 è stata pari a 2.896.432 tonnellate, superiore dello 0,1% rispetto al valore registrato nel 2012 a fronte di una diminuzione della popolazione residente dello 0,4%1. La produzione pro capite è passata da 647 kg/ab nel 2012 a 650 kg/ab nel 20132. 1 I dati di fonte anagrafica sono provvisori e suscettibili di variazioni, anche considerevoli, a seguito delle revisioni post-censuarie in corso. Fonte: Regione Emilia-Romagna/Direzione Organizzazione, Personale, Sistemi Informativi e Telematica/Servizio Statistica e Informazione Geografica 2 Il dato medio nazionale è di 487 kg/ab (Fonte: ISPRA - Rapporto Rifiuti Urbani, 2014) 16 Il grafico di figura 1.3.1 mostra il trend della produzione totale e pro capite a partire dal 2001. Il valore 2013, pressoché stabile rispetto a quello 2012, risulta in controtendenza se confrontato con la netta diminuzione rilevata nel biennio 2011-2012. Figura 1.3.1> Andamento della produzione totale e pro capite di rifiuti urbani a scala regionale, 2001-2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso Il grafico di figura 1.3.2 mostra il trend della produzione pro capite a scala provinciale a partire dal 2001. Il dettaglio dei valori di produzione totale e pro capite per provincia nel 2013 è riportato nella tabella 1.3.1. Al trend negativo di produzione pro capite di Forlì-Cesena, si contrappone un lieve aumento di Bologna, Reggio Emilia e Ferrara. Il grafico di figura 1.3.3 mostra, per provincia, sia i valori di produzione pro capite sia quelli di produzione totale: l�incidenza della produzione totale della provincia di Bologna, e in particolare della città di Bologna, è significativa a scala regionale, anche se come produzione pro capite è tra quelle con i valori più bassi. Le province con i flussi turistici più significativi sono quelle invece con i valori di produzione pro capite più elevata. 17 Figura 1.3.2> Andamento della produzione pro capite di rifiuti urbani a scala provinciale 2001-2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso Tabella 1.3.1> Produzione totale e pro capite di rifiuti urbani a scala provinciale, 2013 18 Figura 1.3.3 > Produzione totale e pro capite di rifiuti urbani a scala provinciale, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso Le differenze dei valori di produzione pro capite tra province sono legate a un insieme di fattori, i più significativi dei quali sono: i criteri di assimilazione, le presenze turistiche, le componenti territoriali e le tipologie insediative prevalenti nel territorio di riferimento. La disomogenea applicazione dei criteri di assimilazione limita la significatività dei confronti tra i principali indicatori di produzione e gestione dei rifiuti. In Appendice (tabelle G, H, I, L, M, N, O P, e Q) si riportano i valori di produzione pro capite a scala comunale mentre nella figura 1.3.4 tali valori sono stati rappresentati graficamente suddivisi per classi omogenee. Gli altri fattori che incidono sulla produzione pro capite sono le componenti territoriali e le tipologie insediative quali: la morfologia del territorio, il sistema viario, la densità abitativa, la tipologia di utenza, il reddito pro capite, la presenza e la concentrazione di attività produttive, commerciali, artigianali o relazionali, il livello di istruzione ecc. Figura1.3.4 > Rappresentazione grafica della produzione pro capite (kg/ab) di rifiuti urbani per Comune, 2013 19 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso 1.3.1 Composizione merceologica Le analisi merceologiche sui rifiuti urbani indifferenziati e differenziati forniscono le percentuali in peso delle diverse frazioni di materiali presenti nei rifiuti. Tali percentuali sono variabili in funzione di numerosi parametri quali: le caratteristiche sociali e territoriali dell�area, i sistemi e le attrezzature impiegate nella raccolta, le scelte politiche e gestionali sulla raccolta differenziata e sui criteri di assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani, la vocazione del territorio (presenza di attività produttive e commerciali, attività di servizio, attività residenziali). Le informazioni che si ricavano dalle analisi merceologiche danno utili indicazioni e suggerimenti, oltre che per ottimizzare la fase di recupero/smaltimento, per indirizzare e/o meglio finalizzare la raccolta differenziata e per avviare pratiche di riduzione della produzione, in particolare presso specifiche utenze. Per un determinato ambito la composizione dei rifiuti urbani è stata determinata sommando i quantitativi di rifiuto di ciascuna frazione presenti nei rifiuti differenziati e indifferenziati (dati desunti dalle rispettive analisi merceologiche) e rapportando i totali per singola frazione al totale dei rifiuti prodotti. La figura 1.3.5 rappresenta la stima della composizione merceologica dei rifiuti urbani prodotti in regione costruita come media delle composizioni merceologiche dei territori per i quali si disponeva di analisi merceologiche relative ai rifiuti indifferenziati. Essa deriva pertanto dalla somma delle singole frazioni contenute nei rifiuti indifferenziati residui con le stesse frazioni oggetto di raccolta differenziata riferite al medesimo bacino di utenza. Le analisi a disposizione per il 2013 sono state 48 (15 effettuate da Arpa e 33 fornite dai gestori degli impianti e dal CONAI) distribuite in modo uniforme sull�intero territorio regionale e costituiscono pertanto una base dati molto più completa rispetto a quelle utilizzate negli scorsi anni. Confrontando la composizione merceologica media 2013 con quelle degli anni precedenti si rileva un aumento delle frazioni organiche (umido e verde) e una parallela diminuzione della carta, della plastica e del legno. Pur considerando che gli innumerevoli fattori che influenzano sia la composizione dei rifiuti urbani sia la formazione del campione determinano un intervallo di variabilità delle percentuali delle 20 singole frazioni e questo vale ancor più nel momento in cui si passa a valori medi a scala regionale, si può comunque affermare che: � la base dati 2013 per la prima volta è costituita da un numero significativo di analisi (nel 2012 erano 29, gli anni precedenti ancora meno); � nel 2013 sono state prevalenti le analisi effettuate sul rifiuto indifferenziato raccolto rispetto a quelle realizzate all�ingresso delle linee di trattamento degli impianti di smaltimento, la cui composizione può essere influenzata dalla presenza di flussi di rifiuti speciali. Si ritiene pertanto che la composizione 2013 sia più rappresentativa rispetto a quelle proposte negli scorsi anni e che la minore percentuale di rifiuti cartacei e plastici sia legata a quanto sopra indicato oltre che a una minore presenza di rifiuti di origine artigianale/commerciale assimilati ai rifiuti urbani sui quali ha inciso la crisi economica in atto. Il grafico mostra che le frazioni organiche costituiscono il 36% del rifiuto urbano totale: umido 19% e verde 17%; seguono la carta e il cartone 20%, la plastica 11%, il vetro 6%, il legno 6% e i metalli 3%3. La somma delle altre frazioni raccoglibili in maniera differenziata ammonta al 10% mentre il rifiuto non riciclabile rappresenta l�8%, del rifiuto totale prodotto. Applicando queste percentuali ai valori di produzione del 2013, si ottengono i seguenti dati quantitativi: � umido: 550.322 t � verde: 492.393 t � carta e cartone: 579.286 t � plastica: 318.608 t � vetro: 173.786 t � metalli ferrosi e non: 86.893 t � legno: 173.786 t � altre frazioni raccoglibili in modo differenziato: 289.643 t. Figura 1.3.5 > Rappresentazione grafica della composizione merceologica media dei rifiuti urbani in Emilia-Romagna, 2013 3 Il dato medio nazionale è il seguente: umido (più verde) 34%, carta 23%, plastica 12%, vetro 8%, metalli 4%, legno 4%, altre frazioni raccoglibili in modo differenziato 8%, rifiuti non riciclabili 8% (Fonte: ISPRA - Rapporto Rifiuti Urbani, 2014) 21 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso Nel paragrafo dedicato alla raccolta differenziata questi dati sono stati utilizzati per valutare le rese di intercettazione delle frazioni raccolte in modo differenziato e i margini di potenziale miglioramento nelle rese quali-quantitative (al lordo delle quote di materiale comunque non recuperabile e specifico per ogni frazione). 1.3.2 Incidenza delle presenze turistiche sulla produzione dei rifiuti urbani Per alcune province hanno rilevanza anche le presenze turistiche, intese sia come presenze in esercizi alberghieri e complementari, sia come presenze in appartamenti dati in affitto da privati. I flussi turistici nelle province di Ferrara, Ravenna e Forlì-Cesena hanno fatto registrare nel 2013 un numero di presenze superiore di almeno 10 volte il numero dei residenti, fino a raggiungere le oltre 40 volte per Rimini. Ne consegue che la produzione pro capite, calcolata considerando gli abitanti �equivalenti� (residenti e fluttuanti), scende: � a Ferrara da 671 a 646 kg/ab; � a Ravenna da 758 a 725 kg/ab; � a Forlì-Cesena 725 a 699 kg/ab; � a Rimini da 772 a 685 kg/ab. A livello regionale il dato calcolato considerando anche le presenze turistiche passa da 650 kg per abitante residente a 635 kg per abitante �equivalente�. 1.3.3 Incidenza dei fattori socio-economici sulla produzione dei rifiuti urbani Il livello di dissociazione tra la produzione di rifiuti e la spesa finale per i consumi sostenuta dalle famiglie è il primo dei 18 criteri che la Commissione Europea utilizza per valutare il sistema di gestione dei rifiuti negli Stati membri. Il grafico di figura 1.3.6 raffronta i dati relativi alla produzione di rifiuti urbani corrispondenti al periodo 2000-2013 con quelli concatenati (valori di riferimento anno 2000) dei seguenti indicatori: 22 � reddito disponibile delle famiglie e delle istituzioni sociali e private � prodotto interno lordo � spesa per consumi finali delle famiglie. Il ciclo recessivo, iniziato nel 2008 con la crisi finanziaria, ha prodotto nel 2009 una caduta particolarmente marcata del Pil e del reddito disponibile mentre la flessione della spesa per consumi delle famiglie è risultata più contenuta. Dopo una debole ripresa, dal 2012 gli indicatori economici hanno subito una nuova contrazione a seguito della crisi dei debiti sovrani. La produzione di rifiuti sembra avere un andamento sostanzialmente coerente con quello delle variabili economiche considerate, pur con una diversa intensità delle variazioni e alcune eccezioni: nel 2011, in particolare, la produzione di rifiuti diminuisce a fronte di una dinamica ancora positiva del ciclo economico. Considerazioni precise sulle connessioni tra indici economici e produzione di rifiuti richiederebbero un esame approfondito dell�andamento e della composizione dei diversi indicatori. Ttuttavia, da una prima analisi della relazione lineare esistente tra la produzione di rifiuti urbani e le tre grandezze economiche in questione emerge un grado significativo di correlazione con il trend del reddito disponibile e della spesa per consumi delle famiglie. Appare invece più ridotto il valore del coefficiente di correlazione lineare relativo al PIL, indicando una connessione più debole tra questo indicatore e la produzione di rifiuti urbani. 23 Figura 1.3.6 > Andamento della produzione di rifiuti urbani rispetto ad alcuni indicatori strutturali di riferimento: serie temporale 2000-2013 (anno 2000=100) Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso e Scenario Emilia-Romagna (maggio 2014) Unioncamere Emilia-Romagna/Prometeia. 1.3.4 Incidenza dei fattori gestionali sulla produzione dei rifiuti urbani Il valore della produzione è condizionato in maniera sostanziale dalla tendenza, più o meno marcata nei diversi contesti territoriali e a livello di singolo Comune, ad assimilare ai rifiuti urbani diverse tipologie di rifiuti speciali derivanti dai circuiti produttivi. Ciascun Comune è competente a stabilire i propri criteri di assimilazione (vd. box �Criteri di Assimilazione): ne consegue che, sebbene il dato di produzione domestica pro capite possa ritenersi simile nelle varie aree regionali (se non addirittura a livello nazionale), il dato di produzione pro capite di rifiuti urbani si presenta invece disomogeneo a scala territoriale perché influenzato dal differente contributo dei rifiuti assimilati. Alcuni studi condotti in regione (vd. box �La quantificazione della produzione dei rifiuti attribuibili solo alle utenze domestiche�) hanno indicato che le famiglie producono direttamente circa il 50 60% dei rifiuti urbani mentre l�altro 40-50% viene prodotto dalle attività artigianali, dalle piccole medie industrie e dal commercio. Box - Criteri di assimilazione La normativa nazionale prevede che alcune tipologie di rifiuti speciali non pericolosi, generati dalle attività produttive e di servizio, a certe condizioni (di tipo quali-quantitativo), possano essere equiparate attraverso uno specifico atto regolamentare ai rifiuti prodotti dalle utenze domestiche e quindi rientrare all�interno della classificazione dei rifiuti urbani. 24 In assenza di una definizione dei criteri di assimilazione da parte dello Stato, si fa tuttora riferimento ai punti 1.1, 1.1.1 e 1.1.2. della Deliberazione del Comitato Interministeriale del 27/07/1984. In relazione ai criteri di assimilazione, la situazione all�interno del territorio regionale è molto variegata. L�analisi di un campione di Comuni con popolazione maggiore di 20.000 abitanti appartenenti ad ATO diversi ha mostrato una sostanziale analogia nella tipologia di rifiuti assimilati a livello qualitativo, mentre sono risultate evidenti alcune differenze nella definizione dei criteri quantitativi di assimilazione. Tra i rifiuti assimilati sono compresi anche i rifiuti avviati a recupero direttamente dalle attività artigianali e commerciali con l�ausilio di soggetti privati purché i quantitativi relativi a tali rifiuti siano certificati al Comune o al gestore (a seconda di chi riscuote il gettito della Tassa o della Tariffa), il quale riceve e valida tali certificazioni ai fini dello sgravio economico in ottemperanza alle indicazioni contenute nei Regolamenti comunali vigenti in tema di �criteri di assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani�. Nel 2013 i rifiuti gestiti in questo modo ammontano a 144.293 tonnellate (in aumento rispetto al 2012). Questo tipo di gestione si effettua in tutte le Province (esclusa Parma4); quella in cui incide di più è Forlì-Cesena, seguita da Modena, Rimini e Bologna. Ha riguardato soprattutto la carta, il legno e i metalli (ferrosi e non ferrosi). Box - La quantificazione della produzione di rifiuti attribuibile solo alle utenze domestiche Nel 2009 è stato effettuato uno studio5 il cui obiettivo era la quantificazione della reale produzione di rifiuti urbani attribuibile alle sole utenze domestiche. La valutazione della produzione è stata effettuata mediante un�analisi sui conferimenti nel sistema di raccolta territoriale esistente. Sono state individuate specifiche aree cui erano associabili categorie omogenee di produttori (bacini con presenza di esclusive utenze domestiche) e sono stati quantificati tutti i flussi derivanti direttamente da tali aree. I dati derivanti dall�analisi puntuale sulle aree campione sono stati utilizzati per identificare una produzione specifica di rifiuto indifferenziato con cui tarare un modello di calcolo per la stima della produzione specifica di rifiuto imputabile alle utenze domestiche. In particolare è stata stimata una produzione di rifiuto attribuibile alle sole utenze domestiche variabile da un minimo di 377 a un massimo di 387 kg/ab/anno; tradotto in termini percentuali, tali valori rappresentano il 53,6%-54,2% del flusso complessivo dei rifiuti gestiti. Di conseguenza i rifiuti speciali assimilati agli urbani ammonterebbero a valori oscillanti tra il 46,4% e il 45,8%. I valori di rifiuti urbani provenienti da sole utenze domestiche risultano sostanzialmente analoghi a quanto rilevato in altre realtà regionali in cui sono stati eseguiti studi analoghi (benché effettuati in altri periodi temporali): • Comune di Reggio Emilia �Analisi della produzione dei rifiuti di origine domestica (anno 2004)�, in cui la produzione pro capite risultava pari a 366 kg/ab/anno; • ATO Ravenna con uno studio finalizzato alla definizione della ripartizione dei costi tra utenze domestiche che ha stimato una produzione pro capite di 381 kg/ab/anno. 4 Nel territorio della provincia di Parma si sono adottate in passato scelte gestionali che hanno comportato un livello di assimilazione di rifiuti speciali agli urbani più basso rispetto alle altre provincie regionali. 5 “Studio sulla produzione dei rifiuti urbani di origine domestica nel Comune di Ferrara”. Lo studio è stato realizzato da Hera Ferrara e dall’ing. Mario Sunseri di Ferrara e rappresenta l’integrazione allo “Studio per la quantificazione della produzione di rifiuti per utenza nella città di Ferrara” condotto dall’ing. Mario Sunseri nel 2002 per conto del Comune di Ferrara. 25 1.4.La raccolta differenziata La raccolta differenziata in Emilia-Romagna ha raggiunto 1.627.960 tonnellate (365 kg/ab), corrispondenti al 56,2% del totale dei rifiuti urbani prodotti, con un aumento del 2,3% rispetto al 2012. Questa percentuale conferma il trend in continua crescita registrato dal 2001 (vd. figura 1.4.1). Rispetto al totale, 1.483.667 t sono state raccolte dai gestori del servizio mentre 144.293 t (+6,9% rispetto al 2012) sono costituite da rifiuti assimilati avviati a recupero ai sensi dell�art. 238 comma 10 del D.Lgs. 152/2006; per questi ultimi il contributo maggiore è fornito dalle province di Forlì Cesena, Bologna e Modena. La tabella 1.4.1 riporta per il 2013 il dettaglio dei dati a scala provinciale relativi alle raccolte differenziata e indifferenziata e le variazioni espresse in percentuale rispetto ai valori 2012. Dai dati emerge che, rispetto al 2012, la raccolta differenziata, espressa in percentuale sul totale dei rifiuti prodotti, aumenta in tutte le province da un minimo di 0,3% a Forlì-Cesena a un massimo di 4,9% a Bologna. Malgrado nessuna provincia abbia raggiunto l�obiettivo del 65% fissato dalla normativa nazionale per il 2012, alcune hanno già superato il 60% (Parma, Reggio Emilia e Rimini) e altre mostrano valori compresi tra il 50 ed il 60% (Piacenza, Modena, Ravenna, Ferrara e Forlì-Cesena). La provincia di Bologna, storicamente con valori di raccolta differenziata più bassi, ha raggiunto il 48,8% registrando un incremento significativo rispetto al 2012. L�andamento della raccolta differenziata suddiviso per provincia è riportato nel grafico di figura 1.4.2. Analogamente ai valori di produzione, sulle differenze dei valori di raccolta differenziata tra province incidono un insieme di fattori quali i criteri di assimilazione, le presenze turistiche, le componenti territoriali e insediative prevalenti nel territorio di riferimento e, in maniera significativa, i sistemi di raccolta adottati. Figura 1.4.1 > Andamento della raccolta differenziata e del rifiuto indifferenziato residuo a scala regionale, 2001-2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso 26 Tabella 1.4.1 > Raccolta differenziata e indifferenziata di rifiuti a scala provinciale, 2013 Figura 1.4.2 > Andamento della raccolta differenziata a scala provinciale e regionale, 2001-2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso In Appendice (tabelle G, H, I, L, M, N, O, P e Q) sono riportati per Comune i valori numerici di raccolta differenziata del 2013. I valori di raccolta differenziata a scala comunale (vd. figura 1.4.3) confermano le difficoltà dei piccoli Comuni dell�Appennino e dei grandi centri abitati come Bologna a raggiungere elevati standard di raccolta differenziata. 27 Considerando la popolazione residente per i Comuni appartenenti a ciascuna classe risulta che: 1) il gruppo di Comuni con RD < 35% comprende 59 Comuni, per un totale di 146.580 abitanti residenti coinvolti (3% della popolazione regionale); 2) il gruppo di Comuni con RD da 35 a 50% comprende 80 Comuni, per un totale di 974.411 abitanti residenti coinvolti (22% della popolazione regionale); 3) il gruppo di Comuni con RD da 50 a 65% comprende 112 Comuni, per un totale di 2.518.351 abitanti residenti coinvolti (57% della popolazione regionale); 4) il gruppo di Comuni con RD > 65% comprende 97 Comuni, per un totale di 814.093 abitanti residenti coinvolti (18% della popolazione regionale). Figura 1.4.3 > Raccolta differenziata di rifiuti urbani per comune, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso 1.4.1 Sistemi di raccolta I dati inseriti nell�applicativo ORSo permettono di quantificare, per ciascuna frazione, il livello di diffusione e il relativo peso dei diversi sistemi di raccolta suddivisi in: porta a porta/domiciliare, contenitori stradali, centri di raccolta e la sommatoria di altri servizi. Vengono inoltre quantificati anche i flussi di rifiuti che, ai sensi del D.Lgs 152/06, art. 238, c. 10, il produttore dimostra di aver avviato al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l�attività di recupero. L�analisi condotta sui sistemi di raccolta non considera tali flussi in quanto non rientrano nella gestione diretta dei rifiuti di competenza del locale gestore dei rifiuti urbani pur facendo parte della quantificazione della raccolta differenziata. Per le raccolte multimateriali, intese come le raccolte di differenti frazioni merceologiche di rifiuti urbani o assimilati mediante l�utilizzo di un unico contenitore e/o sacco, i dati inseriti in ORSo sono relativi sia al quantitativo totale raccolto sia ai quantitativi delle singole frazioni e dei sovvalli presenti. Si ricorda che la metodologia per il calcolo della raccolta differenziata in Emilia-Romagna (DGR 1620/01 e ss.mm.) prevede che tali scarti siano esclusi dal computo della raccolta differenziata e vengano sommati alle raccolte indifferenziate. 28 Nel 2013 l�89% dei rifiuti differenziati raccolti dal gestore è stato raccolto con modalità monomateriale, il rimanente 11% è stato raccolto come multimateriale e ha riguardato principalmente vetro, plastica e metalli, e in misura marginale carta e legno. La tabella 1.4.2 mostra la diffusione a scala regionale dei diversi sistemi di raccolta espressa come percentuale sul totale raccolto in maniera differenziata, escludendo pertanto, come sopra indicato, i flussi gestiti direttamente dai produttori. Il sistema di raccolta tradizionalmente più diffuso a livello regionale è ancora quello con contenitori stradali che intercetta il 37% della raccolta differenziata, seguito dai centri di raccolta con il 29%, dalla sommatoria di �altri sistemi di raccolta� e dalla raccolta porta a porta/domiciliare (entrambi con il 17%). Tabella 1.4.2 > Diffusione dei principali sistemi di raccolta differenziata, 2013 BOX 29 BOX La relazione tra quantitativi di frazioni intercettate tramite servizi di raccolta differenziata e modalità di sistemi utilizzati è rappresentata nel grafico di figura 1.4.4. I Comuni sono stati raggruppati nelle stesse classi di percentuale di raccolta differenziata utilizzate in figura 1.4.3. Figura 1.4.4 > Contributo dei diversi sistemi di raccolta al raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata per gruppo di Comuni, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso 30 Come emerge dal grafico, all�incremento della percentuale di raccolta differenziata corrisponde una maggiore diffusione del sistema di raccolta porta a porta/domiciliare e una riduzione dell�utilizzo dei contenitori stradali. I centri di raccolta si compensano con gli altri sistemi di raccolta e sono più diffusi nelle due fasce estreme. Inoltre poiché nella prima fascia rientrano la maggior parte dei Comuni della zona appenninica, i quantitativi di rifiuti assimilati avviati a recupero direttamente dal produttore e quindi connessi con il tessuto produttivo sono inferiori rispetto a quelli delle altre tre classi. A scala provinciale la diffusione dei diversi sistemi di raccolta, rapportata sia alla percentuale di raccolta differenziata sia ai quantitativi pro capite raccolti (differenziati più indifferenziati), è rappresentata graficamente nella figura 1.4.5. Figura 1.4.5 > Diffusione dei sistemi di raccolta differenziata a scala provinciale espressi come quantificazione pro capite, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso Nella maggior parte delle province, 6 su 9, il sistema di raccolta più diffuso è quello tramite contenitori stradali. A Parma invece è predominante il sistema porta a porta/domiciliare, a Reggio Emilia prevalgono i conferimenti diretti degli utenti c/o i centri di raccolta e a Forlì-Cesena prevale la somma degli �altri sistemi di raccolta�. La correlazione a scala comunale fra percentuale di raccolta differenziata raggiunta e sistema di raccolta differenziata prevalente è riportata in figura 1.4.6. Per ogni Comune è stata individuata la modalità di raccolta prevalente articolata come di seguito indicato: • modalità di RD molto prevalente à il sistema intercetta un quantitativo di RD maggiore o uguale al 60% del totale della RD; • modalità di RD prevalente à il sistema intercetta un quantitativo di raccolta differenziata compreso fra il 40% e il 60% del totale della RD; • modalità di RD poco prevalente à il sistema intercetta un quantitativo di RD minore del 40% del totale della RD. In questa rappresentazione è stata considerata anche la quota avviata direttamente a recupero. Se a scala provinciale esiste una relazione netta tra sistemi di raccolta e percentuale di raccolta differenziata raggiunta, a scala comunale tale distinzione appare meno marcata in quanto incidono 31 maggiormente altri fattori locali legati alle specificità del territorio. In Appendice (tabelle G, H, I, L, M, N, O, P e Q e figure A, B, C, D, E, F, G, H e I) si riportano, per Comune, le schede riassuntive dei dati relativi a produzione, raccolta differenziata e sistemi di raccolta. Figura 1.4.6 > Percentuale di raccolta differenziata e sistemi di raccolta prevalenti a livello comunale, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso 1.4.2 I Comuni capoluogo di provincia I sistemi di raccolta adottati nel 2013 dai 9 Comuni capoluogo, per il peso che esercitano a livello regionale (con quasi 1.600.000 abitanti rappresentano circa il 36% dell�intera popolazione dell�Emilia-Romagna), sono stati analizzati anche separatamente (vd. figura 1.4.7). In generale la produzione pro capite è molto alta, al di sopra della media regionale, in tutti i capoluoghi eccetto Parma e Bologna. Tutti i capoluoghi raggiungono valori di raccolta differenziata superiori al 50%, a eccezione di Bologna che continua a presentare una percentuale di raccolta differenziata bassa (al di sotto del 40%). Per quanto riguarda i sistemi di raccolta, si evidenzia che: � la raccolta porta a porta/domiciliare è molto diffusa nel comune di Parma e in misura minore nei Comuni di Piacenza, Reggio Emilia, Forlì e Rimini; � la raccolta tramite contenitori stradali è la più utilizzata ed è presente in tutti i capoluoghi, in particolare a Bologna, e in minor misura anche a Piacenza, Modena, Ferrara e Ravenna; � la raccolta c/o centri di raccolta è molto utilizzata nel Comune di Reggio Emilia ma anche a Modena, Piacenza e Ravenna; 32 � la somma di tutti gli altri sistemi di raccolta è diffusa nei Comuni di Forlì e Rimini; � i rifiuti avviati a recupero direttamente dal produttore (D.Lgs 152/06, art. 238, c. 10) incidono sui risultati di raccolta differenziata soprattutto nei Comuni di Forlì, Ferrara e Bologna. Figura 1.4.7> Diffusione dei principali sistemi di raccolta differenziata nei capoluoghi di provincia, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso 1.4.3 Le frazioni principali: introduzione La figura 1.4.8 riporta la composizione merceologica della raccolta differenziata, espressa in kg/ab e suddivisa per provincia e a scala regionale. La tabella 1.4.3 indica i dati quantitativi delle frazioni oggetto di raccolta differenziata ai sensi della DGR 1620/2001. In particolare ciascuna frazione comprende sia la parte raccolta come monomateriale, sia quella raccolta come multimateriale. Figura 1.4.8 > Composizione della raccolta differenziata per provincia, 2013 33 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso Tabella 1.4.3 > Frazioni di raccolta differenziata raccolte per provinicia (t), 2013 In appendice (nelle tabelle C, D, E e F) sono riportati a scala provinciale i dati relativi alle frazioni di 34 raccolta differenziata avviate a recupero e quelle avviate a smaltimento. La figura 1.4.9 mostra la resa di intercettazione che rappresenta, per ogni frazione merceologica, il rapporto tra la quota di rifiuti intercettata e avviata a recupero e la quantità della stessa frazione presente nel rifiuto urbano totale. Il valore complementare consente di valutare l�entità della frazione teoricamente ancora recuperabile. Superano il 50% della resa di intercettazione le seguenti frazioni: legno, verde, vetro, carta e cartone. Significative le quantità teoricamente ancora recuperabili della plastica, dell�umido e dei metalli. Figura 1.4.9> Rappresentazione della resa di intercettazione delle principali frazioni merceologiche, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso 1.4.4 Le frazioni principali: la frazione organica (umido e verde) La normativa riserva ampio spazio alle problematiche connesse a una gestione corretta dei rifiuti biodegradabili: l�obiettivo primario da conseguire è il loro allontanamento dalle discariche per ridurre le emissioni di metano. Il D.Lgs. 36/2003 (di recepimento della Direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche) stabilisce a tal fine specifici obiettivi di riduzione dei Rifiuti Urbani Biodegradabili conferiti in discarica. La proposta di nuova direttiva in materia di rifiuti approvata nel luglio 2014 ribadisce la necessità di ridurre lo smaltimento dei rifiuti biodegradabili in discarica intervenendo sia sulla prevenzione, con la prescrizione di predisporre dei programmi di prevenzione che riducano i rifiuti alimentari del 30% entro il 2025, sia direttamente, inserendo nuovi obiettivi di riduzione nella direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti. In particolare all�art. 5, tra i rifiuti e trattamenti non ammissibili in una discarica, la proposta di direttiva indica che fino al 1° gennaio 2025, oltre ai rifiuti riciclabili quali plastica, metallo, vetro, carta, cartone, devono essere inseriti anche gli altri rifiuti bio-degradabili. Dopo il 1° gennaio 2025 i rifiuti ammessi in discarica non possono essere più del 25% del totale dei rifiuti urbani prodotti ed entro il 1° gennaio 2030 in discarica possono essere conferiti solo rifiuti residui in quantità non superiore al 5% della quantità di rifiuti urbani prodotta nell�anno precedente. 35 Non esiste una soluzione ottimale unica dal punto di vista ambientale per la gestione dei rifiuti biodegradabili. Le alternative più opportune alla discarica vanno valutate nei singoli contesti territoriali tenendo conto di numerosi fattori locali: i sistemi di raccolta, la composizione e la qualità dei rifiuti, le condizioni climatiche, la possibilità di utilizzare il compost nella lotta contro il degrado del suolo. Le ultime modifiche e integrazioni apportate al D.Lgs. 152/2006 (in particolare all�art. 182-ter) ad opera del D.Lgs. 205/2010 incidono in modo significativo sull�argomento. Si introduce infatti l�obbligatorietà di utilizzare specifici contenitori per la raccolta dei rifiuti organici (che �deve essere effettuata con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti compostabili certificati a norma UNI EN 13432:2002�) nonché l�indicazione agli enti locali di adottare misure volte a incoraggiare �la raccolta separata e il trattamento dei rifiuti organici in modo da realizzare un elevato livello di protezione ambientale e l�utilizzo di materiali sicuri per l�ambiente ottenuti dai rifiuti organici, ciò al fine di proteggere la salute umana e l�ambiente�. La frazione organica è composta da: una parte denominata �umido� che comprende gli scarti della cucina e della tavola (frutta, verdura, carne, pesce, pane, uova, formaggi, dolci, fondi di caffè, bustine del the ecc.) e alcuni scarti del giardino (erba, foglie, fiori, rametti molto piccoli, cenere di legna spenta ecc.). Questa frazione viene identificata con il codice CER 200108; una parte denominata �verde� che comprende le grosse potature, gli sfalci e gli scarti del giardino. Questa frazione viene identificata con il codice CER 200201. La frazione organica costituisce nel complesso quasi 1/3 in peso del rifiuto urbano prodotto in Emilia-Romagna: ne consegue che l�organizzazione e l�implementazione di circuiti di raccolta differenziata dedicati al rifiuto organico risulta essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata previsti all�art. 205 del D.Lgs. 152/2006. La frazione organica raccolta in modo differenziato è avviata agli impianti di compostaggio (o di digestione anaerobica e compostaggio) per la produzione di compost di qualità. La produzione e l�utilizzo di compost fornisce quindi una soluzione univoca a due ordini di problemi: privilegiare quelle forme di gestione degli scarti che contemplano il recupero di materia (e consentono di limitare l�impatto ambientale dei rifiuti) e incentivare l�apporto di ammendanti organici al terreno per sopperire alla crescente carenza di sostanza organica. 1.4.3.1 Le frazioni principali: l�umido Nel 2013 sono state raccolte in maniera differenziata 253.505 tonnellate di umido, che corrispondono a 57 kg per abitante6, in leggero aumento (+ 3 kg/ab) rispetto al 2012. Esse comprendono anche 1.550 t che i produttori hanno avviato direttamente a recupero. I dati a scala provinciale rilevano sensibili differenze: si passa dai valori minimi di Reggio Emilia (35 6 Il dato medio nazionale (riferito alla somma di Umido e Verde) è di 85,9 kg/ab (Fonte: ISPRA - Rapporto Rifiuti Urbani, 2014) 36 kg/ab) ai valori massimi pari a 116 kg/ab di Rimini legati al contributo degli alberghi/ristoranti. Tali differenze sono attribuibili anche alla distribuzione disomogenea della raccolta dell�umido a scala provinciale. In particolare nel 2013 si registrava tale situazione: � a Piacenza coinvolti 28 Comuni su 48; � a Parma coinvolti 29 Comuni su 47; � a Reggio Emilia coinvolti 33 Comuni su 45; � a Modena coinvolti 36 Comuni su 47; � a Bologna coinvolti 54 Comuni su 60; � a Ferrara coinvolti tutti i 26 Comuni; � a Ravenna coinvolti 16 Comuni su 18; � a Forlì-Cesena coinvolti 16 Comuni su 30; � a Rimini coinvolti 17 Comuni su 27. Il trend dal 2001 al 2013 della raccolta differenziata pro capite (vd. grafico di figura 1.4.10) mostra una crescita costante. La resa di intercettazione a livello regionale è il 46%. Vi sono pertanto ancora ampi margini di miglioramento nella raccolta di questa frazione. Figura 1.4.10 > Trend della raccolta pro capite di umido a scala regionale, 2001-2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso Tutto l�umido viene raccolto con modalità monomateriale. Il grafico di figura 1.4.11 mostra le modalità con cui l�umido viene raccolto dal gestore del servizio pubblico. A scala regionale prevale la raccolta tramite contenitori stradali seguita dalla modalità porta a porta/domiciliare. A livello provinciale in 7 provincie su 9 è più diffuso l�utilizzo dei contenitori stradali, mentre a Parma e Piacenza l�umido viene raccolto quasi esclusivamente con il porta a porta/domiciliare. A Rimini sono diffusi anche gli altri servizi di raccolta dedicati alle utenze non domestiche. L�analisi dei dati relativi alle prime destinazioni ha evidenziato che la maggior parte dell�umido, circa il 70%, viene avviato direttamente a impianti di compostaggio mentre il restante 30% transita da impianti di stoccaggio prima dell�avvio a compostaggio. Gli impianti di prima destinazione si trovano quasi esclusivamente sul territorio regionale; verso 37 impianti situati in territori extra-regionali sono state conferite limitate quantità di umido (1.248 tonnellate in totale, di cui 535 t in Veneto, 457 t in Toscana e 256 t in Lombardia). Figura 1.4.11 > Sistemi di raccolta dell'umido pero provincia, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso 1.4.3.2 Le frazioni principali: il verde Nel 2013 sono state raccolte in maniera differenziata 383.348 tonnellate di verde, che corrispondono a 86 kg per abitante7 in aumento (+ 9 kg/ab) rispetto al 2012. Di queste, 375.276 t sono state raccolte dai gestori del servizio pubblico come monomateriale, mentre 7.075 t, soprattutto della provincia di Rimini, sono rifiuti verdi assimilati che il produttore ha avviato al recupero ai sensi dell�art. 238 c. 10 del D.Lgs. 152/2006, e 997 t sono costituite dai rifiuti verdi della provincia di Modena conferiti in un�area autonomamente gestita dai Comuni. Il grafico di figura 1.4.12 mostra il trend della raccolta pro capite dal 2001 al 2013: l�andamento discontinuo è legato anche alla tipologia del rifiuto, che risente di fattori climatici e gestionali quali presenza di stagioni più o meno piovose e potature più o meno diffuse del verde pubblico. Anomalo è il dato della raccolta pro capite di Reggio Emilia pari a 162 kg/ab, quasi il doppio della media regionale, condizionato dall�assimilazione ai rifiuti urbani del verde derivante dalle attività produttive di settore. A scala regionale la resa di intercettazione del verde è pari al 78%. Le modalità con cui è stato raccolto il verde sono schematizzate nel grafico di figura 1.4.13. Generalmente il verde viene raccolto attraverso i centri di raccolta, i servizi su chiamata/prenotazione da parte dell�utente e i contenitori stradali. Minore è la diffusione delle raccolte porta a porta/domiciliari. A Piacenza sono più diffuse le raccolte con contenitori stradali, a Parma incidono molto anche i conferimenti c/o i centri di raccolta, a Reggio Emilia, Modena e Bologna vengono utilizzati prevalentemente i centri di raccolta mentre a Forlì-Cesena e Rimini i servizi di ritiro previa 7 Il dato medio nazionale (riferito però alla somma di Umido e Verde) è di 85,9 kg/ab (Fonte: ISPRA - Rapporto Rifiuti Urbani, 2014 38 chiamata/prenotazione da parte dell�utente. I rifiuti verdi avviati a recupero direttamente dal produttore sono quantitativamente marginali e riguardano soprattutto la provincia di Rimini. Figura 1.4.12 > Trend della raccolta pro capite di verde a scala regionale, 2001-2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso Figura 1.4.13 > Sistemi di raccolta del verde per provincia, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso L�analisi relativa alla prima destinazione del verde ha evidenziato che: � il 49 % circa è stato avviato direttamente a impianti di compostaggio; � il 48 % circa è transitato in impianti di stoccaggio o di cernita/trattamento prima dell�avvio a recupero in impianti di compostaggio, o di recupero energetico, o ancora a pennellifici; � la restante quota comprende sia i rifiuti assimilati che il produttore ha avviato al recupero, 39 sia quelli gestiti in maniera autonoma dai Comuni della provincia di Modena, sia infine quella quota minima (0,2%) avviata direttamente a smaltimento presso impianti di trattamento meccanico biologico. Gli impianti di prima destinazione si trovano principalmente sul territorio regionale; verso impianti situati in territori extra-regionali sono state conferite 38.557 tonnellate di verde di cui: 28.253 t in Lombardia, 5.250 t in Piemonte, 2.145 t in Toscana, 1.686 t in Abruzzo, 1.096 t in Veneto e 127 t in Umbria. 1.4.5 Le frazioni principali: le frazioni secche riciclabili (carta e cartone, plastica, vetro, metalli ferrosi e non ferrosi, legno, RAEE) La raccolta differenziata della frazione secca (carta, plastica, vetro, metalli, alluminio e legno) è costituita prevalentemente da rifiuti di imballaggio. Assumono quindi rilevanza gli indirizzi riportati dal Titolo II (articoli 217-226) del D.Lgs. 152/2006 dedicato agli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio, la cui gestione è ispirata ai principi generali di incentivazione e promozione della prevenzione, incentivazione del riciclo e del recupero di materia prima, sviluppo della raccolta differenziata con promozione delle opportunità di mercato per i materiali riciclati, riduzione del flusso di rifiuti di imballaggio destinati allo smaltimento finale attraverso altre forme di recupero. Tra le strategie indicate dalla normativa, un ruolo fondamentale è attribuito alla promozione di accordi, contratti di programma e protocolli d�intesa, promossi e stipulati dalle Pubbliche Amministrazioni. In questo quadro di cooperazione tra soggetti pubblici e privati si inserisce il Protocollo d�Intesa tra Regione Emilia-Romagna e CONAI, sottoscritto nell�ottobre 2007 e rinnovato nel 2010. Nell�ambito del protocollo è stato costituito un Comitato tecnico, formato da rappresentanti del CONAI e dei Consorzi di filiera, della Regione, degli Osservatori provinciali rifiuti e di Arpa, con il compito di monitorare il sistema di gestione dei rifiuti di imballaggio al fine di individuare le problematiche riguardanti la raccolta differenziata in termini di qualità dei materiali raccolti e grado di assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani, sviluppando e promuovendo le soluzioni e gli interventi più opportuni. Nella tabella 1.4.4 si riporta, con dettaglio provinciale, il numero di imprese presenti in regione aderenti al sistema CONAI. 40 Secondo gli ultimi dati disponibili, le imprese iscritte al CONAI sono 105.611 di cui 788 come produttori e 104.823 in qualità di utilizzatori di imballaggi. La provincia con la maggior presenza di iscritti è Bologna seguita da Modena. Si precisa inoltre che a livello nazionale ad oggi sono stati riconosciuti (articolo 221 del Testo Unico Ambientale) due sistemi autonomi di gestione relativi a: � le cassette in plastica raccolte su superficie privata, per le quali alcuni produttori si sono associati in un consorzio denominato CONIP. Il consorzio si impegna a organizzare, garantire e promuovere il ritiro, la raccolta dei rifiuti di imballaggio in plastica secondari e terziari garantendone il riciclo e il recupero. Le aziende della regione iscritte al CONIP nell�anno 2012 sono 10, tutti raccoglitori. Le aziende consorziate a CONIP mantengono l�obbligo di aderire al CONAI versando la quota di adesione. Non sono invece tenute a pagare il contributo ambientale CONAI, ma quello richiesto dal proprio consorzio; � gli imballaggi flessibili secondari e terziari in LDPE prodotti da Aliplast. Per tali rifiuti è stato istituito il sistema PARI, basato sul concetto che l�azienda, grazie alla sua triplice veste di produttore di imballaggi, raccoglitore e riciclatore dei rifiuti generati dagli stessi, riesce a recuperare una percentuale del proprio immesso a consumo (da intendersi imballaggi in film PE � sacchi, bobine ecc.) sul territorio nazionale che permette il raggiungimento degli obiettivi di legge Gli imballaggi flessibili in LDPE prodotti da Aliplast sono liberi dal Contributo Ambientale in quanto vengono gestiti in un proprio circuito, al di fuori delle competenze del sistema CONAI, e per questo pagano il solo il costo di gestione del servizi. Tabella 1.4.4 > Numero di imprese aderenti al sistema CONAI in Emilia-Romagna, 2013 In termini di popolazione servita, i materiali con la più elevata diffusione di convenzioni sono la plastica e la carta rispettivamente con il 99% ed il 98% di copertura, seguiti dall�acciaio con il 97% e dal vetro con il 94% (vd. figura 1.4.14). 41 Figura 1.4.14 > Comuni convenzionati e percentuale di popolazione servita, 2013 Fonte > Conai - Consorzi di filiera I dati riportati in tabella 1.4.5 confermano una buona diffusione delle convenzioni in Emilia Romagna, con particolare riferimento alla plastica, al legno e all�acciaio rispettivamente con il 98%, il 97% e il 95% dei Comuni convenzionati; seguono il vetro e la carta con il 93% dei Comuni convenzionati. Il confronto con i dati degli anni precedenti e in particolare con il 2012 mostra un evidente aumento nel numero di Comuni convenzionati per il vetro (+ 51 Comuni). Tabella 1.4.5 > Comuni convenzionati, 2006-2013 Il sistema consortile per la raccolta e il trattamento dei rifiuti di imballaggio si avvale di: � centri di raccolta rifiuti; � centri di valorizzazione; � piattaforme mono e pluri-materiale per il conferimento degli imballaggi secondari e terziari. In particolare i centri di valorizzazione sono impianti che trattano alcune frazioni merceologiche, 42 provenienti sia dalla raccolta differenziata svolta presso i Comuni sia da soggetti privati, per renderle idonee al recupero di materia. I dati relativi ai centri di valorizzazione presenti sul territorio regionale sono stati forniti dal CONAI e sono aggiornati al 31 dicembre 2013; il quadro è comunque in costante evoluzione. I centri di valorizzazione sono complessivamente 92 (vd. tabella 1.4.6); il materiale con il più alto numero di centri è il legno. Il consorzio COREPLA ha individuato anche centri comprensoriali che effettuano la pressatura degli imballaggi in plastica per conto dei convenzionati. Nel 2013 la quota di rifiuti raccolti sul territorio regionale conferita ai consorzi di filiera si attesta intorno alle 405.166 t e rappresenta il 60% del quantitativo raccolto in modo differenziato dal servizio pubblico; tale percentuale sale a circa il 62% se il confronto viene fatto con la sola quota raccolta nei Comuni convenzionati. Tabella 1.4.6 > Numero dei centri di valorizzazione dei rifiuti di imballaggi, 2013 In tabella 1.4.7 sono riportati, per singolo materiale, i quantitativi raccolti in modo differenziato su tutto il territorio regionale, i quantitativi raccolti nei Comuni che hanno sottoscritto l�accordo con i diversi consorzi di filiera e i quantitativi conferiti a ciascun consorzio al netto delle giacenze presenti negli impianti del circuito CONAI e dei rifiuti raccolti con CER diversi da quelli gestiti dal consorzio. I dati evidenziano una situazione molto eterogenea: si va dai buoni risultati di vetro e legno rispettivamente con il 91% e l�86%, passando per il 66% dell�alluminio e il 59% della plastica, seguiti dal 37% della carta e finendo con l�acciaio con il 32%. I vari Consorzi di filiera hanno individuato anche �piattaforme mono e pluri-materiale� presso le quali le imprese che non conferiscono i rifiuti di imballaggi al servizio pubblico di raccolta possono portare i propri rifiuti. Le piattaforme pluri-materiale sono state realizzate in base a uno specifico accordo firmato da Comieco, Corepla e Rilegno il cui scopo principale è l�istituzione di un sistema il più possibile integrato che consenta il conferimento presso il medesimo impianto dei rifiuti di imballaggio in carta, plastica e legno al fine di ridurre i costi di trasporto a carico delle aziende. Le piattaforme presenti sul territorio regionale (dati forniti dal CONAI e aggiornati a fine 2013) sono 58 (di cui 49 mono-materiale e 9 pluri-materiale). Viene di seguito riportato per le principali frazioni secche raccolte in modo differenziato un quadro riassuntivo regionale relativo alla gestione effettuata nell�anno 2013, per le quali un�analisi più approfondita è riportata nei paragrafi successivi. 43 Tabella 1.4.7 > Raccolta differenziata e conferimento ai consorzi di filiera, 2013 1.4.4.1 Le frazioni principali: la carta e il cartone Nel 2013 sono state raccolte in maniera differenziata 350.004 tonnellate di carta e cartone, che corrispondono a 79 kg per abitante8, lo stesso valore del 2012. Di queste, 286.677 t sono state raccolte dai gestori del servizio pubblico (270.167 t come monomateriale e 16.510 t come multimateriale) e 63.327 t, soprattutto della provincia di Modena, Forlì-Cesena e Bologna, sono rifiuti cellulosici assimilati che il produttore ha avviato direttamente a recupero. I dati di dettaglio a scala provinciale sono contenuti in tabella 1.4.8. Il grafico di figura 1.4.15 mostra il trend della raccolta pro capite dal 2001 al 2013: dopo una iniziale evidente crescita, dal 2008 si è registrata una sostanziale stabilità. I dati 2013 di raccolta pro capite a scala provinciale rilevano sensibili differenze: si passa dai valori minimi di Bologna e Ferrara (61 kg/ab) ai valori massimi di 108 kg/ab di Piacenza e Rimini. La resa di intercettazione media a scala regionale dei rifiuti cellulosici è il 60%. Vi sono pertanto ancora margini di miglioramento nella raccolta di questa frazione, anche se bisogna tener conto delle quote comunque non recuperabili a causa del contenuto elevato di impurità. 8 Il dato medio nazionale è di 50,2 kg/ab (Fonte: ISPRA - Rapporto Rifiuti Urbani, 2014) 44 Tabella 1.4.8 > Tipologia di raccolta della carta e cartone, 2013 Figura 1.4.15 > Trend della raccolta pro capite di carta e cartone a scala regionale, 2001-2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso Le modalità con cui è stata raccolta questa frazione nelle province è sintetizzata nel grafico di figura 1.4.16. A livello regionale il 94% dei rifiuti cartacei è stato raccoltoi come monomateriale e solo il rimanente 6% come multimateriale. Il sistema di raccolta più diffuso a scala regionale è quello che utilizza i contenitori stradali, seguito dalla modalità porta a porta/domiciliare e dagli altri sistemi di raccolta; poca la carta conferita direttamente dagli utenti ai centri di raccolta. A livello provinciale la raccolta con contenitori stradali prevale nelle provincie di Modena, Reggio Emilia, Forlì-Cesena, Rimini, Bologna e Ferrara. A Parma e Piacenza prevale la raccolta porta a porta/domiciliare, mentre a Ravenna gli altri sistemi di raccolta. 45 I rifiuti cartacei provenienti dalle raccolte urbane hanno avuto come prima destinazione 47 impianti di cui solo 2 situati fuori regione e una cartiera ubicata nella Repubblica di San Marino. Il 92% di quanto raccolto dal gestore è stato avviato direttamente a impianti di valorizzazione dove i rifiuti cartacei, preliminarmente selezionati e cerniti, vengono pressati, confezionati in balle e avviati alle cartiere nella maggior parte dei casi come materie prime; il rimanente 8% è transitato come prima destinazione da impianti di stoccaggio. Una prima analisi relativa ai flussi 2013 rileva che le 350.004 t di rifiuti cellulosici hanno seguito le seguenti destinazioni: � 63.327 t (pari al 18%) sono state avviate a recupero direttamente dalle attività artigianali e commerciali; � 105.202 t (pari al 30%) sono state avviate a riciclo tramite il sistema consortile Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica); � le rimanenti 182.185 t (pari al 52%) hanno seguito prevalentemente la via del libero mercato. Figura 1.4.16 > Sistemi di raccolta della carta e cartone, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso La Gestione consortile dei rifiuti cellulosici Nella tabella 1.4.9 sono riportati i quantitativi di rifiuti cellulosici provenienti dalla raccolta pubblica conferiti al consorzio Comieco negli anni 2006-2013. Nel 2013 la quota gestita da Comieco in Emilia-Romagna è stata pari a 105.202 t, con un rilevante decremento rispetto al 2012 (- 11%) a fronte di un calo (-3%) della quota complessiva di rifiuti cellulosici raccolti dal gestore sul territorio regionale. Nella tabella 1.4.10 sono riportati per singola provincia: i quantitativi totali di rifiuti cellulosici raccolti in modo differenziato dal servizio pubblico (al netto della quota avviata a recupero direttamente dai privati per la quale è stato riconosciuto uno sgravio nella tassa o nella tariffa), i quantitativi raccolti nei Comuni che ricadono all�interno di convenzioni sottoscritte con il consorzio e i quantitativi affidati a Comieco per l�avvio a riciclo nell�ambito 46 delle suddette convenzioni. Tali dati mostrano che il 96% dei rifiuti di carta e cartone raccolti in modo differenziato (pari a 274.081 t) provengono dai territori dei Comuniconvenzionati. Di questi, il 38% (pari a 105.202 t) è stato avviato a recupero tramite il circuito consortile e il restante 62%, pur raccolto in Comuni convenzionati, è stato avviato a recupero fuori convenzione. Rispetto al quantitativo totale raccolto (350.004 t), alle 105.202 t conferite direttamente al Comieco devono essere aggiunte sia la quota avviata direttamente a recupero dalle attività commerciali sia quella che ha seguito il libero mercato. La ricostruzione dei flussi per quest�ultima quota è ancora in corso di studio. Tabella 1.4.9 > Quantitativi di carta e cartone conferiti al Comieco e avviati a recupero di materia, 2006-2013 Tabella 1.4.10> Raccolta differenziata di carta e cartone e conferimento al Comieco, 2013 1.4.4.2 Le frazioni principali: la plastica Nel 2013 sono state raccolte in maniera differenziata 126.180 tonnellate di plastica che corrispondono a 28 kg per abitante9, in leggero aumento (+ 3 kg/ab) rispetto al 2012. Di queste, 116.644 t sono state raccolte dai gestori del servizio pubblico (70.893 t come monomateriale e 45.751 t come multimateriale) mentre 9.536 t (soprattutto della provincia di Modena e Forlì-Cesena) sono rifiuti plastici assimilati che il produttore ha avviato direttamente a recupero. 9 Il dato medio nazionale è di 15,5 kg/ab (Fonte: ISPRA - Rapporto Rifiuti Urbani, 2014) 47 Il dettaglio dei dati a scala provinciale è rappresentato in tabella 1.4.11. Il grafico di figura 1.4.17 mostra il trend della raccolta pro capite dal 2001 al 2013: negli anni si è registrato un costante incremento, più o meno accentuato. Tabella 1.4.11 > Tipologia di Raccolta della plastica, 2013 Figura 1.4.17 > Trend della raccolta pro capite della plastica a scala regionale, 2001-2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso La percentuale di resa di intercettazione a livello regionale è il 40%: vi sono ancora ampi margini di miglioramento nella raccolta di questa frazione, anche se bisogna tener conto delle quote di plastica non recuperabili attraverso le attuali tecnologie impiantistiche. Le modalità con cui è stata raccolta questa frazione nelle province è sintetizzata nel grafico di figura 1.4.18. La raccolta multimateriale è molto diffusa a Rimini, a Parma (quasi 48 esclusivamente con raccolte porta a porta/domiciliari), a Ravenna, a Forlì-Cesena e in parte a Ferrara (soprattutto tramite contenitore stradali). Per la raccolta monomateriale, a livello medio regionale il sistema più adottato è quello tramite contenitori stradali seguito, a distanza, dalla modalità porta a porta/domiciliare; poco significativi i quantitativi raccolti c/o centri di raccolta o con altri sistemi di raccolta. Figura 1.4.18 > Sistemi di raccolta della plastica, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso L� analisi dei flussi 2013 indica che: � 55.959 tonnellate (pari al 44% del totale raccolto) sono state avviate a recupero di materia o recupero energetico attraverso il libero mercato (di queste circa 9.536 tonnellate non sono state raccolte dal servizio pubblico ma avviate direttamente a recupero dalle attività artigianali e commerciali); � 70.221 tonnellate (pari al 56% del totale raccolto) sono state avviate a recupero di materia o recupero energetico tramite il sistema consortile COREPLA (Consorzio per la raccolta, il riciclaggio, il recupero dei rifiuti d�imballaggi in plastica). Gestione consortile dei rifiuti plastici I rifiuti plastici raccolti dal servizio pubblico, costituiti prevalentemente da imballaggi codificati con i CER 150102 e 200139 o con il CER 191204 nel caso di raccolte congiunte con altri materiali, sono di norma conferiti al sistema CONAI-COREPLA. La tabella 1.4.12 riporta i quantitativi conferiti al consorzio COREPLA nel periodo 2006-2013. Nel 2013 la quota gestita da COREPLA in Emilia-Romagna si attesta intorno alle 70.221 tonnellate (comprensiva dei rifiuti plastici in giacenza nei CSS � centri di selezione � dall�anno precedente e dichiarati a COREPLA nel 2013), con un incremento rispetto al 2012 del 14%che rispecchia l�aumento del totale raccolto in modo differenziato e una stabilizzazione nel numero di Comuni convenzionati. 49 Tabella 1.4.12 > Quantitativi di plastica conferita al COREPLA e avviata a recupero di materia, 2006-2013 Nella tabella 1.4.13 sono riportati, per provincia, i quantitativi raccolti in modo differenziato dal servizio pubblico, al netto della quota avviata a recupero direttamente dai privati, i quantitativi raccolti nei Comuni che hanno sottoscritto l�accordo con il consorzio e i quantitativi conferiti al consorzio. Come si evince dalla tabella, la quasi totalità dei rifiuti plastici raccolti in modo differenziato dal servizio pubblico proviene da territori comunali che hanno sottoscritto la convenzione con COREPLA. Tuttavia solo il 62% del raccolto nell�anno 2013 è stato avviato a recupero/riciclo attraverso il circuito COREPLA. Occorre considerare che nella plastica che arriva a COREPLA vi è una percentuale di frazione estranea residuale che, oltre a ridurre il tasso di riciclo, penalizza direttamente i Comuni e i gestori da questi delegati sul piano dei corrispettivi riconosciuti ai sensi dell�Accordo Quadro ANCI-CONAI. La rimanente quota del 38% viene avviata a recupero fuori dal circuito consortile. Per definire l�entità dei rifiuti plastici destinati al recupero, oltre ai quantitativi conferiti a COREPLA devono essere prese in considerazione sia la quota avviata direttamente a recupero dalle attività artigianali e commerciali, sia quella che ha seguito il libero mercato. I flussi relativi alla quota gestita nell�ambito del libero mercatosono ancora in corso di ricostruzione. Tabella 1.4.13 > Raccolta differenziata di plastica e conferimento al COREPLA, 2013 1.4.4.3 Le frazioni principali: il vetro Nel 2013 sono state raccolte in maniera differenziata 152.023 tonnellate di vetro, che 50 corrispondono a 34 kg per abitante10, lo stesso valore del 2012. Di queste, 150.285 t sono state raccolte dai gestori del servizio pubblico (60.315 t come monomateriale e 89.970 t come multimateriale) e 1.738 t sono rifiuti vetrosi assimilati che il produttore ha avviato direttamente a recupero. Il dettaglio dei dati a scala provinciale è rappresentato in tabella 1.4.14. Il grafico di figura 1.4.19 mostra il trend della raccolta pro capite dal 2001 al 2013: l�andamento, seppur tendenzialmente in ascesa, mostra l�alternarsi di periodi di crescita a periodi di leggera flessione/stabilizzazione. I dati a scala provinciale nel 2013 rilevano sensibili differenze: si passa dai valori minimi di Forlì-Cesena (26 kg/ab) ai valori massimi di 44 kg/ab a Rimini. Tabella 1.4.14 > Tipologia di raccolta del vetro, 2013 Figura 1.4.19> Trend della raccolta pro capite del vetro a scala regionale, 2001-2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso 10 Il dato medio nazionale è di 26,4 kg/ab (Fonte: ISPRA - Rapporto Rifiuti Urbani, 2014) 51 La percentuale a livello regionale della resa di intercettazione del vetro è l�87%. Per la raccolta monomateriale, il sistema più adottato è quello tramite contenitori stradali, seguito a distanza dai quantitativi portati direttamente dagli utenti ai centri di raccolta e dalle raccolte porta a porta/domiciliari (tale modalità raggiunge apprezzabili risultati solo in provincia di Rimini). A livello provinciale vi sono notevoli differenze, rese evidenti dal grafico di figura 1.4.20 Una prima analisi dei flussi evidenzia che, rispetto al totale raccolto pari a 150.285 t: • il 9% dei rifiuti vetrosi ha seguito la via del libero mercato (di cui 1.738 t, costituite prevalentemente da rifiuti assimilati, sono state avviate a recupero direttamente dalle attività artigianali e commerciali); • il 91% è stato avviato a effettivo riciclo tramite il sistema consortile CoReVe (Consorzio Recupero Vetro). Figura 1.4.20> Sistemi di raccolta del vetro, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso Gestione consortile dei rifiuti di imballaggio in vetro La gestione consortile degli imballaggi in vetro di provenienza urbana è affidata al CoReVe. Nella tabella 1.4.15 sono riportati i quantitativi di rifiuti di imballaggio in vetro provenienti dalla raccolta pubblica conferiti al consorzio nel periodo 2006-2013. Tabella 1.4.15 > Quantitativo di vetro conferito al CoReVe e avviato a recupero di materia, 2006 2013 Nella tabella 1.4.16 sono riportati, per singola provincia, i quantitativi di rifiuti vetrosi raccolti in modo differenziato dal servizio pubblico al netto della quota avviata a recupero direttamente dai privati, i quantitativi raccolti nei Comuni convenzionati e il quantitativo che risulta essere stato conferito al consorzio. 52 Tabella 1.4.16 > Raccolta differenziata di vetro e conferimento al CoReVe, 2013 I rifiuti in vetro avviati a riciclo tramite il consorzio rappresentano il 95% del totale raccolto in modo differenziato nei Comuni convenzionati. I dati 2013 testimoniano un incremento di circa il 29% dei quantitativi conferiti al consorzio rispetto al 2012. Dal confronto dei dati a livello provinciale le incongruenze che si riscontrano per le provincie di Reggio Emilia e Ferrara (maggiori quantitativi conferiti al consorzio rispetto al totale raccolto nei Comuni convenzionati) derivano dal fatto che le stime fornite dal consorzio rappresentano un dato complessivo medio pro capite soprattutto nei casi in cui i soggetti conferenti sono attivi su ambiti molto estesi, comprendenti in alcuni casi comuni, province e regioni diverse, per i quali è disponibile solo il dato complessivo di raccolta. Rispetto al quantitativo totale raccolto dai gestori (150.285 t), alle 137.322 t conferite direttamente al CoReVe devono essere aggiunte sia la quota avviata direttamente a recupero dalle attività commerciali sia quella che ha seguito il libero mercato. I flussi relativi alla quota gestita nell�ambito del libero mercato sono ancora in corso di ricostruzione. 1.4.4.4 Le frazioni principali: i metalli ferrosi e non ferrosi Nel 2013 sono state raccolte in maniera differenziata 41.998 tonnellate di metalli ferrosi e non, che corrispondono a 9 kg per abitante11, in leggera diminuzione (- 1 kg/ab) rispetto al 2012. I dati di produzione pro capite a scala provinciale rilevano sensibili differenze: si passa dai valori minimi di Rimini (4 kg/ab) ai valori massimi di 27 kg/ab a Forlì-Cesena. In questo caso i valori così elevati sono legati al contributo dei rifiuti metallici, ferrosi e non, speciali assimilati agli urbani. Rispetto al totale raccolto, 23.025 t sono state raccolte dai gestori del servizio pubblico (14.566 t come monomateriale e 8.459 t come multimateriale) mentre 18.973 t, soprattutto della provincia di Forlì-Cesena, sono rifiuti assimilati che il produttore avvia direttamente al recupero. Il dettaglio dei dati a scala provinciale è rappresentato in tabella 1.4.17. 11 Il dato medio nazionale è di 4 kg/ab (Fonte: ISPRA - Rapporto Rifiuti Urbani, 2014) 53 Il grafico di figura 1.4.21 mostra il trend della raccolta pro capite dal 2001 al 2013: l�andamento, seppur tendenzialmente in ascesa, mostra alternanze di periodi di crescita a periodi di leggera flessione/stabilizzazione. Tabella 1.4.17 > Tipologia di raccolta dei metalli ferrosi e non, 2013 Figura 1.4.21> Trend della raccolta pro capite dei metalli ferrosi e non a scala regionale, 2001-2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso La resa di intercettazione dei metalli a scala regionale è il 48%, pertanto vi sono ancora ampi margini di miglioramento nella raccolta di questa frazione. Le modalità con cui sono stati raccolti i metalli ferrosi e non nelle province sono sintetizzate nel grafico di figura 1.4.22. A livello regionale, nel 2013 il 63% dei metalli è stato raccolto come monomateriale (si tratta di rifiuti metallici voluminosi) mentre il rimanente 37% è stato raccolto assieme ad altre frazioni e ha riguardato i rifiuti metallici di piccola pezzatura quali lattine in alluminio e barattolame in banda stagnata. Come raccolta monomateriale, le quantità maggiori hanno riguardato i conferimenti effettuati direttamente dalle utenze c/o centri di raccolta. A livello provinciale fa eccezione Piacenza, dove una significativa raccolta viene effettuata tramite 54 contenitori stradali di rifiuti metallici di piccola pezzatura. Poco diffuse in tutte le province le raccolte con altri servizi di raccolta. Figura 1.4.22 > Sistemi di raccolta dei metalli ferrosi e non per provincia, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso Da una prima analisi dei flussi 2013 risulta che, rispetto al totale raccolto, circa l�81% dei rifiuti metallici ha seguito la via del libero mercato (di cui 18.973 tonnellate sono rifiuti assimilati avviati a recupero direttamente dalle attività artigianali e commerciali) mentre il restante 19% è stato avviato a effettivo riciclo tramite i sistemi consortili RICREA (Consorzio nazionale riciclo e recupero imballaggi acciaio) e CiAl (Consorzio imballaggi alluminio). Gestione consortile dei rifiuti di imballaggio ferrosi: l�acciaio La gestione consortile degli imballaggi in acciaio, generalmente codificati con i codici CER 150104 e 200140 o con il CER 191202 nel caso di rifiuti derivati dalla selezione di rifiuti raccolti unitamente ad altri materiali, è affidata al RICREA. La tabella 1.4.18 riporta i quantitativi provenienti dalla raccolta pubblica, costituiti prevalentemente da imballaggi, conferiti al consorzio nel periodo 2006-2013. Nel 2013 la quota di rifiuti di imballaggi in acciaio gestiti dal consorzio si è attestata intorno alle 6.469 t registrando un incremento rispetto al dato 2012 di circa il 23% a fronte di un decremento pari a circa il 10% del totale di rifiuti ferrosi raccolti dal gestore. Tabella 1.4.18 > Quantitativi di imballaggi in acciaio conferiti a RICREA e avviati a recupero di materia, 2006-2013 Nella tabella 1.4.19 sono riportati, per singola provincia, i quantitativi complessivi raccolti in modo differenziato dal gestore del servizio, al netto della quota avviata a recupero direttamente dai privati, e la relativa quota di imballaggi conferita al consorzio di filiera. Incrociando il dato di raccolta differenziata con i quantitativi raccolti e avviati a recupero 55 tramite il sistema consortile si desume che il ruolo di RICREA come canale di riciclo dei materiali ferrosi vale nella misura del 32%, con un decremento di circa di 7 punti percentuali rispetto al dato 2012. Il differenziale che si osserva tra le quantità dichiarate dai Comuni convenzionati e le quantità conferite al consorzio può essere imputato alla presenza nel totale raccolto sia di rifiuti ferrosi ingombranti (presenti anche in modo prevalente nella quota di rifiuti metallici codificati con il CER 200140) sia di rifiuti metallici non ferrosi (compresi nelle quote dichiarate come metalli misti). Entrambe le tipologie non rientrano nelle competenze di RICREA. Tabella 1.4.19 > Raccolta differenziata di imballaggi in acciaio e conferimento a RICREA, 2013 Gestione consortile dei rifiuti di imballaggio non ferrosi: l�alluminio La gestione consortile degli imballaggi in alluminio di provenienza urbana è affidata al CiAl. Nella tabella 1.4.20 sono riportati i quantitativi di rifiuti di imballaggio in alluminio (codificati con il CER 150104, 200140 o con il CER 191203 nel caso di raccolte congiunte con altri materiali provenienti dalla raccolta pubblica) conferiti al consorzio nel periodo 2006-2013. Nel 2013 la quota gestita dal CiAl in Emilia-Romagna si è attestata intorno alle 1.296 t registrando un decremento rispetto al dato 2012 di circa l�8% a fronte di un decremento di circa il 21% del rifiuto in alluminio raccolto. Tabella 1.4.20 > Quantitativi di alluminio conferito al CiAL e avviato a recupero di materia, 2006 2013 Nella tabella 1.4.21 sono riportati, per singola provincia, i quantitativi di imballaggi in alluminio raccolti in modo differenziato dal servizio pubblico, al netto della quota avviata a recupero direttamente dai privati, e la quota conferita al consorzio di filiera (CiAl). Incrociando il dato di raccolta differenziata con i dati relativi ai quantitativi raccolti e avviati a recupero tramite sistema consortile, si rileva che il quantitativo di rifiuti di alluminio avviati a riciclo tramite il consorzio rappresenta il 66% del totale raccolto in modo differenziato, a fronte di una copertura delle convenzioni che raggiunge il 90% della popolazione. 56 Tabella 1.4.21 > Raccolta differenziata imballaggi in alluminio e conferimento al CiAL, 2013 Se confrontato con il quantitativo (pari a 1.272 t) proveniente dai soli Comuni convenzionati, il ruolo del CiAl come canale di riciclo degli imballaggi in allumino supera la misura del 100%. Il differenziale che si osserva tra le quantità dichiarate dai Comuni convenzionati e le quantità conferite al consorzio può essere imputato a diversi fattori quali: • la diffusione e le diverse modalità di raccolta multitmateriale che in fase di dichiarazione e rielaborazione dei dati comportano approssimazioni delle quantità nelle frazioni che la compongono; • il carattere sussidiario del sistema consortile rispetto al libero mercato, come sottolineato dal nuovo Accordo Quadro; • l�approssimazione nei casi in cui i soggetti conferenti corrispondano ad aziende private attive su ambiti molto estesi, comprendenti Comuni di province e regioni diverse, per le quali è disponibile solamente il dato complessivo della raccolta media pro capite dei dati forniti dal consorzio. Rispetto al quantitativo totale raccolto dai gestori (23.025 t), alle 7.765 t il cui recupero è garantito dai consorzi (6.469 t da RICREA e 1.296 t da CiAl) devono essere aggiunte sia la quota avviata direttamente a recupero dalle attività commerciali sia quella che ha seguito il libero mercato. I flussi relativi alla quota gestita nell�ambito del libero mercato sono ancora in corso di ricostruzione. 1.4.4.5 Le frazioni principali: il legno Nel 2013 sono state raccolte in maniera differenziata 127.769 tonnellate di legno, che corrispondono a 29 kg per abitante12, in leggero aumento (+ 1 kg/ab) rispetto al 2012. Di queste, 100.698 t sono state raccolte dai gestori del servizio pubblico (95.593 t come monomateriale e 12 Il dato medio nazionale è di 10,5 kg/ab (Fonte: ISPRA - Rapporto Rifiuti Urbani, 2014) 57 5.105 t come multimateriale) mentre 27.071 t (soprattutto della provincia di Rimini, Forlì-Cesena e Modena) sono rifiuti legnosi assimilati che il produttore ha avviato direttamente a recupero. Il dettaglio dei dati a scala provinciale è rappresentato in tabella 1.4.22. Tabella 1.4.22 > Tipologia di raccolta del legno, 2013 Il grafico di figura 1.4.23 mostra il trend della raccolta pro capite dal 2001 al 2013: l�andamento, in ascesa fino al 2008, mostra successivamente una leggera flessione/stabilizzazione. I dati a scala provinciale relativi al 2013 rilevano sensibili differenze: si passa dai valori minimi di Bologna e Ferrara (16 kg/ab) ai valori massimi di 46 kg/ab a Reggio Emilia. Figura 1.4.23 > Trend della raccolta pro capite del legno a scala regionale, 2001-2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso La resa di intercettazione a scala regionale è pari al 74%. 58 Le modalità con cui è stata raccolta questa frazione nelle province è sintetizzata nel grafico di figura 1.4.24. Figura 1.4.24> Sistemi di raccolta del legno per provincia, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso A livello regionale, nel 2013 il 95% del legno è stato raccolto come monomateriale, il rimanente 5% è stato raccolto come multimateriale. Il sistema più diffuso è costituito dai conferimenti diretti degli utenti ai centri di raccolta, seguito a distanza dalla somma degli altri sistemi di raccolta. L�analisi dei flussi dei rifiuti legnosi indica che nel 2013: � 27.071 t (pari a circa il 21%) sono state avviate a recupero direttamente dalle attività artigianali e commerciali; � 89.915 t (pari a circa il 70%) sono state avviate a riciclo tramite il sistema consortile Rilegno (Consorzio Nazionale per il recupero e il riciclaggio degli imballaggi in legno), delle quali 86.607 t risultano con CER 200138 e 150103; � 10.783 t (corrispondenti al 9%) hanno seguito in parte la via del libero mercato e in parte la via del recupero energetico. Gestione consortile dei rifiuti legnosi Nella tabella 1.4.23 sono riportati i quantitativi di rifiuti legnosi provenienti dalla raccolta pubblica e avviati a riciclo, a seguito degli accordi sottoscritti con il consorzio Rilegno, negli anni 2006-2013. Tabella 1.4.23 > Quantitativi di legno conferito al Rilegno e avviato a recupero di materia, 2006-2013 Nel 2013 tale quota si attesta intorno alle 89.915 t (comprensiva dei rifiuti legnosi raccolti con CER diversi dal 200138 e 150103 e avviati a successivo riciclo con CER 191207). Nel 2013 sono state raccolte in modo differenziato dal servizio pubblico (con i CER 150103 e 200138) 100.698 tonnellate; la quota avviata a riciclo tramite le convenzioni sottoscritte da Rilegno è stata di 59 86.607 t. Incrociando il dato di raccolta differenziata proveniente dai Comuni che hanno sottoscritto l�accordo con il dato di conferimento e avvio al recupero tramite il sistema consortile si desume che il rifiuto legnoso avviato a riciclo in convenzione costituisce l�87% del canale di riciclo dei rifiuti legnosi raccolti in modo differenziato nei Comuni in convenzione (con una copertura di circa il 91% della popolazione). La tabella 1.4.24 mostra, per il 2013 e suddivisi per provincia, i quantitativi totali di raccolta differenziata al netto della quota avviata a recupero direttamente dai privati, la quota raccolta nei Comuni che hanno sottoscritto l�accordo con il consorzio e i quantitativi conferiti al consorzio al netto delle quota di rifiuti legnosi raccolti unitamente ai rifiuti di giardini e parchi e conferite, tramite deroga, nell�ambito della convenzione con altri CER (191207). Rispetto al quantitativo totale raccolto (127.769 t), alle 86.607 t conferite a Rilegno devono essere aggiunte sia la quota avviata direttamente a recupero dalle attività commerciali sia quella che ha seguito il libero mercato ed è stata in parte destinata al recupero energetico. La quantificazione dell�avvio a recupero per queste due ultime tipologie è ancora in corso di definizione. Tabella 1.4.24 > Raccolta differenziata di legno e conferimento di RIlegno, 2013 1.4.4.6 Le frazioni principali: i RAEE, gli ingombranti, gli inerti di origine domestica, le pile e batterie, i farmaci, gli oli minerali I RAEE I dati relativi alla raccolta dei RAEE di origine urbana desunti dalla banca dati ORSo non comprendono i quantitativi pur rilevanti di RAEE di origine produttiva, la cui principale fonte informativa è costituta dalla banca dati MUD. La normativa di riferimento nasce con la Direttiva europea 2002/96/CE, recepita con il D. Lgs. 151/05, che obbligava tutti i soggetti coinvolti nel ciclo di vita dei RAEE a organizzare un sistema che ne facilitasse il recupero e stabiliva il raggiungimento, entro la fine del 2008, di un obiettivo minimo di raccolta differenziata per i RAEE domestici pari a 4 kg/abitante. Nel 2014 sono stati emanati 2 decreti attuativi della nuova Direttiva 2012/19/UE che riformula definizioni, obiettivi di riciclo e obblighi dei diversi soggetti coinvolti nel sistema di gestione RAEE. Nel 2013 in Emilia-Romagna sono stati raccolti in maniera differenziata 21.719 tonnellate di RAEE 60 di provenienza domestica; questo significa aver raccolto mediamente 4,9 kg di RAEE per abitante13, lo stesso valore del 2012. In figura 1.4.25 è rappresentato il trend della raccolta pro capite dal 2001. La raccolta dei RAEE in regione viene effettuata quasi esclusivamente attraverso i centri di raccolta (88%). Figura 1.4.25> Trend della raccolta pro capite di RAEE a scala regionale, 2001-2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso I RAEE provenienti dalle raccolte urbane nel 2013 hanno avuto come prima destinazione 44 impianti, di cui 23 nel territorio regionale e 21 extra regione (vd. tabella 1.4.25). In termini quantitativi: • il 37% pari a 8.092 t ha avuto come prima destinazione impianti regionali; • il 3% pari a 586 t è stato avviato a recupero direttamente da attività artigianali e commerciali; • il restante 60% pari a 13.041 t ha avuto come prima destinazione impianti situati fuori dal territorio regionale. Una prima analisi dei flussi ha messo in evidenza che gli impianti che hanno effettuato il recupero di tali materiali sono 37, di cui solo 8 localizzati nel territorio regionale (vd. tabella 1.4.26). Confrontando il dato elaborato sulla base delle informazioni raccolte attraverso l�applicativo ORSo con il dato del Centro di Coordinamento RAEE che quantifica la raccolta di apparecchiature elettriche ed elettroniche di provenienza domestica in circa 21.500 t, si rileva una differenza di �1%. 13 . Il dato medio nazionale è di 3,4 kg/ab (Fonte: ISPRA - Rapporto Rifiuti Urbani, 2014 61 Tabella 1.4.25 > Impianti di prima destinazione dei RAEE, 2013 62 Tabella 1.4.26 > Impianti di recupero dei RAEE, 2013 Gli ingombranti Nel 2013 in Emilia-Romagna sono state raccolte in maniera differenziata 64.563 tonnellate di rifiuti ingombranti (che corrispondono a 14 kg/abitante14). Di queste, 64.506 sono state raccolte dal gestore mentre 57 tonnellate sono rifiuti speciali assimilati che il produttore ha avviato a recupero. La raccolta viene effettuata prevalentemente attraverso i centri di raccolta (68%) e in minor misura (32%) tramite altri servizi di raccolta (soprattutto c/o utenze selezionate non domestiche e su chiamata/prenotazione da parte dell�utente). L�analisi della prima destinazione degli ingombranti ha evidenziato che 25.461 t (il 39% del totale) sono state avviate a impianti di valorizzazione per essere sottoposte a trattamenti di selezione/preparazione prima di essere avviate agli impianti di riciclo/recupero di materia, in alcuni casi previo stoccaggio intermedio. Le rimanenti 39.102 t (corrispondenti al 61%) vengono 14 Il dato medio nazionale è di 6,5 kg/ab (Fonte: ISPRA - Rapporto Rifiuti Urbani, 2014 63 avviate direttamente a smaltimento. Il dettaglio a scala provinciale delle quote avviate a recupero e a smaltimento è riportato in Appendice nelle tabelle C e F. Praticamente tutti gli impianti di prima destinazione si trovano sul territorio regionale: solo 9 tonnellate sono state conferite a impianti situati in Toscana. Gli inerti di origine domestica Gli inerti di origine domestica raccolti in modo differenziato nel 2013 in Emilia-Romagna ammontano a 75.741 tonnellate (che corrispondono a 17 kg/ab). Di queste, 75.645 sono state raccolte dal gestore mentre 96 tonnellate sono rifiuti speciali assimilati che il produttore ha avviato a recupero. La raccolta viene effettuata prevalentemente attraverso i centri di raccolta (87%) e in minor misura (13%) tramite altri servizi di raccolta (soprattutto raccolta di rifiuti abbandonati o servizi di raccolta su chiamata/prenotazione da parte dell�utente). L�analisi della prima destinazione ha evidenziato che quasi tutti sono stati avviati a impianti di valorizzazione/recupero di materia, eventualmente previo transito presso impianti di stoccaggio. Solo 151 tonnellate sono state avviate direttamente a smaltimento. Il dettaglio a scala provinciale delle quote avviate a recupero e a smaltimento è riportato in Appendice nelle tabelle C e F. Quasi tutti gli impianti di prima destinazione si trovano sul territorio regionale; solo 406 tonnellate sono state conferite a impianti situati in Lombardia. Le pile e le batterie Nel corso del 2013 sono state raccolte in maniera differenziata 1.545 tonnellate di pile e batterie, di cui 1.496 tonnellate sono state avviate a recupero e 49 tonnellate a smaltimento. Il dettaglio a scala provinciale delle quote avviate a recupero e a smaltimento è riportato in Appendice nelle tabelle C e F. Gli obiettivi di raccolta differenziata di questa frazione sono riportati all�art. 8 del D.Lgs. 188/2008: �� entro la data del 26 settembre 2012 dovrà essere conseguito, anche su base regionale, un tasso di raccolta minimo di pile eaccumulatori portatili pari al 25% del quantitativo immesso sul mercato; tale tasso di raccolta dovrà raggiungere, entro il 26 settembre 2016, il 45% ��. Poiché i dati di immesso sul mercato sono indicati annualmente dal Registro Pile (www.registropile.it) solo a livello nazionale, non risulta vi sia oggi alcuno strumento per quantificare il reale immesso al consumo su base regionale. La raccolta delle pile e batterie viene effettuata prevalentemente attraverso i centri di raccolta e, in minor misura, tramite contenitori dedicati c/o rivendite commerciali. Quasi tutti gli impianti di prima destinazione si trovano sul territorio regionale; solo 218 tonnellate state conferite a impianti situati in Lombardia, Veneto e Toscana. I farmaci Nel corso del 2013 sono state raccolte in maniera differenziata 406 tonnellate di farmaci, di cui 202 tonnellate sono state avviate a recupero e 204 tonnellate a smaltimento. Il dettaglio a scala provinciale delle quote avviate a recupero e a smaltimento è riportato in Appendice nelle tabelle C e F. La raccolta dei farmaci viene effettuata prevalentemente tramite contenitori c/o le Farmacie e in 64 minor misura attraverso i centri di raccolta. Tutti gli impianti di prima destinazione si trovano sul territorio regionale, solo 2 tonnellate sono state conferite a impianti del Veneto. Gli oli minerali e vegetali Nel corso del 2013 sono state raccolte in maniera differenziata 457 tonnellate di oli minerali, di cui 446 tonnellate avviate a recupero e 11 tonnellate avviate a smaltimento. Il dettaglio a scala provinciale delle quote avviate a recupero e a smaltimento è riportato in Appendice nelle tabelle C e F. Si tratta prevalentemente di oli minerali collegati al �fai da te� raccolti quasi esclusivamente presso i centri di raccolta. La destinazione finale di tali rifiuti dipende dalle loro caratteristiche qualitative. I trattamenti cui può essere sottoposto l�olio sono principalmente tre: rigenerazione, combustione, termodistruzione. L�art. 3 del D.Lgs. 95/1992 dispone che lo smaltimento dell�olio usato avvenga in via prioritaria mediante rigenerazione, mentre l�olio non idoneo alla rigenerazione deve essere destinato a combustione. Gli impianti di prima destinazione si trovano quasi esclusivamente sul territorio regionale, solo 2 tonnellate sono state conferite in Veneto. 