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قوانين إيطاليا

Regional Waste Management and Sites Remediation Plan

صدر في 2015 · النص بتاريخ 2026-10-01

القانون العام والإرشادات الرسمية منشورة بوصفها أبحاثاً. ليست مشورة قانونية أو ضريبية أو مالية.

البحث نفسه مكتوب بالإنجليزية. العناوين والوسوم مترجمة؛ أما النتائج والاقتباسات فغير مترجمة.

عن هذا القانون

العنوان الأصلي
Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche
اللغة
Italian
النوع
policy
الدولة
إيطاليا · Liguria
الموضوعات
Land and soil, Mineral resources, Water, Waste and hazardous substances
الكلمات المفتاحية
soil pollution/quality, soil conservation/soil improvement, protected area, protection of environment, pollution control, groundwater, surface water, public health, water quality standards, standards, abandoned land/unoccupied land, management/conservation, data collection/reporting, governance, processing/handling, subsidy/incentive, local government, mining, taxes, transport/storage, residues, access-to-information, contracts, certification, classification/declassification, climate change, business/industry/corporations, ecofriendly products/ecofriendly processes, education, effluent waste water/discharge, environmental standards, freshwater pollution, good practices, hazardous substances, hazardous waste, inspection, packaging/labelling, monitoring, organic waste, policy/planning, precautionary principle, public participation, recycling/reuse, risk assessment/management, soil rehabilitation, solid waste, sustainable development, sustainable use, waste disposal, waste domestic sources, waste management, waste non-domestic sources, waste prevention, zoning, bioenergy
الفئات
*, metals-base, metals-precious, minerals-critical

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  1. Art. 35 N.d.A. Interventi ricadenti in parchi urbani - PU P.T.C.P. – livello locale – assetto insediativo

  2. Art. 36 N.d.A. Interventi ricadenti in zone con valore P.T.C.P. – livello locale – assetto d’Immagine – IU - tali da eccedere le insediativo compatibilità potenziali individuate in uno S.O.I. Art. 37 N.d.A. Interventi ricadenti in Nuclei isolati in P.T.C.P. – livello locale – assetto regime di CONSERVAZIONE – NI CE insediativo

  3. Art. 39 N.d.A. Interventi ricadenti in Insediamenti P.T.C.P. – livello locale – assetto diffusi in regime di CONSERVAZIONE – ID insediativo CE

  4. Art. 43 N.d.A. Interventi ricadenti in Insediamenti P.T.C.P. – livello locale – assetto sparsi in regime di CONSERVAZIONE – IS insediativo CE

  5. Art. 48 N.d.A. Interventi ricadenti in Aree non insediate P.T.C.P. – livello locale – assetto in regime di CONSERVAZIONE – ANI CE insediativo

  6. Art. 51 N.d.A. Interventi ricadenti in Aree non insediate P.T.C.P. – livello locale – assetto Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 330 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni in regime di CONSERVAZIONE – ANI CE insediativo

  7. Art. 52 N.d.A. Interventi ricadenti in ambiti con P.T.C.P. – livello locale – assetto manufatti emergenti e sistemi di insediativo manufatti emergenti ME SME

  8. Art. 57 N.d.A. Interventi ricadenti in zone soggette al P.T.C.P. – livello locale – assetto regime di miniere e cave insediativo

  9. Art. 86-87-88-89 N.d.A. Interventi ricadenti in zone soggette al P.T.C.P. – livello locale – assetto regime di MANTENIMENTO finalizzato alla insediativo salvaguardia di corridoi paesistico- ambientali (IS MA CPA) Art. 49 ter N.d.A. Livello normativo: regime di vincolo Interferenza con aree con presenza di D. Lgs. n. 42/2004 e s.m. recante “Codice beni culturali tutelati per legge dei beni culturali e del paesaggio”, Parte Seconda (Soprintendenza) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 331 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Criteri penalizzanti Riferimenti della normativa di dettaglio Criteri generali Distanza del sito da Sic o effetti indiretti Corridoi Ecologici per Specie di Ambienti sul Sic Boschivi Corridoi Ecologici per Specie di Ambienti Aperti Attraversamento per Specie di Ambienti Acquatici Siti puntuali/areali di Fauna Minore Siti puntuali di presenza delle specie Aree individuate ai sensi dell'articolo 17, aree individuate nei piani di bacino ai comma 3, lettera m) della legge 18 sensi dell’17 c.3 l.183/1989 maggio 1989, n. 183 Fascia C – pericolosità idraulica bassa: aree perifluviali, esterne alle precedenti, inondabili al verificarsi dell’evento di piena con portata al colmo di piena corrispondente a periodo di ritorno T=500 anni, o aree storicamente inondate ove più ampie, laddove non si siano verificate modifiche definitive del territorio tali daescludere il ripetersi dell’evento; Aree collocate a distanza inferiore a 500 Aggiornamento pressioni sulle acque ai mt. rispetto a corpi idrici a vulnerabilità sensi dell’art.5 direttiva 2000/60/CE elevata ai sensi del Dm 181/2003 Aree collocate a distanza inferiore a 200 Aggiornamento pressioni sulle acque ai mt. rispetto ad acquiferi porosi a sensi dell’art.5 direttiva 2000/60/CE vulnerabilità elevata ai sensi del D. Lgs.30/09 Interferenza con zone di produzioni agricole di prodotti dop o da agricoltura biologica Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 332 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Utilizzo di viabilità pubblica non adeguata al transito di mezzi pesanti o necessità di attraversamento di aree densamente abitate Aree all’interno dei centri abitati , che non presentano una fascia di rispetto di almeno 500 m rispetto al perimetro dell’impianto Aree caratterizzate da superamento delle emissioni in atmosfera, inserite in zone soggette a programmi di risanamento Aree collocate entro una fascia di rispetto di 1 Km rispetto a beni sottoposti a vincolo archeologico Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 333 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Criteri penalizzanti Riferimenti della normativa di dettaglio Criteri paesistico territoriali* Livello pianificazione territoriale Interventi ricadenti in Nuclei isolati in P.T.C.P. – livello locale – assetto regime di MANTENIMENTO– NI MA insediativo

  10. Art. 40 N.d.A. Interventi ricadenti in Nuclei isolati in P.T.C.P. – livello locale – assetto regime di CONSOLIDAMENTO– NI CO insediativo

  11. Art. 41 N.d.A. Interventi ricadenti in ambiti costituiti P.T.C.P. – livello locale – assetto da nuclei isolati in regime di insediativo modificabilità di tipo A NI MO A

  12. Art. 42 N.d.A. Interventi ricadenti in Insediamenti P.T.C.P. – livello locale – assetto diffusi in regime di MANTENIMENTO– ID insediativo MA

  13. Art. 44 N.d.A. Interventi ricadenti in Insediamenti P.T.C.P. – livello locale – assetto diffusi in regime di CONSOLIDAMENTO– ID insediativo CO

  14. Art. 45 N.d.A. Interventi ricadenti in ambiti costituiti P.T.C.P. – livello locale – assetto da Insediamenti diffusi in regime di insediativo modificabilità di tipo ID MO A

  15. Art. 46 N.d.A. Interventi ricadenti in Tessuto Urbano TU P.T.C.P. – livello locale – assetto (riferito alle più generali problematiche insediativo art. 38 N.d.A. di ordine urbanistico) Interventi ricadenti in insediamenti P.T.C.P. – livello locale – assetto diffusi in regime di trasformabilità verso insediativo Tessuto Urbano ID TR TU Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 334 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni

  16. Art. 47 N.d.A. Interventi ricadenti in Insediamenti P.T.C.P. – livello locale – assetto sparsi in regime di MANTENIMENTO– IS MA insediativo

  17. Art. 49 N.d.A. Interventi ricadenti in Aree non insediate P.T.C.P. – livello locale – assetto in regime di MODIFICABILITA’ DI TIPO B insediativo

  18. Art. 53 N.d.A. Interventi che interessano il complesso P.T.C.P. – livello locale – assetto viario di paesistico regionale della via insediativo Aurelia

  19. Art. 79 bis N.d.A. Interventi ricadenti in Insediamenti P.T.C.P. – livello locale – assetto sparsi in regime di MANTENIMENTO insediativo finalizzato a non incrementare la consistenza insediativa– IS MA Saturo Art. 49 bis N.d.A. Livello normativo: regime di vincolo Interferenza con aree individuate come D. Lgs. n.42/2004 e s.m. recante “Codice beni paesaggistici (beni ai quali sia dei beni culturali e del paesaggio…”, Parte riconosciuto “notevole interesse Terza, artt. 134, 136, 142 pubblico” od aree tutelate per legge) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 335 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Criteri preferenziali Riferimenti della normativa di dettaglio Criteri generali Aree a destinazione industriale (aree artigianali e industriali esistenti o previste dalla pianificazione comunale) o a servizi tecnici o contigue alle stesse e a destinazione agricola per gli impianti di compostaggio; Baricentricità del sito rispetto al bacino di produzione e al sistema di impianti per la gestione dei rifiuti; Dotazione di infrastrutture viarie adeguate in relazione all’incidenza del traffico indotto dalla realizzazione dell’impianto Possibilità di operatività in sinergia con preesistenti impianti di gestione rifiuti ; Localizzazione in aree bonificate o messe in sicurezza con procedimento concluso e certificato dall’Autorità competente; Possibilità di trasporto intermodale dei rifiuti raccolti in zone diverse del bacino di riferimento dell’impianto; Preesistenza di reti di monitoraggio per il controllo ambientale; Viabilità d'accesso esistente o facilmente realizzabile Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 336 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Criteri paesistico territoriali* Livello pianificazione territoriale Interventi ricadenti in ambiti costituiti P.T.C.P. – livello locale – assetto da Insediamenti sparsi in regime di insediativo modificabilità di tipo IS MO B

  20. Art. 50 N.d.A. Interventi ricadenti in regime normativo P.T.C.P. – livello locale – assetto di trasformabilità (TR) di insediamenti insediativo sparsi ed aree non insediate

  21. Art. 54 N.d.A. Interventi ricadenti in ambiti già P.T.C.P. – livello locale – assetto classificati come attrezzature ed insediativo impianti AI

  22. Art. 54 bis -55-56 N.d.A. Interventi ricadenti in ambiti soggetti al P.T.C.P. – livello locale – assetto regime della TRASFORMAZIONE insediativo

  23. Art. 61 N.d.A. * Nelle more dell’adozione del Piano Territoriale Regionale, previsto ai sensi della L.R. 36/97 e s.m., i criteri sono riferiti alla disciplina del Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico (P.T.C.P.) e relativi aggiornamenti”. Per la realizzazione di impianti di trattamento tramite digestione anaerobica si considerano applicabili i criteri sopra indicati con l’integrazione dei seguenti criteri preferenziali specifici, in considerazione delle possibili sinergie di processo Criteri preferenziali specifici per impianti di digestione anaerobica Prossimità ad impianti di discarica esistenti Prossimità ad impianti di depurazione acque reflue Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 337 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Per la realizzazione di isole ecologiche si considerano applicabili i criteri sopra indicati con l’integrazione dei seguenti criteri preferenziali specifici. Criteri preferenziali specifici per isole ecologiche Aree servite dalla rete viaria di scorrimento urbano per facilitare l’accesso agli utenti Aree con viabilità adeguata per consentire l’accesso sia alle autovetture o piccoli mezzi degli utenti, sia ai mezzi pesanti per il conferimento agli impianti di recupero e/o smaltimento Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 338 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Criteri per la realizzazione di discariche/depositi temporanei rifiuti Si intende qualora non ricompresi in impianti di smaltimento/recupero. REALIZZAZIONE IMPIANTI DI TIPO C e D Criteri escludenti Riferimenti della normativa di dettaglio* Criteri generali Aree individuate ai sensi dell'articolo 17, Le aree individuate nei piani di bacino ai comma 3, lettera m) della legge 18 sensi dell’17 c.3 l.183/1989 possono essere maggio 1989, n. 183 ricondotte alle aree di pericolosità elevata e molto elevata perimetrate nei piani di bacino ed in particolare: per quanto riguarda l’assetto geologico: Aree a pericolosità elevata e molto elevata per frana: Pg4 e Pg3a (piani di bacino di competenza regionale); Pg4 e Pg3 (piani di bacino del F.Magra); Fa e Fq (piani di bacino del F.Po). per quanto riguarda la pericolosità idrogeologica: Fascia A – pericolosità idraulica molto elevata - aree perifluviali inondabili al verificarsi dell’evento di piena con portata al colmo di piena corrispondente a periodo di ritorno T=50 anni; Fascia B – pericolosità idraulica media - aree perifluviali, esterne alle precedenti, inondabili al verificarsi dell’evento di piena con portata al colmo di piena corrispondente a periodo di ritorno T=200 anni; Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 339 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Fascia B* - aree storicamente inondate, per le quali non siano avvenute modifiche definitive del territorio tali da escludere il ripetersi dell’evento, ovvero aree individuate come a rischio di inondazione sulla base di considerazioni geomorfologiche o di altra evidenze di criticità, in corrispondenza delle quali non siano state effettuate nell’ambito del Piano le adeguate verifiche idrauliche finalizzate all’individuazione delle fasce di inondabilità. Necessità di interventi di re inalveazioni Art.115 D. Lgs.152/2006 o deviazioni per corsi d’acqua afferenti ad un bacino di superficie superiore a 1 Regolamento Regionale n. 3/2011 Kmq (calcolato come area sottesa presso la sezione di deviazione) Aree collocate nelle zone di rispetto da In assenza di individuazione diversa da punti di approvvigionamento idrico a parte della Regione, la zona di rispetto ha scopo potabile ai sensi dell’articolo 94 estensione di 200 metri di raggio rispetto c.1 del d.lgs.152/2006. al punto di captazione o derivazione Aree individuate dagli articoli 2 e 3 del SIC, ZPS e aree protette decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 e aree naturali Zone rilevanti per la salvaguardia dei siti protette sottoposte a misure di di interesse comunitario salvaguardia ai sensi dell'articolo 6, comma 3 della legge 6 dicembre 1991, n. Corridoi Ecologici per Specie di Ambienti 394; Acquatici Siti areali/puntuali di Zone Umide Grotte importanti per le specie Sorgenti importanti per le specie Aree ricadenti all’interno del perimetro Aggiornamento pressioni sulle acque ai di acquiferi porosi o carsici a sensi dell’art.5 direttiva 2000/60/CE vulnerabilità molto elevata ai sensi del D. Lgs.30/09 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 340 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Aree interessate da fenomeni quali faglie attive, aree a rischio sismico di 1° categoria così come classificate dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64, e provvedimenti attuativi, e aree interessate da attività vulcanica, ivi compresi i campi solfatarici, Aree in corrispondenza di doline, Cartografia regionale: inghiottitoi o altre forme di carsismo superficiale perimetrazione delle aree carsiche di cui agli elaborati del PTCP (l.r. n.39/2009). Tali strati informativi sono in corso di aggiornamento e confluiranno nel Piano di Tutela della Acque. Aree caratterizzate da processi geologici Cartografia dei piani di bacino delle superficiali quali l'erosione accelerata, le rispettive Autorità vedi punto 1 della frane, l'instabilità dei pendii, le tabella eventualmente integrato con le migrazioni degli alvei fluviali ; aree di frana stabilizzata perimetrate nella cartografia della franosità dei piani di competenza regionale e nel quadro del dissesto del Po con sigla Fs, nel Bacino del F.Magra in classe Pg2. Aree soggette ad attività idrotermale Aree collocate entro la fascia di rispetto di grandi infrastrutture stradali o autostradali, gasdotti, oleodotti, elettrodotti, cimiteri, ferrovie, aeroporti beni militari, se interferenti Aree all’interno dei centri abitati , che non presentano una fascia di rispetto di almeno 200 m rispetto al perimetro dell’impianto Aree inserite nel presente Piano regionale ai fini dei procedimenti di bonifica o messa in sicurezza. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 341 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Criteri escludenti Riferimenti della normativa di dettaglio* Criteri paesistico territoriali* Livello pianificazione territoriale Interventi ricadenti in zone di P.T.C.P. – livello locale – assetto insediativo CONSERVAZIONE e zona in regime di MANTENIMENTO qualora ricadenti in Art. 83 N.d.A. sistemi di aree di interesse naturalistico- ambientale Interventi ricadenti in zone soggette al P.T.C.P. – livello locale – assetto insediativo regime di miniere e cave (limitatamente alle discariche di rifiuti) Art. 86-87—88-89 N.d.A. Livello normativo: regime di vincolo Interferenza con aree con presenza di D. Lgs. n.42/2004 e s.m. recante “Codice beni culturali tutelati per legge dei beni culturali e del paesaggio…”, Parte Seconda, (Soprintendenza) Criteri penalizzanti Riferimenti della normativa di dettaglio Criteri generali Necessità di interventi di re inalveazioni Art.115 D. Lgs.152/2006 o deviazioni per corsi d’acqua afferenti ad un bacino di superficie non superiore a Regolamento Regionale n.3/2011 1 Kmq (calcolato come area sottesa presso la sezione di deviazione) Distanza del sito da Sic o effetti indiretti Corridoi Ecologici per Specie di Ambienti sul Sic Boschivi Corridoi Ecologici per Specie di Ambienti Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 342 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Aperti Attraversamento per Specie di Ambienti Acquatici Siti puntuali/areali di Fauna Minore Siti puntuali di presenza delle specie Aree individuate ai sensi dell'articolo 17, aree individuate nei piani di bacino ai sensi comma 3, lettera m) della legge 18 dell’17 c.3 l.183/1989 maggio 1989, n. 183 Fascia C – pericolosità idraulica bassa : aree perifluviali, esterne alle precedenti, inondabili al verificarsi dell’evento di piena con portata al colmo di piena corrispondente a periodo di ritorno T=500 anni, o aree storicamente inondate ove più ampie, laddove non si siano verificate modifiche definitive del territorio tali da escludere il ripetersi dell’evento; Aree collocate a distanza inferiore a 500 Aggiornamento pressioni sulle acque ai mt. rispetto a corpi idrici a vulnerabilità sensi dell’art.5 direttiva 2000/60/CE elevata ai sensi del Dm 181/2003 Aree collocate a distanza inferiore a 200 Aggiornamento pressioni sulle acque ai mt. rispetto ad acquiferi porosi a sensi dell’art.5 direttiva 2000/60/CE vulnerabilità elevata ai sensi del D. Lgs.30/09 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 343 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Criteri penalizzanti Riferimenti della normativa di dettaglio Criteri generali Interferenza con zone di produzioni agricole di prodotti dop o da agricoltura biologica Utilizzo di viabilità pubblica non adeguata al transito di mezzi pesanti o necessità di attraversamento di aree densamente abitate Aree all’interno dei centri abitati , che non presentano una fascia di rispetto di almeno 500 m rispetto al perimetro dell’impianto Aree caratterizzate da superamento delle emissioni in atmosfera, inserite in zone soggette a programmi di risanamento Aree collocate entro una fascia di rispetto di 1 Km rispetto a beni sottoposti a vincolo archeologico Criteri paesistico territoriali* Livello pianificazione territoriale Interventi ricadenti in zone con valore P.T.C.P. – livello locale – assetto insediativo d’Immagine – IU - tali da eccedere le compatibilità potenziali individuate in Art. 84 N.d.A. uno S.O.I. Interventi ricadenti in zone soggette al P.T.C.P. – livello locale – assetto insediativo regime di MANTENIMENTO finalizzato alla salvaguardia di corridoi paesistico- Art. 49 ter N.d.A. ambientali (IS MA CPA) Interventi ricadenti in Tessuto Urbano TU P.T.C.P. – livello locale – assetto insediativo (riferito alle più generali problematiche art. 38 N.d.A. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 344 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni di ordine urbanistico) Livello normativo: regime di vincolo Interferenza con aree individuate come D. Lgs. n.42/2004 e s.m. recante “Codice beni paesaggistici (beni ai quali sia dei beni culturali e del paesaggio…”, Parte riconosciuto “notevole interesse Terza, artt. 134, 136, 142 pubblico” od aree tutelate per legge) Criteri preferenziali Riferimenti della normativa di dettaglio Criteri generali Aree a destinazione industriale (aree artigianali e industriali esistenti o previste dalla pianificazione comunale) o a servizi tecnici o contigue alle stesse e a destinazione agricola per gli impianti di compostaggio; Baricentricità del sito rispetto al bacino di produzione e al sistema di impianti per la gestione dei rifiuti; Dotazione di infrastrutture viarie adeguate in relazione all’incidenza del traffico indotto dalla realizzazione dell’impianto Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 345 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Criteri preferenziali Riferimenti della normativa di dettaglio Criteri generali Possibilità di operatività in sinergia con preesistenti impianti di gestione rifiuti; Localizzazione in aree bonificate o messe in sicurezza con procedimento concluso e certificato dall’Autorità competente; Possibilità di trasporto intermodale dei rifiuti raccolti in zone diverse del bacino di riferimento dell’impianto; Preesistenza di reti di monitoraggio per il controllo ambientale; Viabilità d'accesso esistente o facilmente realizzabile Fattibilità dell’impianto senza il ricorso Art.115 D. Lgs.152/2006 ad interventi di re inalveazioni o deviazioni per corsi d’acqua afferenti ad Regolamento Regionale n. 3/2011 un bacino di superficie non superiore a 1 Kmq (calcolato come area sottesa presso la sezione di deviazione) ammessi ai sensi dell’art.7 c. 2 lett. a) e b) del reg. reg. n.3/2011 Criteri paesistico territoriali* Livello pianificazione territoriale Interventi ricadenti in regime normativo P.T.C.P. – livello locale – assetto insediativo di trasformabilità di insediamenti sparsi ed aree non insediate (TR) Art. 54 N.d.A. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 346 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Interventi ricadenti in ambiti classificati P.T.C.P. – livello locale – assetto insediativo come attrezzature ed impianti AI

