Regional Urban Waste Management Plan 2013
صدر في 2013-05-13 · النص بتاريخ 2026-10-01
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عن هذا القانون
- العنوان الأصلي
- Piano Regionale dei Rifiuti Urbani 2013.
- اللغة
- Italian
- النوع
- policy
- الدولة
- إيطاليا · Puglia
- الموضوعات
- Land and soil, Water, Waste and hazardous substances
- الكلمات المفتاحية
- soil pollution/quality, soil conservation/soil improvement, protected area, protection of environment, pollution control, groundwater, surface water, public health, water quality standards, standards, access-to-information, contracts, certification, classification/declassification, climate change, business/industry/corporations, data collection/reporting, ecofriendly products/ecofriendly processes, education, effluent waste water/discharge, environmental standards, freshwater pollution, good practices, inspection, packaging/labelling, monitoring, organic waste, policy/planning, precautionary principle, public participation, recycling/reuse, risk assessment/management, soil rehabilitation, solid waste, sustainable development, sustainable use, waste disposal, waste domestic sources, waste management, waste non-domestic sources, waste prevention, zoning, bioenergy
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REGIONE PUGLIA PRGRU – Piano Regionale Gestione dei Rifiuti Urbani Documento di Piano Febbraio 2013 Documento redatto a cura di: Regione Puglia Assessorato Alla Qualità dell’Ambiente Servizio Ciclo dei Rifiuti e Bonifica IL DIRIGENTE RESPONSABILE SERVIZIO CICLO DEI RIFIUTI E BONIFICA DOTT. GIOVANNI CAMPOBASSO Segreteria Tecnica di Coordinamento di Piano (STCP) Redattori: Ing. Federico Cangialosi Ing. Davide Del Re Ing. Michela Inversi Dott. Francesco Matarrese Dott.ssa Giuliana Ranieri Collaboratori: dott.ssa Arcangela Di Gioia Dott. Oronzo Simone Dott. Fausto Pizzolante Ing. Claudio Sgaramella Dott. Fabio Caputo Hanno fornito specifici contributi tecnico-scientifici per la redazione dei seguenti paragrafi: Parte I: Capitolo 6 par. 3 - CIC (dott. Massino Centemero) Capitolo 6 par. 4 - DIASS - Politecnico di Bari (Ing. Gianluca Intini) Parte II: O1 DIPAR (Ing. Lorenzo Ferrara) O3 par. 3 e 5 – Comitato Tecnico Scientifico Rifiuti ex l.r. 36/09 e ss.mm.ii. (Ing. Antonello Lattarulo) O4 par. 1 - CIC (dott. Massimo Centemero) O4 par. 2 e 3 - DIASS - Politecnico di Bari (Ing. Gianluca Intini) O5 ENEA (Ing. Pietro Garzone), ITEA (dott.ssa Grazia di Salvia) O6 par. 4 - Dipartimento Jonico – UNIBA (Prof. Antonio Uricchio) ARPA Puglia ha redatto il Rapporto Ambientale e la Sintesi non Tecnica del Rapporto Ambientale IL DIRETTORE DELL’AREA POLITICHE PER LA RIQUALIFICAZIONE, LA TUTELA E LA SICUREZZA DELLE OPERE PUBBLICHE ING. ANTONELLO ANTONICELLI L’ASSESSORE ALLA QUALITÀ DELL’AMBIENTE DOTT. LORENZO NICASTRO IL PRESIDENTE DELLA REGIONE PUGLIA ON. NICOLA VENDOLA Dicono che ritornerai Ti riconosceremo allora In un sorriso bambino, In uno sguardo ribelle e presente. Riconosceremo il tuo Andare e tornare Vittoriosa sempre Al di sopra Dell’essere e del non essere Ciao Arcy, I tuoi amici dell’Assessorato Questa pagina è lasciata intenzionalmente bianca Questa pagina è lasciata intenzionalmente bianca La società del riciclo in Puglia Le politiche comunitarie e nazionali in materia di gestione rifiuti si sono orientate nella direzione di rispettare la “gerarchia delle azioni” che prevede di favorire, in ordine di priorità, la prevenzione, la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero di altro tipo, lo smaltimento. Il Piano di Gestione dei Rifiuti Urbani della Regione Puglia fonda la sua radice nel convincimento di rafforzare lo sforzo adottato dalle politiche europee, riflettendo sullo stesso termine rifiuti, caratterizzato da una connotazione negativa, di rigetto e di disconoscimento. Gli obiettivi quantitativi del piano sono chiari: fino al 10% di riduzione della produzione per effetto delle politiche di prevenzione, 65% di raccolta differenziata. Gestire in questo modo la gran parte dei rifiuti vorrà dire mettere le basi per la società del riciclo che veda protagonista della filiera del trattamento l’uomo e i suoi comportamenti: i cittadini, che dovranno essere sempre più virtuosi nella gestione delle raccolte differenziate e gli operatori della raccolta, che con i sistemi domiciliari integrati (porta a porta) saranno i protagonisti, con il loro lavoro, della nuova gestione. Per gestire la parte residuale dei rifiuti, attualmente trattata negli impianti meccanico biologici per produrre CdR e materiale da mandare in discarica, il Piano prevede che tutti questi impianti siano integrati con delle sezioni di trattamento a freddo (chiamate nel Piano Re.Mat), in grado di riciclare ancora materiali contenuti nel residuo, così rendendo trascurabile il conferimento in discarica (5%) e riducendo al minimo il quantitativo non direttamente riciclabile (18%). Per trattare questo quantitativo, palesemente minoritario rispetto agli altri, non sono contemplati nuovi impianti pubblici dedicati al trattamento termico, ma si è invece introdotta l’innovativa possibilità di procedere al recupero di materia. Tutte le politiche pubbliche saranno orientate al sostegno di questa visione, attraverso finanziamenti dedicati sia alle raccolte differenziate che agli impianti di trattamento e riciclo. STRUTTURA DI PIANO Parte I 11.. NNOORRMMAATTIIVVAA NNAAZZIIOONNAALLEE EE CCOOMMUUNNIITTAARRIIAA IINN MMAATTEERRIIAA DDII RRIIFFIIUUTTII 22.. QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 33.. AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 44.. AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 55.. AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 66.. AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 77.. AANNAALLIISSII DDEEII CCOOSSTTII DDII GGEESSTTIIOONNEE AATTTTUUAALLII Parte II OO11.. PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII OO22.. CCRRIITTEERRII GGEENNEERRAALLII DDII LLOOCCAALLIIZZZZAAZZIIOONNEE DDII IIMMPPIIAANNTTII DDII GGEESSTTIIOONNEE RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII OO33.. AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO OO44.. RRAAFFFFOORRZZAAMMEENNTTOO DDEELLLLAA DDOOTTAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AA SSEERRVVIIZZIIOO DDEELL CCIICCLLOO IINNTTEEGGRRAATTOO OO55.. VVAALLUUTTAAZZIIOONNEE DDEELLLLEE TTEECCNNOOLLOOGGIIEE PPEERR IILL RREECCUUPPEERROO EENNEERRGGEETTIICCOO DDEEII CCOOMMBBUUSSTTIIBBIILLII SSOOLLIIDDII SSEECCOONNDDAARRII DDEERRIIVVAANNTTII DDAAII RRIIFFIIUUTTII UURRBBAANNII OO66.. RRAAZZIIOONNAALLIIZZZZAAZZIIOONNEE DDEEII CCOOSSTTII DDEELL CCIICCLLOO IINNTTEEGGRRAATTOO DDII TTRRAATTTTAAMMEENNTTOO RRIIFFIIUUTTII PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI Parte I 11 NNOORRMMAATTIIVVAA NNAAZZIIOONNAALLEE EE CCOOMMUUNNIITTAARRIIAA IINN MMAATTEERRIIAA DDII RRIIFFIIUUTTII PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 1/35 1. NORMATIVA NAZIONALE IN MATERIA DI RIFIUTI ................................................... 2 1.1. D.LGS. N. 152/2006 TU AMBIENTE: FINALITÀ, PRINCIPI E CRITERI DI PRIORITÀ ......................... 2 1.1.1. Prevenzione, riutilizzo, riciclaggio e recupero, smaltimento .......................................... 3 1.1.2. Definizioni e classificazione dei rifiuti ................................................................................ 4 1.1.3. Approfondimento sulla raccolta differenziata: obiettivi di riciclaggio ............................. 6 1.1.4. Competenze Enti Locali ed organizzazione territoriale del ciclo dei rifiuti ................... 9 1.1.5. Oggetto di pianificazione regionale .................................................................................. 13 1.2. VINCOLI NORMATIVI COMUNITARI E NAZIONALI NELLA PIANIFICAZIONE DEL CICLO INTEGRATO 14 1.2.1. Direttiva 2004/12/CE - Gestione degli imballaggi Titolo II - d.lgs. n. 152/2006 Testo Unico delle Norme in materia ambientale ......................................................................................... 14 1.2.2. D.lgs. n. 95/1992 e s.m.i. Attuazione delle direttive 75/439/CEE e 87/101/CEE, relative all’eliminazione degli oli usati ................................................................................................ 16 1.2.3. D.lgs. n. 151/2005 Attuazione delle direttive 2002/95/Ce, 2003/95/Ce, 2002/96/Ce e 2003/108/Ce, relative alla riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti ........................................................ 18 1.2.4. D.M. 11 Aprile 2011, n. 82 “Regolamento per la gestione degli pneumatici fuori uso (PFU), ai sensi dell’articolo 228 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni e integrazioni, recante disposizioni in materia ambientale” ................................... 20 1.2.5. d.lgs. n. 209/2003 Attuazione della direttiva 2000/53/Ce relativa ai veicoli fuori uso e s.m.i. 22 1.2.6. d.lgs. n. 188/2008 Attuazione della direttiva 2006/66/CE concernente pile e accumulatori e relativi rifiuti e che abroga la direttiva 91/157/CEE ............................................... 23 1.2.7. Aspetti tecnico normativi in materia di incenerimento e recupero energetico - d.lgs. n. 152/2006 ............................................................................................................................................ 25 1.2.8. L’evoluzione normativa in materia di combustibili: CDR e CSS – d.lgs. n. 133/2005 l combustibile derivato da rifiuti – Considerazioni sugli aspetti tecnico giuridici e modalità di utilizzo 26 1.2.9. D.lgs. n. 36/2003 Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti 32 PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 2/35 1. NORMATIVA NAZIONALE IN MATERIA DI RIFIUTI La disciplina della gestione del ciclo integrato dei rifiuti non può prescindere da un esame, seppur sintetico, dell’evoluzione della normativa in materia de qua sulla quale negli ultimi mesi hanno inciso significativamente le molteplici manovre legislative varate al fine di perseguire quali obiettivi la stabilizzazione finanziaria e lo sviluppo economico del Paese. Su tale premessa il presente lavoro si propone di offrire uno strumento di analisi ricognitiva ed interpretativa della normativa di settore, dando atto delle modifiche legislative intervenute nell’ultimo decennio sino alla recente riforma apportata in materia di Servizi Pubblici Locali dal decreto c.d. “Cresci Italia” emanato dal Governo Monti. Lo studio, inoltre, si pone lo scopo di analizzare il contrasto tra le volontà riformatrici più volte manifestate dal Legislatore, e la fermezza conservatrice espressa dalla Corte Costituzionale. Nella trattazione che segue, pertanto, si procederà nell’ordine ad un esame preliminare delle competenze degli Enti Pubblici che a diverso titolo sono investiti della gestione ed organizzazione dei Servizi Pubblici Locali in generale, ad un’indagine interpretativa della riforma liberalizzatrice dei Servizi in parola e, infine, ad una ricognizione sistematica della normativa in materia di rifiuti come risultante a seguito delle novelle legislative intervenute. 1.1. D.LGS. N. 152/2006 TU AMBIENTE: FINALITÀ, PRINCIPI E CRITERI DI PRIORITÀ La parte IV del d.lgs. 152/2006 e s.m.i., in attuazione delle direttive comunitarie ed in particolare della direttiva 2008/98/CE del Parlamento e del Consiglio Europeo, disciplina la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati prevedendo misure volte a proteggere l'ambiente e la salute umana, al fine di prevenire o ridurre gli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti, ridurre gli impatti complessivi dell'uso delle risorse e migliorarne l'efficacia; Evidenziato preliminarmente che la gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse [art. 177 c. 2], il Legislatore stabilisce che lo Stato, le Regioni, le Province autonome e gli Enti locali esercitano i poteri e le funzioni di rispettiva competenza in materia di gestione dei rifiuti adottando, in un contesto sinergico ed unitario, ogni opportuna azione per conseguire le su menzionate finalità nella gestione dei rifiuti [artt. 177 cc. 5 e 6]. PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 3/35 La gestione dei rifiuti è effettuata nel rispetto dei principi di precauzione, di prevenzione, di sostenibilità, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, distribuzione, utilizzo e consumo di beni da cui originano i rifiuti, nonché del principio chi inquina paga. A tale fine la gestione dei rifiuti è effettuata secondo criteri di efficacia, efficienza, economicità, trasparenza, fattibilità tecnica ed economica, nonché nel rispetto delle norme vigenti in materia di partecipazione e di accesso alle informazioni ambientali [art. 178]. Ai sensi dell’art. 179 la gestione dei rifiuti avviene nel rispetto della gerarchia che segue la quale definisce un ordine di priorità generale di ciò che costituisce la migliore opzione ambientale: a) prevenzione; b) preparazione per il riutilizzo; c) riciclaggio; d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia; e) smaltimento. 