880 tonnellate di oli vegetali, raccolti in maniera differenziata e quasi esclusivamente presso i centri di raccolta, sono state tutte avviate a recupero. Gli impianti di prima destinazione si trovano quasi tutti sul territorio regionale; circa 15 tonnellate sono state conferite a un impianto in Veneto e mezza tonnellata a un impianto in Toscana. 1.4.6 Avvio a recupero e tasso di riciclaggio La stima del tasso di riciclaggio finalizzata alla verifica degli obiettivi di cui all�art. 181 del D.Lgs. 152/2006 fa riferimento all�opzione b) indicata dalla Decisione 2011/753/UE e al metodo di calcolo 2 dell�allegato 1 alla Decisione stessa. In particolare per l�applicazione della formula indicata nel metodo 2 i quantitativi avviati a effettivo riciclaggio sono stati stimati seguendo il percorso delle principali frazioni raccolte in modo differenziato attraverso i diversi impianti/piattaforme di stoccaggio/valorizzazione fino all�avvio a recupero. Con riferimento alle frazioni raccolte dal gestore del servizio pubblico, i quantitativi avviati a recupero sono stimati attraverso un articolato processo di ricostruzione frazione per frazione dei flussi in entrata e in uscita da ogni impianto finalizzato a quantificare gli scarti associati alle fasi di recupero. I dati sono desunti dall�applicativo ORSo fino alla prima destinazione e dai MUD per i trattamenti successivi. I quantitativi così stimati non comprendono le quote avviate a recupero energetico; fanno eccezione i rifiuti plastici in quanto nei flussi gestiti da COREPLA i rifiuti avviati a recupero energetico vengono computati nei quantitativi per i quali viene riconosciuto il corrispettivo CONAI e pertanto non è possibile dedurli. Per stralciare il quantitativo avviato a recupero energetico, si è fatto riferimento a una stima condotta da COREPLA a scala nazionale da cui risulta che circa il 45% dei rifiuti plastici non è recuperabile come materia, e di questi il 43% viene avviato a recupero energetico mentre il restante 2% a smaltimento. Per completare la ricostruzione del numeratore della formula indicata nel citato metodo di calcolo 2 sono state considerate anche le frazioni di rifiuti assimilati avviate direttamente a recupero dai produttori ai sensi dell�art. 238, c. 10, del D.Lgs. 152/2006, ipotizzando che il recupero sia pari al 100% del raccolto. Al numeratore è stata inserita anche la stima della frazione organica intercettataattraverso la 65 pratica del compostaggio domestico. In particolare tale stima è stata condotta considerando il numero di compostiere distribuite sul territorio e ipotizzando una intercettazione media di circa 250 kg di rifiuto organico per compostiera all�anno. Per il 2012 considerando le 63.000 compostiere distribuite, il quantitativo di rifiuto organico complessivamente autogestito è stato pari a circa 16.000 tonnellate. La quantità di rifiuti delle varie frazioni considerate presente all�interno del totale dei rifiuti urbani, che rappresenta invece il denominatore del rapporto, è calcolata applicando le percentuali della composizione merceologica media regionale al valore regionale di produzione di rifiuti urbani. Con i dati 2013 non è ancora stato possibile completare la ricostruzione dei flussi; si presenta pertanto (vd. tabella 1.4.27) la stima del tasso di riciclaggio relativa ai dati 2012. Tabella 1.4.27 > Stima del tasso di riciclaggio, dati 2012 Frazioni Totale sui rifiuti urbani prodotti (t) Totali (t) avviati a riciclo, inclusi i rifiuti assimilati (art. 238, c. 10, D.Lgs. 152/2006) Tasso di riciclaggio Umido (*) 434.028 233.395 54% Verde 462.963 269.246 58% Carta e cartone 636.574 342.416 54% Plastica 376.157 64.019 17% Vetro 202.546 146.072 72% Metalli 86.806 42.536 49% Legno 202.546 120.384 59% Totale 2.401.620 1.218.068 51% (*) totale avviato a riciclo comprensivo della quota di compostaggio domestico 66 1.5.Rifiuti urbani indifferenziati I rifiuti urbani indifferenziati residui complessivamente prodotti nel 2013 ammontano a 1.268.472 t (- 4,9% rispetto al 2012), delle quali 13.796 t rappresentano i sovvalli derivanti dalle operazioni di separazione della raccolta multimateriale. La produzione di indifferenziato in termini di valore pro capite medio regionale è pari a 285 kg/ab15; il grafico di figura 1.5.1 mostra il trend della raccolta totale e pro capite di rifiuto urbano indifferenziato dal 2001 al 2013. I dati a scala provinciale riportati in figura 1.5.2 mostrano differenze significative fra le province: si passa da valori attorno ai 200 kg/ab di Parma a valori attorno ai 350 kg/ab di Forlì-Cesena. Su tali differenze, come più volte indicato, pesano sia i differenti livelli di assimilazione sia i quantitativi raccolti in modo differenziato. Nello stesso grafico sono riportate anche le modalità con cui è stato raccolto il rifiuto indifferenziato. A scala regionale il sistema più diffuso è il cassonetto stradale ma, a scala provinciale, si può osservare che: • a Piacenza è diffusa la raccolta porta a porta/domiciliare seguita da quella c/o centri di raccolta utilizzati per i rifiuti ingombranti16; • a Parma prevale il sistema di raccolta porta a porta/domiciliare seguito dai contenitori 15 dato medio nazionale è di 281 kg/ab (Fonte: ISPRA - Rapporto Rifiuti Urbani, 2014) 16 In provincia di Piacenza gli ingombranti vengono raccolti in maniera differenziata, e successivamente soggetti a operazioni di selezione e cernita. Le frazioni recuperabili (legno, metalli, ecc.) sono conferite e conteggiate nella raccolta differenziata, mentre gli scarti non recuperabili vengono inseriti nella raccolta indifferenziata 67 stradali; • a Rimini si utilizzano prevalentemente i cassonetti stradali ma sono anche diffusi il porta a porta/domiciliare e gli �altri servizi di raccolta�. Lo spazzamento stradale, nei 227 comuni (90% della popolazione regionale coinvolta) che hanno dichiarato tale dato separatamente dal resto dei rifiuti indifferenziati, rappresenta mediamente il 4,6% del totale dei rifiuti indifferenziati raccolti. Tale percentuale è in genere sottostimata in quanto una parte dello spazzamento stradale può risultare computata assieme ai rifiuti indifferenziati. La cartina di figura 1.5.3 rappresenta la produzione pro capite di rifiuti urbani indifferenziati a scala comunale. Le differenze più significative sono tra le zone montane e quelle di pianura. 68 Figura 1.5.1> Trend della raccolta del rifiuto urbano indifferenziato totale e pro capite, 2001-2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso Figura 1.5.2 > Sistemi di raccolta dell'indifferenziato per provincia, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso 69 Figura 1.5.3 > Rappresentazione grafica della produzione pro capite dei rifiuti urbani indifferenziati per comune, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo comuni dell'applicativo Orso 1.5.1. Analisi dei flussi I rifiuti urbani indifferenziati residui vengono gestiti dal sistema impiantistico regionale costituito da inceneritori, impianti di trattamento meccanico e/o biologico, impianti di trasferimento e discariche per rifiuti non pericolosi. Come prime destinazioni nel 2013 i rifiuti indifferenziati sono stati inviati: • 381.761 t a incenerimento; • 259.186 t a impianti di trattamento meccanico; • 512.776 t a impianti di trasferimento per essere stoccate e successivamente avviate a impianti di incenerimento, di trattamento meccanico o meccanico-biologico o in discarica; • 100.953 t a impianti di discarica; • 13.796 t, rappresentate dagli scarti delle raccolte differenziate multimateriale, a incenerimento o in discarica. Tutti gli impianti di prima destinazione sono ubicati in regione. La tabella 1.5.1 mostra la prima destinazione dei rifiuti urbani indifferenziati suddivisa per tipologia di impianto e per provincia di produzione del rifiuto. 70 Tabella 1.5.1> Prima destinazione del rifiuto urbano indifferenziato, 2013 La gestione complessiva del rifiuto urbano indifferenziato è stata la seguente: • 7.807 t di frazioni merceologiche omogenee sono state avviate a recupero di materia; • 670.683 t sono state complessivamente avviate agli impianti di incenerimento; • 124.388 t sono state avviate a bio-stabilizzazione per la produzione della frazione organica stabilizzata (FOS); • 465.594 t sono state conferite in discarica. La gestione complessiva del rifiuto urbano indifferenziato, suddivisa per provincia, è riportata in tabella 1.5.2. Tabella 1.5.2 > Destinazione finale del rifiuto urbano indifferenziato, 2013 Il grafico di figura 1.5.4 riassume l�andamento a scala regionale della destinazione finale dei rifiuti urbani indifferenziati, espressa in kg/ab, dal 2001 al 2013. 71 Figura 1.5.4> Trend della destinazione finale del rifiuto urbano indifferenziato, 2001-2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo impianti dell'applicativo Orso 1.6. Il sistema impiantistico 1.6.1. Impianti di trattamento dei rifiuti indifferenziati Il sistema impiantistico regionale è in grado di soddisfare completamente il fabbisogno di smaltimento dei rifiuti indifferenziati residui, rendendo autosufficiente il territorio regionale. Le tabelle S, T e U in Appendice riportano l�elenco degli impianti dedicati allo smaltimento dei rifiuti indifferenziati che operano sul territorio regionale. Per ogni impianto vengono indicati i seguenti dati: ubicazione (Comune e provincia), gestore, potenzialità autorizzata, tipologie e quantità di rifiuti trattati nel 2013, oltre ad alcune specifiche informazioni sulle caratteristiche tecnologiche. Gli impianti sono suddivisi in: • impianti di trattamento meccanico e/o meccanico-biologico; • impianti di incenerimento per rifiuti urbani e CDR; • impianti di discarica per rifiuti non pericolosi. La figura 1.6.1 indica la localizzazione degli impianti. 72 Figura 1.6.1> Il sistema impiantistico regionale di gestione dei rifiuti urbani indifferenziati. 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo impianti dell'applicativo Orso 1.6.1.1 Inceneritori/Termovalorizzatori Gli impianti di incenerimento attivi nel 2013 sul territorio regionale sono 8, dei quali 7 per rifiuti urbani e uno per CDR/CSS. Tutti gli inceneritori hanno effettuato recupero energetico. Il recupero elettrico, che per il 2013 è stato pari a 613.521 MWh, è stato effettuato da tutti gli inceneritori mentre il recupero termico, pari a 143.589 MWh, è stato effettuato solo dagli inceneritori di Parma, Granarolo, Ferrara e Forlì. I rifiuti trattati in questi impianti nel 2013 sono stati 969.424 tonnellate, a fronte di una capacità massima autorizzata pari a 1.104.500 t. Del totale incenerito, 515.113 t sono costituite da rifiuti urbani (CER 20 ** **), 350.229 t dalla frazione secca derivante dal trattamento meccanico dei rifiuti, 54.998 t da CDR, 6.843 t da rifiuti sanitari e 42.241 t da altri rifiuti speciali. Si riporta in Appendice la tabella T con l�elenco degli inceneritori dedicati allo smaltimento dei rifiuti urbani e del CDR/CSS che operano sul territorio regionale. Per valutare le prestazioni dei diversi impianti in termini di capacità di conversione energetica è stato elaborato l�indicatore relativo ai kWh di energia (termica ed elettrica) prodotta su tonnellata di rifiuto incenerito (vd. figura 1.6.2). 73 Figura 1.6.2 > Impianti di incenerimento: kWh prodotti su tonnellate di rifiuto incenerito, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo impianti dell'applicativo Orso 1.6.1.2 Discariche Le discariche presenti nel 2013 sul territorio regionale erano 24 delle quali: • 17 operative; • 7 inattive e non hanno smaltito rifiuti nel 2013. Complessivamente i rifiuti smaltiti nelle 17 discariche operative in regione sono pari a 1.312.047 tonnellate, di cui la maggiore quantità è costituita dai rifiuti derivanti da processi di pre trattamento pari a 812.896 t, seguita dai rifiuti urbani indifferenziati pari a 309.876 t e dai rifiuti speciali pari a 189.276 t. Si riporta in Appendice la tabella U con l�elenco delle discariche per rifiuti non pericolosi che 74 operano sul territorio regionale. Per quantificare l�efficienza del sistema di conversione del biogas in energia elettrica è stato elaborato un indicatore espresso in termini di kWh prodotti ogni Nm3 di biogas captato (vd. figura 1.6.3). Figura 1.6.3 > Discariche: energia prodotta per Nm3 di biogas captato, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo impianti dell'applicativo Orso 1.6.1.3 Impianti di trattamento meccanico-biologico In regione sono presenti 9 impianti così suddivisi: • 4 impianti effettuano esclusivamente un trattamento meccanico dei rifiuti in ingresso; • 5 impianti effettuano anche il trattamento di bio-stabilizzazione (di questi, 1 impianto è finalizzato alla produzione di CDR/CSS rifiuto). La tabella S in Appendice contiene l�elenco completo degli impianti. Nel 2013 sono stati trattati complessivamente in questi impianti 627.073 tonnellate di rifiuti (prevalentemente CER 200301 per le linee di selezione e CER 191212 per le linee di bio stabilizzazione), a fronte di una capacità massima autorizzata di 1.216.100 tonnellate; la capacità di trattamento complessivamente autorizzata sia per gli impianti di Trattamento Meccanico (TM) sia per quelli di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) risulta superiore rispetto al quantitativo di rifiuti trattati. Per valutare l�efficienza degli impianti TM/TMB sulla base dei bilanci di massa (vd. figura 1.6.4 e 1.6.5) sono stati elaborati i seguenti indicatori: • percentuale di rifiuto inviato in discarica (al netto della Frazione Organica Stabilizzata utilizzata in discarica per la copertura) sul totale in ingresso; • percentuale delle perdite ponderali sul totale di rifiuto in ingresso; • percentuale di rifiuto inviato a incenerimento sul totale in ingresso; • percentuale di rifiuto inviato a bio-stabilizzazione sul totale in ingresso per gli impianti che effettuano esclusivamente Trattamento Meccanico (TM); • percentuale di compost fuori specifica prodotto sul totale in ingresso per gli impianti che effettuano Trattamento Meccanico Biologico (TMB). In sintesi, l�analisi effettuata sugli impianti di trattamento meccanico- biologico attivi in regione nell�anno 2013 ha evidenziato che le caratteristiche tecnologiche degli impianti presenti garantiscono un limitato recupero di materia dalla frazione secca selezionata e consentono esclusivamente processi di stabilizzazione aerobica per il sottovaglio umido; ne derivano limitazioni non trascurabili sia in termini di recupero di materia sia in termini di recupero di energia. 75 Figura 1.6.4 > Bilancio di massa degli impianti TM, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo impianti dell'applicativo Orso Figura 1.6.5 > Bilancio di massa degli impianti TMB, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo impianti dell'applicativo Orso 1.6.2. Impianti di trattamento dei rifiuti differenziati 1.6.2.1 Impianti per il recupero della frazione organica Il sistema impiantistico dedicato alla gestione della frazione organica selezionata presente sul territorio regionale era costituito nel 2013 da 20 impianti di compostaggio di medie dimensioni, le cui caratteristiche tecniche principali oltre al dettaglio dei rifiuti gestiti nel 2013 sono riportati nella tabella R dell�Appendice, mentre la loro localizzazione è riportata in figura 1.6.6. La capacità massima autorizzata nel 2013 era pari a 642.170 tonnellate. Tali impianti hanno trattato complessivamente circa 555.743 t di rifiuti di cui: il 56% circa costituito da umido, il 36% circa da verde, il 3% circa da fanghi e il 5% circa da altre frazioni compostabili. 76 Sono state prodotte in totale oltre 180.000 tonnellate di compost. Riguardo alle tecnologie di trattamento, 5 impianti erano dotati di un sistema di digestione anaerobica integrato al trattamento aerobico per una potenzialità di trattamento pari a 177.500 tonnellate. Figura 1.6.6 > Localizzazione impianti di compostaggio, 2013 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti dal modulo impianti dell'applicativo Orso 1.6.2.2 Impianti per il recupero delle principali frazioni oggetto di raccolta differenziata Di seguito si riportano i dati relativi agli impianti di prima destinazione e di destinazione finale delle principali frazioni raccolte in modo differenziato. L�individuazione di tali impianti deriva dalla mappatura dei flussi dei rifiuti oggetto di raccolta differenziata ed è finalizzata, oltre che alla conoscenza del sistema impiantistico regionale, alla stima del tasso di riciclaggio (vd. paragrafo 1.4.5). I dati si riferiscono pertanto al 2012. Si precisa che gli impianti di recupero individuati sono stati localizzati nelle figure che seguono (figure 1.6.7 � 1.6.13). Esse riportano anche l�elenco dei principali impianti presenti nel territorio regionale e il numero totale di quelli localizzati fuori regione. Si precisa che per impianti di recupero si intendono gli impianti che effettuano una valorizzazione del rifiuto ricevuto e dai quali escono materie prime seconde o rifiuti che necessitano di ulteriori trattamenti per il loro definitivo riciclo. UMIDO Nel 2012 sono state raccolte in maniera differenziata 243.445 t di umido di cui 242.700 t dai gestori del servizio pubblico mentre 745 t rappresentano rifiuti assimilati avviati direttamente a recupero dal produttore (ai sensi dell�art 238 c. 10 del D.Lgs 152/2006). L�analisi della prima destinazione dell�umido ha evidenziato che: • il 60,3 % è stato avviato direttamente a impianti di compostaggio; • lo 0,5 % è stato avviato direttamente a impianti di smaltimento (nello specifico: impianti di trattamento meccanico dei rifiuti indifferenziati); 77 • il 39,2 % è transitato in impianti di stoccaggio prima dell�avvio a compostaggio. Gli impianti di prima destinazione si trovano quasi esclusivamente sul territorio regionale. Verso impianti situati in territori extra-regionali sono state conferite limitate quantità di umido (2.957 tonnellate, di cui 1.881 t in Toscana, 868 t in Lombardia e 207 t in Veneto). Il risultato complessivo, inteso come somma delle destinazioni dirette dopo la raccolta e delle destinazioni finali dopo le fasi di stoccaggio, è il seguente: • 210.705 t (pari all�87% c.a.) è stato conferito a impianti regionali; • 31.995 t (pari al 13% c.a.) è stato conferito a impianti extra-regionali. Nel dettaglio: • 233.140 t sono state conferite a impianti di compostaggio (201.145 t in impianti regionali, e 31.995 t in impianti extra-regionali); di queste, 216.734 t sono state avviate a recupero di materia e 16.406 t sono state scartate perché frazione estranea e avviate a smaltimento; • 5.509 t sono state conferite a impianti di recupero energetico regionali17; • 4.051 t sono state avviate a un impianto di smaltimento18 regionale. In figura 1.6.7 sono stati localizzati gli impianti di recupero dell�umido, in appendice è riportato l�elenco completo degli impianti comprensivi dei quantitativi ad essi conferiti. Figura 1.6.7 > Localizzazione impianti di recupero umido, 2012 Impianti di recupero dell�umido UMIDO t % Numero impianti RER 210.706 87% 12 fuori RER 31.995 13% 13 Impianto Comune Provincia 1AIMAG CARPI MO 2ROMAGNA COMPOST CESENA FC 3SALERNO PIETRO CESENATICO FC 4ENOMONDO FAENZA RA 5AIMAG FINALE EMILIA MO 6HERAMBIENTE LUGO RA 7SARA NONANTOLA MO 8HERAMBIENTE OSTELLATO FE 9NUOVA GEOVIS OZZANO DELL`EMILIA BO 10HERAMBIENTE RIMINI RN 11NUOVA GEOVIS SANT`AGATA BOLOGNESE BO 12MASERATI SARMATO PC VERDE Nel 2012 sono state raccolte in maniera differenziata 342.230 t di verde di cui 336.201 t dai gestori del servizio pubblico mentre 5.024 t rappresentano rifiuti assimilati avviati direttamente a 17 Quota derivante da una parte dell'umido raccolto in provincia di Modena con codice CER 200108 ma contenente elevate percentuali di scarti da giardino e che è stato conferito ad impianti che trattano il verde 18 Impianto di trattamento meccanico per rifiuti indifferenziati 78 recupero dal produttore; inoltre 1.005 t sono costituite da rifiuti verdi della provincia di Modena conferiti in un�area autonomamente gestita dai Comuni. L�analisi della prima destinazione del verde raccolto dal gestore ha evidenziato che: • il 48,85 % è stato avviato direttamente a impianti di compostaggio; • lo 0,08 % è stato avviato direttamente a impianti di smaltimento (nello specifico: impianti di trattamento meccanico dei rifiuti indifferenziati); • il 51,07 % è transitato in impianti di stoccaggio, o di cernita, o di trattamento prima dell�avvio a recupero. Gli impianti di prima destinazione si trovano quasi esclusivamente sul territorio regionale; verso impianti situati in territori extra-regionali sono state conferite 26.085 tonnellate di verde di cui: 11.582 t in Piemonte, 9.950 t in Lombardia, 1.964 t in Veneto, 1.858 t in Toscana, 591 t in Umbria e 139 t in Abruzzo. Il flusso che seguono i rifiuti verdi dalla fase di raccolta al conferimento agli impianti di recupero finale è apparentemente lineare, ma in realtà è molto articolato in quanto: • i passaggi negli impianti di stoccaggio possono essere più di uno; • nei casi in cui viene conferito a impianti di cernita, il rifiuto subisce una pulizia dalle frazioni estranee (intese come materiali non compostabili presenti nella frazione verde raccolta); • nei casi in cui viene conferito a impianti di trattamento, il rifiuto, oltre a subire una pulizia dalle frazioni estranee (intese come materiali non compostabili presenti nella frazione verde raccolta), viene trattato (esempio triturazione, compattazione, riduzione in pellet, ecc.) per essere avviato a successivo compostaggio, o recupero energetico, o recupero di materia (pannellifici). In questo caso, il rifiuto può subire una modifica del codice CER (da CER 200201 a CER 191207) o cessare di essere tale ai sensi dell�art. 184-ter del D.Lgs. 152/2006. Durante le fasi di cernita o di trattamento sono state scartate 2.106 t frazioni estranee (intese come materiali non compostabili presenti nella frazione verde raccolta prima dell�avvio del verde agli impianti di recupero finale). Relativamente alle rimanenti 334.095 t, sommando le quantità conferite direttamente agli impianti dopo la raccolta e le destinazioni finali dopo le fasi di stoccaggio, di cernita o di trattamento, la situazione è la seguente: • 221.668 t sono state conferite a impianti regionali; • 112.427 t sono state conferite a impianti extra-regionali. Nel dettaglio: • 240.357 t sono state conferite a impianti di compostaggio (170.457 t in impianti regionali e 69.900 t in impianti extra-regionali); di queste, 237.054 t sono state avviate a recupero di materia e 3.303 t sono state scartate perché frazione estranea e avviate a smaltimento; • 66.388 t sono state conferite a impianti di recupero energetico (47.038 t in impianti regionali e 19.350 t in impianti extra-regionali); • 26.163 t sono state conferite a pannellifici (2.986 t in impianti regionali e 23.177 t in impianti extra-regionali); • 1.187 t sono state avviate a impianti di smaltimento19 (tutte in impianti regionali). In figura 1.6.8 sono stati localizzati gli impianti di recupero del verde, in appendice è riportato l�elenco completo degli impianti comprensivi dei quantitativi ad essi conferiti. 19 impianti di trattamento meccanico (o discarica) per rifiuti indifferenziati 79 Figura 1.6.8 > Localizzazione impianti di recupero verde, 2012 Impianti di recupero del verde VERDE t % Numero impianti RER 223.049 66% 26 fuori RER 113.152 34% 52 Impianto Comune Provincia 1 GRUPPO LAMBERTINI CRESPELLANO BO 2 AIMAG CARPI MO 3 AZ. AGR. RAVARA CASTELVETRO PIACENTINO PC 4 IREN AMBIENTE CAVRIAGO RE 5 SOC. AGR. LUNARDA CERVIA RA 6 ROMAGNA COMPOST CESENA FC 7 GRUPPO TROMBINI CODIGORO FE 8 Ente Gest. Parchi e Biodiv. Emilia Occid. COLLECCHIO PR 9 ENOMONDO FAENZA RA 10 FERRARESI COMMERCIO COPPARO FE 11 DISTER ENERGIA FAENZA RA 12 AIMAG FINALE EMILIA MO 13 HERAMBIENTE LUGO RA 14 DI BENEDETTO MINERBIO BO 15 HERAMBIENTE OSTELLATO FE 16 NUOVA GEOVIS OZZANO DELL`EMILIA BO 17 COMPO AGRO SPECIALITIES RAVENNA RA 18 VERDE RAVENNA RA 19 AD COMPOST RAVENNA RA 20 IREN AMBIENTE REGGIO NELL`EMILIA RE 21 HERAMBIENTE RIMINI RN 22 AGRIENERGIA SAN PIETRO IN CASALE BO 23 NUOVA GEOVIS SANT`AGATA BOLOGNESE BO 24 SERVIZI AMBIENTALI SANT`ILARIO D`ENZA RE 25 MASERATI SARMATO PC 26 SANDEI VIGNOLA MO CARTA E CARTONE Nel 2012 sono state raccolte in maniera differenziata 353.506 t di carta e cartone di cui 295.126 t dai gestori del servizio pubblico mentre 58.380 t rappresentano rifiuti assimilati avviati direttamente a recupero dal produttore. L�83% di quanto raccolto dal gestore è stato avviato direttamente a impianti di valorizzazione dove i rifiuti cartacei preliminarmente selezionati e cerniti vengono pressati e confezionati in balle e avviati alle cartiere, nella maggior parte dei casi come �materie prime seconde� (MPS). Il rimanente 17% transita da impianti di stoccaggio/cernita prima di essere avviato ai centri di valorizzazione (tabella riassuntiva in Appendice 1). L�analisi dei MUD degli impianti coinvolti nell�intero flusso dei rifiuti cartacei, dal primo impianto di destinazione fino all�impianto di recupero, ha evidenziato che nel 2012 i rifiuti cartacei provenienti dalle raccolte urbane della regione Emilia-Romagna hanno avuto come destino finale 46 impianti, di cui 6 fuori regione. Rispetto al totale raccolto: • il 98% è stato conferito a recuperatori regionali; • lo 0,5% a recuperatori extra-regionali; 80 • l�1,5% sono scarti derivanti dai processi di valorizzazione a cui i rifiuti cartacei sono sottoposti prima del loro avvio a recupero. In figura 1.6.9 sono stati localizzati gli impianti di recupero della carta, in appendice è riportato l�elenco completo degli impianti comprensivi dei quantitativi ad essi conferiti. Figura 1.6.9 > Localizzazione impianti di recupero carta, 2012 PLASTICA Nel 2012 sono state raccolte in maniera differenziata 111.491 t di plastica di cui 102.477 t dai gestori del servizio pubblico mentre 9.014 t rappresentano rifiuti assimilati avviati direttamente a recupero dal produttore L�analisi dei flussi per l�anno 2012 conferma una complessa filiera per il recupero della plastica, costituita da 47 impianti di trattamento, in corrispondenza dei quali il materiale è stato in pochi casi stoccato ma nella maggior parte dei casi ha subito una pre-trattamento, e da 144 impianti di recupero (di cui 109 fuori regione), dove il materiale è stato valorizzato e avviato all�industria del recupero. Del totale raccolto: • Il 57% è stato preparato per il recupero in impianti regionali • Il 23% è stato preparato per il recupero in impianti extra regionali • Il 3% è stato preparato per il recupero in impianti esteri • Il 17% sono scarti derivanti dai processi di valorizzazioni cui i rifiuti plastici sono sottoposti prima dell�avvio a recupero. 81 Si deve inoltre considerare che tali quote sono avviate a recupero di materia solo parzialmente dato che le frazioni di plastica non riciclabili sono trasformate in combustibili alternativi e recuperate come energia. In figura 1.6.10 sono stati localizzati gli impianti di recupero della plastica, in appendice è riportato l�elenco completo degli impianti comprensivi dei quantitativi a essi conferiti. Figura 1.6.10 > Localizzazione impianti di recupero plastica, 2012 VETRO Nel 2012 sono state raccolte in maniera differenziata 151.350 t di vetro di cui 149.492 t dai gestori del servizio pubblico mentre 1.858 t rappresentano rifiuti assimilati avviati direttamente a recupero dal produttore. Per l�anno 2012 l�analisi dei flussi evidenzia che circa il 50% di quanto raccolto è stato avviato direttamente ai centri di valorizzazione da cui i rifiuti vetrosi, dopo la cernita e la selezione, vengono avviati alle vetrerie; il rimanente 50% transita da impianti di stoccaggio prima di essere avviato ai centri di valorizzazione. L�analisi dei MUD degli impianti coinvolti nel flusso dei rifiuti vetrosi, dal primo impianto di destinazione fino all�impianto di recupero, ha evidenziato che nel 2012 tale tipologia di rifiuto ha avuto come destino finale 9 impianti di cui 7 fuori regione. Rispetto al totale raccolto: • il 22% è stato conferito a recuperatori regionali • il 73% a recuperatori extra-ragionali. 82 • Il 5% è costituito da scarti derivanti dai processi di valorizzazioni effettuati sui rifiuti vetrosi prima dell�avvio a recupero. In figura 1.6.11 sono stati localizzati gli impianti di recupero del vetro, in appendice è riportato l�elenco completo degli impianti comprensivi dei quantitativi a essi conferiti. Figura 1.6.11 > Localizzazione impianti di recupero vetro, 2012 METALLI FERROSI E NON FERROSI Nel 2012 sono state raccolte in maniera differenziata 43.198 t di metalli ferrosi e non ferrosi di cui 25.720 t dai gestori del servizio pubblico mentre 17.478 t rappresentano rifiuti assimilati avviati direttamente a recupero dal produttore (ai sensi dell�art 238 c. 10 del D.Lgs 152/2006). L�86% dei metalli ferrosi e non ferrosi è stato raccolto dai gestori del servizio pubblico e il restante 14%, è costituito da rifiuti che il produttore ha avviato direttamente a recupero. L�analisi dei MUD degli impianti coinvolti nell�intero flusso dei rifiuti metallici, dal primo impianto di destinazione fino all�impianto di recupero, ha evidenziato che nel 2012 tale frazione ha avuto come destino finale 68 impianti, di cui 33 fuori regione. Del totale raccolto: • Il 47% è stato conferito a recuperatori regionali • Il 51% a recuperatori extra-regionali. • Il 2% è costituito da scarti derivanti dai processi di valorizzazione effettuati sui rifiuti raccolti. In figura 1.6.12 sono stati localizzati gli impianti di recupero dei metalli ferrosi e non ferrosi, in appendice è riportato l�elenco completo degli impianti comprensivi dei quantitativi ad essi conferiti. 83 Figura 1.6.12 > Localizzazione impianti di recupero metalli, 2012 LEGNO Nel 2012 sono state raccolte in maniera differenziata 124.862 t di legno di cui 97.709 t dai gestori del servizio pubblico mentre 27.153 t rappresentano rifiuti assimilati avviati direttamente a recupero dal produttore. Per l�anno 2012 l�analisi dei flussi evidenzia che circa il 43% di quanto raccolto è stato avviato direttamente ai centri di valorizzazione mentre il rimanente 57% transita da impianti di stoccaggio prima di essere avviato ai centri di valorizzazione. La raccolta del legno viene effettuata principalmente attraverso i centri di raccolta, soprattutto per i rifiuti di grosse dimensioni, a seguire gli �altri servizi di raccolta�. Assolutamente marginale la quota che risulta raccolta assieme ad altre frazioni (multimateriale) e si riferisce ai rifiuti legnosi di piccole dimensioni. L�analisi dei MUD degli impianti coinvolti nell�intero flusso dei rifiuti legnosi, dal primo impianto di destinazione fino all�impianto di recupero, ha evidenziato che nel 2012 i rifiuti legnosi provenienti dalle raccolte urbane della regione Emilia-Romagna hanno avuto come destino finale 19 impianti, di cui 8 fuori regione, e 2 impianti di recupero energetico. Del totale raccolto: • Il 35% è stato conferito a recuperatori regionali • Il 63% a recuperatori extra-regionali. • Il 2% è costituito da scarti generati dai processi di valorizzazione cui i rifiuti sono sottoposti per essere resi idonei al recupero. 84 In figura 1.6.13 sono stati localizzati gli impianti di recupero del legno, in appendice è riportato l�elenco completo degli impianti comprensivi dei quantitativi ad essi conferiti. Figura 1.6.13 > Localizzazione impianti di recupero legno, 2012 1.7.Sintesi della gestione complessiva dei rifiuti urbani differenziati e indifferenziati La figura 1.7.1 riassume il trend delle modalità di gestione dei rifiuti urbani differenziati e indifferenziati a scala regionale a partire dal 2001. Le variazioni complessive tra il 2001 e il 2013 delle principali modalità di gestione rispetto al totale di rifiuto prodotto, espresse in percentuale, sono: • raccolta differenziata aumentata dal 25,3% nel 2001 al 56,2% nel 2013; • quota di rifiuti inceneriti aumentata dal 16,4% nel 2001 al 23,2% 15 nel 2013; • quota di rifiuti avviati a bio-stabilizzazione diminuita dal 7,5% nel 2001 al 4,3% nel 2013; • quota di rifiuti avviati in discarica diminuita dal 50,8% nel 2001 al 16,1% nel 2013. La schematizzazione a livello regionale delle modalità di gestione dei rifiuti urbani indifferenziati e differenziati relative al 2013 è riportata in figura 1.7.2. Rispetto al 2012 non vi sono state significative variazioni: • la raccolta differenziata è cresciuta dal 53,9% al 56,2%; • la quota di rifiuti inceneriti, compresa la quota di CDR, è passata dal 24,1% al 23,2%; • la quota di rifiuti avviati in discarica è passata dal 17,4% al 16,1%; • la quota di rifiuti avviati a bio-stabilizzazione anche per il 2013 si conferma al 4,3%. 2015 Compresa la quota di CDR 85 Figura 1.7.1> Trend della produzione dei rifiuti urbani e delle modalità di gestione dei rifiuti urbani indifferenziati, 2001-2013 Figura 1.7.2> Modalità di gestione dei rifiuti urbani indifferenziati a scala regionale, 2013 86 1.8.Costi del servizio di gestione integrata dei rifiuti 1.8.1. I costi di gestione del servizio di gestione integrata dei rifiuti Si analizzano di seguito gli indicatori maggiormente rappresentativi dei costi sostenuti a consuntivo per l�anno 2013 per il complessivo servizio di gestione dei rifiuti urbani sul territorio regionale. Le valutazioni conseguenti hanno lo scopo di evidenziare gli elementi conoscitivi basilari per la programmazione e la verifica degli obiettivi di pianificazione regionale in materia di gestione dei rifiuti urbani. L�introduzione della Tares (stabilita dall�art. 14, comma 13, del D.L. 201/2011, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 214/2011) ha comportato diverse rilevanti conseguenze per il servizio di gestione dei rifiuti e per la sua organizzazione e finanziamento da parte dei Comuni. Nello specifico: • per i Comuni che in precedenza applicavano la TIA, la Tares ha significato il rientro nel bilancio comunale delle entrate e delle uscite relative al servizio rifiuti, col conseguente rischio di insolvenza in capo al Comune; • il Piano Economico Finanziario approvato dall�Agenzia Territoriale dell�Emilia-Romagna per i Servizi Idrici e i Rifiuti (Atersir) non comprende più i Costi di Accertamento, Riscossione e Contenzioso (voce CARC ex D.P.R. 158/1999) nonché il sistema di riconoscimento di riduzioni e scontistica ora in capo ai singoli regolamenti comunali. Tali voci devono comunque essere tenute in considerazione ai fini della determinazione dell�articolazione tariffaria da parte del Comune; • per i Comuni che ancora applicavano la Tarsu, le modifiche più rilevanti riguardano l�obbligo di integrale copertura del costo del servizio attraverso il gettito Tares e l�adozione del cd. Metodo Normalizzato ai sensi del D.P.R. 158/1999 come strumento per la determinazione della tariffa di riferimento; • per le utenze non domestiche, la conseguenza più rilevante della sostituzione della Tia con la Tares è consistita nell�impossibilità di compensare l�IVA (precedentemente presente nelle bollette della TIA inviate dal gestore alle singole utenze non domestiche). L�IVA in regime di Tares è diventata infatti per il Comune un aggravio sul costo del servizio fatturato dal gestore. Per questi motivi il passaggio a Tares ha prodotto un rilevante aumento del carico tariffario. Struttura del campione esaminato I dati economici di seguito analizzati sono frutto delle nuove linee guida per la rendicontazione tecnica ed economica del Servizio di Gestione Rifiuti Urbani e Assimilati introdotte dall�anno 2013 ai sensi della Delibera di Giunta Regionale n.754 del 2012. Questa nuova modalità di raccolta dati permette una maggiore omogeneità delle informazioni provenienti dalla pluralità di Comuni e soggetti Gestori coinvolti nel S.G.R.U. all�interno del perimetro regionale. I dati economici richiesti, di estremo dettaglio, prevedono una ripartizione dei costi consuntivi sostenuti dal gestore nell�anno di rendicontazione per singolo Comune e suddivisi nelle singole voci previste dal D.P.R. 158/1999, per singoli centri di costo, e considerando le voci di costo da bilancio civilistico. La Deliberazione citata è alla sua prima annualità di applicazione e, data la sua complessità, al momento di redigere il presente documento si è considerato un campione di Comuni rappresentativi per completezza dei dati. Sono quindi stati complessivamente analizzati i costi di 276 Comuni sui 348 presenti in regione Emilia-Romagna. Tale campione rappresenta una popolazione complessiva di 4.012.316 abitanti, 87 pari circa al 90% dei residenti totali in regione (vd. tabella 1.8.1). La suddivisione geografica del campione evidenzia la presenza di quattro Province completamente rappresentate, quattro Province con percentuali di rappresentazione della popolazione comprese tra il 95% e l�86% e una Provincia rappresentata al 38% della popolazione residente. Si auspica che le difficoltà riscontrate dai gestori e dai Comuni in questa prima annualità di rendicontazione ai sensi della D.G.R. 754/2012 possano essere superate dai gestori e dai Comuni già nella creazione della rendicontazione dell�annualità 2014. I dati tecnici inerenti la produzione di rifiuti e gli abitanti sono stati integrati da dati provenienti dal sistema ORSo, da banche dati ISTAT e dal Rapporto Rifiuti Urbani dell�ISPRA. Tabella 1.8.1 > Consistenza del campione esaminato - consuntivi 2013 1.8.2. I costi del servizio e il gettito tariffario � procedura di calcolo Il costo del servizio di gestione integrata dei rifiuti è stato acquisito sia per i Comuni a tassa che per quelli a tariffa utilizzando l�articolazione prevista dal Metodo normalizzato ex D.P.R. 158/1999 che definisce la procedura di calcolo della TIA. Si ricorda a tal proposito che la quantificazione del gettito tariffario complessivo deve coprire integralmente, per i Comuni a tariffa, i costi di gestione e di investimento del servizio, tenendo conto degli obiettivi di efficienza produttiva e di qualità del servizio fornito nonché del tasso d�inflazione programmato. Il Metodo Normalizzato previsto dal D.P.R. 158/1999 si basa dunque sulla seguente formula: Tn=(CG+CC)n-1(1-IPn �Xn)+CKn dove: Tn: gettito della tariffa nell�anno di riferimento CGn-1 = costi di gestione del ciclo dei servizi attinenti i rifiuti solidi urbani e assimilati dell�anno precedente a quello di applicazione della tariffa CCn-1 = costi comuni imputabili alle attività relative ai rifiuti urbani dell'anno precedente a quello di applicazione della tariffa IPn = inflazione programmata per l�anno di riferimento di applicazione della tariffa Xn = recupero di produttività previsto per l�anno di riferimento di applicazione della tariffa CKn = costi d�uso del capitale previsti nell�anno di riferimento di applicazione della tariffa La quantificazione dei costi del servizio articolati per singola voce prevista e del relativo gettito tariffario è riportata schematicamente in Figura 1.8.1. Tale schema rappresenta la composizione 88 dei costi di gestione, dei costi comuni e dei costi di capitale che devono essere coperti con la tariffa. In sintesi, si osserva come i costi di gestione dipendano sia dai costi della raccolta dei RSU indifferenziati sia dal servizio di raccolta differenziata, mentre i costi comuni si compongono dei costi amministrativi, di accertamento e riscossione, dei costi generali di gestione e dei costi comuni diversi. Figura 1.8.1 > Costo del servizio e gettito tariffario Fonte dati: Elaborazioni Osservatorio regionale servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani È necessario tenere conto nella lettura delle informazioni di seguito riportate che la previsione di copertura integrale dei costi del servizio con il gettito tariffario è prevista solo nei Comuni a tariffa mentre non era obbligatoria nei Comuni in cui il sistema di riscossione era la TARSU. In queste realtà il tasso di copertura dei costi, definito come il rapporto tra i costi e i ricavi del servizio, può essere minore del 100%. 1.8.3. I costi totali del servizio L�introduzione per l�anno 2013 di un nuovo tributo, la TARES, per la copertura del servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei servizi indivisibili ha comportato la ricaduta su tutti i Comuni degli oneri di accertamento, riscossione e recupero, condotti in autonomia o tramite affidamento a terzi (gestori del servizio o convenzioni CONSIP). La raccolta di informazioni sui costi per la quota CARC (costi amministrativi per accertamento, riscossione e contenzioso) è risultata non praticabile per la difficoltà di reperimento e verifica di costi non soggetti a regolazione regionale; si è quindi optato per la rappresentazione dei costi di gestione al netto della componente CARC, con la conseguente drastica riduzione del parametro CC � Costi Comuni rispetto all�annualità precedente. Tn=(CG+CC)n-1(1-IPn – CG: COSTI OPERATIVI DI GESTIONE CC: COSTI COMUNI CK: COSTI D’USO DEL CGIND: COSTI GESTIONE RU CGD: COSTI GESTIONE RD CSL: Costo spazzamento e lavaggio strade CRT: Costo raccolta e trasporto RU CTS: Costo trattamento e smaltimento RU AC: Altri costi CRD: Costo raccolta e trasporto RD CTR: Costo trattamento e riciclo RD Amm: Ammortamenti Acc: Accantonamen ti Rn: Remunerazion e del capitale CARC: Costi accertamento, riscossione, contenzioso CGG: Costi generali di gestione CCD: Costi 89 Ciò premesso, si riportano nelle seguenti tabelle 1.8.2 e 1.8.3 i valori dei costi complessivi del servizio al netto del CARC sui Comuni del campione, ammontanti a circa 613 milioni di �, rapportati su base provinciale sia al costo unitario per abitante che al costo unitario per tonnellata di rifiuto. Si evidenziano inoltre gli scostamenti provinciali di tali valori rispetto alla media regionale, generalmente inferiori per il costo medio unitario a tonnellata di rifiuto rispetto a una variabilità più marcata del costo unitario procapite medio provinciale. Tabella 1.8.2 > Costo totale del servizio (senza CARC) e costo unitario medio pro capite su base provinciale Tabella 1.8.3 > Costo totale del servizio (senza CARC) e costo medio unitario per tonnellata di rifiuto prodotto su base provinciale Il maggiore scostamento del costo unitario pro capite si registra in particolare nella Provincia di Rimini, caratterizzata dalla produzione di rifiuti legata al turismo che comporta un innalzamento dell�indicatore che tiene conto della sola popolazione residente. Il grafico di figura 1.8.2 esplicita la variazione provinciale e il confronto con il dato medio 90 regionale degli indicatori di costo unitari, pro capite e a tonnellata di rifiuto. Figura 1.8.2 > Costi medi provinciali di gestione del servizio: costo per abitante e costo per tonnellata di rifiuti (anno 2013) Si confrontano inoltre i costi medi regionali risultanti dal campione con i valori nazionali e dell�Italia settentrionale desunti dal Rapporto Rifiuti Urbani � Dati di sintesi � edizione 2014 dell�ISPRA, da cui emergono una sostanziale corrispondenza dei costi medi su base regionale (tenendo conto della diversa rappresentatività del campione e della presenza della quota CARC nei dati ISPRA dedotti dalle dichiarazioni MUD), un valore del costo medio pro capite in linea con il dato nazionale e del nord Italia, e un costo medio a tonnellata molto inferiore rispetto ai corrispondenti valori del dato nazionale e del nord Italia (vd. tabella 1.8.4). Tabella 1.8.4 > Confronto con i risultati nazionali (Fonte:ISPRA � Rapporto Rifiuti Urbani, 2014) Analizzando la distribuzione del costo totale del servizio (senza CARC) in funzione della popolazione del campione, si evidenzia un�ottima correlazione tra costo del servizio e numero di abitanti serviti, testimoniata da una regressione lineare con coefficiente di correlazione pari a R2 = 0,9764 (circa il 97,7% della variabilità dei costi è spiegato dalla variazione del numero di abitanti), vd. figura 1.8.3. 91 Figura 1.8.3 > Distribuzione costo totale del servizio in funzione del numero degli abitanti dei Comuni del campione Analogo discorso vale per la distribuzione del costo totale del servizio (senza CARC) in funzione della quantità di rifiuti totali prodotti nel campione di Comuni analizzato. In questo caso circa il 96,1% della variabilità dei costi è spiegata dalla variazione della quantità di rifiuti prodotti (coefficiente di correlazione della regressione lineare pari a R2= 0,9613), vd. figura 1.8.4. Figura 1.8.4 > Distribuzione costo totale del servizio in funzione della produzione di rifiuti nei Comuni campione. La composizione dei costi del servizio suddivisi nelle voci del D.P.R. 158/1999 I costi del servizio sono stati raccolti ed elaborati secondo la suddivisione prevista dal metodo normalizzato introdotto dal D.P.R. 158/1999. Nelle seguenti figure 1.8.5, 1.8.6 e 1.8.7 sono rappresentanti i costi del servizio in milioni di Euro per ciascuna voce di costo e la loro ripartizione percentuale rispetto ai costi complessivi; occorre sottolineare che il valore dei Costi Comuni, influenzato dalla mancanza della quota CARC, è l�unico parametro significativamente diverso rispetto alla distribuzione dei costi dell�anno precedente, altrimenti stazionaria. 92 Figura 1.8.5 > Costo totale del servizio (senza CARC) e articolazione in base al D.P.R. 158/1999 (anno 2013) Figura 1.8.6 > Articolazione dei costi del servizio in base alle voci previste dal D.P.R. 158/1999 La distribuzione risultante vede circa la metà dei costi imputabili alla gestione dei rifiuti indifferenziati, un terzo dei costi afferenti alla gestione dei rifiuti differenziati e il restante 15% imputabile a costi comuni e costi d�uso del capitale. Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti indifferenziati, la quota maggiore è dovuta ai costi di trattamento e smaltimento che incidono per il 22% sui costi complessivi, mentre le quote per raccolta e trasporto rifiuti e per spazzamento e lavaggio stradale incidono rispettivamente per il 15% e il 12% dei costi complessivi. Nella quota di costi afferenti alla gestione dei rifiuti differenziati, la maggior parte, il 26% del totale, è dovuta invece ai costi per la raccolta e il trasporto e il 7% al trattamento e riciclo. La rendicontazione dei costi di gestione dei servizi ottenuta con la metodologia introdotta ai sensi della D.G.R. 754/2012 consente di mettere in evidenza e confrontare indicatori di dettaglio inerenti ai costi per la gestione dei rifiuti indifferenziati (componente CGIND di figura 1.8.7) rispetto ai costi per la gestione dei rifiuti differenziati (componente CGD di figura 1.8.7), parametrati rispetto alle corrispondenti quantità di rifiuti prodotti, indifferenziati e differenziati. In particolare si nota, come evidenziato in figura 1.8.8, che i valori medi su scala provinciale del costo operativo diretto di gestione dei rifiuti indifferenziati, al netto dei costi di spazzamento e lavaggio stradale, per tonnellata di rifiuto prodotto (CGIND/tonnellate di rifiuti indifferenziati) hanno un valore costantemente più elevato rispetto al costo unitario per la gestione del rifiuto 93 differenziato (CGD/tonnellate di rifiuti differenziati): a scala del campione regionale investigato risulta infatti un costo medio unitario di � 211 per tonnellata di rifiuto indifferenziato gestito, a fronte di un costo medio di � 140 per tonnellata di rifiuto differenziato gestito. Figura 1.8.7 > Articolazione dei costi del servizio per componenti aggregate Figura 1.8.8 > Costi operativi unitari per tonnellata di rifiuto trattato � media provinciale (�/t rifiuto gestito) Si è quindi completata l�analisi evidenziando il totale dei costi operativi di gestione sul totale dei rifiuti prodotti (CGIND+CGD/tonn RU totali), che equivale al valore medio ponderato dei due precedenti dati descritti. Si evidenzia come la maggiore o minore vicinanza di tale costo unitario complessivo al costo unitario del solo indifferenziato o della sola differenziata sia funzione della maggiore o minore percentuale di Raccolta Differenziata raggiunta a scala provinciale. I costi operativi unitari per tonnellata di rifiuto indifferenziato prodotto presentano un andamento che può essere correlato con la percentuale di raccolta differenziata raggiunta nei Comuni oggetto del campione. 94 Nel dettaglio di figura 1.8.9 si nota come la variabilità del costo operativo diretto per i rifiuti indifferenziati sia parzialmente spiegata dalla variazione della percentuale di Raccolta Differenziata (% RD) secondo un andamento non lineare: per percentuali di RD comprese tra il 30% e il 60% il costo unitario è costante, mentre al di fuori di questo range (per valori di RD inferiori al 30% e oltre il 60%) il costo unitario per tonnellata di rifiuto cresce al crescere della percentuale di RD. Figura 1.8.9 > Correlazione tra costi operativi di gestione dei rifiuti indifferenziati e % Raccolta Differenziata L�andamento dei costi unitari nella porzione di curva oltre il 60% di RD può essere presumibilmente funzione del peso maggiore che assumono i costi fissi di gestione dell�indifferenziato in confronto ai risparmi conseguibili con i minori smaltimenti. Non sono invece evidenziabili correlazioni con il costo operativo unitario per la gestione dei rifiuti differenziati, che appare indipendente dal valore percentuale della raccolta differenziata. Nella seguente figura 1.8.10 è riportata la distribuzione del costo unitario limitato alle fasi operative di gestione dei rifiuti indifferenziati, ovvero raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento per tonnellata di rifiuto indifferenziato, sempre in funzione della percentuale di RD dei Comuni del campione, con evidenza della popolazione dei Comuni indagati (la dimensione dei cerchi rappresenta la popolazione residente). Nel grafico si distinguono alcuni elementi rappresentativi, quali: il capoluogo regionale, il cui peso predomina la distribuzione dei Comuni con % di RD al di sotto del 50% costituito da Comuni piccoli; la sostanziale vicinanza dei Comuni capoluogo di Provincia e delle altre città più popolose, nella fascia di % di RD compresa tra il 50% e il 65%; la collocazione dei Comuni medi o medio piccoli che determinano un andamento crescente dell�indicatore per percentuali di RD maggiori del 65%. 95 Figura 1.8.10 > Costi unitari per raccolta, trattamento e smaltimento rifiuti indifferenziati, correlati a % Raccolta Differenziata e popolazione residente Indicatori dei costi di gestione del servizio rifiuti urbani Gli indicatori economici valutati sono: • costo annuo totale pro capite (�/ab); • costo annuo totale per tonnellata di rifiuto (�/t). Il costo totale pro capite (esclusa la componente CARC) assume un valore medio di 153 �/ab anno sul campione regionale valutato. Ripartendo i costi ottenuti in classi di frequenza si ottiene la distribuzione riportata nel diagramma di figura 1.8.11. Si può osservare che circa il 93% del campione esaminato ha un costo di gestione unitario non superiore a 200�/ab anno e che la classe prevalente è compresa tra 100 e 150 �/ab anno, con un aumento di frequenza rispetto ai dati dell�annualità precedente. Figura 1.8.11 > Distribuzione della frequenza del costo medio pro capite sui Comuni del campione (�/ab) L�indicatore di costo totale per tonnellata di rifiuto prodotto (esclusa la componente CARC) presenta una distribuzione di frequenza omogenea rispetto all�annualità precedente, con un valore medio regionale pari ad �/t 234 che ricade nella classe di frequenza più rappresentata, 96 da 200 a 250 �/t anno. La figura 1.8.12 riporta l�andamento della distribuzione in classi di frequenza di tale indicatore riferito ai Comuni del campione regionale analizzato. Figura 1.8.12 > Distribuzione della frequenza del costo medio per tonnellata di rifiuto prodotto sui Comuni del campione (�/t) 97 Appendice Rifiuti Urbani 98 99 100 101 102 103 Figura A > Provincia di Piacenza: sistemi di raccolta per Comune 104 105 Figura B > Provincia di Parma: sistemi di raccolta per Comune 106 107 Figura C > Provincia di Reggio Emilia: sistemi di raccolta per Comune 108 109 Figura D > Provincia di Modena: sistemi di raccolta per Comune 110 111 Figura E > Provincia di Bologna: sistemi di raccolta per Comune 112 113 Figura F > Provincia di Ferrara: sistemi di raccolta per Comune 114 115 Figura G > Provincia di Ravenna: sistemi di raccolta per Comune 116 117 Figura H > Provincia di Forlì-Cesena: sistemi di raccolta per Comune 118 119 Figura I > Provincia di Rimini: sistemi di raccolta per Comune 120 121 122 123 124 SCHEMI DI FLUSSO DEI RIFIUTI URBANI A SCALA PROVINCIALE Figura L > Provincia di Piacenza: la gestione dei rifiuti urbani, 2013 Figura M > Provincia di Parma: la gestione dei rifiuti urbani, 2013 125 Figura N > Provincia di Reggio Emilia: la gestione dei rifiuti urbani, 2013 Figura O > Provincia di Modena: la gestione dei rifiuti urbani, 2013 126 Figura P > Provincia di Bologna: la gestione dei rifiuti urbani, 2013 Figura Q > Provincia di Ferrara: la gestione dei rifiuti urbani, 2013 127 Figura R > Provincia di Ravenna: la gestione dei rifiuti urbani, 2013 Figura S > Provincia di Forlì-Cesena: la gestione dei rifiuti urbani, 2013 128 Figura T > Provincia di Rimini: la gestione dei rifiuti urbani, 2013 129 CARTA 2012 Ragione Sociale Comune PROV t/a raccolte Ragione Sociale Comune PROV C.R.C.M. Calderara di Reno BO C.R.C.M. Calderara di Reno BO IREN AMBIENTE Piacenza PC F.ll Mainetti Monticelli d'Ongina PC CUPOLA ROMANO Salsomaggiore Terme PR F.LLI MAINETTI Parma PR GHIRARDI SOCIO UNICO Parma PR GHIRARDI SOCIO UNICO Parma PR INERTI CAVOZZA Sorbolo PR INERTI CAVOZZA Sorbolo PR IREN AMBIENTE Parma PR OPPIMITTI COSTRUZIONI Borgo Val di Taro PR IREN AMBIENTE Piacenza PC OPPIMITTI COSTRUZIONI Borgo Val di Taro PR AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE F.LLI LONGO INDUSTRIALE Rio Saliceto RE F.LLI LONGO INDUSTRIALE Rio Saliceto RE IREN AMBIENTE Reggio Emilia RE MORI Poviglio RE MORI Poviglio RE R.A.R. Bibbiano RE R.A.R. Bibbiano RE R.A.R. Rubiera RE R.A.R. Rubiera RE S.A.BA.R. Novellara RE S.A.BA.R. Novellara RE AKRON Modena MO AKRON Modena MO C.B.R.C Bologna BO C.B.R.C Bologna BO CA.RE. Carpi MO CA.RE. Carpi MO DIMER CARTA Castelfranco Emilia MO DIMER CARTA Castelfranco Emilia MO F.LLI LONGO INDUSTRIALE Rio Saliceto RE F.LLI LONGO INDUSTRIALE Rio Saliceto RE FINI Anzola Dell'Emilia BO FINI Anzola Dell'Emilia BO PANINI Modena MO PANINI Modena MO PASSERINI RECUPERI Cento FE PASSERINI RECUPERI Cento FE R.A.R. Rubiera RE R.A.R. Rubiera RE SUCCI STEFANO Zocca MO SUCCI STEFANO Zocca MO AKRON Ferrara FE AKRON Ferrara FE AKRON Modena MO AKRON Modena MO AKRON Mordano BO AKRON Mordano BO C.B.R.C Bologna BO C.B.R.C Bologna BO DIFE SERVIZI AMBIENTALI Serravalle Pistoiese PT DIFE SERVIZI AMBIENTALI Serravalle Pistoiese PT FEA FRULLO Granarolo Dell'Emilia BO FEA FRULLO Granarolo dell'emilia BO FINI Anzola Dell'Emilia BO FINI Anzola Dell'Emilia BO FINI Zola Predosa BO FINI Zola Predosa BO HERAMBIENTE Bologna BO LA VETRI Villa Poma MN LA CITTA' VERDE Crevalcore BO MARCHESINI Castel San Pietro Terme BO LA VETRI Villa Poma MN PASSERINI RECUPERI Cento FE MARCHESINI Castel San Pietro Terme BO SPECIALTRASPORTI Minerbio BO PASSERINI RECUPERI Cento FE VELLO Vedelago TV SPECIALTRASPORTI Minerbio BO UNIRECUPERI Ferrara FE AKRON Ferrara FE AKRON Ferrara FE AKRON Lugo RA AKRON Lugo RA AREA Jolanda di Savoia FE ARGECO Argenta FE ARGECO Argenta FE CARTIERA DI FERRARA Ferrara FE PALUMBO Ferrara FE CARTITALIA Mesola FE PASSERINI RECUPERI Cento FE LAMACART Villafranca di Verona VR PASSERINI RECUPERI Cento FE AIRONE Ravenna RA AKRON Lugo RA AKRON Lugo RA AKRON Mordano BO AKRON Mordano BO BANDINI-CASAMENTI Forli' FC BANDINI-CASAMENTI Forli' FC GARNERO ARMANDO Ravenna RA GARNERO ARMANDO Ravenna RA INCENERITORE CDR Ravenna RA HERAMBIENTE Ravenna RA MONTI AMATO Ravenna RA MONTI AMATO Ravenna RA TREVISAN spa Venezia VE AKRON Mordano BO AKRON Mordano BO BANDINI-CASAMENTI Forli' FC AKRON Voltana Lugo RA COMITATO DI AMICIZIA Faenza RA BANDINI-CASAMENTI Forli' FC HERAMBIENTE Bagno di Romagna FC COMITATO DI AMICIZIA Faenza RA HERAMBIENTE Forli' FC IL SOLCO Savignano sul Rubicone FC IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC LA CART Sogliano Al Rubicone FC LA CART Rimini RN SOGLIANO AMBIENTE Sogliano Al Rubicone FC LA CART Sogliano Al Rubicone FC SOGLIANO AMBIENTE Sogliano Al Rubicone FC AKRON Coriano RN AKRON Coriano RN AUTODEMOLIZIONE F.LLI NANNI Pennabilli RN CARTIERA CIACCI Repubblica San Marino Autotrasporti NANNI MORENA Pennabilli RN HERAMBIENTE Coriano RN CARTIERA CIACCI Repubblica San Marino IL SOLCO Savignano sul Rubicone FC HERAMBIENTE Coriano RN LA CART Sogliano Al Rubicone FC IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC LA CART Sogliano Al Rubicone FC 96% RE 39.100 39.041 28.070 RN 34.303 32.992 9.929 10.271 93% FE 19.747 99% RA 31.508 30.863 6.385 4.975 98% PR 30.100 29.749 16.017 99,8% MO 39.621 39.324 22.042 21.991 13.888 99,8% 19.732 11.597 100% FC 26.381 24.565 7.015 t/a avviate a recupero Di cui: a recupero energetico quantità riconosciuta dal consorzio per il corrispettivo economico % avvio a recupero BO 52.344 52.182 22 16.328 99,7% Sigla Anagrafica impianto prima destinazione Anagrafica impianto di recupero 99% PC 130 PLASTICA 2012 Ragione Sociale Comune PROV Ragione Sociale Comune PROV IREN AMBIENTE Piacenza PC BRAGHIERI PLASTIC SRL Sarmato PC CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra RE IDEALSERVICE Cadelbosco di Sopra RE INERTI CAVOZZA SRL Valmozzola PR MONTELLO Montello BG CSP GROUP SRL GROUP Cadelbosco di Sopra RE ACM SRL TURBIGO MI DE PAAUW RECYCLING ITALIA Albinea RE ADIGE AMBIENTE SRL BEDIZZOLE BS FURLOTTI LUIGI Torrile PR ALL SERVICE SRL SENIGALLIA AN GHIRARDI SOCIO UNICO Parma PR BDM RIFLEX SPA MORNICO AL SERIO BG GHIRETTI CLAUDIO Parma PR BRAGHIERI PLASTIC SRL SARMATO PC INERTI CAVOZZA Sorbolo PR CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra RE IREN AMBIENTE Parma PR DE PAAUW RECYCLING ITALIA SRL ALBINEA RE OPPIMITTI COSTRUZIONI Borgo Val di Taro PR DOBROSAVIJEVIC MARKO VIMERCATE MB GHIRARDI SRL PARMA PR GHIRETTI CLAUDIO Parma PR IDEALSERVICE Cadelbosco di Sopra RE IDEALSERVICE MIRANO VE IMBALL NORD SAS PADOVA PD IMPIANTI ESTERI ESTERO ESTERO IREN AMBIENTE SPA - PIACENZA PIACENZA PC LA VETRI SRL VILLA POMA MN LOAS ITALIA SRL Aprilia LT LUCY PLAST SPA PIETRALUNGA PG MECOPLAST S.R.L. Cairate VA MOTTIN SRL CASSANO MAGNAGO VA POLIMERO SRL Rovigo RO SEORAN SRL ACQUANEGRA CREMONESE CR SIRE SRL ARENA PO PV SOCIETA' CASALASCA SERVIZI SPA SAN GIOVANNI IN CROCE CR TECHNOREPLASTIC SRL VAPRIO D'ADDA MI 3 P PLASTIC Gualtieri RE 3 P PLASTIC Gualtieri RE AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE ADIGE AMBIENTE SRL BEDIZZOLE BS CA.RE. Carpi MO ADIGE AMBIENTE SRL San Martino Buon Albergo VR CASALASCA SERVIZI San Giovanni In Croce CR AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE CSP GROUP SRL GROUP Cadelbosco di Sopra RE B&P RECYCLING SRL SAN DANIELE PO CR DE PAAUW RECYCLING ITALIA Albinea RE C.S.R. SRL AZZANO DECIMO PN ECOPOL DI DE CHECCHI WALTER Mozzecane VR CO.RI.SAC. SRL SAN BIAGIO DI CALLALTA TV IDEALSERVICE Cadelbosco di Sopra RE CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra RE IREN AMBIENTE Parma PR D.R.V. SRL LEGNAGO VR MORI Poviglio RE DIELLE SRL CASSINA DE' PECCHI MI R.A.R. Rubiera RE ECO GE.RI.SRL FINALE EMILIA MO RICICLA 3000 Campogalliano MO ECO PLAST SRL MODENA MO S.A.BA.R. Novellara RE ECOPLAST SRL ODOLO BS ECOPLAST SRL SANDRIGO VI ECOPOL DI DE CHECCHI WALTER Mozzecane VR ECOREC S.N.C. DI MATERA RICCARDO & C. MILANO MI ECOSOL FRIULI SRL SAN QUIRINO PN EPOL SRL MATERIE PLASTICHE PIOVENE ROCCHETTE VI EUROGOMMA SRL VILLA DEL CONTE PD FABIPLAST DI F. CURTI E C. SNC CERRIONE BI FABIPLAST DI F. CURTI E C. SNC SAGLIANO MICCA BI GALLETTI AUTOTRASPORTI S.A.S. LIVORNO LI GHIRARDI SRL PARMA PR IDEALSERVICE Cadelbosco di Sopra RE IMBALL NORD S.R.L. VIGONOVO VE Impianti Esteri ESTERO ESTERO LAMACART SPA VILLAFRANCA DI VERONA VR LOAS ITALIA SRL APRILIA LT MONTE CATRIA SRL SANT'IPPOLITO PU MONTELLO Montello BG N.E.S. SRL POGGIO BERNI RN PLASTIPOL SRL OVADA AL PLASTIPOL SRL SILVANO D'ORBA AL POLIPLAST S.P.A. CASNIGO BG R.G. POLIETILENE SAS SALASSA TO RECU PLAST S.R.L. POIRINO TO RICICLA 3000 SRL CAMPOGALLIANO MO SALTARELLI SNC CREVALCORE BO SEV SRL SERVIZIO ECOLOGICO VENETO POVEGLIANO VERONESE VR quantità riconosciuta dal consorzio per il corrispettivo economico % avvio a recupero Sigla Anagrafica impianto prima destinazione t/a raccolte Anagrafica impianto di recupero t/a avviate a recupero PC PR RE 5.841 9.694 11.446 2.908 8.955 7.740 2.737 8.518 8.714 47% 88% 76% 131 Ragione Sociale Comune PROV Ragione Sociale Comune PROV AKRON Modena MO 3 P PLAST SRL GRANTORTO PD BALBONI OMERO Sant'Agostino FE ACEGAS-APS S.P.A. PADOVA PD CA.RE. Carpi MO ADIGE AMBIENTE SRL Bedizzole BS CERPLAST Formigine MO AGRICOLA IMBALLAGGI S.R.L. ALBANELLA SA CSP GROUP SRL GROUP Cadelbosco di Sopra RE ALIPLAST SPA Istrana TV DIMER CARTA Castelfranco Emilia MO ANDRIOLO PLAST SRL CAMPIGLIA DEI BERICI VI ECOPOL DI DE CHECCHI WALTER Mozzecane VR ARGECO SPA Argenta FE F.LLI LONGO INDUSTRIALE Rio Saliceto RE B&P RECYCLING SRL SAN DANIELE PO CR FINI Anzola Dell'Emilia BO BALDACCI RECUPERI SRL RIANO RM PANINI Modena MO BARBIERI FEDERICO & FIGLI SRL MESOLA FE BDM RIFLEX SPA MORNICO AL SERIO BG CORRADIN SNC Sossano VI CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra RE D.R.V. SRL LEGNAGO VR DELTA PLAST SNCDI VISONA L&C VILLAVERLA VI DIELLE SRL CASSINA DE' PECCHI MI E.CO.SERVICE SRL Monopoli BA ECOENERGY SRL CASTIGLIONE DELLE STIVIERE MN ECOPOL DI DE CHECCHI WALTER Mozzecane VR ECOREP SRL CASTELLO D'ARGILE BO ECOSOL FRIULI SRL San Quirino PN ELIMAT SRL RECANATI MC ERGOPLAST SRL PRADAMANO UD ESSE EMME PLAST SRL Asigliano Veneto VI EUROPLAST SNC MONTELLA AV FORPLAST SRL CASTELL'ARQUATO PC IDEALSERVICE Cadelbosco di Sopra RE IDEALSERVICE MIRANO VE IMPIANTI ESTERI ESTERO ESTERO L.E.M.I.R. S.R.L. Savignano sul Rubicone MO LAR ECOPLAST SRL Belfiore VR LOGICA RICICLAGGIO INERTI SRL TRIESTE TS LUCY PLAST SPA UMBERTIDE PG M.P. PLAST SCARL PERUGIA PG MAG.MA SPA CHIETI CH MANSUTTI RECYCLING DI MANSUTTI JONNI SPILIMBERGO PN MANTINI S.R.L. CHIETI CH MECOPLAST S.R.L. Cairate VA MELOREC SNC Bondeno FE MIRAPLASTIK SRL Mirandola MO MONTE CATRIA SRL SANT'IPPOLITO PS MONTELLO Montello BG N.E.S. SRL POGGIO BERNI RN NEK SRL Monselice PD NUOVA GANDIPLAST SRL GANDINO BG PENTA PLAST SNC Sant'Agata Feltri RN PLASTIPOL SRL SILVANO D'ORBA AL POLIMERO SRL ROVIGO RO POLIPLAST S.P.A. CASNIGO BG R.G. POLIETILENE SAS SALASSA TO RECUPERI PUGLIESI SRL Modugno BA RICICLA 3000 SRL CAMPOGALLIANO MO RIGENERA SRL TERNI TR SCHINPLAST SRL Modugno BA SIRCHEM ITALIA SRL CARAMAGNA PIEMONTE CN SOAVE RECUPERI SRL SOAVE VR SOGLIANO AMBIENTE S.P.A. SOGLIANO AL RUBICONE FO MO Sigla 12.63715.600 10.550 81% % avvio a recupero Anagrafica impianto prima destinazione t/a raccolte Anagrafica impianto di recupero t/a avviate a recupero quantità riconosciuta dal consorzio per il 132 Ragione Sociale Comune PROV Ragione Sociale Comune PROV AKRON Ferrara FE A.M.P. RECYCLING SRL FERRARA FE AKRON Lugo RA ADIGE AMBIENTE SRL BEDIZZOLE BS AKRON Modena MO AGRICOLA IMBALLAGGI S.R.L. ALBANELLA SA AKRON Mordano BO AKRON S.P.A. CORIANO RN ALFAREC Pianoro BO AMBIENTE & VITA S.R.L. CERRETO GUIDI FI B&B recuperi Certaldo FI AMICEL SRL CASALVECCHIO DI PUGLIA FG BALBONI OMERO Sant'Agostino FE ARGECO SPA Argenta FE C.B.R.C Bologna BO B & B RECUPERI SRL CERTALDO FI ECOPOL DI DE CHECCHI WALTER Mozzecane VR BALBONI OMERO SRL SANT'AGOSTINO FE FINI Anzola Dell'Emilia BO BALDACCI RECUPERI SRL RIANO RM FINI Zola Predosa BO BDM RIFLEX SPA MORNICO AL SERIO BG HERAMBIENTE Bologna BO CERPLAST SRL FORMIGINE MO LA VETRI Villa Poma MN CIGALA & CO. S.R.L. GAVARDO BS LAMBERTINI Crespellano BO CMV SERVIZI SRL SANT'AGOSTINO FE PANINI Modena MO CORRADIN SNC SOSSANO VI RECTER Imola BO CSP GROUP SRL CADELBOSCO DI SOPRA RE SPECIALTRASPORTI Minerbio BO D.R.V. SRL LEGNAGO VR SPECIALTRASPORTI Sala Bolognese BO DE PAAUW RECYCLING ITALIA SRL ALBINEA RE UNIRECUPERI Ferrara FE DELTA PLAST SNCDI VISONA L&C VILLAVERLA VI DIELLE SRL CASSINA DE' PECCHI MI DRV SRL LEGNAGO VR E.CO.SERVICE SRL MONOPOLI BA ECO GE.RI.SRL FINALE EMILIA MO ECO PLAST SRL PIETRALUNGA PG ECOPOL DI DE CHECCHI WALTER Mozzecane VR ECOREP SRL CASTELLO D'ARGILE BO ECOSOL FRIULI SRL SAN QUIRINO PN ELIMAT SRL RECANATI MC ESSE EMME PLAST SRL ASIGLIANO VENETO VI FBN ECOLOGIA SRL PRATO PO GHIRARDI SRL PARMA PR IDEALSERVICE CADELBOSCO DI SOPRA RE IDEALSERVICE MIRANO VE IMPIANTI ESTERI ESTERO ESTERO LAR ECOPLAST SRL Belfiore VR LOAS ITALIA SRL APRILIA LT LOGICA RICICLAGGIO INERTI SRL TRIESTE TS LUCY PLAST SPA UMBERTIDE PG M.P. PLAST SCARL PERUGIA PG MAG.MA SPA CHIETI CH MASOTINA SPA CORSICO MI ME YU MA PLAST SRL Malalbergo BO MECOPLAST S.R.L. Cairate VA MELOREC SNC Bondeno FE MONTE CATRIA SRL SANT'IPPOLITO PU MONTELLO Montello BG MONTI AMATO SRL RAVENNA RA N.E.S. SRL POGGIO BERNI RN NEK SRL MONSELICE PD NUOVA GANDIPLAST SRL GANDINO BG NUOVA RIMAPLAST SRL MAGNACAVALLO MN PENTA PLAST SNC SANT'AGATA FELTRIA RN PLASTIPOL SRL SILVANO D'ORBA AL POLIMERO SRL ROVIGO RO POLIPLAST S.P.A. CASNIGO BG R.I.D.A. AMBIENTE SRL Aprilia LT RECOTEK SRL CERTALDO FI RECUPERI PUGLIESI SRL MODUGNO BA RIGENERA SRL TERNI TR SCHINPLAST SRL MODUGNO BA SIR SPA PADOVA PD SOAVE RECUPERI SRL SOAVE VR T. & S. PLAST S.R.L. BOLZANO BZ T.& T.SRL CORNEDO VICENTINO VI VALFREDDANA RECUPERI S.R.L. CAPANNORI LU VARIPLAST S.R.L. QUINTO DI TREVISO TV Anagrafica impianto prima destinazione t/a raccolte Anagrafica impianto di recupero t/a avviate a recupero quantità riconosciuta dal consorzio per il 81% % avvio a recupero 12.07615.00018.484BO Sigla 133 Ragione Sociale Comune PROV Ragione Sociale Comune PROV AKRON Ferrara FE A.M.P. RECYCLING SRL FERRARA FE AKRON Lugo RA ADIGE AMBIENTE SRL BEDIZZOLE BS AREA Jolanda di Savoia FE AGRICOLA IMBALLAGGI S.R.L. ALBANELLA SA ARGECO Argenta FE AKRON S.P.A. CORIANO RN MELOREC di MELONI A. & C. Bondeno FE AMICEL SRL CASALVECCHIO DI PUGLIA FG PASSERINI RECUPERI Cento FE ARGECO SPA Argenta FE UNIRECUPERI Ferrara FE B&P RECYCLING SRL SAN DANIELE PO CR VICAM - SERVIZI AMBIENTALI Bondeno FE BALBONI OMERO SRL SANT'AGOSTINO FE BDM RIFLEX SPA MORNICO AL SERIO BG CERPLAST SRL FORMIGINE MO CIGALA & CO. S.R.L. GAVARDO BS CMV SERVIZI SRL SANT'AGOSTINO FE CORRADIN SNC SOSSANO VI CSP GROUP SRL CADELBOSCO DI SOPRA RE D.R.V. SRL LEGNAGO VR DELTA PLAST SNCDI VISONA L&C VILLAVERLA VI DIELLE SRL CASSINA DE' PECCHI MI DITTA ECOLFER S.R.L. SANTO STINO DI LIVENZA VE E.CO.SERVICE SRL MONOPOLI BA ECO GE.RI.SRL FINALE EMILIA MO ECO PLAST SRL PIETRALUNGA PG ECODESIGN S.R.L. MATERA MT ECOLFER SRL SANTO STINO DI LIVENZA VE ECOREP SRL CASTELLO D'ARGILE BO ECOSOL FRIULI SRL SAN QUIRINO PN FBN ECOLOGIA SRL PRATO PO IDEALSERVICE CADELBOSCO DI SOPRA RE IMPIANTI ESTERI ESTERO ESTERO LAR ECOPLAST SRL Belfiore VR LOAS ITALIA SRL APRILIA LT LOGICA RICICLAGGIO INERTI SRL TRIESTE TS M.P. PLAST SCARL PERUGIA PG MASOTINA SPA CORSICO MI MECOPLAST S.R.L. Cairate VA MONTE CATRIA SRL SANT'IPPOLITO PU MONTI AMATO SRL RAVENNA RA N.E.S. SRL POGGIO BERNI RN NEK SRL MONSELICE PD NUOVA GANDIPLAST SRL GANDINO BG NUOVA RIMAPLAST SRL MAGNACAVALLO MN PASSERINI RECUPERI SRL CENTO FE PENTA PLAST SNC SANT'AGATA FELTRIA RN PLASTIPOL SRL SILVANO D'ORBA AL POLIMERO SRL ROVIGO RO POLIPLAST S.P.A. CASNIGO BG RECUPERI PUGLIESI SRL MODUGNO BA SCHINPLAST SRL MODUGNO BA SIR SPA PADOVA PD SOAVE RECUPERI SRL SOAVE VR T. & S. PLAST S.R.L. BOLZANO BZ T.