  24. Art. 54 bis -55-56 N.d.A. Interventi ricadenti in tutti i regimi P.T.C.P. – Indirizzo generale di normativi non ricompresi tra i Criteri mantenimento Art. 10 N.d.A. escludenti e penalizzanti, qualora improntati a obiettivi propri del P.T.C.P. – Indirizzi particolari Mantenimento, in presenza di una adeguata viabilità di accesso Art. 13 N.d.A. * Nelle more dell’adozione del Piano Territoriale Regionale, previsto ai sensi della L.R. 36/97 e s.m., i criteri sono riferiti alla disciplina del Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico (P.T.C.P.) e relativi aggiornamenti”. Oltre ai criteri generali, vanno considerati, per quanto riguarda gli impianti di discarica di rifiuti inerti, rifiuti non pericolosi e rifiuti pericolosi, ove non già ricompresi: - i criteri indicati all’Allegato 1 del D. Lgs.36/2003 “Attuazione della Direttiva 1999/31/Ce – Discariche di rifiuti Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 347 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Priorità di intervento Il sistema di impianti ed interventi oggetto del presente Piano rappresenta un obiettivo tendenziale, il cui raggiungimento risulta connesso a fattori che fanno capo a responsabilità ed attività operative allocate presso diversi soggetti. Il fattore temporale costituisce un elemento di indubbia rilevanza, tenuto conto della necessità di una riconversione pressoché totale degli attuali sistemi di gestione del rifiuto, che comporta oggettivamente un periodo di transizione necessario a pervenire agli obiettivi indicati. Risulta pertanto opportuno indirizzare gli interventi e le azioni da realizzare nel primo periodo di applicazione del Piano, individuato negli anni 2014-2016, verso soluzioni necessarie ad agevolare tale processo, operando secondo un criterio di priorità dettato dalla attuale situazione. In questa ottica risulta necessario: Priorità 1 Garantire il fabbisogno di smaltimento dei rifiuti urbani evitando il ricorso a soluzioni di emergenza, orientando la gestione dei rifiuti urbani al rispetto degli obiettivi fissati a livello nazionale in merito alla riduzione del rifiuti biodegradabile conferito in discarica ed alla necessità di pretrattamento propedeutica al conferimento in discarica; Priorità 2 Avviare la realizzazione degli impianti per il trattamento della frazione organica, rispondenti ai criteri definiti nel presente Piano, che costituiscono risorsa essenziale per l’avvio, a livello territoriale, di sistemi di raccolta selettiva di tale frazione economicamente ed ambientalmente sostenibili; Priorità 3 Avviare il processo di riconversione dei sistemi di smaltimento verso soluzioni che consentano , tramite la selezione delle frazioni componenti il rifiuto indifferenziato, una preparazione per successivi cicli di recupero di materia o di energia In merito alla necessità di garantire un conferimento in discarica di un rifiuto stabilizzato, va considerato come l’obiettivo possa considerarsi una risultante del più ampio processo di adeguamento del sistema gestionale che prevede raccolta separata e trattamento della frazione organica. Occorre tuttavia ricordare che, nell’ambito del Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 348 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni quadro di indicazioni fornite a livello nazionale, da ultimo precisate con la Circolare del 6.8.2013 in merito ai pretrattamenti, sono definiti parametri tecnici di riferimento per considerare compiuto il processo di stabilizzazione del rifiuto e, di conseguenza, individuate le metodiche di pretrattamento funzionali a raggiungere tale obiettivo. In questa ottica si è provveduto ad un aggiornamento delle Linee guida emanate dalla Regione con D.G.R. n. 1361 del 16.11.2007 con le Deliberazioni n.1293 del 21.10.2014, e n. 1615 del 22.12.2014 dettagliatamente descritte nel seguente Programma di emergenza, che definiscono le condizioni alle quali è subordinata la prosecuzione dell’esercizio delle discariche esistenti. La realizzazione di impianti di digestione anaerobica destinati al trattamento della frazione, organica finalizzato al recupero energetico del biogas prodotto ed alla produzione di compost da utilizzare in attività agro culturali comporta significativi costi di investimento, la cui analisi dettagliata richiede elementi attinenti il livello progettuale in questa sede non disponibili. Sotto il profilo della qualificazione giuridica l’attività di questi impianti, può essere considerata collocabile nel regime “di mercato” che riguarda la gestione delle frazioni di rifiuto raccolte in modo differenziato. Occorre puntualizzare che, in ogni caso, il rapporto fra gli Enti locali produttori e conferitori e gestore dell’impianto di trattamento deve essere definito in esito a procedure di evidenza pubblica rivolte ad individuare la soluzione preferibile fra quelle a disposizione, tenuto conto principalmente degli aspetti ambientali (trasporto, stoccaggio) e di quelli economici (tariffa di conferimento). In questo senso occorre sottolineare la disposizione contenuta nella L. 24/03/2012, n. 27, “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza” che, all’articolo 25 c.4 introduce il così detto regime della “regolazione” stabilendo che “ Nel caso in cui gli impianti siano di titolarità di soggetti diversi dagli enti locali di riferimento, all'affidatario del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani devono essere garantiti l'accesso agli impianti a tariffe regolate e predeterminate e la disponibilità delle potenzialità e capacità necessarie a soddisfare le esigenze di conferimento indicate nel piano d'ambito”. Qualora i fabbisogni di trattamento delle frazioni di rifiuto raccolte separatamente previsti nel presente Piano si prestassero ad essere soddisfatti da impianti di titolarità privata, la definizione degli aspetti tariffari e le condizioni di vincolo circa le relative Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 349 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni capacità dovranno essere valutati in sede di rilascio dei provvedimenti autorizzativi alla gestione. Occorre comunque considerare anche l’opzione che la realizzazione di tali infrastrutture avvenga a cura di Enti o Soggetti pubblici, con le procedure previste dalla normativa nazionale in materia di lavori pubblici, ed in tal caso la sostenibilità dell’investimento necessario possa trovare giustificazione nelle necessità di gestione del bacino territoriale di riferimento. Data la particolare situazione di carenza del territorio regionale in merito al fabbisogno di trattamento del rifiuto organico, non può essere a priori esclusa la possibilità che alcune iniziative in questo campo vengano realizzate nei termini che la normativa nazionale di settore individua per gli impianti d’ambito; in tal caso assume rilievo determinante, al fine della fattibilità degli interventi, la possibilità di accedere a strumenti di programmazione nazionali o comunitari (POR FESR e FSC). Considerati i tempi necessari per le procedure decisionali e per la conseguente realizzazione degli impianti di trattamento della frazione organica, assumono particolare rilievo gli strumenti che possano comunque rappresentare un incentivo per lo sviluppo di sistemi di raccolta differenziata di tale frazione, anche nelle more di tale processo. L’aumento della capacità di intercettazione della frazione organica costituisce, infatti, condizione essenziale per l’incremento previsto dei livelli di raccolta, che è stato posto a base dell’Obiettivo n.2 del presente Piano. Nell’immediato sono ipotizzabili azioni di supporto a favore dei Comuni che intendano avviare sistemi di raccolta dedicata della frazione organica domestica, la cui destinazione prevista è presso impianti di trattamento/compostaggio situati fuori regione. Una prima applicazione in tal senso è contenuta nella D.G.R. n. 1375 del 8/11/2013 che prevede la possibilità, per i Comuni destinatari dei premi o incentivi in funzione dei risultati di raccolta differenziata conseguiti di destinare l’importo ottenuto alla copertura dei costi per il trasporto della frazione organica presso impianti collocati fuori regione, qualora tale componente del servizio non sia già parte del contratto stipulato. In funzione del risultato ottenuto con questa misura introdotta a titolo sperimentale nel 2013, si potrà valutare un suo consolidamento per la fase transitoria. Sono da considerare, invece, sotto il profilo dell’eccezionalità legata a strette contingenze, quei sistemi di raccolta separata della frazione organica che hanno come destinazione il trattamento a fini di stabilizzazione presso impianti di smaltimento. La potenziale commistione gestionale fra operazioni di smaltimento ed attività di recupero, e l’effetto negativo circa le finalità della raccolta separata che può essere percepito da parte dei cittadini interessati, rendono non percorribile questa ipotesi quale soluzione di transizione. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 350 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni La Liguria come più volte si è ripetuto nel corso della presente trattazione, fa riferimento in modo rilevante al sistema di smaltimento basato sulle discariche esistenti. L’indirizzo individuato, in conformità con le indicazioni di provenienza comunitaria, è quello di ridurre progressivamente questa dipendenza e limitare quanto possibile il numero di discariche operative sul territorio. Si può pertanto stimare che, nel prossimo triennio, rimangano in funzione le principali discariche di riferimento per i territori provinciali , mentre sia destinato a proseguire il processo che ha portato alla progressiva chiusura delle discariche nate in funzione principalmente o esclusivamente comunale o di vallata. Al fine di introdurre un chiaro elemento identificativo delle scelte individuate per la gestione della frazione residuale dei rifiuti al netto delle frazioni differenziate avviate a riciclaggio e recupero, occorre pertanto precisare che gli impianti di trattamento meccanico-biologico pianificati, devono avere quale finalità esclusiva la formazione di componenti del rifiuto valorizzabili sotto il profilo del recupero di materia (fos, selezione spinta) o energetico (frazione secca, css). In termini residuali, e con esclusivo riferimento agli scarti non recuperabili del processo di trattamento va considerato il fabbisogno di impianti di discarica in funzione di servizio rispetto all’impianto di trattamento. Sono da considerare in altra categoria i sistemi di separazione e trattamento delle frazioni organiche funzionalmente collegati ad impianti di discarica esistenti, la cui finalità non può prescindere dalla vita residua della discarica stessa che, pur nell’ottica di un miglioramento complessivo delle prestazioni gestionali e di mitigazione dell’impatto ambientale, rimarrebbe pur sempre il recapito finale esclusivo della percentuale più significativa del rifiuto. Anche per gli impianti di trattamento del rifiuto indifferenziato, i quali rientrano senza dubbio nel regime “pubblico” delle fasi gestionali, va sottolineata, al fine della fattibilità degli interventi, la possibilità di accedere a strumenti di programmazione nazionale o comunitari. Indirizzi relativi agli impianti esistenti Occorre premettere che tutto il sistema degli impianti di smaltimento liguri è sottoposto ad un processo di adeguamento ai disposti della normativa comunitaria (Direttiva 1999/31) e nazionale (D.Lgs.36/2003) come interpretati dalla Circolare Ministeriale dell’agosto 2013 che impone , oltre alla preventiva selezione delle frazioni recuperabili, un processo di separazione fra la frazione secca e quella umida del rifiuto, ai fini del successivo conferimento in discarica. I termini e le modalità per lo sviluppo di tale processo di adeguamento sono riassunti nel successivo Programma di emergenza che dettaglia anche la tempistica di riferimento dei singoli interventi. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 351 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni L’obiettivo principale di tale processo è di garantire la complessiva tenuta del sistema gestionale in regime di ordinarietà, per il periodo necessario alla realizzazione degli interventi pianificati. Anche gli eventuali ampliamenti delle volumetrie autorizzate presso gli impianti di discarica esistenti, ovvero la realizzazione di nuovi impianti di discarica, devono essere funzionali a tali obiettivi e pertanto dovranno essere considerati unicamente nelle seguenti ipotesi : - Interventi connessi al fabbisogno di smaltimento necessario per il periodo previsto per la realizzazione degli impianti di trattamento pianificati; - Interventi realizzati in funzione di servizio rispetto a impianti terminali di trattamento del rifiuto già esistenti o pianificati. In entrambi i casi la potenzialità del nuovo impianto deve essere definita in termini congruenti con il periodo transitorio ovvero con la funzione di servizio. Non è prevista la realizzazione di nuovi impianti di discarica per rifiuti urbani al di fuori delle due ipotesi citate sopra, quale interventi a regime. Non sono ammissibili ampliamenti degli impianti di discarica attualmente in esercizio che non risultino necessari al superamento dell’attuale assetto impiantistico. Gli eventuali interventi rientranti fra le ipotesi di ammissibilità sopra citate dovranno, in ogni caso : - prevedere che sulla volumetria totale, nel caso di nuovi impianti , o sulle volumetria oggetto dell’ampliamento, sia riservata una percentuale minima dell’80% al fabbisogno di smaltimento di rifiuti urbani del bacino di riferimento; - prevedere sistemi di pretrattamento del rifiuto conferito realizzati in conformità alle indicazioni contenute nella Circolare Ministero Ambiente del 6 agosto 2013, che prevedono la selezione seguita da digestione anaerobica o il trattamento meccanico biologico, fatte salve le deroghe previste dall’art.7 del d.lgs.36/2003, concesse caso per caso sulla base delle linee guida decise dal Tavolo interregionale tematico; - prevedere la indicazione di parametri tecnici al fine di determinare in modo certo ed inequivocabile il volume massimo di conferimento assentibile. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 352 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni È possibile declinare gli obiettivi citati su una scala temporale triennale, con la finalità di individuare gli interventi e le attività necessarie in termini più immediati: - Progressiva crescita dei risultati di raccolta differenziata con l’obiettivo di raggiungere al 2016 la percentuale di recupero del 50%, che richiede necessariamente una incrementata capacità di intercettazione (sistemi di raccolta domiciliare) e trattamento della frazione organica; - Realizzazione anche tramite fasi progressive degli impianti di trattamento del residuo indifferenziato e trattamento frazione organica; - Adeguamento delle volumetrie degli impianti di smaltimento, per il periodo strettamente necessario alla realizzazione dei sistemi di trattamento; - Progettazione e realizzazione della discarica di servizio dell’impianto CDR a La Spezia. La seguente tabella sintetizza il quadro delle soluzioni transitorie e degli interventi in itinere. L’utilizzo transitorio degli impianti di discarica è comunque subordinato all’adeguamento ai sensi delle Dgr n. 1293 e 1615 del 2014 Per quanto riguarda il nuovo lotto di discarica pianificato in provincia di Imperia (c.d. lotto 6), alla luce degli sviluppi che hanno condotto alla sospensione delle procedure volte alla realizzazione, occorre considerare quanto indicato all’interno del Programma di emergenza allegato al presente documento. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 353 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Impianti in Soluzione Impianti in fase di esercizio transitoria progettazione/realizzazione IMPERIA Discarica Realizzazione nuovo Impianto di Digestione anaerobica e Compostaggio Collette Ozotto lotto pubblico discarica + Discarica servizio. Capacità ca 110.000 t/anno Collette Ozotto per il da realizzare a Colli (Taggia), oggetto di project (Taggia) periodo necessario a financing. Gara da avviare. realizzare l’impianto pianificato (2015-2017) (cd lotto 6) . SAVONA Discariche Ampliamento Boscaccio Impianti trattamento aerobico funzionali alle Ramognina già autorizzato per vol discariche di Boscaccio e Ramognina approvati da 1,3 M.ni mc. al netto parte della Provincia Vado Ligure del capping (copertura) Progetto già valutato in sede Via, per impianto finale. compostaggio tramite digestione anaerobica, da realizzare a Cairo M. su iniziativa privata Ferrania Ecologia con potenzialità pari a 30.000 t/anno di rifiuti organici nella sezione di digestione anaerobica, oltre ai fanghi di supero dell'impianto di trattamento acque del sito, e 15.000 t/anno di rifiuti compostabili nella sezione aerobica GENOVA Discariche Ampliamento Scarpino E’ in fase di progettazione un intervento articolato Scarpino in attuazione Dgr n.947 in diverse fasi al servizio del territorio provinciale del 25.7.2014 genovese, che deve trovare attuazione Rio Marsiglia “Conclusioni della prioritariamente per quanto riguarda un impianto Conferenza preliminare di trattamento di digestione anaerobica della ai sensi dell’art.14 bis frazione organica derivante da raccolta della L.241/1990 in differenziata finalizzato al recupero del biogas ed merito all’esercizio al compostaggio del prodotto digestato, della discarica di Per il rifiuto residuale a valle delle raccolte Scarpino”, fino alla differenziate la progettazione viene orientata ad realizzazione impianto un trattamento finalizzato ad ottenere una pianificato frazione secca ad alto potere calorifico Impianto trattamento aerobico funzionale alla Ampliamento Rio discarica di Rio Marsiglia valutato in Conferenza Marsiglia di volumetria provinciale. pari a 30.000 mc già autorizzato LA SPEZIA Impianti Impianti esistenti + Realizzazione discarica di servizio all’impianto di Cdr Vezzano Accordo con Toscana CDR fino al marzo 2015 Gli impianti esistenti di Vezzano Ligure ed Arcola Impianto (50.000 ton da Compostaggio devono essere sottoposti ad un processo di ri esportare in totale) progettazione al fine di una riconversione in linea Boscalino (Arcola) con le previsioni di Piano Tabella 82 - Quadro riassuntivo delle soluzioni transitorie ed interventi in itinere Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 354 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Disposizioni per l’attuazione del PGR Premessa La Proposta di Piano regionale di gestione dei rifiuti e delle bonifiche adottata con Deliberazione della Giunta regionale n.1801 del 27 dicembre 2013 ha ricevuto, nella fase di consultazione del processo di Valutazione Ambientale Strategica, numerose osservazioni che hanno contribuito ad arricchirne i contenuti e, per taluni aspetti, anche ad orientarne gli indirizzi e le indicazioni in senso più attinente all’evoluzione del contesto settoriale. La definizione di una sezione propriamente dispositiva è stata volutamente prevista in esito all’iter di formazione del Piano, la cui evoluzione si rispecchia nei contenuti della Dichiarazione di sintesi, in modo da rappresentare il risultato di un processo inclusivo di tutte le istanze connesse, da quelle avanzate da parte dalle Autorità competenti in materia ambientale, agli Enti direttamente coinvolti nella fase attuativa fino alle numerose osservazioni pervenute da parte di portatori di interesse. D’altro canto, il perfezionarsi, parallelamente alla formazione del Piano, della disciplina legislativa regionale relativa all’assetto di governo del ciclo dei rifiuti, oggi contenuta nella Legge Regionale n. 1 del 2014, consente oggi di completare le disposizioni pianificatorie con riferimento a ruoli e competenze puntualmente identificati e con un processo di costituzione degli organismi di governo previsti dalla legge regionale. Soggetti attuatori I soggetti che saranno deputati alla attuazione delle previsioni del Piano regionale in base all’assetto delineato dalla nuova normativa regionale sono : L’Autorità d’Ambito, per il governo del ciclo dei rifiuti, che opera attraverso un Comitato d’Ambito costituito, con provvedimento della Giunta Regionale, da: - il Presidente della Giunta regionale o un suo delegato; - gli Assessori regionali competenti; - il Sindaco della Città Metropolitana o suo delegato; - i Presidenti delle Province o loro delegati Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 355 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni La Città metropolitana e le Province, le quali possono individuare al loro interno zone omogenee ai sensi dell’articolo 1 c.11 e c.57 della L.56/2014, designando un Comune capofila. All’Autorità d’Ambito, competono le seguenti funzioni, cui provvede mediante il Comitato: - approva il Piano d’Ambito, che recepisce e coordina le scelte del Piano Metropolitano e dei Piani d’Area, i quali, in attuazione della pianificazione regionale di cui all'articolo 199 del d. lgs. n. 152 del 2006, rappresentano gli strumenti per il governo delle attività connesse allo svolgimento del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, e comprendono il programma degli interventi, il modello gestionale ed organizzativo ed il piano economico finanziario; a tali fini definisce, in base alle previsioni del Piano regionale di gestione dei rifiuti, le integrazioni funzionali fra le quattro aree, motivate da esigenze tecniche e di efficienza dei servizi; - definisce l’articolazione degli standard di costo intesi come servizi minimi da garantire al territorio omogeneo sulla base dei criteri definiti dal regolamento di cui all’articolo 238, comma 3, del d.lgs.152/2006 e successive modificazioni ed integrazioni; - individua i livelli qualitativi dei servizi e le relative modalità di monitoraggio, indicando i soggetti responsabili delle funzioni operative di controllo; - individua gli enti pubblici incaricati della gestione delle procedure per la realizzazione e l’affidamento della gestione degli impianti terminali di recupero o smaltimento di livello regionale o al servizio di più aree, in base alle previsioni del Piano regionale di gestione dei rifiuti, del Piano Metropolitano e dei Piani d’area, nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale in materia di concorrenza; qualora l’impianto terminale sia localizzato nel territorio della Città Metropolitana, la stessa, d’intesa con il Comune interessato, può esercitare le funzioni di predisposizione dei documenti di gara, di stazione appaltante, di monitoraggio dei contratti di servizio e di organizzazione delle procedure selettive; - adotta ogni altro provvedimento, necessario alla gestione dei servizi, in conformità ai principi sanciti nella vigente normativa comunitaria e nazionale. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 356 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni La Città metropolitana e le Province provvedono alle funzioni connesse all’organizzazione ed affidamento dei servizi secondo le previsioni dei rispettivi Piani, in forma diretta, ovvero delegando tali funzioni a Comuni facenti parte di una zona omogenea. La Città metropolitana e le Province esercitano, in particolare, le seguenti funzioni, in attuazione degli indirizzi fissati dall’Autorità regionale: - analisi del fabbisogno di servizio per il bacino territoriale di riferimento, in relazione alla quantità e qualità di rifiuti da raccogliere e avviare a recupero o smaltimento e, in generale, del livello qualitativo globale dei servizi da garantire agli utenti; - determinazione, sulla base dei criteri dell’Autorità regionale, del costo unitario per unità di peso per ciò che attiene la gestione del ciclo dei rifiuti e del valore del servizio di spazzamento, che vengono comunicati alle amministrazioni comunali ai fini della copertura finanziaria da effettuarsi con le tariffe all’utenza; - indicazione dei valori economici unitari di ulteriori servizi che la gestione d’area garantisce alle amministrazioni comunali come implementazione dei servizi e standard minimi; - definizione del modello organizzativo connesso alla erogazione dei servizi; - assunzione delle decisioni relative alle modalità di affidamento dei servizi, coerente con la definizione del modello organizzativo ; - controllo operativo, tecnico e gestionale sull'erogazione dei servizi. Nell’esercizio delle funzioni citate devono essere salvaguardati gli obiettivi raggiunti attraverso gestioni virtuose che consentono il raggiungimento di risultati di raccolta differenziata previsti dalla normativa nazionale o superiori rispetto a quelle della media delle percentuali dei comuni facenti parte dell’area.” Nella fase transitoria, fino alla definizione degli strumenti di pianificazione previsti, la Città Metropolitana e le Province provvedono ad assicurare la continuità della gestione della fornitura dei servizi in essere, tramite subentro nei rapporti contrattuali stipulati dai Comuni ovvero, in caso di scadenza, disponendo nuovi affidamenti, nel rispetto della vigente normativa comunitaria e statale. La norma prevede che le procedure connesse alla realizzazione di interventi per la gestione dei rifiuti urbani vengono portate a conclusione dagli enti che le hanno avviate. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 357 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Sono fatte salve le procedure di gara avviate da singoli Comuni o da Unioni di Comuni alla data di entrata in vigore della presente legge. In ogni caso i nuovi affidamenti devono prevedere idonee clausole per la successiva transizione ad una gestione unitaria per l’area di appartenenza. Strumenti attuativi L’articolazione su due livelli del modello di governo del ciclo dei rifiuti trova riscontro nei principali strumenti attuativi ai quali è demandata la declinazione operativa degli indirizzi del Piano regionale. Il Piano Metropolitano provvede alla strutturazione ed organizzazione dei servizi relativi alla raccolta ed al trasporto dei rifiuti, alla raccolta differenziata ed all’utilizzo delle infrastrutture al servizio della raccolta differenziata, definendo i bacini di affidamento, nonché alla gestione dei rifiuti residuali indifferenziati ed al loro smaltimento. Analogamente, i Piani d’Area provinciale organizzano i servizi relativi alla raccolta ed al trasporto dei rifiuti, alla raccolta differenziata ed all’utilizzo delle infrastrutture al servizio della raccolta differenziata, definendo i bacini di affidamento, nonché alla gestione dei rifiuti residuali indifferenziati ed al loro smaltimento. Il Piano d’Ambito avrà dimensione regionale e costituirà la sede per la specificazione delle scelte strategiche contenute nel Piano regionale e per il coordinamento del Piano Metropolitano e dei Piani d’Area, prevedendo le integrazioni funzionali fra le quattro diverse aree, motivate da esigenze tecniche e di efficienza dei servizi Occorre precisare come alla fase di progettazione dei singoli interventi siano demandate ulteriori scelte potenzialmente condizionanti tipologia e caratteristiche degli impianti - fra questi: - la puntuale valutazione degli impatti ambientali; - la valutazione degli impatti sulla salute della popolazione; - le relative misure di compensazione/mitigazione previste dal Rapporto ambientale; - le condizioni che vincolano la sostenibilità gestionale dell’impianto. Si sottolinea come ai sensi della Direttiva Comunitaria 2001/42/CE, dell’art. 13 del D.Lgs. n. 152/2006 e ss.mm. ed ii. e della L.R. 32/2012 anche il Piano d'Ambito debba essere sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS), per cui la proposta di Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 358 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Piano d'Ambito dovrà essere accompagnata (dopo la fase di scoping) da Rapporto Ambientale, eventuale studio di incidenza, piano di monitoraggio e Sintesi non tecnica. Disposizioni per i servizi territoriali Tenuto conto dei rapporti contrattuali in corso con i soggetti affidatari dei servizi di raccolta, è opportuno prevedere una serie di adempimenti per i Comuni, al fine di rendere in tempi brevi effettive le indicazioni strategiche del Piano regionale. Si forniscono di seguito gli indirizzi generali cui i Comuni dovranno attenersi in materia di organizzazione e svolgimento dei servizi territoriali. I Comuni che rientrano nelle fasce di densità di produzione alta e media individuate nel Piano regionale (oltre 300 Kg/Kmq e fra 50 e 300 Kg/Kmq), devono provvedere a programmare ed avviare dal 2015 sistemi di intercettazione della frazione organica prodotta da nuclei domestici con modalità domiciliare ovvero, in caso di documentata difficoltà a garantire la capillarità della raccolta per motivi legati alla conformazione urbanistica del Comune, o per motivi tecnici ed economici, con modalità di prossimità, che preveda la collocazione di contenitori in ragione del fabbisogno valutato delle singole unità abitative ed ulteriori modalità di collegamento. I Comuni che rientrano nella fascia di densità di produzione inferiore (<50 Kg/Kmq) devono programmare ed avviare dal 2015 soluzioni organizzative finalizzate ad un riciclaggio sui propri territori della frazione organica prodotta da nuclei domestici, sviluppando le attività di auto compostaggio domestico al livello più esteso, e prevedendo la realizzazione di impianti di compostaggio di comunità ovvero piccoli impianti di trattamento della frazione organica, in funzione delle caratteristiche della distribuzione demografica. Eventuali disposizioni volte ad introdurre il divieto di conferimento di componenti organiche all’interno del residuo indifferenziato devono essere limitate a territori che, in base ad una analisi puntuale, risultino in grado di garantire l’autosufficienza del compostaggio dell’intero quantitativo di rifiuto organico prodotto. Tutti i Comuni devono provvedere ad una verifica circa l’attivazione dei rapporti convenzionali con i Consorzi di filiera ed in particolare alla corretta impostazione dei rapporti contrattuali in essere con i soggetti affidatari per quanto riguarda la corresponsione dei corrispettivi erogati dai Consorzi a fronte dei quantitativi di materiali differenziati conferiti alle piattaforme di riferimento. I Comuni dovranno, di conseguenza, provvedere a verificare in termini di economicità ed efficacia le soluzioni di conferimento al libero mercato che gli stessi Comuni o i soggetti affidatari del servizio abbiano intrapreso, e scegliere, di conseguenza, di confermare o modificare tali soluzioni. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 359 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni I Comuni che hanno già operativi servizi di raccolta domiciliare devono valutare la conversione dei sistemi di prelievo fiscale verso la modalità della tariffazione puntuale, per una applicazione a decorrere dall’anno 2015. Tutte le operazioni di riorganizzazione della raccolta dovranno essere adeguate per quanto riguarda i contenitori, agli elementi visuali e cromatici richiamati nel Piano regionale. È opportuno che l’applicazione di sanzioni amministrative collegate a violazioni di obblighi previsti dai regolamenti comunali segua un criterio di proporzionalità in relazione all’efficacia dei sistemi di raccolta differenziata messi a disposizione della popolazione. La modifica apportata alla Legge regionale n. 1/2014 dispone, come sopra riportato, in merito agli affidamenti, che, nelle more della approvazione dei Piani d’area e del Piano d’Ambito, al fine di non ritardare la realizzazione di impianti essenziali per evitare l’insorgere di emergenze nella gestione dei servizi o di rilievi per il mancato rispetto della normativa europea, la Città Metropolitana e le Province provvedano ad assicurare la continuità della gestione della fornitura dei servizi in essere, tramite subentro nei rapporti contrattuali stipulati dai Comuni ovvero, in caso di scadenza, disponendo nuovi affidamenti, nel rispetto della vigente normativa comunitaria e statale. Non si ritiene praticabile la gestione del servizio in economia, alla luce degli orientamenti giurisprudenziali in materia di servizi pubblici locali, consolidati dopo la sentenza della Corte Costituzionale n.199 del Luglio 2012, che ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art. 4 del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 settembre 2011, n. 148, e successive modificazioni “Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa dall'Unione europea”. Assimilazione In base alla legge 2 maggio 2014, n. 68 il Comune deve individuare le "aree di produzione di rifiuti speciali non assimilabili e i magazzini di materie prime e di merci funzionalmente ed esclusivamente collegati all'esercizio di dette attività produttive, ai quali si estende il divieto di assimilazione". A queste attività non sarà applicabile la Tari, il nuovo tributo previsto a fronte dell’erogazione del servizio di gestione dei rifiuti urbani. Precisato che la scelta in merito al divieto di assimilazione non può prescindere da una analisi della specifica situazione delle attività produttive presenti nel territorio comunale, e quindi necessariamente fare riferimento al provvedimento regolamentare Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 360 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni del singolo Comune, si forniscono di seguito gli indirizzi generali cui i Comuni dovranno attenersi. Non possono essere assimilati ai rifiuti urbani: - i rifiuti pericolosi, di qualsiasi specie o provenienza; - i rifiuti che abbiano caratteristiche chimiche e fisiche non riscontrabili nei rifiuti urbani; - i RAEE professionali; - i rifiuti disciplinati da specifiche normative che ne prevedono modalità gestionali e destinazioni finali specifiche (Sottoprodotti di origine animale/Rifiuti sanitari/Pneumatici) - in tali casi eventuali sinergie con il ciclo gestionale dei rifiuti urbani potranno essere attivate unicamente nei limiti e con le modalità previste dalle normative di riferimento. Per quanto riguarda gli imballaggi secondari e terziari, di cui all’articolo 221, c.4, del D. Lgs.152/2006, considerata l’assenza dei criteri nazionali inerenti la assimilazione e le frequenti oggettive difficoltà a garantire una gestione specifica per queste tipologie di imballaggi, si ritiene che allo stato attuale l’unico possibile criterio, fatta salva l’assimilabilità qualitativa ai rifiuti urbani, possa essere quello quantitativo. Pertanto il singolo Comune dovrà provvedere ad una analisi dei flussi di rifiuti di imballaggio secondari e terziari prodotti da attività presenti sul proprio territorio e determinare, in base alle caratteristiche ed alle potenzialità del servizio di raccolta ed avvio a riciclaggio, entro quali limiti quantitativi sia possibile la assimilazione. Disposizioni per la redazione dei Piani attuativi del PGR Il Piano d’Ambito, di cui all’articolo 15 c.2 della legge regionale n.1/2014, ed i Piani metropolitano e d’area provinciale rappresentano gli strumenti per la scelta definitiva delle soluzioni tecnologiche e localizzative, sulla base delle indicazioni strategiche del Piano regionale dei rifiuti. A fronte della previsione di diversi scenari possibili, è pertanto necessario disporre di criteri in base ai quali valutare comparativamente le specifiche soluzioni tecnologiche e localizzative disponibili, che dovranno tenere conto anche degli impatti indiretti collegati alla localizzazione specifica. Di seguito si riporta una griglia per la applicazione dei criteri indicati. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 361 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Criteri per valutazione comparativa opzioni tecnologiche e localizzative Criteri ambientali Indicatore Range indicativo Peso Recupero di Capacità intercettazione 15 - 50 % 1-5 materia frazioni riciclabili rispetto a 100 % rifiuto in ingresso Recupero energia Resa energetica recuperabile 3000-7000 1-4 dal processo di trattamento espressa in Kcal/Kg Occupazione suolo Superficie mq necessaria 1-30.000 3-1 Quantitativo scarti % rispetto al rifiuto in 0 -50% 5-1 da avviare a ingresso smaltimento Impatti indiretti n. conferimenti *km /giorno 1-50 od oltre 4-1 derivanti da logistica (ipotizzando viaggi di vettori da 10/15 t a pieno carico) Impatto indotto Minor n. di Km di viabilità 0 - 250 5 -1 dalla necessità di autostradale/stradale da trasporto percorrere dal punto di raccolta / stoccaggio Conformità a criteri La conformità andrà valutata piena 5 localizzativi del tenendo conto della assenza conformità Piano regionale di criteri escludenti e delle misure di mitigazione previste in relazione ad eventuali criteri penalizzanti Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 362 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Criteri per valutazione comparativa opzioni tecnologiche e localizzative Criteri economici Indicatore Range indicativo Peso Costi investimento € per tonnellata di capacità 400 €/ton – 700 5-1 opere civili ed €/ton elettromeccaniche Costi manutenzione % costo rispetto a costi 1-5% 5-1 investimento Costi energetici % energia autoprodotta 0 – 100% 1-5 dall’impianto sul fabbisogno totale Costi smaltimento €/ton per la gestione del € 0-200 5-1 residui residuo Personale n.addetti 1-50 5-1 Criteri tecnologici Indicatori Peso Realizzazione dell’impianto in si/no In funzione delle specifiche 5-1 scala modulare tecniche dell’impianto Flessibilità della capacità di si/no In funzione delle specifiche 5-1 trattamento in relazione al tecniche dell’impianto progressivo incremento delle raccolte differenziate Per ogni criterio viene definito l’indicatore di riferimento ed una indicazione, ove praticabile, dell’intervallo entro il quale possono essere collocati i parametri attribuibili ad ogni variabile tecnologica esaminata. Per ogni criterio è inoltre proposto un range relativo al peso relativo attribuibile, che tiene conto della rilevanza del singolo criterio rispetto agli obiettivi del Piano Regionale ed è orientato a massimizzare il risultato complessivo, tenendo conto della migliore prestazione del singolo criterio. La valutazione comparativa fra più soluzioni tecnologiche consentirà, attraverso l’attribuzione del peso a ciascun criterio, all’interno del range indicato e la conseguente somma dei singoli pesi, di definire un indice di priorità per la scelta definitiva. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 363 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni I criteri sono stati definiti con riferimento ad uno scenario impiantistico integrato destinato sia al trattamento della componente residua del rifiuto, sia al trattamento della frazione organica. Nel caso di impianti destinati ad una sola delle due componenti sarà necessario individuare i relativi criteri applicabili. I criteri tecnologici risultano particolarmente rilevanti per la realtà ligure, considerati gli scostamenti possibili fra il momento della realizzazione degli impianti pianificati e la situazione complessiva della gestione rifiuti, in termini di fabbisogno di trattamento del residuo. Il Piano regionale effettua una stima sulla crescita complessiva del sistema di raccolta differenziata la cui effettiva realizzazione è condizionata da una molteplicità di varianti e dalle azioni di una pluralità di soggetti, che non risultano preordinabili: per questo motivo, a fronte della possibilità che i risultati di raccolta differenziata e riciclaggio, e di conseguenza il fabbisogno di trattamento della frazione secca residua, non siano conseguiti alle tempistiche indicate, è opportuno disporre di soluzioni tarate su una capacità di trattamento variabile di rifiuti conferiti, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Tenuto conto che il Piano regionale affronta soluzioni tecnologiche che non prevedono la combustione del rifiuto, ma unicamente il suo trattamento al fine del recupero di materia o energetico tramite produzione di biogas, e che, d’altra parte non vengono indicate localizzazioni puntuali, non si ritiene in questa fase applicabile una valutazione di impatto sanitario alle singole scelte tecnologiche e localizzative, eventualmente prevedibile per casi specifici nelle fasi attuative. In particolare soluzioni che prevedano la produzione di CSS combustibile o CSS rifiuto avviato ad impianti di termovalorizzazione dovranno in allora affrontare, con riferimento all’areale interessato dalla presenza dell’impianto di combustione, anche una valutazione circa gli effetti sulla salute della popolazione coinvolta, tramite strumenti che consentano una analisi della situazione pregressa ed una stima dei possibili effetti sulla salute derivanti dal processo di trattamento dei rifiuti. La pianificazione di ambito deve comunque prevedere l’avvio delle procedure per la realizzazione degli impianti previsti entro il 2015. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 364 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Disposizioni per la scelta delle soluzioni impiantistiche Procedure per la realizzazione degli impianti Per quanto riguarda le modalità procedurali da seguire per la realizzazione degli impianti pianificati, occorre richiamare le disposizioni essenziali del quadro normativo nazionale vigente. L’art.202 del D. Lgs.152/2006 prevede al comma 5 che: “I nuovi impianti vengono realizzati dal soggetto affidatario del servizio o direttamente, ai sensi dell'articolo 113, comma 5-ter, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ove sia in possesso dei requisiti prescritti dalla normativa vigente, o mediante il ricorso alle procedure di cui alla legge 11 febbraio 1994, n. 109, ovvero secondo lo schema della finanza di progetto di cui agli articoli 37-bis e seguenti della predetta legge n. 109 del 1994”. La L. 24/03/2012, n. 27, “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza.” all’ articolo 25 c.4 prevede che: “Per la gestione ed erogazione dei servizi di gestione integrata dei rifiuti urbani sono affidate ai sensi dell'articolo 202 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e nel rispetto della normativa europea e nazionale sull'evidenza pubblica, le seguenti attività: • la gestione ed erogazione del servizio che può comprendere le attività di gestione e realizzazione degli impianti; • la raccolta, la raccolta differenziata, la commercializzazione e l'avvio a smaltimento e recupero, nonché, ricorrendo le ipotesi di cui alla lettera a), smaltimento completo di tutti i rifiuti urbani e assimilati prodotti all'interno dell'ATO. Nel caso in cui gli impianti siano di titolarità di soggetti diversi dagli Enti locali di riferimento, all'affidatario del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani devono essere garantiti l'accesso agli impianti a tariffe regolate e predeterminate e la disponibilità delle potenzialità e capacità necessarie a soddisfare le esigenze di conferimento indicate nel piano d'ambito”. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 365 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Esplicitando nel dettaglio i contenuti della normativa sopra citata, l’art.202 del D.Lgs. 152/2006, richiamando l’art.113 comma 5 ter del D.Lgs. 267/2000, prevede che la realizzazione dei nuovi impianti segua le procedure di cui alla legge quadro in materia di lavori pubblici (in oggi il D.Lgs.163/2003), mentre la citazione della normativa europea conduce alle tre modalità di affidamento dei servizi pubblici locali a rilevanza economica che oggi risultano il riferimento per la materia: • gara ad evidenza pubblica, in base alle normative inerenti gli appalti o le concessioni di servizi; • società mista mediante selezione con gara a doppio oggetto del socio privato operativo, senza vincoli relativi alla percentuale di capitale detenuta dal privato stesso; • gestione in house providing, purché in presenza dei requisiti previsti dall’ordinamento comunitario. Il regime di regolazione previsto dal citato art. 25 della L.27/2012 costituisce il quadro di riferimento per il ruolo di eventuali iniziative imprenditoriali private, che si propongano per la realizzazione e gestione di infrastrutture potenzialmente comprese all’interno degli scenari del Piano, in particolare per la gestione delle frazioni organiche raccolte in modo differenziato rientranti nel regime di liberalizzazione di cui al comma 5 dell’art.181 del D. Lgs.152/2006, che ne prevede la libera circolazione sul territorio nazionale se destinate al riciclaggio ed al recupero, privilegiando il principio di prossimità agli impianti di recupero. Il collegamento strettamente funzionale fra la fase di raccolta sul territorio, rientrante a pieno titolo nel regime pubblico del servizio, e quella di successivo trattamento in impianti dedicati, potenzialmente di titolarità di soggetti diversi dagli Enti locali di riferimento, deve trovare una soluzione nell’ambito di procedure che assicurino la collocazione dei rifiuti a seguito di una fase di selezione ad evidenza pubblica, e prevedano una predeterminazione di aspetti essenziali del servizio quali le tariffe di conferimento e le quote di potenzialità necessarie in funzione delle esigenze degli ambiti territoriali serviti. Va peraltro ribadito che, alle citate condizioni, risulta compatibile, in ragione dei possibili effetti positivi in termini di sostenibilità ed economicità della gestione, anche la confluenza nel medesimo impianto di flussi di rifiuti compatibili con le caratteristiche di processo, aventi provenienze diverse, da un lato il servizio pubblico di raccolta e dall’altro attività produttive o privati. Queste disposizioni di carattere generale devono oggi tenere conto delle intervenute modificazioni normative riguardanti l’assetto degli Enti locali: a titolo di esempio, uno Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 366 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni degli aspetti di maggior rilievo anche per la realtà ligure riguarda termini e condizioni di applicabilità della disciplina dell’in house providing a soggetti quali la Città metropolitana. Le richiamate modalità procedurali sotto il profilo giuridico ed amministrativo dovranno essere applicate da parte degli Enti a cui compete l’attuazione delle scelte impiantistiche individuate nel Piano regionale. Al proposito la Legge regionale n.1/2014, elenca, fra le competenze del Comitato d’Ambito: “l’individuazione degli enti incaricati della gestione delle procedure per la realizzazione e/o l’affidamento della gestione degli impianti terminali di recupero o smaltimento di livello regionale o al servizio di più aree in base alle previsioni del Piano regionale di gestione dei rifiuti”, ove con la locuzione “procedure per la realizzazione …” si intende rappresentare il caso di gestioni affidate con procedure di evidenza pubblica aventi per oggetto sia l’erogazione del servizio sia l’esecuzione delle opere necessarie (vedi art. 113 c. 5 ter D. Lgs.152/2006), ovvero ipotesi di in house providing che risultino conformi ai medesimi requisiti. Riferimenti per la valutazione di impatto ambientale degli impianti pianificati Il Piano regionale, dal carattere prevalentemente strategico, definisce, in termini di scelte tecnologiche, un indirizzo di carattere generale che prevede, a valle delle azioni rivolte alla prevenzione ed al riciclaggio dei rifiuti raccolti in modo differenziato, soluzioni prioritarie rivolte a massimizzare il recupero di materia così richiamate: Trattamento della frazione organica raccolta alla fonte per la produzione di biogas tramite processi di digestione anaerobica e la produzione di compost di qualità; Trattamento della frazione organica separata dall’indifferenziato per la produzione di biogas e la produzione di Forsu; Trattamento del rifiuto secco residuo finalizzato al recupero di materia, nella prospettiva della produzione di CSS ai sensi del DM 22/2013; Le variabili di tipo tecnologico, ovvero legate ad aspetti esogeni quali le condizioni di mercato o l’evoluzione del quadro normativo, di particolare importanza in un settore relativamente recente come quello della produzione del CSS, dovranno essere valutate in sede di pianificazione di dettaglio ed ulteriormente in sede di progettazione, al fine di individuare le più opportune modalità di articolazione degli interventi in oggetto, Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 367 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni eventualmente accompagnate da soluzioni di transizione, ove necessarie in base ad oggettive esigenze. Di conseguenza, profili connessi alla valutazione puntuale degli impatti ambientali degli impianti, anche nella prospettiva allargata agli utilizzatori finali del prodotto del trattamento, così come le analisi di tipo economico sulle quali gioca evidente rilevanza il contesto di mercato, potranno essere affrontati con elementi certi nel momento della puntuale progettazione degli interventi. In questa sede si ribadisce il vincolo, già espresso nei contenuti del Piano, alla definizione di soluzioni che : • risultino orientate al recupero di materia anche secondo parametri volti a misurarne la resa effettiva, che potranno essere definiti in sede di pianificazione di dettaglio; • prevedano una gestione specifica per la componente secca e per quella umida del rifiuto indifferenziato; • prevedano una graduale residualità dell’utilizzo di impianti di discarica, in funzione di servizio rispetto alle attività volte al recupero di materia; anche la riduzione dell’utilizzo di discarica, che è stata stimata in termini generali all’interno del Piano, può essere considerato parametro cui vincolare l’operatività degli impianti di trattamento; • consentano la massimizzazione del riciclaggio di tutte le frazioni utilmente intercettabili con i sistemi di raccolta differenziata, nonché con la selezione del rifiuto indifferenziato; • siano accompagnate da un programma preventivo di collocazione dei prodotti o rifiuti derivanti dalle operazioni di trattamento. Ai fini di una valutazione degli impatti ambientali degli impianti pianificati, il riferimento è costituito dalle indicazioni del DM 29/01/2007 “Emanazione di linee guida per l'individuazione e l'utilizzazione delle migliori tecniche disponibili in materia di gestione dei rifiuti, per le attività elencate nell'allegato I del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59”. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 368 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Caratteristiche necessarie degli impianti Riferimento Emissioni in atmosfera Consumi idrici DM 29/01/2007 ”Emanazione di linee guida per Scarichi idrici l'individuazione e l'utilizzazione delle migliori tecniche disponibili in materia Inquinamento acustico di gestione dei rifiuti” Emissioni odorigene Produzione rifiuti Ulteriore riferimento specifico per gli impianti di digestione anaerobica previsti dal presente Piano regionale sono le disposizioni contenute nella DGR 1122 del 2012 recante “Linee guida per l’autorizzazione, la valutazione ambientale, la realizzazione e la gestione degli impianti per lo sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili”, ed, in particolare, le condizioni di ammissibilità previste al punto 3 - Impianti a biomasse , nonché le disposizioni in materia di monitoraggio previste al punto 5. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 369 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Soluzioni che prevedono il conferimento interregionale Nel corso della fase di consultazione del Piano regionale, si è posto ripetutamente il tema del possibile conferimento di quote di rifiuti indifferenziati provenienti da Comuni liguri ad impianti situati fuori Regione. Il tema, approfondito anche nella fase emergenziale connessa alle verifiche circa la prosecuzione dell’utilizzo della discarica di Scarpino, è anche al centro di alcune osservazioni della Regione Piemonte e della Provincia di Cuneo rivolte a sollecitare la definizione e la valutazione di scenari di Piano a carattere interregionale. Al fine di collocare nella corretta prospettiva il tema in questione, è opportuno precisare come le necessità di adeguamento delle discariche operative in Liguria alle disposizioni che impongono il pretrattamento dei rifiuti indifferenziati, ovvero situazioni collegate a vincoli di manutenzione degli impianti a disposizione, non permettono di escludere in questa fase eventuali operazioni di conferimento fuori regione. Occorre peraltro tenere in considerazione che il Piano regionale, in fase di definizione, non può in alcun modo eludere il complesso di principi e regole che sovraintendono la materia della gestione dei rifiuti urbani, fra i quali il principio di autosufficienza e prossimità, contenuto nell’articolo 182 bis del D.Lgs.152/2006, per cui l’attuazione dello smaltimento e recupero dei rifiuti urbani non differenziati deve avvenire attraverso una rete integrata ed adeguata di impianti al fine, tra l’altro, di “realizzare l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti del loro trattamento in ambiti territoriali ottimali”, nonché di “permettere lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani indifferenziati in uno degli impianti idonei più vicini ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti”. Atteso quanto sopra, e precisato, pertanto, come l’opzione interregionale deve essere considerata praticabile solo a seguito della documentata impraticabilità di soluzioni basate sull’autosufficienza regionale, la modalità più opportuna per la valutazione della sostenibilità di soluzioni che prevedano il conferimento di rifiuti in altre Regioni, sembra essere la determinazione di criteri guida al fine di una valutazione comparativa fra le opzioni disponibili da considerarsi quali soluzioni temporanee, piuttosto che la prefigurazione di scenari vincolati da una stabilità delle operazioni e dei parametri gestionali, fermo restando il carattere preferenziale di tutte le opzioni che rispondono al criterio dell’autosufficienza nell’ambito regionale. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 370 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Ciò è da tenere presente anche al fine di meglio circostanziare la valutazione con riferimento ai periodi per i quali l’opzione interregionale si prospetta praticabile, ai quantitativi di rifiuti interessati, alle operazioni logistiche praticabili ed agli impatti derivanti dalla accresciuta operatività degli impianti di destinazione. Sotto questo profilo i parametri da considerare, al fine di scegliere la destinazione più sostenibile possono essere sintetizzati come riportato nella seguente tabella. Parametri Indicatori preferenziali Impatto indotto dalla necessità di Minor n. di Km di viabilità trasporto autostradale/stradale da percorrere / Minor numero mezzi /giorno Modalità di trattamento Operazioni che prevedono recupero di smaltimento del rifiuto materia/ indifferenziato Operazioni che prevedono il recupero di energia/ Operazioni di smaltimento Accrescimento impatti sull’area Minore incidenza in termini di interessata dall’impianto di destinazione Emissioni/ Impatti odorigeni/Rumore/Consumo idrico/Scarichi idrici /Consumo energetico/ Produzione percolato Flussi di ritorno verso impianti Minor n. di Km di viabilità liguri di eventuali frazioni del autostradale/stradale da percorrere / rifiuto residuale Minor numero mezzi /giorno / Minor fabbisogno smaltimento Tabella 83: parametri da considerare nella valutazione degli impatti ambientali dei soluzioni che prevedano conferimento interregionale Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 371 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Misure compensative e mitigazione degli impatti ambientali Per quanto riguarda la individuazione di misure di mitigazione e compensazione degli impatti ambientali indotti dalle scelte di Piano, è possibile fare riferimento ad un ordine di criteri articolato come segue: Il vincolo introdotto nel PGR e nelle presenti disposizioni attuative, a conformare la pianificazione d’ambito, con la esplicitazione delle scelte in merito alle tecnologie di gestione dei rifiuti, ai dettami del D.m. 29.1.2007 recante “Linee guida per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili in materia di gestione dei rifiuti per le attività elencate nell’allegato 1 del d.lgs. n.59/2005” comporta di per sé specifici accorgimenti e prescrizioni da tenere per quanto attiene: • Misure di abbattimento degli impatti ambientali • Presidi ambientali • Modalità gestionali La scelta fra diverse opzioni tecnologiche dovrà quindi essere accompagnata dalla predisposizione delle specifiche modalità indicate in sede normativa. Il Rapporto ambientale identifica, al paragrafo 5.7. con riferimento agli scenari proposti dal PGR, le misure di mitigazione e compensazione generalmente applicabili e, per ciascuna linea di azione del PGR, esemplifica specifiche misure rivolte a contenere e limitare gli effetti della attuazione del Piano. Si sottolinea peraltro come la struttura stessa del PGR, tramite la concatenazione progressiva di obiettivi volti a massimizzare la prevenzione ed il riciclaggio, limitando l’impatto derivante dalla gestione della frazione residuale dei rifiuti, rappresenta un presidio di rilievo in termini di riduzione degli impatti ambientali. Per quanto riguarda, in particolare, le infrastrutture previste sono esaminati i possibili effetti derivanti in tutte le matrici ambientali analizzate, con particolare potenziale negativo su consumo di suolo ed energia, suolo, rumore, rischi tecnologici e paesaggio, scarichi idrici ed emissioni in atmosfera e descritte le specifiche misure di cui occorrerà tenere conto in relazione alla fase di pianificazione/progettazione interessata. Le misure di mitigazione del Rapporto ambientale dovranno essere esplicitate in relazione alle scelte dei Piani attuativi. Una compiuta e definitiva valutazione delle misure compensative e di mitigazione in merito alla singola realizzazione impiantistica potrà comunque essere effettuata Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 372 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni nell’ambito delle procedure di Via ed autorizzazione AIA, con riferimento, pertanto, al livello della progettazione ed alla specifica localizzazione individuata. Gli impatti sia diretti che indiretti, analizzati in fase di definizione progettuale, dovranno trovare una risposta in termini di specifiche misure e prescrizioni gestionali destinate ad accompagnare l’esercizio dell’impianto. Indicazioni per il monitoraggio Come indicato nel Piano di Monitoraggio allegato al Rapporto Ambientale e come previsto dall’art. 14 della L.R. 32/2012 sono previste attività di rilevazione degli impatti significativi dell’attuazione del piano sull’ambiente e del grado di raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità prefissati. Le informazioni raccolte attraverso il monitoraggio sono fondamentali anche al fine di adottare le opportune misure correttive in caso di andamenti non pienamente rispondenti alle tempistiche di piano o di rilievo di impatti negativi non previsti e sono prese opportunamente in considerazione nel quadro conoscitivo dei successivi atti di pianificazione o programmazione. Il Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche non stabilisce sempre una scala temporale di attuazione univocamente definita per le azioni di piano e pertanto gran parte degli effetti del piano si potranno verificare solo nel momento in cui le misure ed interventi previsti saranno effettivamente implementati sul territorio dai soggetti attuatori, anche in dipendenza dalla disponibilità di risorse. Pertanto il Piano di Monitoraggio del PGR, già piuttosto articolato, andrà opportunamente integrato con i piani di monitoraggio che dovranno accompagnare le successive fasi di pianificazione di dettaglio e attuative, con particolare riferimento al Piano d’Ambito, al Piano Metropolitano ed ai Piani d’Area. Esso deve essere quindi considerato uno strumento aperto, in continua evoluzione, da integrare via via, anche con attività di monitoraggio sito specifiche. Per gestire il sistema di monitoraggio del PGR si ritiene opportuno istituire con provvedimento organizzativo interno del Dipartimento Ambiente formalmente un apposito Comitato di Pilotaggio, comprendente almeno 2 referenti dei competenti settori del Dipartimento Ambiente e 2 referenti delle strutture ARPAL interessate. Il Comitato di Pilotaggio lavorerà in stretta correlazione, ottenendo e fornendo dati in tema di rifiuti, con l’Autorità d’Ambito e con gli Enti in essa rappresentati. . Nelle more della costituzione del Comitato d’Ambito si provvederà a sottoporre alla Giunta Regionale un atto finalizzato a rendere disponibili adeguate risorse umane e Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 373 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni finanziarie per garantire il corretto ed efficace avvio delle attività di monitoraggio definite. Sarà poi responsabilità dell’Autorità d’Ambito per il governo del ciclo dei rifiuti integrare il Piano di Monitoraggio con ulteriori attività correlate ai piani d’ambito e definire risorse necessarie e modalità di soddisfacimento delle necessità in merito. Come già riportato potrà essere valutata anche integrazione dei piani di monitoraggio sui differenti livelli con attività specifiche volte a monitorare localmente e preventivamente impatti delle azioni previste dal piano sulla salute umana (valutazione impatto sanitario, studi epidemiologici). Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 374 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Programma di emergenza per la gestione dei rifiuti solidi urbani della Liguria Premessa Il sistema di gestione dei rifiuti urbani liguri al 2014 risulta ancora in gran parte fare riferimento ad impianti di discarica, presso i quali viene destinato poco meno del 60% del rifiuto prodotto, con la sola eccezione della provincia di La Spezia, dove è operativo un impianto di trattamento per la produzione di Combustibile da Rifiuti. L’assetto impiantistico regionale risulta attualmente sottoposto ad una opera di adeguamento finalizzata a determinare le condizioni operative per il rispetto del principio, introdotto dalla Direttiva Comunitaria 1999/31 e recepito nella legislazione nazionale con il D. Lgs.36/2003, della necessità del trattamento sui rifiuti solidi urbani preventivo al conferimento in discarica. La finalità dell’operazione, come esplicita l’articolo 7 del decreto, è quella di “prevenire o ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull'ambiente, in particolare l'inquinamento delle acque superficiali, delle acque sotterranee, del suolo e dell'atmosfera, e sull'ambiente globale, compreso l'effetto serra, nonché' i rischi per la salute umana risultanti dalle discariche di rifiuti, durante l'intero ciclo di vita della discarica.” In sede di prima attuazione della normativa in esame, la Regione Liguria approvò un provvedimento recante le “Linee guida per le attività di trattamento sui rifiuti preliminari al conferimento in discarica - D.Lgs. 36/2003”, (DGR 1361 del 16/11/2007) nel quale, sulla premessa che gli impianti pianificati a livello provinciale e presi in considerazione nel “Programma regionale per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da collocare in discarica”, approvato con DGR n. 856 del 2/8/2004, avrebbero consentito, una volta realizzati, il conseguimento dei previsti obiettivi in termini di riduzione del rifiuto biodegradabile conferito in discarica, venivano indicate alcune tecnologie di trattamento del rifiuto ritenute conformi all’obbligo del pretrattamento, in termini successivamente confermati dalla Circolare del 2009. La deliberazione regionale prevedeva, ad integrazione delle iniziative mirate alla intercettazione alla fonte dei rifiuti, la necessità di realizzare sistemi di pretrattamento, illustrati a titolo esemplificativo nel seguente schema tabellare, aventi come risultato un I.R.D. (indice respirometrico dinamico) < 1000 mg O2/kg per il rifiuto da abbancare i discarica. Il rispetto di tale parametro, attestante il grado di stabilizzazione del rifiuto abbancato, nel contesto delle disposizioni contenute nella deliberazione, costituiva condizione per considerare assolto l’obbligo di pretrattamento. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 375 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni La DGR 1361/2007 faceva riferimento ai seguenti sistemi di trattamento: TRATTAMENTO A FLUSSI DIFFERENZIATI OPERAZIONI DI MODALITA’ OPERATIVE TRATTAMENTO triturazione, miscelazione, vagliatura e selezione meccanica, selezione Pretrattamento meccanico: dei ferrosi, separazione metalli non ferrosi, con ottenimento di frazione “secca” e frazione “umida” ad alta fermentescibilità. processi di stabilizzazione trattamenti basati su un processo di fermentazione controllato A.1 aerobica della frazione mediante immissione forzata di aria per accelerare la degradazione umida della frazione organica. processi di stabilizzazione sistemi che consentono una produzione accelerata del biogas, mediante A.2 anaerobica della frazione trattamento anaerobico della frazione biodegradabile, con impianti umida dedicati e recupero energetico del biogas prodotto. TRATTAMENTO A FLUSSO UNICO OPERAZIONI DI MODALITA’ OPERATIVE TRATTAMENTO triturazione, miscelazione, eventuale selezione dei ferrosi, separazione Pretrattamento meccanico: metalli non ferrosi. processi di stabilizzazione tutto il rifiuto in ingresso all’impianto subisce un trattamento biologico B.1 dell’intera massa in impianto mediante aereazione della massa. dedicato processi di stabilizzazione immissione forzata di aria nel corpo della discarica al fine di ottenere aerobica dell’intera massa B.2 un eccesso di ossigeno nella massa dei rifiuti, accelerando in tal modo la nel corpo della discarica (da degradazione della frazione organica. attuarsi in via sperimentale ) processi di stabilizzazione sistemi di accelerazione indotta e controllata dell’ammasso dei rifiuti anaerobica dell’intera massa che vengono abbancati in “celle” dotate di tubi fessurati per consentire B.3 nel corpo della discarica (da la produzione accelerata del biogas, sotto una copertura impermeabile, attuarsi in via sperimentale) e recupero energetico del biogas prodotto. La Circolare del Ministro dell’Ambiente prot. GAB 2009 0014963 del 30 giugno 2009, intervenuta successivamente alla deliberazione regionale, aveva specificato, fra l’altro, termini e modalità delle operazioni di trattamento dei rifiuti, prevedendo, in presenza di un’adeguata raccolta differenziata delle frazioni pericolose dei rifiuti urbani, nel caso in cui la capacità impiantistica di trattamento meccanico biologico non Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 376 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni risultasse sufficiente a coprire il fabbisogno, in via del tutto provvisoria e nelle more della completa realizzazione dell’impiantistica di Piano, la possibilità di conferire in discarica i rifiuti urbani previo trattamento in impianti di trito vagliatura; Nel 2013 è quindi intervenuta una nuova Circolare del Ministero dell’Ambiente, prot. n. 0042442/GAB del 6 agosto 2013, che, stabilendo il termine dell’efficacia della precedente Circolare del 30/6/2009, ha precisato, a seguito dei chiarimenti forniti dalla Commissione Europea nell’ambito della procedura di infrazione n.2011/4021 circa i contenuti minimi essenziali che le attività di trattamento devono osservare, che la trito vagliatura, pur rappresentando un miglioramento della gestione dei rifiuti indifferenziati, non soddisfa da sola l’obbligo di trattamento previsto dall’art.6 lett. a) della Direttiva 1999/31/CE, e ripreso dall’art.7 del D.Lgs.36/2003, e che tale obbligo deve necessariamente includere un’adeguata selezione delle diverse frazioni dei rifiuti e la stabilizzazione della frazione organica. La Circolare 2013 ha esplicitato, per quanto concerne la natura equipollente della "raccolta differenziata spinta" al trattamento, che le disposizioni della direttiva discariche 1999/31/Ce e del Dlgs 36/2003 (artt. 5 e 7) come interpretate dalla Commissione europea, evidenziano che la sola raccolta differenziata spinta, come definita dalla Circolare del 2009, non è di per se idonea a escludere la necessità di sottoporre a preventivo trattamento i rifiuti indifferenziati residuali se, oltre alla prova di aver conseguito gli obiettivi progressivi di riduzione dei rifiuti urbani biodegradabili da collocare in discarica (art. 5), non viene data anche la dimostrazione (art. 7) che il trattamento non contribuisce a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull'ambiente e i rischi per la salute umana e non è indispensabile ai fini del rispetto dei limiti fissati dalla normativa vigente. La Circolare, infine, ha invitato le Regioni e Province autonome ad adottare le iniziative necessarie, in termini di attuazione della pianificazione con particolare riferimento alla gestione dei rifiuti urbani, al fine di rispettare gli obiettivi stabiliti dalle norme comunitarie. Gli impianti di discarica operativi in Liguria, avendo adottato sistemi di trattamento conformi alla DGR 1361 del 16/11/2007 ed alla Circolare Ministeriale del 2009, all’indomani dalla Circolare Ministeriale dell’Agosto 2013, e nella perdurante assenza di autonomi impianti di trattamento del rifiuto indifferenziato al servizio degli ambiti territoriali, hanno dunque evidenziato la necessità di un adeguamento strutturale, al fine di rendere effettiva l’operazione del pretrattamento tramite separazione e stabilizzazione della frazione umida. Sulla base di ripetuti richiami e solleciti operati da parte della Regione circa la necessità di adottare sistemi di trattamento in grado di adempiere alle funzioni richieste dalla normativa alla luce dell’interpretazione ministeriale, sono stati definiti appositi programmi di intervento, la cui attuazione è prevista in un arco temporale compreso fra i sei ed i dodici mesi da Ottobre 2014. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 377 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Data l’indisponibilità, sul territorio regionale, di impianti di trattamento verso i quali convogliare il fabbisogno complessivo di rifiuti, al fine di garantire gli attuali livelli di servizio, nelle more della realizzazione degli interventi, a partire dal mese di Maggio 2014 con note inviate dalla Regione Liguria alle Regioni Lombardia, Emilia, Toscana e Piemonte, in qualità di capofila del Coordinamento Ambiente della Conferenza Stato Regioni, anche a seguito di una prima richiesta collegata alla situazione contingente della discarica genovese di Scarpino, è stata richiesta la disponibilità a sottoscrivere accordi interregionali per l’assorbimento temporaneo del fabbisogno ligure. Provvedimenti per la gestione del periodo di emergenza a) Accordi interregionali Al fine di fornire indicazioni necessarie alla gestione del periodo di emergenza e, d’altro canto, a supportare il processo di valutazione dei singoli programmi di adeguamento degli impianti di discarica, la Regione, sulla base delle disponibilità dichiarate dalle Regioni limitrofe, ha approvato le seguenti deliberazioni: • DGR 1292 - Disposizioni per la gestione dell'emergenza rifiuti in Liguria; • DGR n.1293 - Integrazione Linee guida per le attività di trattamento sui rifiuti preliminari al conferimento in discarica; • DGR n.1430– Ulteriori disposizioni per la gestione dell'emergenza rifiuti in Liguria; • D.G.R. n. 1619 del 22.12.2014 Disposizioni per la gestione dell’emergenza rifiuti relative al periodo Dicembre 2014-2015. • D.G.R. n. 28 del 20.01.2015 “Modifica dell’Accordo fra Regione Liguria e Regione Toscana di cui alla Dgr 1397 del 23.11.2012 per operazioni interregionali di trattamento e smaltimento di rifiuti urbani”. Questi provvedimenti integrano quelli precedentemente approvati con D.G.R. 1397/2012 che approva un accordo con la Regione Toscana per il conferimento fino a 25.000 tonnellate/anno di RSU prodotti dai Comuni spezzini e con D.G.R. 674 /2014 che approva un accordo intraregionale tra le province di Genova e Savona per consentire il conferimento presso la discarica di Vado Ligure, Boscaccio, di 5000 t/mese di RSU provenienti da Comuni della provincia di Genova fino al 31/12/2014 e di 1000 t/mese per i prossimi cinque anni (fino al 2019) provenienti dal comune di Sestri Levante Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 378 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni La DGR 1292/2014 destina le disponibilità degli impianti piemontesi, pari a 40.000 tonnellate, nonché delle eventuali disponibilità da parte dalle Regioni limitrofe consultate, al fabbisogno dei Comuni della provincia di Genova in precedenza conferenti i propri rifiuti urbani presso la discarica di Scarpino e presso la discarica di Birra (Busalla), tenuto conto, nel primo caso, dell’esaurimento delle volumetrie autorizzate, e nel secondo della scadenza dell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata con Provv. Dir. della Provincia di Genova n. 3407 del 9.6.2009 . La D.G.R. 1430/2014 prevede il conferimento presso impianti siti in regione Lombardia per un quantitativo massimo di 10.000 tonnellate fino a fine 2014. La D.G.R. n.28/2015 consente, per il 2015, il conferimento dei rifiuti urbani classificati con codice CER 200301, provenienti dai Comuni della provincia di Genova negli impianti siti in: - Regione Piemonte Alessandria (Aral e Cosmo), Asti (Gaia), Biella (Cavaglià) e Cuneo (Villafalletto) il limite complessivo annuale di 104.000 tonnellate, integrabili su indicazione di ulteriori disponibilità ed impianti da parte della Regione; - Regione Toscana Massa Carrara (Cermec) entro il limite di circa 14.000 tonnellate corrispondenti alla quota residua ancora disponibile in base all’Accordo di programma fra Regione Liguria e Regione Toscana di cui alla Dgr n.1397 /2012, al netto della quota di 10.000 tonnellate riservata per le esigenze dei comuni della provincia di La Spezia determinate da eventuali situazioni di emergenza o fermo impianto. Si prevede inoltre che un quantitativo di 2500 tonnellate/mese di rifiuti urbani possa essere conferito presso l’impianto di Saliceti gestito da Acam per un trattamento propedeutico a successive destinazioni di smaltimento o recupero, Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 379 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni b) Provvedimenti sul pretrattamento Al fine di adeguare il quadro dei provvedimenti amministrativi che disciplinano la materia dei pretrattamenti da applicare sul rifiuto da conferire in discarica, ai sensi del D. Lgs.36/2003, la DGR 1293, definita sulla base del contributo fornito dalle Province liguri e da Arpal, ha lo scopo di indirizzare il processo di adeguamento delle discariche liguri da implementare nel periodo transitorio definito dal Piano regionale, (2014 - 2016) in funzione della tempistica necessaria per la realizzazione degli impianti pianificati. E’ infatti indubbio il contributo che può essere fornito alla diminuzione degli impatti ambientali delle discariche da una raccolta differenziata della frazione organica organizzata secondo criteri di efficacia e capillarità: gli obiettivi individuati dalla DGR 1293 devono quindi essere considerati come la risultante di un processo articolato in operazioni aventi responsabilità e campo operativo specifici, ma convergenti verso la comune finalità di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale del conferimento in discarica. L’ottenimento delle indicate caratteristiche qualitative del rifiuto ai fini del conferimento in discarica necessita perciò di un impegno organizzativo da realizzare gradualmente, ma in un arco temporale definito, e di un supporto impiantistico comunque necessario ad ottimizzare le operazioni gestionali delle discariche per il periodo residuale durante il quale occorrerà fare affidamento agli attuali assetti impiantistici. E’ infatti opportuno richiamare come la parte dispositiva del Piano regionale individui, fra i propri obiettivi, la riduzione alla fonte del rifiuto, con particolare riferimento alla frazione umida domestica, la raccolta differenziata ed il riciclaggio della frazione organica per la produzione di compost di qualità, prevedendo la realizzazione, nell’arco del periodo di vigenza (2014 -2020) di un assetto impiantistico basato su sistemi di trattamento anaerobico del rifiuto organico domestico e sistemi di trattamento meccanico biologico del residuo indifferenziato, e la progressiva riduzione dello smaltimento tramite discarica in ruolo successivo alle attività di trattamento. Le operazioni di adeguamento delle discariche attualmente in corso dovranno essere realizzate, per quanto possibile, con modalità tali da rappresentare un anello di congiunzione con il futuro assetto delineato dal Piano regionale, sia con riferimento alle soluzioni tecniche individuate, che in merito alle localizzazioni delle infrastrutture, privilegiando le opzioni che consentano una più efficace transizione ed una ottimizzazione anche sotto il profilo degli investimenti necessari. La Deliberazione, a titolo integrativo di quanto previsto dalla DGR 1361/2007, introduce quindi la necessità, ai fini del trattamento del rifiuto, delle seguenti fasi: Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 380 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni • selezione frazioni riciclabili da avviare a cicli di trattamento separato (principalmente plastica, metalli ferrosi e non, inerti, legno e piccoli elettrodomestici) e di eventuali rifiuti pericolosi; • separazione della frazione umida da quella secca e suo trattamento tramite sistemi di stabilizzazione che devono prevedere almeno una fase di biossidazione accelerata in ambiente confinato e la restante maturazione del rifiuto in ambiente almeno protetto dagli agenti atmosferici. Viene invece eliminato dalla tabella della DGR 1361/2007, relativa ai sistemi di trattamento, il riferimento ai sistemi che non contemplino separazione fra le diverse frazioni del rifiuto. Ai fini dell’ammissibilità in discarica è previsto che i rifiuti derivanti dai sistemi di trattamento rispettino i criteri di previsti dal DM 27/09/2010 ed in particolare dall’art. 6, commi 3 e 5, ed abbiano i seguenti requisiti: • la frazione secca, sovvallo, dovrà presentare un contenuto massimo di frazione biodegradabile del 15%. Si prevede che le tempistiche per il raggiungimento di tale obiettivo, in funzione della composizione merceologica del rifiuto in ingresso all’impianto di trattamento, dell’efficienza dell’impianto di selezione secco/umido e delle caratteristiche tecnico gestionali della discarica di destino, siano contemplate nel provvedimento autorizzativo, precisando che, in ragione della percentuale di frazione biodegradabile presente nel sovvallo, in fase di autorizzazione, possa essere necessaria un’ulteriore fase di trattamento. • la frazione umida sottovaglio stabilizzata dovrà presentare un IRD < 1.000 mg O2/kg SV*h, misurato secondo metodiche standardizzate Ai fini del controllo dei parametri di processo è prevista l’esecuzione di analisi merceologiche al fine di determinare la composizione del rifiuto in ingresso all’impianto di trattamento: le analisi devono essere eseguite almeno quattro volte all’anno, una per ciascuna stagione, ed in occasione di ogni significativa variazione del bacino di riferimento. Sotto il profilo della classificazione del rifiuto in uscita dagli impianti di trattamento sono previsti i seguenti codici 19.12.01, 19.12.02, 19.12.03, 19.12.04, 19.12.05, 19.12.07, 19.12.08, 19.12.09 e 19.12.10 – frazioni valorizzabili da inviare a impianti di recupero; 19.12.06* e 19.12.11* – rifiuti prodotti dall’intercettazione dei rifiuti pericolosi; Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 381 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 19.12.12 – scarto non più valorizzabile destinato allo smaltimento in discarica o a ulteriore trattamento; 19.05.03 – frazione umida separata stabilizzata (se derivante da trattamento aerobico); 19.05.01 – parte di rifiuti urbani e simili non compostata (se derivante da trattamento aerobico); 19.06.04 - frazione umida separata stabilizzata (se derivante da trattamento anaerobico). La DGR stabilisce che, qualora le frazioni di rifiuto in uscita dagli impianti di trattamento vengano inviate a smaltimento in impianti di discarica, esse restino sottoposte, in considerazione della loro provenienza e della valenza transitoria dei sistemi di trattamento applicati, al regime giuridico e fiscale proprio dei rifiuti urbani: pertanto sia sotto il profilo fiscale (ecotassa) che in ordine alla circolazione del rifiuto (autosufficienza) si applicheranno le disposizioni normative nazionali e regionali riguardanti i rifiuti urbani. Occorre al proposito richiamare come, secondo la recente sentenza del Consiglio di Stato (sentenza 5242/2014) sulla vicenda processuale relativa alla natura (urbana o speciale) dei rifiuti sottoposti a mera tritovagliatura, nata a seguito del veto posto dal Tar Lazio, con sentenza 4915/2011, al trasferimento fuori Regione dei rifiuti stipati negli impianti della Campania, il prodotto derivante dalla triturazione e vagliatura del rifiuto urbano indifferenziato “non perde in concreto le caratteristiche di rifiuto urbano” e, come tale, è sottoposto al principio dell’autosufficienza regionale per lo smaltimento. Secondo il Consiglio di Stato, sulla base della relazione presentata in giudizio dal Ministero Ambiente, benché il rifiuto urbano tritovagliato possa essere considerato un “nuovo” rifiuto (in quanto realizzato da un “nuovo produttore” ai sensi dell’articolo 183 del D.Lgs. 152/2006) cui correttamente attribuire il CER 19 di rifiuto speciale, la mera tritovagliatura non soddisfa la definizione di “trattamento” richiesta dalla disciplina per l’ammissibilità dei rifiuti in discarica. Il rifiuto tritovagliato continua quindi ad essere assoggettato “ai fini dello smaltimento” al regime dei rifiuti urbani. Con la successiva D.G.R. n. 1615 del 22.12.2014 “Attività di trattamento sui rifiuti preliminari al conferimento in discarica. Integrazione. Specificazioni delle Linee guida approvate con D.g.r. 1293/2014, alla luce della carenza di dati esperienziali basati sulla realtà ligure circa la possibile composizione del rifiuto derivante da una operazione di separazione fra la componente secca e quella umida e tenuto della necessità di fornire un indirizzo per le attività autorizzative delle operazioni in oggetto, si è stabilito che: Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 382 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni • le tempistiche previste per il raggiungimento di frazione biodegradabile del 15% nel sovvallo, considerata la connessione con la attivazione ed i risultati di raccolta differenziata soprattutto della frazione organica, relativi ai territori da cui provengono i rifiuti destinati a smaltimento in discarica, vengano definite nel contesto del documento di pianificazione regionale settoriale, indicando traguardi intermedi graduati in relazione al livello di sviluppo atteso dalle azioni organizzative in corso fino all’anno 2016; • con riferimento a tale periodo, ai fini della dimostrazione circa la presenza di rifiuto biodegradabile nel sovvallo, possa essere adottata, in funzione integrativa, secondo modalità definite nei singoli provvedimenti autorizzativi, la verifica dell’indice IRD inferiore a 1000 mgO2/kg SV. Scenario del periodo 2014 -2016 collegato alla situazione di emergenza Occorre premettere che nelle fasi finali di redazione del presente Piano, è sopravvenuta la conversione in Legge del decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014 detto ''Sblocca Italia'' (Legge di conversione 11 novembre 2014, n. 164), recante "Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico”, che all’articolo 35 prevede l’attuazione di un sistema integrato degli impianti di recupero di energia e di smaltimento dei rifiuti urbani e speciali, "esistenti o da realizzare”, atto a conseguire l'autosufficienza nazionale, da individuarsi con finalità di progressivo riequilibrio socio economico tra le aree del territorio nazionale. Gli impianti di "termotrattamento", rappresentano ex lege infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale e devono essere autorizzati a saturazione del carico termico (verificando la sussistenza dei requisiti ai fini della qualifica come impianti di recupero energetico R1 per quelli già esistenti, mentre gli impianti di nuova realizzazione devono essere realizzati in conformità alla classificazione di impianti di recupero energetico). Gli impianti non saranno sottoposti a vincoli di bacino e dovranno operare con priorità per il trattamento dei rifiuti urbani prodotti nel territorio nazionale. Pur risultando prematura una analisi puntuale delle implicazioni che da tale norma potranno derivare in merito alla situazione di emergenza della Liguria descritta sopra, risulta evidente come sia le soluzioni individuate per il periodo transitorio necessario alle operazioni di adeguamento delle discariche operative, sia eventuali opzioni per successivi assetti gestionali potranno essere orientati dalla disposizione che manifesta un esplicito indirizzo da parte delle Autorità nazionali. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 383 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni In termini di immediata applicazione, al fine di determinare la puntuale declinazione degli indirizzi contenuti nelle citate deliberazioni regionali sul panorama gestionale, occorre innanzitutto tenere presenti gli esiti del lavoro svolto congiuntamente fra le Regioni ed il Ministero dell’Ambiente in sede di coordinamento tecnico della Commissione ambiente ed energia della Conferenza delle Regioni in merito alla applicazione della Circolare ministeriale del 6 agosto 2013. In quella sede, in particolare, al fine di circoscrivere il contesto di operatività dell’obbligo di trattamento, si è convenuto che la eventuale deroga all’obbligo di trattamento prevista dall’art.7, c.1, del D.Lgs.36/2003, da individuarsi in modo specifico e caso per caso da parte delle Amministrazioni competenti, si deve riferire solo a quei territori in cui, oltre al rispetto degli obblighi previsti dalla normativa nazionale sulla raccolta differenziata, sugli obiettivi di riciclaggio e recupero e sulla riduzione dei rifiuti urbani biodegradabili (RUB), siano state attivate modalità idonee ed efficaci per l’intercettazione del rifiuto organico di cucine e mense e del rifiuto verde, tali da ottenere un rifiuto residuo che non provochi ripercussioni negative sull’ambiente e rischi per la salute umana. E’ stato inoltre precisato che la deroga all’obbligo di trattamento debba fare riferimento a parametri di tipo chimico fisico (ad es. Indice di Respirazione e/o analisi merceologica) che diano evidenza oggettiva che il rifiuto non abbia ripercussioni negative sull’ambiente e sulla salute umana, oltre a riservare una particolare attenzione ai rifiuti pericolosi presenti nel rifiuto indifferenziato. Alla luce di quanto sopra, ed in attuazione della citate disposizioni della Dgr 1615/2014 si può ritenere giustificata una declinazione in termini di progressivo raggiungimento dei parametri inerenti il pretrattamento, che si basi sui i seguenti elementi: • efficacia dei sistemi di raccolta differenziata attualmente praticati e loro prospettive di evoluzione; • quantitativi di rifiuti biodegradabili conferiti per lo smaltimento in discarica; • efficacia dei sistemi di selezione preventiva delle diverse frazioni e dei sistemi di trattamento previsti dai programmi di adeguamento delle discariche; • tempistica necessaria per la realizzazione delle diverse fasi di trattamento, La priorità riguarda l’introduzione di sistemi di separazione fra la frazione secca e la frazione umida. L’obiettivo del 15% di componente biodegradabile nel sovvallo, tenuto conto della situazione attuale della raccolta differenziata, attestata su una media uniforme su base regionale pari a circa il 30%, può essere declinato attraverso tre fasi di incremento successivo : Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 384 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni a) raggiungimento obiettivo conformità a indice Rub in discarica calcolato pari a 115 kg ab/anno entro il 2015; b) raggiungimento obiettivo 30% biodegradabile accertato entro Giugno 2016 c) raggiungimento obiettivo 15 % biodegradabile accertato entro Dicembre 2016; Ai fini della verifica circa l’effettivo rispetto degli obiettivi farà fede, per quanto riguarda l’accettabilità del rifiuto in discarica, l’esito delle analisi merceologiche trimestrali previste dalla DGR 1293. I rifiuti non in linea con gli obiettivi citati, in base agli esiti delle analisi merceologiche non potranno essere conferiti in discarica. In Tabella 84 è rappresentata per singola provincia la valutazione quantitativa connessa agli obiettivi a), b) e c). Per quanto riguarda la frazione costituita dal c.d. sottovaglio, tenuto conto delle tempistiche necessarie per la realizzazione degli interventi volti alla stabilizzazione, la soluzione transitoria dovrà prevedere la collocazione, secondo le modalità indicate dalla DGR 1293, ad impianti di trattamento autorizzati a ricevere la frazione organica separata. In ogni caso ai fini del conferimento in discarica è necessario il raggiungimento dell’ indice IRD < 1000 quale risultato della stabilizzazione. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 385 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Ipotesi resa impianto situazion trattamento e Sistema a Obiettivo transitori regime: Raccolta rifiuto a RUB a: RUB pari a popolazi RUB in Provincia RU totale differenzi smaltimen 115 RUB pari 15% del one discarica ata to secco Umido kg/ab*ann a 30% sovvallo (60%) (40%) o a) del sovvallo c) b) abitanti t/anno t/anno t/anno t/anno t/anno t/anno t/anno t/anno t/anno IMPERIA 216.689 134.633 37.111 66.730 97.522 58.513 39.009 24.919 17.554 8.777 SAVONA 281.212 178.912 63.465 80.830 115.447 69.268 46.179 32.339 20.780 10.390 GENOVA 869.930 471.186 163.206 210.111 307.980 184.788 123.192 100.042 55.436 27.718 LA SPEZIA 223.055 123.927 36.721 60.897 87.206 52.324 34.882 25.651 15.697 7.849 Tabella 84: valutazione quantitativa degli obiettivi a), b), c) stimata a partire dai dati 2013 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 386 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Di seguito si riporta una panoramica delle soluzioni individuate per singola Provincia ed impianto, alla luce delle indicazioni dei programmi di adeguamento presentati. Fabbisogno trattamento Situazione indifferenziato Impianti Volumetria Soluzioni successive Soluzione a Provincia adeguamento Fino a esistenti residua gestione emergenza regime Circ. 8/13 (stima su dati 2013) Imperia 95.000 t Discarica In Aia modifiche ad 18.000 m3 stimato al Modifica Aia per autorizzare Tutto il Lotto 6 discarica Collette Ozotto impianto 31/10/2014 impianto trattamento per 2015 propedeutica a : trattamento già produrre frazione secca e esistente frazione umida stabilizzata Impianto TMB da collocare fuori regione oggetto di project financing (previa verifica destinazioni) Savona 110.000 t Boscaccio In Aia impianto 1.685.882 m3 al Ordinanza provincia per Maggio Impianto trattamento 15/01/2014 proseguire attività nelle 2015 trattamento a more adeguamento. regime completo (secco e umido) entro il 2015. Da gennaio/febbraio 2015 impianto trattamento per Utilizzo volumetrie produrre frazione secca residue in assetto abbancabile e frazione umida trattamento da stabilizzare fuori impianto adeguato (previa verifica destinazioni) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 387 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Fabbisogno trattamento Situazione indifferenziato Impianti Volumetria Soluzioni successive Soluzione a Provincia adeguamento Fino a esistenti residua gestione emergenza regime Circ. 8/13 (stima su dati 2013) Ramognina In Aia impianto 83.013 m3 al Ordinanza provincia per Maggio Impianto trattamento 31/08/2014 proseguire attività nelle 2015 trattamento more adeguamento operativo in 6 mesi da Aut. Utilizzo volumetrie residue in assetto trattamento adeguato Genova 300.000 t Scarpino Non adeguata nuovo lotto di Accordo Piemonte 2014 Tutto 2014 Impianto impianto non coltivazione da (40.000 t) … trattamento a operativo autorizzare per una Accordo Lombardia (10.000 t) Tutto 2014 regime completo volumetria pari a (secco e umido) 450.000 m3 Accordo Piemonte 2015 Tutto 2015 entro il 2018 (104.000) Necessità ulteriori Accordi interregionali per periodo transitorio realizzazione impianto trattamento. In progettazione impianto trattamento per produrre frazione secca abbancabile e frazione umida da stabilizzare fuori impianto (previa verifica destinazioni) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 388 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Fabbisogno trattamento Situazione indifferenziato Impianti Volumetria Soluzioni successive Soluzione a Provincia adeguamento Fino a esistenti residua gestione emergenza regime Circ. 8/13 (stima su dati 2013) I Comuni di Chiavari Rapallo e Lavagna sono indirizzati all’impianto Cdr di Saliceti (Sp) Birra Non adeguata Chiusa Comuni conferitori indirizzati impianto non su soluzione bacino genovese operativo Rio Marsiglia In Aia impianto 25.585 m3 al Ordinanza provincia per Maggio Impianto trattamento ed 30/06/2014 proseguire attività nelle 2015 trattamento a ampliamento già Prevista more adeguamento. regime entro approvato con Adp ampliamento in fase maggio 2015 di autorizzazione per una volumetria pari a 300.000 m3 Malsapello Non adeguata Chiusa Comuni conferitori indirizzati a Rio Marsiglia Cà da Matta Non adeguata Chiusa Il Comune di Sestri Levante è indirizzato all’impianto Cdr di Saliceti (Sp) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 389 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Fabbisogno trattamento Situazione indifferenziato Impianti Volumetria Soluzioni successive Soluzione a Provincia adeguamento Fino a esistenti residua gestione emergenza regime Circ. 8/13 (stima su dati 2013) La Spezia 90.000 t Cdr Saliceti Attiva fino a tutto il Potenzialità Accordo per il conferimento 2014 stazione di impianto autorizzata ad impianti in Toscana tritovagliatura per 96.000 tons 25.000 tons fino marzo 2015 sopperire a (effettiva circa mancata 70.000 tons) funzionalità linea raffinazione Dig. Aer Impianto in fase di Potenzialità Boscalino avvio dopo autorizzata ca. 8500 manutenzione tons Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 390 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI E DELLE BONIFICHE SEZIONE RIFIUTI URBANI ALLEGATO 1 TECNOLOGIE UTILIZZATE PER IL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI Marzo 2015 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 391 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Indice Introduzione ................................................................................................................................................. 393 Trattamenti meccanici ................................................................................................................................. 394 Il trattamento di flussi di rifiuti da raccolta monomateriale ......................................................................... 395 I trattamenti per il recupero di carta e cartone ....................................................................................... 395 I trattamenti per il recupero della plastica .............................................................................................. 395 I trattamenti per il recupero del vetro...................................................................................................... 396 Il trattamento di flussi di rifiuti da raccolta differenziata costituita da multi materiale ............................. 397 Trattamenti meccanico-biologici ............................................................................................................... 398 Produzione combustibile da rifiuti .............................................................................................................. 402 Trattamenti Biologici ................................................................................................................................... 405 La digestione anaerobica ........................................................................................................................... 405 Trattamenti aerobici (compostaggio, biostabilizzazione aerobica) ............................................................ 409 Compostaggio ........................................................................................................................................ 409 Biostabilizzazione aerobica .................................................................................................................... 411 Trattamenti di tipo termochimico ............................................................................................................... 413 Combustione .............................................................................................................................................. 414 Pirolisi ......................................................................................................................................................... 416 Gassificazione ............................................................................................................................................ 417 Il recupero energetico ................................................................................................................................ 420 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 392 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Introduzione Per gestione dei rifiuti s’intende l'insieme delle attività inerenti l’intero ciclo dei rifiuti, dalla loro produzione fino al loro destino finale (raccolta, trasporto, recupero, smaltimento). Ad oggi esistono numerosi processi di trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati e/o residuali (RUR) che in modo integrato consentono di chiudere il ciclo dei rifiuti urbani e permettono di ottenere il loro completo recupero o valorizzazione energetica in modo che, così come previsto dalle normative, si possa ridurre al minimo la quantità di rifiuti da destinare alla discarica di supporto per la chiusura del ciclo dei rifiuti. Vengono di seguito esaminati i principi, le finalità e i campi di applicazione dei vari trattamenti applicabili ai RU, raggruppabili come: • meccanici; • meccanico-biologici; • biologici; • termochimici/termofisici. Ovviamente ogni processo di trattamento va considerato come un vero impianto industriale per cui molta attenzione dovrà essere posta nella scelta dell’impianto, sia per ottimizzare il rendimento e sia per salvaguardare l’ambiente rispetto alle varie emissioni che vengono generate dallo specifico processo. Ne segue che assumeranno estrema importanza lo studio e le concessioni autorizzative previste per legge ed in particolare la definizione delle prescrizioni e i monitoraggi ambientali che dovranno essere dettagliatamente previste nelle specifiche autorizzazioni. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 393 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Trattamenti meccanici Questa categoria include trattamenti che possono essere applicati sia ai rifiuti urbani provenienti da raccolta differenziata, sia ai RUR. Nel primo caso lo scopo è di selezionare frazioni merceologiche valorizzabili (carta, plastica rigida e flessibile, legno, vetro, metalli ferrosi e non ecc.) in modo da renderle idonee per la successiva fase di riciclo. Nel secondo caso invece l’obiettivo è quello di separare la frazione secca da quella umida in modo da favorire i successivi processi di stabilizzazione biologica e al contempo il recupero di materiali valorizzabili. I trattamenti meccanici includono anche le operazioni di confezionamento dei prodotti ottenuti ai fini del loro conferimento finale. Le principali finalità dei trattamenti meccanici includono dunque: • la rimozione di frazioni indesiderate; • la separazione di flussi di materiali ai fini della loro valorizzazione; • la raffinazione dei prodotti ottenuti; • la riduzione del tenore di umidità; • il conferimento della forma finale ai materiali destinati al recupero. Le tecniche adottate per conseguire tali obiettivi prevedono: • la riduzione dimensionale; • la vagliatura (di tipo dimensionale, gravimetrico o densimetrico); • la separazione sulla base delle diverse proprietà elettrostatiche o ottiche dei materiali; • la cernita manuale; • l’essiccamento; • la pressatura, l’estrusione, l’addensamento in balle. La maggior parte delle tecniche sopra elencate sono comuni sia alle piattaforme di post raccolta differenziata sia agli impianti di trattamento meccanico-biologico che verranno descritti nel paragrafo successivo; alcuni tipi di selezione invece, come la cernita manuale e la separazione sulla base di proprietà ottiche ed elettrostatiche interessano solo i trattamenti di post raccolta differenziata, in quanto necessari per garantire il richiesto livello di qualità del prodotto finale. Gli impianti di selezione post raccolta differenziata si articolano in operazioni di sola natura meccanica. Il materiale in ingresso può essere costituito sia da frazioni merceologiche omogenee (carta e cartone, plastica, vetro ecc.), sia miste, provenienti da raccolta Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 394 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni multimateriale (plastica, vetro, metalli). Tale circostanza condiziona l’articolazione delle successive operazioni di selezione. Gli impianti di trattamento hanno come obiettivo di migliorare la qualità dei materiali raccolti e di renderli idonei per il riciclo o il riutilizzo in accordo alla vigente normativa (es.: DM 5 febbraio 1998) e nel rispetto di standard qualitativi quali quelli previsti dagli allegati tecnici all’Accordo Quadro ANCI-CONAI. Il trattamento di flussi di rifiuti da raccolta monomateriale Le frazioni provenienti da raccolta monomateriale possono riguardare: • materiali cellulosici provenienti dalla raccolta stradale della carta, dalle rese di giornali e riviste, dal conferimento di imballaggi di cartone di esercizi commerciali ecc; • bottiglie in PET e buste in PE provenienti da raccolta eterogenea della plastica alla quale si applicano trattamenti di selezione sulla base della densità o del colore; da questi trattamenti viene di norma scartata la plastica non proveniente da imballaggi come il polistirene (PS) e il cloruro di polivinile (PVC); • rottame vetroso proveniente dalla raccolta stradale del vetro dal quale devono essere rimosse le impurezze (metalli, materiali organici, ceramici e porcellana, pietre); • pallets e materiale ingombrante in legno, provenienti da conferimenti di esercizi commerciali, mercati ortofrutticoli e isole ecologiche. • lattine e metalli, provenienti da esercizi commerciali e da piccole realtà produttive. Nel seguito sono dettagliati i trattamenti che portano alla valorizzazione delle singole frazioni merceologiche I trattamenti per il recupero di carta e cartone I trattamenti per la selezione dei materiali cellulosici consistono per lo più in una cernita manuale seguita da compattazione e confezionamento del materiale in balle. In funzione dell’ingombro il cartone da imballaggio può essere sottoposto a triturazione e separato dalle frazioni più leggere per via gravimetrica. Per le riviste può essere previsto un trattamento a parte di disinchiostrazione che viene di norma effettuato in cartiera. I trattamenti per il recupero della plastica I rifiuti della raccolta monomateriale della plastica subiscono all’inizio una vagliatura dimensionale allo scopo di eliminare frazioni estranee di dimensioni piuttosto ridotte (metalli, oggetti in plastica ecc.). Per alcune configurazioni si hanno più stadi di vagliatura dimensionale allo scopo di produrre correnti di materiale di pezzatura uniforme da avviare a linee dedicate di cernita manuale. Questa può essere condotta per selezione negativa (scelta adottata di norma) eliminando il materiale di scarto e facendo proseguire la frazione valorizzabile ai successivi stadi di trattamento o per selezione positiva. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 395 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni In alternativa alla selezione manuale gli impianti più recenti utilizzano lettori ottici per separare le plastiche secondo le diverse tipologie di polimero: polietilentereftalato (PET), polietilene (PE), polipropilene (PP). Alla separazione per polimero si può aggiungere quella per colore applicata di norma al PET. Le partite di resine selezionate vengono compattate e imballate per essere consegnate alle industrie di riciclaggio. Il materiale rimanente, costituito principalmente da metalli, viene trattato mediante correnti indotte e separazione magnetica. Lo scarto prima di essere inviato in discarica o ad incenerimento viene compattato e imballato. I trattamenti per il recupero del vetro Il rottame vetroso proveniente dalla raccolta viene trattato in impianti che applicano il principio della selezione negativa. Dopo un primo stadio di cernita manuale nel quale vengono rimossi materiali estranei (plastica, carta, inerti di varia natura ecc.) si ha uno stadio di separazione magnetica per l’allontanamento dei metalli, seguito da uno di separazione dimensionale per l’allontanamento dei fini e da uno di vagliatura gravimetrica per la separazione delle frazioni leggere (carta e plastica). Possono infine essere previsti ulteriori passaggi al separatore magnetico o al sistema a correnti indotte ed eventualmente la cernita manuale, in modo da ottenere un materiale “pronto forno”. Figura 1: schema di principio della selezione di carta e plastica post RD monomateriale Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 396 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Il trattamento di flussi di rifiuti da raccolta differenziata costituita da multi materiale I trattamenti di selezione vengono applicati anche alle raccolte multimateriale di rifiuti di vetro, latte/lattine in metalli (ferrosi e non), imballaggi in PET e PE, film in PE, frazione mista contenente soprattutto carta. A causa degli standard qualitativi da garantire in uscita non si è ancora raggiunto un grado di automazione tale da poter prescindere da uno stadio di selezione manuale inserito lungo più sezioni della linea di trattamento. I sistemi automatici di selezione riescono invece a separare la frazione flessibile costituita da film di plastica e carta, da quella rigida costituita da bottiglie di plastica e barattoli di alluminio/banda stagnata secondo lo schema di principio rappresentato nella figura. In base alla complessità dell’impianto, il processo può limitarsi ad una prima grossolana separazione delle frazioni rigida/flessibile, da trattare in impianti successivi, o ad una ulteriore raffinazione delle singole frazioni merceologiche mediante operazioni successive di vagliatura. La separazione tra frazione rigida e flessibile si attua per via densimetrica sottoponendo il materiale ad un flusso di corrente d’aria in grado di trascinare la frazione flessibile più leggera e di lasciare depositata quella rigida più pesante. Alla frazione flessibile si applica successivamente una vagliatura basata sulla differenza di densità e resistenza all’attrito in aria in modo da separare la carta dalla plastica presente come film. Alla frazione rigida si applica dapprima una separazione di tipo magnetico per rimuovere i barattoli in banda stagnata ed i metalli ferrosi, cui segue una separazione a correnti indotte per la rimozione dell’allumino. Segue poi una vagliatura basata sulla differenza di densità, inerzia o proprietà aerodinamiche per separare le bottiglie di plastica da una parte e il vetro e i ceramici dall’altra. Da ciascuna operazione di separazione/vagliatura si ottiene uno scarto di materiali misti di granulometria fine. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 397 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Figura 2: schema di principio della selezione post RD multimateriale Nell’articolazione delle diverse fasi di trattamento possono essere presenti operazioni di pretrattamento che servono ad omogeneizzare, mescolare e preparare il materiale da separare (triturazioni e selezione manuale). In particolare, la selezione manuale ha il compito di rimuovere dalla linea di produzione principale il materiale estraneo e non processabile dall’impianto; questa operazione ha anche una funzione di protezione delle apparecchiature a valle, per impedirne possibili danneggiamenti. Negli impianti in cui è richiesta la separazione della plastica per tipologia di polimero o per colore, viene prevista ancora la selezione manuale oppure quella a lettura ottica. Trattamenti meccanico-biologici Scopo dei processi di trattamento a freddo dei rifiuti indifferenziati (che rimangono dopo la raccolta differenziata) è di recuperare una ulteriore parte di materiali riciclabili, ridurre il volume del materiale in vista dello smaltimento finale e di stabilizzare i rifiuti in modo tale che venga minimizzata la formazione dei gas di decomposizione ed il percolato. Fra questi processi si può includere, oltre ai processi aerobici, anche la digestione anaerobica che permette di ricavare energia dalla frazione organica mediante produzione controllata di biogas. Il principale tipo di trattamento a freddo è il Trattamento meccanico-biologico (TMB). Esso separa la frazione organica ed i materiali riciclabili e permette di ottenere un biostabilizzato (anche denominato FOS, Frazione Organica Stabilizzata), che si distingue dal compost in quanto è prodotto a partire da rifiuti indifferenziati, mentre il secondo viene prodotto esclusivamente a partire da materiale organico raccolto in maniera differenziata. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 398 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Per tale motivo il biostabilizzato non viene usato come concime in agricoltura ma, essendo caratterizzato da una fermentescibilità ridotta fino al 90% può essere usato per attività paesistico ambientali, per le quali viene richiesta la disponibilità di sostanza organica stabilizzata al fine di migliorare le caratteristiche dei materiali inerti impiegati, ed in particolare: -la sistemazione di aree di rispetto di autostrade e ferrovie (scarpate, argini, terrapieni); -la costituzione di aree verdi di grandi dimensioni: costituzione di parchi pubblici, campi da golf, campi da calcio; -il recupero ambientale di cave esaurite; -il capping periodico durante la coltivazione delle discariche; -la sistemazione post-chiusura di discariche esaurite. L’obiettivo del sistema TMB è di ottenere, in seguito alla biossidazione della sostanza organica putrescibile, un prodotto stabile da un punto di vista biologico, tale da potersi ritenere “inerte”. La stabilità biologica viene raggiunta attraverso due possibili diversi trattamenti: 1) trattamento a “differenziazione di flussi”, in cui si individuano tre tappe distinte: -pre-trattamento meccanico: volto a separare la cosiddetta frazione “secca” (sovvallo) dalla frazione umida (sottovaglio) che concentra in sé il materiale organico; -stabilizzazione della frazione umida: in seguito a processi ossidativi da parte di microrganismi, mediante il periodico rivoltamento, aerazione e bagnatura della massa, allo scopo di ottenere un prodotto il più possibile stabile da un punto di vista biologico; -eventuale post-trattamento meccanico: per la raffinazione del materiale da destinare all’attività di ripristino ambientale o alla copertura giornaliera di discariche; 2) trattamento a “flusso unico”, dove tutto il rifiuto in ingresso all’impianto subisce un trattamento biologico, mentre il trattamento meccanico si limita ad una semplice frantumazione del rifiuto. Di seguito si riporta lo schema per il processo (TMB) di biostabilizzazione realizzato ad uno o due stadi e lo schema con bilancio di massa relativo al processo con metodo a separazione di flusso. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 399 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Figura 3: schema di principio di TMB di biostabilizzazione a singolo (a) e a doppio stadio (b) Figura 4: schema con bilancio di massa relativo al processo con metodo a separazione di flusso Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 400 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni A secondo della tecnologia adottata, la fase del trattamento meccanico può precedere o seguire la fase di trattamento biologico ed è utilizzato principalmente per: a) raggiungere la stabilizzazione della sostanza organica (ossia la perdita di fermentescibilità) mediante la mineralizzazione delle componenti organiche più facilmente degradabili, con produzione finale di acqua ed anidride carbonica; b) conseguire l’igienizzazione del materiale trattato; c) ridurre il volume e la massa dei materiali trattati tramite l’evaporazione dell’acqua. La trasformazione in composti stabilizzati dei rifiuti urbani indifferenziati si basa su un processo biologico di decomposizione e stabilizzazione aerobica delle sostanze organiche presenti. La frazione putrescibile dei rifiuti urbani viene stabilizzata utilizzando l’azione di microrganismi (batteri, funghi) che si accompagnano normalmente ai rifiuti stessi o che vengono inoculati in essi nella fase di trasformazione. Tali trasformazioni sono esotermiche e danno luogo ad un aumento della temperatura sino a 60-70 °C, garantendo igienicità al prodotto finale in quanto viene eliminata la maggior parte dei microrganismi patogeni e dei parassiti dannosi. I fattori fisico-chimici che condizionano l’andamento delle reazioni biologiche che caratterizzano il processo di biotrasformazione sono i seguenti: - gestione, controllo ed abbattimento dei potenziali impatti odorigeni delle fasi critiche, individuabili soprattutto in quelle iniziali; - la concentrazione di ossigeno e l’aerazione; - l’umidità, che deve essere sufficiente alle attività microbiche, ma non eccessiva in quanto occupando gli spazi vuoti ostacolerebbe il rifornimento di ossigeno; - la ricerca delle condizioni termometriche ottimali nelle diverse fasi del processo; infatti se per il conseguimento della pastorizzazione il materiale va mantenuto per un tempo relativamente prolungato a temperature relativamente elevate (almeno 3 giorni a 55°C, secondo quanto previsto dalla normativa vigente in materia), la massima velocità delle attività microbiche si consegue, in realtà, successivamente in condizioni mesofite (40- 50°C) con un forte rallentamento al di sopra dei 55°C; Lo strumento principale di gestione del processo è rappresentato dalla gestione dei flussi di aria alla biomassa che può essere estratta o insufflata. L’aria fa da vettore di ossigeno, garantendo l’aerobiosi del processo; contemporaneamente assicura il drenaggio di calore (soprattutto nel caso dell’areazione forzata, le deboli correnti convettive che si hanno nel caso dell’areazione naturale danno un contributo limitato alla termoregolazione), e consente, dunque, il controllo termico delle condizioni di processo, evitando il surriscaldamento della biomassa; infine, diventa inevitabilmente il vettore degli effluenti aeriformi potenzialmente odorigeni. Senza una sufficiente ossigenazione la microflora microbica anaerobica prende il sopravvento portando all’accumulo di composti ridotti caratterizzati da odore aggressivo ed elevata fitotossicità. Con il trattamento delle arie esauste mediante specifiche tecnologie si consegue poi la riduzione e l’abbattimento degli odori. Il mantenimento di un ambiente ossidativo all’interno della biomassa, in corso di stabilizzazione, è quindi importante anche per impedire le reazioni di decomposizione anaerobica. Il sistema di areazione, naturale o forzata, deve poi essere coordinato con la eventuale movimentazione/rivoltamento della biomassa a seconda delle principali caratteristiche della biomassa stessa, quali la sua altezza, porosità e fermentescibilità; il Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 401 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni rivoltamento inteso a ricostruire nella massa il grado di strutturazione necessaria alla diffusione dell’aria, dovrà essere tanto più frequente quanto minore è la percentuale di materiale di struttura nella miscela di partenza, e quanto maggiore risulta l’altezza dello strato di biomassa. Ad influenzare la scelta di un particolare sistema di trattamento aerobico sono di norma la quantità di rifiuto da stabilizzare, la disponibilità di spazio per il trattamento, l’entità dell’investimento stanziato per le strutture impiantistiche, l’incidenza della manodopera sull’operatività del sistema, la dislocazione topografica del sito destinato alla stazione di trattamento e una molteplicità di considerazioni di carattere ambientale, infrastrutturale e sociale. Una ulteriore classificazione rilevante ai fini della individuazione della tecnologia da adottare è quella tra i sistemi che propongono meccanismi periodici o continui di movimentazione della biomassa (“dinamici”) e quelli che ne prevedono l’immobilità (“statici”). Il processo di biostabilizzazione permette di ottenere la parziale evaporazione della frazione umida (pari al 15-20 % in peso), una quota di metalli e di inerti (circa il 5-10 %) e un materiale biostabilizzato da smaltire in discarica (pari al 70-80 % in peso). Produzione combustibile da rifiuti Il trattamento meccanico-biologico è, come evidenziato sopra, finalizzato alla stabilizzazione della frazione organica presente nel rifiuto indifferenziato residuo, ma anche all’eventuale valorizzazione della frazione ad elevato potere calorifico mediante la produzione di combustibile da rifiuti. Con il dlgs n. 205/2010 (recepimento direttiva 98/2008/CE ) all’ art. 183 comma 1 lettera cc) del dlgs 152/06 è stato introdotta la definizione di CSS - Combustibile Solido Secondario – disciplinato quanto a caratteristiche e classificazione dalla norma UNI CEN 15359 - classificato come rifiuto speciale. Il CSS, un combustibile solido recuperato da rifiuti non pericolosi e destinato alla produzione di energia presso impianti di incenerimento e/o co-incenerimento. di fatto, “sostituisce” il CDR e ne amplia le gamma tipologica. I CSS vengono classificati in base a tre parametri: • il potere calorifico inferiore • il contenuto di cloro • il contenuto di mercurio Il potere calorifico inferiore (PCI) è un indicatore rappresentativo del valore energetico e quindi economico, il contenuto di cloro descrive l’indice di aggressività sugli impianti e il contenuto di mercurio è indicatore dell’impatto ambientale del rifiuto. Questo criterio di classificazione prevede diverse classi di CSS (per il CDR ne esistevano solamente due) a seconda della combinazione dei tre parametri e fornisce all’utilizzatore un’informazione immediata e chiara del combustibile. Ciascun CSS è quindi univocamente determinato da una terna di valori corrispondenti alle classi in cui cadono. La specifica del CSS deve essere completata grazie all’analisi di alcuni altri parametri chimico-fisici obbligatori: diametro e forma delle particelle, contenuto di umidità, contenuto di cenere, contenuto di metalli pesanti elencati nella direttiva di incenerimento rifiuti. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 402 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni A livello normativo nazionale il CSS è stato disciplinato dal Decreto MATTM del 14.02.2013 nel quale si prevede che il CSS con determinate caratteristiche e con l’emissione della dichiarazione di conformità, cessa di essere rifiuto se destinato a recupero per produzione di energia termica o elettrica in: • Cementifici con capacità produttiva > 500 ton/g di clinker in regime di AIA e certificato ISO 14001 ovvero EMAS • Centrali Termoelettriche (CTE ) con potenza termica > 50 MWt in regime di AIA e certificato ISO 14001 ovvero EMAS Il successivo DM MATTM 20 marzo 2013 ha modificato l’allegato X alla parte V del dlgs 152/06 aggiungendo il CCS-Combustibile fra i combustibili Per preparare un materiale combustibile partendo da rifiuti contenenti una frazione biodegradabile, quali i rifiuti urbani, in generale è possibile distinguere due tipi di Trattamenti Meccanici e Biologici (TMB): 1) trattamento di selezione a doppio flusso; 2) trattamento di biostabilizzazione-bioessiccazione a flusso unico. Lo schema di figura aiuta ad individuare le differenze tra le due modalità di trattamento. Come si può rilevare nel caso di flusso separato le due correnti vengono ottenute mediante un’operazione di vagliatura primaria. Il sopravaglio o sovvallo è costituito da un materiale secco di pezzatura grossolana, ricco di componenti ad elevato potere calorifico; il sottovaglio è caratterizzato invece da una pezzatura ridotta ed è ricco di materiale organico putrescibile da avviare al successivo trattamento di biostabilizzazione. Nel caso di flusso unico il trattamento biologico costituisce la prima operazione mentre il trattamento meccanico successivo ha il compito di raffinare il prodotto organico stabilizzato rimuovendo ogni residuo estraneo agli usi finali, come plastica, carta, metalli, vetro, inerti. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 403 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Figura 4: schema di principio della configurazione a flusso unico e separato Nello schema a flusso unico, i processi ossidativi innescati dai microrganismi sono accompagnati da rilascio di calore che induce una forte perdita di umidità (dell’ordine del 7-15 %, in funzione dell’umidità iniziale) e di peso con conversione di parte della frazione biodegradabile in anidride carbonica. Nel materiale bioessiccato i processi fermentativi risultano inibiti, ma non si consegue la completa stabilizzazione del materiale a causa della ridotta durata del trattamento e della presenza di contaminanti inorganici (metalli, vetro, plastica ecc.). In uscita dallo stadio biologico il materiale bioessiccato può essere sottoposto ad una fase di raffinazione mediante operazioni meccaniche (triturazione, vagliatura ecc.) finalizzate alla rimozione di metalli ed inerti. Il materiale ottenuto con questo processo presenta buon potere calorifico e, qualora raffinato, risponde alle caratteristiche di un combustibile da rifiuto. E’ da rilevare che, rispetto a quello prodotto con le modalità del flusso separato, il CDR da bioessiccazione ingloba anche la frazione organica privata di gran parte dell’umidità. E’ quindi possibile conseguire maggiori rese percentuali (40- 50%) rispetto alla modalità tradizionale (25- 35%), a parità di quantitativi di RUR in ingresso. A valle dei trattamenti di raffinazione il CDR prodotto può essere ulteriormente elaborato per rispondere ai requisiti richiesti dall’utilizzatore finale. Il prodotto finale può presentarsi in forma sfusa, granulare, addensato in balle o compresso in pellets (cilindretti) o bricchette (parallelepipedi). Ciascuna di queste alternative richiede specifici trattamenti meccanici costituiti da: Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 404 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni • triturazione e vagliatura dimensionale (CDR sfuso); • pressatura e/o densificazione (CDR in balle); • compressione ed estrusione (CDR in pellets/bricchette). Il CDR di elevata qualità è un combustibile di buona qualità, arricchito rispetto alla formulazione ottenuta dai semplici RU, studiato per l’utilizzazione in co-combustione nelle Centrali Termoelettriche (CTE), a parziale sostituzione dei combustibili fossili tradizionali (quota in peso del CDR di elevata qualità del 10–20%). La scelta dei rapporti di massa, la tipologia delle materie prime impiegate e la forma fisica delle singole componenti del combustibile prodotto dall’impianto è tale da rendere possibile un’omogenea alimentazione al bruciatore della caldaia di utilizzazione, consentendo di evitare separazioni, sedimentazioni e compattamenti. Nei cementifici, alla luce delle sperimentazioni condotte sia all’estero che in Italia, è stata ipotizzata una quota media di sostituzione dei combustibili tradizionali dell’ordine del 20- 30%, espressa come apporto termico al processo. Tenuto conto dei livelli di fabbisogno energetico da combustibili fossili che si possono stimare in circa di 2 Mtep/anno (Mtep = milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, al quale viene assegnato un PCI di 41,9 MJ/Kg), la potenzialità di utilizzo di CDR risulta dell’ordine di 0,8-1,3 Mt/a nell’ipotesi, ottimistica, che tutti i cementifici sul territorio nazionale si dotino degli impianti e delle infrastrutture necessarie per la co-combustione. Ne consegue, in definitiva, una potenzialità massima di utilizzo del CDR pari a 1,5-2 Mt/a. A secondo dell’applicazione, possono cambiare i requisiti richiesti. Il processo di raffinazione viene spinto o meno in funzione del tipo di rifiuto in ingresso e dell’uso finale del combustibile da rifiuti. I processi di produzione del combustibile da rifiuti non sono ancora processi standardizzati. Trattamenti Biologici La digestione anaerobica La digestione anaerobica sta ottenendo, in particolare in questi ultimi anni, sempre maggiore attenzione tra le tecnologie per il trattamento dei rifiuti putrescibili incentivando molti progettisti a esaminare le possibili integrazioni dei due processi al fine di ottimizzarne i rispettivi pregi e minimizzarne gli svantaggi (produzione di energia e ridurre o eliminare l’emissione odorigeni). A livello internazionale, gli esperti che hanno contribuito alla redazione della BAT ritengono che la digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti urbani sia una tecnologia ormai divenuta, in ambito europeo, nota e affidabile. La digestione anaerobica è un processo biologico complesso per mezzo del quale, in assenza di ossigeno, la sostanza organica viene trasformata in biogas, costituito principalmente da metano e anidride carbonica. La percentuale di metano nel biogas varia Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 405 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni a secondo del tipo di sostanza organica digerita e delle condizioni di processo, da un minimo del 40% fino all’80% circa. Il vantaggio del processo è che l’energia biochimica contenuta nella sostanza organica, anziché venire liberata sotto forma di calore da allontanare dal sistema, si conserva grazie alla parziale conversione in metano ed è utilizzabile a scopo energetico. I principali vantaggi e svantaggi dei due processi (anaerobico ed aerobico) possono essere così sintetizzati: 1) la digestione anaerobica produce energia rinnovabile (biogas) a fronte del trattamento aerobico che consuma energia; 2) gli impianti anaerobici sono in grado di trattare tutte le tipologie di rifiuti organici, indipendentemente dalla loro umidità, a differenza del trattamento aerobico che richiede un certo tenore di sostanza secca nella miscela di partenza; 3) gli impianti anaerobici sono reattori chiusi e quindi non vi è rilascio di emissioni gassose maleodoranti in atmosfera, come può avvenire durante la prima fase termofila del trattamento aerobico; 4) nella digestione anaerobica si produce acqua di esubero che necessita di uno specifico trattamento, mentre nel pretrattamento aerobico le acque di percolazione possono essere ricircolate come agente umidificante sui cumuli in fase termofila; 5) gli impianti di digestione anaerobica richiedono investimenti iniziali maggiori rispetto a quelli di pretrattamento aerobico. 6) Il digestato, in uscita dalla digestione anaerobica, non è assimilabile al compost in quanto a possibili applicazioni in ragione del potenziale fitotossico ancora relativamente elevato (per la presenza di ammoniaca e la natura ancora relativamente fermentescibile della sostanza organica residua) e va dunque generalmente inteso e gestito come un fango da biostabilizzare aerobicamente (vedere produzione FOS). Nel processo di digestione anaerobica, schematizzato nella figura seguente, si possono distinguere 3 fasi: 1) fermentativo o di acidificazione; 2) acetogenica; 3) metanigena. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 406 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Figura 5: schema di principio della digestione anaerobica La digestione anaerobica può essere condotta in condizioni mesofile (circa 35°C) o termofile (circa 55°C); la scelta tra queste due condizioni determina in genere anche la durata (il tempo di residenza) del processo. Con la digestione anaerobica, si possono ottenere fino a 90 mc di metano per tonnellata di RSU. I vantaggi della digestione anaerobica sono legati alla produzione di biogas a fini energetici e alla minor produzione di fanghi da smaltire in discarica. Se, però, i trattamenti anaerobici e aerobici vengono applicati in serie ai rifiuti urbani, l’integrazione dei due processi può comportare dei notevoli vantaggi, in particolare: - si migliora nettamente il bilancio energetico dell’impianto, in quanto nella fase anaerobica si ha in genere la produzione di un surplus di energia rispetto al fabbisogno dell’intero impianto; - si possono controllare meglio e con costi minori i problemi olfattivi; le fasi maggiormente odorigene sono gestite in reattore chiuso e le “arie esauste” sono rappresentate dal biogas (utilizzato e non immesso in atmosfera). Il digestato è già un materiale semi-stabilizzato e, quindi, il controllo degli impatti olfattivi durante il post-compostaggio aerobico risulta più agevole; - si ha un minor impegno di superficie a parità di rifiuto trattato, pur tenendo conto delle superfici necessarie per il post-compostaggio aerobico, grazie alla maggior compattezza dell’impiantistica anaerobica; - si riduce l’emissione di CO2 in atmosfera da un minimo del 25% sino al 67% (nel caso di completo utilizzo dell’energia termica prodotta in cogenerazione). E’ importante, infatti, sottolineare come la digestione anaerobica e il trattamento aerobico non siano in realtà tecnologie in contrapposizione, ma anzi, perfettamente integrabili, secondo un processo di trattamento complessivo che prevede dapprima la degradazione della frazione putrescibile con recupero del biogas (e quindi di energia), e successivamente, la stabilizzazione aerobica del materiale residuo al fine di ottenere un prodotto finale adatto all’uso agricolo (compost). La produzione specifica di biogas è un parametro molto importante e che viene generalmente assunto quale indice di confronto tra differenti tipologie di processo. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 407 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Il rendimento in biogas e quindi energetico del processo è molto variabile e dipende dalla biodegradabilità del substrato trattato. Relativamente al trattamento della frazione organica dei rifiuti urbani derivante da raccolta differenziata e/o alla fonte, in letteratura si riportano valori di conversione in biogas compresi tra un minimo di 0,40-0,50 m3/kgSV alimentati, per la digestione in mesofilia, e un massimo di 0,60-0,85 m3/kgSV alimentati, per la digestione in termofilia. In genere durante la digestione anaerobica si ottiene una riduzione di almeno il 50% dei Solidi Volatili (SV) alimentati. Il digestato rappresenta, in questo caso, normalmente il 30% in peso del materiale trattato. La gestione delle acque reflue, nel caso della digestione anaerobica, da luogo ad un flusso netto dall’impianto in eccesso rispetto alle capacità di riassorbimento da parte del processo stesso. La localizzazione dell’impianto di pretrattamento dei RU residui e, eventualmente, anche dell’impianto di trattamento della frazione organica da RD, deve quindi tenere in debita considerazione tale aspetto. Oltre al biogas e agli scarti di processo, l’output principale dei processi di digestione anaerobica da rifiuto tal quale è un materiale semitrasformato palabile o pompabile rappresentato dal residuo della biomassa digerita – chiamato anche digestato - per il quale risulta molto problematico lo smaltimento in discarica. Si renderebbe quindi necessaria, come già sottolineato, la combinazione con una successiva fase di biostabilizzazione aerobica del digestato tramite insufflazione d’aria in un'altra sezione chiusa dell’impianto e la miscelazione del fango con materiali ligneo cellulosici. Il trattamento a flusso unico tramite digestione anaerobica e successiva biostabilizzazione permette di ottenere la conversione in biogas del carbonio organico per una quota corrisponde al 15-20 % del rifiuto sottoposto a digestione anaerobica, di ottenere la parziale evaporazione della frazione umida (pari al 15-20 % in peso) e una quota di metalli e di inerti (circa il 5-10 %). Il materiale biostabilizzato da smaltire in discarica sarebbe quindi pari al 50-60 % in peso. Da punto di vista reattoristico la realizzazione di un impianto aneorobico è molto semplice, basti pensare che il più grosso reattore a biogas realizzato a celo aperto è proprio una discarica. In generale rispetto alla modalità di alimentazione al reattore, il trattamento può essere continuo o discontinuo. Il primo è più diffuso perché assicura un maggiore controllo degli odori e in tal caso si utilizza un reattore che in funzione del tipo di miscelazione, può essere: • continuo ad agitazione (“continuous stirred tank reactor”, CSTR); • a flusso a pistone (“plug-flow reactor”) se la sospensione viene spinta lungo l’asse longitudinale attraverso fasi di processo via via diverse. Nel caso di processo discontinuo il tipo di reattore adottato è quello ad agitazione. Dal punto di vista generale il processo, nel caso in cui viene applicato a matrici organiche selezionate, può essere rappresentato così come riportato nella seguente figura. In questo caso il processo prevede un trattamento di tipo biologico che può consistere alternativamente in un singolo stadio di sola digestione anaerobica o meglio in un doppio stadio così articolato: Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 408 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni • un trattamento di digestione anaerobica finalizzato alla produzione di biogas; • un trattamento secondario di digestione aerobica applicato al digestato e ad altre eventuali matrici organiche, per la produzione di compost o di un biostabilizzato. Come è oramai consolidato il processo in questi casi sono preceduti da un trattamento meccanico che consiste in operazioni di riduzione della pezzatura e successiva vagliatura, nonché da un’eventuale miscelazione allo scopo di adattare l’alimentazione alle condizioni ottimali del processo biologico di digestione in assenza di ossigeno. Successivamente si realizza il processo anaerobico (a temperatura ambiente o a ca 55°C), successivamente il digestato subisce il processo di stabilizzazione ossidativo seguito da un processo di raffinazione. Figura 6: schema di principio della digestione anaerobica con produzione biogas Trattamenti aerobici (compostaggio, biostabilizzazione aerobica) Compostaggio Il compostaggio, come la biostabilizzazione, è un trattamento di digestione aerobica, operato in questo caso su matrici organiche selezionate da RD, non contaminate all’origine da sostanze tossiche o che potrebbero causare danno alle colture agricole. Di fatto i materiali riciclabili ed utilizzabili in agricoltura come ammendanti devono avere delle caratteristiche merceologiche severe e previste in modo rigoroso dalla normativa vigente. Ciò è di estrema importanza in quanto la sicurezza e il tipo di materia organica ottenuta dalla raccolta differenziata è una garanzia sulla qualità e quindi sul potenziale riutilizzo in campo agricolo del compost che ne deriva. Diversamente, così come succede per l’organico del sottovaglio per le RUR il prodotto organico così essiccato e stabilizzato va a costituire il FOS. Da quanto precisato si può facilmente osservare che il compostaggio è facilmente realizzabile là dove vi sono rifiuti agricoli, e/ o rifiuti organici urbani ottenuti per raccolta differenziata costituiti in particolare da scarti alimentari, da materiale da giardini o aree verdi. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 409 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Fatta questa premessa, la digestione aerobica può aver luogo o in cumuli aerati attraverso un solo stadio naturale di ossidazione, o in un reattore chiuso che consente di ridurre i tempi di trattamento, al quale fa seguito uno stadio finale di maturazione in cumuli aerati. L’impianto può trattare direttamente un biodigestato ottenuto dal processo anerobico o opportunamente miscelato secondo rapporti adeguati, insieme o singolarmente, a matrici costituiti da scarti ligno-cellulosici (verde, ramaglie ecc.). I parametri da tenere sotto controllo nell’evoluzione del processo sono: • l’umidità; • la presenza di nutrienti (carbonio, azoto, fosforo); • il pH; • la temperatura ; • il grado di aerazione. La componente putrescibile è caratterizzata da maggiore tenore di umidità e di biodegradabilità rispetto a quella strutturante. Nel caso quindi di trattamento combinato a monte della digestione aerobica vera e propria viene previsto uno stadio di miscelazione, accompagnata da un’eventuale umidificazione con acqua (richiesta di norma nel caso di compostaggio del verde). Le due matrici in ingresso possono essere soggette a pretrattamenti meccanici. Sia la matrice putrescibile che il verde possono essere soggetti inoltre ad un trattamento di triturazione per aumentare la superficie specifica e favorire le reazioni biologiche in presenza di aria. Il trattamento meccanico è presente anche a valle dello stadio di maturazione, allo scopo di rimuovere ulteriormente i materiali estranei (film di plastica, inerti ecc.), non allontanati in fase di pretrattamento. Nella figura sottostante è riportato lo schema di principio di un impianto di compostaggio. Figura 7: schema di principio del compostaggio Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 410 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Biostabilizzazione aerobica La biostabilizzazione consiste nella produzione di frazione organica stabilizzata (FOS) a partire dalla frazione organica proveniente sia dalla frazione organica della raccolta differenziata, sia dalla frazione umida dei RUR ottenuta dalle frazioni sottovaglio. I trattamenti aerobici, come più volte accennato, sono essenziali per la biostabilizzazione delle sostanze organiche, il concetto base è che in una miscela organica essiccata (secca) non può avvenire nessun tipo di metabolismo biologico, per cui il materiale in questa fase non è biodegradabile e rimane stabile nel tempo. Tale processo risulta essenziale per rendere stabile qualsiasi sostanza organica rimuovendo completamente l’acqua, quindi anche nel caso di produzione di compostato ottenuto dalla frazione residua del processo anaerobico o di produzione di FOS a partire dalle frazioni organiche ROB contenute nella RUR . Al fine di realizzare una corretta gestione del processo di trasformazione del substrato, costituito dalla frazione putrescibile del rifiuto indifferenziato, è necessario modulare le reazioni biologiche attraverso il controllo di fattori fisico-chimici attinenti alle specifiche caratteristiche del substrato, quali: - concentrazione di ossigeno ed aerazione; - condizioni termometriche ottimali per tutte le diversi fasi del processo; - umidità, sufficiente a garantire lo svolgimento delle attività microbiche (l’assenza di umidità causerebbe l’arresto del processo biologico, mentre se l’umidità fosse maggiore del necessario, la presenza di acqua nei pori ostacolerebbe la circolazione di ossigeno); - gestione, controllo ed abbattimento dei potenziali impatti odorigeni delle fasi critiche. L’aerazione può essere naturale (per diffusione) o forzata, e rappresenta lo strumento principale di gestione del processo, senza la quale si svilupperebbe una anaerobiosi nella biomassa con probabile sviluppo di composti ridotti caratterizzati da odori aggressivi ed elevata fitotossicità. L’aria garantisce, infatti, l’aerobiosi del processo, nonché il drenaggio del calore sviluppato durante il processo, evitando il surriscaldamento della biomassa, e costituisce il vettore degli effluenti aeriformi potenzialmente odorigeni. Accanto alla corretta gestione dell’aerazione per il mantenimento di un ambiente ossidativi, è necessario garantire la movimentazione/rivoltamento della biomassa in funzione delle principali caratteristiche della stessa, quali altezza del cumulo, porosità e Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 411 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni fermentescibilità, assicurando il giusto grado di strutturazione necessario alla diffusione dell’aria. La scelta del metodo di trattamento aerobico dipende da una molteplicità di considerazioni di carattere tecnico, ambientale, infrastrutturale, economico e sociale. In particolare, la tipologia di matrici organiche da trattare rappresenta il fattore discriminante nell’adozione di un metodo piuttosto che di un altro. Nel panorama tecnologico, si riconoscono essenzialmente tre tipologie generali di metodi di trattamento: in cumuli periodicamente rivoltati, in cumuli statici aerati e in bioreattori (sistemi semiaperti e chiusi). Esiste, anche, il cosiddetto trattamento passivo. Il trattamento può consistere in un semplice ammasso della matrice organica putrescibile, la quale viene poi lasciata indisturbata per lunghi periodi di tempo (molti mesi), senza condizionamento alcuno delle reazioni di degradazione e trasformazione. Rientra in questa categoria il trattamento delle deiezioni animali presso la maggior parte delle aziende agricole. Oppure mediante una apposita compostiera vicinale a seconda della densità di produzione della fase organica. Il trattamento aerobico diventa più efficiente nel caso in cui si operi in cumuli statici aerati dove il sistema di aereazione avviene attraverso appositi sistemi di tubi diffusori, viene mantenuta l’ossigenazione del materiale sena la necessità di movimentazione. L’aerazione nei cumuli può essere passiva o forzata. Con il trattamento aerobico in bioreattori si indica la stabilizzazione della biomassa substrato in particolari strutture di contenimento, dove tecniche di movimentazione e di aerazione forzata della matrice sono variamente combinate. I "bioreattori" possono essere contenitori chiusi o semplici vasche aperte. La maggior parte di questi apparati assolve solo ad una prima parziale omogeneizzazione e trasformazione delle matrici organiche. La stabilizzazione aerobica finale vera e propria del materiale in uscita dai reattori avviene, di solito, attraverso uno dei numerosi sistemi in cumulo. Da un punto di vista delle applicazioni Industriali di tali tecnologiche si usano reattori che realizzano il processo in modo più intensivo, i più diffusi sono: • Cilindri rotanti/biotamburi: Si tratta di grandi cilindri disposti orizzontalmente e sistemati su speciali ingranaggi che ne consentono un lento movimento rotatorio. Il substrato viene alimentato attraverso una tramoggia sistemata ad una estremità del cilindro che, a seguito del movimento rotatorio, viene miscelata e spinta attraverso tutta la lunghezza del cilindro, per poi venir scaricata all'estremità opposta a quella di carico. All'interno, il cilindro può essere completamente aperto oppure diviso in due o tre compartimenti, separati da porte di trasferimento manovrabili. L'aria è alimentata dalla estremità di scarico della matrice e si muove, nel cilindro, in direzione opposta rispetto all'avanzamento del substrato. Nel cilindro si raggiungono temperature > 55 °C che contribuiscono ad una drastica disattivazione degli eventuali microorganismi patogeni. I processi di decomposizione iniziano rapidamente, preparando il substrato alla stabilizzazione successiva, fuori del Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 412 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni reattore ove avviene la quasi totalità del processo. La velocità di rotazione e il grado di inclinazione dell'asse del cilindro determinano il tempo di ritenzione del materiale caricato. • Silos: Sono reattori cilindrici, verticali, solitamente chiusi. Le più moderne tecnologie prevedono la rimozione giornaliera dal fondo del reattore della porzione di substrato parzialmente stabilizzata attraverso uno speciale apparato estrattore, mentre nuova matrice fresca viene alimentata dall'alto. L'aerazione attraverso tutto il profilo del materiale è attuata per mezzo di un sistema di diffusori posti al fondo del silo. L'aria esausta viene raccolta all’estremità del silo e convogliata in un filtro per l'abbattimento degli odori. Dopo la rimozione dal silo, la matrice viene avviata alla fase di completa stabilizzazione in cumulo ovvero in un secondo silo, anch'esso aerato. La tecnologia a silo è poco diffusa in Italia. Questi sistemi – in particolare, quelli monostadio - tendono a presentare un limite operativo nei frequenti ed attendibili compattamenti della massa e nelle difficoltà di diffusione dell'ossigeno all'interno della intera massa contenuta, laddove le altezze della biomassa ammassata nel singolo stadio tendono a superare i 4 metri. • Biocelle e i biocontainers: Sono reattori chiusi a sviluppo orizzontale, tipicamente statici (alcuni tipi prevedono sistemi di movimentazione interna) e con aerazione forzata. La biomassa viene disposta in letti dell'altezza massima di circa 2-3 metri, altezza che tende a prevenire il compattamento e favorisce la diffusione dell'aria all'interno. A livello terminologico si distingue generalmente tra biocontainer (nel caso di strutture in carpenteria metallica) e biocelle (nel caso di strutture in calcestruzzo). I tratti comuni dei due sistemi sono l’adozione della aerazione forzata e la canalizzazione delle arie esauste verso sistemi di trattamento. Trattamenti di tipo termochimico I trattamenti di tipo termochimico sfruttano l’azione del calore (ottenuto tramite la combustione del rifiuto stesso o tramite una sorgente esterna di energia) per far avvenire reazioni di tipo chimico in grado di trasformare la frazione organica dei rifiuti (solidi, nel caso dei RU) in composti più semplici, per lo più di tipo gassoso. I trattamenti di tipo termochimico sono tutti riconducibili all’applicazione (anche combinata) di tre distinti processi individuabili come: • combustione; • pirolisi; • gassificazione. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 413 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Combustione La combustione diretta dei rifiuti è un processo di ossidazione delle sostanze combustibili presenti nei rifiuti (del tutto simile a quello che avviene nella combustione di combustibili fossili per la produzione di energia), il cui scopo principale è quello di convertire composti ossidabili come qualsiasi sostanza organica putrescibili presente nei RU in composti gassosi (acqua, anidride carbonica) ed in residui solidi praticamente inerti (scorie o ceneri pesanti). Esso è dunque una tecnica di smaltimento di rifiuti finalizzata all’ossidazione della frazione combustibile, con conseguenti notevoli riduzioni in massa e volume. D’altra parte, però, dalla combustione, è anche possibile ottenere un recupero energetico (sotto forma di energia elettrica e/o termica) del calore contenuto nei fumi della combustione stessa. Di seguito, vengono presi in esame i mezzi tecnologici solitamente impiegati negli impianti di termotrattamento. Il forno a griglia rappresenta la soluzione più consolidata nel campo della termodistruzione dei RSU. Questo tipo di forno è costituito da una camera in refrattario alla base della quale vi è la zona di combustione formata da griglie a gradini. Il rifiuto viene introdotto tramite tramoggia nella parte più alta della griglia stessa dalla quale un sistema a “spintone” lo avvia verso i gradini inferiori. L’aria di combustione viene immessa sia nel sottogriglia e sia nella camera di combustione stessa. Il rifiuto generalmente viene introdotto nella camera di combustione senza seguire pretrattamenti (quali l’omogeneizzazione). All’aumentare della temperatura del forno i processi di pirolisi e gassificazione del rifiuto portano alla frammentazione della sostanza organica ed al suo trasferimento in fase gassosa. La reazione prevalente nella camera di combustione risulta, comunque, essere l’ossidazione della materia organica. La tecnologia connessa con tali forni prevede la distinzione tra griglie fisse, caratterizzate da una potenzialità piuttosto bassa, e griglie mobili di più larga applicazione. Gli impianti a griglia mobile sono gli impianti più utilizzati in Europa per il trattamento termico dei rifiuti urbani e speciali. Le ragioni di questo successo sono da ricercare nel fatto che garantisce una elevata affidabilità del sistema, un discreto livello di recupero energetico, la relativa facilità di conduzione e la possibilità di trattare senza particolari problemi anche il rifiuto tal quale. Per contro tale impianto evidenzia una serie di problematiche, la prima delle quali è rappresentata dalla scarsa miscelazione tra l’aria comburente e lo strato di rifiuti combustibili posizionato sulla griglia mobile. Ovviamente questi fenomeni sono accentuati nel caso di alimentazione con rifiuti tal quale. L'effetto di questa non perfetta combustione si ripercuote sulla necessità di operare con un elevato eccesso d'aria, rispetto alla quantità necessaria (circa il 100-120% in più rispetto al quantitativo necessario a livello stechiometrico) per cercare di aumentare la superficie di scambio aria comburente-combustibile. Bisogna così sovradimensionare la sezione di postcombustione per trattare gli incombusti gassosi. Si ottengono inoltre delle ceneri di bassa qualità (cioè ancora relativamente ricche di carbonio organico incombusto cioè completamente mineralizzato). Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 414 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Altro punto critico è il fatto di avere delle parti meccaniche mobili sottoposte ad alta temperatura (le griglie appunto). Queste parti sono sottoposte ad alta usura e sono soggette a fondersi nel caso localmente si abbiano dei valori elevati di temperatura (con emissioni incontrollate in atmosfera). Questo sistema non è quindi idoneo per rifiuti a elevato PCI (> 3000 kcal/kg), non si adatta a rifiuti polverulenti, pastosi, melme, liquidi e presenta una sostenibilità economica ristretta a taglie di impianto medio-alte. Va infine considerato che questa tecnologia necessita ormai di una soglia minima di potenzialità che possa rendere l’investimento sostenibile economicamente. Tale soglia si aggira attualmente attorno alle 250.000-300.000 tonnellate annue di RU. Le tendenze evolutive dei forni a griglia mobile si rivolgono a tecnologie che offrano la possibilità di trattare rifiuti con alto potere calorifico e la riduzione delle ceneri prodotte. Va infatti considerato che, con l’aumento dei livelli di raccolta differenziata (ed in particolare della frazione organica e del vetro), il potere calorifico dei RU è aumentato considerevolmente e questo cambiamento ha indotto i costruttori di impianti di incenerimento ad introdurre sul mercato le griglie raffreddate ad acqua. Questa innovazione, che permette l'impiego del forno a griglia anche per la combustione di rifiuti con poteri calorifici massimi dell’ordine dei 3.000 kcal/kg, consente di evitare le conseguenze dell'elevato calore di combustione, che sono il surriscaldamento della griglia stessa e la fusione delle scorie. Un’altra tipologia di forni è quella a letto fluido, in cui la camera di combustione è costituita da un letto di materiale granulare inerte che durante l'esercizio è mantenuto a temperature comprese fra i 750 e gli 850 °C. I tempi di permanenza relativamente lunghi, l'uniformità della temperatura nella massa in agitazione e la possibilità di integrare il letto con materiali assorbenti (calce e carbonati per i gas acidi), consentono una ottimizzazione della combustione e una riduzione delle emissioni di macro e microinquinanti. L’impiego dei forni a letto fluido, per la necessità di essere alimentati con materiali a elevata omogeneità, è consigliato soprattutto per il trattamento di rifiuti preselezionati (frazione combustibile dei rifiuti) e di rifiuti che presentano all’origine una certa uniformità nelle caratteristiche compositive. Rispetto ad un inceneritore a griglia il trattamento fumi degli impianti a letto fluido può essere semplificato in particolare per quanto riguarda la sezione di denitrificazione. La camera di combustione è a forma di tino, cioè di forma cilindrica, verticale; l’ingresso del rifiuto avviene nella parte bassa, sopra gli ugelli di distribuzione dell’aria comburente, che mantengono in sospensione il combustibile. Il gas esce dalla parte superiore e la temperatura del letto viene controllata asportando calore, in genere mediante produzione di vapore con fasci tubieri disposti attorno al forno. Si possono distinguere due categorie di forni a letto fluido, in base alla quantità di particelle solide trascinate dal flusso di gas: - forni a letto bollente: la velocità del gas uscente dal letto è relativamente bassa [1÷1.5 m/sec]. Nella parte alta del forno può essere presente un bruciatore ausiliario; - forni a letto ricircolante: la velocità dei gas uscenti è elevata [4÷8m/sec]. I gas in questo caso trascinano notevoli quantità di solidi: il gas viene quindi fatto passare in un ciclone, e le particelle più pesanti sono reintrodotte nel forno. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 415 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni I letti fluidi possono essere suddivisi anche in base alle pressioni di esercizio per le quali sono realizzati: - a pressione atmosferica; - in pressione (10÷18 bar). La tecnologia del forno a letto fluido, è largamente applicata per impianti che inceneriscono fanghi, combustibile da rifiuto, frazione secca di rifiuti urbani o rifiuti urbani che residuino da modalità di raccolta differenziata spinta a elevate percentuali preliminarmente vagliati e triturati. La combustione di frazione secca o combustibile da rifiuto in impianti a letto fluido (bollente o circolante) viene quindi ormai considerata una tecnologia matura e ben collaudata anche se non presenta lo stesso numero di realizzazione degli inceneritore a griglia mobile. Le ragioni di questa minore diffusione sono da ricercarsi nel fatto che si tratta di una tecnologia sviluppata più recentemente (negli ultimi venti-venticinque anni) e che non risulta adatta a trattare i rifiuti tal quali, ma necessita di un impianto di preparazione a monte che garantisca la granulometria costante del rifiuto in alimentazione e richiede una gestione più accurata. Il buon scambio termico consente di operare con valori di eccesso d'aria minori rispetto ad un forno a griglia per cui si avrà circa il 30-50% di riduzione della portata di fumi al camino. La qualità delle ceneri è, quindi, più elevata, sostanzialmente prive di carbonio organico e mediamente la resa energetica è superiore di 1 – 2 punti percentuali rispetto al griglia mobile. Il difetto principale di tale tecnologia è la formazione di blocchi di agglomerati costituiti dalla sabbia del letto fluido e dal rifiuto che tendono a intasare il sistema di evacuazione delle ceneri e della sabbia. Si preferiscono a tal motivo i forni a letto fluido bollente. Ciò in ogni caso comporta la necessità di periodiche fermate per pulire il fondo del reattore e per sostituire la sabbia, parte integrante del letto fluido. Accanto ai forni a griglia e a letto fluido, possiamo annoverare il forno a tamburo rotante, in cui la combustione dei rifiuti avviene all’interno di un cilindro rotante, le cui pareti sono rivestite da materiale refrattario. Sui rifiuti solidi urbani può fornire prestazioni inferiori a quelle dei sistemi a griglia mobile, per via di una minore efficacia del contatto tra il rifiuto ed il comburente. Questo trattamento viene utilizzato di norma per l’incenerimento dei rifiuti industriali Pirolisi Il processo di pirolisi consiste in una decomposizione chimica e fisica delle materia organica per azione del calore a temperature comprese tra 400 ° e 900 °C in assenza di ossigeno o di altri ossidanti. A differenza della combustione, la pirolisi dà luogo ad una reazione endotermica e necessita, quindi, di calore fornito dall’esterno per poter distillare tutte le componenti volatili presenti nella materia organica. I principali prodotti che si ottengono sono una frazione gassosa, costituita da H2, CH4, CO e CO2; una frazione liquida contenente catrame ed acqua con sostanze disciolte (acido acetico, acetone, Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 416 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni metanolo ecc.); un residuo solido costituito da una sostanza carboniosa contenente tutti i materiali inerti presenti nel rifiuto di partenza. Tutte le sostanze ottenute hanno caratteristiche combustibili e quindi impiegabili per un recupero energetico. Il processo di pirolisi viene descritto nella parte successiva insieme a quello di gassificazione. Gassificazione La gassificazione è un processo termochimico che si svolge in atmosfera carente di O2 che consente un’ossidazione parziale del rifiuto solido, che viene trasformato in un gas combustibile, composto per lo più da CO e H2. Il processo endotermico si autosostiene grazie al calore generato dalle reazioni esotermiche che avvengono in difetto di ossigeno. Il gas di sintesi ottenuto viene depurato e utilizzato per fini energetici. Il risultato di questa operazione è la trasformazione della sostanza solida combustibile di partenza in un gas combustibile di sintesi in cui viene trasferita la maggior parte del contenuto energetico iniziale. Il processo, applicato a rifiuti solidi contenenti carbonio, può prevedere una prima fase di pirolisi (in assenza di comburente) con la quale la sostanza solida viene trasformata in char (idrocarburi solidi), ceneri, olio di pirolisi e gas di sintesi per azione termica, e successivamente una fase di gassificazione che permette la rottura dei legami C-C e C-H presenti nelle molecole che costituiscono la fase organica che porta, in presenza anche di piccole quantità di O2 all’ulteriore formazione di gas di sintesi mediante reazioni di ossidazione parziale. Tali processi si dimostrano vantaggiosi con alimentazioni di rifiuto ad alto contenuto di carbonio. Il gas di sintesi prodotto, chiamato syngas, è composto principalmente da idrogeno (circa 50 %) e monossido di carbonio (circa 30 %), anidride carbonica e metano. Il syngas può essere utilizzato sia per la produzione diretta di energia nello stesso sito di produzione sia come materia prima per l’industria di processo. I processi di pirolisi possono avvenire anche a basse temperature (circa 400 °C), mentre la gassificazione in unico stadio o come fase successiva (nel tempo o nello spazio) della pirolisi utilizza temperature più elevate. All’aumentare della temperatura di processo diminuisce la percentuale tra fase liquida/solida dei prodotti; all’aumentare della quantità di comburente diminuisce la quantità della fase solida e varia la composizione sia della fase solida sia del syngas. Nel processo di gassificazione in unico stadio per garantire l’apporto energetico necessario a raggiungere e mantenere le temperature di processo (dai 1500 ai 2000 °C) utili alla formazione di solo syngas, scorie e ceneri, viene attuata una combustione controllata mediante l’aggiunta di carbon-coke o equivalente. Per aumentare la qualità del syngas prodotto (in termini di potere calorifico) si può invece utilizzare aria arricchita o ossigeno come comburente. Le fasi principali di un processo di pirolisi / gassificazione con recupero energetico in situ applicato ai rifiuti solidi possono pertanto essere cosi distinte: Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 417 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 1) eventuale preparazione del combustibile mediante pretrattamento (separazione di vetro e metalli); 2) gassificazione con produzione syngas; 3) depurazione del syngas (di solito mediante scrubbing); 4) utilizzo del syngas per la produzione di energia elettrica (mediante motori a combustione interna, cicli combinati, celle a combustibile previa ulteriore depurazione). I processi di pirolisi/gassificazione possono essere realizzati in reattori a tino o tubolari a letto fisso o mobile, e in reattori a letto fluido sia a bassa sia ad alta pressione. La modularità è elevata e le taglie ottimali dei reattori sono leggermente inferiori a quelle utilizzate per il termotrattamento in letti fluidizzati e notevolmente minori di quelle degli inceneritori a griglia. La maggior parte delle tecnologie attualmente proposte per la termovalorizzazione dei rifiuti solidi mediante tali processi utilizzano una combinazione di pirolisi e gassificazione ad alta temperatura e prevedono l’utilizzo in situ del syngas prodotto mediante combustione. Gli impianti di gassificazione e successivo recupero energetico a fusione diretta prevedono sostanzialmente una combustione a due stadi: nel primo stadio il rifiuto è alimentato dall'alto in un forno a tino (spesso miscelato con reagenti quali il carbone di legna o coke e calcare). In questa fase si ha la gassificazione del rifiuto utilizzando ossigeno puro o aria arricchita di ossigeno in dosi sub-stechiometriche quale agente gassificante. La temperatura nel crogiuolo del reattore è superiore ai 1500°C. A questa temperatura si ha la fusione diretta e completa del rifiuto che può essere periodicamente colato e granulato in analogia con la tecnologia dell'altoforno. Il prodotto ottenuto è costituito da ossidi metallici inerti vetrificati non lisciviabili. Queste scorie possono essere utilizzate in edilizia e/o abbancate in discarica per inerti. Il syngas prodotto nel reattore è completamente ossidato nel post-combustore senza preventiva depurazione. Trattandosi di una combustione aria comburente-gas si può ritenere che si eviti la formazione di incombusti. La composizione dei fumi in uscita è pertanto sostanzialmente simile a quella di un impianto di combustione tradizionale. L'eccesso d'aria totale con cui opera tale sistema, come somma dell'aria substechiometrica insufflata nel gassificatore e dell'aria inviata nel post-combustore è inferiore a quello del forno a griglia per cui anche la quantità di fumi al camino risulta essere inferiore, nonostante la necessità di fornire l'aria comburente per la combustione del carbone di legna o del coke. I processi di pirolisi/gassificazione, pur potendo trattare anche i rifiuti tal quali, garantiscono buone prestazioni su rifiuti omogenei per cui, nel caso di trattamento di rifiuti solidi urbani si rendono opportune azioni di pretrattamento. Il principale vantaggio di queste tecnologie è la riduzione dell’impatto ambientale legato al conferimento dei rifiuti in discarica perché i residui possono essere riutilizzati in quanto non pericolosi e potenzialmente commerciabili e, nel caso dei forni a fusione diretta, si raggiunge un significativo tasso di riduzione del volume rispetto ai volumi in ingresso e una produzione di syngas elevata, poiché il fumo in controcorrente garantisce un efficace scambio di massa all’interno della fornace. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 418 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Tali processi applicati ai RUR/combustibile da rifiuto possono essere classificati come processi di pirolisi/gassificazione (spesso in combinazione fra di loro) nei quali l’energia necessaria viene trasferita ai rifiuti attraverso un gas ionizzato (“plasma”) ottenuto tramite la somministrazione di una scarica elettrica. Sebbene percepita come una forma innovativa di trattamento ad alto contenuto tecnologico e promossa soprattutto a livello politico in molte realtà si tratta di una tecnica consolidata da decenni per applicazioni industriali di nicchia (es.: deposizione di rivestimenti su materiali metallici o vetrosi). Nel campo del trattamento dei rifiuti il suo impiego è stato sinora ristretto alla trasformazione, ad elevate temperature, di rifiuti particolari, quali quelli altamente pericolosi o radioattivi, in residui “inerti”, previa loro fusione. Ad oggi impianti di questo tipo sono anche usati per il processo di inertizzazione dei materiali che contengono fibre di amianto. Allo stato attuale il processo condotto a così alte temperature può essere ritenuto una tecnologia valida ma non ancora completamente matura per l’applicazione industriale ai rifiuti di origine urbana. Tuttavia ad oggi, occorre rilevare che al termine “gassificazione” può essere attribuito un significato piuttosto ampio, comprendente, in senso lato, qualsiasi trattamento termico innovativo di materiali solidi di scarto, finalizzato alla produzione di un gas derivato (“syngas”) da impiegare principalmente come combustibile per la produzione di energia. In tale accezione essa include il processo combinato di pirolisi seguito dal processo di gassificazione condotto ad alta temperatura al fine di garantire la completa termodecomposizione delle molecole organiche ed ottenere un gas di sintesi di elevata qualità. L’interesse nei confronti di queste tecniche innovative di trattamento termico è determinato essenzialmente dalle potenzialità che esse offrono in termini di incremento del rendimento di recupero del contenuto energetico dei rifiuti, di riduzione delle portate di effluenti gassosi da sottoporre a trattamenti depurativi, di miglioramento delle emissioni e delle caratteristiche d’inertizzazione dei residui solidi. A questi potenziali vantaggi fanno riscontro alcuni aspetti, principalmente di carattere tecnico-economico, che ne hanno frenato ad oggi la loro applicazione su vasta scala, quali i problemi di natura tecnica tuttora irrisolti (scale-up degli impianti alla scala industriale, tecniche e sistemi di pretrattamento ed alimentazione dei rifiuti, di depurazione spinta del syngas grezzo, di conversione dello stesso in energia elettrica tramite soluzioni impiantistiche ad elevata efficienza), le incertezze di tipo economico legate alla definizione dei costi di trattamento (a causa della limitata esperienza acquisita nell’esercizio di impianti industriali). Occorre infine rilevare che con il termine incenerimento viene di norma identificata la combustione diretta dei rifiuti anche se, in accordo a quanto enunciato all’art. 3 della direttiva 2000/76/CE (ripresa a livello nazionale dal DLgs 133/2005) in tale accezione sono inclusi anche “…altri procedimenti di trattamento termico quali, ad esempio, la pirolisi. E’ da sottolineare come i tre processi (combustione, pirolisi, gassificazione) siano omnicomprensivi di tutte le tecnologie di trattamento termico dei rifiuti che possono essere sempre ricondotte ad uno o ad una combinazione dei suddetti processi. Anche altre Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 419 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni tecnologie, caratterizzate spesso da nomi fantasiosi, possono essere sempre ricondotte ad uno o più dei suddetti processi. Tra questi la più nota è sicuramente la “dissociazione molecolare” che ha individuato in passato una combustione ad alta temperatura con ossigeno puro e, più recentemente, un processo discontinuo di gassificazione con aria. In altre parole anche gli impianti basati su processi termici operanti in condizioni parzialmente ossidative (gassificazione) o in atmosfera inerte (pirolisi), qualora i prodotti risultanti dal trattamento (principalmente il gas derivato o “syngas” e, in misura minore le frazioni liquide o“tar” e solide o “char” combustibili) siano combusti “tal quali”, senza alcun trattamento preventivo, all’interno dello stesso impianto sono, dal punto di vista normativo equiparate alla combustione diretta dei rifiuti. Il recupero energetico Nel caso della combustione diretta la produzione di energia elettrica può essere realizzata unicamente attraverso l’adozione di un ciclo termico che prevede la produzione di vapore surriscaldato che tramite la sua espansione in una turbina trascina un generatore. Ai fini del trattamento i RUR si possono individuare due possibili strade: • avvio dei rifiuti direttamente alla valorizzazione energetica senza alcun pretrattamento, fatta eccezione per la rimozione dei cosiddetti “rifiuti ingombranti” (mobilio, apparecchiature elettriche/elettroniche, elettrodomestici ecc.); • avvio dei rifiuti ad un impianto di pretrattamento dove attraverso una serie di operazioni di trattamento di tipo TMB è possibile ottenere la “frazione secca” o il combustibile da rifiuto, caratterizzato da una migliore omogeneità e da un ridotto contenuto di umidità, oltre che da un minore contenuto di inquinanti. La soluzione di cui al punto a) pare più opportuna per i grossi centri urbani (elevata produzione di rifiuti) mentre l’alternativa b) potrebbe trovare applicazione in contesti caratterizzati da ridotte produzioni di rifiuti diffuse sul territorio, che possono rendere antieconomico la realizzazione di termovalorizzatori di piccole dimensioni. Il combustibile prodotto dai rifiuti dovrebbe trovare in tal caso impiego preferibilmente come combustibile alternativo in impianti industriali esistenti. Per quanto riguarda la gassificazione, (intesa nell’accezione più ampia che include anche la pirolisi ed i processi combinati), anche se non esiste una definizione “codificata”, occorre distinguere due diverse modalità di sfruttamento energetico del syngas che prevedono rispettivamente: • la combustione diretta del gas così come prodotto oppure dopo trattamenti grossolani, in sistemi convenzionali di combustione (es.: generatore di vapore) basati sull’impiego di un ciclo termico per la produzione di energia elettrica, del tutto simile a quello adottato nel caso di combustione diretta dei rifiuti (convenzionalmente definibile come gassificazione di tipo “termico” e rappresentato in figura sottostante) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 420 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Figura 8: schema di principio della combustione diretta con recupero energetico • l’utilizzo del gas di sintesi in installazioni non costituite da centrali termiche convenzionali, ma bensì di trasformazione diretta ad elevata efficienza (motori alternativi, turbine a gas, cicli combinati), previa depurazione spinta (identificabile come gassificazione di tipo “elettrico” e riportato nella figura sottostante) Figura 9: schema di principio della gassificazione di “tipo elettrico” Legenda: EE = produzione di energia elettrica; ET = produzione di energia termica tramite scambiatori di calore; ME = motore endotermico; TG = turbina a gas; IGCC = ciclo combinato) Nella gassificazione di tipo “termico” il gas grezzo prodotto viene combusto senza prevedere trattamenti preventivi di depurazione tesi all’eliminazione delle polveri trascinate, del TAR (idrocarburi a lunga catena) e degli altri inquinanti presenti (HCl, H2S, SO2 ecc.), in modo da produrre energia elettrica tramite un ciclo termico a vapore. I fumi esausti debbono, ovviamente, essere trattati a valle della combustione, come avviene in un tradizionale impianto di combustione diretta dei rifiuti, dalla quale questa soluzione non differisce sostanzialmente. La differenziazione diviene pressoché formale in alcuni casi nei quali non è possibile separare fisicamente la fase di pirolisi/gassificazione da quella di combustione finale del gas derivato, per cui il trattamento viene a configurarsi come un incenerimento in due stadi e come tale, giustamente, sottoposto a tutte le prescrizioni e le normative ad esso applicabili. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 421 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Nella gassificazione di tipo “elettrico”, invece, risultano ben distinte le due fasi della “produzione del gas derivato” e del suo successivo “impiego in turbina o motore endotermico” per la produzione di energia elettrica, previo un trattamento spinto di depurazione. La produzione di un vero e proprio combustibile gassoso destinato ad essere impiegato in una turbina consente l’adozione di cicli combinati turbina a gas/turbina a vapore, soluzione che offre la possibilità di incrementare notevolmente il rendimento di conversione in energia elettrica, con conseguenti benefici di carattere economico ed ambientale. Tuttavia, allo stato attuale, la quasi totalità degli impianti attualmente operativi (salvo rare eccezioni, come si vedrà meglio in seguito) adotta la soluzione di tipo “termico” principalmente a causa delle difficoltà di carattere tecnico-gestionale, che implicano risvolti negativi sul piano economico, connesse con la depurazione spinta del syngas, dalla quale non è possibile prescindere nel caso dell’alternativa di tipo “elettrico”. In pratica tale tecnica non differisce sostanzialmente da quanto avviene in una camera di combustione nella quale ad una prima fase di condizioni substechiometriche segue un secondo stadio di combustione con eccesso di ossigeno, ottenuto tramite l’iniezione di aria secondaria. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 422 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI E DELLE BONIFICHE SEZIONE RIFIUTI URBANI ALLEGATO 2 INTERVENTI FINANZIATI DALLA REGIONE LIGURIA 1997-2013 Marzo 2015 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 423 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Indice Premessa ...................................................................................................................................................... 425 ELENCO FINANZIAMENTI DAL 1997 AL 2013 .......................................................................................... 427 PROVINCIA DI GENOVA ......................................................................................................................... 427 PROVINCIA DI IMPERIA ........................................................................................................................... 433 PROVINCIA DI LA SPEZIA........................................................................................................................ 437 PROVINCIA DI SAVONA .......................................................................................................................... 442 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 424 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Premessa Il Piano di gestione dei rifiuti, previsto dall’art.23 del d.lgs.22/97, ed approvato dalla Regione Liguria il 29.2.2000, prendeva in considerazione l’intero ciclo gestionale dei rifiuti, dalla produzione al recupero, individuando, per ciascuna delle singole fasi, problematiche ed ipotesi di soluzione. Una parte rilevante del documento è stata dedicata all'organizzazione della raccolta differenziata, prevedendo, da un lato, il completamento del programma di interventi già definito nel Piano regionale per la raccolta differenziata del 1997 e dall’altro individuando strategie innovative nell’ottica del perseguimento degli obiettivi fissati dal d.lgs.22/97. Il perno del sistema organizzativo, costituito dai centri di conferimento, impianti comprensoriali costituenti il nodo di collegamento tra i produttori di rifiuti e i gestori del recupero o smaltimento, aperti all'utenza privata per il conferimento controllato dei materiali riciclabili, ha indirizzato l’attività di programmazione di infrastrutture sul territorio che ha acquisito una rilevanza sempre crescente, fino a diventare uno dei principali filoni della struttura. Al fine di dare concreta attuazione alle previsioni dei piani, si sono utilizzati diversi canali di finanziamento: • i fondi comunitari per realizzare interventi di rilievo fra quelli previsti nei piani stessi per la definizione del futuro assetto del sistema gestionale; • il programma regionale di interventi dedicato principalmente alla realizzazione di interventi di dimensioni ridotte (attrezzature, isole ecologiche) ed all'attuazione di progetti pilota per ottimizzare la gestione dei rifiuti; Tramite gli interventi contenuti nella misura 5.4 di Obiettivo 2 e dell’Obiettivo 5B (anni 1994-1999) sono stati finanziati interventi per circa 9,8 milioni di euro tra cui cinque centri fissi di conferimento (a Casarza L. in Provincia di Genova, ad Albenga, La Spezia, Imperia e Genova) due impianti di compostaggio della frazione umida (a Genova e La Spezia), un impianto di nobilitazione della frazione secca (Savona) e numerosi eco center ovvero strutture di dimensioni ridotte al servizio di ambiti circoscrizionali, specializzati nella raccolta selettiva (tre impianti in funzione nella città di Genova). I fondi comunitari di cui alla misura 2.1 A) OB.2 anni 2000-2006) hanno consentito il finanziamento d’interventi per circa 20 milioni di euro (quattro centri fissi di conferimento due eco-center, 1 impianto di compostaggio, 1 impianto CDR, nonché il completamento e potenziamento di due centri esistenti). Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 425 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Dall’anno 1997 al 2004 sono stati inoltre finanziati attrezzature e studi per lo sviluppo della raccolta differenziata per un totale di circa euro 7.100.000,00 Con il programma regionale degli interventi, negli anni 2005-2006-2007, si è provveduto a fornire un supporto economico alle 4 Province per programmi di interventi consistenti in impianti e infrastrutture rivolti alla riduzione dello smaltimento del rifiuto biodegradabile in discarica per un totale, in 3 anni, euro 5.400.000.=, Dall’anno 2008 all’anno 2013 la programmazione regionale è stata rivolta a cofinanziare progetti finalizzati alle raccolte differenziate domiciliari presso utenze domestiche e non, progetti per l’incentivazione dell’autocompostaggio degli scarti organici umidi e della frazione verde, programmi per compostaggio di comunità, nonché programmi per l’organizzazione di sistemi di raccolta differenziata e isole ecologiche per un totale di circa 6,5 milioni di euro. In generale è stato progressivamente ampliato il numero di comprensori dotati di sistemi idonei ad intercettare una frazione sempre maggiore dei rifiuti prodotti dai cittadini con la realizzazione centri fissi di conferimento e strutture di raccolta differenziata di minori dimensioni (eco-center). Tramite stanziamenti per complessivi euro 3.380.000,00, negli anni 2008-2009-2010- 2011-2012-2013, sono stati erogati contributi premiali ai Comuni in regola con i risultatati di raccolta differenziata in base alla percentuale indicata all’art. 205 del d.Lgs 152/2006, nonché ai Comuni che avessero ottenuto significativi risultati nella raccolta differenziata o nella gestione dei rifiuti urbani. PIANI DI FINANZIAMENTO Per quanto riguarda gli interventi futuri, si prevede di ricorrere annualmente a quota dei fondi regionali derivanti dal gettito del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi urbani di cui alla l.r. n.23/2007. E’ inoltre in fase di definizione la programmazione dei fondi comunitari – ciclo 2014/2020 – che potrebbe costituire una risorsa importante per il finanziamento di interventi in materia. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 426 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni ELENCO FINANZIAMENTI DAL 1997 AL 2013 PROVINCIA DI GENOVA ENTE BENEFICIARIO TIPOLOGIA INTERVENTO FINANZ. € ANNO Centro compostaggio della frazione organica – AMIU SPA GENOVA 1.880.036,00 OB2 94-99 trattamento rifiuti costruzione e demolizione Isola ecologica a servizio n.7 unità AMIU SPA GENOVA 608.699,00 OB2 94-99 urbanistiche Isola ecologica a servizio n.8 unità AMIU SPA GENOVA 649.378,00 OB2 94-99 urbanistiche Isola ecologica a servizio n.3 unità AMIU SPA GENOVA 653.789,00 OB2 94-99 urbanistiche Progetto sperimentale raccolta carta nelle AMIU SPA GENOVA 185.924,00 INTERV.1997 scuole e uffici comunali Sviluppo porta a porta umido domestico e INTERV.2005/6/7 raccolta prossimità frazioni secche - AMIU SPA GENOVA 228.061,00 TRAMITE Intercettazione frazione organica da grandi PROVINCIA utenze e dai mercati area genovese Acquisto attrezzature frantumazione inerti - AMIU SPA GENOVA 254.000,00 OB2-2000-6 ex Cava Chiesino Ge-Pegli Attrezzature impianto selezione trattamento DELIBERA CIPE 1998 AMIU SPA GENOVA 334.534,00 valorizzazione rifiuti loc. Valvarenna DGR 700/2008 Isola ecologica a servizio ponente genovese in AMIU SPA GENOVA 300.000,00 INTERV.2003 loc. Prà - Genova Ampliamento e completamento centro ARAL S.p.A. - ARENZANO 1.373.783,00 OB2-2000-6 conferimento separazione/nobilitazione rifiuti INTERV.2006/7 ARAL S.p.A. ARENZANO - Compostaggio domestico 25.200,00 TRAMITE PROVINCIA Avvio raccolta prossimità organico- INTERV.2010 verde utenze domestiche-integrazione servizio ARENZANO Comune 236.148,00 TRAMITE raccolta porta a porta organico e vetro utenze PROVINCIA non domestiche Realizzazione nuovo centro raccolta INTERV.2010 AVEGNO - Comune differenziata rifiuti ingombranti e beni 67.000,00 TRAMITE durevoli PROVINCIA Stazione trasferimento RSU e area attrezzata - BORZONASCA -Comune 80.050,00 INTERV.2000 isole ecologiche sul territorio Ampliamento del centro raccolta differenziata BUSALLA -Comune 142.268,00 INTERV.2002 in loc. Fontanelle INTERV.2006/7 CAMOGLI - Comune Compostaggio domestico 30.376,00 TRAMITE PROVINCIA Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 427 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni INTERV.2006/7 CAMOGLI - Comune Porta a porta 50.116,00 TRAMITE PROVINCIA Progetto promozione compostaggio CAMOGLI -Comune 14.202,00 INTERV.2000 domestico Realizzazione piattaforma ecologica in CAMOGLI -Comune 28.696,00 INTERV.2001 loc.Bana Acquisto cassonetti per integrazione servizio CAMOGLI -Comune 11.141,00 INTERV.2002 raccolta differenziata INTERV.2006/7 Acquisto cassonetti raccolta frazioni secche e CARASCO - Comune 64.050,00 TRAMITE autocarro PROVINCIA INTERV.2007 Adeguamento e manutenzione centro di CASARZA LIGURE - Comune 449.192,00 TRAMITE raccolta differenziata in loc. Gallinara PROVINCIA INTERV.2011 Compostaggio comunità - compostiera CASARZA LIGURE - Comune 27.500,00 TRAMITE semiautomatica per complesso condominiale. PROVINCIA INTERV.2009 CASARZA LIGURE - Comune Acquisto 600 compostiere 34.200,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2010 Avvio raccolta porta a porta umido CASARZA LIGURE - Comune 101.000,00 TRAMITE da utenze non domestiche PROVINCIA Acquisto attrezzature raccolta CASARZA LIGURE -Comune 20.916,00 INTERV.2001 differenziata rifiuti Adeguamento isola ecologica comunale al CASELLA -Comune servizio Comuni di Casella e Valbrevenna 15.000,00 INTERV.2012 (finanziamento totale € 30.000,00) Riorganizzazione area adibita a stoccaggio CASELLA -Comune 11.362,00 INTERV.2000 provvisorio INTERV.2009 CASTIGLIONE CHIAVARESE - Acquisto 200 compostiere 7.500,00 TRAMITE Comune PROVINCIA CASTIGLIONE CHIAVARESE - Acquisto attrezzature raccolta differenziata 5.164,00 INTERV.2001 Comune rifiuti INTERV.2006/7 CERANESI Comune Acquisto compostiere 14.972,00 TRAMITE PROVINCIA Potenziamento stazione di conferimento rifiuti CHIAVARI -Comune 247.899,00 INTERV.2000 e raccolta differenziata. Realizzazione 3° lotto centro raccolta CHIAVARI -Comune 131.080,00 INTERV.2001 differenziata Cava Bacezza INTERV.2011 Compostaggio comunità - compostiera presso COGOLETO - Comune 27.500,00 TRAMITE centro produzione pasti plesso scolastico PROVINCIA COGOLETO - Comune Sistema avanzato di raccolta differenziata 232.116,00 OB2 94-99 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 428 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Ampliamento centro esistente raccolta INTERV.2010 COGORNO - Comune differenziata di rifiuti ingombranti e beni 73.310,00 TRAMITE durevoli PROVINCIA COMUNITA' MONTANA Isole ecologiche racc. differenz. Masone, 328.466,00 5B 94-99 VALLE STURA E ORBA Campoligure, Rossiglione e Tiglieto INTERV.2009/ COMUNITA' MONTANA Acquisto 1.000 compostiere 64.800,00 TRAMITE FONTANABUONA PROVINCIA Raccolta organico/Riorganizzazione raccolta INTERV.2006/7 COMUNITA' MONTANA STURA frazioni secche/Compostaggio domestico – 112.511,00 TRAMITE E ORBA ristrutturazione isola ecologica Masone. (Mele, PROVINCIA Masone, Campoligure, Rossiglione Tiglieto) COMUNITA' MONTANA STURA Impianti compostaggio recupero frazioni 194.347,00 INTERV. 2001 E ORBA omogenee di rifiuti INTERV.2006/7 COMUNITA' MONTANA Ampliamento stoccaggio raccolta differenziata 37.440,00 TRAMITE VAL TREBBIA Comune Torriglia PROVINCIA COMUNITA' MONTANA Completamento potenziamento centro 238.396,00 OB2-2000-6 VAL PETRONIO raccolta differenziata loc.Gallinara - Bargone COMUNITA' MONTANA Raccolta frazione umida e servizi aggiuntivi - 98.126,00 INTERV.2001 VAL PETRONIO attrezzature e campagna informativa COMUNITA' MONTANA Centro conferimento raccolta differenziata in 426.593,00 5B 94-99 VAL PETRONIO Comune di Casarza Ligure INTERV.2006/7 COMUNITA' MONTANA Compostaggio organico domestico 38.692,00 TRAMITE VALPOLCEVERA PROVINCIA INTERV.2006/7 COMUNITA' MONTANA VALLE Compostaggio organico domestico 67.718,00 TRAMITE SCRIVIA PROVINCIA COMUNITA' MONTANA Acquisto mezzi e attrezzature 67.900,00 INTERV.2004 ALTA VALPOLCEVERA Realizzazione/potenziamento centro COMUNITA' MONTANA intercomunale rifiuti S.Stefano d’ Aveto, 232.922,00 INTERV.2001 AVETO GRAVEGLIA STURLA Rezzoaglio COMUNITA' MONTANA Completamento servizio raccolta differenziata 75.053,00 INTERV.2002 ALTA VALTREBBIA rifiuti da avviare al riciclaggio INTERV.2009 CONSORZIO INTERCOMUNALE Acquisto 1080 compostiere. 61.672,00 TRAMITE MALSAPELLO PROVINCIA CONSORZIO Rete strutture periferiche funzionali per la 258.228,00 INTERV.1999 RIO MARSIGLIA raccolta differenziata CONSORZIO Infrastrutture raccolta recupero imballaggi. 100.000,00 INTERV.2002 RIO MARSIGLIA CONSORZIO Acquisto mezzi/attrezzature miglioramento 100.000,00 INTERV.2002 RIO MARSIGLIA servizio raccolta differenziata. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 429 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Compostaggio organico domestico - Ampliamento raccolta frazioni secche da INTERV.2005/6/7 CONSORZIO utenze domestiche-commerciali Trattamento 464.480,00 TRAMITE RIO MARSIGLIA frazione organica nella discarica e PROVINCIA organizzazione raccolta presso utenze. CONSORZIO Incentivazione autocompostaggio frazione 30.000,00 INTERV.2012 RIO MARSIGLIA organica e frazione verde. DAVAGNA - Comune Acquisto compostiere 6.806,00 INTERV.2013 Realizzazione isola comunale al servizio dei FONTANIGORDA - Comune Comuni di Rovegno e Fontanigorda 52.958,00 INTERV.2012 (finanziamento totale € 105.916,00) Progetto "Staccapanni" - Acquisto mezzi e GENOVA - Comune 154.420,00 INTERV.2000 attrezzature Assegnazione di risorse per ampliamento GENOVA - Comune programma raccolta differenziata nel ponente 387.776,00 INTERV.2010 cittadino tramite AMIU Distribuzione gratuita compostiere comunità INTERV.2008/ scolastiche ed altre agli utenti frequentatori GENOVA - Comune 134.106,00 TRAMITE dei corsi e a coloro che aderiscono alle PROVINCIA agevolazioni tariffarie TIA ISOLA DEL CANTONE - Centro conferimento e stoccaggio rifiuti 36.341,00 INTERV.2003 Comune ingombranti fraz. Prarolo LAVAGNA - Comune Realizzazione isole ecologiche interrate 849.600,00 OB2-2000-6 LAVAGNA -Comune Acquisto mezzi e attrezzature 77.984,00 INTERV.2001 Realizzazione nuovo centro per raccolta INTERV.2010 LEIVI - Comune differenziata di rifiuti ingombranti e beni 120.000,00 TRAMITE durevoli PROVINCIA Isole ecologiche (strutture in legno atte a LEIVI -Comune 11.103,00 INTERV.2001 mascherare i cassonetti) INTERV.2006/7 Compostaggio domestico e verde az. Agricole MELE - Comune 22.987,00 TRAMITE (350 utenti) PROVINCIA MEZZANEGO Comune Isola ecologica comunale. 30.000,00 INTERV.2012 INTERV.2006/7 MIGNANEGO - Comune Raccolta prossimità frazioni secche 12.697,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2009 MONEGLIA - Comune Acquisto 300 compostiere 12.500,00 TRAMITE PROVINCIA MONEGLIA -Comune Acquisto mezzi e attrezzature 18.075,00 INTERV.2001 Isola ecologica loc. Badaracchi al servizio MONTEBRUNO - Comune Comuni di Torriglia e Montebruno 15.000,00 INTERV.2012 (finanziamento totale € 30.000,00) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 430 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Centro polifunzionale racc. differenziata e MONTOGGIO -Comune 271.760,00 OB2-2000-6 compostaggio frazioni organiche Progetto pilota (impianto compostaggio) per la MONTOGGIO -Comune 42.297,00 INTERV.2000 raccolta frazione organica rifiuti ORERO - Comune Autocompostaggio frazione organica 11.470,00 INTERV.2013 PORTOFINO -Comune Realizzazione servizio raccolta differenziata 8.779,00 INTERV.2001 Raccolta differenziata domiciliare e di PORTOFINO -Comune 20.273,00 INTERV.2012 prossimità INTERV.2009 RAPALLO - Comune Acquisto 200 compostiere 8.000,00 TRAMITE PROVINCIA Realizzazione centro raccolta differenziata Rio RAPALLO -Comune 177.144,00 INTERV.2001 Tonnego Sistemazione area e messa in riserva materiali RECCO -Comune 15.235,00 INTERV.2001 riciclabili INTERV.2006/7 REZZOAGLIO - Comune Minicompattatore frazioni secche 55.000,00 TRAMITE PROVINCIA Acquisto mezzi-attrezzature supporto servizio REZZOAGLIO -Comune 100.000,00 INTERV.2002 racc.diff. isola ecologica "Aveto" INTERV.2005/ REZZOAGLIO -Comune Incentivazione R.D. carta e cartone 17.936,00 TRAMITE PROVINCIA Realizzazione isola ecologica per sistemazione REZZOAGLIO -Comune 14.439,00 INTERV.2013 cassonetti racc.differenziata INTERV.2006/7 Regimazione acque interne di prima pioggia REZZOAGLIO -Comune 28.807,00 TRAMITE centro raccolta diff. Ponte Gramizza PROVINCIA RONDANINA - Comune Isola ecologica. 30.000,00 INTERV.2012 INTERV.2006/7 ROVEGNO e FONTANIGORDA- Aumento poli raccolta compostaggio 105.915,00 TRAMITE Comuni domestico (120 utenti) PROVINCIA Realizzazione isola comunale al servizio dei ROVEGNO - Comune 30.000,00 INTERV.2012 Comuni di Rovegno e Fontanigorda INTERV.2006/7 S.MARGHERITA L. - Comune Contenitori interrati raccolta frazioni secche. 82.890,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2009 S.MARGHERITA L. - Comune Acquisto 150 compostiere 11.316,00 TRAMITE PROVINCIA S.MARGHERITA LIGURE - Razionalizzazione servizio raccolta 68.172,00 INTERV.2001 Comune differenziata S.OLCESE -Comune Progetto ottimale raccolta differenziata. 15.000,00 INTERV.2000 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 431 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni INTERV.2006/7 Compattatore carta/cartone utenze S.OLCESE -Comune 57.600,00 TRAMITE commerciali PROVINCIA INTERV.2005/ S.STEFANO D'AVETO - Incentivazione raccolta differenziata carta e 17.936,00 TRAMITE Comune cartone PROVINCIA S.STEFANO D'AVETO - Realizzazione n. 4 isole ecologiche comunali- 29.956,00 INTERV.2013 Comune potenziamento racc.differenziata Raccolta porta a porta fraz. organ. presso INTERV.2008/ SESTRI LEVANTE - Comune utenze domestiche non nella zona urbana e 230.256,00 TRAMITE frazioni. PROVINCIA INTERV.2006/7 SESTRI LEVANTE - Comune Compostaggio domestico 26.000,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2006/7 Ampliamento raccolta frazioni secche sistema SESTRI LEVANTE - Comune 41.700,00 TRAMITE stradale PROVINCIA Completamento gestione raccolta TORRIGLIA -Comune 69.463,00 INTERV.2000 differenziata - acquisto attrezzature Isola ecologica in loc. Badaracchi al servizio TORRIGLIA -Comune Comuni Torriglia e Montebruno (finanziamento 15.000,00 INTERV.2012 totale € 30.000,00) Adeguamento isola ecologica comunale al VALBREVENNA - Comune servizio Comuni di Casella e Valbrevenna 15.000,00 INTERV.2012 (finanziamento totale € 30.000,00) Realizzazione isola ecologica conferimento dei VOBBIA -Comune 21.530,00 INTERV.2001 rifiuti urbani ingombranti INTERV.2006/7 ZOAGLI - Comune Compostaggio domestico 9.200,00 TRAMITE PROVINCIA Razionalizzazione servizio raccolta ZOAGLI -Comune 12.395,00 INTERV.2001 differenziata Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 432 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni PROVINCIA DI IMPERIA ENTE BENEFICIARIO TIPOLOGIA INTERVENTO FINANZ. € ANNO Realizzazione n.9 isole ecologiche e APRICALE - Comune miglioramento delle esistenti - mezzi per la 29.500,00 INTERV.2013 raccolta differenziata. INTERV.2006 BORDIGHERA - Comune Lavori adeguamento isola ecologica 12.900,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2005 BORGHETTO D'ARROSCIA- Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 1.188,00 TRAMITE Comune PROVINCIA INTERV.2008 Raccolta porta a porta utenze domestiche e CAMPOROSSO - Comune 36.000,00 TRAMITE commerciali PROVINCIA INTERV.2005 CAMPOROSSO - Comune Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 44.413,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2006 CASTELLARO - Comune Realizzazione nuova isola ecologica 35.300,00 TRAMITE PROVINCIA CASTELBIANCO - Comune Organizzazione servizio raccolta differenziata 17.465,00 INTERV.2013 INTERV.2006 CERIANA - Comune Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 15.862,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2005 CERVO - Comune Acquisto contenitori varie tipologie 11.909,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2006 CESIO - Comune Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 6.300,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2006 COMUNITA' MONTANA ALTA Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 28.800,00 TRAMITE VALLE ARROSCIA PROVINCIA INTERV.2007 COMUNITA' MONTANA ALTA Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 16.595,00 TRAMITE VALLE ARROSCIA PROVINCIA COMUNITA' MONTANA Mezzi e attrezzature raccolta differenziata e 34.860,00 INTERV.2000 DELL'OLIVO incentivo per autocompostaggio COMUNITA' MONTANA Centro conferimento rifiuti raccolta 413.165,00 5B 94-99 INTEMELIA differenziata Comune Camporosso INTERV.2007 COMUNITA' MONTANA Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 4.387,00 TRAMITE INTEMELIA PROVINCIA INTERV.2005 COMUNITA' MONTANA Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 32.502,00 TRAMITE INTEMELIA PROVINCIA Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 433 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Completamento/ampliamento centro COMUNITA' MONTANA conferimento rifiuti raccolta differenziata in 661.559,00 OB2-2000-6 INTEMELIA Comune di Camporosso INTERV.2005 DIANO CASTELLO - Comune Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 1.080,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2006 DIANO MARINA - Comune Realizzazione nuova isola ecologica 55.114,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2011 Compostaggio comunità - compostiere DOLCEACQUA - Comune 27.500,00 TRAMITE comunali. PROVINCIA Autocompostaggio frazione organica e frazione DOLCEDO - Comune 12.000,00 INTERV. 2013 verde Centro conferimento di Chiusanico- 30 mini- ECOIMPERIA - CHIUSANICO 2.874.667,00 OB2-2000-6 isole attrezzate nei centri abitati. INTERV.2005 IMPERIA - Comune Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 31.608,00 TRAMITE PROVINCIA Centro conferimento raccolta differenziata e IMPERIA - Comune 210.564,00 INTERV.1997 n.90 isole ecologiche INTERV.2010 Opere ed interventi strutturali centro in IMPERIA - Comune 45.000,00 TRAMITE loc.Artallo PROVINCIA INTERV.2009 IMPERIA - Provincia Programma intercettazione frazione organica 200.000,00 TRAMITE PROVINCIA ISOLABONA - Comune Realizzazione isola ecologica comunale. 30.000,00 INTERV. 2013 Realizzazione isole ecologiche nel territorio MOLINI DI TRIORA- Comune 30.000,00 INTERV.2012/2013 comunale e acquisto mezzo. PIEVE DI TECO - Comune Realizzazione isola ecologica comunale. 30.000,00 INTERV.2012 Autocompostaggio frazione organica e frazione PIGNA - Comune 30.000,00 INTERV.2013 verde POMPEIANA - Comune Realizzazione isola ecologica comunale. 30.000,00 INTERV.2013 INTERV.2005 PONTEDASSIO - Comune Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 8.748,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2007 PORNASSIO - Comune Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 38.908,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2006 PRELA' - Comune Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 13.500,00 TRAMITE PROVINCIA Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 434 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni INTERV.2007 RANZO - Comune Realizzazione nuova isola ecologica 28.800,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2005 REZZO - Comune Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 1.080,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2006 RIVA LIGURE - Comune Realizzazione nuova isola ecologica 63.907,00 TRAMITE PROVINCIA ROCCHETTA NERVINA - Realizzazione isola ecologica loc.Cian 21.760,00 INTERV.2012 Comune INTERV.2007 S.BARTOLOMEO AL MARE - Realizzazione nuove isole ecologiche - 96.570,00 TRAMITE Comune acquisto attrezzature varie tipologie PROVINCIA S.BIAGIO DELLA CIMA - Realizzazione isole ecologiche nei Comuni 30.000,00 INTERV.2012 Comune di S.Biagio della Cima, Soldano, Perinaldo INTERV.2005 S.LORENZO AL MARE - Acquisto automezzo per raccolta raccolta 12.733,00 TRAMITE Comune differenziata PROVINCIA Isole ecologiche-Cipressa-Costarainera- S.LORENZO AL MARE - Civezza-Pietrabruna- centro stoccaggio 360.352,00 OB2-2000-6 Comune provvisorio in Comune di S.Lorenzo INTERV.2007 Acquisto attrezzature raccolta differenziata e SANREMO - Comune 31.500,00 TRAMITE presse per carta PROVINCIA INTERV.2008 Raccolta “porta a porta” attività turistiche SANREMO - Comune 34.500,00 TRAMITE ricettive. PROVINCIA INTERV.2011 Compostaggio comunità - compostiere SEBORGA - Comune 27.500,00 TRAMITE comunali. PROVINCIA Raccolta differenziata porta a porta e SEBORGA - Comune 30.000,00 INTERV.2012 prossimità INTERV.2008 Raccolta porta a porta utenze domestiche e TAGGIA - Comune 186.546,00 TRAMITE commerciali PROVINCIA INTERV.2007 TAGGIA - Comune Acquisto contenitori varie tipologie 10.512,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2006 TAGGIA - Comune Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 78.976,00 TRAMITE PROVINCIA Raccolta differenziata porta a porta e TRIORA - Comune 15.000,00 INTERV.2012 prossimità Centro conferimento rifiuti raccolta VALLECROSIA - Comune 579.499,00 OB2-2000-6 differenziata e n. 9 isole ecologiche Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 435 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni INTERV.2005 VALLECROSIA -Comune Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 35.864,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2007 VASIA - Comune Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 25.308,00 TRAMITE PROVINCIA VASIA - Comune Realizzazione isola ecologica comunale. 26.271,00 INTERV.2012 INTERV.2005 Acquisto contenitori varie tipologie; VENTIMIGLIA - Comune 60.750,00 TRAMITE raccolta dedicata spiagge e bar PROVINCIA INTERV.2006 VESSALICO - Comune Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 5.940,00 TRAMITE PROVINCIA Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 436 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni PROVINCIA DI LA SPEZIA ENTE BENEFICIARIO TIPOLOGIA INTERVENTO FINANZ. € ANNO Potenziamento completamento sistema ACAM AMBIENTE SpA LA raccolta differenziata - n.2 centri Piramide e 2.018.475,00 OB2-2000-6 SPEZIA Stagnoni ACAM AMBIENTE Ampliamento isola ecologica Castelnuovo 423.750,00 OB2-2000-6 SpA LA SPEZIA Magra. ACAM AMBIENTE Ampliamento sistema integrato di isole 731.250,00 OB2-2000-6 SpA LA SPEZIA ecologiche interrate in Comune di Lerici Raccolta domiciliare frazione organica, carta, INTERV.2005/6/7 ACAM AMBIENTE multi materiale e raccolta rifiuto residuo loc. 81.000,00 TRAMITE SpA LA SPEZIA Pitelli e Biassa, Comune di La Spezia. Azioni di PROVINCIA sensibilizzazione Raccolta domiciliare frazione organica,carta, multi materiale e raccolta rifiuto residuo con INTERV.2005/6/7 ACAM AMBIENTE aut. con vasca in giorni e ore precise nel 100.000,00 TRAMITE SpA LA SPEZIA centro storico di La Spezia. Azioni di PROVINCIA sensibilizzazione Raccolta domiciliare frazione organica, imballaggi - materiali misti - raccolta residuo INTERV.2005/6/7 ACAM AMBIENTE secco esercizi ristorazione e commercio 100.000,00 TRAMITE SpA LA SPEZIA alimentare centro storico La Spezia. Azioni PROVINCIA sensibilizzazione Impianto compostaggio Boscalino INTERV.2005/6/7 ACAM AMBIENTE ampliamento area stoccaggio - 100.000,00 TRAMITE SpA LA SPEZIA ripavimentazione biocelle sostituzione PROVINCIA ventilatori Raccolta frazione organica multi materiale INTERV.2008 ACAM AMBIENTE carta e residui utenze La Spezia Acquasanta, 139.500,00 TRAMITE SpA LA SPEZIA Marola, Cadimare, Carozzo e S. Venerio PROVINCIA Raccolta frazione organica, multimateriale, INTERV.2008 ACAM AMBIENTE carta utenze non domestiche Comuni di: 89.525,00 TRAMITE SpA LA SPEZIA Riomaggiore, Vernazza, Bonassola PROVINCIA Raccolta frazione organica, multimateriale, carta e residuo utenze non domestiche. Val di INTERV.2008 ACAM AMBIENTE Magra. Comuni di: Ameglia, 132.325,00 TRAMITE SpA LA SPEZIA Arcola,Castelnuovo Magra, Lerici, Ortonovo, PROVINCIA S.Stefano Magra, Sarzana, Vezzano Ligure Raccolta frazione organica, multimateriale, carta e residuo utenze non domestiche. Val di INTERV.2005/6/7 ACAM AMBIENTE Magra. Comuni di: Ameglia, 100.000,00 TRAMITE SpA LA SPEZIA Arcola,Castelnuovo Magra, Lerici, Ortonovo, PROVINCIA S.Stefano Magra, Sarzana, Vezzano Ligure Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 437 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Centro compostaggio della frazione organica in ACAM SPA - LA SPEZIA 2.593.586,00 OB2 94-99 loc. Boscalino Installazione sistemi sotterranei raccolta ACAM SPA - LA SPEZIA 90.000,00 INTERV.2002 differenziata Comuni La Spezia-Portovenere Estensione servizio raccolta differenziata ACAM SPA - LA SPEZIA frazione organica intero territorio La Spezia - 100.000,00 INTERV.2002 Attrezzature ACAM SPA - LA SPEZIA Isole ecologiche interrate in Comune di Lerici 282.000,00 INTERV.2003 Ampliamento isola ecologica in loc.Silea – ACAM SPA - LA SPEZIA 36.934,00 INTERV.2003 Comune di Sarzana Realizzazione impianto trattamento rsu e ACAM SPA - LA SPEZIA 6.000.000,00 OB2-2000-6 produzione CDR -Vezzano Ligure INTERV.2008 ARCOLA - Comune Estensione “porta a porta” 81.800,00 TRAMITE PROVINCIA ARCOLA - Comune Progetto ottimale raccolta differenziata 15.000,00 INTERV.2000 INTERV.2011 ARCOLA - Comune Compostaggio comunità - compostiere 2.000,00 TRAMITE PROVINCIA ARCOLA - Comune Area raccolta differenziata 142.697,00 INTERV.2001 Compostaggio domestico, raccolta domiciliare frazione organica, e azioni di INTERV.2005/6/7 BEIGHT S.C.A.R.L. – Deiva sensibilizzazione 100.000,00 TRAMITE Marina progetto 2R nei Comuni di Borghetto Vara, PROVINCIA Carro, Deiva Marina, Framura, Monterosso, Pignone. INTERV.2005/6/7 BEVERINO - Comune Compostaggio domestico 41.220,00 TRAMITE PROVINCIA Compostaggio domestico, raccolta INTERV.2005/6/7 BOLANO - Comune domiciliare frazione organica e verde e di 75.000,00 TRAMITE ecofeste e azioni di sensibilizzazione PROVINCIA Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 438 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Incentivazione auto compostaggio frazione BONASSOLA -Comune 30.000,00 INTERV.2012 organica e frazione verde Centro conferimento raccolta differenziata BONASSOLA -Comune 438.988,00 5B 94-99 loc. Le Gronde BRUGNATO -Comune Realizzazione isola ecologica comunale 30.000,00 INTERV.2013 INTERV.2005/6/7 Incremento raccolta differenziata rifiuti urbani BRUGNATO -Comune 9.318,00 TRAMITE compostabili PROVINCIA INTERV.2005/6/7 CALICE AL CORNOVIGLIO - Compostaggio domestico - acquisto 200 15.000,00 TRAMITE Comune compostiere e azioni di sensibilizzazione PROVINCIA Raccolta differenziata porta a porta nei CARRODANO - Comune Comuni di Carrodano e Carro. 30.000,00 INTERV. 2012 INTERV.2011 CASTELNUOVO MAGRA - Compostaggio comunità - biotrituratore - 8.000,00 TRAMITE Comune PROVINCIA Compostaggio domestico e raccolta di INTERV.2005/6/7 CASTELNUOVO MAGRA - prossimità frazione organica e verde ecofeste, 100.000,00 TRAMITE Comune azioni di sensibilizzazione PROVINCIA Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 439 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Raccolta organico e verde presso utenze INTERV.2008 CASTELNUOVO MAGRA - domestiche e grandi utenze. Raccolta porta a 100.000,00 TRAMITE Comune porta carta e cartone. PROVINCIA CASTELNUOVO MAGRA - Interventi e attrezzature per centro 18.592,00 INTERV. 1997 Comune conferimento materiali raccolta differenziata COMUNI VAL DI MAGRA: Ameglia, Arcola, Castelnuovo Progettazione e realizzazione di servizi INTERV.2010 Magra, Lerici, Ortonovo, innovativi per la raccolta differenziata dei 100.000,00 TRAMITE S.Stefano Magra, Sarzana, rifiuti urbani PROVINCIA Vezzano Ligure (ACAM) COMUNI VAL DI MAGRA : Compostaggio domestico in Val di Magra. INTERV.2005/6/7 Ameglia, Arcola, Lerici, Acquisto 1.505 compostiere e azioni di 100.000,00 TRAMITE Ortonovo, S.Stefano M., sensibilizzazione. PROVINCIA Sarzana, Vezzano L.) Comunicazione ed educazione ambientale INTERV.2005/6/7 COMUNITA' MONTANA acquisto compostiere e contenitori casalinghi 83.106,00 TRAMITE ALTA VAL DI VARA per raccolta differenziata Premio ambientale PROVINCIA e borsa di studio COMUNITA' MONTANA Acquisto attrezzature per riorganizzazione 82.633,00 INTERV.2000 ALTA VAL DI VARA servizio raccolta differenziata COMUNITA' MONTANA Realizzazione strutture comunali per raccolta 300.000,00 INTERV.2004 MEDIA-BASSA VAL DI VARA differenziata DEIVA SVILUPPO-DEIVA Potenziamento del centro di conferimento 300.000,00 INTERV.2003 MARINA comunale raccolta differenziata Area e strutture per raccolta differenziata ENTE PARCO CINQUE TERRE 229.000,00 INTERV.2004 Comune di Riomaggiore FOLLO Comune INTERV.2005/6/7 Compostaggio domestico - acquisto 200 15.000,00 TRAMITE compostiere e azioni di sensibilizzazione PROVINCIA INTERV.2011 FRAMURA - Comune Compostaggio comunità - compostatore 15.000,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2010 Progettazione e realizzazione servizi innovativi LA SPEZIA - Comune (ACAM) 139.239,00 TRAMITE per raccolta differenziata dei rifiuti urbani PROVINCIA Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 440 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Sensibilizzazione sulla raccolta differenziata INTERV.2005/6/7 LA SPEZIA - Comune frazione organica e attività di produzione 24.795,00 TRAMITE compost PROVINCIA INTERV.2011 Compostaggio comunità - compostiere - corsi LA SPEZIA - Comune 10.000,00 TRAMITE compostaggio - sistema monitoraggio PROVINCIA LA SPEZIA -Comune Sistema avanzato di raccolta differenziata 325.496,00 OB2 94-99 INTERV.2009 LA SPEZIA -Provincia Programma intercettazione frazione organica 200.000,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2011 Compostaggio comunità - compostiere - LEVANTO -Comune 5.000,00 TRAMITE compostatore PROVINCIA Centro raccolta differenziata Loc.Mereti - LEVANTO -Comune 1.005.228,00 OB2-2000-6 Impianti interrati nel centro storico Comune MONTEROSSO AL MARE- Sistema integrato di isole ecologiche interrate. 311.952,00 OB2-2000-6 Comune INTERV.2011 PORTOVENERE - Comune Compostaggio comunità - compostatore 15.000,00 TRAMITE PROVINCIA RIOMAGGIORE - Comune Realizzazione isola ecologica comunale 30.000,00 INTERV.2013 Completamento ed ampliamento centro ROCCHETTA VARA - Comune 155.000,00 INTERV.2003 raccolta differenziata Raccolta differenziata di prossimità nei SESTA GODANO - Comune 30.000,00 INTERV.2012 Comuni di Sesta Godano e Varese Ligure. INTERV.2008 Estensione porta a porta a utenze domestiche S.STEFANO MAGRA - Comune 213.514,00 TRAMITE e non PROVINCIA Completamento e ampliamento isola ecologica VARESE LIGURE - Comune 87.478,00 OB2-2000-6 loc.Baghino Incentivazione auto compostaggio frazione VERNAZZA - Comune 24.901,00 INTERV.2012 organica e frazione verde VEZZANO LIGURE - Comune Progetto ottimale raccolta differenziata 15.000,00 INTERV.2000 Miglioramento e riorganizzazione raccolta INTERV.2009 differenziata porta a porta -acquisto mezzo VEZZANO LIGURE - Comune 220.000,00 TRAMITE sistemazione area raccolta – attività di PROVINCIA comunicazione e educazione ambientale. Acquisto contenitori per raccolta differenziata ZIGNAGO - Comune 20.000,00 INTERV.2013 stradale Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 441 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni PROVINCIA DI SAVONA ENTE BENEFICIARIO TIPOLOGIA INTERVENTO FINANZ. € ANNO A.T.A. S.p.A. - Savona Isola ecologica Comune Albisola Superiore 200.000,00 INTERV. 2003 Acquisto attrezzature racc.diff. domiciliare nel A.T.A. S.p.A. - Savona 63.927,00 INTERV. 2003 Comune di Savona ALBENGA - Comune Centro raccolta differenziata 82.633,00 INTERV. 2001 INTERV.2008 ALBENGA - Comune Distribuzione compostiere uso domestico 65.894,00 TRAMITE PROVINCIA INTERV.2005 Acquisto attrezzature fraz. biodegradabile e ALBENGA - Comune 108.288,00 TRAMITE altre tipologie. PROVINCIA INTERV.2005 ALBISOLA SUPERIORE - Acquisto attrezzature fraz. biodegradabile e 1.029,00 TRAMITE Comune altre tipologie PROVINCIA INTERV.2006/7 ALBISOLA SUPERIORE - Realizzazione isola ecologica complessa 249.500,00 TRAMITE Comune PROVINCIA INTERV.2010 ALBISOLA SUPERIORE - Riorganizzazione dei servizi di raccolta 106.944,00 TRAMITE Comune integrata comunali PROVINCIA Realizzazione postazioni per racc.differenziata BERGEGGI Comune spiagge libere e stabilimenti – Acquisto 28.901,00 INTERV.2013 compattatore Realizzazione strutture per raccolta INTERV.2004 BORGHETTO SS Comune 270.000,00 differenziata INTERV.2010 Riorganizzazione dei servizi di raccolta CAIRO MONTENOTTE - Comune 106.944,00 TRAMITE integrata comunali PROVINCIA INTERV2006/7 CARCARE - Comune Realizzazione stazione ecologica complessa 249.500,00 TRAMITE PROVINCIA Raccolta differenziata porta a porta nel CASTELBIANCO - Comune 17.465,00 INTERV. 2013 territorio comunale INTERV.2005 Acquisto attrezzature per frazione CELLE LIGURE - Comune 2.400,00 TRAMITE biodegradabile ed altre tipologie PROVINCIA Organizzazione sistema di raccolta CELLE LIGURE - Comune 19.695,00 INTERV. 1997 differenziata porta a porta Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 442 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Sistema organico raccolta differenziata centro INTERV.2002 CERIALE - Comune 100.000,00 storico Realizzazione n. 3 isole ecologiche interrate INTERV.2003 CERIALE - Comune 209.960,00 centro storico – 2° lotto INTERV.2005 COMUNITA’ MONTANA ALTA Acquisto attrezzature frazione biodegradabile e 74.598,00 TRAMITE VAL BORMIDA altre tipologie PROVINCIA COMUNITA’ MONTANA DEL Acquisto mezzi attrezzature per raccolta INTERV.2004 32.000,00 GIOVO differenziata INTERV.2005 COMUNITA’ MONTANA DEL Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 19.252,00 TRAMITE GIOVO ed altre tipologie PROVINCIA INTERV.2005 COMUNITA’ MONTANA Acquisto attrezzature frazione biodegradabile 9.625,00 TRAMITE INGAUNA ed altre tipologie PROVINCIA COMUNITA’ MONTANA Centro conferimento raccolta differenziata 413.165,00 5 B 94-99 INGAUNA Comune Villanova d’Albenga INTERV.2005 COMUNITA’ MONTANA Acquisto attrezzature frazione biodegradabile e 26.470,00 TRAMITE POLLUPICE altre tipologie PROVINCIA FINALE LIGURE Interventi per raccolta frazione organica nel 51.100,00 INTERV.2004 Finale Ambiente SpA territorio comunale Completamento isole ecologiche Comuni di GARLENDA - Comune 176.400,00 INTERV.2003 Garlenda-Ortovero-Casanova Lerrone INTERV.2010 Riorganizzazione dei servizi raccolta LAIGUEGLIA - Comune 106.944,00 TRAMITE comunali (porta a porta) PROVINCIA Organizzazione sistema raccolta differenziata LOANO – Comune 32.330,00 INTERV.2000 porta a porta Realizzazione centro raccolta differenziata Via LOANO – Comune 113.433,00 INTERV.2001 degli Alpini Compostaggio di comunità – compostiere INTERV2011 NOLI - Comune 27.500,00 comunali TRAMITE PROVINCIA Autocompostaggio frazione organica e frazione ORTOVERO - Comune 21.580,00 INTERV.2013 verde OSIGLIA - Comune Raccolta porta a porta e di prossimità. 17.436,00 INTERV.2012 PALLARE - Comune Raccolta porta a porta e di prossimità. 30.000,00 INTERV.2012 Compostaggio di comunità – compostiere INTERV. 2011 PIETRA LIGURE - Comune 27.500,00 comunali TRAMITE PROVINCIA Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 443 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni INTERV.2008 Realizzazione stazioni ecologiche PIETRA LIGURE - Comune 200.000,00 TRAMITE sovracomunali. PROVINCIA INTERV.2008 Raccolta porta a porta frazione organica utenze PIETRA LIGURE - Comune 162.811,00 TRAMITE domestiche e non. PROVINCIA Acquisto attrezzature racc.diff. porta a porta PONTINVREA - Comune 30.000,00 INTERV.2012 nei Comuni di Pontinvrea e Mioglia. RIALTO – Comune Acquisto automezzo compattatore 77.648,00 INTERV.2003 SASSELLO - Comune Raccolta di prossimità e domiciliare. 24.015,00 INTERV.2012 INTERV.2008 Raccolta porta a porta e di prossimità per Vado SAT - Savona 250.000,00 TRAMITE Ligure e Noli. PROVINCIA Centro conferimento raccolta differenziata SAT - Vado Ligure 82.633,00 INTERV.2000 Comune di Vado Ligure ed altri Centro conferimento raccolta differenziata SAT - Vado Ligure 136.982,00 INTERV.2002 Comune di Spotorno INTERV.2009 SAVONA - Provincia Programma intercettazione frazione organica 200.000,00 TRAMITE PROVINCIA Sistemazione strada accesso stazione ecologica SPOTORNO - Comune 77.468,00 INTERV.2002 loc. Valletta TESTICO - Comune Acquisto mezzi e attrezzature 31.500,00 INTERV.2003 Acquisto attrezzature per raccolta differenziata URBE - Comune 25.475,00 INTERV.2012 di prossimità INTERV.2005 Acquisto attrezzature raccolta frazione VADO LIGURE - Comune 86.631,00 TRAMITE biodegradabile ed altre tipologie PROVINCIA VILLANOVA D’ALBENGA - Impianto compostaggio e potenziamento area 2.029.696,00 OB2 2000-6 Comune ecologica del Comune INTERV.2005 VILLANOVA D’ALBENGA - Acquisto attrezzature raccolta frazione 12.032,00 TRAMITE Comune biodegradabile ed altre tipologie PROVINCIA Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 444 - sezione Rifiuti Urbani Il responsabile del procedimento Andrea Baroni PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI E DELLE BONIFICHE SEZIONE RIFIUTI SPECIALI Marzo 2015 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 445 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Indice QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO COMUNITARIO E NAZIONALE ....... 451 FONTI INFORMATIVE DI RIFERIMENTO E ANALISI DEI DATI .......................... 453 ANALISI DELLA SITUAZIONE NAZIONALE ........................................................ 456 ANALISI DELLA SITUAZIONE REGIONALE ....................................................... 457 Il sistema produttivo regionale ........................................................................................................................ 457 Produzione di rifiuti speciali ............................................................................................................................ 458 Produzione rifiuti inerti ................................................................................................................................. 467 Previsione produzione terre e rocce da “grandi opere” .......................................................................... 471 Produzione di veicoli fuori uso (VFU) ........................................................................................................ 474 Gestione dei rifiuti speciali in Liguria ............................................................................................................. 477 Gestione rifiuti inerti ..................................................................................................................................... 480 Situazione impiantistica .................................................................................................................................... 484 Impianti soggetti ad AIA............................................................................................................................... 485 Discariche rifiuti inerti ................................................................................................................................... 486 Situazione impiantistica (esclusi impianti AIA e discariche inerti) ......................................................... 487 Situazione impiantistica provincia di Genova ....................................................................................... 488 Situazione impiantistica provincia di Savona ....................................................................................... 488 Situazione impiantistica provincia di La Spezia ................................................................................... 489 Situazione impiantistica provincia di Imperia ....................................................................................... 489 Import/export di rifiuti ..................................................................................................................................... 490 Rifiuti prodotti dalle navi ................................................................................................................................. 493 PCB .................................................................................................................................................................... 495 AGGIORNAMENTO DEI DATI DI PRODUZIONE E GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI IN LIGURIA ALL’ANNO 2013 .............................................................. 498 Produzione di rifiuti speciali ............................................................................................................................ 499 Produzione rifiuti inerti .................................................................................................................................... 500 Gestione dei rifiuti speciali in Liguria ............................................................................................................. 501 Gestione rifiuti inerti ........................................................................................................................................ 502 Situazione impiantistica .................................................................................................................................... 504 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 446 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni OBIETTIVI: PREVENZIONE, RECUPERO, OTTIMIZZAZIONE RIUTILIZZO E SMALTIMENTO ..................................................................................................... 505 Quadro previsionale .......................................................................................................................................... 509 Ridurre la produzione e la pericolosità dei rifiuti speciali ............................................................................ 509 OBIETTIVI DI RECUPERO .................................................................................... 511 Quadro previsionale e obiettivi attesi .............................................................................................................. 511 Massimizzare l’invio a recupero e la reimmissione della maggior parte dei rifiuti nel ciclo economico ... 512 OBIETTIVI RELATIVI A OTTIMIZZAZIONE DEL RIUTILIZZO E SMALTIMENTO 514 Quadro previsionale .......................................................................................................................................... 514 Garantire il rispetto del principio di prossimità ............................................................................................. 514 Incentivare riutilizzo a fini di ripristino ambientale ...................................................................................... 515 Linee di indirizzo in tema di PCB .................................................................................................................... 517 Linee di indirizzo in materia di veicoli fuori uso e pneumatici fuori uso ..................................................... 518 SVILUPPO FLUSSI INFORMATIVI ....................................................................... 520 STRUMENTI DI COMUNICAZIONE ...................................................................... 522 Linea di azione F.16: Stipula di accordi e contratti di programma o protocolli d'intesa finalizzati alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti ................................................. 523 Linea di azione G. 17: Introduzione di sistemi di supporto agli Enti locali per incentivare l’utilizzo di aggregati riciclati nei capitolati per opere pubbliche , anche tramite la definizione di standard tecnici sui materiali ............................................................................................................................................................. 524 Linea di azione G. 18: Azioni di promozione del GPP (specifiche per RS) .................................................. 524 Linea di azione G. 19: Iniziative rivolte ad incentivare il mercato dei prodotti e delle materie prime seconde ottenute dal recupero dei rifiuti. ........................................................................................................ 525 Linea di azione H.20: Sviluppo analisi dei flussi della produzione dei rifiuti speciali non sottoposto all’obbligo di comunicazione annuale MUD per definire in termini reali il fabbisogno di trattamento ... 526 Linea di azione I.21: Strumenti a carattere concertativo (es. Accordi di programma) o indirizzi che prevedano il riutilizzo dei rifiuti individuati come idonei. ............................................................................ 527 Linea di azione I.22: Iniziative ed indirizzi per l’incentivazione del recupero dei veicoli fuori uso e dei pneumatici fuori uso. ........................................................................................................................................ 528 Linea di azione J.23: Definizione di azioni rivolte all’aggiornamento della situazione relativa alle dismissioni di apparecchi contenenti PCB in concentrazione > 500 ppm. .................................................. 529 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 447 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni APPENDICE A – RIFIUTI CONTENENTI AMIANTO……………………….……… 530 Premessa………………………………………………………………………………531 Gestione dei rifiuti contenenti amianto……………………….………………….534 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 448 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Premessa La gestione sostenibile dei rifiuti speciali prodotti rappresenta elemento di particolare rilevanza di una politica che possa definirsi orientata alla “sostenibilità ambientale” delle attività antropiche nel territorio. In tale aspetto, la pianificazione regionale assume un ruolo di indirizzo che, pur non presentandosi in genere con la medesima connotazione prescrittiva e strettamente vincolante caratterizzante la gestione dei rifiuti urbani, può rappresentare un significativo elemento di impulso verso il conseguimento degli obiettivi assunti. Se la responsabilità della corretta e ottimale gestione del rifiuto è posta dalla normativa in capo innanzitutto al produttore del rifiuto stesso (in ottemperanza al principio “chi inquina paga”), è necessario che le politiche pianificatorie forniscano indirizzi affinché, in tutte le fasi della gestione, siano perseguiti obiettivi di tutela ambientale, risparmio di risorse e ottimizzazione tecnica. Inoltre, essendo la gestione dei rifiuti in genere un’attività di pubblico interesse per le diverse implicazioni che ne possono derivare, tutte le operazioni di trattamento e smaltimento anche dei rifiuti speciali devono essere disciplinate, autorizzate e controllate dalle competenti Autorità pubbliche. L’importanza di un’azione in tal senso da parte dell’Amministrazione Pubblica è tanto più evidente se si considera che i rifiuti speciali si caratterizzano per livelli di produzione e di pericolosità ben superiori rispetto ai rifiuti urbani. Nel rispetto delle indicazioni normative previste dall’art. 199 del d.lgs. 152/2006 e ss.mm.ii., il presente Piano Regionale comprende una specifica sezione dedicata ai rifiuti speciali ovvero a quei rifiuti prodotti da attività agricole e agroindustriali, da attività di costruzione e demolizione, da operazioni di scavo, da attività industriali, commerciali e artigianali, da attività di servizio, da operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti stessi, dai trattamenti delle acque e dai processi di abbattimento dei fumi. Non rientrano nella presente parte di Piano i rifiuti speciali assimilati, che sono soggetti al regime dei rifiuti urbani e quindi computati nella sezione specifica. I rifiuti oltre a distinguersi tra speciali e urbani si suddividono in pericolosi e non pericolosi. Secondo l’art. 184 del d.lgs. 152/2006, sono rifiuti pericolosi quelli contrassegnati da apposito asterisco nell’elenco CER 2002. La caratteristica di pericolosità è attribuita seguendo due logiche differenti; alcuni rifiuti sono pericolosi sin dall’origine (vedi per esempio la classe degli oli), mentre altri sono classificati tali in funzione della concentrazione di sostanze pericolose o metalli pesanti in essi contenuti. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 449 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni L’art. 177 del d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. impone che i rifiuti siano “gestiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare: - senza determinare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, nonché per la fauna e la flora; - senza causare inconvenienti da rumori o odori; - senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.” Poiché per loro natura i rifiuti speciali hanno proprietà e caratteristiche molto differenti gli uni dagli altri, non è possibile approfondire nello stesso modo tutti i rifiuti nel loro complesso, e, quindi, in questa sezione ci si è dedicati solo ad alcune tipologie di rifiuti ritenute “critiche” per la realtà regionale. In particolare l’attenzione si è incentrata sui rifiuti inerti, dalla produzione alla gestione, che rappresentano i quantitativi più elevati di rifiuti speciali prodotti e che, per la loro natura, derivano da attività difficilmente standardizzabili ed estremamente variabili, essendo influenzate dal momento storico ed economico in cui sono contestualizzate. Inoltre si è deciso di approfondire brevemente gli aspetti connessi ai veicoli fuori uso e ai pneumatici fuori uso, vista la peculiarità di tale tipologia di rifiuti. Un focus specifico, inoltre, è stato sviluppato relativamente alle apparecchiature contenenti PCB ancora presenti sul territorio valutando le modalità di monitoraggio e aggiornamento della situazione in continua evoluzione. Nell’elaborazione del Piano si è proceduto, in primo luogo, ad un’analisi della produzione di rifiuti speciali, pericolosi e non, in ambito regionale, attraverso una fotografia della situazione aggiornata al 2011 e confrontata con gli anni precedenti. L’analisi ha permesso di evidenziare: - l’incidenza dei rifiuti pericolosi rispetto al complesso della produzione; - le principali tipologie di rifiuti prodotte (per macrocategorie CER); - le differenze tra una provincia e l’altra. Nell’ambito della valutazione del quadro generale sulla destinazione dei rifiuti speciali prodotti in Liguria, si è provveduto ad analizzare i dati relativi ai rifiuti gestiti nelle diverse province, si è definito il quadro impiantistico esistente sul territorio e si sono valutati i flussi di import/export verso altre regioni e verso paesi esteri. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 450 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Quadro normativo di riferimento comunitario e nazionale Il quadro normativo di riferimento definito a livello comunitario in materia di gestione dei rifiuti ha subito negli ultimi venti anni una progressiva evoluzione, basata su un sistema di regole chiave che può essere così ricostruito: • fissare i criteri di definizione della pericolosità dei rifiuti, • stabilire un sistema obbligatorio di registrazione dei movimenti di rifiuti, • determinare le responsabilità delle varie fasi della loro gestione, • definire un sistema autorizzativo per la realizzazione degli impianti e delle fasi di gestione, • controllare il flusso transfrontaliero. Ad oggi la direttiva quadro in materia di rifiuti, Direttiva 2008/98/CE, punta alla semplificazione e all’aggiornamento della legislazione vigente, all’attuazione di politiche più ambiziose ed efficaci di prevenzione dei rifiuti, ad incoraggiare il riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti. Tale direttiva, inoltre, ribadisce la scala gerarchica di gestione dei rifiuti, quale ordine di priorità della normativa e della politica in materia, essendo comunque specificato che gli stati membri, per incoraggiare le opzioni che danno il miglior risultato ambientale complessivo, possono discostarsi da essa nel caso di flussi di rifiuti specifici laddove ciò sia giustificato termini considerando il ciclo di vita complessivo del rifiuto e gli impatti derivanti. La nuova direttiva richiama poi il principio “chi inquina paga” nell’individuare i soggetti cui sono posti in capo i costi della gestione dei rifiuti. Con riferimento al sistema impiantistico, si prevede che gli stati membri adottino misure appropriate per la creazione di una rete integrata e adeguata di impianti, tenendo conto delle migliori tecniche disponibili; tale rete e concepita in modo da consentire alla Comunità nel suo insieme di raggiungere l’autosufficienza impiantistica e da consentire agli stati membri di mirare individualmente al conseguimento di tale obiettivo. Ulteriori disposizioni attengono ai diversi aspetti legati alla gestione dei rifiuti: dall’attivazione delle azioni di prevenzione, allo sviluppo del recupero, alla definizione della pianificazione. A livello nazionale, il D.Lgs. n. 152 del 3/4/2006, entrato in vigore il 29 aprile del 2006, negli anni a seguire è stato interessato da un elevato numero di modifiche, dettate da circa 40 provvedimenti, che hanno portato alla riscrittura di gran parte del testo. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 451 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Tali modifiche tra l’altro hanno portato alla definizione dell’attuale gerarchia per la gestione dei rifiuti: prevenzione, preparazione per il riutilizzo (novità introdotta dalla direttiva 2008/98/CE), riciclaggio, recupero di altro tipo (per esempio recupero di energia), smaltimento. Nel rispetto della gerarchia, devono essere adottate le misure volte a incoraggiare le opzioni che garantiscono il “miglior risultato complessivo”. Relativamente alla gestione dei rifiuti speciali è importante far riferimento anche alla normativa riguardante le discariche: il D.Lgs. 36/03, attuazione della direttiva 1999/31/Ce, e il D.M. Ambiente 27 settembre 2010 - Criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica. Per quanto riguarda i rifiuti speciali esistono un numero rilevante di disposizioni normative ed atti amministrativi che disciplinano specifiche tipologie di rifiuti (per es. olii, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), veicoli fuori uso (VFU), rifiuti sanitari. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 452 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Fonti informative di riferimento e analisi dei dati I dati utilizzati per la redazione del presente capitolo sono stati messi a disposizione dalla Sezione regionale del catasto rifiuti, con sede presso ARPAL, che detiene la banca dati dei modelli unici di dichiarazioni ambientali (MUD) presentati dal 1999 ad oggi. Il MUD è stato istituito con la legge 70/94 e vede la prima modulistica approvata con il DPCM 31/03/99 “Approvazione del nuovo modello unico di dichiarazione ambientale per l'anno 1999”. Da allora il susseguirsi di integrazioni e modifiche alla normativa di riferimento hanno portato variazioni sostanziali ai modelli di dichiarazione da presentare. Nel 2013 il modello vigente è quello approvato con il DPCM 20/12/2012. Considerati i flussi dei MUD presentati ogni anno alla Camera di Commercio Industria ed Artigianato e Agricoltura competente per territorio, dai soggetti obbligati alla compilazione, ai sensi dell’art. 189 del d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii., si è deciso di incentrare le analisi e le valutazioni del presente Piano sui dati relativi agli anni dal 2009 al 2011. Nella tabella sottostante, è riportato, per tali anni, il numero di dichiarazioni MUD presentate dai soggetti obbligati. PROVINCIA 2009 2010 2011 Imperia 1.347 1.256 1.120 Savona 1.938 1.761 1.582 Genova 4.693 4.381 4.196 La Spezia 1.426 1.308 1.270 Regione 9.404 8.706 8.168 Tabella 1: numero di dichiarazioni MUD presentate negli anni 2009 - 2011 Sono obbligati alla presentazione del MUD: - chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e di trasporto di rifiuti; - i commercianti e gli intermediari di rifiuti senza detenzione; - le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e di smaltimento rifiuti; - le imprese e gli enti che producono rifiuti pericolosi; - le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi provenienti da lavorazioni industriali e artigianali, di rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, di fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 453 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi. Sono, invece, esentati dalla presentazione della dichiarazione MUD: - le imprese e gli enti che producono rifiuti non pericolosi con meno di dieci dipendenti; - le imprese e gli enti che producono rifiuti non pericolosi da attività di demolizione, costruzione e scavo; - le imprese e gli enti che producono rifiuti non pericolosi da attività commerciali e da attività di servizio; Tale esenzione comporta l’impossibilità di quantificare in modo certo la produzione di rifiuti speciali non pericolosi. Per quanto sopra premesso, i quantitativi riportati nel Piano risulteranno inevitabilmente sottostimati, poiché non si dispone di strumenti idonei ad accertare la reale consistenza dei fenomeni. Fanno eccezione i rifiuti inerti per i quali si è deciso, come meglio esplicitato nel seguito, di risalire alla quantità prodotta in Regione Liguria analizzando i dati di rifiuti inerti dichiarati in ingresso agli impianti liguri di recupero/smaltimento. I dati MUD, da cui si è partiti per l’analisi dei dati di produzione e di gestione dei rifiuti in Liguria, sono stati ricavati dalla banca dati realizzata dalla Società Ecocerved per conto del Sistema Camerale e che riunisce in un unico database sia le dichiarazioni pervenute per via informatica sia quelle cartacee opportunamente digitalizzate. Tali dati sono stati sottoposti ad una procedura di bonifica e validazione a cura della Sezione Regionale del Catasto rifiuti. Tali operazioni consistono in una serie di controlli sulla qualità dei dati e, nei casi di incongruenze o errori, nella loro correzione, quando possibile. I controlli sono sia di tipo formale (ad esempio controlli sulla correttezza dei codici fiscali, codici CER, eliminazione di schede duplicate) sia di carattere più sostanziale, come la correzione delle unità di misura, o delle incongruenze macroscopiche nei dati di produzione sulla base di un confronto con gli anni precedenti. Per quanto riguarda i rifiuti inerti non pericolosi, si è deciso di stimare il dato di produzione a partire dalla quantità di rifiuto gestito e dichiarato dagli impianti di gestione rifiuti nel MUD. In particolare si è valutato che la maggior parte dei rifiuti inerti prodotti in Liguria o vengono trattati in impianti presenti in Regione oppure sono inviati a impianti di messa in riserva (R13) in Liguria prima di essere inviati a trattamento fuori regione. Pertanto si è deciso di indicare come dato di produzione la quantità di rifiuto non pericoloso con codice CER 17 (rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione) ricevuto in ingresso dagli impianti liguri da soggetti operanti in Regione Liguria. Ovviamente il dato è affetto da errori in quanto alcuni flussi potrebbero essere inviati direttamente ad impianti fuori regione (e quindi sfuggire ai conteggi) e d’altro canto rifiuto alcuni quantativi potrebbero essere inviati dal produttore ad impianti di messa in riserva che poi inviano a trattamento presso impianti anch’essi siti in Liguria, con conseguente duplicazione del dato. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 454 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Dalle valutazioni fatte, si può però ritenere che il dato di produzione così stimato si avvicini molto al dato reale. I dati relativi alla situazione impiantistica sono stati desunti dalle informazioni fornite dalle Province, che sono per legge i soggetti deputati al rilascio delle autorizzazioni integrate ambientali ai sensi della parte II del d.lgs. 152/2006 e delle autorizzazioni ai sensi dell’art. 208 del d.lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. ed alla ricezione delle comunicazioni di cui all’art. 216 del d.lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. da parte dei gestori di impianti che operano in procedura semplificata, secondo le disposizioni di cui al DM 5/2/98. Per quanto riguarda, invece, la presenza sul territorio ligure degli apparecchi contenenti PCB, i dati sono stati ricavati dalla banca dati della Sezione Regionale del Catasto rifiuti, in cui sono archiviate tutte le informazioni presenti nelle comunicazioni rese dai detentori di apparecchi contenenti PCB ai sensi del d. lgs. 209/99. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 455 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Analisi della situazione nazionale La produzione nazionale dei rifiuti speciali si attesta, nell’anno 2010, a circa 137,9 milioni di tonnellate con un incremento, rispetto al 2009, pari al 2,4% corrispondente a 3,2 milioni di tonnellate. Il dato complessivo, derivante dalle elaborazioni MUD e dalle stime ISPRA, comprende circa 6,7 milioni di tonnellate di rifiuti provenienti dal trattamento di rifiuti urbani (CER 190501, 190503, 191210 e 191212). 80.000 70.000 60.000 50.000 40.000 30.000 20.000 10.000 0 RS P RS NP da C&D RS NP esclusi C&D 2008 2009 2010 Figura 1: quantità rifiuti speciali prodotti a livello nazionale (t*1000) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 456 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Analisi della situazione regionale Il sistema produttivo regionale La Liguria, nel passato, è stata una regione con una forte impronta industriale, impiantata caratterizzata da diversi insediamenti nel campo della chimica, della siderurgia e della metalmeccanica. Oggi, segnata dalla crisi e dai processi di deindustrializzazione e terziarizzazione, resta ben poco della realtà storica incentrata sull’industria pesante, e l’attenzione si è spostata soprattutto verso i servizi e l’industria tecnologica e di ricerca. 100% 80% 60% 40% 20% 0% Genova Imperia Savona La Spezia Liguria Agricoltura Industria Servizi Figura 2: incidenza degli occupati per settore di attività anno 2012 (fonte Infocamere) Analizzando la realtà attuale il settore economico di maggiore peso risulta essere quello dei servizi seguito dall’artigianato; rimane pressoché invariato il comparto alimentare costituito da oleifici, pastifici e stabilimenti per la conservazione degli alimenti localizzato in aree delimitate della regione. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 457 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Rilevante è il sistema portuale costituito dai tre grandi porti, Genova, La Spezia e Savona-Vado. Queste realtà rappresentano una pressione non trascurabile per la produzione dei rifiuti poiché, al loro interno, insistono attività di diversa natura che generano tipologie disomogenee di rifiuti; basti pensare che si passa dalla crocieristica, alla cantieristica navale, dalle movimentazioni delle merci ai materiali prodotti dal dragaggio e dalle bonifiche delle aree portuali. Tra le industrie fonti di elevate quantità di rifiuti speciali vanno ricordate le tre centrali termoelettriche di Savona-Vado, Genova e della Spezia la cui attività produce elevate quantità di ceneri che devono essere trattate in modo idoneo . Infine vanno ricordate le grandi opere infrastrutturali che stanno interessando, o hanno interessato, la regione in diverse aree e che comportano la produzione di elevate quantità di materiali da demolizioni o da scavi che per le loro caratteristiche rientrano nel campo dei rifiuti speciali. Produzione di rifiuti speciali Nell’ambito della predisposizione del PGR, si provveduto a disegnare una fotografia, il più esaustiva e precisa possibile, dello stato di fatto della produzione dei rifiuti speciali in Liguria, assumendo come base di riferimento innanzitutto le dichiarazioni MUD presentate dai produttori e gestori di rifiuti nell’anno 2012, riferite quindi a dati di produzione del 2011. Tali dati sono stati quindi confrontati con i dati dei due anni precedenti (2009 e 2010) per fornire un trend della situazione negli ultimi anni. TIPOLOGIA 2009 2010 2011 Non pericolosi 4.532.380 4.501.446 4.251.896 Pericolosi 136.357 161.699 145.818 Tabella 2: totale dei rifiuti speciali prodotti in Regione Liguria (t/anno) La produzione di rifiuti speciali, esclusi i rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi e dei veicoli fuori uso, in Liguria nei tre anni presi in considerazione è riportata nella tabella 3. Si osserva subito che la maggiore produzione si ha nel savonese, ma il dato è fortemente influenzato dai rifiuti prodotti dalle attività di bonifica dell’area ex Acna di Cengio (tale situazione verrà analizzata più dettagliatamente nei paragrafi successivi). Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 458 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Osservando il dettaglio delle attività economiche da cui sono originati i rifiuti, tabella 4, si evidenzia che, trascurando la categoria ATECO 24 (industria chimica) che ricomprende il sito Acna, per i rifiuti non pericolosi la maggiore quantità si trova correlata a servizi quali lo smaltimento dei rifiuti e delle acque di scarico e alla preparazione per il riciclaggio e alla produzione di energia, dettaglio che rappresenta efficacemente la realtà ligure nella quale mancano grandi realtà produttive. L’industria della lavorazione dei minerali non metalliferi, prevalentemente lavorazioni della pietra, è più rilevante nella provincia della Spezia dove si produce quasi il 70% dei rifiuti della classe ATECO 26. TIPOLOGIA DI RIFIUTI PROVINCIA 2009 2010 2011 Imperia 126.731 250.459 111.937 Savona 1.700.789 1.348.573 1.274.455 Non pericolosi Genova 202.258 249.100 218.857 La Spezia 298.510 358.984 351.954 Regione 2.328.289 2.207.115 1.957.203 Imperia 2.875 3.562 1.779 Savona 20.660 22.346 23.535 Genova 98.587 120.350 99.474 Pericolosi La Spezia 13.633 14.706 20.615 Regione 135.756 160.964 145.403 Tabella 3: Produzione rifiuti speciali in Liguria esclusi rifiuti con CER 17 non pericolosi e dichiarati nel MUD_VFU (t/anno) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 459 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 2.500.000 2.000.000 1.500.000 2009 2010 2011 1.000.000 500.000 0 TOTALE IMPERIA SAVONA GENOVA LA SPEZIA REGIONE Figura 3: confronto tra gli anni 2009, 2010 e 2011 della produzione di rifiuti speciali non pericolosi espressa in tonnellate 180.000 160.000 140.000 120.000 100.000 2009 2010 80.000 2011 60.000 40.000 20.000 0 TOTALE IMPERIA SAVONA GENOVA LA SPEZIA REGIONE Figura 4: confronto tra gli anni 2009, 2010 e 2011 della produzione di rifiuti speciali pericolosi espressa in tonnellate Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 460 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CER NON CER DESCRIZIONE E CODICE ATTIVITÀ PERICOLOSO PERICOLOSO 01 2.168 19 Agricoltura e pesca 03 5 05 4 1 10 178 1 Industria estrattiva 11 0,2 0,2 14 918 956 Industria alimentare 15 4.474 80 Industria Tessile 17 17 1 Confezioni vestiario; preparazione e tintura pellicce 18 4 0,04 Industria conciaria 19 690 6.310 20 1.905 56 Industria legno, carta stampa 21 5.547 315 22 4.261 200 Raffinerie petrolio, fabbricazione coke 23 1.245 1.332 Industria Chimica 24 754.831 3.742 Industria gomma e materie plastiche 25 2.715 237 Industria minerali non metalliferi 26 69.112 407 Produzione metalli e leghe 27 10.404 1.443 Fabbricazione e lavorazione prodotti metallici, escluse 28 12.653 3.618 macchine ed impianti 29 4.796 1.550 30 0,01 0,2 Fabbricazione apparecchi elettrici, meccanici ed elettronici 31 3.501 2.444 32 242 121 33 318 30 34 618 141 Fabbricazione mezzi di trasporto 35 9.182 4.774 Altre industrie manifatturiere 36 509 132 Recupero e preparazione per il riciclaggio 37 197.645 4.857 40 376.298 3.451 Produzione energia elettrica, acqua e gas 41 11.115 10 Costruzioni 45 15.534 2.493 50 4.218 8.576 51 39.442 15.665 Commercio, riparazioni e altri servizi 52 1.623 896 55 197 5 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 461 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CER NON CER DESCRIZIONE E CODICE ATTIVITÀ PERICOLOSO PERICOLOSO 60 1.029 10.812 61 88 34.978 Trasporti e comunicazione 62 0,2 1 63 8.921 6.927 64 872 137 65 12 0,4 66 1 0,1 70 284 17 Intermediazione finanziaria,assicurazioni ed altre attività 71 17 23 professionali 72 16 2 73 38 67 74 4.747 1.818 75 5.997 5.120 Pubblica amministrazione, istruzione e sanità 80 18 37 85 732 4.809 Smaltimento dei rifiuti solidi, delle acque di 90 396.122 16.453 scarico e simili 91 18 3 Altre attività di pubblico servizio 92 125 22 93 1.358 217 Tabella 4: suddivisione per ATECO dei rifiuti prodotti nell’anno 2011 (esclusi inerti non pericolosi e dichiarati nel MUD_VFU) NON PERICOLOSI PERICOLOSI CLASSE CLASSE 2009 2010 2011 2009 2010 2011 CER CER 01 35.996 49.537 49.224 03 116 158 137 02 8.747 6.714 4.982 05 2.207 3.462 2.480 03 25.071 11.110 4.491 06 6.290 4.175 774 04 86 25 1 07 4.523 5.760 5.538 05 120 197 94 08 919 935 878 06 909 1.861 803 09 667 549 502 07 2.891 2.883 3.530 10 263 127 474 08 727 754 977 11 1.022 954 899 09 131 236 57 12 5.961 8.495 5.935 10 306.362 359.893 383.806 13 63.443 68.982 74.804 11 342 151 140 14 767 328 210 12 22.184 25.188 22.133 15 2.769 3.002 2.431 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 462 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni NON PERICOLOSI PERICOLOSI CLASSE CLASSE 2009 2010 2011 2009 2010 2011 CER CER 15 73.110 151.692 76.241 16 19.628 17.350 19.633 16 57.423 62.342 51.198 17 18.933 38.010 14.510 18 44 96 54 18 4.315 4.542 4.915 19 1.679.121 1.391.919 1.104.199 19 2.699 2.974 10.126 20 115.025 142.516 255.272 20 1.233 1.161 1.158 Tabella 5: produzione rifiuti speciali, espressa in tonnellate, ripartita per classe di codice CER 3% 3% 2% 4% 13% 20% 55% 19 10 20 15 16 01 Altro Figura 5: produzione rifiuti speciali non pericolosi (esclusi CER 17 e dichiarati nel MUD_VFU) anno 2011, espressa in tonnellate, suddivisi per classe CER La categoria CER che presenta quantitativi più elevati di rifiuti speciali non pericolosi è la 19 e la quasi totalità del rifiuto è costituito dai “rifiuti liquidi acquosi e concentrati acquosi prodotti dalle operazioni di risanamento delle acque di falda” ovvero dalle attività di bonifica dell’area ex Acna di Cengio. Per capire l’entità della produzione di tale sito basta osservare le quantità riferite al 2011, pari a quasi 750.000 t. E’ opportuno, però precisare che tale tipologia di rifiuti viene poi direttamente trattata nell’impianto di depurazione asservito alle attività di bonifica delle aree ex – Acna di Cengio. Particolare interesse va rivolto alla classe 1908, comprendente i fanghi prodotti da impianti di trattamento delle acque. Il quantitativo ottenuto dalle schede “rifiuto” del MUD, pari a circa 57000 tonnellate, risulta essere leggermente sovrastimato poiché Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 463 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni alcuni produttori generano un fango che deve essere sottoposto a trattamento presso ulteriori impianti o, in altri casi, viene destinato a messa in riserva. Le quantità più elevate si hanno nella provincia di Genova, 56%, quindi La Spezia, 28%, Savona,14%, e Imperia 2%. La seconda classe rilevante è costituita dalla categoria CER 1912 “rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti” prodotti rispettivamente per il 38% nella provincia di Savona e della Spezia, per il 20% a Genova e per il rimanente 4% a Imperia. Figura 6: ripartizione della produzione di rifiuti classe 19 “rifiuti prodotti da impianti di trattamento rifiuti e trattamento acque” non pericolosi, espressi in tonnellate A seguire, ma con quantità notevolmente inferiori, troviamo la classe 10, ovvero le ceneri derivate da processi termici, riconducibili alle centrali termo elettriche di Genova, Savona e La Spezia che si suddividono principalmente tra ceneri leggere da carbone, pari a circa 264.000 t, presenti in tutti e tre gli stabilimenti, ma con quantitativi molto ridotti per l’impianto di Genova essendo quest’ultimo in fase di progressivo spegnimento, e rifiuti generati dai processi di desolforazione dei fumi con reazioni a base di calcio per un totale di quasi 88.000 t, limitatamente agli impianti di Savona e La Spezia. CLASSE CER QUANTITÀ CLASSE CER QUANTITÀ 1001 366.886 1007 9 1002 0,14 1009 3.296 1005 962 1010 21 1006 154 1011 10.783 Tabella 6: rifiuti prodotti da processi termici, non pericolosi espressa in tonnellate Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 464 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Infine si nota un quantitativo elevato, circa il 13% del totale del rifiuto speciale non pericoloso per il 2011, relativo alla categoria 20. Tale dato deriva per il 60% dalle dichiarazioni presentate dalle isole ecologiche comunali, autorizzate in forma ordinaria o semplificata, che dichiarano correttamente come prodotti i rifiuti in uscita dall’impianto e per il restante 40% da rifiuti recuperabili classificati nella categoria 2001 prodotti da ditte private. 18% 7% 10% 51% 14% 13 16 17 19 Altro Figura 7: produzione rifiuti speciali pericolosi (esclusi CER 17 e VFU) anno 2011, espressa in tonnellate, suddivisi per classe CER Nella produzione di rifiuti speciali pericolosi, la classe più rilevante è la 13, comprendente gli oli esauriti e i residui dei combustibili liquidi. In questa famiglia ricadono gli oli di sentina che per più della metà (quasi 43.000 t per l’anno 2011), vengono prodotti nell’ambito portuale di Genova. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 465 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 6% 0,2% 9% 11% 57% 17% Altro 1304 1308 1301 1305 1302 Figura 8: ripartizione della produzione di rifiuti classe 13 “Oli esauriti e residui di combustibili liquidi”, espressi in tonnellate Completano il panorama i rifiuti da costruzione e demolizione, analizzati nel capitolo dedicato, e la classe 16 che racchiude tutti i rifiuti che non trovano collocazione nelle altri categorie. Trattandosi di una famiglia molto ampia di rifiuti si è analizzato nel dettaglio solo i veicoli fuori uso in una sezione a parte nella quale sono trattati anche i quantitativi dichiarati con il MUD-VFU compilato dagli autodemolitori e dai frantumatori. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 466 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Produzione rifiuti inerti All’art. 3 del d. lgs. 117/2008 sulla gestione dei rifiuti delle attività estrattive si riporta una definizione di rifiuto inerte: “i rifiuti che non subiscono alcuna trasformazione fisica, chimica o biologica significativa. I rifiuti inerti non si dissolvono, non bruciano né sono soggetti ad altre reazioni fisiche o chimiche, non sono biodegradabili e , in caso di contatto con altre materie, non comportano effetti nocivi tali da provocare inquinamento ambientale o danno alla salute umana. La tendenza a dar luogo a percolati e la percentuale inquinante globale dei rifiuti, nonché l’ecotossicità dei percolati devono essere trascurabili e, in particolare, non danneggiare la qualità delle acque superficiali e sotterranee. Una valutazione precisa della produzione di rifiuti derivanti da attività di demolizione, costruzione e scavo, nella regione Liguria, appare molto complessa per una molteplicità di fattori, legati principalmente alla frammentazione delle attività del settore. Inoltre, come già evidenziato in precedenza, la normativa di settore non obbliga i produttori di rifiuti non pericolosi provenienti dalle attività di costruzione, demolizione e scavo alla presentazione del MUD; pertanto non si hanno dati omogenei a disposizione per un confronto tra produzione stimata e rifiuti gestiti. Si deve anche rilevare che i rifiuti inerti sono un prodotto estremamente variabile in termini quantitativi, soggetto ad aumenti esponenziali in presenza di grandi opere infrastrutturali o di ingente attività di bonifica di siti inquinati. Come già evidenziato, per stimare la produzione di rifiuti inerti non pericolosi si è partiti dalle quantità dichiarate dagli impianti di trattamento e recupero di rifiuti inerti. I dati che emergono sotto riportati nella tabella sottostante. NON PERICOLOSI PROVINCIA 2009 2010 2011 Genova 1.089.833 1.091.393 978.946 Imperia 377.615 335.736 200.482 La Spezia 275.783 333.878 289.510 Savona 425.528 491.916 804.284 REGIONE 2.168.759 2.252.923 2.273.222 Tabella 7: quantità di rifiuti inerti non pericolosi (CER 17) gestiti, assunto pari al prodotto (t/anno) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 467 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 2.500.000 2.000.000 1.500.000 2009 2010 2011 1.000.000 500.000 0 GENOVA IMPERIA LA SPEZIA SAVONA REGIONE Figura 9: rifiuti inerti non pericolosi gestiti, assunto pari al prodotto, espressi in t/anno Limitatamente all’anno 2011 se si confronta il dato del quantitativo di rifiuti inerti non pericolosi gestiti (che si stima pari alla quantità prodotta) con il quantitativo totale di rifiuti non pericolosi prodotti estrapolato dal MUD si evidenzia che gli inerti rappresentano il 56% del quantitativo totale di rifiuti non pericolosi prodotti in Liguria. 44% 56% RS NP ESCLUSI 17 17 NP Figura 10: rapporto tra rifiuti inerti non pericolosi e totale dei rifiuti speciali non pericolosi Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 468 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Si riporta di seguito la composizione di dettaglio della classe 17 CLASSE DEFINIZIONE 2009 2010 2011 CER 1701 Cemento mattoni mattonelle e ceramiche 25.911 31.536 36.867 1702 Legno vetro e plastica 9.867 13.382 21.304 1703 Miscele bituminose, catrame 251.424 279.007 320.707 1704 metalli 62.404 96.006 102.315 1705 Terra 993.725 962.397 1.057.448 Materiali isolanti e da costruzione a base 1706 amianto 906 1.021 1.016 1708 Materiali da costruzione a base gesso 182 271 363 1709 Altri rifiuti costruzione e demolizione 824.341 869.303 733.203 Tabella 8: rifiuti classe 17 non pericolosi (t) Nella tabella sottostante si è invece confrontata la produzione di rifiuti misti da demolizione (CER 170904) con la somma delle altre tipologie di rifiuti da demolizione (classi CER 1701, 1702, 1704, 1706 e 1708). Da tale tabella appare evidente come sia ancora molto elevata la produzione di rifiuti misti da demolizione, indicatore del fatto che si privilegia ancora una demolizione non selettiva. Ciononostante il trend sui tre anni sembra, comunque, far tendere verso pratiche di demolizione un po’ più attente alla selezione dei diversi materiali che così possono più agevolmente essere recuperati. PROVINCIA TIPO RIFIUTO 2009 2010 2011 170904 824.341 869.303 733.203 REGIONE Altri rifiuti da demolizione non pericolosi 99.270 142.216 161.865 Tabella 9: confronto tra i rifiuti misti CER 170904 rispetto agli altri rifiuti da demolizione classi 1701, 1702, 1704, 1706 e 1708 non pericolosi a livello regionale per l’anno 2011 Relativamente ai rifiuti pericolosi, è stato invece possibile estrarre i dati dalle dichiarazioni MUD presentate dai produttori di rifiuti, in quanto obbligati per legge alla presentazione della dichiarazione stessa. PROVINCIA 2009 2010 2011 Genova 12.953 30.956 7.101 Imperia 590 834 353 1.367 716 924 La Spezia Savona 4.023 5.504 6.132 Regione 18.933 38.010 14.510 Tabella 10: rifiuti inerti prodotti pericolosi (t/anno) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 469 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni La produzione di rifiuti inerti pericolosi mediamente si attesta sotto le 20.000 t. La differenza del 2010 è imputabile a terre contaminate da sostanze pericolose prodotte dalle attività di bonifica nel sito Stoppani di Cogoleto e dai lavori di revisione/adeguamento degli impianti di un’azienda che tratta rifiuti pericolosi. Per l’anno 2011, nella tabella sottostante, è riportato il dettaglio per classe di CER. Le quantità più consistenti, come si evince anche dalla figura 10, sono relative alla classe 1705 che comprende terre e fanghi di dragaggio contenenti sostanze pericolose e alla classe 1706 che comprende i materiali contenenti amianto. CLASSE QUANTITÀ CER 1701 197 1702 2067 1703 760 1704 125 1705 5494 1706 4907 1708 0 1709 961 Tabella 11: rifiuti classe 17 pericolosi anno 2011 (t/anno) 5% 1% 1% 7% 38% 14% 34% 1705 1706 1702 1709 1703 1701 1704 Figura 11: composizione totale rifiuti pericolosi Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 470 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Previsione produzione terre e rocce da “grandi opere” La Liguria sta vivendo un momento importante per quanto riguarda le infrastrutture. Gode di un vantaggio competitivo dovuto alla sua collocazione geografica. Una regione del Nord che si affaccia sul mare con tre porti e, soprattutto, naturale collegamento tra il Mediterraneo e il Nord Europa. Questo vantaggio va sostenuto realizzando un’articolata rete di infrastrutture a supporto dello sviluppo della portualità e del sistema produttivo-industriale del Nord. Proprio per questo motivo, ad oggi sono molte le opere infrastrutturali pubbliche di rilevanza strategica nazionale (cosiddette “grandi opere”) in itinere o in corso di approvazione. Tali opere, come è ovvio pensare, comportano inevitabilmente una rilevante attività di movimentazione terra, che in parte sarà gestita come sottoprodotto, ma in parte sarà necessario classificare e gestire come rifiuto. Nella tabella sottostante sono riportate le principali opere approvate, con l’indicazione dei potenziali volumi prodotti e di quanto dovrebbe essere gestito nel rispetto delle previsioni legislative che consentono di qualificare i materiali come sottoprodotti destinati ad utilizzo esterno. QUANTITÀ QUANTITÀ TERRE IN PIANO UTILIZZO TERRE AD PROGETTO PROVINCIA TRATTATE CORSO TERRE UTILIZZO COME ESTERNO (mc) RIFIUTI (mc) Primo e secondo lotto Terzo Genova si Approvato 1.715.140 203.000 Valico Definitivo approvato dal CIPE ma PUT Ulteriori lotti del Genova no necessariamente da 2.642.673 n.d. Terzo Valico rivedere dalla Commissione VIA Aurelia bis Imperia no Non approvato 1.625.000 Imperia Aurelia bis Savona si Approvato 650.000 n.d. Savona Gronda Nodo Genova no Approvato 8.842.567 156.622 Autostradale Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 471 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni QUANTITÀ QUANTITÀ TERRE IN PIANO UTILIZZO TERRE AD PROGETTO PROVINCIA TRATTATE CORSO TERRE UTILIZZO COME ESTERNO (mc) RIFIUTI (mc) Aurelia bis La La Spezia si Approvato 213.000 Spezia - Lotto III Non Approvato per la parte relativa ai Siti di Aurelia bis La La Spezia no destinazione non 695.000 n.d. Spezia - Lotto III ancora disponibili con certezza Nodo di San Genova - - - - Benigno In approvazione piano Nodo di Genova Genova si 761.000 n.d. ex DM 161/12 Scolmatore Genova no Non approvato 195.000 Fereggiano Raddoppio ferroviario Savona no no - - Ponente Tabella 12: elenco opere infrastrutturali previste ed opzioni utilizzo materiali di risulta E’ importante in questo contesto evidenziare che tali opere pongono alcune questioni che rappresentano una potenziale criticità per il presente piano. Come noto, in termini generali, il D.M. 161/2012 disciplina l'utilizzazione delle terre e rocce da scavo, stabilendo i criteri qualitativi da soddisfare per poter considerare i materiali di scavo sottoprodotti e non rifiuti ai sensi dell'art. 183, comma 1, lett. qq) del D.Lg. n. 152/2006 e s.m.i, sulla base delle condizioni previste al comma 1 dell'art. 184 bis dello stesso decreto e imponendo l’obbligo a priori, cioè prima di iniziare a scavare, di disporre di siti di riutilizzo idonei a ricevere il materiale. Premesso quanto sopra, per quanto riguarda i siti di riutilizzo, come si evince dalla tabella di cui sopra, in alcuni casi non sono ancora certi oppure quelli individuati non sono ancora idonei a ricevere il materiale, perché per esempio mancano autorizzazioni o finanziamenti per la realizzazione dell’opera che riceverebbe le terre. In tale situazione risulta, quindi, difficile quantificare l’eventuale produzione di rifiuti da “grandi opere”, infatti le stime iniziali, sopra riportate, potrebbero non essere corrette, ma anzi decisamente sottostimate qualora nel momento in cui iniziano gli scavi, i siti di riutilizzo non siano disponibili. In tal caso, infatti, tutto quanto viene scavato non può essere stoccato in attesa di trovare un sito di riutilizzo, ma deve essere necessariamente gestito come rifiuto. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 472 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Un ulteriore aspetto da tener presente è il fatto che in teoria, un Piano di utilizzo correttamente eseguito dovrebbe essere in grado di prevedere con esattezza la frazione dei materiali di scavo che potranno essere utilizzati come sottoprodotti e quella che dovrà invece essere gestita come rifiuto, salvo contenute variazioni gestibili con gli ordinari strumenti tecnico-amministrativi. Tuttavia, non può essere del tutto escluso che in taluni casi si realizzino condizioni impreviste che possano produrre consistenti variazioni rispetto alle previsioni originarie. E' il caso, ad esempio, del contenuto naturale di amianto nelle rocce. Allo stato attuale i Piani di utilizzo delle opere strategiche in corso prevedono che i materiali caratterizzati da concentrazioni di amianto superiori al limite normativo di 1.000 mg/kg siano invariabilmente destinati a discarica come rifiuti speciali; poiché ogni previsione progettuale nel campo delle gallerie e, ancor più in generale, degli scavi in sotterraneo è inevitabilmente basata sui dati di sondaggi dalla superficie, che non possono fornire, per tipologia e numero, la garanzia di un'assoluta rispondenza tra il modello progettuale e la realtà geologica, da accertarsi definitivamente solo in corso d'opera, è lecito porsi il problema delle conseguenze che 'il caso peggiore' potrà avere, in termini di produzione di rifiuti. Le particolari condizioni di diffusione dell'amianto all'interno degli ammassi rocciosi, per quanto connesso a note e specifiche litologie, sono infatti spesso caratterizzate da una spiccata variabilità locale, oggettivamente non sempre stimabile a priori con esattezza attraverso gli studi di superficie e i sondaggi profondi. Pertanto non si può escludere categoricamente che, in conseguenza del ritrovamento durante l'avanzamento dello scavo di concentrazioni di amianto superiori al limite normativo in percentuali superiori a quanto stimato in fase progettuale, i materiali non rispondenti ai requisiti qualitativi per l'utilizzo come sottoprodotti risultino significativamente superiori a quelli previsti. E' il caso in cui l'imprevisto geologico, termine spesso utilizzato in passato per giustificare carenze conoscitive dovute a scarse o nulle indagini geologiche preventive, rappresenta un rischio oggettivo, per quanto da ritenersi complessivamente basso sul nostro territorio regionale. E' chiaro che ciò rappresenta una rilevante criticità in un’attività di pianificazione, cui non può essere ovviato semplicemente ponendosi in una posizione di estrema ed irrealistica prudenza che potrebbe portare a stimare preventivamente il massimo quantitativo di rifiuti potenzialmente realizzabile, ipotizzando che tutte le rocce a rischio amianto presentino concentrazioni eccedenti il limite di legge. Non solo, infatti, ciò contravverrebbe ai principi della normativa comunitaria, finalizzata proprio a ridurre la produzione di rifiuti, ma si scontrerebbe anche con l'evidente indisponibilità di impianti esistenti in grado di ricevere i materiali o di aree destinabili ad eventuali nuovi impianti, oltre a dover considerare le insostenibili ripercussioni economiche. Tali considerazioni espresse in termini generali necessitano tuttavia di una contestualizzazione precisa per ogni singola opera per non rischiare di sovrastimare la reale problematica. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 473 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Produzione di veicoli fuori uso (VFU) In questa sezione si analizza la produzione di veicoli fuori uso riferendosi, come previsto dalla norma, ai rifiuti prodotti dalla demolizione di “veicoli progettati e costruiti per il trasporto di persone, aventi al massimo otto posti a sedere oltre al sedile del conducente, veicoli progettati e costruiti per il trasporto di merci, aventi massa massima non superiore a 3,5 t ed i veicoli a motore a tre ruote come definiti dalla direttiva 2002/24/CE, con esclusione dei tricicli a motore”. Con la direttiva 2000/53/CE, recepita in Italia con il d.lgs. 209/03, sono state introdotte nuove regole per la gestione di questa particolare tipologia di rifiuti che hanno obbligato ad ammodernare e rendere più efficace l’intera filiera di trattamento. Le finalità previste dal d.lgs. 209/03, in linea con i principi della direttiva, sono la riduzione dell’impatto generato sull’ambiente dalla gestione dei veicoli fuori uso, il corretto funzionamento del mercato interno, evitando distorsioni della concorrenza, e lo sviluppo delle attività legate al recupero e al riciclaggio dei materiali provenienti dai veicoli. In un’ottica di responsabilità condivisa, vengono chiamati in campo tutti i soggetti interessati quali i produttori, sia di parti di ricambio sia di autoveicoli, i concessionari e i gestori di impianti per il trattamento dei VFU. I dati utilizzati per l’approfondimento di questo paragrafo sono desunti dal cosiddetto MUD-VFU, istituito per la prima volta con il D.P.C.M. 22/12/2004 e più volte modificato, sino all’emanazione dell’ultimo modello previsto dal D.P.C.M. 20/12/2012. Sono tenuti alla compilazione del MUD-VFU tutti i soggetti coinvolti nel ciclo di gestione dei veicoli a fine vita normati dal d.lgs. 209/03. In tutti gli altri casi i dati relativi a veicoli non ricompresi nel d.lgs 209/03 (come per es. camion o autobus) o componenti rimossi da questi ultimi sono ricompresi nel MUD rifiuti speciali. La categoria dei CER considerati in questa sezione sono quelli inclusi nel capitolo 1601, “veicoli fuori uso appartenenti a diversi modi di trasporto e rifiuti prodotti dallo smantellamento di veicoli fuori uso e dalla manutenzione di veicoli (tranne 13, 14, 16, 16.06 e 16.08)”. PROVINCIA 2009 2010 2011 Imperia 4.088 3.170 2.443 Savona 9.811 7.925 6.206 Genova 19.528 14.294 9.500 La Spezia 5.316 4.187 3.229 Regione 38.742 29.576 21.378 Tabella 13: quantità di rifiuti CER 160104* (veicoli fuori uso) ricevuti dagli impianti liguri espressa in tonnellate Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 474 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Dall’analisi dell’ultimo triennio disponibile si nota come la produzione sia calata in corrispondenza della diminuzione delle radiazioni dei veicoli dalla registrazione al pubblico registro automobilistico (PRA); l’anno con quantitativi più elevati risulta essere il 2009 in corrispondenza di una campagna di incentivi per la rottamazione delle autovetture. 60.000 50.000 numero veicoli radiati 40.000 30.000 20.000 10.000 0 2000 2003 2005 2008 2010 2012 Figura 12: andamento radiazione veicoli Fonte dati ACI – annuario statistico PROVINCIA 2009 2010 2011 Imperia 4.914 4.163 3.326 Savona 10.444 8.379 6.481 Genova 16.001 15.788 9.344 La Spezia 4.573 3.813 2.734 Regione 35.933 34.154 23.884 Tabella 14: rifiuti prodotti dagli impianti di trattamento dei veicoli fuori uso espressi in tonnellate Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 475 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Per quanto riguarda, invece, i pneumatici fuori uso, il D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 all’articolo 228 stabilisce determinati obblighi per la gestione di tale tipologia di rifiuti; in particolare, al fine di ottimizzare il recupero dei pneumatici fuori uso e per ridurne la formazione anche attraverso la ricostruzione, istituisce l’obbligo per i produttori e gli importatori di pneumatici di provvedere, singolarmente o in forma associata e con periodicità almeno annuale, alla gestione di quantitativi di pneumatici fuori uso pari a quelli dai medesimi immessi sul mercato e destinati alla vendita sul territorio nazionale. Si segnala inoltre che il D.Lgs. 36/03, all’art. 6 c. 1 lettera o), specifica che non possono essere ammessi allo smaltimento in discarica i pneumatici interi fuori uso a partire dal 16 luglio 2003 ed i pneumatici usati come materiale di ingegneria ed i pneumatici fuori uso triturati a partire dal 16 luglio 2006, esclusi in entrambi i casi quelli per biciclette e quelli con un diametro esterno superiore a 1400 mm. Nella tabella sottostante sono riportate le quantità di pneumatici fuori uso (160103) dichiarate in parte nel MUD relativo ai rifiuti speciali e in parte nel MUD_VFU. MUD - RS MUD - VFU TOTALE PROVINCIA 2009 2010 2011 2009 2010 2011 2009 2010 2011 Genova 1545 1793 1458 271 36 203 1816 1829 1661 Imperia 172 229 235 23 14 30 196 242 265 La Spezia 1306 1210 1246 106 91 57 1412 1300 1303 Savona 2695 2522 2001 213 182 154 2908 2705 2155 Regione 5718 5754 4940 614 323 444 6332 6077 5384 Tabella 15: pneumatici prodotti in Liguria Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 476 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Gestione dei rifiuti speciali in Liguria I dati relativi ai quantitativi di rifiuti speciali gestiti in Regione Liguria è stata desunta per le discariche dalle dichiarazioni per il pagamento della cosiddetta ecotassa e per le altre tipologie di smaltimento/recupero dalle dichiarazioni MUD presentate dai titolari dell’autorizzazione in forma ordinaria o semplificata alla gestione dei rifiuti. Per quanto riguarda le discariche nella tabella sottostante sono riportati i quantitativi di rifiuti speciali gestiti dalle stesse negli anni presi a riferimento. Nell’elenco sono presenti anche alcune discariche che smaltiscono rifiuti urbani, ma le quantità riportate in tabella sono relative esclusivamente ai rifiuti speciali. In particolare l’impianto AMIU di Genova ed Ecosavona di Vado Ligure ricevono in prevalenza il codice CER 191212; per esempio nel 2011 il quantitativo relativo a questo codice era rispettivamente pari a circa 136.000 t per AMIU e 32.000 t per Ecosavona, provenienti, quasi esclusivamente, da impianti di trattamento rifiuti urbani regionali o extra-regionali. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 477 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 2009 2010 2011 2012 2013 QUANTITÀ QUANTITÀ QUANTITÀ QUANTITÀ (t/anno) (t/anno) (t/anno) (t/anno) QUANTITÀ (t/anno) non pericolosi non non pericolosi non non pericolosi non pericolosi RAGIONE SOCIALE COMUNE pericolosi pericolosi pericolosi pericolosi pericolosi pericolosi AMIU S.p.a. Genova 137.915 158.856 165.831 175.672 61.182 AMIU S.p.a. Busalla 297 222 602 2 Consorzio interc. Malsapello Rezzoaglio 6 5 Consorzio interc. Rio marsiglia Tribogna-Uscio 232 502 807 474 Ligure piemontese laterizi S.p.a. Cairo Montenotte 98.306 77.788 98.939 82.599 67.757 Bossarino srl Vado Ligure 109.404 518 132.446 614 130.952 787 117.526 724 100.563 Ecosavona Vado Ligure 51.448 64.514 36.467 43.811 20.090 Ramognina S.c.r.l. Varazze 64 50 280 3.063 2.189 ACAM Ambiente S.p.a. La Spezia 7.287 784 13.275 ACAM Ambiente S.p.a. Bonassola 2.655 16.532 48 Ponticelli S.r.l. Imperia 302 47 Idroedil S.r.l. Sanremo - Taggia 5.214 896 618 4.120 Tabella 16: quantitativi di rifiuti speciali conferiti in discarica (t/anno) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 478 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni SMALTIMENTO (DIVERSO DAL CONFERIMENTO IN DISCARICA) 2009 2010 2011 Non Non Non PROVINCIA Pericoloso Pericoloso Pericoloso pericoloso pericoloso pericoloso Imperia 73.380 52 6.851 14 1.753 20 Savona 1.372.662 520 1.003.209 1.089 807.051 505 Genova 17.859 64.039 31.094 72.428 11.217 36.725 La Spezia 61.795 23.508 109.615 26.313 83.678 27.752 Regione 1.525.697 88.119 1.150.769 99.844 903.698 65.002 Tabella 17: quantità di rifiuti speciali (esclusi inerti e VFU) inviati a smaltimento, esclusi i rifiuti conferiti in discarica, dato MUD, espresse in tonnellate I quantitativi elevati relativi alla provincia di Savona, sono legati alle attività di bonifica dell’area ex Acna di Cengio che inviano a trattamento biologico, D8, quantità considerevoli (nel 2011 747.370 t) di rifiuti classificati con il CER 191308 “rifiuti liquidi acquosi e concentrati acquosi prodotti dalle operazioni di risanamento delle acque di falda, diversi da quelli di cui alla voce 19 13 07”. I dati di Imperia per il 2009 risultano non allineati con gli anni successivi poiché solo per quell’anno l’impianto di biostabilizzazione, presente nel sito della discarica, ha dichiarato di gestire in D15 circa 69.000 tonnellate di CER 191212 “altri rifiuti (compresi materiali misti)…” derivanti da impianti di trattamento meccanico dei rifiuti. Per le province di Genova e della Spezia, le operazioni di smaltimento con quantitativi più elevati, si hanno per i rifiuti, pericolosi e non, gestiti in D9, ovvero trattamento chimico fisico che dia composti o miscugli da trattare in altri impianti. RECUPERO PROVINCIA 2009 2010 2011 Non Non Non Pericoloso Pericoloso Pericoloso pericoloso pericoloso pericoloso Imperia 32.568 64 29.364 2 15.933 2 Savona 381.424 1.761 457.245 1.439 468.159 778 Genova 105.068 2.077 143.296 3.446 128.655 46.738 La Spezia 31.555 543 27.178 450 25.009 1.799 Regione 550.615 4.445 657.083 5.337 637.756 49.318 Tabella 18: quantità di rifiuti speciali (esclusi inerti e VFU) inviati a recupero, dato MUD, espresse in tonnellate Le attività di recupero più consistenti sono relative alla voce R5, recupero/riciclo di sostanze inorganiche, che nella provincia di Savona riguarda soprattutto il recupero del vetro. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 479 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Gestione rifiuti inerti In analogia con quanto riportato nella parte relativa alla produzione di rifiuti, si è strutturato un paragrafo specifico sulla gestione dei rifiuti inerti. Tale tipologia di rifiuti per lo più viene conferita ad impianti di recupero, che in parte sono costituiti da veri e propri impianti di recupero inerti con produzione di materie prime seconde, mentre in parte effettuano solo una messa in riserva prima dell’invio ad un successivo impianto di recupero in Regione o fuori Regione. Rimane comunque ancora abbastanza consistente, anche se decisamente inferiore rispetto a quanto inviato a recupero, lo smaltimento in discarica, sia in discariche per rifiuti inerti sia in discariche per rifiuti non pericolosi, autorizzate allo smaltimento di rifiuti inerti, come si evince dalla tabella sottostante. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 480 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 2009 2010 2011 2012 2013 QUANTITÀ QUANTITÀ QUANTITÀ QUANTITÀ QUANTITÀ RAGIONE SOCIALE COMUNE (t/anno) (t/anno) (t/anno) (t/anno) (t/anno) Bossarino srl Vado Ligure 3.239 1.835 1.722 1.316 1.081 Colle Caprile Uscio 2.178 611 Colle Ecologico srl Uscio 1.141 1.013 Consorzio intercomunale Rezzoaglio Malsapello 1.904 5.049 1.961 S. Bartolomeo al Ecododici s.a.s. mare 85.065 59.781 193.894 Imperia - Impresa Cerruti s.r.l. Pontedassio 237.350 224.159 82.225 33.970 Impresa Pogliano di Moraldi a .s.r.l Vado ligure 20.250 326 Liguria cave di Rivara Enrico Ventimiglia 4.372 15.546 37.013 34.111 Mario Valle s.p.a. Cogoleto 11.300 14.787 67.779 Queirolo Claudio Levanto 16.998 11.775 5.084 Teas s.r.l. Carasco 12.025 13.383 43.493 32.431 Ligure piemontese laterizi S.p.a. Cairo Montenotte 525 Tabella 19: quantitativi di rifiuti inerti conferiti in discarica, espressi in tonnellate Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 481 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni I quantitativi indicati nella successiva tabella, invece, si riferiscono a rifiuti inerti inviati a trattamenti diversi dal conferimento in discarica. SMALTIMENTO (ESCLUSO IL CONFERIMENTO IN DISCARICA) 2009 2010 2011 PROVINCIA Non Non Non Pericoloso Pericoloso Pericoloso pericoloso pericoloso pericoloso Genova 16.088 435 2.412 283 76.364 132 Imperia 233.153 218.034 80.939 La Spezia 2.344 0 2.944 2.313 1 Savona 25 13 68 10 62 14 REGIONE 251.610 448 223.458 293 159.678 147 Tabella 20: quantitativi inviati a trattamenti diversi dal conferimento in discarica, dato MUD, espressi in tonnellate Da un’analisi puntuale dei dati, si può affermare che la maggior parte dei rifiuti è inviata a D15, stoccaggio provvisorio, in attesa di essere avviato a altri trattamenti, fuori regione, oppure in discarica. Ad esempio nel 2011 nel genovese sono stati inviati a stoccaggio circa 74.000 t e nell’imperiese il totale delle 80.939 tonnellate. Per quanto riguarda, invece, i rifiuti inviati a recupero è necessario fare un’importante precisazione in merito alle quantità riportate nelle tabelle sottostanti. Come già evidenziato, i rifiuti inerti in parte sono inviati dai produttori degli stessi direttamente ad impianti di effettivo recupero, ma molto spesso, invece, prima di andare all’effettivo recupero transitano per impianti che effettuano esclusivamente messa in riserva. Tale aspetto fa sì che il quantitativo totale di rifiuti recuperati non può assolutamente essere calcolato sommando le quantità riportate nelle tabelle di dettaglio sottostanti perché è elevato il rischio di duplicazione di alcuni quantitativi. R5 PROVINCIA 2009 2010 2011 Genova 723.129 807.656 629.850 Imperia 55.716 45.040 65.870 La Spezia 240.313 243.742 230.515 Savona 222.281 294.768 420.623 REGIONE 1.241.439 1.391.206 1.346.858 Tabella 21: quantitativi di rifiuti inerti non pericolosi recuperati in R5 (t/anno) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 482 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni R13 2009 2010 2011 PROVINCIA Non Non Non Pericoloso Pericoloso Pericoloso pericoloso pericoloso pericoloso Genova 121.760 42.947 56.322 5 Imperia 72.919 71.587 45.784 La Spezia 17.158 21.225 36.647 Savona 59.619 26 83.120 62 142.105 131 REGIONE 271.456 26 218.879 62 280.858 131 Tabella 22: quantitativi di rifiuti inerti recuperati in R13 (t/anno) ALTRE ATTIVITÀ DI RECUPERO 2009 2010 2011 PROVINCIA Non Non Non Pericoloso Pericoloso Pericoloso pericoloso pericoloso pericoloso Genova 228.856 238.378 90 216.410 38 Imperia 15.828 1.075 0 7.889 0 La Spezia 15.968 65.967 0 20.034 0 Savona 143.602 113.960 0 241.494 67 REGIONE 404.254 419.380 90 485.827 105 Tabella 23: quantitativi di rifiuti inerti recuperati in impianti non R5 e R13 (t/anno) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 483 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Situazione impiantistica Per quanto riguarda la situazione impiantistica sul territorio regionale, nel seguito si riporta lo stato di fatto aggiornato a luglio 2013, sulla base di quanto comunicato dalle Province che sono gli enti deputati al rilascio delle autorizzazioni AIA ed ex-art. 208 del d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. e alla ricezione delle comunicazioni di cui all’art. 216 del d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.. Gli impianti che smaltiscono/recuperano rifiuti presenti sul territorio ligure possono essere suddivisi, in base all’iter autorizzativo, in 3 tipologie distinte: • Impianti soggetti ad autorizzazione integrata ambientale ai sensi della parte II del d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.; • Impianti soggetti ad autorizzazione ai sensi dell’art. 208 d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. (procedura ordinaria); • Impianti soggetti a comunicazione ai sensi dell’art. 216 del d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. (procedure semplificate). Prima di entrare nel dettaglio delle singole tipologie di impianti, nella figura sottostante, sono riportate le discariche, sia per rifiuti non pericolosi che per rifiuti inerti, che ricevono rifiuti speciali in Regione Liguria. Figura 13: discariche che smaltiscono rifiuti speciali in Regione Liguria Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 484 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Impianti soggetti ad AIA Gli impianti che trattano rifiuti speciali e sono sottoposti ad AIA in Regione Liguria comprendono: • Discariche per rifiuti non pericolosi, ad eccezione di quelle che ricevono esclusivamente rifiuti urbani (punto 5.4 allegato VII parte II d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.); • Impianti di trattamento rifiuti pericolosi, che includono anche impianti di solo stoccaggio di rifiuti pericolosi (punti 5.1 e 5.3 allegato VII parte II d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.); • Altri impianti la cui attività di gestione rifiuti non è soggetta ad AIA, ma sottoposti ad AIA a causa del processo produttivo. Per tali impianti l’AIA include anche l’autorizzazione ai sensi del d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii (punti 2 e 4 allegato VII parte II d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.). Tali impianti sono elencati nella tabella sottostante, da cui si può evidenziare che il numero più consistente (pari a 10) è sito in Provincia di Genova. TIPOLOGIA DITTA PROVINCIA COMUNE SCADENZA AIA IMPIANTO AMIU Genova Genova 2017 Discarica per rifiuti non pericolosi Ecologital Genova Genova 2016 Impianto trattamento rifiuti pericolosi Maneco Genova Ceranesi 2015 Impianto trattamento rifiuti pericolosi A.O.C. Genova Genova 2017 Impianto trattamento rifiuti pericolosi Ecosider Genova Isola del Cantone 2017 Impianto trattamento rifiuti pericolosi Ecoeridania Genova Arenzano 2016 Impianto trattamento rifiuti pericolosi Ricupoil Genova Genova 2018 Impianto trattamento rifiuti pericolosi A.&A. F.lli Parodi Genova Campomorone 2014 Impianto chimico (che S.r.l. tratta anche rifiuti) A-ESSE Fabbrica Genova Carasco 2018 Impianto chimico (che Ossidi di Zinco tratta anche rifiuti) S.p.A. S. Erasmo Zyncal Genova Genova 2018 Fusione metalli non ferrosi S.p.a. (che tratta anche rifiuti) Bossarino Savona Vado Ligure 2017 Discarica per rifiuti non pericolosi Ligure piemontese Savona Cairo Montenotte 2020 Discarica per rifiuti non laterizi S.p.a. pericolosi Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 485 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni TIPOLOGIA DITTA PROVINCIA COMUNE SCADENZA AIA IMPIANTO Ecosavona Savona Vado Ligure 2020 Discarica per rifiuti non pericolosi Consorzio Savona Savona 2018 Impianto trattamento rifiuti Depurazione pericolosi Acque di Scarico Sepor La Spezia La Spezia 2014 Impianto trattamento rifiuti pericolosi Tabella 24: impianti di gestione rifiuti soggetti ad autorizzazione integrata ambientale (ad esclusione delle discariche che raccolgono solo rifiuti urbani) Discariche rifiuti inerti Per quanto riguarda gli impianti autorizzati ai sensi dell’art. 208 del d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. e quelli per cui è stata presentata comunicazione ai sensi del l’art. 216 d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii., visto che, come più volte evidenziato, il quantitativo più significativo di rifiuti prodotti in Regione, è relativo ai rifiuti inerti, si è deciso di riportare in una tabella specifica l’elenco delle discariche di inerti e fornire, per ogni singola provincia, un quadro sintetico della situazione impiantistica, ponendo l’attenzione sugli impianti che trattano/recuperano inerti. CAPACITÀ RESIDUA DITTA PROVINCIA COMUNE AL 31/12/12 (mc) Colle ecologico Genova Uscio 112.957 Queirolo Claudio La Spezia Levanto 35.000 Impresa Cerruti Imperia Imperia - Pontedassio 150.000 Liguria Cave di Rivara Enrico Imperia Ventimiglia 30.000 Tabella 25: discariche per rifiuti inerti attive Oltre alle discariche di cui sopra è importante evidenziare che esistono alcune discariche di inerti per cui è stata appena conclusa con esito positivo la procedura VIA che potrebbero, quindi, diventare operative nei prossimi anni. L’elenco è riportato nella tabella sottostante. IMPIANTO PROVINCIA COMUNE ESITO VIA Loc. Priatecci Savona Vado Ligure Parere positivo con prescrizioni per ampliamento di discarica presistente Loc. Valle Bevitore Imperia Terzorio Parere positivo con prescrizioni Tabella 26: discariche per rifiuti inerti con iter VIA concluso con esito positivo Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 486 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Situazione impiantistica (esclusi impianti AIA e discariche inerti) La situazione impiantistica ligure, se si escludono gli impianti soggetti ad AIA e le discariche di inerti di cui si è sopra riportato, è costituita per lo più da piccole realtà. Nella tabella e nel grafico sottostante, è riportato, per ogni provincia, il numero degli impianti autorizzati suddivisi per tipo di iter autorizzativo a cui sono sottoposti (procedura ordinaria o semplificata). N. IMPIANTI PROC. N. IMPIANTI PROC. PROVINCIA ORDINARIA SEMPLIFICATA Genova 64 167 Imperia 6 37 La Spezia 19 33 Savona 27 72 TOTALE 116 309 Tabella 27: numero impianti per Provincia (esclusi impianti AIA e discariche inerti) 180 167 160 140 120 100 80 72 64 60 37 40 33 27 19 20 6 0 Genova Imperia La Spezia Savona N. IMPIANTI PROC. ORDINARIA N. IMPIANTI PROC. SEMPLIFICATA Figura 14: numero impianti gestione rifiuti per Provincia Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 487 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Nel seguito, si è provveduto a dettagliare meglio le diverse tipologie impiantistiche presenti nelle singole realtà provinciali. Situazione impiantistica provincia di Genova In Provincia di Genova attualmente (luglio 2013) operano 167 attività ai sensi dell’art. 216 d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. (procedura semplificata), di questi 86 operano in comune di Genova, mentre le altre sono più o meno equamente distribuite sul territorio provinciale. Gli impianti che hanno presentato comunicazione per la tipologia 7.1 di cui al DM 5/2/98 e s.m.i. sono 40, di cui 16 in comune di Genova. Di queste 40 aziende, 13 hanno presentato comunicazione per attività di tipo R5 (produzione materie prime secondarie per l’edilizia, utilizzo per realizzazione di rilevati e sottofondi stradali). Gli impianti che hanno presentato comunicazione per la tipologia 7.31bis di cui al DM 5/2/98 e s.m.i. sono 22, di cui 7 per attività R5 (industria della ceramica e dei laterizi, formazione di rilevati e sottofondi stradali). Per quanto riguarda gli impianti di gestione rifiuti che operano ai sensi dell’art. 208 del D. Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii., se si escludono gli impianti che trattano esclusivamente rifiuti urbani e gli impianti mobili, in Provincia di Genova ne sono presenti 64. Di questi 29 riguardano attività esclusive di stoccaggio rifiuti, 16 sono autodemolitori. Per quanto riguarda quelli che trattano inerti, si evidenziano 5 attività autorizzate in via ordinaria, un impianto di riutilizzo inerti, la formazione di un rilevato, un riempimento e 2 opere di ripristino ex-discarica. Infine è da evidenziare un impianto di disassemblaggio RAEE e 2 impianti di stoccaggio e trattamento RAEE, tutti e tre siti in comune di Genova. Situazione impiantistica provincia di Savona In Provincia di Savona attualmente (luglio 2013) operano 72 attività ai sensi dell’art. 216 D.Lgs.152/2006 e ss.mm.ii. (procedura semplificata). Le attività sono ben distribuite sul territorio provinciale. Il numero più consistente si trova a Savona (10), a Cairo Montenotte (10) e ad Albenga (10). Gli impianti che hanno presentato comunicazione per la tipologia 7.1 di cui al DM 5/2/98 e s.m.i. sono 33 di cui 6 a Cairo Montenotte, 4 a Savona, 4 a Vado Ligure e le altre scarse sul territorio. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 488 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Gli impianti che hanno presentato comunicazione per la tipologia 7.31bis di cui al DM 5/2/98 e s.m.i. sono 13. Per quanto riguarda gli impianti di gestione rifiuti che operano ai sensi dell’art. 208 del D.Lgs.152/2006 e ss.mm.ii. , se si escludono gli impianti che trattano solo rifiuti urbani, in Provincia di Savona ne sono presenti 27. Di questi 13 sono autodemolitori e 3 effettuano recupero di rifiuti inerti. Situazione impiantistica provincia di La Spezia In Provincia di La Spezia attualmente (luglio 2013) operano 33 attività ai sensi dell’art. 216 del D.Lgs.152/2006 e ss.mm.ii. (procedura semplificata). Gli impianti che hanno presentato comunicazione per la tipologia 7.1 di cui al DM 5/2/98 e s.m.i. sono 11 di cui 8 hanno presentato comunicazione per attività di tipo R5 (produzione materie prime secondarie per l’edilizia, utilizzo per realizzazione di rilevati e sottofondi stradali). Gli impianti che hanno presentato comunicazione per la tipologia 7.31bis di cui al DM 5/2/98 e s.m.i. sono 32 di cui 8 per attività R5 (industria della ceramica e dei laterizi, formazione di rilevati e sottofondi stradali). Per quanto riguarda gli impianti di gestione rifiuti che operano ai sensi dell’art. 208 del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii., se si escludono gli impianti che trattano esclusivamente rifiuti urbani e gli impianti mobili, in Provincia di La Spezia ne sono presenti 19. Di questi 6 sono impianti di recupero, 5 trattano rifiuti liquidi, 2 sono stoccaggi, 2 autodemolitori e 1 effettua trattamento RAEE. Situazione impiantistica provincia di Imperia In Provincia di Imperia attualmente (luglio 2013) operano 37 attività ai sensi dell’art. 216 del D.Lgs.152/2006 e ss.mm.ii. (procedura semplificata) di cui 19 trattano rifiuti inerti. Per quanto riguarda gli impianti di gestione rifiuti che operano ai sensi dell’art. 208 del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii., se si escludono gli impianti che trattano esclusivamente rifiuti urbani e gli impianti mobili, in Provincia di Imperia sono presenti 6 autodemolitori. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 489 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Import/export di rifiuti Per quanto riguarda i flussi da e verso le altre regioni italiane, si sono analizzati i dati desunti dalle dichiarazioni MUD relative all’anno 2011. In particolare nel 2011 sono stati inviati ad impianti di altre Regioni quasi un milione di tonnellate di rifiuti non pericolosi e circa 80.000 t di rifiuti pericolosi e dall’altra parte sono stati conferiti ad impianti Liguria circa 850.000 t di rifiuti non pericolosi e circa 28.000 t di rifiuti pericolosi provenienti da fuori Regione. E’ importante evidenziare che, per come è strutturata la dichiarazione MUD, non è stato possibile risalire alla tipologia di impianti di destinazione dei rifiuti esportati e, quindi, non è nemmeno possibile sapere quanti rifiuti sono andati ad impianti di recupero e quanti a smaltimento. Nelle due tabelle seguenti sono riportate le quantità di rifiuti speciali rispettivamente conferite ad impianto fuori Regione da produttori liguri e ad impianti liguri da produttori di altre Regioni italiane. REGIONE NON PERICOLOSI PERICOLOSI Abruzzo 983 61 Calabria 0 3 Campania 562 0 Emilia Romagna 120.380 12.577 Friuli Venezia Giulia 309 979 Lazio 1.689 242 Lombardia 284.421 36.909 Marche 2.247 36 Piemonte 404.958 25.542 Puglia 1.063 41 Sardegna 58 1.238 Sicilia 2.256 0 Toscana 140.956 3.787 Trentino Alto Adige 2.645 11 Umbria 3.617 0 Valle d'Aosta 898 276 Veneto 30.813 2.817 TOTALE 997.856 84.518 Tabella 28: elenco Regioni di destinazione e quantità inviate in tonnellate - anno 2011 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 490 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni REGIONE NON PERICOLOSI PERICOLOSI Abruzzo 126 3 Basilicata 12 0 Calabria 32 0 Campania 36.910 1 Emilia-Romagna 61.927 1.395 Friuli-Venezia Giulia 10.663 3 Lazio 10.871 632 Lombardia 240.171 750 Marche 225 1 Molise 24 0 Piemonte 283.476 18.082 Puglia 955 0 Sardegna 33.135 9 Sicilia 2.116 13 Toscana 125.597 3.341 Trentino-Alto Adige 303 0 Umbria 1.886 71 Valle d'Aosta 6.243 2 Veneto 38.204 4.204 TOTALE 852.876 28.507 Tabella 29: elenco Regioni che conferiscono in Liguria e quantità inviate in tonnellate - anno 2011 Per quanto riguarda i dati relativi al trasporto transfrontaliero, si sono analizzati i dati desunti dalle dichiarazioni MUD relative all’anno 2011. In particolare nel 2011 sono stati esportati 33.259 t di rifiuti, di cui 3.679 pericolosi. Nel dettaglio nella tabella sottostante sono riportati i paesi di destinazione e le quantità ad essi destinate. NAZIONE NON PERICOLOSI PERICOLOSI Austria 123 73 Belgio 391 Cina 414 Francia 831 Germania 16.714 2.927 India 190 Paesi bassi 50 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 491 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni NAZIONE NON PERICOLOSI PERICOLOSI Polonia 36 Repubblica Ceca 449 Slovenia 1.049 Spagna 54 Svizzera 3.533 679 Ungheria 5.745 TOTALE 29.580 3.679 Tabella 30: elenco paesi di destinazione dei rifiuti esportati e quantità inviate in tonnellate - anno 2011 Come si evince dalle tabelle di sopra, la maggior parte dei rifiuti esportata è inviata ad impianti tedeschi. I rifiuti importati in Liguria nel 2011 ammontano a 12.476 tonnellate e riguardano totalmente rifiuti non pericolosi. Nella tabella sottostante è riportato l’elenco dei paesi da cui arrivano i rifiuti e le quantità importate. E’ da rilevare che non vengono importati rifiuti pericolosi. NON NAZIONE PERICOLOSI Austria 127 Belgio 25 Francia 5564 Germania 3763 Giordania 2 Grecia 290 Monaco 21 Paesi Bassi 429 Polonia 49 Regno Unito 25 Repubblica Ceca 95 Spagna 253 Svizzera 1774 Ungheria 33 TOTALE 12.450 Tabella 31: elenco paesi di origine dei rifiuti importati in Liguria e quantità ricevute in tonnellate - anno 2011 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 492 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Come si evidenzia dalla tabella, le quantità di rifiuti importate in Liguria sono limitate e provengono praticamente totalmente da paesi europei. Rifiuti prodotti dalle navi Il D.Lgs. 182/2003 prevede che le Autorità Portuali elaborino un Piano di raccolta dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico e lo trasmettano alla Regione per la relativa approvazione. Nei porti in cui l’autorità competente è l’Autorità Marittima, i Piani sono adottati con ordinanza che costituisce Piano di raccolta, d’intesa con la Regione sulla base dello schema tipo di ordinanza approvato con D.G.R. n. 1354 del 31.10.2008. I Piani sono poi aggiornati ed approvati almeno ogni tre anni, ai sensi dell’art. 5 comma 6 del D.Lgs. 182/2003. In Regione Liguria sono stati approvati, con D.G.R. n. 1145 del 15.10.2004 i Piani dei tre porti maggiori dove sono competenti le Autorità Portuali di Genova, Savona e La Spezia e i successivi aggiornamenti ogni tre anni con D.G.R. n. 780 del 12.06.2009 e n. 1279 del 26.10.2012. Nel porto di competenza dell’Autorità portuale di Savona è in esercizio un’ isola ecologica dove vengono conferiti i rifiuti prodotti dalle navi in regime di stoccaggio provvisorio. Il volume dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico nel corso dell’anno 2011 si aggira intorno alle 11.000 tonnellate. Nel porto di competenza dell’Autorità portuale della Spezia vi sono un impianto di trattamento dei rifiuti solidi, uno di rifiuti liquidi e tre piccole isole ecologiche per la raccolta di rifiuti speciali quali oli, filtri, batterie e contenitori di vernici provenienti principalmente dalle imbarcazioni da diporto o dai pescherecci. Il volume dei rifiuti prodotti dalle navi del porto di La Spezia nel corso del 2011 si aggira intorno alle 5.400 tonnellate. Nel porto di competenza dell’Autorità portuale di Genova sono in funzione un impianto di stoccaggio e trattamento di rifiuti liquidi pericolosi e non pericolosi di natura oleosa, uno di stoccaggio e trattamento di rifiuti pericolosi e non pericolosi di natura speciale urbana e assimilabile e un impianto di compattazione di rifiuti non pericolosi urbani ed assimilabili, mentre al di fuori dell’ambito portuale, ma funzionale allo stesso, vi è un impianto di stoccaggio e trattamento di rifiuti pericolosi e non pericolosi. Il volume dei rifiuti prodotti dalle navi del porto di Genova nel corso del 2011 si aggira intorno ai 68.500 mc. Nei porti minori di competenza dell’Autorità Marittima, essendo strettamente inseriti e connessi con il relativo contesto urbano, generalmente i rifiuti solidi urbani e assimilabili sono gestiti direttamente dal gestore del servizio di raccolta comunale, mentre i rifiuti speciali quali oli, filtri olio e batterie sono conferiti in piccole isole ecologiche presenti all’interno del porto stesso. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 493 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Allo stato attuale risultano approvati i Piani di 26 porti minori dove sono competenti le Autorità Marittime e i successivi aggiornamenti triennali, il cui quadro autorizzativo è riportato nel seguito: ORDINANZA DI CIRCONDARIO DENOMINAZIONE PORTO APPROVAZIONE MARITTIMO PIANO Genova Arenzano n. 75 del 20.04.2009 e n. 230 del 09.08.2012 Genova Camogli n. 76 del 20.04.2009 e n. 231 del 09.08.2012 Genova Genova - Nervi n. 104 del 08.05.2009 e n. 229 del 09.08.2012 Santa Margherita Ligure Chiavari n. 24 del 17.02.2009 Santa Margherita Ligure Lavagna n. 21 del 17.02.2009 Santa Margherita Ligure Portofino n. 20 del 17.02.2009 Santa Margherita Ligure Rapallo n. 22 del 17.02.2010 Santa Margherita Ligure Santa Margherita Ligure n. 19 del 17.02.2009 Santa Margherita Ligure Sestri Levante n. 23 del 17.02.2010 Imperia San Bartolomeo Al Mare n. 44 del 03.07.2009 e n. 96 del 07.12.2012 Imperia Diano Marina n. 45 del 03.07.2009 e n. 94 del 07.12.2012 Imperia Santo Stefano al Mare - Marina n. 46 del 03.07.2009 e Degli Aregai n. 95 del 07.12.2012 Imperia Imperia Porto Maurizio n. 93 del 07.12.2012 Sanremo Bordighera n. 5 del 03.03.2009 Sanremo San Remo - Porto Sole n. 90 del 06.12.2008 Sanremo San Remo - Porto Pubblico n.51 del 07.07.2009 Sanremo Taggia n. 6 del 03.03.2009 La Spezia Ameglia - Bocca di Magra n. 129 del 15.06.2009 La Spezia Lerici n. 131 del 15.06.2009 La Spezia Portovenere n. 130 del 15.06.2009 Alassio Marina di Alassio n. 57 del 22.06.2009 Alassio Marina di Andora n. 58 del 22.06.2009 Alassio Marina di Loano n. 59 del 22.06.2009 Savona Celle Ligure - Cala Cravieu n. 13 del 31.03.2009 Savona Finale Ligure n. 15 del 31.03.2009 Savona Marina di Varazze n. 14 del 31.03.2009 Tabella 32: piani approvati nei porti minori Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 494 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni PCB A partire dagli anni ’30, i policlorobinifenili (PCB) ebbero un’enorme diffusione nell’industria elettrotecnica grazie alle loro proprietà dielettriche e alla loro elevata stabilità chimica e termica. A seguito di alcuni incidenti con perdita della sostanza, si ravvisò la necessità di normare in modo specifico il controllo della produzione, dell’utilizzo e dello smaltimento dei PCB. A livello europeo la direttiva 76/403/CEE del 6/4/1976 mise in evidenza, per la prima volta, i rischi per la salute e per l’ambiente dovuti all’abbandono e al deposito incontrollato di PCB e la direttiva 76/769/CEE del 27/07/1976 pose delle restrizioni all’immissione sul mercato e all’uso di alcune sostanze pericolose tra cui i PCB. A livello italiano tale norma venne recepita dal DPR n. 216 del 24/05/1988 che prevede il divieto di immissione sul mercato e il divieto d’uso dei PCB, dei PCT e dei preparati la cui percentuale era nel 1988 superiore o pari a 0,01% in peso (successivamente ridotta dal DM 29/07/1994 a 0,005%). Tale decreto prevedeva anche un obbligo di denuncia di detenzione per i detentori di apparecchi contenenti PCB e degli obblighi di etichettatura. Le basi per una regolamentazione più organica dell’intera problematica PCB furono poste dalla direttiva 96/59/Ce del 16/09/1996 che fu recepita in Italia dal d. lgs. 209/99 che regolamenta lo smaltimento dei PCB usati e lo smaltimento degli apparecchi contenenti PCB ai fini di una loro completa eliminazione. A livello regionale con DGR n. 10 del 04/05/2004 “Programma decontaminazione e smaltimento apparecchiature contenenti PCB inventariate e Piano raccolta e smaltimento apparecchi non soggetti ad inventario”, la Regione aveva provveduto, come previsto all’art. 4 c. 1 del d. lgs. 209/99, alla predisposizione di: Programma per la decontaminazione e lo smaltimento delle apparecchiature contenenti PCB inventariate, cioè di tutte le apparecchiature con volume superiore ai 5 dm3 e concentrazione di PCB superiore ai 50 ppm. Tale programma riportava una descrizione della situazione di fatto della presenza di apparecchiature contenenti PCB in Regione Liguria e prevedeva la possibilità di definire specifici accordi di programma per accelerare la dismissione degli apparecchi, soprattutto di quelli con concentrazione di PCB superiore ai 500 ppm Piano per la raccolta e il successivo smaltimento degli apparecchi contenenti PCB non soggetti ad inventario. Per tali apparecchi non disponendo di una base informativa su cui lavorare, si era provveduto ad effettuare delle valutazioni statistiche e a dimostrare con una certo grado di sicurezza che gli apparecchi ancora presenti sarebbero naturalmente andati a dismissione entro i tempi previsti dalla norma e cioè entro 31 dicembre 2005. Ai sensi del D.Lgs. 209/99 con il termine PCB si indicano i policlorodifenili, i pliclorotrifenili, il monometiltetraclorodifenilmetano,il monometildiclorofenilmetano, il monometildibromodifenilmetano e ogni miscela che presenti una concentrazione complessiva di qualsiasi delle suddette sostanze superiore allo 0,005% in peso. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 495 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Tale decreto impone, in capo ai detentori di apparecchi contenenti PCB in concentrazione superiore ai 50 ppm, l’obbligo di comunicare, ogni due anni, alla Sezione Regionale del Catasto Rifiuti la situazione degli apparecchi detenuti nonché l’eventuale comunicazione di avvenuto smaltimento/trattamento delle apparecchiature entro 10 giorni dall’effettuazione dello stesso. I dati raccolti attraverso le comunicazioni di cui sopra sono archiviati in un database che permette l’elaborazione degli stessi. E’ importante evidenziare che il numero degli apparecchi e la concentrazione di PCB in essi contenuto hanno subito negli anni numerose variazioni; infatti: • nel momento in cui è stata presentata la prima dichiarazione non erano ancora state definite le modalità di analisi e pertanto in alcuni casi sono stati dichiarati in via cautelativa degli apparecchi che successivamente si è verificato che non contenevano PCB in concentrazione superiore ai 50 ppm; • molti apparecchi sono sigillati e, quindi, le analisi sull’olio si possono effettuare solo in fase di smaltimento; anche in questo è capitato che siano stati dichiarati in via cautelativa degli apparecchi che successivamente si è verificato che non contenevano PCB in concentrazione superiore ai 50 ppm; • l’esistenza di taluni apparecchi è stata dichiarata negli ultimi anni perché la loro presenza è stata riscontrata solo in seguito all’acquisto di impianti o capannoni/magazzini i cui vecchi proprietari non hanno effettuato nessuna dichiarazione; • alcuni detentori di apparecchi, dopo la prima comunicazione, non hanno più presentato alcuna dichiarazione. Per mettere ordine nella banca dati e poter avere una conoscenza della situazione il più veritiera possibile, ARPAL, in quanto detentore della banca dati PCB, ha attivato a partire dal 2006 un’attività di verifica e controllo sulle comunicazioni presentate. In particolare l’attività si è prioritariamente indirizzata alla verifica di quei detentori che non avevano più presentato alcuna dichiarazione, nonostante l’obbligo per legge di comunicazione biennale o entro 10 giorni dal mutare della situazione. Il controllo effettuato ha portato in alcuni casi alla contestazione di violazione sanzionate in via amministrativa e ha permesso di aggiornare la situazione. Ad oggi tale attività è ancora in essere anche perché in alcuni casi, a causa di cessione di aziende o fallimenti, non si è riusciti ad individuare esattamente l’apparecchio precedentemente dichiarato e pertanto si è passati all’effettuazione di sopralluoghi presso i siti di detenzione. La situazione aggiornata al 31/07/2013 degli apparecchi contenenti PCB presenti in Regione Liguria è riportata nella successiva tabella. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 496 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni PROVINCIA SUPERIORI 500 PPM TRA 50 E 500 PPM TOTALE Genova 4 367 371 Imperia 1 102 103 La spezia 0 58 58 Savona 2 213 215 Totale 7 740 747 Tabella 33: n. apparecchi contenenti PCB in inventario Rispetto alla situazione riportata nel piano di cui alla DGR 10/2004 e aggiornata al 31/12/2002, si evidenzia come la situazione sia nettamente migliorata. In particolare gli apparecchi contenenti PCB in concentrazione superiore ai 500 ppm sono stati quasi totalmente smaltiti e per quanto riguarda quelli con concentrazione tra 50 e 500 ppm ne sono stati smaltiti circa il 30% di quelli dichiarati nel 2002. PROVINCIA SITUAZIONE AL 31/07/2013 SITUAZIONE AL 31/12/2002 Genova 4 748 Imperia 1 63 La Spezia 0 109 Savona 2 211 Totale 7 1131 Tabella 34: n. apparecchi con concentrazione superiore ai 500 ppm PROVINCIA SITUAZIONE AL 31/07/2013 SITUAZIONE AL 31/12/2002 Genova 367 1298 Imperia 102 396 La Spezia 58 246 Savona 213 788 Totale 740 2728 Tabella 35: n. apparecchi con concentrazione tra 50 e 500 ppm Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 497 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Aggiornamento dei dati di produzione e gestione dei rifiuti speciali in Liguria all’anno 2013 I dati sono stati desunti dalle dichiarazioni annuali MUD (sia sezione speciali, che VFU, che RAEE) sottoposte a verifica da parte della sezione regionale del Catasto rifiuti, ad eccezione dei dati relativi all'anno 2013 che sono appena stati resi disponibili da Infocamere. Tali dati sono relativi esclusivamente ai quantitativi dichiarati dai produttori di rifiuti speciali tenuti alla presentazione della dichiarazione. Per stimare la produzione di rifiuti inerti non pericolosi (CER 17), i cui detentori non sono obbligati a presentare la dichiarazione MUD, si è assunto che la quantità di rifiuti inerti prodotti in Liguria sia pari alla quantità ricevuta presso gli impianti liguri di trattamento e recupero di rifiuti inerti da aziende operanti in Regione. Tale tipologia di rifiuti rappresenta circa il 50% del totale dei rifiuti non pericolosi prodotti. Dal confronto dei dati 2012-2013 rispetto all'anno precedente, si evince un incremento nella produzione di rifiuti speciali prodotti nella provincia di Genova. Tale incremento in parte è legato alla fluttuazione nella produzioni di rifiuti inerti, vista la peculiarità di tali rifiuti, ma in parte deriva dalle modifiche apportate alla gestione dei rifiuti urbani nel Comune di Genova. Infatti parte dei rifiuti urbani prima di andare in discarica vengono pretrattati in impianti di trattamento rifiuti urbani che producono in uscita dall'impianto rifiuti con CER 191212, che sono rifiuti speciali e pertanto sono dichiarati nel MUD. La minor produzione di rifiuti prodotti nel savonese, invece, è legata alla riduzione dei rifiuti prodotti dall'attività di bonifica dell'area ex Acna. Nel 2014 il modello di MUD vigente è quello approvato con il DPCM 12/12/2013. Nella tabella sottostante, è riportato, per tali anni, il numero di dichiarazioni MUD presentate dai soggetti obbligati:come già per gli anni precedenti, si conferma la tendenza alla costante diminuzione di tale numero. PROVINCIA 2009 2010 2011 2012 2013 Genova 4.693 4.381 4.196 4.151 4.090 Imperia 1.347 1.256 1.120 1.103 1.128 La Spezia 1.426 1.308 1.270 1.149 1.124 Savona 1.938 1.761 1.582 1.581 1.574 Regione 9.404 8.706 8.168 7.984 7.916 Tabella 1 bis: numero di dichiarazioni MUD presentate negli anni 2009 – 2013 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 498 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Di seguito vengono riportate le sole tabelle per le quali si è potuto procedere con l’aggiornamento dei dati. Produzione di rifiuti speciali TIPOLOGIA 2009 2010 2011 2012 2013 Non pericolosi 4.532.380 4.501.446 4.251.896 4.637.376 4.446.552 Pericolosi 136.357 161.699 145.818 158.627 140.923 Tabella 2 bis: totale dei rifiuti speciali prodotti in Regione Liguria (t/anno) TIPOLOGIA PROVINCIA 2009 2010 2011 2012 2013 DI RIFIUTI Genova 202.258 249.100 218.857 331.295 278.398 Imperia 126.731 250.459 111.937 120.056 142.569 Non pericolosi La Spezia 298.510 358.984 351.954 331.003 341.547 Savona 1.700.789 1.348.573 1.274.455 756.480 772.510 Regione 2.328.289 2.207.115 1.957.203 1.538.834 1.535.024 Genova 98.587 120.350 99.474 99.609 76.895 Imperia 2.875 3.562 1.779 1.938 1.812 Pericolosi La Spezia 13.633 14.706 20.615 12.808 20.727 Savona 20.660 22.346 23.535 22.488 20.666 Regione 135.756 160.964 145.403 136.844 120.100 Tabella 3 bis: Produzione rifiuti speciali in Liguria esclusi rifiuti con CER 17 non pericolosi e dichiarati nel MUD_VFU (t/anno) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 499 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni NON PERICOLOSI PERICOLOSI CLASSE CLASSE CER 2009 2010 2011 2012 2013 CER 2009 2010 2011 2012 2013 01 35.996 49.537 49.224 26.887 30.133 03 116 158 137 168 110 02 8.747 6.714 4.982 6.523 9.283 05 2.207 3.462 2.480 2.538 3.396 03 25.071 11.110 4.491 934 2.753 06 6.290 4.175 774 867 708 04 86 25 1 859 16 07 4.523 5.760 5.538 5.531 5.206 05 120 197 94 43 82 08 919 935 878 718 705 06 909 1.861 803 996 995 09 667 549 502 499 461 07 2.891 2.883 3.530 2.755 3.633 10 263 127 474 199 200 08 727 754 977 963 1.079 11 1.022 954 899 967 1.121 09 131 236 57 67 21 12 5.961 8.495 5.935 5.860 6.412 10 306.362 359.893 383.806 378.732 355.301 13 63.443 68.982 74.804 61.894 54.000 11 342 151 140 320 252 14 767 328 210 190 160 12 22.184 25.188 22.133 20.136 19.290 15 2.769 3.002 2.431 2.410 2.291 15 73.110 151.692 76.241 54.636 39.075 16 19.628 17.350 19.633 22.496 27.076 16 57.423 62.342 51.198 42.019 47.878 17 18.933 38.010 14.510 23.125 8.863 18 44 96 54 47 81 18 4.315 4.542 4.915 4.017 3.961 19 1.679.121 1.391.919 1.104.199 847.733 850.907 19 2.699 2.974 10.126 4.087 4.345 20 115.025 142.516 255.272 65.661 169.525 20 1.233 1.161 1.158 411 255 Tabella 5 bis: produzione rifiuti speciali, espressa in tonnellate, ripartita per classe di codice CER Produzione rifiuti inerti NON PERICOLOSI PROVINCIA 2009 2010 2011 2012 2013 Genova 1.089.833 1.091.393 978.946 1.678.590 1.459.645 Imperia 377.615 335.736 200.482 196.688 272.655 La Spezia 275.783 333.878 289.510 315.829 273.845 Savona 425.528 491.916 804.284 881.345 880.131 REGIONE 2.168.759 2.252.923 2.273.222 3.072.452 2.886.276 Tabella 7 bis: quantità di rifiuti inerti non pericolosi (CER 17) gestiti, assunto pari al prodotto (t/anno) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 500 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni TIPO PROVINCIA 2009 2010 2011 2012 2013 RIFIUTO 170904 824.341 869.303 733.203 1.382.717 1.034.645 REGIONE Altri rifiuti da 99.270 142.216 161.865 211.409 202.218 demolizione non pericolosi Tabella 9 bis: confronto tra i rifiuti misti CER 170904 rispetto agli altri rifiuti da demolizione classi 1701, 1702, 1704, 1706 e 1708 non pericolosi a livello regionale per l’anno 2013 PROVINCIA 2009 2010 2011 2012 2013 Genova 12.953 30.956 7.101 17.866 3.700 Imperia 590 834 353 193 477 1.367 716 924 555 560 La Spezia Savona 4.023 5.504 6.132 4.511 4.126 Regione 18.933 38.010 14.510 23.125 8.863 Tabella 10 bis: rifiuti inerti prodotti pericolosi (t/anno) Gestione dei rifiuti speciali in Liguria SMALTIMENTO (DIVERSO DAL CONFERIMENTO IN DISCARICA) 2009 2010 2011 2012 2013 PROVIN Non Pericoloso Non Pericoloso Non Pericoloso Non Pericoloso Non Pericoloso CIA pericoloso pericoloso pericoloso pericoloso pericoloso Genova 17.859 64.039 31.094 72.428 11.217 36.725 162.958 30.257 202.812 39.961 Imperia 73.380 52 6.851 14 1.753 20 4.844 283 3.669 268 La 61.795 23.508 109.615 26.313 83.678 27.752 63.812 3 88.319 25.398 Spezia Savona 1.372.66 520 1.003.20 1.089 807.051 505 631.534 872 620.995 1.364 2 9 Regione 1.525.69 88.119 1.150.76 99.844 903.698 65.002 863.148 31.415 915.795 66.991 7 9 Tabella 17 bis: quantità di rifiuti speciali (esclusi inerti e VFU) inviati a smaltimento, esclusi i rifiuti conferiti in discarica, dato MUD, espresse in tonnellate Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 501 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni RECUPERO 2009 2010 2011 2012 2013 PROVINCI Non Pericolos Non Pericolos Non Pericol Non Pericolo Non Pericolos A pericolos o pericolos o pericolos oso pericoloso so pericoloso o o o o 105.068 2.077 143.296 3.446 128.655 46.73 841.791 63.902 366.782 70.081 Genova 8 Imperia 32.568 64 29.364 2 15.933 2 179.607 13.219 167.623 667 La Spezia 31.555 543 27.178 450 25.009 1.799 217.874 455 216.578 668 Savona 381.424 1.761 457.245 1.439 468.159 778 960.496 12.118 420.751 10.641 49.31 Regione 550.615 4.445 657.083 5.337 637.756 2.199.768 89.694 1.171.734 82.057 8 Tabella 18 bis: quantità di rifiuti speciali (esclusi inerti e VFU) inviati a recupero, dato MUD, espresse in tonnellate Gestione rifiuti inerti SMALTIMENTO (ESCLUSO IL CONFERIMENTO IN DISCARICA) 2009 2010 2011 2012 2013 PROVINCIA Non Pericoloso Non Pericoloso Non Pericoloso Non Pericoloso Non Pericoloso pericoloso pericoloso pericoloso pericoloso pericoloso Genova 16.088 435 2.412 283 76.364 132 40.743 2.567 3.497 1.133 Imperia 233.153 218.034 80.939 0 89 0 67 La Spezia 2.344 0 2.944 2.313 1 230 8 339 0 Savona 25 13 68 10 62 14 54 1.088 17.825 909 Regione 251.610 448 223.458 293 159.678 147 41.027 3.752 21.661 2.109 Tabella 20 bis: quantitativi inviati a trattamenti diversi dal conferimento in discarica, dato MUD, espressi in tonnellate R5 PROVINCIA 2009 2010 2011 2012 2013 Genova 723.129 807.656 629.850 589.377 522.263 Imperia 55.716 45.040 65.870 81.500 55.299 La Spezia 240.313 243.742 230.515 240.095 343.102 Savona 222.281 294.768 420.623 445.080 430.113 REGIONE 1.241.439 1.391.206 1.346.858 1.356.052 1.350.777 Tabella 21 bis: quantitativi di rifiuti inerti non pericolosi recuperati in R5 (t/anno) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 502 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni R13 2009 2010 2011 2012 2013 PROVINCIA Non Pericoloso Non Pericoloso Non Pericoloso Non Pericoloso Non Pericol pericoloso pericoloso pericoloso pericoloso pericoloso oso Imperia 72.919 71.587 45.784 54.320 0 120.400 1 Savona 59.619 26 83.120 62 142.105 131 351.739 372 270.375 132 Genova 121.760 42.947 56.322 5 345.480 3 365.784 14 La Spezia 17.158 21.225 36.647 111.974 0 152.961 0 REGIONE 271.456 26 218.879 62 280.858 136 863.513 375 909.520 147 Tabella 22 bis: quantitativi di rifiuti inerti recuperati in R13 (t/anno) ALTRE ATTIVITA’ DI RECUPERO 2009 2010 2011 2012 2013 PROVINCIA Non Peric Non Pericol Non Pericol Non Pericoloso Non Pericoloso pericolos olos pericoloso oso pericoloso oso pericoloso pericoloso o o Imperia 15.828 1.075 0 7.889 0 66.055 13.290 Savona 143.602 113.960 0 241.494 67 3.172.755 511 261.408 152 Genova 228.856 238.378 90 216.410 38 503.504 1.565 191.057 49 La Spezia 15.968 65.967 0 20.034 0 291.021 40.206 REGIONE 404.254 419.380 90 485.827 105 4.033.335 2.076 505.961 201 Tabella 23 bis: quantitativi di rifiuti inerti recuperati in impianti non R5 e R13 (t/anno) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 503 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Situazione impiantistica Impianti soggetti ad AIA TIPOLOGIA DITTA PROVINCIA COMUNE SCADENZA AIA IMPIANTO AMIU Genova Genova 2017 Discarica per rifiuti non pericolosi Consorzio Genova Uscio/Tribogna 2015 Discarica per rifiuti non Intercomunale Rio pericolosi Marsiglia Ecologital Genova Genova 2016 Impianto trattamento rifiuti pericolosi Maneco Genova Ceranesi 2015 Impianto trattamento rifiuti pericolosi A.O.C. Genova Genova 2017 Impianto trattamento rifiuti pericolosi Ecosider Genova Isola del Cantone 2017 Impianto trattamento rifiuti pericolosi Ecoeridania Genova Arenzano 2016 Impianto trattamento rifiuti pericolosi Liguroil s.r.l. Genova Ceranesi 2020 Impianto trattamento rifiuti pericolosi Ricupoil Genova Genova 2018 Impianto trattamento rifiuti pericolosi A.&A. F.lli Parodi Genova Campomorone 2019 Impianto chimico (che S.r.l. tratta anche rifiuti) A-ESSE Fabbrica Genova Carasco 2018 Impianto chimico (che Ossidi di Zinco tratta anche rifiuti) S.p.A. S. Erasmo Zyncal Genova Genova 2018 Fusione metalli non ferrosi S.p.a. (che tratta anche rifiuti) Bossarino Savona Vado Ligure 2017 Discarica per rifiuti non pericolosi Ligure piemontese Savona Cairo Montenotte 2020 Discarica per rifiuti non laterizi S.p.a. pericolosi Ecosavona Savona Vado Ligure 2020 Discarica per rifiuti non pericolosi Consorzio Savona Savona 2018 Impianto trattamento rifiuti Depurazione pericolosi Acque di Scarico Sepor La Spezia La Spezia 2015 Impianto trattamento rifiuti pericolosi Tabella 24 bis: impianti di gestione rifiuti soggetti ad autorizzazione integrata ambientale (ad esclusione delle discariche che raccolgono solo rifiuti urbani) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 504 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Obiettivi: prevenzione, recupero, ottimizzazione riutilizzo e smaltimento Per quanto attiene i rifiuti speciali, la disciplina legislativa prevede un regime differenziato rispetto a quello vigente per i rifiuti urbani, assegnando alle Autorità pubbliche compiti di autorizzazione e controllo sulle attività gestionali, il cui sviluppo non risulta condizionato da indicazioni e prescrizioni di tipo pianificatorio. Non è infatti previsto, oltre che in diversi casi tecnicamente non opportuno, che vangano definiti bacini di utenza ed impianti di riferimento per i rifiuti speciali prodotti in un determinato contesto territoriale. La pianificazione della gestione dei rifiuti speciali assume inoltre, rispetto alla pianificazione dei rifiuti urbani, carattere meno stringente e vincolante in considerazione del fatto che la responsabilità della corretta gestione è in capo innanzitutto ai produttori , in ottemperanza al principio “chi inquina paga”. Ciò nonostante, le politiche pianificatorie devono fornire indirizzi affinché, in tutte le fasi della gestione, siano perseguiti obiettivi di tutela ambientale, risparmio di risorse ed ottimizzazione tecnica; in particolare, essendo la gestione dei rifiuti in genere un’attività di pubblico interesse per le diverse implicazioni che ne possono derivare, tutte le operazioni di trattamento e smaltimento anche di questi rifiuti devono essere disciplinate, autorizzate e controllate dall'Ente pubblico. L’importanza di un’azione in tal senso da parte dell’Amministrazione Pubblica è ben evidente se si considera che i rifiuti speciali si caratterizzano per livelli di produzione quantitativamente e qualitativamente (potenziale pericolosità) ben superiori rispetto a quanto illustrato nell’ambito dei rifiuti urbani. Anche gli obiettivi della sezione rifiuti speciali del presente PGR sono organizzati secondo la cosiddetta gerarchia dei rifiuti, con l’individuazione di linee di azioni specifiche per obiettivi di prevenzione, recupero, ottimizzazione, riutilizzo e smaltimento. Figura 15: gerarchia nella gestine dei rifiuti Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 505 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni In considerazione dei principi e degli indirizzi definiti nella normativa di riferimento comunitaria e nazionale, delle specifiche caratteristiche del contesto regionale e della convinzione che ambiente e sviluppo economico debbano necessariamente procedere in sintonia, gli obiettivi possono essere così declinati: ridurre la produzione e la pericolosità dei rifiuti speciali; massimizzare l’invio a recupero e promuovere il riutilizzo dei rifiuti per la produzione di materiali commerciali debitamente certificati; incentivare la commercializzazione anche a livello locale dei prodotti derivati dai processi di recupero; assicurare che i rifiuti destinati allo smaltimento finale siano ridotti; applicare il principio di prossimità fra luogo di produzione e di trattamento del rifiuto. In particolare per raggiungere tali obiettivi nel modo più efficace ed efficiente vi è anche la necessità di individuare le categorie di rifiuti speciali sulle quali risulta prioritario intervenire, in considerazione delle criticità storiche evidenziate nella regione e, quindi, con riferimento alle principali categorie di rifiuti speciali individuate, sarà prioritario sviluppare ed applicare strumenti rivolti ad accrescere la conoscenza e la tempestività delle informazioni circa la produzione e la gestione in ambito regionale, e monitorare gli andamenti . Sulla base dei dati riportati nella parte conoscitiva risulta evidente come la categoria di rifiuti speciali su cui agire prioritariamente sia quella dei rifiuti inerti, che sono quantitativamente la frazione più consistente di rifiuti speciali prodotti in Regione Liguria. All’interno di tale categoria di rifiuti, si possono distinguere due grosse categorie: • rifiuti da costruzione e demolizione • rifiuti costituiti da terre e rocce da attività di scavo. Si definiscono “rifiuti da costruzione e demolizione” i rifiuti corrispondenti alla classe CER 17 esclusi i rifiuti pericolosi (es: rifiuti contenenti amianto o sostanze pericolose, trattati in apposito paragrafo) e il materiale allo stato naturale di cui al CER 170504 (“terra e rocce, diverse da quelle di cui alla voce 170503”). Tali rifiuti derivano principalmente dalle operazioni di costruzione, manutenzione e ristrutturazione delle opere edili e dalla manutenzione e costruzione delle infrastrutture stradali e ferroviarie. Le frazioni piu rilevanti dal punto di vista quantitativo sono rappresentate da cemento, calcestruzzo, laterizi, ceramiche, tipologie di rifiuto caratterizzate da grandi potenzialita di recupero e riutilizzo. L’Unione Europea si è impegnata con numerose azioni aventi la finalita di sensibilizzare gli stati membri ad adottare strumenti e iniziative per attuare una corretta politica di gestione di tali rifiuti. Gia nel 2000 la Commissione Europea, Direzione generale Ambiente, ha elaborato un documento di analisi (DG ENV.E.3 – Management of Construction and Demolition Waste), propedeutico alla definizione di Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 506 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni una proposta di strategia comunitaria. Tale documento riporta una serie di indicazioni come l'introduzione in maniera sinergica di: • restrizioni allo smaltimento in discarica; • incentivi per la promozione della selezione alla fonte e del riciclaggio dei rifiuti inerti; • obiettivi di riciclaggio; • specifiche condizioni per lo sviluppo dei materiali riciclati; • inserimento della gestione dei rifiuti come parte integrante delle licenze edilizie e dei permessi di demolizione; • incentivi per l’uso di materiali riciclati nelle opere pubbliche. Relativamente alla normativa nazionale, il D.Lgs. 205/2010, recependo quanto previsto nella direttiva 2008/98/CE, ha modificata la parte quarta del D.Lgs. 152/06 introducendo, tra l’altro, per ciò che riguarda il flusso di rifiuti in esame, all’art. 181 il comma 1 che prevede : “le autorità competenti adottano le misure necessarie per conseguire i seguenti obiettivi: - entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale, incluse operazioni di colmatazione che utilizzano i rifiuti in sostituzione di altri materiali, di rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi, escluso il materiale allo stato naturale definito alla voce 170504 del’elenco dei rifiuti, sarà aumentata almeno al 70% in termini di peso”. La Decisione della Commissione Europea 2011/753/UE del 18 novembre 2011, definisce le regole e le modalità di calcolo per il rispetto degli obiettivi di riciclaggio e recupero dei rifiuti che gli Stati Membri devono adottare. In particolare nell’allegato III è definito il tasso di recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione come il rapporto tra la quantita recuperata di rifiuti da costruzione e demolizione e la quantita totale prodotta degli stessi rifiuti in percentuale. Ad oggi, come già evidenziato nel quadro conoscitivo, esistono oggettive difficoltà a quantificare l’esatta produzione di tale tipologia di rifiuti e, quindi, di conseguenza, a calcolare il tasso di recupero anche in considerazione dell’esenzione, per quanto riguarda i rifiuti non pericolosi da costruzione e demolizione, dagli obblighi di comunicazione annuale MUD. Il presente Piano regionale di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche, assume, anche a livello regionale, per i rifiuti inerti gli obiettivi quantitativi e temporali stabiliti a livello europeo e nazionale e delinea le strategie e gli indirizzi in merito alle possibili iniziative che la Regione, nelle fasi di attuazione del piano, potrà promuovere per favorire il raggiungimento degli obiettivi di piano volti a conseguire un miglioramento dell’intera filiera, dalla riduzione della produzione, al recupero, all’incremento della produzione di aggregati riciclati da recupero rifiuti, alla definizione di possibili modalità di riutilizzo dei rifiuti inerti per ripristini ambientali, al corretto smaltimento. Tali strumenti potranno essere ricalibrati durante le fasi di monitoraggio del piano, in base al risultato evidenziato dallo stato di avanzamento. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 507 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Per quanto riguarda, invece, i rifiuti costituiti da terre e rocce, è importante evidenziare che la produzione di tale tipologia di rifiuti è estremamente variabile, in quanto strettamente legata alle opere infrastrutturali da realizzare, soprattutto per quanto riguarda le grandi opere. In materia di terre e rocce da scavo, è necessario fare alcune precisazioni su quanto previsto dalla normativa vigente. In particolare la normativa prevede che le terre e rocce escavate possono essere gestite come rifiuti oppure, se sussistono determinate condizioni, come sottoprodotti. Su questo argomento negli anni si sono succede moltissime modifiche normative che hanno nelle varie declinazione reso più o meno semplice l’utilizzo delle terre e rocce da scavo direttamente in successivi siti di utilizzo (riempimenti, reinterri, rilevati, ecc) senza la necessità di trattare le stesse come rifiuto. Ad oggi, la normativa che si è stabilizzata con la conversione in legge del DL 69/2013, prevede la possibilità di esclusione dal regime dei rifiuti con modalità differenti a seconda del tipo di opera. In particolare, nel caso di terre e rocce da scavo che provengono da attività o opere soggette a valutazione d'impatto ambientale o ad autorizzazione integrata ambientale, l’esclusione dal regime dei rifiuti si può attuare mediante quanto disposto dal DM 161/2012. Nel caso, invece, in cui la produzione di terre e rocce proviene da attività o opere non soggette a VIA o ad AIA, il produttore dimostra il rispetto di quanto previsto dalla norma tramite dichiarazione resa ad ARPAL ai sensi del DPR 445/2000. Tale possibilità di esclusione dal regime dei rifiuti rende di fatto impossibile avere una previsione della produzione di rifiuti di terre e rocce nei prossimi anni; infatti è in capo al responsabile dello scavo la scelta, nel caso che siano rispettate le condizioni poste dalla norma, di gestire il materiale scavato come sottoprodotto o come rifiuto. La Regione, nell’ambito delle proprie competenze, individuerà azioni da realizzare per definire strumenti e sostenere iniziative finalizzate ad una corretta gestione in particolare dei rifiuti da costruzione e demolizione. Si tratta, a titolo esemplificativo, di emanare specifiche Linee Guida e di realizzare azioni formative, informative e iniziative di supporto ai Comuni ed alle imprese per l’implementazione di sistemi di corretta gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione, misure amministrative (generalmente semplificazione degli obblighi gestionali), nonche accordi di programma. In particolare, attraverso l’adozione di apposite Linee Guida, si potrà fornire un insieme di indicazioni gestionali e normative per una migliore gestione delle problematiche legate alla produzione e alla gestione dei rifiuti nel settore delle costruzioni e demolizioni sia nel luogo di produzione (cantiere), sia negli impianti in cui questi vengono trasformati in nuovi prodotti, in modo tale da diminuire la produzione di tali rifiuti, rendere più agevole l’invio al recupero e ridurre eventuali fenomeni di abbandono. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 508 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Quadro previsionale Come illustrato nella parte conoscitiva e riportato nella tabella sottostante, in Liguria la produzione di rifiuti speciali non pericolosi si attesta intorno ai 4.000.000 t/anno di cui circa il 50% è rappresentato da rifiuti inerti. Le quantità di rifiuti pericolosi sono, invece, decisamente più esigue e si attestano intorno a 150.000 t/anno. TIPOLOGIA 2009 2010 2011 Non pericolosi 4.532.380 4.501.446 4.251.896 Pericolosi 136.357 161.699 145.818 Tabella 36: Totale dei rifiuti speciali prodotti in Regione Liguria (t/anno) Non è possibile fornire previsioni sulla produzione totale di rifiuti speciali nei prossimi anni; infatti mentre si può ragionevolmente pensare che la produzione di rifiuti da attività industriali e artigianali dovrebbe rimanere inalterata, si avrà sicuramente una consistente diminuzione della produzione di rifiuti dalle attività di bonifica nel sito ex- Acna di Cengio e nella produzione di ceneri dalla centrale ENEL di Genova, come già messo in evidenza nella parte conoscitiva. D’altra parte, come più volte ribadito, risulta invece difficilmente preventivaile uno scenario inerente la produzione di rifiuti inerti. Ridurre la produzione e la pericolosità dei rifiuti speciali La Regione si propone di agire proattivamente per supportare pratiche che minimizzino la produzione di rifiuti speciali, in particolare quelli inerti, o in subordine ne prevedano una gestione selettiva propedeutica alle successive operazioni di recupero. In quest’ambito potranno essere promosse e messe in atto azioni volte a promuovere la valorizzazione degli scarti di lavorazione secondo i criteri definiti per i sottoprodotti, in particolare per quanto riguarda le terre e rocce da scavo. Inoltre la Regione continuerà a promuovere l’utilizzo di sistemi ambientali quali EMAS e ISO 14001 e delle certificazioni ambientali di prodotto (ECOLABEL) da parte delle aziende, così da ottimizzare i processi produttivi riducendo anche indirettamente la produzione di rifiuti, speciali e non. Per quanto riguarda specificatamente gli inerti, nell’ambito delle azioni da promuovere dovranno essere perseguiti, in base alle peculiarità delle situazioni in oggetto: Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 509 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni la riduzione della produzione di rifiuti inerti attraverso l’incentivazione delle possibilità previste dalle normative specifiche in materia di terre e rocce da scavo; la messa in atto di strumenti/incentivi volti a favorire l’incontro tra domanda e offerta di terre e rocce da scavo. In particolare si provvederà ad implementare e rendere più fruibile il sistema già sviluppato sul portale AmbienteinLiguria che permette di inserire i progetti approvati che prevedono produzione di terre e rocce (con indicazione delle volumetrie di scavo previste e della data di inizio lavori) e i progetti che hanno necessità di utilizzare terre e rocce (con indicazione delle volumetrie necessarie e la data di inizio lavori). Successivamente verranno messe in atto misure di informazione/formazione al fine di incentivare l’utilizzo di tale strumento da parte di tutte le Amministrazioni che rilasciano autorizzazioni alla realizzazione di opere che prevedono movimentazione terre. Tale strumento reso visibile a chiunque dovrebbe migliorare la possibilità di disporre di siti di utilizzo delle terre e rocce da scavo. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 510 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Obiettivi di recupero Quadro previsionale e obiettivi attesi Come già evidenziato in più punti del presente piano, la tipologia di rifiuti su cui incentrare prioritariamente gli sforzi per incrementare il tasso di recupero, anche in sintonia con quanto richiesto dal legislatore comunitario e nazionale, è quella dei rifiuti da costruzione e demolizione. L’obiettivo che viene assunto è quello di raggiungere un tasso di recupero dei rifiuti di cui trattasi pari al 70%. Tale obiettivo potrà in realtà essere rimodulato nelle successive fasi di monitoraggio del piano, nel momento in cui sarà possibile disporre di un “punto zero” che permetta di calibrare opportunamente le azioni da intraprendere per il raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Come dettagliatamente descritto nella parte “Sviluppo flussi informativi”, prelimarmente è necessario disporre di una solida base conoscitiva sulla quantità di rifiuti da costruzione e demolizione prodotti e recuperati. L’obiettivo concreto, volto anche a minimizzare i costi di gestione e gli impatti ambientali correlati (in particolare rispetto ai trasporti), su cui agire è quello relativo alla creazione di filiere di riutilizzo dei materiali recuperati, incentivando l’avvio di nuove attività d’impresa e cicli virtuosi locali. Per conseguire tale obiettivo, occorrerà agire concretamente per la re-immissione di una quantità rilevante di rifiuti inerti trattati nel ciclo economico, incentivando il mercato dei prodotti e delle materie prime seconde ottenute dal recupero di rifiuti inerti stessi. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 511 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Massimizzare l’invio a recupero e la reimmissione della maggior parte dei rifiuti nel ciclo economico Viste le peculiarità regionali, si è deciso di incentrare le attività di incentivo al recupero sui rifiuti inerti. In particolare sarà necessario agire sui seguenti aspetti: modalità di produzione dei rifiuti più opportune per il successivo recupero, in particolare quelli da demolizione su cui si può agire incentivando la demolizione selettiva così da ottenere rifiuti meglio separati e, quindi, più facilmente trattabili/recuperabili; favorire sistemi di conferimento dei rifiuti inerti presso le isole ecologiche e presso gli impianti di recupero, definendo modalità semplificate per il conferimento di rifiuti inerti da civili abitazioni o assimilati; individuare strumenti ed incentivi che consentano lo sviluppo di nuove attività produttive basate su riutilizzo di inerti; incentivare il riutilizzo a fini di ripristino ambientale, in siti produttivi dismessi (es. cave esaurite) o altre operazioni di recupero ambientale; sviluppo di strumenti, anche di natura tecnica, rivolti a conseguire il rispetto dell’obbligo, nei capitolati d’appalto degli enti pubblici, di utilizzare determinate percentuali di materiali inerti riciclati. Uno degli obiettivi prioritari è quello di massimizzare l’invio a recupero dei rifiuti recuperabili, cercando nel contempo di incentivare il mercato dell’utilizzo dei prodotti derivati dai trattamenti di recupero stessi. Per la tipologia dei rifiuti inerti esiste un diretto collegamento fra le modalità operative delle attività che originano i rifiuti e le conseguenti possibilità di recupero: risulta pertanto fondamentale agire sulla promozione della demolizione selettiva. Dall’analisi effettuata sui rifiuti gestiti, si evidenzia, infatti, la produzione di una consistente quantità di rifiuti misti da demolizione, a dimostrazione delle inefficaci modalità di demolizione e selezione finora applicate. Per incrementare la realizzazione di demolizioni selettive a larga scala, si provvederà a fornire indicazioni in merito alle modalità per la demolizione selettiva delle principali frazioni selezionate (cemento, mattoni, mattonelle, ceramiche, miscele bituminose, vetro, plastica, metalli). E’ anche opportuno che la demolizione sia eseguita sulla base di capitolati tecnici specifici e che si tenda a favorire economicamente la destinazione dei rifiuti selezionati riciclabili. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 512 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni E’ altresì possibile prevedere percorsi mirati alla definizione di accordi e/o contratti di programma per incentivare la nascita ed il consolidamento sul territorio regionale di attività economiche incentrate sul riutilizzo, il riciclaggio dei rifiuti ed il recupero di materia, in particolare per quanto riguarda i rifiuti inerti. Sotto questo profilo un’azione risulta necessaria un’azione sinergica con i settori regionali competenti in materia di sviluppo economico e supporto alle attività produttive. Ulteriori opportunità di intervento derivano dalla normativa sugli acquisti verdi (GPP) rivolta a favorire l’utilizzo di materiali riciclati, che prevede l’obbligo di percentuali minime di materiali riciclati nei capitolati d’appalto pubblici. Il DM 203/2003 individua infatti le regole affinché gli enti pubblici e le società a prevalente capitale pubblico garantiscano che manufatti e beni realizzati con materiale riciclato coprano almeno il 30% del fabbisogno annuale. In tale contesto è importante citare la Circolare del Ministero del 15/07/2005 che detta le indicazioni per l’operatività nel settore edile, stradale e ambientale dell’utilizzo del materiale riciclato derivante da rifiuti di costruzione e demolizione. Al fine di agevolare tale processo, si provvederà, coinvolgendo le associazioni di categoria, a definire un quadro complessivo di norme tecniche e ambientali per la produzione di materiali riciclati da utilizzare nella costruzione e manutenzione di opere edili, stradali e recuperi ambientali, che dovranno costituire il punto di partenza per la successiva definizione di standard di idoneità dei materiali in base al tipo di intervento. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 513 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Obiettivi relativi a ottimizzazione del riutilizzo e smaltimento Quadro previsionale Come illustrato nei paragrafi precedenti, al fine di rispettare i criteri di priorità nella gestione dei rifiuti, così come declinati all’art. 179 del d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii., è necessario promuovere azioni per la riduzione dei rifiuti destinati a smaltimento finale, attraverso azioni di prevenzione e recupero. A fronte di una produzione di rifiuti speciali che si prevede più o meno stabile (tranne i cali relativi ai rifiuti della bonifica ex-ACNA e le ceneri della centrale ENEL di Genova, come già evidenziato nelle parti precedenti) ,ove gli obiettivi di prevenzione fossero raggiunti dovrebbero essere comunque gestite (riutilizzate, recuperate e/o smaltite) in maniera sicura rilevanti quantità di rifiuti speciali, senza considerare i quantitativi che deriveranno dalle grandi opere che eventualmente saranno avviate sul territorio. Ovviamente tali attività dovranno essere improntate alla massima sostenibilità ambientale, operando per il massimo riutilizzo e per uno smaltimento sicuro, sempre nel rispetto del principio di prossimità del recupero/riutilizzo rispetto al luogo di produzione. A tal fine occorrerà potenziare ancora gli strumenti conoscitivi, per poter definire nel dettaglio i fabbisogni di trattamento e verificare la disponibilità nel territorio regionale o nelle regioni limitrofe di un numero sufficiente di impianti di recupero/smaltimento per assorbire i rifiuti prodotti in Regione. Tutte le azioni saranno implementate ricercando la massima sinergia con le linee di azione individuate nelle sezioni del piano dedicate a Rifiuti Urbani e Bonifiche (es. in merito a rifiuti speciali assimilabili, rifiuti speciali compostabili, fanghi da impianti di trattamento acque). Garantire il rispetto del principio di prossimità Come si evince dal paragrafo relativo all’import/export di rifiuti, riportato nel quadro conoscitivo, in Regione Liguria vengono esportati circa il 50% di rifiuti non pericolosi (esclusi i rifiuti inerti) e circa il 60 % di rifiuti pericolosi. Stante questa situazione, si cercherà, in primo luogo, di migliorare lo stato di conoscenza, arrivando a definire nel dettaglio quali siano le tipologie di rifiuti per cui, a causa di una carenza nel sistema impiantistico regionale, è necessario ricorrere ad impianti di recupero/smaltimento fuori Regione. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 514 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni A seguito del completamento del quadro conoscitivo, si potrà definire l’opportunità di mettere in atto azioni specifiche e concrete per ridurre il più possibile il flusso di rifiuti in uscita dalla Regione. In particolare, laddove possibile, è necessario definire un sistema, per esempio incentivando l’inserimento di specifiche prescrizioni negli atti autorizzativi, affinché il produttore possa conferire a smaltimento i propri rifiuti solo dopo aver dimostrato l’impossibilita tecnico-economica di una soluzione, per i propri rifiuti, diversa dallo smaltimento finale. Nell’ambito della ricerca dell’ottimizzazione del sistema impiantistico regionale, si segnala inoltre l’opportunità di integrazione, per quanto tecnicamente ed economicamente possibile ed opportuno, della gestione dei rifiuti urbani coi flussi di rifiuti speciali assoggettabili alle stesse tipologie di trattamento. L’integrazione della gestione dei rifiuti speciali con quella degli urbani rappresenta un’importante opportunità di creazione di sinergie tra i due “sistemi” che consente il perseguimento, anche attraverso la realizzazione di significative economie di scala, dell’ottimizzazione tecnico-ambientale degli impianti, garantendone nel contempo la piena sostenibilità economica. Lo sviluppo di tali sinergie può riguardare, come già sottolineato nella trattazione del Piano in materia di rifiuti urbani, ben definite tipologie di rifiuti, essenzialmente non pericolosi, e di attività di trattamento, recupero o smaltimento, quali ad esempio i rifiuti speciali assimilabili agli urbani, i rifiuti speciali compostabili ed i fanghi da impianti di trattamento acque. Incentivare riutilizzo a fini di ripristino ambientale I rifiuti inerti possono essere un valido materiale da utilizzare nei ripristini ambientali in alternativa ai materiali naturali da cava. I possibili sbocchi di tale tipologia di rifiuti sono: - riqualificazione siti industriali; - opere di chiusura delle discariche. L’utilizzo di rifiuti inerti per tali opere porterebbe anche invitabilmente ad una minore necessità di discariche di inerti, che in Regione, come già evidenziato nel quadro conoscitivo, sono in numero esiguo e non si prevedono che minimi aumenti nei prossimi anni. Per quanto riguarda il riutilizzo ai fini del ripristino delle cave dismesse, è necessario riportare quanto disposto dalla vigente normativa nazionale. Il d. lgs. 117/2008 relativo alla gestione dei rifiuti delle attività estrattive prevede all’art. 10 comma 3 che “il riempimento dei vuoti e delle volumetrie prodotti dall’attività estrattiva con rifiuti Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 515 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni diversi dai rifiuti di estrazione, è sottoposto alle disposizioni di cui al d. lgs. 36/2003, relativo alle discariche di rifiuti”. L’entrata in vigore di questa indicazione ha di fatto vietato la possibilità di utilizzare rifiuti inerti per il ripristino di cave dismesse, a meno di realizzarvi una discarica di rifiuti inerti, autorizzata nel rispetto di quanto previsto dal d. lgs. 36/2003. Premesso quanto sopra, ad oggi le uniche possibilità per l’utilizzo delle volumetrie residue delle cave con materiale esterno, esclusa la realizzazione di una discarica di inerti, riguardano la possibilità offerta dalla normativa sulle terre e rocce di scavo oppure l’utilizzo di materie prime seconde che derivano da un impianto di recupero rifiuti inerti. In tal senso può costituire un valido riferimento il censimento delle cave dismesse in Liguria, atto conclusivo di uno studio che ha visto impegnati, a diverso titolo, soggetti istituzionali e associazioni di categoria allo scopo di implementare il sistema di conoscenze relativo alle attività di cava presenti sul territorio regionale, individuando quei siti, già oggetto di attività estrattiva, oggi non più utilizzati e di fatto abbandonati a se stessi. Ai fini del censimento, le cave dismesse sono state definite come quei siti estrattivi che hanno effettivamente cessato la loro attività precedentemente all'entrata in vigore della vigente legislazione regionale in materia di cave. Il loro numero è risultato essere superiore a 350 siti e, sulla base dello stato dei luoghi al momento del censimento, sono stati suddivisi nelle seguenti categorie: cava rinaturata cava abbandonata (e non recuperata) cava recuperata sotto il profilo paesistico-ambientale cava riutilizzata a fini residenziali cava riutilizzata a fini industriali-artigianali cava riutilizzata per servizi. I dati raccolti nell'ambito del censimento sono stati organizzati e strutturati nell'ambito del sistema informativo regionale, all'interno del quale è possibile visualizzare la distribuzione delle cave dismesse presenti sul territorio ligure e conoscerne le principali informazioni. La mappatura dei siti è visualizzabile dalla voce cartografia del menu di destra dei Servizi on-line. Nella valutazione del volume abbancabile non sono state conteggiate le ex-cave ubicate in ambito fluviale ed inserite nel Piano del Parco Montemarcello Magra come ambiente umidi. Una stima del volume abbancabile disponibile indica una volumetria di circa 3.000.000 mc. Per quanto riguarda la possibilità di utilizzare in cava materie prime seconde da impianti di recupero di rifiuti inerti, si ritiene che un’opzione praticabile sia quella che prevede la produzione di materie prime secondarie da utilizzare in modo specifico per il ripristino delle cave in impianti di trattamento di rifiuti inerti asserviti alle cave, dotati di specifica autorizzazione rilasciata ai sensi dell’art. 208 del d. lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. che detti modalità e condizioni per i rifiuti in ingresso. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 516 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Ai fini di promuovere tali impieghi e allo stesso tempo garantire un elevato grado di tutela ambientale, dovranno essere definiti specifici standard di qualità dei materiali, sotto il profilo geomorfologico, geochimico, geotecnico ecc., necessari per assicurare il migliore inserimento paesaggistico dell’opera e l’assenza di ripercussioni negative sugli equilibri ecologici ed ambientali. Linee di indirizzo in tema di PCB Come meglio riportato nel quadro conoscitivo, ad oggi la situazione in essere può essere così schematicamente riassunta. Conc. > Conc. tra 50 e PROVINCIA 500 ppm 500 ppm GENOVA 4 367 IMPERIA 1 102 LA SPEZIA 0 58 SAVONA 2 213 Totale 7 740 Tabella 37: numero apparecchi contenenti PCB a livello provinciale Premesso quanto sopra e stante il fatto che l’obbligo di smaltimento degli apparecchi contenenti PCB con concentrazione superiore ai 500 ppm era previsto al 31/12/2009, è necessario mettere in atto azioni per incentivare la dismissione dei 7 apparecchi ancora presenti. D’altra parte per poter monitorare lo stato di avanzamento della dismissione degli apparecchi sul territorio regionale, si prevede di definire, in accordo con ARPAL – Sezione Regionale Catasto Rifiuti, una reportistica annuale in merito allo stato di avanzamento delle dismissioni di apparecchi contenenti PCB. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 517 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linee di indirizzo in materia di veicoli fuori uso e pneumatici fuori uso Come previsto dalla normativa vigente, citata nel quadro conoscitivo, la gestione dei veicoli fuori uso deve essere finalizzata al recupero e riciclaggio dei materiali che li compongono. Come per altre tipologie di rifiuto, gli obiettivi gerarchici stabiliti per legge riguardano: la riduzione della quantità dei rifiuti prodotti; • il reimpiego; • il riciclo; • il recupero; • lo smaltimento. L’obiettivo prioritario su cui incentrare l’attenzione è volto a favorire il recupero e il riutilizzo dei materiali che costituiscono l’eterogenea tipologia dei rifiuti derivanti da un veicolo a fine vita, così da incentivare il mercato dei materiali riciclati. Al fine di migliorare la conoscenza su quanto avviene nel settore specifico e incentivare modalità uniformi di organizzazione degli impianti di autodemolizione su tutto il territorio regionale, si intende promuovere momenti di confronto e coordinamento con le associazioni di categoria dei vari soggetti coinvolti (produttori di autoveicoli e di componenti, commercianti, imprese che gestiscono i centri di recupero dei veicoli a fine vita) allo scopo di redigere un atto di indirizzo. Per quanto riguarda, invece, i pneumatici fuori uso, l’Unione europea già dal 1993 aveva inserito tale tipologia di rifiuti tra i flussi di rifiuti prioritari, per i quali si individuavano precisi obiettivi: • recupero energetico o di materiale per il 65% dei pneumatici fuori uso generati; • trattamento di ricostruzione per il 25% dei pneumatici fuori uso generati; • incremento della durata media d’impiego e conseguente riduzione del flusso di rifiuti generato; • abbandono dello smaltimento in discarica o della termodistruzione in assenza di recupero energetico. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 518 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Preliminarmente alla definizione di obiettivi specifici per tale tipologia di rifiuti, è necessario anche per questa fattispecie di rifiuti, un approfondimento del quadro conoscitivo. Premesso quanto sopra, si intende: • organizzare un efficiente sistema di raccolta dei pneumatici fuori uso, così da azzerare le forme di abbandono illecito di tali rifiuti; • promuovere le attività di recupero/riutilizzo dei pneumatici fuori uso e la ricerca di nuove modalità così finalizzate, in relazione a: o avvio a ricostruzione dei pneumatici fuori uso; o riciclaggio dei pneumatici fuori uso (ad es. impiego di gomma di pneumatico granulata per pavimentazioni stradali o altre strutture, quali barriere anti-rumore); • istituire un tavolo di lavoro con le associazioni dei produttori e importatori di pneumatici al fine di agevolare l’adempimento degli obblighi previsti dall’articolo 228 del D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 519 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Sviluppo flussi informativi Il primo elemento indispensabile per una pianificazione è conoscere i termini dell’evento da gestire e, in questo caso, tutte le informazioni qualitative e quantitative sui rifiuti. A tal fine è fondamentale mettere in atto azioni per implementare la conoscenza, sia per quanto riguarda la produzione dei rifiuti speciali, sia per migliorare l’informazione disponibile sulla situazione impiantistica esistente. In particolare, l’attività conoscitiva deve essere improntata ad una fase di raccolta ed elaborazione dei dati relativi a: andamento delle famiglie di rifiuti i cui codici CER risultano incidere in misura maggiore sulla produzione regionale; situazione relativa alla potenzialità impiantistica autorizzata e in costruzione; avvicendamento impianti obsoleti o a fine vita. In questa azione si dovrà iniziare dagli ambiti a più rilevante valenza strategica che per quanto riguarda la Regione Liguria è sicuramente da individuare nei rifiuti inerti. Il miglioramento della conoscenza per tale tipologia di rifiuti deve necessariamente svilupparsi su due filoni paralleli: - rifiuti da costruzione e demolizione; - rifiuti costituiti da terre e rocce da scavo. La quantificazione dei rifiuti da costruzione e demolizione, come evidenziato anche nella parte introduttiva, è particolarmente stringente per arrivare a definire il tasso di recupero di cui alla Dec. 2011/753/UE e poter quindi calibrare anche le azioni da intraprendere per poter arrivare al 2020 al rispetto degli obblighi normativi che prevedono un tasso di recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione pari al 70%. Per fare questo è prioritario concordare e definire in accordo con ARPAL, quale soggetto gestore della Sezione Regionale del Catasto Rifiuti, una metodologia per la contabilizzazione della produzione dei rifiuti non pericolosi da costruzione e demolizione. Successivamente sarà necessario impostare un sistema di accertamento e certificazione dei dati relativi ai flussi dei rifiuti da costruzione e demolizione che, in parallelo con l’elaborazioni desumibili dai dati MUD, consenta di disporre di una panoramica completa sulla vita del rifiuto da costruzione e demolizione fino alla effettiva trasformazione. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 520 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni La messa a punto di tale sistema comporta la definizione di un percorso conoscitivo condiviso con le associazioni di categoria, che permetta di disporre di dati affidabili per quantificare in modo certo la produzione di rifiuti inerti ed i successivi percorsi di tali rifiuti, così da poter arrivare alla determinazione del tasso di recupero che permette di valutare la conformità agli obiettivi comunitari. Per quanto riguarda, invece, i rifiuti non pericolosi costituiti da terre e rocce da scavo, anch’essi esclusi dagli obblighi MUD, si ritiene che un contributo fondamentale possa derivare dalla piena implementazione del sistema di scambio informativo messo a punto dalla Regione Il miglioramento del sistema conoscitivo in merito all’intero ciclo dei rifiuti speciali non può che prevedere, in maniera cogente, la necessità di un aggiornamento costante dell’applicativo “Autorizzazioni e comunicazioni per la gestione dei rifiuti”, disponibile sul portale regionale AmbienteinLiguria, al fine di disporre, in tempo reale, dell’elenco degli impianti autorizzativi sul territorio regionale. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 521 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Strumenti di comunicazione Per massimizzare efficacia ed efficienza delle linee di azione relative a prevenzione, recupero, riutilizzo e smaltimento dei rifiuti speciali, sempre sinergicamente alle altre linee di azione del piano, dovranno essere poste in essere specifiche campagne di informazione e sensibilizzazione dei vari stakeholders coinvolti, focalizzando in particolare l’attenzione sui produttori di determinate categorie di rifiuti speciali e su soggetti potenzialmente in grado di assumero un ruolo nelle filiere di recupero e riutilizzo. Notevole rilevanza potrà avere in questo caso una stretta collaborazione con le associazioni di categoria. Anche in questo caso dovranno essere attivati tutti i canali di comunicazione disponibili, operando comunque principalmente attraverso: portale ambientale regionale; campagne di sensibilizzazione attivate sui vari canali media e social network; iniziative di ambientale sensibilizzazione mirate ai diversi stakeholders. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 522 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linea di azione F.16: Stipula di accordi e contratti di programma o protocolli d'intesa finalizzati alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti DESTINATARI SOGGETTI ATTIVITÀ DA REALIZZARE STRUMENTI PERIODO PRINCIPALI COINVOLTI Regione, ARPAL, Associazioni di Promuovere la realizzazione di protocolli di associazioni di Schemi di accordo, categoria, privati, Dal 2014 intesa/accordi/contratti di programma categoria, privati, progetti specifici enti locali enti locali Campagne di Regione, ARPAL, informazione e Associazioni di associazioni di Strumenti di comunicazione ed informazione sensibilizzazione, Dal 2015 categoria, privati categoria, privati, produzione materiali enti locali informativi Banche dati / Rafforzare il meccanismo di incontro tra domanda ed Regione, ARPAL, potenziamento di offerta per incentivare l’utilizzo del materiale scavato Operatori economici associazioni di Dal 2014 strumenti informativi come sottoprodotto categoria, privati già esistenti Indicatore principale: produzione rifiuti speciali per tipologia (tonn/anno) Altri indicatori: n. protocolli di intesa promossi Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 523 Rifiuti Speciali - sezione Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linea di azione G. 17: Introduzione di sistemi di supporto agli Enti locali per incentivare l’utilizzo di aggregati riciclati nei capitolati per opere pubbliche , anche tramite la definizione di standard tecnici sui materiali Linea di azione G. 18: Azioni di promozione del GPP (specifiche per RS) DESTINATARI SOGGETTI ATTIVITÀ DA REALIZZARE STRUMENTI PERIODO PRINCIPALI COINVOLTI Introduzione di sistemi di supporto agli Enti locali per Enti locali/ Regione, ARPAL, Linee guida, incentivare l’utilizzo di aggregati riciclati nei capitolati Associazioni di associazioni di standard tecnici, Dal 2015 per opere pubbliche , anche tramite la definizione di categoria categoria, enti locali capitolati tipo standard tecnici sui materiali Regione, ARPAL, Linee guida, atti Promuovere iniziative GPP specifiche per RS Enti locali associazioni di amministrativi di Dal 2015 categoria, enti locali indirizzo Seminari specifici Regione, ARPAL, campagne di associazioni di informazione e Strumenti di comunicazione ed informazione Enti locali Dal 2015 categoria, privati, sensibilizzazione, enti locali produzione materiali informativi Indicatore principale: recupero rifiuti speciali per tipologia (tonn/anno) Altri indicatori: n. linee guida/standard definiti Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 524 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linea di azione G. 19: Iniziative rivolte ad incentivare il mercato dei prodotti e delle materie prime seconde ottenute dal recupero dei rifiuti. DESTINATARI SOGGETTI ATTIVITÀ DA REALIZZARE STRUMENTI PERIODO PRINCIPALI COINVOLTI Regione, ARPAL, Progetti pilota, Incentivare il mercato, anche a livello locale, di MPS e associazioni di bandi, incentivi, Operatori economici Dal 2014 prodotti derivati dai processi di recupero categoria, privati, semplificazioni enti locali amministrative Regione, ARPAL, Linee guida, Promozione della demolizione selettiva Imprese edili associazioni di procedure operative, Dal 2014 categoria, privati capitolati tipo Seminari specifici Regione, ARPAL, Associazioni di campagne di associazioni di Strumenti di comunicazione ed informazione categoria, operatori informazione, Dal 2014 categoria, privati, economici, privati produzione materiali enti locali informativi Indicatore principale: recupero rifiuti speciali per tipologia (tonn/anno) Altri indicatori: n. linee guida/progetti/semplificazioni/incentivi Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 525 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linea di azione H.20: Sviluppo analisi dei flussi della produzione dei rifiuti speciali non sottoposto all’obbligo di comunicazione annuale MUD per definire in termini reali il fabbisogno di trattamento DESTINATARI SOGGETTI ATTIVITÀ DA REALIZZARE STRUMENTI PERIODO PRINCIPALI COINVOLTI Definizione di modalità reperimento dei dati Regione/ARPAL, relativi alla produzione di tipologie di rifiuti Regione/ARPAL Associazioni di Linee guida / atti amministrativi Dal 2014 non sottoposti all’obbligo MUD, in particolare categoria per quanto riguarda i rifiuti inerti. Indirizzi per Sezione Regionale Catasto Rifiuti / Report annuali Potenziamento raccolta ed elaborazione dati Regione Regione/ARPAL con particolare riferimento a Dal 2014 andamento specifici CER / fabbisogni impaintistici Determinazione del tasso di riciclo (prodotti Regione/ARPAL, riciclati/rifiuti prodotti) che permette di Regione/ARPAL Associazioni di Linee guida / atti amministrativi Dal 2014 valutare la conformità agli obiettivi categoria comunitari. Regione, ARPAL, Operatori Attività di comunicazione e diffusione dati associazioni di Report/Dati su portale regionale Dal 2015 economici/cittadini categoria Indicatore principale: recupero rifiuti speciali per tipologia (tonn/anno) Altri indicatori: n. atti amministrativi /linee guida/dati messi a disposizione Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 526 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linea di azione I.21: Strumenti a carattere concertativo (es. Accordi di programma) o indirizzi che prevedano il riutilizzo dei rifiuti individuati come idonei. DESTINATARI SOGGETTI ATTIVITÀ DA REALIZZARE STRUMENTI PERIODO PRINCIPALI COINVOLTI Regione, ARPAL, Definizione standard di idoneità dei rifiuti inerti per il Standard di idoneità, Enti locali, Operatori associazioni di riutilizzo in ragione del tipo di intervento di ripristino Linee guida, Dal 2014 economici categoria, privati, ambientale procedure operative Enti locali Regione, ARPAL, Accordi di Promozione di accordi volontari in merito al riutilizzo a Enti locali, Operatori associazioni di programma, Dal 2015 fini di ripristino ambientale di rifiuti inerti idonei economici categoria, privati, protocolli di intesa Enti locali Regione, ARPAL, Definizione di indirizzi in merito al riutilizzo a fini di associazioni di Linee guida, Operatori economici Dal 2014 ripristino ambientale di rifiuti inerti idonei categoria, privati, procedure operative Enti locali Indicatore principale: rifiuti inerti utilizzati per operazioni di ripristino ambientale per tipologia (tonn/anno) Altri indicatori: accordi volontari siglati / atti di indirizzo predisposti Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 527 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linea di azione I.22: Iniziative ed indirizzi per l’incentivazione del recupero dei veicoli fuori uso e dei pneumatici fuori uso. DESTINATARI SOGGETTI ATTIVITÀ DA REALIZZARE STRUMENTI PERIODO PRINCIPALI COINVOLTI Definizione di indirizzo al fine di incentivare modalità Regione, ARPAL, Associazioni di uniformi di organizzazione degli impianti di associazioni di Linee guida Dal 2015 categoria, Operatori autodemolizione categoria Istituzione tavolo di lavoro al fine di agevolare Regione, ARPAL, Associazioni di adempimenti per produttori ed importatori di associazioni di Linee guida Dal 2015 categoria pneumatici a fine vita categoria Indicatore principale: recupero veicoli fuori uso e pneumatici fuori uso (tonn/anno) Altri indicatori: rendicontazioni annuali Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 528 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linea di azione J.23: Definizione di azioni rivolte all’aggiornamento della situazione relativa alle dismissioni di apparecchi contenenti PCB in concentrazione > 500 ppm. DESTINATARI SOGGETTI ATTIVITÀ DA REALIZZARE STRUMENTI PERIODO PRINCIPALI COINVOLTI Definizione di azioni rivolte ad incentivare la dismissioni di apparecchi contenenti PCB in Soggetti detentori Regione/ ARPAL Linee guida Dal 2014 concentrazione > 500 ppm Definizione di una reportistica annuale in merito allo Format stato di avanzamento delle dismissioni di apparecchi ARPAL Regione rendicontazione, Dal 2014 contenenti PCB linee guida Indicatore principale: n. apparecchi dismessi/ totale anno Altri indicatori: rendicontazioni annuali Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche sezione Rifiuti Speciali 529 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI E DELLE BONIFICHE SEZIONE RIFIUTI SPECIALI Appendice A – rifiuti contenenti amianto Marzo 2015 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 530 - sezione RS – Appendice A Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Premessa I rifiuti contenenti amianto sono definiti come i “Materiali di scarto delle attività estrattive di amianto, i detriti e le scorie delle lavorazioni che utilizzano amianto, anche provenienti dalle operazioni di decoibentazione nonché qualsiasi oggetto contenente amianto che abbia perso la sua destinazione d’uso e che possa disperdere fibre dì amianto nell’ambiente…” (Legge 27 marzo 1992, n. 257). I codici CER che identificano i rifiuti, tutti pericolosi, contenenti amianto sono i seguenti: Categoria e/o attività R.C.A. (Rifiuti contenenti amianto) Codice CER generatrice di rifiuti Materiali da Materiali edili contenti amianto legato in matrici 17 06 05* costruzione cementizie o resinoidi Freni Materiali d´attrito 16 01 11* Pannelli contenenti amianto, Coppelle contenenti amianto, Carte e cartoni, Tessili in amianto, Materiali isolanti Materiali spruzzati, Stucchi, smalti, bitumi, colle, 17 06 01* Guarnizioni, Altri materiali isolanti contenenti Amianto Contenitori a Contenitori a pressione contenenti amianto 15 01 11* pressione Apparecchiature fuoriuso contenenti Apparecchiature fuori uso contenenti amianto 16 02 12* amianto Rifiuti da Materiali incoerenti contenenti amianto da bonifiche fabbricazione di anche di impianti produttivi dimessi: Polverini, 10 13 09* amianto cemento Fanghi, Spazzatura, Stridi, Spezzoni Rifiuti da processi Rifiuti da processi elettrolitici contenenti amianto 06 07 01* chimici da alogeni Rifiuti di processi Rifiuti dalla lavorazione dell´amianto 06 13 04* chimici inorganici La norma di riferimento per l’amianto e i rifiuti di amianto è la Legge 257 del 27 marzo 1992 “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto” che di fatto vieta l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto a decorrere dal 28/4/94. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 531 - sezione RS – Appendice A Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Tra i punti salienti della Legge 257/1992 vi sono la predisposizione di disciplinari tecnici sulle modalità di gestione dei rifiuti contenenti amianto. Questa normativa non ha avuto tuttavia una vera e propria attuazione se non fino all’emanazione del DPR 8 agosto 1994 “Atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano per l’adozione di piani di protezione, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica dell’ambiente, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto” e soprattutto del D.Lvo 22 del 5 febbraio 1997 che all’art. 18 comma 2 lettera b) ha assegnato come competenza dello Stato la determinazione e la disciplina delle attività di recupero dei prodotti di amianto e dei beni e prodotti contenenti amianto. Nel 2003 il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio ha emanato il DM 18 marzo 2003, n. 101 concernente il “Regolamento per la realizzazione di una mappatura delle zone del territorio nazionale interessate dalla presenza di amianto, ai sensi dell'articolo 20 della legge 23 marzo 2001, n. 93”. Il provvedimento dispone che le regioni e le province autonome debbano procedere all'effettuazione della mappatura completa delle zone del territorio nazionale interessate dalla presenza di amianto (anche sulla base dei dati raccolti nelle attività di monitoraggio, ai sensi della legge 27 marzo 1992, n. 257) finalizzata alla realizzazione degli interventi di bonifica di particolare urgenza. Nello specifico il regolamento individua i criteri per l'attribuzione del carattere di urgenza agli interventi di bonifica, i soggetti che debbono realizzare la mappatura, gli strumenti da utilizzare, le fasi e la progressione della mappatura stessa nonché le modalità per l'accesso ai finanziamenti. Le fasi della mappatura sono due: la prima consiste nell'individuare e delimitare i siti caratterizzati dalla presenza di amianto nell'ambiente naturale o costruito; la seconda prevede la selezione, nell’ambito dei siti nei quali è stata accertata la presenza di amianto (nell'ambiente naturale o costruito), di quelli per i quali sono necessari interventi di bonifica urgenti. A livello regionale, con la deliberazione numero 105, è stato approvato dal Consiglio Regionale della Liguria in data 20 Dicembre 1996 Il "Piano di protezione dell'ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall'amianto di cui all'articolo 10 della legge 27 Marzo 1992 numero 257" Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 532 - sezione RS – Appendice A Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Con ulteriori provvedimenti sono state meglio successivamente individuate le scadenza temporali da rispettare ed i vincoli operativi che avrebbero dovuto essere messi concretamente in atto per assicurare la maggiore diffusione possibile dell'informazione circa i contenuti e le finalità del piano ed anche delle azioni volte alla tutela della salute ed alla corretta esecuzione degli interventi di vigilanza, custodia e bonifica dei manufatti, nonché la semplificazione ove possibile degli adempimenti (nel rispetto dei dettami delle norme in vigore) ed anche la definizione delle procedure operative per la raccolta delle schede di autonotifica (da produrre per la costituzione di un archivio utilizzabile per la conoscenza del rischio al fine dell'orientamento delle azioni di tutela e protezione della salute delle persone fisiche e dell'ambiente e per la programmazione delle attività di controllo e bonifica). Risale al Dicembre 1998 la conclusione della prima fase di censimento della presenza di materiali contenente amianto - in matrice friabile ed in matrice compatta - in edifici pubblici, locali aperti al pubblico, locali di utilizzo collettivo, blocchi di appartamenti, attuata attraverso la produzione di apposite schede di autonotifica che i titolari o i detentori del materiale dovevano consegnare alle Aziende Sanitarie Locali competenti per territorio affinché le stesse potessero costituire un archivio ed una mappa di detta presenza utilizzabile a fini di ricerca e di intervento. Nel periodo 1999/2001 ulteriori schede di autonotifica, prodotte da persone che hanno meglio analizzato o individuato in ritardo l'effettiva possibile presenza di materiali contenenti amianto, si sono aggiunte a quelle presentate nei tempi previsti incrementandone il numero e l'insieme dei numerosi dati raccolti sono stati inseriti nell'apposito programma informatico che è destinato a fornire gli elementi necessari per una puntuale ed efficace azione di accertamento. Attualmente la legge di riferimento a livello regionale è la LR 5/2009 "Norme per la prevenzione dei danni e dei rischi derivanti dalla presenza di amianto, per le bonifiche e per lo smaltimento" che definisce le finalità, le azioni di bonifica dei materiali contenenti amianto, la presenza di amianto naturale, la sorveglianza sanitaria e le disposizioni finanziarie e transitorie. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 533 - sezione RS – Appendice A Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Gestione dei rifiuti contenenti amianto Nelle tabelle sottostanti sono riportati i dati relativi alla produzione di rifiuti contenenti amianto, alle modalità di gestione degli stessi, con particolare riferimento all’export/import degli stessi da e verso la nostra Regione. Le tipologie di rifiuti contenenti amianto in Regione sono relative ai CER 170601 (“materiali isolanti contenenti amianto”), 170605 (“materiali da costruzione contenenti amianto”) e in minima parte 150111 (“imballaggi metallici contenti matrici porose e pericolose (ad esempio amianto)”). I dati sono desunti dalle dichiarazioni MUD 2012 (dati 2011) presentate dai produttori e dai gestori dei rifiuti di cui sopra. Quantità (170601) Quantità (150111) Quantità (170605) Totale Provincia t/anno t/anno t/anno t/anno Imperia 4 300 304 Savona 47 1.390 1.437 Genova 210 2 1.844 2.056 La Spezia 24 2 210 236 REGIONE 285 4 3.744 4.033 Come si evince dalla tabella di cui sopra, in Liguria sono stati prodotti circa 4000 t di rifiuti contenenti amianto, di cui circa 3.700 t relativi al CER 170605. Tale dato è sottostimato poiché le dichiarazioni MUD presentate da Soggetti con sede legale al di fuori dalla Liguria, ma che hanno operato in piccoli cantieri localizzati sul territorio le piccole rimozioni di amianto, sono presentate, per legge, alla Camera di Commercio della propria sede legale. Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti di amianto o contenenti amianto è necessario precisare che possono essere conferiti unicamente in discarica per rifiuti pericolosi, dedicata o dotata di cella dedicata, oppure in discarica per rifiuti non pericolosi, dedicata o dotata di cella monodedicata nella quale possono essere conferiti sia i rifiuti individuati dal codice CER 170605 (materiali da costruzione contenenti amianto) sia le altre tipologie di rifiuti contenenti amianto, purché sottoposti a processi di trattamento (stabilizzazione-solidificazione in matrici stabili e non reattive, incapsulamento, trattamento con modificazione della struttura cristallina), finalizzati al contenimento del potenziale inquinante. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 534 - sezione RS – Appendice A Il responsabile del procedimento Andrea Baroni In Liguria, come ribadito anche in altre parti del presente piano, non sono presenti discariche di rifiuti pericolosi ed esiste una sola discarica (Bossarino Srl – Vado Ligure) con cella dedicata per la ricezione di rifiuti con CER 170605 e la seguente prescrizione “Non devono essere costituiti da amianto in fibre libere e non devono essere friabili cioè che possano essere facilmente sbriciolati o ridotti in polvere con la semplice pressione manuale”. Premesso quanto sopra, i rifiuti contenente amianto gestiti in Liguria nel 2011 complessivamente sono stati, 888 t di cui 787 t sono stati abbancati nella discarica di Bossarino a Vado Ligure. Le altre 100 t, sono state inviate a impianti liguri autorizzati ad effettuare stoccaggio di rifiuti pericolosi; da qui poi sono successivamente inviati a smaltimento finale o presso la discarica di Bossarino oppure in discariche fuori Regione. Quantità (170601) Quantità (150111) Quantità (170605) Provincia t/anno t/anno t/anno Discarica D15 Discarica D15 Discarica D15 Imperia - - - - - - Savona - 2,70 - - 786,99 9,29 Genova - 10,19 - 0,01 - 79,57 La Spezia - - - - - - REGIONE - 12,89 - 0,01 786,99 88,86 Per avere una visione completa del flusso dei rifiuti contenti amianto è quindi necessario analizzare i quantitativi che sono inviati fuori regione. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 535 - sezione RS – Appendice A Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Per chiudere il cerchio, è, quindi, necessario evidenziare quanti rifiuti contenti amianto sono stati smaltiti fuori dalla nostra Regione; nel 2011 sono state circa 3500 le tonnellate di rifiuti contenti amianto in uscita dalla Liguria. Le destinazioni principali sono state ditte in Lombardia, Piemonte e Toscana, probabilmente destinazione giustificata dalla logistica del trasporto. Un quantitativo irrisorio, pari circa a 190 t, è stato spedito oltre frontiera e smaltito in Germania. Quantità Quantità (170601) Quantità (150111) (170605) TOTALE Destinazione t/anno t/anno t/anno t/anno Calabria 1,04 1,04 Emilia Romagna 5,11 0,17 15,27 20,55 Lombardia 139,12 0,09 944,31 1.083,51 Piemonte 34,76 1,04 1.171,24 1.207,04 Sardegna 0,83 0,83 Toscana 23,07 1,45 725,76 750,30 Val d'aosta 51,89 180,81 232,70 Veneto 0,68 0,68 ND 0,42 0,42 Germania 188,84 188,84 Totale 255,82 3,43 3.226,65 3.485,91 Infine, per completezza di informazione, sono riportate le quantità di rifiuti contenenti amianto che gli impianti liguri hanno dichiarato di aver ricevuto da fuori Regione. In realtà nella quasi totalità dei casi, si tratta di rifiuti prodotti nel territorio ligure da aziende aventi sede legale fuori Liguria, che come spiegato in precedenza, devono presentare la dichiarazione alla Camera di Commercio competente per territorio in cui si trova la sede legale. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 536 - sezione RS – Appendice A Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Quindi le circa 85 t di rifiuti contenenti amianto che apparentemente entrano in Regione Liguria da altre Regioni, non sono altro che rifiuti prodotti nel nostro territorio da aziende che hanno sede nelle Regioni riportate in tabella. Quantità Quantità Quantità (170601) (150111) (170605) TOTALE Regione t/anno t/anno t/anno t/anno Lazio 0,80 0,80 Lombardia 0,25 0,25 Piemonte 29,71 0,02 52,81 82,54 Sicilia 0,06 0,06 Toscana 0,36 1,31 1,67 Veneto 0,34 0,34 Totale 30,08 0,02 55,56 85,66 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 537 - sezione RS – Appendice A Il responsabile del procedimento Andrea Baroni PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI E DELLE BONIFICHE SEZIONE BONIFICHE Marzo 2015 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 538 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Indice Sezione Bonifiche Premessa: la bonifica dei siti contaminati ................................................................ 542 Inquadramento normativo ........................................................................................... 544 Normativa Comunitaria ............................................................................................................. 544 Normativa Nazionale................................................................................................................. 544 La normativa precedente il D. Lgs. 152/2006: il D. Lgs. 22/1999 e il D.M. 471/1999 ....................... 544 La Legge 426/1998 e il D.M. 468/2001 (siti di interesse nazionale) .................................................... 545 La Legge 79/2002........................................................................................................................................ 546 Il D. Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. .................................................................................................................. 546 Normativa regionale della Liguria .............................................................................................. 548 La legge regionale n. 18/1999 ................................................................................................................... 548 La legge regionale n. 30/2009 ................................................................................................................... 549 La legge regionale n. 10/2009 ................................................................................................................... 549 Stato di attuazione degli interventi di cui al Piano Regionale di Bonifica della Liguria del 1999 ............................................................................................................. 551 Interventi individuati dal Piano 1999 ......................................................................................... 551 Siti con Procedimento Concluso................................................................................................. 552 Ex Metalli e Derivati .................................................................................................................................... 553 Siti con Procedimento in corso .................................................................................................. 553 Area ex Sicam .............................................................................................................................................. 553 Aneti-S. Marta .............................................................................................................................................. 553 Aree Elettrosiderurgica ora aree esterne ex Comilog ............................................................................ 553 Siti Sottoposti ad Indagini Integrative ........................................................................................ 554 Discarica S. Genesio .................................................................................................................................. 554 Cava Conte................................................................................................................................................... 555 Discarica Fit (Comune Castiglione Chiavarese) ..................................................................................... 555 Ex miniera di calcopirite di Libiola ............................................................................................................. 556 Stato di attuazione degli interventi nei siti di interesse nazionale/regionale e nelle aree ex Ilva di Genova Cornigliano............................................................................. 557 Cengio-Saliceto ......................................................................................................................... 557 Cogoleto-Stoppani .................................................................................................................... 558 Pitelli ........................................................................................................................................ 559 Area Ex ILVA ............................................................................................................................. 562 Analisi dell’Anagrafe dei siti da bonificare................................................................ 564 Struttura e contenuti dell’Anagrafe ........................................................................................... 565 Siti Pubblici con Procedimenti in corso....................................................................................... 576 Composti Organoclorurati nelle acque sotterranee................................................. 578 Caratteristiche chimico-fisiche dei composti organoclorurati e interazioni con le matrici ambientali ................................................................................................................................................. 579 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 539 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Impieghi dei solventi organoclorurati ........................................................................................ 581 Procedimenti di bonifica ai sensi del D.Lgs 152/2006 nei quali si è evidenziata la problematica ... 584 Monitoraggio delle acque sotterranee ai sensi del D.Lgs 152/2006 ............................................. 585 Analisi ed elaborazione dei dati ................................................................................................. 586 Conclusioni ............................................................................................................................... 592 Parte dispositiva del piano .......................................................................................... 594 Premessa .................................................................................................................................. 594 Potenziamento degli strumenti conoscitivi ................................................................................ 596 Aumento della conoscenza dello stato della bonifica dei siti attraverso potenziamento gestionale Anagrafe dei siti da bonificare ................................................................................................................... 596 Definizione delle priorità di intervento e pianificazione economico-finanziaria ........................... 597 Valutazione del rischio e definizione delle priorità di intervento relativamente ai siti in carico alla P.A. ................................................................................................................................................................ 597 Finanziamento degli Interventi di Bonifica ............................................................................................... 601 Sviluppo dell’azione regionale per la gestione del procedimento di bonifica ............................... 603 Definizione di linee di indirizzo su problematiche specifiche: linee guida per la determinazione dei valori di fondo naturale ............................................................................................................................... 603 Fornire un supporto agli Enti locali attraverso azioni di indirizzo, coordinamento e standardizzazione delle procedure in merito alla problematica degli organo clorurati....................................................... 606 Fornire un supporto agli Enti locali attraverso azioni di indirizzo e coordinamento nella modalità di gestione dei procedimenti di bonifica ....................................................................................................... 607 Promuovere l’utilizzo di tecniche di bonifica sostenibili sotto il profilo ambientale con particolare riferimento alla riduzione della movimentazione e della produzione di rifiuti ...................................... 609 Sviluppare una migliore comunicazione tra i soggetti interessati dai procedimenti di bonifica..... 611 Definizione di linee guida per omogeneizzare le procedure inerenti la presentazione dei dati da parte degli Enti e dei soggetti privati ......................................................................................................... 611 Validazione dei dati analitici relativi ai siti oggetto di procedimento di bonifica ................................. 611 Creazione di un servizio di consultazione della banca dati regionale ................................................. 612 Strumenti di comunicazione ...................................................................................................... 613 Linee di azione .......................................................................................................................... 614 Linea di azione L.24: Aumento della conoscenza dello stato della bonifica dei siti attraverso potenziamento gestionale Anagrafe dei siti da bonificare ..................................................................... 614 Linea di azione M.25: Valutazione del rischio e definizione delle priorità di intervento relativamente ai siti in capo alla P.A. ................................................................................................................................. 615 Linea di azione N.26: Definizione di linee di indirizzo su problematiche specifiche: linee guida per la determinazione dei valori di fondo naturale ............................................................................................. 616 Linea di azione N. 27: Fornire un supporto agli Enti Locali attraverso azioni di indirizzo, coordinamento e standardizzazione delle procedure in merito alla problematica degli organo clorurati nelle acque sotterranee ............................................................................................................... 617 Linea di azione N 28: Fornire un supporto agli Enti Locali attraverso azioni di indirizzo e coordinamento nella modalità di gestione dei procedimenti di bonifica .............................................. 618 Linea di azione N. 29: Promuovere l’utilizzo di tecniche di bonifica sostenibili sotto il profilo ambientale con particolare riferimento alla riduzione della movimentazione e della produzione di rifiuti ............................................................................................................................................................... 619 Linea di azione O.30: Sviluppare una migliore comunicazione tra i soggetti interessati dai procedimenti di bonifica .............................................................................................................................. 620 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 540 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni ALLEGATO 1: Elenco dei siti con Analisi di Rischio approvata con superamento delle Concentrazioni Soglia di Rischio ........................................................................................................................ 621 ALLEGATO 2: Elenco dei siti oggetto di bonifica e ripristino ambientale ...................................... 622 ALLEGATO 3: Elenco dei siti con Analisi di Rischio approvata senza superamento delle Concentrazioni Soglia di Rischio................................................................................................. 635 ALLEGATO 4: Siti di interesse pubblico – Schede sito specifiche .................................................. 637 Tiro al volo - Follo (SP) ............................................................................................................................... 637 Area Ex Pittaluga - Porto Venere loc. Le Grazie (SP) ........................................................................... 638 Complesso natatorio di Corso Colombo, Savona (SV).......................................................................... 639 Ex Ospedale Martinez, Genova (GE) ....................................................................................................... 640 Ex Discarica Capanna del Frate - Albisola Superiore (SV) ................................................................... 641 ALLEGATO 5: Cartografia diffusione organoclorurati nelle acque sotterranee ............................. 642 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 541 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Premessa: la bonifica dei siti contaminati Il risanamento delle aree inquinate è ritenuto azione necessaria e propedeutica al riutilizzo del territorio in conformità alle destinazioni d’uso stabilite negli strumenti urbanistici. La bonifica dei terreni, da attuare in un ottica di sostenibilità ambientale ed economica, permette la restituzione del suolo agli usi legittimi senza impegnare nuovi spazi. Il Piano delle Bonifiche, parte integrante del Piano regionale di gestione dei rifiuti è lo strumento funzionale di programmazione e pianificazione degli interventi con cui la Regione Liguria, intende perseguire il risanamento delle aree dislocate sul proprio territorio. Il piano regionale è approvato con atto del Consiglio regionale, su proposta della Giunta, ha una durata di 10 anni e resta in vigore fino all’approvazione del Piano successivo. Una prima stesura del piano regionale di bonifica delle aree inquinate era stata adottata dalla Regione Liguria sulla base delle indicazioni della L. 441/1987 ed approvata dal Consiglio regionale con deliberazione n. 138 del 23/11/1988. Successivamente, con deliberazione del Consiglio regionale del 1/6/1999 n. 39 è stato adottato il piano regionale di bonifica delle aree inquinate della Regione Liguria, redatto ai sensi del D. Lgs, 22/1997. Il piano individuava un insieme di siti inquinati, ottenuto mediante l’aggiornamento, al gennaio 1998, del censimento dei siti potenzialmente inquinati che la Regione aveva condotto, sulla base dei criteri definiti con decreto del Ministro dell’Ambiente del 16/5/1989, sui siti produttivi che avevano utilizzato in passato una serie di sostanze pericolose, esteso alle aree interne ai luoghi di produzione, raccolta, smaltimento e recupero dei rifiuti. Il presente piano fotografa la situazione regionale in termini di presenza di siti contaminati, tipologia degli stessi, stato di avanzamento delle procedure e criticità connesse all’applicazione del quadro normativo vigente. Particolare risalto viene dedicato all’analisi dell’Anagrafe dei siti da bonificare sia dal punto di vista della sua struttura che dei contenuti anche alla luce dell’evoluzione della normativa di riferimento, D.lgs 152/2006 e ss.mm.e ii. e L.R. 10/2009. Sulla base del quadro conoscitivo emerso sono stati identificati gli obiettivi che Regione intende perseguire a loro volta declinati in linee di azione. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 542 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Il piano, sezione bonifiche, si compone delle seguenti sezioni: Inquadramento normativo Stato di attuazione degli interventi di cui al piano regionale di bonifica della Liguria del 1999 Stati di attuazione degli interventi nei siti di interesse nazionale/regionale e nelle aree ex Ilva di Genova Cornigliano Analisi dell’Anagrafe dei siti da bonificare Composti organoclorurati nelle acque sotterranee Parte dispositiva. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 543 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Inquadramento normativo Normativa Comunitaria Tra le principali direttive comunitarie in materia si richiamano: la direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996 avente per oggetto la prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento; la direttiva 2000/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000 tramite la quale è stato istituito un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque; la direttiva 2004/35/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativa alla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, che, in vista di questa finalità, “istituisce un quadro per la responsabilità ambientale” basato sul principio “chi inquina paga”; la direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive. Normativa Nazionale La normativa precedente il D. Lgs. 152/2006: il D. Lgs. 22/1999 e il D.M. 471/1999 Prima dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo 3 Aprile 2006 n. 152, la normativa nazionale in materia di bonifiche ambientali era contenuta nel Decreto Legislativo 5 febbraio 1997 n. 22 e nel suo regolamento attuativo, D. M. 10 Ottobre 1999 n. 471. Il principio basilare su cui si fonda la predetta normativa stabilisce che chiunque cagioni un pericolo attuale e concreto di contaminazione di suolo, sottosuolo e acque sotterranee di un sito, ha l’obbligo di procedere alla loro bonifica qualora venga attestato il superamento dei valori limite di concentrazione, definiti per tipologia di inquinante e differenti a seconda della destinazione d’uso del sito. Sono individuate tre possibili modalità di intervento in presenza di fenomeni di contaminazione: notifica da parte del responsabile della contaminazione ordinanza comunale contenente diffida ad intervenire interventi ad iniziativa degli interessati. Gli interventi di bonifica, ripristino ambientale e messa in sicurezza permanente, sono effettuati sulla base di apposita progettazione, da redigere secondo i criteri Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 544 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni generali e le linee guida previsti nell’ Allegato 4 al DM 471/99, con previsione di tre livelli di approfondimenti tecnici progressivi: Piano della caratterizzazione: prevede l’elaborazione di uno studio di caratterizzazione sul sito, con raccolta di dati relativi al fenomeno di inquinamento ed elaborazione di un Modello Concettuale nel quale vengono ipotizzati i processi di contaminazione verificatesi sull’area (individuazione della/e sorgenti, vie di migrazione degli inquinanti e potenziali bersagli). All’approvazione del Piano di Caratterizzazione seguiranno indagini in sito atte a verificare quanto ipotizzato nel modello concettuale ed a constatare l’effettivo grado ed estensione di inquinamento del sito. Progetto preliminare: progetto di contenuto generale, costituito da relazione tecnica ed elaborati, da presentare all’approvazione degli Enti pubblici competenti e da predisporre sulla base dei risultati della caratterizzazione del sito. In esso devono essere illustrate, in relazione alla letteratura esistente ed a prove specifiche, le tecniche di bonifica applicabili sulla base dell’estensione, della tipologia ed entità della contaminazione. Qualora le migliori tecniche disponibili non consentono di raggiungere gli obiettivi di bonifica (secondo i valori indicati nelle tabelle dell'Allegato 1 del D.M. 471/99) è possibile progettare interventi di bonifica con misure di sicurezza, a condizione che vengano supportati da un’analisi di rischio attestante la non pericolosità della contaminazione residua in sito. Progetto Definitivo: descrive nel dettaglio, con relazione tecnica ed elaborati, la tecnologia di bonifica o di bonifica con misure di sicurezza prescelta nell’ambito del progetto preliminare, specificandone i costi. Inoltre esso contiene gli interventi da attuare per le prescrizioni e le limitazioni all’uso del sito ed i piani di controllo e monitoraggio a conclusione delle opere. La Legge 426/1998 e il D.M. 468/2001 (siti di interesse nazionale) La Legge 09/12/98, n° 426 “Nuovi interventi in campo ambientale”, in attuazione dell'art.18 del Dlgs 22/97, getta le basi per la regolamentazione dei finanziamenti pubblici negli interventi di bonifica, prevedendo all’art. 1 comma 3, l'emanazione di un programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati. Tale programma dovrà individuare i siti di interesse nazionale, ai sensi dell'art. 15 del D.M. 471/99, in relazione alle caratteristiche del sito inquinato, gli interventi prioritari, i soggetti beneficiari, i criteri e le modalità di finanziamento. Al successivo comma 4 vengono individuate 14 aree dove effettuare i primi interventi di bonifica di interesse nazionale e, tra questi, sono comprese le aree di Cengio- Saliceto e Pitelli (La Spezia). Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 545 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Il Decreto del Ministero dell’Ambiente n. 468/01, "Programma nazionale di bonifica", emanato ai sensi dell'art.1, comma 3 della Legge 426/98, definisce: a) gli interventi ricompresi nel Programma nazionale; b) le risorse finanziarie rese disponibili per le singole Regioni; c) criteri di finanziamento dei singoli interventi e le modalità di trasferimento delle relative risorse; d) le modalità per il monitoraggio ed il controllo sulla realizzazione degli interventi previsti e sulle fonti di finanziamento. Il citato regolamento ha inserito tra i siti di interesse nazionale l’area Stoppani di Cogoleto (GE). La Legge 79/2002 La legge definisce, relativamente ai siti di interesse nazionale, una procedura alternativa rispetto a quella ordinaria di cui al D.M. n. 468/01. Tale procedura prevede la possibilità da parte del Ministero dell'Ambiente di individuare, in caso di inerzia del soggetto responsabile dell’inquinamento e a seguito di diffida, sulla base di Progetti preliminari di bonifica e sviluppo, il soggetto al quale affidare in concessione le attività di bonifica e riqualificazione delle aree industriali interessate. Il soggetto affidatario della concessione può disporre delle aree bonificate secondo le direttive fissate dal Piano di sviluppo urbanistico, al fine di recuperare i costi di esproprio, bonifica e riqualificazione ambientale, nonché l’utile di impresa. Le finalità di quanto sopra esposto vengono perseguite mediante l’acquisizione con esproprio al patrimonio disponibile dello Stato o degli Enti territorialmente competenti delle aree da bonificare i cui costi saranno sostenuti dal soggetto affidatario delle attività di bonifica e riqualificazione ambientale. Il Programma di Sviluppo di questi siti dovrà essere definito tramite specifici Accordi di Programma. La procedura alternativa prevista da questa Legge può essere adottata anche dalle Regioni per la bonifica dei siti di loro competenza. Il D. Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. Con il Decreto Legislativo 3 Aprile 2006 n. 152 la disciplina statale delle bonifiche ambientali ha subito una radicale innovazione sia dal punto di vista tecnico- procedurale, sia dal punto di vista dell’assetto delle competenze amministrative inerenti il procedimento delle bonifiche e delle messe in sicurezza. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 546 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Questi i punti salienti: i limiti di concentrazione accettabili per misurare la contaminazione di un sito vengono sdoppiati: accanto alle concentrazioni soglia di contaminazione, stabilite per legge e ricalcanti quelli già fissati con DM 471/99, vengono introdotte le concentrazioni soglia di rischio, che rappresentano gli effettivi parametri di riferimento per la misurazione dello stato di inquinamento di un sito. Questi valori non sono predeterminati per legge, ma scaturiscono dall’applicazione al singolo sito della analisi di rischio sito specifica, effettuata sulla base dei risultati della caratterizzazione dello stesso; solo il superamento di uno o più dei valori delle concentrazioni soglia di rischio, dimostrato attraverso l’analisi di rischio, fa scattare l’obbligo di bonifica del sito cui si adempie mediante la presentazione, da parte del responsabile dell’inquinamento, di un progetto operativo di bonifica (non più scisso pertanto nei due livelli di progettazione preliminare e definitiva); viene eliminata la consequenzialità fra la fase di notifica dell’evento contaminante e la presentazione del piano di caratterizzazione, mediante l’introduzione di una indagine preliminare per accertare l’eventuale superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione. Solo nel caso in cui l‘indagine dia riscontro positivo (almeno un supero), il responsabile deve procedere alla caratterizzazione del sito. In caso contrario la notifica dell’evento si chiude con l’autocertificazione da parte del responsabile che i livelli delle concentrazioni soglia di contaminazione non sono stati superati e che il sito è stato ripristinato; la bonifica con misure di sicurezza viene abolita. Al contrario, per i siti con attività in esercizio viene introdotta la fattispecie della messa in sicurezza operativa, che consiste nell’insieme degli interventi volti a garantire la sicurezza per le persone e per l’ambiente, salvaguardando l’attività, nelle more degli interventi di bonifica o di messa in sicurezza permanente procrastinati alla cessazione dell’attività; tutte le competenze amministrative inerenti la gestione del procedimento di bonifica vengono attribuite alla Regione in via ordinaria, fatti salvi il potere di emettere ordinanze nei confronti dei responsabili dell’inquinamento e la gestione delle istruttorie tecniche, che sono poste in capo alle Province unitamente alla procedura di certificazione dell’avvenuta bonifica. Il D:lgs 16 gennaio 2008 n. 4 “Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del D.lgs 3 aprile 2006, n. 152 recante “ Norme in materia ambientale” introduce nel testo unico l’art. 252 bis “ Siti di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale” per l’individuazione dei siti contaminati di interesse pubblico ai fini dell’attuazione di programmi ed interventi di riconversione industriale e di sviluppo economico e produttivo. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 547 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Normativa regionale della Liguria La legge regionale n. 18/1999 La legge regionale n. 18 del 21/6/1999 “Adeguamento delle discipline e conferimento delle funzioni agli enti locali in materia di ambiente, difesa del suolo ed energia”, disciplina l’ordinamento delle competenze in materia ambientale e, in particolare, con riferimento alle bonifiche di siti contaminati, operando un trasferimento di funzioni nei confronti delle Amministrazioni Provinciali. La configurazione di competenze definita con la legge 18 attribuisce alla Giunta Regionale: il finanziamento degli interventi di messa in sicurezza e bonifica e delle azioni di riqualificazione ritenute di interesse pubblico, all’interno del programma annuale degli interventi in materia ambientale; la definizione di linee guida e di criteri per la predisposizione dei progetti di messa in sicurezza e bonifica. Spettano alle Province le competenze relative a: la gestione dell’Anagrafe dei siti contaminati e l’adozione dei relativi provvedimenti di inserimento dei siti in Anagrafe, con i quali le Province possono fissare termini per la presentazione dei progetti di bonifica e per l’eventuale approvazione degli stessi da parte dei comuni territorialmente competenti, possono imporre il divieto di utilizzare l’area fino all’avvenuta bonifica, possono porre vincoli all’utilizzo dell’area inquinata; l’approvazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica che riguardano siti con estensione sovracomunale; poteri sostitutivi nei confronti dei comuni che non approvano i progetti di bonifica nei termini fissati dalle Province stesse con il provvedimento di inserimento del sito in Anagrafe; funzioni di controllo; tutte le altre funzioni amministrative non espressamente attribuite ai Comuni dalla normativa statale nonché da quella regionale e non riservate dalla l. r. 18/1999 alla Regione, ai sensi dell’articolo 23 della legge regionale stessa. Tale normativa è stata abrogata dalla legge regionale 9 aprile 2009, n.10 “Norme in materia di bonifiche di siti contaminati”. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 548 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni La legge regionale n. 30/2009 La legge regionale del 21 ottobre 2006, n. 30 “Disposizioni urgenti in materia ambientale” emanata a seguito dell’entrata in vigore del D.lgs 152/2006 attribuisce. In fase di prima applicazione, le procedure operative ed amministrative di cui all’art. 242 del suddetto Decreto ai Comuni competenti e alle Province solo in relazione ad aree comprese in territori sovra comunali. La legge regionale n. 10/2009 La legge regionale del 9 aprile 2009, n. 10 “ Norme in materia di siti contaminati” , attuazione dell’art. 117 della Costituzione e del Titolo V parte IV del D.lgs 152/2006 definisce la disciplina in materia di bonifiche e il riparto delle funzioni amministrative tra la Regione e gli Enti locali, secondo i principi di sussidiarietà, efficienza ed economicità. Sono di competenza della Regione: l’individuazione e la perimetrazione dei siti di interesse regionale; la predisposizione e l’approvazione del Piano regionale di bonifica dei siti contaminati e l’approvazione dei piani di intervento e bonifica per le aree caratterizzate da inquinamento diffuso; la definizione di criteri e linee guida in materia di bonifiche; il finanziamento degli interventi e le azioni da promuovere in attuazione del Piano di Bonifica; la predisposizione dell’Anagrafe dei siti da bonificare. In riferimento ai siti di interesse regionale si definiscono tali: a) i siti che in relazione alle loro caratteristiche, alla pericolosità e quantità degli inquinanti presenti, all’impatto rilevante sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario e ambientale, nonché di pregiudizio per i beni ambientali e culturali sono individuati come tali dalla Regione; b) siti che interessano anche il territorio di altre Regioni limitrofe; c) siti che interessano il territorio di più Province. Sono di competenza delle Province: l’approvazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica che riguardano siti con estensione sovra comunale nonché quelli localizzati in Comuni con popolazione inferiore agli 8000 abitanti; il controllo e la verifica degli interventi di bonifica e conseguente monitoraggio e il rilascio delle certificazioni di avvenuta bonifica; l’adozione delle ordinanze neo confronti dei responsabili dei potenziali inquinamenti a provvedere ai sensi della vigente normativa in materia di bonifica; gli interventi in danno dei responsabili della contaminazione in caso di inerzia da parte del Comune territorialmente competente. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 549 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Sono di competenza dei Comuni: l’approvazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica che riguardano siti con popolazione superiore agli 8000 abitanti; gli interventi in danno dei responsabili della contaminazione, qualora i soggetti responsabili non provvedano agli adempimenti previsti dalla legislazione in materia o non siano individuabili e non provvedano né il proprietario del sito né altri soggetti interessati. Nell’ambito dell’approvazione dei procedimenti di bonifica la normativa in argomento prevede la possibilità per i Comuni e le Province di avvalersi della competenza tecnica di Arpal in relazione alle verifiche e alle attività istruttorie. Inoltre la norma espressamente assegna ad Arpal il compito di redigere apposita relazione tecnica propedeutica al rilascio della certificazione di avvenuta bonifica da rilasciarsi da parte della Provincia competente. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 550 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Stato di attuazione degli interventi di cui al Piano Regionale di Bonifica della Liguria del 1999 Il Piano delle Bonifiche del 1999 si articolava in due parti: l’evoluzione delle conoscenze e lo sviluppo degli interventi relativi ai siti censiti nel piano del 1988; l’elenco dei siti censiti al gennaio 1998. Si trattava di un sistema di programmazione flessibile, essendo soggetto al modificarsi delle situazioni e all’implementazione delle conoscenze. Il Piano delle bonifiche del 1999 si poneva i seguenti obiettivi: la realizzazione di bonifiche o messe in sicurezza secondo le priorità individuate nel piano stesso il risanamento delle zone contaminate lo sviluppo dell’attività di prevenzione la realizzazione di un sistema informativo sui siti contaminati il miglioramento delle conoscenze territoriali. Il piano forniva inoltre indicazioni preliminari sulla priorità degli interventi di bonifica per i siti contaminati censiti. Interventi individuati dal Piano 1999 Nella sottostante tabella sono riportati i siti oggetto del Piano di bonifica del 1999 con indicazione dei finanziamenti regionali erogati successivamente all’approvazione del Piano per interventi di caratterizzazione e/o di bonifica. FINANZIAMENTO PROVINCIA COMUNE SITO REGIONALE Savona Albisola S. Crovaro € 206.582,76 Savona Albisola S. Rondanin € 134.278,79 Savona Borghetto S.S. Pattarello, cava Fazzari 1.805.406,96 Savona Cairo Montenotte Aneti - S.Marta € 2.353.227,33 Savona Cairo Montenotte Aree Elettrosiderugica (ora Comilog) 0,00 Savona Cairo Montenotte Farina, Area Tecnoimmobiliare 0,00 Savona Cairo Montenotte Mazzucca € 3.627.593,26 Savona Cairo Montenotte Menotti € 258.228,45 Savona Cairo Montenotte Zerbetti € 234.987,89 Savona Vado Ligure San Genesio € 30.514,57 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 551 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni FINANZIAMENTO PROVINCIA COMUNE SITO REGIONALE Savona Cengio Pian di Rocchetta 0,00 Genova Castiglione Chiavarese Ex Discarica F.I.T. € 5.164,57 Genova Genova Ex Cava Conte € 5.164,57 Genova Ronco Scrivia Isolabuona € 929.622,42 Genova Ronco Scrivia Piani di Piazza Tagliati € 1.099.020,28 Genova Sestri Levante Libiola € 205.164,57 La Spezia S.Stefano Magra Ex discarica SICAM € 50.880,00 La Spezia Arcola Ex Metalli e Derivati € 3.665.807,50 Tabella 1: siti oggetto del Piano 1999 con indicazione dei finanziamenti regionali erogati Viene di seguito fornito un aggiornamento circa lo stato di avanzamento delle attività in relazione ai 18 siti oggetto del Piano 1999, specificando che il sito “Pian Rocchetta” è stato inserito all’interno del Sito di Interesse Nazionale Cengio-Saliceto. Siti con Procedimento Concluso Si riportano di seguito i siti oggetto del Piano 1999 in cui gli interventi di bonifica risultano conclusi con certificazione di avvenuta bonifica o con procedura di analisi di rischio che ha dimostrato il non superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione e che non sono quindi più oggetto del presente Piano. PROVINCIA COMUNE SITO Savona Albisola S. Crovaro Savona Albisola S. Rondanin Savona Borghetto S.S. Pattarello, cava Fazzari Savona Cairo Montenotte Farina, Area Tecnoimmobiliare Savona Cairo Montenotte Mazzucca Savona Cairo Montenotte Menotti Savona Cairo Montenotte Zerbetti Genova Ronco Scrivia Isolabuona Genova Ronco Scrivia Piani di Piazza Tagliati Tabella 2: siti con interventi di bonifica conclusi con certificazione di avvenuta bonifica Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 552 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Ex Metalli e Derivati A seguito di procedura fallimentare la Regione è stata ammessa al passivo del fallimento, a rivalsa degli esborsi sopportati, e ha partecipato all’asta per l’acquisizione dell’area riconducendo in tal modo a proprietà pubblica il sito. Si è provveduto allo smaltimento dei rifiuti ancora presenti sull’area e alla successiva caratterizzazione. In esito ai risultati della caratterizzazione è stata elaborata un’analisi di rischio sito specifico approvata, con prescrizioni, in data 14 febbraio 2013, la quale attesta l’assenza di rischio. Regione Liguria ha approvato un Piano Attuativo di recupero dell’area a conclusione del quale l’area, attraverso specifiche procedure di evidenza pubblica, verrà messa a disposizione di attività economiche ambientalmente compatibili. Siti con Procedimento in corso Area ex Sicam A seguito degli esiti delle indagini di caratterizzazione realizzate dal Comune di S. Stefano Magra è stata svolta una campagna di indagini integrative ed elaborata una analisi di rischio nell’area circostante il sito stesso, che ha accertato una quota di rischio residuo per la risorsa idrica sotterranea. Sull’area è in corso un monitoraggio della falda che ad oggi non ha evidenziato alcun superamento tabellare dei limiti di legge. Aneti-S. Marta A seguito di lavori di arginatura del fiume Bormida si era riscontrata la presenza di rifiuti solidi urbani misti a rifiuti di apparente origine industriale tossico nocivi. L’area era stata pertanto inserita nel Piano regionale di bonifica 1999 Ai fini della bonifica è stata suddivisa in lotti. L’intervento di asportazione dei rifiuti si è concluso e la Provincia di Savona ha certificato la conformità delle opere realizzate al progetto approvato e contestualmente ha prescritto, per la parte residua non oggetto di intervento, l’effettuazione di un analisi di rischio. Aree Elettrosiderurgica ora aree esterne ex Comilog Il Piano di Caratterizzazione, redatto ai sensi del D.lgs 152/2006, è stato presentato dalla soc. Erre Effe, attuale proprietaria dell’area, ed è stato approvato nella Conferenza dei servizi in data 28/2/2011. Attualmente sono in corso di ultimazione le attività di caratterizzazione. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 553 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Siti Sottoposti ad Indagini Integrative La Regione ha ritenuto opportuno, in ottemperanza a quanto indicato negli articoli 16 e 17 dell’allora vigente D.M. 471/99, acquisire ulteriori dati relativamente ad alcuni siti già individuati nel "Piano regionale di bonifica delle aree inquinate”. Con delibera n°859 del 27/7/2001 la Regione ha approvato un programma di attività per indagini integrative riguardanti i seguenti 4 siti inseriti nel Piano Regionale di Bonifica 1999, affidando l’incarico per l’esecuzione delle stesse ad ARPAL: “Discarica di San Genesio” nel Comune di Vado Ligure (SV); “Cava Conte” nel Comune di Genova (GE); “Ex discarica FIT” nel Comune di Castiglione Chiavarese (GE); “Ex miniera di calcopirite di Libiola” nel Comune di Sestri Levante (GE). Le attività di indagine risultano concluse per tutti i siti con i seguenti esiti. Discarica S. Genesio A seguito di finanziamento regionale il Comune ha affidato ad Arpal l’incarico per la realizzazione di un primo stralcio delle indagini di caratterizzazione. Il documento di Arpal ha evidenziato per il suolo superficiale una contaminazioni da metalli in un area circoscritta all’interno del corpo della discarica. Gli esiti analitici delle acque superficiali non hanno evidenziato criticità. In via preliminare, considerate le condizioni di criticità legate all’azione erosiva degli agenti atmosferici ed alla stabilità dei rifiuti, un primo intervento di messa in sicurezza potrebbe consistere, previa rimozione di parte del rifiuto, nella riprofilatura del versante, nella impermeabilizzazione dell’area che garantisca anche la tenuta dei vapori e in un sistema di regimazione delle acque di ruscellamento. Quali misure di prevenzione immediate il Comune ha provveduto alla implementazione della segnaletica di divieto di accesso al sito e alla manutenzione delle canalette stradali. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 554 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Cava Conte Le analisi eseguite da ARPAL evidenziarono una situazione di contaminazione ascrivibile alla presenza di un corpo rifiuti derivante dalle pregresse attività industriali (lavorazione della dolomia). Successivamente, su richiesta del Comune di Genova, la Soc. Refrattari Italiani S.p.a presentava un Piano di Caratterizzazione ai sensi del D.M. 471/99 e si rendeva disponibile all’esecuzione di alcune indagini integrative allo scopo di verificare l’eventuale superamento delle concentrazioni limite di cui al D.M. 471/99 ed acquisire dati sulla natura dei rifiuti abbancati, nonché per valutare la necessità di eseguire a breve termine interventi di messa in sicurezza dell’area. In base all’esito delle indagini ambientali che attestavano la conformità dei terreni ai limiti del suddetto decreto, non è stato necessario attivare ulteriori interventi di messa in sicurezza d’emergenza. Successivamente il Comune di Genova invitava la Soc. Refrattari Italiani a rimuovere i cumuli di rifiuti abbancati, o in alternativa ad impiegare il materiale in loco sulla base di un progetto urbanistico approvato che ne consentisse il recupero e la sistemazione. Tale richiesta è stata oggetto di ricorso al Tar che attualmente non si è ancora pronunciato. Discarica Fit (Comune Castiglione Chiavarese) Le risultanze delle analisi chimiche eseguite da ARPAL evidenziarono una situazione di inquinamento da attribuirsi alla natura stessa del rifiuto, derivante da scarti di lavorazione industriale siderurgica .Dall’ esame dei dati è emerso uno scarso impatto ambientale sulle acque superficiali circostanti, mentre i campioni superficiali di rifiuto necessitano di approfondimenti per verificare la reale portata della contaminazione, ascrivibile prevalentemente a sostanze metalliche, sul versante collinare sottostante l’ex discarica. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 555 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Ex miniera di calcopirite di Libiola Il sito delle ex miniere di calcopirite in località Libiola, nel Comune di Sestri Levante, fu inserito nel piano regionale di bonifica del 1999, a seguito di prime indagini svolte nel 1996. Successivamente la Regione affidò ad Arpal indagini volte ad accertare lo stato della contaminazione. Le analisi effettuate da Arpal hanno evidenziato alle confluenze dei rivi minori discendenti dal sito in questione, valori di ferro, manganese, nichel e cromo sensibilmente superiori ai limiti di legge. Tutti i diversi elementi riscontrati alle confluenze non si ritrovano nelle acque superficiali a valle del sito e non vi è riscontro nelle acque dei pozzi idropotabili situati nella piana alluvionale della zona di Sestri Levante. A seguito di stipula di Accordo di Programma fra Regione Liguria, Provincia di Genova, Comune di Sestri Levante e Ministero dell’Ambiente, la Regione ha approvato il programma e il disciplinare tecnico-operativo per le attività di caratterizzazione e definizione di ipotesi progettuali di bonifica del sito minerario presentato da Sviluppo Italia Aree Produttive Spa. Il documento individuava quale soluzione di messa in sicurezza la raccolta delle acque di dilavamento e la realizzazione di un impianto di depurazione delle stesse. Tale ipotesi è stata ritenuta inaccettabile sia sotto il profilo economico che gestionale e pertanto è stato richiesto ad Arpal un ulteriore approfondimento per verificare la possibilità di effettuare una analisi di rischio finalizzata a valutare il grado effettivo di rischio per la salute umana, considerate le diverse problematiche che rendono difficilmente realizzabile un intervento di ripristino globale.. Una delle più rilevanti problematiche è notoriamente quella di distinguere gli apporti dovuti alle storiche attività minerarie svolte sul sito da quelli connessi al particolare contesto geologico ambientale, caratterizzato da naturali elevate concentrazioni di metalli e metalloidi. Tale approccio è comunque risultato problematico e di conseguenza è stato abbandonato. Non va inoltre ignorato che la zona presenta aspetti di valenza storica e culturale da tenere in considerazione, essendo presenti siti di rilevanza archeologica sottoposti a tutela da parte della Soprintendenza Beni Archeologici della Liguria. L’ipotesi progettuale attualmente in discussione riguarda la realizzazione di interventi mirati, di tipo leggero, basati su tecniche di ingegneria naturalistica e di regimazione delle acque superficiali da attuarsi compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 556 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Stato di attuazione degli interventi nei siti di interesse nazionale/regionale e nelle aree ex Ilva di Genova Cornigliano Si riporta di seguito l’aggiornamento dei procedimenti relativi ai siti di interesse nazionale individuati sul territorio ligure. Cengio-Saliceto Il sito di Cengio-Saliceto è stato dichiarato sito di rilevanza nazionale con la L. 426/98 e successivamente perimetrato con D.M. del 20 ottobre 1999. Lo stato di emergenza in ordine alla situazione di crisi socio-ambientale è stato dichiarato con DPCM del 18/3/1999 prevedendo la nomina di un Commissario competente all’intervento di bonifica ed individuando la Soc. Syndial Spa, quale soggetto obbligato all’intervento di bonifica per la parte privata, in quanto proprietaria del sito. Con DPCM in data 23/1/2009 è stata dichiarata l’ultima proroga dello stato di emergenza nel Comune di Cengio, fissata al 31/3/2009. Con successive ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri è stata prorogata la gestione commissariale, limitatamente ad alcune funzioni e compiti. La gestione commissariale si è chiusa definitivamente il 31/12/2010. Le attività di caratterizzazione, di bonifica e riqualificazione, sono state concordate ed eseguite in conformità a quanto disposto nell’ accordo di programma, sottoscritto il 4 dicembre 2000, fra il Ministero dell’Ambiente, di concerto con il Ministero della Sanità, Ministero dell’Industria, Commercio e Artigianato e di intesa con la Regione Liguria, la Regione Piemonte, il Commissario Delegato, l’Enisud S.p.A. (oggi Syndial S.p.A.) e l’ACNA C.O. S.p.A. in liquidazione (Syndial S.p.A). Ultimati gli interventi di messa in sicurezza di emergenza nelle aree golenali lungo il fiume Bormida e la caratterizzazione delle aree private sono seguiti nei tempi successivi, le approvazioni dei progetti definitivi per ciascuna della aree individuate e precisamente Area A1, A2, A3 e A4. Per l’area A1 su cui insistevano le soluzioni saline (lagunaggi) è stato realizzato il progetto di messa in sicurezza permanente: Per l’area A 2 destinata al re - insediamento di attività produttive ecocompatibili sono stati realizzati interventi consistenti nell’escavazione selettiva dei terreni contaminati così come individuati con la caratterizzazione. E’ stata certificata dalla Provincia la conformità dei lavori al progetto approvato. Per l’area A3 che coincide con le aree golenali esterne alla recizione e al diframma di contenimento verso il fiume, i lavori di bonifica sono pressoché conclusi e si sta procedendo al ripristino dei piezometri per l’esecuzione del piano di monitoraggio previsto. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 557 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Per l’area A4, parte della quale ricadente nel territorio piemontese, che ospitava la discarica a servizio dello stabilimento ( Pian Rocchetta), i lavori di completa asportazione dei rifiuti e dei terreni contaminati sono completati. La Provincia di Savona ha rilasciato la relativa certificazione. Si sottolinea infine che nonostante non siano ancora state completamente concluse tutte le procedure connesse alla bonifica del sito ex Acna, è stato avviato ll percorso per la relativa reindustrializzazione. La proprietà del sito - Syndial SPA - ha avviato ad inizio anno 2013 la procedura di raccolta di manifestazioni di interesse con l’intendimento di procedere alla cessione del sito a soggetti che – idoneamente selezionati – garantiscano l’insediamento di nuove iniziative imprenditoriali in coerenza e fermi restando gli impegni e le garanzie – di carattere ambientale e industriale – sanciti nell’Accordo di Programma e nel Protocollo d’Intesa sottoscritti nel dicembre 2000. Cogoleto-Stoppani Il Sito denominato Cogoleto-Stoppani è stato inserito nel “Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale”con il DM n. 468 del 18/09/2001 e perimetrato – successivamente – con D.M. 8 maggio 2002. L’area industriale e le relative pertinenze risultano soggette ad inquinamento esteso all’intera area. Ai fini della pianificazione e della realizzazione degli interventi il sito era stato suddiviso in aree pubbliche e aree private. Il piano di caratterizzazione delle aree pubbliche, parte a mare e parte a terra, è stato realizzato da Arpal ed è stato approvato dal Ministero dell’Ambiente nella Conferenza dei Servizi del 25/7/2005. Attese le inadempienze da parte della Società Stoppani SPA, poi Immobiliare Val Lerone SPA, e stanti le elevate criticità ambientale e sanitaria con Decreto in data 23.11.2006 è stato dichiarato lo Stato di Emergenza e con Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3554/06 e ss.mm.ii. è stato nominato un Commissario Delegato con poteri straordinari per garantire il superamento dell’emergenza. In esito a provvedimento di diffida in data 14 marzo 2007, stanti le reiterate inadempienze della Società Immobiliare Val Lerone S.p.A. e per la quale il tribunale fallimentare di Milano ha dichiarato fallimento in esito all’udienza del 14 giugno 2007, il Commissario Delegato con proprie ordinanze si è sostituito in danno per le attività di messa in sicurezza del sito. Le principali attività realizzate sul sito dal Commissario delegato hanno riguardato: affidamento ad Arpal di indagini integrative relativamente alla parte a mare le cui risultanze sono state approvate nella Conferenza dei Servizi indetta dal Commissario delegato in data 11/12/2007; l'attività di rimozione e smaltimento dei rifiuti presenti nel sito; Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 558 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni la decontaminazione dall’ Amianto conclusasi nel maggio 2009 con rilascio da parte della ASL competente di Certificazioni di avvenuto smaltimento e di idoneità al riutilizzo delle Aree); attività di demolizione: conclusasi nell’area Sud mentre è in corso nell’area Nord dello stabilimento; Caratterizzazione dell’area denominata Pian Masino; Bonifica degli arenili di Arenzano e Cogoleto; proseguimento dell’attività di messa in sicurezza del sito tramite realizzazione della nuova linea di trattamento acque di falda ECO1 che sostituisce l'esistenze impianto, ormai obsoleto; approvazione del Progetto Definitivo di adeguamento e messa in sicurezza della discarica di Molinetto. Sulla base delle disposizioni urgenti di cui al Decreto legge 10/12/2013, n. 136 convertito in legge n 6/2014, il termine ultimo per la gestione commissariale per l’emergenza ambientale Stoppani risulta fissato fino al 31/12/2014. Pitelli Il sito “Pitelli (La Spezia), dichiarato sito di interesse nazionale dalla L. 426/98 perimetrato con D.M. del 10/01/2000 e successivamente modificato con D.M. del 27/02/2001. Detto ambito territoriale risulta costituito da una porzione a terra ricadente nei comuni di La Spezia, Arcola e Lerici, e da una porzione a mare corrispondente all’area portuale di La Spezia sino alla diga foranea. Il Decreto Legge 22 giugno 2013, n. 83 come integrato dalla legge di conversione 7 agosto 2012, n. 134 ha rivisti i principi e i criteri per l’individuazione dei siti di interesse nazionale di cui all’art. 252 del D.lgs 152/2006. A seguito di ciò il Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, a seguito di ricognizione sulla base del nuovo quadro normativo, con decreto in data 11 gennaio 2013, ha approvato l’elenco dei siti che non soddisfano più i requisiti di cui ai commi 2 e 2 bis dell’art. 252 suddetto, tra i quali il sito di Pitelli. Con il suddetto decreto la competenza per le necessarie operazioni di bonifica è stata trasferita alla Regione Liguria che subentra nella titolarità dei relativi procedimenti a partire dalla data di pubblicazione del medesimo sulla Gazzetta Ufficiale avvenuta il 12 marzo 2013. La Regione ha preso atto dell’avvenuto declassamento del sito con DGR 451 del 19/4/2013 e dettato le prime indicazioni procedurali. Successivamente con DGR 908 del 26 luglio 2013, sulla base della L.R. 9 aprile 2009, n. 10, ha individuato l’ex Sin di Pitelli quale Sito di Interesse Regionale. Pertanto la Regione provvede direttamente, attraverso l’indizione di specifiche Conferenze dei Servizi, alla gestione dei procedimenti come trasferiti dal Ministero dell’Ambiente. Nel corso del 2013 sono state svolte tre Conferenze dei Servizi regionali nelle quali oltre ad avviare l’esame dei progetti presentati dai soggeti privati al Ministero e da questi non conclusi, si è avviato un percorso di restituzione agli usi delle aree pubbliche e di semplificazione delle procedure. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 559 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni In particolare, nell’ambito della Conferenza di Servizi del 20 maggio 2013, è stata approvato il documento integrativo all’Analisi di Rischio per le aree pubbliche, redatto da Arpal, individuando le aree verdi con assenza di rischio sanitario e conseguentemente avviata la procedura per la loro restituzione agli usi legittimi. Nella stessa Conferenza, fermo restanto quanto già stabilito dal Ministero dell’Ambiente, sono state definite alcune nuove tipologie di intervento rientranti nelle procedure semplificate di competenza comunale quali gli interventi di messa in sicurezza idrogeologica e gli interventi fino alla ristrutturazione edilizia residenziale che non prevedono demolizioni e ricostruzioni e comunque non prevedono uno scavo per una superfici superiore ai 50 mq. Nella Conferenza del 4 dicembre 2013 è stato discusso e condiviso il documento che detta criteri per i procedimenti di bonifica dei sedimenti marini nell’ambito del SIR. In particolare, con tale documento, in analogia con quanto già normato per i terreni con DM 471/99 e successivamente con D.lgs 152/2006, sono state definite classi di qualità dei sedimenti marini in relazione all’ambito di utilizzo dello specchio d’acqua sovrastante e di conseguenza gli obiettivi di bonifica da raggiungere per i diversi scenari individuati. Nella Conferenza di Servizi del 9 luglio 2014 in relazioni alle aree pubbliche o di proprietà di soggetti privati non inquinatori, si è definito l’utilizzo di risorse ministeriali per la rimozione di rifiuti e di hot spot presenti nelle suddette aree del Comune di La Spezia e uno specifico intervento nel Comune di Lerici, inerente l’area pubblica in concessione alla Navalmare per la rimozione delle fonti primarie di inquinamento ancora presenti. A fronte di tale defizione la Giunta regionale ha adottato il provvedimento n. 1364 del 31/10/2014 che programma l’utilizzo delle relative risorse previa acquisizione dell’avviso del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare. Ai fini della pianificazione e realizzazione di interventi di bonifica, il sito Pitelli è stato suddiviso in “aree di pertinenza della Pubblica Amministrazione” ed in “aree private”. Le prime comprendono le aree ad uso pubblico (compresa l’area marino costiera) e le aree residenziali che sono oggetto passivo dell’inquinamento. Le discariche private, le aree su cui insistono impianti industriali attivi o dismessi ed i cantieri navali, rappresentano le aree private. Le attività eseguite da soggetti privati inerenti la messa in sicurezza d’emergenza (MISE), caratterizzazione ed eventuale bonifica sono iniziate nel 2001, di seguito si riporta lo stato di avanzamento relativo a ciascuna area con procedimento in corso: - Area ex Ipodec – progetto di messa in sicurezza permanente (MISP)di copertura con capping dei rifiuti conforme al D.lgs. 36/03, approvato con prescrizioni in Conferenza dei Servizi; - Area Campetto – Piano di Caratterizzazione approvato e realizzato per area di proprietà Stock Containers; - Vallegrande “La Marina”- già soggetta ad interventi di messa in sicurezza permanente mediante capping con materiale impermeabile, sistema di drenaggio acque di ruscellamento e realizzazione di vasca di raccolta Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 560 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni percolato al piede della discarica; - Saturnia- Piano di caratterizzazione approvato in Conferenza dei Servizi; - M. Montada - presentato parte della proprietà il documento “Linee guide per l’adeguamento della chiusura della discarica di M. Montada ai sensi del D.Lgs. 36/03”, approvato dalla Conferenza dei Servizi con prescrizioni; - Val Bosca - Discarica completata, gestione impianto post chiusura da parte di ACAM. Non soggetta a procedimenti ambientali; - Bacini ceneri ENEL - progetto di MISP con sistema trattamento acque sotterranee caratterizzate da inquinamento antropico (solfati e selenio) da integrare. Indagini integrative per verifica grado di impermeabilizzazione del fondo dei bacini; - Discarica di Ruffino Pitelli e inceneritore - sulla parte “vecchia” della discarica sono stati effettuati interventi di MISE con capping con telo in HDPE. Nella parte nuova della discarica rifiuti sono coperti solo con terreno non impermeabile. Progetto di MISP per tutta la discarica, approvato. Nell’ambito della MISP presentato progetto relativo alla sistemazione idraulica definitiva del fosso Canalone, approvato con nullaosta idraulico da parte della Difesa del Suolo Provincia della Spezia.. Attualmente la qualità delle acque sotterranee è monitorata da 7 piezometri posti intorno alla discarica, di cui 6 appartenenti alla rete ARPAL e uno realizzato dalla proprietà. Iniziato il conferimento di terre per la MISP; - Impianto Penox, ex – PbO- Analisi di rischio approvata in Conferenza dei Servizi, necessità di interventi di bonifica con asportazione degli hot spot individuati; - Centrale ENEL E. Montale e carbonili – da aggiornare Progetto di bonifica e di messa in sicurezza della falda; - Ex fonderia Pertusola – Navalmare - Deve essere presentato nuovo progetto e devono essere realizzati ancora una parte degli interventi di MISE; - FINCANTIERI suddivisa in 3 lotti, analisi di rischio sito specifica per inquinamento rilevato nei lotti 2 e 3 e progetto di bonifica della falda nella zona del lotto 3 approvati. I presidi militari non sono stati sottoposti a caratterizzazione o bonifica in quanto aree vincolate, soggette ad accordi specifici tra Ministero dell’Ambiente e Ministero della Difesa. Per quanto riguarda le aree pubbliche il PdC è stato redatto da ARPAL e approvato dal Ministero dell’Ambiente e la sua esecuzione assegnata ad ARPAL con DGR n.1028 del 7.8.2003. Il documento di Analisi di Rischio è stato elaborato da ARPAL e riguarda solamente le aree pubbliche e private (soggetti privati non inquinatori) di competenza della Pubblica Amministrazione. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 561 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni I privati non soggetti inquinatori non sono stati obbligati ad effettuare un PdC, le proprietà sono state inserite nel PdC delle aree pubbliche realizzato da ARPAL, tuttavia la realizzazione di manufatti sulle proprietà è stata subordinata alla restituzione agli usi legittimi delle aree previa caratterizzazione ed eventuale bonifica. Ad oggi 15 proprietari di piccole aree hanno eseguito caratterizzazione del loro sito ed ottenuto lo svincolo dell’area per gli usi legittimi. L’area a mare inserita nel sito di Pitelli comprende tutto il Golfo della Spezia. Il piano di caratteriizzazione delle aree marino-costiere è stato redatto da ICRAM, e approvato in Conferenza dei Servizi MATT in data 10.03.04, il Piano è stato realizzato da ARPAL e Sviluppo Italia con validazione ARPAL. Sulla base dei risultati della caratterizzazione ICRAM ha elaborato il progetto preliminare di bonifica che suddivide l’area marina con 4 diverse colorazioni in funzione del grado di inquinamento riscontrato nei sedimenti: La maggiore contaminazione si rileva lungo la fascia costiera ed il canale di accesso, nel Seno Pertusola, Seno Panigallia, Cadimare, foce Lagora con spessori superiori al metro di profondità. La Regione in relazione alla necessita’ di assicurare una visione d’insieme sullo stato dell’ambiente del sito e sulle eventuali ricadute sulla salute dei cittadini, intende avviare azioni per acquisire ulteriori elementi conoscitivi esvolgere aprrofondimenti in un’ottica integrata dei vari studi già disponibili. Area Ex ILVA Nell’ambito della l. 426/1998 “Nuovi interventi in campo ambientale”, l’art. 4, comma 8 prevede uno stanziamento da parte del Ministero dell’Ambiente per l’attuazione del piano di risanamento ambientale dell’area industriale e portuale di Genova, anche per la realizzazione di aree a verde e servizi per la cittadinanza. Il successivo comma 9 prevede la stipula di un accordo di Programma tra gli enti competenti ed Ilva Spa per la bonifica e il risanamento dell’area dismessa a seguito della chiusura delle lavorazioni siderurgiche a caldo nonché la definizione del piano industriale per il consolidamento delle lavorazioni a freddo Un primo Accordo di Programma veniva stipulato nel 1999 e successivamente modificato e sottoscritto in data 8 ottobre 2005. A seguito della sottoscrizione dell’Accordo di Programma sono state realizzate delle “Indagini Preliminari Conclusive” estese all’intera area ex Ilva. In esito alle risultanze di tali indagini sono state individuate le zone di bonifica dove si sono riscontrate eccedenze della CSC di riferimento. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 562 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Le zone di bonifica risultano avere una superficie complessiva pari a circa 40.000 metri quadri e comprendono la quasi totalità dell’area sulla quale sorgevano gli impianti di depurazione del gas di cokeria (SOT), parte dell’area ex cokeria (COK), parte dell’area dove era ubicato l’altoforno n. 2 (AFO), l'area dove erano ubicati i gasometri (A5III) e quella ad essi limitrofa (A5IV), alcune porzioni degli ex parchi minerali e carboni (AUCI e AUCII) e un'area dove è ubicata una cabina metano (A5II). Per ognuna della zone di bonifica, ad eccezione dell'area A5IV per la quale sono stati finora trasmessi i risultati di caratterizzazione, sono state effettuate le analisi di rischio approvate in data 26 marzo 2008, 28 novembre 2008, 13 maggio 2010 e 10 giugno 2011. Per la zona AUCII è stato approvato nel dicembre 2008 un progetto di bonifica rivolto alla rimozione dei rifiuti interrati e a seguito dell’esecuzione degli interventi è stata rilasciata la certificazione di avvenuta bonifica. Per le zone AFO, AUCI, AUCII, A5II e A5III le concentrazioni di contaminante rinvenute nei terreni sono risultate inferiori alle CSR per cui le stesse sono state restituite agli usi legittimi, tenuto conto che le aree AFO, AUCI, AUCII e A5II verranno comunque interamente pavimentate e che nella zona A5III verrà riportato suolo pulito per lo spessore di 1 m sull'intera superficie. Gli scenari assunti nelle relative analisi di rischio rilevano come vincoli urbanistici da mantenere nei progetti edilizi e relativi provvedimenti di approvazione. Nel mentre nelle zone di bonifica sottoprodotti e cokeria la contaminazione riscontrata nei terreni e nelle acque di falda supera ampiamente le Concentrazioni Soglia di Rischio (CSR). Pertanto per tali zone sono state attivate le procedure per la bonifica o la messa in sicurezza permanente finalizzata all’inibizione dei percorsi di esposizione ai vapori e di migrazione. Al momento è in fase di progettazione per la zona SOT, la realizzazione di un capping impermeabile ai vapori sull'intera superficie dell'area e di una barriera fisica sospesa, associata al monitoraggio della falda, che presenta una contaminazione particolarmente elevata. Infine, è presente un'area denominata A5, che ha manifestato nel tempo presenza di prodotto in falda ed eccedenze di Concentrazione Soglia di Contaminaizone (CSC) nei terreni. A fronte di questo stato di contaminazione, in attesa della definizione degli utilizzi futuri del sito, non è stata ancora elaborata l'analisi di rischio, mentre il prodotto surnatante è stato rimosso con interventi di messa in sicurezza d'emergenza. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 563 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Analisi dell’Anagrafe dei siti da bonificare L’Anagrafe, predisposta ai sensi deIl’art. 17 del D.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 “Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio”, ora abrogato, prevedeva che un sito vi fosse inserito a seguito dell’accertamento, da parte dei soggetti interessati o da parte degli organi di controllo, del superamento dei valori di concentrazione limite accettabili. Il D.M. 471/1999 specificava la struttura e i contenuti dell’Anagrafe, sulla base di quanto definito da ANPA. La legge regionale 18/1999 attribuiva alla Province la competenza per la predisposizione dell’Anagrafe dei siti contaminati di cui all'articolo 17, comma 12 del d.lgs. 22/1997. Con deliberazione della Giunta regionale n. 915 in data 6/8/2004 la Regione recepiva i criteri generali per la predisposizione delle Anagrafi trasmessi da ANPA e la relativa scheda informativa predisposta dal Centro Tematico Nazionale Territorio e Suolo e nel contempo prendeva atto delle Anagrafi predisposte dalle Province. L’art. 251 del D.lgs 152/2006 pone in capo alle Regioni la predisposizione dell’Anagrafe, prescrivendo che la stessa sia redatta sulla base dei criteri definiti dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (ora ISPRA), ad oggi non emanati. Nel contempo la nuova normativa ha stabilito che nell’Anagrafe siano inseriti solo i siti per i quali si verifichi il superamento delle concentrazioni soglia di rischio definite dall’analisi di rischio sito specifico. In attuazione del disposto di cui sopra la Regione, nelll’ambito della l.r. 9 aprile 2009, n. 10, ha definito la struttura e il funzionamento dell’Anagrafe dei siti da bonificare. A differenza di quanto previsto dal precedente quadro normativo, la competenza per la predisposizione e gestione dell’Anagrafe è attribuita direttamente in capo alla Regione. L’Anagrafe regionale, ai sensi dell’art 8 della citata l.r. 10/2009 contiene: l’elenco dei siti per i quali è stata approvata l’analisi di rischio sito specifica che ha dimostrato il superamento delle concentrazioni soglia di rischio di cui all’art. 240, comma 1 lettera c) del d.lgs 152/2006; (Allegato 1) l’elenco dei siti oggetto di bonifica e di ripristino ambientale anche con procedura semplificata; (Allegato 2) l’elenco dei siti di cui all’art. 242, comma 5 del D.Lgs. 152/2006 per i quali, a seguito della procedura di analisi di rischio sito specifica, si sia concluso positivamente il procedimento. (Allegato 3) L’evolversi del quadro normativo ha reso necessaria sia una revisione della scheda informativa approvata con DGR 915/2004 sia dell’intero corpo dell’Anagrafe come precedentemente approvato. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 564 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni La Giunta regionale con deliberazione n. 1292 in data 25/10/2011, successivamente modificata con deliberazione n. 1717 in data 28/12/2012 ha provveduto ad istituire l’ Anagrafe regionale dei siti da bonificare sulla base delle Anagrafi provinciali già esistenti e ad approvare la nuova scheda informativa opportunamente modificata ed integrata per adeguarla al contesto normativo delineato dal D.lgs. 152/2006. L’inserimento e l’aggiornamento dei dati è effettuato dalla Regione. Secondo le previsioni del presente Piano sarà predisposta una procedura informatizzata che permetterà l’implementazione della sezione tecnica attraverso il recepimento di schede progettuali compilate dai tecnici incaricati dell’espletamento delle attività tecniche connesse alla bonifica. Struttura e contenuti dell’Anagrafe L’Anagrafe regionale è strutturata in 6 sezioni : Sezione Anagrafica: contiene le informazioni di carattere generale che riguardano il sito, quali la denominazione, la localizzazione e la tipologia di attività svolta sul sito nonché i dati inerenti i soggetti a cui compete la bonifica gli enti di cui la Regione intende avvalersi per l’esecuzione d’ufficio in caso di inadempienza dei soggetti obbligati. Sezione Tecnica: raccoglie i dati relativi alle matrici contaminate, alla tipologia di sostanze contaminanti, alle sorgenti di inquinamento. Sezione Procedurale: comprende le informazioni sullo stato di avanzamento del procedimento tecnico-amministrativo di bonifica di ciascun sito e gli atti formali che costituiscono l’iter procedimentale. A ciascuna registrazione di atti e documenti relativi all’istruttoria sono associate le informazioni riguardanti l’autore dell’atto e la data. Un campo di testo libero permette di aggiungere note non altrimenti riconducibili ai documenti progettuali e alle fasi procedurali. Sezione Interventi :raccogli le principali informazioni sulle superfici e i volumi della matrici contaminate, sulle modalità e le tecnologie utilizzate e i controlli effettuati. Sezione finanziaria : contiene le indicazioni sui costi degli interventi di bonifica, sui soggetti coinvolti, sull’ammontare della garanzia finanziaria. Le informazioni relative all’Anagrafe vengono mantenute aggiornate grazie ad un’applicazione web gestita direttamente dal personale di Regione Liguria del servizio competente. L’applicazione lavora direttamente su un database Oracle e consente, al personale di Regione Liguria e al personale istituzionale profilato, di accedere alle informazioni grazie ad un sistema di reportistica specialistico. Attualmente le informazioni vengono rese disponibili al pubblico grazie ad una cartografia pubblicata rispettivamente sul portale ambientale di Regione Liguria e sul sito cartografico di Regione Liguria: la cartografia presenta dinamicamente i dati aggiornati dal personale di Regione Liguria. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 565 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Ogni sito è contraddistinto da un codice alfanumerico identificativo della Provincia di appartenenza. Il numero totale dei siti censiti in Anagrafe, alla data del 31/12/2012 ammonta a 174 di cui 122 contaminati e 52 bonificati. A questi si devono aggiungere 52 siti per i quali il procedimento è stato chiuso a seguito delle risultanze dell’analisi di rischio. Il grafico sottostante riporta la distribuzione complessiva dei siti censiti nell’Anagrafe dei siti da bonificare per Provincia alla data del 31 dicembre 2012. 70 60 50 40 30 20 10 0 GE SP IM SV Sito con ADR approvata Sito con progetto di bonifica approvato Sito certificato Figura 1: distribuzione dei siti censiti per Provincia Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 566 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni SITO CON ADR SITO CON PROGETTO DI SITO PROVINCIA TOTALE APPROVATA BONIFICA APPROVATO CERTIFICATO Genova 4 61 23 88 La Spezia 3 24 18 45 Imperia 0 8 2 10 Savona 8 14 9 31 Totali 15 107 52 174 Tabella 3: dettaglio dei siti censiti a livello provinciale Per quanto riguarda la tipologia dei siti contaminati inseriti nell’Anagrafe si sono considerate le categorie più frequenti : aree su cui ricadono industrie attive o dismesse, punti vendita di carburanti attivi o dismessi e depositi carburanti, discariche dismesse o abusive e rilasci accidentali di sostanze pericolose 180 160 140 120 Savona 100 Imperia La Spezia 80 Genova 60 40 20 0 Distributori Attività produttive Sversamenti Discariche Totale Figura 2: tipologia di siti presenti sul territorio Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 567 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni ATTIVITÀ PROVINCIA DISTRIBUTORI SVERSAMENTI DISCARICHE TOTALE PRODUTTIVE Genova 28 49 7 4 88 La Spezia 14 29 0 2 45 Imperia 9 0 1 0 10 Savona 7 17 1 6 31 Tabella 4: dettaglio della tipologia di stiti sul territorio a livello provinciale Il peso percentuale di tali categorie sul totale dei siti è rappresentato nella figura sottostante. 7% 5% 33% Distributori Attività produttive Sversamenti Discariche 55% Figura 3: tipologia di siti presenti sul territorio regionale Le aree produttive attive o dismesse rappresentano la maggioranza dei siti contaminati. Nella maggioranza dei casi si tratta di aree dove sono in corso attività di riqualificazione I punti vendita di carburante e i depositi rappresentano il 33% del totale dei siti contaminati. Tali siti presentano caratteristiche comuni quali tipologia di contaminanti, ubicazione in contesti urbanizzati e limitata estensione areale che li rende spesso oggetto di procedura semplificata ai sensi dell’art. 249 del d.lgs 152/2006. Le discariche rappresentano il 7% del totale mentre i rilasci accidentali rappresentano il 5% del totale. Quest’ultima percentuale sale in maniera consistente se si considerano i siti censiti come potenzialmente contaminati, in quanto Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 568 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni l’attivazione tempestiva di interventi di messa in sicurezza d’emergenza ha permesso di ripristinare le condizioni originarie di un area senza effettuare alcun intervento di bonifica. Le principali matrici inquinate riguardano il sottosuolo e le acque sotterranee. 90 80 70 60 50 % Siti 40 30 20 10 0 Suolo Sottosuolo Acque sotterranee Acque superficiali Matrici Figura 4: principali matrici inquinate MATRICE % SITI Suolo 63 Sottosuolo 90 Acque sotterranee 87 Acque superficiali 11 Tabella 5: dettaglio della principali matrici inquinate Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 569 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 180 160 140 120 100 Savona Imperia 80 La Spezia Genova 60 40 20 0 Bonifica Messa in Messa in Bonifica con Totale interventi sicurezza sicurezza misure di permanente operativa sicurezza Figura 5: tipologia di interventi sul territorio BONIFICA MESSA IN MESSA IN CON MISURE TOTALE PROVINCIA BONIFICA SICUREZZA SICUREZZA DI INTERVENTI PERMANENTE OPERATIVA SICUREZZA Genova 50 15 4 19 88 La Spezia 35 6 1 3 45 Imperia 7 1 1 1 10 Savona 22 8 1 0 31 Tabella 6: dettaglio delle tipologie di interventi sul territorio Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 570 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni I dati evidenziano come gli interventi che si realizzano sul territorio nella quasi totalità dei casi assumono carattere definitivo. Infatti gli interventi di bonifica che eliminano in modo permanente le fonti di inquinamento ammontano a circa l’80% a cui , se si considera che gli interventi di messa in sicurezza permanente rappresentano anch’essi una soluzione definitiva si arriva ad una percentuale di aree bonificate pari al 96%. 13% Bonifica 4% Messa in sicurezza permanente Messa in sicurezza operativa Bonifica con misure di sicurezza 17% 66% Figura 6: interventi nella Regione per tipologia Ai fini del presente piano i siti inseriti nell’Anagrafe sono stati suddivisi in: siti di competenza privata, per tutti quei casi in cui il soggetto responsabile o il proprietario abbiano attivato le procedure poste a loro carico dalla norma vigente; siti di competenza pubblica, nel caso in cui l’area interessata sia di proprietà pubblica o a seguito di inadempienza dei soggetti obbligati. Sono oggetto degli obiettivi del presente piano, ai fini della definizione delle priorità di intervento, unicamente i siti di competenza pubblica inseriti in Anagrafe, di cui si riporta l’estratto nella tabella sottostante. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 571 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni DENOMINAZIONE SOGGETTO CODICE COMUNE INTERVENTI SITO INTERESSATO SP017 Follo Tiro al volo Loc. Soc. Tiro al Volo Bonifica e ripristino Piana Battolla ambientale SP020 La Spezia Ex Brun Caprin Arte La Spezia Messa in sicurezza permanente Sito certificato SP024 La Spezia Darsena Pagliari Autorità Portuale Bonifica e ripristino della Spezia ambientale Sito certificato SP028 Ameglia Area demaniale loc. Comune Ameglia Messa in sicurezza Fondone permanente Sito certificato SP034 Portovenere Area ex Pittaluga- loc Comune Bonifica e ripristino Grazie Portovenere ambientale La Spezia Bonifica fondali del Autorità Portuale Bonifica fondali bacino di evoluzione di La Spezia La Spezia Bonifica fondali Autorità Portuale Bonifica fondali Terminal Ravano di La Spezia Sito certificato La Spezia Bonifica fondali Molo Autorità Portuale Bonifica fondali Fornelli Est di La Spezia La Spezia Bonifica fondali Autorità Portuale Bonifica fondali esterni al palancolato di La Spezia Molo Garibaldi La Spezia Bonifica fondali Molo Autorità Portuale Bonifica fondali Italia di La Spezia SV013 Vado Ligure Ex deposito Sicla Bonifica e ripristino Sito certificato SV022 Stella Ex discarica loc. Comune Stella Messa in sicurezza Menotti permanente SV032 Cairo Aneti S. Marta Comune Cairo Bonifica e ripristino Montenotte Montenotte ambientale SV054 Albisola Discarica Capanna del Comune di Messa in sicurezza Superiore Frate Albisola Superiore permanente SV053 Savona Centro Natatorio in Comune di Savona Corso Colombo GE003 Genova Area Fiumara Comune Genova Bonifica e ripristino ambientale Sito certificato Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 572 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni DENOMINAZIONE SOGGETTO CODICE COMUNE INTERVENTI SITO INTERESSATO GE009 Genova P.I.P. Polcevera Comune Genova Bonifica con misure di sicurezza Sito certificato GE037 Moneglia Ex discarica loc. Comune Moneglia Messa in sicurezza Ciazze permanente GE039 Rapallo Ex discarica Tonnego Comune Rapallo Messa in sicurezza permanente GE044 Ronco Scrivia Isolabona discarica Comune Ronco Messa in sicurezza melme acide Scrivia permanente GE045 Ronco Scrivia Piani Piazza tagliati Comune Ronco Messa in sicurezza ex discarica melme Scrivia permanente Acide GE046 Cogorno Località san Martino Comune Cogorno Messa in sicurezza permanente Sito certificato GE069 Genova Nuovi Mercati Comune Genova Bonifica con Generali misure di sicurezza Sito certificato GE073 Sestri Levante Spiaggia di Sestri Comune Sestri Messa in sicurezza levante Levante permanente Sito certificato GE077 Genova Viabilità in sponda Comune Genova Bonifica con misure sinistra Genova di sicurezza Bolzaneto e area Penisola GE085 Genova Viabilità sponda Comune Genova Bonifica con misure sinistra Torrente di sicurezza secca GE089 Genova Presidio Socio A.S.L.3 GENOVESE Bonifica e ripristino Sanitario di Quarto ambientale ASL 3 Sito certificato GE107 Genova Area Via Conforti Comune Genova Bonifica e ripristino ambientale Sito certificato GE109 Genova Ponte Basso - Strada Società per Messa in sicurezza di scorrimento sponda Cornigliano Spa permanente sinistra T. Polcevera Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 573 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni DENOMINAZIONE SOGGETTO CODICE COMUNE INTERVENTI SITO INTERESSATO GE115 Genova Aree ex Ilva - Zona Società per Bonifica e ripristino AUCII Cornigliano spa ambientale GE129 Genova Riqualificazione area ASL 3 Messa in sicurezza ex Ospedale Martinez permanente Tabella 7 : siti pubblici inseriti in Anagrafe Ai fini del’individuazione dell’ordine di priorità degli interventi a carico pubblico, non si sono considerati: i siti per i quali la Provincia competente ha già certificato l’ avvenuta bonifica; i siti rientranti nel SIR di Pitelli (ex SIN) e nelle Aree Ex ILVA per i quali sono attivi finanziamenti statali; il sito “ex discarica Menotti” nel Comune di Stella dove il procedimento di messa in sicurezza permanente si è concluso ma la certificazione provinciale è sospesa in attesa di pronunciamento del Tribunale; sito “Aneti – S. Marta” nel Comune di Cairo Montenotte già oggetto di contributi regionali dove le attività sono in fase conclusiva i siti “Viabilità sponda sinistra Genova Bolzaneto e Torrente Secca” dove i lavori sono conclusi ed in attesa di chiusura del procedimento. Il sito “ex discarica rsu loc. Ciazze” dove le indagini di caratterizzazione hanno evidenziato conformità ai valori di VCLA definiti dall’allora vigente D.M. 471/99 per siti ad uso commerciale/industriale. L’intervento approvato si configura più come intervento di sistemazione e ripristino dell’area, consistente nel a messa in sicurezza della discarica rispetto al distacco di massi e di frane dalla parete rocciosa sovrastante, rimodellazione della superficie dell’area e regimazione delle acque di deflusso, piuttosto che come intervento di bonifica. Il sito ex discarica Tonnego nel Comune di Rapallo per il quale è già attivo un finanziamento regionale. A seguito di tale scrematura i siti inseriti in Anagrafe per i quali è necessario eseguire le operazioni di bonifica o messa in sicurezza da parte pubblica sono riportati in nella seguente tabella. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 574 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Denominazione Soggetto Estensione Tipologia Costo Attività sito interessato area intervento intervento Tiro al volo - Comune di Dismessa Circa 10.000 Eliminazione € 1.354.756,44 Follo (SP) Follo in m2 (non della sorgente danno alla indicata nel primaria di Società Tiro doc contaminazione al Volo analizzato (pallini e altro) ma riportata mediante in Anagrafe) asportazione del terreno fino alla profondità max di 50 cm Area ex Comune di Parcheggio circa 4.000 Inibizione Il progetto di Pittaluga - Portovenere (ex m2 percorsi di bonifica è in Portovenere cantiere esposizione fase di loc. Le Grazie navale mediante predisposizione (SP) Pittaluga) asfaltatura completa dell’area Complesso Comune di Dal 1980 10.000 m2 Non necessaria € 27.000,00 Natatorio di Savona complesso bonifica per (costi riferiti alla Corso Colombo natatorio suolo profondo sola e falda; per i movimentazione suoli terreno superficiali è superficiale) prevista la rimozione dei terreni contaminati Riqualificazione Comune di Dismessa Circa 1.900 Rimozione € 419.000,00 area ex Genova m2 in cui terreno Ospedale erano superficiali Martinez rpesenti contaminato e ortofrutta e posizionamento stoccaggio membrana oer autovetture isolare il in disuso terreno sottostante ancora contaminato Discarica Comune di Dismessa € 465.804,79 Capanna del Albisola Frate Superiore Tabella 8: siti di competenza pubblica sui quali è necessario eseguire operazioni di bonifica o messa in sicurezza Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 575 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Siti Pubblici con Procedimenti in corso L’analisi dei dati relativi ai siti oggetto di notifica ai sensi del DM 471/99 , ora abrogato, e del D.lgs 152/2006 ha portato all’individuazione di siti, a carico di soggetti pubblici, che attualmente non risultano inseriti in Anagrafe, in quanto l’iter procedurale è ancora in corso, ma per i quali si ritiene, nell’ambito del Piano, di stabilire un ordine di priorità nel caso si rendessero disponibili delle risorse finanziarie DENOMINAZIONE SOGGETTO STATO DELLA PROVINCIA COMUNE SITO INTERESSATO PROCEDURA GE Genova Piombelli Comune Attivata messa in azione in sicurezza d’emergenza e danno monitoraggio acque GE Genova Riqualificazione Comune Presentata Analisi di area Impianti Rischio Sportivi loc. S. Antonino GE Genova Area ex sedime Comune Approvata Analisi di ferroviario Genova- Rischio Pra GE Sestri Ex miniera di Comune Effettuate indagini Levante calcopirite di ambientali Libiola SP Arcola S. Genisio Comune Presentato progetto messa in sicurezza permanente SP La Spezia Area Malco Comune Approvata analisi di azione in rischio danno SV Andora Resincolor Comune Approvato Piano di caratterizzazione SV Cairo Sbarramento ex Comune Effettuate indagini Montenotte Agrimont preliminari SV Celle Ligure Terrabianca Comune Approvato Piano di caratterizzazione izone eseguite indagini integrative SV Cengio Campo Sportivo Comune Approvato Piano di caratterizzazione Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 576 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni DENOMINAZIONE SOGGETTO STATO DELLA PROVINCIA COMUNE SITO INTERESSATO PROCEDURA SV Savona Campo di atletica Comune Approvato Piano di Fontanassa caratterizzazione e presentata analisi di rischio SV Savona Discarica in loc. Comune Presentato progetto di Passeggi Messa in sicurezza permanente SV Savona Tratto terminale Comune Presentato Piano di asta fluiviale del Caratterizzazione Letimbro SV Vado Ligure S. Genesio Comune Eseguite analisi integrative Tabella 9: siti di competenza pubblica con procedimenti in corso Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 577 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Composti Organoclorurati nelle acque sotterranee Nell’ambito di molti procedimenti di bonifica in corso nel territorio regionale viene riscontrata la presenza di contaminazioni da composti alifatici clorurati cancerogeni e non cancerogeni nelle acque di falda, con superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC), stabilite dalla Tabella 2 di cui all’Allegato 5 al Titolo V, Parte IV del D.Lgs 152/2006 e ss.mm.ii.. Tali contaminazioni essendo state riscontrate in alcuni casi anche al di fuori dei confini delle singole perimetrazioni dei siti, hanno fatto prendere in considerazione la possibilità dell’esistenza di un inquinamento diffuso. La difficoltà di poter stabilire una correlazione diretta tra il ciclo produttivo di un’azienda e l’utilizzo di queste sostanze rende peraltro molto complessa la valutazione della presenza di tali composti nelle acque sotterranee. Infatti, solventi quali il Tetracloroetilene e il Tricloroetilene venivano utilizzati per svariati fini tra i quali figuravano anche la pulizia/lavaggio di parti metalliche, che una qualunque officina meccanica, asservita ad un’attività produttiva, poteva svolgere. Pertanto, a differenza di altre sostanze, in questo caso risulta più problematico attribuire o meno la responsabilità di un inquinamento ad un determinato soggetto. La presenza di composti organo clorurati si è riscontrata nell’ambito di procedimenti ex art. 242, anche laddove gli stessi parametri non erano compresi nell’elenco del set di analiti previsti in fase di caratterizzazione del sito; in tali casi i superamenti sono stati generalmente riscontrati da ARPAL nel corso delle determinazioni analitiche di altri composti volatili richiesti nel piano di caratterizzazione (per es. BTEXS). Il riscontro di contaminazioni relative a parametri non presi in esame durante l’iter, in alcuni casi, può mettere in discussione i risultati prodotti con l’analisi di rischio, quindi anche gli obiettivi di bonifica già approvati, e impedire la chiusura dei procedimenti, nonché il rilascio della certificazione di avvenuta bonifica. In proposito è opportuno ricordare quanto stabilisce l’art. 19 della LR 10/2009 che subordina l’efficacia dei titoli edilizi rilasciati, su un’area soggetta ad intervento di bonifica, messa in sicurezza permanente, messa in sicurezza operativa, all’approvazione del relativo progetto di bonifica e la dichiarazione di agibilità ed abitabilità alla certificazione di avvenuta bonifica, rilasciata dalla Provincia. L’obiettivo del lavoro, illustrato nel presente capitolo, è quello di analizzare i dati disponibili e “fotografare” la situazione esistente in merito alla problematica relativa alla contaminazione da composti organoclorurati, rilevata in alcune porzioni delle acque di falda del territorio regionale. Sono stati analizzati in particolare i risultati delle attività di monitoraggio delle acque sotterranee, rese ai sensi del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. e del D.Lgs 30/2009 ai fini della qualità ambientale, in relazione ai dati rilevati nel corso dei procedimenti di bonifica, dove è stata evidenziata la problematica in esame. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 578 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Preliminarmente, in considerazione delle caratteristiche di tossicità, bioaccumulazione e persistenza nell’ambiente che rendono tali sostanze particolarmente critiche, viene riportata una breve descrizione delle proprietà chimico-fisiche degli organoclorurati più comuni, del loro comportamento nelle matrici ambientali e dei possibili utilizzi, passati e presenti, nelle applicazioni industriali e artigianali. Il presente inquadramento vuole costituire la base conoscitiva di partenza per valutare le possibili azioni tecnico-amministrative conseguenti. Caratteristiche chimico-fisiche dei composti organoclorurati e interazioni con le matrici ambientali Il Tetracloroetilene o Percloroetilene (PCE), la cui formula bruta è C2Cl4, è un alogenuro organico che a temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore dall’odore di cloro, più denso dell’acqua e non infiammabile. E’ un composto nocivo se assunto per inalazione ed è pericoloso per l’ambiente, infatti come molti alogenuri organici è scarsamente biodegradabile, è tossico per gli organismi acquatici e a lungo termine può provocare effetti negativi per l’ambiente acquatico. Il Tricloroetilene (TCE), noto anche col nome commerciale di trielina, è una sostanza organoalogenata la cui formula bruta è C2HCl3. È un prodotto sintetico e a temperatura ambiente si presenta come un liquido limpido incolore dal caratteristico odore dolciastro, miscibile con alcool, etere e con i comuni solventi organici. Ha relativa stabilità chimica, non è infiammabile, la sua volatilità e bassa solubilità nell’acqua rendono il TCE un solvente molto utile. Il Triclorometano, noto anche come cloroformio, è un alogenuro alchilico (formula CHCl3) che a temperatura ambiente è un liquido trasparente, abbastanza volatile, dal piacevole odore caratteristico. Da solo non è infiammabile, ma lo è in miscela con altri composti infiammabili, come alcool, benzene, etere, etere di petrolio, tetracloruro di carbonio, bisolfuro di carbonio e olii. È un composto nocivo alla salute umana e all’ambiente, nonché un forte sospetto cancerogeno. Relativamente alla contaminazione dei composti organici è importante sottolineare che questi si distribuiscono diversamente nel suolo e nella falda a seconda dei valori di solubilità, densità, viscosità e tensione di vapore. I composti organici caratterizzati da bassa solubilità non si dissolvono in fase acquosa ma formano una fase separata, definita liquida non acquosa e indicata con la sigla NAPL (Non Acqueous Phase Liquid). Questi liquidi possono essere più leggeri dell’acqua (LNAPL) o più densi dell’acqua (DNAPL). Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 579 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Nello specifico gli organoclorurati sono DNAPL e quindi il movimento è quello tipico dei fluidi immiscibili, regolato essenzialmente dalla loro densità e viscosità. Poiché la densità è maggiore di quella dell’acqua (1.62 g/cm3 per il Tetracloroetilene) e la viscosità minore il movimento degli organoclorurati nel terreno insaturo è di tipo verticale, per gravità verso la falda acquifera, con una velocità circa tre volte superiore rispetto alle acque di infiltrazione; raggiunta la falda tendono a depositarsi nella parte inferiore del suolo saturo. Si forma pertanto una colonna di contaminazione che impregna il suolo insaturo lungo il percorso con accumulo nelle zone a minor permeabilità; la massa di inquinante raggiunto il suolo saturo può raccogliersi in depressioni parzialmente al di fuori del flusso sotterraneo e rimanere a lungo anche a causa dell’alta stabilità dei composti. La distribuzione quindi può essere molto irregolare con accumuli ad andamento lenticolare e scarsa distribuzione nel suolo insaturo dove va ad occupare gli spazi interstiziali a causa dell’alta volatilità. Per quanto riguarda la diffusione degli organoalogenati nelle acque sotterranee è difficile stabilirne tipologia di propagazione e velocità; si ritiene possano essere mobilizzati dagli accumuli lenticolari in seguito all’infiltrazione e percolazione delle acque meteoriche, in coincidenza di eventi piovosi che possono alterare la normale circolazione idrica sotterranea. I solventi organoclorurati sono caratterizzati da un’alta volatilità e pertanto nelle acque superficiali hanno tempi di emivita da tre ore a quattordici giorni, mentre nelle falde acquifere, non essendovi possibilità di volatizzazione, possono persistere per mesi o per anni. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 580 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Impieghi dei solventi organoclorurati Questi composti associano ad un elevato potere solvente dei grassi un’elevata tensione di vapore permettendo così una rapida formazione di vapori a temperatura non elevata. Per queste caratteristiche sono utilizzati, da oltre 50 anni, nell’industria principalmente come sgrassanti a secco di fibre sintetiche e di superfici metalliche, nella produzione di vernici e negli impianti chimici. Le principali fonti di tali composti sono le lavanderie a secco, l'industria chimica, i produttori di gomma, la produzione di attrezzature pesanti (sgrassaggio), gli impianti galvanici (sgrassaggio), la produzione di carta e pasta di legno, la produzione di inchiostri, la lavorazione del legno e l’industria conciaria. Considerato il largo impiego di tali sostanze, anche se in relativa diminuzione rispetto al passato, non possono essere trascurate le fonti domestiche (rifiuti e acque reflue). Sono infatti presenti in una vasta gamma di prodotti, quali detergenti, vernici spray, prodotti chimici agricoli, prodotti per la detersione e la lucidatura dei mobili, grassi e oli lubrificanti, solventi per vernici e diluenti, trattamenti tessili, inchiostri per stampa e giornali, prodotti adesivi e siliconi. Deve essere infine considerato che alcune sostanze organoalogenate (essenzialmente Trialometani, in modo particolare, il Triclorometano o Cloroformio, il Bromodiclorometano, il Dibromoclorometano e il Bromoformio) si formano tipicamente come sottoprodotti della disinfezione dell’acqua potabile tramite clorazione. Riportiamo di seguito una sintesi degli utilizzi dei singoli principali composti in esame. Il Tetracloroetilene (PCE) per le sue caratteristiche di ottimo solvente, essendo in grado di sciogliere grassi, cere e oli senza danneggiare le fibre naturali o artificiali ha trovato largo impiego come smacchiatore e sgrassante nell’industria tessile e nelle lavanderie industriali e commerciali per il lavaggio a secco di tessuti e fibre sintetiche, a partire soprattutto dagli anni 60 in sostituzione del più tossico Tricloroetilene. Tuttavia, a causa della crescente diffusione di tessuti facilmente lavabili e della diffusione di attrezzature a ciclo chiuso per la pulizia a secco, la domanda di Tetracloroetilene come solvente di lavaggio a secco è costantemente diminuita negli ultimi anni. Il Tetracloroetilene viene utilizzato anche nello sgrassaggio dei metalli e in alcune attività dell’industria chimica, farmaceutica, carboniera e nella fabbricazione tessile. In molte industrie (fonderie, carpenterie, officine meccaniche) viene impiegato come sgrassante delle parti metalliche, compreso l’alluminio e le sue leghe, durante i vari processi di lavorazione. II Tetracloroetilene viene utilizzato nell’industria chimica come materia prima nella produzione di idrofluorocarburo (HFC) 134A, un comune refrigerante alternativo ai clorofluorocarburi (CFC) e per la sintesi di idrofluoroclorocarburi (HCFC) 123, 124 e HFC 125. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 581 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Il Tricloroetilene (TCE) è un ottimo solvente clorurato per molti composti organici. Al picco della sua produzione, negli anni 20, il suo impiego principale era l’estrazione di oli vegetali da piante quali la soia, il cocco e la palma, di grassi e di cere. È’ oggi usato principalmente come solvente per rimuovere grasso da parti metalliche, ma è anche un componente in adesivi, sverniciatori, correttori liquidi e smacchiatori. Tra gli altri usi nell’industria alimentare si annoveravano la decaffeinazione del caffè e l’estrazione di essenze. Negli anni 30 è stato utilizzato anche come solvente per il lavaggio a secco dei tessuti, solvente e diluente nell’industria delle vernici, come solvente nello sgrassaggio di metalli di qualsiasi tipo, compreso l’alluminio e le sue leghe, fino a quando non è stato soppiantato negli anni 50 dal Tetracloroetilene. Per via della sua tossicità e sospetta cancerogenicità, non è più impiegato nell’industria alimentare e farmaceutica dagli anni 70, praticamente in tutto il mondo. Come solvente industriale è usato soprattutto nella pulizia del metallo, per lo sgrassaggio mediante vapore di solvente; il Tricloroetilene può anche essere trovato nel liquido di correzione della macchina da scrivere, negli sverniciatori, negli adesivi e negli smacchiatori, nei detergenti per materiale elettrico, negli agenti d’impermeabilizzazione e nello shampoo per la moquette. Il Triclorometano (o Cloroformio) è principalmente usato come solvente, come un intermedio chimico nella fabbricazione di polivinilcloruri (PVC) e in formulazioni di pesticidi. È stato in passato utilizzato come anestetico, ma tale uso è stato abbandonato a causa dei suoi effetti tossici. Il principale utilizzo del cloroformio fino ad oggi era per la produzione di freon R-22 (clorodifluorometano), usato come fluido refrigerante, tuttavia anche i freon sono stati messi internazionalmente al bando per via del loro effetto distruttivo sullo strato di ozono dell’alta atmosfera. Quindi oggi è sempre più utilizzato come intermedio nella produzione di solventi o prodotti chimici, ad esempio come materiale di base dei fluoropolimeri, e delle sostanze chimiche utilizzate nelle cartiere per sbiancare la carta. Piccole quantità di cloroformio sono usate come solvente nei laboratori ed in alcuni processi industriali, anche se la tendenza è quella di sostituirlo ovunque possibile con il meno pericoloso cloruro di metilene. È adoperato come solvente per gli oli, i grassi, le cere, gli alcaloidi di gomma, le resine, negli estintori e nell’industria della gomma. È stato usato in prodotti farmaceutici e cosmetici, nella produzione della plastica, nella preparazione delle droghe, delle tinture e degli antiparassitari ma, in quanto sospetto cancerogeno, è stato bandito da molte nazioni. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 582 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni USI INDUSTRIALI DEI PRINCIPALI SOLVENTI CLORURATI Principale impiego industriale Solvente clorurato Attività produttive (o come sottoprodotto) Solvente - Produzione 1,2-Dicloroetano del cloruro di vinile, PVC Solvente – Processi 1,2 Dicloroetilene della gomma - Refrigerante Industrie chimiche di Produzione del PVC - base. Cloruro di vinile Produzione di altri solventi clorurati Solvente - Produzione Produzione di di HCFC-22 - fertilizzanti e composti Incenerimento rifiuti - azotati, materie Triclorometano Sottoprodotto di plastiche e gomma disinfezione delle sintetica in forme acque primarie. Produzione componenti Solvente - Lavaggio a 1,1,1-Tricloroetano elettrici - Officine Agrofarmaci e altri secco meccaniche prodotti chimici per Solvente - Produzione l'agricoltura. Tetraclorometano di CFC Lavanderie a secco - Fabbricazione di saponi, Fonderie, carpenterie, detersivi e detergenti, Solvente - Lavaggio a officine meccaniche e prodotti per la pulizia e Tetracloroetilene secco - Incenerimento galvaniche, e altri rifiuti la lucidatura. trattamenti superficiali dei metalli Fonderie, carpenterie, Fabbricazione di Solvente - Lavaggio a officine meccaniche e pitture, vernici e smalti, Tricloroetilene secco - Sgrassaggio galvaniche, e altri inchiostri da stampa e metalli trattamenti superficiali dei adesivi sintetici metalli (mastici) Processi della gomma - Esaclorobutadiene Incenerimento rifiuti Lavorazione del legno e Solvente - industria conciaria Sottoprodotto di Dibromoclorometano disinfezione delle acque Solvente - Sottoprodotto di Bromodiclorometano disinfezione delle acque Tabella 10: usi industriali dei principali solventi clorurati Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 583 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Procedimenti di bonifica ai sensi del D.Lgs 152/2006 nei quali si è evidenziata la problematica I composti alifatici clorurati che vengono determinati nelle acque sotterranee nell’ambito dei procedimenti di bonifica sono quelli indicati in Tab. 2, Allegato V del Titolo V, Parte IV del D.Lgs 152/2006 e ss.mm.ii., dove nella stessa tabella sono riportate le concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) cui riferirsi. I dati utilizzati per le valutazioni svolte derivano sia dall’analisi dei risultati dei monitoraggi effettuati dai proponenti la bonifica e presenti agli atti di ARPAL sia dai risultati delle analisi eseguite sui campioni di controllo dal laboratorio ARPAL. Si sottolinea che le concentrazioni riportate per i siti in bonifica rappresentano valori indicativi poiché, data la quantità in alcuni casi di dati da analizzare, sono state prese a riferimento le ultime campagne indicando un intervallo che ricomprendesse i valori più bassi e quelli più alti determinati. In generale, si rileva che i siti dove sono stati riscontrati superamenti delle CSC per i composti in esame ricadono per lo più in provincia di Genova e di Savona. Per quanto riguarda la provincia di Genova i bacini maggiormente coinvolti risultano essere Entella, Bisagno e Polcevera, mentre per la provincia di Savona i bacini Bormida di Spigno, Centa, Letimbro e l’area ubicata tra il torrente Segno (sponda sinistra) ed il torrente Quiliano. Da un’analisi dei risultati dei monitoraggi svolti dai proponenti e da ARPAL in tali siti emerge che i parametri più critici sono rappresentati principalmente da Tetracloroetilene, Tricloroetilene, Triclorometano e secondariamente da Cloruro di vinile e Dicloroetilene. Emergono inoltre talvolta alcuni superamenti di altri composti alifatici di cui alla Tab.2 (per es. 1,2 dicloroetano, 1,2 dicloropropano). Le concentrazioni rilevate risultano molto variabili, passando da concentrazioni dello stesso ordine di grandezza del limite di legge a concentrazioni, in alcuni casi, molto più elevate. Per esempio nello stesso bacino dell’Entella si passa da siti in cui la concentrazione del Tetracloroetilene è pari a 4 µg/l, a fronte di una CSC pari a 1.1 µg/l, per arrivare a concentrazioni intorno a 50 µg/l. Nell’area tra il torrente Segno ed il Quiliano sono state determinate concentrazione di Triclorometano comprese tra 0.8 e 26 µg/l per arrivare a concentrazioni di 94 µg/l, a fronte di una CSC pari a 0.15 µg/l. In provincia della Spezia le situazioni in cui sono stati riscontrati superamenti delle CSC sono relative a quattro siti, tra i quali figura l’area di Ceparana-Lagoscuro nel bacino del Vara, monitorata già a partire dal 1987. I composti maggiormente critici risultano essere Tetracloroetilene, Cloruro di vinile e Triclorometano con concentrazioni molto variabili, come evidenziato anche per le altre province. In provincia di Imperia, nei procedimenti in corso, non sono stati riscontrati superamenti dei limiti per i composti organo alogenati. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 584 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Monitoraggio delle acque sotterranee ai sensi del D.Lgs 152/2006 Il monitoraggio degli acquiferi, svolto da ARPAL per conto di Regione Liguria ai sensi di quanto stabilito dal D.Lgs 152/2006 e dal D.Lgs 30/2009, avviene attraverso una rete attualmente costituita da 197 pozzi, per la maggior parte utilizzati a scopo idropotabile; i pozzi sono stati scelti da ARPAL in modo da consentire di rilevare ogni eventuale impatto delle pressioni antropiche che insistono sugli stessi acquiferi e l'evoluzione della qualità delle acque sotterranee lungo le linee di flusso all'interno dei corpi idrici. Le frequenze di campionamento sono quadrimestrali o semestrali, a seconda che i corpi idrici siano stati ritenuti in grado di raggiungere o meno gli obiettivi di qualità ambientali entro il 2015, come richiesto dalla normativa di riferimento. Il 2010 ha segnato un importante punto di svolta per la classificazione delle acque sotterranee, con la pubblicazione, nel mese di marzo, del D.Lgs. 30/09 "Attuazione della direttiva 2006/118/CE, relativa alla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento", che definisce i parametri e i criteri per la classificazione degli acquiferi ai fini della stesura dei Piani di Gestione e dei Piani di Tutela delle acque. Pertanto, l'indicatore “Stato chimico-qualitativo” ha subito variazioni nel tempo in conseguenza dell’evoluzione normativa di settore, e in modo particolare dal 2010 il set dei parametri chimico-fisici di controllo è stato notevolmente esteso. Per tale motivo i dati relativi al periodo 2001-2009 non sono sempre immediatamente confrontabili con quelli rilevati successivamente. Gli acquiferi attualmente monitorati sono quelli alluvionali, ospitati nelle piane di fondovalle, generalmente corrispondenti ai tratti fluvio-torrentizi terminali, sia per la loro preminenza in termini di volumi d'acqua contenuti, sia per il conseguente maggior interesse ai fini dell'approvvigionamento idropotabile. I pozzi che costituiscono la rete di monitoraggio delle acque sotterranee sono stati scelti in modo da garantire la rappresentatività della qualità degli acquiferi in tutta la loro estensione e profondità. Sia le loro caratteristiche costruttive (profondità, tratti filtranti ecc.) sia la loro ubicazione sono tali da poter rilevare anche fenomeni circoscritti di contaminazione ma non sono specificamente finalizzati al monitoraggio di falde superficiali o isolate. Pertanto tali pozzi sono da considerare i più significativi ai fini della valutazione della qualità complessiva dell’acquifero. Ai fini delle presenti valutazioni, sono stati considerati i dati relativi agli anni 2001- 2012 dei seguenti composti organoclorurati: 1,2-Dicloroetano, Bromodiclorometano, Dibromoclorometano, Tetracloroetano, Tetracloroetilene, Tricloroetilene, Triclorometano. In considerazione dell’ampio intervallo temporale cui si riferiscono i dati esaminati, si fa presente che sia le metodiche analitiche adottate sia i limiti di rilevabilità delle stesse, possono nel tempo aver subito modifiche. In sintesi, dal punto di vista della frequenza dei superamenti, le situazioni più critiche sono risultate relative ai bacini del Centa, Scrivia, Bisagno, Magra e Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 585 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Polcevera. Dal punto di vista dell'entità dei superamenti, i più elevati si segnalano sul Magra, sull’Entella, sullo Scrivia, sul Bisagno e sul Centa. I superamenti storicamente registrati, salvo singoli casi, restano mediamente contenuti e spiccatamente variabili nel tempo. Come distribuzione geografica, solo sul Segno, sul Bormida di Spigno, sul Centa, sul Polcevera, sul Bisagno, sul Gromolo-Petronio, sull’Entella e sul Magra, i superamenti interessano aree di una qualche estensione, mentre negli altri casi riguardano stazioni isolate. Analisi ed elaborazione dei dati Nel seguito sono stati analizzati e messi in relazione i risultati prodotti dal monitoraggio delle acque sotterranee, rese ai sensi del D.Lgs. 152/2006 e del D.Lgs 30/2009 ai fini della qualità ambientale, e i dati rilevati nel corso dei procedimenti di bonifica, dove è stata evidenziata la problematica in esame. Si deve preliminarmente osservare che, proprio per la diversa origine e finalità dei dati e, in modo particolare, per la diversa continuità e omogeneità delle serie, mentre per i dati del monitoraggio delle acque sotterranee ai fini della qualità ambientale si sono potute effettuare analisi degli andamenti delle concentrazioni nel tempo, i dati derivati dai procedimenti di bonifica, per la loro intrinseca disomogeneità, sono stati considerati come range complessivi di variazione. Occorre, infine, ricordare come le caratteristiche chimico-fisiche (elevata volatilità, maggiore densità e minore viscosità dell’acqua) dei composti organoclorurati possono incidere significativamente sulla variabilità dei dati ottenuti. Infatti, l’elevata volatilità di tali composti rende le fasi di campionamento e analisi particolarmente delicate, e la loro immiscibilità e densità ne rende la distribuzione nelle matrici ambientali molto irregolare e soggetta all’influenza degli eventi meteorici e di altri fattori locali di variabilità. Sono state elaborate quattro tavole per la Provincia di Genova e tre tavole per la Provincia di Savona, nelle quali sono stati riportati i pozzi del monitoraggio delle acque sotterranee (indicati col triangolo verde/rosso) e i siti oggetto di procedimento di bonifica (indicati col pallino giallo). E’ stato attribuito il triangolo rosso a quei pozzi dove sono stati riscontrati, per ciascun composto organoclorurato, almeno due superamenti delle CSC nel corso dei monitoraggi e il triangolo verde a quei pozzi dove non sono stati riscontrati superamenti o a quei pozzi dove è stato rilevato un solo superamento. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 586 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Sulle carte sono stati inoltre riportati i grafici con gli andamenti nel tempo delle concentrazioni dei composti clorurati relative ai pozzi più “critici”, con particolare riferimento a quelli posizionati in prossimità dei siti oggetto di procedimento di bonifica. Infine, ciascuna carta riporta una tabella dove, per ciascun sito oggetto di procedimento di bonifica, è indicata la localizzazione, l’elenco dei composti clorurati per i quali sono stati riscontrati superamenti delle CSC nel corso dei monitoraggi della falda e la concentrazione indicativa riscontrata. Relativamente alla Provincia di Genova sono state elaborate le seguenti tavole: o TAV1: Provincia di Genova - Zona Levante o TAV2: Provincia di Genova - Zona Centro Ponente o TAV3: Provincia di Genova – Bacino T. Bisagno o TAV4: Provincia di Genova – Bacino T. Polcevera Relativamente alla Provincia di Savona sono state elaborate le seguenti tavole: o TAV5: Provincia di Savona – Bacino F. Centa o TAV6: Provincia di Savona - Bacino T. Quiliano, T. Letimbro, T. Sansobbia o TAV7: Provincia di Savona – Bacino F. Bormida Vengono di seguito riportate alcune considerazioni che emergono dall’analisi delle tavole e dei dati utilizzati. TAV. 1: Provincia di Genova - Zona Levante I pozzi monitorati ai sensi del D.Lgs 152/2006 e ss.mm.ii., ubicati nel bacino del T. Entella non hanno evidenziato criticità relativamente alla presenza di composti organoclorurati e, in particolare, quelli ubicati nella parte terminale del bacino (GEL001, GEL002, GEL012, GEL014, GEL015) non sembrano confermare le contaminazioni rilevate nel corso dei procedimenti di bonifica dei siti 1 (C.so de Michiel, Chiavari), 2 e 3 (Via Trieste e loc. Caperana, Chiavari). Tuttavia i siti 1 e 2 sono ubicati proprio in prossimità della foce del Torrente mentre i pozzi si trovano più a monte. Unica eccezione è rappresentata dal pozzo GEL006 che evidenzia superamenti (inferiori a 1 µg/l) per il parametro Triclorometano (CSC pari a 0.15 µg/l), rilevati anche nell’ambito del procedimento di bonifica relativo al sito 11 (V. M. Disma, Carasco) con concentrazioni, pari a circa 2 µg/l, leggermente superiori a quelle del punto GEL006, ma comunque dello stesso ordine di grandezza. Il pozzo GEL007, situato ancora più a monte evidenzia criticità invece per il parametro Tetracloroetilene. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 587 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Per quanto attiene il sito 9 (piazza V. Veneto, S. Margherita L.), non essendo presenti pozzi monitorati ai sensi del D.Lgs 152/2006 nelle vicinanze del sito, non è stato possibile fare alcuna valutazione di confronto dei dati. Tuttavia si osserva che tale sito risulta critico soprattutto per la presenza di contaminazioni da Tetracloroetilene (10-17 µg/l) e Tricloroetilene (pari a circa 4 µg/l). TAV. 2: Provincia di Genova - Zona Centro Ponente Nella tavola sono riportati i pozzi e i siti ubicati nei bacini del T. Bisagno e del T. Polcevera, commentati nel seguito. In relazione ai siti 6 (Via dei Reggio, Genova) e 18 (Prà, Genova) non essendo presenti pozzi monitorati ai sensi del D.Lgs 152/2006 nelle vicinanze dei due siti, non è stato possibile fare alcuna valutazione di confronto dei dati. Tuttavia si osserva che il sito 6 presenta concentrazioni elevate dei composti in esame, con particolare riferimento a Tetracloroetilene, Tricloroetilene, 1,2 Dicloroetilene, 1,2 Dicloropropano; il sito 18 evidenzia superamenti modesti per i parametri Tetracloroetilene, Tricloroetilene e Triclorometano. Infine per quanto attiene al sito 14 (Statale Aurelia, Arenzano), il pozzo GEC001 non sembra confermare le contaminazioni riscontrate nell’ambito del procedimento di bonifica, dove sono stati evidenziati superamenti delle CSC, in alcuni casi anche di una certa entità, per diversi composti organoalogenati. TAV. 3: Provincia di Genova – Bacino T. Bisagno In prossimità dei siti in bonifica 4 (Piazza Raggi, Genova), 10 (Via Carcassi, Genova) e 16 (Piazza Terralba, Genova) i dati di monitoraggio delle acque sotterranee evidenziano, nella porzione medio-terminale dell’acquifero, la presenza di una contaminazione generalizzata (GEB001, GEB002, GEB004, GEB005, GEB006, GEB007, GEB010) relativa ai parametri Tetracloroetilene e Triclorometano con concentrazioni variabili, per il primo tra 1,2 e 4 µg/l, a fronte di un limite pari a 1.1 µg/l, e intorno a 0,3 µg/l per il secondo, a fronte di un limite pari a 0.15 µg/l. Per quanto riguarda i siti in bonifica, si osserva che il sito 16 presenta concentrazioni per il Tetracloroetilene anche di due ordini di grandezza superiori a quelle riscontrate nel monitoraggio delle acque sotterranee; peraltro nello stesso sito sono state riscontrate anche contaminazioni rilevanti di Tricloroetilene (12-100 µg/l) e meno rilevanti di Cloruro di vinile, Dicloroetilene e Dicloropropano. Per quanto attiene invece al sito 4, prossimo ai pozzi monitorati, si evidenzia che le concentrazioni di Tetracloroetilene riscontrate (1,9 – 3 µg/l) sono in linea con quelle determinate nel corso dei monitoraggi delle acque sotterranee, mentre la concentrazione di Triclorometano risulta più elevata (variabile tra 0.7 e 4 µg/l contro circa 0.3 µg/l). Il sito 10, in posizione più laterale rispetto all’area monitorata, presenta concentrazioni di Tetracloroetilene pari a quelle rilevate nel corso dei monitoraggi ai sensi del D.Lgs 152/2006 (2 µg/l), ma evidenzia anche superamenti, pari a circa Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 588 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 7 µg/l, relativamente al parametro 1,2 – Dicloroetano, non evidenziati nelle campagne di monitoraggio dei pozzi. Il sito 5 (V. Molassana, Genova), risulta localizzato molto più a monte rispetto ai pozzi campionati ai sensi del D.Lgs 152/2006 e pertanto non sono disponibili dati da utilizzare come confronto. TAV 4: Provincia di Genova – Bacino T. Polcevera Preliminarmente si osserva che, ad eccezione del sito 13 (Piazza d’Armi, Genova), gli altri siti in bonifica non sono localizzati in prossimità dei pozzi monitorati ai sensi del D.Lgs 152/2006 e pertanto non è possibile effettuare un confronto tra le due serie di dati a disposizione. Dall’analisi dei risultati relativi ai pozzi monitorati sul bacino del T. Polcevera, con particolare riferimento all’area più vicina alla foce del torrente, emergono due criticità relative ai pozzi GEP002 e GEP003, dove sono state riscontrate concentrazioni di Tetracloroetilene, intorno a 2 µg/l con una punta di 4 µg/l e di 7 µg/l e di Triclorometano, comprese tra 0,2 e 0,7 µg/l. Non sono stati riscontrati superamenti nei pozzi GEP001, GEP005 e GEP012. Il sito n. 13, localizzato a valle dei pozzi GEP001 e GEP002, ha presentato dei superamenti in linea con quelli ottenuti dai monitoraggi delle acque sotterranee (Tetracloroetilene 1,3-4 µg/l e Triclorometano 0,3 µg/l). I dati ottenuti nel corso dei procedimenti di bonifica relativi ai siti 7 (Via Cornigliano, Genova), 8 (Via Bertolotti, Genova), 15 (Cornigliano, Genova), 12 (Sestri Ponente, Genova), 19 (Erzelli, Genova), che tuttavia non sono ubicati in prossimità dei pozzi monitorati, evidenziano contaminazioni che si discostano da quelle rilevate nei due pozzi GEP002 e GEP003 sia per le concentrazioni più elevate sia per i parametri critici (in questi casi si rilevano superamenti anche di Tricloroetilene e 1,1 Dicloroetilene). TAV 5: Provincia di Savona – Bacino F. Centa Dall’analisi dei dati del monitoraggio delle acque sotterranee, i cui pozzi sono prevalentemente ubicati in sponda sinistra del Fiume Centa, risulta una contaminazione abbastanza generalizzata anche se non ubiquitaria relativa al parametro Triclorometano con concentrazioni, fatta eccezione per qualche punta pari a 3-5 µg/l, comprese tra 0.3 e 1,8 µg/l. Solo i pozzi SVC020, SVC021 e SVC037, tra i numerosi punti monitorati, hanno evidenziato superamenti per il parametro Tetracloroetilene con concentrazioni comprese tra 1,5 e 4 µg/l. Per quanto riguarda i siti in bonifica il n. 5 (Reg. Cavallo, Albenga) presenta concentrazioni in linea con il pozzo, immediatamente vicino, SVC020, evidenziando superamenti per il Triclorometano (0,55µg/l) e per il Tetracloroetilene (3 µg/l). Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 589 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Discorso a parte merita invece il sito n. 6 (Via Piave, Albenga), dove vengono riscontrate concentrazioni ben più elevate rispetto a quelle emerse nel corso dei monitoraggi e parametri non rilevati nel corso degli stessi (per es. 1,2 Dicloroetilene 3000 µg/l, Tricloroetilene 162 µg/l, Cloruro di vinile 16 µg/l). TAV 6: Provincia di Savona - Bacino T. Quiliano, T. Letimbro, T. Sansobbia Relativamente all’area Quiliano-Segno, i dati del monitoraggio delle acque sotterranee evidenziano alcuni sporadici superamenti del limite per il parametro Triclorometano nei pozzi situati nella porzione terminale del T. Quiliano (SVQ005, SVQ009, SVQ013, SVQ015), dove tuttavia non è possibile delineare un andamento. Le concentrazioni determinate oscillano tra 0.2 e 2.8 µg/l. Per quanto attiene invece i siti oggetto di procedimento di bonifica n. 13 (Via Diaz, Quiliano), 16 (Via G. Ferraris, Vado L.) e 17 (Strada Scorrimento, Vado L.), situati nell’area compresa tra il T. Quiliano e il T. Segno, si evidenziano contaminazioni da Triclorometano con concentrazioni superiori, fino a due ordini di grandezza maggiori rispetto a quelle determinate nei pozzi di monitoraggio. Inoltre, nei siti di cui sopra e nei siti n. 14 (Via Briano, Quiliano) e 18 (Via Sabazia, Vado L.) è stata riscontrata la presenza, in alcuni casi anche in concentrazioni elevate, di altri diversi composti organoclorurati, che non hanno trovato alcun riscontro nelle acque sotterranee. Il sito n. 15 (Via G. Ferraris, Vado L.) mostra concentrazioni confrontabili per il parametro Triclorometano, anche se nell’ambito del procedimento di tale sito si sono evidenziate anche contaminazioni, non rilevanti, a carico di Tetracloroetilene e 1,2 Dicloropropano. Il sito 12 (Via Piave, Vado L.), ubicato in sponda destra del T. Segno, ha evidenziato superamenti per il parametro Triclorometano (2 µg/l), non confermati dai pozzi situati in prossimità di tale sito (SVQ010 e SVQ016), che non hanno evidenziato criticità nel corso degli anni. I pozzi monitorati ai sensi del D,Lgs 152/2006 e ss.mm.ii., ubicati nell’area del bacino del T. Letimbro, hanno evidenziato nel corso degli anni alcuni sporadici ma lievi superamenti (0,2-0,7 µg/l) per il parametro Triclorometano nel pozzo SVL007. Il monitoraggio svolto sui tre siti oggetto di procedimento di bonifica presenti nel bacino del T. Letimbro (siti n. 9 Via Piave, n. 10 Lavagnola e n. 11 Corso Ricci, Savona) ha rilevato, superamenti di Triclorometano, in alcuni casi con concentrazioni più elevate di quelle riscontrate con il monitoraggio D.Lgs 152/2006, e superamenti per il parametro Tetracloroetilene, mai evidenziati nelle campagne di monitoraggio ai fini della qualità ambientale. I risultati dei monitoraggi svolti sui pozzi ubicati nel bacino del T. Sansobbia evidenziano, oltre ad alcuni superamenti lievi per il parametro Triclorometano (SVS002, SVS003), con concentrazioni variabili tra 0,2 e 0,9 µg/l, anche superamenti nel pozzo SVS014 di Tetracloroetilene (2 µg/l). Tuttavia, l’unico sito in bonifica presente nel bacino (sito n.8, Albisola Superiore) evidenzia criticità ascrivibili sia al parametro Tetracloroetilene sia al parametro Tricloroetilene con Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 590 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni concentrazioni di Tetracloroetilene più alte (53 µg/l) rispetto a quelle determinate nei pozzi del monitoraggio ambientale. In relazione al sito n. 7 (Varazze), non si hanno dati a disposizione dal monitoraggio svolto ai sensi del D.Lgs 152/2006 per poter effettuare considerazioni in merito. Nel sito sono stati evidenziati superamenti relativi al parametro Tetracloroetilene, pari a circa 10 µg/l. TAV 7: Provincia di Savona – Bacino F. Bormida I dati del monitoraggio della qualità ambientale evidenziano dei superamenti per il solo parametro Triclorometano nei pozzi ubicati nell’area compresa tra Ferrania e Cairo Montenotte, con concentrazioni variabili tra 0.2 e 3 µg/l. Per quanto attiene invece ai risultati dei monitoraggi svolti sui quattro siti in bonifica, emergono superamenti, anche rilevanti, per altri composti organo alogenati, tra i quali in particolare figurano il Tetracloroetilene, il Tricloroetilene, l’1,2-dicloroetano, il Diclorometano. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 591 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Conclusioni Dall’analisi dei dati relativi al monitoraggio, svolto ai sensi del D.Lgs 152/2006 ai fini della qualità ambientale, si osserva che nelle aree dei bacini analizzati i superamenti registrati, salvo singoli casi, restano mediamente contenuti e spiccatamente variabili nel tempo. In generale, si rileva che nella maggior parte dei casi le contaminazioni riscontrate nei siti in bonifica non sembrano trovare conferma nei risultati dei monitoraggi ambientali sia per le concentrazioni, spesso più elevate rispetto a quelle determinate nei pozzi di cui al D.Lgs 152/2006 ma anche per la tipologia di contaminanti riscontrata. In relazione alla possibilità di individuare delle aree del territorio cui applicare il concetto di inquinamento diffuso, definito dall’art. 240 del D.Lgs 152/2006 e ss.mm.ii., come "la contaminazione o le alterazioni chimiche, fisiche o biologiche delle matrici ambientali determinate da fonti diffuse e non imputabili ad una singola origine", si deve intendere, che, in presenza di fenomeni estesi di contaminazione, legati a cause molteplici, allo stato attuale indefinibili e non più singolarmente individuabili, non si debba procedere in termini ordinari di bonifica, ma attraverso l’adozione di misure e piani disciplinati a livello regionale (art. 239 del D.Lgs. 152/2006). Sulla base delle considerazioni sopra svolte e allo stato dell'attuale verifica, sembra che nessuno degli acquiferi regionali possa rientrare in tale fattispecie. Infatti, le contaminazioni rilevate non costituiscono una contaminazione generalizzata, ma si rilevano in aree limitate anche se non sempre circoscrivibili con precisione. Peraltro gli ordini di grandezza delle contaminazioni riscontrate sui siti di bonifica risultano sempre superiori, se non in singoli casi, a quelle riscontrate nell’ambito del monitoraggio di qualità ambientale. Deve essere altresì evidenziato che tutti i dati a disposizione, gli studi e le modellazioni effettuate sia in ambito di ricerca scientifica sia nell’ambito della pianificazione ambientale concordano nell’individuare le zone individuate come sede di corpi idrici omogenei. Infatti, la definizione normativa del concetto di “corpo idrico”, così come definito all’art. 54 comma 1, punto o) e dall’art 74 comma 2 punto l) del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. (“un volume distinto di acque sotterranee contenute da una o più falde acquifere”) non consente, allo stato attuale delle conoscenze, di individuare ulteriori suddivisioni in distinti corpi idrici all’interno degli acquiferi definiti con DGR 1705/03 e successiva DGR 1656/11. Il frequente riscontro di concentrazioni di organoclorurati più elevate nelle porzioni superiori della falda, in occasione dei piani di caratterizzazione di bonifiche ambientali, rispetto a quanto riscontrato nei pozzi utilizzati per il monitoraggio ambientale dei corpi idrici deve essere valutato in quest’ottica. Tale riscontro non può portare, infatti, alla diretta conclusione che si tratti di falde distinte, poiché notoriamente non esistono negli acquiferi vallivi liguri strati geologici a bassa permeabilità caratterizzati da un sufficiente spessore e soprattutto da un’estensione areale tali da poter escludere un possibile trasferimento delle sostanze contaminanti in profondità. Come noto, là dove esistenti, gli strati a Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 592 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni modesta o comunque relativamente minore permeabilità sono tipicamente discontinui negli acquiferi liguri, e tali da non garantire un’assoluta e duratura protezione nei confronti di infiltrazioni laterali o dalla superficie. La maggiore contaminazione riscontrata in superficie è invece da riferirsi esclusivamente alla localizzazione delle originarie sorgenti di contaminazione primaria, che essendo per loro natura superficiali hanno interessato prima e in misura maggiore la porzione superficiale del corpo idrico. La Regione potrà comunque procedere all’individuazione e alla definizione di aree più o meno estese, caratterizzate da variabili gradi di compromissione della qualità delle acque sotterranee, nelle quali, se non risulta possibile intervenire tempestivamente in termini di bonifica, dovranno essere contenuti per quanto possibile gli effetti della diffusione e garantiti i requisiti per la tutela della salute pubblica, come verrà meglio specificato nella parte dispositiva del Piano. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 593 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Parte dispositiva del piano Premessa Il Piano rappresenta lo strumento di Regione per l’attività di pianificazione e programmazione in materia di bonifiche di siti contaminati e affinchè esso possa costituire uno strumento efficace non può prescindere da una conoscenza il più possibile dettagliata della situazione in essere e dello stato di avanzamento dei procedimenti in corso. Il presente Piano, sulla base delle informazioni ad oggi disponibili, si propone di fornire il quadro delle aree contaminate presenti sull’intero territorio regionale, esaminandone anche le caratteristiche, con particolare riferimento ai siti a carico della Pubblica Amministrazione. Così come stabilito dall’art. 7 c. 2 e 3 della LR 10/2009, dovranno essere definiti i principi e i criteri per individuare le priorità di intervento e, in relazione ai siti a carico della P.A., dovrà essere definito l’ordine di priorità degli interventi, da effettuarsi sulla base delle risorse finanziarie disponibili. L’obiettivo prioritario del Piano è quello di migliorare la base conoscitiva e gli strumenti ad essa necessari, conseguibile attraverso una serie di azioni, tra loro sinergiche volte a rafforzare l’azione di monitoraggio sullo stato di avanzamento degli interventi mediante l’aggiornamento, il potenziamento e l’implementazione della banca dati dell’Anagrafe dei siti da Bonificare. Parallelamente Regione, in considerazione dell’evoluzione normativa di settore e delle criticità riscontrate nell’applicazione della stessa, intende sviluppare linee di indirizzo a supporto degli Enti locali competenti. L’attività di coordinamento potrà essere svolta anche attraverso la convocazione di tavoli tecnici con le Province, i Comuni e ARPAL, così da garantire momenti di confronto con gli enti direttamente coinvolti nei procedimenti di bonifica. Per ottimizzare tali azioni sarà necessario porre in essere azioni e strumenti volti a sviluppare una migliore comunicazione e la massima condivisione tra tutti i soggetti interessati dai procedimenti di bonifica. Infine, il presente Piano intende promuovere l’utilizzo di tecniche di bonifica sostenibili con particolare riferimento alla riduzione della movimentazione e della produzione dei rifiuti nel rispetto della gerarchia, sancita dall’art. 179 del D.Lgs 152/2006, che prevede prioritariamente la prevenzione nella gestione dei rifiuti. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 594 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Sulla base delle considerazioni sopra esposte, Regione ha proceduto ad individuare quattro obiettivi specifici, di seguito indicati, analizzati e declinati in linee di azione operative ed in attività specifiche da realizzare nel breve-medio termine: 1. Potenziamento degli strumenti conoscitivi 2. Definizione delle priorità di intervento e pianificazione economico-finanziaria 3. Sviluppo dell’azione regionale per la gestione del procedimento di bonifica 4. Migliorare la comunicazione tra i soggetti interessati dai procedimenti di bonifica. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 595 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Potenziamento degli strumenti conoscitivi Aumento della conoscenza dello stato della bonifica dei siti attraverso potenziamento gestionale Anagrafe dei siti da bonificare L’Anagrafe dei siti da bonificare rappresenta lo strumento fondamentale ed irrinunciabile per una gestione omogenea e d'insieme su scala regionale degli aspetti di natura tecnica, amministrativa e finanziaria connessi alle aree contaminate. L’entrata in vigore del D.lgs 152/2006 ha stabilito che nell’Anagrafe siano inseriti solo i siti per i quali si verifichi il superamento delle CSR definite dall’analisi di rischio. Questa condizione di fatto tende a disperdere le informazioni relative ai nuovi siti per i quali sono stati segnalati superi delle CSC, quindi contaminati. La legge regionale 10/2009, al fine di ovviare almeno in parte a tale perdita di informazioni ha previsto che l’Anagrafe dei siti da bonificare sia comprensiva anche dei siti con analisi di rischio approvata che ha dimostrato il non superamento delle CSR. Tutto ciò ha reso necessario procedere ad una revisione e adeguamento alla normativa corrente, della struttura della base dati originaria sviluppata secondo le linee guida elaborate da Apat. Tale applicazione è stata integrata nel Sistema Informativo Regionale Ambientale (SIRA) ed è gestita dal Settore competente. A partire dalla situazione attuale la Regione si pone come obiettivo il potenziamento gestionale della banca dati ponendo in essere le seguenti azioni: predisposizione di una banca dati integrata che, oltre all’Anagrafe, contenga le informazioni sia per quei siti non più in Anagrafe, alla luce della nuova normativa,sia per quelli con mancata necessità di bonifica ; implementazione dei dati, anche con recupero del pregresso, e riclassificazione dei siti già presenti nell’Anagrafe secondo le 3 tipologie definite dalla l.r. 10/2009.; definizione di modalità, tempi e competenze per l’alimentazione, l’aggiornamento e l’accesso ai dati; messa a disposizioni dei dati dell’Anagrafe consentendo l’accesso al portale ambiente della Regione ai soggetti interessati. La messa a regime del sistema come sopra descritto permetterà di monitorare lo sviluppo dei procedimenti di bonifica,sia di competenza pubblica che privata, attivati sul territorio regionale evidenziando le eventuali criticità. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 596 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Definizione delle priorità di intervento e pianificazione economico-finanziaria Valutazione del rischio e definizione delle priorità di intervento relativamente ai siti in carico alla P.A. L’art. 199 comma 6 del D.Lgs 152/2006 stabilisce che il Piano regionale delle aree inquinate riporti l’ordine di priorità degli interventi, basato su un criterio di valutazione del rischio elaborato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Ad oggi ISPRA non ha elaborato criteri nazionali per la valutazione del rischio e pertanto obiettivo del presente Piano sarà quello di stabilire dei criteri univoci che consentano di definire un ordine di priorità degli interventi. I criteri dovranno tenere conto della tipologia e della rilevanza della contaminazione presente, delle matrici interessate, della destinazione d’uso del sito, così come prevista dagli strumenti urbanistici, nonché dello stato di avanzamento del procedimento; per i siti già in Anagrafe, per i quali quindi è stata approvata un’analisi di rischio sito-specifica, sarà possibile tenere conto anche delle risultanze di quest’ultima. Sulla base dei criteri che verranno individuati si procederà quindi alla definizione di un sistema di valutazione del rischio, che potrebbe utilizzare un modello creato ad hoc o eventualmente un modello già adottato da altre regioni. Come previsto dall’art.7 comma 3 della LR 10/2009, l’ordine di priorità degli interventi verrà definito per i siti a carico della Pubblica Amministrazione e pertanto la valutazione del rischio verrà applicata solo a quest’ultimi. Infatti per i siti di titolarità privata l’obbligo di intervenire è in capo al soggetto stesso e compito della Regione è quello di monitorare lo stato di avanzamento di tali procedimenti attraverso la raccolta di informazioni che andranno a implementare l’Anagrafe dei siti da bonificare. Per siti di competenza pubblica si intendono sia siti di titolarità o di interesse pubblico sia siti nei quali l’amministrazione pubblica (Comune territorialmente competente in prima battuta e, se questo non provvede, la Regione) interviene in sostituzione dell’interessato, ai sensi dell’art. 250 del D.Lgs 152/2006, nei casi di inadempienza o nei casi in cui il responsabile della contaminazione non è individuabile e il proprietario del sito o altro soggetto interessato non interviene. I siti di interesse pubblico, ricadenti nel territorio regionale, presenti in Anagrafe, sono cinque. In allegato vengono fornite, per ciascuna area di intervento, le schede sito specifiche (Allegato 4). Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 597 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Al fine di fornire un quadro dei fabbisogni finanziari utili per la realizzazione degli interventi previsti la tabella sottostante evidenzia, per ciascun sito il costo dell’intervento così come riportato dai progetti ad oggi approvati o in fase di approvazione. COSTO ID SITO DENOMINAZIONE COMUNE PROV COMPLESSIVO NOTE ANAGRAFE SITO STIMATO SP017 Area ex Tiro al € 1.354.756,44 Follo SP volo - Sp034 Area ex Pittaluga - Portovenere SP Il progetto di bonifica è in fase di predisposizione SV053 Complesso Comune di SV € 27.000,00 Costi riferiti alla Natatorio di Corso Savona sola Colombo movimentazione terreno superficiale SV054 Discarica Capanna Albisola SV € 465.804,79 del Frate Superiore GE129 Riqualificazione Genova GE € 419.000,00 area ex Ospedale Martinez € 2.266.561,23 Tabella 11: costi degli interventi Da tale tabella si evince un fabbisogno finanziario complessivo pari ad € 2.266.561,23 a cui va aggiunto l’importo relativo all’intervento riferito all’area ex Pittaluga al momento non quantificabile. Come già anticipato Regione intenderebbe applicare l’ordine di priorità anche ai siti pubblici individuati nella sottostante tabella che attualmente non risultano inseriti in Anagrafe, in quanto l’iter procedurale è ancora in corso. Tale tabella ricomprende anche i siti di cui al precedente Piano di Bonifica non ancora conclusi. Per questi interventi sarà necessario reperire ulteriori risorse finanziarie. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 598 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni DENOMINAZIONE SOGGETTO STATO DELLA PROVINCIA COMUNE SITO INTERESSATO PROCEDURA GE Genova Piombelli Comune azione in Attivata messa in danno sicurezza d’emergenza e monitoraggio acque GE Genova Riqualificazione area Comune Presentata Analisi Impianti Sportivi loc. di Rischio S. Antonino GE Genova Area ex sedime Comune Approvata Analisi ferroviario Genova- di Rischio Pra GE Sestri Ex miniera di Comune Effettuate Levante calcopirite di Libiola indagini ambientali SP Arcola S. Genisio Comune Presentato progetto messa in sicurezza permanente SP La Spezia Area Malco Comune azione in Approvata analisi danno di rischio SV Andora Resincolor Comune Approvato Piano di caratterizzazione SV Cairo Sbarramento ex Comune Effettuate Montenotte Agrimont indagini preliminari SV Celle Ligure Terrabianca Comune Approvato Piano di caratterizzazione izone eseguite indagini integrative Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 599 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni DENOMINAZIONE SOGGETTO STATO DELLA PROVINCIA COMUNE SITO INTERESSATO PROCEDURA SV Cengio Campo Sportivo Comune Approvato Piano di caratterizzazione SV Savona Campo di atletica Comune Approvato Piano Fontanassa di caratterizzazione e presentata analisi di rischio SV Savona Discarica in loc. Comune Presentato Passeggi progetto di Messa in sicurezza permanente SV Savona Tratto terminale asta Comune Presentato Piano fluiviale del Letimbro di Caratterizzazione SV Vado Ligure S. Genesio Comune Eseguite analisi integrative Tabella 12: siti pubblici con iter procedurale ancora in corso Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 600 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Finanziamento degli Interventi di Bonifica Dal 2000 ad oggi la Regione ha concesso contributi ai Comuni per interventi di bonifica o messa in sicurezza da realizzarsi su siti pubblici o in aree private in sostituzione del soggetto obbligato inadempiente. La figura sottostante fornisce un quadro degli interventi finanziati nel periodo 2000-2010. In particolare sono stati considerati prioritari il completamento e/o l’avanzamento di operazioni di bonifica già avviate e oggetto di precedenti finanziamento regionali. Il finanziamento regionale ha riguardato, oltre la realizzazione degli interventi di bonifica o messa in sicurezza, anche le fasi della caratterizzazione delle aree e di progettazione degli interventi. Nel caso di interventi realizzati dal Comune in sostituzione del soggetto obbligato, il Comune ha provveduto ad attivare un’azione di rivalsa nei confronti dei soggetti responsabili inadempienti. La seguente figura evidenzia un costante decremento delle risorse finanziarie messe a disposizione dall’Ente determinato in parte dal particolare momento contingente e dalle difficoltà create dalla necessità di rispettare i vincoli del patto di stabilità. Figura7: finanziamenti regionali impegnati per la realizzazione di interventi di bonifica/messa in sicurezza comprensivi delle fasi di caratterizzazione e progettazione interventi Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 601 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Nel periodo 2011-2013 i capitoli regionali dedicati agli interventi di bonifica non sono stati finanziati. D’altra parte si è rilevata anche una scarsa domanda da parte degli Enti locali la cui motivazione può essere ricercata nell’ingente costo degli interventi di bonifica e nella difficoltà, per gli Enti stessi, di reperire le somme di cofinanziamento. Al fine di reperire le risorse finanziarie necessarie all’attuazione del presente piano si prevede l’attivazione di: fondi regionali derivanti dal tributo per la messa in discarica dei rifiuti; fondi statali attivando sinergie con il governo nazionale; fondi comunitari derivanti dalla nuova programmazione 2014/2020. A livello regionale è evidente che, per l’adozione del presente piano, è necessario una rimodulazione, in senso incrementale, dei fondi derivanti dal tributo per la messa in discarica dei rifiuti, destinati alla bonifica dei siti contaminati. Ai fini di rendere più efficace l’utilizzo delle risorse regionali disponibili Regione intende istituire un fondo di rotazione per gli interventi di bonifica a favore degli Enti pubblici che effettuino interventi di messa in sicurezza, bonifica e riqualificazione ambientale di siti inquinati, in danno di responsabili dell’inquinamento, che non provvedono e che non siano individuabili. A valere su tale fondo potranno essere concessi finanziamenti, fino al 100% della spesa ritenuta ammissibile, da rimborsare in quote annuali, costanti e senza oneri per gli interessati, per una durata massima di cinque anni. Nel caso di aree private, dove sussistano preminenti interessi pubblici connessi ad esigenze di tutela igienico-sanitaria, ambientale o occupazionale, fermo restando il principio di “chi inquina paga”, Regione valuterà l’opportunità di attivare, nell’ambito di programmi e azioni specifiche comunitarie, la possibilità di concedere a privati finanziamenti pubblici entro un limite massimo del cinquanta percento delle spese per la realizzazione degli interventi di bonifica. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 602 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Sviluppo dell’azione regionale per la gestione del procedimento di bonifica Definizione di linee di indirizzo su problematiche specifiche: linee guida per la determinazione dei valori di fondo naturale II principio che consente di stabilire limiti normativi superiori ai valori tabellari, in caso di accertati fenomeni naturali diffusi è ormai consolidato nella disciplina comunitaria ambientale e trova diverse applicazioni nella normativa nazionale di recepimento. II D.Lgs. 152/06 richiama più volte il concetto che, in determinate condizioni geologiche naturali, talune sostanze possano presentare concentrazioni superiori alle CSC: “Concentrazioni soglia di contaminazione (CSC): i livelli di contaminazione delle matrici ambientali che costituiscono valori al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione del sito e I'analisi di rischio sito specifica, come individuati nell'Allegato 5 alla parte quarta del presente decreto. Nel caso in cui il sito potenzialmente contaminato sia ubicato in un'area interessata da fenomeni antropici o naturali che abbiano determinato il superamento di una o più concentrazioni soglia di contaminazione, queste ultime si assumono pari al valore di fondo esistente per tutti i parametri superati" (Art. 240); "Al fine di conoscere la qualità delle matrici ambientali (valori di fondo) dell'ambiente in cui è inserito il sito potrà essere necessario prelevare campioni da aree adiacenti il sito. Tali campioni verranno utilizzati per determinare i valori di concentrazione delle sostanze inquinanti per ognuna delle componente ambientali rilevanti per il sito in esame" (Allegato 2alla Parte IV); "Nei sedimenti ricadenti in Regioni geochimiche che presentano livelli di fondo naturali, dimostrati scientificamente, dei metalli superiori agli SQA di cui alle tabelle 2/A e 3/B, questi ultimi sono sostituiti dalle concentrazioni del fondo naturale. Le evidenze della presenza di livello di fondo naturali per determinati inquinanti inorganici sono riportate nei piani digestione e di tutela delle acque" (Allegato 1 alla Parte III); "Valori superiori possono essere ammissibili solo in caso di fondo naturale più elevato o di modifiche allo stato originario dovute all'inquinamento diffuso, ove accertati o validati dall’Autorità pubblica competente, o in caso di specifici minori obiettivi di qualità per il corpo idrico sotterraneo o per altri corpi idrici recettori, ove stabiliti e indicati dall’Autorità pubblica competente, comunque compatibilmente con l’assenza di rischio igienico-sanitario per eventuali altri recettori a valle (Allegati 1 alla Parte IV). L’argomento assume interesse e rilevanza anche in Liguria, dove sono stati rilevati diversi casi in cui il superamento dei limiti tabellari nei suoli cosi come nelle acque è riconducibile a cause naturali. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 603 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni La necessità di verificare l’origine naturale delle concentrazioni riscontrate nei suoli e nelle acque può pertanto presentarsi nell'ambito dei procedimenti di bonifica e della gestione delle terre e rocce da scavo. Regione Liguria, attraverso la specifica esperienza acquisita da ARPAL nello svolgimento delle attività istituzionali di monitoraggio, studio e ricerca, ha promosso la redazione di un documento di linee guida per lo studio dei valori di fondo naturale di alcuni metalli e semimetalli di interesse tossicologico (escludendo le sostanze di sintesi o comunque chiaramente di origine antropica) nei suoli della Liguria Tale documento è specificamente rivolto agli interventi di piccola e media entità, in particolare privati, per i quali è da ritenersi che iI singolo proponente non sia tenuto alla determinazione di un effettivo valore di “fondo naturale”, oggettivamente realizzabile solo da soggetti dotati di ingenti capacità organizzative, tecnico-realizzative e finanziarie nell'ambito della realizzazione di opere infrastrutturali rilevanti o da soggetti istituzionali, ma piuttosto alla documentazione della compatibilità geologica dei valori rilevati nel sito oggetto di esame rispetto alle condizioni geologiche presenti nel contesto territoriale di appartenenza. L’obiettivo è quello di definire degli studi con livello di complessità ragionevolmente inferiore rispetto a quanto definito dalle Linee guida ISPRA relative a siti di interesse nazionale, a motivo del fatto che I'esito degli studi deve essere limitato a documentare l'esistenza di una situazione geologica del territorio compatibile con la presenza di valori di concentrazione rilevati superiori alle CSC e non la definizione di un nuovo valore normativo di riferimento. Pertanto le linee guida prevedono un confronto ragionato tra i dati rilevati nel sito e quelli rilevati nelle zone appartenenti al medesimo comparto geologico ed hanno valenza esclusivamente nell’ambito dello specifico singolo procedimento, consentendo di poter definire i suoli caratterizzati da tali valori di concentrazione di metalli e semimetalli come “non contaminati”, con riferimento alla specifica destinazione d'uso urbanistica ed idonei ad eventuali ipotesi di riutilizzo, fermi restando tutti gli altri requisiti di legge. Il procedimento descritto nelle linee guida assegna alla Cartografia Geochimica della Regione Liguria un’importanza fondamentale. Il progetto Carta Geochimica è il frutto di una convenzione tra ARPAL e l’Università di Genova finalizzata all’organizzazione e alla rappresentazione spaziale delle concentrazioni elementari rilevate nella matrice stream sediment (sedimenti fluviali attivi) della Regione Liguria. Nato nel 2007 seguendo indirizzi di ricerca individuati e già sperimentati a livello europeo e nazionale, il progetto ha previsto la rielaborazione statistica di dati raccolti dall’Università per l’Archivio Geochimico Nazionale integrati da nuove campionature eseguite da tre unità operative negli anni 2007-2008. Le indagini coprono la totalità del territorio delle province di Savona e Spezia e i bacini tirrenici della Provincia di Genova. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 604 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni La Carta Geochimica fornisce un’estesa e significativa base di dati relativi alla distribuzione della concentrazione di diversi metalli sul territorio regionale, sulla base delle concentrazioni rilevate in campioni di sedimenti fluviali e torrentizi (stream sediments). E per tale motivo è in grado di indirizzare e supportare gli studi e le analisi finalizzati alla valutazione della compatibilità geologica di valori superiori ai limiti normativi rispetto alle condizioni geologiche presenti nel contesto territoriale di appartenenza. È in corso di valutazione la possibilità di completare la copertura della carta sull’intero territorio regionale. In prospettiva, la progressiva raccolta dei dati e degli elementi conoscitivi acquisiti coi criteri del citato documento di linee guida potrà consentire, assieme all’indispensabile base della Cartografia Geochimica, di realizzare una carta dei fondi naturali della regione. Con deliberazione n. 1020 del 7/8/2014 la Giunta regionale ha definito i riferimenti per la definizione dei valori di fondo naturale, nell’ambito dei procedimenti di bonifica e nella gestione delle terre e rocce da scavo. A valere su tale provvedimento si è disposta la pubblicazione, sul portale Ambiente della Regione, delle “linee guida” e della relativa Carta Geochimica. Successivamente, la Carta Geochimica sarà resa disponibile anche sul portale Cartografico al fine di consentire una più puntuale verifica per il confronto dei dati geologici dell’area di riferimento. L’applicazione di tali linee guida può consentire pertanto la definizione della compatibilità geologica dei dati registrati nel singolo procedimento, sia esso di bonifica o di gestione di terre e rocce da scavo, con le condizioni geologiche naturali dell’area di riferimento, fermo restando che il giudizio di computabilità raggiunto è valido solo nell’ambito dello specifico procedimento e comunque soggetto alle valutazioni degli Enti a vario titolo competenti in materia. In analogia a quanto già eseguito per la matrice suolo, Regione Liguria procederà, di concerto con ARPAL, alla stesura di linee guida finalizzate a fornire specifiche indicazioni per l’accertamento dell’origine naturale di alcuni elementi e sostanze inorganiche nelle acque sotterranee. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 605 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Fornire un supporto agli Enti locali attraverso azioni di indirizzo, coordinamento e standardizzazione delle procedure in merito alla problematica degli organo clorurati In relazione alle contaminazioni da composti organo clorurati rilevate nel corso dei monitoraggi delle acque sotterranee nell’ambito di alcuni procedimenti di bonifica, illustrata al cap. 6 del Piano, al quale si rimanda per maggiori approfondimenti, Regione Liguria ha avviato un percorso, formalizzato con specifici provvedimenti regionali, per la gestione di tale criticità. Per le attività più strettamente tecniche Regione si sta avvalendo della collaborazione di ARPAL e intende portare avanti un tavolo tecnico di confronto con le Province ed i Comuni. Obiettivo di Regione è quello di definire una modalità operativa che consenta di portare a conclusione i procedimenti di bonifica e di stabilire le modalità di intervento pubblico per quelle aree dove è stata rinvenuta la problematica. Pertanto, dopo aver inquadrato nel dettaglio la problematica e lo stato di fatto, valutata l’impossibilità di attribuire le contaminazioni rilevate a fonti di inquinamento diffuso, al fine di supportare gli Enti locali nella gestione della problematica, Regione si propone di definire linee di indirizzo per uniformare le modalità di gestione dei relativi procedimenti di bonifica. Tali linee guida potranno prevedere le modalità con le quali poter escludere o confermare la riconducibilità dell’inquinamento al ciclo produttivo presente o passato svolto nel sito e l’iter tecnico e procedurale atto a consentire la conclusione dei procedimenti. Inoltre, compatibilmente con le risorse disponibili, Regione intende affidare ad ARPAL ulteriori accertamenti, volti all’individuazione e alla delimitazione delle porzioni degli acquiferi vallivi in cui sono state riscontrate le situazioni più critiche per contaminazione da composti organoalogenati. Relativamente a tali aree dovranno essere individuate e concordate con i soggetti interessati (Enti locali, ASL) possibili azioni e misure, comprese quelle volte a contenere per quanto possibile gli effetti della diffusione e a garantire in ogni caso la tutela della salute pubblica. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 606 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Fornire un supporto agli Enti locali attraverso azioni di indirizzo e coordinamento nella modalità di gestione dei procedimenti di bonifica Modalità di gestione dei procedimenti nel caso in cui le concentrazioni soglia di rischio (CSR) risultino inferiori alle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) L’art. 242 del D.Lgs 152/2006 individua la procedura di Analisi di Rischio come livello progettuale successivo alla caratterizzazione ambientale di un sito, nel caso in cui vengano rilevati dei superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC), indicate in Tab. 1 (suolo e sottosuolo) e Tab. 2 (acque sotterranee) dell’Allegato 5 alla Parte IV, Titolo V. Obiettivo dell’applicazione dei modelli di analisi di rischio è definire le concentrazioni soglia di rischio (CSR) per ciascun contaminante per il quale è stato rilevato un superamento del valore tabellare (CSC) nel corso della caratterizzazione del sito. Le CSR sono quindi da intendersi come nuovi limiti di accettabilità per il sito in esame a carattere sito-specifico ed a garanzia della tutela della salute umana. In alcuni casi con l’applicazione dei modelli di analisi di rischio vengono individuate CSR inferiori ai valori tabellari stabiliti dalla normativa, creando problematiche nella definizione della concentrazione che dovrà rappresentare l’obiettivo di bonifica e generando quindi contenziosi tra gli enti e i proponenti. Attualmente in Regione Liguria, ai fini della definizione degli obiettivi di bonifica, gli Enti locali competenti assumono comportamenti non uniformi. Pertanto, nell’ambito dell’attività di coordinamento e di indirizzo che la Regione intende portare avanti per garantire una gestione omogenea dei procedimenti di bonifica sul territorio regionale, anche allo scopo di evitare contenziosi con i soggetti obbligati, tale problematica è meritevole di un approfondimento, che sarà attuato attraverso il confronto con ARPAL e gli Enti locali interessati, ma anche con ISPRA e ISS. Infatti, nell’ambito del Gruppo di Lavoro sull’Analisi di Rischio, coordinato da ISPRA, a cui partecipano le ARPA, l’ISS e l’INAIL, è stata evidenziata tale criticità e portata all’attenzione del Ministero dell’Ambiente, anche in considerazione della disomogeneità delle procedure adottate a livello regionale (parere della Regione Piemonte del 20/04/2007 e D.G.R Regione Lombardia n. 11348 del 10 febbraio 2010). Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 607 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Modalità di gestione degli interventi all’interno degli alvei di fiumi o torrenti Una problematica che Regione intende approfondire è rappresentata dalle modalità di gestione dei procedimenti di bonifica quando i siti comprendono aree all’interno di alvei di fiumi o torrenti, con particolare riferimento all’individuazione di quali limiti (CSC) applicare tra quelli di cui alla Colonna A (siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale) o alla Colonna B (siti ad uso commerciale o industriale) della Tab. 1 dell’Allegato 5 alla Parte IV, Titolo V. Ad oggi la normativa vigente in tema di bonifiche non affronta in modo specifico tale aspetto e pertanto le valutazioni vengono effettuate caso per caso nell’ambito del singolo procedimento. Le valutazioni su tale problematica dovranno tenere conto della qualità ambientale del corpo idrico di riferimento, desunta dagli esiti del monitoraggio ambientale svolto ai sensi dell'Allegato 1 alla Parte Terza del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. Infatti la qualità dei sedimenti fluviali e lacustri concorre, almeno in parte e con meccanismi abbastanza complessi, a determinare la qualità delle acque superficiali con le quali gli stessi sono a contatto: occorre quindi considerare le indicazioni della norma circa la qualità ambientale delle acque superficiali, con particolare riferimento a quelle interne, contenute nell'Allegato 1 alla Parte Terza del D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii. In termini di qualità ambientale al momento sono stabiliti alcuni SQA per i soli sedimenti dei corpi idrici marino-costieri e di transizione, indicati nell'Allegato 1 alla Parte Terza del D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. ( rif.: Punti A.2.6.1 e A.2.7.1 e relative tabelle Tab. 2/A e Tab. 3/B) . Per quanto riguarda i corpi idrici superficiali interni, presenti in siti in bonifica, ad oggi sono stati definiti valori di riferimento sito specifici, con procedure ad hoc. Nel caso dei siti di interesse nazionale, tali valori sono stati definiti da ICRAM in appositi protocolli. Sul tema risulta altresì di particolare interesse il documento "Proposta per la valutazione dello stato qualitativo dei sedimenti fluviali nel sito di interesse nazionale Fiumi Saline ed Alento" redatto da ISPRA nell'anno 2009, Tali esperienze potranno costituire un valido riferimento per le future valutazioni in merito. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 608 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Promuovere l’utilizzo di tecniche di bonifica sostenibili sotto il profilo ambientale con particolare riferimento alla riduzione della movimentazione e della produzione di rifiuti Ai sensi di quanto stabilito dall’art. 199 comma 6 del D.Lgs 152/2006 e ss.mm.ii. i Piani per la bonifica delle aree inquinate devono prevedere le modalità di smaltimento dei materiali da asportare. I rifiuti prodotti dagli interventi di bonifica e di messa in sicurezza sono rifiuti speciali classificati pericolosi o non pericolosi, sulla base delle concentrazioni delle sostanze contenute nel terreno, con riferimento alle concentrazioni stabilite dall’Allegato D alla Parte IV del D.Lgs 152/2006 e ss.mm.ii. Si osserva che tali concentrazioni, fatta eccezione per quelle relative al parametro amianto, risultano sempre superiori alle CSC, stabilite dalla Tab.1 dell’Allegato 5 alla Parte IV, Titolo V (Parte bonifiche) del D.Lgs 152/2006 e ss.mm.ii. e pertanto non è detto che terreni che presentano concentrazioni superiori alle CSC siano classificati necessariamente come rifiuti speciali pericolosi. In generale, per rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, non esiste un obbligo di gestione all’interno del territorio regionale, anche se, nell’ottica del principio di prossimità, è necessario favorire lo smaltimento/recupero in luoghi prossimi al sito di produzione. Le scelte che i soggetti responsabili dei procedimenti possono adottare dipendono, tuttavia, da una serie di fattori quali la disponibilità regionale di impianti, la fattibilità e i costi. Per quanto riguarda i rifiuti speciali non pericolosi derivanti da interventi di bonifica (CER 170504) in Liguria esistono sia discariche per rifiuti inerti e discariche per rifiuti non pericolosi in grado di ricevere tali tipologie sia impianti di recupero/trattamento autorizzati in procedura ordinaria (art. 208 del D.Lgs 152/2006 e ss.mm.ii.) o in procedura semplificata (art. 216 del D.Lgs 152/2006 e ss.mm.ii.). Secondo quanto stabilito al punto 7.31bis del DM 5/2/98, le terre e rocce da scavo classificate con codice CER 170504 possono essere utilizzate per: - produzione materie prime seconde per l’industria della ceramica e dei laterizi (R5); - utilizzo per recuperi ambientali previa esecuzione del test di cessione (R10); - utilizzo per formazione di rilevati e sottofondi stradali previa esecuzione test di cessione (R5). Per quanto attiene invece ai rifiuti speciali pericolosi derivanti da interventi di bonifica, classificati con CER 170503, in Liguria non esistono discariche e impianti di trattamento autorizzati al conferimento di tali tipologie di rifiuti, come già riportato nel quadro conoscitivo relativo alla parte sui rifiuti speciali. Pertanto ad oggi, tali tipologie di rifiuti vengono direttamente conferiti a impianti di smaltimento situati fuori regione oppure conferiti a impianti di stoccaggio presenti sul territorio regionale per essere successivamente destinati a smaltimento fuori regione. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 609 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni In materia di gestione dei rifiuti provenienti dagli interventi di bonifica, l’azione che deve essere perseguita prioritariamente riguarda la prevenzione nella produzione di tali rifiuti nel rispetto della gerarchia di priorità stabilita dalla normativa comunitaria e nazionale. Questa priorità nasce anche dall’esigenza di preservare la capacità delle discariche a favore di altre tipologie di rifiuti prodotte nel territorio. Come peraltro indicato dall’Allegato 3 al D.Lgs 152/2006 e ss.mm.ii. (Parte bonifiche), è necessario orientare la scelta delle tecniche di bonifica verso quelle in situ, se applicabili nella specifica situazione e idonee a raggiungere gli obiettivi di bonifica stabiliti, in quanto in grado di ridurre i potenziali rischi, le problematiche di movimentazione e l’utilizzo di suolo per la messa a discarica. L’avvio a recupero/smaltimento dei rifiuti prodotti nell’ambito dei procedimenti di bonifica, in ottemperanza alle disposizioni di legge, deve pertanto essere intesa come possibilità residuale di un processo che ha adeguatamente approfondito le diverse soluzioni alternative, valutandone l’applicabilità tecnica e i costi. In relazione quindi alle considerazioni sopra riportate, Regione intende preliminarmente implementare il quadro di riferimento attraverso una ricognizione delle tecnologie di bonifica adottate nel territorio regionale, dei quantitativi di rifiuti movimentati e delle modalità di smaltimento degli stessi. Sulla base dei risultati ottenuti da tale ricognizione, potranno da una parte essere predisposte delle linee guida che indirizzino i soggetti interessati nella valutazione delle tecniche di bonifica più sostenibili, con particolare riferimento alla riduzione dei quantitativi di rifiuti prodotti e dall’altra potranno essere messi in atto strumenti/iniziative che privilegino l’applicazione di tali tecniche. L’adozione di tecniche di bonifica più sostenibili potrà essere promossa in particolare nei casi in cui l’intervento di bonifica potrebbe comportare la rimozione di rilevanti quantità di terreno contaminato, tenendo chiaramente conto del rapporto costi-benefici. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 610 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Sviluppare una migliore comunicazione tra i soggetti interessati dai procedimenti di bonifica Definizione di linee guida per omogeneizzare le procedure inerenti la presentazione dei dati da parte degli Enti e dei soggetti privati L’attribuzione alla Regione della gestione dell’Anagrafe dei siti da bonificare, precedentemente assegnata alle Province, ha evidenziato criticità nel reperimento delle informazioni tecnico – anagrafiche sui siti contaminati. Si ritiene quindi opportuno, nell’ambito degli obiettivi di piano, definire un percorso dettagliato volto ad uniformare il flusso di informazioni provenienti dagli Enti locali e dai privati e ad omogeneizzare le procedure a livello regionale attraverso la messa in atto delle seguenti azioni : •Elaborazioni di linee guida che definiscono la tipologia di documenti di cui gli uffici regionali devono entrare in possesso e le modalità di trasmissione degli stessi; •Elaborazione ed approvazione di modelli di scheda da utilizzarsi per la trasmissione di dati in formato standardizzato, nelle varie fasi dell’iter procedimentale al fine di rendere disponibili tutte le informazioni necessarie per l’implementazione della banca dati regionale •Elaborazione ed approvazione di una scheda di sintesi da presentarsi a cura dei responsabili dell’inquinamento unitamente a ciascun documento progettuale; Validazione dei dati analitici relativi ai siti oggetto di procedimento di bonifica L’art. 6 della LR 20/2006 attribuiva ad ARPAL la competenza ad effettuare interconfronti preventivi e controlli a campione nei casi in cui i dati per interventi di bonifica venivano forniti da laboratori privati o universitari. Con l'abrogazione di tale articolo, disposta dall’art 13, c.3 della LR 38/2011, si è reso necessario per ARPAL stabilire una modalità di validazione dei dati prodotti nell’ambito dei procedimenti svolti ai sensi dell’art.242, cosi come prevede il D.Lgs. 152/2006 Parte IV Titolo V. L'allegato 2 (Criteri generali per la caratterizzazione dei siti contaminati) di tale decreto al paragrafo "Attività di controllo” stabilisce che il controllo potrà essere realizzato durante lo svolgimento delle attività di campo, con la verifica e la validazione del Giornale dei Lavori, e durante lo svolgimento delle analisi di laboratorio seguendone le varie fasi, con la verifica e validazione del Giornale Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 611 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Lavori di Laboratorio. Da ultimo, viene riportato che “la validazione dell'intero percorso analitico, dal prelievo del campione alla restituzione del dato, potrà essere eseguita dagli enti di controllo attraverso I'approvazione dei certificati analitici”. Per quanto attiene la fase di bonifica I'art. 248 del D.Lgs 152/2006 al comma 2 stabilisce che il completamento e la conformità degli interventi previsti dal progetto approvato è certificato dalla provincia sulla base di una relazione tecnica predisposta dall'ARPA competente. Poiché la relazione tecnica di cui sopra deve necessariamente prendere in esame, oltre agli aspetti legati alla conformità degli interventi di bonifica al progetto approvato, anche la verifica del raggiungimento degli obiettivi di bonifica, attività che prevede quindi campionamento e analisi, occorre che il percorso di validazione venga applicato anche all'attività svolta nel corso della bonifica di un sito. Nell’ambito delle attività di controllo, previste dall'art. 248, nonché dal citato Allegato 2 del D.Lgs 152/2006, Parte IV Titolo V, ARPAL è tenuta a validare i dati prodotti nel corso della caratterizzazione e bonifica di un sito contaminato, svolte ai sensi della normativa vigente. ARPAL deve quindi definire un percorso dettagliato di validazione che prevede: I'interconfronto con il laboratorio di Parte attraverso I'acquisizione di informazioni relative alle metodiche utilizzate e alle prestazioni delle stesse, la verifica dello stato di accreditamento del laboratorio rispetto alle prove interessate e audit al laboratorio. Solo in casi particolari ARPAL potrà richiedere test di intercalibrazione, da adottarsi per esempio in caso di mancanza dell'accreditamento delle prove interessate; la verifica in campo dell'attività di indagine svolta, di prelievo e formazione dei campioni, con particolare riferimento alla verifica della corretta applicazione delle specifiche tecniche per I'esecuzione dei lavori, approvate con il piano di caratterizzazione e il progetto di bonifica; I'acquisizione di campioni in campo o presso il laboratorio di Parte per la ricerca dei parametri previsti da progetto approvato (indicativamente circa il 10% del totale dei campioni analizzati dalla Parte, fatti salvi casi particolari in cui ARPAL ritenga necessario incrementare la percentuale dei campioni di confronto); l’analisi dei risultati ottenuti, modulando le valutazioni in riferimento ai dati disponibili. Ad oggi ARPAL ha predisposto un documento di utilizzo interno che, con le opportune modifiche, verrà reso disponibile ai soggetti interessati attraverso la pubblicazione su web. Creazione di un servizio di consultazione della banca dati regionale Come meglio esplicitato nella sezione relativa all’Anagrafe regionale attualmente le informazioni in essa contenute sono rese disponibili al pubblico grazie ad una cartografia, a base regionale, pubblicata sul portale ambientale della Regione Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 612 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Liguria. Quello che Regione si propone di fare, una volta a regime la banca data regionale, è la creazione di un servizio di consultazione, collegato direttamente all’applicativo gestionale, che permetta di visualizzare l’elenco dei siti contaminati, ordinati per Provincia e per Comune e consultare le informazioni relative alle matrici contaminate e agli inquinanti presenti. Strumenti di comunicazione Per massimizzare efficacia ed efficienza delle linee di azione regionali in tema di bonifiche dovranno essere poste in essere specifiche campagne di informazione e sensibilizzazione dei vari stakeholders coinvolti, focalizzando in particolare l’attenzione sulla diffusione e sulla comprensione delle linee guida tecniche e operative, anche circa i corretti flussi dati, che si intendono produrre e sui criteri per la definizione delle priorità di intervento. Anche in questo caso dovranno essere attivati tutti i canali di comunicazione disponibili, operando comunque principalmente attraverso: portale ambientale regionale; iniziative specifiche rivolte ai differenti portatori di interesse. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 613 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linee di azione Di seguito si riportano le schede delle 8 linee di azione afferenti agli obiettivi specifici del PGR – sezione bonifiche. Linea di azione L.24: Aumento della conoscenza dello stato della bonifica dei siti attraverso potenziamento gestionale Anagrafe dei siti da bonificare DESTINATARI ATTIVITÀ DA REALIZZARE SOGGETTI COINVOLTI STRUMENTI PERIODO PRINCIPALI Adeguamento ed ampliamento della banca dati regionale Regione Regione, Datasiel Incarico a Datasiel Dal 2013 Personale Inserimento dati con recupero anche del pregresso Regione Regione regionale/incarico a Dal 2014 soggetto esterno Messa on line sul Enti locali, operatori Attività di comunicazione e diffusione dati Regione portale ambientale Dal 2014 economici, cittadini regionale Indicatore principale: incremento n. dati inseriti nel data base Altri indicatori: collaudo software Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 614 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linea di azione M.25: Valutazione del rischio e definizione delle priorità di intervento relativamente ai siti in capo alla P.A. DESTINATARI ATTIVITÀ DA REALIZZARE SOGGETTI COINVOLTI STRUMENTI PERIODO PRINCIPALI Definizione e approvazione dei criteri per la valutazione Atti amministrativi del rischio, necessaria all’individuazione dell’ordine di Regione e Enti Locali Regione e Arpal Dal 2014 regionali priorità degli interventi Individuazione delle priorità di intervento per i siti in capo Atti amministrativi Enti locali Regione Dal 2014 alla P.A. regionali Reperimento fondi Messa a disposizione fondi Enti locali Regione, Enti locali comunitari / statali / Dal 2014 regionali - bandi Indicatore principale: approvazione criteri Altri indicatori: n. interventi finanziati Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 615 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linea di azione N.26: Definizione di linee di indirizzo su problematiche specifiche: linee guida per la determinazione dei valori di fondo naturale DESTINATARI ATTIVITÀ DA REALIZZARE SOGGETTI COINVOLTI STRUMENTI PERIODO PRINCIPALI Linee guida, atti Definizione linee guida per lo studio dei valori di fondo Enti locali, privati Regione, ARPAL amministrativi Dal 2013 naturale di metalli e semimetalli nei suoli regionali Linee guida, atti Definizione linee guida per lo studio dei valori di fondo Enti locali, privati Regione, ARPAL amministrativi Dal 2014 naturale nella matrice acque sotterranee regionali Messa on line sul portale ambientale regionale della carta Strumenti di comunicazione ed informazione Enti locali, privati Regione, ARPAL geochimica, seminari Dal 2014 specifici/produzione e diffusione mirata materiali informativi Indicatore principale: approvazione linee guida Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 616 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linea di azione N. 27: Fornire un supporto agli Enti Locali attraverso azioni di indirizzo, coordinamento e standardizzazione delle procedure in merito alla problematica degli organo clorurati nelle acque sotterranee DESTINATARI SOGGETTI ATTIVITÀ DA REALIZZARE STRUMENTI PERIODO PRINCIPALI COINVOLTI Definizione di linee di indirizzo per uniformare le Linee guida / atti modalità di gestione dei procedimenti di bonifica in Enti locali, privati Regione, Arpal Dal 2014 amministrativi presenza di contaminazione da composti organo clorurati Individuazione delle aree del territorio regionale Indagini di caratterizzate da variabili gradi di compromissione della Enti locali, privati Regione, Arpal approfondimento, atti Dal 2014 qualità delle acque sotterranee per la presenza di amministrativi regionali contaminazione da composti organo clorurati Individuazione delle priorità e delle possibili modalità di Enti locali Regione, Arpal Atti amministrativi Dal 2015 intervento pubblico per le aree compromesse individuate Enti locali, Pubblicazione sul portale Attività di comunicazione e diffusione dati Regione, ARPAL Dal 2014 privati/cittadini ambientale regionale Indicatore principale: individuazione aree critiche Altri indicatori: linee di indirizzo per la gestione dei procedimenti di bonifica Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 617 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linea di azione N 28: Fornire un supporto agli Enti Locali attraverso azioni di indirizzo e coordinamento nella modalità di gestione dei procedimenti di bonifica DESTINATARI ATTIVITÀ DA REALIZZARE SOGGETTI COINVOLTI STRUMENTI PERIODO PRINCIPALI Modalità di gestione dei procedimenti nel caso in cui le concentrazioni soglia di rischio (CSR) determinate con Linee guida, atto analisi di rischio risultino inferiori alle concentrazioni Enti locali, privati Regione, ARPAL amministrativo Dal 2014 soglia di contaminazione (CSC) di cui alle Tab. 1 e 2 di cui regionale all’All.5, Titolo V, Parte IV del D.Lgs 152/2006 Modalità di gestione dei procedimenti di bonifica che Linee guida, atto ricadono all’interno dell’alveo di fiumi e torrenti con Enti locali, privati Regione, ARPAL amministrativo Dal 2015 particolare riferimento ai limiti per la matrice suolo regionale Indicatore principale: linee guida Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 618 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linea di azione N. 29: Promuovere l’utilizzo di tecniche di bonifica sostenibili sotto il profilo ambientale con particolare riferimento alla riduzione della movimentazione e della produzione di rifiuti DESTINATARI ATTIVITÀ DA REALIZZARE SOGGETTI COINVOLTI STRUMENTI PERIODO PRINCIPALI Ricognizione delle tecniche di bonifica adottate sul territorio regionale e dei quantitativi di rifiuti Enti locali, privati Regione, ARPAL Rapporto di sintesi Dal 2015 movimentati e smaltiti Regione, ARPAL, Elaborazione di linee guida e di indirizzi per la scelta di associazioni di Linee guida, tecniche di bonifica più sostenibili che favoriscano la Enti locali, privati Dal 2015 categoria, privati, procedure operative riduzione dei quantitativi di rifiuti prodotti Enti locali Seminari, Pubblicazione dei Iniziative per promuovere e incentivare l’applicazione Enti locali, privati Regione, ARPAL documenti su sito Dal 2015 delle tecniche più sostenibili web, atti amministrativi Indicatore principale: linee guida Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 619 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linea di azione O.30: Sviluppare una migliore comunicazione tra i soggetti interessati dai procedimenti di bonifica DESTINATARI ATTIVITÀ DA REALIZZARE SOGGETTI COINVOLTI STRUMENTI PERIODO PRINCIPALI Definizione di linee guida per omogeneizzare a livello Format presentazione regionale le procedure inerenti la presentazione dei dati Enti locali, privati, Regione, ARPAL Dal 2014 dati / Linee guida da parte degli Enti e dei soggetti privati Definizione delle modalità di validazione dei dati analitici prodotti nell’ambito dei procedimenti di bonifica, Enti locali, privati ARPAL Relazione illustrativa Dal 2013 utilizzate da ARPAL Creazione di un servizio di consultazione della banca dati regionale (Anagrafe) con collegamento diretto Enti pubblici, soggetti Creazione di specifico Regione, Datasiel Dal 2014 all’applicativo gestionale da differenziarsi a seconda della privati software natura dell’utente Seminari specifici, pubblicazione sul portale ambientale Attività di comunicazione e diffusione Enti locali, privati, Regione, ARPAL, Dal 2014 regionale, produzione e diffusione mirata di materiali informativi Indicatore principale: approvazione linee guida Altri indicatori :collaudo del software Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 620 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni ALLEGATO 1: Elenco dei siti con Analisi di Rischio approvata con superamento delle Concentrazioni Soglia di Rischio COMUNE DENOMINAZIONE SITO SOGGETTO INTERESSATO CODICE Albenga P.V. Esso 3651 Esso italiana SPA SV041 Albenga P.V. Erg sv048 Erg Petroli Spa SV050 Arenzano AGIP Ex PV n. 1000- piazza Eni spa Mazzini Cairo Area deposito fossili Italgas Italgas spa SV031 Montenotte (Parco 3) Genova Riqualificazione area ex ASL 3 GE129 Ospedale Martinez Genova KUWAIT PV 0114 Corso Kuwait Petroleum italia Sardegna 82 La Spezia P.V. n. 53131 Agip Viale Eni spa Italia Mele AGIP PV 1126 - Turchino Est Eni spa GE016 S.Stefano Ceramica ligure srl terreno Ceramica Ligure srl Magra misto a elementi bituminosi Savona Centro Natatorio in Corso Comune di Savona SV053 Colombo Serra Ricco’ TAMOIL - PV 8267 via F.lli Tamoil GE092 Canepa Serra Riccò Vado Ligure AgipGas ex Deposito di Vado Eni Spa SV035 Ligure Vado Ligure Ex deposito Esso Esso italiana SPA SV012 Vado Ligure Riqualificazione area S16 Coop Edilizia Dipendenti sottozona 1 Fiat Vado Ligure e Urbanistica Nuova Vado Ligure Ex deposito FIAT lubrificanti MULTIPOLIS SV037 - Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 621 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni ALLEGATO 2: Elenco dei siti oggetto di bonifica e ripristino ambientale CODICE COMUNE DENOMINAZIONE SITO SOGGETTO INTERVENTI INTERESSATO IM001 Taggia P.V. Esso Esso Italiana Bonifica e ripristino Sito Certificato IM002 Bordighera P.V. Agip 1218 – A10 Agip Petroli Bonifica e ripristino IM005 Diano Marina P.V. Esso 3617 Via F.lli Anselmo di Bonifica e Generale Arduino 110 Anselmo Adriano & ripristino Ivo Snc ambientale con misure di sicurezza IM006 Sanremo P.V. Totalfina 1862 Total Italia spa Messa in sicurezza permanente IM008 Imperia Riviera Trasporti Riviera trasporti Bonifica e spa ripristino Sito certificato IM009 Sanremo P.V. Totalfina 1685 Total Italia Spa Bonifica e ripristino IM010 Diano Marina P.V. Eni S1692 via C. Eni spa Bonifica e Battisti ripristino IM012 S. Lorenzo al P.V. Erg IM045 Erg Petroli Bonifica e Mare ripristino IM015 Sanremo La Brezza La Brezza Srl Bonifica e ripristino IM016 Vallecrosia P.V. Total 1729 Via Total Italia Messa in sicurezza Roma 51 operativa SP001 Arcola Deposito di Arcola srl Deposito di Arcola Bonifica e srl ripristino ambientale con misure di sicurezza SP003 La Spezia Ex Raffineria IP Area Helios Immobiliare Bonifica e Grifil ripristino ambientale Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 622 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CODICE COMUNE DENOMINAZIONE SITO SOGGETTO INTERVENTI INTERESSATO SP004 La Spezia Ex raffineria IP Area Agip Petroli Bonifica e Graziani ripristino ambientale Sito Certificato Sp006 Brugnato So.Ge.Ma. So.Ge.Ma. Bonifica e Piazzale restrostante ripristino ambientale SP007 Vezzano L- P.V. Totalfina 2162 Totalfina Elf Bonifica e ripristino ambientale SP008 Carrodano Ligure Calcestruzzi srl Ligure Calcestruzzi Bonifica e di Denevi Alain ripristino Nicolas ambientale SP009 Vezzano L P.V. Esso A12 Magra Esso srl Messa in sicurezza Est operativa SP010 Brugnato P.V. SHELL 38013 ads Shell Italia Bonifica con Brugnato Est misure di sicurezza Sito certificato SP011 Follo Metaltest Nuova Metaltest di Bonifica e Precipe C. ripristino ambientale SP013 Sarzana P.V. Agip 1304 Agip Petroli Bonifica e ripristino ambientale Sito certificato SP014 Follo Immobiliare Royal Immobiliare Royal Messa in sicurezza srl permanente Sito certificato SP015 Follo Di Pietro – val Durasca Di Pietro Giuseppe Messa in sicurezza permanente Sito certificato SP016 Riccò del P.V. Totalfina 2096 Totalfina Elf Bonifica e Golfo ripristino ambientale Sito certificato SP017 Follo Tiro al volo Loc. Piana Soc. Tiro al Volo Bonifica e Battolla ripristino ambientale Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 623 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CODICE COMUNE DENOMINAZIONE SITO SOGGETTO INTERVENTI INTERESSATO SP018 La Spezia P.V. shell 38001 V.le Shell italia Spa Bonifica con Italia misure di sicurezza Sito certicato SP020 La Spezia Ex Brun Caprin Arte La Spezia Messa in sicurezza permanente Sito certificato SP021 Sarzana P.V. Erg Via XXV Aprile Erg petroli Spa Bonifica e ripristino ambientale Sito certificato SP022 Vezzano L. P.V. Total loc. Prati Total Italia Spa Bonifica e ripristino ambientale Sito certificato SP023 La Spezia P.V. Tamoil V.le S. Tamoil italia Spa Bonifica e Bartolomeo ripristino ambientale SP024 La Spezia Darsena Pagliari Autorità Portuale Bonifica e della Spezia ripristino ambientale Sito certificato SP025 Vezzano L. Palagi loc. Fornola Palagi di Benedetti Bonifica e Mauro e c. ripristino ambientale Sito certificato SP026 La Spezia P-V. Agip 1271 V.le Eni Spa Bonifica e Italia ripristino ambientale Sito certificato SP027 Follo Carnelevare Via XV Carnelevare Messa in sicurezza Febbraio 21 Armando permanente Sito certificato SP028 Ameglia Area demaniale loc. Comune Ameglia Messa in sicurezza Fondone permanente Sito certificato SP029 La Spezia Lidl Italia Via Lidl italia srl Bonifica e Valdellora ripristino ambientale Sito certificato Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 624 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CODICE COMUNE DENOMINAZIONE SITO SOGGETTO INTERVENTI INTERESSATO SP030 La Spezia Campoferrro Enel Pian Enel Produzione Bonifica e di Pitelli Spa ripristino ambientale Sito certificato SP031 La Spezia Palazzina Polizia di Generali Propertis Bonifica e Stato Via Sauro 1 Asset Management ripristino ambientale Sarzana AGIP n.1283 via Eni spa Bonifica e Aurelia 67/A- Loc. ripristino Montecavallo ambientale S.Stefano P.V. Agip 11281 loc. Eni spa Bonifica e Magra Prelli ripristino ambientale SP034 Portovenere Area ex Pittaluga- loc Comune Bonifica e Grazie Portovenere ripristino ambientale SP032 La Spezia Capannone ex San Soc. Asg Bonifica e Giorgio - ex soc. Sp.El. Superconductors ripristino ambientale SP033 La Spezia OTO MELARA -pista Oto Melara Bonifica e accelerazione carri ripristino armati ambientale La Spezia Bonifica fondali del Autorità Portuale di Bonifica fondali bacino di evoluzione La Spezia La Spezia Bonifica fondali Autorità Portuale di Bonifica fondali Terminal Ravano La Spezia La Spezia Bonifica fondali Molo Autorità Portuale di Bonifica fondali Fornelli Est La Spezia La Spezia Bonifica fondali esterni Autorità Portuale di Bonifica fondali al palancolato Molo La Spezia Garibaldi La Spezia Bonifica fondali Molo Autorità Portuale di Bonifica fondali Italia La Spezia La Spezia Bonifica Porto I.T.N. spa Bonifica fondali Turistico Mirabello A1212 La Spezia Bonifica acque di falda Tamoil italia Spa Bonifica e P.V. Tamoil 8268 ripristino ambientale Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 625 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CODICE COMUNE DENOMINAZIONE SITO SOGGETTO INTERVENTI INTERESSATO A1210 La Spezia Messa in sicurezza Stock Container srl Messa in sicurezza permanente Discarica permanenrte Ruffino Pitelli La Spezia Bonifica fondali Soc. Cantieri Navali di Bonifica fondali Cantieri Navali di La La Spezia Spezia La Spezia Bonifica Cantieri Baglietto Spa Bonifica e Navali Baglietto ripristino ambientale A1207 La Spezia Centrale Elettrica Enel Enel spa Messa in sicurezza permanente SV001 Cairo M. S.F.A.t. SFAT Bonifica e ripristino SV002 Cairo M. Italiana Coke Italiana Coke spa Messa in sicurezza operativa SV003/1 Cairo M. Area ex Agrimont Cairo Reindustria Messa in sicurezza porzione Cairo srl permanente Reindustria SV005 Carcare Ex Discarica Paleta E.M.I. del Geom. Messa in sicurezza Bagnasco G.&A. Snc permanente SV008 Quiliano Agip Petroli ex Eni spa Bonifica e deposito Ip ripristino Sito certificato SV009 Savona P.V. Agip 1360 S. Eni spa Bonifica e Cristoforo SUD ripristino Sito certificato SV010 Savona Erg Petroli deposito Erg Petroli Messa in sicurezza costiero operativa SV013 Vado Ligure Ex deposito Sicla Provincia Savona Bonifica e ripristino Sito certificato SV015 Vado Ligure Terminal Rinfuse Le Terrazze di Vado Messa in sicurezza srl permanente SV019 Alassio P.V. Erg SV047 porto di Erg Petroli Bonifica e Alassio Europam ripristino ambientale Sito certificato Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 626 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CODICE COMUNE DENOMINAZIONE SITO SOGGETTO INTERVENTI INTERESSATO SV021 Albenga Oleificio Vadino Bonifica e ripristino ambientale Sito certificato SV022 Stella Ex discarica loc. Comune Stella Messa in sicurezza Menotti permanente Sv023 Varazze P.V. Totalfina 2106 Total Erg Spa Bonifica e ripristino ambientale SV025 Borghetto S. Cava Fazzari Fazzari Bonifica e Spirito ripristino ambientale SV029 Savona Aree ex Metalmetron Metralmetron in Bonifica e liquidazione ripristino ambientale Sito certificato Sv030 Albenga Caserma Turinetto Comando 157 Bonifica e Reggimento Liguria ripristino ambientale Sito certificato SV032 Cairo Aneti S. Marta Comune Cairo Bonifica e Montenotte Montenotte ripristino ambientale SV033 Albenga Ex P.V. Esso 3606 Esso Italiana srl Bonifica e ripristino ambientale SV034 Andora P.V. Tamoil 8031 Ads Tamoil Italia Spa Messa in sicurezza Rio Rinovo permanente SV042 Carcare Saint Gobain Vetri Saint Gobain vetri Bonifica e ripristino ambientale SV049 Savona Discarica Parfiri srl Bonifica e Ciantagalletto ripristino ambientale SV054 Albisola Discarica Capanna del Comune di Albisola Messa in sicurezza Superiore Frate Superiore permanente A07 CENGIO Sito nazionale Cengio Syndial Messa in sicurezza Saliceto ex Acna permanente Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 627 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CODICE COMUNE DENOMINAZIONE SITO SOGGETTO INTERVENTI INTERESSATO GE001 Genova Ilva ex stabilimento Ilva Lamiere e Tubi Bonifica e Campi ripristino ambientale Sito certificato GE003 Genova Area Fiumara Bonifica e ripristino ambientale Sito certificato GE004 Sestri Ex stabilimento Fit Fit Messa in sicurezza Levante permanente GE005 Genova Ex Fonderie S. Giorgio Size srl Bonifica con di Pra misure di sicurezza GE006 Genova Ex Stabilimento Lo Erg petroli spa Bonifica con Faro misure di sicurezza GE007 Genova Normoil A Ex deposito Erg petroli spa Bonifica con prodotti petroliferi misure di sicurezza GE008 Genova Normoil B A Ex Erg petroli spa Bonifica con deposito prodotti misure di petroliferi sicurezza Sito certificato GE009 Genova P.I.P. Pocevera Comune Genova Bonifica con misure di sicurezza Sito certificato GE010 Genova Erg Deposito Colisa Erg Petroli spa Bonifica con misure di sicurezza GE011 Genova Ex sala Pompe Erg Petroli spa Bonifica con Morigallo misure di sicurezza GE012 Genova Ex stabilimento Zunin Zunin srl Bonifica con misure di sicurezza GE013 Genova FFSS Monopoli Via Ferrovie dello Stato Messa in sicurezza Degola permanente Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 628 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CODICE COMUNE DENOMINAZIONE SITO SOGGETTO INTERVENTI INTERESSATO GE017 Genova Agip ex deposito di Eni spa Bonifica e Pegli ripristino ambientale Sito certificato GE021 Genova Continentale Italiana Fegino cinque spa Bonifica con misure di sicurezza GE022 GENOVA Erg ex deposito Campi Sviluppo Genova Bonifica e spa ripristino ambientale Sito certificato GE025 Genova Ex Continentale SIGEMI srl Messa in sicurezza italiana operativa GE026 Genova Superba srl deposito di Superba srl Messa in sicurezza Pegli operativa GE027 Carasco P.V.Agip 1138 Eni spa Bonifica e ripristino ambientale GE030 Genova P.V. Esso 3440 calata Esso srl Bonifica con Mogadiscio misure di sicurezza GE031 Genova P.v. Esso Corso Italia Esso srl Bonifica e ripristino ambientale Sito certificato GE033 Chiavari Esso Castagnola Castagnola Bonifica e carburanti carburanti srl ripristino ambientale GE037 Moneglia Ex discarica loc. Comune Moneglia Messa in sicurezza Ciazze permanente GE039 Rapallo Ex discarica Tonnego Comune Rapallp Messa in sicurezza permanente GE040 Mignanego Fabbrica Italiana Fabbrica Italiana Bonifica e Lamiere Lamiere ripristino Sito certificato GE043 Chiavari Italgas ex officine gas Italgas Bonifica con misure di sicurezza GE044 Ronco Isolabona discarica Comune Ronco Messa in sicurezza Scrivia melme acide Scrivia permanente Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 629 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CODICE COMUNE DENOMINAZIONE SITO SOGGETTO INTERVENTI INTERESSATO GE045 Ronco Piani Piazza tagliati ex Comune Ronco Messa in sicurezza Scrivia discarica melme Acide Scrivia permanente GE046 Cogorno Località san Martino Comune Cogorno Messa in sicurezza permanente GE049 Genova Marconi Marconi Messa in sicurezza Communication permanente Sito certificato GE050 Genova Area VTE Porto di VTE - Gruppo Messa in sicurezza Voltri Fiatimpresit permanente Sito certificato GE051 Genova Porto Petroli Porto Petroli SPA Bonifica e ripristino ambientale GE054 Genova IPLOM - Stazione Iplom SPA Bonifica e booster Porto Petroli ripristino ambientale GE055 Genova PRAOIL - Stazione Praoil Bonifica e Booster Porto Petroli ripristino ambientale GE056 Genova CONTINENTALE Continentale Bonifica con ITALIANA - Stazione Italiana misure di pompaggio Porto sicurezza Petroli GE058 Genova SUPERBA - Stazione Superba srl Bonifica e Booster del Porto ripristino Petroli ambientale GE060 Genova ex Stabilimento NOBEL SPORT Messa in sicurezza Martignoni Martignoni S.p.a. permanente GE062 Genova P.V. Esso 3521 Via Esso Italiana Bonifica con Gianelli misure di sicurezza Sito certificato GE063 Rapallo Ex Salem Parrocchia S. Parrocchia S. Anna Bonifica con Anna misure di sicurezza Sito certificato GE064 Lavagna P.V. esso 3556 via Esso italiana Bonifica e Moggia ripristino ambientale Sito certificato Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 630 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CODICE COMUNE DENOMINAZIONE SITO SOGGETTO INTERVENTI INTERESSATO GE068 Genova SIGEMI - Stazione di SIGEMI S.r.l. Bonifica e pompaggio Porto ripristino Petroli ambientale Ge069 Genova Nuovi Mercati Generali Sviluppo Genova Bonifica con spa misure di sicurezza Sito certificato GE073 Sestri Spiaggia di Sestri Comune Sestri Messa in sicurezza Levante levante Levante permanente Sito certificato GE076 Ronco Sversamento fenolo 25 Commissionaria Bonifica con Scrivia giugno 2002 A7 Km Intertrasporti s.r.l. misure di 107 + 500 sicurezza GE077 Genova Viabilità in sponda Sviluppo Genova Bonifica con sinistra Genova S.p.a. misure di Bolzaneto e area sicurezza Penisola GE081 Genova KUWAIT- PV0111 via Kuwait Petroleum Bonifica e Vasco da Gama Italia S.p.a. ripristino ambientale GE082 Genova KUWAIT - PV via Kuwait Petroleum Bonifica e Ronchi Genova Italia S.p.a. ripristino Multedo ambientale GE084 Genova SODA - Area ex Progetti e Bonifica con stabilimento, via Costruzioni srl misure di Vezzani sicurezza Sito certificato GE085 Genova Viabilità sponda Sviluppo Genova Bonifica con sinistra Torrente secca spa misure di sicurezza GE088 Sestri TAMOIL - PV 8224 ADS TAMOIL PETROLI Bonifica e Levante Riviera Sud S.p.a. ripristino ambientale GE089 Genova Presidio Socio A.S.L.3 GENOVESE Bonifica e Sanitario di Quarto ASL ripristino 3 ambientale GE091 Rapallo ESSO - PV 3552 via S. Esso Italiana Bonifica e Maria Rapallo ripristino ambientale Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 631 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CODICE COMUNE DENOMINAZIONE SITO SOGGETTO INTERVENTI INTERESSATO GE092 Serra Ricco’ TAMOIL - PV 8267 via TAMOIL PETROLI Bonifica e F.lli Canepa Serra S.p.a. ripristino Riccò ambientale GE093 Genova P.V. Erg Via ERG Petroli S.p.a. Bonifica e Cornigliano ripristino ambientale GE096 Genova ESSO PV 3451 - via San Esso Italiana Bonifica e Quirico ripristino ambientale GE097 Genova ERG PV via San ERG Petroli S.p.a. Bonifica e Quirico, 1 ripristino ambientale GE098 Zoagli Condominio via Condominio via Bonifica e Pietrafraccia, 4 Pietrafraccia ripristino ambientale Sito certificato GE099 Genova API PV 40787 via Api Spa Messa in sicurezza Multedo di Pegli operativa GE100 Genova AGIP PV 1051 via Eni spa Bonifica e Ronchi ripristino ambientale GE101 Ronco TOTAL PV 4184 c.so TOTAL ITALIA Bonifica e Scrivia ITALIA S.p.A. ripristino ambientale GE102 Genova Area ex Siquam Immobiliare Bonifica e Galeazzo Alessi ripristino ambientale GE103 Cogoleto Riqualificazione ex Saint Gobain Bonifica e stabilimento Saint Condotte s.p.a. ripristino Gobain ambientale GE104 Genova Area di Erzelli Genova High Tech Bonifica e ripristino ambientale GE105 Genova Autosilo Olmo - Autosilo Olmo srl Messa in sicurezza Cantiere via Mantova permanente GE106 Sestri P.V. Esso Via Fascie Esso Italiana spa Bonifica e Levante ripristino ambientale Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 632 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CODICE COMUNE DENOMINAZIONE SITO SOGGETTO INTERVENTI INTERESSATO GE107 Genova Area Via Conforti Comune Genova Bonifica e ripristino ambientale Sito certificato Ge108 Genova Elsag-Sistemazione ELSAG spa Messa in sicurezza idraulica T. permanente Chiaravagna GE109 Genova ponte Basso - Strada di Società per Messa in sicurezza scorrimento sponda Cornigliano Spa permanente sinistra T. Polcevera GE110 Genova Emilia Market - area ex Edilcad Messa in sicurezza Siquam sud permanente GE112 Genova KUWAIT Pv 0004 Kuwait Petroleum Bonifica e lungomare Canepa 2R Italia Spa ripristino ambientale GE114 Genova ARINOX procedura ARINOX Spa Bonifica e semplificata area ripristino interna ambientale GE115 Genova Aree ex Ilva - Zona Società per Bonifica e AUCII Cornigliano spa ripristino ambientale GE116 Genova RFI - Piazza Raggi Ferrovie Italiane Bonifica e ripristino ambientale GE117 Mele Sinistro del 22/2/2007 Nuova Trami Bonifica e - A26 loc. Fado ripristino ambientale GE118 Genova Terminal Frutta Ponte Terminal Frutta srl Bonifica e Somalia ripristino ambientale Sito certificato GE120 Genova Il Promontorio San Promontorio Scarl Bonifica e Benigno ripristino ambientale GE121 Genova RFI- Scalo Ferroviario Ferrovie Italiane Messa in sicurezza di Terralba operativa GE122 Genova Ex P.V. TOTAL N. 1741 Mediterranea delle Bonifica e Via Carcassi 31 R Acque - Iride ripristino ambientale Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 633 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CODICE COMUNE DENOMINAZIONE SITO SOGGETTO INTERVENTI INTERESSATO GE123 Genova P.V. Total 1675 Via Pra Total Erg Spa Bonifica e 162 ripristino ambientale GE124 Genova P.V. Agip 56472 Via Eni spa Bonifica e Struppa 109/R ripristino ambientale GE125 Genova Sversamento Condominio Corso Bonifica e combustibile corso Podestà 9 – 9° ripristino Podestà 9 - 9A ambientale Sito certificato GE126 Genova Stabilimento Boero Boero Bartolomeo Bonifica e spa ripristino ambientale Sito certificato GE127 Genova Area ex Cotonificio Cotonificio di Bonifica e ligure di Cornigliano - Cornigliano srl ripristino ambientale GE119 Genova Area Italcementi Ponte Italcementi Spa Bonifica e Carrega ripristino ambientale GE128 Genova RFI_Parco ferroviario Ferrovie Italiane Bonifica e di Piazza D'Armi- Ge ripristino Samp. ambientale Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 634 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni ALLEGATO 3: Elenco dei siti con Analisi di Rischio approvata senza superamento delle Concentrazioni Soglia di Rischio COD PROV SITO IMPERIA – Contaminazione da idrocarburi c/o edificio Telecom Italia – Via D020 IM Martiri della Libertà D042 IM VENTIMIGLIA- P.V. ESSO N.3648 – Corso Genova,60 D090 IM PIEVE DI TECO – P.V. ERG n. IM043 – Corso Mazzini, 43 E035 IM SANREMO – Italgas ex Officina Gas Via Goethe E044 IM SANREMO – Italgas – Strada Armea – Loc. Bussana – ex Cava Fulcheri G007 IM VENTIMIGLIA – A10 riqualificazione piazzale autostradale di Ventimiglia CERIALE – Condominio Azalea B – Via Alessandria,23 – fuoriuscita B286 SV combustibile D013 SV SHELL – AdS Ceriale Nord – Autostrada A10 E002 SV ANDORA – ESSO P.V. 3658 – Via Merula, 9 E012 SV BORGHETTO S.SPIRITO – Ex Oleificio Roveraro VARAZZE – Recupero urbano per realizzazione complesso polifunzionale Soc. E024 SV New-Co ed Anteo E036 SV ALTARE - Riqualificazione aree ex SAVAM e vetrerie – Città del Vetro SpA ALBENGA – Riqualificazione area ex Stabilimento Farmaceutico Cav. Testa – E043 SV Via Piemonte Reg. Carrà E062 SV ALBISOLA SUP. –Riqualificazione area ex Stabilimento Italiani Cavarry A001 GE GENOVA – Aree ex ILVA AFO AUC1-AUCIII-AUCIV-A5II B109 GE PIEVE LIGURE – Sversamento gasolio Via Roma, 245 B129 GE GENOVA - ENI AGIPFUEL – ATRIPLEX – Deposito di Fegino B159 GE GENOVA - INDUSTRIALE – ex cromatura Genova Bolzaneto B285 GE GENOVA – Condominio Via Marras – Sversamento accidentale di gasolio B291 GE RONCO SCRIVIA – TAMOIL PV 8027 – Autostrada A7 Giovi-Est B321 GE CAMOGLI – ESSO PVF 3533 – Via Ruffini B328 GE SERRA RICCO’ –AUTOGRILL Campora Est B348 GE GENOVA – SIEMENS sede di Genova B367 GE GENOVA – Grillo Cartiera B372 GE SESTRI LEVANTE – Oli combustibili di Pezzi Giuseppe – Via Fasce Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 635 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni COD PROV SITO GENOVA – Porto Turistico Camillo Luglio-Sestri Ponente ora Marina Genova B395 GE Aeroporto B422 GE GENOVA – PV 3415 – Piazza Villa D002 GE COGORNO – AGIP PV 1143 – Viale Risorgimento D031 GE LAVAGNA – P.V. ESSO n.3515 – Piazza Torino, 37 D036 GE GENOVA – Sversamento olio combustibile Condominio Via Emilia, 6-8 D38 GE CASARZA LIGURE – P.V. TOTAL2697 – Via Francolano,104 D039 GE GENOVA – P.V. Q8 0022 – Via Borzoli D053 GE GENOVA – P.V. API n.40789 – Via Ruffini, 66/ D068 GE PIEVE LIGURE – P.V. AGIP n.51484 – Via XXV Aprile, 197 D069 GE CHIAVARI -Sversamento gasolio caserma Vigili del Fuoco P.zza Sanfort, 3 D079 GE GENOVA – P.V. IP n.43102 P.zza Terralba,26 B/R COGOLETO – Comunicazione contaminazione Ditta Pesce Pietro Area ex Cava D082 GE Molinetto D088 GE GENOVA – Supero idrocarburi impianto Ricupoil – Via Laiass,1 MIGNANEGO Riqualificazione area ex Biscottificio Delfino – Via Croce Bianca, D110 GE 70 – Soc. Remana D115 GE GENOVA – Sversamento gasolio Condominio Via Borzoli, 16° E004 GE GENOVA – P.V. ESSO 3406 Lungomare Canepa, 182 rosso E031 GE GENOVA – Riqualificazione area ex rimessa AMT – Via Boccadasse E042 GE GENOVA – Riqualificazione area ex Oleificio Sbragi – Coronata GENOVA – Comunicazione contaminazione area ex sedime ferroviario Genova E063 GE Pra F003 GE GENOVA – Sversamento gasolio presso Via Ravasco GENOVA – Riqualificazione area ex Georg Fisher TIL – Via Romana della G012 GE Castagna B021 SP ARCOLA - CERMET ex Metalli Derivati D018 SP LA SPEZIA – P.V. ESSO 8538 – Viale Italia,563 D070 SP LA SPEZIA – p.v. N.4027 Kuwait – Viale Amendola E069 SP LA SPEZIA – Nuovo Ospedale Felettino LA SPEZIA – Potenziale contaminazione presso Cantiere Area ex Pacinotti di G010 SP A.R.T.E.– Via Venezia Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 636 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni ALLEGATO 4: Siti di interesse pubblico – Schede sito specifiche Tiro al volo - Follo (SP) CARATTERISTICHE SITO TIRO AL VOLO - FOLLO (SP) Soggetto Comune di Follo Estensione (m2) 10.000 CSC di riferimento Colonna A Procedura DM 471/99: Piano di caratterizzazione D.Lgs 152/2006: Indagini integrative, documento "Analisi di rischio sito specifica e progetto operativo di bonifica (Aprile 2010)" Determinazione n. 89 del 30/06/2010 approvato verbale CdS 29/06/2010 Approvazione documento Contaminazione riscontrata Matrice suolo - Piombo Suolo superficiale valore max 1384 mg/kg olo profondo cromo max 497,4 e nichel max 310,9 Risultati Analisi di Rischio Recettori: acque sotterranee e superficiali; umani relativamente alla sola zona destnata a parco. Rischio tossico per ingestoine e contatto da piombo; rischio per la tutela della risorsa idrica da Piombo e nichel. CSR piombo 240,30, Nichel 958,51. Progetto di Bonifica Il progetto prevede la demolizione delle strutture fuori terra, l'eliminazione della sorgente primaria di contaminazione (pallini e altro) e l'asportazione del suolo superficiale per una profondità di 0,30 - 0,50 cm Piano di monitoraggio acque sotterranee (3 piezometri) Costi stimati per l'intervento € 1.354.756,44 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 637 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Area Ex Pittaluga - Porto Venere loc. Le Grazie (SP) CARATTERISTICHE SITO AREA EX PITTALUGA - PORTO VENERE LOC. LE GRAZIE (SP) Soggetto Comune di Portovenere Estensione (m2) 4.000 CSC di riferimento Colonna A Procedura D.Lgs 152/2006: approvato PdC con D.D. del Comune di Portovenere n. 533 del 23/10/2008; Indagini di caratterizzazione approvate con la CdS del 23/09/2009; Indagini integrative svolte nel 2010; Presentata analisi di rischio nel 2011e Integrazioni all'AdR, approvati nella CdS del 13/07/2013 Contaminazione riscontrata Matrice suolo - Piombo (valore max 5200 mg/kg), Zinco (valore max 6600 mg/kg), Arsenico, Mercurio, Rame, Cadmio, Nichel, Cobalto, Vanadio, Idrocarburi C>12 (valore max 31000 mg/kg), Idrocarburi C<12, IPA, BTEXS anche fino a profondità variabili tra 4 e 6 m da p.c. Matrice acque sott: prodotto petrolifero in galleggiamento, Idrocarburi tot. e IPA Risultati Analisi di Rischio Recettori: residenti e lavoratori,acque sotterranee e superficiali. In assenza di pavimentazione rischio cancerogeno e tossico per ingestione, contatto dermico e inalazione di polveri; rischio tossico per inalazione vapori da suolo profondo; rischio per la risorsa idrica sotterranea Progetto di Bonifica Da redigere. Costi stimati per l'intervento - Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 638 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Complesso natatorio di Corso Colombo, Savona (SV) CARATTERISTICHE SITO COMPLESSO NATATORIO DI CORSO COLOMBO (SV) Soggetto Comune di Savona Estensione (m2) 10.000 CSC di riferimento Colonna A Procedura Svolte Indagini preliminari ambientali ai sensi D.Lgs 152/2006 sett-ott 2006 Predisposto PdC approvato in CdS del 27/07/2007 Presentata a gennaio 2008 AdR approvata con CdS del 29/04/2013 (provvedimento n. 23870 del 08/05/2008) con prescrizione Provincia di Savona Certificazione di avvenuta messa in sicurezza permanente rilasciata dalla Provincia di Savona in data 18/10/2013 relativa alla matrice suolo nell'area "Centro natatorio di Corso Colombo LOTTO I". Contaminazione riscontrata Suolo superficiale: IPA, C>12; mercurio e PCB in un solo punto Suolo profondo insaturo: IPA, C>12; mercurio e metilfenolo in un solo punto Suolo profondo saturo: IPA, C>12; mercurio, metilfenolo, benzene in un solo punto. Falda tra 5,30-6,50 m da p.c. Acque sotterranee: contaminazione puntuale e discontinua da IPA (sommatoria 2,3 microg/l), un supero di Benzene Risultati Analisi di Rischio AdR approvata rilevando come non necessaria la bonifica dei suoli profondi. Progetto di Bonifica Per i suoli superficiali viene prevista, ove presente il superamento delle CSR, una bonifica mediante rimozione e smaltimento dei terreni contaminati e posa telo HDPE, già eseguita e certificata sul Lotto I relativamente alla sola matrice suolo. Attività ancora da eseguire sul Lotto II. In corso monitoraggio e controllo della falda. Costi stimati per l'intervento € 27.000 (riferiti alla sola movimentazione del terreno) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 639 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Ex Ospedale Martinez, Genova (GE) CARATTERISTICHE SITO EX OSPEDALE MARTINEZ (GE) Soggetto Comune di Genova Estensione (m2) 1.900 CSC di riferimento Colonna A Procedura Presentazione del PdC in data 14/10/2010 approvato in data 18/02/2011 a seguito della formulazione delle integrazioni richieste Presentazione dell'AdR in data 20/03/2012 approvata in data 04/06/2012 Presentazione risultati PdC e AdR in data 13/12/2011, approvati in data 4/06/2012. Presentazione del progetto di messa in sicurezza permanente in data 28/01/2013 approvato in data 20/05/2013 Contaminazione riscontrata Terreni: suolo superficiale e profondo: CrTot, Ni, IPA, C>12; suolo superficiale : PCB; altri superi isolati Pb, Zn, Cu. Acque sotterranee: Cr VI, Ni, Pb Risultati Analisi di Rischio Recettori residenziali, CSR inferiori ai valori di concentraizone riscontrati Progetto di Bonifica Rimozione del terreno superficiale contaminato e inibizione percorso vapori e infiltrazione acque mediante membrana "Radon Free" . Nell'ambito dell'attività edilizia è prevista l'esacavazione di circa 3.000 mc di terreno di cui circa 1.000 mc con possibilità di riutilizzo in sito. Costi stimati per l'intervento € 419.000,00 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 640 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Ex Discarica Capanna del Frate - Albisola Superiore (SV) CARATTERISTICHE SITO EX DISCARICA CAPANNA DEL FRATE - ALBISOLA SUPERIORE (SV) Soggetto Comune di Albisola Superiore Estensione (m2) 1.700 CSC di riferimento Acque sotterranee Procedura presentazione del PdC in data 18/01/2008 e approvazione in data 05/09/2008 Presentazione del progetto di messa in sicurezza permanente approvato il 29/05/2012 Contaminazione riscontrata Suolo e sottosuolo: oli minerali, idrocarburi totali, zinco, rame, piombo, nichel, cromo totale, cobalto acque: alifatici clorurati cancerogeni, ferro, manganese, nichel, selenio. Toluene Risultati Analisi di Rischio - Progetto di Bonifica Messa in sicurezza Permanente Riduzione piezometrica mediante pompaggio di liquidi contenuti nel deposito e loro smaltimento off-site. E' previsto inoltre l'isolamento idraulico del depositi di rifiuti dalle acque di circolazione sotterranea mediante la costruzione di una conterminazione mediante due interventi successivi: formazione del diaframma plastico superficiale (profondità 5 m da p.c.), diaframma di sbarramento profondo (profondità da 5 a 15 m da p.c.) Costi stimati per l'intervento € 465.804,79 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 641 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni ALLEGATO 5: Cartografia diffusione organoclorurati nelle acque sotterranee TAV1: Provincia di Genova - Zona Levante TAV2: Provincia di Genova - Zona Centro Ponente TAV3: Provincia di Genova – Bacino T. Bisagno TAV4: Provincia di Genova – Bacino T. Polcevera TAV5: Provincia di Savona – Bacino F. Centa TAV6: Provincia di Savona - Bacino T. Quiliano, T. Letimbro, T. Sansobbia TAV7: Provincia di Savona – Bacino F. Bormida Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 642 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni TAV1: Provincia di Genova - Zona Levante Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 643 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni TAV2: Provincia di Genova - Zona Centro Ponente Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 644 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni TAV3: Provincia di Genova – Bacino T. Bisagno Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 645 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni TAV4: Provincia di Genova – Bacino T. Polcevera Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 646 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni TAV5: Provincia di Savona – Bacino F. Centa Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 647 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni TAV6: Provincia di Savona - Bacino T. Quiliano, T. Letimbro, T. Sansobbia Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 648 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni TAV7: Provincia di Savona – Bacino F. Bormida Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche Sezione Bonifiche 649 Il responsabile del procedimento Andrea Baroni . GEL010 # * GEL009 # * GEL004 # * GEL008 # * GEL007 # * GEL006 GER001 # * # * 11 GEL005 # * GEL014 # * 9 3 GEL001 GEL002 # * # * GEL015GEL012 *# # * 1 2 GEG007 # * GEG009 # * GEG005 # * GEG010 GEG006 GEG003 # * # * GEG002 # * *# GEG001# * SITI OGGETTO DI PROCEDIMENTO DI BONIFICA POZZI PER IL MONITORAGGIO DELLE ACQUE SOTTERRANEE AI SENSI DEL D.LGS 152/06 DIFFUSIONE ORGANOCLORURATI NELLE ACQUE SOTTERRANEE # * < 2 SUPERAMENTI CSC ANALISI DATI MONITORAGGIO ACQUE SOTTERRANEE E PROCEDIMENTI DI BONIFICA # * >= 2 SUPERAMENTI CSC - PROVINCIA DI GENOVA ZONA LEVANTE - BACINI IDROGRAFICI 0 2,5 5 Km DATA: NOVEMBRE 2013 TAV 1 GES019 # * . GES001 # * GES005 # * GES004 # * GEP011 # * GEP006 # * GEP010 # * 5 GEP012 # * GEP005 # * GEP003 # * GEV001 # * GEP001 GEP002 # * # * 18 6 13 19 12 7 15 8 10 GEB004 GEB006 GEB005 # * # # * * 16 GEC001 4 # * GEB010 14 # * GEB007 # * GEB001 # * GEB002 # * SITI OGGETTO A PROCEDIMENTI DI BONIFICA DIFFUSIONE ORGANOCLORURATI NELLE ACQUE SOTTERRANEE POZZI PER IL MONITORAGGIO DELLE ACQUE SOTTERRANEE AI SENSI DEL D.LGS 152/06 ANALISI DATI MONITORAGGIO ACQUE SOTTERRANEE E PROCEDIMENTI DI BONIFICA # * < 2 SUPERAMENTI CSC - PROVINCIA DI GENOVA ZONA CENTRO PONENTE - # * >= 2 SUPERAMENTI CSC BACINI IDROGRAFICI DATA: NOVEMBRE 2013 scala 1:25.000 TAV 2 . GES019 # * GES001 # * GES005 # * GES004 # * GES003 # * GEP011 # * GEP006 # * GEP010 # * 5 GEP012 # * GEP003 # * GEP002 # * 10 GEB004 GEB006 GEB005 # * # * 16 4 # * GEB010 # * GEB007 # * GEB001 # * GEB002 # * SITI OGGETTO DI PROCEDIMENTO DI BONIFICA DIFFUSIONE ORGANOCLORURATI NELLE ACQUE SOTTERRANEE POZZI PER IL MONITORAGGIO DELLE ACQUE SOTTERRANEE AI SENSI DEL D.LGS 152/06 ANALISI DATI MONITORAGGIO ACQUE SOTTERRANEE E PROCEDIMENTI DI BONIFICA # * - PROVINCIA DI GENOVA - BACINO T. BISAGNO - < 2 SUPERAMENTI CSC # * >= 2 SUPERAMENTI CSC DATA: NOVEMBRE 2013 scala 1:25.000 TAV 3 BACINI IDROGRAFICI . GEP011 # * GEP006 # * GEP010 # * GEP012 # * GEP005 # * GEP003 # * GEP001 GEP002 18 # * # * 6 13 19 12 7 15 8 SITI OGGETTO DI PROCEDIMENTO DI BONIFICA POZZI PER IL MONITORAGGIO DELLE ACQUE SOTTERRANEE AI SENSI DEL D.LGS 152/06 DIFFUSIONE ORGANOCLORURATI NELLE ACQUE SOTTERRANEE ANALISI DATI MONITORAGGIO ACQUE SOTTERRANEE # * < 2 SUPERAMENTI CSC E PROCEDIMENTI DI BONIFICA - PROVINCIA DI GENOVA - BACINO T. POLCEVERA - # * >= 2 SUPERAMENTI CSC DATA: NOVEMBRE 2013 scala 1:25.000 TAV 4 BACINI IDROGRAFICI . SVC042 # * SVC054 # * SVC053 SVC039 # * # * SVC009 # * SVC037 SVC015 # * # * SVC018 SVC017 # * # * SVC034 # * SVC035 # * SVC033 # * SVC024 SVC027 SVC016 # * SVC032 # * # * # * SVC014 # * SVC023 # * SVC012 SVC030 # * # * SVC007 # * SVC029 SVC011 # * # * SVC021 # * SVC022 # * SVC013 SVC006 # * # * SVC050 # * 5 SVC020 # * SVC051 # * SVC005 # * SVC019 # * SVC049 # * 6 SITI OGGETTO DI PROCEDIMENTO DI BONIFICA DIFFUSIONE ORGANOCLORURATI NELLE ACQUE SOTTERRANEE ANALISI DATI MONITORAGGIO ACQUE SOTTERRANEE E PROCEDIMENTI DI BONIFICA POZZI PER IL MONITORAGGIO DELLE ACQUE SOTTERRANEE AI SENSI DEL D.LGS 152/06 - BACINO CENTA - PROVINCIA SAVONA # * < 2 SUPERAMENTI CSC # * >= 2 SUPERAMENTI CSC DATA: NOVEMBRE 2013 scala 1:10.000 TAV 5 BACINI IDROGRAFICI . SVS015 # * SVTE03 # * SVTE01 # * 7 SVSA02 # * SVS003 # * SVS001 # * SVS002 # * 8 SVS017 # * # *SVS014 10 SVL007 # * SVL004 # * 9 SVL003 # * 11 SVQ004 # * SVQ005 # * SVQ009 # * SVQ013 # * 14 SVQ015 # * 16 13 15 17 18 SVQ016 # * SVQ010 # * 12 SVQ018 # * SVQ021 # * SITI OGGETTO DI PROCEDIMENTO DI BONIFICA DIFFUSIONE ORGANOCLORURATI NELLE ACQUE SOTTERRANEE ANALISI DATI MONITORAGGIO ACQUE SOTTERRANEE E PROCEDIMENTI DI BONIFICA POZZI PER IL MONITORAGGIO DELLE ACQUE SOTTERRANEE AI SENSI DEL D.LGS 152/06 - BACINI: T. SEGNO, T. QUILIANO, T. LETIMBRO, T. SANSOBBIA - PROVINCIA SAVONA # * < 2 SUPERAMENTI CSC # * >= 2 SUPERAMENTI CSC DATA:NOVEMBRE 2013 scala 1:25.000 TAV 6 BACINI IDROGRAFICI . SVB005 SVB012 # * # * SVB006 # * SVB010 *# #*SVB009 1 2 3 SVB004 # * SVB003 # * SVB002 SVBM06 # * # * SVB001 # * 4 SVB015 # * SITI OGGETTO DI PROCEDIMENTO DI BONIFICA DIFFUSIONE ORGANOCLORURATI NELLE ACQUE SOTTERRANEE ANALISI DATI MONITORAGGIO ACQUE SOTTERRANEE E PROCEDIMENTI DI BONIFICA POZZI PER IL MONITORAGGIO DELLE ACQUE SOTTERRANEE AI SENSI DEL D.LGS 152/06 - BACINO F. BORMIDA - PROVINCIA SAVONA # * < 2 SUPERAMENTI CSC # * >= 2 SUPERAMENTI CSC DATA:NOVEMBRE 2013 scala 1:25.000 TAV 7 BACINI IDROGRAFICI PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI E DELLE BONIFICHE PIANO DI MONITORAGGIO Proponente: Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti – Dipartimento Ambiente Regione Liguria (ALLEGATO C al RAPPORTO AMBIENTALE FINALIZZATO ALLA FASE DI VAS AI SENSI DELLA LR 32/2012 A SEGUITO DELLA CONSULTAZIONE) MARZO 2015 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 651 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Indice 1. Monitoraggio del PGR 653 1.1. Organizzazione del sistema di monitoraggio 655 1.2. La governance del sistema di monitoraggio 658 1.3. Indicatori di contesto o descrittivi 661 1.3.1. Sistema di monitoraggio rifiuti in Liguria 664 1.3.2. Sistema di monitoraggio bonifiche in Liguria 665 1.4. Indicatori prestazionali di efficacia (realizzazione e risultato) 666 1.5. Schede di monitoraggio 670 1.6. Misure di retroazione - Azioni correttive 691 1.7. Diffusione dati di monitoraggio 692 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 652 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 1. Monitoraggio del PGR Il monitoraggio degli effetti ambientali significativi dei piani e dei programmi rientranti nel campo di applicazione della VAS è parte integrante e fondamentale del processo di Valutazione Ambientale Strategica. Il monitoraggio, infatti, è lo strumento che fornisce l’andamento dei parametri di interesse e quindi permette di verificare in itinere ed ex post le previsioni contenute nel Piano e nel suo rapporto ambientale, validandole o suggerendo revisioni. L’art. 18 del D.Lgs 152/06 e ss. mm. ed ii., recependo quanto indicato dalla direttiva VAS prevede che siano controllati gli impatti significativi sull’ambiente derivanti dall’attuazione dei piani e programmi approvati e che venga verificato il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale prefissati, così da individuare tempestivamente gli impatti imprevisti ed adottare le opportune misure correttive. Articolo 18 (Monitoraggio) del D.Lgs 152/06 come modificato dal D.Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4 e dal dall’art. 2 del Decreto Legislativo 29 giugno 2010, n. 128 1. Il monitoraggio assicura il controllo sugli impatti significativi sull'ambiente derivanti dall'attuazione dei piani e dei programmi approvati e la verifica del raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità prefissati, così da individuare tempestivamente gli impatti negativi imprevisti e da adottare le opportune misure correttive. Il monitoraggio è effettuato dall’Autorità procedente in collaborazione con l’Autorità competente anche avvalendosi del sistema delle Agenzie ambientali e dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. 2. Il piano o programma individua le responsabilità e la sussistenza delle le risorse necessarie per la realizzazione e gestione del monitoraggio. 3. Delle modalità di svolgimento del monitoraggio, dei risultati e delle eventuali misure correttive adottate ai sensi del comma 1 è data adeguata informazione attraverso i siti web dell'autorità competente e dell'autorità procedente e delle Agenzie interessate. 4. Le informazioni raccolte attraverso il monitoraggio sono tenute in conto nel caso di eventuali modifiche al piano o programma e comunque sempre incluse nel quadro conoscitivo dei successivi atti di pianificazione o programmazione. L’art. 14 (Monitoraggio) della Legge Regionale 32/2012 “Disposizioni in materia di valutazione ambientale strategica (VAS) e modifiche alla legge regionale 30 dicembre 1998, n. 38”, prevede nel dettaglio che: − la rilevazione degli impatti significativi dell’attuazione del piano sull’ambiente venga effettuata tramite adeguato monitoraggio che verifica anche il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità prefissati, al fine di adottare le opportune misure correttive in caso di impatti negativi. − il proponente (o l’autorità procedente) individui le risorse necessarie per la realizzazione del monitoraggio e, avvalendosi dell’ARPAL, effettua tale monitoraggio con oneri a proprio carico. − qualora il monitoraggio individui impatti negativi imprevisti, il proponente (o l’autorità procedente) debba adottare le opportune misure correttive, in accordo con l’autorità competente. − i dati del monitoraggio nonché le eventuali misure correttive sono pubblicati nei siti web dell’autorità competente, dell’autorità procedente, nonché dell’ARPAL. − gli esiti del monitoraggio sono condizione di procedibilità delle modifiche e degli aggiornamenti di piani o programmi sottoposti alle procedure di VAS e di verifica di assoggettabilità. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 653 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Rispetto ad altri Piani e Programmi regionali, assoggettati a VAS, il PGR non stabilisce sempre una scala temporale di attuazione univocamente definita per le azioni di piano e pertanto gran parte degli effetti del piano si potranno verificare solo nel momento in cui le misure ed interventi previsti saranno effettivamente implementati sul territorio dai soggetti attuatori, anche in dipendenza dalla disponibilità di risorse. Naturalmente ove il piano indichi tempistiche definite per la realizzazione di determinate azioni il controllo del relativo rispetto sarà integrato nel monitoraggio e sarà più agevole verificarne effetti in vari step temporali. In ogni caso il presente Piano di Monitoraggio del PGR, già piuttosto articolato, andrà opportunamente integrato con i piani di monitoraggio che dovranno accompagnare le successive fasi di pianificazione di dettaglio e attuative, con particolare riferimento al Piano d’Ambito e ai Piani d’Area. Esse deve essere quindi considerato uno strumento aperto, in continua evoluzione, da integrare via via, anche con attività di monitoraggio sito specifiche. Pertanto risulta più opportuno, in questa fase, mettere in relazione le azioni di piano con gli obiettivi mediante individuazione di traguardi da raggiungere sugli indicatori descrittivi o di contesto, andando a sfruttare quanto già implementato per il monitoraggio dello stato dell'ambiente, selezionando gli indicatori utili al monitoraggio del piano, con particolare riferimento a sensibilità alle linee di azione e popolabilità. Per allargare opportunamente il set di indicatori, andando a comprendere “indicatori prestazionali (risultato/realizzazione)” o “di controllo” (specificatamente rivolti a l'efficacia ambientale delle linee di azione del piano) si individuano indicatori aggiuntivi e si forniscono indirizzi per modalità e responsabilità del monitoraggio degli indicatori prestazionali nelle fasi attuative. Pertanto il presente piano deve essere considerato uno strumento aperto, in continua evoluzione, da integrare via via con attività di monitoraggio sito specifiche. Infatti, per quanto riguarda gli effetti ambientali delle linee di azione che prevedano realizzazione di infrastrutture per la gestione dei rifiuti, gli indicatori dovranno essere riferiti a pertinenti ambiti territoriali. Si ricorrerà sempre, ove opportuno, a mappature GIS. Nel contesto sopra illustrato, con predominanza di indicatori di contesto, saranno da superare le difficoltà di arrivare a discriminare gli impatti propri dell’attuazione del piano da altri impatti concorrenti o opposti dovuti ad altre attività e fattori insistenti sullo stesso territorio (rappresentatività o “sensibilità” specifica). Si pensi ad esempio all’influenza di fattori socioeconomici sugli effetti del piano dei rifiuti in un territorio in cui siano in netta diminuzione le attività produttive o all’opposto si stia vivendo un boom imprevisto di presenze turistiche. Il presente documento illustra il sistema che ci si propone di adottare per il monitoraggio sia del grado di raggiungimento degli obiettivi di piano e di sostenibilità sia, in particolare, degli effetti ambientali significativi del Piano di Gestione dei Rifiuti regionale, cioè l’insieme delle procedure e delle attività finalizzate a fornire un costante flusso di informazioni sullo stato di avanzamento del Piano, sulla realizzazione degli interventi, sul raggiungimento dei risultati attesi e sugli effetti ambientali di quanto intrapreso. Tali attività di monitoraggio, che rappresentano una fase essenziale del carattere strategico della VAS, vanno al di là della pur complessa ed articolata azione di raccolta e aggiornamento delle informazioni e costituiranno un fondamentale strumento di supporto alle decisioni. L'identificazione degli indicatori necessari per il monitoraggio della gestione e attuazione del piano è accompagnata dall’utilizzo di un apposito database, georeferito che si appoggerà sul sistema informativo territoriale regionale. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 654 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Lo schema che si intende utilizzare si basa anche sui risultati del progetto Interreg ENPLAN promosso nel 2002 nell’ambito di una cooperazione transnazionale da sei regioni italiane, tra cui la Regione Liguria, e quattro spagnole e che ha prodotto linee guida che hanno costituito un riferimento di livello nazionale nell’applicazione di quanto previsto dalla Direttiva 2001/42/CE. Struttura del sistema di monitoraggio – Interreg ENPLAN 1.1. Organizzazione del sistema di monitoraggio Le metodologie da utilizzare per il monitoraggio devono essere ovviamente quelle meglio adattabili alle previsioni e dovranno consentire la verifica delle ipotesi in merito agli effetti ambientali determinati dall’attuazione del piano. Analogamente il livello di dettaglio delle informazioni ambientali necessarie per il monitoraggio è in stretta relazione al livello di dettaglio del piano, che in questo caso ha carattere prevalentemente strategico, e comunque dovrà basarsi da un lato sulle informazioni che “possono essere ragionevolmente richieste” e dall’altro concentrarsi sulla verifica degli effetti di piano attraverso il monitoraggio di: stato di raggiungimento obiettivi di piano; stato di raggiungimento obiettivi di sostenibilità; effetti ambientali da considerare. Una volta così individuato “il campo di applicazione del monitoraggio” è necessario andare a valutare i fabbisogni informativi da soddisfare. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 655 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Non sempre devono essere utilizzati fattori d’impatto (ricavabili mediante rilevamento diretto dei cambiamenti nell’ambiente), ma ove possibile si può ricorrere anche al monitoraggio indiretto mediante determinanti o fattori di pressione, secondo il diffuso modello DPSIR (determinanti/cause- pressioni-stato-impatto-risposte). I set di indicatori prescelti devono rispondere anche alle seguenti esigenze: pertinenza con i temi e le azioni di piano capacità di esprimere chiaramente gli effetti ambientali del Piano affidabilità e sensibilità agevole popolabilità / disponibilità delle fonti / disponibilità nella scala necessaria (regionale, provinciale, comunale…) / reti di monitoraggio e controllo esistenti utilizzabili / aggiornabilità nel tempo / costo di popolamento affrontabile facile fruizione, non dimenticando infatti che è necessario presentare un quadro immediatamente accessibile delle conseguenze ambientali delle azioni intraprese e rendere nel contempo questi processi trasparenti verso il pubblico essere sintetici, in numero limitato (sufficiente e non eccessivo) adattabilità rispetto al carattere strategico del piano e al carattere variabile, non puntuale o sito specifico, degli effetti ambientali delle linee di azione. Un altro aspetto da rimarcare è la opportuna flessibilità dei sistemi di monitoraggio: il monitoraggio può essere rivolto al singolo piano o programma ma anche, più organicamente ed efficientemente a un insieme di più piani e/o programmi, purché gli scopi e gli obblighi della direttiva VAS vengano soddisfatti (tra l’altro andando ad individuare possibili effetti sinergici o cumulativi). Analogamente “possono essere impiegati, se del caso, meccanismi di controllo esistenti onde evitare una duplicazione del monitoraggio”. Anche nel presente caso le informazioni di carattere più specificatamente ambientale possono essere reperite tramite due vie principali: • utilizzando i sistemi di monitoraggio ambientale già implementati (per soddisfare fabbisogni informativi generali o discendenti da normative settoriali); • prevedendo una fornitura dati a livello di realizzazione delle singole azioni/interventi/progetti afferenti al piano (con eventuale implementazione banca dati dedicata e informazioni maggiormente localizzate). La scelta relativa al grado di operatività da porre in atto sarà legata anche alle risorse che potranno essere mobilitate in tal senso. Per quanto riguarda in particolare gli obiettivi di piano e gli effetti ambientali attesi i sistemi di monitoraggio già implementati forniscono comunque gran parte dei dati necessari, con una parziale eccezione per: • rifiuti speciali ove si prevede di definire delle modalità per l’acquisizione dei dati relativi alla produzione di rifiuti inerti non pericolosi, visto che non esiste l’obbligo di presentazione della dichiarazione MUD per tale tipologia di rifiuti e, quindi, ad oggi non sono disponibili dati certi; • il tema bonifiche, per cui il piano fissa obiettivi di miglioramento relativi al sistema di acquisizione e aggiornamento dati. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 656 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni La scelta è comunque quella di combinare al meglio le due possibilità, elaborando un sistema di monitoraggio imperniato su due livelli di indicatori, razionalizzando in questo modo al massimo le attività e le risorse conseguentemente necessarie, Il primo è un livello di carattere descrittivo o di contesto, in cui sono utilizzati indicatori che descrivono l’evoluzione dello stato dell’ambiente sul territorio ligure, basandosi principalmente sugli indicatori individuati nell’ambito dell’ultima stesura della Relazione dello Stato dell’Ambiente e integrati anche all’interno del Sistema di Gestione ambientale del Dipartimento Ambiente della Regione Liguria, certificato UNI EN ISO 14001. Questo set di indicatori, che presenta il non trascurabile aspetto di non comportare spese aggiuntive a carico del Piano, ha il vantaggio di essere aggiornato con cadenza minima annuale e consentirà di valutare periodicamente i trend ambientali rispetto alla situazione iniziale. Il secondo livello di indicatori (di realizzazione o risultato) è strettamente correlato alle fasi attuative e rivolto in particolare a pressioni e risposte e in parte dovrà essere popolato affidandone in parte la responsabilità ai soggetti attuatori degli interventi previsti dalle linee di azione. Dato il più volte ribadito carattere prevalentemente strategico del PGR, questo set di indicatori dovrà essere periodicamente revisionato, in particolare via via che il dettaglio delle fasi attuative assumerà maggiore definizione (si rimanda a questo proposito al paragrafo 1.6). Al fine di garantire un sistema di controllo su tutte le componenti ambientali sarà utilizzato come punto di riferimento il Sistema Informativo Regionale Ambientale (SIRAL). Dal sistema alfanumerico e cartografico ambientale regionale saranno estratte ed elaborate con cadenza periodica a livello di ambito quelle informazioni che sono state utilizzate nella caratterizzazione per valutarne i trend evolutivi come indicatori di contesto o descrittivi, mentre per la rilevazione degli indicatori prestazionali (di efficacia ed efficienza) dovrà essere realizzato un sistema di controllo periodico specifico, che dovrà verificare acquisizione e validazione dati nei tempi previsti nell’ambito dei vari interventi avviati. In ogni caso, con particolare riferimento agli indicatori di efficacia (realizzazione e soprattutto risultato) dovranno essere introdotti meccanismi e strumenti volti ad ottenere e verificare in tempi sufficientemente rapidi i risultati ottenuti, stimolando maggiormente i soggetti attuatori delle azioni di piano, trovando nel contempo soluzioni che non aggravino ulteriormente le amministrazioni comunali. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 657 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 1.2. La governance del sistema di monitoraggio I processi di VAS devono comprendere indicazioni operative in merito a come attivare e gestire il monitoraggio, cioè definirne responsabilità, tempistiche, modalità e costi, al fine di garantire che tale attività venga condotta lungo tutto il ciclo di vita del piano e oltre. A tale scopo la normativa in materia di VAS (D.Lgs. 152/06 e ss.mm. ed ii., con particolare riferimento al D.Lgs 128/2010) richiede di individuare tempi e costi del monitoraggio e definisce un quadro di responsabilità (autorità procedente, autorità competente e sistema agenziale) da declinarsi a seconda della tipologia di piano e del contesto in cui si opera. In tutti i casi devono essere ben definiti ruoli e responsabilità (oltre che previste e messe a disposizione risorse umane e finanziarie adeguate) e deve essere chiarita la modalità di coinvolgimento delle autorità con competenze ambientali, anche al fine della raccolta di informazioni. L’art. 14 (Monitoraggio) della Legge Regionale 32/2012 “Disposizioni in materia di valutazione ambientale strategica (VAS) e modifiche alla legge regionale 30 dicembre 1998, n. 38” prevede che il proponente (o l’autorità procedente) individui le risorse necessarie per la realizzazione del monitoraggio e, avvalendosi dell’ARPAL, effettui tale monitoraggio con oneri a proprio carico”. 1. La rilevazione degli impatti significativi dell'attuazione del piano sull'ambiente è effettuata tramite adeguato monitoraggio che verifica anche il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità prefissati, al fine di adottare le opportune misure correttive in caso di impatti negativi. 2. L'autorità procedente o il proponente individua le risorse necessarie per la realizzazione del monitoraggio di cui al comma 1 e, avvalendosi dell'ARPAL, effettua tale monitoraggio con oneri a proprio carico. 3. Qualora il monitoraggio individui impatti negativi imprevisti, l'autorità procedente o il proponente adotta le opportune misure correttive, in accordo con l'autorità competente. 4. I dati del monitoraggio nonché le eventuali misure correttive sono pubblicati nei siti web dell'autorità competente, dell'autorità procedente, nonché dell'ARPAL. 5. Gli esiti del monitoraggio sono condizione di procedibilità delle modifiche e degli aggiornamenti di piani o programmi sottoposti alle procedure di VAS e di verifica di assoggettabilità di cui alla presente legge Articolo 14 (Monitoraggio) del L.R. 32/2012 In questo caso il Dipartimento Ambiente della Regione Liguria si avvarrà delle competenti strutture dell’Agenzia Regionale di Protezione dell’Ambiente ARPAL, sia sulla base delle attività istituzionali svolte dall’ARPAL ai sensi della L.R.20/2006 e ss. mm. ed ii., sia attivando ove opportuno azioni ad hoc nelle fasi attuative del Piano. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 658 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Per gestire il sistema di monitoraggio del PGR si ritiene opportuno istituire formalmente un apposito Comitato di Pilotaggio, comprendente almeno 2 referenti dei competenti settori del Dipartimento Ambiente e 2 referenti delle strutture ARPAL interessate. Il Comitato di Pilotaggio lavorerà in stretta correlazione, ottenendo e fornendo dati in tema di rifiuti, con l’Autorità d’Ambito e con le Aree Territoriali Omogenee di cui alla L.R. 1/2014, Titolo III “Gestione Integrata dei Rifiuti”. Nelle more della costituzione del Comitato d’Ambito sarà responsabilità dei competenti settori regionali individuare e rendere disponibili adeguate risorse umane e finanziarie per garantire il corretto ed efficace avvio delle attività di monitoraggio definite. Sarà poi responsabilità dell’Autorità d’Ambito per il governo del ciclo dei rifiuti integrare il Piano di Monitoraggio con ulteriori attività correlate ai piani d’ambito e definire risorse necessarie e modalità di soddisfacimento delle necessità in merito. Il Comitato di Pilotaggio, salvo nuove decisioni in merito dell’Autorità d’Ambito, gestirà con le risorse assegnate l’intero monitoraggio così integrato, riferendo al Comitato d’Ambito. 1. L’Autorità d’ambito per il governo del ciclo dei rifiuti è la Regione Liguria, che opera attraverso un Comitato d’ambito costituito da: a) il Presidente della Giunta regionale o un suo delegato; b) gli Assessori regionali competenti; c) il Sindaco del Comune capoluogo di Regione; d) un Sindaco dei comuni individuati in rappresentanza di ciascuna area territoriale omogenea definita ai sensi dell’articolo 14. 2. Il Comitato d’ambito provvede alle seguenti funzioni: a) approva il Piano d’ambito, che recepisce e coordina le scelte dei piani d’area di cui all’articolo 16, comma 3, lettera b), ed attua il Piano regionale di gestione dei rifiuti, definendo le scelte in merito agli interventi non demandati alle aree territoriali omogenee ai sensi dell’articolo 16; b) definisce indicazioni organizzative volte a garantire gestioni unitarie per le aree territoriali omogenee definite, anche tramite forme di transizione fra l’assetto attuale di erogazione dei servizi ed il futuro assetto rispondente ai criteri individuati dalla Giunta regionale ai sensi dell’articolo 14, comma 2; c) definisce l’articolazione degli standard di costo intesi come servizi minimi da garantire al territorio omogeneo e i criteri per la determinazione delle tariffe da applicare a fronte della erogazione dei servizi nelle aree territoriali omogenee; d) individua i livelli qualitativi dei servizi e le relative modalità di monitoraggio indicando i soggetti responsabili delle funzioni operative di controllo; e) individua gli enti incaricati della gestione delle procedure per la realizzazione e/o l’affidamento della gestione degli impianti terminali di recupero o smaltimento di livello regionale o al servizio di più aree omogenee in base alle previsioni del Piano regionale di gestione dei rifiuti, facendo riferimento, di norma, ai comuni che rappresentano la maggioranza della popolazione interessata all’intervento; f) adotta ogni altro provvedimento, non di competenza delle aree omogenee, necessario alla gestione dei servizi in conformità ai principi sanciti nella vigente normativa comunitaria e nazionale. L.R. 1/2014 - Art. 15 (Autorità d’ambito del ciclo dei rifiuti) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 659 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Il Comitato di Pilotaggio del Sistema di Monitoraggio del PGR (CPM): definisce e verifica modalità e responsabilità per il popolamento indicatori di contesto; definisce e verifica tempi e modi per il popolamento indicatori di realizzazione, correlandosi con i soggetti interessati e individuando le condizioni per l’attivazione di un flusso informativo adeguato alle attività di reporting del monitoraggio (cfr. anche par. 1.7); stima le risorse necessarie e valuta adeguatezza risorse a disposizione; elabora proposte per eventuali necessità di rimodulazione o affinamento del piano di monitoraggio; analizza eventuali effetti imprevisti del piano e proporre azioni correttive e meccanismi di retroazione ove opportuni (cfr. par. 1.6); valuta e propone l’integrazione dei piani di monitoraggio sui differenti livelli con attività specifiche volte a monitorare localmente e preventivamente impatti delle azioni previste dal piano sulla salute umana (valutazione impatto sanitario, studi epidemiologici). A partire dalla effettiva vigenza del PGR, il CPM si riunirà periodicamente, con cadenza minima semestrale e produrrà report periodici, con cadenza temporale minima annuale. Per svolgere al meglio i suoi compiti il CPM, sulla base delle competenze necessarie (in particolare relativamente alla verifica del grado di raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale e alla valutazione degli effetti ambientali delle azioni di piano), si può avvalere delle competenti strutture regionali, con particolare riferimento a quelle di seguito elencate, e delle relative strutture di ARPAL competenti nelle materie specifiche. Obiettivo di Piano Struttura Regionale competente Rifiuti urbani Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti Rifiuti speciali Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti Bonifiche Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti Obiettivo di sostenibilità Limitare il consumo di suolo Settore Pianificazione Territoriale e Demanio Marittimo Limitare emissioni in atmosfera (anche in Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti riferimento a emissioni puntuali odorigene o di polveri) Limitare/mitigare gli effetti indotti dal Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti / Settore traffico veicolare Trasporti Promuovere il risparmio energetico e il Settore Ricerca, Innovazione ed Energia consumo sostenibile delle risorse Limitare emissioni di gas climalteranti Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti / Settore Ricerca, Innovazione ed Energia Limitare emissioni sonore in aree sensibili Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti Tutelare la qualità dei corpi idrici Settore Ecosistema Costiero e Ciclo delle Acque superficiali e sotterranei Tutelare le aree di pregio naturalistico del Settore Progetti e Programmi per la Tutela e Valorizzazione territorio ligure Ambientale Tutelare il paesaggio ligure Settore Urbanistica e Tutela del Paesaggio Il CPM può inoltre individuare altri soggetti con competenze in materia ambientale, anche esterni a Regione ed ARPAL, da integrare nelle attività di monitoraggio nelle fasi attuative del PGR, in base al loro possibile contributo nel popolamento degli indicatori previsti e integrativi, e può ove risulti opportuno attivare monitoraggi specifici in base a necessità contingenti e disponibilità di risorse. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 660 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 1.3. Indicatori di contesto o descrittivi Gli indicatori di contesto o descrittivi, espressi come grandezze assolute o relative, sono usati per la caratterizzazione della situazione ambientale e per il monitoraggio del processo di piano. Con riferimento al modello logico DPSIR dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, gli indicatori descrittivi possono quantificare: determinanti (attività antropiche generatrici di fattori di pressione); pressioni sull’ambiente; stato (qualità delle componenti ambientali sensibili ai fattori di pressione); impatti sulla salute e sulla qualità della vita; risposte (azioni volte a modificare le determinanti, al fine di agire sui fattori di pressione, sullo stato e sugli impatti). Questo primo gruppo di indicatori, che come detto si avvale nel caso del PGR delle informazioni di base presenti nel SIRAL (Sistema Informativo Regionale Ambientale), viene aggiornato con frequenza annuale/periodica e permette di fornire gli indicatori descrittivi aggiornati in concomitanza alle diverse fasi di valutazione intermedia e finale del piano. In questo modo è possibile verificare la situazione di riferimento in cui si trova ad operare il PGR e i trend rispetto ai dati di partenza, che saranno, pertanto, rilevati a partire dal 2014, facendo riferimento alla situazione del piano che in base al tipo di dato/indicatore coprirà il periodo 2008-2013 (si sottolinea comunque che per alcuni indicatori di contesto il completo popolamento dati per una annualità può avvenire anche dopo un periodo di circa un anno o in alcuni casi limitati di circa 2 anni, per cui talvolta per fare valutazioni puntuali sugli effetti del piano si dovrà tener conto di questo gap temporale, su cui comunque lavorare per ridurlo costantemente al minimo necessario). Di seguito si riporta brevemente l’elenco degli indicatori di contesto utilizzati nelle prime fasi di elaborazione del piano, che costituiscono la base del set di indicatori per supportare il monitoraggio di piano. TEMA INDICATORE DPSIR Produzione Rifiuti Urbani P Produzione di Rifiuti Urbani pro-capite P Quantitativi raccolti in modo differenziato totali e R per singole frazioni %RD R RIFIUTI Quantità di rifiuti urbani smaltiti in discarica P (avviati a smaltimento) totali e procapite Destinazione dei rifiuti avviati a Recupero R Quantità di rifiuti speciali smaltiti in discarica P Quantità Totale di Rifiuti Speciali prodotti P Gestione virtuosa dei rifiuti* R *comuni che hanno accesso annualmente a contributi premiali per gestione virtuosa rifiuti SUOLO: CONTAMINAZIONE SUOLO Siti bonificati R Emissioni Annue gas serra per macrosettore ARIA: EMISSIONI GAS SERRA Emissioni annue gas serra sorgenti puntuali e P areali Emissioni principali inquinanti Annue per ARIA: EMISSIONI PRINCIPALI macrosettore P INQUINANTI Emissioni principali inquinanti annue da sorgenti puntuali e areali ARIA: QUALITÀ - OZONO: LIVELLI DI Dati di concentrazione registrati dalle stazioni PROTEZIONE DELLA SALUTE E DELLA S della rete regionale di qualità dell’aria VEGETAZIONE (D.LGS.155/2010) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 661 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Consumi finali di energia D Energia prodotta da fonti rinnovabili R ENERGIA P Emissioni di CO2 dovute ai consumi finali di energia RISORSE IDRICHE: ACQUE Stato chimico-qualitativo S SOTTERRANEE Livello di inquinamento da Macrodescrittori S (LIMeco) Macroinvertebrati (STAR_ICMi) S RISORSE IDRICHE: ACQUE Diatomee (ICMi) S SUPERFICIALI Macrofite (IBMR) S Stato Chimico S Vita Pesci S Scarichi reflui industriali S RISORSE IDRICHE: SCARICHI Scarichi reflui urbani Bioindicatori S AMBIENTE MARINO E COSTIERO Stato ecologico S Stato chimico S Aree di esondazione S SUOLO: DIFESA DA RISCHI NATURALI Aree in frana S n° pratiche di screening della categoria rifiuti per R VIA esito n° pratiche VIA della categoria rifiuti per esito R Stato di conservazione dell’avifauna S AREE PROTETTE E BIODIVERSITÀ Stato di conservazione della fauna minore S n° di progetti di educazione ambientale R EDUCAZIONE AMBIENTALE realizzati dai CEA per tematica Diffusione Piani d'Azione per gli Acquisti Verdi R STRUMENTI DI SOSTENIBILITA’ n. di organizzazioni certificate ISO R 14001/registrate EMAS Tabella 2 – indicatori di contesto In riferimento al modello DPSIR è opportuno sottolineare che questo sistema va applicato con le dovute attenzioni, dato che la dinamica dei fenomeni innescati da specifici indirizzi di piano comporta un intervallo di tempo minimo necessario perché, ad esempio, gli effetti di un’attività possano ripercuotersi sull’ambiente. Inoltre le interrelazioni causa-effetto nella realtà sono assai più complesse del semplice modello lineare del DPSIR che lega ad una determinata attività antropica una specifica pressione. Anche sulla base di quanto emerso nella fase di scoping e nelle successive fasi di elaborazione del PGR e del rapporto ambientale tale set è stato implementato con alcuni altri indicatori di contesto, di seguito riportati. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 662 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni TEMA INDICATORE DPSIR NOTE Si ritiene utile integrare con cartografia riferita alle aree di discarica autorizzate, sebbene in una prima fase Superfici attualmente impegnate da SUOLO S si ritenga possibile monitorare attività connesse al ciclo dei rifiuti** puntualmente tale dato solo per discariche RSU ed estenderlo gradualmente alle altre tipologie. Superfici in passato impegnate da attività connesse al ciclo dei rifiuti e Tale indicatore potrebbe valutare lo SUOLO R dismesse (rinaturalizzazione o stato di evoluzione dei siti di discarica riconvertite ad altri usi)** N. e Superficie impianti connessi al Evidenziazione impianti incongrui con il PAESAGGIO ciclo dei rifiuti “incongrui” dal punto I supporto del settore competente di vista paesaggistico** n. e volumi disponibili discariche Indicatore da implementare nel RIFIUTI S autorizzate* dettaglio RIFIUTI Quantità Totale di Rifiuti Speciali Indicatore da implementare nel P PERICOLOSI prodotti* dettaglio RIFIUTI % apparecchi contenenti PCB PERICOLOSI/ R nn. smaltiti sul totale PCB RIFIUTI n. progetti “terre e rocce da scavo” R nn. SPECIALI presentati* * anche in base a segnalazione ARPAL **anche in base a segnalazione Dipartimento Pianificazione Territoriale, Urbanistica Si evidenzia ovviamente che tale set potrà e dovrà essere implementato con indicatori appropriati per tematiche specifiche, in particolare nel momento in cui si venga a presentare una situazione sito-specifica (si pensi alla localizzazione degli impianti) o si evidenzino particolari criticità in fase di attuazione. Ad esempio dovrà essere individuato l’indicatore più opportuno per ottenere dati in merito alle emissioni sonore, sensibile agli effetti delle previsioni di piano, nelle fasi attuative a livello locale. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 663 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 1.3.1. Sistema di monitoraggio rifiuti in Liguria Nel documento di piano viene fornito un quadro sufficientemente esaustivo della situazione della produzione di rifiuti sul territorio ligure, per tutte le varie tipologie di rifiuto: rifiuti urbani differenziati e non, speciali (pericolosi e non pericolosi), imballaggi e rifiuti da imballaggio, rifiuti contenenti PCB e rifiuti biodegradabili a discarica. Il relativo monitoraggio in Liguria risulta abbastanza soddisfacente per quanto riguarda gli obiettivi regionali, pur avendo margini di miglioramento, in particolare per quello che riguarda le tempistiche di messa a sistema di determinate categorie di dati. Il set di indicatori utilizzato è ancora adeguato alle esigenze di pianificazione e programmazione regionali, con le integrazioni proposte al precedente paragrafo. In ogni caso, in modo complementare e sinergico ai vari obiettivi di piano, vi sono obiettivi di miglioramento del sistema informativo e del sistema di monitoraggio, funzionali al raggiungimento dei risultati attesi (riduzione della produzione di rifiuti, creazione di filiere, minimizzazione della quantità di rifiuti conferiti in discarica, maggiore recupero frazione organica, verifica dell'effettivo recupero di materia e di energia, più accurata conoscenza dei flussi e della composizione merceologica, ecc…). Il D.Lgs. 152/2006 art. 189, dispone in capo alle ARPA la gestione della Sezione Regionale del “CATASTO RIFIUTI", in modo da assicurare, viste anche le specifiche attività di ARPA in campo ambientale, “un quadro conoscitivo completo e costantemente aggiornato della produzione e smaltimento/recupero dei rifiuti". Con la Legge Regionale n. 20/2006 sono state disciplinate le competenze di ARPAL che, in materia di rifiuti e banche dati, riguardano in particolare: l’attività di gestione della Sezione Regionale del Catasto rifiuti l’acquisizione dei dati, sia attraverso la raccolta diretta e sistematica, la validazione e l’organizzazione degli stessi, sia attraverso l’accesso a banche dati esterne. Il Catasto Rifiuti viene istituito con la legge n. 475/88, allo scopo di favorire 'la raccolta in un sistema unitario di tutti i dati relativi ai soggetti produttori e smaltitori di rifiuti' ed è articolato in una sezione nazionale, presso Ispra e in sezioni regionali presso le corrispondenti Agenzie Regionali per la Protezione dell'Ambiente. Il principale obiettivo della Sezione Regionale del Catasto Rifiuti riguarda la costituzione di una base conoscitiva informatizzata utile alle attività di monitoraggio, pianificazione e controllo ambientale nel settore dei rifiuti. In particolare le attività consistono in: raccolta, organizzazione e gestione dei dati disponibili in materia di rifiuti; bonifica e validazione dei dati raccolti; elaborazione di informazioni; trasmissione delle elaborazioni richieste dalla Sezione Nazionale; elaborazione di supporto agli enti locali e soggetti istituzionali interessati. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 664 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 1.3.2. Sistema di monitoraggio bonifiche in Liguria Relativamente alle bonifiche, a seguito del D.Lgs. 152/06 la Regione Liguria, con la legge regionale n.10/2009 e successive modifiche e integrazioni, ha trasferito molte competenze amministrative agli Enti locali, riservandosi il completamento della pianificazione di settore, la gestione dell'anagrafe dei siti da bonificare e la gestione delle procedure amministrative relative ai siti riconosciuti "di interesse regionale". L’Anagrafe regionale, ai sensi dell’art 8 della citata l.r. 10/2009 contiene: l’elenco dei siti per i quali è stata approvata l’analisi di rischio sito specifica che ha dimostrato il superamento delle concentrazioni soglia di rischio di cui all’art. 240, comma 1 lettera c) del D.lgs 152/2006; (Allegato 1); l’elenco dei siti oggetto di bonifica e di ripristino ambientale anche con procedura semplificata; (Allegato 2); l’elenco dei siti di cui all’art. 242, comma 5 del D.Lgs. 152/2006 per i quali, a seguito della procedura di analisi di rischio sito specifica, si sia concluso positivamente il procedimento. (Allegato 3). La Giunta regionale con deliberazione n. 1292 in data 25/10/2011, successivamente modificata con deliberazione n. 1717 in data 28/12/2012, ha provveduto ad istituire l’Anagrafe regionale dei siti da bonificare sulla base delle Anagrafi provinciali già esistenti e ad approvare la nuova scheda informativa ,opportunamente modificata ed integrata per adeguarla al contesto normativo delineato dal D.lgs. 152/2006. Nell'espletamento dei compiti di monitoraggio previsti dalla normativa, la Regione ha svolto le seguenti attività: 1. messa on-line dell'anagrafe dei siti da bonificare, consultabile anche tramite una mappatura cartografica (siti per i quali è stato accertato il superamento dei limiti previsti dalle tabelle allegate al decreto legislativo n.152/06 e ss. mm. ed ii.). 2. censimento dei siti potenzialmente contaminati, a cura dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente ligure 3. mappatura dei siti contenenti amianto, con particolare riferimento ai siti industriali dismessi e agli edifici pubblici 4. carta geochimica dei fondi naturali, per migliorare la conoscenza della qualità ambientale. L’inserimento e l’aggiornamento dei dati in anagrafe è effettuato dalla Regione. Per approfondimenti sulla struttura e i contenuti dell’anagrafe si rimanda agli specifici capitoli del PGR – sezione bonifiche. Come indicato nel Rapporto Ambientale, il PGR fornisce un quadro della situazione relativa alle bonifiche in Liguria, ma soprattutto pone tra i suoi obiettivi la necessità di potenziare il relativo sistema di monitoraggio, sia dal punto di vista informatico e funzionale, sia attraverso una corretta allocazione di ruoli, risorse e competenze. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 665 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 1.4. Indicatori prestazionali di efficacia (realizzazione e risultato) Gli indicatori prestazionali permettono di misurare il grado di raggiungimento degli obiettivi in termini assoluti (efficacia) e in rapporto alle risorse impiegate (efficienza). Per valutare il raggiungimento degli obiettivi di piano e di sostenibilità è necessario quindi approntare un’opportuna griglia di indicatori, che permetta di monitorare l’efficacia e l’efficienza delle azioni previste dal PGR nel perseguire i propri obiettivi. Di seguito si riporta l’elenco degli indicatori prestazionali individuati per le varie linee di azione del PGR. Anche questo set di indicatori deve essere considerato non in maniera rigida, ma suscettibile di evoluzioni, integrazioni o modifiche nelle successive fasi di attuazione del piano, sulla base delle valutazioni periodiche del gruppo di lavoro istituito per la gestione del monitoraggio del PGR. Rifiuti urbani Linea di azione Indicatore di realizzazione Indicatore di risultato Obiettivo Specifico: Favorire e sviluppare la prevenzione (riduzione di rifiuti alla fonte) Incentivo alla diffusione del GPP - n. Piani acquisti verdi adottati dagli (Acquisti verdi) EE.LL. liguri Sviluppo della pratica del compostaggio - n. comuni coinvolti nel CD riduzione 1,5% anno tonnellate domestico e di comunità prodotte dal 2016 - n. cittadini operativi nel CD Azioni per la riduzione di specifiche (ulteriori indicatori specifici per azione tipologie di rifiuti - azioni specifiche avviate da definire in sede di programmazione Iniziative per la diffusione della cultura dettaglio azione) della prevenzione - n. ecofeste Supporto ad attività e processi produttivi orientati ad una minor produzione di - azioni specifiche avviate rifiuti da imballaggio dei prodotti. Obiettivo Specifico: Portare il sistema territoriale della raccolta differenziata al risultato del 65% rispetto al rifiuto prodotto e raggiungere un indice di recupero del 65% del rifiuto Diffusione di sistemi di raccolta domiciliare delle frazioni riciclabili e del - n. Comuni con sistemi PAP secco residuo operativo /progettato Potenziamento e condivisione della rete - n. Centri di conferimento Rd/RAAR 65% di raccolta differenziata di infrastrutture pubbliche di primo utilizzati in funzione sinergica da più conferimento della rd. Comuni 2016 IREC= 50% per carta/cartone, metalli, plastica, vetro legno e Supporto alla realizzazione di impianti - n. Impianti trattamento realizzati organico per il trattamento della frazione organica Supporto alla applicazione di sistemi di 2020 IREC= 65% per carta/cartone, - n. comuni con sistema tariffazione metalli, plastica, vetro legno e tariffazione puntuale puntuale (pay for waste) organico Approvazione misure finalizzate a rendere omogenee le modalità di organizzazione della raccolta - Adozione standard su attrezzature differenziata, anche tramite l’adozione di dedicate standards su attrezzature dedicate Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 666 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Linea di azione Indicatore di realizzazione Indicatore di risultato Obiettivo Specifico: Favorire condizioni di effettivo recupero del rifiuto differenziato Sviluppo, anche in accordo con Conai, di - disponibilità strumenti di controllo 65% al 2020 sistemi di tracciabilità e rendicontazione sul fine vita rifiuti differenziati. annuale su tracciabilità RD Supporto alla creazione in Liguria di attività produttive connesse alle filiere del - n. attività avviate Tonnellate materiali recuperate recupero Obiettivo Specifico: Conseguire l’autonomia di gestione del residuo indifferenziato con riferimento ai sistemi territoriali individuati Smaltimento totale al 2020 : Realizzazione sistemi di pretrattamento - n. Impianti trattamento meccanico 289.800 t (al 2013 608.155 t) del rifiuto biologico realizzati Rifiuti urbani biodegradabili conferiti a discarica : 115 kg/ab/anno (2015) 30% di RUB nel sovvallo dopo separazione secco/umido (giugno 2016) 15% di RUB nel sovvallo dopo separazione secco/umido (dicembre 2016) Limitazione a realizzazione nuove Quantità di biogas recuperato discariche ed ampliamenti delle esistenti - n. ampliamenti discariche assentiti % fanghi da depurazione inviati a recupero energetico tramite recupero gas da trattamento biologico FOS prodotto in Liguria FOS riutilizzato Quantità CSS prodotto Consumo di suolo per attività di discarica RUR inviati a smaltimento Rifiuti urbani biodegradabili conferiti a discarica Ton. rifiuto movimentate per km Obiettivo Specifico: Delimitare bacini di raccolta e gestione omogenei a carattere intercomunale n. bacini omogenei di raccolta / n.gestori: Imperia 3 Approvazione del DDL Ato regionale con - n. Aggregazioni in logica di bacino Savona 4 previsione della delimitazione di bacini rese operative Genova 6 territoriali omogenei La Spezia 4 (tendenziale) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 667 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Rifiuti speciali Linea di azione Indicatore di realizzazione Indicatore di risultato Obiettivo Specifico: Supportare pratiche che minimizzino la produzione di rifiuti, , in particolare quelli da C&D, ovvero ne prevedano una gestione selettiva propedeutica alle successive operazioni di recupero Stipula di accordi e contratti di n. Accordi o altri strumenti concertativi % riduzione della produzione di rifiuti programma o protocolli d'intesa finalizzati stipulati speciali - (media -2% annuo dal 2016) alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti Obiettivo Specifico: Massimizzare l’invio a recupero e la reimmissione della maggior parte dei rifiuti nel ciclo economico Introduzione di sistemi di supporto agli Enti locali per incentivare l’utilizzo di Linee guida % riduzione della produzione di rifiuti aggregati riciclati nei capitolati per opere Standard tecnici speciali - (media -2% annuo dal 2016) pubbliche , anche tramite la definizione di Capitolati tipo standard tecnici sui materiali Azioni di promozione del Green Public Linee guida Procurement (GPP) Iniziative rivolte ad incentivare il mercato dei prodotti e delle materie prime seconde Progetti pilota attivati ottenute dal recupero dei rifiuti. Obiettivo Specifico : Garantire il rispetto del principio di prossimità del recupero o smaltimento rispetto al luogo di produzione Sviluppo analisi dei flussi della produzione dei rifiuti speciali non sottoposto all’obbligo di comunicazione annuale Da fissare in ragione della tipologia nelle linee guida MUD per definire in termini reali il linee guida fabbisogno di trattamento Obiettivo Specifico : Incentivare il riutilizzo a fini di ripristino ambientale, in siti produttivi dismessi (es. censimento cave esaurite) o altre operazioni di recupero ambientale, anche in connessione con le grandi opere infrastrutturali Strumenti a carattere concertativo ( es. Rifiuti inerti utilizzati per operazioni di Accordi di programma) o indirizzi che n. accordi di programma materiali ripristino ambientale per tipologia (sito prevedano il riutilizzo dei rifiuti individuati specifico) come idonei. Obiettivo Specifico : Incentivare il recupero di alcune tipologie di rifiuti speciali Iniziative ed indirizzi per l’incentivazione del recupero dei veicoli fuori uso e dei % Recupero veicoli fuori uso e Atti di indirizzo pneumatici fuori uso pneumatici (+5% annuo dal 2016) Obiettivo Specifico : Incentivare le operazioni di dismissione degli apparecchi contenenti PCB in concentrazione > 500 ppm Definizione di azioni rivolte all’aggiornamento della situazione relativa n. apparecchi dismessi rispetto a quelli alle dismissioni di apparecchi contenenti Linee guida ancora in detenzione (100 % al 2020 pcb in concentrazione > 500 ppm rispetto a situazione odierna) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 668 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Bonifiche Linea di azione Indicatore di realizzazione Indicatore di risultato Obiettivo Specifico: Potenziamento degli strumenti conoscitivi Aumento della conoscenza dello stato Collaudo software collegato ad Anagrafe della bonifica dei siti attraverso Incremento numero dati inseriti nel data siti inquinati potenziamento gestionale Anagrafe dei base (+ 50% al 2015) siti inquinati.. Obiettivo Specifico: Definizione delle priorità di intervento e pianificazione economica-finanziaria Valutazione del rischio e definizione delle priorità di intervento relativamente ai siti Definizione e approvazione di criteri Interventi finanziati 84 al 2016) in capo alla P.A. Obiettivo Specifico: Sviluppare l’azione regionale per la gestione del procedimento di bonifica Definizione linee guida per Linee guida determinazione valori di fondo naturale Supporto tecnico EE LL attraverso azioni di indirizzo, coordinamento e Individuazione aree standardizzazione delle procedure un Definizione linee indirizzo e priorità merito alla problematica degli organo clorurati nelle acque sotterranee Supporto tecnico EE LL attraverso azioni Riduzione quantità e pericolosità rifiuti di indirizzo e coordinamento nella prodotti in operazioni di bonifica (target Linee guida modalità di gestione dei procedimenti di sito specifici) bonifica Promuovere l’utilizzo di tecniche di bonifica sostenibili sotto il profilo ambientale con particolare riferimento Linee guida alla riduzione della movimentazione e della produzione di rifiuti Obiettivo Specifico: Migliorare la comunicazione tra i soggetti interessati Sviluppare una migliore comunicazione Fruibilità software servizio consultazione tra i soggetti interessati dai procedimenti Linee guida (messa on line) di bonifica Tabella 14 – indicatori di realizzazione e risultato Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 669 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 1.5. Schede di monitoraggio In estrema sintesi il monitoraggio di cui ai punti precedenti trova attuazione nella misurazione e valutazione periodica di indicatori appositamente selezionati. Al fine di registrare gli esiti di tali fasi, si è scelto di predisporre specifiche schede di monitoraggio, da compilare periodicamente, con cadenza minima annuale, a cura del gruppo di lavoro istituito per la gestione del sistema di monitoraggio. Il CPM demanderà la compilazione delle singole schede al soggetto interno ad esso competente. Nelle fasi attuative schede analoghe potranno essere richieste ai soggetti attuatori coinvolti. Sarà cura del CPM sintetizzare poi gli esiti, attraverso le schede, dei singoli monitoraggio in un quadro complessivo e trarne le opportune valutazioni (si veda anche il par. 1.6). Le schede di monitoraggio sono state suddivise in 2 categorie: 1) una incentrata sul monitoraggio degli indicatori di efficacia (realizzazione e risultato) relativi alle linee di azione individuate rispetto agli obiettivi di piano; 2) una incentrata sul monitoraggio degli effetti ambientali delle azioni di piano, partendo da indicatori di contesto e integrando con gli opportuni indicatori di impatto, in riferimento agli obiettivi di sostenibilità del piano e alle relative valutazioni e correlazioni riportate nel Rapporto Ambientale (rif. par. 5) e specificatamente alle linee di azione che possono avere impatti potenzialmente negativi rispetto agli obiettivi di salvaguardia ambientale. Gli obiettivi di sostenibilità individuati per il PRG sono di seguito elencati: Limitare il consumo di suolo Limitare emissioni in atmosfera (anche in riferimento a emissioni puntuali odorigene o di polveri) Limitare/mitigare gli effetti indotti dal traffico veicolare Promuovere il risparmio energetico e il consumo sostenibile delle risorse Limitare emissioni di gas climalteranti Limitare emissioni sonore in aree sensibili Tutelare la qualità dei corpi idrici superficiali e sotterranei Tutelare le aree di pregio naturalistico del territorio ligure Tutelare il paesaggio ligure Nelle pagine seguenti sono riportate le schede di monitoraggio, che costituiranno il principale elemento di registrazione, valutazione e reportistica del piano di monitoraggio. Oltre ai dati riportati nelle schede il CPM valuterà naturalmente l’efficacia complessiva del piano attraverso l’analisi di tutto il set di indicatori relativo alla gestione dei rifiuti ed alle bonifiche, la cui acquisizione, validazione e diffusione avviene sulla base delle normative e delle procedure regionali e (cfr. par. 1.6) valuterà l’emergere di ulteriori necessità di monitoraggio. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 670 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni SCHEDE DI MONITORAGGIO – realizzazione e risultato RU - Obiettivo Specifico: Favorire e sviluppare la prevenzione Indicatori di realizzazione e risultato Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note indicatore ante atteso per valore target aggiornato GDL linea al… azione Incentivo alla + 5% entro fine Piani acquisti verdi Monitoraggio 46 al diffusione del GPP (Acquisti verdi) adottati dagli EE.LL. liguri n. regionale 30/11/2013 ↑ 2014, in seguito +10% annuo comuni coinvolti nel CD Monitoraggio Sviluppo della pratica del n. regionale 214 ↑ 235 compostaggio Incremento domestico e di Monitoraggio congruente con comunità cittadini operativi nel CD n. regionale 107.742 ↑ tipologie abitazioni Azioni per la riduzione di Monitoraggio da 0 (solo specifiche tipologie Realizzazione Azioni specifiche avviate n. regionale nuove azioni) ↑ >1/anno di rifiuti Iniziative per la diffusione della Monitoraggio cultura della prevenzione n. ecofeste n. regionale 69 ↑ +10% al 2016 Ecofeste (Ecofeste) Supporto ad attività e processi produttivi orientati ad una Monitoraggio da 0 (solo minor produzione di Azioni specifiche avviate n. regionale nuove azioni) ↑ >3 al 2020 rifiuti da imballaggi dei prodotti riduzione 5% al 2016 rid. 1,5% 2017 e tonnellate rifiuti ton/ Monitoraggio 936.755 Tutte le precedenti Risultato prodotte all’anno anno regionale (2012) ↓ 2018 rid. 2% 2019 e 2020 (828.000 tonn) Rapporto Ambientale - Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 671 All. C - Piano di Monitoraggio RU - Obiettivo Specifico: Portare il sistema territoriale della RD al 65% rispetto al rifiuto prodotto Indicatori di realizzazione e risultato Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note indicatore ante atteso valore aggiornato GDL per linea target al… azione Diffusione di sistemi di raccolta n. Comuni con sistemi 57 Pap Monitoraggio domiciliare delle frazioni riciclabili e PAP operativo /progettato n. regionale 51 Misto ↑ +5 % anno Pap/stradale del secco residuo Potenziamento e condivisione rete di n. Centri di conferimento Rd/RAAR utilizzati in Monitoraggio infrastr. pubbliche di primo funzione sinergica da più n. regionale n.d. ↑ +5 al 2016 conferimento RD. Comuni Supporto alla +2 al 2016 realizzazione di 0 n. Impianti trattamento Monitoraggio + 5 imp. impianti per il trattamento della Realizzazione realizzati n. regionale (impianti ↑ comunità al nuovi) frazione organica 2016 Supporto alla applicazione di n. comuni con sistema Monitoraggio sistemi di tariffazione tariffazione puntuale (pay for waste) n. regionale 0 ↑ +5% anno puntuale Approvazione misure finalizzate a Adozione standard su Monitoraggio rendere omogenee modalità attrezzature dedicate n- regionale 0 ↑ 1 al 2015 organizzazione RD 50% al 2016 – rifiuto prodotto raccolto 65% al 2020 Monitoraggio 32,02 in modo differenziato ed avviato a recupero % regionale (2012) ↑ (trend di crescita annuo Tutte le del 5% ca) precedenti Risultato Ton. Rifiuto avviato a compostaggio di qualità Ton/anno Monitoraggio Ca. 10.000 +10% anno prodotto in Liguria e relativa percentuale di % regionale ton ↑ crescita annua Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 672 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni RU - Obiettivo Specifico: Favorire condizioni di effettivo recupero del rifiuto differenziato Indicatori di realizzazione e risultato Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note indicatore ante atteso per valore aggiornato GDL linea target al… azione Sviluppo, in accordo con Conai, di sistemi di disponibilità strumenti di Monitoraggio 0 1 strumento tracciabilità e rendicontazione sul controllo annuale tracciabilità RD su n. regionale (ex novo) ↑ consolidato fine vita rifiuti differenziati. Realizzazione Supporto alla creazione in Liguria Monitoraggio 0 +2 al 2016, di attività produttive connesse alle filiere n. attività avviate n. regionale (ex novo) ↑ + 5 al 2020 del recupero Da calcolare dopo aver Monitoraggio tasso di recupero % regionale definito ↑ 65% al 2020 indice di Tutte le precedenti Risultato recupero Da definire materiali recuperati dalle Monitoraggio 0 per le filiere nuove filiere tonn regionale (ex novo) ↑ specifiche avviate Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 673 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni RU - Obiettivo Specifico: Conseguire l’autonomia di gestione del residuo indifferenziato con riferimento ai sistemi territoriali individuati Indicatori di realizzazione Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note indicatore ante atteso per valore aggiornato GDL linea target al… azione Realizzazione sistemi di pretrattamento del 0 rifiuto indifferenziato n. Impianti trattamento Monitoraggio previsti da documenti meccanico biologico n. regionale (impianti ↑ +2 al 2016 di pianificazione o realizzati nuovi) Accordi di programma Realizzazione Limitazione a Limitazione a casi realizzazione nuove n. ampliamenti discariche Monitoraggio straordinari e discariche ed ampliamenti delle assentiti n. regionale (ex novo) ↓ transitori e a esistenti discariche di servizio Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 674 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni RU - Obiettivo Specifico: Conseguire l’autonomia di gestione del residuo indifferenziato con riferimento ai sistemi territoriali individuati Indicatori di risultato Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali indicatore ante atteso per valore aggiornato note GDL linea target al… azione m3/ 0 Monitoraggio n.d. Quantità di biogas recuperato energia producibile regionale (impianti nuovi) ↑ (rif. PEAR) Realizzazione % fanghi da depurazione inviati a recupero energetico tramite Monitoraggio 50% al sistemi pretrattamento del di recupero gas da trattamento % regionale (ex novo) ↑ 2020 rifiuto indifferenziato biologico previsti da 0 documenti di Monitoraggio pianificazione o FOS prodotto in Liguria ton regionale (impianti ↑ n.d. Risultato nuovi) Accordi di programma Monitoraggio 80% al FOS riutilizzato % regionale (ex novo) ↑ 2020 0 Monitoraggio >100.000 Quantità CSS prodotto ton regionale (impianti ↑ ton al 2020 nuovi) Limitazione a realizzazione nuove Consumo di suolo per attività di Monitoraggio discariche ampliamenti ed delle discarica ettari regionale n.d. ↓ n.d. esistenti Monitoraggio 636.821 ton <445.000 ton RUR inviati a smaltimento ton regionale al 2012 ↓ al 2016 274 Rifiuti urbani biodegradabili kg ab/ Monitoraggio 115 kg ab / Tutte le precedenti Risultato conferiti a discarica anno regionale kg/ab/anno ↓ anno al 2016 al 2012 Monitoraggio Ton. rifiuto movimentate per km Ton/km regionale n.d. ↓ -10% al 2016 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 675 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni RU - Obiettivo Specifico: Delimitare bacini di raccolta e gestione omogenei a carattere intercomunale Indicatori di realizzazione e risultato Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note indicatore ante atteso per valore aggiornato GDL linea target al… azione Definizione del In funzione n. Aggregazioni in logica Monitoraggio 0 perimetro e delle modalità operative Realizzazione di bacino rese operative n. regionale (ex novo) ↑ scelte comunali per la costituzione di Imperia 3 bacini territoriali n. gestori al Savona 4 omogenei per i n. bacini omogenei di Monitoraggio servizi di raccolta Risultato raccolta / n.gestori n. regionale 2012: ↑ Genova 6 La Spezia 1 dei rifiuti urbani 52 (tendenziale) RS – Obiettivo Specifico: Supportare pratiche che minimizzino la produzione di rifiuti, in particolare quelli da C&D, ovvero ne prevedano una gestione selettiva propedeutica alle successive operazioni di recupero Indicatori di realizzazione e risultato Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note d’azione indicatore ante atteso per valore aggiornato GDL linea target al… azione In ragione Stipula di accordi degli sviluppi e contratti di programma o Realizzazione Accordi siglati n. Regione 0 ↑ attuativi del protocolli d'intesa PRG finalizzati alla Da fissare in prevenzione ed ragione della alla riduzione Cfr. PGR produzione rifiuti tonn/ tipologia della quantità e Risultato speciali per tipologia anno ARPAL per ↓ (media -2% della pericolosità tipologia annuo dal dei rifiuti. 2016) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 676 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni RS – Obiettivo Specifico: Massimizzare l’invio a recupero e la reimmissione della maggior parte dei rifiuti nel ciclo economico Indicatori di realizzazione e risultato Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note indicatore ante atteso per valore aggiornato GDL linea target al… azione Introduzione di sistemi di supporto agli Enti locali per incentivare l’utilizzo di aggregati riciclati Linee guida 1 per nei capitolati per opere pubbliche , Standard tecnici n. Regione 0 ↑ tipologia Capitolati tipo dal 2016 anche tramite la definizione di standard tecnici sui materiali Azioni di Realizzazione promozione del Green Public Procurement (GPP), Linee guida n. Regione 0 ↑ 1 dal 2016 specifiche per RS iniziative rivolte ad incentivare il mercato dei prodotti e delle materie prime seconde Progetti pilota attivati n. Regione 0 ↑ >2 al 2018 ottenute dal recupero dei rifiuti. Da fissare in ragione Cfr. PGR della produzione rifiuti tonn/ Tutte le precedenti Risultato speciali per tipologia anno ARPAL per ↓ tipologia tipologia (media -2% annuo dal 2016) Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 677 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni RS – Obiettivo Specifico: Garantire il rispetto del principio di prossimità del recupero o smaltimento rispetto al luogo di produzione Indicatori di realizzazione e risultato Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note indicatore ante atteso per valore aggiornato GDL linea target al… azione Sviluppo analisi dei flussi della Realizzazione Linee guida n. Regione 0 ↑ 1 dal 2015 produzione rifiuti speciali non Da fissare sottoposti in ragione all’obbligo di recupero rifiuti tonn/ In della comunicazione annuale MUD per Risultato speciali per tipologia anno ARPAL elaborazione ↑ tipologia definire in termini nelle linee reali il fabbisogno guida di trattamento Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 678 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni RS – Obiettivo Specifico: Incentivare il riutilizzo a fini di ripristino ambientale, in siti produttivi dismessi (es. censimento cave esaurite) o altre operazioni di recupero ambientale, anche in connessione con le grandi opere infrastrutturali Indicatori di realizzazione e risultato Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note indicatore ante atteso per valore aggiornato GDL linea target al… azione Strumenti a In ragione carattere concertativo (es. Realizzazione Accordi volontari n. Regione 0 ↑ del n. di Accordi di interventi programma) o indirizzi che Rifiuti inerti utilizzati prevedano il per operazioni di tonn/ Soggetti Sito riutilizzo dei rifiuti Risultato ripristino ambientale anno attuatori n.d. ↑ specifico individuati come per tipologia idonei Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 679 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni RS – Obiettivo Specifico: Incentivare il recupero di alcune tipologie di rifiuti speciali Indicatori di realizzazione e risultato Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note d’azione indicatore ante atteso per valore aggiornato GDL linea target al… azione Iniziative ed indirizzi per Realizzazione Atto di indirizzo ARPAL 0 ↑ 1 dal 2016 l’incentivazione del recupero dei Recupero veicoli in +5% annuo veicoli fuori uso e dei pneumatici Risultato fuori uso e tonn ARPAL elaborazione ↑ dal 2016 pneumatici fuori uso. RS – Obiettivo Specifico: Incentivare dismissione apparecchi contenenti PCB in concentrazione > 500 ppm Indicatori di realizzazione e risultato Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note d’azione indicatore ante atteso per valore aggiornato GDL linea target al… azione Definizione di azioni rivolte Realizzazione Linee guida n. ARPAL 0 ↑ 1 al 2015 all’aggiornamento della situazione 100 % al relativa alle 2020 dismissioni di Apparecchi dismessi 0 (dal apparecchi Risultato sul totale % ARPAL 2014) ↑ rispetto a contenenti PCB in situazione concentrazione > odierna 500 ppm. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 680 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Bonifiche – Obiettivo Specifico: Potenziamento degli strumenti conoscitivi Indicatori di realizzazione e risultato Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note d’azione indicatore ante atteso per valore aggiornato GDL linea target al… azione Aumento della Aggiornamento Collaudo al conoscenza dello Realizzazione banca dati -- Regione n.a. ↑ 2014 stato della bonifica dei siti attraverso potenziamento In + 50% al gestionale Risultato Quantità dati trattati n. Regione elaborazione ↑ 2015 Anagrafe dei siti inquinati. Bonifiche – Obiettivo Specifico: Definizione priorità di intervento e pianificazione economico-finanziaria Indicatori di realizzazione e risultato Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note d’azione indicatore ante atteso per valore aggiornato GDL linea target al… azione Valutazione del rischio e Realizzazione Approvazione criteri n. Regione 0 ↑ n. 1 al 2015 definizione delle priorità di intervento relativamente ai Risultato Interventi finanziati n. e € Regione 0 (ex novo) ↑ n. 4 al 2016 siti in capo alla P.A. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 681 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Bonifiche – Obiettivo Specifico: Sviluppare l’azione regionale per la gestione del procedimento di bonifica Indicatori di realizzazione e risultato Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note indicatore ante atteso valore aggiornato GDL per linea target al… azione Definizione linee guida per determinazione valori di fondo naturale Linee guida n. Regione 0 ↑ 2 al 2015 Supporto tecnico EE LL Individuazione Regione / attraverso azioni di aree mappatura ARPAL 0 ↑ 1 al 2015 indirizzo, coordinamento e standardizzazione delle Definizione linee procedure un merito alla problematica degli indirizzo e n. Regione 0 ↑ 1 al 2016 organo clorurati nelle priorità acque sotterranee Supporto tecnico EE LL attraverso azioni di Realizzazione indirizzo e coordinamento nella Linee guida n. Regione 0 ↑ 2 al 2016 modalità di gestione dei procedimenti di bonifica Promuovere l’utilizzo di tecniche di bonifica sostenibili sotto il profilo ambientale con particolare riferimento Linee guida n. Regione 0 ↑ 1 al 2016 alla riduzione della movimentazione e della produzione di rifiuti Riduzione quantità e pericolosità rifiuti Da Regione / Target sito Tutte le precedenti Risultato prodotti in definire ARPAL n.d. ↑ specifici operazioni di bonifica Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 682 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Bonifiche – Obiettivo Specifico: Migliorare la comunicazione tra i soggetti interessati Indicatori di realizzazione e risultato Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea Tipologia Indicatore udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note d’azione indicatore ante atteso per valore aggiornato GDL linea target al… azione Sviluppare una migliore Realizzazione Linee guida n. Regione 0 ↑ 1 al 2015 comunicazione tra i soggetti Fruibilità software 0 (nuovo Collaudo al interessati dai procedimenti di Risultato servizio n. Regione software) ↑ 2015 consultazione bonifica Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 683 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni SCHEDE DI MONITORAGGIO – contesto e obiettivi di sostenibilità Obiettivo di sostenibilità: Limitare il consumo di suolo Indicatori ambientali (contesto e impatto) Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Indicatore Tipologia udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note GDL potenzialmente Indicatore ante atteso valore target aggiornato correlata per linea al… azione RU B.6 ? RU B.7 Consumo di ? RU B.8 suolo per Da ↓ tipologia di 2 RU C-12 attività Impatto m Regione determinare ? Non al 2014 aumentare RU D.13 ↓ nel complesso il RS J.22 ? consumo di VARIE, correlazioni positive ↑ suolo Superfici Da attualmente determinare Nel complesso delle linee di 2 azione impegnate da attività connesse Stato m Regione al 2014 con ? cartografie al ciclo dei rifiuti dedicate Superfici in passato Orientare al impegnate da miglioramento attività connesse 2 lo stato di n.a. al ciclo dei rifiuti e dismesse Risposta m Regione n.d. ↑ evoluzione (rinaturalizzazione dei siti di o riconvertite ad dicarica altri usi)** Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 684 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Obiettivi di sostenibilità: Limitare emissioni in atmosfera (anche in riferimento a emissioni puntuali odorigene o di polveri) Limitare/mitigare gli effetti indotti dal traffico veicolare Indicatori ambientali (contesto e impatto) Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Indicatore Tipologia udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note potenzialmente Indicatore ante atteso valore aggiornato GDL correlata per linea target al… azione Da prevenire RU A.2 – RU B.8 – D.13 Reclami odore Impatto n. ARPAL 0 ? per quanto possibile Quantità Evitare emessa / aumenti RU B.6 – B.8 - C.12 – Emissioni da Regione D.13 + RS J.22 traffico Impatto anno (Inventario)* n.d. ? rispetto (varie situazione sostanze) attuale da conc. di Indicatori verificare Prevenire inquinanti RU C.12 – RU D.13 qualità Impatto in aria Regione/ARPAL ex ante ? aumento dell’aria nelle aree esposizione ambiente ambiente interessate ed effetti previsti dalla da cumulativi conc. di vigente verificare nel rispetto inquinanti RS J.22 normativa Impatto in aria Regione/ARPAL ex ante ? dei limiti di nelle aree legge ambiente interessate Valore Rifiuto Km/ tonn Regione/ Da ↑ minimo: VARIE, correlazioni Pressione rifiuto calcolare (positivo) positive trasportato soggetti gestori calo 10 % trasportato al 2014 al 2018 * stime in base al flusso di traffico da ottenersi annualmente dai soggetti gestori/attuatori da inserire nei periodici aggiornamenti dell’inventario emissioni. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 685 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Obiettivi di sostenibilità: Promuovere il risparmio energetico e il consumo sostenibile delle risorse Limitare emissioni di gas climalteranti Indicatori ambientali (contesto e impatto) Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Indicatore Tipologia udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note potenzialmente Indicatore ante atteso valore aggiornato GDL correlata per linea target al… azione Evitare aumenti RU B.6 Consumi carburanti Pressione tep Regione n.d. ? rispetto situazione attuale n.d. e da RU C.12 – D.13 Soggetti RS F.16 - J.22 Consumi energetici Pressione MW attuatori 0 ? riferire al ciclo completo Produzione MW Regione/ Da ↑ (?) RU D.13 energetica da Risposta soggetti calcolare (cfr. equivalenti Recupero recupero di biogas gestori al 2014 PEAR) energetico Produzione sostenibile nel complesso del energetica netta da termovalorizzazione Regione/ Da ↑ (?) ciclo di gestione dei RU D.13 Risposta MW soggetti calcolare (cfr. CSS (distinguendo rifiuti da gestori al 2014 PEAR) calcolare nel tra fonte rinnovabile 2014 e non) parallelamente Emissioni gas al PEAR tep RU D.13 – B.8 climalteranti Risposta equivalenti Regione 0 ↑ risparmiate Da Sviluppare tep bilancio VARIE Bilancio CO2 Risposta equivalenti Regione calcolare ? specifico entro al 2014 2020 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 686 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Obiettivo di sostenibilità: Limitare emissioni sonore in aree sensibili Indicatori ambientali (contesto e impatto) Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Indicatore Tipologia udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note potenzialmente Indicatore ante atteso valore target aggiornato GDL correlata per linea al… azione Soggetto RU B.6 Reclami Impatto n. gestore n.a. ? n.a. Controlli RU B.7 – B.8 effettuati Risposta n. ARPAL 0 ? n.a. Costante Valutazioni di RU C.12 – RU D.13 impatto Risposta n. Soggetto 0 ↓ rispetto dei limiti di legge acustico / attuatore / Costante controlli ARPAL RS J.22 effettuati Risposta n. 0 ? rispetto dei limiti di legge Rifiuto Km/ tonn Regione/ Da calcolare ↑ Valore VARIE, correlazioni Pressione rifiuto soggetti (positivo) minimo: calo positive trasportato al 2014 trasportato gestori 10 % al 2018 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 687 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Obiettivo di sostenibilità: Tutelare la qualità dei corpi idrici superficiali e sotterranei Indicatori ambientali (contesto e impatto) Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione indicatore Tipologia udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali potenzialmente Indicatore ante atteso valore target aggiornato note GDL correlata per linea al… azione RU B.8 Valore RU C.12 minimo: RU D.13 Stato chimico Allegato III Da definirsi in ? rispetto Art.4 base alla RS J.22 acque Stato D.Lgs. ARPAL della Dir. localizzazione sotterranee 30/2009 2000/60/CE e attività VARIE, correlazioni positive ↑ relativi obiettivi PTA RU B.8 Valore RU C.12 minimo: RU D.13 Da definirsi in ? rispetto Stato Chimico Tab. 1/A RS J.22 base alla obiettivi PTA acque Stato D.Lgs. ARPAL localizzazione e comunque superficiali 152/06 VARIE, correlazioni attività mantenimento positive ↑ situazione ex ante nei vari RU B.8 Stato Ecologico contesti (Dir. RU C.12 acque EQB 2000/60/CE) RU D.13 superficiali Elementi di ? RS J.22 qualità fisico- Da definirsi in Nel dettaglio: chimica a base alla Macroinvertebrati Stato ARPAL sostegno e localizzazione Diatomee Macrofite Tab. 1.B attività VARIE, correlazioni positive LIMeco e Sostanze non D.Lgs. 152/06 ↑ prioritarie Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 688 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Obiettivo di sostenibilità: Tutelare le aree di pregio naturalistico del territorio ligure Indicatori ambientali (contesto e impatto) Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Indicatore Tipologia udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note potenzialmente Indicatore ante atteso per valore aggiornato GDL correlata linea target al… azione RU B.7 Valutazioni di Regione o ? RU C.12 – RU D.13 incidenza Risposta n. soggetti 0 ? n.a. avviate competenti RS J.22 ? Nota: come trattato nell’apposito capitolo del RA, i criteri localizzativi individuati consentono di considerare non significativo, in tal senso l’impatto del PGR. In ogni caso sarà monitorata esigenza di avviare valutazioni di incidenza per quelli interventi, che pur non situati entro le aree della Rete Natura 2000, potranno avere effetti indiretti su di esse o sui corridoi ecologici. Il monitoraggio istituzionale sullo stato degli habitat e delle specie di interesse comunitario fornirà parallelamente indicatori di contesto da analizzare attentamente al fine di prevenire eventuali effetti imprevisti. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 689 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Obiettivo di sostenibilità: Tutelare il paesaggio ligure Indicatori ambientali (contesto e impatto) Da compilarsi in sede di valutazione periodica Linea d’azione Indicatore Tipologia udm Fonte Valore ex Trend Eventuale Valore Eventuali note potenzialmente Indicatore ante atteso valore target aggiornato GDL correlata per linea al… azione Considerazione RU A.2 di eventuali ? RU B.7 effetti indotti ? Orientare gli negativi delle RU B.8 azioni scelte ↓ effetti Impatto / complessivi al RU C.12 rispetto ai n.a. Regione, in ↓ risposta miglioramento profili paesistici collaborazione dello status RU D.13 e territoriali – con le ↓ quo criteri di strutture e i n.a. RS J.22 mitigazione soggetti ? indicati esterni impianti competenti connessi al Evidenziazione n.d. ciclo dei rifiuti Impatto n. e ↑ impianti “incongrui” dal superficie (positivo) incongrui punto di vista paesaggistico Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 690 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 1.6. Misure di retroazione - Azioni correttive L’art. 18 del Dlgs 4/2008 recependo quanto indicato dalla direttiva VAS prevede che siano controllati gli impatti significativi sull’ambiente derivanti dall’attuazione dei piani e programmi approvati e che venga verificato il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale prefissati nel Rapporto Ambientale, così da individuare tempestivamente gli impatti imprevisti ed adottare le opportune misure correttive. L’art. 14 (Monitoraggio) della Legge Regionale 32/2012 “Disposizioni in materia di valutazione ambientale strategica (VAS) e modifiche alla legge regionale 30 dicembre 1998, n. 38”, declina tale aspetto prevedendo che “qualora il monitoraggio individui impatti negativi imprevisti, il proponente (o l’autorità procedente) debba adottare le opportune misure correttive, in accordo con l’autorità competente”. Per essere massimamente efficace anche in questo senso, l’azione di monitoraggio deve essere adeguatamente integrata nel processo di pianificazione, correlando in maniera opportuna i tempi del monitoraggio con le fasi di revisione del piano/programma. Pertanto, nell’ambito del piano di monitoraggio, tale compito sarà svolto dal Comitato di Pilotaggio (CPM) formalmente istituito per la gestione del sistema di monitoraggio (rif. par. 1.2), comprendente personale regionale e ARPA dei settori competenti sugli aspetti ambientali oggetto di Piano e interessato dagli obiettivi di sostenibilità ambientale. Sarà compito del CPM, che dovrà riunirsi a tale scopo con cadenza non inferiore ai 12 mesi (cfr. anche paragrafo successivo): verificare corretto funzionamento procedure di monitoraggio verificare rispetto tempistiche raccolta dati analizzare i dati ottenuti dare nulla osta alla diffusione dei dati verificare eventuale insorgenza di problematiche ambientali non previste o nuovi obiettivi di protezione ambientale (analizzando dati di monitoraggi ambientali di contesto o specifici attivati sul territorio) proporre implementazioni o modifiche al piano di monitoraggio, compresa introduzione monitoraggi supplettivi (“verifiche di sicurezza”) per verificare di non aver tralasciato o sottostimato alcuni effetti, meno prevedibili, del piano o del programma nella valutazione, compresa valutazione e proposta circa la necessità di avviare studi epidemiologici / valutazioni di impatto sanitario / osservatori per monitorare gli effetti sulla salute di determinate attività o in via preventiva per verificare situazioni in essere. verificare l’adeguatezza e la sufficienza delle misure di mitigazione e/o compensazione del PGR, e ove necessario proporre modifiche o implementare nuove azioni promuovere l’adozione di eventuali opportune misure correttive. Il GdL produrrà report periodici da sottoporre alla valutazione dell’Autorità d’Ambito, con analoga cadenza temporale minima, in cui formalizzare le conclusioni del proprio lavoro in merito, comprese Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 691 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni eventuali valutazioni e proposte in merito ai fabbisogni di risorse umane e finanziarie necessarie per l’adeguamento del piano di monitoraggio. 1.7. Diffusione dati di monitoraggio Relativamente alla opportuna diffusione dei dati di monitoraggio e della notizia ed efficacia di eventuali misure di retroazione, l’art. 14 (Monitoraggio) della Legge Regionale 32/2012 “Disposizioni in materia di valutazione ambientale strategica (VAS) e modifiche alla legge regionale 30 dicembre 1998, n. 38”, prevede esplicitamente che “i dati del monitoraggio nonché le eventuali misure correttive siano pubblicati nei siti web dell’autorità competente, dell’autorità procedente, nonché dell’ARPAL”. Pertanto sarà cura del Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti del Dipartimento Ambiente della Regione Liguria attivare una sezione specifica dedicata al monitoraggio del PGR sul portale ambientale regionale www.ambienteinliguria.it in cui pubblicare il presente Piano di Monitoraggio e report periodici, con cadenza non inferiore ad un anno, relativi ai risultati delle azioni di monitoraggio, compreso l’aggiornamento degli indicatori di contesto, di efficacia e di impatto e gli esiti delle valutazioni periodiche sull’efficacia del monitoraggio (cfr. paragrafo precedente). Tale attività sarà svolta da personale interno senza maggiori oneri per il bilancio regionale, con il supporto del nucleo redazionale DATASIEL. ARPAL analogamente pubblicherà sul proprio sito www.arpal.gov.it report periodici, con analoga cadenza minima, circa le procedure attivate per supportare il monitoraggio del PGR, potendo eventualmente rimandare con apposito link al portale ambientale regionale www.ambienteinliguria.it per quanto riguarda gli esiti dello stesso. Ove possibile, le informazioni relative agli interventi realizzati dal Piano di Monitoraggio al contesto ambientale di riferimento saranno inserite in sistemi georeferenziati, utilizzando i sistemi attualmente implementati da Regione e dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale. Procedure di monitoraggio e modalità di gestione dati saranno inoltre integrati nel sistema di gestione ambientale certificato UNI EN ISO 14001 del Dipartimento Ambiente. Analogamente, sarà cura del Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti del Dipartimento Ambiente della Regione Liguria inserire nei programmi annuali di comunicazione esterna, oltre alle attività di promozione e sensibilizzazione previste nell’ambito degli obiettivi del PGR o di accompagnamento a questi, almeno un’iniziativa specifica sugli esiti del PGR ogni 3 anni, in cui analizzare con i vari portatori di interesse gli esiti del monitoraggio, sia in termini di stato di avanzamento verso gli obiettivi di piano sia relativamente al grado di raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 692 Piano di Monitoraggio Il responsabile del procedimento Andrea Baroni PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI E DELLE BONIFICHE DICHIARAZIONE DI SINTESI AI SENSI DELL’ART. 10, c.5, LR 32/2012 Proponente: Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti – Dipartimento Ambiente Regione Liguria Marzo 2015 _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 693 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Indice 1. Introduzione 695 2. Descrizione delle fasi VAS e inchiesta pubblica 697 2.1. Fase di scoping 697 2.2. Il processo di valutazione ambientale condotto nel percorso di elaborazione del PGR 699 2.3. Fase di consultazione ed inchiesta pubblica 702 2.4. Osservazioni pervenute 704 2.5. Inchiesta pubblica ex art. 11 L.R. 32/2012 705 2.6. Fase della decisione 706 3. Integrazione delle considerazioni ambientali nel piano 707 3.1. Revisione del piano in base alle osservazioni pervenute nella fase di consultazione 707 3.2. Adeguamento agli esiti della valutazione ambientale: 707 3.3. Ragioni delle scelte alla luce delle possibili alternative 711 3.4. Considerazioni circa le misure di mitigazione e compensazione previste 713 3.5. Considerazioni circa la fase di attuazione e il monitoraggio 715 3.6. Misure correttive da adottare in caso di impatti negativi. 716 ALLEGATO A - Sintesi osservazioni pervenute in fase di inchiesta pubblica e relative controdeduzioni 717 ALLEGATO B - Misure di mitigazione / compensazione individuate nella fase di elaborazione del rapporto ambientale 752 _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 694 Dichiarazione di sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 1. Introduzione Il presente documento costituisce la dichiarazione di sintesi del processo di valutazione ambientale strategica (VAS) del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche (PGR). La dichiarazione di sintesi è il documento attraverso il quale l’autorità procedente, nel momento di informazione della decisione, illustra in che modo le considerazioni ambientali sono state integrate nel piano o programma e come si è tenuto conto del rapporto ambientale e degli esiti delle consultazioni, nonché le ragioni per le quali è stato scelto il piano o il programma adottato, alla luce delle alternative possibili. È fondamentale per ripercorrere il processo decisionale e renderlo trasparente ed efficace. Allegato D, L.R. 32/2012 “Disposizioni in materia di valutazione ambientale strategica (VAS)…” La dichiarazione di sintesi è redatta ai sensi: • dell’art. 9 della Direttiva 2001/42/CE che prevede che, all’adozione del piano le autorità ed il pubblico consultati siano informati e ad essi vengano messa a disposizione piano adottato, dichiarazione di sintesi e le misure adottate in merito al monitoraggio; • del recepimento italiano avutosi nell’ambito del D.Lgs n. 152/2006 e ss. mm. ed ii. che richiama la dichiarazione di sintesi alla lettera b) dell’art.17 come momento centrale dell’informazione sulla decisione discendente dall’applicazione della procedura di VAS; • della L.R. 32/2012 e ss. mm. ed ii., “Disposizioni in materia di valutazione ambientale strategica (VAS)…”, di cui si riporta il pertinente art. 10. 1. La Regione, conclusa la fase di consultazione (...), esaminati la proposta di piano o programma, il rapporto ambientale comprensivo della sintesi non tecnica, nonché le osservazioni ed i pareri acquisiti (…), elabora le valutazioni finalizzate all'emissione del parere regionale, anche tramite apposita Conferenza di servizi istruttoria (..), e le sottopone al Comitato VAS (…). 2. La Giunta regionale, nel termine di 90 giorni dall'avvenuta conclusione della fase di consultazione (…), acquisito il parere del Comitato VAS, esprime il proprio motivato pronunciamento avente efficacia vincolante, comprensivo della valutazione sulla adeguatezza del piano di monitoraggio, e lo trasmette all'autorità procedente. 3. Il provvedimento è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Liguria, nonché nel sito web dell'autorità procedente e dell'autorità competente. 4. L'autorità procedente o il proponente, in collaborazione con l'autorità competente, provvede in conformità al provvedimento di cui al comma 2 alla redazione conclusiva del piano o programma per la sua approvazione definitiva. 5. L'atto definitivo di approvazione del piano o programma è pubblicato nel BURL con l'indicazione della sede ove si può prendere visione dello stesso e degli atti concernenti il procedimento. Tale pubblicazione, anche nei siti web delle autorità interessate, comprende: a) il piano o programma approvato; b) il provvedimento motivato espresso dall'autorità competente; c) una dichiarazione di sintesi in cui si illustra in che modo le considerazioni ambientali sono state integrate nel piano o programma e come si è tenuto conto del rapporto ambientale e degli esiti delle consultazioni, nonché le ragioni per le quali è stato scelto il piano o il programma adottato, alla luce delle alternative possibili che erano state individuate, secondo lo schema di cui all'allegato D; d) le misure adottate in merito al monitoraggio; e) le eventuali misure correttive da adottare in caso di impatti negativi. L.R. 32/2012 - Art. 10. - (Valutazione ambientale strategica) _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 695 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Lo specifico allegato D alla L.R. 32/2012 indica i contenuti della dichiarazione di sintesi. La presente Dichiarazione rispecchia quanto richiesto dalla normativa vigente in materia e ai contenuti del sopra richiamato allegato D e si articola in un testo sintetico che illustra le varie fasi di consultazione ed inchiesta del processo di VAS applicato al PGR. Gli elaborati del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche, il Piano di Monitoraggio e la presente Dichiarazione di Sintesi, insieme al parere motivato del Settore VIA, alle versioni integrali delle osservazioni pervenute, al verbale, alla registrazione video della specifica riunione di inchiesta pubblica tenutasi giovedì 22 maggio 2014, ai documenti già pubblicati nell’ambito del processo di VAS (rapporto preliminare e rapporto ambientale e relativi allegati) sono pubblicati sul portale ambientale della Regione Liguria ( www.ambienteinliguria.it). Gli stessi documenti sono disponibili presso gli uffici dell’autorità proponente, Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti – Dipartimento Ambiente Regione Liguria, via D’Annunzio 111, 6° piano. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 696 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 2. Descrizione delle fasi VAS e inchiesta pubblica Nei paragrafi seguenti sono sinteticamente esaminati i vari passaggi che hanno accompagnato il Piano durante il Processo di VAS che nella fase finale, così come previsto dalla normativa, è stato coordinato con la fase di inchiesta pubblica prevista dalla l.r. 18/1999. 2.1. Fase di scoping Il processo di VAS del PGR ha avuto avvio in data 22 marzo 2013, giorno in cui la Giunta Regionale ha deliberato l’ approvazione del Rapporto Preliminare e dello Schema di Piano regionale dei rifiuti ai fini della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (DGR 299/2013), successivamente trasmesso dall’Autorità Proponente all’Autorità competente ed ai soggetti con competenza ambientale individuati insieme a quest’ultima. Soggetti esterni Soggetti interni - Province - Dipartimento Sviluppo Economico - Autorità d’ambito Rifiuti e Risorse idriche - Dipartimento Agricoltura, Sport, Turismo e - ANCI Cultura - ARPAL - Dipartimento Ambiente - ASL - Dipartimento Pianificazione Territoriale, - Soprintendenza per i beni paesaggistici Urbanistica - Soprintendenza per i beni archeologici - Dipartimento Salute e Servizi Sociali - Regioni confinanti - Dipartimento Programmi Regionali, Porti,Trasporti, Lavori Pubblici ed Edilizia Soggetti con competenza ambientale coinvolti nella fase di scoping La documentazione è stata resa disponibile ai soggetti con competenza ambientale anche attraverso il Portale ambientale della Regione Liguria. Il Rapporto Preliminare, redatto facendo riferimento allo schema di Piano, descriveva l’impostazione metodologica, le conoscenze e gli strumenti che si intendevano utilizzare per la redazione del successivo Rapporto Ambientale, e costituiva già in allora un documento piuttosto approfondito, data la forte sinergia avutasi, fin dalle prime fasi, tra elaborazione del piano ed elaborazione del rapporto. Ai sensi dell’articolo 8 della L.r. n.32/2012, ai fini della fase di consultazione/scoping sui contenuti dello Schema di Piano regionale e del Rapporto Preliminare, si sono tenute le conferenze istruttorie nelle date del 10.5.2013 e 6.6.2013 alle quali hanno partecipato i soggetti aventi competenza in materia ambientale. Autorità competente aveva predisposto appositi questionari al fine di facilitare la trasmissioni di osservazioni e contributi. - Ritenete adeguato l’elenco dei soggetti competenti in materia ambientale consultati? - Ritenete che siano state prese in considerazione tutte le componenti e tematiche ambientali pertinenti il piano? Condividete gli indicatori utilizzati? - Ritenete utile segnalare eventuali disponibilità di banche dati e/o informazioni? - Ritenete che l’individuazione preliminare dei possibili effetti significativi sull’ambiente delle varie azioni di piano sia completa? - Ritenete che la proposta di obiettivi integri in modo adeguato gli obiettivi di natura ambientale? - Ritenete che la proposta di indice e relativi paragrafi per la redazione del Rapporto Ambientale sia idonea ed esaustiva? - Ritenete adeguato l’elenco degli stakeholders da coinvolgere nel processo di partecipazione? Estratto domande questionario di supporto alla fase di consultazione del rapporto preliminare _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 697 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Oltre alla partecipazione alle conferenze istruttorie, hanno formalmente trasmesso osservazioni e contributi i seguenti soggetti: - ARPAL - Provincia di Savona - Provincia di Genova – Segreteria tecnica ATO rifiuti / acque - Provincia di Genova – Direzione Pianificazione generale e di bacino - Comune di Genova - ASL 4 chiavarese - Autorità Portuale della Spezia - Regione Toscana – Nucleo unificato di valutazione e verifica - Regione Piemonte – Ciclo Integrato dei Rifiuti e Servizio Idrico Integrato - Dipartimento Pianificazione Territoriale, Urbanistica - Settore Urbanistica e Tutela del Paesaggio - Settore Pianificazione Territoriale e Demanio Marittimo - Dipartimento Ambiente - Settore Assetto del Territorio A questi si sono aggiunti in seguito: - Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Liguria - Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Liguria - Soprintendenza per i beni archeologici della Liguria La consultazione e la fase istruttoria si sono concluse in data 4.7.2013 con la trasmissione, da parte del Settore competente in materia di Valutazione ambientale strategica, della nota prot. IN/2013/12917, riassuntiva dei contributi ricevuti dai Soggetti competenti e dalle Strutture regionali, ed integrata con i verbali delle Conferenze istruttorie. Il gruppo di lavoro istituito nell’ambito del Dipartimento Ambiente con la partecipazione di Arpal ha, quindi, valutato e recepito il contenuto delle osservazioni pervenute da parte delle Autorità con compentenze ambientali, anche tramite il supporto dei rappresentanti designati dalle Province, dal Comune di Genova e da ANCI. Si sottolinea come durante la fase di consultazione preliminare la maggioranza delle osservazioni pervenute o riportate in sede di conferenza, non abbiano avuto ad oggetto il livello e la portata delle informazioni ambientali da prendere in considerazione per la successiva fase di redazione del rapporto Ambientale, ma siano state incentrate sullo schema di Piano. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 698 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 2.2. Il processo di valutazione ambientale condotto nel percorso di elaborazione del PGR L’ Autorità Proponente, Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti del Dipartimento Ambiente della Regione Liguria, ha quindi elaborato il piano ed il rapporto ambientale, comprensivo di piano di monitoraggio. Il Rapporto Ambientale è stato redatto, secondo le indicazioni di cui all'Allegato C della L.R. 32/2012 e delle linee guida messe a disposizione dal Settore VIA della Regione Liguria (Modello di riferimento per l'elaborazione del Rapporto Ambientale) e contiene anche gli elementi indicati nei criteri e nelle linee guida definiti dalla Regione in materia di valutazione di incidenza in relazione ai possibili effetti sui siti della Rete Natura 2000 di cui alla legge regionale 10 luglio 2009, n. 28 (Disposizioni in materia di tutela e valorizzazione della biodiversità). Il Rapporto Ambientale, comprensivo della sintesi non tecnica e del piano di monitoraggio fa parte integrante del piano. Si è come detto avuto, fin dalle prime fasi di elaborazione del piano, un costante confronto tra i soggetti coinvolti nella elaborazione del piano e del rapporto ambientale, che ha consentito di rendere via via più coerente il piano dal punto di vista del perseguimento trasversale di obiettivi di sostenibilità ambientale, in parte ovviamente già connaturati in partenza per un piano settoriale in tema ambiente. In coerenza con quanto previsto dalla Direttiva, l’ambito della valutazione ambientale è stato delimitato in ragione delle informazioni disponibili, tenendo conto del livello delle conoscenze, dei metodi di valutazione, dei contenuti e del livello di dettaglio del POR, che è un piano con caratteristiche essenzialmente strategiche, essendo demandate a fasi successive, e in particolare al piano d’ambito ora richiamato dalla L.R. 1/2014, maggiori elementi strutturali e localizzativi. Peraltro deve essere qui sottolineato come i vincoli normativi esistenti abbiano ridotto notevolmente i gradi di libertà nelle scelte di piano. Il Rapporto Ambientale è comunque andato a costituire il principale strumento di integrazione delle considerazioni ambientali nella fase di pianificazione e pur essendo la maggioranza delle valutazioni basata su aspetti qualitativi è stato possibile porre analoghe basi per l’integrazione conseguente delle tematiche ambientali nelle fasi attuative, nelle attività di monitoraggio degli effetti ambientali significativi e nelle le modalità di retroazione e revisione. Il rapporto ambientale individua e descrive quindi: le caratteristiche ambientali del territorio regionale che potrebbero essere significativamente interessate (contesto di riferimento ambientale), le criticità ambientali pertinenti al piano, ivi compresi quelli relativi ad aree di particolare rilevanza ambientale, gli obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello comunitario, nazionale e regionale, il rapporto con altri piani e programmi (analizzando il quadro di riferimento normativo e la coerenza esterna ed interna del programma), gli effetti ambientali significativi potenzialmente generabili dalle linee di azione individuate dal PGR, il modo in cui sono state integrate le considerazioni ambientali, le misure previste per prevenire, mitigare e compensare nel modo più completo possibile gli eventuali effetti negativi significativi sull'ambiente derivanti dall'attuazione del piano, l’impostazione del monitoraggio e i meccanismi di retroazione. Il Piano regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche, i cui contenuti sono coerenti a livello generale all’art. 199 commi 2, 3, 4, 5 e 6 del Decreto Legislativo n.152 del 2006 e ss.mm.ii, è pienamente improntato ai principi di gestione dei rifiuti definiti a livello comunitario e nazionale, che esplicitano i cosiddetti criteri di priorità nella gestione dei rifiuti: prevenzione (minimizzazione e riuso), riciclaggio, recupero di materia e in subordine di energia, con un ruolo esclusivamente residuale per i sistemi di smaltimento in discarica. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 699 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Il PGR è suddiviso in tre sezioni principali: - una sezione principale dedicata ai rifiuti urbani, contenente una approfondita analisi della situazione regionale, gli indirizzi e gli obiettivi volti alla riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, all’aumento della raccolta differenziata, alla creazione di filiere di recupero, alla definizione di bacini omogenei e conseguire l’autonomia di gestione del residuo indifferenziato, oltre che indirizzi e criteri in merito alla localizzazione di impianti; - una sezione dedicata ai rifiuti speciali contenente l’analisi della produzione dei rifiuti speciali, l’individuazione dei flussi principali di tale categoria di rifiuti, la descrizione della situazione impiantistica esistente e valutazioni ed obiettivi circa modalità di gestione e recupero delle tipologie di rifiuti speciali più consistenti in Liguria; - il Piano delle bonifiche contenente l’individuazione dei siti da bonificare e le modalità generali per gli interventi di bonifica; e comprende anche specifiche disposizione attuative. Principali Obiettivi al 2020 del PGR - Prevenzione: -11,6% produzione rifiuti rispetto al dato 2012 - Raccolta differenziata: 65% - Recupero: 50% rifiuti urbani avviati a riciclaggio calcolati secondo metodo standard - Potenziare sistemi di trattamento frazione umida (prioritariamente digestione anaerobica) - Promuovere trattamento meccanico biologico dell’indifferenziato La tabella seguente riporta gli obiettivi generali e le relative linee di azione (ciascuna delle quali declinata in viarie attività da implementare) individuate per raggiungere i risultati attesi. Obiettivi Obiettivi specifici Linee di azione generali Rifiuti Urbani prevenzione o A. Favorire e sviluppare la • Incentivo alla diffusione del GPP (Acquisti verdi) riduzione della prevenzione (riduzione dei • Sviluppo della pratica del compostaggio domestico e di comunità produzione rifiuti alla fonte) • Azioni per la riduzione di specifiche tipologie di rifiuti (es. accordi per riutilizzo di prodotti alimentari) • Iniziative per la diffusione della cultura della prevenzione • Supporto ad attività e processi produttivi orientati ad una minor produzione di rifiuti da imballaggio dei prodotti. riciclaggio B. Portare il sistema territoriale • Diffusione di sistemi di raccolta domiciliare delle frazioni riciclabili e del della raccolta differenziata secco residuo al risultato del 65% rispetto • Potenziamento e condivisione della rete di infrastrutture pubbliche di al rifiuto prodotto primo conferimento della RD. • Supporto alla realizzazione di impianti per il trattamento della frazione organica • Supporto alla applicazione di sistemi di tariffazione puntuale • Approvazione misure finalizzate a rendere omogenee le modalità di organizzazione della raccolta differenziata, anche tramite l’adozione di standards su attrezzature dedicate recupero C. Favorire condizioni di • Sviluppo, anche in accordo con Conai, di sistemi di tracciabilità e effettivo recupero del rifiuto rendicontazione sul fine vita rifiuti differenziati. differenziato • Supporto alla creazione in Liguria di attività produttive connesse alle filiere del recupero _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 700 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni prevenzione o D. Conseguire l’autonomia di • Individuazione e realizzazione dei sistemi di pretrattamento del rifiuto riduzione della gestione del residuo • Limitazione a realizzazione nuove discariche ed ampliamenti delle produzione e indifferenziato con esistenti in funzione di servizio ai sistemi individuati nocività rifiuti, riferimento ai sistemi preparazione territoriali individuati per il riutilizzo, riciclaggio e recupero. riutilizzo, E. Delimitare bacini di raccolta • Definizione, tramite il Piano e la Legge regionale sulle funzioni in riciclaggio e e gestione omogenei a materia, del perimetro e delle modalità operative per la costituzione di recupero carattere intercomunale bacini territoriali omogenei per i servizi di raccolta dei rifiuti urbani Rifiuti Speciali Prevenzione, Supportare pratiche che • Stipula di accordi e contratti di programma o protocolli d'intesa finalizzati (riduzione della minimizzino la produzione di alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei quantità e rifiuti, , in particolare quelli rifiuti. pericolosità dei da C&D, ovvero ne rifiuti prodotti); prevedano una gestione selettiva propedeutica alle successive operazioni di recupero Recupero Massimizzare l’invio a recupero e • Introduzione di sistemi di supporto agli Enti locali per incentivare la reimmissione della l’utilizzo di aggregati riciclati nei capitolati per opere pubbliche , anche maggior parte dei rifiuti nel tramite la definizione di standard tecnici sui materiali ciclo economico • Azioni di promozione del Green Public Procurement (GPP), specifiche per RS • iniziative rivolte ad incentivare il mercato dei prodotti e delle materie prime seconde ottenute dal recupero dei rifiuti. Ottimizzazione Garantire il rispetto del principio • Sviluppo analisi dei flussi della produzione dei rifiuti speciali non del riutilizzo e di prossimità del recupero o sottoposto all’obbligo di comunicazione annuale MUD per definire in dello smaltimento rispetto al luogo termini reali il fabbisogno di trattamento smaltimento di produzione Ottimizzazione Incentivare il riutilizzo a fini di • Strumenti a carattere concertativo (es. Accordi di programma) o indirizzi del riutilizzo e ripristino ambientale, in siti che prevedano il riutilizzo dei rifiuti individuati come idonei. dello produttivi dismessi (es. smaltimento censimento cave esaurite) o altre operazioni di recupero ambientale, anche in connessione con le grandi opere infrastrutturali Incentivare il recupero di alcune • Iniziative ed indirizzi per l’incentivazione del recupero dei veicoli fuori tipologie di rifiuti speciali uso e dei pneumatici fuori uso. Incentivare le operazioni di • Definizione di azioni rivolte all’aggiornamento della situazione relativa dismissione degli apparecchi alle dismissioni di apparecchi contenenti PCB in concentrazione > 500 contenenti PCB in ppm. concentrazione > 500 ppm Bonifiche Potenziamento degli strumenti • Aumento della conoscenza dello stato della bonifica dei siti attraverso Conoscenza conoscitivi potenziamento gestionale Anagrafe dei siti inquinati. Definizione delle priorità di Definizione • Valutazione del rischio e definizione delle priorità di intervento intervento e pianificazione inteventi relativamente ai siti in capo alla P.A. economico-finanziaria • Definizione di linee guida per determinazione valori di fondo naturale • Fornire un supporto tecnico agli Enti Locali attraverso azioni di indirizzo, coordinamento e standardizzazione delle procedure un merito alla Sviluppare l’azione regionale per problematica degli organo clorurati nelle acque sotterranee Gestione la gestione del procedimento di • Fornire un supporto tecnico agli Enti Locali attraverso azioni di indirizzo bonifica e coordinamento nella modalità di gestione dei procedimenti di bonifica • promuovere l’utilizzo di tecniche di bonifica sostenibili sotto il profilo ambientale con particolare riferimento alla riduzione della movimentazione e della produzione di rifiuti Gestione/ Migliorare la comunicazione tra i • Sviluppare una migliore comunicazione tra i soggetti interessati dai comunicazione soggetti interessati procedimenti di bonifica Obiettivi specifici e linee di azione PGR _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 701 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 2.3. Fase di consultazione ed inchiesta pubblica Con la D.G.R 1801 del 27/12/2013, Regione Liguria ha adottato il Piano regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche e il Rapporto Ambientale, comprensivo di quadro normativo, contesto territoriale, piano monitoraggio e sintesi non tecnica. Conseguentemente in data 22/01/2014 è stato pubblicato sul BURL l’avviso, ai sensi dell’art. 9, comma 1 della L.R. 32/2012 ai fini dell’avvio della valutazione ambientale strategica. Gli elaborati di Piano, il Rapporto Ambientale e la sintesi non tecnica sono stati messi a disposizione del Pubblico sia depositando la documentazione in forma cartacea presso l’Autorità Proponente e il Settore VIA della Regione Liguria, sia rendendolo disponibile in formato digitale che sul portale ambientale regionale. Nel corso di tale fase il Pubblico, inteso come gli Enti o qualsiasi persona fisica e giuridica, ha potuto consultare la proposta di Piano, unitamente al Rapporto Ambientale e alla Sintesi non tecnica, e presentare proprie osservazioni. In attuazione dei principi di economicità e di semplificazione con il fine anche di evitare duplicazioni è stata simultaneamente condotta anche la fase di inchiesta pubblica del Piano prevista dalla L.R. 18/1999. In collaborazione con l’Autorità Competente in data 21 febbraio 2014 si è tenuta la conferenza istruttoria con i soggetti competenti in materia ambientale – SCA, cui sono stati invitati i seguenti soggetti consultati: - Direzione Reg. per i Beni Culturali e Paesaggistici - Soprintendenza per i Beni Arch. e Paesaggistici - Soprintendenza per i Beni Archeologici - ARPAL Direzione scientifica - ARPAL UTCR - ARPAL Dipartimenti Provinciali - ASL - Province - Autorità di Bacino del Fiume Magra - Enti Parco - Autorità Portuali - Regioni confinanti Sono stati inoltre consultate ed invitate alla conferenza istruttoria le seguenti strutture regionali: - Urbanistica e tutela del paesaggio - Ecosistema costiero e ciclo delle acque - Pianificazione territoriale e demanio marittimo - Attività estrattive - Progetti infrastrutture viabilità - Assetto del territorio - Progetti e programmi per la tutela e valorizzazione ambientale _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 702 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Oltre alla partecipazione alla conferenza istruttorie, hanno formalmente trasmesso osservazioni e contributi i seguenti soggetti: SCA Soprintendenza per i Beni Archeologici Prot. 1726 del 21.03.2014 Province Genova: prot 39608 del 16.04.2014 La Spezia: nota ricevuta con PEC/2014/67280 Imperia: nota ricevuta con PEC/2014/76594 Savona: nota ricevuta con PEC/2014/55767 Cuneo: prot. 15171 del 14.02.2014 Enti Parco Montemarcello Magra: prot. 1059 del 24.04.2014 Regioni confinanti Piemonte: prot. 3931 del 19.03.2014 Strutture interne Urbanistica e tutela del paesaggio IN/2014/11959 che richiama IN/2014/24016 del 5.12.2013 e relativo allegato Ecosistema costiero e ciclo delle acque IN/2014/7835 del 11.10.2014 Assetto del territorio IN/2014/4467 del 3.03.2014 e IN/2014/9524 del 7.05.2014 Tali contributi sono stati integrati nell’apposita sezione “Pareri dei Soggetti Competenti in materia Ambientale – SCA” del parere motivato del Settore VIA. Al fine di facilitare e massimizzare la partecipazione e il confronto sulla proposta di piano e sul rapporto ambientale, l’Autorità Proponente ha provveduto ad organizzare altri incontri, sia sul territorio, in collaborazione con le Province liguri. Tali incontri, aperti alla partecipazione di tutti i soggetti interessati, hanno visto la partecipazione in particolare di numerosi comuni liguri e si sono tenuti nelle seguenti date: - 27/2/2014 presso la Sala dei Comuni della Provincia di Imperia; - 18/3/2014 presso la Sala di Rappresentanza regionale, 11° piano di via Fieschi 15, Genova; - 21/3/2014 presso la Sala del Consiglio della Provincia della Spezia. In tali incontri sono state presentate le varie sezioni del piano ed il rapporto ambientale e le principali osservazioni discusse sono state relative all’assetto impiantistico a regime delineato dal piano. Sono stati incentivati i presenti a contribuire al confronto anche mediante contributi formalizzati. L’Autorità proponente ha inoltre promosso incontri specifici con soggetti interessati, in particolare per approfondire o comprendere più approfonditamente osservazioni formali nel frattempo ricevute o per fornire eventuali chiarimenti in merito ad eventuali problematiche riscontrate. Tra questi incontri quelli più approfonditi e formalizzati tramite verbale sono stati i seguenti: - 17/04/2014 ANCI - Sala Riunioni 6° piano Dipartimento Ambiente - 18/04/2014 AMIU - Sala Riunioni 6° piano Dipartimento Ambiente - 6/5/2014 Movimento 5 Stelle - Sala Riunioni 5° piano Dipartimento Ambiente _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 703 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 2.4. Osservazioni pervenute Il termine dei 60 giorni previsti dall’avviso è stato prorogato dal 22 marzo al 22 aprile e si è successivamente deciso di accogliere anche le osservazioni giunte oltre tale termine. Sono pervenute osservazioni da parte dei seguenti 31 soggetti, oltre ai contributi dei SCA e delle strutture regionali richiamati nel paragrafo precedente: SOGGETTO DATA E RIF. ANCI Liguria Pec PG/2014/72777 del 08.04.2014 Associazione Comitati Spezzini Pec PG/2014/64267 del 27.03.2014 Associazione Culturale Matermagna Nota prot. n. 82653 del 22.04.2014 CGIL CISL UIL Liguria Pec PG/2014/61110 del 24.3.2014 Comune Framura Pec PG/2014/107710 del 26.05.2014 Comune La Spezia Pec PG/2014/60685 del 24.03.2014 Comune Montoggio Pec PG/2014/61239 del 24.03.2014 Pec PG/2014/61327 del 24.03.2014 (doppia) Comune Sestri Levante Pec PG/2014/61937 del 25.03.2014 Pec PG/2014/61975 del 25.03.2014 (doppia) Comune Taggia Pec PG/2014/76984 del 14.04.2014 Comune Vado Ligure Pec PG/2014/92120 del 07.05.2014 Consorzio Intercomunale di Rio Marsiglia Pec PG/2014/60289 del 21.03.2014 Coordinamento Gestione corretta rifiuti Pec PG/2014/60377 del 21.03.2014 Nota prot. n. 62404 del 25.03.14 (doppia) Docks Lanterna SpA Pec PG/2014/33862 del 18.02.2014 Ecosavona Srl Nota prot. n. 41730 del 27.02.2014 Ente Parco di Montemarcello-Magra Pec PG/2014/84468 del 24.04.2014 I Verdi Liguri Nota prot. n. 61369 del 21.03.2014 Ing. Franco Taggiasco Pec PG/2014/57407 del 19.03.2014 ISDE Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (Sezione Pec PG/2014/61215 del 24.03.2014 della Spezia) Pec PG/2014/75284 del 10.04.2014 Italia Nostra – Sezione La Spezia Pec PG/2014/75099 del 10.04.2014 Legambiente Liguria Nota prot. n. 82655 del 22.04.2014 Ministero per i Beni e le Attività Culturali Pec PG/2014/60260 del 21.03.2014 - Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria Movimento 5 Stelle Pec PG/2014/58037 del 19.03.2014 Pec PG/2014/58487 del 20.03.2014 Provincia Cuneo Pec PG/2014/31718 del 14.02.2014 Provincia Genova Pec PG/2014/81103 del 17.04.2014 Provincia Imperia Pec PG/2014/76594 del 11.04.2014 Provincia La Spezia Pec PG/2014/67280 del 31.03.2014 N.B. allegato Osservazioni Confindustria La Spezia Provincia Savona Pec PG/2014/55767 del 17.03.2014 Regione Piemonte Pec PG/2014/57526 del 19.03.2014 Settore Ecosistema Costiero e Ciclo delle Acque Nota prot. IN/2014/7835 del 11.04.2014 Unione Industriali della Provincia di Savona Pec PG/2014/61168 del 24.03.2014 WWF SAVONA Pec PG/2014/107661 del 26.05.2014 Tutta la documentazione trasmessa dai sopra citati soggetti è disponibile on line sul portale ambientale regionale www.ambienteinliguria.it. Sulla base delle osservazioni pervenute l’Autorità Proponente ha trasmesso al Settore Valutazione d’Impatto Ambientale in qualità di Autorità Competente ai fini della VAS una scheda riepilogativa contenente, per ciascun soggetto che ha presentato osservazioni, la relativa sintesi e valutazione motivata in termini di accoglimento anche parziale, di non accoglimento o di non pertinenza, e le conseguenti modifiche da apportare al Piano; _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 704 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Le osservazioni hanno riguardato le seguenti aree tematiche, elencate in ordine di numero di osservazioni specifiche ricevute in merito: − Scenari Impianti (40 osservazioni) − Prevenzione (21) − Raccolta differenziata (18) − Rifiuti Speciali (15) − Governance (9) − Criteri localizzativi impianti (8) − Bonifiche (7) − Recupero rifiuti (5). Inoltre 38 osservazioni vertevano su argomenti vari e numerose sono state suggerimenti o richieste di chiarimenti molto specifici e puntuali. Deve essere sottolineato come su numerosi punti le osservazioni pervenute presentavano spesso posizioni diverse se non opposte. 2.5. Inchiesta pubblica ex art. 11 L.R. 32/2012 Due soggetti tra coloro che hanno trasmesso formalmente osservazioni hanno richiesto lo svolgimento di una inchiesta pubblica ai sensi dell’art. 11 della l.r. n. 32/2012. 1. L'autorità competente, su richiesta motivata da parte dei comuni interessati e delle associazioni ambientaliste riconosciute dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dispone, dandone adeguata pubblicità, lo svolgimento di una inchiesta pubblica per l'esame del rapporto ambientale, dei pareri forniti dalle pubbliche amministrazioni e delle osservazioni del pubblico, senza che ciò comporti interruzioni o sospensioni dei termini dell'istruttoria di cui all'articolo 10. 2. L'inchiesta di cui al comma 1, che si svolge tramite audizioni aperte al pubblico, può prevedere consultazioni con gli autori di osservazioni, con il proponente e con gli estensori del rapporto ambientale. 3. L'inchiesta si conclude con una relazione sui lavori svolti ed un giudizio sui risultati emersi, da acquisire e valutare ai fini della VAS.

