Regional Urban and Special Waste Management Plan
Made 2015-04-29 · Text as of 2026-10-01
Public law and official guidance, published as research. Not legal, tax or financial advice.
About this law
- Original title
- Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani e speciali.
- Language
- Italian
- Kind
- policy
- Country
- Italy · Veneto
- Subjects
- Land and soil, Water, Waste and hazardous substances
- Keywords
- soil pollution/quality, soil conservation/soil improvement, protected area, protection of environment, soil rehabilitation, pollution control, groundwater, surface water, public health, water quality standards, standards, access-to-information, contracts, certification, classification/declassification, climate change, business/industry/corporations, data collection/reporting, ecofriendly products/ecofriendly processes, education, effluent waste water/discharge, environmental standards, freshwater pollution, good practices, hazardous substances, hazardous waste, inspection, packaging/labelling, monitoring, organic waste, policy/planning, precautionary principle, public participation, recycling/reuse, risk assessment/management, solid waste, sustainable development, sustainable use, waste disposal, waste domestic sources, waste management, waste non-domestic sources, waste prevention, zoning, bioenergy
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Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 13/560 EELLAABBOORRAATTOO AA NNOORRMMAATTIIVVAA DDII PPIIAANNOO Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 14/560 TITOLO I – DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 1 - Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani e speciali 1. Il presente Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani e speciali è predisposto in attuazione dell’articolo 199 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, e degli articoli 10 e 11 della legge regionale 25 gennaio 2000, n. 3, in quanto compatibili. Articolo 2 - Durata 1. L’orizzonte temporale del Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani e speciali si estende fino all’anno 2020. L’aggiornamento del presente piano potrà avvenire a seguito di apposita valutazione da effettuarsi, su iniziativa della Giunta regionale, almeno ogni due anni ed ogniqualvolta se ne ravvisi la necessità per adeguamento a normative comunitarie, nazionali e regionali, ovvero sulla base delle esperienze acquisite e del rapporto annuale di cui all’art. 5, comma 5. 2. I dati presi a riferimento per l’elaborazione del presente Piano sono quelli consolidati all’atto della stesura, che arrivano sino all’annualità 2010. Articolo 3 – Varianti 1. Le varianti al Piano sono approvate dal Consiglio regionale conformemente alle disposizioni di cui all’art. 13 della L.R. n. 3 del 2000. 2. Le seguenti tipologie di varianti non incidono sui criteri informatori e sulle caratteristiche essenziali del presente Piano e sono pertanto approvate dalla Giunta regionale, sentiti i consigli di bacino e la competente commissione consiliare, secondo la procedura di cui al comma 6 dell’art. 13 della L.R. 3/2000: a. le modifiche agli elaborati B e C escluse le Azioni di Piano b. le modifiche all’elaborato D – Linee guida per la gestione di particolari categorie di rifiuti – Principali poli di produzione dei rifiuti Articolo 4 - Obiettivi 1. Conformemente alle disposizioni di cui all’articolo 199 del D.Lgs. n. 152/2006 e successive modificazioni, obiettivi del presente Piano sono i seguenti: a. limitare la produzione di rifiuti nonché la loro pericolosità; b. promuovere la sensibilizzazione, la formazione, la conoscenza e la ricerca nel campo dei rifiuti; c. garantire il rispetto della gerarchia dei rifiuti favorendo innanzitutto la preparazione per il riutilizzo, il recupero di materia, il riciclaggio e subordinatamente altre forme di recupero, quali ad esempio il recupero di energia; d. rendere residuale il ricorso alla discarica. L’opzione dello smaltimento deve costituire la fase finale del sistema di gestione dei rifiuti, da collocare a valle dei processi di trattamento, ove necessari, finalizzati a ridurre la pericolosità o la quantità dei rifiuti; Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 15/560 e. definire i criteri di individuazione, da parte delle Province, della aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti che tengano conto delle pianificazioni e limitazioni esistenti che interessano il territorio, garantendo la realizzazione degli impianti nelle aree che comportino il minor impatto socio-ambientale; tali criteri sono individuati sulla base delle linee guida indicate nella L.R. n. 3/2000 s.m.i.; f. definire il fabbisogno gestionale di recupero e smaltimento dei rifiuti, anche al fine di rispettare il principio di prossimità, valorizzando al massimo gli impianti già esistenti. 2. Conformemente alle disposizioni di cui all’articolo 10 della legge regionale n. 3/2000 obiettivi del presente Piano per quanto riguarda i rifiuti urbani sono: a. l’individuazione delle iniziative volte alla riduzione della quantità, dei volumi e della pericolosità dei rifiuti nonché all’incremento di forme di riutilizzo, di riciclaggio e di recupero degli stessi; b. la predisposizione di criteri per l’individuazione, da parte delle Province, di aree non idonee per la localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti, nonché per l’individuazione dei luoghi e impianti adatti allo smaltimento; c. stabilire le condizioni e i criteri tecnici, ai sensi dell’art. 21 della L.R. 3/2000, in base ai quali gli impianti di gestione rifiuti, ad eccezione delle discariche, sono localizzati in aree destinate ad insediamenti produttivi; d. la definizione di disposizioni volte a realizzare e mantenere l’autosufficienza, a livello regionale, nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti del loro trattamento, individuando altresì l’insieme degli impianti necessari ad una corretta gestione nel territorio regionale; e. stabilire la tipologia ed il complesso degli impianti per la gestione dei rifiuti urbani da realizzare nella Regione. f. promuovere accordi e contratti di programma con enti pubblici, imprese, soggetti pubblici o privati ed associazioni di categoria, con riferimento ai contenuti dell’articolo 206 del decreto legislativo n. 152/2006 che promuovano, anche l’autosufficienza in materia di riciclo, riuso e di smaltimento dei rifiuti urbani, ingombranti nonché la riduzione della produzione di rifiuti di imballaggio. 3. Conformemente alle disposizioni di cui all’articolo 11 della legge regionale n. 3/2000 obiettivi del presente Piano per quanto riguarda i rifiuti speciali sono: a. promuovere le iniziative dirette a limitare la produzione della quantità, dei volumi e della pericolosità dei rifiuti speciali; b. stimare la quantità e la qualità dei rifiuti prodotti in relazione ai settori produttivi e ai principali poli di produzione; c. dettare criteri per l’individuazione, da parte delle Province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti speciali; d. stabilire le condizioni ed i criteri tecnici, ai sensi dell’art. 21 della L.R. 3/2000, in base ai quali gli impianti per la gestione dei rifiuti speciali, ad eccezione delle discariche, sono localizzati nelle aree destinate ad insediamenti produttivi; e. definire, ai sensi dell’articolo 182-bis del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modificazioni, le misure necessarie ad assicurare lo smaltimento dei rifiuti speciali in luoghi prossimi a quelli di produzione, tenendo altresì conto della presenza di raccordi ferroviari, al fine di Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 16/560 favorire la riduzione della movimentazione dei rifiuti speciali, tenuto conto degli impianti di recupero e di smaltimento esistenti. f. promuovere accordi e contratti di programma con enti pubblici, imprese, soggetti pubblici o privati ed associazioni di categoria, con riferimento ai contenuti dell’art. 206 del D.Lgs. n. 152/2006, che promuovano, anche, l’autosufficienza in materia di riciclo, riuso e di smaltimento dei rifiuti speciali, ingombranti nonché la riduzione della produzione di rifiuti di imballaggio. 4. La Regione propone la conclusione di accordi e la stipula di convenzioni con i soggetti e secondo le modalità di cui all’articolo 7 “Interventi per la prevenzione e il contrasto in materia ambientale” della legge regionale 28 dicembre 2012, n. 48 “ Misure per l’attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, della corruzione nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile.” Articolo 5 – Obblighi di informazione 1. I soggetti titolari delle attività di gestione dei rifiuti urbani, di cui all’art. 183, comma 1 lettera n) del D.Lgs 152/2006, e degli impianti di smaltimento e recupero di rifiuti ai quali è rilasciata autorizzazione integrata ambientale, di cui all’art. 213 del D.Lgs 152/2006, trasmettono all’Osservatorio regionale sui rifiuti, i dati relativi alla produzione e gestione dei rifiuti e tutti gli altri dati richiesti, con modalità indicate dai competenti Uffici regionali, sentito nel merito l’Osservatorio regionale rifiuti. 2. Ai sensi dell’art. 5 della legge regionale n. 3/2000, l’Osservatorio regionale sui Rifiuti, raccoglie ed elabora i dati relativi alla gestione dei rifiuti in Regione Veneto, anche ai fini della valutazione del raggiungimento degli obiettivi di raccolta e recupero di cui all’art. 2 della stessa legge. 3. Sono trasmessi all’Osservatorio i dati relativi a: a. produzione e gestione dei rifiuti urbani e più in generale all’organizzazione dei servizi di raccolta, costi, presenza di infrastrutture per la raccolta differenziata, diffusione del compostaggio domestico, pratiche di acquisti verdi, ecc. b. quantitativi dei rifiuti ritirati e gestiti dagli impianti di trattamento e altre informazioni connesse, rifiuti e materie prime seconde prodotte, energia recuperata, prezzi di conferimento, volume residuo delle discariche, ecc. c. i contenuti informativi previsti dall’articolo 16, comma 4; d. assetto e partecipazioni societarie nonché il conferimento di incarichi professionali attribuiti a terzi dai soggetti di cui al comma 1. 4. Le Province trasmettono in modo continuativo, attraverso il Sistema Informativo Regionale Ambientale del Veneto (SIRAV), tutte le informazioni relative alle autorizzazioni rilasciate e alle comunicazioni di cui agli articoli 208, 209, 211, 213, 214, 215 e 216 del D. Lgs. n. 152/2006 e successive modificazioni. 5. L’Osservatorio regionale sui rifiuti, oltre a quanto previsto all’art. 5 della legge regionale n. 3/2000, sulla base delle informazioni della banca dati SIRAV, delle comunicazioni SISTRI (MUD), nonché sulla base di eventuali specifiche richieste di dati, mantiene aggiornate le informazioni relative a: a. tipologie e potenzialità degli impianti di recupero e smaltimento; b. quantità e tipologie dei rifiuti conferiti e stima dei rifiuti prodotti destinati allo smaltimento ed al recupero. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 17/560 Tali informazioni vengono comunicate e rese disponibili con frequenza annuale alla Regione ed alle Province. L’Osservatorio elabora i dati forniti ai fini di predisporre, oltre alla divulgazione e diffusione di dati e statistiche relativi alla produzione e gestione dei rifiuti in Regione Veneto, un rapporto annuale con l’aggiornamento dei dati e degli indicatori di monitoraggio del Piano, da trasmettere a Regione (Giunta e Consiglio) e Province. 6. L’Osservatorio regionale sui rifiuti assicura attraverso il SIRAV la trasmissione all’ISPRA delle informazioni previste dalla normativa in materia di rifiuti, assolvendo gli adempimenti relativi al Catasto telematico di cui all’art. 189, comma 1 del D.Lgs. n. 152/2006 e successive modificazioni. TITOLO II – RIFIUTI URBANI Articolo 6 – Gestione dei rifiuti di imballaggio 1. In attuazione delle disposizioni del Titolo II, relativo alla gestione degli imballaggi, della parte IV del D.Lgs. n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni, ed in particolare di quanto previsto all’articolo 224 comma 3, la Regione, sentite le Province, promuove accordi con il CONAI: a. per individuare gli ambiti territoriali a carattere provinciale o interprovinciale in cui rendere operante un sistema integrato che comprenda la raccolta, la selezione ed il trasporto dei materiali selezionati a centri di raccolta o di smistamento e per favorire il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti di imballaggio; b. per definire in modo omogeneo sul territorio regionale le condizioni generali di ritiro dei rifiuti selezionati provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi; c. per organizzare apposite campagne di informazione. 2. La Giunta regionale, al fine di ottimizzare la raccolta dei rifiuti di imballaggio nel territorio e di supportare l’industria regionale del recupero e del riciclo, promuove accordi con i produttori di rifiuti di imballaggio che gestiscono un proprio sistema autonomo, di cui all’art. 221, comma 5 del D.Lgs 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni. Art. 7 – Percentuale di rifiuto differenziato e produzione pro capite di rifiuto urbano 1. Nella Regione Veneto deve essere assicurata una raccolta differenziata del 76 per cento e una produzione procapite di rifiuto urbano di 420 kg/ab/anno entro il 31 dicembre 2020. Il Comitato di Bacino regionale, come previsto dall’articolo 2 della legge regionale 31 dicembre 2012, n. 52, coordina le azioni dei singoli bacini al fine del raggiungimento dell’obiettivo regionale al 2020. 2. Nelle more della definizione da parte del Ministero dell’Ambiente della metodologia e dei criteri di calcolo delle percentuali di raccolta differenziata di cui all’art. 205, comma 4 del D. Lgs 152/06 s.m.i, la percentuale di raccolta differenziata di cui al comma 1 deve essere determinata attraverso il metodo di calcolo, definito con delibera di Giunta regionale, che considera il contributo di tutti i flussi avviati a recupero di materia. 3. Al fine di promuovere il riciclaggio di alta qualità, la Regione Veneto stabilisce che entro il 2015 le autorità competenti, che affidano il servizio di raccolta, provvedano a realizzare almeno la raccolta differenziata della frazione verde e di quella putrescibile, nonché di carta, metalli, plastica e vetro, e ove possibile, legno. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 18/560 Articolo 8 – Obblighi dei gestori degli impianti 1. I gestori degli impianti di recupero, ai sensi dell’art. 181, comma 5 del D.Lgs 152/2006, sono tenuti ad accogliere i rifiuti autorizzati dando priorità ai conferimenti di rifiuti urbani relativi al bacino territoriale di appartenenza, di cui alla L.R. n. 52 del 31 dicembre 2012. 2. Quanto stabilito al comma 1 va considerato, nell’ambito della disponibilità impiantistica del territorio regionale, anche per il conferimento e smaltimento dei sovvalli e degli scarti provenienti dagli impianti di trattamento di rifiuti urbani di qualsivoglia tecnologia. Articolo 9 – Obbligo di conferimento 1. Ai fini dell’individuazione dei soggetti affidatari del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, i consigli di bacino, in conformità con gli obiettivi, di cui all’art. 4, dovranno fare riferimento agli impianti autorizzati al conferimento di rifiuti urbani e loro frazioni esistenti nell’ambito territoriale regionale. Articolo 10 – Indicazione dei criteri per la determinazione della tariffa 1. In attesa della definizione di una tariffa regionale unica di gestione dei rifiuti urbani, per gli impianti pubblici di cui all’art. 8, l’Ente competente approva la tariffa di conferimento prevista all’art. 36 della L.R. n. 3/2000. 2. La Giunta regionale, nei limiti di quanto previsto dall’art. 36 della L.R. n. 3/2000, sentita la competente commissione consiliare che si esprime entro trenta giorni, trascorsi i quali si prescinde dal parere, definisce i criteri per la determinazione della tariffa, tenendo conto in particolare che: a. gli oneri relativi all’acquisizione delle aree necessarie alla realizzazione degli impianti di cui al comma 1, non possono essere riconosciuti per un valore superiore a quello previsto dalle procedure di esproprio; b. i costi di ammortamento delle opere devono essere ripartiti proporzionalmente ai quantitativi e alle tipologie di rifiuti urbani e speciali gestiti nel corso di annualità precedenti. TITOLO III – RIFIUTI SPECIALI Articolo 11 – Misure per ridurre la produzione di rifiuti speciali 1. I produttori di rifiuti speciali devono porre in essere iniziative idonee al raggiungimento degli obiettivi di riduzione della produzione di cui all’Elaborato C. 2. Al fine del conseguimento degli obiettivi indicati al comma 1, la Regione, nei provvedimenti di programmazione e di individuazione degli interventi che beneficiano di contributi e finanziamenti regionali, nazionali o comunitari, privilegia quelli relativi ai processi produttivi che consentano una riduzione della quantità e/o pericolosità dei rifiuti. Articolo 12 – Misure per favorire il recupero dei rifiuti speciali 1. In conformità a quanto stabilito dall’articolo 7, comma 1, del Decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, è consentito smaltire in discarica i rifiuti solo dopo trattamento. Tale disposizione non si applica: Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 19/560 a. ai rifiuti inerti, ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett. e) del D.Lgs n. 36/2003, il cui trattamento non sia tecnicamente fattibile; b. ai rifiuti il cui trattamento non contribuisce al raggiungimento delle finalità di cui all’art. 1 del D.Lgs. n. 36/2003, riducendo la quantità dei rifiuti o i rischi per la salute umana e l’ambiente e non risulta indispensabile ai fini del rispetto dei limiti fissati dalla normativa vigente. 2. Al fine del conseguimento degli obiettivi indicati nell’Elaborato C, la Regione Veneto nei provvedimenti di programmazione e di individuazione degli interventi beneficiari di contributi e finanziamenti, regionali, nazionali o comunitari, tiene conto delle seguenti priorità: a. realizzazione di impianti di recupero per le tipologie di rifiuti per le quali non viene soddisfatto il fabbisogno regionale; b. realizzazione ed ammodernamento di impianti di recupero o smaltimento che comportino l’utilizzo di tecnologie maggiormente performanti sotto l’aspetto ambientale rispetto a quelle in esercizio. TITOLO IV – LOCALIZZAZIONE E GESTIONE DEGLI IMPIANTI Articolo 13 – Criteri di esclusione 1. E’ esclusa la realizzazione di impianti nelle aree sottoposte a vincolo assoluto, come individuate nei Criteri per la definizione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti, di cui all’Elaborato D del presente Piano. 2. I criteri di esclusione assoluta riguardano ogni tipologia di impianto per alcune aree, mentre per altre aree si riferiscono a specifiche tipologie impiantistiche. Per questa seconda fattispecie è demandata alle Province la valutazione di non idoneità, fatto salvo quanto specificato per le discariche all’art. 15. 3. Si definiscono aree con “raccomandazioni”, le aree che, pur sottoposte ad altri tipi di vincolo, possono essere ritenute idonee e per le quali le Province possono stabilire ulteriori specifiche prescrizioni rispetto a quelle già previste dai rispettivi strumenti normativi. Articolo 14 – Norme particolari in materia di recupero dei rifiuti 1. La comunicazione preventiva di inizio attività di cui all’art. 216 del D.Lgs. n. 152/2006 deve essere inviata oltre che alla Provincia, conformemente a quanto previsto dalla normativa nazionale, anche al Comune, per il seguito di competenza in materia di urbanistica e sanità pubblica, fermo restando quanto stabilito dal D.P.R. n. 59 del 13.03.2013 in materia di autorizzazione unica ambientale. 2. Costituisce attività di recupero di cui all’operazione R1 dell’Allegato C alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006, l’utilizzo di rifiuti come combustibile normale o accessorio, quando la funzione principale dell’impianto consiste nella produzione di energia o di materiali. Gli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani, autorizzati ai sensi dell’art. 6 comma 13 del D.Lgs 152/2006 s.m. e i. sono classificati come attività di recupero, di cui all’operazione R1 dell’Allegato C alla parte IV, se rispettano i criteri di efficienza energetica minima stabiliti nelle note del medesimo allegato. 3. Agli impianti di compostaggio e di produzione di CDR (CSS), operanti sia in procedura ordinaria che semplificata ai sensi degli artt. 208, 209, 211, 213, 214 e 216 del D.Lgs. n. 152/2006, il conferimento, rispettivamente, delle frazioni umida o secca dei rifiuti urbani raccolte nel territorio regionale deve essere sempre considerato prioritario rispetto a frazioni di provenienza extraregionale. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 20/560 4. Gli impianti alimentati da CDR (CSS), devono utilizzare prioritariamente CDR (CSS) prodotto dagli impianti di cui al precedente comma 3. 5. I gestori degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani autorizzati con l’operazione D10 “incenerimento a terra” dovranno, entro il 31/12/2020, rispettare le caratteristiche tecniche necessarie per poter essere autorizzati secondo l’operazione R1 “utilizzazione principale come combustibile o come altro mezzo per produrre energia” di cui all’Allegato C del D. Lgs. 152/2006. 6. Gli impianti di produzione di CDR (CSS), di cui al comma 3, dovranno adeguarsi entro il 31/12/2020 ai requisiti operativi del Decreto Ministeriale n. 22 del 14 febbraio 2014. Articolo 15 – Norme particolari per le discariche di rifiuti 1. Sulla scorta dei dati consolidati nel presente Piano, non è consentita l’approvazione di nuove volumetrie di discarica per rifiuti non pericolosi e pericolosi, compresi gli ampliamenti delle discariche esistenti. Tale divieto va applicato almeno fino al 31/12/2020. 2. Le condizioni per la deroga al divieto di cui al comma 1 ricorrono esclusivamente nei seguenti casi: a) smaltimento di rifiuti contenenti amianto, in discarica dedicata o in discarica già autorizzata per rifiuti non pericolosi alla data di approvazione del piano, dotata di cella monodedicata, nel rispetto dei criteri e delle misure di protezione del personale e di monitoraggio ambientale stabilite dal DM 27/09/2010; sono comunque escluse dalla deroga di cui al presente comma le discariche per rifiuti inerti; b ) ampliamenti di discariche esistenti finalizzati allo smaltimento di rifiuti provenienti da specifici progetti di bonifica e ripristino ambientale autorizzati sul territorio regionale, nonché interventi di bonifica e ripristino ambientale che comportino la messa in sicurezza permanente eventualmente attraverso l’apporto di materiali o rifiuti non putrescibili, anche mediante il ricorso agli strumenti previsti dall’articolo 11 e 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e dall’articolo 34 del Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; c) per le sole discariche per rifiuti urbani, approvate anteriormente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 36/2003, e ai sensi dello stesso classificate come discariche per rifiuti non pericolosi, per le quali si evidenzi la motivata necessità di dar corso ad aumenti volumetrici mirati a sopperire eventuali aumenti tariffari correlati all’adeguamento dei costi per la gestione post-operativa, previo assenso del Comune competente per territorio; d) smaltimento in discarica di rifiuti speciali non pericolosi derivanti direttamente dal proprio ciclo lavorativo di imprese singole o associate, con esclusione dello smaltimento di rifiuti derivanti da attività di gestione di rifiuti per conto terzi. 3. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente Piano, nelle discariche per rifiuti non pericolosi destinate a ricevere rifiuti urbani possono essere conferiti esclusivamente rifiuti secchi, così come definiti nel Programma regionale per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da avviare in discarica, di cui alla DCR n. 76 del 15/06/2006. 4. E’ sempre vietata la realizzazione di discariche per rifiuti non pericolosi e pericolosi nelle zone di “alta pianura-zona di ricarica degli acquiferi” individuate con DCR n. 62 del 17/05/2006 e comunque a monte della linea delle risorgive, e nelle zone instabili, esondabili ed alluvionabili così individuate dagli strumenti di pianificazione di livello regionale o provinciale o comunale o che risultino tali in riferimento ad una piena con Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 21/560 tempo di ritorno di 200 anni, sia nel caso delle deroghe previste al comma 2, sia nel caso di varianti al presente Piano. 5. Per le discariche di rifiuti non pericolosi in esercizio all’entrata in vigore del presente Piano che risultano essere ubicate nelle aree designate vulnerabili ai sensi della DCR n. 62 del 17/05/2006 è vietata la riclassificazione in “sottocategorie di discarica per rifiuti non pericolosi” ai sensi dell’ art. 7 del D.M. 27/09/2010 o la concessione di deroghe ai criteri di ammissibilità dei rifiuti ai sensi dell’art. 10 del medesimo decreto. Nelle stesse zone è altresì vietato autorizzare deroghe ai sensi dell’art. 10 del D.M. 27/09/2010 per le discariche di inerti. 6. Esclusivamente nei casi previsti al comma 2 lettera a), le discariche, salvo motivata deroga da parte dell’Autorità competente, fermo restando quanto disciplinato al comma 1, art. 32, L.R. n. 3/2000 devono prevedere una fascia perimetrale di almeno 30 metri da utilizzare per: a. mitigazione degli impatti ed inserimento ambientale; b. eventuali interventi in situazioni di emergenza. Tale fascia non può essere utilizzata per la gestione ordinaria della discarica, ivi compresa la viabilità di servizio, fatte salve eventuali ulteriori prescrizioni più restrittive rilasciate dall’Autorità competente. 7. Esclusivamente nei casi previsti al comma 2 lettera a), la realizzazione di nuove discariche o l’ampliamento di quelle esistenti è consentita qualora nel territorio comunale o in quello dei comuni limitrofi, per un raggio di 10 km dal perimetro del sedime della discarica, non siano presenti altre discariche della medesima categoria in attività o in fase post operativa, salvo espresso parere favorevole del Comune sede dell’impianto esistente o in progetto. Detto parere, in assenza di diversa previsione statutaria, è di competenza del Consiglio Comunale. 8. Il percolato prodotto dalle discariche per rifiuti non pericolosi e pericolosi dovrà essere estratto e, preferibilmente, trattato in loco. Qualora particolari condizioni tecniche impediscano tale soluzione, il percolato potrà essere conferito ad idonei impianti di trattamento autorizzati ai sensi della vigente disciplina sui rifiuti o, in alternativa, recapitato in fognatura nel rispetto dei limiti allo scarico stabiliti dall’ente gestore della stessa. I rifiuti derivanti dal trattamento del percolato effettuato presso la discarica potranno essere reimmessi nella discarica medesima, nel rispetto dei criteri di ammissibilità stabiliti D.M. 27/09/2010, purché con preventiva autorizzazione. 9. E’ di norma vietata la realizzazione di discariche per rifiuti non pericolosi o pericolosi, organici biodegradabili, ad una distanza inferiore a 13 km dal sedime aeroportuale. L’approvazione di progetti di discarica in prossimità di aeroporti è subordinato al parere vincolante di ENAC. Articolo 16 – Disposizioni generali in materia di impianti di recupero e smaltimento di rifiuti 1. La realizzazione di nuovi impianti di trattamento rifiuti, così come definiti all’Allegato B e C del D.Lgs n. 152/2006 e sue modifiche ed integrazioni, deve essere effettuata utilizzando le migliori tecniche disponibili di cui all’art. 5, comma 1, lett. L-ter) del D.Lgs n. 152/2006 e deve tenere conto delle misure di mitigazione e compensazione previste nel rapporto ambientale per le diverse tipologie impiantistiche. 2. In sede di rinnovo dell’autorizzazione gli impianti esistenti devono adeguarsi agli standard ambientali previsti per i nuovi impianti nel frattempo autorizzati e devono tenere conto delle misure di mitigazione e compensazione previste nel rapporto ambientale per le diverse tipologie impiantistiche. 3. Gli impianti in esercizio in aree di esclusione assoluta, di cui all’art. 13, all’entrata in vigore del presente Piano, sono tenuti ad adeguarsi nel rispetto delle migliori tecniche disponibili. Non sono consentite inoltre Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 22/560 modifiche sostanziali che comportino un aumento della potenzialità complessiva di trattamento annua e l’aumento dei quantitativi di rifiuti pericolosi trattati. 4. Nelle more dell’emanazione da parte dello Stato di specifiche norme, da adottarsi ai sensi dell’art. 195, comma 2, lett. g) del D.Lgs n. 152/2006 s.m.i., in ordine alla determinazione dei requisiti soggettivi per l’esercizio delle attività di gestione dei rifiuti, i titolari dell’impresa, nel caso di impresa individuale, i soci amministratori delle società in nome collettivo ed accomandatari delle società in accomandita semplice, gli amministratori muniti di rappresentanza, in tutti gli altri casi e gli amministratori di società commerciali legalmente costituite appartenenti a Stati membri dell’Unione europea ovvero Stati che concedano il trattamento di reciprocità, si applicano le disposizioni di cui agli art. 10 e 11 del D.M. n. 120 del 3 giugno 2014. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore del presente Piano la Giunta regionale individua eventuali ulteriori requisiti soggettivi, anche per specifiche tipologie di impianto e le modalità di applicazione del presente comma. 5 In applicazione del principio di precauzione e a tutela del diritto alla salute e all’ambiente, nelle more del decreto del Ministro dell’ambiente di cui all’art. 184 bis, comma 2 ,del D.lgs. n. 152/2006, che adotti le misure per stabilire i criteri qualitativi e quantitativi necessari affinchè la pollina sia qualificabile come sottoprodotto e, pertanto, nei casi concreti, utilizzabile come biomassa combustibile ai sensi dell’art. 18 della legge n. 96/2010, per un periodo di 24 mesi, non possono essere rilasciati provvedimenti di approvazione dei progetti di impianti di produzione energetica alimentati da pollina, né concesse nuove autorizzazioni all’esercizio dei medesimi impianti. Articolo 17 – Disposizioni in materia di miscelazione di rifiuti 1. La Giunta regionale, nel rispetto dell’articolo 187 del D.lgs n. 152/2006, emana nuovi indirizzi in materia di miscelazione tenuto conto dell’evoluzione normativa e degli adeguamenti tecnologici e gestionali relativi alle migliori tecniche riconosciute. Di tali indirizzi è data informazione alla competente commissione consiliare. Articolo 18 – Gestione degli impianti successivamente alla loro chiusura o dismissione 1. I soggetti che gestiscono impianti autorizzati di smaltimento e di recupero di rifiuti devono provvedere alla gestione degli stessi anche nel periodo successivo alla loro chiusura o dismissione, secondo le modalità previste dall’art. 208 del D.Lgs. n. 152/2006, dando corso al ripristino ambientale e urbanistico dell’area a seguito della loro chiusura o dismissione sulla base di quanto stabilito nel progetto approvato. 2. La gestione ad avvenuto esaurimento delle discariche per rifiuti non pericolosi e pericolosi deve essere garantita, ai sensi della direttiva 1999/31/CE del 26 aprile 1999 e dell’art. 14 del D.Lgs. n. 36/2003, per un periodo di almeno trenta anni e dovrà attenersi al piano di gestione post - operativa previsto dall’art. 8 del medesimo D.Lgs. n. 36/2003. Per le discariche per rifiuti inerti di cui all’art. 5 del D.M. 27/09/2010 tale periodo è limitato ai sensi dell’art. 14 del D.Lgs n. 36/2003. Pertanto, sulla base di quanto sopra, la gestione post – operativa sarà determinata dall’amministrazione competente in funzione di una serie di parametri, quali criticità ambientale, inserimento territoriale, tipologia dei rifiuti. 3. Restano comunque esonerate dalla presentazione delle garanzie relative alla gestione post – operativa le discariche di rifiuti inerti ove è consentito lo smaltimento esclusivamente dei rifiuti inerti elencati nella tabella 1 dell’art. 5 del DM del 27/09/2010, ossia quei rifiuti che possono essere ammessi in discarica senza preventiva caratterizzazione, in quanto considerati già conformi ai criteri di cui all’art. 2, comma 1, lettera e) del D. Lgs. n. 36/2003. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 23/560 TITOLO V – ULTERIORI DISPOSIZIONI Articolo 19 – Disposizioni in materia di bonifiche delle aree inquinate 1. La Giunta regionale aggiorna annualmente l’anagrafe dei siti inquinati anche ai fini dell’accertamento dei requisiti per il finanziamento degli interventi. 2. I criteri per l’accesso ai finanziamenti regionali per la bonifica dei siti inseriti nell’anagrafe deve seguire il criterio di vulnerabilità ambientale definito sulla base dei seguenti parametri: profondità della falda, litologia superficiale, distanza da pozzi ad utilizzo potabile o irriguo, distanza da recettori (corsi d’acqua, laghi, mare, ecc), distanza dalle abitazioni e/o manufatti, estensione del sito inquinato. Elemento di supporto a tale analisi è la “Designazione delle aree vulnerabili” individuate con D.C.R. n. 62 del 17/05/2006. 3. Gli Uffici regionali, con il supporto di ARPAV, provvedono alla periodica ricognizione delle discariche per le quali sia concluso il periodo di gestione post – operativa, che, non rispondendo ai criteri progettuali e gestionali del D.Lgs. n. 36/2003, possono essere oggetto di interventi di bonifica. Articolo 20 – Disposizioni in materia di rifiuti giacenti sulle spiagge marittime, lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua 1. La Giunta regionale definisce i criteri per l’accesso ai finanziamenti regionali da parte dei Comuni finalizzati alla copertura dei costi delle attività di gestione dei rifiuti giacenti sulle spiagge marittime, lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua, tenuto conto, principalmente, per quanto riguarda le spiagge marittime e lacuali, della lunghezza del litorale, della presenza di foci di fiume nel territorio comunale. 2. A fronte di situazione di emergenza causate da eventi atmosferici di eccezionale portata la Giunta regionale può stabilire le priorità e le somme da destinare ai comuni di cui al comma 1 per il sollecito superamento dell’emergenza ambientale verificatasi. Articolo 21 – Spedizioni transfrontaliere di rifiuti 1. La spedizione transfrontaliera di rifiuti destinati allo smaltimento deve tener conto del principio di prossimità e della priorità del recupero rispetto allo smaltimento. 2. In armonia e attuazione dell’articolo 194 del D.Lgs. n. 152/2006, le richieste di spedizioni transfrontaliere di rifiuti potranno essere valutate solo se accompagnate da motivate e dimostrabili ragioni di mancata disponibilità impiantistica sul territorio regionale. 3. In conformità all’articolo 194 del D.Lgs n. 152/2006, su iniziativa della Giunta regionale possono essere adottate misure atte a limitare le spedizioni transfrontaliere di rifiuti destinati allo smaltimento. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 24/560 Articolo 22 – Criteri di verifica e modalità di monitoraggio delle previsioni di sostenibilità del Piano in rapporto alla Valutazione Ambientale Strategica 1. Al fine di assicurare il controllo degli impatti significativi sull’ambiente derivanti dall’attuazione del Piano nonché la verifica del raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità prefissati, così da individuare tempestivamente gli impatti negativi imprevisti e, quindi, adottare le opportune misure correttive, è redatto il Piano di Monitoraggio. 2. Il popolamento degli indicatori di monitoraggio dovrà essere effettuato a cura dell’Autorità Procedente, che potrà avvalersi delle risorse informative messe a disposizione dal Sistema Informativo Territoriale della Regione Veneto e dal sistema informativo di ARPAV. Nella fase di attuazione del Piano tuttavia si potranno ridefinire il numero e la tipologia degli indicatori ora individuati nel programma di monitoraggio. 3. Il Dipartimento Tutela Ambiente attiva il processo di verifica del monitoraggio delle varie azioni in considerazione degli obiettivi di sostenibilità ambientale e socio-economica, provvede a redigere ogni tre/cinque anni specifico rapporto al fine di verificare come le azioni operino nei confronti del Piano. 4. Dovranno essere misurati gli effetti cumulativi nonché quelli derivanti dalle scelte di Piano verificando gli effetti previsti in relazione agli obiettivi descritti nel Rapporto Ambientale. Articolo 23 – Siti della Rete Natura 2000 1. Nell’attuazione di qualsiasi articolo della presente normativa di Piano non dovranno venire coinvolti nelle trasformazioni habitat o specie tutelati nei siti della rete Natura 2000 considerati. 2. Dovrà sempre essere previsto il rispetto della procedura di Valutazione di Incidenza ai sensi degli Artt. 5 e 6 del DPR n. 357/1997 e s.m.i., nell’attuazione degli articoli art. 12 - comma 2, art. 15 – comma 7 e 8, Art. 16 – comma 1 e delle Azioni 3, 4 e 6 del capitolo 9 del Rapporto Ambientale. 3. Dovranno essere adempiute e rispettate le indicazioni metodologiche di cui alla tabella 9.21 del Rapporto Ambientale. Articolo 24 – Disposizioni transitorie 1. Le disposizioni di cui all’art. 10 si applicano agli impianti pubblici di nuova realizzazione o in occasione di rinnovo autorizzativo degli impianti esistenti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 26/560 EELLAABBOORRAATTOO BB RRIIFFIIUUTTII UURRBBAANNII Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 27/560 1. ANALISI STATO DI FATTO 1.1 - PRODUZIONE DI RIFIUTI URBANI ANNI 2000-2010 1.1.1 - La produzione di rifiuti urbani La produzione totale di rifiuti urbani in Veneto nel 2010 si attesta a 2.408.599 t con un incremento del 1,6% rispetto all’anno precedente, che è imputabile anche all’aumento della popolazione (+0,5%) e delle presenze turistiche (+0,6%). Tale quantitativo è comunque leggermente inferiore alla produzione del 2008, anno in cui non si registrarono ancora gli effetti della crisi economica (Fig. 1.1.1). 1.900.000 2.000.000 2.100.000 2.200.000 2.300.000 2.400.000 2.500.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e lla te Fig. 1.1.1 Andamento della produzione totale di rifiuto urbano nel Veneto - Anni 2000 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. L’andamento della produzione di rifiuti urbani trova corrispondenza con l’andamento della spesa delle famiglie (Fig. 1.1.2). 1.950 2.000 2.050 2.100 2.150 2.200 2.250 2.300 2.350 2.400 2.450 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 m ig li a ia d i to n n e ll a te 61.000 62.000 63.000 64.000 65.000 66.000 67.000 68.000 69.000 70.000 m il io n i d i e u ro rifiuto urbano totale consumi delle famiglie Fig. 1.1.2 Andamento della produzione totale di rifiuto urbano e dei consumi delle famiglie - Anni 2000 - 2010 - Fonte: Arpav Osservatorio Regionale Rifiuti, Regione Veneto - Direzione Sistema Statistico Regionale. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 28/560 La ripartizione percentuale del rifiuto urbano totale per provincia non subisce nessuna variazione rispetto agli anni precedenti. La provincia che produce più rifiuti è Venezia seguita da Padova e Verona, che hanno più abitanti e presenze turistiche (Fig. 1.1.3). Belluno 4% Padova 20% Rovigo 6% Venezia 22% Verona 19% Treviso 14% Vicenza 15% Fig.1.1.3 Ripartizione per provincia della produzione totale di rifiuto urbano - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Nel 2010 la produzione pro capite è aumentata dell’1,0% rispetto al 2009, portandosi ad un valore di 488 kg/ab*anno (1,34 kg/ab*giorno). Questo valore è tra i più bassi nel panorama nazionale nonostante il Veneto abbia un PIL elevato e 60,8 milioni di presenze turistiche, che anche nel 2010 lo hanno confermato al vertice della classifica nazionale. A livello provinciale la produzione pro capite oscilla tra il valore massimo della provincia di Venezia, determinato dall’elevata presenza di turisti (625 kg/ab*anno), e quello minimo della provincia di Treviso (380 kg/ab*anno) (Fig. 1.1.4). 350 400 450 500 550 600 650 700 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 k g /a b *a n n o Venezia Rovigo Verona Padova Belluno Vicenza Treviso Fig. 1.1.4 Andamento provinciale del rifiuto urbano pro capite prodotto per anno - Anni 2000 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. PROVINCIA RIFIUTO TOTALE (t) Belluno 96.642 Padova 474.102 Rovigo 137.478 Treviso 338.677 Venezia 539.324 Vicenza 363.468 Verona 458.908 Totale REGIONE 2.408.599 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 29/560 Il flusso turistico regionale nel 2010 è stato superiore ai 60.000.000 di presenze ed è aumentato dello 0,6% a differenza delle diminuzioni riscontrate nel biennio precedente. Tali presenze hanno determinato un aumento apparente della popolazione del 3,4% e un medesimo aumento di produzione di rifiuti pro capite (Tab. 1.1.1). La differenza più elevata tra la produzione pro capite e la pro capite equivalente1 (+10,6%) si osserva in provincia di Venezia, che richiama più della metà dei turisti che giungono in Regione (oltre 33.000.000 di presenze). Provincia Abitanti (n°) Presenze turistiche (n°) Abitanti equivalenti2 (n°) Tasso di turisticità RU pro capite (kg/ab.anno) RU pro capite equivalente (kg/ab.anno) Variazione3 (%) Belluno 213.491 4.352.137 225.415 55,9 452,7 428,7 5,6 Padova 934.163 4.408.309 946.241 12,9 507,5 501,0 1,3 Rovigo 247.372 1.694.611 252.015 18,8 555,8 545,5 1,9 Treviso 891.944 1.342.191 895.621 4,1 379,7 378,1 0,4 Venezia 862.377 33.399.599 953.883 106,1 625,4 565,4 10,6 Vicenza 869.720 1.790.435 874.625 5,6 417,9 415,6 0,6 Verona 919.898 13.529.720 956.966 40,3 498,9 479,5 4,0 Totale Regione 4.938.965 60.517.002 5.104.765 33,6 487,7 471,8 3,4 Tab. 1.1.1: Confronto tra la produzione pro capite di rifiuto totale riferita agli abitanti residenti e agli abitanti equivalenti per provincia Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.1.2 - La raccolta differenziata La raccolta differenziata in Veneto nel 2010 si attesta al 58,3% del totale prodotto e corrisponde a circa 1.404.000 t di rifiuti, con un aumento di 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente (Fig. 1.1.5). Tale risultato consente al Veneto di superare, ormai da tre anni, l’obiettivo regionale del 50%, stabilito dal Piano Regionale Rifiuti Urbani e dalla normativa nazionale, e di collocarsi ai primi posti tra le regioni italiane per la quantità di rifiuti raccolti in modo differenziato. Contemporaneamente alla crescita delle raccolte differenziate (+5,3%), si assiste alla diminuzione del rifiuto residuo (-3,2%), che ammonta a 1.004.000 mila t (che corrisponde ad una riduzione del 31% rispetto al 2000, superando l’obiettivo del 20% previsto dalla Direttiva 2008/98). 58,3% 56,2%53,9% 51,0% 49,0% 47,5% 45,1% 43,0% 39,5% 34,5% 28,4% 23,9% 18,9% 15,3% 0 200.000 400.000 600.000 800.000 1.000.000 1.200.000 1.400.000 1.600.000 1.800.000 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n el la te raccolta differenziata residuo Fig. 1.1.5 Andamento della produzione di rifiuto urbano differenziato e del rifiuto urbano residuo nel Veneto - Anni 2000 -2010 Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1Pro capite equivalente: produzione totale di rifiuti divisa per gli abitanti equivalenti. 2Abitanti equivalenti: abitanti residenti + (presenze turistiche/365 giorni). 3 Variazione (%): variazione degli abitanti equivalenti rispetto agli abitanti residenti pari all’incremento del rifiuto pro capite rispetto al rifiuto pro capite equivalente. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 30/560 Tutte le province, tranne Venezia, superano l’obiettivo del 50% previsto dalla legge 296/2006 per l’anno 2009. La provincia di Treviso, con il 72,4% di raccolta differenziata, si conferma al primo posto, superando anche gli obiettivi previsti dalla normativa per il 31.12.2012 (art. 205 del D.Lgs 152/06 e art. 1, comma 1108, della legge 296/2006 - Finanziaria 2007; Figg. 1.1.6 e 1.1.7). 0 10 20 30 40 50 60 70 80 Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Vicenza Verona % R D 31.12.2011 31.12.2012 Obiettivo Piano RSU Fig. 1.1.6 La percentuale di raccolta differenziata provinciale a confronto con gli obiettivi di legge (art. 205 del d.lgs 152/06) - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 0 50.000 100.000 150.000 200.000 250.000 300.000 350.000 400.000 Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Vicenza Verona to n n e ll a te residuo raccolta differenziata Fig. 1.1.7 Quantità di raccolta differenziata e di rifiuto residuo a livello provinciale - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Il raggiungimento di tali risultati viene favorito da un’organizzazione capillare della raccolta differenziata che risponde alle esigenze del territorio, informando e responsabilizzando tutti i soggetti coinvolti. Di seguito si riportano nelle figure 1.1.8 e 1.1.9 alcuni dati sulla distribuzione del numero di comuni e delle relative percentuali di popolazione in funzione degli obiettivi di raccolta differenziata. Tra i comuni che superano il 65% si evidenzia che ben 196 hanno percentuali maggiori di 70 e 24 oltre l’80%. PROVINCIA % RD Belluno 56,5 Padova 59,0 Rovigo 64,4 Treviso 72,4 Venezia 48,1 Vicenza 59,3 Verona 56,9 PROVINCIA RACCOLTA DIFFERENZIATA (t) RESIDUO (t) Belluno 54.616 42.026 Padova 279.554 194.548 Rovigo 88.579 48.899 Treviso 245.300 93.377 Venezia 259.343 279.982 Vicenza 215.644 147.824 Verona 261.186 197.722 VENETO 1.404.222 1.004.377 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 31/560 23% 14% 16% 47% <50 50-60 60-65 >65 Fig. 1.1.8 Ripartizione percentuale della popolazione in base agli obiettivi di raccolta differenziata raggiunti - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. < 50 50 - 65 > 65 % RD Fig. 1.1.9 Distribuzione dei comuni in base agli obiettivi di raccolta differenziata raggiunti - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Obiettivi %RD Popolazione (n.) Comuni (n.) Popolazione Comuni <50 1.113.810 85 23% 15% 50-60 671.266 55 14% 10% 60-65 790.792 107 16% 17% >65 2.363.097 334 47% 58% Totale REGIONE 4.938.965 581 100% 100% Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 32/560 0 100.000 200.000 300.000 400.000 500.000 600.000 700.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll a te Organico Vetro Carta e cartone Plastica Imballaggi metallici Fig. 1.1.10 Andamento dei quantitativi di rifiuti avviati a recupero e riciclo nella regione Veneto – Anni 2000 - 2010 - Fonte: Arpav Osservatorio Regionale Rifiuti. Le raccolte differenziate possono essere accorpate nei seguenti filoni: − 45% di rifiuto organico (FORSU e verde); − 45% di frazioni secche riciclabili (vetro, carta e cartone, plastica e imballaggi in metallo); − 8% di altre frazioni recuperabili (rottame ferroso, legno, tessili, pneumatici, etc.); − 2% di rifuti elettrici ed elettronici (RAEE); − 0.4% di rifiuti particolari (cartucce, oli e grassi, vernici, detergenti, medicinali, etc.). La raccolta differenziata si suddivide tra le diverse frazioni raccolte, rappresentato in figura 1.1.11. Plastica 7,0% Altro recuperabile 8,0% Imballaggi in metallo 1,6% Rifiuti particolari 0,4% RAEE 1,9% Vetro 13,7% Carta 22,1% Organico 45,2% Fig. 1.1.11 Composizione della raccolta differenziata con “multimateriale” scorporato nelle diverse frazioni - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Il rifiuto organico, composto da scarti di cucina (FORSU, CER 200108) e sfalci e ramaglie (verde, CER 200201), pari a 631.043 t nel 2010, rappresenta il 45% della raccolta differenziata, con un valore pro capite di 128 kg/ab*anno (70,2 kg/ab*anno per la FORSU e 57,5 kg/ab*anno per il verde; Fig. 1.1.12). La quantità di organico intercettato in Veneto ha raggiunto valori di gran lunga superiori alla media nazionale (62 kg/ab*anno media italiana 2009) e colloca la regione al primo posto nella classifica nazionale per questo tipo di raccolta. Il notevole quantitativo di organico raccolto e avviato a recupero, grazie alla diffusione della raccolta secco Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 33/560 umido, ha contribuito a raggiungere gli obiettivi di riduzione del quantitativo dei Rifiuti Urbani Biodegradabili (RUB) avviati in discarica stabilito dall’art. 5 del D. Lgs. n. 36/2003. Con DGRV N. 2155 del 13/12/2011 è stato aggiornato il Programma regionale per la riduzione dei RUB da avviare i discarica, adottato con Deliberazione del Consiglio regionale del Veneto n. 76 del 15/06/2006, per le annualità 2009 e 2010 che ha confermato il raggiungimento dell’obiettivo per il 2008 (≤ 173 kg/ab.*anno). Inoltre già nel 2010 è stato raggiunto, in tutti gli ATO, anche l’obiettivo previsto per il 2018 (81 kg/ab*anno). 0 50 100 150 200 250 Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Vicenza Verona k g / a b .a n n o forsu verde Fig. 1.1.12 Pro capite di rifiuto organico per provincia - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Le frazioni secche riciclabili, quali carta, vetro, plastica e imballaggi in metallo, raccolte nel 2010 sono state complessivamente 629.372 t, pari ad un quantitativo procapite di 127 kg/ab*anno. Nella frazione “Altro recuperabile” sono compresi legno, indumenti e stracci, rottami ferrosi, tubi fluorescenti, pneumatici usati e terre e rocce. Nei “Rifiuti particolari”, che per la loro pericolosità devono essere smaltiti in modo appropriato e distinto dagli altri rifiuti, sono inclusi medicinali, pile, cartucce e toner, oli per motore, imballaggi etichettati come tossici o infiammabili, solventi, etc. Per i RAEE, in particolare, la direttiva europea 2002/96/CE, recepita nell’ordinamento italiano con il D.Lgs. 151/05, obbliga tutti i soggetti coinvolti nel ciclo di vita di questi rifiuti (produttori, distributori e amministrazioni locali) ad organizzare un sistema che ne faciliti e finanzi la raccolta e il recupero. L’art. 6 del D.Lgs. 151/05 prevede inoltre un obiettivo di raccolta separata dei RAEE domestici pari a 4 kg/ab*anno. In Veneto tale obiettivo, quasi raggiunto nel 2008, è stato superato nel 2010 con un valore pro capite di 5,3 kg/ab*anno, che corrisponde complessivamente a 26.549 t di rifiuti raccolti (Fig. 1.1.13). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 34/560 0,0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 8,0 Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Verona Vicenza Veneto k g /a b *a n n o 2008 2009 2010 obiettivo D.lgs151/05 Fig. 1.1.13 Produzione pro capite dei RAEE per provincia - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 35/560 Scheda – Indice di recupero di materia dei rifiuti urbani La raccolta differenziata permette di intercettare flussi di materiali omogenei da avviare a recupero. Un’elevata percentuale di raccolta differenziata non è però garanzia di un elevato recupero; la quantità di materia effettivamente recuperata dipende, più che dalla quantità, dalla qualità della raccolta e quindi dalla percentuale di frazioni estranee presenti nel rifiuto differenziato. Il miglioramento qualitativo delle raccolte rappresenta dunque un obiettivo fondamentale, in quanto garantisce a cascata benefici sul sistema di recupero, in termini di riduzione degli scarti provenienti dalla lavorazione dei rifiuti, e di aumento degli introiti economici derivanti dalla vendita dei materiali e dai corrispettivi del sistema CONAI (sistema nazionale che finanzia il recupero degli imballaggi). Le attività di controllo svolte negli ultimi anni evidenziano inoltre come la qualità della raccolta sia strettamente dipendente dalle modalità di conferimento dei singoli rifiuti. Di conseguenza è possibile individuare una correlazione diretta tra recupero di materia e modalità di raccolta adottata. Altri aspetti che influenzano la capacità di recupero sono connessi alle modalità di gestione, in particolare dipendono dalla capacità tecnica del sistema di trattamento di selezionare frazioni merceologiche omogenee e dalle specifiche tecniche richieste dal settore industriale che utilizza la materia prima seconda. Per valutare quindi, quanto di ciò che viene raccolto va effettivamente recuperato, è stato elaborato un “Indice di recupero di materia” che rappresenta una stima delle quantità di materia, provenienti da trattamenti meccanici, chimici, biologici, di selezione o cernita del rifiuto urbano, reimmesse in un ciclo produttivo industriale, rispetto al totale dei rifiuti prodotti. L’indice di recupero, riportato di seguito, viene calcolato associando, ad ogni singola frazione di rifiuto, le percentuali di recupero ricavate dalle analisi merceologiche eseguite nel corso degli anni dall’Osservatorio Regionale Rifiuti, dall’Università di Padova – Dipartimento IMAGE, dai Consorzi di filiera del sistema CONAI, dagli impianti stessi, da studi specifici svolti da enti e istituzioni come la Regione Piemonte e Lombardia, oltre che da informazioni bibliografiche. RURRD RRURRRD IR i iii ii + ⋅+⋅ = ∑∑ dove: RDi= quantità della frazione oggetto di Raccolta Differenziata; RURi= quantità di rifiuto residuo avviata a un impianto di recupero di materia; Ri = Percentuale di Recupero associata alla singola frazione; RD + RUR = Totale Rifiuti Urbani prodotti ovvero somma di tutte le frazioni di RD e Rifiuto Urbano Residuo. La tabella 1 riporta il riepilogo delle percentuali di recupero applicate ad ogni singola frazione. Si evidenzia che vengono considerati anche i quantitativi medi recuperati da rifiuti eterogenei (spazzamento, ingombranti e secco). Nel calcolo dell’indice per la frazione organica e per il multimateriale si è inoltre tenuto conto delle diverse modalità di raccolta in quanto, per queste frazioni è stato possibile valutare l’influenza della raccolta sulla quantità totale di rifiuto recuperato. Con questo metodo risulta un indice di recupero maggiore per quei comuni che adottano modalità di raccolta domiciliare della frazione umida e di raccolta monomateriale dalle frazioni secche riciclabili. L’applicazione delle percentuali di recupero ai quantitativi di rifiuti prodotti nel 2010 in Veneto ha permesso di ricavare il corrispettivo indice di recupero IR che supera il 55% dei rifiuti urbani raccolti. Si precisa che la differenza tra percentuale di raccolta differenziata e indice di recupero è inferiore alla percentuale di scarti della raccolta differenziata, dato che l’indice di recupero include anche i quantitativi recuperati dal rifiuto secco residuo. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 36/560 Frazione merceologica Descrizione Ri (%) R A C C O LT A D IF F E R E N Z IA TA (R D ) Organico Organico domestico Porta a porta con sacchetto biodegradabile 98,7 Porta a porta 97,5 Stradale 94 Stradale Comuni > 50000 ab. 90 Rifiuti dei mercati 99 Verde Scarti vegetali 99 Vetro Vetro 95 Imballaggi in vetro Carta e cartone Carta e cartone 97 Imballaggi in carta e cartone 99 Plastica Plastica 92 Imballaggi in plastica Metalli Metallo 98 Imballaggi metallici 100 Multimateriale Imballaggi in materiali misti VPM 73 VM 85 PM 76 CPM 84 RAEE Apparecchiature fuori uso contenenti CFC 90 Raee non pericolosi Raee contenenti componenti pericolosi Tubi fluorescenti e altro contenente mercurio Altro recuperabile Terre e rocce 98 Pneumatici fuori uso 90 Legno Legno 95 Imballaggi in legno Stracci e indumenti smessi Abbigliamento 90 Prodotti tessili Stracci e indumenti smessi Imballaggi compositi (tetrapack) 98 Rifiuti particolari Oli e grassi vegetali 98 Pile e batterie Pile e batterie al piombo, nichel cadmio, mercurio 80 Pile e batterie Accumulatori per auto Accumulatori al piombo 80 Accumulatori esausti Oli, filtri e grassi minerali Oli, emulsioni e grassi minerali 88 Scarti di olio minerale non clorurati Imballaggi contenenti sostanze pericolose 90 Vernici, inchiostri, adesivi e resine non pericolosi 98 Detergenti non pericolosi 98 Cartucce e toner per stampa 98 98 R U R Rifiuto Residuo avviato ad impianti di recupero materia Ingombranti a recupero 18,5 Rifiuti urbani non differenziati 10 Residui della pulizia delle strade 56 Tab. 1: Percentuali di recupero di materia Ri assegnate alle diverse frazioni merceologiche. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 37/560 1.1.3 - La raccolta differenziata per fasce demografiche e presenze turistiche L’analisi per fasce demografiche evidenzia quanto segue: i comuni con numero di abitanti compreso tra 5.000 e 15.000, che rappresentano il 38% della popolazione, hanno raggiunto i migliori risultati in termini di raccolta differenziata (67% medio) e di residuo pro capite (142 kg/ab*anno); i comuni con numero di abitanti maggiore di 50.000, che rappresentano il 21% della popolazione, hanno ottenuto percentuali di raccolta differenziata più basse (43% medio) a fronte di un’elevata produzione di rifiuto urbano (Fig. 1.1.14). 62,1% RD 61,5% RD 43,1% RD 67,1% RD 0 50 100 150 200 250 300 350 400 <5.000 5.000-15.000 15.000-50.000 >50.000 k g / a b * a n n o 0,0% 10,0% 20,0% 30,0% 40,0% 50,0% 60,0% 70,0% 80,0% % R D raccolta differenziata residuo Fig. 1.1.14: Produzione pro capite e percentuale di RD per fasce demografiche - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Nei sette comuni capoluogo di provincia, in cui risiede il 21% della popolazione veneta, si produce circa il 27% dei rifiuti urbani regionali. La produzione pro capite di rifiuto urbano più elevata è nel comune di Rovigo ed è attribuibile ad elevati quantitativi di rifiuto verde raccolto (110 kg/ab*anno contro la media regionale di 58 kg/ab*anno). La produzione pro capite di residuo é pari a 358 kg/ab*anno, il doppio rispetto agli altri comuni. Venezia, il comune con più abitanti e con più utenze non domestiche, presenta la maggiore produzione pro capite e la minore percentuale di raccolta differenziata. Belluno, con meno abitanti e meno utenze non domestiche, è caratterizzato dalla produzione di residuo pro capite più bassa e da una percentuale di raccolta differenziata che ha superato il 64%. Confrontando le tre città con popolazione maggiore di 150.000 abitanti, Verona nel 2010 è quella con la raccolta differenziata più alta (45%), seguita subito dopo da Padova con il 41% (Tab. 1.1.2). Comune Abitanti (n°) Utenze domestiche (n°) Utenze non domestiche (n°) Raccolta differenziata pro capite (kg/ab.anno) Residuo pro capite (kg/ab.anno) RU pro capite (kg/ab.anno) RU pro capite equivalente (kg/ab.anno) % RD Belluno 36.599 18.215 2.411 257 143 400 397 64,4 Padova 214.198 103.944 19.747 283 407 691 682 41,0 Rovigo 52.118 21.552 2.747 418 294 712 708 58,8 Treviso 87.055 37.542 5.510 312 283 595 590 52,4 Venezia 270.884 130.125 32.925 238 472 709 653 33,5 Verona 264.475 115.113 16.687 238 292 530 522 45,0 Vicenza 115.927 53.901 8.343 311 307 618 613 50,3 Totale 1.041.256 480.392 88.370 271 358 629 610 43,1 Tab. 1.1.2: Principali indicatori di produzione per i comuni capoluogo - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Fascia demografica <5.000 5.000 15.000 15.000 50.000 >50.000 Comuni (n.) 313 209 52 7 Abitanti (%) 16 38 25 21 RU prodotti (%) 14 33 25 28 RU pro capite (kg/ab.anno) 417 432 492 636 Residuo pro capite (kg/ab.anno) 158 142 189 362 %RD 62 67 61 43 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 38/560 In tutti i capoluoghi è attiva la raccolta separata della frazione organica (raccolta secco-umido), anche se nel comune di Venezia interessa solo la terraferma e non il centro storico. L’unico capoluogo ad avere la raccolta secco-umido domiciliare estesa a tutto il territorio è Belluno, mentre gli altri capoluoghi sono caratterizzati da una raccolta prevalentemente stradale con alcune zone a raccolta domiciliare. Il Veneto, grazie alla varietà del suo territorio, riesce a richiamare contemporaneamente un turismo montano, balneare, lacuale, termale e artistico-culturale tale da renderla la regione italiana con maggiore presenza turistica. Nel Veneto il turismo costituisce pertanto un fenomeno di incidenza rilevante che si riflette con dinamiche complesse sulla produzione, raccolta e gestione dei rifiuti urbani. E’ interessante quindi confrontare la produzione di rifiuti urbani e la percentuale di raccolta differenziata nei comuni in cui il turismo è più significativo rispetto a quelli non interessati da tale fenomeno. L’elaborazione dei dati per valutare l’influenza del turismo viene fatta utilizzando il parametro degli abitanti equivalenti, che considera, oltre ai residenti, le presenze turistiche rilevate nell’anno. Valutando i comuni con la maggiore incidenza del turismo e i relativi dati di produzione procapite e percentuale di raccolta differenziata, emerge come i comuni con tasso di presenze turistiche medio-basso presentano una produzione procapite equivalente inferiore ai 460 kg/ab.eq*anno, mentre le classi più elevate superano i 610 kg/ab.eq*anno. L’aumento di produzione procapite dovuta al turismo è quasi il 9% per i Comuni a tasso di turisticità elevato mentre per quelli con tasso di turisticità molto elevato è del 59% (Tab. 1.1.3). Tasso di turisticità Comuni (n.) Abitanti (n.) Presenze turistiche (n.) Abitanti equivalenti (n.) RU pro capite (kg/ab.anno) RU pro capite equivalente (kg/ab.anno) Variazione RU pro capite (%) % RD basso 508 4.285.349 7.929.770 4.307.074 450 448 1 61,5 medio 24 98.908 1.202.463 102.202 474 459 3 63,2 elevato 17 372.429 12.279.666 406.072 674 618 9 37,6 molto elevato 32 182.279 39.105.103 289.416 1.002 631 59 51,9 Totale REGIONE 581 4.938.965 60.517.002 5.104.765 488 472 3 58,3 Tab. 1.1.3: Confronto fra produzione procapite e % RD considerando la diffusione delle presenze turistiche - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Si sottolinea che, nonostante l’effetto che il turismo induce sulla produzione dei rifiuti, alcuni comuni a tasso di turisticità molto elevato hanno raggiunto percentuali di raccolta superiori al 50%. Questo indica che, adottando i necessari strumenti di applicazione della gestione integrata dei rifiuti, è possibile affrontare gli aspetti critici, spesso contingenti, legati al flusso turistico. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 39/560 PRODUZIONE TOTALE DI RIFIUTI URBANI, RACCOLTA DIFFERENZIATA E RIFIUTO RESIDUO - ANNO 2010 PROVINCIA BACINO Abitanti (n.) FORSU (t) VERDE (t) VETRO (t) CARTA E CARTONE (t) PLASTICA (t) Imballaggi metallici (t) MULTI MATERIALE (t) RAEE (t) ALTRO RECUPERABILE (t) RIFIUTI PARTICOLARI (t) RACCOLTA DIFFERENZIATA (t) RESIDUO (t) RIFIUTO TOTALE (t) % RD BL BL1 213.491 12.034 1.868 4.022 15.291 2.986 204 8.745 1.586 7.500 381 54.616 42.026 96.642 56,5 BL Totale 213.491 12.034 1.868 4.022 15.291 2.986 204 8.745 1.586 7.500 381 54.616 42.026 96.642 56,5 PD PD1 242.106 14.372 15.110 8.118 14.958 746 14 7.360 1.138 3.675 251 65.743 32.768 98.510 66,7 PD2 423.974 35.910 20.222 5.859 28.949 1.184 0 24.703 1.921 7.687 370 126.805 122.116 248.921 50,9 PD3 143.493 13.048 15.046 3.988 8.361 1.211 0 4.882 630 1.689 107 48.962 22.287 71.249 68,7 PD4 124.590 8.791 11.680 4.016 7.662 302 0 3.992 550 939 112 38.045 17.377 55.422 68,6 PD Totale 934.163 72.121 62.058 21.982 59.930 3.442 14 40.937 4.238 13.991 840 279.554 194.548 474.102 59,0 RO RO1 247.372 20.114 28.577 7.008 16.341 175 54 11.131 1.360 3.422 397 88.579 48.899 137.478 64,4 RO Totale 247.372 20.114 28.577 7.008 16.341 175 54 11.131 1.360 3.422 397 88.579 48.899 137.478 64,4 TV TV1 309.062 22.414 13.391 9.633 15.909 2.551 20 11.501 1.918 5.843 398 83.579 28.980 112.560 74,3 TV2 360.861 24.430 23.510 899 21.217 1.997 108 17.201 2.254 9.649 512 101.777 47.583 149.360 68,1 TV3 222.021 16.713 9.770 7.346 11.551 421 16 7.949 1.390 4.404 386 59.944 16.813 76.757 78,1 TV Totale 891.944 63.557 46.671 17.878 48.677 4.968 144 36.651 5.562 19.896 1.296 245.300 93.377 338.677 72,4 VE VE1 96.074 10.208 10.412 92 7.723 123 0 9.406 395 1.357 120 39.835 26.660 66.495 59,9 VE2 295.034 9.364 11.534 1.055 20.136 210 0 12.254 1.398 17.391 296 73.638 131.851 205.489 35,8 VE3 133.477 15.845 15.831 397 9.459 275 51 10.211 608 2.761 191 55.628 39.042 94.670 58,8 VE4 268.927 15.693 21.653 449 13.668 360 0 11.837 1.410 3.562 302 68.933 65.898 134.831 51,1 VE5 68.865 6.286 1.833 137 4.482 127 0 5.514 404 2.426 101 21.308 16.531 37.839 56,3 VE Totale 862.377 57.396 61.263 2.129 55.467 1.095 51 49.221 4.215 27.497 1.010 259.343 279.982 539.324 48,1 VI VI1 378.544 24.897 18.937 12.120 21.673 484 94 10.448 2.314 9.177 477 100.620 71.814 172.435 58,4 VI2 183.282 8.426 5.221 6.425 9.822 89 48 5.205 971 3.258 150 39.616 27.452 67.067 59,1 VI3 124.569 7.337 3.056 3.708 5.982 204 0 3.597 883 2.493 131 27.391 15.479 42.871 63,9 VI4 21.473 598 354 724 927 417 0 169 130 163 12 3.493 10.335 13.828 25,3 VI5 161.852 11.292 9.745 5.538 9.330 3.645 86 737 985 2.893 272 44.523 22.744 67.267 66,2 VI Totale 869.720 52.550 37.313 28.516 47.734 4.839 229 20.155 5.283 17.984 1.042 215.644 147.824 363.468 59,3 VR VR1 135.583 12.866 9.423 7.587 10.098 3.047 0 130 886 4.685 195 48.917 25.295 74.212 65,9 VR2 150.489 12.130 11.850 6.698 9.818 2.747 9 410 856 3.092 181 47.790 33.240 81.030 59,0 VR3 116.174 8.037 5.235 3.372 6.271 1.743 0 1.458 472 2.273 96 28.957 18.558 47.514 60,9 VR4 197.568 15.332 15.089 6.532 11.557 1.016 87 4.839 1.008 3.905 198 59.563 33.459 93.022 64,0 VR5 320.084 20.871 4.691 10.439 21.236 1.794 0 8.470 1.084 7.192 184 75.959 87.170 163.129 46,6 VR Totale 919.898 69.236 46.287 34.627 58.980 10.346 96 15.307 4.306 21.146 854 261.186 197.722 458.908 56,9 Totale REGIONE 4.938.965 347.008 284.036 116.161 302.420 27.851 792 182.147 26.549 111.437 5.821 1.404.222 1.004.377 2.408.599 58,3 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 40/560 PRODUZIONE PRO CAPITE (kg/ab.*anno) DI RIFIUTI URBANI, RACCOLTA DIFFERENZIATA E RIFIUTO RESIDUO - ANNO 2010 PROVINCIA BACINO Abitanti (n.) FORSU VERDEVETRO CARTA E CARTONE PLASTICA Imballaggi metallici MULTIMATERIALE RAEE ALTRO RECUPERABILE RIFIUTI PARTICOLARI RACCOLTA DIFFERENZIATA RESIDUO RIFIUTO TOTALE BL BL1 213.491 56,37 8,75 18,84 71,62 13,98 0,95 40,96 7,43 35,13 1,79 255,82 196,85 452,67 BL Totale 213.491 56,37 8,75 18,84 71,62 13,98 0,95 40,96 7,43 35,13 1,79 255,82 196,85 452,67 PD PD1 242.106 59,36 62,41 33,53 61,78 3,08 0,06 30,40 4,70 15,18 1,04 271,54 135,35 406,89 PD2 423.974 84,70 47,70 13,82 68,28 2,79 0,00 58,26 4,53 18,13 0,87 299,09 288,03 587,11 PD3 143.493 90,93 104,85 27,80 58,27 8,44 0,00 34,02 4,39 11,77 0,75 341,22 155,32 496,53 PD4 124.590 70,56 93,75 32,24 61,50 2,42 0,00 32,04 4,42 7,54 0,90 305,36 139,48 444,83 PD Totale 934.163 77,20 66,43 23,53 64,15 3,68 0,02 43,82 4,54 14,98 0,90 299,26 208,26 507,52 RO RO1 247.372 81,31 115,52 28,33 66,06 0,71 0,22 45,00 5,50 13,83 1,60 358,08 197,68 555,75 RO Totale 247.372 81,31 115,52 28,33 66,06 0,71 0,22 45,00 5,50 13,83 1,60 358,08 197,68 555,75 TV TV1 309.062 72,52 43,33 31,17 51,48 8,25 0,06 37,21 6,21 18,90 1,29 270,43 93,77 364,20 TV2 360.861 67,70 65,15 2,49 58,80 5,53 0,30 47,67 6,25 26,74 1,42 282,04 131,86 413,90 TV3 222.021 75,27 44,00 33,09 52,02 1,89 0,07 35,80 6,26 19,84 1,74 269,99 75,73 345,72 TV Totale 891.944 71,26 52,32 20,04 54,57 5,57 0,16 41,09 6,24 22,31 1,45 275,02 104,69 379,71 VE VE1 96.074 106,25 108,37 0,95 80,39 1,28 0,00 97,90 4,11 14,12 1,25 414,63 277,49 692,12 VE2 295.034 31,74 39,09 3,58 68,25 0,71 0,00 41,53 4,74 58,95 1,00 249,59 446,90 696,49 VE3 133.477 118,71 118,60 2,97 70,86 2,06 0,38 76,50 4,56 20,68 1,43 416,76 292,50 709,26 VE4 268.927 58,36 80,52 1,67 50,82 1,34 0,00 44,02 5,24 13,25 1,12 256,33 245,04 501,37 VE5 68.865 91,28 26,62 1,98 65,09 1,84 0,00 80,06 5,86 35,22 1,46 309,42 240,06 549,47 VE Totale 862.377 66,56 71,04 2,47 64,32 1,27 0,06 57,08 4,89 31,88 1,17 300,73 324,66 625,39 VI VI1 378.544 65,77 50,03 32,02 57,25 1,28 0,25 27,60 6,11 24,24 1,26 265,81 189,71 455,52 VI2 183.282 45,97 28,49 35,06 53,59 0,49 0,26 28,40 5,30 17,78 0,82 216,15 149,78 365,92 VI3 124.569 58,90 24,53 29,76 48,02 1,64 0,00 28,88 7,09 20,01 1,05 219,89 124,26 344,15 VI4 21.473 27,83 16,47 33,74 43,15 19,43 0,00 7,85 6,07 7,59 0,55 162,68 481,29 643,97 VI5 161.852 69,77 60,21 34,22 57,64 22,52 0,53 4,55 6,08 17,88 1,68 275,09 140,52 415,61 VI Totale 869.720 60,42 42,90 32,79 54,88 5,56 0,26 23,17 6,07 20,68 1,20 247,95 169,97 417,91 VR VR1 135.583 94,90 69,50 55,96 74,48 22,47 0,00 0,96 6,53 34,56 1,44 360,79 186,57 547,36 VR2 150.489 80,60 78,74 44,51 65,24 18,25 0,06 2,72 5,69 20,54 1,20 317,57 220,88 538,44 VR3 116.174 69,18 45,06 29,02 53,98 15,00 0,00 12,55 4,06 19,56 0,82 249,25 159,74 408,99 VR4 197.568 77,60 76,37 33,06 58,50 5,14 0,44 24,49 5,10 19,76 1,00 301,48 169,35 470,84 VR5 320.084 65,20 14,65 32,61 66,34 5,60 0,00 26,46 3,39 22,47 0,57 237,31 272,33 509,65 VR Totale 919.898 75,26 50,32 37,64 64,12 11,25 0,10 16,64 4,68 22,99 0,93 283,93 214,94 498,87 Totale REGIONE 4.938.965 70,26 57,51 23,52 61,23 5,64 0,16 36,88 5,38 22,56 1,18 284,32 203,36 487,67 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 41/560 1.1.4 - Dati 2011 - Sintesi PRINCIPALI INDICATORI DEI RIFIUTI URBANI - ANNO 2011 Indice Unità di misura Anno 2011 Variazione 2010/2011 Produzione totale di RU t/anno 2.305.401 -4,3% Percentuale di RD % 60,5 +2,2 Raccolta Differenziata t/anno 1.394.069 -0,7% Rifiuto Urbano Residuo t/anno 911.333 -9,3% Indicatori di produzione Produzione RU pro capite kg/ab*anno 465 -4,7% Quantità organico pro capite kg/ab*anno 126 -1,7% Quantità vetro pro capite kg/ab*anno 40 +2,1% Quantità carta pro capite kg/ab*anno 60 -3,9% Quantità plastica pro capite kg/ab*anno 21 +6,0% Quantità imballaggi in metallo pro capite kg/ab*anno 5 +5,6% Indicatori di gestione RU avviati a recupero t/anno 1.394.068 -0,7% RU avviati a trattamento t/anno 535.403 -6,2% RU inceneriti t/anno 187.850 -7,9% RU smaltiti direttamente in discarica t/anno 188.080 -18,1% Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 42/560 1.2 - SISTEMI DI RACCOLTA DEI RIFIUTI URBANI Il sistema di raccolta, cioè la modalità con la quale vengono intercettati i rifiuti, è strategico per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata previsti dalla normativa perché condiziona la quantità e la qualità dei rifiuti. Per essere efficiente, il sistema deve tener conto oltre che dell’eterogeneità dei materiali anche dei diversi fattori territoriali, urbanistici e socio economici, e non ultimo della situazione impiantistica e degli accordi stipulati con CONAI e Consorzi di filiera. Un metodo di classificazione dei sistemi di raccolta considera le frazioni merceologiche intercettate: − raccolta RU indifferenziato: raccolta del rifiuto senza la separazione della frazione umida (frazioni secche riciclabili e frazione indifferenziata), − raccolta secco-umido: il rifiuto urbano viene separato in 3 flussi principali: umido, frazioni secche riciclabili (carta, vetro, plastica, imballaggi metallici, etc.) e secco residuo non riciclabile. Nel Veneto questo sistema di raccolta interessa oltre il 90% dei cittadini. I sistemi di raccolta possono essere distinti anche in base alle modalità di raccolta in: − raccolta stradale: raccolta del rifiuto mediante contenitori posizionati su strade o aree pubbliche. L’accesso ai contenitori stradali è libero e non è soggetto ad alcun tipo di controllo, senza alcun obbligo per l’utente di rispettare orari e date prestabilite per il conferimento; − raccolta domiciliare o porta a porta: raccolta del rifiuto di ogni singola utenza mediante appositi contenitori forniti dal gestore del servizio. Il prelievo dei rifiuti avviene in orari e date prestabiliti, in cui gli utenti espongono i contenitori all’esterno della loro casa. Quando tutte le frazioni vengono raccolte porta a porta, il sistema di raccolta viene definito raccolta domiciliare spinta; − raccolta mista: modalità di raccolta differente o per frazione merceologica (esempio più diffuso è l’adozione della raccolta porta a porta per la frazione umida e di quella stradale per la frazione secca) o per area urbana (ad esempio raccolta domiciliare nei centri storici e stradale nelle aree periferiche). Interessanti sono alcune iniziative di raccolta stradale del rifiuto urbano residuo che utilizzano contenitori stradali con accesso controllato, mediante chiave fornita a un ristretto numero di utenti. Nel Veneto esistono molte differenti combinazioni di tipologia di raccolta, dettate da scelte economiche e logistiche, in funzione delle caratteristiche territoriali e impiantistiche. Fondamentale è altresì il ruolo dei centri di raccolta o ecocentri in particolare dove è presente la raccolta domiciliare, in quanto consentono ai cittadini il conferimento di tutte quelle particolari categorie di rifiuti che non rientrano nelle raccolte stradali o domiciliari. In una regione come il Veneto, dove la percentuale di raccolta differenziata è tra le più elevate in ambito nazionale, queste strutture rivestono un ruolo di fondamentale importanza, sia per sottrarre dal rifiuto residuo rifiuti contenenti sostanze pericolose, sia per incentivare la raccolta differenziata di tutti i rifiuti recuperabili, fornendo ai cittadini un servizio aggiuntivo rispetto a quello ordinario, in modo da soddisfare il maggior numero possibile di esigenze. 1.2.1 - La raccolta secco-umido Nel Veneto il sistema di raccolta secco-umido interessa oltre il 90% dei cittadini e il 92% dei Comuni (Fig. 1.2.1). Il rifiuto urbano viene separato in 3 flussi principali: − umido, − frazioni secche riciclabili (carta, vetro, plastica, imballaggi metallici, etc.), − secco residuo non riciclabile. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 43/560 La raccolta separata della frazione organica è fondamentale per conseguire elevati livelli di raccolta differenziata e ridurre gli impatti delle discariche. Restano esclusi, oltre al comune di Venezia (dove la raccolta separata della frazione organica interessa solo alcune zone), principalmente piccoli comuni di montagna che hanno adottato, come strategie per limitare la presenza di organico nel rifiuto indifferenziato, il compostaggio domestico e la raccolta separata della FORSU solo presso le utenze non domestiche (es. alberghi, ristoranti, bar, etc.). I comuni che effettuano la raccolta differenziata della frazione organica, cosiddetta raccolta secco-umido, sono 534 e rappresentano il 93% circa della popolazione (Tab. 1.2.1). Tra questi la modalità domiciliare risulta essere la prevalente, con 449 comuni interessati e circa il 65,8% della popolazione, pari a oltre 3.200.000 abitanti coinvolti (Fig. 1.2.1 e Tab. 1.2.1). Sono, inoltre, 332 i comuni che applicano la raccolta domiciliare spinta, ossia la modalità domiciliare estesa a tutte le frazioni di rifiuto intercettate. 219 281 311 365 372 386 396 415 425 433 449 93 89 98 81 84 77 72 77 71 68 55 31 20 14 12 19 20 24 22 19 18 30 238 191 158 123 106 98 89 67 66 62 47 0 100 200 300 400 500 600 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 n . C o m u n i secco-umido porta a porta secco-umido stradale secco-umido misto raccolta RU indifferenziato Fig. 1.2.1 Numero di comuni suddivisi per raccolta del rifiuto indifferenziato, raccolta separata secco-umido porta a porta, stradale e mista - Anni 2000 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Sistema di raccolta n. Comuni % Comuni n. Abitanti % Abitanti % RD Procapite (kg/ab*anno) RU indifferenziato 47 8,1 346.305 7,0 34 657 Indifferenziato 28 4,8 313.684 6,4 33 667 Organico solo grandi utenze 19 3,3 32.621 0,7 42 555 Secco Umido 534 91,9 4.592.660 93,0 61 475 Stradale 55 9,5 1.127.305 22,8 47 592 Secco - Umido misto 30 5,2 217.823 4,4 54 657 Domiciliare 449 77,3 3.247.532 65,8 68 422 Tab. 1.2.1 Ripartizione dei comuni e degli abitanti del Veneto in funzione del sistema di raccolta, con relativa %RD e produzione di rifiuti pro capite - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 44/560 Sistema di raccolta RU indifferenziato Sistema di raccolta Secco-Umido PROVINCIA n. Comuni % Comuni n. Abitanti % Abitanti % RD Procapite (kg/ab.anno) n. Comuni % Comuni n. Abitanti % Abitanti % RD Procapite (kg/ab.anno) Belluno 21 30,4 33.104 15,5 42,4 552,8 48 69,6 180.387 84,5 59,8 434,3 Padova 0 - 0 - - - 104 100,0 934.163 100,0 59,0 507,5 Rovigo 0 - 0 - - - 50 100,0 247.372 100,0 64,4 555,8 Treviso 0 - 0 - - - 95 100,0 891.944 100,0 72,4 379,7 Venezia 1 2,3 270.884 31,4 33,5 709,4 43 97,7 591.493 68,6 56,2 586,9 Vicenza 19 15,7 35.080 4,0 28,6 385,4 102 84,3 834.640 96,0 60,5 419,3 Verona 6 6,1 7.237 0,8 16,7 481,9 92 93,9 912.661 99,2 57,2 499,0 REGIONE 47 8,1 346.305 7,0 33,7 656,9 534 91,9 4.592.660 93,0 60,9 474,9 Tab. 1.2.2 Ripartizione dei Comuni e degli abitanti in funzione dei sistemi di raccolta dei rifiuti urbani (RU indifferenziato e secco umido) per provincia con relativa %RD e produzione di rifiuti pro capite - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Provincia modalità raccolta secco umido n. Comuni con raccolta secco umido n. abitanti con raccolta secco-umido porta a porta 14 66.852 stradale 17 48.944 misto 17 64.591 tot 48 180.387 porta a porta 102 700.240 stradale 1 214.198 misto 1 19.725 tot 104 934.163 porta a porta 48 188.759 stradale 1 52.118 misto 1 6.495 tot 50 247.372 porta a porta 93 775.925 stradale 1 87.055 misto 1 28.964 tot 95 891.944 porta a porta 31 318.037 stradale 9 223.808 misto 3 49.648 tot 43 591.493 porta a porta 83 640.065 stradale 13 159.285 misto 6 35.290 tot 102 834.640 porta a porta 78 557.654 stradale 13 341.897 misto 1 13.110 tot 92 912.661 Vicenza Verona Padova Rovigo Treviso Venezia Belluno 2% 96% 2% 1% 1% 98% 21% 72% 7% 1% 85% 14% 23% 2% 75% 3% 10% 87% 8% 54% 38% 4% 77%19% 29% 36% 35% 1% 1% 98% 13% 81% 6% 27% 37% 36% 1% 62%37% 21% 76% 3% porta a porta stradale misto Tab. 1.2.3 Suddivisione dei Comuni e degli abitanti in funzione delle modalità di raccolta secco-umido per ogni provincia - Anno 2010 Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. L’analisi per fasce demografiche mostra inoltre che la maggior parte dei comuni di medie dimensioni (con numero di abitanti compreso nelle fasce 5.000÷15.000 e 15.000÷50.000) ha un sistema secco-umido porta a porta (Tab. 1.2.4). Viceversa la maggior parte dei comuni con più di 50.000 effettua la raccolta secco-umido stradale, alla quale si stanno però affiancando raccolte domiciliari localizzate (ad es. in zone industriali o piccoli quartieri). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 45/560 Sistema di raccolta Indicatori FASCIA DEMOGRAFICA <5.000 5.000÷15.000 15.000÷50.000 >50.000 RU indifferenziato n. Comuni 46 - - 1 RU pro capite (kg/ab*anno) 468 - - 709 % RD 34,6 - - 33,5 Secco-Umido stradale n. Comuni 31 10 8 6 RU pro capite (kg/ab*anno) 525 559 556 610 % RD 46,9 52,5 46,3 47,0 Secco-Umido misto n. Comuni 17 9 4 RU pro capite (kg/ab*anno) 365 752 712 % RD 65,8 54,5 50,3 Secco umido domiciliare n. Comuni 219 190 40 RU pro capite (kg/ab*anno) 402 412 455 % RD 68,1 69,0 67,3 Tab. 1.2.4 Produzione pro capite e percentuale media di raccolta differenziata per fascia demografica in funzione del sistema di raccolta - Anno 2010- Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 46/560 1.2.2 - La raccolta delle frazioni secche riciclabili La raccolta separata delle frazioni secche riciclabili (carta, vetro, plastica e imballaggi in metallo) è effettuata prevalentemente con modalità domiciliare (porta a porta). Dal 2002 al 2010 i comuni che hanno adottato tale sistema sono più che raddoppiati passando dal 28% al 64% (Fig. 1.2.2). La situazione a livello provinciale, illustrata in dettaglio nella tabella 1.2.5, evidenzia la quasi totale diffusione della raccolta domiciliare nelle province di Padova e Rovigo, mentre in quella di Belluno è più diffusa quella stradale. 0 100 200 300 400 500 600 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 n . C o m u n i porta a porta stradale misto Fig. 1.2.2 Evoluzione dei sistema di raccolta per le frazioni secche riciclabili – Anni 2002 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Provincia Tot. Comuni (n°) Tot. Abitanti (n°) Raccolta porta a porta Raccolta stradale Raccolta mista n. Comuni % Comuni n. Abitanti % Abitanti n. Comuni % Comuni n. Abitanti % Abitanti n. Comuni % Comuni n. Abitanti % Abitanti Belluno 69 213.491 8 11,6 57.327 26,9 58 84,1 134.925 63,2 3 4,3 21.239 9,9 Padova 104 934.163 101 97,1 882.701 94,5 2 1,9 31.737 3,4 1 1,0 19.725 2,1 Rovigo 50 247.372 48 96,0 188.759 76,3 1 2,0 52.118 21,1 1 2,0 6.495 2,6 Treviso 95 891.944 69 72,6 619.223 69,4 22 23,2 243.123 27,3 4 4,2 29.598 3,3 Venezia 44 862.377 34 77,3 672.428 78,0 10 22,7 189.949 22,0 – – Vicenza 121 869.720 51 42,1 380.135 43,7 56 46,3 419.610 48,2 14 11,6 69.975 8,0 Verona 98 919.898 61 62,2 404.880 44,0 32 32,7 214.126 23,3 5 5,1 300.892 32,7 Tot. Regionale 581 4.938.965 372 64,0 3.205.453 64,9 181 31,2 1.285.588 26,0 28 4,8 447.924 9,1 Tab. 1.2.5 Suddivisione della popolazione e dei comuni per principale modalità di raccolta delle frazioni secche riciclabili - Anno 2010 Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Solo la carta mantiene una modalità di raccolta prevalentemente monomateriale. L’intercettazione degli altri rifiuti di imballaggio (vetro, plastica e metalli) è congiunta come “multimateriale”, che può essere definito “multimateriale pesante” (VPM o VM) o “multimateriale leggero” (PM, CPM), come descritto in tabella 1.2.6. La più utilizzata nel 2010 è la raccolta del “multimateriale leggero” PM seguita dalle tipologie VPM e VM. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 47/560 Sigla Composizione Definizione VPM vetro – plastica – metalli multimateriale pesante VM vetro – metalli multimateriale pesante PM plastica – metalli multimateriale leggero CPM carta – plastica – metalli multimateriale leggero Tab. 1.2.6.Tipologie di raccolta “multimateriale”. VPM 20% VM 15% PM 63% altro 1% CPM 1% 0% 20% 40% 60% 80% 100% BL PD RO TV VE VI VR VPM VM PM CPM altro Fig. 1.2.3: Percentuale di comuni in relazione alla tipologia di raccolta “multimateriale”, a livello regionale e provinciale - Anno 2010 Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. VPM 55% VM 5% PM 36% altro 2% CPM 2% 0% 20% 40% 60% 80% 100% BL PD RO TV VE VI VR VPM VM PM CPM altro Fig. 1.2.4 Quantitativo di “multimateriale” prodotto per tipologia di raccolta, a livello regionale e provinciale - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. La raccolta multimateriale, che nel 2010 è stata pari a 182.147 t, scomposta nelle varie categorie merceologiche, risulta costituita in peso dal 41% di vetro, 39% di plastica, 12% di imballaggi metallici, 3% di carta e 5% di scarti (frazioni erroneamente conferite all’interno della raccolta multimateriale). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 48/560 1.2.3 - I centri di raccolta dei Rifiuti Urbani I centri di raccolta sono aree connesse e funzionali al sistema di raccolta dei rifiuti urbani che permettono di intercettare alcune tipologie di rifiuti che costituirebbero un serio problema alla salute e all’ambiente se non fossero raccolte separatamente. Si tratta di rifiuti particolari, come ad esempio oli esausti, medicinali scaduti, pile e batterie, accumulatori per auto, imballaggi contaminati da sostanze pericolose, RAEE (piccoli elettrodomestici, frigoriferi, televisori, computer, etc.) e rifiuti ingombranti come materassi, divani e in generale rifiuti di grandi dimensioni costituiti da materiali eterogenei. In una regione come il Veneto dove la percentuale di raccolta differenziata è tra le più elevate in ambito nazionale, queste strutture rivestono un ruolo di fondamentale importanza sia, come già evidenziato, per sottrarre dal rifiuto residuo rifiuti contenenti sostanze pericolose, sia per incentivare la raccolta differenziata di tutti i rifiuti recuperabili, fornendo ai cittadini un servizio aggiuntivo rispetto a quello ordinario, in modo da soddisfare il maggior numero possibile di esigenze. Grazie anche ai finanziamenti regionali erogati negli anni, il Veneto possiede una fitta rete di centri di raccolta che nel 2010 hanno garantito il servizio in 508 comuni su 581, ossia a quasi il 94% della popolazione. A livello provinciale in 6 province su 7 questo servizio è stato garantito in oltre l’80% dei comuni (Tab. 1.2.7). Provincia n. Comuni serviti4 % Comuni serviti n. Abitanti serviti % Abitanti serviti Belluno 65 94,2 208.698 97,8 Padova 74 71,2 729.978 78,1 Rovigo 50 100,0 247.372 100,0 Treviso 94 98,9 889.681 99,7 Venezia 41 93,2 844.620 97,9 Vicenza 104 86,0 843.830 97,0 Verona 80 81,6 853.516 92,8 REGIONE 508 87,4 4.610.325 93,3 Tab. 1.2.7 Numero di comuni e abitanti per provincia con presenza di almeno un centro di raccolta - Anno 2010 - Fonte: Arpav Osservatorio Regionale Rifiuti. 4 Comuni nei quali è presente almeno un centro di raccolta e amministrazioni che fruiscono, in virtù di accordi intercomunali, di centri di raccolta siti nei comuni limitrofi. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 49/560 1.3 - GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI 1.3.1 - Aspetti generali La gestione dei Rifiuti urbani relativa al 2010 è caratterizzata dai seguenti aspetti: − il quantitativo di frazione organica raccolta separatamente e avviata a recupero rappresenta il 26,2% dei rifiuti urbani raccolti; − il recupero delle frazioni secche (carta, vetro, plastica, legno, RAEE, ecc.) costituisce il 32,1% dei rifiuti urbani; − il quantitativo avviato agli impianti di pretrattamento (produzione di CDR, altre forme di recupero di materia, produzione di biostabilizzato), pari al 23,7% del rifiuto totale, è diminuito del 7,7% rispetto al 2009; − il quantitativo avviato a incenerimento rappresenta l’8,5% del rifiuto urbano totale; − il quantitativo di rifiuto residuo smaltito direttamente in discarica equivale al 9,5% del rifiuto totale ed è diminuito del 27,3% rispetto all’anno precedente (Figg. 1.3.1 e 1.3.2). Recupero organico 26,2%Incenerimento 8,5% Discarica 9,5% Trattamento (CDR BD-altro) 23,7% Recupero frazioni secche 32,1% Fig. 1.3.1 Destinazione dei rifiuti urbani nel Veneto rispetto al totale di rifiuto prodotto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 0 200.000 400.000 600.000 800.000 1.000.000 1.200.000 1.400.000 1.600.000 1.800.000 2.000.000 2.200.000 2.400.000 2.600.000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll a te discarica incenerimento trattamento (CDR-BD-altro) recupero frazioni secche recupero organico 73% 52% 83% 95% 32% Le variazioni percentuali sono riferite alla singola destinazione nel periodo 2001-2010 Fig. 1.3.2 Smaltimento e recupero nel Veneto - Anni 2001 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 50/560 1.3.2 - Impianti di recupero della frazione organica Nel 2010, le frazioni verde e umida intercettate mediante raccolta differenziata dei rifiuti urbani ammontano complessivamente a circa 631.000 t, con una produzione pro capite di 127,7 kg/ab*anno. Il sistema impiantistico veneto di recupero di tale frazione è costituito da 21 impianti di compostaggio e digestione anaerobica, di medie e grandi dimensioni, e da una cinquantina di piccoli impianti di trattamento del verde, con potenzialità inferiore a 1.000 tonnellate/anno, che producono ammendante compostato, biogas ed energia elettrica. La potenzialità complessiva degli impianti, pari a circa 1.000.000 t/anno, risulta superiore del 40% rispetto al fabbisogno regionale di trattamento dell’organico proveniente dalle raccolte differenziate. (Tab. 1.3.1). N. Provincia Comune Titolare impianto Potenzialità totale autorizzata (t/2010) Compostaggio Digestione anaerobica Produzione biomasse legnose 1 BL S. Giustina Bellunese DOLOMITI AMBIENTE 9.000 x 2 PD Lozzo Atestino AGRILUX 73.000 x 3 PD Camposampiero ETRA 53.500 x 4 PD Vigonza ETRA 34.000 x 5 PD Este SESA 300.000 x x 6 RO Canda BIOCALOS 32.500 x 7 RO Rovigo NUOVA AMIT 40.000 x 8 TV Treviso COMUNE DI TREVISO 3.000 x 9 TV Trevignano CONTARINA 35.000 x 10 VI Arzignano AGNO CHIAMPO AMBIENTE 27.000 x 11 VI Montecchio Precalcino BERTUZZO 10.000 x 12 VI Bassano del Grappa ETRA 66.300* x x 13 VR Ronco all’Adige AGRICER 9.300 x x 14 VR S. Bonifacio AGRIFLOR 37.000 x 15 VR Isola della Scala AGRINORD 70.000 x 16 VR Isola della Scala AGROFERT 35.000 x 17 VR Isola della Scala AMIFLORA 9.300 x x 18 VR Valeggio sul Mincio BIOGARDA 28.000 x 19 VR Villa Bartolomea FERTITALIA 95.000 x 20 VR Cerea NIMAR 74.520 x 21 VR Villa Bartolomea VILLA BIOENERGIE 36.000 x Totale 1.077.420 *La potenzialità comprende 22.000 t della linea del secco Tab. 1.3.1 Impianti di compostaggio e di digestione anaerobica autorizzati al 31/12/2010 – Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Compostaggio. Le province di Padova e Verona presentano una potenzialità significativamente elevata rispetto al fabbisogno interno, così da essere in grado di trattare rifiuto organico di altre province e regioni. Nelle province di Treviso e Venezia, invece, la situazione rilevata per il 2010 è da correlare all’evoluzione dello scenario impiantistico, che vede in fase di valutazione i progetti rispettivamente di ampliamento dell’impianto esistente nel trevigiano e di realizzazione di uno nuovo nel veneziano. Nel bellunese e nel rodigino sono in fase di realizzazione/messa in esercizio di impianti di digestione annessi ad esistenti impianti di compostaggio. Gli impianti elencati, oltre alla frazione organica di origine regionale, ricevono un consistente quantitativo di FORSU e verde proveniente da altre regioni italiane. In particolare, sono state trattate 162.873 t di FORSU di Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 51/560 provenienza extra regionale e 25.181 t di verde (pari al 26% del quantitativo totale di FORSU e verde trattati), provenienti soprattutto da Campania, Trentino Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia (Fig. 1.3.3). Campania 28% Trentino Alto Adige 23% Lombardia 17% Piemonte 14% Friuli Venezia Giulia 9% Lazio 5% Toscana 4% Emilia Romagna 48% Trentino Alto Adige 20% Friuli Venezia Giulia 14% Lombardia 13% Toscana 5% Fig. 1.3.3 Provenienza extra regionale di FORSU (sinistra) e verde (destra) trattati dagli impianti veneti (anno 2010) – Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Compostaggio. Oltre a FORSU e verde, gli impianti di compostaggio e digestione anaerobica hanno ritirato 141.809 t di fanghi (di origine agroindustriale e non agroindustriale, tra i quali 105.102 t di origine civile) e 28.555 t di altri scarti organici (il 3% del totale trattato) (Fig. 1.3.4). Fanghi agroindustriali 3% Fanghi non agroindustriali 13% ALTRO 2% FORSU 56% VERDE 25% FANGHI 16% SCARTI AGROINDUSTRIALI 1% Fig. 1.3.4 Ripartizione percentuale delle tipologie di rifiuti ritirati dagli impianti di compostaggio e digestione anaerobica nel 2010 – Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Compostaggio. Dal punto di vista impiantistico si sta assistendo ad una importante evoluzione delle tecnologie che associano al recupero di materia quello di energia, attraverso l’integrazione del compostaggio con la digestione anaerobica per la produzione di biogas destinato al recupero energetico. Nel territorio regionale sono presenti 2 impianti integrati di digestione anaerobica e compostaggio (SESA-Este ed ETRA-Bassano del Grappa), in cui il digestato prodotto viene inviato all’impianto di compostaggio presente nel medesimo sito. Sono inoltre attivi 4 impianti di sola digestione anaerobica (Agrilux Lozzo Atestino, ETRA Camposampiero, Villa Bioenergie e Treviso) che avviano il digestato a impianti di compostaggio terzi. Dalla digestione anaerobica di tali matrici sono stati prodotti, nel 2010, 23 milioni di Nm3 di biogas e oltre 50 mila MWh di energia elettrica, al netto dei quantitativi utilizzati per l’autoconsumo. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 52/560 0 5.000.000 10.000.000 15.000.000 20.000.000 25.000.000 2006 2007 2008 2009 2010 B io g a s ( N m 3 ) 0 5.000 10.000 15.000 20.000 25.000 30.000 35.000 40.000 45.000 50.000 E n e r g ia e le tt r ic a ( M W h ) Energia prodotta Biogas prodotto Fig. 1.3.5 Produzione di biogas ed energia elettrica - Anni 2006 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Compostaggio. Il compost prodotto presenta caratteristiche qualitative ampiamente rispondenti ai requisiti previsti dalla normativa sui fertilizzanti, come risulta dai monitoraggi periodicamente effettuati a cura dell’Osservatorio Regionale per il Compostaggio. Nel 2010 gli impianti di compostaggio hanno prodotto e commercializzato 242.192 t di compost, di cui l’80% è rappresentato dall’Ammendante Compostato Misto (ACM). Il compost a marchio di qualità “Compost Veneto” è stato prodotto per un quantitativo pari a 40.179 t, che rappresenta il 17% del totale commercializzato. Il compost è stato impiegato principalmente per le colture in pieno campo. 1.3.3 - Impianti di recupero delle frazioni secche riciclabili Tutti i comuni del Veneto hanno attivato nel proprio territorio la raccolta differenziata di carta, vetro, plastica e metalli che consente di intercettare un’importante quota di rifiuto da avviare al comparto industriale di riciclo e recupero. Essendo quindi non solo parte della gestione dei rifiuti, ma anche del complesso industriale, l’attivazione, il potenziamento e la razionalizzazione dei necessari ed adeguati circuiti di raccolta e trattamento rappresentano gli elementi maggiormente in grado di supportare e condizionare le esigenze di approvvigionamento dell’industria riciclatrice. Ciò determina l’esigenza che tutti gli attori coinvolti nelle diverse fasi di gestione e riciclo perseguano la migliore valorizzazione dei materiali raccolti e trattati, in tutte le fasi di selezione, trattamento e reimpiego vero e proprio delle materie prime secondarie. In Veneto la filiera del recupero delle frazioni secche riciciclabili è un settore particolarmente attivo e vitale che rappresenta professionalità e capacità impiantistiche di grande livello e può vantare un comparto impiantistico con potenzialità di recupero ampiamente maggiore del fabbisogno regionale. Ciò nonostante tale settore presenta caratteristiche eterogenee (tipologia di rifiuto trattato, struttura del mercato, dimensione delle imprese, applicazione delle normative) che hanno determinato una crescente attenzione al miglioramento dell’efficienza delle raccolte, alle performance di riciclo, all’individuazione di nuovi sbocchi per il materiale recuperato e di nuove forme di valorizzazione delle materie prime seconde. La gestione delle frazioni secche riciclabili segue percorsi sostanzialmente diversi in relazione al tipo di materiale considerato e alla modalità di raccolta con cui lo stesso viene intercettato (Fig. 1.3.6). La carta ed il cartone, generalmente raccolti come monomateriale, vengono avviati ad impianti di selezione e pressatura che li trattano in un ciclo dedicato, al termine del quale si ottiene materia prima seconda avviata direttamente alle cartiere. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 53/560 Qualora le frazioni siano raccolte congiuntamente nel multimateriale, questo viene avviato preventivamente a piattaforme di primo livello che effettuano una prima selezione suddividendo le diverse tipologie di materiali. Tali rifiuti, in flussi ora omogenei, vengono quindi avviati a specifici impianti di recupero da cui usciranno le materie prime seconde che andranno ad alimentare il comparto industriale. Più complesso risulta il percorso della plastica, che, oltre ad essere suddivisa dalle altre frazioni con cui viene raccolta (es. vetro e metalli), deve essere ulteriormente scomposta nelle tipologie di polimero compatibili con i diversi processi industriali: bottiglie in PET (ulteriormente suddivise in base al colore), contenitori in HDPE, film in LDPE, ecc. Fig. 1.3.6 Filiera del recupero delle frazioni secche riciclabili - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Compostaggio. Nel 2010 in Veneto sono state raccolte circa 630.000 t di frazioni secche riciclabili (Fig. 1.3.7), composte prevalentemente da carta e vetro, raccolte attive già da molti anni in tutte le realtà comunali. Anche la plastica viene attualmente raccolta in grandi volumi in qualsiasi contesto locale, ma, essendo una frazione estremamente “leggera” in termini percentuali, in peso risulta meno rilevante. cartiera selezione e pressatura plastica Pressatura II selezione MULTIMATERIALEMULTIMATERIALE MONOMATERIALE alluminio fonderia MATERIA PRIMA SECONDAMATERIA PRIMA SECONDA carta vetro Impianto di produzione “pronto forno” vetreria acciaio destagnazione fonderia selezione selezione I selezione selezione Produzione industriale Impianto di produzione scaglie e granulicartiera selezione e pressatura plastica Pressatura II selezione MULTIMATERIALEMULTIMATERIALE MONOMATERIALE alluminio fonderia MATERIA PRIMA SECONDAMATERIA PRIMA SECONDA carta vetro Impianto di produzione “pronto forno” vetreria acciaio destagnazione fonderia selezione selezione I selezione selezione Produzione industriale Impianto di produzione scaglie e granulicartiera selezione e pressatura plastica Pressatura II selezione MULTIMATERIALEMULTIMATERIALE MONOMATERIALE alluminio fonderia MATERIA PRIMA SECONDAMATERIA PRIMA SECONDA carta vetro Impianto di produzione “pronto forno” vetreria acciaio destagnazione fonderia selezione selezione I selezione selezione Produzione industriale Impianto di produzione scaglie e granuli Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 54/560 Altro differenziato 55,2% vetro 13,6% Carta 21,9% Metalli 1,6% Scarti dalla selezione del multimateriale 0,7% Plastica 7,0% Scarti plastica 1,4% Scarti carta 0,4% Carta 21,5% Scarti vetro 1,8%Plastica 5,6% vetro 11,9% Altro differenziato 55,2% Metalli 1,6% Scarti dalla selezione del multimateriale 0,7% Nota: Gli scarti associati alle operazioni di recupero sono specifici per ciascuna frazione e dipendono dal sistema di raccolta adottato (mono o multimateriale). Le percentuali di scarto applicate sono pertanto il risultato di una media ponderata. Fig. 1.3.7 Percentuale delle frazioni secche riciclabili al netto degli scarti derivanti dalla selezione del multi materiale (a sinistra) e stima degli scarti associati alle stesse dopo le operazioni di recupero (a destra)- Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Tali rifiuti vengono avviati ad una fitta rete impiantistica composta in Veneto da oltre un migliaio di impianti di selezione e recupero che presentano capacità di trattamento molto variabile e grande flessibilità dal punto di vista tecnologico. In tali piattaforme vengono trattati non solo i rifiuti raccolti in Veneto, urbani e speciali, ma anche rifiuti di provenienza extra regionale (soprattutto vetro). Si può quindi affermare che la potenzialità impiantistica per il recupero delle frazioni secche riciclabili superi ampiamente il fabbisogno regionale. 1.3.3.1 - Impianti di recupero del “multimateriale” In Veneto, nel 2010, sono state raccolte 182.147 t di multimateriale (circa il 13% della raccolta differenziata totale, per una produzione pro capite di 36,9 kg/ab*anno). Tale quantitativo è stato avviato a diversi impianti di selezione, di cui 8 principali (Tab. 1.3.2). Gli scarti derivanti dalla selezione del multimateriale, calcolati sulla base di analisi merceologiche, sono pari al 5% del totale trattato e nel 2010 ammontano a 9.353 t. Le piattaforme a cui viene avviato il multimateriale operano una selezione preliminare delle frazioni merceologiche omogenee (vetro, plastica, metalli e carta), separando le diverse tipologie di materiali da avviare ai successivi impianti di recupero dedicati. Ogni componente subisce quindi specifici processi di recupero, da cui usciranno nuove materie pronte per il comparto industriale. La capacità impiantistica, costituita da piattaforme di selezione e pretrattamento è distribuita in tutte le province anche considerando i piccoli impianti, con preminenza dell’area veneziana (Fig. 1.3.8). PD 7% TV 10% VR 6% VI 5% VE 72% Fig 1.3.8: Percentuale di multimateriale trattata nei principali impianti nelle diverse province in Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav – Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 55/560 Provincia Comune Destinatario % trattata VE Venezia ECO-RICICLI VERITAS 41,1 VE Mirano IDEALSERVICE 16,5 VE Santo Stino di Livenza ECOLFER 7,4 TV Godega di Sant'Urbano IDEALSERVICE 6,4 PD Monselice NEK 6,3 VR Cerea CONSORZIO CEREA 5,4 VI Sandrigo S.I.T. - SOCIETA' IGIENE TERRITORIO 4,9 TV Vedelago CENTRO RICICLO VEDELAGO 2,5 ALTRI IMPIANTI IN REGIONE (n° 22) 7,5 ALTRI IMPIANTI FUORI REGIONE 2,0 TOTALE 100,0 Tab. 1.3.2 Principali impianti di selezione del multimateriale in Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.3.3.2 - Impianti di recupero della carta Carta e cartone rappresentano il 21,9% di tutti i rifiuti raccolti in modo differenziato e i quantitativi intercettati aumentano progressivamente di anno in anno (produzione pro capite anno 2010: 62,4 kg/ab*anno) (Fig. 1.3.9). In Veneto nel 2010 sono state raccolte 307.969 t di rifiuti cellulosici (ripartite in 239.874 t di carta e cartone, 62.547 t di cartone da imballaggio e 5.548 t di carta raccolta nel multimateriale). altro differenziato 78,1% carta e cartone (200101) 17% cartone da imballaggio (150101) 4,5% carta da multimateriale (150106) 0,4% carta 21,9% 0 10 20 30 40 50 60 70 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 K g / a b * a n n o Fig 1.3.9 Percentuale di carta sul totale differenziato e sua ripartizione (anno 2010) e andamento della quantità di carta pro capite Anni 2000 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Il quantitativo raccolto viene avviato a circa 70 impianti di selezione e recupero presenti in regione, la maggior parte di piccola potenzialità o che, oltre a carta e cartone, riceve altre tipologie di rifiuti. Una quarantina di destinatari ha ritirato infatti meno di 1.000 t di imballaggi cellulosici. Gli impianti di trattamento della carta sono distribuiti in tutte le province, anche considerando i piccoli impianti, con preminenza delle aree veneziana, padovana e veronese (Fig. 1.3.10 e Tab. 1.3.3). Fig 1.3.10 Percentuale di carta e cartone trattata nelle diverse province dai principali impianti in Veneto Anno 2010 - Fonte: Arpav – Osservatorio Regionale Rifiuti. PD 24% TV 8% VE 38% VI 9% VR 21% Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 56/560 Provincia Comune Destinatario % carta trattata VE Noale TREVISAN 21,6 VR Zevio TRANSECO 7,7 TV Ponzano Veneto CARTECO 5,3 TV Godega di Sant'Urbano IDEALSERVICE - Godega S.Urbano 4,9 VE Santo Stino di Livenza ECOLFER 3,8 PD Campodarsego ETRA - Campodarsego 4,0 PD Megliadino San Vitale F.LLI NALIN 3,7 VR Villafranca di Verona LAMACART 3,6 PD Montegrotto Terme TERME RECUPERI 3,4 VI Schio PEGORARO 3,2 VI Bassano del Grappa ETRA - Bassano DG 3,1 VR Oppeano USVARDI GINO 3,1 ALTRI IMPIANTI IN REGIONE (n° 62 ) 32,6 TOTALE 100,0 Tab. 1.3.3 Principali impianti di selezione e recupero degli imballaggi cellulosici in Veneto - Anno 2010 Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Negli ultimi anni questi impianti hanno ricevuto congiuntamente a carta e cartone anche i contenitori poliaccoppiati per bevande, che sono stati inseriti tra le frazioni accettabili in questa tipologia merceologica. Dopo la selezione operata da questi impianti, il macero, è avviato alle cartiere per il riciclo. Attualmente il Veneto, in cui si contano ben 22 cartiere utilizzanti macero di diversa provenienza, è la seconda regione dopo la Toscana per la produzione cartaria ed offre importanti potenzialità di riciclo nel panorama nazionale. Otto cartiere utilizzano macero proveniente dalla selezione di carta e cartone da raccolta differenziata urbana, e lo utilizzano per la produzione di imballaggi, prevalentemente sottoforma di cartoncino per confezioni di pasta, riso, biscotti, etc. 1.3.3.3 - Impianti di recupero del vetro Il vetro, così come la carta, costituisce in Veneto una delle raccolte che i comuni effettuano da più tempo e corrisponde circa al 13,9% del totale differenziato. Nell’anno 2010 ne sono state intercettate 191.560 t, di cui 116.161 t di vetro monomateriale e 75.399 t di vetro derivante da selezione del multimateriale, per una produzione pro capite di 38,8 kg/ab*anno (Fig. 1.3.11). L’intercettazione del vetro, in passato spesso associata a plastica e metalli come multimateriale pesante, negli ultimi anni ha evidenziato una controtendenza a favore della raccolta monomateriale, modalità di raccolta preferita dagli impianti dedicati alla sua selezione e recupero. Il “rottame di vetro” ottenuto dai processi di selezione e recupero è avviato al comparto vetrario in cui, attraverso il riciclo, avviene la produzione delle bottiglie. A tale settore si è aggiunto negli ultimi anni anche il comparto della ceramica, che utilizza la sabbia di vetro ottenuta dai materiali di scarto del processo di recupero (frazioni scartate dai lettori ottici quali gli inerti diversi dal vetro e le frazioni fini non idonee alla fusione per la produzione di bottiglie). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 57/560 0 5 10 15 20 25 30 35 40 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 K g / a b * a n n o vetro monomateriale 8,4% vetro da multimateriale (150106) 5,5% vetro 13,9% altro differenziato 86,1% Fig. 1.3.11 Percentuale di vetro sul totale differenziato e sua ripartizione (anno 2010) e andamento della quantità di vetro prodotto pro capite - Anni 2000 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Il vetro raccolto nel territorio regionale viene principalmente avviato in provincia di Vicenza, dove è quasi totalmente gestito (70% circa) da un unico impianto, che produce vetro PaF (pronto al forno) poi direttamente avviato al forno della vetreria connessa. Il restante 30% è stato avviato ad altri impianti, sia di prima selezione, cioè di separazione del vetro dal multimateriale, sia di recupero e produzione di PaF, diffusi omogeneamente nel resto della regione (ad esclusione della Provincia di Belluno) (Tab. 1.3.4). Nel corso del 2010 meno del 3% del vetro raccolto è stato avviato fuori regione, ed anzi si è registrato un import di rifiuti di imballaggi in vetro pari circa a 200.000 t. Considerando una media degli scarti del 5-7% nel monomateriale e del 10-15% nel multimateriale, la percentuale di recupero degli imballaggi vetrosi risulta pari all’86% per un quantitativo stimato di circa 160.000 t. Provincia Comune Destinatario % trattata VI Lonigo ECOGLASS 67,9 TV Ormelle RIVETRO 7,9 VI Bassano del Grappa ETRA - Bassano DG 5,9 VE Musile di Piave ECOPIAVE 5,7 VR Cavaion Veronese SER.I.T. 4,5 VE Venezia ECO-RICICLI VERITAS 2,5 ALTRI IMPIANTI IN REGIONE (n° 18) 5,6 TOTALE 100,0 Tab. 1.3.4 I principali impianti di selezione del vetro in Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Fig 1.3.12 Percentuale di vetro trattata nelle diverse province dai principali impianti in Veneto - Anno 2010 Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. TV 8% VR 5% VI 78% VE 9% Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 58/560 Ad una elevata potenzialità di selezione e recupero, per quanto riguarda i rifiuti vetrosi, corrisponde una ancor maggiore potenzialità di riciclo del vetro PaF, di cui il Veneto rappresenta un grosso consumatore. Il mercato di questo materiale si sviluppa infatti tra 6 vetrerie, di cui 4, in relazione alla specifica produzione industriale, lavorano con un ridotto quantitativo di rottame di vetro, mentre le 2 principali, in provincia una di Vicenza ed una di Treviso, utilizzano il rottame in quota preponderante. A tali vetrerie, appartenenti alle grandi multinazionali del vetro quali la Saint Gobain e la O.I., tra le più importanti nel panorama nazionale, converge quasi interamente, per il riciclo, il vetro PaF derivante dal flusso del vetro cavo raccolto in Veneto, oltre a rilevanti flussi provenienti da altre regioni. 1.3.3.4 - Impianti di recupero della plastica La raccolta differenziata degli imballaggi in materie plastiche continua a registrare, anche nel 2010, in linea con quanto avviene da alcuni anni, un complessivo aumento dei quantitativi intercettati, passati dalle 91.046 t del 2009 a 98.268 t, pari ad una produzione pro capite di 20 kg/ab*anno (Fig. 1.3.13). Mentre un tempo questa frazione era raccolta prevalentemente come monomateriale, negli ultimi anni viene più frequentemente associata agli imballaggi metallici, da cui può essere facilmente separata nei processi di selezione (tendenza opposta agli imballaggi in vetro). L’efficienza del recupero degli imballaggi in plastica è fortemente legata non solo alle modalità di raccolta ma soprattutto alla formazione/informazione dei cittadini effettuata dalle amministrazioni locali e dagli enti gestori della raccolta. Infatti questa frazione, in considerazione della molteplicità e dell’eterogeneità dei polimeri presenti in commercio, risente più delle altre di conferimenti impropri che rendono difficoltose le successive operazioni di recupero. 0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 K g / a b * a n n o plastica da multimateriale (150106) 5,1% plastica monomateriale 1,7% altro differenziato 93,2% plastica 6,8% Fig 1.3.13 Percentuale di plastica sul totale differenziato e sua ripartizione (anno 2010) e andamento della quantità di plastica prodotta pro capite - Anni 2000 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Il trattamento della plastica, ossia le operazioni di selezione e recupero, presenta, rispetto le altre frazioni, una maggiore intensità di selezione in quanto i rifiuti di imballaggio vanno ulteriormente suddivisi per tipologia di polimero prima di essere avviati al processo di recupero vero e proprio da cui usciranno le nuove materie prime seconde. Tali operazioni di selezione, cernita e recupero interessano in Veneto numerosi impianti, diffusi abbastanza omogeneamente nel territorio regionale, di cui i 6 principali trattano il 75% circa del totale raccolto (Fig. 1.3.14 e Tab. 1.3.5). Le caratteristiche tecniche di questi impianti possono essere notevolmente differenti, contrapponendo complessi tecnologici incentrati su selettori ottici a cascata e aspiratori, a siti in cui prevale la selezione manuale del materiale, che riescono a selezionare quantitativi inferiori ma spesso di migliore qualità. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 59/560 Considerando una media degli scarti dell’8-10% nel monomateriale e del 30% nel multimateriale, la percentuale di recupero degli imballaggi in plastica risulta pari all’80% per un quantitativo stimato di circa 79.000 t. TV 22% VE 12% VI 19% VR 41% PD 6% Fig 1.3.14 Percentuale di imballaggi in plastica trattata nelle diverse province dai principali impianti in Veneto – Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Provincia Comune Destinatario % trattata VR Cavaion Veronese SER.I.T. 24,0 VI Bassano del Grappa ETRA - Bassano DG 16,7 TV Godega di Sant'Urbano IDEALSERVICE 11,9 VR Cerea CONSORZIO CEREA 9,6 TV Vedelago CENTRO RICICLO VEDELAGO 7,7 VE Santo Stino di Livenza ECOLFER 4,6 VE Mirano IDEALSERVICE 3,0 PD Sant'Angelo di Piove di Sacco INTERCOMMERCIO DI COCCARIELLI GUERRINO & C. 2,9 PD Monselice NEK 2,8 VE Venezia ECO-RICICLI VERITAS 2,7 VR Zevio TRANSECO 2,4 ALTRI IMPIANTI IN REGIONE (n° 53 ) 11,7 TOTALE 100,0 Tab. 1.3.5 Principali impianti di selezione degli imballaggi in plastica in Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav Osservatorio Regionale Rifiuti. A differenza di carta e vetro che vengono quasi totalmente riciclate in ambito regionale, il sistema di distribuzione dei rifiuti di imballaggio in plastica, prevalentemente delegato al sistema consortile COREPLA, è basato su aste telematiche, attraverso le quali il materiale viene “messo all’asta” e aggiudicato al miglior offerente (indipendentemente dalla posizione geografica dello stesso) che dovrà sobbarcarsi anche il costo del trasporto. Questa modalità, che risponde a criteri di pari opportunità, garantisce però un recupero e riciclo limitato di tali materiali nella regione di provenienza. In Veneto ad oggi sono presenti diversi impianti di riciclo della plastica, con potenzialità di trattamento che potrebbe tranquillamente assorbire la produzione di rifiuti di imballaggio provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Concretamente tale capacità viene soddisfatta per circa 1/3 dal raccolto regionale e per 2/3 da materiale proveniente da altre zone del territorio nazionale e dall’estero. 1.3.3.5 - Impianti di recupero degli imballaggi metallici La frazione metallica, che comprende i rifiuti di imballaggio in alluminio e banda stagnata, viene tipicamente raccolta congiuntamente ad altre frazioni nel multimateriale e, solo in alcuni casi, singolarmente presso i centri di raccolta comunali. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 60/560 In Veneto, nel 2010, sono state intercettate 22.224 t di imballaggi (1,6% della raccolta differenziata per una produzione pro capite di 4,5 kg/ab*anno). Tali rifiuti vengono avviati per la selezione e il recupero agli stessi impianti che trattano il multimateriale, dato che l’intercettazione avviene quasi totalmente in questa forma. Gli scarti della selezione, che avviene piuttosto facilmente per sottrazione attraverso magneti dal multimateriale, sono estremamente ridotti (inferiori all’1%) e la quota potenzialmente riciclabile si avvicina perciò al 100%. Si comprende quindi come tale frazione, pur rappresentando una quota piuttosto ridotta nella raccolta differenziata, rivesta un ruolo fondamentale nel mercato, sostituendosi attraverso il riciclo all’utilizzo di materie prime vergini, la cui estrazione richiede consumi molto elevati di energia e produce notevoli impatti ambientali. Metalli da multimateriale (150106) 1,5% Altro differenziato 98,4% Metalli 1,6% Metalli monomateriale 0,1% 0,0 0,5 1,0 1,5 2,0 2,5 3,0 3,5 4,0 4,5 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 K g / a b * a n n o Fig 1.3.15 Percentuale di metalli sul totale differenziato e sua ripartizione (anno 2010) e andamento della quantità di metalli pro capite - Anni 2000 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.3.4 - Impianti di recupero di altri rifiuti In questa sezione viene approfondito il destino di altre frazioni di rifiuto come RAEE, pile ed accumulatori, oli usati, legno e tessili che prevalentemente vengono raccolti presso i centri di raccolta presenti nei diversi territori comunali e avviati a impianti di recupero. 1.3.4.1 - Impianti di recupero dei RAEE I RAEE sono rifiuti che devono essere gestiti in modo adeguato perché contengono sostanze che possono diventare dannose per l’uomo e l’ambiente, quali i CFC (clorofluorocarburi), il piombo, il cadmio, il mercurio, ed inoltre devono essere trattati correttamente al fine di differenziare le componenti e i materiali (rame, ferro, acciaio, alluminio, vetro, argento, oro, etc), evitando così uno spreco di risorse. Le direttive europee 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE sono state recepite con il D.Lgs. 151/2005 che ha introdotto l’obbligo di separare, raccogliere e conferire i RAEE in maniera differenziata e l’obiettivo minimo di raccolta pro-capite di RAEE domestici, pari a 4 kg/abitante*anno al 31 Dicembre 2008. La recente direttiva 2012/19/UE (da recepire entro il 2014) prevede entro il 2016 la raccolta di 45 tonnellate di RAEE per ogni 100 tonnellate di nuovi apparecchi elettronici immessi sul mercato (media degli ultimi 3 anni) che diventeranno 65 tonnellate nel 2019. I RAEE intercettati nel 2010 in Veneto mediante raccolta differenziata sono 26.549 t, corrispondenti ad una produzione pro capite di 5,4 kg/ab*anno perfettamente in linea con gli obiettivi normativi. In Veneto sono circa una trentina gli impianti che trattano i RAEE domestici: 6 ricevono più dell’84% del totale raccolto (Tab. 1.3.6). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 61/560 Provincia Comune Destinatari % trattata VE Fossò NEW ECOLOGY CON SIGLA NEC 35,2 VE Fossò S.I.R.A. SISTEMI INTEGRATI DI RECUPERO AMBIENTALE 23,5 VI Sandrigo ESO RECYCLING 15,1 VR Angiari VIDEORECYCLING 6,4 VI Malo S.E.A. - SERVIZI ECOLOGICI AMBIENTALI 2,1 VR Angiari R.P.S. AMBIENTE 2,0 ALTRI IMPIANTI IN REGIONE (n° 42) 15,7 Totale 100,0 Tab 1.3.6 I principali impianti di recupero dei RAAE in Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.3.4.2 - Impianti di recupero di pile ed accumulatori Pile, batterie ed accumulatori intercettati nel 2010 mediante raccolta differenziata sono 618 t e sono stati avviati a circa una trentina di impianti in Regione: i 2 principali trattano oltre il 40% del raccolto (Tab. 1.3.7). Provincia Comune Destinatario % trattata VE San Donà di Piave SE.FI. AMBIENTE 31,7 RO Ceregnano POLESANA AZIENDA RIFIUTI SPECIALI IN SIGLA POLARIS 10,0 PD Padova NESTAMBIENTE 7,1 MI Senago SIAE-SOCIETA' ITALIANA AMBIENTE ECOLOGIA 5,4 ALTRI IMPIANTI IN REGIONE (n. 29) 45,9 TOTALE 100,0 Tab 1.3.7 I principali impianti di recupero di pile ed accumulatori in Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.3.4.3 - Impianti di recupero di oli e grassi vegetali Nel 2010 sono state raccolte in modo differenziato 1.723 t di oli di cui il 72% di natura vegetale e il 28% minerale. Le principali destinazioni coincidono con 7 impianti presenti nel territorio regionale che trattano quasi il 70% (Tab. 1.3.8). Provincia Comune Destinatario % trattata TV Vittorio Veneto DE LUCA SERVIZI 13,5 VE San Donà di Piave SE.FI. AMBIENTE 12,8 VE Campagna Lupia SERVIZI ECOLOGICI BRENTA 12,5 TV Casale sul Sile ECOLOGIA DELLA MARCA 10,4 VE Campagna Lupia SALGAIM ECOLOGIC 8,9 TV Casier TOMMASI MARISA 5,7 VI Rossano Veneto FIORESE ECOLOGIA 5,2 ALTRI IMPIANTI IN REGIONE (n. 31) 31,0 TOTALE 100,0 Tab 1.3.8 I principali impianti di recupero oli e grassi vegetali in Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.3.4.4 - Impianti di recupero del legno In Veneto la raccolta differenziata del legno è piuttosto sviluppata, normalmente presso i centri di raccolta comunali ma anche con servizi dedicati a chiamata. La maggior parte dei rifiuti raccolti è composta da cassette ortofrutticole e mobili vecchi. Nel 2010 sono state raccolte 60.560 t di legno destinate a 5 principali impianti presenti nel territorio regionale che hanno trattato quasi il 53% del raccolto (Tab. 1.3.9). Provincia Comune Destinatario % trattata VR Verona ECOLEGNO VERONA 18,4 VI Lonigo ECO-TRANS 11,1 VE Fossò ECOLANDO 8,2 VE Venezia ECOPROGETTO VENEZIA 5,1 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 62/560 TV Vazzola MORANDI - BORTOT 5,0 PD Sant'Angelo di Piove di Sacco ECOLANDO 5,0 ALTRI IMPIANTI IN REGIONE (n. 46) 41,5 ALTRI IMPIANTI FUORI REGIONE (n. 2) 5,6 TOTALE 100,0 Tab 1.3.9 I principali impianti di destino dei rifiuti di legno in Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.3.4.5 - Impianti di recupero dei tessili Nel 2010 sono state raccolte in modo differenziato 10.070 t di tessili avviati per la maggior parte a grossi impianti fuori Regione; il 48% è stato lavorato nel territorio regionale da 22 impianti di cui 4 principali (Tab. 1.3.10). Provincia Comune Destinatario % trattata RO Rovigo HUMANA PEOPLE TO PEOPLE ITALIA 10,5 VE Venezia IL GRILLO COOPERATIVA SOCIALE A RESPONSABILITA' LIMITATA 7,4 PD Pernumia DUE ZETA DI ZATTIN MARINA & C. 7,1 PD Padova COOPERATIVA CITTA' SO.LA.RE. A RESPONSABILITA' LIMITATA 5,0 ALTRI IMPIANTI IN REGIONE (n. 18) 17,8 ALTRI IMPIANTI FUORI REGIONE (n. 6) 52,2 TOTALE 100,0 Tab 1.3.10 I principali impianti di destino dei rifiuti tessili in Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.3.5 - Impianti di recupero degli ingombranti Per rifiuti ingombranti si intendono quei rifiuti che, a causa delle loro dimensioni, non possono essere conferiti al servizio di raccolta ordinario; la frazione ingombrante è costituita prevalentemente da mobili, materassi ed arredi in genere, elettrodomestici non normati dal decreto legislativo 151/2005, attrezzi sportivi, etc. Il quantitativo di ingombranti raccolto in Veneto nel 2010 sfiora le 90.000 t; il trend di produzione e il quantitativo destinato a recupero sono evidenziati nella figura sottostante (Fig. 1.3.16). L’incremento di produzione registrato nel 2010 è da attribuirsi perlopiù agli ingombranti prodotti a seguito di eventi alluvionali di natura eccezionale (5.000 t). 0 10.000 20.000 30.000 40.000 50.000 60.000 70.000 80.000 90.000 100.000 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 ingombranti raccolti ingombranti a recupero 28% 26%28% 36% 41% 35% 41% Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 63/560 Fig 1.3.16 Produzione di rifiuto ingombrante e quantitativo avviato a recupero - Anni 2004 - 2010 - Fonte: Arpav Osservatorio Regionale Rifiuti. Nel 2010 oltre il 40% degli ingombranti raccolti è stato avviato a recupero presso impianti di selezione e cernita manuale. Viene smaltito direttamente in discarica quasi il 30% del rifiuto raccolto, mentre ad incenerimento diretto è destinato un quantitativo inferiore all’1%. La quota restante è stata avviata ad altri impianti di trattamento per la produzione di CDR o di sovvalli destinati poi a recupero energetico. In Veneto gli impianti di recupero degli ingombranti sono quindici (Tab. 1.3.11). Le operazioni svolte presso questi impianti consistono in selezione e cernita finalizzate alla suddivisione del rifiuto ingombrante in frazioni merceologiche omogenee e permettono di recuperare mediamente il 30% di quanto trattato. Provincia Comune Destinatario % trattata VE Fossò ECOLANDO/CAL 33,7 VE Pianiga ROSSATO FORTUNATO 22,3 TV San Polo di Piave MORANDI BORTOT 15,3 TV San Biagio di Callalta SOLUZIONE AMBIENTE 10,0 PD Este SESA 6,0 VE San Stino di Livenza E.C.O.L.FER 5,5 TV Vittorio Veneto CASAGRANDE DANIELE 3,7 ALTRI IMPIANTI IN REGIONE (n. 8) 3,5 TOTALE 100,0 Tab. 1.3.11 I principali impianti di recupero degli ingombranti in Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.3.6 - Impianti di recupero dello spazzamento Il rifiuto da spazzamento è un rifiuto urbano derivante dalle operazioni di pulizia delle strade e delle spiagge (escluse le operazioni di sgombero della neve della sede stradale, effettuate al solo scopo di garantire la loro fruibilità e la sicurezza del transito). Il quantitativo di spazzamento prodotto in Veneto nel 2010 è pari a 71.340 t (3,5% del rifiuto urbano totale prodotto) e risulta essere sostanzialmente invariato negli ultimi 5 anni. La quantità procapite media in Veneto è di circa 15 kg/ab*anno. In Veneto il quantitativo avviato a recupero è aumentato negli anni diminuendo la quota che va a smaltimento in discarica. Considerando sia lo spazzamento che lo spiaggiato (complessivamente il rifiuto classificato con il codice CER 200303) si vede come quello avviato a recupero sia aumentato negli anni, fino a raggiungere una percentuale di circa il 45% nel 2010. I tre principali impianti di recupero ai quali sono destinati questi rifiuti sono: − Aprica a Brescia - potenzialità 30.000 t/anno − Ecocentro Soluzioni Ambientali a Gorle - BG - potenzialità 63.000 t/anno − ETRA a Limena - PD - potenzialità 26.500 t/anno. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 64/560 Figura 1.3.17 - Destino dello spazzamento in Veneto (anno 2010) 1.3.7 - Stazioni di travaso ed altri trattamenti Per quanto riguarda il trattamento del Rifiuto Urbano Residuo – RUR (CER 200301), nel territorio regionale sono presenti alcuni siti di stoccaggio / stazioni di travaso che svolgono una funzione logistica per l’ottimizzazione del trasporto. Tali siti sono solitamente autorizzati per operazioni R13 (messa in riserva) e/o D15 (deposito preliminare) poiché non svolgono alcun trattamento sul rifiuto (Tab. 1.3.12). Provincia Comune Tipologia CER 200301 trattato nel 2010 (t) Destinazioni principali VE Venezia Stazione di travaso 11.000 produzione CDR VE Jesolo Stazione di travaso 16.000 12.000 t a produzione CDR, 4.000 t a discarica VE Mirano Stazione di travaso 34.500 26.000 t a produzione CDR, 1.750 t a inceneritore, 6.750 t a discarica VE Chioggia Stazione di travaso 15.000 produzione CDR VE Portogruaro Stoccaggio 16.000 produzione CDR VI Sandrigo Stazione di travaso 9.200 7.350 t ad inceneritore, 1.850 t a discarica VI Arzignano Stazione di travaso 12.216 10.800 t ad inceneritore PD Padova Stoccaggio 12.700 a discarica Tab. 1.3.12 Principali siti di stoccaggio / stazioni di travaso in Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Sono inoltre presenti alcuni impianti che svolgono pretrattamenti sul rifiuto indifferenziato, che consistono generalmente in una separazione meccanica secco/umido del rifiuto e successivo deposito delle frazioni differenziate in attesa del conferimento agli impianti di destino (Tab. 1.3.13). Provincia Comune Tipologia CER 200301 trattato nel 2010 (t) Destinazioni principali PD Este Selezione e recupero 17.800 3.900 t a recupero, 13.900 t a discarica VI Vicenza Separatore 34.300 10.150 t ad inceneritore VR Verona Separatore secco / umido (attualmente come stazione di travaso) 44.600 produzione di CDR Tab. 1.3.13 Principali impianti di pretrattamento di rifiuti in Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. SPAZZAMENTO STRADALE DISCARICA IMPIANTI DI RECUPERO MATERIALI INERTI (SABBIE E GHIAIE) SCARTI NON RECUPERABILI SETTORE EDILIZIO COME MPS 45% Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 65/560 Ci sono altri impianti in Regione che trattano quantità di RUR inferiori alle 200 t (per esempio Centro Riciclo Vedelago, Ecolando, etc). 1.3.8 - Impianti di trattamento meccanico-biologico (TMB) Il trattamento meccanico-biologico è finalizzato all’eventuale recupero di ulteriori materiali, alla valorizzazione della frazione ad elevato potere calorifico mediante la produzione di CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti), ora ridefinito CSS (Combustibile Solido Secondario) ed alla eventuale stabilizzazione del rifiuto residuo da avviare in discarica con produzione di Biostabilizzato da Discarica (BD). Nel 2010 in Veneto sono state avviate a questi impianti trattamento di meccanico-biologico 470.286 t di rifiuto secco residuo (CER 200301), più altri rifiuti (CER 191212, provenienti da altri impianti). Tra gli impianti di TMB alcuni sono autorizzati alla produzione di CDR (operazione R3), altri alla stabilizzazione del rifiuto (operazione D8). Questi ultimi trattano, in alcuni casi, anche il sottovaglio proveniente da altri impianti. (Tabb. 1.3.14 e 1.3.15). *di cui 26.800 t dedicate all’operazione D8: produzione di biostabilizzato Tab. 1.3.14 Impianti di produzione CDR in Veneto (esclusi gli impianti di sola vagliatura) - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Tab. 1.3.15 Impianti di trattamento meccanico-biologico per la produzione di BD (esclusi gli impianti di sola vagliatura) - Anno 2010 Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Nel 2010 gli impianti autorizzati alla sola produzione di CDR (operazione R3) hanno prodotto il 36% di combustibile (fig. 1.3.18) rispetto al totale del rifiuto trattato, in linea sostanzialmente con gli anni precedenti. N. Provincia Comune Tipologia Potenzialità autorizzata (t/anno) Rifiuto Urbano (t) 200301 191212 (t) Altro (t) Totale (t) 1 TV Spresiano CDR 84.000 72.877 0 0 72.877 2 RO Rovigo BD - BM CDR 109.200* 48.946 14.561 9.141 72.648 3 VE Fusina CDR 220.000 154.360 7.572 1.719 163.651 4 VE Mirano CDR 60.000 22.711 1.353 13 24.077 5 VI Bassano CDR 22.000 17.279 0 0 17.279 6 VR Verona CDR 156.000 124.867 0 0 124.867 totale 624.400 (escluso la linea BD si Sarzano) 441.040 23.486 10.873 475.399 N. Provincia Comune Tipologia Potenzialità autorizzata (t/anno) Rifiuto Urbano (t) 191212 (t) Altro (t) Totale (t) 1 BL S. Giustina Bellunese BD - BM 55.000 29.111 0 0 29.111 2 VR Legnago BD 36.000 135 14.552 0 14.687 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 66/560 . 36,3% 37,3% 29,5% 30,6% 27,6% 39,5% 31,0% 33,6% 33,3% 0 100.000 200.000 300.000 400.000 500.000 600.000 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll a te Rifiuto trattato CDR prodotto Serie3 Fig. 1.3.18 CDR prodotto negli impianti rispetto al totale trattato - Anni 2002 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Rispetto alle destinazioni, il 29,4% del CDR prodotto (40.000 t anno) viene utilizzato nella centrale ENEL di Fusina (VE) – unico impianto autorizzato al recupero energetico del CDR prodotto da rifiuti urbani, mentre il rimanente viene avviato principalmente ad impianti di recupero energetico e incenerimento fuori regione, mancando nel Veneto una disponibilità impiantistica in tal senso. CDR a R1 in Veneto 29,4% CDR a R1 fuori Veneto 66,7% CDR a R3 fuori Veneto 0,4% CDR a D10 fuori Veneto 3,5% Fig. 1.3.19 Dettaglio delle destinazioni del CDR rispetto alle quantità prodotte nel Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav Osservatorio Regionale Rifiuti. In figura 1.3.19 vengono evidenziate le quantità in uscita da questi impianti (CDR prodotto e scarti, CER 191212) e in figura 1.3.20 le relative destinazioni (recupero o smaltimento, in Veneto o fuori Veneto). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 67/560 Fig. 1.3.20 Dettaglio delle destinazioni dei flussi in uscita per impianto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Impianto CDR+191212 prodotti (t) % a D1 % a R1 % a D10 % a trattamento/D8 % a R3 AGSM Verona 107.696 10 30 3 57 0 Bassano (CDR) 21.584 8 3 71 17 0 Spresiano (CDR) 71.192 2 25 24 49 0 Sarzano (BD-BM-CDR) 44.011 94 6 0 0 0 Fusina (CDR) 98.317 4 89 4 2 0,5 Totale 342.801 17 41 12 30 0,1 Tab. 1.3.16 Dettaglio delle operazioni a cui vengono avviati i flussi in uscita da impianti di TMB- Anno 2010 - Fonte: Arpav Osservatorio Regionale Rifiuti. Complessivamente questi impianti di TMB, rispetto al totale del rifiuto trattato, hanno generato i seguenti flussi: − 32% di CDR, − 5% di Biostabilizzato da Discarica (BD), − 49% di sovvalli e sottovagli, − 3% circa di materiali recuperabili (inerti, metalli e legno). Le perdite di processo sono state circa il 10%. Per quanto riguarda gli scarti inviati ad ulteriori trattamenti si specifica che essi consistono principalmente in operazioni D8 (produzione di biostabilizzato) e R3 (produzione di CDR). Complessivamente sono stati avviati fuori regione circa 240.000 t di cui circa 180.000 t a incenerimento o recupero energetico; tale fenomeno rappresenta l’aspetto più critico nella gestione dei rifiuti urbani del Veneto (Fig. 1.3.21). 0 10.000 20.000 30.000 40.000 50.000 60.000 70.000 80.000 90.000 100.000 CDR 191212 CDR 191212 CDR 191212 CDR 191212 CDR 191212 CDR 191212 AGSM Bassano Spresiano Sarzano Fusina VERITAS Mirano to n n e ll a te recupero / tratt in Veneto recupero / tratt fuori Veneto smaltimento in Veneto smaltimento fuori Veneto Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 68/560 La differenza fra i quantitativi in entrata ed in uscita va attribuita alle perdite di processo. Fig. 1.3.21 Diagramma di flusso del rifiuto urbano residuo trattato - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 470.286 t a Trattamento Meccanico Biologico CDR a recupero energetico 156.389 t Inerti, metallo e legno a recupero 15.865 t Biostabilizzato da Discarica 25.714 t Scarti a smaltimento in discarica 80.252 t Scarti a incenerimento 57.829 t Scarti a ulteriori trattamenti 117.191 t 46.048 t in Veneto 104.287 t fuori Veneto 4.221 t in Veneto 11.744 t fuori Veneto 25.714 t in Veneto 0 fuori Veneto 76.146 t in Veneto 4.106 t fuori Veneto 21.290 t in Veneto 36.602 t fuori Veneto 23.099 t in Veneto 94.092 t fuori Veneto Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 69/560 1.3.9 - Impianti di incenerimento Nel 2010 sono state avviate direttamente ad impianti di incenerimento 204.045 t di rifiuto urbano, pari all’8,5% del RUR raccolto, ripartite tra i 3 impianti attivi (Tab. 1.3.17, Fig. 1.3.22). L’impianto di Verona Cà del Bue, attivo fino al 2006, rimane chiuso in attesa di ristrutturazione. Impianto Padova S. Lazzaro Venezia Fusina Vicenza Schio Totale regionale Tecnologia griglia griglia griglia Linee 3 1 3 7 Potenzialità (t/g) 520 175 196 891 PCI (Kcal/kg) 2500 2050 3500 Produzione Energia elettrica al netto degli autoconsumi (MWh) 61.346 7.038 17.641 86.025 Rifiuti Urbani (t) 96.634 44.140 63.271 204.045 191212 (t) 48.157 1.553 4.146 53.856 Rifiuti Sanitari (t) 1.846 0,18 3.718 5.564 Altri Rifiuti speciali (t) 1.717 1.320 92 3.130 Totale smaltito (t) 148.353 47.013 71.228 266.594 Residui dal trattamento fumi (t) 7.422 1.770 3.331 12.523 Ceneri pesanti e scorie non pericolose (t) 29.577 9.917 13.356 52.850 Metalli (t) - 317 747 1.064 Totale prodotto (t) 36.999 12.004 17.434 66.437 Tab. 1.3.17 Situazione degli impianti di incenerimento nel Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 0 10.000 20.000 30.000 40.000 50.000 60.000 70.000 80.000 90.000 100.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll a te Padova - S. Lazzaro Venezia - Fusina Vicenza - Schio Fig. 1.3.20 Quantità di rifiuto urbano incenerito per singolo impianto - Anni 2000 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 70/560 Rispetto al 2009 si è riscontrato un incremento del 22,6% di rifiuto trattato per l’entrata in funzione della terza linea dell’inceneritore di Padova. Oltre ai rifiuti urbani sono state incenerite anche 53.856 t di rifiuti provenienti da impianti di recupero e trattamento meccanico del rifiuto residuo (conferiti con codice CER 191212), che sono aumentate più del doppio rispetto all’anno precedente, e limitate quantità di rifiuti sanitari e di altri rifiuti speciali (Figg. 1.3.23 e 1.3.24). 0 50.000 100.000 150.000 200.000 250.000 300.000 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll a te Rifiuto urbano incenerito 191212 incenerito Fig. 1.3.23 Quantità incenerite di rifiuto urbano e di rifiuto dal trattamento meccanico di rifiuti (CER 191212) - Anni 2003 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Rifiuti Urbani 76,5% Sovvalli da trattamento rifiuti 191212 20,2% Sanitari 2,1% Altri Speciali 1,2% Fig. 1.3.24 Ripartizione percentuale dei rifiuti inceneriti - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Nel 2010 è entrata in funzione la terza linea di trattamento dell’impianto S. Lazzaro di Padova, che permette di raggiungere una potenzialità complessiva giornaliera di circa 520 t/g, riuscendo così a soddisfare le esigenze in termini di smaltimento di gran parte della Provincia di Padova. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 71/560 Analogamente all’incremento di rifiuti inceneriti si è osservato, rispetto al 2009, un picco di produzione di energia elettrica sia lorda che netta (al netto degli autoconsumi interni dell’impianto) in seguito all’aumento della potenzialità dell’inceneritore di Padova (Fig. 1.3.25). 0 20.000 40.000 60.000 80.000 100.000 120.000 140.000 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 M W h MWh netti MWh lordi Fig. 1.3.25 Produzioni lorde e nette di energia elettrica - Anni 2003 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Analizzando la produzione di energia elettrica nel 2010 per impianto si evidenzia che i quantitativi lordi sono proporzionali al numero e alla potenzialità delle linee in funzione, mentre la percentuale di energia elettrica netta è riferibile all’efficienza impiantistica e al PCI del rifiuto incenerito (Fig. 1.3.26). Il 72% dell’energia elettrica prodotta dall’incenerimento è stata venduta in rete: si tratta di circa 86.025 MWh. 64,0% 46,1% 79,8% 0 5.000 10.000 15.000 20.000 25.000 30.000 35.000 40.000 45.000 50.000 55.000 60.000 65.000 70.000 75.000 80.000 85.000 Padova Venezia Vicenza M W h Recupero energetico elettrico lordo(MWh) Recupero energetico elettrico netto(MWh) Fig. 1.3.26 Produzione lorda e netta di energia elettrica negli impianti di incenerimento veneti - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 72/560 1.3.10 - Impianti di smaltimento in discarica Nel 2010 sono state smaltite direttamente in discarica 229.729 t di rifiuto urbano, il 27,3% in meno rispetto all’anno precedente. Nelle discariche per rifiuti urbani sono state conferite inoltre 169.247 t di scarti e sovvalli provenienti prevalentemente da impianti di trattamento meccanico biologico (CER 191212). Impianto Rifiuto Urbano (t) 191212 (t) Altro (t) Totale (t) 1 BL Ponte nelle Alpi* 0 2.693 471 3.164 2 BL Cortina 5.804 0 3 5.807 3 BL Longarone 860 0 0 860 4 PD Campodarsego 31.901 0 35.572 67.473 5 PD Este 6.004 22.244 1.354 29.602 6 PD S.Urbano 53.855 71.594 24.888 150.337 7 RO San Martino di Venezze 22.594 21.427 4.136 48.157 8 RO Villadose* 0 36.332 14.156 50.488 9 VE Jesolo 27.190 10.236 7.625 45.050 10 VE S.Donà di Piave 7.537 0 0 7.537 11 VI Asiago 7.473 1.253 28 8.753 12 VI Grumolo delle Abbadesse 8.840 1.031 5.208 15.078 13 VR Legnago 57.672 2.438 3.881 63.991 Totale 229.729 169.247 97.321 496.298 *discariche a servizio dell’impianto di trattamento meccanico-biologico Tab. 1.3.18 Rifiuti smaltiti nelle discariche del Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Nell’andamento dello smaltimento in discarica dal 2002 al 2010 si evidenzia una diminuzione complessiva del 55,8% (-70,8% considerando i soli rifiuti urbani), in linea con le finalità e gli obblighi previsti dalla recente normativa (Fig. 1.3.27). Negli ultimi 8 anni si rileva tuttavia, conseguentemente all’avvio a recupero di molte frazioni e allo sviluppo del trattamento meccanico-biologico, un aumento del 23,5 % degli scarti provenienti da questi processi (CER 191212). 0 200.000 400.000 600.000 800.000 1.000.000 1.200.000 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 t Rifiuto Urbano CER 191212 Altro Fig. 1.3.27 Trend di smaltimento - Anni 2002 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Nella figura 1.3.28 si riporta la stima per provincia dei volumi residui in discarica al 31/12/2010, per un totale regionale ancora disponibile di 2.361.263 m3. Nei prossimi anni diverranno disponibili ulteriori 898.000 m3 già approvati nelle province di Belluno, Verona e Vicenza. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 73/560 0 200.000 400.000 600.000 800.000 1.000.000 1.200.000 BL PD RO S.Urbano VE VI VR m3 Volume già approvato Volume residuo Fig. 1.3.28 Volume residuo e già approvato al 31/12/2010 per provincia - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. La captazione e il recupero energetico del biogas prodotto dalle discariche per rifiuti urbani ha generato nel 2010 circa 36.000 MWh di energia elettrica, in parte ceduta alla rete pubblica. La produzione di energia elettrica da biogas negli ultimi anni è calata, in seguito alla diminuzione del quantitativo di biogas prodotto, dovuto al progressivo esaurimento dei processi degradativi all’interno delle discariche e alla riduzione del contenuto di sostanza organica nel rifiuto conferito (Fig. 1.3.29). 0 5.000 10.000 15.000 20.000 25.000 30.000 35.000 40.000 45.000 50.000 55.000 60.000 65.000 70.000 75.000 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 M W h Fig. 1.3.29 Produzione lorda di energia elettrica da biogas nelle discariche venete - Anno 2003 - 2010 - Fonte: Arpav Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 74/560 1.4 - VALUTAZIONI ECONOMICHE SUI RIFIUTI URBANI I dati relativi ai costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani dichiarati da Comuni e Consorzi presentano una rilevante complessità legata direttamente alle peculiarità del servizio reso. Risulta infatti limitativo confrontare realtà notevolmente diverse in termini di territorio coperto, caratteristiche del Comune, organizzazione della raccolta, contabilizzazione delle diverse voci di costo, ecc. Nell’elaborazione e nell’interpretazione dei dati, in funzione della disomogeneità di inserimento, aggregazione e disaggregazione degli stessi, si riscontrano notevoli differenze anche in merito ad IVA e ricavi. L’approccio più corretto in tale senso sarebbe quello di confrontare realtà omogenee e paragonabili dal punto di vista di organizzazione del servizio, ma a tale analisi verrà dedicato uno specifico approfondimento in fase di aggiornamento di Piano. Per garantire invece un dato confrontabile agli anni precedenti e paragonabile a quello nazionale ottenuto da ISPRA si è ritenuto di elaborare un dato medio ricavato da un campione bonificato. 1.4.1 - Costi di gestione del servizio di igiene urbana In Veneto il costo5 medio pro capite per il servizio di gestione dei rifiuti urbani nel 2010 è pari a 127,91 €/ab*anno. Rispetto ai 124,71 €/ab*anno del 2009 c’è stato un aumento del 2,6% circa e l’ultimo dato nazionale disponibile di 143,26 €/ab*anno, aggiornato al 2009, conferma la posizione del Veneto sotto la media nazionale (Fig. 1.4.1). 0 20 40 60 80 100 120 140 160 180 200 Nord Centro Sud Italia € / a b * a n n o 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 Fig. 1.4.1: Andamento del costo medio totale pro capite del servizio di gestione dei rifiuti urbani per macro-area geografica - Anni 2001 - 2009 -. Fonte ISPRA-ONR. In relazione all’andamento nel tempo dei costi medi pro capite per classe demografica a livello regionale, si osserva che nelle prime tre classi (fino a 50.000 ab.) i costi medi pro capite variano all’interno dell’intervallo 98-119 €/ab*anno, mentre nell’ultima classe (>50.000 ab.) si attestano intorno ai 199 €/ab*anno (Fig. 1.4.2). 5 A causa della mancata compilazione dei dati sui costi da parte di alcuni Comuni, le elaborazioni del presente paragrafo sono state effettuate considerando 552 Comuni corrispondenti al 97,4% degli abitanti residenti in Veneto. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 75/560 0 20 40 60 80 100 120 140 160 180 200 <5.000 5.000 - 15.000 15.000 - 50.000 >50.000 € / a b * a n n o 2006 2007 2008 2009 2010 Fig. 1.4.2: Andamento del costo totale medio pro capite per classe demografica in Veneto - Anni 2004 - 2010 Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. In riferimento ai sistemi di raccolta, i costi pro capite medi dei comuni che hanno adottato sistemi domiciliari sono attorno ai 100 €/ab*anno (Fig. 1.4.3). Per i comuni con raccolte secco-umido stradali il costo medio pro capite è di 152,90 €/ab*anno. Costi medi oltre i 200 €/ab*anno si riscontrano nei comuni che non effettuano la raccolta separata della frazione organica. In questi comuni i costi sono così elevati perché, oltre a sistemi di raccolta che permettono recuperi meno efficienti, si sommano gli effetti dati dai flussi turistici o dall’appartenere alle classi demografiche superiori. 0 40 80 120 160 200 240 280 RU Indifferenziato Secco-Umido stradale Secco-Umido domiciliare Secco-Umido domiciliare spinto € / a b * a n n o 2006 2007 2008 2009 2010 Fig. 1.4.3: Andamento del costo procapite medio per sistema di raccolta - Anni 2006 - 2010 - Fonte: Arpav Osservatorio Regionale Rifiuti. Dalle elaborazioni effettuate emerge che i costi riflettono le scelte di gestione complessiva adottate dalle amministrazioni. In particolare le variabili legate ai flussi turistici e alla densità di popolazione influenzano in modo rilevante i costi medi pro capite, che possono addirittura raddoppiare. Per questo, nelle elaborazioni seguenti, si è preferito non considerare i comuni con abitanti superiori a 50.000 e/o con elevati flussi turistici. I valori medi per provincia risultano quindi compresi tra 85 €/ab*anno della provincia di Vicenza e 120 €/ab*anno della provincia di Rovigo (Fig. 1.4.4). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 76/560 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 110 120 130 Vicenza Padova Verona Belluno Treviso Venezia Rovigo € / a b * a n n o 2006 2007 2008 2009 2010 Fig. 1.4.4: Costo medio pro capite per provincia escludendo i comuni turistici e/o con n. ab.>50.000 - Anni 2006 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. I comuni con tasso di turisticità elevato-molto elevato presentano, invece, dei costi che variano tra 165 €/ab*anno e 301 €/ab*anno. Tale valore massimo si riscontra in provincia di Venezia ed è influenzato prevalentemente dal comune capoluogo (Fig. 1.4.5). 0 40 80 120 160 200 240 280 320 Padova Belluno Vicenza Verona Venezia € / a b * a n n o 2006 2007 2008 2009 2010 NOTA: le Province di Treviso e Rovigo non sono presentate nel grafico perché hanno un solo comune ciascuna che rientra nella categoria di comuni con tasso di turisticità elevato/molto elevato. Fig. 1.4.5: Costo totale medio pro capite per provincia dei comuni con tasso di turisticità elevato/molto elevato. – Anni 2006 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.4.2 - Costi di gestione dell’indifferenziato e delle raccolte differenziate Nel 2010 i costi6 procapite medi di gestione delle raccolte differenziate (CGD) e del rifiuto indifferenziato (CGIND) sono stati pari a: − 64,35 €/ab*anno per il CGIND, 6 A causa della mancata compilazione delle voci di costo CGIND e CGD da parte di alcuni comuni, le elaborazioni relative al presente paragrafo sono state effettuate considerando 339 Comuni corrispondenti al 73% degli abitanti residenti in Veneto. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 77/560 − 38,26 €/ab*anno per il CGD, − 13,83 €/ab*anno per il CSL (costi di spazzamento e lavaggio). In relazione alle classi demografiche, si nota un raddoppio del CGIND pro capite nei comuni con più di 50.000 abitanti, un CSL pro capite 4 volte superiore, mentre rimane pressoché invariato il CGD pro capite (Fig. 1.4.6). 0 20 40 60 80 100 120 140 160 180 <5.000 5.000 - 15.000 15.000 - 50.000 >50.000 € / a b * a n n o CGIND CSL CGD Fig. 1.4.6: CGIND, CSL, CGD medio pro capite per classe demografica in Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav Osservatorio Regionale Rifiuti. I costi medi pro capite per sistema di raccolta a livello regionale, considerando i comuni che non risentono di elevati flussi turistici e che non hanno più di 50.000 abitanti, sono (Fig. 1.4.7): − raccolta secco-umido domiciliare: CGD 35 €/ab*anno, CGIND (al netto del CSL) 31 €/ab*anno, − raccolta secco-umido stradale: CGD 34 €/ab*anno, CGIND (al netto del CSL) 64 €/ab*anno, − raccolta rifiuto indifferenziato: CGD 21 €/ab*anno, CGIND (al netto del CSL) 57 €/ab*anno. 0 20 40 60 80 100 120 140 160 RU Indifferenziato Secco-Umido stradale Secco-Umido domiciliare Secco-Umido domiciliare spinto € / a b * a n n o CGIND CSL CGD Fig. 1.4.7: CGIND, CSL, CGD medio pro capite per sistema di raccolta escludendo i comuni turistici e/o con n. ab.