& T.SRL CORNEDO VICENTINO VI TRANSECO S.R.L. ZEVIO VR VARIPLAST S.R.L. QUINTO DI TREVISO TV AIRONE Ravenna RA ADIGE AMBIENTE SRL BEDIZZOLE BS AKRON Lugo RA ADIGE AMBIENTE SRL BRESCIA BS AKRON Mordano BO AGRICOLA IMBALLAGGI S.R.L. ALBANELLA SA HERAMBIENTE Ravenna RA ALL SERVICE SRL SENIGALLIA AN RE.MA.IND Mordano BO ARGECO SPA Argenta FE RECTER Imola BO B&P RECYCLING SRL SAN DANIELE PO CR BALBONI OMERO SRL SANT'AGOSTINO FE BARBIERI FEDERICO & FIGLI SRL MESOLA FE BDM RIFLEX SPA MORNICO AL SERIO BG COMMERCI GENERALIDI GUIDUCCI MAURO FORLIMPOPOLI FC CSP GROUP SRL CADELBOSCO DI SOPRA RE D.R.V. SRL LEGNAGO VR DELTA PLAST SNCDI VISONA L&C VILLAVERLA VI E.CO.SERVICE SRL MONOPOLI BA ECOPLAST SRL PIETRALUNGA PG ECOSOL FRIULI SRL SAN QUIRINO PN HERAMBIENTE Discarica IMOLA BO HERAMBIENTE CDR Ravenna RA I.L.A.P. SPA RAGUSA RG IDEALSERVICE CADELBOSCO DI SOPRA RE IMPIANTI ESTERI ESTERO ESTERO LAR ECOPLAST SRL Belfiore VR ME YU MA PLAST SRL Malalbergo BO MECOPLAST S.R.L. Cairate VA MONTE CATRIA SRL SANT'IPPOLITO PU NEK SRL MONSELICE PD PLASTIPOL SRL SILVANO D'ORBA AL R.I.D.A. AMBIENTE SRL Aprilia LT RECUPERI PUGLIESI SRL MODUGNO BA RIGENERAZIONE PLASTICA SENESE SOC.COOP COLLE DI VAL D'ELSA SI ROMIPLAST SRL PERUGIA PG SCHINPLAST SRL MODUGNO BA UNI-TECH S.R.L. SONA VR quantità riconosciuta dal consorzio per il % avvio a recupero Sigla Anagrafica impianto prima destinazione t/a raccolte Anagrafica impianto di recupero t/a avviate a recupero 95% 89% 5.307 11.434 3.039 3.316 5.611 12.870 FE RA 134 Ragione Sociale Comune PROV Ragione Sociale Comune PROV AKRON Mordano BO ALIPLAST SPA Istrana TV BANDINI-CASAMENTI Forli' FC ARGECO SPA Argenta FE COMITATO DI AMICIZIA Faenza RA AUTOTRASPORTI NANNI MORENA E C. S.N.C. PENNABILLI RN HERAMBIENTE Bagno di Romagna FC B.R. PLAST S.R.L. Mercato Saraceno FC HERAMBIENTE Forli' FC BDM RIFLEX SPA MORNICO AL SERIO BG IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC CSP GROUP SRL Cadelbosco di Sopra RE LA CART Rimini RN D.R.V. SRL LEGNAGO VR LA CART Sogliano Al Rubicone FC ECO.SERVICE S.R.L. Monopoli BA SOGLIANO AMBIENTE Sogliano Al Rubicone FC ECOENERGY SRL Castiglione Delle Stiviere MN ECOSOL FRIULI SRL SAN QUIRINO PN ESSE EMME PLAST SRL ASIGLIANO VENETO VI EURORECUPERI DI MARINO POMPEO Prato PO IMPIANTI ESTERI Estero ESTERO LAR ECOPLAST SRL BELFIORE VR MANTINI S.R.L. Chieti CH MECOPLAST S.R.L. Cairate VA MONTE CATRIA SRL Sant'Ippolito PU N.E.S. SRL Poggio Berni RN NUOVA GANDIPLAST SRL Gandino BG PLASTIPOL SRL SILVANO D'ORBA AL PLASTISUD S.R.L. BARLETTA BT POLIPLAST S.P.A. Casnigo BG RECUPERI PUGLIESI SRL MODUGNO BA SCHINPLAST SRL MODUGNO BA TECHNOREPLASTIC SRL Spirano BG AKRON Coriano RN AMICEL SRL CASALVECCHIO DI PUGLIA FG AUTODEMOLIZIONE F.LLI NANNI Pennabilli RN ARGECO SPA Argenta FE IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC BDM RIFLEX SPA MORNICO AL SERIO BG LA CART Rimini RN CARTFER DI BURANI B. & C. SNC PESARO PU LA CART Sogliano Al Rubicone FC CORRADIN SNC SOSSANO VI CSP GROUP SRL CADELBOSCO DI SOPRA RE ECOSOL FRIULI SRL SAN QUIRINO PN FBN ECOLOGIA SRL PRATO PO IDEALSERVICE SAN GIORGIO DI NOGARO UD IMPIANTI ESTERI ESTERO ESTERO LAR ECOPLAST SRL Belfiore VR LUCY PLAST SPA UMBERTIDE PG MECOPLAST S.R.L. Cairate VA MIGLIORELLI RECUPERI SRL FABRICA DI ROMA VT MONTE CATRIA SRL SANT'IPPOLITO PU N.E.S. SRL POGGIO BERNI RN NUOVA GANDIPLAST SRL GANDINO BG PENTA PLAST SNC SANT'AGATA FELTRIA RN PICENUM PLAST SPA PETRIOLO MC PLASTIPOL SRL SILVANO D'ORBA AL POLIMERO SRL ROVIGO RO POLIPLAST S.P.A. CASNIGO BG RIGENERA SRL TERNI TR SACCO ANTONIO & FIGLI SNC PASTORANO CE SCHINPLAST SRL MODUGNO BA Sigla Anagrafica impianto prima destinazione t/a raccolte Anagrafica impianto di recupero t/a avviate a recupero quantità riconosciuta dal consorzio per il % avvio a recupero 84% 92% 7.302 13.005 3.773 6.880 8.703 14.186 FC RN 135 VETRO 2012 136 LEGNO 2012 Ragione Sociale Comune PROV t/a raccolte Ragione Sociale Comune PROV PC IREN AMBIENTE Piacenza PC 8.425 S.A.I.B spa Caorso PC 8.130 7.051 96% AMBIENTE ITALIA Torrile PR FRATI LUIGI Pomponesco MN FRATI LUIGI Pomponesco MN GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN S.A.I.B spa Caorso PC INERTI CAVOZZA Sorbolo PR SIA - SOCIETA' INDUSTRIA AGGLOMERATI Viadana MN IREN AMBIENTE Parma PR IREN AMBIENTE Piacenza PC SIA - SOCIETA' INDUSTRIA AGGLOMERATI Viadana MN AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE FRATI LUIGI Borgoforte MN C&P COSTRUZIONI Poviglio RE FRATI LUIGI Pomponesco MN FERRARI ENZO Sale AL GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN FRATI LUIGI Borgoforte MN IREN AMBIENTE Reggio Emilia RE FRATI LUIGI Pomponesco MN S.A.BA.R. Novellara RE GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN SINTESI BUILDING Poviglio RE AKRON Modena MO CENTRALE TERMICA BIOMASSA Argenta FE CA.RE. Carpi MO FRATI LUIGI Pomponesco MN DIMER CARTA Castelfranco Emilia MO GRUPPO MAURO SAVIOLA Sustinente MN F.LLI LONGO INDUSTRIALE Rio Saliceto RE GRUPPO TROMBINI Codigoro FE GHERARDI BRUNA Crespellano BO ITAL PALLETS Calderara di Reno BO GRUPPO MAURO SAVIOLA Sustinente MN SANDEI Vignola MO LONGAGNANI ECOLOGIA Modena MO PANINI Modena MO SANDEI Vignola MO SIVIERI METALLI Nonantola MO SPECIALTRASPORTI Sala Bolognese BO SUCCI STEFANO Zocca MO AKRON Ferrara FE ENOMONDO FAENZA Faenza RA AKRON Modena MO FRATI LUIGI Pomponesco MN ECOLEGNO BOLOGNA (dal 03/10) Bologna BO GRUPPO MAURO SAVIOLA Sustinente MN GHERARDI BRUNA Crespellano BO GRUPPO TROMBINI Codigoro FE GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN LA VETRI Villa Poma MN GRUPPO TROMBINI Codigoro FE HERAMBIENTE Bologna BO LA VETRI Villa Poma MN LONGAGNANI ECOLOGIA Modena MO RECTER Imola BO SANDEI Vignola MO SPECIALTRASPORTI Minerbio BO SPECIALTRASPORTI Sala Bolognese BO UNIRECUPERI Ferrara FE AKRON Ferrara FE FANTONI Buia UD AKRON Lugo RA GRUPPO MAURO SAVIOLA Sustinente MN AREA Jolanda di Savoia FE GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN GRUPPO MAURO SAVIOLA Sustinente MN GRUPPO TROMBINI Codigoro FE GRUPPO TROMBINI Codigoro FE UNIRECUPERI Ferrara FE AIRONE Ravenna RA GRUPPO MAURO SAVIOLA Sustinente MN AKRON Lugo RA GRUPPO TROMBINI Codigoro FE AKRON Mordano BO INCENERITORE CDR Ravenna RA BANDINI-CASAMENTI Forli' FC CONSORZIO TRASPORTI FAENZA (C.T.F.) Faenza RA ECOLEGNO FORLI` Forli' FC GRUPPO TROMBINI Codigoro FE HERAMBIENTE Ravenna RA RECTER Imola BO AKRON Mordano BO BANDINI-CASAMENTI Forli' FC COVI RENZO Mercatino Conca PU BERNARDINI ENRICO Rimini RN FRATI LUIGI Borgoforte MN COMITATO DI AMICIZIA Faenza RA GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN COVI RENZO Mercatino Conca PU GRUPPO TROMBINI Codigoro FE ECOLEGNO FORLI` Forli' FC HERAMBIENTE Bagno di Romagna FC HERAMBIENTE Cesenatico FC HERAMBIENTE Forli' FC IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC LA CART Rimini RN LA CART Sogliano Al Rubicone FC SOGLIANO AMBIENTE Sogliano Al Rubicone FC AKRON Coriano RN GRUPPO TROMBINI Codigoro FE GRUPPO TROMBINI Codigoro FE IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC LA CART Sogliano Al Rubicone FC FC quantità riconosciuta dal consorzio per il corrispettivo economico % avvio a recupero BO 14.150 13.876 423 10.700 98% Sigla Anagrafica impianto prima destinazione Anagrafica impianto di recupero t/a avviate a recupero Di cui: a recupero energetico 8.773 2.973 8.574 8.523 96% 91% 98% 95% 100% RA 8.492 8.100 1.316 6.750 PR 8.215 8.197 7.855 MO 17.291 16.638 27 16.566 93% RE 21.717 21.710 21.696 100% RN 6.257 5.792 5.582 FE 4.386 3.981 137 METALLI FERROSI E NON Ragione Sociale Comune PROV Ragione Sociale Comune PROV ANCARANO RECUPERI Caorso PC ANCARANO RECUPERI Caorso PC ARTISI LUIGI Castel San Giovanni PC ARTISI LUIGI Castel San Giovanni PC DEVOTI RECUPERI ECOLOGIA SNC Cortemaggiore PC DEVOTI RECUPERI ECOLOGIA SNC Cortemaggiore PC GIUSEPPE INDENNI Rivergaro PC ESTERO F.LLI GOBBI Cremona CR FERROROTTAMI DEI F.LLI GORINI SRL Leno BS IREN AMBIENTE Piacenza PC GIUSEPPE INDENNI Rivergaro PC SAVINI STEFANO Vernasca PC GOBBI F.LLI Cremona CR METALSEDI Fisciano SA R.M.B. Polpenazze del Garda BS RECCO Presceglie BS VEDANI CARLO Parona PV ANDREONI MARCELLO Abbiategrasso MI ALFA ACCIAI Brescia BS ARTONI AUTODEMOLIZIONI Sorbolo PR BICOMET San Zeno Naviglio BS CUPOLA ROMANO Salsomaggiore Terme PR BREDINA Odolo BS DITTA R.D. Borgo Val di Taro PR CUPOLA ROMANO Salsomaggiore Terme PR FIDUCIA Parma PR EFFEVI ROTTAMI Mozzacane VR FURLOTTI LUIGI Torrile PR FERALPE SIDERURGICA Brescia BS GHIRARDI SOCIO UNICO Parma PR FREE METALS Capriano del colle BS GIORGIO BERTORELLI Parma PR ITALMETALLI Crespellano BO IREN AMBIENTE Parma PR METALSEDI Fisciano SA MIGLIOLI Cremona CR MIGLIOLI Cremona CR MONTECCHI PIETRO Medesano PR NUOVA COM.FER. Srl Villafranca di Verona VR OPPIMITTI COSTRUZIONI Borgo Val di Taro PR NUOVA EUROPE METALLI Carrè VI POLETTI FRANCO Parma PR PADANA METALLI Ghedi BS R.M.B. Polpenazze del Garda BS \ Odolo BS ROTFER CARBOGNANI Parma PR VEDANI CARLO Parona PV AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE ALFA ACCIAI Brescia BS BALASINI ROTTAMI Luzzara RE AMICI DI REGGIO CHILDREN Reggio Emilia RE EMILIANA ROTTAMI San Cesario Sul Panaro MO BALASINI ROTTAMI Luzzara RE FURLOTTI LUIGI Torrile PR BREDINA Odolo BS IREN AMBIENTE Parma PR COM.STEEL spa Calusco d'adda BG LA VETRI Villa Poma MN ITALMETALLI Crespellano BO MONTECCHI PIETRO Medesano PR METALSEDI Fisciano SA NUOVA EUROPE METALLI Carrè VI R.M.B. Polpenazze del Garda BS RMC - RAFFINERIA METALLI CUSIANA SPA Verbania VB VEDANI CARLO Parona PV AKRON Modena MO F.LLI LONGO INDUSTRIALE Rio Saliceto RE BENTIVOGLI ENZO Serramazzoni MO GIRONI FRANCESCO & C. Bologna BO CA.RE. Carpi MO ITALMETALLI Crespellano BO DIMER CARTA Castelfranco Emilia MO LE.MI.R Savignano sul Panaro MO EFFEDUE Gavardo BS METALFERRO Carpi MO EMILIANA ROTTAMI San Cesario Sul Panaro MO MOROTTI Formigine MO F.LLI LONGO INDUSTRIALE Rio Saliceto RE R.M.B. Polpenazze del Garda BS GIRONI FRANCESCO & C. Bologna BO REGGIANI ROTTAMI Modena MO LA VETRI Villa Poma MN RMC - RAFFINERIA METALLI CUSIANA SPA Verbania VB METALFERRO Carpi MO SIVIERI METALLI Nonantola MO MOROTTI Formigine MO VEDANI CARLO Parona PV PANINI Modena MO REGGIANI ROTTAMI Modena MO SIVIERI METALLI Nonantola MO SUCCI STEFANO Zocca MO AKRON Ferrara FE A.F.V. BELTRAME Vicenza VI AKRON Lugo RA CARTFER Pesaro PU C.B.R.C Bologna BO DARIO PASQUALINI ROTTAMI Ferrara FE DEGLI ESPOSTI MARIO Bologna BO DEGLI ESPOSTI MARIO Bologna BO EFFEDUE Gavardo BS F.LLI RESCA San Giorgio di Piano BO EMILIANA ROTTAMI San Cesario Sul Panaro MO FERRARESI COMM. ROTTAMI Copparo FE F.LLI RESCA San Giorgio di Piano BO FERRIERA VAL SABBIA Odolo BS FILIPPO TANAGLIA Castel Guelfo di BolognaBO FILIPPO TANAGLIA Castel Guelfo di Bologna BO GIRONI FRANCESCO & C. Bologna BO GIRONI FRANCESCO & C. Bologna BO HERAMBIENTE Bologna BO ITALMETALLI Crespellano BO L.E.M.I.R. Savignano Sul Panaro MO MATTIOLI Sassuolo MO LA VETRI Villa Poma MN MOROTTI Formigine MO LCM San Giovanni In PersicetoBO PADANA COMMERCIO Cento FE MOROTTI Formigine MO R.M.B. Polpenazze del Garda BS PADANA COMMERCIO Cento FE RE.MA.IND Mordano BO RE.MA.IND Mordano BO RMC - RAFFINERIA METALLI CUSIANA SPA Verbania VB RECTER Imola BO RODA METALLI SRL Calderara di reno BO RIB LA ROTTAMINDUSTRIA Zola Predosa BO TOBANELLI Bedizzole BS SPECIALTRASPORTI Minerbio BO TONDINI Ozzano Dell'Emilia BO TONDINI Ozzano Dell'Emilia BO VEDANI CARLO Parona PV UNIRECUPERI Ferrara FE 99% 100% 98% MO 3528 3.420 97% 240 1.363 RE 3454 3.395 1.005 PC 2403 2.369 % avvio a recupero Sigla Anagrafica impianto prima destinazione t/a raccolte Anagrafica impianto di recupero t/a avviate a recupero quantità riconosciuta dal consorzio per il corrispettivo economico PR 3745 3.739 96% 798 BO 4185 4.012 337 138 Ragione Sociale Comune PROV Ragione Sociale Comune PROV AKRON Ferrara FE A.F.V. BELTRAME Vicenza VI AKRON Lugo RA DARIO PASQUALINI ROTTAMI Ferrara FE AREA Jolanda di Savoia FE F.LLI RESCA San Giorgio di Piano BO DARIO PASQUALINI ROTTAMI Ferrara FE FERRARESI COMMERCIO ROTTAMI Copparo FE EMILIANA ROTTAMI San Cesario Sul Panaro MO ITALMETALLI Crespellano BO F.LLI RESCA San Giorgio di Piano BO R.M.B. Polpenazze del Garda BS FERRARESI COMMERCIO ROTTAMI Copparo FE RMC - RAFFINERIA METALLI CUSIANA SPA Verbania VB LA VETRI Villa Poma MN RODA METALLI SRL Calderara di reno BO PADOVANI FRANCESCO Ravenna RA TONDINI Ozzano Dell'Emilia BO TABANELLI ROTTAMI Sant'agata Sul Santerno RA VEDANI CARLO Parona PV UNIRECUPERI Ferrara FE AIRONE Ravenna RA A.F.V. BELTRAME Vicenza VI AKRON Lugo RA CIVA MAURO Redondesco MN AKRON Mordano BO F.A.R. Faenza RA BANDINI-CASAMENTI Forli' FC ITALMETALLI Crespellano BO COMITATO DI AMICIZIA Faenza RA METALCAVI Gambettola FC F.A.R. Faenza RA R.M.B. Polpenazze del Garda BS HERAMBIENTE Ravenna RA RE.MA.IND Mordano BO PADOVANI FRANCESCO Ravenna RA TONDINI Ozzano Dell'Emilia BO RE.MA.IND Mordano BO VEDANI CARLO METALLI Parona PV RECTER Imola BO ZOFFOLI METALLI Gambettola FC VANZINI LUIGI DI ANGELI GIGLIOLA & C. Ravenna RA VEDANI CARLO METALLI Parona PV AKRON Mordano BO A.F.V. BELTRAME Vicenza VI BANDINI-CASAMENTI Forli' FC AFV BELTRAME Vicenza VI COMITATO DI AMICIZIA Faenza RA AUTODEMOLIZIONE RAVAIOLI VITTORIO S.R.L. Sant'agata Feltria PU HERAMBIENTE Bagno di Romagna FC CO.MET.FER. San Stina di Livenza VE HERAMBIENTE Forli' FC F.A.R. srl Faenza RA IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC ITALMETALLI Crespellano BO LA CART Rimini RN LA GATTEO ROTTAMI Gatteo FC LA CART Sogliano Al Rubicone FC MECOFER Ancona AN PADOVANI FRANCESCO Ravenna RA METALSEDI Fisciano SA SOGLIANO AMBIENTE Sogliano Al Rubicone FC MORIGI SIDER Ravenna RA ZOFFOLI METALLI Gambettola FC RE.MA.IND Mordano BO SIDER ROTTAMI ADRIATICA Pesaro PU ZOFFOLI METALLI Gambettola FC AKRON Coriano RN CARTFER S.N.C. Pesaro PU AUTODEMOLIZIONE di GIANNINI GIANCARLOPennabilli RN FER srl Mazzano BS AUTODEMOLIZIONE F.LLI NANNI Pennabilli RN LA PORTA ROTTAMI Longiano FC B.M. DI BRICCOLANI IVANO E C. Cesenatico FC ME.CO.FER. SRL Ancona AN IL SOLCO Savignano Sul Rubicone FC METALRECICLA SRL Gazzuolo MN LA CART Rimini RN MORIGI SIDER Ravenna RA LA CART Sogliano Al Rubicone FC RE.MA.IND Mordano BO LA PORTA ROTTAMI Longiano FC RODA METALLI Calderara di reno BO MORIGI SIDER Ravenna RA SIDER ROTTAMI ADRIATICA SPA Pesaro PU RN 1162 1.145 Sigla Anagrafica impianto prima destinazione t/a raccolte Anagrafica impianto di recupero t/a avviate a 99% RA 3787 3.747 99% FC 1469 1.452 99% 344 34 529 FE 1983 1.778 90% quantità riconosciuta dal consorzio per il % avvio a recupero 139 t/a avviate a recupero Di cui: a recupero energetico % avvio a recupero Ragione Sociale Comune PROV Ragione Sociale Comune PROV t/a raccolte t/a raccolte t/a raccolte I REN AMBIENTE Pi acenza PC ARAL Alessandria AL BIOLAND Casal Cermelli AL KOSTER San Nazzaro Sesia NO MASERATI Sarmato PC MONTELLO Montello BG I REN AMBIENTE Parma PR AIMAG Carpi MO NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO AIMAG Finale Emilia MO I REN AMBIENTE Pi acenza PC ARAL Alessandria AL AIMAG Carpi MO BIOLAND Casal Cermelli AL MASERATI Sarmato PC HERAMBIENTE Ostellato FE SOCIETA' ESTENSE SERVIZI AMBIENTALI - SESA Este PD KOSTER San Nazzaro Sesia NO AIMAG Finale Emilia MO MASERATI Sarmato PC MONTELLO Montello BG NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO SESA Este PD AIMAG Carpi MO AIMAG Carpi MO I REN AMBIENTE Parma PR AIMAG Finale Emilia MO S.A.BA.R. Novellara RE BIOCICLO Castiglione Delle Stiviere MN MANTOVA AMBIENTE Pi eve di Coriano MN BIOLAND Casal Cermelli AL CASALASCA SERVIZI San Giovanni In Croce CR COMPOSTAGGIO CREMONESE Sospiro CR HERAMBIENTE Ostellato FE MANTOVA AMBIENTE Pieve di Coriano MN MASERATI Sarmato PC NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO SESA Este PD SOC. CREMASCA RETI E PATRIM. Castelleone CR HERAMBIENTE Sassuolo MO AIMAG Carpi MO AIMAG Carpi MO AIMAG Finale Emilia MO NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO ENOMONDO Faenza RA SARA Nonantola MO FEA Granarolo Dell'Emilia BO AIMAG Finale Emilia MO HERAMBIENTE Ostellato FE HERAMBIENTE Lugo RA NUOVA GEOVIS Ozzano Emilia BO NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO SARA Nonantola MO SESA Este PD NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO HERAMBIENTE Lugo RA SISTEMI BIOLOGICI Pi teglio PT NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO HERAMBIENTE Lugo RA ROMAGNA COMPOST Cesena FC ROMAGNA COMPOST Cesena FC SISTEMI BIOLOGICI Piteglio PT ALFAREC Pi anoro BO HERAMBIENTE Ostellato FE BIOCALOS Canda RO NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO HERAMBIENTE Ostellato FE AREA Jolanda di Savoia FE NI.MAR. Cerea VR SALERNO PIETRO Cesenatico FC NUOVA AMIT Rovigo RO NI.MAR. Cerea VR NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO BIOCALOS Canda RO SALERNO PIETRO Cesenatico FC SESA Este PD HERAMBIENTE Lugo RA HERAMBIENTE Ostellato FE AIRONE Ravenna RA HERAMBIENTE Lugo RA HERAMBIENTE Cervia RA HERAMBIENTE* Ravenna RA HERAMBIENTE Lugo RA ROMAGNA COMPOST Cesena FC ROMAGNA COMPOST Cesena FC SALERNO PIETRO Cesenatico FC SALERNO PIETRO Cesenatico FC HERAMBIENTE Ravenna RA HERAMBIENTE Ostellato FE ROMAGNA COMPOST Cesena FC HERAMBIENTE Lugo RA SALERNO PIETRO Cesenatico FC ROMAGNA COMPOST Cesena FC HERAMBIENTE Cervia RA SALERNO PIETRO Cesenatico FC HERAMBIENTE Coriano RN HERAMBIENTE Ostellato FE ROMAGNA COMPOST Cesena FC HERAMBIENTE Lugo RA SALERNO PIETRO Cesenatico FC HERAMBIENTE Rimini RN HERAMBIENTE Lugo RA HERAMBIENTE* Ravenna RA HERAMBIENTE Ri mini RN NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO HERAMBIENTE Ravenna RA ROMAGNA COMPOST Cesena FC HERAMBIENTE Ostellato FE SALERNO PIETRO Cesenatico FC SESA Este PD UMIDO 2012 Sigla Anagrafica impianto prima destinazione t/a raccolte Anagrafica impianto di recupero 13.720 0 96% PR 27.497 26.638 0 97% PC 14.307 MO 42.258 40.456 5.509** 96% RE 16.608 15.843 0 95% FE 19.466 16.845 0 87% BO 42.706 41.110 0 96% FC 25.213 21.525 0 85% RA 15.883 13.013 0 82% ** Quota derivante da parte dell'UMIDO raccolto con codice CER 200108 ma con scarti da giardino preponderanti rispetto agli scarti della cucina e della tavola, che è stato conferito a impianti che trattano il VERDE (CER 200201) RN 38.762 33.094 0 85% * Impianto di smaltimento 140 Ragione Sociale Comune PROV Ragione Sociale Comune PROV MASERATI Sarmato PC AIMAG Finale Emilia MO I REN AMBIENTE Pi acenza PC AZ. AGR. ALLEVI Ferrera Erbognone PV GTM Ghisalba BG MASERATI Sarmato PC TECNOGARDEN SERVICE Vimercate MB MPS per recupero energetico L.E.A. DI MARSILI ENRICO Martinsicuro TE ACIAM Aielli AQ GTM Ghisalba BG AD COMPOST Ravenna RA STAF - SERV. TECN. AMB. FRANCIACORTA Chiari BS AGRI FLOR Perugia PG AGRIENERGIA San Pietro In Casale BO AGRIENERGIA San Pietro In Casale BO Ente Gest, Parchi e Biodiv. Emilia Occ. Collecchio PR AIMAG Finale Emilia MO DIVISION GREEN Rudiano BS AREA IMPIANTI Confienza PV F.LLI DAVID Barbariga BS AZ. AGR. ALLEVI Ferrera Erbognone PV TECNOGARDEN SERVICE Luino VA AZ. AGR. PIERAMICI Torrita di Siena SI FERRARI ENZO Sale AL AZ. AGR. RAVARA Castelvetro Piacentino PC TECNOGARDEN SERVICE Vi mercate MB BIOCALOS Canda RO AMBIENTE ITALIA Torrile PR BIOREC Castelnuovo Val di Cecina PI I REN AMBIENTE Parma PR L.E.A. DI MARSILI ENRICO Martinsicuro TE DIVISION GREEN Rudiano BS ECOLEGNO PICENA UNO Martinssicuro TE ECOPROGETTO MILANO Albairate MI ELI ALPI SERVICE San Giorgio di Lomellina PV Ente Gest. Parchi e Biodiv. Emilia Occid. Collecchio PR F.LLI DAVID Barbariga BS FRANCIACORTA RINNOVABILI Rodengo-Saiano BS FRATI LUIGI POMPONESCO MN GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN GTM Ghisalba BG KOSTER San Nazzaro Sesia NO MASERATI Sarmato PC P.M. DI PETTINARI Pralboino BS PROGEVA Laterza TA ROSSIKOL S. GIOVANNI TEATINO CH ROSSO COMMERCIO Sanfrè CN SAN CARLO Fossano CN SISTEMI BIOLOGICI Piteglio PT SOVEA Ghedi BS STAF Chiari BS TECNOGARDEN SERVICE Vimercate MB TECNOGARDEN SERVICE Luino VA TERCOMPOSTI Calvisano BS TRASIMENO Castiglione Del Lago PG TUSCIA AMBIENTE Tuscania VT VALLIFLOR San Bonifacio VR MPS per recupero energetico L.E.A. DI MARSILI ENRICO Martinsicuro TE AGRI FLOR Perugia PG VALLIFLOR San Bonifacio VR AIMAG Carpi MO BIOCALOS Canda RO AIMAG Finale Emilia MO GTM Ghisalba BG AREA IMPIANTI Confienza PV STAF - SERV. TECN. AMB. FRANCIACORTA Chiari BS AZ. AGR. ALLEVI Ferrera Erbognone PV AIMAG Carpi MO AZ. AGR. RAVARA Castelvetro Piacentino PC AGRIFLOR Perugia PG BIOCALOS Canda RO ECOPROGETTO MILANO Al bairate MI L.E.A. DI MARSILI ENRICO Martinsicuro TE SERVIZI AMBIENTALI Sant'ilario d'enza RE DIVISION GREEN Rudiano BS KOSTER San Nazzaro Sesia NO ECOLEGNO PICENA UNO Martinssicuro TE I REN AMBIENTE Cavriago RE ECOPROGETTO MILANO Albairate MI SOVEA Ghedi BS F.LLI DAVID Barbariga BS AZ. AGRICOLA RAVARA Castelvetro Piacentino PC FRANCIACORTA RINNOVABILI Rodengo-Saiano BS TECNOGARDEN SERVICE Vi mercate MB FRATI LUIGI POMPONESCO MN DIVISION GREEN Rudiano BS GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN F.LLI DAVID Barbariga BS GTM Ghisalba BG I REN AMBIENTE Reggio Emilia RE I REN AMBIENTE Cavriago RE FERRARI ENZO Sale AL I REN AMBIENTE Reggio Emilia RE FERRARI ENZO Mortara PV KOSTER San Nazzaro Sesia NO RE SERGIO AUTOTRASP. Corana PV MASERATI Sarmato PC S.A.BA.R. Novellara RE P.M. DI PETTINARI Pralboino BS ROSSIKOL S. GIOVANNI TEATINO CH ROSSO COMMERCIO Sanfrè CN SAN CARLO Fossano CN SERVIZI AMBIENTALI Sant'ilario d'enza RE SOVEA Ghedi BS STAF Chiari BS TECNOGARDEN SERVICE Vimercate MB TERCOMPOSTI Calvisano BS VALLI Lonato BS VALLIFLOR San Bonifacio VR MPS per recupero energetico VERDE 2012 Sigla Anagrafica impianto prima destinazione t/a raccolte Anagrafica impianto di recupero Di cui: a recupero % avvio a recupero PC 22.924 22.382 146 98% t/a avviate a recupero RE 79.174 78.178 5.273 99% PR 40.775 40.020 7.573 98% 141 Ragione Sociale Comune PROV Ragione Sociale Comune PROV LAMBERTINI Crespellano BO AGRI FLOR Perugia PG AIMAG Carpi MO AIMAG Carpi MO NUOVA GEOVIS Ozzano Dell'Emilia BO AIMAG Finale Emilia MO NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO AZ. AGR. ALLEVI Ferrera Erbognone PV DI BENEDETTO Minerbio BO L.E.A. DI MARSILI ENRICO Martinsicuro TE AIMAG Finale Emilia MO DI BENEDETTO Minerbio BO HERAMBIENTE Sassuolo MO DIVISION GREEN Rudiano BS SANDEI Vi gnola MO ECOLEGNO PICENA UNO Martinssicuro TE SANDEI Vi gnola MO ENOMONDO Faenza RA GHERARDI BRUNA Crespellano BO FRATI LUIGI POMPONESCO MN GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN HERAMBIENTE Ostellato FE HERAMBIENTE Lugo RA LA DOLOMITE AMBIENTE Santa Giustina BL NUOVA GEOVIS Ozzano Dell'Emilia BO NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO SANDEI Vignola MO STAF Chiari BS TERCOMPOSTI Calvisano BS GRUPPO LAMBERTINI Crespellano BO MPS per recupero energetico LAMBERTINI Crespellano BO AD COMPOST Ravenna RA NUOVA GEOVIS Ozzano Dell'Emilia BO AGRIENERGIA San Pietro In Casale BO NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO AZ. AGR. CANTINI Anghiari AR DI BENEDETTO Minerbio BO AZ. AGR. PIERAMICI Torrita di Siena SI AGRIENERGIA San Pietro In Casale BO DI BENEDETTO Minerbio BO DIFE SERVIZI AMBIENTALI Serravalle Pistoiese PT DISTER ENERGIA Faenza RA CONS. TRASPORTI FAENZA (C.T.F.) Faenza RA ENOMONDO Faenza RA RECTER Imola BO ENOMONDO Faenza RA GHERARDI BRUNA Crespellano BO EUROTERRIFLORA Bucine AR GREEN PLANET Arezzo AR GRUPPO TROMBINI Codigoro FE ICRO Teramo TE MIRR Tolentino MC NUOVA GEOVIS Ozzano Dell'Emilia BO NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO TRASIMENO Castiglione Del Lago PG VALLI Lonato BS GRUPPO LAMBERTINI Crespellano BO MPS per recupero energetico L.E.A. DI MARSILI ENRICO Martinsicuro TE AD COMPOST Ravenna RA AGRI FLOR Perugia PG AGRI FLOR Perugia PG VALLIFLOR San Bonifacio VR AGRINORD Isola Della Scala VR BIOCALOS Canda RO AGROFERT Isola Della Scala VR NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO AIMAG Finale Emilia MO DIVISION GREEN Rudiano BS AZ. AGR. ALLEVI Ferrera Erbognone PV COOP G. BRODOLINI Comacchio FE BIOCALOS Canda RO AREA Jolanda di Savoia FE L.E.A. DI MARSILI ENRICO Martinsicuro TE AKRON Ferrara FE COSMARI Tolentino MC COSMO AMBIENTE Noale VE DISTER ENERGIA Faenza RA DIVISION GREEN Rudiano BS ECOLEGNO PICENA UNO Martinssicuro TE ENOMONDO Faenza RA EREDI SANTAROSA B. Soave VR FANTONI Buia UD GESENU Perugia PG GREENASM Narni TR GRUPPO MAURO SAVIOLA Viadana MN GRUPPO TROMBINI Codigoro FE ICRO Teramo TE M.S.T. Osimo AN MIRR Tolentino MC NUOVA GEOVIS Ozzano Dell'Emilia BO NUOVA GEOVIS Sant'agata Bolognese BO S.I.A. Marsciano PG SOC. AGR. LUNARDA Cervia RA STAF Chiari BS SYSTEM ECO GREEN Noviglio MI FERRARESI COMMERCIO Copparo FE VALLIFLOR San Bonifacio VR MPS per recupero energetico % avvio a recupero MO 42.618 42.122 8.254 99% Sigla Anagrafica impianto prima destinazione t/a raccolte Anagrafica impianto di recupero t/a avviate a recupero Di cui: a recupero FE 31.724 30.784 12.020 97% BO 33.738 33.031 5.101 98% 142 Ragione Sociale Comune PROV Ragione Sociale Comune PROV COMPO AGRO SPECIALITIES Ravenna RA AD COMPOST Ravenna RA VERDE Ravenna RA AIMAG Finale Emilia MO HERAMBIENTE Ravenna RA AZ. AGR. ALLEVI Ferrera Erbognone PV SOCIETA' AGRICOLA LUNARDA Ravenna RA COMPO AGRO SPECIALITIES Ravenna RA COMITATO DI AMICIZIA Faenza RA DISTER ENERGIA Faenza RA HERAMBIENTE Ravenna RA ENOMONDO Faenza RA CONS. TRASPORTI FAENZA (C.T.F.) Faenza RA GRUPPO TROMBINI Codigoro FE RECTER Imola BO HERAMBIENTE Lugo RA HERAMBIENTE Lugo RA HERAMBIENTE* Ravenna RA ICRO Teramo TE MIRR Tolentino MC NUOVA GEOVIS Ozzano Dell'Emilia BO SOC. AGR. LUNARDA Cervia RA VERDE Ravenna RA MPS per recupero energetico ROMAGNA COMPOST Cesena FC ACIAM Aielli AQ COMPO AGRO SPECIALITIES Ravenna RA AIMAG Finale Emilia MO COMITATO DI AMICIZIA Faenza RA AZ. AGR. ALLEVI Ferrera Erbognone PV HERAMBIENTE Forli' FC COMPO AGRO SPECIALITIES Ravenna RA HERAMBIENTE Bagno di Romagna FC ENOMONDO Faenza RA CONS. TRASPORTI FAENZA (C.T.F.) Faenza RA ENOMONDO Faenza RA HERAMBIENTE Cesenatico FC HERAMBIENTE Lugo RA HERAMBIENTE Rimini RN NUOVA GEOVIS Ozzano Dell'Emilia BO ROMAGNA COMPOST Cesena FC MPS per recupero energetico HERAMBIENTE Ri mini RN ACIAM Aielli AQ SOGLIANO AMBIENTE Sogliano Al Rubicone FC ENOMONDO Faenza RA HERAMBIENTE Rimini RN NUOVA GEOVIS Ozzano Dell'Emilia BO SOGLIANO AMBIENTE* Sogliano Al Rubicone FC * Impianto di smaltimento FC 23.618 23.285 8.232 99% RN 17.042 16.991 7.433 99% % avvio a recupero RA 44.588 42.812 12.356 96% Sigla Anagrafica impianto prima destinazione t/a raccolte Anagrafica impianto di recupero t/a avviate a recupero Di cui: a recupero 143 2. QUADRO CONOSCITIVO DEI RIFIUTI SPECIALI 144 145 2.1 Fonti dei dati, metodologia di elaborazione e validazione dei dati Il reperimento dei dati relativi alla produzione e gestione dei rifiuti speciali risulta più complesso e articolato rispetto a quello dei rifiuti urbani, nonostante i quantitativi di rifiuti speciali prodotti siano nettamente più grandi. La produzione dei rifiuti speciali è quantificata utilizzando le informazioni contenute nelle banche dati MUD (Modello Unico di Dichiarazione Ambientale) relative alle dichiarazioni annuali che i soggetti obbligati (produttori/gestori di rifiuti) devono effettuare ai sensi dell�art. 189 del D.Lgs. 152/2006 entro il 30 aprile dell�anno successivo a quello di produzione. La banca dati MUD costituisce a tutt�oggi l�unica fonte dati ufficiale per quanto riguarda lo studio del complesso mondo dei rifiuti speciali in quanto non è ancora stato superato il periodo di transizione dal MUD al Sistri. L�acquisizione dei dati MUD avviene attraverso le Camere di Commercio, che forniscono annualmente le dichiarazioni a Infocamere per la loro informatizzazione e trasmissione alla Sezione Regionale del Catasto, istituita c/o Arpa � Direzione Tecnica (ai sensi dell�art. 189 del D.Lgs 152/2006). La Sezione Regionale del Catasto effettua sull�intero archivio regionale la correzione dei dati MUD sulla base di criteri e procedure comuni, concordate tra la Sezione Nazionale del Catasto (c/o ISPRA) e le Sezioni regionali del Catasto (c/o le Arpa/Appa), e predispone report di sintesi e di dettaglio da inviare alla Regione Emilia-Romagna, a Ispra e agli Enti Locali secondo lo schema sintetizzato in Figura 2.1-1. Figura 2.1-1 > Schema acquisizione dati MUD Camere di Commercio Sezione Regionale del Catasto (Arpa Direzione Tecnica) Informatizzazione dati MUD Analisi e correzione dei dati MUD Ispra Regione Emilia-Romagna Enti locali Elaborazione delle informazioni e predisposizione di report Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Le procedure di bonifica elaborate dal sistema delle agenzie ISPRA/Arpa hanno l�obiettivo di eliminare i principali errori (quali unità di misura, errori di inserimento dati, attendibilità del dato). Conoscere il livello di affidabilità dei dati su cui si basa il Quadro Conoscitivo e che verranno utilizzati per individuare e calibrare le azioni di pianificazione e programmazione del Piano regionale è fondamentale. La D.G.R. 1620/2001, oltre a definire i contenuti e le elaborazioni obbligatorie proprie della pianificazione provinciale (Piani provinciali di gestione dei rifiuti - PPGR), suddivide le fonti dei dati in 4 categorie. 146 Tabella 2.1-1 > Dati di base CATEGORIA DESCRIZIONE A Dati provenienti da misure dirette (pesatura dei rifiuti, quantitativi fatturati ecc.) B Valori dedotti da dichiarazioni ufficiali (MUD) C Valori dedotti da stime dirette dei gestori D Valori fondati su stime indirette per analogia con altri servizi similari, attinti da letteratura ecc. I dati utilizzati per comporre il Quadro Conoscitivo relativo al settore dei rifiuti speciali rientrano nella maggior parte dei casi nella categoria B. L�utilizzo della banca dati MUD conduce a una sottostima della quantità reale complessiva di rifiuti prodotti, in quanto: − ai sensi dell�art. 189 comma 3 del D.Lgs. 152/2006, non tutti i produttori sono tenuti alla presentazione della dichiarazione MUD (la normativa esonera tutti i produttori di rifiuti non pericolosi che hanno meno di 10 dipendenti e gli imprenditori agricoli con un volume di affari annuo inferiore a 8.000 euro); − non tutte le tipologie di rifiuti devono essere dichiarate; − un certo numero di soggetti non adempiono all�obbligo di compilare il MUD; − vi sono errori all�atto della compilazione o informatizzazione della dichiarazione non rilevabili dalle procedure di bonifica. Per contro i soggetti obbligati hanno accumulato circa 10 anni di esperienza nella compilazione delle dichiarazioni MUD, per cui molti degli errori che inizialmente venivano commessi sono ora assenti. È inoltre possibile incrociare le dichiarazioni di soggetti diversi ed effettuare confronti di verifica. Complessivamente, tenendo sempre presente il fattore di sottostima legato agli esoneri di alcune categorie di produttori, si può attribuire ai dati MUD un livello di affidabilità buono. Nel testo e in tutti i grafici e tabelle sono esplicitamente indicate le fonti da cui sono state desunte le elaborazioni effettuate. 147 2.2 Il sistema produttivo locale La definizione del quadro conoscitivo dei rifiuti speciali non può prescindere dalla conoscenza del sistema produttivo attivo sul territorio regionale. Secondo �Il rapporto sull�economia regionale, consuntivo 2012� di Unioncamere, nel panorama nazionale l�Emilia-Romagna si è collocata tra le regioni con la diminuzione più elevata della consistenza delle imprese, attribuibile in primo luogo ai cali rilevati nei settori dell�agricoltura, silvicoltura e pesca (-2,3%) e industriale (-2,0 %), mentre il terziario ha mostrato una relativa maggiore tenuta (-0,2 %). Alla fine di dicembre 2012 nei Registri delle imprese conservati presso le Camere di commercio dell�Emilia-Romagna risultano 424.213 imprese attive, vale a dire l�1,1% in meno rispetto all�analogo periodo del 2011, equivalente in termini assoluti a 4.520 imprese in meno (nel Paese il calo è stato dello 0,7%). Per il terzo settore numericamente più consistente, dopo commercio e costruzioni, ovvero agricoltura, silvicoltura e pesca, si è consolidata la fase negativa in atto da diversi anni, con una consistenza che è scesa a 65.861 imprese rispetto alle 67.404 di fine 2011 I motivi economici possono essere tra le cause della tendenza al ridimensionamento, ma non sono nemmeno da sottovalutare gli effetti dei processi di accorpamento delle imprese, oltre al mancato ricambio di chi si ritira dall�attività con conseguente invecchiamento degli addetti. Inoltre il sistema economico produttivo dell�Emilia-Romagna è caratterizzato da numerosi distretti industriali. La loro attività ha contribuito allo sviluppo socio-economico della regione in termini di ricchezza diffusa, occupazione e capacità di competere a livello internazionale, determinando una significativa apertura internazionale. 148 2.3 Produzione Nel 2012 la produzione complessiva di rifiuti speciali in Emilia-Romagna, quantificata a partire dalle informazioni contenute nelle dichiarazioni MUD (Modello Unico di Dichiarazione Ambientale), è stata pari a 10.235.150 tonnellate, circa il triplo della produzione di rifiuti urbani. Sono stati eliminati dal conteggio i quantitativi di rifiuti urbani e assimilati agli urbani provenienti dal servizio di pubblica raccolta e che in Regione vengono quantificati attraverso il DB Orso. LE DICHIARAZIONI MUD Nel 2012, in relazione alla normativa vigente e non essendo ancora entrato in vigore il Sistema di tracciabilità dei rifi uti (Sistri), la dichiarazione MUD costituisce lo strumento uffi ciale per la rendicontazione della produzione e gestione dei rifi uti speciali. In regione Emilia-Romagna sono state presentate complessivamente 31.615 dichiarazioni, 1.032 in più rispetto al 2011. Numero di dichiarazioni MUD, 2002-2012 5.000 10.000 15.000 20.000 25.000 30.000 35.000 40.000 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 (N . d ic h ia ra z io n i) Fonte: Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD I dati MUD sono stati sottoposti come ogni anno a specifi che procedure di bonifica elaborate dal sistema delle agenzie ISPRA/Arpa per eliminare i principali errori (quali unità di misura, errori di inserimento dati ecc.) e aumentare l’attendibilità del dato. Le verifi che annuali del dato MUD, unitamente alla conoscenza puntuale del territorio, consentono di ottenere un dato di gestione sempre più attendibile. Anche per il 2012, analogamente a quanto effettuato per gli anni precedenti, si è proceduto a escludere dal calcolo delle quantità complessivamente prodotte i rifiuti da costruzione e demolizione (C&D) non pericolosi poiché per tale categoria il dato MUD risulta ampiamente sottostimato in quanto, ai sensi dell�art. 189 comma 3 del D.Lgs 152/2006 e sue modifiche, un significativo numero di imprese edili con un numero di dipendenti inferiore alle 10 unità non è tenuto a dichiarare la propria produzione. In Tabella 2.3-1 si riporta il trend della produzione dal 2002 al 2012 con il dettaglio relativo alla produzione di rifiuti speciali da C&D non pericolosi. Anche se sottostimata, tale produzione incide sulla produzione complessiva per il 23%, costituendo quindi una parte consistente della produzione totale di rifiuti speciali. Nel 2012 si sono prodotti quantitativi di rifiuti speciali analoghi a quelli del 2011. 149 Tabella 2.3-1, Trend della produzione di rifiuti speciali e della produzione di rifiuti da C&D su base MUD, 2002-2012 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Rifiuti Speciali Totali (dati MUD) t 8.977.704 9.347.503 9.815.388 10.556.328 8.588.399 11.256.908 10.875.830 10.492.833 10.420.669 10.605.962 10.235.150 di cui C&D non pericolosi (dati MUD) t 1.278.426 1.688.090 1.826.538 1.884.041 1.657.771 2.764.233 2.584.441 2.885.921 2.093.429 2.578.471 2.352.746 Rifiuti Speciali esclusi C&D non pericolosi (dati MUD) t 7.699.278 7.659.413 7.988.849 8.672.287 6.930.628 8.492.675 8.291.390 7.606.912 8.327.240 8.027.491 7.882.404 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD In figura 2.3-1 si riporta il trend della produzione di Rifiuti Speciali esclusi quelli derivanti da C&D non pericolosi; questi ultimi verranno trattati più approfonditamente in una apposita sezione di questo documento e quindi da questo momento in poi non verranno più considerati nel totale dei rifiuti speciali prodotti. Figura 2.3-1, Trend della produzione di rifiuti speciali esclusi i C&D non pericolosi (dati MUD), 2002-2012 1.000.000 2.000.000 3.000.000 4.000.000 5.000.000 6.000.000 7.000.000 8.000.000 9.000.000 10.000.000 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 (t) Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD La produzione 2012 risulta così di 7.882.404 tonnellate di rifiuti speciali, di cui 7.097.020 tonnellate sono rifiuti speciali non pericolosi (NP) e 785.384 tonnellate sono rifiuti speciali pericolosi (P). La produzione di rifiuti speciali pericolosi, in diminuzione rispetto al 2011 del 6,6%, rappresenta circa 1/10 della produzione totale di rifiuti speciali; tale rapporto si è mantenuto pressoché costante negli ultimi anni. Si sottolinea che i dati relativi alla produzione di rifiuti pericolosi estrapolati dalla banca dati MUD costituisce una fonte dati ufficiale e attendibile in quanto la normativa vigente nel 2012 obbligava tutte le attività produttive che generavano rifiuti speciali pericolosi a presentare la dichiarazione MUD. 150 Mettendo in relazione i dati di produzione con il numero di abitanti residenti, risulta che ogni abitante della regione Emilia-Romagna nel 2012 ha prodotto 1.763 kg di rifiuti speciali, quantitativo quasi tre volte superiore al dato procapite di rifiuto urbano (vd. figura 2.3-2). Figura 2.3-2 > Produzione pro capite dei rifiuti speciali e rifiuti urbani, 2002-2012 0 250 500 750 1.000 1.250 1.500 1.750 2.000 2.250 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 (kg/ab) RS RU Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD La produzione di rifiuti speciali, essendo strettamente in relazione al tessuto produttivo territoriale, si concentra principalmente nelle province di Modena, Ravenna e Bologna, come evidenziato in figura 2.3-3. Figura 2.3-3 > Ripartizione percentuale della produzione di rifiuti speciali per provincia, 2012 Piacenza 6% Parma 8% Reggio Emilia 12% Modena 22%Bologna 16% Ferrara 8% Ravenna 17% Forli'-Cesena 7% Rimini 4% Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD La tabella 2.3-2 riporta il dettaglio provinciale della produzione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. 151 Tabella 2.3-2 > Produzione di rifiuti speciali per provincia, 2012 Provincia Rifiuti speciali non pericolosi (esclusi C&D) t Rifiuti speciali pericolosi t Totale rifiuti speciali (esclusi C&D non pericolosi) t Piacenza 381.753 125.076 506.829 Parma 564.651 33.027 597.678 Reggio Emilia 894.872 55.793 950.665 Modena 1.619.173 80.624 1.699.797 Bologna 1.104.618 164.688 1.269.307 Ferrara 583.669 55.475 639.144 Ravenna 1.147.374 167.544 1.314.918 Forli'-Cesena 536.085 43.956 580.041 Rimini 264.826 59.199 324.025 Totale regione 7.097.020 785.384 7.882.404 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD In figura 2.3-4 si riporta il trend di produzione di rifiuti speciali pericolosi per provincia. Dal 2011 al 2012 nelle province di Piacenza, Reggio-Emilia, Bologna, Ferrara, Ravenna e Rimini si evidenzia un calo della produzione con una flessione particolarmente evidente per la provincia di Ferrara, mentre nelle province di Parma, Modena e Forlì-Cesena si riscontra un aumento della produzione dei rifiuti speciali pericolosi soprattutto nella provincia di Parma. Figura 2.3-4 > Trend di produzione di rifiuti speciali pericolosi per provincia, 2002-2012 25.000 50.000 75.000 100.000 125.000 150.000 175.000 200.000 225.000 250.000 (t) 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Analizzando solo i rifiuti pericolosi, si evidenzia che la produzione di questa tipologia di rifiuti si concentra principalmente a Ravenna con 167.544 tonnellate e Bologna con 164.688 tonnellate (vd. figura 2.3-5). 152 Figura 2.3-5 > Ripartizione percentuale della produzione di rifiuti speciali pericolosi per provincia, 2012 Piacenza 16% Parma 4% Reggio Emilia 7% Modena 10% Bologna 21% Ferrara 7% Ravenna 21% Forli'-Cesena 6% Rimini 8% Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD STIMA DELLA PRODUZIONE DEI RIFIUTI SPECIALI DAI DATI DI GESTIONE Il dato di produzione, elaborato dal MUD, risulta sottostimato in quanto non tutte le attività produttive sono obbligate alla presentazione della dichiarazione MUD, in particolare sono esenti da tale obbligo tutti i produttori di rifiuti speciali non pericolosi con meno di 10 addetti. È possibile elaborare un valore di produzione più attendibile utilizzando il dato di gestione al netto delle giacenze, sommando le differenze tra le quantità di rifiuti in uscita e le quantità in entrata, secondo la formula riportata di seguito: Pstimata= (A+B) - (C+D) dove: Pstimata = produzione di rifiuti speciali stimata A = rifiuti gestiti in regione B = rifiuti prodotti in regione ma gestiti fuori regione C = rifiuti prodotti fuori regione ma gestiti in regione D = rifiuti messi in riserva (R13) e in deposito preliminare (D15) Tale calcolo dovrebbe minimizzare la sottostima della produzione, mediamente intorno al 12%, che si ricava dall�elaborazione dei dati MUD e rendere così il bilancio regionale più aderente alla realtà. La produzione 2012 così stimata risulta pari a 12.158.835 tonnellate, evidenziando quindi una sottostima complessiva del dato MUD pari a 1.923.685 tonnellate di rifiuti speciali totali (comprensiva dei rifiuti da C&D). Nella figura seguente sono riportati il trend della produzione da MUD e il trend della produzione stimata. 10.000.000 10.500.000 11.000.000 11.500.000 12.000.000 12.500.000 13.000.000 2007 2008 2009 2010 2011 2012 (t) Rifiuti Speciali Totali (dati MUD) t Stima della produzione al lordo dei C&D Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 153 2.3.1. La produzione di rifiuti speciali per settore di attività L�analisi dei dati per attività economica (classificazione ATECO 2007) evidenzia, per quanto riguarda la produzione dei rifiuti pericolosi (vd. figura 2.3.1-1), che l�attività economica (classificazione ATECO 2007) che incide maggiormente è quella di Gestione dei Rifiuti e Risanamento che contribuisce alla produzione con oltre 360.000 tonnellate pari al 46% della produzione totale; tale attività si concentra nelle province di Ravenna e Piacenza. Figura 2.3.1-1 > Incidenza percentuale delle diverse attività produttive nella produzione di rifiuti speciali pericolosi, 2012 46% 28% 7% 8% 4% 2% 5% Fornitura Di Acqua; Reti Fognarie, Attività Di Gestione Dei Rifiuti E Risanamento Attività Manifatturiere Commercio All'ingrosso E Al Dettaglio; Riparazione Di Autoveicoli E Motocicli Costruzioni Trasporto E Magazzinaggio Sanita' E Assistenza Sociale Altro 0 15.000 30.000 45.000 60.000 75.000 90.000 105.000 120.000 1903 1901 1902 1705 1706 1201 1203 1912 1610 1908 1607 1305 1308 Altre categorie CER t ATTIVITÀ DI TRATTAMENTO E SMALTIMENTO DEI RIFIUTI ATTIVITÀ DI TRATTAMENTO E FORNITURA DI ACQUA Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Nella figura 2.3.1-1 si evidenzia inoltre che all�interno di tale attività economica la maggior quota di rifiuti pericolosi deriva dalle attività di trattamento dei rifiuti (il 94%) e l�attività di trattamento delle acque e reti fognarie contribuisce solo per il restante 6%. I rifiuti stabilizzati (categoria CER 1903), seguiti dai rifiuti da incenerimento (categoria CER 1901) e dai rifiuti prodotti da specifici trattamenti chimico-fisico di rifiuti industriali (categoria CER 1902), rappresentano le tipologie quantitativamente più importanti. Le Attività Manifatturiere contribuiscono alla produzione di rifiuti speciali pericolosi per il 28% (prodotti prevalentemente nella provincia di Bologna). Analogamente a quanto evidenziato per i rifiuti speciali pericolosi, si rileva che l�attività che incide maggiormente sulla produzione dei rifiuti speciali non pericolosi è l�attività di Gestione dei rifiuti e Risanamento che incide per un 49% (3.468.474 tonnellate) sulla produzione complessiva, seguita dall�Attività Manifatturiera che incide per un 36%, vd. figura 2.3.1-2. 154 Figura 2.3.1-2 > Incidenza percentuale delle diverse attività produttive nella produzione di rifiuti speciali non pericolosi, 2012 49% 36% 5% 2% 2% 2% 1% 1% 1%1% Fornitura Di Acqua; Reti Fognarie, Attività Di Gestione Dei Rifiuti E Risanamento Attività Manifatturiere Commercio All'ingrosso E Al Dettaglio; Riparazione Di Autoveicoli E Motocicli Trasporto E Magazzinaggio Fornitura Di Energia Elettrica, Gas, Vapore E Aria Condizionata Costruzioni Agricoltura, Silvicoltura E Pesca Attività Artistiche, Sportive, Di Intrattenimento E Divertimento Estrazione Di Minerali Da Cave E Miniere Altro 0 250.000 500.000 750.000 1.000.000 1.250.000 1912 1905 1907 1610 1501 1903 1902 2002 Altre categorie CER t ATTIVITÀ DI TRATTAMENTO E SMALTIMENTO DEI RIFIUTI ATTIVITÀ DI TRATTAMENTO E FORNITURA DI ACQUA Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD All�interno dell�attività Gestione dei rifiuti e Risanamento, l�81% dei rifiuti viene prodotto dalle attività di gestione dei rifiuti mentre solo il 19% deriva dalle attività di fornitura acqua e gestione delle reti fognarie. Si evidenzia inoltre che la tipologia di rifiuti prevalente è costituita dalla categoria CER 1912, con oltre 1.000.000 di tonnellate di rifiuti. Di seguito si riportano le tabelle di dettaglio (tabelle 2.3-3 e 2.3-4) con la quantificazione della produzione per attività economica per i rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi suddivisi per provincia. 155 Tabella 2.3-3 > Produzione di Rifiuti speciali Pericolosi , per attività e per provincia, 2012 ATTIVITA' ECONOMICHE Codice di attività ISTAT Piacenza (t) Parma (t) Reggio Emilia (t) Modena (t) Bologna (t) Ferrara (t) Ravenna (t) Forlì-Cesena (t) Rimini (t) Totale (t) 01 62 132 462 138 1.023 231 232 851 21 3.151 02 1 - 0 - 0 - - 1 - 2 03 - - - - - 3.110 1 - 0 3.111 05 - - - - - - - 6 - 6 06 - - - 914 - 16 490 57 - 1.478 08 11 315 17 9 23 4 4 4 3 391 09 - 52 - - 0 - 6.684 0 - 6.736 10 25 273 49 108 354 29 403 210 6 1.458 11 2 9 6 684 5 0 41 3 1 751 13 1 0 2 84 83 - 3 1 2 174 14 0 1 9 9 2 0 7 1 9 38 15 0 5 3 18 11 10 9 329 2 387 16 28 39 157 149 58 53 26 190 27 727 17 1 36 169 334 76 9 45 30 1 700 18 91 40 133 433 1.117 136 109 36 99 2.195 19 - 5.884 - 23 2 - 1.673 - 2 7.584 20 3 3.557 8.215 2.858 49.230 7.121 11.472 143 17 82.615 21 367 1.236 28 40 103 0 - 36 1.209 3.018 22 241 274 312 331 593 756 732 1.750 31 5.020 23 100 991 1.521 2.741 590 74 627 51 157 6.853 24 749 184 5.347 2.048 2.141 680 5.448 2.784 53 19.435 25 1.748 2.581 7.482 5.472 10.461 1.124 1.027 1.747 698 32.339 26 416 195 81 571 218 75 2 3 291 1.851 27 88 14 270 171 1.820 269 450 116 192 3.390 28 2.375 2.536 6.269 7.341 8.292 1.607 471 1.103 1.016 31.010 29 267 24 119 4.333 2.410 3.445 101 141 2 10.842 30 52 12 126 51 829 3 206 73 16 1.369 31 33 35 85 13 316 5 15 98 19 619 32 0 23 11 278 501 6 3 9 0 831 33 223 598 284 846 1.302 184 314 89 209 4.048 Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata 35 1.927 82 65 428 372 98 6.695 83 70 9.821 36 4 0 - 49 - 9 3 11 6 83 37 68 21 229 28 18 2 21.403 59 115 21.942 38 96.786 717 5.936 11.099 48.349 17.544 78.447 11.328 29.524 299.731 39 3.524 2.066 3.958 3.082 1.420 6.128 322 4.822 13.787 39.111 41 699 491 2.127 1.733 261 551 59 14 15 5.949 42 32 170 130 1.795 1.430 15 520 199 810 5.101 43 1.132 1.956 5.829 23.242 6.544 1.329 1.895 8.744 1.459 52.131 45 11.411 4.617 3.427 4.297 5.547 2.211 3.098 3.278 6.640 44.527 46 766 748 436 593 8.211 201 1.202 677 204 13.038 47 283 80 38 179 271 46 250 194 151 1.493 49 241 276 700 1.328 1.847 340 1.484 2.596 158 8.970 50 5 169 109 76 547 26 17.290 144 61 18.427 51 - 0 - - 0 - - - - 1 52 218 277 222 81 2.341 532 1.660 529 391 6.251 55 - - - 0 18 2 0 8 0 27 56 - 3 - 1 1 - - 2 8 15 58 18 4 - 4 3 - - 0 0 30 59 - 0 - - 0 - 0 - 0 1 60 - - 35 - 1 - - - - 36 61 1 3 245 - 95 66 1 93 1 505 62 0 2 - 0 3 0 0 0 9 15 63 - - - - 15 1 1 0 - 17 64 0 0 0 14 0 - 3 1 2 21 65 - 3 - - 1 - - - - 4 66 - - - - 0 - - - - 0 Attivita' immobiliari 68 10 4 7 39 97 707 24 3 7 898 69 - - 1 1 2 1 - - - 5 70 - - 1 1 0,1 - 0,1 0,3 2 4 71 26 26 16 148 954 158 212 37 68 1.646 72 21 11 7 1 21 217 1 2 - 281 73 - 6 1 1 1 - - 0,1 0,2 9 74 20 77 6 19 45 6 5 144 790 1.112 75 13 14 11 25 17 7 3 22 - 112 77 0,1 24 1 1 47 8 16 2 2 99 79 - 5 1 - - - 0,1 - - 6 80 1 1 - 2 - 2.875 - - - 2.878 81 2 3 10 0,4 50 1 32 22 9 131 82 270 437 22 145 101 44 302 9 22 1.354 Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale obbligatoria 84 165 56 17 106 533 2.025 106 162 79 3.249 Istruzione 85 - 38 2 21 123 34 11 11 5 245 86 539 1.537 1.010 1.996 3.698 924 928 754 545 11.930 87 2 16 6 18 22 10 813 19 6 911 88 - 8 0 - 36 3 1 1 1 51 90 - - 1 3 2 - 131 16 139 291 91 - - - - - 0,04 1 0,03 - 1 92 - - 1 - 1 - - - 1 2 93 - 1 1 1 2 0,03 7 0,01 10 22 94 - - 2 0 3 18 1 9 1 34 95 1 1 5 6 20 4 2 8 4 49 96 6 34 21 64 54 386 22 87 13 685 125.076 33.027 55.793 80.624 164.688 55.475 167.544 43.956 59.199 785.384 Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli Agricoltura, silvicoltura e pesca Estrazione di minerali da cave e miniere Attività manifatturiere Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento Costruzioni Sanità e assistenza sociale Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento Altre attività di servizi Totale Regione Trasporto e magazzinaggio Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione Servizi di informazione e comunicazione Attività finanziarie e assicurative Attività professionali, scientifiche e tecniche Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese 156 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 157 Tabella 2.3-4 >Produzione di Rifiuti speciali Non Pericolosi (no C&D), per attività e per provincia, 2012 158 ATTIVITA' ECONOMICHE Codice di attività ISTAT Piacenza (t) Parma (t) Reggio Emilia (t) Modena (t) Bologna (t) Ferrara (t) Ravenna (t) Forlì Cesena (t) Rimini (t) Totale (t) 01 4.017 1.110 7.081 1.273 5.023 1.360 51.393 16.799 391 88.447 02 - - 20 - - - 40 425 - 486 03 - - - - - 6.000 - - - 6.000 05 - - - - - - - 65 - 65 06 11 - - 283 2 6 18.739 2.621 - 21.662 08 151 4 44 65 668 0,2 7 8 443 1.388 09 - 339 - - - - 35.531 - - 35.869 10 19.577 95.659 10.893 46.294 25.741 16.681 50.126 45.767 1.380 312.118 11 1.757 1.785 2.607 6.486 3.001 45 15.146 4.971 692 36.491 12 - 9 - - - - - - - 9 13 230 119 143 1.480 2.348 491 156 71 - 5.038 14 2 418 450 1.789 568 22 94 64 104 3.511 15 38 11.310 5 4.366 366 19 4 1.309 110 17.526 16 23.739 6.052 5.748 53.633 7.988 18.953 3.955 7.806 3.460 131.334 17 303 3.814 20.728 11.034 7.438 15.182 4.857 6.290 300 69.947 18 3.293 1.116 2.682 10.484 19.527 508 1.596 1.241 706 41.154 19 - 29 8 30 13 - 2.461 - 15 2.556 20 1.090 6.608 4.942 13.273 11.359 10.863 10.262 1.345 714 60.457 21 984 2.189 389 5.318 740 3 - 4 56 9.683 22 12.568 13.269 5.007 6.957 7.015 5.552 5.864 7.782 845 64.860 23 8.182 30.756 227.387 578.576 38.204 7.788 33.076 2.548 5.913 932.430 24 7.551 4.712 64.238 45.256 77.516 3.982 118.258 10.129 12.861 344.502 25 11.384 51.532 48.631 44.405 54.562 10.244 9.188 12.384 6.453 248.782 26 2.798 411 30.914 4.239 2.421 40 177 60 358 41.418 27 439 772 5.320 3.312 6.377 3.404 1.891 5.321 599 27.435 28 6.131 9.209 23.347 36.847 41.871 33.208 6.428 5.303 2.322 164.668 29 2.802 145 589 9.942 5.896 3.406 466 577 9 23.832 30 618 9 147 326 2.861 19 221 767 101 5.068 31 244 1.244 2.291 1.787 4.233 102 483 1.653 7.914 19.952 32 41 155 715 2.458 2.559 69 296 757 33 7.083 33 215 685 601 502 1.790 73 802 37 273 4.977 Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata 35 4.707 105 45 5.169 938 29.318 108.594 61 53 148.991 36 - 22.035 - 5.648 3.896 3.721 847 1.407 725 38.279 37 36.989 43.285 52.668 163.392 101.320 41.520 89.771 53.413 31.847 614.205 38 195.016 194.141 331.275 403.511 483.712 329.445 501.423 217.600 119.622 2.775.746 39 10.565 289 15.304 160 971 11.343 2 43 1.566 40.246 41 216 457 66 3.708 1.519 227 347 1.953 33 8.527 42 30 577 1.940 327 3.815 124 101 248 1.403 8.565 43 5.177 1.930 723 51.102 8.359 521 3.710 5.988 32.705 110.215 45 2.855 4.023 3.075 4.810 7.039 3.608 1.967 6.975 5.456 39.809 46 2.639 22.528 12.737 55.722 61.715 16.669 19.409 97.669 4.011 293.101 47 16 1.398 221 691 2.501 266 2.359 388 227 8.068 49 11.803 1.358 1.753 26.004 24.338 968 19.753 11.081 17.242 114.299 50 1 14 3 35 469 2 1.193 18 - 1.733 51 - 0,03 - - - - - - - 0,03 52 2.410 6.224 956 3.171 3.261 1.394 21.681 231 121 39.448 53 - - - 4 60 - - - - 64 55 - - - 2 58 71 - 127 114 372 56 3 930 23 86 1.303 100 189 95 81 2.811 58 590 71 - 1.841 728 - - 0,1 266 3.496 59 - 2 - - 1 - 1 - - 3 60 - - 51 - - - 38 - - 90 61 2 2 48 11 329 3 0,3 62 5 462 62 0,1 372 - 116 114 4 0,4 - 8 614 63 2 - - 0,1 31 3 - 31 - 67 64 1 1 0,2 21 9 - 0,03 0,02 7 39 65 - 289 - 0,04 21 - - - - 310 66 - - - - 20 - - - - 20 Attivita' immobiliari 68 69 - - 104 208 2.217 123 0,2 89 2.811 69 0,01 0,02 1 - 4 1 - - - 6 70 - - 5 70 2 - 231 0,3 2 310 71 8 92 24 419 12 16 231 104 29 936 72 7 11 306 1 9.976 541 4 0,1 - 10.845 73 - - 22 22 6 - - - 379 428 74 43 68 103 3 43 - 4 34 5 304 75 10 - 0,001 - 1 10 - - - 22 77 0,002 7 284 360 123 14 0,04 10 1 799 80 - 0,1 - - - 46 - - - 46 81 64 304 7.893 1.308 5.506 212 2.863 1.796 1.177 21.123 82 100 3.443 77 317 5.872 287 494 113 306 11.009 Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale obbligatoria 84 150 1.624 7 12 152 1.652 26 45 1.145 4.812 Istruzione 85 43 91 13 3 135 1 15 6 9 316 86 1 606 93 2 427 27 130 11 5 1.301 87 - 12 44 0,4 46 502 16 32 7 659 88 - 212 - - 32 20 0,2 - 0,005 264 90 - 13.790 - 21 44.888 - 45 120 60 58.925 91 - - - - 109 - 14 - - 123 92 - 2 2 - 1 - - - - 5 93 1 7 0,1 20 38 10 16 1 60 153 94 - - 139 54 8 67 152 63 0,2 482 95 1 2 27 - 48 3 0,4 83 - 165 96 65 890 - 514 366 713 104 173 10 2.836 Organizzazioni ed organismi extraterritoriali 99 - 12 - - - - - - 12 381.753 564.651 894.872 1.619.173 1.104.618 583.669 1.147.374 536.085 264.826 7.097.020 Sanità assistenza sociale Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento Altre attività di servizi Totale Regione Trasporto e magazzinaggio Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione Servizi di informazione e comunicazione Attività finanziarie e assicurative Attività professionali, scientifiche e tecniche Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli Agricoltura, silvicoltura e pesca Estrazione di minerali da cave e miniere Attività manifatturiere Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento Costruzioni Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 159 2.3.2. La produzione di rifiuti speciali per capitolo CER I rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi sono costituiti principalmente da rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell�acqua e dalla sua preparazione (CAP 19). La produzione relativa a questa categoria è concentrata principalmente nelle province di Ravenna e Piacenza, vd. figure 2.3.2-1 e 2.3.2-2. Figura 2.3.2-1 > Produzione di rifiuti speciali pericolosi per capitolo CER, 2012 50.000 100.000 150.000 200.000 250.000 19 Rfiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dall a potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione 17 Rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) 16 Rifiuti non specif icati altrimenti nell'elenco 12 Rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica 07 Rifiuti dei processi chimici organici 13 Oi esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) 11 Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa Altri capitoli CER (t) Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Figura 2.3.2-2 > Produzione di rifiuti speciali non pericolosi per capitolo CER, 2012 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 3.000.000 19 Rfiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione 12 Rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica 10 Rifiuti prodotti da processi termici 20 Rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni) inclusi i rifiuti della raccolta differenziata 15 Rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) 08 Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa 02 Rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti 16 Rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco 01 Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali 03 Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone 07 Rifiuti dei processi chimici organici Altri capitoli CER (t) Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 160 In Tabella 2.3.2-1 e in Tabella 2.3.2-2 si riporta in dettaglio la quantificazione della produzione di rifiuti pericolosi e non pericolosi per capitolo CER e per provincia. Tabella 2.3.2-1 > Produzione di rifiuti speciali pericolosi per capitolo CER, 2012 Capitolo CER Piacenza (t) Parma (t) Reggio Emilia (t) Modena (t) Bologna (t) Ferrara (t) Ravenna (t) Forlì Cesena (t) Rimini (t) Totale (t) 01 - Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali 38 18 100 - 53 4.954 - - 5.164 02 - Rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti 0,01 3 1 0,2 2 6 17 1 1 31 03 - Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone 192 41 - 199 494 29 - 96 136 1.185 05 - Rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone 26 14 4 173 58 16 1.764 60 813 2.928 06 - Rifiuti dei processi chimici inorganici 311 435 1.289 507 2.105 464 1.528 192 378 7.208 07 - Rifiuti dei processi chimici organici 599 1.913 6.930 4.565 46.850 5.563 8.056 575 1.212 76.263 08 - Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa 1.193 284 1.427 1.218 2.857 321 396 1.025 180 8.901 09 - Rifiuti dell'industria fotografica 159 142 73 421 1.377 282 44 188 842 3.527 10 - Rifiuti prodotti da processi termici 1.764 92 4.238 2.159 1.419 49 1.108 35 154 11.017 11 - Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa 641 615 1.276 3.221 3.939 221 3.725 1.529 466 15.634 12 - Rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica 5.481 3.258 13.296 12.239 38.220 4.882 2.382 4.236 1.253 85.248 13 - Oi esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) 2.478 3.925 2.913 2.847 16.399 6.632 10.328 4.863 4.239 54.625 14 - Solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto (tranne 07 e 08) 2.103 117 503 654 1.567 477 342 224 44 6.032 15 - Rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) 642 1.021 1.840 1.888 3.547 892 1.777 730 1.086 13.423 16 - Rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco 18.308 6.022 6.544 13.791 16.347 7.236 22.436 5.796 7.281 103.761 17 - Rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) 8.990 10.604 10.985 27.086 9.977 8.429 5.100 13.898 10.875 105.944 18 - Rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate 555 1.626 1.011 2.112 3.837 1.797 2.130 871 550 14.489 19 - Rfiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione 81.507 2.824 3.218 7.413 15.437 17.955 101.397 9.515 29.659 268.926 20 - Rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni) inclusi i rifiuti della raccolta differenziata 127 54 229 32 256 173 58 122 29 1.079 Totale Regione 125.076 33.027 55.793 80.624 164.688 55.475 167.544 43.956 59.199 785.384 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 161 Tabella 2.3.2-2 > Produzione di rifiuti speciali non pericolosi per capitolo CER, 2012 Capitolo CER Piacenza (t) Parma (t) Reggio Emilia (t) Modena (t) Bologna (t) Ferrara (t) Ravenna (t) Forlì-Cesena (t) Rimini (t) Totale (t) 01 - Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali 402 1.587 33.314 30.609 7.138 95 43.949 508 672 118.274 02 - Rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti 15.558 75.887 14.469 52.410 28.060 11.734 156.725 59.214 844 414.901 03 - Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone 16.459 4.604 12.446 7.362 10.275 35.380 4.148 6.040 11.105 107.819 04 - Rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, nonché dell'industria tessile 24 265 83 681 598 1.796 209 397 19 4.072 05 - Rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone - - - 0,02 - - 0,1 - 0,2 06 - Rifiuti dei processi chimici inorganici 1.216 866 142 1.215 1.338 98 692 1.436 112 7.114 07 - Rifiuti dei processi chimici organici 1.801 3.544 4.270 5.374 4.410 8.176 2.321 1.384 527 31.807 08 - Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa 1.324 2.665 106.622 331.467 19.264 3.776 8.332 6.985 2.476 482.911 09 - Rifiuti dell'industria fotografica 3 13 14 88 5 1 2 1 4 130 10 - Rifiuti prodotti da processi termici 11.771 18.549 153.054 311.294 37.728 20.182 51.827 1.960 14.807 621.171 11 - Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa 1.014 628 828 8.555 2.925 174 211 382 712 15.427 12 - Rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica 26.468 62.519 97.426 75.231 168.406 47.799 119.203 30.047 8.443 635.542 15 - Rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) 24.750 114.704 44.783 111.411 76.542 30.203 55.393 101.271 6.213 565.270 16 - Rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco 15.752 19.413 16.999 55.778 36.835 22.747 129.167 51.236 13.847 361.773 18 - Rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate 15 41 4 292 508 4 8 13 4 889 19 - Rfiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione 197.667 236.952 264.172 519.843 645.766 353.944 527.475 237.098 160.109 3.143.026 20 - Rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni) inclusi i rifiuti della raccolta differenziata 67.529 22.415 146.246 107.564 64.819 47.560 47.710 38.115 44.932 586.891 n.d. 0,1 0,5 - - - - - - - 1 Totale Regione 381.753 564.651 894.872 1.619.173 1.104.618 583.669 1.147.374 536.085 264.826 7.097.020 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 2.4 Gestione La banca dati MUD contiene anche i dati relativi alle modalità di gestione dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Risulta opportuno premettere che i dati relativi alla gestione (recupero e smaltimento) dei rifiuti speciali derivano dalla sommatoria delle dichiarazioni presentate da tutti i soggetti che gestiscono rifiuti. Le quantità dichiarate comprendono pertanto tutti i rifiuti gestiti nel corso dell�anno, in diversi momenti del ciclo, con la conseguenza che una quota di rifiuti dichiarata dal soggetto gestore finale può comparire anche nella dichiarazione di un soggetto gestore intermedio. Lo stesso rifiuto può quindi essere conteggiato due volte se le due attività sono svolte nello stesso anno. La disponibilità di questi dati permette comunque di ricostruire un quadro attendibile e completo dei quantitativi di rifiuti speciali che vengono gestiti nel territorio regionale in quanto la dichiarazione MUD è obbligatoria per tutti i soggetti che gestiscono rifiuti. Il computo dei quantitativi gestiti non comprende i rifiuti appartenenti al capitolo CER 20. Fanno tuttavia eccezione i rifiuti con CER 200304 (fanghi delle fosse settiche) che, in quanto di competenza del 162 soggetto che svolge l�attività di pulizia manutentiva ai sensi dall�art. 230 comma 5 del D.Lgs. 152/2006, vengono conteggiati nella gestione dei rifiuti speciali. Nel 2012 sono state gestite complessivamente 12.477.706 tonnellate di rifiuti speciali, quantitativo lievemente inferiore a quanto gestito nel 2011 ma confrontabile con quello degli anni passati in quanto le variazioni normative nell�anno di riferimento non hanno modificato le procedure. Il trend riportato in figura 2.4-1 evidenzia un andamento complessivo crescente dei quantitativi gestiti fino al 2008, seguito da un lieve e graduale calo fino al 2010, con una ripresa minima nel 2011 e un nuovo calo nel 2012. Tale andamento non comprende i quantitativi relativi alle operazioni R13 �messa in riserva� e D15 �deposito preliminare� in quanto essi comprendono anche le quote di rifiuti speciali in giacenza presso gli impianti al 31.12.2011, in attesa di essere avviati alle successive operazioni di recupero e/o smaltimento. Figura 2.4-1 > Trend dei quantitativi di rifiuti speciali gestiti dal 2002-2012 0 2.000.000 4.000.000 6.000.000 8.000.000 10.000.000 12.000.000 14.000.000 16.000.000 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 (t) Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD La gestione complessiva conferma il trend del passato, sia per quanto riguarda le quote di rifiuti avviate a recupero sia per quelle avviate a smaltimento, come riportato in figura 2.4-2. 163 Figura 2.4-2 > Trend dei quantitativi di rifiuti speciali avviati a recupero e a smaltimento, 2002 2012 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 % a smaltimento % a recupero Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Nel 2012 il 73% dei rifiuti speciali è stato avviato a recupero e il 27% a smaltimento. La riduzione dei quantitativi gestiti nel 2012 rispetto al 2011 si riflette sulle operazioni di recupero con un -5% e sulle operazioni di smaltimento con un -8,5%. La tabella 2.4-1 e la figura 2.4-3 mostrano la sintesi delle modalità di gestione, per tipologia di attività; i dati riportati evidenziano che i rifiuti gestiti sono in prevalenza non pericolosi (93% dei quantitativi trattati). Tabella 2.4-1 > Rifiuti speciali per tipologia di gestione, 2012 Recupero di energia (R1) t Recupero di materia (R2, R3, R4, R5, R6, R7, R8, R9, R10, R11, R12, R14, R15) t Incenerimento (D10) t Altre operazioni di smaltimento (D3, D4, D6, D7, D8, D9, D11, D13, D14) t Smaltimento in discarica t Totale gestito al netto delle quote in giacenza (R13, D15) t Giacenza (R13) t Giacenza (D15) t Non pericolosi 437.173 8.374.417 151.995 1.506.582 1.123.331 11.593.499 1.732.235 150.510 Pericolosi 64.338 194.322 62.087 460.440 103.020 884.208 144.443 93.191 Totale gestito 501.510 8.568.740 214.082 1.967.022 1.226.352 12.477.706 1.876.678 243.701 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 164 Figura 2.4-3 > Quantità di rifiuti speciali trattati per tipologia di gestione, 2012 4% 68% 2% 16% 10% 0 1.000.000 2.000.000 3.000.000 4.000.000 5.000.000 6.000.000 7.000.000 8.000.000 9.000.000 Recupero di energia (R1) t Recupero di materia (R2, R3, R4, R5, R6, R7, R8, R9, R10, R11, R12, R14, R15) t Incenerimento (D10) t Altre operazioni di smaltimento (D3, D4, D6, D7, D8, D9, D11, D13, D14) t Smaltimento in discarica t (t) Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Analogamente a quanto rilevato nel 2011, i quantitativi più significativi risultano quelli avviati a recupero di materia, mentre per lo smaltimento prevalgono le operazioni da D3 a D14 (altre operazioni di smaltimento) seguite dalla discarica. In discarica nel 2012 sono state smaltite 1.226.352 tonnellate di rifiuti speciali, in prevalenza non pericolosi (92% sul totale smaltito in discarica). Le operazioni di recupero più importanti riguardano il recupero di materia, pari al 68% dei rifiuti gestiti. Alla voce recupero di materia e altre forme di smaltimento sono aggregate rispettivamente le operazioni R12 e D13 perché la Direttiva 2008/98/CE (recepita nel nostro ordinamento dal D.Lgs. n. 205/2010) ha ridefinito queste due operazioni, prevedendo che possano comprendere operazioni preliminari al recupero e allo smaltimento (ad esempio la cernita, la frammentazione, la compattazione, la triturazione, l�essiccamento, la pellettizzazione e il condizionamento). La figura 2.4-4 conferma che la principale forma di gestione dei rifiuti speciali non pericolosi è il recupero di materia (72%), seguita dalle altre operazioni di smaltimento (13%) e dalla discarica 10%, che interessa ancora quantitativi importanti. 165 Figura 2.4-4 > Incidenza percentuale delle diverse modalità di gestione dei rifiuti speciali non pericolosi, 2012 Recupero di energia (R1) t 4% Recupero di materia (R2, R3, R4, R5, R6, R7, R8, R9, R10, R11, R12, R14, R15) t 72% Incenerimento (D10) t 1% Altre operazioni di smaltimento (D3, D4, D6, D7, D8, D9, D11, D13, D14) t 13% Smaltimento in discarica t 10% Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Per quanto riguarda i rifiuti pericolosi (vd. figura 2.4-5) prevalgono invece le attività di smaltimento, con il 52% avviato ad altre operazioni di smaltimento, il 12% smaltito in discarica e il 7% incenerito. Il restante 29% (il 7% a recupero di energia e il 22% a recupero di materia) risulta avviato a recupero. Figura 2.4.5 > Incidenza percentuale delle diverse modalità di gestione dei rifiuti speciali pericolosi, 2012 Recupero di energia (R1) t 7% Recupero di materia (R2, R3, R4, R5, R6, R7, R8, R9, R10, R11, R12, R14, R15) t 22% Incenerimento (D10) t 7% Altre operazioni di smaltimento (D3, D4, D6, D7, D8, D9, D11, D13, D14) t 52% Smaltimento in discarica t 12% Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Di seguito si analizzano separatamente i dati relativi alle operazioni di recupero e smaltimento per 166 capitolo CER. 2.4.1 Le operazioni di recupero Analizzando nel dettaglio i dati relativi al recupero (articolati secondo le definizioni dell�Allegato C del D.Lgs. 152/2006 in R1 recupero di energia e da R2 a R12 recupero di materia) emerge che nel 2012, escludendo le giacenze e le operazioni di messa in riserva (R13), sono state trattate con operazioni di recupero 9.070.250 tonnellate di rifiuti, di cui il 97% sono non pericolosi. La forma di recupero prevalente è il recupero di sostanze inorganiche (R5) con oltre 5.000.000 di tonnellate di rifiuti in prevalenza non pericolosi (vd. tabella 2.4.1-1), seguita dal recupero di sostanze organiche (R3) con 1.398.353 tonnellate e dal recupero di metalli (R4) con 1.132.278 tonnellate. Le tipologie di rifiuti non pericolosi avviati a recupero di materia appartengono in prevalenza ai rifiuti derivanti dalle operazioni di costruzione e demolizione (capitolo CER 17) con 3.901.297 tonnellate seguiti dai rifiuti prodotti dagli impianti di trattamento dei rifiuti (capitolo CER 19) con quantitativi pari a circa 1.500.000 tonnellate, vd. figura 2.4.1-1. Per quanto riguarda i rifiuti speciali pericolosi, sono stati avviati a recupero 258.660 tonnellate destinate in gran parte al recupero di energia (R1) e al recupero di sostanze inorganiche (R5), vd. tabella 2.4.1-1. Le operazioni di recupero hanno riguardato in modo particolare i rifiuti appartenenti al capitolo CER 13 e 16, costituendo insieme il 55% dei rifiuti pericolosi avviati a recupero (vd. figura 2.4.1-1). Tabella 2.4.1-1 > Rifiuti speciali avviati a recupero per tipologia di gestione, 2012 Attività di recupero Descrizione attività di recupero Non pericolosi (t) Pericolosi (t) Totale avviato a recupero (t) R1 utilizzo come combustibile 437.173 64.338 501.510 R2 recupero solventi 14.343 20.042 34.385 R3 recupero sostanze organiche 1.387.177 11.176 1.398.353 R4 recupero metalli 1.077.044 55.234 1.132.278 R5 recupero di altre sostanze inorganiche 5.378.191 70.051 5.448.243 R6 rigenerazione acidi e/o basi 3.006 28.104 31.109 R7 recupero prodotti che captano inquinanti 8.133 3.539 11.672 R8 recupero dei prodotti provenienti dai catalizzatori 0 1 1 R9 rigenerazione degli oli 701 0 701 R10 spandimento sul suolo a beneficio dell'agricoltura 194.063 0 194.063 R11 utilizzo di rifiuti ottenuti da operazioni di recupero da R1 a R10 155.980 0 155.980 R12 scambio di rifiuti per sottoporli a operazioni da R1 a R11 155.780 6.175 161.955 Totale avviato a recupero 8.811.590 258.660 9.070.250 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 167 Figura 2.4.1-1 > Rifiuti speciali Non pericolosi e Pericolosi (per capitolo CER) avviati a recupero, 2012 0 1.000.000 2.000.000 3.000.000 4.000.000 oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) rifiuti prodotti da processi termici rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) 1 3 A lt ro 0 3 0 1 1 6 0 2 0 8 1 2 1 5 1 0 1 9 1 7 (t)Non Pericolosi Pericolosi Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD In figura 2.4.1-2 si riportano i quantitativi di rifiuti speciali che risultano in giacenza e/o trattati con operazioni di messa in riserva (R13) dal 2002 al 2012. In particolare nel 2012 risultano complessivamente in giacenza 1.876.678 tonnellate di rifiuti, con un incremento dell�8% rispetto al 2011. Tale quantitativo è costituito per il 92% da rifiuti speciali non pericolosi. In appendice (tabelle A1 e A2) si riporta il dettaglio dei quantitativi di rifiuti speciali trattati pericolosi e non pericolosi, per capitolo CER e per tipologia di trattamento. Figura 2.4.1-2 > Trend dei quantitativi relativi alle giacenza e messa in riserva (R13), 2002-2012 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 RS P giacenza (R13) 41.935 37.848 27.014 74.457 73.517 78.644 64.724 139.584 98.950 82.025 144.443 RS NP giacenza (R13) 1.688.807 1.867.643 1.572.626 2.129.989 1.993.231 2.123.124 2.590.167 2.305.164 2.028.815 1.650.499 1.732.235 0 250.000 500.000 750.000 1.000.000 1.250.000 1.500.000 1.750.000 2.000.000 2.250.000 2.500.000 2.750.000 3.000.000 (t) Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 168 2.4.2 Le operazioni di smaltimento I quantitativi di rifiuti speciali avviati a smaltimento (come definito nell�Allegato B del D.Lgs. 152/2006) nel 2012 sono stati complessivamente 3.407.456 tonnellate, in prevalenza costituiti da rifiuti speciali non pericolosi (82%). Le attività di smaltimento prevalenti sono rappresentate dal trattamento chimico fisico (D9) con oltre 1.000.000 di tonnellate di rifiuti trattati e la discarica, alla quale viene destinato ancora il 36% dei rifiuti avviati a smaltimento come riportato in tabella 2.4.2-1. Tabella 2.4.2-1, Rifiuti speciali avviati a smaltimento per tipologia di gestione, 2012 Attività di smaltimento Descrizione attività di smaltimento Non Pericolosi (t) Pericolosi (t) Totale avviato a smaltimento (t) D8 trattamento biologico 634.444 48.532 682.975 D9 trattamento chimico fisico 804.675 350.290 1.154.965 D10 incenerimento 151.995 62.087 214.082 D13 raggruppamento preliminare 35.499 49.748 85.247 D14 ricondizionamento preliminare 31.964 11.870 43.835 Discarica Discarica 1.123.331 103.020 1.226.352 Totale avviato a smaltimento 2.781.909 625.548 3.407.456 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD La figura 2.4.2-1 evidenzia che i rifiuti speciali avviati a smaltimento sono costituiti in gran parte dai rifiuti prodotti dal trattamento di rifiuti (capitolo CER 19), seguiti dai rifiuti appartenenti al capitolo 16 nel quale vengono raggruppate diverse tipologie di rifiuti (veicoli fuori uso, batterie, trasformatori e condensatori, sostanze ossidanti ecc.) e dai rifiuti di origine urbana che comprendono solo il CER 200304 (fanghi delle fosse settiche). 169 Figura 2.4.2-1 > Rifiuti speciali avviati a smaltimento per capitolo CER, 2012 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per � oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) rifiuti dei processi chimici organici rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni) inclusi i rifiuti della � rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito 1 1 1 5 1 8 A lt ro 0 8 1 3 0 7 1 7 0 1 1 2 0 2 2 0 1 6 1 9 (t) Non Pericolosi Pericolosi Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Si analizza di seguito il dato relativo al deposito preliminare, non incluso nelle elaborazioni precedenti. Il trend riportato in figura 2.4.2-2 evidenzia un incremento dei quantitativi destinati a deposito preliminare rispetto agli anni precedenti a carico sia dei rifiuti pericolosi che dei non pericolosi. Figura 2.4.2-2 > Trend dei quantitativi relativi alle giacenze e deposito preliminare (D15), 2002 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Nel 2012 sono state destinate complessivamente a deposito preliminare 243.701 tonnellate di rifiuti, il 62% dei quali non pericolosi, con un incremento complessivo di 61.932 tonnellate rispetto al dato del 2011. In appendice (tabelle A3 e A4) si riporta il dettaglio dei quantitativi di rifiuti speciali trattati 170 pericolosi e non pericolosi, per capitolo CER e per tipologia di trattamento. Il dato MUD relativo alle operazioni di deposito preliminare (D15) e di messa in riserva (R13) può risultare sovrastimato in quanto in fase di compilazione della documentazione da parte del soggetto gestore può essere stato confuso con le giacenze, pertanto lo si elabora separatamente rispetto alle altre attività di gestione considerandolo un valore indicativo dei quantitativi gestiti con queste operazioni. 2.4.3 Il bilancio regionale: flussi in entrata e in uscita dalla regione Lo studio relativo ai rifiuti speciali si completa con l�analisi dei flussi di rifiuti in ingresso e in uscita dal territorio regionale. Per il 2012 il flusso complessivo di rifiuti speciali in uscita dal territorio regionale è stato pari a 3.480.461 tonnellate, di cui 507.345 tonnellate (pari al 15%) costituto da rifiuti speciali pericolosi. Nel medesimo anno sono entrate in regione 3.860.651 tonnellate di rifiuti speciali (RS), delle quali 459.460 tonnellate (pari al 12%) sono rifiuti speciali pericolosi. Nella tabella 2.4.3-1 si riporta il trend dei flussi di rifiuti importati ed esportati dalla regione. Tabella 2.4.3-1 > Trend dei quantitativi di rifiuti importati ed esportati dalla regione, 2002-2012 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Import (t) 3.466.428 2.996.210 2.820.144 3.520.379 3.581.590 3.993.153 4.876.730 4.017.053 3.853.445 3.982.295 3.860.651 Export (t) 1.652.462 1.644.443 1.891.930 1.999.970 1.963.208 3.101.902 2.535.011 2.249.548 2.554.324 2.919.804 3.480.461 bilancio in/out (t) 1.813.966 1.351.767 928.214 1.520.409 1.618.382 891.251 2.341.719 1.767.506 1.299.121 1.062.491 380.190 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Lo schema riportato in figura 2.4.3-1 illustra una stima del bilancio del sistema regionale di gestione dei rifiuti speciali per il 2012; i flussi extranazionali identificano gli scambi import-export fra la regione Emilia-Romagna e i paesi esteri mentre i flussi nazionali rappresentano gli scambi import-export fra la regione Emilia-Romagna e le altre regioni Italiane. Figura 2.4.3-1 > Sistema regionale di gestione dei rifiuti speciali, 2012 Flussiextranazionali Flussi nazionali Produzione 10.235.150 t P: 785.384 t NP: 9.449.766 t Avviati a recupero 9.070.250 t P: 258.660 t NP: 8.811.590 t Avviati a smaltimento 3.407.457 t P: 625.548 t NP: 2.781.909 t Import 212.318 t P: 2.251 t NP: 210.067 t Export 216.408 t P: 103.361 t NP: 113.047 t Export 3.264.053 t P: 403.983 t NP: 2.860.070 t Import 3.648.333 P: 457.208 t NP: 3.191.125 t 171 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD In figura 2.4.3-2 vengono analizzati nel dettaglio i flussi �nazionali� fra l�Emilia-Romagna e le altre regioni Italiane. Dei quantitativi che nel 2012 sono entrati in regione (3.648.333 tonnellate), il 33% proviene dalla Lombardia, il 19% dal Veneto, il 12% dalla Toscana e il 7% dal Lazio. Rispetto ai quantitativi di rifiuti in entrata, quelli in uscita dalla regione risultano essere lievemente inferiori e pari a 3.264.053 tonnellate. Le principali regioni che ricevono rifiuti dall�Emilia-Romagna risultano essere la Lombardia (53% dei quantitativi totali inviati) e il Veneto (20%). Figura 2.4.3-2 > Regioni di destinazione e di provenienza dei rifiuti speciali, 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD I flussi di rifiuti speciali che entrano ed escono dalla regione appartengono per la maggior parte alle categorie merceologiche relative al capitolo 19 (rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti), al capitolo 17 (rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione) e al capitolo 16 (rifiuti prodotti dallo smantellamento dei veicoli fuori uso), vd. figura 2.4.3-3. Figura 2.4.3-3 > Flussi nazionali di rifiuti speciali, per categoria merceologica, in uscita e in entrata dalla regione, 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD A scala globale, analizzando i flussi extranazionali ovvero i flussi import/export fra l�Emilia 172 Romagna e i paesi esteri, dalla regione nel 2012 sono state esportate all�estero 216.408 tonnellate di rifiuti speciali, il 48% dei quali sono rifiuti pericolosi. Il flusso di rifiuti esteri in entrata, pari a 212.318 tonnellate, oltre a essere lievemente inferiore rispetto a quello in uscita, risulta caratterizzato quasi esclusivamente da rifiuti non pericolosi. L�Emilia-Romagna conferisce rifiuti speciali principalmente in Germania (47% dei rifiuti esportati all�estero), in Cina (24%) e in Austria (7%) mentre riceve rifiuti principalmente dalla Svizzera (52% dei rifiuti importati dall�estero), dalla Francia (20%) e dalla Repubblica di San Marino (11%), vd. figura 2.4.3-4. Figura 2.4.3-4 > Paesi di destinazione e di provenienza dei rifiuti speciali, 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Entrano in regione principalmente legno prodotto da impianti di trattamento dei rifiuti (CAP 19, CER 191207), zinco derivante delle operazioni di costruzione e demolizione (CAP 17, CER 170404), imballaggi di vetro e di legno (CAP 15, CER 150107, CER 150103) e ceneri di zinco prodotte da processi di galvanizzazione a caldo (CAP 11, CER 110502), vd. figura 2.4.3.5. Vengono esportati all�estero principalmente rifiuti contrassegnati come pericolosi, quali plastica e gomma, prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti (CAP 19, CER 190304, CER 191204), materiali da costruzione contenenti amianto derivante delle operazioni di costruzione e demolizione (CAP 17, CER 170605) e scarti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso (CAP 16, CER 160214), vd. figura 2.4.3-5. 173 Figura 2.4.3-5 > Flussi extranazionali di rifiuti speciali, per categoria merceologica, in uscita e in entrata dalla regione, 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 2.5 Il sistema impiantistico Nel 2012 in regione hanno dichiarato di aver trattato più di 100 tonnellate l�anno di rifiuti speciali 1.035 impianti, la maggior parte dei quali ubicati nelle provincie di Modena (19%) e Bologna (17%), come evidenziato nella figura 2.5-1. Figura 2.5-1 > Presenza in percentuale per provincia dei principali impianti che hanno dichiarato di aver trattato rifiuti speciali, 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Le varie tipologie di gestione (come definite negli allegati B e C del D.Lgs. 152/2006) sono state accorpate seguendo le linee di aggregazione utilizzate da Ispra riportate di seguito: • Recupero energetico R1; • Recupero di materia R2-R3-R4-R5-R6-R7-R8-R9-R10-R11-R12; • Messa in riserva R13; • Altre operazioni di smaltimento D8-D9-D13-D14; • Deposito preliminare D15; • Incenerimento D10; • Smaltimento in discarica D1, D2. La figura 2.5-2 riporta a scala provinciale i quantitativi gestiti per tipologia di trattamento. 174 Nel 2012 le operazioni di recupero di materia si sono concentrate nella provincia di Modena mentre le operazioni di smaltimento (comprensive dello smaltimento in discarica) si riscontrano prevalentemente nelle provincie di Bologna e Ravenna. Figura 2.5-2 > Quantitativi gestiti per tipologia di operazione, 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD La figura 2.5-3 evidenzia la localizzazione degli impianti e i quantitativi trattati per territorio comunale, per tipologia di recupero e smaltimento. Figura 2.5-3 > Gestione dei rifiuti speciali in Emilia-Romagna nel 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 2.5.1 Gli impianti di recupero In Figura 2.5.1-1 è rappresentata la localizzazione degli impianti che nel 2012 hanno effettuato operazioni di recupero di rifiuti speciali: la loro distribuzione risulta omogenea sul territorio regionale, con concentrazione maggiore nella parte orientale. 175 Figura 2.5.1-1 > Mappa degli impianti che hanno dichiarato di aver effettuato operazioni di recupero nel 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD In Figura 2.5.1-2 si riporta la localizzazione a livello comunale delle attività di recupero energetico (R1). I quantitativi di energia più importanti sono recuperati nel Comune di Faenza, seguito dai Comuni di Ferrara, Ravenna, Solignano, Sogliano, Granarolo dell�Emilia e Sogliano al Rubicone. 176 Figura 2.5.1-2 > Mappa delle operazioni di recupero energetico a livello comunale, 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Il dettaglio relativo alla localizzazione delle operazioni di recupero di materia riportato in Figura 2.5.1-3 evidenzia come tali attività siano diffuse in modo uniforme su tutto il territorio regionale. I quantitativi più importanti vengono trattati in particolare in quasi tutti i Comuni Capoluogo e i Comuni di Carpi, Ostellato, Codigoro, Lugo, Imola, Faenza, Crespellano, San Leo, Coriano, Rimini, Formigine e Sassuolo. Figura 2.5.1-3 > Mappa delle operazioni di recupero di materia a livello comunale, 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 177 Si completa il dettaglio relativo alle attività di recupero localizzando a livello comunale le operazioni di messa in riserva. Dalla Figura 2.5.1-4 emerge che i Comuni dove vengono stoccati per il successivo recupero i quantitativi maggiori di rifiuti speciali sono quelli di Faenza, Cotignola, Spilamberto e Cesena. Figura 2.5.1-4 > Mappa delle operazioni di messa in riserva a livello comunale, 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 2.5.2 Gli impianti di smaltimento La Figura 2.5.2-1 evidenzia come gli impianti regionali che nel 2012 hanno effettuato operazioni di smaltimento siano nettamente meno numerosi rispetto agli impianti di recupero (Figura 2.5.1-1) e siano localizzati in prevalenza nelle province di Ravenna, Bologna, Modena e Piacenza. Figura 2.5.2-1 > Mappa degli impianti che hanno dichiarato di aver effettuato operazioni di smaltimento nel 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 178 Si riportano di seguito nel dettaglio le discariche e gli inceneritori che hanno dichiarato di aver trattato rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi nel 2012. In Figura 2.5.2-2 si riporta la loro localizzazione. Tabella 2.5.2-1 > Elenco dei soggetti che hanno dichiarato operazioni di smaltimento di rifiuti speciali in discarica (D1-D2) nel 2012 Ragione Sociale Indirizzo Comune Provincia Non Pericolosi Pericolosi Totale smaltito t/a AIMAG SPA VIA CAMPANA Medolla MODENA 25.017 - 25.017 AIMAG SPA VIA VALLE Carpi MODENA 58.828 58.828 AREA S.P.A. VIA GRAN LINEA Jolanda di Savoia FERRARA 19.854 - 19.854 ASA AZIENDA SERVIZI AMBIENTALI S.C.P.A. VIA SALICETO Castel Maggiore BOLOGNA 96.671 76.803 173.474 BERCO S.P.A. VIA DEL LAVORO Copparo FERRARA 1.052 - 1.052 CO.SE.A. DISCARICA Loc. CA` dei Ladri Gaggio Montano BOLOGNA 23.351 - 23.351 FERONIA SRL-MO DISC.NP1.FINALE.EMILIA CANALETTO VIA ROVERE Finale Emilia MODENA 83.317 83.317 HERAMBIENTE SPA-BO DISC.NP.GALLIER VIA S.FRANCESCO MORELLI ALTO Galliera BOLOGNA 30.272 - 30.272 HERAMBIENTE SPA-FC DISC.NP1.BUSCA VIA RIO DELLA BUSCA Cesena FORLI' 12.052 12.052 HERAMBIENTE SPA-MO DISC.NP1.ZOCCA LOC. RONCOBOTTO Zocca MODENA 1.658 1.658 HERAMBIENTE SPA-RA DISC.NP1.EX1C.RA S.S. 309 ROMEA KM.2,6 Ravenna RAVENNA 153.281 - 153.281 HERAMBIENTE SPA-RA DISC.NP1.VOLTANA VIA TRAVERSAGNO Lugo RAVENNA 43.334 43.334 HERAMBIENTE SRL-BO DISC.NP.TREMONTI VIA PEDIANO Imola BOLOGNA 212.180 212.180 IREN AMBIENTE SPA LOC.POIATICA SP.19 Carpineti REGGIO NELL'EMILIA 59.088 - 59.088 NUOVA GEOVIS SPA ROMITA Sant'agata Bolognese BOLOGNA 13.312 - 13.312 PALLADIO TEAM FORNOVO SRL STRADA NEVIANO DE ROSSI Fornovo di Taro PARMA 41.768 41.768 RIECO SRL VIA BELVEDERE - MIRANDOLA MO Mirandola MODENA 19.826 1.876 21.702 S.A.BA.R. S.P.A. VIA LEVATA Novellara REGGIO NELL'EMILIA 37.150 - 37.150 SICURA S.R.L. LOC. CORTE MAROZZO DI VALLE IS Comacchio FERRARA 24.241 24.241 SOELIA SPA BANDISSOLO Argenta FERRARA 497 497 SOGLIANO AMBIENTE S.P.A. GINESTRETO MORSANO Sogliano Al Rubicone FORLI' 124.102 - 124.102 SOTRIS SPA-RA DISC.PE1 4ST SS309 ROMEA KM. 2,6 Ravenna RAVENNA 37.347 24.341 61.687 UNIGRA' S.R.L. GARDIZZA Conselice RAVENNA 5.136 - 5.136 1.123.331 103.020 1.226.352 Totale Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Tabella 2.5.2-2 > Elenco dei soggetti che hanno dichiarato operazioni di incenerimento di rifiuti speciali (D10) nel 2012 Ragione Sociale Indirizzo Comune Provincia Non Pericolosi (t) Pericolosi (t) Totale smaltito (t) HERA SPA-BO R FORNO FANGHI1 VIA SHAKESPEARE BOLOGNA BOLOGNA 7.369,84 7.369,84 HERA SPA-FC R TERMOVAL2 L3. FORLI' VIA CARLO GRIGIONI FORLI' FORLI'-CESENA 16,05 16,05 HERA SPA-MO R TERMOVAL1 L3. MODENA VIA CAVAZZA MODENA MODENA 49.969,89 49.969,89 HERAMBIENTE SPA-RA F3 VIA BAIONA RAVENNA RAVENNA 2.366,00 32.654,7 2 35.020,72 HERAMBIENTE SPA-RN TERMOVAL1.RIMINI VIA RAIBANO CORIANO RIMINI 37.326,10 37.326,10 IREN AMBIENTE SPA VIA DEI GONZAGA REGGIO EMILIA REGGIO EMILIA 5.583,34 5.583,00 MENGOZZI S.P.A VIA CARLO ZOTTI FORLI' FORLI'-CESENA 345,00 27.521,8 5 27.866,85 TECNOBORGO SPA STARDA BORGOFORTE PIACENZA PIACENZA 49.018,68 1.911,00 50.929,68 TOTALE COMPLESSIVO 151.994,9 0 62.087,5 7 214.082,4 7 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD I dati riportati in Tabella 2.5.2-1 evidenziano che le discariche che trattano rifiuti pericolosi sono tre: una in provincia di Bologna, una in provincia di Modena e una in provincia di Ravenna. Anche gli inceneritori (Tabella 2.5.2-2) che trattano esclusivamente rifiuti pericolosi sono tre, localizzati nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Piacenza. In Tabella 2.5.2-3 si riportano invece gli impianti che hanno dichiarato di aver effettuato attività di trattamento chimico-fisico D9 nel 2012 per quantitativi superiori alle 100 tonnellate. Nella tabella 2.5.2-4 è riportato come dettaglio l�elenco dei soggetti che nel 2012 hanno dichiarato di aver effettuato trattamento chimico-fisico di fanghi appartenenti al capitolo 19 e al CER 200304. 179 Tabella 2.5.2-3 > Elenco dei soggetti che hanno dichiarato operazioni di trattamento chimico-fisico (D9) nel 2012 R agione Sociale Indirizzo Comune Provincia Non Pericolo si Pericolo si Totale smaltito t/a HERAMBIENTE SPA-RA CHIFI2,6.RA D9 S.S. 309 ROMEA KM.2,6 Ravenna RAVENNA 104.712 11.347 116.059 FURIA S.R.L. VIA S.ALLENDE Caorso PIACENZA 44.216 71.450 115.667 S.A.I. SRL SERVIZI AMBIENTALI INDUSTRIALI VIA BAIONA Ravenna RIMINI 64.342 34.396 98.739 HERAMBIENTE SPA-BO CHIFI-D09.BOLOGNA VIA SHAKESPEARE Bologna BOLOGNA 93.908 762 94.670 HERAMBIENTE SPA-RA TAS VIA BAIONA Ravenna RAVENNA 53.466 28.620 82.086 IREN AMBIENTE SPA STR. BORGOFORTE Piacenza PIACENZA 53.130 22.079 75.209 NIAGARA SRL VIA AMENDOLA Poggio Renatico FERRARA 29.084 43.093 72.176 HERAMBIENTE SPA-RA DISIDRAT2,6 D9 S.S. 309 ROMEA KM2,6 Ravenna RAVENNA 42.321 15.956 58.276 AMBIENTE MARE SPA VIA DEL MARCHESATO Ravenna RAVENNA 6.335 45.478 51.812 HERAMBIENTE SPA-RA CHIFI1.LUGO VIA TOMBA Lugo RAVENNA 46.884 153 47.037 HERAMBIENTE SPA-RA DISIFAN3,8 S.S. 309 ROMEA KM.3,8 Ravenna RAVENNA 32.398 11.848 44.246 IREN AMBIENTE SPA VIA MARSILIO VENTURA Parma PARMA 38.620 53 38.673 ACR REGGIANI ALBERTINO SPA VIA BELVEDERE Mirandola MODENA 32.645 522 33.167 IREN AMBIENTE SPA VIA RAFFAELLO Reggio Emilia REGGIO NELL'EMILIA 30.427 1 30.428 ROVERETAS.R.L. VIA ROVERETA FR. CERASOLO AUSA Coriano BOLOGNA 3.313 25.023 28.336 HERAMBIENTE SPA-MO CHIFI1.AREA2 VIA CAVAZZA Modena MODENA 27.900 137 28.037 ROMAGNA ECOLOGIA SRL DELL'AGRICOLTURA Castel Guelfo di Bologna BOLOGNA 11.751 15.519 27.270 C.A.D.F. S.P.A. CANALE COLLETTORE ADIGE Comacchio FERRARA 21.950 - 21.950 FAENZA DEPURAZIONI SRL GRANAROLO Faenza RAVENNA 19.394 2.172 21.565 AIMAG SPA VIA BERTUZZA Carpi MODENA 19.651 - 19.651 SOTRIS SPA-RA INERTIZZAZIONE SS 309 ROMEA KM 2,6 Ravenna RAVENNA 2.093 10.277 12.370 MA.GE.MA. SOCIETA' AGRICOLA COOPERATIVA VIA BEVANO - LOC. CASTIGLIONE Ravenna RAVENNA 9.038 - 9.038 IREN AMBIENTE SPA VIA DEI GONZAGA Reggio Emilia REGGIO NELL'EMILIA 2.016 5.909 7.926 HERAMBIENTE SPA-FC CHIFI1.TRAT.FOR VIA CARLO GRIGIONI Forli' FORLI' 6.412 8 6.420 HERAMBIENTE SPA-RA CHIFI3,8.RA S.S. 309 ROMEA KM.3,8 Ravenna RAVENNA 1.956 3.096 5.052 HERAMBIENTE SPA-FE CHIFI1.FERRARA VIA CESARE DIANA Ferrara FERRARA 4.943 34 4.978 S.EC.AM. - SOCIETA' ECOLOGICA AMBIENTE S.P.A. VIA VICOLI Ravenna RAVENNA 860 899 1.759 CORRADI S.P.A. BRINI Bologna BOLOGNA - 710 710 OPPIMITTI COSTRUZIONI SRL (IMPIANTO SELEZIONE) LOC. I PIANI DI TIEDOLI Borgo Val di Taro PARMA 526 526 ITALBONIFICHE S.R.L. VIA ARCHIMEDE Forli' FORLI' 23 404 427 SOTRIS SPA-RA STOC.TRATTAMENTO D13 SS 309 ROMEA KM 2,6 Ravenna RAVENNA 1 258 258 ECOPO SRL LOCALITA' ROSSO Fontanellato RIMINI 238 238 BERCO SPA MANCINI Imola BOLOGNA 108 - 108 LA CART S.R.L. LEA GIACCAGLIA Rimini RIMINI 15 85 100 804.675 350.290 1.154.965 Totale complessivo Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Tabella 2.5.2-4 > Elenco dei soggetti che hanno dichiarato operazioni di trattamento chimico-fisico (D9) per i rifiuti appartenenti al capitolo 19 e al CER 200304, 2012 Ragione Sociale Indirizzo Comune Provincia 190205 190206 190805 190811 190812 190813 190814 190902 200304 Totale smaltito t/a HERAMBIENTE SPA-BO CHIFI-D09.BOLOGNA VIA SHAKESPEARE Bologna BOLOGNA 295 42 109 17.289 17.734 HERAMBIENTE SPA-RA DISIDRAT2,6 D9 S.S. 309 ROMEA KM2,6 Ravenna RAVENNA 384 4.521 9.493 391 215 397 1.343 16.744 HERAMBIENTE SPA-RA DISIFAN3,8 S.S. 309 ROMEA KM.3,8 Ravenna RAVENNA 499 2.748 9.967 364 176 513 1.563 15.830 FURIA S.R.L. VIA S.ALLENDE Caorso PIACENZA 3.524 842 445 55 3.736 930 491 - 10.021 NIAGARA SRL VIA AMENDOLA Poggio Renatico FERRARA 83 22 39 16 104 300 2.490 27 3.081 IREN AMBIENTE SPA STR. BORGOFORTE Piacenza PIACENZA - - 32 434 5 2.176 - 94 2.741 IREN AMBIENTE SPA VIA MARSILIO VENTURA Parma PARMA - - 217 1.780 221 - 2.217 ROVERETA S.R.L. VIA ROVERETA FR. CERASOLO AUSA Coriano RIMINI 205 - 654 426 1.284 SOTRIS SPA-RA INERTIZZAZIONE SS 309 ROMEA KM 2,6 Ravenna RAVENNA 292 78 810 1.180 ROMAGNA ECOLOGIA SRL DELL'AGRICOLTURA Castel Guelfo di Bologna BOLOGNA 6 9 48 50 440 8 562 IREN AMBIENTE SPA VIA DEI GONZAGA Reggio Emilia REGGIO NELL'EMILIA - 222 60 41 324 AMBIENTE MARE SPA VIA DEL MARCHESATO Ravenna RAVENNA 121 121 HERAMBIENTE SPA-RA CHIFI3,8.RA S.S. 309 ROMEA KM.3,8 Ravenna RAVENNA 46 73 119 ECOPO SRL LOCALITA' ROSSO Fontanellato PARMA - - 93 - 93 ATLAS SRL VIA GHISOLFI E GUARESCHI Noceto PARMA - - - - 11 11 ELETTRODIESEL EMILIA SNC VIALE INDIPENDENZA Modena MODENA 6 6 PROGRAMMA AUTO S.P.A. RIGOLLI Piacenza PIACENZA 6 6 PLASTOD SPA MASETTI 7 Calderara di Reno BOLOGNA 5 5 ITALBONIFICHE S.R.L. VIA ARCHIMEDE Forli' FORLI' 4 - - - - - 4 5.036 8.360 19.541 461 1.909 5.275 10.343 3.761 17.399 72.084 Totale complessivo Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Le figure dalla 2.5.2-2 alla 2.5.2-5 evidenziano i quantitativi trattati a scala comunale per tipologia di smaltimento. 