  25. Art. 11 (Inchiesta pubblica) - L.R. 32/2012 La richiesta è stata accolta, designando come presidente il Dirigente del settore regionale “Progetti e Programmi per la Tutela e Valorizzazione Ambientale “ ed organizzando specifico incontro, svoltosi in data 22 maggio 2014 presso la Sala Auditorium, 5° piano della sede regionale di Piazza De Ferrari, Genova. L’incontro, cui sono stati formalmente invitati (nota prot. n. PG/2014/92091 del 7 maggio) tutti i soggetti che avevano presentato osservazioni e reso noto tramite notizia su www.ambienteinliguria.it, è stato trasmesso, come da richiesta per le vie brevi di uno dei soggetti invitati, in diretta streaming. La relativa registrazione è disponibile sul portale ambientale regionale. Le relative risultanze sono state riportate nel verbale pubblicato nelle medesime pagine web. L’inchiesta pubblica ha visto una nutrita partecipazione di associazioni e soggetti a vario titolo portatori di interesse ed ha rappresentato una utile occasione per confrontarsi direttamente sui contenuti delle osservazioni pervenute. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 705 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Dato tuttavia che le considerazioni sollevate nel corso della seduta, da parte dei soggetti intervenuti, trovavano pieno riscontro nei contenuti delle osservazioni già formulate in forma scritta dagli intervenuti, che avrebbero trovato puntuale riscontro nell’ambito delle valutazioni finalizzate all’emissione del parere di VAS ai sensi dell’art. 10 della L.R. 32/2012, e che non sono emersi elementi di novità, non è stato ritenuto necessario prevedere la prosecuzione dell’inchiesta pubblica con ulteriori sedute. 2.6. Fase della decisione Il Comitato VAS ha esaminato il PGR in occasione delle sedute del 7/4/2014 (trattazione illustrativa) e del 3 luglio 2014. Con D.G.R. del 18/07/2014 è stato espresso, ai sensi dell’art. 10 del D.lgs. n. 152/06 parere motivato positivo, con alcune prescrizioni, in merito alla valutazione ambientale strategica sulla proposta di Piano regionale di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche. Il gruppo di lavoro istituito nell’ambito del Dipartimento Ambiente con la partecipazione di ARPAL ha, fin dalle prime fasi della consultazione provveduto a prendere in considerazione ed approfondire tutte le osservazioni pervenute e sulla base di queste e del parere VAS sopra citato ha provveduto a revisionare ed integrare: • il documento di piano; • il piano di monitoraggio e a redigere la presente dichiarazione di sintesi. Si rimanda al seguente capitolo 4 descrizione del modo in cui si è tenuto conto del parere motivato e delle prescrizioni in esso contenute e delle singole osservazioni pervenute. A conclusione del processo di VAS la decisione finale sarà pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Liguria (art.10, c.5 della L.R. 32/2012) con l’indicazione che presso la sede del Dipartimento Ambiente, Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti - sarà possibile prendere visione del PGR, integrato con le considerazioni della decisione finale, unitamente al Rapporto Ambientale, al Piano di Monitoraggio, al parere motivato, alle osservazioni pervenute nella fase di consultazione ed inchiesta pubblica e alla presente dichiarazione di sintesi. Tutti gli elaborati e la documentazione relativa al Piano saranno altresì resi disponibili in formato digitale sul portale ambientale della Regione Liguria: www.ambienteinliguria.it. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 706 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 3. Integrazione delle considerazioni ambientali nel piano 3.1. Revisione del piano in base alle osservazioni pervenute nella fase di consultazione Si riportano nello specifico allegato A in coda al presente documento, cui si rimanda, le principali osservazioni pervenute durante il processo di VAS, a cui sono affiancate le relative controdeduzioni e/o una sintesi di come tali osservazioni siano state o meno recepite nella revisione ed integrazione del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche. In tale schema, nell’ultima colonna sono infatti sinteticamente indicati gli effetti che le singole osservazioni hanno prodotto sul piano, nei casi in cui siano state ritenute pertinenti e accoglibili. Si sottolinea come molte delle osservazioni pervenute dai vari soggetti siano state preziose per meglio focalizzare alcuni aspetti, approfondire alcuni elementi specifici e fornire spunti di miglioramento del PGR. Larga parte delle osservazioni è stata accolta, con relative modifiche al piano. In linea generale sono stati introdotti nel PGR alcuni elementi di maggiore flessibilità rispetto agli scenari impiantistici, con maggiore rispondenza alle esigenze dei singoli territori. In particolare è stato particolarmente arricchito, sulla base dei contributi pervenuti, il programma regionale di prevenzione (minimizzazione produzione rifiuti e riuso), i cui obiettivi sono stati resi più ambiziosi. Versione precedente di tale schema era allegata al parere motivato VAS (DGR 910 del 18 luglio 2014). 3.2. Adeguamento agli esiti della valutazione ambientale: Il presente paragrafo descrive come si è tenuto del parere motivato e delle prescrizioni in esso contenute, in parte derivante anche dalle osservazioni pervenute dai soggetti con competenze ambientali e dalle strutture interne, indicando puntualmente ed argomentando le modifiche di conseguenza apportate. Dato il carattere strategico e generale delle osservazioni contenute nel parere motivato non si ritiene necessario riportare qui un raffronto puntuale tra la formulazione precedente e la nuova versione a fronte della modifica effettuata, bensì riportare l’argomentazione della modifica effettuata, citando i capitoli e paragrafi inseriti ex novo nel PGR. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 707 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Prescrizione parere Modalità di accoglimento Revisione piano motivato Struttura del piano: dare Gli obiettivi sono stati maggiormente esplicitati, con Reso più chiaro indice maggiore evidenza alle vari richiami incrociati nel piano, ed è stato inserito in Inserite pagine sue componenti apertura delle sezioni relative agli obiettivi 1,2,3 e 4 esplicative nelle seguenti un capitolo di sintesi, con un riepilogo che mette in sezioni: evidenza obiettivi, motivazioni e linee di azioni OBTV 1 sezione RU previste. OBTV 2 sezione RU OBTV 3 sezione RU OBTV 4 sezione RU con relativa modifica schemi Inserito nuovo cap. disposizioni attuative. Integrare una sezione È stata inserita ex novo a parte un’apposita sezione Inserito nuovo cap. recante “Disposizioni di disposizioni attuative che vede l’individuazione dei disposizioni attuative. attuative”, all’interno della soggetti aventi competenza in merito all’attuazione quale devono essere del PGR e definisce gli strumenti attuativi (Piano individuati univocamente d’ambito e Piani d’Area) di cui sono stati definiti i ruoli, responsabilità, criteri inerenti la scelta delle soluzioni tecnologiche tempi, modalità di definitive. adempimento a tutti i Sono state inoltre dettate, in parallelo ad un disegno passi successivi di legge, approvato dalla Giunta regionale in data necessari per la gestione 8/7/14, rivolto ad introdurre obblighi a carico dei del ciclo dei rifiuti, in gestori delle discariche e dei Comuni, le prescrizioni coerenza con il quadro cui gli Enti locali dovranno attenersi per conseguire il strategico e prestazionale raggiungimento dei risultati fissati dal PGR (raccolta definito dal piano, ivi differenziata organico, tariffazione puntuale, compreso il monitoraggio assimilazione) . Sono stati individuati gli strumenti di emergenza basati su Accordi interregionali vigenti o da definirsi, da attivare nel caso di deficit di capacità gestionale rispetto al fabbisogno delle singole province o dell’intera regione. Sono stati richiamati i criteri cui riferirsi per le misure di mitigazione e compensazione. Sono infine stati definiti i collegamenti fra il Piano di monitoraggio, di cui sono state esplicitate le responsabilità, e la verifica circa l’adempimento delle disposizioni attuative. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 708 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Prescrizione parere Modalità di accoglimento Revisione piano motivato Definire criteri a supporto In sede di disposizioni attuative: Inserito nuovo cap. della redazione dei Piani disposizioni attuative. d’ambito: • Sono stati richiamati i criteri cui riferirsi per le misure di mitigazione e compensazione, 1. che integrino sia richiamando come termini di riferimento, sia in considerazioni di natura termini prestazionali che di impatti ambientali le socio-economica che Bref per gli impianti di trattamento meccanico ambientale; biologico sui rifiuti approvate con D.L. 2007 e le misure in merito riportate nel rapporto 2. che definiscano ambientale. modalità di raffronto fra alternative tali da • È stato inoltre creato un modello per la consentire di individuare valutazione comparativa di diverse soluzioni l’assetto maggiormente tecnologiche basato sull’attinenza con gli obiettivi sostenibile sotto i vari alla base del PGR, inclusa l’esigenza di aspetti (ambientale, flessibilità tipica della situazione ligure. tecnico, economico, sociale), anche tenendo • Anche per le soluzioni di emergenza conto della flessibilità interregionali sono stati forniti criteri preferenziali dello schema gestionale basati sul bilancio degli impatti ambientali e impiantistico, a fronte di complessivi. eventuali risposte non previste da parte del territorio; 3. che prevedano l’esplicitazione di mitigazioni e compensazioni. Nel quadro degli obiettivi Sono stati introdotti elementi di maggior flessibilità Modificati vari punti. occorre tener conto della sugli scenari impiantistici, sia con riferimento Vedasi in particolare possibilità che determinati all’esigenza di trattamento della frazione organica per modifiche a capitolo obiettivi gestionali non i Comuni a bassa densità di produzione , sia con “soluzioni impiantistiche possano essere raggiunti riferimento alle soluzioni per il trattamento del rifiuto per il trattamento del nella dimensione attesa: residuo. Si veda in particolare sezione relativa rifiuto” e modifica schemi ad esempio la all’obiettivo 4. OBTV 4 sezione RU schematizzazione relativa ai sistemi ottimali di raccolta e trattamento Inserito nuovo cap. disposizioni attuative. della frazione umida, che sono differenziati territorialmente sulla base della densità di produzione, potrebbe rivelarsi troppo rigida per garantirne la funzionalità. Riferirsi a possibili opzioni Vedi sopra (introdotta possibilità sistemi selezione Come sopra alternative al CSS, anche spinta con quote minime di recupero definite). in funzione transitoria. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 709 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Prescrizione parere Modalità di accoglimento Revisione piano motivato Modificare i criteri I criteri sono stati aggiornati accogliendo le Integrati/modificati localizzativi sulla base dei indicazioni ricevute, anche per quanto riguarda la secondo indicazioni contributi dei SCA e delle maggior tutela dei beni archeologici, mentre per criteri del cap. “Criteri per strutture interne, l’aspetto VIS si è precisato come esso rilevi la localizzazione…” integrandoli per tener maggiormente in sede di progettazione puntuale Riferimenti a VIS/studi maggiormente conto del degli interventi , ed in quella fase dovrà essere epidemiologici inseriti in: rischio igienico sanitario e valutato quale misura di valutazione. • Disposizioni Attuative del vincolo archeologico. • Piano di Monitoraggio Risolvere alcune Modifica effettuata Appositamente Integrata incongruenze Sezione Rifiuti Speciali localizzative, riguardanti siti per l’allocazione di rifiuti inerti (area Parco Montemarcello). Prevedere, con scadenza Previsione inserita in sezione sui criteri localizzativi Integrato cap. “Criteri per definita, la messa a la localizzazione.....” disposizione degli utenti di un sistema cartografico che visualizzi i criteri localizzativi. Aggiornare i riferimenti a Aggiornamento ed integrazione effettuata Aggiornati i riferimenti norme ed indirizzi vigenti normativi (in particolare e citare quale riferimento Normativa e per l’ammissibilità degli programmazione Regionale) nel testo del impianti per la produzione PGR. di energia da fonti rinnovabili (nella Citate LG DGR fattispecie, 1122/2012: termovalorizzazione di • Obtv. 4 Sezione RSU biogas e/o CSS rifiuto) le Linee Guida regionali di • Disposizoni Attuative. cui alla DGR n. 1122/2012. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 710 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 3.3. Ragioni delle scelte alla luce delle possibili alternative In sede di redazione del rapporto ambientale devono essere “individuati, descritti e valutati gli effetti significativi che l’attuazione del piano o del programma potrebbe avere sull’ambiente nonché le ragionevoli alternative alla luce degli obiettivi e dell’ambito territoriale del piano o del programma” e pertanto nell’ambito dell’elaborazione del rapporto ambientale è stato via via approfondito uno specifico capitolo in cui vengono descritte le principali alternative agli indirizzi del piano prese in considerazione, con un livello di approfondimento correlato agli obiettivi del piano ed al suo carattere prevalentemente strategico e nella cornice imposta dai vincoli di fondo imposti dalle vigenti normative. È da rimarcare come già in tale fase gran parte delle considerazioni emerse nelle varie fasi di elaborazione del rapporto preliminare e del rapporto ambientale e di stesura del piano siano state già confrontate, approfondite, valutate e in larga misura direttamente integrate nel PGR, in particolare, dato il peso relativo delle scelte in esso prospettate, nell’ambito dei seguenti capitoli dell’ “Obiettivo 4 – Conseguire l’autonomia di gestione del residuo indifferenziato” della sezione Rifiuti Urbani: - Identificazione delle soluzioni impiantistiche ottimali - Sostenibilità degli scenari relativi ai vari assetti impiantistici in Liguria. - Scenari alternativi. Tale integrazione delle motivazioni delle scelte rispetto ad eventuali alternative considerate è stata ulteriormente rafforzata durante e successivamente alla fase di consultazione, anche sulla base delle osservazioni pervenute, che peraltro hanno portato ad una maggiore flessibilità del piano relativamente ad alcuni aspetti legati agli scenari impiantistici, introducendo la possibilità di ulteriori opzioni (es. soluzione relativa al perseguimento di sistemi di selezione spinta finalizzati a massimizzare il recupero di materia come soluzione di subordine in termini transitori nelle more del consolidamento tecnico e di mercato dell’opzione CSS). Pertanto si rimanda ai sopra citati capitoli, oltre che al rapporto ambientale, per un maggior dettaglio in merito. La seguente tabella sintetizza comunque le principali considerazioni circa possibili scenari alternativi. Condizioni di base Indirizzi prefigurati Alternative Possibili Considerazioni Gerarchia dei rifiuti Non coerente agli Massimo sforzo per la indirizzi normativi. Prevenzione riduzione alla fonte, RD e Raccolta Differenziata Opzione zero Necessità discariche. recupero. spinta Maggiore impatto Forte spinta compostaggio. Recupero di materia ed ambientale. Trattamento Meccanico energia Non immediatamente Biologico dell’indifferenziato Limitazione discariche con valorizzazione e recupero perseguibile. Necessità Non più rimandabile di materia ed energia. di gestione transitoria. implementare sistemi di Comunque obiettivi di Spinta verso digestione Opzione “rifiuti zero” trattamento anaerobica della frazione prevenzione, riduzione Bilancio Energetico organica (miglior bilancio e recupero caratterizzano Bilancio Gas Serra energetico e gas serra – fortemente il piano. Minor impatto ambientale produzione compost di elevata complessivo qualità). Necessità di prevedere Minimizz. trasporti Definizione fabbisogni Non raggiungimento nel PGR scenari impiantistici sulla base delle Considerazioni obiettivi prevenzione modulari e flessibili. diverse velocità di produzione economiche e RD nei tempi Necessità discariche. rifiuti nei differenti ambiti Processi integrati, territoriali con minimizzazione previsti Maggiore impatto modulari e flessibili (per trasporti. ambientale. gestione transitorio) _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 711 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Condizioni di base Indirizzi prefigurati Alternative Possibili Considerazioni Gerarchia dei rifiuti Massimo sforzo per la Non coerente agli indirizzi riduzione alla fonte, RD e Non procedere normativi. Prevenzione separazione frazione recupero. Necessità inceneritori. Raccolta Differenziata umida Forte spinta al spinta compostaggio. Recupero di materia ed Frazione secca in uscita Trattamento Meccanico di bassa qualità e scarso energia Biologico dell’indifferenziato Limitazione discariche potere calorifico, con con valorizzazione e TMB a flusso unico scarsa possibilità di Non più rimandabile recupero di materia ed recupero economico implementare sistemi di energia. trattamento Maggiore impatto Spinta verso digestione ambientale. Bilancio Energetico anaerobica della frazione Bilancio Gas Serra organica (miglior bilancio Minor impatto ambientale energetico e gas serra – produzione compost di Presumibile destino in complessivo elevata qualità). discarica Minimizz. trasporti Definizione fabbisogni Trattamento aerobico Minor recupero Considerazioni frazione umida energetico impiantistici sulla base delle economiche diverse velocità di Maggiore impatto Processi integrati, produzione rifiuti nei ambientale. modulari e flessibili (per differenti ambiti territoriali gestione transitorio) con minimizzazione trasporti. Lo scenario impiantistico prefigurato prevede nel complesso una rilevante produzione di frazioni quali, CSS, FOS e Compost, con elevate possibilità di valorizzazione economica, anche al di fuori del territorio regionale, volta a compensare i maggiori costi dei pretrattamenti che, come analizzato rappresentano la soluzione più adatta a rispettare i vincoli normativi previsti e a minimizzare gfli impatti ambientali. Le azioni del PGR in tema di rifiuti speciali e bonifiche hanno carattere prevalentemente proattivo (aumento delle conoscenze, promozione buone pratiche, filiere di recupero, comunicazione) e anche le opzioni alternative sono connaturate all’effettivo livello di incidenza della Regione in merito, sulla base delle competenze assegnate dalla vigente normativa in merito. Per i rifiuti speciali si è valutato opportuno non incentivare direttamente un conseguimento dell’autosufficienza di smaltimento attraverso la realizzazione di nuovi impianti di discarica per rifiuti inerti, dimensionati in base alle specifiche esigenze individuate sul territorio, cosa che avrebbe potuto facilitare una situazione con presenza di numerosi impianti di taglia prevalentemente piccola, molto dispersi sul territorio, con impatti puntuali e cumulativi più onerosi da monitorare e più difficili da prevedere, e potrebbe nel contempo non contribuire ad incentivare percorsi di riutilizzo. Un’opzione alternativa della definizione degli obiettivi in materia di bonifiche potrebbe invece essere realizzata unicamente a fronte della disponibilità certa di risorse economiche da destinare a specifici interventi. In conclusione si può affermare che la versione finale del piano si basa sulla scelta dell’alternativa scaturita dalle fasi di consultazione. L’individuazione condivisa, attraverso un processo decisionale trasparente dell’alternativa “migliore”, ha potenzialmente ridotto al minimo i conflitti successivi all’adozione ed attuazione del Piano stesso. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 712 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 3.4. Considerazioni circa le misure di mitigazione e compensazione previste Nell’ambito del percorso di VAS sono stati ricercati i fattori di potenziale impatto sui vari comparti ambientali del Piano nel contesto dato e sui risultati di tale analisi sono state fornite le relative indicazioni circa opportuni riorientamenti del piano, anche attraverso l’analisi delle alternative sopra richiamata, e in ultima istanza possibili misure di mitigazione e compensazione. L’analisi di significatività degli effetti del piano è stata condotta sulla base della valutazione delle interazioni fra obiettivi del PGR e aspetti ambientali potenzialmente interessati, sintetizzata in apposite matrici di correlazione qualitativa. L’attività così condotta ha consentito di focalizzare la fase analitica sugli aspetti ambientali di rilievo (con particolare riferimento ai casi di interazione incerta o, in casi limitati, negativa), e di concentrare e ottimizzare lo sforzo propositivo nella costruzione del piano. Data la natura del piano, che per sue caratteristiche intrinseche ha obiettivi di miglioramento ambientale e di gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti e delle bonifiche, la grande maggioranza delle linee di azione presenta infatti aspetti diretti ed indiretti (anche in riferimento agli altri comparti ambientali, al di là del rifiuto) di segno positivo. Tuttavia, sebbene siano state via via integrate considerazioni ambientali, volte a garantire la sostenibilità dello sviluppo previsto, in un piano, alcuni degli interventi che si renderanno necessari per attuare la pianificazione potranno avere un impatto potenziale in termini di aumento di consumo delle risorse, incremento delle emissioni in atmosfera e sonore, ecc…., che, pur limitato dall’origine, va per quanto possibile mitigato o compensato. Le tematiche ambientali che sono risultate potenzialmente interessate da effetti significativi dalle azioni previste dal PGR sono principalmente: - emissioni atmosferiche e odorigene (discariche, nuovi impianti di compostaggio, impianti di pretrattamento e recupero, selezione per il riciclo, traffico indotto, …); - rumore (impianti pretrattamento, filiere di recupero, traffico indotto…); - consumo di suolo (per tutte le infrastrutture e gli impianti nuovi, sebbene venga limitato il ricorso alla discarica); - emissioni idriche (in casi specifici). Ovviamente la rilevanza degli impatti specifici dipenderà in gran parte dalla gestione delle fasi attuative, e alla effettiva qualità delle prestazioni ambientali, compreso il corretto funzionamento dei sistemi di abbattimento emissioni, scarichi, rumori, ecc.., degli impianti esistenti o da realizzarsi e dalla sensibilità specifica del contesto di riferimento (es. diverso impatto paesaggistico in contesti differenti). Obiettivo di piano è comunque, nel complesso la minimizzazione di tali impatti e in generale la riduzione rispetto alla condizione attuale. Sono state quindi individuate in via preventiva misure volte ad “impedire, ridurre e compensare nel modo più completo possibile gli eventuali effetti negativi significativi sull'ambiente” dell'attuazione del piano e i possibili accorgimenti metodologici per incrementare gli effetti positivi degli interventi che saranno realizzati. Ovviamente tali valutazioni andranno approfondite caso per caso nelle fasi attuative, declinando tali criteri a livello locale e sulla base di valutazioni che comprendano possiibli effetti cumulativi. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 713 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Anche sulla base delle osservazioni ricevute sono stati integrati, nelle disposizioni attuative, criteri che esplicitano la necessità di implementare mitigazioni e compensazioni, richiamando in prima battuta quelle riportate nell’apposito capitolo del rapporto ambientale. 1 Il vincolo introdotto nel PGR e nelle disposizioni attuative, a conformare la pianificazione d’ambito, con la esplicitazione delle scelte in merito alle tecnologie di gestione dei rifiuti, ai dettami del D.M. 29.1.2007 recante “Linee guida per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili in materia di gestione dei rifiuti per le attività elencate nell’allegato 1 del d.lgs. n.59/2005” comporta di per sé specifici accorgimenti e prescrizioni da tenere per quanto attiene: - Misure di abbattimento degli impatti ambientali - Presidi ambientali - Modalità gestionali La scelta fra diverse opzioni tecnologiche dovrà quindi essere accompagnata dalla predisposizione delle specifiche modalità indicate in sede normativa. 2 Il Rapporto ambientale identifica, al paragrafo 5.7. con riferimento agli scenari proposti dal PGR, le misure di mitigazione e compensazione generalmente applicabili e, per ciascuna linea di azione del PGR, esemplifica specifiche misure rivolte a contenere e limitare gli effetti della attuazione del Piano. Si sottolinea peraltro come la struttura stessa del PGR, tramite la concatenazione progressiva di obiettivi volti a massimizzare la prevenzione ed il riciclaggio, limitando l’impatto derivante dalla gestione della frazione residuale dei rifiuti, rappresenti un presidio di rilievo in termini di riduzione degli impatti ambientali. Per quanto riguarda, in particolare, le infrastrutture potenzialmente previste sono esaminati i possibili effetti derivanti in tutte le matrici ambientali analizzate, evidenziando potenziali impatti residui localmente negativi su consumo di suolo ed energia, suolo, rumore, rischi tecnologici e paesaggio, scarichi idrici ed emissioni in atmosfera e sono descritte le specifiche misure di cui occorrerà tenere conto, approfondendole e declinandole in funzione delle attività definite in relazione alla fase di pianificazione/progettazione interessata. 3 Una compiuta e definitiva valutazione delle misure compensative e di mitigazione in merito alla singola realizzazione impiantistica potrà comunque essere effettuata nell’ambito delle procedure di VIA ed autorizzazione AIA, con riferimento, pertanto, al livello della progettazione ed alla specifica localizzazione individuata. Gli impatti sia diretti che indiretti, analizzati in fase di definizione progettuale, dovranno trovare una risposta in termini di specifiche misure e prescrizioni gestionali destinate ad accompagnare l’esercizio dell’impianto. Disposizioni attuative - Articolazione criteri per di misure di mitigazione e compensazione Si riportano nello specifico allegato B in coda al presente documento, cui si rimanda, le misure di mitigazione e compensazione individuate in via preliminare nella fase di elaborazione del rapporto ambientale. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 714 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 3.5. Considerazioni circa la fase di attuazione e il monitoraggio Nelle varie fasi di implementazione delle linee di azione individuate dal PGR dovranno essere volta per volta valutate le più idonee soluzioni per garantire la piena integrazione degli indirizzi di piano, ivi compresi quelli relativi alle misure di prevenzione, mitigazione e compensazione. Anche tale attività sarà oggetto di verifica da parte del previsto Comitato di Pilotaggio per il Monitoraggio del PGR (CPM) appositamente istituito, comprendente referenti del Dipartimento Ambiente della Regione Liguria e di ARPAL, che lavorerà in stretta correlazione, con l’Autorità d’Ambito regionale e con le Aree Territoriali Omogenee previste dalla recente L.R. 1/2014. Il monitoraggio degli effetti ambientali significativi dei piani e dei programmi rientranti nel campo di applicazione della VAS è parte integrante e fondamentale del processo di Valutazione Ambientale Strategica. È stato quindi predisposto un apposito piano di monitoraggio, volto a verificare costantemente: stato di raggiungimento obiettivi di piano; stato di raggiungimento obiettivi di sostenibilità; effetti ambientali delle azioni di piano. La scelta è stata quella di impostare il piano di monitoraggi su due livelli, razionalizzando in questo modo al massimo le attività e le risorse conseguentemente necessarie: • un livello di carattere descrittivo o di contesto, in cui sono utilizzati indicatori che descrivono l’evoluzione dello stato dell’ambiente sul territorio ligure rilevati attraverso i sistemi di monitoraggio ambientale già implementati da Regione Liguria (per soddisfare fabbisogni informativi generali o discendenti da normative settoriali), con aggiornamenti costanti e senza spese aggiuntive a carico del Piano; • un livello di indicatori di realizzazione o risultato strettamente correlato alle fasi attuative e che in parte dovrà essere popolato affidandone la responsabilità ai soggetti attuatori degli interventi previsti dalle linee di azione. Il piano di monitoraggio definisce inoltre modalità, tempistiche e responsabilità del monitoraggio, comprese quelle relative alle modalità di diffusione periodica dei risultati, e deve essere considerato uno strumento aperto, in continua evoluzione, da integrare via via con attività di monitoraggio sito specifiche. Il piano di monitoraggio è stato revisionato dopo la fase di consultazione, anche in base ad alcune osservazioni ricevute e nel PGR sono stati rafforzati i richiami al monitoraggio, in particolare nel nuovo capitolo relativo alle disposizione attuative, ove sono state richiamate le responsabilità dei competenti settori regionali circa individuazione e messa a disposizione di adeguate risorse umane e finanziarie per garantire il corretto ed efficace avvio delle attività di monitoraggio definite La versione definitiva del Piano di Monitoraggio, approvata contestualmente al PGR e alla presente dichiarazione di sintesi viene pubblicata sul BURL, insieme al provvedimento motivato espresso dall'autorità competente. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 715 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 3.6. Misure correttive da adottare in caso di impatti negativi. Nell’ambito del sopra richiamato piano di monitoraggio sono state meglio richiamate le responsabilità in merito alla definizione ed adozione delle misure correttive che si rendano necessarie in caso di effetti ambientali negativi significativi. Tale tema è stato approfondito anche nel PGR, in particolare nell’ambito dell’obiettivo 4, relativo alla definizione degli scenari impiantistici, in cui sono stati descritti scenari alternativi a fronte del potenziale mancato raggiungimento degli obiettivi di piano nei tempi previsti e nell’ambito delle disposizioni attuative inserite in esito alla fase di consultazione. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 716 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni ALLEGATO A - Sintesi osservazioni pervenute in fase di inchiesta pubblica e relative controdeduzioni Le tabelle delle pagine seguenti riportano una sintesi delle principali osservazioni pervenute durante il processo di VAS, raggruppate per tematismo, a cui sono affiancate le relative controdeduzioni e/o una breve descrizione di come tali osservazioni siano state o meno recepite nella revisione ed integrazione del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche. Si segnala che versione precedente di tale documento, che controdeduceva tutte le osservazioni pervenute, è stato trasmesso dall’Autorità Proponente all’Autorità competente in materia di VAS che ha analizzato ed integrato lo stesso al parere motivato approvato dalla Giunta regionale con Deliberazione del 18 luglio 2014. Il presente allegato è stato inserito in quanto costituisce versione aggiornata dell’allegato al parere motivato, con alcune ulteriori puntualizzazioni sulle modifiche effettuate, ed è stato ri-organizzato nel modo sopra descritto per sintesi e maggior fruibilità in lettura, pertanto si è ritenuto opportuno pubblicarlo con la dichiarazione di sintesi. È comunque a disposizione dei soggetti eventualmente interessati, presso gli uffici competenti, la versione allegata al parere motivato del Settore VIA della Regione Liguria (allegato alla DGR 910 del 18 luglio 2014). _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 717 Dichiarazione di sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Osservazioni in tema prevenzione (obiettivo 1 del PGR) Soggetto Oggetto Risposta Incidenza sul piano (revisioni / integrazioni) Coordinamento Gli obiettivi di riduzione al 2016 (0) Il PGR riportava in prima battuta un obiettivo di prevenzione del 6% al 2020, superiore a Sono stati rimodulati gli Gestione ed al 2020 (-6%) sono troppo quelli del programma nazionale (-5% al 2020), obiettivo fissato peraltro indipendentemente obiettivi in tema di corretta rifiuti prudenti dall’andamento del PIL. prevenzione, portandoli dal - Deve essere inoltre tenuto in considerazione che compostaggio domestico e di comunità 6% a circa il -12% al 2020. Movimento 5 (inseriti in obtv 1 in quanto rappresentano a tutti gli effetti un’attività di prevenzione Il nuovo obiettivo risulta oltre il Stelle fondamentale per ridurre alla fonte i rifiuti messi in circolo) formalmente non incidono sugli doppio rispetto a quello obiettivi di prevenzione (metodo di calcolo). stabilito dal Programma nazionale, che prevede, per il In ogni caso da valutazioni più approfondite, pur nell’incertezza circa le risorse che 2020 la riduzione del 5% della potranno essere messe a disposizione nel periodo 2014-2020 si è ritenuto di poter produzione rifiuti urbani per rivalutare gli obiettivi, fissando target dell’ordine di quelli suggeriti. unità di Pil, mentre il PGR si pone l’obiettivo indipendentemente dal PIL. Movimento 5 Non viene considerata politica di Il concetto rifiuti come risorsa risulta alla base del PGR. No Stelle gestione rifiuti zero, né concetto La cosiddetta “Opzione rifiuti zero” risulta di difficile praticabilità immediata, alla luce della rifiuti = risorsa. situazione contingente e della tempistica di influenza del Piano, fermo restando che gran parte degli obiettivi di piano sono volti alla riduzione, riutilizzo e recupero dei rifiuti. L’osservazione non è accompagnata da proposte alternative. Movimento 5 Osservazioni circa il legame tra Non sono state ritenute fondate le osservazioni in merito in quanto il PGR fissa obiettivi NO Stelle obiettivi di prevenzione e PIL comunque in linea con le indicazioni europee e nazionali in merito, Isde Medici per INDIPENDENTEMENTE dall’andamento del PIL (mirando appunto al disaccoppiamento). Sono stati comunque l’ambiente Si è parimenti consci del fatto che ad un incremento del PIL e dei consumi dovranno far rimodulati gli obiettivi in tema seguito azioni più incisive di contrasto – cosa che sarebbe forse facilitata dalla di prevenzione, portandoli dal conseguente prevedibile maggior disponibilità di risorse rispetto alla situazione attuale. -6% a circa il -12% al Di contro ad un ulteriore calo del PIL potrà essere fatta seguire, come esplicitato nel PGR, 2020, una revisione migliorativa di tali obiettivi, andando a legarli più strettamente alla sempre indipendentemente dal misurazione di attività dirette. PIL. Coordinamento Viene chiesto il raffronto con altri Si segnala come gran parte delle Regioni abbiano impostato i propri programmi di No Gestione Piani regionali sui risultati della prevenzione sulla base del programma nazionale e siano simili a quello Ligure nella Si è comunque provveduto a corretta rifiuti prevenzione. impostazione generale. Relativamente agli obiettivi fissati si riportano i target di alcune dettagliare maggiormente il regioni: Veneto: circa -4,3% - Toscana: - 4,6% programma regionale di Movimento 5 Lombardia : gli obiettivi con adesione stimata alle azioni previste del 50% sono pari a - prevenzione (obtv 1 PGR) Stelle 4,25% (con stima circa possibili impatti delle singole azioni). anche in termini di stima Emilia Romagna: riduzione della produzione di rifiuti urbani pro capite compresa tra il 15 ed risultati delle varie azioni. il 20% _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 718 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Movimento 5 Vengono richiesti specifici parametri La valutazione diretta delle ricadute delle 24 attività regionali che si ha l’obiettivo di attivare nelle 5 Maggior dettaglio delle azioni Stelle quali-quantitativi per le misure di linee di azione individuate per raggiungere gli obiettivi fissati in termini di prevenzione, sarà possibile e valutazione possibilità di Coordinamento prevenzione solo in alcuni casi, mentre l’indicatore prioritario da monitorare resterà l’andamento generale della introdurre target specifici per le produzione rifiuti, influenzato da una molteplicita’ di fattori. Gestione misure di prevenzione, La scelta regionale è stata quella di incentrare spesso i valori target relativi alle attività di prevenzione corretta rifiuti su indicatori di realizzazione più che di risultato, proprio per l’intrinseca difficoltà di valutare attraverso stime quali- Isde Medici per preventivamente il peso specifico delle singole azioni, sia diretto, sia soprattutto per l’effetto indiretto quantitative. l’ambiente (di sensibilizzazione, esempio, diffusione buone pratiche) che queste possono avere e che si auspica Gli obiettivi in termini di sia sensibilmente più efficace a lungo termine sui risultati concreti di riduzione alla fonte dei rifiuti. prevenzione sono stati Pertanto anche il monitoraggio – soprattutto nelle fasi iniziali di attuazione – sarà particolarmente parallelamente resi più attento al NUMERO e VARIETA’ delle azioni da CONSOLIDARE ed AVVIARE, ovviamente con ambiziosi. contestuale monitoraggio della quantità totale di rifiuti evitati grazie alle azioni messe in campo e al continuo monitoraggio dei trend di produzione a livello comunale e regionale (con la possibilità di azioni correttive, potenziamento o diversificazione azioni in caso di necessità e/o maggior disponibilita’ risorse, anche ricorrendo per quanto possibile a specifici progetti nell’ambito della nuova programmazione comunitaria che vede spazio in merito su ob3 – cooperazione). Si valuterà comunque la possibilità di stimare ex ante o in avvio delle varie attività (in questo caso già a fronte della quantità di risorse disponibili) target definiti per le singole azioni, anche se tale scelta ha il rischio di introdurre un elemento di rigidità del piano, anche in merito all’utilizzo delle risorse, che potranno invece essere via via allocate sulle azioni che potenzialmente (a seconda delle contingenze) avranno maggiore efficacia. Isde Medici per Vengono suggerite Azioni specifiche in Si condivide larga parte delle azioni proposte, quasi tutte comunque già comprese tra le attività che si Il programma regionale di l’ambiente merito a varie tematiche tra cui : intendevano consolidare (perchè già in essere) e avviare (vedasi 5 linee di azione e 24 attività previste prevenzione (obtv 1 PGR) è Ass. - Imballaggi dal programma regionale di prevenzione (obiettivo 1 PGR). stato notevolmente integrato e - Cura e promozione acqua Ovviamente Regione attiverà le azioni in questi ambiti secondo le proprie competenze, auspicando – Matermagna dettagliato, ai fini di una pubblica per massimizzarne l’efficacia relativa – sinergici interventi di livello statale (es. su normative collegate). WWF Savona - Politiche trasporti per ridurre uso maggiore comprensione dei Cgil Cisl Uil mezzi privati Date alcune altre segnalazioni in questo senso si è ritenuto necessario comunque esplicitare con contenuti e degli obiettivi Verdi Liguri - Azioni contro gli sprechi maggior dettaglio nel piano le 24 attività previste nell’ambito delle 5 linee di azione del programma specifici delle 5 linee di azione Anci Liguria alimentari (con coinvolgimento regionale di prevenzione (minimizzazione e riuso). e relative 24 attività da anche di mercati, industrie consolidare ed avviare, agroalimentari, distribuzione e Possono essere citati in particolare alcuni aspetti relativi a: compresa previsione apposito ristorazione) • lotta agli sprechi alimentari (azione specifica già prevista) per cui si prevede apposito piano piano regionale di prevenzione - Obsolescenza programmata regionale sulla base degli indirizzi del PINPAS nazionale spreco alimentare - Ricariche alla spina • promozione riparazione oggetti (che rientra in AZIONE ECOSCAMBIO) - Pannolini lavabili • pannolini lavabili (intervento già attivato sperimentalmente tramite CEA) - Tariffazione puntuale / cauzione • incentivazione utilizzo acqua di rete - Incentivazione fiscale • azioni volte a favorire il riuso (es- attività di ECO Scambio, baratto e riuso e attività di promozione - Compostaggio domestico riparazione e riuso) e sottolineata la necessità di assicurare maggior spazio alla Non si è ritenuta invece compiutamente inseribile nel PGR la questione relativa alle politiche sui strategia di riduzione e riuso trasporti volte a ridurre l’utilizzo del messi privati. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 719 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Verdi Liguri Necessità di valorizzare le azioni di Campagne di comunicazione e sensibilizzazione in tema di prevenzione sono Il programma regionale di WWF Savona prevenzione con campagne di espressamente previste (sia di carattere generale che specifiche per le singole linee di prevenzione (obtv 1 PGR) è comunicazione / campagne azione). stato maggiormente educative presso gli istituti scolastici Regione Liguria promuove con convinzione le attività di educazione alla sostenibilità nelle dettagliato, anche scuole, attraverso il sistema regionale di educazione ambientale ed il PGR prevede relativamente alle azioni di esplicitamente le scuole quale target di campagne di sensibilizzazione e diffusione di sensibilizzazione e informazioni volte a promuovere consapevolezza in merito al tema ed alle buone pratiche di comunicazione previste prevenzione, già comunque implicitamente (popolazione/cittadinanza) comprese come destinatarie delle varie iniziative di sensibilizzazione citate per i vari temi (in particolare RD). Regione finanzia periodicamente i CEA del sistema per attuare una proposta educativa rivolta alle scuole sui vari temi ambientali, tra i quali quello dei rifiuti è sempre stato tra i più frequenti. Coordinamento Il PRG si occupa solo del Obiettivo prioritario del PGR è la riduzione alla fonte del rifiuto - prevenzione e riuso. Sono state dettagliate le linee Gestione riciclaggio e non contempla il riuso. Vi solo linee di azione in merito che saranno meglio dettagliate e nel cui ambito potranno di azione in obiettivo 1, corretta rifiuti Vengono fatte alcune proposte: trovare spazio azioni quali quelle suggerite. prevenzione, che • Aderire alla richiesta dell’Ass. comprendono le attività di Comuni virtuosi per rinegoziare promozione del riuso da accordi Anci Conai avviare. • Costituire piattaforme di raccolta per stoccaggio materiali da riciclare • Gestione diretta di piattaforme raccolta e vendita frazioni diferenziate. da parte di Az speciali pubbliche o meglio di Consorzi di Comuni • Creare centri specializzati per Raee di piccole dimensioni e PC Movimento 5 Ritenuto troppo limitato il risultato Si sottolinea come il compostaggio domestico, attivita’ di prevenzione fondamentale per No Stelle che si prevede di ottenere dal ridurre alla fonte i rifiuti, formalmente non incide sugli obiettivi di prevenzione che Regione compostaggio domestico Liguria si è posta, in quanto le quantità di materiali autocompostati sono considerate rifiuto prodotto, raccolto in maniera differenziata e riciclato. Movimento 5 Ritenuto troppo limitato il risultato Per quanto riguarda le ECOFESTE si segnala come l’unità di misura “kg” nelle schede di Il programma regionale di Stelle che si prevede di ottenere monitoraggio sia un errore materiale: trattasi del n. di ecofeste da sostenere, pari a 69 nel prevenzione (obtv 1 PGR) è dall’azione relativa alle ecofeste 2012 e di cui si auspica una crescita al 2016 pari ad almeno il 10%, pur non potendo al stato maggiormente momento garantire una disponibilità di risorse quali quelle messe a disposizione nell’ultimo dettagliato, anche in termini di triennio (pur in calo). In ogni caso il risultato diretto in termini di rifiuti non prodotti delle obiettivi raggiungibili. ECOFESTE risulta scarsamente significativo (qualche tonnellata / anno), mentre l’obiettivo è di diffondere il messaggio riguardante prevenzione e RD tra la popolazione partecipante, con risultati indiretti notevolmente superiori. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 720 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Coordinamento GPP: si propone obbligo di La Legge Regionale n. 31/2007 prevede già l’obbligo di redazione di un Piano d’azione No Gestione adozione del Piano acquisti verdi GPP di durata triennale per i Comuni aventi più di 2000 abitanti. corretta rifiuti per tutti i Comuni entro 3 anni con Negli ultimi anni vi è stata una intensa attività di informazione, formazione e supporto WWF Savona supporto regionale / Necessità che metodologico promossa dalla Regione Liguria, in particolare attraverso i progetti LIFE + Regione provveda con strumenti "GPP Infonet" e "Promise", che hanno consentito al Dipartimento Ambiente di organizzare legislativi ad incentivare l’adesione importanti iniziative formative(anche recentemente nel 2014) e di sensibilizzazione sul dei Comuni al GPP tema del GPP, accompagnando gli enti locali in un percorso di crescita verso la sostenibilità ambientale e l'integrazione di diversi strumenti. Nel giugno 2012 la Regione (che ha adottato un proprio Programma GPP) ha inoltre approvato, con DGR n.787/2012 il "Modello di Piano d'Azione per gli Acquisti Verdi per gli Enti pubblici della Regione Liguria - triennio 2012-2013-2014", modello che rappresenta uno strumento per facilitare l'adozione di piani triennali GPP da parte dei comuni liguri. Attualmente gli enti liguri che, anche in base a quanto previsto dall'art. 20 della Legge Regionale n. 31/2007, hanno comunicato di aver approvato Piani d'azione di durata triennale finalizzati alla definizione di un programma operativo per l'introduzione di criteri ambientali nelle procedure di acquisto di forniture e servizi, risultano 49, con un leggero aumento rispetto ai 45 del 2012. Le recenti evoluzioni normative (in primis il cd. collegato ambientale, ma anche le novità in campo appalti), che rendono ancora maggiormente vincolanti per gli enti pubblici le buone pratiche GPP e il rilancio dell'azione di supporto regionale, dovrebbero portare ad un aumento nel breve e medio termine del numero di enti pubblici virtuosi in tema di acquisti verdi. Sarà necessario parallelamente aumentare le attività di monitoraggio regionale in merito – che vengono integrate anche nell’ambito del PGR. Coordinamento Rendere obbligatorio il Regione punta (cfr. obiettivi di piano e schede di monitoraggio) a coinvolgere in attività di No Gestione compostaggio domestico per tutti i compostaggio domestico TUTTI e 235 i comuni liguri (ovviamente con diverso grado di corretta rifiuti Comuni a bassa densità ed implementazione tra zone urbane e zone rurali). Pertanto la distribuzione compostiere potrà estendere distribuzione compostiere venir estesa a tutti i comuni liguri. a quelli a media densità (modello Il piano prevede che in zone “a bassa densità” i comuni ricorrano preferibilmente a Comune NE) compostaggio domestico e di comunità che saranno incentivati dalle azioni attuative del piano, ovviamente privilegiando il primo in aree locali a bassa densità abitativa, disponibilità di spazi, ecc., e il secondo c/o agglomerati urbani. Parallelamente anche in aree densamente urbanizzate, dove vi sono le possibilità, gli spazi e dove peraltro i costi per altre soluzione gestionali risultano spesso eccessivi, il compostaggio domestico sarà promosso da Regione e dovrà essere promosso da comuni in quanto soluzione maggiormente rispondente alla gerarchia dei rifiuti e dal minore impatto ambientale. Il piano è esplicito su tale priorità. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 721 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Movimento 5 Si lamenta l’inutilità delle campagna Le osservazioni proposte circa i sacchetti in plastica sembrano in contraddizione tra loro. No Stelle di sensibilizzazione fatte da La campagna SENZA PLASTICA, condotta da Regione e CEA, a costi limitati, è stata Regione e Cea in conseguenza del considerata un successo sul territorio ed ha consentito di sensibilizzare, con costi molto divieto di commercializzazione delle contenuti, cittadinanza e operatori sul tema, in un momento di transizione. buste in plastica. Tra le attivita’ esplicitamente previste dal PGR vi è la PROMOZIONE UTILIZZO SHOPPERS BIODEGRADABILI. Occorre inserire interventi concreti e rapidi per la riduzione dei rifiuti da imballaggi e l’eliminazione totale dei sacchetti in plastica non biodegradabile. Legambiente Richiesta prosecuzione azioni di Nell’ambito delle azioni volte alla riduzione di specifiche tipologie di rifiuto (linea A.3) è No coinvolgimento categorie prevista la prosecuzione di attività in tema. commercio su tema shoppers conformi a normativa WWF Savona Citazione da Risoluzione Il seguente 7° PAA – Programma generale di azione dell’Unione in materia di ambiente fino No Parlamento europeo del 20.4.2012 al 2020 (Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta) ha accolto i principi della risoluzione su utilizzo risorse ed il PGR è coerente ha tali principi, integrandoli pienamente. Segnaliamo che l’osservazione ricevuta contiene una errata traduzione rispetto al punto 38 della risoluzione, ora 40 nel PAA, che riportando “Limiting energy recovery to non- recyclable materials” intende in effetti “limitare il recupero di energia A materiali non riciclabili” e non “DI materiali riciclabili”, come erroneamente riportato anche su molti siti italiani. WWF Savona Richiesta specificazione anno di I dati sono relativi al più recente censimento delle compostiere effettuato fra il 2009 ed il No riferimento per “censimento 2010 e costituiscono una realistica rappresentazione della situazione anche all’anno 2014 compostiere” riportato in Piano e necessità di maggiore sensibilizzazione tramite CEA. WWF Savona Richiesta circa verifica qualitativa Sono in corso le prime esperienze di utilizzo di compostiere di comunità e gli Enti No compost prodotto da compostiere di beneficiari dei relativi finanziamenti stanno verificando la qualità del compost ottenuto comunità e circa utilizzo (largamente dipendente da buone regole di gestione, in primis attenta selezione dei materiali in ingresso), che viene in genere utilizzato in loco. WWF Savona Considerazione circa utilizzo risorse Non vi sono dati su percentuale turisti partecipanti ad ecofeste, tuttavia (viste anche No per Ecofeste che vanno a favore osservazioni dello stesso soggetto circa incidenza del turismo e necessità di soprattutto di coscienza turisti e che sensibilizzazione turisti) si ritiene comunque positivo e direttamente utile diffondere potrebbero essere totalmente messaggi circa prevenzione e raccolta differenziata anche a soggetti non residenti. impiegate in altre iniziative per la popolazione ligure. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 722 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni WWF Savona Richiesta se in computo Si, sono compresi ovviamente gli scarti dei pranzi. No biodegradabili raccolti nelle Si segnala tuttavia che nel disciplinare delle ECOFESTE, tra le azioni di riduzione dei rifiuti ECOFESTE ci sono anche scarti direttamente implementabili nell’organizzazione delle stesse, cui sono attribuiti rilevanti alimentari punteggi nella fase istruttoria di selezione degli eventi da sostenere vi sono anche criteri circa la riduzione degli sprechi alimentari (es. modalità di asporto del cibo avanzato da parte dei partecipanti, monoporzioni di cibo per i bambini, accordi con associazioni di volontariato, canili, gattili per l’utilizzo degli eventuali avanzi). WWF Savona Informazioni circa il progetto Il progetto Change Lab è terminato nel 2007 (avvio 2005). Sono stati individuati progetti europei che No ChangeLab (link rinvia a sito abbiano avuto successo nel cambiare i comportamenti delle persone per orientarli verso scelte di giapponese) sostenibilità nei campi dell'energia, della mobilità urbana, della gestione delle risorse idriche e dei rifiuti, e sono stati prodotti un kit di strumenti utili a decisori e materiale relativo allo sviluppo sostenibile e ad una più efficace gestione dei consumi. Il budget del progetto, riguardo la Regione Liguria è stato pari a 257.000 euro di cui 38.550 di cofinanziamento regionale (in termini di spese di personale). Il restante budget è stato utilizzato, nell’ambito di specifico accordo da ARPAL (tramite il Centro Regionale di Educazione ambientale per spese di personale a tempo determinato, studi, produzione e stampa di materiali divulgativi, missioni, organizzazione meeting di progetto) e ARE (per una campagna pilota sui condomini sostenibili). WWF Savona Richiesta esiti verifica su AdP Regione ha monitorato periodicamente le attività di riduzione rifiuti nell’ambito dell’AdP con No Regione/Province per riduzione le province (vedasi sezione obiettivo 1 del PGR). Tale accordo di programma ha posto le rifiuti del 2009 basi per il programma regionale di prevenzione integrato in obiettivo 1 PGR. Legambiente Necessità di prevedere una Programma prevenzione prevede già diverse azioni in tal senso che potranno essere Si è proceduto alla strategia di ampio respiro per il maggiormente esplicitate, pur tenendo conto dei limiti che può avere l’azione regionale in integrazione Obiettivi 1 e 3 coinvolgimento settore industriale e questa materia. (linea di azione C.12) commerciale della grande Analogamente potranno essere maggiormente esplicitati alcuni aspetti relativi alle attività di distribuzione. (accordi con soggetti recupero (creazione filiere). interessati per il conseguimento degli obiettivi di Piano). Movimento 5 Assegnare un ruolo primario alla Si condividono gli aspetti generali dell’osservazione. Si valuterà un maggior Stelle ricerca e conoscenza indirizzate In parte nelle azioni A.3 e A.5 (pag. 100 e succ..) si introducono tali aspetti poi approfonditi richiamo a tali aspetti. all’industria per prevenire nella sezione relativa all’obiettivo 3 “recupero”. produzione, riutilizzare rifiuti Movimento 5 Si richiedono azioni rivolte a buone Tra le attivita’ esplicitamente previste dal PGR vi sono: No, al di là di un maggior Stelle pratiche di progettazione riuso e • iniziative con GDO per contenimento imballaggi dettaglio nelle attività previste riutilizzo per il packaging e la • promozione misure specifiche nell’ambito delle varie linee di progettazione di beni di consumo, • promozione eco design. azione. con meccanismo di moral suasion Vi sono inoltre accenni a varie azioni di promozione, sensibilizzazione e indirizzo in merito. (?) e azioni di scambio tecnologico e progettuale _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 723 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Osservazioni in tema riciclaggio (obiettivo 2 del PGR) Soggetto Oggetto Risposta Incidenza sul piano (revisioni / integrazioni) Movimento 5 Stelle Vengono ritenuti troppo esigui gli Dopo prevenzione e riuso la massimizzazione della raccolta differenziata rappresenta No Verdi Liguri obiettivi individuati in tema di raccolta obiettivo prioritario del PGR. Isde Medici per differenziata (65% al 2020). Le percentuali di incremento della RD individuate come obiettivo MINIMO sono l’ambiente determinate tenendo conto di: Associazione Effettiva capacità di evoluzione del sistema complessivo Comitati Spezzini Tempistica realisticamente necessaria Coordinamento Tempistiche effetti concreti azioni indicate Gestione corretta rifiuti Si tratta comunque di una media regionale che ha unicamente valore indicativo quale Legambiente somma dei risultati dei singoli Comuni o Aree Omogenee, per raggiungere la quale si dovrà intervenire incisivamente per raddoppiare il trend attuale di incremento annuo. Si segnala come vi siano osservazioni di segno opposto (che ritengono gli obiettivi relativi e in particolare il 65% di RD non realistici o troppo ambiziosi). Ass. Matermagna Poco realistico arrivare al 50% di Rd Si prende atto della osservazione, di segno opposto rispetto ad altre pervenute. No CONFINDUSTRIA nel 2016 (soprattutto dato limitato Il 50% di RD al 2016 è un obiettivo che Regione intende perseguire, raddoppiando il trend La Spezia arco temporale per realizzazione attuale di incremento RD, mettendo in campo le azioni previste dal PGR, per arrivare a impianti previsti) e al 65% di RD al superare entro il 2020 l’obiettivo del 65% di RD. Regione ritiene tale obiettivo MINIMO, 2020 pur impegnativo alla luce della situazione in essere, concretamente raggiungibile ove siano implementate con adeguata incisività le azioni previste dal piano Anci Liguria Viene suggerita una diversificazione I target indicati sono medie regionali che si compongono di risultati specifici raggiunti da No degli obiettivi di raccolta differenziata singoli Comuni. Su questo aspetto è la legge nazionale a dettare gli obiettivi minimi. La a seconda delle dimensioni dei scelta del PRG consente quindi di contemperare i due aspetti; comuni WWF Savona Necessità di promuovere raccolta PGR prevede esplicitamente azioni specifiche su tali temi che rappresentano priorità No Coordinamento domiciliare (PAP organico) e definite e più volte richiamate. Gestione corretta compostaggio domestico. B.6 - Diffusione di sistemi di raccolta domiciliare delle frazioni riciclabili (tra cui frazione rifiuti organica) e del secco residuo Movimento 5 Stelle Cgil Cisl Uil Strumenti indicati per l’incremento Si è cercato di evidenziare i modelli più efficaci fra quelli conosciuti. Se vi sono proposte No Rd ricalcano quelli già utilizzati e la di modelli alternativi, saranno valutati. Il rischio di disomogeneità dovrebbe essere scelta viene lasciata alle Aree scongiurato dalla regia dell’Autorità d’ambito Omogenee con rischio di risultati disomogenei. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 724 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni WWF Savona Si suggeriscono azioni attuative per Si prende atto delle osservazioni e dei suggerimenti. Parte delle azioni suggerite sono già Si è ritenuto necessario RD quali: direttamente esplicitate nelle linee di azione del PGR (es. linee guida, tariffazione esplicitare con maggior • politiche tariffarie incentivanti; puntuale, raccolta domiciliare, diffusione piattaforme ed aree attrezzate). dettaglio alcune attività • introduzione o rafforzamento di Alcuni punti potranno essere approfonditi (tra cui software gestionali piattaforme nell’ambito delle linee di meccanismi di incentivazione nelle automatizzate). azione in merito. convenzione con gli impianti di L’auspicio è quello di mobilitare risorse adeguate ad implementare incisivamente tutte le trattamento/smaltimento; attività individuate nell’ambito delle linee di azione previste dal PGR. • promozione tariffazione puntuale; • linee guida di supporto alla riorganizzazione del sistema di raccolta con obiettivo riciclo totale rivolte agli EE.LL.; • attivazione canali finanziamento di progetti sovracomunali di RD integrata Isde Medici per Si propongono alcune azionii: Anche in questo caso larga parte delle azioni proposte è compresa tra le azioni che il No l’ambiente Pap anche in grandi città piano individua per raggiungere gli obiettivi fissati. Raccolta organico Le 5 linee di azione individuate sono le seguenti: Raccolta e separazione presso i B.6 - Diffusione di sistemi di raccolta domiciliare delle frazioni riciclabili e del secco grandi produttori e centri di consumo residuo Tracciabilità in entrata e uscita B.7 - Potenziamento/condivisione rete infrastrutture pubbliche di primo conferimento della Coinvolgimento Comitati e raccolta differenziata. Associazioni B.8 - Supporto alla realizzazione di impianti per il trattamento della frazione organica Separazione gestori B.9 - Supporto all’applicazione di sistemi di tariffazione puntuale smaltimento/gestori RD B.10 - Approvazione misure finalizzate a rendere omogenee modalità organizzazione RD, anche tramite l’adozione di standards su attrezzature dedicate La intercettazione della frazione organica rappresenta uno degli obiettivi prioritari alla base del PGR. Si segnala infine che vi sono da tempo politiche di premiazione per i virtuosi e che la norma nazionale prevede già l’addizionale sull’ecotassa per i non virtuosi. Movimento 5 Stelle Leva fiscale e meccanismi premiali L’osservazione sembra maggiormente rivolta ai Comuni, competenza regionale in merito No insufficienti per incrementare la RD è solo parziale. ed il riciclo e poco precisata volontà Il PGR prevede comunque: di inserire sistemi premiali per i Linea di azione B.9 - Supporto all’applicazione di sistemi di tariffazione puntuale (che cittadini da parte dei Comuni. partirà nel 2015, coerentemente ai tempi del PGR) Movimento 5 Stelle Viene riscontrata una scarsa Si riferiscono a maggiori OBBLIGHI per i comuni.. Comunque verrà valutato un Verrà valutata in ogni caso concretezza nelle linee di azione approfondimento nella PARTE DISPOSITIVA . una maggior B6/7/8/9 sulla RD. puntualizzazione dei dispositivi attuativi. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 725 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni WWF Savona Richiesta motivazione regresso Nel 2011 impianto AMIU Val Varenna ha cessato attività per cui la già limitata potenzialità No Liguria in % RD frazione organica in di compostaggio in Liguria è drasticamente scesa, con ulteriori maggiori quantità inviate tabella di pag.21 del Piano fuori Regione. Il potenziamento degli impianti di trattamento frazione organica (digestione Anaerobica, compostaggio di comunità, compostaggio domestico) è uno tra gli obiettivi primari di Piano. WWF Savona Auspicio che si provveda con Prioritariamente si metteranno in campo interventi volti a ridurre la produzione di rifiuti No raccolta separata dei rifiuti tessili, che tessili (es. linea di azione A.3, attività quali eco-scambio, promozione del riuso, ecc.. o rappresentano 7,61% della incentivazione filiere di recupero). produzione WWF Savona Opportunità che i waste visuals siano PGR ha obiettivo regionale in merito. Si auspica anche che evoluzione in corso a livello No omogenei su scala nazionale nazionale contribuisca al risultato atteso. (questione turisti) Movimento 5 Stelle Mancano incentivi diretti per il Il Piano prevede la diffusione della tariffazione puntuale quale modalità per efficientare la No cittadino e si richiede che la Regione RD proponga iniziativa in tal senso a Si ricordano inoltre gli sgravi citati per Compostaggio Domestico livello statale. Coordinamento Necessità di un riconoscimento in Si condivide lo spirito dell’osservazione e si segnala come tali aspetti siano ricompresi sia No. Gestione corretta termini di riduzione tariffaria per le nel PGR (linee di azione ed attività di promozione del compostaggio domestico) sia nel rifiuti famiglie che compostano il rifiuto metodo di calcolo della RD, poiché viene riconosciuto un quantitativo corrispondente al organico, rinunciando al servizio di compostaggio domestico solo per quei Comuni che riconoscano uno sconto a livello di raccolta organico e di azioni di tariffa sui rifiuti. supporto al CD / consulenze, corsi, ecopunti per scambio compost) Si ribadisce infine che compostaggio domestico formalmente non incide sugli obiettivi di prevenzione (metodo di calcolo), ma su quelli di raccolta differenziata. proposta: 4% riduzione annua nel biennio 2014/2015; Coordinamento La stima del rifiuto compostabile può Si segnala come le 10.000 tonnellate indicate non siano il 3% della produzione, bensì No Gestione corretta essere rivista tenendo conto del circa l’1% come previsto nel PRG. rifiuti verde da sfalci; proposta: riduzione Il valore previsto dalla delibera per il calcolo della raccolta differenziata che prevede 3% anno 0.00025 kg/(ab*giorno) dipende da valutazioni fatte sulla realtà regionale mediando tra l’entroterra e la zona costiera e comprende, nel suo valore, ogni tipo di rifiuto che possa essere compostato. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 726 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Osservazioni in tema recupero (obiettivo 3 del PGR) Soggetto Oggetto Risposta Incidenza sul piano (revisioni / integrazioni) Isde Medici Obiettivo 50% recupero al 2020 poco L’obiettivo integrato nel PGR è quello della Direttiva 98/2008 e rappresenta obiettivo MINIMO Si è ritenuto opportuno per l’ambiente ambizioso, assente elaborazione da raggiungere al 2020. esplicitare con maggiore programmatica e operativa sul Tutte le azioni indicate puntano ad una preliminare elaborazione dell’indice di recupero per poi dettaglio nel PGR la linea riutilizzo. individuare le più opportune azioni di supporto alle filiere produttive. di azione C.12 anche le Obiettivo totalmente dipendente dalla Si segnala che l’obiettivo 3 prevede: Linea di azione C.12 - Supporto alla creazione in Liguria linee di azione in obiettivo RD. di attività produttive connesse alle filiere del recupero. 1, prevenzione, che Analogamente in sezione RS vi è obiettivo volto a “Incentivare il recupero di alcune tipologie di comprendono le attività di Suggerite alcune iniziative. rifiuti speciali”. Si condividono strumenti ed iniziative citate, che saranno attivate nell’ambito promozione del riuso da delle linee di azione previste dal PGR. avviare. Coordinament Costituire un Centro per la ricerca e la Nell’ambito della linea di azione A.4 è prevista la promozione dell’eco-design di prodotti, Si è ritenuto opportuno o Gestione riprogettazione rifiuti zero. divulgazione di buone pratiche di progettazione e realizzazione che valorizzino aspetti esplicitare con maggiore corretta rifiuti quantitativi (volumi) e qualitativi (pericolosità, complessità ed eterogeneità dei materiali) nella dettaglio nel PGR le azioni fase di produzione AeC Coordinament Prevedere l’analisi dei rifiuti conferiti Il PGR promuove attività per allungamento vita dei beni (eco scambio, baratto, riuso) e un Si è ritenuto opportuno o Gestione nelle isole ecologiche e potenziarne approfondimento di tali analisi potrà orientare al meglio alcune delle attività previste esplicitare con maggiore corretta rifiuti l’operatività con l’obiettivo del riuso nell’ambito delle varie linee di azione, in particolare linea A.3. dettaglio nel PGR le azioni dei beni durevoli AeC Coordinament Prevedere misure per i centri di riuso Il PGR prevede azioni in tal senso, dato che nell’ambito della prevenzione sono comprese Si è ritenuto opportuno o Gestione e riparazione da gestire da parte di azioni volte a minimizzare la produzione di rifiuti e a massimizzarne il riuso. esplcitare con maggiore corretta rifiuti soggetti pubblici Tali azioni si intendono comprese nel punto A.3, di cui comunque le osservazioni segnalano dettaglio nel PGR le azioni esigenza di maggior dettaglio. AeC Un. Industriali Valorizzare possibili attività recupero Il TMB prevede la possibilità di ulteriore selezione dal rifiuto indifferenziato per ottenere frazioni No Savona di materia dal rifiuto indifferenziato. recuperabili (metalli, vetro, inerti) Coordinament Inadeguati e troppo dilatati nel tempo Si prende atto dell’osservazione, riferita a n. abitanti convenzionati (obiettivo +15% rispetto al Si è ritenuto comunque o Gestione gli obiettivi azione C11 2012), rifiuti raccolti pro capite (obiettivo +35% rispetto al 2012) i cui obiettivi si ritengono opportuno esplicitare con corretta rifiuti congrui alle azioni previste. maggiore dettaglio az.C.11 Movimento 5 Sono previsti solo impianti per Si segnala che l’ob. 3 prevede: Azione C.12 - Supporto alla creazione in Liguria di attività Si è ritenuto opportuno Stelle produzione di energia da rifiuto umido produttive connesse alle filiere del recupero. Anche nell’ambito dell’Ob.2 RD vi è: Azione B.8 - esplicitare con maggiore e secco, non per riciclo materia e Supporto alla realizzazione di impianti per il trattamento della frazione organica – che come dettaglio nel PGR la linea produzione di materie prime seconde. emerge dal PGR rappresenta uno degli obiettivi PRIORITARI dello stesso. Analogamente in di azione C.12 sezione RS vi è obiettivo volto a “Incentivare il recupero di alcune tipologie di rifiuti speciali” WWF Savona Assunzione ruolo di garanzia circa il Tali azioni sono già state avviate e sono previste dal PGR. No corretto avvio dei materiali a recupero anche attraverso azioni divulgative e collaborazioni con CONAI e CIC. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 727 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Osservazioni in tema scenari degli impianti (obiettivo 4 del PGR) DIGESTIONE ANAEROBICA (DA) Soggetto Oggetto Risposta Incidenza sul piano (revisioni / integrazioni) Isde Medici per Accorgimenti tecnici / Si prende atto, ringraziando per alcuni approfondimenti, delle osservazioni ricevute. Si è proceduto alla l’ambiente raccomandazioni sanitarie / vantaggi Tali considerazioni sono state approfondite nelle varie fasi di stesura del PGR e molte revisione di alcune parti e svantaggi DA delle stesse dovranno essere via via valutate ed applicate nelle fasi attuative. dell’obiettivo 4 per rendere Fanghi di depurazione da trattare a Si segnala comunque che in più occasioni PGR esplicita: più esplicite tali parte rispetto a Forsu e scarti • indirizzi verso impianti modulari di digestione anaerobica dell’umido da separazione considerazioni e chiarire destinati a compostaggio meccanica dell’indifferenziato, da convertire progressivamente alla produzione di meglio alcuni schemi (es. compost di qualità con la crescita della raccolta differenziata dell’umido; possibili sinergie con • trattamento separato del rifiuto residuo, da un lato, e della frazione organica da RD fanghi da depurazione per il compostaggio di qualità, dall’altro. intese solo con F.O. da • Ireattori per la digestione anaerobica della frazione organica degli RU ottenuta dalla indifferenziato). separazione dal flusso degli indifferenziati in generale fisicamente separati da quelli per il trattamento della FORSU da RD per non far decadere la qualità del compost da RD inficiandone la possibilità di riutilizzo in agricoltura. • per frazione organica da raccolta differenziata il processo anaerobico sempre seguito da una sezione di compostaggio aerobico e deve garantire un composto stabile e di qualità tale da non dover essere conferito in discarica per assenza di domanda o per il mancato raggiungimento dei parametri qualitativi richiesti dalla normativa per l’utilizzo in agricoltura Si segnala inoltre come gli studi commissionati dalla Commissione Europea, nell’ambito della elaborazione delle strategie e linee guida “end of waste”, sottolineino come in generale la DA provveda livelli di igienizzazione dei materiali notevolmente superiori a quelli del compostaggio aerobico, a parità di materiali in ingresso. Si segnala infine come diversi ricercatori (in maggioranza tedeschi) abbiano confutato le tesi del dott. Böhnel e che in questo ambito ricerche sul campo abbiano rilevato la presenza di tracce di tossine botuliniche in solo 2 dei 302 campioni analizzati, campioni però relativi ad impianti di compostaggio (impianti ugualmente criticati dal Böhnel). Associazione Critica alla scelta di prevedere impianti di Vedi punto precedente Vedi punto precedente Comitati Spezzini digestione anaerobica per il trattamento della Forsu per le difficoltà di ottenere standard di qualità del compost se si associano altri flussi di rifiuti (es fanghi biologici). Problema patogeni derivanti dall’uso in agricoltura del digestato . _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 728 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Associazione Suggerito ulteriore impianto di compostaggio Nello specifico l’indicazione del revamping per gli impianti esistenti deve essere Si è proceduto alla Comitati Spezzini aerobico per Forsu ma non per fanghi da valutata in base a specifico progetto e non attiene al livello strategico del piano. revisione di alcune parti depuratori. dell’obiettivo 4 per rendere Il piano prevede tra le priorità immediate la promozione di impianti per la più esplicite tali Per ciò che attiene il trattamento della digestione anaerobica anche per le problematiche segnalate (difficoltà di considerazioni e chiarire FORSU si propone in alternativa all’ produzione compost di qualità nelle fasi transitorie) e per la flessibilità (indirizzi meglio alcuni schemi (es. impianto di digestione anaerobica la verso impianti modulari di digestione anaerobica seguiti da successiva fase di possibili sinergie con riconversione dell’ impianto di Saliceti stabilizzazione aerobica dell’umido da separazione meccanica dell’indifferenziato fanghi da depurazione (utilizzo biocelle aerobiche che verrebbero a da convertire progressivamente alla produzione di compost di qualità con la intese solo con F.O. da liberarsi con il crescere della RD) ed crescita della raccolta differenziata dell’umido). indifferenziato). eventuale ulteriore impianto di compostaggio aerobico in grado -unitamente Per quanto riguarda le possibili integrazioni dei flussi di frazione organica la a quello già esistente- di accogliere la questione è stata meglio delineata nella revisione del PGR. produzione del bacino provinciale. Coordinamento Per la frazione umida si concorda con l’invio Si prende atto della osservazione, coerente ai principi del PGR, e che attiene alle No Gestione corretta a DA, tuttavia si suggerisce di far precedere scelte progettuali da implementare nelle fasi attuative. rifiuti DA da un processo di presso–estrusione (quale quello individuato a suo tempo dalla Commissione Comunale di Genova per il polo di Scarpino ed in uso ad Alessandria ed a Francoforte). Questo operazione porterebbe ad avere una frazione umida “pulita” e molto più reattiva nel successivo processo di digestione. Si ad impianti DA modulari per trattare PGR è basato su questa impostazione. No umido da RD e umido da TMB WWF Savona Si cita quale spunto recente programma Tale aspetto rappresenta uno degli obiettivi del PGR. No rifiuti del Regno Unito che punta sul recupero energetico efficiente dei rifiuti, non con la combustione ma con un aumento degli impianti di digestione anaerobica per la creazione di biogas da rifiuti organici. WWF Savona Quesito circa la trasformazione del digestato Come riportato nel PGR il digestato deve subire una successiva fase di Revisione di alcune parti in impianto anaerobici in compost di qualità stabilizzazione aerobica. dell’obiettivo 4 per rendere o, alternativamente in FOS. Ove in ingresso vi sia frazione umida da RD l’obiettivo è quello di ottenere un più esplicite tali compost di qualità da utilizzare agronomicamente. Ove vi sia invece FU da considerazioni e chiarire trattamento indifferenziato ove non sia possibile ottenere compost di qualità si meglio alcuni schemi produrrà FOS. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 729 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni WWF Savona Necessità di tenere conto principalmente Tra le motivazioni alla base della scelta relativa alla digestione anaerobica vi è No degli aspetti ambientali ed economici nella anche quella che numerosi studi evidenziano come sia quella con il miglior realizzazione di impianti di digestione bilancio energetico e di gas serra. anaerobica La produzione di compost da utilizzare agronomicamente è aspetto prioritario. WWF Savona Qualificazione del rifiuto umido conferito a Il metodo per determinare l’indice di riciclaggio definito da parte del Ministero No digestione anaerobica: riciclato oppure Ambiente prevede il computo della frazione organica inviata ad impianti di recupero energia? compostaggio o digestione purchè vi sia il successivo utilizzo del compost prodotto Anci Liguria Approfondimento utilizzo compostato e Il PRG contiene già una stima del compost utilizzabile da parte del sistema No suggerimento meccanismi incentivanti per il agronomico ligure, effettuata sulla base delle informazioni fornite dalle Strutture suo acquisto regionali competenti. In merito ai meccanismi incentivanti, la proposta può essere discussa con Settore regionale competente. UTILIZZO BIOGAS Soggetto Oggetto Risposta Incidenza sul piano (revisioni / integrazioni) Coordinamento Considerazioni ed ipotesi Il PGR effettivamente non approfondisce particolarmente aspetti legati all’utilizzo del biogas, per Esplicitazione nel PGR Gestione corretta circa utilizzo bogas, con il quale vengono ora ipotizzate tre opzioni: delle tre differenti opzioni. rifiuti richiesta di considerare • per generare calore e/o energia, più frequentemente nel sito stesso; Isde Medici per differenti opzioni (immissione • per azionare veicoli – previa raffinazione e compressione; l’ambiente in rete, per veicoli). • mediante ulteriore raffinazione: immesso nelle reti locali. WWF Savona Si segnala come per ultimo caso (che richiede eliminazione anche dell’ossigeno presente), vi siano studi discordanti in merito al vantaggio ambientale finale dato la necessità di utilizzare energia addizionale per questa fase, senza tener conto dei costi economici aggiuntivi. In ogni caso si intende esplicitare meglio nel PGR la flessibilità rispetto alle opzioni di utilizzo del biogas, demandando poi alle fasi attuative la valutazione puntuale e gli aspetti di fattibilità. Tra le motivazioni alla base della scelta relativa alla digestione anaerobica vi è anche quella che numerosi studi evidenziano come sia quella con il miglior bilancio energetico e di gas serra. Si sottolinea che in ogni caso metano e biometano sono i combustibili con il più basso fattore di emissione: a parità di energia prodotta producono minore quantità di polveri sottili, ossidi di azoto, policiclicici aromatici, diossine, rispetto a legna, carbone, gasolio, olio combustibile. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 730 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CSS Soggetto Oggetto Risposta Incidenza sul piano (revisioni / integrazioni) Anci Liguria Necessità di approfondimento sul Azioni di supporto alla conoscenza del tema CSS sono già in cantiere , anche nell’ottica Maggior dettaglio nella / Legambiente CSS (filiera prodotto e quadro di individuare correttamente quale potrà essere la capacità di assorbimento di un mercato sezione 4 del PGR ed economico - finanziario) e proposta di ancora in fase di evoluzione impegno del piano a prevederne la produzione in funzione Quanto agli aspetti di mercato si tratta di una realtà ancora in fase di definizione lavorare su tale aspetto transitoria , prevedendone la diminuzione progressiva (Legambiente) Movimento 5 Stelle Critica all’impostazione del PGR che Si ribadisce come CSS venga visto come (pen)ultima opzione (coerentemente a No vede a loro parere CSS quale risorsa gerarchia rifiuti) come peraltro chiaro proprio nel paragrafo riportato per questo punto nel Coordinamento da promuovere per recupero documento di osservazioni da loro presentato (vedasi anche pag 197 e 198 del PGR Si è comunque proceduto Gestione corretta energetico piuttosto che residuo della nella stesura dicembre 2013). alla revisione di alcune rifiuti Raccolta Differenziata da minimizzare Il PGR è esplicito nel considerare il CSS residuale (obiettivo prioritario del PGR è la parti dell’obiettivo 4 per riduzione alla fonte del rifiuto - prevenzione e riuso - seguito da RD e recupero), come rendere più esplicite tali Verdi Liguri A loro parere negli schemi impianti possibile opzione per recuperare quantomeno energia da materiali che ad oggi non considerazioni e chiarire non è previsto il recupero di materia vedono altra opzione che la discarica. meglio alcuni schemi. dal sopravaglio. Verrà meglio precisato, benché già esplicitato, che il trattamento del residuo è collocato a È stata introdotta anche valle della RD al 65%. Di qui gli scenari al 2020 basati sui quantitativi residui previsti. opzione relativa a sistemi A monte e a valle (raffinazione) del TMB sono previste fasi di selezione dalla quale di selezione spinta a valle ricavare metalli, inerti a basso Pci e vetro che possono essere avviati a recupero. Si è del TMB. ritenuto opportuno inserire opzione relativa a sistemi di selezione spinta, in particolare per fase transitoria, in alternativa a CSS. Associazione Critica alla scelta di accrescere la Il TMB ha lo scopo di recuperare risorse, dal rifiuto secco residuo, sia in termini di Vedi punto precedente Comitati Spezzini capacità di trattamento meccanico materia, infatti per ottimizzare le prestazioni del ciclo di trattamento, il rifiuto, deve essere biologico, collegata alla produzione di sottoposto a rimozione di materiali inerti per il processo, quali ad esempio metalli, CSS, ritenuto fonte di peggioramento materiali a C&D, ecc sia in termini di energia, tramite la combustione del biogas. del panorama emissioni, in particolare Contemporaneamente si ha a disposizione un impianto flessibile che si adatti alla crescita considerando la presenza in Liguria, della raccolta. di centrali termoelettriche L’apporto dell’utilizzo CSS al panorama emissivo va valutato globalmente, tenendo conto delle fonti combustibili fossili sostituite. CONFINDUSTRIA Conflittualità fra impianto produzione Non si condivide tale osservazione in quanto la scelta di piano vede la raccolta No La Spezia Cdr e tendenza a raccolta differenziata come precondizione alla produzione CSS (vista come ultima opzione prima differenziata spinta che sottrae della discarica). componenti ad alto valore calorifico. Si segnalano numerose osservazioni di segno opposto. CONFINDUSTRIA Mancanza di un impianto di recupero Tale scelta del piano è motivata da valutazioni di sistema, ambientali ed economiche. No La Spezia energetico finale. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 731 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Coordinamento Il fatto che il CSS diventi combustibile Il D.m. 22/2013 disciplina anche questo aspetto prevedendo che il CSScombustibile sia No Gestione corretta non rifiuto rischia di farne perdere la gestito a filiera corta, ovvero gli accordi e lo scambio deve avvenire tra l’impianto di rifiuti tracciabilità produzione e l’impianto di utilizzo, senza intermediari. Coordinamento Considerazioni circa combustione in Un cementificio che voglia impiegare CSS combustibile deve necessariamente adeguare No Gestione corretta cementifici e in centrali le emissioni a quelle previste per la co-combustione normata dal D.Lgs. 152/06 rifiuti termoelettriche migliorando necessariamente le emissioni in atmosfera. Recenti studi su cementifici che già impiegano il CSS nel processo dimostrano che le emissioni di diossina sono molto inferiori a quelle previste dalla norma, anche a livello di accumulo. Viene inoltre evidenziato che i metalli pesanti vengono inglobati nel clinker e non vengono convogliati nelle emissioni. Il clinker, successivamente impiegato per la formulazione del cemento, non rilascia le sostanze inglobate. Il bruciatore del cementificio inoltre lavora a temperature variabili tra i 1800-2000°C con elevati tempi di permanenza, superiori a quelli previsti per gli inceneritori. Anche nel caso delle centrali va tenuto conto del bilancio complessivo tra i materiali vergini utilizzati nel processo e l’impiego del CSS. Nel bilancio complessivo si ritiene di non andare ad aggravare la situazione esistente. Si richiamano inoltre le BREF previste dalle vigenti normative. Coordinamento Viene criticata opzione di usare il L’opzione, individuata in modo alternativo e in subordine all’utilizzo per ripristini ambientali Sulla base degli Gestione corretta digestato per produrre CSS è prevista dalla normativa. approfondimenti effettuati rifiuti (inquinanti cloro e metalli pesanti). si è deciso di procedere Isde Medici per alla revisione di alcune l’ambiente Si all’uso per ripristini ambientali parti dell’obiettivo 4 per (cave) escludere tale opzione _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 732 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni VARIE SCENARI IMPIANTISTICI Soggetto Oggetto Risposta Incidenza sul piano (revisioni / integrazioni) Movimento 5 Il Prg è orientato all’incenerimento del L’osservazione è da rigettare in quanto pare non compreso lo spirito e le priorità del PGR No Stelle CSS ed alla discarica (e nega la che vedono come obiettivo prioritario la riduzione alla fonte del rifiuto (prevenzione e possibilità di riduzione rifiuto e sua riuso) seguito da RD e recupero (rifiuto visto come risorse economica / volano per filiere valorizzazione come risorsa locali). economica. L’orientamento alla discarica, come più volte ribadito nel PGR, è completamente assente. CSS residuale (e soluzione comunque in antitesi alla discarica). Coordinamento La capacità quantitativa delle discariche Si condivide pienamente con l’osservazione. Il PGR esplicita infatti in tutte le sezioni No Gestione corretta non garantisce da problemi ambientali l’obiettivo primario di evitare per quanto possibile il conferimento in discarica che deve rifiuti e di salute pubblica (solo la diminuzione essere visto come meramente residuale. dello smaltimento è garanzia di sostenibilità) Comune Sestri Richiesta di prevedere ampliamenti ai La richiesta contrasta con il principio del PGR di non prevedere ulteriori ampliamenti se No Levante siti di discarica già in attività, data la non quelli necessari a realizzare impianti. La prosecuzione dell’utilizzo dell’impianto di indeterminatezza di soluzioni Sestri Levante non appare funzionale a questa condizione alternative nel periodo transitorio. WWF Savona Necessità di pretrattare il residuo Il PGR è esplicito su tale necessità. No indifferenziato a valle della RD prima dell’invio a recupero/smaltimento Coordinamento Proposta :finalizzare il TMB a recupero Si condivide (e saranno meglio dettagliate le indicazioni già presenti del PGR in merito) Si è comunque proceduto Gestione corretta materia con sep s/u e trattare l’umido in la necessità di recuperare ulteriormente materia dal sopravaglio da TMB. alla revisione di alcune rifiuti digestione anaerobica. Il PGR considera esplicitamente il rifiuto prodotto (a valle delle attività di minimizzazione) parti dell’obiettivo 4 per Trattare il secco residuo in: come risorsa, coerentemente alla gerarchia dei rifiuti e l’eventuale recupero di energia è rendere più esplicite tali -processi di valorizzazione sopra vaglio considerato esplicitamente come ultima opzione prima della discarica. considerazioni e chiarire (selezioni ottiche, magnetiche e meglio alcuni schemi. balistiche abbinate a Per quanto riguarda il modello Vedelago, si ritiene al momento che in Liguria non vi siano È stata introdotta anche densificazione/estrusione) per le condizioni di contorno per promuovere immediatamente impianti simili (mancanza di opzione relativa a sistemi valorizzare anche economicamente la flussi sinergici di adatti rifiuti industriali…) di selezione spinta a valle materia ; del TMB -estrusione mod Vedelago per produrre sabbia sintetica -discarica. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 733 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Associazione Suggerito che, in funzione alternativa al Il PRG contiene indicazioni a livello di processo, e non di specifica tecnologia da adottare. Vedi sopra Comitati Spezzini CDR/CSS si debba optare per Una esplicitazione puntuale delle tecnologie si può fare solo in sede di capitolato di gara l’estrusione delle plastiche dal RUR per impianto. (mod. Vedelago). Vedi punto precedente per modello vedelago. In ogni caso occorre verificare la praticabilità di modelli nati in situazioni anche logistiche specifiche (es. integrazione con flussi di rifiuti industriali) all’intero ciclo regionale ligure Movimento 5 Critica alle considerazioni sull’uso della Si ritiene che non sia stato ben compreso il relativo paragrafo dei PGR, in quanto non vi No Stelle Fos, di cui si prevede da alcuni Comuni sono contenuti difformi da loro interpretazione. Si ribadisce che il PGR ha l’obiettivo di l’utilizzo per ripristini ambientali e evitare per quanto possibile il conferimento in discarica conferimento in discarica. Movimento 5 Termotrattamento ha costi di 1 ordine di La frazione organica non derivante da RD cui ci si riferisce è indirizzata appunto No Stelle grandezza > rispetto a Digestione prioritariamente a Digestione Anaerobica. Anaerobica Comune Sestri Assenza di soluzioni alternative al Fino al momento in cui esisteranno impianti di trattamento della frazione organica non è No Levante trattamento in fase transitoria diverse pensabile altra soluzione dal conferimento fuori regione. Unione Industriali Necessità specificazioni tecniche e sul La Regione è intervenuta con DGR sul tema in oggetto. La disciplina autorizzativa esula No Savona regime autorizzativo degli impianti di dalle competenze regionali compostaggio di prossimità Isde Medici per Si accusa il TMB di essere Il PGR integra i citati principi: No l’ambiente controcorrente alla RD ed il PRG di • “pianificare un ciclo di gestione dei rifiuti virtuoso finalizzato principalmente al spingere sul recupero energetico a recupero di materia e in secondo luogo al recupero di energia”; scapito della RD in particolare • “Scopo del Trattamento Meccanico Biologico (TMB) è recuperare un’ulteriore parte di dell’organico materiali, ridurre il volume del materiale in vista dello smaltimento finale e stabilizzare il rifiuto organico putrescibile”. Si ricorda, rispetto a quanto osservato, anche l’obbligo di trattamento pre-discarica e la necessità di minimizzare la frazione organica smaltita in discarica. TMB consente di recuperare ulteriori quote di materiali dal rifiuto indifferenziato (anche nelle successive fasi di raffinazione del sopravaglio) e di recuperare la frazione umida garantendo quantomeno un recupero di energia (tramite biogas) se non anche di materiale da sostanze che ad oggi vengono smaltite in discarica con i noti problemi di impatto ambientale. Tali fasi consentono quindi di rispettare le vigenti normative e obiettivi e principi comunitari. Ciò sempre a valle rispetto agli obiettivi prioritari di riduzione, riuso e riciclo. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 734 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Associazione Manca previsione costo economico Dato il carattere strategico, non programmatico, del PGR non era stato ritenuto opportuno Inserito approfondimento Comitati Spezzini connesso alla attuazione degli scenari / affinare una analisi economica di dettaglio degli impianti, che si demanda alla analisi fattibilità economica Unione Industriali Problema risorse per realizzazione pianificazione d’ambito . nel documento di Piano – Savona impianti Esso comunque indica per quanto possibile, canali di possibile finanziamento (POR , ex comunque questione sarà Cgil Cisl Uil FAS, ecc), quali possibili esempi di percorsi da attivare al fine di mettere a disposizione oggetto del Piano d’Ambito ANCI le risorse necessarie al raggiungimento degli obiettivi indicati. previsto dalla LR 1/14. Movimento 5 Tempistica insufficiente per Il PGR prevede una fase transitoria. No Stelle realizzazione (e modifica esistenti) impianti trattamento. Movimento 5 Necessità di grossi investimenti che La prospettiva temporale del PGR è di sei anni, nel corso dei quali è prevista la No Stelle richiedono lunghi tempi di realizzazione dell’impiantistica . ammortamento e di esercizio impianti. Movimento 5 Sulla frazione organica si lamentano Non è del tutto condivisibile l’osservazione che riguarda la supposta velocità di Si è comunque proceduto Stelle tempi lunghi per realizzare impianti di realizzazione di impianti di compostaggio (che anche per motivi di accettabilità sociale alla revisione di alcune DA e sembrerebbe pertanto essere hanno problematiche analoghe a quelle della digestione anaerobica, che in Liguria parti dell’obiettivo 4 per suggerita la produzione di compost con peraltro potrebbero essere avvantaggiate dalla necessità di minori spazi, pur ammettendo rendere più esplicite tali processo aerobico perché più i maggiori costi iniziali). considerazioni e chiarire velocemente realizzabile . In ogni caso l’indirizzo prioritario verso la digestione anaerobica della frazione organica è meglio alcuni schemi (che dovuta ai vari motivi esposti nel PGR, tra cui si segnalano: sono stati semplificati e in • flessibilità impiantistica (impianti DA modulari per essere riconvertiti a FORSU da RD cui sono state rese più via via che cresce la frazione umida così intercettata) – possibilità quindi di gestire il trasparenti le opzioni). transitorio; • conseguente obiettivo di recuperare subito quantomeno energia, tramite biogas, (e preferibilmente anche materiale) da F.O. di bassa qualità (sottovaglio TMB) da cui non si produrrebbe compost collocabile su mercato. Comune Sestri Sviluppo temporale azioni per L’aspetto della tempistica per realizzare impianti è condizionato dalla disponibilità di No Levante realizzazione impianti compostaggio risorse al momento non individuabili troppo generico Movimento 5 La frazione verde viene considerata Il PGR pone tra gli obiettivi la produzione di compost di qualità da frazione organica Si è comunque proceduto Stelle solo in sinergia con il biodigestato, e intercettata da RD (compresa frazione verde) tramite un processo integrato digestione alla revisione di alcune non viene contemplata la produzione di anaerobica – stabilizzazione aerobica. parti dell’obtv.4 per rendere compost di qualità. più esplicite tali considerazioni e chiarire meglio alcuni schemi (compresa modifica allo schema impiantistico della versione PRG del dic. 2013). _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 735 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Comune Taggia Raccomandazione circa l’opportunità Il PGR ha l’obiettivo di minimizzare la collocazione in discarica, attraverso azioni che a È stata introdotta anche che le sezioni di trattamento previste valle delle attività prioritarie di prevenzione, riuso, raccolta differenziata e recupero opzione relativa a sistemi nell’impiantistica siano finalizzate non perseguano prioritariamente il recupero di materia o quantomeno di energia. di selezione spinta a valle solo al recupero energetico mediante Tuttavia l’osservazione non pare molto congruente con la opzione “Plasmix” citata e le del TMB produzione di biogas, ma anche al conseguenze che ne derivano. recupero di materia valorizzabile nel residuo, in modo da minimizzare la collocazione in discarica , in particolare di quelli ad alto PCI WWF Savona Citazione da Risoluzione Parlamento Il PGR è coerente alla citata gerarchia, posta come base per la priorità degli obiettivi. No europeo del 24.5.2012 su gerarchia Si condivide la necessità che i finanziamenti siano erogati in base a tali priorità, ferma metodi trattamento / Recepire nel PGR restando l’esigenza di affrontare preliminarmente le problematiche che hanno comportato indicazioni UE circa necessità di la non soddisfacente situazione in essere, come quelle segnalate (es. mancanza impianti cessare finanziamenti per discariche ed di compostaggio, necessità di impianti di trattamento). inceneritori per investire sull’ammodernamento impianti di riciclo. RIFERIMENTI A SITUAZIONI IMPIANTISTICHE ESISTENTI Soggetto Oggetto Risposta Incidenza sul piano (revisioni / integrazioni) Ing. Franco Osservazioni circa la prospettiva di Il PRG prevede che non vengano realizzate nuove discariche per RSU e che gli eventuali No Taggiasco realizzare a Colli (IM) il previsto ampliamenti degli impianti esistenti possano essere autorizzati solo in funzione transitoria impianto di trattamento oggetto di per il tempo necessario a realizzare impianti di trattamento. project financing e circa l’assenza di Circa le concrete prospettive di realizzazione degli impianti occorre richiamare il carattere alternative in caso di non fattibilità. strategico del PRG, che non consente una valutazione di fattibilità operativa dei singoli Auspicio che non vengano previste interventi, per la quale occorre fare riferimento ad atti progettuali e programmatori nuove discariche successivi. Ecosavona Proposta considerazione nel PRG del Il PdI venne sottoscritto allo scopo di valutare una ulteriore previsione di ampliamento No /Unione Industriali Protocollo d’intesa sottoscritto in data della discarica rispetto a quella già assentita con Adp del 2011. Savona /Comune 11.6.2012 per la revisione Adp Si tratterebbe della volumetria di circa 500.000 mc presa in esame dalla cd “opzione 3” di Vado Ligure ampliamento discarica Boscaccio della pronuncia di Via che giudicava, viceversa, compatibile un ampliamento di mc (approvato cn DGR n.1399/2011) 1.700.000. Rispetto agli obiettivi ed agli scenari di PRG tale prospettiva, che porterebbe ad un allungamento della vita della discarica rispetto alle volumetrie in oggi autorizzate, necessita di una rivalutazione che evidenzia il contrasto fra la previsione di tale ampliamento e gli scenari di PGR _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 736 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Comune di Vado Subordinare la condivisione di cui al La richiesta pare attinente ai rapporti Comune/Gestore e si presta ad essere presa in No Ligure punto precedente al pieno rispetto da considerazione nel PRG solo limitatamente ai punti di contatto con i contenuti della parte di Ecosavona degli impegni pianificazione. Peraltro la previsione di un impianto di trattamento della frazione umida al contenuti nell’atto unilaterale a favore servizio di un solo Comune non risulta congruente con il contenuto del Piano e con la del Comune di Vado L. ( prot. n. 12154 fattibilità generale del 26.7.2011) prescrivendo la realizzazione di un impianto di trattamento frazione umida prodotta dal Comune di Vado L. o assumendo in proprio i costi del conferimento ad un impianti autorizzato. Docks Lanterna Realizzazione Impianto trattamento Si prende atto ai fini degli scenari del Piano. No forsu e recupero biogas a fini energetici L’iniziativa è in fase di progettazione. (Energa srl) Comune Isola del Cantone Si segnala come la VAS sul PUC di Isola del Cantone per l’area in oggetto ha stabilito quanto segue: “relativamente all’Ambito AT_TEP località Camposerragno, non essendo state fatte in questa fase delle verifiche specifiche di idoneità delle previsioni rispetto alle caratteristiche dell’area, in particolare per quanto concerne il contesto naturalistico e l’interazione con l’acquifero, laddove il Comune intendesse perseguire questa previsione, si ritiene necessario identificare lo stesso come distretto di trasformazione da attuarsi tramite PUO, a cui rimandare gli opportuni approfondimenti e relative valutazioni ambientali. Consorzio Rio Richiesta che venga presa in La proposta di realizzare un autonomo impianto di trattamento Forsu non è prevista gli Inserimento previsione Marsiglia considerazione l’iniziativa di dotare scenari impiantistici del PRG. Può essere considerata quale opzione alternativa al impianti compostaggio se l’ambito di un piccolo impianto di compostaggio di comunità per territori interni quale la Valfontanabuona. giustificati da fabbisogno e trattamento della frazione organica da sostenibilità economica ad integrazione del compostaggio di comunità Comune Richiesta che il centro di compostaggio Nell’ottica della creazione Area Omogenea di riferimento l’intervento potrà essere No Montoggio Terre rosse sia valorizzato come considerato impianto al servizio di più Comuni (Val Trebbia, Val Polcevera, Val Bisagno) con opportuni interventi di ampliamento su terreni limitrofi acquistati dal Comune _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 737 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni CONFINDUSTRIA Necessità di una realizzazione ex novo Si prende atto di tale osservazione, che, seppur non del tutto condivisa, rappresenterà un No La Spezia degli impianti in provincia di Sp , data punto di attenzione da esaminare in sede progettuale (piani d’ambito e fasi successive). l’impossibilità di una loro riprogettazione Associazione La prospettiva Acam di utilizzo come Tutti gli impianti di trattamento necessitano di una discarica di servizio per i residui non No Comitati Spezzini discarica di servizio non è condivisa recuperabili. dall’Associazione. Il PRG assegna allo smaltimento appunto questa funzione residuale. Associazione Inidoneità sito Boscalino quale sede Il PRG non individua localizzazioni puntuali che potranno essere valutate in sede di VIA. No Comitati Spezzini della DA per carenza spazi e impatto emissivo centrale biogas. Comune La Richiesta che le indicazioni presenti nel L’interpretazione delle frasi inserite in DGR risulta non contrastante con il contenuto del Non necessarie revisioni Spezia testo della DGR circa l’individuazione Piano, tenuto conto che: dell’impianto di Saliceti quale impianto - La L.R. 1/2014 prevede un unico ATO regionale con possibilità di azioni sinergiche di interesse regionale ed il carattere fra le infrastrutture a disposizione dei vari territori. residuale della discarica di servizio - Il Piano assegna funzione residuale a tutte le discariche prevedendo che esse siano evidenziate all’interno del debbano rappresentare la risorsa destinata al rifiuto inertizzato residuo dei documento di Piano processi di trattamento. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 738 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Osservazioni in tema Aree omogenee e Bacini di raccolta (obiettivo 5del PGR) Soggetto Oggetto Risposta Incidenza sul piano (revisioni / integrazioni) Anci Liguria Lo schema definitivo del PRG dovrebbe essere approvato dal Sono competenze specifiche: il Prg viene approvato dal Consiglio No, al di là di una Comitato d’Ambito di cui alla L.R. n.1/2014 regionale, perché la Regione è titolare della pianificazione. maggiore chiarezza Il Comitato d’ambito è organo di governo del ciclo rifiuti , ed ha quindi del modello competenze in merito alla attuazione del PRG nell’ambito del nuovo capitolo di disposizioni attuative Coordinamento Condivisione approccio generale su dotazione impianti e Si prende atto della osservazione. No Gestione preferenza per opzione Genova + Tigullio corretta rifiuti Cgil Cisl Uil Rischio che il modello organizzativo prefigurato dal PRG e dalla La legge ed il PRG prevedono in modo esplicito modalità di integrazione No, al di là di una L.r. 1/14 non consenta una reale integrazione fra aree riferite alla scala territoriale rispetto alla quale viene prevista la maggiore chiarezza omogenee configurate come entità chiuse e autosufficienti. realizzazione degli impianti di trattamento. del modello nell’ambito del nuovo capitolo di disposizioni attuative Cgil Cisl Uil Rischio che l’impostazione del servizio per fasi gestionali Il PRG individua la necessità che siano prese in considerazione, in sede No, al di là di una separate vada a discapito dell’unitarietà del ciclo. di definizione capitolato, tutte le fasi gestionali di vita del rifiuto, anche maggiore chiarezza successive alla raccolta del gestore, il quale, in molti casi, oggi, diventa del modello “proprietario” del rifiuto e quindi ne dispone a suo interesse. Letto in nell’ambito del questa ottica, l’indirizzo non rappresenta un ostacolo al fatto che, come nuovo capitolo di auspicato, l’affidamento conservi una visione unitaria dell’intero servizio disposizioni attuative Coordinamento Contraddittorietà fra PRG e Legge ATO sulla formazione di Aree Alla luce della impostazione della L.R. 1/2014 risulta chiaro che il modello No Gestione omogenee che dovrebbero essere costituite dai Comuni di governo è articolato sul livello delle Aree territoriali omogenee, formate corretta rifiuti da Comuni e dell’Autorità d’ambito regionale, le cui funzioni sono elencate negli artt. 15 e 16 Associazione Critica a scelta L.r. 1/2014 di un modello basto su Autorità Il modello di governo posto alla base della L.R. 1/2014 è stato condiviso No Comitati regionale ed Aree Omogenee; si preferiscono Consorzi fra in numerose riunioni con gli altri soggetti pubblici coinvolti. Si prende atto Spezzini Comuni indipendenti fra loro. della diversa opinione CONFINDUSTR Eccessiva frammentazione di impianti , in contrasto con la PGR basato su concentrazione in Aree Omogenee No IA La Spezia buona norma che prevede impianti centralizzati. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 739 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Comune Richiesta di mantenimento gestione autonoma da Aree Né il quadro normativo nazionale né la L.1/2014 ammettono eccezioni al No Framura Omogenee per Comuni in grado di garantire un servizio principio di affidamento servizi pubblici a rilevanza economica su base di conforme alla normativa vigente ambito territoriale omogeneo Consorzio Rio Richiesta che il Consorzio Rio Marsiglia sia riconosciuto come Il Piano contiene i criteri da applicare da parte dei Comuni per la Non necessarie Marsiglia ambito già omogeneo per lo svolgimento del servizio RSU costituzione delle Aree omogenee per i servizi territoriali. revisioni Il primo criterio fa riferimento alla salvaguardia delle forme di cooperazione fra Enti locali già consolidate; alla luce del citato criterio può essere valutata la realtà del Consorzio Rio Marsiglia Associazione Si ravvisa contrasto fra piani EE.LL e Regione Non si è compreso del tutto lo spirito dell’osservazione. No Comitati PGR comunque individua le strategie regionali in tema, nella cui cornice Spezzini gli EE. LL. dovranno operare. Movimento 5 Si richiede una campagna di Governance nei Porti liguri rispetto Il suggerimento pare riferito ad azioni inerenti la produzione dei rifiuti , Non applicabile Stelle ai prodotti introdotti. che sono però inerenti ambiti extra regionali Legambiente Criticità sulla gestione rifiuti in aree portuali, parte considerevole Il problema discende dalla competenze istituzionale divisa fra Autorità No di territorio in Liguria, che risultano sottratte dalle modalità di Portuale e Comune e può essere affrontato avviando un confronto fra i gestione dei rifiuti urbani ed assimilati. due Enti VARIE URBANI Soggetto Oggetto Risposta Incidenza sul piano (revisioni / integrazioni) Movimento 5 PRG elaborato su dettatura di gruppi di PGR è stato elaborato da un gruppo di lavoro interno alla Regione (con un contributo No, al di là di una maggiore Stelle potere estranei agli interessi della esterno puntuale su alcuni aspetti del TICASS – Università di Genova). chiarezza del modello popolazione. Si ricorda, rispetto a quanto osservato, anche l’obbligo di trattamento pre-discarica. nell’ambito del nuovo capitolo di disposizioni attuative Movimento 5 Il Piano Regionale di Gestione dei Il piano regionale effettivamente per sua natura fornisce indirizzi entro i quali avviare È stato introdotto apposito Stelle Rifiuti e delle bonifiche, anche se ben le azioni previste, non destinando al momento risorse e non prevedendo tempistiche capitolo disposizioni attuative, strutturato e teoricamente attento alla puntuali, al di là degli obiettivi temporali riguardanti l’attivazione delle varie attività pur essendo la questione suddetta problematica, manca di nelle varie linee di azione (che saranno maggiormente dettagliate). sollevata maggiormente concretezza: pertinente alla successiva fase • non si evince infatti una precisa di pianificazione d’ambito. tempistica con cui saranno realizzati gli obiettivi proposti • non è contemplata una vera e propria calendarizzazione degli eventi; _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 740 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Movimento 5 Non sono specificati i soggetti controllati L’osservazione non risulta immediatamente comprensibile: la normativa vigente È stato introdotto apposito Stelle e controllori. stabilisce le varie competenze e il piano di monitoraggio proposto evidenzia ruoli e capitolo disposizioni attuative, responsabilità. che integra aspetti relativi a Dettagliata segnalazione delle misure di responsabilità di atuazione e riduzione priva di strumenti e organismi In parte la questione attiene poi alle fasi attuative, ognuna delle quali prevedrà i propri monitoraggio. Si faccia deputati al controllo sul perseguimento meccanismi di controllo. riferimento anche a LR 1/2014. obiettivi. Legambiente Necessità di supportare la fase di Si condivide l’osservazione, anche per quanto riguarda gli obblighi in merito da Integrazione disposizioni monitoraggio con adeguata copertura di assegnare ai soggetti attuatori. Tali aspetti sono stati rimarcati anche nel Rapporto attuative in merito (con finanziamento, l’utilizzo di indicatori per Ambientale. ulteriore richiamo nel Piano di misurare il raggiungimento degli obiettivi, Monitoraggio). ed un sistema di rendicontazione ed analisi dei risultati di ogni azione prevista a carico dei diversi soggetti individuati. WWF Savona Si sottolinea la necessità di Attraverso il PGR si intendono aumentare le azioni di acquisizione dati e conoscenze No rafforzamento di controlli e monitoraggi e monitoraggio, in supporto alle attività di monitoraggio e controllo previste dalle normative che dovranno sempre più basarsi su analisi di rischio. Movimento 5 Occorre piano pluridecennale per Si condivide la considerazione circa necessità di visione a lungo termine – tuttavia il No, al di là di una maggiore Stelle armonizzare i risultati virtuosi della RD PGR deve essere inteso ed è esplicitato come piano che porterà a regime la chiarezza del modello con le tipologie di impianti. situazione. nell’ambito del nuovo capitolo Il PGR individua soluzioni impiantistiche a regime per RD minima pari al 65% (e di disposizioni attuative TMB e termovalorizzazione si giustificano riduzione contemporanea della produzione totale rifiuti), con numerosi riferimenti circa solo con RD di circa il 50%. modularità e flessibilità degli impianti. TMB comunque necessario alla luce dell’obbligo del trattamento pre-discarica. Unione Gli obt del PRG possono essere L’aspetto su cui può incidere la Regione è l’ecotassa , già incrementata del 40% nel No Industriali perseguiti con maggior efficacia 2011. Ulteriori incrementi sono possibili fino al massimo previsto dalla legge Savona rendendo più oneroso il ricorso ad nazionale, ma occorre considerare l’incidenza del tributo sul complessivo costo di impianti di smaltimento, in specie conferimento, pari a circa il 10- 15% discariche Ass. Ritenuta buona la strutturazione in Si prende atto della considerazione. No Matermagna relazione ad obiettivi e positiva la scelta di differenziare scelte impianti in ragione caratteristiche territoriali Ass. Non è chiara la durata del periodo Il PGR individua 2016 quale step intermedio e 2020 come anno in cui lo scenario sarà No Matermagna transitorio fino agli impianti previsti. a regime. Tempistiche più puntuali e dettagliate sono demandate ai Piani d’ambito. WWF Savona Proposta adesione Regione a network La proposta sarà valutata in fase attuativa. No ACR + organismo che rappresenta associazioni di città e regioni per riciclaggio e gestione sostenibile risorse _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 741 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni WWF Savona Estrazione metalli da discarica (chiedono Tale attività potrebbe essere oggetto di progetti pilota su cui ricercare risorse al fine di No che negli obiettivi si indichi l’analisi della avviare una sperimentazione, mentre non sembra al momento opportuno un richiamo fattibilità e la promozione del recupero di nel PGR. materiale da discarica) WWF Savona Richiesta di specificare se i quantitativi di I dati considerano anche gli assimilati se gestiti congiuntamente agli urbani da ciascun No RSU sono solo quelli di provenienza Comune domestica o se comprendono anche gli assimilati WWF Savona Escludere ogni aumento emissioni non Tra gli obiettivi di sostenibilità esplicitamente perseguiti dal PGR (e pertanto anche No bilanciato da diminuzione complessiva alla base delle scelte) vi sono i seguenti: degli inquinanti maggiormente nocivi per • Limitare emissioni in atmosfera (anche in riferimento a emissioni puntuali la salute umana, per l’ambiente e per la odorigene o di polveri) generazione di gas climalteranti. • Limitare emissioni di gas climalteranti WWF Savona Richiesta analisi motivazioni costi L’orografia del territorio e la frammentazione delle gestioni sono indubbiamente fattori No maggiori in Liguria per svolgimento che incidono sul dato . Inoltre occorre considerare la carenza di impianti di servizio gestione RSU rispetto a media trattamento che in alcuni casi costringe a soluzioni più onerose fuori regione. nazionale WWF Savona Suggerimento circa riduzione La fiscalità di settore è di competenza dei singoli Comuni. Il metodo di calcolo No imposizione fiscale per chi effettua regionale valorizza comunque come RD solo il compostaggio domestico nei comuni compostaggio domestico che attivino contestuale riduzione imposizione fiscale. WWF Savona Suggerimento circa la promozione di Gli aspetti citati non si prestano ad essere affrontati in sede di pianificazione No accordi con attività agricole prima di strategica , che prevede, per gli interventi da realizzare, una tempistica di massima. pianificare la localizzazione impianti per evitare il rischio di grandi quantità di compost non utilizzato WWF Savona Auspicio che le indicazioni circa la Si condivide tale auspicio. Il PGR indirizzerà in tal senso i piani d’ambito. No gestione della frazione organica in Comuni a bassa densità di produzione vengano rispettate WWF Savona Si chiede perché non sia realistico Le stime basate su letteratura e casi concreti indicano che comunque anche con alte No sottrarre dal residuo tutto l’organico % di RD permane una componente organica Movimento 5 Non viene proposta ipotesi di trattamento Il PGR non esclude il trattamento del verde in esclusiva. Vengono tuttavia trattate con No, al di là della revisione Stelle del verde in esclusiva maggior dettaglio soluzioni integrate. schemi (semplificazione e maggior chiarezza). _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 742 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Movimento 5 Necessità di coinvolgere popolazione Si condivide l’osservazione. PGR infatti richiama più volte tale necessità e introduce No Stelle varie azioni specifiche in merito nelle varie sezioni (informazione, sensibilizzazione). WWF SAvona Nella fase dell’elaborazione del piano spazio alle osservazioni del pubblico è stato dato sia nell’ambito della partecipazione al piano che della VAS. Potranno essere approfondite indicazioni per la partecipazione del pubblico nelle fasi attuative. Il piano di monitoraggio prevede infine reportistiche periodiche da diffondere e mettere a disposizione sui siti istituzionali. Comunicazione, informazione, sensibilizzazione, educazione e coinvolgimento sono fondamentali per raggiungere gli obiettivi. Tali azioni sono già state avviate e sono previste dal PGR., anche avvalendosi del sistema ligure di educazione ambientale. WWF Savona Necessità di capillare educazione rivolta Si concorda con tale osservazione. No a turisti soprattutto giornalieri, dato che Sono già state attivate (es. citato progetto RESMAR, TPE, SMILE, ecc..) e potranno dalle analisi Resmar emergerebbe come essere consolidate iniziative di sensibilizzazione specifiche che vedano tra i la RD subisca un calo nei comuni turistici destinatari i turisti (nota: tale osservazione contrasta con quanto affermato in merito a nei mesi di picco dell’afflusso turistico ECOFESTE). Valutazione impatti sanitari / studi epidemiologici Soggetto Oggetto Risposta Incidenza sul piano (revisioni / integrazioni) Coordinamento Richieste in merito VIS e/o Studio Epidemiologico completerebbero idealmente il processo di VAS.. Esplicito richiamo in Gestione alla realizzazione Dato il carattere essenzialmente strategico (di indirizzo) del PGR, si ritiene tuttavia la fase più opportuna per merito inserito nelle corretta rifiuti VIS / S.E. / applicazione di tali strumenti quella attuativa (piani d’ambito e progetti impianti). disposizioni attuative e istituzione A tale livello di pianificazione si rischierebbe di impegnare risorse (significative) con un risultato accademico e poco nel piano monitoraggio. Movimento 5 osservatorio calato poi nella concreta realtà dell’attuazione (senza poter considerare fattori quali risorse, localizzazioni, scelte Stelle salute impiantistiche, ecc..) e comunque soggetto in ogni caso a critiche e incertezze. ISDE Analisi epidemiologiche e VIS infatti richiedono conoscenze e tecniche specifiche (epidemiologiche e tossicologiche) che risultano al momento meno “certe”, univoche e validate di quelle utilizzate a livello ambientale e per le quali non vi è ancora un riferimento od una agenzia guida univocamente riconosciuta. Quindi si ribadisce come potrebbero essere valutate, nelle fasi attuative, VIS non prospettiche ma concorrenti (in itinere…) e forniti indirizzi circa necessità di analisi epidemiologiche. In ogni caso (come emerso anche in sede di inchiesta pubblica) si valuterà come attivare collaborazioni e sinergie con i soggetti competenti ed altri soggetti interessati, al fine di mettere a sistema le informazioni esistenti e verificare nelle fasi attuative l’opportunità di mettere in campo azioni di monitoraggio specifiche. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 743 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Osservazioni in tema di criteri localizzativi Soggetto Oggetto Risposta Incidenza sul piano (revisioni / integrazioni) Anci Liguria Possibilità di delocalizzare gli impianti DA Il PRG non prevede localizzazioni puntuali, ma indica i criteri che No dovranno essere rispettati dalle progettazioni. Da valutare l’opzione sinergia fra impianti DA e TMB residuo (per la parte organica) Coordinamento Si ritiene opportuno vietare l’ampliamento o la realizzazione di I criteri indicati producono il risultato desiderato. No Gestione nuove discariche in aree integre ed incontaminate ad elevato corretta rifiuti valore paesaggistico ambientale. Per quanto riguarda i siti oggetto di ripresi tini , gli aggiornamenti In merito ai siti proposti per ripristini ambientali si chiede che proposti potranno derivare dalla fase attuativa del Piano che per vengano predisposti nuovi studi per aggiornare e ridimensionare sua natura ha lo scopo di determinare indirizzi generali. il numero di siti considerando la rinaturalizzazione avvenuta. Segue analisi dei siti oggi sede di discariche alla luce dei criteri localizzativi del PRG. WWF Savona Inserire fra i fattori escludenti per discariche la presenza di falda Esistono già criteri attinenti l’aspetto in questione Criteri localizzativi rivisti in affiorante o poco profonda base ad aspetti di tutela idrogeologica e tutela beni archeologici su segnalazioni puntuali soggetti competenti WWF Savona In caso di vicinanza ad aziende a rischio di incidente rilevante Esistono già criteri attinenti l’aspetto in questione. No valutare possibili effetti domino, prevedere criteri escludenti basati sulle tipologie di rischio, effettuare in sede di VIA/VAS le consultazioni pubbliche con presenza del gestore impresa e prescrivere aggiornamento piani emergenza e prevenzione rischio WWF Savona Auspicio che il criterio incidenza turismo sia tenuto in Il PGR considera pienamente tale aspetto. No considerazione nelle scelte localizzative degli impianti _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 744 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni WWF Savona Richiesta che la Valutazione di incidenza riguardi anche impianti Nel piano non viene individuato un buffer minimo in termini di No (su questo aspetto localizzati a meno di 2 km da siti rete Natura e revisione testo su distanza. specifico). Criteri misure assoggettamento disposte da Autorità ambientali nel Si segnala come il rapporto ambientale riporti quanto segue: localizzativi rivisti in base caso di distanze maggiori Dati i criteri di localizzazione impianti introdotti dal piano, di ad aspetti di tutela seguito ricordati per il tema in oggetto: idrogeologica e tutela beni - criterio escludente: aree individuate dagli articoli 2 e 3 archeologici su del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. segnalazioni puntuali 357 e aree naturali protette; soggetti competenti in - criterio penalizzante: Distanza del sito da Sic o effetti materia ambientale. indiretti sul SIC; è indubitabile che le azioni di piano possano, all’attuale livello di pianificazione, essere definite, prive di incidenze negative significative sulle aree Rete Natura 2000, fermo restando che eventuali impianti od attività che potenzialmente potranno essere realizzate in aree più o meno attigue a SIC e ZPS dovranno essere oggetto di attenta verifica di incidenza, volta a valutare possibili effetti indiretti (traffico indotto, rumore, ricaduta di inquinanti, ecc…) sugli elementi della rete ecologica regionale, corridoi ecologici compresi, nell’ambito delle procedure previste a livello di singolo progetto. Dovrà quindi, tra gli altri adempimenti, essere elaborato ove previsto l’apposito studio volto ad individuare e valutare i principali effetti che l’intervento attuativo del piano può avere sui siti della rete ecologica regionale, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi. Inoltre, nell’ambito delle attività di monitoraggio degli effetti di piano e in quelle più sito-specifiche volte al monitoraggio degli effetti dei singoli interventi, dovranno essere valutati i possibili effetti dei vari interventi, anche a livello cumulativo, sullo stato dei vari ecosistemi liguri, in primo luogo sui valori naturalistici tutelati nelle aree SIC e ZPS, permettendo tempestive azioni in caso siano evidenziati effetti non previsti ed indesiderati. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 745 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Cgil Cisl Uil Necessità di indicazioni più puntuali sulle priorità di Il PRG si è attenuto alle indicazioni di cui all’art.199 localizzazione degli impianti , che andrebbero concentrati d.lgs.152/2006 che prevede la indicazione di criteri per la principalmente nella città metropolitana, anche come leva per localizzazione da parte delle Province interventi di riqualificazione e bonifica di impianti di discarica WWF Savona Auspicio che il criterio densità produzione sia tenuto in Tale parametro è stato appositamente individuato ed integrato nel No considerazione nelle scelte localizzative degli impianti PGR, al fine di indirizzare le varie scelte. WWF Savona Auspicio che le indicazioni circa l’ubicazione dell’impianto per il Si condivide tale auspicio. Il PGR indirizzerà in tal senso i piani No trattamento della Forsu siano tenute in debita considerazione d’ambito. nella localizzazione degli impianti / scelte congruenti con i tempi Il Piano ha scelto soluzioni diverse in funzione della densità massimi di stabilità del rifiuto organico / limitare costi trasporto. produzione anche in quest’ottica. WWF Savona Auspicio che gli impianti per il trattamento rifiuti vengano Si condivide tale auspicio. Il PGR indirizzerà in tal senso i piani No realizzati in Comuni con alta densità di produzione 8>300 d’ambito. t/kmq/anno. WWF Savona Non rispondenza ai criteri del Piano della localizzazione in loc. Non è dato comprendere i motivi del conflitto individuato dato che No Ferrania comune di Cairo M per l’impianto trattamento organico non vengono indicati i criteri escludenti relativi al sito in oggetto di imprenditore privato Coordinamento La discarica di Collette Ozzotto lotto 6 è localizzata a 185 mt Sono aspetti già ampiamente esaminati in fase di VIA e No Gestione dall’Azienda Agricola Dop S. Anna Ulivi e a 210 mt da civili successiva fase autorizzativa in Provincia corretta rifiuti abitazioni:: il rischio geologico della zona è incompatibile con la discarica In base a previsioni Piano prov. esiste alternativa valutata positivamente a Rio Sgorreto La tempistica per la realizzazione dell’impianto di trattamento ha subito una dilazione che si ripercuote sulla prevista durata della discarica (lotto 6) prevista per il transitorio:occorre una rivalutazione dei documenti programmatori che hanno assentito l’intervento, tenuto conto che il nuovo impianto non sarà operativo prima del 2017. Pronuncia di Vas su Piano Prov. Imperia aveva suggerito verifica di realizzare a Colli il sito per la discarica transitoria. Il sito di Collette Ozotto è gravato da vincoli di tutela paesistica, da vincolo di tutela specifico e da vincolo idrogeologico, a differenza degli altri siti considerati idonei nel PP e presente condizioni sfavorevoli anche per l’accessibilità. La presenza di az agricola in altro sito (Costa dei Frati) ha portato la Prov a individuare un impatto sulla componente paesaggistica, qui non rilevato _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 746 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Osservazioni in tema di rifiuti speciali Soggetto Oggetto Risposta Incidenza sul piano (revisioni / integrazioni) WWF Savona Non è stato affrontato il problema Lo strumento di riferimento per le problematiche legate al monitoraggio della problematica No Isde Medici per dell’amianto amianto e alla bonifica dei manufatti è il “Piano di protezione dell’ambiente, di l’ambiente decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericolosi derivanti Coordinamento dall’amianto di cui all’art. 10 della L. 257/92” approvato dalla Regione Liguria con DCR Gestione 105/1996. corretta rifiuti Per quando riguarda nello specifico i rifiuti contenenti amianto prodotti, nella parte conoscitiva sono stati riportati i quantitativi prodotti desunti dalle dichiarazioni MUD prodotte dai produttori dei rifiuti stessi. WWF Savona E’ necessario che il piano riporti specifici Il piano non può imporre la costruzione di impianto per il trattamento/smaltimento di rifiuti No indirizzi volti alla dotazione di una capacità contenenti amianto. La realizzazione o meno di un tale tipo di impianto è di natura di smaltimento dei rifiuti contenenti amianto privatistica, non è possibile alcune imposizione di parte pubblica. La Regione può solo fornire, come ha fatto, criteri localizzativi. WWF Savona Richiesta di articolare in modo più Dopo verifica sulla effettiva tracciabilità flussi è stato ritenuto di fornire maggiore dettaglio Inserito paragrafo dettagliato i flussi di importazione ed in fase di revisione, pur nella limitazione delle competenze del dipartimento ambiente su specifico in Sezione esportazione dei rifiuti contenenti amianto tale aspetto. rifiuti speciali WWF Richiesta maggiori indicazioni circa quali Si è ritenuto di sviluppare il focus assimilazione nel paragrafo relativo ed il PGR prevede Integrato paragrafo rifiuti speciali non possono essere specifiche azioni in tal senso assimilazione e sono assimilati dai Comuni ai rifiuti urbani, al fine previste specifiche di rendere omogenei i servizi di raccolta e indicazioni in sezione semplificare le scelte gestionali. disposizioni attuative. Movimento 5 Viene contestato il mancato obbligo di Per quanto si possa condividere in termini generale l’osservazione, in quanto il mancato No Stelle comunicazione per le imprese con meno di obbligo di presentazione MUD crea delle difficoltà oggettive al fine di avere un quadro 10 dipendenti, per le imprese che conoscitivo esaustivo della produzione di rifiuti speciali nella nostra Regione, tuttavia tale producono rifiuti non pericolosi da situazione è prevista da specifica norma nazionale che può essere modificata costruzione e demolizione e da attività esclusivamente dal legislatore nazionale. commerciali e di servizio. In particolare per quanto riguarda i rifiuti inerti, proprio al fine di superare tale lacuna della norma nazionale, il piano si propone di incrementare la conoscenza. Movimento 5 Si evidenzia che costituisce un fatto grave Intanto è necessario precisare che i rifiuti inerti, come evidenziato anche nel piano, No Stelle che il rifiuto inerte sia considerato speciale possono essere sia pericolosi che non pericolosi come previsto dal codice CER. Per e non pericoloso e che non ci siano entrambe tali tipologie di rifiuti sussiste l’obbligo, dettato dalla norma nazionale, che il controlli su cosa viene conferito agli trasporto dei rifiuti sia accompagnato dal formulario e che l’impianto che riceve il rifiuto impianti verifichi il rispetto di quanto indicato nel formulario. In particolare gli impianti che possono ricevere solo rifiuti non pericolosi devono controllare che i rifiuti conferiti non contengano amianto, come richiesto dagli atti autorizzativi oppure come previsto dalle disposizione del DM 5/2/98 punto 7.1 _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 747 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Movimento 5 Grandi opere: viene contestato il fatto che Premesso che la osservazione non contiene alcuna specifica richiesta, si ribadisce che No Stelle successivamente alla presentazione del quanto scritto nel Piano relativamente al quesito in oggetto è perfettamente in linea con Piano di Utilizzo, può succedere che, quanto previsto dalla normativa nazionale (DM 161/12). Tra l’altro relativamente alle Grandi scavando, materiale che si pensava di Opere vengono ovviamente effettuati controlli da parte degli enti preposti per verificare la gestire come terre e rocce abbia un corretta gestione delle terre in base a quanto dichiarato nel Piano di Utilizzo approvato contenuto di amianto tale da dover essere dall’Ente competente. smaltito come rifiuto Coordinamento Inerti: si lamenta che non siano esplicitate Assunta come base di partenza i dati ad oggi disponibili e, quindi, riferiti alla gestione, si No. Gestione azioni concrete e mirate, né introdotti evidenzia che dei circa 2.250.000 t di rifiuti inerti gestiti nel 2011, circa 1.630.000 t sono corretta rifiuti adempimenti che obblighino con azioni andate a recupero con una percentuale che supera già oggi il 70%. specifiche e tempi prestabiliti i soggetti Ciò premesso, si ritiene opportuno migliorare la conoscenza del fenomeno prima di definire coinvolti; il PRG contiene solo intendimenti puntualmente le azioni da mettere in campo. Per migliorare la conoscenza si proverà ad che demandano a successivi incrociare i dati MUD della Liguria con quelli delle altre Regioni così da definire i flussi e si provvedimenti. metteranno in atto azioni con le Associazioni di Categoria. Per quanto riguarda il fatto che il PGR non obblighi con azioni specifiche e tempi pre- stabiliti i soggetti coinvolti, è necessario ribadire che la Regione, per quanto riguarda i rifiuti speciali, può fornire solo indicazioni o attuare accordi con le associazioni di categoria per migliorare alcuni aspetti della gestione dei rifiuti, ma per il resto vigono le regole del libero mercato. Movimento 5 Import-export rifiuti: richiesta la Le eventuali modifiche al MUD sono di competenza del legislatore nazionale. No Stelle modificazione del MUD Negli obiettivi del PGR vi sono azioni volte ad un aumento delle conoscenze in merito. Movimento 5 Relativamente al tema PFU (Pneumatici La frase in oggetto è in realtà una citazione dei desiderata presentati dalla UE già nel 1993 No Stelle fuori uso) viene richiesto di modificare una relativamente ai PFU. La possibilità di utilizzare tale tipologia di rifiuti per recupero di frase specifica evidenziando che non si energia è prevista dalla gerarchia dei rifiuti europea e ripresa come tale dal legislatore deve mai incenerire, indipendentemente nazionale. dal recupero o meno di energia. In ogni caso, la Regione Liguria, con il PGR si dà come obiettivo specifico l’incremento del recupero di materia dei PFU tramite l’avvio a ricostruzione e/o il riciclaggio per il successivo utilizzo della gomma per pavimentazioni stradali o altre opere. Coordinamento Imballaggi: il tema non viene affrontato Gli obblighi in materia per i Comuni derivano direttamente dal quadro normativo nazionale. No Gestione adeguatamente, occorre favorire il Il Piano evidenzia gli indirizzi che i Comuni devono seguire anche in termini organizzativi. corretta rifiuti recupero , prevedendo l’obbligo per i Comuni di istituire norme di Rd degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio secondari e terziari _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 748 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Osservazioni in tema di bonifiche Soggetto Oggetto Risposta Incidenza sul piano (revisioni / integrazioni) Isde Medici per Richiesta di integrare negli obiettivi del PGR VIS e/o Studio Epidemiologico completerebbero idealmente il processo di VAS.. Esplicito richiamo in merito l’ambiente le conoscenze già acquisite e quelle più Dato il carattere essenzialmente strategico (di indirizzo) del PGR, si ritiene la fase inserito nelle disposizioni rapidamente acquisibili di tipo più opportuna per applicazione di tali strumenti quella attuativa (piani d’ambito e attuative. epidemiologico circa le aree più esposte a progetti impianti). molteplici fonti inquinanti. Si ribadisce come potrebbero essere valutate, nelle fasi attuative, VIS non prospettiche ma concorrenti (in itinere…) e forniti indirizzi circa necessità di analisi Riportano esempi relativi a Pitelli e Stoppani. epidemiologiche. Si valuterà attivazione collaborazioni con i soggetti competenti. Associazione Evidenziata criticità relativa alle aree militari Per le aree militari i relativi interventi sono in capo alle stesse autorità militari come No Comitati Spezzini presenti nel SIR PITELLI Piano. stabilito dal D.M. 22/10/2009 Italia Nostra Viene inoltre criticata la scelta di effettuare Il quadro normativo vigente prevede la MISP come intervento risolutivo alla stessa ovunque MISP stregua di un intervento di bonifica considerandolo idoneo a garantire un elevato e definitivo livello di sicurezza per le persone e per l’ambiente Associazione SIN STOPPANI utilizzo rifiuti pericolosi Osservazione non è rilevante ai fini delle misure e degli obiettivi stabiliti dal Piano. No Comitati Spezzini provenienti dal sito Stoppani per MISP Trattasi comunque di discarica autorizzata per rifiuti speciali pericolosi asservita al discarica Molinetto sito Stoppani . L’intervento citato consentirà la chiusura definitiva della discarica con Italia Nostra relativa chiusura di infrazione comunitaria e contestualmente un passo avanti nella messa in sicurezza del sito Associazione Sito Saturnia. Si tratta di aspetti da considerare in sede di progetto VIA/AIA No Comitati Spezzini La messa in sicurezza dovrebbe avvenire con terra vergine e strutturante, non con FOS, e dovrebbe riguardare solo la piccola vasca più profonda WWF Savona Richiesta chiarimenti circa l’estraneità degli L’indicazione contenuta nel Piano è rispondente allo stato delle conoscenze Maggior dettaglio in fase acquiferi regionali dal concetto di disponibili. Sono comunque in programma ulteriori approfondimenti volti a attuativa inquinamento diffuso conseguire certezza oggettiva. WWF Savona Richiesta circa stato di bonifica sito Il sito in questione non risulta rientrante fra quelli inseriti nell’Anagrafe regionale No Baraccamenti Cairo M.te e possibili interferenze con impianto Ferrania _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 749 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Segnalazioni puntuali di ANCI LIGURIA Oggetto Risposta Incidenza sul piano (revisioni / integrazioni) Pag.242: si parla di bacini di raccolta e trasporto, non di spazzamento Nella formulazione non si intendeva distinguere l’attività di spazzamento. Osservazione accolta. Pag.181: necessità di analisi di mercato per individuare la quantità di Tale richiesta di analisi di mercato potrà essere valutata con Settori competenti. Accolta compost assorbibile Si segnala come l’inciso “senza tener conto delle colture effettivamente interessate all’uso del compost” segnala che non è stata fatta un’analisi di dettaglio dei singoli comparti colturali, ma solo per tipologia di produzioni, applicando indice prudenziale riduzione del 25/30% . Pag.193: Togliere il riferimento all’abolizione divieto di conferirire in Si ritiene in effetti maggiormente opportuno citare genericamente l’adeguare a disciplina Accolta discarica rifiuti con PCI > 13.0000 Kj/Kg vigente al momento Pag.196 rivedere capoverso b) su riduzione inerti nel TMB Si ritiene utile rivedere la formulazione del capoverso citato. Accolta Pag.207: Troppo vincolante lo scenario con bilancio di massa regionale Si ritiene ragionevole una revisione nel senso indicato Accolta al 2020: mantenere frecce e % ed arrotondare le tonnellate alle migliaia/anno Pag.209 sostituire TMB con separazione meccanica e a pag.282 all.1 Si condivide l’osservazione. Accolta “vagliatura primaria” Pag.209 evidenziare che i 3 flussi del sottovaglio sono alternativi tra loro L’indicazione circa l’alternatività (e l’ordine di priorità) dei tre flussi di sottovaglio è già Accolta contenuta nel piano ma può essere meglio esplicitata anche a livello visivo nel senso citato. Pagg. 215/216: Schemi troppo dettagliati quanto a scelta tecnologica. Si condivide l’opportunità di semplificare lo schema in oggetto Accolta Pag.224: Confusione fra Aree omogenee e bacini omogenei Il problema discende dalla contestualità di redazione fra legge e PRG. LA L.r. 1/2014 chiarisce Accolta la questione: Aree Omogenee fra Comuni (Unioni o Convenzioni) e possibilità di integrazioni fra A. O per impianti di bacino provinciale. Tale aspetto viene chiarito con nuova formulazione. Pag.168: Anteporre una frase relativa alla difficoltà a separare la Pur non incidendo sui contenuti può essere accolta tale necessità di precisazione. Accolta componente vetrosa a valle rispetto al multi materiale acciaio Pag.184: Schema B1 troppo dettagliato quanto a scelta tecnologica. Si è proceduto a chiarire meglio, anche dal punto di vista visivo, la questione posta. Accolta. Necessità di chiarire la possibilità di operare in parallelo Pag.67: Modificare volumetria residua Scarpino ed eliminare rif. ad Si prende atto della precisazione e si è proceduto alla modifica. Accolto assenza di rischio Pag.166: Errore sui dati Legno Conai Si prende atto dell’errore materiale nei dati CONAI ricevuti Accolto Pag.209 Specificare che il trattamento del sopravvaglio finalizzato alla Si ritiene che non ci siano elementi escludenti per questa ipotesi fatta salva la verifica della Accolto separazione di frazioni recuperabili, può avvenire in impianto ubicato in fattibilità economica e ambientale di questa scelta in fase progettuale sito diverso da quello della separazione secco/umido e adeguare descrizione dopo figura 36 di conseguenza Pag.255: Data la carenza di aree pianeggianti, non aggiungere criteri Tale questione è stata valutata con i settori competenti che hanno contribuito (es. con pareri Criteri localizzativi integrati sulla escludenti per impianti tecnologici se non previsti da normative VAS) alla definitiva individuazione dei criteri. base dei pareri ricevuti. Osservazione non accolta. Pag.198: Si richiede valutazione economica degli impianti maggiori, Per esprimere valutazioni più puntuali di un semplice ordine di grandezza occorre fare Parzialmente accolta con tenendo conto delle necessità di approfondimento sotto il profilo della riferimento a specifiche tecnologie, con i conseguenti problemi di concorrenza. Vedasi inserimento par. in OB 4 pur se fattibilità tecnica e del bilancio energetico complessivo comunque osservazioni precedenti in merito. la questione viene demandata al successivo piano d’ambito. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 750 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Pag.233: Opportunità di una stima di max delle aree necessarie per Si tratta di aspetti da valutare in sede progettuale No impianti Ge e Tigullio e del consumo d’acqua per il pulper della DA Pag.282 All.1 Inserire stime specifiche spazi necessari per i TMB a Si tratta di aspetti da valutare in sede progettuale No flusso separato per valutare adeguatezza estensione aree disponibili. Pag.120: non si ritiene che la Rd domiciliare costi +30% di quella Ci si riferisce ad un dato consolidato anche se medio, tratto da studi e letteratura settoriale citata No stradale Pag.123: sostituire il riferimento al max ottenibile con raccolta stradale Ci si riferisce ad un dato consolidato anche se medio, tratto da studi e letteratura settoriale citata No dal 40% al 50% Pag.131: Conflitto fra governance del ciclo integrato e suggerimento di Il PRG individua la necessità che siano prese in considerazione , in sede di definizione capitolato, No trattare in sede contrattuale tutte le fasi del ciclo. tutte le fasi gestionali di vita del rifiuto, anche successive alla raccolta del gestore, il quale, in molti casi, oggi, diventa “proprietario” del rifiuto e quindi ne dispone a suo interesse. Letto in questa ottica, l’indirizzo non rappresenta un ostacolo al fatto che, come auspicato, l’affidamento conservi una visione unitaria dell’intero servizio Pag.147: Richiesta di inserire il peso del rifiuto auto compostato solo Accogliere tale richiesta comporterebbe una alterazione dei dati. No nella RD In realtà si è consci che il compostato domestico non andrebbe considerato come rifiuto prodotto, tuttavia la scelta regionale di inserire i materiali autocompostati nella quantità di rifiuto prodotto e raccolto in modo differenziato è motivata dalla necessità di riconoscimento per chi pratica. Pag.172: prevedere analisi merceologiche sui rifiuti avviati a filiere Il progetto in corso grazie a Protocollo Intesa con Conai mira esattamente ad individuare un indice No recupero di recupero. Azioni di affinamento sono in corso. Pag.172: aggiungere una frase relativa al computo nella RD dei E’ già così, ma in questo periodo si sta parlando dell’indice di recupero definito a livello nazionale, No quantitativi di frazione organica raccolta separatamente ma non utilizzata non di cosa si considera nella RD in campo agricolo Pag.205: aggiungere alla frase che parla della possibilità di separazione Si accoglie la precisazione proposta, mentre non pare utile citare nella parte citata gli obiettivi di Parzialmente accolta logistica fra biostabilizzazione e compostaggio l’inciso “previa riciclaggio. valutazione costi /benefici della qualità del compost ottenibile sulla base della qualità del digestato”, tenendo presente gli obiettivi europei di riciclaggio previsti per il 2020. Pag.208 Indicare la necessità di linee separate fra Forsu da Rd e da L’indicazione circa linee separate per la frazione umida da RD e da trattamento indifferenziato è Parzialmente accolta residuo trattamento indifferenziato. già contenuta nel piano ma può essere meglio esplicitata anche a livello visivo nel senso citato. Indicare che gli impianti per le varie frazioni possono avere ubicazioni L’indicazione circa le diverse ubicazioni è già trattata (v. oss pag.205) diverse Pag.44: Aggiungere al riferimento ai sistemi PaP, la possibilità di sistemi Ci si riferisce alla parte illustrativa del panorama regionale. Parzialmente accolto di prossimità. L’emendamento andrebbe collocato in altra sezione (obiettivo 2, raccolta differenziata). Pag.105: Prevedere area no waste presso le isole ecologiche per i beni Tale previsione (concetto già presente nel PRG - si tenga presente che il tema era contenuto in Parzialmente accolto riusabili DdL modifica 152/06) può essere meglio espressa. Pag.121: specificare se il costo finale di gestione comprende costo Si, si tratta in effetti del totale dei costi evidenziato nei MUD dei Comuni (€/abitante) Parzialmente accolto smaltimento _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 751 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni ALLEGATO B - Misure di mitigazione / compensazione individuate nella fase di elaborazione del rapporto ambientale Linea di azione Principali effetti potenzialmente Misure di mitigazione / compensazione negativi o incerti Sviluppo della pratica del Possibili effetti di livello locale Verificare piena applicazione Indirizzi operativi per le procedure autorizzative e la gestione di impianti di compostaggio di compostaggio domestico e di relativamente a emissioni odorigene e comunità, DGR n. 1278 del 26/10/2012, e valutarne possibile revisione sulla base analisi effetti locali comunità impatto visivo Azioni di sensibilizzazione circa le migliori modalità di gestione Possibili effetti indiretti del potenziale Diffusione di sistemi di raccolta aumento del traffico indotto (emissioni Nell’ambito della progettazione dei sistemi di raccolta deve essere privilegiato l’utilizzo di mezzi a ridotto impatto domiciliare delle frazioni in atmosfera, consumi energetici, ambientale, (elettrici/ibridi) che abbiano caratteristiche tali da potere operare in aree fortemente urbanizzate riciclabili e del secco residuo rumore) Potenziamento e condivisione Il piano di riorganizzazione dei centri di conferimento /isole ecologiche, dovrà privilegiare la condivisione delle Possibili effetti in merito a consumo e della rete di infrastrutture infrastrutture esistenti. Nel caso di realizzazione di nuovi interventi, gli effetti indotti saranno valutati ed eventualmente inquinamento di suolo (necessità pubbliche di primo conferimento mitigati con riferimento alla singola realizzazione. spazi), biosfera, rumore e paesaggio. della RD. Piena applicazione dei criteri di localizzazione previsti dal piano Privilegiare le misure volte alla riduzione “alla fonte” della produzione di rifiuti organici putrescibili come previsto dal piano regionale Realizzazione di impianti di compostaggio di prossimità per minizzare le percorrenze e impatto dei mezzi di trasporto come previsto dal piano regionale Possibili effetti relativamente a Privilegiare la realizzazione di impianti anaerobici per la valorizzazione energetica del biogas prodotto come previsto dal Supporto alla realizzazione di consumo di suolo (necessità spazi), piano regionale impianti per il trattamento della emissioni odorigene, paesaggio, Individuare tecnologie che consentono di ottenere un prodotto (compost) adeguato all’utilizzo agronomico per il recupero frazione organica traffico indotto, rumore, risorse idriche. come previsto dal piano regionale Applicare opportune misure di mitigazioni da definire volta per volta nell’ambito delle singole procedure autorizzative (AIA, VIA, ecc). quali migliori tecniche disponibili e modalità operative e gestionali atte a minimizzare gli impatti degli impianti con particolare riferimento a emissioni odorigene, polveri, rumore, scarico idrico Applicazione dei criteri di localizzazione previsti dal piano I sistemi di tariffazione dovranno essere applicati contestualmente in aree estese ed omogenee del territorio, evitando applicazione a macchia di leopardo. Possibile incremento episodi di Supporto alla applicazione di Dovranno essere definite modalità chiare e semplicemente applicabili, prevedendo opportuni sistemi di controllo e abbandono rifiuti con conseguente sistemi di tariffazione puntuale sanzione. Inquinamento suolo Dovranno essere implementate adeguate campagne di informazione e sensibilizzazione. Dovranno essere studiati meccanismi di incentivazione. Possibili effetti derivanti da nuove Supporto alla creazione in attività produttive in tutte le matrici Liguria di attività produttive Applicare opportune misure di mitigazioni da definire volta per volta nell’ambito delle singole procedure autorizzative. ambientali analizzate, con particolare connesse alle filiere del Inserire incentivi specifici per attività con minore impatto su tali matrici. potenziale negativo su rumore, rischi recupero tecnologici e paesaggio. _______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 752 Dichiarazione di sintesi – Allegato B – Misure di mitigazione/compensazione individuate nella fase di elaborazione RA Principali effetti potenzialmente Linea di azione Misure di mitigazione / compensazione negativi o incerti Privilegiare interventi di pretrattamento che interessino aree già occupate da impianti di gestione rifiuti. Dare piena applicazione ai criteri di localizzazione previsti dal piano. Gli effetti potenzialmente indotti dagli impianti andranno valutati ed eventualmente mitigati con riferimento alla singola realizzazione nell’ambito delle procedure di Via o autorizzazione. Gli impatti andranno prevenuti e minimizzati già in fase di definizione progettuale tramite adeguati accorgimenti costruttivi, dispositivi di abbattimento e con adeguate scelte sulle modalità operative e gestionali. Andranno applicate in ogni caso le migliori tecniche disponibili. Privilegiare, come previsto dal piano, TMB che: - minimizzino gli scarti da avviare a discarica; - consentano di massimizzare la separazione di materiali da avviare a recupero - consentano di ottenere dal residuo secco, dopo la separazione dei materiali recuperabili, CSS per la valorizzazione energetica e il recupero economico; - abbiano uno stadio anaerobico, seguito da una fase aerobica per la stabilizzazione del digestato, per la riduzione del consumo di suolo e la produzione di energia da fonte rinnovabile; Possibili effetti derivanti da nuove - consentano di ottenere dal residuo umido materiali da recuperare ; Realizzazione attività in tutte le matrici ambientali - utilizzino tecnologie meno energivore. sistemi di analizzate, con particolare potenziale pretrattamento e negativo su consumo di suolo ed Con riferimento alle emissioni odorigene: chiusura del ciclo energia, suolo, rumore, rischi - la scelta del metodo di abbattimento delle emissioni odorigene deve essere basata sull’analisi di diversi fattori: analisi delle sorgente del rifiuto tecnologici e paesaggio, scarichi idrici degli odori, contesto di localizzazione dell’impianto, caratteristiche dei composti responsabili delle emissioni maleodoranti, grado di ed emissioni in atmosfera. abbattimento necessario; - le misure di prevenzione e mitigazione da valutare sin dalla fase progettuale riguardano: adeguate distanze degli impianti da eventuali recettori e rispetto delle distanze minime normative; confinamento, aspirazione e captazione delle sorgenti di emissioni odorose; mantenimento delle aree confinate in leggera depressione; corretto dimensionamento dei sistemi di presidio e contenimento delle emissioni; utilizzo e corretto dimensionamento dei migliori sistemi di abbattimento degli odori quali biofiltri, sistemi a umido, scrubber a secco o bioscrubber, combustione, ossidazione catalitica ecc. (a questo fine si richiamano i BREF europei dell’ufficio per l’IPPC disponibili al link: http://eippcb.jrc.es/reference); accorgimenti tecnico - gestionali con verifiche periodiche e azioni preventive, ottimizzazione dei processi con rigorosi controlli e monitoraggi di processo atti a ridurre al minimo l’emissione di odori (nel caso di impianti aerobici, ad esempio, si potrà evitare l’instaurarsi di condizioni anaerobiche); corretta gestione e mantenimento in efficienza dei sistemi di abbattimento; - può essere previsto monitoraggio al camino degli odori in unità odorimetriche secondo norme standardizzate per la stima dell’emissione di odore e, se non è possibile escludere un potenziale impatto, il monitoraggio delle concentrazioni di odori sui recettori sensibili più vicini. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 753 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Principali effetti potenzialmente Linea di azione Misure di mitigazione / compensazione negativi o incerti Con riferimento alla valorizzazione energetica del CSS, per contenere l’impatto atteso determinato dalle emissioni in atmosfera negli eventuali impianti che accoglieranno tale materiale: - il TMB sarà finalizzato a ottimizzare le caratteristiche del rifiuto come combustibile (basso contenuto di inerti e acqua) e a ridurre le potenziali emissioni inquinanti (separazione di sostanze inquinanti); dalla frazione secca verrà pertanto prodotto CSS (preferibilmente CSS combustibile certificato dal maggior valore di mercato) riducendo in tal modo, rispetto all’incenerimento del rifiuto tal quale, gli eccessi d’aria da utilizzare, il volume dei fumi; migliorando le condizioni di combustione e riducendo le quantità di inquinanti emessi; - al fine di ottimizzare i processi di combustione e ridurre le emissioni in atmosfera, andrà posta particolare attenzione alla caratterizzazione quali – quantitativa del rifiuto secco prodotto dagli impianti di TMB da avviare a valorizzazione energetica (composizione chimico fisica, PCi, inquinanti) anche tramite controlli e campionamenti al fine di garantire gli standard fissati dalla norma per il CSS; Possibili effetti derivanti da nuove - le scelte tecnologiche relativa al TMB dovranno garantire la produzione di una frazione secca con caratteristiche adeguate all’utilizzo Realizzazione attività in tutte le matrici ambientali finale preventivato (impianto dedicato, co-combustione, cementifici) da definirsi preferibilmente ex ante nel dettaglio; sistemi di analizzate, con particolare potenziale - in caso di progettazione di un eventuale impianto centralizzato di trattamento termico del CSS in Regione, il progetto dovrà garantire il pretrattamento e negativo su consumo di suolo ed rispetto dei limiti normativi ai camini, l’applicazione delle migliori tecniche disponibili, un adeguato sistema di monitoraggio e controllo, chiusura del ciclo energia, suolo, rumore, rischi misure di prevenzione di eventuali criticità operative. L’effetto delle emissioni sulle matrici ambientali andrà attentamente valutato del rifiuto tecnologici e paesaggio, scarichi idrici preventivamente anche se le tecnologie di riferimento saranno BAT e andrà verificato rispetto ai parametri di legge. La proposta di ed emissioni in atmosfera. localizzazione dovrà consentire di evitare la ricaduta dell’emissione dell’impianto di trattamento termico in aree critiche, in particolare in presenza di popolazione esposta. In sede di VIA andrà valutato lo stato di qualità dell’aria ex- ante e la ricaduta in termini di concentrazioni in aria ambiente “aggiuntiva” al fine di valutare preventivamente l’esposizione potenziale della popolazione rispetto ai limiti normativi “ex post” e ove opportuno le ricadute al suolo. La ricaduta delle emissioni e le concentrazioni in aria ambiente stimate andranno valutate, ponendosi cautelativamente nel caso peggiore, sulla base della dimensione e tipologia di impianto, della composizione chimico fisica del rifiuto, delle caratteristiche tecnologiche tenuto conto, tra le altre cose, delle condizioni climatiche del sito che incidono sulla dispersione degli inquinanti. Dovrà essere massimizzato ove possibile il recupero termico per mitigare l’impatto complessivo, valutando in via prioritaria la possibilità di effettuare teleriscaldamento e / o cogenerazione o, nel caso di produzione di biogas, l’utilizzo in sostituzione di fonti tradizionali. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 754 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Principali effetti potenzialmente Linea di azione Misure di mitigazione / compensazione negativi o incerti Gli effetti potenzialmente indotti dagli impianti andranno valutati ed eventualmente mitigati con riferimento alla singola realizzazione nell’ambito delle procedure di Via o autorizzazione provinciale. Gli impatti andranno prevenuti e minimizzati già in fase di definizione progettuale tramite adeguati accorgimenti costruttivi, dispositivi di abbattimento e con adeguate scelte sulle modalità operative e Iniziative ed indirizzi gestionali. per l’incentivazione Possibili effetti derivanti da nuove Dare piena applicazione ai criteri di localizzazione previsti dal piano. del recupero dei attività produttive in tutte le matrici Prevedere ove opportuno: veicoli fuori uso e dei ambientali analizzate - monitoraggi integrativi del rumore in ambienti esterni ex ante e post operam; pneumatici fuori uso - avanzati sistemi di abbattimento polveri negli appropriati settori dell'impianto; - fornitura di stime previsionali delle MPS prodotte dall'impianto suddivise per le varie categorie individuate. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 755 Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI E DELLE BONIFICHE ADDENDUM alla DICHIARAZIONE DI SINTESI AI SENSI DELL’ART. 10, c.5, LR 32/2012 Proponente: Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti – Dipartimento Ambiente Regione Liguria Marzo 2015 _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 756 Addendum alla Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni 1. Premessa 1.1. Conclusione fase di consultazione ed inchiesta pubblica La fase di consultazione è stata avviata a seguito dell’adozione, con Deliberazione della Giunta Regionale (D.G.R.) n. 1801 del 27 dicembre 2013, del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche e il Rapporto Ambientale, comprensivo di quadro normativo, contesto territoriale, piano monitoraggio e sintesi non tecnica e successiva pubblicazione sul BURL del relativo avviso. I termini della consultazione sono stati prorogati ed hanno inoltre integrato lo svolgimento dell’inchiesta pubblica richiesta, ai sensi dell’art. 11 della l.r. n. 32/2012, da due dei soggetti che hanno trasmesso formalmente osservazioni. Il Comitato VAS ha esaminato il PGR in occasione delle sedute del 7 aprile 2014 (trattazione illustrativa) e del 3 luglio 2014. Con D.G.R. del 18 luglio 2014 è stato espresso, ai sensi dell’art. 10 del D.lgs. n. 152/06 parere motivato positivo, con alcune prescrizioni, in merito alla valutazione ambientale strategica sulla proposta di Piano regionale di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche. Il gruppo di lavoro istituito nell’ambito del Dipartimento Ambiente con la partecipazione di ARPAL ha, fin dalle prime fasi della consultazione provveduto a prendere in considerazione ed approfondire tutte le osservazioni pervenute e sulla base di queste e del parere VAS sopra citato ha provveduto a revisionare ed integrare: • il documento di piano; • il piano di monitoraggio e a redigere apposita dichiarazione di sintesi, descrivendo il modo in cui si è tenuto conto del parere motivato e delle prescrizioni in esso contenute e delle singole osservazioni pervenute. Con nota del 23 luglio 2014, l’Autorità Proponente ha trasmesso i documenti finali all’Autorità Competente per la VAS, che, con nota formale datata 29 luglio 2014, ha ritenuto ottemperate le prescrizioni al parere motivato. 1.1. Ulteriori chiarimenti e/o specificazioni al PGR Alla luce di modifiche normative intervenute, mutamenti delle condizioni di contesto, con particolare riferimento alla necessità di gestire la situazione in essere circa il ritardo nell’adeguamento degli impianti liguri e di ulteriori approfondimenti avutisi nei tempi tecnici di presentazione al Consiglio regionale del Piano adottato, sono state considerate opportune alcune ultime modifiche, formali e non sostanziali, al testo ed alla forma dei documenti presentati. Al fine di mantenere traccia delle modifiche ulteriormente apportate in questa fase e agevolarne la lettura e la comprensione, descrivendone motivazioni ed effetti, è stato ritenuto utile redigere il presente documento che costituisce addendum alla dichiarazione di sintesi del processo di valutazione ambientale strategica (VAS) del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche (PGR). Esso viene pubblicato sul portale ambientale della Regione Liguria ( www.ambienteinliguria.it) insieme a tutti gli elaborati del Piano regionale di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche, il Piano di Monitoraggio e la Dichiarazione di Sintesi, insieme al parere motivato del Settore VIA, alle versioni integrali delle osservazioni pervenute, al verbale, alla registrazione video della specifica riunione di inchiesta pubblica tenutasi giovedì 22 maggio 2014, ai documenti già pubblicati nell’ambito del processo di VAS (rapporto preliminare e rapporto ambientale e relativi allegati). Gli stessi documenti sono disponibili presso gli uffici dell’Autorità Proponente, Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti – Dipartimento Ambiente Regione Liguria, via D’Annunzio 111, 6° piano. _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 757 Addendum alla Dichiarazione di Sintesi A conclusione del processo di VAS la decisione finale sarà pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Liguria (art.10, c.5 della L.R. 32/2012), insieme al Piano di Monitoraggio, al parere motivato, alla dichiarazione di sintesi, integrata dal presente documento. 2. Elenco modifiche apportate nella fase finale Il presente paragrafo descrive, mediante un’apposita tabella, le modifiche formali apportate agli elaborati di piano nel periodo intercorso dalla verifica di ottemperanza delle prescrizioni VAS alla effettiva approvazione della Proposta di Piano al Consiglio Regionale. Tali modifiche fanno riferimento alla versione del Piano finito di elaborare nel luglio 2014, per cui devono essere lette in riferimento alle modifiche puntualmente indicate ed argomentate nella dichiarazione di sintesi rispetto alla versione del dicembre 2013. Motivazione e carattere ulteriore modifica Modalità di accoglimento Revisione piano Si è ritenuto opportuno esplicitare con Integrazione testo PGR Integrato capitolo “Ciclo maggiore evidenza tra i principi generali del integrato dei rifiuti – piano il concetto di concetto di economia Considerazioni introduttive” circolare, con un richiamo alla strategia nella sezione introduttiva europea “Europa 2020” e anche a strumenti RSU – come premessa alle quali l’analisi del ciclo di vita (LCA) da considerazioni di carattere utilizzare nelle fasi attuative al fine di generale (principi ispiratori individuare i percorsi maggiormente del PGR). sostenibile negli scenari previsti. MODIFICA FORMALE Necessità di aggiornamento tabella Integrazione testo PGR / Revisione tabella del capitolo situazione impianti anche alla luce della modifica tabella “Situazione sul territorio riscrittura, approfondimento ed ligure e prospettive a medio aggiornamento indicazioni per il periodo e lungo termine” - sezione transitorio nel nuovo capitolo “Programma di RSU. emergenza per la gestione dei rifiuti solidi urbani della Liguria” MODIFICA FORMALE Aggiornamento dati ECOFESTE Integrazione testo PGR Inserito n. e ripartizione provinciale ECOFESTE 2014 MODIFICA FORMALE nel capitolo OBIETTIVO 1 - Favorire e sviluppare la prevenzione - Azioni già promosse e primi risultati – Progetto Ecofeste Aggiornamento riferimenti CEA Modifica cartina CEA Inserita nuova cartina CEA nel capitolo OBIETTIVO 1 - MODIFICA FORMALE Favorire e sviluppare la prevenzione - Altre attività di informazione ed educazione ambientale _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 758 Addendum alla Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Motivazione e carattere ulteriore modifica Modalità di accoglimento Revisione piano Necessità di ulteriori specifiche attività volte Integrazione testo PGR Integrata descrizione attività a promozione di accordi volontari con settori A.4.3, capitolo OBIETTIVO 1 produttivi interessati a predisporre i piani di - Favorire e sviluppare la prevenzione dei rifiuti e di accordi prevenzione consumatori/produttori in merito al tema della riduzione alla fonte del rifiuto. MODIFICA FORMALE Necessità di ulteriori specificazioni circa Modifica testo ed obiettivi di Aumentati obiettivi obiettivi di raccolta differenziata da recupero PGR. recupero rispetto a perseguire e relazione circa obiettivi di OBIETTIVO 2 - Raggiungere recupero, anche alla luce delle evoluzioni l’obiettivo del 65%. normative di livello europeo in merito. Sostituiti in alcuni Coerentemente agli indirizzi europei, e paragrafi obiettivi di RD tenuto conto delle evoluzioni del quadro con obiettivi di recupero normativo nazionale, si è data maggiore (50% al 2016, 65% al 2020). enfasi all’ indicazione di un obiettivo di recupero. In tal senso, il target di recupero intermedio al 2016, del 50% e quello al 65% al 2020 rappresentano una variante migliorativa rispetto alla versione di luglio 2014. Il raggiungimento di tali obiettivi richiede in ogni caso l’organizzazione di sistemi di raccolta differenziata ad alta efficacia ed in particolare la copertura del sistema di raccolta della frazione organica per le zone ad alta densità di produzione Necessità di sottolineare alcuni aspetti circa Esplicitazione possibilità di Integrato capitolo “Sistemi di promozione di sistemi di tariffazione puntuale sostegno a studi di fattibilità tariffazione puntuale a a supporto della raccolta differenziata (già indicati nella attività supporto della raccolta A.4.6 - Promozione della differenziata” in OBIETTIVO MODIFICA FORMALE tariffazione puntuale) nel 2 - Raggiungere l’obiettivo paragrafo dedicati del 65%. Opportunità di meglio specificare alcuni Integrazione testo Integrato testo paragrafo aspetti circa possibile differenziazione paragrafo “Strumenti di “Strumenti di incentivo alla ecotassa in ragione della composizione incentivo alla raccolta raccolta differenziata” in merceologica del rifiuto conferito. differenziata” con miglior OBIETTIVO 2 - Raggiungere specificazione l’obiettivo del 65%. MODIFICA FORMALE Opportunità di citare le previsioni del disegno Integrazione testo. Integrazione testo in di legge collegato in materia ambientale alla premessa obiettivo 3 misure di stabilità finanziaria per l’Italia, in “Recupero” merito a “Disposizioni incentivanti per i prodotti derivanti da materiali post consumo” e a procedure semplificate di recupero. MODIFICA FORMALE _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 759 Addendum alla Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Motivazione e carattere ulteriore modifica Modalità di accoglimento Revisione piano Opportunità di ribadire come i quantitativi di Integrazione testo Integrata introduzione rifiuto residuo debbano essere considerati paragrafo introduttivo Obiettivo 4 - Conseguire quali riferimento di livelli minimi ai fini della Obiettivo 4 l’autonomia di gestione del determinazione della capacità di trattamento rifiuto: scenari degli impianti. degli impianti pianificati, senza tuttavia trascurare dalla possibile integrazione fra i flussi di rifiuti urbani con altri flussi di rifiuti valutati compatibili sotto il profilo della caratterizzazione e degli impatti ambientali attesi. MODIFICA FORMALE Richiamo alla recente Legge n.164/2014 di Integrazione testo con Integrazione testo paragrafo conversione del DDL n.133 richiamo. “Condizioni per la scelta delle soluzioni impiantistiche MODIFICA FORMALE ottimali” Al fine di garantire una miglior Spostamento capitolo dalla Spostato focus da consequenzialità degli argomenti trattati si è fine della sezione Obiettivo sottosezione obiettivo 3 ritenuto opportuno spostare il focus circa il 3 recupero. recupero a sottosezione recupero della frazione organica. Obiettivo 4 – Soluzioni impiantistiche per il MODIFICA FORMALE trattamento della frazione organica. Disponibilità dati aggiornati costi impianto Integrazione testo. Integrazione testo paragrafo trattamento anaerobico. “Valutazione aspetti finanziari connessi alla realizzazione MODIFICA FORMALE degli interventi” - Obiettivo 4 sezione RSU Opportunità di meglio precisare funzionalità Integrazione testo Integrazione testo paragrafo dei criteri di aggregazione comuni nella fase paragrafo “Criteri per la “Criteri per la creazione di transitoria e circa carattere esemplificativo creazione di aree territoriali aree territoriali omogenee” - mappatura relativa alle ipotesi di omogenee” Obiettivo 5 sezione RSU suddivisione del territorio in Aree Omogenee. MODIFICA FORMALE Richiamo alla recente DGR n.1292 del Integrazione testo Integrate sezione RSU - 21/10/2014 circa metodiche di paragrafo “Priorità di Criteri per la localizzazione di pretrattamento ed esplicitazione al regime intervento” impianti di gestione rifiuti della “regolazione” di cui alla Legge 27 del 24/03/2012, n. 27, (Conversione D.L. 24 gennaio 2012, n. 1). MODIFICA FORMALE Necessità di meglio specificare indirizzi Integrazione testo sulla Integrazione testo paragrafo relativi impianti esistenti alla luce delle base contenuti DGR. “Indirizzi relativi agli impianti recenti DGR 1291 e 1292/2013, con esistenti” approfondimento premessa alla luce situazione attuale. MODIFICA FORMALE _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 760 Addendum alla Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Motivazione e carattere ulteriore modifica Modalità di accoglimento Revisione piano Necessità di meglio specificare modalità con Integrazione testo vari Integrazione testo paragrafi cui i Comuni fino alla piena operatività delle paragrafi. “Soggetti attuatori”, forme associative prescelte (proroghe/nuovi “Disposizioni per i servizi affidamenti) e approfondire alcuni concetti territoriali” e “Disposizioni per già inseriti. la scelta delle soluzioni impiantistiche” e in nuova MODIFICA FORMALE sezione “Disposizioni per l’attuazione del PGR” Necessità di riscrittura, approfondimento ed Sostituzione integrale Inserimento capitolo aggiornamento indicazioni per il periodo capitolo “Indicazioni per il “Programma di emergenza transitorio alla luce della nuova situazione di periodo transitorio” per la gestione dei rifiuti contesto, con maggiori richiami alle circolari solidi urbani della Liguria” ministeriali ed alla evoluzione del sistema ligure – con integrazione dei contenuti delle recenti DGR 1292 e 1293 del 21 ottobre 2014 e alle ulteriori evoluzioni normative di carattere nazionale (in primis conversione in Legge del D.L. n.133/2014). Disponibilità informazioni aggiornate siti Integrazione testi vari Integrazione testi paragrafi Aneti – S. Marta e Pitelli. paragrafi “Siti con Procedimento in corso” – “Stato di attuazione MODIFICA FORMALE degli interventi nei siti di interesse nazionale/regionale e nelle aree ex Ilva di Genova Cornigliano” - sezione Bonifiche Opportunità di aggiornare elenco siti pubblici Integrazione tabella Modificata sezione Bonifiche con iter procedurale ancora in corso. specifica. - Tabella siti pubblici con iter procedurale ancora in corso MODIFICA FORMALE Aggiornamento sezione Bonifiche alla luce Aggiornamento ed Aggiornamento ed della recente DGR 1020 del 07/08/2014 integrazione capitolo integrazione capitolo contenente riferimenti per la definizione dei specifico “Definizione di linee di valori di fondo naturale nell’ambito dei indirizzo su problematiche procedimenti di bonifica e nella gestione specifiche: linee guida per la delle terre e rocce da scavo – indirizzi che determinazione dei valori di rappresentavano uno tra i primi obiettivi di fondo naturale” - sezione piano Bonifiche MODIFICA FORMALE _________________________________________________________________________________________________________________ Piano di regionale di Gestione dei Rifiuti e delle bonifiche 761 Addendum alla Dichiarazione di Sintesi Il responsabile del procedimento Andrea Baroni PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI E DELLE BONIFICHE BIBLIOGRAFIA Marzo2015 Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 762 Bibliografia Il responsabile del procedimento Andrea Baroni AGENZIA EUROPEA PER L’AMBIENTE PER CONTO DELLA COMMISSIONE EUROPEA “Opzioni nella gestione dei rifiuti e cambiamento climatico” AUTOMOBILE CLUB D'ITALIA – Annuario statistico 2013; CAVALLO - Meno 100 chili Ricette per la dieta della nostra pattumiera COMMISSIONE EUROPEA LIBRO VERDE “La gestione dei rifiuti organici biodegradabili nella UE” - COM(2008) 811 – COMMISSIONE EUROPEA - COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO relativa alle prossime misure in materia di gestione dei rifiuti organici - COM(2010)577 – Comune di Genova - Studio di prefattibilità ambientale, relativo alla corretta individuazione di massima degli aspetti tecnici ed economici/finanziari sottesi alla possibile realizzazione dell’impianto di trattamento dei rifiuti urbani, approvato con DGC n°229/2009; CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) – Rapporto “Io chiudo il ciclo” sulla tracciatura degli imballaggi raccolti in modo differenziato ed avviati a recupero 2012; CONSORZIO SMALTIMENTO RSU BACINO PADOVA 2 – Tariffe impianti di trattamento e smaltimento rifiuti urbani – Benchmark nazionale 2012; Centro regionale sperimentazione e assistenza agricola CRSSA – CCIIA SAVONA – Stima volumi compost utilizzabili in Liguria dati 2010; DEFRA – 2011 - Studi commissionati dalla Commissione Europea nell’ambito della elaborazione delle strategie e linee guida “end of waste” Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 763 Bibliografia Il responsabile del procedimento Andrea Baroni ENEA e Federambiente - “Rapporto sulle tecniche di trattamento dei rifiuti urbani in Italia”2010 ; ESPER – Linee guida per la redazione del Piano economico finanziario e l’applicazione della TARES tributo e della TARES – Tariffa con misurazione puntuale – giugno 2013; FAVOINO. MORRIS, LOMBARDI , BAILEY - “What’best to do with the “leftovers” on the way to Zero Waste? “ 2013 GREENPEACE - “Gestione dei rifiuti a freddo”: Stato dell’arte delle tecniche alternative all’incenerimento per i residui dei rifitui urbani - 2005 GRUPPO CSA – Analisi composizione merceologica dei rifiuti solidi urbani e assimilati prodotti in Liguria 2009-2010; IDECOM – Riccardo Morganti, Lara Bini – Gestione rifiuti urbani: dalla progettazione di sistema alla comunicazione – 2012; ISPRA – Rapporto Rifiuti Speciali - Edizione 2012. ISPRA – Rapporto rifiuti urbani 2013; MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE Programma Nazionale di Prevenzione adottato con decreto direttoriale del 7 ottobre 2013; POLITECNICO DI TORINO – Rapporto LCA (Life Cycle Analysis) 2008; PROVINCIA DI GENOVA – Piano per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti sul territorio della Provincia di Genova adottato con D.C.P n. 63 in data 11.11.2009; PROVINCIA DI GENOVA - Documento conclusivo della Commissione tecnica per la gestione dei rifiuti biodegradabili in provincia di Genova. Settembre 2010; Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 764 Bibliografia Il responsabile del procedimento Andrea Baroni REGIONE EMILIA ROMAGNA – PIANO REGIONALE DI GESTIONE RIFIUTI 2013 REGIONE LOMBARDIA – PARR 2009 e PARR 2013 REGIONE LOMBARDIA – PIANO GESTIONE RIFIUTI 2013 REGIONE TOSCANA – ATIA – ISWA - Sistemi di calcolo delle raccolte differenziate; REGIONE SARDEGNA – PIANO RIDUZIONE RIFIUTI TICASS – Soggetto gestore del Polo tecnologico regionale Energia e Ambiente Importanza e ruolo degli impianti di trattamento nella gestione dei rifiuti solidi urbani - 2013 Scenari impiantistici del PGR Liguria – 2013; UNIONCAMERE LIGURIA – Rapporto Liguria 2012 – Analisi socioeconomica dell’economia ligure; Università BOCCONI IEFE– La gestione integrata dei rifiuti urbani: analisi economica di scenari alternativi - marzo 2010; WASTELAB STUDIO ASSOCIATO - Modello di governo delle problematiche di conferimento dei rifiuti da escursioni stagionali (turismo, nautica) nei sistemi insediativi e produttivi – Programma Italia-Francia “Marittimo” 2007-2013 RESMAR ; Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 765 Bibliografia Il responsabile del procedimento Andrea Baroni Regione Liguria Dipartimento Ambiente Settore Aria, Clima e Gestione Integrata dei Rifiuti Via D’Annunzio 111, 16121 Genova www.regione.liguria.it www.ambienteinliguria.it www.arpal.gov.it protocollo@pec.regione.liguria.it gestione.ciclorifiuti@regione.liguria.it Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche 766 Bibliografia Il responsabile del procedimento Andrea Baroni

Regional Waste Management and Sites Remediation Plan · Nelum