1.1.1. Prevenzione, riutilizzo, riciclaggio e recupero, smaltimento Nel rispetto del citato ordine di priorità il Legislatore indica le misure atte a perseguire le finalità di cui al decreto dettando un’articolata disciplina per ciascuno degli obiettivi indicati di cui di seguito si offre una sintetica trattazione. Art. 180 - Prevenzione della produzione di rifiuti. Al fine di promuovere in via prioritaria la prevenzione e la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti le Pubbliche Amministrazioni adottano, nell’esercizio delle proprie competenze, iniziative dirette alla promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di certificazione ambientale, utilizzo delle migliori tecniche disponibili, analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, l'uso di sistemi di qualità, nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della corretta valutazione dell'impatto di uno specifico prodotto sull'ambiente durante l'intero ciclo di vita del medesimo. Art. 180 bis - Riutilizzo di prodotti e preparazione per il riutilizzo dei rifiuti. PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 4/35 Le Pubbliche Amministrazioni promuovono, nell’esercizio delle rispettive competenze, iniziative dirette a favorire il riutilizzo dei prodotti e la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti consistenti, a titolo esemplificativo, in strumenti economici, misure logistiche, centri e reti accreditati di riparazione/riutilizzo, misure educative e promozione di accordi di programma. Art. 181 - Riciclaggio e recupero dei rifiuti. Al fine di promuovere il riciclaggio di alta qualità e di soddisfare i necessari criteri qualitativi per i diversi settori del riciclaggio, le autorità competenti realizzano entro il 2015 la raccolta differenziata almeno per la carta, metalli, plastica e vetro, e ove possibile, per il legno. Le stesse adottano altresì le misure necessarie per incrementare la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale entro il 2020. Al fine di favorire l’obiettivo in parola è sempre ammessa la libera circolazione sul territorio nazionale delle frazioni di rifiuto urbano destinate al riciclaggio ed al recupero privilegiando il principio di prossimità agli impianti di recupero. Art. 182 - Smaltimento dei rifiuti. Lo smaltimento dei rifiuti è effettuato in condizioni di sicurezza e costituisce la fase residuale della gestione dei rifiuti, previa verifica, da parte della competente autorità, della impossibilità tecnica ed economica di esperire le operazioni di recupero di cui all'articolo 181. I rifiuti da avviare allo smaltimento finale devono essere il più possibile ridotti sia in massa che in volume. È vietato smaltire i rifiuti urbani non pericolosi in regioni diverse da quelle dove gli stessi sono prodotti, fatti salvi eventuali accordi regionali o internazionali, qualora gli aspetti territoriali e l'opportunità tecnico economica di raggiungere livelli ottimali di utenza servita lo richiedano. 1.1.2. Definizioni e classificazione dei rifiuti Premesso che il decreto definisce il rifiuto come “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi” [art. 183 c. 1 lett.a], esso reca una PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 5/35 classificazione dei rifiuti, in funzione della loro origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali e, secondo le caratteristiche di pericolosità, in rifiuti pericolosi e non pericolosi [art. 184 c. 1]. In particolare si considerano rifiuti urbani: a) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione; b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a), assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità, ai sensi dell'articolo 198, comma 2, lettera g); c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade; d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua; e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali; f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), e) ed e). Sono rifiuti speciali: a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2135 c.c.; b) i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall'articolo 184-bis; c) i rifiuti da lavorazioni industriali; d) i rifiuti da lavorazioni artigianali; e) i rifiuti da attività commerciali; f) i rifiuti da attività di servizio; PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 6/35 g) i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acquee dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi; h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie. 1.1.3. Approfondimento sulla raccolta differenziata: obiettivi di riciclaggio Il d.lgs. n. 152/06, come precedentemente esposto, disciplina nella Parte IV gli aspetti relativi alla gestione dei rifiuti, definendo obiettivi generali, strumenti specifici, e stabilendo le competenze per l’attuazione degli obiettivi fissati. La stratificazione normativa che si è avuta negli ultimi anni nella gestione dei rifiuti riflette sia la necessità di recepire la Direttiva quadro 2008/98/CE, che le misure attuate per fronteggiare la grave crisi economico-finanziaria a che ha investito l’Italia e l’Europa nella seconda metà del 2011. Anche a fronte di un quadro molto fluido dal punto di vista normativo, vi è convinzione diffusa che alcuni obiettivi introdotte nella vigente legislazione sia come recepimento di direttive, che per autonome strategie dell’Italia nel contesto europeo, debbano restare dei saldi riferimenti nell’adozione delle strategie di pianificazione a livello regionale. Ciò in ragione di una meditata convinzione che gli obiettivi strategici della gestione dei rifiuti comportano benefici anche economici nella promozione di una rete di servizi ad elevato grado di innovazione culturale e sociale. Non è irrilevante è rilevante ricordare che il Considerato 28 della Direttiva 2008/98/CE indica che “la presente direttiva dovrebbe aiutare l’Unione europea ad avvicinarsi a una «società del riciclaggio», cercando di evitare la produzione di rifiuti e di utilizzare i rifiuti come risorse”. In ragione di tali obiettivi, più chiaramente condivisi a livello europeo con la direttiva 2008/98 e rapidamente adottati dal legislatore nazionale con il d.lgs. n. 205/2010, è necessario anche PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 7/35 rileggere gli obiettivi di raccolta differenziata già indicati dal 2006 nella prima stesura del d.lgs. n. 152/06, all’art. 2051: 1 Art. 205 d.lgs. n. 152/2006 Misure per incrementare la raccolta differenziata 1. Fatto salvo quanto previsto al comma 1-bis, in ogni ambito territoriale ottimale deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime di rifiuti prodotti: a) almeno il trentacinque per cento entro il 31 dicembre 2006; b) almeno il quarantacinque per cento entro il 31 dicembre 2008; c) almeno il sessantacinque per cento entro il 31 dicembre 2012. 1-bis. Nel caso in cui, dal punto di vista tecnico, ambientale ed economico, non sia realizzabile raggiungere gli obiettivi i cui al comma 1, il comune può richiedere al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare una deroga al rispetto degli obblighi di cui al medesimo comma 1. Verificata la sussistenza dei requisiti stabiliti al primo periodo, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare può autorizzare la predetta deroga, previa stipula senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica di un accordo di programma tra Ministero, regione ed enti locali interessati, che stabilisca: a) le modalità attraverso le quali il comune richiedente intende conseguire gli obiettivi di cui all’articolo 181, comma 1. Le predette modalità possono consistere in compensazioni con gli obiettivi raggiunti in altri comuni; b) la destinazione a recupero di energia della quota di rifiuti indifferenziati che residua dalla raccolta differenziata e dei rifiuti derivanti da impianti di trattamento dei rifiuti indifferenziati, qualora non destinati al recupero di materia; c) la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, da destinare al riciclo, che il comune richiedente si obbliga ad effettuare. 1-ter. L’accordo di programma di cui al comma precedente può stabilire obblighi, in linea con le disposizioni vigenti, per il comune richiedente finalizzati al perseguimento delle finalità di cui alla parte quarta, titolo I, del presente decreto nonché stabilire modalità di accertamento dell'adempimento degli obblighi assunti nell’ambito dell’accordo di programma e prevedere una disciplina per l’eventuale inadempimento. I piani regionali si conformano a quanto previsto dagli accordi di programma di cui al presente articolo. 3. Nel caso in cui a livello di ambito territoriale ottimale non siano conseguiti gli obiettivi minimi previsti dal presente articolo, è applicata un'addizionale del venti per cento al tributo di conferimento dei rifiuti in discarica a carico dell'Autorità d'ambito, istituito dall'articolo 3, comma 24, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, che ne ripartisce l'onere tra quei comuni del proprio territorio che non abbiano raggiunto le percentuali previste dal comma 1 sulla base delle quote di raccolta differenziata raggiunte nei singoli comuni. 4. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle attività produttive d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo B del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, vengono stabilite la metodologia e i criteri di calcolo delle percentuali di cui ai commi 1 e 2, nonché la nuova determinazione del coefficiente di correzione di cui all'articolo 3, comma 29, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, in relazione al conseguimento degli obiettivi di cui ai commi 1 e 2. 5. Sino all'emanazione del decreto di cui al comma 4 continua ad applicarsi la disciplina attuativa di cui all'articolo 3, commi da 24 a 40, della legge 28 dicembre 1995, n. 549. 6. Le regioni tramite apposita legge [, e previa intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,] possono indicare maggiori obiettivi di riciclo e recupero. (comma dichiarato parzialmente incostituzionale da Corte costituzionale n. 249 del 2009) PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 8/35 almeno il trentacinque per cento entro il 31 dicembre 2006; almeno il quarantacinque per cento entro il 31 dicembre 2008; almeno il sessantacinque per cento entro il 31 dicembre 2012. Tali obiettivi quantitativi, oggi devono essere riletti in una chiave più ambiziosa che traguardi la necessità di ottenere elevate prestazioni di raccolta per specifiche categorie merceologiche, soprattutto in relazione alla qualità delle frazioni raccolte. In recepimento degli artt. 10 e 11 della Direttiva 2008/98/Ce, infatti, l’art. 181 del d.lgs. n. 152/06, come modificato dal d.lgs. n. 205/2010, prevede la necessità di istituire entro il 2015 la raccolta differenziata almeno per la carta, metalli, plastica e vetro, prevedendo, inoltre, che entro il 2020 la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti quali, come minimo, carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici, e possibilmente di altra origine, nella misura in cui tali flussi di rifiuti sono simili a quelli domestici, deve essere aumentata complessivamente almeno al 50 % in termini di peso. Il raggiungimento di un obiettivo quantitativo in peso sui flussi dei rifiuti effettivamente avviati a riciclaggio (e preparazione per riutilizzo) delinea un chiaro obbligo del legislatore comunitario e nazionale a non concentrarsi solo sul quantitativo di rifiuti da raccogliere in modo differenziato, ma di garantire che la qualità del rifiuto raccolto sia tale da garantire una elevata (>50%) qualità del processo di riciclaggio. In tale contesto, anche il cambiamento nella definizione di raccolta differenziata, “raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo ed alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico”, si inserisce coerentemente nella promozione del ciclo integrato fondato sulla qualità delle frazioni intercettate durante la raccolta differenziata. Per quanto attiene la frazione organica nei rifiuti, viene prescritto (art. 182-ter) che gli Enti territoriali adottino misure volte ad incoraggiare la raccolta separata dei rifiuti organici al fine del compostaggio e della digestione dei medesimi, il trattamento dei rifiuti organici in modo da realizzare un elevato livello di protezione ambientale, nonché l’utilizzo di materiali sicuri per l’ambiente ottenuti dai rifiuti organici, al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente. PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 9/35 In sintesi, appare evidente che i nuovi principi introdotti dalla Direttiva 2008/98 e recepiti nel d.lgs. n. 152/06, inducono ad una revisione dei sistemi di raccolta dei rifiuti per consentire efficaci ed efficienti operazioni di riciclaggio e di recupero di materia dai rifiuti. Al fine di assicurare un’attuazione efficace degli obiettivi di cui sopra, la Commissione Europea il 18 novembre 2011 ha istituito le regole e le modalità di calcolo per verificare il rispetto degli obiettivi; nello specifico, in attuazione dell’art. 11 della Direttiva 2008/98/CE, ha stabilito le modalità di calcolo della quota dei rifiuti urbani e dei rifiuti da costruzioni e demolizioni [art. 3-4 della Decisione]. 1.1.4. Competenze Enti Locali ed organizzazione territoriale del ciclo dei rifiuti Il Capo II del Testo Unico Ambiente contiene una disciplina dettagliata in ordine alle competenze spettanti allo Stato [art. 195], alle Regioni [art. 196], alle Province [art. 197] e ai Comuni [art. 198] in materia di gestione dei rifiuti di cui di seguito si evidenziano i punti più salienti. Allo Stato è demandata la definizione di linee guida, dei criteri generali e delle metodologie per la gestione integrata dei rifiuti. Alle Regioni è demandata la predisposizione, l’adozione e l’aggiornamento dei Piani regionali di gestione dei rifiuti, l’approvazione dei progetti di nuovi impianti per la gestione dei rifiuti, l’autorizzazione all’esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti (fatte salve le deleghe alle Province)2 e la delimitazione degli Ambiti Territoriali Ottimali per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati. 2 Ai fini che interessano il presente Piano appare opportuno riportare le competenze demandate alle Regioni ai sensi del citato art. 196 d.lgs. n. 152/2006 – Competenze delle Regioni Art. 196 - Competenze delle Regioni c. 1. Sono di competenza delle Regioni, nel rispetto dei principi previsti dalla normativa vigente e dalla parte quarta del presente decreto, ivi compresi quelli di cui all'articolo 195: a) la predisposizione, l'adozione e l'aggiornamento, sentiti le Province, i Comuni e le Autorità d'ambito, dei piani regionali di gestione dei rifiuti, di cui all'articolo 199; b) la regolamentazione delle attività di gestione dei rifiuti, ivi compresa la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, anche pericolosi, secondo un criterio generale di separazione dei rifiuti di provenienza alimentare e degli scarti di prodotti vegetali e animali o comunque ad alto tasso di umidità dai restanti rifiuti; c) l'elaborazione, l'approvazione e l'aggiornamento dei piani per la bonifica di aree inquinate di propria competenza; PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 10/35 Alle Province è demandato il controllo periodico su tutte le attività di gestione dei rifiuti e l’individuazione delle zone idonee e di quelle non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti e di