>50.000 - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 78/560 I valori medi pro capite per provincia7, escludendo i comuni che risentono di elevati flussi turistici e che hanno più di 50.000 abitanti, sono riportati nella tabella 1.4.1. Per il confronto fra province, è opportuno considerare i limiti dovuti alle diverse modalità di allocazione delle singole voci in quelle standardizzate ai sensi del D.P.R. 158/99. Infatti in taluni casi (es. provincia di Treviso) alcune voci di costo, invece che far parte dei costi operativi di gestione, vengono imputate ai costi generali o altri costi. Province CGD (€/ab*anno) CGIND-CSL (€/ab*anno) Altri costi (€/ab*anno) Belluno 24,46 51,69 33,94 Padova 38,22 34,25 16,79 Treviso 29,23 22,63 56,12 Venezia 43,26 48,79 25,63 Vicenza 33,30 31,97 16,45 Verona 38,17 40,32 20,35 Tab. 1.4.1 Valori medi pro capite di CGD, CGIND al netto di CSL e altri costi, per provincia, escludendo i comuni turistici e/o con n. ab.>50.000 - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Nell’analisi dei costi va sottolineato che i costi complessivi di gestione sono, a livello regionale, estremamente eterogenei e dipendono da molteplici fattori quali ad esempio, l’incidenza del turismo, la presenza e frequenza del servizio di spazzamento e lavaggio strade, la tipologia impiantistica di destino e le tariffe di conferimento degli impianti di recupero e smaltimento, la percentuale di raccolta differenziata raggiunta, l’assimilazione dei rifiuti, le caratteristiche e modalità di svolgimento del servizio. Per poter avere un’indicazione quanto più omogenea e confrontabile dei dati relativi ai costi del servizio rifiuti, vanno scorporate l’influenza del turismo e l’effettuazione del servizio di spazzamento stradale, utilizzando quindi il “costo totale normalizzato” ovvero il costo per abitante equivalente al netto dei costi di spazzamento stradale. Dall’analisi dei costi totali normalizzati dei 581 Comuni veneti si evidenziano due aspetti significativi: l’estrema variabilità a tutti i livelli di percentuale di raccolta differenziata raggiunta, ma maggiormente elevata nei comuni con percentuali inferiori al 50% e al contrario, tendente all’uniformità verso modelli di raccolta già consolidati, con percentuali di RD dal 70% in su; con l’aumentare della percentuale di raccolta differenziata raggiunta i costi tendono a diminuire, come dimostrato dalla linea di tendenza, fino ad oltre il 70-75% di RD dove il range di variabilità è minore. Ciò dimostra che spingere ulteriormente la raccolta differenziata verso modelli che garantiscano il raggiungimento di percentuali maggiori non comporti aggravi economici nei confronti dei cittadini. 7 Non si considera la provincia di Rovigo, i cui comuni non hanno compilato le voci di dettaglio sui CGIND e i CGD. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 79/560 50 100 150 200 250 5 4 2 5 5 6 2 6 3 6 6 6 7 6 9 7 1 7 4 7 8 %RD € /a b Fig. 1.4.8 Andamento del costo totale normalizzato (€/ab) in funzione della percentuale di raccolta differenziata Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.4.3 - Applicazione della tariffa in Veneto La situazione relativa alla riscossione tariffaria in Veneto è estremamente varia e frammentata, principalmente in relazione al regime tributario adottato dalle diverse realtà territoriali. I regimi di prelievo adottati dai comuni per sostenere i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti si dividono in: Tassa per lo Smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani (TARSU), prevista dal D.lgs. 507/1993, e Tariffa di Igiene Ambientale (TIA), introdotta dal D.Lgs. 22/97 e sostituita dalla tariffa per la gestione dei rifiuti urbani di cui all’art. 238 del D.Lgs. 152/06. A causa della mancata emanazione dei decreti attuativi per la determinazione di questa nuova tariffa, il sistema di prelievo in essere presso ciascun comune è stato bloccato fino al 30 giugno 2010. Ne segue che dal 2006 l’applicazione della tariffa ha subito una fase di arresto: da 105 comuni in tariffa nel 2002 (18% dei comuni veneti) si è passati a 253 nel 2006 (44% dei comuni veneti) e nel 2010 se ne contano 276 (48% dei comuni veneti corrispondenti al 75% della popolazione regionale) (Fig. 1.4.8). La situazione nelle diverse Province è rappresentata in figura 1.4.9 e nella tabella 1.4.2. 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 comuni in tariffa comuni in tassa Fig. 1.4.8: Percentuale di comuni in tassa/tariffa in Veneto - Anni 1998 - 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 80/560 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Vicenza Verona Comuni in tariffa Comuni in tassa Fig. 1.4.9: Percentuale di comuni in tassa/tariffa nelle Province del Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Provincia n° Comuni n° Comuni in tariffa n° Comuni in tassa Belluno 69 4 65 Padova 104 74 30 Rovigo 50 11 39 Treviso 95 81 14 Venezia 44 32 12 Vicenza 121 33 88 Verona 98 41 57 Totale 581 276 305 Tab. 1.4.2: Numero di comuni in tassa/tariffa per provincia in Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. Tali forme di prelievo sono destinate ad essere superate da una quarta, il Tributo Comunale sui Rifiuti e sui Servizi (TARES), con cui il D.Lgs. n. 201/2011 (art. 14), riordina il sistema fiscale municipale che insiste sui rifiuti a partire dal 1 gennaio 2013. Il nuovo tributo, dovuto da coloro che occupano o detengono locali suscettibili di produrre rifiuti urbani in un determinato territorio comunale, è volto a coprire: − i costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e assimilati: una quota sarà commisurata alle componenti essenziali del costo del servizio, agli investimenti e ammortamenti e una quota alle quantità di rifiuti conferiti e al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione; − i costi indivisibili dei comuni quali sicurezza, illuminazione e gestione delle strade: alla tariffa determinata in base ai precedenti criteri si applicherà una maggiorazione variabile da 0,30 a 0,40 euro per metro quadrato. Nei prossimi mesi quindi tutti i Comuni veneti dovranno riorganizzare i propri sistemi di tariffazione, in alcuni casi, ad esempio per le 276 amministrazioni che già hanno adottato la TIA, con modifiche relativamente marginali, in altri, si parla dei 305 comuni ancora TARSU, con modifiche decisamente sostanziali (obbligo di copertura totale dei costi, di predisposizione del piano finanziario, di commisurazione del servizio alla quantità di rifiuti prodotti). Risulterà quindi fondamentale, nell’ambito della ridefinizione del tributo ed in particolare dell’imputazione dei costi alle diverse voci previste dal metodo normalizzato (finché non sarà emanato lo specifico regolamento previsto dal D.L. 201/2011), definire, possibilmente a livello regionale, specifiche indicazioni o linee guida per la redazione dei piani finanziari in modo da fornire alle amministrazioni comunali un supporto per l’accorpamento condiviso delle voci di costo del piano finanziario. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 81/560 Una volta che tale tributo sarà entrato a regime dovrebbe risultare più agevole poter effettuare valutazioni e confronti relativamente alle diverse realtà territoriali ed in particolare dovrebbe risultare possibile stabilire criteri omogenei di perequazione tariffaria a parità di servizio. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 82/560 1.5 - STATO DI ATTUAZIONE DEL PRGRU DEL 2004 1.5.1 - Le previsioni di piano regionale Il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani del Veneto (PRGRU), adottato, secondo quanto previsto dell’art. 10 della L.R. 3/2000, dal Consiglio Regionale con provvedimento n. 59 del 22 novembre 2004, era strutturato in 6 elaborati: Elaborati Contenuto A Relazione sullo stato di attuazione del Piano precedente (PRGRU approvato con D.C.R. n. 785/1988) B Inquadramento normativo generale C Criteri per l’organizzazione del sistema di riduzione-recupero e smaltimento dei rifiuti urbani D Organizzazione del sistema di recupero energetico dei rifiuti urbani e stima degli oneri finanziari E Criteri per l’individuazione da parte delle Province delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e recupero rifiuti, nonché per l’individuazione dei luoghi e impianti adatti allo smaltimento F Criteri per l’organizzazione e la gestione delle attività di raccolta differenziata dei rifiuti urbani Nell’elaborato A il piano regionale confrontava quanto stabilito dal piano approvato nel 1998 con l’evoluzione della gestione dei rifiuti urbani a livello regionale, sottolineando il fatto che le scelte strategiche del Piano, pur avendo subito delle varianti, hanno sostanzialmente dimostrato la loro validità, in quanto è stato possibile raggiungere l’autosufficienza regionale nello smaltimento dei rifiuti “solidi” urbani e di quelli ospedalieri prodotti nel territorio regionale. Nell’elaborato C il piano si proponeva di definire i criteri per l’organizzazione del sistema di riduzione, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani, individuando alcuni criteri generali per la riduzione della produzione dei rifiuti, attuabili sia a livello comunale che di ATO: − campagne informative, formative ed educative; − incentivazione del compostaggio domestico; − riduzione della produzione dei rifiuti negli uffici; − indizione di concorsi che prevedano, per l’utente virtuoso, una premiazione a scopo incentivante; − promozione e disincentivazione dell’impiego di stoviglie monouso. Sempre all’interno dell’elaborato C venivano riportati i criteri per l’organizzazione del sistema di riduzione, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani da considerare in fase di redazione dei piani provinciali. L’elaborato D rappresentava il corpo centrale del PRGRU poiché, attraverso lo studio delle caratteristiche quali-quantitative dei rifiuti urbani prodotti e della potenzialità impiantistica di trattamento, forniva una ben precisa definizione dello scenario di gestione dei rifiuti urbani da realizzarsi entro il 2010, secondo obiettivi temporali. In merito alla produzione di rifiuti e alla raccolta differenziata le ipotesi contenute nel piano erano: − la produzione annua dei rifiuti costante e pari a quella relativa al 2003 (2.141.075 t/a); − il raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata nel 2005 pari al 50% dei rifiuti prodotti. Con le suddette condizioni, il piano prevedeva che il conferimento in discarica del rifiuto residuo (RUR), pari a 1.070.538 t/a (Fig. 1.5.1), diminuisse fino ad azzerarsi nel 2010. Infatti, la proposta di Piano considerava entro tale data l’avvio a recupero energetico di tutta la frazione residuale a valle delle raccolte differenziate e in discarica dei soli residui di trattamento. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 83/560 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 3.000.000 2003 2005 2007 2010 t/ a n n o Frazione umida depurata dagli scarti e avviata al recupero Scarti della frazione umida da avviare a discarica Frazione secca depurata dagli scarti e avviata al recupero Scarti della frazione secca da smaltire in discarica Aliqota di rifiuti smaltiti nel recupero energetico Scorie dal recupero energetico da smaltire in discarica C.D.R. prodotto da avviare al recupero energetico Scarto nella produzione del C.D.R. da avviare a discarica Rifiuti indifferenziati o residuali avviati a discarica Fig. 1.5.1 Gestione dei rifiuti urbani, previsione di recupero e smaltimento. Fonte PGRU 2004 - Grafico D2. Il piano, dopo aver valutato, a livello regionale, il fabbisogno inevaso futuro di incenerimento in circa 550.000 t/a (Fig. 1.5.2), individuava due scenari di sviluppo regionale rispetto agli impianti di incenerimento, con orizzonte temporale 2010. Fig. 1.5.2 Valori di produzione di rifiuti urbani per Provincia, quantità di rifiuti avviati ad incenerimento e/o recupero energetico. Secondo scenario. Fonte PGRU 2004 - Tabella D7. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 84/560 SCENARIO 1. Incenerimento con recupero di energia: in questo caso era privilegiato il potenziamento di impianti di incenerimento esistenti e, per ottenere l’autosufficienza regionale nel settore dei rifiuti urbani, era prevista la realizzazione di nuovi impianti. La localizzazione di tali impianti doveva ricadere: − nell’area Centro-Settentrionale con un impianto da 200.000 t/a; − nell’area Centro-Meridionale con un impianto da 120.000 t/a; − nell’area Centro-Occidentale con un impianto da 150.000 t/a (Tab. 1.5.1). SCENARIO 2. Produzione e combustione di CDR in impianti esistenti e/o dedicati: in questo caso venivano proposte due linee di azione: − una che incentivava la richiesta di utilizzo di un combustibile sostitutivo del combustibile fossile utilizzato negli impianti già esistenti; i principali utilizzatori potevano essere i cementifici; − l’altra che favoriva la realizzazione di nuovi impianti dedicati per la combustione del CDR stesso, la cui localizzazione doveva privilegiare la dismissione di corrispondenti impianti di produzione di calore di potenzialità inferiore e la fornitura di calore (teleriscaldamento) a nuclei abitati e di energia elettrica a distretti industriali. Tab. 1.5.1 Localizzazione di nuovi impianti di incenerimento con recupero di energia. Primo scenario. Fonte PGRU, 2004 – Tabella D10. Riassumendo (Fig. 1.5.3), tolte le potenzialità degli inceneritori esistenti e degli impianti di Ca’ del Bue e di Fusina, il fabbisogno inevaso di circa 550.000 t di RUR, sarebbe stato avviato in alternativa: − ad incenerimento con recupero di energia in nuovi impianti (scenario 1); − alla produzione di CDR, se questo viene utilizzato in sostituzione al combustibile fossile in impianti esistenti (es. cementifici) o utilizzato in nuovi impianti dedicati che privilegino il teleriscaldamento a nuclei abitati e la fornitura di energia elettrica a distretti industriali (scenario 2). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 85/560 1.070.538 t (RUR) 1.070.538 t (RUR) Previsione di piano al 2010 • produzione totale di rifiuti costante pari a quella del 2003 • percentuale di RD pari al 50% (dal 2005) • ampliamenti degli impianti esistenti e nuovi impianti Previsione di piano al 2010 • produzione totale di rifiuti costante pari a quella del 2003 • percentuale di RD pari al 50% (dal 2005) • ampliamenti degli impianti esistenti e nuovi impianti 1° Scenario1° Scenario 2° Scenario2° Scenario 729.000 t a incenerimento (imp. esistenti e di nuova realizzazione) 729.000 t a incenerimento (imp. esistenti e di nuova realizzazione) 341.000 t a TMB (finalizzato alla produzione di CDR da avviare a co-combustione alla centrale ENEL di Fusina e all’impianto di recupero energetico dedicato di Ca’ del Bue) 341.000 t a TMB (finalizzato alla produzione di CDR da avviare a co-combustione alla centrale ENEL di Fusina e all’impianto di recupero energetico dedicato di Ca’ del Bue) 317.000 t a TMB (finalizzato alla produzione di CDR da avviare a co-combustione alla centrale ENEL di Fusina e all’impianto di recupero energetico dedicato di Ca’ del Bue) 317.000 t a TMB (finalizzato alla produzione di CDR da avviare a co-combustione alla centrale ENEL di Fusina e all’impianto di recupero energetico dedicato di Ca’ del Bue) 200.000 t a incenerimento (imp. esistenti) 200.000 t a incenerimento (imp. esistenti) 553.000 t a TMB (finalizzato alla produzione di CDR, o come combustibile sostitutivo del combustibile fossile utilizzato in impianti già esistenti (cementifici) o in nuovi impianti dedicati che privilegino la cogenerazione) 553.000 t a TMB (finalizzato alla produzione di CDR, o come combustibile sostitutivo del combustibile fossile utilizzato in impianti già esistenti (cementifici) o in nuovi impianti dedicati che privilegino la cogenerazione) 1.070.538 t (RUR) 1.070.538 t (RUR) Figura 1.5.3 Proposte di piano. Fonte PGRU, 2004 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 86/560 1.5.2 - Confronto con la situazione esistente La situazione di smaltimento e recupero nel Veneto dal 2001 al 2010 è evidenziata nella figura 1.5.4. Dal confronto della stessa con la figura 1.5.5, di previsione del Piano, è evidente che la gestione dei rifiuti urbani negli ultimi anni sia stata per taluni aspetti in linea con quanto previsto dal Piano stesso. 0 200.000 400.000 600.000 800.000 1.000.000 1.200.000 1.400.000 1.600.000 1.800.000 2.000.000 2.200.000 2.400.000 2.600.000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll a te discarica trattamento (CDR-BD-altro) incenerimento recupero frazioni secche recupero organico Fig. 1.5.4 Smaltimento e recupero nel Veneto: stato di fatto. Fonte ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 3.000.000 2003 2005 2007 2010 t/ a n n o Frazione umida depurata dagli scarti e avviata al recupero Scarti della frazione umida da avviare a discarica Frazione secca depurata dagli scarti e avviata al recupero Scarti della frazione secca da smaltire in discarica Aliqota di rifiuti smaltiti nel recupero energetico Scorie dal recupero energetico da smaltire in discarica C.D.R. prodotto da avviare al recupero energetico Scarto nella produzione del C.D.R. da avviare a discarica Rifiuti indifferenziati o residuali avviati a discarica Fig. 1.5.5 Smaltimento e recupero nel Veneto: stato di progetto. Fonte PGRU, 2004. L’obiettivo del 50% di raccolta differenziata è stato raggiunto e superato: nel 2010 infatti la percentuale di raccolta differenziata media regionale ha raggiunto il 58,3%. La produzione totale di rifiuti, sempre nel 2010, è stata di 2.408.599 t, maggiore rispetto a quanto previsto nel piano. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 87/560 Il rifiuto residuo, pari a 1.004.373 t , un quantitativo minore rispetto alle previsioni di piano per merito della raccolta differenziata, ha avuto le seguenti destinazioni: − 229.729 t in discarica, il piano prevedeva l’avvio in discarica dei soli scarti di trattamento; − 204.045 t a incenerimento contro le 698.000 t previste dal piano per il 2010; − 441.040 t a TMB contro le 442.500 t previste dal piano per il 2010. Si può osservare che rispetto alle previsioni di piano il conferimento diretto del RUR in discarica negli ultimi due anni non è diminuito come previsto, in seguito al mancato avvio a termovalorizzazione. La quota di RUR destinata a incenerimento risulta, infatti, meno della metà prevista, mentre è maggiore del 7% la quota avviata a TMB. Si evidenzia che la proposta di piano non prevedeva l’avvio di spazzamento e dei rifiuti ingombranti ad impianti per il recupero di materia, che nel corso degli ultimi anni sono arrivati a trattare 96 mila t (pari al 4% del RU, Fig. 1.5.6). Il Piano prevedeva che il trattamento meccanico-biologico fosse finalizzato alla produzione di CDR utilizzato in co-combustione nella centrale ENEL di Fusina o utilizzato in impianti esistenti al posto di combustibile fossile (es. cementifici) o in nuovi impianti dedicati (preferibilmente cogenerativi). Nel 2010 il CDR in uscita dagli impianti di TMB è stato inviato: − per 46.048 t in Veneto, tutto utilizzato nella centrale ENEL di Fusina; − per 110.340 t fuori regione, di cui il 99,6% a impianti di recupero energetico o incenerimento. Rispetto alle previsioni di piano c’è da segnalare che l’impianto di produzione di energia elettrica di Cologna Veneta con utilizzo di CDR è stato fermato e l’impianto di Ca’ del Bue attualmente è in fase di riqualificazione. Pertanto, ad oggi l’unica destinazione per il CDR, che sia conforme ai criteri definiti nel Piano, è la centrale ENEL di Fusina. Recupero frazioni secche 32,1% Altri Trattamenti 4,0% Discarica 9,5% Incenerimento 8,5% Recupero organico 26,2% Trattamento meccanico biologico 19,7% Fig. 1.5.6 Destinazione dei rifiuti urbani nel Veneto rispetto al totale di rifiuto prodotto - Anno 2010. Fonte ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. Nella tabella 1.5.2 è sintetizzato il confronto tra gli obiettivi previsti dal Piano del 2004 e quelli raggiunti al 2010. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 88/560 OBIETTIVO INDICATORE VALORE OBIETTIVO VALORE RAGGIUNTO NEL 2010 Riduzione della produzione dei rifiuti Produzione totale di rifiuti nel Veneto (anno di riferimento 2003) 2.141.075 t/a 2.408.569 t Raccolta differenziata % RD nel Veneto al 2005 50% RD 58,3 % RD Riduzione/azzeramento dello smaltimento in discarica del rifiuto indifferenziato o residuale Rifiuti indifferenziati o residuali smaltiti in discarica al 2010 0 t 229.729 t Incrementare la produzione di Combustibile Da Rifiuto (CDR) RU avviato alla produzione di CDR al 2010 442.500 t 441.040 t Incrementare il recupero energetico (incenerimento) Rifiuti inceneriti al 2010 698.000 t 204.045 t Tab. 1.5.2 Confronto tra obiettivi previsti del piano 2004 e quelli raggiunti nel 2010. Il mancato raggiungimento di alcuni obiettivi previsti dal piano del 2004, è imputabile ai seguenti motivi: − aumento della produzione totale di rifiuti a causa dell’insufficienza delle politiche di riduzione e prevenzione dei rifiuti; − collaudo superato con riserva dell’impianto di Ca’ del Bue; − mancato avvio del CDR ad impianti di coincenerimento industriali per motivi sociali (opposizione della popolazione a tali impianti). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 89/560 VE2 BL RO VI4 VR5 VE5 VE1 VI1 VE4 VE3 PD2 TV1 VI2 VR4 VI3 PD4 TV2 TV3 VR2 VI5 PD3 VR1 VR3 PD1 1.6 - ENTI DI GESTIONE DEI RIFIUTI IN VENETO La situazione gestionale attualmente in essere trae origine dal Piano Regionale Rifiuti urbani del 1988 che prevedeva la suddivisione del territorio regionale in 30 bacini, comprendendo anche 6 bacini della Provincia di Belluno, poi riunificati in un unico bacino. I sette bacini previsti per tale provincia, coincidevano con le esistenti comunità montane, tranne il bacino BL1 che raggruppava le Comunità Bellunese e Feltrina. Con L.R. 14/95 l’intera provincia di Belluno è stata raggruppata in unico bacino, gestito dalla Provincia medesima. Agli ex Bacini è rimasta l’organizzazione del trasporto e la ripartizione delle spese relative allo smaltimento delle varie tipologie di rifiuto. Inoltre sono state revisionate, successivamente all’attuazione del Piano del 1988, le perimetrazioni dei bacini delle Province di Padova, Vicenza e Verona. Nella figura seguente è rappresentata la suddivisone del territorio regionale conseguente al Piano del 1988 (Fig. 1.6.1). Fig. 1.6.1 La suddivisione del territorio regionale conseguente al Piano del 1988. Provincia N° Bacini Belluno 1 Treviso 3 Venezia 5 Rovigo 1 Padova 4 Vicenza 5 Verona 5 Totale 24 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 90/560 ATO BELLUNO ATO PADOVA ATO TREVISO ATO VENEZIA ATO VICENZA ATO VERONA OVEST ATO VERONA EST ATO VERONA SUD ATO ROVIGO Il Piano Regionale Rifiuti urbani del 2004 ha previsto l’aggregazione dei Bacini in Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), dividendo la Regione in 9 ATO, così come individuati nei diversi piani provinciali (Fig. 1.6.2). Fig. 1.6.2: Suddivisione del territorio regionale in ATO previsto dal PRGRU 2004. Gli ATO sono costituiti dai Comuni appartenenti all’ambito, secondo le forme di cooperazione previste per legge ovvero mediante convenzione o consorzio. Ad oggi, solo alcuni ATO sono operativi (Venezia, Vicenza e Rovigo) e stanno portando avanti le fasi di pianificazione del Piano d’Ambito (redazione del Piano, Valutazione Ambientale Strategica, approvazione del Piano). Nel 2010, nella Regione Veneto, sono attivi oltre 30 soggetti gestori della raccolta dei rifiuti urbani. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 91/560 BELLUNO VERONA VICENZA VENEZIA TREVISO PADOVA ROVIGO Fig. 1.6.3 Soggetti che gestiscono la raccolta dei rifiuti urbani (anno 2010-2011). 1. Comunità Mo ntana A gordina 2. Comunità Mo ntana dell'A lpago 3. Comunità Mo ntana del Comelic o e S appada 4. Comunità Mo ntana V al Bellu na 5. Comunità Mo ntana Feltrina 6. Comunità Mo ntana V alle del B o ite 7. Ec omont S .r.L . 8. Bellun u m s .r .l. 9. Ponte Serv iz i S .r .L. 10. C ontar ina S.p.A. 11. C .I.T. - S AV NO 12. V E RITA S S.p.A. 13. A lis eaS.p.A. 14. A S VO S .p.A . PRO VIN CIA D I BEL L UNO PRO VIN CIA D I VEN EZIA PRO VIN CIA D I TRE VISO 17. A CE GA S AP S S.p.A . 16. P AD OV A TE RR ITOR IO RIFIU TI E C OLOGIA S .r .l. 15. E TRA S.p.A. 22. A gno C hiampo A mbie nte s .r.l. 23. G R E TA - Alto V ic entino Ambiente s.r .l. 24. S oc ietà Igiene Ter ritor io S .I.T. S pA 25. V alore A mbie nte s .r.l. 20. U TILY A S .r.L. 21. S OR A RIS S .p.A. 28. ES A -Com S .p.A. 27. AMIA VER ON A S PA 29. Serv izi Inter c omunali Verona P ianura - S IV E s .r.l. P ROV IN C IA D I VER O N A 15. E TRA S .p.A . 16. P ADOV A TE RR ITOR IO RIFIUTI E COLOGIA S .r .l. P ROV IN CIA DI VICEN ZA PRO VIN CIA D I PAD OVA 26. Ser.I.T. s .r .l. 18. E c oge s t S .r .L . PROVIN C IA D I R OVIG O a ltro 19. A S M Rovigo S .p.A . Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 92/560 Sono di seguito individuate le gestioni che possono definirsi virtuose considerando come parametri di efficienza il raggiungimento dell’obiettivo di raccolta differenziata previsto dalla norma per il 2010 (60% di RD), la produzione di rifiuti al di sotto della media regionale (488 kg/ab*anno), il costo medio di gestione del servizio al di sotto della media regionale (127,91 €/ab), non sono invece considerati gli abitanti serviti. BELLUNO VERONA VICENZA VENEZIA TREVISO PADOVA ROVIGO Bovolone Attiva srl SGL multiservizi srl Agno Chiampo Ambiente s.r.l. Alto Vicentino Ambiente s.r.l. Bellunum s.r.l. COMUNITA' MONTANA DELL'ALPAGO COMUNITA' MONTANA FELTRINA Contarina S.p.A. Ecogest S.r.L. ESA-Com S.p.A. ETRA S.p.A. PADOVA TERRITORIO RIFIUTI ECOLOGIA S.r.l. Ponte Servizi S.r.L. SAVNO Ser.I.T. s.r.l. Servizi Intercomunali Verona Pianura - SIVE SORARIS S.p.A. UTILYA S.r.L. Fig. 1.6.4 Gestioni efficienti in Veneto. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 93/560 1.7 - SCHEDE PROVINCIALI Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 94/560 PROVINCIA DI BELLUNO Comuni n. 69 Abitanti 213.491 Densità di popolazione (ab/km2) 58,1 Presenze turistiche 4.352.509 Abitanti equivalenti 225.416 Adesioni al compostaggio domestico (n. utenze) 46.570 Comuni in Tariffa (ai sensi dell’ art. 238 del D.Lgs 152/06) 4 Dati anno 2010 La produzione di rifiuti urbani tonnellate Var % Produzione totale 96.642 -3,67 kg/ab*a Var % Produzione pro capite 453 -3,49 Dati anno 2010 0 20.000 40.000 60.000 80.000 100.000 120.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll a te Produzione totale di rifiuto urbano - Anni 2000-2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. La raccolta differenziata tonnellate Var % kg/ab*a Var % Raccolta differenziata 54.616 10,69 256 10,91 Rifiuto Urbano Residuo 42.026 -17,58 197 -17,42 Secco/Indifferenziato 34.743 -17,64 163 -17,47 Spazzamento 3.806 -17,40 18 -17,24 Ingombranti 3.477 -17,17 16 -17,01 Dati anno 2010 19,7 25,3 25,4 28,8 30,9 34,2 39,8 44,6 47,5 49,2 56,5 0 10.000 20.000 30.000 40.000 50.000 60.000 70.000 80.000 90.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n el la te raccolta dif f erenziata residuo %RD Produzione di rifiuto urbano differenziato e di rifiuto urbano residuo - Anni 2000-2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. I rifiuti avviati a recupero tonnellate Var % kg/ab*a Var % FORSU 12.034 23,72 56,4 23,96 Verde 1.868 -23,56 8,7 -23,41 Vetro 4.022 -3,23 18,8 -3,04 Carta e cartone 15.291 11,81 71,6 12,03 Plastica 2.986 2,95 14,0 3,15 Imballaggi metallici 204 16,95 1,0 17,18 Multimateriale 8.745 16,49 41,0 16,72 RAEE 1.586 19,48 7,4 19,71 Altro Recuperabile 7.500 5,88 35,1 6,09 Rifiuti Particolari 381 10,18 1,8 10,40 Dati anno 2010 RAEE 1,6% Vetro 4,2% Forsu 12,5% Plastica 3,1% Rif iuti particolari 2,4% Carta e cartone 15,8% Residuo 43,5% Imballaggi metallici 0,2% Verde 1,9% Altro recuperabile 8,6% Multimateriale 9,0% Composizione media della raccolta differenziata - Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 95/560 Composizione del RUR 10,4% 8,2% 0,4% 82% INDIFFERENZIATO (CER 200301) SPAZZAMENTO (CER 200303) INGOMBRANTI (CER 200307) ALTRI NON BIODEGRADABILI (CER 200203) Gestione del RUR Destinazioni del RUR 7,94% 0,02% 24,04% 68% RECUPERO TMB INCENERIMENTO DISCARICA Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 96/560 Mel Belluno Feltre Cortina d'Ampezzo Sedico Auronzo di Cadore Arsie' Longarone Lamon Sospirolo Sappada Falcade Zoldo Alto Tambre Gosaldo Lentiai Forno di Zoldo Taibon Agordino Cesiomaggiore Limana Rocca Pietore Comelico Superiore Vigo di Cadore Trichiana Vas Quero Sovramonte Pieve di Cadore Santo Stefano di Cadore Alleghe Ponte nelle Alpi Livinallongo del Col di Lana Vodo Cadore Seren del Grappa Agordo San Vito di Cadore Fonzaso Chies d'Alpago Farra d'Alpago La Valle Agordina Valle di Cadore Alano di Piave Domegge di Cadore San Pietro di Cadore Pedavena Calalzo di Cadore Santa Giustina Perarolo di Cadore Ospitale di Cadore Selva di Cadore Lozzo di Cadore Pieve d'Alpago Borca di Cadore Soverzene Voltago Agordino Castellavazzo San Nicolo' di Comelico Colle Santa Lucia San Gregorio nelle Alpi Vallada Agordina < 50 50 - 65 > 65 % RD Percentuale di Raccolta Differenziata dei comuni della provincia di Belluno in base agli obiettivi imposti dal D.Lgs. 152/06 e dalla L.296/06 (finanziaria 2007) - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 97/560 3.369 5.385 23.065 CER 191212 28.854 14.963 9 S.Lazzaro - PD cimiteriali 8.102 10.198 18.300UNITA' DI MISURA: TONNELLATE DISCARICHE 42.632 INCENERIMENTO Maserot 28.854 INGOMBRANTI E SPAZZAMENTO A RECUPERO RIFIUTO URBANO TOTALE 96.642 3.369 40.714 FRAZIONI RICICLABILI 13.902 RIFIUTO URBANO RESIDUO BD (R10) in discarica (Alisea Jesolo e Ponte n.A.) Longarone, Cortina BELLUNO Situazione attuale - anno 2010 ORGANICO (FORSU e Verde) Ponte n. A e S. Martino di Venezze - RO 14.972 fuori Provincia (S.Lazzaro-PD) TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO RD 56,5 % Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 98/560 PROVINCIA DI PADOVA Comuni n. 104 Abitanti 934.163 Densità di popolazione (ab/km2) 435,8 Presenze turistiche 4.445.550 Abitanti equivalenti 946.343 Adesioni al compostaggio domestico (n. utenze) 51.666 Comuni in Tariffa (ai sensi dell’art. 238 del D.Lgs 152/06) 73 Dati anno 2010 La produzione di rifiuti urbani tonnellate Var % Produzione totale 474.102 4,33 kg/ab*a Var % Produzione pro capite 508 3,52 Dati anno 2010 0 50.000 100.000 150.000 200.000 250.000 300.000 350.000 400.000 450.000 500.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n el la te Produzione totale di rifiuto urbano - Anni 2000-2010 Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. La raccolta differenziata tonnellate Var % kg/ab*a Var % Raccolta differenziata 279.554 4,39 299 3,59 Rifiuto Urbano Residuo 194.548 4,23 208 3,43 Secco/Indifferenziato 169.451 3,11 181 2,32 Spazzamento 12.094 3,01 13 2,22 Ingombranti 13.003 22,95 14 22,01 Dati anno 2010 59,0 58,9 58,156,255,154,2 53,152,2 46,2 39,3 32,8 0 50.000 100.000 150.000 200.000 250.000 300.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll a te raccolta dif ferenziata residuo Produzione di rifiuto urbano differenziato e di rifiuto urbano residuo - Anni 2000-2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. I rifiuti avviati a recupero tonnellate Var % kg/ab*a Var % FORSU 72.121 1,41 77,2 0,63 Verde 62.058 9,05 66,4 8,21 Vetro 21.982 4,09 23,5 3,29 Carta e cartone 59.930 4,12 64,2 3,32 Plastica 3.442 58,03 3,7 56,82 Imballaggi metallici 14 100 0,0 100 Multimateriale 40.937 -1,92 43,8 -2,67 RAEE 4.238 15,77 4,5 14,88 Altro Recuperabile 13.991 10,42 15,0 9,58 Rifiuti Particolari 840 0,30 0,9 -0,47 Dati anno 2010 RAEE 0,9% Vetro 4,6% Forsu 15,2% Plastica 0,7% Rif iuti particolari 2,4% Carta e cartone 12,6% Residuo 41,0% Imballaggi metallici 0,2% Verde 13,1% Altro recuperabile 8,6% Multimateriale 8,6% Composizione media della raccolta differenziata - Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 99/560 Composizione del RUR 6,1% 7,8% 0,1% 86% INDIFFERENZIATO (CER 200301) SPAZZAMENTO (CER 200303) INGOMBRANTI (CER 200307) ALTRI NON BIODEGRADABILI (CER 200203) Gestione del RUR Destinazioni del RUR 17% 49% 34% RECUPERO TMB INCENERIMENTO DISCARICA Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 100/560 Padova Codevigo Este Vo' Teolo Monselice Vigonza Correzzola Cittadella Baone Montagnana Agna Gazzo Rovolon Arre Merlara Masi Conselve Sant'Urbano Tribano Brugine Piove di Sacco Candiana Urbana Bovolenta Trebaseleghe Mestrino Pozzonovo Loreggia Cartura Due Carrare Piazzola sul Brenta Bagnoli di Sopra Torreglia Fontaniva Limena Vescovana Piombino Dese Borgoricco Stanghella Rubano Legnaro Ponso Veggiano Albignasego Campodarsego Vigodarzere Lozzo Atestino Curtarolo Saonara Abano Terme Granze Saletto Grantorto Pernumia San Giorgio in Bosco Carceri Cinto Euganeo Boara Pisani Camposampiero Castelbaldo Tombolo Casalserugo Villa Estense Villa del Conte Solesino Saccolongo San Martino di Lupari Villafranca Padovana Arzergrande Casale di Scodosia Piacenza d'Adige San Pietro in Gu' Selvazzano Dentro Galzignano Terme Campodoro Masera' di Padova Pontelongo Sant'Elena Arqua' Petrarca Ponte San Nicolo' Megliadino San Fidenzio Battaglia Terme Noventa Padovana < 50 50 - 65 > 65 % RD Percentuale di Raccolta Differenziata dei comuni della provincia di Padova in base agli obiettivi imposti dal D.Lgs. 152/06 e dalla L.296/06 (finanziaria 2007) Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 101/560 134.179 PADOVA Situazione attuale - anno 2010 RIFIUTO URBANO RESIDUO 16.082 0 196.967 RIFIUTO URBANO TOTALE 474.102 ORGANICO (FORSU e Verde) 145.375 FRAZIONI RICICLABILI 96.000 (S.Lazzaro -PD) 29.577 16.082 TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO UNITA' DI MISURA: TONNELLATE DISCARICA 86.500 86.500 Este, S.Urbano e Campodarsego 7.422 INGOMBRANTI E SPAZZAMENTO A RECUPERO ceneri pesanti (di cui 18.734 in Veneto) Ceneri leggere a smaltimento fuori Regione INCENERIMENTO RD 59 % Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 102/560 PROVINCIA DI ROVIGO Comuni n. 50 Abitanti 247.372 Densità di popolazione (ab/km2) 138,3 Presenze turistiche 1.702.712 Abitanti equivalenti 252.037 Adesioni al compostaggio domestico 11.615 Comuni in Tariffa (ai sensi dell’ art. 238 del D.Lgs152/06) 11 Dati anno 2010 La produzione di rifiuti urbani tonnellate Var % Produzione totale 137.478 2,23 kg/ab*a Var % Produzione pro capite 556 2,17 Dati anno 2010 118.000 120.000 122.000 124.000 126.000 128.000 130.000 132.000 134.000 136.000 138.000 140.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll a te Produzione totale di rifiuto urbano - Anni 2000-2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. La raccolta differenziata tonnellate Var % kg/ab*a Var % Raccolta differenziata 88.579 2,68 358 2,17 Rifiuto Urbano Residuo 48.899 1,41 198 1,36 Secco/Indifferenziato 41.786 2,47 169 2,42 Spazzamento 2.530 -4,18 10 -4,23 Ingombranti 4.583 -4,50 19 -4,55 Dati anno 2010 64,464,160,8 55,3 51,3 48,6 42,1 37,8 29,0 22,8 13,9 0 20.000 40.000 60.000 80.000 100.000 120.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll at e raccolta dif ferenziata residuo %RD Produzione di rifiuto urbano differenziato e di rifiuto urbano residuo - Anni 2000-2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. I rifiuti avviati a recupero tonnellate Var % kg/ab*a Var % FORSU 20.114 -0,59 81,3 -0,64 Verde 28.577 7,57 115,5 7,51 Vetro 7.008 0,18 28,3 0,12 Carta e cartone 16.341 1,18 66,1 1,13 Plastica 175 147,51 0,7 147,38 Imballaggi metallici 54 -37,54 0,2 -37,57 Multimateriale 11.131 2,96 45,0 2,91 RAEE 1.360 -0,52 5,5 -0,57 Altro Recuperabile 3.422 -3,44 13,8 -3,49 Rifiuti Particolari 397 -10,30 1,6 -10,34 Dati anno 2010 RAEE1,0% Vetro 5,1% Forsu 14,6% Plastica 0,1% Rif iuti particolari 2,4% Carta e cartone 11,9% Residuo 35,6% Imballaggi metallici 0,2% Verde 20,8% Altro recuperabile 8,6% Multimateriale 8,1% Composizione media della raccolta differenziata - Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 103/560 Composizione del RUR 85,5% 5,2% 9,4% INDIFFERENZIATO (CER 200301) SPAZZAMENTO (CER 200303) INGOMBRANTI (CER 200307) ALTRI NON BIODEGRADABILI (CER 200203) Gestione del RUR Destinazioni del RUR 2% 98% RECUPERO TMB INCENERIMENTO DISCARICA Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 104/560 Adria Porto Tolle Rovigo Porto Viro Rosolina Loreo Taglio di Po Lendinara Canaro Ariano nel Polesine Trecenta Villadose Crespino Stienta Lusia GavelloCeneselli Badia Polesine Occhiobello Ceregnano Melara Papozze Pincara Corbola Ficarolo Salara Canda Calto Polesella Bergantino Castelguglielmo Fratta Polesine San Martino di Venezze Arqua' Polesine Pettorazza Grimani Costa di Rovigo Castelmassa < 50 50 - 65 > 65 % RD Percentuale di Raccolta Differenziata dei comuni della provincia di Rovigo in base agli obiettivi imposti dal D.Lgs. 152/06 e dalla L. 296/06 (finanziaria 2007) – Anno 2010 – Fonte ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 105/560 14.561 191212 10.170 altro 17.715 BD (R10) 2.490 CDR a recupero fuori Veneto 41.521 CER191212 39.888 FRAZIONI RICICLABILI 48.691 ROVIGO Situazione attuale - anno 2010 RIFIUTO URBANO TOTALE 137.478 ORGANICO (FORSU e Verde) RIFIUTO URBANO RESIDUO 964 964 TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO 72.667 47.936 48.899 INGOMBRANTI E SPAZZAMENTO A RECUPERO INCENERIMENTO UNITA' DI MISURA: TONNELLATE DISCARICA S. Martino di Venezze RO e Villadose RD 64,4 % Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 106/560 PROVINCIA DI TREVISO Comuni n. 95 Abitanti 891.944 Densità di popolazione (ab/km2) 359,7 Presenze turistiche 1.462.022 Abitanti equivalenti 895.950 Adesioni al compostaggio domestico 97.792 Comuni in Tariffa (ai sensi dell’ art. 238 del D.Lgs 152/06) 81 Dati anno 2010 La produzione di rifiuti urbani tonnellate Var % Produzione totale 338.677 1,19 kg/ab*a Var % Produzione pro capite 380 0,70 Dati anno 2010 280.000 290.000 300.000 310.000 320.000 330.000 340.000 350.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n el la te Produzione totale di rifiuto urbano - Anni 2000-2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. La raccolta differenziata tonnellate Var % kg/ab*a Var % Raccolta differenziata 245.300 3,63 275 3,14 Rifiuto Urbano Residuo 93.377 -4,71 105 -5,17 Secco/Indifferenziato 73.241 -4,73 82 -5,18 Spazzamento 8.657 2,49 10 2,00 Ingombranti 11.479 -9,45 13 -9,88 Dati anno 2010 38,6 44,8 51,8 58,5 63,4 64,7 66,0 66,5 68,5 0 50.000 100.000 150.000 200.000 250.000 300.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n el la te raccolta dif ferenziata residuo %RD 70,7 72,4 Produzione di rifiuto urbano differenziato e di rifiuto urbano residuo - Anni 2000-2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. I rifiuti avviati a recupero tonnellate Var % kg/ab*a Var % FORSU 63.557 3,76 71,3 3,26 Verde 46.671 8,72 52,3 8,20 Vetro 17.878 0,51 20,0 0,03 Carta e cartone 48.677 1,42 54,6 0,93 Plastica 4.968 5,42 5,6 4,91 Imballaggi metallici 144 32,05 0,2 31,41 Multimateriale 36.651 3,26 41,1 2,76 RAEE 5.562 16,62 6,2 16,06 Altro Recuperabile 19.896 -1,80 22,3 -2,27 Rifiuti Particolari 1.296 -6,82 1,5 -7,27 Dati anno 2010 RAEE 1,6% Vetro 5,3% Forsu 18,8% Plastica 1,5% Rif iuti particolari 2,4% Carta e cartone 14,4% Residuo 27,6% Imballaggi metallici 0,2% Verde 13,8% Altro recuperabile 8,6% Multimateriale 10,8% Composizione media della raccolta differenziata - Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 107/560 Composizione del RUR 78,4% 9,3% 12,3% 0,1% INDIFFERENZIATO (CER 200301) SPAZZAMENTO (CER 200303) INGOMBRANTI (CER 200307) ALTRI NON BIODEGRADABILI (CER 200203) Gestione del RUR Destinazioni del RUR 14% 78% 8% RECUPERO TMB INCENERIMENTO DISCARICA Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 108/560 Treviso Roncade Vedelago Paese Oderzo Vittorio Veneto Fregona Miane Loria Asolo Susegana Tarzo Maser Villorba Valdobbiadene Istrana Silea Follina Montebelluna Fontanelle Gaiarine Vazzola Resana Cessalto Mansue' Conegliano Altivole Mogliano Veneto Pederobba SalgaredaRiese Pio X Vidor Fonte Spresiano Castelfranco Veneto Ormelle Trevignano Motta di Livenza Codogne' Cordignano Ponte di Piave San Biagio di Callalta Chiarano Preganziol Volpago del Montello Zero Branco San Fior Casier Sarmede Segusino Farra di Soligo Carbonera Borso del Grappa Casale sul Sile Breda di Piave Mareno di Piave Cimadolmo Cison di Valmarino Nervesa della Battaglia Revine Lago Maserada sul Piave Orsago Cornuda Gorgo al Monticano Morgano Pieve di Soligo Refrontolo Monastier di Treviso Crocetta del MontelloMonfumo Possagno San Polo di Piave Povegliano Quinto di Treviso Cavaso del Tomba Giavera del Montello Santa Lucia di Piave San Pietro di Feletto Castello di Godego Crespano del Grappa Sernaglia della Battaglia San Zenone degli Ezzelini Cappella Maggiore Zenson di Piave Caerano di San Marco Portobuffole' < 50 50 - 65 > 65 % RD Percentuale di Raccolta Differenziata dei comuni della provincia di Treviso in base agli obiettivi imposti dal D.Lgs. 152/06 e dalla L.296/06 (finanziaria 2007) - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 109/560 17.512 CDR a recupero / trattam fuori Regione 1.900 CDR a smaltimento fuori Veneto 72.877 51.781 27.381 13.136 11.264 a smaltimento fuori Veneto TREVISO Situazione attuale - anno 2010 RIFIUTO URBANO TOTALE 338.677 ORGANICO (FORSU e Verde) 135.072 FRAZIONI RICICLABILI 110.228 RIFIUTO URBANO RESIDUO 13.147 13.147 TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO UNITA' DI MISURA: TONNELLATE DISCARICA 6.989 72.877 93.377 6.989 INCENERIMENTO 0 a smaltimento in Veneto a recupero / trattam fuori Regione INGOMBRANTI E SPAZZAMENTO A RECUPERO CER 191212 RD 72,4% Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 110/560 PROVINCIA DI VENEZIA Comuni n. 44 Abitanti 862.377 Densità di popolazione (ab/km2) 349 Presenze turistiche 33.400.058 Abitanti equivalenti 953.884 Adesioni al compostaggio domestico 40.295 Comuni in Tariffa (ai sensi dell’ art. 238 del D.Lgs 152/06) 32 Dati anno 2010 La produzione di rifiuti urbani tonnellate Var % Produzione totale 539.324 1,36 kg/ab*a Var % Produzione pro capite 625 0,93 Dati anno 2010 460.000 470.000 480.000 490.000 500.000 510.000 520.000 530.000 540.000 550.000 560.000 570.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll a te Produzione totale di rifiuto urbano - Anni 2000-2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. La raccolta differenziata tonnellate Var % kg/ab*a Var % Raccolta differenziata 259.343 8,19 301 7,73 Rifiuto Urbano Residuo 279.982 -4,24 325 -4,64 Secco/Indifferenziato 251.271 -4,05 291 -4,46 Spazzamento 11.920 -14,22 14 -14,58 Ingombranti 16.791 1,21 19 0,78 Dati anno 2010 48,1 45,1 42,7 38,1 35,2 32,8 30,129,129,127,0 23,7 0 50.000 100.000 150.000 200.000 250.000 300.000 350.000 400.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n el la te raccolta dif ferenziata residuo %RD Produzione di rifiuto urbano differenziato e di rifiuto urbano residuo - Anni 2000-2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. I rifiuti avviati a recupero tonnellate Var % kg/ab*a Var % FORSU 57.396 7,78 66,6 7,33 Verde 61.263 11,19 71,0 10,72 Vetro 2.129 -20,27 2,5 -20,61 Carta e cartone 55.467 2,56 64,3 2,12 Plastica 1.095 -23,25 1,3 -23,58 Imballaggi metallici 51 -48,97 0,1 -49,18 Multimateriale 49.221 8,17 57,1 7,72 RAEE 4.215 26,87 4,9 26,34 Altro Recuperabile 27.497 18,00 31,9 17,51 Rifiuti Particolari 1.010 5,72 1,2 5,28 Dati anno 2010 RAEE 0,8% Vetro 0,4% Forsu 10,6% Plastica 0,2% Rifiuti particolari 2,4% Carta e cartone 10,3% Residuo 51,9% Imballaggi metallici 0,2% Verde 11,4% Altro recuperabile 8,6% Multimateriale 9,1% Composizione media della raccolta differenziata - Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 111/560 Composizione del RUR 9,0% 5,7% 85,3% 0,003% INDIFFERENZIATO (CER 200301) SPAZZAMENTO (CER 200303) INGOMBRANTI (CER 200307) ALTRI NON BIODEGRADABILI (CER 200203) Gestione del RUR Destinazioni del RUR 8% 58% 15% 19% RECUPERO TMB INCENERIMENTO DISCARICA Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 112/560 VeneziaMira Chioggia Caorle Jesolo Cavarzere Eraclea Cona Portogruaro Mirano Dolo Campagna Lupia Scorze' Meolo Noale San Dona' di Piave San Michele al Tagliamento Marcon Concordia Sagittaria Ceggia Santo Stino di Livenza Musile di Piave Pianiga Torre di Mosto Cavallino-Treporti Gruaro Salzano Spinea Stra Martellago Quarto d'Altino Pramaggiore Annone Veneto Fosso' Camponogara Fossalta di Portogruaro Cinto Caomaggiore Noventa di Piave Teglio Veneto Fossalta di Piave < 50 50 - 65 > 65 % RD Percentuale di Raccolta Differenziata dei comuni della provincia di Venezia in base agli obiettivi imposti dal D.Lgs. 152/06 e dalla L.296/06 (finanziaria 2007) - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 113/560 12.830 CER 191212 Fusina 46.023 Enel Mirano 87.920 CDR 41.700 a recupero fuori Veneto 10.396 CER 191212 2.296 trattamento 3.684 a incenerimento in e fuori Veneto 1.769 Ceneri leggere a smaltimento di cui 893 t in Veneto 9.917 ceneri pesanti a recupero in Veneto 2.835 discarica Alisea 1.560 discarica Sogliano UNITA' DI MISURA: TONNELLATE DISCARICA 44.000 INCENERIMENTO 44.202 (Fusina) (Jesolo e S. Donà) 13.147 TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO 23.000 (Fusina e Mirano) 186.730 INGOMBRANTI E SPAZZAMENTO A RECUPERO RIFIUTO URBANO RESIDUO 13.147 150.900 280.000 140.684 FRAZIONI RICICLABILI 118.659 VENEZIA Situazione attuale - anno 2010 RIFIUTO URBANO TOTALE 539.324 ORGANICO (FORSU e Verde) RD 48,1% Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 114/560 PROVINCIA DI VICENZA Comuni n. 121 Abitanti 869.720 Densità di popolazione (ab/km2) 319,4 Presenze turistiche 1.879.989 Abitanti equivalenti 874.871 Adesioni al compostaggio domestico 76.341 Comuni in Tariffa (ai sensi dell’ art. 238 del D.Lgs 152/06) 33 Dati anno 2010 La produzione di rifiuti urbani tonnellate Var % Produzione totale 363.468 0,13% kg/ab*a Var % Produzione pro capite 418 -0,37% Dati anno 2010 280.000 290.000 300.000 310.000 320.000 330.000 340.000 350.000 360.000 370.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll a te Produzione totale di rifiuto urbano - Anni 2000-2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. La raccolta differenziata tonnellate Var % kg/ab*a Var % Raccolta differenziata 215.644 0,60 248 0,09 Rifiuto Urbano Residuo 147.824 -0,54 170 -1,04 Secco/Indifferenziato 116.031 -0,57 133 -1,06 Spazzamento 17.757 2,40 20 1,89 Ingombranti 14.036 -3,82 16 -4,30 Dati anno 2010 36,2 43,5 48,7 51,1 52,1 51,8 52,8 54,5 56,9 59,1 59,3 0 50.000 100.000 150.000 200.000 250.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n el la te raccolta dif ferenziata residuo %RD Produzione di rifiuto urbano differenziato e di rifiuto urbano residuo - Anni 2000-2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. I rifiuti avviati a recupero tonnellate Var % kg/ab*a Var % FORSU 52.550 3,49 60,4 2,97 Verde 37.313 0,60 42,9 0,09 Vetro 28.516 0,41 32,8 -0,10 Carta e cartone 47.734 -2,35 54,9 -2,84 Plastica 4.839 9,92 5,6 9,37 Imballaggi metallici 229 -9,30 0,3 -9,75 Multimateriale 20.155 3,67 23,2 3,15 RAEE 5.283 12,40 6,1 11,83 Altro Recuperabile 17.984 -6,69 20,7 -7,16 Rifiuti Particolari 1.042 -9,06 1,2 -9,51 Dati anno 2010 RAEE 1,5% Vetro 7,8% Forsu 14,5% Plastica 1,3% Rif iuti particolari 2,4% Carta e cartone 13,1% Residuo 40,7% Imballaggi metallici 0,2% Verde 10,3% Altro recuperabile 8,6% Multimateriale 5,5% Composizione media della raccolta differenziata - Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 115/560 Composizione del RUR 78% 11,8% 10,2% 0,03% INDIFFERENZIATO (CER 200301) SPAZZAMENTO (CER 200303) INGOMBRANTI (CER 200307) ALTRI NON BIODEGRADABILI (CER 200203) Gestione del RUR Destinazioni del RUR 9% 12% 45% 34% RECUPERO TMB INCENERIMENTO DISCARICA Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 116/560 Asiago Roana Schio Vicenza Gallio Enego Lonigo Foza Posina Malo Arsiero Valdagno Rotzo Lusiana Rosa' Conco Laghi Recoaro Terme Arcugnano Marostica Villaga Arzignano Sarego Sandrigo Valli del Pasubio Thiene Brendola Trissino Longare Caltrano Valstagna Chiampo Dueville Nanto Sossano Bassano del Grappa Valdastico Breganze Orgiano Albettone Sovizzo Solagna Cogollo del Cengio San Nazario Isola Vicentina Alonte Villaverla Velo d'Astico Poiana Maggiore Altissimo Sarcedo Lastebasse Zugliano Cassola Nove Agugliaro Montegalda Camisano Vicentino Santorso Montecchio Maggiore Calvene Zane' Schiavon Brogliano Creazzo Noventa Vicentina Grancona Bolzano Vicentino Gambellara Quinto VicentinoCostabissara Torri di Quartesolo Montegaldella Molvena Tonezza del Cimone Asigliano Veneto Montorso Vicentino < 50 50 - 65 > 65 % RD Percentuale di Raccolta Differenziata dei comuni della provincia di Vicenza in base agli obiettivi imposti dal D.Lgs. 152/06 e dalla L.296/06 (finanziaria 2007) - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 117/560 ETRA e separatore Valore Ambiente ETRA Bassano Valore Ambiente separatore 61.600 21584 cer 191212 ETRA 15.375 incenerim fuori regione 1.798 discarica fuori regione 12.500 68.500 13.356 ceneri pesanti di cui 4.980 t a recupero in Veneto e 3.814 t smaltite in Veneto 3.330 ceneri leggere a smaltimento, di cui 893 in Veneto 16.390 Grumolo e S. Martino di Venezze (RO) VICENZA Situazione attuale - anno 2010 RIFIUTO URBANO TOTALE 363.468 ORGANICO (FORSU e Verde) 125.781 FRAZIONI RICICLABILI 89.863 RIFIUTO URBANO RESIDUO 11.100 23.500 147.824 travasato e scarti da valore ambiente UNITA' DI MISURA: TONNELLATE DISCARICA 18.600 34.990 INCENERIMENTO 56.000 (Schio) 28.890 13.589 TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO 38.100 INGOMBRANTI E SPAZZAMENTO A RECUPERO Grumolo e Asiago RD 59,3% Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 118/560 PROVINCIA DI VERONA Comuni n. 98 Abitanti 919.898 Densità di popolazione (ab/km2) 313,9 Presenze turistiche 13.576.875 Abitanti equivalenti 957.095 Adesioni al compostaggio domestico (n. utenze) 16.535 Comuni in Tariffa (ai sensi dell’art. 238 del D.Lgs 152/06) 41 Dati anno 2010 La produzione di rifiuti urbani tonnellate Var % Produzione totale 458.908 1,40 kg/ab*a Var % Produzione pro capite 499 0,73 Dati anno 2010 360.000 370.000 380.000 390.000 400.000 410.000 420.000 430.000 440.000 450.000 460.000 470.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll a te Produzione totale di rifiuto urbano - Anni 2000-2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. La raccolta differenziata tonnellate Var % kg/ab*a Var % Raccolta differenziata 261.186 8,89 284 8,17 Rifiuto Urbano Residuo 197.722 -7,05 215 -7,67 Secco/Indifferenziato 162.071 -10,05 176 -10,65 Spazzamento 14.576 7,11 16 6,40 Ingombranti 21.075 11,35 23 10,61 Dati anno 2010 22,8 29,9 35,9 38,1 40,6 44,9 45,4 47,4 49,4 53,0 56,9 0 50.000 100.000 150.000 200.000 250.000 300.000 350.000 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n el la te raccolta dif ferenziata residuo %RD Produzione di rifiuto urbano differenziato e di rifiuto urbano residuo - Anni 2000-2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. I rifiuti avviati a recupero tonnellate Var % kg/ab*a Var % FORSU 69.236 14,22 75,3 13,46 Verde 46.287 4,91 50,3 4,21 Vetro 34.627 20,73 37,6 19,92 Carta e cartone 58.980 8,63 64,1 7,91 Plastica 10.346 0,62 11,2 -0,05 Imballaggi metallici 96 -60,13 0,1 -60,39 Multimateriale 15.307 -6,73 16,6 -7,35 RAEE 4.306 12,24 4,7 11,50 Altro Recuperabile 21.146 3,19 23,0 2,50 Rifiuti Particolari 854 -2,67 0,9 -3,31 Dati anno 2010 RAEE 0,9% Vetro 7,5% Forsu 15,1% Plastica 2,3% Rifiuti particolari 2,4% Carta e cartone 12,9% Residuo 43,1% Imballaggi metallici 0,2% Verde 10,1% Altro recuperabile 8,6% Multimateriale 3,3% Composizione media della raccolta differenziata - Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 119/560 Composizione del RUR Gestione del RUR Destinazioni del RUR 14% 57% 29% RECUPERO TMB INCENERIMENTO DISCARICA 81,4% 7,4% 11,2% INDIFFERENZIATO (CER 200301) SPAZZAMENTO (CER 200303) INGOMBRANTI (CER 200307) ALTRI NON BIODEGRADABILI (CER 200203) Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 120/560 Verona Cerea Zevio Legnago Sona Negrar Illasi Nogara Grezzana Oppeano Dolce' Sorga' Malcesine Bovolone Isola della Scala Lazise Vigasio Fumane Erbezzo Tregnago Minerbe Casaleone Soave Belfiore Salizzole Gazzo Veronese Valeggio sul Mincio Villa Bartolomea Bosco Chiesanuova Brenzone Castagnaro Arcole Affi Zimella Villafranca di Verona Palu' Ronco all'Adige Cologna Veneta Ronca' Selva di Progno Caprino Veronese San Bonifacio Terrazzo Sommacampagna Trevenzuolo Mozzecane Sant'Anna d'Alfaedo Bussolengo Rovere' Veronese Angiari Bonavigo Pressana Vestenanova Pescantina Bardolino Lavagno Buttapietra Costermano Castelnuovo del Garda San Zeno di Montagna Caldiero San Giovanni Ilarione Sanguinetto Mezzane di Sotto Bevilacqua Garda Marano di Valpolicella Torri del Benaco Cerro Veronese Concamarise Boschi Sant'Anna < 50 50 - 65 > 65 % RD Percentuale di Raccolta Differenziata dei comuni della provincia di Verona in base agli obiettivi imposti dal D.Lgs. 152/06 e dalla L.296/06 (finanziaria 2007) - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 121/560 3300 CDR a smaltimento D10 fuori Regione 32.200 CDR a recupero R1 fuori regione (Ca' del Bue e Legnago Servizi) Ca' del Bue 2.614 BD in discarica a Legnago Legnago servizi 72.000 CER 191212 50.000 a trattamento / recupero fuori Veneto 10.500 12.600 in discarica in Veneto a smaltimento D8 (Legnago servizi) 123.904 UNITA' DI MISURA: TONNELLATE DISCARICA 47.500 Legnago, Asiago, S.Urbano INCENERIMENTO 27.686 123.600 198.000 27.686 TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO 304 VERONA Situazione attuale - anno 2010 RIFIUTO URBANO TOTALE 458.908 ORGANICO (FORSU e Verde) 145.663 FRAZIONI RICICLABILI 115.523 INGOMBRANTI E SPAZZAMENTO A RECUPERO RIFIUTO URBANO RESIDUO RD 56.9% Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 122/560 APPENDICE 1: Schede impianto Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 123/560 Impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) Nella mappa è illustrata la localizzazione degli impianti di trattamento meccanico-biologico TMB e produzione di combustibile da rifiuti CDR (ora CSS) in Veneto (esclusi gli impianti di sola vagliatura: Amia Verona e Valore Ambiente Vicenza) attivi nell’anno 2010. Aggiornamento: anno 2010 "8 "8 "8 "8 "8 "8 "8 "8 8 6 1 2 3 4 5 7 *comprensivo anche della messa in riserva del rifiuto secco recuperabile **comprensivo della linea per la produzione di compost DATI 2010 N. Provincia Comune Tipologia Potenzialità totale autorizzata (t/anno) Rifiuto Urbano (t) 191212 (t) Altro (t) Totale (t) 1 BL S. Giustina Bellunese BD - BM 55.000 29.111 0 0 29.111 2 TV Spresiano CDR 84.000 72.877 0 0 72.877 3 RO Rovigo BD - BM - CDR 109.200* 48.946 14.561 9.141 72.648 4 VE Fusina CDR 220.000 154.360 7.572 1.719 163.651 5 VE Mirano CDR 60.000 22.711 1.353 13 24.077 6 VI Bassano CDR 66.300** 17.279 0 0 17.279 7 VR Verona CDR 156.000 124.867 0 0 124.867 8 VR Legnago BD 36.000 135 14.552 0 14.687 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 124/560 1. Maserot (BL) 1. Impianto Produzione di Biostabilizzato Maturo (BM) e Biostabilizzato da Discarica (BD) 2. Operazioni svolte D15 - Deposito preliminare D8 - Trattamento biologico R3 - riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi R13 - Messa in riserva di rifiuti 3. Ubicazione Santa Giustina Bellunese – loc. Maserot 4. Proprietà La Dolomiti Ambiente S.p.A. 5. Gestione La Dolomite Ambiente S.p.A. 6. Anno di approvazione dell’impianto 2000 7. Ultima autorizzazione Decreto Segretario Regionale Ambiente n. 59 del 12.08.2011 - Avvio esercizio provvisorio digestore e integrazione CER 8. Potenzialità autorizzata complessiva 40.000 t/anno trattamento linea RSU 9. Quantità RU trattata 2010 29.111 t 10. Tariffa - anno di approvazione 2011 11. Tariffa - CER 200301 174,66 €/t (IVA esclusa). Da rilevare la differenza con l’anno 2010 (tariffa 2010 circa 50 € oneri esclusi) 2. Contarina (TV) 1. Impianto Selezione e recupero 2. Operazioni svolte R13 - Messa in riserva di rifiuti R3 - riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi 3. Ubicazione Spresiano - loc. Lovadina 4. Proprietà Contarina S.p.A. 5. Gestione Contarina S.p.A. 6. Anno di approvazione dell’impianto 1992 7. Ultima autorizzazione Decreto provinciale 44/2010 8. Potenzialità autorizzata complessiva 84.000 t/anno 9. Quantità RU trattata 2010 72.877 t 10. Tariffa - anno di approvazione 2011 11. Tariffa - CER 200301 142,86 €/t (IVA esclusa) Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 125/560 3. Sarzano (RO) 1. Impianto Produzione CDR – BM - BD 2. Operazioni svolte D14 - Ricondizionamento preliminare R3 - riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi D8 - Trattamento biologico 3. Ubicazione Località Sarzano - Rovigo 4. Proprietà Consorzio smaltimento RSU – Ente di Bacino RO 1 5. Gestione Ecoambiente srl 6. Anno di approvazione dell’impianto 1997 7. Ultima autorizzazione Decreto Provinciale 555/2012 8. Potenzialità autorizzata complessiva 109.200 t complessivo, di cui: 65.520 t linea produzione CDR 26.800 linea di produzione Biostabilizzato Maturo 9. Quantità RU trattata 2010 72.648 t 10. Tariffa - anno di approvazione 2011 11. Tariffa - CER 200301 98 €/t (IVA esclusa) 4. Ecoprogetto Fusina 1. Impianto Produzione CDR 2. Operazioni svolte D15 - Deposito preliminare R12 - Scambio di rifiuti prima di sottoporli alle operazioni di recupero R13 - Messa in riserva di rifiuti prima delle operazioni di recupero R3 - riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi 3. Ubicazione Venezia - loc.Fusina 4. Proprietà Ecoprogetto Venezia 5. Gestione Ecoprogetto Venezia 6. Anno di approvazione dell’impianto Decreto regionale n. 3263del 1999 7. Ultima autorizzazione Decreto provinciale n. 71312 del 2012 8. Potenzialità autorizzata complessiva 220.000 t/anno 9. Quantità RU trattata 2010 163.651 t 10. Tariffa - anno di approvazione 2010 11. Tariffa - CER 200301 140 €/t (IVA esclusa) Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 126/560 5. Mirano 1. Impianto Produzione CDR (attualmente utilizzato solo come stazione di travaso) 2. Operazioni svolte Stazione di travaso e stoccaggio provvisorio e messa in riserva 3. Ubicazione Mirano 4. Proprietà Veritas S.p.A. 5. Gestione Veritas S.p.A. (ex ACM S.p.A.) 6. Anno di approvazione dell’impianto 1998 7. Ultima autorizzazione A.I.A. del 29/10/2009 8. Potenzialità autorizzata complessiva 60.000 t/anno 9. Quantità RU trattata 2010 24.077 t - dal 2011 solo selezione e invio ad impianto di Fusina 10. Tariffa - anno di approvazione 2008 11. Tariffa - CER 200301 132,85 €/t (IVA esclusa) 6. Bassano 1. Impianto Produzione CDR e digestione anaerobica 2. Operazioni svolte Attività di messa in riserva (R13) (rifiuto urbano secco), con selezione, cernita e riduzione volumetrica (R12), finalizzata all’effettivo recupero con produzione di energia (R1) presso altri impianti legittimati 3. Ubicazione Bassano del Grappa 4. Proprietà ETRA Spa 5. Gestione ETRA Spa 6. Anno di approvazione dell’impianto Prima approvazione 1997. Costruzione tra il 2000 e il 2003. 7. Ultima autorizzazione Decreto provinciale n.238/suolo Rifiuti/2010 del 28/12/2010 8. Potenzialità autorizzata complessiva 22.000 t/anno linea secco per la produzione CDR. Dall’autorizzazione VIA del 2010 è previsto un ampliamento della linea a 29.000 t/anno 9. Quantità RU trattata 2010 17.279 t (RUR) 10. Tariffa - anno di approvazione 2011 11. Tariffa - CER 200301 154,10 €/t (IVA esclusa, oneri post-mortem della discarica in sito inclusi) Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 127/560 7. AMIA Verona - Ca’ del Bue 1. Impianto Produzione CDR 2. Operazioni svolte - messa in riserva di rifiuti (R13); operazioni di recupero di rifiuti (R3). 3. Ubicazione Verona - Loc. Ca’ del Bue 4. Proprietà AGSM Verona 5. Gestione AMIA Verona 6. Anno di approvazione dell’impianto 1993 7. Ultima autorizzazione Decreto provinciale n. 5181/07 8. Potenzialità autorizzata complessiva 156.000 t/anno 9. Quantità RU trattata 2010 124.867 t 10. Tariffa - anno di approvazione 2009 11. Tariffa - CER 200301 140 €/t (IVA esclusa) 8. Torretta Verona 1. Impianto Produzione di Biostabilizzato da Discarica (BD) (annesso alla discarica) 2. Operazioni svolte D8 3. Ubicazione Torretta - Legnago (VR) 4. Proprietà Comune di Legnago 5. Gestione Legnago Servizi S.p.A. 6. Anno di approvazione dell’impianto 1999 7. Ultima autorizzazione AIA del 2010 8. Potenzialità autorizzata complessiva 36.000 t/anno 9. Quantità RU trattata 2010 14.687 t 10. Tariffa - anno di approvazione 2011 11. Tariffa - CER 200301 93,44 €/t (IVA esclusa) Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 128/560 Discariche Nella mappa è illustrata la localizzazione delle discariche di rifiuti urbani presenti in Veneto attive nell’anno 2010. Nel corso del 2011 hanno terminato la propria attività le discariche di San Martino di Venezze (RO) e Longarone (BL). % % % % % % % % % % % % 7-8 1 3 9 6 5 2 4 10 12 13 11 Impianto Rifiuto Urbano (t) 191212 (t) Altro (t) Totale (t) 1 BL Ponte nelle Alpi* 0 2.693 471 3.164 2 BL Cortina 5.804 0 3 5.807 3 BL Longarone 860 0 0 860 4 PD Campodarsego 31.901 0 35.572 67.473 5 PD Este 6.004 22.244 1.354 29.602 6 PD S.Urbano 53.855 71.594 24.888 150.337 7 RO San Martino di Venezze 22.594 21.427 4.136 48.157 8 RO Villadose* 0 36.332 14.156 50.488 9 VE Jesolo 27.190 10.236 7.625 45.050 10 VE S.Donà di Piave 7.537 0 0 7.537 11 VI Asiago 7.473 1.253 28 8.753 12 VI Grumolo delle Abbadesse 8.840 1.031 5.208 15.078 13 VR Legnago 57.672 2.438 3.881 63.991 Totale 229.729 169.247 97.321 496.298 *discariche a servizio dell’impianto di trattamento meccanico-biologico DATI 2010 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 129/560 1. Ponte nelle Alpi Impianto Discarica Ubicazione Prà de Anta Ponte nelle Alpi (BL) Proprietà Gestione La Dolomite Ambiente S.p.A. Anno di approvazione dell’impianto DGRV 2494/1999 Ultima autorizzazione AIA provincia BL 167/ECO del 21.12.2007 Volume residuo 2010 (m3) 11.200 Quantità Rifiuti trattata 2010 (urbani, 191212 e altro) 3164 t Tariffa - anno di approvazione 2011 Tariffa 104,61 €/t (IVA e altri oneri esclusi) 2. Cortina D’Ampezzo Impianto Discarica Pies de Ra Mognes Ubicazione Loc. Pies de Ra MOgnes Cortina D’Ampezzo (BL) Proprietà Gestione Comunità Montana Valle del Boite Anno di approvazione dell’impianto 1986 Ultima autorizzazione Delibera Provinciale 1/ECO 2008 Volume residuo 2010 (m3) 58.193 Quantità Rifiuti trattata 2010 (urbani, 191212 e altro) 5807 t Tariffa - anno di approvazione 2011 Tariffa 137,38 €/t (IVA e altri oneri esclusi) 3. Longarone Impianto Discarica Ubicazione Via Mura Pagani - Longarone (BL) Proprietà Comunità montana Cadore Longarone Zoldo Gestione Ecomont S.r.l. Anno di approvazione dell’impianto 1995 Ultima autorizzazione Delibera provinciale 36/ECO/2010 Volume residuo 2010 (m3) 58.000 (nuovo lotto approvato) Quantità Rifiuti trattata 2010 (urbani, 191212 e altro) 860 t Tariffa - anno di approvazione 2010 Tariffa 165,35 €/t (IVA e altri oneri esclusi) Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 130/560 4. Campodarsego Impianto Discarica Ubicazione Via Bassa Prima - loc. Pontifuri, Campodarsego (PD) Proprietà Gestione ETRA Anno di approvazione dell’impianto Delibera provinciale 4276/EC/PD/99 Ultima autorizzazione AIA provinciale 143/IPPC/2011. Prevista chiusura a giugno 2011 Volume residuo 2010 (m3) 52.728 Quantità Rifiuti trattata 2010 (urbani, 191212 e altro) 38.335 t Tariffa - anno di approvazione 2010 Tariffa 89,61 €/t (IVA e altri oneri esclusi) 5. Este Impianto Discarica Ubicazione Via Comuna, Este (PD) Proprietà Gestione SESA Anno di approvazione dell’impianto 1995 Ultima autorizzazione Rinnovo AIA provinciale 131/IPPC/2010 Volume residuo 2010 (m3) 49.000 Quantità Rifiuti trattata 2010 (urbani, 191212 e altro) 29.602 t Tariffa - anno di approvazione 2010 Tariffa 88,82 €/t (IVA e altri oneri esclusi) 6. Discarica tattica di Sant’urbano Impianto Discarica tattica Ubicazione Via Brusà 6, Sant’Urbano (PD) Proprietà Gestione Geo Green Holding Anno di approvazione dell’impianto 1990 Ultima autorizzazione Decreto regione 73/2011 Volume residuo 2010 (m3) 769.014 Quantità Rifiuti trattata 2010 (urbani, 191212 e altro) 150.337 t Tariffa - anno di approvazione 2010 Tariffa 77,77 (IVA e altri oneri esclusi) Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 131/560 7. S. Martino di Venezze Impianto Ex Discarica rifiuti speciali, successivamente per solo urbani (esaurita nel 2011) denominata SMART 3 Ubicazione Via Ceresolo, S. Martino di Venezze (RO) Proprietà Gestione S. Martino Green S.p.a. in liquidazione Anno di approvazione dell’impianto 1977 Ultima autorizzazione Decreto segretario regionale all’ambiente n. 71/2011 Approvazione chiusura impianto Volume residuo 2010 (m3) 0 Quantità Rifiuti trattata 2010 (urbani, 191212 e altro) 48.157 t Tariffa - anno di approvazione Tariffa 8. Taglietto (Villadose RO) Impianto Discarica a servizio dell’impianto di TMB Ubicazione Via Serafino Zennaro, 8 loc. Taglietto Villadose (RO) Proprietà Consorzio smaltimento RSU di Rovigo Gestione Daneco impianti s.r.l. di Milano Anno di approvazione dell’impianto Delibera provinciale 50/2002. Taglietto 1 appena autorizzata Ultima autorizzazione Determina provinciale 1243/2011 Volume residuo 2010 (m3) 46.148 Quantità Rifiuti trattata 2010 (urbani, 191212 e altro) 50.488 t Tariffa - anno di approvazione 2010 Tariffa 75,55 €/t (IVA e altri oneri esclusi) 9. Jesolo Impianto Discarica Ubicazione Via Pantiera 15 - loc. Piave Nuovo- Jesolo (VE) Proprietà Gestione Alisea Anno di approvazione dell’impianto 1981 Ultima autorizzazione AIA provinciale provvisoria n. 22244/2008 Volume residuo 2010 (m3) 516.649 Quantità Rifiuti trattata 2010 (urbani, 191212 e altro) 45.050 t Tariffa - anno di approvazione Tariffa 126,07 €/t (IVA e altri oneri esclusi) Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 132/560 10. S. Donà di Piave Impianto Discarica Ubicazione Località Silos Proprietà Comune di San Donà di Piave (VE) Gestione SI.GEA soc.cons.arl. Anno di approvazione dell’impianto 1982 Ultima autorizzazione Decreto provinciale 60946/2010 Volume residuo 2010 (m3) 31.944 Quantità Rifiuti trattata 2010 (urbani, 191212 e altro) 7.537 Tariffa - anno di approvazione 2010 Tariffa 118,19 €/t (IVA e altri oneri esclusi) 11. Asiago Impianto Discarica Ubicazione Loc. Malga Melagon , Asiago (VI) Proprietà Comunità montana Spettabile Reggenza dei 7 Comuni Gestione Alto Vicentino Ambiente Anno di approvazione dell’impianto DGRV 406/97 Ultima autorizzazione Integrazione autorizzazione provinciale n. registro 109/2011 Volume residuo 2010 (m3) 36.660 Quantità Rifiuti trattata 2010 (urbani, 191212 e altro) 8.753 t Tariffa - anno di approvazione 2010 Tariffa 114,49 €/t (IVA e altri oneri esclusi) 12. Grumolo delle Abbadesse Impianto Discarica Ubicazione Via Quadri - Grumolo delle Abbadesse (VI) Proprietà C.I.A.T. Gestione Società Intercomunale Ambiente e Territorio, partecipata da Valore Ambiente Anno di approvazione dell’impianto DGRV 3092/1995 Ultima autorizzazione Delibera provinciale 50/2011 Volume residuo 2010 (m3) 580.000 Quantità Rifiuti trattata 2010 (urbani, 191212 e altro) 15.078 t Tariffa - anno di approvazione 2011 Tariffa 87,61 € (IVA e altri oneri esclusi) Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 133/560 13. Torretta - Legnago Impianto Discarica Ubicazione Località Torretta, Legnago (VR) Proprietà Comune di Legnago Gestione Legnago Servizi Anno di approvazione dell’impianto 1982 Ultima autorizzazione AIA Decreto segretario regionale ambiente 60/2010 e Decreto segretario regionale ambiente 36/2011 Volume residuo 2010 (m3) 760.997 Quantità Rifiuti trattata 2010 (urbani, 191212 e altro) 63.991 t Tariffa - anno di approvazione 2011 Tariffa 88,32 €/t (IVA e altri oneri esclusi) 14. Cà Filissine – Pescantina Impianto Discarica Ubicazione Località Cà Filissine, Pescantina (VR) Proprietà Comune di Pescantina Gestione Daneco Spa Anno di approvazione dell’impianto 1987 Ultima autorizzazione Nessuna autorizzazione in atto a causa del sequestro giudiziario Volume residuo 2010 (m3) 364.248 Quantità Rifiuti trattata 2010 (urbani, 191212 e altro) 0 t Tariffa - anno di approvazione Tariffa Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 134/560 Inceneritori Nella mappa è illustrata la localizzazione degli inceneritori presenti in Veneto. Aggiornamento: anno 2010 $ $ $ $Z Fusina - VE S.Lazzaro - PD Schio -VI Ca' del Bue - VR (non attivo) Nel 2010 sono state avviate direttamente ad impianti di incenerimento 204.045 t di rifiuto urbano, ripartite tra i 3 impianti attivi. Impianto Padova S. Lazzaro Venezia Fusina Vicenza Schio Totale regionale Tecnologia griglia griglia griglia Linee 3 1 3 7 Potenzialità (t/g) 520 175 196 891 PCI (Kcal/kg) 2500 2050 3500 Produzione Energia elettrica al netto degli autoconsumi (MWh) 61.346 7.038 17.641 86.025 Rifiuti Urbani (t) 96.634 44.140 63.271 204.045 191212 (t) 48.157 1.553 4.146 53.856 Rifiuti Sanitari (t) 1.846 0,18 3.718 5.564 Altri Rifiuti speciali (t) 1.717 1.320 92 3.130 Totale smaltito (t) 148.353 47.013 71.228 266.594 Residui dal trattamento fumi (t) 7.422 1.770 3.331 12.523 Ceneri pesanti e scorie non pericolose (t) 29.577 9.917 13.356 52.850 Metalli (t) - 317 747 1.064 Totale prodotto (t) 36.999 12.004 17.434 66.437 Situazione impiantistica veneta - Anno 2010 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 135/560 1. San Lazzaro (PD) Impianto Inceneritore Tecnologia Forno a griglia Ubicazione Viale Navigazione Interna, 34 - loc. S. Lazzaro (PD) Proprietà Acegas APS Gestione Acegas APS Anno di approvazione dell’impianto Impianto messo in funzione nel 1962. Ultima ristrutturazione Nel 2010 è entrata in funzione la terza linea Ultima autorizzazione AIA regionale DGRV n. 4139/2009 Comuni conferenti anno 2010 Potenzialità autorizzata complessiva 520 t/g Quantità RU trattata 2010 96.634 t Tariffa - atto di approvazione Tariffa - €/t CER 200301 131 € IVA esclusa Tariffa - €/t CER 191212 110 € IVA esclusa 2. Fusina (VE) Impianto Inceneritore Tecnologia Forno a griglia Ubicazione Via della Geologia 31, Fusina (VE) Proprietà Gestione Ecoprogetto Venezia Anno di approvazione dell’impianto Progetto messo a punto fine anni ’80. Avviato ad aprile 1998 Ultima autorizzazione AIA Decreto Segretario regionale Ambiente n. 84/2009 Comuni conferenti anno 2010 Potenzialità autorizzata complessiva 175 t/g - 50.000 t/anno Quantità RU trattata 2010 44.140 t Tariffa - atto di approvazione Delibera Giunta Regionale n. 721 del 02/05/2012 Tariffa - €/t 116.75 € IVA esclusa Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 136/560 3. Schio (VI) Impianto Inceneritore Tecnologia Forno a griglia Ubicazione Via Lago di Pusiano, 4 Schio (VI) Proprietà Alto Vicentino Ambiente Gestione Alto Vicentino Ambiente Anno di approvazione dell’impianto Autorizzato nel 1980. Prima linea entrata in funzione nel 1983 Ultima autorizzazione Decreto Segretario Regionale all’Ambiente 74/2011 Comuni conferenti anno 2010 Potenzialità autorizzata complessiva 196 t/g Quantità RU trattata 2010 63.271 t Tariffa - anno di approvazione 2010 Tariffa - €/t 120 € IVA esclusa 4. Ca’ del Bue (VR) Impianto Inceneritore Ubicazione Ca’ del Bue Proprietà Gestione Anno di approvazione dell’impianto Decreto Regione Veneto n. 6223/93 Ultima autorizzazione Decreto provinciale n. 5181/07 Comuni conferenti anno 2010 Potenzialità autorizzata complessiva Quantità RU trattata 2010 Tariffa - anno di approvazione Tariffa - €/t Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 137/560 2. ANALISI FABBISOGNI IMPIANTISTICI 2.1 - PREMESSA SUGLI OBBIETTIVI DEL PIANO La definizione degli scenari di piano relativi ai rifiuti urbani, in linea con le direttive comunitarie e nazionali in materia, fa riferimento ai seguenti obbiettivi. 1. Ridurre la produzione dei rifiuti urbani attraverso specifiche iniziative, volte a favorire la riduzione progressiva dei rifiuti derivanti dai cicli di produzione e consumo, come per esempio l’incentivazione della pratica di compostaggio domestico, la sensibilizzazione dei consumatori per una spesa intelligente ispirata al principio “comprare meno rifiuti”, il coinvolgimento della piccola e grande distribuzione e la stipula di accordi di programma per ridurre l’uso degli imballaggi superflui. Le direttive comunitarie auspicano il disaccoppiamento tra livello di sviluppo economico e produzione dei rifiuti e in questo senso vengono di seguito analizzate le tendenze di produzione dei rifiuti (riferiti al Rifiuto Urbano procapite) al fine di valutare gli effetti delle azioni previste sulla produzione complessiva e di conseguenza sui fabbisogni gestionali. 2. Favorire il recupero di materia a tutti i livelli, anche per quelle frazioni non oggetto di raccolta differenziata. Nella Decisione 2011/753/UE sono state infatti stabilite le modalità di calcolo per verificare il rispetto di nuovi obbiettivi di recupero, non riferiti più solo ai rifiuti di imballaggio ma ampliati ad altre categorie di materiali (plastica vetro carta metalli RAEE olii usati…). In questo senso l’obiettivo di raccolta differenziata proposto nel piano è del 70%, proprio per incentivare il recupero di materia anche da rifiuti, come ingombranti e spazzamento stradale, ancora destinati allo smaltimento in discarica. Saranno promosse campagne di sensibilizzazione e diffusione di informazioni destinate al pubblico in generale o a specifiche categorie di consumatori; sarà sostenuta la creazione e la gestione dei centri di raccolta, strutture strategiche al recupero di materia. Saranno proposte delle linee guida per una possibile separazione dei materiali a livello regionale, in modo da uniformare i comportamenti dei cittadini e saranno sostenuti e promossi quei sistemi di raccolta che meglio garantiscono la qualità dei materiali raccolti, ovvero una ridotta quantità di scarti. 3. Favorire le altre forme di recupero, in particolare il recupero di energia, rappresenta una finalità che deve essere perseguita anche perché implica uno sforzo di innovazione impiantistica e sviluppo tecnologico che fornisce opportunità di riduzione degli impatti ambientali e di rilancio economico. Dopo il recupero di materia deve essere massimizzato il recupero energetico. In questo senso gli impianti di trattamento dell’organico esistenti potrebbero essere valorizzati mediante una sezione di digestione anaerobica con produzione di biogas e conseguente recupero energetico. Si osserva a tal fine che, gli inceneritori esistenti devono valutare la fattibilità di realizzare il recupero termico. Va altresì sostenuto l’utilizzo del CSS prodotto in co-combustione presso impianti industriali esistenti. 4. Minimizzare il ricorso alla discarica, in linea sia con la gerarchia dei rifiuti che con il piano precedente, l’opzione dello smaltimento deve costituire la fase residuale del sistema di gestione dei rifiuti, da collocare a valle dei processi di trattamento, ove necessari, finalizzati a ridurre la quantità dei rifiuti (Figura 2.1). Saranno approfondite le modalità attuabili per il conseguimento di tale obiettivo, con riferimento agli orizzonti temporali necessari per la chiusura delle discariche esistenti. Va in merito evidenziato che la normativa prevede il divieto del conferimento in discarica di rifiuti con PCI maggiore Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 138/560 di 13.000 kj/kg e che, se pur tale divieto è stato oggetto di successive proroghe, è necessario prevederne l’attuazione al momento della sua applicazione. Fig. 2. Schema a piramide rovesciata della gerarchia dei rifiuti 5. Definire il fabbisogno gestionale di recupero e smaltimento, valorizzando la capacità impiantistica esistente, evitando la realizzazione di nuovi impianti in quanto rappresentano nuove fonti di pressione in un territorio già pesantemente segnato, applicando il principio di prossimità con la chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti urbani a livello regionale, compresi gli scarti derivanti dal loro trattamento. Lo smaltimento ed il recupero dei rifiuti dovrà avvenire in uno degli impianti appropriati più vicini ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti. In questo senso saranno valutati le tendenze di produzione di rifiuti prodotti, nonché le tipologie impiantistiche di smaltimento/recupero disponibili sul territorio per singole tipologie di rifiuto. Per le tipologie di rifiuto che soffrono di domanda inevasa - a livello regionale - di recupero e smaltimento, dovrà essere garantito il destino ottimale, ricorrendo ad impianti che utilizzano i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un alto grado di protezione dell'ambiente e della salute pubblica. Devono altresì essere incentivate sperimentazioni per testare nuove tecnologie, volte a migliorare il recupero e ridurre l’impatto ambientale anche dei siti dismessi. 6. Perseguire la gestione dello smaltimento a livello regionale, superando la logica provinciale o di bacino fin qui perseguita a favore di una razionalizzazione delle modalità di gestione. Gli obiettivi di riduzione e di recupero di materia posti dal piano determineranno una riduzione della quantità di rifiuto residuo da avviare allo smaltimento e la generazione di una serie di flussi diversificati, il cui trattamento non sarà più economicamente sostenibile a livello locale. La normativa, all’art. 182 bis, punto a) del D. Lgs. 152/06, prevede che lo smaltimento ed il recupero dei rifiuti urbani non differenziati sia attuato con il ricorso ad una rete adeguata ed integrata di impianti, al fine di realizzare l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani e del loro trattamento in ambito territoriale ottimale, la quale, in una gestione che prevede elevati livelli di raccolta differenziata, deve essere a livello regionale. 7. Definire le aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento rifiuti, con particolare riferimento alle discariche, tenendo conto delle pianificazioni provinciali e del sistema di vincoli già introdotti dalla pianificazione urbanistica e ambientale. Saranno definite regole affinché gli impianti siano realizzati in zone compatibili (zone industriali esistenti) e le discariche in aree a bassa vulnerabilità. PREVENZIONE PREPARAZIONE PER IL RIUTILIZZO RICICLAGGIO RECUPERO DI ALTRO TIPO, COMPRESO IL RECUPERO ENERGETICO SMALTIMENTO Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 139/560 8. Promuovere sensibilizzazione, formazione, conoscenza e ricerca nel campo dei rifiuti, monitorando i flussi dei rifiuti prodotti, incentivando sperimentazioni e collaborazioni tra soggetti pubblici e privati per lo sviluppo di attività di ricerca e diffusione dei sistemi innovativi e virtuosi. 9. Tutelare la salute umana. Al fine di garantire la massima tutela dello stato di salute delle popolazioni contermini gli impianti di trattametno rifiuti, si incentiva lo strumento della valutazione di impatto sanitario ai sensi dell’articolo 199, comma 2, del D.Lgs. n. 152/2006. In particolare, per la costruzione dello scenario DUE si è fatto riferimento ai documenti comunitari: Strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti (COM(2005) 666 del 21/12/2005), il cui Report è stato adottato il 19 gennaio 2011, e Relazione su un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse (2011/2068(INI)). Le principali azioni della citata Strategia sono, oltre alla semplificazione e aggiornamento della legislazione vigente in materia di rifiuti nonché l’importanza della sua piena attuazione: l’introduzione dell’analisi del “ciclo di vita” (LCA) nella politica in materia di rifiuti; la prevenzione dei rifiuti; la costituzione della società europea del riciclaggio. La Relazione del 2011 esorta la Commissione Europea e gli stati membri a concretizzare alcune importanti azioni strategiche nel campo dei rifiuti, con particolare riferimento alla loro produzione. Tra le principali iniziative tematiche, tale Relazione ritiene necessario per gli stati membri: la riduzione della produzione dei rifiuti residui fino a raggiungere livelli prossimi allo zero. La definizione degli scenari nell’arco di riferimento temporale individuato (2011-2020) viene rappresentata attraverso l’applicazione degli obbiettivi sopraindicati e porta alla definizione del fabbisogno impiantistico relativo al trattamento, con particolare riferimento allo smaltimento dei rifiuti urbani prodotti in Veneto, che rimane in carico alla struttura pubblica. Tali obbiettivi vanno comunque perseguiti nel rispetto della tutela della salute e tenendo conto della sostenibilità sociale e economica. Il piano considererà gli aspetti di sostenibilità economica attraverso la razionalizzazione e ottimizzazione delle gestioni, finalizzata al contenimento dei costi del servizio almeno entro i limiti dell’aumento dovuto all’inflazione. In questo senso la calibrazione delle tariffe impiantistiche nel rispetto della gerarchia dei rifiuti, che prevede di disincentivare lo smaltimento in discarica a vantaggio del recupero, può garantire a tutti i cittadini costi comparabili a parità di gestione. Non va altresì trascurata la difesa dell’occupazione favorendo quelle iniziative di piano che producono effetti positivi sull’offerta di lavoro nel contesto regionale. Dalla Comunicazione della Commissione Europea del 2005 n. 666, “Portare avanti l’utilizzo delle risorse: una strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti” si desume, il linea con gli obiettivi di piano proposti, che il riciclo dei rifiuti può essere fondamentale per garantire una maggiore occupazione. Infine, ma non ultima, la partecipazione pubblica alle scelte attraverso un processo di comunicazione e coinvolgimento dei cittadini sensibilizzando alle problematiche ambientali e promuovendo l’istruzione e la formazione in campo ambientale. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 140/560 2.2 - PREVISIONI DI PRODUZIONE 2.2.1 - Rifiuto urbano pro capite L’analisi delle serie storiche dal 1997 al 2010 della produzione pro capite del rifiuto urbano ha evidenziato un andamento tendenzialmente crescente, anche se negli ultimi anni si è osservato un rallentamento nella tendenza di crescita. I dati preliminari 2011 evidenziano una diminuzione della produzione pro capite di circa 4,5% (460 kg/abitante*anno) rispetto al 2010, inoltre le elaborazioni del primo semestre 2012 denotano un ulteriore decremento superiore al 5%, da imputare al prolungamento degli effetti della crisi economica. La produzione di rifiuti urbani è legata sia a fattori economici (andamento del PIL, spesa per consumi delle famiglie…), sia ad altri fattori quali per esempio dinamiche demografiche, l’aumento della percentuale di stranieri, l’invecchiamento della popolazione, etc. Le indicazioni comunitarie in tema di rifiuti, inserite nel VI e VII programma quadro ambientale e nella direttiva comunitaria 2008/98/CE in tema di rifiuti, pongono tra gli obbiettivi il disaccoppiamento tra l’andamento della crescita economica e la produzione di rifiuti. Fino al 2010 non risulta evidente l’effetto delle politiche di riduzione e ad oggi la crisi economica intervenuta non rende possibile fare queste valutazioni, in quanto si sta verificando una significativa riduzione nella produzione di rifiuti. La difficile congiuntura economica rende inoltre particolarmente complesso fare delle previsioni su quello che potrà essere l’andamento della produzione dei rifiuti nei prossimi anni. Per quanto riguarda gli indicatori economici, le ultime previsioni sull’andamento del PIL indicano il 2015 come l’anno di una probabile ripresa della crescita economica. Poiché il PIL comprende non solo i beni prodotti ma anche i servizi, un indicatore maggiormente correlato alla produzione di rifiuti urbani è la “spesa per consumi finali delle famiglie”. Le elaborazioni del Sistema statistico della Regione del Veneto su dati Prometeia, prevedono per il 2012 una diminuzione della spesa per i consumi delle famiglie del 2,4%, poi un assestamento nel 2013 e finalmente un rialzo nel 2014 con un valore del +1,2%. (Tab. 2.1). 2012 2013 2014 Beni durevoli -10,4 -1,0 1,3 Beni non durevoli -3,9 -2,1 1,0 Alimentare -1,6 -0,6 1,5 Servizi 0,2 0,5 1,4 Totale -2,4 -0,7 1,2 Tab. 2. Stima delle spese per consumi delle famiglie nelle principali categorie di consumo (var. %) - Veneto. Anni 2012:2014. Fonte: Elaborazioni Regione Veneto - Direzione Sistema Statistico Regionale su dati Prometeia Per gli anni successivi (2016-2020), si è ipotizzata una ripresa moderata dell’economia e dei consumi, caratterizzata da un incremento della spesa per consumi delle famiglie del 1,2%, pari alla media di quanto verificatosi nel periodo 2000-2007, prima della crisi economica globale, iniziata nel 2008. Nello stesso periodo (2000-2007) la produzione procapite di rifiuti urbani ha avuto un incremento medio di circa 0,75% per anno. Sulla base di queste informazioni si può costruire un’ipotesi di andamento tendenziale della produzione dei rifiuti urbani. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 141/560 IPOTESI ZERO (Fig. 2.2): − 2011: diminuzione del 4,5 (stima basata su dati dichiarati dai Comuni) − 2012: diminuzione del 5 % (proiezioni dei dati dichiarati dai Comuni relativi al primo semestre 2012); − 2013: si ipotizza una riduzione contenuta in circa 1% − 2014: sulla base dell’ipotesi di una ripresa economica accompagnata da un incremento, se pur contenuto, dei consumi delle famiglie, si stima l’inversione della tendenza e un aumento del procapite dello 0,3% − 2015 - 2020: sulla base dell’ipotesi di una ripresa dei consumi del 1,2%, si stima un aumento costante di produzione procapite dello 0,75%, analogo a quello del periodo 2000- 2008, fino a raggiungere il valore di 460 kg/abitante*anno nel 2020. 488 459 437 400 410 420 430 440 450 460 470 480 490 500 1 9 9 7 1 9 9 8 1 9 9 9 2 0 0 0 2 0 0 1 2 0 0 2 2 0 0 3 2 0 0 4 2 0 0 5 2 0 0 6 2 0 0 7 2 0 0 8 2 0 0 9 2 0 1 0 2 0 1 1 2 0 1 2 2 0 1 3 2 0 1 4 2 0 1 5 2 0 1 6 2 0 1 7 2 0 1 8 2 0 1 9 2 0 2 0 anno P ro d u z io n e R U p ro c a p it e ( k g /a b *a n n o ) 460 Fig. 2. Produzione pro-capite di rifiuti urbani totali nella Regione Veneto - dati 1997-2010 e andamento tendenziale fino al 2020 nell’ipotesi zero. Nel rispetto delle direttive comunitarie, che prevedono politiche di riduzione dei rifiuti, all’ipotesi zero, secondo la quale il termine della crisi economica riporta ad una situazione di un aumento della produzione dei rifiuti, si contrappone un’ipotesi in cui l’influenza delle azioni di piano determina il disaccoppiamento tra crescita economica e la produzione di rifiuti. IPOTESI UNO (Fig. 2.3): − 2011: diminuzione del 4,5 (stima basata su da dati dichiarati dai Comuni); − 2012: diminuzione del 5 % (proiezioni dei dati dichiarati dai Comuni relativi al primo semestre 2012); − 2013: si ipotizza una riduzione contenuta in circa 1%; − 2014: sulla base dell’ipotesi della ripresa economica accompagnata da un incremento, se pur contenuto, dei consumi delle famiglie, si stima l’inversione della tendenza e un aumento del procapite dello 0,3%; − 2015 - 2020: gli effetti delle scelte gestionali e delle politiche di riduzione attivate con il piano compensano la tendenza all’aumento derivante dalla crescita delle spesa per consumi della famiglia portando la produzione pro capite a 440 kg/abitante*anno. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 142/560 440 400 410 420 430 440 450 460 470 480 490 500 1 9 9 7 1 9 9 8 1 9 9 9 2 0 0 0 2 0 0 1 2 0 0 2 2 0 0 3 2 0 0 4 2 0 0 5 2 0 0 6 2 0 0 7 2 0 0 8 2 0 0 9 2 0 1 0 2 0 1 1 2 0 1 2 2 0 1 3 2 0 1 4 2 0 1 5 2 0 1 6 2 0 1 7 2 0 1 8 2 0 1 9 2 0 2 0 anno P ro d u z io n e R U p ro c a p it e ( k g /a b *a n n o ) Fig. 2.3 Produzione pro capite di rifiuti urbani totali nella Regione Veneto - dati 1997-2010 e andamento fino al 2020 considerando gli effetti delle azioni di piano (ipotesi uno). IPOTESI DUE (Fig. 2.4): − 2011: diminuzione del 4,5 (dato calcolato da dati dichiarati dai Comuni); − 2012: diminuzione del 5 % (proiezioni dei dati dichiarati dai Comuni relativi al primo semestre 2012); − 2013: si ipotizza una riduzione contenuta in circa 1%; − 2014: sulla base dell’ipotesi della ripresa economica con la crescita se pur contenuta dei consumi delle famiglie, si stima l’inversione della tendenza e un aumento del procapite dello 0,3%; − 2015 - 2020: gli effetti dell’introduzione degli strumenti di analisi dei cicli di vita dei prodotti (LCA) consentono la riduzione della produzione di rifiuti residui fino a valori prossimi allo zero, come auspicato nella Strategia tematica e nella Relazione del 2011. Il rifiuto urbano procapite si riduce grazie al RUR non prodotto. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 143/560 250 300 350 400 450 500 550 1 9 9 7 1 9 9 8 1 9 9 9 2 0 0 0 2 0 0 1 2 0 0 2 2 0 0 3 2 0 0 4 2 0 0 5 2 0 0 6 2 0 0 7 2 0 0 8 2 0 0 9 2 0 1 0 2 0 1 1 2 0 1 2 2 0 1 3 2 0 1 4 2 0 1 5 2 0 1 6 2 0 1 7 2 0 1 8 2 0 1 9 2 0 2 0 P ro d u zi o n e R U p ro c a p it e ( k g /a b * a n n o ) anno Fig. 2.4 Produzione pro capite di rifiuti urbani totali nella Regione Veneto - dati 1997-2010 e andamento fino al 2020 - ipotesi due Confrontando i tre andamenti previsionali della produzione procapite, con o senza implementazioni degli strumenti previsti dal piano, emerge che l’influenza delle azioni di piano si traduce in una differenza di produzione pro capite pari a circa 20 kg/abitante*anno (Fig. 2.5) attribuibile, prevalentemente, ai seguenti fattori: adozione di sistemi domiciliari, almeno per la frazione secco-umido o di sistemi con conferimento controllato che consentano la tracciabilità del produttore; incentivazione del compostaggio domestico; introduzione della tariffa puntuale; incentivazione al riutilizzo e allo scambio di beni usati (mobili, elettrodomestici, ..) ancora fruibili prima che gli stessi entrino nel circuito di raccolta rifiuti; diffusione tra i cittadini del ricorso all’acquisto di beni quali bevande, detergenti, ecc., sfusi o con sistema del vuoto a rendere e senza imballaggi superflui. La differenza di produzione tra l’ipotesi uno e l’ipotesi due è di circa 130 kg/abitante*anno, grazie alla riduzione della quota di RUR non prodotto. 250 300 350 400 450 500 550 1 9 9 7 1 9 9 8 1 9 9 9 2 0 0 0 2 0 0 1 2 0 0 2 2 0 0 3 2 0 0 4 2 0 0 5 2 0 0 6 2 0 0 7 2 0 0 8 2 0 0 9 2 0 1 0 2 0 1 1 2 0 1 2 2 0 1 3 2 0 1 4 2 0 1 5 2 0 1 6 2 0 1 7 2 0 1 8 2 0 1 9 2 0 2 0 p ro d u z io n e R U p ro c a p it e ( k g / a b * a n n o ) ipotesi zero ipotesi uno ipotesi due Fig. 2.5 Previsioni di produzione pro-capite di rifiuti urbani con e senza azioni di piano nella Regione Veneto - anni 2010-2020 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 144/560 A supporto della riduzione descritta va inoltre segnalato, su dati forniti da CONAI, come fattore aggiuntivo un progressivo alleggerimento degli imballaggi (a parità di contenuto) che negli ultimi 10 anni ha determinato una riduzione in peso pari al: 28% per gli imballaggi in plastica; 50% per le lattine in acciaio; 5% degli imballaggi in cartone ondulato. Le previsioni in merito al 2020, ipotizzano un ulteriore diminuzione del 5% per vetro e carta, del 17% dell’acciaio e di un ulteriore 15% per la plastica, per una riduzione complessiva sul totale degli imballaggi pari al 2,4% circa. IPOTESI “MIGLIORI PRATICHE” (Fig. 2.4 bis): − 2011: diminuzione del 4,5 (stima basata su da dati dichiarati dai Comuni); − 2012: diminuzione del 5 % (proiezioni dei dati dichiarati dai Comuni relativi al primo semestre 2012); − 2013: si ipotizza una riduzione contenuta in circa 1%; − 2014: sulla base dell’ipotesi della ripresa economica accompagnata da un incremento, se pur contenuto, dei consumi delle famiglie, si stima l’inversione della tendenza e un aumento del procapite dello 0,3%; − 2015 - 2020: gli effetti delle scelte gestionali e delle politiche di riduzione attivate con il piano compensano la tendenza all’aumento derivante dalla crescita delle spesa per consumi della famiglia portando la produzione pro capite a 420 kg/abitante*anno. Fig. 2.4 bis Produzione pro capite di rifiuti urbani totali nella Regione Veneto - dati 1997-2010 e andamento fino al 2020 considerando gli effetti delle azioni di piano (ipotesi “migliori pratiche”). 420 400 410 420 430 440 450 460 470 480 490 500 1 9 9 7 1 9 9 8 1 9 9 9 2 0 0 0 2 0 0 1 2 0 0 2 2 0 0 3 2 0 0 4 2 0 0 5 2 0 0 6 2 0 0 7 2 0 0 8 2 0 0 9 2 0 1 0 2 0 1 1 2 0 1 2 2 0 1 3 2 0 1 4 2 0 1 5 2 0 1 6 2 0 1 7 2 0 1 8 2 0 1 9 2 0 2 0 P ro d u zi o n e R U p ro c a p it e ( k g /a b *a n n o ) anno Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 145/560 2.2.2 - Rifiuto urbano totale L’andamento della produzione totale di rifiuti urbani, a partire dall’anno 1997, analogamente al rifiuto urbano pro capite, ha essenzialmente seguito un andamento di crescita lineare fino all’anno 2008, per poi seguire, a partire dal 2009, un progressivo decremento legato alla crisi economica (Fig. 2.5) 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 to n n e lla te Fig. 2.5 Produzione totale di rifiuti urbani totali nella Regione Veneto - dati 1997-2011 La produzione totale di rifiuto urbano prevista negli scenari futuri, è stata calcolata a partire dalla produzione pro capite (stimata dalle serie storiche in base agli andamenti economici ipotizzati e alle scelte gestionali promosse dal piano) e dal numero di abitanti previsti. Per la stima dell’andamento demografico è stata presa in considerazione la previsione fornita dalla Direzione Sistema Statistico Regionale della Regione del Veneto (Fig. 2.6). 4.433.123 4.938.965 5.241.400 4.000.000 4.200.000 4.400.000 4.600.000 4.800.000 5.000.000 5.200.000 5.400.000 5.600.000 19 97 19 98 19 99 20 00 20 01 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 20 11 20 12 20 13 20 14 20 15 20 16 20 17 20 18 20 19 20 20 anno A b ita n ti (n °) Fig. 2.6 Andamento demografico relativo alla Regione Veneto - dati anni 1997-2010 e previsione anni 2011-2020 (fonte Regione del Veneto - Direzione Sistema Statistico Regionale). Sulla base di queste informazioni possiamo costruire le medesime ipotesi formulate per la produzione pro capite di rifiuti urbani e riuscire a stabilire la quota di rifiuto urbano che la pianificazione regionale dovrà prendere in considerazione nei diversi scenari di piano proposti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 146/560 IPOTESI ZERO : − 2011-2012: diminuzione in base ai dati dichiarati dai Comuni; − 2013: stabilizzazione della produzione totale di rifiuti urbani, in cui il decremento del rifiuto procapite viene parzialmente compensato dalla crescita della popolazione; − 2014: sulla base dell’ipotesi di una ripresa economica, si stima l’inversione della tendenza e un aumento del rifiuto totale che risente sia dell’influenza della crescita del procapite sia della popolazione, per un incremento complessivo dello 0,9%; − 2015 - 2020: un progressivo aumento del rifiuto totale sulla base del costante aumento di procapite e della popolazione, fino a raggiungere il valore, nel 2020, di circa 2.405.800 t (Fig. 2.7) 2.000.000 2.050.000 2.100.000 2.150.000 2.200.000 2.250.000 2.300.000 2.350.000 2.400.000 2.450.000 2.500.000 1 9 9 7 1 9 9 8 1 9 9 9 2 0 0 0 2 0 0 1 2 0 0 2 2 0 0 3 2 0 0 4 2 0 0 5 2 0 0 6 2 0 0 7 2 0 0 8 2 0 0 9 2 0 1 0 2 0 1 1 2 0 1 2 2 0 1 3 2 0 1 4 2 0 1 5 2 0 1 6 2 0 1 7 2 0 1 8 2 0 1 9 2 0 2 0 anno P ro d u z io n e t o t R U ( t/ a n n o ) 2.405.803 Fig. 2.7 Andamento della produzione totale dei Rifiuti Urbani nella Regione Veneto - dati 1997-2011 e andamento tendenziale fino al 2020- ipotesi zero IPOTESI UNO: − 2011-2012: diminuzione in base ai dati dichiarati dai Comuni; − 2013: stabilizzazione della produzione totale di rifiuti urbani, in cui il decremento del rifiuto procapite viene parzialmente compensato dalla crescita della popolazione; − 2014: sulla base dell’ipotesi di una ripresa economica, si stima l’inversione della tendenza e un aumento del rifiuto totale che risente sia dell’influenza della crescita del procapite sia della popolazione, per un incremento complessivo dello 0,9%; − 2015 - 2020: gli effetti delle scelte gestionali e delle politiche di riduzione attivate con il piano e che avranno pieno effetto a partire dall’anno 2015, mitigano l’aumento dei rifiuti legato all’incremento della popolazione, assestandolo nel 2020 ad un valore ipotizzato di circa 2.306.000 t (Fig. 2.8). 2.405.800 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 147/560 2.306.000 2.000.000 2.100.000 2.200.000 2.300.000 2.400.000 2.500.000 2.600.000 2.700.000 1 9 9 7 1 9 9 8 1 9 9 9 2 0 0 0 2 0 0 1 2 0 0 2 2 0 0 3 2 0 0 4 2 0 0 5 2 0 0 6 2 0 0 7 2 0 0 8 2 0 0 9 2 0 1 0 2 0 1 1 2 0 1 2 2 0 1 3 2 0 1 4 2 0 1 5 2 0 1 6 2 0 1 7 2 0 1 8 2 0 1 9 2 0 2 0 anno P ro d u zi o n e to t R U ( t/a n n o ) Fig. 2.8 Andamento della produzione totale dei Rifiuti Urbani - dati 1997-2011 e andamento fino al 2020 considerando gli effetti delle azioni di piano - ipotesi uno IPOTESI DUE: − 2011-2012: diminuzione in base ai dati dichiarati dai Comuni; − 2013: stabilizzazione della produzione totale di rifiuti urbani, in cui il decremento del rifiuto procapite viene parzialmente compensato dalla crescita della popolazione; − 2014: sulla base dell’ipotesi di una ripresa economica si stima l’inversione della tendenza e un aumento del rifiuto totale che risente sia dell’influenza della crescita del procapite sia della popolazione per un incremento complessivo dello 0,9%; − 2015 - 2020: gli effetti dell’introduzione degli strumenti di analisi dei cicli di vita dei prodotti (LCA) consentono la riduzione della produzione di rifiuti residui fino a valori prossimi allo zero, come auspicato nella Strategia tematica e nella Relazione del 2011. Il rifiuto urbano totale si riduce grazie al RUR non prodotto. (Fig. 2.9). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 148/560 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 3.000.000 1 9 9 7 1 9 9 8 1 9 9 9 2 0 0 0 2 0 0 1 2 0 0 2 2 0 0 3 2 0 0 4 2 0 0 5 2 0 0 6 2 0 0 7 2 0 0 8 2 0 0 9 2 0 1 0 2 0 1 1 2 0 1 2 2 0 1 3 2 0 1 4 2 0 1 5 2 0 1 6 2 0 1 7 2 0 1 8 2 0 1 9 2 0 2 0 p ro d u zi o n e t o t R U ( t/ a n n o ) Fig. 2.9 Andamento della produzione totale dei Rifiuti Urbani - dati 1997-2011 e andamento fino al 2020 considerando gli effetti delle azioni di piano - ipotesi due Confrontando le previsioni dei tre scenari si osserva che fino al 2015 la produzione totale è coincidente (circa 2.250.000 t), successivamente le produzioni stimate per l’anno 2020 passano da circa 2.405.800 t per l’ipotesi zero a circa 2.306.000 t per l’ipotesi uno, a circa 1.600.000 t per l’ipotesi due. La differenza tra le tre ipotesi è illustrata nella figura seguente (Fig. 2.10). 1.450.000 1.650.000 1.850.000 2.050.000 2.250.000 2.450.000 2.650.000 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 to n n e ll a te ipotesi zero ipotesi uno ipotesi due Fig. 2.10 Andamento della produzione totale di Rifiuto Urbano (t/anno) - anni 2010 – 2020 IPOTESI “MIGLIORI PRATICHE”: − 2011-2012: diminuzione in base ai dati dichiarati dai Comuni; − 2013: stabilizzazione della produzione totale di rifiuti urbani, in cui il decremento del rifiuto procapite viene parzialmente compensato dalla crescita della popolazione; − 2014: sulla base dell’ipotesi di una ripresa economica, si stima l’inversione della tendenza e un aumento del rifiuto totale che risente sia dell’influenza della crescita del procapite sia della popolazione, per un incremento complessivo dello 0,9%; Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 149/560 2015 - 2020: gli effetti delle scelte gestionali e delle politiche di riduzione attivate con il piano e che avranno pieno effetto a partire dall’anno 2015, mitigano l’aumento dei rifiuti legato all’incremento della popolazione, assestandolo nel 2020 ad un valore ipotizzato di circa 2.201.388 t (Fig. 2.9 bis) Fig. 2.9 bis Andamento della produzione totale dei Rifiuti Urbani - dati 1997-2011 e andamento fino al 2020 considerando gli effetti delle azioni di piano - ipotesi “migliori pratiche” 2.2.3 - Raccolta differenziata Negli ultimi anni le raccolte differenziate hanno avuto un elevato e costante incremento che ha portato nell’anno 2011, al superamento del 60% a livello regionale (Fig. 2.10). 60,5%58,3% 56,2%53,9% 51,0% 49,0% 47,5% 45,1% 43,0% 39,5% 34,5% 28,4% 23,9% 18,9% 15,3% 0 200.000 400.000 600.000 800.000 1.000.000 1.200.000 1.400.000 1.600.000 1.800.000 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 to n n e ll at e raccolta differenziata residuo Fig.2.10 Andamento della Raccolta Differenziata e del Rifiuto Urbano Residuo - anni 1997-2011 2.201.388 2.000.000 2.100.000 2.200.000 2.300.000 2.400.000 2.500.000 2.600.000 2.700.000 1 9 9 7 1 9 9 8 1 9 9 9 2 0 0 0 2 0 0 1 2 0 0 2 2 0 0 3 2 0 0 4 2 0 0 5 2 0 0 6 2 0 0 7 2 0 0 8 2 0 0 9 2 0 1 0 2 0 1 1 2 0 1 2 2 0 1 3 2 0 1 4 2 0 1 5 2 0 1 6 2 0 1 7 2 0 1 8 2 0 1 9 2 0 2 0 P ro d u zi o n e to t R U (t /a n n o ) anno Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 150/560 Hanno contribuito a questo risultato le azioni promosse dalle singole amministrazioni comunali, in particolare di 400 comuni (il 69% dei comuni Veneti) che nel 2011 hanno superato l’obiettivo del 65% di RD (previsto al 2012 per ATO). Tutte le provincie hanno negli anni aumentato la percentuale (Fig. 2.11), con andamenti diversi in funzione delle scelte gestionali adottate, legate a differenti fattori quali sistema di raccolta, destino dei rifiuti, morfologia del territorio e presenze turistiche. 0 10 20 30 40 50 60 70 80 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 anni % R D TV BL RO VI PD VR VE Fig. 2.11 Andamento delle %RD a livello provinciale - anni 1997-2011 L’obiettivo previsto al 2012 per ambito territoriale ottimale dalla normativa nazionale, ovvero il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata, risulta ad oggi superato solo dalla Provincia di Treviso. Si avvicinano al 60% le altre provincie, mentre tale risultato è ancora lontano per la provincia di Venezia, a causa della particolarità del comune capoluogo, per cui risulta difficile l’introduzione di un sistema di raccolta differenziata che possa garantire allo stesso tempo un buon grado di intercettazione e una spesa di gestione sostenibile. Le valutazioni sulla raccolta differenziata non possono comunque prescindere dall’obiettivo di legge, che deve essere prioritario rispetto ad altre valutazioni. Di conseguenza, per il futuro, si prevede l’ipotesi di base del raggiungimento del 65% di raccolta differenziata, come riferimento “inerziale” di scenario in cui non si implementano politiche incentivanti la RD. Per analizzare il possibile incremento che potrebbe avere in futuro la percentuale di raccolta differenziata, devono essere necessariamente fatte delle considerazioni in merito alla quota di rifiuto potenzialmente recuperabile dal Rifiuto Urbano Residuo (RUR) che la raccolta differenziata non riesce tuttora ad intercettare. In tale logica è necessario capire con quali margini di miglioramento sia possibile confrontare i diversi scenari di piano. Perciò sono stati considerati i risultati di campagne merceologiche sul rifiuto secco residuo, prendendo a campione comuni che hanno già raggiunto buoni risultati in termini di percentuale (maggiore del 60%), con sistemi di gestione omogenei e rappresentativi del territorio regionale relativamente a modalità di raccolta e tariffazione. Dall’analisi dei risultati, riportati in (Fig. 2.12), emerge che nel secco residuo esiste ancora una quota di rifiuto potenzialmente destinabile ai flussi di raccolta differenziata, costituito prevalentemente da carta e imballaggi in plastica. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 151/560 Organico 7% Carta e cartone 13% Altro recuperabile 10% RUP 0% Tetrapak 2% Vetro 0% Metalli 1% Plastica 16% Rifiuto Indifferenziato non recuperabile 51% Fig.2.12 Composizione del Rifiuto Urbano Residuo (analisi statistica su alcuni Comuni che hanno già raggiunto il 60% di RD) Le proiezioni future per il periodo 2011-2015 coincidono e hanno questa tendenza: − 2011: percentuale al 60,5% (dato calcolato da dati dichiarati dai Comuni); − 2012: la percentuale raggiunge il valore del 62% (proiezioni dei dati dichiarati dai Comuni relativi al primo semestre 2012); − 2013-2015: la percentuale di raccolta differenziata aumenta con una tendenza leggermente inferiore a quello degli ultimi anni, pari a circa 1 punto percentuale ad anno, arrivando, nel 2015, al valore di 65%. Per il periodo 2016 – 2020: le proiezioni si differenziano per i tre scenari: IPOTESI ZERO − 2016-2020: Senza alcuna azione di piano la %RD rimane aderente all’obiettivo normativo del 65% fino al 2020. IPOTESI UNO − 2016-2020: L’applicazione delle azioni di piano portano al raggiungimento, nel 2020, di un valore del 70%, in quanto la priorità imposta dalle direttive che incentivano il recupero di materia permette di includere altre frazioni avviate a recupero di materia oltre a quella tradizionalmente oggetto di raccolta differenziata, quali spazzamento, ingombranti. Si nota come per l’anno 2016 (dove per la prima volta vengono conteggiate queste frazioni nel calcolo della %RD) si ha un salto discreto di 3 punti percentuali (da 65 a 68%), di cui più di 2,5 sono dovuti al conteggio della quota recuperata di suddette frazioni. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 152/560 70 65 60 54% 56% 58% 60% 62% 64% 66% 68% 70% 72% 20 11 20 12 20 13 20 14 20 15 20 16 20 17 20 18 20 19 20 20 anno % R D Fig.2.13 Andamento della %RD a livello regionale anni 2011-2020 - previsioni di piano. IPOTESI DUE − 2016-2020: gli effetti dell’introduzione degli strumenti di analisi dei cicli di vita dei prodotti (LCA) consentono la riduzione della produzione di rifiuti residui fino a valori prossimi allo zero, come auspicato nella Strategia tematica e nella Relazione del 2011. La percentuale di raccolta differenziata in questa ipotesi di riduzione totale del rifiuto residuo si innalza a valori prossimi al 100%. Confrontando le tre ipotesi: 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% 1 9 9 7 1 9 9 8 1 9 9 9 2 0 0 0 2 0 0 1 2 0 0 2 2 0 0 3 2 0 0 4 2 0 0 5 2 0 0 6 2 0 0 7 2 0 0 8 2 0 0 9 2 0 1 0 2 0 1 1 2 0 1 2 2 0 1 3 2 0 1 4 2 0 1 5 2 0 1 6 2 0 1 7 2 0 1 8 2 0 1 9 2 0 2 0 ipotesi zero ipotesi uno ipotesi due Fig. 2.14 Andamento della %RD regionale - confronto tra ipotesi zero, uno e due La scelta di piano di spingere la Raccolta Differenziata oltre il 65% è supportata anche da valutazioni economiche sui costi del servizio rifiuti (€/abitante) applicati in Veneto. Per poter avere un’indicazione quanto più omogenea e confrontabile, dai costi totali si sono scorporate l’influenza del turismo e l’effettuazione del servizio di spazzamento stradale, utilizzando quindi il “costo totale normalizzato”, ovvero il costo per abitante equivalente al netto dei costi di spazzamento stradale. Dall’analisi dei costi dichiarati per l’anno 2010 dai 581 Comuni veneti ricavati dalla banca dati O.R.So., si evidenzia che, all’aumentare della %RD, l’indicatore nuovo metodo di calcolo Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 153/560 diminuisce attestandosi, per i Comuni che superano il 65% di RD, a 88 €/abitante, come illustrato nella tabella seguente: %RD N. COMUNI COSTO TOTALE NORMALIZZATO (€/ab) <25 15 152 25-40 30 124 40-50 35 122 50-65 155 94 >65 316 88 In aggiunta, è riportato di seguito lo scenario anno 2020 migliori pratiche - relativo alle disposizioni di cui all’articolo 7 comma 1 della normativa di piano IPOTESI “MIGLIORI PRATICHE” − 2016-2020: L’applicazione delle azioni di piano portano al raggiungimento, nel 2020, di un valore del 76%. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 154/560 2.2.4 VALUTAZIONI PRELIMINARI SULLE IPOTESI DI SCENARIO Prima di procedere a una analisi di ulteriore dettaglio delle ipotesi fin qui formulate si ritiene necessario effettuare una loro valutazione critica al fine di procedere selettivamente alla costruzione degli scenari. Le considerazioni fin qui svolte in merito alla produzione dei rifiuti urbani, sia procapite che totale, e alla percentuale di raccolta differenziata consentono di evidenziare che: • l’ IPOTESI ZERO prevede per il 2020, dopo una diminuzione della produzione dei RU a seguito della riduzione dei consumi, una ripresa costante dell’aumento della produzione dei rifiuti; la raccolta differenziata rimane fissa agli stessi valori del 2015 • l’ IPOTESI UNO prevede per il 2020, dopo una diminuzione della produzione dei RU a seguito della riduzione dei consumi, una ripresa costante dell’aumento della produzione dei rifiuti, ma più contenuta rispetto all’IPOTESI ZERO grazie all’applicazione delle azioni di piano. La raccolta differenziata aumenta fino al 70% • l’ IPOTESI DUE prevede per il 2020 una ripresa costante dell’aumento della produzione dei rifiuti analoga a quella evidenziata nell’IPOTESI UNO. In tale scenario si prevede inoltre l’applicazione totale delle azioni strategiche espresse dalla Strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti (COM(2005) 666 del 21/12/2005) e dalla Relazione su un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse (2011/2068(INI)). Le principali azioni strategiche della citata Strategia sono: • introduzione dell’analisi del “ciclo di vita” (LCA) nella politica in materia di rifiuti; • la prevenzione dei rifiuti; • la costituzione della società europea del riciclaggio; e • riduzione della produzione dei rifiuti residui fino a raggiungere livelli prossimi allo zero. tale strategia, applicata all’ipotesi di scenario si sostanzia nella riduzione della produzione di rifiuti urbani residui fino a valori prossimi allo zero, come auspicato nella Strategia tematica e nella Relazione del 2011. Pertanto, il rifiuto urbano, sia procapite che totale, si riduce grazie al RUR non prodotto. Conseguentemente, la percentuale di raccolta differenziata al 2020 deve attestarsi a valori prossimi al 100%. Come sopra evidenziato, rispetto all’ipotesi uno, l’IPOTESI DUE prevede una applicazione totale e immediata delle azioni indicate dalla Strategia europea e dalla Relazione precedentemente citata. Ai fini di ottenere una piena attuazione dello scenario 2 l’introduzione delle analisi dei cicli di vita negli impianti produttivi dovrebbe essere tesa alla produzione di beni dotati di componenti completamente riutilizzabili e/o riciclabili. Analogamente, anche la filiera della distribuzione e vendita dovrà applicare le medesime strategie, riducendo al massimo gli imballaggi o rendendoli riutilizzabili. La realizzabilità di questa ipotesi sul breve periodo, qual è quello di attuazione del presente Piano, risulta poco realistica considerando l’attuale stato dell’arte delle BAT ( e della green chemistry) dei processi di produzione dei beni e della loro applicazione. Anche il settore dell’ecodesign degli imballaggi, pur essendo un settore in continua evoluzione, non ha tuttavia ancora fornito complete risposte in tale senso. Dal punto vista economico, anche avendo a disposizione strumenti tecnici e tecnologici che lo consentano, è impensabile imporre l’applicazione di questi strumenti ai settori produttivi in tempi così rapidi. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 155/560 Un’ipotesi di questo tipo potrebbe avere una sua reale applicazione solo se implementato a livello più ampio in termini territoriali, a partire dalla scala nazionale, ma anche europea, vista la libera circolazione dei beni, che con azioni impositive di questo tipo a sola scala locale (regionale) comporterebbero evidenti distorsioni di mercato. Per quanto sopra argomentato, visti gli attuali limiti in termini tecnici-tecnologici, temporali, territoriali ed economici dell’IPOTESI DUE, si ritiene di non procedere oltre allo sviluppo di tale scenario, ritenendolo non percorribile. A seguito delle modifiche introdotte dal Consiglio regionale all’articolo 7, comma 1, della normativa di piano è stata individiuata una IPOTESI che contempla l’estensione all’intero territorio regionale delle “migliori pratiche” applicate in alcune realtà locali venete e che propone per il 2020 il raggiungimento di un’ulteriore diminuzione della produzione procapite di rifiuti (420 kg/ab.*anno) e un incremento della raccolta differenziata fino al 76%, Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 156/560 2.2.5 - FORSU, verde e Frazioni Riciclabili La raccolta differenziata è composta dalle Frazioni Riciclabili e dall’organico (verde e FORSU). Dal 2015, nell’ipotesi uno, saranno conteggiati nella RD anche gli ingombranti e lo spazzamento recuperati, che contribuiscono con una percentuale di 2,9 al raggiungimento del 70% di RD al 2020 (vedi paragrafo 2.2.5) Per quanto riguarda le frazioni secche riciclabili e l’organico, si prevedono le seguenti tendenze: 2010 2015 2020 IP O T E S I Z E R O Frazioni Riciclabili % rispetto a RU tot. 32,1 35 35 Frazioni Riciclabili (t) 773.179 790.390 842.030 Verde e FORSU % rispetto a RU tot 26.2 30 30 Verde e FORSU (t) 631.043 677.477 721.740 IP O T E S I U N O Frazioni Riciclabili % rispetto a RU tot 32,1 35 36.3 Frazioni Riciclabili (t) 773.179 790.400. 837.100 Verde e FORSU % rispetto a RU tot 26.2 30 30.8 Verde e FORSU (t) 631.043 678.000 710.100 2.2.6 - Spazzamento e ingombranti In Veneto il RUR, ovvero quella parte complementare della Raccolta Differenziata, sulla base di dati storici analizzati dal 2004 al 2010, risulta composto in media da (Fig. 2.15): 86,5% di frazione secca residua; 6,4% di spazzamento; 7,1% di ingombranti. 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Ingombranti Spazzamento Secco/indif Fig.2.15 Suddivisione del RUR prodotto nel Veneto - dati 2004-2010. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 157/560 A) Spazzamento L’analisi dell’andamento della produzione di rifiuto da spazzamento prodotto in Veneto, evidenzia come negli ultimi anni si sia assestata intorno alle 70.000 t/anno (Fig. 2.16). Inoltre negli anni sono aumentati i comuni che dichiarano la produzione di tale rifiuto, arrivando nel 2010 a circa 450 su 581 (77% circa dei comuni della Regione Veneto). 0 10.000 20.000 30.000 40.000 50.000 60.000 70.000 80.000 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 t Fig.2.16 - Produzione di spazzamento in Regione Veneto - anni 2004-2010 Visto l’andamento dei dati storici, si ipotizza che la produzione di spazzamento per gli anni 2011-2020 sarà costante tra 70.000 - 80.000 t/anno, sia nell’ipotesi zero che nell’ipotesi uno. Tale quantità è suscettibile di variazioni, legate sia alle condizioni meteorologiche che alle risorse finanziare messe a disposizione dalle amministrazioni comunali per questa attività. Inoltre ci si aspetta che senza alcuna azione di piano (IPOTESI ZERO) le quantità di spazzamento avviate a recupero restino più o meno costanti per il periodo 2011-2020, con valori compresi tra 30.000 e 40.000 t/anno, in linea con quanto osservato nell’anno 2010 (Tab. 2.2). Spazzamento prodotto % avviato a recupero % recupero Rifiuto recuperato Scarti da trattamento 70.000 - 80.000 t/anno 40% 55 16.500 13.500 t/anno circa Tab. 2.2 Previsioni per il rifiuto da spazzamento - IPOTESI ZERO Il rifiuto avviato a smaltimento consisterebbe quindi in 42.000-48.000 t, avviate direttamente a smaltimento, alle quali si aggiungono 13.500 t di scarti provenienti dalle attività di recupero, per complessive circa 61.000 t. Con l’applicazione delle azioni di piano (IPOTESI UNO), invece si prevede che, incentivando il recupero di materia, tutto lo spazzamento prodotto venga avviato ad impianti di recupero dal 2015 (Tab. 2.3). Spazzamento prodotto % avviato a recupero % recupero Rifiuto recuperato Scarti da trattamento 70.000 - 80.000 t/anno 100% dal 2015 55 41.000 34.000 t/anno circa Tab. 2.3 Previsioni per il rifiuto da spazzamento con l’applicazione delle azioni di piano IPOTESI UNO Si stima che verrebbero avviate in discarica circa 34.000 t, contro 60.000 t circa dell’ipotesi zero. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 158/560 B) Ingombranti Si riportano nella Figura 2.17 i dati relativi agli ingombranti (CER 200307) raccolti nella Regione del Veneto negli anni 2004 – 2010. 0 10.000 20.000 30.000 40.000 50.000 60.000 70.000 80.000 90.000 100.000 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 ingombranti raccolti ingombranti a recupero 28% 26%28% 36% 41% 35% 41% Fig. 2.17 Andamento degli ingombranti raccolti e avviati a recupero negli anni 2004-2010 Si nota come la produzione totale si sia mantenuta negli ultimi anni tra 80.000 e 90.000 t/anno, raggiungendo percentuali di rifiuto avviato a impianti di recupero intorno a circa il 40%. Si prevede che, per il periodo 2011-2020 senza alcuna azione di piano (IPOTESI ZERO) saranno avviate a recupero quote comprese tra 40.000 - 60.000 t/anno. Ingombranti prodotti % avviato a recupero % recupero Rifiuto recuperato Scarti da trattamento 80.000 - 90.000 t/anno 40% 30 10.200 23.800 t/anno circa Tab. 2.4 Previsioni per gli ingombranti - IPOTESI ZERO Il rifiuto avviato a smaltimento consisterebbe quindi in 50.000 t circa avviate direttamente a smaltimento, alle quali si aggiungerebbero 23.800 t di scarti provenienti dalle attività di recupero, per complessive circa 75.000 t. Con l’applicazione delle azioni di piano (IPOTESI UNO), si prevede che tutti gli ingombranti prodotti vengano avviati ad impianti di recupero dal 2015, ottenendo una percentuale di recupero del 30%. Ingombranti prodotti % avviato a recupero % recupero Rifiuto recuperato Scarti da trattamento 80.000 - 90.000 t/anno 100% dal 2015 30 26.000 59.000 t/anno circa Tab. 2.5 Previsioni per gli ingombranti con l’applicazione delle azioni di piano IPOTESI UNO Pertanto, negli anni 2011-2020, si prevede complessivamente per gli ingombranti e per lo spazzamento la seguente tendenza di rifiuti avviati a recupero: Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 159/560 2010 2015 2020 IP O T E S I Z E R O Ingombranti e spazzamento prodotti (t) 160.000 160.000 160.000 Ingombranti e spazzamento a recupero (t) 63.600 64.000 64.000 Ingombranti e spazzamento recuperati8 (t) 26.700 26.700 26.700 IP O T E S I U N O Ingombranti e spazzamento prodotti (t) 160.000 160.000 160.000 Ingombranti e spazzamento a recupero (t) 63.600 160.000 160.000 Ingombranti e spazzamento recuperati8 (t) 26.700 67.000 67.000 Tab. 2.6 Trend di ingombranti e spazzamento avviati a recupero 2.2.7 - Scarti dalle operazioni di recupero Le operazioni di recupero determinano comunque, la produzione di una certa quantità di scarti difficilmente quantificabile, in quanto negli impianti di recupero, i rifiuti urbani confluiscono nelle stesse linee dei rifiuti speciali. Si riporta in tab. 2.7 una stima degli scarti prodotti dalle operazioni di recupero delle frazioni riciclabili raccolte nell’anno 2010 (calcolato sulla base dei risultati dalle analisi merceologiche eseguite nel corso degli anni dall’Osservatorio Regionale Rifiuti, dall’Università di Padova – Dipartimento IMAGE, dai Consorzi di filiera del sistema CONAI, dagli impianti stessi, da studi specifici svolti da enti e istituzioni come la Regione Piemonte e Lombardia, oltre che da informazioni bibliografiche). Queste stime sono state elaborate nell’ambito dell’applicazione dell’indice di recupero (vedi analisi dello stato di fatto). Scarti derivati da: % sul rifiuto avviato a recupero Tonnellate Frazioni Riciclabili 5 39.000 circa Organico 3 18.000 circa TOTALE 57.000 circa Tab. 2.7 Stima degli scarti delle frazioni riciclabili - anno 2010 Per quanto riguarda le proiezioni agli anni 2011- 2020 si stima una produzione di scarti sia per le frazioni riciclabili che per gli ingombranti e lo spazzamento, proporzionale alle percentuali di rifiuto trattato e alle percentuali di recupero. 8 Stima dei quantitativi sottratti allo smaltimento in discarica Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 160/560 2010 2015 2020 IP O T E S I Z E R O Frazioni Riciclabili (t) 773.179 790.390 842.030 Verde e FORSU (t) 631.043 677.477 721.740 Scarti da Frazioni Riciclabili, verde e FORSU (t) dato approssimato 57.000 60.000 64.000 IP O T E S I U N O Frazioni Riciclabili - FSR(t) 773.179 790.400. 837.100 Verde e FORSU (t) 631.043 678.000 710.100 Scarti da Frazioni Riciclabili, verde e FORSU (t) dato approssimato 57.000 60.000 63.000 Tab. 2.8 Stima degli scarti delle Frazioni Riciclabili, verde e FORSU Complessivamente si prevede la produzione dei seguenti scarti derivanti dalle operazioni di recupero. 2010 2015 2020 IP O T E S I Z E R O Scarti e sovvalli da recupero (organico e Frazioni Riciclabili) (t) 57.000 60.000 64.000 Scarti e sovvalli da ingombranti e spazzamento (t) 37.000 37.300 37.300 Totale scarti da recupero(t) 94.000 97.300 101.300 IP O T E S I U N O Scarti e sovvalli da recupero (organico e Frazioni Riciclabili) (t) 57.000 60.000 63.000 Scarti e sovvalli da ingombranti e spazzamento (t) 37.000 93.000 93.000 Totale scarti da recupero(t) 94.000 153.000 156.000 Tab. 2.9 Stima degli scarti delle operazioni di recupero di Frazioni Riciclabili, organico, ingombranti e spazzamento Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 161/560 2.2.8 - Rifiuto Urbano Residuo (RUR) E’ necessario effettuare alcune valutazioni preliminari sulle previsioni di produzione di Rifiuto Urbano Residuo (RUR). Nella tabella sono evidenziati i principali parametri utili per la costruzione degli scenari nelle due ipotesi. 2010 2015 2020 IP O T E S I Z E R O Rifiuto totale prodotto 2.408.599 2.258.300 2.405.800 %RD 58,3 65 65 Raccolta Differenziata 1.404.222 1.467.868 1.563.800 Rifiuto Urbano Residuo 1.004.377 790.390 842.000 IP O T E S I U N O Rifiuto totale prodotto 2.408.599 2.258.300 2.306.000 %RD 58,3 65 70 Raccolta Differenziata 1.404.222 1.467.868 1.614.200 Rifiuto Urbano Residuo 1.004.377 790.390 691.800 Tab. 2.10 RU totale, %RD, RD e RUR: ipotesi zero e ipotesi uno In linea con i principi di autosufficienza e prossimità (art 182-bis del D.Lgs 152/06), per stimare le quantità di rifiuto da avviare a smaltimento, si devono aggiungere gli scarti delle operazioni del recupero e del trattamento dei rifiuti urbani. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 162/560 2.3 - VALUTAZIONI GESTIONALI ED IMPIANTISTICHE 2.3.1 - Impianti di recupero di materia L’analisi dello stato di fatto nel 2010 ha evidenziato come l’offerta impiantistica, relativa al recupero dei flussi provenienti da raccolte differenziate sia ampiamente adeguata al fabbisogno. Si tratta di impianti prevalentemente privati, omogeneamente distribuiti nel territorio, in regime di autorizzazione o procedura semplificata. Tale offerta risulta in grado di far fronte al fabbisogno, anche nel caso di aumento dei quantitativi, conseguenti al raggiungimento degli obbiettivi stabiliti all’art. 7, comma 1, della normativa di piano. In particolare: − impianti di recupero della frazione organica. La potenzialità risulta essere di circa 1.000.000 t, mentre le quantità trattate sono 600.000 t di FORSU e 250.000 t di verde. Inoltre si evidenzia come nel 2010 siano state importate da fuori regione quasi 200.000 t di rifiuto umido (CER 200108) pari al 33% del quantitativo di FORSU e verde trattato. Pro vince. shp # Centri com post-d a.s hp NEWS # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # Fig. 2.18 Impianti di trattamento del verde e della FORSU presenti in Veneto Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 163/560 − impianti di recupero delle frazioni secche recuperabili. La capacità in ambito regionale risponde anche ad aumentate esigenze di trattamento, come peraltro si è verificato in passato. Si segnala che nel 2010 sono state importate quasi 200.000 t di imballaggi in vetro da fuori regione da avviare al recupero. Fig. 2.19 Impianti di recupero della Frazione Secca Riciclabile presenti in Veneto NEWSVie w1 ### ## ##### # # ## ### #### ### ## # ## ### ### #### # # ### ## ## ## # ## # # ## # # ### # ## # ##### ## ## ## # #### ########## # # #### # # # # # #### ### #### # # # # # # # # ## # # ## # ## # ##### ##### # ## # # ### # # # ### # ## # ##### ## ##### # # # ## ## ## ### # ### ## # # ### # ## Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 164/560 2.3.2 - Impianti di Trattamento Meccanico Biologico Nel Veneto, come descritto nella parte di analisi, sono attivi una serie di impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico), previsti dalle precedenti pianificazioni e funzionali a specifici bacini di utenza. Gli impianti di vagliatura e produzione di biostabilizzato (operazione D8) erano previsti nell’ambito della pianificazione regionale precedente solo come soluzione temporanea, per limitare il quantitativo di frazione organica conferita in discarica in quei bacini che non avevano ancora attivato le raccolte domiciliari. Quelli di produzione di CDR erano previsti come funzionali al recupero energetico in co combustione in impianti esistenti o di nuova costruzione. "8 "8 "8 "8 "8 "8 "8 "8 8 6 1 2 3 4 5 7 Fig. 2.20 Impianti di trattamento meccanico biologico presenti in Veneto * di cui 26.800 t dedicate all’operazione D8: produzione di biostabilizzato Tab. 2.11 Impianti di TMB in Veneto (esclusi gli impianti di sola vagliatura e Mirano perché chiuso convertito in sola stazione di travaso) - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. N. Provincia Comune Operazione Tipologia Potenzialità totale aut. (t/anno) Rifiuto Urbano (t) 191212 + altro(t) Totale (t) 1 BL S. Giustina Bellunese D8 BD - BM 55.000 29.111 0 29.111 2 TV Spresiano R3 CDR 84.000 72.877 0 72.877 3 RO Rovigo R3 BD - BM CDR 109.000* 48.946 14.561+ 9.141 72.648 4 VE Fusina R3 CDR 220.000 154.360 7.572+ 1.719 163.651 5 VE Mirano Non più attivo dal 2011 6 VI Bassano R3 CDR 22.000 17.279 0 17.279 7 VR Legnago D8 BD 36.000 135 14.552 14.687 8 VR Verona R3 CDR 156.000 124.867 0 124.867 Totale 682.000 447.575 47.545 495.120 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 165/560 Il sistema di trattamento presenta un livello diversificato, più o meno spinto in funzione anche delle esigenze del mercato. In generale è finalizzato al recupero di eventuali ulteriori materiali recuperabili, all’ ottenimento di una frazione ad elevato potere calorico per migliorare il recupero energetico, alla stabilizzazione del rifiuto da avviare in discarica, ottimizzando anche la logistica e il trasporto. Da quanto riportato nell’analisi dello stato di fatto al 2010, emergono le seguenti considerazioni: 1. La capacità di trattamento complessivamente autorizzata risulta superiore al rifiuto trattato nel 2010 (quantità destinata comunque a diminuire per effetto della crisi economica). Pur variando l’utilizzo dell’impiantistica, è evidente un surplus di potenzialità rispetto al fabbisogno esistente e previsto. 2. Il CDR prodotto rappresenta circa il 36 % rispetto al rifiuto totale trattato. A tal proposito si evidenzia come la modifica normativa introdotta dal D.Lgs 205/2010, preveda la definizione di combustibile solido secondario (CSS), ovvero un “combustibile da rifiuto” con delle caratteristiche merceologiche funzionali all’impianto di destinazione. Questo supporta un ruolo diverso che questi impianti di TMB possono assumere nella gestione dei rifiuti urbani per la loro versatilità e diversa capacità di rispondere alle richieste del mercato degli utilizzatori. 3. Il CDR prodotto trova collocazione in impianti di coincenerimento regionale solo per un terzo circa (centrale Enel di Fusina). Il rimanente quantitativo è avviato fuori regione a recupero energetico/incenerimento. Questo denota a livello regionale una inadeguata capacità impiantistica di recupero energetico, in quanto non è riuscito a svilupparsi il coincenerimento presso impianti industriali, quali ad esempio cementifici o altro. 4. Complessivamente il 44% dei flussi in uscita dagli impianti di TMB (costituiti principalmente dai CER 191212 e CER191210) sono avviati ad impianti di recupero energetico (R1) o incenerimento (D10) ubicati fuori regione (circa 200.000 t). 5. Le tariffe applicate agli impianti di TMB, seppure diversificate, sono mediamente più alte rispetto a quelle attualmente praticate nel Veneto dalle discariche e dagli inceneritori per rifiuti urbani, (solo l’impianto di Sarzano ha una tariffa più bassa) (Fig. 2.21). 6. Gli impianti previsti dal piano svolgono comunque una funzione logistica per ottimizzare il trasporto. Il trattamento svolto inoltre determina un ulteriore recupero di materia, il miglioramento delle caratteristiche del rifiuto avviato a recupero energetico e la stabilizzazione di quello avviato in discarica. Il pretrattamento del rifiuto finalizzato allo smaltimento definitivo si presta ad una autoregolazione secondo le esigenze del mercato, le caratteristiche del rifiuto e l’andamento della produzione. Queste considerazioni suggeriscono la possibilità di una rivalutazione degli impianti di TMB, finalizzata ad un ulteriore eventuale recupero di materia, pretrattamento e travaso, con avvio del CSS prodotto ad alto potere calorico in impianti di recupero energetico regionali (impianti di coincenerimento o impianti dedicati). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 166/560 0 20 40 60 80 100 120 140 160 180 200 M a se ro t B a ss a n o S p re si a n o S a rz a n o V R C à d e l B u e F u si n a F u si n a S ch io P D S a n L a zz a ro P o n te n e lle A lp i C o rt in a d 'A m p e zz o C a m p o d a rs e g o E st e S .U rb a n o V ill a d o se Je so lo S . D o n à d i P ia ve A si a g o G ru m o lo d e lle A b b a d e ss e L e g n a g o TMB INCENERITORE DISCARICA € /t Fig. 2.21 Tariffe (oneri esclusi) applicate agli impianti di TMB, inceneritori e discariche dichiarati dagli impianti per mezzo dell’applicativo web ORSo e disponibili in sede di stesura del piano 9 9 In fase di aggiornamento del piano sarà valutata l’opportunità di approfondire l’argomento in modo da fornire un quadro più indicativo della reale situazione economica. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 167/560 2.3.3 - Impianti di recupero energetico Il recupero energetico del CDR in impianti esistenti o di nuova costruzione rappresenta un’opzione della precedente pianificazione, che privilegiava la produzione combinata di energia elettrica e calore (cogenerazione). Negli anni queste indicazioni pianificatorie non hanno trovato risposta. Solo la centrale termoelettrica Andrea Palladio di Fusina (ENEL), successivamente ad una sperimentazione di due anni iniziata nel 2003, è stata autorizzata a bruciare 70.000 tonnellate all'anno di CDR in co-combustione con il carbone. La centrale si compone di sei sezioni di produzione per una potenza installata totale di 976 MW. Anche l’impianto di Ca’ del Bue era concepito nel piano del 2004 per il recupero energetico del CDR prodotto, attualmente è chiuso per problemi tecnici e si sta progettando la sua ristrutturazione. Il nuovo progetto dovrà mantenere il rispetto delle indicazioni comunitarie, massimizzando il recupero energetico. Per gli inceneritori esistenti, inoltre, si prevede la possibilità di recupero dell'energia termica come indirizzo di piano. L’impianto di Schio, in gestione A.V.A., sta attuando un sistema di recupero del calore per teleriscaldare il vicino ospedale e altre eventuali utenze pubbliche e private, ubicate in prossimità dell’impianto. $$ Ca' del Bue Centrale ENEL Fusina Fig. 2.21 Impianti di recupero energetico in Veneto Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 168/560 2.3.4 - Impianti di incenerimento Nel Veneto, come descritto nella parte di analisi, sono attivi tre inceneritori per rifiuti urbani, previsti dalle precedenti pianificazioni e funzionali a specifici bacini di utenza. $ $ $ Schio - VI Fusina - VE S. Lazzaro - PD Fig. 2.21 Impianti di incenerimento in Veneto TIPOLOGIA IMPIANTO Pot. autorizzata (t/anno) RU Trattato 2010 191212, sanitari e altri speciali trattati 2010 Totale 2010 Pot. di progetto INCENERITORE Fusina 50.000 44.140 2.873 47.013 Schio 70.000 63.271 7.957 71.228 + 12.000 PD San Lazzaro 170.000 96.634 51.720 148.353 Potenzialità totale: 302.000 tonnellate Tab. 2.12 Principali dati sugli inceneritori attivi in Veneto L’analisi dello stato di fatto ci porta alle seguenti considerazioni: 1. Gli impianti attualmente attivi sono stati sottoposti a successive ristrutturazioni e adeguamenti. Tuttavia non si possono classificare come impianti di recupero energetico in quanto nello stato attuale non rispettano i criteri definiti in tal senso in sede comunitaria. Risulta pertanto evidente che dovrà Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 169/560 essere previsto, per quanto possibile, il miglioramento del recupero, implementandolo con il recupero del calore. 2. L’impianto di Padova nel 2010 ha attivato la terza linea raggiungendo una potenzialità complessiva di 520 t/g. 3. L’impianto di Schio ha presentato il progetto per la ristrutturazione della 1 linea che comporterà un aumento di potenzialità di ulteriori 12.000 t anno, fino ad un valore complessivo di 82.000 t (196 ton/g a 3.500 Kcal/Kg). 4. Deve essere garantito il trattamento dei rifiuti sanitari provenienti dal sistema sanitario veneto. 5. Deve essere sempre assicurato un flusso di rifiuti adeguato alla potenzialità, in modo da consentire il mantenimento della tariffa anche mediante l’avvio di rifiuti speciali, in particolare degli scarti provenienti dal trattamento dei rifiuti urbani. 6. Le scorie derivanti dal processo di incenerimento e le ceneri derivanti dal trattamento delle emissioni in atmosfera devono essere valorizzate e avviate preferibilmente a recupero di materia e comunque devono trovare una destinazione in ambito regionale. 7. Le emissioni in atmosfera devono garantire elevati standard di tutela ambientale. 8. Deve essere garantita l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili e l’adeguamento al progresso tecnico. Queste considerazioni prefigurano un aumento della capacità di trattamento degli impianti di incenerimento esistenti, allo scopo di una progressiva riduzione negli anni dei rifiuti conferiti in discarica e subordinatamente ad impianti di trattamento meccanico biologico. Ne consegue, quindi, che i termovalorizzatori all’interno di un unico ambito regionale per lo smaltimento dei rifiuti urbani, vengono posti al servizio dei comuni immediatamente limitrofi all’impianto fino alla copertura della potenzialità impiantistica, compresi gli scarti provenienti dal recupero di rifiuti urbani. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 170/560 2.3.5 - Discariche Il ricorso alla discarica, nel corso degli anni, ha avuto una progressiva riduzione in seguito principalmente allo sviluppo delle raccolte differenziate. Fig. 2.22 Discariche attive in Veneto Impianto Rifiuto Urbano (t) 191212 (t) Altro (t) Totale (t) 1 BL Ponte nelle Alpi* 0 2.693 471 3.164 2 BL Cortina 5.804 0 3 5.807 3 BL Longarone 860 0 0 860 4 PD Campodarsego 31.901 0 35.572 67.473 5 PD Este 6.004 22.244 1.354 29.602 6 PD S.Urbano 53.855 71.594 24.888 150.337 7 RO San Martino di Venezze 22.594 21.427 4.136 48.157 8 RO Villadose* 0 36.332 14.156 50.488 9 VE Jesolo 27.190 10.236 7.625 45.050 10 VE S.Donà di Piave 7.537 0 0 7.537 11 VI Asiago 7.473 1.253 28 8.753 12 VI Grumolo delle Abbadesse 8.840 1.031 5.208 15.078 13 VR Legnago 57.672 2.438 3.881 63.991 Totale 229.729 169.247 97.321 496.298 *discariche a servizio dell’impianto di trattamento meccanico-biologico Tab. 2.13 Rifiuti smaltiti nelle discariche del Veneto - Anno 2010 - Fonte: Arpav - Osservatorio Regionale Rifiuti. % % % % % % % % % % % % 7-8 1 3 9 6 5 2 4 10 12 13 11 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 171/560 Come evidenziato nell’analisi dello stato di fatto emergono le seguenti considerazioni: 1. Nel 2010 sono state smaltite in discarica per rifiuti urbani complessivamente 496.298 t, di cui meno della metà, 229.729 t è rappresentata da rifiuto secco non differenziato. Dalle elaborazioni relative ai dati 2011, si nota una ulteriore diminuzione del 18%. 2. Negli ultimi 8 anni si rileva una diminuzione complessiva del 70,8% (55,8% considerando anche gli scarti) dei rifiuti urbani avviati in discarica per tale tipologia di rifiuti. Per contro, sono aumentati i conferimenti dei quantitativi di scarti e sovvalli provenienti dalle operazioni di recupero, per altro come stabilito nel Piano del 2004 (DCR 59/2004). E’ anche progressivamente diminuito il numero di impianti attivi, passando da 20 discariche nel 2002 alle 13 nel 2010. Nel 2012 risultano attive 10 discariche, a seguito della chiusura delle discariche di S. Martino di Venezze (Ro), Campodarsego (Pd) e Longarone (Bl). Quest’ultima discarica in presenza di un progetto approvato per un nuovo lotto di 58.000 t, non è stata ampliata in relazione alla riduzione dei rifiuti prodotti dal territorio di riferimento non è stato realizzato. 3. Il precedente piano prevedeva l’azzeramento dell’avvio del rifiuto urbano indifferenziato e l’utilizzo delle discariche solo per gli scarti non valorizzabili dal punto di vista energetico e questo rimane un obiettivo da perseguire anche nel presente piano. Va sottolineato che la disciplina di settore prevede il futuro divieto di conferimento in discarica dei rifiuti con PCI maggiore di 13.000 KJ/Kg (come più volte evidenziato nel presente testo tale limite è stato oggetto di reiterate proroghe). 4. La riduzione delle quantità di rifiuti conferibili, al di sotto dei parametri di progetto, rende critici: − gli aspetti gestionali, che a seguito dell’allungamento dei tempi di coltivazione dei lotti comportano il rischio di possibili conseguenze anche di tipo ambientale; − l’aspetto tariffario, determinando l’esigenza di reperire altri rifiuti, da altre realtà regionali, oppure di aprire il conferimento ai rifiuti speciali. Una riduzione dei conferimenti, come si è per altro già rilevato nel 2011 a seguito della riduzione dei rifiuti dovuto alla particolare congiuntura economica, può infatti allungare il periodo di attività della discarica, aumentandone di conseguenza i costi di esercizio. Affinché non si presenti la necessità di rivedere le tariffe di conferimento è fondamentale che la chiusura degli impianti in attività venga programmata adeguatamente. Visti gli obiettivi di piano, deve essere prevista la progressiva chiusura delle discariche in esercizio, assicurando, fino alla loro chiusura, un apporto di rifiuti sufficiente a garantirne la sostenibilità economica, evitando, nel tempo che precede la chiusura della discarica, la riduzione dei conferimenti al di sotto dei livelli di esercizio degli ultimi anni. I volumi residui in discarica al 31/12/2010 sono pari complessivamente a 2.341.000 m3. A questi vanno aggiunti i seguenti volumi già approvati nel corso del 2011 e del 2012: 1. discarica di Villadose (Ro): un ampliamento di 536.300 m3 (Taglietto 1) non ancora realizzato, che potrebbe allungare l’attività di questo impianto di almeno altri 10 anni; 2. discarica di Longarone (Bl): un ampliamento di volumetria di 58.000 m3, l’intervento non è ancora stato realizzato; 3. discarica di Grumolo delle Abbadesse (Vi): ha iniziato l’attività del nuovo invaso di 580.000 m3, che dovrebbe garantire lo smaltimento dei rifiuti prodotti nell’area metropolitana di Vicenza per i prossimi 10 anni; 4. discarica di Este (Pd): un ampliamento di 350.000 m3 approvato nel Piano provinciale, a servizio dell’impianto integrato, solo in caso di emergenza potrà ricevere il rifiuto secco non differenziato; 5. discarica di Legnago (Vr): collaudo dei lotti D ed F per ulteriori 712.000 m3; 6. discarica di S. Donà di Piave: approvazione di variante di progetto che prevede un aumento della volumetria di progetto pari a 12.000 m3. Complessivamente al 31/12/2012 la volumetria potenzialmente disponibile è di circa 3.814.000 tonnellate. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 172/560 Per valutare gli anni residui di attività dei singoli impianti è stata stimata una “potenzialità minima di esercizio”, valutata sulla base dei quantitativi di rifiuti gestiti negli ultimi anni. I valori riportati nella tabella 2.14 rappresentano gli standard di servizio registrati negli ultimi anni, che devono essere mantenuti anche in futuro, affinché non si renda necessario ritoccare le tariffe di smaltimento. Discarica Volume residuo 31/12/2010 Aumenti di progetto (m3) Stima della Potenzialità minima di esercizio (t/anno)* Mesi residui 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 Ponte nelle Alpi 11.200 4.000 30 Cortina d'Ampezzo 58.193 5.000 126 Longarone 0 + 58.000 - 0 Campodarsego 52.728 60.000 10 Este 49.000 + 350.000 30.000 144 Sant'Urbano 769.014 100.000 72 Villadose 46.148 +548.000 55.000 132 Chioggia 4.277 - 1 Jesolo 516.649 40.000 137 S.Donà di Piave 31.944 +12.000 14.000 50 Asiago 39.660 10.000 37 Grumolo delle Abbadesse 2.000 + 580.000 30.000 196 Legnago 760.997 +712.000 100.000 159 Totale 2.341.810 2.260.000 448.000 *corrisponde alla quantità media conferita annualmente Tab. 2.14 Volume residuo anno 2010 e stima della potenzialità minima di esercizio per le discariche in attività. La tabella illustra gli anni di vita della discariche considerando i volumi residui attualmente disponibili e il flusso abituale di rifiuti conferiti mediamente negli ultimi anni. Nel 2011 viene stimata una potenzialità minima di esercizio a livello regionale di 448.000 t, che nel 2012 si ridurrebbe a 388.000 t a seguito del raggiungimento delle quote di progetto per la discaricha di Campodarsego. Nel 2015, a seguito della chiusura delle discariche di Ponte nelle Alpi (Bl), S. Donà (Ve) ed Asiago (Vi) i quantitativi di rifiuti da destinare annualmente allo smaltimento in discarica si ridurrebbero a 360.000 t. Senza ulteriori incrementi di volumetrie, nel 2015 rimarrebbero in attività solo 7 impianti con un volume residuo stimato di circa 2.560.000 m3, per ridursi a 6 nel 2018 (Volume residuo 1.474.000 m3). Tutte queste valutazioni sono state svolte senza considerare la discarica di Pescantina (Vr), dispone di un volume residuo di circa 350.000 m3, impianto originariamente previsto nella pianificazione regionale ma non in attività, non più sottoposto a sequestro giudiziario, ma in attesa di approvazione del progetto di bonifica. Il valore di “Potenzialità minima di esercizio” richiesto dalle discariche attualmente in attività non può essere garantito per la sua totalità dal conferimento diretto di rifiuto urbano residuo proveniente dal bacino di utenza; ne deriva che il fabbisogno impiantistico inevaso dovrà essere coperto progressivamente dagli scarti e sovvalli provenienti dal recupero e trattamento dei rifiuti urbani. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 173/560 0 50.000 100.000 150.000 200.000 250.000 300.000 350.000 400.000 450.000 500.000 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 to n n e ll at e RUR Speciali Fig. 2.24 Stima dei rifiuti urbani e speciali smaltiti in discarica nel periodo 2011-2020 [3] Anno 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 Vol residuo al 31/12 (m3) 4.245.627 3.814.516 3.383.405 2.963.405 2.563.405 2.163.405 1.763.405 1.474.516 1.185.627 896.738 Tonnellate residue* 3.821.064 3.433.064 3.045.064 2.667.064 2.307.064 1.947.064 1.587.064 1.327.064 1.067.064 807.064 RUR (t) 200.000 180.000 175.000 165.000 155.000 155.000 155.000 65.000 65.000 65.000 Speciali (t)- scarti 248.000 208.000 213.000 213.000 205.000 205.000 205.000 155.000 175.000 195.000 Potenzialità minima di esercizio tot (t) 448.000 388.000 388.000 378.000 360.000 360.000 360.000 260.000 260.000 260.000 *Valore stimato considerando un indice di compattazione di 0,9 kg/dm3 Tab. 2.15 Potenzialità minima di esercizio (RU e RS) e volumi residui negli anni 2011-2020 Le considerazioni conclusive portano ad evidenziare che l’obiettivo di minimizzare il ricorso alla discarica, già indicato nella precedente pianificazione, può essere perseguito solo rinviando l’approvazione di nuove volumetrie successivamente al 2020 e attuando a livello regionale un programma di chiusura delle discariche esistenti che assicuri, comunque, un flusso minimo di rifiuti che ne garantisca la sostenibilità economica. Tutto ciò fatte salve eventuali situazioni contingenti legate ad emergenze o ad un mutato contesto economico. In territori penalizzati dall’elevata incidenza di costi di trasporto (ad es. territori montani) si potrà ricorrere allo smaltimento del rifiuto secco residuo direttamente in discarica (rinunciando all’ipotesi del trattamento termico) La bontà di tali azioni vanno comunque valutate periodicamente attraverso gli strumenti di monitoraggio previsti dalla presente pianificazione (cfr. Capitolo 4). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 174/560 2.3.6 - Tariffe degli impianti di trattamento del rifiuto residuo Le tariffe medie applicate negli anni dagli impianti di trattamento del rifiuto residuo risultano essere differenziate in base alla tipologia dello stesso così come evidenziato nel seguente grafico. Fig. 2.25 Tariffe medie di conferimento agli impianti di trattamento meccanico-biologico (TMB), incenerimento e discarica in Veneto - Anni 2004-2010 - N.B: sono esclusi IVA, ecotassa, contributi agli Enti locali I dati mostrano come le tariffe medie più elevate siano quelle applicate agli impianti di TMB, mentre le più basse sono quelle delle discariche; questo andamento delle tariffe di conferimento risulta contrastare rispetto della gerarchia dei rifiuti e gli obbiettivi della pianificazione che prevedono lo smaltimento in discarica come residuale rispetto al recupero di materia ed energia. Nell’ambito della stessa categoria di impianto sono altresì presenti differenze in relazione a dinamiche non sempre chiaramente riconducibili alla successiva destinazione degli eventuali scarti e della destinazione dei prodotti. Per il TMB la tariffa maggiore è dell’impianto Maserot (incremento > del 300% dal 2010 al 2011), mentre la tariffa più bassa è dell’impianto di Sarzano (gli scarti vengono conferiti alla discarica collegata). 