180 Figura 2.5.2-2 > Incenerimento, 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Figura 2.5.2-3 > Discarica, 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 181 Figura 2.5.2-4 > Smaltimento diverso dalla discarica e dall'incenerimento, 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD Figura 2.5.2.-5 > Deposito preliminare, 2012 Fonte > Elaborazioni Arpa sui dati provenienti da MUD 182 Appendice Rifiuti speciali Tabella A1 > Rifiuti speciali non pericolosi per capitolo CER avviati a recupero, 2012 Capitolo CER Descrizione capitolo CER Recupero di energia (R1) (t) Recupero di materia (R2, R3, R4, R5, R6, R7, R8, R9, R10, R11, R12, R14, R15) (t) Giacenza e/o Messa in riserva (R13) (t) 01 rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali 0 145.607 5.181 02 rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti 63.090 331.232 21.126 03 rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone 32.186 109.519 20.513 04 rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, nonché dell'industria tessile 29 4.921 764 05 rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone 0 0 0 06 rifiuti dei processi chimici inorganici 0 3.130 67 07 rifiuti dei processi chimici organici 961 16.802 8.770 08 rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa 1.455 409.730 62.910 09 rifiuti dell'industria fotografica 0 28 35 10 rifiuti prodotti da processi termici 0 888.223 41.511 11 rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa 0 23.995 7.375 12 rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica 16 454.370 143.705 15 rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) 5.481 769.619 315.728 16 rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco 629 156.619 121.427 17 rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) 34 3.883.333 793.545 18 rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate 2.931 16 228 19 rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione 330.361 1.177.275 189.348 20 rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni) inclusi i rifiuti della raccolta differenziata 0 0 3 RER 437.173 8.374.417 1.732.235 183 Tabella A2 > Rifiuti speciali pericolosi per capitolo CER avviati a recupero, 2012 Capitolo CER Descrizione capitolo CER Recupero di energia (R1) (t) Recupero di materia (R2, R3, R4, R5, R6, R7, R8, R9, R10, R11, R12, R14, R15) (t) Giacenza e/o Messa in riserva (R13) (t) 01 rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali 0 0 0 02 rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti 0 0 3 03 rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone 0 0 3 04 rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, nonché dell'industria tessile 0 0 0 05 rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone 0 125 114 06 rifiuti dei processi chimici inorganici 0 5.641 250 07 rifiuti dei processi chimici organici 2.066 29.683 3.004 08 rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa 0 924 3.042 09 rifiuti dell'industria fotografica 0 222 175 10 rifiuti prodotti da processi termici 0 755 1.900 11 rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa 887 21.736 1.024 12 rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica 6.107 1.233 2.132 13 oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) 51.724 3.611 21.350 14 solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto (tranne 07 e 08) 0 841 2.725 15 rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) 0 2.987 4.343 16 rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco 1.135 85.655 96.708 17 rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) 0 17.931 4.062 18 rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate 2.419 0 646 19 rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione 0 22.978 2.960 RER 64.338 194.322 144.443 184 Tabella A3 > Rifiuti speciali non pericolosi per capitolo CER avviati a smaltimento, 2012 Capitolo CER Descrizione capitolo CER Smaltimento in discarica (t) Incenerimento (D10) (t) Altre operazioni di smaltimento (D3, D4, D6, D7, D8, D9, D11, D13, D14) (t) Giacenza e/o deposito preliminare (D15) (t) 01 rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali 3.892 0 71.896 110 02 rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti 12.086 226 88.701 9.623 03 rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone 22 42 200 49 04 rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, nonché dell'industria tessile 3.647 23 806 346 05 rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone 0 0 30 14 06 rifiuti dei processi chimici inorganici 807 0 4.690 1.543 07 rifiuti dei processi chimici organici 2.844 159 6.033 2.206 08 rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa 2.103 10 34.450 9.996 09 rifiuti dell'industria fotografica 0 0 18 25 10 rifiuti prodotti da processi termici 166 0 2.616 753 11 rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa 35 168 8.923 966 12 rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica 1.261 8 3.668 4.346 15 rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) 8.432 1.225 8.914 40.240 16 rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco 542 737 211.546 7.536 17 rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) 24.869 1.082 20.117 5.379 18 rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate 2 816 664 196 19 rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione 1.062.609 147.500 773.184 65.093 20 rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni) inclusi i rifiuti della raccolta differenziata 14 0 270.129 2.087 RER 1.123.331 151.995 1.506.582 150.510 185 Tabella A4 > Rifiuti speciali pericolosi per capitolo CER avviati a smaltimento, 2012 Capitolo CER Descrizione capitolo CER Smaltimento in discarica (t) Incenerimento (D10) (t) Altre operazioni di smaltimento (D3, D4, D6, D7, D8, D9, D11, D13, D14) (t) Giacenza e/o deposito preliminare (D15) (t) 01 rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali 93 0 5.483 182 02 rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti 0 14 8 25 03 rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone 0 0 1 4 04 rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, nonché dell'industria tessile 0 0 0 15 05 rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone 0 49 11.941 5.012 06 rifiuti dei processi chimici inorganici 155 29 5.948 1.697 07 rifiuti dei processi chimici organici 90 8.227 45.853 3.963 08 rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa 0 216 1.904 5.285 09 rifiuti dell'industria fotografica 0 1 1.971 2.710 10 rifiuti prodotti da processi termici 0 10 4.587 3.797 11 rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa 0 677 8.586 1.679 12 rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica 793 12 92.602 12.376 13 oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) 0 246 48.323 3.267 14 solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto (tranne 07 e 08) 0 464 310 2.382 15 rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) 1 410 2.987 7.666 16 rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco 390 2.412 84.110 8.282 17 rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) 3.904 58 18.675 22.113 18 rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate 0 29.648 461 4.962 19 rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione 97.594 19.614 126.692 7.774 RER 103.020 62.087 460.440 93.191 186 187 ALLEGATO I - SCHEDE MONOGRAFICHE IMPIANTI RIFIUTI URBANI 188 189 TERMOVALORIZZATORI 190 1.1. Termovalorizzatore di Parma (PR) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Parma Provincia Parma Proprietario IREN Ambiente Gestore/Titolare Autorizzazione IREN Ambiente Anno realizzazione/ristrutturazione 2013 Vincoli autorizzativi RU e RS prodotti nel territorio provinciale; priorità al trattamento RU e relativamente ai RS priorità a quelli provenienti da operazioni di bonifica di siti contaminati e da discariche di RU Autorizzazione ai sensi dell’allegato C, DL 152/2006 D10 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 130.000 CARATTERISTICHE TECNICHE IMPIANTO Tipologia di camera di combustione Griglia mobile raffreddata ad acqua Sistema di trattamento fumi Secco Componenti del sistema di trattamento fumi SNRC REATTORE MISCELATORE A CALCE E CARBONE ATTIVO FILTRO A MANICHE PRIMARIO REATTORE MISCELATORE A BICARBONATO E CARBONE ATTIVO FILTRO A MANICHE SECONDARIO SCR CON INIEZIONE AMMONIACA Pressione vapore surriscaldato prodotto [bar] 45 Temperatura vapore surriscaldato prodotto [°C] 400 Portata nominale vapore in turbina [kg/h] 80.000 DATI DI PROGETTO ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 19.200.000 Energia termica spesa per ton di rifiuto in ingresso (ET in) [kWh/anno o Nm3 di metano/anno] 147,7 Acqua utilizzata per ton di rifiuto in ingresso (W in) [m3/t] 0,38 191 ENERGIA E FLUIDI IN USCITA Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 120.000.000 Di cui Quota in autoconsumo (percentuale) 16% Energia termica prodotta (ETout) [kWh/anno] 185.472.000 Di cui: Quota in autoconsumo (percentuale) 0,2% Teleriscaldamento (percentuale) 86,8% Altri usi (essiccamento fanghi) 7,8% Rendimento del ciclo secondo normativa 2008/98/CE 0,8-0,85 RIFIUTI IN USCITA Frazione solida in discarica (R out) [t/anno] 36.500 Di cui ceneri pesanti e scorie (R out) [t/anno] : 30.000 INDICATORI DI PERFORMANCE Rifiuto in discarica su quantitativo di rifiuto in ingresso (%) 28% EE spesa su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 147,6 EE prodotta su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 923 ET prodotta su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 1.426,7 192 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOL O VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 42 Ambiti ad alta vocazione produttiva 62 PTCP Art. 16 Zone di tutela della struttura centuriata 54 PTPR Art. 21 d Zone di tutela di elementi della centuriazione 31 PTPR Art. 28 Zone di tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei 31 PTPR Art. 21 c Zone di tutela della struttura centuriata 23 PTCP Art. 15 Dossi 21 PTCP Art. 41 Ambiti agricoli periurbani 20 PTCP Aree urbane 15 PTCP Art. 18 Bonifiche storiche 8 PTCP Art. 27 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione predisposti 3 PTCP Art. 40 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 1 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 1 PTPR Art. 32 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione 1 PTCP Art. 39 Ambiti rurali di valore naturale e ambientale 1 PTCP Art. 13 Zone di deflusso di piena ambito A2 1 PTCP Art. 16 Aree di accertata e rilevante consistenza archeologica < 1 PTPR Art. 21 b1 Aree di accertata e rilevante consistenza archeologica < 1 PTCP Art. 13 Alvei A1 < 1 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua < 1 PTCP Art. 43 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico - Zone agricole normali < 1 PTCP Art. 12 Zone di tutela ambientale ed idraulica dei corsi d'acqua < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 31.585 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 434 - 434 Rifiuti Speciali 31.151 - 31.151 193 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA Scala 1:50.000 Scala 1:500.000 194 1.2. Termovalorizzatore di Granarolo (BO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Granarolo dell'Emilia Provincia Bologna Localizzazione geografica (ETRS89) X 693033 Y 4932822 Proprietario Fea s.r.l. (51% HERAmbiente s.p.a., 49% Falck Renewables s.p.a.) Gestore/Titolare Autorizzazione Frullo Energia Ambiente Anno realizzazione/ristrutturazione 2004 Provvedimenti autorizzativi Provvedimento dirigenziale AIA PG 134442 del 31/03/2008 modificato con PG 101091 del 13/06/2011 e PG 120711 del 14/07/2011 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 218.000 Vincoli autorizzativi Limite annuo di rifiuti urbani pari a 180.000 t/a; limite annuo di rifiuti sanitari infettivi e chemioterapici antiblastici di 3.500 t/a Autorizzazione ai sensi dell’allegato C, DL 152/2006 R1 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 14001 CARATTERISTICHE TECNICHE IMPIANTO Numero linee 2 Tipologia di camera di combustione Griglia mobile Von Roll, raffreddata ad acqua in due dei cinque moduli Sistema di trattamento fumi Secco, umido, denox Componenti del sistema di trattamento fumi Quencher Reattore a calce e carboni attivi Filtri a manica Scrubber Denox Pressione vapore surriscaldato prodotto [bar] 49 Temperatura vapore surriscaldato prodotto [°C] 430 - 440 Portata nominale vapore in turbina [kg/h] 94.400 Portata media annua di vapore in turbina [kg/h] 83.200 195 DATI ANNO 2011 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 26.489.850 Energia termica spesa per ton di rifiuto in ingresso (ET in) [kWh/anno o Nm3 di metano/anno] (escluso metano per riscaldamento palazzina pari a 9173,488 Nm3/a) 2.847.136 Nm3 Acqua utilizzata per ton di rifiuto in ingresso (W in) [m3/anno] 623.462 m3 Reagenti chimici solidi in ingresso (CSin) [ton/anno] 2.811,23 Reagenti chimici liquidi in ingresso (Clin) [m3/anno] 978,54 ENERGIA E FLUIDI IN USCITA Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 157.042.350 di cui 26489850 KWh/anno autoconsumo Quota in autoconsumo (percentuale) 16,9% Energia termica prodotta (ETout) [kWh/anno] 42.242.667 di cui 142380 KWh/anno autoconsumo Quota in autoconsumo (percentuale) 0,3% Teleriscaldamento (percentuale) 99,7% Frazione fluida in uscita: Acqua di scarico (W out) [m3/anno] 110.901 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 201.010 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 129.046 1 129.047 Rifiuti Speciali 27.789 44.174 71.963 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 18.105 40.141 58.257 191212 di origine urbana 9.216 - 9.216 191212 di origine speciale 8.889 40.141 49.031 RIFIUTI IN USCITA Frazione solida in discarica (R out) [t/anno] 52.711 Di cui ceneri pesanti e scorie (R out) [t/anno] : 43.974 196 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOL O VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 3.5 Connettivo ecologico diffuso periurbano 57 PTCP Art. 11.10 Ambiti agricoli periurbani 57 PTCP Art. 3.5 Aree di potenziamento 41 PTCP Art. 8.2 d1 Zone di tutela della struttura centuriata 35 PTPR Art. 32 Aree studio 25 PTPR Art. 21 c Zone di tutela della struttura centuriata 25 PTCP Art. 11.9 Ambiti ad alta vocazione agricola 9 PTCP Art. 4.3 Fasce di tutela fluviale 5 PTCP Art. 5.3 5.4 Aree di terrazzi e conoidi ad alta vulnerabilità dell'acquifero 5 PTCP Art. 8.2b Aree di accertata e rilevante consistenza archeologica 1 PTCP Art. 8.2 d2 Zona di tutela degli elementi della centuriazione < 1 PTPR Art. 21 d Zone di tutela di elementi della centuriazione < 1 PTCP Art. 3.5 Nodi ecologici semplici < 1 PTCP Art. 7.2 Sistema delle aree forestali < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 196.402 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 75.041 5 75.046 Rifiuti Speciali 22.632 98.723 121.356 INDICATORI DI PERFORMANCE Rifiuto in discarica su quantitativo di rifiuto in ingresso (%) 26% EE spesa su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 132 Consumo di metano su quantitativo di rifiuti inceneriti (Nm3/ t rifiuto) 14 EE prodotta su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 781 ET prodotta su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 210 Rendimento del ciclo secondo normativa 2008/98/CE 0,7 PCI medio (kcal/kg) 2500 Popolazione esposta (3 km) 10.576 197 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 198 1.3. Termovalorizzatore di Forlì Cesena (FC) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Forlì Provincia Forlì-Cesena Localizzazione geografica (ETRS89) X:746670 Y:4902354: Propietario Herambiente Gestore/Titolare Autorizzazione Herambiente Anno realizzazione/ristrutturazione 2008 Provvedimenti autorizzativi AIA-DGP n.237 del 29/04/2008 in scadenza il 29/04/2013 Vincoli autorizzativi Rifiuti Urbani prodotti nel territorio provinciale Capacità impianto [ton/anno] 123.200 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 120.000 Autorizzazione ai sensi dell’allegato C, DL 152/2006 D10 (In fase di verifica per autorizzazione ad R1) Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 14001 CARATTERISTICHE TECNICHE IMPIANTO Numero linee 1 Tipologia di camera di combustione Griglia mobile Sistema di trattamento fumi Secco Componenti del sistema di trattamento fumi SNCR ad ammoniaca Filtro a manica con iniezione di calce e carbone attivo Filtro a manica con iniezione di bicarbonato e carbone attivo SCR ad ammoniaca Pressione vapore surriscaldato prodotto [bar] 45,4 Temperatura vapore surriscaldato prodotto [°C] 370 Portata nominale vapore in turbina [kg/h] 55.000 Portata media annua di vapore in turbina [kg/h] 40.900 199 DATI ANNO 2011 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 14.001.000 Energia termica spesa per ton di rifiuto in ingresso (ET in) [Nm3 di metano/anno] 1.181.354 Acqua utilizzata per ton di rifiuto in ingresso (W in) [m3/anno] 25.337 Reagenti chimici solidi in ingresso (CSin) [ton/anno] 1.853 Reagenti chimici liquidi in ingresso (Clin) [m3/anno] 320 ENERGIA E FLUIDI IN USCITA Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 55.752.000 Di cui: Quota in autoconsumo (percentuale) 25% Energia termica prodotta (ETout) [kWh/anno] 2.804.000 Di cui: Quota in autoconsumo (percentuale) 0% Teleriscaldamento (percentuale) 100% Frazione fluida in uscita: Acqua di scarico (W out) [m3/anno] 3.847 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 115.741 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 73.858 - 73.858 Rifiuti Speciali 41.883 - 41.883 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 41.883 - 41.883 191212 di origine urbana 41.883 - 41.883 191212 di origine speciale - - RIFIUTI IN USCITA Frazione solida in discarica (R out) [t/anno] 31.718 Di cui ceneri pesanti e scorie (R out) [t/anno] : 26.828 200 INDICATORI DI PERFORMANCE Rifiuti prodotti su quantitativo di rifiuti inceneriti 0,27 EE spesa su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 121 Consumo di metano su quantitativo di rifiuti inceneriti 10,2 EE prodotta su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 482 ET prodotta su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 24 Rendimento del ciclo secondo normativa 2008/98/CE) 0,5 PCI medio (kcal/kg) 2500 Popolazione esposta (3 km) 8.759 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 28 Zona B: aree caratterizzate da ricchezza di falde idriche 100 PTPR Art. 28 Zone di tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei 88 PTCP Art. 21b Zone di tutela della struttura centuriata 79 PTCP Art. 74 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 29 PTCP Art. 75 Ambiti agricoli periurbani 24 PTPR Art. 32 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione 21 PTCP Art. 21b Zone di tutela degli elementi della centuriazione 19 PTCP Art. 32 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione 16 PTCP Art. 54 Ambiti per la riconnessione della rete ecologica 14 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 12 PTCP Art. 17 Zone di tutela del paesaggio fluviale 8 PTCP Art. 17 Zone ricomprese entro il limite morfologico 4 PTCP Art. 28 Zona A: aree di alimentazione degli acquiferi sotterranei 3 PTCP Art. 18 Invasi e alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua < 1 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua < 1 PTCP Art. 17 Fasce di espansione inondabili < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 119.806 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 66.366 - 66.366 Rifiuti Speciali 53.440 - 53.440 201 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 202 1.4. Termovalorizzatore di Ferrara (FE) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Ferrara Provincia Ferrara Localizzazione geografica (ETRS89) X:701720 Y:4970609 Proprietario Herambiente Gestore/Titolare Autorizzazione Herambiente Anno realizzazione/ristrutturazione 1994 Successivi ampliamenti 2008 Provvedimenti autorizzativi AIA del 30/10/2007 in scadenza il 29/10/2015 Capacità impianto [ton/anno] 147.800 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 130.000 Vincoli autorizzativi Rifiuti Urbani e Speciali prodotti nel territorio provinciale: massimo 30.000 t di Rifiuti Speciali Autorizzazione ai sensi dell’allegato C, DL 152/2006 R1 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 9001 – ISO 14001 – EMAS CARATTERISTICHE TECNICHE IMPIANTO Numero linee 2 Tipologia di camera di combustione Griglia Sistema di trattamento fumi Secco Componenti del sistema di trattamento fumi SNCR Filtro a maniche Filtro a maniche SCR Pressione vapore surriscaldato prodotto [bar] 45 Temperatura vapore surriscaldato prodotto [°C] 415 Portata nominale vapore in turbina [kg/h] 64.000 Portata media annua di vapore in turbina [kg/h] 58.646 203 DATI ANNO 2011 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 20.296.458 Energia termica spesa per ton di rifiuto in ingresso (ET in) [Nm3 di metano/anno] 269.022 Acqua utilizzata per ton di rifiuto in ingresso (W in) [m3/anno] 25.337 Reagenti chimici solidi in ingresso (CSin) [ton/anno] 1.853 Reagenti chimici liquidi in ingresso (Clin) [m3/anno] 320 ENERGIA E FLUIDI IN USCITA Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 68.383.440 Di cui: Quota in autoconsumo (percentuale) 29,7% Energia termica prodotta (ETout) [kWh/anno] 73.210.000 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 129.838 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 76.748 - 76.748 Rifiuti Speciali 53.090 - 53.090 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 36.200 - 36.200 191212 di origine urbana 28.293 - 28293 191212 di origine speciale 7.907 - 7.907 RIFIUTI IN USCITA Frazione solida in discarica (R out) [t/anno] 33.540 Di cui ceneri pesanti e scorie (R out) [t/anno] : 27.118 INDICATORI DI PERFORMANCE Rifiuto in discarica su quantitativo di rifiuto in ingresso (%) 26% EE spesa su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 156 Consumo di metano su quantitativo di rifiuti inceneriti (Nm3/ t rifiuto) 2 EE prodotta su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 527 ET prodotta su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 564 Rendimento del ciclo (secondo normativa 2008/98/CE) 0,68 PCI medio (kcal/kg) 2.500 Popolazione esposta (3 km) 6.680 204 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 23 c Bonifiche 100 PTCP Art. 32 VulnerabilitÓ idrogeologica 52 PTCP Art. 20 Dossi e dune di rilevanza geognostica 21 PTCP Art. 20 Dossi e dune di valore storico-documentale 16 PTCP Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 14 PTCP Art. 19-25 28 Nodi ecologici di progetto 13 PTPR Art. 20 Dossi 13 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 8 PTCP Art. 21 Aree di concentrazione di materiali archeologici 3 PTPR Art. 21 b2 Aree di concentrazione di materiali archeologici 2 PTCP Art. 18 Invasi ed alvei dei corsi d'acqua 1 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua < 1 PTCP Art. 10 Boschi < 1 PTPR Art. 21 b1 Aree di accertata e rilevante consistenza archeologica < 1 PTCP Art. 21 Complessi archeologici < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 129.831 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 71.558 - 71.558 Rifiuti Speciali 48.641 9.632 58.273 205 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 206 1.5. Termovalorizzatore di Modena (MO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Modena Provincia Modena Localizzazione geografica (ETRS89) X: 654140 Y: 4948763 Propietario Herambiente Gestore/Titolare Autorizzazione Herambiente Anno realizzazione/ristrutturazione 1981 Successivi ampliamenti 1993 2009 Provvedimenti autorizzativi AIA n.311 del 30/06/2009 con validità sino al 15/12/2014 (qualora il gestore mantenga la certificazione ambientale UNI EN ISO 14001, diversamente in scadenza il 15/12/2013) Capacità impianto [ton/anno] 206.600 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 240.000 Vincoli autorizzativi Rifiuti Urbani e Speciali: non potranno essere trattati rifiuti speciali in quantità superiore al 28% della quantità totale autorizzata Autorizzazione ai sensi dell’allegato C, DL 152/2006 D10 (Dall’anno 2013 autorizzato R1) Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 9001-14001 CARATTERISTICHE TECNICHE IMPIANTO Numero linee 2 Tipologia di camera di combustione Griglia mobile Sistema di trattamento fumi Secco Componenti del sistema di trattamento fumi SNCR Elettrofiltro Reattore bicarbonato – Carbone attivo Filtro a maniche SCR Pressione vapore surriscaldato prodotto [bar] 50 Temperatura vapore surriscaldato prodotto [°C] 380 Portata nominale vapore in turbina [kg/h] 89.000 Portata media annua di vapore in turbina [kg/h] 80.887 207 DATI ANNO 2011 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 1.194.000 Energia termica spesa per ton di rifiuto in ingresso (ET in) [Nm3 di metano/anno] 1.108.598 Acqua utilizzata per ton di rifiuto in ingresso (W in) [m3/anno] 27.603 Reagenti chimici solidi in ingresso (CSin) [ton/anno] 3.630 Reagenti chimici liquidi in ingresso (Clin) [m3/anno] 399 ENERGIA E FLUIDI IN USCITA Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 118.468.001 Di cui: Quota in autoconsumo (percentuale) 0,02% Frazione fluida in uscita: Acqua di scarico (W out) [m3/anno] 34.068 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 176.298 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 124.963 - 124.963 Rifiuti Speciali 11.812 39.520 51.332 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 5.515 39.502 45.106 191212 di origine urbana 1.190 - 1.190 191212 di origine speciale 4.325 39.502 43.827 RIFIUTI IN USCITA Frazione solida in discarica (R out) [t/anno] 47.884 Di cui ceneri pesanti e scorie (R out) [t/anno] : 41.551 INDICATORI DI PERFORMANCE Rifiuto in discarica su quantitativo di rifiuto in ingresso (%) 27% EE spesa su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 6,8 Consumo di metano su quantitativo di rifiuti inceneriti (Nm3/ t rifiuto) 6,3 EE prodotta su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 672 Rendimento del ciclo secondo normativa 2008/98/CE) 0,6 PCI medio kcal/kg 2500 Popolazione esposta (3 km) 26.579 208 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 190.805 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 140.480 - 140.480 Rifiuti Speciali 18.252 32.103 50.355 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 71 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 43 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 15 PTCP Art. 23a comma 2 lett b Dossi di ambito fluviale recente 14 PTCP Art. 12a Zone di protezione delle acque sotterranee terr. pedecoll. pian. 14 PTPR Art. 21 d Zone di tutela di elementi della centuriazione 12 PTCP Art. 72 Ambiti agricoli periurbani 10 PTPR Art. 32 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione 9 PTCP Art. 32 comma 1 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione 9 PTCP Art. 39 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 9 PTCP Art. 69 Aree di valore naturale e ambientale 7 PTCP Art. 41b comma 2 lett a Zone di tutela degli elementi della centuriazione 4 PTCP Art. 28 comma 2 Connettivo ecologico diffuso 3 PTCP Art. 23a comma 2 lett c Paleodossi di modesta rilevanza 3 PTCP Art. 9 comma 2 lettera b Zone di tutela ordinaria 2 PTCP Art. 9 comma 2 lettera a Fasce di espansione inondabili 2 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 1 PTCP Art. 10 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 1 PTCP Art. 21 Sistema forestale e boschivo 1 PTCP Art. 28 comma 2 Nodi ecologici semplici < 1 PTCP Art. 70 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico < 1 209 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 210 1.6. Termovalorizzatore di Reggio Emilia (RE) ANAGRAFICA Comune Reggio Emilia Provincia Reggio Emilia Proprietario IREN Ambiente Gestore/Titolare Autorizzazione IREN Ambiente Quantità massima autorizzata [ton/anno] 70.000 Vincoli autorizzativi Rifiuti Urbani e Speciali Massimo 9.200 t di Rifiuti speciali Autorizzazione ai sensi dell’allegato C, DL 152/2006 D10 NOTA Attualmente chiuso CARATTERISTICHE TECNICHE IMPIANTO Numero linee 2 Tipologia di camera di combustione Griglia mobile Componenti del sistema di trattamento fumi SNCR Elettrofiltro Bicarbonato e carbone Filtro a tessuto DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 60.433 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 51.736 - 51.736 Rifiuti Speciali 8.697 - 8.697 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 7.127 - 7.127 191212 di origine urbana 4.608 - 4.608 191212 di origine speciale 2.519 . 2.519 211 DOC. PIANIFICAZION E ARTICOL O VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 6 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 18 PTCP Art. 6 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 1 PTCP Art. 6 Ambito agricolo periurbano 18 PTCP Art. 47 b1 Aree di accertata e rilevante consistenza archeologica < 1 PTCP Art. 6 Aree di valore naturale ambientale 1 PTPR Art. 32 Aree studio < 1 PTCP Art. 5 Aree tampone per le principali aree insediate 21 PTCP Art. 53 Bonifiche storiche di pianura 18 PTPR Art. 21 a Complessi archeologici < 1 PTCP Art. 43 Dossi 6 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua < 1 PTCP Art. 41 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 1 PTPR Art. 32 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione 5 PTCP Art. 101 Progetti e programmi di valorizzazione del paesaggio 9 PTCP Art. 42 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 1 PTCP Art. 82 Zone di protezione delle acque sotterranee pedecol. pian. sett. B 27 PTPR Art. 28 Zone di tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei 31 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 10 PTCP Art. 47 Zone ed elementi di tutela storica e archeologica 3 NOTA DI AGGIORNAMENTO: Impianto chiuso nel corso dell�anno 2012 212 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 213 214 1.7. Termovalorizzatore di Piacenza (PC) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Piacenza Provincia Piacenza Localizzazione geografica (ETRS89) X: 557771 Y: 4989618 Proprietario Tecnoborgo spa Gestore/Titolare Autorizzazione Tecnoborgo spa Anno realizzazione/ristrutturazione 2002 Provvedimenti autorizzativi AIA del 26/10/2007 in scadenza 30/10/2013 Capacità impianto [ton/anno] 136.000 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 120.000 Vincoli autorizzativi Rifiuti urbani e speciali prodotti nel territorio provinciale: massimo 2000 t di Rifiuti Sanitari e massimo 3500 t di fanghi Autorizzazione ai sensi dell’allegato C, DL 152/2006 D10 (In fase di verifica autorizzazione ad R1) Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 9001-14001-18000; SA8000; EMAS CARATTERISTICHE TECNICHE IMPIANTO Numero linee 2 Tipologia di camera di combustione Griglia mobile Sistema di trattamento fumi Secco Componenti del sistema di trattamento fumi SNCR + SCR Elettrofiltro Iniezione di bicarbonato di sodio + carbone attivo Filtro a maniche Pressione vapore surriscaldato prodotto [bar] 39 Temperatura vapore surriscaldato prodotto [°C] 390 Portata nominale vapore in turbina [kg/h] 58.000 Portata media annua di vapore in turbina [kg/h] 47.500 215 DATI ANNO 2011 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 13.115.460 Acqua utilizzata per ton di rifiuto in ingresso (W in) [m3/anno] 1,58 Reagenti chimici solidi in ingresso (CSin) [ton/anno] 3.535.124 Reagenti chimici liquidi in ingresso (Clin) [m3/anno] 137.577 ENERGIA E FLUIDI IN USCITA Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 80.616.600 Di cui: Quota in autoconsumo (percentuale) 15,2% Frazione fluida in uscita: Acqua di scarico (W out) [m3/anno] 166.888 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 119.998 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 71.938 - 71938 Rifiuti Speciali 48.060 - 48.060 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 43.042 - 43.042 191212 di origine urbana 25.825 - 25.825 191212 di origine speciale 17.217 - 17.217 RIFIUTI IN USCITA Frazione solida in discarica (R out) [t/anno] 27.876 Di cui ceneri leggere (R out) [t/anno] : 2.856 Di cui ceneri pesanti e scorie (R out) [t/anno] : 22.565 INDICATORI DI PERFORMANCE Rifiuto in discarica su quantitativo di rifiuto in ingresso (%) 23% EE spesa su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 109 EE prodotta su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 672 Rendimento del ciclo secondo normativa 2008/98/CE) 0,63 PCI medio (kcal/kg) 2500 Popolazione esposta (3 km) 10.078 216 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOL O VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 31 Deposito alluvionale terrazzato 70 PTCP Art. 58 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 67 PTCP Art. 13 Zona C1: extrarginale o protetta da difese idrauliche 43 PTCP Art. 35 Settore di ricarica di tipo B - Ricarica Indiretta 36 PTCP Art. 53 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione 9 PTCP Art. 67 Nodi ecologici 9 RETE NATURA 2000 SIC-ZP FIUME PO DA RIO BORIACCO A BOSCO OSPIZIO 9 PTCP Art. 57 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 8 PTCP Art. 8 Assetto vegetazionale 5 PTCP Art. 11 A2: Alveo di piena 5 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 4 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 4 PTCP Art. 11 A1: Alveo inciso 3 PTPR Art. 25 Zone di tutela naturalistica 2 PTCP Art. 11 A3: Alveo di piena con valenza naturalistica 1 PTPR Art. 21 b2 Aree di concentrazione di materiali archeologici < 1 PTCP Art. 22 B2: Aree di concentrazione di materiali archeologici < 1 PTPR Art. 32 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione < 1 PTCP Art. 22 B1: Aree di accertata consistenza archeologica < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani Rifiuti Speciali 217 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 218 1.8. Termovalorizzatore di Ravenna (RA) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Ravenna Provincia Ravenna Localizzazione geografica (ETRS89) X: 754950 Y: 4929340 Proprietario Herambiente Gestore/Titolare Autorizzazione Herambiente Anno realizzazione/ristrutturazione 1999 Provvedimenti autorizzativi AIA n.322 del 05/11/09 in scadenza il 24/10/2013 Capacità impianto [ton/anno] 48.000 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 56.500 Autorizzazione ai sensi dell’allegato C, DL 152/2006 R1 Vincoli autorizzativi CDR da Rifiuti Urbani: massimo 500 t di Rifiuti Sanitari e massimo 1000 t di Rifiuti Speciali Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 9001-14001; EMAS CARATTERISTICHE TECNICHE IMPIANTO Numero linee 1 Tipologia di camera di combustione Letto fluido Sistema di trattamento fumi Semisecco Componenti del sistema di trattamento fumi Ciclone Reattore Venturi Filtro a maniche Scrubber Pressione vapore surriscaldato prodotto [bar] 39 Temperatura vapore surriscaldato prodotto [°C] 380 Portata nominale vapore in turbina [kg/h] 27.800 Portata media annua di vapore in turbina [kg/h] 25.430 219 DATI ANNO 2011 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 9.538.000 Energia termica spesa per ton di rifiuto in ingresso (ET in) [Nm3 di metano/anno] 690.222 Acqua utilizzata per ton di rifiuto in ingresso (W in) [m3/anno] 46.297 Reagenti chimici solidi in ingresso (CSin) [ton/anno] 1.169 Reagenti chimici liquidi in ingresso (Clin) [m3/anno] 381 ENERGIA E FLUIDI IN USCITA Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 27.740 Di cui: Quota in autoconsumo (percentuale) 1,03% Frazione fluida in uscita: Acqua di scarico (W out) [m3/anno] 35.673 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 42.118 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani - - Rifiuti Speciali 37.828 4.290 42.118 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 27 27 191212 di origine urbana - - 191212 di origine speciale - 27 27 RIFIUTI IN USCITA Frazione solida in discarica (R out) [t/anno] 4.680 Di cui ceneri leggere (R out) [t/anno] : 274 Di cui ceneri pesanti e scorie (R out) [t/anno] : 4.406 INDICATORI DI PERFORMANCE Rifiuto in discarica su quantitativo di rifiuto in ingresso (%) 11% EE spesa su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 226 Consumo di metano su quantitativo di rifiuti inceneriti (Nm3/ t rifiuto) 16 EE prodotta su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 0,65 Rendimento del ciclo (secondo normativa 2008/98/CE) Non calcolata perché la direttiva si applica solo agli inceneritori di rifiuti urbani PCI medio (Kcal/Kg) 4000 Popolazione esposta (3 km) 464 220 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 12 Costa 100 PTCP Art. 10.9 Ambiti agricoli periurbani 68 PTCP Art. 3.12 Costa 58 PTCP Art. 3.12 P.R. Porto 45 PTPR Art. 30 Parchi nazionali e regionali 31 PTCP Art. 7.3 Zone buffer 27 PTCP Art. 7.4 Parco regionale 22 PTCP Art. 10.7 Ambiti rurali a prevalente rilievo paesaggistico 22 PTPR Art. 23 c Bonifiche 20 PTCP Art. 23 Bonifiche 20 PTCP Art. 3.25a Zone di tutela naturalistica e di conservazione 15 PTPR Art. 25 Zone di tutela naturalistica 15 RETE NATURA 2000 SIC-ZP PINETA DI SAN VITALE, BASSA DEL PIROTTOLO 11 PTCP Art. 10.8 Ambiti rurali a prevalente vocazione agricola 10 PTCP Art. 3.20d Sistemi dunosi costieri di rilevanza storico documentale paesaggistica 10 PTCP Art. 3.10 Sistema forestale 10 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 9 PTCP Art. 3.19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 8 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 5 RETE NATURA 2000 SIC-ZP PIALASSE BAIONA, RISEGA E PONTAZZO 4 PTCP Art. 3.22 Zone umide - Piallassa della Baiona 4 PTCP Art. 3.20a Paleodossi fluviali particolarmente pronunciati 4 PTCP Art. 7.3 Corridoi ecologici primari esistenti 3 PTCP Art. 3.20e Sistemi dunosi costieri di rilevanza idrogeologica 2 PTCP Art. 7.3 Corridoi ecologici primari di progetto 1 PTCP Art. 7.3 Corridoi ecologici complementari di progetto 1 RETE NATURA 2000 SIC-ZP PIALASSA DEI PIOMBONI, PINETA DI PUNTA MARINA < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 47.873 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 1 - 1 Rifiuti Speciali 40.253 7.620 47.872 221 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 222 1.9. Termovalorizzatore di Rimini (RN) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Coriano Provincia Rimini Localizzazione geografica (ETRS89) X:791236 Y: 4875777 Proprietario Herambiente Gestore/Titolare Autorizzazione Herambiente Anno realizzazione/ristrutturazione 2010 Provvedimenti autorizzativi AIA atto n.54 del 39/03/2011 on scadenza il 27/01/2017 Capacità impianto [ton/anno] 123.200 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 150.000 Vincoli autorizzativi Rifiuti Urbani e Speciali: massimo 1.000 t di Rifiuti Sanitari Autorizzazione ai sensi dell’allegato C, DL 152/2006 D10 (Dall’anno 2013 autorizzato R1) Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 9001-14001; EMAS CARATTERISTICHE TECNICHE IMPIANTO Numero linee 1 Tipologia di camera di combustione Griglia mobile Sistema di trattamento fumi Secco Componenti del sistema di trattamento fumi SNCR ad ammoniaca Filtro a manica con iniezione di calcio e carbone attivo Filtro a manica con iniezione di bicarbonato e carb attivo SCR ad ammoniaca Pressione vapore surriscaldato prodotto [bar] 47 Temperatura vapore surriscaldato prodotto [°C] 410 Portata nominale vapore in turbina [kg/h] 52,95 Portata media annua di vapore in turbina [kg/h] 49,42 223 DATI ANNO 2011 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 2.496.600 Energia termica spesa per ton di rifiuto in ingresso (ET in) [kWh/anno o Nm3 di metano/anno] 1.307.951 Acqua utilizzata per ton di rifiuto in ingresso (W in) [m3/anno] 28.645 Reagenti chimici solidi in ingresso (CSin) [ton/anno] 2.643.460 Reagenti chimici liquidi in ingresso (Clin) [m3/anno] 350.020 ENERGIA E FLUIDI IN USCITA Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 66.011.400 Di cui: Quota in autoconsumo (percentuale) 23,46% Frazione fluida in uscita: Acqua di scarico (W out) [m3/anno] 311 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 114.362 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 84.589 - 84.589 Rifiuti Speciali 28.521 1.252 29.773 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 23.451 1.252 24.703 191212 di origine urbana 13.227 - 13.227 191212 di origine speciale 10.224 1.252 11.476 RIFIUTI IN USCITA Frazione solida in discarica (R out) [t/anno] 32.380 Di cui ceneri pesanti e scorie (R out) [t/anno] : 26.774 INDICATORI DI PERFORMANCE Rifiuto in discarica su quantitativo di rifiuto in ingresso (%) 28% EE spesa su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 21,8 Consumo di metano su quantitativo di rifiuti inceneriti (Nm3/ t rifiuto) 11,4 EE prodotta su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 577 Rendimento del ciclo secondo normativa 2008/98/CE) 0,51 PCI medio (kcal/kg) 2500 Popolazione esposta (3 km) 21.653 224 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOL O VINCOLO AMBIENTALE % BUFFE R PTPR Art. 9 Collina 83 PTCP Art. 9.7 Ambiti agricoli a prevalente rilievo paes. 61 PTCP Art. 1.2 Sistema collinare e dei crinali 60 PTPR Art. 28 Zone di tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei 29 PTPR Art. 32 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione 25 PTCP Art. 5.4 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 21 PTCP Art. 1.5 Aree di collegamento ecologico regionali (AREE PAN) 18 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 17 PTCP Art. 9.9 Ambiti periurbani 17 PTCP Art. 1.5 Aree di collegamento ecologico provinciali 13 PTCP Art. 4.1 comma 9 Aree potenzialmente instabili 11 PTPR Art. 30 Parchi nazionali e regionali 11 PTCP Art. 3.5 Bacini imbriferi - BI 7 PTCP Art. 1.5 Aree meritevoli di tutela L.R.6/05 7 PTCP Art. 1.6 Progetti di valorizzazione ambientale 6 PTPR Art. 32 Aree studio 5 PTCP Art. 2.3 Aree esondabili 5 PTCP Art. 1.3 Sistema costierio - UnitÓ di Paesaggio della costa 3 PTCP Art. 5.1 Sistema forestale e boschivo 2 PTCP Art. 2.2 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 1 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 1 PTCP Art. 3.5 Aree di ricarica indiretta della falda < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 139.661 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 93.699 - 93.699 Rifiuti Speciali 38.652 7.311 45.963 225 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 226 227 DISCARICHE 228 1.10. Discarica di Jolanda di Savoia (FE) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Jolanda di Savoia Provincia Ferrara Proprietario AREA Gestore/Titolare autorizzazione AREA Anno realizzazione 1970 Successivi ampliamenti 2002 Provvedimenti autorizzativi AIA PG 98847 del 06/12/2010 in scadenza il 30/11/2016 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [t] 25.081 Quantità massima autorizzata [t] 52.500 Ulteriori quantitativi pianificati [t] 250.000 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 9001-14001 Nota Dal 2010 solo conferimenti di RS e in caso di fermo impianto di RU previa autorizzazione DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 32.524 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 812 - 812 Rifiuti Speciali 9.195 22.517 31.712 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 6.902 6.287 13.189 191212 di origine urbana 2.479 - 2.479 191212 di origine speciale 4.423 6.287 10.710 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Biogas captato [Nm3/anno] 2.565.437 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 4.257.000 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 47,8% Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 15 EE prodotta su quantitativo di rifiuti in ingresso 131 EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,7 Popolazione esposta (2 km) 273 229 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 23 c Bonifiche 100 PTCP Art. 19-25-28 Areali di progetto unitario 59 PTCP Art. 10 Zone umide 2 PTPR Art. 32 Aree studio 1 PTCP Art. 28 Aree studio 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 603 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 170 199 369 Rifiuti Speciali 234 - 234 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 124 - 124 230 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 231 1.11. Discarica di Carpi (MO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Carpi Provincia Modena Proprietario AIMAG Spa Gestore/Titolare autorizzazione AIMAG Spa Anno realizzazione 2002 Successivi ampliamenti 2005 2012 Provvedimenti autorizzativi AIA 124182 del 20/10/2007 in scadenza il 29/10/2013 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 246.765 Quantità massima autorizzata [m3] 600.000 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 9001 - 14002 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 87.045 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 22.342 - 22.342 Rifiuti Speciali 49.445 15.057 64.702 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 42.282 14.033 56.315 191212 di origine urbana 19.172 - 19.172 191212 di origine speciale 23.110 14.033 37.143 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 135.942 Energia termica spesa (ET in) [litri GPL/anno] 50 Biogas captato [Nm3/anno] 1.308.000 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 1.635.544 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 41% EE spesa su quantitativo di rifiuti in ingresso (kWh/t rifiuto) 1,56 Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 15 EE prodotta su quantitativo di rifiuti in ingresso 18,8 EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,25 Popolazione esposta (2km) 216 232 DOC. PIANIFICAZION E ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFE R PTCP Art. 43b Terreni interessati da bonifiche storiche di pianura 100 PTPR Art. 32 Aree studio 68 PTCP Art. 69 Aree di valore naturale e ambientale 54 PTCP Art. 28 comma 2 Nodi ecologici complessi 54 RETE NATURA 2002 ZPS VALLE DI GRUPPO 46 PTCP Art. 70 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 43 PTCP Art. 39 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 31 PTCP Art. 9 comma 2 lettera b Zone di tutela ordinaria 8 RETE NATURA 2003 ZPS VALLE DELLE BRUCIATE E TRESINARO 8 PTCP - Zone Umide < 1 PTCP Art. 21 Sistema forestale e boschivo < 1 PTCP Art. 10 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 75.486 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 24.762 - 24.762 Rifiuti Speciali 40.784 9.340 50.724 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 32.220 9.087 41.307 233 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 234 1.12. Discarica di Carpineti (RE) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Carpineti Provincia Reggio Emilia Proprietario IREN Ambiente Gestore/Titolare autorizzazione IREN Ambiente Anno realizzazione 1995 Successivi ampliamenti 2002 2006 2009 Provvedimenti autorizzativi AIA 74718 del 14/12/2009 in scadenza al 14/12/2014 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 371.866 Quantità massima autorizzata [m3] 1.957.000 Ulteriori quantitativi pianificati ma non ancora autorizzati [m3] 500.000 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 14001 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 148.859 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 82.967 - 82.967 Rifiuti Speciali 64.974 917 65.891 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 47.680 917 48.605 191212 di origine urbana - - 191212 di origine speciale 47.680 917 48.605 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 14.605 Energia termica spesa (ET in) [kWh/anno] 0 Biogas captato [Nm3/anno] 9.600.000 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 11.562.000 Di cui: Quota in autoconsumo (%) 6,9% 235 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 19% EE spesa su quantitativo di rifiuti in ingresso (kWh/t rifiuto) 0,098 Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 64,5 EE prodotta su quantitativo di rifiuti in ingresso 77,67 EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,2 Popolazione esposta (2 km) 357 DOC. PIANIFICAZION E ARTICOL O VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 6 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 93 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 22 PTCP Art. 38 Sistema forestale boschivo 19 PTPR Art. 32 Aree studio 17 PTCP Art. 42 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 8 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 6 PTCP Art. 41 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 5 PTCP Art. 6 Aree di valore naturale ambientale 5 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi bacini e corsi d'acqua 2 PTCP Art. 40b Zone di tutela ordinaria 2 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 106.735 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 78.383 - 78.383 Rifiuti Speciali 28.352 - 28.352 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 18.761 - 18.761 236 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 237 1.13. Discarica di Castellarano (RE) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Castellarano Provincia Reggio Emilia Proprietario IREN Ambiente Gestore/Titolare autorizzazione IREN Ambiente Anno realizzazione 1991 Provvedimenti autorizzativi AIA 40727 del 28/06/2010 in scadenza il 17/07/2014 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [t] 0 Quantità massima autorizzata [t] 2.000.000 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 14001 Nota Chiusa DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 0 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 8.526 Biogas captato [Nm3/anno] 9.740.000 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 11.800.000 Di cui: Quota in autoconsumo (%) 6,9% INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 0% EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,2 Popolazione esposta (2 km) 281 238 DOC. PIANIFICAZIO NE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 9 Collina 100 PTCP Art. 37 Collina 100 PTCP Art. 5 Capisaldi collinari montani 99 PTCP Art. 6 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 56 PTCP Art. 6 Aree di valore naturale ambientale 44 PTCP Art. 38 Sistema forestale boschivo 39 RETE NATURA 2000 SIC SAN VALENTINO, RIO DELLA ROCCA 35 PTPR Art. 25 Zone di tutela naturalistica 33 PTCP Art. 42 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 32 PTCP Art. 45 Zone di tutela agronaturalistica 32 PTCP Art. 44 Zone di tutela naturalistica 29 PTCP Art. 82 Zone di protezione delle acque sotterranee pedecol. pian. sett. C 22 PTPR Art. 32 Aree studio 20 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 14 PTCP Art. 84 Zone di protezione delle acque sotterranee in territorio collinare-montano 1 PTCP Art. 41 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 0 239 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 240 Discarica di Sant’Agostino (FE) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Sant’Agostino Provincia Ferrara Proprietario CMV Servizi Gestore/Titolare autorizzazione CMV Servizi Anno realizzazione 1998 Successivi ampliamenti 2007 Provvedimenti autorizzativi PG 51982 del 24/09/2009 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [t] 0 Quantità massima autorizzata [t] 307.000 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 9001 Note Dal 2012 è autorizzata a ricevere solo rifiuti del terremoto DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 0 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 48.600,5 Acqua di scarico (P out) [t/anno] 1.309 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 0% Popolazione esposta (2 km) 1.611 DOC. PIANIFICAZION E ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 19-25-28 Areali di progetto unitario 33 PTCP Art. 23 Zone di interesse storico testimoniale 19 PTPR Art. 23 Zone di interesse storico testimoniale 19 PTCP Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 13 PTCP Art. 20 Dossi e dune di valore storico-documentale 5 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 4 RETE NATURA 2007 SIC-ZPS FIUME PO DA STELLATA A MESOLA E CAVO NAPOLEONICO 2 PTCP Art. 18 Invasi ed alvei dei corsi d'acqua 2 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi bacini e corsi d'acqua 2 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 0 241 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 242 1.14. Discarica di Gaggio Montano (BO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Gaggio Montano Provincia Bologna Proprietario Co.se.a Gestore/Titolare autorizzazione Co.se.a Provvedimenti autorizzativi AIA 198496 del 29/05/2009 in scadenza al 20/05/2015 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 55.618 Quantità massima autorizzata [m3] 225.000 Ulteriori quantitativi autorizzati successivamente al 31/12/2011 [t] 500.000 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 14001 Nota E’ vigente un accordo per conferimento rifiuti extra regionali con la provincia di Pistoia DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 61.844 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 24.145 15.224 39.369 Rifiuti Speciali 1.096 21.379 22.474 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 1.036 21.318 22.354 191212 di origine urbana - 949 949 191212 di origine speciale 1.036 20.369 21.405 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Biogas captato [Nm3/anno] 3.566 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 25% Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 0,06 Popolazione esposta 204 243 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOL O VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 11.8 Ambiti agricoli a rilievo paesaggistico 100 PTCP Art. 3.5 Connettivo ecologico diffuso 88 PTCP Art. 7.2 Sistema delle aree forestali 58 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 5 PTCP Art. 4.3 Fasce di tutela fluviale 3 PTCP Art. 5.3 5.4 Aree di terrazzi e conoidi ad alta vulnerabilitÓ dell'acquifero 3 PTCP Art. 4.2 Alvei attivi e invasi dei bacini idrici 2 PTCP Art. 4.7 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione 2 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi bacini e corsi d'acqua 1 PTCP Art. 4.5 Aree ad alta probabilitÓ di inondazione 1 PTCP Art. 4.4 Fasce di pertinenza fluviale 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 93.069 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 57.100 4.171 61.271 Rifiuti Speciali 853 30.945 31.798 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 743 20.628 21.371 244 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 245 1.15. Discarica di Baricella (BO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Baricella Provincia Bologna Proprietario Herambiente Gestore/Titolare autorizzazione Herambiente Anno realizzazione 1996 Provvedimenti autorizzativi AIA 128409 del 28/03/2008 in scadenza il 28/03/2016 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 0 Quantità massima autorizzata [m3] 1.342.000 Ulteriori quantitativi pianificati ed autorizzati successivamente al 31/12/2011 [m3] 600.000 Certificazioni (EMAS/ISO) EMAS Nota Inattiva nel 2011 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 0 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 19.365 Biogas captato [Nm3/anno] 5.101.345 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 9.779846 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 0% EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,92 Popolazione esposta (2km) 191 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 23 c Bonifiche PTCP Art .8.4 Aree interessate da bonifiche storiche di pianura PTCP Art. 11.8 Ambiti agricoli a rilievo paesaggistico PTCP Art. 11.9 Ambiti ad alta vocazione agricola PTCP Art. 7.4 Zone di particolare interesse naturale, paesaggistico e di pianura PTCP Art. 3.5 Zone di rispetto dei nodi ecologici RETE NATURA 2005 SIC-ZPS BIOTOPI E RIPRISTINI AMBIENTALI DI BUDRIO E MINERBIO PTCP Art. 3.5 Nodi ecologici complessi PTCP Art. 4.3 Fasce di tutela fluviale PTCP Art. 3.5-3.6 Zone umide PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale PTCP Art. 7.2 Sistema delle aree forestali 246 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 247 1.16. Discarica di Cesena (FC) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Cesena Provincia Forlì - Cesena Proprietario Herambiente Gestore/Titolare autorizzazione Herambiente Anno realizzazione 1999 Successivi ampliamenti 2005 Provvedimenti autorizzativi AIA-DGP n.530 del 29/11/2011 scadenza il 29/11/2017 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 36.960 Quantità massima autorizzata [m3] 1.200.000 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 14001 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 63.795 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 36.506 - 36.506 Rifiuti Speciali 27.288 - 27.288 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 21.728 - 21.728 191212 di origine urbana 3.570 - 3.570 191212 di origine speciale 18.158 - 18.158 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 271.807 Biogas captato [Nm3/anno] 6.190.959 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 8.681.370 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 3% EE spesa su quantitativo di rifiuti in ingresso (kWh/t rifiuto) 4,26 Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 97 EE prodotta su quantitativo di rifiuti in ingresso 136 EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,4 Popolazione esposta (2 km) 192 248 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 9 Collina di Forlý-Cesena 100 PTPR Art. 9 Collina 100 PTCP Art. 73 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 69 PTCP Art. 20a Aree calanchive 51 PTCP Art. 74 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 27 PTCP Art. 10 Sistema forestale boschivo 26 PTCP Art. 54 Aree di riequilibrio ecologico 10 PTCP Art. 30 Aree di riequilibrio ecologico 7 PTCP Art. 32 Aree di riequilibrio ecologico 7 PTCP Art. 20 Calanchi 6 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 4 PTCP Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 4 PTCP - Aree urbanizzate 3 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 1 PTCP Art. 17 Fasce di espansione inondabili < 1 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi bacini e corsi d'acqua < 1 PTCP Art. 17 Zone ricomprese entro il limite morfologico < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 0 249 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 250 1.17. Discarica di Civitella (FC) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Civitella Provincia Forlì - Cesena Proprietario Herambiente Gestore/Titolare autorizzazione Herambiente Anno realizzazione 1998 Provvedimenti autorizzativi AIA-DGP n.437 del 04/10/2011 in scadenza il 04/10/2017 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 4.538 Quantità massima autorizzata [m3] 830.000 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 14001 Nota Inattiva dal 2011 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 0 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 119.061 Biogas captato [Nm3/anno] 2.760.990 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 3.010.414 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 0,5% EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,09 Popolazione esposta (2km) 219 251 DOC. PIANIFICAZIO NE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 9 Collina di Forlý-Cesena 100 PTPR Art. 9 Collina 100 PTCP Art. 74 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 55 PTCP Art. 73 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 44 RETE NATURA 2011 SIC FIORDINANO, MONTE VELBE 25 PTCP Art. 20a Aree calanchive 17 PTCP Art. 28 Zona A: aree di alimentazione degli acquiferi sotterranei 16 PTCP Art. 10 Sistema forestale boschivo 14 PTCP Art. 20a Calanchi 13 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 9 PTCP Art. 17 Zone di tutela del paesaggio fluviale 5 PTCP Art. 17 Zone ricomprese entro il limite morfologico 3 PTCP Art. 17 Fasce di espansione inondabili 2 PTCP - Aree urbanizzate 2 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi bacini e corsi d'acqua 1 PTCP Art. 18 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 1 PTCP Art.19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 0 252 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 253 1.18. Discarica di Galliera (BO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Galliera Provincia Bologna Proprietario GA.LA Gestore/Titolare autorizzazione Herambiente Anno realizzazione 2002 Successivi ampliamenti 2011 Provvedimenti autorizzativi AIA PG 419768 del 20/12/2007 in scadenza al 20/12/2015 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 125.000 Quantità massima autorizzata [m3] 1.270.000 Certificazioni (EMAS/ISO) EMAS DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 81.614 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 16.558 - 16.558 Rifiuti Speciali 63.856 1.201 65.057 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 62.394 1.201 63.595 191212 di origine urbana 59.658 - 59.658 191212 di origine speciale 2.736 1.201 3.937 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 321.663 Biogas captato [Nm3/anno] 5.992.584 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 11.695.470 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 9,8% EE spesa su quantitativo di rifiuti in ingresso (kWh/t rifiuto) 3,9 Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 73,4 EE prodotta su quantitativo di rifiuti in ingresso 143,3 EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,95 Popolazione esposta (2 km) 207 254 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 23 c Bonifiche 100 PTCP Art .8.4 Aree interessate da bonifiche storiche di pianura 89 PTCP Art. 11.8 Ambiti agricoli a rilievo paesaggistico 57 PTCP Art. 11.9 Ambiti ad alta vocazione agricola 32 PTCP Art. 7.4 Zone di particolare interesse naturale, paesaggistico e di pianura 27 PTCP Art. 3.5 Zone di rispetto dei nodi ecologici 27 RETE NATURA 2006 SIC-ZPS BIOTOPI E RIPRISTINI AMBIENTALI DI BENTIVOGLIO, SAN PIETRO IN CASALE, MALALBERGO, BARICELLA 18 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 17 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 10 PTCP Art. 3.5 Nodi ecologici complessi 10 PTCP Art. 3.7 Siti di importanza comunitaria proposti 8 PTCP Art. 4.5 Aree ad alta probabilitÓ di inondazione 7 PTPR Art. 25 Zone di tutela naturalistica 4 PTCP Art. 7.5 Zone di tutela naturalistica 4 PTCP Art. 3.5-3.6 Zone umide 4 PTCP Art. 4.7 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione 3 PTCP Art. 4.2 Alvei attivi e invasi dei bacini idrici 3 PTCP Art. 3.7 Zone di protezione speciale 3 PTCP Art. 7.2 Sistema delle aree forestali 3 PTCP Art. 3.5 Nodi ecologici semplici 1 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi bacini e corsi d'acqua 1 PTCP Art. 4.4 Fasce di pertinenza fluviale < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 52.861 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 52.852 - 52852 Rifiuti Speciali 10 - 10 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 42.639 - 42.639 255 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 256 1.19. Discarica di Imola (BO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Imola Provincia Bologna Proprietario Con.Ami Gestore/Titolare autorizzazione Herambiente Anno realizzazione 1995 Successivi ampliamenti 2010 Provvedimenti autorizzativi Delibera GP n.36 del 09/02/2010 in scadenza al 09/02/2015 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 1.800.000 Quantità massima autorizzata [m3] 4.380.000 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 14001 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 199.105 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 4.073 25 4.098 Rifiuti Speciali 149.700 45.307 195.007 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 128.248 41.262 169.510 191212 di origine urbana 65.160 - 65.160 191212 di origine speciale 63.088 41.262 104.351 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 254.065 Biogas captato [Nm3/anno] 6.135.096 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 15.390.989 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 41,1% EE spesa su quantitativo di rifiuti in ingresso (kWh/t rifiuto) 1,27 Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 30,8 EE prodotta su quantitativo di rifiuti in ingresso 77,3 EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 2,5 Popolazione esposta (2 km) 228 257 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 11.9 Ambiti ad alta vocazione agricola 30 PTCP Art. 7.2 Sistema delle aree forestali 7 PTCP Art. 8.2cb Aree di concentrazione materiale archeologico 4 RETE NATURA 2010 SIC CALANCHI PLIOCENICI DELL'APPENNINO FAENTINO 2 PTCP Art. 4.4 Fasce di pertinenza fluviale 1 PTCP Art. 5.3 - 5.4 Aree di terrazzi e conoidi ad alta vulnerabilitÓ dell'acquifero 1 PTCP Art. 4.2 Alvei attivi e invasi dei bacini idrici < 1 PTCP Art. 7.6 Calanchi significativi < 1 PTCP Art. 3.5 Connettivo ecologico diffuso < 1 PTCP Art. 3.5 Connettivo ecologico diffuso < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 242.520 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 2.997 139 3.136 Rifiuti Speciali 201.462 37.922 239.384 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 163.246 36.417 199.663 258 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 259 1.20. Discarica di Lugo (RA) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Lugo Provincia Ravenna Proprietario Herambiente Gestore/Titolare autorizzazione Herambiente Anno realizzazione 1994 Successivi ampliamenti 2011 Provvedimenti autorizzativi AIA modifica non sostanziale n.1453 del 26/04/2011 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 233.813 Quantità massima autorizzata [m3] 760.000 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 14001 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 16.187 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 3.061 - 3.061 Rifiuti Speciali 11.799 1.327 13.126 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 9.497 1.327 10.824 191212 di origine urbana 2.279 - 2.279 191212 di origine speciale 7.218 1.327 8.545 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Biogas captato [Nm3/anno] 328.418 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 460.800 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 30,8% Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 20,29 EE prodotta su quantitativo di rifiuti in ingresso 28,47 EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,4 Popolazione esposta (2 km) 174 260 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 10.8 Ambiti rurali a prevalente vocazione agricola 100 PTCP Art. 3.19 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 33 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 31 PTCP Art. 7.3 Corridoi ecologici complementari esistenti 14 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 6 RETE NATURA 2009 SIC-ZPS BIOTOPI DI ALFONSINE E FIUME RENO 2 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi bacini e corsi d'acqua < 1 PTPR Art. 25 Zone di tutela naturalistica < 1 PTCP Art. 7.4 Riserve Naturali Regionali < 1 PTCP Art. 3.25a Zone di tutela naturalistica e di conservazione < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 114.676 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 23.868 - 23.868 Rifiuti Speciali 85.620 5.188 90.808 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 59.250 4.692 63.943 261 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 262 1.21. Discarica di Ravenna (RA) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Ravenna Provincia Ravenna Proprietario Herambiente Gestore/Titolare autorizzazione Herambiente Anno realizzazione 1994 Successivi ampliamenti 1997-1999 2005-2007 2010-2011 Provvedimenti autorizzativi AIA modifica non sostanziale n.1453 del 13/08/2019 in scadenza il 13/08/2016 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 206.798 Quantità massima autorizzata [m3] 3.390.000 Ulteriori quantitativi pianificati e non ancora autorizzati [m3] 1.200.000 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 14001 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 205.005 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 9.369 - 9.369 Rifiuti Speciali 177.494 18.142 195.636 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 103.727 15.748 119.475 191212 di origine urbana 70.713 - 70.713 191212 di origine speciale 33.013 15.748 48.762 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 15.664.500 Biogas captato [Nm3/anno] 2.853.354 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 5.662.703 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 6,1% Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 13,9 EE prodotta su quantitativo di rifiuti in ingresso 27,6 EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,98 Popolazione esposta (2 km) 126 263 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 12 Costa 100 PTCP Art. 3.12 Costa 100 PTPR Art. 23 c Bonifiche 86 PTCP Art. 23 Bonifiche 85 PTCP Art. 7.3 Zone buffer 72 PTPR Art. 30 Parchi nazionali e regionali 61 PTCP Art. 10.8 Ambiti rurali a prevalente vocazione agricola 50 PTCP Art. 10.7 Ambiti rurali a prevalente rilievo paesaggistico 50 PTCP Art. 7.4 Parco Regionale del Delta del Po - Ravenna 50 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 43 PTCP Art. 3.19 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 42 PTCP Art. 3.25a Zone di tutela naturalistica e di conservazione 19 PTPR Art. 25 Zone di tutela naturalistica 19 RETE NATURA 2008 SIC-ZPS PINETA DI SAN VITALE, BASSA DEL PIROTTOLO 18 PTCP Art. 3.10 Sistema forestale 16 PTCP Art. 3.20d Sistemi dunosi costieri di rilevanza storico documentale e paesistica 11 PTCP Art. 3.20a Paleodossi fluviali particolarmente pronunciati 9 PTCP Art. 3.20e Sistemi dunosi costieri di rilevanza idrogeologica 3 PTPR Art. 21 b2 Aree di concentrazione di materiali archeologici 1 PTCP Art. 3.21a b2 Aree di concentrazione di materiali archeologici < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 97.975 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 11.448 - 11.448 Rifiuti Speciali 78.959 7.569 86.528 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 58.246 4.216 62.461 264 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 265 1.22. Discarica di Zocca (MO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Zocca Provincia Modena Proprietario Herambiente Gestore/Titolare autorizzazione Herambiente Anno realizzazione 2005 Successivi ampliamenti 2008 Provvedimenti autorizzativi AIA n.407 del 27/11/2008 in scadenza il 31/08/2013 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 132.640 Quantità massima autorizzata [m3] 350.000 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 53.104 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 35.955 - 35.955 Rifiuti Speciali 8.568 8.582 17.149 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 3.736 8.582 12.317 191212 di origine urbana - - 191212 di origine speciale 3.736 8.582 12.317 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 34.120 Biogas captato [Nm3/anno] 617.090 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 37,9% EE spesa su quantitativo di rifiuti in ingresso (kWh/t rifiuto) 0,6 Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 11,6 Popolazione esposta 278 266 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 70 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 62 PTCP Art. 69 Aree di valore naturale e ambientale 37 PTCP Art. 21 Sistema forestale e boschivo 29 PTCP Art. 23b comma 2 lett b Calanchi tipici (B) 8 PTCP Art. 9 comma 2 lettera b Zone di tutela ordinaria 6 PTCP Art. 10 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 5 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 5 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi bacini e corsi d'acqua 3 PTCP Art.12b Zone di protezione delle acque sotterranee in territorio collinare-montano 2 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 1 PTCP Art. 39 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 1 PTCP Art. 28 comma 2 Nodi ecologici complessi 1 PTCP Art. 31 Parchi Regionali, Area Contigua - Sassi di Rocca Malatina 1 PTCP Art. 31 Parchi Regionali, Zona Parco - Sassi di Rocca Malatina < 1 PTCP Art. 9 comma 2 lettera a Fasce di espansione inondabili < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 11.148 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 383 - 383 Rifiuti Speciali 2.390 8.375 10.765 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 1.401 2.639 4.040 267 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 268 1.23. Discarica di Medolla (MO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Medolla Provincia Modena Proprietario AIMAG Spa Gestore/Titolare autorizzazione AIMAG Spa Anno realizzazione 1970 Successivi ampliamenti 1° e 2° lotto 1999 3° e 4° lotto 2005 Provvedimenti autorizzativi AIA n.124104 del 29/10/2007 in scadenza il 29/10/2013 Capacità residua impianto al 31/12/2 011 [t] 45.921 Quantità massima autorizzata [t] 600.000 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 9001-14002 Nota Dal 2012 è autorizzata a ricevere esclusivamente rifiuti del terremoto DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 0 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 67.556 Acqua di scarico (P out) [t/anno] 12.183 Biogas captato [Nm3/anno] 5.593.107 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 8.200.869 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 7,7% EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,47 Popolazione esposta (2 km) 426 269 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 71 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 92 PTCP Art. 39 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 10 PTCP Art. 44d Strutture di interesse storico testimoniale 9 PTCP Art. 28 comma 2 Nodi ecologici complessi 5 PTCP Art. 69 Aree di valore naturale e ambientale 5 PTCP Art. 23a, comma 2, lett c Paleodossi di modesta rilevanza 4 PTCP Art. 9 comma 2 lettera b Zone di tutela ordinaria 2 PTCP - Zone Umide < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 16.370 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 24 - 24 Rifiuti Speciali 16.346 - 16.346 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 16.346 - 16.346 270 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 271 1.24. Discarica di Mirandola (MO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Mirandola Provincia Modena Proprietario AIMAG Spa Gestore/Titolare autorizzazione AIMAG Spa Anno realizzazione 1970 Successivi ampliamenti 2002 Provvedimenti autorizzativi AIA 124181 del 29/10/2007 in scadenza il 29/10/2013 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 113.170 Quantità massima autorizzata [m3] 492.000 Nota Dal 2012 autorizzata a ricevere esclusivamente rifiuti del terremoto DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 28.583 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 7.612 - 7.612 Rifiuti Speciali 17.253 3.718 20.971 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 14.239 3.497 17.737 191212 di origine urbana - - 191212 di origine speciale 14.239 3.497 17.737 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 50.040 Energia termica spesa (ET in) [kWh/anno] 50 Acqua di scarico (P out) [t/anno] 15.519 Biogas captato [Nm3/anno] 6.733.372 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 8.703.000 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 23% EE spesa su quantitativo di rifiuti in ingresso (kWh/t rifiuto) 1,75 Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 235,57 EE prodotta su quantitativo di rifiuti in ingresso 304,48 EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,29 Popolazione esposta (2 km) 740 272 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 43b Terreni interessati da bonifiche storiche di pianura 100 PTPR Art. 23 c Bonifiche 100 PTCP Art. 70 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 38 PTCP Art. 71 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 32 PTCP Art. 28 comma 2 Nodi ecologici complessi 13 PTCP Art. 69 Aree di valore naturale e ambientale 13 PTPR Art. 20 Dossi 7 PTCP Art. 9 comma 2 lettera b Zone di tutela ordinaria 7 PTCP Art. 23a, comma 2, lett a Paleodossi di accertato interesse 7 PTCP Art. 72 Ambiti agricoli periurbani 3 PTCP Art. 69 Aree di valore naturale e ambientale 3 PTCP Art. 72 Ambiti agricoli periurbani 3 PTCP Art. 23a, comma 2, lett c Paleodossi di modesta rilevanza 2 PTCP - Zone Umide 2 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 32.239 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 8.264 - 8.264 Rifiuti Speciali 19.667 4.-307 23.975 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 16.049 3.653 19.702 273 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 274 1.25. Discarica di Sant�Agata Bolognese (BO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune S.Agata Bolognese Provincia Bologna Proprietario Nuova Geovis Gestore/Titolare autorizzazione Nuova Geovis Anno realizzazione 2001 Provvedimenti autorizzativi DGP n.523 del 16/03/2012 in scadenza il 16/03/2018 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 6.400 Quantità massima autorizzata [m3] 1.256.000 (3° lotto ) 520.485 (1° e 2° lotto) Ulteriori quantitativi autorizzati successivamente al 31/12/2011 [m3] 126.400 (ampliamento in sopraelevazione 3° lotto) 300.000 t (ampliamento) Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 14001 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 17.134 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 1.247 - 1.247 Rifiuti Speciali 15.886 - 15.886 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 13.752 - 13.752 191212 di origine urbana 13.752 - 13.752 191212 di origine speciale - - ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 141.241 Biogas captato [Nm3/anno] 6.082.236 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 10.643.913 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 0,5% EE spesa su quantitativo di rifiuti in ingresso (kWh/t rifiuto) 8,2 Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 355 EE prodotta su quantitativo di rifiuti in ingresso 621 EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,75 Popolazione esposta 558 275 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOL O VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 11.9 Ambiti ad alta vocazione agricola 99 PTCP Art. 8.2 d2 Zona di tutela degli elementi della centuriazione 69 PTPR Art. 21 d Zone di tutela di elementi della centuriazione 51 PTCP Art .8.4 Aree interessate da partecipanze e consorzio utilisti 31 PTPR Art. 32 Aree studio 21 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 10 PTCP Art. 4.3 Fasce di tutela fluviale 10 PTCP Art. 3.5 Nodi ecologici semplici 2 PTCP Art. 3.5 3.6 Zone umide 2 PTCP Art. 4.2 Alvei attivi e invasi dei bacini idrici < 1 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi bacini e corsi d'acqua < 1 PTCP Art. 7.2 Sistema delle aree forestali < 1 PTCP Art. 8.2cb Aree di concentrazione materiale archeologico < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 24.019 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 508 - 508 Rifiuti Speciali 23.519 - 23.519 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 16.313 - 16.313 276 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 277 1.26. Discarica di Novellara (RE) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Novellara Provincia Reggio Emilia Proprietario 8 comuni Bassa Reggiana Gestore/Titolare autorizzazione S.A.B.A.R spa Anno realizzazione 1983 Provvedimenti autorizzativi A.I.A. n. 44588 del 24//6/2009 fino al 24/6/2017 o al 26/6/2014, se il gestore non mantenga la certificazione Emas. Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 382.709 Quantità massima autorizzata [m3] 2.925.000 Certificazioni (EMAS/ISO) EMAS Nota Dall’anno 2014 è stato realizzato un selettore a monte della discarica DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 62.402 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 37.662 1.343 39.005 Rifiuti Speciali 17.955 5.442 23.397 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 16.199 6.663 22.863 191212 di origine urbana - 1.342 1.342 191212 di origine speciale 16.199 5.321 21.520 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Acqua di scarico (P out) [t/anno] 17.903 Biogas captato [Nm3/anno] 11.433.432 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 16.213.441 di cui autoconsumata 1.881.299 Quota in autoconsumo (percentuale) 12 Energia termica prodotta (ETout) [kWh/anno] 16.045.512 di cui recuperata 2.768.700 Quota in autoconsumo (percentuale) 17 Teleriscaldamento (percentuale) 17 278 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 31,5% Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 183 EE prodotta su quantitativo di rifiuti in ingresso 260 EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,4 Popolazione esposta 368 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 6 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 79 PTCP Art. 53 Bonifiche storiche di pianura 20 PTCP Art. 40b Zone di tutela ordinaria 19 PTPR Art. 23 c Bonifiche 19 PTCP Art. 6 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 19 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 13 PTCP Art. 43 Dossi 13 PTCP Art. 101 Progetti e programmi di valorizzazione del paesaggio 3 PTCP Art. 41 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 2 PTCP Art. 6 Aree di valore naturale ambientale 2 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi bacini e corsi d'acqua < 1 PTCP Art. 38 Sistema forestale boschivo < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 100.247 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 75.538 - 75.538 Rifiuti Speciali 22.377 2.332 24.709 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 20.099 1.714 21.813 279 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 280 1.27. Discarica di Comacchio (FE) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Comacchio Provincia Ferrara Proprietario Sicura srl Gestore/Titolare autorizzazione Sicura srl Provvedimenti autorizzativi AIA 24920 del 23/03/2012 in scadenza al 23/03/2020 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 58.716 Quantità massima autorizzata [m3] 350.000 Ulteriori quantitativi autorizzati successivamente al 31/12/2011 [t] 30.000 Nota Dal 2010 solo conferimenti di RS e in caso di fermo impianto di RU previa autorizzazione DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 41.687 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 793 - 793 Rifiuti Speciali 15.201 25.693 40.894 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 13.356 25.610 38.966 191212 di origine urbana - - 191212 di origine speciale 13.356 25.610 38.966 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 148.584 Biogas captato [Nm3/anno] 4.879.635 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 7.044.690 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 16,8% EE spesa su quantitativo di rifiuti in ingresso (kWh/t rifiuto) 3,57 Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 117,2 EE prodotta su quantitativo di rifiuti in ingresso 169,2 EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,4 Popolazione esposta 291 281 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICO LO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 12 Sistema costiero 100 PTPR Art. 12 Costa 100 PTPR Art. 23 c Bonifiche 100 PTCP Art. 27 Parco Regionale del Delta del Po - Comacchio 12 PTPR Art. 30 Parchi nazionali e regionali 12 PTCP Art. 20 Dossi e dune di valore storico-documentale 8 PTPR Art. 20 Dossi 7 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 3 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi bacini e corsi d'acqua 1 PTCP Art. 18 Invasi ed alvei dei corsi d'acqua 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 34.823 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani - - Rifiuti Speciali 21.233 13.590 34.823 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 18.686 13.590 32.276 282 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 283 1.28. Discarica di Argenta (FE) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Argenta Provincia Ferrara Proprietario SOELIA Gestore/Titolare autorizzazione SOELIA Anno realizzazione 2004 Successivi ampliamenti 2008 Provvedimenti autorizzativi AIA 32801 del 19/04/2011 in scadenza al 18/04/2016 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 500 Quantità massima autorizzata [m3] 160.000 Ulteriori quantitativi autorizzati successivamente al 31/12/2011 [m3] 65.000 Note Dal 2011 è autorizzata a ricevere solo rifiuti speciali DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 15.186 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 111 41 153 Rifiuti Speciali 5.565 9.468 15.033 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 3.598 5.883 9.481 191212 di origine urbana 1.377 - 1.377 191212 di origine speciale 2.221 5.883 8.104 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 432.007 Biogas captato [Nm3/anno] 382.050 Energia termica prodotta (ETout) [kWh/anno] 411.438 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 0,3% EE spesa su quantitativo di rifiuti in ingresso (kWh/t rifiuto) 28,4 Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 25 ET prodotta su quantitativo di rifiuti in ingresso 27 ET prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1 Popolazione esposta 112 284 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 23 c Bonifiche 100 PTCP Art. 20 Dossi e dune di valore storico-documentale 13 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 12 PTCP Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 12 PTCP Art. 18 Invasi ed alvei dei corsi d'acqua 1 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi bacini e corsi d'acqua 1 PTCP Art. 10 Zone umide 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 31 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 8 - 8 Rifiuti Speciali 23 - 23 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 13 - 13 285 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 286 1.29. Discarica di Sogliano al Rubicone (FC) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Sogliano al Rubicone Provincia Forlì Cesena Proprietario Sogliano Ambiente Gestore/Titolare autorizzazione Sogliano Ambiente Provvedimenti autorizzativi AIA 426 del 08/09/2009 in scadenza al 08/06/2014 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 1.277.000 Quantità massima autorizzata [m3] 2.500.000 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 14001 Nota E’ vigente un accordo per conferimento rifiuti extra regionali con la Repubblica di San Marino DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 163.529 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 30.803 - 30.803 Rifiuti Speciali 37.928 94.798 132.726 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 25.236 52.459 77.695 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 1.947.220 Energia termica spesa (ET in) [litri GPL/anno] 18.400 Biogas captato [Nm3/anno] 17.653.168 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 27.851.389 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 51% EE spesa su quantitativo di rifiuti in ingresso (kWh/t rifiuto) 11,9 Biogas captato su quantitativo di rifiuti in ingresso (Nm3/t rifiuto) 108 EE prodotta su quantitativo di rifiuti in ingresso 170 EE prodotta per Nm3 di biogas captato (kWh/Nm3) 1,6 Popolazione esposta 79 287 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 30 Parchi nazionali e regionali 88 PTPR Art. 9 Collina 88 PTCP Art. 9 Collina di Forlý-Cesena 72 PTCP Art. 73 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 64 PTCP Art. 20a Aree calanchive 49 PTCP Art. 10 Sistema forestale boschivo 29 PTCP Art. 1.2 Sistema collinare e dei crinali 19 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 17 PTCP Art. 5.2 Zone di tutela naturalistica 17 PTCP Art. 9.7 Ambiti agricoli a prevalente rilievo paes. 16 PTCP Art. 1.5 Aree di collegamento ecologico regionali (AREE PAN) 14 PTCP Art. 1.5 Aree meritevoli di tutela L.R.6/05 14 RETE NATURA 2012 SIC TORRIANA, MONTEBELLO, FIUME MARECCHIA 14 PTCP Art. 20 Calanchi 13 PTCP Art. 5.1 Sistema forestale boschivo 6 PTCP Art. 74 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 5 PTCP Art. 17 Zone di tutela del paesaggio fluviale 3 PTCP Art. 4.1 comma 3-4 Calanchi 2 PTCP Art. 5.3 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 2 PTCP Art. 17 Zone ricomprese entro il limite morfologico 1 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 1 PTCP Art. 3.3 Aree di ricarica della falda idrogeologica connessa all'alveo - ARA < 1 PTCP Art. 17 Fasce di espansione inondabili < 1 PTCP Art. 18 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua < 1 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi bacini e corsi d'acqua < 1 PTCP - Aree urbanizzate < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 175.397 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 269 10.440 10.709 Rifiuti Speciali 31.133 133.555 164.688 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 23.862 32.733 56.959 288 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 289 1.30. Discarica di Finale Emilia (MO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Finale Emilia Provincia Modena Gestore/Titolare autorizzazione Feronia srl Provvedimenti autorizzativi AIA n.93 del 18/02/2010 e s.m.i. Quantità massima autorizzata [m3] 416.000 Nota Almeno il 50% dei rifiuti devono essere RU o assimilati; al massimo il 50%di RS DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 21 Sistema forestale e boschivo < 1 PTCP - Zone Umide 1 PTCP Art. 10 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 1 PTCP Art. 28 comma 2 Nodi ecologici complessi 1 RETE NATURA 2004 ZPS LE MELEGHINE 1 PTCP Art. 9 comma 2 lettera a Fasce di espansione inondabili 1 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 2 PTCP Art. 23a, comma 2, lett c Paleodossi di modesta rilevanza 2 PTCP Art. 39 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 3 PTCP Art. 69 Aree di valore naturale e ambientale 4 PTCP Art. 23a, comma 2, lett a Paleodossi di accertato interesse 6 PTCP Art. 9 comma 2 lettera b Zone di tutela ordinaria 7 PTPR Art. 32 Aree studio 17 PTPR Art. 23 c Bonifiche 42 PTCP Art. 70 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 95 PTCP Art. 43b Terreni interessati da bonifiche storiche di pianura 100 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 133.828 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 23.824 - 23.824 Rifiuti Speciali 64.204 45.801 110.005 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 41.973 43.519 85.493 290 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 291 1.31. Discarica Comune Pievepelago ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Pievepelago Provincia Modena Proprietario Comune Pievepelago Gestore/titolare autorizzazione Comune Pievepelago Provvedimenti autorizzativi AIA 458 del 20/12/2012 in scadenza al 29/10/2017 Capacità residua impianto al 31/12/2013 [m3] 66.900 Quantità massima autorizzata [m3] 66.900 DOC. PIANIFICAZION E ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 12c Zone di protezione delle acque superficiali 100 PTCP Art. 20 Sistema dei crinali e sistema collinare 100 PTPR Art. 9 Crinale 100 PTCP Art. 69 Aree di valore naturale e ambientale 76 PTCP Art. 21 Sistema forestale e boschivo 75 PTCP Art. 39 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 35 PTPR Art. 30 Parchi nazionali e regionali 27 PTCP Art. 70 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 22 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 16 PTCP Art. 28 comma 2 Nodi ecologici complessi 15 PTCP Art. 31 Parchi Regionali, Area Contigua - Alto Appennino Modenese 13 PTCP Art. 12b Zone di protezione delle acque sotterranee in territorio collinare-montano 5 PTCP Art. 31 Parchi Regionali, Zona Parco - Alto Appennino Modenese 2 PTCP Art. 9 comma 2 lettera b Zone di tutela ordinaria 2 292 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 293 IMPIANTI TRATTAMENTI MECCANICI BIOLOGICI 294 1.32. TM di Parma (PR) ANAGRAFICA Comune Parma Provincia Parma Proprietario IREN Ambiente Gestore/titolare autorizzazione IREN Ambiente Anno realizzazione 2002 Capacità impianto (t/h) 60 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 150.000 Tipologia Impianto Flusso unico DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 83.418 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 83.173 - 83.173 Rifiuti Speciali 245 - 245 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 83.418 Di cui: Rifiuto urbano (%) 99,7% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 0,3% Frazione solida in discarica (t/a) 26.482 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 21.278 Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 376 Metalli non ferrosi 85,7 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 33.355 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 1.079.190 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto scartato su rifiuto in ingresso (%) 57% Percentuale rifiuto a incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 31,7% 295 Percentuale rifiuto a discarica su rifiuto in ingresso (%) 25,5% Percentuale rifiuto a biostabilizzazione su rifiuto in ingresso (%) 40% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 12,9 Popolazione esposta (0,5 km) 131 DOCUMENTO DI PIANIFICAZIONE ARTICOLO DESCRIZIONE % BUFFER PTCP - Aree urbane < 1 PTPR Art. 21 c Zone di tutela della struttura centuriata 1 PTCP Art. 41 Ambiti agricoli periurbani 2 PTPR Art. 21 d Zone di tutela di elementi della centuriazione 79 PTCP Art. 16 Zone di tutela della struttura centuriata 80 PTCP Art. 42 Ambiti ad alta vocazione produttiva 98 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 51.635 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 51.428 0 51.428 Rifiuti Speciali 207 0 207 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 0 0 0 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 51.635 Di cui: Rifiuto urbano (%) 99,6% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 0,4% Frazione solida in discarica (t/a) 16.579 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 17.625 Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 263 Frazione solida umida a recupero (t/a): 15.845 Frazione solida umida a biostabilizzazione 0 296 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 297 1.33. TM PAI di Parma (PR) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Parma Provincia Parma Proprietario IREN Ambiente Gestore/titolare autorizzazione IREN Ambiente Anno di realizzazione 2013 Capacità impianto [t/h] 60 Quantità massima autorizzata [t/a] 108.600 Tipologia Impianto Pretrattamento presso il PAI di PARMA. Triturazione primaria del rifiuto indifferenziato residuo della Raccolta Differenziata, vagliatura con separazione del secco dall'umido. Deferrizzazione (Fe) e separazione a correnti indotte (Al) dell'umido. Invio del secco a termovalorizzazione e invio dell'umido deferrizzato (FOP) all'impianto di biostabilizzazione di MEZZANI. Nota Capacità potenziale di 180.000 t/a, comprensiva dei rifiuti speciali DATI DI PROGETTO LINEA BIOSTABILIZZAZIONE – RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 108.600 Di cui: Rifiuto urbano (%) 100% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 0% Frazione solida secca a valorizzazione energetica (t/a): Produzione CDR (t/a) 70.000 Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 800 Metalli non ferrosi 200 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 33.700 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 950.000 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto riciclato su rifiuto in ingresso (%) 1% Percentuale rifiuto a valorizzazione energetica su rifiuto in ingresso 65% Percentuale rifiuto a biostabilizzazione su rifiuto in ingresso (%) 31% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 8,7 298 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 42 Ambiti ad alta vocazione produttiva 98 PTCP Art. 16 Zone di tutela della struttura centuriata 80 PTPR Art. 21 d Zone di tutela di elementi della centuriazione 79 PTCP Art. 41 Ambiti agricoli periurbani 2 PTPR Art. 21 c Zone di tutela della struttura centuriata 1 PTCP - Aree urbane < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 17.903 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 17.844 0 17.844 Rifiuti Speciali 59 0 59 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 0 0 0 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 17.903 Di cui: Rifiuto urbano (%) 99,7% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 0,3% Frazione solida in discarica (t/a) 183 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 15.546 Frazione solida secca a valorizzazione energetica (t/a): Produzione CDR (t/a) Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 7 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 2.132 299 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA Scala 1:50.000 Scala 1:500.000 300 1.34. TM di Forlì Cesena (FC) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Forlì Provincia Forlì-Cesena Proprietario Herambiente Gestore/titolare autorizzazione Herambiente Anno realizzazione 2000 Successivi ampliamenti 2012 Capacità impianto (t/h) 30 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 108.000 Tipologia Impianto Flusso separato Certificazioni ISO 14001 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 50.383 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 50.383 - 50.383 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 50.383 Di cui: Rifiuto urbano (%) 100% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 0 Frazione solida in discarica (t/a) 0 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 41.883 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 8.499 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 142.413 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto scartato su rifiuto in ingresso (%) 83% Percentuale rifiuto a incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 83% Percentuale rifiuto a discarica su rifiuto in ingresso (%) 0% Percentuale rifiuto a biostabilizzazione su rifiuto in ingresso (%) 16,9% Compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 0% Percentuale rifiuto riciclato su rifiuto in ingresso (%) 0% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 2,8 Popolazione esposta (0,5 km) 112 301 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 21b Zone di tutela della struttura centuriata 100 PTCP Art. 28 Zona B: aree caratterizzate da ricchezza di falde idriche 100 PTCP - Aree urbanizzate 76 PTPR Art. 28 Zone di tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei 74 PTPR Art. 32 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione 50 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 24 PTCP Art. 75 Ambiti agricoli periurbani 24 PTCP Art. 54 Ambiti per la riconnessione della rete ecologica 23 PTCP Art. 32 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione 15 PTCP Art. 17 Zone di tutela del paesaggio fluviale 13 PTCP Art. 17 Fasce di espansione inondabili 5 PTCP Art. 17 Zone ricomprese entro il limite morfologico 3 PTCP Art. 18 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 1 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 79.122 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 79.122 0 79.122 Rifiuti Speciali 0 0 0 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 0 0 0 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 79.122 Di cui: Rifiuto urbano (%) 100% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 0 Frazione solida in discarica (t/a) 1.823 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 57.242 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 17.552 Frazione solida secca a valorizzazione energetica (t/a): Produzione CDR 2.524 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 302 303 1.35. TM di Ravenna (RA) � selezione CDR ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Ravenna Provincia Ravenna Proprietario HERAMBIENTE Spa Gestore/titolare autorizzazione HERAMBIENTE Spa Anno realizzazione 1997 Successivi ampliamenti 2011 Capacità impianto (t/h) 75 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 180.000 Tipologia Impianto Flusso separato Certificazioni ISO 14001 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 148.362 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 114.473 - 114.473 Rifiuti Speciali 10.041 23.848 33.889 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 4.204 18.547 22.751 191212 di origine urbana 3.935 - 3.935 191212 di origine speciale 269 18.547 18.815 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 148.362 Di cui: Rifiuto urbano (%) 77,2% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 22,8% Frazione solida in discarica (t/a) 66.935 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 2.768 Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 217 Frazione solida secca a valorizzazione energetica (t/a): Produzione CDR 37.267 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione a biostabilizzazione 37.713 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 5.334.200 304 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto scartato su rifiuto in ingresso (%) 47% Percentuale rifiuto a incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 2% Percentuale rifiuto a discarica su rifiuto in ingresso (%) 45% Percentuale rifiuto riciclato su rifiuto in ingresso (%) 0,15% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 36 Popolazione esposta (0,5 km) 10 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 7.3 Zone buffer 100 PTPR Art. 23 c Bonifiche 100 PTPR Art. 12 Costa 100 PTCP Art. 3.12 Costa 100 PTCP Art. 23 Bonifiche 100 PTCP Art. 10.8 Ambiti rurali a prevalente vocazione agricola 67 PTCP Art. 3.20a Paleodossi fluviali particolarmente pronunciati 49 PTCP Art. 10.7 Ambiti rurali a prevalente rilievo paesaggistico 33 PTCP Art. 7.4 Parco regionale (Delta del Po) 33 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 27 PTPR Art. 30 Parchi nazionali e regionali 27 PTCP Art. 3.19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 26 PTCP Art. 3.10 Sistema forestale 13 305 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 147.077 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 79.261 3.153 82.414 Rifiuti Speciali 7.676 56.988 64.663 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191204 27 40 67 Di cui CER 191210 0 10.320 10.320 Di cui CER 191212 3.828 45.691 49.519 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 147.077 Di cui: Rifiuto urbano (%) 56% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 44% Frazione solida in discarica (t/a) 59.311 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 2.776 Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 681,88 Frazione solida secca a valorizzazione energetica (t/a): Produzione CDR 39.110 recupero energetico 3.073 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione a biostabilizzazione 47.942 306 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 307 1.36. TB Ravenna (RA) Biotunnel ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Ravenna Provincia Ravenna Proprietario HERAMBIENTE Spa Gestore/titolare autorizzazione HERAMBIENTE Spa Anno realizzazione 2008 Capacità impianto (t/h) 3 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 26.000 Tipologia Impianto Flusso unico DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 21.608 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani - - Rifiuti Speciali 21.608 - 21.608 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 21.608 - 21.608 191212 di origine urbana 21.608 - 21.608 191212 di origine speciale - - RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 21.608 Di cui: Rifiuto urbano (%) 0% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 100% Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 21.607 Caratteristica trattamento biologico Fermentazione aerobica in tunnel Durata del trattamento biologico [giorni] 21-28 Temperatura dei rifiuti [°C] 51-60 Compost fuori specifica (FOS out) [t/anno] 15.415 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa linea selezione (EE in) [kWh/anno] 130.000 308 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto scartato su rifiuto in ingresso (%) 0% Percentuale rifiuto a incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 0% Percentuale rifiuto a discarica su rifiuto in ingresso (%) 0% Compost fuori specifica prodotto su rifiuto in ingresso (%) 71,3% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 6 Popolazione esposta (0,5 km) 10 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 7.3 Zone buffer 100 PTPR Art. 23 c Bonifiche 100 PTPR Art. 12 Costa 100 PTCP Art. 3.12 Costa 100 PTCP Art. 23 Bonifiche 100 PTCP Art. 10.8 Ambiti rurali a prevalente vocazione agricola 67 PTCP Art. 3.20a Paleodossi fluviali particolarmente pronunciati 49 PTCP Art. 10.7 Ambiti rurali a prevalente rilievo paesaggistico 33 PTCP Art. 7.4 Parco regionale (Delta del Po) 33 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 27 PTPR Art. 30 Parchi nazionali e regionali 27 PTCP Art. 3.19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 26 PTCP Art. 3.10 Sistema forestale 13 309 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 21.462 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 0 Rifiuti Speciali 21.462 21.462 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 21.462 0 21.462 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 21.462 Di cui: Rifiuto urbano (%) 0% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 100% Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 21.462 Caratteristica trattamento biologico Fermentazione aerobica in tunnel Durata del trattamento biologico [giorni] 21-28 Temperatura dei rifiuti [°C] 51-60 Compost fuori specifica (FOS out) [t/anno] 18.572 310 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 311 1.37. TM di Bologna (BO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Bologna Provincia Bologna Proprietario Herambiente Gestore/titolare autorizzazione Herambiente Quantità massima autorizzata [ton/anno] 150.000 Note Impianto chiuso nel corso dell’anno 2011 Tipologia Impianto Flusso separato Certificazioni ISO 14001 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 43.254 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 43.254 - 43.254 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 43.254 Di cui: Rifiuto urbano (%) 100% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 0 Frazione solida in discarica (t/a) 42831 Frazione solida a recupero (t/a): 423 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 922.288 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica su rifiuto in ingresso (%) 99% Percentuale rifiuto recuperato su rifiuto in ingresso (%) 1% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 21 Popolazione esposta (0,5 km) 725 312 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 2 PTCP Art. 4.5 Aree ad alta probabilitÓ di inondazione 2 PTCP Art. 7.2 Sistema delle aree forestali 3 PTCP Art. 4.4 Fasce di pertinenza fluviale 4 PTCP Art. 3.8 Aree di riequilibrio ecologico 4 PTCP Art. 4.7 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione 5 PTCP Art. 4.2 Alvei attivi e invasi dei bacini idrici 5 PTCP Art. 4.3 Fasce di tutela fluviale 30 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 35 PTPR Art. 32 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione 37 PTPR Art. 28 Zone di tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei 62 PTCP Art. 11.10 Ambiti agricoli periurbani 90 PTCP Art. 3.5 Connettivo ecologico diffuso periurbano 90 PTCP Art. 5.3 - 5.4 Aree di terrazzi e conoidi ad alta vulnerabilitÓ dell'acquifero 100 Impianto chiuso nel corso dell’anno 2011 313 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 314 1.38. TM di Borgo Val di Taro (PR) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Borgo Val di Taro Provincia Parma Gestore/titolare autorizzazione Oppimitti costruzioni srl Anno di realizzazione 2005 Capacità impianto [t/h] 40 Quantità massima autorizzata [t/a] 58.000 Tipologia Impianto Selezione secco/umido DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 16.954 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 16.594 - 16.954 Rifiuti Speciali 360 - 360 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 93 - 93 191212 di origine urbana 93 - 93 191212 di origine speciale - - RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 16.954 Di cui: Rifiuto urbano (%) 92% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 8% Frazione solida ad incenerimento (t/a) 342 Frazione solida in discarica (t/a) 3.491 Frazione solida secca a valorizzazione energetica (t/a): Produzione CDR (t/a) 6.242 Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 383 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 6.264 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 377.700 315 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto scartato su rifiuto in ingresso (%) 21,6% Percentuale rifiuto a incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 2% Percentuale rifiuto a discarica su rifiuto in ingresso (%) 21,6% Percentuale rifiuto riciclato su rifiuto in ingresso (%) 2% Percentuale rifiuto a biostabilizzazione su rifiuto in ingresso (%) 37% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 22,3 Popolazione esposta (0,5 km) 12 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOL O VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 9 Sistema dei crinali e collina 100 PTCP Art. 43 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico - Zone agricole normali 94 PTCP Art. 10 Sistema forestale 46 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 8 PTCP Art. 39 Ambiti rurali di valore naturale e ambientale 6 PTCP Art. 12 Zone di tutela ambientale ed idraulica dei corsi d'acqua 6 PTCP Art. 13 Zone di deflusso di piena ambito A2 < 1 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 14.341 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 14.106 0 14.106 Rifiuti Speciali 234 0 234 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 89 0 89 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 14.341 Di cui: Rifiuto urbano (%) 98,4% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 1,6% Frazione solida in discarica (t/a) 1.543 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 7.363 Frazione solida secca a valorizzazione energetica (t/a): Produzione CDR (t/a) 275 Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 172 Frazione solida umida a recupero (t/a): 316 Frazione solida umida a biostabilizzazione 5.041 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 317 1.39. TMB di Carpi (MO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Carpi Provincia Modena Proprietario AIMAG Gestore/titolare autorizzazione AIMAG Anno realizzazione 1997 Successivi ampliamenti 2002 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 70.000 Tipologia Impianto Impianto di selezione meccanica del rifiuto urbano indifferenziato e stabilizzazione della frazione umida Certificazioni ISO 14001 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 39.582 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 16.036 - 16.036 Rifiuti Speciali 14.227 9.319 23.546 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 14.227 9.319 23.546 191212 di origine urbana 14.227 - 14.227 191212 di origine speciale - 9.319 9.319 LINEA BIOSTABILIZZAZIONE – RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 39.582 Di cui: Rifiuto urbano (%) 40,5% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 59,5% Frazione solida in discarica (t/a) 13.699 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 0 Rifiuti non specificati altrimenti al depuratore (t/a) 13.021 Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 25 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 28.517 Caratteristica trattamento biologico Fermentazione su platea areata Durata del trattamento biologico [giorni] almeno 21 g Temperatura dei rifiuti [°C] 30 - 60 Compost fuori specifica 18.947 318 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia termica spesa (ET in) [litri gasolio/anno] 21.529 Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 1.347.415 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto scartato su rifiuto in ingresso (%) 34,6% Percentuale rifiuto a incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 0% Percentuale rifiuto a discarica su rifiuto in ingresso (%) 34,6% Percentuale rifiuto riciclato su rifiuto in ingresso (%) 0,06% Percentuale rifiuto a biostabilizzazione su rifiuto in ingresso (%) 48,4% Compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 48% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 34 Popolazione esposta (0,5 km) 11 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 43b Terreni interessati da bonifiche storiche di pianura 100 PTPR Art. 32 Aree studio 100 PTCP Art. 70 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 59 PTCP Art. 69 Aree di valore naturale e ambientale 7 PTCP Art. 39 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 6 RETE NATURA 200 ZPS VALLE DI GRUPPO 6 PTCP Art. 28 comma 2 Nodi ecologici complessi 6 PTCP Art. 21 Sistema forestale e boschivo 2 319 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 24.334 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 5.156 0 5.156 Rifiuti Speciali 11.660 7.518 19.178 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 11.660 7.518 19.178 LINEA BIOSTABILIZZAZIONE – RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 24.334 Di cui: Rifiuto urbano (%) 21% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 79% Frazione solida in discarica (t/a) 5.152 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 0 Rifiuti non specificati altrimenti al depuratore (t/a) 47.910 Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 27 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 19.155 Caratteristica trattamento biologico Fermentazione su platea areata Durata del trattamento biologico [giorni] almeno 21 g Temperatura dei rifiuti [°C] 30 - 60 Compost fuori specifica 13.318 320 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 321 1.40. TMB di Imola (BO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Imola Provincia Bologna Proprietario Akron Gestore/titolare autorizzazione Akron Anno realizzazione 2005 Quantità massima autorizzata – Linea Selezione [ton/anno] 150.000 Quantità massima autorizzata – Linea Biostabilizazione [ton/anno] 70.000 Tipologia Impianto Flusso separato Certificazioni ISO 14001 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 116.212 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 78.889 1.960 80.850 Rifiuti Speciali 15.894 19.468 35.362 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 15.894 19.468 35.362 191212 di origine urbana 15.894 8.781 24.675 191212 di origine speciale - 10.687 10.687 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 116.212 Di cui: Rifiuto urbano (%) 69,6% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 30,4% Frazione solida in discarica (t/a) 55.326 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 0 Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 918 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 63.208 Caratteristica trattamento biologico Processo aerobico in bacino di biostabilizzazione Durata del trattamento biologico [giorni] 30 g Temperatura dei rifiuti [°C] 47°C Compost fuori specifica 43.453 322 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 2.247.200 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto scartato su rifiuto in ingresso (%) 47,6% Percentuale rifiuto a incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 0% Percentuale rifiuto a discarica su rifiuto in ingresso (%) 47,6% Percentuale rifiuto a biostabilizzazione su rifiuto in ingresso (%) 54,4% Compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 37,4% Percentuale rifiuto riciclato su rifiuto in ingresso (%) 0,8% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 19,3% Popolazione esposta (0,5 km) 9 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 9 Collina 100 PTCP Art. 11.9 Ambiti ad alta vocazione agricola 87 PTCP Art. 7.1 Collina imolese 87 PTCP Art. 7.2 Sistema delle aree forestali 32 PTCP Art. 7.3 Agroecosistemi 22 PTCP Art. 10.8 Ambiti rurali a prevalente vocazione agricola 13 PTCP Art. 3.9 Collina di Ravenna 13 PTCP Art. 3.10 Sistema forestale 7 PTCP Art. 3.5 Connettivo ecologico diffuso 3 PTCP Art. 7.6 Calanchi significativi 2 PTCP Art. 4.4 Fasce di pertinenza fluviale 1 PTCP Art. 4.2 Alvei attivi e invasi dei bacini idrici 1 323 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 114.917 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 74.173 1.638 75.811 Rifiuti Speciali 22.034 17.072 39.106 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 22.034 17.072 39.106 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 114.917 Di cui: Rifiuto urbano (%) 66% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 34% Frazione solida in discarica (t/a) 48.579 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 0 Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 1639 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 64.519 Caratteristica trattamento biologico Processo aerobico in bacino di biostabilizzazione Durata del trattamento biologico [giorni] 30 g Temperatura dei rifiuti [°C] 47°C Compost fuori specifica 43.692 324 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 325 1.41. TM di Ostellato (FE) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Ostellato Provincia Ferrara Proprietario Comune di Ostellato Gestore/titolare autorizzazione HERAMBIENTE Spa Anno realizzazione 1999 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 60.000 Certificazioni ISO 9001-14001 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 45.221 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 45.221 - 45.221 Rifiuti Speciali - - RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 0 0 0 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 45.221 Di cui: Rifiuto urbano (%) 100% Frazione solida ad incenerimento (t/a) 24.691 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 20.162 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa linea selezione (EE in) [kWh/anno] 409.590 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto scartato su rifiuto in ingresso (%) 54,6%% Percentuale rifiuto a incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 54,6% Percentuale rifiuto a discarica su rifiuto in ingresso (%) 0% Percentuale rifiuto a biostabilizzazione su rifiuto in ingresso (%) 44,6% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 9 Popolazione esposta (0,5 km) 0 326 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 10 Zone umide (Bonifica del Mezzano NW) 100 RETE NATURA 200 ZPS VALLE DEL MEZZANO 100 PTPR Art. 23 c Bonifiche 100 PTCP Art. 19-25-28 Areali di progetto unitario 100 PTCP Art. 10 Boschi 3 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 37.511 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 37.511 0 37.511 Rifiuti Speciali 0 0 0 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 0 0 0 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 37.511 Di cui: Rifiuto urbano (%) 100,0% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 0,0% Frazione solida in discarica (t/a) 0 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 18.108 Frazione solida secca a valorizzazione energetica (t/a): Produzione CDR (t/a) Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 18.159 327 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 328 1.42. TB di Ostellato (FE) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Ostellato Provincia Ferrara Proprietario Comune di Ostellato Gestore/titolare autorizzazione HERAMBIENTE Spa Anno realizzazione 1999 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 75.000 Tipologia Impianto FOS (Frazione Organica Stabilizzata) Certificazioni ISO 9001-14001 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 74.231 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 2.829 920 3.749 Rifiuti Speciali 32.019 38.462 70.482 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 31.784 38.462 70.246 191212 di origine urbana 31.784 - 31.784 191212 di origine speciale - 38.462 38.462 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 74.231 Di cui: Rifiuto urbano (%) 5% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 95% Frazione solida in discarica (t/a) 1.057 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 23.097 Rifiuti non specificati altrimenti al depuratore (t/a) 11.356 Frazione solida secca a recupero (t/a): Legno 251 Frazione solida umida a recupero (t/a): Compost fuori specifica 40.110 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 682.650 329 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto scartato su rifiuto in ingresso (%) 32,5% Percentuale rifiuto a incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 1,4% Percentuale rifiuto a discarica su rifiuto in ingresso (%) 31,1% Percentuale rifiuto riciclato su rifiuto in ingresso (%) 0,34% Compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 54% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 9 Popolazione esposta (0,5 km) 0 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 10 Zone umide (Bonifica del Mezzano NW) 100 RETE NATURA 200 ZPS VALLE DEL MEZZANO 100 PTPR Art. 23 c Bonifiche 100 PTCP Art. 19-25-28 Areali di progetto unitario 100 PTCP Art. 10 Boschi 3 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 74.307 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 754 0 754 Rifiuti Speciali 40.826 32.727 73.553 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 40.826 32.727 73.553 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 74.307 Di cui: Rifiuto urbano (%) 1,01 Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 98,99 Frazione solida in discarica (t/a) 13.135 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 4.653 Rifiuti non specificati altrimenti al depuratore (t/a) 23.761 Frazione solida secca a recupero (t/a): Legno 0 Frazione solida umida a recupero (t/a): Compost fuori specifica 26.393 Frazione solida secca a valorizzazione energetica (t/a): Frazione non compostata 14.623 330 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 331 1.43. TMB di Sant�Agata Bolognese (BO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Sant’Agata Bolognese Provincia Bologna Gestore/titolare autorizzazione Nuova Geovis spa Quantità massima autorizzata linea selezione [t/a] 90.000 Quantità massima autorizzata linea biostabilizzazione [t/a] 70.000 Tipologia Impianto Flusso separato Certificazioni ISO 14001 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 63.586 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 27.505 - 27.505 Rifiuti Speciali 32.525 3.556 36.081 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 32.525 3.556 36.081 191212 di origine urbana 32.525 3.556 36.081 191212 di origine speciale - - RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 63.586 Di cui: Rifiuto urbano (%) 43,3% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 56,7% Frazione solida in discarica (t/a) 13.752 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 0 Rifiuti non specificati altrimenti al depuratore (t/a) 8.554 Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 30 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 49.833 Compost fuori specifica 25.980 ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 1.000.000 332 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto scartato su rifiuto in ingresso (%) 21,6% Percentuale rifiuto a incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 0% Percentuale rifiuto a discarica su rifiuto in ingresso (%) 21,6% Percentuale rifiuto riciclato su rifiuto in ingresso (%) 0,05% Percentuale rifiuto a biostabilizzazione su rifiuto in ingresso (%) 78% Compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 41% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 15,7 Popolazione esposta (0,5 km) 14 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 11.9 Ambiti ad alta vocazione agricola 100 PTPR Art. 21 d Zone di tutela di elementi della centuriazione 50 PTCP Art. 8.2 d2 Zona di tutela degli elementi della centuriazione 50 PTCP Art. 8.4 Aree interessate da partecipanze e consorzio utilisti 11 Aggiornamento dati – ANNO 2013 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 64.174 Di cui: RER FUORI RER TOTALE Rifiuti Urbani 28.579 0 28.579 Rifiuti Speciali 11.183 24.412 35.595 RER FUORI RER TOTALE Di cui CER 191212 11.183 24.412 35.595 RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 64.174 Di cui: Rifiuto urbano (%) 45% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 55% Frazione solida in discarica (t/a) 14.551 Frazione solida ad incenerimento (t/a) 0 Rifiuti non specificati altrimenti al depuratore (t/a) 0 Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 23 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 49.600 Compost fuori specifica 21.624 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 333 334 335 IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO 336 1.44. Compostaggio di Cesena (FC) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Cesena Provincia Forlì-Cesena Gestore/titolare autorizzazione Romagna Compost Anno realizzazione 2010 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 40.000 Certificazioni ISO 14001 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante verde+ammendante misto Modalità trattamento Sistema integrato anaerobico-aerobico Durata del processo [giorni] 46-50 Temperatura del rifiuti [°C] T ambiente DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 39.565 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 1.845 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 37.720 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 11.303 Percolato a smaltimento (t/a) 7.458 Frazione solida secca a recupero (t/a): Plastica e gomma 0,36 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 4.785 Frazione gassosa a valorizzazione energetica : Biogas prodotto (Nm3/a) 3.151.240 PCI (kJ/Nm3) 5.454 ENERGIA INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 1.430.621 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica/incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 28,5% Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 12% Percentuale rifiuto riciclato su rifiuto in ingresso (%) 0,001% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 36 337 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 9 Collina di Forlì-Cesena 100 PTPR Art. 9 Collina 100 PTCP Art. 10 Sistema forestale boschivo 72 PTCP Art. 73 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 66 PTCP Art. 74 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 34 PTCP Art. 26 Deposito di versante 1 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 38.476 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 2.039 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 36.396 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 14.812 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 2.483 338 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 339 1.45. Compostaggio di Sarmato (PC) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Sarmato Provincia Piacenza Gestore/titolare autorizzazione Maserati srl Proprietario Maserati srl Anno realizzazione 2008 Capacità impianto (t/h) 25 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 50.000 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante verde+ammendante misto Modalità trattamento Fermentazione aerobica in tunnel Durata del processo [giorni] 50-60 più lo stoccaggio Temperatura del rifiuti [°C] >55 DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 49.765 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 9.424 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 40.341 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 3.055 Percolato a smaltimento (t/a) 1.558 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 17.954,5 ENERGIA INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 2.342.000 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica/incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 6% Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 36% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 47 340 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 28 Zone di tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei 100 PTCP Art. 35 Settore di ricarica di tipo B - Ricarica Indiretta 100 PTCP Art. 58 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 100 PTCP Art. 31 Deposito alluvionale terrazzato 100 PTCP Art. 67 Ambiti destrutturati 18 PTCP Art. 59 Ambiti agricoli periurbani 18 PTCP Art. 8 Assetto vegetazionale 1 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 48.504 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 6.069 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 41.272 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 3.615 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 16.856 341 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA Scala 1:500.000 Scala 1:50.000 (fonti: particolari C.T.R. Regione Emilia-Romagna) Scala 1:5.000 (fonti: particolare di ortofoto AGEA, anno di rilievo 2011) 342 1.46. Compostaggio di Ravenna (Compo Agro) (RA) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Ravenna Provincia Ravenna Gestore/titolare autorizzazione Compo Agro Specialities Quantità massima autorizzata [ton/anno] 20.000 Certificazioni ISO 14001 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante verde DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso linea ammendante verde (t/a) 9.703 Frazione solida secca a recupero (t/a): Legno 1.484 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 3.800 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 39% Percentuale rifiuto riciclato su rifiuto in ingresso (%) 15% DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 3.12 P.R. Porto 100 PTPR Art. 12 Costa 100 PTCP Art. 10.9 Ambiti agricoli periurbani 100 PTCP Art. 3.12 Costa 37 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 12.524 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante verde 575 343 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 344 1.47. Compostaggio di Ravenna (AD Compost) (RA) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Ravenna Provincia Ravenna Gestore/titolare autorizzazione AD Compost Quantità massima autorizzata [ton/anno] 13.000 DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 10.375 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante verde 5.172 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 50% DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art.10.8 Ambiti rurali a prevalente vocazione agricola 100 PTCP Art. 7.3 Corridoi ecologici complementari esistenti 37 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 6.791 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante verde n.d. 345 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 346 1.48. Compostaggio di San Pietro in Casale (BO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune San Pietro in Casale Provincia Bologna Proprietario Agrienergia spa Gestore/titolare autorizzazione Agrienergia spa Anno realizzazione 2002 Successivi ampliamenti 2010 in corso Capacità impianti (t/anno) Linea aerobica R3 24.000 t Linea anaerobica R1 10.000 t Quantità massima autorizzata [ton/anno] 34.000 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante misto; in costruzione digestione anaerobica a secco per produzione di ACM Modalità trattamento Fermentazione aerobica in tunnel Durata del processo [giorni] Oltre 70 Temperatura del rifiuti [°C] Oltre 70° per 1 ora DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 5.206 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 1.737 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 3.469 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 7,2 Percolato a smaltimento (t/a) 43,6 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 1.973 ENERGIA INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 790.596 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica/incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 0,1% Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 38% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 152 347 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art.11.9 Ambiti ad alta vocazione agricola 70 PTPR Art. 23c Bonifiche 54 PTPR Art. 32 Aree studio 54 PTCP Art. 8.4 Aree interessate da bonifiche storiche di pianura 54 PTCP Art.11.8 Ambiti agricoli a rilievo paesaggistico 30 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 11.673 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 1.020 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 331 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto n.d. 348 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 349 1.49. Compostaggio di Carpi (MO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Carpi Provincia Modena Proprietario AIMAG Gestore/titolare autorizzazione AIMAG Anno realizzazione 1997 Successivi ampliamenti 1998-2000 2002 2005 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 75.000 Certificazioni ISO 14001 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante compostato misto Modalità trattamento Fermentazione aerobica a pareti chiuse Sistema integrato anaerobico-aerobico entrato in funzione a ottobre 2013 Durata del processo [giorni] 60-70 Temperatura del rifiuti [°C] 40-70 DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 61.069 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 16.719 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 44.350 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 11.980 Percolato a smaltimento (t/a) 13.021 Frazione solida secca a recupero (t/a): Legno 2.805 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 22.972 ENERGIA INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 2.204.171 350 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica/incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 19,6% Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 37,6% Percentuale rifiuto riciclato su rifiuto in ingresso (%) 4,6% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 36 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 43b Terreni interessati da bonifiche storiche di pianura 100 PTPR Art. 32 Aree studio 99 PTCP Art. 70 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 58 PTCP Art. 69 Aree di valore naturale e ambientale 7 PTCP Art. 39 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 6 RETE NATURA 2000 ZPS VALLE DI GRUPPO 6 PTCP Art. 28 comma 2 Nodi ecologici complessi 6 PTCP Art. 21 Sistema forestale e boschivo 2 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 63.221 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 13.902 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 43.997 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 6.731 Frazione solida secca a recupero (t/a): Legno 327 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 15.618 351 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 352 1.50. Compostaggio di Finale Emilia (MO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Finale Emilia Provincia Modena Proprietario AIMAG Spa - ICSTA Reggiani srl Gestore/titolare autorizzazione CAMPO srl Anno realizzazione 2008 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 30.000 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante compostato misto Modalità trattamento Fermentazione aerobica a pareti chiuse Durata del processo [giorni] Minimo 90 giorni Temperatura del rifiuti [°C] 40-65 DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 29.878 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 3.757 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 26.121 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 3.142 Percolato a smaltimento (t/a) 11.243 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 13.196 ENERGIA INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 580.819 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica/incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 10,5% Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 44% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 19,4 353 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 43b Terreni interessati da bonifiche storiche di pianura 100 PTPR Art. 23c Bonifiche 100 PTPR Art. 32 Aree studio 100 PTCP Art. 70 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 38 PTCP Art. 28 comma 2 Nodi ecologici complessi 62 PTCP Art. 69 Aree di valore naturale e ambientale 33 PTCP - Zone Umide 8 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 29.992 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 3.353 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 24.737 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 1.789 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 14.429 354 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA Scala 1:50.000 Scala 1:500.000 (Fonti: particolari di C.T.R Regione Emilia-Romagna) Scala 1:5.000 (Fonti: particolari di ortofoto AGEA, anno di rilievo 2011) 355 1.51. Compostaggio di Lugo (RA) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Lugo Provincia Ravenna Gestore/titolare autorizzazione Herambiente Proprietario Herambiente Anno realizzazione 2005 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 60.000 Certificazioni ISO 9001 – 14001; marchio C.I.C. IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante verde+ammendante misto Modalità trattamento Fermentazione aerobica a pareti chiuse Sistema integrato anaerobico-aerobico Durata del processo [giorni] 90 Temperatura del rifiuti [°C] >55 per almeno 3 gg DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 44.772 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 16.107 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 28.665 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 9.071 Percolato a smaltimento (t/a) 6.359 Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 5,2 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 8.932 ENERGIA INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 2.230.000 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica/incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 20% Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 20% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 50 356 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art.1 0.8 Ambiti rurali a prevalente vocazione agricola 100 PTCP Art. 3.19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 98 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 97 PTCP Art. 7.3 Corridoi ecologici complementari esistenti 24 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 49.034 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 18.391 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 30.417 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 3.818 Frazione solida secca a recupero (t/a): Metalli ferrosi 560 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 7.690 357 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 358 1.52. Compostaggio di Ostellato (FE) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Ostellato Provincia Ferrara Proprietario Comune di Ostellato Gestore/titolare autorizzazione Herambiente Anno realizzazione 1999 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 28.000 Certificazioni ISO 9001 – 14001 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante verde+ammendante misto Modalità trattamento Fermentazione aerobica in tunnel Durata del processo [giorni] 90 Temperatura del rifiuti [°C] >55 per almeno 3 gg DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 26.296 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 4.230 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 22.066 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 6.858 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 2.666 ENERGIA INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 1.638.360 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica/incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 26% Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 10% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 62 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 19-25-28 Areali di progetto unitario 100 PTCP Art. 10 Zone umide 100 PTPR Art. 23c Bonifiche 100 PTCP Art. 10 Boschi 3 359 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 21.234 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 2.404 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 18.830 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 4.167 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 2.959 360 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 361 1.53. Compostaggio di Rimini (RN) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Rimini Provincia Rimini Proprietario Herambiente Gestore/titolare autorizzazione Herambiente Anno realizzazione 2003 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 57.000 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante verde + ammendante misto Modalità trattamento Fermentazione aerobica a pareti chiuse + fermentazione anaerobica (da dicembre 2012) Durata del processo [giorni] 90 Temperatura del rifiuti [°C] >55 per almeno 3 giorni DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 34.895 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 10.057 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 24.838 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 11.354 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 2.944 ENERGIA INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 2.042.160 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica/incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 32,5% Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 8,4% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 58,5 362 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 1.2 Sistema collinare e dei crinali 100 PTPR Art. 30 Parchi nazionali e regionali 100 PTPR Art. 9 Collina 100 PTCP Art. 9.7 Ambiti rurali a prevalente rilievo paesaggistico 100 PTCP Art. 1.5 Aree di collegamento ecologico provinciali 35 PTCP Art. 5.1 Sistema forestale boschivo 7 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 42.440 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 13.648 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 28.508 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 9.782 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 580 363 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 364 1.54. Compostaggio di Cavriago (RE) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Cavriago Provincia Reggio Emilia Proprietario IREN Ambiente Gestore/titolare autorizzazione IREN Ambiente Anno realizzazione 2003 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 2.000 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante verde DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso linea ammendante verde (t/a) 1.972 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante Verde 547 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 27,7% DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 28 Zone di tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei 100 PTCP Art. 6 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 83 PTCP Art. 82 Zone di protezione delle acque sotterranee pedecol. pian. sett. A 69 PTCP Art. 82 Zone di protezione delle acque sotterranee pedecol. pian. sett. B 31 PTCP Art. 38 Sistema forestale boschivo 2 PTCP Art. 6 Aree di valore naturale ambientale 1 PTCP Art. 41 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 1 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso linea ammendante verde (t/a) 2.000 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante Verde 2.005 365 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 366 1.55. Compostaggio di Reggio Emilia (RE) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Reggio Emilia Provincia Reggio Emilia Proprietario IREN Ambiente Gestore/titolare autorizzazione IREN Ambiente Anno realizzazione 1992 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 50.000 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante verde DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso linea ammendante verde (t/a) 49.912 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 17.879 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante Verde 15.129 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica/incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 36% Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 30% DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOL O VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 17 PTCP Art. 6 Ambito agricolo periurbano 4 PTCP Art. 5 Aree tampone per le principali aree insediate 4 PTCP Art. 6 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola < 1 PTCP Art. 101 Progetti e programmi di valorizzazione del paesaggio < 1 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso linea ammendante verde (t/a) 48.385 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 2.396 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante Verde 14.966 367 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 368 1.56. Compostaggio di Sant�Agata Bolognese (BO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Sant’Agata Bolognese Provincia Bologna Gestore/titolare autorizzazione Nuova Geovis Anno realizzazione 1989 Capacità impianto 18 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 60.000 Certificazioni ISO 14001 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante verde+ammendante misto Modalità trattamento Biossidazione in ambiente chiuso Durata del processo [giorni] 90-120 Temperatura del rifiuti [°C] 50-70 DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 55.775 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 1.080 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 54.695 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 2.134 Percolato a smaltimento (t/a) 8.554 Frazione solida secca a recupero (t/a): Legno 280 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 9.516 ENERGIA INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 2.511.170 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica/incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 4% Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 17% Percentuale rifiuto riciclato su rifiuto in ingresso (%) 0,5% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 45 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 11.9 Ambiti ad alta vocazione agricola 100 PTPR Art. 21d Zone di tutela di elementi della centuriazione 50 PTCP Art. 8.2 d2 Zona di tutela degli elementi della centuriazione 50 PTCP Art. 8.4 Aree interessate da partecipanze e consorzio utilisti 11 369 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 63.091 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 1.654 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 58.636 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 1.762 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 6.883 370 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 371 1.57. Compostaggio di Ozzano (BO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Ozzano nell’Emilia Provincia Bologna Proprietario Società del gruppo Herambiente Gestore/titolare autorizzazione Nuova Geovis Anno realizzazione 2002 Capacità impianto 10 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 28.000 Certificazioni ISO 14001 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante verde Modalità trattamento Cumuli rivoltati Durata del processo [giorni] 120-150 Temperatura del rifiuti [°C] 50-70 DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 20.213 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 106,7 Percolato a smaltimento (t/a) 26,6 Frazione solida secca a recupero (t/a): Rifiuti di ferro e acciaio 12 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante verde 10.684 ENERGIA INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 456.593 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica/incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 0,5% Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 53% Percentuale rifiuto riciclato su rifiuto in ingresso (%) 0,06 Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 22,6 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 5.3 - 5.4 Aree di terrazzi e conoidi ad alta vulnerabilità dell'acquifero 100 PTCP Art. 3.5 Aree di potenziamento 100 PTCP Art. 11.9 Ambiti ad alta vocazione agricola 82 PTCP Art. 11.8 Ambiti agricoli a rilievo paesaggistico 18 PTCP Art. 3.5 Nodi ecologici semplici 6 372 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 27.362 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 26.489 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 232 Frazione solida secca a recupero (t/a): Rifiuti di ferro e acciaio 14,2 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante verde 12.914 373 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 374 1.58. Compostaggio di Collecchio (PR) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Collecchio Provincia Parma Proprietario Regione Emili-Romagna Gestore/titolare autorizzazione Ente di Gestione per i Parchi e la Bodiversità Emilia Occidentale Anno realizzazione 2004 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 2.770 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante verde Modalità trattamento Cumuli rivoltati Durata del processo [giorni] 90-120 DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 2.766 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante verde 600 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 21,7% DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 23 Zone di tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei 100 PTPR Art. 28 Zone di tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei 100 PTCP Art. 42 Ambiti ad alta vocazione produttiva 100 PTCP Art. 16 Aree accertata rilevante consitenza archeologica 8 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 994 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante verde n.d. 375 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 376 1.59. Compostaggio di Faenza (RA) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Faenza Provincia Ravenna Gestore/titolare autorizzazione Enomondo Proprietario Enomondo Anno realizzazione 1995 Capacità impianto (t/h) 4,5 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 30.000 Certificazioni ISO 14001 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante verde+ammendante misto Modalità trattamento Fermentazione aerobica in tunnel Durata del processo [giorni] 90 Temperatura del rifiuti [°C] >60 DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 26.040 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 21.102,5 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 4.937 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 6.499 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 6.150 ENERGIA INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 1.008.000 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica/incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 25% Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 24% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 39 377 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 10.8 Ambiti rurali a prevalente vocazione agricola 100 PTCP Art. 7.3 Agroecosistemi 100 PTPR Art. 21c Zone di tutela della struttura centuriata 20 PTCP Art. 3.21b c Zone di tutela dell'impianto storico della centuriazione 19 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 28.084 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 21.075 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 4.003 Compost ammendante verde 1.852 378 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 379 1.60. Compostaggio di Cesenatico (FC) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Cesenatico Provincia Forlì-Cesena Proprietario Salerno Pietro Gestore/titolare autorizzazione Salerno Pietro Anno realizzazione 2003 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 29.500 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Ammendante verde + ammendante misto Modalità trattamento Fermentazione aerobica a pareti chiuse Durata del processo [giorni] 365 Temperatura del rifiuti [°C] 68 DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 23.594 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 1.927 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 21.667 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 9.462 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 5.692 ENERGIA INGRESSI E USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 225.690 380 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica/incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 40% Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 24% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 9,6 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 3.19 Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale 97 PTCP Art. 23 Bonifiche 2 PTCP Art. 10.8 Ambiti rurali a prevalente vocazione agricola 2 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 21.538 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 28 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 21.510 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 6.464 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 3.635 381 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 382 1.61. Compostaggio di Nonantola (MO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Nonantola Provincia Modena Gestore/titolare autorizzazione SARA Quantità massima autorizzata [ton/anno] 15.900 DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 19.476 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 1.203 Percolato a smaltimento (t/a) 3.471 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 9.898 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica/incenerimento su rifiuto in ingresso (%) 6% Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 50,8% DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 41b comma 2 lett a Zone di tutela degli elementi della centuriazione 100 PTCP Art. 71 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 98 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 15.940 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 3.101 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 6.465 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto n.d. 383 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA Scala 1:50.000 Scala 1:500.000 (Fonti: particolari di C.T.R Regione Emilia-Romagna) Scala 1:5.000 (Fonti: particolari di ortofoto AGEA, anno di rilievo 2011) 384 1.62. Compostaggio di Sant�Ilario d�Enza (RE) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Sant’Ilario d’Enza Provincia Reggio Emilia Gestore/titolare autorizzazione Servizi Ambientali Quantità massima autorizzata [ton/anno] 20.000 DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 5.849 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 5.767 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 98,6% DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 28 Zone di tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei 92 PTCP Art. 101 Progetti e programmi di valorizzazione del paesaggio 90 PTPR Art. 32 Progetti di tutela, recupero e valorizzazione 87 PTCP Art. 82 Zone di protezione delle acque sotterranee pedecol. pian. sett. B 79 PTCP Art. 5 Aree tampone per le principali aree insediate 47 PTCP Art. 6 Ambito agricolo periurbano 45 PTCP Art. 43 Dossi 40 PTCP Art. 40b Zone di tutela ordinaria 31 PTCP Art. 6 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 31 PTCP Art. 82 Zone di protezione delle acque sotterranee pedecol. pian. sett. D 21 PTPR Art. 25 Zone di tutela naturalistica 10 PTCP Art. 6 Aree di valore naturale ambientale 10 PTCP Art.12 Zone di tutela ambientale ed idraulica dei corsi d'acqua 9 PTCP Art.13 Zone di deflusso di piena ambito A2 7 PTCP Art. 41 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua 7 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi bacini e corsi d'acqua 5 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 4 PTCP Art. 44 Zone di tutela naturalistica 3 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 3 PTCP Art. 38 Sistema forestale boschivo 2 PTCP Art. 6 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 1 385 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 19.460 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 17.204 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) 2.380 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante verde 18.196 386 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 387 1.63. Compostaggio di Sogliano al Rubicone (FC) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Sogliano al Rubicone Provincia Forlì Cesena Gestore/titolare autorizzazione Sogliano Ambiente Quantità massima autorizzata [ton/anno] 40.000 IMPIANTO COMPOSTAGGIO - CARATTERISTICHE IMPIANTO Tipologia di impianto Sistema integrato aerobico e anaerobico DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 30 Parchi nazionali e regionali 88 PTPR Art. 9 Collina 88 PTCP Art. 9 Collina di Forlý-Cesena 72 PTCP Art. 73 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico 64 PTCP Art. 20a Aree calanchive 49 PTCP Art. 10 Sistema forestale boschivo 29 PTCP Art. 1.2 Sistema collinare e dei crinali 19 PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 17 PTCP Art. 5.2 Zone di tutela naturalistica 17 PTCP Art. 9.7 Ambiti agricoli a prevalente rilievo paes. 16 PTCP Art. 1.5 Aree di collegamento ecologico regionali (AREE PAN) 14 PTCP Art. 1.5 Aree meritevoli di tutela L.R.6/05 14 RETE NATURA 2012 SIC TORRIANA, MONTEBELLO, FIUME MARECCHIA 14 PTCP Art. 20 Calanchi 13 PTCP Art. 5.1 Sistema forestale boschivo 6 PTCP Art. 74 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 5 PTCP Art. 17 Zone di tutela del paesaggio fluviale 3 PTCP Art. 4.1 comma 3-4 Calanchi 2 PTCP Art. 5.3 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 2 PTCP Art. 17 Zone ricomprese entro il limite morfologico 1 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 1 PTCP Art. 3.3 Aree di ricarica della falda idrogeologica connessa all'alveo - ARA < 1 PTCP Art. 17 Fasce di espansione inondabili < 1 PTCP Art. 18 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua < 1 PTPR Art. 18 Invasi ed alvei di laghi bacini e corsi d'acqua < 1 PTCP - Aree urbanizzate < 1 388 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 36.627 Di cui rifiuto di matrice “organica umida” in ingresso [t/a] 35.809 Frazione solida in discarica/Termovalorizzatore (t/a) Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante verde INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 389 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 390 1.64. Compostaggio di Ravenna (Verde) (RA) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Ravenna Provincia Ravenna Gestore/titolare autorizzazione VERDE Quantità massima autorizzata [ton/anno] 5.000 DATI ANNO 2011 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 6.973 Frazione solida secca recupero (t/a): Legno 1.864 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto riciclato su rifiuto in ingresso (%) 26,7% DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTPR Art. 19 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 100 PTCP Art. 3.19 Zone di particolare interesse paesaggistico ambientale 100 PTCP Art. 7.3 Zone buffer 100 PTCP Art. 7.4 Parco regionale 100 PTPR Art. 30 Parchi nazionali e regionali 100 PTPR Art. 12 Costa 100 PTCP Art. 3.12 Costa 100 PTPR Art. 23c Bonifiche 100 PTCP Art. 23 Bonifiche 100 PTCP Art. 10.7 Ambiti rurali