recupero. Ai Comuni è demandata la gestione dei rifiuti urbani ed assimilati (Contratti di Servizio) e la disciplina della gestione dei rifiuti urbani con l’adozione di appositi regolamenti. Ai sensi dell’art. 200 del TU Ambiente, rubricato “organizzazione territoriale della gestione del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani”, la gestione dei rifiuti urbani è organizzata sulla base di ambiti territoriali ottimali, anche denominati ATO, delimitati dalla Regione con lo strumento del Piano regionale nel rispetto dei seguenti criteri: d) l'approvazione dei progetti di nuovi impianti per la gestione dei rifiuti, anche pericolosi, e l'autorizzazione alle modifiche degli impianti esistenti, fatte salve le competenze statali di cui all'articolo 195, comma 1, lettera f); e) l'autorizzazione all'esercizio delle operazioni di smaltimento e di recupero dei rifiuti, anche pericolosi; f) le attività in materia di spedizioni transfrontaliere dei rifiuti che il regolamento (CEE) n. 259/93 del 1° febbraio 1993 attribuisce alle autorità competenti di spedizione e di destinazione; g) la delimitazione, nel rispetto delle linee guida generali di cui all'articolo 195, comma 1, lett. m), degli ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati; h) la redazione di linee guida ed i criteri per la predisposizione e l'approvazione dei progetti di bonifica e di messa in sicurezza, nonché l'individuazione delle tipologie di progetti non soggetti ad autorizzazione, nel rispetto di quanto previsto all'articolo 195, comma 1, lettera r); i) la promozione della gestione integrata dei rifiuti; l) l'incentivazione alla riduzione della produzione dei rifiuti ed al recupero degli stessi; m) la specificazione dei contenuti della relazione da allegare alla comunicazione di cui agli articoli 214, 215, e 216, nel rispetto di linee guida elaborate ai sensi dell'articolo 195, comma 2, lettera b); n) la definizione di criteri per l'individuazione, da parte delle province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti, nel rispetto dei criteri generali indicati nell'articolo 195, comma 1, lettera p); o) la definizione dei criteri per l'individuazione dei luoghi o impianti idonei allo smaltimento e la determinazione, nel rispetto delle norme tecniche di cui all'articolo 195, comma 2, lettera a), di disposizioni speciali per rifiuti di tipo particolare; p) l'adozione, sulla base di metodologia di calcolo e di criteri stabiliti da apposito decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri delle attività produttive e della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, delle disposizioni occorrenti affinché gli enti pubblici e le società a prevalente capitale pubblico, anche di gestione dei servizi, coprano il proprio fabbisogno annuale di manufatti e beni, indicati nel medesimo decreto, con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato non inferiore al 30 per cento del fabbisogno medesimo. A tal fine i predetti soggetti inseriscono nei bandi di gara o di selezione per l'aggiudicazione apposite clausole di preferenza, a parità degli altri requisiti e condizioni. Sino all'emanazione del predetto decreto continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 8 maggio 2003, n. 203, e successive circolari di attuazione. Restano ferme, nel frattempo, le disposizioni regionali esistenti. PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 11/35 a) superamento della frammentazione delle gestioni attraverso un servizio di gestione integrata dei rifiuti; b) conseguimento di adeguate dimensioni gestionali, definite sulla base di parametri fisici, demografici, tecnici e sulla base delle ripartizioni politico-amministrative; c) adeguata valutazione del sistema stradale e ferroviario di comunicazione al fine di ottimizzare i trasporti all'interno dell'ATO; d) valorizzazione di esigenze comuni e affinità nella produzione e gestione dei rifiuti; e) ricognizione di impianti di gestione di rifiuti già realizzati e funzionanti; f) considerazione delle precedenti delimitazioni affinché i nuovi ATO si discostino dai precedenti solo sulla base di motivate esigenze di efficacia, efficienza ed economicità. Ai sensi dell’art. 201 del TU Ambiente, rubricato “Disciplina del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani”, le Regioni disciplinano le forme e i modi della cooperazione tra gli Enti locali ricadenti nel medesimo ATO, prevedendo che gli stessi costituiscano le Autorità d'ambito, anche denominate A.d.A., alle quali gli Enti locali partecipano obbligatoriamente e a cui sono demandate, nel rispetto del principio di coordinamento con le competenze delle amministrazioni pubbliche, l'organizzazione, l'affidamento e il controllo del servizio di gestione integrata dei rifiuti secondo criteri di efficienza, di efficacia, di economicità e di trasparenza. L’articolo in esame stabilisce, altresì, che in ogni ATO deve essere garantita la presenza di almeno un impianto di trattamento a tecnologia complessa, compresa una discarica di servizio [c. 5 lett. b]. In ordine alla gestione dei rifiuti assumono grande rilevanza i princìpi di autosufficienza e prossimità di cui all’art. 182 bis, introdotto dall'art. 9 del d.lgs. n. 205/2010, ai sensi del quale lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani non differenziati sono attuati con il ricorso ad una rete integrata ed adeguata di impianti al fine di realizzare l’autosufficienza nello smaltimento e nel recupero dei rifiuti urbani all’interno dell’ATO in cui il rifiuto viene effettivamente prodotto o raccolto, riducendo così i movimenti dei rifiuti stessi. PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 12/35 Coordinando la norma in esame con la disposizione di cui all’art. 201 c. 5 lett. a), deve rilevarsi che il Legislatore ha imposto il raggiungimento dell’autosufficienza di smaltimento dei rifiuti prodotti e raccolti all’interno dell’ATO entro cinque anni dalla costituzione dello stesso. A conclusione della presente panoramica normativa sulla disciplina contenuta nel TU Ambiente in ordine alle competenze demandate agli Enti locali in materia di gestione del ciclo integrato dei rifiuti appare opportuno dare atto della successiva modifiche legislative intervenute che hanno modificato radicalmente il quadro normativo disegnato dal TU ambiente con particolare riferimento alle competenze di ATO e A.d.A., Province e Regioni. Soppressione delle Autorità d’Ambito - La legge n. 42/2010, di conversione del d.l. n. 2/2010 recante “Interventi urgenti concernenti Enti locali e Regioni”, tramite l'art. 1 c. 1 ha introdotto il comma 186-bis all'art. 2 della legge finanziaria 2010 - legge n. 191/ 2009 -, decretando la soppressione delle Autorità d'Ambito a partire da un anno dalla sua approvazione, vale a dire entro il 27 marzo 2011. La legge ha demandato inoltre alle Regioni il compito di trasferire le funzioni degli ATO ad altri Enti locali al fine precipuo di contenere la spesa pubblica e di semplificare il sistema di governance, eliminando gli enti intermedi. Il d.l. n. 225/2010, c.d. decreto Milleproroghe, convertito con l. n. 10/2011, ha successivamente introdotto la possibilità di prorogare l'abolizione degli ATO. Il Decreto del Presidente del Consiglio del 25 marzo 2011 ha prorogato l'abolizione degli ATO al 31/12/2011 al fine di assicurare l'indispensabile continuità nell'erogazione dei servizi pubblici locali e nell'esercizio delle relative funzioni pubbliche, poiché l'abrogazione delle Autorità d'Ambito ad opera dell'articolo 2, comma 186-bis della legge 191/2009, avrebbe coinciso temporalmente con le prime applicazioni delle disposizioni in tema di affidamento del servizio pubblico locale recate dall'articolo 23-bis del d.l. n. 112/2008. In altri termini la ratio della proroga introdotta risiede nell’intenzione del Legislatore di non voler intralciare con la soppressione delle Autorità d'Ambito il processo di affidamento del servizio di gestione dei rifiuti ad un gestore unico. Trasferimento delle funzioni della Province - Il d.l. n. 201/2011, c.d. decreto “Salva Italia”, convertito con l. n. 214/2011, è stato emanato dal Governo Monti all’indomani del suo insediamento al fine espresso di perseguire il contenimento della spesa e la razionalizzazione delle risorse pubbliche. In particolare l’art. 23 c. 18 stabilisce che “Fatte salve le funzioni di cui al c. 14 - di indirizzo e di coordinamento delle attività dei Comuni nella materie e nei limiti indicati con legge statale o regionale secondo le rispettive competenze -, lo Stato e le Regioni con propria PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 13/35 legge, secondo le rispettive competenze, provvedono a trasferire ai Comuni le funzioni conferite dalla normativa vigente alla Province salvo che le stesse siano acquisite dalle Regioni in base ai princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza al fine di assicurarne l’esercizio unitario”. Perimetrazione degli ATO da parte della Regione - Il d.l. n. 1/1012 - c.d. decreto liberalizzazioni, convertito con l. n. 27/2012, ha da ultimo introdotto nuovi criteri di perimetrazione degli Ambiti Territoriali Ottimali disponendo la riduzione degli stessi al fine di ottimizzare le risorse e di perseguire l’obiettivo di una gestione integrata del ciclo dei rifiuti demandando alle Regioni tale compito. Nello specifico l’art. 3-bis inserito nel d.l. n. 138/2011, convertito con l. n. 148/2011, ha disposto che “Le Regioni organizzano lo svolgimento dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica in ambiti o bacini territoriali ottimali ed omogenei tali da consentire economie di scala e di differenziazione idonee a massimizzare l’efficienza del servizio entro il 30 Giugno 2012. La dimensione dei bacini di norma non deve essere inferiore a quella provinciale salva la possibilità di individuare dimensioni diverse motivando tale scelta in base a criteri di differenziazione socio economica territoriale ed in base ai princìpi di proporzionalità, adeguatezza ed efficienza. A tale perimetrazione sub-provinciale possono concorrere anche i Comuni con proposta da presentarsi entro il 31 maggio 2012”. Per un’analisi più approfondita delle modifiche introdotte dal citato d.l. n. 1/2012 si rinvia alla trattazione sub cap. 2 - Normativa in materia di S.P.L. 1.1.5. Oggetto di pianificazione regionale Ai fini che più da vicino interessano il presente Piano Regionale significativa appare una disamina della disposizione di cui all’art. 199 introdotta nel TU Ambiente dal d.lgs. n. 205/2010 in materia di pianificazione regionale, che prevede che le Regioni predispongano piani regionali di gestione dei rifiuti al fine espresso di prevedere misure tese alla riduzione delle quantità, dei volumi e della pericolosità dei rifiuti. L’art. 199 c. 3 del d.lgs. n. 152/2006 indica in maniera analitica i contenuti dei Piani Regionali di cui di seguito si offre un’elencazione sintetica dando atto degli strumenti di pianificazione più rilevanti: PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 14/35 1. Delimitazione di ogni singolo ambito territoriale ottimale sul territorio regionale; 2. Analisi dei sistemi di raccolta e trattamento dei rifiuti, dei criteri localizzativi e della capacità necessaria per gli impianti di smaltimento e di recupero nel rispetto dei princìpi di prossimità e di autosufficienza all’interno degli ATO; 3. Analisi dei flussi di rifiuti e valutazione dei destini extraregionali previsti; 4. Fissazione degli obiettivi di raccolta differenziata da raggiungere a livello regionale; 5. Stima dei costi della gestione; 6. Identificazione delle azioni volte a favorire la riduzione e il recupero dei rifiuti; 7. Iniziative dirette a limitare la produzione dei rifiuti ed a favorire il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti; 8. Iniziative dirette a favorire il recupero dai rifiuti di materiali e di energia; 9. Il programma di riduzione dei rifiuti urbani biodegradabili (RUB) da collocare in discarica; 10. Piano per la bonifica delle aree inquinate; 11. Specifiche previsioni per la gestione e prevenzione dei rifiuti da imballaggio; 12. Aspetti organizzativi connessi alla gestione dei rifiuti; 13. Valutazione di strumenti incentivanti o di altro tipo; 14. Campagne di sensibilizzazione. L’art. 199 dispone inoltre che l'approvazione del piano regionale o il suo adeguamento costituisce requisito necessario per accedere ai finanziamenti nazionali e che le Regioni provvedono all'aggiornamento del piano nonché alla programmazione degli interventi attuativi occorrenti in conformità alle procedure e nei limiti delle risorse previste dalla normativa vigente. 