175 154 143 98 140 140 0 50 100 150 Maserot Bassano Spres iano Sarzano VR Cà del Bue Fus ina € /t N.B: tariffe arrotondate non comprensive di IVA Fig. 2.26 Tariffe di conferimento agli impianti di TMB del Veneto - Anno 2010 Le tariffe degli inceneritori non variano di molto (variazione del 12%). TMB Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 175/560 120 131 117 100 110 120 130 140 Fusina Schio PD San Lazzaro € /t N.B: tariffe arrotondate non comprensive di IVA Fig. 2.27 Tariffe di conferimento agli impianti di incenerimento del Veneto - Anno 2010 Anche le tariffe applicate dalle discariche variano, ma sono comunque mediamente inferiori rispetto agli impianti di trattamento e agli inceneritori. Esiste una grande variabilità nelle tariffe; si nota che, a parte la discarica tattica di Sant’Urbano, la tariffa più bassa è quella di Villadose. 105 153 90 99 65 67 126 115 114 84 102 50 70 90 110 130 150 170 P o n te n e lle A lp i C o rt in a d 'A m p e zz o C a m p o d a rs e g o E st e S .U rb a n o V ill a d o se Je so lo S . D o n à d i P ia ve A si a g o G ru m o lo d e lle A b b a d e ss e L e g n a g o € /t Fig. 2.28 Tariffe di conferimento alle discariche del Veneto - Anno 2010 Questa variabilità porta ad evidenziare la necessità di modulare le tariffe in funzione degli obbiettivi di piano per rendere economicamente sostenibile la “minimizzazione del ricorso alla discarica” e per definire un’offerta di smaltimento del rifiuto residuo negli impianti pubblici economicamente equivalente nell’ambito regionale. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 176/560 2.4 - SCENARI 2.4.1 - Criteri di costruzione degli scenari Per la definizione degli scenari (scenario zero e scenario uno) si assumono i seguenti criteri derivanti dall’applicazione della “gerarchia dei rifiuti”, dagli obiettivi del piano descritti al paragrafo 2.1 e dalle considerazioni economiche e sociali (vedi Rapporto Ambientale): 1. Valutazione dell’andamento di produzione dei rifiuti urbani totali, delle Raccolte Differenziate ed in particolar modo del Rifiuto Urbano Residuo, per valutare i fabbisogni di smaltimento; 2. Coerenza con il precedente Piano Regionale Rifiuti del 2004 e con la realtà impiantistica esistente, in base all’analisi dello stato di fatto; la situazione attuale (anno 2010) dei flussi dei rifiuti regionali è illustrata in figura 2.27; 3. Applicazione del principio di prossimità e chiusura del ciclo a livello regionale per i rifiuti urbani prodotti in Veneto, compresi gli scarti derivanti dal trattamento (recupero / smaltimento) che devono essere valorizzati come nuove risorse; 4. Applicazione della gerarchia dei rifiuti con aumento del recupero di materia ed energia; 5. Copertura del surplus impiantistico mediante eventuali accordi tra ambiti territoriali, nonché, qualora necessario, il ricorso ai rifiuti speciali con opportune forme di contingentamento, dando priorità agli scarti derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani; 6. Flusso minimo garantito alle discariche esistenti, in modo da non ridefinire le tariffe attualmente in vigore. Per lo scenario due, inoltre, si prevede di implementare al massimo le azioni strategiche previste dalla Strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti (COM(2005) 666 del 21/12/2005), il cui Report è stato adottato il 19 gennaio 2011, e dalla Relazione su un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse (2011/2068(INI)). Quest’ultima, infatti, esorta la Commissione Europea e gli stati membri a concretizzare alcune importanti azioni strategiche nel campo dei rifiuti. Le principali iniziative tematiche della citata Strategia, oltre alla semplificazione, l’aggiornamento della legislazione vigente in materia di rifiuti e l’importanza della sua piena attuazione, riguardano principalmente l’introduzione del concetto del “ciclo di vita” nella politica in materia di rifiuti, la prevenzione dei rifiuti e la costituzione della società europea del riciclaggio. La Relazione del 2011, con particolare riferimento alla produzione dei rifiuti, ritiene necessario per gli stati membri ridurre la produzione dei rifiuti residui fino a raggiungere livelli prossimi allo zero. L’arco temporale considerato per la costruzione degli scenari è relativo al 2011-2020. In base ai criteri descritti sopra si sono definiti tre scenari: 1. SCENARIO ZERO In questo scenario si assume che le condizioni attuali di produzione e di gestione vengano mantenute nell’arco temporale considerato. Questo scenario “tendenziale” si basa sulle seguenti assunzioni: 1. Non si applicano le azioni di riduzione dei rifiuti: Produzione procapite 460 kg/ab*anno. Produzione totale di RU: 2.405.800 tonnellate. 2. Non aumenta il recupero di materia: la percentuale di RD rimane entro il limite normativo del 65% e non viene incentivato il recupero di spazzamento e ingombranti Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 177/560 3. Non aumenta il recupero energetico: solo aumento di potenzialità dell’inceneritore di Schio (+12.000 tonnellate/anno già autorizzate) 4. Non si chiude il ciclo a livello regionale e pertanto permangono i flussi di rifiuti provenienti dal pretrattamento e dal recupero destinati all’incenerimento e al recupero energetico fuori Regione. 2. SCENARIO UNO Lo scenario uno si basa sulle seguenti assunzioni: 1. Riduzione della produzione dei rifiuti: Produzione procapite 440 kg/ab*anno Produzione totale di RU: 2.306.000 tonnellate. 2. Aumentare il recupero di materia: la percentuale di RD aumenta al 70% incentivando anche il recupero di spazzamento e ingombranti 3. Minimizzazione del ricorso alla discarica: si prevede di non autorizzare ulteriori volumetrie, di mantenere nelle discariche esistenti i conferimenti al di sopra della quota minima di esercizio, integrando eventualmente con i rifiuti speciali, in particolare gli scarti dal trattamento dei RU non valorizzabili dal punto di vista energetico. 4. Valorizzazione del sistema impiantistico regionale di TMB in funzione del recupero energetico. 5. Aumento del recupero energetico si prevede la ristrutturazione dell’impianto di Ca’ del Bue finalizzato alla sostituzione dello smaltimento in discarica del rifiuto urbano residuo nelle province di Verona e Vicenza e alla valorizzazione del CSS prodotto dagli impianti di TMB, secondo i criteri di massimo recupero energetico; anche per gli inceneritori esistenti si prevede la possibilità del recupero dell’energia termica. 6. Chiusura del ciclo a livello regionale si prevede il trattamento a livello regionale anche degli scarti delle attività di recupero, del TMB e del CSS prodotto, allo scopo di intercettare quei flussi attualmente destinati all’incenerimento e al recupero energetico oltre i confini regionali. In questo scenario vengono applicate, nell’arco di tempo considerato, le azioni di piano, definite al capitolo 3. 3. SCENARIO DUE In questo scenario si prevede l’applicazione delle iniziative previste dalla strategia tematica e dalla Relazione della Commissione Europea per l’Ambiente, con particolare riferimento alla riduzione a valori prossimi allo zero dei rifiuti residui. I rifiuti urbani residui, stimati nello scenario uno al 2020 come residuali rispetto a una percentuale di RD del 70% su un rifiuto totale di 2.306.000, vengono qui considerati ridotti a valori a valori prossimi allo zero nell’arco temporale del Piano, lasciando alla gestione solo i flussi avviati a recupero di materia e di energia all’interno della regione, nonché il flusso in uscita. Questo grazie all’applicazione dell’analisi del ciclo di vita all’interno dei cicli produttivi, come previsto dalla citata Strategia, che consente la produzione di beni esclusivamente idonei al riutilizzo, al riciclo e al recupero. Come argomentato nel paragrafo 2.2, lo SCENARIO DUE prevede per il 2020 una ripresa costante dell’aumento della produzione dei rifiuti analoga a quella evidenziata nello SCENARIO UNO. In tale scenario si prevede inoltre l’applicazione totale delle azioni strategiche espresse dalla Strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti (COM(2005) 666 del 21/12/2005) e dalla Relazione su un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse (2011/2068(INI)). Le principali azioni strategiche della citata Strategia sono: • introduzione dell’analisi del “ciclo di vita” (LCA) nella politica in materia di rifiuti • la prevenzione dei rifiuti • la costituzione della società europea del riciclaggio e, • riduzione della produzione dei rifiuti residui fino a raggiungere livelli prossimi allo zero. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 178/560 tale strategia, applicata all’ipotesi di scenario si sostanzia nella riduzione della produzione di rifiuti urbani residui fino a valori prossimi allo zero, come auspicato nella Strategia tematica e nella Relazione del 2011. Pertanto, il rifiuto urbano, sia procapite che totale, si riduce grazie al RUR non prodotto. Conseguentemente, la percentuale di raccolta differenziata al 2020 deve attestarsi a valori prossimi al 100%. Come sopra evidenziato, rispetto allo scenario uno, lo SCENARIO DUE prevede una applicazione totale e immediata delle azioni indicate dalla Strategia europea e dalla Relazione precedentemente citata. Ai fini di ottenere una piena attuazione dello scenario 2 l’introduzione delle analisi dei cicli di vita negli impianti produttivi dovrebbe essere tesa alla produzione di beni dotati di componenti completamente riutilizzabili e/o riciclabili. Analogamente, anche la filiera della distribuzione e vendita dovrà applicare le medesime strategie, riducendo al massimo gli imballaggi o rendendoli riutilizzabili. La realizzabilità di questa ipotesi sul breve periodo, qual è quello di attuazione del presente Piano, risulta poco realistica considerando l’attuale stato dell’arte delle BAT ( e della green chemistry) dei processi di produzione dei beni e della loro applicazione. Anche il settore dell’ecodesign degli imballaggi, pu essendo un settore in continua evoluzione, non ha tuttavia ancora fornito complete risposte in tale senso. Dal punto vista economico, anche avendo a disposizione strumenti tecnici e tecnologici che lo consentano, è impensabile imporre l’applicazione di questi strumenti ai settori produttivi in tempi così rapidi. Un’ipotesi di questo tipo potrebbe avere una sua reale applicazione, inoltre, solo se implementato a livello più ampio in termini territoriali, a partire dalla scala nazionale, ma anche europea, vista la libera circolazione dei beni, che con azioni impositive di questo tipo a sola scala locale (regionale) comporterebbero evidenti distorsioni di mercato. Per quanto sopra argomentato, visti gli attuali limiti in termini tecnici-tecnologici, temporali, territoriali ed economici dello scenario DUE, si ritiene di non procedere oltre allo sviluppo di tale scenario, ritenendolo non percorribile. Si allega altresì a seguire lo scenario anno 2020 migliori pratiche - relativo alle disposizioni di cui all’articolo 7 comma 1 della normativa di piano 1 percentuale riferita al rifiuto urbano totale RIFIUTO URBANO TOTALE 32% 1 21.133 t (3%) scarti 40.726 t (5%) 37% 1 scarti 7% 1 RIFIUTO URBANO RESIDUO 528.333 t 370.040 t 148.000 t scarti ENEL 70.000 t rifiuti sanitari 3-5% (15.000 t circa) 30.000 t 158.293 t scarti 0 t 256.908 t scarti 129.500 t CENERI PESANTI E LEGGERE A RECUPERO 286.908 t 2.201.388 t TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO RECUPERO DI MATERIA (FRAZIONI RICICLABILI) RECUPERO DI MATERIA (INGOMBRANTI E SPAZZAMENTO ALTRO) 814.514 t 704.444 t 154.097 t RECUPERO DI MATERIA ORGANICO (FORSU e Verde) SCENARIO ANNO 2020 - MIGLIORI PRATICHE RD = 76% Popolazione in crescita 5.241.400 Pro Capite totale 420 kg/ab.*anno UNITA' DI MISURA: TONNELLATE 262.793 t DISCARICA 260.000 t CSS INCENERIMENTO (2 inceneritori: Padova e Schio) SCARTI 76% 1.673.055 t 77.049 t scarti (50%) R1 Potenzialità minima di esercizio potenzialità: PD 170.000 – VI 82.000 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 179/560 Nel prosieguo sono illustrati gli scenari ZERO e UNO. La figura 2.29 propone uno schema della situazione al 2020 e nel paragrafo seguente i due scenari sono illustrati nel dettaglio. A ll eg at o A D C R n . 3 0 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 18 0 /5 6 0 2 6 % 3 2 % 1 .0 0 4 .3 7 7 1 9 1 2 1 2 a lt ro 1 5 0 .3 3 4 R 1 ( 4 6 .0 4 8 t i n V e n e to ) 1 9 1 2 1 2 B D ( R 1 0 ) 1 5 6 .3 8 9 C D R 5 .4 7 0 D 1 0 f u o ri V e n e to R .S p e c ia li 5 8 3 R 3 f u o ri V e n e to R .S a n it a ri 1 9 1 2 1 2 C e n e ri l e g g e re a s m a lt im e n to ( 1 .1 1 5 t i n V e n e to ) 4 6 .6 0 2 a r e c u p e ro ( 3 3 .6 3 2 t i n V e n e to ) C e n e ri p e s a n ti 6 .2 4 9 a s m a lt im e n to ( 5 .1 4 4 t i n V e n e to ) a lt ro 1 9 1 2 1 2 1 7 .7 1 5 2 0 9 .2 7 5 IN G O M B R A N T I E S P A Z Z A M E N T O A R E C U P E R O 9 5 .8 1 2 9 5 .8 7 2 T R A T T A M E N T O M E C C A N IC O B IO L O G IC O 2 2 .1 3 2 3 .1 3 0 1 6 9 .2 4 7 6 8 .1 8 4 6 .3 1 1 5 .5 6 4 6 3 1 .0 4 3 7 7 3 .1 7 9 R IF IU T O U R B A N O R E S ID U O F R A Z IO N I R IC IC L A B IL I S it u a z io n e a tt u a le a n n o 2 0 1 0 R IF IU T O U R B A N O T O T A L E 2 .4 0 8 .5 9 9 O R G A N IC O ( F O R S U e V e rd e ) 2 0 4 .0 4 5 1 2 .5 2 3 5 2 .8 5 1 5 3 .8 5 6 D IS C A R IC A U N IT A ' D I M IS U R A : T O N N E L L A T E 4 4 7 .4 4 0 (F u s in a , S c h io e S .L a z z a ro P D ) 4 7 5 .8 8 3 4 6 7 .1 6 0 2 2 9 .7 2 9 2 6 6 .5 9 4 IN C E N E R IM E N T O R D 5 8 ,3 % F ig . 2 .2 9 F lu ss i d e i r ifi u ti u rb a n i ( si tu a zi o n e a tt u a le a n n o 2 0 1 0 ) IN D U S T R IA D E L R E C U P E R O Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 181/560 2.4.2 - Scenario zero: assenza di azioni di piano Lo scenario “tendenziale” si basa sulle seguenti assunzioni: 1. Non si applicano le azioni di riduzione dei rifiuti: Produzione procapite 460 kg/ab*anno. Produzione totale di RU: 2.405.800 tonnellate. 2. Non aumenta il recupero di materia: la percentuale di RD rimane entro il limite normativo del 65% e non viene incentivato il recupero di spazzamento e ingombranti 3. Non aumenta il recupero energetico: solo aumento di potenzialità dell’inceneritore di Schio (+12.000 tonnellate/anno già autorizzate) 4. Non si chiude il ciclo a livello regionale e pertanto permangono i flussi di rifiuti provenienti dal pretrattamento e dal recupero destinati all’incenerimento e al recupero energetico fuori Regione. 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 3.000.000 2 0 1 0 2 0 1 1 2 0 1 2 2 0 1 3 2 0 1 4 2 0 1 5 2 0 1 6 2 0 1 7 2 0 1 8 2 0 1 9 2 0 2 0 anno to n n e ll a te RU totale (t) RD totale (t) Fig. 2.30 Andamento del rifiuto urbano totale e delle Raccolte differenziate - scenario ZERO Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 182/560 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 R U procapite 488 464 442 437 439 442 445 449 452 455 460 RU totale (t) 2.408.599 2.309.394 2.214.729 2.207.476 2.228.157 2.258.258 2.287.995 2.317.434 2.346.636 2.375.653 2.405.800 R A C C O LT E D IF F E R E N Z IA TE RD totale (t) 1.404.222 1.397.183 1.350.542 1.375.699 1.418.445 1.467.868 1.487.197 1.506.332 1.525.313 1.544.174 1.563.770 % FORSU e verde su RU tot 26,2% 27% 27,6% 28,1% 28,4% 30% 30% 30% 30% 30% 30,0% forsu e verde (t) 631.043 622.605 610.551 619.290 633.763 677.477 686.398 695.230 703.991 712.696 721.740 % Frazioni Riciclabili su RU tot 32,1% 32,7% 33,1% 33,5% 33,8% 35,0% 35% 35,0% 35% 35% 35,0% Frazioni Riciclabili (t) 773.179 754.724 734.061 739.849 753.395 790.390 800.798 811.102 821.323 831.478 842.030 RD% 58,3% 60,5% 62% 63% 64% 65,0% 65% 65% 65% 65% 65,0% R U R RUR 1.004.377 912.211 864.187 831.777 809.712 790.390 800.798 811.102 821.323 831.478 842.000 IN G O M B R A N T I ingombranti prodotti 84.000 84.000 84.000 84.000 84.000 85.000 85.000 85.000 85.000 85.000 85.000 % ingombranti avviati a recupero 40% 40% 40% 40% 40% 40% 40% 40% 40% 40% 40% ingombranti a recupero 33.600 33.600 33.600 33.600 33.600 34.000 34.000 34.000 34.000 34.000 34.000 % recupero 30% 30% 30% 30% 30% 30% 30% 30% 30% 30% 30% ingombranti recuperati (MPS) 10.080 10.080 10.080 10.080 10.080 10.200 10.200 10.200 10.200 10.200 10.200 scarti da ingombranti 23.520 23.520 23.520 23.520 23.520 23.800 23.800 23.800 23.800 23.800 23.800 S P A ZZ A M E N T O spazzamento prodotto 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 % spazzamento avviato a recupero 40% 40% 40% 40% 40% 40% 40% 40% 40% 40% 40% spazzamento a recupero 30.000 30.000 30.000 30.000 30.000 30.000 30.000 30.000 30.000 30.000 30.000 % recupero spazzamento 55% 55% 55% 55% 55% 55% 55% 55% 55% 55% 55% spazzamento recuperato (MPS) 16.500 16.500 16.500 16.500 16.500 16.500 16.500 16.500 16.500 16.500 16.500 scarti da spazzamento 13.500 13.500 13.500 13.500 13.500 13.500 13.500 13.500 13.500 13.500 13.500 IN G O M . + S P A ZZ A M . ingombranti e spazzamento prodotti 159.000 159.000 159.000 159.000 159.000 160.000 160.000 160.000 160.000 160.000 160.000 ingombranti e spazzamento avviati a recupero 63.600 63.600 63.600 63.600 63.600 64.000 64.000 64.000 64.000 64.000 64.000 ingombranti e spazzamento recuperati (MPS) 26.580 26.580 26.580 26.580 26.580 26.700 26.700 26.700 26.700 26.700 26.700 S C A R T I Scarti ingombranti e spazzamento 37.020 37.020 37.020 37.020 37.020 37.300 37.300 37.300 37.300 37.300 37.300 Scarti Frazioni Riciclabili e verde 57.590 56.414 55.020 55.571 56.683 59.844 60.632 61.412 62.186 62.955 64.000 Tot. scarti del recupero 94.610 93.434 92.040 92.591 93.703 97.144 97.932 98.712 99.486 100.255 101.054 Tab. 2.16 Scenario zero- dati di sintesi Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 183/560 Nota: dati stimati e arrotondati Fig. 2.31 Flussi dei rifiuti urbani (scenario zero - anno 2020) 30% 21.652 (3%) scarti 64.000 circa 35% 42.102 (5%) scarti RIFIUTO URBANO RESIDUO 842.000 64.000 2,7% 37.300 scarti 64.000 recupero di materia 513.000 21,3% potenzialità incenerimento / R1 smaltimento in discarica scarti 102.000 0 sanitari e speciali 200.000 8,3% 65.000 2,7% scarti UNITA' DI MISURA: TONNELLATE DISCARICA TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO 260.000 potenzialità: PD 170.000 t - VI 82.000 t - VE 50.000) potenzialità minima di esercizio CENERI PESANTI E LEGGERE A RECUPERO INCENERIMENTO (3 inceneritori) 302.000 RIFIUTO URBANO TOTALE 2.405.800 ORGANICO (FORSU e Verde) RECUPERO DI MATERIA SCENARIO ZERO: ANNO 2020 RD = 65% RECUPERO DI MATERIA (INGOMBRANTI E SPAZZAMENTO ALTRO) RECUPERO DI MATERIA 721.740 (FRAZIONI RICICLABILI) 842.030 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 184/560 2.4.3 - Scenario uno Lo scenario uno, di piano, si basa sulle seguenti assunzioni: 1. Riduzione della produzione dei rifiuti: Produzione procapite 440 kg/ab*anno Produzione totale di RU: 2.306.000 tonnellate. 2. Aumentare il recupero di materia: la percentuale di RD aumenta al 70% incentivando anche il recupero di spazzamento e ingombranti 3. Minimizzazione del ricorso alla discarica: si prevede di non autorizzare ulteriori volumetrie, di mantenere nelle discariche esistenti i conferimenti al di sopra della quota minima di esercizio, integrando eventualmente con i rifiuti speciali, in particolare gli scarti dal trattamento dei RU non valorizzabili dal punto di vista energetico. 4. Valorizzazione del sistema impiantistico regionale di TMB in funzione del recupero energetico. 5. Aumento del recupero energetico si prevede la ristrutturazione dell’impianto di Ca’ del Bue finalizzato alla sostituzione dello smaltimento in discarica del rifiuto urbano residuo nelle province di Verona ed eventualmente Vicenza alla chiusura della discarica di Grumolo delle Abbadesse, nonchè alla valorizzazione del CSS prodotto dagli impianti di TMB, secondo i criteri di massimo recupero energetico; anche per gli inceneritori esistenti si prevede la possibilità del recupero dell’energia termica. 6. Chiusura del ciclo a livello regionale si prevede il trattamento a livello regionale anche degli scarti delle attività di recupero, del TMB e del CSS prodotto, allo scopo di intercettare quei flussi attualmente destinati all’incenerimento e al recupero energetico oltre i confini regionali. 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 3.000.000 2 0 1 0 2 0 1 1 2 0 1 2 2 0 1 3 2 0 1 4 2 0 1 5 2 0 1 6 2 0 1 7 2 0 1 8 2 0 1 9 2 0 2 0 anno to n n e ll a te RU totale (t) RD totale (t) Fig. 2.32 Andamento del rifiuto urbano totale e delle Raccolte differenziate - scenario UNO Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 185/560 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 R U procapite 488 464 442 437 439 442 441 441 440 440 440 RU totale (t) 2.408.599 2.309.394 2.214.729 2.207.476 2.228.157 2.258.258 2.266.161 2.278.233 2.284.575 2.295.608 2.306.000 R A C C O LT E D IF F E R E N Z IA TE RD totale (t) 1.404.222 1.397.183 1.350.542 1.375.699 1.418.445 1.467.868 1.540.990 1.560.590 1.576.357 1.595.447 1.614.200 Rd - (ing. e spazz.) 1.474.240 1.493.840 1.509.607 1.528.697 1.547.200 % Forsu e verde su RU tot 26,2% 27,0% 27,6% 28,1% 28,4% 30% 30% 30,2% 30,4% 30,6% 30,8% forsu e verde (t) 631.043 622.605 610.551 619.290 633.763 677.477 679.848 688.026 694.511 702.456 710.100 % Frazioni Riciclabili su RU tot 32,1% 32,7% 33,1% 33,5% 33,8% 35,0% 35,1% 35,4% 35,7% 36,0% 36,3% Frazioni Riciclabili (t) 773.179 754.724 734.061 739.849 753.395 790.390 794.391 805.813 815.096 826.241 837.100 %ing e spazza conteggiate nella RD - - - - - 2,9% 2,9% 2,9% 2,9% 2,9% ing e spazza recuperati - - - - - - 67.000 67.000 67.000 67.000 67.000 RD% 58,3% 60,5% 62% 63% 64% 65% 68% 68,5% 69% 69,5% 70% R U R RUR 1.004.377 912.211 864.187 831.777 809.712 790.390 725.172 717.644 708.218 700.160 691.800 IN G O M B R A N T I ingombranti prodotti 84.000 84.000 84.000 84.000 84.000 85.000 85.000 85.000 85.000 85.000 85.000 % ingombranti avviati a recupero 40% 40% 40% 40% 40% 100% 100% 100% 100% 100% 100% ingombranti a recupero 33.600 33.600 33.600 33.600 33.600 85.000 85.000 85.000 85.000 85.000 85.000 % recupero 30% 30% 30% 30% 30% 30% 30% 30% 30% 30% 30% ingombranti recuperati (MPS) 10.080 10.080 10.080 10.080 10.080 26.000 26.000 26.000 26.000 26.000 26.000 scarti da ingombranti 23.520 23.520 23.520 23.520 23.520 59.000 59.000 59.000 59.000 59.000 59.000 S P A ZZ A M E N T O spazzamento prodotto 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 % spazzamento avviato a recupero 40% 40% 40% 40% 40% 100% 100% 100% 100% 100% 100% spazzamento a recupero 30.000 30.000 30.000 30.000 30.000 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 75.000 % recupero spazzamento 55% 55% 55% 55% 55% 55% 55% 55% 55% 55% 55% Spazzamento recuperato (MPS) 16.500 16.500 16.500 16.500 16.500 41.000 41.000 41.000 41.000 41.000 41.000 scarti da spazzamento 13.500 13.500 13.500 13.500 13.500 34.000 34.000 34.000 34.000 34.000 34.000 IN G O M B . + S P A ZZ A M . ingombranti e spazzamento prodotti 159.000 159.000 159.000 159.000 159.000 160.000 160.000 160.000 160.000 160.000 160.000 ingombranti e spazzamento avviati a recupero 63.600 63.600 63.600 63.600 63.600 160.000 160.000 160.000 160.000 160.000 160.000 ingombranti e spazzamento recuperati (MPS) 26.580 26.580 26.580 26.580 26.580 67.000 67.000 67.000 67.000 67.000 67.000 S C A R T I Scarti ingombranti e spazzamento 37.020 37.020 37.020 37.020 37.020 93.000 93.000 93.000 93.000 93.000 93.000 Scarti Frazioni Riciclabili e verde 57.590 56.414 55.020 55.571 56.683 59.844 60.115 60.931 61.590 62.386 63.000 Tot. scarti del recupero 94.610 93.434 92.040 92.591 93.703 153.094 153.365 154.181 154.840 155.636 156.000 Tab. 2.17 Scenario uno - dati di sintesi Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 186/560 Nota: dati stimati e arrotondati Figura 2.33 Flussi dei rifiuti urbani (scenario uno - anno 2020) RIFIUTO URBANO TOTALE 30,8% 21.309 (3%) scarti 63.000 circa scarti 41.858 (5%) 36,3% scarti 7% di cui RD 2,9% RIFIUTO URBANO RESIDUO 93.000 691.860 426.860 18,5% 150.000 scarti R1 ENEL 70.000 rifiuti sanitari 3-5% (15.000 t circa) 87.000 200.000 8,7% scarti 65.000 2,8% 126.000 potenzialità minima di esercizio scarti Ca' del Bue 150.000 CENERI PESANTI E LEGGERE A RECUPERO 213.000 426.860 2.306.200 TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO RECUPERO DI MATERIA (FRAZIONI RICICLABILI) RECUPERO DI MATERIA (INGOMBRANTI E SPAZZAMENTO ALTRO) 837.151 710.310 160.000 RECUPERO DI MATERIA ORGANICO (FORSU e Verde) SCENARIO UNO - ANNO 2020 RD = 70% UNITA' DI MISURA: TONNELLATE 302.000 DISCARICA 260.000 R1 potenzialità: PD 170.000 t - VI 82.000 t - VE 50.000 t) INCENERIMENTO (3 inceneritori) SCARTI CENERI PESANTI E LEGGERE A RECUPERO Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 187/560 2.4.4 - Scenario uno bis Lo scenario uno si basa sulla previsione che la ripresa economica avvenga a partire dal 2014, e che il pro capite di produzione, dopo un triennio di continua diminuzione, rimanga costante, intorno ad un valore di 440 kg/ab*anno. Nel caso la crisi economica perduri ulteriormente, spostando nel tempo la ripresa dei consumi, si può ipotizzare che la produzione pro capite si riduca di circa il 7%, rispetto allo scenario uno, ad un valore di circa 410 kg/ab*anno. La produzione totale di rifiuti (tonnellate totali al 2020), considerando la stessa previsione di crescita demografica applicata per lo scenario uno, sarebbe ridotta di circa 150.000 tonnellate (Figura 2.32), mentre il rifiuto urbano residuo diminuirebbe di circa 50.000 tonnellate; questo deficit di produzione può essere compensato con l’avvio di rifiuti speciali (CER 191212) agli impianti di smaltimento RU. Nota: dati stimati e arrotondati Fig. 2.34 Flussi dei rifiuti urbani (scenario uno bis - anno 2020) RIFIUTO URBANO TOTALE 30,8% 19.866 (3%) scarti 59.000 circa scarti 39.023 (5%) 36,3% scarti 7% di cui RD 2,9% RIFIUTO URBANO RESIDUO 93.000 645.000 380.000 17,7% 130.000 scarti R1 ENEL 70.000 rifiuti sanitari 3-5% (15.000 t circa) 87.000 200.000 9,3% scarti 65.000 3,0% 102.000 potenzialità minima di esercizio scarti Ca' del Bue 150.000 CENERI PESANTI E LEGGERE A RECUPERO 189.000 380.000 2.150.000 TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO RECUPERO DI MATERIA (FRAZIONI RICICLABILI) RECUPERO DI MATERIA (INGOMBRANTI E SPAZZAMENTO ALTRO) 780.450 662.200 160.000 RECUPERO DI MATERIA ORGANICO (FORSU e Verde) SCENARIO UNO BIS - ANNO 2020 RD = 70% UNITA' DI MISURA: TONNELLATE 302.000 DISCARICA 260.000 R1 potenzialità: PD 170.000 t - VI 82.000 t - VE 50.000 t) INCENERIMENTO (3 inceneritori) SCARTI CENERI PESANTI E LEGGERE A RECUPERO Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 188/560 2.5 - FABBISOGNO IMPIANTISTICO Le previsioni di produzione portano a prevedere che la produzione pro capite di 440 kg/ab*anno rimarrà costante, la quantità di rifiuto complessivamente prodotto può quindi potenzialmente essere gestita complessivamente dagli impianti di recupero, di incenerimento e trattamento meccanico-biologico già presenti sul territorio, non rendendosi necessario quindi la realizzazione di nuovi impianti di smaltimento (a parte la ristrutturazione di Ca’ del Bue), ma prevedendo nel tempo il miglioramento dei livelli prestazionali degli impianti già esistenti, con eventuali adeguamenti alle modifiche normative introdotte. TIPOLOGIA RIFIUTO FABBISOGNO FORSU e Verde Come descritto nello stato di fatto si evidenzia un surplus di potenzialità impiantistica a livello regionale che determina un importazione di rifiuto organico. Frazioni Riciclabili Come descritto nello stato di fatto la potenzialità impiantistica presente in Veneto è sufficiente. Ingombranti Come descritto nello stato di fatto la potenzialità impiantistica presente in Veneto è sufficiente. Spazzamento Si rende necessaria la realizzazione di nuovi impianti per il recupero delle terre da spazzamento che dovranno coprire un fabbisogno di almeno 60.000 t/anno. RUR destinato a: T.M.B. Ristrutturazione e/o conversione degli impianti esistenti in funzione anche della nuova normativa per il CSS. Incenerimento Previsto impianto di incenerimento con recupero termico a Ca’ del Bue (ristrutturazione dell’impianto esistente). Discariche Conferimento solo scarti e massimo 65.000 t/anno di rifiuto urbano residuo proveniente dai comuni montani. Con l’attuazione delle misure previste dallo scenario di Piano, non servono altre volumetrie dedicate ai rifiuti urbani nell’arco di validità temporale del presente Piano (2010-2020), fermo restando che, tenendo conto dei tempi di approvazione e costruzione, andranno previsti i nuovi volumi per l’arco temporale successivo. Valutazioni più puntuali sono riportati nel capitolo 3.3. Tab. 2.18 Sintesi dei fabbisogni impiantistici Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 189/560 3. AZIONI DI PIANO 3.1 - PREMESSA Di seguito viene svolta, in modo sintetico la descrizione delle azioni di piano collegate ai diversi obiettivi, sia quelle generali riferite agli obiettivi di prevenzione, riciclaggio e altre forme di recupero, sia quelle collegate alla componente impiantistica. Possiamo infatti distinguere le azioni in due categorie: iniziative e strumenti che la Regione Veneto, gli Enti locali e altri soggetti possono promuovere e attuare, descritti al paragrafo 3.3 e nelle relative schede; fabbisogno impiantistico derivante dallo scenario di piano Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 190/560 3.2 - SINTESI DELLE AZIONI DI PIANO RIFIUTI URBANI AZIONI SCENARIO ZERO SCENARIO UNO e UNO BIS O B IE TT IV I G E N E R A LI D I P IA N O 1. RIDUZIONE PREVENZIONE Nessuna azione per ridurre la produzione pro capite Iniziative e strumenti della PA e Enti Locali. Le iniziative proposte dal piano (con gli strumenti descritti nelle schede al punto 3.4) contrastano la tendenza all'aumento della produzione procapite. 2. FAVORIRE IL RECUPERO DI MATERIA Nessuna azione Stato di fatto al 2010; si prevede di raggiungere e mantenere gli obiettivi di legge per quanto riguarda la %RD. Iniziative e strumenti della PA e Enti Locali. Le iniziative proposte dal piano (con gli strumenti descritti nelle schede al punto 3.4) incentivano l’aumento della percentuale di RD almeno al 70%. 3. FAVORIRE ALTRE FORME DI RECUPERO Nessuna azione. Stato di fatto al 2010 Potenziare il recupero energetico (R1). Per gli inceneritori esistenti si prevede la possibilità di recupero dell'energia termica e per gli impianti di compostaggio l’inserimento della fase di digestione anaerobica 4. MINIMIZZARE IL RICORSO ALLA DISCARICA Stato di fatto al 2010 Si prevede di non autorizzare ulteriori volumetrie, di mantenere nelle discariche esistenti i conferimenti al di sopra della quota minima di esercizio, integrando eventualmente con i rifiuti speciali, in particolare gli scarti dal trattamento dei RU non valorizzabili dal punto di vista energetico. 5. DEFINIRE IL FABBISOGNO GESTIONALE Stato di fatto 2010 Valorizzando l’impiantistica esistente e nel rispetto del principio di prossimità, si sono individuati: − potenziamento del recupero energetico − potenziamento del recupero dello spazzamento Vedi paragrafo 2.5 6. GESTIONE DELLO SMALTIMENTO A LIVELLO REGIONALE Stato di fatto 2010 Si prevede che lo smaltimento dei Rifiuti Urbani, compresi gli scarti del trattamento degli stessi, sia garantito a livello regionale, nello scenario uno e uno bis. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 191/560 7. DEFINIRE LE AREE NON IDONEE ALLA LOCALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI Stato di fatto al 2010 Predisposto all’interno del Piano l’Elaborato D.1 “Criteri per la definizione delle aree non idonee” 8. PROMUOVERE SENSIBILIZZAZIONE, FORMAZIONE, CONOSCENZA E RICERCA Stato di fatto 2010 Sono individuate da parte della P.A. (Regione, Provincia, Comuni, etc) sperimentazioni e collaborazioni nell’ottica di incentivare sistemi innovativi e virtuosi. A ZI O N I D I P IA N O DETTAGLIO DELLE AZIONI DI PIANO Stato di fatto al 2010 Impianto/impianti di recupero dello spazzamento operazione R5 - con potenzialità complessiva di 60.000 t/anno Impianto di recupero energetico (Ca' del Bue) - operazione R1 con potenzialità 150.0000 t/anno Ristrutturazione impianti TMB esistenti Recupero di calore agli inceneritori esistenti DESCRIZIONE AZIONI DI PIANO Il recupero di materia aumenta per l’aumentare delle raccolte differenziate. Ristrutturazione dell’impianto di Ca’ del Bue finalizzato al recupero energetico; anche per gli inceneritori esistenti si prevede la possibilità del recupero dell’energia termica. Trattamento a livello regionale anche degli scarti delle attività di recupero, del TMB e del CSS prodotto, allo scopo di intercettare quei flussi attualmente destinati all’incenerimento e al recupero energetico oltre i confini regionali. Tab. 3.1 Obiettivi e azioni di piano - confronto tra lo scenario zero e lo scenario uno 3.3 - INIZIATIVE E STRUMENTI Di seguito sono elencate le possibili iniziative che la Regione Veneto, nelle fasi di attuazione del piano, potrà promuovere per favorire il raggiungimento degli obiettivi di piano. Tali strumenti potranno essere ricalibrati durante le fasi di monitoraggio del piano, in base al risultato evidenziato dagli indicatori. L’elencazione dei possibili strumenti (compostaggio domestico, eco scambio, prodotti sfusi, distribuzione alimentari invenduti, ecc.) rappresenta un elenco indicativo di quanto già presente e applicato con successo in Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 192/560 alcune realtà venete, ma il quadro relativo alla prevenzione risulta ad oggi in continua evoluzione e miglioramento. Risulta inoltre fondamentale che iniziative che coinvolgono diversi soggetti e associazioni di categoria vengano introdotte a seguito di un processo di progettazione condiviso tra gli stessi. Il piano ha quindi volutamente tralasciato la descrizione dettagliata di come applicare i diversi strumenti elencati, allo scopo di avere margini di concertazione, approfondimento e ricalibrazione degli stessi, che andranno valutati singolarmente in base alla priorità individuata dall’ente promotore degli stessi. Ciascuna iniziativa è descritta in una scheda specifica in cui sono evidenziati: − le finalità e i vantaggi della proposta, − i responsabili dello sviluppo dell’intervento, − i soggetti coinvolti per l’attuazione dello strumento, − gli indicatori correlati, − i possibili strumenti di dettaglio che possono essere adottati a corredo dell’iniziativa. Obiettivo di Piano Azioni Iniziative e strumenti per il raggiungimento dell'obiettivo 1. Ridurre la produzione dei rifiuti urbani Iniziative promosse da: − Enti Pubblici − Grande Distribuzione Organizzata e commercio − Imprese − Associazioni 1.1 Promozione del compostaggio domestico 1.2 Promozione del riutilizzo di beni 1.3 Vendita di prodotti sfusi o alla spina 1.4 Promozione del “vuoto a rendere” 1.5 Recupero delle eccedenze alimentari 1.6 Vendita di acqua alla spina in mense, bar e ristoranti 1.7 Promozione degli spacci agricoli (farm delivery) 1.8 Promozione della filiera corta 1.9 Riduzione della carta nelle cassette della posta attraverso controllo della pubblicità postale 1.10 Promozione del servizio gratuito di raccolta toner e cartucce di stampa 1.11 Promozione e sostegno dell’utilizzo di pannolini lavabili 1.12 Promozione ed incentivazione dell’utilizzo di stoviglie riutilizzabili nelle mense e nelle feste pubbliche o aperte al pubblico 1.13 Riduzione della carta negli uffici 1.14 Informatizzazione della modulistica tra amministrazione e privato cittadino 1.15 Attivazione progetti in materia di educazione ambientale 1.16 Promozione di etichette/marchi di qualità ambientale del settore turistico. 2. Favorire il recupero di materia Iniziative promosse da: − Regione ed altri Enti Pubblici − Gestori del servizio di raccolta 2.1 Favorire le raccolte domiciliari 2.2 Responsabilizzare il cittadino nella raccolta 2.3 Sistemi puntuali per quantificare tassa/tariffa 2.4 Incentivare la creazione di centri di raccolta 2.5 Recupero degli ingombranti 2.6 Recupero di rifiuti da pulizia strade e spiagge 2.7 Intercettazione dei R.A.E.E. 2.8 Intercettazione dei rifiuti costituiti da pile e da accumulatori 2.9 Avvio dei rifiuti di imballaggio ad operazioni di recupero 2.10 Predisposizione di linee guida per uniformare le raccolte e l'assimilazione Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 193/560 2.11 Raccolta dati da impianti di recupero 2.12 Diffusione degli acqusti verdi (Green Public Procurement - GPP) 3. Favorire altre forme di recupero Iniziative promosse da: − Regione ed altri Enti Pubblici 3.1 Privilegiare l’avvio a recupero di materia rispetto al recupero energetico o alla discarica 3.2 Avvio a recupero energetico – termovalorizzazione – delle frazioni di rifiuto per le quali non è possibile il recupero di materia 3.3 Incentivare l’inserimento di impianti di digestione anaerobica a monte di quelli di compostaggio. Aggiornamento della D.G.R.V. 568/05. 3.4 Miglioramento della qualità della FORSU raccolta in maniera differenziata, al fine di recuperare energia (biogas) 3.5 Incentivare il recupero energetico rispetto all’avvio in discarica del rifiuto urbano residuo 4. Minimizzare il ricorso alla discarica Iniziative promosse da: − Regione 4.1 Favorire il ricorso a impianti di recupero 4.2. Modificare l’art. 39 della L.R. 3/2000 relativo all’ammontare del tributo speciale per il conferimento in discarica. 5. Definire il fabbisogno gestionale di recupero e smaltimento dei rifiuti Iniziativa promossa dalla Regione 5.1 Ottimizzare la gestione delle principali tipologie di rifiuti urbani conseguendo, a livello regionale, l’autosufficienza impiantistica per il recupero e lo smaltimento 5.2 Modificare l’art. 6 della L.R. 3/2000 relativamente alla competenza delle Province per l’approvazione dei progetti di discariche di rifiuti urbani. 6. Gestione dello smaltimento a livello regionale Iniziativa promossa dalla Regione 6.1 Individuazione di un ATO regionale per lo smaltimento dei rifiuti urbani. 7. Definire le aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti Iniziativa promossa dalla Regione 7.1 Assicurare che la localizzazione degli impianti garantisca la tutela delle acque sotterranee e del suolo. 7.2 Modificare l’art. 21 della L.R. 3/2000 relativamente all’ubicazione degli impianti di compostaggio.. 8. Promuovere la sensibilizzazione, la formazione, la conoscenza e la ricerca nel campo dei rifiuti Iniziative promosse da: − Regione ed altri Enti Pubblici 8.1 Monitorare i flussi dei rifiuti prodotti, recuperati e smaltiti e la consistenza della dotazione impiantistica regionale attraverso l’Osservatorio Regionale sui Rifiuti. 8.2 Promuovere l’avvio di sperimentazioni per l’intervento in siti e impianti esistenti con problematiche relative ai rifiuti (es. vecchie discariche, deposito di rifiuti non idonei, bonifica di siti), anche in ordine alla presenza di emergenze ambientali che necessitano di interventi 8.3 Campagne di sensibilizzazione e formazione per una corretta differenziazione dei rifiuti. 8.4 Promuovere la collaborazione tra soggetti pubblici e privati per lo sviluppo di attività di ricerca e la diffusione di sistemi innovativi e virtuosi per la gestione dei rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 194/560 3.4 - SCHEDE DELLE INIZIATIVE E RELATIVI STRUMENTI Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 195/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.1 PROMOZIONE DEL COMPOSTAGGIO DOMESTICO Descrizione Il compostaggio domestico è un metodo di valorizzazione dei materiali organici di scarto a livello dei singoli nuclei familiari il cui scopo finale è la produzione di un terriccio organico con proprietà fertilizzanti da utilizzare per il proprio orto o giardino in sostituzione o ad integrazione dei fertilizzanti organici tradizionali Finalità e vantaggi Il compostaggio domestico riduce la produzione di rifiuti alla fonte, il problema degli odori nei cassonetti, previene l’uso di fertilizzanti migliorando la fertilità del suolo Responsabili sviluppo dell’intervento Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Soggetti coinvolti Privati cittadini Scuole Cooperative e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio/Indicatore Produzione pro capite di rifiuti urbani Numero di utenze coinvolte nella pratica. Strumenti Modalità Aumentare la sensibilizzazione verso tale pratica • Attivare iniziative di comunicazione e sensibilizzazione (es. incontri pubblici, distribuzione sacchetti di compost alla cittadinanza, giornate di apertura impianti per cittadini o scuole, attivare progetti sperimentali nelle scuole) Diffondere la conoscenza della tecnica di base • Attivazione di corsi gratuiti e distribuzione di opuscoli/manuali operativi contenenti indicazioni di tipo tecnico preferibilmente via web • Assistenza ai soggetti aderenti (numero telefonico e e-mail dedicati, servizio di assistenza e verifica della corretta gestione del composter) Prevedere agevolazioni economiche • Riduzione di quota parte della tariffa (10-20% della parte variabile) a seguito di specifica convenzione stipulata con Amministrazione Comunale e/o gestore • Distribuzione di composter a titolo gratuito o in comodato d’uso Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 196/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.2 PROMOZIONE DEL RIUTILIZZO DI BENI Descrizione Le iniziative volte alla raccolta e la valorizzazione di beni usati (mobili, vestiti, oggetti) donati dai cittadini che intendono disfarsene, ma ancora in buone condizioni e riutilizzabili anche attraverso operazioni di riparazione, sono applicate in diversi paesi con modalità e sviluppi diversi. Normalmente i beni riutilizzabili vengono messi a disposizioni di altri sottoforma di donazioni ad associazioni di volontariato, oppure depositati in aree dedicate, eventualmente contigua al centro di raccolta. In altri paesi europei, come la Germania, vengono scambiati nelle “giornate del riuso” durante le quali, nella prime ore del mattino, ognuno può esporre nel marciapiede vecchi mobili o altri beni, che possono essere presi e portati via gratuitamente da altre persone che intendono riutilizzarli. Finalità e vantaggi Molti dei rifiuti che vengono conferiti dai cittadini nei centri di raccolta, soprattutto mobili, elettrodomestici, ma anche oggetti di uso comune, spesso non sono giunti al loro naturale fine vita essendo ancora integri, in buone condizioni e funzionanti. Tali beni potrebbero non essere conferiti tra i rifiuti ed essere quindi valorizzati ed utilizzati da altri cittadini. Obiettivo di quest’azione è quello di sottrarre alla gestione dei rifiuti tutti i beni usati che possono essere utili ad altri promuovendo un uso prolungato dei beni e creando un momento dedicato al riutilizzo degli oggetti in disuso prima che diventino rifiuti. Tali iniziative presentano sia valenza sia ambientale, in termini di riduzione dei rifiuti (ingombranti, RAEE o altro) ma anche valenza sociale, come sostegno concreto a famiglie a cui tali beni possono essere utili e come sensibilizzazione dei cittadini verso la cultura del riuso. Dal punto di vista economico potrebbe presentare benefici in termini di occupazione nel caso in cui si preveda l’opportunità di inserire attività di riparazione e vendita degli oggetti dismessi. Responsabile sviluppo dell’intervento Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Associazioni profit e non profit Soggetti coinvolti Privati cittadini Cooperative sociali e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio Produzione pro capite di rifiuti urbani Verifica annuale della diminuzione dei rifiuti ingombranti e RAEE conferiti all’area attrezzata. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 197/560 Strumenti Modalità Incentivare la pratica dello scambio di beni dismessi tra i cittadini • Prevedere la realizzazione di un centro di scambio in un’area dedicata del territorio comunale che può essere aperta in specifiche giornate • Prevedere l’organizzazione di specifiche giornate dedicate allo scambio di beni dismessi in un’area destinata del territorio comunale. Aumentare la sensibilizzazione verso il riuso dei beni • Attivare iniziative di comunicazione e sensibilizzazione (es. incontri pubblici, giornate di apertura impianti per cittadini o scuole) • Diffondere la conoscenza del costo ambientale e sociale di gestione di rifiuti quali vecchi mobili o elettrodomestici Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 198/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.3 VENDITA PRODOTTI SFUSI O ALLA SPINA Descrizione L’azione è finalizzata a dare la possibilità ai consumatori di acquistare sfusi prodotti che generalmente vengono offerti confezionati (pasta, riso, legumi, caramelle, detersivi e detergenti, acqua, latte, vino) utilizzando per il trasporto degli stessi contenitori riutilizzabili e acquistandone solo la quantità desiderata. Finalità e vantaggi Buona parte dei rifiuti prodotti dalle famiglie è costituita da rifiuti di imballaggio che contengono le merci consumate quotidianamente. Incentivare gli acquisti di prodotti sfusi o alla spina può ridurre considerevolmente questa quota di rifiuti con conseguente diminuzione dei costi di gestione degli stessi ma anche del packaging, nonché dei costi energetici di produzione, distribuzione e consumo. Con quest’azione si responsabilizzano i cittadini negli acquisti ambientalmente sostenibili. Responsabile sviluppo dell’intervento Associazioni di categoria (Confcommercio, Confesercenti) Struttura di vendita/Catena media e grande distribuzione Soggetti coinvolti Struttura di vendita/Catena media e grande distribuzione Privati cittadini Monitoraggio Produzione pro capite di rifiuti urbani Verifica annuale della diminuzione dei rifiuti di imballaggio raccolti. Strumenti Modalità Incentivare l’adesione degli esercizi commerciali all’introduzione di dispenser e distributori per prodotti sfusi o alla spina. • Dare visibilità agli esercizi che aderiscono a queste azioni tramite ad esempio il marchio di “negozio sostenibile” Aumentare la consapevolezza dei singoli consumatori verso un modo di fare la spesa in modo eco sostenibile. • Attivare iniziative di comunicazione e sensibilizzazione presso gli stessi esercizi commerciali sul peso ambientale ed economico degli imballaggi. • Prevedere dei prezzi agevolati per i prodotti sfusi o alla spina. Prevedere agevolazioni economiche • Prevedere degli incentivi per gli esercizi in termini di riduzione della tariffa rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 199/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.4 PROMOZIONE DEL “VUOTO A RENDERE” Descrizione L’azione è caratterizzata dal fatto che i cittadini al momento dell'acquisto di un prodotto pagano una cauzione che verrà successivamente restituita dal commerciante al momento della riconsegna del contenitore vuoto. Finalità e vantaggi L’impiego di bottiglie con il sistema di vuoto a rendere nell’ambito degli acquisti quotidiani costituisce un contributo concreto per la tutela dell’ambiente poiché diminuisce la quantità di rifiuti prodotta, accresce il riuso dei materiali, permette di risparmiare materie prime e limita le emissioni di CO2. Inoltre, scegliere beni con vuoto a rendere rafforza la filiera dei prodotti regionali dal momento che sono i produttori locali a preferire i vuoti a rendere per la commercializzazione. Responsabile sviluppo dell’intervento Associazioni di categoria (Confcommercio, Confesercenti) Struttura di vendita/Catena media e grande distribuzione Soggetti coinvolti Struttura di vendita/Catena media e grande distribuzione Privati cittadini Monitoraggio Produzione pro capite di rifiuti urbani Verifica annuale della diminuzione dei rifiuti di imballaggio raccolti. Strumenti Modalità Incentivare l’adesione degli esercizi commerciali all’introduzione della pratica del vuoto a rendere • Dare visibilità agli esercizi che aderiscono a queste azioni tramite per esempio l’adesione a un marchio Aumentare la consapevolezza dei singoli consumatori verso l’utilizzo del vuoto a rendere • Attivare iniziative di comunicazione e sensibilizzazione presso gli stessi esercizi commerciali sul peso ambientale ed economico degli imballaggi. Prevedere agevolazioni economiche • Prevedere degli incentivi per gli esercizi in termini di riduzione della tariffa rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 200/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.5 RECUPERO DELLE ECCEDENZE ALIMENTARI Descrizione L’azione è caratterizzata dal recupero di quegli alimenti danneggiati o in prossimità di scadenza e pertanto non più commercializzabili che possono andare a beneficio di enti di assistenza presenti sul territorio. Finalità e vantaggi Attraverso il recupero dei beni invenduti a favore degli enti che assistono le fasce deboli della popolazione si riducono gli sprechi alimentari, si concorre a diminuire la produzione di rifiuti organici e a sostenere gli enti assistenziali. Tale azione assume inoltre un’importante valenza educativa nei confronti delle tematiche dello spreco e del consumo consapevole Responsabile sviluppo dell’intervento Enti locali Struttura di vendita/Catena media e grande distribuzione Soggetti coinvolti Comuni, Autorità d’Ambito, soggetti della media e grande distribuzione, associazioni ambientaliste e di volontariato, cooperative locali Monitoraggio Produzione pro capite di rifiuti urbani Strumenti Modalità Incentivare l’adesione degli esercizi commerciali al recupero delle merci invendute • Attivare una rete articolata dei soggetti, composta da struttura commerciale, associazioni , enti, amministrazioni Aumentare la consapevolezza dei soggetti coinvolti • Attivare iniziative di sensibilizzazione presso gli stessi esercizi commerciali, le associazioni e gli enti coinvolti sui vantaggi e l’importanza di tale azione Prevedere agevolazioni economiche • Prevedere per gli esercizi che aderiscono una riduzione della tariffa rifiuti proporzionale alla quantità di bene recuperato Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 201/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.6 VENDITA DI ACQUA ALLA SPINA IN MENSE, BAR E RISTORANTI Descrizione I cittadini italiani sono tra i maggiori consumatori procapite all’anno di acqua in bottiglia che ritengono più sicura dal punto di vista sanitario di quella del rubinetto. L’azione vuole dare un orientamento rieducativo al cittadino verso l’acqua del rubinetto, sicura e controllata, eliminando l’uso delle bottiglie di plastica nelle mense, bar e ristoranti. Finalità e vantaggi Attraverso l’utilizzo di acqua alla spina si riduce la produzione di rifiuti da imballaggio soprattutto in quegli ambienti (mense, bar, ristoranti) caratterizzati da un elevato impiego. Tale iniziativa consente anche un risparmio economico significativo poiché il costo dell’acqua del rubinetto risulta essere nettamente inferiore a quello della bottiglia. Responsabile sviluppo dell’intervento Enti locali Soggetti coinvolti Comuni, Autorità d’Ambito, scuole, bar, ristoranti Monitoraggio Produzione pro capite di rifiuti urbani Verifica annuale della diminuzione dei rifiuti d’imballaggio raccolti Strumenti Modalità Prevedere agevolazioni economiche • Prevedere per gli esercizi che aderiscono una riduzione della tariffa rifiuti Aumentare la consapevolezza dei soggetti coinvolti • Attivare iniziative di sensibilizzazione sui vantaggi e l’importanza di tale azione Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 202/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.7 PROMOZIONE DEGLI SPACCI AGRICOLI (FARM DELIVERY) Descrizione “Farm delivery” è il servizio che prevede la fornitura settimanale di una cassetta con prodotti di stagione consegnata direttamente nelle case delle famiglie che decidono di aderire al sistema. Anche la vendita di latte crudo rientra in questa tipologia poiché caratterizzato da forme distributive a basso contenuto d’imballaggi. Finalità e vantaggi Con tale azione si riducono i rifiuti sia perché alla consegna di una nuova cassetta piena, viene ritirata quella vuota della settimana prima, che viene riutilizzata e sia perché il latte crudo viene raccolto con le bottiglie dell’utente. In questo modo vengono eliminati non solo gli imballaggi primari ma anche quelli secondari che vengono utilizzati per esporre la merce. Con le azioni di Farm delivery vengono inoltre promossi l’allevamento e l’agricoltura locale di qualità e spesso anche la conversione al biologico, contribuendo a preservare il patrimonio rurale e l’abbandono delle campagne. Il tutto ha degli effetti positivi sul consumatore che risparmia per la buona competitività di tali prodotti rispetto a quelli tradizionali. Responsabile sviluppo dell’intervento Amministrazioni locali Soggetti coinvolti Singoli punti vendita, associazioni produttori Monitoraggio Produzione pro capite di rifiuti urbani Verifica annuale della diminuzione dei rifiuti d’imballaggio raccolti Strumenti Modalità Prevedere agevolazioni economiche • Prevedere per i soggetti che aderiscono una riduzione della tariffa rifiuti Aumentare la consapevolezza dei soggetti coinvolti • Attivare iniziative di sensibilizzazione sui vantaggi e l’importanza di tale azione Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 203/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.8 PROMOZIONE DELLA FILIERA CORTA Descrizione Con il termine “Filiera corta” è stato individuato tutto l’insieme di pratiche che vede il diretto rapporto tra produttori e consumatori. Oltre alla tradizionale forma della vendita diretta, in azienda o in strutture mobili poste nelle aree rurali, tra le iniziative più comuni ci sono i mercati contadini, conosciuti anche con la definizione anglosassone di Farmers’ Markets. Finalità e vantaggi L’eliminazione dei passaggi d’intermediazione permette al produttore di aumentare i propri margini di guadagno e, allo stesso tempo, al consumatore di acquistare i prodotti a prezzi più contenuti rispetto a quelli di mercato. Questo comporta anche una riduzione degli imballaggi poiché la rete di vendita è più legata al territorio e la merce non richiede inutili confezionamenti per il trasporto. Responsabile sviluppo dell’intervento Amministrazioni locali Soggetti coinvolti Singoli punti vendita, associazioni produttori, gruppi di acquisto Monitoraggio Produzione pro capite di rifiuti urbani Strumenti Modalità Aumentare la sensibilizzazione verso tale pratica • Attivare iniziative di comunicazione e sensibilizzazione (es. sportelli, incontri pubblici, dibattiti, pubblicazioni) Incentivare la pratica della filiera corta tra i cittadini • Prevedere per i soggetti che aderiscono una riduzione della tariffa rifiuti Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 204/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.9 RIDUZIONE DELLA CARTA NELLE CASSETTE DELLA POSTA ATTRAVERSO IL CONTROLLO DELLA PUBBLICITÀ POSTALE Descrizione La diversa produzione di rifiuti è strettamente legata ai sistemi di distribuzione commerciale dei beni. La maggior parte del materiale pubblicitario distribuito nelle cassette postali rappresenta uno spreco di carta che, qualora sia veicolata con il servizio postale, concorre ad appesantire il servizio pubblico di distribuzione della posta. Finalità e vantaggi Ridurre la quantità di materiale pubblicitario distribuito significa diminuire i rifiuti prodotti e, in termini di beneficio ambientale, comporta una riduzione di CO2 prodotta e un risparmio d’energia e di acqua. Responsabile sviluppo dell’intervento Amministrazioni locali Soggetti coinvolti Media e grande distribuzione, cooperative, associazioni ambientaliste e dei consumatori Monitoraggio Produzione pro capite di rifiuti urbani Verifica annuale della diminuzione di carta raccolta. Strumenti Modalità Aumentare la sensibilizzazione verso tale pratica • Attivare iniziative di sensibilizzazione e campagne di comunicazione verso i cittadini e le aziende coinvolte Prevedere agevolazioni economiche • Prevedere una riduzione della tassa di occupazione del suolo pubblico o sull’imposta comunale della pubblicità Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 205/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.10 PROMOZIONE DEL SERVIZIO GRATUITO DI RACCOLTA TONER E CARTUCCE DI STAMPA Descrizione La raccolta dedicata di toner e cartucce esauste rappresenta un efficace modo per recuperare tale materiale sottraendo il suo destino alla discarica e salvaguardando l’ambiente. Il materiale raccolto viene così selezionato e avviato alla rigenerazione. Finalità e vantaggi Promovendo la raccolta di questi materiali s’incrementa il riutilizzo degli stessi contribuendo alla tutela dell’ambiente poiché si riduce la quota di rifiuti avviati in discarica. Responsabili sviluppo dell’intervento Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Soggetti coinvolti Privati cittadini Scuole Cooperative e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio Produzione pro capite di rifiuti urbani Verifica annuale della diminuzione di rifiuti composti da toner e cartucce esauste. Strumenti Modalità Aumentare la sensibilizzazione verso questo tipo di raccolta • Attivare iniziative di sensibilizzazione e campagne di comunicazione la cittadinanza e le scuole • Prevedere progetti sperimentali di raccolta presso le scuole Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 206/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.11 PROMOZIONE E SOSTEGNO DELL’UTILIZZO DI PANNOLINI LAVABILI Descrizione I pannolini usa e getta costituiscono più del 4% dei rifiuti domestici. Non sono biodegradabili e la plastica che li compone necessita di quasi 500 anni per la sua decomposizione. Questa tipologia di rifiuto rappresenta un’importante causa dell’aumento di rifiuti urbani e proprio sulla base di queste considerazioni sono già diverse la amministrazioni locali che promuovono o sovvenzionano l’acquisto di pannolini lavabili, che rispetto i pannolini usa e getta determinano una rilevante riduzione del rifiuto residuo e un conseguente un minor impatto ambientale oltre ad un risparmio economico per le famiglie che ne fanno uso. Finalità e vantaggi L’azione è finalizzata da un lato ad incentivare tutte le Amministrazioni locali a promuovere l’uso dei pannolini lavabili presso le famiglie e dall’altro a sensibilizzare ed incentivare le singole neomamme all’impiego dei pannolini lavabili, Responsabili sviluppo dell’intervento Amministrazioni locali Soggetti coinvolti Privati cittadini Comuni, Autorità d’ambito Punti vendita pannolini lavabili. Azienda sanitaria per interventi nei corsi pre-parto. Monitoraggio Numero di Comuni che promuovono questa pratica. Numero di famiglie che hanno aderito alle iniziative di promozione. Verifica annuale della diminuzione di rifiuto residuo. Strumenti Modalità Incentivare la promozione all’uso dei pannolini lavabili da parte delle Pubbliche Amministrazioni. • Sensibilizzare le Amministrazioni locali sull’impatto, sia ambientale che economico dei pannolini usa e getta. Aumentare la consapevolezza dei singoli nuclei famigliari verso la scelta più sostenibile dei pannolini lavabili. • Attivare iniziative di comunicazione e sensibilizzazione presso ospedali e studi pediatrici sui vantaggi dei pannolini riutilizzabili; • Prevedere accordi con la GDO per la messa in vendita dei kit di pannolini lavabili. Prevedere agevolazioni economiche • Prevedere l’erogazione di un contributo per l’acquisto del kit di pannolini lavabili. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 207/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.12 PROMOZIONE ED INCENTIVAZIONE DELL’UTILIZZO DI STOVIGLIE RIUTILIZZABILI NELLE MENSE E NELLE FESTE PUBBLICHE O APERTE AL PUBBLICO Descrizione Annualmente nel territorio regionale vi sono un numero notevole di sagre, feste e manifestazioni la cui prerogativa principale è l’erogazione di pasti. La maggior parte di queste feste, ma anche delle mense attive in regione sono caratterizzate da un’elevata produzione di rifiuti, prevalentemente imputabile all’uso di stoviglie monouso (piatti, bicchieri e posate). Alternativa ecologica e sostenibile all’usa e getta sono le stoviglie biodegradabili, o meglio compostabili, oppure l’utilizzo di lavastoviglie. Finalità e vantaggi Obiettivo di quest’azione è quello di ridurre notevolmente il volume dei rifiuti prodotti da sagre, manifestazioni, feste pubbliche o mense disincentivando il ricorso all’uso delle stoviglie monouso e sostenendo viceversa il noleggio di appositi kit composti da stoviglie tradizionali e lavastoviglie portatili oppure l’acquisto di stoviglie compostabili (quest’ultima alternativa risulta valida solo se associata ad un’organizzazione efficiente della raccolta differenziata durante lo svolgimento dell’evento). La stessa attenzione potrà poi essere posta anche dai singoli cittadini, una volta sensibilizzati, nella gestione delle proprie feste private. Responsabile sviluppo dell’intervento Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Associazioni profit e non profit Soggetti coinvolti Privati cittadini Cooperative sociali e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio Produzione pro capite di rifiuti urbani Verifica annuale della diminuzione del rifiuto residuo (piatti e bicchieri si possono mettere con la plastica). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 208/560 Strumenti Modalità Incentivare pratiche sostenibili alternative all’uso di stoviglie monouso in eventi pubblici • Prevedere la stesura di un Regolamento comunale che prescriva il divieto all’uso di stoviglie monouso; • Prevedere il coinvolgimento di associazioni di volontariato e no profit nella gestione delle stoviglie lavabili o compostabili. Sensibilizzazione dei singoli cittadini • Sfruttare le manifestazioni pubbliche per sensibilizzare anche il singolo cittadino sull’uso delle stoviglie riutilizzabili o compostabili nelle proprie feste private. Prevedere agevolazioni economiche • Prevedere degli incentivi per il noleggio dell’attrezzatura lavabile o compostabile Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 209/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.13 RIDUZIONE DELLA CARTA NEGLI UFFICI Descrizione I rifiuti cartacei costituiscono una quota rilevante dei rifiuti urbani e di gran lunga la frazione dominante dei rifiuti generati nelle attività di ufficio, nel settore terziario e commerciale. Nonostante lo sviluppo di mezzi di comunicazione e riproduzione alternativi il consumo cartaceo è in continua crescita, contribuendo alla crescita dei rifiuti. Risulta quindi necessario rendere più efficiente l’uso della carta negli uffici pubblici, ma anche negli uffici privati, con particolare attenzione anche ad altri beni consumabili e all’energia risparmiabile. Ciò risulta in linea con le prescrizioni normative nazionali e regionali previste dall’art. 51(“disposizioni per l’uso della carta riciclata negli enti pubblici, anche economici, della regione”) della L.R. 3/2000, dall’art. 27 (“Taglia carta”)del D.L. 112/2008 e dalla DGRV n.169/2011 (“10 azioni ambientali per limitare l’uso di carta negli uffici”). Tale azione risulta inoltre in sinergia con l’attuazione di politiche di acquisti verdi degli enti pubblici (D.M. 203/2003 “Green Pubblic Procurement). Finalità e vantaggi Obiettivo di quest’azione è quello di individuare una molteplicità di soluzioni gestionali, organizzative, tecnologiche e di materiali, con le quali ottimizzare l’uso efficiente della carta ovvero massimizzare le funzioni soddisfatte da una medesima quantità di carta. Queste soluzioni andranno integrate nelle procedure operative degli uffici (“sistema qualità”) sia nelle procedure di acquisto (“acquisti verdi”). Si tratta di formare il personale ad usare efficacemente le risorse tecnologiche disponibili, che già consentono un importante minimizzazione dei consumi cartacei, senza alterare radicalmente stili di lavoro o abitudini consolidate. Responsabile sviluppo dell’intervento Enti locali Regione Veneto ARPAV Soggetti coinvolti Comuni Province Uffici pubblici e privati Monitoraggio Verifica annuale della diminuzione dei rifiuti cartacei. Riduzione della spesa per l’acquisto di carta negli uffici. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 210/560 Strumenti Modalità Coinvolgere e motivare il personale verso un uso più efficiente della carta negli uffici pubblici • Prevedere azioni di sensibilizzazione del personale verso la riduzione dello spreco di carta; • Prevedere azioni di formazione per migliorare la capacità di usare efficacemente le risorse tecnologiche disponibili; • Realizzare linee guida che introducano accorgimenti che favoriscano un consumo più accorto di carta negli uffici e agiscano sulle attrezzature di stampa e fotocopiatura dei documenti. Sensibilizzazione del personale degli uffici privati • Prevedere incontri di formazione per i soggetti privati tramite le Camere di Commercio e le associazioni di categoria • Sfruttare le azioni previste dalla pubblica amministrazione per coinvolgere anche gli uffici privati nell’uso più sostenibile della carta Prevedere agevolazioni economiche • Prevedere degli incentivi per l’acquisto di stampanti o fotocopiatori con caratteristiche tecnologiche improntate al risparmio di carta, di toner e di energia. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 211/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.14 INFORMATIZZAZIONE DELLA MODULISTICA TRA AMMINISTRAZIONE E PRIVATO CITTADINO Descrizione I rifiuti cartacei costituiscono la frazione dominante dei rifiuti generati nelle attività di ufficio e i documenti cartacei costituiscono ancora ad oggi la principale modalità di gestione delle pratiche soprattutto nella Pubblica Amministrazione. Dato lo sviluppo sempre crescente dell’attenzione dei singoli cittadini verso le nuove tecnologie informatiche risulta importante sfruttare le stesse per garantire un servizio ugualmente certo e trasparente, ma maggiormente efficiente e veloce e che assicuri un minor impatto ambientale. Finalità e vantaggi Obiettivo di quest’azione è quello di incentivare l’informatizzazione della maggior quantità di moduli, richieste, pratiche e documenti che normalmente vengono scambiati tra pubblica amministrazione e privato cittadino. Tale processo potrà ridurre notevolmente l’impatto ambientale comportando una riduzione di carta, di toner per stampanti e fotocopiatrici, di consumi di carburante necessari agli spostamenti e di produzione di rifiuti legati allo svolgimento dei processi. Responsabile sviluppo dell’intervento Enti locali Regione Veneto ARPAV Soggetti coinvolti Comuni Province Uffici pubblici e privati Camere di commercio e associazioni di categoria Monitoraggio Verifica annuale della diminuzione dei rifiuti cartacei. Numero di amministrazioni pubbliche che hanno implementato sistemi di informatizzazione della modulistica. Riduzione della spesa per l’acquisto di carta e toner negli uffici. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 212/560 Strumenti Modalità Implementare sistemi di informatizzazione della modulistica per gli uffici pubblici • Prevedere azioni di sensibilizzazione del personale verso la riduzione dello spreco di carta; • Prevedere azioni di formazione per migliorare la capacità di usare efficacemente le risorse tecnologiche disponibili; • Realizzare linee guida che introducano accorgimenti che favoriscano un consumo più accorto di carta negli uffici e agiscano sulle attrezzature di stampa e fotocopiatura dei documenti. Sensibilizzazione del personale degli uffici privati • Prevedere incontri di formazione per i soggetti privati tramite le Camere di Commercio e le associazioni di categoria • Sfruttare le azioni previste dalla pubblica amministrazione per coinvolgere anche gli uffici privati nell’uso più sostenibile della carta Prevedere agevolazioni economiche • Prevedere degli incentivi per l’acquisto di stampanti o fotocopiatori con caratteristiche tecnologiche improntate al risparmio di carta, di toner e di energia. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 213/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.15 ATTIVAZIONE PROGETTI IN MATERIA DI EDUCAZIONE AMBIENTALE Descrizione L’educazione ambientale è definita come quell’educazione che fornisce conoscenze, strumenti, capacità e abilità che permettono di costruire nel soggetto un nuova sensibilità che lo metta nella condizioni di scegliere, tra le diverse sollecitazioni a cui è sottoposto, quella che risponde ad un modo corretto, morale ed etico, di gestire l’ambiente e rafforzarne difesa e conservazione. In questo senso l’educazione ambientale costituisce un passaggio obbligato per il raggiungimento di importanti obiettivi in campo ambientale, dove gli attori protagonisti risultano i singoli individui nelle loro azioni quotidiane. Finalità e vantaggi Obiettivo di quest’azione è quello di realizzare dei progetti di educazione ambientale, calibrati su diversi target, incentrati sul tema dei rifiuti ed in particolare sulla prevenzione e riduzione alla fonte, sul miglioramento della qualità e qualità della raccolta differenziata, etc.. Responsabile sviluppo dell’intervento Enti locali Regione Veneto ARPAV Autorità d’Ambito Enti gestori del servizio di raccolta rifiuti urbani Soggetti coinvolti Comuni Province Associazioni di volontariato e associazioni no profit Scuole Impianti di gestione rifiuti urbani Monitoraggio Numero di progetti attivati nelle diverse amministrazioni comunali. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 214/560 Strumenti Modalità Promozione di campagne e progetti di educazione ambientale dedicati al tema rifiuti • Prevedere lo sviluppo di progetti dedicati nelle scuole; • Realizzare materiale informativo da distribuire a studenti e/o cittadini durante lo sviluppo del progetto; • Organizzare eventi e manifestazioni o speciali concorsi che possano coinvolgere determinate fasce di popolazione. Sensibilizzazione dei cittadini verso la gestione dei loro rifiuti • Organizzare serate informative • Prevedere specifiche giornate di “IMPIANTI APERTI” nel territorio regionale. Prevedere agevolazioni economiche • Prevedere degli incentivi per lo sviluppo di progetti di educazione ambientale da parte di Comuni o Direzioni Didattiche. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 215/560 Obiettivo PREVENZIONE 1.16 PROMOZIONE DI ETICHETTE/MARCHI DI QUALITÀ AMBIENTALE DEL SETTORE TURISTICO Descrizione L’Ecolabel del turismo rappresenta un sistema volontario specifico per il settore del turismo che garantisce che i servizi offerti limitino il proprio impatto ambientale, sociale ed economico in un’ottica di sostenibilità. Ciò comporta l’ottenimento di un marchio che consente alle strutture che lo ricevono, caratterizzate da un ridotto impatto ambientale, di distinguersi per l’impegno verso la salvaguardia dell’ambiente e di fornire garanzie al turista circa il contenimento dell’inquinamento (atmosferico, idrico, del suolo), la corretta gestione e differenziazione dei rifiuti, la riduzione degli sprechi energetici e di risorse, la salvaguardia della biodiversità, un’alimentazione sana e corretta. Finalità e vantaggi Obiettivo di queste iniziative è quello di alleggerire e/o contenere il carico sul territorio riducendo l’impatto ambientale del turismo, favorendo vacanze più consapevoli e ricche di qualità e comfort e coinvolgendo gli operatori locali e i turisti in una scelta duratura e consapevole. Considerando che il Veneto è la regione che vanta più presenze turistiche in Italia, l’istituzione di un marchio di questo tipo potrebbe incentivare la presenza sul mercato di servizi ecologicamente sostenibili. Responsabile sviluppo dell’intervento Regione Veneto ARPAV Associazioni ed agenzie per la promozione turistica Soggetti coinvolti Comuni Province Struttura turistiche Enti che forniscono servizi al settore turistico Monitoraggio Numero di strutture a cui viene concesso il marchio di label ambientale Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 216/560 Strumenti Modalità Istituzione di un marchio di label ambientale per le strutture turistiche • Incoraggiare l’interesse delle strutture turistiche presenti nel territorio regionale verso il label ambientale attraverso incontri di formazione e sensibilizzazione; • Istituzione del marchio Sensibilizzazione di cittadini e turisti verso le strutture provviste di label ambientale • Organizzare serate informative • Prevedere pubblicizzazione di tali strutture presso le agenzie turistiche e le APT distribuite nel territorio regionale. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 217/560 Obiettivo RECUPERO DI MATERIA 2.1 FAVORIRE LE RACCOLTE DOMICILIARI Descrizione Il sistema di raccolta stradale permette all’utente di disfarsi del rifiuto in qualsiasi momento, e pertanto si configura come un sistema che non coinvolge l’utente nelle operazioni di riduzione, riuso e riciclaggio. Il sistema domiciliare consente di raggiungere alti livelli di intercettazione dei rifiuti, soprattutto per quanto riguarda la qualità degli stessi, evitando il conferimento improprio di alcune tipologie di rifiuti (ad esempio ingombranti, rifiuti da Costruzione e Demolizione, pneumatici). Finalità e vantaggi Nel passaggio da un sistema di raccolta stradale ad un sistema di raccolta domiciliare si registra generalmente una riduzione del procapite prodotto, principalmente per la possibilità di controllare e contrastare i conferimenti impropri. Il sistema domiciliare permette di minimizzare il rifiuto urbano residuo (RUR), visto che nei Comuni che attuano la raccolta domiciliare si ha un aumento di Raccolta Differenziata e conseguentemente una diminuzione della frazione residuale da destinare a smaltimento. Controllo dei conferimenti impropri di rifiuti speciali. Responsabili sviluppo dell’intervento Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Soggetti coinvolti Privati cittadini Scuole Cooperative e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio/Indicatore Produzione totale di rifiuti urbani Produzione pro capite di rifiuti urbani Produzione pro capite equivalente Strumenti Modalità Istituzione di premi o sgravi economici. • Premiare i comuni virtuosi che attraverso progetti di riduzione e di riuso e attraverso la raccolta domiciliare e la tariffa puntuale inviano quantitativi minimi a smaltimento. Si potrà definire una soglia massima di Rifiuto urbano residuo prodotto Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 218/560 Obiettivo RECUPERO DI MATERIA 2.2 RESPONSABILIZZARE IL CITTADINO NELLA RACCOLTA Descrizione Diffondere la consapevolezza che la raccolta differenziata (corretta differenziazione e corretto conferimento) è un dovere di ciascun cittadino. L’obiettivo può essere perseguito tramite elementi di premialità o economico-sanzionatori. Finalità e vantaggi Il comportamento dei cittadini influisce sulle performance raggiunte (in termini di prevenzione e di %RD). Responsabili sviluppo dell’intervento Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Soggetti coinvolti Privati cittadini Scuole Cooperative e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio/Indicatore Produzione pro capite di rifiuti urbani %RD Strumenti Modalità Campagne di comunicazione • Attivare campagne di sensibilizzazione ed informazione per far conoscere al cittadino come le buone pratiche possano ripercuotersi in benefici ambientali e in vantaggi economici. TIA • Diffusione della Tariffa puntuale che fa pagare al cittadino in base alla quantità e al tipo di rifiuto conferito. Vedi scheda 2.3 Sistema di raccolta domiciliare • Vedi scheda 2.1 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 219/560 Obiettivo RECUPERO DI MATERIA 2.3 SISTEMI PUNTUALI PER QUANTIFICARE TASSA / TARIFFA Descrizione Il sistema puntuale è un metodo che permette di determinare il corrispettivo che l’utente deve pagare in base ai rifiuti effettivamente conferiti, in particolar modo di quelli indifferenziati. I metodi più diffusi sono quelli che utilizzano contenitori dotati di chip o sacchi con codice a barre. Tutti i sistemi di rilevamento puntuale prevedono che siano attivi modelli di raccolta porta a porta con più frazioni differenziate. La tariffa puntuale è composta da una parte fissa (che comprende per esempio i costi del personale, dello spazzamento, della raccolta) e da una parte variabile che dipende dall’effettiva produzione di rifiuti e dalla capacità del cittadino di differenziare. Finalità e vantaggi Giusto rapporto tra la produzione e il corrispettivo pagato. Sensibilizzazione dei cittadini a produrre meno rifiuti e ad aumentare la raccolta differenziata (meno produci meno paghi) Responsabili sviluppo dell’intervento Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Soggetti coinvolti Privati cittadini Scuole Cooperative e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio/Indicatore Produzione pro capite di rifiuti urbani %RD Pratica del compostaggio domestico Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 220/560 Strumenti Modalità Accorpamento dei costi • Al fine di uniformare la compilazione dei piani finanziari, la Regione Veneto, con il supporto dell’Osservatorio Regionale Rifiuti potrà fornire ai Comuni indicazioni generali sull’accorpamento delle voci di costo del piano finanziario, in base anche al DPR 158/1999 e allo studio svolto dall’ARPAV e dalla Scuola Agraria del Parco di Monza “Linee guida per la gestione della tariffa dei rifiuti urbani” . • L’accorpamento dei costi a delle voci standard permette la confrontabilità tra gestioni differenti e seguire il trend negli anni, confrontandolo anche con i risultati raggiunti (%RD, procapite, etc). Trasmissione del Piano finanziario • Rendere obbligatorio l’invio all’ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti del piano finanziario da parte dei Comuni, al fine di svolgere le elaborazioni e le valutazioni sui costi di gestione, con copertura regionale. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 221/560 Obiettivo RECUPERO DI MATERIA 2.4 INCENTIVARE LA CREAZIONE DI CENTRI DI RACCOLTA Descrizione La Regione del Veneto ha finanziato negli anni la realizzazione di CENTRI DI RACCOLTA COMUNALI, mediante gli introiti dall’ecotassa, ottenendo una fitta rete di centri di raccolta che nel 2010 hanno garantito il servizio in 508 comuni su 581, ossia a quasi il 94% della popolazione. Nei territori comunali dove non è possibile realizzare il centro di raccolta (per esempio per motivi morfologici) o per i piccoli comuni è importante che sia garantito il passaggio periodico di “eco camion”. Finalità e vantaggi I CENTRI DI RACCOLTA / ECOCAMION hanno il vantaggio di intercettare quelle frazioni che, per volume o per natura del rifiuto, non possono essere raccolte tramite la raccolta stradale o domiciliare (per esempio gli ingombranti, gli oli esausti, i RAEE, etc.). Responsabili sviluppo dell’intervento Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Soggetti coinvolti Privati cittadini Scuole Cooperative e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio/Indicatore Produzione pro capite di rifiuti urbani %RD Raccolta Differenziata RAEE Raccolta differenziata pile ed accumulatori Ecocentri Strumenti Modalità Incentivi economici • La Regione Veneto può continuare a finanziare gli ecocentri Informazione ai cittadini • Informare i cittadini sulla presenza del’ecocentro e sulle modalità e orari di accesso (locandine, info su sito web o presso eco sportello) Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 222/560 Obiettivo RECUPERO DI MATERIA 2.5 RECUPERO DEGLI INGOMBRANTI Descrizione Gli ingombranti (CER 200307) sono i rifiuti di provenienza domestica che, per le loro dimensioni, non possono essere raccolti attraverso il normale circuito di raccolta comunale. Sono rifiuti di vario genere e natura, prevalentemente costituiti da mobili o arredamento, che necessitano di servizi specifici, generalmente su chiamata e prenotazione del cittadino. Questi rifiuti sono da sempre computati all’interno dei rifiuti urbani indifferenziati, ma è ormai prassi consolidata la possibilità di inviarli a impianti che eseguono la selezione delle frazioni recuperabili (legno, metalli, etc). Per tale motivo è auspicabile in futuro includere la parte recuperata all’interno delle Raccolte Differenziate. Finalità e vantaggi Con l’avvio ad impianti di selezione / recupero degli ingombranti, frazione molto voluminosa del rifiuto urbano, si diminuisce in maniera consistente la quota di rifiuto conferito in discarica. Responsabili sviluppo dell’intervento Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Soggetti coinvolti Privati cittadini Scuole Cooperative e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio/Indicatore %RD Indice di Recupero Spazzamento e ingombranti avviati a recupero Strumenti Modalità Nuovo metodo di calcolo per la %RD • La quota dei rifiuti ingombranti inviata a impianti di recupero viene conteggiata come Raccolta Differenziata sulla base dell’effettivo recupero dichiarato dall’impianto. Informazione ai cittadini • Informare i cittadini sul circuito di raccolta degli ingombranti attraverso opuscoli, locandine o informativa sul sito internet del Comune Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 223/560 Obiettivo RECUPERO DI MATERIA 2.6 RECUPERO DI RIFIUTI DA PULIZIA STRADE E SPIAGGE Descrizione Lo spazzamento stradale (CER 2003003) è considerato da sempre all’interno del rifiuto indifferenziato, anche se da qualche anno è avviato in parte ad impianti specializzati che effettuano il recupero di sabbia e ghiaia mediante lavaggio e cernita. Per il futuro si prevede di incentivare l’avvio di tutto lo spazzamento ad impianti di recupero e di computarlo all’interno delle Raccolte Differenziate (vedi nuovo metodo di calcolo della RD). Anche i rifiuti provenienti dalla pulizia delle spiagge sono prevalentemente costituiti da materiali recuperabili con semplici tecnologie. Risulta quindi importante facilitare il recupero di tali frazioni e semplificare le procedure amministrative che ne regolano il riutilizzo. Finalità e vantaggi Gli impianti di recupero permettono di ottenere materiali utilizzabili in edilizia o nelle costruzioni stradali, che in precedenza venivano conferiti come rifiuti in discarica. Di conseguenza tali impianti limitano da un lato l’utilizzo delle discariche, dall’altro il prelievo di sabbia e ghiaia da nuove cave. Responsabili sviluppo dell’intervento Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Soggetti coinvolti Privati cittadini Scuole Cooperative e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio/Indicatore %RD Indice di Recupero Indifferenziato avviato a ecupero Strumenti Modalità Nuovo metodo di calcolo per la %RD • La quota di spazzamento stradale effettivamente recuperata concorre al calcolo della %RD (in media si ottiene un recupero del 55-60%sul materiale in ingresso) Linee guida o atti di indirizzo • Predisposizione di documenti che permettano di semplificare le procedure per il riutilizzo/recupero dei rifiuti provenienti dalla pulizia delle spiagge per operazioni di ripascimento. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 224/560 Obiettivo RECUPERO DI MATERIA 2.7 INTERCETTAZIONE DEI RAEE Descrizione Garantire una rete capillare di ritiro dei RAAE presso i rivenditori (ritiro “uno contro uno”) e presso gli ecocentri o strutture pubbliche. I piccoli elettrodomestici sono più difficili da intercettare, poiché, essendo di piccole dimensioni, spesso sono conferiti erroneamente nell’indifferenziato. La nuova Direttiva Europea 2012/19/UE prevede che per i piccoli elettrodomestici (inferiori a 25 cm) sia garantito il ritiro “uno contro zero” presso i rivenditori con superficie di vendita di AEE di almeno 400 mq. Finalità e vantaggi Diminuzione della pericolosità dei rifiuti, attraverso il trattamento selettivo, la selezione dei materiali e l’avvio al recupero. Recupero di materie prime (metalli, plastica, etc.). Responsabili sviluppo dell’intervento Produttori dei RAEE (Sistemi Collettivi) Centro di Coordinamento RAEE Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Soggetti coinvolti Produttori dei RAEE (Sistemi Collettivi) Grande Distribuzione Organizzata Centro di Coordinamento RAEE Privati cittadini Scuole Cooperative e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio/Indicatore Raccolta Differenziata RAEE Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 225/560 Strumenti Modalità Accordi di programma Accordo di programma ANCI - Centro di coordinamento RAEE. Il Centro di Coordinamento coordina le attività dei Sistemi Collettivi i quali assicurano le attività di ritiro dei RAEE provenienti dai nuclei domestici presso i Centri di Raccolta da parte dei Sistemi Collettivi e ANCI si impegna a promuovere la realizzazione da parte dei Comuni, secondo criteri che privilegino l’efficienza, l’efficacia e l’economicità del servizio, di adeguati sistemi di raccolta differenziata. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 226/560 Obiettivo RECUPERO DI MATERIA 2.8 INTERCETTAZIONE DEI RIFIUTI COSTITUITI DA PILE E ACCUMULATORI Descrizione Il D.Lgs. 188 del 2008, ha fissato che entro il 26 settembre 2012 è necessario raggiungere un tasso di raccolta separata di Pile e Accumulatori portatili pari al 25% della quantità immessa sul mercato. Entro il 26 settembre 2016, tale tasso dovrà raggiungere il 45%. Per il buon funzionamento del sistema, il succitato Decreto coinvolge diversi attori, in modo simile al circuito dei RAEE: i Produttori in primo luogo, organizzati in Sistemi Collettivi, i Distributori, i Centri di Raccolta e ovviamente i cittadini. Finalità e vantaggi Diminuzione della pericolosità dei rifiuti, attraverso la selezione dei materiali e l’avvio al recupero. Recupero di materie prime attraverso la separazione delle frazioni fisiche recuperabili (polvere elettrolitica contenente zinco manganese e grafite). Responsabili sviluppo dell’intervento Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori Produttori di Pile e Accumulatori Piccola e Grande Distribuzione Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Soggetti coinvolti Privati cittadini Scuole Cooperative e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio/Indicatore Raccolta Differenziata Pile e Accumulatori Strumenti Modalità Accordi di Programma • Accordo tra ANCI e Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori Il Centro di Coordinamento gestisce le attività dei Sistemi Collettivi e Individuali, i quali assicurano il ritiro e la raccolta dei rifiuti di pile e accumulatori presso i Centri di Raccolta. ANCI si impegna a promuovere la realizzazione da parte dei Comuni, secondo criteri che privilegino l’efficienza, l’efficacia e l’economicità del servizio, di adeguati sistemi di raccolta differenziata di pile e accumulatori. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 227/560 Obiettivo RECUPERO DI MATERIA 2.9 AVVIO DEI RIFIUTI DI IMBALLAGGIO AD OPERAZIONI DI RECUPERO Descrizione Gli imballaggi rappresentano una quota rilevante della raccolta differenziata e la loro corretta valorizzazione risulta fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi normativi. L’avvio di tali rifiuti, di origine sia urbana sia speciale, alla migliore operazione di recupero sostiene un fiorente settore industriale in Veneto e garantisce una cospicua quantità di materie prime seconde per i poli produttivi. Ciò viene ampliamente sviluppato nell’Elaborato D, punto 4 “Programma Regionale di Gestione degli Imballaggi e dei Rifiuti di Imballaggio” che a sua volta fa riferimento, per quanto riguarda le azioni di prevenzione ai punti già citati precedentemente e per quanto riguarda la gestione all’Accordo di Programma tra Regione Veneto, ARPAV e CONAI. Finalità e vantaggi Scopo del Programma è quello di fornire una panoramica della produzione e gestione dei rifiuti di imballaggio nel Veneto e di stimare, secondo quanto previsto nel Piano Regionale, l’ipotetica produzione dei rifiuti di imballaggio al 2020, tranquillamente soddisfabile dalla potenzialità impiantistica di trattamento già presente. Resta comunque necessario il miglioramento e l’ottimizzazione delle raccolte raggiungibili attraverso il sopra citato accordo. Responsabili sviluppo dell’intervento Regione Veneto ARPAV CONAI Soggetti coinvolti Enti locali Gestori della raccolta Monitoraggio/Indicatore Raccolta differenziata delle diverse frazioni di imballaggio e qualità delle stesse Strumenti Modalità Vedi Elaborato D, punto 4 “Programma Regionale di Gestione degli Imballaggi e dei Rifiuti di Imballaggio” Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 228/560 Obiettivo RECUPERO DI MATERIA 2.10 PREDISPORRE LINEE GUIDA PER UNFORMARE LE RACCOLTE E L’ASSIMILAZIONE Descrizione Saranno proposte delle linee guida a livello regionale per una possibile separazione dei materiali nelle fasi di raccolta differenziata, in modo da uniformare i comportamenti dei cittadini e garantire un flusso costante ed omogeneo di materiali agli impianti di recupero e smaltimento. Per quanto riguarda l’assimilazione degli speciali (utenze non domestiche) agli urbani attualmente ogni comune definisce i propri criteri, mancando un regolamento nazionale sul tema; è pertanto importante che siano applicati criteri generali il più possibile uniformi su tutto il territorio regionale, in modo da definire delle soglie massime di assimilazione. Finalità e vantaggi Chiarezza verso il cittadino sulle modalità di separazione delle frazioni da differenziare, in modo da ottenere che in tutto il territorio regionale, o su macroaree omogenee da definire, siano garantite le stesse modalità di raccolta. Con una separazione omogenea dei materiali, effettuata a monte già nelle fasi di raccolta, si garantisce un flusso costante in entrata agli impianti di smaltimento e recupero, aumentando la loro efficienza nelle operazioni di recupero. Si potrebbero così evitare piattaforme intermedie di recupero o fasi di selezione che incidono anche nei costi di gestione e trattamento. Definendo dei criteri omogenei di assimilazione dei rifiuti speciali (utenze non domestiche) si garantisce che venga contenuta l’incidenza di questi rifiuti sulla produzione, sia totale che pro capite di rifiuti urbani. Responsabili sviluppo dell’intervento Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Soggetti coinvolti Privati cittadini Scuole Cooperative e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio/Indicatore Produzione pro capite di rifiuti urbani %RD Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 229/560 Strumenti Modalità Linee guida • Redazione da parte della Regione Veneto, con il supporto dell’Osservatorio Regionale Rifiuti, di una guida che i comuni e le Aziende di Gestione devono considerare per la gestione della raccolta. Saranno definiti i flussi omogenei delle raccolte differenziate da raccogliere a livello regionale o per macroaree omogenee. • Saranno definiti inoltre i criteri generali per l’assimilazione degli speciali (utenze non domestiche) agli urbani. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 230/560 Obiettivo RECUPERO DI MATERIA 2.11 RACCOLTA DATI DA IMPIANTI DI RECUPERO Descrizione L’Osservatorio Regionale Rifiuti di ARPAV attraverso l’applicativo web O.R.So raccoglie i dati dai seguenti impianti: − inceneritori − discariche − impianti di Trattamento Meccanico Biologico − impianti di compostaggio − impianti soggetti ad AIA Le informazioni richieste sono: • Informazioni generali - dati sui contatti presso l’impianto e segnalazione errori/imprecisioni nelle informazioni sull’impianto; • Rifiuti ritirati e prodotti - quantitativi, operazioni, produttori e destinatari; • Giacenze - dei rifiuti prodotti in uscita dal trattamento e dei rifiuti in ingresso; • Upload file MUD • Tariffe di conferimento • Materiali recuperati • altre info Allo scopo di garantire il monitoraggio degli indicatori del presente Piano tutti gli impianti di trattamento e recupero dei rifiuti (o almeno quelli con potenzialità superiore ad una certa soglia) sono tenuti a trasmettere i dati con l’applicativo. Finalità e vantaggi Garantire la tracciabilità dei rifiuti e verificare l’effettivo recupero dei rifiuti. Ottenere una base dati sui flussi in ingresso ed in uscita (CER, quantità e destino) per l’elaborazione più precisa dell’indice di recupero. Responsabili sviluppo dell’intervento Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Soggetti coinvolti Privati cittadini Scuole Cooperative e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio/Indicatore Numero di impianti N° soggetti coinvolti/n° soggetti autorizzati Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 231/560 Strumenti Modalità Norma regionale • Prevedere che gli impianti di recupero (tutti oppure per quelli con potenzialità maggiore ad una determinata soglia es. autorizzati con procedura ordinaria artt. 208, 210, 213 D.Lgs 152/06) inseriscano nell’applicativo O.R.So i dati in maniera analoga agli impianti che già attualmente effettuano la trasmissione. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 232/560 Obiettivo RECUPERO DI MATERIA 2.12 DIFFUSIONE DEGLI ACQUISTI VERDI (GREEN PUBLIC PROCUREMENT - GPP) Descrizione Il Green Public Procurement (GPP) consiste nell’integrazione di criteri ambientali nelle ordinarie procedure di approvvigionamento di beni e servizi nelle Pubbliche Amministrazioni. E’ il mezzo per poter scegliere "quei prodotti e servizi che hanno un minore, oppure un ridotto, effetto sulla salute umana e sull'ambiente rispetto ad altri prodotti e servizi utilizzati allo stesso scopo" (U.S. EPA 1995). L’Unione Europea promuove il ricorso allo strumento GPP, concetto inserito sia nel "Libro Verde sulla politica integrata dei prodotti" del 1996, sia nel Sesto Programma d'Azione in campo ambientale. È però la direttiva 2004/18/CE, relativa al “coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture, di servizi e di lavori” che, a livello normativo, riconosce la possibilità di inserire la variabile ambientale come criterio di valorizzazione dell’offerta. In Italia è stato pubblicato il Codice dei contratti pubblici a lavori servizi e forniture (D.lgs 12/04/2006, n. 163), in cui, pur non rendendo obbligatoria la pratica degli acquisti verdi, lascia la possibilità a tutte le amministrazioni ed agli Enti Locali di effettuare scelte ambientalmente e socialmente preferibili. Finalità e vantaggi Favorire l’uso di materiale riciclato (per esempio carta) e pertanto incentivarne il mercato. Sostituzione dei prodotti e dei servizi esistenti con altri a minore impatto sull’ambiente. Tali scelte influenzano il mercato, le imprese e altri consumatori. Responsabili sviluppo dell’intervento Regione Veneto Enti locali Soggetti coinvolti Imprese Grande Distribuzione Pubblica Amministrazione Monitoraggio/Indicatore N° bandi con criteri GPP/n° bandi totali € bandi con criteri GPP/€ bandi totali Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 233/560 Strumenti Modalità Protocolli d’intesa Stesura e attuazione di protocolli d’intesa tra vari soggetti coinvolti nelle politiche di acquisto al fine di: 1.Limitare, sostituire o eliminare progressivamente l'acquisto di prodotti, pericolosi, difficilmente smaltibili o comunque a significativo impatto ambientale; 2. Preferire prodotti/servizi a più lunga durata, facilmente smontabili e riparabili, ad alta efficienza energetica, ottenuti con materiali riciclati/riciclabili, recuperati o da materie prime rinnovabili, e che minimizzano la produzione di rifiuti; 3. Promuovere nelle proprie scelte di acquisto la diffusione di tecnologie ecologicamente compatibili, tecniche di bio-edilizia, sistemi di produzione a ridotto impatto ambientale e sistemi pubblici di etichettatura ecologica dei prodotti (es. Regolamento CE 1980/2000) che tengono conto dell'intero ciclo di vita dei prodotti/servizi che si intende acquistare; 4. Inserire nei criteri di aggiudicazione elementi ambientali che comportino un vantaggio economico all'amministrazione, valutato tenendo conto dei costi sostenuti lungo l'intero ciclo di utilizzo del prodotto/servizio. [Tratto dal protocollo applicato in Provincia di Torino] Formazione del personale Corsi di formazione al personale della Pubblica Amministrazione coinvolto nella stesura di bandi di gara Linee guida per l’organizzazione di eventi e seminari a basso impatto ambientale (Green Meeting) Definire dei criteri generali per la scelta del materiale pubblicitario stampato, per la scelta dei servizi di ristorazione e della sede delle manifestazionii. Specifiche tecniche di minima e criteri di valutazione per Acquisti Pubblici “Ecologici” Definire dei criteri di minima generali per la scelta, per esempio di: − mobili e arredamento − servizi di pulizia − attrezzature informatiche − automezzi Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 234/560 Obiettivo RECUPERO DI MATERIA Azione 2.13 RACCOLTA DIFFERENZIATA NEGLI UFFICI E NELLE STRADE Descrizione La raccolta differenziata che viene fatta quotidianamente tra le mura domestiche spesso non trova continuità nei luoghi di lavoro e nelle strade dove sono normalmente presenti solo cestini per il rifiuto indifferenziato. Sarebbe quindi opportuno permettere ai cittadini, ormai sensibili a tale approccio, di continuare a differenziare i propri rifiuti durante l’orario lavorativo e nei tragitti o viaggi con l’introduzione di cestini per la raccolta differenziata presso gli uffici pubblici e altri enti/aziende in base al numero di dipendenti, e nelle strade e parchi. Finalità e vantaggi Il vantaggio dell’introduzione di tale iniziativa può permettere l’intercettazione di una notevole quantità di rifiuti recuperabili che vengono invece conferiti nel rifiuto indifferenziato. L’applicazione di tali strumenti dovrebbe comunque essere supportata da una formazione dei dipendenti e sensibilizzazione dei cittadini per responsabilizzare verso tale richiesta al fine di ottenere una differenziazione di buona qualità. In termini economici i Comuni e le aziende dovrebbero trovare beneficio da tale sistema in termini di riduzione di rifiuto residuo da gestire e di aumento delle quote di rifiuti differenziati da avviare a recupero di materia. Responsabili sviluppo dell’intervento Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Soggetti coinvolti Pubblici uffici Privati cittadini Scuole Aziende private Cooperative e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio/Indicatore Produzione totale di rifiuti urbani Produzione pro capite di rifiuti urbani Strumenti Modalità Istituzione di incentivi o sgravi economici. Mettere a disposizione dei Comuni che intendono introdurre cestini per la raccolta differenziata nelle strade incentivi o sgravi economici per supportare gli investimenti e la sensibilizzazione/formazione. Linee guida o atti amministrativi Prevedere emanazione di linee guida o atti di indirizzo che supportino le Amministrazioni comunali e le aziende private all’introduzione della raccolta differenziata, tramite appositi cestini, negli uffici e nelle strade. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 235/560 Obiettivo ALTRE FORME DI RECUPERO 3.1 PRIVILEGIARE L’AVVIO A RECUPERO DI MATERIA RISPETTO AL RECUPERO ENERGETICO O ALLA DISCARICA 4.1 FAVORIRE IL RICORSO A IMPIANTI DI RECUPERO Descrizione La gerarchia dei rifiuti prevede l'approccio generale da adottare nel trattamento dei rifiuti per minimizzarne la quantità prodotta e massimizzare il recupero di materiali ed energie, al fine di ottenere il miglior risultato ambientale complessivo. Privilegia le forme di prevenzione, riutilizzo, incenerimento e prevede il ricorso alla discarica solo alla fine con lo scopo di far arrivare la minore quantità possibile di rifiuti. In quest’ottica è importante recuperare quelle quantità d’ingombranti (CER 200307) e spazzamento (CER 200303) che possono essere sottratti reciprocamente all’inceneritore e alla discarica. Finalità e vantaggi Vedi azioni 2.5 e 2.6 Responsabili sviluppo dell’intervento Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali ATO Soggetti coinvolti nel teleriscaldamento Privati cittadini Scuole Cooperative e associazioni ambientaliste locali Monitoraggio/Indicatore spazzamento e ingombranti avviati a recupero Strumenti Modalità Economici • Applicare tariffe più alte ad ingombranti e spazzamento qualora vengano portati direttamente ad inceneritori o discariche rispetto a quelle adottate dagli impianti di recupero. Normativa Regionale • Non riconoscere i benefici fiscali previsti dall’art. 39 comma 4 della L.R. 3/2000 per tutti i rifiuti urbani conferiti in discarica ad eccezione del rifiuto residuo (CER 200301) Informazione ai cittadini • Informare i cittadini sul circuito di raccolta degli ingombranti attraverso opuscoli, locandine o informativa sul sito internet del Comune. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 236/560 Obiettivo ALTRE FORME DI RECUPERO 3.2 AVVIO A RECUPERO ENERGETICO - TERMOVALORIZZAZIONE - DELLE FRAZIONI DI RIFIUTO PER LE QUALI NON E’ POSSIBILE IL RECUEPERO DI MATERIA 3.5 INCENTIVARE IL RECUPERO ENERGETICO RISPETTO ALL’AVVIO IN DISCARICA Descrizione La direttiva europea stabilisce una gerarchia dei rifiuti che prevede in generale un ordine di priorità di ciò che costituisce la migliore opzione ambientale nella politica dei rifiuti. Dopo prevenzione, riutilizzo e riciclaggio è previsto l’incenerimento di quei materiali che non sono altrimenti recuperabili. I nuovi impianti d’incenerimento devono garantire il recupero energetico e pertanto non possono limitarsi a bruciare i rifiuti disperdendone il calore ottenuto dalla combustione ma lo devono valorizzare. Nell’ottica di una corretta gestione del ciclo integrato dei rifiuti, la combinazione di raccolta e recupero dei materiali differenziati e il ricorso alla termovalorizzazione permette la progressiva marginalizzazione e residualità del ricorso allo smaltimento in discarica. Finalità e vantaggi Produzione di energia elettrica immessa nella rete di distribuzione nazionale. Trasferimento del calore prodotto dalla combustione dei rifiuti alle utenze limitrofe attraverso un’apposita rete di teleriscaldamento. Riduzione del flusso di rifiuti avviati in discarica. Responsabili sviluppo dell’intervento Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali ATO Soggetti coinvolti nel teleriscaldamento Privati cittadini Scuole Unità sanitarie locali Monitoraggio/Indicatore Energia elettrica prodotta al netto degli autoconsumi Energia termica prodotta Verifica annuale della quantità di rifiuti smaltiti in discarica Strumenti Modalità Norma regionale • Autorizzazione solo nuovi inceneritori che prevedono il recupero di energia elettrica e calore • Non autorizzazione di nuove volumetrie di discariche per i rifiuti urbani Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 237/560 Obiettivo ALTRE FORME DI RECUPERO 3.3 INCENTIVARE L’INSERIMENTO DI IMPIANTI DI DIGESTIONE ANAEROBICA A MONTE DI QUELLI DI COMPOSTAGGIO. AGGIORNAMENTO DELLA DGRV 568/05 3.4 INTEGRAZIONE DIGESTIONE ANAEROBICA E COMPOSTAGGIO Descrizione La digestione anaerobica è un trattamento delle matrici organiche atto a ricavare biogas, ossia una miscela costituita principalmente da metano e anidride carbonica. Il biogas avviato successivamente a cogenerazione permette di ottenere energia elettrica e termica. Il compostaggio, associato alla sezione di digestione anaerobica, prosegue la degradazione della sostanza organica contenuta nel materiale in uscita dal digestore (digestato), fino all’ottenimento di un ammendante utilizzabile liberamente in agricoltura. Finalità e vantaggi Il sistema integrato digestione anaerobica/compostaggio risulta strategico nell’ambito della raccolta e recupero dei rifiuti organici, i quali devono essere di elevata qualità, con il vantaggio di ricavare energia da fonti rinnovabili e ammendante utilizzabile in agricoltura con numerosi benefici per il suolo. Responsabili sviluppo dell’intervento Regione Veneto Aziende di gestione dei rifiuti Enti locali Soggetti coinvolti Privati cittadini e grandi utenze Agroindustria Enti locali Aziende di gestione dei rifiuti Aziende agricole e floroviaviste Produttori di fertilizzanti e terricci Monitoraggio/Indicatore Rapporto Energia elettrica prodotta/quantitativo di rifiuti trattati Ammendante compostato misto prodotto Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 238/560 Strumenti Modalità Aumentare la sensibilizzazione e le conoscenze • Attivare iniziative di comunicazione al fine di migliorare la qualità del rifiuto umido raccolto • Attivare iniziative atte a far conoscere il funzionamento di tali impianti (es. incontri pubblici di formazione, impianti aperti, ecc..) al fine di fornire un’informazione corretta e trasparente • Attivazione di sperimentazioni, proposte, iniziative di promozione dell’uso del compost derivante da tali impianti Aggiornamento della D.G.R.V. 568/05 • Aggiornare la D.G.R.V. 568/05 “Modifiche ed integrazioni della D.G.R.V 10 MARZO 2000, N.766 – Norme tecniche ed indirizzi operativi per la realizzazione e la conduzione degli impianti di recupero delle frazioni organiche dei rifiuti urbani ed altre matrici organiche mediante compostaggio, biostabilizzazione e digestione anaerobica”, con particolare riferimento all’integrazione fra compostaggio e la digestione anaerobica. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 239/560 Obiettivo MINIMIZZARE IL RICORSO IN DISCARICA 4.2 MODIFICARE L’ART. 39 DELLA L.R. 3/2000 RELATIVO ALL’AMMONTARE DEL TRIBUTO SPECIALE PER IL CONFERIMENTO IN DISCARICA. Descrizione La Regione Veneto allo scopo di incentivare le raccolte differenziate e ridurre i conferimenti in discarica ha agganciato la raccolta differenziata a precisi benefici fiscali, attraverso il tributo speciale per il conferimento in discarica (art. 3 L. 549/1995; art 39 L.R. 3/2000). I Comuni che riescono a raggiungere precisi obiettivi di raccolta differenziata (35 e 50%) possono godere di una riduzione del tributo del 35 o 70%. Tali disposizioni hanno permesso di raggiungere risultati di eccellenza oltre a rispettare a livello regionale gli obiettivi normativi. Tuttavia ad oggi tale strumento deve essere aggiornato alla luce degli obiettivi della presente pianificazione, in quanto individua soglie di raccolta differenziata non in linea con la normativa vigente, nella fattispecie agevola i Comuni che superano il 35% e il 50% di raccolta differenziata a fronte di un obiettivo del 65% previsto dal D.Lgs. 152/06, e del 76% del presente Piano. Inoltre il metodo di calcolo della percentuale di Raccolta Differenziata dovrà subire in futuro delle modifiche, considerando nel computo delle RD anche le frazioni eterogenee avviate a recupero, quali ad esempio rifiuti ingombranti e spazzamento (come previsto dall’art. 10 del D.lgs 205/2010). Inoltre la Decisione 18 novembre 2011, n. 2011/753/Ue, introduce dei metodi di calcolo opzionali, tra cui ciascun stato membro dovrà scegliere e adeguarsi entro il 2014, per definire gli obiettivi di recupero definiti dalla Direttiva 2008/98/CE. Infine il riferimento ad “appositi impianti” introdotto dalla L.R. n. 24/2002, recepito dalla D.G.R.V. n. 1845/2005, che nel metodo di calcolo a fini ecotassa riconosce come raccolte differenziate anche i rifiuti avviati ad incenerimento e trattamento meccanico-biologico, risulterebbe obsoleto e superato dalla nuova definizione di raccolta differenziata. Finalità e vantaggi Minimizzare il ricorso alla discarica Incentivare il recupero Responsabili sviluppo dell’intervento Regione Veneto Soggetti coinvolti Regione del Veneto Comuni Gestori Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 240/560 Strumenti Modalità Modifica della L.R 3/2000 In particolare l’art. 39 relativo al tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi. Nuovo metodo di calcolo Adeguare il metodo di calcolo della %RD, in base all’esperienza pluriennale dell’Osservatorio Regionale Rifiuti relativa all’applicazione dell’Indice di Recupero, ed in base alla Decisione 2011/753/UE che contiene quattro metodi di calcolo alternativi dell’Indice di Riciclaggio. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 241/560 Obiettivo DEFINIRE I CRITERI DI INDIVIDUAZIONE DELLE AREE NON IDONEE ALLA LOCALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI DI SMALTIMENTO E DI RECUPERO DEI RIFIUTI 5.2 MODIFICARE DELL’ART. 6 DELLA L.R. 3/2000 RELATIVAMENTE ALLA COMPETENZA DELLE PROVINCE PER L’APPROVAZIONE DEI PROGETTI DI DISCARICHE DI RIFIUTI URBANI. Descrizione A seguito dell’ incremento delle raccolte differenziate e della conseguente riduzione del rifiuto urbano residuo, si rende necessario razionalizzare la modalità di gestione di questo rifiuto a livello regionale, al fine di realizzare l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani e degli scarti del loro trattamento. Gli obiettivi di riduzione e di recupero di materia posti dal presente piano determinano una riduzione del quantitativo di rifiuto residuo da avviare a smaltimento il cui trattamento non è più economicamente sostenibile a livello locale. Per tale motivo allo scopo di contenere il numero di impianti di smaltimento presenti sul territorio regionale a vantaggio delle tariffe di smaltimento dei rifiuti urbani. Si rende quindi necessaria la modifica delle competenze in materia di approvazione dei progetti di discariche di rifiuti urbani che dovrebbe quindi tornare di competenza regionale e non più provinciale. Finalità e vantaggi Razionalizzazione del numero e dei volumi di discariche di rifiuti urbani Contenimento della tariffa di smaltimento Salvaguardia del suolo Responsabili sviluppo dell’intervento Regione Veneto Soggetti coinvolti Regione del Veneto Comuni Gestori Monitoraggio/Indicatore Strumenti Modalità Modifica della L.R 3/2000 Articolo 6, comma 1, lett b1 rimozione della competenza della Provincia riguardo all’approvazione di progetti di impianti per lo smaltimento dei rifiuti urbani Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 242/560 Obiettivo DEFINIRE I CRITERI DI INDIVIDUAZIONE DELLE AREE NON IDONEE ALLA LOCALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI DI SMALTIMENTO E DI RECUPERO DEI RIFIUTI 7.2 MODIFICARE L’ART. 21 DELLA L.R. 3/2000 RELATIVAMENTE ALL’UBICAZIONE DEGLI IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO E DIGESTIONE ANAEROBICA. Descrizione Con L.R. 3/2000 la Regione Veneto ha definito all’art. 21, c.3 lett. a) di ubicare gli impianti di compostaggio in zone territoriali omogenee di tipo E o F. Va tuttavia rilevato che la potenzialità impiantistica installata è in grado di coprire il fabbisogno regionale; inoltre le attuali configurazioni impiantistiche non si possono più rappresentare come delle semplici installazioni a supporto dell’attività agricola ma veri e propri insediamenti industriali artigianali. Come tali dovrebbero quindi essere inseriti nelle apposite aree previste dagli strumenti di governo del territorio. Finalità e vantaggi Collocazione degli impianti in aree conformi alla tipologia impiantistica Salvaguardia del suolo Responsabili sviluppo dell’intervento Regione Veneto Soggetti coinvolti Regione del Veneto Comuni Gestori Monitoraggio/Indicatore Strumenti Modalità Modifica della L.R 3/2000 In particolare l’art. 21 relativo ai requisiti tecnici ed ubicazione degli impianti di gestione dei rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 243/560 4. MONITORAGGIO E FONTE DEI DATI 4.1 - METODOLOGIA DI MONITORAGGIO E VALIDAZIONE DEI DATI Il monitoraggio proposto, da effettuare durante e a conclusione della fase attuativa del piano, avverrà attraverso un set di indicatori che consentano di valutare l’efficacia delle azioni di piano, e il grado di raggiungimento degli obiettivi previsti, al fine di individuare eventuali azioni correttive per garantire il miglioramento dei risultati ivi comprese quelle necessarie per l’individuazione degli indicatori che misurino la ricaduta delle azioni di piano sulla salute della popolazione. Il popolamento degli indicatori di monitoraggio verrà effettuato con cadenza annuale dall’Osservatorio Regionale Rifiuti dell’ARPAV, mediante l’utilizzo prevalente della Banca Dati denominata O.R.So. ed i risultati saranno sintetizzati in una relazione che verrà inviata al Consiglio e alla Giunta Regionale, oltre che pubblicata nel sito internet istituzionale della Regione Veneto e dell’ARPAV. 4.2 - APPLICATIVO O.R.SO ARPA Lombardia e ARPA Veneto hanno sottoscritto nel febbraio 2008 una convenzione per l’utilizzo e lo sviluppo congiunto di applicazioni web per la raccolta delle informazioni riguardanti la gestione dei rifiuti urbani e la raccolta differenziata, promuovendone altresí l’utilizzo in altre Regioni o Province d’Italia. Tale convenzione intende fornire degli strumenti moderni ed efficaci per rispondere alle esigenze di pianificazione regionale in materia di rifiuti ed in particolare di supporto al settore del recupero e riciclo che riveste oramai, nelle regioni del nord Italia, un ruolo fondamentale in termini economici, occupazionali e di risparmio energetico, oltre che ambientali. Dal 2004 gli Osservatori Rifiuti delle rispettive Agenzie collaborano per sviluppare un programma informatico per l’acquisizione diretta via web delle dichiarazioni sulla produzione e destinazione dei rifiuti urbani, allo scopo di agevolare i controlli con strumenti che consentano una verifica dei flussi dei rifiuti in tempi più rapidi ed in maniera efficace. Il programma, denominato “O.R.So - Osservatorio Rifiuti Sovraregionale” ha come obiettivo il monitoraggio del flusso dei rifiuti attraverso le Regioni d’Italia, adottando standard di riferimento comuni che garantiscano rappresentatività delle informazioni raccolte, oltre ad agevolare un rapido e costante scambio di informazioni finalizzato alla corretta gestione dei rifiuti. Nel corso degli anni altre regioni hanno prima sperimentato e poi scelto di utilizzare il programma per organizzare la raccolta dati nel proprio territorio. Attualmente utilizzano ORSo e aderiscono al progetto: ARPA Emilia Romagna, ARPA Friuli Venezia Giulia, ARPA Umbria, ARPA Marche e Regione Valle D’Aosta. Principali vantaggi derivanti dall’utilizzo di ORSo: − Il facile accesso di tutti gli operatori senza necessità di acquisire periodicamente nuovi strumenti informatici e licenze d’uso; − la realizzazione di un'unica banca dati condivisa tra tutti i soggetti che intervengono nella programmazione e nella gestione delle informazioni sui Rifiuti (Comuni, Bacini, ATO, Province, ARPA, Regioni, oltre a prevedere un livello di accesso per ONR, ISPRA e Min. dell’Ambiente); − l’aggiornamento costante dell’applicativo in relazione a modifiche normative nazionali e regionali; − l’opportunità per gli organi di controllo di verificare le informazioni già nella fase di inserimento, limitando i problemi legati ad errori di trascrizione o di trasmissione del dato per via cartacea o informatica, consentendo un notevole risparmio di tempo nella bonifica del dato; − l’omogeneizzazione dei dati a livello regionale ed extraregionale secondo standard definiti dagli amministratori; Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 244/560 − strumento utile a tutti gli operatori per il chiarimento e lo scambio di opinioni in merito a problemi specifici relativi alla gestione dei rifiuti; − l’accesso al servizio viene gestito da una password che deve essere richiesta all'Osservatorio Regionale Rifiuti, e che regola privilegi e responsabilità nell’inserimento e modifica dei dati. I soggetti deputati all’inserimento delle informazioni sono Comuni, Consorzi di Comuni e impianti di trattamento rifiuti. Principali caratteristiche della scheda comunale o consortile Informazioni generali (dati e riferimenti compilatore, abitanti, codice fiscale comune, utenze domestiche e non domestiche, indirizzo e riferimenti comune, nome e cognome sindaco, presenze turistiche); rifiuti (quantitativi, modalità di raccolta, soggetti che effettuano raccolta/trasporto e impianti di destinazione); informazioni aree attrezzate (ecocentri, riciclerie, CARD ecc) (ubicazione, soggetto gestore, caratteristiche, rifiuti ritirabili, orari apertura); costi del servizio; informazioni aggiuntive (diffusione compostaggio domestico e introduzione tariffa, acquisti verdi-GPP) 4.3 - BANCA DATI COMPOST L’Osservatorio Regionale Rifiuti raccoglie ed elabora i dati sull’attività degli impianti di compostaggio, biostabilizzazione e di digestione anaerobica, sulle caratteristiche e sull’utilizzo dei prodotti ottenuti, e altre informazioni utili sulla conoscenza del settore. 4.4 - INDICATORI Sulla base dei precedenti obiettivi vengono definiti gli indicatori di Piano per i Rifiuti Urbani. In particolare si specifica che esistono due categorie di indicatori, quelli di stato e quelli di monitoraggio. Indicatori di stato (S): rilevati con cadenza annuale e confrontati con l’andamento storico per seguire il trend di evoluzione senza operare un confronto con un valore soglia (target di piano). Indicatori di monitoraggio (M): indicatori più complessi, normalizzati, che consentono un monitoraggio dell’effetto generato dall’attuazione delle azioni di piano e possono essere confrontati con un valore di riferimento da definire nell’ambito della predisposizione della proposta di Piano, che definisce il target di Piano. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 245/560 4.5 - DESCRIZIONE DEGLI INDICATORI Gli indicatori individuati si distinguono in: S - indicatori di stato M – indicatori di monitoraggio Il valore obiettivo viene indicato solo per gli indicatori di monitoraggio. Il livello geografico di dettaglio sarà per tutti quello regionale, mentre la frequenza di rilevamento dei dati sarà annuale. Obiettivo di Piano Indicatore RU Unità di misura Metodo di calcolo Valore obiettivo 1. Ridurre la produzione dei rifiuti urbani Produzione totale di rifiuti urbani - S tonnellate Dato ricavato dalle dichiarazioni annuali dei Comuni (O.r.So) Produzione pro capite di rifiuti urbani - M kg/abitante*anno pro capite RU = ab RU RU = Produzione totale di rifiuti urbani ab = abitanti (fonte Regione Veneto - Sistema statistico) ≤ 488 kg/ab Variazione % rispetto a produzione in t/a anno precedente var % pro capite = 1 1 )( )()( − −− anno annoanno UprocapiteR UprocapiteRUprocapiteR x100 (Procapite RU)anno-1 = pro capite anno precedente (Procapite RU)anno = pro capite anno considerato valori negativi sempre positivi valore positivi accettabili solo entro il 10-20% Infatti le azioni di piano devono garantire il mantenimento del pro capite dal 2015 al di sotto di 420 kg/ab. Andamento della produzione totale di rifiuto e dei consumi delle famiglie - M Produzione totale di rifiuti (t) Spesa per consumi delle famiglie (milioni di euro) Si confronta l’andamento della produzione totale di rifiuti con la spesa per i consumi delle famiglie (fonte Regione Veneto - Sistema statistico) vedi “analisi dello stato di fatto” - figura 1.1.2 pagina 4 La produzione totale di rifiuti deve seguire l’andamento della spesa per i consumi delle famiglie ↑consumi ↑ produzione RU ↓consumi ↓ produzione RU Rifiuti urbani pericolosi M % su produzione totale rifiuti urbani Dalle dichiarazioni O.R.So si selezionano i CER pericolosi e si rapportano percentualmente alla produzione totale RU per = )( )( RU siRUpericolo x 100 RUpericolosi = CER pericolosi inseriti dai Comuni nel programma O.R.So RU = Produzione totale di rifiuti urbani ≤ dato 2010 Pratica del compostaggio domestico - M n. Comuni Dato ricavato dalle dichiarazioni annuali dei Comuni (O.r.So) > del dato 2010 2. Favorire il recupero di materia % Raccolta Differenziata (RD) - M % RD Entro il 2015 sarà definito il nuovo metodo di calcolo che considera tra le Raccolte Differenziate anche gli ingombranti e lo spazzamento recuperati RD (%) = RU RD x100 65% al 2015 76% al 2020 Raccolta Differenziata procapite - S RD procapite kg/abitante*anno RD pro capite = ab RD Indice di recupero (IR) M IR Vedi pubblicazioni annuali dell’Osservatorio Regionale Rifiuti in via di definizione Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 246/560 Obiettivo di Piano Indicatore RU Unità di misura Metodo di calcolo Valore obiettivo 2. Favorire il recupero di materia Quantitativo di rifiuti urbani avviato al recupero - S tonnellate Tonnellate rifiuti avviate ad impianti di recupero. Dato desunto dalle dichiarazione dei Comuni nel programma O.R.So Raccolta differenziata RAEE - M t RAEE raccolti/ t nuovi RAEE (media ultimi 3 anni) Metodo indicato dalla Nuova Direttiva 2012/19/UE new diff RAEE RAEE RAEEdiff = tonnellate di RAAE raccolti in modo differenziato (dato desunto dalle dichiarazione dei Comuni nel programma O.R.So e dalle dichiarazioni MUD) RAEEnew = nuovi RAEE immessi nel mercato (media ultimi 3 anni) obiettivi dalla Direttiva 2012/19/UE 45% entro il 2016 65% entro il 2019 Racolta differenziata pile e accumulatori - M tonnellate t di pile e accumulatori raccolti in maniera differenziata Dato ricavato dalle dichiarazioni annuali dei Comuni (O.R.So) e dalle dichiarazioni MUD Il D.Lgs. 188 del 2008, ha fissato che entro il 26 settembre 2012 è necessario raggiungere un tasso di raccolta separata di Pile e Accumulatori portatili pari al 25% della quantità immessa sul mercato. Entro il 26 settembre 2016, tale tasso dovrà raggiungere il 45%. Sistemi di raccolta dei rifiuti urbani - M % abitanti % abPaP = ab abPaP abPaP = abitanti serviti dal sistema secco-umido domiciliare (Porta a Porta) ab= abitanti (fonte Regione Veneto - Direzione Sistema Statistico) Dato desunto dalle dichiarazione dei Comuni nel programma O.R.So Ecocentri - M n. Comuni con ecocentro Dato desunto dalle dichiarazione dei Comuni nel programma O.R.So Copertura comunale del servizio 3. Favorire altre forme di recupero Indifferenziato avviato a recupero - M % RUR RURrec RURrec = RUR avviato a recupero RUR = Rifiuto Urbano Residuo spazzamento e ingombranti avviati a recupero di materia - M % )( )( Ingspazz IngSpazz rec + + (spazz +ing) rec = spazzamento e ingombranti avviati a recupero (spazz + ing = spazzamento e ingombranti prodotti FORSU avviata a digestione anaerobica rispetto al totale - M % FORSU FORSUanaer FORSU anaer = FORSU avviata a digestione anaerobica FORSU = FORSU prodotta ≥ dato 2010 Energia elettrica prodotta dagli impianti trattamento rifiuti - M WATT Da digestione anaerobica, da incenerimento - recupero energetico ≥ dato 2010 CDR avviato a recupero energetico R1 - M t Tonnellate di CDR avviato a R1 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 247/560 Obiettivo di Piano Indicatore RU Unità di misura Metodo di calcolo Valore obiettivo Rifiuto destinato alla produzione di energia M tonnellate Quantitativo di rifiuto urbano residuo destinato alla produzione di energia (incenerimento RU - escluso 191212 + CDR in co-combustione a Fusina) rispetto al RUR prodotto ≥ dato 2010 4. Minimizzare il ricorso in discarica Rifiuti smaltiti direttamente in discarica - M tonnellate RU (escluso scarti del trattamento dei rifiuti urbani) avviato a D1 (discarica) 65.000 t (valore al 2020) Rifiuti smaltiti direttamente in discarica (scarti esclusi) rispetto al RUR - M % 1001 x RUR RU D RUD1 = Rifiuto urbano avviato in discarica RUR = Rifiuto Urbano Residuo Decremento costante fino al 2020 discariche attive per RU - S n. numero impianti discariche attive per RU - S m3 volumetria residua 5. Definire il fabbisogno gestionale di recupero e smaltimento dei rifiuti Copertura del fabbisogno impiantistico - M % Per classe di rifiuto: Frazioni Secche Riciclabili, FORSU, spazzamento, ingombranti, RAEE Pot trattatiRifiuti Rifiuti trattati = t Pot = potenzialità impiantistica per tipologia < 100% 6. Definire i criteri di individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti Numero di province che hanno definito i criteri - M n. Conteggio Tutte le province individuano le aree non idonee 7. Promuovere la sensibilizzazione, la formazione, la conoscenza e la ricerca nel campo dei rifiuti Campagne informative effettuate dagli Enti gestori - M €/ab abitanti einformativ campagne leper spesi € Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 248/560 EELLAABBOORRAATTOO CC RRIIFFIIUUTTII SSPPEECCIIAALLII Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 249/560 1. ANALISI STATO DI FATTO 1.1 PRODUZIONE DEI RIFIUTI SPECIALI Nel Veneto la produzione dei rifiuti speciali nel 2010 è stata di circa 15 milioni di tonnellate così suddivise: a) 1 milione di t di rifiuti pericolosi b) 7,9 milioni di t di rifiuti non pericolosi, esclusi i rifiuti da C&D c) 6,1 milioni di t circa di rifiuti da Costruzione e Demolizione non pericolosi (C&D NP). Il valore della produzione è il risultato delle elaborazioni eseguite sui dati raccolti attraverso le dichiarazioni MUD, che consentono la contabilizzazione dei rifiuti prodotti e gestiti. Si evidenzia che oltre 2 milioni di tonnellate derivano dal trattamento di rifiuti e pertanto sono da considerarsi rifiuti secondari rispetto a quelli che si originano principalmente dalle attività produttive (rifiuti primari). Le analisi seguenti comprendono entrambe le tipologie di rifiuti, mentre un approfondimento specifico sui rifiuti secondari è riportato in un paragrafo specifico. Nella tabella e nella figura seguenti si riportano i dati sulla produzione dei rifiuti speciali pericolosi (P) non pericolosi (NP), e da costruzione e demolizione (C&D)10 non pericolosi, col dettaglio provinciale. Rifiuti Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Verona Vicenza Regione P 40.937 134.189 31.508 206.444 253.124 125.297 229.154 1.020.652 NP 187.219 1.345.951 241.008 1.004.387 1.843.345 1.692.384 1.580.416 7.894.710 C & D NP* 202.295 1.208.791 321.452 1.582.075 916.780 1.100.449 733.589 6.065.431 Totale 430.450 2.688.931 593.969 2.792.906 3.013.249 2.918.129 2.543.160 14.980.794 *Valore stimato Tab. 1.1.1: Produzione dei rifiuti speciali suddivisi in pericolosi, non pericolosi e da C & D non pericolosi per Provincia (t) - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 10 Sigla per rifiuti da Costruzione e Demolizione. Tali rifiuti corrispondono ai codici del capitolo CER 17. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 250/560 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 3.000.000 3.500.000 Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Vicenza Verona C&D NP* NP P *Valore stimato Fig. 1.1.1: Produzione di rifiuti speciali non pericolosi, pericolosi e da C & D non pericolosi per Provincia - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. La provincia di Venezia è stata la maggior produttrice di rifiuti speciali nel 2010, seguita da Verona e Treviso. Per quanto riguarda la provincia di Treviso, incide sensibilmente il contributo derivante dalla produzione di rifiuti da C&D. Il dato di Verona e, in misura minore, quello di Vicenza, sono fortemente influenzati dalla produzione di rifiuti derivanti dalla lavorazione della pietra e da operazioni similari (CER 010413). 1.1.1 La produzione dei rifiuti speciali pericolosi Nel corso del 2010, sono state prodotte in Veneto 1.020.652 t di rifiuti speciali pericolosi, pari al 11% rispetto alla produzione totale di rifiuti speciali (esclusi C&D NP), registrando una crescita di circa lo 0,6% rispetto alla produzione dell’anno precedente. Come già evideziato, il MUD è esaustivo nel rappresentare la produzione di rifiuti pericolosi, in quanto l’obbligo di dichiarazione vige per tutti i produttori di tali rifiuti. La produzione dei rifiuti speciali pericolosi è in continua crescita per il periodo 2002-2008, mentre si registra una lieve diminuzione nel corso del 2009. L’attuale crescita, di entità molto modesta, appare come uno stabilizzarsi della situazione ai livelli del 2009. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 251/560 0 200.000 400.000 600.000 800.000 1.000.000 1.200.000 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll a te Fig. 1.1.2. Andamento della produzione regionale di rifiuti speciali pericolosi - Anni 2002-2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. In particolare, rispetto all’anno precedente si riscontra: un aumento dei rifiuti appartenenti al capitolo CER 17 (quasi esclusivamente imputabile ai rifiuti da demolizione contenenti amianto CER 170605*) e capitolo CER 16; una diminuzione dei rifiuti del capitoli 19 (191307* trattamento delle acque di falda e 190204* miscugli) e del capitolo CER 12 (120109*, emulsioni dal trattamento di metalli e plastiche). In merito al capitolo CER 19, sottocapitolo 13, riguardante i rifiuti prodotti nel corso delle operazioni di bonifica di siti contaminati, sussiste proporzionalità tra quantità di tali rifiuti e numero di cantieri di bonifica attivi. Tuttavia, si segnala che per i terreni scavati da siti contaminati ed avviati ad impianti esterni è frequente ed usuale anche l’utilizzo del codice 170503* (terre e rocce contenenti sostanze pericolose) in massima parte conferibili ai cantieri di bonifica o di messa in sicurezza d’emergenza. CAPITOLO CER Totale (t) % sul totale 19 - Rif. da trattamento rifiuti e acque 318.863 31% 17 - Rif. da costruzione e demolizione 133.041 13% 16 - Altri rifiuti 123.318 12% 07 - Rif dal settore della chimica organica 101.035 10% 12 - Rif dalla lavorazione del metallo e della plastica 79.993 8% 13 - Oli esauriti 69.371 7% 10 - Rif provenienti da processi termici 57.452 6% 11 - Rif del settore galvanico 39.196 4% 06 - Rif dal settore della chimica inorganica 31.634 3% 18 - Rif sanitari 20.695 2% 15 - Imballaggi 18.517 2% 08 - Rif della settore della produzione delle vernici 9.584 1% 09 - Rif dell'industria fotografica 7.481 1% 14 - Solventi organici 6.281 1% 05 - Rif del settore petrolifero 2.699 0% 01 - Rif dalla lavorazione della pietra e dei minerali 735 0% 03 - Rif dalla lavarazione del legno e della carta 654 0% 04 - Rif del settore della concia e del settore tessile 81 0% 02 -Rif agricoli ed agroalimentari 20 0% Totale 1.020.652 100% Tab 1.1.2: Produzione regionale di rifiuti speciali pericolosi per capitolo CER Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 252/560 0 50.000 100.000 150.000 200.000 250.000 300.000 350.000 400.000 19 - Rif.da trattamento rifiuti e acque 17 - Rif. da costruzione e demolizione 16 - Altri rifiuti 07 - Rif dal settore della chimica organica 12 - Rif dalla lavorazione del metallo e della plastica 13 - Oli esauriti 10 - Rif provenienti da processi termici 11 - Rif del settore galvanico 06 - Rif dal settore della chimica inorganica 18 - Rif sanitari 15 - Imballaggi 08 - Rif della settore della produzione delle vernici 09 - Rif dell 'industria fotografica 14 - Solventi organici 05 - Rif del settore petrolifero 01 - Rif dalla lavorazione della pietra e dei minerali 03 - Rif dalla lavarazione del legno e della carta 04 - Rif del settore della concia e del settore tessi le 2008 2009 2010 Fig. 1.1.3. Produzione regionale di rifiuti speciali pericolosi dei capitoli più significativi (sopra il 2% rispetto al totale)– Confronto Anni 2008-2009 -2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.1.2 La produzione dei rifiuti speciali non pericolosi (esclusi C & D) Nel corso del 2010 sono state prodotte in Veneto 7.894.710 t di rifiuti non pericolosi (esclusi i C&D), con un aumento del 1,4% rispetto al 2009. Come descritto in precedenza, il MUD non è esaustivo nel rappresentare la produzione di rifiuti speciali non pericolosi, in quanto l’obbligo di dichiarazione vige solamente per i produttori con più di 10 dipendenti e non per tutte le tipologie di rifiuti. 6.500.000 7.000.000 7.500.000 8.000.000 8.500.000 9.000.000 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll a te Fig. 1.1.4. Andamento della produzione regionale di rifiuti speciali non pericolosi (esclusi i rifiuti da C&D) - Anni 2002-2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Il grafico in Fig. 1.1.4 evidenzia come nel corso degli anni vi sia stato un progressivo aumento della produzione di rifiuti speciali non pericolosi fino al 2008, mentre nel 2009 si registra una flessione. Tale flessione è legata soprattutto alla congiuntura economica che caratterizza l’ultimo periodo. In particolare, rispetto all’anno precedente si registra: t Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 253/560 un aumento significativo al capitolo CER 19 (191202 metalli ferrosi dal trattamento rifiuti) e al capitolo CER 12 (120101 e 120102 trucioli e polveri di materiali ferrosi ) una diminuzione imputabile al capitolo CER 10 (scorie di fusione in particolare) e ai fanghi delle fosse settiche. CAPITOLO CER TOTALE (t) % SUL TOTALE 19 - Rif. da trattamento rifiuti e acque 3.259.206 41% 10 - Rifiuti provenienti da processi termici 1.231.440 16% 01 - Rifiuti dalla lavorazione della pietra e dei minerali 819.392 10% 12 - Rifiuti dalla lavorazione del metallo e della plastica 610.076 8% 15 - Rifiuti da imballaggi 540.675 7% 03 - Rifiuti dalla lavorazione del legno e della carta 423.222 5% 16 - Altri rifiuti 276.401 4% 02 -Rifiuti agricoli ed agroalimentari 214.846 3% 04 - Rifiuti del settore della concia e del settore tessile 180.901 2% 20 - Rifiuti delle fosse settiche 143.780 2% 08 - Rifiuti del settore della produzione vernici 92.859 1% 07 - Rifiuti dal settore della chimica organica 51.578 1% 06 - Rifiuti dal settore della chimica inorganica 30.537 0% 11 - Rifiuti del settore galvanico 18.272 0% 18 - Rifiuti sanitari 788 0% 09 - Rifiuti dell'industria fotografica 657 0% 05 - Rifiuti del settore petrolifero 79 0% Totale 7.894.710 100% Tab 1.1.3: Produzione regionale di rifiuti speciali non pericolosi per capitolo CER (esclusi i rifiuti da C&D) – Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 0 1.000.000 2.000.000 3.000.000 19 - Rifiuti dal trattamento rifiuti, acque e bonifiche 10 - Rifiuti provenienti da processi termici 01 - Rifiuti dalla lavorazione della pietra e dei minerali 12 - Rifiuti dalla lavorazione del metallo e della plastica 15 - Rifiuti da imballaggi 03 - Rifiuti dalla lavorazione del legno e della carta 16 - Altri rifiuti 02 -Rifiuti agricoli ed agroalimentari 04 - Rifiuti del settore della concia e del settore tessile 20 - Rifiuti delle fosse settiche 08 - Rifiuti del settore della produzione vernici 07 - Rifiuti dal settore della chimica organica 06 - Rifiuti dal settore della chimica inorganica 11 - Rifiuti del settore galvanico 18 - Rifiuti sanitari 09 - Rifiuti dell'industria fotografica 05 - Rifiuti del settore petrolifero tonnellate 2008 2009 2010 Fig. 1.1 5. Trend della produzione regionale di rifiuti speciali non pericolosi per capitolo CER (esclusi i rifiuti da C&D) – Confronto Anni 2008-2009-2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.1.3 La produzione dei rifiuti speciali non pericolosi da Costruzione e Demolizione (C&D) Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 254/560 La dichiarazione MUD per la produzione di rifiuti da C&D (capitolo CER 17) non pericolosi non è obbligatoria: pertanto il dato ricavato dall’elaborazione dei dati MUD non è corrispondente alla reale quantità di rifiuti prodotti. Per stimare il quantitativo di rifiuti da C&D non pericolosi si considera che il quantitativo totale di rifiuti prodotto sia pari al quantitativo totale di rifiuti gestito. Utilizzando questo criterio, nel 2010 la produzione di rifiuti speciali da C&D non pericolosi è stimata in circa 6 milioni di tonnellate. E’ interessante rilevare che nell’ambito del capitolo CER 17 “Rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compresi i terreni di bonifica)” sono presenti, oltre ai rifiuti codificati 1701 “cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche”, anche altri sottocapitoli, quali 1704 “metalli”, che rappresentano tipologie di rifiuti molto importanti per la filiera del recupero e dello smaltimento. Nella tabella seguente sono proposti i sottocapitoli del capitolo CER 17 con i quantitativi gestiti nel 2010 (che si assumono come dato di produzione). SOTTOCAPITOLO DESCRIZIONE t % SUL TOTALE 17 1701 cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche 481.436 8% 1702 legno, vetro e plastica 13.106 0% 1703 miscele bituminose 672.390 11% 1704 metalli e loro leghe 807.756 13% 1705 terra, rocce e fanghi di dragaggio 1.166.859 19% 1706 isolanti 6.164 0% 1708 a base di gesso 8.615 0% 1709 misti da C&D 2.909.106 48% totale capitolo CER 17 6.065.430 100% Tab 1.1.4: Produzione regionale stimata (dalla gestione) di rifiuti speciali non pericolosi da C&D per sottocapitolo CER – Anno 2010 Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. La figura 1.1.6 evidenzia l’andamento della produzione dei rifiuti da C&D non pericolosi dichiarati nel MUD e i rifiuti da C&D gestiti, che assumiamo come dato di produzione. 0 1.000.000 2.000.000 3.000.000 4.000.000 5.000.000 6.000.000 7.000.000 8.000.000 9.000.000 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 to n n e ll a te MUD Gestione Fig. 1.1.6. Produzione dei rifiuti da C&D NP: confronto tra il dato dichiarato e il valore stimato - Anni 2003-2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. A livello regionale si denota un incremento della produzione di rifiuti speciali da C&D non pericolosi fra il 2003 e il 2008 e un decremento a partire dall’anno 2009, presumibilmente a causa della sfavorevole congiuntura economica. 1.1.4 La produzione di rifiuti speciali per settore produttivo Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 255/560 L’impostazione utilizzata per l’elaborazione di dettaglio dei dati si fonda sulla distinzione preliminare tra i rifiuti provenienti dalle attività produttive (che definiamo rifiuti primari) e quelli derivanti dal trattamento di altri rifiuti, bonifiche e depurazione delle acque (che definiamo rifiuti secondari). Questi ultimi sono individuabili principalmente nei rifiuti prodotti dalle categorie economiche definite dal codice ATECO 90 (Smaltimento di rifiuti solidi, delle acque di scarico e simili), ATECO 37 (Recupero e preparazione al riciclaggio) e secondariamente anche dal codice ATECO 51 (Commercio all’ingrosso), rappresentato da impianti di recupero rifiuti che commercializzano per il 70% rottame metallico e cocciame di vetro. Questa divisione consente di meglio rappresentare i settori economici del territorio che maggiormente incidono nella produzione di rifiuti. Parallelamente è possibile analizzare in maniera separata i rifiuti prodotti dagli impianti di trattamento di rifiuti, che possono essere considerati in parte come “addizionali” rispetto a quelli generati dai produttori iniziali. Analogamente, come già specificato in merito alla produzione di rifiuti pericolosi, sono esclusi dall’analisi i rifiuti provenienti dalle attività di bonifica di terreni e acque di falda presso gli stabilimenti produttivi, al fine di evidenziare i rifiuti prodotti esclusivamente dai cicli produttivi. Sono esclusi inoltre i rifiuti da C&D non pericolosi, per i motivi già più volte espressi. Nella tabella e nelle figure seguenti sono rappresentate le 25 macroattività economiche (divisioni ATECO 2002) che rappresentano il 98% della produzione regionale di rifiuti speciali “primari” nell’anno 2010. L’analisi dei dati ripartiti per categorie economiche evidenzia che i settori collegati alla produzione di metalli e loro leghe e alla lavorazione dei minerali rappresentano il 35% circa della produzione totale. Un’analisi scorporata dei dati in funzione della loro pericolosità/non pericolosità evidenzia come i primi due settori diano il contributo principale nella produzione di rifiuti non pericolosi, in particolare con la produzione di rifiuti codificati con il CER 100202 (scorie non trattate della produzione del ferro e dell’acciaio) e CER 010413 (scarti della lavorazione della pietra). 0 100.000 200.000 300.000 400.000 500.000 600.000 700.000 800.000 900.000 1.000.000 P ro d u zi o n e d i m e ta ll i e lo ro le g h e L a v o ra zi o n e d i m in e ra li n o n m e ta ll if e ri L a v o ra zi o n e d e i p ro d o tt i in m e ta ll o , e sc lu se m a c c h in e e i m p ia n ti F a b . d i p ro d o tt i c h im ic i e fi b re s in te ti c h e In d u st ri e a li m e n ta ri e d e ll e b e v a n d e P ro d . e n e rg ia e le tt ri c a , d i g a s, v a p o re e a c q u a c a ld a F a b b ri c a zi o n e F a rm a c i C o st ru zi o n i, d e m o li zi o n i e r iv e st im e n ti L a v o ra zi o n e d e ll e p e ll i F a b b ri c a zi o n e m o b il i P NP Fig. 1.1.7. Produzione di rifiuti speciali primari suddivisa per le prime 10 attività economiche (escluse ATECO 90-37-51) - Anno 2010- Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Classe ATECO Descrizione ATECO NP P NP+P %NP %P %Totale 27 Produzione di metalli e loro leghe 814.202 72.599 886.801 19% 12% 18% 26 Lavorazione di minerali non metalliferi 806.715 11.456 818.171 19% 2% 17% 28 Lavorazione dei prodotti in metallo, escluse macchine e impianti 416.433 60.850 477.283 10% 10% 10% 24 Fab. di prodotti chimici e fibre sintetiche 191.554 141.007 332.561 4% 23% 7% Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 256/560 15 Industrie alimentari e delle bevande 244.186 1.883 246.069 6% 0% 5% 40 Prod. energia elettrica, di gas, vapore e acqua calda 209.496 5.819 215.315 5% 1% 4% 21 Fabbricazione Farmaci 208.750 3.809 212.559 5% 1% 4% 45 Costruzioni, demolizioni e rivestimenti 138.051 67.780 205.831 3% 11% 4% 19 Lavorazione delle pelli 174.375 2.043 176.418 4% 0% 4% 36 Fabbricazione mobili 169.461 6.014 175.475 4% 1% 4% 29 Fabbricazione di macchine ed apparecchi meccanici 135.689 25.353 161.042 3% 4% 3% 20 Industria del legno e dei prodotti in legno e sughero, esclusi i mobili 147.122 2.109 149.231 3% 0% 3% 60 Trasporti 97.461 11.936 109.396 2% 2% 2% 50 Commercio, manutenzione e riparazione di autoveicoli e motocicli 44.377 57.623 102.000 1% 10% 2% 25 Fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche 71.765 4.126 75.891 2% 1% 2% 17 Industrie tessili 54.052 6.463 60.515 1% 1% 1% 22 Editoria e stampa 48.450 9.285 57.735 1% 2% 1% 01 Agricoltura e caccia 52.163 1.956 54.119 1% 0% 1% 31 Fabbricazione di macchine ed apparecchi elettrici 42.058 11.102 53.160 1% 2% 1% 41 Raccolta, depurazione e distribuzione d’acqua 51.330 137 51.466 1% 0% 1% 52 Commercio al dettaglio 20.823 24.003 44.827 0% 4% 1% 14 Altre industrie estrattive 40.035 200 40.235 1% 0% 1% 33 Fabbricazione di apparecchi medicali e di precisione 23.336 14.745 38.081 1% 2% 1% 74 Attività di servizi alle imprese 30.676 2.626 33.302 1% 0% 1% 35 Fabbricazione di altri mezzi di trasporto 14.139 9.447 23.587 0% 2% 0% altre ATECO 70.907 45.990 116.897 2% 8% 2% Tab. 1.1.5. Produzione di rifiuti speciali primari, esclusi i rifiuti da C&D NP, delle prime 25 attività economiche suddivisi in pericolosi e non pericolosi - Anno 2010 (escluse ATECO 90-37-51) - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 0 100.000 200.000 300.000 400.000 500.000 600.000 700.000 800.000 900.000 P ro d u zi o n e d i m e ta ll i e lo ro le g h e L a v o ra zi o n e d i m in e ra li n o n m e ta ll if e ri L a v o ra zi o n e d e i p ro d o tt i in m e ta ll o , e sc lu se m a c c h in e e i m p ia n ti In d u st ri e a li m e n ta ri e d e ll e b e v a n d e P ro d . e n e rg ia e le tt ri c a , d i g a s, v a p o re e a c q u a c a ld a F a b b ri c a zi o n e F a rm a c i F a b . d i p ro d o tt i c h im ic i e fi b re s in te ti c h e L a v o ra zi o n e d e ll e p e ll i F a b b ri c a zi o n e m o b il i C o st ru zi o n i, d e m o li zi o n i e r iv e st im e n ti NP Fig. 1.1.8. Produzione di rifiuti speciali primari non pericolosi suddivisa per le prime 10 attività economiche (escluse ATECO 90-37 51) - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Diversamente, nel caso dei rifiuti pericolosi, il maggior contributo viene dal settore della chimica, con circa 140.000 t che corrispondono quasi ad un quarto (23%) dell’intera produzione. I rifiuti pericolosi maggiormente RIFIUTI NON PERICOLOSI Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 257/560 prodotti da questo settore sono lo CER 070501* e CER 070701*(soluzioni acquose di lavaggio e acque madri dei settori farmaceutico e della chimica fine). 0 20.000 40.000 60.000 80.000 100.000 120.000 140.000 160.000 F a b . d i p ro d o tt i c h im ic i e f ib re si n te ti c h e P ro d u zi o n e d i m e ta ll i e l o ro l e g h e C o st ru zi o n i, d e m o li zi o n i e r iv e st im e n ti L a v o ra zi o n e d e i p ro d o tt i in m e ta ll o , e sc lu se … L a v o ra zi o n e d i m in e ra li n o n m e ta ll if e ri F a b b ri c a zi o n e m o b il i P ro d . e n e rg ia e le tt ri c a , d i g a s, v a p o re e … F a b b ri c a zi o n e F a rm a c i L a v o ra zi o n e d e ll e p e ll i In d u st ri e a li m e n ta ri e d e ll e b e v a n d e P Fig. 1.1.9. Produzione di rifiuti speciali pericolosi suddivisa per le prime 10 attività economiche (escluse ATECO 90-37-51) - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Le categorie ATECO 90 (Smaltimento di rifiuti solidi, delle acque di scarico e simili), ATECO 37 (Recupero e preparazione al riciclaggio) e ATECO 51 (Commercio all’ingrosso), rappresentano le categorie economiche in cui ricadono gli impianti che effettuano le gestione dei rifiuti. Per tale motivo, ai fini di meglio rappresentare le loro specificità, sono state distinte dalle altre tipologie di impresa nell’analisi della produzione di rifiuti. La produzione di rifiuti di queste classi ammonta complessivamente a circa 3,6 milioni di t, ripartita come indicato nella tabella seguente. Classe Ateco Non Pericoloso (t) Pericoloso (t) Totale (t) 37 839.106 25.771 864.877 51 512.976 27.577 540.553 90 1.842.288 329.811 2.172.100 Totale 3.194.371 383.159 3.577.530 Tab. 1.1.6. Produzione di rifiuti speciali delle attività economiche 90, 37 e 51 suddivisi in pericolosi e non pericolosi - Anno 2010 Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 90 37 51 P NP RIFIUTI PERICOLOSI Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 258/560 Fig. 1.1.10. Produzione di rifiuti speciali delle attività economiche 90, 37 e 51 suddivisi in pericolosi e non pericolosi - Anno 2010 Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. L’analisi delle tipologie di rifiuti prodotte da queste categorie economiche è dettagliata nel successivo paragrafo. 