a prevalente rilievo paesaggistico 100 RETE NATURA 2000 SIC-ZPS ORTAZZO, ORTAZZINO, FOCE DEL TORRENTE BEVANO 14 PTCP Art. 3.20d Sistemi dunosi costieri di rilevanza storico documentale paesaggistica 1 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2013 RIFIUTI – INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (t/a) 5.000 Di cui rifiuto di matrice “organica verde” in ingresso [t/a] 5.000 Frazione solida umida e liquida a recupero (t/a): Compost ammendante misto 5.000 391 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 392 393 IMPIANTI PROGETTATI E/O REALIZZATI E/O RIATTIVATI DAL 2014 394 1.65. TMB di Reggio Emilia (RE) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Reggio nell’Emilia Provincia Reggio nell’Emilia Proprietario IREN Ambiente Gestore/titolare autorizzazione IREN Ambiente Anno realizzazione In fase di progetto Quantità massima autorizzata [ton/anno] 150.000 Tipologia Impianto Flusso separato DATI DI PROGETTO LINEA BIOSTABILIZZAZIONE – RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 150.000 Di cui: Rifiuto urbano (%) 90% Di cui: Rifiuto speciale non pericoloso (%) 10% Frazione solida in discarica (t/a) 63.477 Frazione solida secca a recupero (t/a): Carta 5.488 Metalli ferrosi e non 5.069 Plastica e gomma 11.009 Frazione solida secca a valorizzazione energetica (t/a): Produzione CDR 26.370 Frazione gassosa a valorizzazione energetica (t/a): Produzione biogas 3.720.000 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 62.000 Caratteristica trattamento biologico Digestione anaerobica Durata del trattamento biologico [giorni] 28 Temperatura dei rifiuti [°C] 55 Compost fuori specifica 37.221 ENERGIA IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 11.878.000 395 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica su rifiuto in ingresso (%) 42,3% Percentuale rifiuto riciclato su rifiuto in ingresso (%) 14,4% Percentuale rifiuto a valorizzazione energetica su rifiuto in ingresso 17,6% Percentuale rifiuto a biostabilizzazione su rifiuto in ingresso (%) 41,3% Compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 24,8% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 79 DOC. PIANIFICAZION E ARTICOL O VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 6 Ambiti ad alta vocazione produttiva agricola 78 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 6 PTCP Art. 41 Invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi d'acqua < 1 PTCP Art. 6 Aree di valore naturale ambientale < 1 396 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA Scala 1:50.000 Scala 1:500.000 397 1.66. TB di Mezzani (PR) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Mezzani Provincia Parma Proprietario IREN Ambiente Gestore/titolare autorizzazione IREN Ambiente Anno realizzazione 2005 Successivi ampliamenti 2007 2014 previsti interventi di adeguamento da impianto di compostaggio a biostabilizzazione Capacità impianti (t/h) 30 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 40.000 Tipologia Impianto Impianto di biostabilizzazione aerobica della Frazione Organica Putrescibile (FOP) proveniente da trattamento Meccanico del PAI di Parma DATI DI PROGETTO LINEA BIOSTABILIZZAZIONE – RIFIUTI: INGRESSI ED USCITE Rifiuto in ingresso (R in) [ton/anno] 40.000 Frazione solida in discarica (t/a) 28.000 Frazione solida umida a recupero (t/a): Frazione solida umida a biostabilizzazione 40.000 Caratteristica trattamento biologico Fermentazione aerobica in tunnel Durata del trattamento biologico [giorni] 35 Temperatura dei rifiuti [°C] 50-60 Compost fuori specifica 23.800 ENERGIA IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 4.200.000 INDICATORI DI PERFORMANCE Percentuale rifiuto a discarica su rifiuto in ingresso (%) 70% Percentuale rifiuto a biostabilizzazione su rifiuto in ingresso (%) 100% Compost prodotto su rifiuto in ingresso (%) 59,5% Energia elettrica spesa per rifiuto in ingresso (kwh/t rifiuto) 105 DOC. PIANIFICAZIONE ARTICOLO VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 42 Ambiti ad alta vocazione produttiva 98 PTCP Art. 16 Zone di tutela della struttura centuriata 80 PTPR Art. 21 d Zone di tutela di elementi della centuriazione 79 PTCP Art. 41 Ambiti agricoli periurbani 2 PTPR Art. 21 c Zone di tutela della struttura centuriata 1 PTCP - Aree urbane < 1 398 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA Scala 1:50.000 Scala 1:500.000 399 1.67. TB di Borgo Val di Taro (PR) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Borgo Val di Taro Provincia Parma Gestore/titolare autorizzazione Oppimitti costruzioni srl Anno di realizzazione 2005 Prevista in futuro l’attivazione della linea di biostabilizzazione Capacità impianto [t/h] 40 Quantità massima autorizzata [t/a] 58.000 Tipologia Impianto Selezione secco/umido DOC. PIANIFICAZION E ARTICOL O VINCOLO AMBIENTALE % BUFFER PTCP Art. 9 Sistema dei crinali e collina 100 PTCP Art. 43 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico - Zone agricole normali 94 PTCP Art. 10 Sistema forestale 46 PTPR Art. 17 Zone di tutela delle caratteristiche ambientali di laghi, bacini e corsi d'acqua 8 PTCP Art. 39 Ambiti rurali di valore naturale e ambientale 6 PTCP Art. 12 Zone di tutela ambientale ed idraulica dei corsi d'acqua 6 PTCP Art. 13 Zone di deflusso di piena ambito A2 < 1 400 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 401 ALLEGATO II � SCHEDE MONOGRAFICHE IMPIANTI RIFIUTI SPECIALI 402 403 1.1 Azienda Servizi Ambientali (BO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Castel Maggiore Provincia Bologna Proprietario ASA Azienda Servizi Ambientali Spa Gestore/Titolare autorizzazione ASA Azienda Servizi Ambientali Spa Provvedimenti autorizzativi AIA 133648 del 31/03/2008 in scadenza al 31/03/2016 Quantità massima autorizzata [m3] 936.000 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 102.877 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 14001, EMAS DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 193.579 RER FUORI RER TOTALE Di cui: 150.162 43.417 193.579 ENERGIA E FLUIDI - INGRESSI E USCITE Energia elettrica consumata (EEin) [kWh/anno] 145.280 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 11% EE consumata su quantitativo di rifiuti in ingresso 0,75 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2012 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 173.474 RER FUORI RER TOTALE Di cui: 135.245 38.229 173.474 404 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 405 1.2 Palladio TEAM (PR) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Fornovo di Taro Provincia Parma Proprietario Palladio Team Gestore/Titolare autorizzazione Palladio Team Provvedimenti autorizzativi DD 3015 del 27/10/2011 in scadenza il 27/10/2016 Quantità massima autorizzata [t] 300.000 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [t] 154.388 DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 48.431 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 51,4% AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2012 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 41.768 RER FUORI RER TOTALE Di cui: 18.815 22.953 41.768 406 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 407 1.3 SOTRIS (RA) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Ravenna Provincia Ravenna Gestore/Titolare autorizzazione Sotris spa Provvedimenti autorizzativi AIA 361 del 24/08/2008 in scadenza al 08/08/2013 Quantità massima autorizzata [m3] 420.000 Capacità residua impianto al 31/12/2011 [m3] 220.666 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 9001, ISO 14001, OHSAS 18001, EMAS DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 90.031 RER FUORI RER TOTALE Di cui: 75.626 14.404 90.031 INDICATORI DI PERFORMANCE Capacità residua % 52,5% AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2012 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 61.687 RER FUORI RER TOTALE Di cui: 61.687 - 61.687 408 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 409 1.4 TERMOVALORIZZATORE MENGOZZI (FC) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Forlì Provincia Forlì-Cesena Proprietario Mengozzi Spa Gestore/Titolare Autorizzazione Mengozzi Spa Anno realizzazione/ristrutturazione 1999 Provvedimenti autorizzativi AIA del 25/07/2006 in scadenza il 25/07/2014 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 32.000 Certificazioni (EMAS/ISO) EMAS DATI ANNO 2011 CARATTERISTICHE TECNICHE IMPIANTO Numero linee 1 Tipologia di camera di combustione Tamburo rotante ENERGIA E FLUIDI IN INGRESSi/USCITE Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 15.216.602 Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 13.654.125 Acqua utilizzata per ton di rifiuto alimentato al combustore (W in) [m3/t rifiuto] 12,3 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 28.647 RER FUORI RER TOTALE Di cui: 5.156 23.491 28.647 INDICATORI DI PERFORMANCE EE spesa su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 531 Consumo di metano su quantitativo di rifiuti inceneriti (Nm3/t rifiuto) 0,66 EE prodotta su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 477 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2012 410 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 27.867 RER FUORI RER TOTALE Di cui: 8.053 19.814 27.867 411 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 412 1.5 HERAMBIENTE FORNO F3 (RA) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Ravenna Provincia Ravenna Proprietario Herambiente Gestore/Titolare Autorizzazione Herambiente Anno realizzazione/ristrutturazione 1997 Provvedimenti autorizzativi AIA n. 690 del 24/10/07 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 40.000 Certificazioni (EMAS/ISO) ISO 9001-14001 CARATTERISTICHE TECNICHE IMPIANTO Numero linee 1 Tipologia di camera di combustione Tamburo DATI ANNO 2011 ENERGIA IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 8.867.228 Energia termica spesa (ET in) [kWh/anno] 13.629.562 ENERGIA IN USCITA Energia elettrica prodotta (EEout) [kWh/anno] 18.304.800 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 39.736 RER FUORI RER TOTALE Di cui: 11.126 28.610 39.736 INDICATORI DI PERFORMANCE EE spesa su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 223 ET spesa su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 343 EE prodotta su quantitativo di rifiuti inceneriti (KWh/t rifiuto) 461 413 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2012 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 35.021 RER FUORI RER TOTALE Di cui: 35.021 - 35.021 414 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 415 1.6 HERAMBIENTE FORNO FANGHI (BO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Bologna Provincia Bologna Proprietario Herambiente Gestore/Titolare Autorizzazione Herambiente Provvedimenti autorizzativi AIA PG 0316912 del 31/07/2008 Quantità massima autorizzata [ton/anno] 23.000 Vincoli autorizzativi Limite annuo di rifiuti pericolosi pari a 5.000 t/a DATI ANNO 2011 ENERGIA IN INGRESSO Energia elettrica spesa (EE in) [kWh/anno] 715.837 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 6.703 RER FUORI RER TOTALE Di cui: 6.703 - 6.703 INDICATORI DI PERFORMANCE EE spesa su quantitativo di rifiuti trattati (KWh/t rifiuto) 7,1 Consumo acqua su totale rifiuti trattati (m3/ton) 0,268 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2012 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 7.370 RER FUORI RER TOTALE Di cui: 7.370 - 7.370 416 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA 417 1.7 RIECO (MO) ANAGRAFICA E RIFERIMENTI AUTORIZZATIVI Comune Mirandola Provincia Modena Gestore/Titolare autorizzazione RIECO Provvedimenti autorizzativi AIA n.1 del 12/01/2012 Quantità massima autorizzata [t] Discarica per rifiuti speciali non pericolosi con capacità superiore a 10 tonnellate al giorno o con una capacità tot. di oltre 25000 ton. DATI ANNO 2011 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 17.747 RER FUORI RER TOTALE Di cui: 10.898 6.849 17.747 AGGIORNAMENTO DATI ANNO 2012 RIFIUTO IN INGRESSO Rifiuto totale trattato (t/a) 21.702 RER FUORI RER TOTALE Di cui: 17.660 4.042 21.702 418 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO DELL’AREA Copertina Relazione generale Il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti della Regione Emilia-Romagna Coordinamento: Regione Emilia-Romagna Servizio Rifiuti e Bonifica Siti, Servizi Pubblici Ambientali e Sistemi Informativi Collaborazioni: Regione Emilia-Romagna Direzione generale ambiente, difesa del suolo e della costa Servizio affari generali, giuridici e programmazione finanziaria della direzione generale ambiente e difesa del suolo e della costa Servizio pianificazione urbanistica, paesaggio e uso sostenibile del territorio ARPA Direzione Tecnica - CTR Gestione Integrata Rifiuti, subsidenza e siti contaminati Direzione Tecnica - CTR Energia e Valutazioni Ambientali Complesse Direzione Tecnica - Unita Cartografia e GIS ATERSIR - Agenzia territoriale dell'Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti ERVET Emilia-Romagna Valorizzazione Economica Territorio Si ringraziano per i contributi forniti: Regione Emilia-Romagna – Servizio tutela e risanamento risorsa acqua Regione Emilia-Romagna - Servizio risanamento atmosferico, acustico, elettromagnetico Regione Emilia-Romagna - Servizio valutazione impatto e promozione sostenibilità ambientale Arpa Emilia-Romagna - Sezioni provinciali Province e Osservatori provinciali rifiuti della Regione Emilia-Romagna Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI), e Consorzi di Filiera Gestori dei servizi di raccolta e degli impianti 1 INDICE PARTE I - INQUADRAMENTO GENERALE (CAP. 1-5)..................................................................... 5 1. PREMESSA ........................................................................................................................... 9 1.1. Strategie regionali in materia di rifiuti .................................................................................. 9 1.2. Efficacia e iter di approvazione del Piano Regionale di Gestione Rifiuti ............................ 10 2. SINTESI DEL QUADRO NORMATIVO.................................................................................... 11 2.1. Normativa comunitaria ....................................................................................................... 14 2.2. Normativa statale ................................................................................................................ 15 2.3. Normativa e disposizioni regionali ...................................................................................... 16 3. CARATTERISTICHE DEL TERRITORIO REGIONALE ................................................................. 17 3.1. Caratteristiche ambientali ................................................................................................... 17 3.2. Dinamiche insediative ......................................................................................................... 60 3.3. Il sistema produttivo regionale ........................................................................................... 65 3.4. Il settore agricolo ................................................................................................................. 75 3.5. Previsione macroeconomica a medio termine ................................................................... 75 4. COORDINAMENTO CON GLI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE REGIONALE ........................... 77 4.1. Piano Territoriale Regionale ................................................................................................ 77 4.2. Piano Territoriale Paesistico Regionale ............................................................................... 79 4.3. Piano di azione ambientale per un futuro sostenibile ........................................................ 81 4.4. Piani Regionali di settore ..................................................................................................... 84 4.5. Piano d’ambito per la gestione dei servizi .......................................................................... 89 5. RELAZIONI CON GLI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE PROVINCIALE ..................................... 90 5.1 Piani Provinciali di Gestione Rifiuti...................................................................................... 91 5.2 Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale .................................................................. 91 PARTE II – RIFIUTI URBANI (CAP. 6-10) ...................................................................................... 95 6. OBIETTIVI E SCENARI DEL PIANO ........................................................................................ 97 6.1 Obiettivi di Piano ................................................................................................................. 97 6.2 Definizione degli scenari di produzione e di raccolta ......................................................... 98 7. ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI DI RACCOLTA .................................................................... 107 7.1. Definizione di aree omogenee .......................................................................................... 107 7.2. Composizione merceologica del rifiuto e rese di intercettazione .................................... 111 7.3. Sistemi di raccolta ............................................................................................................. 113 2 7.4. Stima dei Costi Operativi dei sistemi di raccolta ............................................................... 120 7.4.1.1. Area omogenea: Pianura ....................................................................................... 123 7.4.1.2. Area omogenea: Montagna ................................................................................... 128 7.4.1.3. Area omogenea: Capoluoghi e Costa ..................................................................... 133 7.5. Strategie e azioni per il conseguimento degli obiettivi di piano ....................................... 137 8. RECUPERO DI MATERIA ................................................................................................... 145 8.1 Linee strategiche e obiettivi del Piano .............................................................................. 145 8.2 Valorizzazione della raccolta differenziata........................................................................ 146 8.3 Calcolo delle percentuali di riciclaggio al 2020 ................................................................. 159 8.4 Altre categorie di rifiuti ..................................................................................................... 160 8.5 Preparazione al riutilizzo: quadro normativo e linee strategiche del Piano. .................... 166 8.6 Azioni per lo sviluppo della preparazione al riutilizzo e del recupero di materia ............. 168 9. RECUPERO DI ENERGIA E SMALTIMENTO: DEFINIZIONE DEI FLUSSI DI RIFIUTI URBANI E FABBISOGNO IMPIANTISTICO ................................................................................................. 171 9.1 Obiettivi ed azioni di Piano ................................................................................................ 171 9.2 Scenari di gestione ............................................................................................................ 172 9.3 Lo scenario di Piano: flussi rifiuti urbani indifferenziati e derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani dal 2015 al 2020 ..................................................................................................... 190 9.4 Fabbisogni complessivi di trattamento e smaltimento rifiuti ........................................... 225 9.5 Tecnologie per il recupero, il riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti ............................... 230 10. ULTERIORI STRUMENTI FINALIZZATI AL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI DEL PIANO E STIMA DEI COSTI NEI DIVERSI SCENARI DI PIANO .................................................................... 239 10.1 Strumenti di governance ................................................................................................... 239 10.2 Definizione di accordi, intese e programmi a livello regionale ......................................... 241 10.3 Strumenti economico-finanziari: individuazione di incentivi e disincentivi finalizzati al raggiungimento degli obiettivi di Piano ...................................................................................... 246 10.4 Stima dei costi del servizio negli scenari di Piano ............................................................. 252 PARTE III – RIFIUTI SPECIALI (CAP 11-13) ................................................................................. 256 11. OBIETTIVI DEL PIANO E SCENARI DI PRODUZIONE ............................................................ 258 12. DEFINIZIONE DEGLI SCENARI DI GESTIONE: RECUPERO E SMALTIMENTO .......................... 261 12.1 Fabbisogno di recupero e smaltimento di rifiuti speciali .................................................. 263 13. PARTICOLARI CATEGORIE DI RIFIUTI SPECIALI .................................................................. 265 13.1. Rifiuti da costruzione e demolizione ................................................................................. 265 13.2. Fanghi di depurazione ....................................................................................................... 273 13.3. Veicoli fuori uso ................................................................................................................. 278 3 13.4. Pneumatici fuori uso ......................................................................................................... 284 13.5. Rifiuti sanitari .................................................................................................................... 290 13.6. Oli usati .............................................................................................................................. 295 13.7. R.A.E.E................................................................................................................................ 300 13.8. Ceneri leggere e scorie da incenerimento ........................................................................ 306 13.9. Rifiuti di beni in polietilene ............................................................................................... 312 13.10. Rifiuti contenenti amianto ......................................................................................... 318 13.11. Pile e accumulatori ..................................................................................................... 324 13.12. Rifiuti prodotti dalle navi e residui del carico ............................................................ 329 PARTE IV – PROGRAMMI E LINEE GUIDA (CAP 14-18) .............................................................. 339 14. CRITERI PER L’INDIVIDUAZIONE, DA PARTE DELLE PROVINCE, DELLE AREE NON IDONEE ALLA LOCALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI DI RECUPERO E SMALTIMENTO DEI RIFIUTI NONCHÉ PER L’INDIVIDUAZIONE DEI LUOGHI ADATTI ALLO SMALTIMENTO E AL RECUPERO DEI RIFIUTI. ..... 341 14.1. Premessa ........................................................................................................................... 341 14.2. Metodologia e criteri generali ........................................................................................... 341 14.3. Descrizione dei criteri per l’individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento............................................................................................ 343 14.4. Descrizione dei criteri per l’individuazione delle aree adatte al recupero e allo smaltimento dei rifiuti ................................................................................................................. 349 14.5. RASSEGNA NORMATIVA PER LA LOCALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI ......................................................................................................................................... 351 15. PREVISIONI PER LA GESTIONE DEGLI IMBALLAGGI E deI RIFIUTI DI IMBALLAGGIO, ART. 225, COMMA 6 DEL DLGS n. 152/2006 ........................................................................................... 353 15.1. La normativa europea ....................................................................................................... 353 15.2. La normativa italiana ......................................................................................................... 355 15.3. La gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio .................................................... 358 15.4. Analisi dei flussi degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio ............................................. 363 15.5. Previsioni per la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio .............................. 376 15.6. Azioni di prevenzione e gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio .................. 378 16. PROGRAMMA PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI URBANI BIODEGRADABILI (RUB) DA COLLOCARE IN DISCARICA ...................................................................................................... 389 16.1 Aspetti normativi ............................................................................................................... 390 16.2 Analisi dello stato di fatto a livello regionale. ................................................................... 393 16.3 Metodo di calcolo adottato per la determinazione dei rifiuti urbani biodegradabili conferiti in discarica. ................................................................................................................... 401 16.4 Strategie e strumenti per la riduzione del conferimento in discarica dei RUB. ................ 405 4 16.5 Previsione dei RUB conferiti in discarica nel periodo 2015-2020 e adozione della tabella programmatica finalizzata alla definizione del crono-programma di riduzione dei RUB collocati in discarica. .................................................................................................................................. 407 16.6 Adozione della tabella di verifica annuale del rispetto degli obiettivi di riduzione dei RUB conferiti in discarica. ................................................................................................................... 408 17. PROGRAMMA DI PREVENZIONE DELLA PRODUZIONE DI RIFIUTI ....................................... 410 17.1 Premessa ........................................................................................................................... 410 17.2 Inquadramento normativo ed amministrativo ................................................................. 411 17.3 Relazioni tra il sistema socio-economico e la produzione di rifiuti................................... 417 17.4 Proposte emerse nel percorso di partecipazione ............................................................. 422 17.5 Il Programma di prevenzione ............................................................................................ 423 17.6 La Prevenzione dei rifiuti speciali ...................................................................................... 455 17.7 Conclusioni ........................................................................................................................ 464 ALLEGATO 1 ESEMPI DI MISURE DI PREVENZIONE DEI RIFIUTI (ex allegato L del D.Lgs. 152/2006) ........................................................................................................................................... 467 ALLEGATO 2 – CORRISPONDENZA CON IL PROGRAMMA NAZIONALE DI PREVENZIONE ........... 469 ALLEGATO 3 – RASSEGNA DELLE ESPERIENZE DI PREVENZIONE ................................................ 474 18. PROGRAMMA PER LA DECONTAMINAZIONE E/O LO SMALTIMENTO DEGLI APPARECCHI INVENTARIATI E DEI PCB/PCT IN ESSI CONTENUTI E BOZZA DI PIANO PER LA RACCOLTA E IL SUCCESSIVO SMALTIMENTO DEGLI APPARECCHI NON SOGGETTI A INVENTARIO A NORMA DELLA DIRETTIVA 96/59/CE. ............................................................................................................. 491 18.2 Programma per la decontaminazione e/o smaltimento degli apparecchi inventariati e dei PCB/PCT in essi contenuti ........................................................................................................... 497 18.3 Bozza di Piano per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti costituiti da apparecchi contenenti PCB/PCT non soggetti ad inventario ......................................................................... 501 18.4 Obiettivi, indirizzi ed azioni ............................................................................................... 507 19. MONITORAGGIO DELLE AZIONI DI PIANO ......................................................................... 510 19.1 Descrizione degli indicatori ............................................................................................... 511 19.2 Raccolta e validazione dati ................................................................................................ 515 5 PARTE I - INQUADRAMENTO GENERALE (CAP. 1-5) 6 9 1. PREMESSA 1.1. Strategie regionali in materia di rifiuti La gestione dei rifiuti urbani è caratterizzata da una varietà di elementi complessi che si relazionano fra loro in un contesto normativo e regolamentare in continua evoluzione. Il governo di tale sistema necessita di una visione strategica e di scelte in grado di favorire cambiamenti e soluzioni da perseguire in una prospettiva di lungo periodo. L’attuale modalità di gestione dei rifiuti, che ha beneficiato dai progressi normativi e tecnici degli ultimi decenni, consente la prevenzione dei rischi, ma ha incrementato in maniera considerevole i costi complessivi: oggi è quindi necessario un cambio di strategia che ci consenta di intervenire a monte del problema della gestione, agendo sulla riduzione dei quantitativi e della pericolosità dei rifiuti prodotti. È quindi la prevenzione della produzione dei rifiuti e la valorizzazione di quelli prodotti il cambio di prospettiva che si dovrà sviluppare, in coerenza con le politiche europee in tema di rifiuti che individuano nella società del riciclo l’obiettivo cui puntare. In questo contesto il Piano Regionale di Gestione dei rifiuti (PRGR) costituisce il volano in grado di indirizzare la Regione verso un sistema di gestione dei rifiuti che sia sempre più sostenibile da un punto di vista ambientale, sociale ed economico. La nostra Regione ha un sistema di pianificazione consolidato e quindi il Piano Rifiuti si inserisce in un contesto strutturato ed evoluto che deve esprimere politiche capaci di agire in maniera sinergica integrando i contenuti ambientali presenti nelle diverse politiche pubbliche quali quelle in materia di trasporti, di energia, di agricoltura, di rifiuti ecc. La dimensione regionale del nuovo Piano sicuramente ci aiuterà e ci permetterà di ottimizzare dinamicamente i flussi contestualmente all’evoluzione nel tempo del sistema impiantistico, privilegiando il concetto di prossimità in un'ottica di equa distribuzione dei carichi ambientali sul territorio regionale. La vera sfida dei prossimi anni è quindi ridurre in maniera sostanziale la produzione dei rifiuti e massimizzare il recupero di quelli prodotti, per minimizzare il ricorso allo smaltimento a partire dal conferimento in discarica. Solo in questo modo potremo costruire una società che finalmente veda il rifiuto come una risorsa, riducendo progressivamente il ricorso alla discarica fino all’obiettivo della discarica zero e facendo un ricorso sempre più residuale anche all’incenerimento. Ridurre la produzione dei rifiuti può consentire una maggior tutela della risorse naturali ed un corretto sviluppo socio-economico che deve necessariamente fondarsi sull’equilibrio fra l’utilizzo e la disponibilità di risorse naturali. Infatti oggi l’economia ha incrementato in pochissimo tempo la capacità di uso delle risorse naturali facendo percepire concretamente i limiti della loro disponibilità. Integrare l’attuale sviluppo socio-economico con questi concetti significa dover utilizzare, nel breve e medio periodo, i rifiuti in sostituzione di materie prime e, nel lungo periodo, favorire l’efficienza dei processi industriali, riducendo la produzione di rifiuti per unità di prodotto. 10 Sono stati sviluppati diversi strumenti per perseguire questi cambiamenti, alcuni agiscono direttamente sulla produzione di beni e servizi (responsabilità estesa del produttore, eco design, protocolli europei ecc.), altri agiscono sul consumo degli stessi beni e servizi (informazione per acquisti consapevoli ecc.). Per quanto concerne il recupero, il Piano intende promuovere la realizzazione di impianti specializzati per determinate tipologie di frazioni nonché lo sviluppo sul territorio regionale di sistemi virtuosi che, per le diverse filiere, favoriscano l’industria del riciclo in località prossime a quelle delle aziende che ne utilizzano i prodotti, consentendo in tal modo di coniugare sviluppo economico e riduzione degli impatti ambientali legati al trasporto. Per ottenere un recupero di qualità occorre puntare su una raccolta differenziata sempre maggiore e di maggiore qualità. La pratica della raccolta differenziata è ormai entrata nelle nostre abitudini in quanto se ne condivide l’importanza, ma gli obiettivi dettati dall’Europa impongono di spostare l’attenzione verso l’effettivo recupero dei rifiuti raccolti separatamente. Il nuovo Piano dovrà pertanto consentire un ulteriore miglioramento del sistema integrato di raccolta differenziata, individuando i modelli più adeguati in riferimento ai diversi contesti territoriali e alla densità abitativa, in modo particolare nei capoluoghi di provincia. Nell’ambito delle strategie promosse dal Piano l’attuale sistema impiantistico regionale rappresenta una opportunità da valorizzare attraverso l’utilizzo ottimale degli impianti esistenti. Ciò consentirà di ridurre i costi di gestione e di garantire l’autosufficienza per lo smaltimento nell’ambito regionale. In conclusione le sfide che il Piano regionale si pone in coerenza con le indicazioni dettate dalle normative europee e statali potranno essere raggiunte solo in una prospettiva di responsabilità condivisa tra tutti i soggetti coinvolti, dagli enti gestori al mondo imprenditoriale, dalle istituzioni ai cittadini. 1.2. Efficacia e iter di approvazione del Piano Regionale di Gestione Rifiuti Secondo quanto previsto dal D.Lgs. n. 152 del 2006 (cfr. art. 199 “piani regionali”), le Regioni hanno la competenza a predisporre e adottare i Piani di gestione dei rifiuti nel rispetto dei principi e delle finalità indicate dal legislatore comunitario. Occorre precisare che nell’ordinamento della Regione Emilia-Romagna la Legge Regionale 23 dicembre 2011, n. 23, nel riformare l’organizzazione territoriale delle funzioni relative ai servizi pubblici locali dell'ambiente, ha ridefinito l’ambito territoriale ottimale (di cui agli artt.147 e 200 del D.Lgs. 152/2006) facendolo coincidere con l’intero territorio regionale. Il PRGR definisce indirizzi, direttive e prescrizioni da recepire nelle pianificazioni sotto ordinate, compresa la pianificazione d’ambito per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani di cui all’articolo 13 della L.R. 23/2011. Per l’approvazione del PRGR si applicano le disposizioni procedimentali di cui all’articolo 25 della L.R. 20/2000 e le disposizioni in materia di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) di cui alla parte seconda del D.Lgs. 152/2006. http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2006;152 11 2. SINTESI DEL QUADRO NORMATIVO Si riportano di seguito le principali normative di riferimento a livello comunitario, nazionale e regionale. La Direttiva Comunitaria n. 2008/98/CE rappresenta la norma quadro in materia di gestione dei rifiuti. Tale direttiva pone l’obbligo per gli Stati membri di elaborare piani per la gestione dei rifiuti e stabilisce principi fondamentali per orientare le politiche in materia di rifiuti finalizzate alla riduzione al minimo delle conseguenze negative della produzione e della gestione dei rifiuti per la salute umana e l’ambiente ed alla riduzione dell’uso di risorse. Per raggiungere tali obiettivi la normativa individua una precisa gerarchia per la gestione dei rifiuti che vede al primo posto la prevenzione seguita dalla preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia e per ultimo lo smaltimento. La Direttiva promuove altresì lo sviluppo di una «società del riciclaggio», esortando gli Stati membri a evitare la produzione di rifiuti e utilizzare i rifiuti come risorse. Tali obiettivi sono ripresi dal sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente che sollecita misure volte a garantire la separazione alla fonte, la raccolta e il riciclaggio dei flussi di rifiuti prioritari. Per agevolarne o migliorarne il potenziale di recupero, i rifiuti dovrebbero essere raccolti separatamente nella misura in cui ciò sia praticabile da un punto di vista tecnico, ambientale ed economico, prima di essere sottoposti a operazioni di recupero che diano il miglior risultato ambientale complessivo. La Direttiva comunitaria pone inoltre l’accento sui principi di autosufficienza e prossimità in base ai quali occorre adottare le misure appropriate per la creazione di una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento dei rifiuti e di impianti per il recupero. Nella Risoluzione “Su un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse” approvata dal Parlamento europeo il 24 maggio 2012 si confermano gli obiettivi della direttiva 2008/98/CE, esortando alla piena e completa attuazione degli obblighi giuridici e degli obiettivi politici che accomunano e vincolano gli stati membri dell'Unione Europea in materia di rifiuti anche attraverso l’individuazione di obiettivi minimi da inserire nei piani nazionali di prevenzione e gestione dei rifiuti. Viene inoltre ribadito che gli obiettivi esistenti di raccolta e di differenziazione devono essere ulteriormente elaborati e impostati in modo da ottenere il recupero massimo e qualitativamente migliore dei materiali in ciascuna fase. Si individua, pertanto, la necessità che i finanziamenti dell’UE diano priorità ad azioni coerenti con la gerarchia di gestione dei rifiuti, come sancito dalla direttiva quadro sui rifiuti (per esempio conferendo priorità agli impianti di riciclaggio rispetto allo smaltimento dei rifiuti). Viene altresì invitata la Commissione a presentare proposte entro il 2014 allo scopo di introdurre gradualmente un divieto generale dello smaltimento in discarica a livello europeo e di abolire progressivamente entro la fine di questo decennio l'incenerimento dei rifiuti riciclabili e compostabili; si propone inoltre che queste iniziative siano accompagnate da idonee misure transitorie, tra cui l'ulteriore sviluppo di norme comuni basate sul concetto di ciclo di vita; viene invitata la Commissione a rivedere in aumento gli obiettivi per il riciclaggio per il 2020 della direttiva quadro sui rifiuti; viene suggerita l’introduzione di un’imposta sullo smaltimento in discarica, già introdotta da alcuni Stati membri, per contribuire al raggiungimento di tali obiettivi. http://it.wikipedia.org/wiki/Paesi membri dell%27Unione Europea http://it.wikipedia.org/wiki/Unione Europea 12 A livello procedimentale si segnalano la Direttiva 2003/35/CE sulla partecipazione del pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e la Direttiva 2001/42/CE concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente. Tali direttive impongono agli Stati membri di provvedere affinché tutte le parti interessate abbiano la possibilità di partecipare all’elaborazione dei piani di gestione e dei programmi di prevenzione dei rifiuti e di accedervi una volta ultimata la loro elaborazione anche mediante la pubblicazione on-line dei piani e programmi. Sul piano nazionale, la principale fonte normativa statale di riferimento in tema di gestione dei rifiuti è rappresentata dal Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale” che costituisce con la parte quarta attuazione della direttiva 2008/98/CE e delle altre direttive comunitarie In particolare l’art. 199 del D.Lgs. n. 152/2006 demanda alle Regioni la competenza a predisporre e adottare il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR), ne indica i contenuti e pone il termine del 12 dicembre 2013 per la sua approvazione. Per l’approvazione dei piani regionali si applicano le disposizioni procedimentali di cui alla legge regionale 20/2000 e le disposizioni in materia di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) di cui alla Parte II del decreto legislativo n. 152/2006 che nell’ordinamento regionale sono dettagliate nella legge regionale n. 9/2008 “Disposizioni transitorie in materia di valutazione ambientale strategica e norme urgenti per l'applicazione del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152” la cui efficacia è stata prorogata dall’art. 60 della legge regionale n. 6/2009. La gestione dei rifiuti urbani è organizzata ai sensi del D.Lgs. n. 152/2006 sulla base di ambiti territoriali ottimali. Con legge regionale 23 dicembre 2011, n. 23 “Norme di organizzazione delle funzioni relative ai servizi pubblici locali dell’ambiente” si è stabilito che l’ambito territoriale ottimale corrisponda all’intero territorio regionale. Il piano d’ambito costituisce tra l’altro, in attuazione della pianificazione sovraordinata adottata secondo i contenuti previsti dall’articolo 199 del D.Lgs. n. 152/2006, lo strumento per la regolazione delle attività di gestione necessarie per lo svolgimento del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani. Anche a tali fini il PRGR, ai sensi dell’articolo 11 della legge regionale n. 20/2000, definisce previsioni articolate in indirizzi, direttive e prescrizioni che si applicano tra l’altro al piano d’ambito per il servizio di gestione integrata dei rifiuti di cui all’articolo 13 delle legge regionale n.23/2011. Con riferimento alla partecipazione nel procedimento di approvazione del piano, le succitate normative europee richiedono un’implementazione delle forme partecipative pur già ampiamente sviluppate dalle procedure di pianificazione regolamentate dalla legge regionale n. 20/2000. In base all’articolo 25 della legge regionale n. 20/2000 il processo partecipativo si avvia con l’adozione del documento preliminare, la legge regionale 9 febbraio 2010, n. 3 consente di anticipare la partecipazione alla fase preparatoria del documento preliminare e favorisce in tal modo il più ampio coinvolgimento. Questo è il percorso fin qui seguito con l’approvazione del documento di indirizzo (cfr. DGR 1147/2012), con l’approvazione del documento preliminare (cfr. DGR 325/2013) e con i numerosi incontri tematici con i diversi portatori di interesse. I contenuti obbligatori che il Piano regionale di gestione dei rifiuti deve sviluppare sono indicati ai commi 2 e 3 dell’art. 199 del D.Lgs. n. 152/2006. http://bd07.leggiditalia.it/cgi-bin/FulShow?TIPO=5&NOTXT=1&KEY=07LX0000635916 13 Precisamente i piani di gestione dei rifiuti comprendono l’analisi della gestione dei rifiuti esistente nell’ambito geografico interessato, le misure da adottare per migliorare l’efficacia ambientale delle diverse operazioni di gestione dei rifiuti, nonché una valutazione del modo in cui i piani contribuiscono all’attuazione degli obiettivi e delle disposizioni della parte quarta del D.Lgs. n. 152/2006. I Piani Regionali di Gestione dei Rifiuti devono inoltre prevedere: a) tipo, quantità e fonte dei rifiuti prodotti all’interno del territorio, suddivisi per ambito territoriale ottimale per quanto riguarda i rifiuti urbani, rifiuti che saranno prevedibilmente spediti da o verso il territorio nazionale e valutazione dell’evoluzione futura dei flussi di rifiuti, nonché la fissazione degli obiettivi di raccolta differenziata da raggiungere a livello regionale, fermo restando quanto disposto dall’articolo 205; b) i sistemi di raccolta dei rifiuti e impianti di smaltimento e recupero esistenti, inclusi eventuali sistemi per oli usati, rifiuti pericolosi o flussi di rifiuti disciplinati da una normativa comunitaria specifica; c) una valutazione della necessità di nuovi sistemi di raccolta, della chiusura degli impianti esistenti per i rifiuti, di ulteriori infrastrutture per gli impianti per i rifiuti in conformità del principio di autosufficienza e prossimità di cui agli articoli 181, 182 e 182-bis e se necessario degli investimenti correlati; d) informazioni sui criteri di riferimento per l’individuazione dei siti e la capacità dei futuri impianti di smaltimento o dei grandi impianti di recupero, se necessario; e) politiche generali di gestione dei rifiuti, incluse tecnologie e metodi di gestione pianificata dei rifiuti, o altre politiche per i rifiuti che pongono problemi particolari di gestione; f) la delimitazione di ogni singolo ambito territoriale ottimale sul territorio regionale, nel rispetto delle linee guida di cui all'articolo 195, comma 1, lettera m); g) il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani secondo criteri di trasparenza, efficacia, efficienza, economicità e autosufficienza della gestione dei rifiuti urbani non pericolosi all'interno dell’ambito territoriale ottimale, nonché ad assicurare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti speciali in luoghi prossimi a quelli di produzione al fine di favorire la riduzione della movimentazione di rifiuti; h) la promozione della gestione dei rifiuti per ambito territoriale ottimale, attraverso strumenti quali una adeguata disciplina delle incentivazioni, prevedendo per le situazioni più meritevoli, tenuto conto delle risorse disponibili a legislazione vigente, una maggiorazione di contributi; i) la stima dei costi delle operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti urbani; j) i criteri per l'individuazione, da parte delle Province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti nonché per l'individuazione dei luoghi o impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti, nel rispetto dei criteri generali di cui all'articolo 195, comma 1, lettera p); k) le iniziative volte a favorire, il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero dai rifiuti di materiale ed energia, ivi incluso il recupero e lo smaltimento dei rifiuti che ne derivino; 14 l) le misure atte a promuovere la regionalizzazione della raccolta, della cernita e dello smaltimento dei rifiuti urbani; m) la determinazione, nel rispetto delle norme tecniche di cui all'articolo 195, comma 2, lettera a), di disposizioni speciali per specifiche tipologie di rifiuti; n) le prescrizioni in materia di prevenzione e gestione degli imballaggi e rifiuti di imballaggio di cui all'articolo 225, comma 6; o) il programma per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da collocare in discarica di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36; p) un programma di prevenzione della produzione dei rifiuti, elaborato sulla base del programma nazionale di prevenzione dei rifiuti di cui all’art. 180, che descriva le misure di prevenzione esistenti e fissi ulteriori misure adeguate. Il programma fissa anche gli obiettivi di prevenzione. Le misure e gli obiettivi sono finalizzati a dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti. Il programma deve contenere specifici parametri qualitativi e quantitativi per le misure di prevenzione al fine di monitorare e valutare i progressi realizzati, anche mediante la fissazione di indicatori. Il comma 4 del medesimo articolo dispone inoltre che il piano di gestione dei rifiuti può contenere, tenuto conto del livello e della copertura geografica dell’area oggetto di pianificazione, i seguenti elementi: a) aspetti organizzativi connessi alla gestione dei rifiuti; b) valutazione dell’utilità e dell’idoneità del ricorso a strumenti economici e di altro tipo per la soluzione di problematiche riguardanti i rifiuti, tenuto conto della necessità di continuare ad assicurare il buon funzionamento del mercato interno; c) campagne di sensibilizzazione e diffusione di informazioni destinate al pubblico in generale o a specifiche categorie di consumatori, nonché azioni di trasparenza sul destino dei rifiuti. Costituisce inoltre parte integrante del PRGR il Piano per la bonifica delle aree inquinate, in attuazione dell’art. 199 comma 6 del D.Lgs. 152/2006. Dalla lettura dei contenuti del piano emerge inoltre la necessità di un rinvio anche a normative settoriali esterne alla Direttiva 2008/98 e al Decreto legislativo n. 152/2006 che regolano determinate categorie ovvero fasi di gestione dei rifiuti. Si evidenziano fra gli altri la Direttiva 94/62/CE “sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio”, la Direttiva 1999/31/CE “relativa alle discariche di rifiuti” e il suo Decreto legislativo attuativo n. 36/2003, la Direttiva 2000/76/CE “in materia di incenerimento di rifiuti” e il suo Decreto legislativo attuativo n. 133/2005. 2.1. Normativa comunitaria Decisione del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 novembre 2013 “su un programma generale di azione dell’Unione in materia di ambiente fino al 2020 “Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta””. Risoluzione del Parlamento europeo del 24 maggio 2012 “su un’Europa efficiente nell'impiego delle risorse”. Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sulla revisione del sesto programma d’azione in materia di ambiente e la definizione delle priorità per il settimo programma d’azione in materia di ambiente (PAA) – Un ambiente migliore per una vita migliore. 15 Direttiva Comunitaria n. 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008“ relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive”. Direttiva 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 maggio 2003 “che prevede la partecipazione del pubblico nell’elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all’accesso alla giustizia”. Direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001 “concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente”. Direttiva 2006/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 6 settembre 2006 “relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e che abroga la direttiva 91/157/CEE”. Regolamento CE n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 giugno 2006 “relativo alle spedizioni di rifiuti”. Direttiva 2002/96/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 gennaio 2003 sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Direttiva 2002/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 gennaio 2003 “sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche”. Direttiva 2000/53/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 settembre 2000 “relativa ai veicoli fuori uso”. Direttiva 2000/76/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 4 dicembre 2000 “in materia di incenerimento di rifiuti”. Direttiva 1999/31/CE del Consiglio del 26 aprile 1999 “relativa alle discariche di rifiuti”. Direttiva 94/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 1994 “sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio”. 2.2. Normativa statale Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale” – Parte II, titolo II (la Valutazione Ambientale Strategica) e Parte IV. Decreto legge 12 settembre 2014, n. 133 “Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive” convertito con modificazioni dalla legge di conversione 11 novembre 2014, n. 164. D.L. 6 novembre 2008, n. 172, “Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, nonché misure urgenti di tutela ambientale”, convertito con modificazioni dalla Legge 30 dicembre 2008, n. 210. Decreto Legislativo 14 marzo 2014, n. 49 “Attuazione della direttiva 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE)”. Decreto Legislativo 20 novembre 2008, n. 188 “Attuazione della Direttiva 2006/66/CE concernente pile, accumulatori e relativi rifiuti e che abroga la Direttiva 91/157/CEE”. http://entilocali.leggiditalia.it/#id=10LX0000806183ART0, m=document 16 Decreto Legislativo 11 maggio 2005, n. 133 “Attuazione della Direttiva 2000/76/CE in materia di incenerimento di rifiuti”. Decreto Legislativo 25 luglio 2005, n. 151 “Attuazione della Direttiva 2002/95/CE, della Direttiva 2002/96/CE e della Direttiva 2003/108/CE relative alla riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti”. Legge 23 marzo 2003 n. 93 “Disposizioni in campo ambientale”. Decreto Legislativo 13 gennaio 2003 n. 36 “Attuazione della Direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti”. Decreto Legislativo 24 giugno 2003, n. 209 “Attuazione della Direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso”. Decreto Ministeriale 5 febbraio 1998 “Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai sensi degli articoli 31 e 33 del D.Lgs.. 22/97”. Decreto Ministeriale 29 luglio 2004, n. 248 “Regolamento relativo alla determinazione e disciplina delle attività di recupero di prodotti e beni di amianto e contenenti amianto”. Decreto Ministeriale 3 agosto 2005 “definizione dei criteri di ammissibilità in discarica”. Decreto Ministeriale 8 aprile 2008 “Disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato, come previsto dall’articolo 183, comma 1, lettera c) del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifiche”. Decreto Presidente Repubblica 15 luglio 2003, n. 254 “Regolamento recante disciplina della gestione dei rifiuti sanitari a norma dell’articolo 24 della L. 31 luglio 2002, n. 179”. 2.3. Normativa e disposizioni regionali Legge regionale 05 ottobre 2015, n. 16 “ Disposizioni a sostegno dell'economia circolare, della riduzione della produzione dei rifiuti urbani, del riuso dei beni a fine vita, della raccolta differenziata e modifiche alla legge regionale 19 agosto 1996 n. 31 (disciplina del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi)”; Legge regionale 23 dicembre 2011, n. 23 “Norme di organizzazione delle funzioni relative ai servizi pubblici locali dell’ambiente”. Legge regionale 9 febbraio 2010, n. 3 “Norme per la definizione, riordino e promozione delle procedure di consultazione e partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali locali”. Legge regionale 24 marzo 2000, n. 20 “Disciplina generale sulla tutela e sull’uso del territorio”. Legge regionale 21 aprile 1999, n. 3 “Riforma del sistema regionale e locale”. Legge regionale 13 giugno 2008, n. 9 “Disposizioni transitorie in materia di valutazione ambientale strategica e norme urgenti per l’applicazione del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”. Legge regionale 06 luglio 2009, n. 6 “Governo e riqualificazione solidale del territorio”, art. 60 (“Proroga dell’efficacia del Titolo I della L.R. n. 9 del 2008”). http://demetra.regione.emilia-romagna.it/al/monitor.php?vi=nor&urn=urn:nir:regione.emilia.romagna:legge:1996-08-19;31&urn tl=dl&urn t=text/xml&urn a=y&urn d=v&urn dv=n 17 Legge Regionale 6 settembre 1999, n. 25 “Delimitazione degli ambiti territoriali ottimali e disciplina delle forme di cooperazione tra gli Enti locali per l’organizzazione del servizio idrico integrato e del servizio di gestione dei rifiuti urbani”. Legge regionale 14 aprile 2004, n. 7 “Diposizioni in materia ambientale. Modifiche ed integrazioni e leggi regionali”, art. 5 “valutazione di incidenza dei piani”. Deliberazione di Giunta Regionale n. 1620/2001, “Criteri per l’individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti”. Deliberazione di Giunta Regionale n. 1147/2012 “Indirizzi per l’elaborazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti di cui all’art. 199 del D.Lgs. 152/06”. Deliberazione di Giunta Regionale n. 325/2013 “Approvazione del documento preliminare del Piano regionale di gestione dei rifiuti di cui all’art. 199 del D.Lgs. 152/06”. Deliberazione di Giunta Regionale n. 2161/2015 “Accordo per la gestione dei rifiuti urbani nel termovalorizzatore di Forlì”. Deliberazione di Giunta Regionale n. 80/2016 “Accordo per il coordinamento e la tutela ambientale attraverso la gestione razionale dei rifiuti nelle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia”. Deliberazione di Giunta Regionale n. 496/2015 “Accordo programmatico per il termovalorizzatore di Raibano di Coriano in coerenza con la pianificazione regionale e l'intesa della Regione Emilia Romagna con la Repubblica di San Marino”. 3. CARATTERISTICHE DEL TERRITORIO REGIONALE 3.1. Caratteristiche ambientali 3.1.1. Energia e ambiente I processi di smaltimento dei rifiuti possono avere effetti energetici significativi sia dal lato della richiesta (consumi dei processi) che da quello dell’offerta (produzioni dei termovalorizzatori) di energia. L’analisi dei processi energetici è parte fondamentale delle condizioni ambientali, per varie ragioni determinanti: la promozione delle fonti rinnovabili, la lotta al cambiamento climatico e non ultimo per il contributo di questo settore alle emissioni di inquinanti atmosferici. L’Unione europea importa attualmente oltre la metà dell’energia consumata, in gran parte da fonti fossili, e la tendenza è in aumento. Questa situazione di dipendenza energetica è molto accentuata in alcune regioni europee particolarmente industrializzate, come l'Emilia-Romagna. L’elevata volatilità nel mercato del petrolio è un fattore di debolezza ulteriore, anche perché i prezzi del gas nei contratti di lungo termine sono molto spesso in linea con i prezzi del petrolio. In futuro si prevede peraltro una diminuzione della quota di petrolio nel soddisfacimento della domanda di energia primaria europea e nazionale. Inoltre secondo gli scenari tendenziali fatti da diversi organismi internazionali la richiesta complessiva di energia primaria (TPES) nei Paesi OCSE europei dovrebbe continuare a crescere al un tasso annuale (0,1%) fino al 2050; per cui considerando l’andamento dei tassi d’accoppiamento tra il PIL e l’uso di energia primaria nel 2050 in Europa i combustibili fossili avrebbero un ruolo pari al 75% del TPES; il consumo di petrolio diminuirebbe del 19%, quello del gas subirebbe un aumento del 38%, trainato dalla domanda per generazione di elettricità; il contributo alla TPES del carbone e del nucleare dovrebbero diminuire, rispettivamente di circa 7 e 4 punti percentuali. Le tendenze delineate sarebbero accompagnate 18 da un aumento del contributo delle fonti rinnovabili, le quali giocherebbero un ruolo fondamentale nello scenario tendenziale e ancor di più nello scenario di accelerazione tecnologica. In questo quadro l’Unione europea, com’è noto, ha approvato nel 2008 il pacchetto di misure per ridurre i suoi consumi di energia, le emissioni serra e migliorare l’efficienza energetica ("strategia 20-20-20”). Gli strumenti di mercato, come le imposte o le sovvenzioni, e gli strumenti finanziari comunitari sostengono concretamente la realizzazione degli obiettivi di efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili e riduzione delle emissioni serra. L’abbattimento delle emissioni richiede notevoli sforzi e per la maggior parte esso dovrebbe essere relativo al settore trasporti, in secondo luogo nel settore residenziale, terziario, infine nel settore della produzione e della generazione elettrica. Anche la crescita delle fonti rinnovabili si inserisce in questo contesto. Il loro sviluppo ancora è ostacolato dalla presenza di diverse barriere, non solo di natura economica, ma pure dalla presenza di elevati tempi per le procedure di autorizzazione, dai frequenti cambiamenti delle normative di riferimento e dalla limitata accettabilità sociale su alcuni tipi di rinnovabili. Per favorire le fonti rinnovabili sono state utilizzate molte risorse statali, anche se in modi non sempre coerenti tra loro. In questo quadro ogni Stato membro dell’Unione ha predisposto un piano d’azione nazionale per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. All’Italia è assegnato l’obiettivo di aumentare entro il 2020 la produzione di energia da fonti rinnovabili di una quota almeno pari al 17% dei suoi consumi finali. In Italia il Piano di Azione Nazionale (PAN) per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili ha definito gli obiettivi nazionali per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, la riduzione dei costi dell’energia, la promozione di filiere tecnologiche innovative, la tutela ambientale con la riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti. 19 Figura 3.1-1 > Traiettorie di sviluppo delle varie fonti rinnovabili per l’Unione europea e per l’Italia (fonte: Aea, 2011) Si rileva come le biomasse abbiano un ruolo significativo; il contributo dei combustibili derivati dai rifiuti resterà comunque secondario. 20 In Emilia-Romagna l’andamento del deficit elettrico è influenzato molto dalla regolazione dell’offerta; in particolare negli ultimi anni il deficit si è ridotto per la riconversione e ambientalizzazione del parco termoelettrico regionale. L’analisi del deficit elettrico descrive la richiesta lorda elettrica regionale, rapportandola alla produzione lorda. Questa analisi permette di valutare il trend temporale dei consumi in rapporto alla produzione, le potenzialità dell’offerta elettrica e il gap tra domanda e offerta. La serie storica dei dati mette in risalto i periodi di maggior criticità nel soddisfacimento della domanda energetica ed evidenzia la necessità d’importazione di elettricità. In Emilia-Romagna l’amministrazione regionale ha approvato nel 2007 un Piano energetico per governare il decisivo intreccio fra energia, economia e ambiente. L’attuazione del Piano energetico regionale è affidata a strumenti triennali e nel 2011 è stato approvato, appunto, il "Secondo Piano Triennale di Attuazione del P.E.R. 2011-2013”. Le politiche energetiche della Regione delineano scenari evolutivi di breve termine (2013) e di medio termine (2020), specificando obiettivi soprattutto in termini di risparmio energetico, valorizzazione delle fonti rinnovabili e riduzione delle emissioni in atmosfera (vd. tabelle 3.1-1 - 3.1-3). Gli scenari energetici tendenziali regionali, come quelli nazionali, sono coerenti con lo studio Primes preso a riferimento dalla Commissione Europea per le sue valutazioni di scala continentale. La Regione Emilia-Romagna è anche impegnata a favorire importanti iniziative di razionalizzazione dei sistemi energetici e di lotta ai cambiamenti climatici, tra cui è rilevante il supporto dato al Patto dei Sindaci che assegna un ruolo chiave alle comunità locali nella lotta al cambiamento climatico. L’iniziativa è su base volontaria e le città che vi aderiscono si impegnano a raggiungere gli obiettivi della politica energetica comunitaria in termini di riduzione delle emissioni dei gas serra (“20-20-20”). Tabella 3.1-1 > Obiettivi di risparmio energetico della Regione Emilia-Romagna al 2013 e al 2020, suddivisi per settore (il dato al 2020 rappresenta una riduzione dei consumi del 10% rispetto al valore tendenziale) Risparmio energetico al 2013 (ktep/anno) Risparmio energetico al 2020 (ktep/anno) Quota sul totale % Residenziale 222 738 47 Terziario 108 361 23 Industria 94 314 20 Trasporti 47 157 10 Totale 471 1.570 100 Tabella 3.1-2 > Obiettivi regionali di sviluppo a medio termine (2020) delle fonti energetiche rinnovabili. Si rileva come il contributo attribuito alle biomasse sia molto significativo. Stato delle potenze utilizzate al 2010 (MW) Obiettivo compless. Al 2020 nell'ipotesi di copertura al 17% del consumo finale lordo di energia con fonti rinnovabili (MW) Obiettivo compless. Al 2020 nell'ipotesi di copertura al 20% del consumo finale lordo di energia con fonti rinnovabili (MW) Investimenti scenario 17% (Mln€) Investimenti scenario 20% (Mln€) Produzione di energia elettrica Idroelettrico 300 320 330 141 204 Fotovoltaico 230 2.000 2500 6195 7945 Solare termodinamico 0 30 30 135 135 Eolico 20 250 300 467 568 Biomasse 430 1900 1900 5145 5145 Totale 980 4.500 5.060 12.083 13.997 21 Produzione termica Solare termico 25 500 500 1000 1000 Geotermia 23 50 50 135 135 Biomasse 120 1500 2350 700 1125 Totale 168 2.050 2.900 1.835 2.260 Trasporti Totale 1.148 6.550 7.960 13.918 16.257 Tabella 3.1-3 > Obiettivi di sviluppo a breve termine (2013) delle fonti energetiche rinnovabili della Regione Emilia-Romagna Stato delle potenze utilizzate al 2010 (MW) Obiettivo compless. Al 2013 nell'ipotesi di copertura al 17% del consumo finale lordo di energia con fonti rinnovabili (MW) Obiettivo compless. Al 2013 nell'ipotesi di copertura al 20% del consumo finale lordo di energia con fonti rinnovabili (MW) Investimenti scenario 17% (Mln€) Investimenti scenario 20% (Mln€) Produzione di energia elettrica Idroelettrico 300 306 310 60 84 Fotovoltaico 230 600 850 1295 2170 Solare termodinamico 0 10 10 45 45 Eolico 20 60 80 80 120 Biomasse 430 600 600 595 595 Totale 980 1576 1850 2075 3014 Produzione termica Solare termico 25 100 150 261,8 300 Geotermia 23 33 38 89,1 102,6 Biomasse 120 500 750 200 325 Totale 168,0 633,0 938,0 550,9 727,6 Trasporti Totale 1.148,0 2.209,0 2.788,0 2.625,9 3.741,6 Offerta d’energia Dal bilancio energetico regionale si rileva che circa il 95% delle fonti è rappresentato da combustibili fossili, in gran parte importati (sono importati circa il 60% del consumo complessivo di gas naturale e la quasi totalità del petrolio) mentre la loro produzione regionale continua a diminuire. Per il sistema elettrico in particolare la produzione deriva in massima parte dai processi termici tradizionali. In Emilia-Romagna i contributi maggiori da fonti rinnovabili sono dati dagli impianti idroelettrici e poi a biomassa, significativamente superiori agli apporti del fotovoltaico e dell’eolico. Il contributo delle biomasse derivate dai rifiuti è comunque secondario. La produzione lorda di energia da fonti rinnovabili rispetto al consumo finale di energia descrive il livello di penetrazione dell’offerta da fonti rinnovabile e permette di valutare il divario ancora esistente rispetto agli obiettivi europei: in Emilia-Romagna questo indice era circa pari al 4% nel 2011 e dovrebbe raggiungere il 20% nel 2020 (target del piano energetico regionale). Per l’energia elettrica in particolare attualmente in Emilia-Romagna sono presenti quasi 33000 impianti di produzione, di 22 cui circa 32000 sono gli impianti fotovoltaici; nonostante negli ultimi anni si sia registrato un aumento esponenziale del numero degli impianti fotovoltaici, gli impianti a fonti rinnovabili assommano una produzione di elettricità circa pari al 7% della produzione elettrica interna complessiva (di cui la maggior parte, 5%, è dato ancora dagli impianti idroelettrici appenninici e poi dagli impianti a biomasse). Sebbene il contributo delle energie rinnovabili al consumo di energia mostri un andamento in crescita, in futuro saranno necessari ulteriori progressi. Notevoli opportunità per l’Emilia-Romagna sono legate all’uso energetico del biogas, derivante dagli scarti e dai sottoprodotti organici dell’agroindustria o dalla gassificazione della biomassa forestale. L’Emilia-Romagna infatti è caratterizzata da un’ampia disponibilità di biomasse di scarto ad alta fermentescibilità; l’integrazione delle produzioni agro-zootecniche con biomasse dedicate all’energia investirebbe una percentuale minima della SAU totale e il digestato derivante dalla produzione di biogas costituirebbe un ottimo fertilizzante organico. Inoltre il biogas, dopo la sua purificazione a biometano, potrebbe essere immesso direttamente nella rete del gas naturale, particolarmente sviluppata e articolata in Emilia-Romagna. Le potenzialità di produzione dal biogas sono stimate in grado di produrre almeno 330 milioni di m 3 /anno di metano, che trasformato in energia elettrica potrebbero generare circa 1 TWh/anno di energia da fonte rinnovabile gassosa. I sistemi energetici basati sul biogas, se correttamente realizzati, sono in grado di metabolizzare le emissioni gassose dei processi putrefattivi e di conseguenza possono essere considerati opportunità di controllo degli odori. Figura 3.1-2 > Produzioni di energia da fonti rinnovabili in Emilia-Romagna, a consuntivo e in previsione, secondo i target di piano regionale (valori espressi in ktep; fonte: elaborazione di ArpaER su dati di Enea, "Bilanci Energetici Regionali" e di Regione Emilia-Romagna, Piano attuativo del PER - scenario di massimo sviluppo delle rinnovabili). Si rileva come il contributo attribuito alle biomasse sia molto significativo. 23 3.1.2. Equilibrio del clima Il clima sta lentamente cambiando a causa dell’effetto serra. I gas serra sono componenti minori dell’atmosfera che interagendo con la radiazione infrarossa di origine terrestre causano il cosiddetto effetto serra. Le cause climalteranti di origine antropica consistono sia nelle emissioni di anidride carbonica dai processi di combustione sia nelle emissioni di altri gas a effetto-serra significativo, come il metano ad esempio prodotto nelle discariche dei rifiuti. In generale i macrosettori maggiormente responsabili delle emissioni serra sono quelli che riguardano la combustione di idrocarburi fossili. Il settore rifiuti incide in modo secondario. La stima di previsione delle emissioni serra richiede dati sui consumi di energia, sul conferimento in discarica dei rifiuti e su altre attività non energetiche che possono generare gas serra. Il software utilizzato per la stima converte i dati inseriti in informazioni sulle tonnellate equivalenti di anidride carbonica (tCO2e) emesse in atmosfera, utilizzando fattori di emissione stabiliti a livello nazionale o regionale. Lo strumento software è stato sviluppato da Arpa nell’ambito del progetto “Life-Laks”, applicato da diversi enti locali dell’Emilia-Romagna per supportare i loro piani-clima (es. i Comuni che hanno sottoscritto il Patto dei Sindaci). Il software Life-Laks si basa sui principi comuni di contabilizzazione delle emissioni di gas serra descritti nel protocollo internazionale di analisi delle emissioni di gas serra delle amministrazioni locali. In questo modo la contabilità delle emissioni serra produce serie storiche di indicatori coerenti alle diverse scale di valutazione: europea, nazionale, regionale e locale. (vd. figure 3.1-3 e 3.1-4). Figura 3.1-3 > Distribuzione % delle emissioni-assorbimenti di gas serra, per Provincia e macrosettore (in kt/anno di CO2eq) 24 Figura 3.1-4 > Distribuzione percentuale delle emissioni di gas serra per macrosettore IPPC (in % di CO2eq rispetto all'emissione serra totale regionale) Nella Figura 3.1-5 vengono riportate le Emissioni serra del settore energia in Emilia-Romagna a consuntivo e in previsione secondo i target di piano energetico regionale (valori espressi in tonnellate di CO2 equivalente – t di CO2eq). Nel diagramma sono indicate solo le emissioni serra conseguenti alle trasformazioni energetiche presenti in Emilia-Romagna (81% del totale 2010); non sono riportate le emissioni serra causate da processi non energetici (es. emissioni serra da allevamenti, discariche ecc.). Figura 3.1-5 > Emissioni serra del settore energia in Emilia-Romagna, a consuntivo e in previsione 25 Figura 3.1-6 > Emissioni serra complessive in Emilia-Romagna, a consuntivo e in previsione, secondo i target di piano energetico regionale (valori espressi in tonnellate di CO2 equivalente - t di CO2eq) Il cambiamento climatico si manifesta sia globalmente sia localmente. In Emilia-Romagna la concentrazione della CO2 in atmosfera è passata dalle 280 ppm (parti per milione) di fine Settecento alle 390 ppm attuali, livello probabilmente mai riscontrato negli ultimi venti milioni di anni. L’incremento della CO2 negli ultimi decenni è per tre quarti imputabile al consumo di combustibili fossili e per il resto alla deforestazione e al conseguente rilascio atmosferico di carbonio in precedenza sequestrato nelle piante e nel suolo. Gli effetti di questi gas sull’alterazione del clima appaiono oggi sempre più evidenti e, senza adeguati interventi, produrranno diversi danni nei prossimi anni. Figura 3.1-7 > Andamento delle concentrazioni medie di anidride carbonica in atmosfera rilevate a consuntivo fino ad oggi e previste fino al 2100 proiettando l’incremento lineare verificatosi negli ultimi decenni. 26 Figura 3.1-8 > Anomalia di temperatura massima media in Emilia-Romagna Figura 3.1-9 > Distribuzione delle anomalie termiche nel 2009 rispetto al periodo 1961-1990 (sopra l’asterisco sono indicati i valori di riferimento nel periodo 1961-1990; fonte: Arpa Emilia-Romagna, 2011) Figura 3.1-10 > Distribuzione dell’anomalia dei numeri di giorni con precipitazione superiore al 90° percentile nel periodo estivo 2008 (sopra l’asterisco sono indicati i valori di riferimento nel periodo 1961 1990; fonte: Arpa Emilia-Romagna, 2011) 27 Figura 3.1-11 > Anomalia del numero massimo di giorni consecutivi senza precipitazione estiva nel 2009 (sopra l’asterisco sono indicati i valori di riferimento nel periodo 1961-1990; fonte: Arpa Emilia-Romagna, 2011). Questa analisi indica una variazione dei periodi siccitosi 3.1.3. Qualità dell’aria Il settore dei rifiuti contribuisce alle emissioni inquinanti in atmosfera. Nella Pianura Padana la qualità dell’aria è minacciata dalle eccessive emissioni inquinanti che inducono stati di contaminazione significativi soprattutto nelle zone di pianura più lontane dalla costa. Nel periodo invernale il modesto irraggiamento solare, l’alta umidità relativa con le nebbie persistenti, la bassa temperatura, la ridotta ventilazione e le scarse precipitazioni producono la riduzione dello strato di rimescolamento, con persistenza al suolo degli inquinanti anche in concentrazioni elevate. Nel periodo estivo le alte temperature diurne e l’irraggiamento solare favoriscono la formazione degli inquinanti fotochimici, tipicamente l’ozono e, in misura minore, il biossido di azoto. Gli inquinanti storici quali monossido di carbonio e biossido di zolfo non sono più un problema significativo. Purtroppo restano situazioni problematiche per altri inquinanti come l’ozono e il PM10. La tendenza negli ultimi anni è comunque positiva, con una riduzione del PM10 del 25% (nonostante il 2011 sia stato caratterizzato da condizioni meteo particolarmente negative che sono continuate anche nel 2012). Il perdurante periodo di stabilità climatica ha portato a concentrazioni di polveri sottili critiche. Ma il trend alla riduzione, sia per le medie sia per i superamenti giornalieri conferma un miglioramento. Le attività produttive, gli impianti di produzione di energia, gli impianti d’incenerimento dei rifiuti, il riscaldamento domestico, i sistemi di mobilita, l’estrazione, la raffinazione e la distribuzione di combustibili fossili, l’agricoltura sono le cause della emissione di sostanze inquinanti antropiche in atmosfera. Dalle stime delle emissioni condotte a livello nazionale si rileva che per le attività manifatturiere negli ultimi anni mediamente si sono verificati miglioramenti ambientali, con un progressivo disaccoppiamento tra i livelli di produzione e di emissione di alcuni inquinanti atmosferici. Figura 3.1-12 > Emissioni inquinanti delle attività manifatturiere in Italia (numeri indice base 1992 = 1) 28 Le criticità relative alla qualità dell’aria in Emilia-Romagna sono conseguenza di un sistema insediativo e produttivo sparso, diffuso, articolato, e del traffico veicolare indotto. La Regione Emilia-Romagna contribuisce per circa il 5% per l’SOx, l’11% per l’NOx, il 13% per l’NH3 e il 9% per il PM10 e i NMVOC. In particolare le cause principali di emissione in Emilia-Romagna sono le seguenti:  CO causate soprattutto dal “trasporto stradale” (47%) e dalla “combustione non industriale” (43%);  PM10 causato soprattutto dal settore dei trasporti (30%) e poi dai macrosettori “processi produttivi” e “combustione nell’industria”, inoltre il 28% è attribuibile alla “combustione non industriale”;  NMVOC il macrosettore maggiormente responsabile è quello dell’“uso solventi” (38%), di notevole importanza risulta anche il settore “combustione non industriale” (33%);  SOx è causato dal macrosettore “combustione nell’industria” (54%);  NOx e NH3 sono causati soprattutto dai “trasporti stradali” e dall’“agricoltura”. 