1.2. VINCOLI NORMATIVI COMUNITARI E NAZIONALI NELLA PIANIFICAZIONE DEL CICLO INTEGRATO 1.2.1. Direttiva 2004/12/CE - Gestione degli imballaggi Titolo II - d.lgs. n. 152/2006 Testo Unico delle Norme in materia ambientale La Direttiva 2004/12/CE in materia di rifiuti di imballaggio, che rivede ed aggiorna la Direttiva 94/62/CE, ha il duplice obiettivo di: PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 15/35 • armonizzare le misure nazionali in materia di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio per prevenirne e ridurne l’impatto sull’ambiente, per garantire il funzionamento del mercato interno e prevenire l’insorgere di ostacoli agli scambi, nonché distorsioni e restrizioni alla concorrenza nella Comunità: • prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio e favorire il reimpiego degli imballaggi, il riciclaggio e le altre forme di recupero dei rifiuti di imballaggio e quindi la riduzione dello smaltimento finale ditali rifiuti. Nel perseguimento di tali obiettivi, la Direttiva ha stabilito una serie di criteri chiarificatori per la definizione di imballaggi nell’Allegato I. Il campo di applicazione della direttiva è relativo a tutti gli imballaggi immessi sul mercato nella Comunità e a tutti i rifiuti d’imballaggio, utilizzati o scartati da industrie, esercizi commerciali, uffici, laboratori, servizi, nuclei domestici e a qualsiasi altro livello, qualunque siano i materiali che li compongono. Per ottemperare agli obiettivi generali indicati nella Direttiva, gli Stati membri sono tenuti al raggiungimento dei seguenti obiettivi: • entro il 31 dicembre 2008 almeno il 60 % in peso dei rifiuti di imballaggio deve essere recuperato o incenerito in impianti di incenerimento rifiuti con recupero di energia • entro il 31 dicembre 2008 deve essere riciclato almeno il 55 % e fino all’80 % in peso dei rifiuti di imballaggio • entro il 31 dicembre 2008 dovranno essere raggiunti i seguenti obiettivi minimi di riciclaggio per i materiali contenuti nei rifiuti di imballaggio: 60 % in peso per il vetro: 60 % in peso per la carta e il cartone: 50 % in peso per i metalli: 22,5 % in peso per la plastica, tenuto conto esclusivamente dei materiali riciclati sotto forma di plastica: 15 % in peso per il legno Il titolo II della Parte IV del d.lgs. n. 152/2006, in attuazione della direttiva esposta, disciplina la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio con il duplice obiettivo di minimizzarne l’impatto ambientale e favorirne il recupero in conformità con le direttive Europee; tale disciplina tratta la gestione di tutti gli imballaggi immessi sul mercato nazionale e di tutti i rifiuti di imballaggio derivanti dal loro impiego, utilizzati o prodotti da industrie, esercizi commerciali, uffici, negozi, servizi, nuclei domestici, a qualsiasi titolo, qualunque siano i materiali che li compongono. PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 16/35 Ai sensi dell’art. 19 del medesimo decreto, l’attività di gestione degli imballaggi e dei relativi rifiuti deve essere improntata: alla prevenzione alla fonte della quantità e della pericolosità nella fabbricazione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio; all’incremento del riciclaggio e del recupero di materia prima incentivando la raccolta differenziata di rifiuti di imballaggio e la promozione di opportunità di mercato per l'utilizzazione dei materiali ottenuti da imballaggi riciclati e recuperati; alla riduzione del flusso dei rifiuti di imballaggio destinati allo smaltimento finale attraverso le altre forme di recupero; all’applicazione di misure di prevenzione consistenti in programmi nazionali o azioni analoghe da adottarsi previa consultazione degli operatori economici interessati. Il Decreto, nel perseguimento delle finalità su citati, definisce gli obblighi di produttori, utilizzatori, e Pubbliche Amministrazioni in merito alla gestione degli imballaggi. In particolare le Pubbliche Amministrazioni devono garantire sistemi adeguati di raccolta differenziata nel rispetto dei criteri di economicità, efficacia ed efficienza, favorendo altresì, la copertura omogenea del territorio in ciascun Ambito Territoriale Ottimale. Tali disposizioni mirano al raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclaggio, trattati nell’art.220 del presente decreto, il cui controllo è affidato al Consorzio Nazionale degli Imballaggi; nello specifico nell’allegato E si fissano i valori target conformemente alle disposizioni della direttiva europea in materia. 1.2.2. D.lgs. n. 95/1992 e s.m.i. Attuazione delle direttive 75/439/CEE e 87/101/CEE, relative all’eliminazione degli oli usati Il d.lgs. n. 95/92 è stato modificato negli ultimi anni in quanto il d.lgs. n.152/06 e s.m.i. ha abrogato alcune parti relative principalmente alle modalità organizzative del Consorzio ed alle procedure autorizzative. Il Decreto in oggetto disciplina la gestione degli oli minerali usati introducendo obblighi e divieti relativi alla loro eliminazione nel rispetto dell’ambiente e della salute pubblica; di seguito si riportano gli articoli più rilevanti del Decreto. PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 17/35 In particolare, nell’art.3 del su citato Decreto si stabiliscono le tre modalità di smaltimento, di seguito elencati in ordine di priorità: rigenerazione tesa alla produzione di basi lubrificanti; combustione; distruzione innocua o immagazzinamento o deposito permanente. Nello stesso articolo sono stati inoltre elencati i seguenti divieti: qualsiasi scarico degli oli usati delle acque interne di superficie, nelle acque sotterranee, nelle acque marine territoriali e nelle canalizzazioni; qualsiasi deposito e/o scarico di oli usati che abbia effetti nocivi per il suolo, come pure qualsiasi scarico incontrollato di residui risultati dal trattamento degli olii usati; qualsiasi trattamento di oli usati che provochi un inquinamento dell'aria superiore al livello fissato dalle disposizioni vigenti. Rilevanti novità sono state introdotte dall’art.6 il quale fissa gli obblighi e i divieti per i detentori per stoccaggi superiori a 300 litri annui: stivare gli oli usati in modo idoneo ad evitare qualsiasi commistione tra emulsioni ed oli propriamente detti ovvero qualsiasi dispersione o contaminazione degli stessi con altre sostanze; non miscelare gli oli usati con altri rifiuti pericolosi appartenenti a categorie diverse né con rifiuti non pericolosi; la miscelazione è consentita solo tra oli appartenenti alla stessa categoria; cedere e trasferire tutti gli oli usati detenuti al Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati oppure ad imprese autorizzate, trasmettendo al cessionario tutti i dati relativi all’origine e agli eventuali utilizzi degli oli; rimborsare al cessionario gli oneri inerenti e connessi all’eliminazione delle singole miscele oleose, degli oli usati non suscettibili di essere trattati e degli oli contaminati. PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 18/35 E’ inoltre data facoltà ai detentori di oli usati a provvederne al loro smaltimento mediante cessione diretta ad imprese autorizzate, previa comunicazione al Consorzio, definito nell’art.11 del presente Decreto. L’articolo stabilisce altresì gli obblighi ai quali devono attenersi i rivenditori al dettaglio di oli e fluidi lubrificanti per motori, navi e natanti di qualsiasi genere presso scali, darsene, attracchi pubblici o privati, marittimi, lacuali e fluviali: mettere a disposizione della propria clientela ed esercire un impianto attrezzato per lo stoccaggio dell’olio usato; ritirare e detenere, a norma del presente articolo, l’olio usato estratto dai motori presso i propri impianti; consentire, ove non vi provvede direttamente nel caso che non effettui la sostituzione, a titolo gratuito che il consorzio installi presso i locali in cui è svolta l’attività un impianto di stoccaggio degli oli usati a disposizione del pubblico. Nei successivi commi si evidenziano i vincoli a cui sono assoggettati i detentori a qualsiasi titolo di oli e fluidi lubrificanti, le officine meccaniche, i demolitori e le Amministrazioni militari dello Stato. Sono infine definiti nell’art. 13 gli obblighi di pubblicità a cui devono attenersi le imprese produttrici di oli e lubrificanti al fine di sensibilizzare i consumatori alle corrette modalità di raccolta ed eliminazione. 1.2.3. D.lgs. n. 151/2005 Attuazione delle direttive 2002/95/Ce, 2003/95/Ce, 2002/96/Ce e 2003/108/Ce, relative alla riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti Il d.lgs. 151/2005 e s.m.i. ha introdotto un sistema di gestione dei rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche finalizzato alla raccolta differenziata, trattamento e recupero di questa frazione merceologica; gli oneri economici di tale sistema sono posti a carico dei produttori e distributori delle apparecchiature. PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 19/35 Tra le principali misure del Decreto, si evidenzia il divieto di utilizzo in fase produttiva di determinate sostanze, al fine di ridurre la produzione di rifiuti ad alta pericolosità. Conseguentemente le misure e procedure stabilite dal Decreto sono finalizzate a: prevenire la produzione di rifiuti RAEE; promuovere il rimpiego, il riciclaggio e altre forme di recupero in modo da minimizzare la quantità da avviare a smaltimento; Ridurre l’impatto ambientale delle attività coinvolte nel ciclo di vita dei RAEE; Limitare l’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Per quanto concerne la gestione dei RAEE provenienti dai nuclei domestici, nella disposizione si è provveduto ad assegnare ruoli, oneri e competenze a tutti gli attori interessati, in particolare: • è attribuito ai produttori e/importatori di AEE l'onere finanziario di gestire un sistema integrato per il trattamento, il riciclo e lo smaltimento dei RAEE; in tal modo ciascun produttore è chiamato a farsi carico di una quota di RAEE pari alla sua quota di mercato; • spetta alla distribuzione il compito di organizzare un servizio di ritiro gratuito dei RAEE consegnati dai consumatori al momento del nuovo acquisto di un'analoga AEE; • gli Enti Pubblici mettono a disposizione dell'utenza domestica e della Distribuzione Centri di Raccolta idonei per il conferimento dei RAEE; • i consumatori hanno l'obbligo di conferire i RAEE nei Centri di Raccolta oppure presso i distributori all'atto di un nuovo acquisto. Con il decreto del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare 5 marzo 2010, n. 65, sono state definite nuove modalità di gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), che introducono alcune semplificazioni. Ad una prima analisi, il provvedimento considera il ritiro dei RAEE da parte del distributore come una “fase della raccolta” e lo definisce come “raggruppamento dei RAEE”, stabilendo che la possibilità di effettuare il raggruppamento sia condizionata alla preventiva iscrizione a una nuova sezione dell’Albo gestori ambientali. Il decreto definisce altresì le modalità di raggruppamento e trasporto, adottando in tal modo una semplificazione del sistema di gestione previgente. PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 20/35 Sebbene il d.lgs. n. 151/2005 non preveda per i distributori nessun obbligo di ritiro dei RAEE professionali (l’obbligo esiste per i produttori), la nuova norma introduce la possibilità che i distributori di AEE vengano «formalmente incaricati dai produttori di provvedere al ritiro». Le nuove disposizioni si configurano come norme speciali che disciplinano compiutamente la gestione di una particolare tipologia di rifiuti e, per questo motivo, non saranno sostituite dalle nuove modalità telematiche di documentazione previste dal SISTRI. 1.2.4. D.M. 11 Aprile 2011, n. 82 “Regolamento per la gestione degli pneumatici fuori uso (PFU), ai sensi dell’articolo 228 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modificazioni e integrazioni, recante disposizioni in materia ambientale” La gestione dei pneumatici fuori uso (PFU) è stato di recente oggetto di aggiornamenti normativi al fine di regolamentare un ambito tematico privo di una chiara disciplina. Precedentemente, tramite il d.lgs. n. 36/2003 veniva disposto unicamente il divieto, tuttora vigente, di conferimento in discarica dei PFU; tuttavia, come su esposto, il quadro normativo non forniva una regolamentazione esaustiva in materia. L’art. 228 del d.lgs. 152/2006 ha disciplinato la gestione dei PFU prevedendo onerose restrizioni in merito, volte a perseguire gli obiettivi di tutela ambientale. Nello specifico è fatto obbligo ai produttori e importatori di pneumatici, anche attraverso attività di ricerca, sviluppo e formazione, di provvedere alla gestione di quantitativi di PFU pari a quelli immessi sul mercato e destinati alla vendita sul territorio nazionale, al fine di massimizzarne il recupero e la ricostruzione. Il Legislatore ha fornito le modalità attuative di tale obbligo attraverso il D.M. 11 aprile 2011, n. 82, il quale stabilisce le misure atte al perseguimento degli obiettivi già stabiliti nell’art.228 del d.lgs. n. 152/2006 determinando altresì il relativo regime sanzionatorio. Il Regolamento definisce nell’art. 2 gli attori del sistema di gestione dei PFU e chiarisce la nozione di pneumatici fuori uso, ovvero “gli pneumatici, rimossi dal loro impiego a qualunque punto della loro vita, dei quali il detentore si disfi, abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi, e che non sono fatti oggetto di ricostruzione o di successivo riutilizzo” . PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 21/35 Nel decreto si distinguono due diversi circuiti di formazione dei PFU: un flusso derivante dalle operazioni di ricambio, riguardante cioè le quantità che si generano nella vita del veicolo, ed un altro derivante dai veicoli giunti a fine vita, rientranti nel campo di applicazione del d.lgs. n. 209/2003, analizzato nei successivi paragrafi. Le disposizioni sulla gestione dei PFU sono esposte negli artt. 3-6 del presente Regolamento in cui si definiscono gli obblighi attribuiti ai produttori e agli importatori. Tra i principali adempimenti, si evidenzia la responsabilità di raccogliere e gestire annualmente quantità di PFU (di qualsiasi marca) almeno equivalenti alle quantità di pneumatici che hanno immesso nel mercato nazionale del ricambio nell’anno solare precedente, comunicando all’Autorità competente i dati relativi secondo le modalità previste nel decreto; tuttavia, nel caso in cui la gestione dei PFU sia effettuata attraverso gestori autorizzati i produttori seguono un diverso iter procedurale. Ai sensi dell’art. 4 i produttori possono costituire strutture societarie dotate di personalità giuridica, di natura consortile, che provvede ad ogni attività di gestione dei PFU, inclusi gli obblighi di comunicazione e di rendiconto nei confronti dell’Autorità competente. Tale possibilità costituisce un beneficio per gli operatori economici coinvolti, i quali devono far fronte ad un serrato calendario di adempimenti ed obblighi. In conformità al c.2 dell’art.228 del Testo Unico Ambientale, il Regolamento disciplina il contributo relativo alla gestione dei PFU al fine di assicurare l’autosufficienza economica del sistema; in merito, i produttori o le loro forme associate comunicano all’ Autorità competente le stime degli oneri relativi. Per la gestione dei PFU derivanti dai veicoli giunti a fine vita l’art. 7 del D.M. n. 82/2011 stabilisce alcune disposizioni complementari al d.lgs. n. 209/2003, poiché gli obiettivi di recupero e riciclo di questa frazione di PFU rimangono all’interno dei target di responsabilità della filiera dei veicoli a fine vita, e non vengono considerati ai fini della gestione in esame. Lo scopo del Legislatore nella disposizione in esame è quello di definire le modalità di gestione dei PFU derivanti dal fine vita dei veicoli, attraverso un meccanismo di contribuzione degli utenti finali; in merito PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 22/35 viene istituito un Comitato di gestione dei PFU provenienti dai veicoli fuori uso al quale viene demandato il compito di individuare, con determinate modalità, l’entità del contributo per la copertura dei costi di raccolta e gestione dei PFU dei veicoli a fine vita. In tal modo, il Legislatore ha reso indirettamente esaustiva anche la normativa relativa alla gestione dei veicoli a fine vita, di cui al d.lgs. n. 209/2003. 