1.1.5 Incidenza dei codici CER del capitolo CER 19 nella produzione totale dei rifiuti speciali I rifiuti appartenenti al capitolo CER 19 “rifiuti prodotti da impianti di trattamento rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue, nonché dalla potabilizzazione dell’acqua e dalla sua preparazione per uso industriale” sono quantificabili in circa 3,6 milioni di tonnellate e rappresentano il 31% dei rifiuti speciali pericolosi e il 41% dei rifiuti speciali non pericolosi (esclusi i rifiuti da C&D). Per questa loro incidenza meritano alcune considerazioni specifiche. All’interno del capitolo CER 19, si possono individuare due gruppi: 1. rifiuti prodotti dalle attività di trattamento di rifiuti, individuate delle sottocapitoli 1901 – 1902 1903- 1904- 1905 -1906- 1910 -1911- 1912. Tali categorie contribuiscono con la produzione di circa 2 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui circa 230.000 t di rifiuti pericolosi (fig. 1.1.11). 2. rifiuti prodotti dagli impianti di depurazione delle acque reflue e dagli impianti di potabilizzazione, dagli impianti di trattamento fumi e i rifiuti prodotti dalle attività di bonifica (riconducibili ai sottocapitoli 1907 - 1908 - 1909 e 1913). Tali categorie contribuiscono con la produzione di 1,5 milioni di t, di cui circa 90.000 t di rifiuti pericolosi. 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 19 da trattamento rifiuti 19 da trattamento acque e bonfiche P NP Fig. 1.1.11. Ripartizione percentuale dei RS capitolo CER 19 prodotti dal trattamento dei rifiuti, dal trattamento di acque e bonifiche Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. sottocapitolo CER PROVENIENZA (da trattamento rifiuti -R- o da trattamenti acque, bonifiche, abbattimenti - A -) NON PERICOLOSO (t) PERICOLOSO (t) TOTALE (t) 1901 – da incenerimento e pirolisi R 74.584 15.587 90.171 1902 – da trattamenti chimico fisici R 86.402 111.838 198.240 1903 – stabilizzati – solidificati R 61.611 44.565 106.176 1905 – da trattamento aerobico di rifiuti R 18.082 0 18.082 1906 –da trattamento anaerobico di rifiuti R 79.803 0 79.803 1910 – da frantumazione R 6.524 835 7.359 1911 – da rigenerazione olio R 6 16.422 16.428 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 259/560 1912 – da trattamento meccanico rifiuti R 1.524.448 39.005 1.563.453 1907 – percolato A 469.701 0 469.701 1908 – acque reflue A 444.460 52.399 496.859 1909 – da potabilizzazione acque A 11.785 11.785 1913 – da bonifiche A 481.802 38.212 520.014 TOTALE 3.259.208 318.863 3.578.071 Tab. 1.1.7. Produzione di RS dei sottocapitoli CER 19 - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Rifiuti appartenenti al capitolo CER 19 prodotti da trattamento di altri rifiuti All’interno di questo gruppo i rifiuti maggiormente prodotti sono i codici CER 191212 (misti da selezione meccanica) e CER 191202 (metalli da selezione meccanica); i rifiuti pericolosi costituiscono l’11% del prodotto di questo gruppo: il codice maggiormente rappresentato è il CER 190204* (miscugli). 191212 19% 191202 16% 191205 9% 191204 8% 191210 8% 191207 6% 191201 5% 190204 4% 190203 4% 190112 4% 190305 3% altri CER 14% Fig. 1.1.12. Ripartizione percentuale dei principali (sopra il 3% rispetto al totale) RS capitolo CER 19 prodotti dal trattamento dei rifiuti, dal trattamento di acque e bonifiche - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Rifiuti appartenenti al capitolo CER 19 prodotti da trattamento acque e bonifiche Questo gruppo comprende rifiuti derivanti da particolari processi: i due flussi più significativi riguardano il percolato da discarica (CER 190703), che ammonta a circa 470.000 t e i rifiuti da bonifica delle acque di falda (CER 191308), per un quantitativo di altre 470.000 t circa. Soltanto il 6% dei rifiuti di questo gruppo sono pericolosi. I rifiuti da bonifiche, in particolare, meritano un approfondimento a parte, in quanto rappresentano flussi di rifiuti che sono legati a progetti specifici e circoscritti nel tempo. I rifiuti codificati con i CER del sottocapitolo 1913 fanno riferimento esclusivamente alle bonifiche delle acque di falda, lasciando intendere che le bonifiche di suoli e terreni sono codificati con i codici del capitolo CER 17, nel quale però non è possibile distinguere i rifiuti non pericolosi che provengono da progetti di bonifica o da interventi di movimentazione terra. Nel corso degli ultimi tre anni i rifiuti da bonifica delle acque di falda pericolosi si sono progressivamente ridotti a favore di quelli non pericolosi, a conferma dell’effetto della bonifica in corso. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 260/560 0 100.000 200.000 300.000 400.000 500.000 600.000 2008 2009 2010 191307* 191308 Fig. 1.1.13. Andamento della produzione dei rifiuti da risanamento delle acque di falda pericolosi e non pericolosi - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. Se si analizzano i rifiuti appartenenti al capitolo CER 19, escludendo il percolato e i rifiuti da bonifiche e trattamento acque di falda, a causa della loro specificità, risulta che i rifiuti maggiormente prodotti sono propriamente i fanghi dal trattamento di acque reflue urbane. 190805 69% 190814 12% 190899 5% 190810* 3% 190808* 3% 190813* 2% 190802 2% 190811* 2% 190902 2% Fig. 1.1.14 Produzione dei rifiuti da trattamento acque, pericolosi e non pericolosi, bonifiche escluse - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 261/560 1.2 IMPORTAZIONE ESPORTAZIONE DEI RIFIUTI SPECIALI L’analisi dettagliata del rapporto tra importazione ed esportazione11 di rifiuti speciali in Veneto è utile per comprendere quali tipologie di rifiuti non vengono gestiti a livello locale. Queste dinamiche possono dipendere da una carenza di capacità di gestione oppure da aspetti commerciali, in quanto la gestione dei rifiuti speciali non può essere assoggettata a vincoli territoriali (bacinizzazione prevista per legge a cui invece sono soggetti i rifiuti urbani) bensì soggiace al libero mercato. La carenza di capacità gestionale può essere ricondotta alla mancanza di una specifica tipologia impiantistica o a un deficit di potenzialità legata ad un esiguo numero di impianti che trattano particolari categorie di rifiuti. 1.2.1 I flussi netti di importazione ed esportazione dei rifiuti pericolosi Bilancio netto: per convenzione si associa il segno negativo all’ESPORTAZIONE e quello positivo all’IMPORTAZIONE, sia verso/da estero che verso/da altre regioni italiane. Si esegue quindi la somma algebrica per ciascun capitolo CER: il risultato è il bilancio netto, che può essere negativo nel caso in cui l’export sia superiore all’import e positivo nel caso contrario. Tutti gli approfondimenti successivi sono basati sui flussi netti di ciascun capitolo CER. I flussi di rifiuti speciali pericolosi da e verso l’estero evidenziano una esportazione netta dei capitoli CER 17 (rifiuti dalle operazioni di costruzione e demolizione) e 19 (rifiuti provenienti dal trattamento rifiuti, acque e bonifiche), come si evince dalle tabelle seguenti e dalla figura 1.2.1. RIFIUTI PERICOLOSI Da/a Capitolo CER export import bilancio netto ITALIA 01 0 2 2 02 0 47 47 03 -625 16 -609 04 -57 25 -32 05 -114 3.084 2.970 06 -16.867 11.277 -5.590 07 -49.535 29.289 -20.246 08 -2.534 8.618 6.084 09 -255 4.478 4.223 10 -52.263 14.627 -37.636 11 -16.498 10.017 -6.481 12 -21.503 36.252 14.748 13 -44.838 32.826 -12.012 14 -1.301 5.926 4.625 15 -4.658 12.007 7.349 16 -41.087 32.546 -8.540 17 -36.1762 75.870 39.694 18 -5.989 3.792 -2.197 19 -84.239 39.871 -44.368 Totale Italia -378.539 320.568 -57.970 11 Ai fini del presente Piano, con “importazione” ed “esportazione” si intendono rispettivamente i flussi in entrata e in uscita dalla regione Veneto. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 262/560 RIFIUTI PERICOLOSI Da/a Capitolo CER export import bilancio netto Estero 06 -3.568 31 -3.537 07 0 68 68 10 -359 -359 14 -520 -520 15 -387 -387 16 -5.196 302 -4.894 17 -106.25612 -106.256 19 -113.061 -113.061 Totale Estero -229.348 401 -228.946 Totale complessivo (Italia + Estero) -607.886 320.970 -286.916 Tab.1.2.1: Flusso import-export di rifiuti speciali pericolosi per capitolo CER, Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Reg. Rifiuti. RIFIUTI PERICOLOSI Capitolo CER export import bilancio netto 01 0 2 2 02 0 47 47 03 -625 16 -609 04 -57 25 -32 05 -114 3.084 2.970 06 -20.435 11.308 -9.127 07 -49.535 29.357 -20.179 08 -2.534 8.618 6.084 09 -255 4.478 4.223 10 -52.622 14.627 -37.995 11 -16.498 10.017 -6.481 12 -21.503 36.252 14.748 13 -44.838 32.826 -12.012 14 -1.821 5.926 4.105 15 -5.045 12.007 6.962 16 -46.283 32.849 -13.434 17 -142.432 75.870 -66.562 18 -5.989 3.792 -2.197 19 -197.300 39.871 -157.429 Totale -607.886 320.970 -286.916 Tab..1.2.2: Sintesi del flusso import-export di rifiuti speciali pericolosi per capitolo CER, Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 12 Valore sottostimato a causa della mancata obbligatorietà della dichiarazione di produzione (e quindi di eventuale avvio fuori Veneto) per i rifiuti da C&D. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 263/560 130.000 110.000 90.000 70.000 50.000 30.000 10.000 10.000 30.000 50.000 06 07 10 11 13 14 15 16 17 19 Estero E x p o rt Im p o rt 2008 2009 2010 Fig. 1.2.1: Flusso import-export da e verso l’ESTERO dei principali flussi di rifiuti speciali pericolosi per capitolo CER Anno 2008 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Nello specifico, per quanto concerne il capitolo CER 17, si assiste nel biennio 2009-2010 ad un incremento del 20% delle quantità nette esportate (da 87.000 a 106.000 t circa). L’analisi più dettagliata a 6 cifre evidenzia: un incremento di esportazione di materiali da costruzione contenenti amianto (CER 170605*) di oltre 30.000 t, presumibilmente dovuto ad un aumento delle attività di bonifica di beni contenenti amianto, in parte derivanti da altre regioni d’Italia (poco più di 50.000 t); una diminuzione significativa di esportazione di terre e rocce contenenti sostanze pericolose (CER 170503*) pari a 10.000 t. presumibilmente dovuta ad una contrazione delle attività di bonifica dei siti contaminati. In merito il capitolo CER 19 si assiste ad una situazione stazionaria, con in particolare: un lieve incremento dell’esportazione netta tra il 2009 e il 2010; un incremento di circa 25.000 t dei quantitativi di rifiuti stabilizzati (CER 190304*) e dei rifiuti da selezione meccanica (CER 191211*) di circa 5.500 t; una diminuzione di 11.000 t di miscugli di rifiuti (CER 190204*). 60000 40000 20000 0 20000 40000 60000 01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 ItaliaE x p o rt Im p o rt 2008 2009 2010 Fig. .1.2.2: Flusso import-export da e verso l’ITALIA di rifiuti speciali pericolosi per macroclasse CER Anni 2008-2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. ESTERO ITALIA Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 264/560 Nel caso dei flussi di esportazione verso il territorio nazionale si possono notare variazioni significative tra il 2009 e il 2010 per quanto concerne i capitoli CER 07 e 19. Il capitolo CER 07 registra un incremento delle esportazioni di CER 070501* e CER 070701* (soluzioni di lavaggio e acque madri) di oltre 12.000 t. Nel capitolo CER 19 emerge un incremento di esportazione netta del 67% legato, in particolare modo, all’incremento dell’esportazione dei CER 190205* (fanghi da trattamento chimico fisico) e CER 190810* (miscele di olii e grassi) di ca. 20.000 t. In merito all’importazione netta dal territorio nazionale, si evidenzia che nel 2010 il capitolo CER 17 presenta una diminuzione dell’importazione tra il 2009 e il 2010, legata sostanzialmente ad una maggiore esportazione di rifiuti appartenenti al capitolo CER 17 (da 23.000 t a 36.000 t) ed in particolare al CER 170605* (rifiuti costituiti da amianto – 15.500 t). In merito alle principali destinazioni dell’export di rifiuti pericolosi, nella figura 1.2.3 sono riportate graficamente i dati relativi agli stati esteri e alle regioni italiane. GERMANIA 76% AUSTRIA 13% DANIMARCA 4% ALTRI STATI 7% Lombardia 51% Emilia-Romagna 15% Friuli-Venezia Giulia 9% Sardegna 7% Toscana 7% Altre regioni 11% Fig. 1.2.3: Destinazioni estere e italiane dei rifiuti pericolosi esportati. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Per quanto concerne l’import, l’unico flusso significativo è quello proveniente dal territorio nazionale; le principali regioni di provenienza sono riportate in figura 1.2.4. Lombardia 30% Friuli-Venezia Giulia 20% Emilia-Romagna 18% Trentino-Alto Adige 8% Sardegna 4% Toscana 4% Sicilia 3% Lazio 3% Altre regioni 10% Fig. 1.2.4: Provenienze dei rifiuti pericolosi importati dalle altre regioni italiane. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 265/560 1.2.2 I flussi netti di importazione ed esportazione dei rifiuti non pericolosi (inclusi C&D) Analizzando i flussi di rifiuti speciali non pericolosi (tab 1.2.3 e fig. 1.2.4), l’importazione dei rifiuti dall’estero è legata sostanzialmente alla capitolo CER 17 ed in particolare al codice CER 170405 (ferro e acciaio derivanti dalle operazioni di costruzione e demolizione). Tra il 2008 e il 2009 si è registrato un decremento del flusso di importazione di questo CER di oltre 200.000 tonnellate, mentre tra il 2009 e il 2010 si è assistito nuovamente ad un aumento di ca. 100.000 t. Questi fenomeni sono legati sostanzialmente all’attività delle acciaierie venete. Altre tipologie di rifiuti importati dall’estero, seppure meno significativi dal punto di vista dei quantitativi, sono costituite dai codici del capitolo CER 12 (rifiuti dalla lavorazione di metalli e plastica) e della capitolo CER 15 (imballaggi), entrambi in lieve crescita tra il 2009 e il 2010. RIFIUTI NON PERICOLOSI Capitolo CER export import bilancio netto ITALIA 01 -56.581 20.830 -35.751 02 -95.506 39.755 -55.751 03 -358.336 81.810 -276.526 04 -26.825 14.016 -12.809 05 682 682 06 -14.021 5.351 -8.670 07 -14.056 14.734 678 08 -14.055 33.344 19.289 09 -45 319 275 10 -251.081 629.069 377.988 11 -5.166 9.538 4.371 12 -68.883 213.536 144.652 15 -99.287 329.556 230.269 16 -74.411 158.019 83.608 17 -258.814 765.641 506.827 18 -263 8.702 8.439 19 -1.074.959 687.237 -387.722 20 -2.979 8.555 5.576 Totale Italia -2.415.268 3.020.693 605.425 RIFIUTI NON PERICOLOSI Capitolo CER export import bilancio netto ESTERO 01 35 35 02 -220 179 -41 03 -1.455 10.254 8.799 04 -2.050 822 -1.228 06 -579 -579 07 -1.471 3.332 1.861 08 -294 -294 09 -22 -22 10 -65.633 14.545 -51.088 11 -631 -631 12 -4.126 33.961 29.835 15 -18.598 41.228 22.630 16 -26.075 3.736 -22.339 17 -25.803 287.555 261.752 19 -234.481 63.753 -170.729 Totale Estero -381.437 459.401 77.964 Totale complessivo (Italia + Estero) -2.796.705 3.480.094 683.389 Tab.1.2.3: Flusso import-export di rifiuti speciali non pericolosi per capitolo CER, Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 266/560 RIFIUTI NON PERICOLOSI Capitolo CER export import bilancio netto 01 -56.581 20.865 -35.716 02 -95.726 39.935 -55.792 03 -359.791 92.064 -267.727 04 -28.875 14.838 -14.037 05 0 682 682 06 -14.599 5.351 -9.248 07 -15.527 18.066 2.539 08 -14.349 33.344 18.995 09 -67 319 252 10 -316.714 643.614 326.900 11 -5.797 9.538 3.741 12 -73.009 247.497 174.488 15 -117.885 370.784 252.900 16 -100.486 161.755 61.269 17 -284.617 1.053.196 768.580 18 -263 8.702 8.439 19 -1.309.441 750.990 -558.451 20 -2.979 8.555 5.576 Totale -2.796.705 3.480.094 683.389 Tab.1.2.4: Sintesi del flusso import-export di rifiuti speciali non pericolosi per capitolo CER, Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. 200.000 100.000 0 100.000 200.000 300.000 400.000 01 02 03 04 06 07 08 09 10 11 12 15 16 17 19 ESTERO E x p o rt Im p o rt 2008 2009 2010 Fig. 1.2.5: Flusso import-export da e verso l’ESTERO dei principali flussi di rifiuti non pericolosi per capitolo CER. Anno 2010 Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. In merito ai flussi di rifiuti non pericolosi verso l’estero, si registra, nel 2010, un significativo incremento dell’esportazione netta dei rifiuti appartenenti al capitolo CER 19 (rifiuti da trattamento meccanico dei rifiuti) rispetto al 2009 (da 80.000 t a 130.000 t), dovuto ad un aumento significativo dell’esportazione dei seguenti rifiuti: CER 191202 (metalli ferrosi, da ca. 3.000 t a oltre 100.000 t), CER 191212 (rifiuti misti dalla selezione meccanica dei rifiuti, da 9.000 t a 22.500 t), CER 191210 (combustibile derivato dai rifiuti, da ca. 22.000 a 52.000 t), CER 191204 (plastica e gomma da selezione, da 25.000 a quasi 31.000 t). In merito all’importazione netta spicca quella dei rifiuti del capitolo CER 17, che registrano tra 2009 e 2010 un incremento di circa. 130.000 t, a carico sostanzialmente del CER 170504 (ferro e acciaio da costruzione e demolizione). I flussi di importazione di rifiuti non pericolosi da altre regioni d’Italia (fig. 1.2.6) riguardano i codici 17 (rifiuti da costruzione e demolizione), 10 (rifiuti da processi termici), 15 (imballaggi) e 12 (rifiuti dalla lavorazione di metalli e plastica). ESTERO Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 267/560 800.000 600.000 400.000 200.000 0 200.000 400.000 600.000 01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11 12 15 16 17 18 19 20 ITALIAE x p o r t I m p o rt 2008 2009 2010 Fig. 1.2.6: Flusso import-export da e verso l’ITALIA di rifiuti speciali non pericolosi per capitolo CER Anno 2008-2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. In merito al capitolo CER 17 si riscontra un flusso crescente rispetto al 2009, originato da. un significativo aumento (65%) dell’importazione del CER 190302 (miscele bituminose da 105.000 a 172.000 t); un significativo aumento (58%) dell’importazione del CER 170904 (rifiuti misti dall’attività di costruzione e demolizione da 141.000 a 202.000 t); un lieve incremento del CER 170405 (ferro e acciaio da costruzione e demolizione, da 158.000 t a 180.000 t). Per quanto concerne il capitolo CER 10, si assiste ad un incremento dell’importazione netta di oltre 60.000 t. Questo fenomeno è collegato ad un contestuale aumento dell’importazione per alcuni CER (100101 e 100102) e diminuzione dell’esportazione di altri codici (100201, rifiuti da trattamento delle scorie dell’industria del ferro e dell’acciaio, con una diminuzione di oltre 50.000 t). In merito ai capitoli 15 e 12 le variazioni risultano più contenute. Per quanto riguarda le esportazioni verso altre regioni italiane, i due capitoli più significativi sono lo 03 (rifiuti dalla lavorazione del legno e della carta) e il 19 (rifiuti dal trattamento rifiuti, acque e bonifiche). Per i rifiuti appartenenti a quest’ultimo capitolo CER si assiste a una drastica diminuzione dei flussi in uscita dalla Regione (quasi 300.000 t). Questo fenomeno è generato per il 50% da un aumento dell’importazione di CER 19 (all’incirca 200.000 t), a carico in particolare dei CER 191202 (metalli ferrosi da selezione, + 35.000 t), CER 191205 (vetro da selezione, +36.000 t), CER 190805 (fanghi di depurazione, + 22.000 t), CER 190305 (rifiuti stabilizzati, + 22.000 t), CER 191302 (rifiuti da bonifica, + 21.000 t) e CER 191212 (rifiuti misti dalla selezione meccanica, + 15.000 t). Parallelamente sono diminuite le esportazioni di ca. 80.000 t a carico del CER 191212 (rifiuti misti dalla selezione meccanica, - 55.000 t), CER 191207 (legno da selezione meccanica, 34.000 t), 191210 (CDR, - 19.000 t), CER 190899 (rifiuti da trattamento acque reflue, - 18.000 t) e CER 190805 (fanghi di depurazione, - 18.000 t). Le destinazioni dei rifiuti esportati all’estero e in Italia sono riportate graficamente nella figura 1.2.7. ITALIA Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 268/560 TURCHIA 30% AUSTRIA 16% GERMANIA 15% UNGHERIA 14% SLOVENIA 11% CINA 7% ALTRI STATI 7% Lombardia 43% Emilia Romagna 26% Friuli-Venezia Giulia 14% Piemonte 8% Toscana 3% Altre regioni 6% Fig. 1.2.7: Destinazioni estere e italiane dei rifiuti non pericolosi esportati. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Nelle figura 1.2.8 sono riportate graficamente le provenienze dei rifiuti importati dall’estero e dalle altre regioni d’Italia. GERMANIA 32% AUSTRIA 20% DANIMARCA 4% CROAZIA 11% UNGHERIA 9% FRANCIA 5% ALTRI STATI 12% Lombardia 29% Friuli-Venezia Giulia 25% Emilia Romagna 13% Trentino-Alto Adige 12% Lazio 6% Campania 4% Altre regioni 11% Fig. 1.2.8: Provenienze dei rifiuti non pericolosi importati dall’estero e dalle altre regioni italiane. Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 269/560 1.3 GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI La gestione dei rifiuti riguarda le due tipologie di operazioni previste dalla normativa: il recupero (R) e lo smaltimento (D). L’analisi seguente farà riferimento ai quantitativi effettivamente gestiti nelle varie operazioni di recupero e smaltimento, esclusi quelli stoccati ricompresi nelle operazioni R13 “messa in riserva” e D15 “deposito preliminare” (poiché si riferiscono ai quantitativi in giacenza presso gli impianti al 31.12.2010 in attesa di essere avviati alla successiva operazione di recupero e smaltimento). Dalle elaborazioni delle dichiarazioni MUD degli impianti veneti di gestione rifiuti, i rifiuti speciali complessivamente gestiti in Veneto nel 2010 sono stati circa 15 milioni di t, con la ripartizione evidenziata in tabella e rappresentata graficamente in figura 1.3.1. Tipologia di rifiuti Recupero (t) Smaltimento (t) Totale (t) P 167.091 494.545 661.636 NP 5.706.967 2.893.415 8.600.382 C&D (NP) 5.655.315 410.116 6.065.431 Tab.1.3.1 Quantità di rifiuti speciali distinta tra pericolosi, non pericolosi e C&D (non pericolosi) gestita in Veneto - Anno 2010 Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 0 1.000.000 2.000.000 3.000.000 4.000.000 5.000.000 6.000.000 7.000.000 8.000.000 9.000.000 10.000.000 P NP C&D t o n n e ll a t e smaltimento recupero Fig. 1.3.1 Ripartizione tra le operazioni di gestione dei rifiuti speciali pericolosi (P), non pericolosi (NP) e C&D in Veneto- Anno 2010 Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti I rifiuti pericolosi sono destinati principalmente allo smaltimento, circa il 75% del totale dei rifiuti pericolosi, mentre sono avviati a recupero circa il 66% dei rifiuti non pericolosi e il 93% dei rifiuti da C&D. 1.3.1 La gestione dei rifiuti speciali pericolosi La quantità di rifiuti speciali pericolosi (RSP) gestita in Veneto nel 2010 è illustrata nella tabella seguente, in cui sono esplicitate le quantità relative a ciascuna operazione di recupero o smaltimento raggruppate per macroattività. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 270/560 Macroattivita’ Operazioni Quantita’ (t) Recupero di materia R2 – R12 167.006 Recupero di energia R1 84 Pretrattamenti D8, D9, D13, D14 409.060 Incenerimento D10 39.598 Discarica D1 45.887 Totale 661.636 Tab. 1.3.2 RSP gestiti nelle diverse macroattività in Veneto - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti RECUPERO DI MATERIA 25% DISCARICA 7% INCENERIMENTO 6% PRETRATTAMENTI 62% Fig. 1.3.2 Ripartizione percentuale della gestione dei RSP delle diverse macroattività in Veneto- Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti Il 62% dei rifiuti pericolosi sono sottoposti a operazioni di pretrattamento, che possono essere di tipo chimico fisico, biologico o di condizionamento preliminare (miscelazioni, accorpamenti, inertizzazioni), meglio descritti in seguito. 0 20.000 40.000 60.000 80.000 100.000 120.000 140.000 160.000 180.000 19 07 12 16 13 17 Altri CER Discarica Incenerimento Pretrattamenti Rec. Energia Rec. Materia Fig.1.3.3 Quantità di RSP dei principali capitoli CER gestiti nelle diverse macroattività - Anno 20010 - Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 271/560 Capitolo CER DESCRIZIONE Recupero Materia Recupero Energia Pretrattamenti per lo smaltimento Incenerimento Discarica 01 Rif. dalla lavorazione della pietra e dei minerali 0 0 1.327 0 0 02 Rif. agricoli ed agroalimentari 1 0 70 0 0 03 Rif. dalla lavorazione del legno e della carta 0 32 16 0 0 04 Rif. del settore della concia e del settore tessile 11 0 37 0 0 05 Rif. del settore petrolifero 966 0 4.716 0 0 06 Rif. dal settore della chimica inorganica 9.945 0 8.431 0 3.774 07 Rif. dal settore della chimica organica 19.503 0 48.331 34.238 0 08 Rif. del settore della produzione vernici 4.074 0 8.757 0 0 09 Rif. dell'industria fotografica 311 0 6.551 0 0 10 Rif. provenienti da processi termici 9.728 0 4.705 0 347 11 Rif. del settore galvanico 1.309 0 30.637 0 147 12 Rif. dalla lavorazione del metallo e della plastica 10.531 0 72.803 0 170 13 Oli esauriti 23.103 0 35.755 2 0 14 Solventi organici 7.706 0 1.802 0 0 15 Rif. di imballaggi 10.373 0 9.911 0 0 16 Altri rifiuti 37.479 0 29.061 4 42 17 Inerti da costruzione e demolizione 20.657 0 26.540 0 3.979 18 Rif. sanitari 144 0 2.477 5.221 0 19 Rif. dal trattamento rifiuti e acque 11.166 53 117.134 132 37.430 Totale 167.006 84 409.060 39.598 45.887 Tab. 1.3.3: Quantità di RSP gestite per capitolo CER - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. La figura 1.3.3 illustra la gestione dei principali capitoli CER suddivisi per macroattività: i 6 capitoli esplicitati rappresentano quasi l’80% dei RSP gestiti. Analizzando il dettaglio delle quantità gestite per CER si evidenzia che i RSP appartengono primariamente al capitolo CER 19, poiché provengono da operazioni di bonifica e da trattamenti di rifiuti pericolosi. Questi sono prevalentemente sottoposti a pretrattamenti (70% del totale) e il rimanente viene in parte recuperato (7%) o smaltito in discarica (23%). Il quantitativo più consistente è dovuto al codice CER 191307 (rifiuti liquidi acquosi prodotti dalle operazioni di risanamento delle acque di falda) che rappresenta il 23% del capitolo CER di riferimento. I rifiuti del capitolo CER 07, avviati prevalentemente all’incenerimento e ai pretrattamenti, sono rappresentati per oltre il 57% dalle soluzioni di lavaggio e acque madri afferenti a diverse tipologie industriali: dell’industria farmaceutica (CER 070501), della chimica organica (CER 070701) e dell’industria cosmetica (CER 070601). Anche i rifiuti del capitolo CER 12 sono prevalentemente pretrattati e i codici più significativi sono il CER 120301 (soluzioni acquose di lavaggio provenienti da processi di sgrassatura) e il CER 120109 (emulsioni e soluzioni di macchinari) che ne costituisco quasi il 90%. Nel grafico seguente è illustrato il trend 2009-2012 di gestione nelle diverse attività. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 272/560 0 50.000 100.000 150.000 200.000 250.000 300.000 350.000 400.000 450.000 500.000 REC. ENERGIA RECUPERO DI MATERIA DISCARICA INCENERIMENTO PRETRATTAMENTI 2010 2009 Fig.1.3.4 Quantità di RSP gestiti nelle diverse macroattività negli anni - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.3.2 La gestione dei rifiuti speciali non pericolosi (esclusi C&D) La quantità di rifiuti speciali non pericolosi (RSNP) gestita in Veneto nel 2010 è illustrata nella tabella seguente, in cui sono esplicitate le quantità relative a ciascuna operazione di recupero o smaltimento raggruppate per macroattività. Macroattivita’ Operazioni Quantita’ (t) Recupero di materia R2 – R12 5.490.820 Recupero di energia R1 216.147 Pretrattamenti D8, D9, D13, D14 2.006.029 Incenerimento D10 62.391 Discarica D1 824.995 Totale 8.600.382 Tab. 1.3.4 RSNP gestiti nelle diverse macroattività in Veneto - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti RECUPERO DI MATERIA 64% RECUPERO DI ENERGIA 2,6% PRETRATTAMENTI 25%INCENERIMENTO 0,7% DISCARICA 10% Fig. 1.3.5 Ripartizione percentuale della gestione dei RSP nelle diverse macroattività in Veneto- Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 273/560 Il 63% dei RSNP sono avviati a recupero di materia, mentre residue sono le quote di rifiuti che vengono recuperate sotto forma di energia e incenerite, complessivamente inferiori al 4% (Tab. 1.3.5). capitolo CER Descrizione Recupero materia Recupero energia Pretrattamenti Incenerimento Discarica 01 Rifiuti dalla lavorazione della pietra e dei minerali 526.387 0 2.774 0 358.791 02 Rifiuti agricoli ed agroalimentari 67.826 6.354 86.477 59 36 03 Rifiuti dalla lavorazione del legno e della carta 55.876 111.372 214 0 12.137 04 Rifiuti del settore della concia e del settore tessile 98.976 0 77.306 26 4.290 05 Rifiuti del settore petrolifero 119 0 92 0 545 06 Rifiuti dal settore della chimica inorganica 3.461 0 9.121 0 7.784 07 Rifiuti dal settore della chimica organica 34.101 0 7.972 5.097 895 08 Rifiuti del settore della produzione vernici 23.031 0 75.367 1 114 09 Rifiuti dell'industria fotografica 484 0 51 0 0 10 Rifiuti provenienti da processi termici 1.453.390 0 6.273 0 17.264 11 Rifiuti del settore galvanico 3.234 0 18.349 0 503 12 Rifiuti dalla lavorazione del metallo e della plastica 731.408 0 9.383 0 4.669 15 Rifiuti da imballaggi 1.094.486 35 26.889 1.759 174 16 Altri rifiuti 259.031 32.081 98.640 1 3.006 18 Rifiuti sanitari 35 0 745 311 0 19 Rifiuti dal trattamento rifiuti, acque e bonifiche 1.131.233 66.305 1.338.247 55.088 414.788 20 Fanghi da fosse settiche 7.742 0 248.130 49 0 Totale 5.490.820 216.147 2.006.029 62.391 824.995 Tab.1.3.5: Quantità di RSNP gestite per singola classe CER - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. I RSNP appartengono primariamente al capitolo CER 19, poiché vi sono ricompresi i rifiuti provenienti dal trattamento dei rifiuti urbani, che generalmente non sono distinguibili da quelli derivanti dal trattamento dei rifiuti speciali. La figura 1.3.6 illustra la gestione nelle diverse macroattività dei principali capitoli CER; i 5 capitoli esplicitati rappresentano oltre l’84% dei RSNP gestiti. 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 3.000.000 3.500.000 19 10 15 01 12 altri CER Rec. Materia Rec. Energia Pretrattamenti Incenerimento Discarica Fig. 1.3.6: Quantità di RSNP dei principali capitoli CER gestiti nelle diverse macroattività - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. I rifiuti del capitolo CER 19 sono così gestiti: a recupero di materia circa il 38%, a operazioni di pretrattamento o smaltimento circa il 58%, a recupero energetico e incenerimento meno del 4%. Il quantitativo più consistente è costituito dal percolato da discarica (CER 190703, avviato al trattamento chimico-fisico), rifiuti liquidi acquosi provenienti dalle operazioni di smaltimento delle acque di falda (CER 191308), fanghi prodotti da trattamento Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 274/560 delle acque reflue (CER 190805, che viene sia recuperato che smaltito) e dai rifiuti provenienti dal trattamento meccanico di altri rifiuti (CER 191212, che viene smaltito in discarica per il 61%). I rifiuti del capitolo CER 10, che provengono da processi termici, sono recuperati per il 98% e sono rappresentati principalmente dalle scorie dell’industria del ferro e dell’acciaio (CER 100202), dalle forme, anime e scorie di fonderia (CER 100908) e da rifiuti della produzione di materiali compositi a base di cemento (CER 101311), che così complessivamente considerati costituiscono più del 64% dei rifiuti della capitolo CER. Il capitolo CER 01 è rappresentato per l’82% da un sola tipologia di rifiuti: quelli provenienti dalla lavorazione della pietra (CER 010413), che vengono recuperati per poco meno della metà. L’altra quota considerevole di rifiuti avviata al recupero di materia è dovuta al codice CER 010412 (sterili e altri residui derivanti dal lavaggio e dalla pulitura di minerali) che, anche se costituiscono soltanto il 10% del capitolo CER 01, sono avviati quasi interamente a recupero di materia. Nel grafico successivo è illustrato l’andamento 2009-2010 dei rifiuti non pericolosi gestiti nelle diverse macroattività. 0 1.000.000 2.000.000 3.000.000 4.000.000 5.000.000 6.000.000 RECUPERO DI MATERIA RECUPERO DI ENERGIA TRATTAMENTI finalizzati allo smaltimento INCENERIMENTO DISCARICA 2010 2009 Fig.1.3.7 Quantità di RSP gestiti nelle diverse macroattività negli anni - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 275/560 1.3.3 La gestione dei rifiuti speciali non pericolosi da Costruzione e Demolizione La quantità di rifiuti speciali da Costruzione e Demolizione non pericolosi (C&D NP) gestita in Veneto nel 2010 è illustrata nella tabella seguente, in cui sono esplicitate le quantità relative a ciascuna operazione di recupero o smaltimento raggruppate per macroattività. Macroattivita’ Operazioni Quantita’ (t) Recupero di materia R2 – R12 5.655.315 Recupero di energia R1 0 Pretrattamenti D8, D9, D13, D14 109.410 Incenerimento D10 1 Discarica D1 300.705 Totale 6.065.431 Tab.1.3.6 RS da C&D NP gestiti nelle diverse macroattività in Veneto - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti Come già precisato, le operazioni di gestione che vengono prese in considerazione non tengono conto dello stoccaggio, sia ai fini del recupero che dello smaltimento, poiché costituiscono soltanto la giacenza a fine anno. E’ tuttavia interessante, per i rifiuti da C&D, riferire il dato relativo alla messa in riserva, poiché al 31.12.2010 sono state dichiarate in R13 circa 793.000 tonnellate, quantità in attesa di essere recuperate, presumibilmente in Veneto, nel 2011. RECUPERO DI MATERIA 93% DISCARICA 5% ALTRO 2% Fig. 1.3.8 Ripartizione percentuale della gestione dei RS da C&D NP delle diverse macroattività in Veneto- Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti Il 93% dei rifiuti da C&D non pericolosi sono avviati a recupero di materia, mentre il restante quantitativo è smaltito in discarica (fig. 1.3.8). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 276/560 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 3.000.000 1709 1705 1704 1703 ALTRI CER t o n n e ll a t e RECUPERO DI MATERIA PRETRATTAMENTI DISCARICA Fig. 1.3.9: Quantità di RS da C&D NP dei principali sottocapitoli CER gestite nelle diverse macroattività - Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. Quasi la metà (48%) dei quantitativi di rifiuti da C&D non pericolosi gestiti in Veneto sono rappresentati dai rifiuti misti dall’attività di C&D (CER 170904), che sono avviati quasi completamente a recupero di materia. Le quantità rimanenti sono invece rappresentate dalle terre e rocce (CER 170504) recuperate per il 68% circa, dal ferro e acciaio (CER 170405) recuperato quasi completamente e dalle miscele bituminose (CER 170302) anch’esse recuperate completamente. 1.3.4 Stima della produzione totale di rifiuti speciali non pericolosi Come descritto precedentemente il MUD, pur essendo la fonte primaria delle informazioni sulla produzione dei rifiuti speciali, è esaustivo solo nel rappresentare la produzione di rifiuti pericolosi, ma non copre l’intera produzione di rifiuti non pericolosi, in quanto l’obbligo di dichiarazione non vige per tutti i produttori iniziali di rifiuti non pericolosi. Al contrario, l’obbligo di dichiarare tutti i rifiuti prodotti o ricevuti è stabilito per gli impianti che gestiscono rifiuti. I rifiuti speciali non pericolosi prodotti nel territorio Veneto devono essere conferiti ad impianti autorizzati alla gestione o abilitati al recupero secondo le procedure semplificate. Tali impianti possono essere ubicati nel territorio regionale (rifiuti gestiti in Veneto Gnp) oppure in altre regioni o all’estero (rifiuti esportati Enp). Dal dato relativo alla gestione dei rifiuti dichiarato dagli impianti attivi nella nostra regione deve essere scorporata la quantità di rifiuti ricevuti (INP) che però sono prodotti in altre regioni o all’estero. Si ritiene pertanto che la produzione complessiva di rifiuti non pericolosi possa essere quantificata con buona approssimazione attraverso la seguente formula: Gnp + Enp – Inp = Pnp Dove: Gnp = Totale rifiuti speciali non pericolosi gestiti nel Veneto Enp = Totale rifiuti speciali non pericolosi esportati fuori regione Inp = Totale rifiuti speciali non pericolosi importati in regione Pnp = Totale rifiuti speciali non pericolosi prodotti nel Veneto La quantità di rifiuti esportati è, in ogni caso, sottostimata per il dato dichiarato dai produttori per le già illustrate limitazioni nella copertura delle dichiarazioni MUD. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 277/560 Gli scostamenti significativi rispetto ai quantitativi dichiarati si riscontrano nelle classi riportate in tabella 1.3.7. classe CER Descrizione Stima produzione (G+E-I) Produzione RS non pericolosi da MUD copertura mud % 01 Rifiuti dalla lavorazione della pietra e dei minerali 1.008.742 819.392 81 02 Rifiuti agricoli ed agroalimentari 221.740 214.846 97 03 Rifiuti dalla lavorazione del legno e della carta 470.200 423.222 90 04 Rifiuti del settore della concia e del settore tessile 201.104 180.901 90 10 Rifiuti provenienti da processi termici 1.262.854 1.231.440 98 12 Rifiuti dalla lavorazione del metallo e della plastica 618.330 610.076 99 16 Altri rifiuti 290.944 276.401 95 20 Fanghi da fosse settiche 288.859 143.780 50 Tab 1.3.7. Stima della produzione di rifiuti speciali non pericolosi (esclusi C&D) per classe CER. Complessivamente nella stima di produzione, considerando solo gli incrementi rispetto al valore dichiarato di produzione MUD, si riscontra un aumento per i rifiuti speciali non pericolosi pari a circa il 7% rispetto alla produzione dichiarata: Stima produzione NP Valore prod dichiarata da MUD Variazione CER stima-reale %valore stimato rispetto produzione mud 7.983.713 7.894.710 558.942 7% Tab 1.3.8. Confronto tra valore stimato produzione NP e valore di produzione dichiarato da MUD. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 278/560 1.4 SITUAZIONE IMPIANTISTICA L’evoluzione della situazione impiantistica negli anni 2008-2010 è illustrata nel grafico seguente, attraverso l’analisi dei quantitativi di rifiuti sottoposti alle operazioni di gestione rifiuti nel territorio veneto, suddivisi per macroattività: il recupero di materia e di energia, l’incenerimento, i trattamenti finalizzati al successivo smaltimento definitivo (come miscelazioni, accorpamenti, pretrattamenti) e lo smaltimento in discarica. 0 2.000.000 4.000.000 6.000.000 8.000.000 10.000.000 12.000.000 14.000.000 16.000.000 18.000.000 20.000.000 2008 2009 2010 recupero di materia recupero di enegia incenerimento trattamenti finalizzati allo smaltimento discarica Fig. 1.4.1 Andamento dei rifiuti gestiti nelle attività di gestione rifiuti. Anni 2008- 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Negli anni si registra, pur nell’assenza di obiettivi specifici, un incremento significativo del recupero di materia e, parallelamente, un decremento rilevante dello smaltimento in discarica. Questo risultato è riferibile sia al notevole sviluppo dell’impiantistica dedicata al recupero sia all’incremento dei trattamenti (chimico-fisici, di inertizzazioni e miscelazione) finalizzati allo smaltimento fuori dal territorio veneto. I rifiuti inerti, inoltre, che incidono significativamente in termini ponderali nel bilancio complessivo, sono stati destinati nel tempo sempre più al recupero di materia rispetto allo smaltimento in discarica. La gerarchia dei rifiuti, comunque, rimane disattesa sia per quanto concerne la riduzione alla fonte della produzione di rifiuti speciali, primariamente a causa dell’assenza di politiche specifiche a supporto dei settori produttivi (anche se l’avvento della normativa IPPC ha introdotto, con l’Autorizzazione Integrata Ambientale, elementi tesi a registrare, verificare e migliorare la produzione dei rifiuti a partire dal processo produttivo) sia per quanto concerne il recupero energetico e l’incenerimento dei rifiuti. Il tema del trattamento termico risulta complesso e sempre attuale, in particolare per i rifiuti speciali, poiché rispetto ai rifiuti urbani consistono in tipologie di rifiuti molto differenti tra loro, in termini, innanzitutto, di pericolosità, ma anche di stato fisico e proprietà intrinseche: In questo senso l’individuazione di una tecnologia impiantistica univoca è difficilmente perseguibile, anche tenuto conto dell’evoluzione del sistema industriale. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 279/560 La direttiva europea (Dir. 2008/98/CE) ha definito una classificazione generale che individua una serie di operazioni di recupero (da R1 a R13) e di operazioni di smaltimento (da D1 a D14) cui ricondurre le attività svolte negli impianti di trattamento rifiuti. Se escludiamo gli impianti di smaltimento finale, tipo discariche e inceneritori, gli impianti di trattamento rifiuti svolgono spesso attività diversificate che fanno capo a diverse operazioni e per questo risulta pertanto estremamente complessa la classificazione del sistema impiantistico. Il quadro complessivo che emerge a livello regionale è quindi caratterizzato da una molteplice casistica di tipologie di impianto di gestione rifiuti, da quella più semplice, specializzata nella gestione di una specifica filiera di rifiuti, a quella più complessa nella quale possono essere svolte su molteplici categorie di rifiuti diverse operazioni di recupero o smaltimento. I risvolti operativi di questo quadro impiantistico portano ad avere un sistema di gestione in grado di adattarsi alle diverse esigenze del mercato dei rifiuti, ma al contempo, ad una difficile contabilizzazione degli impianti esistenti in quanto uno stesso sito può essere autorizzato a svolgere più attività. Tale situazione si manifesta in modo particolarmente forte per gli impianti di recupero di materia o di trattamento finalizzato allo smaltimento. In particolare, quando si tratta di impianti di recupero, le operazioni autorizzate, così come intese dagli allegati B e C del D.Lgs. 152/06 e s.m.i., sono diverse per poter garantire una adeguata flessibilità e poter così rispondere prontamente alle diverse esigenze del mercato del recupero. L’industria del riciclo rappresenta, infatti, un settore molto attivo, cresciuto parallelamente allo sviluppo industriale e specializzato nella gestione degli scarti e nel recupero di materiali da destinare nuovamente all’attività produttiva. Nel caso di impianti di discarica possono essere svolte diverse operazioni di trattamento, riconducibili alla sola operazione D (D1), in questo caso il conteggio delle linee coincide con il numero di siti presenti sul territorio. Per tale motivo si è preferito conteggiare da un lato il numero di siti presenti sul territorio per individuare le fonti di pressione e dall’altro gli impianti intesi come linee di gestione presenti, in quanto rappresentano in modo più preciso le diverse potenzialità di trattamento del territorio. La classificazione degli impianti si rende necessaria poiché la normativa si limita a elencare in maniera generica (e non esaustiva) le operazioni di recupero e di smaltimento, senza riferimento alle tecnologie impiantistiche che operano nella realtà industriale. Inoltre, il conteggio stesso del numero degli impianti esistenti attraverso la mera somma delle operazioni ivi autorizzate, ne comporta una moltiplicazione fittizia, rischiando di confondere i concetti di unità locale (o sito di trattamento) e di impianto, qualora vi sia la compresenza di linee di trattamento diversificate. Per sito (o unità locale) si intende il luogo dove ha sede l’attività dell’azienda di gestione rifiuti, al cui interno possono essere presenti uno o più impianti di trattamento. Ne consegue che il numero di impianti sia superiore a quello di unità locali presenti sul territorio regionale. Esempio: IMPIANTO SITO o UNITA’ LOCALE Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 280/560 La classificazione delle tipologie di impianti presenti e in esercizio al 2010, è stata effettuata raggruppando gli stessi per categorie omogenee e successivamente per macrocategorie più generali, in cui sono ulteriormente dettagliate le attività in relazione alle operazioni, come più chiaramente illustrato nell’Appendice 3 del presente Piano. La tabella 1.4.1 illustra, per i due principali regimi autorizzativi, il numero di attività esistenti distinguendole in numero di unità locali e numero di impianti. REGIME AUTORIZZATIVO INDICATORE BL PD RO TV VE VR VI TOTALE TOTALE UNITÀ LOCALI TOTALE IMPIANTI AIA n° unità locali 9 9 6 12 20 17 16 89 89 n° impianti 13 15 7 24 36 25 27 147 147 ORDINARIO n° unità locali 24 64 28 142 75 106 99 538 538 n° impianti 26 94 33 193 111 139 116 712 712 totali 627 859 Tab. 1.4.1: Numero di unità locali e di impianti per provincia. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. La tabella 1.4.2, invece, riporta il numero complessivo di operazioni di gestione rifiuti autorizzate per provincia, distinguendole per categoria e regime autorizzativo (AIA, ordinario, semplificato). Categoria Regime Autorizzativo BL PD RO TV VE VR VI Totale Recupero materia AIA 3 3 2 5 9 10 4 36 Ordinario 13 87 26 148 89 95 73 531 Semplificato 27 138 47 88 147 79 137 663 Recupero energia AIA 0 1 0 0 1 0 0 2 Ordinario 1 2 0 1 0 2 1 7 Semplificato 2 7 1 56 8 10 6 90 Trattamento finalizzato allo smaltimento AIA 3 3 2 7 17 12 7 51 Ordinario 5 11 7 34 24 39 32 152 Incenerimento AIA 0 1 1 0 3 0 4 9 Discarica per rifiuti inerti Ordinario 9 0 0 11 0 4 8 32 Discarica per rifiuti non pericolosi AIA 6 3 1 2 4 5 7 28 totale 69 256 87 352 302 256 279 1.601 Tab. 1.4.2 Impianti operanti in regione Veneto nel 2010 – Fonte SIRAV. 1.4.1 Evoluzione della situazione impiantistica La situazione impiantistica dal 2007 al 2010 è riportata nei grafici successivi, nei quali si illustra l’evoluzione degli impianti in procedura ordinaria e quelli in regime semplificato suddivisi per tipologie generali. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 281/560 Fig. 1.4.2 Evoluzione della situazione impiantistica in regime ordinario. Anni 2007-2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. PROCEDURA SEMPLIFICATA 0 100 200 300 400 500 600 700 800 900 1000 1100 1200 Messa in riserva Produzione energia Recupero ambientale Recupero materia numero impianti 2007 2008 2009 2010 Fig. 1.4.3 Evoluzione della situazione impiantistica in regime semplificato. Anni 2007-2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Come evidenziato nei grafici, il recupero di materia, nelle sue diverse articolazioni, ha subito un significativo incremento nel numero di impianti in regime ordinario, che tuttavia non rappresenta un effettivo aumento del numero complessivo, bensì un passaggio dal regime semplificato a quello ordinario degli impianti già esistenti, probabilmente a seguito dell’entrata in vigore del DM 186/06, che ha posto delle restrizioni in termini di potenzialità massime di recupero. Gli impianti di recupero di materia in procedura semplificata, infatti, sono diminuiti del 36% circa, in parte anche per la chiusura delle attività. REGIME ORDINARIO 0 50 100 150 200 250 300 Selezione e recupero Selezione e frantumazione inerti Rottamazione Recupero energia Trattamento ai fini dello smaltimento Autodemolizione Inceneritori Discarica per inerti Discarica per rifiuti non pericolosi Stoccaggio provvisorio Stoccaggio intermedio numero impianti 2007 2008 2009 2010 RECUPERO DI MATERIA TRATTAMENTI DISCARICA RECUPERO DI ENERGIA INCENERIMENTO STOCCAGGIO Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 282/560 Per quanto concerne le altre tipologie di attività, la situazione in termini di numero di impianti in esercizio è rimasta pressoché inalterata. Nei paragrafi successivi sono proposti gli approfondimenti relativi alla situazione impiantistica veneta e alle operazioni di recupero e di smaltimento che vi vengono svolte. 1.4.2 Gli impianti per il recupero di materia Nel 2010, i circa 1.200 impianti di gestione per il recupero di materia in Regione Veneto hanno lavorato oltre 11.000.000 t di rifiuti sottoponendoli alle varie operazioni (da R2 a R12) di recupero di materia (- 6% rispetto al 2009). Oltre a queste, circa 2.400.000 t sono state dichiarate in giacenza al 31.12.2010 (operazione R13, messa in riserva) e non verranno considerate nelle analisi successive. In figura 1.4.4 e successive sono illustrati il numero di impianti presenti a livello provinciale e la ripartizione territoriale dei quantitativi sottoposti a recupero di materia, distinti per rifiuti pericolosi e non pericolosi. 0 20 40 60 80 100 120 140 160 BL PD RO TV VE VR VI AIA Autorizzazione ordiaria Regime Semplificato Fig. 1.4.4 Impianti di recupero materia per provincia. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 3.000.000 TV PD VR VI VE RO BL to n n e ll a te Non pericoloso Pericoloso Fig. 1.4.5: RSP e RSNP avviati a recupero di materia nelle provincie venete. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 283/560 Dal grafico si evince che la maggior parte dei rifiuti recuperati sono non pericolosi e che le province aventi la maggior quantità di rifiuti recuperati sono quelle di Padova (22%), Treviso (20%) e Verona (20%). La ripartizione delle diverse tipologie di operazione di recupero di materia cui sono sottoposti i rifiuti, esclusi i C&D, è riportata in fig. 1.4.6. R12 7% R5 45% R3 23% R4 21% R10 4% Fig.1.4.6 Ripartizione nelle diverse tipologie di operazioni di recupero di materia (C&D esclusi). Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. Le operazioni preponderanti sono: il recupero di sostanze inorganiche (R5), pari al 45%; il recupero di sostanze organiche (R3), pari al 23%; il recupero di metalli (R4), pari al 21% e infine, i pretrattamenti (R12), pari a 7%. In figura 1.4.7 sono riportati i capitoli CER principalmente sottoposti a recupero di materia. 0 1.000.000 2.000.000 3.000.000 4.000.000 5.000.000 6.000.000 17 10 19 15 12 01 t o n n e ll a t e NP P Fig. 1.4.7 Principali capitoli CER avviati a recupero di materia. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Dall’istogramma emerge che il capitolo CER 17 (rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi – 50%) risulta preponderante sugli altri, sia per caratteristiche fisiche di peso specifico dei rifiuti, che per le numerose movimentazioni a cui è sottoposto, nonostante si sia registrata una diminuzione del 9% dei rifiuti avviati a recupero a causa della crisi del settore dell’edilizia. Seguono i rifiuti dei processi termici (capitolo CER 10 - 13%), i rifiuti derivanti dal trattamento di altri rifiuti (capitolo CER 19 – 10%), gli imballaggi (capitolo CER 15 – 10%), e i rifiuti dalla lavorazione dei metalli e delle plastiche (capitolo CER 12 – 7%). Per quanto evidenziato sopra riguardo i rifiuti da C&D NP, per poter meglio rilevare i dettagli circa i RSNP avviati a recupero di materia, il capitolo CER 17 viene analizzato a parte. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 284/560 Escludendo, come detto, i rifiuti da C&D non pericolosi, sono dettagliati in fig. 1.4.8 i rifiuti più rilevanti avviati a recupero di materia in Veneto nel 2010. Negli impianti che recuperano primariamente gli imballaggi, i principali rifiuti recuperati sono: quelli in carta e cartone (CER 150101) pari al 6%, quelli in vetro (CER 150107) pari a 5% e imballaggi misti (CER150106), pari a 5%). I rifiuti da processi termici sono rappresentati dalle scorie non trattate dell’industria del ferro e dell’acciaio (CER 100202), pari a11% e dalle forme e anime da fonderia (CER 100908) pari a 4%. Per quanto riguarda i rifiuti provenienti dalla lavorazione superficiale di metalli e plastiche, emergono le limature e le polveri di materiali ferrosi (rispettivamente CER 120101 e 120102), entrambi pari al 4%. Altri CER 45% 120199 4% 100908 4% 120102 4% 120101 4%191202 5% 150107 5% 150106 5% 150101 6% 010413 7% 100202 11% Fig. 1.4.8 Principali rifiuti avviati a recupero di materia (C&D NP esclusi). Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.4.3 Gli impianti di recupero di sostanze organiche (R3) Gli impianti veneti che svolgono questa attività si distinguono in diverse tipologie, in relazione al tipo di rifiuti che recuperano: la figura 1.4.9 illustra i principali CER recuperati, aggregati per tipologie omogenee, con la ripartizione percentuale. legno 4% carta 35% rifiuti organici 28% plastica 22%rifiuti misti 11% Fig. 1.4.9 Tipologie di rifiuti avviati a R3. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 285/560 La tipologia prevalente (35%) risulta costituita dalla carta e cartone (sia da imballaggio che derivante da selezione meccanica di rifiuti), seguita dai rifiuti organici (28%), ossia il digestato (CER 190606), i fanghi di depurazione civili (CER 190805) e il cuoio conciato (CER 040108), che sono avviati a impianti di compostaggio o di produzione fertilizzanti. Il 22% è costituito da rifiuti della plastica (sia da imballaggio che derivante da selezione meccanica di altri rifiuti) avviati ad impianti di recupero; l’11% da imballaggi misti (CER 150106) e infine il 4% da rifiuti del legno (costituiti sia da imballaggi che da rifiuti provenienti dall’industria della lavorazione del legno) destinati sia ad impianti di recupero che direttamente all’industria della lavorazione del legno. Complessivamente nel 2010 sono stati avviati a recupero di sostanze organiche oltre 1.300.000 t di rifiuti (con un incremento dell’8% rispetto al 2009). L’incremento è dovuto al recupero degli imballaggi misti (CER 150106) pari al 25% e degli imballaggi di plastica (CER 150102), pari 14%. Nel dettaglio, i principali CER coinvolti sono riportati in fig. 1.4.10. 0 50.000 100.000 150.000 200.000 250.000 300.000 350.000 400.000 150101 190805 150102 150106 191204 191201 040108 190606 Altri CER t o n n e ll a t e Fig. 1.4.10 Principali CER avviati a R3. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.4.4 Gli impianti di recupero della frazione cellulosica Come si può notare dal figura. 1.4.10 il rifiuto prevalente è quello con codice CER 150101 costituito dagli imballaggi in carta e cartone (circa 300.000 t). Il larghissimo impiego delle carta come imballaggio, porta ad una grandissima produzione di rifiuti non solo dalla filiera dei rifiuti urbani ma anche dalla filiera industriale e del terziario. L’abbondanza di materiale recuperabile ed una dotazione impiantistica ridotta ma sufficiente a garantire la produzione di macero adatto al recupero presso le cartiere, ha favorito la nascita di un numero molto elevato di impianti di recupero, tanto da garantire un aprezzabile sviluppo di questa filiera del riciclo. Tuttavia la maggior parte di questi impianti tratta ridotti quantitativi e impiegano successivamente delle piattaforme specializzate, che si occupano non solo delle operazioni di raccolta e cernita, ma anche dell’immissione nel mercato nazionale e soprattutto internazionale del macero. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 286/560 Va inoltre specificato che la filiera della carta da macero unisce al suo interno sia i flussi provenienti dalla raccolta dei rifiuti urbani sia i flussi provenienti dalla raccolta dei rifiuti speciali (si pensi ad esempio agli scarti tipografici o alla produzione di imballaggi). Nella figura seguente sono localizzati i principali impianti di recupero delle frazioni cellulosiche. Il quantitativo trattato da questi nove siti corrisponde al 70 % del totale raccolto. # # # # # # # # # # Fig. 1.4.11 Distribuzione territoriale dei principali impianti di recupero carta – Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.4.5 Gli impianti di recupero della frazione organica Gli impianti per poter operare devono possedere una dotazione impiantistica molto specializzata con diverse soluzioni tecnologiche possibili. Negli ultimi anni si è visto inoltre un fortissimo sviluppo della digestione anaerobica finalizzata alla produzione di biogas in combinazione con gli impianti di compostaggio aerobico. Questo sviluppo ha portato ad una ulteriore crescita del settore in termini di quantitativi trattati. Nell’immagine sono riportati i 21 impianti operanti in regime autorizzativo ordinario, abilitati alla gestione della FORSU proveniente dalla raccolta differenziata, degli scarti di origine animale (28.555 t nel 2010) e dei fanghi di depurazione, per un totale di 141.809 t (di queste 105.102 t sono di origine civile). Sono presenti inoltre oltre cinquanta impianti di gestione dei soli scarti verdi e degli scarti della silvicoltura, gestiti nell’ambito della manutenzione del verde. Nel corso dell’anno 2010 questi impianti hanno trattato circa 1.000.000 di tonnellate di rifiuti organici. Per l’analisi dei singoli flussi di rifiuti gestiti negli impianti di compostaggio si rinvia all’elaborato B. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 287/560 NEWSVie w1 # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # Fig.. 1.4.12 Distribuzione territoriale dei principali impianti di compostaggio e digestione anaerobica. Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.4.6 Gli impianti di recupero della frazione plastica Il recupero della plastica è caratterizzato da una filiera che presenta alcune analogie con la filiera della carta da macero; possiamo infatti individuare due fasi principali nella gestione. Una prima fase, nella quale avviene una separazione manuale degli imballaggi a valle della raccolta (tipicamente individuati dal codice CER 150106) o dei manufatti in plastica presenti nel flusso di rifiuti, una seconda fase, che avviene in impianti specializzati nei quali il rifiuto plastico viene a sua volta suddiviso in base al tipo di polimero che lo compone. Questa seconda fase viene svolta in impianti che combinano una sezione manuale ad una sezione meccanizzata che seleziona le diverse frazioni attraverso dei sistemi di riconoscimento ottico. Gli oneri di investimento per l’aquisto di queste tecnologie sono tali che il numero di impianti operanti in Regione Veneto è ridotto (come rappresentato in Fig.1.4.13). Si rileva che questi impianti ricevono al loro ingresso diverse tipologie di rifiuto, proveniente sia dalla raccolta dei rifiuti urbani (tipicamente imballaggi) sia dalle filiere industriali (esempio: scarti plastici delle lavorazioni meccaniche). In Veneto sono inoltre presenti 6 impianti che producono nuove materie prime di materiale plastico, sottoforma si scaglie o granuli. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 288/560 NEWSVie w1 # # # # # # # # # # # Fig. 1.4.13 Distribuzione territoriale dei principali impianti di recupero plastiche. Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 1.4.7 Gli impianti di recupero di metalli (R4) Nel 2010 sono state recuperate oltre 1.100.000 di tonnellate di rifiuti metallici (con un incremento di circa il 30% rispetto al 2009), rappresentati per la maggior parte da rifiuti della lavorazione superficiale dei metalli (capitolo CER 12), complessivamente il 58% del totale. In fig.1.4.14 sono illustrati i principali CER avviati a recupero. Fig. 1.4.14 Rifiuti avviati a R4. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 120101 22% 191202 26% 120102 20% 120199 17% Altri CER 15% Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 289/560 Le tipologie di rifiuto principali sono costituite dalle limature e polveri della lavorazione dei metalli (CER 120101 e CER 120102 – complessivamente coprono il 42%), CER 191202 (rifiuti metallici dalla selezione meccanica), pari a 15%, in significativo aumento rispetto al 2009 (+96%), rifiuti non specificati sempre dalle medesime lavorazioni (CER 120199) pari a 17%. Questi rifiuti sono stati gestiti per quasi il 60% direttamente da imprese che operano nell’ambito della commercializzazione di rottami e per la restante parte principalmente da impianti di recupero di rottami (18%). L’elevato costo della materia prima e la relativa semplicità della dotazione impiantistica necessaria per effettuare la raccolta ha da sempre permesso un agevole sviluppo di questa filiera. In modo particolare si segnala come qualsiasi impianto di gestione rifiuti possieda un sistema di deferrizzazione per la separazione dei metalli ferrosi ed un sistema a correnti indotte per la separazione di quelli non ferrosi. Tale accorgimento, legato molte volte ad esigenze tecniche, permette di separare i metalli presenti nel rifiuto ed avviarli a riciclo. Anche in questo caso i diversi piccoli recuperatori fanno riferimento alle maggiori aziende del settore che effettuano, oltre alla fase di gestione del rifiuto, anche quella di intermediazione commerciale con gli utlizzatori. La recente crescita del valore dei metalli ha indotto ad una forte sviluppo del settore (come testimoniato dal +30% di recupero rispetto al 2009). 1.4.8 Gli impianti di recupero di sostanze inorganiche (R5) Come sopra specificato, gli impianti di recupero dei rifiuti da C&D necessitano di un’analisi separata, a causa delle specificità che caratterizzano la tipologia di rifiuti coinvolta. Nel 2010 questi impianti in Veneto hanno recuperato quasi 5.600.000 di tonnellate di rifiuti non pericolosi (decremento del 7% rispetto al 2009): il dettaglio dei principali CER coinvolti è riportato nella figura 1.4.15. 170904 52% 170405 13% 170504 13% 170302 12% Altri CER 10% Fig. 1.4.15 Principali rifiuti da C&D NP avviati a recupero di materia. Anno 2010- Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. La tipologia di rifiuto preponderante è il CER 170904 (rifiuti misti dell’attività di costruzione e demolizione), pari a 52%, seguito dal CER 170504 (terre e rocce), pari a 13% e dal CER 170405 (ferro e acciaio), pari a 13%. Dall’analisi dell’attività economica delle ditte che hanno dichiarato di gestire quest’ultimo CER risulta che il 53% viene gestito da soggetti che commercializzano rottami ed effettuano operazioni di recupero, il 32% è stato recuperato direttamente dall’industria siderurgica (con un incremento del 182% rispetto al 2010), il 7% è recuperato dalle fonderie. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 290/560 COMMERCIO ALL'INGROSSO DI ROTTAMI E SOTTOPRODOTTI DELLA LAVORAZIONE INDUSTRIALE METALLICI 40% SIDERURGIA 32% RECUPERO E PREPARAZIONE PER IL RICICLAGGIO DI CASCAMI E ROTTAMI METALLICI 13% FONDERIE 7% Altre attivi tà 8% Fig. 1.4.16 Destinazioni del CER 170405. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Per quanto concerne gli impiantii che recuperano altre tipologie di rifiuti inorganici, nel Veneto si registrano altre 2.500.000 t circa di rifiuti inorganici recuperati nel 2010 (incremento del6% rispetto al 2009), provenienti prevalentemente da processi termici (capitolo CER 10), complessivamente il 56% e secondariamente dalla lavorazione della pietra (capitolo CER 01),pari a 13% e dagli imballaggi (capitolo CER 15), pari a 13% (fig. 1.4.17). 01 - RIFIUTI DALLA LAVORAZIONE DELLA PIETRA 14% 15 - IMBALLAGGI 13% 10 - RIFIUTI DA PROCESSI TERMICI 60% 19 - RIFIUTI DALLA SELEZIONE MECCANICA 13% Fig. 1.4.17: Capitoli CER avviati a R5. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Nello specifico per quanto concerne i rifiuti da processi termici (capitolo CER 10) emergono le seguenti tipologie in ordine decrescente: CER 100202 (scorie non trattate del ferro e dell’acciaio): oltre 600.000 t, CER 100908 (forme e anime da fonderia): quasi 200.000 t; CER 101311 (rifiuti della produzione di materiali compositi a base di cemento): circa 110.000 t; CER 100117 (ceneri leggere da cocombustione): circa 100.000 t CER 100903 (scorie di fusione): circa 80.000 t. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 291/560 Questi rifiuti sono stati destinati prevalentemente ad impianti di recupero (50%) e secondariamente sono avviati direttamente alla produzione di calcestruzzo e di cemento (20%), nonchè a fonderie (11%). Per quanto riguarda i rifiuti della lavorazione della pietra, prevale per il 92% il CER 010413 (rifiuti da trattamenti chimico fisici della pietra), oltre 295.000 t. In merito al capitolo CER 15, dominano gli imballaggi in vetro (CER 150107), quasi 300.000 t, avviati per la maggior parte ad imprese per il commercio di materiali da recupero non metallici. 1.4.9 Il recupero ambientale (R10) Per questa attività non è corretto parlare di “impianti”, poiché il recupero ambientale riguarda più precisamente lo spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura o dell’ecologia. Nel 2010 quasi 331.000 t di rifiuti sono stati gestiti in questa attività, ripartiti in 3 tipologie principali (fig.1.4.18). 010412 28% 010413 30% 170504 42% Fig. 1.4.18 Rifiuti avviati a R10. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Per la maggior parte (58%) i rifiuti avviati a recupero ambientale sono quelli della lavorazione della pietra (CER 010412 e CER 010413) e secondariamente le terre e rocce da scavo (42%), utilizzati come copertura in discarica o nell’attività di cava. 1.4.10 Gli impianti “R12” In Veneto nel 2010 sono state avviate ad attività autorizzate con questa operazione quasi 480.000 t di rifiuti, una quantità più che raddoppiata rispetto al 2009. Come già segnalato, tale aumento è dovuto anche al recepimento delle indicazioni contenute nella Direttiva Europea 98/2008/CE, che ha specificato ed esteso il campo di utilizzo di questa operazione a diverse tipologie di processi di recupero, quali, ad esempio, la selezione e cernita e la riduzione volumetrica oltre che alle attività di accorpamento e miscelazione di rifiuti finalizzati al successivo recupero. Il CER maggiormente sottoposto a questa operazione negli impianti R12 del Veneto è il 150106 (imballaggi in materiali misti) poiché in esso confluiscono i flussi di rifiuti di imballaggio urbani raccolti congiuntamente (il cosidetto ‘multimateriale’), che non è agevole distinguere da quelli di origine non domestica poichè dal punto Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 292/560 di vista impiantistico trattati assieme. Questo CER rappresenta il 34% dei rifiuti gestiti in questo tipo di impianti, che svolgono l’attività di separazione delle diverse tipologie di imballaggi per il successivo invio a recupero. Nella figura seguente è illustrata la localizzazione degli impianti di separazione del multimateriale nel Veneto. NEWSVie w1 # # # # # # # # # Fig. 1.4.19: Distibuzione territoriale dei principali impianti di recupero multi materiale proveniente da raccolta differenziata – Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. I rifiuti principalmente coinvolti sono: 150106 34% 160103 8% 170405 6%120199 4% 170904 3%130403 3% 150102 3% 170503 3% 120102 2% altri CER 34% Fig 1.4.20: Rifiuti avviati a R12. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Escludendo il flusso principale dovuto ai rifiuti di imballaggio, che include anche i rifiuti urbani, l’operazione R12 in Veneto si sposta principalmente verso le attività di accorpamento-miscelazione, in particolare per Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 293/560 quanto concerne le frazioni metalliche, provenienti da varie origini. In merito ai rifiuti pericolosi, gli oli e le terre/rocce contaminate sono le principali tipologie di rifiuti accorpate-miscelate ai fini del recupero. 1.4.11 Gli impianti di recupero di energia (R1) L’attività di recupero energetico è effettuata dalle attività produttive che utilizzano rifiuti come combustibile alternativo o in concomitanza con i combustibili tradizionali. La stessa operazione è applicata al recupero energetico di rifiuti che provengono dal trattamento di altri rifiuti: combustione del biogas delle discariche; combustione del biogas dei digestori anaerobici; combustione del CSS. Le attività produttive che hanno utilizzato i rifiuti come combustibile sono illustrate nella figura 1.4.21, suddivise in categorie economiche. La principale industria utilizzatrice di rifiuti è quella della produzione di calce e cemento, seguita dalla produzione di energia elettrica e dall’industria del mobile. produzione energia elettrica (ENEL) 24% industria della calce e del cemento 59% industria del pannello e del mobile 14% industria agroalimentare 3% Fig. 1.4.21 Attività economiche che svolgono R1. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. I rifiuti principalmente coinvolti in questa attività sono, per il 57%, scarti della lavorazione del legno e il CDR, per il 24%, utilizzato in co-combustione con il carbone per la produzione di energia elettrica nella centrale ENEL di Fusina (VE); gli pneumatici fuori uso per il 17% sono utilizzati esclusivamente nell’industria della produzione del cemento (fig.1.4.22). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 294/560 0 20.000 40.000 60.000 80.000 100.000 120.000 scarti della lavorazione del legno CDR pneumatici fuori uso scarti dell'industria agroalimentare Fig. 1.4.22: Principali rifiuti avviati a R1. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. La distribuzione provinciale delle attività industriali che utilizzano i rifiuti sopra descritti è illustrata nella figura 1.4.23. 0 20.000 40.000 60.000 80.000 100.000 120.000 140.000 BL PD RO TV VE VI VR industria agroalimentare industria del pannello e del mobile industria della calce e del cemento produzione energia elettrica (ENEL) Fig. 1.4.23 Distribuzione provinciale dell’attività R1. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. La provincia in cui maggiormente si effettua l’operazione R1 è quella di Treviso, in particolare per la presenza dell’industria della produzione del cemento, seguita da Venezia, dove domina la produzione di energia elettrica con l’utilizzo del CDR. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 295/560 NEWSVie w1 # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # ## # # # # # # # # # # # # # # # ## # # # # # # # # # # # # # Fig. 1.4.24: Distribuzione territoriale dell’attività R1 in regime semplificato. Anno 2010 - Fonte: ARPAV – Oss. Regionale Rifiuti. 1.4.12 Gli impianti di trattamento biologico e chimico fisico (D8 e D9) Gli impianti autorizzati a tali operazioni si possono suddividere in 2 principali tipologie: i depuratori civili, ovverosia impianti di trattamento delle acque reflue civili e gli impianti di trattamento rifiuti veri e propri. Nel primo caso si tratta di impianti dedicati alla depurazione delle acque civili e miste, che possono anche essere autorizzati, ai sensi dell’art. 110 del D. Lgs. 152/06 e s.m.i, al trattamento di specifiche tipologie di rifiuti (rifiuti liquidi o fangosi pompabili, ad esempio da bottini), mentre nel secondo si tratta di impianti di depurazione industriale, autorizzati a ricevere rifiuti conto terzi e di impianti di trattamento rifiuti propriamente detti, che sottopongono a processi chimico-fisici (e biologici come nel caso della biostabilizzazione) rifiuti di qualunque stato fisico. Le due operazioni, comunque, restano abbastanza distinte nelle due principali categorie impiantistiche poiché, come illustrato in figura 1.4.25, il trattamento biologico avviene per la maggior parte (92% dei rifiuti trattati) nei depuratori, mentre il trattamento chimico fisico avviene principalmente negli impianti di gestione rifiuti propriamente detti. 0 200.000 400.000 600.000 800.000 1.000.000 1.200.000 D8 D9 negli impianti di gestione rifiuti nei depuratori Fig. 1.4.25 Ripartizione delle operazioni D8 e D9 nelle due principali tipologie impiantistiche - Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 296/560 Depuratori civili I capitoli prevalentemente trattati biologicamente nei depuratori civili (fig.1.4.26) sono: il 19, rifiuti dal trattamento dei rifiuti, pari a 58% e il 20, rifiuti urbani costituiti dai rifiuti delle fosse settiche (CER 200304), pari a 28%. 19 58% 20 28% 02 6% 16 5% 04 2% altri CER 1% Fig. 1.4.26 Ripartizione per capitoli di rifiuti smaltiti nei depuratori civili- Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Il dettaglio dei rifiuti più significativi smaltiti (fig.1.4.27) è il seguente: CER 190703, percolato da discarica, che incide da solo per il 50% con poco più di 400.000 t; CER 200304, fanghi da fosse settiche, quasi 240.000 t (28%); 190703 50% 200304 28% 190203 3% 020201 3% 190599 2% 161002 2% 191103* 2% 040199 2% 160304 2% altri CER 6% Fig. 1.4.27 Ripartizione rifiuti smaltiti nei depuratori civili- Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Seguono flussi minori di una serie di altri rifiuti liquidi provenienti da varie attività economiche, 180.000 t , su circa 833.000 t complessivamente trattate biologicamente in Veneto. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 297/560 # # # # # # # # # # # # # ## # # # # # # # # Fig. 1.4.28: Distribuzione territoriale dei depuratori civili autorizzati alla gestione di rifiuti (D8)- Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti Impianti di trattamento chimico fisico I rifiuti sottoposti a trattamento chimico fisico in impianti di gestione rifiuti sono oltre 1.140.000 t, di cui circa 280.000 t pericolosi. Come rilevato in precedenza (fig. 1.4.25), l’operazione preponderante è D9. Le figure sotto riportate illustrano i capitoli dei rifiuti trattati nel 2010. Di questi il 19 è preponderante e rappresenta il 63% del totale. 19 63% 16 6% 08 6% 12 6% 11 4% 04 4% 07 4% 13 2% altri CER 5% Fig. 1.4.29 Ripartizione per capito dei rifiuti smaltiti negli impianti di trattamento rifiuti D9- Anno 2010 – Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 298/560 I principali rifiuti trattati (fig. 1.4.30) risultano i seguenti: CER 191308, rifiuti acquosi dalle operazioni di bonifica, per circa 442.000 t; CER 190703, percolato da discarica, per quasi 132.000 t; 191308 39% 190703 11% 161002 4% 040106 4% 120301* 4% 191307* 3% 080120 3% 080308 2% 120109 1% altri CER 29% Fig. 1.4.30 Ripartizione dei rifiuti smaltiti negli impianti di trattamento rifiuti- Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. ## #### # ## # # ## # # # # # # # # # # # ## # # Fig. 1.4.31: Distribuzione territoriale degli impianti di trattamento chimico fisico (D9) - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti 1.4.13 Gli impianti di pre-trattamento finalizzato allo smaltimento (D13 e D14) Operazione D13 Gli impianti che effettuano questo tipo di operazione svolgono diverse attività tra cui quella di miscelazione di rifiuti. Questo tipo di impianti costituiscono, con quelli autorizzati al D14/R12, la rete portante dello smaltimento dei rifiuti, pericolosi e non, prodotti in piccole quantità dalle attività produttive. Tali attività, notoriamente Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 299/560 piccole-medie imprese, necessitano di un servizio di stoccaggio e di accorpamento-miscelazione che garantisca l’ottimizzazione logistica e tecnica per l’avvio al corretto smaltimento. Rispetto al 2009 i quantitativi sono aumentati di circa 100.000 t, attestandosi a circa 270.000 t. 17 46% 19 19% 15 7% 16 5% 12 5% 13 5% 08 4% altri CER 9% Fig. 1.4.32 Capitoli di rifiuti avviati a D13 – Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. La fig. 1.4.33 evidenzia l’enorme diversità di rifiuti trattati in questo tipo di impianti. 170504 35% 170605* 5% 150106 4% 191302 4% altri CER 52% Fig. 1.4.33 CER avviati a D13 – Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Dal punto di vista della classificazione, circa il 65% dei rifiuti miscelati sono non pericolosi. Il dettaglio nel grafico seguente. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 300/560 0 20.000 40.000 60.000 80.000 100.000 120.000 140.000 17 19 15 16 12 13 08 07 10 04 06 05 14 11 20 01 18 02 03 09 P NP Fig. 1.4.34 CER avviati a D13 – Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Operazione D14 Questa tipologia di impianti effettua quasi esclusivamente l’attività di accorpamento: per questa valgono le medesime considerazioni espresse per l’operazione D13 circa la rete logistico-tecnica che questi impianti svolgono per le imprese venete. Delle circa 91.000 t gestite nel 2010, l’87% è non pericoloso. I grafici seguenti illustrano i capitoli di rifiuti coinvolti nelle operazioni e ne dettagliano i codici CER a 6 cifre maggiormente presenti. 19 61% 15 17% 04 4% 12 3% 17 3% 07 3% altri CER 9% Fig. 1.4.35 Capitolo di rifiuti avviati a D14 – Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 191212 37% 150106 14%190203 11% 190801 4% 190207* 3% altri CER 31% Fig. 1.4.36 Principali CER avviati a D14 – Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 301/560 Si precisa che nel corso del 2010, all’attività di miscelazione era attribuita l’operazione D9: “Trattamento fisico chimico non specificato altrove nel presente allegato [Allegato B alla parte IV del D.Lgs 152/06] che dia origine a composti o miscugli eliminati secondo uno dei procedimenti elencati nei punti da D1 a D12 (ad esempio evaporazione, essicazione, calcinazione, ecc.)”. A seguito di intervenute modifiche normative l’operazione di miscelazione è stata identificata con le operazioni D13 “Raggruppamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D12” e D14 “Ricondizionamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D13”. Si segnala come nel presente capitolo, poiché viene presentata la situazione impiantistica al 31/12/2010, si faccia riferimento all’originaria interpretazione. 1.4.14 Gli impianti di incenerimento (D10) Nel 2010 erano attivi i seguenti inceneritori per rifiuti speciali autorizzati all’operazione D10: PROV RAGIONE SOCIALE ATTIVITA' TIPOLOGIA DI RIFIUTI TECN. POTENZIALITA' TOTALE SMALTITO NEL 2010 (t) SMALTITO CONTO TERZI NEL 2010 (t) AUTORIZ. VE SIFAGEST S.C.A R.L. (SG31) CONTO PROPRIO e CONTO TERZI fanghi pompabili provenienti dall'impianto TAS SG31 di trattamento reflui industriali del petrolchimico e rifiuti liquidi pericolosi e non, da petrolchimico, TAF e da esterni. Letto fluido verticale 100.000 t/anno 132 0 AIA 2008/2014 (ISO 14001) VE SYNDIAL S.P.A. (CS28) CONTO PROPRIO e CONTO TERZI "sottoprodotti" clorurati liquidi, miscele contenenti PCB/PCT 070107* 070207*070707* 130301* 140602* e sfiati gassosi statico AUTORIZZATA 18.750 t/anno (CAPACITA' NOMINALE 25.000 t/anno) 224 0 AIA 2008/2014 (ISO 14001) VI F.I.S. FABBRICA ITALIANA SINTETICI S.P.A. CONTO PROPRIO* rifiuti liquidi pericolosi e non 1 statico per liquidi 28.800 t/anno** 18.771 0 AIA-VIA del 2011 rifiuti solidi pericolosi e non 1 a piani per solidi 2.880 t/anno** RO FRESENIUS KABI ANTI-INFECTIVES SRL CONTO PROPRIO rifiuti liquidi pericolosi e gassosi statico 600 kg/h 1.675 0 AIA 2008/2013 (ISO 14001) VI ZACH SYSTEM SPA CONTO PROPRIO (del gruppo) rifiuti liquidi pericolosi e fanghi pompabili 2 1.800 l/h 150 kg/h 18.821 0 AIA PROVVISORIA 2008/2014 1 forno statico per solidi VI MITENI S.P.A CONTO PROPRIO rifiuti liquidi pericolosi e gas Non dichiarata 135 0 AIA PROVVISORIA * e anche dallo stabilimento FIS di Termoli (IS). ** stimate. Tab. 1.4.3 Impianti di incenerimento per rifiuti speciali in Veneto – Anno 2010. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 302/560 Fig. 1.4.37: Distribuzione territoriale degli impianti di incenerimento dedicati ai RS. Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 14% 86% rifiuti non pericolosi rifiuti pericolosi Fig. 1.4.38 Tipologia di rifiuti complessivamente inceneriti nei 6 impianti - Anno 2010 NEW SView1 # # # # # # Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 303/560 I rifiuti speciali sottoposti ad operazione D10 sono così suddivisi: rifiuti liquidi pericolosi (86%), rifiuti fangosi non pericolosi (13%) e rifiuti solidi (1%). 0 5.000 10.000 15.000 20.000 25.000 30.000 35.000 40.000 rifiuti liquidi rifiuti fangosi rifiuti solidi non pericoloso pericoloso Fig. 1.4.39 Stato fisico dichiarato dei rifiuti complessivamente inceneriti nei 6 impianti - Anno 2010 I rifiuti prevalentemente smaltiti sono: soluzioni acquose di lavaggio e acque madri (CER 070501*) prodotte dall’industria della “fabbricazione di prodotti farmaceutici di base,” con quasi 14.000 t smaltite in 2 impianti; soluzioni acquose di lavaggio e acque madri (CER 070701*) prodotte dall’industria della chimica fine, che ammontano a poco più di 10.000 t e sono smaltite in un solo impianto; altri solventi organici dell’industria farmaceutica (CER 070504*), con quasi 5.000 t smaltite in un solo impianto; altri solventi organici dell’industria chimica (CER 070704*), con poco più di 4.000 t smaltite in un solo impianto; fanghi dell’industria chimica (CER 070712) e dell’industria farmaceutica (CER 070512), rispettivamente circa 3.500 e 1.500 t 070501* 35% 070701* 26% 070504* 12% 070704* 11% 070712 9% 070512 4% altri CER 3% Fig. 1.4.40 CER inceneriti nei 6 impianti - Anno 2010 Complessivamente in Veneto, la potenzialità autorizzata negli impianti sopra elencati risulta non sfruttata per circa 130.000 t/anno. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 304/560 rifiuti smaltiti 2010 23% potenzialità autorizzata residua 77% Fig. 1.4.41 Potenzialità autorizzata e rifiuti trattati - Anno 2010 Nel 2010 sono state smaltite circa 40.000 t di rifiuti, di cui quasi l’86% costituita da pericolosi, esclusivamente in conto proprio, nonostante la possibilità per alcuni impianti di ricevere rifiuti anche da terzi. A tale quantitativo di rifiuti vanno aggiunte altre 60.000 t smaltite nei tre inceneritori per rifiuti urbani. Si tratta prevalentemente di rifiuti sanitari, anche a rischio infettivo, e di scarti dal recupero e trattamento di rifiuti urbani. 1.4.15 Impianti di discarica (D1) Nella Regione Veneto sono presenti complessivamente 66 impianti di discarica attivi, di cui: 15 per rifiuti speciali non pericolosi, 13 per irfiuti urbani non pericolosi e le rimanenti per rifiuti inerti. La ripartizione viene illustrata nelle tabelle seguenti. Provincia Ragione Sociale Comune Tipo discarica Volume residuo (m3) al 31/12/10 Trattato 2010 (t) BL C.I.P.A. CONSORZIO INDUSTRIALI PORTEZIONE AMBIENTE – ISE Perarolo di Cadore RNP 10.000 0 BL COMUNE DI TRICHIANA Trichiana RNP 29.966 3.183 BL RENO DE MEDICI Santa Giustina RNP 60.520 12.137 TV ALLES – AZIANDA LAVORI LAGUNARI ESCAVO SMALTIMENTI Loria RNP 860.080 63.113 TV CO.VE.RI. Silea RNP 12.000 17.449 TV GEO NOVA Istrana RNP 0 4.649 VI ACQUE DEL CHIAMPO SPA SERVIZIO IDRICO INTEGRATO Arzignano RNP 890 2.449 VI ACQUE DEL CHIAMPO SPA SERVIZIO IDRICO INTEGRATO Arzignano RNP 155.630 20.239 VI INDUSTRIA CONCIARIA EUROPA Tezze sul Brenta RNP 8.788 492 VI MEDIO CHIAMPO Zermeghedo RNP 143.861 0 VI SAFOND-MARTINI Montecchio Precalcino RNP 1.173.300 79.748 VR INERTECO Zevio RNP 289.587 25.414 VR PROGECO AMBIENTE San Martino Buon Albergo RNP 889.802 95.290 VR PRO-IN Sommacampagna RNP 179.216 43.880 VR GEO NOVA Sommacampagna RNP 724.000 0 Tab. 1.4.4 Impianti di discarica per rifiuti speciali in Veneto – Anno 2010. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 305/560 ## # # # # # # # # ## # # # Fig. 1.4.42 Distribuzione territoriale dei 15 impianti di discarica attivi per rifiuti speciali non pericolosi. Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti Provincia Ragione Sociale Comune Tipo discarica Volume residuo (m3) al 31/12/10 Trattato 2010 (t) BL COMUNITÀ MONTANA DELLA VALLE DEL BOITE Cortina d’Ampezzo RNP-RU 58.193 5.807 BL ECOMONT Longarone RNP-RU 40.300 860 BL LA DOLOMITI AMBIENTE Ponte nelle Alpi RNP-RU 11.200 3164 PD ENERGIE TERRITORIO RISORSE AMBIENTALI – E.T.R.A. Campodarsego RNP-RU 49.799 67.473 PD GEA Sant’urbano RNP-RU 769.014 150.337 PD SOCIETA’ ESTENSE SERVIZI AMBINETALI – S.E.S.A. Este RNP-RU 49.000 29.602 RO CONSORZIO SMALTIMENTO RSU – ENTE BACINO RO1 Villadose RNP-RU 11.517 50.488 RO S. MARTINO GREEN San Martino di Venezze RNP-RU 44.020 48.157 VE ALISEA – AZIENDA LITORANEA SERVIZI AMBIENTALI Jesolo RNP-RU 516.649 45.050 VE VERITAS Chioggia RNP-RU 4.277 0 VI ALTO VICENTINO AMBIENTE Asiago RNP-RU 39.660 8.753 VI C.I.A.T. – CONSORZIO PER L’IGIENE DELL’AMBIENTE E DEL TERRITORIO Grumolo delle Abbadesse RNP-RU 2.000 15.078 VR COMUNE DI LEGNAGO Legnago RNP-RU 780.997 63.991 Tab. 1.4.5 Impianti di discarica per rifiuti non pericolosi e rifiuti urbani in Veneto – Anno 2010. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 306/560 # # # # # # # # # # # # # Fig. 1.4.43 Distribuzione territoriale dei 13 impianti di discarica attivi per rifiuti urbani non pericolosi. Anno 2010 - Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti # # ## # ## # ## # ## # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # Fig. 1.4.44: Distribuzione territoriale dei 38 impianti di discarica per rifiuti inerti (graficamente alcuni sono coincidenti). Anno 2010 Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 307/560 Provincia Ragione Sociale Comune Tipo discarica Volume residuo (m3) al 31/12/10 Trattato 2010 (t) BL Roni Angelo Sospirolo 8.000 0 BL Immobiliare dalla Riva Belluno 39.400 0 BL Gescon – Comune di San Vito San Vito di Cadore 7.722 64.427 BL I.S.E. srl Perarolo di Cadore 21.666 28.251 BL Comune di Danta Danta di Cadore 13.535 510 BL De Martin S. Stefano di Cadore 44.245 0 BL Comune di Cencenighe Cencenighe Agordino 7.159 1.262 BL Comune di Sappada Sappada 39.718 423 BL Ecoinerti San Pietro di Cadore 8.453 0 TV Tonon spa Cordignano 0 24.234 TV Dal Zotto Montebelluna 83.715 0 TV Bio Due srl Paderno del Grappa 7.000 24.737 TV T.E.R.R.A. Paese 842.386 46.238 TV Toscoveneta Marmi e Graniti spa San Vendemiano 9.753 1.110 TV Postumia Cave srl Trevignano 43.000 18.814 TV Ceotto srl Vedelago 75.710 1.185 TV Ruffato Mario Vedelago 8.487 0 TV Telve Rigo srl Vedelago 5.500 0 TV Trentin spa Vedelago 86.200 0 TV Marvit Vittorio Veneto 26.200 1.915 TV Comune di Vittorio Veneto – Centro recuperi Piave srl Vittorio Veneto 84.600 601 VI Cotrim Trissino 0 11.000 VI Egap Rosà 7.336 37 VI Grassi Pietre Nanto 0 1 VI Consorzio Artigiani Aps Asiago 6.171 4.648 VI Marmi Porticello Conco 0 0 VI Marmi Graniti-Favorita Lonigo 7.221 2.443 VI Servizi srl Marano Vicentino 3.147.649 3.795 VI EGI Zanotto Montecchio Precalcino 0 0 VI Vegri Scarl Marano Vicentino 75.409 260 VI Alto Vicentino Ambiente Thiene 256.840 4.864 VI COMAC Romano d’Ezzelino 418.759 128 VI Farronato Ecogea Romano d’ezzelino 3.120 835 VR Teco Grezzana 27.000 8.763 VR Consorzio Marmisti della Valpantena Grezzana 14.900 38.672 VR Cooperativa di Servizi Ecologici Dasty Soc. Coop A. RL Ecoblu Caprino Veronese 604.000 264.645 VR La Rustica Breonio srl Fumane 5.365 487 VR Scavi Rabbi Valeggio sul Mincio 420.000 0 Tab. 1.4.6 Impianti di discarica per rifiuti inerti in Veneto – Anno 2010. L’Unione Europea, nell’ottica della direttiva quadro sui rifiuti, ha sempre considerato l’opzione della discarica come l’ultimo passaggio per la gestione dei rifiuti, una opzione da considerare quando forme di recupero di Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 308/560 materia o energia non sono percorribili. Tale scelta discende dalla consapevolezza che la discarica, pur essendo una soluzione storica ed in taluni casi economica, non rappresenta una forma di gestione ottimale del rifiuto. Per tale motivo nel corso degli anni si sono susseguite diverse normative specifiche relative alle modalità di costruzione delle discariche e alle modalità di gestione e controllo relativamente all’ammissibilità dei rifiuti in discarica. L’attuale quadro normativo fa riferimento alla direttiva 1999/31/Ce recepita nell’ordinamento italiano con D.Lgs. 13 Gennaio 2003 n. 36. Tale decreto individua le modalità costruttive e gestionali delle diverse tipologie di discarica (per rifiuti pericolosi, per rifiuti non pericolosi, per rifiuti inerti). Le discariche attive nella Regione del Veneto, sono state tutte adeguate alle prescrizioni tecniche previste, attraverso la realizzazione di barriere geologiche di fondo e di sistemi di captazione del percolato e del biogas. L’ammissibilità dei rifiuti in discarica è stata recentemente aggiornata attraverso il D.M. 27 Settembre 2010 che stabilisce quali debbano essere le caratteristiche dei rifiuti per poter essere allocati in discarica senza pericolo per l’ambiente e garantendo nel tempo che il mancato rilascio di composti inquinanti. Nel 2010 le discariche in esercizio nella regione hanno ricevuto complessivamente 1.170.000 t di rifiuti speciali. Di questi, il 52% è stato avviato a discariche per non pericolosi, mentre la quota rimanente è stata avviata a discariche per inerti. In particolare, nelle discariche per rifiuti non pericolosi dedicate allo smaltimento di rifiuti speciali, sono state smaltite oltre 400.000 t di rifiuti. Circa il 90% dei rifiuti ritirati era riconducibile ai capitoli 19, 17, 01 e 10, secondo le percentuali indicate in fig. 1.4.45 19 54% 17 27% 01 5% 10 4% Altri 10% 19 17 01 10 Altri Fig. 1.4.45 Suddivisione percentuale per capitoli CER dei rifiuti speciali avviati in discariche per non pericolosi Analizzando più in dettaglio la tipologia di rifiuti, emerge tuttavia che il CER più rappresentativo è il 170504 “terre e rocce, diverse da quelle di cui alla voce 170503”, con oltre 90.000 t smaltite. Segue poi il CER 190305 “rifiuti stabilizzati diversi da 190304” con circa 51.000 t e il CER 191212 “altri rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui alla voce 191211” con circa 40.000 t. Nella fig. 1.4.46 si riportano in dettaglio i CER smaltiti in quantitativi superiori alle 10.000 t. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 309/560 170504 23% 190305 12% 191212 9%190814 9% 190304 7% 191302 5% 010413 5% 030307 3% 190203 3% Altri 24% 170504 190305 191212 190814 190304 191302 010413 030307 190203 Altri Fig. 1.4.46 Suddivisione percentuale dei codici CER avviati in discariche per rifiuti speciali non pericolosi Nelle discariche per rifiuti non pericolosi che gestiscono i rifiuti urbani, sono state trattate nel 2010 quasi 500.000 t, di cui oltre 200.000 t di rifiuti speciali del capitolo CER 19. Approfondendo l’analisi al singolo CER, si osserva che quello smaltito in quantitativi maggiori è il CER 191212 (circa 170.000 t), seguito dal 200301 (quasi 120.000 t). Altri CER, sia speciali che urbani, occupano una quota residua, come risulta dalla fig. 1.4.47. 191212 46% 200301 32% Altri CER 22% 191212 200301 Altri CER Fig. 1.4.47: Suddivisione percentuale dei CER avviati in discariche per non pericolosi che trattano anche rifiuti urbani. Per quanto riguarda invece le discariche per rifiuti inerti, sono state smaltite nel 2010 oltre 560.000 t di rifiuti. I CER più rappresentativi sono riconducibili ai capitoli 01, 17 e 19, secondo le proporzioni indicate nella fig. 1.4.48 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 310/560 01 60% 17 35% 19 5% 01 17 19 Fig. 1.4.48: Suddivisione percentuale per capitoli CER dei rifiuti smaltiti in discarica per inerti. In questa tipologia di discariche, i rifiuti maggiormente smaltiti sono il CER 010413 “rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, di versi da quelli di cui alla voce 010407” (circa 335.000 t) e il CER 170504 (circa 165.000 t). Residuale è invece la quota smaltita di altri CER, come risulta dalla Fig. 1.4.49. 010413 60% 170504 29% Altri 11% 010413 170504 Altri Fig. 1.4.49 Suddivisione percentuale dei CER avviti in discarica per rifiuti inerti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 311/560 APPENDICE 2: Linee guida per la classificazione degli impianti di gestione dei rifiuti e l’attribuzione delle operazioni di smaltimento e recupero di cui agli allegati B e C del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. ai fini dell’individuazione dei contenuti minimi da inserire nelle domande di autorizzazione. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 312/560 La normativa nazionale in materia di rifiuti individua, all’art. 208 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i., le modalità per il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio ed in particolare le condizioni e prescrizioni da includere nel provvedimento. Allo scopo di poter garantire una agevole individuazione dei requisiti minimi, delle tipologie e dei quantitativi di rifiuti trattati da inserire nelle domande di autorizzazione vengono proposte le seguenti linee guida, individuate in accordo con le Province del Veneto. Ulteriore finalità del presente lavoro è garantire un quadro impiantistico aggiornato ed omogeneo a livello regionale che classifichi gli impianti e le relative linee di trattamento, in funzione della reale attività svolta e non solo sulle operazioni effettuate, che in alcuni casi potrebbero risultare estremamente generiche. 1. Classificazione degli impianti ai fini del rilascio del provvedimento autorizzativo. Lo scopo della classificazione degli impianti è duplice: da una parte intende standardizzare le informazioni necessarie alla pianificazione regionale e dall’altra, catalogare gli impianti per gruppi – tipologie omogenee al fine di poter codificare le informazioni tecniche minime necessarie per la trasmissione dei dati agli Enti nazionali (art. 208, comma 17-bis, del D.Lgs 152 s.m.i). Le informazioni codificate sencondo le presenti modalità verranno inserite nella banca dati regionale, consentendo di effettuare periodiche elaborazioni statistiche sul numero di impianti autorizzati, potenzialità, CER ecc. La filosofia della classificazione degli impianti è quella di associare ad una determinata unità locale (cosiddetto impianto) un numero “il più ridotto possibile” di linee, tale da descrivere in maniera esaustiva i processi di trattamento ivi adottati. Il filo conduttore della classificazione è del tipo “dal generale al particolare”, ossia partendo da un’informazione generale più sintetica (tipo impianto), a cui saranno associati i dati fondamentali quali la potenzialità di trattamento e lo stoccaggio, si passa a cascata ad informazioni sempre più specifiche (operazioni, CER …). Pertanto, una volta individuate le diverse attività dell’impianto saranno definite le varie linee di trattamento, ciascuna delle quali contraddistinta da: a) Tipo impianto � stoccaggio; � selezione e recupero; � trattamento; � depurazione; � incenerimento; � discarica; b) Dettaglio impianto costituita da una voce generica, “Categoria” (per es. RECUPERO SECCHI) e una voce di dettaglio, “Attività” (per es. Selezione e recupero carta). Al Dettaglio impianto verranno associate: � la potenzialità di trattamento della linea in t/anno (m3/anno) e/o t/giorno ( m3/giorno); � la capacità istantanea di stoccaggio in t (m3); � le operazioni di recupero e/o smaltimento di cui agli allegati B e C del D. Lgs. 152/06 e s.m.i., che sono individuate univocamente sulla base della tabella di classificazione (Tab. 5). Ove possibile le informazioni di cui sopra sono da rendere per ciascuna singola operazione. Nel caso specifico dello stoccaggio si possono distingure due diversi tipi di attvità: a) STOCCAGGIO “PURO” (R13 o D15): si intende un impianto o una linea autonoma presso cui si effettua unicamente stoccaggio (messa in riserva e/o deposito preliminare) su un elenco di codici CER, senza effettuazione di successive operazioni di recupero o smaltimento definitivo. In questo caso, bisogna individuare una linea specifica che afferisce al Tipo impianto: STOCCAGGIO b) STOCCAGGIO FUNZIONALE (R13 o D15): si intende un’attività funzionale alle successive operazioni di recupero o smaltimento svolte presso il medesimo stabilimento. In questo caso, non si Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 313/560 individua una specifica linea e la capacità di stoccaggio è esplicitata in relazione alla linea di effettivo recupero e/o smaltimento. Si riportano due esempi a fini illustrativi: Esempio 1: impianto di recupero del secco riciclabile che prevede il recupero della carta e dei metalli e la semplice selezione della plastica (esce un rifiuto e non una “materia prima seconda”), sarà contraddistinto dalla seguente classificazione: N. LINEA TIPO IMPIANTO DETTAGLIO IMPIANTO OPERAZIONE ASSOCIATA 1 SELEZIONE E RECUPERO RECUPERO SECCHI Pot: t/a (e/o t/g) Capacità stoccaggio funzionale (m3) Selezione/Recupero carta R3 (eventuale pot. t/a) R13* Selezione/Recupero metalli R5 R13* SELEZIONE E CERNITA Pot: t/a (e/o t/g) Capacità stoccaggio funzionale (m3) R12 R13* * stoccaggio funzionale Tab. 1: esempio impianto di selezione e recupero Esempio 2: impianto che effettua uno stoccaggio “puro” per alcune tipologie di rifiuti, una operazione di digestione anaerobica e compostaggio per altri, il recupero energetico del biogas, il condizionamento fanghi, il recupero del secco riciclabile e il trattamento del rifiuto indifferenziato per produrre biostabilizzato, sarà quindi contraddistinto dalle seguenti linee: N. LINEA TIPO IMPIANTO DETTAGLIO IMPIANTO OPERAZIONE ASSOCIATA 1 STOCCAGGIO STOCCAGGIO Capacità stoccaggio (m3) Messa in riserva R13** 2 SELEZIONE E RECUPERO RECUPERO PUTRESCIBILI Pot: t/a (e/o t/g) Capacità stoccaggio funzionale (m3) Digestione anaerobica + Compostaggio ACM R3 (eventuale pot. t/a) R13* Condizionamento fanghi R3 R13* RECUPERO ENERGETICO Pot: m3/a (e/o m3/g) Biogas da digestione anaerobica R1 SELEZIONE E CERNITA Pot: t/a (e/o t/g) Capacità stoccaggio funzionale (m3) R12 R13* 3 TRATTAMENTO TRATTAMENTO CHIMICO FISICO BIOLOGICO Pot: t/a (e/o t/g) Capacità stoccaggio funzionale (m3) Produzione biostabilizzato D8 D15* * stoccaggio funzionale ** stoccaggio puro Tab. 2: esempio impianti di selezione e recupero, trattamento, stoccaggio L’ultima fase della classificazione consiste nella definizione dei codici CER da autorizzare, che dovranno essere collegati alla corrispondente linea impiantistica di trattamento. Al fine di evitare duplicazioni di codici CER che possono essere trattati in più linee si propone il seguente schema: Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 314/560 CER SELEZIONE E RECUPERO TRATTAMENTO RECUPERO SECCHI – Selezione e recupero carta SELEZIONE E CERNITA RECUPERO PUTRESCIBILI – Digestione anaerobica – compostaggio ACM RECUPERO PUTRESCIBILI – Condizionamento fanghi TRATTAMENTO CHIMICO FISICO BIOLOGICO Produzione biostabilizzato R3 R12 R3 R3 D8 150101 X X 190805 X X 200101 X X 200108 X 200301 X … Tab. 3: schema riassuntivo dei codici CER autorizzati 2. Informazioni tecniche minime da includere nella domanda di autorizzazione. Si riportano a seguire i contenuti tecnici minimi da includere nelle istanze di autorizzazione definiti in base al tipo di impianto. Tipo Impianto Dato tecnico Unità di misura STOCCAGGIO Capacità massima di stoccaggio tonnellate SELEZIONE E RECUPERO* Capacità massima di stoccaggio tonnellate Potenzialità annua tonnellate/anno TRATTAMENTO Capacità massima di stoccaggio tonnellate Potenzialità annua tonnellate/anno INCENERIMENTO Potenzialità giornaliera tonnellate/giorno Potenzialità annua tonnellate/anno DISCARICA Volume totale di progetto m3 N. lotti totali approvati unità Potenzialità autorizzata Tonnellate * Gli autodemolitori fanno eccezione rispetto a questo schema. Il parametro di riferimento è dato dalla superficie di stoccaggio (m2) e/o dal numero massimo di veicoli in ricezione. Tab. 4: schema dei contenuti tecnici minimi. A ll eg at o A D C R n . 3 0 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 31 5 /5 6 0 C la ss ifi ca zi on e de gl i i m pi an ti di g es tio ne d ei r ifi ut i T ip o im p ia n to D et ta g lio im p ia n to O pe ra zi on e N o te e sp lic at iv e S TO C C A G G IO S TO C C A G G IO D ep os ito p re lim in ar e D 15 S i i nt en de s ol o co m e S to cc ag gi o pu ro S TO C C A G G IO M es sa in ri se rv a R 13 S TO C C A G G IO TR A V A S O R 13 D 15 S TO C C A G G IO C E N TR O D I R A C C O LT A N P S E LE Z IO N E E R E C U P E R O R E C U P E R O IN D IF F E R E N Z IA T O P ro du zi on e C D R R 3 R E C U P E R O IN D IF F E R E N Z IA T O – S el ez io ne /R ec up er o ot tic o m an ua le R 3 si i nt en de u n im pi an to l a cu i fu nz io ne p rin ci pa le è q ue lla d i ot te ne re fra zi on i se cc he re cu pe ra bi li tra m ite un a se le zi on e a va lle de l rif iu to in di ffe re nz ia to R 13 * R E C U P E R O A M B IE N TA LE R ec up er o m or fo lo gi co a m bi en ta le R 10 R 13 * R E C U P E R O A M B IE N TA LE S pa nd im en to fa ng hi R 10 U ni ca m en te p er g li im pi an ti di r ec up er o rif iu ti o de pu ra to ri au to riz za ti ad ef fe ttu ar e lo s pa nd im en to fa ng hi in a gr ic ol tu ra R 13 * R E C U P E R O C H IM IC I R ig en er az io ne /re cu pe ro s ol ve nt i R 2 R 13 * R E C U P E R O C H IM IC I R ig en er az io ne d eg li ac id i e d el le b as i R 6 R 13 * R E C U P E R O C H IM IC I R ec up er o de i p ro do tti c he s er vo no a c ap ta re g li in qu in an ti R 7 R 13 * R E C U P E R O C H IM IC I R ec up er o de i p ro do tti p ro ve ni en ti da i c at al iz za to ri R 8 R 13 * R E C U P E R O C H IM IC I R ig en er az io ne o a ltr i i m pi eg hi d eg li ol i R 9 R 13 * R E C U P E R O E N E R G E T IC O B io ga s da d ig es tio ne a na er ob ic a R 1 R E C U P E R O E N E R G E T IC O B io ga s da d is ca ric a R 1 R E C U P E R O E N E R G E T IC O C oi nc en er im en to R 1 s i i nt en de " u n im p ia n to la c u i f u n zi o n e p ri n ci p a le c o n si st e n e lla p ro d u zi o n e d i e n e rg ia o d i m a te ri a li e c h e u til iz za r ifi u ti co m e c o m b u st ib ile n o rm a le o a cc e ss o ri o " (D . lg s. 1 33 /0 5, a rt. 2 , c. 1, l et t. e) ) di ve rs o da l re cu pe ro d i bi og as d a di ge st io ne a na er ob ic a o da d is ca ric a R 13 * R E C U P E R O IN E R T I R ec up er o in er ti R 5 R 13 * R E C U P E R O IN E R T I R ile va ti st ra da li R 5 S E LE Z IO N E E R E C U P E R O R E C U P E R O P U T R E S C IB IL I C om po st ag gi o A C M R 3 Im pi an ti di c om po st ag gi o pe r la p ro du zi on e di a m m en da nt e co m po st at o m is to a i s en si d el D . L gs . 7 5/ 10 e s s. m m .ii . R 13 * R E C U P E R O P U T R E S C IB IL I C om po st ag gi o A C V R 3 Im pi an ti di c om po st ag gi o pe r la p ro du zi on e di a m m en da nt e co m po st at o ve rd e ai s en si d el D . L gs . 7 5/ 10 e s s. m m .ii . R 13 * R E C U P E R O P U T R E S C IB IL I C on di zi on am en to fa ng hi R 3 Im pi an ti ch e tra tta no i fa ng hi e li s to cc an o pe r un s uc ce ss iv o sp an di m en to su l s uo lo a gr ic ol o R 13 * R E C U P E R O P U T R E S C IB IL I D ig es tio ne a na er ob ic a R 3 Im pi an to c he p re ve de l a so la d ig es tio ne a na er ob ic a de l rif iu to o rg an ic o se le zi on at o co n pr od uz io ne d i b io ga s e di ge st at o R 13 * A ll eg at o A D C R n . 3 0 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 31 6 /5 6 0 T ip o im p ia n to D et ta g lio im p ia n to O pe ra zi on e N o te e sp lic at iv e R E C U P E R O P U T R E S C IB IL I D ig es tio ne a na er ob ic a + C om po st ag gi o A C M R 3 Im pi an to ch e pr ev ed e la di ge st io ne an ae ro bi ca e il su cc es si vo co m po st ag gi o de l r ifi ut o or ga ni co s el ez io na to c on p ro du zi on e di b io ga s e A C M R 13 * R E C U P E R O P U T R E S C IB IL I P ro du zi on e fe rti liz za nt i R 3 pr od uz io ne d i fe rti liz za nt i di c ui a l D . Lg s. 7 5/ 10 e s s. m m .ii . a pa rti re d a rif iu ti R 13 * R E C U P E R O P U T R E S C IB IL I P ro du zi on e m at er ie p rim e R 3 es em pi o: g li im pi an ti di p ro du zi on e di a ci do ta rta ric o da lla b or la nd a R 13 * R E C U P E R O S E C C H I S el ez io ne /R ec up er o ca rta R 3 R 13 * R E C U P E R O S E C C H I S el ez io ne /R ec up er o le gn o R 3 R 13 * R E C U P E R O S E C C H I S el ez io ne /R ec up er o pl as tic a R 3 R 13 * R E C U P E R O S E C C H I S el ez io ne /R ec up er o pn eu m at ic i R 3 R 13 * R E C U P E R O S E C C H I S el ez io ne /R ec up er o m et al li R 4 R 13 * R E C U P E R O S E C C H I F ra nt um az io ne R 4 at tiv ità d i r ec up er o di c ar ca ss e di v ei co li, R A E E , e cc . R 13 * R E C U P E R O S E C C H I S el ez io ne /R ec up er o ve tro R 5 R 13 * S E LE Z IO N E E R E C U P E R O R A E E R 12 R 13 * S E LE Z IO N E E C E R N IT A R 12 q ue st a tip ol og ia d i at tiv ità r ig ua rd a si a gl i im pi an ti ch e ef fe ttu an o un a se le zi on e su d et er m in at e tip ol og ie d i r ifi ut o se nz a ot te ne re " m a te ri e p ri m e se co n d e " si a qu el li ch e ef fe ttu an o la s ep ar az io ne d el m ul tim at er ia le R 13 * S E LE Z IO N E E R E C U P E R O A U T O D E M O LI TO R I R O T TA M A T O R I n. d. N el l’a pp lic at iv o S IR A V s i u til iz za l ’o pe ra zi on e ge ne ric a O C ; ne lle m or e di in di ca zi on i a liv el lo r eg io na le o n az io na le l ’A m m in is tra zi on e pr ov in ci al e in di ch er à ne l pr ov ve di m en to au to riz za tiv o le op er az io ni rit en ut e pi ù op po rtu ne e sp ec ifi ch er à se l'a tti vi tà è di au to de m ol iz io ne e/ o di ro tta m az io ne T R A TT A M E N T O T R A TT A M E N T I C O M P LE S S I M is ce la zi on e no n in d er og a D 13 I tra tta m en ti co m pl es si s on o co st itu iti d a at tiv ità d i t ra tta m en to p re lim in ar e si a al s uc ce ss iv o sm al tim en to c he a l s uc ce ss iv o re cu pe ro d i r ifi ut i. P re vi a la d is tin zi on e tra a cc or pa m en to e m is ce la zi on e in b as e al la n or m at iv a vi ge nt e si co ns id er an o at tiv ità di ac co rp am en to , pe r es em pi o lo sc on fe zi on am en to ric on fe zi on am en to , ba nc al at ur a sb an ca la tu ra , tra va so s vu ot am en to D 15 * R 12 R 13 * T R A TT A M E N T I C O M P LE S S I M is ce la zi on e in d er og a D 9 D 15 * R 12 R 13 * T R A TT A M E N T I C O M P LE S S I S el ez io ne , c er ni ta , r id uz io ne v ol um et ric a D 13 D 15 * R 12 R 13 * A ll eg at o A D C R n . 3 0 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 31 7 /5 6 0 T ip o im p ia n to D et ta g lio im p ia n to O pe ra zi on e N o te e sp lic at iv e T R A TT A M E N T I C O M P LE S S I A cc or pa m en to D 14 D 15 * R 12 R 13 * T R A TT A M E N T O C H IM IC O F IS IC O B IO LO G IC O P ro du zi on e bi os ta bi liz za to D 8 D 15 * T R A TT A M E N T O C H IM IC O F IS IC O B IO LO G IC O S ep ar az io ne s ec co u m id o D 13 D 15 * T R A TT A M E N T O C H IM IC O F IS IC O B IO LO G IC O T ra tta m en to d ep ur at iv o rif iu ti ac qu os i D 8 S i in te nd on o gl i im pi an ti au to riz za ti ai s en si d el l’a rt. 2 08 d el D . Lg s. 15 2/ 06 e s s. m m .ii . a l t ra tta m en to d i r ifi ut i l iq ui di e p os so no e ss er e co st itu iti an ch e da d ep ur at or i i nd us tri al i D 9 D 15 * T R A TT A M E N T O C H IM IC O F IS IC O B IO LO G IC O In er tiz za zi on e D 9 D 15 * T R A TT A M E N T O C H IM IC O F IS IC O B IO LO G IC O S te ril iz za zi on e D 9 D 15 * D E P U R A T O R E T R A TT A M E N T O R IF IU T I E X T R A F O G N A R I Im pi an to re flu i c iv ili e m is ti D 8 S i i nt en do no i de pu ra to ri ci vi li ch e po ss on o ric ev er e rif iu ti ai s en si d el l’a rt. 11 0 c. 2 e 3 d el D . Lg s. 1 52 /0 6 e ss .m m .ii . in r eg im e ris pe tti va m en te d i au to riz za zi on e o co m un ic az io ne . D 9 D 15 * IN C E N E R IM E N T O R IF IU T I S P E C IA LI D 10 R IF IU T I U R B A N I E S P E C IA LI D 10 D IS C A R IC A IN E R T I D 1 D 15 * N O N P E R IC O LO S I D 1 D 15 * N O N P E R IC O LO S I – b io re at to re c on re cu pe ro d i b io ga s D 1 D 15 * N O N P E R IC O LO S I – ri fiu ti in or ga ni ci o a b as so c on te nu to o rg an ic o o bi od eg ra da bi le D 1 D 15 * N O N P E R IC O LO S I – ri fiu ti or ga ni ci p re tra tta ti D 1 D 15 * N O N P E R IC O LO S I – ri fiu ti m is ti co n re cu pe ro d i b io ga s D 1 D 15 * P E R IC O LO S I D 1 D 15 * *s to cc a g g io f u n zi o n a le T a b . 5 : sc h e m a d i c la ss ifi ca zi o n e . Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 318/560 2. SCENARI DI GESTIONE 2.1 PREMESSA SUGLI OBIETTIVI DI PIANO La definizione degli scenari di piano relativi ai rifiuti speciali, in linea con le direttive comunitarie e nazionali in materia, fa riferimento agli obbiettivi di seguito indicati. 1. ridurre la produzione e la pericolosità dei rifiuti speciali: tale aspetto è evidentemente legato all’ottimizzazione dei cicli produttivi e presuppone la possibilità di ricorrere a tecnologie più pulite e innovative, ad un utilizzo più razionale e meno impattante delle risorse naturali, all’immissione sul mercato di prodotti che per la loro fabbricazione, il loro uso o il loro smaltimento non incrementano la quantità o la nocività dei rifiuti e conseguentemente i rischi di inquinamento. Potrà essere previsto il ricorso ad accordi, anche settoriali, per incoraggiare le imprese a predisporre piani di prevenzione dei rifiuti, nonché intese per garantire la disponibilità di informazioni sulla prevenzione dei rifiuti e di prodotti a minor impatto ambientale. In tale ambito potrebbero essere analizzati i cicli produttivi che determinano le più cospicue produzioni di rifiuti speciali nel Veneto al fine di individuare possibili interventi finalizzati a minimizzarne la produzione e la pericolosità. Un altro aspetto di fondamentale rilevanza da incentivare grazie alle novità normative recentemente introdotte e recepite, consiste nella valorizzazione degli scarti industriali all’interno dello stesso o in altri cicli produttivi secondo le indicazioni espresse nella definizione di sottoprodotto. 2. favorire il riciclaggio, ossia il recupero di materia a tutti i livelli: potrà essere previsto, tra l’altro, il ricorso a campagne di sensibilizzazione e diffusione di informazioni destinate al pubblico in generale o a specifiche categorie di consumatori e, per quanto riguarda gli appalti pubblici, l’utilizzo di materiali di recupero nonché l’integrazione dei criteri ambientali e di prevenzione dei rifiuti. A tal proposito di fondamentale importanza risulterà anche la definizione di specifiche tecniche per quelle materie prime seconde (ora ridefiniti rifiuti che hanno cessato di essere tali), prodotte dagli impianti di recupero, al momento, prive di norme di riferimento nazionali o internazionali. 3. favorire le altre forme di recupero, in particolare il recupero di energia: rappresenta una finalità che deve essere perseguita sotto l’aspetto dell’innovazione, in quanto può garantire sviluppo tecnologico, opportunità di riduzione degli impatti ambientali, nonchè il rilancio economico. Dopo il recupero di materia deve essere massimizzato il recupero energetico. In questo senso deve essere promosso e sostenuto il recupero energetico del combustibile da rifiuto (CDR-CSS) negli impianti industriali esistenti in sostituzione dei combustibili fossili tradizionali. 4. valorizzare la capacità impiantistica esistente: un principio fondamentale che sarà applicato è quello di valorizzare appieno la potenzialità già installata sul territorio, anche con ristrutturazioni impiantistiche, per gestire quei flussi di rifiuti che attualmente costituiscono la domanda inevasa, evitando l’utilizzo di nuovi siti e la realizzazione di nuovi impatti sul territorio già pesantemente industrializzato, evitando il consumo di suolo e salvaguardando in particolare il suolo agricolo. 5. minimizzare il ricorso alla discarica, in linea con la gerarchia dei rifiuti: l’opzione dello smaltimento deve costituire la fase finale del sistema di gestione dei rifiuti speciali, da collocare a valle dei processi di trattamento finalizzati a ridurre la pericolosità o la quantità dei rifiuti. 6. applicare il principio di prossimità alla gestione dei rifiuti speciali: il D.Lgs. 152/06 e s.m.i. introduce sulla base della normativa comunitaria il principio di prossimità per lo smaltimento dei rifiuti. Nello specifico l’art. 182-bis, c.1, recita che “lo smaltimento dei rifiuti […]” è “attuato con il ricorso ad una rete integrata ed Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 319/560 adeguata di impianti […] al fine di […] permettere lo smaltimento dei rifiuti […] in uno degli impianti idonei più vicini ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi”. La normativa non prevede pertanto un obbligo a limitare la movimentazione dei rifiuti speciali, che soggiace alle regole del libero mercato, bensì suggerisce di valutare, nell’ambito della creazione di una rete impiantistica integrata per la gestione dei rifiuti, anche l’aspetto di vicinanza dell’impianto rispetto al luogo di produzione. Quindi la valutazione dei fabbisogni impiantistici regionali in relazione alla domanda inevasa deve tenere in conto, per quanto possibile, anche dell’applicazione di questo principio, così come indicato all’art.199, c.3, lett. g) del D.Lgs 152/06. In particolare, per la costruzione dello scenario DUE si è fatto riferimento ai documenti comunitari: Strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti (COM(2005) 666 del 21/12/2005), il cui Report è stato adottato il 19 gennaio 2011, e Relazione su un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse (2011/2068(INI)). Le principali azioni strategiche della citata Strategia sono, oltre alla semplificazione e aggiornamento della legislazione vigente in materia di rifiuti nonché l’importanza della sua piena attuazione: l’introduzione dell’analisi del “ciclo di vita” (LCA) nella politica in materia di rifiuti; la prevenzione dei rifiuti; la costituzione della società europea del riciclaggio. La Relazione del 2011 esorta la Commissione Europea e gli stati membri a concretizzare alcune importanti azioni strategiche nel campo dei rifiuti, con particolare riferimento alla loro produzione. Tra le principali iniziative tematiche, tale Relazione ritiene necessario per gli stati membri: la riduzione della produzione dei rifiuti residui fino a raggiungere livelli prossimi allo zero. Il Piano inoltre: stabilisce i criteri per la definizione da parte delle Province delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento rifiuti, con particolare riferimento alle discariche, tenendo conto del sistema di vincoli già introdotti dalla pianificazione urbanistica e ambientale. Saranno definite regole affinché gli impianti siano realizzati in zone compatibili (zone industriali esistenti) e le discariche in aree a bassa vulnerabilità. ipotizza il fabbisogno gestionale, che sarà valutato considerando i quantitativi di rifiuti prodotti, le tipologie impiantistiche di smaltimento/recupero disponibili sul territorio, il destino ottimale per i rifiuti che attualmente non trovano risposte a livello regionale, attraverso il ricorso ad impianti dotati di tecniche idonee a garantire un alto grado di protezione dell'ambiente e della salute pubblica,. auspica la sostenibilità sociale ed economica promuovendo la partecipazione alle scelte territoriali attraverso un processo di comunicazione e coinvolgimento dei cittadini. Le azioni di piano devono produrre effetti positivi sull’offerta di lavoro nel contesto regionale. In questo senso, le attività di recupero garantiscono livelli di occupazione maggiori rispetto a quelli messi a disposizione dagli impianti di smaltimento. Per tale motivo si ritiene strategico sia dal punto di vista economico che di tutela del territorio garantire lo sviluppo della competitività nel settore del recupero di rifiuti, allo scopo di assicurare le materie prime seconde necessarie al consolidamento dell’industria regionale del riciclo. La finalità di ottimizzare la gestione dei rifiuti a livello regionale attraverso la massima valorizzazione della potenzialità impiantistica già presente nel territorio e la realizzazione di impianti con flussi adeguati a garantire le economie di scala che risultano competitive in termini di costi. La ripresa economica può contare sull’industria del recupero senza però trasformare il territorio regionale in un polo di attrazione di rifiuti destinati allo smaltimento finale in discarica provenienti da ambiti extra-regionali. Nell’applicazione della gerarchia va tenuto conto degli impatti complessivi: sociali, economici, sanitari e ambientali. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 320/560 promuove la sensibilizzazione, la formazione, la conoscenza e la ricerca nel campo dei rifiuti attraverso l’incentivazione di attività sperimentali che prevedano interventi in siti ed impianti già esistenti caratterizzati da problematiche ambientali dovute ai rifiuti (es. vecchie discariche, deposito di rifiuti non idonei, bonifica di siti). Tali attività potranno inoltre considerare anche le situazioni di emergenza ambientale nonchè la sensibilizzazione sulla corretta gestione/monitoraggio dei manufatti contenenti amianto. Promuove la collaborazione tra soggetti pubblici e privati per lo sviluppo di attività di ricerca e per la diffusione di sistemi innovativi di gestione dei rifiuti. Avvia altresì una collaborazione reciproca tra le imprese del settore, attraverso la creazione di un servizio informatico e di assistenza tecnica, a cui gli imprenditori potranno rivolgersi per essere aggiornati sulla normativa ambientale e sulle nuove tecnologie. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 321/560 2.2 PREVISIONI DI PRODUZIONE 2.2.1 Evoluzione della produzione di rifiuti speciali in relazione al PIL13 La tendenza evidenziata nel tempo mostra un collegamento tra l’andamento del PIL e la produzione dei rifiuti speciali. L’analisi storica sulla produzione di rifiuti speciali in Veneto, confrontata con il PIL regionale, conferma l’esistenza di questa relazione. Si ritiene che la previsione sul PIL dei prossimi anni possa fornire utili indicazioni sulla stima della produzione dei rifiuti speciali. 7.800.000 8.000.000 8.200.000 8.400.000 8.600.000 8.800.000 9.000.000 9.200.000 9.400.000 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 t 0 200.000 400.000 600.000 800.000 1.000.000 1.200.000 1.400.000 1.600.000 1.800.000 M il io n i d i € Produzione RS (P+NP+C&D) PIL a prezzi costanti ITALIA Fig. 2.2.1 Andamento del PIL nazionale e della produzione dei rifiuti speciali RS dal 2002 al 2010 Dal confronto tra il PIL nazionale e quello regionale si osserva come la Regione del Veneto contribuisca mediamente per oltre il 9 % al PIL nazionale. Tale rapporto si mantiene circa costante per tutto periodo considerato. 13 Il PIL (Prodotto Interno Lordo) rappresenta una misura sintetica del valore dei beni e dei servizi prodotti dall’economia di un territorio. Viene determinato dalla somma dei consumi netti al netto dell’imposizione fiscale (CN), degli investimenti fatti dalle istituzioni (I), spesa pubblica (G) e dal saldo commerciale calcolato come differenza tra esportazioni ed importazioni (EXP – IMP). PIL= CN+I+G+(EXP-IMP) Ai fini del documento è stato utilizzato l’indicatore denominato “PIL a prezzi costanti” rispetto ad un anno considerato come riferimento. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 322/560 8.000.000 8.200.000 8.400.000 8.600.000 8.800.000 9.000.000 9.200.000 9.400.000 9.600.000 9.800.000 10.000.000 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 100.000 110.000 120.000 130.000 140.000 150.000 160.000 Produzione RS (P+NP+C&D) PIL Veneto a prezzi costanti (milioni di €) Fig. 2.2.2 Andamento del PIL regionale e della produzione dei RS dal 2002 al 2010 Si riporta nelle seguenti figure il confronto tra la crescita del PIL della Regione Veneto, che riflette in maniera più precisa l’andamento delle dinamiche economiche locali e la produzione di rifiuti speciali pericolosi (RP), rifiuti speciali non pericolosi (RNP), rifiuti speciali da costruzione demolizione (RC&D). y = 10,669x R2 = 0,982 1.200.000 1.250.000 1.300.000 1.350.000 1.400.000 1.450.000 1.500.000 1.550.000 1.600.000 120.000 125.000 130.000 135.000 140.000 145.000 150.000 PIL Regione Veneto P IL I T A L IA Fig. 2.2.3 correlazione tra PIL regionale e PIL nazionale Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 323/560 0 200000 400000 600000 800000 1000000 1200000 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 t 0 20.000 40.000 60.000 80.000 100.000 120.000 140.000 160.000 M ili on i d i € Produzione RP Pil regionale (milioni di €) Fig. 2.2.4 Confronto tra andamento del PIL Regionale e la produzione di rifiuti speciali pericolosi 6000000 6500000 7000000 7500000 8000000 8500000 9000000 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 t 0 20.000 40.000 60.000 80.000 100.000 120.000 140.000 160.000 M ili on i d i € Produzione RNP Pil regionale (milioni d i €) Fig. 2.2.5 Confronto tra andamento del PIL Regionale e la produzione di rifiuti speciali non pericolosi La produzione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, pur avendo risentito di un calo significativo nel 2009, è ritornata a crescere nel 2010. Anche in questo caso, analizzando i diversi settori economici, si evidenzia come nel corso del 2010 e della prima parte del 2011 ci sia stata una crescita ridotta del mercato interno ma forte nelle esportazioni, specialmente dei settori che rappresentano una eccellenza dell’economia veneta quali il settore manifatturiero e la meccanica di precisione. L’analisi della produzione indica invece come il calo più marcato sia imputabile ai Rifiuti da Costruzione e Demolizione, passati dagli oltre 8.000.000 di t gestite nel 2008 ai poco più di 6.000.000 di t nel 2010, con un calo del 25 % in soli due anni. Pur rappresentando un solo settore economico, i rifiuti provenienti dalle attività di costruzione e demolizione rappresentano oltre il 40% (nel 2010) dei rifiuti complessivamente prodotti, a causa del loro peso specifico molto elevato. Le dinamiche del comparto dell’edilizia sono state storicamente in linea con il ciclo economico nazionale, ma negli ultimi anni risentono di effetti negativi più marcati rispetto ad altri settori. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 324/560 4.000.000 4.500.000 5.000.000 5.500.000 6.000.000 6.500.000 7.000.000 7.500.000 8.000.000 8.500.000 9.000.000 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 t 80.000 90.000 100.000 110.000 120.000 130.000 140.000 150.000 160.000 m il io n i d i € Produzione RS C&D (t) PIL REGIONALE (milioni di €) Fig. 2.2.6 Confronto tra andamento del PIL Regionale e la produzione di rifiuti speciali da Costruzione & Demolizione La forte spinta edificatoria registrata nel recente passato, sia in ambito residenziale che industriale, determinerà presumibilmente una contrazione del comparto a breve termine: si ritiene che nei prossimi anni il settore delle costruzioni andrà incontro a nuove trasformazioni, legate più alle esigenze di ammodernamento delle strutture esistenti che alla costruzione di nuovi edifici. Il rapporto ANCE del marzo 2012 evidenzia per il quadriennio 2008-2011 un calo degli investimenti nel settore, pari a -21,1% mentre nel quinquennio 2008 – 2012 la riduzione si attesta a -24,1 %. I rifiuti da C&D, di conseguenza, sono andati progressivamente diminuendo e hanno registrato una diminuzione importante nel biennio 2008 -2009, che è destinata a protrarsi negli anni successivi, considerato il proseguire del calo degli investimenti nel settore. Rapportando l’intensità di produzione per milione di € investito, con l’ammontare degli investimenti stimati nel biennio 2011/2012 si osserva come i livelli di produzione si possano attestare sui quelli registrati nel 2003. 12.000 13.000 14.000 15.000 16.000 17.000 18.000 19.000 20.000 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 4.000.000 4.500.000 5.000.000 5.500.000 6.000.000 6.500.000 7.000.000 7.500.000 8.000.000 8.500.000 miliardi euro investimento edilizia ton R C&D escluso Import-Export Fig. 2.2.7 Andamento degli investimenti in edilizia in rapporto alla produzione di rifiuti da C&D (NB in rosso valori stimati) Altro effetto da tenere in considerazione è la pesante incidenza sul dato di produzione di rifiuti da C&D dovuta alla presenza o meno di grandi opere infrastrutturali. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 325/560 Dato il particolare andamento del ciclo economico del settore edilizio e dei rifiuti da C&D ad esso collegati e considerato il peso che gli stessi hanno nella produzione complessiva, si è ritenuto di analizzarli separatamente. Le successive elaborazioni illustrano la produzione di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi. 2.2.2 Prospettive per l’economia italiana La crisi economica iniziata nel 2007 come crisi finanziaria legata alla bolla immobiliare negli USA, ha subito due evoluzioni, divenendo dapprima una crisi dell’economia reale in ambito mondiale (2009) ed infine una crisi dei debiti sovrani nei paesi dell’Eurozona (2011-2012), della quale non appare ancora chiara la conclusione. La moderata ripresa dell’economia italiana, in atto nella prima parte del 2011, è stata indebolita dal rallentamento del ciclo economico esterno nonché, dall’inasprimento delle tensioni sul mercato dei titoli di stato dell’area Euro. Nel corso del 2011, a fronte di una domanda interna stabile o in peggioramento, la dinamica delle esportazioni è stata vivace (+5,6%) nonostante l’apprezzamento della moneta unica. L’aumento delle importazioni è risultato più tenue (+0,4 %) a causa del rallentamento della domanda interna. Nel 2011 si registra anche una sensibile contrazione (-1,9%) degli investimenti fissi, in modo particolare nel settore delle costruzioni (-2,8%). La crescita della spesa delle famiglie residenti è stata modesta (+0,2%) e si è osservata una ricomposizione della stessa a favore dei servizi (+1,6 %), con una riduzione del consumo di beni (-0,9 %). La spesa pubblica si è ridotta dello -0,9 %. Le prospettive di crescita dell’economia nazionale sono oggetto di costanti revisioni nel corso degli ultimi mesi in funzione dei nuovi dati raccolti dai diversi enti statistici nazionali ed europei. In uno scenario molto fluido e fortemente influenzato dalle diverse dinamiche internazionali risulta estremamente aleatorio proporre delle previsioni. Sono stati comunque presi a riferimento i dati stimati nel Documento di Economia e Finanza (DEF) redatto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nell’aprile 2012, le rilevazioni effettuate da ISTAT nella prima settimana di settembre 2012 e la nota di aggiornamento al DEF del 20 settembre 2012. In quest’ultimo documento viene proposto uno scenario con i dati rilevati nel corso del II trimestre del 2012 che indica come la congiuntura economica negativa abbia portato ad una contrazione del PIL maggiore di quella prevista nello scenario di minor crescita proposto nel DEF di aprile 2012. Il contesto internazionale risulta infatti in forte contrazione sia nei paesi avanzati sia nei paesi emergenti, per gli effetti del ritiro delle politiche economiche espansive. Più in particolare, si ipotizza un ciclo economico più debole negli Stati Uniti e nell’area dell’euro come conseguenza della recrudescenza delle tensioni sul mercato dei titoli del debito sovrano e dell’impatto macroeconomico delle politiche di correzione fiscale. 2011 2012 2013 2014 2015 Scenario di maggiore crescita (DEF aprile 2012) 0,4 -0,7 1,0 1,5 1,7 Scenario di base (DEF aprile 2012) 0,4 -1,2 0,5 1,0 1,2 Scenario di minore crescita (DEF aprile 2012) 0,4 -1,7 0,0 0,5 0,7 Scenario proposto (DEF settembre 2012) 0,4 - 2,5* -0,3 +1,1 +1,5 * stima sulla base dei dati del I e II trimestre 2012 Tab. 2.2.1 Previsioni di crescita per l’Italia dal 2011 al 2015 secondo diversi documenti economici Nello scenario individuato dal DEF con l’aggiornamento di settembre 2012, il PIL nazionale tornerà a livello del 2008 solo dopo il 2020, mentre un valore confrontabile di PIL relativo all’anno 2010 sarà possibile nel 2018. Per gli anni successivi al 2015 si è ipotizzata una crescita in linea con il valore medio del PIL calcolato tra gli anni 2000 e 2011, corrispondente allo 0,7 %. Si è scelto di non considerare dati antecedenti poiché Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 326/560 caratterizzati da variabili economiche troppo diverse dal periodo attuale (fenomeni legati ad esempio agli episodi di svalutazione della lira o dell’introduzione dell’euro). 2.2.3 Effetti dello scenario economico sulla produzione di rifiuti speciali La produzione di rifiuti in Veneto ha registrato il suo apice nel corso dell’anno 2008 con una produzione complessiva di circa 17.300.000 tonnellate di rifiuti. Nello stesso anno il PIL nazionale ha registrato il suo massimo, con un valore pari a 1.575.144 milioni di € (dato ISTAT). Rapportando i dati di produzione dei rifiuti al PIL regionale si osserva come l’intensità di produzione dei rifiuti per milione di € di PIL prodotto si stia progressivamente riducendo dal 2003. Il rapporto è passato da un valore di 67 t/ milione di € di PIL prodotto a poco meno di 62 t/milione di €. 58,00 59,00 60,00 61,00 62,00 63,00 64,00 65,00 66,00 67,00 68,00 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 anno t/ m il io n e d i € Fig. 2.2.8 Andamento dell’intensità di produzione di rifiuti speciali esclusi i C&D per milione di € di PIL Prodotto in Regione Veneto Il rapporto di produzione per unità di PIL prodotto è stato calcolato togliendo il contributo dei rifiuti da costruzione e demolizione, poiché il ciclo economico del settore edilizio presenta delle peculiarità tali da doverlo considerare separatamente, come indicato in precedenza. Relativamente agli altri comparti industriali, l’analisi dei cicli economici ha mostrato come nel corso degli anni la Regione Veneto abbia sempre avuto un ruolo di catalizzatore rispetto al valore medio nazionale, amplificando sia i fenomeni recessivi sia i fenomeni di ripresa. La ragione di tale comportamento è stata individuata nel particolare tessuto produttivo caratterizzato dalla presenza di una grandissima quantità di microimprese. Al presentarsi di fenomeni recessivi la microimpresa non è dotata di strumenti finanziari e di capitalizzazione tali da assorbire l’impatto della contrazione di mercato, al contrario delle grandi imprese che caratterizzano il tessuto imprenditoriale in altre zone d’Italia. Un simile fenomeno, moltiplicato dall’elevato numero di imprese, spiega perché gli effetti delle crisi si amplifichino. L’aspetto positivo è però rappresentato da una dinamica capacità di individuazione di nicchie di produzione tale da permettere un rapido ritorno alla crescita e alla ripresa del mercato. Diversamente, le grandi imprese, caratterizzate da una struttura più rigida rispondono più lentamente alle mutate esigenze e conseguentemente con un minore tasso di sviluppo. Queste dinamiche, ancora presenti nel nostro territorio, stanno rapidamente mutando per gli effetti della globalizzazione. A fronte di una generale contrazione del mercato europeo, naturale sbocco del manifatturiero veneto, si sono aperti nuovi mercati nell’area del sud America e dell’Asia. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 327/560 L’accesso a questi mercati richiede tuttavia un processo di internazionalizzazione che una parte delle aziende ha già intrapreso. E’ ragionevole immaginare che tale processo, necessario per la permanenza sul mercato, caratterizzerà anche i prossimi anni. Non è agevole, tuttavia, individuarne gli effetti sulle filiere produttive. Come indicato nel paragrafo precedente, alcuni settori produttivi a basso valore aggiunto subiranno un processo di delocalizzazione; i settori che appaiono in maggiore crescita sono legati allo sviluppo delle reti informatiche, della cosidetta “green economy” e dei beni ad elevato contenuto tecnico o con un elevato valore aggiunto. 2.2.4 Criteri di costruzione dei trend di produzione dei rifiuti speciali. La definizione dell’andamento di produzione si basa sui seguenti assunti: • il PIL del Veneto rappresenta circa il 9% del PIL nazionale; • il contributo dei rifiuti da costruzione e demolizione viene considerato separatamente dagli altri rifiuti speciali; • lo scenario di crescita economica utilizzato fa riferimento a quello proposto nell’aggiornamento del DEF di settembre 2012; • lo scenario di crescita economica stimato dopo il 2015 e fino al 2020 viene considerato pari al livello di crescita nazionale medio misurato tra il 2000 ed il 2011. Ad una prima sommaria analisi è possibile considerare un andamento comune tra il PIL e la produzione di rifiuti speciali (RS) secondo la seguente relazione: Produzione RS = Intensità di produzione RS x PIL presunto Sulla base dei dati storici è stato calcolato il PIL presunto in funzione dei livelli di crescita proposti nel DEF è stato inoltre calcolato il valore di intensità di produzione RS (t di RS per milione di € di PIL prodotto) per una serie storica che va dal 2003 al 2011. Come evidenziato precedentemente l’intensità di produzione RS ha mostrato una progressiva decrescita, fino ad attestarsi nel 2011 al valore di 62 t per milione di € di PIL prodotto. L’evoluzione dello scenario economico e delle filiere produttive induce a ritenere che nei prossimi anni non vi sarà una inversione di tendenza e pertanto si assume tale valore di intensità come costante. La produzione complessiva di rifiuti speciali nel periodo 2012 /2020 è calcolata sulla base dei valori di PIL presunto moltiplicati per il valore di intensità di produzione del 2011, assunto costante. Al fine di ottenere l’andamento di produzione di rifiuti speciali per il periodo utile di Piano con la ripartizione nelle sue due componenti principali (RP e RNP), si è valutato il contributo percentuale all’ammontare complessivo nella serie storica 2003-2010, utilizzando le informazioni di produzione elaborate su dati MUD. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 328/560 0,00 10,00 20,00 30,00 40,00 50,00 60,00 70,00 80,00 90,00 100,00 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 %RP su TOT RP+RNP %RNP su TOT RP+RNP Fig. 2.2.9 Ripartizione percentuale tra RP e RNP L’analisi ha dimostrato come il rapporto tra RP e RNP sia orientato verso un progressivo aumento negli anni, con una diminuzione dei RNP a favore dei RP. Il contributo percentuale delle due categorie, però, si è dimostrato più stabile negli ultimi anni, grazie allo stabilizzarsi delle regolamentazioni europee e nazionali in fatto di classificazione e gestione dei rifiuti. Ai fini di calcolare la tendenza di produzione per il periodo 2012/2020 si è pertanto considerato un valore costante e pari a quello assunto per l’anno 2010: 11,5 % per i Rifiuti Pericolosi e 88,5 % per i Rifiuti Non Pericolosi. Sulla base di tali dati si è potuto stimare il livello di produzione per le due diverse filiere (RP e RNP) nel periodo 2012 – 2020. RNP (escluso C&D) RP Totale Scenario 0 Scenario 1 Scenario 0 Scenario 1 Scenario 0 Scenario 1 2010 7.894.710 - 1.020.652 - 8.915.363 2015 7.915.753 7.763.653 1.031.279 1.011.463 8.947.032 8.775.116 2020 8.196.711 7.838.856 1.067.883 1.021.261 9.264.593 8.860.116 Tab. 2.2.2 Stime di produzione dei RSP e RSNP al 2015 e 2020. Così calcolati, gli scenari futuri di produzione di rifiuti speciali prospettano il ritorno a livello di produzione analogo a quello del 2010 soltanto nel periodo 2016/2017, per arrivare al 2020 con un incremento di circa il 4 % rispetto agli ultimi dati disponibili. Sono tuttavia necessarie alcune considerazioni riguardo ai possibili modelli di sviluppo economico che si prospettano per il futuro. La crisi economica ha indotto alla delocalizzazione di molti settori produttivi verso paesi con un ridotto costo della manodopera; le filiere produttive a bassa intensità tecnologica e con un’elevata produzione di scarti non sono più presenti nel nostro paese. Altro fenomeno che potrebbe avere effetti sulla produzione di rifiuti è l’aumentato valore delle materie prime, che potrebbe indurre all’ottimizzazione dei processi produttivi (attraverso anche una minore produzione di scarti e conseguentemente di rifiuti). Alle ottimizzazioni indotte dai costi delle materie prime vanno aggiunte le politiche ambientali che le principali aziende stanno progressivamente implementando, scorgendo nelle politiche di riduzione dei rifiuti una possibilità di strategie comunicative per valorizzare ulteriormente il marchio. L’azione combinata dei diversi fattori, che sono riassunti sotto il nome di green economy, rappresenta un settore Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 329/560 trainante sicuramente presente, il cui effetto risulta ancora difficilmente valutabile. E’ tuttavia indubbio che le politiche ambientali messe in campo della Comunità Europea (ad esempio con l’introduzione dei regolamenti End Of Waste) e la maggiore sensibilità della società civile avranno un ruolo chiave nella produzione di rifiuti speciali. Per quanto sopra considerato, nei grafici seguenti, rispettivamente dedicati alla produzione complessiva di RS, alla produzione di RP e alla produzione di RNP per il tempo utile di Piano, sono riportate due possibili curve di crescita nella produzione di rifiuti. La curva blu ipotizza la crescita della produzione in assenza di attuazione di politiche di riduzione, la curva rosa considera invece gli effetti delle azioni di piano volte alla riduzione della produzione di rifiuti. In questo caso i livelli di produzione dei rifiuti rilevati nel 2010 saranno nuovamente raggiunti nel 2020. 7.000.000 7.500.000 8.000.000 8.500.000 9.000.000 9.500.000 10.000.000 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 20 11 20 12 20 13 20 14 20 15 20 16 20 17 20 18 20 19 20 20 Produzione RP e RNP (t) Produzione RP e RNP con azioni di piano (t) Fig. 2.2.10 Andamento di produzione dei RP e RNP nello scenario 0 e 1. 500.000 600.000 700.000 800.000 900.000 1.000.000 1.100.000 1.200.000 1.300.000 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 20 11 20 12 20 13 20 14 20 15 20 16 20 17 20 18 20 19 20 20 Produzione RP (t) Produzione RP con azioni di piano (t) Fig. 2.2.11 Andamento di produzione dei RSP nello scenario 0 e 1 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 330/560 7.000.000 7.200.000 7.400.000 7.600.000 7.800.000 8.000.000 8.200.000 8.400.000 8.600.000 8.800.000 9.000.000 20 02 20 03 20 04 20 05 20 06 20 07 20 08 20 09 20 10 20 11 20 12 20 13 20 14 20 15 20 16 20 17 20 18 20 19 20 20 Produzione RNP (t) Produzione RNP con azioni di piano (t) Fig. 2.2.12 Andamento di produzione dei RNP nello scenario 0 e 1 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 331/560 2.3 METODOLOGIA DI ANALISI DEI FLUSSI DI RIFIUTI SPECIALI E MODELLO CONCETTUALE PER IL PIANO 2.3.1 Analisi dei flussi dei rifiuti speciali e modello concettuale per il piano L’analisi dello “Stato di fatto” sui rifiuti speciali (capitolo 1) ha evidenziato i flussi che costituiscono le 4 “tipologie di movimentazione” dei rifiuti speciali (vedi figura 2.3.1), ossia: la produzione; l’importazione; la gestione; l’esportazione. Questi flussi, che nel capitolo 1 sono trattati separatamente, sono in realtà strettamente interconnessi. La produzione di rifiuti concerne sia i rifiuti prodotti direttamente dalle diverse realtà industriali (i cosiddetti rifiuti primari) che quelli generati dalle attività di trattamento rifiuti (rifiuti secondari). L’importazione riguarda quantitativi significativi di rifiuti che sono avviati prevalentemente al recupero di materia presso poli produttivi di rilevanza nazionale (acciaierie, vetrerie, cementifici ecc.). 1 ANALISI STATO DI FATTO (dati anno 2010) I RIFIUTI SPECIALI: quali flussi?I RIFIUTI SPECIALI: quali flussi? PRODUZIONE (P) GESTIONE (G) IMPORTAZIONE (I) ESPORTAZIONE (E) P 1 milione t NP 8 milioni t C&D 6 milioni t P 700 mila t NP 9 milioni t C&D 6 milioni t P 600mila t NP 2,5 milioni t C&D 260 mila t P 320 mila NP 2,4 milioni t C&D 800 mila t Fig. 2.3.1 Flussi dei rifiuti speciali nel 2010 La gestione dei rifiuti negli impianti regionali riguarda sia i rifiuti prodotti in regione sia quelli importati. Valutando la realtà impiantistica e i dati a disposizione (banca dati MUD) non risulta possibile distinguere questi due flussi in quanto trattati unitariamente all’interno degli impianti, ma si può parlare solo in generale di gestione complessiva. Una parte dei rifiuti secondari prodotti dagli impianti di gestione rifiuti sono inviati a impianti di smaltimento finale regionali, mentre gli altri sono esportati. A proposito dei flussi di esportazione, questi possono essere originati direttamente dai produttori del rifiuto o, come sopra riportato, dagli impianti di gestione rifiuti. La figura 2.3.2 riassume quanto appena descritto. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 332/560 rifiuti primari rifiuti secondari rifiuti primari e secondari ESPORTAZIONEIMPORTAZIONE PRODUZIONE GESTIONE Fig. 2.3.2 Schema delle relazioni tra i diversi flussi dei rifiuti speciali La costruzione degli scenari necessita pertanto di definire un modello concettuale che semplifichi lo schema di flusso e consenta di effettuare le proiezioni al 2020, a partire dai dati del 2010, (vedi paragrafo 2.6 criteri di costruzione degli scenari). Il modello applicato è il seguente: Produzione + Importazione = Gestione + Esportazione PRODUZIONE + IMPORTAZIONE = GESTIONE + ESPORTAZIONE Recupero materia Recupero energia Trattamenti D Incenerimento Discarica Tab. 2.3.1 Modello concettuale utilizzato per il Piano. Questo significa che, con buona approssimazione, si può asserire che l’insieme dei rifiuti prodotti ed importati sono in parte avviati nelle forme di gestione “usuali” (recupero di materia, di energia, trattamenti D, incenerimento e discarica) presso gli impianti regionali e in parte esportati (tab. 2.3.2). Produzione + Importazione Gestione + Esportazione RP 1.320.000 1.300.000 RNP (esclusi C&D) 10.700.000 11.000.000 Tab. 2.3.2 Definizione dei dati 2010 utilizzando il modello concettuale del Piano. Le lievi discrepanze del modello applicato rispetto ai dati disponibili (P+I ≅ G+E) sono dovuti ai seguenti motivi: per i rifiuti pericolosi il dato di gestione è sottostimato a causa degli stoccaggi (messa in riserva R13 e deposito preliminare D15), in quanto nella dichiarazione MUD sono riportate solo le giacenze al 31/12 relative a queste due operazioni e non il quantitativo gestito complessivamente nell’anno. per i rifiuti non pericolosi (esclusi i C&D) la sovrastima della gestione+esportazione rispetto alla produzione+importazione è legata al fatto che all’interno della gestione sono contabilizzati anche gli imballaggi (capitolo CER 15 del CER) provenienti dalla raccolta dei rifiuti urbani (pari a circa 300.000 t). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 333/560 I rifiuti non pericolosi da C&D vanno considerati separatamente, in quanto i dati MUD sottostimano abbondantemente sia il dato di produzione che quello di esportazione per la mancanza dell’obbligo di dichiarazione da parte dei soggetti coinvolti. Nel capitolo 1 la produzione è stata stimata dal dato di gestione, tuttavia l’incertezza dei dati di partenza non consente di effettuare un bilancio realistico. In ogni caso l’analisi specifica dei flussi di questa tipologia di rifiuti ha evidenziato sostanzialmente che non esistono deficit gestionali sia in termini di impianti di recupero di materia (recupero inerti) che di smaltimento (discarica). Definito il modello concettuale per il piano, gli altri due aspetti cardine per lo sviluppo degli scenari di piano sono: l’analisi dei flussi di rifiuti gestiti in regione, che possono potenzialmente essere valorizzati a livelli più elevati della gerarchia dei rifiuti e l’analisi dell’esportazione per individuare quei flussi che potrebbero essere gestiti in regione tramite appositi impianti. Per quanto attiene il primo aspetto va tuttavia evidenziato che permangono difficoltà legate alla praticabilità economica, in quanto allo stato attuale i costi di smaltimento in discarica risultano spesso essere ridotti rispetto a quelli del recupero, in particolare del recupero energetico. 2.3.2 Analisi della gestione in impianti regionali e applicazione della gerarchia dei rifiuti . L’art. 179 del D. Lgs. 152/06 e s.m.i riprende i contenuti della Direttiva 2008/98/CE in materia di criteri di priorità nella gestione dei rifiuti, che prevedono la seguente gerarchia: prevenzione; preparazione per il riutilizzo; riciclaggio; recupero di altro tipo (per esempio il recupero di energia); smaltimento. Per quanto concerne lo smaltimento nello sviluppo del piano sono state individuate tre modalità gestionali: trattamenti (D8, D9, D13 e D14); incenerimento (D10); smaltimento in discarica (D1). I trattamenti riguardano in parte processi di tipo chimico fisico e biologico (D8 e D9) e in parte processi di tipo fisico di miscelazione e accorpamento (D13 e D14). Da quanto esposto nel capitolo 1 (Stato di fatto) i primi sono applicati soprattutto per rifiuti di tipo liquido (percolato, fanghi delle fosse settiche, acque da trattamento falde ecc.) e hanno la finalità di depurare la frazione acquosa e concentrare la parte da smaltire come frazione solida (fango). Gli altri processi (di tipo fisico) hanno la finalità di ottimizzare gli aspetti logistici e di omogeneizzare le caratteristiche chimico fisiche in vista dello smaltimento finale. L’incenerimento ha la finalità di ridurre le quantità e i volumi da avviare in discarica e di recuperare energia. Questo trattamento rappresenta l’unica possibilità di smaltimento per alcune tipologie di rifiuti che non sono ammissibili in discarica (come alcuni rifiuti liquidi e miscugli) per cui non risulta tecnicamente appropriato ricorrere ai processi chimico fisici. L’analisi dei dati ha cercato di individuare i flussi di rifiuti gestiti in regione ai diversi livelli di gerarchia e valutare quelli suscettibili di essere trattati a livelli superiori. 2.3.3 Analisi dei flussi di esportazione relativi al deficit gestionale. L’analisi dei flussi di importazione-esportazione risulta fondamentale per comprendere le dinamiche dei rifiuti speciali ed individuare, in particolare per quanto concerne i flussi di esportazione, i quantitativi che sono relazionabili a carenze di tipo gestionale. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 334/560 Lo studio dei flussi di importazione mette in evidenza se le tipologie importate sono avviate al settore del recupero in poli produttivi regionali, se sono avviati a smaltimento oppure se sono stoccati o accorpati per motivi logistici ai fini di una successiva esportazione. L’analisi dei flussi di esportazione risulta più articolata rispetto a quella dell’importazione. In particolare si può assumere, con buona approssimazione, che l’esportazione di rifiuti è una forma di “gestione” che deriva da più situazioni: 1) Dinamiche commerciali: i rifiuti speciali, essendo soggetti al libero mercato e non ad una diretta pianificazione da parte degli enti preposti, vengono gestiti non solo in funzione della tipologia di impianto di recupero o smaltimento più consono per una tipologia di rifiuto, ma anche in relazione ai minori costi di trattamento e trasporto. Questo aspetto genera un’insita tendenza alla migrazione dei rifiuti speciali tra regioni e anche all’estero, che determina flussi di importazione ed esportazione per una stessa tipologia di rifiuto, spesso sono pressoché bilanciati in termini quantitativi. 2) Specializzazioni dei poli produttivi di recupero dei rifiuti: come risulta dalle analisi condotte nel capitolo 1 (Analisi dello stato di fatto) una consistente parte dei rifiuti speciali (in particolare di quelli non pericolosi) viene avviata in impianti produttivi di recupero. Questi insediamenti (per es. acciaierie, vetrerie, cementifici, industria del legno ecc.) utilizzano rifiuti e materie prime seconde in parziale o completa sostituzione di materie prime e, di solito, hanno dimensioni significative per garantire un’economia di scala. Questo aspetto ha comportato la specializzazione di poli industriali nazionali in specifiche filiere impiantistiche e, di conseguenza, la concentrazione dei rifiuti recuperabili verso questi centri produttivi. 3) Deficit gestionale: Un aspetto diverso consiste nel “fenomeno” dell’esportazione di rifiuti legato alla carenza di una specifica tipologia impiantistica a livello regionale. Questo aspetto è riconducibile prettamente allo smaltimento finale di alcune specifiche tipologie di rifiuti non più valorizzabili tramite il recupero di materia che genera automaticamente un flusso di esportazione extraregionale. La realtà dei flussi di esportazione è ovviamente caratterizzata da una combinazione dei tre fenomeni sopra riportati. L’analisi dei dati sviluppata nei successivi paragrafi è volta a definire un modello concettuale per l’esportazione tale da calcolare i quantitativi dei tre flussi. Il modello è rappresentato nello schema seguente: Tab. 2.2.3 Modello concettuale per il Piano relativo all’esportazione. Le assunzioni utilizzate per definire il modello sull’esportazione sono le seguenti: l’esportazione legata a motivi commerciali e all’avvio dei rifiuti a poli produttivi extraregionali viene definita “esportazione bilanciata” ed è posta, in linea generale, uguale all’importazione. Come si evincerà nei paragrafi successivi bisogna effettuare una distinzione tra i rifiuti pericolosi (RP) e i non pericolosi (RNP). I RP importati costituiscono flussi di tipo commerciale avviati prevalentemente a siti di stoccaggio o accorpamento in quanto la Regione Veneto non è dotata di impianti di smaltimento finale. I RP esportati sono rappresentati da flussi sia di tipo commerciale che da deficit gestionale diretto: pertanto l’esportazione bilanciata è stata assunta come uguale all’importazione. I RNP importati sono legati prevalentemente all’avvio di rifiuti a poli produttivi regionali, mentre i RNP esportati sono suddivisi in una quota avviata a poli di recupero extraregionale (ca. 60%) e la restante parte a smaltimento. In questo caso l’esportazione bilanciata è stata definita come la quota dell’esportazione avviata Tipologia di esportazione Classificazione Formula Esportazione (E) Motivi commerciali = Esportazione bilanciata = Importazione (I) Poli produttivi extraregionali Deficit gestionale = Esportazione non bilanciata = Esportazione netta (E-I) Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 335/560 a recupero in poli extraregionali, perché sicuramente compensata da un pari quantitativo di rifiuti importati con simile destinazione. L’esportazione relativa al fabbisogno impiantistico inevaso è stata definita esportazione non bilanciata ed è calcolata come differenza tra l’esportazione totale e quella non bilanciata. Questo algoritmo è stato utilizzato per definire l’esportazione bilanciata e non bilanciata negli scenari. Un secondo aspetto è legato all’individuazione dei flussi di rifiuti specifici (intesi come CER a 6 cifre), inclusi nell’esportazione non bilanciata, per i quali può risultare significativo valutarne la gestione in opportuni impianti a livello regionale. L’analisi è stata sviluppata considerando i dati prima per capitolo CER (CER a 2 cifre) ed evidenziando quelli in cui emergeva una differenza significativa tra gestione e produzione (> di 10.000 t/anno) e, conseguentemente, un’elevata esportazione. Successivamente, sono stati individuati i CER a 6 cifre, appartenenti ai capitoli sopra estratti, che avevano un maggior peso in termini di differenza tra gestione e produzione. Infine è stata effettuata un’analisi critica dei CER e delle relative destinazioni per classificare i relativi flussi come appartenenti all’esportazione bilanciata (in particolare alla tipologia avviata a “poli di recupero extraregionale”) o all’esportazione non bilanciata (deficit gestionale). 2.3.4 Analisi sui rifiuti non pericolosi da costruzione e demolizione (C&D). La produzione stimata di rifiuti non pericolosi da C&D (vedi analisi dello stato di fatto) al 2010 è di ca. 6.000.000 di t. Nel paragrafo riguardante l’andamento di produzione viene riportata la forte contrazione degli ultimi anni per questa tipologia di rifiuti, in relazione alla crisi economica che ha colpito specificatamente il settore delle costruzioni. Sulla base delle proiezioni dei dati sugli investimenti relativi a questo settore, pubblicati dall’ANCE, si prospetta un’ulteriore diminuzione per i prossimi anni che può far presumere una produzione inferiore ai 5.000.000 t/anno. Per quanto concerne i flussi di importazione ed esportazione sono da rilevare ingenti apporti da fuori regione in particolare del CER 170405 (ferro e acciaio), oltre 400.000 t, utilizzati nell’industria siderurgica, seguito dal CER 170904 (rifiuti misti dalle attività di costruzione e demolizione), oltre 200.000 t, dal CER 170302 (miscele bituminose) oltre 170.000 t e dal CER 170504 (terre e rocce), 130.000 t. Per quanto concerne i flussi di esportazione, che risultano sottostimati per la mancanza dell’obbligo di dichiarazione MUD da parte dei produttori, questi risultano più ridotti rispetto alle importazioni ed ammontano nel complesso a ca. 280.000 t nel 2010. Pertanto si può asserire che non si evidenziano flussi di esportazione significativi da considerare nell’ambito della pianificazione dei fabbisogni impiantistici. In merito alla gestione i dati 2010 mostrano che ca. il 93% dei rifiuti da C&D sono avviati a recupero di materia, il 5% in discarica e il 3% a pretrattamenti. Considerato quindi un quantitativo di rifiuti prodotti di ca. 5.000.000 t (vedi proiezioni sopra citate), a cui va aggiunto un quantitativo di ca. 1.000.000 t dovuto all’importazione e non considerando i flussi di esportazione, compensati ampiamente da quelli di importazione, si rende necessario valutare un fabbisogno impiantistico di 6.000.000 di t. Di questi il 93% (ossia 5.600.000 t) viene avviato a recupero di materia e il 5% (ca. 300.000 t) in discarica, sia per rifiuti non pericolosi che per inerti (in quest’ultima ca. 70%). La potenzialità degli impianti di recupero inerti in procedura semplificata risulta di oltre 6.000.000 t, mentre quella degli impianti in autorizzazione ordinaria (dato sottostimato) supera 1.700.000 t, per cui complessivamente la capacità di trattamento regionale è prossima agli 8.000.000 t. Questa capacità risulta pertanto sufficiente a coprire i fabbisogni di recupero inerti prodotti in Regione e di quelli importati. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 336/560 Per quanto concerne lo smaltimento in discarica per inerti la volumetria disponibile nelle 37 discariche regionali al 31/12/2010 (ossia quella residua delle discariche in esercizio sommata a quella delle nuove discariche già approvate) è di oltre 6.000.000 di m3, corrispondente a circa 7,7 milioni di t. In questi impianti sono stati altresì smaltiti nel 2010 rifiuti non pericolosi derivanti dall’estrazione, prevalentemente limi di marmo (CER 010413), per un quantitativo di ca. 335.000 t. Il tempo di vita residua delle citate discariche, tenuto conto di un fabbisogno annuo di 200.000 t/anno di rifiuti da C&D sommato a quello dei limi di marmo è di ca. 14 anni. Si evidenzia inoltre che nello scenario 1, riportato nei successivi paragrafi, si prevede di avviare i limi di marmo a recupero di materia. Questo comporterebbe un aumento dei volumi disponibili per lo smaltimento dei rifiuti da costruzione e demolizione in discarica per rifiuti inerti e di conseguenza un prolungamento del tempo di vita utile delle discariche. Il tempo di vita residua dei citati impianti nello scenario 1, tenuto conto di un fabbisogno annuo di 200.000 t/anno per i soli rifiuti di C&D è di ca. 38 anni Dalle considerazioni sopra riportate emerge che la capacità impiantistica destinata al trattamento dei rifiuti non pericolosi da C&D risulta più che adeguata a coprire i fabbisogni stimabili nell’arco temporale di pertinenza del Piano. Pertanto questa tipologia di rifiuti non verrà considerata nelle successive analisi e negli scenari di piano. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 337/560 2.4 ANALISI DEI FLUSSI GESTITI A LIVELLO REGIONALE CON RIFERIMENTO ALLA GERARCHIA DEI RIFIUTI. Nella tabella 2.4.1. sono riportate le percentuali di ripartizione delle diverse attività svolte sui rifiuti speciali secondo i criteri di priorità di gestione (ex art. 179, parte IV D. Lgs. n. 152/06 s.m.i), sia per i rifiuti pericolosi che non pericolosi (dati anno 2010). Gerarchia dei rifiuti % Ripartizione nel 2010 RP RNP Riciclaggio (R2-R12) 23 63 Recupero di energia (R1) 0 3 Trattamenti (D8, D9, D13 e D14) 66 23 Incenerimento (D10) 5 1 Smaltimento in discarica (D1) 6 10 Tab. 2.4.1 Ripartizione percentuali delle rifiuti gestiti nelle diverse operazioni al 2010. Per quanto concerne i rifiuti pericolosi si può asserire che. il recupero energetico (R1) non viene effettuato da impianti regionali, per cui non vi sono flussi da elevare a recupero di materia; i rifiuti avviati a trattamento sono costituiti per la maggior parte dal capitolo CER 19 (rifiuti da trattamento rifiuti e da bonifica) e dal capitolo CER 07 (soluzioni di lavaggio e acque madri). La prima tipologia è pretrattata in vista dello smaltimento finale, la seconda trova una giusta collocazione nel trattamento chimico, per cui è difficile ipotizzare come destinazione il recupero di materia o di energia; i rifiuti inceneriti sono costituiti per lo più da rifiuti industriali trattati in conto proprio e per i quali, visto il contenuto inquinante risulta difficile ipotizzare un’elevazione nella gerarchia; i rifiuti smaltiti in discarica nel 2010 comprendono ca. 6.000 t di fanghi (13% rispetto ai rifiuti avviati a discarica) che potrebbero essere inceneriti (D10). Trattasi di fanghi da attività industriali afferenti prevalentemente all’industria chimica. Per quanto concerne i rifiuti non pericolosi si può affermare che: il recupero energetico è percentualmente poco utilizzato e tratta prevalentemente gli scarti dell’industria del legno, che vengono recuperati per lo più presso gli stessi siti di produzione. Pertanto non si ritiene di poter prevedere una trattamento gerarchicamente più nobile in quanto trattati in conto proprio; i rifiuti avviati a trattamento sono costituiti per la maggior parte da rifiuti di tipo liquido o fangoso pompabile (in particolare percolato di discarica, fanghi delle fosse settiche, rifiuti acquosi dalle operazioni di bonifica), per cui risulta difficilmente sostenibile spostare questi flussi verso livelli di gerarchia più elevati; i rifiuti inceneriti non sono un quantitativo significativo (ca. 60.000 t/anno), sono costituiti prevalentemente dagli scarti prodotti dal trattamento rifiuti e sono smaltiti negli inceneritori dedicati ai rifiuti urbani. Pertanto l’eventuale spostamento verso un’altra forma di gestione non può essere prevista in quanto esula dalle competenze relative ai rifiuti speciali; tra i rifiuti smaltiti in discarica nel 2010 vi sono i seguenti flussi significativi che potrebbero essere valorizzati diversamente in risposta ai criteri della gerarchia che pone lo smaltimento in discarica come residuale: Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 338/560 � 350.000 t di limi di marmo (pari al 44% dei RNP avviati in discarica) potrebbero essere avviati a recupero di materia valorizzando la potenzialità già installata sul territorio o nei ripristini ambientali anche utilizzando le procedure previste al DM 161 del 2012; � 40.000 t di altri flussi minori (quali vetro da selezione meccanica, ceneri pesanti da incenerimento, scarti di ghiaia e pietrisco e minerali – pari al 5% dell’avviato in discarica) eventualmente recuperabili negli impianti regionali già installati; � 130.000 t di scarti CER 191212 (16% rispetto all’avviato in discarica) dal trattamento dei rifiuti speciali, potrebbero essere valorizzati tramite recupero energetico; � quasi 65.000 t di fanghi (8% di quanto avviato in discarica), costituiti da fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue industriali afferenti a più codici CER, potrebbero essere valorizzati tramite recupero energetico previa verifica del potere calorifico. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 339/560 2.5 ANALISI DEI FLUSSI DI IMPORTAZIONE ED ESPORTAZIONE Dall’analisi della produzione e gestione dei rifiuti speciali, evidenziata nel capitolo “Stato di fatto”, si evince che risultano significativi i flussi di importazione ed esportazione di questa tipologia di rifiuti. Risulta pertanto fondamentale, ai fini della definizione dei diversi scenari di piano, approfondire quali tipologie di rifiuti vengono importate ed esportate ed a quali trattamenti sono destinati. 2.5.1 Analisi dei flussi di importazione dei rifiuti pericolosi Il flusso di importazione dei rifiuti pericolosi evidenzia un quantitativo di ca. 320 mila t nel 2010, costituiti per l’82% dai capitoli CER 17 (rifiuti dall’attività di demolizione), 19 (rifiuti prodotti dal trattamento rifiuti, acque e da bonifica), 12 (rifiuti dal trattamento superficiale di plastica e metalli), 16 (rifiuti non specificati altrimenti), 13 (oli esauriti), 07 (rifiuti dell’industria chimica fine), 10 (rifiuti da processi termici). 0 10.000 20.000 30.000 40.000 50.000 60.000 70.000 80.000 17 19 12 16 13 07 10 15 06 11 08 14 09 18 05 02 04 03 01 20 82% Fig. 2.5.1 Capitoli CER più rilevanti relativi all’importazione di RP in tonnellate. Rispetto ai quantitativi di rifiuti non pericolosi importati, quelli relativi ai pericolosi risultano più bassi di un ordine di grandezza. L’analisi del CER a 6 cifre evidenzia che le tipologie di rifiuti importati, costituite da una quantità significativa, sono il 50% e ammontano complessivamente a ca. 140.000 t (vedi tab. 2.5.1), mentre il quantitativo restante è costituito da numerose e differenti tipologie di rifiuti importate in piccole quantità. CER descrizione sintetica quantità importata 2010 % smaltimento finale in Veneto tipo smaltimento % smaltimento finale fuori Veneto 170605* amianto 51.316 0 100 120109* 130105* 130802* emulsioni 43.423 65% - trattamento chimico fisico 35 190304* rifiuti parzialmente stabilizzati 21.731 99% - discarica 1 170503* terre e rocce 19.535 14% - discarica 86 altri rifiuti 125.647 Tab. 2.5.1 Destinazione dei principali flussi di RP importati al 2010 in tonnellate. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 340/560 La tabella evidenzia le quantità delle più significative tipologie di rifiuti pericolosi importati nel 2010 e la percentuale avviata a smaltimento definitivo in impianti veneti. L’amianto (CER 170605*) viene stoccato o accorpato e avviato a smaltimento finale fuori Regione. Le emulsioni vengono avviate ad impianti di trattamento chimico fisico (operazione D9) per il 65% (ossia ca. 28.000 t), la restante parte viene esportata. I rifiuti parzialmente stabilizzati vengono smaltiti in discarica quasi completamente e le terre e rocce pericolose solo per il 14%, la restante parte di queste ultime è smaltita fuori Regione. 2.5.2 Analisi dei flussi di importazione dei rifiuti non pericolosi (esclusi C&D) L’analisi dei flussi di importazione evidenzia un quantitativo di ca. 2,4 milioni di t di rifiuti non pericolosi (esclusi i C&D) importati nel 2010, costituiti per il 93% dai capitoli CER 19 (rifiuti prodotti dal trattamento rifiuti, acque e da bonifica), 10 (rifiuti da processi termici), 15 (imballaggi), 12 (rifiuti dalla lavorazione dei metalli e delle plastiche), 16 (rifiuti non specificati altrimenti) e 03 (rifiuti dalla lavorazione del legno). 0 100.000 200.000 300.000 400.000 500.000 600.000 700.000 800.000 19 10 15 12 16 03 02 08 01 07 04 11 18 20 06 05 09 13 14 93% Fig. 2.5.2 Capitoli CER più rilevanti relativi all’importazione di RNP, espressi in tonnellate. Le più significative tipologie di rifiuti (CER a 6 cifre), appartenenti ai capitoli sopra evidenziati, rappresentano l’80% dei rifiuti delle suddette classi e sono riportate nella tabella 2.5.2 in ordine decrescente. Le tipologie di rifiuti sono stati accorpati in categorie generali (per esempio rottami e scarti metallici, plastica, inerti e ceneri ecc.) ed è stata analizzata la modalità di gestione in Veneto, distinguendo tra recupero o smaltimento (Fig. 2.5.3). Il grafico evidenzia che la maggior parte dei rifiuti importati sono avviati a impianti di recupero all’interno del territorio regionale. Effettuando pertanto un calcolo complessivo, l’analisi evidenzia che delle 2,4 milioni di t di RNP (esclusi C&D) importati in Regione Veneto, oltre il 67% è gestito dalla filiera del recupero. Per quanto concerne i rifiuti importati avviati ad operazioni di smaltimento, i flussi più cospicui sono costituiti dal percolato (ca. 100.000 t/anno), avviato ad impianti di depurazione e da rifiuti pericolosi stabili e non reattivi (quasi 50.000 t/anno), avviati in discarica. Questi due flussi (ca. 150.000 t/anno) rappresentano il 6% del totale dei rifiuti importati. La rimanente parte (27%) è costituita da piccole quantità di molteplici tipologie di rifiuti che non sono state analizzate. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 341/560 CER descrizione sintetica quantità importata 2010 macrocategoria 100202 scorie ferro e acciaio 204.966 scarti metallici 150107 vetro 190.005 vetro 100908 forme anime fonderia 127.936 scarti metallici 120199 metalli 120.373 scarti metallici 190805 fanghi da tratt. acque reflue 107.591 fanghi 190703 percolato 106.302 percolato 191202 rottami da selezione 97.063 scarti metallici 100102 ceneri leggere carbone 96.861 inerti 191205 vetro 87.229 vetro 150102 imballaggi in plastica 80.960 plastica 030105 scarti lavorazione del legno 80.238 legno 150101 imballaggi in carta 59.425 carta 161104 refrattari 57.074 inerti 120101 limatura/ferrosi 49.719 scarti metallici 191204 plastica da selezione 49.185 plastica 190112 ceneri pesanti e scorie 48.837 inerti 190305 rifiuti stabilizzati 47.797 rifiuti stabilizzati 120102 limatura metalli 43.319 scarti metallici 191209 minerali (sabbie) 38.652 inerti 100903 scorie fusione 34.251 scarti metallici 100210 scaglie laminazione 33.280 scarti metallici 191302 rifiuti solidi da bonifica 32.439 rifiuti da bonifica 100101 ceneri pesanti e scorie 30.164 inerti altri rifiuti 475.474 1.823.669totale Tab. 2.5.2 Descrizioni dei principali RNP in tonnellate importati nel 2010 rottami e scarti metallic i 33% vetro 12%plastica 6% inerti e ceneri 10% legno 4% carta 3% fanghi 5% percolato 5% rifiuti stabilizzati 2% altri rifiuti 20% Fig. 2.5.3 Tipologie di rifiuti più rilevanti relativi all’importazione di RNP e relative destinazion.i RECUPERO SMALTIMENTO Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 342/560 2.5.3 Analisi dei flussi di esportazione dei rifiuti pericolosi Al fine di valuta i flussi di esportazione e quantificare le eventuali carenze impiantistiche regionali è stata applicata la seguente modalità di analisi. L’analisi si articola in fasi successive di approfondimento, si basa sul confronto tra produzione complessiva di rifiuti a livello regionale (rifiuti urbani e speciali), sull’importazione/esportazione e sui quantitativi di rifiuti gestiti in Veneto (operazioni di recupero e smaltimento al netto degli stoccaggi). Sinteticamente la metodologia applicata prevede l’analisi dei capitoli CER (a 2 cifre) e per successive approssimazioni si individuano i CER a 6 cifre da considerare per la valutazione dei fabbisogni regionali. L’analisi di dettaglio della prima fase (confronto per capitoli CER a 2 cifre) è riportata nella tabella seguente. RP Produzione (t) flussi entro/fuori regione (t) GESTIONE PRODUZIONE RS PRODUZIONE RU PRODUZIONE TOTALE flusso totale IMPORTAZIONE flusso totale ESPORTAZIONE bilancio import/export 01 735 735 2 0 2 1.327 02 20 20 47 0 47 71 03 654 654 16 -625 -609 47 04 81 81 25 -57 -32 47 05 2.699 2.699 3.084 -114 2.970 5.682 06 31.634 31.634 11.308 -20.435 -9.127 22.150 07 123.318 123.318 29.357 -49.535 -20.179 102.072 08 9.584 9.584 8.618 -2.534 6.084 12.831 09 6.281 6.281 4.478 -255 4.223 6.862 10 57.452 57.452 14.627 -52.622 -37.995 14.779 11 39.196 39.196 10.017 -16.498 -6.481 32.093 12 79.993 79.993 36.252 -21.503 14.748 83.504 13 69.371 69.371 32.826 -44.838 -12.012 58.860 14 7.481 7.481 5.926 -1.821 4.105 9.508 15 20.695 20.695 12.007 -5.045 6.962 20.284 16 101.035 101.035 32.849 -46.283 -13.434 66.586 17 133.041 133.041 75.870 -142.432 -66.562 51.175 18 18.517 18.517 3.792 -5.989 -2.197 7.842 19 318.863 318.863 39.871 -197.300 -157.429 165.915 20 1.755 1.755 0 0 0 39.692 TOT 1.022.408 1.022.408 320.970 -607.886 -286.916 701.327 Tab. 2.5.3 Definizione dei flussi di RP per capitolo CER al 2010. La figura che segue evidenzia graficamente le situazioni di carenza gestionale, che sono caratterizzate dallo sbilanciamento tra la produzione e la gestione, manifestando un flusso netto di esportazione. Il grafico di fig. 2.5.4 mette in evidenza i capitoli CER a 2 cifre in cui si riscontra una differenza significativa tra produzione e gestione di RP, ossia situazioni in cui la gestione è inferiore alla produzione. Per queste tipologie si evidenziano, di conseguenza, flussi di esportazione significativi. I capitoli CER più rilevanti risultano pertanto, in ordine decrescente di quantità, il 19 (rifiuti da trattamento rifiuti, acque e bonifiche), il 17 (rifiuti dalle attività di costruzione e demolizione), il 10 (rifiuti dai processi termici), il 16 (rifiuti non specificati altrimenti), 07 (rifiuti dei processi chimici organici), il 13 (oli) e lo 06 (rifiuti dai processi inorganici). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 343/560 300.000 200.000 100.000 0 100.000 200.000 300.000 400.000 01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 produzione totale flusso totale import flusso totale export gestione Fig. 2.5.4 Analisi dei flussi relativi ai capitoli CER rilevanti per l’esportazione dei RP La seconda fase di analisi ha previsto un approfondimento dei principali rifiuti che ricadono nei 6 capitoli CER sopra riportat . Questi sono stati ordinati in modo decrescente per differenza tra gestione e produzione (tab. 2.5.4). CER Descrizione PROD. IMPORT -EXPORT FUORI VENETO GESTIONE variazione gestione produzione IMPORT EXPORT EXPORT NON BILANCIATO GESTIONE totale di cui RECUPERO di cui SMALTIM. 170605* rifiuti con amianto 86.552 57.390 122.455 65.066 13.009 0 13.009 -73.543 190204* miscugli di rifiuti 84.439 6.116 74.207 68.091 16.113 2.978 13.135 -68.325 100207* fumi da trattamento fumi metallurgia 43.384 1.351 42.796 41.446 2.981 280 2.701 -40.403 191211* rifiuti da trattamento meccanico 37.711 1.392 26.885 25.493 11.325 1.784 9.541 -26.386 160601* batterie al piombo 19.572 4.833 26.937 22.104 97 96 0 -19.476 130208* oli 13.436 623 16.766 16.143 319 301 19 -13.116 070501* soluzioni acquose e di lavaggio 35.110 2.163 13.393 11.231 23.662 729 22.933 -11.449 190205* fanghi da trattamento rifiuti 16.234 2.412 16.255 13.843 5.349 0 5.349 -10.885 190113* rifiuti da trattamento fumi incenerimento 10.334 107 10.276 10.168 152 39 113 -10.182 190304* rifiuti parzialmente stabilizzati 41.388 21.731 31.998 10.267 31.206 495 30.712 -10.182 Tab. 2.5.4 Definizione dei principali flussi di RP espressi in tonnellate con differenza tra gestione e produzione per CER a 6 cifre relativi al 2010. A questo punto (terza fase) è stata effettuata una valutazione critica finalizzata a distinguere l’esportazione legata al fenomeno di specializzazione dei poli produttivi da quella imputabile a possibili carenze impiantistiche regionali (solitamente associabile ad aspetti commerciali). I flussi che possono essere ricondotti alla presenza di poli specializzati nel recupero di alcune tipologie di rifiuti sono i seguenti: Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 344/560 Rifiuti da trattamento fumi dell’industria del ferro e dell’acciaio (CER 100207*): il 94% della quantità esportata, pari a 26.000 t, è avviata a due impianti specializzati per l’estrazione dei metalli da questa matrice. Batterie al piombo ed oli (CER 160601* e CER 130208*): queste due tipologie di rifiuti sono avviate in altre regioni d’Italia ad impianti di recupero specializzati rispettivamente nel trattamento di acidi e metalli e nel trattamento degli oli. I flussi sopra citati risultano significativi ed individuano spazi per lo sviluppo dell’imprenditoria veneta del recupero, tuttavia, vista l’elevata specializzazione tecnologica degli impianti ubicati fuori regione e la potenzialità installata, che favorisce logiche di economia di scala, non si ritiene di considerarli nell’ambito della pianificazione regionale. In termini di carenza impiantistica regionale si rileva che esistono altri flussi di minore entità (fanghi dell’industria chimica 060502*, oli di sentina – CER 130403*, rifiuti parzialmente stabilizzati – CER 190304*, ceneri pesanti pericolose da incenerimento CER 190113* – ciascuno di circa 10.000 t/anno) con caratteristiche eterogenee, per i quali non è significativo individuare la relativa tipologia impiantistica. Le terre e rocce pericolose (CER 170503*) sono rifiuti provenienti dall’attività di bonifica dei terreni. Per questa tipologia di rifiuti valgono le considerazioni generali fatte in merito ai rifiuti da bonifica, che sono legati a progetti specifici e non sono programmabili in termini di pianificazione dei rifiuti da gestire. I flussi significativi di rifiuti pericolosi esportati che sono attribuibili ad una carenza gestionale sono i seguenti: Rifiuti contenenti Amianto (CER 170605*): analogamente ai rifiuti da bonifica, anche la produzione dei rifiuti da costruzione contenenti amianto è legata a variabili indipendenti dai cicli produttivi e alla necessità di rimuovere tale materiale. Nel biennio 2008-2010 la produzione dei rifiuti contenenti amianto è aumentata del 160%, passando da 34.000 a 87.000 t ca., anche in ragione degli incentivi erogati per l’installazione di pannelli fotovoltaici. E’ difficile fare una previsione in merito alla produzione nei prossimi anni, tuttavia, essendo i quantitativi in gioco significativi e avviati totalmente ad esportazione fuori Veneto per carenza di discariche, risulta opportuno pianificarne la gestione. Dal punto di vista della gerarchia dei rifiuti è opportuno incentivare processi alternativi allo smaltimento in discarica che però allo stato attuale risultano soltanto in fase di sperimentazione e non sono applicati su scala industriale nel territorio nazionale. Al momento si ritiene pianificabile soltanto la volumetria di discarica che potrebbe soddisfare il “principio di prossimità”. Rifiuti e fanghi da pretrattamento (CER 190204*, CER 191211* e CER 190205*): la realtà produttiva veneta è caratterizzata dalla prevalenza della piccola e media impresa. Questo comporta la produzione di piccole quantità diversificate di rifiuti pericolosi che attualmente possono contare su una rete di piccoli-medi impianti di stoccaggio-accorpamento-miscelazione di rifiuti con un duplice ruolo: ottimizzare gli aspetti logistici e di trasporto verso gli impianti di smaltimento finale (non presenti in veneto) e preparare il rifiuto in funzione della specifica tecnologia dell’impianto di destino. E’ evidente quindi che la criticità relativa a questi CER è imputabile alla mancanza di impianti finali sul territorio. Per questi rifiuti è stata effettuata inoltre un’analisi dello stato fisico (solido, liquido o fangoso) per valutare con maggiore precisione la tipologia di impianto più consono. Dall’elaborazione emerge che nel 2010: � i miscugli e scarti a matrice fangosa sono il 20% del totale esportato (quasi 28.000 t); � i miscugli e scarti a matrice liquida sono il 12% del totale esportato (quasi 17.000 t); � i miscugli e scarti a matrice solida sono il 68% del totale esportato (quasi 94.000 t). Dal punto di vista tecnico e della gerarchia dei rifiuti è prevedibile l’avvio ad incenerimento dei primi due flussi e in discarica del secondo. Rifiuti liquidi dell’industria chimica (CER 070501*): si tratta di soluzioni acquose ed acque madri dell’industria chimica farmaceutica per un quantitativo di poco superiore alle 10.000 t che potrebbero essere destinate ad incenerimento. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 345/560 Ceneri leggere da trattamento fumi degli inceneritori (CER 190113*): si tratta di un rifiuto solido polverulento la cui destinazione è la discarica. Per quanto concerne la destinazione, si prevede di conferire i rifiuti pericolosi a “matrice solida” sopra citati, in discarica per rifiuti non pericolosi previo trattamento di stabilizzazione. Tale attività ha la finalità di rendere i rifiuti stabili e non reattivi, al fine di ridurne la pericolosità e gli eventuali conseguenti impatti ambientali, nonché di ottimizzarne, in via prioritaria, i conferimenti nelle discariche già esistenti, preventivamente autorizzate in tal senso. I criteri di stabilizzazione sono quelli previsti dalle BAT (DM 29.01.2007). 2.5.4 Analisi dei flussi di esportazione dei rifiuti non pericolosi Analogamente alla metodologia adottata nei precedenti paragrafi (2.5.1 e 2.5.2) viene verificata per quanto riguarda l’esportazione dei rifiuti non pericolosi. I risultati della prima fase (confronto per capitoli CER a 2 cifre) sono riportati nella tabella 2.5.5. L’analisi congiunta sulla produzione di rifiuti urbani e speciali, funzionale alla valutazione dei flussi comuni e delle loro eventuali criticità gestionali, riguarda principalmente i rifiuti di imballaggi – capitolo CER 15 - e i rifiuti da trattamento di rifiuti – capitolo CER 19. Si specifica che nella tab. 2.5.5 sono stati riportati tutti i codici del capitolo 20 da dichiarazione MUD, che rappresentano i rifiuti speciali assimilabili dichiarati dalle ditte. E’ necessario puntualizzare che, per quanto concerne l’ambito dei rifiuti non pericolosi, il dato di produzione è sottostimato a causa delle carenze informative legate alla dichiarazione MUD. Ciò sarà riscontrabile nei bilanci complessivi dei rifiuti non pericolosi. I dati riguardanti il capitolo CER 17, sono pesantemente affetti dalla mancanza di obbligatorietà della dichiarazione MUD: il dato di produzione, infatti, è stimato pari a quello gestito in Veneto (che include pertanto i quantitativi importati, che ammontano a poco più di 1 milione di tonnellate) e il dato di esportazione, per gli stessi motivi è pesantemente sottostimato. RNP Produzione (t) flussi entro/fuori regione (t) GESTIONE (t) PRODUZIONE RS PRODUZIONE RU PRODUZIONE TOTALE flusso totale IMPORTAZIONE flusso totale ESPORTAZIONE FLUSSO NETTO 01 819.392 0 819.392 20.865 -56.581 -35.716 887.952 02 214.846 0 214.846 39.935 -95.726 -55.791 160.752 03 423.222 0 423.222 92.064 -358.336 -266.272 179.599 04 180.901 0 180.901 14.838 -28.875 -14.037 180.597 05 79 0 79 682 0 682 756 06 30.537 0 30.537 5.351 -14.599 -9.248 20.366 07 51.578 0 51.578 18.066 -15.527 2.539 48.066 08 92.859 103 92.962 33.344 -14.055 19.289 98.513 09 657 0 657 319 -67 252 535 10 1.231.440 0 1.231.440 643.614 -316.714 326.900 1.476.927 11 18.272 0 18.272 9.538 -5.797 3.741 22.086 12 610.076 0 610.076 247.497 -73.009 174.488 745.459 15 540.675 386.319 926.994 370.784 -117.885 252.899 1.123.342 16 276.401 276 276.677 161.755 -100.486 61.269 392.759 18 788 3 791 8.702 -263 8.439 1.090 19 3.317.161 0 3.585.185 750.990 -1.309.441 -558.451 3.005.661 20 455.378 1.929.208 2.384.586 331.311 -163.845 167.446 2.578.063 TOT 8.264.262 2.315.909 10.848.195 2.749.655 -2.671.206 78.429 10.922.523 Tab. 2.5.5 Definizione dei flussi di RP per capitolo CER al 2010. Per queste ragioni, le elaborazioni che seguono, sono condotte al netto dei codici CER non pericolosi del capitolo 17. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 346/560 Al fine di facilitare l’analisi dei dati contenuti nella tabella sopra riportata questi sono stati tradotti in forma grafica (fig. 2.5.5). 2.000.000 1.000.000 0 1.000.000 2.000.000 3.000.000 4.000.000 5.000.000 01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11 12 15 16 18 19 20 PRODUZIONE TOTALE flusso totale i mport flusso totale export gesti one 600.000 400.000 200.000 0 200.000 400.000 600.000 800.000 1.000.000 01 02 03 04 05 06 07 08 09 Fig. 2.5.5 Analisi dei flussi relativi ai capitoli CER rilevanti per l’esportazione dei RNP, espressi in tonnellate. Il grafico mette in evidenza i capitoli CER a 2 cifre in cui si riscontra una differenza significativa tra produzione e gestione di RNP, ossia situazioni in cui la gestione di un certo capitolo CER è inferiore alla produzione. Per queste tipologie si riscontrano, di conseguenza, flussi di esportazione significativi. I capitoli CER più rilevanti risultano pertanto, in ordine decrescente di quantità, il 19 (rifiuti da trattamento rifiuti, acque e bonifiche), lo 03 (rifiuti dalla lavorazione del legno) e lo 06 (rifiuti dai processi inorganici). La seconda fase di analisi ha previsto un approfondimento dei 3 capitoli CER sopra riportati. Questi sono stati ordinati in modo decrescente per differenza tra gestione e produzione (vedi tab. 2.5.6). A questo punto (terza fase) è stata effettuata una valutazione critica per poter distininguere i flussi di esportazione legati al fenomeno di specializzazione dei poli produttivi, da quelli legati a possibili deficit impiantistici regionali (che di solito risultano comunque associati anche ad aspetti commerciali). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 347/560 CER Descrizione PROD. IMPORT -EXPORT FUORI VENETO GESTIONE Variazione gestione produzione IMPORT EXPORT EXPORT NON BILANCIATO GESTIONE totale di cui RECUPERO di cui SMALTIMENTO 191212 scarti selezione meccanica 680.270 24.933 362.666 337.733 343.461 24.296 319.165 -336.809 191207 legno 124.886 7.022 118.901 111.879 6.357 6.357 0 -118.529 030105 segatura, trucioli legno 270.761 80.238 212.228 131.990 156.896 156.765 131 -113.865 191210 CDR 152.416 105.336 105.336 47.106 46.255 851 -105.310 030309 fanghi con CaCO3 61.256 6.139 72.301 66.162 30 30 0 -61.226 191204 plastica gomma 169.210 49.185 92.016 42.831 116.207 112.279 3.928 -53.003 030307 scarti produzione polpa 64.250 2 51.924 51.922 12.137 0 12.137 -52.113 191202 metalli ferrosi 330.898 97.063 160.135 63.072 286.571 286.571 0 -44.327 191203 metalli non ferrosi 41.804 3.993 30.772 26.779 13.091 13.091 0 -28.713 191308 acque di bonifica 465.425 1.449 856 -593 445.259 495 444.764 -20.166 191201 carta 95.737 1.925 17.135 15.210 76.491 76.476 15 -19.246 191205 vetro 190.922 87.229 99.452 12.223 172.447 147.193 25.254 -18.475 190203 miscugli di rifiuti 80.147 17.914 29.713 11.799 67.687 0 67.687 -12.460 060314 sali 8.134 1.157 6.222 5.065 2.042 247 1.795 -6.092 060503 fanghi da tratt. effluenti 21.982 4.081 8.222 4.141 17.955 3.182 14.773 -4.027 Tab. 2.5.6 Definizione dei principali flussi di RNP, espressi in tonnellate, con differenza tra gestione e produzione per CER a 6 cifre relativi al 2010. I flussi che possono essere ricondotti alla presenza di poli specializzati nel recupero di alcune tipologie di rifiuti sono i seguenti: Scarti della lavorazione del legno (CER 191207 - legno da selezione meccanica e CER 030105 segatura e trucioli in legno): questa tipologia di rifiuti, indipendentemente dalla loro origine, è costituita da matrici legnose suscettibili di essere ulteriormente utilizzate in svariate attività industriali. Il flusso di esportazione netto (complessivamente 160.000 t per i due codici) costituisce fonte di approvvigionamento per attività produttive dell’industria del legno e della produzione energetica ubicate in particolare in Provincia di Mantova, Udine e Ferrara. Scarti della lavorazione di cartiera (CER 030309 - fanghi dalla produzione di carta e CER 030307 scarti da pulper di cartiera): si tratta di due tipologie di rifiuto che pur non essendo analoghe dal punto di vista merceologico sono accomunate dalla loro provenienza: l’industria cartaria. Si tratta di un flusso significativo (118.000 t circa di esportazione netta) avviato per il 42% ad un impianto di condizionamento fanghi (operazione R3) nel bresciano e poi successivamente utilizzati in agricoltura (R10) e per il 39% avviato a due siti in Piemonte per il ripristino ambientale. Tali rifiuti potranno facilmente essere assorbiti in ambito regionale nei processi di recupero di materia e di ripristino ambientale che offrono sufficiente disponibilità. Plastica e gomma da selezione rifiuti (CER 191204): negli ultimi anni questa tipologia di rifiuti ha conosciuto un incremento del recupero nell’ambito dell’industria della gomma, dell’edilizia (in svariate forme di utilizzo) e come combustibile alternativo, ad esempio nei cementifici. Le considerazioni sviluppate per i rifiuti a matrice legnosa possono considerarsi applicabili anche a questo settore, per il quale non è rilevante avviare un’attività di pianificazione. Altri rifiuti da selezione meccanica (metalli ferrosi – CER 191202, metalli non ferrosi – CER 191203, carta – CER 191201, vetro – CER 191205): questo gruppo di rifiuti ha un’esportazione netta Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 348/560 di ca. 160.000 t, tuttavia anche in questo caso si possono estendere le considerazioni svolte per i rifiuti a matrice legnosa e non considerarli nell’ambito della pianificazione, in quanto rifiuti avviati ad attività produttive. Esiste comunque una disponibilità impiantistica sul territorio. I flussi sopra citati individuano spazi per lo sviluppo dell’imprenditoria veneta del recupero, tuttavia, va considerato l’indotto già esistente e la potenzialità installata negli impianti fuori regione che favoriscono logiche di economia di scala. Per tale ragione si ritiene di non considerarli nelle successive valutazioni di Piano. In merito alle acque provenienti da trattamenti delle acque (CER 191308) valgono le considerazioni effettuate per le terre e rocce pericolose: si tratta di rifiuti provenienti da operazioni di bonifica legati a progetti specifici e non programmabili. In particolare riguardo ai rifiuti prodotti nel Sito di Interesse Nazionale di Porto Marghera, si evidenzia che il progressivo allacciamento degli emungimenti all’impianto di depurazione, porterà ad un esaurimento di produzione di questa tipologia di rifiuto nel tempo. I flussi significativi di rifiuti esportati, attribuibili a carenze gestionali, sono i seguenti: Rifiuti combustibili “CDR” (CER 191210, oggi definito CSS): si tratta di un rifiuto proveniente, per il 95% circa, da operazioni di recupero di rifiuti urbani, che dovrebbe essere utilizzato in cicli produttivi in sostituzione di altri combustibili. L’esperienza degli ultimi anni ha evidenziato delle difficoltà ad utilizzare questo rifiuto come combustibile, tant’è che si registra un esportazione di oltre 100.000 t/a. In questo specifico caso, pertanto, la pianificazione regionale potrebbe rivelarsi strategica e le opportune valutazioni devono essere svolte congiuntamente all’ambito dei rifiuti urbani (Elaborato B del Piano). Scarti provenienti dalla selezione meccanica di altri rifiuti (CER 191212): si tratta dello scarto finale delle operazioni di recupero di materia, come ad esempio: la selezione degli imballaggi, la produzione del combustibile da rifiuti (dal trattamento del RU indifferenziato) e le operazioni di smaltimento che prevedono selezioni/separazioni di rifiuti. Il quantitativo esportato è significativo oltre 350.000 t/a. Questa tipologia di rifiuto risulta complessa da analizzare in quanto comprende gli scarti prodotti sia da impianti di recupero che di smaltimento e, inoltre, comprende gli scarti prodotti dal trattamento di rifiuti urbani e speciali. La definizione della provenienza dei due flussi è condizionata da quanto prevede la normativa di settore che, nei suoi principi generali, stabilisce debba essere garantire l’autosufficienza anche per lo smaltimento degli scarti derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani (CER 191212). Miscugli di rifiuti (CER 190203): si tratta dei rifiuti provenienti dal trattamento ‘preliminare’ di altri rifiuti attraverso operazioni di miscelazione, al fine di avviarli a trattamenti definitivi, spesso fuori regione a causa della mancanza di impianti regionali. Questa tipologia va analizzata congiuntamente ai medesimi miscugli pericolosi (190204*), poiché provengono dallo stesso tipo di trattamento, spesso operato presso i medesimi impianti. Di seguito si riportano i risultati di un’analisi di bilancio del CER 191212 (produzione, gestione ed esportazione), in cui si stima con buona approssimazione la ripartizione del rifiuto di origine urbana da quello proveniente dal trattamento di rifiuti speciali. In buona sostanza il CER 191212 proveniente da trattamento meccanico biologico è considerato appartenente al ciclo dei rifiuti urbani. La quantità derivante da impianti di recupero di materia è stata ripartita percentualmente individuando la quota “urbana” e la quota “speciale”. Come si evince dalla prima tabella, sono stati analizzati i mofimenti di circa 642.000 t del rifiuto CER 191212, pari al 97% della produzione complessiva, risccontrandoche il 39% può essere considerato afferente il ciclo dei rifiuti urbani, mentre il rimanente 61% agli speciali. Analogamente sono stati suddivisi i quantitativi del rifiuto sottoposto a gestione ed a export, pari a poco più di 320.000t e a 366.000 t. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 349/560 PRODUZIONE (AL 97%) 641.639 PROD RU 252.803 39% PROD RS 388.836 61% IMPORTAZIONE RS 24.404 GESTIONE (AL 99%) 320.483 GEST VENETO RU 117.186 37% GEST VENETO RS 203.297 63% EXPORT (AL 96%) 366.001 EXPORT RU 132.177 36% EXPORT RS 233.824 64% Tab. 2.5.7 Ripartizione dei flussi relativi agli scarti da RU e da RS. Le percentuali di ripartizione su indicate sono state applicate all’intero quantitativo di CER 191212 prodotto, gestito ed esportato nel 2010 al fine di individuare i reali flussi (vedi tab. 2.5.8). QUANTITA' PRODUZIONE IMPORT GESTIONE IN VENETO EXPORT 191212 RU 268.024 125.588 131.166 191212 RS 412.246 24.933 217.873 232.035 191212 TOT 680.270 24.933 343.461 363.201 PERCENTUALI PRODUZIONE IMPORT GESTIONE IN VENETO EXPORT 191212 RU 39% 0% 37% 36% 191212 RS 61% 100% 63% 64% 705.203 706.662 La somma dei dati di produzione + importazione differisce leggermente da quella di gestione + importazione per via delle quantità stoccate in attesa di trattamento. Tab. 2.5.8 Ripartizione dei flussi relativi agli scarti da RU e da RS. Dalle elaborazioni effettuate emerge che delle ca. 680.000 t di CER 191212 prodotte in Veneto nel 2010 quasi 270.000 t (39%) sono provenienti da rifiuti urbani e oltre 400.000 t (61%) dal trattamento di rifiuti speciali. Per quanto concerne le modalità di gestione, si può asserire, con buona approssimazione, che sia per la quota degli “urbani” che degli “speciali” ca. il 50% viene gestito in Veneto e il 50% esportato fuori Veneto. La parte relativa ai RU è stata trattata nell’elaborato B. Le percentuali desunte dal bilancio 2010 saranno utilizzate negli scenari dei RNP. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 350/560 2.5.5 Conclusioni I flussi individuati dalle analisi sviluppate nei due precedenti paragrafi sono riassunti nella tabella successiva. RP RNP Tipologia di rifiuto e attuale destinazione Destinazione prevista Tipologia di rifiuto e attuale destinazione Destinazione prevista Miglioramento dell’attuale gestione regionale applicando la gerarchia dei rifiuti Fanghi (discarica) Incenerimento Limi di marmo (discarica) Recupero di materia Altri rifiuti recuperabili (discarica) Recupero di materia Scarti da trattamento dei rifiuti speciali (discarica) Recupero di energia Gestione dei flussi appartenenti all’esportazione non bilanciata Amianto Discarica per RNP amianto Scarti da trattamento dei rifiuti speciali Recupero di energia Rifiuti e fanghi da pretrattamento solidi Stabilizzazione + Discarica RNP Miscugli liquidi di rifiuti Incenerimento Rifiuti e fanghi da pretrattamento liquidi e fangosi Incenerimento Miscugli solidi di rifiuti Discarica RNP Rifiuti liquidi Incenerimento Ceneri leggere da incenerimento Stabilizzazione + Discarica RNP Tab. 2.5.9 Sintesi dei flussi considerati negli scenari di piano In particolare, considerando l’esportazione non bilanciata e tenendo conto della necessità di applicare la gerarchia dei rifiuti orientando verso il recupero le attuali forme di gestione, emerge: � per i rifiuti pericolosi destinati fuori regione, l’opportunità di avviali a incenerimento e discarica, previa applicazione di processi di stabilizzazione; � per i rifiuti non pericolosi, destinati in parte fuori regione e in parte in discarica, l’opportunità di incrementare il recupero di materia e il recupero di energia. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 351/560 2.6 CRITERI PER LA COSTRUZIONE DEGLI SCENARI DI PIANO Gli scenari di piano di produzione e gestione dei rifiuti speciali individuati sono 3. � scenario 0: l’andamento di produzione risente degli aspetti economici ma non delle azioni di piano relative alla prevenzione dei rifiuti. Le modalità di gestione dei rifiuti restano quelle del 2010. � scenario 1: l’andamento di produzione risente degli aspetti economici e delle azioni di piano sulla riduzione: questo comporta una crescita più contenuta dei rifiuti prodotti rispetto al 2010. Si ipotizza una gestione dei soli flussi di esportazione non bilanciati da equivalenti flussi di importazioni, all’interno del territorio regionale, secondo il principio di prossimità e applicando la gerarchia dei rifiuti. Inoltre anche alcuni flussi avviati nel 2010 in discarica (ossia quelli più significativi e valorizzabili altrimenti) vengono destinati ad altre forme di gestione in linea con la gerarchia dei rifiuti. � scenario 2: a partire dallo scenario 1 il cui trend di produzione risente degli scenari economici e delle azioni di piano sulla riduzione (e tenendo ferme le ipotesi di migliorie nella gestione ivi previste), lo scenario 2 intende implementare al massimo le azioni strategiche previste dalla Strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti (COM(2005) 666 del 21/12/2005) il cui Report è stato adottato il 19 gennaio 2011. Anche la Relazione su un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse (2011/2068(INI)) esorta la Commissione Europea e gli stati membri a concretizzare alcune importanti azioni strategiche nel campo dei rifiuti. Le principali iniziative tematiche della citata Strategia, oltre alla semplificazione, l’aggiornamento della legislazione vigente in materia di rifiuti e l’importanza della sua piena attuazione, riguardano principalmente l’introduzione del concetto del “ciclo di vita” nella politica in materia di rifiuti, la prevenzione dei rifiuti e la costituzione della società europea del riciclaggio. La Relazione del 2011, con particolare riferimento alla produzione dei rifiuti, ritiene necessario per gli stati membri ridurre la produzione dei rifiuti residui fino a raggiungere livelli prossimi allo zero. Gli scenari di gestione dei rifiuti speciali sono stati costruiti secondo la seguente metodologia: a. Valutazione del trend di produzione dei rifiuti speciali. La previsione sulla produzione di rifiuti speciali è stata effettuata utilizzando come indicatore il PIL regionale e un altro indicatore, definito “intensità di produzione di rifiuti speciali” (NP esclusi i C&D e P), calcolato tenendo conto i dati storici di PIL e della produzione di rifiuti. Moltiplicando il PIL regionale stimato per i prossimi anni per l’indicatore citato è stata ottenuta la proiezione al 2015 e 2020 in termini di produzione di rifiuti NP e P. Conseguentemente sono stati individuati i 3 possibili scenari (Fig. 2.6.1): ���� scenario 0 (curva blu) in ciu non si applicano nel tempo politiche di riduzione dei rifiuti e in cui i rifiuti prodotti nel 2020 ammontano a quelli prodotti tra il 2008 e il 2009, incremento secondo una curva di crescita a partire dal 2014-2015; ���� scenario 1 (curva rosa) in cui si prevede l’applicazione nel tempo delle politiche di riduzione dei rifiuti e in cui i rifiuti prodotti nel 2020 risultano leggermente superiori a quelli del 2015 e comunque inferiori a quelli del 2010; ���� lo scenario 2 (curva verde) in cui si prevede l’applicazione delle iniziative previste dalla strategia tematica e dalla Relazione della Commissione Europea per l’Ambiente, con particolare riferimento alla riduzione a valori prossimi allo zero dei rifiuti residui. I rifiuti speciali residui, stimati come i rifiuti pericolosi e non pericolosi avviati a smaltimento, si riducono al 2020 a valori prossimi allo zero, lasciando alla gestione solo i flussi avviati a recupero di materia e di energia all’interno della regione, Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 352/560 nonché il flusso in uscita. Questo grazie all’applicazione dell’analisi del ciclo di vita all’interno dei cicli produttivi. 6.500.000 7.000.000 7.500.000 8.000.000 8.500.000 9.000.000 9.500.000 10.000.000 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 SCENARIO 0 SCENARIO 1 SCENARIO 2 Fig. 2.6.1 Andamento del trend di produzione utilizzato per la costruzione degli scenari Nella tabella successiva sono riportati i valori di produzione utilizzati negli scenari di piano. TIPOLOGIA SCENARI 2010 2015 2020 RNP (escluso C&D) Scenario 0 7.894.710 7.915.753 8.196.711 Scenario 1 7.763.653 7.838.856 Scenario 2 6.521.469 6.584.639 RP Scenario 0 1.020.652 1.031.279 1.067.883 Scenario 1 1.011.463 1.021.261 Scenario 2 586.649 592.331 TOTALE Scenario 0 8.915.363 8.947.032 9.264.593 Scenario 1 8.775.116 8.860.116 Scenario 2 7.108.117 7.176.970 Tab. 2.6.1 Dati di produzione utilizzati per la costruzione degli scenari b. Importazione dei rifiuti speciali Il valore di riferimento per l’importazione dei rifiuti speciali è quello del 2010. E’ stato calcolato, poi, il rapporto importazione/produzione nel 2010, pari al 31%, sia nel caso di rifiuti non pericolosi che pericolosi. Infine, viene determinato il valore di importazione al 2020, in entrambi gli scenari, partendo dai dati sulla produzione. c. Gestione dei rifiuti speciali Le forme di gestione dei rifiuti speciali considerate per la costruzione degli scenari sono le seguenti: a. Recupero di materia (operazioni R2 – R12) b. Recupero di energia (operazione R1) c. Pretrattamenti D (operazioni D8 – D9 – D13 – D14) d. Incenerimento (operazione D10) e. Discarica (operazione D1) f. Esportazione bilanciata g. Esportazione non bilanciata Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 353/560 Come si può notare, di seguito alle operazioni di recupero e smaltimento sono state aggiunte l’esportazione bilanciata e non bilanciata, secondo quanto esposto sul modello concettuale decritto nel cap. 2.3. Sono state calcolate, per l’anno 2010, le percentuali di ripartizione dei rifiuti speciali nelle diverse forme di gestione rispetto alla somma produzione-importazione. Questo permette di calcolare i quantitativi di rifiuti destinate alle diverse modalità di gestione nel periodo 2011 - 2020. Nello scenario 0 è previsto che, nel periodo di riferimento, le percentuali di ripartizione dei rifiuti (prodotti+importati) rimangono uguali a quelle del 2010. Nello scenario 1 vengono, invece, previste le seguenti azioni: Gestione di alcuni flussi di esportazione: si è stabilito di gestire i flussi significativi di esportazione all’interno della Regione, secondo la gerarchia dei rifiuti. Ottimizzazione dei flussi avviati in discarica: si è stabilito di gestire alcuni flussi significativi attualmente avviati in discarica con attività di trattamento in linea con la gerarchia dei rifiuti. Nello scenario 2, ferme restando le azioni migliorative sulla gestione previste per lo scenario 1, i quantitativi residuali di rifiuti, individuati in quelli avviati a operazioni di smaltimento, sono considerati “non prodotti” in quanto le analisi dei cicli di vita dei rifiuti, applicati ai cicli produttivi consentono la riduzione a valori prossimi allo zero di quei flussi non recuperabili. Ciò comporta l’utilizzazione nei processi produttivi di materie prime completamente riciclabili/recuperabili e a basso tenore di sostanze pericolose. Gli scenari previsionali che si ottengono sono i seguenti: A) SCENARIO 0: ���� Principi applicati: si applica lo stato di fatto al 2010. ���� Produzione: non si applicano nel tempo politiche di riduzione dei rifiuti. I rifiuti prodotti nel 2020 ammontano a quelli prodotti nel 2008, con un progressivo incremento, proporzionale alla ripresa economica, a partire dal 2014-2015. ���� Gestione: non vengono apportate modifiche rispetto al 2010 pertanto la distribuzione delle diverse forme di gestione rimane uguale a quella del 2010. ���� Carenze gestionali: viene stimata la volumetria annua di discarica necessaria per gestire i flussi attualmente destinati a questa forma di smaltimento. B) SCENARIO 1: � Principi applicati: riduzione della produzione dei rifiuti; principio di prossimità; gerarchia dei rifiuti, valorizzazione degli impianti esistenti. � Produzione: si prevede l’applicazione nel tempo di politiche di riduzione dei rifiuti, pertanto dal 2015 si assiste ad un incremento della produzione di RS più contenuto rispetto a quello stimato nello scenario 0. � Gestione: si stabilisce di ottimizzare le modalità di gestione dei rifiuti applicando la gerarchia individuata dalla disciplina di settore, ossia minimizzando il ricorso alla discarica. Secondo lo stesso principio, si prevede altresì di gestire in Veneto i flussi significativi di rifiuti attualmente esportati. Viene inoltre stimata la capacità di recupero di materia necessaria per garantire il trattamento alcuni specifiche tipologie di rifiuti, che oggi trovano solo collocazione in discarica. Viene stimato da ultimo domanda di recupero energetico necessaria ad assicurare la gestione complessiva dei flussi interni finora avviati in discarica che di quelli “sottratti” all’esportazione. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 354/560 C) SCENARIO 2: � Principi applicati: riduzione della produzione dei rifiuti; principio di prossimità; gerarchia dei rifiuti, valorizzazione degli impianti esistenti, strategia tematica di applicazione LCA e riduzione dei rifiuti residui a valori prossimi allo zero. � Produzione: si prevede l’applicazione nel tempo di politiche di riduzione dei rifiuti, e della strategia tematica in tema di riduzione dei rifiuti residui, individuati in quelli avviati a smaltimento. Pertanto dal 2015 si assiste ad un brusco decremento della produzione di RS rispetto a quello stimato negli altri due scenari. � Gestione: ferme restando le ipotesi migliorative previste dallo scenario 1 sulla gestione interna alla regione e i flussi di esportazione ivi individuati, si prevede di avviare i rifiuti soltanto a recupero di materia e di energia. Lo scenario 2 prevede una applicazione totale e immediata delle azioni indicate dalla Strategia europea e dalla Relazione precedentemente citata. Ai fini di ottenere una piena attuazione dello scenario 2 l’introduzione delle analisi dei cicli di vita negli impianti produttivi dovrebbe essere tesa all’utilizzazione totale e immediata nei processi produttivi di materie prime completamente riciclabili/recuperabili e a basso tenore di sostanze pericolose. Questo aspetto risulta poco applicabile considerando l’attuale stato dell’arte delle BAT e della loro applicazione, nonché della green chemistry, settore in continua evoluzione che tuttavia non ha ancora fornito complete risposte in tale senso. Anche dal punto vista economico, anche avendo a disposizione strumenti tecnici e tecnologici che lo consentano, è impensabile imporre la loro applicazione ai settori produttivi in tempi così rapidi. Uno scenario di questo tipo potrebbe avere una sua reale applicazione, inoltre, solo se implementato a livello più ampio in termini territoriali, a partire dalla scala nazionale, ma anche europea, vista la libera circolazione dei beni e anche dei rifiuti (speciali in particolare) che con azioni impositive di questo tipo a sola scala locale (regionale) comporterebbero evidenti distorsioni di mercato. Per quanto sopra argomentato, visti gli attuali limiti in termini tecnici-tecnologici, temporali, territoriali ed economici delle ipotesi previste allo scenario 2, si ritiene di non procedere oltre allo sviluppo di tale scenario, ritenendolo non percorribile. Gli scenari 0 e 1 sono stati costruiti separatamente per rifiuti speciali non pericolosi e rifiuti speciali pericolosi. Non sono stati presi in considerazione i rifiuti da costruzione e demolizione in base a quanto riportato nel paragrafo 2.3.4. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 355/560 2.7 SCENARI DI PIANO 2.7.1 SCENARIO 0 – “Ipotesi zero” RIFIUTI PERICOLOSI Produzione: non si applicano nel tempo politiche di riduzione, i rifiuti prodotti nel 2020 sono equivalenti a quelli del 2008 con una crescita progressiva a partire dal 2014-2015. PRODUZIONE RP Scenario 0 2010 1.020.652 2015 1.031.279 2020 1.067.883 Tab. 2.7.1 Dati di produzione dei RP utilizzati nello scenario 0 Importazione: il valore dell’importazione dei rifiuti pericolosi è pari al 31% del valore di produzione. IMPORTAZIONE RP Scenario 0 2010 320.970 2015 319.696 2020 331.044 Tab. 2.7.2 Dati di importazione dei RP utilizzati nello scenario 0 Gestione: le percentuali di ripartizione dei rifiuti (prodotti+importati) nelle diverse forme di gestione rimangono uguali a quelle del 2010. Anno 2010 (%) Anno 2020 (%) Recupero di materia 12 12 Recupero di energia 0 0 Trattamenti D 37 37 Incenerimento 3 3 Discarica 3 3 Export bilanciato 24 24 Export non bilanciato 21 21 Tab. 2.7.3 Percentuali di ripartizione nelle diverse forme di gestione dei RP al 2010 e 2020 E’ stata calcolata la volumetria di discarica per la quota di rifiuti pericolosi (3%) stabili e non reattivi avviati correntemente in discarica per rifiuti non pericolosi nel 2010 e la relativa proiezione al 2020: FLUSSI DA AVVIARE IN DISCARICA 2010 2020 t/anno 45.887 41.968 mc/anno (densità 1,5 t/mc) 30.591 27.979 Tab. 2.7.4 Stima dei flussi in discarica al 2010 e al 2020 A ll eg at o A D C R n . 3 0 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 35 6 /5 6 0 P R O D U Z IO N E R P 2 02 0 1. 06 7. 88 3 33 1. 04 4 31 % P R O D U Z IO N E + IM P O R T A Z IO N E 1. 39 8. 92 7 % 2 01 0 da to d i p ro ie zi on e al 2 02 0 (t )* re cu pe ro d i m at er ia 12 % 16 7. 87 1 re cu pe ro d i e ne rg ia 0% 0 pr et ra tta m en ti D 37 % 51 7. 60 3 in ce ne rim en to 3% 41 .9 68 ex po rt to ta le ex po rt b ila nc ia to fu or i V en et o 24 % 33 5. 74 2 ex po rt n on b ila nc ia to fu or i V en et o 21 % 29 3. 77 5 di sc ar ic a 3% 41 .9 68 41 .9 68 27 .9 79 * N ot a: il d at o di p ro ie zi on e è ca lc ol at o tr am ite m ol tip lic az io ne d el d at o di p ro ie zi on e di p ro du zi on e + im po rt az io ne p er la p er ce nt ua le d i g es tio ne a l 2 01 0 t/a nn o R IF IU TI P E R IC O LO S I S C E N A R IO 0 IM P O R T A Z IO N E R P 2 02 0 m c/ an no ( de ns ità 1 ,5 t/ m c) F ig . 2 .7 .1 S ch e m a c o n ce tt u a le p e r la c o st ru zi o n e d e llo s ce n a ri o 0 R P A ll eg at o A D C R n . 3 0 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 35 7 /5 6 0 33 1. 04 4 31 % P R O D U Z IO N E + IM P O R T A Z IO N E 1. 39 8. 92 7 % 2 02 0 16 7. 87 1 12 % 0 0% 51 7. 60 3 37 % 41 .9 68 3% 41 .9 68 3% 33 5. 74 2 24 % 29 3. 77 5 21 % D IS C A R IC A E X P O R T N O N B IL A N C IA T O T R A T T A M E N T I D IN C E N E R IM E N T O E X P O R T B IL A N C IA T O R IF IU T I P E R IC O LO S I S C E N A R IO 0 IM P O R T A Z IO N E 2 02 0 R E C U P E R O D I M A T E R IA R E C U P E R O E N E R G IA P R O D U Z IO N E 2 02 0 1. 06 7. 88 3 0 2 0 0 .0 0 0 4 0 0 .0 0 0 6 0 0 .0 0 0 8 0 0 .0 0 0 1 .0 0 0 .0 0 0 1 .2 0 0 .0 0 0 1 .4 0 0 .0 0 0 1 .6 0 0 .0 0 0 2 0 1 0 2 0 1 5 2 0 2 0 re c u p e ro d i m a te ri a re c u p e ro d i e n e rg ia tr a tt a m e n ti D in c e n e ri m e n to d is c a ri c a e x p o rt b il a n c ia to e x p o rt n o n b il a n c ia to F ig . 2 .7 .2 S ch e m a s in te tic o d e i f lu ss i d i r ifi u ti a l 2 0 2 0 n e llo s ce n a ri o 0 R P Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 358/560 RIFIUTI NON PERICOLOSI (esclusi C&D) Produzione: non si applicano nel tempo politiche di riduzione dei rifiuti. La produzione nel 2020 è equivalente a quella del 2008, con una crescita progressiva a partire dal 2014-2015. Dai valori di produzione sono stati sottratti i quantitativi di scarti CER 191212 derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani (in quanto considerati nell’Elaborato B ). PRODUZIONE RNP Scenario 0 2010 7.626.686 2015 7.637.910 2020 7.909.006 Tab. 2.7.5 Dati di produzione dei RNP utilizzati nello scenario 0 Importazione: il valore dell’importazione dei rifiuti non pericolosi è pari al 31% del valore di produzione. IMPORTAZIONE RNP Scenario 0 2010 2.426.897 2015 2.367.752 2020 2.451.792 Tab. 2.7.6 Dati di importazione dei RNP utilizzati nello scenario 0 Gestione: le percentuali di ripartizione dei rifiuti (prodotti+importati) nelle diverse forme di gestione rimangono uguali a quelle del 2010. Anno 2010 (%) Anno 2020 (%) Recupero di materia 49 49 Recupero di energia 2 2 Trattamenti D 18 18 Incenerimento 1 1 Discarica 8 8 Export bilanciato 14 14 Export non bilanciato 8 8 Tab. 2.7.7 Percentuali di ripartizione nelle diverse forme di gestione dei RNP al 2010 e 2020 E’ stata calcolata la volumetria di discarica per la quota di rifiuti non pericolosi (56%) avviati correntemente in discarica per rifiuti non pericolosi nel 2010 e la relativa proiezione al 2020: FLUSSI DA AVVIARE IN DI DISCARICA 2010 2020 t/anno 450.483 464.164 mc/anno (densità 0,9 t/mc) 500.537 515.737 Tab. 2.7.8 Stima del fabbisogno di discarica al 2020 A ll eg at o A D C R n . 3 0 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 35 9 /5 6 0 P R O D U ZI O N E R N P 2 02 0 7. 90 9. 00 6 31 % 2. 45 1. 79 2 P R O D U Z IO N E + IM P O R T A Z IO N E 10 .3 60 .7 98 % 2 01 0 da to d i p ro ie zi on e al 2 02 0 (t )* re cu pe ro d i m at er ia 49 % 5. 07 6. 79 1 re cu pe ro d i e ne rg ia 2% 20 7. 21 6 pr et ra tta m en ti D 18 % 1. 86 4. 94 4 in ce ne rim en to 1% 10 3. 60 8 ex po rt b ila nc ia to fu or i V en et o 14 % 1. 45 0. 51 2 ex po rt n on b ila nc ia to fu or i V en et o 8% 82 8. 86 4 di sc ar ic a 8% 82 8. 86 4 t/a nn o 82 8. 86 4 m c/ an no ( de ns ità 0 ,9 t/ m c) 92 0. 96 0 a di sc ar ic a pe r R N P ( t/a nn o) 46 4. 16 4 m c/ an no 51 5. 73 7 * N ot a: il d at o di p ro ie zi on e è ca lc ol at o tr am ite m ol tip lic az io ne d el d at o di p ro ie zi on e di p ro du zi on e + im po rt az io ne p er la p er ce nt ua le d i g es tio ne a l 2 01 0 IM P O R T A ZI O N E R N P 2 02 0 R IF IU TI N O N P E R IC O LO S I ( es cl us i C & D ) S C E N A R IO 0 F ig . 2 .7 .3 S ch e m a c o n ce tt u a le p e r la c o st ru zi o n e d e llo s ce n a ri o 0 R N P A ll eg at o A D C R n . 3 0 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 36 0 /5 6 0 % T O T R N P 7. 90 9. 00 6 T O T R N P 2. 45 1. 79 2 31 % P R O D U Z IO N E + IM P O R T A Z IO N E 10 .3 60 .7 98 5. 07 6. 79 1 49 % 20 7. 21 6 2% 1. 86 4. 94 4 18 % 10 3. 60 8 1% 82 8. 86 4 8% 1. 45 0. 51 2 14 % 82 8. 86 4 8% E X P O R T N O N B IL A N C IA T O D IS C A R IC A IN C E N E R IM E N T O E X P O R T B IL A N C IA T O IM P O R T A Z IO N E 2 02 0 R E C U P E R O D I M A T E R IA R IF IU TI N O N P E R IC O LO S I ( es cl us i C & D ): S C E N A R IO 0 R E C U P E R O E N E R G IA T R A T TA M E N T I D P R O D U ZI O N E 2 02 0 0 2 .0 0 0 .0 0 0 4 .0 0 0 .0 0 0 6 .0 0 0 .0 0 0 8 .0 0 0 .0 0 0 1 0 .0 0 0 .0 0 0 1 2 .0 0 0 .0 0 0 2 0 1 0 2 0 1 5 2 0 2 0 re c u p e ro d i m a te ri a re c u p e ro d i e n e rg ia tr a tt a m e n ti D in c e n e ri m e n to d is c a ri c a e x p o rt b il a n c ia to e x p o rt n o n b il a n c ia to F ig . 2 .7 .4 S ch e m a s in te tic o d e i f lu ss i d i r ifi u ti a l 2 0 2 0 n e llo s ce n a ri o 0 R N P Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 361/560 2.7.2 SCENARIO 1 – “Scenario di piano” RIFIUTI PERICOLOSI Produzione: si prevede l’applicazione nel tempo delle politiche di riduzione per cui i rifiuti prodotti nel 2020 risultano leggermente superiori a quelli del 2015 e comunque inferiori a quelli del 2010. PRODUZIONE RP Scenario 1 2010 1.020.652 2015 1.011.463 2020 1.021.261 Tab. 2.7.9 Dati di produzione dei RP utilizzati nello scenario 1 Importazione: il valore dell’importazione dei rifiuti pericolosi è pari al 31% del valore di produzione. IMPORTAZIONE RP Scenario 1 2010 320.970 2015 313.554 2020 316.591 Tab. 2.7.10 Dati di importazione dei RP utilizzati nello scenario 1 Gestione: le percentuali di ripartizione dei rifiuti (prodotti+importati) nelle diverse modalità di gestione nel 2020 risultano modificate rispetto a quelle del 2010 per effetto delle azioni di piano. Le azioni di piano per i rifiuti pericolosi sono le seguenti: Discarica: una quota di fanghi (13%) attualmente avviati in discarica potrebbero essere destinati ad incenerimento eventualmente presso impianti esistenti; Esportazione non bilanciata: il 60% circa dei flussi di esportazione non bilanciati, potrebbero essere gestiti all’interno della regione. In particolare le tipologie considerate sono: � Rifiuti contenenti amianto (CER 170605*): il quantitativo ammonta a ca. 55.000 t/anno (20% dell’export non bilanciato) e la modalità di gestione è la discarica con gli opportuni approntamenti tecnici previsti dalla normativa di settore. � Scarti, miscugli e fanghi dal pretrattamento rifiuti allo stato liquido e fangoso e rifiuti liquidi dall’industria chimica (CER 190204*, CER 191211*, CER 190205* e CER 070501*): sono quasi 40.000 t/anno (14% dell’export non bilanciato) e la modalità di gestione è l’incenerimento presso gli impianti autorizzati esistenti nel territorio previa verifica tecnico-gestionale e amministrativa. � Scarti, miscugli e fanghi dal pretrattamento rifiuti allo stato solido e ceneri leggere da incenerimento (CER 190204*, CER 191211*, CER 190205* e CER 190113*): sono ca. 71.000 t/anno (25% dell’export totale non bilanciato) e potrebbero essere avviati nelle discariche regionali. Dal punto di vista gestionale si ritiene, come sopra anticipato, di prevedere la stabilizzazione dei rifiuti pericolosi e successivo avvio in discarica per rifiuti non pericolosi. Spostando i flussi di rifiuti verso le nuove forme di gestione, in ottemperanza alla gerarchia dei rifiuti e al principio di prossimità, si ottengono le nuove percentuali di ripartizione al 2020: Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 362/560 Anno 2010 (%) Anno 2020 (%) Recupero di materia 12 12 Recupero di energia 0 0 Trattamenti D 37 37 Incenerimento 3 6 Discarica 3 12 Export bilanciato 24 24 Export non bilanciato 21 9 Tab. 2.7.11 Percentuali di ripartizione nelle diverse forme di gestione dei RP al 2010 e 2020 Dalla tabella si può notare un incremento dell’incenerimento (dal 3% al 6%) presso gli impianti già esistenti, un aumento del conferimento in discarica (dal 3% all’12%) grazie alla gestione di parte dei flussi esportati. In tal modo viene garantita la gestione interna del 60% ca. dei flussi esportati e la significativa diminuzione dell’export non bilanciato (dal 21% al 9%). Sulla base degli effetti delle azioni di piano sulla gestione e sull’export non bilanciato sono stati stimati i seguenti ulteriori flussi di rifiuti potenzialmente inceneribili: ULTERIORI FLUSSI INCENERIBILI AL 2020 t/anno Fanghi attualmente avviati in discarica 5.218 Miscugli e fanghi avviati fuori regione 18.543 Miscugli e rifiuti liquidi avviati fuori regione 11.126 Rifiuti liquidi da industria chimica 8.428 Totale 43.315 Tab. 2.7.12 Flussi di RP inceneribili nello scenario 1 ULTERIORI FLUSSI AVVIABILI IN DISCARICA t/anno densità (t/m3) mc/anno RP smaltiti correntemente 34.918 1,5 23.279 Amianto 55.206 0,85 64.948 Miscugli, scarti fanghi solidi da trattamento rifiuti 63.045 1,5 42.030 Ceneri leggere da incenerimento 8.428 0,7 12.041 Totale da smaltire 161.597 142.298 Tab. 2.7.13 Volumetria di discarica per i RP nello scenario 1 A ll eg at o A D C R n . 3 0 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 36 3 /5 6 0 P R O D U ZI O N E R P 2 02 0 1. 02 1. 26 1 31 6. 59 1 31 % P R O D U ZI O N E + IM P O R TA Z IO N E 1. 33 7. 85 2 % 2 01 0 da to d i p ro ie zi on e al 2 02 0 (t )* re cu pe ro d i m at er ia 12 % 16 0. 54 2 re cu pe ro d i e ne rg ia 0% 0 pr et ra tta m en ti D 37 % 49 5. 00 5 D I C U I I F LU S S I I N D IV ID U A TI D A G E S TI R E IN T E R N A M E N TE S O N O : in ce ne rim en to 3% 40 .1 36 17 06 05 * rif iu ti co nt en en ti am ia nt o 20 % 55 .2 06 19 02 04 * 21 % 58 .9 99 ex po rt to ta le ex po rt b ila nc ia to fu or i V en et o 24 % 32 1. 08 4 19 12 11 * 8% 22 .4 76 19 02 05 * 4% 11 .2 38 ex po rt n on b ila nc ia to fu or i V en et o 21 % 28 0. 94 9 07 05 01 * rif iu ti liq ui di in du st ria c hi m ic a 3% 8. 42 8 19 01 13 * ce ne ri le gg er e da in ce ne rim en to 3% 8. 42 8 di sc ar ic a 3% 40 .1 36 le % s on o ca lc ol at e co m e % d el l'e xp or t n et to d i q ue l c od ic e ris pe tto a ll' ex po rt no n bi la nc ia to c om pl es si vo t/a nn o di a m ia nt o 55 .2 06 m c/ an no (d 1 ,3 ) 42 .4 67 t/a nn o 40 .1 36 m c ne ce ss ar i f in o al 2 02 0 33 9. 73 2 D 10 13 % fa ng hi t/a nn o 5. 21 8 t/a nn o di m is cu gl i e s ca rti 92 .7 13 D 1 (R P s ta bi li e no n re at tiv i) 87 % s ol id i t/a nn o 34 .9 18 m c/ an no (d 1 ,5 ) 23 .2 79 20 % m is cu gl i e s ca rti fa ng os i 18 .5 43 t/a nn o 12 % m is cu gl i e s ca rti l iq ui di 11 .1 26 t/a nn o 63 .0 45 t/a nn o 42 .0 30 m c/ an no (d 1 ,5 ) D 10 t/a nn o 8. 42 8 D 1 t/a nn o 8. 42 8 m c/ an no (d 0 ,7 ) 12 .0 41 D IS C A R IC A D 1 pe r am ia nt o 42 .4 67 m c/ an no 23 .2 79 m c/ an no R P s m al tit i c or re nt em en te 42 .0 30 m c/ an no m is cu gl i e s ca rt i p er ic ol os i 12 .0 41 m c/ an no A LT R I I M P IA N TI 23 .7 60 m is cu gl i e s ca rti fa ng os it /a nn o 19 .5 54 m is cu gl i e ri fiu ti liq ui di t/a nn o to ta le d a ge st ire 43 .3 14 t/ an no * N ot a: il d at o di p ro ie zi on e è ca lc ol at o tr am ite m ol tip lic az io ne d el d at o di p ro ie zi on e di p ro du zi on e + im po rta zi on e pe r la p er ce nt ua le d i g es tio ne a l 2 01 0 G E S TI O N E D I A LC U N I F LU S S I D I E X P O R T N O N B IL A N C IA TO E LE V A ZI O N E D I G E R A R C H IA D I A LC U N I F LU S S I D I R IF IU TI A V V IA TI IN D IS C A R IC A D 10 R IF IU T I P E R IC O L O S I S C E N A R IO 1 IM P O R TA ZI O N E R P 2 02 0 sc ar ti de l p re tr at ta m en ti di r ifi ut i, m is cu gl i D 1 im pi an ti es is te nt i R IF IU TI D A C O S TR U ZI O N E C O N TE N E N TI A M IA N TO R IF IU TI D A M IS C U G LI E S C A R TI D 1 am ia nt o D 10 68 % m is cu gl i e s ca rti s ol id i D 1 pe r R N P R IF IU TI L IQ U ID I D A IN D U S T R IA C H IM IC A C E N E R I L E G G E R E D A IN C E N E R IM E N TO ce ne ri le gg er e da a bb at tim en to fu m i F ig . 2 .7 .5 S ch e m a c o n ce tt u a le p e r la c o st ru zi o n e d e llo s ce n a ri o 1 – R P A ll eg at o A D C R n . 3 0 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 36 4 /5 6 0 31 6. 59 1 31 % P R O D U Z IO N E + IM P O R T A Z IO N E 1. 33 7. 85 2 % 2 02 0 16 0. 54 2 12 % 0 0% 49 5. 00 5 37 % 83 .4 50 6% 16 1. 59 8 12 % 32 1. 08 4 24 % 11 6. 17 2 9% R IF IU TI P E R IC O LO S I S C E N A R IO 1 1. 02 1. 26 1 IM P O R T A Z IO N E 2 02 0 R E C U P E R O D I M A TE R IA P R O D U ZI O N E 2 02 0 E X P O R T N O N B IL A N C IA TO D IS C A R IC A R E C U P E R O E N E R G IA TR A TT A M E N TI D IN C E N E R IM E N TO E X P O R T B IL A N C IA TO 0 2 0 0 .0 0 0 4 0 0 .0 0 0 6 0 0 .0 0 0 8 0 0 .0 0 0 1 .0 0 0 .0 0 0 1 .2 0 0 .0 0 0 1 .4 0 0 .0 0 0 1 .6 0 0 .0 0 0 2 0 1 0 2 0 1 5 2 0 2 0 re c u p e ro d i m a te ri a re c u p e ro d i e n e rg ia tr a tt a m e n ti D in c e n e ri m e n to d is c a ri c a e x p o rt b il a n c ia to e x p o rt n o n b il a n c ia to 0 50 .0 00 10 0. 00 0 15 0. 00 0 20 0. 00 0 25 0. 00 0 2 01 0 20 15 20 20 D IS C A R IC A R N P R P s ta bi li no n re at tiv i D IS C A R IC A A M IA N T O F ig . 2 .7 .6 S ch e m a s in te tic o d e i f lu ss i d i r ifi u ti a l 2 0 2 0 n e llo s ce n a ri o 1 R P Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 365/560 RIFIUTI NON PERICOLOSI (ESCLUSI C&D) Produzione: si prevede l’applicazione nel tempo delle politiche di riduzione per cui i rifiuti prodotti nel 2020 risultano leggermente superiori a quelli del 2015 e comunque inferiori a quelli del 2010. Dai valori di produzione sono stati sottratti i quantitativi di scarti con CER 191212 prodotti dal trattamento dei rifiuti urbani (in quanto considerati nell’Elaborato B). PRODUZIONE RNP Scenario 1 2010 7.626.686 2015 7.491.149 2020 7.563.712 Tab. 2.7.14 Dati di produzione dei RNP utilizzati nello scenario 1 Importazione: il valore dell’importazione dei rifiuti non pericolosi è pari al 31% del valore di produzione. IMPORTAZIONE RNP Scenario 1 2010 2.426.897 2015 2.322.256 2020 2.344.751 Tab. 2.7.15 Dati di importazione dei RNP utilizzati nello scenario 1 Gestione: le percentuali di ripartizione dei rifiuti (prodotti+importati) nelle diverse forme di gestione nel 2020 risultano modificate rispetto a quelle del 2010 per effetto delle azioni di piano. Le azioni di piano per i rifiuti non pericolosi sono le seguenti: Discarica: si prevede di ottimizzare con la gerarchia i seguenti flussi di rifiuti attualmente avviati in discarica: � Limi di marmo (CER 010413): il quantitativo ammonta a quasi 350.000 t/anno (44% dei RNP avviati in discarica) che possono essere destinate a recupero di materia (R5) oppure a ripristino ambientale (R10): negli impianti esistenti, previa verifica. � Altri rifiuti avviabili a recupero di materia: si tratta di diverse tipologie di rifiuti per un quantitativo di ca. 40.000 t/anno (tra cui spicca il vetro da selezione CER 191205 – pari a 25.000 t nel 2010) che possono essere recuperate come materia negli impianti esistenti. � Scarti dal trattamento di rifiuti speciali (CER191212 da RS): sono stati calcolati i quantitativi avviati in discarica provenienti dal trattamento dei rifiuti speciali (Capitolo 2.5.4), che ammontano a quasi 130.000 t/anno (16% dei RNP avviati in discarica) per i quali è stato previsto, in via prioritaria, la saturazione delle potenzialità disponibili negli impianti dedicati ai rifiuti urbani. In subordine potrà essere valutata la possibilità di trasformare questi rifiuti in combustibili solidi secondari (secondo la vigente normativa di settore). � Fanghi: sono state individuate diverse tipologie di fanghi per un ammontare di ca. 60.000 t/anno (8% dei RNP avviati in discarica) da conferire a incenerimento presso impianti esistenti, previa verifica. Export non bilanciato: si prevede di gestire all’interno della regione il 36% dei flussi di esportazione non bilanciati, ossia: � Scarti dal trattamento di rifiuti speciali (CER 191212 da RS): sono stati calcolati i quantitativi avviati fuori regione e provenienti dal trattamento dei rifiuti speciali (capitolo 2.5.4), che Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 366/560 ammontano a oltre 170.000 t/anno (22% dei RNP dell’export non bilanciato) da avviare a recupero energetico. � Miscugli allo stato fangoso (CER 190203): sono ca. 4.000 t/anno da avviare a incenerimento presso impianti esistenti. � Miscugli allo stato liquido (CER 190203): sono quasi 18.000 t/anno da avviare a incenerimento presso gli impianti esistenti. � Miscugli allo stato solido (CER 190203): sono ca. 2.000 t/anno da collocare in discarica. Spostando i flussi di rifiuti verso le nuove forme di gestione, in ottemperanza alla gerarchia dei rifiuti e al principio di prossimità, si ottengono le nuove percentuali di ripartizione al 2020: Anno 2010 (%) Anno 2020 (%) Recupero di materia 49 53 Recupero di energia 2 5 Trattamenti D 18 18 Incenerimento 1 2 Discarica 8 2 Export bilanciato 14 14 Export non bilanciato 8 6 Tab. 2.7.16 Percentuali di ripartizione nelle diverse forme di gestione dei RP al 2010 e 2020 Dalla tabella si può notare l’effetto delle azioni di piano che comportano un incremento del recupero di materia (dal 49 al 53%), del recupero energetico (dal 2 al 5%), un aumento dell’incenerimento (dal 1 al 2%) negli impianti esistenti, una drastica diminuzione del ricorso alla discarica (dall’8 al 2%) e all’esportazione (export non bilanciato dall’8 al 6%). Sulla base delle azioni di piano precedentemente descritte sono stati stimati i seguenti flussi: ULTERIORI FLUSSI DA AVVIARE A RECUPERO DI MATERIA t/anno Limi di marmo 348.778 Altri rifiuti recuperabili 39.634 Totale 388.412 Tab. 2.7.17 Ulteriori flussi avviabili a recupero di materia per i RNP nello scenario 1 Per quanto concerne il recupero energetico, tenuto conto dei nuovi dati sulla tendenza economica (che risultano più bassi rispetto a quelli utilizzati per creazione degli scenari) e del fatto che gli scarti sono direttamente correlati ai rifiuti primari prodotti, si può prevedere in generale un quantitativo di scarti inferiore del 6% rispetto a quello previsto. Vanno effettuate infine delle valutazioni sulle caratteristiche “energetiche” di questa tipologia di rifiuto che è molto eterogeneo. In tal senso può essere assunto che il 70% di questi possa essere valorizzato tramite il recupero energetico. Il quantitativo finale risulta pertanto meno di 200.000 t/anno. ULTERIORI FLUSSI DA AVVIARE A RECUPERO DI ENERGIA t/anno (calcolo aritmetico) t/anno stimabili Scarti da RS (191212) avviati in discarica 126.828 82.908 Scarti da RS (191212) avviati fuori regione 174.389 114.492 Totale 197.400 Tab. 2.7.18 Ulteriori flussi avviabili a recupero di energia per i RNP nello scenario 1 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 367/560 ULTERIORI FLUSSI POTENZIALMENTE INCENERIBILI t/anno Miscugli liquidi avviati fuori regione 17.597 Fanghi avviati in discarica 63.414 Miscugli fangosi avviati fuori regione 4.043 Totale 85.054 Tab. 2.7.19 Ulteriori flussi avviabili a incenerimento per i RNP nello scenario 1 FLUSSI DA AVVIARE IN DISCARICA t/anno densità (t/m3) mc/anno Rifiuti residuali 118.902 0,9 132.113 Miscugli solidi avviati fuori regione 2.140 0,9 2.378 Totale 121.042 134.491 Tab. 2.7.20 Flussi da avviare in discarica per i RNP nello scenario 1 A ll eg at o A D C R n . 3 0 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 36 8 /5 6 0 P R O D U Z IO N E R N P 2 02 0 7. 56 3. 71 2 2. 34 4. 75 1 31 % P R O D U ZI O N E + IM P O R T A Z IO N E 9. 90 8. 46 3 % 2 01 0 da to d i p ro ie zi on e al 2 02 0 (t) * re cu pe ro d i m at er ia 49 % 4. 85 5. 14 7 re cu pe ro d i e ne rg ia 2% 19 8. 16 9 pr et ra tta m en ti D 18 % 1. 78 3. 52 3 in ce ne rim en to 1% 99 .0 85 ex po rt b ila nc ia to fu or i V en et o 14 % 1. 38 7. 18 5 ex po rt n on b ila nc ia to fu or i V en et o 8% 79 2. 67 7 D I C U I I F LU S S I I N D IV ID U A T I D A G E S T IR E IN T E R N A M E N T E S O N O : 19 12 12 sc ar ti se le zi on e da R S 22 % 17 4. 38 9 di sc ar ic a 8% 79 2. 67 7 19 12 10 C D R 1 1 % 87 .1 94 19 02 03 m is cu gl i 3 % 23 .7 80 Le % s on o ca lc ol at e co m e % d el l'e xp or t n et to d i q ue l c od ic e ris pe tto a ll' ex po rt no n bi la nc ia to d i t ut ti i C E R t/a nn o 79 2. 67 7 44 % lim i d i m ar m o t/a nn o 34 8. 77 8 5% al tri ri fiu ti R t/a nn o 39 .6 34 R 1 19 12 12 d a R S 17 4. 38 9 t/a nn o R 1 16 % 19 12 12 d a R S t/a nn o 12 6. 82 8 m is cu gl i l iq ui di 7 4% 17 .5 97 t/a nn o D 10 8% fa ng hi t/a nn o 63 .4 14 m is cu gl i f an go si 1 7% 4. 04 3 t/a nn o m is cu gl i s ol id i 9 % 2. 14 0 t/a nn o t/a nn o 11 8. 90 2 m c/ an no ( d 0, 9) 2. 37 8 m c/ an no m c/ an no ( d 0, 9) 13 2. 11 3 * N ot a: il d at o di p ro ie zi on e è ca lc ol at o tr am ite m ol tip lic az io ne d el d at o di p ro ie zi on e di p ro du zi on e + im po rt az io ne p er la p er ce nt ua le d i g es tio ne a l 2 01 0 C D R : c on si de ra zi on i s vo lte n el l'e la bo ra to d ed ic at o al la p ia ni fic az io ne d ei R U D 1 R IF IU TI N O N P E R IC O LO S I ( es cl us i C & D ) S C E N A R IO 1 IM P O R T A Z IO N E R N P 2 02 0 G E S TI O N E D I A LC U N I F LU S S I D I E X P O R T N O N B IL A N C IA TO E LE V A ZI O N E D I G E R A R C H IA D I A LC U N I F LU S S I D I R IF IU TI A V V IA TI IN D IS C A R IC A R d i m at er ia 15 % D 10 D 1 va ri sm al tib ili in d is ca ric a F ig . 2 .7 .7 S ch e m a c o n ce tt u a le p e r la c o st ru zi o n e d e llo s ce n a ri o 1 – R N P A ll eg at o A D C R n . 3 0 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 36 9 /5 6 0 TO T R N P 7. 56 3. 71 2 T O T R N P 2. 34 4. 75 1 3 1 % P R O D U Z IO N E + IM P O R T A Z IO N E 9. 90 8. 46 3 % 2 02 0 5. 24 3. 55 9 53 % 60 0. 29 4 6% 1. 78 3. 52 3 18 % 99 .0 85 1% 20 0. 30 9 2% 1. 38 7. 18 5 14 % 59 4. 50 8 6% E X P O R T N O N B IL A N C IA T O F U O R I V E N E T O R IF IU TI N O N P E R IC O LO S I ( es cl u si C & D ) S C E N A R IO 1 IN C E N E R IM E N T O E X P O R T B IL A N C IA T O F U O R I V E N E TO D IS C A R IC A IM P O R TA ZI O N E 2 02 0 P R O D U Z IO N E 2 02 0 R E C U P E R O D I M A TE R IA R E C U P E R O E N E R G IA T R A TT A M E N T I D 0 2 .0 0 0 .0 0 0 4 .0 0 0 .0 0 0 6 .0 0 0 .0 0 0 8 .0 0 0 .0 0 0 1 0 .0 0 0 .0 0 0 1 2 .0 0 0 .0 0 0 2 0 1 0 2 0 1 5 2 0 2 0 re c u p e ro d i m a te ri a re c u p e ro d i e n e rg ia tr a tt a m e n ti D in c e n e ri m e n to d is c a ri c a e x p o rt b il a n c ia to e x p o rt n o n b il a n c ia to F ig . 2 .7 .8 S ch e m a s in te tic o d e i f lu ss i d i r ifi u ti a l 2 0 2 0 n e llo s ce n a ri o 1 R N P Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 370/560 2.7.3 Scenario complessivo per i rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi 2.7.3.1 Premessa Per quanto concerne i rifiuti da costruzione e demolizione si ribadisce che dall’analisi effettuata la capacità impiantistica destinata al recupero e smaltimento risulta più che adeguata a coprire i flussi stimabili nell’arco temporale di pertinenza del Piano. In merito alle altre due tipologie di rifiuti speciali (pericolosi e non pericolosi) l’analisi dei flussi di esportazione non bilanciata e la necessità di applicare la gerarchia dei rifiuti orientando verso il recupero le attuali modalità di gestione, determina nello scenario 1 che: I rifiuti pericolosi destinati fuori regione possano essere destinati a incenerimento e discarica, previa l’applicazione di processi di stabilizzazione; i rifiuti non pericolosi, destinati in parte fuori regione e in parte in discarica, possano essere avviati a recupero di materia e di energia. 2.7.3.2 Scenario 0 Sulla scorta delle analisi precedenti nello scenario 0 non si prevedono modifiche gestionali nel 2020, per cui è stata calcolata la volumetria di discarica necessaria per smaltire la quota di rifiuti che già viene smaltita in discariche regionali. Come si evince dalla tabella la volumetria delle discariche per rifiuti non pericolosi è di circa 500.000 tonnellate/anno pari a circa 540.000 mc/anno. SCENARIO 0 – VOLUMETRIE DI DISCARICA per RNP TIPOLOGIA DI RIFIUTO UM RP stabili e non reattivi RNP TOTALE Rifiuti correntemente avviati in discarica t/anno 41.968 464.164 506.132 mc/anno 27.979 515.737 543.716 Tab. 2.7.21 Volumetria annua di discarica nello scenario 0 2.7.3.3 Scenario 1 “Scenario di piano” Lo scenario 1 prevede: la riduzione della produzione dei rifiuti speciali in virtù dell’adozione di specifiche azioni di piano; l’adozione di azioni volte ad ottimizzare i flussi avviati attualmente in discarica; una gestione rispettosa della gerarchia dei rifiuti per i flussi esportati. Sulla base di questi presupposti risulta che: 1. Recupero di materia: è previsto un aumento solo dei rifiuti non pericolosi ed in particolare dei limi di marmo. La quantità prevista è di circa 390.000 t (Tab. 2.7.22) che potrebbe essere assorbita dagli impianti esistenti autorizzati per il recupero di questo CER, sia in forma di recupero di materia che di ripristino ambientale. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 371/560 SCENARIO 1 – ULTERIORI FLUSSI DI RIFIUTI AVVIABILI A RECUPERO DI MATERIA Tipologia di rifiuti t/anno RNP - Limi di marmo 348.778 RNP - Altri rifiuti recuperabili 39.634 Totale 388.412 Tab. 2.7.22 Ulteriori flussi di recupero di materia nello scenario 1 2. Recupero di energia: i flussi da destinare a quest’operazione sono sostanzialmente gli scarti da trattamento dei rifiuti speciali. Il quantitativo finale risulta pertanto meno di 200.000 t/anno. SCENARIO 1 – ULTERIORI FLUSSI DI RIFIUTI AVVIABILI A RECUPERO DI ENERGIA Tipologia di rifiuti t/anno RNP - Scarti da RS (191212) avviati in discarica 82.908 RNP - Scarti da RS (191212) avviati fuori regione 114.492 Totale 197.400 Tab. 2.7.23 Ulteriori flussi di recupero di energia nello scenario 1 Dal punto di vista impiantistico si ritiene che in via prioritaria vadano saturate le potenzialità eventualmente disponibili negli impianti dedicati ai rifiuti urbani. In seconda battuta potrà essere valutata la possibilità che questi materiali diventino combustibili solidi secondari secondo le modalità previste dal DM (attualmente in fase di predisposizione). In virtù della nuova disciplina questi materiali potranno cessare la loro qualifica di rifiuto e quindi essere maggiormente impiegati nei cementifici e nelle centrali termoelettriche. Infine, visto l’attuale esubero di potenzialità in regioni limitrofe potranno essere valutati accordi di programma per saturare l’impiantistica già installata sul territorio nazionale, in forma compensativa rispetto alla frazione organica dei rifiuti avviata a recupero negli impianti ubicati nel Veneto. 3. Incenerimento: i flussi da destinare a questa operazione sono costituiti da rifiuti pericolosi e non pericolosi a matrice liquida e fangosa (Tab. 2.7.24). SCENARIO 1 – ULTERIORI FLUSSI DI RIFIUTI AVVIABILI A INCENERIMENTO Tipologia di rifiuti t/anno RP - Fanghi attualmente avviati in discarica 5.218 RP - Fanghi avviati fuori regione 18.543 RP - Rifiuti liquidi avviati fuori regione 11.126 RP – Rifiuti liquidi da industria chimica 8.428 RNP - Fanghi avviati in discarica 63.414 RNP - Miscugli liquidi avviati fuori regione 17.597 RNP - Miscugli fangosi avviati fuori regione 4.043 Totale RP 43.315 Totale RNP 85.054 Totale complessivo 128.369 Tab. 2.7.24 Ulteriori flussi di rifiuti avviabili a incenerimento nello scenario 1 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 372/560 Il quantitativo totale ammonta a quasi 130.000 tonnellate anno per gestire i quali si prevede di valorizzare al massimo la capacità impiantistica degli inceneritori per rifiuti speciali già esistenti sul territorio regionale, anche mediante la ristrutturazione e l’adeguamento di impianti esistenti. 4. Discarica: si prevede l’opportunità di gestire: l’amianto in matrice cementizia, attualmente esportato, in discarica per rifiuti non pericolosi. La quantità è di circa 55.000 t/anno corrispondenti a quasi 65.000 mc/anno. i rifiuti non pericolosi, che attualmente vanno in discarica al netto dei flussi valorizzati ad un livello più elevato della gerarchia, continuano a trovare collocazione in discarica (quasi 120.000 t/anno). A questi si aggiunge un’aliquota poco rilevante (circa 4.000 t/anno) di miscugli solidi attualmente esportati. In sintesi sono previsti circa 135.000 mc/anno di volume per i rifiuti non pericolosi. i rifiuti pericolosi per la quantità attualmente esportata, avente stato fisico solido, ossia i miscugli, scarti e fanghi (circa 63.000 t/anno) e le ceneri leggere da incenerimento (circa 8.000 t/anno), potrà essere smaltita in discarica. Si è considerato di continuare a gestire anche i rifiuti pericolosi già attualmente smaltiti in regione. Come sopra già argomentato la scelta per i rifiuti pericolosi è di prevederne la stabilizzazione, in impianti già esistenti in regione o a bocca di discarica e di smaltirli successivamente come stabili e non reattivi in discarica per rifiuti non pericolosi. E’ stata pertanto inclusa una stima del volume di legante necessario per il processo di stabilizzazione (Linee guida BAT per gli impianti di trattamento chimico fisico). Ne deriva pertanto un volume complessivo di discarica per rifiuti pericolosi stabilizzati di circa 110.000 mc/anno. Complessivamente i flussi sono di circa 65.000 mc/anno avviabili in discarica d’amianto e di quasi 240.000 mc/anno in discarica per rifiuti non pericolosi (autorizzata anche al conferimento dei rifiuti pericolosi stabilizzati). Anche per questa tipologia impiantistica si prevede di massimizzare in via prioritaria la saturazione degli impianti esistenti, previo adeguamento tecnico e autorizzativo, se necessario, prima della realizzazione di nuovi impianti. Per quanto concerne le volumetrie attualmente autorizzate, nei grafici seguenti è rappresentato l’andamento nel tempo della volumetria disponibile in funzione del conferimento di rifiuti previsti nello scenario 1 (ad esclusione dell’amianto in matrice cementizia). In particolare nel grafico 2.7.9 è stata utilizzata la volumetria autorizzata e disponibile delle discariche per rifiuti non pericolosi per soli rifiuti speciali (ex categoria 2B) al 31.12.2010. A questa volumetria è stato aggiunto il volume di rifiuti speciali (non derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani) smaltito nel 2010 nelle discariche dedicate ai rifiuti urbani (pari a ca. 190.000 m3). Quest’ultimo valore è una stima del volume minimo disponibile per i RS nelle discariche per i rifiuti urbani. Successivamente l’andamento della volumetria negli anni è stata calcolata come differenza della volumetria disponibile al 2010 rispetto ai quantitativi da smaltire negli anni. Dai risultati emerge che nell’arco temporale di attuazione del piano (2010-2020) la volumetria attualmente autorizzata e disponibile risulta sufficiente a garantire lo smaltimento dei RS previsti dallo scenario 1 e che dal 2020 sono necessari quasi 1.000.000 m3 ogni 4 anni. Gli stessi risultati emergono ugualmente considerando i volumi complessivi di discariche per rifiuti non pericolosi (urbani e speciali) rispetto i volumi previsti nello scenario 1 (fig. 2.7.10), ossia nell’arco temporale di attuazione del piano la volumetria autorizzata disponibile risulta sufficiente. Negli anni successivi deve essere Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 373/560 garantita una volumetria di circa 2.000.000 m3/anno ogni 4 anni per lo smaltimento dei RU e RS previsti nei rispettivi scenari 1. SCENARIO 1 - FLUSSI COMPLESSIVI DA AVVIARE IN DISCARICA TIPOLOGIA DI RIFIUTO UM Rifiuti contenenti amianto RP stabili e non reattivi RNP RP - Amianto t/anno 55.206 m3/anno 64.948 RP - stabili e non reattivi avviati correntemente in discarica per RNP da stabilizzare preventivamente# t/anno 34.918 m3/anno 32.591# RP - Miscugli, scarti fanghi solidi da trattamento rifiuti da stabilizzare e avviare in discarica per RNP da stabilizzare preventivamente# t/anno 63.045 m3/anno 58.860# RP – Ceneri leggere da incenerimento da stabilizzare preventivamente# t/anno 8.428 m3/anno 16.857# RNP – Rifiuti residuali da avviare in discarica t/anno 118.902 m3/anno 132.113 RNP – Miscugli solidi avviati fuori regione t/anno 2.140 m3/anno 2.378 Volumetria per amianto Volumetria di discarica per RNP Totale t/anno 55.206 227.433 m3/anno 64.948 242.799# Tab. 2.7.25 Flussi complessivi da avviare in discarica nello scenario 1 # Nella quantificazione dei volumi di discarica necessari sono stati computati i volumi di materiale stabilizzante (legante idraulico) che devono essere aggiunti ai rifiuti per garantire la stabilità e la non reattività. A tal proposito è stato preso come riferimento il rapporto rifiuto in uscita/rifiuto in entrata in volume di 1,4 , come indicato nella tabella E.2.2.4 delle BAT (DM 27.01.2007 allegato 5 – Impianti di trattamento chimico-fisico dei rifiuti solidi). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 374/560 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 3.000.000 3.500.000 4.000.000 4.500.000 5.000.000 5.500.000 6.000.000 6.500.000 7.000.000 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023 2024 2025 2026 V di RS da s malti re V residua del le sole discariche per RSNP ex 2B + V RS smal ti ti in dis cariche per RUNP asintoto del volume di ri fiuti da smal ti re arco tempora le del piano Fig. 2.7.9 Andamento della volumetria residua autorizzata nelle discariche per rifiuti speciali non pericolosi (ex 2B) dedicate ai rifiuti speciali, in relazione al volume di rifiuti speciali da smaltire 0 500.000 1.000.000 1.500.000 2.000.000 2.500.000 3.000.000 3.500.000 4.000.000 4.500.000 5.000.000 5.500.000 6.000.000 6.500.000 7.000.000 7.500.000 8.000.000 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023 2024 2025 2026 V di RU + RS da s maltire V residua di tutte le dis cariche per RIFIUTI NON PERICOLOSI asintoto del volume di ri fiuti da smal tire arco tempora le del piano Fig. 2.7.10 Andamento della volumetria redidua autorizzata nelle discariche per rifiuti non pericolosi in relazione al volume di rifiuti da smaltire Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 375/560 3. AZIONI DI PIANO Di seguito vengono presentate in modo sintetico le azioni di piano proposte in relazione agli obiettivi previsti per i rifiuti speciali. Sono proposte 3 tabelle: tabella 3.1, per le azioni relative ai rifiuti pericolosi, tabella 3.2, per le azioni relative ai rifiuti non pericolosi tabella 3.3 di sintesi, con le azioni di entrambe le tipologie di rifiuti. Ciascuna tabella individua nella prima parte un incrocio tra gli obiettivi che hanno guidato la costruzione degli scenari e le azioni di piano previste, che incideranno sugli obiettivi stessi. Nella parte inferiore, le tabelle propongono una definizione più specifica delle azioni di piano. Le azioni di Piano possono essere distinte in due categorie: iniziative e strumenti che la Regione Veneto, gli Enti locali e altri soggetti possono promuovere e attuare, descritti al paragrafo 3.3 e nelle relative schede; individuazione dei flussi che possono trovare risposte in altre forme gestionali derivanti dallo scenario di piano. A ll eg at o A D C R n . 30 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 37 6/ 5 60 R IF IU TI P E R IC O LO S I A ZI O N I D I P IA N O S C E N A R IO 0 S C E N A R IO 1 M an te n im en to d el le m o d al it à es is te nt i In iz ia ti ve p ro m o ss e d al la P A , E n ti L o ca li, A ss o ci az io n i d i c at eg o ri a P o te n zi al it à d i I n ce n er im en to V o lu m et ri e d i d is ca ri ca OBIETTIVI DI PIANO P R E V E N Z IO N E R ID U Z IO N E st at o d i f at to a l 2 01 0 X R IC IC L A G G IO st at o d i f at to a l 2 01 0 R E C U P E R O D I E N E R G IA st at o d i f at to a l 2 01 0 M IN IM IZ Z A R E L O S M A L T IM E N T O IN D IS C A R IC A st at o d i f at to a l 2 01 0 X A P P L IC A R E IL P R IN C IP IO D I P R O S S IM IT A ' (g es ti o n e d el l'e xp o rt ) st at o d i f at to a l 2 01 0 X X V A L O R IZ Z A R E G L I I M P IA N T I E S IS T E N T I st at o d i f at to a l 2 01 0 X X AZIONI DI PIANO D E T T A G L IO D E L L E A Z IO N I D I P IA N O vo lu m et ri a d i d is ca ri ca P o te n zi al it à d i I n ce n er im en to p er ri fi u ti li q u id i e f an g h i V o lu m et ri a d i d is ca ri ca p er ri fi u ti n o n p er ic o lo si P O T E N Z IA L IT A ' 28 .0 00 m c/ an n o 43 .0 00 t /a n n o 17 5. 00 0 m c/ an n o D E S C R IZ IO N E D E L L E A Z IO N I D I P IA N O S i c on fe rm a il vo lu m e di 28 .0 00 m c/ an no p er il co nf er im en ti di r ifi ut i pe ric ol os i s ta bi li no n re at tiv i n el le d is ca ric he es is te nt i. S i p re ve de d i s fr ut ta re a pp ie no la po te nz ia lit à gi à in st al la ta d i in ce ne rim en to p er r ifi ut i s pe ci al i, pr ev ed en do e ve nt ua li re va m pi ng de gl i i m pi an ti es is te nt i. V an no p ro gr am m at i, ne lle di sc ar ic he e si st en ti, i vo lu m i ne ce ss ar i p er lo s m al tim en to d i am ia nt o in m at ric e ce m en tiz ia (d is ca ric a pe r rif iu ti N P ), p ar i a ci rc a 65 .0 00 m c/ an no e c irc a 11 0. 00 0 m c (s ta bi liz za nt e in cl us o) p er R P s ta bi li no n re at tiv i. T a b . 3 .1 A zi o n i r e la tiv e a i r ifi u ti p e ri co lo si A ll eg at o A D C R n . 30 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 37 7/ 5 60 R IF IU T I N O N P E R IC O L O S I A Z IO N I D I P IA N O S C E N A R IO 0 S C E N A R IO 1 m an te n im en to d el le m o d al it à es is te nt i In iz ia ti ve p ro m o ss e d al la P A , E n ti L o ca li, A ss o ci az io n i d i ca te g o ri a P o te n zi al it à d i re cu p er o d i m at er ia P o te n zi al it à d i re cu p er o e n er g et ic o P o te n zi al it à d i In ce n er im en to V o lu m et ri e d i d is ca ri ca OBIETTIVI DI PIANO P R E V E N Z IO N E R ID U Z IO N E st at o d i f at to a l 2 01 0 X R IC IC L A G G IO st at o d i f at to a l 2 01 0 X R E C U P E R O D I E N E R G IA st at o d i f at to a l 2 01 0 X M IN IM IZ Z A R E L O S M A L T IM E N T O IN D IS C A R IC A st at o d i f at to a l 2 01 0 X X X A P P L IC A R E IL P R IN C IP IO D I P R O S S IM IT A ' (g es ti o n e d el l'e sp o rt az io n e) st at o d i f at to a l 2 01 0 X X X V A L O R IZ Z A R E G L I I M P IA N T I E S IS T E N T I st at o d i f at to a l 2 01 0 X X X AZIONI DI PIANO D E T T A G L IO D E L L E A Z IO N I D I P IA N O vo lu m et ri a d i d is ca ri ca In cr em en to d el re cu p er o d i l im i d i m ar m o e d i f ra zi o n i va ri e In cr em en to d el re cu p er o e n er g et ic o d eg li sc ar ti d a tr at ta m en to R S In cr em en to d el l’i n ce n er im en to p er r if iu ti li q u id i e fa n g h i V o lu m et ri a d i d is ca ri ca p er r if iu ti n o n p er ic o lo si P O T E N Z IA L IT A ' 52 0. 00 0 m c/ an n o 39 0. 00 0 t/ an n o 20 0. 00 0 t/ an n o 85 .0 00 t /a n n o 13 5. 00 0 m c/ an n o A ll eg at o A D C R n . 3 0 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 37 8/ 5 60 D E S C R IZ IO N E D E L L E A Z IO N I D I P IA N O S i co nf er m a la ne ce ss ità di ci rc a 52 0. 00 0 m c/ an no di di sc ar ic a. D al le p ro ie zi on i r is ul ta ch e i vo lu m i di sp on ib ili a pa rt ire da l 20 11 pe r i rif iu ti no n pe ric ol os i so no su ffi ci en ti pe r l'a rc o te m po ra le di ap pl ic az io ne de l pi an o. Il re cu pe ro di m at er ia au m en ta gr az ie al la m ig lio re ge st io ne de i rif iu ti no n pi ù sm al tit i in di sc ar ic a; si pr ev ed e il re cu pe ro de i lim i di m ar m o ut ili zz an do gl i im pi an ti gi à es is te nt i p er 35 0. 00 0 t/a nn o. A c ui s i ag gi un ga no , al tr e 40 .0 00 t/a nn o ci rc a di rif iu ti ch e po ss on o es se re sp os ta te da lla di sc ar ic a al r ec up er o di m at er ia , pr es so gl i im pi an ti es is te nt i. S i fa vo ris ce il re cu pe ro en er ge tic o di rif iu ti al tr im en ti ge st iti in di sc ar ic a op pu re de st in at i al l'e sp or ta zi on e, in m od o da g ar an tir e la ge ra rc hi a de i rif iu ti e ris pe tta re il pr in ci pi o di pr os si m ità . T al e az io ne si co nc en tr a su gl i sc ar ti de l tr at ta m en to d ei r ifi ut i ch e an dr an no g es tit i ne gl i im pi an ti es is te nt i. S i pr ev ed e di sf ru tta re ap pi en o la p ot en zi al ità g ià in st al la ta di in ce ne rim en to p er rif iu ti sp ec ia li, pr ev ed en do ev en tu al i re va m pi ng de gl i im pi an ti es is te nt i. I vo lu m i di di sc ar ic a p er r ifi ut i no n pe ric ol os i an dr eb be ro pr og ra m m at i in ci rc a 13 5. 00 0 m c/ an no . T a b . 3 .2 A zi o n i r e la tiv e a i r ifi u ti n o n p e ri co lo si A ll eg at o A D C R n . 3 0 d el 2 9 A P R . 2 01 5 p ag . 37 9/ 5 60 R IF IU T I P E R IC O L O S I E N O N P E R IC O L O S I A Z IO N I D I P IA N O S C E N A R IO 0 S C E N A R IO 1 m an te n im en to d el le m o d al it à es is te nt i In iz ia ti ve p ro m o ss e d al la P A , E n ti L o ca li, A ss o ci az io n i d i ca te g o ri a P o te n zi al it à d i re cu p er o d i m at er ia P o te n zi al it à d i re cu p er o en er g et ic o P o te n zi al it à d i In ce n er im en to V o lu m et ri e d i d is ca ri ca OBIETTIVI DI PIANO P R E V E N Z IO N E R ID U Z IO N E st at o d i f at to a l 2 01 0 X R IC IC L A G G IO st at o d i f at to a l 2 01 0 X R E C U P E R O D I E N E R G IA st at o d i f at to a l 2 01 0 X M IN IM IZ Z A R E L O S M A L T IM E N T O IN D IS C A R IC A st at o d i f at to a l 2 01 0 X X X A P P L IC A R E IL P R IN C IP IO D I P R O S S IM IT A ' (g es ti o n e d el l'e sp o rt az io n e) st at o d i f at to a l 2 01 0 X X X V A L O R IZ Z A R E G L I I M P IA N T I E S IS T E N T I st at o d i f at to a l 2 01 0 X X X AZIONI DI PIANO D E T T A G L IO D E L L E A Z IO N I D I P IA N O R P e R N P R N P R N P R P e R N P R P e R N P vo lu m et ri a d i d is ca ri ca In cr em en to d el re cu p er o d i l im i d i m ar m o e d i fr az io n i v ar ie In cr em en to d el re cu p er o en er g et ic o d eg li sc ar ti d a tr at ta m en to R S In cr em en to d el l’i n ce n er im en t o p er r if iu ti li q u id i e fa n g h i V o lu m et ri a d i d is ca ri ca p er ri fi u ti n o n p er ic o lo si P O T E N Z IA L IT A ' 55 0. 00 0 m c/ an n o 39 0. 00 0 t/ an n o 20 0. 00 0 t/ an n o 13 0. 00 0 t/ an n o 31 0. 00 0 m c/ an n o D E S C R IZ IO N E D E L L E A Z IO N I D I P IA N O ve di ta be lle p re ce de nt i ve di ta be lle pr ec ed en ti ve di ta be lle pr ec ed en ti ve di ta be lle pr ec ed en ti ve di ta be lle pr ec ed en ti N o ta : I va lo ri d e lle p o te n zi a lit à s o n o a rr o to n d a ti p e r e cc e ss o T a b . 3 .3 S in te si d e g li o b ie tt iv i e d e lle a zi o n i d i p ia n o . Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 380/560 3.1 INIZIATIVE E STRUMENTI Di seguito sono elencate le possibili iniziative che la Regione Veneto, nelle fasi si attuazione del piano, potrà promuovere per favorire il raggiungimento degli obiettivi di piano. Tali strumenti potranno essere ricalibrati durante le fasi di monitoraggio del piano, in base al risultato evidenziato dagli indicatori. Ciascuna iniziativa è descritta in una scheda specifica in cui sono evidenziati: − le finalità e i vantaggi di adottare la proposta; − i responsabili dello sviluppo dell’intervento; − i soggetti coinvolti per l’attuazione dello strumento; − gli indicatori correlati; − i possibili strumenti di dettaglio che possono essere adottati a corredo dell’iniziativa. Obiettivo di Piano Azioni Iniziative e strumenti per il raggiungimento dell'obiettivo 1. Ridurre la produzione e la pericolosità dei rifiuti speciali Iniziative promosse da: − Enti Pubblici − Imprese − Associazioni 1.1 Promozione di interventi finanziari e fiscali volti a incentivare investimenti in termini di ricerca e/o sviluppo di sistemi per la riduzione della pericolosità e della quantità dei rifiuti prodotti nei processi produttivi. 1.2 Sostenere l’applicazione di nuove tecnologie e forme di gestione (per esempio attività volte alla riduzione del peso del packaging o alla riduzione degli scarti di lavorazione, ma anche alla riduzione della pericolosità). 1.3 Bandi per progetti di riduzione rifiuti in specifici settori, ad es. d’intesa con le associazioni di categoria (settore fonderie o lavorazione del marmo, per esempio) o di riutilizzo di imballaggi, di pezzi nel settore dei veicoli fuori uso, di prolungamento della vita utile. 1.4 Creazioni di concorsi/premi per attività di riduzione (ad es. indetti da associazioni di categoria, Regione e Province) come qualificazione/marketing ambientale per comprovata riduzione di rifiuti. 1.5 Promuovere l’utilizzo di sistemi ambientali quali EMAS e ISO 14001 e delle certificazioni ambientali di prodotto (ECOLABEL) da parte delle aziende. 1.6 Applicare semplificazioni amministrative alle imprese che vogliono aderire ad accordi volontari con l’amministrazione pubblica con l’obiettivo di diminuire la pericolosità e la quantità di rifiuti prodotti. 1.7 Promuovere la valorizzazione degli scarti di lavorazione secondo i criteri definiti per i sottoprodotti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 381/560 2. Favorire il riciclaggio Iniziative promosse da: − Regione ed altri Enti Pubblici; − Gestori del servizio di raccolta; − Imprese; − Associazioni. 2.1 Verificare la disponibilità di capacità di trattamento presso gli impianti esistenti 2.2 Promuovere accordi e/o contratti di programma per incentivare la nascita ed il consolidamento sul territorio regionale di attività economiche che favoriscano e assicurino il riutilizzo, il riciclaggio dei rifiuti ed il recupero di materia. 2.3 Accordi volontari per specifiche categorie di rifiuti, applicabile con particolare riferimento ai distretti. 2.4 Favorire una rete integrata di impianti per il recupero di rifiuti speciali. 2.5 Riduzioni fiscali ad imprese che assicurino percentuali minime di recupero di rifiuti applicando le Migliori Tecniche Disponibili (MTD/BAT). 2.6 Favorire l’utilizzo di materali riciclati prevedendo, in accordo con la normativa sugli acquisti verdi (GPP14), percentuali minime di materiali riciclati negli appalti. 2.7 Definizione di specifiche tecniche per la cessazione della qualifica di rifiuto, incentivandone il riutilizzo. 3. Favorire altre forme di recupero, in particolare il recupero di energia Iniziative promosse da: − Regione ed altri Enti Pubblici. 3.1 Verificare la disponibilità di capacità di trattamento presso gli impianti esistenti, anche dedicati ai rifiuti urbani. 3.2 Valorizzazione dei rifiuti come Combustibile Solido Secondario (CSS). 3.3 Accordi di programma con altre regioni per massimizzare le potenzialità installate nei territori limitrofi. 4. Valorizzare la capacità impiantistica esistente Iniziative promosse da: Regione ed altri Enti Pubblici; Imprese. 4.1 Valorizzare appieno la potenzialità già installata sul territorio attraverso un’analisi approfondita di tipo tecnico-gestionale e amministrativo per le varie tipologie di gestione emerse. 4.2 Favorire accordi di programmi tra soggetti pubblici e privati. 14 Green Pubblic Procurement Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 382/560 5. Minimizzare il ricorso alla discarica Iniziative promosse da: − Regione ed altri Enti Pubblici; − - Imprese. 5.1 Creazione di un sistema gestionale per il produttore che dimostri l’impossibilità tecnico-economica di una soluzione per i propri rifiuti diversa da quella del conferimento in discarica. 5.2 Favorire il ricorso a impianti di smaltimento finalizzati a ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti. 5.3 Favorire il ricorso a impianti di recupero di materia e di energia. 5.4 Favorire l’avvio a incenerimento rispetto all’avvio in discarica, in impianti esistenti. 5.5 Favorire l’applicazione delle BAT. 6. Applicare il principio di prossimità Iniziative promosse da: − Regione ed altri Enti Pubblici; − Imprese. 6.1 Verificare la possibilità di gestire internamente i flussi di rifiuti avviati fuori regione 6.2 Prevedere lo smaltimento dei rifiuti pericolosi previa stabilizzazione. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 383/560 4 MONITORAGGIO E FONTE DEI DATI 4.1 METODOLOGIA DI MONITORAGGIO E VALIDAZIONE DEI DATI Il monitoraggio proposto, da effettuare durante e a conclusione della fase attuativa del piano, avverrà attraverso un set di indicatori che consentano di valutare l’efficacia delle azioni di piano e il grado di raggiungimento degli obiettivi previsti, al fine di individuare eventuali azioni correttive per garantire il miglioramento dei risultati. Il popolamento degli indicatori di monitoraggio verrà effettuato con cadenza annuale dall’Osservatorio Regionale Rifiuti, utilizzando come base informativa le dichiarazioni MUD/SISTRI e il catasto delle autorizzazioni e comunicazioni attraverso il sistema informativo SIRAV alimentato dalle province. 4.2 FONTE DEI DATI Il Piano, per quanto riguarda i rifiuti speciali, si basa sulla raccolta delle informazioni utili da Banche Dati ufficiali detenute da ARPAV, informazioni che sono state necessarie per la rappresentazione dello stato di fatto e per la predisposizione del modello previsionale, inoltre ha consentito la definizione dell’andamento di produzione e delle dinamiche gestionali, la definizione degli scenari e delle azioni del presente piano. Tali fonti sono costituite dalle seguenti Banche Dati: • Modello Unico di Dichiarazione ambientale / SIstema di controllo della Tracciabilità dei Rifiuti (MUD/SISTRI) per produzione e gestione dei rifiuti • Sistema Informativo Regionale Ambiente del Veneto (SIRAV) per le autorizzazioni e comunicazioni rilasciate rispettivamente per la gestione e il recupero in procedura semplificata dei rifiuti • Osservatorio Rifiuti Sovraregionale (O.R.So) per gli impianti di gestione rifiuti in possesso di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). • Inventario delle apparecchiature contenenti PCB per le informazioni relative ai quantitativi di PCB detenuti. Delle stesse fonti ci si avvarrà per il monitoraggio dello stato di attuazione del Piano. Banca dati MUD La produzione e gestione dei rifiuti speciali è stata quantificata a partire dalle informazioni contenute nella banca dati MUD relativa alle dichiarazioni annuali effettuate ai sensi della normativa di settore. I dati su cui si articola il presente Piano si riferiscono all’anno 2010 e sono stati desunti dalle dichiarazioni presentate nell’anno 2011, mentre, per definire le dinamiche nel tempo, sono stati considerati i dati delle annate precedenti. La base dati MUD, utilizzata per le elaborazioni, è stata sottoposta al medesimo processo di bonifica e validazione per la predisposizione dei Rapporti Rifiuti annuali di ARPAV. Oltre alle necessarie verifiche sugli errori di unità di misura, sulle doppie dichiarazioni e sulle incongruenze tra schede e moduli, si è proceduto ad escludere dal calcolo delle quantità complessivamente prodotte, i rifiuti speciali provenienti dal circuito urbano di raccolta e assimilati agli urbani e quelli derivanti dal trattamento meccanico e biologico dei rifiuti urbani. I rifiuti prodotti dagli impianti di trattamento dei RU, classificati con codici CER appartenenti al capitolo 19 dell’elenco europeo dei rifiuti, rientrano, a tutti gli effetti, nel ciclo di gestione dei rifiuti urbani e in tale ambito sono contabilizzati. Relativamente alla copertura dell’informazione va rilevato che il D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i. prevede diverse esenzioni dall’obbligo di dichiarazione e ciò rende non totalmente esaustiva la banca dati MUD. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 384/560 In particolare, in attesa della piena operatività del SISTRI, sono tenuti alla presentazione della dichiarazione annuale solo gli Enti e le imprese produttori di rifiuti pericolosi e quelli che producono i rifiuti non pericolosi, di cui all’art. 184, c. 3, lett. c), d) e g) del D.Lgs. n. 152/200615 con un numero di dipendenti superiore a 10. Ne consegue che, per quei settori interamente esentati dall’obbligo di dichiarazione e per quelli caratterizzati da un’elevata presenza di piccole imprese, l’elaborazione della banca dati MUD non fornisce un’informazione completa sulla produzione dei rifiuti non pericolosi. Al fine di sopperire alla carenza di informazioni derivante dalle esenzioni previste dalla norma, ARPAV ha proceduto ad integrare i dati MUD mediante l’utilizzo di specifiche metodologie di stima. L’applicazione di tali metodologie valuta una copertura dei dati MUD pari a circa il 90% della produzione complessiva stimata. Relativamente ai veicoli fuori uso (CER 160104*) si evidenzia che il valore di produzione è stato verificato alla luce dei dati ACI afferenti al numero di radiazioni annuali per demolizione, applicando un peso medio in funzione della tipologia del veicolo radiato. Per l’analisi dei flussi di rifiuti relativi ai trasporti transfrontalieri si è fatto ricorso alla banca dati regionale relativa alle notifiche presentate ai sensi del Reg, (CE) n. 1013/2006 sulle spedizioni di rifiuti. Banca dati SIRAV Impianti di gestione rifiuti Attraverso il sistema informativo SIRAV, gestito da ARPAV è possibile accedere ad un archivio informatico che fornisce informazioni relative alle fonti di pressione ambientale esercitate nel territorio regionale per le diverse matrici ambientali: aria, acqua e suolo. Le informazioni contenute nella banca dati relative agli impianti di rifiuti autorizzati in procedura ordinaria e semplificata, riguardano le attività svolte, le tipologie e le potenzialità dei rifiuti trattati. Tale archivio è condiviso con tutte le amministrazioni provinciali che hanno il compito di aggiornare le informazioni ivi presenti. Banca dati O.R.So Impianti di gestione rifiuti in AIA Il programma, denominato “O.R.So - Osservatorio Rifiuti Sovraregionale” ha come obiettivo il monitoraggio del flusso dei rifiuti attraverso le Regioni d’Italia, adottando standard di riferimento comuni che garantiscano rappresentatività delle informazioni raccolte, oltre ad agevolare un rapido e costante scambio di informazioni finalizzato alla corretta gestione dei rifiuti. La sezione relativa agli impianti (ORSo Impianti) è predisposta per la raccolta dei dati relativi ai flussi dei rifiuti in entrate e in uscita dagli impianti soggetti ad Autorizzazione Integrata Ambientale. L’utilizzo di ORSo per la trasmissione dei dati è indicato nel Piano di Monitoraggio e Controllo ed è articolata nei campi elencati nella seguente tabella. 15 Art. 184, comma 3 del d.lgs. n. 152/2006: “[…] c) i rifiuti da lavorazioni industriali; d) i rifiuti da lavorazioni artigianali; […] g) i rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi”. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 385/560 Sezione Impianto Informazioni generali - dati sui contatti presso l’impianto e segnalazione errori/imprecisioni nelle informazioni sull’impianto; Rifiuti ritirati e prodotti - quantitativi, operazioni, produttori e destinatari; Giacenze - dei rifiuti prodotti in uscita dal trattamento e dei rifiuti in ingresso; Upload file MUD Tariffe di conferimento Materiali recuperati Compost prodotto Energia recuperata Volumetria residua discariche e recupero biogas Altre informazioni – ad esempio certificazioni Banca dati PCB L’Osservatorio regionale sui rifiuti istituito presso ARPAV, in qualità di Sezione Regionale del Catasto Rifiuti, ha realizzato dal 2000 l’inventario degli apparecchi contenenti PCB sulla base delle comunicazioni biennali presentate dai detentori di apparecchiature e fluidi contenenti PCB. L’aggiornamento della Banca Dati è biennale e pertanto al momento sono disponibili i dati relativi agli anni 2000, 2002, 2004, 2006, 2008 e 2010. Le informazioni raccolte sono: • dati anagrafici; • dati sulle apparecchiature: numero, tipo (condensatori, trasformatori, alimentatori), matricola, quantità e concentrazione di PCB; • dati sulle modalità di decontaminazione e/o di smaltimento e relativa tempistica. 4.3 INDICATORI Sulla base dei precedenti obiettivi vengono proposti gli indicatori di Piano per i Rifiuti Speciali. In particolare si specifica che esistono due categorie di indicatori, quelli di stato e quelli di monitoraggio. I primi sono rilevati con cadenza annuale e confrontati con l’andamento storico per seguirene l’evoluzione senza operare un confronto con un valore soglia (obiettivo di piano). I secondi, invece, sono indicatori più complessi, normalizzati, che consentono un monitoraggio dell’effetto generato dall’attuazione delle azioni di piano. Questi ultimi possono essere confrontati con un valore di riferimento da definire nell’ambito della predisposizione della proposta di Piano, che definisce gli obiettivi di Piano. 4.4 DESCRIZIONE DEGLI INDICATORI Gli indicatori individuati (tabella 4.1) si distinguono in: S - indicatori di stato M - monitoraggio Il livello geografico di dettaglio sarà per tutti quello regionale, mentre la frequenza di rilevamento dei dati sarà annuale. Solo per gli indicatori di monitoraggio viene indicato un valore obiettivo. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 386/560 Obiettivo di Piano Indicatore RS Unità di misura Tipologia indicatore Modalità calcolo 1. Prevenzione Rifiuti pericolosi prodotti tonnellate S ∑ PRS Rifiuti non pericolosi prodotti tonnellate S ∑ NPRS Rifiuti da C&D prodotti tonnellate S Valore stimato pari ai rifiuti da C&D gestiti Produzione rifiuti/Indicatore crescita economica t/milione euro M ( ) ∑ ∑∑ + PIL PRSRSNP 2. Favorire il riciclaggio Rifiuti pericolosi avviati a riciclaggio tonnellate S ∑ 12 2 R R RSP Rifiuti non pericolosi avviati a riciclaggio tonnellate S ∑ 12 2 R R RSNP Rifiuti da C&D avviati a riciclaggio tonnellate S ∑ 12 2 & R R DNPC Rifiuti avviati a riciclaggio/Rifiuti prodotti tonnellate M ( )∑∑ ∑∑ + + PRSRSNP RSPRSNP R R R R 12 2 12 2 3. Favorire le altre forme di recupero (ad es. il recupero di energia) Rifiuti non pericolosi avviati a recupero tonnellate S ∑ 1R RSNP RNP avviati a R1/fabbisogno di recupero energetico da piano M ∑ ∑ ICIRSNPSPECIF RSNP R1 4. Minimizzare il ricorso alla discarica Rifiuti avviati a incenerimento tonnellate S + ∑∑ 1010 DD RSPRSNP Rifiuti destinati allo smaltimento in discarica per pericolosi tonnellate S + ∑∑ 11 DD RSPRSNP Rifiuti destinati allo smaltimento in discarica per non pericolosi tonnellate S + ∑∑ 11 DD RSPRSNP Rifiuti destinati allo smaltimento in discarica per inerti tonnellate s + ∑∑ 11 DD RSPRSNP Rifiuti inceneriti/Rifiuti avviati a smaltimento M ) + + ∑∑ ∑∑ 11 1010 DD DD RSPRSNP RSPRSNP 5. Definire i criteri di individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti Numero di province che hanno adottato i criteri n M conteggio Tab. 4.1 indicatori Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 387/560 EELLAABBOORRAATTOO DD PPRROOGGRRAAMMMMII EE LLIINNEEEE GGUUIIDDAA Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 388/560 1. CRITERI PER LA DEFINIZIONE DELLE AREE NON IDONEE ALLA LOCALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI DI RECUPERO E SMALTIMENTO DEI RIFIUTI 1.1 PREMESSA Il D.Lgs 152/06 s.m.i, riprendendo la Direttiva 2008/98/CE, stabilisce tra le competenze delle Regioni la definizione dei criteri per l'individuazione delle aree non idonee per la realizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero (art. 196, c. 1, lett. n), nel rispetto dei criteri generali stabiliti a livello nazionali ai sensi dell'art. 195, comma 1, lett. p), ad oggi non ancora emanati. La normativa regionale L.R. 3/2000 prescrive (art. 21) che i nuovi impianti di smaltimento e recupero devono essere ubicati di norma nell’ambito delle singole zone territoriali omogenee produttive o per servizi tecnologici (art 21, c. 2 della L.R. 3/2000). Fanno eccezione le discariche e gli impianti di compostaggio che vanno localizzati in zone territoriali omogenee di tipo E o F e gli impianti di recupero dei rifiuti inerti che vanno localizzati preferibilmente in aree destinate all’attività di cava. E’ inoltre indicato che i nuovi impianti di rifiuti debbano rispondere alle migliori tecniche disponibili al fine di conseguire la massima tutela della salute degli abitanti e consentire una progressiva riduzione dell’impatto ambientale. L’individuazione di aree e siti non idonei rappresenta uno strumento finalizzato a chiarire e semplificare l’iter per l’approvazione e l’autorizzazione dell’impianto e deve valorizzare le opportunità offerte dalle specifiche caratteristiche del territorio. La definizione di criteri per l'individuazione delle aree non idonee all’ubicazione degli impianti è dipendente quindi non solo da vincoli urbanistici e territoriali ma anche dalle scelte strategiche di indirizzo in materia di rifiuti. La realizzazione di nuovi impianti di trattamento rifiuti non deve determinare impatti tali provocare effetti negativi sulla popolazione e sulle componenti ambientali fondamentali, quali acqua, aria, suolo, fauna e flora; preservando il paesaggio, il patrimonio storico e artistico, i territori agricoli, la risorsa idrica e le aree definite sensibili. La localizzazione degli impianti di recupero e di smaltimento rappresenta quindi un punto cruciale nel processo decisionale e deve essere connesso al reale fabbisogno di impianti del settore produttivo. E’ necessario comunque sempre distinguere tra la localizzazione degli impianti di recupero, che spesso sono rappresentati da impianti industriali veri e propri (fonderie, vetrerie, industrie della lavorazione di materie plastiche…..) e gli impianti di smaltimento, quali inceneritori e discariche. Per tale motivo si ritiene strategico sia dal punto di vista economico che di tutela del territorio garantire lo sviluppo della competitività nel settore del recupero di rifiuti, allo scopo di assicurare le materie prime seconde necessarie al consolidamento dell’industria regionale del riciclo. Nel passato l’attività di gestione rifiuti essendo limitata quasi esclusivamente allo smaltimento in discarica ha comportato un intenso utilizzo del suolo agricolo, prevalentemente nelle province di Treviso, Vicenza e Verona, oltre alla compromissione in molti casi della qualità delle acque sotterranee, a seguito della contaminazione delle risorse idriche. La riduzione della pressione sul suolo e in particolar modo il consumo di terreno agricolo deve essere uno degli obiettivi della pianificazione territoriale e ambientale nonché del presente piano rifiuti. L’analisi sulla gestione dei rifiuti nel Veneto evidenzia come la potenzialità di recupero e smaltimento attualmente autorizzata, sia in grado di soddisfare il fabbisogno regionale di trattamento delle principali frazioni di rifiuti. La crisi economica ha determinato e determinerà una rivisitazione del sistema produttivo, che non potrà non avere conseguenze anche sulla quantità e pericolosità dei rifiuti. Le politiche di riduzione avviate con Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 389/560 il processo di pianificazione hanno inoltre la principale finalità di ottimizzare la gestione dei rifiuti a livello regionale attraverso la massima valorizzazione della potenzialità impiantistica già presente nel territorio. Si ritiene che la realizzazione di impianti di smaltimento in aree del territorio non idonee e soprattutto il consumo di suolo destinato all’attività agricola non può più essere giustificato se non in risposta a precisi e reali fabbisogni del sistema produttivo regionale. La ripresa economica deve contare sulla promettente industria del recupero e non sull’attrattività in ambito regionale di rifiuti destinati allo smaltimento finale in discarica, provenienti da fuori regione. Per tale motivo la realizzazione di nuove discariche o l’ampliamento di quelle esistenti potrà essere giustificata solo con motivazioni collegate al reale fabbisogno, trovandosi sul territorio una rete integrata di impianti di recupero e smaltimento attualmente in grado di soddisfare il fabbisogno regionale. 1.2 METODOLOGIA E CRITERI GENERALI Un impianto di trattamento rifiuti non può trovare collocazione in qualsiasi ambito territoriale, occorre infatti valutare gli aspetti tecnici specifici dell’attività che verrà svolta nel sito, in relazione alle sue caratteristiche ambientali, urbanistiche, idrauliche ed idrogeologiche, nonché storico culturali che rendono inopportuna o precludono completamente l’ubicazione di questi impianti in una specifica area. Si possono quindi distinguere aree del territorio nelle quali è assolutamente vietata l’installazione di impianti di trattamento rifiuti ed aree nelle quali può essere consentito a seconda della tipologia di impianto con specifiche “raccomandazioni”. L’obiettivo è quello di salvaguardare la tutela del paesaggio storico architettonico e dell’ambiente, nonché le aree rurali e le tradizioni agroalimentari locali, garantendo comunque lo sviluppo delle attività di recupero di materia e subordinatamente, secondo la gerarchia dei rifiuti, prevedere il recupero energetico e lo smaltimento, per i rifiuti non altrimenti valorizzabili. L’art. 199 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., “Piani Regionali”, attribuisce alle regioni il compito di redigere i piani regionali di gestione dei rifiuti, che devono contenere tra l’altro “i criteri per l'individuazione, da parte delle province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti”. Una prima indicazione in merito ai criteri per l’individuazione da parte delle provincie delle aree non idonee viene fornita dalla Regione Veneto, con la L.R. 3/2000 art. 57, a tal proposito l’articolo richiamato prevede che: “Fino all’approvazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani di cui all’articolo 10, le province provvedono a individuare le aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e recupero rifiuti, nonché i luoghi e impianti adatti allo smaltimento sulla base dei criteri di cui all’allegato D.”, il Piano Regionale per la gestione dei Rifiuti Urbani è stato approvato con deliberazione del Consiglio Regionale 59/2004, ulteriori criteri sono inoltre previsti nel piano di gestione dei Rifiuti Speciali adottato con DGR n. 597/2000. La scelta di questi criteri non potrà prescindere quindi dalle indicazioni riportate nel Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (P.T.R.C.), dal Piano di Tutela delle Acque (DCR 107 del 05 novembre 2009), dai Piani Stralcio di Assetto Idrogeologico ed altra pianificazione di settore (Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera, Piano Regionale di Sviluppo Rurale, etc). Il supporto informativo deve tendere ad individuare le aree sottoposte a vincolo assoluto e le aree ad elevata sensibilità ambientale, classificate secondo un grado di rischio alle quali applicare norme di tutela gradualmente più restrittive. Partendo quindi da queste indicazioni e da quelle nel frattempo introdotte dalla pianificazione provinciale si individuano: � le aree sottoposte a vincolo assoluto e, pertanto, non idonee a priori; in tali aree è esclusa l'installazione di nuovi impianti o discariche; i criteri di esclusione assoluta riguardano, per alcune aree, ogni tipologia di impianto mentre per altre aree, specifiche tipologie impiantistiche. Per queste seconde Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 390/560 aree viene lasciato il compito alle Province di valutare, per le altre tipologie impiantistiche, l'inidoneità o meno. � le aree con raccomandazioni: tali aree, pur sottoposte ad altri tipi di vincolo, possono comunque essere ritenute idonee in determinati casi; l’eventuale idoneità è subordinata a valutazioni da parte delle provincie tese a verificare la compatibilità delle tipologie impiantistiche con l’apposizione di specifiche ulteriori prescrizioni rispetto a quelle già previste dai rispettivi strumenti normativi. Criteri generali per la redazione delle carte di non idoneità (Allegato D, L.R. 3/2000 modificato, vedi art. 12 della Normativa di Piano). Tipo di vincolo Aree Escluse Aree per le quali le provincie possono stabilire specifiche prescrizioni P A E S A G G IS TI C O i ghiacciai e i circhi glaciali i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonchè i territori di protezione esterna dei parchi; (le aree naturali protette nazionali, istituite ai sensi della Legge 6 dicembre 1991, n. 394, i parchi, le riserve naturali regionali e le altre aree protette regionali normativamente istituite ai sensi della Legge n. 394/1991 ovvero dalla Legge Regionale 16 agosto 1984, n.40) ID R O G E O LO G IC O le aree classificate “molto instabili”, PTRC oggi vigente all’art. 7. i territori coperti da boschi tutelati all’articolo 16 della Legge regionale 13 settembre 1978, n. 52. D.lgs 152/2006 art 94 aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta, zone di rispetto e zone di protezione art. 7 del PTRC Vigente vengono inoltre definite “aree instabili” il PTRC vigente art 12, detta norme tecniche di tutela della fascia di ricarica degli acquiferi, l’art. 10 del PTRC vigente stabilisce che la classificazione di un’area a probabilità di esondazione costituisce criterio di valutazione puntuale S TO R IC O E A R C H E O LO G IC O Siti ed immobili sottoposti a vincoli previsti dal Ministero per i beni e le attività culturali. Centri storici (art. 24 delle Nta e Tavola 10 del PTRC) Le zone archeologiche del Veneto (Art. 27 del PTRC) Agro-centuriato (cfr. PTRC Tavola 10, art. 28 NtA), Principali itinerari di valore storico e storico ambientale (cfr. PTRC Tavola 4, art. 30 NtA) Altre categorie di beni storico-culturali (art. 26 Nta del PTRC). V IN C O LI A M B IE N TA LI Ambiti naturalistici (cfr. PTRC Tavole 2 e 10, art. 19 NtA) le zone umide incluse nell’elenco di cui al DPR 13 marzo 1976 n.448 rete ecologica regionale comprendente i siti della rete Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 391/560 Tipo di vincolo Aree Escluse Aree per le quali le provincie possono stabilire specifiche prescrizioni “Natura 2000" (Direttiva 79/409/CEE e 92/43/CEE) aree litoranee con tendenza all’arretramento o soggette a subsidenza (cfr. PTRC Tavole 1 e 10, art. 11 NtA), A LT R I V IN C O LI le grotte ed aree carsiche censite ai sensi dell’art. 4 della LR 54/1980, tali zone risultano particolarmente delicate per la possibile rapida contaminazione delle falde acquifere sottostanti la sismicità dell’area individuate ai sensi dell’OPCM 3274 del 20 marzo 2003 L’emanazione dei criteri da parte della Regione si prefigge due obiettivi principali: 1. individuare, ove possibile, criteri territorialmente omogenei di esclusione dei siti, in particolare nei casi in cui la normativa e la programmazione vigente già detta chiare limitazioni; 2. creare una base metodologica comune di lavoro al fine di giungere a risultati confrontabili nella fase di dettaglio e prospettare raccomandazioni di carattere generale. 1.3 DESCRIZIONE DEI CRITERI PER L’INDIVIDUAZIONE DA PARTE DELLE PROVINCIE DELLE AREE NON IDONEE ALLA LOCALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI DI RECUPERO E SMALTIMENTO Il presente capitolo si prefigge di definire i criteri base per l'individuazione, da parte delle province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti. Rientrano in tale contesto anche gli impianti soggetti a procedura autorizzativa semplificata di cui agli artt. 214 e 216 del D.Lgs. 152/2006. Si riportano di seguito una serie di elementi che dovranno essere considerati per la localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti ripartiti secondo le seguenti casistiche: • vincolo paesaggistico; • pericolosità idrogeologica; • vincolo storico ed archeologico; • vincolo ambientale; • protezione delle risorse idriche; • tutela del territorio rurale e delle produzioni agroalimentari di qualità; • altri vincoli ed elementi da considerare. Gli impianti di trattamento rifiuti a seconda dell’attività che svolgono possono presentare gradi diversi di impatto sul territorio, per questo motivo i vincoli e le misure di tutela che devono rispettare possono essere differenti. Resta inteso che i criteri di seguito esposti si intendono aggiornati qualora intervengano normative o modifiche delle norme in senso più restrittivo. In ogni caso saranno verificati ogni 5 anni in fase di aggiornamento dei dati del Piano. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 392/560 1.3.1 Vincolo paesaggistico Criteri di esclusione È esclusa la realizzazione di impianti appartenenti ad ogni tipologia impiantistica nei seguenti ambiti: • siti inseriti nella lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO; • le aree naturali protette nazionali, normativamente istituite ai sensi della Legge 6 dicembre 1991, n. 394; • i parchi, le riserve naturali regionali e le altre aree protette regionali normativamente istituite ai sensi della Legge n. 394/1991, ovvero della Legge Regionale 16 agosto 1984, n.40; • ghiacciai ed i circhi glaciali; • le aree tutelate al sensi degli artt. 10, 11 e 134 del D.Lgs 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio); • zone all’interno di coni visuali la cui immagine è storicizzata e identifica i luoghi in termini di notorietà internazionale di attrattività turistica. I siti inseriti nella Lista UNESCO attualmente sono: Venezia e Laguna, limitatamente all’ambito definito dal perimetro “Sito Unesco”; L’Orto Botanico di Padova; La città di Vicenza e le ville di Palladio del Veneto; La città di Verona; Le Dolomiti, limitatamente agli ambiti definiti “Core area”; I siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino. Riguardo al sito “Venezia e la sua Laguna”, vista l’estensione dell’area che comprende l’insediamento urbano/centro storico e il complesso rurale circostante, interessa 9 comuni delle province di Padova e Venezia, la non idoneità comprende il perimetro definito “sito Unesco” e la c.d. “buffer zone”, in fase di definizione. Sulla scorta di quanto stabilito dalla Decisione del Comitato per il Patrimonio Mondiale n. 33 COM 8B.6 del 26.06.2009, al fine di mantenere il requisito di “integrità” e i “Requisiti di gestione e protezione”, sono individuate aree non idonee l’ambito definito “Core area” delle Dolomiti Unesco. Raccomandazioni La provincia, per le zone umide (incluse nell'elenco previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n. 448) può, ai sensi dell’art. 33 del PTRC adottato16, imporre limiti specifici per determinate tipologie impiantistiche. Ferme restando le procedure di autorizzazione previste dalla vigente normativa per la realizzazione di impianti in zone soggette a vincolo paesaggistico, D.Lgs 42/2004, l’eventuale classificazione di porzioni di territorio, comprese all’interno di aree diverse da quelle citate al paragrafo precedente (aree sottoposte a tutela ai sensi dell'art. 136 e 142 d. lgs. 42/2004), potrà avvenire sulla base del grado di tutela paesaggistica, storico architettonica ed ecologica nonché delle azioni di impatto tipiche di ciascuna tipologia di opera. Per ogni tipologia impiantistica, l’inidoneità dei siti sarà valutata tenendo in considerazione gli effetti negativi connessi alla fase di realizzazione, di gestione e di dismissione, nonché i vincoli sull’uso del suolo che possono permanere anche dopo la chiusura dell’impianto. 16 il comma 3 recita “fatti salvi ulteriori vincoli previsti da specifiche normative di settore, nazionali e regionali, e la diversa determinazione da parte delle autorità titolari del potere di vincolo, non è di regola consentita l’installazione di nuovi impianti o discariche, con esclusione degli stoccaggi annessi ad attività produttive o di servizio, nelle aree sottoposte a vincoli di tipo ambientale, paesaggistico, idrogeologico, storico-archeologico.” Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 393/560 Infine sulla base della definizione di Paesaggio (L. 9/01/2006 n. 14) rientrano tra le aree soggette a tutela perché previste dagli strumenti di pianificazione, quali PTRC, PTCP, PAT Piani d’Area e piani paesaggistici -: le zone ricomprese all’interno di coni visuali interessati da beni che, per localizzazione, consistenza, significato storico e presenza nell’iconografia del territorio, si configurano come paesaggisticamente rilevanti sotto il profilo storico-identitario; ambiti significativi ai fini dell’esercizio di attività turistico-culturali, connesse ai valori paesaggistico ambientali del contesto, aventi ricaduta socio-economica positiva sul territorio. 1.3.2 Pericolosità idrogeologica Criteri di esclusione Aree individuate dai Piani stralcio di Assetto Idrogeologico approvati o adottati ai sensi dell’art. 67 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. Nelle aree individuate nei Piani stralcio di Assetto idrogeologico (PAI) approvati o adottati dalle competenti Autorità di Bacino valgono i criteri di esclusione previsti dalle relative norme di attuazione, in relazione agli specifici livelli di pericolosità conseguenti alle loro particolari caratteristiche di vulnerabilità. Allo scopo di non aumentare il rischio nelle aree di pericolosità idraulica, geologica e valanghiva, in relazione alla classificazione del territorio ai sensi del DPCM 29 settembre 1998, non può essere consentita la realizzazione di impianti di smaltimento e/o recupero rifiuti, ivi compresi gli impianti di solo stoccaggio, nelle aree interarginali nonché nelle aree classificate a pericolosità geologica o idraulica molto elevata P4 e elevata P3. Inoltre dovranno essere tenuti in debita considerazione i criteri di esclusione individuati nei Piani di Sicurezza Idraulica redatti dalla competente Autorità di Bacino o Distretto, quando costituito. Aree definite molto instabili e/o con boschi di protezione. Nelle rimanenti porzioni di territorio è esclusa la realizzazione di impianti appartenenti ad ogni tipologia impiantistica nelle seguenti aree: • aree classificate dalle Province come "molto instabili" ai sensi dell’art. 7 del PTRC vigente; • aree coperte da boschi di protezione, così come definiti nell’art. 16 della LR 52/78. Sono definite “molto instabili” le aree a rischio di frana classificate R4 (rischio molto elevato) e R3 (rischio elevato), come individuate nei relativi “Piani stralcio di assetto idrogeologico”. I boschi di protezione, individuati dalla L.R. 52/78 (Legge Forestale), devono essere tutelati perché hanno la funzione di difesa degli abitati, di strade o di altre opere di pubblico interesse dai pericoli di valanghe, frane o caduta di massi. Raccomandazioni Aree individuate dai Piani stralcio di Assetto Idrogeologico approvati o adottati ai sensi dell’art. 67 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. Nelle aree individuate nei Piani stralcio di Assetto idrogeologico (PAI), approvati o adottati dalle competenti Autorità di Bacino, non soggette ad esclusione dalle relative norme di attuazione, in relazione agli specifici livelli di pericolosità geologica, idraulica e valanghiva conseguenti alle loro particolari caratteristiche di vulnerabilità, le Province valutano quali apprestamenti tecnici consentano il raggiungimento di un giudizio di idoneità per specifiche tipologie impiantistiche, sentito in merito il parere della Direzione Difesa del Suolo Regionale Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 394/560 Aree sottoposte a vincolo idrogeologico ai sensi del R.D. 3267/23 Per i progetti ubicati in zone sottoposte a vincolo idrogeologico ai sensi del R.D. 3267/23 e non ricomprese nelle aree di esclusione, le Province valutano, sentito in merito il parere del Servizio Forestale Regionale, quali apprestamenti tecnici consentano il raggiungimento di un giudizio di idoneità per specifiche tipologie impiantistiche. Aree instabili Per le "aree instabili" le Province, nei Piani Territoriali Provinciali, "definiscono le opere tecniche di trasformazione territoriale ammesse". Per l’attuazione di quanto previsto dal PTRC vigente all’art. 7 le Province, nel definire le opere tecniche di trasformazione territoriale ammesse nelle "aree instabili", devono considerare che tutti gli impianti di recupero o smaltimento rifiuti, costituiscono di fatto un mutamento permanente di destinazione d’uso del suolo. Quindi, nel caso in cui, in sede di valutazione del progetto emerga che le condizioni di stabilità del sito oggetto dell’intervento possano essere influenzate negativamente dalla presenza di elementi morfologici che classificano “l’area instabile”, dovrà essere effettuato, ad integrazione del progetto, un accurato studio geologico/geomorfologico che accerti la stabilità dell’area. Aree boscate Nelle aree boscate individuate ai sensi dell’art 14 della legge forestale regionale 13 settembre 1978 n. 52 la localizzazione di specifiche tipologie impiantistiche va valutata nel rispetto delle procedure indicate nell’articolo 15 della stessa legge. Aree esondabili (cfr. PTRC vigente Tavola 1, art. 10 NtA) All’interno delle aree definite esondabili (tavola 1 del PTRC) le Province valutano quali apprestamenti tecnici consentano il raggiungimento di un giudizio di idoneità per specifiche tipologie impiantistiche; l’eventuale individuazione, da parte delle Province, di aree non idonee alla localizzazione di specifiche tipologie impiantistiche, tiene conto del parere dei Consorzi di Bonifica e, ove necessario, del Magistrato alla acque di Venezia o del Magistrato per il Po. Altre aree Per tutte le tipologie impiantistiche, le Province possono individuare aree soggette a fenomeni di erosione costiera o fluviale, per le quali effettuare valutazioni specifiche del rischio e stabilire fasce di protezione. Tali fasce dovranno essere tali da garantire la sicurezza dell’impianto fino alla cessazione di ogni potenziale pericolo. In particolare, per quanto riguarda le discariche, la fascia di protezione contro i fenomeni erosivi deve garantire l’integrità del sito; per tale fascia la progettazione deve prevedere tutti gli accorgimenti necessari atti ad impedire il verificarsi di fenomeni erosivi di rilievo. 1.3.3 Vincolo storico ed archeologico Criteri di esclusione E’ esclusa la realizzazione di impianti appartenenti ad ogni tipologia impiantistica nelle seguenti aree soggette a vincolo: • siti ed immobili sottoposti a vincoli previsti dal Ministero per i beni e le attività culturali, (D.Lgs. 42/2004); • centri storici (art. 24 delle Nta e Tavola 10 del PTRC vigente); • ville venete di cui al catalogo dell’Istituto Regionale Ville Venete. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 395/560 Raccomandazioni Le zone archeologiche del Veneto (Art. 27 del PTRC) L’inidoneità delle aree incluse nel documento "Le zone archeologiche del Veneto" Art. 27 del PTRC, elenco e delimitazione, va valutata sentiti gli organi dell’Amministrazione periferica del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali. Per quanto riguarda le seguenti aree: • Agro-centuriato (cfr. PTRC vigente Tavola 10, art. 28 NtA); • Principali itinerari di valore storico e storico ambientale (cfr. PTRC vigente Tavola 4, art. 30 NtA); • Ambiti per l’istituzione del Parco dell’antica strada d’Alemagna, Greola e Cavallera (cfr. PTRC vigente Tavole 4, 5 e 9, art. 30 NtA); • Altre categorie di beni storico-culturali (cfr. PTRC approvato, art. 26 Nta) Ville venete di cui al catalogo dell’Istituto Regionale Ville Venete. Si fa riferimento alle Norme tecniche di Attuazione del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento vigente, demandando a Province e Comuni l’individuazione di norme per la localizzazione e organizzazione degli insediamenti, per la salvaguardia, per gli utilizzi compatibili con le esigenze di tutela e il riuso corretto e compatibile con le caratteristiche del bene, per il ripristino delle parti degradate. Per gli "Ambiti per l’istituzione di parchi naturali archeologici e di riserve archeologiche di interesse regionale" (cfr. PTRC approvato Tavole 4, 5 e 9, art. 27 NtA), con riferimento alle norme specifiche di tutela, dettate per le singole aree, di cui al titolo VII delle norme di attuazione del PTRC, salvo differenti indicazioni dettate dai piani di gestione dei differenti ambiti, la situazione va valutata caso per caso anche mediante il ricorso alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.. 1.3.4 Vincolo ambientale Criteri di esclusione E’ esclusa la realizzazione di impianti appartenenti ad ogni tipologia impiantistica nelle seguenti aree soggette a vincolo: • zone umide di importanza internazionale designate ai sensi della Convenzione di Ramsar; • rete ecologica regionale comprendente i siti della rete "Natura 2000" (Dir 79/409/CEE e 92/43/CEE); • aree naturali protette istituite ai sensi della L. n. 394/91; • corridoi ecologici e cavità naturali a particolare valenza ecologica; • geositi (L 394/1991 e D.Lgs 42/2004). Nel primo caso ricadono le zone di Valle Averto, Vincheto Cellarda, Palude di Busatello, Palude del Brusà – Le Vallette. Tali aree ricadono per gran parte anche nei siti Rete Natura 2000 che conta 102 Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e 67 Zone di Protezione Speciale (ZPS), tutelati ai sensi delle Direttive 92/43/CEE e 2009/147/CE. Nel territorio regionale sono presenti: il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, il Parco Regionale della Lessinia, Parco Regionale del Sile, Parco Regionale dei Colli Euganei, Parco Regionale Dolomiti d’Ampezzo, Parco Regionale del Delta del Po. All’interno di questi sono considerate aree non idonee alla realizzazione di impianti di gestione rifiuti quei territori classificati come “Zone di riserva naturale” (Integrale, Generale, Orientata e Speciale) dei Piani Ambientali previsti ai sensi dall’art. 11 della L.R. 40/1984. E’ altresì esclusa la realizzazione di impianti nelle riserve naturali istituite, ai sensi dell’art. 8 della L. 394/91, inserite nell’elenco ufficiale dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché i corridoi ecologici e le cavità naturali individuate da Province e Comuni nei rispettivi strumenti di pianificazione (Artt. 25 e 26 del PTRC adottato - DGR n. 372 del 17 febbraio 2009). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 396/560 Infine vengono ricompresi nelle aree naturali non idonee alla realizzazione di impianti i “geositi”, definiti come “località, area o territorio dove sia possibile definire un interesse geologico o geomorfologico per la sua conservazione e tutela”. Si tratta di zone o località di interesse geologico, di rilevante valore naturalistico, secondo quanto stabilito dalla Legge n. 394/1991 e D.Lgs 42/2004. La maggior parte delle aree sopra illustrate rispetto al PTRC vigente è presente nelle seguenti tavole: • ambiti naturalistici (cfr. PTRC vigente Tavole 2 e 10, art. 19 NtA); • le zone umide incluse nell’elenco di cui al DPR 13 marzo 1976 n.448; • zone umide (cfr. PTRC vigente Tavola 10, art. 21 NtA); • riserve integrali dello stato (L 431/85 e s.m.i., cfr. PTRC vigente Tavola 10). Raccomandazioni Con riferimento alle norme specifiche di tutela, dettate per le singole aree, di cui al titolo VII delle norme di attuazione del PTRC vigente, salvo differenti indicazioni dettate dai piani di gestione dei differenti ambiti, per: • gli Ambiti per l’istituzione di parchi e riserve naturali regionali e aree di tutela paesaggistica regionale (cfr. PTRC vigente Tavole n. 5 e 9, art. 33 NtA); • le Aree di tutela paesaggistica di interesse regionale di competenza provinciale (cfr. PTRC vigente Tavole 5 e 9, art. 34 NtA); • le Aree di tutela paesaggistica di interesse regionale soggette a competenza degli enti locali (cfr. PTRC vigente Tavole 5 e 9, art. 35 NtA). La situazione va valutata caso per caso anche mediante il ricorso alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Aree litoranee con tendenza all’arretramento In corrispondenza delle linee di costa con tendenza all’arretramento le Province dovranno definire una fascia di inidoneità la cui profondità, misurata a partire dalla linea di battigia, dovrà essere fissata anche in relazione al tasso locale di erosione. Allo scopo sarà opportuno acquisire il parere delle competenti strutture regionali (Unità di Progetto “Genio Civile” di Venezia e Direzione Distretto bacino idrografico delta Po Adige Canal Bianco). La larghezza della fascia potrà variare in dipendenza della tipologia di impianto. Maggiore protezione dovrà essere prevista per gli impianti di discarica. (cfr. PTRC vigente Tavole 1 e 10, art. 11 NtA) Aree litoranee soggette a subsidenza Con particolare riferimento alle discariche, le Province dovranno valutare l’inidoneità delle aree litoranee in cui il fenomeno della subsidenza si manifesta in modo significativo. Allo scopo sarà opportuno acquisire il parere delle competenti strutture regionali (Unità di Progetto “Genio Civile” di Venezia e Direzione Distretto bacino idrografico delta Po Adige Canal Bianco) (cfr. PTRC vigente Tavole 1 e 10, art 11 e art. 22 PTRC adottato). 1.3.5 Protezione delle risorse idriche Criteri di esclusione Aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano Le aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano, si distinguono, ai sensi dell’art. 94 del D.Lgs. n. 152/2006, in zone di tutela assoluta, zone di rispetto (ristrette e allargate) e zone di protezione. Sono quelle particolari porzioni di territorio che è necessario sottoporre a vincoli, al fine di tutelare le risorse idriche destinate al consumo umano. La normativa definisce zona di tutela assoluta l’area immediatamente circostante al punto di presa, deve avere un estensione di almeno 10m ed essere adibita elusivamente a opera di captazione e eventualmente per Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 397/560 infrastrutture di servizio (art. 94 comma 3 D.Lgs. 152/06). Zona di rispetto è la porzione di territorio immediatamente adiacente alla zona di tutela assoluta, si divide in ristretta ed allargata in base alla vulnerabilità del corpo idrico e alla tipologia dell’opera di presa. Le Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale, sulla base di direttive tecniche regionali, hanno il compito di delimitare le zone di rispetto per le opere di presa degli acquedotti di propria competenza. Fino alla precisa delimitazione, la zona di rispetto ha un’estensione pari a 200 metri di raggio rispetto al punto di captazione o di derivazione, come stabilito dall’art. 94 comma 6 del D.Lgs. n. 152/2006 e dall’art. 15 comma 4 delle Norme Tecniche del Piano di Tutela delle Acque (PTA) approvato con Deliberazione del Consiglio Regionale n. 107 del 5/11/2009. Inoltre la normativa nazionale ed in particolare l’art 16 del PTA, intitolato “Aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano – Vincoli”, stabilisce che nella zona di rispetto sia vietato lo svolgimento delle seguenti attività: [...] h) impianti di smaltimento, recupero e più in generale di gestione di rifiuti; j) centri di raccolta di veicoli fuori uso”. Al fine di preservare il patrimonio idrico è compito inoltre della Regione individuare le zone di protezione ove adottare prescrizioni e particolari limitazioni da inserirsi negli strumenti urbanistici generali e di settore. Le zone di protezione devono essere delimitate sulla base di studi idrogeologici, tenendo conto del grado di vulnerabilità degli acquiferi e delle aree di ricarica. Raccomandazioni Oltre agli espressi criteri di esclusione specificati al punto precedente, nella localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti e nella valutazione dei loro possibili impatti è necessario considerare la presenza di aree da salvaguardare, dal punto di vista delle risorse idriche, quali quelle individuate dal Piano di tutela delle Acque approvato (D.C.R. n. 107 del 5/11/2009) e dai Piani di Gestione dei bacini idrografici delle Alpi Orientali, adottati dai Comitati Istituzionali dell'Autorità di bacino dell'Adige e dall'Autorità di bacino dei fiumi dell'Alto Adriatico (Delibera n. 1 del 24/2/2010). Trattasi delle seguenti aree o tipologie di acque: 1. acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile; 2. aree di produzione diffusa del Modello Strutturale degli Acquedotti; 3. acquiferi confinati pregiati da sottoporre a tutela per la produzione di acqua potabile; 4. aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano; 5. aree sensibili; 6. zone di alta pianura vulnerabili da nitrati, che per loro natura, con particolare riferimento al substrato geologico, si possono considerare vulnerabili anche ad altre tipologie di inquinanti; 7. acque destinate alla vita dei pesci; 8. acque destinate alla vita dei molluschi. Acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile L’individuazione delle acque dolci superficiali da destinare alla produzione di acqua potabile è di competenza regionale, ai sensi del D.Lgs. n. 152/2006 che vi ha provveduto con la D.G.R. n. 211 del 12/02/2008 altresì riportate nel Piano di tutela delle Acque. Aree di produzione diffusa del Modello Strutturale degli Acquedotti Il Modello strutturale degli acquedotti del Veneto – art. 14, L.R. 27/03/1998 n. 5, approvato con DGRV n. 1688 del 16/06/2000, ha identificato sul territorio della Regione del Veneto le zone dove esiste un’elevata concentrazione di prelievi di acque dal sottosuolo, destinate ad uso idropotabile. Queste zone sono state denominate “Aree di produzione diffusa di importanza regionale”. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 398/560 Acquiferi confinati pregiati da sottoporre a tutela per la produzione di acqua potabile Nelle tabelle 3.21, 3.22, 3.23, 3.24 e 3.25 degli Indirizzi di Piano del Piano di Tutela delle Acque sono identificati i Comuni nel cui territorio dovranno essere tutelate le falde acquifere pregiate. Aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano Delle zone di tutela assoluta e delle zone di rispetto si è già parlato nei criteri di esclusione, il PTA inoltre individua le zone di protezione definite quali aree di ricarica del sistema idrogeologico di pianura. Aree sensibili Come stabilito dall’art. 91 e dall’allegato 6 alla parte terza del D.Lgs. n. 152/2006, si considera area sensibile un sistema idrico classificabile in uno dei seguenti gruppi: acque superficiali già eutrofizzate, o probabilmente esposte a prossima eutrofizzazione in assenza di interventi specifici; acque dolci superficiali destinate alla potabilizzazione che potrebbero contenere, in assenza di interventi, una concentrazione di nitrato > 50 mg/l; aree che necessitano, per gli scarichi afferenti, di un trattamento supplementare al trattamento secondario per conformarsi alle prescrizioni del D.Lgs. 152/2006. Le aree sensibili del Veneto sono individuate all’art. 12 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Tutela delle Acque. Gli scarichi di acque reflue urbane che recapitano in area sensibile, sia direttamente che attraverso bacini scolanti e gli scarichi di acque reflue industriali che recapitano direttamente in area sensibile, sono soggetti al rispetto delle prescrizioni e dei limiti ridotti per azoto e fosforo di cui agli artt. 25 e 37 delle Norme Tecniche del Piano di Tutela delle Acque. Zone vulnerabili L’allegato 7 del D.Lgs 152/2006 definisce vulnerabili le zone di territorio che scaricano direttamente o indirettamente composti azotati in acque già inquinate o che potrebbero esserlo in conseguenza di tali scarichi ed illustra i criteri di massima per l’individuazione. Questa avviene sulla base di fattori ambientali che concorrono a determinare uno stato di contaminazione, fra i quali i principali sono: • la vulnerabilità intrinseca delle formazioni acquifere ai fluidi inquinanti (caratteristiche litostrutturali, idrogeologiche e idrodinamiche del sottosuolo e degli acquiferi); • la capacità di attenuazione del suolo nei confronti dell’inquinante (tessitura, contenuto di sostanza organica ed altri fattori relativi alla sua composizione e reattività chimico-biologica); • le condizioni climatiche e idrologiche; • il tipo di ordinamento colturale e le pratiche agronomiche. Il Piano di Tutela delle Acque, all’art. 13 delle Norme Tecniche di Attuazione, individua varie tipologie di zone vulnerabili da nitrati di origine agricola in recepimento della “direttiva nitrati” (91/676/CEE) e della normativa nazionale. Tra queste, le zone che maggiormente si considerano potenzialmente interessate dall’impatto della realizzazione di impianti di gestione di rifiuti, nonché vulnerabili, oltre che ai nitrati, anche nei confronti di sostanze che possono essere scaricate da questi, sono le zone di alta pianura-zona di ricarica degli acquiferi individuate con deliberazione del Consiglio regionale n. 62 del 17 maggio 2006 (Art. 13,comma 1, lett. c, DCR 107/2009) Va altresì evidenziato che il Piano di Tutela delle Acque individua le zone vulnerabili da prodotti fitosanitari come coincidenti con le zone vulnerabili di alta pianura - zona di ricarica degli acquiferi (art. 14 delle Norme Tecniche del Piano di Tutela delle Acque). Acque destinate alla vita dei pesci Le acque destinate alla vita dei pesci comprendono una serie di corsi d’acqua o tratti di corso d’acqua, considerati di particolare pregio per la vita di salmonidi o ciprinidi a seconda dei casi. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 399/560 La designazione e classificazione in vigore nella Regione Veneto è stabilita da: • DGR n. 3062 del 5 luglio 1994 (Prima designazione delle acque); • DGR n. 1270 dell’8 aprile 1997 (Provincia di Padova: classificazione delle acque). • DGR n. 2894 del 5 agosto 1997 (Province di Belluno, Treviso, Verona, Vicenza: Classificazione delle acque). I tratti di corso d’acqua designati e classificati per la vita dei pesci sono indicati anche nella DGR 234 del 10/2/2009. Acque destinate alla vita dei molluschi Le acque destinate alla molluschicoltura e i molluschi stessi, sono tutelati sia dal punto di vista ambientale che sanitario. La Regione Veneto con D.G.R. n. 4971 del 28/08/1992 e n. 5335 del 23/11/1993, ha effettuato una prima designazione delle acque destinate all’allevamento e/o raccolta dei molluschi bivalvi e gasteropodi, per quanto riguarda la tutela sanitaria, competenza dell’Unità di Progetto Regionale Sanità Animale e Igiene Alimentare, sono state classificate le zone di produzione di molluschi bivalvi vivi, echinodermi, tunicati e gasteropodi marini vivi ricadenti in ambiti lagunari e marino costieri del Veneto e sono stati istituiti gli ambiti di monitoraggio per la sorveglianza igienico sanitaria di tali organismi con DGR 2728/1998, DGR 3366/2004 e DGR 2432/2006. Infine con DGR 234 del 10/2/2009 che definisce l’“Elenco delle aree protette della regione Veneto” sono rappresentati gli allevamenti di mitili a mare e le zone di stabulazione. Per tutte le aree precedentemente descritte le Provincie possono imporre limiti specifici per determinate tipologie impiantistiche. 1.3.6 Tutela del territorio rurale e delle produzioni agroalimentari di qualità Criteri di esclusione Non è consentita la realizzazione di impianti per la gestione dei rifiuti in aree agricole ricadenti negli ambiti geografici di produzione agricolo-alimentari di qualità (produzioni DOP, IGP, IGT, DOC, DOCG), limitatamente alle superfici agricole affettivamente destinate alla coltura che la denominazione e l’indicazione intendono salvaguardare, nonché i terreni interessati da coltivazioni biologiche. La verifica dell’effettivo utilizzo dei terreni, deve riferirsi alle informazioni contenute nel Fascicolo Aziendale previsto dall’Anagrafe del Settore Primario (L.R. n. 40/2003 e DGR n. 3758/2004), nonché dalle informazioni fornite dagli Enti di Controllo accreditati presso il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. La non idoneità dell’area permane anche per i 5 anni successivi alla variazione colturale, come previsto dalle annotazioni del Fascicolo Aziendale. Tali prescrizioni rivestono particolare importanza per l’autorizzazione alla realizzazione di discariche ed impianti di compostaggio (art. 21, comma 3, L.R. 3/2000). Eventuali modifiche in impianti operanti in aree nelle quali la nuova pianificazione, una volta entrata in vigore, pone un vincolo di insediamento, potranno essere accolte purché rispondano alle migliori tecniche disponibili e non prevedano un aumento della potenzialità o della pericolosità dei rifiuti trattati. Raccomandazioni Il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento, adottato dalla Regione con DGR n. 372 del 17/02/2009, individua aree agricole che richiedono un elevato grado di tutela per il particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico-culturale (art. 12, c. 7, D.Lgs n. 387/2003), oppure perché caratterizzate da un’elevata capacità d’uso del suolo. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 400/560 Tali aree vengono definite: “aree ad elevata utilizzazione agricola” e “aree agropolitane in pianura” (tav. 01a). Si rileva che l’individuazione cartografica di tali aree ha efficacia sino a nuova delimitazione effettuata dai Comuni con la redazione del Piano di Assetto del Territorio (PAT). 1.3.7 Altri vincoli ed elementi da considerare 1.3.7.1 Legge Regionale 61/1985 - Legge Regionale 11/2004 Raccomandazioni Il PTRC vigente all’art. 41 prevede che “E' ammesso, salvo specifiche prescrizioni riduttive contenute negli strumenti urbanistici comunali, specie per i centri storici e le aree caratterizzate da connotazioni ambientali, l'insediamento di attività produttive nelle zone residenziali esistenti o di progetto a condizione che: • il volume occupato dall'attività sia inferiore a 1001 mc. e la superficie utile di calpestio minore di 251 mq. con un indice di copertura inferiore a 0,50 mq./mq; • le caratteristiche tipologiche e costruttivo-edilizie non siano contrastanti con l'edilizia al contorno; • le attività non rientrino nell'elenco di cui al D.M. del 05.09.1994 (Elenco delle industrie insalubri di cui all'art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie) e non siano fonte di emissioni inquinanti comunque nocive ai residenti.” Materia di particolare rilevanza riveste proprio la classificazione urbanistica e le norme tecniche di attuazione dei PAT, in particolare per quanto riguarda la localizzazione delle industrie insalubri, norme che vanno applicate ai casi specifici.” Pertanto le aree omogenee di tipo A, B e C sono da ritenersi orientativamente non idonee, e in tali aree è escluso l’insediamento di impianti di recupero e smaltimento rifiuti. Sono altresì da ritenersi non idonee: le aree individuate dagli strumenti urbanistici previsti dalla Legge regionale 11/2004, gli ambiti individuati come contesti figurativi di emergenze architettoniche e del paesaggio. È inoltre da valutare l’opportunità di individuare come non idonee le sottozone agricole caratterizzate da una produzione agricola tipica o specializzata, di pregio paesaggistico e ambientale per alcune tipologie impiantistiche. I Comuni, nella redazione dei PAT tengono conto in particolare di quanto individuato da parte delle Provincie riguardo a: • aree non idonee • impianti individuati al fine di non aggravare, sotto l’aspetto paesaggistico ambientale la situazione esistente. Nella localizzazione e nel contesto urbanistico saranno infine da esaminare le fasce di rispetto da infrastrutture e servizi ai sensi della normativa vigente, considerato che la funzione di queste aree è di tutela, di sicurezza e di salvaguardia, nonché per consentire eventuali ampliamenti delle infrastrutture in oggetto (strade, ferrovie, etc.). Le fascie di rispetto possono essere valutate esclusivamente a livello di dettaglio, in quanto gli strumenti urbanistici locali (provinciali e comunali) possono prevedere vincoli diversi. Non ultimo l’art. 196 comma 3 del D.Lgs. 152/2006 fornisce come indicazione alle regioni di privilegiare“la realizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti in aree industriali, compatibilmente con le caratteristiche delle aree medesime”. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 401/560 1.3.7.2 Distanza minima dalle abitazioni ed edifici pubblici Criteri di esclusione L’ubicazione degli impianti và valutata anche in relazione alla distanza dai centri abitati, così come da edifici destinati ad abitazione, già la L.R. 3/2000 definisce all’art. 32 opportune distanze per la localizzazione delle discariche, in linea con tale principio il D.Lgs. 36/2003 per l’ubicazione delle discariche di rifiuti pericolosi e non pericolosi indica espressamente che vanno effettuate tra le altre, verifiche per le condizioni di accettabilità dell’impianto in relazione alla distanza dai centri abitati. In quest’ottica nel rispetto del principio di precauzione, vanno certamente fatte opportune valutazioni in merito alla distanza da edifici destinati a civile abitazione (e non solamente centri abitati) oltre che da aree sensibili (strutture scolastiche, asili, ospedali, case di riposo, grandi luoghi di aggregazione). Allo scopo di prevenire situazioni di compromissione della sicurezza delle abitazioni o di grave disagio degli abitanti - sia in fase di esercizio regolare che in caso di incidenti e di cantiere - è definita una distanza di sicurezza minima tra: • l’area ove vengono effettivamente svolte le operazioni di recupero o smaltimento, intesa come il luogo fisico ove avvengono le suddette operazioni, indipendentemente dalla presenza di eventuali opere di mascheratura e/o mitigazione previsti in progetto; • gli edifici pubblici e le abitazioni, anche singole, purchè stabilmente occupate (esclusa l’eventuale abitazione del custode dell’impianto stesso). Le suddette distanze si computano indipendentemente dalla distanza fra la recinzione perimetrale dell’attività e le abitazioni o gli edifici pubblici di cui sopra. In funzione della tipologia impiantistica valgono le seguenti distanze: Tipologia impiantistica di recupero Distanza di sicurezza Impianti di recupero aerobico e anaerobico di matrici organiche 500 m Impianti di produzione CDR 100 m Impianti di selezione e recupero 100 m Tipologia impiantistica di smaltimento Distanza di sicurezza Discariche di rifiuti inerti 200 m Discariche di rifiuti non pericolosi (secchi o comunque non putrescibili) (17) 150 m Discariche di rifiuti non pericolosi (putrescibili)18 500 m Discariche per rifiuti non pericolosi per rifiuti di amianto in matrice compatta 250 m Discariche per rifiuti non pericolosi per rifiuti pericolosi stabili non reattivi 250 m Discariche per rifiuti non pericolosi in deroga artt. 7 e 10 D.M. 27/9/2010 250 m Discariche di rifiuti pericolosi 250 m Impianti di incenerimento 150 m Impianti di trattamento chimico-fisico-biologico 150 m 17 per la definizione di putrescibilità si veda D.G.R. 2254 del 08/08/08 18 per la definizione di putrescibilità si veda D.G.R. 2254 del 08/08/08 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 402/560 1.3.7.3 Accessibilità dell’area Raccomandazioni In relazione alle attività di cantiere e al conferimento dei rifiuti, assume importanza la valutazione dell’accessibilità del sito (evitando, ove possibile, l'attraversamento dei centri urbani), delle infrastrutture esistenti in ordine alle loro dimensioni e capacità, della possibilità di percorsi alternativi per i mezzi che conferiscono i rifiuti. In sede di localizzazione puntuale si consigliano pertanto studi sulla viabilità locale e le possibilità di accesso ai siti adottando le misure più opportune per minimizzare e limitare i disagi, in proporzione alle dimensioni e all’impatto dell’impianto. È necessario sia garantita adeguata accessibilità agli impianti per conferire i rifiuti e per consentire l’accesso al personale ed a tutti i mezzi necessari nelle diverse fasi della vita dell’impianto (anche in fase di emergenza). Diversamente, qualora la localizzazione non sia prevista in aree funzionalmente specializzate (aree industriali) e dotate di tutte le infrastrutture necessarie, con particolare riferimento alle infrastrutture viarie, è opportuno valutare - per tutte le tipologie impiantistiche - l’eventuale non idoneità di un’area, considerando: • il tipo di viabilità che rende possibile l’accesso all’area: • accessibilità dai caselli autostradali ed alle ferrovie, • accessibilità da infrastrutture di collegamento senza attraversamento di centri abitati, • accessibilità da infrastrutture di collegamento primario con attraversamento di centri abitati, • accessibilità da infrastrutture di collegamento secondario con attraversamento di centri abitati, • accessibilità da viabilità minore; • la vocazione del territorio attraversato dalla viabilità di accesso e le destinazioni d’uso attuali e previste; • gli eventuali effetti del traffico veicolare in ingresso ed uscita dall’impianto. Nel caso non esistano infrastrutture viarie tali da garantire l’accessibilità all’area, l’eventuale giudizio di non idoneità di un’area dovrà tenere conto delle possibili conseguenze ambientali e territoriali connesse alla realizzazione della nuova viabilità ed al suo esercizio in funzione delle caratteristiche del territorio attraversato. 1.3.7.4 Ambienti di pregio naturalistico o paesaggistico o comunque da tutelare Raccomandazioni Per tutte le tipologie impiantistiche, in relazione alle attività previste ed in considerazione dei seguenti effetti ambientali: • generazione di vincoli sulle attività che si svolgono nelle aree limitrofe; • aumento del traffico sulla rete stradale interessata; • contaminazione di risorse idriche sotterranee; • contaminazione di risorse idriche superficiali; • aumento del grado di disturbo arrecato dall’inquinamento acustico; • danni a strutture o disagi alla popolazione o all’ambiente determinati da vibrazioni; • disturbo dovuto alla diffusione di odori; • incremento dell’inquinamento atmosferico; • accumulo di sostanze tossiche nella catena alimentare; • dispersione materiali leggeri attorno al sito; • danni a persone o strutture derivanti da eventi incidentali; • concentrazione di animali molesti nell’area dell’impianto; • alterazione del paesaggio (visibilità); Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 403/560 • eliminazione o alterazione di ecosistemi. Le Province potranno individuare aree, anche non comprese tra quelle tutelate o normate dal PTRC, che presentino elementi di interesse naturalistico o tali da farle rientrare tra quelle individuate dal D.Lgs. 228/2001, quali: • presenza di specie rare da tutelare; • presenza di endemismi; • presenza di ecosistemi rari, integri o complessi; • presenza di avifauna nidificante o di passo; • pregio estetico; • potenzialità di recupero come area di pregio; • fruibilità dell’area; • aree con specifico interesse agrituristico; da tutelare e da indicare come non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero. Il giudizio di non idoneità potrà essere dato anche considerando effetti negativi secondari, come ad esempio la realizzazione delle infrastrutture di servizio o delle opere di adeguamento necessarie per la costruzione e l’esercizio dell’impianto. 1.3.7.5 Siti soggetti ad erosione Raccomandazioni Per tutte le tipologie impiantistiche, le Province possono individuare aree soggette a fenomeni di erosione costiera, fluviale o a fenomeni di dilavamento superficiali per le quali effettuare valutazioni specifiche del rischio e stabilire fasce di protezione. Tali fasce dovranno essere tali da garantire la sicurezza dell’impianto fino alla cessazione di ogni potenziale pericolo. In particolare, per quanto riguarda le discariche, la fascia di protezione contro i fenomeni erosivi dovrebbe garantire l’integrità del sito; per tale fascia la progettazione deve prevedere tutti gli accorgimenti necessari atti ad impedire il verificarsi di fenomeni erosivi di rilievo. Inoltre il Piano di Tutela Acque (DCR n. 107/2009) individua negli Indirizzi di Piano alla Fig. 24 i territori comunali soggetti ad erosività dei terreni legati all’intensità delle precipitazioni, da tenere in considerazione in relazione alla valutazione del progetto perché si tratta di aree in cui questo fenomeno può generare conseguenze gravi alla stabilità di suoli e pendii. 1.3.7.6 Siti soggetti a rischio di incendi boschivi Raccomandazioni Possono essere identificate e delimitate le zone particolarmente esposte al rischio di incendi boschivi. Le Province possono altresì definire misure per la minimizzazione dei rischi come la individuazione di distanze minime. 1.3.7.7 Grotte ed aree carsiche – art. 4, LR 54/1980 Tali zone risultano particolarmente delicate per la possibile rapida contaminazione delle falde acquifere sottostanti. Criteri di esclusione All’interno delle zone previste dall’art. 4 della L.R. 54/1980 vanno individuate e delimitate le zone che possono presentare un elevato grado di rischio per la rapida contaminazione delle falde acquifere. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 404/560 All'interno di tali zone le Province, sulla base del censimento del catasto regionale delle grotte e aree carsiche del Veneto, individuano e delimitano le zone che possono presentare un elevato grado di rischio per la rapida contaminazione delle falde acquifere. Tali zone sono dichiarate inidonee per qualunque tipologia di impianto. Raccomandazioni Nelle zone diverse da quelle indicate al precedente capoverso va comunque verificata la presenza di criteri progettuali, costruttivi e gestionali tali da minimizzare il suddetto rischio. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 405/560 1.4 LOCALIZZAZIONE PER PARTICOLARI CATEGORIE DI IMPIANTI Ferme restando le limitazioni su elencate, si ritiene infine necessario fornire ulteriori indicazioni di localizzazione per alcune categorie di impianti: 1.4.1 Impianti di trattamento termico Criteri di esclusione Non sono idonee alla realizzazione di un impianto di trattamento termico di rifiuti le seguenti aree: • aree a quota superiore a 600 m s.l.m.; • aree entro la fascia di rispetto da strade, autostrade, gasdotti, oleodotti, elettrodotti cimiteri, ferrovie, beni militari, aeroporti; • aree “instabili” e “molto instabili” ai sensi dell’art. 7 del PTRC vigente. Raccomandazioni L’impatto ambientale da emissioni aeriformi può essere particolarmente sensibile per gli impianti di trattamento termico, in dipendenza dalle diverse condizioni meteorologiche locali e delle condizioni di esercizio; l’area interessata dalle ricadute delle emissioni di un impianto può cambiare e variare notevolmente in estensione. Gli effetti possono variare in funzione della tecnologia adottata, delle modalità gestionali dell’impianto e delle condizioni atmosferiche. Pertanto le Provincie possono definire ulteriori aree non idonee in funzione: • dei venti predominanti o persistenti; • dell’esistenza di bersagli particolarmente sensibili, quali ad esempio grossi centri abitati o colture specializzate, orticole o foraggere, esposti ai venti predominanti o persistenti; • dell’esistenza di bersagli particolarmente sensibili immediatamente a ridosso dell’area, esposti alle ricadute in caso di calma di vento; • della presenza nei pressi del sito di altri impianti o di attività che già cagionano un elevato inquinamento atmosferico; • delle specifiche condizioni meteo climatiche, quali ad esempio le vallate alpine soggette a prolungati fenomeni di inversione termica. Gli impianti di incenerimento sono preferibilmente collocati nelle aree produttive e nelle aree produttive ecologicamente attrezzate, con esclusione delle aree industriali attraversate dagli spazi aerei di manovra di aeroporti. Devono comunque preferirsi, localizzazioni che consentano una riqualificazione ambientale, ovvero il ripristino di aree industriali dismesse, aree da bonificare o aree già impiegate per attività equivalenti. 1.4.2 Discarica La riduzione della pressione sul suolo ed in particolar modo sul terreno agricolo è uno degli obiettivi della pianificazione territoriale ed in particolar modo del presente piano rifiuti. Le discariche di rifiuti realizzate nel territorio regionale hanno da sempre rappresentato una potenziale fonte di inquinamento ambientale, riguardo soprattutto alle acque sotterranee. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 406/560 1.4.2.1 Discarica per rifiuti inerti Criteri di esclusione Oltre ai criteri di esclusione illustrati al capitolo precedente per qualsiasi tipologia impiantistica, la normativa di riferimento riguardante le discariche (D.Lgs 36/03) stabilisce che le discariche di inerti non devono ricadere in: aree individuate ai sensi dell’art. 17, comma 3, lettera m), della legge 18 maggio 1989, n. 183; aree individuate dagli articoli 2 e 3 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357; aree collocate nelle zone di rispetto di cui all’art. 94, comma 1 del D.Lgs n. 152/2006; territori sottoposti a tutela ai sensi dell’art. 142 del D.Lgs n. 42/2004. E’ altresì esclusa la realizzazione di discariche di rifiuti inerti in: aree “instabili” e “molto instabili” individuate ai sensi dell’art. 7 del PTRC vigente; aree sensibili individuate ai sensi dell’art. 12 delle NtA del Piano di Tutela Acque (DCR n. 107/2009). Raccomandazioni La normativa discariche prescrive che le discariche di rifiuti inerti di norma non debbano ricadere: • in corrispondenza di doline, inghiottitoi o altre forme di carsismo superficiale; • in aree dove i processi geologici superficiali quali l'erosione accelerata, le frane, l'instabilità dei pendii, le migrazioni degli alvei fluviali potrebbero compromettere l'integrità della discarica; • in aree esondabili, instabili e alluvionabili; • in aree naturali protette sottoposte a misure di salvaguardia ai sensi dell’art. 6, comma 3 della legge 6 dicembre 1991, n. 394. Con provvedimento motivato l’autorità competente può consentire la realizzazione di discariche per rifiuti inerti nelle aree sopra citate, tuttavia in queste aree, in relazione all’applicazione della gerarchia dei rifiuti e degli obiettivi di tutela ambientale stabiliti dalla presente pianificazione, non è ammessa deroga ai criteri di ammissibilità per i rifiuti inerti, ai sensi dell’art. 10 del DM 27/09/2010. Inoltre allo scopo di salvaguardare le risorse idriche non è ammessa deroga ai criteri di ammissibilità, ai sensi dell’art. 10 del DM 27/09/2010, per gli impianti collocati nelle aree designate vulnerabili dal Piano di Tutela acque (DCR 107/2009): area dichiarata a rischio di crisi ambientale di cui all’art. 6 della L. 28/08/1989, n. 305; il bacino scolante in laguna di Venezia (DCR n. 23 del 07/05/2003); le zone di “alta pianura-zona di ricarica degli acquiferi” individuate con DCR n. 62 del 17/05/2006; il territorio dei comuni del Parco della Lessinia, individuati dalla L.R. 12/1990; il territorio dei comuni della Provincia di Verona che ricade anche in parte nel Bacino del Po. Nell'individuazione dei siti di ubicazione sono da privilegiare le aree degradate da risanare e/o da ripristinare sotto il profilo paesaggistico. 1.4.2.2 Discarica per rifiuti pericolosi e non pericolosi Criteri di esclusione Oltre ai criteri di esclusione illustrati al capitolo precedente validi per qualsiasi tipologia impiantistica, la normativa di riferimento per le discariche (D.Lgs 36/03) stabilisce che le discariche per rifiuti non pericolosi non devono ricadere in: • aree individuate ai sensi dell’art. 17, comma 3, lettera m), della legge 18 maggio 1989, n. 183; Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 407/560 • aree individuate dagli articoli 2 e 3 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357; • aree collocate nelle zone di rispetto di cui all’art. 94, comma 1 del D.Lgs n. 152/2006; • territori sottoposti a tutela ai sensi dell’art. 142 del D.Lgs n. 42/2004; • aree naturali protette sottoposte a misure di salvaguardia ai sensi dell’art. 6, comma 3, della legge 6 dicembre 1991, n. 394. E’ altresì esclusa la realizzazione di discariche di rifiuti pericolosi e non pericolosi in: • aree “instabili” e “molto instabili” individuate ai sensi dell’art. 7 del PTRC vigente; • aree sensibili individuate ai sensi dell’art. 12 delle NtA del Piano di Tutela Acque (DCR n. 107/2009); • zone di protezione definite all’art. 94 del D.Lgs 152/2006 come individuate dall’art. 15, comma 6 delle NtA del Piano di Tutela Acque (DCR n. 107/2009); • aree designate vulnerabili ai sensi degli artt. 13 e 14 delle NtA del Piano di Tutela Acque (DCR n. 107/2009). Inoltre al fine di rispondere agli obiettivi di tutela ambientale del presente Piano è esclusa la realizzazione di discariche per rifiuti pericolosi e non pericolosi o l’ampliamento di quelle già esistenti collocate nelle aree da salvaguardare individuate dal Piano di Tutela delle Acque (DCR n. 107 del 05/11/2009): acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile; aree di produzione diffusa del Modello Strutturale del Acquedotti; acquiferi confinati pregiati da sottoporre a tutela per la produzione di acqua potabile; aree sensibili; zone di alta pianura vulnerabili da nitrati, che per loro natura si possono considerare vulnerabili anche ad altre tipologie di inquinanti; acque destinate alla vita dei pesci; acque destinate alla vita dei molluschi. In particolare sono attualmente designate vulnerabili: area dichiarata a rischio di crisi ambientale di cui all’art. 6 della L. 28/08/1989, n. 305; il bacino scolante in laguna di Venezia (DCR n. 23 del 07/05/2003); le zone di “alta pianura-zona di ricarica degli acquiferi” individuate con DCR n. 62 del 17/05/2006; il territorio dei comuni del Parco della Lessinia, individuati dalla L.R. 12/1990; il territorio dei comuni della Provincia di Verona che ricade anche in parte nel Bacino del Po. Raccomandazioni La normativa discariche prescrive che le discariche per rifiuti pericolosi e non pericolosi di norma non debbano ricadere: • in aree interessate da faglie attive riconosciute in ambito scientifico che abbiano determinato o che possono determinare dislocazioni significative del terreno; • in corrispondenza di doline, inghiottitoi o altre forme di carsismo superficiale; • in aree dove i processi geologici superficiali quali l'erosione accelerata, le frane, l'instabilità dei pendii, le migrazioni degli alvei fluviali potrebbero compromettere l'integrità della discarica e delle opere ad essa connesse; • in aree individuate come di interesse dalla pianificazione regionale in tema di acque minerali e termali; • in aree esondabili, instabili e alluvionabili così come indicato nei relativi P.A.I. approvati o adottati e comunque nelle aree caratterizzate da fenomeni eccezionali con tempo di ritorno minimo di 200 anni. Con provvedimento motivato l’autorità competente può consentire la realizzazione di discariche nelle aree sopra citate, tuttavia in relazione all’applicazione della gerarchia dei rifiuti e degli obiettivi di tutela ambientale stabiliti dalla presente pianificazione, in queste aree non è ammessa deroga ai criteri di ammissibilità per i Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 408/560 rifiuti non pericolosi, ai sensi dell’art. 10 del DM 27/09/2010, o riclassificazione in sottocategoria di discarica per rifiuti non pericolosi, ai sensi dell’art. 7 del medesimo decreto. Infine le discariche per rifiuti pericolosi e non pericolosi devono distare dagli edifici destinati ad abitazione ovvero dagli edifici pubblici stabilmente occupati almeno: a) 150 metri qualora trattasi di discariche per soli rifiuti secchi, o comunque non putrescibili; b) 250 metri negli altri casi. Le distanze vanno misurate rispetto al perimetro dell’area destinata ad essere occupata dai rifiuti. 1.4.3 Impianti per la gestione dei veicoli fuori uso Il D.Lgs. n. 209 del 24/06/2003, di attuazione della Direttiva europea n. 53 del 18.09.2000 disciplina i veicoli fuori uso appartenenti alle categorie M1 e N1 di cui all’allegato II parte A, della direttiva 70/156/CEE, ed i veicoli a motore a tre ruote come definiti dalla direttiva 2002/24/CE, con esclusione dei tricicli a motore. I veicoli fuori uso non appartenenti alle categorie di cui sopra sono disciplinati dal DM 02/05/06: “Requisiti relativi al centro di raccolta e all’impianto di trattamento dei veicoli fuori uso non disciplinati dal D.Lgs. 209/2003 e s.m.i. ai sensi dell’art. 231 del D.Lgs. 152/2006”. Criteri di esclusione I centri di raccolta e gli impianti di trattamento dei veicoli fuori uso non devono ricadere: • in aree individuate nei piani di bacino, ai sensi dell'art. 17, comma 3, lettera m), della legge 18/05/1989, n. 183, e successive modifiche; • in aree individuate ai sensi dell'art. 3 del D.P.R. 08/09/1997, n. 357, e successive modificazioni, fatto salvo il caso in cui la localizzazione è consentita a seguito della valutazione di impatto ambientale o della valutazione di incidenza, quest’ultima effettuata ai sensi dell'art. 5 del medesimo decreto; • in aree naturali protette sottoposte a misure di salvaguardia ai sensi dell'art. 6, comma 3, della legge 06/12/1991, n. 394, e successive modifiche; • in aree site nelle zone di rispetto di cui all'art. 21, comma 1, del D. Lgs. 11/05/1999, n. 152, e successive modifiche; • nei territori sottoposti a vincolo paesaggistico ai sensi del D. Lgs. n. 42 del 22/01/2004, salvo specifica autorizzazione dell’ente competente, ai sensi dell'art. 146 del citato decreto. • in aree esondabili, instabili e alluvionali comprese nelle fasce A e B individuate nei piani di assetto idrogeologico di cui alla legge n. 183/89. Raccomandazioni Per ciascun sito dovranno essere valutate le condizioni locali di accettabilità dell’impianto in relazione alla distanza dai centri abitati ed alla presenza di beni culturali; Nell’individuazione dei siti si dovranno privilegiare le aree industriali dismesse, le aree per servizi e impianti tecnologici, le aree per insediamenti industriali ed artigianali. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 409/560 2. LINEE GUIDA PER LA GESTIONE DI PARTICOLARI CATEGORIE DI RIFIUTI 2.1 RIFIUTI DA COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE (C & D) I rifiuti prodotti dalle attività di costruzione e demolizione sono codificati all’interno del Catalogo Europeo dei Rifiuti nel capitolo 17 “Rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compresi i terreni di bonifica)”. Gli impianti di gestione di questa particolare tipologia di rifiuti possono inoltre trattare altri rifiuti, qualificati come “inerti” che attraverso un idoneo trattamento possono produrre nuove materie prime che possono sostituire materiali da costruzione di origine naturale. La definizione di rifiuto inerte si evince dalla direttiva europea 1999/31/CE, recepita in Italia dal D.Lgs. 36/03, il quale definisce i rifiuti inerti come: i rifiuti solidi che non subiscono alcuna trasformazione fisica, chimica o biologica significativa; i rifiuti inerti non si dissolvono, non bruciano, né sono soggetti ad altre reazioni fisiche o chimiche, non sono biodegradabili e, in caso di contatto con altre materie, non comportano effetti nocivi tali da provocare inquinamento ambientale o danno alla salute umana. La tendenza a dar luogo a percolati e la percentuale inquinante globale dei rifiuti, nonché l'ecotossicità dei percolati devono essere trascurabili e, in particolare, non danneggiare la qualità delle acque, superficiali e sotterranee. Come evidenziato in figura 2.1.1, dalla ripartizione merceologica media dei rifiuti da cantiere emerge che il laterizio ed il calcestruzzo (armato e non) costituiscono l’80% del totale. Il restante 20% è invece suddiviso tra gli imballaggi (metallo, carta) e il materiale proveniente dagli scavi (terra e rocce, asfalti). Si segnala tuttavia come la composizione sia fortemente influenzata dalla tipologia di edificio e dalla sua epoca di costruzione Calcestruzzo non armato; 10% Laterizio; 50% Asfalti; 5% Scavi; 6% Carta e Cartone; 4% Calcestruzzo armato; 20% Metallo; 4% Altro; 2% Fig. 2.1.1. Composizione merceologica media dei rifiuti da C&D.(Fonte: Il mattone ritrovato – Prov. Bologna - 2004) Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 410/560 2.1.1 Inquadramento normativo Ai sensi dell’art.184 c.3, lettera b del D.Lgs. 152/2006 “i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall’art. 184 bis (Sottoprodotto)” sono classificati fra i rifiuti speciali, fatto salvo l’esclusione dei sottoprodotti (es. terre e rocce di scavo) dall’ambito di applicazione della normativa sui rifiuti a condizione che siano rispettate le clausole di cui all’art.184 bis del D.Lgs. n. 152/2006. In particolare tali rifiuti derivano principalmente dalle operazioni di costruzione, manutenzione e ristrutturazione delle opere edili, dalla manutenzione e costruzione delle infrastrutture stradali e ferroviarie. Nell’ambito dei rifiuti speciali, tali rifiuti costituiscono un flusso significativo, soprattutto per l’aspetto quantitativo benché anche dal punto di vista qualitativo possono contenere o essere contaminati da sostanze pericolose (ad esempio in primo luogo cemento amianto). Le frazioni di inerti più rilevanti dal punto di vista quantitativo sono rappresentate da cemento, calcestruzzo, laterizi, ceramiche, terre da scavo; queste tipologie di rifiuto sono effettivamente caratterizzate da alte percentuali di recupero e riutilizzo (93%) e solo per una parte residuale (5%) smaltiti in discarica. Tuttavia si registrano ancora episodi di abbandono di tali rifiuti. La normativa dell’Unione Europea e di conseguenza quella nazionale, in materia di gestione dei rifiuti si è sempre di più orientata a definire la strategia comunitaria in funzione di: • scoraggiare lo smaltimento in discarica; • promuovere la selezione alla fonte ed il riciclaggio dei rifiuti inerti; • fissare obiettivi di riciclaggio; • stabilire specifiche condizioni per lo sviluppo dei materiali riciclati; • inserire la gestione dei rifiuti come parte integrante delle licenze edilizie e dei permessi di demolizione; • incentivare l'uso di materiali riciclati nelle opere pubbliche. La normativa di riferimento è costituita da: • Decreto Legislativo 2/4/2006, n. 152 e successive modifiche e integrazioni; • D.M. 5/2/1998 e successive modifiche e integrazioni; • Circolare Ministeriale 15/7/2005, n. UL/2005/5205. La Direttiva 2008/98/CE all’art. 11, c. 2, lett. b) e il D.Lgs. n. 152/2006 all’art. 181, c. 1, lett. b) prevedono al 2020 un obiettivo di riciclaggio e recupero di rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi, escluso il materiale allo stato naturale definito alla voce 170504 (terra e rocce non pericolose), di almeno il 70 % in termini di peso. 2.1.2 Produzione e gestione dei rifiuti da C & D La produzione regionale stimata di rifiuti da C & D nel 2010 ammonta a circa 6.065.000 tonnellate; il quantitativo più rilevante è prodotto nella provincia di Treviso (circa t 1.582.000), seguita da Padova (circa t 1.209.000) e Verona (circa t 1.100.000). Il codice CER caratterizzato dalla maggiore produzione è rappresentato dal 170904 (rifiuti misti dall’attività di costruzione e demolizione), che a scala regionale rappresenta il 48% della produzione totale. La produzione dei rifiuti da costruzione e demolizione è descritta nell’elaborato C. Recupero e smaltimento A livello regionale, a fronte di un quantitativo totale di rifiuti da C & D prodotti pari a circa. 6.065.000 di tonnellate, i rifiuti sottoposti ad operazioni di recupero ammontano a circa 5.655.000 t (93% del totale a Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 411/560 recupero/smaltimento), mentre quelli destinati a smaltimento ammontano a circa 410.000 t (7% del totale a recupero/smaltimento). Il recupero dei rifiuti da C & D in Veneto è esclusivamente di materia (t 5.655.000) e la principale operazione di recupero dei rifiuti da C & D è R5 (riciclo/recupero di sostanze inorganiche). Per quanto riguarda lo smaltimento, i rifiuti da C & D sono sottoposti complessivamente ad operazioni di pretrattamento per t 109.000 circa, mentre il deposito in discarica ammonta a t 301.000 circa. La gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione è descritta in dettaglio al capitolo produzione dell’Elaborato C. 2.1.3 Linee guida e indirizzi della pianificazione regionale La gestione dei rifiuti da C & D nel Veneto, in linea con le indicazioni normative dell’Unione europea e nazionali, deve essere caratterizzata dal raggiungimento dei seguenti obiettivi: • riduzione della quantità di rifiuti da C & D prodotti e della loro pericolosità; • incremento delle frazioni di rifiuti non pericolosi da costruzione e demolizione avviati a riutilizzo, riciclaggio e recupero; • diminuzione del quantitativo totale di rifiuti da C & D non pericolosi avviati a discarica; • prevenzione dei fenomeni di abbandono e deposito incontrollato di rifiuti da C & D sul territorio; • promozione dell’innovazione degli impianti di recupero, secondo le migliori tecnologie disponibili allo scopo di realizzare un progressivo miglioramento delle prestazioni tecniche e ambientali; • miglioramento della qualità dei materiali inerti riciclati. L’Amministrazione Regionale, nell’ambito delle proprie competenze, potrà individuare azioni da realizzare per definire strumenti e sostenere iniziative finalizzate ad una corretta gestione di tali rifiuti. Si tratta, a titolo esemplificativo, di emanare specifiche Linee Guida e di realizzare azioni formative, informative e iniziative di supporto ai Comuni ed alla Imprese per l’implementazione di sistemi di corretta gestione dei rifiuti da C & D, misure economiche (incentivi, finanziamenti), misure amministrative (generalmente di semplificazione degli obblighi gestionali), nonché accordi di programma. In particolare, la Giunta Regionale, attraverso l’adozione di apposite Linee Guida, potrà fornire un insieme di indicazioni gestionali e normative per una migliore gestione delle problematiche legate alla produzione e alla gestione dei rifiuti nel settore delle costruzioni e demolizioni sia nel luogo di produzione (cantiere), sia negli impianti in cui questi vengono trasformati in nuovi prodotti, in modo tale di diminuire la produzione di tali rifiuti e di definirne i flussi. Le Linee Guida potranno riguardare: • le attività preliminari alla demolizione che consentano di rimuovere dalla struttura eventuali criticità (es. amianto, cisterne interrate, condutture, impianti, rifiuti abbandonati pericolosi e non, ecc.); • lo smontaggio e la demolizione selettiva; • la selezione dei rifiuti da demolizione, nei siti di produzione, suddividendoli in gruppi omogenei; • il deposito delle frazioni omogenee (materiali lapidei, inerti, legno, metalli, imballaggi); • il riutilizzo in cantiere dei materiali di idonee caratteristiche derivati delle operazioni di demolizione; • la movimentazione dei rifiuti agli impianti di gestione nel rispetto delle prescrizioni normative vigenti; • il prelievo e lo smaltimento separato dei rifiuti pericolosi o dei rifiuti contaminati; • la valorizzazione dei rifiuti da C & D attraverso il conferimento ad impianti di recupero in grado di garantire il raggiungimento di elevati standard qualitativi; • l’utilizzo di impianti di recupero per i rifiuti da C & D non pericolosi, tecnologicamente organizzati e in grado di eseguire macinazione, vagliatura, selezione granulometrica, separazione della frazione metallica e delle frazioni indesiderate, così da fornire materiali inerti impiegabili nel settore dell’edilizia; Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 412/560 • l’adozione di efficaci misure di controllo per la corretta gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione; • l’implementazione, in sede di progettazione ed esecuzione delle opere, di accorgimenti e tecniche costruttive che implichino un minor ricorso all’utilizzo di materie prime vergini e prevedano l’utilizzo di materiali che abbiano un minore impatto sulla produzione successiva quali - quantitativa dei rifiuti; • lo sviluppo di appositi Piani di Comunicazione per fornire informazioni a tutti i soggetti interessati nonché a favorire un sistema integrato di gestione dei rifiuti da C & D; • l’inserimento nei capitolati d’appalto delle Pubbliche Amministrazioni dell’obbligo di utilizzo di materiali inerti riciclati in misura non inferiore al 30% rispetto al fabbisogno totale di materiale inerte, in osservanza del DM 8/5/2003, n. 203 e Circolare Ministeriale 15/7/2005, n. Ul/2005/5205. La Giunta Regionale, al fine di ottimizzare le attività di recupero ed incentivare l’impiego di materiali inerti riciclati nelle applicazioni ingegneristiche, con il concorso delle Autonomie Locali ed in coerenza con il presente Piano, promuove l’adozione di adeguate modalità per: la prima selezione, l’intercettazione e la raccolta di rifiuti da C & D e in particolare di quelli di origine urbana e assimilati; il conferimento dei rifiuti da C & D dai centri di raccolta agli impianti di recupero e trattamento; il riutilizzo dei materiali inerti recuperati; lo smaltimento dei rifiuti costituiti dagli scarti non recuperabili. Al fine di favorire il recupero dei rifiuti inerti derivanti dall’attività edilizia, ciascun Comune, sulla base di Linee Guida regionali, adegua il proprio “Regolamento Edilizio” affinché i progetti relativi a trasformazioni urbanistiche prevedano: la stima dell'entità e della tipologia dei rifiuti che si producono; l’autocertificazione attestante la presenza o meno di amianto, prodotti a base di amianto o altre sostanze pericolose nell’unità catastale oggetto dell’intervento; il luogo ove si intendono conferire i rifiuti; il riutilizzo di materiali da C & D recuperati. Con DGRV n. 1773 del 28 agosto 2012 la Giunta Regionale del Veneto ha approvato una Linea Guida recante “Modalità operative per la gestione dei rifiuti da attività di costruzione e demolizione. D.Lgs. 03.04.2006 e s.m.i., n. 152; L.R. 3/2000”. Con tale documento sono state fornite un insieme di indicazioni operative per una migliore gestione delle problematiche legate alla produzione e alla gestione dei rifiuti nel settore delle costruzioni e demolizioni sia nel luogo di produzione, sia negli impianti in cui questi vengono trasformati in nuovi prodotti. I rifiuti speciali – pericolosi o meno – annualmente prodotti in Regione Veneto in corrispondenza di cantieri ove sono effettuate attività di costruzione e demolizione costituiscono un’elevata percentuale dei quantitativi di rifiuti complessivamente prodotti. Una loro corretta gestione fin dalla fase di produzione costituisce quindi elemento chiave per consentire il rispetto della gerarchia comunitaria in tema di rifiuti, garantendo la riduzione della produzione dei rifiuti e l’ottimizzazione del recupero di materiali. Il Documento affronta in modo unitario, per la prima volta in ambito regionale, i vari aspetti connessi con la produzione e la gestione di tali rifiuti, sia nel luogo di produzione (cantiere), sia negli impianti - fissi e mobili, operanti con autorizzazione ordinaria o in regime semplificato - in cui questi vengono trasformati in nuovi prodotti. Particolare risalto assume l’incentivazione della cosiddetta “demolizione selettiva” quale soluzione più efficace per ridurre i quantitativi dei rifiuti prodotti e per favorire la separazione e l’avvio a un recupero più efficiente delle frazioni separate. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 413/560 2.2 RIFIUTI CONTENENTI AMIANTO La presenza dell’amianto è estremamente diffusa; in primo luogo nelle miniere dismesse, negli stabilimenti (ora chiusi) in cui avveniva la produzione di materiali contenenti amianto, nelle costruzioni edili (come ad es. amianto spruzzato o lastre di cemento-amianto per coperture, condotte fognarie, canne fumarie) e negli impianti industriali dove spesso è stato utilizzato come coibentante di tubi e serbatoi. In passato, data la sua versatilità ed economicità, è stato largamente usato nell’edilizia, nell’industria e anche nella produzione di materiali di consumo. I rifiuti contenenti amianto sono definiti come i “Materiali di scarto delle attività estrattive di amianto, i detriti e le scorie delle lavorazioni che utilizzano amianto, anche provenienti dalle operazioni di decoibentazione nonché qualsiasi oggetto contenente amianto che abbia perso la sua destinazione d’uso e che possa disperdere fibre di amianto nell’ambiente…” (Legge 27 marzo 1992, n. 257). Tali rifiuti sono distinti in funzione dello stato fisico e della minore o maggiore capacità di disperdere fibre di amianto nell’ambiente, e precisamente in: − amianto in matrice friabile; − amianto in matrice compatta. I codici CER che identificano i rifiuti, tutti pericolosi, contenenti amianto sono i seguenti: Categoria e/o attività generatrice di rifiuti R.C.A. (Rifiuti contenenti amianto) Codice CER Rifiuti da processi chimici da alogeni Rifiuti da processi elettrolitici contenenti amianto 06 07 01* Rifiuti di processi chimici inorganici Rifiuti dalla lavorazione dell’amianto 06 13 04* Rifiuti da fabbricazione di amianto cemento Materiali incoerenti contenenti amianto da bonifiche anche di impianti produttivi dimessi: Polverini, Fanghi, Spazzatura, Stridi, Spezzoni 10 13 09* Contenitori a pressione Imballaggi metallici contenenti matrici solide porose pericolose (ad esempio amianto), compresi i contenitori a pressione vuoti 15 01 11* Attrezzature e mezzi di protezione individuale Dispositivi di protezione individuali e attrezzature utilizzate per bonifica di amianto contaminati da amianto 15 02 02* Freni Pastiglie per freni, contenenti amianto 16 01 11* Apparecchiature fuori uso contenenti amianto Apparecchiature fuori uso contenenti amianto in fibre libere 16 02 12* Materiali isolanti Pannelli contenenti amianto, Coppelle contenenti amianto, Carte e cartoni, Tessili in amianto, Materiali spruzzati, Stucchi, smalti, bitumi, colle, Guarnizioni, Altri materiali isolanti contenenti Amianto 17 06 01* Materiali da costruzione Materiali edili contenti amianto legato in matrici cementizie o resinoidi 17 06 05* Materiali ottenuti da trattamenti Materiali ottenuti da trattamenti di R.C.A stabilizzati con indice di rilascio maggiore/uguale a 0.6 19 03 04* Materiali ottenuti da trattamenti Materiali ottenuti da trattamenti di R.C.A stabilizzati con indice di rilascio inferiore a 0.6 19 03 06* 2.2.1 Inquadramento normativo La norma di riferimento per l’amianto e i rifiuti di amianto è la Legge n. 257 del 27 marzo 1992 recante “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto” che vieta l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto a decorrere dal 28/04/94. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 414/560 Tra i punti salienti della Legge 257/1992 vi sono la predisposizione di disciplinari tecnici sulle modalità di gestione dei rifiuti contenenti amianto. Questa normativa non ha avuto tuttavia una vera e propria attuazione se non fino all’emanazione del DPR 8 agosto 1994 “Atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano per l’adozione di piani di protezione, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica dell’ambiente, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto” e soprattutto del D. Lgs. 22 del 5 febbraio 1997 che all’art. 18 comma 2 lettera b) ha assegnato come competenza dello Stato la determinazione e la disciplina delle attività di recupero dei prodotti di amianto e dei beni e prodotti contenenti amianto. Nel 2003 il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio ha emanato il D.M. 18 marzo 2003, n. 101 concernente il “Regolamento per la realizzazione di una mappatura delle zone del territorio nazionale interessate dalla presenza di amianto, ai sensi dell’articolo 20 della legge 23 marzo 2001, n. 93”. Il provvedimento dispone che le Regioni e le Province autonome debbano procedere all’effettuazione della mappatura completa delle zone del territorio nazionale interessate dalla presenza di amianto (anche sulla base dei dati raccolti nelle attività di monitoraggio, ai sensi della legge 27 marzo 1992, n. 257) finalizzata alla realizzazione degli interventi di bonifica di particolare urgenza. Nello specifico il regolamento individua i criteri per l’attribuzione del carattere di urgenza agli interventi di bonifica, i soggetti che debbono realizzare la mappatura, gli strumenti da utilizzare, le fasi e la progressione della mappatura stessa nonché le modalità per l’accesso ai finanziamenti. Il Decreto ministeriale 248 del 29 luglio 2004 “Regolamento relativo alla determinazione e disciplina delle attività di recupero dei prodotti e beni di amianto e contenenti amianto” ha definito i processi di trattamento poi richiamati nel D.M. 27 settembre 2010 per l'accettabilità dei rifiuti in discarica. Il decreto prende in considerazione i processi di trattamento finalizzati alla totale trasformazione cristallochimica dell'amianto, rendendo così possibile il suo riutilizzo, e chiarisce, tra l'altro, che: per trattamenti s'intendono i processi fisici, termici, chimici o biologici che modificano le caratteristiche dei rifiuti allo scopo di ridurne il volume o la natura pericolosa, di facilitarne il trasporto, di agevolare il recupero o di favorirne lo smaltimento in condizioni di sicurezza; per trattamento con modificazione totale della struttura cristallochimica s'intende il processo che annulla la presenza di amianto, consentendone il riutilizzo come materia prima; per riutilizzo come materia prima s'intende l'attività successiva al trattamento che modifica completamente la struttura cristallochimica dell'amianto e pertanto esclusa dalla normativa sui rifiuti. Per ciò che concerne il trattamento dei rifiuti contenenti amianto, il D.M. n. 248/2004, stabilisce due categorie di trattamenti da attuare in alternativa oppure prima dello smaltimento in discarica: trattamenti che riducono il rilascio di fibre dai rifiuti contenenti amianto senza modificare o modificando in modo parziale la struttura cristallochimica dell’amianto; ne sono un esempio la stabilizzazione e solidificazione in matrice organica o inorganica stabile non reattiva e l’incapsulamento, mentre sono esclusi il confezionamento in contenitori rigidi o flessibili nonché i trattamenti abitualmente impiegati nel corso delle operazioni di bonifica per la tutela degli operatori e per la salvaguardia dell'ambiente; la destinazione finale di tali rifiuti è la discarica; trattamenti che modificano completamente la struttura cristallochimica dell’amianto e che, quindi, annullano la pericolosità connessa ai minerali di amianto (ad esempio vetrificazione, litificazione, vetroceramizzazione, mitizzazione mirolitica, ceramizzazione), con destinazione finale il riutilizzo. Con il D. Lgs. 13 gennaio 2003, n. 36, entrato in vigore il 27 marzo 2003, le discariche sono state riclassificate nelle seguenti categorie: Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 415/560 discarica per rifiuti inerti; discarica per rifiuti non pericolosi; discarica per rifiuti pericolosi; e ai sensi del D.M. 27 settembre 2010 i rifiuti di amianto o contenenti amianto possono essere conferiti unicamente in discarica per rifiuti pericolosi, dedicata o dotata di cella dedicata, oppure in discarica per rifiuti non pericolosi, dedicata o dotata di cella monodedicata nella quale possono essere conferiti sia i rifiuti individuati dal codice CER 170605* (materiali da costruzione contenenti amianto) sia le altre tipologie di rifiuti contenenti amianto, purché sottoposti a processi di trattamento (stabilizzazione-solidificazione in matrici stabili e non reattive; incapsulamento; trattamento con modificazione della struttura cristallina), finalizzati al contenimento del potenziale inquinante e con valori dei parametri considerati per l'ammissibilità in discarica conformi al disposto del D.M. 27/10/2010 (contenuto di amianto % in peso < 30, densità apparente g/cm3 > 2; densità relativa % > 50, indice di rilascio < 0,6), verificati con periodicità stabilita dall'Autorità competente presso l'impianto di trattamento. Il D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 “ Norme in materia ambientale”, al pari del D. Lgs 22/97, all’art. 195 comma 2 lettera d) ha poi assegnato allo Stato la competenza di determinare e disciplinare le attività di recupero dei prodotti di amianto e dei beni e prodotti contenenti amianto, mediante l’emanazione di un apposito decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministero della salute e il Ministero delle attività produttive. Inoltre ha ribadito, all’art. 212 comma 5, che l’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali è requisito essenziale per lo svolgimento delle attività di bonifica dei beni contenenti amianto. Infine, nel Titolo III, relativo alla gestione di particolari categorie di rifiuti, all’art. 227 ha stabilito che restano ferme le disposizioni per il recupero dei beni e prodotti contenti amianto di cui al D.M. 248 del 29 luglio 2004. Le norme regionali in materia derivano direttamente dalle norme nazionali relative ai rifiuti e dalla Legge 257/92 (dismissione dell’amianto) e decreti collegati. L'art. 10 della succitata Legge 257/92 ha disposto in particolare che le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano adottino i Piani di protezione dell'ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto. Ogni Regione ha quindi elaborato un proprio Piano Regionale Amianto che, tra l’altro, valuta il quantitativo di rifiuti di amianto presenti sul territorio, individua le tipologie, il numero e localizzazione degli impianti di smaltimento. Con Delibera n. 5455 del 3 dicembre 1996, sono state adottate dalla Giunta regionale del Veneto le “Linee di Piano regionale di protezione, di decontaminazione, di smaltimento e bonifica dell'ambiente, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto”, e rinviate a successivi provvedimenti le procedure applicative specifiche del Piano Regionale Amianto (PRAV). Tale Piano individua: � gli organi competenti per il controllo relativo alla protezione, decontaminazione, smaltimento e bonifica dell’ambiente: ARPAV attraverso il CRA e i Dipartimenti Provinciali per la tutela degli ambienti di vita; Aziende ULSS tramite gli SPISAL per la tutela degli ambienti di lavoro; � le azioni prioritarie in materia di tutela dal rischio amianto. La DGRV n. 1690 del 28/06/2002 disciplina la rimozione di piccole quantità di Materiali Contenenti Amianto (M.C.A.) effettuata direttamente, anche dai privati cittadini proprietari del manufatto, fermo restando gli obblighi di legge riguardanti il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti pericolosi prodotti, definendo le procedure di messa in sicurezza dei M.C.A. e di consegna dei rifiuti alle imprese autorizzate al trasporto. Gli indirizzi della Regione sulla questione sono contenuti nella DGRV n. 5455/96, che recita: “E’ auspicabile, per la microraccolta del rifiuto costituito da amianto in matrice cementizia o resinoide, derivante esclusivamente da abitazioni civili e da insediamenti civili, escludendo tassativamente l’origine industriale e/o Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 416/560 artigianale e comunque per superfici di tale tipologia di rifiuto inferiori a 50 mq, che le aziende municipalizzate di Igiene Urbana e/o i consorzi pubblici di smaltimento dei rifiuti urbani, istituiscano un servizio di raccolta e di trasporto. I rifiuti provenienti dalla microraccolta possono essere smaltiti in discarica autorizzata anche senza essere accompagnati dal piano di lavoro di cui all’art. 34 del D. Lgs. n. 277/91. Con apposito provvedimento della Giunta regionale saranno definite specifiche norme transitorie per l’adeguamento degli impianti esistenti”. Di seguito si riportano i contenuti ed i limiti imposti dalla DGRV n. 1690/2002. Con il termine “microraccolta” non si è intesa solamente l’attività di prelievo dei rifiuti contenenti amianto, ma anche l’insieme delle operazioni di rimozione o smontaggio dei M.C.A. ed il loro confezionamento (“microrimozione”), sia effettuate da ditta specializzata che dal singolo proprietario. Vengono stabilite delle precise limitazioni sulla provenienza, tipologia e quantità dei M.C.A.. Per quanto concerne la provenienza, i materiali devono provenire esclusivamente da insediamenti civili. La tipologia dei manufatti che possono rientrare nelle caratteristiche della microraccolta comprende: − lastre in cemento amianto (purché non danneggiate da incendio, eventi atmosferici straordinari o altro); − manufatti di vario tipo in matrice compatta che possono essere smontati senza provocare rotture polverulente o sbriciolamento (es. canne fumarie, vasche, ecc.), mattonelle in vinil-amianto non in opera; − altri M.C.A. in confezione originale (es. guanti, coperte, guarnizioni, ecc.); − M.C.A. di uso domestico (sottopentole, phon, teli da stiro, ecc.). Infine, le quantità massime previste sono: − per lastre in cemento-amianto, una superficie massima da rimuovere pari a 75 mq; − per manufatti di vario tipo in matrice compatta, un peso complessivo non superiore a 1.000 Kg; − per altri M.C.A. in confezione originale, un peso non superiore a 10 Kg; − per M.C.A. di uso domestico, un peso non superiore a 5 Kg. Gli interventi di smontaggio di manufatti posti in quota devono comunque essere eseguiti unicamente dal basso, con uso di opera provvisionale a norma o di cesta sopraelevabile. L’altezza massima consentita del manufatto è pari a tre metri dal suolo. La rimozione e bonifica di tipologie di materiali non compresi nell’elenco o per quantitativi che eccedono i limiti indicati, deve essere effettuata da un’impresa di bonifica ed è soggetta a specifico Piano di Lavoro. L’impresa che intenda effettuare il servizio di micro-raccolta deve predisporre un Piano di Lavoro Generale (PLG), da presentare una tantum (salvo variazioni), agli SPISAL competenti per territorio. Copia del PLG va inviata al Dipartimento Provinciale ARPAV competente per territorio. Gli interventi di rimozione vanno comunicati preventivamente, con almeno due giorni lavorativi di anticipo, allo SPISAL e al Dipartimento Provinciale ARPAV competenti per territorio. Trattandosi di lavorazioni potenzialmente pericolose per la salute (l’amianto è un cancerogeno accertato), la norma regionale riguardante la “microraccolta” ha inteso comunque affidare all’impresa di raccolta dei rifiuti un ruolo fondamentale di guida e “supervisione” dell’attività, prevedendo una precisa procedura di intervento, così riassumibile: 1. il proprietario richiede (anche telefonicamente) l’intervento dell’impresa; 2. il tecnico dell’impresa, se necessario, effettua un sopralluogo; 3. fa compilare al proprietario una scheda di richiesta del servizio di microraccolta di rifiuti contenenti amianto; 4. fornisce notizie sui materiali e consegna le istruzioni per il confezionamento dei rifiuti contenenti amianto; Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 417/560 5. consegna l’elenco dei materiali occorrenti ed eventualmente un kit contenente i materiali stessi; 6. dopo la rimozione, al momento della consegna dei rifiuti contenenti amianto all’impresa, viene compilata da parte del proprietario e dell’addetto dell’Impresa la seconda parte della Scheda di richiesta del Servizio di microraccolta di rifiuti contenenti amianto, ove si attesta la regolarità delle operazioni effettuate. Per quanto riguarda la cosiddetta “microraccolta” di rifiuti contenenti amianto alle disposizioni contenute nella DGRV 1690, del 28/06/2002 ha fatto seguito la Deliberazione n. 265 del 15 marzo 2011, riguardante l’applicazione di “Linee interpretative Regionali per la sorveglianza sulle attività lavorative con esposizione all’amianto (Titolo IX Capo III D.Lgs 81/08)”. La DGRV 265/2011 regolamenta esclusivamente le attività lavorative che possono comportare l’esposizione dei lavoratori all’amianto, mentre il cittadino che si trovasse nella necessità di rimuovere dei MCA dalla propria abitazione, deve rivolgersi ad una ditta specializzata o, nel caso di limitati quantitativi di coperture o manufatti in matrice cemento amianto (inferiori a 75mq e di peso complessivo non superiore 1000 kg), procedere secondo le indicazioni della DGRV 1690/2002. La DGR 1690/02, infatti, prima in Italia a dettare modalità operative in tal senso, ha regolato, nel rispetto delle norme sulla sicurezza e prevenzione dall’esposizione all’amianto, la rimozione effettuata direttamente da privati cittadini di manufatti costituiti da MCA di piccole dimensioni provenienti esclusivamente da insediamenti civili, garantendo, nel contempo, il contenimento dei costi a carico dei soggetti interessati. In proposito è da evidenziare che nei territori in cui il servizio di “microraccolta” è carente è stato riscontrato da parte degli organi di vigilanza ed in particolare di ARPAV un tasso di abbandoni di RCA frammisti ai rifiuti inerti superiore a quello di zone maggiormente servite da sistemi di microrimozione che prevedano la collaborazione dei cittadini. Tali circostanze indicano che la carenza del servizio di microrimozione aumenta il rischio per la salute della popolazione causato dall’abbandono di rifiuti e alla conseguente possibile dispersione delle fibre di amianto nell’ambiente, oltre all’inevitabile ricaduta sulla Pubblica Amministrazione in termini economici dovuta alle necessarie azioni di bonifica e smaltimento dei RCA raccolti sul territorio. La DGRV 265/2011 si rivolge alla sorveglianza delle attività lavorative che possono comportare l’esposizione dei lavoratori all’amianto, in particolare, prevede forme semplificate di comunicazione all’organo di vigilanza nei casi di esposizioni sporadiche di debole intensità, cosiddette “ESEDI” (titolo IX capo III del D.Lgs. 81/08), che riguardano attività lavorative quali, ad es. meccanici, idraulici, lattonieri, elettricisti e muratori che possono trovarsi nella condizione di entrare a contatto con materiali contenenti amianto e che non sono in possesso dei requisiti tecnici/amministrativi previsti dalla normativa vigente per la loro corretta manipolazione e messa in sicurezza (ad es. l’iscrizione all’Albo Nazionale dei gestori ambientali di cui all’art. 212 del D.Lgs. n. 152/06, art 256, c. 1 del D.Lgs. 81/08). La DGRV 265/2011, recepisce gli “Orientamenti pratici per la determinazione della Esposizioni Sporadiche e di Debole Intensità (ESEDI) all’amianto” emanati dalla Commissione Consultiva Permanente (Art. 6 del D.Lgs 81/08) secondo i quali si definiscono ESEDI le seguenti attività: a) brevi attività non continuative di manutenzione durante le quali il lavoro viene effettuato solo su materiali non friabili; b) rimozione senza deterioramento di materiali non degradati in cui le fibre di amianto sono fermamente legate ad una matrice; c) incapsulamento e confinamento di materiali contenenti amianto che si trovano in buono stato; d) sorveglianza e controllo dell’aria e prelievo dei campioni ai fini dell’individuazione della presenza di amianto in un determinato materiale. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 418/560 La durata dell’intervento comprensiva di pulizia del sito, messa in sicurezza dei rifiuti e decontaminazione dell’operatore non può superare le 60 ore anno, per non più di 4 ore per singolo intervento e per non più di due interventi al mese. La DGRV 1690/2002, diversamente dalla DGRV 265/2011, si poneva la finalità, prima dell’aggiornamento della normativa avvenuta con il D.Lgs. 81/08 s.m.i, di omogeneizzare le attività di vigilanza dello SPISAL e snellire le procedure di controllo nei casi in cui la natura e le quantità dei materiali contenenti amianto facevano ritenere che, con le opportune precauzioni, i rischi per la salute delle persone e per la tutela dell’ambiente fossero contenuti. In sostanza, tale provvedimento definiva quelle attività che, prima del D.Lgs. 81/08, potevano considerarsi esposizioni sporadiche di debole intensità e tra queste annoverava anche la rimozione di piccole quantità di materiali contenenti amianto effettuata da privati cittadini, purché si trattasse di insediamenti civili e che chi operava fosse adeguatamente formato riguardo ai rischi e alle modalità di rimozione, utilizzando adeguati Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). Pertanto la DGRV 1690/2002, è stata, di fatto, sostituita dalla più recente DGR 265/11, esclusivamente per le parti che riguardano le attività di gestione dei RCA e/o MCA, svolte da impresa specializzata (punto 4 allegato A), mantenendo sostanzialmente ancora valido quanto in essa contenuto relativamente alla disciplina delle attività di “microraccolta” effettuata dal singolo cittadino, per una superficie massima di 75 mq e/o una quantità massima 1000kg, fermo restando il principio che il medesimo, proprietario dei manufatti, possa svolgere esclusivamente le attività già definite ESEDI dalla normativa per la sorveglianza sulle attività lavorative, che comprendono: brevi attività di manutenzione effettuate solo su materiali non friabili; l’incapsulamento e il confinamento di materiali contenenti amianto che si trovano in buono stato; la rimozione senza deterioramento di materiali non degradati in cui le fibre di amianto sono fermamente legate ad una matrice. L’attività di “microraccolta” effettuata dal cittadino dovrà consistere in un singolo intervento, “una tantum”, nel rispetto delle misure igieniche stabilite dall’art. 252 del D.Lgs. 81/08, con particolare riguardo ai dispositivi di protezione delle vie respiratorie e alla formazione ricevuta adeguata all’attività svolta. Le Amministrazioni Comunali quindi, che intendano attivare o proseguire il servizio di “microraccolta”, attraverso il proprio gestore del servizio dei rifiuti urbani o altro soggetto professionale individuato, avranno il compito di adeguare la formazione impartita e il kit fornito al singolo cittadino sulla base della nuova regolamentazione (DGR 265/2011), fermo restando quanto stabilito in merito alle modalità operative, già previste dalla DGRV 1690/2011. 2.2.2 Produzione di rifiuti contenenti amianto Nel 2010, la produzione di rifiuti contenenti amianto nella Regione Veneto è stata pari a 87.600 t; nella tabella 2.2.1 vengono riportate le quantità per singolo codice prodotte (in tonnellate). Codice CER VENETO 150111* 126 160111* 0 160212* 11 170601* 910 170605* 86.552 Totale complessivo 87.600 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 419/560 Tabella 2.2.1. Quantità di rifiuti contenenti amianto (in tonnellate) prodotti nel Veneto nell’anno 2010. Dall’analisi dei dati si evince che più del 98% dei rifiuti totali prodotti è costituito da materiali da costruzione contenenti amianto (CER 170605*). La gestione dei rifiuti contenenti amianto nel 2010 è stata pari a 16.243 tonnellate, come si può osservare dalla tabella sotto riportata (Tab. 2.2.2), le operazioni di smaltimento che vengono effettuate negli impianti presenti nel Veneto sono depositi e accorpamenti logistici prima del loro effettivo smaltimento finale in impianti extra regionali (operazioni D13, D14 e D15). ANNO COD RIF6 D13 D14 D15 2008 160111 0 0 0 160212 0 0 2 170601 176 68 47 170605 7.663 113 885 2008 Totale 7.839 182 934 2009 160111 0 1 0 160212 3 0 5 170601 238 5 68 170605 11.998 46 1.263 2009 Totale 12.238 51 1.336 2010 160111 0 0 0 160212 0 0 2 170601 276 2 100 170605 13.004 26 2.832 2010 Totale 13.280 28 2.935 Tabella 2.2.2. Quantità in tonnellate di rifiuti gestiti nelle diverse operazioni nel triennio 2008- 2010 in Veneto Dall’analisi dei flussi dei rifiuti, la quantità prodotta nel Veneto può essere divisa in due: una parte avviata alla gestione in impianti presenti nel territorio regionale (ca. 19%), mentre l’altra avviata direttamente, dai produttori, a smaltimento in impianti extra regionali. Gli impianti che gestiscono tali rifiuti in Veneto, nel 2010 hanno ricevuto circa 121.700 t, in parte derivanti dal territorio regionale e in parte da fuori Regione. I dati relativi ai flussi di import ed export dei rifiuti contenenti amianto relativi al 2010 mostrano che una parte è stata destinata a smaltimento in impianti fuori Regione (circa 26.300 t) e la restante parte è stata avviata all’estero per lo smaltimento finale. Attualmente la Regione Veneto ai sensi del D.M. 101/2003 sta effettuando il censimento sul territorio regionale dei siti contenenti amianto19. Assocoperture al 2012 stima a livello Nazionale circa 450/500 milioni di metri quadrati di coperture ancora in opera di cemento amianto equivalenti a 7.500.000 t di rifiuti con amianto assumendo che l’incidenza del Veneto rispetto alla copertura nazionale sia pari al 8-10 % si può stimare pertanto che ancora risultino presenti circa 600.000 -750.000 t che dovranno poi essere opportunamente gestite . 19 la Giunta Regionale con propria delibera DGRV 3887/2008, ha erogato un finanziamento per l’attuazione delle azioni previste per la realizzazione della mappatura delle zone del territorio regionale interessate dalla presenza di amianto, in attuazione del D M. 101/2003. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 420/560 2.2.3 Linee guida e indirizzi della pianificazione regionale La gestione dei rifiuti contenenti amianto presenta aspetti di interesse sia in materia ambientale che sanitaria e la necessità di stabilire criteri funzionali per la miglior gestione dei rifiuti contenenti amianto ha una diretta ricaduta sulla tutela della salute dei cittadini. La Regione deve attuare, in collaborazione con le ULSS e con ARPAV, il Programma di protezione dell'ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto, con l’individuazione delle linee guida e degli indirizzi per la corretta gestione in ambito regionale dei rifiuti contenenti amianto. Potrà al riguardo essere in particolare previsto: una stima (censimento) delle quantità e tipologie di rifiuti di amianto prodotte sul territorio regionale; una mappatura delle zone del territorio regionale interessate dalla presenza di amianto comprendente, in particolare, ai siti di proprietà privata censiti ai sensi del DM 101/2003 da georeferenziare; una mappatura degli impianti esistenti regolarmente autorizzati in grado di gestire i rifiuti di amianto; una definizione di dettaglio delle necessità impiantistiche per il soddisfacimento del fabbisogno regionale di trattamento e smaltimento dei rifiuti contenenti amianto; il monitoraggio delle discariche abilitate a ricevere i rifiuti di amianto; la definizione di direttive per il coordinamento delle funzioni di controllo sulle attività di gestione dei rifiuti di amianto; la definizione di incentivi per la bonifica di siti e immobili interessati dalla presenza di amianto, in particolare per quanto riguarda la microraccolta. La Giunta Regionale promuove le attività di microraccolta dei RCA con il concorso delle ULSS, di ARPAV e delle Autonomie Locali. I rifiuti di amianto o contenenti amianto possono essere conferiti unicamente in discarica per rifiuti pericolosi, dedicata o dotata di cella dedicata, oppure in discarica per rifiuti non pericolosi, dedicata o dotata di cella monodedicata nella quale possono essere conferiti sia i rifiuti individuati dal codice CER 170605* (materiali da costruzione contenenti amianto), sia le altre tipologie di rifiuti contenenti amianto, purché sottoposti a processi di trattamento (stabilizzazione-solidificazione in matrici stabili e non reattive, incapsulamento, trattamento con modificazione della struttura cristallina), finalizzati al contenimento del potenziale inquinante. Allo scopo di individuare una destinazione finale a livello regionale e contenere i costi di trasporto e smaltimento di questi rifiuti, il presente Piano assume l’indirizzo di allestire nuove discariche o attrezzare volumi di discarica per rifiuti non pericolosi tra quelli già esistenti, nei quali siano conferibili i rifiuti di amianto, ai sensi del D.M. 27 settembre 2010, tenuto conto dei quantitativi annui che attualmente vengono inviati in impianti extraregionali, 65.000 m3/anno. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 421/560 2.3 RIFIUTI SANITARI 2.3.1 Inquadramento normativo La gestione dei rifiuti sanitari è disciplinata a livello nazionale dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 254 del 2003, che riordinando la pregressa legislazione di settore, ha delineato norme che tengono conto, tra l’altro, anche di aspetti connessi con il contenimento dei costi di gestione di tali rifiuti. In particolare, oggetto del richiamato Decreto presidenziale è la disciplina del deposito temporaneo, della raccolta, del trasporto, del recupero e dello smaltimento dei rifiuti sanitari, prodotti in strutture pubbliche e private che svolgono attività mediche e veterinarie di prevenzione, di diagnosi, di cura, di riabilitazione e di ricerca. Nello specifico, le principali tipologie di rifiuti che una struttura sanitaria può produrre sono: i rifiuti sanitari non pericolosi assimilati o meno ai rifiuti urbani; i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo ed i rifiuti sanitari pericolosi non a rischio infettivo, nonché i rifiuti speciali, prodotti al di fuori delle strutture sanitarie, che come rischio risultano analoghi ai rifiuti pericolosi a rischio infettivo; i rifiuti sanitari che richiedono particolari modalità di smaltimento (come ad esempio le sostanze chimiche pericolose o contenti sostanze pericolose - CER 180106*, i medicinali citotossici e citostatici CER 180108*, le soluzioni di sviluppo attivanti a base acquosa - CER 090101* e fissative - CER 090104*, i medicinali diversi di cui alla voce 180108* - CER 180109 e le sostanze chimiche diverse di cui alla voce 180106* - CER 180107). i rifiuti da esumazioni e da estumulazioni, nonché i rifiuti derivanti da altre attività cimiteriali, esclusi i rifiuti vegetali provenienti da aree cimiteriali. 2.3.2 Produzione di rifiuti sanitari I fattori che principalmente influenzano il ciclo di gestione dei rifiuti sanitari sono: l’impiego consolidato di materiali monouso, che ha trovato la sua giustificazione nella necessità di assicurare livelli sempre più elevati di sicurezza per l’utente e per il personale che opera nelle strutture sanitarie; l’utilizzo di materiali caratterizzati dalla possibilità di recupero tramite riciclaggio e raccolta differenziata; le modalità di separazione dei rifiuti pericolosi da quelli assimilati agli urbani; la capacità di garantire una gestione separata delle differenti categorie di rifiuti prodotte in ambienti sanitari; il ridimensionamento nel tempo del numero di posti letto nelle strutture ospedaliere; la diversa e più specialistica erogazione di prestazioni diagnostiche e terapeutiche che determinano un maggiore consumo di risorse. I dati sulla produzione dei rifiuti sanitari nelle 23 Aziende venete sono stati raccolti a partire dal 2000, dalle denunce trimestrali inoltrate dalle Aziende secondo le direttive fornite dalla Regione Veneto. Al riguardo va ricordato che, nel rispetto di quanto sancito dalla vigente norma di settore, a partire dal 2004 le informazioni sono state trasmesse mediante l’impiego di una specifica scheda che chiedeva informazioni, oltre che sulla produzione totale di rifiuti sanitari a rischio infettivo e sui quantitativi avviati all’incenerimento e alla sterilizzazione, anche sui costi sostenuti dalle strutture sanitarie per gestire i rifiuti prodotti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 422/560 Utilizzando pertanto i dati raccolti nel periodo 2000-2010, risulta che la produzione di rifiuti sanitari a rischio infettivo in Veneto si attesta su una media annuale di 7.424 tonnellate. Nel dettaglio la situazione rilevata nel decennio è quella riportata nella tabella seguente (Tab. 2.3.1): RIFIUTI A RISCHIO INFETTIVO IN t/anno ANNO 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 TOTALE 7.261 7.760 7.516 7.274 7.447 7.269 7.487 7.545 7.641 7.651 7.883 Tabella 2.3.1 - Produzione di rifiuti sanitari a rischio infettivo nell’intervallo 2000-2010. I dati raccolti mostrano una leggera crescita negli ultimi anni della produzione di rifiuti sanitari a rischio infettivo (CER 180103*). Nel 2010, di questi rifiuti, sono stati avviati all’incenerimento complessivamente 7.008 t, ossia il 89 % del totale prodotto dalle Aziende ULSS ed Ospedaliere. Prendendo a riferimento sempre il 2010, risulta che a livello regionale, siano stati avviati a sterilizzazione 874 t di rifiuti a rischio infettivo (vedi tabella 2.3.2). RIFIUTI A RISCHIO INFETTIVO IN t/anno ANNO 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 INCENERIMENTO 7.035 6.807 7.010 7.127 6.916 6.736 7.008 STERILIZZAZIONE 412 462 477 418 726 891 874 TOTALE 7.447 7.269 7.487 7.545 7.642 7.627 7.883 Tabella 2.3.2 – Quantitativi di rifiuti sanitari a rischio infettivo avviati a incenerimento e a sterilizzazione. Sulla base dei dati disponibili risulta che, oltre ai rifiuti a rischio infettivo, le strutture sanitarie hanno prodotto nel 2010 anche le seguenti tipologie di rifiuti (vedi tabella 2.3.3): TIPOLOGIE QUANITITA’ t/anno SOSTANZE CHIMICHE PERICOLOSE (CER 180106*) 521 CITOTOSSICI E CITOSTATICI (CER 180108*) 123 SOLUZIONI DI SVILUPPO ATTIVANTI (CER 090101*) 21 SOLUZIONI FISSATIVE (CER 090104*) 17 MEDICINALI DIVERSI DI CUI ALLA VOCE 180108* (CER 180109) 12 SOSTANZE CHIMICHE (CER 180107) 559 TOTALE 1253 Tabella 2.3.3 - Produzione di altre tipologie di rifiuti sanitari diversi da quelli a rischio sanitario registrate nel 2010. 2.3.3 Linee guida e indirizzi della pianificazione regionale La gestione di rifiuti sanitari, in accordo con la normativa vigente a livello nazionale, deve perseguire le seguenti finalità: prevenzione e riduzione delle quantità di rifiuti sanitari prodotte; diminuzione della loro pericolosità; reimpiego, riciclaggio e recupero se possibile. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 423/560 Il reimpiego ed il recupero, con riferimento ai rifiuti sanitari, risultano essere gli aspetti più delicati; attraverso la raccolta differenziata si può tuttavia incidere positivamente sul recupero di materia valorizzando i rifiuti sanitari costituiti, ad esempio, da rifiuti di imballaggi non pericolosi, rifiuti delle mense, oli minerali, vegetali e grassi, rifiuti delle attività di giardinaggio, liquidi di fissaggio radiologico non deargentati, pellicole e lastre fotografiche, batterie e pile esauste, toner. Incrementando il recupero, si riducono in modo inversamente proporzionale i quantitativi di rifiuti sanitari avviati a smaltimento. Per i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo la destinazione finale è lo smaltimento in impianti di termodistruzione ossia in: impianti di incenerimento per rifiuti pericolosi; impianti di incenerimento di rifiuti urbani o di rifiuti speciali ai quali possono essere destinati anche i rifiuti sanitari a solo rischio infettivo, purché vengano introdotti direttamente nel forno senza prima essere mescolati con altre categorie di rifiuti; impianti dedicati progettati e realizzati esclusivamente per i rifiuti sanitari a solo rischio infettivo. Va innanzitutto precisato che la normativa statale, che recepisce la normativa comunitaria in materia di gestione dei rifiuti, non fissa, contrariamente a quanto avviene per la gestione dei rifiuti urbani, particolari limitazioni a carico dei soggetti produttori di rifiuti speciali sia per quanto concerne l’individuazione dei gestori a cui conferire i rifiuti, sia in relazione all’individuazione degli impianti di destinazione finale dei medesimi (operazioni di recupero o di smaltimento). Ciò detto vanno comunque menzionati gli indirizzi di carattere regolamentare che, a suo tempo, la Giunta regionale Veneta ha adottato con le delibere n. 3093 del 30/05/95 e n. 3606 del 06/10/98, le quali seppur datate, possono costituire indicazioni regolamentari valide. Secondo tali indirizzi, ed in particolare secondo la DGRV n. 3093/95, ciascuna ULSS è tenuta a conferire i rifiuti pericolosi a rischio infettivo ad impianti di termovalorizzazione veneti. In realtà le ULSS hanno in parte disatteso queste indicazioni, affidando il servizio a ditte autorizzate e specializzate che hanno gestito i rifiuti di origine ospedaliera secondo criteri che, seppur rispettosi di quanto stabilito dalle norme nazionali, hanno privilegiato maggiormente scelte di opportunità economica. I rifiuti sanitari sterilizzati, ossia quelli che hanno subito un processo di abbattimento della carica microbica, possono essere smaltiti in: impianti di produzione del CDR (CSS), valorizzando in tal modo il recupero di energia; impianti di incenerimento di rifiuti urbani o in impianti di incenerimento di rifiuti speciali nel rispetto delle norme per la prevenzione dell’inquinamento atmosferico; discarica per rifiuti non pericolosi, previa autorizzazione, solo nell’eventualità che non si possa contare su impianti di produzione di CDR o impianti di termodistruzione per rifiuti sanitari sterilizzati in grado di produrre energia. In ottemperanza alle indicazioni normative il Piano individua nel trattamento termico il destino finale dei rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo prodotti in ambito regionale. Si ritiene opportuno, in relazione alla particolare rilevanza di questa categoria di rifiuti, che ai fini della corretta gestione dei rifiuti sanitari siano adottate con atto di Giunta Regionale specifiche Linee Guida. Infatti, il processo di gestione di tali rifiuti è complesso, comprendendo fasi che si sviluppano sia all’interno delle strutture sanitarie (raccolta dei rifiuti nel luogo di produzione, classificazione, etichettatura, registrazione, raggruppamento preliminare), sia all’esterno con il trasporto e la destinazione finale. Un simile strumento potrebbe contribuire ad assicurare una gestione dei rifiuti sanitari che tuteli gli operatori delle Aziende sanitarie, i pazienti e più in generale la popolazione che direttamente o indirettamente risulta esposta ai rischi derivanti dal trattamento di tali rifiuti. Inoltre, l’istruzione del personale sanitario e non (ausiliari e amministrativi) sui concetti di riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti, di prevenzione, di raccolta differenziata, di riutilizzo e di valorizzazione dei rifiuti tramite il recupero di materia e di energia, nonché sulle Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 424/560 migliori tecniche disponibili per minimizzare gli impatti della gestione dei rifiuti, è un’iniziativa volta a garantire adeguati livelli di tutela ambientale e un miglioramento della gestione dei rifiuti sanitari. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 425/560 2.4 VEICOLI FUORI USO I veicoli che percorrono le nostre strade, ad un certo punto della loro vita divengono inadeguati, per motivi tecnici, economici, ambientali o altro. Devono pertanto essere destinati allo smaltimento, in questo caso individuato con la “demolizione”, così intesa: una serie di operazioni di smontaggio, con lo scopo di selezionare i materiali recuperabili e bonificare le parti contaminate. Un veicolo si dice “fuori uso”: − quando è consegnato ad un centro di raccolta autorizzato alla demolizione; − quando è stato ufficialmente privato delle targhe di immatricolazione, anche prima della consegna al centro di raccolta, salvo il caso di esclusivo utilizzo in aree private di un veicolo per il quale è stata effettuata la cancellazione dal PRA a cura del proprietario; − nei casi previsti dalla vigente disciplina in materia di veicoli a motore rinvenuti da organi pubblici e non reclamati (DM 22/10/99 n. 460), ossia i veicoli rinvenuti su aree ad uso pubblico in condizioni di stato di abbandono e cioè privi della targa o del contrassegno di identificazione, oppure di parti essenziali su cui non sia pendente una denuncia di furto e i veicoli rinvenuti su aree ad uso pubblico in sosta vietata da oltre 60 giorni; − a seguito di specifico provvedimento dell'autorità amministrativa o giudiziaria; − in ogni altro caso in cui il veicolo, ancorché giacente in area privata, risulta in evidente stato di abbandono. 2.4.1 Inquadramento normativo Il settore della demolizione dei veicoli fuori uso (VFU) è disciplinato a livello europeo della Direttiva 2000/53/CE, recepita in Italia con il D.Lgs. n. 209 del 24/06/2003, che si applica ad alcune categorie di veicoli. Per gli altri veicoli fuori uso si fa riferimento al D. Lgs. 152/06, art. 231. 1. Veicoli a motore appartenenti alle categorie M1 ed N1 della Direttiva 70/156/CE: − CATEGORIA M1: veicoli destinati al trasporto di persone, aventi al massimo otto posti a sedere oltre al sedile del conducente. − CATEGORIA N1: veicoli destinati al trasporto di merci, aventi peso massimo non superiore a 3,5 tonnellate. 2. Veicoli a tre ruote definiti dalla Direttiva 2002/24/CE esclusi i tricicli a motore, ossia veicoli a tre ruote aventi una velocità massima per costruzione non superiore a 45 km/h e caratterizzati da un motore: − la cui cilindrata è inferiore o uguale a 50 cm3 oppure, − la cui potenza massima netta è inferiore o uguale a 4 kW per gli altri motori a combustione interna oppure, − la cui potenza nominale continua massima è inferiore o uguale a 4kW per i motori elettrici se non si tratta però di: � veicoli aventi una velocità massima per costruzione non superiore a 6 km/h; � veicoli destinati ad essere usati da minorati fisici; � veicoli da competizione, su strada o fuori strada; � trattori, macchine agricole o similari; � veicoli concepiti essenzialmente per essere utilizzati fuori strada per il tempo libero, con tre ruote simmetriche di cui una anteriore e le altre due posteriori. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 426/560 SMONTAGGIO E SELEZIONE DELLE PARTI REIMPIEGABILI E PRELIEVO DEI MATERIALI RICICLABILI BONIFICA: MESSA IN SICUREZZA, PRELIEVO DI LIQUIDI E COMPONENTI PERICOLOSI DEMOLIZIONE ROTTAMAZIONE FRANTUMAZIONE 2.4.2 Produzione di veicoli fuori uso I soggetti che effettuano le attività di raccolta, di trasporto e di trattamento dei veicoli fuori uso e dei relativi componenti e materiali annualmente comunicano i dati relativi ai veicoli fuori uso ed ai pertinenti materiali e componenti sottoposti a trattamento, nonché i dati relativi ai materiali, ai prodotti ed ai componenti ottenuti ed avviati al reimpiego, al riciclaggio e al recupero, utilizzando il Modello Unico di Dichiarazione ambientale di cui alla legge 25 gennaio 1994, n. 70, e successive modificazioni, che, a tal fine, è stata integrata da una specifica “sezione VFU” approvata con DPCM 22/12/2004. Tale sezione è stata compilata a partire dall’anno 2005 relativamente ai dati dell’anno 2004. La sezione veicoli fuori uso del MUD è articolata in tre sezioni: − sezione AUTODEMOLIZIONE: per le operazioni di messa in sicurezza e demolizione; il veicolo in ingresso (CER 160104* veicoli fuori uso) deve essere bonificato; − sezione ROTTAMAZIONE: per il trattamento di VFU già bonificati e che generalmente si occupa anche della riduzione volumetrica della carcassa; il veicolo in ingresso (CER 160106 veicoli fuori uso, non contenenti liquidi né altre componenti pericolose) è già bonificato: − sezione FRANTUMAZIONE: per le operazioni di riduzione in pezzi o frammenti del veicolo. Sequenza delle operazioni di trattamento dei VFU Per avere una stima dei veicoli fuori uso dismessi è possibile basarsi sul numero di veicoli radiati, che risultano dal PRA (Pubblico Registro Automobilistico). Nella tabella seguente (2.4.1) sono riportati i dati sui veicoli radiati nel 2010 in Veneto. Assumendo un peso medio superiore ad 1,05 t, il peso di veicoli radiati nel 2010 si è stimato pari a 104.526 t. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 427/560 A U T O V E T TU R E A U T O C A R R I T R A S P O R TO M E R C I A U T O B U S M O T O C IC L I A U T O V E IC O L I S P E C IA L I / S P E C IF IC I M O T O C A R R I E Q U A D R IC IC L I T R A S P O R TO M E R C I M O T O V E IC O L I E Q U A D R IC IC L I S P E C IA L I / S P E C IF IC I R IM O R C H I E S E M IR IM O R C H I S P E C IA L I / S P E C IF IC I R IM O R C H I E S E M IR IM O R C H I T R A S P O R TO M E R C I T R A TT O R I S T R A D A L I O M O T R IC I T O T A L E C O M P L E S S IV O BELLUNO 4.424 351 11 29 18 14 4 5 1 4.857 PADOVA 16.842 1.181 24 503 77 11 33 40 24 18.735 ROVIGO 5.389 451 5 53 26 8 5 11 4 5.952 TREVISO 15.673 1.269 24 177 85 10 2 31 52 24 17.347 VENEZIA 13.363 801 44 418 64 25 2 32 27 13 14.789 VERONA 17.127 1.378 55 482 71 20 1 52 42 20 19.248 VICENZA 16.998 1.293 16 176 70 12 1 25 12 18 18.621 TOTALE VENETO 89.816 6.724 179 1.838 411 100 6 182 189 104 99.549 Tabella 2.4.1 Unità di veicoli radiati - Anno 2010. Fonte PRA-ACI Dall’elaborazione dei dati MUD relativi alla sezione VFU e dall’elaborazione dei dati delle schede RIF del MUD ordinario risulta che i veicoli fuori uso, CER 160104*, ricevuti dagli impianti di autodemolizione nel 2010 o conferiti fuori Regione, ammontano a 96.436 t. Tale quantitativo può essere considerato il quantitativo di VFU prodotti in Veneto nel 2010 e risulta coerente con la stima del peso dei VFU radiati in Veneto nel 2010 destinati alla demolizione, che risultano dai dati dell’ACI. Nella tabella seguente (Tab. 2.4.2) sono riportati i dati di VFU ricevuti dagli autodemolitori per Provincia. CER Fonte dati Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Verona Vicenza Regione 160104* MUD veicoli 932 11.780 3.680 7.648 11.456 5.642 16.649 57.788 MUD rifiuti 807 6.358 2.222 6.681 4.283 9.369 8.857 38.578 MUD rifiuti conferiti fuori regione 0 1 61 8 70 Totale 1.740 18.139 5.963 14.329 15.739 15.020 25.506 96.436 Tabella 2.4.2. Quantità (t) di VFU (CER 160104*) ricevuti dagli impianti di autodemolizione del Veneto e conferiti fuori Veneto – Anno 2010 Fonte:- ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Inoltre risulta che i rottamatori e frantumatori hanno ricevuto un quantitativo di carcasse bonificate di provenienza extra regionale pari a circa 88.241 t così suddivise (Tab. 2.4.3): Rottamazione Frantumazione Totale 160106 11.844 76.397 88.241 Tabella 2.4.3. Quantità (t) di carcasse bonificate di provenienza extraregionale (CER 160106) ricevuti da rottamatori e frantumatori – Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. I VFU (160104*) come descritto precedentemente subiscono dei trattamenti di bonifica, recupero e demolizione. Secondo questo schema sono stati elaborati i dati della sezione MUD - veicoli relativi alle singole fasi (autodemolizione, rottamazione, frantumazione) che si sono succedute a cascata. I veicoli da bonificare (160104*) sono stati sottoposti all’operazione di trattamento per la messa in sicurezza (circa 85.000 t). Nella tabella seguente si riportano i dati, ottenuti dalle elaborazioni di quanto dichiarato nella sezione veicoli scheda AUT, sulla gestione del CER 160104*. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 428/560 Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Verona Vicenza Regione 160104* Messa in sicurezza 565 20.946 5.225 4.445 18.334 6.204 29.613 85.332 Giacenza 181 2.924 795 339 1.639 769 1.270 7.917 Totale 746 23.870 6.020 4.784 19.973 6.974 30.883 93.249 Tabella 2.4.4 Gestione di VFU (CER 160104*) per Provincia (t)– Anno 2010- Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Dalle operazioni di messa in sicurezza nei centri di demolizione si ottengono carcasse bonificate (160106 rifiuto non pericoloso) e rifiuti pericolosi costituiti da batterie, oli e altri fluidi pericolosi. Le carcasse bonificate (CER 160106) vengono quindi private di alcune parti in plastica, pneumatici, vetri e altre componenti nonché di altre parti e componenti destinate alla vendita; successivamente vengono avviate alla frantumazione. Dal trattamento dei VFU da parte di autodemolitori, rottamatori e frantumatori risultano prodotte a 129.789 t di rifiuti. Nella tabella 2.4.5 si riportano in dettaglio le tipologie e le quantità di rifiuti pericolosi e non pericolosi, prodotte dalla bonifica dei VFU e dal trattamento delle carcasse, dagli autodemolitori, dai rottamatori e dai frantumatori. 2.4.3 Linee guida e indirizzi della pianificazione regionale La gestione dei veicoli fuori uso in Regione Veneto, nel rispetto del D.Lgs. 24 giugno 2003 n. 209 e ss.mm.ii., in recepimento della Direttiva comunitaria 2000/53/CE, è finalizzata al recupero e al riciclaggio dei materiali che compongono i veicoli fuori uso. Analogamente ad altre tipologie di rifiuto, gli obiettivi gerarchici stabiliti per legge riguardano: la prevenzione della quantità dei rifiuti prodotti; il reimpiego; il riciclo; il recupero; lo smaltimento. Le linee programmatiche della Regione sono orientate a favorire il recupero e il riutilizzo dei materiali che costituiscono l’eterogenea tipologia dei rifiuti derivanti da un veicolo a fine vita, così da incentivare il mercato dei materiali riciclati. A tal fine, la Regione promuove, d’intesa con gli enti locali interessati ed anche con appositi accordi, specifiche iniziative, mirate anche a favorire il coordinamento fra i vari soggetti coinvolti nella gestione dei veicoli fuori uso (produttori di autoveicoli e di componenti, commercianti, imprese che gestiscono i centri di recupero dei veicoli a fine vita), nonché l’uniformità di organizzazione degli impianti di autodemolizione su tutto il territorio di riferimento. In relazione alle caratteristiche dei centri di recupero dei veicoli a fine vita, la Regione indica prescrizioni e requisiti tecnici più dettagliati rispetto a quelli previsti dalla normativa in vigore, in modo da garantire la massima salvaguardia dell’ambiente e del territorio. Un’ulteriore iniziativa dell’Amministrazione Regionale riguarda l’istituzione di una certificazione che, previo esame delle caratteristiche tecniche e gestionali, verrebbe rilasciata a quei Centri di raccolta e trattamento dei veicoli fuori uso in grado di dimostrare apprezzabili risultati in termini di riutilizzo, riciclo e recupero dei materiali. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 429/560 Rifiuti Non Pericolosi CER Descrizione Autodemolitori Frantumatori Rottamatori Totale 160103 pneumatici fuori uso 1.988 1.988 160106 veicoli fuori uso, non contenenti liquidi né altre componenti pericolose 62.556 0 10.970 73.525 160112 pastiglie per freni, diverse da quelle di cui alla voce 16 01 11 5 0 5 160115 liquidi antigelo diversi da quelli di cui alla voce 16 01 14 8 8 160116 serbatoi per gas liquido 5 5 160117 metalli ferrosi 8.281 0 7 8.288 160118 metalli non ferrosi 1.285 0 1.285 160119 plastica 701 701 160120 vetro 749 749 160122 componenti non specificati altrimenti 9.087 0 1.070 10.157 160801 catalizzatori esauriti contenenti oro, argento, renio, rodio, palladio, iridio o platino (tranne 16 08 07) 178 178 160803 catalizzatori esauriti contenenti metalli di transizione o composti di metalli di transizione, non specificati altrimenti 0 0 191002 rifiuti di metalli non ferrosi 391 391 191004 fluff - frazione leggera e polveri, diversi da quelli di cui alla voce 19 10 03 28.245 28.245 191204 plastica e gomma 0 0 Totale 84.843 28.636 12.046 125.526 Rifiuti Pericolosi CER Descrizione Autodemolitori Frantumatori Rottamatori Totale 130110* oli minerali per circuiti idraulici, non clorurati 5 5 130111* oli sintetici per circuiti idraulici 1 1 130112* oli per circuiti idraulici, facilmente biodegradabili 0 0 130113* altri oli per circuiti idraulici 2 2 130205* scarti di olio minerale per motori, ingranaggi e lubrificazione, non clorurati 327 327 130206* scarti di olio sintetico per motori, ingranaggi e lubrificazione 33 33 130208* altri oli per motori, ingranaggi e lubrificazione 89 89 130507* acque oleose prodotte dalla separazione olio/acqua 34 34 130703* altri carburanti (comprese le miscele) 1 1 130802* altre emulsioni 66 66 150202* assorbenti, materiali filtranti (inclusi filtri dell'olio non specificati altrimenti), stracci e indumenti protettivi, contaminati da sostanze pericolose 0 0 160107* filtri dell'olio 38 38 160110* componenti esplosivi (ad esempio "air bag") 1 1 160111* pastiglie per freni, contenenti amianto 0 0 160113* liquidi per freni 16 16 160114* liquidi antigelo contenenti sostanze pericolose 502 502 160121* componenti pericolosi diversi da quelli di cui alle voci da 16 01 07 a 16 01 11, 16 01 13 e 16 01 14 9 9 160601* batterie al piombo 1.272 1.272 191003* fluff - frazione leggera e polveri, contenenti sostanze pericolose 1.867 1.867 totale P 2.397 1.867 4.263 totale NP+P 87.240 30.503 12.046 129.789 Tabella 2.4.5. Tipologie e quantità di rifiuti pericolosi e non pericolosi, prodotte dalla bonifica dei VFU e dal trattamento delle carcasse, dagli autodemolitori, dai rottamatori e dai frantumatori - Anno 2010 - Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 430/560 2.5 RIFIUTI CONTENENTI PCB E PCT I policlorobifenili, noti spesso con la sigla PCB, sono una classe di composti organici, come i PCT, policlorotrifenili, che si differenziano dai primi per la sola presenza all’interno della molecola di un gruppo fenolo in più. La maggior parte si presenta sottoforma di solidi cristallini incolore; le miscele invece sono viscose proporzionalmente al loro contenuto di cloro. Tutti i PCB sono caratterizzati da una bassa solubilità in acqua e bassa volatilità. Sono sostanze stabili, distrutte solo con l’incenerimento oppure attraverso processi catalitici. Le miscele di PCB, grazie alla loro elevata stabilità chimica, la non infiammabilità, hanno trovato un’ampia applicazione come fluidi dielettrici per condensatori e trasformatori, fluidi per scambio termico, fluidi per circuiti idraulici, lubrificanti, oli da taglio, additivi in vernici, pesticidi, carte copiative, adesivi sigillanti. Essi presentano effetti negativi sull’ambiente e sulla salute umana quali la tossicità per il sistema riproduttivo, immunotossicità e cancerogenicità. Essendo inoltre liposolubili, si accumulano nei tessuti e negli organi animali ad alta componente lipidica, nel fegato e nei tessuti nervosi. I rifiuti contenenti PCB e/o PCT sono elencati nella tabella sottostante (2.5.1) con il loro relativo codice CER. Codice CER Descrizione 13 01 01* Oli per circuiti idraulici contenenti PCB 13 03 01* Oli isolanti o di trasmissione di calore esauriti ed altri liquidi contenenti PCB e PCT 16 01 09* Componenti contenenti PCB 16 02 09* Trasformatori e condensatori contenenti PCB e PCT 16 02 10* Apparecchiature fuori uso contenenti PCB o da essi contaminate, diverse da quelle di cui alla voce 16 02 09* 17 09 02* Rifiuti dell’attività di costruzione e demolizione, contenenti PCB (ad esempio sigillanti contenenti PCB, pavimentazioni a base di resina contenenti PCB, elementi stagni in vetro contenenti PCB, condensatori contenenti PCB) Tabella 2.5.1: Rifiuti contenenti PCB e PCT con relativo codice CER 2.5.1 Inquadramento normativo La Comunità Europea ha provveduto da un lato alla limitazione dell’immissione sul mercato di sostanze pericolose, tra cui i PCB, con diverse Direttive, quali la 76/769/CEE e le successive modifiche (Direttiva 82/828/CEE, Direttiva 85/467/CEE, e Direttiva 89/677/CEE che riporta l’ottava modifica fissando il limite massimo di concentrazione a 50 ppm) e dall’altro lato regolandone lo smaltimento con la Direttiva 76/403/CEE successivamente sostituita dalla Direttiva 96/59/CE. In Italia la Direttiva 85/467/CEE è stata recepita con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 216 del 24 maggio 1988 “Attuazione della Direttiva CEE n. 85/467 recante la sesta modifica (PCB/PCT) della Direttiva CEE n. 76/769 concernente il riavvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi, ai sensi dell’art. 15 della legge 16 aprile 1987 n. 183”, che vieta l’immissione ed il commercio di PCB e delle apparecchiature che li contengono. A livello europeo, la Direttiva 96/59/CE del 16 Settembre 1996 introduce il “Programma per la decontaminazione e lo smaltimento degli apparecchi contaminati da PCB e degli oli”; esso viene recepito a livello nazionale con il D. Lgs. 22 maggio 1999 n. 209 (Attuazione della Direttiva 96/59/CE relativa allo Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 431/560 smaltimento dei policlorodifenili e dei policlorotrifenili) e il successivo regolamento di attuazione (D.M. del 11 ottobre 2001). In particolare, la Direttiva 96/59/CE stabilisce all’art. 4, comma 1, che: “…gli Stati membri prevedono la preparazione di inventari degli apparecchi contenenti PCB per un volume superiore a 5 dm3...” e all’art. 11, comma 1 “... gli Stati membri predispongono: un programma per la decontaminazione e/o lo smaltimento degli apparecchi inventariati e dei PCB in essi contenuti; una bozza di piano per la raccolta ed il successivo smaltimento degli apparecchi non soggetti a inventario...”. A livello nazionale, l’art. 5 del D. Lgs. 209/1999 detta l’obbligo di decontaminazione e smaltimento dei PCB (intendendo con questo acronimo sia i policlorobifenili sia i policlorotrifenili). Nello specifico prescrive che: PCB e apparecchi contenenti PCB siano decontaminati o smaltiti ed i PCB usati siano smaltiti entro il 31 dicembre 2005; i materiali assoggettati all’obbligo di inventario (apparecchi contenenti PCB per un volume superiore a 5 dm3) debbono essere smaltiti entro il 31 dicembre 2010 e devono essere contrassegnati da apposita etichetta (conforme a quanto prescritto dall’allegato I del D. Lgs. 209/1999) che peraltro deve essere collocata anche sulla porta dei locali nei quali sono situati tali apparecchi; i materiali assoggettati all’obbligo di inventario che contengono fluidi con una percentuale di PCB compresa fra lo 0,05% e lo 0,005% in peso debbono essere smaltiti alla fine della loro esistenza operativa, qualora non siano decontaminati nel rispetto dei termini indicati ai punti precedenti; inoltre devono essere contrassegnati da un’etichetta che riporti la dicitura “Contaminazione da PCB inferiore a 0,05%”; i trasformatori possono essere utilizzati in attesa della decontaminazione o dello smaltimento purché sussistano le seguenti condizioni: o siano in buono stato funzionale, o non abbiano perdite di fluidi, o i PCB in essi contenuti siano conformi alle norme relative alla qualità dielettrica. Anche i trasformatori inoltre, debbono essere contrassegnati da apposita etichetta. A proposito del termine di scadenza del 31 dicembre 2010, l’art. 18 della legge comunitaria 2004 perfeziona la tempistica. Ancora, l’art. 7 del D. Lgs. 209/1999 fissa le modalità di decontaminazione e smaltimento dei PCB, dei PCB usati e degli apparecchi contenti PCB. In questo ambito gli obblighi per i detentori di PCB sono: comunicazione al catasto rifiuti di una serie dettagliata di informazioni nel caso in cui si detengano apparecchi contenti PCB per un volume superiore ai 5 dm3; tale comunicazione va presentata ogni due anni e comunque entro 10 giorni dal verificarsi di una modifica rispetto ai quantitativi di PCB detenuti; osservare tutte le prescrizioni e le norme di sicurezza dei materiali contenti PCB; in fase di decontaminazione o smaltimento consegnare i materiali contenenti PCB ad imprese opportunamente autorizzate a tal fine. Gli obblighi per le imprese che effettuano operazioni di decontaminazione e smaltimento dei PCB, dei PCB usati e degli apparecchi contenenti PCB sono: possedere valida autorizzazione ai sensi degli artt. 27 e 28 del D. Lgs. 22/97 (ora art. 208 del D. Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii); ottemperare agli obblighi di tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti e di compilazione dei formulari per il trasporto; in caso di autorizzazione allo stoccaggio e trattamento di rifiuti contenenti PCB, avviare detti rifiuti allo smaltimento finale entro 6 mesi dalla data del conferimento. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 432/560 Lo smaltimento dei rifiuti contenenti PCB deve avvenire, così come stabilito dall’art. 7, comma 7 del D. Lgs. 209/1999, mediante incenerimento seguendo la normativa in materia di incenerimento dei rifiuti pericolosi. In alternativa possono essere utilizzati altri metodi di smaltimento purché in possesso di autorizzazione regionale rilasciata previo parere favorevole dell’ANPA. Con Deliberazione n. 1990 del 4 Luglio 2003, la Giunta Regionale del Veneto ha approvato il “Programma regionale per la decontaminazione, smaltimento e raccolta degli apparecchi contenenti PCB e dei PCB in essi contenuti di cui art. 4 del D. Lgs. 209/99” predisposto con la collaborazione dell’ARPAV. Con D.G.R.V. n. 3615 del 28/11/2003, è stato approvato il “Programma regionale per la raccolta e il successivo smaltimento degli apparecchi contenenti PCB non soggetti ad inventario, a norma dell’art. 11, comma 1, secondo trattino, della Direttiva 96/59/CE” come Appendice integrativa al predetto programma Regionale di decontaminazione e smaltimento dei PCB. Infine, come ulteriore aggiornamento, è stato adottato con D.G.R.V. n. 1189 del 30/04/2004, ai sensi di quanto previsto dall’art. 4 del D.Lgs. n. 209/1999 e degli articoli 11 e 13 della L.R. n. 3/2000, il “Programma supplementare di aggiornamento per la decontaminazione, lo smaltimento e la raccolta degli apparecchi contenenti PCB soggetti ad inventario e dei PCB in essi contenuti “ come integrazione al Programma Regionale adottato con Deliberazioni n. 1990/2003 e n. 3615/2003. 2.5.2 Produzione di PCB e PCT La Legge n. 62/05 del 18/04/05 modifica gli obblighi di smaltimento e decontaminazione degli apparecchi soggetti ad inventario e introduce l’obbligo di integrare la comunicazione prevista dall’art. 3 del D.Lgs. n. 209/99 con un programma temporale di smaltimento e con l’indicazione del percorso di smaltimento e decontaminazione degli apparecchi. L’art. 3 del D.Lgs. n. 209/99 prevede l’istituzione del loro inventario anche ai fini della redazione dei programmi regionali di decontaminazione e smaltimento (art. 4). L'inventario è realizzato attraverso le comunicazioni biennali dei detentori di apparecchiature e fluidi contenenti PCB a partire dal 2000. Di seguito vengono riportati alcuni dati significativi (tabella 2.5.2) tratti da tali comunicazioni biennali per il periodo 2000-2010. Anno 2000 2002 2004 2006 2008 2010 Apparecchiature con concentrazione di PCB > 500 ppm 1.366 571 388 190 57 3 Apparecchiature con concentrazione di PCB compresa tra 50 e 500 ppm 5.858 2.930 2.165 1399 540 241 Totale apparecchiature inventariate 7.224 3.501 2.553 1589 597 244 Tabella 2.5.2. Numero di apparecchi comunicati al Catasto Rifiuti del Veneto. Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Rispetto alla situazione del primo censimento del 2000 le apparecchiature soggette ad inventario sono diminuite notevolmente. Infatti, a seguito dell’emanazione del D.M. 11 ottobre 2001, riportante i metodi di analisi per la determinazione della concentrazione di PCB, molte apparecchiature comunicate precedentemente in modo cautelativo (per un totale di circa 3.300) sono risultate, a seguito delle analisi, presentare concentrazioni inferiori allo 0,005 % (soprattutto ENEL) e quindi non più soggette a inventario. Si riporta anche una tabella (2.5.3) con le apparecchiature soggette ad inventario e dismesse nel periodo 2001-2010. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 433/560 Anni riferimento 2001-2002 2003-2004 2005-2006 2007-2008 2009-2010 N apparecchiature dismesse 472 859 1005 992 353 Valore medio dismissione per anno 236 430 503 496 176 Totale dismissione 2001-2010 3.681 Tabella 2.5.3: Apparecchiature soggette ad inventario e dismesse dal 2001-2010 ai sensi della L n. 62/05 del 18/04/05. Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. In base alla Legge n. 62/05 del 18/04/05 è prevista la redazione del piano temporale di dismissione di apparecchiature soggette ad inventario con le seguenti scadenze: la dismissione di almeno il 50 % degli apparecchi detenuti alla data del 31 dicembre 2002 entro il 31 dicembre 2005; la dismissione di almeno il 70 % degli apparecchi detenuti alla data del 31 dicembre 2002 entro il 31 dicembre 2007; la dismissione di tutti gli apparecchi detenuti alla data del 31 dicembre 2002 entro il 31 dicembre 2009 diversi da trasformatori che contengono fluidi con una percentuale di PCB compresa tra lo 0,05 % e lo 0,005 %. Infatti all’art. 18, comma 1, lett. d), della Legge n. 62/05, si precisa che solo i trasformatori che contengono fluidi con una percentuale di PCB compresa tra lo 0,05 % e lo 0,005 % in peso possono essere smaltiti alla fine della loro esistenza operativa nel rispetto delle condizioni stabilite dall’art. 5, comma 4, del citato D. Lgs. n. 209 del 1999. Dalla figura 2.5.1 si evince come il trend di dismissione delle apparecchiature contenti PCB sia in linea con le previsioni di smaltimento previste dalla vigente normativa e con il programma regionale di decontaminazione e smaltimento. 0 500 1.000 1.500 2.000 2.500 3.000 3.500 4.000 4.500 5.000 5.500 6.000 6.500 7.000 7.500 2000 2002 2004 2006 2008 2010 2012 2014 2016 2018 2020 app linea tendenza Figura 2.5.1 Trend delle apparecchiature inventariate contenti PCB. Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Si riportano di seguito la tabella (2.5.4) ed il grafico (2.5.2) inerenti la distribuzione provinciale degli apparecchi suddivisi per tipologia (anno 2010): Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 434/560 Provincia Altro Trasformatore Totale Padova 60 60 Rovigo 14 14 Treviso 5 5 Venezia 1 5 6 Vicenza 1 25 26 Verona 4 129 133 Totale 6 238 244 Tabella 2.5.4:Distribuzione degli apparecchi contenenti PCB suddivisi per tipologia - Anno 2010. Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. 0 20 40 60 80 100 120 140 PD RO TV VE VI VR Altro Trasformatore Fig. 2.5.2 Distribuzione degli apparecchi contenenti PCB suddivisi per tipologia - Anno 2010. Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. Per quanto riguarda la gestione nel Veneto dei rifiuti contenenti PCB e PCT nell’anno 2010, l’operazione di recupero a cui questa tipologia di rifiuti è stata avviata è il “Riciclo/recupero dei metalli e dei composti metallici” (R4), per un quantitativo pari a circa 59 t. I codici CER di rifiuti avviati a recupero nel 2010 sono 160209* e 160210*. Le operazioni di smaltimento effettuate su tale tipologia di rifiuti dagli impianti veneti sono invece D13, D14 e D15; tali operazioni corrispondono ad attività preliminari all’effettivo smaltimento. Come nel caso dei rifiuti contenenti amianto, infatti, anche per questa tipologia, le uniche operazioni di smaltimento che vengono attuate negli impianti del territorio veneto sono meri accorpamenti logistici prima del loro effettivo smaltimento finale in impianti extra regionali. A tal proposito, i dati del 2010 individuano un flusso di rifiuti in uscita dal territorio regionale pari a circa 305 tonnellate di cui 60 derivanti dal codice CER 130301. 2.5.3 Linee guida e indirizzi della pianificazione regionale La gestione dei rifiuti contenenti PCB e PCT deve porsi come priorità la decontaminazione e il successivo smaltimento delle apparecchiature, degli impianti e dei fluidi che li contengono. Dal momento che in prodotti di uso comune (lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi ecc.) e negli impianti elettrici dei veicoli esistono piccoli condensatori contenenti PCB e, tenuto conto che in questi prodotti, una volta divenuti Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 435/560 rifiuti, possono essere consegnati ai centri di raccolta e alle piattaforme comunali e consortili, risulta importante che questi centri siano in grado di gestirli in conformità alla normativa vigente. Nell’ambito del rilascio di autorizzazioni all’esercizio di eventuali impianti di deposito preliminare e di trattamento degli elettrodomestici, la Regione Veneto prevede l’inserimento di prescrizioni specifiche affinché sia effettuata una corretta gestione dei PCB che si generano dal trattamento. L’Amministrazione Provinciale provvederà a verificare la possibilità di avviare azioni di sensibilizzazione delle Associazioni di Categoria sulle scadenze di legge e sugli obblighi specifici previsti dalla normativa vigente. La legge n. 62/05 precisa che solo i trasformatori che contengono fluidi con una percentuale di PCB compresa tra lo 0.05 % e lo 0.005 % in peso possono essere smaltiti alla fine della loro esistenza operativa, nel rispetto delle condizioni stabilite dall’art. 5, comma 4 del D. Lgs. 209/99. Si rimanda al “Programma regionale per la decontaminazione, smaltimento e raccolta degli apparecchi contenenti PCB e dei PCB in essi contenuti di cui art. 4 del D. Lgs. 209/99” per una compiuta definizione degli indirizzi della pianificazione regionale in materia di gestione di questi rifiuti e per le previsioni di loro attuazione. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 436/560 2.6 I FANGHI DAL TRATTAMENTO DELLE ACQUE CIVILI ED INDUSTRIALI E PROVENIENTI DALLA DEPURAZIONE ACQUE E ABBATTIMENTO FUMI I fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue civili ed industriali sono rifiuti speciali riconducibili alla tipologia prevista dall’art. 184 comma 3 lett. g) “rifiuti provenienti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento fumi”. In questa sede sono considerati anche i “fanghi delle fosse settiche”, che sono invece classificati come rifiuti urbani. I fanghi residuati da processi di depurazione costituiscono un flusso prioritario di rifiuti per quantità coinvolte e necessità di assicurarne la corretta gestione. Residuale è invece la produzione di fanghi da processi di abbattimento dei fumi. 2.6.1 Inquadramento normativo Per quanto concerne gli aspetti generali, la normativa di riferimento per la gestione dei fanghi è il D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii.. I fanghi prodotti dai processi di depurazione sono rifiuti in base alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006 (come modificato dal D.Lgs. n. 205/2010). Rientrano nell’ambito del sistema autorizzativo previsto dal regime dei rifiuti le attività di gestione dei fanghi di depurazione (trasporto, stoccaggio, condizionamento e/o trattamento, recupero in agricoltura, recupero in impianti di compostaggio e di digestione anaerobica, recupero energetico, nonché lo smaltimento finale in discarica o in impianti di termodistruzione). Alcune tipologie di fanghi inoltre, possono essere destinate all’utilizzazione in agricoltura, ai sensi del D.Lgs. n. 99/92 “Attuazione della direttiva 86/278/CEE concernente la protezione dell’ambiente, in particolare del suolo, nell’utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura. Il D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i. infatti stabilisce (art. 127) che la disciplina della gestione dei fanghi di depurazione è integrata dalle disposizioni del D.Lgs. n. 99/1992 per quanto riguarda il loro utilizzo a fini agronomici. Il D.Lgs. 27/01/1992 n. 99 di attuazione della Direttiva n. 86/278/CE regolamenta le condizioni per il recupero dei fanghi biologici mediante il loro spandimento sul suolo e definisce fanghi i residui derivanti dai processi di depurazione: 1) delle acque reflue provenienti esclusivamente da insediamenti civili come definiti dalla lettera b), art. 1 quarter, L. 8/10/1976 n. 690 (oggi abrogata); 2) delle acque provenienti da insediamenti civili e produttivi (i fanghi sostanzialmente devono possedere caratteristiche non diverse da quelle possedute dai fanghi di cui al punto 1); 3) delle acque provenienti da insediamenti produttivi, come definiti dalla L. n. 319/1976 e s.m.i. (oggi abrogata e sostituita dalla parte terza del D.Lgs. n. 152/2006) ed assimilabili per qualità a quelli del punto 1 sulla base delle loro caratteristiche chimico-fisico-biologiche. In Veneto, l’impiego in agricoltura dei fanghi da depurazione è stato regolamentato dal 1995 con l’approvazione della “Direttiva B” da ultimo modificata con DGR Veneto n. 2241/2005. Essa fornisce i criteri per l’utilizzo in agricoltura dei fanghi da depurazione. Il recupero mediante compostaggio e digestione anaerobica è stato invece regolamentato, sempre dal 1995, con l’approvazione della così detta “Direttiva C” da ultimo modificata con DGR Veneto n. 568/2005. Essa Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 437/560 fornisce i criteri per l’autorizzazione e gestione di impianti di compostaggio e digestione anaerobica e fissa i limiti di qualità ambientale per le matrici in entrata agli impianti e per i prodotti in uscita. E’ prevista la possibilità di utilizzare come materiali in entrata a questo tipo di impianti anche fanghi di depurazione biologica delle acque reflue in misura del 35% del mix di materiali compostati per i fanghi di acque reflue urbane e fino al 50% per i fanghi di acque reflue da industrie agroalimentari. I prodotti in uscita dagli impianti di compostaggio sono ammendanti compostati e pertanto devono avere i requisiti previsti dalla normativa sulla commercializzazione dei fertilizzanti (D.Lgs. n. 75/2010) e sono liberamente utilizzabili sul territorio nazionale e dell’Unione Europea. Lo smaltimento in discarica è definito dalle seguenti norme: D.Lgs 13/01/2003 n. 36 “Attuazione della Direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti”; DM 27/09/2010 “Definizione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica in sostituzione di quelli contenuti nel DM 3/08/2005”. Al fine del conferimento in discarica dei fanghi, sulla base alla normativa risulta dunque necessario provvedere a: caratterizzazione di base, verifica di conformità, verifica in loco, raccolta di tutte le informazioni necessarie per lo smaltimento in sicurezza (1° conferimento/ogni variazione/min. 1 volta anno – conservare della documentazione per almeno 5 anni). L’incenerimento dei rifiuti è regolamentato dal D.Lgs. n. 133/2005 “Attuazione della Direttiva 2000/76/CE, in materia di incenerimento dei rifiuti”. 2.6.2 Produzione di fanghi La produzione nel 2010 di fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue civili ed industriali è stata pari a 838.098 t; di cui 38.637 t di pericolosi. Nella sottostante tabella 2.6.1 sono riportati i quantitativi in tonnellate di rifiuti prodotti (codice CER a 2 cifre), per classe di pericolosità e provincia. Dall’analisi delle tipologie di rifiuti prodotti, è evidente come la quota preponderante di rifiuti non pericolosi sia costituita dai fanghi appartenenti al capitolo CER 19 (circa il 51% del totale). Fra questi, i codici CER più prodotti sono il CER 190805 (fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane), con 338.090 t prodotte nel 2010 (più del 80 % del totale prodotto dal capitolo CER 19) e il CER 190814 (fanghi prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali, diversi da quelli di cui alla voce 190813) con 57.467 t (pari a circa il 14 %). Sono inoltre rilevanti i quantitativi di fanghi delle fosse settiche (CER 200304), pari a circa il 20 % dei fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue civili ed industriali - totali prodotti. A livello regionale, inoltre, quote significative della produzione di fanghi non pericolosi sono riconducibili al capitolo 02 dell’elenco dei CER (rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti, pari a circa il 16 % del totale) e al capitolo 04 (lavorazione di pelli e pellicce nonché dell'industria tessile, pari a circa l’8 % del totale). Per quanto riguarda invece i rifiuti pericolosi la quota preponderante dei rifiuti derivanti dai fanghi appartiene al capitolo CER 06 - Rifiuti dei processi chimici inorganici (pari a circa il 49 %) e al capitolo CER 19 pari a circa il 23 %). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 438/560 CLASSE CER BL PD RO TV VE VI VR Veneto NP 02 - rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti 1.165 27.679 17.404 13.245 8.822 17.681 38.809 124.805 03 - rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone 4.766 702 236 1.826 7.531 04 - rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, nonché dell'industria tessile 1.381 19 1.369 358 59.545 4.022 66.694 06 - Rifiuti dei processi chimici inorganici 1.106 3.635 204 3.319 3.323 4.333 6.062 21.982 07 - rifiuti dei processi chimici organici 14 1.794 33 3.792 2.139 6.304 393 14.470 10 - rifiuti prodotti da processi termici 1 248 385 323 7.903 4 247 9.111 11 - rifiuti dal tratt chimico e rivestimento metalli 4 0 198 6 211 15 434 19 - rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e della sua preparazione per uso industriale 10.472 119.298 20.012 46.956 62.608 85.730 65.579 410.654 20 – rifiuti urbani 6.065 27.360 10.539 22.670 37.275 25.501 14.370 143.780 NP Totale 23.594 182.097 48.832 91.872 122.434 201.135 129.496 799.461 P 04 - rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, nonché dell'industria tessile 43 43 05 - rifiuti della lavorazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone 641 622 1.263 06 - Rifiuti dei processi chimici inorganici 69 2.972 139 6.251 886 8.189 384 18.889 07 - rifiuti dei processi chimici organici 4 190 28 20 1.776 469 49 2.536 10 - rifiuti prodotti da processi termici 1 62 2.557 7 2.626 11 - rifiuti dal tratt chimico e rivestimento metalli 80 302 3 766 220 1.306 704 3.379 13 - oli esauriti 19 144 56 199 353 54 345 1.170 19 - rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e della sua preparazione per uso industriale 3 30 8.696 0 8.730 P Totale 172 3.612 225 7.970 15.109 10.025 1.524 38.637 Totale complessivo 23.766 185.709 49.058 99.842 137.543 211.159 131.020 838.098 Tabella 2.6.1. Quantità di fanghi (in tonnellate) prodotti nel Veneto nell’anno 2010. La gestione dei fanghi complessiva nel 2010 è stata pari a 896.435 tonnellate di cui 22.978 t sono rifiuti pericolosi (vedi tabella 2.6.2). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 439/560 OPERAZIONI NP P Totale R1 1.587 0 1.587 R2 0 0 0 R3 237.621 0 237.621 R5 16.659 0 16.659 R10 5.684 0 5.684 R12 3.724 8.659 12.383 D1 56.562 3.756 60.318 D8 408.661 0 408.661 D9 82.017 7.737 89.755 D10 5.140 132 5.272 D13 15.732 2.395 18.127 D14 1.052 162 1.214 D15 17.198 131 17.329 R13 21.822 4 21.826 totale 873.457 22.978 896.435 Tabella 2.6.2. Quantità in tonnellate di rifiuti gestiti nelle diverse operazioni nel 2010 in Veneto. Le destinazioni prevalenti dei fanghi di depurazione sono il trattamento biologico e il recupero mediante compostaggio e digestione anaerobica, nonché per i fanghi da processi di depurazione e industriali la discarica. Meno diffusi sono il recupero mediante utilizzo in agricoltura e ancor meno l’incenerimento e il recupero energetico. In particolare, le operazioni di gestione dei fanghi non pericolosi che incidono per il 90 % sono le seguenti: D8 “Trattamento biologico”, R3 “Riciclaggio/recupero delle sostanze organiche” e D9 “Trattamento fisico-chimico” che contribuiscono rispettivamente per il 47%, 27% e 9%. I rifiuti non pericolosi più significativi avviati a D8 sono CER 200304 e CER 190805, che incidono rispettivamente il 58% e 33%; mentre il rifiuto avviato in maggior quantità a operazione di recupero R3 è il CER 190805, che da solo incide per il 79 % sul totale destinato al compostaggio. Le principali operazioni di gestione dei fanghi pericolosi sono R12 “Operazioni di pretrattamento finalizzate al recupero”, D9 “Trattamento fisico-chimico” e D1 “Discarica”, che concorrono rispettivamente per il 38%, 34% e 16%. 2.6.3 Linee guida e indirizzi della pianificazione regionale La gerarchia nelle forme di gestione dei rifiuti prevede in primo luogo la prevenzione della formazione dei rifiuti e di massimizzare il recupero e il reimpiego degli stessi. Il recupero dei fanghi della depurazione è pertanto prioritario rispetto allo smaltimento e pertanto sono da perseguire tutte le forme di recupero alternative allo smaltimento. Ai fini del presente Piano vengono indicati i seguenti criteri prioritari con lo scopo di perseguire, anche per i fanghi di depurazione, obiettivi di massima salvaguardia ambientale e di massimo recupero delle componenti valorizzabili. L’utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura si configura come un’operazione di recupero (R10) che però deve essere esercitata in condizioni che assicurino la tutela della salute e dell’ambiente. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 440/560 La Regione Veneto, con propri atti, ha normato l’utilizzo dei fanghi in agricoltura ai sensi del D. Lgs. 99/92 con vari provvedimenti. In particolare la D.G.R.V. 2241/05 ha chiarito, rispetto al D.Lgs. 99/92, le modalità di condizionamento dei fanghi, i contenuti della domanda di autorizzazione allo spandimento e ha ampliato il numero di parametri da analizzare per i fanghi destinati ad utilizzo agronomico. Per questi, la successiva D.G.R.V. 235/09 ha fissato inoltre anche dei limiti massimi di concentrazione per alcune tipologie di inquinanti organici persistenti, quali le PCCD/F, gli IPA e i PCB. In conformità a quanto indicato dalla normativa di settore per assicurare il perseguimento degli obiettivi di Piano la gestione dei fanghi dovrà corrispondere alla seguente indicazione di interventi: 1) l’utilizzo in via prioritaria per i fanghi di depurazione idonei all’utilizzo agronomico a norma e nel rispetto delle condizioni previste dal D.Lgs. n. 99/92 e della disciplina tecnica regionale di settore di cui alla D.G.R.V. n. 2241/2005; 2) in alternativa deve essere favorito, nell’ambito delle compatibilità tecniche ed economiche di gestione, il conferimento dei fanghi con caratteristiche idonee al compostaggio e alla digestione anaerobica in conformità alla disciplina tecnica regionale di cui alla D.G.R.V. n. 568/2005; 3) in ulteriore alternativa può essere prevista l’utilizzazione di fanghi per produrre energia: 4) trattamento biologico e/o fisico-chimico; 5) come fase residuale e per i soli flussi non altrimenti recuperabili è da prevedere la collocazione finale in discarica di fanghi stabilizzati. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 441/560 2.7 PNEUMATICI FUORI USO Gli pneumatici fuori uso (PFU) sono una categoria di rifiuti individuati con il CER 160103 di cui fanno parte i pneumatici danneggiati (quindi inutilizzabili) di veicoli quali automobili, veicoli utilitari, autobus, macchine da cantiere, rimorchi, moto veicoli e ciclomotori. Si considerano rifiuti i pneumatici schiacciati e pressati perché non più utilizzabili per il loro scopo originario, indipendentemente dal loro profilo. Inoltre sono da considerarsi rifiuto anche i pneumatici triturati. Non si considerano rifiuti i pneumatici usati che mantengono ancora buone condizioni e che quindi possono essere riutilizzati direttamente nelle forme previste dalla normativa tecnica di settore e da quelle relative alla circolazione stradale. 2.7.1 Inquadramento normativo In merito ai pneumatici fuori uso, l’Unione europea fin dal 1993 ha inserito gli pneumatici fuori uso (PFU) tra i flussi di rifiuti prioritari. La Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 Novembre 2008, relativa ai rifiuti, include i pneumatici tra i rifiuti per i quali devono essere stabiliti dei criteri volti a definire quando un rifiuto cessa di essere tale. A livello nazionale il D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 e ss.mm.ii., all’art. 228 stabilisce determinati obblighi per la gestione dei pneumatici fuori uso. Facendo riferimento al D.Lgs. 24 giugno 2003, n. 209 “Attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso” nonché ai criteri di priorità nella gestione dei rifiuti (art. 179 D.Lgs. 152/06) e di prevenzione nella produzione degli stessi (art. 180), al fine di ottimizzare il recupero dei pneumatici fuori uso e per ridurne la formazione anche attraverso la ricostruzione, istituisce l’obbligo per i produttori e gli importatori di pneumatici di provvedere, singolarmente o in forma associata e con periodicità almeno annuale, alla gestione di quantitativi di pneumatici fuori uso pari a quelli dai medesimi immessi sul mercato e destinati alla vendita sul territorio nazionale. I soggetti coinvolti sono tenuti ad ottemperare all’obbligo a seguito dell’emanazione di un apposito decreto del Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio (D.M. 11/04/2011, n. 22). Per far fronte agli oneri di tale obbligo il D.Lgs. 152/06 prevede che in tutte le fasi della commercializzazione dei pneumatici sia indicato in fattura il contributo a carico degli utenti finali. I produttori e gli importatori di pneumatici che non ottemperano all’obbligo di gestire annualmente quantitativi di pneumatici fuori uso pari a quelli immessi dai medesimi sul mercato sono soggetti ad una sanzione amministrativa pecuniaria proporzionata alla gravità dell'inadempimento, comunque non superiore al doppio del contributo incassato per il periodo considerato. Il D.M. 82/2011 attua quanto stabilito dall’articolo 228 del Decreto Legislativo 152/2006. Entro il 30 maggio di ogni anno, produttori e importatori o loro consorzi provvedono a trasmettere al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare i dati sull’immissione nel mercato e sul recupero dei pneumatici fuori uso relativamente all’anno precedente. I dati serviranno per verificare quanto previsto dal D.Lgs. n. 152/2006 sulla quantità immessa sul mercato nazionale. E' previsto un regime transitorio in cui le quantità recuperate potranno essere inferiori a quelle immesse sul mercato, vale a dire il 25% del venduto al 31 dicembre 2011 e l'80% al 31 dicembre 2012. L'obiettivo del 100% dovrà essere raggiunto al più tardi entro il 31 dicembre 2013. Ai sensi del DM n. 82/2011 una quantità di pneumatici nuovi pari in peso a cento equivale ad una quantità di PFU pari in peso a novanta. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 442/560 Il D.Lgs. n. 36/2003, all’art. 6, comma 1, lett. o), specifica che non possono essere ammessi allo smaltimento in discarica gli pneumatici interi (esclusi quelli usati specificatamente come materiali d’ingegneria per garantire la funzionalità della discarica) e gli PFU triturati. Possono essere smaltiti in discarica gli pneumatici per biciclette e quelli con un diametro esterno superiore a 1,4 m. A livello regionale, la Regione Veneto ha emanato la DGRV n. 243 del 9 Febbraio 2010 recante “Indirizzi e modalità operative per il corretto utilizzo di pneumatici usati nelle pratiche agricole come stabilito dal D. Lgs. 152/2006 art. 183, comma 1, lettera p)”. La delibera prevede la stesura di un documento di autocertificazione da parte delle aziende agricole che utilizzano i pneumatici fuori uso per ancorare i teli di copertura di silos orizzontali e garantire al trinciato di mais stoccato, una adeguata maturazione e conservazione. Tale documento deve contenere le seguenti informazioni: 1. numero di pneumatici prodotti dall’impresa agricola presenti all’interno della stessa azienda alla data 30 Luglio 2009 e utilizzati nelle pratiche agricole; 2. provenienza di origine aziendale; 3. presenza di eventuali pneumatici non originati dall’azienda agricola. Nella Regione Veneto sono state autorizzate alcune attività di recupero energetico in sostituzione di combustibili fossili. 2.7.2 Produzione di pneumatici fuori uso La produzione di pneumatici fuori uso (CER 160103) ricavata dal Modello Unico di Dichiarazione ambientale relativa all’anno 2010 è pari a 26.343 tonnellate; la tabella sottostante (2.7.1) riporta i dati di produzione per provincia: Provincia CER 16 01 03 Produzione (t) Belluno 854 Padova 2.748 Rovigo 1.418 Treviso 6.602 Venezia 9.271 Vicenza 1.945 Verona 3.505 Totale 26.343 Tabella 2.7.1. Produzione di pneumatici fuori uso nel 2010 nella Regione Veneto Per quanto riguarda la gestione, i quantitativi gestiti in Veneto nelle attività di recupero e di smaltimento del medesimo CER sono indicati di seguito (tabella 2.7.2): Operazione Quantità in t R1 32.081 R3 14.048 R4 14 R12 38.625 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 443/560 R13 3.072 D1 28 D13 57 D14 2 D15 2 Totale 46.142 Tabella 2.7.2. Quantità di pneumatici fuori uso recuperate e smaltite nel Veneto (anno 2010). Le operazioni di gestione prevalenti sui pneumatici fuori uso sono R12, R1 e R3. Queste determinano complessivamente il 96% della gestione dei pneumatici. Nella tabella che segue (2.7.3) viene riportato, il dato del 2010 relativo all’importazione ed esportazione fuori regione del rifiuto con codice CER 160103. ANNO IMPORT (t) (DA ALTRE REGIONI) EXPORT (t) (VERSO ALTRE REGIONI E ESTERO) 2010 27.776 17.328 Tabella 2.7.3. Quantità di pneumatici fuori uso importate ed esportate (anno 2010). 2.7.3 Linee guida e indirizzi della pianificazione regionale Per limitare la produzione di pneumatici fuori uso ed assicurarne una gestione eco-compatibile dei flussi è necessario: • ottimizzare, attraverso una corretta manutenzione, la durata media dei pneumatici, con la conseguente minimizzazione della quantità di rifiuti; • avviare alla ricostruzione i pneumatici ricostruibili. Le linee guida per avviare e sviluppare un buon sistema di recupero e riciclaggio dei pneumatici fuori uso si possono sintetizzare come: • promuovere degli accordi di programma con produttori, rivenditori ed importatori di pneumatici per agevolare gli adempimenti stabiliti dall’art. 228 del D.Lgs 152/2006 e s.m..i; • organizzare un efficace sistema di raccolta e gestione dei pneumatici in modo da limitare, fino a ridurre definitivamente, l’abbandono illecito di questo tipo di rifiuto; • promuovere le attività di recupero/riutilizzo dei pneumatici fuori uso e la ricerca di nuove modalità per riutilizzare e recuperare al meglio questa categoria di rifiuti, anche attraverso un uso differente da quello originario (es. pavimentazioni stradali; barriere anti-rumore, protezione della costa dall’erosione, ecc.). Per quanto concerne infine il settore agricolo, la citata DGRV n. 243 del 9 Febbraio 2010 prevede per il futuro le seguenti regole di gestione dei pneumatici fuori uso: 1. oltre a quelli già presenti in azienda si potranno utilizzare solamente i pneumatici in disuso dei propri mezzi aziendali; 2. non si potranno acquisire pneumatici fuori uso prodotti da terzi; 3. i pneumatici fuori uso, nell’attesa di essere adoperati all’interno dell’azienda agricola, dovranno essere custoditi in una platea pavimentata, accatastati e coperti; 4. al fine di contenere la prolificazione della zanzara tigre i pneumatici fuori uso dovranno inoltre essere trattati con insetticidi e dovrà essere limitato il ristagno d’acqua nella zona circostante; Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 444/560 5. una volta cessato l’uso dei pneumatici fuori uso dovranno essere avviati al recupero o allo smaltimento ad aziende autorizzate. Le Linee Guida e gli indirizzi di Piano prevedono pertanto di sviluppare, in collaborazione anche con i Consorzi senza scopo di lucro per il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e la destinazione finale degli PFU, creati dai principali produttori di pneumatici operanti in Italia per assolvere agli obblighi di cui all’art. 228 del D.Lgs. n. 152/2006 e al DM 11/04/2011, n. 82, le seguenti iniziative intese a : • Individuare le attività che generano il rifiuto-pneumatico (gommisti, stazioni di servizio, officine e, in generale, dei punti dove avviene il ricambio degli pneumatici) in modo tale da poter monitorare i luoghi in cui gli pneumatici vengono identificati come “fuori uso”, a cui si aggiungono i centri di demolizione di veicoli; • ottimizzare la parte logistica del sistema in particolare il trasporto dei PFU dai gommisti, ai centri di stoccaggio temporaneo, agli impianti di recupero in modo tale che sia possibile tracciare la filiera del PFU perché funzioni in maniera integrata ed efficiente; • garantire che il processo di raccolta sia in grado di alimentare tutti gli operatori in particolare le attività che effettuano il recupero dei PFU come materia per le loro produzioni. Il flusso dei PFU da raccogliere deve infatti essere costante e garantito per poter sostenere positivamente l’economia locale del recupero; • promuovere nuovi impieghi dei PFU in particolare nel campo del recupero di materia attraverso la ricerca e lo sviluppo di nuove applicazioni che possano utilizzare i materiali derivati dai PFU; la regione si impegna altresì ad adoperarsi anche per diffondere un’adeguata informazione per ampliarne le possibilità di uso, sia negli ambiti già conosciuti, sia in applicazioni innovative; • attivare, in collaborazione degli organi di controllo (Province, ARPAV, Forze dell’ordine), un’efficace azione di controllo per contrastare l’abbandono degli PFU o il loro utilizzo in modo illegale. Tutte queste iniziative tendono al raggiungimento di obiettivi minimi: • recupero energetico o di materiale per il 65% dei pneumatici fuori uso generati; • trattamento di ricostruzione per il 25% dei pneumatici fuori uso generati; • incremento della quota di reimpiego e conseguente riduzione del flusso di rifiuti generato; • abbandono dello smaltimento in discarica o della termodistruzione in assenza di recupero energetico. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 445/560 2.8 RIFIUTI DI OLI MINERALI USATI Gli oli minerali usati sono gli oli industriali o lubrificanti, a base minerale o sintetica, non più adatti allo scopo cui erano destinati, come ad esempio gli oli usati dei motori a combustione e dei sistemi di trasmissione, nonché gli oli impiegati per la lubrificazione di macchinari, turbine o comandi idraulici e quelli contenuti nei filtri usati. Nella definizione di oli usati rientrano anche le cosiddette “miscele oleose”, e cioè i composti usati, fluidi o liquidi, solo parzialmente formati da olio minerale o sintetico, compresi i residui oleosi di cisterna, i miscugli di acqua e olio e le emulsioni. 2.8.1 Inquadramento normativo La gestione degli oli minerali usati è normata dal D.Lgs. 27 gennaio 1992, n. 95 e ss.mm.ii. recante “Attuazione delle direttive 75/439/CEE e 87/101/CEE relative alla eliminazione degli oli usati” e dall’art. 236 del D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii.. Il D.Lgs. 95/92 stabilisce che il trattamento degli oli usati avvenga senza pericolo per la salute e l’ambiente. Nella gestione degli oli usati deve essere privilegiata la loro rigenerazione finalizzata alla produzione di basi lubrificanti. Nel caso in cui non sia possibile la rigenerazione, gli oli possono essere impiegati in impianti come combustibili (ad es. nei cementifici). Qualora neppure la combustione sia possibile, gli oli usati possono essere sottoposti a trattamenti chimici che li rendono adatti alla rigenerazione. Laddove neppure il trattamento ai fini della rigenerazione sia attuabile, si ricorre alla termodistruzione. Il decreto istituisce anche il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU), la cui attività e organizzazione sono più precisamente regolamentate dall’art. 236 del D.Lgs. 152/06. 2.8.2 Produzione di oli minerali usati La produzione di oli minerali usati nel Veneto nell’anno 2010 è stata pari a 69.371 tonnellate. Nella tabella 2.8.1 sono riportate le quantità di rifiuti prodotti in tonnellate individuati con codice CER a 4 cifre, suddivise per provincia. La sola provincia di Venezia produce il 53 % dei rifiuti di oli minerali prodotti nel territorio regionale. Dall’analisi della tipologia di rifiuti prodotti nel 2010, si nota come gli scarti di olio motore, olio per ingranaggi e oli lubrificanti siano quelli prodotti in maggiore quantità (26.340 t), costituendo un terzo dell’ammontare totale. Rivestono un ruolo rilevante anche i prodotti di separazione olio/acqua (18.608 t), gli oli di sentina (14.375 t) e i rifiuti di olio non specificati altrimenti (6.842 t). CER BL PD RO TV VE VI VR VENETO 1301 - scarti di oli per circuiti idraulici 40 238 902 571 214 396 165 2.527 1302 - scarti di olio motore, olio per ingranaggi e oli lubrificanti 401 3.176 1.616 4.314 3.299 3.705 9.829 26.340 1303 - oli isolanti e termoconduttori di scarto 4 143 55 39 122 115 100 579 1304 - oli di sentina 24 2 14.350 14.375 1305 - prodotti di separazione olio/acqua 281 324 73 627 16.325 477 501 18.608 1307 - rifiuti di carburanti liquidi 1 24 0 2 4 7 62 100 1308 - rifiuti di oli non specificati altrimenti 388 757 80 1.497 2.671 666 782 6.842 Totale complessivo 1.115 4.664 2.751 7.050 36.985 5.368 11.439 69.371 Tabella 2.8.1. Quantità di rifiuti di oli minerali usati prodotti nel Veneto nell’anno 2010. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 446/560 Per quanto riguarda la gestione di tale tipologia di rifiuti, è necessario distinguere tra le operazioni di recupero e quelle di smaltimento. La quantità di rifiuti recuperati, in Regione Veneto, è pari a 18.823 t mentre l’ammontare di rifiuti smaltiti è di 42.923 t. Nella tabella sottostante (tab. 2.8.2) sono riportate, in tonnellate, le quantità di rifiuti di oli minerali usati gestite, suddivise per provincia. Provincia Quantità recuperate (t) Quantità smaltite (t) Belluno 6 163 Padova 688 326 Rovigo 88 1 Treviso 9.310 9.944 Venezia 14.046 13.254 Vicenza 192 1.817 Verona 849 11.297 Totale 25.180 36.802 Tabella 2.8.2. Quantità in tonnellate di rifiuti gestiti nel 2010 nella Regione Veneto. Le operazioni di recupero effettuate su tale tipologia di rifiuti sono: R3, R4, R5 e R12. In particolare, circa 23.000 t delle 25.180 t recuperate nel Veneto, vengono avviate ad operazione di trattamento preliminare R12. Lo smaltimento avviene invece tramite le operazioni D8, D9, D10, D13, D14 e D15. Come già accennato nei paragrafi precedenti, le operazioni D13, D14 e D15 non sono operazioni di effettivo smaltimento; le quantità maggiori di rifiuti vengono smaltite attraverso operazione D9, per un ammontare di circa 22.458 t. 2.8.3 Linee guida e indirizzi della pianificazione regionale � Gestione degli oli usati da parte del privato cittadino: conferire il proprio olio usato, generalmente proveniente dalla manutenzione dell’automobile, presso l’ecocentro comunale, se questo è dotato degli appositi contenitori, oppure può contattare il COOU per conoscere il centro di raccolta più vicino. È comunque consigliabile provvedere al cambio dell’olio del proprio automezzo o motociclo presso un’autofficina o una stazione di servizio. � Gestione degli oli usati prodotti dalle attività produttive Le aziende che producono o detengono oli minerali usati devono obbligatoriamente conferirli al COOU per mezzo dei concessionari della raccolta o delle ditte autorizzate. Nelle operazioni di stoccaggi presso le aziende, prima del loro conferimento a soggetti autorizzati, gli oli devono essere stoccati evitando la miscelazione con emulsioni o con altre sostanze. Nel territorio della Regione Veneto, la rete di raccolta e di gestione degli oli usati è sufficientemente ampia; sono presenti cinque centri concessionari di raccolta degli oli per il loro successivo avvio alla rigenerazione. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 447/560 2.9 RIFIUTI DA BATTERIE I rifiuti da batterie, data la loro particolare composizione, sono particolarmente dannosi per la salute e l’ambiente e pertanto devono essere raccolti separatamente e avviati a idoneo trattamento. In base alla Direttiva 2006/66/CE si intende per: 1. «pila» o «accumulatore»: una fonte di energia elettrica ottenuta mediante trasformazione diretta di energia chimica, costituita da uno o più elementi primari (non ricaricabili) o da uno o più elementi secondari (ricaricabili); 2. «pacco batterie»: un gruppo di pile o accumulatori collegati tra loro e/o racchiusi come un'unità singola e a sé stante con un involucro esterno non destinato ad essere lacerato o aperto dall'utilizzatore; 3. «pile o accumulatori portatili»: le pile, le pile a bottone, i pacchi batteria o gli accumulatori che sono sigillati, trasportabili a mano e non costituiscono pile o accumulatori industriali né batterie o accumulatori per autoveicoli; 4. «pile a bottone»: piccole pile o accumulatori portatili di forma rotonda, di diametro superiore all'altezza, utilizzati a fini speciali in prodotti quali protesi acustiche, orologi e piccoli apparecchi portatili e come energia di riserva; 5. «batterie o accumulatori per autoveicoli»: le batterie o gli accumulatori utilizzati per l'avviamento, l'illuminazione e l'accensione; 6. «pile o accumulatori industriali»: le pile o gli accumulatori progettati esclusivamente a uso industriale o professionale, o utilizzati in qualsiasi tipo di veicoli elettrici. 2.9.1 Inquadramento normativo Le norme di riferimento in materia di produzione e gestione dei rifiuti da batterie sono di seguito riassunte: Direttiva n. 2006/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e che abroga la direttiva 91/157/CEE (G.U.U.E. 26 settembre 2006, n. L 266); D.Lgs. n.188 del 20 novembre 2008, che recepisce la direttiva 2006/66/CE; D.Lgs. n. 21/2011; D. Lgs. n. 152/2006 e ss.mm.ii; Legge n. 475/88. In particolare, il D. Lgs. n. 188/08, in attuazione della Direttiva Comunitaria 2006/66/CE concernente pile, accumulatori e relativi rifiuti, dispone che il sistema di gestione sia improntato in maniera quasi esclusiva sulla responsabilità dei produttori di pile e di accumulatori, ai quali si chiede di sovvenzionare tutte le operazioni (dall’informazione ai cittadini, alla raccolta differenziata dei rifiuti), nonché di finanziare la realizzazione di sistemi di trattamento e di riciclaggio dei rifiuti di pile e di accumulatori. Sono dunque i produttori che devono farsi carico in maniera globale di tutti gli oneri inerenti la raccolta, il trattamento ed il riciclaggio delle pile e degli accumulatori, siano essi portatili, industriali o di veicoli, in qualunque momento immessi sul mercato. In questo senso la normativa ha previsto una gestione del tutto similare a quella dei RAEE. Tutti i produttori dovevano iscriversi, entro il 18 giugno 2009, al Registro Nazionale, istituito presso il Ministero dell’Ambiente. A seguito di tale registrazione viene rilasciato un numero di iscrizione che deve essere obbligatoriamente riportato nei documenti di trasporto e nelle fatture commerciali. Annualmente deve essere data comunicazione al Registro dei dati relativi alle pile e agli accumulatori immessi sul mercato. I produttori devono inoltre Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 448/560 partecipare, singolarmente o in forma collettiva, al Centro di Coordinamento, che ha il compito di ottimizzare le attività dei sistemi collettivi e di incrementare le percentuali di raccolta e riciclaggio. Il Comitato di Vigilanza e Controllo, istituito per i RAEE, assume infine le stesse funzioni anche per quanto concerne pile e accumulatori. La normativa di riferimento relativa a pile e accumulatori e rifiuti di pile e accumulatori è quindi il D.Lgs. n. 188 del 20 novembre 2008 s.m.i., attuazione della direttiva 2006/66/CE. Il provvedimento, come modificato dal D.Lgs. n. 21/11, attua la direttiva europea in maniera rigorosa. La direttiva 2006/66/CE punta a organizzare non solo un consumo, ma anche una produzione sostenibile. Sono previste infatti disposizioni che disciplinano la raccolta, il ritiro e la produzione di tutti i tipi di pile e sono fissati obiettivi di raccolta che devono essere raggiunti a livello nazionale: raccolta di almeno il 25% delle pile portatili utilizzate annualmente in ogni Stato membro entro il 2012, per raggiungere il 45% entro il 2016; obbligo di riciclare tutte le pile raccolte (con le eventuali deroghe per le pile portatili pericolose); limitazioni all’uso del mercurio in tutte le pile e all’uso del cadmio nelle pile portatili; divieto di smaltimento in discarica o mediante incenerimento delle pile industriali o delle batterie per autoveicoli; adozione di requisiti specifici per i processi di riciclo dei diversi tipi di pile (obbligatorietà di soddisfare determinati livelli di efficienza); obbligo per i produttori di pile, in conformità al principio della responsabilità del produttore, di finanziare i costi della raccolta, del trattamento e del riciclaggio delle pile usate. Nell’allegato I al D.Lgs n. 188 sono indicati i criteri di calcolo per il controllo della conformità con gli obiettivi di raccolta di pile e accumulatori. Per raggiungere tali obiettivi i produttori o i terzi che agiscono in loro nome devono organizzare e gestire, su base individuale o collettiva, sostenendone i relativi costi, sistemi di raccolta separata di pile e accumulatori portatili idonei a coprire in modo omogeneo tutto il territorio nazionale. Gli stessi soggetti, entro il 26 settembre 2009, devono inoltre istituire sistemi per il trattamento e il riciclaggio di tutti i rifiuti di pile e accumulatori che rispondano a requisiti minimi fissati nell’Allegato II. Ad esempio, è richiesto che il trattamento comprenda almeno la rimozione di tutti i fluidi e gli acidi. Il Consorzio nazionale per la raccolta e il trattamento nelle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi agisce per il conseguimento degli obiettivi previsti dalla normativa. In rispondenza a quanto previsto dal D.Lgs. n. 188 del 2008, il COBAT funge da sistema di raccolta, trattamento e riciclo di rifiuti di pile ed accumulatori. Molte aziende leader di produttori di nuove pile ed accumulatori operanti in Italia, hanno scelto di delegare il COBAT alla realizzazione di un corretto sistema di trattamento delle pile e degli accumulatori a fine vita. Il Cobat, quindi, tramite una capillare rete di raccolta, svolge sull’intero territorio nazionale la raccolta del rifiuto ed il suo successivo conferimento presso impianti di trattamento e riciclo. Per i processi di riciclaggio sono invece fissate delle efficienze minime da raggiungere entro il 26 settembre 2011: • riciclaggio del 65% in peso medio di pile e accumulatori al piombo/acido e massimo riciclaggio del contenuto di piombo che sia tecnicamente possibile evitando costi eccessivi; • riciclaggio del 75% in peso medio di pile e accumulatori al nichel/cadmio e massimo riciclaggio del contenuto di cadmio che sia tecnicamente possibile evitando costi eccessivi; • riciclaggio del 50% in peso medio degli altri rifiuti di pile e accumulatori. Lo smaltimento in discarica o mediante incenerimento dei rifiuti di pile e accumulatori industriali e per veicoli è vietato dall’art. 12; è fatta eccezione per i residui dei rifiuti sottoposti a trattamento o riciclaggio. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 449/560 2.9.2 Produzione di rifiuti da batterie Nel 2010, la produzione di rifiuti da batterie nel territorio regionale è stata pari a 19.740 t. Come si evince dalla tabella 2.9.1, che riporta le quantità prodotte per CER e per provincia nel territorio regionale, più del 99 % dei rifiuti da batteria prodotti nel 2010 è caratterizzato dalle batterie al piombo (CER 160601*). CER BL PD RO TV VE VI VR VENETO 160601* - Batterie al piombo 325 4.992 706 2.909 1.934 4.365 4.341 19.572 160602* - batterie al nichel-cadmio 1 5 0 6 32 7 6 57 160603* - batterie contenenti mercurio 0 0 0 0 160604 - batterie alcaline (tranne 160603) 0 7 1 5 23 12 5 53 160605 - altre batterie e accumulatori 2 1 2 9 17 3 2 37 160606* - elettroliti di batterie ed accumulatori, oggetto di raccolta differenziata 0 3 7 5 2 2 20 Totale 328 5.008 709 2.937 2.012 4.390 4.355 19.740 Tabella 2.9.1. Quantità di rifiuti da batterie prodotti nel Veneto nell’anno 2010. La gestione dei rifiuti da batteria nel 2010 mostra che 1816 t sono state inviate a recupero e solamente 70 t a smaltimento (Tab. 2.9.2). Provincia Quantità recuperate (t) Quantità Smaltite (t) Belluno 6 30 Padova 352 2 Rovigo 25 0 Treviso 245 9 Venezia 362 8 Vicenza 95 4 Verona 731 17 Totale 1.816 70 Tabella 2.9.2. Quantità in tonnellate di rifiuti gestiti nel 2010 nel Veneto. Le operazioni di recupero che vengono effettuate su questa tipologia di rifiuti sono R12 e R13 con una quantità rispettivamente di 105 t e 1.711 t. Le operazioni di smaltimento invece sono D13, D14 e D15 con una predominanza, a livello quantitativo, dell’operazione di D15 “Deposito preliminare alle operazioni da D1 a D14” e (D14) “Ricondizionamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D13” che però non rappresentano, come già definito, effettive operazione di smaltimento. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 450/560 2.9.3 Linee guida e indirizzi della pianificazione regionale Come anticipato, il conseguimento degli obiettivi posti dalla normativa rimane in capo ai produttori delle batterie e ai loro organismi associativi; la Regione intende orientare le attività di gestione nella direzione di massimizzare il recupero attraverso l’implementazione di specifiche azioni. Le batterie e gli accumulatori esausti, se eliminati in modo scorretto, possono trasformarsi in potenti agenti d'inquinamento: infatti il piombo e gli altri metalli pesanti, nonché l’elettrolita acido in essi contenuto costituiscono dei rifiuti ad alto potenziale sia tossicologico che ecotossicologico e quindi devono essere adeguatamente gestiti e richiedono pertanto particolare attenzione sin dalla fase della raccolta. Parimenti, se raccolti e riutilizzati, batterie e accumulatori esausti forniscono un importante contributo in termini di risparmi di materie prime, come piombo e di energia. In base alle attività di gestione effettuate nel Veneto, operazioni di recupero/smaltimento di batterie e accumulatori, risulta possibile valutare che la gestione dei CER 16.06* rispetta sostanzialmente quanto imposto dalla normativa di riferimento. Per la gestione del flusso di rifiuti in analisi risulta opportuno prevedere specifici accordi con il COBAT così che questo costituisca in tutta la regione un canale privilegiato per la gestione di tali rifiuti. A tal proposito la Regione promuoverà azioni di informazione e sensibilizzazione finalizzate a una corretta gestione del rifiuto costituito dalle batterie al piombo esauste e alla sottoscrizione di convenzioni con il Consorzio. Parallelamente sarà importante promuovere i conferimenti, soprattutto per quanto concerne le piccole utenze attraverso specifici circuiti di “microraccolta”. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 451/560 2.10 RIFIUTI AGRICOLI I rifiuti agricoli sono identificati dall’art. 184, comma 3, lettera a), del D. Lgs. 152/2006 che li classifica come rifiuti speciali e prodotti dall’ambito della normale attività derivante “da attività agricole e agro-industriali”. I rifiuti agricoli sono inoltre codificati con la nomenclatura tecnica come rifiuti della produzione primaria (tabella 2.10.1). Possono essere sottoprodotti (e quindi non rifiuti): i materiali fecali e vegetali provenienti da attività agricole utilizzati nelle attività agricole o in impianti aziendali o interaziendali per produrre energia, calore o biogas; i materiali litoidi o le terre da coltivazione, anche sotto forma di fanghi, provenienti dalla pulizia e dal lavaggio dei prodotti agricoli e riutilizzati nelle normali pratiche agricole e di conduzione dei fondi. CER Descrizione 02 01 Rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca 02 01 01 Fanghi da operazioni di lavaggio e pulizia 02 01 02 Scarti di tessuti animali 02 01 03 Scarti di tessuti vegetali 02 01 04 Rifiuti plastici (ad esclusione degli imballaggi) 02 01 06 Feci animali, urine e letame, effluenti, raccolti separatamente e trattati fuori sito 02 01 07 Rifiuti della silvicoltura 02 01 08* Rifiuti agrochimici contenenti sostanze pericolose 02 01 09 Rifiuti agrochimici diversi di cui alla voce 02 01 08 02 01 10 Rifiuti metallici 02 01 99 Rifiuti non specificati altrimenti 13 00 Oli esauriti di combustibili liquidi (tranne oli commestibili ed oli di cui al capitolo 05, 12, 19) 13 01 Scarti di oli per circuiti idraulici 13 01 01* Oli per circuiti idraulici contenenti PCB 13 01 04* Emulsioni clorurate 13 01 05* Emulsioni non clorurate 13 01 09* Oli minerali per circuiti idraulici, clorurati 13 01 10* Oli minerali per circuiti idraulici, non clorurati 13 01 11* Oli sintetici per circuiti idraulici 13 01 12* Oli per circuiti idraulici facilmente biodegradabili 13 01 13* Altri oli per circuiti idraulici 13 02 Scarti di olio motore, olio per ingranaggi e oli lubrificanti 13 02 04* Scarti di olio minerale per motori, ingranaggi, e lubrificazione, clorurati 13 02 05* Scarti di olio minerale per motori, ingranaggi, e lubrificazione, non clorurati 13 02 06* Scarti di olio sintetico per motori, ingranaggi e lubrificazione 13 02 07* Olio per motori, ingranaggi, lubrificazione, facilmente biodegradabili 13 02 08* Altri oli per motori, lubrificazione e ingranaggi 15 00 Rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) 15 01 Imballaggi (compresi i rifiuti urbani di imballaggio oggetto di raccolta differenziata) 15 01 01 Imballaggi di carta e cartone 15 01 02 Imballaggi di plastica 15 01 03 Imballaggi in legno 15 01 04 Imballaggi metallici 15 01 05 Imballaggi in materiali compositi 15 01 06 Imballaggi in materiali misti Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 452/560 CER Descrizione 15 01 07 Imballaggi in vetro 15 01 09 Imballaggi in materia tessile 15 01 10* Imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati da tali sostanze 15 01 11* Imballaggi metallici contenenti matrici solide porose pericolose (ad esempio amianto), comprese i contenitori a pressione vuoti 15 02 Assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi 15 02 02* Assorbenti, materiali filtranti (inclusi filtri dell’olio non specificati altrimenti), stracci e indumenti protettivi, contaminati da sostanze pericolose 15 02 03 Assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi, diversi di cui alla voce 15 02 02 16 00 Rifiuti non specificati altrimenti nell’elenco 16 01 Veicoli fuori uso appartenenti a diversi modi di trasporto (comprese le macchine mobili non stradali) e rifiuti prodotti dallo smantellamento di veicoli fuori uso a dalla manutenzione di veicoli (tranne 13, 14, 16 06 e 16 08) 16 01 03 Pneumatici fuori uso 16 01 04* Veicoli fuori uso 16 01 06 Veicoli fuori uso, non contenenti liquidi né altre componenti pericolose 16 01 07* Filtri dell’olio 16 01 08* Componenti contenenti mercurio 16 01 09* Componenti contenenti PCB 16 01 10* Componenti esplosivi (ad esempio “air bag” 16 01 11* Pastiglie per freni, contenenti amianto 16 01 12 Pastiglie per freni diverse di cui alla voce 16 01 11 16 01 13* Liquidi per freni 16 01 14* Liquidi antigelo contenenti sostanze pericolose 16 01 15 Liquidi antigelo diversi di cui alla voce 16 01 14 16 01 16 Serbatoi per gas liquido 16 01 17 Metalli ferrosi 16 01 18 Metalli non ferrosi 16 01 19 Plastica 16 01 20 Vetro 16 01 21* Componenti pericolosi diversi di cui alle voci da 16 01 07 a 16 01 11, 16 01 13 e 16 01 14 16 01 22 Componenti non specificati altrimenti 16 01 99 Rifiuti non specificati altrimenti 16 02 Scarti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche 16 02 09* Trasformatori o condensatori contenenti PCB 16 02 10* Apparecchiature fuori uso contenenti PCB o da essi contaminate, diverse da quelle di cui alla voce 16 02 99 16 02 11* Apparecchiature fuori uso contenenti clorofluorocarburi, HCFC, HFC 16 02 12* Apparecchiature fuori uso contenenti amianto in fibre libere 16 02 13* Apparecchiature fuori uso, contenenti componenti pericolosi diversi da quelli di cui alle voci 16 02 09 e 16 02 12 16 02 14 Apparecchiature fuori uso diversi da quelli di cui alle voci 16 02 09 e 16 02 13 16 02 15* Componenti pericolosi rimossi da apparecchiature fuori uso 16 02 16 Componenti rimossi da apparecchiature fuori uso, diversi di cui alla voce 16 02 15 16 06 Batterie ed accumulatori 16 06 01* Batterie al piombo 16 06 02* Batterie al nichel-cadmio 16 06 03* Batterie contenenti mercurio 16 06 04 Batterie alcaline (tranne 16 06 03) 16 06 05 Altre batterie ed accumulatori 16 06 06* Elettroliti di batterie e accumulatori, oggetto di raccolta differenziata. Tabella 2.10.1: Rifiuti agricoli e relativo codice CER Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 453/560 2.10.1 Inquadramento normativo Il D.Lgs. 3 aprile 2006 n.152 classifica come rifiuti speciali i rifiuti generati da attività agricole (art.184) e precisa, inoltre, (art.185) che non rientrano nel campo di applicazione della normativa sui rifiuti: 1. […] f) le materie fecali, se non contemplate dal comma 2, lettera b), paglia, sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa mediante processi o metodi che non danneggiano l'ambiente né mettono in pericolo la salute umana. 2. Sono esclusi dall'ambito di applicazione della parte quarta del presente decreto, in quanto regolati da altre disposizioni normative comunitarie, ivi incluse le rispettive norme nazionali di recepimento: […] b) i sottoprodotti di origine animale, compresi i prodotti trasformati, contemplati dal regolamento (CE) n. 1774/2002, eccetto quelli destinati all'incenerimento, allo smaltimento in discarica o all'utilizzo in un impianto di produzione di biogas o di compostaggio; c) le carcasse di animali morti per cause diverse dalla macellazione, compresi gli animali abbattuti per eradicare epizoozie, e smaltite in conformità del regolamento (CE) n. 1774/2002; Tra le diverse tipologie di rifiuti speciali generalmente prodotte dalle attività agricole, alcune sono classificate nell’allegato D alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006 come pericolose: oli e filtri, batterie, rifiuti fitosanitari. Gli imprenditori agricoli devono effettuare la comunicazione annuale al catasto per i rifiuti pericolosi prodotti (dichiarazione MUD/SISTRI) e tenere un registro di carico e scarico, fatta eccezione per gli imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 del codice civile con un volume di affari annuo non superiore a € 8.000 (art. 189, c. 3 D.Lgs. 152/06 nel testo previgente alla sostituzione operata con D.Lgs. n. 205/2010 fino alla piena operatività del SISTRI e L. 70/94). I titolari delle aree di accumulo praticano agevolazioni sulle tariffe che i soggetti sono tenuti a corrispondere per il conferimento degli imballaggi usati e dei rifiuti in precedenza specificati. A tale scopo i titolari si impegnano a definire con le Associazioni firmatarie dell’accordo, i corrispettivi del servizio da praticare agli iscritti delle associazioni medesime. In particolare, le associazioni di categoria che gestiscono aree di accumulo collettivo individuano modalità di incentivazione economica, per il conferimento dei rifiuti speciali e degli imballaggi usati per contenerli, derivanti dall'impiego di prodotti acquistati dai soci presso i punti vendita dell'associazione stessa. Va evidenziato inoltre il problema sulla gestione dei rifiuti indicati con la denominazione: “contenitori vuoti di prodotti fitosanitari”. Ai fini del presente Piano si intende: � per contenitore vuoto di prodotto fitosanitario l’imballaggio primario che ha contenuto il prodotto o comunque l’imballaggio che con esso è venuto a contatto diretto; � per prodotto fitosanitario le sostanze attive ed i preparati contenenti una o più sostanze attive, definiti dall’art. 2, comma 1 ,lett. a) del D. Lgs. 17 marzo 1995, n. 194, nelle forme in cui sono forniti all’utilizzatore finale e destinati a proteggere i vegetali e i prodotti vegetali da organismi nocivi o a prevenirne gli effetti. � per utilizzatore finale le imprese agricole di cui all’art. 2135 del Codice civile o altre tipologie di utilizzatori professionali o non professionali di prodotti fitosanitari. La Regione Veneto ha predisposto con D.G.R. n. 1261 del 20/04/1999 che tali contenitori, dopo essere stati bonificati, attraverso apposite operazioni di lavaggio e sterilizzazione (Allegato A), condotte all’interno dell’impresa agricola, possono essere considerati, al fine del loro smaltimento, come rifiuti speciali non pericolosi assimilabili agli urbani. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 454/560 I contenitori vuoti di prodotti fitosanitari possono, quindi, essere sottoposti a bonifica da parte dei singoli produttori agricoli. La bonifica consiste in lavaggi con acqua finalizzati a rimuovere dal contenitore residui di prodotto ancora presenti. L'acqua di lavaggio sarà aggiunta alla sospensione del prodotto per il successivo riutilizzo. Il conferimento presso l'area di accumulo temporaneo e/o messa in riserva, dei contenitori bonificati, dovrà avvenire utilizzando dei sacchi provvisti di etichetta nella quale vanno indicati gli estremi identificativi del conferente. Nei sacchi destinati al conferimento dei contenitori bonificati non possono essere immessi: • imballaggi contenenti prodotti fitosanitari non utilizzati o solo parzialmente utilizzati; • imballaggi vuoti che non siano stati sottoposti alle operazioni di lavaggio secondo la procedura stabilita; • qualsiasi altro materiale o sostanza diversa dai contenitori o loro parti accessorie sottoposte ad operazioni di lavaggio. Per facilitare a livello amministrativo la gestione di particolari tipi di rifiuti, l’art. 206 del D. Lgs. 152/2006 prevede la possibilità di stipulare accordi o contratti di programma. Dal 1999 in poi, nel settore agricolo sono stati sottoscritti accordi di programma o protocolli tra le imprese agricole e le Province di Padova, Venezia, Treviso, Verona, Vicenza e Rovigo, gli Enti di Bacino per la gestione dei rifiuti e le Organizzazioni professionali agricole per la costituzione di Servizi Pubblici di raccolta e trasporto di rifiuti agricoli, come servizio di integrazione alla gestione di rifiuti speciali. I centri di raccolta idonei al conferimento dei contenitori vuoti di prodotti fitosanitari sono: gli impianti di stoccaggio di altre tipologie di rifiuti speciali, gestite da operatori autorizzati, che abbiano le stesse caratteristiche delle strutture previste dal presente Piano per la gestione dei rifiuti agricoli pericolosi e gestite dal servizio pubblico (ECOCENTRI); analoghe aree appositamente attrezzate, eventualmente collocate presso Consorzi Agrari, imprese agricole e/o consorzi e cooperative di imprese agricole, nonché strutture di commercializzazione di prodotti e articoli per l’agricoltura. 2.10.2 Produzione di rifiuti agricoli I dati relativi alla produzione e gestione dei rifiuti agricoli nel Veneto si riferiscono ai soli codici CER pericolosi in quanto sono gli unici ad essere soggetti all’obbligo di dichiarazione attraverso il MUD. Di conseguenza, di seguito si riportano i dati relativi al solo codice di rifiuti agricoli pericoloso: CER 020108* rifiuti agrochimici contenenti sostanze pericolose. Per quanto riguarda la produzione, nel 2010 l’ammontare è stato pari a 20,2 tonnellate (Tab. 2.10.2). La maggior quantità di tale rifiuto pericoloso viene prodotta in provincia di Treviso. CER BL PD RO TV VE VI VR VENETO 020108* 0,0 1,0 0,2 15,1 0,5 1,4 2,1 20,2 Tabella 2.10.2 Produzione del codice CER 020108* nel territorio regionale (anno 2010). La quantità gestita nel 2010 risulta pari a 77 tonnellate distinte in 76, t smaltite e 1 tonnellate inviate a recupero attraverso le operazioni R3 – Riciclo/Recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi (comprese le operazioni di compostaggio e altre trasformazioni biologiche). Le operazioni di smaltimento effettuate sul CER 020108* sono invece D9, D13, e D15. Circa il 75% del rifiuto smaltito è sottoposto ad un “Raggruppamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D12” (D13). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 455/560 2.10.3 Linee guida e indirizzi della pianificazione regionale In conformità a quanto previsto dalla normativa vigente in materia di rifiuti e dalla pianificazione regionale di settore, i criteri che devono regolare la gestione dei rifiuti agricoli sono i seguenti: riduzione alla fonte della produzione dei rifiuti agricoli, ivi compreso ogni intervento idoneo a minimizzare o ridurne le eventuali caratteristiche di pericolosità; promozione di tutte le forme di recupero di materia, riciclaggio e reimpiego dei rifiuti agricoli suscettibili di riutilizzazione come materie prime equivalenti nello stesso ciclo originario o, previo idoneo trattamento, in altri cicli di trasformazione (ad esempio rifiuti di imballaggio, rifiuti in polietilene, scarti vegetali compostabili ecc.); in via subordinata e/o laddove il recupero di materia non sia tecnicamente praticabile, valorizzazione dei contenuti energetici delle frazioni dei rifiuti agricoli combustibili (biomasse ed altri residui vegetali ligneo-cellulosici, altri residui di lavorazione quali ad esempio lolla, pula e residui fini della trebbiatura ecc.); conferimento in impianti di discarica controllata per le sole tipologie di rifiuti agricoli non altrimenti recuperabili e/o per le frazioni derivanti dal recupero e riciclaggio dei medesimi rifiuti. L’agricoltura nel Veneto è un’attività che richiede la massima attenzione, sia per il pregio delle produzioni, sia perché riguarda una superficie significativa dell’intero territorio, per questo motivo è da ritenersi di particolare importanza la corretta gestione dei rifiuti agricoli al fine di tutelare l’ambiente ed il paesaggio, agevolando in tal senso le attività degli operatori agricoli. La Regione persegue quindi l’ottimizzazione della gestione dei rifiuti derivanti dalle attività agricole al fine di avviarli al recupero e al corretto smaltimento, con particolare riferimento ai rifiuti pericolosi. I principali flussi di rifiuti agricoli riciclabili che possono essere interessati da sistemi organizzati di raccolta differenziata sono: • imballaggi in carta e cartone; • imballaggi in polietilene (film) e in altri polimeri e altri rifiuti plastici; • altri imballaggi compositi o poliaccoppiati; • imballaggi in legno (pallet, cassette da ortofrutta) e altri rifiuti legnosi; • imballaggi in vetro e altri rifiuti di vetro; • imballaggi metallici e altri rifiuti di metallo; • pneumatici fuori uso; • oli minerali usati; • batterie e accumulatori. Come già descritto in precedenza la Regione ha provveduto a promuovere specifici accordi di programma in materia e Linee Guida per la corretta gestione dei contenitori dei prodotti fitosanitari, nonché per l’utilizzo degli pneumatici in agricoltura. La Regione del Veneto si è adoperata e continuerà a perseguire le iniziative per la stipula di accordi di programma a livello provinciale per la raccolta dei rifiuti agricoli tra gli Enti di gestione del servizio pubblico e le Associazioni professionali di categoria. La Regione Veneto, infine, con DGRV n. 243/2010 ha disciplinato l’utilizzo nelle aziende agricole di pneumatici fuori uso per ancorare i teli di copertura di silos orizzontali e garantire al trinciato di mais stoccato una adeguata maturazione e conservazione (vedi capitolo 2.7). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 456/560 3. PROGRAMMA PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI BIODEGRADABILI DA COLLOCARE IN DISCARICA (RUB) 3.1 IL D.LGS. 36/03 E LA RIDUZIONE DEL CONFERIMENTO DEI RUB IN DISCARICA Il D. Lgs. n. 36 del 13/01/03, recante l’attuazione della Direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti, prevede all’art. 5, che i quantitativi massimi di RUB che possono essere conferiti in discarica all’interno di ogni ATO o Provincia siano: 173 kg/ab * anno entro il 27/03/2008; 115 kg/ab * anno entro il 27/03/2011; 81 kg/ab * anno entro il 27/03/2018. L’obiettivo del decreto è quello di limitare gli impatti ambientali legati alla trasformazione del RUB in discarica, ovvero la produzione di biogas e percolato per lunghi periodi. Le strategie per raggiungere questi quantitativi massimi sono principalmente: la raccolta differenziata e il recupero dei RUB (compostaggio e digestione anaerobica di FORSU e verde, il riciclaggio della carta e del cartone); il pretrattamento dei RUB prima dell’avvio in discarica (biostabilizzazione); il recupero energetico (incenerimento). Per il calcolo del RUB avviato in discarica si fa riferimento al “Documento interregionale per la predisposizione del Programma di riduzione dei rifiuti biodegradabili da smaltire in discarica ai sensi dell’art. 5 del D. Lgs. n. 36/03”, approvato dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome in data 4 marzo 2004. Con DGRV N. 2155 del 13/12/2011 è stato aggiornato il Programma regionale per la riduzione dei rifiuti urbani biodegradabili da avviare i discarica (RUB), adottato con Deliberazione del Consiglio regionale del Veneto n. 76 del 15/06/2006, per le annualità 2009 e 2010. Così come previsto dal Documento interregionale di indirizzo approvato dalla Conferenza dei Presidenti in data 4 marzo 2004, è stata aggiornata, sulla base dei calcoli effettuati relativamente alle annualità 2009-2010, la tabella programmatica di seguito riportata (figura 3.1). Per maggior comodità e con lo scopo di mantenere sempre in evidenza gli obiettivi indicati dalla norma, sono state inserite nella tabella programmatica anche le colonne con i valori di riferimento previsti dal D. Lgs. 36/03, relativamente alle scadenze individuate dallo stesso. Come si evince dalla tabella, già nel 2003, era stato raggiunto l’obiettivo previsto per il 2008 (173 Kg/ab*anno) in tutti gli ATO della Regione Veneto; va oggi evidenziato che nel 2010 è stato raggiunto, in tutti gli ATO, anche l’obiettivo previsto per il 2018 (81 Kg/ab*anno). Anche a livello regionale l’obiettivo del 2018 risulta già raggiunto dall’annualità 2008: il quantitativo procapite di rifiuti biodegradabili avviati in discarica, calcolato su base regionale, si è praticamente dimezzato in 6 anni (dal 2002 al 2008) fino ad attestarsi, nel 2010, al valore di 37 kg, pari a circa un terzo del quantitativo registrato nel 2002. In particolare, con riferimento alle ultime tre annualità si evidenzia quanto segue: L’ATO di Belluno, che fino al 2009 registrava valori di RUB procapite avviato in discarica superiori al valore obiettivo del 2011, ha centrato nel 2010 addirittura l’obiettivo previsto per il 2018. Tale risultato è dovuto principalmente al forte incremento della raccolta differenziata (+7% nel 2010 rispetto al Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 457/560 2009), oltre ai maggiori quantitativi di sovvallo, derivante dalla separazione del rifiuto secco residuo, avviato ad incenerimento, anziché in discarica. Un grande balzo in avanti è stato compiuto anche dall’ATO di Venezia che nel 2010 ha avviato in discarica un quantitativo procapite di RUB pari a circa un quarto del valore registrato nel 2008: di fatto in questo ambito risultano ben sviluppate sia la filiera del trattamento meccanico finalizzato alla produzione di CDR che quella della combustione del rifiuto urbano residuo, le quali riescono ad intercettare quantitativi cospicui di RUB anche a fronte di una percentuale di raccolta differenziata ancora inferiore al 50% e comunque notevolmente più bassa (insieme a VR est) rispetto ai valori degli altri ATO. Da notare poi l’ottima performance degli ATO di Treviso e di Rovigo che nel 2010 hanno visto praticamente dimezzare il quantitativo procapite di RUB avviato in discarica rispetto al valore registrato nel 2008. Tali risultati sono legati rispettivamente all’aumento del quantitativo di CDR avviato a combustione e sopravaglio avviato a produzione di CDR e successiva combustione (per ATO Treviso) ed ad un aumento dell’efficienza del trattamento biologico finalizzato alla produzione di BD (per ATO Rovigo). Discorso a parte va fatto per i tre ATO della Provincia di Verona che hanno risentito delle vicende riguardanti i principali impianti del territorio, con particolare riferimento alla chiusura della discarica di Pescantina, al fermo continuativo - e ancora in essere - della sezione di incenerimento con recupero di energia di Cà del Bue e alla ripresa a pieno regime della funzionalità dell’impianto di biostabilizzazione di Legnago; ciononostante, pur essendo stati registrati dati altalenanti in tutte le annualità di riferimento (così come in quelle precedenti), si evidenzia che i quantitativi di RUB procapite avviato in discarica sono stati sempre al di sotto della soglia degli 81 Kg/ab*anno prevista per il 2018. Va inoltre rilevato che in tutte e tre le annualità di riferimento l’ATO Verona Ovest ha fatto registrare i valori più bassi di RUB procapite avviato in discarica rispetto agli altri ATO della Regione Veneto (addirittura 5 Kg/ab*anno nel 2010): tale dato deriva essenzialmente dal fatto che il rifiuto residuo prodotto in questo ambito - a differenza di quanto avviene negli altri due ATO del veronese - viene inviato nella sua totalità all’impianto di selezione di Cà del Bue che porta in discarica, a valle dei propri trattamenti, quantitativi di rifiuto relativamente modesti. 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 BELLUNO 180 154 143 123 136 121 129 135 80 115* 81 * PADOVA 108 96 96 105 101 93 85 70 60 ROVIGO 176 92 57 60 72 66 60 36 26 TREVISO 87 74 51 59 36 35 39 35 18 VENEZIA 223 159 147 115 111 105 90 45 23 VERONA EST 127 132 122 97 108 141 27 79 37 VR OVEST 149 127 132 139 135 40 13 26 5 VERONA SUD 84 89 87 112 88 103 100 54 79 VICENZA 90 89 72 86 79 80 65 62 41 REGIONE 133 110 98 96 88 82 65 56 37 115* 81 * Obiettivi individuati dal D. Lgs. 36/2003 per il 2008 (173 kg/ab-anno), 2011 (115 kg/ab-anno) e 2018 (81 kg/ab-anno). Fig. 3.1 Tabella Programmatica. ATO RUB in discarica Kg/abitante*anno Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 458/560 Buoni infine i risultati degli ATO di Padova e Vicenza che, pur con variazioni più contenute, hanno visto anche in queste ultime annualità una costante diminuzione del quantitativo procapite di RUB avviato in discarica. Come si evince anche dalla figura 3.2 è confermata ancora una volta la diretta proporzionalità tra la percentuale di raccolta differenziata del rifiuto urbano e la percentuale di intercettazione del RUB mediante appunto RD; la correlazione risulta un po’ più debole per valori bassi della raccolta differenziata mentre è più che soddisfacente per valori più alti: ciò è dovuto al fatto che il raggiungimento di percentuali elevate di RD è strettamente legato all’attivazione ed allo sviluppo della raccolta dell’umido. R2 = 0,9434 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 0 10 20 30 40 50 60 70 80 % RD % R U B i n te rc e tt a to c o n R D Fig. 3.2 Correlazione tra RD e % RUB intercettato con RD. Analizzando le destinazioni del RUB che residua a valle della raccolta differenziata, si notano da ATO ad ATO differenti modalità di gestione di questa categoria di rifiuto: tali modalità risultano fortemente condizionate dalla tipologia di impianti presenti nel territorio di ciascun ATO. In linea generale va evidenziato che negli anni è aumentato il quantitativo di RUB avviato a trattamento presso impianti di selezione meccanica e trattamento biologico dei rifiuti urbani; è altresì aumentato il quantitativo totale del RUB avviato a combustione, ivi compreso quello presente nel CDR e nel rifiuto in uscita dai medesimi impianti di trattamento (figura 3.3). La percentuale del RUB residuo avviato complessivamente a combustione è naturalmente più alta negli ATO ove sono ubicati i termovalorizzatori di rifiuti urbani del Veneto e, in particolare, in quelli di Padova, Vicenza e Venezia. A livello regionale la percentuale del RUB residuo avviato complessivamente a combustione si attesta nel 2010 ad un valore superiore al 45%. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 459/560 0 200.000.000 400.000.000 600.000.000 800.000.000 1.000.000.000 1.200.000.000 1.400.000.000 1.600.000.000 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 RUB intercettato con la RD RUB avviato a trattamento RUB tot avviato ad incenerimento Fig. 3.3 Analisi delle destinazioni del RUB sottratto alla discarica. Alla luce dei calcoli ottenuti, risulta evidente l’incidenza della raccolta differenziata ai fini della diminuzione del RUB avviato a smaltimento in discarica. Tale aspetto risulta particolarmente evidente dalla figura 3.4, ove si è provveduto a correlare il RUB procapite avviato in discarica in funzione della percentuale di RD raggiunta. I punti indicati nel grafico rappresentano i valori dei RUB avviati a discarica calcolati per ogni singolo ATO nelle annualità di riferimento (2002-2010) rapportati alle percentuali di raccolta differenziata raggiunte dagli stessi ATO nel medesimo periodo. Risulta evidente che all’aumentare della RD il quantitativo di RUB pro capite avviato a discarica diminuisce con un andamento logaritmico. Si può ulteriormente notare che, sulla base delle simulazioni effettuate, a fronte di una percentuale di RD pari al 50% corrisponde un quantitativo di RUB pro capite avviato a discarica di circa 85 kg/ab*anno (di poco superiore agli 81 kg/ab*anno previsti dal terzo obiettivo del D. Lgs. n. 36/03 fissato per il 2018). Il raggiungimento dell’obiettivo del 50% di RD, previsto dal vigente Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti Urbani (PRGRU) approvato con deliberazione del Consiglio n. 59 del 22 novembre 2004, è già stato conseguito da diversi anni in molti ATO del Veneto; nel 2010 solo negli ATO di Venezia e Verona Est la percentuale di RD si è attestata al di sotto del 50%, mentre negli ATO di Rovigo, Treviso, Verona Ovest e Verona Sud sono stati registrati valori ben al disopra del 60% (da notare il 72% dell’ATO di TV); a livello regionale nel 2010 il valore medio di RD si è attestato al 58,3%. Alla luce di quanto sopra si osserva che, in linea con la correlazione sopra descritta, i calcoli eseguiti per l’annualità 2010 hanno evidenziato che in corrispondenza di una percentuale media regionale di RD del 58,3%, il RUB procapite avviato in discarica si è di fatto attestato sui 37 kg/ab*anno, risultando pertanto ben al di sotto del terzo obiettivo del D. Lgs. n. 36/03 fissato per il 2018 (81 kg/ab*anno). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 460/560 R 2 = 0,5367 0 50 100 150 200 250 0 10 20 30 40 50 60 70 80 % Raccolta Differenziata R U B i n d is c a ri c a K g a b /a n n o Fig. 3.4 Correlazione tra la percentuale di raccolta differenziata ed il quantitativo di RUB pro-capite avviato in discarica. A livello dei singoli ATO va evidenziato che per molti di essi il raggiungimento del terzo obiettivo può considerarsi più che consolidato. Una certa attenzione va invece ancora prestata con riferimento agli ATO di Belluno, Verona Est e Verona Sud ove i quantitativi procapite di RUB avviati in discarica nelle annualità 2009 e 2010 risultano comunque prossimi al valore obiettivo degli 81 kg/ab*anno. Nei due succitati ATO del veronese occorre tener inoltre conto del comportamento altalenante dei dati sinora registrati. Pertanto si conferma che il consolidamento del terzo obiettivo di riduzione dei RUB avviati in discarica potrà essere raggiunto in tutti gli ATO della regione da un lato incentivando ulteriormente la Raccolta Differenziata (si rammenta che il D. Lgs. n. 152/06 impone di raggiungere almeno il 65% entro il 31 dicembre 2012), dall’altro incrementando il quantitativo di rifiuto indifferenziato avviato a trattamento e più specificatamente a combustione. Poiché la finalità propria della normativa comunitaria, nazionale e regionale è sostanzialmente quella di ridurre il conferimento di rifiuti biodegradabili in discarica, nell’ottica di diminuire progressivamente il quantitativo globale di rifiuti, il primo intervento da promuovere rimane comunque la riduzione del conferimento da parte delle utenze responsabili della produzione delle frazioni biodegradabili del rifiuto: particolare rilevanza assume a tal proposito il compostaggio domestico che, in contesti non urbanizzati, può contribuire in maniera decisiva al raggiungimento degli obiettivi sopra indicati. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 461/560 4. PROGRAMMA REGIONALE DI GESTIONE DEGLI IMBALLAGGI E DEI RIFIUTI DI IMBALLAGGIO 4.1 PREMESSA La direttiva europea 97/62/CE, definisce imballaggio come: “Tutti i prodotti composti di materiali di qualsiasi natura, adibiti a contenere e a proteggere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all'utilizzatore, e ad assicurare la loro presentazione”. Esistono tre tipologie d’imballaggi con diverse funzioni: imballaggio per la vendita (imballaggio primario), vale a dire imballaggio concepito in modo da costituire nel punto di vendita un'unità di vendita per l'utente finale o il consumatore; imballaggio multiplo (imballaggio secondario), cioè imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, il raggruppamento di un certo numero di unità di vendita indipendentemente dal fatto che sia venduto come tale all'utente finale o al consumatore, o che serva soltanto a facilitare il rifornimento degli scaffali nel punto di vendita. Esso può essere rimosso dal prodotto senza alterarne le caratteristiche; imballaggio per il trasporto (imballaggio terziario), ossia imballaggio concepito in modo da facilitare la manipolazione e il trasporto di un certo numero di unità di vendita oppure di imballaggi multipli per evitare la loro manipolazione e i danni connessi al trasporto. L'imballaggio per il trasporto non comprende i container per i trasporti stradali, ferroviari e marittimi ed aerei. L’art. 14 della Direttiva 94/62/CE (così come modificata dalla direttiva 2004/12) prevede che "…gli Stati membri includono, nei piani di gestione dei rifiuti che devono essere formulati conformemente all’art. 7 della direttiva 75/442/CE, un capitolo specifico per la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio…”, nonché il D.Lgs.152/2006 dedica il secondo titolo alla gestione degli imballaggi e riporta, all’art. 225:"i piani regionali … sono integrati con specifiche previsioni per la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio". Sulla base di ciò si riporta il presente elaborato, specificatamente dedicato alla "Gestione degli Imballaggi e dei Rifiuti di Imballaggio" ad integrazione del presente Piano Regionale. 4.2 NORMATIVA DI RIFERIMENTO 4.2.1 Il quadro europeo L’unione Europea ha introdotto le prime misure sulla gestione dei rifiuti di imballaggio già all’inizio degli anni ’80, con la Direttiva 85/339/CEE che riguardava gli imballaggi per liquidi alimentari, ma concretamente il riciclaggio degli imballaggi era lasciato al libero mercato e all’autosostentamento. Solo la Direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio, ancora caposaldo per la gestione di tali beni, mirò ad armonizzare le misure nazionali al fine di ridurre l’impatto degli imballaggi e assicurare il funzionamento del mercato interno, fissando inoltre specifici obiettivi di recupero e riciclo. Tali obiettivi furono quindi innalzati con la Direttiva 2004/12/CE e il termine del raggiungimento degli stessi fu fissato al 2008. Ad oggi a livello europeo gli obiettivi di riciclo e recupero in vigore sono rimasti ancora quelli del 2008, al fine di consentire anche ai nuovi Paesi entrati nella Comunità Europea di adeguare i propri sistemi di gestione agli obiettivi imposti dalla normativa (Tab. 4.2.1) Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 462/560 Recupero dei rifiuti di imballaggio Minimo 60% in peso Nessuna soglia massima Riciclaggio dei materiali di imballaggio Minimo 55% - massimo 80% Riciclo per materiale: Carta 60% Legno 35% Acciaio 50% Alluminio 50% Plastica 26% Vetro 60% Tab 4.2. - Obiettivi di recupero/riciclo fissati dalla direttiva 94/62/Ce (come modificata dalla direttiva 2004/12/Ce) 4.2.2 Il quadro nazionale In tema di imballaggi l’impianto normativo nazionale origina dai fondamenti legislativi europei (Direttiva 1994/62/CE e la successiva Direttiva 2004/12/CE) recepite prima con il Decreto Ronchi (D.Lgs. 22/97) e quindi con il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/06), oggi in vigore, che dedica il Titolo II proprio alla “gestione di tutti gli imballaggi immessi sul mercato nazionale e di tutti i rifiuti di imballaggio derivanti dal loro impiego, utilizzati o prodotti da industrie, esercizi commerciali, uffici, negozi, servizi, nuclei domestici” (art. 217, c.2). Due i presupposti di fondo che definiscono i “criteri informatori dell’attività di gestione dei rifiuti di imballaggio” (art. 219): 1. la “responsabilità condivisa” tra tutti gli operatori coinvolti nella gestione dei rifiuti di imballaggio (pubblici e privati), attraverso cui produttori ed utilizzatori di imballaggi concorrono al supporto economico “della raccolta differenziata, della valorizzazione e dell’eliminazione dei rifiuti di imballaggio in proporzione alle quantità immesse sul mercato” (art. 219, c.2); 2. il rispetto del principio comunitario “chi inquina paga” attraverso la responsabilità estesa del produttore sulla “corretta ed efficace gestione ambientale degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio generati dal consumo dei propri prodotti” (ar. 221, c.1). In quest'ottica l'attività di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio deve essere aperta alla partecipazione degli operatori economici interessati e deve svolgersi in modo tale da: prevenire e ridurre l'impatto ambientale; garantire il funzionamento del mercato; evitare discriminazioni nei confronti dei prodotti importati; prevenire l'insorgere di ostacoli agli scambi e distorsioni della concorrenza; garantire il massimo rendimento possibile degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio. Il Testo Unico prevede inoltre, come nuova "priorità" (art 220), che le Pubbliche Amministrazioni e i gestori incoraggino, ove opportuno, l'uso di materiali ottenuti da rifiuti di imballaggio riciclati per la fabbricazione di imballaggi e altri prodotti. La responsabilità dei produttori e degli utilizzatori per la gestione ambientalmente corretta dei propri imballaggi immessi sul mercato nazionale prevede il raggiungimento di specifici obiettivi di riciclaggio e di recupero (art. 220) e dispone l’obbligo della raccolta e del ritiro degli imballaggi usati e dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari sia su superficie pubblica che privata. Va evidenziato inoltre che sul finire del 2010 è stata recepita all’interno dell’ordinamento nazionale (attraverso il D.Lgs. 205 del 3 dicembre 2010) la Direttiva Rifiuti 98/2008 che pone l’accento sulla “società del riciclo” e Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 463/560 sull’importanza della prevenzione nella produzione dei rifiuti, imponendo il raggiungimento di ambiziosi obiettivi di riciclo per alcuni materiali presenti nei rifiuti urbani (che includono in larga parte i rifiuti di imballaggio). In questi termini l’art. 181 “Riciclaggio e recupero dei rifiuti” stabilisce che entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti sia aumentata complessivamente almeno al 50% in termini di peso. In particolare per i rifiuti quali carta, metalli, plastica e vetro provenienti da nuclei domestici, e possibilmente di altra origine, nella misura in cui tali flussi siano simili a quelli domestici. Sempre a partire dal 2010 si sono registrate alcune importanti modifiche delle normative tecniche che riguardano le filiere del packaging come: • il bando dal 2013 degli shoppers usa e getta (Legge 28/2012: conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 2/2012); • la possibilità di utilizzare fino al 50% in peso di PET da riciclo nella produzione di bottiglie destinate al mercato della acque minerali naturali (D.M. 113/2010). 4.2.3 Il sistema consortile e gli altri sistemi riconosciuti All’interno di questo contesto normativo CONAI – Consorzio Nazionale Imballaggi – rappresenta il fulcro del modello di gestione degli imballaggi in Italia. Tale Consorzio, a cui partecipano in forma paritaria i produttori e gli utilizzatori di imballaggi, ha lo scopo di garantire il “raggiungimento degli obiettivi globali di recupero e di riciclaggio e il necessario coordinamento delle attività di raccolta differenziata “ (art. 224). La norma prevede che produttori ed utilizzatori di imballaggi possano aderire ad uno dei 6 Consorzi di Filiera rappresentativi dei materiali (COMIECO, COREVE, COREPLA, CIAL, RICREA, RILEGNO) oppure possano “organizzare autonomamente, anche in forma collettiva, la gestione dei propri rifiuti di imballaggio sull’intero territorio nazionale”, o “ attestare sotto la propria responsabilità che è stato messo in atto un sistema di restituzione dei propri imballaggi, mediante idonea documentazione che dimostri l’autosufficienza del sistema” (art. 221 c.3). Attraverso l’attività dei Consorzi di filiera vengono ottemperati gli obblighi di riciclaggio e recupero di imballaggi usati e rifiuti di imballaggio, tramite lo strumento dell’Accordo Quadro ANCI - CONAI (art. 224 c. 5), rinnovato a dicembre 2008 per gli anni 2009-2013. Tale protocollo, siglato per la prima volta nel 1999 e già rinnovato nel 2004, sottolinea l’impegno reciproco di ANCI e CONAI, ovvero della Pubblica Amministrazione e del mondo industriale e commerciale, nel sostenere un sistema di gestione di rifiuti urbani imperniato sulla raccolta differenziata degli imballaggi. Tramite tale accordo volontario i Comuni possono sottoscrivere una convenzione con i Consorzi di Filiera impegnandosi rispettivamente: i primi ad effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio e di conferire i materiali ai Consorzi ed i secondi a garantire il ritiro del materiale, l’avvio a riciclo e a riconoscere i corrispettivi stabiliti dagli allegati tecnici dell’Accordo, a copertura dei maggiori oneri della raccolta, in base a quantità e qualità del materiale intercettato. Oltre al sistema consortile esistono ad oggi altri due sistemi riconosciuti per la gestione degli imballaggi: 1. CONIP, Consorzio Nazionale Imballaggi in Plastica, che si occupa di cassette in plastica a fine vita raccolte su superfici private; 2. Sistema P.A.R.I., di cui é capofila la società Aliplast Spa con sede in Provincia di Treviso, finalizzato al recupero degli imballaggi secondari e terziari in LDPE che la stessa Aliplast immette al consumo sul territorio nazionale. Va evidenziata l’emanazione della Legge 27/2012 di conversione del Decreto Legge 1/2012 (decreto liberalizzazioni), che modifica la norma relativa al riconoscimento di sistemi alternativi a CONAI (art. 265 del D. Lgs. 152/2006), in particolare l’art. 26 prevede la possibilità per i produttori di organizzare la gestione dei Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 464/560 propri imballaggi anche in forma collettiva (non più solo associata) e anche su scala locale (sparisce il riferimento nazionale). Tale norma ammette quindi l’evenienza che possano costituirsi soggetti alternativi al CONAI nella gestione e riciclo dei rifiuti di imballaggio. Per ottenere il riconoscimento i produttori devono dimostrare di aver organizzato il sistema alternativo secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità, garantire che il sistema sia effettivamente ed autonomamente funzionante e che sarà in grado di conseguire gli obiettivi minimi di recupero e di riciclaggio. 4.3 IMBALLAGGI: IMMESSO AL CONSUMO, RACCOLTA E RICICLO 4.3.1 Imballaggi immessi al consumo L’industria dell’imballaggio risente fortemente dell’andamento dei consumi globali e degli scambi commerciali tra le diverse aree del mondo, soprattutto dalla crescita dei mercati asiatici, che nel corso degli ultimi anni ha visto crescere esponenzialmente il proprio consumo di imballaggi. Anche l’industria del packaging italiana, sostenuta dalle esportazioni e dalla delocalizzazione produttiva, ha visto nel 2010, dopo due anni di contrazione, un ritorno alla crescita, tale per cui la quantità di imballaggi immessi al consumo è tornata ad aumentare attestandosi oltre gli 11 milioni di tonnellate. Tale incremento riguarda tutte le frazioni di imballaggio, con particolare evidenza nelle filiere con più alta incidenza di imballaggi secondari e terziari (carta, legno, acciaio) Fa eccezione la filiera della plastica che presenta ancora segnali di contrazione con un’ulteriore flessione dell’1,9%, legata in parte alla sempre maggiore diffusione delle numerose attività di prevenzione relative alla riduzione del peso medio dei contenitori per liquidi (Tab. 4.3.1). Materiale 2009 ( t ) 2010 ( t ) Variazione 2010/2009 Acciaio 458 504 10,2% Alluminio 61,2 64,2 4,9% Carta 4.092 4.338 6,0% Legno 2.094 2.223 6,6% Plastica 2.092 2.073 -0,9% Vetro 2.065 2.153 4,3% Totale 10.862 11.366 4,6% Tab 4.3.1 – Imballaggi immessi al consumo – fonte: CONAI-Consorzi di Filiera I dati relativi all’immesso al consumo non possono essere stimati a livello regionale, ma è disponibile solo il dato nazionale, dichiarato da CONAI attraverso il MUD e calcolato come produzione degli imballaggi vuoti sommata alle importazioni di imballaggi, al netto delle esportazioni. Si è assunto che la produzione annuale di rifiuti di imballaggio sia equivalente all’immesso al consumo di imballaggi dello stesso periodo. 4.3.2 Produzione dei rifiuti di imballaggio I dati relativi a produzione e gestione dei rifiuti di imballaggio in Veneto sono ricavati dall’elaborazione dei dati inseriti rispettivamente in due database: dichiarazioni MUD (2010) per i rifiuti di imballaggio speciali prodotti e i rifiuti di imballaggio totali gestiti (va evidenziato che tali dati forniscono dati sottostimati pari ai quantitativi di rifiuti di imballaggio derivati Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 465/560 dai piccoli produttori esentati dall’obbligo di presentazione del MUD); applicativo O.R.So relativamente ai rifiuti urbani prodotti e gestiti. Il totale dei rifiuti di imballaggio prodotti in Veneto risulta pari ad oltre 1.300.000 t, equamente suddiviso tra rifiuti urbani e rifiuti speciali (Tab 4.3.2). Analizzando le diverse tipologie di rifiuti di imballaggio si notano rilevanti sproporzioni relativamente ad alcune frazioni, che nell’ambito dei rifiuti urbani sono essenzialmente imputabili alla modalità di raccolta multimateriale, che include gli altri materiali che vanno quindi scomposti. FRAZIONE PRODUZIONE TOTALE (t) PRODUZIONE RS (t) RS (%) PRODUZIONE RU (t) RU (%) CARTA 585.784 283.364 48 302.421 52 VETRO 155.918 39.757 25 116.161 75 PLASTICA 98.482 70.631 72 27.851 28 METALLI 24.358 23.566 97 792 3 LEGNO 121.956 61.400 50 60.556 50 MULTIMATERIALE 356.339 174.192 49 182.147 51 TOTALE 1.342.836 652.909 49 689.928 51 Tab 4.3.2 – Rifiuti di imballaggio prodotti in Veneto – fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti Applicando quindi la scomposizione del multimateriale si nota come tutte le frazioni siano equamente ripartite tra i due ambiti di produzione. Solo il vetro rimane prevalentemente di origine urbana (Tab. 4.3.3). Del multimateriale di origine speciale non può essere stimata una scomposizione media nei diversi rifiuti di imballaggio che lo compongono in quanto lo stesso proviene spesso da container misti raccolti presso le aziende private, caratterizzate da diversi cicli produttivi e quindi da notevoli differenze nei rifiuti prodotti. FRAZIONE PRODUZIONE TOT (t) PRODUZIONE RS (t) RS (%) PRODUZIONE RU con multimateriale (t) RU con multimateriale (%) CARTA 591.265 283.364 48 307.901 52 VETRO 231.317 39.757 17 191.560 83 PLASTICA 168.899 70.631 42 98.268 58 METALLI 45.790 23.566 51 22.224 49 LEGNO 121.956 61.400 50 60.556 50 MULTIMATERIALE 174.192 174.192 - - SCARTI MULTIM 9.418 - - 9.418 TOTALE 1.342.836 652.909 49 689.927 51 Tab 4.3.3 – Rifiuti di imballaggio prodotti in Veneto con scomposizione del multimateriale – fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti 4.3.3 Gestione dei rifiuti di imballaggio La gestione complessiva dei rifiuti di imballaggio a livello regionale risente non solo della produzione, ma anche dei quantitativi legati a importazione ed esportazione. In particolare nel 2010 il Veneto ha importato rifiuti di imballaggio in percentuale pari al 30% rispetto il prodotto, mentre il flusso di esportazione risulta decisamente più contenuto (12%). Ciò dimostra come la regione possieda capacità impiantistica che non Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 466/560 solo satura pienamente il fabbisogno interno, ma possiede margini di assorbimento di flussi extraregionali. Il totale dei rifiuti di imballaggio gestiti, risulta infatti pari a oltre 1.600.000 t, contro 1.300.000 t di rifiuti prodotti (Tab. 4.3.4). Analizzando tali dati per frazione di imballaggio si nota che l’importazione supera l’esportazione per tutti i materiali (eccetto il legno) ed in particolare per quanto riguarda il vetro, per la presenza in regione degli stabilimenti delle due grandi multinazionali di produzione vetraria. Prevale l’esportazione solo nell’ambito degli imballaggi in legno, per i quali la destinazione ottimale resta il comparto dei pannellifici, ad oggi concentrato subito fuori dei confini regionali (Fig. 4.3.1). FRAZIONE PRODUZIONE TOT (t) INPORT (t) EXPORT (t) GESTIONE (t) CARTA 585.784 106.328 34.981 657.131 VETRO 155.918 235.950 29.824 362.044 PLASTICA 98.482 82.265 29.673 151.074 METALLI 24.358 10.365 7.128 27.595 LEGNO 121.956 9.525 68.194 63.286 MULTI 356.339 26.966 20.553 362.751 TOTALE 1.342.836 471.398 190.353 1.623.880 Tab 4.3.4 – Flussi di rifiuti di imballaggio gestiti in Veneto – fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti 0 100.000 200.000 300.000 400.000 500.000 600.000 700.000 CARTA VETRO PLASTICA METALLI LEGNO MULTI t PROD TOT INPORT EXPORT Fig. 4.3.1 – Gestione dei rifiuti di imballaggio in Veneto – fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti La gestione dei rifiuti di imballaggio in Veneto si identifica principalmente con il recupero di materia, definito dalle operazioni R3, R4, R5, a cui è sottoposto il 78% del trattato (Tab. 3.5). Nell’ambito dei rifiuti urbani, tale percentuale risulta molto più elevata e prossima al 100%, in relazione alla predominanza dei flussi omogenei per materiale delle raccolte differenziate effettuate dalle amministrazioni comunali, che hanno come destinatari specifici impianti di selezione e recupero (esistono filiere consolidate per ogni frazione). Situazione diversa si riscontra nell’ambito dei rifiuti speciali di imballaggio, dove il maggior quantitativo IMPORT Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 467/560 raccolto, ad eccezione dei rifiuti di imballaggio in carta e cartone, di produzione ubiquitaria, sia nel settore commerciale che industriale (Tab. 4.3.2), è attribuibile ai rifiuti di imballaggio in materiali misti (multimateriale). Come già esposto tali rifiuti, spesso eterogenei, per essere recuperati devono essere preventivamente sottoposti ad operazioni di cernita, che portano spesso a non valorizzare appieno le varie frazioni. Tale situazione determina un abbassamento di circa il 20% della percentuale di recupero totale e rappresenta il margine tra l’ottimale gestione dei rifiuti urbani e gestioni private che spesso sono influenzate da questioni pratiche ed economiche. FRAZIONE OPERAZIONI R3-R4-R5 ((t) % RECUPERO CARTA 552.918 91 VETRO 349.830 99 PLASTICA 132.799 89 METALLI 13.517 15 LEGNO 38.851 70 MULTI 159.937 47 TOTALE 1.247.852 78 Tab 4.3.5 – Flussi di rifiuti di imballaggio gestiti in Veneto – fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti Analizzando l’ambito dei rifiuti urbani e assimilati, più facilmente tracciabile, si nota che la quota parte costituita da rifiuti di imballaggio che in Italia è pari circa al 23%, in Veneto raggiunge il 26% dei rifiuti urbani totali e il 45% della raccolta differenziata. Nell’ambito dei conferimenti da superficie pubblica, i rifiuti di imballaggio in acciaio, carta, legno, plastica e vetro, possono essere commercializzati nel libero mercato oppure conferiti nel sistema CONAI ai relativi Consorzi di Filiera, tramite sottoscrizione di specifiche convenzioni. I dati relativi alla diffusione delle convenzioni (Tab. 4.3.6) confermano come l’Accordo Quadro costituisca il principale riferimento per i Comuni per il conferimento dei materiali provenienti da raccolta differenziata. Il sistema CONAI ha garantito nel 2010 l’avvio a riciclo di oltre 7 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio, pari al 64,6% dell’immesso al consumo. MATERIALE ITALIA VENETO %Comuni convenzionati % popolazione coperta %Comuni convenzionati % popolazione coperta ACCIAIO 61% 73% 63% 74% ALLUMINIO 60% 73% 82% 92% CARTA 80% 89% 65% 78% LEGNO 59% 71% 76% 83% PLASTICA 90% 96% 97% 98% VETRO 73% 82% 82% 89% Tab 4.3.6 – Convenzioni stipulate per singola filiera - situazione al 31.12.2010 – fonte: CONAI Tali convenzioni permettono di gestire un considerevole quantitativo di rifiuti di imballaggio da parte del sistema consortile con procapiti in Veneto decisamente più elevati della media nazionale rilevata da CONAI (Tab. 4.3.7). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 468/560 MATERIALE ITALIA VENETO kton kg/ab kton kg/ab ACCIAIO 164 3,8 25 6,7 ALLUMINIO 8,4 0,2 1,5 0,3 CARTA 1.132 21,5 169 43,9 LEGNO 140 3,4 54 13,2 PLASTICA 614 10,4 87 19,0 VETRO 1.214 24,7 160 38,7 Tab 4.3.7 – Andamento dei volumi gestiti in Italia e in Veneto nel 2010 – fonte: CONAI I rifiuti di imballaggio prodotti dai Comuni Veneti non sono però completamente affidati al sistema consortile di CONAI, ma flussi considerevoli vengono gestiti dalle amministrazioni nel libero mercato, alla stregua dei rifiuti speciali (Fig. 4.3.2). 0% 20% 40% 60% 80% 100% CARTA VETRO PLASTICA METALLI LEGNO CONAI LIBERO MERCATO Fig. 4.3.2 – Gestione dei rifiuti di imballaggio in Veneto in CONAI e libero mercato – fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti e CONAI – Banca Dati Ancitel Per quanto riguarda i rifiuti di imballaggio industriali e commerciali, l’art. 221 del D.Lgs. 156/06, prevede che le imprese produttrici di imballaggi organizzino luoghi di raccolta concordati con le imprese utilizzatrici, dove queste ultime possano consegnare gli imballaggi usati secondari e terziari e i rifiuti di imballaggio secondari e terziari non conferiti al servizio pubblico di raccolta. Sono a carico degli utilizzatori le operazioni di raccolta e trasporto fino alla piattaforma di ritiro, mentre i costi per la successiva valorizzazione del materiale spettano ai produttori. Comieco, Corepla e Rilegno hanno individuato sul territorio nazionale delle piattaforme in grado di ricevere gratuitamente i rifiuti di imballaggio provenienti da imprese industriali, commerciali, artigianali e di servizi. In Veneto vi sono 56 piattaforme convenzionate di questo tipo: 39 per il legno, 9 per la carta, 2 per la plastica e 6 per carta e legno. 4.3.4 Recupero energetico dei rifiuti di imballaggio Quota parte dei rifiuti di imballaggio vengono avviati a recupero energetico tramite impianti di termovalorizzazione e produzione di CDR. Si tratta degli scarti del trattamento dei flussi delle singole filiere o i rifiuti di imballaggio presenti nel rifiuto urbano residuo o indifferenziato. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 469/560 A livello nazionale la percentuale di rifiuti di imballaggio avviata a recupero energetico è pari al 10,3 % dell’immesso al consumo. In Veneto la quota avviata direttamente a recupero energetico è prevalentemente attribuibile al CER 150106 di origine speciale, riconducibile ai rifiuti speciali da imballaggio misti, normalmente raccolti presso i produttori. Tali rifiuti di imballaggio, normalmente costituiti da frazioni pulite, se idoneamente raccolti e selezionati, sarebbero idonei al recupero di materia. Vengono invece spesso conferiti ad impianti che riescono ad effettuare una selezione solo parziale avviandone la maggior parte a smaltimento o produzione di CDR. 4.4 PREVISIONI 4.4.1 Previsione sui quantitativi e fabbisogno impiantistico La pianificazione regionale deve contenere specifiche previsioni relativamente ai rifiuti di imballaggio. Tali considerazioni possono partire agevolmente dalle previsioni di produzione già stimate nel Piano, relative ai rifiuti urbani, mentre risultano di più difficile definizione nel complesso settore dei rifiuti speciali. In base a ciò è possibile stimare al 2020 la quantità di rifiuti totali di imballaggio sulla base della ripartizione, riportata in tabella. 4.3.2, che prevede una distribuzione pressoché equa (51% di RU e 49% di RS) tra le due categorie di rifiuti. La quantità di rifiuti urbani di imballaggio al 2020, calcolata applicando le percentuali di composizione della raccolta differenziata del 2010 (fig. 4.4.1) al quantitativo di RD stimato al 2020 (1.547.200 t), risulta riportata in tabella 4.4.1. Plastica 7,0% Altro recuperabile 8,0% Imballaggi in metallo 1,6% Rifiuti particolari 0,4% RAEE 1,9% Vetro 13,7% Carta 22,1% Organico 45,2% Fig. 4.4..1 – Suddivisione della raccolta differenziata al 2010 – fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti RIFIUTI DI IMBALLAGGIO 2010 (t) 2020 (t) CARTA 302.420 333.213 VETRO 116.161 127.989 PLASTICA 27.851 30.686 METALLI 792 872 MULTIMATERIALE 182.147 200.694 TOTALE 629.372 693.454 Tab 4.4.1–Stima dei rifiuti urbani di imballaggio prodotti al 2020 – fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 470/560 In base alle stima si prevede che tutte le frazioni di imballaggio dei rifiuti urbani subiranno un notevole incremento, dato da l’obiettivo di %RD previsto dal Piano, arrivando ad un quantitativo totale di rifiuti urbani di imballaggio di circa 693.000 t . 0 50.000 100.000 150.000 200.000 250.000 300.000 350.000 400.000 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2020 t Carta Vetro Plastica Metalli Fig. 4.4..2 – Previsione andamento delle frazioni di imballaggio al 2020 – fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti Considerando quindi una produzione di rifiuti speciali di imballaggio al 2020 poco inferiore a quella degli urbani, si stima una produzione totale attorno a 1.500.000 t (Tab. 4.4.2). RIFIUTI DI IMBALLAGGIO RU 2010 ( t ) Previsione produzione RU 2020 ( t ) Fabbisogno di trattamento totale (RU+RS) al 2020 ( t ) CARTA 302.420 333.213 666.000 VETRO 116.161 127.989 243.000 PLASTICA 27.851 30.686 58.300 METALLI 792 872 1.700 MULTIMATERIALE 182.147 200.694 382.000 LEGNO 60.560 66.726 127.000 TOTALE 689.932 760.181 1.478.000 Tab 4.4.2–Stima dei rifiuti totali di imballaggio al 2020 – fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti La produzione totale di rifiuti di imballaggio al 2010 risulta pari a circa 1.342.000 t (Tab. 4.3.2) e tale quantitativo coincide con il fabbisogno impiantistico di trattamento al 2010. Come già evidenziato in tabella 4.3.4 nello stesso anno gli impianti di trattamento di tali rifiuti hanno trattato (considerando i flussi di import ed export) un quantitativo pari a circa 1.600.000 t e quindi nettamente superiore di circa 300.000 t, in questo senso la potenzialità di trattamento regionale sopperisce abbondantemente al fabbisogno regionale. Pertanto se nei prossimi anni la situazione impiantistica non subirà drastici cambiamenti, ma anzi tenderà ad un miglioramento in termini di migliori tecnologie e maggiore efficienza, al 2020 il fabbisogno di trattamento della produzione regionale sarà ampliamente soddisfatto. Non è quindi strettamente necessaria la realizzazione di nuova impiantistica per il recupero in loco dei rifiuti di imballaggio. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 471/560 4.5 AZIONI 4.5.1 Azioni di prevenzione Il testo Unico Ambientale all’art. 225 c.6 prevede l’integrazione dei piani Regionali di gestione dei rifiuti con considerazioni per la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio derivate dal Programma generale di prevenzione redatto annualmente da CONAI (art. 225). Ciò ribadisce ulteriormente l’importanza della prevenzione in materia di gestione dei rifiuti, già riconosciuta nella gerarchia stabilita dalle direttive comunitarie e recepita con il testo unico ambientale (art. 179). Nel campo del packaging tutti gli attori della filiera sono coinvolti nelle azioni di prevenzione che fanno quindi riferimento all’intero ciclo di vita degli imballaggi, dalla progettazione alla fase di post consumo. Il programma generale deve contenere le misure atte a conseguire i seguenti obiettivi: a. Prevenzione della formazione dei rifiuti di imballaggio; b. Accrescimento della proporzione della quantità di rifiuti di imballaggio riciclabili rispetto alla quantità di imballaggi non riciclabili; c. Accrescimento della proporzione della quantità di rifiuti di imballaggio riutilizzabili rispetto la quantità di imballaggi non riutilizzabili; d. Miglioramento della caratteristiche dell’imballaggio allo scopo di permettere ad esso di sopportare più tragitti o rotazioni nelle condizioni di utilizzo normalmente prevedibili; e. Realizzazione degli obiettivi di recupero e riciclaggio. Sulla base di questi obiettivi il Piano Regionale Rifiuti prevede, in particolare nell’ambito dei rifiuti urbani, specifiche iniziative di prevenzione relative ai rifiuti di imballaggio che possono essere promosse da Enti Pubblici, Grande Distribuzione Organizzata, imprese ed associazioni. In particolare si fa riferimento ai seguenti strumenti con cui raggiungere tale obiettivo: Vendita di prodotti sfusi o alla spina; Promozione del vuoto a rendere; Vendita di acqua alla spina in mense, bar e ristoranti; Promozione della farm delivery; promozione della filiera corta; Altri esempi di prevenzione sono riportati nell’allegato 1 al presente Programma. 4.5.2 Azioni di gestione Gli obiettivi individuati dal Piano Regionale Rifiuti relativamente alla gestione dei rifiuti di imballaggio si identificano con quelli di incentivazione del riciclaggio e di altre forma di recupero. In particolare tali obiettivi si raggiungono attraverso azioni promosse dalla Regione Veneto, Amministrazioni locali e gestori del servizio di raccolta e identificabili con i seguenti strumenti: Responsabilizzare il cittadino nella raccolta; Avvio dei rifiuti di imballaggio ad operazioni di recupero; Predisposizione di linee guida per uniformare le raccolte e l’assimilazione; Raccolta dati da impianti di recupero Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 472/560 Privilegiare l’avvio a recupero di materia rispetto al recupero energetico o alla discarica. Gli obiettivi previsti dalla normativa nazionale in tema di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sono stati il filo comune che ha indirizzato le azioni della Regione Veneto, prima nella stesura del precedente Piano per la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio e quindi nella proposta e sottoscrizione nel 2006 dell’”Accordo di programma tra Regione Veneto e CONAI per l’ottimizzazione del recupero e riciclo dei rifiuti di imballaggio provenienti dalla raccolta differenziata”. Tale accordo, rinnovato per la seconda volta nel 2011, risulta perfettamente in linea con quanto si prefigge il presente Piano Regionale Rifiuti e questo Programma regionale di gestione imballaggi e contiene già le principali azioni con cui la Regione Veneto intende ottimizzare il campo dei rifiuti di imballaggio. Il presente programma, in tema di azioni di gestione, non può quindi che rifarsi ai contenuti di tale accordo, sintetizzato di seguito. 4.5.3 Accordo di Programma Regione Veneto – ARPAV – CONAI finalizzato ad ottimizzare le attività di riduzione e recupero dei rifiuti urbani - biennio 2012/2013 Il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani e il Piano Regionale di Gestione dei rifiuti di imballaggio della Regione Veneto, approvati con DCRV n.59/2004, prevedevano precisi e specifici accordi e contratti programmatici con tutti gli attori interessati, per conseguire gli obiettivi di piano nella produzione degli imballaggi e nella gestione dei rifiuti di imballaggio. In ragione del principio secondo cui la raccolta differenziata quale mezzo funzionale al successivo riciclo dei materiali, la Regione Veneto ha voluto istituire un tavolo tecnico di rappresentanti delle istituzioni o dei consorzi di filiera e delle imprese interessate che individuasse le misure utili a superare le problematiche connesse con la gestione integrata dei rifiuti di imballaggio in ambito regionale. Su queste premesse il 18 dicembre 2006 Regione Veneto e CONAI hanno sottoscritto l’” Accordo di programma tra Regione Veneto e Consorzio Nazionale Imballaggi per l’ottimizzazione del recupero e riciclo dei rifiuti di imballaggio provenienti dalla raccolta differenziata”, con lo scopo di consolidare gli ottimi risultati già conseguiti dal Veneto nel campo della gestione dei rifiuti urbani, in particolare nell’ambito della raccolta differenziata, e sfruttarne gli effetti positivi, sia ambientali che economici. In particolare tale accordo, nel corso di quattro anni, ha permesso di: ricostruire il flusso dei rifiuti di imballaggio nel territorio regionale, dalla produzione al recupero/riciclo; collaborare nell’attuazione da parte dell’Osservatorio Rifiuti a efficaci campagne di comunicazione che hanno contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica al problema dei rifiuti ed a fornire ai cittadini chiarezza sull’avvio a recupero/riciclo delle raccolte differenziate; verificare, mediante campagne di analisi merceologica, l’incidenza delle differenti modalità di raccolta differenziata sulla qualità del materiale vetroso da avviare a riciclo. Per dare continuità al lavoro svolto e rinnovare gli impegni presi dalle parti interessate a novembre 2011 Regione, CONAI e ARPAV hanno rinnovato l’Accordo di programma per il biennio 2012-2013. Il nuovo accordo permetterà di approfondire le conoscenze già acquisite, focalizzandosi in particolare sul tema della qualità al fine di ridurre la produzione degli scarti derivanti dall’attività di recupero e garantire un approvvigionamento costante dei materiali impiegati e delle materie prime seconde fondamentali nel settore del riciclo. Nel biennio 2012-2013 il lavoro del Comitato tecnico si concentrerà sulle seguenti tematiche: APPROFONDIMENTO SULLA QUALITA’ delle raccolte dei rifiuti di imballaggio tramite Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 473/560 l’analisi dei dati relativi alle analisi merceologiche filiera per filiera ed eventuale integrazione dell’analisi qualitativa a mezzo di campagne di analisi merceologiche; VALUTAZIONE DELL’AVVIO A RECUPERO dei rifiuti da imballaggio raccolti in modo differenziato e ottimizzazione delle raccolte allo scopo di ridurre gli scarti da attività di recupero da avviare ad impianti di smaltimento, cercando di valorizzare il settore del recupero presente nella Regione Veneto; individuazione, attraverso la valutazione della qualità dei materiali differenziati, di INDICATORI ADEGUATI AL RICONOSCIMENTO DELLA QUALITÀ DEI MATERIALI raccolti, da affiancare all’indicatore “percentuale di raccolta differenziata”, ad oggi principale riferimento nella descrizione della gestione dei rifiuti urbani; analisi del SETTORE DEL RICICLO di quanto derivante dal recupero dei rifiuti di imballaggio e valutazioni in merito al DM 203/03 e al repertorio del riciclaggio; valutazione del RAPPORTO COSTI/BENEFICI nella definizione del sistema organizzativo, secondo principi di efficienza, efficacia, economicità e soprattutto trasparenza; Tale accordo intende pertanto consolidare gli ottimi risultati già conseguiti dal Veneto nel campo della gestione dei rifiuti urbani, in particolare nell’ambito della raccolta differenziata e sfruttarne gli effetti positivi, sia ambientali che economici. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 474/560 APPENDICE 3: Esempio di strumenti applicabili nell’ambito dei rifiuti di imballaggio Nella fase di produzione si individuano i seguenti interventi di prevenzione: riduzione del peso e/o minimizzazione dei volumi (Life Cycle design); prevenzione qualitativa mediante interventi “di sistema” per migliorare gli effetti ambientali sia del prodotto che dei processi di produzione; utilizzo di materiali riciclati; utilizzo di materiali biodegradabili o facilmente riciclabili; produzione di imballaggi riutilizzabili; eliminazione di imballaggi superflui; minimizzazione dell'imballo (ottimizzando le varie combinazioni di impilaggio, accostamento e sovrapposizione dei prodotti da trasportare); immissione di imballaggi multifunzione (che quindi possono assolvere contemporaneamente le funzioni di trasporto ed esposizione) sistemi di certificazione ambientale. Per la fase di distribuzione si prevedono i seguenti interventi specifici di prevenzione: utilizzo gratuito di scatole e scatoloni di (imballaggi secondari) da parte del consumatore per trasportare la spesa a casa; promozione dei sistemi di distribuzione/vendita di prodotti alla spina che permettono di ridurre la produzione di rifiuti di imballo di tipo primario, secondario e terziario; promozione di sistemi con vuoto a rendere; campagne informative di comunicazione della presenza di prodotti ecologici nei punti vendita; etichette informative circa il miglior uso o recupero; applicazione di metodologie di reverse logistics, finalizzate ad evitare il flusso unidirezionale delle merci. Le consegne delle merci ai centri di smistamento ed ai punti vendita dovranno prevedere oltre lo scarico della merce anche il carico di materiali da recuperare, grazie anche alla disponibilità di aree riservate all’immagazzinamento degli imballaggi. Nel caso degli imballaggi queste soluzioni possono andare dall’organizzazione comune di sistemi di raccolta dei materiali di imballo, all’individuazione di contenitori e supporti standardizzati e riutilizzabili, alla definizione di procedure per l’interscambio ed il recupero degli stessi. Interventi specifici di prevenzione nella fase di consumo sono individuati in: raccolta domiciliare presso utenze anche non domestiche tramite il ritiro, con passaggi a scadenza prestabilite e dotati di mezzi idonei; attivazione presso la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) di aree attrezzate per il disimballaggio e compattamento dei rifiuti da imballaggio per gli utenti che decidono di “portare a casa” prodotti più leggeri. Nella fase di dismissione si prevedono i seguenti interventi di ottimizzazione: creazione di appositi luoghi di conferimento (“isole ecologiche”) presso la GDO; Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 475/560 inserimento nelle aree parcheggio della GDO di cassonetti per la raccolta differenziata. In proposito merita osservare come la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) ricopra un ruolo centrale in fatto di prevenzione e riduzione degli imballaggi. Essa è utilizzatrice di elevate quantità di imballaggi primari, secondari e terziari e costituisce, insieme al soggetto pubblico, l’attore principale che, nella filiera “dalla culla alla tomba” del prodotto imballaggio, può condizionare pesantemente i risultati. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 476/560 5 PROGRAMMA PER LA RIDUZIONE DELLA PRODUZIONE DI RIFIUTI 5.1 PREMESSA L’approccio comunitario alla politica di gestione dei rifiuti si fonda sul principio di base della gerarchia dei rifiuti, secondo il quale viene innanzitutto privilegiata la prevenzione nella produzione dei rifiuti, considerata l’azione prioritaria dell’intero ciclo integrato di gestione dei rifiuti. Obiettivo strategico delle politiche comunitarie è infatti il disallineamento della crescita dei rifiuti dalla crescita economica ed ottenere una sensibile riduzione complessiva dei rifiuti prodotti sia in termini quantitativi (volume di rifiuti prodotti) che qualitativi (pericolosità). L’aspetto della prevenzione è strettamente legato all’aumento dell’efficienza delle risorse, alla possibilità di influenzare i modelli di consumo e alla riduzione dei rifiuti connessi con i prodotti nell’arco dell’intero ciclo di vita, dalla produzione, all’uso, fino al momento in cui il prodotto stesso diventa un rifiuto. Se il principio generale della prevenzione è volto a contrastare il depauperamento delle risorse naturali, va di pari passo il fatto che agire in termini di prevenzione risulta indispensabile per rendere più efficace, economico ed efficiente l’intero ciclo dei rifiuti. Operando a monte sulla prevenzione è possibile incidere positivamente sulla gestione a valle (raccolta – recupero - smaltimento), in termini sia quantitativi (minor quantità) sia qualitativi (rifiuti più facilmente gestibili). In questo senso effetto diretto della prevenzione risulta il risparmio sui costi di gestione che, unito al risparmio di risorse naturali consumate, rende questa politica indubbiamente vantaggiosa. 5.2 NORMATIVA DI RIFERIMENTO 5.2.1 Il quadro europeo Tra i principali riferimenti comunitari in materia di prevenzione e riduzione dei rifiuti si deve ricordare il “VI Programma d'azione per l'ambiente della Comunità Europea 2001-2010”, approvato con decisione n°1600/2002/Ce del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 luglio 2002. Il programma individua gli obiettivi da raggiungere in materia di ambiente per il decennio considerato e le priorità ambientali che richiedono una risposta comunitaria. Per quanto riguarda il settore dei rifiuti, il VI Programma esprime la necessità di concentrare l’attenzione sul principio della prevenzione intesa sia in termini quantitativi (riduzione del volume dei rifiuti prodotti), sia in termini qualitativi (riduzione della pericolosità), definendo poi all’art. 8 i seguenti obiettivi: − conseguire una sensibile riduzione complessiva delle quantità di rifiuti prodotti; − conseguire una sensibile riduzione delle quantità di rifiuti destinati all'eliminazione nonché delle quantità di rifiuti pericolosi prodotte; − incentivare il riutilizzo. Inoltre gli obiettivi individuati dovranno essere raggiunti attraverso alcune azioni prioritarie: − elaborazione di una serie di obiettivi quantitativi di riduzione dei rifiuti da raggiungersi entro il 2010; − incoraggiamento a progettare prodotti più rispettosi dell’ambiente e sostenibili; − sensibilizzazione dei cittadini; − definizione di misure operative volte ad incoraggiare la prevenzione dei rifiuti, stimolandone il riutilizzo e il recupero e l’eliminazione graduale; − elaborazione di alcuni indicatori nel settore della gestione dei rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 477/560 La Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti pone particolare enfasi sulla prevenzione, confermata al vertice della gerarchia dei rifiuti e definisce puntualmente il significato di prevenzione colmando un’annosa lacuna. Si intende per “prevenzione” il complesso di “misure prese prima che una sostanza, un materiale o un prodotto sia diventato un rifiuto, che riduce: • la quantità dei rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l’estensione del loro ciclo di vita; • gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull’ambiente e sulla salute umana; • il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti”. La direttiva introduce inoltre ex novo anche una definizione per il “riutilizzo”: “qualsiasi operazione attraverso la quale prodotti o componenti che non sono rifiuti sono reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti” ed entrambe le definizioni sono riprese dalla normativa italiana attraverso il D. Lgs 152/06. All’art 29 viene ribadito il concetto della necessità di dover introdurre piani di prevenzione rifiuti, prevedendo che gli Stati membri adottino tali programmi all’interno dei piani di gestione rifiuti. 5.2.2 Il quadro nazionale In ambito nazionale con il D.Lgs 152/06 il legislatore ha ripreso i principi fondamentali sulla prevenzione fissati dalla Direttiva 2008/98/CE e all’ art. 179 assegna alle politiche di prevenzione un ruolo prioritario nelle politiche di gestione di un sistema rifiuti, da attuarsi mediante: − lo sviluppo di tecnologie pulite, che permettano un uso più razionale e un maggiore risparmio di risorse naturali; − la messa a punto tecnica e l’immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo tale da non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso e il loro smaltimento, ad incrementare la quantità o la nocività dei rifiuti e i rischi di inquinamento; − lo sviluppo di tecniche appropriate per l’eliminazione di sostanze pericolose nei rifiuti al fine di favorirne il recupero. All’art. 180 specifica le iniziative da perseguire da parte della Pubblica Amministrazione: − promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di certificazione ambientale, analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e sensibilizzazione dei consumatori, l’uso di sistemi di qualità nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della corretta valutazione dell’impatto di uno specifico prodotto sull’ambiente durante l’intero ciclo di vita del medesimo; − previsione di clausole di gare d’appalto che valorizzino la capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti; − promozione di accordi e contratti di programma o protocolli d’intesa anche sperimentali finalizzati, con effetti migliorativi, alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti. 5.2.3 Il quadro regionale La L.R. 3/2000 “Nuove norme in materia di rifiuti” già nel 2000 affrontava il tema della prevenzione della riduzione dei rifiuti, testimoniando l’attenzione della Regione Veneto a questo tema molto tempo prima della normativa nazionale. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 478/560 Al capo X ,“Prevenzione e riduzione dei rifiuti”, l’art. 50 individua le seguenti iniziative regionali per la prevenzione dei rifiuti e il loro recupero: a. campagne informative, formative ed educative rivolte all’intera popolazione e particolarmente alle scuole, che promuovono l’adozione di comportamenti tali da favorire la prevenzione e la riduzione dei rifiuti, quali, ad esempio l’acquisto di prodotti durevoli, facilmente riparabili, col minimo di imballaggio necessario e con imballaggio necessario e con imballaggio riusabile; b. campagne informative rivolte ai produttori, ai commercianti ed agli artigiani, che promuovono la riduzione dei rifiuti di ogni tipo, con particolare riguardo agli imballaggi ingombranti e non riutilizzabili; c. divulgazione ed incentivazione della pratica del compostaggio domestico degli scarti alimentari e di giardinaggio; d. sperimentazione, adozione, diffusione ed incentivazione, nelle attività degli uffici, di metodologie e strumenti di lavoro tali da ridurre la produzione di rifiuti e che privilegino l’utilizzo di materiali riutilizzabili, il risparmio di materiali a perdere e l’impiego di materiali e prodotti derivanti da riciclo, quali, ad esempio, l’uso di fotocopiatrici che fotocopino anche sui due lati del foglio, l’utilizzo di contenitori di toner e di inchiostro ricaricabili, l’uso di penne ricaricabili, l’uso di batterie ricaricabili; e. indizione di concorsi a premio aperti alle diverse categorie economiche e sociali, al fine di promuovere ed incentivare la prevenzione e la riduzione di rifiuti; f. promozione ed incentivazione del non utilizzo di stoviglie monouso nelle mense e nelle feste pubbliche o aperte al pubblico. 5.3 ATTORI FONDAMENTALI E SOGGETTI PROMOTORI DELLE INIZIATIVE DI PREVENZIONE Prevenire significa ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti da gestire e in tal senso rivestono un ruolo fondamentale le politiche integrate di settore. Le misure di prevenzione vanno applicate infatti a tutte le fasi del ciclo di vita di un bene, a partire dalla fase di progettazione e produzione, marketing, vendita e impiego fino alla sua dismissione a fine vita, applicando il concetto di responsabilità estesa del produttore. Nell’analisi di ogni fase del ciclo di vita di un prodotto è quindi possibile individuare specifici interventi per ridurre la produzione di rifiuti ad esso associati e definire i livelli ai quali è necessario operare, nonché i soggetti promotori delle iniziative e quelli interessati dalle stesse. Nell’ambito delle misure di prevenzione citate nel Piano Regionale, a cui il presente programma fa riferimento, si possono ricondurre principalmente agli enti di seguito riportati, ciascuno per propria competenza. 5.3.1 Regione Tra le proprie competenze, alla Regione è affidata l’”incentivazione alla riduzione della produzione dei rifiuti ed al recupero degli stessi”, a cui può dare operatività attraverso le sue funzioni legislative, di pianificazione e programmazione. In particolare spetta alla Regione ribadire, nella propria legislazione, la priorità delle politiche di prevenzione e riduzione, traducendo le stesse in disposizioni normative efficaci (ad esempio incentivi e/o disincentivi economici). Le Regione possiede infatti l’importante leva finanziaria che, se usata adeguatamente, può costituire l’elemento decisivo e il volano più efficace per favorire l’introduzione di politiche di prevenzione sul territorio. Può svolgere tale ruolo tramite il proprio bilancio ed in particolare attraverso il gettito dell’ecotassa, nonché la possibilità di disporre di fondi o finanziamenti europei e nazionali Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 479/560 e di promuovere progetti di cooperazione internazionale in materia. A livello regionale è poi possibile definire accordi volontari sulla prevenzione e gestione di specifici flussi di rifiuti, così come è stato fatto nell’ambito dei rifiuti di imballaggio tramite l’Accordo Regione Veneto – ARPAV e CONAI (vedi “Programma per la gestione dei rifiuti di imballaggio” - Elaborato D – punto 4). Il livello regionale risulta inoltre adatto all’impostazione di politiche integrate di prodotto, ad esempio tramite accordi con settori industriali e prevedendo incentivi per cicli produttivi che minimizzino la produzione di rifiuti. Alla Regione spetta, inoltre, il compito di attivare pratiche di acquisti verdi (Green Pubblic Procurement): il D.Lgs. 152/06 all’art. 196 c. 1 impegna le Regioni ad adottare disposizioni destinate ad individuare e obbligare enti pubblici e società a prevalente capitale pubblico, anche di gestione dei servizi, ad acquistare almeno il trenta per cento del proprio fabbisogno annuale con manufatti e beni realizzati in materiale riciclato. In termini di impegno volontario la Regione può fornire supporto agli Enti Locali per migliorare le pratiche di gestione dei rifiuti, con percorsi di formazione ed informazione e promuovere campagne di comunicazione in materia di consumo sostenibile e prevenzione dei rifiuti. 5.3.2 Bacini territoriali I Bacini Territoriali di gestione rifiuti, istituiti con L.R. n. 52 del 31 dicembre 2012, sono gli organismi che dovranno impostare e pianificare la gestione operativa del ciclo dei rifiuti urbani nel territorio regionale. Avranno inoltre il compito, in accordo con il Piano Regionale, di elaborare indirizzi operativi e spunti concreti per la prevenzione della produzione dei rifiuti. Inoltre nell’ambito dell’aggiudicazione del servizio di gestione integrata, uno degli elementi di scelta dell’affidatario della gestione del servizio sarà la capacità di garantire azioni che consentano ridurre i rifiuti da smaltire. Tra gli strumenti economici per la prevenzione dei rifiuti, fondamentale è l’applicazione di modelli di tariffazione commisurati alla quantità di rifiuti prodotti. Si tratta di uno degli strumenti fondamentali per sensibilizzare il cottadino, in particolare nel caso di applicazione puntuale. 5.3.3 Comuni ed enti gestori del servizio pubblico Il livello comunale risulta il più adatto per iniziative dirette della cittadinanza sui consumi e per puntare sullo sviluppo sostenibile, con la collaborazione della associazioni ambientaliste e dei consumatori ed il coinvolgimento della distribuzione commerciale (sia della Grande Distribuzione Organizzata che delle associazioni del commercio e del dettaglio). Essendo i soggetti più vicini al cittadino e alle locali attività produttive e/o commerciali che generano rifiuti, possono rivestire un ruolo molto importante nell’informare ed educare alla prevenzione, spingendo le scelte delle persone verso: il compostaggio domestico; il consumo di bevande con vuoto a rendere; i prodotti sfusi o alla spina; i pannolini lavabili; la promozione dell’uso di stoviglie biodegradabili o lavabili in sagre e mense pubbliche; la diffusione di comportamenti volti alla riduzione della carta negli uffici pubblici; ecc… 5.3.4 Imprese del settore produttivo La partecipazione di settori produttivi a processi di negoziazione con enti pubblici e soggetti gestori del ciclo dei rifiuti riveste la massima importanza nel perseguimento di politiche di prodotto e di gestione sostenibile di beni e rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 480/560 Oltre a motivazioni economiche, le imprese del sistema produttivo hanno ritorni in termini di immagine (“green marketing”) nel perseguire logiche di gestione eco sostenibile, ad esempio attraverso la certificazione ambientale, che prevede un’attenzione alla prevenzione della produzione di rifiuti. 5.3.5 La distribuzione commerciale Le imprese della distribuzione commerciale, dalla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) ai piccoli esercizi commerciali, sono importanti interlocutori degli amministratori pubblici nei processi di definizione delle politiche di prevenzione e possono applicare logiche di green marketing per acquisire maggiore visibilità sul mercato e un risparmio economico nella gestione delle merci e dei rifiuti. In questo ambito si collocano le iniziative per la riduzione dei rifiuti di imballaggio come i sistemi a rendere, la distribuzione di prodotti alla spina o sfusi, la vendita di prodotti con ridotto over-packaging, vendita di prodotti di produzione locale. Queste iniziative possono essere incentivate con opportune agevolazioni economiche sul corrispettivo tariffario da parte dell’ente gestore. 5.4 CONTENUTI DEL PROGRAMMA DI PREVENZIONE DELLA PRODUZIONE DI RIFIUTI Il D.Lgs. 152/06 stabilisce, sulla base delle premesse descritte, all’art. 199 comma 3 lettera r., che i piani di gestione dei rifiuti prevedano “un programma di prevenzione della produzione dei rifiuti che descriva le misure di prevenzione esistenti e fissi ulteriori misure adeguate”. Tale programma deve fissare anche gli obiettivi di prevenzione e contenere specifici parametri qualitativi e quantitativi per le misure di prevenzione al fine di monitorare e valutare i progressi realizzati, anche mediante la fissazione di indicatori. Tale programma andrà elaborato sulla base del Programma Nazionale di Prevenzione Rifiuti, così come previsto dall’art. 180 comma 1 bis, che dovrà essere adottato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela e del Territorio e del Mare entro il 12 dicembre 2013 e dovrà valutare l’utilità degli esempi di misure elencati nell’allegato L, distinte in: − misure che possono incidere sulle condizioni generali relative alla produzione di rifiuti, − misure che possono incidere sulla fase di progettazione e produzione di distribuzione, − misure che possono incidere sulla fase del consumo e dell’utilizzo. Il Programma Nazionale dovrà essere integrato nei piani di gestione dei rifiuti. Come parte integrante del Piano Regionale Rifiuti e sulla base dei criteri di stesura sopra esposti viene quindi redatto il presente Programma di Prevenzione della Produzione di Rifiuti. Va sottolineato che, sulla base della definizione di prevenzione, vengono in esso ricomprese tutte le azioni che contribuiscono ad allungare la durata di vita dei beni e a ridurre la quantità di rifiuti che si producono. Le azioni che riducono la quantità di rifiuto destinata a smaltimento attraverso un più mirato e spinto recupero di materia, non sono quindi da annoverarsi tra le azioni di prevenzione, bensì vanno considerate come azioni rivolte a massimizzare il recupero e conseguentemente minimizzare il ricorso alla discarica. 5.4.1 Misure di prevenzione esistenti, obiettivi e previsioni A fronte degli evidenti vantaggi in termini di risparmio di risorse naturali e di risparmio sui costi di gestione che la prevenzione può fornire, la pratica della prevenzione è stata sperimentata, sviluppata ed analizzata solo Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 481/560 negli ultimi anni ed in generale nelle realtà in cui erano già stati raggiunti buoni livelli nella gestione integrata dei rifiuti e nella raccolta differenziata. Nel corso degli ultimi anni sono sorte in Veneto molteplici iniziative mirate alla prevenzione, promosse prevalentemente a livello locale da parte di Amministrazioni comunali o provinciali o da enti gestori particolarmente sensibili a tale tema. Le principali iniziative sono state presentate nel 2010 durante il Convegno “Produrre meno rifiuti: esperienze a confronto” organizzato da Regione Veneto e ARPAV allo scopo di fornire un’utile panoramica di quanto in Veneto era già attivo, come per esempio: − promozione dell’uso dell’”acqua del sindaco” (Veritas); − incentivazione all’utilizzo di borse riutilizzabili (campagna “Porta la Sporta” e “Borsamica”); − diffusione dei distributori di latte crudo; − riduzione del consumo di carta negli uffici della Regione Veneto (DGRV 169/2011); − esperienze di pannolini lavabili ed eco sagre (Consorzio Priula e TV3); − mercatini dell’usato ed aree si scambio di beni durevoli (Cooperativa Emmaus di Treviso); − recupero delle eccedenze alimentari (Last Minute Market); − progetti di vuoto a rendere (“Vetro indietro” di SAVNO); − vendita di prodotti sfusi e alla spina (“negozio leggero ed Ecoacquisti della Provincia di Trento). Tutte le iniziative citate, come già detto, erano adottate su base volontaria dai soggetti maggiormente sensibili. In questo senso non risulta quindi possibile stabilire quanto le azioni di prevenzione hanno prodotto nell’ambito della riduzione della produzione dei rifiuti rispetto a quanto, nella stessa, abbia piuttosto inciso la grave crisi economica in corso. Il Piano Regionale Rifiuti, attraverso il presente Programma di riduzione, intende incentivare maggiormente l’adozione di tutti gli strumenti che vadano ad incidere riducendo la quantità di rifiuti prodotti nei diversi comparti (urbano e industriale), attraverso iniziative promosse a tutti i livelli (Regione, Provincia, Comune..) e rivolte a tutti gli stakeholders coinvolti (gestori della raccolta, grandi commercianti, cittadinanza, scuole…). Gli obiettivi di prevenzione, in termini quantificabili, fanno specifico riferimento alla riduzione della produzione pro capite di rifiuti. Tale indicatore, il cui trend tendenziale viene riportato nella parte 2 dell’elaborato B “Analisi dei fabbisogni impiantistici”, risulta fortemente dipendente dai consumi per le famiglie e dalle stime economiche ipotizzate per gli stessi, che ne prevedono un calo fino al 2013, e una costante ripresa dal 2014. Tale andamento determina un calo della produzione pro capite al valore intorno ai 440 kg/ab*anno. Ipotizzando la ripresa dei consumi e quindi della produzione di rifiuti dal 2014, se non venisse promossa in maniera importante nessuna azione di prevenzione, tale trend dovrebbe tornare a valori intorno a 460 kg/ab*anno. Si prevede invece che, successivamente all’adozione del presente piano, a partire dall’anno 2015 vengano adottate in maniera organica e siano a regime a livello regionale diverse misure di prevenzione. Tali strumenti individuati si suppone portino ad una diminuzione del rifiuto pro capite di circa 20 kg/ab*anno al 2020, contrastando la tendenza alla crescita dei rifiuti e mantenendo un valore costante di 440 kg/ab*anno (produzione procapite considerata nello scenario 1). Pertanto le politiche di riduzione porterebbero, per l’anno 2020, ad una differenza tra lo scenario tendenziale e quello di piano di circa 100.000 tonnellate di rifiuti. Nel caso la crisi economica perduri ulteriormente, spostando nel tempo la ripresa dei consumi, si può ipotizzare che la produzione pro capite si riduca di circa il 7%, rispetto allo scenario uno, ad un valore di circa 410 kg/ab*anno (scenario 1 bis). In questo caso le politiche di riduzione che dovranno essere adottate dovranno puntare al mantenimento di tale valore anche al 2020. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 482/560 Tale dato dovrà essere monitorato periodicamente e se gli indicatori evidenziassero problemi o ritardi nel raggiungimento di tale obiettivo di riduzione la Regione Veneto individuerà ulteriori strumenti a supporto dello scopo prefissato. Gli indicatori sono previsti nell’elaborato B/4. Relativamente all’obiettivo 1. Prevenzione - riduzione della produzione di rifiuti e della loro pericolosità sono stati individuati i seguenti indicatori: Indicatore RU Unità di misura Metodo di calcolo Produzione totale di rifiuti urbani -S tonnellate Dato ricavato dalle dichiarazioni annuali dei Comuni (O.r.So) Produzione pro capite di rifiuti urbani - M kg/abitante*anno pro capite RU = ab RU RU = Produzione totale di rifiuti urbani ab = abitanti (fonte Regione Veneto - Sistema statistico) Variazione % rispetto a produzione in t/a anno precedente var % pro capite = 1 1 )( )()( − −− anno annoanno UprocapiteR UprocapiteRUprocapiteR x100 (Procapite RU)anno-1 = pro capite anno precedente (Procapite RU)anno = pro capite anno considerato Andamento della produzione totale di rifiuto e dei consumi delle famiglie - M Produzione totale di rifiuti (t) spesa per consumi delle famiglie (milioni di euro) Si confronta l’andamento della produzione totale di rifiuti con la spesa per i consumi delle famiglie (fonte Regione Veneto - Sistema statistico) vedi “analisi dello stato di fatto” - figura 1.1.2 pagina 4 Rifiuti urbani pericolosi - M % su produzione totale rifiuti urbani Dalle dichiarazioni O.R.So si selezionano i CER pericolosi e si rapportano percentualmente alla produzione totale RU per = )( )( RU siRUpericolo x100 RUpericolosi = CER pericolosi inseriti dai Comuni nel programma O.R.So RU = Produzione totale di rifiuti urbani Pratica del compostaggio domestico - M Nr. Comuni Dato ricavato dalle dichiarazioni annuali dei Comuni (O.r.So) 5.5 AZIONE DI PREVENZIONE: STRUMENTI ED INIZIATIVE DI ATTUAZIONE Obiettivo di Piano da perseguire attraverso il presente programma di Prevenzione è rappresentato dalla riduzione della produzione di rifiuti e della loro pericolosità e potrà essere perseguito attraverso l’adozione dei seguenti strumenti ed iniziative da tutti i soggetti coinvolti a vari livelli nella gestione integrata dei rifiuti. Per ciascuna delle seguenti iniziative è riportata una specifica scheda (redatta per gli strumenti relativi alle azioni inerenti ogni obiettivo di piano), riportata nel cap. 3 “Azioni di Piano”, contenente dettagli relativi alle finalità, ai soggetti coinvolti e strumenti e modalità applicative. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 483/560 Azioni Iniziative e strumenti per il raggiungimento dell'obiettivo Iniziative promosse da: Enti Pubblici Grande Distribuzione Organizzata e commercio Imprese Associazioni 1.1 Promozione del compostaggio domestico 1.2 EcoScambio - Piattaforma intermedia, che affianca il centro di raccolta comunale, per il riuso e l’allungamento della vita dei beni, che non essendo ancora giunti al loro naturale fine vita, possono non essere conferiti tra i rifiuti. 1.3 Vendita di prodotti sfusi o alla spina 1.4 Promozione del “vuoto a rendere” 1.5 Distribuzione degli alimentari invenduti a mense sociali 1.6 Vendita di acqua alla spina in mense, bar e ristoranti 1.7 Promozione degli spacci agricoli (farm delivery, ad esempio rivendite di latte crudo) 1.8 Promozione della filiera corta 1.9 Riduzione della carta nelle cassette della posta attraverso controllo della pubblicità postale 1.10 Promozione del Servizio gratuito di raccolta toner e cartucce di stampa 1.11 Promozione e sostegno dell’utilizzo di pannolini lavabili 1.12 Promozione delle “Giornate del riuso” 1.13 Promozione ed incentivazione dell’utilizzo di stoviglie riutilizzabili nelle mense e nelle feste pubbliche o aperte al pubblico 1.14 Riduzione della carta negli uffici (vedi art. 51 L.R. 3/2000) 1.15 Informatizzazione della modulistica tra amministrazione e privato cittadino (per esempio Provincia di PD “gare senza carta”) 1.16 Attivazione progetti in materia di educazione ambientale 1.17 Promozione di marchi di qualità ambientale del settore turistico. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 484/560 6. PROGRAMMA REGIONALE PER LA DECONTAMINAZIONE, RACCOLTA E SMALTIMENTO DI APPARECCHI CONTENENTI POLICLOROBIFENILI (PCB) SOGGETTI AD INVENTARIO AI SENSI DEL D.LGS. N. 209/1999 Con Deliberazione della Giunta Regionale n. 1189 del 30/04/2004, la Regione Veneto ha approvato il “Programma supplementare di aggiornamento per la decontaminazione, lo smaltimento e raccolta degli apparecchi contenenti PCB soggetti ad inventario. e dei PCB in essi contenuti di cui all’art. 4 del D.Lgs. 209/99” come integrazione al Programma Regionale adottato con Deliberazioni della Giunta Regionale n. 1990/2003 e n. 3615/2003. Il Programma di decontaminazione degli apparecchi contenenti PCB approvato con la delibera del 2004 riguarda le seguenti apparecchiature contenenti PCB soggette ad inventario di cui all’art. 3 del D.Lgs. n. 209/1999: • apparecchi contenenti PCB in concentrazione maggiore di 0,05% (500 mg/Kg) • apparecchi contenenti PCB con concentrazione compresa tra 0,005% (50 mg/Kg) e 0,05% (500 mg/Kg). L’inventario è alimentato dalle comunicazioni alla Sezione Regionale del Catasto dei Rifiuti istituita presso ARPAV che i soggetti detentori di apparecchiature contenenti PCB per un volume superiore a 5 dm3 devono presentare con cadenza biennale a partire dall’anno 2000 e comunque entro 10 giorni dal verificarsi di una modifica rispetto ai quantitativi di PCB detenuti. Il Programma Regionale di decontaminazione dei PCB è stato costantemente monitorato per verificarne lo stato di attuazione. Tale monitoraggio consente di verificare l’assolvimento da parte della Regione Veneto degli obblighi imposti dalle direttive comunitarie in materia ed in modo particolare l’adempimento della tempistica di decontaminazione o smaltimento prevista all’art. 18 della Legge 18 aprile 2005, n. 62 (Legge Comunitaria 2004). L’inventario consente infatti un controllo e una verifica, a cadenza biennale, del cronoprogramma redatto smaltimento e/o decontaminazione degli apparecchi contenenti PCB e ottenere per le suddivisioni temporali previste l’effettiva situazione. L’art. 18 della legge 62/05 prevede infatti: a) che la dismissione di almeno il 50% degli apparecchi detenuti alla data del 31 dicembre 2002 avvenga entro il 31 dicembre 2005; b) che la dismissione di almeno il 70% degli apparecchi detenuti alla data del 31 dicembre 2002 avvenga entro il 31 dicembre 2007; c) che la dismissione di tutti gli apparecchi detenuti alla data del 31 dicembre 2002 avvenga entro il 31 dicembre 2009; d) che solo i trasformatori che contengono fluidi con una percentuale di PCB compresa tra lo 0,05% e lo 0,005% in peso possano essere smaltiti alla fine della loro esistenza operativa nel rispetto delle condizioni stabilite dall’art. 5, comma 4, del D.Lgs. n. 209 del 1999. Il Programma Regionale, compresi anche i trasformatori che possono essere utilizzati fino a fine vita, prevedeva comunque di ottenere per il 2020 il completo smaltimento o decontaminazione di tutte le apparecchiature contenenti PCB. Al capitolo 2 del presente Elaborato dello stato di attuazione del cronoprogramma è stata aggiornata al 2010 con la verifica delle ipotesi previsionali relative allo smaltimento e/o decontaminazione degli apparecchi contenenti PCB inventariati sulla base delle dichiarazioni presentate dai detentori di apparecchiature con PCB Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 485/560 ad ARPA Veneto (in qualità di Sezione Regionale del Catasto Rifiuti) entro il 31 dicembre 2010 (ultimo censimento biennale utile). Sulla base delle dichiarazioni pervenute alla Sezione Regionale del Catasto dei Rifiuti di ARPA Veneto è possibile effettuare le seguenti valutazioni: • La dismissione o la decontaminazione di tutte le apparecchiature contenenti PCB diverse dai trasformatori con percentuale di PCB compresa tra 0,005% e 0,05% può dirsi pressoché completa. • Considerando il numero di apparecchi inventariati nell’anno 2002 di 3501 apparecchi ne risultano già smaltiti e/o decontaminati ben 3357 per una percentuale del 93 %. • I dati disponibili pertanto consentono di confermare l’obiettivo previsionale di ottenere entro il 2020 il completo smaltimento o decontaminazione di tutte le apparecchiature contenenti PCB attualmente ancora presenti nel Veneto. • Considerato l’esiguo numero di apparecchi ancora in esercizio al 2010 (244), che sicuramente si ridurranno ulteriormente in base ai dati aggiornati dell’inventario per le comunicazioni che dovranno pervenire ad ARPAV entro dicembre 2012, l’adempimento di stabilito nelle direttive comunitarie di settore e dal D.Lgs. n. 209/1999 di eliminare completamente le apparecchiature contenenti PCB potrà verosimilmente essere soddisfatto anche prima del 2020. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 486/560 7 PRINCIPALI POLI DI PRODUZIONE DI RIFIUTI SPECIALI La struttura economica del Veneto può essere considerata tra le più solide esistenti in Italia con oltre 450.000 imprese attive iscritte alle CCIAA (Rapporto Statistico 2012, Regione del Veneto – Direzione Sistema Statistico Regionale), anche se anche il Veneto nel 2010 ha risentito della congiuntura economica Europea sfavorevole che ha comportato una contrazione di produzione anche nel settore manifatturiero. Peraltro Il Veneto è un’area produttiva che dipende meno di altre dagli investimenti del settore pubblico e che appare fortemente indirizzata verso i mercati internazionali. Flessibilità produttiva, apertura ai mercati internazionali e dinamicità nell’adeguarsi alle nuove esigenze economiche appaiono quindi come le caratteristiche salienti del sistema produttivo veneto. Il sistema produttivo veneto si presenta come una realtà economica in cui convivono elementi di innovazione e modernizzazione accanto ad aspetti più tradizionali. I principali fattori che caratterizzano il "modello veneto" si possono così sintetizzare: • la piccola-media impresa • convivenza tra produzioni tradizionali e attività tecnologicamente innovative • internazionalizzazione dei mercati e flessibilità organizzativa. Una delle caratteristiche salienti del cosiddetto modello veneto è rappresentata dalla presenza di distretti industriali, ossia di aree ristrette popolate da imprese che producono lo stesso bene. La concentrazione geografica in una zona ben precisa ha consentito a queste imprese di godere di interessanti sinergie in termini di razionalizzazioni, ricerche e servizi. Più che un agglomerato casuale di imprese piccole e medie, il distretto è una vera e propria formula di industrializzazione che si dimostra sempre più forte e vitale. Le vocazioni imprenditoriali di zona presenti sul territorio veneto sono numerose: � in provincia di Verona: o nella zona dell’alto veronese sono concentrate le imprese specializzate nella lavorazione della pietra (marmi e graniti naturali e sintetici) e nella produzione della relativa tecnologia; o a Verona è concentrato il segmento dolciario specializzato nelle paste lievitate (pandoro, panettoni, colombe pasquali); o nella Bassa Veronese (triangolo Bovolone-Cerea-Isola della Scala che sconfina nel Padovano) si producono mobili d’arte; o nella zona di Legnago si è sviluppato il settore della termomeccanica; � in provincia di Vicenza: o nella Valle del Chiampo, sono concentrate le concerie, la cui produzione copre quasi la metà della produzione nazionale; o nel comprensorio Chiampo-Agno sono concentrate le lavorazioni del marmo che, con quello principale del veronese, costituiscono l’altro polo della lavorazione della pietra; o l’area tra Vicenza e Bassano è caratterizzata dal settore dell’oreficeria; o nella zona di Schio, Thiene e Valdagno vi è la storica presenza del settore tessile; o sono da considerare anche le ceramiche artistiche della zona di Bassano e Nove; � tra le province di Vicenza e Padova: o nella zona compresa tra Montegalda, Cervarese Santa Croce e Selvazzano si riscontra una produzione specializzata di pellicce; � tra le province di Venezia e Padova: Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 487/560 o lungo la Riviera del Brenta, tra Padova e Venezia, è insediata una produzione di eccellenza di calzature; � in Provincia di Treviso: o la zona di Montebelluna e il territorio circostante sono noti per la produzione di articoli sportivi e calzature tecniche (scarpe e scarponi sportivi); o sono da considerare anche gli impianti di refrigerazione di Castelfranco, l’industria del mobile "classico" di Bassano o per ufficio di Treviso; � in provincia di Belluno: o il Cadore si caratterizza per la produzione dell’occhialeria. � in Provincia di Venezia: o a Venezia, nell’isola di Murano si trovano le imprese produttrici dei famosi vetri artistici. o I settori produttivi caratteristici dell’economia veneta sono quindi legati al gruppo delle industrie manifatturiere non metalmeccaniche (alimentari, tessili, abbigliamento, calzature, mobilio e altre). In questo ramo primeggiano: � il comparto dell’abbigliamento (vestiario e calzature), inserito in un coordinato "sistema moda"; � il comparto del legno e del mobilio (con produzioni strettamente collegate all’ambito dell’arredamento); � il settore del tessile. Un altro settore di rilievo nell’ambito dell’economia veneta è rappresentato dall’area metalmeccanica che può contare su un’ ampia base produttiva. Particolare importanza rivestono i settori relativi alle costruzioni, all’installazione di impianti e alla riparazione di materiale elettrico. Le PMI venete si sono specializzate nella produzione di macchinari e tecnologie per: lavorazione di marmo e granito, industria tessile, industria conciaria, edilizia, legno, termotecnica e condizionamento. A questi distretti industriali si devono aggiungere: � in provincia di Venezia il Polo industriale di Porto Marghera con l’industria chimica e le attività di bonifica del sito di interesse nazionale; � in provincia di Vicenza l’industria farmaceutica; � le attività metallurgiche concentrate in grandi realtà produttive nelle province di Padova, Vicenza, Verona e Venezia. Dall’analisi della distribuzione sul territorio dei rifiuti speciali attribuiti alle attività economiche maggiormente rappresentate emergono i poli industriali identificati in precedenza. Si notano i picchi di produzione delle province di Verona e Vicenza per la lavorazione della pietra/ceramica, della provincia di Venezia per la produzione di energia elettrica e del settore chimico/plastico, della provincia di Vicenza con il settore metallurgico e conciario e della provincia di Treviso per la fabbricazione di arredamenti e lavorazione del legno. Le categorie economiche significative che si possono analizzare in quanto omogenee come produzione, numerosità e concentrazione sul territorio sono le seguenti: 1. la lavorazione della pietra, 2. le fonderie, 3. il legno, 4. la concia 5. il tessile. Le suddette categorie economiche definiscono specifici poli di produzione in Veneto non soltanto in base ad aspetti quantitativi, ma soprattutto in termini di realtà produttiva qualitativa con produzione di rifiuti analoghi Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 488/560 nello stesso territorio. Talvolta questi comparti sono importanti anche per gli aspetti quantitativi (ad esempio marmi e fonderie). 7.1 RIFIUTI DELLA SEGAGIONE E LAVORAZIONE DELLA PIETRA 7.1.1 Cicli produttivi del settore segagione e lavorazione della pietra Il settore della lavorazione del marmo e pietre affini costituisce un settore industriale di trasformazione cioè di lavorazioni successive alle operazioni di estrazione. La lavorazione del marmo segue infatti la coltivazione della cava che produce blocchi di materiale di varia foggia e dimensione tramite estrazione da un fronte di scavo. L'attività di una tipica industria lapidea di trasformazione produce essenzialmente le seguenti tipologie di prodotti: blocchi grezzi, lastre grezze, lastre trattate superficialmente, pannelli tagliati su misura, prodotti speciali. Le operazioni necessarie per ottenere tali prodotti sono basate sull'asportazione di materiale mediante utensili diamantati o metallici, con l'eventuale impiego di additivi ed abrasivi specifici, mescolati all'acqua di raffreddamento (nelle lavorazioni di taglio e levigatura si utilizza acqua miscelata, a volte, con calce e graniglia metallica). Le attrezzature prevalentemente utilizzate nella lavorazione del marmo e del granito sono i telai a lame, a filo o a dischi diamantati, le levigatrici e le lucidatrici. Le varie qualità di marmo e di pietra lavorate, in base alle rispettive caratteristiche di durezza e fragilità, influenzano ovviamente le tecnologie di taglio e lavorazione. Il comparto della segagione e lavorazione del marmo presenta il problema della produzione di notevoli quantitativi di residui di lavorazione consistenti essenzialmente in: cocciame ( inteso come scarti e sfridi grossolani di materiale lapideo) fanghi (miscele di acqua, sfridi lapidei pulverulenti e polveri provenienti dal consumo degli utensili). Tecnologie di produzione Il ciclo tecnologico "generale" della lavorazione del marmo (o del granito) è sinteticamente rappresentato nel seguente schema generale: Estrazione delle materie prime Segagione Raffilatura Finitura a mano Lucidatura Stuccatura Resinatura Imballaggio Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 489/560 a) Segagione La prima fase di lavorazione è data dalla segagione dei blocchi di cava, che consiste in un taglio di sgrossatura seguito dalla raffilatura che è un taglio preciso a misura. Viene effettuata in reparti detti segherie nei quali vengono utilizzate macchine, denominate "telai". I telai per la segagione sono muniti di lame spesso diamantate (lame di bronzo con annegato del diamante industriale) oppure da fili diamantati o lame circolari. I telai possono impiegare come abrasivi miscele acqua-sabbia, miscele acqua-limatura di ferro o acqua ematite e calce. L'operazione di segagione del blocco di marmo si effettua mediante scorrimento delle lame sul marmo in presenza costante di acqua. Il blocco viene così tagliato contemporaneamente da una serie di lame e trasformato in un pacco di lastre. b) Rifilatura La rifilatura viene eseguita con particolari macchine denominate raffilatrici che lavorano, con dischi diamantati in presenza d'acqua, le singole lastre ottenute con la segagione, ottenendo lastre regolari e ad angoli retti. c) Finitura a mano, controllo e verifica Si intende per finitura a secco quel complesso di operazioni, generalmente effettuate con utensili manuali, che si compiono per modificare in parte o tutta la superficie, gli angoli o gli spigoli dei manufatti già lavorati a macchina. Gran parte di queste operazioni sono eseguite a banco con l'impiego di attrezzatura elettrica (platorelli, scalpelli elettrici, levigatrici manuali). d) Lucidatura, bocciardatura, flammatura La lucidatura viene eseguita con macchine a nastro o con macchine manuali ("manettoni") in presenza costante d'acqua. Per particolari pezzi di forma irregolare la lucidatura può essere effettuata a banco con smerigliatrici e rulli di tela anche a secco. La lucidatura viene effettuata con miscele a base di ossido di stagno, piombo, carburo di solicio, ossido di zinco e acido ossalico. Lavorazioni meno frequenti sono la fiammatura (granito) e la bocciardatura (marmo) che permettono di ottenere superfici rugose con particolari effetti estetici. e) Stuccatura -finitura I manufatti di marmo e granito vengono infine controllati e all'occorrenza, riparati; vengono stuccate le screpolature e pulite le superfici lavorate. f) Resinatura I pezzi lavorati possono poi subire dei trattamenti protettivi superficiali che ne aumentano la resistenza (ad esempio la resinatura). Per la protezione delle lastre (resinatura) si utilizzano prepolimeri (resine insature) in solvente; il prodotto più usato è la resina poliestere insatura in solvente stirene (stirene monomero). La resinatura consiste nell'applicare (mediante spalmatura) resina poliestere (in solvente stirene) sulla superficie delle lastre per proteggerle e irrobustirle. Il ciclo di lavorazione comprende la fase di applicazione della resina (spalmatura con racle) seguita da polimerizzazione (in forno) a 40-50°C. La spalmatura è solitamente preceduta da una fase di asciugatura (a 50°C) per eliminare dalla superficie ogni traccia di umidità. La lavorazione della marmoresina La produzione della marmoresina si avvale di frammenti di marmo di vari pezzatura (da 150-200 mm di diametro sino alla polvere) provenienti in generale da sfridi di cava. La frantumazione delle materie prime non Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 490/560 avviene tutta in stabilimento: i granulati vengono acquistati direttamente dai fornitori. Per motivi legati a caratteristiche di qualità delle materie prime (caratteristiche meccaniche ed omogeneita cromatica), gran parte dei materiali frantumati proviene da sfridi di materiali di cava, ma non si può escludere che nel circuito rientri anche quota parte del cocciame selezionato proveniente dal settore della lavorazione del marmo. I frammenti vengono quindi impastati con leganti organici (resina poliestere) e l'impasto cosi ottenuto viene gettato in una cassaforma metallica parallelepipeda da 3x1,25x 1 . Nella cassaforma l'impasto viene compattato con varie tecnologie e lasciato riposare finche la resina polimerizza, legando i frammenti in un unico blocco. Successivamente il blocco viene lavorato con le stesse tecnologie tradizionalmente impiegate nella segagione del marmo naturale. Il ricorso al cemento come legante avviene più di rado, in quanto i marmo-cementi presentano minore resistenza meccanica e possono essere tagliati solo in spessori adeguati, al di sotto dei quali le lastre sono soggette a rottura. I blocchi vengono segati in lastre (di spessore da 1 cm a 4 cm), tramite telai a lame diamantate,che asportano spessori di materiale sui tagli pari a 3-5 mm. Tali spessori che risultano a tutti gli effetti perduti durante la lavorazione, dipendono dalla larghezza minima delle lame e per esigenze di raffreddamento: l'acqua per il raffreddamento dell'utensile e l'asportazione del materiale abraso deve poter penetrare efficacemente nel taglio. I quantitativi di fango prodotti sono quindi rilevanti, pari al 35-40% del materiale per lastre da 1 cm. L'acqua di raffreddamento e pulizia degli utensili da taglio viene fatta convogliare in décantatori nei quali si raccoglie fango con una percentuale di secco del 28-30%. Il fango ispessito viene poi inviato alle filtropresse, dove esce con un'umidità residua del 23-25%. Le lastre vengono lavorate su linee automatiche. Dapprima vengono calibrate (macchine con utensili diamantati), per ottenere uno spessore preciso, poi vengono lucidate su macchine con mole abrasive di grana via via più fine. Le lastre lucide possono essere commercializzate intere (da cui possono essere ricavati pezzi di svariate dimensioni per differenti applicazioni), oppure possono essere ritagliate in mattonelle di dimensioni costanti. Preventivamente al taglio è necessaria una fase di rifilatura, nella quale dalle lastre ottenute con la segagione, vengono ricavate lastre regolari e ad angoli retti. I rifili unitamente a tutte le mattonelle difettose e non recuperabili vengono scartate dando origine all'altra tipologia di residuo quantitativamente rilevante: il cocciame. Il settore della lavorazione della marmoresina è attualmente rappresentato in Veneto da poche aziende per un totale di 4 stabilimenti produttivi tutti concentrati nell'area veronese. L'attenzione è stata concentrata su questo particolare settore produttivo che, pur essendo una produzione minore rispetto alla realtà del comparto, è direttamente collegato alle attività di segagione di marmi e graniti e presenta un'elevata produzione di residui, consistenti essenzialmente in limi di marmo e cocciame, caratterizzati i primi dall'essere contaminati da stirene libero, utilizzato come solvente per la resina poliestere impiegata nel processo di agglomerazione della graniglia di marmo. La quantità di residui prodotti da tali aziende ammonta a circa 58.200 tonnellate (CER 010413). Sia per i fanghi che per il cocciame di marmoresina, il destino attuale di smaltimento è la discarica per rifiuti non pericolosi e il recupero . Destinazione ottimale dei fanghi e del cocciame è la possibilità di riutilizzo di materia nel settore della produzione di cemento e di prodotti per l’edilizia. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 491/560 7.1.2 Le attività economiche del settore e poli di produzione in Veneto Il settore lavorazione dei materiali lapidei, si articola in due differenti classi di attività economica (ATECO anno 2002): 267 TAGLIO, MODELLATURA E FINITURA DI PIETRE ORNAMENTALI E PER L’EDILIZIA 268 FABBRICAZIONE DI ALTRI PRODOTTI IN MINERALI NON METALLIFERI Il Veneto è uno dei maggiori produttori a livello nazionale di marmi e graniti ornamentali. La lavorazione della pietra nel Veneto, accanto ai marmi propriamente detti tratta anche calcari, dolomie, brecce, graniti e gneiss che vengono impiegati a scopo decorativo e ornamentale. Il comparto produttivo risente di una spinta frammentazione dimensionale delle unità produttive, con dimensione media artigianale e soffre dell'assenza di attività di ricerca e sviluppo, da cui deriva un'evoluzione abbastanza lenta delle tecnologie impiantistiche e fortemente limitata rispetto a quella di altri settori industriali. Entrambi i settori producono indicativamente le medesime tipologie di residui, (essenzialmente cocciame e fanghi di segagione), per tale motivo sono stati esaminati insieme. Da questi si discosta per tecnologia di produzione e tipologie dei rifiuti prodotte, il settore della produzione e lavorazione di agglomerati di marmo (marmoresine), che è stato esaminato separatamente. In Veneto le aree di produzione sono concentrate nel veronese (Valpolicella) e nel vicentino (comuni del comprensorio Chiampo-Agno). Verona costituisce uno dei poli marmiferi più importanti e figura anzi al secondo posto della graduatoria nazionale dell'esportazione dei prodotti lapidei. Nel 1985 un gruppo di aziende vicentine si è consorziata con la specifica finalità di trovare soluzioni comuni al problema dello smaltimento dei fanghi e dei materiali litoidi derivanti dalle lavorazioni dell'industria lapidea. 7.1.3 Rifiuti prodotti dal settore segagione e lavorazione marmo Il comparto della segagione e lavorazione del marmo presenta il problema della produzione di enormi quantitativi di rifiuti di lavorazione consistenti essenzialmente in: cocciame (inteso come scarti e sfridi grossolani di materiale lapideo), fanghi (miscele di acqua, sfridi lapidei polverulenti e polveri dal consumo degli utensili). Dal punto di vista quantitativo, si ricava dai dati relativi al 2010 una produzione di rifiuti speciali pari a 598.049 t cioè al 7% della produzione dei rifiuti speciali nel Veneto. In particolare, i rifiuti allo stato fangoso costituiscono la percentuale più rilevante dell’intera produzione di settore, con una quantità pari a 406.760 t pari al 65,5% della produzione del settore . La tabella seguente (7.1.1) invece rappresenta i quantitativi di rifiuti speciali nel comparto segagione , suddivisi per macrocategoria di rifiuti CER, come si può evincere la classe CER 01 incide per il 97%, all’ interno della classe 01 il codice CER 010413 -rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra incide per un quantitativo pari a 568.437 tonnellate. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 492/560 Macro categoria CER Descrizione Quantità prodotta (t) 01 Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali 582.396 03 Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone 28 05 Rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone 38 06 Rifiuti dei processi chimici inorganici 105 07 Rifiuti da processi chimici organici 469 08 Rifiuti da produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti, sigillanti e inchiostri per stampa 274 09 Rifiuti dell’industria fotografica 17 10 Rifiuti prodotti da processi termici 4.425 11 Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali. 15 12 Rifiuti di lavorazione e di trattamento superficiale di metalli e plastica 2.548 13 Oli esauriti 1.243 14 Rifiuti di sostanze organiche utilizzate come solventi 41 15 Imballaggi, assorbenti; stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi 4.594 16 Rifiuti non specificati altrimenti nel catalogo 523 19 Rifiuti da impianti di trattamento rifiuti, acque reflue fuori sito e industrie dell’acqua 1.252 20 Rifiuti solidi urbani ed assimilabili da commercio, industria ed istituzioni inclusi i rifiuti della raccolta differenziata 81 Totale rifiuti speciali 598.049 Tab 7.1.1 Produzione di rifiuti speciali nel comparto segagione per macrocategorie CER, - Anno 2010. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. Nella tabella seguente (7.1.2) si presenta la produzione provinciale (t/a) di rifiuti di codice CER 010413 (2010). PROVINCIA 2010 Belluno 1.362 Padova 2.319 Rovigo 1.644 Treviso 6.100 Venezia 2.640 Vicenza 76.405 Verona 477.967 TOTALE 568.437 Tab 7.1.2 Produzione provinciale del CER010413 - Anno 2010. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. Tale produzione è concentrata soprattutto nelle Province di Verona e di Vicenza. In generale i limi provenienti dalla segagione di marmi e graniti possono essere considerati rifiuti inerti. La composizione dei limi filtropressati da segagione di granito, marmo e misto marmo granito è la seguente: residuo a 105 °C (f. filtropressati) min 71% max 80% contenuto d'acqua min 20% max 29%. Destinazione ottimale dei fanghi e del cocciame derivante dalla lavorazione di pietra naturale è rappresentata dal recupero mediante utilizzo nella produzione del cemento e prodotti per l’edilizia e per ripristini ambientali Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 493/560 7.2 I RIFIUTI DEL SETTORE FONDERIE 7.2.1 Ciclo tecnologico del settore fonderie La fonderia è essenzialmente la tecnica e l'arte di dar forma cioè l'arte di fondere e colare i metalli e le loro leghe forgiando oggetti metallici. I metalli più diffusamente utilizzati sono: acciaio, ghisa, bronzi, ottoni, leghe d'alluminio, di magnesio, di zinco e di nichel (dotati di sufficiente fluidità e scorrevolezza allo stato liquido, proprietà che li rende particolarmente adatti a riempire le forme). Gli oggetti metallici che si ottengono sono prodotti che acquistano la loro forma e dimensione definitiva, salvo eventuali lavorazioni all'utensile, direttamente mediante solidificazione e raffreddamento del metallo liquido. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 494/560 Fig. 7.2.1 Schema a blocchi del processo produttivo di fonderia. Fonte: Allegato III al D.M.A. 31/01/2005 “Linee guida recanti i criteri per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili” – ed art. 3, comma 2 del D. lgs. n. 372/99. Per la descrizione del ciclo tecnologico, dei bilanci energetici e di materia e per la valutazione degli impatti ambientali di tale settore industriale si prende spunto dalle analisi delle migliori tecnologie possibili (sigla inglese B.A.T.), pubblicate nell’allegato III del D.M. Ambiente n. 31/01/05 “Linee guida recanti i criteri per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili”. (figura 7.2.1). Il grande problema nel processo di fonderia riguarda le deformazioni di origine termica. In pratica tutti i metalli subiscono una variazione di volume durante il passaggio da stato liquido a stato solido che continua durante la fase di raffreddamento, questa diventa causa di difetti nei getti se non vengono presi opportuni accorgimenti. Il sistema di compensazione del ritiro volumetrico più importante è l’alimentazione del getto con metallo fuso. Ciò viene realizzato predisponendo un opportuno volume di materiale, detto “materozza”, dimensionato in modo da raffreddare per ultimo e quindi poter continuare a fornire materiale fino alla solidificazione completa. La funzione della materozza è quindi quella di evitare le “porosità da ritiro”. In altri termini li funzionamento della materozza è di spostare il baricentro termico dal getto alla materozza stessa. La materozza viene eliminata dopo la fusione, unitamente al canale di colata. Il modello Per poter realizzare la forma nella terra è necessario un “modello”, cioè un pezzo uguale al pezzo che si vuole realizzare. In passato venivano utilizzati modelli realizzati in legno e verniciati per migliorare la sformabilità. Oggi si utilizzano quasi esclusivamente metalli o materie plastiche. Il modello è in realtà solamente simile al pezzo da realizzare, infatti dimensionalmente deve compensare il ritiro volumetrico che varia a seconda del tipo di lega utilizzata per la fusione nell’ordine dello 0.6-1.8%. Poiché quasi sempre un pezzo fuso deve subire delle lavorazioni meccaniche per arrivare ad essere come il pezzo disegnato dal progettista, sul modello deve essere previsto un sovrametallo per consentire le successive operazioni. Il modello deve anche tenere conto delle esigenza della fonderia, queste variano a seconda del processo utilizzato, e consistono nella necessità di estrarre il modello dalla terra senza danneggiare la cavità formata. Ciò si ottiene dotando il modello di “angoli di spoglia”, variabili da 1° a 5° in funzione della profondità dell’impronta. L’estrazione del modello è inoltre facilitata se il modello è costruito con raggi di raccordo adeguati, questi raggi hanno anche la funzione di migliorare il raffreddamento del getto diminuendo il rischio di porosità d’angolo ed il rischio di tensioni residue evitando la possibilità di criccature anche in fase di lavoro del pezzo finito. Anche un opportuno dimensionamento delle aree di transizione fra zone del getto a diverso spessore e uniformità degli spessori servono per evitare la formazione di criccature e cavità da ritiro. L’estrazione del modello è, evidentemente, possibile solo in assenza di sottosquadri, cioè di zone che rimangono in ombra rispetto alla direzione di estrazione del modello stesso. I sottosquadri, come le cavità del pezzo possono essere realizzati comunque inserendo un secondo elemento, detto anima. Un’anima non è altro che un particolare realizzato in sabbia che ha la forma necessaria per completare la formatura del getto. La sabbia per la realizzazione delle anime viene sagomata con una apposita forma, detta “cassa d’anima’. Nasce la necessità di dover posizionare correttamente nella forma, questo si realizza creando delle opportune “portate d’anima” che contribuiscono ancor più a differenziare l’aspetto del modello dal getto che si vuole realizzare. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 495/560 Le staffe Il primo elemento per l’allestimento di una forma sono le staffe. La staffa è un contenitore senza fondo, in genere costruito in ghisa, dotato di due fori con i quali è possibile riferire correttamente due staffe. Le staffe sono disponibili in diverse dimensioni, in funzione delle dimensioni del getto che deve essere realizzato ed a seconda dell’impianto di formatura utilizzato. Il canale di colata Per poter riempire correttamente la forma, questa deve essere dotata di un sistema di canali che distribuiscono il metallo. Il sistema di alimentazione inizia con un piccolo bacino, la cui funzione è quella di rallentare la caduta del metallo fuso che altrimenti potrebbe danneggiare la forma, asportando sabbia, che successivamente rimarrebbe intrappolata nel getto. Anche gli elementi di distribuzione della ghisa sono soggetti alle stesse regole di sformabilità dei modelli cioè angoli di spoglia, raccordi e assenza di sottosquadri. Il canale di colata viene completato con un filtro in materiale ceramico, la cui funzione è quella di trattenere la scoria ed evitare quindi la sua inclusione nel getto. La materozza Come già detto la funzione della materozza è quella di spostare il baricentro termico al di fuori del getto, lo stesso risultato si può ottenere con le materozze esotermiche (materozze coibentate) o tramite un operazione di raffreddamento ottenuta tramite l’inserimento nella forma di elementi metallici chiamati raffreddanti o chill, in modo da favorire il raffreddamento verso la materozza. Materozze e canali di colata devono essere opportunamente dimensionati sulla base delle dimensioni del getto e della sua forma. Un modo molto intuitivo per dimensionare il sistema di alimentazione è basato sul modulo di raffreddamento. Scomponendo il getto in parti corrispondenti alle variazioni di spessore bisogna fare in modo che il modulo di raffreddamento (proporzionale al volume)di ogni parte aumenti continuamente nella direzione delle materozze (generalmente dall’interno all’esterno del getto), poiché maggiore è il modulo e maggiore è il tempo di raffreddamento, in questo modo, si è ragionevolmente sicuri che l’ultima zona che si solidifica è la massa più vicina alla materozza, se questa ha un modulo maggiore (30%) dell’ultima area, il ritiro volumetrico si dovrebbe chiudere all’interno della materozza evitando i problemi di porosità internamente al getto. Dal punto di vista del modulo di raffreddamento la materozza ideale è quella di forma sferica,ma tale forma è troppo difficile da realizzare per cui le materozze sono tipicamente cilindriche o coniche. Materiale per l’allestimento della forma Il momento della formatura può avvenire in diversi modi, il primo modo è quello di creare detta forma nella terra. La terra di fonderia è una miscela, naturale o artificiale, di un materiale altamente refrattario, sabbia silicea, con un legante, generalmente argilla, il quale la rende plastica quando è umidificata con 3-6% di acqua. La terra da fonderia deve possedere refrattarietà per resistere all'alta temperatura di colata senza vetrificare, coesione per assumere la forma voluta intorno al modello e sufficiente compattezza per resistere alla pressione del metallo liquido durante la colata. Le terre naturali sono sabbie argillose con 6-15% di materiale argilloso; le terre sintetiche sono prodotte artificialmente addizionando bentonite a sabbie silicee di varia granulometria. Talvolta si aggiunge anche polvere di carbon fossile (nero minerale) per aumentare la refrattarietà e per creare una atmosfera riducente e un film gassoso sulla superficie dello stampo per proteggere il metallo dall'ossidazione durante la colata. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 496/560 Le fonderie utilizzano forme di dimensioni relativamente ridotte, questo permette di evitare il passaggio delle stesse in forno (formatura a secco) e l’utilizzo immediato delle stesse. Questo sistema è detto “a verde” Esistono anche sistemi diversi di formatura con relativi vantaggi e svantaggi rispetto al sistema a verde Formatura a guscio (Croning o Shell molding). Il modello è realizzato in metallo e viene portato ad una temperatura di 250-300°C, su di esso si deposita una miscela di sabbia di quarzo e di resina termoindurente. Il calore funge da catalizzatore e causa la fusione delle resina diventa un collante per la sabbia. Si costruisce separatamente la seconda metà del guscio; si accoppiano i due semi-gusci dopo aver inserito le eventuali anime preparate separatamente e si effettuata la colata. Il guscio è monouso ed il modello deve contenere i riferimenti per l’accoppiamento corretto dei due semi-gusci, il canale di colata e la materozza. Formatura con modello in polistirene espanso E’ una tecnica di formatura che utilizza un modello a perdere in polistirene espanso. Il modello una volta circondato dalla terra viene “invaso” metallo fuso, che fondendolo va ad occupare lo spazio precedentemente preso dal polietilene. Si lavora quindi con una sola staffa e non due semistaffe come nel caso ella terra a verde ed il modello, non dovendo essere estratto dalla terra, può anche presentare dei sottosquadri. Formatura in conchiglia La conchiglia è una forma in acciaio resistente ad alta temperatura, nella quale viene introdotto il metallo fuso. La conchiglia ha ovviamente una vita limitata a causa del compito gravoso a cui è sottoposta. Con la fusione in conchiglia si ottengono getti di elevata qualità e tolleranze strette, ma il costo è decisamente superiore. Fusione in cera persa (meno utilizzata) Il processo inizia con la costruzione di un modello in cera ottenuto iniettando cera fusa in uno stampo al negativo in materiale plastico. Quindi si costruisce uno stampo in ceramica immergendo il grappolo in un impasto liquido di ceramica e ricoprendolo poi con sabbia fine di quarzo. Lo stampo viene liberato dalla cera riscaldandolo ad alta temperatura, nella cavità rimasta viene colata la lega. Dopo la solidificazione del metallo si rompe lo stampo ceramico. Con questa tecnica si possono ottenere forme anche molto complesse, con spessori minimi fino a 1.5 mm e con tolleranze molto ristrette (±0.15 mm). I tipi di forno Il cubilotto (forno a manica) è il più vecchio tipo di forno utilizzato nell'industria della fusione dei metalli ed è usato ancora oggi per la produzione di getti in ghisa. Esso è costituito da un fasciame fisso cilindrico ricoperto di refrattario in cui vengono caricati strati alternati di rottami e ferroleghe insieme a coke siderurgico e calcare o dolomite. Il metallo viene fuso dal contatto diretto con il flusso di gas caldi provenienti dalla combustione del coke. Le ceneri sono eliminate sotto forma di scoria fusa, che viene prodotta introducendo, insieme al combustibile, pietra calcarea ed altri fondenti. Qualsiasi sia il forno utilizzato, la scorificazione è realizzata aggiungendo alla carica fondenti e altre sostanze ed ha lo scopo di proteggere il metallo fuso (formando uno strato di materiale sulla superficie del metallo che lo separa dall'atmosfera sovrastante), di depurarlo e di aggiustarne la composizione con l'aggiunta di disossidanti, desulfurizzanti, etc... Il forno elettrico viene usato principalmente da grosse fonderie di acciaio. In esso il calore viene fornito dall'arco elettrico che si viene a creare fra tre elettrodi di grafite. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 497/560 I forni ad induzione sono divenuti gradualmente i più utilizzati per la fusione di acciaio e di leghe non ferrose. Sono alimentati a corrente alternata e basano il loro funzionamento sull'induzione di una corrente secondaria nel metallo da fondere. Essi sono disponibili in dimensioni che vanno da capacità di pochi chilogrammi a molte tonnellate, hanno un eccellente controllo metallurgico e sono relativamente esenti da inquinamento. I forni a riverbero vengono utilizzati soprattutto nella fusione di metalli non ferrosi quali l'alluminio, il rame, lo zinco e il magnesio. Dopo che il metallo è stato fuso e trattato per ottenere le caratteristiche desiderate viene trasferito nell'area di colata in un opportuno contenitore, detto siviera. La scoria viene allontanata dalla superficie del bagno e il metallo è colato negli stampi. Quando il metallo si è solidificato e raffreddato lo stampo viene aperto: questa operazione viene detta distaffatura. Le terre che costituivano la forma e le anime, a seconda del processo di formatura utilizzato e dei quantitativi in gioco, possono essere scartate e smaltite oppure riutilizzate dopo opportuni trattamenti di rigenerazione (terre a verde) e recupero (terre con leganti sintetici). Il getto passa alla fase di granigliatura e poi a quelle di sbavatura e finitura. Sbavature e difetti sono rimossi ed il materiale metallico asportato ritorna in ciclo. I pezzi possono infine essere sabbiati. Rifiuti solidi e sottoprodotti La produzione di residui è direttamente in relazione con il tipo di metallo utilizzato (ghisa, acciaio, ottone, bronzo, alluminio) e dipende dai tipi di stampi ed anime impiegati, così come dalla tecnologia usata. In ogni caso i residui prodotti dalle operazioni di getto in stampi di sabbia sono quantitativamente più importanti di quelli prodotti dai getti in stampi permanenti. Tra i rifiuti solidi ed i sottoprodotti del settore siderurgico, le quantità di riutilizzo e di riciclo hanno subito un notevole incremento nel recente passato, ma tuttora considerevoli quantità sono smaltite in discarica. La figura seguente (7.2.2) indica i tipici flussi di materia nella gestione dei residui e dei sottoprodotti in un’acciaieria a ciclo integrale. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 498/560 Fig 7.2.2 flussi di materia in una acciaieria. Come indicazione generale, si può dire che quando le polveri, i fanghi e le scaglie di laminazione hanno un contenuto in ferro od in carbone abbastanza alto (normalmente >50 %), queste possono essere riciclate nell’impianto di agglomerazione e considerate come materie prime. Anche materiali con alto contenuto di calcare possono essere riciclati, riducendo quindi l’apporto diretto di calcare; attualmente, tutti gli impianti di agglomerazione oggi operanti riciclano polveri, fanghi e scorie di laminazione, con una percentuale di alimentazione compresa tra il 10-20%. Accertato, quindi, che l’impianto di agglomerazione, accanto al proprio processo di sinterizzazione, gioca anche l’importante ruolo di riciclare gran parte dei residui per i quali non esiste un’alternativa differente, si può affermare che esso può essere considerato come il “digestore di un’acciaieria a ciclo integrale”. Soltanto una piccola parte, intorno al 16%, di tutte le quantità di residuo prodotte finisce poi in discarica. Tra queste ci sono le polveri fini raccolte nell’impianto di trattamento del gas d’altoforno (BF gas), gli inerti, le polveri fini raccolte negli impianti di trattamento dei fumi dell’acciaieria e, in alcuni casi, i cloruri alcalini ed i cloruri di metalli pesanti presenti nell’ultimo stadio dei precipitatori elettrostatici che trattano i fumi del letto di agglomerazione. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 499/560 Nella tabella successiva sono riportati i valori medi delle quantità di rifiuti prodotti in un centro siderurgico a ciclo integrale, nonché i valori medi (anche in %) delle quantità smaltite in discarica; per avere la possibilità di confrontare ed elaborare i dati, le quantità sono state tutte riferite alla tonnellata di acciaio liquido (LS), utilizzando i fattori di conversione usuali (940 kg di ghisa/t LS). La presenza di range di valori così vasti si giustifica con le diverse realtà impiantistiche nei paesi UE; impianti progettati negli anni sessanta si affiancano ad impianti recentissimi più orientati al recupero e al riciclo. Tab. 7.2 1: Quantità specifiche medie di rifiuti prodotti e smaltiti in discarica (-) quantità trascurabile (?) non determinata e comunque non significativa. Fonte: Allegato III al D.M.A. 31/01/2005 “Linee guida recanti i criteri per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili” – ed art. 3, comma 2 del D. lgs. n. 372/99. Per quanto modesta sia la percentuale dei residui smaltiti in discarica (16%), le quantità in gioco sono ancora significative. Nell’analisi della tabella si possono distinguere i contributi provenienti da un’alta produzione specifica con bassa percentuale in discarica (per es. la scoria d’altoforno), dai contributi provenienti da una bassa produzione specifica con alta percentuale in discarica (situazione tipica per i refrattari); evidentemente queste Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 500/560 due situazioni, ai fini di ottimizzare il riciclo, vanno riguardate diversamente: nella prima è necessario diminuire la quantità del rifiuto, nella seconda occorre modificarne la qualità e renderlo più recuperabile. Più critica è la situazione in cui la produzione specifica e la percentuale in discarica hanno entrambe un certo peso, come avviene per le scorie dell’acciaieria elettrica; in effetti la ricerca di maggiori recuperi in questo settore ha già portato a risultati molto lontani dai valori medi espressi in tabella. Proseguendo nell’analisi dei singoli impianti, tra le BAT presentate, si possono cogliere delle utili indicazioni sulle azioni da intraprendere per migliorare le prestazioni di recupero e di riciclo. Per esempio, il trattamento delle polveri provenienti dai fumi, nelle acciaierie elettriche, trova sempre più spazio perché finalizzato al recupero dello zinco ed alla rimozione o al recupero di altri metalli pesanti (processo Waelz); anche il trattamento della scoria da fusione, in qualche impianto, ha ridotto di molto (al 10%) l’invio in discarica; mentre non si hanno significative informazioni, anche qualitative, sul materiale refrattario dismesso. Le indicazioni riportate nella descrizione dei singoli impianti potrebbero essere d’aiuto anche per superare questa incertezza sulla conoscenza dei dati, consentendo di intervenire su quella percentuale di rifiuti che prende ancora la via della discarica. Le tipologie di rifiuti nel settore fonderia Come abbiamo detto, le fonderie generano principalmente i seguenti tipi di residui: a) terre di fonderia derivanti da stampi ed anime non riutilizzabili. b) materiali prodotti dalle operazioni di scorificazione. c) polveri e fanghi prodotti dai sistemi di controllo delle emissioni in atmosfera. Terre di fonderia esauste Come si è visto sono costituite da sabbie legate con argille tipo bentonite e miscelate con vari minerali oppure agglomerate con silicati e cemento o leganti organici. Molte fonderie riutilizzano parte di tali sabbie utilizzate per ottenere anime e stampi. È necessario comunque, per mantenere le proprietà desiderate della sabbia, reintegrare sabbia fresca eliminando una certa quantità di sabbia esausta. Le terre di formatura a verde infatti nel processo di colata vengono deteriorate e subiscono le seguenti alterazioni: perdita irreversibile di plasticità; sinterizzazione dei granuli quarzosi; vetrificazione delle bentoniti, favorita dalla presenza di fondenti. Le sabbie con agglomeranti organici subiscono, con la sollecitazione termica, la degradazione della resina per pirolisi, combustione e carbonizzazione. Le componenti organiche degradate vanno a formare una specie di guscio sui granelli di sabbia deteriorandone le caratteristiche al punto da renderle inutilizzabili per un nuovo processo di formatura. Le sabbie esauste poi nel caso di fonderie di ottone e bronzo possono contenere piombo, rame, nichel e zinco. Scorie La scoria è una massa vetrosa relativamente inerte di composizione e struttura abbastanza complesse. È composta di ossidi metallici derivanti dal processo di fusione, refrattari fusi, sabbia, ceneri di coke (quando si usa coke) e altri materiali. Scorie pericolose possono essere prodotte nelle operazioni di fusione se i materiali di carica contengono significative quantità di metalli tossici quali piombo, cadmio e cromo. Per ridurre il contenuto di zolfo nell'acciaio alcune fonderie utilizzano il carburo di calcio, le scorie generate da questo processo possono essere considerate reattive. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 501/560 Residui dagli abbattitori di polveri Durante i processi di fusione una piccola parte della carica si converte in polveri e fumi e viene raccolta in filtri a maniche o in scrubber ad umido. Nelle fonderie d'acciaio queste polveri contengono diverse quantità di zinco, piombo, nichel, cadmio e cromo. Nella produzione di acciai al carbonio dato l'uso di rottami galvanizzati si hanno tenori elevati di zinco e piombo, mentre in quella di acciaio inossidabile si hanno tenori elevati di nichel e cromo. Le polveri associate ai processi di produzione dei metalli non ferrosi possono contenere rame, alluminio, stagno, piombo e zinco. Si devono inoltre abbattere polveri generate dai processi di formatura e distaffatura ed infine polveri derivanti dalle operazioni di granigliatura, sbavatura, sabbiatura e finitura dei getti. La classificazione dei rifiuti del settore fonderie La tabella seguente (7.2.2) contiene l’elenco delle tipologie di rifiuti caratteristici del settore fonderie. I codici sono estratti dall’elenco dei rifiuti riportato nell’allegato D alla parte IV del D. lgs. 152/06. Per praticità e per motivi di spazio si rappresentano i rifiuti solo a livello di sottoclasse (codice a 4 cifre). Sottoclasse CER Descrizione 10 02 Rifiuti dell’industria del ferro e dell’acciaio 10 03 Rifiuti della metallurgia termica dell’alluminio 10 04 Rifiuti della metallurgia termica del piombo 10 05 Rifiuti della metallurgia termica dello zinco 10 06 Rifiuti della metallurgia termica del rame 10 07 Rifiuti della metallurgia termica di argento, oro e platino 10 08 Rifiuti della metallurgia termica di altri minerali non ferrosi 10 09 Rifiuti della fusione di materiali ferrosi 10 10 Rifiuti della fusione di materiali non ferrosi Tab 7.2.2 Elenco tipologie di rifiuti e classi CER nel settore fonderie. 7.2.2 Le attività economiche nel settore fonderia e poli di produzione Le attività economiche ISTAT (ATECO anno 2002) che individuano il settore delle fonderie sono le seguenti. Codice Descrizione 275 FONDERIE 2751 FUSIONE DI GHISA 2752 FUSIONE DI ACCIAIO 2753 FUSIONE DI METALLI LEGGERI 2754 FUSIONE DI ALTRI METALLI NON FERROSI Sono state scelte queste categorie all’interno dell’insieme dell’industria metallurgica (macrocategoria 27) in quanto sono rappresentative del settore. Nelle province di Vicenza e Padova si ha la maggior il numero di tali attività. 7.2.3 Rifiuti prodotti dal settore fonderie Nel Veneto le fonderie variano per dimensioni dalla piccola azienda artigiana al grande impianto che produce migliaia di tonnellate di getti. Tali categorie hanno generato, nel 2010, 276.014 t di rifiuti speciali specifici di fonderia su un totale di 886.801 t attribuiti complessivamente al settore metallurgico. La produzione di rifiuti del settore fonderia rappresenta il Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 502/560 3,5% circa della produzione totale di rifiuti speciali in Veneto ed il 7,3% circa della produzione dei rifiuti dell’industria manifatturiera. La tabella e il grafico seguenti (tab 7.2.3 e fig. 7.2.2) rappresentano i quantitativi di rifiuti speciali caratteristici del settore fonderia, suddivisi per singola tipologia di rifiuto, nella Regione Veneto. Sottoclasse CER Descrizione Quantità prodotta (t) 10 02 Rifiuti dell’industria del ferro e dell’acciaio 158.647 10 03 Rifiuti della metallurgia termica dell’alluminio 3.336 10 04 Rifiuti della metallurgia termica del piombo 0 10 05 Rifiuti della metallurgia termica dello zinco 9 10 06 Rifiuti della metallurgia termica del rame 124 10 07 Rifiuti della metallurgia termica di argento, oro e platino 6 10 08 Rifiuti della metallurgia termica di altri minerali non ferrosi 102 10 09 Rifiuti della fusione di materiali ferrosi 108.813 10 10 Rifiuti della fusione di materiali non ferrosi 3.978 Totale rifiuti speciali specifici del settore fonderia 276.014 Tab 7.2.3 Produzione di rifiuti speciali nel settore fonderia per codice CER, rifiuti rappresentativi - Anno 2010. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. 20 40 60 80 100 120 140 1002 1003 1005 1006 1007 1008 1009 1010 Migliaia C E R P NP Fig 7.2.2 Produzione di rifiuti speciali nel settore fonderie per macrocategorie CER, rifiuti rappresentativi - Anno 2010. Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti La tabella seguente (7.2.4) rappresenta invece i quantitativi di rifiuti speciali generici del settore fonderia, suddivisi per macrocategoria di rifiuti CER. Si tratta comunque dei rifiuti prodotti dalle attività economiche descritte nel paragrafo precedente. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 503/560 Macro-categoria CER Descrizione Quantità prodotta(t) 02 Rifiuti prodotti da agricoltura ,orticoltura acquacoltura ,selvicoltura,caccia e pesca 71 03 Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone 1 04 Rifiuti da lavorazione delle pelli e pellicce nonché dall’ industria tessile 1 06 Rifiuti da processi chimici inorganici 581 07 Rifiuti da processi chimici organici 179 08 Rifiuti da produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti, sigillanti e inchiostri per stampa 316 09 Rifiuti dell’industria fotografica 18 11 Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa 525 12 Rifiuti di lavorazione e di trattamento superficiale di metalli e plastica 22.105 13 Oli esauriti 503 14 Rifiuti di sostanze organiche utilizzate come solventi 43 15 Imballaggi, assorbenti; stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi 7.291 16 Rifiuti non specificati altrimenti nel catalogo 3.887 17 Rifiuti di costruzioni e demolizioni (compresa la costruzione di strade) 4.000 19 Rifiuti da impianti di trattamento rifiuti, acque reflue fuori sito e industrie dell’acqua 129 20 Rifiuti solidi urbani ed assimilabili da commercio, industria ed istituzioni inclusi i rifiuti della raccolta differenziata 308 Totale rifiuti speciali 39.958 Tab 7.2.4 Produzione di rifiuti speciali nel settore fonderia per macrocategorie CER, rifiuti aspecifici - Anno 2010. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. 2 4 6 8 10 12 14 16 02 03 04 06 07 08 09 11 12 13 14 15 16 17 19 20 Migliaia C E R P NP Fig 7.2.3 Produzione di rifiuti speciali nel settore fonderia per macrocategorie CER, rifiuti aspecifici – ANNO 2010. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 504/560 Produzione di rifiuti del settore fonderie per Provincia Nelle tabella e figure seguenti sono rappresentate le produzioni di rifiuti delle fonderie suddivise per Provincia. Provincia Rifiuti speciali non pericolosi (t) Rifiuti speciali pericolosi (t) Totale rifiuti speciali di fonderia (t) Belluno 281 1.515 1.796 Padova 18.248 101 18.349 Rovigo 16.829 50 16.879 Treviso 3.759 127 3.886 Venezia 7.737 331 8.069 Vicenza 212.514 14.344 226.858 Verona 172 5 177 Totale regionale 259.541 16.473 276.014 Tab 7.2.5 La produzione di rifiuti speciali nel settore fonderie suddivisa per Provincia - Anno 2010. Valori in tonnellate. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. TV 1,4% VR 0,1% BL 0,7% RO 6,1%VE 2,9% PD 6,6% VI 82,2% Fig 7.2.4 La produzione di rifiuti speciali nel settore fonderie suddivisa per Provincia - Anno 2010. Valori in percentuale. Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti Produzione di rifiuti del settore fonderie nei Comuni del Veneto In tabella sono rappresentati i primi dieci Comuni produttori di rifiuti nel settore fonderie che rappresentano con 270.027 t il 85% circa del totale dei rifiuti di settore. Comune Quantità totale di rifiuti speciali prodotti (t) VICENZA 178.398 ROVIGO 18.047 MONTORSO VICENTINO (VI) 13.801 SCHIO (VI) 12.881 CAMPOSAMPIERO (PD) 11.732 BASSANO DEL GRAPPA (VI) 8.562 BOLZANO VICENTINO (VI) 7.028 MARTELLAGO (VE) 6.966 ALBIGNASEGO (PD) 6.919 QUERO (BL) 5.693 Totale primi 10 comuni 270.027 Tab 7.2.6 I primi dieci Comuni in Veneto rispetto alla produzione di rifiuti speciali nel settore fonderie - Anno 2010. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 505/560 7.3 I RIFIUTI DEL SETTORE DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO 7.3.1 Cicli produttivi del settore della lavorazione del legno La manifattura di prodotti in legno abbraccia un insieme di attività artigiane ed industriali così vasto e così vario che non è possibile esaminarne singolarmente tutte le tecnologie produttive. Le principali tipologie di prodotti possono essere ricondotte alle seguenti: pannelli e prodotti semifiniti (legno compensato, panforti, impiallacciature, tranciati e truciolati, agglomerati di fibre legnose per l'edilizia, masonite); serramenti ed elementi di carpenteria (porte, infissi, avvolgibili, pavimenti in legno, pareti divisorie, imposte, scale); produzione di mobili (mobili e arredamenti in legno, giunco, vimini, canne) lucidatura, laccatura e doratura e restauro di mobili). A tali prodotti si aggiunge un universo molto variegato di oggetti in legno, realizzati da attività perlopiù artigiane: attrezzi per lavori agricoli, utensili ed oggetti domestici, pezzi torniti, manichini, strumenti vari, attrezzature per industrie (navette, spade, spole per tessitura), per sport (sci, mazze, bocce) e per uffici (aste da matita, righe, squadre), stecche da biliardo, giocattoli, zoccoli e suole da calzature, fiammiferi, strumenti musicali, oggetti artistici in legno, oggetti intarsiati, ecc. A fronte di una realtà industriale così fortemente diversificata e dispersa sul territorio è estremamente difficile persino conoscere l'attuale posizionamento tecnologico delle differenti filiere produttive. Segagione e preparazione industriale del legno I residui provenienti dal comparto della segagione del legno sono costituiti da cortecce, segature e ritagli. Il volume delle cortecce raddoppia durante il processo di separazione ad umido dai tronchi. Le cortecce vengono in maggior parte bruciate (in particolare per i legnami esotici spesso infestati a livello corticale da uova e larve di insetti) o mandate in discarica. Le aziende di maggiori dimensioni, che effettuano anche altre lavorazioni, in parte bruciano le segature e gli sfridi per produrre energia termica (utilizzata ad esempio per gli essiccatoi), in parte li cedono a cartiere ed industrie di pannelli truciolari (se i quantitativi in gioco ne giustificano tale impiego). L'utilizzazione degli sfridi è resa possibile solo se la segheria provvede alla loro trasformazione in chips, che semplificano i problemi di immagazzinamento (in silos) e di trasporto. Produzione di prodotti semifiniti in legno Comprende la preparazione di legname da armamento per strade ferrate e ponti (traverse, scambi), paleria varia per impalcature, la produzione di legno compensato, di pannelli, di panforti, di impiallacciature, di tranciati e truciolati, agglomerati di fibre legnose per l'edilizia, la produzione di masonite. La concorrenza del calcestruzzo ha ridotto notevolmente negli ultimi anni l'impiego del legno per le traversine ferroviarie, anche se per limitate applicazioni (es. scambi) continuano ad essere insostituibili. La paleria per telecomunicazioni e linee elettriche ricorre all'uso di fusti diritti e regolari trattati con antisettici se si tratta di conifere tenere (abeti, pini) o con materiale allo stato naturale se si ricorre a larice o castagno. L'impiego di paleria per le impalcature dette "di fabbrica" (tagli di sfoltimento di boschi di conifere o castagni) è notevolmente ridotta per il ricorso generalizzato alle impalcature in tubi metallici. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 506/560 Relazioni sinergiche assai strette si sono sviluppate tra l'industria dei pannelli e le attività di produzione dei mobili e dei serramenti (in particolare le porte) e solo quota parte della produzione di pannelli trova collocazione diretta (ma quantitativamente ridotta) nel settore delle costruzioni. I tipi fondamentali di pannelli in legno sono: i compensati, i pannelli di fibre e quelli di particelle (truciolari). I compensati sono costituiti dalla sovrapposizione ed incollaggio di più fogli sottili di legno con le fibre disposte secondo direzioni ortogonali. I fogli vengono ricavati mediante la derullatura dei tronchi che consiste nello "sbucciare" un tronco ruotante attorno al proprio asse, tramite un coltello tangente dotato di movimento micrometrico di traslazione. In Italia lo spessore dei singoli fogli è per lo più inferiore ai 2 mm e di conseguenza formando un pannello con tre fogli possono essere ottenuti elementi con un certo grado di flessibilità. Se invece i fogli sono più numerosi e più spessi vengono prodotti i cosiddetti multistrati, dotati di buona rigidità. Allo stesso risultato si perviene componendo uno strato centrale (anima) con liste accostate ed eventualmente incollate (panforti). Le materie prime più utilizzate per i compensati sono il pioppo e più raramente il faggio e l'abete: a seguito della attuale difficoltà di reperimento di fusti di pioppo di un certo diametro e di buone caratteristiche si fa ricorso spesso anche a legni tropicali come l'obeche, l'ilomba, il lauan, ecc. I pannelli di fibre vengono realizzati a partire dalla pasta di legno ottenuta per sminuzzamento: il legno viene ridotto con vari procedimenti in una massa di fibre sciolte che, dispersa in acqua cui vengono aggiunte modeste quantità di resine, viene fatta disidratare su rete metallica. L'acqua scola ed il feltro umido che rimane sulla rete, tagliato nelle dimensioni dei pannelli, è introdotto tra le piastre di una pressa che a temperatura elevata realizza l'adesione tra le fibre formando un pannello di modesto spessore che presenta una certa flessibilità. Per quanto possano essere adoperati i più svariati tipi di legno per la realizzazione dei pannelli di fibre, vengono preferite generalmente le conifere (fibre lunghe, colore chiaro), il pioppo (colore chiaro) o altre latifoglie di facile sfibratura, come l'ontano. Il vantaggio fondamentale dei pannelli di fibre è quello di potersi servire, quale materia prima, di legno che per forma, dimensioni e presentazione è inadatto a segagione o ad altre lavorazioni meccaniche, ricorrendo anche a cascami o sfridi di legno provenienti da altre lavorazioni. Oltre che col procedimento per via umida i pannelli di fibre possono essere fabbricati anche per via secca o semisecca, ottenendo prodotti sostanzialmente analoghi. I pannelli di particelle detti anche truciolari, vengono ottenuti dalla pressatura a caldo di particelle di dimensioni definite ("chips"), ottenute dal frazionamento di schegge o trucioli, alle quali sono stati aggiunti agglomeranti ed idrofuganti ed altri additivi o materiali atti a conferire particolari caratteristiche. L'evoluzione delle tecniche di fabbricazione è stata assai rapida e oggi si dispone di una notevole varietà di prodotti: dai pannelli di particelle omogenee si è passati a pannelli di chips a granulometria variabile, nei quali gli strati esterni sono costituiti da particelle più fini che consentono una maggior compattezza superficiale. Esistono anche processi di produzione che consentono l'orientamento (mediante campi elettrici ad alta tensione) delle particelle, portando ad un notevole miglioramento delle caratteristiche di resistenza meccanica e tenuta dimensionale, e tecniche di fabbricazione per estrusione, nelle quali la massa di particelle è introdotta e spinta tra due elementi piani riscaldabili, posti alla distanza corrispondente allo spessore da ottenere. Quest'ultima tecnica consente la realizzazione di un pannello continuo, che può essere tagliato della lunghezza voluta, nel quale le particelle sono prevalentemente orientate in senso perpendicolare alle superfici esterne: con particolari dispositivi possono essere ottenuti pannelli cavi utili per differenti applicazioni. Alcune tecnologie di produzione impiegano nelle mescole altri materiali a composizione inorganica: si ottengono così pannelli compositi particolarmente adatti per le applicazioni edilizie (es. pannelli fonoassorbenti in legno-cemento, blocchi da costruzione in legnocemento). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 507/560 Gli spessori dei pannelli di particelle all'inizio della loro fabbricazione erano sempre piuttosto forti (dai 10 ai 30 mm) cosicché ne conseguiva una totale rigidità: oggigiorno invece si fabbricano anche pannelli di minimo spessore (3 mm), in grado quindi di fare concorrenza ai compensati. Anche i pannelli di particelle possono essere fabbricati ricorrendo a differenti tipi di legno, potendo anzi utilizzare sfridi provenienti da altre produzioni (refili) e cascami forestali ed industriali (ramaglie, intestature). Tutti i vari tipi di pannelli possono essere adoperati tali e quali nella fabbricazione dei mobili, tenendo ovviamente conto delle differenti specifiche caratteristiche costruttive: così per piani di tavoli vengono impiegati multistrati e i truciolari piuttosto spessi, mentre per fondi o chiusure non particolarmente sollecitati, possono bastare compensati sottili o pannelli di fibre. I pannelli possono anche essere "nobilitati" ricorrendo a rivestimenti vari: fogli di carta alle resine, strati di protezione contro l'usura superficiale, tranciati decorativi, ecc. Una tipologia più complessa di pannelli è rappresentata dai tamburati nei quali le facce sono costituite da fogli di legno, da compensati oppure da pannelli di fibre tra i quali viene inserito un certo spessore di materiale alveolare leggero, di carta ondulata o di liste di legno distanziate; i pannelli che ne risultano sono rigidi ma leggeri e sono largamente adoperati sia per mobili che per porte o pareti leggere. Nell'industria dei pannelli truciolari, gli scarti ammontano a circa l'1% circa del prodotto finito e consistono sopratutto in pannelli "scoppiati" e residui originati dalle operazioni di rifilatura, calibratura e levigatura del prodotto finito. La maggior parte dei residui vengono riciclati, insieme a quelli di altri comparti produttivi (industria del compensato, segherie), eccettuati i rifili di legni esotici che ridurrebbero troppo le qualità meccaniche dei pannelli. Per il riciclaggio dei pezzi scoppiati (così come per il riciclo dei rifili e degli scarti di pannelli impiegati in altre lavorazioni), esistono problemi di costo dello sminuzzamento in trucioli (per l'usura delle lame). In Italia l'industria del compensato lavora in prevalenza il pioppo, di cui il 2% è costituito da corteccia, il 44% viene trasformato in prodotto finito ed il 54% ceduto alle cartiere per la produzione di pasta di legno o alle fabbriche di imballaggi e pallets che tranciano il tondello centrale (derivante dalla derullatura dei tronchi). Gli scarti derivanti dalla levigatura e rifilatura sono di solito bruciati in posto per ricavare energia termica che alimenta le presse a caldo. Produzione in serie di elementi di carpenteria, falegnameria e pavimenti in legno Comprende i laboratori di falegnameria e carpenteria in legno, la produzione posa in opera di falegnameria industriale per l'edilizia e di pavimenti in legno ed i cantieri per carpenteria navale in legno. La produzione e posa in opera di falegnameria industriale per l'edilizia, comprende la costruzione di porte, infissi e avvolgibili, pavimenti in legno, pareti divisorie, imposte, nonché la costruzione di scale. Sino ad una cinquantina di anni addietro la fabbricazione di porte, telai da finestra, persiane ed avvolgibili era compiuta unicamente da artigiani e falegnamerie che lavoravano su singole ordinazioni variabili di volta in volta come dimensioni, materie prime e rifiniture variabili a seconda delle esigenze del committente. I prodotti artigianali erano quindi di qualità e prestazioni assai difformi e del tutto sconosciuti erano i trattamenti protettivi contro gli attacchi di funghi e insetti con finiture estremamente semplici. Negli ultimi decenni la falegnameria industriale è invece passata dalla dimensione artigiana a quella industriale, con realizzazione di prodotti standardizzati e rispondenti a precisi requisiti tecnici e qualitativi. In Italia l'industria degli infissi lavora soprattutto essenze resinose, in maggior parte di importazione (mogani , iroko, dibetou, ecc.). Nel settore dei telai da finestra molto impiegato è il pino silvestre del Nord Europa ed in maniera subordinata anche l'abete rosso o altre specie nazionali come il larice ed il castagno. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 508/560 Nel settore dei pavimenti trovano impiego vari altri legni duri e colorati, come il noce e l'olivo: tra quelli tropicali il muhuhu, il wenge, l'afrormosia, il lapacho ed il doussié: quest'ultimo ideale per la fabbricazione di stadi e velodromi. Per le rifiniture (cornici, modanature, battiscopa e simili) le doti essenziali del legno da impiegare sono la tessitura compatta, la fibratura diritta ed una facile lavorabilità. La sempre più scarsa disponibilità di legni di conifera con pochi nodi ha portato per tali applicazioni ad un massiccio impiego di alcuni legni tropicali teneri e di colore chiaro: obeche, ilomba, ramin, jelutong. Gli scarti di lavorazione nella fabbricazione di serramenti costituiscono circa il 10% del materiale lavorato e sono rappresentati prevalentemente da segatura (2%) e sfridi (8%). La segatura ed i trucioli vengono ceduti alle industrie dei pannelli truciolari, ad imprese di pulizia o come lettiera per stalle. Gli sfridi vengono in parte bruciati in posto per produrre energia termica per usi interni (impianti di riscaldamento e presse a caldo) ed in parte mandati in discarica. Costruzione di imballaggi in legno A seguito dell'affermazione sul mercato di recipienti in materie plastiche e acciaio, il consumo di legni durevoli come la quercia ed il castagno, per imballaggi (botti, fusti e tini e recipienti vari) per caseifici e l'industria alimentare, si sono fortemente contratti negli ultimi due decenni anche per questioni di salvaguardia igienico sanitaria. Gli imballaggi di legno più diffusi sono quindi costituiti da cassette graffate, pallets e da casse di legno inchiodate. Le casse sono impiegate come imballaggio industriale per prodotti pesanti e quindi realizzate secondo criteri costruttivi che ne facilitano il reimpiego ed un'elevata durata. I pallets vengono sempre più massicciamente impiegati per la movimentazione delle merci (almeno 30 milioni di pezzi costituiscono il parco circolante, crescendo ogni anno di almeno il 10%), mentre le cassette graffate vengono utilizzate nell'industria agroalimentare. Sono quindi in continua ascesa i quantitativi di legni teneri (conifere, pioppo, ontano) richiesti per la fabbricazione di imballaggi leggeri, in particolare relazione alle esportazioni di prodotti ortofrutticoli. Anche la produzione di pallets assorbe forti quantitativi di legni teneri, e modesti quantitativi di legni duri (olmo, quercia, robinia, faggio, larice) per i tasselli angolari e per i pezzi particolarmente sollecitati. Gli scarti provenienti dal settore sono in massima parte costituiti da segatura e rifili, mentre al contrario il comparto contribuisce ad assorbire quota parte dei residui provenienti da altre lavorazioni del legno. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 509/560 Fig 7.3.1 Schema del ciclo del legno dai boschi, alle filiere produttive, alla produzione di residui (fonte: Piano Regionale dei Rifiuti Speciali, anno 2000, Regione Veneto). Industria del mobile e arredamento in legno Comprende differenti categorie: costruzione mobili vari in legno, costruzione mobili e arredamenti in giunco, vimini, canne e simili, produzione materassi di ogni tipo, lucidatura, laccatura e doratura di mobili ed altri oggetti in legno ed il restauro di mobili. Anche la produzione del mobile è evoluta rapidamente in questi anni nella direzione di dimensioni e standard industriali ed in tale processo evolutivo i progressi tecnologici hanno avuto una importanza decisiva, in particolare l'innovazione di processo legata alle industrie dei pannelli, ed alle relazioni sinergiche tra i due settori produttivi. L'industria del mobile infatti, se di grandi dimensioni, lavora in prevalenza pannelli truciolari e laminati plastici, se di piccole dimensioni, masselli. I residui sono in media il 25% del materiale lavorato, con un'incidenza di 0,4 t all'anno per addetto, a cui si devono aggiungere 0,15 t di rifiuti non legnosi (carte vetrate, colle, vernici, imballaggi, ecc.). La segatura viene ceduta ad industrie dei pannelli truciolari, ad imprese di pulizia o come lettiera per stalle, assieme ai trucioli. Gli sfridi vengono in parte bruciati in posto per produrre energia termica per usi interni (impianti di riscaldamento e presse a caldo) ed in parte mandati a discarica. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 510/560 Le tipologie di rifiuti nel settore del legno Sotto il profilo quantitativo, tra tutte le tipologie di rifiuti prodotti, emergono per importanza i trucioli e gli scarti di legno, cui fanno seguito i materiali da imballaggio, i fanghi e le acque di verniciatura. Considerando invece la distribuzione percentuale delle varie tipologie di residui tra le varie attività produttive emergono le seguenti considerazioni: le segherie possono essere caratterizzate dalla presenza di residui di liquidi impregnanti per la conservazione del legno e dalla produzione della fibra di legno; la produzione di semifiniti in legno (industria del compensato, e dei pannelli di particelle è caratterizzata dalla presenza di formaldeide, colle e adesivi, acetone, fanghi organici con metalli, altri fanghi organici, diluenti e/o solventi di pulizia, ed in misura minore residui di pannelli, resine termoplastiche ecc.; la produzione di imballaggi in legno è fortemente caratterizzata dalla presenza di residui di fibra e pasta di legno; l'industria del mobile e arredamento in legno è caratterizzata sopratutto dalla presenza prevalente di residui di solventi, diluenti e svernicianti utilizzati per le fasi di verniciatura, lucidatura e pulizia dei mobili: acetone, formaldeide, xileni, diluenti e/o solventi di pulizia, svernicianti, diluenti per vernici, tricloroetano, stracci sporchi di solventi e/o vernici. La produzione di mobili è anche caratterizzata dalla massiccia presenza della verniciatura con la generazione di tipologie di residui direttamente collegati: � acque di cabine di verniciatura di superfici metalliche, acque di cabine di verniciatura di legno, filtri cabine di verniciatura; � la ricorrente utilizzazione di materie prime in pannelli, determina inoltre la produzione di sfridi e rifili di tali materiali, con abbondante presenza anche di imballi di vario tipo e residui di materiali assimilabili. � Alcune tipologie di residui risultano poi essere presenti in maniera trasversale tra i vari settori produttivi in particolare: � scarti di legno e trucioli non trattati � colle e adesivi (residui) � vernici (residui) � fanghi di cabine di verniciatura � morchie di cabine di verniciatura � ceneri scorie polveri di combustione � segatura sporca di solventi e/o inchiostri e/o vernici � contenitori sporchi di solventi, inchiostri, vernici, colle Altre tipologie di residui fortemente trasversali nelle varie attività di lavorazione del legno sono date dagli imballaggi, i contenitori vuoti ed i sacchi e sacchetti di carta e plastica. La tabella seguente contiene l’elenco delle tipologie di rifiuti caratteristici del settore del legno. I codici sono estratti dall’elenco dei rifiuti riportato nell’allegato D alla parte IV del D. lgs. 152/06. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 511/560 CER Descrizione 030101 Scarti di corteccia e sughero 030104* Segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci contenenti sostanze pericolose 030105 Segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci diversi da quelli di cui alla voce 030104 030199 rifiuti non specificati altrimenti 030201* Prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti organici non alogenati 030202* Prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti organici clorurati 030203* Prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti organo-metallici 030204* Prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti inorganici 030205* Altri prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti sostanze pericolose 030299 Prodotti per i trattamenti conservativi del legno non specificati altrimenti 030301 Scarti di corteccia e legno 030302 Fanghi di recupero dei bagni di macerazione (green liquor) *Rifiuto pericoloso Tab 7.3.1 Elenco tipologie di rifiuti e codici CER nel settore della lavorazione del legno. 7.3.2 Le attività economiche nel settore del legno e poli produttivi Le attività economiche ISTAT (ATECO anno 2002) che individuano il settore legno sono le seguenti. codice descrizione 20 INDUSTRIA DEL LEGNO E DEI PRODOTTI IN LEGNO E SUGHERO, ESCLUSI I MOBILI; FABBRICAZIONE DI ARTICOLI IN MATERIALI DA INTRECCIO 201 TAGLIO, PIALLATURA E TRATTAMENTO DEL LEGNO 2010 TAGLIO, PIALLATURA E TRATTAMENTO DEL LEGNO 202 FABBRICAZIONE DI FOGLI DA IMPIALLACCIATURA; COMPENSATO, PANNELLI STRATIFICATI, PANNELLI DI TRUCIOLATO ED ALTRI PANNELLI DI LEGNO 203 FABBRICAZIONE DI CARPENTERIA IN LEGNO E FALEGNAMERIA PER L’EDILIZIA 20301 FABBRICAZIONE DI PORTE E FINESTRE IN LEGNO (ESCLUSE PORTE BLINDATE) 20302 FABBRICAZIONE DI ALTRI ELEMENTI DI CARPENTERIA IN LEGNO E FALEGNAMERIA PER L'EDILIZIA 204 FABBRICAZIONE DI IMBALLAGGI IN LEGNO 205 FABBRICAZIONE DI ALTRI PRODOTTI IN LEGNO, IN SUGHERO E MATERIALI DA INTRECCIO 2051 FABBRICAZIONE DI ALTRI PRODOTTI IN LEGNO 20511 FABBRICAZIONE DI PRODOTTI VARI IN LEGNO (ESCLUSI I MOBILI) 20512 LABORATORI DI CORNICIAI 2052 FABBRICAZIONE DI ARTICOLI IN SUGHERO E MATERIALI DA INTRECCIO 20521 FABBRICAZIONE DEI PRODOTTI DELLA LAVORAZIONE DEL SUGHERO 361 FABBRICAZIONE DI MOBILI 3611 FABBRICAZIONE DI SEDIE E DIVANI 36111 FABBRICAZIONE DI SEDIE E SEDILI, INCLUSI QUELLI PER AEROMOBILI, AUTOVEICOLI, NAVI E TRENI 36112 FABBRICAZIONE DI POLTRONE E DIVANI 3612 FABBRICAZIONE DI MOBILI PER UFFICI E NEGOZI 36121 FABBRICAZIONE DI MOBILI METALLICI PER UFFICI E NEGOZI, ECC. 36122 FABBRICAZIONE DI MOBILI NON METALLICI PER UFFICI, NEGOZI, ECC. 3613 FABBRICAZIONE DI MOBILI PER CUCINA 3614 FABBRICAZIONE DI ALTRI MOBILI 36141 FABBRICAZIONE DI ALTRI MOBILI IN LEGNO PER ARREDO DOMESTICO 36142 FABBRICAZIONE DI MOBILI IN GIUNCO, VIMINI ED ALTRO MATERIALE Sono state scelte queste categorie allo scopo di analizzare in maniera completa l’industria del legno, la quale si distribuisce essenzialmente negli ATECO 20 (industria del legno) e 361 (fabbricazione di mobili) ben Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 512/560 rappresentati in Veneto. Si è escluso dall’indagine il settore della produzione e lavorazione della carta e cellulosa in quanto esso ha una propria identità ed è significativamente distante, per esempio, dalla produzione di imballaggi o di mobili in legno, oggetto della nostra attenzione in questo elaborato. Le categorie economiche sopra riportate hanno generato, nel 2010, 199.990 t di rifiuti speciali, comprensive sia dei rifiuti rappresentativi del settore – classe CER 03 – che dei rifiuti generici – altre classi CER Tale realtà industriale è fortemente diversificata e dispersa sul territorio peraltro si può segnalare il polo del mobilio per l’ufficio nella provincia di Treviso. 7.3.3 Rifiuti prodotti dal settore del legno La tabella seguente (7.3.2) rappresenta i quantitativi di rifiuti speciali caratteristici del settore del legno, suddivisi per singola tipologia di rifiuto, in Regione Veneto. La produzione di rifiuti del settore legno rappresenta il 2.2% circa della produzione totale di rifiuti speciali in Veneto ed l’4.6% circa della produzione di rifiuti dell’industria manifatturiera. Sebbene l’apporto in termini di percentuale in peso sul totale dei rifiuti sia piuttosto limitato, soprattutto rispetto ad altre realtà produttive (vedi industria metalmeccanica o estrattiva) va considerato che il settore del legno è una delle industrie peculiari di alcune aree del Veneto, e che il peso specifico dei residui di lavorazione del legno è relativamente basso rispetto ai metalli o ai minerali; si tratta perciò di rifiuti “leggeri” ma piuttosto voluminosi. Codice CER Descrizione Quantità prodotta (t) 030101 Scarti di corteccia e sughero 12 030104* Segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci contenenti sostanze pericolose 1 030105 Segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci diversi da quelli di cui alla voce 030104 164.605 030199 Rifiuti non specificati altrimenti 12 030201* Prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti organici non alogenati 0 030202* Prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti organici clorurati 0 030203* Prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti organo-metallici 0 030204* Prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti composti inorganici 0 030205* Altri prodotti per i trattamenti conservativi del legno contenenti sostanze pericolose 5 030299 Prodotti per i trattamenti conservativi del legno non specificati altrimenti 0 030301 Scarti di corteccia e legno 0 030302 Fanghi di recupero dei bagni di macerazione (green liquor) 0 Totale rifiuti speciali specifici del settore del legno 164.634 Tab 7.3.2 Produzione di rifiuti speciali nel settore del legno per codice CER, rifiuti rappresentativi - Anno 2010. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. La tabella seguente (7.3.3) rappresenta invece i quantitativi di rifiuti speciali generici del settore del legno, suddivisi per macrocategoria di rifiuti CER. Si tratta comunque dei rifiuti prodotti dalle attività economiche sopradescritte. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 513/560 5 10 15 20 01 04 07 10 13 15 17 20 Migliaia C E R P NP Fig 7.3.1 Produzione di rifiuti speciali nel settore del legno per macrocategorie CER, rifiuti generici - Anno 2010. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. Macro categoria CER Descrizione Quantità prodotta (t) 01 Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali 54 02 Rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquicoltura, selvicoltura, caccia e pesca 4 04 Rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, nonché dell’industria tessile 95 05 Rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone 0 06 Rifiuti dei processi chimici inorganici 55 07 Rifiuti da processi chimici organici 2.143 08 Rifiuti da produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti, sigillanti e inchiostri per stampa 8.883 09 Rifiuti dell’industria fotografica 0 10 Rifiuti prodotti da processi termici 1.295 11 Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali. 0 12 Rifiuti di lavorazione e di trattamento superficiale di metalli e plastica 1.022 13 Oli esauriti 104 14 Rifiuti di sostanze organiche utilizzate come solventi 365 15 Imballaggi, assorbenti; stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi 16.939 16 Rifiuti non specificati altrimenti nel catalogo 1.019 19 Rifiuti da impianti di trattamento rifiuti, acque reflue fuori sito e industrie dell’acqua 173 20 Rifiuti solidi urbani ed assimilabili da commercio, industria ed istituzioni inclusi i rifiuti della raccolta differenziata 169 Totale rifiuti speciali 35.357 Tab 7.3.3 Produzione di rifiuti speciali nel settore del legno per macrocategorie CER, rifiuti generici - Anno 2010. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. Produzione di rifiuti del settore legno per Provincia Nella tabella e nella figura seguenti sono rappresentate le produzioni di rifiuti del settore legno suddivise per Provincia. Si ritiene opportuno d’ora in avanti rappresentare la produzione dei rifiuti speciali considerando complessivamente sia i rifiuti caratteristici del settore legno (classe CER 03) che i rifiuti generici attribuiti alle categorie produttive sopradescritte. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 514/560 Provincia Rifiuti speciali non pericolosi (t) Rifiuti speciali pericolosi (t) Totale rifiuti speciali del legno (t) Belluno 832 23 855 Padova 8.670 244 8.914 Rovigo 1.398 24 1.422 Treviso 169.246 1.103 170.349 Venezia 3.549 371 3.920 Vicenza 7.946 781 8.727 Verona 5.705 98 5.803 Totale regionale 197.346 2.644 199.990 Tab 7.3.4 La produzione di rifiuti speciali nel settore legno suddivisa per Provincia - Anno 2010. Valori in tonnellate. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. VE 2,0%VR 2,9% VI 4,4% RO 0,7% TV 85,2% PD 4,5% BL 0,4% Fig 7.3.2 La produzione di rifiuti speciali nel settore legno suddivisa per Provincia - Anno 2010. Valori in tonnellate. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 515/560 Produzione di rifiuti del settore del legno nei Comuni del Veneto Nella tabella seguente sono elencati i primi dieci Comuni produttori di rifiuti nel settore del legno, i quali rappresentano, con 133.153 t, il 67% circa del totale dei rifiuti del settore legno; essi appartengono tutti alla Provincia di Treviso e ciò evidenzia la forte tradizione ed espansione di tale settore nella Provincia stessa. Comune Quantità totale di rifiuti speciali prodotti (t) MANSUE' 32.222 SALGAREDA 23.422 PIEVE DI SOLIGO 18.133 PORTOBUFFOLE' 18.126 CHIARANO 11.271 MEDUNA DI LIVENZA 9.602 MOTTA DI LIVENZA 8.240 FOLLINA 4.449 CORDIGNANO 4.150 MORIAGO DELLA BATTAGLIA 3.537 Totale primi 10 comuni 133.153 Tab 7.3.5. I primi dieci Comuni del Veneto rispetto alla produzione di rifiuti speciali nel settore del legno - Anno 2010. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 516/560 7.4 I RIFIUTI DEL SETTORE CONCIARIO 7.4.1 Cicli produttivi del settore conciario Il processo di concia consiste in una serie di trattamenti chimici e meccanici atti a trasformare la pelle di animale da prodotto grezzo in semilavorato stabile nel tempo, senza distruggerne la struttura originaria. Le pelli giungono salate o secche alle concerie ai fini di evitare fenomeni di putrefazione. Il processo di lavorazione può essere suddiviso in tre fasi principali: • operazioni preliminari o di riviera alla concia vera e propria; • operazioni di concia; • operazioni di finitura della pelle conciata. Operazioni preliminari alla concia Le operazioni preliminari della concia comprendono: 1. il rinverdimento, che consiste nella bagnatura delle pelli conservate (salate o secche) per riportarle al primitivo contenuto di umidità; 2. la calcinazione, che consente l'eliminazione del pelo e della struttura epidermica mediante bagno prolungato in una soluzione di calce idrata e solfuro di sodio; 3. la scarnatura, che consiste nell'eliminazione dei tessuti aderenti alla pelle (carnicci); 4. la spaccatura, che comporta la suddivisione della pelle in più strati mediante operazioni meccaniche; 5. la decalcinazione, che consiste nell'eliminazione della calce combinata alla materia organica a seguito dell'abbassamento del pH della pelle mediante additivazione di sali a carattere acido o di acidi deboli; 6. il piclaggio (fase preparatoria alla concia al cromo), che si effettua trattando le pelli con una soluzione di sale e di acido, più frequentemente acido formico e acido solforico. Operazioni di concia Si distinguono tre tipi di concia: al cromo, al tannino, detta anche "al vegetale" e mista. La concia al cromo prevede l'utilizzo di sali di cromo che, reagendo con le catene proteiche della pelle, conferiscono alla medesima stabilità nel tempo e le caratteristiche richieste in funzione della destinazione della pelle. La concia al tannino prevede il fissaggio di tannino vegetale da parte del collagene della pelle che viene così stabilizzato; la concia al vegetale viene utilizzata essenzialmente per cuoio da suola. AI trattamento con agente conciante segue il trattamento meccanico di rasatura, che consente di portare la pelle allo spessore desiderato. Operazioni di finitura Comprende le operazioni di tintura e le altre opeazioni di finitura. La tintura include una serie di operazioni chimiche e meccaniche che consentono di conferire alla pelle le caratteristiche richieste e comprende: riconcia, tintura, ingrasso, messa al vento. Alla tintura seguono le lavorazioni di rifinitura e eventuale smerigliatura. Per impieghi specifici possono essere previsti ulteriori trattamenti di finitura. L’impatto ambientale dell'industria conciaria è riconducibile principalmente alla produzione di acque reflue, fanghi, altri rifiuti, conciati e non. I principali prodotti chimici inorganici utilizzati nel processo di concia sono costituiti da sali di cromo (solfati basici di cromo), calce idrata, solfuro di sodio, cloruro di sodio denaturato, nonché, in quantità minore, Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 517/560 pigmenti, sali di alluminio e zirconio, solfidrato di sodio, solfato e cloruro di ammonio, acidi cloridrico e solforico, carbonato e bicarbonato di sodio, solfato di magnesio, solfito, bisolfito, caolino etc. I principali prodotti organici di sintesi impiegati nel processo di concia sono le resine impiegate per la rifinitura (acriliche, uretaniche, butadieniche, viniliche e stiroliche), i coloranti, gli emulsionanti e gli imbibenti, i tannini sintetici o sîntani. Spesso i reagenti commercializzati per la concia sono sottoprodotti di altre lavorazioni. I prodotti organici naturali utilizzati nel processo di concia sono principalmente estratti tannici, oli e grassi (ingrassanti), enzimi. Gli effluenti conciari contengono inquinanti, sia di origine organica, sia inorganica. I primi derivano dai prodotti organici di degradazione della pelle grezza (epidermide, grassi, proteine) o sono residui dei prodotti organici impiegati nel processo; i secondi dagli additivi chimici usati nelle diverse fasi del ciclo produttivo. Il conseguimento dei limiti di legge allo scarico per le acque di conceria risulta particolarmente problematico per la salinità globale (cloruri e solfati) e per una frazione di COD resistente alla biodegradazione. Gli inquinanti presenti negli effluenti e non degradati nel corso del trattamento di depurazione, si ritrovano nei fanghi di risulta (che, ad esempio, nel caso della concia al Cr contengono dallo 0,5 al 5% sulla sostanza secca di Cr III). Le lavorazioni conciarie determinano, inoltre, emissioni in atmosfera sia volatili, sia di particolati. Il tipo e la quantità di tali emissioni, dipendono in larga misura dallo specifico ciclo di lavorazione e dal materiale di partenza utilizzato (pelli grezze o semilavorate). I punti critici del ciclo di lavorazione sono costituiti dalle fasi di calcinazione, rifinitura e tintura. Nella fase di calcinazione viene utilizzato il solfuro di sodio che può sviluppare, nelle fasi immediatamente successive, idrogeno solforato in conseguenza del progressivo abbassamento del pH dei bagni. Nelle fasi di rifinitura e tintura i principali problemi riguardano le sostanze volatili inorganiche e organiche, le polveri, i solventi organici, l'ammoniaca, l'SO2 e l'acido formico. Da alcuni anni, per le tecnologie di rifinitura di alcune tipologie di pellame, viene utilizzato il sistema a rullo in luogo del tradizionale processo di rifinitura a spruzzo, con notevoli vantaggi dal punto di vista ambientale. Per quanto riguarda i prodotti si sono sperimentate rifiniture con resine poliuretan-poliacriliche fissate con UV, la sostituzione dei pigmenti a base metallica (Cr, Co, Cd) e la sostituzione di solventi con preparati a base acquosa o con una base costituita da solventi meno nocivi. Un esempio di come può essere strutturato un processo conciario è descritto nello schema seguente (fonte: Primo Rapporto dei Rifiuti Speciali, anno 1999, APAT e ONR). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 518/560 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 519/560 Il bilancio di materia e di energia del settore conciario Gli impatti ambientali delle concerie derivano dal flusso di rifiuti liquidi, solidi e gassosi e dal consumo di materie prime, come pelli grezze, energia, prodotti chimici e acqua. 1. Le acque reflue provengono essenzialmente dalle lavorazioni a umido effettuate nel reparto riviera e di concia e dalle operazioni successive alla concia. 2. Le emissioni atmosferiche sono invece dovute ai processi di rifinizione a secco, anche se possono prodursi anche negli altri reparti della conceria. 3. I rifiuti solidi derivano principalmente dalle operazioni di scarnatura, spaccatura, rasatura e rifilatura, ma un’ulteriore fonte potenziale è rappresentata dai fanghi dell’impianto di trattamento degli effluenti (sia che si tratti di impianti di singole concerie, sia che si tratti di un impianto consortile). Molti di questi rifiuti possono essere considerati come sottoprodotti e venduti come materie prime ad altri settori industriali. Lo schema di seguito riportato indica in termini generali i quantitativi in entrata/uscita per un processo convenzionale di concia al cromo di pelli bovine salate per ogni tonnellata di pelle grezza trattata. Fig 7.4.1: Bilancio energetico e di massa del ciclo di concia.(Fonte: BREF italiane del settore conciario). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 520/560 I rifiuti del settore conciario Solo il 20 % - 25 % in peso della pelle grezza viene trasformata in cuoio in funzione di fattori quali la specie animale e le specifiche del prodotto. Il restante peso, unito alle aggiunte chimiche, finisce nei rifiuti o nei sottoprodotti supponendo che le emissioni non siano immesse nelle acque di scarico. I residui, che possono essere solidi o liquidi, comprendono sale, pelo o lana, ritagli di pelle, carniccio, croste, polveri di rasatura, sostanze grasse, olio di scarto dei macchinari, fanghi residui dal trattamento delle acque reflue, dal trattamento dei rifiuti, e sostanze chimiche residue dalle operazioni di rifinizione, solventi organici e sostanze chimiche usate in altri processi diversi dalla rifinizione, sostanze solide dal trattamento dell'aria, materiale d'imballaggio e altro. La lavorazione delle pelli dà luogo a una produzione di rifiuto pari a oltre il 50% in peso della materia prima lavorata, oltre ai fanghi derivanti dalla depurazione degli effluenti. Dal settore conciario originano le seguenti tipologie di rifiuti e reflui: • carnicci e altri materiali organici prodotti nelle fasi di preparazione alla concia; • scarti e cascami post concia; • acque di scarico destinate a trattamento che generano fanghi; • rifiuti solidi da attività non industriali (uffici, mense etc); • oli esausti; • residui chimici; • rifiuti diversi da trattamento di aria e acque. La produzione di fanghi costituisce un flusso di rifiuto soltanto per le aziende che sono dotate di autonomi impianti di depurazione. A questo proposito si deve rilevare che circa l'85% delle aziende conciarie invia i propri reflui a impianti di depurazione consortil e pertanto, in tal caso, le industrie conciarie non generano direttamente fanghi, ma acque di scarico collettate al trattamento depurativo attraverso il sistema fognario. Il carniccio e i rifiuti di calcinazione costituiscono lo stesso tipo di rifiuto; trattasi di residui eliminati meccanicamente dalle pelli dopo trattamento con calce e solfuro. I bagni di sgrassatura esausti contenenti solventi senza fase liquida sono classificabili come rifiuti pericolosi. Trattasi del residuo di grasso, contenente solventi, originato dal trattamento con solventi in macchina a sgrassare (con recupero del solvente). Il liquido esausto di concia contenente cromo può essere trattato in un'azienda che effettua il recupero del sale di cromo da riutilizzare in conceria, o essere avviato, unitamente ai reflui di altri reparti di conceria, agli impianti di depurazione. Il liquido di concia non contenente cromo, da riferire ai bagni di concia al vegetale, viene riutilizzato più volte nell'ambito del ciclo e, infine, inviato all’impianto di depurazione. I fanghi contenenti cromo e i fanghi non contenenti cromo originano dai trattamenti di depurazione delle acque reflue conciarie e sono, ad oggi, destinati prevalentemente alla discarica. Cuoio conciato, scarti, cascami, ritagli, polveri di lucidatura contenenti cromo comprendono la rasatura ed i ritagli conciati, residui originati da trattamenti meccanici della pelle conciata finalizzati a renderne omogeneo lo spessore e ad eliminare da essa parti periferiche non utilizzabili nella produzione di manufatti. Per quanto riguarda le polveri di lucidatura, si tratta dei residui della smerigliatura, operazione meccanica effettuata per eliminare eventuali difetti presenti sulla superficie della pelle. Cascami e ritagli da operazioni di confezionamento e finitura sono costituiti dai residui originati dall'utilizzo delle pelli nella produzione di manufatti come parti eccedenti e nella loro finitura. Tra i rifiuti non considerati esplicitamente nel CER si possono annoverare i ritagli da pelli grezze e da piclato. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 521/560 La tabella seguente contiene l’elenco delle tipologie di rifiuti caratteristici del settore conciario. I codici sono estratti dall’elenco dei rifiuti riportato nell’allegato D alla parte IV del D. lgs. 152/06. CER Descrizione rifiuto 040101 Carniccio e frammenti di calce 040102 Rifiuti di calcinazione 040103* Bagni di sgrassatura esauriti contenenti solventi senza fase liquida 040104 Liquidi di concia contenenti cromo 040105 Liquidi di concia non contenenti cromo 040106 Fanghi contenenti cromo 040107 Fanghi non contenenti cromo 040108 Cuoio, conciato, scarti, cascami, polveri di lucidatura con Cr 040109 Cascami e ritagli da operazioni di confezionamento e finitura 040199 Rifiuti non specificati altrimenti 080111* Pitture e vernici di scarto, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose 080112 Pitture e vernici di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 080111 080115* Fanghi acquosi contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose 080116 Fanghi acquosi contenenti pitture e vernici, diversi da quelli di cui alla voce 080116 080119* Sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose 080120 Sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, diverse da quelli di cui alla voce 080119 080121* Residui di vernici o di sverniciatori 140603* Altri solventi e miscele solventi *Rifiuto Pericoloso Tabella7.4.1:Elenco delle tipologie di rifiuti caratteristici del settore conciario Anno 2010. Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 7.4.2 Le attività economiche del settore concia e poli di produzione Il settore conciario è individuato dalla seguente attività economica ISTAT (ATECO anno 2002): codice descrizione 191 PREPARAZIONE E CONCIA DEL CUOIO Tale categoria economica ha generato, nel 2010, in Veneto, 128.039 t di rifiuti speciali caratteristici su un totale di 162.452 t attribuiti complessivamente al settore conciario. La differenza di 34.413 tonnellate è dovuta a rifiuti di tipo generico (imballaggi, rifiuti metallici, oli, batterie, ecc.) che in questo studio non vengono considerati.. Inoltre tale settore conciario incide per il 93% sulla classe generica lavorazione pelli (ATECO 19) che include altri settori specifici quali fabbricazione di calzature e articoli da viaggio. Il polo conciario risulta concentrato prevalentemente nella provincia di Vicenza nella Valle del Chiampo. 7.4.3 Rifiuti prodotti dal settore conciario La tabella seguente rappresenta i quantitativi di rifiuti speciali caratteristici del settore conciario, suddivisi per singola tipologia di rifiuto, nella Regione Veneto. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 522/560 CER Descrizione rifiuto Quantità di rifiuti (t) 040101 Carniccio e frammenti di calce 0 040102 Rifiuti di calcinazione 0 040103* Bagni di sgrassatura esauriti contenenti solventi senza fase liquida 0 040104 Liquidi di concia contenenti cromo 7.580 040105 Liquidi di concia non contenenti cromo 500 040106 Fanghi contenenti cromo 42.875 040107 Fanghi non contenenti cromo 37 040108 Cuoio, conciato, scarti, cascami, polveri di lucidatura con Cr 46.465 040109 Cascami e ritagli da operazioni di confezionamento e finitura 4886 040199 Rifiuti non specificati altrimenti 10.782 080111* Pitture e vernici di scarto, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose 66 080112 Pitture e vernici di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 080111 2.072 080115* Fanghi acquosi contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose 0 080116 Fanghi acquosi contenenti pitture e vernici, diversi da quelli di cui alla voce 080116 12 080119* Sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose 0 080120 Sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, diverse da quelli di cui alla voce 080119 12.095 080121* Residui di vernici o di sverniciatori 10 140603* Altri solventi e miscele solventi 659 Totale rifiuti del settore conciario 128.039 *Rifiuto Pericoloso Tabella 7.4.2 La produzione di rifiuti speciali per singolo codice CER del Veneto - Anno 2010. Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. 5.000 10.000 15.000 20.000 25.000 30.000 35.000 40.000 45.000 50.000 040104 040105 040106 040107 040108 040109 040199 080111 080112 080116 080120 080121 140603 C E R P NP Fig.7.4.2: La produzione di rifiuti speciali per singolo codice CER del Veneto - Anno 2010. Fonte: ARPAV Osservatorio Regionale Rifiuti. La produzione totale di rifiuti del settore conciario rappresenta il 1,8% circa della produzione totale di rifiuti speciali nella Regione Veneto ed il 3,8% circa della produzione dei rifiuti dell’industria manifatturiera. Produzione di rifiuti del settore conceria per Provincia Nella tabella seguente sono rappresentate le produzioni di rifiuti delle concerie suddivise per Provincia. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 523/560 Provincia Rifiuti speciali non pericolosi (t) Rifiuti speciali pericolosi (t) Totale rifiuti speciali di conceria (t) Belluno 0 0 0 Padova 0 0 0 Rovigo 0 0 0 Treviso 0 0 0 Venezia 0 0 0 Vicenza 119.794 693 120.487 Verona 7.511 41 7.552 Totale regionale 127.305 734 128.039 Tabella 7.4.3: La produzione di rifiuti speciali nel settore concerie suddivisa per Provincia - Anno 2010. Valori in tonnellate. Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Produzione di rifiuti del settore conciario nei comuni del Veneto Nella tabella seguente invece sono rappresentati i primi dieci Comuni produttori di rifiuti nel settore conciario. I Comuni in tabella con 121.580 t rappresentano circa il 95% del totale dei rifiuti speciali prodotti nel settore conciario, in Veneto, nel 2010 Comune Quantità totale di rifiuti speciali prodotti (t) ARZIGNANO (VI) 43.272 ZERMEGHEDO (VI) 24.344 MONTEBELLO VICENTINO (VI) 16.905 CHIAMPO (VI) 10.386 LONIGO (VI) 7.997 MONTORSO VICENTINO(VI) 6.490 TRISSINO (VI) 4.843 SAN GIOVANNI ILARIONE (VR) 4.091 GAMBELLARA (VI) 2.123 SOAVE (VR) 1.131 Totale primi 10 comuni 121.580 Tab.7.4.4. I primi dieci Comuni del Veneto rispetto alla produzione di rifiuti speciali nel settore conciario - Anno 2010. Fonte: ARPAV - Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 524/560 7.5 I RIFIUTI DEL SETTORE TESSILE 7.5.1 Cicli Produttivi Nel settore tessile si possono distingue quattro macro fasi del ciclo produttivo : • il ciclo di filatura: è l’insieme delle operazioni con le quali è resa possibile la trasformazione della fibra in filato • il ciclo di tessitura: è l’operazione principale che consente di trasformare il filato in tessuto mediante l’intreccio dei filati eseguito , o su macchine di maglieria , o sul telaio • fase nobilitazione . consiste in più attività volte a conferire al tessuto grezzo particolari proprietà fisico – meccaniche ed estetiche tra cui anche la tintura . • confezione: attività in cui il tessuto viene sottoposto ad operazioni di taglio e quindi avviato a formare il capo finito. Tipologie di rifiuti prodotti La tabella di seguito riportata contiene l’elenco delle tipologie di rifiuti caratteristici del settore tessile. I codici CER di riferimento fanno parte delle categorie “04 Rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, nonché dell’industria tessile” e “15 Rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti)” di cui all’allegato A alla parte quarta del D. lgs. 152/06. C.E.R. Descrizione 04.02.09 rifiuti da materiali compositi (fibre impregnate, elastomeri, plastomeri) 04.02.10 materiale organico proveniente da prodotti naturali (es. grasso, cera) 04.02.14* Rifiuti provenienti da operazioni di finitura, contenenti solventi organici 04.02.15 Rifiuti da operazioni di finitura, diversi da quelli di cui alla voce 040214 04.02.16* Tinture e pigmenti, contenenti sostanze pericolose 04.02.17 Tinture e pigmenti, diversi da quelli di cui alla voce 040216 04.02.19* Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose 04.02.20 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 040219 04.02.21 Rifiuti da fibre tessili grezze 04.02.22 Rifiuti da fibre tessili lavorate 04.02.99 rifiuti non specificati altrimenti 15.02.02* Assorbenti, materiali filtranti (inclusi filtri dell’olio non specificati altrimenti), stracci e indumenti protettivi, contaminati da sostanze pericolose 15.02.03 Assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi, diversi da quelli di cui alla voce 150202. Tab.7.5.1 Elenco tipologie di rifiuti e codici CER nel settore tessile. 7.5.2 Le attività economiche nel settore tessile e poli di produzione Le attività economiche ISTAT (ATECO02) che individuano il settore tessile (escluso il confezionamento) sono le seguenti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 525/560 Codice Descrizione 171 PREPARAZIONE E FILATURA DI FIBRE TESSILI 1711 PREPARAZIONE E FILATURA DI FIBRE TIPO COTONE 1712 PREPARAZIONE E FILATURA DI FIBRE TIPO LANA CARDATA 17121 PREPARAZIONE DELLE FIBRE DI LANA E ASSIMILATE, CARDATURA 17122 FILATURA DELLA LANA CARDATA E DI ALTRE FIBRE TESSILI A TAGLIO LANIERO 17131 PETTINATURA E RIPETTINATURA DELLE FIBRE DI LANA E ASSIMILATE 17132 FILATURA DELLA LANA PETTINATA E DELLE FIBRE ASSIMILATE 1714 PREPARAZIONE E FILATURA DI FIBRE TIPO LINO 1715 TORCITURA E TESTURIZZAZIONE DELLA SETA E DI FILAMENTI SINTETICI O ARTIFICIALI 1716 FABBRICAZIONE DI FILATI CUCIRINI 1717 PREPARAZIONE E FILATURA DI ALTRE FIBRE TESSILI 172 TESSITURA 1721 TESSITURA DI FILATI TIPO COTONE 1722 TESSITURA DI FILATI TIPO LANA CARDATA 1723 TESSITURA DI FILATI TIPO LANA PETTINATA 1724 TESSITURA DI FILATI TIPO SETA 1725 TESSITURA DI ALTRE MATERIE TESSILI 173 FINISSAGGIO DEI TESSILI Sono state scelte queste categorie all’interno dell’insieme dell’industria tessile (macrocategoria 17) in quanto sono rappresentative del settore. Tali categorie hanno generato, nel 2010, 50.522 t di rifiuti speciali su un totale di 63.840 t attribuiti complessivamente al settore tessile Tale realtà industriale è fortemente diversificata e dispersa sul territorio peraltro si può segnalare uno storico polo concentrato nella zona di Schio,Thiene e Valdagno. 7.5.3 Rifiuti prodotti dal settore tessile La tabella seguente rappresenta i quantitativi di rifiuti speciali caratteristici del settore tessile, suddivisi per singola tipologia di rifiuto, in Veneto. CODICE CER DESCRIZIONE QUANTITA’ PRODOTTA IN t 04.02.09 rifiuti da materiali compositi (fibre impregnate, elastomeri, plastomeri) 7 04.02.10 materiale organico proveniente da prodotti naturali (es. grasso, cera) 0 04.02.14* Rifiuti provenienti da operazioni di finitura, contenenti solventi organici 1 04.02.15 Rifiuti da operazioni di finitura, diversi da quelli di cui alla voce 040214 116 04.02.16* Tinture e pigmenti, contenenti sostanze pericolose 0 04.02.17 Tinture e pigmenti, diversi da quelli di cui alla voce 040216 31 04.02.19* Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose 0 04.02.20 Fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui alla voce 040219 5079 04.02.21 Rifiuti da fibre tessili grezze 152 04.02.22 Rifiuti da fibre tessili lavorate 1712 04.02.99 rifiuti non specificati altrimenti 0 15.02.02* Assorbenti, materiali filtranti (inclusi filtri dell’olio non specificati altrimenti), stracci e indumenti protettivi, contaminati da sostanze pericolose 14 15.02.03 Assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi, diversi da quelli di cui alla voce 150202. 19 Totale rifiuti speciali specifici del settore tessile 7.131 * Rifiuto Pericoloso Tab.7.5.2 Produzione di rifiuti speciali nel settore tessile per codice CER, rifiuti rappresentativi - anno 2010. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 526/560 La produzione di rifiuti del settore tessile rappresenta l’0,6% circa della produzione totale di rifiuti speciali in regione e l’1,2% circa della produzione dei rifiuti dell’industria manifatturiera. Sebbene l’apporto in termini di percentuale in peso sul totale dei rifiuti sia piuttosto limitato, soprattutto rispetto ad altre realtà produttive (vedi industria metalmeccanica o estrattiva) va considerato che il peso specifico dei residui di lavorazione è generalmente molto basso; si tratta perciò di rifiuti “leggeri” ma piuttosto voluminosi. 1.000 2.000 3.000 4.000 5.000 040209 040214* 040215 040217 040220 040221 040222 150202* 150203 Fig.7.5.1 Produzione di rifiuti speciali nel settore tessile per codice CER, rifiuti rappresentativi - anno 2010. La tabella seguente invece rappresenta i quantitativi di rifiuti speciali generici del settore tessili, suddivisi per macrocategoria di rifiuti CER. Si tratta comunque dei rifiuti prodotti dalle attività economiche sopradescritte. MACRO CATEGORIA CER DESCRIZIONE QUANTITA’ PRODOTTA IN t 03 Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone 19.627 06 Rifiuti da processi chimici inorganici 54 07 Rifiuti da processi chimici organici 1.024 08 Rifiuti da produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti, sigillanti e inchiostri per stampa 2.535 09 Rifiuti dell’industria fotografica 25 10 Rifiuti prodotti da processi termici 2 11 Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa 42 12 Rifiuti di lavorazione e di trattamento superficiale di metalli e plastica 149 13 Oli esauriti 51 14 Rifiuti di sostanze organiche utilizzate come solventi 73 15 Imballaggi, assorbenti; stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi 9.854 16 Rifiuti non specificati altrimenti nel catalogo 1.043 19 Rifiuti da impianti di trattamento rifiuti, acque reflue fuori sito e industrie dell’acqua 6.321 20 Rifiuti solidi urbani ed assimilabili da commercio, industria ed istituzioni inclusi i rifiuti della raccolta differenziata 113 Totale rifiuti speciali 43.330 Tab.7.5.3 Produzione totale di rifiuti speciali nel settore tessile per macrocategorie CER - anno 2010 Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti.. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 527/560 0 2.000 4.000 6.000 8.000 10.000 12.000 14.000 16.000 18.000 20.000 03 06 07 08 09 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 CER Fig.7.5.2 Produzione di rifiuti speciali generici nel settore tessile per classe CER - anno 2010. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. Produzione di rifiuti del settore tessile per Provincia Nella tabella e nella figura seguenti sono rappresentate le produzioni di rifiuti del settore tessile suddivise per Provincia. Si ritiene opportuno d’ora in avanti rappresentare la produzione dei rifiuti speciali considerando complessivamente sia i rifiuti caratteristici del settore tessile (classe CER 04) che i rifiuti generici attribuiti alle categorie produttive sopradescritte. Provincia Rifiuti speciali non pericolosi (t) Rifiuti speciali pericolosi (t) Totale rifiuti speciali del tessile (t) Belluno 181 0 181 Padova 3.450 14 3.464 Rovigo 7.867 8 7.875 Treviso 8.668 166 8.834 Venezia 2.333 62 2.395 Vicenza 6.803 4.738 11.541 Verona 16.046 187 16.233 Totale regionale 45.347 5.175 50.522 Tab.7.5.4 La produzione di rifiuti speciali nel settore tessile suddivisa per Provincia - Anno 2010. Valori in tonnellate. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 528/560 VE 4,7% VR 32,1% VI 22,8% RO 15,6% TV 17,5% PD 6,9% BL 0,4% Fig.7.5.3 La produzione di rifiuti speciali nel settore tessile suddivisa per Provincia - Anno 2010. Valori in percentuale. Fonte: ARPAV – Osservatorio Regionale Rifiuti. Produzione di rifiuti del settore tessile nei comuni del Veneto Nella tabella seguente sono rappresentati i primi dieci comuni produttori di rifiuti nel settore tessile. Essi rappresentano, con 35.734 t, il 71% circa del totale dei rifiuti speciali prodotti nel settore tessile. Comune Quantità totale di rifiuti speciali prodotti (t) LOREO (RO) 7.791 THIENE (VI) 5.482 VERONA 5.253 VILLORBA (TV) 4.619 BRENTINO BELLUNO (VR) 4.153 TREGNAGO (VR) 2.754 SAREGO (VI) 1.757 SOAVE (VR) 1.543 VIGASIO (VR) 1.230 SCHIO (VI) 1.152 Totale primi 10 comuni 35.734 Tab.7.5.5 I primi dieci comuni del Veneto rispetto alla produzione di rifiuti speciali nel settore tessile - anno 2010. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 530/560 EELLAABBOORRAATTOO EE PPIIAANNOO PPEERR LLAA BBOONNIIFFIICCAA DDEELLLLEE AARREEEE IINNQQUUIINNAATTEE Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 531/560 1 OBIETTIVI E DEFINIZIONI 1.1 IL PIANO REGIONALE DI BONIFICA DELLE AREE INQUINATE 1.1.1 Presupposti normativi e tecnici Il presente Piano Regionale per la Bonifica delle aree inquinate (PRBAI), redatto ai sensi degli articoli 196 e 199 del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale” (in seguito D.Lgs. 152/06), costituisce parte integrante del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti. La redazione del PRBAI si è basata prioritariamente sulle informazioni presenti nell’Anagrafe regionale dei siti contaminati la cui struttura è stata approvata con DDR n. 212 del 13/10/2009. A questo proposito è necessario precisare che l’Anagrafe risulta aggiornata ai siti la cui segnalazione è pervenuta entro il 30 giugno 2012. In attesa della completa emanazione dei documenti normativi e tecnici previsti dal D.Lgs. 152/06 per la sua piena applicazione e considerata la necessità di disporre, anche ai fini dei relativi finanziamenti, comunque di un PRBAI il più possibile adeguato alle problematiche che le amministrazioni si trovano a fronteggiare, per le specifiche tecniche si è fatto riferimento, ove necessario, a pubblicazioni e documenti tecnici approvati da organismi ed enti nazionali ed internazionali. Considerata la necessità di fornire un quadro costantemente aggiornato della situazione a fronte di una continua evoluzione dei processi di risanamento ambientale dei siti, il presente Piano fornisce anche le modalità e i criteri necessari per l’aggiornamento dell’elenco dei siti contaminati ricadenti nel territorio regionale; la Giunta regionale provvede, con cadenza annuale, ad aggiornare l’elenco con le informazioni che le autorità competenti all’approvazione delle fasi progettuali, stabilite dalle procedure di cui al titolo V della Parte IV del DLgs. 152/06 e s.m.i., sono tenute a trasmettere alla competente Direzione Tutela Ambiente. 1.1.2 Obiettivi e contenuti Obiettivo del presente Piano è quello di fornire un quadro delle aree inquinate sull’intero territorio regionale, di esaminare le caratteristiche delle stesse e di valutare criteri di priorità in ordine alla rimessa in pristino fornendo elementi utili ad una programmazione degli interventi di competenza pubblica. Al fine di perseguire gli obiettivi citati è utile far riferimento alle disposizioni nazionali; in particolare l’art. 199, comma 5 del D.Lgs. 152/06 stabilisce che il Piano Regionale per la Bonifica delle aree Inquinate contenga: l'ordine di priorità degli interventi, basato su un criterio di valutazione del rischio sanitario ambientale elaborato dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) ora Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA); l'individuazione dei siti da bonificare e delle caratteristiche generali degli inquinamenti presenti; l'ordine di priorità di bonifica e risanamento ambientale che privilegino, prioritariamente l'impiego di materiali provenienti da attività di recupero di rifiuti urbani; la stima degli oneri finanziari; le modalità di smaltimento dei materiali da asportare. Contemporaneamente l’art. 251 del medesimo Decreto dispone che l’Anagrafe dei siti da bonificare, documento di base imprescindibile per la elaborazione del Piano, riporti, nelle more dei criteri che verranno definiti dall’ISPRA: Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 532/560 l’elenco dei siti sottoposti ad intervento di bonifica e ripristino ambientale, nonché degli interventi realizzati nei siti medesimi; l’individuazione dei soggetti a cui compete la bonifica; gli Enti Pubblici di cui la Regione intende avvalersi, in caso di inadempienza dei soggetti obbligati, ai fini dell’esecuzione d’ufficio, fermo restando l’affidamento delle opere necessarie mediante gara pubblica ovvero il ricorso alle procedure dell’art. 242. Le valutazioni e l’ordine di priorità degli interventi sono stati applicati ai siti di titolarità o di interesse pubblico, rimanendo inteso che, per i siti di titolarità privata, sono gli stessi soggetti privati che hanno l’obbligo di intervenire. In caso di inerzia degli interessati, l’intervento sostitutivo è effettuato, ai sensi dell’ art. 250 del D.Lgs. 152/06, dal Comune competente. Pertanto l’obiettivo generale del presente Piano è quello di definire un quadro completo dei siti contaminati presenti sul territorio regionale fornendo per gli stessi le informazioni disponibili, indicando modalità da attivare per il loro ripristino e fissando, per i siti di interesse pubblico, l'ordine di priorità e la stima degli oneri necessari. 1.2 DEFINIZIONI 1.2.1 Siti di interesse pubblico Al fine del presente Piano si intendono siti di interesse pubblico quelli per i quali, per diverse motivazioni, compete al soggetto pubblico l’intervento per la bonifica e conseguentemente i casi in cui: il soggetto pubblico è il responsabile dell’inquinamento; il soggetto pubblico è proprietario dell’area interessata dall’inquinamento anche se non responsabile dell’inquinamento; il soggetto pubblico interviene, in sostituzione del responsabile inadempiente o non rintracciabile, nell’attuazione delle procedure previste per la messa in sicurezza e ripristino. Nel rispetto del principio comunitario “chi inquina paga”, che risulta ampiamente recepito dal Titolo V del D.Lgs 152/06, per i siti da bonificare l’obbligo delle operazioni di ripristino spetta al responsabile dell’inquinamento, privato o pubblico che sia e, in caso di inadempienza o non rintracciabilità del responsabile, gli interventi possono essere eseguiti dal proprietario del sito, ovvero, qualora quest’ultimo non intervenga, la norma dispone l’intervento sostitutivo della Pubblica Amministrazione in danno ai soggetti inadempienti anche attraverso il disposto di cui all’art. 253 D.Lgs. 152/06. 1.2.2 Concentrazioni di contaminanti CSC - Concentrazioni Soglia di Contaminazione (D.Lgs. 152/06): Rappresentano i livelli di contaminazione delle matrici ambientali che costituiscono valori al di sopra dei quali è necessaria la messa in sicurezza del sito, l’eventuale caratterizzazione del sito e l’analisi di rischio sito specifica CSR - Concentrazioni Soglia di Rischio (D.Lgs. 152/06): Rappresentano i livelli di contaminazione delle matrici ambientali, da determinare, caso per caso, con l’applicazione della procedura di analisi di rischio sito specifica. Il superamento degli stessi obbliga alla messa in sicurezza e alla bonifica. I livelli di concentrazione così definiti costituiscono i livelli di accettabilità (sanitario ambientale) per il sito. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 533/560 1.2.3 Anagrafe regionale dei siti da bonificare Per il D.Lgs. 152/06 l’ Anagrafe dei siti da bonificare deve contenere: l’elenco dei siti sottoposti ad intervento di bonifica nelle sue varie forme l’individuazione dei soggetti cui compete la bonifica gli Enti Pubblici di cui la regione intende avvalersi, in caso di inadempienza dei soggetti obbligati, ai fini dell’esecuzione di ufficio. 2 INQUADRAMENTO NORMATIVO 2.1 NORMATIVA COMUNITARIA Tra le principali direttive comunitarie in materia si richiama: la direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996 avente per oggetto la prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento; la direttiva 2000/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, tramite la quale è stato istituito un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque; la direttiva 2004/35/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativa alla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, che, in vista di questa finalità, «istituisce un quadro per la responsabilità ambientale» basato sul principio «chi inquina paga»; la direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive. 2.2 NORMATIVA NAZIONALE Per quanto concerne la normativa nazionale si evidenzia: la Legge n. 441 del 29 ottobre 1987 all’art. 5, (G.U. n. 255 del 31 ottobre 1987) conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 361 del 31 agosto 1987 “Disposizioni urgenti in materia di smaltimento dei rifiuti”, affidava alle Regioni il compito di predisporre entro 6 mesi i “Piani di Bonifica” regionali in cui individuare i siti da bonificare e le loro caratteristiche, le priorità degli interventi di bonifica, le modalità di intervento e la loro stima finanziaria. (abrogata dal D.Lgs. 22/97) il Decreto Ministeriale n. 185 del 16 maggio 1989 “Criteri e linee guida per l'elaborazione e la predisposizione, con modalità uniformi da parte di tutte le Regioni e Province autonome, dei Piani di Bonifica, nonché definizione delle modalità per l'erogazione delle risorse finanziarie, di cui alla Legge 29 ottobre 1987, n. 441, di conversione del D.L. 31 agosto 1987, n. 361, come modificata dalla L. 9 novembre 1988, n. 475, di conversione del D.L. 9 settembre 1988, n. 397 “ tramite il quale sono stati indicati criteri e linee guida per l'elaborazione e la predisposizione da parte delle Regioni dei Piani di bonifica. il Decreto Legislativo n. 22 del 5 febbraio 1997 (così detto “Decreto Ronchi”) dove, all’art. 19, si stabiliva, tra le competenze regionali, quella dell’elaborazione, approvazione e aggiornamento dei Piani per la Bonifica di aree inquinate. (abrogato dal D.Lgs.152/06 tranne i decreti attuativi che continuano ad applicarsi fino alla entrata in vigore dei corrispondenti provvedimenti attuativi previsti dal medesimo D.Lgs.). Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 534/560 il Decreto Ministeriale n. 471 del 25 ottobre 1999 “Regolamento recante criteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati, ai sensi dell'art. 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni e integrazioni.” che disponeva la predisposizione da parte delle Regioni dell’Anagrafe dei siti inquinati da bonificare e l’aggiornamento dell’elenco dei siti da bonificare. il Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, (Testo unico dell’ambiente) che all’art. 196, comma 1, lettera c) stabilisce che è di competenza della regione “…l'elaborazione, l'approvazione e l'aggiornamento dei piani per la bonifica di aree inquinate di propria competenza”; Il Decreto Legislativo 16 gennaio 2008, n. 4 "Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale" che introduce l’art. 252-bis “Siti di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale”. Legge 27 febbraio 2009, n. 13 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, recante misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell'ambiente" Decreto Legislativo 16 marzo 2009, n. 30 "Attuazione della direttiva 2006/118/CE, relativa alla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento". 2.3 NORMATIVA REGIONALE Legge Regionale 21 gennaio, n. 3 Nuove norme in materia di gestione rifiuti D.G.R.V. 31 luglio 2012, n. 1545 Legge regionale 12 gennaio 2009, n. 1, art. 20, comma 2. Interventi finanziari regionali a favore degli enti locali per la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati. Anno 2012. D.G.R.V. 29 dicembre 2011, n. 2405 Legge regionale 12 gennaio 2009, n. 1, art. 20, comma 2. Interventi finanziari regionali a fondo perduto per la copertura degli oneri sostenuti dagli Enti Locali per le opere di progettazione e di caratterizzazione delle attività di cui al l’art. 242, del D.lgs. n. 152/2006 Approvazione graduatoria degli interventi beneficiari – Anno 2011. Impegno di spesa. D.G.R.V. 29 dicembre 2011, n. 2404 Legge regionale 12 gennaio 2009, n. 1, art. 20. Interventi finanziari regionali a favore degli enti locali per la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati. Ammissione interventi al Fondo di Rotazione – anno 2011. Impegno di spesa anno 2011. D.G.R.V. 26 settembre 2011, n. 1731 Legge regionale 12 gennaio 2009, n. 1, art. 20, comma 2. Interventi finanziari regionali a favore degli enti locali per la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati. Anno 2011. D.G.R.V. 27 settembre 2011, n. 1540 Legge Regionale 12 gennaio 2009, n. 1,art. 20. Interventi finanziari regionali a favore degli enti locali per la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati. D.G.R.V. 05 luglio 2011, n. 945 Fissazione della percentuale di contribuzione da applicare agli interventi finanziari con D.G.R. n. 1193 del Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 535/560 23/03/2010, nella misura massima prevista. POR parte FESR 2007-2013 "competitività regionale e occupazione". Asse prioritario 3 - Linea di intervento 3.1 - Azione 3.1.1 D.G.R.V. 03 agosto 2010, n. 2024 Legge Regionale 12 gennaio 2009, n. 1,art. 20. Interventi finanziari regionali a favore degli enti locali per la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati. Anno 2010 D.G.R.V. 03 agosto 2010, n. 2005 POR CRO FESR 2007-2013 "Competitività regionale e occupazione". Asse prioritario 3: "Ambiente e Valorizzazione del Territorio. Linea di intervento 3.1: Stimolo agli investimenti per il recupero dell'ambiente e sviluppo dei piani e misure per prevenire e gestire i rischi naturali e tecnologici. Azione 3.1.1 "Bonifica e ripristino ambientale di siti inquinati, ivi compresi i siti industriali abb/ndonati". Approvazione schema di convenzione. D.G.R.V. 02 marzo 2010, n. 464 Protocollo operativo per l'esecuzione di indagini mirate alla determinazione delle concentrazioni di metalli e metalloidi nei suoli attribuibili al fondo naturale o ad inquinamento diffuso - D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, parte IV. D.G.R.V. 29 dicembre 2009, n. 4159 Indagine sulla qualità delle acque sotterranee dell'alta pianura veneta in relazione al contenuto di arsenico (D.Lgs. n. 30/2009). D.G.R.V. 29 dicembre 2009, n. 4145 Ulteriori indirizzi applicativi in materia di valutazione di impatto ambientale di coordinamento del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, "Norme in materia ambientale" come modificato ed integrato dal D.Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4, "Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale" con Legge Regionale 26 marzo 1999, n. 10. D.G.R.V. 17 novembre 2009, n. 3456 Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 - parte IV - art. 199; L.R. 21 gennaio 2000, n. 3 - Articolo 12. Integrazione al "Piano regionale per la bonifica delle aree inquinate" adottato con D.G.R. n. 157 del 25 gennaio 2000. Decreto 13 ottobre 2009, n. 212 Anagrafe dei Siti Potenzialmente Contaminati ai sensi del D. Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006 e ss.mm.ii. Approvazione dei Contenuti Informativi. D.G.R.V. 16 giugno 2009, n. 1728 Legge Regionale 12 gennaio 2009, n. 1,art. 20. Interventi finanziari regionali a favore degli enti locali per la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati. D.G.R.V. 30 dicembre 2008, n. 4067 Istituzione dell'Anagrafe dei Siti da Bonificare ai sensi del D.Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006 e ss.mm.ii. (allegato sostituito da quello del decreto n. 212 del 13/10/2009) D.G.R.V. 08 agosto 2008, n. 2358 Deliberazione CIPE n. 61 del 2 aprile 2008: Progetto Strategico Speciale (PSS). Conferma della candidatura Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 536/560 di Porto Marghera (VE) quale sito di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale ai sensi dell'art. 252-bis del D.Lgs 3 aprile 2006 n. 152. (DGR 480/2008). D.G.R.V. 04 marzo 2008, n. 480 Proposta di designazione di Porto Marghera (VE) come sito di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale ai sensi dell’art. 252-bis del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152. D.G.R.V. 11 luglio 2006, n. 2166 Primi indirizzi per la corretta applicazione del D. Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 recante “Norme in materia ambientale”: parte IV, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti contaminati e parte V relativamente alle emissioni in atmosfera D.G.R.V. 09 agosto 2005, n. 2404 Interventi pubblici per la bonifica del sito inquinato di interesse nazionale di Porto Marghera. Approvazione del disciplinare per la concessione ed erogazione dei finanziamenti. D.G.R.V. 29 dicembre 2004, n. 4552 Emungimenti dalle falde inquinate per esigenze di messa in sicurezza di emergenza (D.M. 471/1999, art. 2, lettera f). Modalità organizzative regionali concernenti le relative comunicazioni. D.G.R.V. 10 dicembre 2004, n. 3964 Adozione delle modalità e dei criteri per la rimozione di serbatoi interrati presso gli impianti stradali di carburanti, compresi quelli ad uso privato, di cui alla DGR n. 1562 in data 26 maggio 2004 – L.R. 23/03, D. Lgs. 22/97, D.M. 471/99 D.G.R.V. 10 dicembre 2004, n. 3962 Garanzie finanziarie per l’esecuzione di interventi di bonifica, ripristino ambientale e di messa in sicurezza permanente di siti inquinati, ai sensi del D.Lgs. n. 22/97 e successive modifiche ed integrazioni. D.G.R.V. 23 aprile 2004, n. 1126 Indirizzi e linee guida per la gestione dei materiali derivanti da operazioni di escavazione. D.G.R.V. 03 ottobre 2003. n. 2922 D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 - D.M. 25 ottobre 1999, n. 471. Definizione delle linee guida per il campionamento e l'analisi dei campioni dei siti inquinati. Protocollo operativo - Approvazione. D.G.R.V. 18 gennaio 2002, n. 10 Indirizzi operativi in ordine alla corretta applicazione dell’art. 13 del d.m. 25.10.1999, n. 471, “Interventi di bonifica e ripristino ambientale che non richiedono autorizzazione" D.G.R.V. 25 gennaio 2000, n. 157 Adozione del "Piano regionale per la bonifica delle aree inquinate". D.G.R.V. 19 ottobre 1999, n. 3560 Criteri e modalità di carattere operativo da seguire per l’adozione e l’attuazione dei provvedimenti amministrativi di cui agli artt. 14 e 17 del d.lgs n. 22/1997 di competenza del Sindaco Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 537/560 3 L’INTERVENTO REGIONALE SUI SITI DI INTERESSE PUBBLICO 3.1 AMBITO DI INTERVENTO DELLA REGIONE Di norma la bonifica deve essere eseguita per iniziativa del responsabile dell’inquinamento (art. 242, comma 1, del d.lgs. n. 152/2006). In alcuni casi può verificarsi che il proprietario od altro soggetto interessato (pur non essendo responsabile dell’inquinamento) provveda comunque di sua iniziativa ad accollarsi l’onere della bonifica anche esperendo la procedura autorizzatoria (art. 242 del D.Lgs. n. 152/2006). Secondo quanto previsto dall’art. 250 del D.Lgs. 152/06 qualora i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente agli adempimenti disposti dal titolo V parte IV del D. Lgs. 152/06 ovvero non siano individuabili e non provvedano né il proprietario del sito né altri soggetti interessati, le procedure e gli interventi di cui all’art. 242 sono realizzati d’ufficio dal comune territorialmente competente e, ove questo non provveda, dalla regione, secondo l’ordine di priorità fissati dal piano regionale per la bonifica delle aree inquinate, avvalendosi anche di altri soggetti pubblici o privati, individuati ad esito di apposite procedure ad evidenza pubblica. Al fine di anticipare le somme per i predetti interventi le regioni possono istituire appositi fondi nell’ambito delle proprie disponibilità di bilancio. 3.2 IL PIANO REGIONALE DEL 2000 ED I SUCCESSIVI AGGIORNAMENTI La Giunta regionale del Veneto ha adottato il "Piano regionale per la bonifica delle aree inquinate" con deliberazione n. 157 del 25 gennaio 2000. Il Piano è articolato in diverse fasi successive: Fase (a), individuazione dei siti contaminati e delle caratteristiche generali degli inquinamenti presenti; Fase (b), definizione degli interventi prioritari di bonifica; Fasi (c,d,e), definizione delle modalità di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale e valutazione degli oneri economici relativi agli interventi prioritari. La ricerca di elementi conoscitivi è stata effettuata con la collaborazione delle Amministrazioni provinciali, principalmente basandosi sulle informazioni documentali disponibili. Il Piano Regionale di Bonifica adottato era composto da una Relazione e da due documenti aggiuntivi : Raccolta delle Schede Tecniche di censimento di tutti i siti ritenuti prioritari secondo i parametri estesamente trattati nel capitolo 3 della Relazione e completate delle valutazioni tecnico-economiche degli interventi; Un Allegato contenente gli elenchi dei siti segnalati e ritenuti potenzialmente inquinati ed un elenco per categoria merceologica e per provincia e comune dei industriali dismessi. In particolare le "schede tecniche" comprensive delle necessarie informazioni per la definizione della natura della contaminazione potenziale dei siti e della caratterizzazione delle aree inquinate dal punto di vista idrogeologico ed urbanistico - paesaggistico sono state predisposte in collaborazione con gli Enti istituzionali competenti per territorio, in conformità a quanto previsto dalla fase A "Individuazione dei siti da bonificare e delle caratteristiche generali degli inquinamenti presenti" del Piano adottato con la citata D.G.R.V. n. 157/2000. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 538/560 Tali schede comprendono altresì una valutazione tecnico-economica dei costi necessari all'effettuazione delle operazioni di bonifica e/o messa in sicurezza delle aree inquinate con riferimento alle possibili scelte progettuali di intervento ed ai finanziamenti già assegnati per il raggiungimento degli obiettivi di riqualificazione previsti. L'integrazione al Piano delle Bonifiche delle aree inquinate è proseguita durante la fase di aggiornamento dello stesso attraverso la propedeutica predisposizione dell'Anagrafe dei siti contaminati, come previsto dall'art. 251, Parte IV, Titolo V, del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e s.m.i., secondo le modalità stabilite dalla D.G.R.V. 30.12.2008, n. 4067. Qualora siano richiesti accessi a fondi regionali o comunitari da parte dei Comuni o delle Province, per l'esecuzione delle fasi procedimentali previste dall'art. 242 del D.lgs. n. 152/2006, l'inserimento dei siti contaminati nel P.R.B.A.I., costituisce uno dei requisiti fondamentali per poter accedere ai finanziamenti. Pertanto gli Enti locali interessati, ogniqualvolta si rendesse necessario, hanno provveduto ad inviare ai competenti Uffici, istanza di inserimento di aree che presentano criticità ambientali per le quali sono già operative le fasi procedimentali previste dall'art. 242 del D.lgs. n. 152/2006, ovvero per le quali non si è allo stato attuale in fase operativa, ad esclusione della MISE, che riguardano contaminazioni storiche o recenti, compilando l'apposita "scheda tecnica" prevista per l'individuazione dei siti da inserire nel Piano Bonifiche delle Aree Inquinate. Con varie deliberazioni che si sono succedute da 2007 ad oggi, a seguito della valutazione delle stesse "schede tecniche" da parte degli uffici competenti della Direzione Tutela dell'Ambiente la Giunta Regionale ha provveduto all'integrazione del Piano regionale per la bonifica delle aree inquinate adottato con DGR n. 157 del 25 gennaio 2000. Allo stato attuale, le ulteriori richieste di inserimento di siti nel Piano sono state tenute in considerazione per la redazione del presente Piano unitamente alle evidenze emerse dalla predisposizione dell’Anagrafe regionale dei siti contaminati avviata nel 2009 ed ora gestita da ARPAV. Allo scopo di migliorare in futuro la gestione degli interventi di bonifica oggetto del Piano tutti gli interventi che saranno riconosciuti come prioritari ai fini del finanziamento da parte della regione devono riguardare dei siti presenti nell’Anagrafe Regionale dei siti contaminati. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 539/560 4 L’ANAGRAFE REGIONALE DEI SITI CONTAMINATI 4.1 INDICAZIONI NORMATIVE L’”Anagrafe dei Siti da Bonificare” come strumento delle Regioni per la gestione degli aspetti di natura tecnica, amministrativa e finanziaria connessi alle aree contaminate é espressamente prevista dal vigente quadro normativo nazionale. La previsione iniziale è stata introdotta dal D.Lgs. n. 22/1997. L’art. 17, comma 12, stabiliva infatti che: “Le regioni predispongono sulla base delle notifiche dei soggetti interessati ovvero degli accertamenti degli organi di controllo un’anagrafe dei siti da bonificare che individui: a) Gli ambiti interessati, la caratterizzazione ed il livello degli inquinanti presenti; b) I soggetti cui compete l’intervento di bonifica; c) Gli enti di cui la regione intende avvalersi per l’esecuzione d’ufficio in caso di inadempienza dei soggetti obbligati; d) La stima degli oneri finanziari” Successivamente, in adempimento a quanto previsto dall’art. 17 del Decreto del Ministero dell’Ambiente n. 471 del 25 ottobre 1999, l’APAT (ora ISPRA) definiva i criteri generali per la predisposizione dell'Anagrafe dei siti da bonificare, individuando il contenuto informativo e la conseguente struttura dati (“Criteri per la predisposizione dell'Anagrafe dei Siti da Bonificare, ex D.M. Ambiente n. 471, del 25.10.1999 - Contenuti e struttura dati – e Criteri per la predisposizione dell'Anagrafe dei Siti da Bonificare, ex D.M. Ambiente n. 471, del 25.10.1999 – Contenuti informativi – (I revisione – Marzo 2004”) tenendo conto del quadro più generale del Sistema informativo nazionale per l’ambiente (SINA). Il D. Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006, che abroga espressamente e sostituisce il D.Lgs. n. 22/1997, ha mantenuto in capo alle Regioni la predisposizione dell’”Anagrafe dei Siti da Bonificare”, modificando in parte i contenuti e gli obiettivi rispetto alla previgente normativa. 4.2 CRITERI GENERALI PER LA PREDISPOSIZIONE DELL’ANAGRAFE L’Anagrafe dei Siti da Bonificare (in seguito Anagrafe) rappresenta lo strumento fondamentale ed irrinunciabile per una gestione omogenea e d’insieme su scala regionale delle problematiche connesse ai siti contaminati. Pertanto, in attesa che ISPRA (ex APAT) provveda ad attuare quanto previsto dall’art. 251, I comma, del D.Lgs. 152/06, la Regione Veneto ha istituito un gruppo di lavoro cui hanno partecipato rappresentanti di ARPAV, Province e Comuni del Veneto nonché del Magistrato alle Acque da cui è scaturita una prima versione dei criteri per la predisposizione dell’Anagrafe dei Siti da Bonificare, in termini del suo contenuto informativo, approvati con DGR n. 4067 in data 30 dicembre 2008. Le procedure ed i contenuti di seguito descritti sono stati ripresi, come base di partenza, dalle indicazioni contenute nei “Criteri per la predisposizione dell'Anagrafe dei Siti da Bonificare, ex D.M. Ambiente n. 471, del 25.10.1999 - Contenuti e struttura dati – e Criteri per la predisposizione dell'Anagrafe dei Siti da Bonificare, ex D.M. Ambiente n. 471, del 25.10.1999 – Contenuti informativi” a suo tempo fornite da APAT; le stesse sono state quindi riviste, adeguate ed integrate sulla base delle novità procedurali introdotte dalla normativa successivamente emanata, con particolare riferimento al D. Lgs. 152/06 ed al D. Lgs. 16 Gennaio 2008, n. 4; da ultimo sono state arricchite, in alcune sezioni, sulla base delle esperienze maturate dai componenti del Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 540/560 gruppo di lavoro per meglio corrispondere alle esigenze di raccogliere l'insieme complesso delle informazioni necessarie per la gestione degli interventi di bonifica, nonché sulla base della “fase iniziale di avviamento su area ristretta” prevista dalla DGR 4067/08. I criteri generali che regolano le modalità di formazione e gestione dell’Anagrafe sono i seguenti: a) Ambito di applicazione: l’Anagrafe comprende tutto il territorio regionale; per il territorio ricadente nell’ambito del Sito di Interesse Nazionale (S.I.N.) di Porto Marghera, data la sua specificità, potranno comunque continuare ad essere applicate le specifiche procedure anche informatiche già in atto; b) “Residenza”dell’applicativo: una volta concluso lo studio "Progetto di monitoraggio del territorio attraverso metodologie di telerilevamento" finalizzato tra l’altro all’individuazione di discariche non autorizzate nonché di aree contaminate, l’Anagrafe dei Siti da Bonificare è stata trasferita al SIRAV di ARPAV, i cui rappresentanti hanno collaborato al gruppo di lavoro istituito dalla Regione Veneto. c) Contenuti: il contenuto informativo dell’Anagrafe si presenta suddiviso, come peraltro già previsto dal più volte richiamato documento dell’APAT (ISPRA) “Criteri per la predisposizione dell'Anagrafe…….” nelle cinque sezioni sotto elencate: 1. sezione anagrafica, 2. sezione tecnica, 3. sezione procedurale, 4. sezione interventi di bonifica e controlli sul sito, 5. sezione finanziaria, d) Soggetti attuatori: l’inserimento e l’aggiornamento dei dati è effettuato a cura dei Dipartimenti Provinciali (DAP) di ARPAV, in collaborazione con il Comune sede dell'evento e la Provincia, con il coordinamento della Regione Veneto. In particolare la Regione inserisce ed aggiorna i dati finanziari nel sistema informatizzato per la sezione finanziaria; l’ARPAV, nell’ambito dei propri compiti di controllo e di supporto ai soggetti istituzionali, attraverso i Dipartimenti Provinciali (DAP) cura l’inserimento e l’aggiornamento dei dati nel sistema informatizzato per le sezioni anagrafica, tecnica, procedurale e interventi di bonifica e controlli sul sito. Spetta ai Comuni sede degli eventi ed alle relative Province fornire al DAP competente tutte le informazioni in proprio possesso da inserire nelle suddette sezioni. e) L’anagrafe è uno strumento in continuo aggiornamento, che prevede diverse modalità di ingresso dei siti. In particolare è previsto l’ingresso per: Sito in corso di bonifica antecedente al D. M. 471/99 Siti in corso di bonifica in base al D. M. 471/99 Siti in corso di bonifica in base al D. Lgs. 152/2006 Siti di riconversione industriale in base all’art. 252-bis D. Lgs. 4/2008, N. 4 Siti individuati nell'ambito dello studio "Progetto di monitoraggio del territorio attraverso metodologie di telerilevamento"; Altro. f) Elemento discriminante per l’ingresso di un sito in Anagrafe in base al D.Lgs. 152/06 è rappresentato dall’accertamento che uno o più valori di concentrazione delle sostanze inquinanti rilevati nelle matrici ambientali risultano superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC); g) La procedura per l’inserimento dei dati è di natura flessibile tale da consentire l’acquisizione dei dati nelle varie fasi di vita del sito, a partire dalla indagine conoscitiva, gli accertamenti preliminari di controllo e proseguendo con le successive fasi progettuali fino alla conclusione dell’intervento. Il contenuto informativo dell'Anagrafe, pur se integrato a seguito delle novità procedurali introdotte dal D. Lgs. 152/06 e D. Lgs. 16 Gennaio 2008, N.4, rimane suddiviso nelle seguenti cinque sezioni: Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 541/560 Sezione anagrafica, contenente: 1) identificazione, individuazione e destinazione d’uso del sito, data di inserimento in Anagrafe, modalità di ingresso, tipo di attività svolta sul sito; 2) soggetti interessati (proprietari, utilizzatori, concessionari, responsabili inquinamento, soggetto che deve agire in via sostitutiva, curatore fallimentare); 3) tipologia e durata degli interventi. Sezione tecnica, contenente: 1) informazioni sulle principali sorgenti di inquinamento presenti nel sito; 2) ulteriori informazioni generali sul sito quali: falda ed eventuale presenza di pozzi; informazioni sull’accessibilità al sito; indagini geofisiche effettuate; 3) indagini puntuali realizzate sul sito e identificazioni delle sostanze rilevate nelle diverse matrici ambientali che superano i limiti tabellari; 4) informazioni generali sull’analisi di rischio sito specifica Sezione procedurale, contenente la storia procedurale e l’iter amministrativo del sito (quali ordinanze, comunicazioni, progetti, autorizzazioni, certificazioni). Sezione interventi di bonifica e controlli sul sito, contenente per i siti già bonificati, le principali informazioni sulle superfici e i volumi delle matrici contaminate, sulle modalità e le tecnologie utilizzate. Sezione economica, contenente le indicazioni sui costi degli interventi di bonifica, sui soggetti coinvolti, sull’ammontare della garanzia finanziaria. 4.3 CONTENUTO INFORMATIVO DELL’ANAGRAFE Sulla base delle metodologie indicate al punto precedente, l’ARPAV ha provveduto all’inserimento dei dati relativi ai siti di cui era a conoscenza in maniera diversificata, completando in tutti i casi la sezione anagrafica e in diversa misura le sezioni tecnica e procedurale, mentre risultano sensibilmente deficitarie le sezioni degli interventi di bonifica e controlli e quella economica. Complessivamente ad oggi sono stati inseriti in Anagrafe e georeferenziati 559 siti, di cui 17 in provincia di Belluno, 130 in provincia di Padova, 35 in provincia di Rovigo, 91 in provincia di Treviso, 109 in provincia di Venezia, 107 in provincia di Vicenza e 61 in provincia di Verona. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 542/560 5 VALUTAZIONE DELLE PRIORITA’ DI INTERVENTO 5.1 CRITERI GENERALI Il D.Lgs. 152/06, a proposito dei siti da bonificare, all’art. 199 (“Piani regionali”), ha stabilito che i Piani contengano un ordine di priorità per la bonifica dei siti. Tale ordine di priorità può essere determinato mediante una valutazione del rischio che sottintenda un’analisi di tipo relativo, cioè che mette in relazione siti diversi determinando così una gerarchizzazione sulla base del minore o maggiore rischio che ogni sito presenta in rapporto agli altri siti. Per la valutazione delle richieste pervenute dagli enti competenti ai fini della concessione di finanziamento nell’ambito del Fondo di rotazione regionale per gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati istituito con L.R. n. 1/2009, la Giunta regionale ha definito dei criteri di priorità al fine di individuare gli interventi da finanziare. Si ritiene opportuno continuare ad utilizzare i medesimi criteri per la definizione delle priorità di intervento. 5.2 METODOLOGIA UTILIZZATA PER LA DEFINIZIONE DELLE PRIORITÀ Le disposizioni del D.Lgs. 152/06, nello stabilire che il criterio di valutazione del rischio relativo da adottare da parte delle Regioni sarà elaborato a livello nazionale, non definiscono come operare nel periodo transitorio. In questa situazione di mancanza di criteri nazionali la Regione già dal 2009 ha ritenuto utile procedere comunque alla valutazione del rischio al fine di avere degli strumenti per la programmazione regionale. La metodologia regionale, definita per la prima volta con DGRV n. 3951 del 22/12/2009, individua le modalità per "quantificare" i criteri di priorità; a tal fine sono stati privilegiati interventi relativi a "Siti di interesse regionale" (SIR) già inseriti nel Piano Regionale delle Bonifiche delle aree inquinate, adottato nel 2000, e successivamente aggiornato, nonché quelli relativi ad aree caratterizzate da elevata "vulnerabilità ambientale potenziale" definita mutuando i criteri già utilizzati nell'ambito del "Progetto Telerilevamento". La seguente tabella riporta i criteri di priorità considerati ed i relativi punteggi proposti per ciascun fattore: Criterio Definizione del criterio di priorità Punti 1 SIR con lavori appaltati di bonifica/messa in sicurezza operativa/permanente 3 2 SIR con progetti approvati di bonifica/messa in sicurezza operativa/permanente 2 3 Vulnerabilità ambientale a profondità falda 0÷2,5 b litologia superficiale 0÷1,5 c distanza da pozzi 0÷3,5 d distanza da recettori 0÷1,0 e distanza da abitazioni 0÷2,0 4 Aree vincolate D.Lgs 42/2004 1 Poiché l’insieme dei siti di interesse pubblico risultante dalla sommatoria dei siti presenti nel PRBAI adottato nel 2000 e s.m.i. e nell’Anagrafe Regionale è risultato piuttosto numeroso e alquanto diversificato non è stato possibile ancora disporre di tutte le informazioni necessarie alla quantificazione dei criteri per tutti i siti. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 543/560 Pertanto, in attesa di implementare il quadro conoscitivo necessario all’applicazione della metodologia, , si propone di rinviare la definizione delle priorità ad un successivo provvedimento della Giunta Regionale in occasione della prossima approvazione della graduatoria degli interventi da finanziare con il Fondo di rotazione, e provvedere nel frattempo all’acquisizione delle informazioni necessarie alla valutazione. 5.3 MODALITA’ DI AGGIORNAMENTO DELL’ELENCO DEI SITI OGGETTO DI INTERVENTO Comuni e Province possono richiedere l’accesso a fondi regionali o comunitari per altri siti non presenti nell’attuale elenco del Piano riportato al successivo par. 5.4. Per l'esecuzione delle fasi procedimentali previste dall'art. 242 del D.lgs. n. 152/2006, l'inserimento dei siti contaminati nel P.R.B.A.I., anche per tramite dell’Anagrafe regionale dei siti contaminati, costituisce uno dei requisiti fondamentali per poter accedere ai finanziamenti. Pertanto gli Enti locali interessati, ogniqualvolta si rendesse necessario, dovranno provvedere ad inviare ai competenti Uffici, istanza di inserimento nel Piano, e se non già presenti anche nell’Anagrafe regionale, delle aree che presentano criticità ambientali per le quali sono già operative le fasi procedimentali previste dall'art. 242 del D.lgs. n. 152/2006, ovvero per le quali non si è allo stato attuale in fase operativa, ad esclusione della MISE, che riguardano contaminazioni storiche o recenti, compilando l'apposita "scheda tecnica" prevista per l'individuazione dei siti da inserire nel Piano Regionale Bonifiche. In particolare le aree per le quali l’indagine preliminare ha accertato il superamento delle CSC devono essere quanto prima inserite nell’Anagrafe Regionale dei siti contaminati allo scopo di mantenere aggiornato lo stato di avanzamento delle fasi di cui all’art. 242 del D. Lgs. n. 152/2006; per tali aree possono essere finanziati interventi di caratterizzazione e bonifica/MIS. Per le aree per le quali ancora non è stata eseguita un’indagine preliminare possono essere finanziate attività di indagine e verifica dello stato di contaminazione. Qualora gli Uffici competenti confermino l’idoneità all’inserimento della richiesta di intervento all’interno del Piano Regionale, con provvedimento della Giunta Regionale si provvederà ad integrare il Piano Regionale Bonifiche con tali aree. Tra le aree che saranno tenute in particolare considerazione e che potranno pertanto essere tra quelle inserite in futuro nell’elenco dei siti ritenuti idonei al finanziamento regionale, sia a seguito di indicazione degli Enti locali competenti, sia per iniziativa propria della Giunta Regionale, vi sono le discariche di rifiuti urbani o speciali che non rispondono ai criteri progettuali e gestionali del D. Lgs. 36/2003 le quali, al termine del periodo di gestione post mortem, dovrebbero comunque essere oggetto di un intervento di risanamento e bonifica. 5.4 ELENCO DEI SITI CONTAMINATI DI INTERESSE PUBBLICO Attraverso le informazioni contenute nella sezione anagrafica dell’Anagrafe Regionale sono stati estratti tutti i siti di interesse pubblico come definiti nel capitolo 1.2 quindi tutti quei siti in cui il soggetto pubblico è il responsabile dell’inquinamento o è proprietario dell’area interessata dall’inquinamento oppure interviene, in sostituzione del responsabile inadempiente o non rintracciabile, nell’attuazione delle procedure previste per la messa in sicurezza e ripristino. I siti i interesse pubblico risultanti sono 150 di cui 4 in provincia di Belluno, 12 in provincia di Rovigo, 38 in provincia Padova; 16 in provincia Treviso, 34 in provincia Venezia, 30 in provincia di Vicenza e 16 in provincia di Verona e sono riportati nelle tabelle seguenti suddivisi per provincia. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 544/560 Nelle tabelle oltre ai dati anagrafici vengono riportate le seguenti informazioni: • il nominativo e ruolo del soggetto obbligato; • la proprietà: pubblica o privata, intendendo, nel caso sia privata, l’intervento sostitutivo dell’Ente territorialmente competente secondo quanto previsto dall’art. 250 del D. LGS 152/2006; • la presenza del sito nel precedente Piano Regionale del 2000 con relativo codice; • lo stato di avanzamento dell’intervento di bonifica; • l’indicazione se il sito sia stato oggetto di finanziamento regionale: con la sigla “X” sono indicati i siti che hanno ottenuto il finanziamento mentre con “NE” sono evidenziati i siti per i quali era stato richiesto il finanziamento ma quest’ultimo non è stato erogato; • l’importo erogato o erogabile. Tutti i dati relativi al Soggetto obbligato e allo stato di avanzamento non estraibili dall’anagrafe sono indicati con la sigla nd. Da questo elenco sono stati esclusi tutti i siti di interesse pubblico presenti in anagrafe che hanno già raggiunto la conclusione della procedura di bonifica e che sono statI inseriti in un elenco apposito. Alle tabelle fa seguito una mappa che rappresenta i siti contaminati di interesse pubblico individuati (in colore blu) e dei siti contaminati di competenza di soggetti privati (in colore rosso) nell’ambito provinciale presenti nell’Anagrafe Regionale. Nell’anagrafe non sono ricompresi i Siti di Interesse Nazionale (SIN) di Porto Marghera (Ve) e di Mardimago Ceregnano (Ro). Nelle tabelle che seguono, suddivise per provincia, sono elencati i siti di interesse pubblico con indicato, la dove presente, il finanziamento regionale all’intervento di bonifica. I finanziamenti indicati riguardano quelli di cui alla L.R. 1/2009, art. 20, commi 1 e 2; non sono quindi riportati i finanziamenti antecedenti all’anno 2009. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 545/560 PROVINCIA DI BELLUNO Codice Regionale Denominazione Comune Soggetti Obbligati e Ruolo Proprietà Sito presente nel Piano Regionale 2000 Stato di avanzame nto (Fase) Sito oggetto di finanziamen to regionale Importo ammesso (€) 05BL000100 Area demaniale attigua all'ex insediamento Faesite - Longarone Longarone - Regione del Veneto (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Progetto operativo 05BL000200 "Laghetti di Soverzene" Località Pian di Vedoia Ponte nelle Alpi Ponte nelle Alpi Comune di Ponte nelle Alpi (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PUBBLICO Bonifica X 383.157,64 05BL000300 Istituto Carenzoni Monego - Feltre Feltre - Istituto Carenzoni Monego (Responsabile inquinamento) PUBBLICO /PRIVATO Bonifica X 05BL001000 Ex Discarica RSU Damos - Pieve di Cadore Pieve di Cadore Regione del Veneto PRIVATO BL 001 nd X Fig. 1 Posizione dei siti contaminati di interesse pubblico individuati (in colore blu) e dei siti contaminati di competenza di soggetti privati (in colore rosso) in provincia di Belluno. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 546/560 PROVINCIA DI PADOVA Codice Regionale Denominazione Comune Soggetti Obbligati e Ruolo Proprietà Sito presente nel Piano Regionale 2000 Stato di avanzamento (Fase) Sito oggetto di finanziamento regionale Importo ammesso (€) 05PD000300 Ex deposito comunale di rifiuti (Solesino) Solesino nd PUBBLICO nd 05PD000500 Deposito rifiuti abusivo (S. Angelo di Piove di Sacco) Sant'Angelo di Piove di Sacco Comune di Sant'Angelo di Piove di Sacco (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO Caratterizzazio ne del sito X 58.518 05PD000600 Area del Codevigo A00021 Codevigo PUBBLICO nd 05PD000700 Castello dei Carraresi (ex carcere) Padova Ministero dei Beni Culturali PUBBLICO Progetto operativo 05PD000900 Ex Cava argilla D00060 (Campodarsego) Campodarsego nd PUBBLICO nd 05PD001000 Ex Cava argilla D00124 (Campodarsego) Campodarsego nd PUBBLICO nd 05PD001100 Ex discarica comunale (Monselice) Monselice COMUNE PUBBLICO Caratterizzazio ne del sito 05PD001200 Ex ecocentro comunale (Cadoneghe) Cadoneghe nd PUBBLICO /PRIVATO nd 05PD001300 Ex discarica (Galzignano Terme) Galzignano Terme nd PUBBLICO nd 05PD001400 Ex discarica comunale (Vighizzolo d'Este) Vighizzolo d'Este nd PUBBLICO nd 05PD001600 Ex discarica comunale di RSU (Cadoneghe) D00121 Cadoneghe nd PUBBLICO nd 05PD001700 Ex Insediamento Promofin s.r.l. Piombino Dese Provincia di Padova PUBBLICO Progetto operativo 05PD002000 Istituto Marconi Padova - Provincia di Padova (Responsabile inquinamento) PUBBLICO Bonifica X 800.000 05PD002100 Università di Padova Orto botanico Padova - Università degli Studi di PAdova (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Analisi di rischio 05PD002200 Cavalcaferrovia Sarpi e relativi raccordi viari Padova - Comune di Padova (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Analisi di rischio 05PD003200 Area ex Gasometro ditta PROGETTO PP1 Padova - PROGETTO PP1 S.p.A. (Proprietario incolpevole) Provincia di Padova PUBBLICO /PRIVATO Analisi di rischio 05PD003500 Ex Dilca Confort srl Padova - DILCA CONFORT S.r.l. (Proprietario incolpevole) Demanio PUBBLICO /PRIVATO Progetto preliminare 05PD004200 Discarica Vasco de Gama Padova nd PUBBLICO Caratterizzazio ne del sito Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 547/560 Codice Regionale Denominazione Comune Soggetti Obbligati e Ruolo Proprietà Sito presente nel Piano Regionale 2000 Stato di avanzamento (Fase) Sito oggetto di finanziamento regionale Importo ammesso (€) 05PD004400 I.CO.MEZ. Srl - Nuovo svincolo Camerini Guicciardini Padova - Comune di Padova (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Caratterizzazio ne del sito 05PD004600 Scolmatore Limenella Fossetta ex Cava Morandi Padova Consorzio di Bonifica Bacchiglione Brenta PUBBLICO Superamento CSC 05PD005400 Rifiuti in area ex Reffo Vigonza - Ruzzarin Bruno (Proprietario incolpevole) PRIVATO Progetto operativo 05PD005700 Istituto Tec. Comm. Alberti inq.idroc. cisterna Abano Terme - Provincia di Padova (Responsabile inquinamento) PUBBLICO Caratterizzazio ne del sito 05PD005800 Selvazzano Dentro, nuova zona destinata dal P.R.G. a verde sportivo ubicata in via Della Repubblica Selvazzano Dentro Comune di Selvazzano Dentro (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Progetto operativo 05PD007300 Area ex Italsintex-ex Martins Camposampiero ULSS 15 PUBBLICO PD 010 Caratterizzazio ne del sito 05PD007600 Ex discarica loc. Straelle Camposampiero - Comune di Camposampiero (Responsabile inquinamento) Consorzio Tergola PUBBLICO Caratterizzazio ne del sito 05PD008100 Inq.falda (prelievi da acquedotto)-da CROTAMITON Cittadella nd PUBBLICO nd 05PD010300 R.F.I. Spa - Tratta AC Padova-Mestre Vigonza nd PUBBLICO Progetto operativo 05PD011000 Discarica di Roncajette Ponte San Nicolò nd PUBBLICO nd 05PD011100 Area Ex Montedison Este Este - Barbetta Mauro (Proprietario incolpevole) - Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. (Proprietario incolpevole) PUBBLICO PD 009 Progetto operativo X 3.730.000 05PD011200 Piazzale Marigo (C&C)-Granze Granze Comune di Granze PUBBLICO Progetto operativo X 257.897 05PD011800 Peschiera di Villa Cornaro Piombino Dese nd PUBBLICO nd 05PD012200 Discarica Via Pontifuri Campodarsego Campodarsego nd PUBBLICO /PRIVATO nd 05PD012400 Sito inquinato-NCTdi PD Foglio 15 Mapp. 208 Brugine Comune di Brugine PUBBLICO Caratterizzazio ne del sito 05PD012600 Lungargine Canale Piovego Padova Provincia di Padova PUBBLICO nd 05PD012800 Area Via Guazzi Abano Terme - Comune di Abano Terme PUBBLICO Caratterizzazio ne del sito X 3.246.400 05PD012900 Area Boschetti Padova - Comune di Padova PUBBLICO nd X 96.000 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 548/560 Codice Regionale Denominazione Comune Soggetti Obbligati e Ruolo Proprietà Sito presente nel Piano Regionale 2000 Stato di avanzamento (Fase) Sito oggetto di finanziamento regionale Importo ammesso (€) (Proprietario incolpevole) 05PD013100 ex deposito Centrale Sistemi Missilistici Vigodarzere Aereonautica Militare (Responsabile inquinamento) PUBBLICO Caratterizzazio ne del sito 05PD013600 Ex ospedale geriatrico Padova - Università degli Studi di Padova (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Caratterizzazio ne del sito 05PD011600 Area Cedro Srl (C&C) Pernumia PUBBLICO Caratterizzazio ne del sito 05PD003500 Ex Dilca Confort srl Padova DILCA CONFORT S.r.l. (Proprietario incolpevole) PUBBLICO / PRIVATO Caratterizzazio ne del sito 05PD012600 Lungargine Canale Piovego Padova Provincia di Padova PUBBLICO Superamento CSC 05PD012900 Area Boschetti Padova Comune di Padova (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Superamento CSC Fig. 2 Posizione dei siti contaminati di interesse pubblico individuati (in colore blu) e dei siti contaminati di competenza di soggetti privati (in colore rosso) in provincia di Padova. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 549/560 PROVINCIA DI ROVIGO Codice Regionale Denominazione Comune Soggetti Obbligati e Ruolo Proprietà Sito presente nel Piano Regionale 2000 Stato di avanzamento (Fase) Sito oggetto di finanziamento regionale Importo ammesso (€) 05RO000100 Ex Discarica Giarette di Scardovari Porto Tolle - Regione del Veneto (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO RO 010 nd 05RO000300 Ex Cava Cagna (Villadose) Villadose Regione del Veneto (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO Caratterizzazione del sito X 227.825,60 05RO000700 Ex discarica Molo Coe Porto Tolle Comune di Porto Tolle PUBBLICO Caratterizzazione del sito 05RO001400 Area Ex Isola Verde Villadose Villadose - Tiengo Vittorino (Responsabile inquinamento) Dolcetto Roberta (Responsabile inquinamento) PRIVATO Caratterizzazione del sito 05RO001500 Eredi Gibin Catterino Adria Adria - Gibin Catterino (Responsabile inquinamento) PRIVATO Analisi di rischio 05RO001900 Veneto Strade - Via Teano Rovigo - Pezzoli Marco (Responsabile inquinamento) - Veneto strade S.p.a. (Proprietario incolpevole) PUBBLICO/ PRIVATO Progetto operativo NE20 750.000 05RO002200 Taglietto 1 Villadose Comune di Villadose PUBBLICO RO 014 Bonifica X 1.071.566 05RO002300 Taglietto 2 Villadose Comune di Villadose PUBBLICO RO 014 Notifica iniziale 05RO003100 Lendinarese Petroli Lendinara Lendinara - Lendinarese Petroli S.r.l. (Proprietario incolpevole) PRIVATO Superamento CSC X 32.028 05RO003300 Ex discarica comunale località Centocampi Loreo Poprietari: privato, demanio Stato, Ministero LLPP PUBBLICO/ PRIVATO Superamento CSC 05RO003400 Ex Polychimica srl Adria nd PRIVATO nd X 1.477.000 Fig. 3 Posizione dei siti contaminati di interesse pubblico individuati (in colore blu) e dei siti contaminati di competenza di soggetti privati (in colore rosso) in provincia di Rovigo. 20 Non erogato Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 550/560 PROVINCIA DI TREVISO Codice Regionale Denominazione Comune Soggetti Obbligati e Ruolo Proprietà Sito presente nel Piano Regionale 2000) Stato di avanzamento (Fase) Sito oggetto di finanziamento regionale Importo ammesso (€) 05TV000100 Discarica ex Fosse Tomasi Conegliano Conegliano - Comune di Conegliano (Proprietario incolpevole) PUBBLICO TV 012 Progetto operativo X 549.521 05TV000200 Discarica di Busta (ex Cava Cerer) Montebelluna Montebellun a Comune di Montebelluna (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO TV 019 Progetto operativo X 3.592.882 05TV000300 Ex discarica Bosco Morgano Morgano - Comune di Morgano (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PUBBLICO TV 020 Controllo Post Bonifica X 50.000 05TV000400 Ex discarica Eco Idrojet Castagnole - Paese Paese Comune di Paese (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO Bonifica 05TV000900 Discarica S0 Masarole Sernaglia della Battaglia Sernaglia della Battaglia Comune di Sernaglia della Battaglia (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PUBBLICO Caratterizzazi one del sito X 108.768,48 05TV001000 Discarica ex cava Tiretta Paese Paese - Comune di Paese (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PUBBLICO Bonifica X 7.721.085 05TV001200 Ex discarica Noaje Altivole Altivole - Comune di Altivole (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO Caratterizzazi one del sito X 1.255.000 05TV001300 Area Scalo Merci FFSS Montebelluna Montebellun a Ferrovie dello Stato Società di Trasporti e Servizi per Azioni (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Bonifica 05TV001600 Ex discarica Comunale di Via Orsenigo Treviso - Comune di Treviso (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PUBBLICO TV 029 Analisi di rischio X 100.000 05TV001900 Discarica II cat. tipo B "ex Clara Ecologica" - San Vendemiano San Vendemiano Provincia di Treviso (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) Comune di San Vendemiano (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO Indagini preliminari X 1.0740.000 05TV002500 Plastal S.p.A. - Oderzo Oderzo - PLASTAL S.p.A. (Proprietario incolpevole) PRIVATO Caratterizzazi one del sito X 50.000 05TV004500 Nuovo IPSS "F. Nightindale" - Castelfranco Veneto Castelfranco Veneto Provincia di Treviso (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Caratterizzazi one del sito 05TV005000 Area ex Pettinatura Italica Castelfranco Veneto Castelfranco Veneto Comune di Castelfranco Veneto (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Superamento CSC 05TV005500 Ex discariche Via Claudia Augusta - Roncade Roncade - Consorzio Intercomunale di Treviso per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Responsabile inquinamento) PUBBLICO /PRIVATO Caratterizzazi one del sito X 71.000 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 551/560 Codice Regionale Denominazione Comune Soggetti Obbligati e Ruolo Proprietà Sito presente nel Piano Regionale 2000) Stato di avanzamento (Fase) Sito oggetto di finanziamento regionale Importo ammesso (€) 05TV005600 Istituto IPSIA "Giorgi" Treviso Treviso - Provincia di Treviso (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Comunicazio ne iniziale Fig. 4 Posizione dei siti contaminati di interesse pubblico individuati (in colore blu) e dei siti contaminati di competenza di soggetti privati (in colore rosso) in provincia di Treviso. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 552/560 PROVINCIA DI VENEZIA Codice Regionale Denominazione Comune Soggetti Obbligati e Ruolo Proprietà Sito presente nel Piano Regionale 2000 Stato di avanzamento (Fase) Sito oggetto di finanziamento regionale Importo ammesso (€) 05VE000100 Area ex Rasego tra via Marzabotto e Scolo Brenta Secca (Campagna Lupia) Campagna Lupia nd PRIVATO Comunicazio ne iniziale 05VE000400 Ex cantiere navale Lucchese - Isola della Giudecca - Venezia Venezia - Comune di Venezia (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) NUOVO CANTIERE NAVALE LUCCHESE S.C.R.L. - SOCIETA' COOPERATIVA A RESPONSABILITA' LIMITATA - IN LIQUIDAZIONE (Responsabile inquinamento) PUBBLICO Progetto operativo 05VE000500 Area limitrofa Ex Mira Lanza (Mira) Mira nd PRIVATO nd 05VE000600 Ex Discarica di Via S.Elena-Loc. Robegano Salzano Salzano COMUNE PUBBLICO VE 008 Progetto preliminare 05VE001400 Ex Cave Casarin - Area Parco Don L. Sturzo - Loc. Carpenedo Venezia - Comune di Venezia (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Progetto operativo X 1.998.521,29 05VE001500 Ex Cave Casarin - Area Scuola Margotti - Loc. Carpenedo Venezia - Comune di Venezia (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Caratterizzazi one del sito X 937.381,71 05VE001600 Area industriale Ex Cromatura Piavense-Musile di Piave Musile di Piave Comune di Musile di Piave (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) - Cromatura Piavense S.r.l. (Responsabile inquinamento) - ASA S.n.c. di BOCCATO M. & C. (Responsabile inquinamento) PRIVATO Analisi di rischio X 853.683,60 05VE001700 Ex Discarica Comunale di Via Favalli Fossò - Comune di Fossò (Proprietario incolpevole) PUBBLICO VE 024 Bonifica 05VE001800 Ex Discarica (Trituratore) di Via Mestrina Noale nd PUBBLICO VE 005 nd 05VE001900 Ex deposito di ceneri di pirite - Via Bastiette - Mira Soc. Veneta Mineraria Mira - Comune di Mira (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) ITALTORBIERA s.r.l. (Responsabile inquinamento) Veneta Mineraria S.p.A. (Proprietario incolpevole) PRIVATO Progetto preliminare 05VE002000 Ex Discarica di Marcon Loc. San Liberale Marcon - Comune di Marcon (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Progetto preliminare 05VE002100 Deposito ceneri di pirite Soc. Veneta Mineraria Marcon - Veneta Mineraria S.p.A. (Responsabile PRIVATO Caratterizzazi one del sito Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 553/560 Codice Regionale Denominazione Comune Soggetti Obbligati e Ruolo Proprietà Sito presente nel Piano Regionale 2000 Stato di avanzamento (Fase) Sito oggetto di finanziamento regionale Importo ammesso (€) Marcon-Loc.San Liberale inquinamento) 05VE002200 Ex Discarica di Ca' Perale Mirano Mirano nd PUBBLICO nd 05VE002300 Ex Discarica di Via Luneo Spinea Spinea - Comune di Spinea (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) Cooperativa San Giusto Rinascita s.r.l. (Responsabile inquinamento) PUBBLICO Caratterizzazi one del sito 05VE002700 Isola dell'ex inceneritore di Sacca Fisola - Venezia Venezia - Comune di Venezia (Proprietario incolpevole) PUBBLICO VE 014 Caratterizzazi one del sito 05VE004000 Ex Manifattura Tabacchi Venezia Venezia - Comune di Venezia (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Progetto operativo 05VE004300 Area "Ex Tiro al Piattello" Loc. Campalto - Venezia Venezia - LUANFARMA SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA IN LIQUIDAZIONE (Responsabile inquinamento) PRIVATO VE 010 Progetto preliminare 05VE004400 Associazione Tiro a Volo Via Loncon -S.Stino di Livenza San Stino di Livenza Associazione "Tiro a volo San Stino di Livenza" (Responsabile inquinamento) PUBBLICO Progetto preliminare 05VE004600 Ex Discarica Via Cà Colombara Loc. Dese Mestre Venezia - ITALTORBIERA s.r.l. (Responsabile inquinamento) PRIVATO Analisi di rischio 05VE005500 Sito Via Teramo - Olmo di Borbiago - Mira Mira Comune di Mira (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO VE 003 Progetto preliminare X 1.200.000 05VE006300 Isola della Piscina - Sacca Fisola - Venezia Venezia nd PUBBLICO VE 014 Progetto operativo X 12.000 05VE007100 Ex cave Bertoldo - località Carpenedo- Venezia Venezia - Comune di Venezia (Proprietario incolpevole) PUBBLICO VE 011 Controllo Post Bonifica 05VE007300 Area comunale in Via Ferrari - San Donà di Piave San Donà di Piave Comune di San Donà di Piave PUBBLICO Caratterizzazi one del sito 05VE007400 Sacca Serenella - Murano Venezia Venezia Comune di Venezia PUBBLICO VE 015 Bonifica 05VE007700 Area vaschette - Marghera Venezia Venezia nd PUBBLICO nd X 1.155.855 05VE008400 Area Calzavara Venezia - Comune di Venezia (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Bonifica X 46.000 05VE008500 Scuola Statale Vivarini Venezia - Comune di Venezia (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Caratterizzazi one del sito X 62.000 05VE008600 Ex Ospedale al Mare Venezia - ESTCAPITAL - SGR S.P.A. (Proprietario incolpevole) PUBBLICO /PRIVATO Analisi di rischio X 7.446.811,27 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 554/560 Codice Regionale Denominazione Comune Soggetti Obbligati e Ruolo Proprietà Sito presente nel Piano Regionale 2000 Stato di avanzamento (Fase) Sito oggetto di finanziamento regionale Importo ammesso (€) 05VE008700 Isola della Certosa Venezia - Comune di Venezia PUBBLICO Progetto operativo di bonifica X 2.776.991 05VE009200 Parcheggio multipiano di Piazza XXVII ottobre Venezia - Comune di Venezia (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Analisi di rischio 05VE010400 Scuola L. Da Vinci Venezia Comune di Venezia PUBBLICO Caratterizzazi one del sito X 46.000 05VE010500 Area di via Marconi Quarto d'Altino Comune di Quarto d'Altino PUBBLICO Caratterizzazi one del sito 05VE011100 EX CANTIERI OSCAR SAN GIOBBE Venezia Università degli Studi di Venezia CA' FOSCARI PUBBLICO Caratterizzazi one del sito Area ex impianto NUOVA ESA Marcon Fig. 5 Posizione dei siti contaminati di interesse pubblico individuati (in colore blu) e dei siti contaminati di competenza di soggetti privati (in colore rosso) in provincia di Venezia. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 555/560 PROVINCIA DI VICENZA Codice Regionale Denominazione Comune Soggetti Obbligati e Ruolo Proprietà Sito presente nel Piano Regionale 2000 Stato di avanzamento (Fase) Sito oggetto di finanziamento regionale Importo ammesso (€) 05VI000100 P.I.R.U.E.A. di Villa Ferro San Germano dei Berici Comune di San Germano dei Berici (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Caratterizzazio ne del sito 05VI000200 EX DISCARICA VIA DUGALE TRISSINO Trissino - Comune di Trissino (Responsabile inquinamento) PUBBLICO Analisi di rischio 05VI000300 EX INDUSTRIA GALVANICA PM Tezze sul Brenta Comune di Tezze sul Brenta (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO Progetto preliminare 05VI000400 EX DISCARICA VIA GALVANI Sandrigo - Comune di Sandrigo (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PUBBLICO Caratterizzazio ne del sito 05VI000500 PP6 ex Acciaierie Valbruna Vicenza - Comune di Vicenza (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO Analisi di rischio X 1.920.000 05VI000800 Istituto Tecnico Industriale 'E. Fermi' Bassano del Grappa Provincia di Vicenza (Responsabile inquinamento) PUBBLICO Analisi di rischio 05VI000900 PP7 ex Acciaierie Beltrame Vicenza - Comune di Vicenza (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Messa in sicurezza operativa X 2.160.000 05VI001200 EX DISCARICA VIA MOLINETTO Montecchio Maggiore ANAS S.p.A. (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Bonifica 05VI002300 A.I.M. Aziende Industriali Municipali S.p.A. Vicenza - AIM Aziende Industriali Municipali (Proprietario incolpevole) PUBBLICO /PRIVATO Messa in sicurezza operativa X 66.300 05VI002600 GRUMOLO - WIND Grumolo delle Abbadesse Comune di Grumolo delle Abbadesse (Responsabile inquinamento) PUBBLICO Caratterizzazio ne del sito 05VI003300 SP 46 - 1° Stralcio Schio PROVINCIA PUBBLICO Progetto operativo 05VI003400 Tiro a Volo Zugliano Comune PUBBLICO Comunicazion e iniziale 05VI003800 PP2 - BELLAVISTA area EX FORNACI LAMPERTICO Vicenza BELLAVISTA s.r.l. (Proprietario incolpevole) Comune di Vicenza (Proprietario incolpevole) PUBBLICO /PRIVATO Bonifica 05VI004800 FIUME RETRONE - 2° LOTTO - GENIO CIVILE Vicenza - Genio Civile di Vicenza (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PUBBLICO Progetto preliminare 05VI004900 RFI-TRENITALIA SpA Vicenza - Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. (Responsabile inquinamento) PUBBLICO Analisi di rischio 05VI005200 Area agricola Molina di Malo Malo nd PRIVATO Analisi di rischio 05VI006000 ORLANDI VITTORIO SRL - Bitolea S.p.A. Rosà - Bitolea S.p.A. (Responsabile inquinamento) PRIVATO Caratterizzazio ne del sito X 342.000 Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 556/560 Codice Regionale Denominazione Comune Soggetti Obbligati e Ruolo Proprietà Sito presente nel Piano Regionale 2000 Stato di avanzamento (Fase) Sito oggetto di finanziamento regionale Importo ammesso (€) 05VI006700 INUFF Bassano del Grappa I.N.U.F.F. (Responsabile inquinamento) PRIVATO Caratterizzazio ne del sito 05VI006900 ZAMBON Vicenza - ZAMBON GROUP S.p.A. (Responsabile inquinamento) - Comune di Vicenza (Proprietario incolpevole) PUBBLICO /PRIVATO Progetto di bonifica 05VI007300 Istituto Tecnico Conciario "G. Galilei" Arzignano - Provincia di Vicenza (Responsabile inquinamento) PUBBLICO Caratterizzazio ne del sito 05VI007600 SITO RIVAROTTA Bassano del Grappa Comune di Bassano del Grappa (Responsabile inquinamento) PUBBLICO VI 005 Caratterizzazio ne del sito X 30.000 05VI007800 SITO CA' CORNARO Bassano del Grappa Comune di Bassano del Grappa (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO VI 003 Caratterizzazio ne del sito 05VI008000 SITO REVELIN Caldogno - Comune di Caldogno (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO VI 009 Caratterizzazio ne del sito 05VI008300 OSPEDALETTO Vicenza - Comune di Vicenza (Responsabile inquinamento) PUBBLICO VI 030 Caratterizzazio ne del sito 05VI008800 Via Pascoli 2 Cornedo Vicentino Comune di Cornedo Vicentino (Responsabile inquinamento) PUBBLICO Caratterizzazio ne del sito 05VI010400 Ex Cava Palugara Montecchio Precalcino nd PRIVATO Caratterizzazio ne del sito 05VI010700 Campi Rugby Vicenza Comune di Vicenza PUBBLICO Analisi di rischio 05VI010900 SITO I HOUSE (Discarica Rivarotta Loc. Marchesane) Bassano del Grappa Comune di Bassano del Grappa PUBBLICO Comunicazion e iniziale 05VI011000 EX CONCERIA SINCO Bassano del Grappa nd PRIVATO Comunicazion e iniziale Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 557/560 Fig. 6 Posizione dei siti contaminati di interesse pubblico individuati (in colore blu) e dei siti contaminati di competenza di soggetti privati (in colore rosso) in provincia di Vicenza. Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 558/560 PROVINCIA DI VERONA Codice Regionale Denominazione Comune Soggetti Obbligati e Ruolo Proprietà Sito presente nel Piano Regionale 2000 Stato di avanzamento (Fase) Sito oggetto di finanziamento regionale Importo ammesso 05VR000200 AREA EX GASOMETRO Verona - Comune di Verona (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO Progetto operativo 05VR000300 CAVA TEBALDI Belfiore - Comune di Belfiore (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO Progetto operativo X 21.750 05VR000500 CAVA MISCHI Castelnuovo del Garda Comune di Castelnuovo del Garda (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) - Società Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova S.p.A. (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO VR 001 Progetto operativo X 100.000 05VR000600 Area circostante ex Macello - Loc. S. Vito Cerea - Tamoil Italia Spa (Proprietario incolpevole) Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale della Provincia di Verona (A.T.E.R.) (Proprietario incolpevole) PARADISO 2000 S.r.l. (Proprietario incolpevole) - ADIGE PETROLI S.a.s. di Tenzon Giorgio (R PUBBLICO / PRIVATO Progetto operativo X 05VR000700 BOCCA SCALUCCE Colognola ai Colli / Illasi Comune di Colognola ai Colli (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) Comune di Illasi (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO VR 002 Caratterizzazi one del sito X 2.076.000 05VR000800 CAVA BASTIELLO Isola Rizza - Bozza Damiano (Proprietario incolpevole) - Bozza Adriano (Proprietario incolpevole) PRIVATO VR 003 Caratterizzazi one del sito 05VR001000 Scolo FOSSON Pastrengo - Comune di Pastrengo (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO Bonifica X 97.000 05VR001100 A.G.S.M. Verona S.p.A. - Pozzo idropotabile pubblico di Poiano Verona - AGSM Verona S.p.A. (Proprietario incolpevole) PUBBLICO Caratterizzazi one del sito Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 559/560 Codice Regionale Denominazione Comune Soggetti Obbligati e Ruolo Proprietà Sito presente nel Piano Regionale 2000 Stato di avanzamento (Fase) Sito oggetto di finanziamento regionale Importo ammesso 05VR001200 Cartiera CADIDAVID Ex discarica 2B Verona - Cartiera di Cadidavid s.r.l. (Responsabile inquinamento) - I.C.C S.p.A. - Industria Cartaria Cadidavid (Proprietario incolpevole) PRIVATO Bonifica 05VR002000 Ex Discariche in Località Ruina Caprino Veronese - Comune di Caprino Veronese (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PRIVATO Caratterizzazi one del sito X 240.000 05VR003100 Discarica RSU - Loc. Filissine Pescantina - Daneco S.p.a. (Proprietario incolpevole) PRIVATO Progetto operativo X 274.807,82 05VR004200 Comune Cerro Veronese - Municipio Cerro Veronese Comune di Cerro Veronese PUBBLICO Caratterizzaz ione del sito X 50.000 05VR005200 Tiro a Volo "Ca' de la Pelà" Sant'Ambrogio di Valpolicella A.R.C.A.Service S.a.s. (Responsabile inquinamento) PRIVATO Analisi di rischio 05VR005500 Area demaniale golenale Fiume ADIGE San Martino Buon Albergo Comune di San Martino Buon Albergo (Ente che effettua gli interventi sostitutivi) PUBBLICO Analisi di rischio 05VR006000 Parco dei Mulini Parco della campagna aperta Bovolone nd PUBBLICO Comunicazion e iniziale Discarica RSU loc. Torretta Legnago Allegato A DCR n. 30 del 29 APR. 2015 pag. 560/560 Fig. 7 Posizione dei siti contaminati di interesse pubblico individuati (in colore blu) e dei siti contaminati di competenza di soggetti privati (in colore rosso) in provincia di Verona.