29 Figura 3.1-13 > Distribuzione percentuale delle emissioni in atmosfera dei principali inquinanti per macro settore Lo stato della qualità dell’aria in Emilia-Romagna nell’ultimo decennio ha avuto un generale miglioramento; ma per l’atmosfera padana permangono ancora criticità per il biossido di azoto (NO2), l’ozono (O3) e il particolato fine (PM10). Queste criticità riguardano tutto il bacino padano e la natura degli inquinanti comporta che le azioni di risanamento locale debbano essere integrate a livello sovra-regionale. Inoltre è necessario tenere sotto controllo anche l’inquinamento da benzene per la sua elevata pericolosità per la salute umana. L’inquinamento da PM10 ha dinamiche di progressivo adeguamento della media annuale rispetto al limite per la protezione della salute umana (40 μg/m 3 ). Permangono alcune criticità nel periodo invernale, almeno a livello di alcune zone urbanizzate, in relazione al superamento delle medie giornaliere del livello di protezione sanitaria (50 μg/m 3 da non superare più di 35 volte l’anno). L’ozono ha criticità nei periodi estivi. L’ozono (come per altro anche il PM10) è un inquinante che raggiunge valori di concentrazione significativi anche nelle zone verdi, non direttamente esposte alle fonti di inquinamento antropico. Analogamente al PM10, il complesso sistema di formazione, trasporto e distruzione di tale inquinante fa sì che si originino zone a elevata concentrazione di ozono distanti dalle aree urbane. Le zone critiche per l’ozono sono sull’intero bacino padano e i dati rilevati evidenziano diversi superamenti della soglia di informazione alla popolazione (media oraria maggiore di 180 μg/m 3 ). Poiché l’inquinamento atmosferico è un importante fattore di rischio per la salute umana, Arpa Emilia-Romagna ha sviluppato un Indice di Qualità dell’Aria (IQA) che rappresenta sinteticamente lo stato dell’inquinamento atmosferico ed è facilmente comunicabile alla popolazione. Questo indice considera il PM10, l’NO2 e l’O3, tra gli inquinanti con effetti a breve termine, in quanto quelli che nella nostra regione presentano le maggiori criticità. Dall’analisi delle serie storiche dell’IQA è evidente come le province dell’area Est, ad esclusione di Ferrara, hanno in generale una migliore condizione della qualità dell’aria rispetto a quelle dell’area Ovest. Bologna può essere considerata come uno spartiacque tra le due situazioni. Questo riflette sicuramente la distribuzione delle pressioni antropiche sul territorio, ma anche la situazione meteo-climatica regionale, in quanto l’area Ovest presenta un numero di giorni favorevoli al 30 ristagno degli inquinanti maggiore dell’area Est, con confini che si estendono sino all’area di Bologna. Ferrara si trova probabilmente in una situazione di transizione, con caratteristiche più simili all’area occidentale della regione, anche per una possibile componente di inquinamento dovuta al trasporto di masse d’aria inquinate dal territorio delle regioni limitrofe. La normativa ha previsto l’obbligo da parte di tutte le Regioni della suddivisione del proprio territorio in zone (“zonizzazione del territorio”) per avere aree omogenee su cui intervenire con misure atte al risanamento della qualità dell’aria (D.M. 60/2002 e D.Lgs. 155/2010). La Regione Emilia-Romagna ha effettuato una valutazione dei trend degli inquinanti, delle pressioni e delle fonti emissive, predisponendo una proposta di nuova zonizzazione che è stata approvata dal Ministero dell’Ambiente nell’autunno del 2010. Figura 3.1-14 > Ripartizione percentuale in classi di qualità dei valori giornalieri di IQA provinciali (2010 2011) 2010 2011 2010 2011 2010 2011 2010 2011 2010 2011 2010 2011 2010 2011 2010 2011 2010 2011 PC PR RE MO BO FE RA FC RN pessima 0 5 1 5 2 4 3 8 0 2 0 5 0 2 1 1 0 4 scadente 18 19 12 23 19 18 21 28 9 12 10 17 4 15 6 14 10 22 mediocre 103 125 96 139 99 145 93 131 53 110 67 117 54 70 60 72 62 50 accettabile 193 195 220 186 204 184 216 185 229 207 240 205 254 254 237 241 255 269 buona 51 21 36 12 41 14 32 13 74 34 48 21 53 24 61 37 38 20 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% Classi Indice di Qualità dell'Aria pessima scadente mediocre accettabile buona Figura 3.1-15 > Esempio di una tipica distribuzione dell'IQA (giorno 24/3/2012) 31 Nel seguito sono analizzati alcuni inquinanti atmosferici critici e in qualche modo legati ai sistemi di gestione dei rifiuti. Le polveri sottili Le sostanze gassose che contribuiscono alla formazione del particolato PM10 sono gli ossidi di zolfo e di azoto, i COV (Composti Organici Volatili) e l’ammoniaca. I metalli presenti nel particolato atmosferico provengono da una molteplice varietà di fonti: il cadmio e lo zinco in particolare sono originati prevalentemente da processi industriali. I dati rilevati sull’inquinamento di PM10 evidenziano come in regione il numero di giorni con il superamento del valore limite per la protezione della salute umana (50 μg/m 3 ) risulti costantemente superiore a 35, massimo di giornate consentito in un anno dalla normativa. Figura 3.1-16 > PM10 in Emilia-Romagna - Numero di superamenti del limite giornaliero di protezione della salute umana a livello regionale, per tipo di stazione di monitoraggio (F = Fondo; T = Traffico; limite di 50 μg/m 3 come media oraria giornaliera da non superare più di 35 volte in un anno) 0 20 40 60 80 100 120 140 160 0 20 40 60 80 100 120 140 160 F T F T F T F T F T F T F T F T F T F T F T 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 PM10 Andamento Numero di superamenti annui - Regione Emilia-Romagna Tutte Traf f ico Fondo Limite media regionale Figura 3.1-17 > PM10 in Emilia-Romagna - Percentuale di stazioni che superano il limite giornaliero per la protezione della salute umana (2001-2011; limite di 50 μg/m 3 come media oraria giornaliera da non superare più di 35 volte in un anno) 32 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 PM10 stazioni oltre il limite di protezione della salute giornaliero Stazioni oltre il limite Stazioni entro il limite L'ozono troposferico L’ozono al livello del suolo, oltre che in modo naturale per interazione tra i composti organici emessi in natura e l’ossigeno dell’aria sotto l’irradiamento solare, si produce anche per effetto dell’immissione di solventi e ossidi di azoto dalle attività umane. L’inquinamento dell’ozono al livello del suolo evidenzia valori medi fondamentalmente costanti nel corso degli ultimi 5 anni. In generale emerge una situazione abbastanza positiva per quanto riguarda la soglia più bassa ("di informazione alla popolazione per il 2011, con valore di 180 μg/m 3 ) superata solo in alcune province e in misura generalmente inferiore rispetto agli anni scorsi. L’ozono si presenta come un inquinante molto complesso da gestire e necessiterà di ulteriori azioni per il raggiungimento degli obiettivi indicati dalla Direttiva europea 2008/50/CE. Figura 3.1-18 > Ozono (O3) in Emilia-Romagna – Andamento del numero di superamenti della soglia di informazione alla popolazione (2007-2011; soglia pari a 180 μg/m 3 come media oraria) 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 U S R U S R U S R U S R U S R 2007 2008 2009 2010 2011 O3 trend superamenti della soglia di informazione (valori massimi e medie regionali) Tutte Rurali Suburbane Urbane media regionale Figura 3.1-19 > Ozono (O3) in Emilia-Romagna - Numero di superamenti dell’obiettivo a lungo termine per la protezione della salute umana (anno 2011; obiettivo pari a 120 μg/m 3 come massimo giornaliero della media mobile su 8 ore) 33 0 20 40 60 80 100 120 0 20 40 60 80 100 120 U S R U S R U S R U S R U S R 2007 2008 2009 2010 2011 O3 trend superamenti dell'obiettivo a lungo termine Tutte Rurali Suburbane Urbane Media Gli ossidi di azoto Il monossido di azoto (NO) si forma principalmente per reazione dell’azoto contenuto nell’aria (circa 70% N2) con l’ossigeno atmosferico in processi che avvengono a elevata temperatura e si converte spontaneamente in NO2 reagendo con l’ossigeno dell’aria. Le principali sorgenti di NO2 sono i gas di scarico dei veicoli a motore e gli impianti di riscaldamento industriali. I dati rilevati per il biossido di azoto evidenziano una situazione a livello regionale in lieve miglioramento nell’ultimo decennio, grazie soprattutto alle rilevazioni nelle stazioni di fondo. In particolare, il numero dei superamenti del valore limite giornaliero di protezione della salute umana (200 μg/m 3 da non superare per più di 18 volte in un anno) non risulta da tempo superato in nessuna provincia e anche i valori massimi sembrano essere in costante calo. Inoltre, il valore medio annuo del biossido di azoto a livello regionale mostra un trend in lieve ma costante discesa, in particolare negli ultimi anni, e con valori dal 2007 sotto i 40 μg/m 3 (limite di protezione della salute umana). Questo però non garantisce il rispetto del limite suddetto sull’intero territorio di misura in quanto ancora il 20% delle stazioni di monitoraggio, prevalentemente da traffico, risulta sforare i valori previsti. I dati rilevati pongono i presupposti per tenere sotto attento controllo questo inquinante, anche alla luce delle interazioni esistenti tra NOx e PM10. 34 Figura 3.1-20 > Biossido di azoto (NO2) in Emilia-Romagna - Andamento della concentrazione media annuale per tipologia di stazione (2007-2011; F = Fondo urbano; T = Traffico) 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 F T F T F T F T F T 2007 2008 2009 2010 2011 u g /m 3 NO2 Andamento medie annuali Tutte Traf f ico Fondo Limite media regionale Figura 3.1-21 > NO2 in Emilia-Romagna - Andamento della percentuale di stazioni che superano il limite di protezione della salute umana (2007-2011; limite pari a 40 μg/m 3 come media annua) 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% 2007 2008 2009 2010 2011 NO2 stazioni oltre il limite di protezione della salute annuale Stazioni oltre il limite Stazioni entro il limite 35 3.1.4. Qualità delle acque Uno degli effetti ambientali significativi legato al settore dei rifiuti è l’inquinamento delle acque. In Emilia-Romagna i corsi d’acqua in area appenninica fino alle chiusure dei principali bacini montani presentano uno stato buono relativo alla qualità delle acque superficiali; alcuni corsi d’acqua ubicati in aree a forte antropizzazione a Nord della via Emilia e in prossimità della costa non hanno raggiunto una qualità “sufficiente”. Gli invasi artificiali del piacentino raggiungono qualità “sufficienti” (Molato e Mignano), mentre Suviana, Brasimone e Ridracoli hanno già raggiunto l’obiettivo di “buono”. La valutazione dei carichi inquinanti più pericolosi (metalli, fitofarmaci ecc.) in transito alle stazioni di valle delle diverse aste fluviali consente di evidenziare gli areali sui quali maggiori sono gli sversamenti, sia di tipo puntuale connessi alle produzioni manifatturiere e alle attività artigianali, sia di origine diffusa legati agli impieghi dei pesticidi sulle colture intensive della pianura regionale. Figura 3.1-21 > Carichi annui di metalli (t/anno) e di fitofarmaci (kg/anno) veicolati dalle principali aste fluviali dell’Emilia-Romagna (valori medi periodo 2007-2009) Figura 3.1-22 > Carichi annui in Emilia-Romagna dei diversi metalli (valori medi, anni 2007-2009) 36 La qualità dei corpi idrici superficiali è legata anche al loro stato quantitativo. Eccessivi prelievi e riduzioni delle portate fluviali possono incrementare l’impatto negativo degli scarichi inquinanti. Nell’ultimo decennio i consumi e i prelievi idrici hanno avuto un ulteriore leggero incremento per il primo quinquennio e nel secondo quinquennio sono rimasti sostanzialmente stazionari. Gli approvvigionamenti avvengono con acque superficiali per circa il 43% e il restante con acque sotterranee. Figura 3.1-23 > Consumi alle utenze e prelievi idrici di acque superficiali e di falda connessi ai diversi usi nei territori provinciali dell’Emilia-Romagna In seguito allo stato di avanzamento attuale del Quadro Conoscitivo del divenendo Piano di Tutela delle Acque si evidenzia attraverso le cartografie seguenti lo stato dei corpi idrici nel triennio 2010 2012. 37 Figura 3.1-24 > Stato chimico dei corpi idrici superficiali 2010-2012 Figura 3.1-25 > Stato ecologico dei corpi idrici superficiali 2010-2012 La qualità delle falde in Emilia-Romagna è generalmente buona o sufficiente nelle porzioni di conoide alluvionale appenninica, sede di ricarica degli acquiferi profondi da parte di acque 38 superficiali correnti. Più a Nord si ha lo scadimento della qualità delle falde, con la presenza di nitrati con concentrazione superiore a 50 mg/l e localmente alla presenza di solventi clorurati nel bolognese, nel modenese e in misura minore nel parmense e nelle conoidi romagnole. Nel complesso l’alta pianura è in uno stato che oscilla da buono a scadente, a seconda delle conoidi indagate, mentre la bassa e media pianura sono in uno stato ambientale particolare, cioè praticamente scadente, per la presenza nelle acque di sostanze anche d’origine naturale, come ferro, manganese, ione ammonio, che ne limitano gli usi più pregiati. Le falde caratterizzate da vulnerabilità critica (estremamente elevata ed elevata) sono localizzate principalmente nelle zone pedecollinari laddove affiorano sedimenti alluvionali caratterizzati da litotipi a granulometria prevalentemente grossolana (conoidi alluvionali). Figura 3.1-26 > Carta della stima preliminare della vulnerabilità all’inquinamento dell’acquifero principale 39 3.1.5. Suolo, sottosuolo, rischi idrogeologico, idraulico e sismico Suolo e sottosuolo Per comprendere le pressioni ambientali sul suolo è rilevante analizzare la variazione delle superfici del territorio regionale utilizzate per differenti scopi e i cambiamenti avvenuti in un determinato arco di tempo. L’uso del suolo è tra i fattori più significativi di pressione ambientale dell’uomo. Nel territorio della regione Emilia-Romagna, per circa la metà costituito da una vasta pianura fortemente antropizzata, le scelte d’uso e di gestione del suolo ne condizionano in maniera significativa la qualità. I processi di urbanizzazione, il tipo di coltivazioni agrarie e le pratiche agronomiche correlate, l’abbandono colturale o l’aumento dei boschi agiscono in maniera diversa, talora contrastante sulle qualità del suolo. Il confronto tra la Carta dell’uso del suolo 2003 (ed. 2010) e quella del 2008, che segnala un aumento della superficie “antropizzata” di circa 154 kmq, evidenzia come il consumo di suolo sia un fenomeno dovuto soprattutto all’espandersi delle zone produttive, dei servizi e delle infrastrutture e subordinatamente all’espansione residenziale e delle reti di comunicazione. Il fenomeno non è avvenuto uniformemente, ma ha interessato soprattutto la pianura e parte della collina, le aree della regione con i suoli a maggiore vocazione agricola. Nel periodo considerato si osserva anche un importante aumento (di poco superiore al 12%) delle aree interessate da cantieri, attività estrattive, discariche, tutte attività che possono comportare una degradazione irreversibile del suolo. Il suolo, nella maggior parte di questi casi, viene asportato e accantonato per essere successivamente rimesso in posto. Diversamente l’impermeabilizzazione delle aree urbane e/o produttive determina una perdita radicale della capacità multifunzionale del suolo. La sua quantificazione diventa un importante elemento per valutare la sostenibilità ambientale delle azioni settoriali di programmazione del territorio. Una prima stima delle superfici effettivamente sigillanti il suolo all’interno della macro-categoria di uso del suolo “Territori modellati artificialmente” ha rivelato un range di valori di impermeabilizzazione molto variabile: dallo 0,05% (ippodromi, campi da golf) al 95% (tessuto residenziale compatto e denso). L’individuazione e l’applicazione di indici specifici per categoria d’uso della Carta dell’uso del suolo 2003 (ed. 2006) ha consentito di fare una stima accurata della superfici impermeabilizzate relative ai territori delle province emiliano - romagnole (differenze di impermeabilizzato di pochi chilometri, o dell’ordine del 1-2%, sono comunque da considerarsi trascurabili conseguentemente al grado di approssimazione nella misura delle superfici dovuto alla metodologia di realizzazione delle carte e di stima dell’impermeabilizzazione). Dai valori calcolati, compresi tra 4,0% e 6,7%, emerge nettamente la provincia di Rimini che con l’11,1% supera le stime segnalate per l’insieme degli Stati membri della Unione Europea pari a 0,3% - 10% (COM231/2006). Le immagini satellitari ad alta risoluzione Quickbird acquisite dalla Regione Emilia-Romagna sull’intero territorio regionale (e la relativa carta dell’uso del suolo edizione 2008 scala 1:25.000, ed10) permettono di fare alcune considerazioni sull’uso del suolo nel territorio provinciale. Si è scelto di tematizzare la carta dell’uso del suolo (composta da oltre ottanta classi) in cinque classi, corrispondenti al primo livello della classificazione utilizzata nella carta (figura successiva):  Territori modellati artificialmente, comprensivi delle zone urbanizzate, degli insediamenti produttivi e commerciali, dei servizi pubblici e privati, delle reti e delle aree infrastrutturali, delle aree estrattive, discariche, cantieri, terreni artefatti e abbandonati e delle aree verdi artificiali non agricole; 40  Territori agricoli quali seminativi, colture permanenti, prati stabili e zone agricole eterogenee. A scala regionale le colture agrarie occupano più del 25% e meno del 75% della superficie totale dell’elemento cartografato;  Territori boscati e ambienti seminaturali, rappresentativi delle aree boscate, degli ambienti con vegetazione arbustiva e/o erbacea in evoluzione e delle Zone aperte con vegetazione rada o assente;  Ambiente umido, comprensivo delle zone umide interne (terre basse generalmente inondate in inverno o più o meno saltuariamente coperte d’acqua durante le stagioni) e delle zone umide marittime delle valli salmastre (zone non boscate saturate parzialmente, temporaneamente o in permanenza da acqua salmastra e salata);  Ambiente delle acque, suddiviso in acque continentali (Corsi d’acqua, canali e idrovie), bacini d’acqua (superfici naturali o artificiali coperte da acque, destinate o meno all’utilizzo agricolo e/o ittico). Figura 3.1-27 > Uso del suolo regionale tematizzato a cinque classi (2008). Elaborazione Arpa Emilia Romagna su dati Regione Emilia-Romagna Analizzando le porzioni di territorio occupate da ognuna delle 5 classi di uso del suolo sopra menzionate, si evincono i pesi delle classi Artificiale, Agricolo e Naturale nei territori provinciali. In relazione alle variazioni dell’uso del suolo, all’interno della macro-categoria “territori artificializzati”, è possibile apprezzare anche l’impatto delle discariche di rifiuti. 41 Figura 3.1-28 > Uso del suolo tematizzato a cinque classi (2008) per provincia. Elaborazione Arpa Emilia Romagna su dati Regione Emilia-Romagna Figura 3.1-29 > Variazioni in ettari dell’uso del suolo, all’interno della macro-categoria “territori artificializzati”, nel periodo 2003-2008 in Emilia-Romagna (per la valutazione dell’uso del suolo 2003 è stata utilizzata l’edizione 2010) 42 Tabella 3.1-4 > Variazioni delle superfici a diverso uso del suolo in Emilia-Romagna: confronto 2003-2008. (edizione 2010) Figura 3.1-30 > Variazioni dell’uso del suolo (macro-categorie) nel periodo 2003-2008 in Emilia-Romagna (edizione 2010) 43 I dati delle statistiche agricole segnalano una lieve battuta d’arresto nel processo di diminuzione della superficie agricola utilizzata (SAU) e della superficie agricola totale (SAT) rispetto al 2005. Il confronto dell’uso del suolo 2003-2008 fornisce un quadro dettagliato della dinamica dell’uso complessivo del territorio regionale in tale periodo; contemporaneamente alla contrazione dei territori agricoli (stimata circa 17.375 ha) si è verificato un leggero aumento dei territori a bosco, degli ambienti seminaturali, delle zone umide e dei corpi idrici, e un sensibile aumento dei territori artificializzati. Diversamente dalle dinamiche d’uso rilevate nel più lungo periodo 1976-2003 in cui la maggior parte del territorio agricolo, non più destinato a tale uso, era stato interessato da interventi di forestazione, naturalizzazione o abbandono, nel 2003-2008 emerge in maniera netta l’artificializzazione del suolo a discapito della sua utilizzazione agricola, con conseguenze rilevanti anche sulla sua capacità di immagazzinare carbonio o di regolare il deflusso delle acque e la ricarica delle falde idriche. Il suolo regionale è in prevalenza coperto da vegetazione comportando una protezione significativa dei suoli, superiore al dato medio italiano ed europeo. Ciononostante la particolare conformazione geomorfologica regionale giustifica l’attenzione riposta nella gestione del rischio idrogeologico. Figura 3.1-31 > Erosione attuale dei suoli montani e collinari (fonte Regione Emilia-Romagna) L’erosione potenziale diventa effettiva quando ai fattori naturali di rischio si associa l’azione antropica realizzata senza criteri conservativi. Fattori antropici che possono accelerare l’erosione sono alcune lavorazioni agronomiche o la mancanza di applicazione di misure conservative quali le sistemazioni idraulico-agrarie, i drenaggi, gli inerbimenti ecc. I movimenti di massa operati per le costruzioni (p.e. per i livellamenti) possono generare troncamenti del profilo del suolo nelle zone di scavo, mentre nelle zone di riporto determinano accumuli di notevoli masse di materiale incoerente facilmente erodibile. 44 Subsidenza La pianura emiliano-romagnola è soggetta ad un fenomeno di subsidenza naturale la cui velocità, variabile a seconda delle zone, è valutata intorno ad alcuni mm/anno. A tale fenomeno, legato a cause geologiche, si è andata affiancando, soprattutto negli ultimi sessant’anni, una subsidenza di origine antropica con valori generalmente molto più elevati rispetto a quelli naturali. Le cause, in particolare, sono attribuibili ad eccessivi emungimenti di acque sotterranee e, in misura minore ed arealmente più limitata, all’estrazione di idrocarburi da formazioni geologiche profonde. Il monitoraggio della subsidenza a scala regionale avviato da Arpa nel 1999, è stato ulteriormente affinato in occasione dell’ultimo rilievo del 2011, tramite l’utilizzo del metodo dell’analisi interferometrica di dati radar satellitari supportato dall’elaborazione di stazioni permanenti GPS. Dall’esame degli ultimi elaborati prodotti si evince che, rispetto al rilievo precedente (2002-2006), il 62% del territorio analizzato non presenta variazioni di tendenza significative, mentre una tendenza alla riduzione degli abbassamenti si evidenzia per il 35% della superficie e, un’accentuazione del fenomeno subsidenziale (3%), è presente soprattutto nel Modenese, Bolognese Ravennate e Forlivese. Nelle province di Piacenza e Parma si conferma la situazione di sostanziale stabilità già evidenziata nel periodo precedente; Nella provincia di Reggio Emilia si evidenziano movimenti significativi soprattutto in corrispondenza di San Prospero e di Correggio con massimi di circa 20 mm/anno. In provincia di Modena si notano nella media pianura abbassamenti compresi tra 5 e 10 mm/anno e alcuni picchi localizzati in prossimità di Carpi e di Soliera con massimi intorno a 30 mm/anno, e a Bomporto e Ravarino con massimi rispettivamente di oltre 20 mm/anno e di oltre 10 mm/anno. Il Bolognese si conferma come il territorio più subsidente, nonostante continui la tendenza, già in atto da alcuni decenni, verso una progressiva riduzione degli abbassamenti. Persiste, infatti, un’ampia area a ridosso della città di Bologna, con una superficie di oltre 500 km 2 , con un abbassamento medio di circa 15 mm/anno e punte massime di oltre 30 mm/anno in corrispondenza di Sala Bolognese, Lavino di Sotto e dell’area tra Lavino di Mezzo e Anzola dell’Emilia; di oltre 35 mm/anno in corrispondenza della cassa di espansione a ridosso del F. Reno nei pressi di Malacappa; di oltre 30 mm/anno a Castello d’Argile e di oltre 20 mm/anno a Castelmaggiore. Altri picchi, seppure arealmente molto più limitati, sono presenti a Budrio, con oltre 25 mm/anno e in corrispondenza della zona industriale Ca’ Bianca (Castel San Pietro) con oltre 30 mm/anno. Il centro storico di Bologna, in particolare, risulta invece esente da abbassamenti significativi (alcuni mm/anno). Nella provincia di Ferrara non si evidenziano abbassamenti significativi. Nella provincia di Ravenna si evidenziano, in particolare, gli abbassamenti in corrispondenza della Foce dei Fiumi Uniti ed entroterra con massimi di oltre 20 mm/anno e in ampie zone del Faentino con massimi di circa 25 mm/anno; altri coni di depressione arealmente più limitati sono presenti in corrispondenza della zona industriale Bacino Trattaroli, ad ovest di Marina di Ravenna e a nord di Conselice con massimi di oltre 15 mm/anno. La città di Ravenna si conferma sostanzialmente stabile con abbassamenti massimi intorno a 2-3 mm/anno. La provincia di Forlì-Cesena presenta abbassamenti medi di circa 5 mm/anno con massimi di circa 20 mm/anno in prossimità di San Mauro Pascoli e di oltre 10 mm/anno a nord di Cesena. La città di Forlì presenta abbassamenti di circa 5 mm/anno. In provincia di Rimini si registrano abbassamenti medi di circa 4 mm/anno con massimi di circa 10 mm/anno nella città di Rimini e di circa 15 mm/anno in prossimità di Savignano sul Rubicone. Il litorale, nel suo complesso, mostra una prevalente tendenza alla diminuzione della subsidenza. Si notano abbassamenti di pochi mm/anno su tutto il litorale ferrarese; il litorale ravennate presenta abbassamenti generalmente fino a circa 5 mm/anno, fatta eccezione per un’area di depressione che interessa il paraggio costiero da Lido Adriano fino ad oltre la Bocca del T. Bevano, con un massimo di oltre 20 mm/anno in corrispondenza della foce dei Fiumi Uniti ed un’estensione massima verso l’entroterra di circa 5 km. Più a sud, tra Cesenatico e Bellaria, gli abbassamenti ritornano intorno a 5 mm/anno e si riducono ulteriormente fino a 2-3 mm/anno fino a Rimini. Il litorale riminese, a sud del molo, presenta valori leggermente superiori - fino a 45 circa 8-9 mm/anno per un tratto di 1 km - che si riducono però rapidamente ad alcuni mm/anno lungo tutto il litorale fino a Cattolica. Il litorale nella sua interezza presenta un abbassamento medio, relativamente ad una fascia di 5 km verso l’entroterra, di circa 4 mm/anno, sostanzialmente dimezzato rispetto al periodo precedente. (Fonte Arpa) Fig. 3.1-32 - Carta delle velocità di movimento verticale del suolo nel periodo 2006-2011. (Fonte Arpa) Fig. 3.1-33 - Carta delle variazioni delle velocità di movimento verticale del suolo dal periodo 2002 2006 al periodo 2006-2011. (Fonte Arpa) 46 Erosione costiera Anche l’erosione costiera è un fattore critico per l’Emilia Romagna. Il litorale della Regione Emilia Romagna(130 km circa) è costituito da una spiaggia bassa e sabbiosa lunga 110 km e 20 km corrispondenti alla zona di Sacca di Goro. Questo sistema costiero ha subito ad opera dell’uomo una trasformazione radicale che ha portato alla scomparsa di gran parte dei caratteri paesaggistico ambientali originari. A ridosso della spiaggia sono stati costruiti migliaia di alberghi, fabbricati e stabilimenti balneari, al punto da creare, a partire da Cattolica verso Nord, una città balneare lunga 55 km e larga mediamente 1 km. Un primo Piano Costa fu stato presentato nel 1981 suggerendo di abbandonare la difesa con le scogliere e di sostituirla con il ripascimento. Pur con alcune difficoltà e intermittenza questa tecnica è stata portata avanti nei decenni utilizzando prevalentemente sabbie di cava a terra o di altre fonti litoranee, fino al 2002 quando è stato realizzato il primo intervento con sabbia prelevata da accumuli sabbiosi sottomarini. I ripascimenti eseguiti tra il 1983 e il 1999 ammontano a oltre 3 milioni di metri cubi di sabbia, provenienti per l’85% da cave a terra. Diversamente, tra il 2000 e il 2007, le fonti maggiormente sfruttate sono state gli accumuli litoranei (34%) e quelli sottomarini (33%). In questo caso gli apporti ammontano a circa 5 milioni di metri cubi di sabbia. La Regione ha assunto su indicazione dei Piani Costa altre importati iniziative atte a riequilibrare questi sistemi; oltre a strategie di intervento e di gestione indirizzate prevalentemente al ripascimento costiero (anziché ad opere rigide), sono stati promulgati il blocco dell’escavo di inerti lungo gli alvei fluviali, la costruzione di grandi opere acquedottistiche per portare acqua di superficie alla costa al fine di ridurre la subsidenza, l’istituzione di reti di controllo dell’evoluzione costiera, la ricerca di accumuli di sabbia off-shore sul fondale marino, la gestione sostenibile dei sedimenti costieri. L’insieme di tutte queste azioni ha portato un miglioramento della situazione degli arenili, anche se, limitatamente ad alcuni paraggi, si evidenziano ancora fenomeni subsidenziali di origine antropica, che nel tempo possono compromettere la stabilità dei litorali coinvolti. Al 2006, il 12% della costa risulta in arretramento, mentre i tratti stabili e in avanzamento sono rispettivamente il 45% e il 44%. Attualmente i tratti critici di costa che necessitano di continui interventi di protezione sono il 20% del totale. Il restante 80% di costa è composto per il 33% da tratti che si trovano in condizioni di sostanziale equilibrio grazie all’efficienza delle opere rigide presenti e/o dei ripascimenti effettuati, per il 27% da spiagge stabili prive di difese e per il 20% da tratti in accumulo. Oltre 70 km di litorale regionale sono protetti da opere rigide di vario genere e le scogliere parallele emerse sono le strutture più diffuse (circa 40 km). L’intenzione è quella di mantenere queste strutture in opera nel breve e medio periodo, sfruttando la loro efficacia nella riduzione dell’energia del moto ondoso che comporta minori costi di manutenzione delle spiagge protette. La rimozione totale di tali opere al momento è da escludere perché richiederebbe una quantità enorme di finanziamenti e di volumi di sabbia per ripristinare il profilo naturale del fondale. Il monitoraggio degli interventi di ripascimento fino ad ora eseguiti sul litorale regionale ha dimostrato che questa tecnica è in grado di allargare le spiagge in breve tempo di decine di metri, con un impatto ambientale pressoché nullo, soprattutto se le sabbie utilizzate sono quelle prelevate da accumuli litoranei o sottomarini. Questa tecnica, inoltre, porta notevoli benefici anche alle spiagge sottoflutto che vengono alimentate con i materiali asportati dalle zone oggetto di ripascimento. 47 In corrispondenza di un litorale come quello emiliano-romagnolo i parametri per definire lo stato di criticità di un determinato tratto di costa sono principalmente l’arretramento della linea di riva, l’erosione (perdita di volume) della spiaggia emersa e sommersa e il rischio di ingressione marina. Ragioni morfologiche, di direzione del trasporto solido litoraneo, di presenza di opere di difesa e soprattutto di alcuni moli portuali molto protesi in mare definiscono le 7 macrocelle principali in cui è stato suddiviso il litorale regionale. A loro volta queste Macrocelle sono suddivise ai fini gestionali in 118 Celle litoranee, per omogeneità di caratteristiche sito-specifiche, come unità fisiche di base sulle quali vengono monitorati e valutati i fenomeni erosivi locali. Figura 3.1-34 > Suddivisione della costa regionale in 7 Macrocelle ed esempio della suddivisione in 118 Celle litoranee ai fini gestionali (fonte Regione Emilia-Romagna) Per ogni Cella è possibile quindi definire lo stato di eventuale criticità e, dall’analisi integrata delle singole unità, pervenire ad una serie di valutazioni sullo stato e sui trend evolutivi delle macrocelle di appartenenza nonché, in seconda analisi, allo stato del litorale regionale nel suo complesso in relazione alle perdite di volume (anche a causa della subsidenza) e al fenomeno erosivo. Figura 3.1-35 > Classificazione della costa regionale in relazione al fenomeno erosivo (fonte Regione Emilia Romagna) 48 3.1.6. Gestione dei rischi idrogeologici, idraulici, sismici e antropogenici Gli impianti di smaltimento dei rifiuti, per il ruolo strategico che ricoprono, devono essere realizzati in ambiti non compromessi da rischi di origine naturale o antropogenica quali frane, sismicità, zone esondabili o siti contaminati. Per contro in determinati casi le operazioni svolte per la corretta gestione dei rifiuti potrebbero aiutare a gestire o migliorare le modalità di gestione dei rischi preesistenti. Frane ed esondazioni In Emilia-Romagna risultano censite 70.037 frane, di cui il 72% si trova in stato quiescente e il 28% in stato attivo/riattivato/sospeso. La superficie interessata da tali fenomeni è di quasi 2.510 km 2 , pari all’11,4% del territorio regionale. Il territorio collinare e montano dell’Emilia-Romagna è interessato da frane, il cui numero supera le 36.000 unità con una percentuale del territorio di circa il 20%. La provincia più interessata è Parma, con oltre il 26% del territorio e circa 690 km 2 coinvolti, all’estremo opposto c’è Rimini con quasi l'8% e 40 km 2 coinvolti. La distribuzione delle frane riguarda soprattutto la parte emiliana del territorio, in particolare la fascia medioappenninica dove prevalgono i terreni di natura argillosa. Il numero dei nuovi eventi franosi è strettamente legato al verificarsi di condizioni meteorologiche critiche solitamente legate a piogge o nevicate intense. La percentuale relativamente bassa di nuovi dissesti segnalati in alcune territori fragili e predisposti al dissesto è dovuta alla mancanza di eventi meteo scatenanti le frane. Concorrono a determinare le condizioni di rischio idraulico e idrogeologico anche l’assetto della rete idrografica, la distribuzione degli insediamenti, delle attività produttive, agricole-economiche, dei prelievi di fluidi dal sottosuolo e la subsidenza indotta, le trasformazioni di uso del suolo e, non da ultimo, l’effetto dei cambiamenti climatici in atto, che hanno particolare incidenza sulla rete costituita dai corsi d’acqua secondari e minori e sul reticolo di bonifica. In particolare l’intensificarsi e l’espandersi di insediamenti nelle aree perifluviali ha progressivamente sottratto ai corsi d’acqua aree preziose e naturali per le espansioni delle piene. Le opere di difesa degli insediamenti dalle acque, realizzate, estese e rafforzate mano a mano che progrediva l’occupazione del territorio e con finalità di difesa puntuale piuttosto che con logiche di bacino, hanno dato luogo ad un sistema rigido e fragile. La vetustà, l’insufficiente cura e il mancato adeguamento di alcune difese arginali e opere di regimazione hanno determinato le condizioni di rischio cui si trovano esposte alcune aree dell’Emilia-Romagna. Si richiama anche l’effetto delle modificazioni climatiche che, nella tendenza alla tropicalizzazione del clima, manifestano un aumento degli eventi estremi, con forti piogge in tempi brevi che sollecitano in maniera severa la rete idrografica naturale e artificiale. Fattore di rischio è la riduzione dei tempi di corrivazione delle acque e della capacità dei terreni di trattenere le acque (per l’impermeabilizzazione di estese superfici di territorio). Oggi eventi meteorici anche di natura ordinaria possono provocare onde di piena che i sistemi idraulici di pianura, pensati e costruiti molto tempo addietro per condizioni più favorevoli, non sono più in grado di smaltire. La gravosità delle condizioni di rischio cui sono sottoposte le popolazioni, gli insediamenti, le infrastrutture e l’ambiente e il patrimonio storico-culturale è evidente se vengono esaminate la 49 ricorrenza e la diversità degli eventi critici che si sono verificati in pianura e preso i rilievi: le piene, gli eventi di dissesto idrogeologico e torrentizi, le esondazioni. Nelle zone di pianura dell’Emilia-Romagna il reticolo naturale e quello di bonifica hanno connotati di forte artificialità strutturale. I corpi idrici naturali sono artificializzati soprattutto a causa della progressiva arginatura degli alvei che irrigidisce la loro naturale evoluzione. Il fiume Po all’interno degli argini maestri conserva ancora ampie zone golenali in cui possono trovare sfogo le piene. Gli altri tratti fluviali arginati non hanno, in generale, spazi golenali altrettanto ampi e adeguati, hanno spesso alvei canalizzati con sezioni regolari che trasferiscono onde di piena senza sufficiente laminazione; in queste zone il rischio idraulico si può manifestare per tracimazione o addirittura rottura di argini, determinati dall’insufficiente capacità di smaltimento delle acque o da altre impreviste e locali criticità (es. abbassamento degli argini per subsidenza, presenze di tane ecc.). Il rischio idraulico è imputabile soprattutto nelle aree di pianura all’artificialità strutturale del reticolo idrografico naturale (arginato e spesso pensile) e di bonifica, all’impermeabilizzazione di ampie porzioni di territorio, all’inadeguatezza della rete di bonifica, alla perdita di efficienza del sistema di smaltimento delle acque a causa delle riduzioni di pendenza dei corsi d’acqua per effetto della subsidenza morfologia stessa del territorio, costituito da vaste aree depresse e a scolo non naturale. Nelle zone meridionali dell’Emilia-Romagna, in collina e montagna, i corsi d’acqua hanno invece caratteristiche di maggiore naturalità, sebbene anche qui si collochino in alcuni casi in contesti fortemente antropizzati per la presenza di centri abitati, infrastrutture, attività produttive e agricole sviluppate sui terrazzi fluviali e quindi in aree potenzialmente soggette a fenomeni di esondazione. In queste zone la sicurezza idraulica è strettamente legata anche alla stabilità dei versanti: l’equilibrio degli alvei e delle sponde dei torrenti è condizione necessaria ad evitare erosioni destabilizzanti al piede dei pendii. Particolari situazioni sono infine quelle costituite dai “nodi critici idraulici”, aree per le quali le caratteristiche del reticolo sopra descritte comportano condizioni di forte pericolosità idraulica, associata alla presenza di importanti centri abitati e di attività e infrastrutture strategiche: tra questi si ricordano a titolo di esempio i nodi idraulici di Modena, Parma-Colorno, Cesenatico, Piacenza. A fronte di questo quadro, si sottolinea che la Regione Emilia-Romagna è dotata (ormai dagli anni 2000) di un vasto e ricco insieme di strumenti di pianificazione di bacino (P.A.I.) e territoriali che, oltre a contenere un’analisi e una restituzione cartografica della pericolosità idraulica e idrogeologica e delle principali criticità, fornisce un insieme di misure strutturali e non strutturali che costituiscono una risposta alla necessità di mitigare il rischio connesso al verificarsi dei fenomeni di piena e di frana. Tale complesso sistema è attualmente in fase di aggiornamento e completamento, per quanto attiene il tema delle esondazioni, nel contesto delle attività di attuazione della Direttiva 2007/60/Ce relativa alla valutazione e gestione del rischio di alluvioni (recepita nell’ordinamento italiano con il D.Lgs. 49/2010), che porterà ad un nuovo quadro conoscitivo costituito dalle mappe della pericolosità e del rischio di alluvioni che, a partire dai contenuti dei Piani vigenti, integra alcune tematiche, tra cui quelle della pericolosità della rete di bonifica e di ingressione marina e, con l’elaborazione del Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (2015), permetterà di individuare un sistema integrato di misure di prevenzione, protezione e preparazione necessarie per la gestione di tali fenomeni naturali, anche in un quadro di cambiamenti climatici. Tali azioni sono già inquadrabili come misure di adattamento ai cambiamenti climatici in atto. 50 Quale indicatore sintetico di quanto sopra descritto si introduce l’indice di criticità idraulica (2010), che è in fase di rivalutazione in base ai dati in corso di elaborazione per gli adempimenti richiesti dalla direttiva 2007/60/CE. Si sottolinea tuttavia che da una stima elaborata per il MATTM la necessità degli interventi più urgenti di messa in sicurezza (nodi critici idraulici, aree a rischio di frana, difesa della costa) ammonta a oltre 280 milioni di euro. Figura 3.1-36 > Carta delle frane, dei depositi di versante e dei depositi alluvionali grossolani. Elaborazione Arpa Emilia-Romagna su dati Regione Emilia-Romagna - Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli Figura 3.1-37 > Indice di criticità idraulica, utile per caratterizzare il rischio tenendo conto delle criticità indotte sia dalla rete naturale, sia da quella di bonifica (fonte: Regione Emilia-Romagna, 2010) 51 Erosione costiera e ingressione marina. Una stima di carattere generale ma comunque significativa della pressione antropica sul litorale e dell’esposizione a rischio degli insediamenti costieri può essere rappresentata dall’indice di “urbanizzazione della spiaggia”, ovvero il rapporto tra l’estensione longitudinale, misurata parallelamente alla linea di riva, della superficie urbanizzata che si trova immediatamente a ridosso della spiaggia e lo sviluppo lineare della spiaggia stessa (dati sono derivati dalla foto-interpretazione di immagini aeree). L’indice esprime bene il concetto di ‘città lineare’ che caratterizza la costa Sud, che nei principi delle Linee guida GIZC si vuole evitare nel settore centro Nord (Provincia di Ravenna e Ferrara) ancora caratterizzato da agglomerati urbani piuttosto consistenti ma intervallati a zone naturali. Tabella 3.1-5 > Indice di urbanizzazione della spiaggia a livello provinciale (fonte Regione Emilia Romagna) Provincia Estensione lineare litorale Indice di urbanizzazione (Iu) della spiaggia* Ferrara 40 km Iu= 0.5 (~ 20 km liberi**) Ravenna 47,5 km Iu= 0.6 (~ 19 km liberi) Forlì-Cesena 9,5 km Iu= 1 (~ 0 km liberi) Rimini 35 km Iu= 1 (~ 0 km liberi) * Iu= estensione lineare area urbanizzata/estensione lineare litorale ** estensione lineare spiaggia naturale Per quanto attiene ai fenomeni di ingressione marina, nell’ambito delle attività di attuazione della Direttiva 2007/60/Ce sono state predisposte specifiche mappe di pericolosità e di rischio dovuto al verificarsi di mareggiate che possono portare all’allagamento delle aree del litorale regionale, in funzione dei tempi di ritorno associati all’evento. Tale nuovo quadro, che parte dall’elaborazione delle informazioni storiche, costituisce un significativo aumento delle conoscenze, anche in relazione al fatto che il tema specifico non viene trattato in modo altrettanto esaustivo nei Piani di Assetto Idrogeologico e che può rappresentare un importante supporto alle decisioni in ambito territoriale e urbanistico oltre che un valido strumento per la gestione degli eventi in tempo reale. Per quanto riguarda la mitigazione dei rischi costieri, la Regione si è dotata di strumenti conoscitivi e di supporto alla gestione che permettono un’ottimizzazione di impiego delle risorse finanziarie e naturali (sedimenti). 52 Figura 3.1-38 > Tratti critici e stima dei volumi di sabbia necessari per la manutenzione del litorale (fonte Regione Emilia-Romagna). A – tratti senza opere di difesa rigide; B – tratti con opere di difesa rigide L’indice di criticità idraulica è ottenuto come media pesata dei due indicatori “Pericolosità idraulica” e “Reticolo di bonifica”: i pesi attribuiti ai due indicatori di partenza sono stati determinati in base all’assunto che risulta più rilevante la criticità dovuta alla elevata e media probabilità di esondazione della rete idrica naturale e alla presenza di argini classificati di seconda categoria rispetto a quella attribuibile al reticolo di bonifica, sia in ragione della natura dei luoghi interessati (nel primo caso territori fortemente antropizzati, nel secondo principalmente aree adibite ad attività agricole e insediamenti sparsi) sia alla tipologia e durata dei fenomeni naturali (nel primo caso piene impulsive, di breve durata, di grande energia d’urto, nel secondo piene interessanti volumi inferiori e di maggiore durata). Il risultato ottenuto è stato riportato a 5 classi di criticità crescente da 1 a 5. Rischio sismico Gli eventi sismici avvenuti a fine maggio 2012 in Emilia-Romagna (province di Bologna, Modena, Ferrara, Reggio Emilia oltre che le province di Mantova e Rovigo) hanno evidenziato la necessità di una riclassificazione della sismicità e la definizione di nuove misure per la gestione del rischio sismico. Questi recenti terremoti sono avvenuti in una zona che non era stata classificata come sismica fino al 2003, a dispetto di molteplici evidenze fornite dagli studi scientifici. La mappa di pericolosità sismica di riferimento per il territorio nazionale (Ordinanza PCM 3519/2006), considera la zona a pericolosità media; in particolare è ipotizzata per questa zona una magnitudo massima pari a 6.2. L’assegnazione dei Comuni a una delle quattro zone sismiche sulla base di A B 53 questa mappa di riferimento è di competenza delle Regioni. L’applicazione delle norme sismiche del 2003 ha proceduto a rilento, anche perché era rimasta in vigore la possibilità di applicazione delle normative precedenti. A causa di questi ritardi, nelle zone colpite in questi giorni si è accumulato un notevole deficit di protezione sismica, che è in parte responsabile dei danni avvenuti. La normativa d’emergenza emanata per questi eventi recenti prevede vari interventi in favore delle popolazioni colpite. I Presidenti delle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto sono stati nominati Commissari Delegati per la ricostruzione; essi possono avvalersi per gli interventi dei Sindaci dei Comuni e dei Presidenti delle Province interessati dal sisma. Lo stato di emergenza è prorogato fino al 31 maggio 2013. I Commissari Delegati stabiliscono priorità, modalità e percentuali entro le quali possono essere concessi contributi nel limite delle risorse disponibili. In particolare le attività produttive svolte all’interno di strutture caratterizzate dalla mancanza di continuità strutturale e da grandi luci, tipicamente monopiano, quali i capannoni industriali in elementi prefabbricati in cemento armato e con coperture in materiali diversi da quelli delle strutture verticali, potranno ottenere in via provvisoria il certificato di agibilità sismica soltanto se non ci sono o sono state adeguatamente risolte attraverso appositi interventi, anche provvisionali e dunque idonei, le carenze strutturali individuate dal tecnico incaricato. Le carenze strutturali degli edifici industriali possono riguardare: la mancanza di collegamenti tra elementi strutturali verticali e elementi strutturali orizzontali e tra questi ultimi; la presenza di elementi di tamponatura prefabbricati non adeguatamente ancorati alle strutture principali; la presenza di scaffalature non controventate portanti materiali pesanti che possano, nel loro collasso, coinvolgere la struttura principale causandone il danneggiamento e il collasso. La delocalizzazione totale o parziale delle attività produttive in prossimità delle aziende danneggiate è autorizzata, previa autocertificazione del mantenimento dei requisiti e delle prescrizioni previsti nelle autorizzazioni ambientali in corso di validità, salve le dovute verifiche di agibilità dei locali e dei luoghi di lavoro previste dalle normative vigenti. I procedimenti di delocalizzazione totale o parziale delle attività e di ricostruzione delle aziende danneggiate che prevedano modifiche sostanziali sono soggetti alla nuova autorizzazione unica ambientale ovvero alle procedure di VIA ed AIA e al procedimento unico di cui al D.P.R. 160/2010. Superata l’emergenza, gli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica devono concorrere alla riduzione del rischio sismico attraverso analisi di pericolosità, vulnerabilità ed esposizione urbanistica ed indirizzano le scelte localizzative, i processi di trasformazione urbana e la realizzazione secondo la normativa vigente (LR 19/2008). In particolare sono gli strumenti urbanistici comunali che attuano gli indirizzi e i criteri stabiliti dal PTCP. Gli strumenti urbanistici comunali devono individuare il grado di pericolosità locale di ciascuna parte del territorio e realizzare la microzonazione sismica del territorio urbanizzato o di quello suscettibile di urbanizzazione. Inoltre gli strumenti urbanistici comunali definiscono le prescrizioni per la riduzione del rischio sismico, fissando per le diverse parti del territorio le soglie di criticità, i limiti e le condizioni per la realizzazione degli interventi di trasformazione. A tal proposito deve essere aggiornata la normativa sismica regionale; poi i Comuni devono adeguare il proprio Regolamento urbanistico ed edilizio (RUE) alla normativa sismica e alle disposizioni in merito agli interventi sul patrimonio edilizio esistente, con particolare riguardo agli interventi che, interessando elementi strutturali dell’edificio, ne possono compromettere la risposta alle azioni sismiche. Queste disposizioni della LR 19/2008 si applicano a tutti i lavori di nuova costruzione, di recupero del patrimonio edilizio esistente e di sopraelevazione relativi a edifici privati, ad opere pubbliche o di pubblica utilità e altre costruzioni, comprese le varianti sostanziali ai progetti presentati. Le categorie di classificazione della figura seguente sono determinate in base al rischio sismico, calcolato in base al PGA (Peak Ground Acceleration, ovvero picco di accelerazione al suolo) e per frequenza ed intensità degli eventi. In mappa non sono presenti le zone 1 a sismicità alta con PGA > 0,25g. In regione sono presenti solo 54 le zone 2 a sismicità media con PGA fra 0,15 - 0,25g, le zone 3 a sismicità bassa con PGA fra 0,05 0,15g, le zone 4 a sismicità molto bassa con PGA < 0,05g (fonte: Ordinanza del PCM n. 3274/2003, Allegato 1, punto 3 “prima applicazione”). La riclassificazione evidentemente non è aggiornata, alla luce degli eventi sismici che hanno recentemente colpito l’Emilia-Romagna. Figura 3.1-39 > Classificazione sismica del Nord Italia e livelli di pericolosità (fonte: Dipartimento della Protezione Civile). Nella mappa è cerchiata la zona più colpita dagli eventi sismici di fine maggio 2012 Figura 3.1-40 > Classificazione sismica dell´Emilia-Romagna (in aggiornamento) 55 Rischi antropogenici La realizzazione e gestione degli impianti di trattamento dei rifiuti deve tenere conto della presenza di altri fattori di rischio causati dall’uomo. Il rischio derivante da attività umane potenzialmente pericolose per l’ambiente e la vita umana viene denominato rischio antropogenico. In questa ampia definizione rientra il rischio industriale, derivante da attività svolte all’interno di stabilimenti industriali o associato alle attività antropiche che comportano la presenza sul territorio di depositi e impianti produttivi che, per la tipologia di sostanze trattate, possono costituire fonti di pericolo. In particolare, il rischio industriale è associato al rilascio di una o più sostanze pericolose, di norma conseguenti ad eventi incidentali che per loro natura, per quantità o modalità di lavorazione possono dar luogo a scenari con conseguenze gravi per l’uomo e per l’ambiente circostante lo stabilimento. La normativa sui rischi di incidente rilevante è stata oggetto di molteplici modifiche e integrazioni. Attualmente per ridurre la probabilità di accadimento degli incidenti i gestori degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante devono adempiere a specifici obblighi, tra cui adeguare gli impianti al fine di renderli maggiormente sicuri e predisporre documentazioni tecniche e informative specifiche. In particolare il gestore di ogni stabilimento a rischio di incidente rilevante deve:  individuare i pericoli di incidente rilevante e adottare le misure necessarie per prevenirli e per limitarne le conseguenze per l’uomo e l’ambiente;  garantire che la progettazione, la costruzione, l’esercizio e la manutenzione di qualsiasi impianto, in relazione con il funzionamento dello stabilimento e in rapporto con i pericoli di incidente rilevante nello stesso, sono sufficientemente sicuri e affidabili;  adottare e mantenere attivo il sistema di gestione della sicurezza;  fornire la scheda di informazione sui rischi di incidente rilevante per i cittadini e i lavoratori;  predisporre i piani d’emergenza interni e fornire tutte le informazioni utili alle autorità competenti per la preparazione del piano d’emergenza esterno al fine di prendere le misure necessarie in caso di incidente rilevante. Per fronteggiare un incidente vengono definiti specifici piani di emergenza. I piani di emergenza interni (PEI) si riferiscono alla gestione di emergenze i cui effetti rimangono confinati entro i confini fisici dello stabilimento. Il gestore, consultato il personale, predispone il piano di emergenza interno allo stabilimento allo scopo di controllare gli incidenti, adottare misure per proteggere l’uomo e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti, informare lavoratori ed autorità competenti, provvedere al ripristino delle condizioni di normalità. Qualora l’incidente determini conseguenze che fuoriescono dai confini di stabilimento, vengono attivati i Piani di emergenza esterni (PEE). Tali piani vengono elaborati e messi in pratica attuazione ove ne ricorra la necessità dall’Autorità competente con il concorso di tutti gli enti ed organismi interessati e prevedendo la partecipazione del gestore dello stabilimento; i destinatari sono in primo luogo le popolazioni che risiedono o sono comunque presenti nei luoghi circostanti l’insediamento interessato, unitamente a tutte le forze pubbliche addette al soccorso della popolazione. Il Piano di emergenza esterno ha i seguenti obiettivi:  limitare gli effetti dannosi derivanti da incidenti rilevanti (irraggiamenti, sovrapressioni, tossicità ecc.);  controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da minimizzare gli effetti e limitare i danni per l’uomo, l'ambiente e i beni;  mettere in atto le misure necessarie per proteggere l’uomo e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti; 56  informare adeguatamente la popolazione e le autorità locali competenti;  provvedere sulla base delle disposizioni vigenti al ripristino dello stato di normalità dopo un incidente rilevante. Figura 3.1-41 > Localizzazione delle aziende a rischio di incidente rilevante per provincia (aggiornamento al 30/09/2010) PC 3% PR 9% RE 7% RA 37% FE 10% MO 8% BO 21% RN 2% FC 3% La maggior parte dei siti contaminati è localizzata nelle provincie di Bologna e Ravenna. La situazione è indicativa in quanto non è ancora compiutamente rilevata: si tratta delle province in cui, anche storicamente, si ha un maggiore insediamento industriale, con presenza di industrie chimiche, meccaniche, della raffinazione e trasformazione degli idrocarburi ecc. Infatti i siti sono localizzati intorno ai poli industriali più rilevanti (Ravenna, Ferrara) e nell’intorno di zone industriali vicine alle grandi città (Bologna). La presenza di siti è concentrata prevalentemente lungo le principali vie di comunicazione e nel territorio di pianura, in cui sono appunto insediate la maggior parte delle attività. 3.1.7. Tutela della biodiversità e della rete natura 2000 I processi di gestione e smaltimento dei rifiuti devono rispettare le condizioni di tutela delle zone naturali e della biodiversità. In Europa il principale strumento scelto per ridurre la perdita di biodiversità è la realizzazione di siti della Rete Natura 2000. La biodiversità dell’Emilia-Romagna deve la sua ricchezza alla particolare localizzazione geografica, essendo una regione posta su un limite di transizione tra la zona biogeografica Continentale, fresca e umida, e quella Mediterranea, calda e arida. Si tratta di un patrimonio naturale significativo, inserito peraltro in un territorio vario e ricco di peculiarità. La vasta pianura continentale (oltre ventimila chilometri quadrati), la costa sabbiosa e l’estesa catena appenninica, non particolarmente elevata ma di conformazione quasi sempre aspra e tormentata, conferiscono caratteri di estrema variabilità al patrimonio naturale dell’Emilia-Romagna. Il paesaggio, che trae le proprie caratteristiche dal complesso e millenario rapporto tra vicende naturali e modificazioni antropiche (talora drastiche come è avvenuto per la pianura), rispecchia questa ampia varietà in una serie quasi infinita di aspetti naturali, a volte di notevole estensione, più spesso di ridotta e frammentata superficie limitata in recessi marginali, ma sempre di grande rilevanza naturalistica. In applicazione delle Direttive comunitarie 79/409 e 92/43 sono stati individuati nel territorio regionale 158 Siti di cui 139 Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e 87 Zone di Protezione Speciale (ZPS), parzialmente sovrapposti fra loro, per una superficie complessiva di 270.049 ettari (269.810 a completamento dell’iter in corso avviato 57 con la D.G.R. n. 893 del 2 luglio 2012) corrispondenti ad oltre il 15% dell’intero territorio regionale, con un incremento complessivo di Rete Natura 2000 di oltre 4.500 ettari rispetto alla situazione precedente. Questo patrimonio costituisce un traguardo importante per contribuire alla realizzazione della Rete Europea di Natura 2000, al quale va aggiunto anche quello delle Aree protette, Parchi e Riserve naturali regionali e statali per un totale di 325.243 ettari. I SIC e le ZPS, coincidenti tra loro in 62 casi, sono individuati in 1 area marina, aree costiere e subcostiere, con ambienti umidi salati o salmastri e con le pinete litoranee; aree di pianura con ambienti fluviali, zone umide d’acqua dolce e gli ultimi relitti forestali planiziali; aree di collina e bassa montagna, con prevalenza di ambienti fluvio-ripariali, forestali di pregio oppure rupestri, spesso legati a formazioni geologiche rare e particolari come gessi, calcareniti, argille calanchive e ofioliti; aree di montagna a quote prevalenti superiori agli 800 m con estese foreste, rupi, praterie-brughiere di vetta e rare torbiere, talora su morfologie paleoglaciali. Nelle 158 aree designate per l’Emilia Romagna sono stati individuati finora come elementi di interesse comunitario una settantina di habitat diversi, una trentina di specie vegetali e circa duecento specie animali tra invertebrati, anfibi, rettili, mammiferi e uccelli, questi ultimi rappresentati da un’ottantina di specie. Complessivamente nei siti regionali della Rete Natura 2000 sono presenti oltre 70 dei 231 habitat definiti a livello europeo come di interesse comunitario (128 in Italia, pari al 55%). In Emilia Romagna si trova circa il 55% degli habitat nazionali a fronte di un’estensione della Rete Natura 2000 pari al 7% di quella italiana. Gli ambienti naturali appenninici sono diffusi, all’opposto della pianura che, profondamente antropizzata, presenta ambienti naturali superstiti frammentati: solo lungo la fascia costiera (nel Delta e nelle Pinete di Ravenna) e lungo l’asta del Po si sono potuti conservare ambienti naturali di estensione significativa. Sono di particolare rilievo per l’Emilia Romagna gli habitat salmastri sublitorali, alcuni relitti planiziari o pedecollinari di natura continentale, ambienti geomorfologicamente peculiari come le sorgenti salate (salse) o gli affioramenti ofiolitici e gessosi - tra i più importanti della penisola che ospitano specie endemiche e infine le vetuste foreste all’interno del vasto e apparentemente uniforme manto verde che ricopre l’intero versante appenninico. Questo settore dell'Appennino settentrionale, marcato da residue tracce glaciali e sovrastato da peculiari e non molto estese praterie d’altitudine, presenta versanti scoscesi e forme aspre che conservano presenze inconsuete di tipo alpino, centro europeo e in qualche caso mediterraneo. Sono rilevanti pressoché tutti gli habitat connessi alla presenza e al transito dell’acqua (dolce, salmastra, salata, stagnante o corrente) con una ventina di casi diversi (e tutti gli stadi intermedi), tante peculiarità ed endemismi. Secondo la classificazione europea risultano di prioritaria rilevanza le lagune costiere, le dune fisse a vegetazione erbacea, ormai ridotte e frammentate ma presenti anche ad una certa distanza dal mare e le torbiere, habitat tipicamente “artico-alpino” e prioritario in Rete Natura 2000, il Lago di Pratignano (MO) ospita l’unica torbiera alta con cumuli galleggianti e piante carnivore dell’intero Appennino settentrionale. Gli altri habitat non strettamente legati alla presenza dell’acqua ammontano ad una cinquantina tra arbusteti, praterie, rupi, grotte e foreste di vario tipo (di sclerofille, latifoglie o conifere, con tipi prioritari quali le faggete con tasso e agrifoglio oppure con abete bianco come nelle Foreste Casentinesi). Tutti questi habitat ospitano una flora e una fauna rare ed importanti in un complesso mosaico, rispetto al quale prevale, soprattutto in Appennino, una sorta di effetto margine o di transizione tra un ambiente e l’altro, importantissimo per gli scambi tra le cenosi. Le attività antropiche, fortemente intrusive ed energivore rispetto agli ambienti naturali, comportano consumi di suolo, di aree naturali-seminaturali. oltre che sottrazione di altre risorse vitali (es. acqua). Maggiore è la quantità di barriere che frammentano il paesaggio, minore è la probabilità che gli esseri viventi possano muoversi liberamente nel paesaggio senza incontrare ostacoli. Ciò riduce anche la possibilità che due esemplari della stessa specie possano incontrarsi per riprodursi. Si è cercato di stimare l’incidenza causata dalla frammentazione, ovvero da tutti gli elementi 58 frammentanti sull’area considerata e sulla sua funzionalità non solo ecologica. Dall’analisi condotta sono emerse le seguenti considerazioni:  la frammentazione evidenzia il peso insediativo e l’incidenza delle trasformazioni territoriali rispetto alla componente naturale;  queste alterazioni influiscono in modo sostanziale sia sulla perdita di funzioni ecologiche di base sia sul costo energetico che si riflette sulla distrofia ecosistemica;  l’estrema frammentazione del territorio di pianura che impone una riflessione sulle interazioni ecologiche prodotte sulla qualità del sistema ambientale;  estrema vulnerabilità dell’ambito di pianura, in contrapposizione con la fascia collinare montana che esprime una relativamente elevata funzionalità ecologica. Il riconoscimento dell’importanza che ricoprono le unità del sistema ambientale è determinato dal ruolo che esse assumono all’interno del sistema stesso e dai servizi che determinano, intesi come attività naturali che gli ecosistemi effettuano ma che non hanno una quantificazione economica precisa (fissazione di CO2, produzione di O2, conservazione dei suoli, depurazione acque ecc.). Pertanto gli ecosistemi assumono un valore in quanto parte del capitale naturale critico, che dovrebbe essere invariante del paesaggio sia sotto forma di struttura paesistica (invarianti strutturali) sia in termini di processi (invarianti funzionali). La qualità del paesaggio è inibita dalla frammentazione e dalle trasformazioni d’uso del suolo mentre è enfatizzata dal mantenimento dello spazio per l’evoluzione delle dinamiche ecologiche, in cui il peso delle azioni umane sia commisurato con alti livelli di “autosostentamento relativo” del sistema ambientale. Seguono la mappa dei siti Natura 2000 in Regione Emilia-Romagna e la mappa di sovrapposizione tra i siti Natura 2000 regionali delle cinque macroaree e gli impianti di trattamento rifiuti esistenti al 2011. 59 60 3.2. Dinamiche insediative 3.2.1. La popolazione regionale Nel presente paragrafo sono descritte le principali caratteristiche del territorio regionale al fine di evidenziare le possibili interazioni con il Sistema di gestione dei rifiuti (modalità di raccolta, possibilità di recupero ecc.). L’Emilia-Romagna contava al 1° gennaio 2012 4.459.246 abitanti residenti, di cui oltre 530.000 di nazionalità straniera pari all’11,9% del totale. Dopo la stagnazione degli anni ’70 e ’80, la popolazione ha ripreso a crescere a ritmi anche sostenuti: nell’ultimo decennio (2002/2012) i residenti sono cresciuti di oltre 405 mila unità (pari al 10% della popolazione totale, con un tasso medio di crescita annua dell’1% circa), la maggior parte dei quali concentrati negli ultimi cinque anni (2007-2012) con una crescita del 5,1% (218mila abitanti circa). Questo fenomeno è il riflesso dell’immigrazione straniera, senza la quale nell’ultimo quinquennio la popolazione sarebbe cresciuta solo dello 0,2%. Le proiezioni demografiche prevedono al 2020 una crescita percentuale complessiva del 5,4% rispetto al 2012 e al 2030 una crescita percentuale complessiva del 11,4% rispetto al 2012. In generale si osservano tassi di crescita maggiori della componente femminile, rispetto a quella maschile. Figura 3.2-1 > Popolazione residente al 31/12/2011 61 Considerando le classi di età, tra il 2007 e 2012 si rileva una crescita sostanziale della componente ‘0-14 anni’ (12,1%) e ‘40-64 anni’ (10,8%) e una riduzione della componente ‘15-39 anni’ (-2,2%, non sufficientemente compensata dall’aumento della componente straniera). Questo fenomeno ha fatto sì che al 2012 la popolazione regionale sia costituita per il 36% da residenti di 40-64 anni (erano il 33,6% nel 2002), per il 28% da residenti di 15-39 anni (erano il 32,5% dieci anni fa), per il 22,5% da residenti di 65 anni e oltre (erano il 22,2% nel 2002) e per il 13,4% da bambini di 0-14 anni (erano l’11,6% nel 2002). Sulla base delle previsioni demografiche per i prossimi decenni, per la componente ’15-39 anni’ si prevede un’ulteriore contrazione fino al 2020 (-2,6% rispetto al 2012) ma una ripresa nel decennio successivo (6,5% rispetto al 2012). Si prevede una crescita sostenuta per la classe ‘0-14 anni’ (11,1% fino al 2020, 17,1% fino 2020) e per la classe ‘65 anni e oltre’, soprattutto nel lungo periodo (5,5% fino al 2020, 20,4% fino al 2030). L’Emilia-Romagna è anche una delle regioni dove si vive più a lungo e dove si registrano i tassi di mortalità più bassi. È però anche una delle regioni più “vecchie”, come dimostra il valore assunto dall’indice di vecchiaia. Sebbene più alto del valore italiano e di quello medio europeo, è in costante calo: dal 2002 al 2012 è calato di circa 23 punti, raggiungendo il valore di 168. Per il futuro si prevede un ulteriore calo fino al 2020 (160) per poi riprendere a crescere nel decennio successivo (per raggiungere 173 nel 2030). Figura 3.2-2 > Variazione popolazione residente 2007-2012 62 A livello territoriale le dinamiche demografiche sono fortemente differenziate: permangono aree in cui la popolazione continua a diminuire, in particolare nella fascia appenninica (soprattutto a Piacenza, Parma e Reggio Emilia) e nella pianura Ferrarese. La quota maggiore di popolazione (il 42,5% nel 2012) vive nei 13 centri urbani maggiori con oltre 50 mila abitanti, il 21,7% dei residenti nei centri intermedi (dai 15 mila ai 50 mila abitanti), il 26,6% in quelli con più di 5 mila abitanti e il restante 9,3% nei Comuni più piccoli (con meno di 5 mila abitanti). Nell’arco dell’ultimo decennio sono i Comuni intermedi (dai 15 mila ai 50 mila abitanti) ad essere cresciuti maggiormente (circa il 30%), più dei Comuni con più di 5 mila abitanti (9,5%) e dei centri maggiori (7,2%), mentre si è ridotta la popolazione nei Comuni più piccoli (passati da 171 nel 2002 a 156 nel 2012 con un calo di oltre il 10% dei residenti). Figura 3.2-3 > Popolazione e Comuni dell’Emilia-Romagna 3.2.2. Gli stranieri La popolazione straniera residente in regione al 1° gennaio 2012 ha superato le 530 mila unità (l’11,9% della popolazione totale regionale), di cui il 48% circa vive nei centri urbani maggiori con più di 50 mila persone (252 mila unità). Se si considerano le stime degli stranieri regolarmente soggiornanti, l’incidenza percentuale in Emilia-Romagna raggiunge il 12,4%. Dal 2007 ad oggi sono cresciuti di 211 mila unità circa (il 66% circa della popolazione straniera di inizio periodo), con un tasso medio annuo di crescita superiore al 10%. 63 Figura 3.2-4 > Popolazione straniera residente in Emilia-Romagna al 31/12/2011 Sulla base dello scenario previsionale centrale elaborato dalla Regione, la crescita della popolazione nei prossimi decenni dipenderebbe esclusivamente dal saldo migratorio. La popolazione residente di nazionalità straniera passerebbe dall’11,9 per cento attuale al 20,6 per cento del 2030. Le comunità più numerose sono la marocchina (73.318 residenti, pari al 13,8% della popolazione straniera complessiva), la rumena (72.720 persone, pari al 13,7%), la comunità albanese (62.642 persone, pari all’11,8%), quella moldava (30.686 persone, pari al 5,8%), quella ucraina (29.224 persone, pari al 5,5%), la comunità cinese (25.954 persone, pari al 4,9%) e la tunisina (23.663 persone, pari al 4,5%). Complessivamente queste comunità rappresentano il 60% della popolazione straniera dell’Emilia-Romagna. 3.2.3. Dinamiche e impatti sul territorio Relativamente alla distribuzione della popolazione residente sul territorio regionale si sta assistendo all’intensificazione dei processi insediativi diffusi che interessano sempre più i territori rurali. Si tratta del modello, noto come “SPRAWL”, caratterizzato da bassa densità, alto consumo di suolo, acqua ed energia, non sufficiente efficacia degli strumenti di pianificazione. I principali impatti di tale modello di urbanizzazione e di infrastrutturazione territoriale sono la destrutturazione del tessuto insediativo, la frammentazione e l’isolamento degli ambiti naturali e paesistici. Si osserva una riduzione dello spostamento della popolazione verso le zone urbane, confermata da un incremento demografico dei Comuni sopra i 50.000 abitanti decisamente 64 inferiore alla media regionale (variato del 2% nel periodo 1995-2005 rispetto al 5,8% della media regionale). Sotto il profilo dell’incremento del territorio urbanizzato, esso è passato dai circa 120.000 ettari del 1994 ai circa 187.000 ettari del 2003, con un aumento del 55,3%. Aumenti percentuali maggiori si sono rilevati nei territori montani (68,7%) e collinari (73,3%), mentre in pianura la variazione è stata del 51,3%. Le criticità presenti dal punto di vista delle dinamiche insediative ed economico-produttive possono essere così sintetizzate:  processi di sradicamento associati alla presenza di popolazione straniera per forti correnti migratorie;  processi di spopolamento legati alla diminuzione della popolazione in alcune aree (specie montane) nelle quali risulta molto bassa anche la densità degli insediamenti produttivi;  pressione antropica dovuta all’alta densità insediativa cui si associano dinamiche immigratorie e di pendolarismo che portano, su base giornaliera o annuale, la popolazione presente ad essere maggiore della popolazione residente. Pertanto, nella definizione dei sistemi di raccolta e gestione dei rifiuti le suddette dinamiche insediative sono da considerare al fine di individuare i sistemi più efficaci per il raggiungimento degli obiettivi del piano. Inoltre con il tema delle città si possono valutare modelli di gestione in grado di affrontare la complessità delle dinamiche urbane. Infatti, come evidenziato anche nella proposta di Programma generale di azione dell’Unione Europea in materia di ambiente fino al 2020 "Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta", gli impatti ambientali dovuti alle città vanno ben oltre i loro confini fisici in quanto esse dipendono in modo sostanziale dalle regioni periurbane e rurali che devono provvedere alle loro esigenze in termini di cibo, energia, spazio e risorse. In particolare nella gestione dei rifiuti emerge il ruolo delle città in considerazione dei dati di produzione (i rifiuti prodotti nei 9 capoluoghi di provincia sono pari al 38% del totale dei rifiuti prodotti in regione) e delle conseguenti dinamiche di smaltimento che impattano su un numero più ampio di persone. 65 Figura 3.2-5 > Evoluzione del territorio urbanizzato (1976-2003) 3.3. Il sistema produttivo regionale L’analisi del sistema produttivo fornisce indicazioni utili per ricostruire le esigenze di individuazione del fabbisogno per la gestione dei rifiuti speciali. L’Emilia-Romagna continua ad essere una regione con una forte caratterizzazione manifatturiera, nonostante l’evidenza per cui è l’aumento dell’occupazione nei settori terziari a risultare il fenomeno più rilevante dell’ultimo decennio. Con quasi 470 mila addetti (2010), il manifatturiero vale il 28,8 per cento del totale dell’occupazione, valore superiore alla media nazionale del 23,1 per cento. Si tratta di una delle percentuali più alte in Italia, allo stesso livello della Lombardia e del Piemonte, superata solo da Marche e Veneto. Dopo il manifatturiero, il macro-settore che assorbe più lavoro è quello del commercio con oltre 300 mila addetti (18,7% del totale regionale). Seguono le costruzioni con oltre 151 mila addetti (9,3%). 66 Tabella 3.3-1 > Unità Locali e addetti nei settori produttivi dell’Emilia-Romagna (anno 2010) Settori di attività economica Unità locali Addetti UL Numero Quota % Numero Quota % Estrazione di minerali da cave e miniere 236 0,1% 2.220 0,1% Attività manifatturiere 44.638 10,8% 469.271 28,8% Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata 485 0,1% 7.092 0,4% Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento 792 0,2% 10.089 0,6% Costruzioni 58.170 14,0% 151.615 9,3% Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli 97.296 23,5% 304.660 18,7% Trasporto e magazzinaggio 17.256 4,2% 98.445 6,0% Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione 27.099 6,5% 118.451 7,3% Servizi di informazione e comunicazione 9.267 2,2% 40.677 2,5% Attività finanziarie e assicurative 11.068 2,7% 53.995 3,3% Attivita' immobiliari 26.939 6,5% 42.042 2,6% Attività professionali, scientifiche e tecniche 60.589 14,6% 106.267 6,5% Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese 13.335 3,2% 91.489 5,6% Istruzione 2.059 0,5% 6.035 0,4% Sanita' e assistenza sociale 21.667 5,2% 70.978 4,4% Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento 6.022 1,5% 18.141 1,1% Altre attività di servizi 17.272 4,2% 39.347 2,4% Totale 414.190 100,0% 1.630.814 100,0% Elaborazione ERVET su dati ASIA 2010 Nell’arco dell’ultimo decennio si evidenzia un calo del peso dell’industria con uno spostamento in termini di addetti nell’ambito dei servizi. Per la componente manifatturiera la crisi economica non sembra aver impattato in misura visibile su di un processo che risultava già in atto da tempo e che perlomeno fino al 2010 non mostra segnali di accelerazione evidente; viceversa il settore delle costruzioni, che fino al 2008 aveva sperimentato una crescita intensa, con l’inversione del ciclo economico internazionale sconta una decisa riduzione di unità locali e addetti. Analizzando l’indice di specializzazione, la tabella seguente mette in evidenza i comparti di attività economica rispetto ai quali l’Emilia-Romagna possiede un livello di specializzazione produttiva superiore all’Italia; già questo livello di dettaglio permette di individuare le principali caratterizzazioni industriali e terziarie del sistema produttivo regionale (che vale il 9,4% degli addetti complessivi a livello nazionale, dato 2010). Nei comparti specializzati risultano impiegati quasi 650 mila addetti (il 40% del totale regionale), di cui circa 350 mila nell’ambito della manifattura e circa 300 mila in quello dei servizi. Emerge con chiarezza la pervasività delle produzioni rientranti nell’ambito della meccanica, nelle sue diverse declinazioni: fabbricazione di prodotti in metallo, meccatronica, fabbricazione di macchinari e apparecchiature varie, comprese le fasi della manutenzione e riparazione. Sempre in ambito manifatturiero si mettono in evidenza il settore dell’industria alimentare che rappresenta una tradizionale caratterizzazione produttiva dell’Emilia-Romagna e il comparto dell’abbigliamento. Nell’ambito dei servizi prevalgono le attività rientranti nella sfera del welfare e dell’assistenza alla persona, le attività immobiliari, le attività di supporto ai trasporti e alla logistica e una lunga serie 67 di attività sia di tipo tecnico professionale che di tipo sportivo e ricreativo. Disaggregando il livello di analisi è possibile mettere meglio in evidenza le produzioni più forti del tessuto produttivo regionale. Per quanto riguarda l’industria, la produzione di prodotti in ceramica risulta il primo settore con un indice di specializzazione pari ad oltre 7 punti e un peso sul totale degli addetti nazionali che arriva al 70 per cento. Molti comparti della meccanica primeggiano a livello nazionale: macchine per l’agricoltura (34,1% degli addetti italiani), apparecchi e macchinari per il biomedicale (27,9%), altre macchine di impiego generale (23,5%) tra le quali si colloca il settore del packaging, altre macchine per impieghi speciali (19,6%) tra cui le macchine per l’industria alimentare e per quella tessile, le macchine per la formatura dei metalli e altre macchine utensili (19,4%) e le macchine di impiego generale (18,6%) tra cui si inserisce il settore dei motori e della oleodinamica. Significativa appare anche la posizione dei settori dell’agro-alimentare (carne e ortofrutta in particolare, con indici di specializzazione significativi e un peso sul totale dell’occupazione nazionale tra il 20 ed il 30 per cento); dei comparti dell’abbigliamento e maglieria (tra il 12 e il 15 per cento); della fabbricazione delle materie plastiche (11,1%). Nell’ambito dei servizi si evidenziano come sopra accennato i settori connessi al welfare che rappresentano una ricchezza importante per l’Emilia-Romagna, in particolare le attività di assistenza sociale residenziale e non, le attività di compravendita e gestione immobiliare, il commercio all’ingrosso in particolare di prodotti alimentari e macchinari, le attività ricreative, artistiche e di intrattenimento, le attività di supporto ai trasporti, le attività alberghiere. Oltre al welfare dunque si mettono in evidenza gli ulteriori punti di forza del sistema economico regionale legati al turismo e alla qualità della vita, al patrimonio agroalimentare, alla logistica. Tabella 3.3-1 > Settori di attività economica dell'Emilia-Romagna con almeno mille addetti, specializzati rispetto all’Italia in termini di addetti, anno 2010 Settore (Ateco 2007 - 2 digit) Addetti Italia Addetti Emilia Romagna Indice specializzazione sull'Italia Peso % su totale Italia Fabbricazione di macchinari e apparecchiature nca 459.641 99.579 2,3 21,70% Fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi 215.791 37.322 1,8 17,30% Industrie alimentari 398.371 58.124 1,5 14,60% Servizi di assistenza sociale residenziale 119.995 15.414 1,4 12,80% Confezione di articoli di abbigliamento compresi in pelle e pelliccia 224.260 28.619 1,4 12,80% Attività di assistenza sociale non residenziale 145.892 18.377 1,3 12,60% Fabbricazione di computer ed elettronica, apparecchi elettromedicali, di misurazione e di orologi 111.400 13.971 1,3 12,50% Fabbricazione di prodotti chimici 110.809 13.525 1,3 12,20% Attivita' immobiliari 346.028 42.042 1,3 12,10% Servizi veterinari 13.412 1.628 1,3 12,10% Attività sportive, ricreative e di divertimento 87.580 10.243 1,2 11,70% Attivita' di ricerca, selezione, fornitura di personale 218.106 25.501 1,2 11,70% Fabbricazione di apparecchiature elettriche e per uso domestico non elettriche 166.795 18.856 1,2 11,30% Fabbricazione di prodotti in metallo (esclusi macchinari) 559.766 62.170 1,2 11,10% Gestione delle reti fognarie 11.056 1.181 1,1 10,70% 68 Magazzinaggio e attivita' di supporto ai trasporti 355.615 37.947 1,1 10,70% Riparazione, manutenzione ed installazione di macchine e apparecchiature 170.919 18.082 1,1 10,60% Altre attivita' professionali, scientifiche e tecniche 194.908 20.441 1,1 10,50% Attività creative, artistiche e di intrattenimento 49.186 5.119 1,1 10,40% Commercio all' ingrosso (esclusi autoveicoli e motocicli) 1.191.979 118.711 1,1 10,00% 3.3.1. I distretti industriali regionali Il sistema economico produttivo dell’Emilia-Romagna è caratterizzato da numerosi distretti industriali. La loro attività ha contribuito allo sviluppo socio-economico della regione in termini di ricchezza diffusa, occupazione e capacità di competere a livello internazionale, determinando una significativa apertura internazionale. L’Emilia-Romagna presenta oggi forti specializzazioni industriali a livello di filiera, in molti casi localizzate in aree specifiche anche a cavallo tra una provincia e l’altra. Alcune di queste filiere hanno ormai una presenza distribuita in tutta la regione, con attività decentrate anche a livello nazionale e internazionale, ma trovano ancora il loro baricentro nelle aree ad alta concentrazione dell’Emilia-Romagna che fondano la loro eccellenza su un sistema della conoscenza basato sui saperi locali. Figura 3.3.1-1 > Le specializzazioni produttive in Emilia-Romagna (anno 2010) 3.3.1.1. L’Agroalimentare La filiera impiega nel 2010 quasi 59 mila addetti manifatturieri nella componente core di 69 trasformazione delle produzioni animali, vegetali e miste. A queste vanno aggiunte le produzioni accessorie (concimi e mangimi per gli animali) e l’universo delle macchine direttamente finalizzate all’agroalimentare (macchine per l’agricoltura, per l’industria alimentare e per il confezionamento). In totale il numero di addetti supera le 94 mila unità, pari al 20,1% del manifatturiero regionale, facendo della filiera in oggetto la terza in Emilia-Romagna per quota di forza lavoro manifatturiera impiegata. Nell’ambito dei servizi si contano complessivamente circa 80 mila addetti.Nell’arco del decennio 2001-2010 si mettono in evidenza dinamiche differenti in relazione ai diversi settori produttivi, rappresentando l’avvento della crisi internazionale nel 2008 un forte elemento di discontinuità nelle traiettorie di sviluppo della filiera. Nell’intervallo 2001-2008 la componente manifatturiera si riduce approssimativamente del 10%, con una riduzione concentrata in particolare nei comparti del lattiero-caseario e dell’ortofrutta. Contemporaneamente nel terziario si assiste a un graduale incremento del numero di addetti (+ 14%), sia nell’ambito del commercio all’ingrosso che di quello al dettaglio che nei servizi accessori, in accordo con la tendenza generale di tutto il sistema produttivo regionale. Nel biennio 2008-2010 la filiera risente dell’inversione del ciclo economico internazionale in tutti i diversi settori, anche quelli precedentemente in espansione. Complessivamente si perdono circa 6 mila addetti (3,3% del totale), concentrati principalmente nel comparto delle macchine (circa 2.100 addetti, -6,1% sul 2008) e del commercio (circa 2.400 addetti, -4,3%). Va evidenziato il ruolo centrale delle imprese cooperative sia nell’ambito delle attività di trasformazione che in quelle di commercializzazione dei prodotti agricoli. Mentre nel sistema manifatturiero regionale lavora in società cooperative circa il 3,8% della forza lavoro complessiva, nella filiera agroalimentare la percentuale sale al 17,3%.Nel biennio 2010-2012 si registra una variazione positiva (+2,9%) della numerosità delle imprese attive nella filiera (circa 800 imprese in valore assoluto), quasi interamente attribuibile al comparto dei servizi di ristorazione. La componente manifatturiera della filiera risulta infatti sostanzialmente stabile nel periodo considerato. Tabella 3.3.1.1-1 > Filiera Agroalimentare: unità locali ed addetti suddivisi per comparti industriali e di servizio, anno 2010 Unità locali Addetti Quota % su tot. regionale Industria/Servizi numero quota % su tot filiera numero quota % su tot filiera Unità locali Addetti Industria agroalimentare 5.574 20,6% 58.838 33,7% 7,6% 14,7% Altre produzioni (mangimi e concimi) 159 0,6% 2.878 1,6% Macchine per l’agricoltura, l’industria alimentare ed il confezionamento 2.213 8,2% 32.688 18,7% Commercio 16.976 62,8% 77.048 44,1% 6,2% 8,1% Altri servizi (noleggio, packaging, veterinari, ecc.) 2.127 7,9% 3.081 1,8% Totale Filiera 27.049 100,0% 174.533 100,0% 30,2% 22,3% Fonte: Elaborazione su dati ASIA 2010 70 I rifiuti provenienti da questa filiera, seppur quantitativamente contenuti, offrono interessanti potenzialità collegate alla possibilità di riutilizzo di scarti organici e alla loro prevenzione; queste potenzialità andranno valutate nell’ambito di specifici accordi per la valorizzazione del materiale, nella stessa o in altre filiere. 