1.2.5. d.lgs. n. 209/2003 Attuazione della direttiva 2000/53/Ce relativa ai veicoli fuori uso e s.m.i. Il Decreto si applica ai veicoli a motore giunti a fine vita appartenenti alle categorie M1 e N1 di cui all’allegato II, parte A, della direttiva 70/156/CEE, ed ai veicoli a motore a tre ruote come definiti dalla direttiva 2002/24/Ce. Di recente il d.lgs. n. 209/2003 è stato modificato dal d.lgs. n. 149/2006 e dal D.L. n. 59/2008 conv. nella L. n. 101/2008, al fine di adeguare la normativa nazionale alle procedure di infringment adottate dall’UE. Il su indicato Decreto ha una triplice finalità: la minimizzazione dell’impatto ambientale dei veicoli fuori uso; la salvaguardia del principio di concorrenza in merito alle imprese operanti nel mercato della raccolta, della demolizione, del trattamento e del riciclaggio dei veicoli fuori uso; la determinazione degli elementi di sviluppo di un sistema atto a garantire un funzionamento efficiente, razionale ed economicamente sostenibile dell’intera filiera. Nel perseguimento dei predetti obiettivi il decreto disciplina e individua altresì: le misure di prevenzione della produzione dei rifiuti derivanti dai veicoli, con particolare riferimento alla riduzione della frazione pericolosa presente negli stessi, sin dalla fase progettuale; le prescrizioni da adottare in fase di progettazione e produzione al fine di massimizzare il recupero dei veicoli fuori uso e dei relativi componenti e materiali; PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 23/35 le azioni incentivanti il rimpiego, il riciclaggio e il recupero delle componenti metalliche, non metalliche e plastiche derivanti dai veicoli fuori uso; le misure volte a migliorare la qualità ambientale e l’efficienza delle attività della catena produttiva del veicolo, al fine di garantire la sostenibilità ambientale nelle fasi di recupero, riciclaggio e smaltimento dello stesso; le responsabilità degli operatori economici. 1.2.6. d.lgs. n. 188/2008 Attuazione della direttiva 2006/66/CE concernente pile e accumulatori e relativi rifiuti e che abroga la direttiva 91/157/CEE Il d.lgs. 188/2008, in attuazione alla direttiva 2006/66/CE, disciplina le modalità di commercializzazione e gestione di pile tracciando, in tal modo, un nuovo quadro normativo nel quale sono coinvolti tutti i soggetti, dal produttore all’utilizzatore finale, ed individuando altresì, le sanzioni alle quali possono incorrere gli stessi. Al fine di ridurre l’impatto ambientale il decreto stabilisce un generale divieto di immissione sul mercato di pile o accumulatori con contenuto di cadmio e mercurio maggiore di un determinato valore soglia, permettendo tuttavia, delle deroghe in specifici casi. Nella norma sono definiti gli obiettivi per ridurre al minimo il loro smaltimento insieme al rifiuto urbano indifferenziato; i produttori o i terzi che agiscono in loro nome devono garantire, su base individuale o collettiva, sostenendone i relativi costi, sistemi di raccolta separata di pile ed accumulatori portatili idonei a coprire in modo omogeneo tutto il territorio nazionale affinché entro il 26 settembre 2012 si conseguito, anche su base regionale, un tasso di raccolta minimo di pile ed accumulatori portatili pari al 25 per cento del quantitativo immesso sul mercato e il 45 per cento entro il 26 settembre 2016. Anche i produttori di pile e accumulatori industriali, o i terzi che agiscono in loro nome, devono attenersi agli obblighi di raccolta di cui sopra organizzando autonomamente sistemi di raccolta oppure collegandosi a reti di raccolta esistenti. Per agevolare la raccolta è stabilito che gli apparecchi contenenti pile ed accumulatori siano progettati in modo tale che i rifiuti di pile e accumulatori siano facilmente rimovibili; il decreto PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 24/35 tuttavia esclude da tale disposizione i casi in cui, per determinati motivi, non sia necessaria la continuità dell’alimentazione. La norma inoltre obbliga i produttori entro il 26 settembre 2009 ad istituire, utilizzando le migliori tecniche disponibili in termini di tutela della salute e dell'ambiente, sistemi per il trattamento e il riciclaggio dei rifiuti di pile e accumulatori. Ai sensi dell’art. 14 è istituito, presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Registro nazionale dei soggetti tenuti al finanziamento dei sistemi di gestione dei rifiuti di pile e accumulatori. Al fine di incrementare le percentuali di raccolta e di riciclaggio, nel decreto si istituisce il Centro di coordinamento pile ed accumulatori, in forma di consorzio obbligatorio, il quale provvede: alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica, attraverso campagne di informazione, sugli obblighi ai quali devono attenersi gli utilizzatori finali; all’organizzazione di un sistema di raccolta dei rifiuti di pile ed accumulatori che copra l’intero territorio nazionale; allo svolgimento di attività di monitoraggio e rendicontazione dei dati relativi alla raccolta, nonché alla loro trasmissione all’ISPRA entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di rilevamento; allo svolgimento di attività di coordinamento tra Amministrazione Pubblica e operatori economici; ad attività di collaborazione con il Comitato di vigilanza e controllo nell’esercizio delle funzioni in materia di finanziamento (art. 13 c.2). Il presente decreto tuttavia è stato interessato da alcune modifiche apportate dal d.lgs. 21/2011, il quale ha adeguato il d.lgs. 188/2008 ai più recenti dettami dell’Ue (direttiva 2008/103/Ce e 2009/603/Ce). Il provvedimento è costituito da un unico articolo di modifica ad una numerosa serie di disposizioni del d.lgs. 188/08, al fine di eliminare alcuni errori materiali presenti nel testo vigente. Le principali variazioni intervenute si riferiscono alla riformulazione dei seguenti articoli: PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 25/35 art. 7 (raccolta separata di pile e di accumulatori industriali e per veicoli): si è provveduto alla sostituzione dell’articolo, il quale non prevedeva alcun riferimento alla raccolta di pile e di accumulatori per veicoli. art. 13 (criteri di ripartizione fra i produttori degli oneri di finanziamento del sistema): la modifica non si limita a demandare ai produttori la definizione delle modalità di determinazione e di ripartizione dei finanziamenti, ma prevede che siano approvate dal Comitato di Vigilanza e Controllo; in tal modo è assicurato il controllo di parte pubblica sulle attività svolte. art. 15 (Gestione del registro e dei dati relativi ai sistemi collettivi, all'immesso sul mercato, alla raccolta ed al riciclaggio): definisce la gestione del Registro Nazionale dei Produttori e dei dati su raccolta e riciclaggio. Infine il D.M. 24.1.2011 n. 20, “Regolamento recante l'individuazione della misura delle sostanze assorbenti e neutralizzanti di cui devono dotarsi gli impianti destinati allo stoccaggio, ricarica, manutenzione, deposito e sostituzione degli accumulatori”, determina la misura delle sostanze assorbenti e neutralizzanti da utilizzare nei casi di fuoriuscita di soluzione acida contenuta negli accumulatori al piombo presso gli impianti di stoccaggio, ricarica, manutenzione, deposito e sostituzione degli accumulatori medesimi ai sensi dell'art. 195, c. 2, lett. q), del d.lgs. n. 152/06. 1.2.7. Aspetti tecnico normativi in materia di incenerimento e recupero energetico d.lgs. n. 152/2006 Alla lett. cc)dell’art. 183 del d.lgs. 152/2006,come modificato dal D.lgs. 205 del 03/12/2010 (correttivo quater), il Legislatore ha introdotto la definizione di “Combustibile Solido Secondario”, CSS, già noto a livello europeo come SRF – Solid Recoveredfuels, definendo tale come “il combustibile solido prodotto da rifiuti che rispetta le caratteristiche di classificazione e di specificazione individuate delle norme tecniche UNI CEN/TS 15359 e s.m.i.; fatta salva l’applicazione dell’articolo 184-ter, il combustibile solido secondario, è classificato come rifiuto speciale”; Lo stesso decreto correttivo, all’art. 4, “modifiche all’art. 179 del d.lgs. 152/06”, nella definizione dei criteri di priorità nella gestione dei rifiuti ha anche stabilito al comma 5, che: PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 26/35 “5. Le pubbliche amministrazioni perseguono, nell'esercizio delle rispettive competenze, iniziative dirette a favorire il rispetto della gerarchia del trattamento dei rifiuti di cui al comma 1 in particolare mediante: […] e) l'impiego dei rifiuti per la produzione di combustibili e il successivo utilizzo e, più in generale, l'impiego dei rifiuti come altro mezzo per produrre energia”. La preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio o ogni altra operazione di recupero di materia devono essere adottate con priorità rispetto all'uso dei rifiuti come fonte di energia. Con lo stesso decreto è stato definitivamente abrogato l’art. 229 – combustibile da rifiuti e combustibile da rifiuti di qualità elevata del d.lgs. 152/2006, disponendo altresì (art. 39, comma 8) che “rimangono in vigore fino alla loro scadenza naturale, tutte le autorizzazioni in essere all'esercizio degli impianti di trattamento rifiuti che prevedono la produzione o l'utilizzo di Cdr e Cdr Q, così come già definiti dall' art. 183, comma 1, lettera r) e s), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ivi incluse le comunicazioni per il recupero semplificato del Cdr (comunicazione inizio attività) di cui alle procedure del DM 5 febbraio 1998 art. 3, Allegato 1, Suballegato 1, voce 14 e art. 4, Allegato 2, Suballegato 1, voce 1,salvo modifiche sostanziali che richiedano una revisione delle stesse”. Nel seguito quindi sono analizzati gli aspetti tecnico normativi inerenti il CDR ed il CSS, valutandone i punti di convergenza normativa e di criticità legate agli aspetti connessi con la loro produzione ed utilizzo a fini energetici. 1.2.8. L’evoluzione normativa in materia di combustibili: CDR e CSS – d.lgs. n. 133/2005 l combustibile derivato da rifiuti – Considerazioni sugli aspetti tecnico giuridici e modalità di utilizzo Precedentemente alla modifica apportata dal decreto correttivo 205/2010, l’art. 183 del d.lgs. n. 152/2006 suddivideva il combustibile da rifiuto in due tipologie: “r) combustibile da rifiuti (CDR): il combustibile classificabile, sulla base delle norme tecniche UNI 9903-1 e successive modifiche ed integrazioni, come RDF di qualità normale, che e ottenuto dai rifiuti urbani e speciali non pericolosi mediante trattamenti finalizzati a garantire un potere calorifico adeguato al suo utilizzo, nonché a ridurre e controllare: PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 27/35 1) il rischio ambientale e sanitario; 2) la presenza di materiale metallico, vetri, inerti, materiale putrescibile ed umidità; 3) la presenza di sostanze pericolose, in particolare ai fini della combustione;” “s) combustibile da rifiuti di qualità elevata (CDR-Q): il combustibile classificabile, sulla base delle norme tecniche UNI 9903-1 e successive modifiche ed integrazioni, come RDF di qualità elevata;” I combustibili da rifiuti (CDR e CDR-Q), sono quindi il prodotto ricavato dai rifiuti solidi urbani (dopo separazione delle frazioni destinate a recupero di materia attuata con la raccolta differenziata) mediante trattamento finalizzato sia all’eliminazione di sostanze pericolose o indesiderate per la combustione sia a garantire un adeguato potere calorifico. Le frazioni comunemente utilizzate per produrre combustibile da rifiuti sono: 1. la frazione secca, separata con sistemi meccanici, dei rifiuti urbani raccolti in maniera indifferenziata e/o dei rifiuti bioessiccati; 2. gli scarti provenienti dalla selezione dei rifiuti da raccolta differenziata, cioè la parte non destinata al recupero di materia. Nella loro produzione possono attualmente essere utilizzati, per una percentuale massima del 50% in peso, rifiuti speciali non pericolosi (es. pneumatici fuori uso, plastiche ecc.); l’aggiunta di tali materiali assicura un aumento del potere calorifico, permettendo altresì la presenza di sostanze pericolose nel CDR, con conseguenti problemi legati al suo utilizzo. Il CDR, classificato come rifiuto speciale dall’abrogato art. 229 d.lgs. n.152/06 viene assoggettato alla normativa sui rifiuti; il CDR-Q, invece, ha caratteristiche tali (alto potere calorifico e ridotte emissioni inquinanti durante la combustione) da poter essere escluso dal regime dei rifiuti. Tale esclusione si ha solo quando il CDR-Q risulta prodotto in impianti conformi allo standard UNI-EN ISO 9001 ed è destinato all’utilizzo in co-combustione nei cementifici o nelle centrali elettriche in sostituzione al carbone o al coke da petrolio. Il CDR trova impiego nell’ambito del recupero energetico, inteso sotto forma di energia elettrica e/o termica, sia in impianti dedicati3 sia, in aggiunta ai combustibili solidi tradizionali, in quelli industriali esistenti, tipicamente costituiti da: 3 Gli impianti “dedicati” sono impianti costruiti appositamente per la combustione del CDR ai fini della sua valorizzazione energetica. Dal punto di vista tecnico sono simili agli inceneritori di RU. PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 28/35 cementifici centrali termoelettriche impianti per la produzione della calce impianti siderurgici centrali termiche per teleriscaldamento. Negli impianti dedicati il CDR viene valorizzato attraverso un processo di combustione, mentre negli impianti industriali esistenti viene utilizzato in co-combustione, ossia alimentando i forni contemporaneamente col CDR e con altri combustibili convenzionali (es. polverino di carbone). In Italia, il trattamento termico del CDR ai fini del recupero energetico è tutt’oggi piuttosto limitato e, comunque, tra i meno elevati in Europa. L’utilizzo del CDR come combustibile in impianti dedicati o come combustibile alternativo in impianti che utilizzano combustibili tradizionali, si inserisce quindi appieno nel sistema integrato di gestione dei rifiuti. La costruzione e l'esercizio di impianti di incenerimento o co-incenerimento che utilizzano il CDR è infatti soggetta alle disposizioni vigenti in materia di autorizzazione integrata ambientale (D.lgs. n. 152/06 e s.m.i.) e di incenerimento dei rifiuti (D.lgs. n. 133/05 e s.m.i.). Per la costruzione e per l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica e per i cementifici che utilizzano CDR-Q si applica invece la specifica normativa di settore4 escludendo, in pratica, l’esercizio dell’impianto dalle disposizioni vigenti in materia di co-incenerimento. L’utilizzo di rifiuti, e quindi anche del CDR, come combustibili alternativi, sia in impianti dedicati, sia in installazioni industriali esistenti, ricade quindi pienamente nel campo d’applicazione della direttiva 2000/76/CE “sull’incenerimento dei rifiuti”, recepita a livello nazionale dal d.lgs. n. 133/2005,che ha sostituito, abrogandole a partire dal 28/12/2005, tutte le direttive che hanno regolamentato in precedenza il settore: Direttiva 89/369/CEE sulla prevenzione e la riduzione dell’inquinamento atmosferico provocato dai nuovi impianti di incenerimento di rifiuti urbani (GUCE 14/6/1989); 4 Le modalità di utilizzo del CDR-Q nelle centrali elettriche e nei cementifici sono state successivamente specificate dal decreto ministeriale del 2 maggio 2006; in particolare l’utilizzo è consentito negli impianti con potenza termica nominale uguale o maggiore a 50 MW o nei forni da cemento con capacità di produzione di clinker superiore a 500 tonn/g nel rispetto dei valori limite per la co combustione delineati dal decreto stesso. PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 29/35 Direttiva 89/429/CEE sulla prevenzione e la riduzione dell’inquinamento atmosferico provocato dagli impianti di incenerimento di rifiuti urbani esistenti (GUCE 15/7/1989); Direttiva 94/67/CE sull’incenerimento dei rifiuti pericolosi (GUCE 16/12/1994). Il D.lgs. n. 133/05 e s.m.i. regolamenta dunque il trattamento termico di qualsiasi tipologia rifiuto (RU indifferenziati, CDR, rifiuti speciali ecc.) finalizzato alla produzione di energia elettrica e/o termica. Sono escluse alcune particolari tipologie di rifiuti, (art. 3 - esclusioni) riconducibili a residui di lavorazione agro-forestali ed industriali costituiti da biomasse, oltre ai rifiuti radioattivi, ai rifiuti di origine animale ed ai rifiuti provenienti da attività estrattive off-shore. Gli insediamenti che impiegano tali materiali come combustibile alternativo vengono del tutto assimilati ad impianti di incenerimento (se “dedicati”) ovvero di “ co-incenerimento” se costituiti da installazioni industriali esistenti che impiegano “rifiuti come combustibile normale o accessorio” o “ in cui i rifiuti sono sottoposti ad un trattamento termico ai fini di smaltimento” (cementifici, centrali termoelettriche, forni industriali, ecc.). In merito il d.lgs. n. 133/2005, oltre a definire le due tipologie di impianti5, individua le prescrizioni da osservare in tutte le fasi dell’incenerimento dei rifiuti in ordine a: 5 Art.2 […] d) impianto di incenerimento: qualsiasi unità e attrezzatura tecnica, fissa o mobile, destinata al trattamento termico di rifiuti ai fini dello smaltimento, con o senza recupero del calore prodotto dalla combustione. Sono compresi in questa definizione l'incenerimento mediante ossidazione dei rifiuti, nonché altri processi di trattamento termico, quali ad esempio la pirolisi, la gassificazione ed il processo al plasma, a condizione che le sostanze risultanti dal trattamento siano successivamente incenerite. La definizione include il sito e l'intero impianto di incenerimento, compresi le linee di incenerimento, la ricezione dei rifiuti in ingresso allo stabilimento e lo stoccaggio, le installazioni di pretrattamento in loco, i sistemi di alimentazione dei rifiuti, del combustibile ausiliario e dell'aria di combustione, i generatori di calore, le apparecchiature di trattamento, movimentazione e stoccaggio in loco delle acque reflue e dei rifiuti risultanti dal processo di incenerimento, le apparecchiature di trattamento degli effluenti gassosi, i camini, i dispositivi ed i sistemi di controllo delle varie operazioni e di registrazione e monitoraggio delle condizioni di incenerimento; e) impianto di coincenerimento: qualsiasi impianto, fisso o mobile, la cui funzione principale consiste nella produzione di energia o di materiali e che utilizza rifiuti come combustibile normale o accessorio o in cui i rifiuti sono sottoposti a trattamento termico ai fini dello smaltimento. La definizione include il sito e l'intero impianto, compresi le linee di coincenerimento, la ricezione dei rifiuti in ingresso allo stabilimento e lo stoccaggio, le installazioni di pretrattamento in loco, i sistemi di alimentazione dei rifiuti, del combustibile ausiliario e dell'aria di combustione, i generatori di calore, le apparecchiature di trattamento, movimentazione e stoccaggio in loco delle acque reflue e dei rifiuti risultanti dal processo di coincenerimento, le apparecchiature di trattamento degli effluenti gassosi, i camini, i dispositivi ed i sistemi di controllo delle varie operazioni e di registrazione e monitoraggio delle condizioni di coincenerimento. Se il coincenerimento avviene in modo che la funzione principale dell'impianto non consista nella produzione di energia o di materiali, bensì nel trattamento termico ai fini dello smaltimento dei rifiuti, l'impianto è considerato un impianto di incenerimento ai sensi della lettera d); […] PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 30/35 i valori limite di emissione degli impianti in oggetto; i metodi di campionamento, di analisi e di valutazione derivanti dagli stessi impianti; le prescrizioni tecniche in riferimento alle caratteristiche costruttive e funzionali e alle condizioni di esercizio, e i valori limite di emissione per gli scarichi delle acque reflue provenienti dall’impianto; le procedure atte a garantire la trasparenza delle informazioni sugli impianti e sui processi autorizzativi; l’iter di adeguamento degli impianti già esistenti alle disposizioni del decreto. A norma delle disposizioni di cui all’ex art. 229, per la produzione e l’impiego di CDR è ammesso (per gli impianti già autorizzati) il ricorso alle procedure semplificate di cui agli artt.214 e 216 come disciplinate delle disposizioni tecnico-normative di cui al DM 05/02/98 e s.m.i. Il CDR infatti, può essere usato nel rispetto delle disposizioni di cui all’allegato 2 sub. 1 – “Norme tecniche per l’utilizzazione dei rifiuti non pericolosi come combustibili o come altro mezzo per produrre energia” del D.M. 5/2/98 e s.m.i. come combustibile alternativo in co-combustione con altre fonti primarie in impianti dedicati a recupero energetico dei rifiuti ovvero in impianti industriali. Tale decreto, individua, alla voce attività e metodi di recupero del succitato p.to 1, All. 2 – Sub. 1, i criteri progettuali ed operativi degli impianti utilizzatori ed i valori limite per le emissioni in atmosfera degli inquinanti. Di seguito si riportano alcune considerazioni relative alla fase di approfondimento in atto per i combustibili solidi secondari (CSS) che si pone l'obiettivo di definire gli aspetti più importanti inerenti al loro sistema di classificazione e le loro caratteristiche/proprietà per il loro utilizzo a fini energetici. Per combustibile solido secondario, come definito dall’art.10 comma 1 lettera cc) del d.lgs. n. 205/10, si intende il combustibile le solido prodotto da rifiuti che rispetta le caratteristiche di classificazione e di specificazione individuate delle norme tecniche UNI CEN/TS 15359 e s.m.i.; fatta salva l’applicazione dell’articolo 184-ter6, il combustibile solido secondario, è classificato come rifiuto speciale. 6 Articolo 184-ter ”Cessazione della qualifica di rifiuto” PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 31/35 Tale decreto classifica quindi i CSS come rifiuti speciali, pur prevedendo la possibilità che essi possano essere considerati prodotti nel rispetto di determinate condizioni/criteri che, secondo quanto stabilito al comma 2 dell’art.184-ter, dovranno essere definite dal legislatore italiano (attraverso l’emanazione di uno o più decreti) qualora non vi provvedesse il legislatore comunitario. Allo stato attuale, stante quanto in precedenza indicato, le attività di trattamento termico dei CSS (incenerimento/co-incenerimento) risultano quindi assoggettate alle disposizioni di cui al D.lgs. n. 133/05 e s.m.i. ed alla normativa ad essa correlata. L’attività di normazione, che riguarda la caratterizzazione e la classificazione degli “ex” Combustibili Derivati dai Rifiuti (CDR) o, come definiti dalle direttive Europee “Solid RecoveredFuels” (SRF), è gestita dal CEN, comitato tecnico 343 “Solid RecoveredFuels”; mentre a livello nazionale l’attività è coordinata da CTI (Comitato Termotecnico Italiano), Ente normatore federato ad UNI. Obiettivo principale del CEN/TC 343 “Solid RecoveredFuels”, fondato nel 2002, è l’elaborazione di standard, specifiche tecniche e rapporti tecnici sui combustibili preparati da rifiuti non pericolosi, escludendo quei combustibili che sono inclusi nello scopo del CEN/TC 335 “solidbiofuels”. 1. Un rifiuto cessa di essere tale, quando è stato sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni: a) la sostanza o l’oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici; b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto; c) la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti; d) l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana. 2. L’operazione di recupero può consistere semplicemente nel controllare i rifiuti per verificare se soddisfano i criteri elaborati conformemente alle predette condizioni. I criteri di cui al comma 1 sono adottati in conformità a quanto stabilito dalla disciplina comunitaria ovvero, in mancanza di criteri comunitari, caso per caso per specifiche tipologie di rifiuto attraverso uno o più decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. I criteri includono, se necessario, valori limite per le sostanze inquinanti e tengono conto di tutti i possibili effetti negativi sull’ambiente della sostanza o dell’oggetto. 3. Nelle more dell’adozione di uno o più decreti di cui al comma 2, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui ai decreti del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio in data 5 febbraio 1998, 12 giugno 2002, n. 161, e 17 novembre 2005, n. 269 e l’art. 9-bis, lett. a) e b), del decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008, n. 210. La circolare del Ministero dell'ambiente 28 giugno 1999, prot. n 3402/V/MIN si applica fino a sei mesi dall’entrata in vigore della presente disposizione. 4. Un rifiuto che cessa di essere tale ai sensi e per gli effetti del presente articolo è da computarsi ai fini del calcolo del raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclaggio stabiliti dal presente decreto, dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n 209, dal decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, e dal decreto legislativo 120 novembre 2008, n. 188, ovvero dagli atti di recepimento di ulteriori normative comunitarie, qualora e a condizione che siano soddisfatti i requisiti in materia di riciclaggio o recupero in essi stabiliti. 5. La disciplina in materia di gestione dei rifiuti si applica fino alla cessazione della qualifica di rifiuto.”. PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 32/35 La definizione generale di “recoveredfuel” elaborata dal CEN/TC 343, basata sulla Risoluzione 9 del CEN BT/TF 118 è la seguente: “fuelprepared from non-hazardouswaste to be used for energyrecovery in wasteincineration and co-incinerationplants” (combustibili preparati da rifiuti non pericolosi da riutilizzare per il recupero di energia in impianti per incenerimento o co incenerimento). A differenza di quanto attuato per i CDR, il sistema di classificazione dei CSS (come disposto dalle norme tecniche) è basato solo su tre parametri per l’importanza (ambientale, economica e tecnologica) che essi assumono nei processi termici di incenerimento e co-incenerimento dei rifiuti: 1. Mercurio (Hg), importanza ambientale; 2. Cloro totale (Cl), importanza tecnologica ed impiantistica; 3. Potere Calorifico Inferiore (PCI), conferisce valore economico e prestazionale al rifiuto. Ciascuno dei parametri è suddiviso in 5 classi, dalla classe 1 (qualità massima) alla classe 5 (meno pregiata). Al CSS viene quindi assegnato per ogni parametro il relativo valore; la loro combinazione determina il cosiddetto codice di classe secondo le regole riportate nelle succitate norme. 