3.3.1.2. La Meccanica La filiera della meccanica considerata nel suo insieme, incluse le componenti di servizio, conta oltre 329 mila addetti nel 2010. In media un lavoratore ogni cinque in Emilia-Romagna risulta occupato nell’ambito di questa filiera. Se la filiera delle costruzioni e abitare vanta un numero complessivo maggiore di addetti potendo contare sull’intero settore delle costruzioni, nell’ambito del manifatturiero è la meccanica a prevalere nettamente impiegando il 52,1% degli addetti complessivi a livello regionale, di cui quasi 100 mila nella fabbricazione di macchinari e apparecchiature ovvero di beni strumentali destinati a un ampia gamma di produzioni e impieghi diversi, tradizionale punto di forza della meccanica emiliano-romagnola. Nell’ambito dei servizi si contano 84.540 addetti pari all’8,5% del totale, in gran parte impiegati nel comparto del commercio (dettaglio + ingrosso). Nell’arco del decennio 2001-2010 si mettono in evidenza dinamiche differenti, rappresentando il 2008 con lo scoppio della crisi internazionale un forte elemento di discontinuità nelle traiettorie di sviluppo della filiera. Tra 2001 e 2008 la filiera sperimenta un generale aumento degli addetti manifatturieri (+6,5%), in controtendenza rispetto a quanto è accaduto nello stesso periodo alla gran parte dei comparti manifatturieri delle altre filiere. Un andamento al rialzo è facilmente presumibile a maggior ragione per la componente terziaria della filiera. Nel biennio 2008-2010 il quadro cambia radicalmente: la parte manifatturiera registra un calo pari all’8,1% (21.485 addetti), distribuito su tutti i settori ma con intensità maggiore nella fabbricazione di prodotti in metallo ( 15,6%) e nella metallurgia (-12,1%), dunque nelle fasi più a monte della filiera. La componente terziaria evidenzia una maggiore resilienza alla crisi con un calo pari all’1,9% (1.634 addetti), anche grazie all’incremento registrato dai servizi di noleggio e progettazione (+9,8% per oltre mille addetti), unico comparto della filiera a mostrare valori positivi in questo biennio. Un maggior livello di dettaglio merceologico consente di identificare i comparti più in sofferenza: le macchine per l’industria delle materie plastiche (-44,3%, quasi 1200 addetti in meno), le macchine di misurazione e precisione (-19,1%, circa 700 addetti in meno), le macchine per l’agricoltura (-11,9%, oltre 1400 addetti), la componentistica elettrica (-10%, quasi 1300 addetti), le macchine di sollevamento e movimentazione (-8,8%, quasi 1100 addetti). Nel biennio 2010-2012 si registra una variazione negativa (-1,6%) della numerosità delle imprese attive nella filiera (460 imprese in valore assoluto), di cui la gran parte concentrate nel settore dei prodotti in metallo (quasi 300) e nella fabbricazione di macchinari e apparecchiature (173). In controtendenza evidenziano variazioni positive il comparto della riparazione, manutenzione e installazione macchine (+114 imprese) e del commercio all’ingrosso e dettaglio e riparazione di autoveicoli e motocicli (+33). 71 Tabella 3.3.1.2-1 > Unità locali e addetti suddivisi per comparti industriali e di servizio, anno 2010 Settore (il numero a 2 cifre, laddove indicato, fa riferimento alla classificazione Ateco 2007, Istat) Unità locali Addetti Quota % su tot. regionale Industria/Servizi numero quota % su tot filiera numero quota % su tot filiera Unità locali Addetti 24 - Metallurgia 408 0,9% 9.168 2,8% 19,9% 38,2% 25 - Prodotti in metallo (esclusi macchinari e attrezzature) 7.818 16,9% 62.170 18,9% 26 - Computer e prodotti di elettronica e ottica; apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e di orologi 906 2,0% 13.971 4,2% 27 - Apparecchiature elettriche ed apparecchiature per uso domestico non elettriche 1.173 2,5% 18.856 5,7% 28 - Macchinari ed apparecchiature nca 5.315 11,5% 99.579 30,3% 29 - Autoveicoli, rimorchi e semirimorchi 374 0,8% 16.556 5,0% 30 - Altri mezzi di trasporto 296 0,6% 6.194 1,9% 33 - Riparazione, manutenzione, installazione macchine 4.496 9,7% 18.082 5,5% Tot. Industria meccanica 20.786 44,9% 244.576 74,3% Servizi (noleggio macchine, attrezzature e autoveicoli, studi di ingegneria e analisi tecniche) 7.707 16,7% 14.103 4,3% 8,2% 8,5% Commercio all'ingrosso e al dettaglio e riparazione di autoveicoli e motocicli 9.439 20,4% 36.584 11,1% Commercio ingrosso (escluso autoveicoli e motocicli) 8.312 18,0% 33.853 10,3% Tot. Servizi meccanica 25.458 55,1% 84.540 25,7% Tot. Filiera meccanica 46.244 100,0% 329.116 100,0% 11,2% 20,2% Fonte: Elaborazione su dati ASIA 2010 Relativamente ai rifiuti prodotti nell’ambito di questa filiera, si intende perseguire una riduzione dei quantitativi e della pericolosità degli scarti valorizzandoli in un’ottica di recupero di materia e di energia. 3.3.1.3. La Salute e il Benessere Nel 2010 la filiera della salute e del benessere impiega 133.707 addetti totali, l’8,2% dell’intero sistema produttivo regionale. Rispetto alle altre filiere quella della salute si contraddistingue per un elemento specifico: la domanda di servizi sanitari e di assistenza sociale origina per gran parte dalla spesa pubblica. Se per ragioni di omogeneità nel trattamento delle banche dati i valori evidenziati tengono conto solo della parte privata della forza lavoro, è opportuno sottolineare che quest’ultima rappresenta solo una parte dell’occupazione attivata dalla domanda di salute, non venendo infatti conteggiati il numero dei dipendenti pubblici impiegati nell’ambito della Sanità e Assistenza sociale (complessivamente stimabile in circa 60 mila unità di lavoro). Tra le filiere considerate la salute è quella più sbilanciata verso il settore terziario: gli addetti occupati 72 nell’industria valgono infatti circa il 2,5% del totale regionale mentre quelli nei servizi quasi il 12%. La componente terziaria della filiera impiega complessivamente circa 117.800 mila lavoratori di cui quasi 20 mila nel commercio (dettaglio + ingrosso), 27 mila nell’ambito del settore del benessere (trattamenti estetici, centri benessere e termali), poco meno di 71 mila nella sanità e assistenza sociale. Uno sguardo agli andamenti occupazionali in chiave storica relativamente al periodo 2004-2010 mette in evidenza dinamiche contrastanti. Da un lato la componente terziaria risulta in continua crescita, in particolare il comparto della sanità e assistenza sociale, il più corposo in termini di addetti impiegati, senza registrare alcun rallentamento dovuto alla crisi internazionale dopo il 2008. Nei 6 anni monitorati i servizi della salute crescono del 21,7%, un aumento di oltre 21 mila addetti in valori assoluti. Dall’altro lato la componente manifatturiera registra nello stesso periodo un incremento dell’1,0% (160 addetti), con il comparto farmaceutico in decremento costante ( 10,4%), il biomedicale che cresce nei primi 4 anni ma inverte la rotta nel biennio della crisi (+1,7% sui 6 anni) e il settore del wellness che in chiave anticiclica cala tra 2004 e 2008 per poi più che recuperare nei due anni successivi (+11,0% complessivo). I valori sembrano evidenziare la prosecuzione del trend relativo al periodo 2004-2010: i settori terziari incrementano il numero di imprese attive (131 in termini assoluti), mentre i comparti manifatturieri mettono a segno valori negativi (- 50 imprese). Complessivamente la filiera della salute conferma il suo carattere anticiclico, risentendo meno di altre del momento storico economicamente difficile. Tabella 3.3.1.3-1 > Unità locali e addetti suddivisi per comparti industriali e di servizio, anno 2010 Unità locali Addetti Quota % su tot. regionale Industria/Servizi numero quota % su tot filiera numero quota % su tot filiera Unità locali Addetti Farmaceutica 52 0,1% 3.176 2,4% 1,8% 2,5% Biomedicale 1521 3,6% 8.952 6,7% Wellness 256 0,6% 3.790 2,8% Tot. Industria 1.829 4,3% 15.918 11,9% Sanità e assistenza sociale (PA esclusa) 21.667 51,5% 70.978 53,1% 13,0% 11,9% Altri servizi (commercio, trattamenti estetici e curativi, attività sportive) 18.602 44,2% 46.811 35,0% Totale Filiera 42.098 100,0% 133.707 100,0% 10,2% 8,2% Fonte: Elaborazione su dati ASIA 2010 Anche per questa filiera sarà fondamentale la riduzione dei quantitativi e della pericolosità dei rifiuti prodotti nonché il recupero di materia e di energia. 73 3.3.1.4. Le costruzioni e l’abitare Con 364.079 addetti complessivi, il 22,3% del totale regionale, la filiera delle costruzioni e dell’abitare è prima tra tutte a livello regionale, con un numero di occupati maggiore rispetto anche alla filiera meccanica. Oltre un lavoratore su cinque in Emilia-Romagna risulta impiegato in settori rientranti nell’ambito delle costruzioni-abitare. La filiera si caratterizza per essere la seconda a livello regionale (dopo la meccanica) per numero di addetti manifatturieri, circa 82.700 nelle sole componenti core (prodotti in legno e mobili, ceramica e per l’edilizia) pari al 17,6% del totale manifatturiero regionale. Il comparto collaterale delle macchine per la ceramica e l’edilizia impiega circa 21 mila addetti (elevando al 22,3% la quota di addetti manifatturieri sul totale), mentre nell’ambito delle costruzioni risultano occupati 151.615 addetti. La componente terziaria conta oltre 107.763 addetti, principalmente impiegati nell’ambito dei servizi di progettazione e nelle attività e gestioni immobiliari. Nell’arco del decennio 2001-2010 si mettono in evidenza dinamiche differenti in relazione ai diversi settori produttivi, rappresentando l’avvento della crisi internazionale nel 2008 un forte elemento di discontinuità nelle traiettorie di sviluppo della filiera. Tra il 2001 e il 2008 la componente manifatturiera va riducendosi gradualmente: circa -10%, in particolare si riducono gli addetti nel settore della ceramica (-17%) e del legno e mobile (-16%), più stabile il settore dei prodotti per l’edilizia. Le costruzioni vivono una crescita continua e intensa con un’occupazione che sale del 22,3%. Ancora più consistente l’incremento registrato nell’ambito dei servizi, + 46% a livello complessivo (oltre 30 mila addetti in valore assoluto), con un vero boom delle attività immobiliari e dei servizi professionali legati alla filiera. L’inversione del ciclo economico internazionale a partire dal 2008 si ripercuote sui numeri della filiera: nel biennio 2008 2010 il settore costruzioni perde il 9,2% degli addetti totali, i comparti manifatturieri il 7,1%; diversamente i comparti terziari reggono l’impatto della crisi e anzi fanno segnare un +5,7% sul 2008, proseguendo quel percorso di crescita in atto da diversi decenni. Nel biennio 2010-2012 si registra una variazione negativa (-2,5%) della numerosità delle aziende attive nella filiera (circa 2 mila aziende in valore assoluto), più marcata in termini relativi nei comparti manifatturieri piuttosto che nelle costruzioni. Perdura dunque la dinamica di compressione della consistenza produttiva della filiera in atto dal 2008. Tabella 3.3.1.4-1 > Filiera costruzioni e abitare: unità locali e addetti suddivisi per comparti industriali e di servizio, anno2010 Unità locali Addetti Quota % su tot. regionale Industria/Servizi numero quota % su tot filiera numero quota % su tot filiera Unità locali Addetti Manifattura (legno, mobili, ceramica, prodotti per l’edilizia, macchine per la ceramica e l’edilizia) 10.194 8,2% 104.701 28,8% 65,5% 40,0% Costruzioni 58.170 46,6% 151.615 41,6% Servizi (commercio, attività immobiliari, progettazione) 56.586 45,3% 107.763 29,6% 18,3% 10,9% Totale Filiera 124.950 100,0% 364.079 100,0% 30,2% 22,3% Fonte: Elaborazione su dati ASIA 2010 74 Il settore edile contribuisce in modo consistente alla produzione di rifiuti speciali quindi appare fondamentale incentivare la prevenzione e il recupero degli scarti delle operazioni di costruzione e demolizione, così come quelli dell’industria ceramica: questo obiettivo verrà perseguito attraverso la definizione di accordi di settore 3.3.1.5. La moda Nel 2010 la filiera della moda conta 86.588 addetti totali, il 5,3% del numero complessivo di addetti regionali. Se consideriamo solo la componente industriale della filiera, comprese le macchine tessili, ci troviamo di fronte alla quarta industria manifatturiera per numero di addetti (oltre 45 mila nel 2010, il 10% circa del manifatturiero regionale). Nel periodo 2001-2010 la filiera ha perso l’11,8% degli addetti totali, 11.565 in valore assoluto, di cui la gran parte (circa 7.200) nel corso del biennio 2008-2010 successivamente allo scoppio della crisi economica internazionale. Da un punto di vista macrosettoriale si evidenzia che il decremento è tutto concentrato nell’ambito della componente manifatturiera che negli stessi anni perde il 28,6% degli addetti, addirittura 18.200 in termini assoluti, in particolare nel settore del tessile e della maglieria. Se fino al 2008 i comparti dei servizi, in buona sostanza il commercio al dettaglio e all’ingrosso, riuscivano a compensare le perdite del manifatturiero (+22,1% tra 2001 e 2008, pari a oltre 7.600 addetti), con lo scoppio della crisi lo scenario cambia e anche il commercio mostra segni di cedimento (-2,4% tra 2008 e 2010). I dati più recenti relativi all’ultimo biennio evidenziano un’ulteriore riduzione del numero di aziende accentuando una dinamica strutturale: negli ultimi dieci anni la componente manifatturiera della filiera della moda regionale, in linea con quella nazionale, ha vissuto un processo di selezione delle aziende che ha prodotto una riduzione del loro numero complessivo. Si registra complessivamente una varizione negativa (-2,9%) della numerosità delle aziende attive, più marcata in termini percentuali nel comparto dell’industria tessile (-4,4%). In termini assoluti è nel comparto della confezione e abbigliamento il decremento più cospicuo con oltre 150 imprese attive in meno nel 2012 rispetto al 2010. Tabella 3.3.1.5-1 > Filiera della moda: unità locali e addetti suddivisi per comparti industriali e di servizio, anno 2010 Unità locali Addetti Quota % su tot. regionale Industria/Servizi numero quota % su tot filiera numero quota % su tot filiera Unità locali Addetti Industria della moda (parte core manifatturiera) 6.815 27,3% 44.147 51,0% 6,6% 7,1% Macchine tessili 121 0,5% 1.185 1,4% Design 1.226 4,9% 2.306 2,7% 5,8% 4,2% Commercio 16.784 67,3% 38.950 45,0% Totale Filiera 24.946 100,0% 86.588 100,0% 6,0% 5,3% Fonte: Elaborazione su dati ASIA 2010 75 Relativamente ai rifiuti prodotti nell’ambito di questa filiera, si procederà, laddove necessario, ad approfondire e ottimizzare le possibilità di recupero di materia e di energia, in sinergia anche con altre filiere produttive; dal punto di vista qualitativo, si mirerà alla diminuzione della pericolosità degli scarti. 3.4. Il settore agricolo Per quanto riguarda il settore agricolo, il numero delle aziende in Regione è passato da 106.102 nel 2000 a 73.466 nel 2010 registrando così nell’ultimo decennio un decremento pari al 30% (Censimento ISTAT 2010 agricoltura). In merito alle dinamiche del lavoro, gli occupati agricoli registrati nel 2010 sono stati 205.721 con una diminuzione del 18% rispetto al 2000. Tali dati evidenziano una tendenza molto netta alla fuoriuscita di manodopera dal settore. Tra le aziende agricole quelle con allevamento sono 12.618 e tra queste 469 sono esclusivamente zootecniche in quanto praticano l’allevamento del bestiame senza coltivare i terreni (Censimento ISTAT 2010 agricoltura). Sebbene nel complesso siano diminuite del 41,3% rispetto al 2000, esse registrano un calo contenuto in termini di Unità di Bestiame Allevato (UBA), pari allo 0,6%. Ne consegue che nel corso del decennio anche nel settore zootecnico è avvenuta una concentrazione degli allevamenti in aziende di maggiori dimensioni. Infatti il numero di UBA per azienda allevatrice aumenta da 26,9 nel 2000 a 45,6 nel 2010. Relativamente al settore agricolo si intendono affrontare gli aspetti relativi alla valorizzazione degli scarti prodotti dalle aziende attraverso la definizione di specifici accordi finalizzati a ottimizzare il recupero di materia e di energia. 3.5. Previsione macroeconomica a medio termine Pil e conto economico L’Area studi e ricerche di Unioncamere Emilia-Romagna, in collaborazione con Prometeia, ha predisposto lo scenario di previsione macroeconomica per l’Emilia-Romagna fino al 2014. L’edizione “Giugno 2013” propone un chiaro peggioramento dello scenario. La stima dell’ampiezza della riduzione reale del Pil dell’Emilia-Romagna per il 2012 viene leggermente ampliata, da -2,2 a 2,4 per cento, ma soprattutto viene accentuata la misura della flessione prevista del Pil per il 2013 da -0,5 a -1,1 per cento e contemporaneamente la crescita attesa nel 2014 viene ridotta da un +1,6 a + 1,0 per cento. La formazione del valore aggiunto: i settori Dall’analisi della formazione del reddito emerge innanzitutto l’ulteriore forte riduzione del valore aggiunto delle costruzioni nel 2012, che si stima sia stata del 6,3 per cento. Il valore aggiunto delle costruzioni dovrebbe ridursi nuovamente nel 2013 del 3,1 per cento, per poi contenere la diminuzione all’1,8 per cento l’anno prossimo grazie all’attività di ricostruzione e ad un auspicato miglioramento delle condizioni del mercato del credito. Ciononostante al termine del 2014 l’indice del valore aggiunto delle costruzioni risulterà ampiamente inferiore al livello del precedente massimo toccato nel 2007 (-34,2 per cento). 76 Anche il valore aggiunto dell’industria in senso stretto si è ridotto nel 2012, con una flessione che si stima del 3,5 per cento. Verso la fine del 2013 ci si attende l’avvio di una ripresa del settore, ma nel complesso l’anno sarà nuovamente di recessione, anche se chiuderà con una flessione più contenuta: -1,8 per cento. Gli effetti della ripresa dovrebbero manifestarsi pienamente nel corso del 2014, quando il valore aggiunto generato dall’industria dovrebbe riprendere a salire leggermente (+1,3 per cento). Al termine del prossimo anno l’indice reale del valore aggiunto industriale risulterà comunque inferiore del 14,0 per cento rispetto al precedente massimo del 2007. Il valore aggiunto del variegato settore dei servizi dovrebbe essere diminuito dell’1,0 per cento nel 2012. Con l’edizione corrente si valuta che anche questo settore dovrebbe subire una contrazione per l’anno in corso, seppure contenuta (-0,4 per cento). La ripresa dovrebbe giungere solo nel 2014 con una crescita dell’1,0 per cento. In dettaglio, il comparto del “commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni” dovrebbe subire una flessione dello 0,9 per cento a seguito della riduzione dei consumi, ma uscire dalla recessione nel prossimo anno (+1,1 per cento). L’insieme dei servizi alle imprese (intermediazione monetaria e finanziaria, attività immobiliari e imprenditoriali) dovrebbe mostrare una lieve ripresa già nel 2013 (+0,5 per cento) che andrà rafforzandosi al termine del prossimo anno (+1,5 per cento). Infine il valore aggiunto dell’aggregato degli “altri servizi” dovrebbe subire una flessione dell’1,3 per cento nel 2013 ma mettere a segno una limitata ripresa l’anno prossimo (+0,2 per cento). Al termine del 2014 il valore aggiunto dei servizi dovrebbe trovarsi sostanzialmente sugli stessi livelli del precedente massimo toccato nel 2008 (-1,4 per cento). 77 4. COORDINAMENTO CON GLI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE REGIONALE 4.1. Piano Territoriale Regionale L’art. 23 della Legge Regionale 20/2000 “Disciplina generale sulla tutela e uso del territorio” stabilisce quali siano gli obiettivi e i contenuti del Piano Territoriale Regionale (PTR). Il PTR è lo strumento generale di programmazione con il quale la Regione determina gli obiettivi per assicurare lo sviluppo e la coesione sociale, accrescere la competitività del sistema territoriale regionale, garantire la riproducibilità, la qualificazione e la valorizzazione delle risorse sociali e ambientali. Il PTR ha inoltre il compito di definire gli indirizzi e le direttive alla pianificazione di settore, ai PTCP e agli strumenti della programmazione negoziata per assicurare la realizzazione degli obiettivi che gli sono demandati. Il vigente PTR, approvato dall’Assemblea legislativa con delibera n. 276 del 3 febbraio 2010, relativamente alla pianificazione in materia di rifiuti riporta le seguenti linee di indirizzo: “Le nuove direttive europee in materia di rifiuti definiscono obiettivi e scadenze temporali che rappresentano certamente una sfida ambiziosa per l’Italia nel suo complesso al pari di molti altri paesi dell’Unione Europea. L’Emilia-Romagna è già in fase avanzata nel perseguire i traguardi stabiliti dall’Unione Europea, in particolare per quanto riguarda la prevenzione della produzione di rifiuti, l’avvio a riciclaggio dei rifiuti, il recupero di materia e di energia e la riduzione dello smaltimento in discarica. Occorre proseguire in questa direzione per raggiungere tali traguardi, rafforzando il ruolo della Regione in termini di strategie e di sintesi delle diverse realtà locali. Appare poi allo stesso tempo strategico verificare anche importanti e innovative opportunità, ancora da esplorare, soprattutto per quanto attiene le attività di recupero (non solo di materia ma anche di energia) e valorizzazione di alcune specifiche tipologie di rifiuti. È quindi necessario indicare gli obiettivi generali e le strategie di azione per la programmazione e la gestione del ciclo integrato dei rifiuti attraverso cui perseguire i traguardi fissati dalla direttiva comunitaria, indicando anche le principali azioni di prevenzione da intraprendere. Per il sistema degli impianti di smaltimento e recupero è inoltre necessario individuare le filiere di sviluppo rispetto ai fabbisogni oltre alle possibili integrazioni e ottimizzazioni che consentono di garantire economie di scala e maggiore efficienza complessiva. Attraverso le funzioni di pianificazione delegate alle Province e nell’ambito della revisione e aggiornamento della legislazione regionale e nazionale è importante che, nell’ambito della unitarietà della gestione, venga valorizzato un sistema regionale che finora ha assicurato efficienza, efficacia, economicità e tutela dell’ambiente.” Nel documento del PTR “Una regione attraente - L’Emilia-Romagna in un mondo che cambia” viene descritta la situazione della crisi finanziaria, economica e sociale che ha investito il mondo intero e che sta segnando uno straordinario mutamento della scena globale: “siamo di fronte non soltanto ad una crisi ciclica – segnata da una immensa distruzione di risparmio e dal dramma della scomparsa di milioni di posti di lavoro – ma al tramonto di una intera cultura che ha dominato la scena mondiale negli ultimi due decenni. Economia e finanza non sono però i soli punti di grave 78 preoccupazione: emergono sempre più evidenti i sintomi di una crisi ambientale di vasta portata, della quale l’alterazione del clima è la manifestazione emblematica”. La lunga egemonia del “mercato senza regole” ha rallentato la presa di coscienza della crisi ambientale e ha fatto trascurare le politiche per la sostenibilità ambientale dello sviluppo, che esige di misurarsi con i rischi epocali legati alla disponibilità, all’esaurimento e alla distribuzione delle fonti energetiche fossili e delle materie prime, all’alterazione del clima del pianeta, alla produzione di derrate alimentari e alla disponibilità di acqua potabile per una popolazione mondiale in continuo aumento. Sempre di più, si avverte nei documenti del PTR, è necessario leggere la forza dei territori non solo alla luce del PIL, ma con metodi che consentano di interpretare le dinamiche delle libertà e dello sviluppo umano integrale, le condizioni della riproduzione dei beni sociali e ambientali, la qualità della vita di una comunità. Il piano territoriale regionale contiene alcuni concetti chiave di lettura del territorio e delle sue risorse: le “città effettive”, i “sistemi complessi di area vasta”, il “capitale territoriale” e a questi occorre fare riferimento per articolare la pianificazione alle diverse scale. Il concetto di “città effettiva” rende conto di una dinamica dei processi che da tempo travalica i confini amministrativi dei centri urbani e indica ai Comuni di ogni ordine la necessità-opportunità di una pianificazione urbanistica aderente alle dimensioni reali delle conurbazioni e della mobilità e più coerente con l’obiettivo di un uso razionale delle risorse finite, a partire dal territorio medesimo. “I sistemi complessi di area vasta” descrivono situazioni caratterizzate da differenti condizioni territoriali e rappresentano la scala di pianificazione delle relazioni fra le città e dell’integrazione tra queste ultime e il sistema ecologico e ambientale. In tale contesto è nell’ambito dell’area vasta che si possono ricomporre le tensioni e governare le interrelazioni delle trasformazioni su vasta scala del territorio. “Il capitale territoriale” si articola in capitale cognitivo, capitale sociale, capitale insediativo infrastrutturale e capitale ecosistemico-paesaggistico. Il ricorso al concetto di capitale territoriale pone l’accento sulla necessità di un rafforzato approccio intersettoriale: richiama opportunamente il valore strategico di una lettura integrata delle diverse componenti del potenziale di sviluppo di ciascun territorio e mette in luce l’esigenza di una lettura dinamica della loro evoluzione, le potenzialità di accumulazione e i rischi di consumo e di spreco, la necessità di investimento, manutenzione e innovazione. L’uso del concetto di capitale territoriale è coerente con l’assunzione di un rinnovato metodo di valutazione dello sviluppo e della sua qualità. La crescita del capitale territoriale infatti esprime lo stato di benessere reale della popolazione, il livello della competitività del sistema e la sostenibilità di un modello di sviluppo in misura certamente più completa del solo indice di variazione del PIL. La pianificazione di area vasta, secondo i concetti espressi nel PTR, acquisisce il suo pieno valore e la sua massima efficacia in un processo di governance che riconosce alla Regione il compito di fissare gli obiettivi dello sviluppo sostenibile, della coesione sociale e della competitività del sistema e ai governi locali la definizione degli usi e trasformazioni del territorio compatibili e coerenti con la rigenerazione e qualificazione del capitale territoriale, nonché il coordinamento e l’integrazione delle regole dei piani settoriali per offrire apparati normativi e riferimenti chiari e semplici ai Comuni, alle imprese e ai cittadini. 79 Per costruire reti di città e territori e garantire qualità urbana e territoriale, l’ambito primario che la pianificazione regionale e le pianificazioni locali devono presidiare è dunque quello delle connessioni, delle interdipendenze fra problematiche economiche, sociali e ambientali, che agiscono a diverse scale territoriali. La comprensione e visione unitaria del complesso di queste relazioni è la condizione indispensabile per governare in modo efficace le trasformazioni territoriali minimizzandone l’impatto ambientale. Nel documento di “Valutazione di sostenibilità ambientale e territoriale” del PTR si mettono in evidenza i risultati della valutazione e le relative raccomandazioni: “un “progetto integrato” di territorio sostenibile deve porre al centro dell’attenzione gli ambiti nei quali l’integrazione va perseguita. Sotto questo profilo l’implementazione concreta dei concetti di “città effettiva” e “sistemi complessi di area vasta” che il PTR propone, costituiscono le chiavi di volta di una progettazione del territorio che abbia a riferimento la dimensione reale dei fenomeni, al di là dei confini e delle competenze amministrativi. La loro attuazione deve pertanto essere accompagnata dalla crescita di una dimensione organizzativa appropriata, specie nel coordinamento delle politiche e dei piani.” 4.2. Piano Territoriale Paesistico Regionale L’art. 40-quater della Legge Regionale 20/2000, Disciplina generale sulla tutela e uso del territorio, introdotto con la L.R. 23/2009 che ha dato attuazione al D.Lgs. 42/2004 e s.m.i. relativo al Codice dei beni culturali e del paesaggio, in continuità con la normativa regionale in materia affida al Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR), quale parte tematica del Piano Territoriale Regionale, il compito di definire gli obiettivi e le politiche di tutela e valorizzazione del paesaggio con riferimento all’intero territorio regionale quale piano urbanistico-territoriale avente specifica considerazione dei valori paesaggistici, storico-testimoniali, culturali, naturali, morfologici ed estetici. L’impianto della pianificazione paesaggistica regionale resta nella sostanza invariato: il Piano, in considerazione delle caratteristiche paesaggistiche, naturali e culturali del territorio regionale, individua i sistemi, le zone e gli elementi territoriali meritevoli di tutela, in quanto costituiscono gli aspetti e i riferimenti strutturanti del territorio, e stabilisce per ciascuno di essi la normativa d’uso per la tutela dei caratteri distintivi. La disciplina del PTPR è integrata dalle specifiche prescrizioni di tutela degli immobili e delle aree di notevole interesse pubblico. Al fine di attuare la gestione coordinata e omogenea della tutela, il PTPR definisce inoltre i criteri di rappresentazione, specificazione e articolazione dei sistemi, delle zone e degli elementi ai fini dell’elaborazione della cartografia dei Piani a livello locale. Il PTPR, sulla base del riconoscimento e della condivisione dei caratteri connotativi del territorio, nonché delle dinamiche di sviluppo dello stesso, individua gli ambiti paesaggistici costituiti da un insieme eterogeneo di elementi, contesti e parti di territorio regionale unitariamente percepite, i quali costituiscono quadro di riferimento cogente, per assicurare la coerenza delle politiche generali e settoriali, dei programmi di sviluppo, dei progetti e delle azioni per il governo del territorio con le caratteristiche dei diversi paesaggi regionali. Il Piano individua per ciascun ambito obiettivi di qualità paesaggistica indirizzati a realizzare azioni di: 80 a) mantenimento delle caratteristiche, degli elementi costitutivi e delle morfologie dei luoghi sottoposti a tutela; b) individuazione delle linee di sviluppo sostenibile del territorio, compatibili con i valori e i significati riconosciuti del paesaggio; c) valorizzazione, recupero e riqualificazione degli immobili e delle aree compromessi o degradati, diretti a reintegrare i valori preesistenti ovvero a creare nuovi valori paesaggistici, perseguendo il miglioramento della qualità complessiva del territorio e il rafforzamento delle diversità locali, assicurando nel contempo il minor consumo di territorio. Il PTPR, sulla base dei valori paesaggistici indicati e dei livelli di tutela definiti dalle norme nazionali e regionali, individua infine le aree del territorio regionale non idonee alla localizzazione di specifiche tipologie di impianti tecnologici di produzione e trasporto di energia e le aree sottoposte a peculiari limitazioni. Il Piano vigente, adottato il 29 giugno 1989 e approvato con DCR n.1338 del 28 gennaio 1993 e n.1551 del 14 luglio 1993, concepito ed elaborato negli anni ‘80 quale uno dei primi Piani paesaggistici regionali in attuazione dell’art. 1-bis della legge n. 431/1985 e dell’art. 33 della previgente L. R. n. 47 del 1978, fa riferimento dal punto di vista normativo a un ordinamento antecedente l’attuale assetto degli strumenti della pianificazione settoriale (cui non sfugge la materia dei rifiuti) e ad un rapporto fortemente centrato sulla pianificazione urbanistica comunale, in quanto ha da sempre natura di piano urbanistico-territoriale avente specifica considerazione dei valori paesaggistici. Il PTPR, sulla base di una dettagliata ricognizione e analisi dei caratteri e dei valori paesaggistici, naturalistici e storico testimoniali del territorio, ha individuato e articolato differenziati livelli di tutela degli stessi caratteri e valori territoriali, cui sono stati associati prescrizioni, direttive e indirizzi di cui alle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del Piano stesso. Con l’entrata in vigore del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al D. Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42 ma soprattutto a seguito del cambiamento culturale imposto dalla Convenzione europea del paesaggio, aperta alla firma il 20 ottobre 2000 e ratificata dallo Stato italiano con la L. n. 14 del 9 gennaio 2006, la situazione giuridica della tutela del paesaggio ha mutato di prospettiva. Infatti non soltanto la Convenzione europea ha sollecitato un nuovo corso nel quale il riconoscimento giuridico di valore paesaggistico deve essere esteso a tutto il territorio senza alcuna distinzione, ma la normativa statale, ribadendo l’obbligatorietà della pianificazione paesaggistica da parte delle Regioni, ha stabilito che l’elaborazione dei piani paesaggistici deve avvenire in maniera congiunta tra Ministero e Regioni almeno limitatamente ai cosiddetti beni paesaggistici (si tratta di immobili e aree assoggettate a vincolo paesaggistico sulla base di atti amministrativi specifici, ovvero ope legis, o sulla base di indicazioni del piano regionale), nelle forme e modalità stabilite dallo stesso Codice (art. 135 del Codice). Pertanto la Regione, nell’accingersi ad avviare l’adeguamento del PTPR alle disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio congiuntamente al MiBAC, anche al fine di attuare i principi della Convenzione europea del paesaggio, ritiene opportuno riflettere sull’esperienza di attuazione della disciplina paesaggistica: ciò per verificare ed evidenziare l’attualità del PTPR vigente, anche se oggettivamente datato, ma la cui forza anticipatrice emerge ancora oggi alla luce della nuova consapevolezza culturale. Per quanto riguarda lo specifico aspetto del coordinamento tra gli strumenti di pianificazione e programmazione regionale, si deve evidenziare quanto stabilito dal Codice, in particolare rispetto 81 alla non derogabilità delle disposizioni del Piano paesaggistico regionale da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico, e alla cogenza operata sugli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica e sugli atti normativi attuativi a incidenza territoriale previste dalle normative di settore, rispetto ai quali le disposizioni del PTPR sono sempre prevalenti (art. 145 del Codice). Il coordinamento così determinato dalla normativa statale è stato ribadito dall’art. 40-sexies della L. R. n. 20 del 2000, introdotto dalla L. R. n. 23 del 2009. Per quanto riguarda quindi la materia dei rifiuti la struttura attuale del Piano propone una distinzione fra la non ammissibilità di attività e impianti riconducibili al ciclo dei rifiuti all’interno di taluni dei sistemi e invece un’ammissibilità condizionata in altri (sostanzialmente collegata alla loro previsione in uno strumento di pianificazione nazionale, regionale o sub-regionale, accompagnata da studi di dettaglio volti a stabilirne la fattibilità). I soli ambiti che consentono l’ammissibilità condizionata sopra riportata, al netto di zone ed elementi ivi ricompresi che al contrario li escludano, sono i seguenti: art. 9 “Sistema dei crinali e sistema collinare”; art. 11 “Sistema delle aree agricole”; art. 12 “Sistema costiero”; art. 19 “Zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale”; art. 20 “Particolari disposizioni di tutela di specifici elementi” (salvo idroelettrico); art. 21 “Zone ed elementi di interesse storico-archeologico” limitatamente alle zone di cui al comma 2, lett. c e d; art. 23 “Zone di interesse storico-testimoniale”; art. 28 “Zone di tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei”, recante tuttavia limitazioni per quanto riguarda gli scarichi o le dispersioni al suolo. A tali limitazioni dirette si sommano le disposizioni derivanti dalla tutela dei beni paesaggistici di cui al Codice dei beni culturali e del paesaggio, che a seguito dell’adeguamento del PTPR di cui si è detto saranno parte integrante del Piano paesaggistico regionale. 4.3. Piano di azione ambientale per un futuro sostenibile Ai sensi dell’articolo 99 della Legge Regionale 21 aprile 1999, n. 3, la Regione si dota, attraverso adeguati processi informativi e partecipativi, del Piano di azione ambientale per un futuro sostenibile, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 34, commi 4 e 5, del decreto legislativo n. 152 del 2006 che impone alle Regioni di sviluppare un sistema di sviluppo sostenibile che sia coerente e che costituisca un contributo alla realizzazione degli obiettivi della strategia nazionale. Le strategie di sviluppo sostenibile definiscono infatti un quadro di riferimento per le valutazioni ambientali. Esse, definite coerentemente ai diversi livelli territoriali, attraverso la partecipazione dei cittadini e delle loro associazioni in rappresentanza delle diverse istanze, assicurano la dissociazione fra la crescita economica e il suo impatto sull’ambiente, il rispetto delle condizioni di stabilità ecologica, la salvaguardia della biodiversità e il soddisfacimento dei requisiti sociali connessi allo sviluppo delle potenzialità individuali quali presupposti necessari per la crescita della competitività, della cooperazione e dell’occupazione. 82 La nuova strategia comunitaria per lo sviluppo sostenibile sarà rappresentata dal VII Programma d’Azione Ambientale (EAP 7) che diventerà di fatto il documento strategico in grado di fornire un quadro generale per le prossime iniziative di politica ambientale e fisserà gli obiettivi prioritari da raggiungere da qui fino al 2020 nel contesto della strategia Europa 2020. Gli elementi principali del suddetto Programma sono già rinvenibili in una serie di atti e documenti dell’Unione Europea. A tal proposito si segnalano tra gli altri documenti: la Comunicazione “Iniziativa prioritaria della strategia Europa 2020 – Un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse” 1 e la Comunicazione “Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” 2 entrambi del 2011. In materia di rifiuti, gli obiettivi posti sono quelli di aumentare l’uso di rifiuti biodegradabili per la produzione di bioenergia e bioprodotti, di ridurre i rifiuti legati agli alimenti, di utilizzare imballaggi riciclabili e biodegradabili, di potenziare il compostaggio dei rifiuti biodegradabili, di riciclare i rifiuti da costruzione e demolizione (70% fino al 2020), di assicurare riuso e riciclaggio efficienti dei veicoli giunti al termine del loro ciclo di vita (85-95% entro il 2015) e dei rifiuti prodotti dalle navi, di riesaminare gli obiettivi in materia di prevenzione, riuso, riciclo e messa in discarica dei rifiuti (2014), di ridurre al minimo lo smaltimento favorendo il recupero di energia (solo per i rifiuti non ulteriormente riciclabili) rispetto allo smaltimento in discarica, di ridurre il consumo energetico nel trattamento dei rifiuti. Il settimo programma d’azione ambientale prevederà che sia favorita l’introduzione di incentivi volti a sostenere la domanda di materiali riciclati, in particolare se incorporati nel prodotto finale, siano stabiliti obiettivi di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio più ambiziosi, tra cui una netta riduzione della produzione di rifiuti, un divieto di incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati, con riferimento alla gerarchia prevista nella direttiva quadro sui rifiuti e un divieto rigoroso di smaltimento in discarica dei rifiuti raccolti separatamente, nonché obiettivi settoriali per l’efficacia delle risorse e parametri per l’efficienza dei processi. Nella Risoluzione del Parlamento europeo del 20 Aprile 2012 contenente le priorità per il Programma si ribadisce che i rifiuti costituiscono una risorsa che spesso può essere riutilizzata, si evidenzia la necessità di migliorare l’efficacia della raccolta dei rifiuti provenienti dai prodotti di consumo grazie a un’espansione dell’applicazione del principio della responsabilità estesa del produttore, nonché mediante orientamenti riguardanti la gestione dei sistemi di recupero, raccolta e riciclaggio; viene richiesto che gli obiettivi già definiti in varie direttive in relazione alla raccolta e alla separazione dei rifiuti siano ulteriormente elaborati e impostati in modo da ottenere il massimo e il miglior recupero di materiali in termini di qualità in ciascuna delle fasi di gestione, vale a dire raccolta, smaltimento, pretrattamento e riciclaggio/raffinazione. Si segnala infine la Risoluzione del 24 maggio 2012 nella quale il Parlamento europeo invita la Commissione a presentare proposte entro il 2014 allo scopo di introdurre gradualmente un divieto generale dello smaltimento in discarica e di abolire progressivamente entro la fine di questo decennio l’incenerimento dei rifiuti riciclabili e compostabili; si invita inoltre la Commissione a rivedere gli obiettivi di riciclaggio per il 2020 della direttiva quadro sui rifiuti. 1 COM (2011) 21 2 COM (2011) 571 del 20.9.2011 83 In attuazione degli obiettivi definiti dalla Strategia di sviluppo sostenibile Comunitaria e nazionale, il Piano regionale di azione ambientale indica la strumentazione, le priorità, le azioni, specificando il contributo della Regione e delle Amministrazioni locali al raggiungimento dei citati obiettivi. Questi ultimi dovranno poi essere recepiti dalla pianificazione territoriale generale e settoriale, fra cui rientra anche il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, in uno scenario complessivo di politiche integrate per la sostenibilità. Il Piano di azione ambientale infatti, come espressamente disposto dall’articolo 99 della L.R. n. 3/1999, coordina i piani in materia di aria, acqua, suolo, biodiversità, clima e rifiuti ed è attuato tramite i Piani e gli strumenti di settore nonché tramite il Programma regionale per la tutela dell’ambiente. Con riferimento agli strumenti pianificatori e programmatori vigenti si segnala che l’articolo 99 della legge regionale 21 aprile 1999, n. 3 è stato recentemente riformulato con legge regionale 20 aprile 2012, n. 3. In attuazione delle disposizioni regionali previgenti sono stati elaborati i seguenti piani: il "Piano di Azione ambientale per un futuro sostenibile 2001/2003" approvato con deliberazione del Consiglio Regionale del 26 settembre 2001, n. 250; il "Piano di Azione Ambientale per un futuro sostenibile 2004/2006" approvato con deliberazione dell’Assemblea legislativa del 22 dicembre 2004, n. 634; il "Piano di Azione ambientale per un futuro sostenibile 2008/2010" approvato con deliberazione dell’Assemblea legislativa del 3 dicembre 2008, n. 204; il "Piano di Azione ambientale per un futuro sostenibile 2011/2013" approvato con deliberazione dell’Assemblea legislativa del 12 luglio 2011, n. 46. Con riferimento al Piano d’Azione ambientale attualmente vigente 2011-2013, si evidenzia che esso riconferma le strategie e gli ambiti prioritari di intervento individuati con il precedente Piano 2008-2010. Tale scelta è stata assunta in quanto in diversi casi non era stato possibile procedere alla consegna dei lavori per difficoltà progettuali degli interventi attuativi della precedente pianificazione ovvero legate al mutato contesto economico e normativo. In particolare per il settore rifiuti, l’analisi dei problemi e delle criticità, la definizione degli obiettivi generali e l’individuazione delle azioni da intraprendere sono contenuti nell’Area di intervento c.d. della “Conservazione e gestione delle risorse naturali” del Piano di Azione Ambientale regionale 2008-2010. Tali obiettivi generali sono stati poi tradotti in obiettivi operativi quali ad esempio: l’incentivazione della riduzione degli imballaggi in ambito produttivo, l’introduzione di misure di incentivi e di disincentivi economici per sensibilizzare alla riduzione del rifiuto; interventi di riduzione attraverso Accordi Programma e Protocolli di Intesa tra le Pubbliche Amministrazioni, l’incentivazione del c.d. “autocompostaggio familiare”; la realizzazione di strutture per la prevenzione dei rifiuti presso le stazioni ecologiche attrezzate (punti di ecoscambio); il potenziamento dell’attuale sistema di Raccolta Differenziata sia con l’incentivazione della raccolta porta a porta sia con il completamento e il potenziamento dell’attuale sistema di stazioni ecologiche attrezzate. In tale contesto, le macro categorie di progetti attivate e finanziabili attraverso il Programma sono: 84  la realizzazione di centri del riuso con la funzione di intercettare i beni a fine vita prima che diventino rifiuti. Nei centri del riuso tali beni sono raccolti, eventualmente riparati e rivenduti, dando luogo a "mercatini dell’usato";  il miglioramento della qualità dei “materiali” raccolti mediante avvio/estensione della raccolta porta a porta o domiciliarizzata spinta, ivi compreso l’acquisto di mezzi ad alimenta zione ibrida o elettrici per la raccolta;  il completamento della dotazione regionale di «centri di raccolta» (Stazioni Ecologiche Attrezzate) e il miglioramento organizzativo/informatico di quelli esistenti. 4.4. Piani Regionali di settore 4.4.1 Piano Regionale Integrato dei Trasporti L’art. 5 della Legge Regionale 5/1998 “Disciplina generale del trasporto pubblico regionale e locale” affida al Piano Regionale Integrato dei Trasporti (PRIT), in congruenza con gli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto e con le direttive comunitarie sulla qualità dell’aria, il compito di: disciplinare i propri interventi, indirizzare e coordinare gli interventi degli enti locali e di altri soggetti pubblici e privati operanti nel sistema dei trasporti e della mobilità d’interesse regionale e locale, definire - nei limiti della propria competenza - il sistema delle comunicazioni ferroviarie, stradali, portuali, idroviarie, marittime, aeree, interportuali e autofilotranviarie, definire le principali proposte regionali rispetto alla politica nazionale e comunitaria. Il nuovo PRIT in fase di adozione, che segue il precedente approvato con DCR n. 1322 del 22 dicembre 1999, sottolinea in maniera più marcata sia il rapporto e l’integrazione con gli altri strumenti di pianificazione, sia la delimitazione del proprio ambito di governo e dei limiti di contributo del settore alla soluzione dei problemi di sostenibilità dello sviluppo regionale. Il PRIT 2020 ruota attorno a due assi strategici: la “sostenibilità del sistema” e il “governo della domanda di mobilità”. In particolare esso prevede la necessità di introdurre chiari criteri di efficienza trasportistica nella pianificazione, organizzazione e sviluppo del territorio. Occorre che le previsioni insediative come prerequisito di fattibilità tengano conto della mobilità indotta di passeggeri e merci, delle caratteristiche dell’offerta di trasporto pubblico/collettivo attuale e programmata e della struttura del sistema logistico. La pianificazione deve definire un assetto territoriale capace di integrare il sistema insediativo complessivo con quello delle reti di mobilità, minimizzando l’impatto ambientale e indirizzando la “domanda di sviluppo” verso un modello che tenda a non generare nuova mobilità, ma piuttosto a riorganizzarla. 4.4.2 Piano Regionale Integrato per la Qualità dell’Aria In attuazione della direttiva 2008/50/CE e del decreto legislativo 155/2010, la Regione deve elaborare un Piano Regionale Integrato per la Qualità dell’Aria. Tale percorso è stato avviato e, con DGR n. 949/2013, è stato approvato il Documento Preliminare allo stesso Piano. Sulla base dei dati rilevati dalla rete di monitoraggio e delle valutazioni modellistiche, si evidenzia infatti che nel territorio regionale permangono diverse zone in cui sono superati gli standard di 85 qualità dell’aria fissati dalla normativa. Gli inquinanti più critici sono il particolato atmosferico (PM10), gli ossidi di azoto (NO2) e l’ozono (O3), che presentano una forte o, nel caso dell’ozono esclusiva, componente secondaria. Il Piano conterrà la definizione degli interventi volti a mantenere la qualità dell’aria ambiente, laddove buona, e a migliorarla negli altri casi, individuando le azioni da porre in campo a livello pianificatorio, gestionale e regolamentare, nonché le opportune misure di incentivazione. Il Piano definirà pertanto misure e strategie per il miglioramento della qualità dell’aria attraverso un approccio integrato e trasversale tra i diversi settori, con l’obiettivo di ridurre le emissioni degli inquinanti più critici e quelle degli inquinanti che contribuiscono alla componente secondaria dell’inquinamento atmosferico. Il Piano analizzerà il territorio a partire dalle aree critiche in termini di qualità dell’aria, in cui potranno essere previsti criteri di localizzazione e condizioni di esercizio delle attività e delle sorgenti emissive. Per gli impianti industriali (compresi quelli di smaltimento e recupero dei rifiuti) il piano potrà prevedere strategie per la riduzione delle emissioni (dirette e indirette) degli inquinanti più critici e dei loro precursori. In quest’ambito le strategie generali da perseguire riguarderanno:  la promozione e diffusione delle migliori tecniche disponibili (BAT), sia per gli impianti interessati dall’autorizzazione integrata ambientale, sia per gli altri impianti che originano emissioni in atmosfera;  la razionalizzazione e la riduzione dei trasporti, con la promozione di accordi sulla logistica e iniziative di mobility management;  Il miglioramento delle prestazioni in termini di efficienza energetica per la diminuzione delle emissioni relative agli edifici e ai processi produttivi. La base conoscitiva del Piano è costituita dall’inventario regionale delle emissioni in atmosfera. Nell’inventario aggiornato all’anno 2010 la voce “Trattamento e smaltimento rifiuti” comprende le seguenti attività:  inceneritori;  discariche;  impianti di compostaggio. Nella stima delle emissioni in atmosfera tali impianti sono stati trattati come sorgenti puntuali e la stima delle emissioni si basa sul quantitativo di rifiuti trattati. Le emissioni stimate si riferiscono al trattamento dei rifiuti e non all’attività di conferimento dei rifiuti agli impianti, che comunque incide attualmente in misura sensibile. Complessivamente il settore della gestione dei rifiuti ha un impatto in termini di emissioni in atmosfera rispetto al complesso delle emissioni della Regione Emilia-Romagna è pari all’1% per il PM10 e al 2% per l’NOx; considerando invece i gas serra ed in specifico le emissioni di metano, il settore ha un peso pari al 50% dovuto alla gestione dei rifiuti in discarica. Nella Tabella 4.4.2-1 si riportano le emissioni per tipologia di trattamento. 86 Tabella 4.4.2-1 > Emissioni in atmosfera per tipologia di trattamento rifiuti CH4 [t/a] CO [t/a] CO2 [kt/a] COV [t/a] N2O [t/a] NH3 [t/a] NOx [t/a] PM10 [t/a] SO2 [t/a] Compostaggio 25 118 Incenerimento 59 441 8 151 8 425 5 9 Discariche 53.327 192 108 32 6 163 2 3 Totale 53.352 251 549 40 157 126 588 7 12 L’emissione atmosferica di metano dalle discariche deriva dalla produzione di biogas associata alla degradazione anaerobica della componente organica del materiale smaltito e dalle difficoltà tecniche e gestionali nel garantirne efficienze ottimali di captazione e trattamento lungo tutto il periodo di produzione. Tutti gli inceneritori di rifiuti urbani presenti sul territorio sono in possesso di Autorizzazione Integrata Ambientale e quindi dotati di piano di monitoraggio e controllo in cui è richiesto, in adempimento alla vigente legislazione nazionale e comunitaria, l’obbligo del monitoraggio in continuo delle emissioni. La valutazione delle emissioni di tali impianti si basa sui dati di monitoraggio in continuo, riferiti all’anno 2010. Nel grafico seguente (vd. Figura 4.4.2-1) sono state messe a confronto le prestazioni ambientali di ciascun impianto facendo riferimento alle emissioni di ossidi di azoto e polveri totali rispetto alla quantità di rifiuti trattata. Figura 4.4.2-1 > Emissioni PTS e NOx dagli impianti di incenerimento in relazione alla quantità di rifiuti trattata 0 0,002 0,004 0,006 0,008 0,01 0,012 0,014 0,016 PC MO BO FE RA FC RN P T S 0 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 0,6 0,7 0,8 0,9 1 N O x PTS kg/t NOx kg/t L’analisi condotta può essere estesa anche alle altre tipologie di impianti che utilizzano rifiuti come combustibile (quali produzione di energia elettrica e cementifici). Nel percorso di definizione delle azioni relative a queste tipologie di impianti si valuterà la possibilità di estendere la dinamica positiva del criterio del “saldo emissivo zero” nelle zone interessate da condizioni di superamento, 87 così come delineato nella DAL 51/2011 e nella DGR 362/2012 per gli impianti di produzione di energia a biomasse. Per quanto riguarda la componente relativa ai trasporti, lo sviluppo di strategie orientate alla prevenzione della produzione dei rifiuti promosso dal Piano regionale avrà effetti positivi sulla riduzione delle emissioni in atmosfera e pertanto sinergici rispetto al Piano di gestione della qualità dell’aria. Anche il principio di prossimità adottato dal Piano regionale di gestione dei rifiuti è positivo rispetto agli obiettivi di risanamento della qualità dell’aria. In questo senso sono opportune valutazioni sulla logistica della raccolta dei rifiuti e conferimento agli impianti di trattamento e azioni mirate alla razionalizzazione nell’uso dei mezzi in modo da ridurre gli spostamenti a carico ridotto. Inoltre andranno valutati gli aspetti relativi al parco mezzi utilizzato, incentivando l’uso di mezzi a basso impatto ambientale. 4.4.3 Piano di Tutela delle Acque La Regione Emilia-Romagna, con Delibera dell’Assemblea legislativa n. 40 del 21 dicembre 2005, ha approvato il Piano di Tutela delle Acque (PTA). Tale strumento è finalizzato a raggiungere obiettivi di qualità dei corpi idrici e più in generale a proteggere l’intero sistema idrico superficiale e sotterraneo inerente il territorio regionale. In attuazione della Direttiva 2000/60/CE “che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque” (Water Framework Directive), il PTA costituisce il documento di pianificazione generale contenente gli interventi volti a:  prevenire e ridurre l’inquinamento e attuare il risanamento dei corpi idrici inquinati;  migliorare lo stato delle acque e individuare adeguate protezioni di quelle destinate a particolari usi;  perseguire usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche;  mantenere la capacità naturale di autodepurazione dei corpi idrici nonché la capacità di sostenere comunità animali e vegetali ampie e ben diversificate. L’approccio del Piano è integrato e perciò analizza e considera sia gli aspetti quantitativi legati alla risorsa acqua (quali ad esempio il risparmio e il riuso, le perdite di rete, il mantenimento del minimo deflusso vitale, la verifica delle concessioni ecc.) sia quelli più tipicamente di carattere qualitativo (quali ad esempio balneazione, la depurazione e le acque reflue, la riduzione dell’inquinamento, il mantenimento e il ripristino degli aspetti di naturalità dei corsi d’acqua, la conservazione della biodiversità ecc.). Il Piano aggiorna il quadro conoscitivo sulla risorsa idrica nel territorio regionale relativamente alla delimitazione dei bacini idrografici, alla identificazione dei corpi idrici definiti “significativi”, alla classificazione qualitativa dei corpi idrici, alla valutazione dei carichi e delle pressioni, al bilancio idrico. Sulla base di un’analisi delle tendenze evolutive al 2008 e al 2016 nel settore civile, agro zootecnico e industriale e tenendo anche conto dei mutamenti climatici in atto, il Piano definisce gli obiettivi di quantità e qualità delle risorse idriche ed elabora i programmi di misura. 88 Lo stesso Piano contiene un programma di verifica dell’efficacia e del raggiungimento degli obiettivi e, con specifico riferimento alla tutela delle acque marino-costiere e della costa, sviluppa l’elaborazione delle linee guida per la gestione integrata delle zone costiere. Per quanto riguarda gli impianti di smaltimento e recupero rifiuti, che rappresentano una possibile fonte di inquinamento (sia per le acque superficiali che per le acque sotterranee), il Piano porta al suo interno quegli aspetti di vincolo di derivazione normativa nazionale e comunitaria per assicurare una tutela generale delle acque, oltre quelle specifiche e gestionali, introdotte dalle stesse normative nazionali e comunitarie, che invece agiscono direttamente sul ciclo degli impianti di rifiuti. Quindi, atteso che per quanto riguarda la tutela delle acque superficiali le aree sottoposte a vincolo, ossia le aree esondabili, instabili e alluvionabili, sono state individuate dai Piani di Assetto Idrogeologico prodotti dalle Autorità di bacino, il PTA individua le aree di salvaguardia ex art. 21 del D.Lgs. n. 152/99, ossia le aree di salvaguardia delle acque destinate al consumo umano. La Regione Emilia-Romagna ha dato concreta attuazione ai dispositivi di legge, predisponendo all’interno del PTA la regolamentazione riguardante le zone di protezione e demandando a specifica direttiva la disciplina delle zone di tutela assoluta e delle zone di rispetto. Per quanto riguarda le zone di protezione per la risorsa idrica sotterranea, la normativa nazionale prevedeva che queste ricomprendessero i seguenti elementi:  aree di ricarica;  emergenze naturali della falda;  aree di riserva. Di conseguenza, il PTA ha provveduto ad individuare e cartografare a scala 1:250.000 le aree di ricarica per le zone di protezione delle acque sotterranee nel territorio di pedecollina-pianura (TAV 1 del PTA). Si è demandato invece ai Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale (PTCP) o loro varianti la delimitazione delle zone di protezione delle acque sotterrane in territorio collinare montano. Per le zone di protezione delle acque superficiali infine è stato definito il metodo e i criteri di delimitazione per le porzioni di particolare tutela. 4.4.4 Piano Energetico Regionale Ai sensi della legge regionale 23 dicembre 2004, n. 26 "Disciplina della programmazione energetica territoriale ed altre disposizioni in materia di energia” e in particolare degli artt. 8 e 9, compete alla Regione, attraverso il Piano energetico regionale (PER), stabilire gli indirizzi programmatici finalizzati allo sviluppo sostenibile del sistema energetico regionale. Il PER, sulla base della valutazione dello stato del sistema regionale nelle componenti legate alle attività di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione e uso finale delle diverse forme di energia e dello scenario evolutivo tendenziale spontaneo di medio-lungo termine, specifica gli obiettivi e le relative linee di intervento alla cui realizzazione concorrono soggetti pubblici e privati. Attraverso il Piano energetico regionale (PER) si stabiliscono, tra gli altri, gli indirizzi programmatici volti al miglioramento dell’efficienza e del risparmio energetico finalizzati al contenimento e riduzione delle emissioni climalteranti in linea con il Protocollo di Kyoto, alla produzione di energia 89 con fonti rinnovabili indirizzando lo sviluppo della green economy attraverso tecnologie idonee a minimizzare i relativi impatti ambientali. Il settore dei rifiuti, a partire dalla fase del recupero, risulta fra gli ambiti di attività che può fornire un contributo significativo al raggiungimento degli obiettivi e degli indirizzi relativi alla evoluzione della green-economy attraverso l’innovazione tecnologica dei sistemi di raccolta differenziata, riciclaggio e recupero che concorrono al recupero e al risparmio di energia. Nel rispetto della normativa ambientale vengono individuate azioni specifiche, in particolare nel settore agroalimentare, che possono contribuire ad avanzare lungo la curva di Kuznets in modo da giungere più rapidamente nella sua porzione discendente dove si realizza di fatto il disaccoppiamento tra produzione di rifiuti e reddito. 4.5. Piano d’ambito per la gestione dei servizi Come previsto dall’art. 13 comma 6 della Legge Regionale 23 del 23 dicembre 2012, il Piano d’Ambito dei Rifiuti costituisce lo strumento per il governo delle attività di gestione necessarie per lo svolgimento del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani (SGR). Il Piano d’Ambito rappresenta quindi lo strumento principale di attuazione della pianificazione sovraordinata e in particolare del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti adottato secondo i contenuti previsti dall’articolo 199 del decreto legislativo n. 152 del 2006. I contenuti necessari che il Piano d’Ambito dei rifiuti deve considerare sono: la previsione del programma degli interventi, la pianificazione del modello gestionale e organizzativo previsto nel territorio e il piano economico finanziario. Tali contenuti devono ovviamente tenere conto dei modelli gestionali adottati nelle diverse realtà territoriali presenti nell’ambito di gestione, del livello infrastrutturale attualmente presente e delle possibilità di utilizzo degli impianti esistenti destinati al servizio di interesse pubblico. Nel caso in cui l’attività di smaltimento e quella di raccolta e avviamento allo smaltimento siano svolte da soggetti distinti, il piano d’ambito dei rifiuti dovrà inoltre assicurare l’integrazione e la regolazione anche contrattuale delle gestioni, disciplinando i flussi dei rifiuti in conformità a quanto stabilito dalla pianificazione sovraordinata ai fini della determinazione del costo dello smaltimento. Il Piano d’Ambito definisce per il periodo di affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani: a) il modello gestionale e organizzativo; b) il piano finanziario degli interventi; c) il programma degli interventi necessari e i relativi tempi di attuazione; d) gli obiettivi e gli standard di qualità dei servizi di gestione dei rifiuti urbani articolati per zone territoriali; e) la tariffa articolata con riguardo alle caratteristiche delle diverse zone del territorio e alla qualità dei servizi. Il Piano d’Ambito pianifica e programma le attività necessarie per l’organizzazione del SGR all’interno e in coerenza con lo strumento di pianificazione sovraordinato costituito dal Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR). 90 Il PRGR definirà per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati gli obiettivi generali e il sistema impiantistico in grado di garantire l’autonomia del territorio e dove saranno indicati gli obiettivi generali di raccolta differenziata, i flussi ai diversi impianti, il numero, la tipologia, i tempi di realizzazione e i bacini d’utenza di riferimento di ciascun singolo impianto di smaltimento ed eventualmente di recupero dei rifiuti urbani. Il Piano d’Ambito quindi definisce le procedure e le modalità, su base pluriennale, per il conseguimento degli obiettivi previsti dal PRGR e dalla parte quarta del D.Lgs. n. 152 del 2006 ed elabora, sulla base dei criteri e degli indirizzi fissati dalla Regione, un Piano comprensivo di un programma degli interventi necessari, accompagnato da un piano finanziario e dal connesso modello gestionale e organizzativo. Il Piano d’Ambito, dal punto di vista dell’organizzazione del servizio di raccolta, dovrà prevedere ad esempio:  un inquadramento generale del territorio;  la quantificazione della produzione dei rifiuti;  l’analisi dello stato del servizio di gestione dei rifiuti urbani e assimilati e la relativa caratterizzazione merceologica;  l’articolazione dei servizi;  la definizione delle tipologie di servizi (domiciliari, di prossimità, stradali, a stazione ecologica) nello scenario del Piano. Il piano finanziario parallelamente indicherà le risorse disponibili, quelle da reperire, nonché i proventi derivanti dall’applicazione delle disposizioni statali in materia tariffaria o tributaria in relazione al SGR per il periodo considerato e in relazione agli oneri da sostenere. 5. RELAZIONI CON GLI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE PROVINCIALE La pianificazione provinciale vigente in materia di rifiuti è stata approvata secondo le disposizioni della LR n. 20/2000 e ha seguito una procedura partecipata che valorizza il confronto interistituzionale insieme al confronto con i territori rispettivamente interessati. I piani provinciali hanno sviluppato, coordinato e attuato le politiche per il governo del sistema regionale di gestione dei rifiuti; hanno consentito al territorio regionale di dotarsi di un sistema impiantistico completo per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti (urbani e speciali) prodotti in Regione; hanno esercitato, nel contempo, le più generali tutele ambientali, stabilendo ad esempio le regole per la collocazione territoriale degli impianti di gestione dei rifiuti, attuata mediante l’individuazione delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero di rifiuti urbani, speciali e speciali pericolosi. Gli indirizzi programmatici del governo regionale per il periodo 2010-2015 delineano per il sistema emiliano-romagnolo la necessità di dotarsi di un Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) e tale strumento assume e sviluppa i contenuti previsti dall’art. 199 del DLgs n. 152/2006. Il PRGR comporta il superamento della Pianificazione provinciale dei rifiuti e si avvale, per gli aspetti inerenti la localizzazione impiantistica, delle individuazioni delle zone non idonee effettuate con i Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale (PTCP). 91 5.1 Piani Provinciali di Gestione Rifiuti L’avvio del procedimento di elaborazione del PRGR è stato incentrato sull’opportunità di valorizzare le esperienze di pianificazione sviluppate sui rispettivi territori provinciali dalla pianificazione vigente. In particolare la condivisione delle scelte e dell’elaborazione dei dati contenuti nei PPGR vigenti di cui alla Tabella 5-1 è stata strutturata su tre aspetti riguardanti rispettivamente: 1) le iniziative di prevenzione e di riduzione della produzione dei rifiuti – così da condividere e diffondere le buone pratiche già proposte o sperimentate a scala locale; 2) la raccolta differenziata – così da approfondire le modifiche ai sistemi di RD già previste ma non ancora realizzate (le estensioni del servizio di raccolta porta a porta non ancora attuate ecc.), in modo da non trascurare gli effetti di queste previsioni ai fini del raggiungimento dei nuovi obiettivi di RD e della riduzione del conferimento dei RUB in discarica; 3) il sistema impiantistico provinciale – così da confrontare le previsioni dei PPGR vigenti, lo stato di attuazione insieme alle conseguenti autorizzazioni impiantistiche. L’approfondimento di tali aspetti ha quindi consentito di valutare e sviluppare, secondo una diversa dimensione territoriale, quelle scelte già valutate e sviluppate per i singoli territori provinciali. Tabella 5-1 Riepilogo stato pianificazione Provincia Approvazione del Consiglio Provinciale Entrata in vigore Piacenza D.C.P. n. 98 del 22 novembre 2004 12-ott-05 Parma D.C.P. n. 32 del 22 marzo 2005 20-lug-05 Reggio Emilia D.C.P. n. 49 del 21 aprile 2004 02-feb-05 Ferrara D.C.P. n. 100 del 27 ottobre 2004 22-dic-04 Modena D.C.P. n. 135 del 25 maggio 2005 20-lug-05 Forlì-Cesena D.C.P. n. 150 del 30 luglio 2007 29-ago-07 Rimini D.C.P. n. 43 del 26 giugno 2007 18-lug-07 Bologna D.C.P. n. 20 del 30 marzo 2010 14-apr-10 Ravenna D.C.P. n. 71 del 29 giugno 2010 04-ago-10 5.2 Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale Gli strumenti di pianificazione della gestione dei rifiuti sono, oltre al Piano Territoriale Regionale (PTR), i Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale (PTCP) e i Piani Provinciali per la Gestione dei Rifiuti (PPGR). In tale contesto i PTCP individuano le aree non idonee e all’interno delle aree idonee i PPGR localizzano gli impianti. Nel 2001 con Delibera di Giunta regionale n. 1620/2001 sono stati approvati i criteri e gli indirizzi per la pianificazione e la gestione dei rifiuti. 92 Tutto ciò premesso, dalla lettura dei PTCP in Emilia-Romagna risultano diverse disomogeneità, riassumibili in estrema sintesi nella non univocità di individuazione dei criteri escludenti delle aree non idonee. La Provincia di Piacenza con la Variante del PTCP di adeguamento al D.Lgs. 22/97 e alla L.R. 3/99 ha individuato le aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento. Il PPGR ha proceduto all’individuazione di criteri penalizzanti e preferenziali aggiuntivi rispetto alle previsioni del PTCP e all’individuazione delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione degli impianti di cui si è accertato il fabbisogno in ambito provinciale. Analogamente la provincia di Reggio Emilia individua nel piano le aree non idonee per ogni impianto o per determinate tipologie di impianto (Tavole di piano P13). Il PTCP della provincia di Parma fornisce nel quadro conoscitivo l’analisi dell’andamento tendenziale della produzione di rifiuti e la valutazione delle possibili azioni di razionalizzazione della gestione degli stessi. Vengono inoltre individuate le zone non idonee alla localizzazione di impianti. Per quanto riguarda la provincia di Modena, recentemente con D.G.P. 101 del 22/03/2011 sono stati approvati i documenti necessari all’apertura della conferenza di pianificazione per la variante al P.T.C.P. funzionale al Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (P.P.G.R.). Il PTCP vigente disciplina le zone non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti urbani, speciali e speciali non pericolosi e individua le zone non idonee per qualsiasi tipo di impianto. La provincia di Bologna provvede a pianificare il sistema di gestione dei rifiuti attraverso gli indirizzi contenuti nel PTCP. Le tavole che individuano le zone non idonee o potenzialmente idonee sono assunte come riferimento cartografico del Quadro Conoscitivo del PPGR. Per quanto riguarda la provincia di Ferrara, il PTCP consta dal 2005 di un quadro conoscitivo e di un documento di Valutazione della Sostenibilità Ambientale e Territoriale limitati ai contenuti della variante specifica adottata per la formazione del nuovo PPGR. Il PTCP non ha una tavola specifica in materia di rifiuti e le esclusioni alla localizzazione sono affidate alle disposizioni normative vigenti. Il PTCP della provincia di Forlì-Cesena presenta una lettura del territorio articolata e specifica. Oltre a individuare le aree non idonee per la tutela dei territori con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità, è stato effettuato un puntuale approfondimento in materia di gestione dei rifiuti. Accanto all’individuazione delle due principali classi di aree (totale inidoneità e parziale idoneità), vi è rappresentata una terza categoria di zone, le aree disponibili con fattori limitanti (zone interessate da fenomeni di instabilità idraulica occasionale). Il PTCP di Ravenna individua le zone non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero di rifiuti urbani, speciali e speciali pericolosi in base alle aree tutelate dal PTCP, al territorio individuato dalla pianificazione di bacino e dal piano stralcio per il rischio idrogeologico, ai divieti relativi ad aree individuate dal Piano di Tutela delle Acque e ai divieti relativi ad altre aree di vincolo ambientale. Infine il PTCP della provincia di Rimini esprime nella Relazione di Piano gli obiettivi generali e di indirizzo utili all’elaborazione del PPGR. La Tavola E individua l’insieme delle aree nelle quali è vietata la realizzazione degli impianti di smaltimento finale (discariche e inceneritori) di rifiuti urbani e/o speciali, operando una distinzione tra le zone non idonee alla localizzazione di impianti 93 per lo smaltimento e recupero dei rifiuti e le zone potenzialmente idonee alla localizzazione di impianti di gestione dei rifiuti ad esclusione però di quelli di smaltimento finale. La disarticolazione del quadro provinciale, sinteticamente sopra indicato, consegna al Piano regionale la necessità di una ricomposizione organica a livello regionale al fine di fornire un quadro di riferimento unitario ai gestori e ai soggetti imprenditoriali che vi operano. Per quanto riguarda le aree non idonee o solo parzialmente idonee, tale riferimento dovrà e potrà consentire di regolare gli interventi adattativi sugli impianti in funzione anche di altri aspetti quali: l’accessibilità; gli effetti; gli impatti ambientali sui sistemi territoriali contermini e sulle caratteristiche paesaggistico-ambientali degli stessi. Un fattore di forte differenziazione delle esperienze provinciali riguarda l’obbligo di garantire un’adeguata tutela delle produzioni agricole pregiate. Fermo restando che la realizzazione di nuovi impianti per il trattamento/gestione di rifiuti è attinente alla sola fattispecie del recupero, la loro localizzazione (attesa la possibile esclusione degli impianti di compostaggio e di recupero dei materiali derivanti da demolizioni) potrà avere quale unico recapito le aree produttive individuate dagli strumenti urbanistici comunali. Una più spinta e attenta considerazione delle diverse tipologie e dimensioni impiantistiche (oltre che dei loro ragionevoli e attesi impatti) potrà poi discriminare fra aree produttive ordinarie e aree produttive (di interesse comunale o sovra comunale a seconda dei casi) ecologicamente attrezzate (APEA). Il PRGR quindi nella parte IV, al capitolo 14, detta i criteri per l’individuazione delle aree idonee e non, affinché le Province li declinino in maniera fra loro coordinata, omogenea e organica. 94 95 PARTE II – RIFIUTI URBANI (CAP. 6-10) 96 97 6. OBIETTIVI E SCENARI DEL PIANO La definizione degli obiettivi della pianificazione regionale di gestione dei rifiuti e dei conseguenti scenari di piano tiene conto del quadro normativo nazionale e comunitario già tuttavia recepito negli orientamenti espressi dalla Giunta Regionale attraverso gli “Indirizzi per l’elaborazione del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti” (D.G.R. n. 1147 del 30 luglio 2012) e nel Documento Preliminare del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti approvato in data 25 Marzo 2013 e dello stato di fatto del sistema di gestione regionale. Le priorità di intervento che devono orientare le politiche di gestione dei rifiuti sono sancite dalla norma comunitaria come recepita a livello nazionale. Il Piano regionale delinea conseguentemente un modello di gestione che si fonda su: prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di energia e infine smaltimento, in linea con la cosiddetta “gerarchia dei rifiuti”. 6.1 Obiettivi di Piano 6.1.1. Obiettivi dettati dalle disposizioni normative Nell’arco temporale di validità del Piano (2016 - 2020) a livello normativo nazionale è previsto: che sia raggiunto il 65% di raccolta differenziata; che sia incrementata la raccolta differenziata dei RAEE (art 14 D.lgs 49/2014); che entro il 31/12/2020, relativamente ai Rifiuti Urbani, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio come minimo per carta, metalli, plastica e vetro sia aumentata complessivamente almeno al 50% in termini di peso; che entro il 31/12/2020 la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale, di rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi sia aumentata almeno al 70% in termini di peso; che entro il 27/03/2018 il conferimento di rifiuti urbani biodegradabili in discarica sia contenuto entro il limite di 81 kg/anno per abitante; il divieto di conferimento in discarica del rifiuto indifferenziato tal quale. 6.1.2. Obiettivi del Piano Prevenzione: riduzione della produzione di rifiuti urbani pro capite e dei rifiuti speciali; riduzione della pericolosità dei rifiuti speciali. Recupero di materia: raggiungimento di almeno il 73% di raccolta differenziata al 2020; incremento della qualità della raccolta differenziata che porti al 2020 al riciclaggio di carta, metalli, plastica, legno, vetro e organico per almeno il 70% in termini di peso rispetto al quantitativo totale delle stesse frazioni presenti nel rifiuto urbano; incremento del recupero della frazione organica per la produzione di compost di qualità. Recupero energetico e smaltimento: 98 l’autosufficienza per lo smaltimento nell’ambito regionale dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti derivanti dal loro trattamento e dei rifiuti speciali non pericolosi, mediante l’utilizzo ottimale degli impianti esistenti; recupero energetico delle frazioni di rifiuto per le quali non è possibile alcun recupero di materia; minimizzazione dello smaltimento a partire dal conferimento in discarica; equa distribuzione territoriale dei carichi ambientali derivanti dalla gestione dei rifiuti. 6.2 Definizione degli scenari di produzione e di raccolta Per verificare gli effetti derivanti dal perseguimento degli obiettivi sopradescritti, nonché per definire le strategie e le azioni da porre in essere per raggiungerli, sono stati elaborati due diversi scenari previsionali che simulano l’andamento nel periodo 2012-2020, di opportuni indicatori (descritti di seguito), in funzione: degli obiettivi e delle scelte ipotizzate dal Piano (scenario di Piano); dei soli obiettivi di legge e di un contesto inerziale in linea con gli andamenti registrati negli anni passati (scenario No Piano). Gli indicatori di base quali popolazione, produzione pro capite, produzione di rifiuti urbani, percentuale di raccolta differenziata (sintetizzati in Tabella 6.1), sono stati costruiti partendo dai dati 2011 riportati nel Quadro Conoscitivo di Piano adottato. In tale contesto si precisa che, avendo aggiornato i dati di riferimento del Quadro Conoscitivo, gli scenari di Piano assumono conseguentemente i dati reali delle annualità 2012 e 2013 ed un connotato previsionale per il periodo 2014-2020. In Tabella 6-1 si riportano gli indicatori di base utilizzati per la formulazione degli scenari; nello scenario di Piano si assume, per la produzione pro capite di rifiuti urbani al 2020 un decremento rispetto all’anno di riferimento (2011) compreso tra il 20% e il 25%. Tabella 6-1 > Indicatori di base e stima della loro evoluzione Dati di base Scenario in assenza del Piano al 2020 Popolazione (numero abitanti) crescita tendenziale Produzione pro capite (kg/ab) decremento stimato del 7% Raccolta differenziata (%) 65% Scenario di Piano al 2020 Popolazione (numero abitanti) crescita tendenziale Produzione pro capite (kg/ab) decremento stimato compreso tra il 20% ed il 25% Raccolta differenziata (%) 73% Tasso di riciclaggio (%) 70% La “produzione totale di rifiuti urbani” è il risultato del prodotto tra la produzione pro capite e la popolazione; i rifiuti indifferenziati residui si ottengono invece dalla differenza tra il rifiuto totale prodotto e il rifiuto raccolto in modo differenziato. 99 La ripartizione della produzione complessiva dei rifiuti urbani nelle due componenti “raccolta differenziata (produzione RD)” e “raccolta indifferenziato residuo (produzione RI)” consente di stimare la domanda di impianti di recupero, trattamento e smaltimento. Per ciascun indicatore è stato riportato graficamente l’andamento dei dati di base e degli indicatori ad essi correlati nell’orizzonte temporale considerato, sia per lo scenario No Piano che per lo scenario di Piano. Le elaborazioni grafiche seguenti si compongono di tre parti: 1. trend storici rilevati negli ultimi anni (linea nera continua); 2. andamento nel periodo di transizione 2013/2014 (linea nera tratteggiata); 3. scenario No Piano (linea rossa), scenario di Piano (linea azzurra e linea verde). Il periodo 2011 e 2014 è un periodo nel quale la crisi economica ha inciso profondamente sulla produzione di rifiuti modificando gli andamenti registrati tra il 2001 e il 2011 e quindi l’andamento tendenziale. 6.2.1 Previsioni sull’andamento della popolazione Le previsioni demografiche regionali per il periodo di validità del Piano sono state elaborate dal Servizio Statistica della Regione che, per tener conto della complessità del sistema demografico attuale, sostanzialmente risultante dal diverso comportamento di almeno due sotto-popolazioni (nazionale e non nazionale) nonché dal combinarsi di dinamiche diverse a livello sub-regionale, ha utilizzato un modello con caratteristiche multiarea e multistato. In questo tipo di modello il territorio regionale non è mai visto come un tutt’uno ma come la somma del contributo di più aree (ad esempio le province) e di più popolazioni che interagiscono tra di loro (ad esempio italiani/stranieri dove questi ultimi possono cambiare la cittadinanza) ciascuna caratterizzata dal proprio sistema demografico. Inoltre, data l’incertezza associata all’operazione di produrre previsioni, generalmente si creano almeno tre scenari associati a un’idea di pseudo-conservazione delle dinamiche demografiche (ipotesi centrale), di recessione (ipotesi bassa) o di crescita e consolidamento (ipotesi alta) rispetto ai livelli di partenza. In particolare dal controllo a posteriori dei dati 2011 e 2013 sulla popolazione residente si evince che almeno per il primo biennio di proiezione la popolazione regiona

Regional Waste Management Plan (PRGR) · Nelum