1.2.9. D.lgs. n. 36/2003 Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti La Direttiva 1999/31/CE del Consiglio del 26 aprile 1999 relativa alle discariche di rifiuti ha previsto una serie di disposizioni innovative in materia di discariche che, come si vedrà diffusamente di seguito, incidono in maniera rilevante sull’assetto complessivo del ciclo integrato di gestione dei rifiuti. Per quanto attiene l’impatto della direttiva sui servizi di raccolta differenziata, si ricorda che viene fatto obbligo a ciascuno stato membro di adottare una strategia per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da conferire in discarica, secondo i seguenti obiettivi: • entro il 16 luglio 2006 i rifiuti biodegradabili da collocare in discarica devono essere ridotti al 75% del totale dei rifiuti urbani biodegradabili prodotti nel 1995; PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 33/35 • non oltre il 16 luglio 2009 i rifiuti biodegradabili da collocare in discarica devono essere ridotti al 50% del totale dei rifiuti urbani biodegradabili prodotti nel 1995; • non oltre il 16 luglio 2016 i rifiuti biodegradabili da collocare in discarica devono essere ridotti al 35% del totale dei rifiuti urbani biodegradabili prodotti nel 1995. La normativa di riferimento in ordine all’attività di smaltimento in discarica dei rifiuti è il d.lgs. n. 36/2003, come espressamente previsto dall’art. 182 c.7 del d.lgs. n. 152/2006; il decreto prevede la classificazione delle discariche in tre tipologie: • discariche per rifiuti inerti; • discariche per rifiuti non pericolosi; • discariche per rifiuti pericolosi, determinando altresì l’ammissibilità per talune tipologie di rifiuto (art.7). Sono inoltre disciplinati le fasi di autorizzazione, costruzione, esercizio, gestione post-operativa, controllo degli impianti ed i piani di chiusura e ripristino ambientale dell’area. Il Decreto definisce i “rifiuti biodegradabili” come “ qualsiasi rifiuto che per natura subisce processi di decomposizione aerobica o anaerobica, quali ad esempio rifiuti di alimenti, rifiuti dei giardini, rifiuti di carta e cartone”. Tale decreto, in attuazione della direttiva 1999/31/CE, definisce all’art.5 i seguenti obiettivi per la riduzione dei rifiuti urbani biodegradabili da conferire in discarica: • entro 5 anni dalla data di entrata in vigore (gennaio 2008) i rifiuti biodegradabili da collocare in discarica devono essere inferiori a 173 kg/anno per abitante; • entro 8 anni dalla data di entrata in vigore (gennaio 2011) i rifiuti biodegradabili da collocare in discarica devono essere inferiori a 115 kg/anno per abitante; • entro 15 anni dalla data di entrata in vigore (gennaio 2018) i rifiuti biodegradabili da collocare in discarica devono essere inferiori a 81 kg/anno per abitante; PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 34/35 Viene espressamente previsto inoltre, che tali obiettivi devono essere raggiunti a livello di ATO e che, le Regioni soggette a fluttuazioni del numero di abitanti superiori al 10%, devono calcolare la popolazione cui riferire gli obiettivi sulla base delle effettive presenze all’interno del territorio. Nell’ottica di rispettare la gerarchia di gestione dei rifiuti che prevedeva lo smaltimento in discarica come fase residuale del ciclo integrato di gestione dei rifiuti – così come confermato dalla Direttiva 1008/98/CE – l’art. 6 pone il divieto di ammettere in discarica rifiuti con potere calorifico (PCI) superiore a 13.000 kJ/kg. Appare evidente la volontà del Legislatore di orientare il ciclo di gestione dei rifiuti verso la massimizzazione del recupero di materia ad elevato potere calorifico (carta/cartone e plastica) e, in subordine, a garantire che gli impianti di trattamento del rifiuto indifferenziato residuo siano gestiti in modo da evitare lo smaltimento in discarica di rifiuti contenenti plastica o carta/cartone; in tale ottica appare implicito lo scopo del provvedimento teso a massimizzare l’intercettazione di tali frazioni nella fase di raccolta, in aderenza agli obiettivi della direttiva 2008/98/CE. Il decreto rimanda ad una successiva disposizione la definizione dei criteri di ammissione dei rifiuti in discarica, concretizzata dal D.M. 3/08/2005, successivamente abrogata dal D.M. 27/09/2010. Nel decreto sono definite le caratteristiche per l’ammissibilità dei rifiuti nelle diverse tipologie di discariche e i metodi di campionamento ed analisi per la determinazione delle stesse; in particolare si introducono, rispetto alle tre categorie già previste dal d.lgs. n. 36/2003, alcune sottocategorie di discariche per rifiuti non pericolosi: Inorganici a basso contenuto organico o biodegradabile; In gran parte organici; Misti non pericolosi con elevato contenuto di organico e inorganico. Nell’art. 6 infatti, sono disposti i criteri di ammissibilità relativi alle discariche per rifiuti speciali non pericolosi, ponendo altresì i limiti alla concentrazione di alcuni parametri, come i metalli, nell’eluato del rifiuto da ammettere in discarica. Secondo il ciclo integrato attualmente avviato in Puglia, che prevede il trattamento biologico aerobico dei rifiuti indifferenziati e lo smaltimento in discarica della frazione vagliata sotto 80 mm, l’intercettazione non idonea dei flussi di rifiuti maggior contenuto di metalli (RAEE, Rifiuti Urbani PARTE I 1 NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA IN MATERIA DI RIFIUTI 35/35 Pericolosi) comporterebbe un arricchimento del contenuto dei metalli nel rifiuto da avviare in discarica tale da non essere compatibile con i criteri definiti dal D.M. 27/09/2010. Pertanto, oltre alla necessità di potenziare l’intercettazione dei rifiuti biodegradabili (organico, carta/cartone) e di quelli ad elevato potere calorifico (plastiche, carta/cartone), il Decreto sull’ammissibilità in discarica prevede la necessità di potenziare l’intercettazione nei circuiti di raccolta di frazioni merceologiche minoritarie dal punto di vista quantitativo, ma assolutamente rilevanti per la qualità dei rifiuti da avviare a smaltimento (RAEE e RUP). PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII Parte I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 1/29 1. PREMESSA 2 2. COMPETENZE ENTI LOCALI 3 3. NORMATIVA IN MATERIA DI SERVIZI PUBBLICI LOCALI 6 3.1. STATO DELL’ARTE 6 3.1.1 DAL DECRETO RONCHI ALLA LEGGE N. 148/2011 7 3.1.2 LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE N. 199/2012 12 3.2. LEGGE REGIONALE “RAFFORZAMENTO DELLE PUBBLICHE FUNZIONI NELL’ORGANIZZAZIONE E NEL GOVERNO DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI” 18 3.3. EFFETTI SUL CICLO DI GESTIONE DEI RIFIUTI DELLE NORME IN MATERIA DI LIBERALIZZAZIONI 19 3.3.1 CRITICITÀ CONNESSE ALL’ASSIMILAZIONE DEI RIFIUTI SPECIALI AI RIFIUTI URBANI 19 3.3.2 LA COMMERCIALIZZAZIONE DEGLI IMBALLAGGI: DA REGIME IN ESCLUSIVA A GESTIONE CONCORRENZIALE 23 3.3.3. I LIMITI DELLE GESTIONI DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI 25 PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 2/29 1. PREMESSA Se nel capitolo precedente è stato esaminato il complesso sistema normativo nel campo della gestione dei rifiuti, essenzialmente basato sulla Parte IV del D.Lgs 152/06 e ss.mm.ii. e su una serie di direttive comunitarie variamente recepite nell’ordinamento giuridico italiano, nel presente capitolo sono schematicamente riportate alcune recenti ed incisive disposizioni trasversali. Nella consapevolezza che i servizi pubblici locali (di seguito SPL) sono uno settori che potenzialmente possono contribuire di più alla stabilizzazione finanziaria e crescita dell’Italia, tra la fine del 2011 e durante tutto il 2012 si sono susseguite una serie di riforme che, a vario livello di efficacia e chiarezza, hanno cercato di affrontare il tema. E’ del tutto pleonastico spiegare come questo susseguirsi di norme - corrette e precisate in provvedimenti sempre adottati con decretazione d’urgenza - decreti attuativi, deleghe a legiferare alle Regioni abbia inevitabilmente ritardato il processo di pianificazione, costringendo i redattori del Piano spesso ad interrogarsi sulla sfera di azione dell’azione pianificatrice. Nella trattazione che segue, pertanto, si procederà ad un esame preliminare delle competenze degli Enti Pubblici che a diverso titolo sono investiti della gestione ed organizzazione dei Servizi Pubblici Locali, alla luce delle ultime riforme approvate alla data di adozione del Piano (novembre 2012), ad un’indagine interpretativa della riforma liberalizzatrice dei Servizi in parola e, infine, ad una ricognizione sistematica della normativa in materia di rifiuti come risultante a seguito delle novelle legislative intervenute. PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 3/29 2. COMPETENZE ENTI LOCALI Con la riforma del Titolo V della Carta Costituzionale, introdotta con l. cost. n. 3/2011, il Legislatore ha attuato un decentramento delle funzioni legislative ed amministrative di Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni rimodulando all’art. 117 Cost. le materie di competenza esclusiva e quelle di competenza concorrente. In tale contesto normativo assume particolare rilevanza il d.lgs. n. 267/2000 - Testo Unico Enti Locali - che al Titolo II, Parte I, artt. 13-35, indica le competenze demandate a Regione, Provincia, Città metropolitane e Comuni. Ai fini che interessano il presente lavoro appare opportuno porre particolare attenzione alle competenze demandate all’Ente regionale. L’art. 24 c. 1 lett. g) TUEL stabilisce che “la Regione, previa intesa con gli enti locali interessati, può definire ambiti sovracomunali per l'esercizio coordinato delle funzioni degli enti locali, attraverso forme associative e di cooperazione, in materia di smaltimento dei rifiuti”. A tal fine il Capo V, artt. 30-34, disciplina le diverse forme associative degli enti locali per la gestione aggregata di servizi e l'esercizio associato di funzioni. A conclusione della panoramica effettuata sulle competenze degli Enti Pubblici Locali deve rilevarsi che in questi ultimi anni caratterizzati da una congiuntura economico finanziaria globale, il Legislatore è intervenuto a più riprese al fine espresso di razionalizzare la spesa pubblica ed ottimizzare le risorse delle Amministrazioni. Nel perseguimento di tale obiettivo l’art. 14 c. 28 d.l. n. 78/2010, convertito con l. 122/2010, ha stabilito che “le funzioni fondamentali dei Comuni, come riformate ex art. 21 c. 3 L. n. 42/2009, sono obbligatoriamente esercitate in forma associata attraverso convenzione o unione da parte dei Comuni con popolazione compresa tra 1.000 e 5.000 abitanti”. Successivamente, con l’art. 23 c. 18 d. l. n. 201/2011, c.d. decreto Salva Italia, convertito con l. n. 214/2011, il Legislatore ha stabilito che “fatte salve le funzioni di cui al c. 14 [di indirizzo e di coordinamento delle attività dei Comuni], lo Stato e le Regioni con propria legge, secondo le rispettive competenze, provvedono a trasferire ai Comuni le funzioni conferite dalla normativa vigente alle Province al fine di assicurarne l’esercizio unitario, salvo che le stesse siano acquisite dalle Regioni in base ai princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza”. PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 4/29 La recente conversione in legge del d.l. 95/2012, cd. “Spending Review” ha sostanzialmente eliminato gli ultimi dubbi in ordine alle funzioni fondamentali dei Comuni. La norma detta disposizioni in materia di funzioni fondamentali dei Comuni e modalità di esercizio associato di funzioni e servizi comunali; in particolare vengono ridefinite le funzioni fondamentali dei Comuni prevedendo l’obbligo per i Comuni di modesta dimensione demografica di costituire unioni di Comuni per l’espletamento delle stesse. Al c. 1 dell’art. 19 del decreto infatti, viene disposta la sostituzione del c. 27 dell’art. 14 della L. n. 122/2010: c. 27 art. 14 L. n. 122/2010 - ante d.l. 95/2012 27. Ai fini dei commi da 25 a 31 e fino alla data di entrata in vigore della legge con cui sono individuate le funzioni fondamentali di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione, sono considerate funzioni fondamentali dei comuni le funzioni di cui all'articolo 21, comma 3, della legge 5 maggio 2009, n. 42. c. 27 art. 14 L. n. 122/2010 - post d.l. 95/2012 27. Ferme restando le funzioni di programmazione e di coordinamento delle regioni, loro spettanti nelle materie di cui all’articolo 117, commi terzo e quarto, della Costituzione, e le funzioni esercitate ai sensi dell’articolo 118 della Costituzione, sono funzioni fondamentali dei comuni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione: a) organizzazione generale dell’amministrazione, gestione finanziaria e contabile e controllo; b) organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito comunale, ivi compresi i servizi di trasporto pubblico comunale; c) catasto, ad eccezione delle funzioni mantenute allo Stato dalla normativa vigente; d) la pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale nonché la partecipazione alla pianificazione territoriale di livello sovracomunale; e) attività, in ambito comunale, di pianificazione di protezione civile e di coordinamento dei primi soccorsi; f) l’organizzazione e la gestione dei servizi di raccolta, avvio e smaltimento e recupero dei rifiuti urbani e la riscossione dei relativi tributi; g) progettazione e gestione del sistema locale dei servizi sociali ed erogazione delle relative prestazioni ai cittadini, secondo quanto previsto PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 5/29 dall’articolo 118, quarto comma, della Costituzione; h) edilizia scolastica, organizzazione e gestione dei servizi scolastici; i) polizia municipale e polizia amministrativa locale; l) tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e compiti in materia di servizi anagrafici nonché in materia di servizi elettorali e statistici, nell’esercizio delle funzioni di competenza statale. PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 6/29 3. NORMATIVA IN MATERIA DI SERVIZI PUBBLICI LOCALI 3.1. STATO DELL’ARTE Dato preliminarmente atto della normativa sulle competenze degli Enti Locali e della sua evoluzione, si procede di seguito ad una digressione legislativa in merito alla disciplina dei Servizi Pubblici Locali e, successivamente, a quella specifica in materia di rifiuti. Il titolo V d.lgs. n. 267/2000 Testo Unico Enti Locali - artt. 112 e ss. - contiene una prima disciplina dei servizi pubblici locali e della relativa gestione che è stata di recente significativamente modificata dal Governo Monti che ne ha incentivato l’esercizio in regime concorrenziale come di seguito più ampiamente. Al fine di comprendere a pieno la portata innovativa della novella legislativa appare opportuno ripercorrere sinteticamente le tappe del complesso iter legislativo che ha caratterizzato la disciplina dei Servizi pubblici locali. La disciplina degli affidamenti pubblici contenuta nel citato TUEL appare fortemente legata ad un’impostazione “pan-pubblicistica” prevedendo essa tre forme giuridiche tipiche di conferimento del servizio aventi quale comune denominatore la presenza del soggetto pubblico e la concessione di diritti di esclusiva. Nel dettaglio l’art. 113 c. 5 stabiliva che il conferimento della titolarità del servizio avesse luogo, alternativamente, in favore di imprese concessionarie selezionate tramite gara con procedura ad evidenza pubblica, oppure in favore di società a capitale misto costituite a seguito di gara con procedura ad evidenza pubblica per la selezione del soggetto privato, oppure, infine, in favore di società a capitale interamente pubblico con ricorso al regime giuridico dell’in house providing. Una prima riforma della disciplina degli affidamenti dei Servizi pubblici locali si è avuta con il d.l. n. 112/2008 recante “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, convertito con modificazioni con l. n. 133/2008, che ha dato l’avvio ad una stagione di apertura verso una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, sovvertendo la tradizionale gerarchia delle forme di conferimento previste dalla normativa previgente. PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 7/29 L’art. 23-bis e s.m.i. del citato decreto, infatti, accanto al conferimento del servizio nelle tre forme giuridiche menzionate stabiliva al c. 5 la possibilità di affidare la gestione del servizio a soggetti privati prevedendo, altresì, l’emanazione di un regolamento di attuazione cui rinviava la disciplina di dettaglio allo scopo di “limitare, secondo criteri di proporzionalità, sussidiarietà orizzontale e razionalità economica, i casi di gestione in regime d'esclusiva dei servizi pubblici locali, liberalizzando le altre attività economiche di prestazione di servizi di interesse generale in ambito locale compatibili con le garanzie di universalità ed accessibilità del servizio pubblico locale” [c. 10 lett. g]. Come noto, il citato art. 23-bis ed il relativo regolamento attuativo d.p.r. n. 168/2010 sono stati oggetto di abrogazione per effetto del referendum popolare tenutosi il 12 e 13 Giugno 2011 a seguito del quale si è verificato un vuoto legislativo in materia de qua da cui è scaturita ben presto la necessità di una disciplina organica di diritto positivo che regolasse le procedure di affidamento dei servizi pubblici locali e le relative gestioni. A colmare la lacuna legislativa prodotta dal referendum abrogativo è intervenuto il Legislatore con d.l. n. 138/2011, convertito con modificazioni con l. n. 148/2011, recante “ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, dal quale emergeva un quadro normativo fortemente improntato ad un favor per una gestione concorrenziale dei servizi pubblici di rilevanza economica e che subordinava l’attribuzione di diritti in esclusiva ad una preventiva verifica circa la realizzabilità di un regime di libera concorrenza “nel mercato”. Con questa azione riformatrice si decretava il passaggio dalla concorrenza “per il mercato”, con l’affidamento dei diritti in esclusiva, alla concorrenza “nel mercato”, con l’applicazione di un regime di libero mercato. Questa tendenza liberalizzatrice è stata sin dagli anni ‘90 al centro dell’attenzione del Legislatore il quale ha nel corso degli anni allargato le maglie del libero mercato. 3.1.1 Dal Decreto Ronchi alla Legge n. 148/2011 Una delle prime disposizioni legislative in tema di servizi pubblici locali è il d.lgs. n. 22/1997, c.d. Decreto Ronchi, che all’art. 21, rubricato “competenze dei Comuni”, disponeva che i Comuni effettuano la gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento in regime di PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 8/29 privativa nelle forme di cui alla legge 8 giugno 1990, n. 142 e dell'articolo 23, id est nelle forme di aziende speciali. La disposizione indicata prevedeva al c. 7 un’unica eccezione alla gestione in regime di privativa escludendo da tale forma ordinaria le sole attività di recupero dei rifiuti rientranti nell'accordo di programma di cui all'articolo 22, comma 11, in riferimento ai quali si demandava al Ministero dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato e d'intesa con la Regione, la facoltà di autorizzare all'interno di insediamenti industriali esistenti la costruzione e l'esercizio di impianti per il recupero di rifiuti urbani non previsti dal piano regionale. In pratica con il decreto Ronchi si garantiva esclusivamente la concorrenza per il mercato, disponendo il regime di privativa, salvo talune rare eccezioni, per tutte le attività caratterizzanti il ciclo di gestione dei rifiuti; in tale contesto il regime di concorrenza instaurato garantiva la cd. concorrenza “per il mercato”, in virtù della quale gli Enti Pubblici individuavano i soggetti privati cui affidare in esclusiva i servizi inerenti il ciclo dei rifiuti mediante procedure ad evidenza pubblica. In questo scenario l’attività di pianificazione involgeva l’intero ciclo impiantistico con la possibilità di definire analiticamente la matrice origine/destinazione dei flussi di rifiuti individuando puntualmente gli impianti di conferimento; in tal modo le amministrazioni pubbliche avevano di fatto la possibilità di attuare una pianificazione onnicomprensiva del ciclo di gestione dei rifiuti, caratterizzato dall’assenza di attività della filiera operanti in regime di libero mercato, che inevitabilmente si identificano come variabili non determinabili a priori nel processo di pianificazione. Sulla base di questo apparato normativo è stato redatto il PRGRU adottato con decreto commissariale n. 41/2001. Con l. n. 179/2002 il Legislatore estese l’ambito applicativo dell’eccezione citata prevista dall’art. 21 del decreto Ronchi, escludendo dal regime di privativa tutte le attività di recupero dei rifiuti [art. 23 di modifica del c. 7 art. 21 d.lgs. n. 22/1997]. Appare opportuno porre in evidenza che la disposizione citata può essere considerata come l’input normativo che ha dato l’abbrivio ai tentativi liberalizzatori degli ultimi anni in materia di gestione dei rifiuti in quanto con essa, per la prima volta, si stabiliva l’esclusione di un’intera fase del ciclo, quella del recupero, da una gestione in regime di privativa da parte delle Amministrazioni Comunali. L’abrogazione dell’art. 23 bis non ha mutato la tendenza del Legislatore relativamente al processo di liberalizzazioni avviato; il d.l. 138/2011, convertito in l.n. 148/2011 di fatto ha riproposto talune disposizioni normative presenti nell’art. 23 bis. PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 9/29 Come sopra esposto l’art. 4 del d.l. n. 138/2011, inserito nel Titolo II dedicato a “liberalizzazioni, privatizzazioni ed altre misure per favorire lo sviluppo”, stabiliva che gli Enti locali, nel rispetto dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi, verificassero la realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, liberalizzando tutte le attività economiche compatibilmente con le caratteristiche di universalità ed accessibilità del servizio e limitando, negli altri casi, l’attribuzione dei diritti di esclusiva alle ipotesi in cui, in base ad un’analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non risultasse idonea a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità. Da un esame complessivo e sistematico della disposizione in commento emergeva un assetto normativo in virtù del quale la scelta di attribuire diritti esclusivi per l’affidamento del servizio pubblico di rilevanza economica risultava recessiva e secondaria rispetto ad una gestione rimessa all’iniziativa economica privata; al fine di rendere effettivo il favor verso un accesso libero al mercato in materia di servizi pubblici, il Legislatore aveva fissato precise limitazioni agli affidamenti tramite accesso selettivo. In tale ottica sono da leggere le disposizioni che imponevano all’Ente locale: l’obbligo di procedere ad una verifica circa la realizzabilità di una gestione concorrenziale del servizio pubblico prima di procedere al conferimento della gestione in regime di esclusiva, nonché l’adozione di una delibera quadro nella quale si dia atto dell’analisi di mercato e dell'istruttoria compiuta, evidenziando per i settori sottratti alla liberalizzazione, i fallimenti del sistema concorrenziale e, viceversa, i benefici per la stabilizzazione, lo sviluppo e l'equità all'interno della comunità locale derivanti dal mantenimento di un regime di esclusiva del servizio. Con l’art. 4 d.l. n. 138/2011 il Legislatore aveva altresì inciso radicalmente sulla disciplina degli affidamenti dei Servizi pubblici locali in regime di esclusiva dettando disposizioni che sostanzialmente avevano l’effetto di valorizzare le procedure competitive, ridurre la presenza di capitale pubblico nelle forme di partenariato e porre un limite valoriale agli affidamenti in house. In particolare: 1. il c. 8 disponeva che “nel caso in cui l'ente locale, a seguito della verifica di cui al c. 1, intende procedere all'attribuzione di diritti di esclusiva, il conferimento della gestione di servizi pubblici locali avviene in favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 10/29 principi del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dei principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei principi di economicità, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità. Le medesime procedure sono indette nel rispetto degli standard qualitativi, quantitativi, ambientali, di equa distribuzione sul territorio e di sicurezza definiti dalla legge, ove esistente, dalla competente autorità di settore o, in mancanza di essa, dagli enti affidanti”; 2. il c. 12 imponeva, in caso di partenariato pubblico-privato, la quota di partecipazione del soggetto non inferiore al 40% e l'attribuzione allo stesso di specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio; 3. il c. 13 fissava per gli affidamenti in house in favore di società a capitale interamente pubblico un limite di valore complessivo pari a 900.000 euro annui; 4. il c. 14 prescriveva l’assoggettamento al patto di stabilità interno delle società in house affidatarie dirette della gestione del servizio nonché l’obbligo per gli Enti locali di vigilare sull’osservanza dei vincoli derivanti dal patto di stabilità interno da parte delle società affidatarie. La disciplina dei Servizi pubblici locali di rilevanza economica è stata successivamente modificata dall’art. 25 d.l. n. 1/2012, c.d. decreto “Cresci Italia”, convertito con l. n. 27/2012, varato dal Governo Monti al fine di favorire la crescita economica e la competitività del Paese. Con la disposizione contenuta nel citato art. 25, rubricato “Promozione della concorrenza nei servizi pubblici locali” il Legislatore ha inteso rafforzare i principi di liberalizzazione introducendo misure dirette a potenziare la concorrenza nel settore dei servizi pubblici nel quadro normativo già delineato dall’art. 4 del d.l. n. 138/2011 e ad introdurre criteri più stringenti per l’effettuazione della verifica circa la realizzabilità di una gestione demandata all’iniziativa economica privata. Una prima modifica di rilievo introdotta dal decreto liberalizzazioni al testo previgente dell’art. 4 c. 1 della l. n. 148/2011 imponeva agli Enti locali di “individuare i contenuti specifici degli obblighi di servizio pubblico ed universale” in base ai quali verificare la realizzabilità di una gestione concorrenziale del servizio medesimo. Con tale disposizione emergeva in maniera evidente l’intento del Legislatore di ancorare a parametri precisi e predeterminati la verifica circa la realizzabilità di una gestione concorrenziale onde rendere la stessa maggiormente agevole ed PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 11/29 oggettiva sia in sede di elaborazione da parte dell’Ente locale sia in sede di controllo da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Allo stesso fine il decreto in esame attribuiva poteri più cogenti all’Antitrust, avente l’obbligo di esprimersi con parere obbligatorio sulla verifica menzionata nonché sulla delibera quadro da adottarsi da parte dell’Ente locale contenente, per i settori sottratti alla liberalizzazione, le ragioni a sostegno del mantenimento di un regime di esclusiva del Servizio. Significativa rilevanza assumeva, infine, l’inciso di nuova introduzione che prevedeva il divieto per l’Ente locale di procedere, in assenza di delibera, all’attribuzione di diritti di esclusiva. Il decreto Cresci Italia recava, inoltre, una serie di misure che modificano la disciplina degli affidamenti in regime di esclusiva sempre al fine di promuovere e dare concreta attuazione al principio di concorrenza nel settore dei servizi pubblici. In tale prospettiva andava interpretata la complessa disciplina transitoria dettata dalla riforma mentre risultava rivoluzionaria la disposizione che abbatteva il limite di valore per gli affidamenti diretti a società in house da 900 mila a 200 mila euro annui ovvero le disposizioni che, nelle procedure competitive ad evidenza pubblica, introducevano l’obbligo di prevedere l’impegno del soggetto gestore a conseguire economie di gestione come elemento di valutazione dell’offerta. Tuttavia le misure liberalizzatrici dell’art. 4 sinteticamente sopra esposte non hanno trovato attuazione a causa della sentenza della Corte Costituzionale che ha abrogato lo stesso articolo. A conclusione del complesso iter normativo che ha caratterizzato la materia in esame appare opportuno rilevare che il decreto liberalizzazioni ha altresì modificato le competenze degli Enti locali in ordine alla disciplina dei Servizi Pubblici Locali di rilevanza economica. Nel dettaglio il citato decreto con l’introduzione dell’art. 3-bis alla l. n. 148/2011 ha demandato all’Ente Regionale l’organizzazione dello svolgimento dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica in ambiti o bacini territoriali ottimali ed omogenei stabilendo che essi abbiano dimensioni comunque non inferiori ai confini del territorio provinciale tali da consentire economie di scala e di differenziazione idonee a massimizzare l’efficienza del servizio. In deroga, è stata riservata alla Regione la facoltà di individuare, entro il 30 giugno 2012, specifici bacini territoriali di dimensione diversa [rectius inferiore], motivando tale scelta in base a criteri di differenziazione territoriale e socio-economica ed in base ai princìpi di proporzionalità, adeguatezza ed efficienza rispetto alle caratteristiche specifiche del servizio [c. 2]. PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 12/29 3.1.2 La sentenza della Corte Costituzionale n. 199/2012 La recente statuizione della Consulta che, con la sentenza n. 199/2012 depositata il 20 luglio, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, è intervenuta in maniera “demolitoria” sull’intera riforma dei servizi pubblici locali introdotta dopo il referendum del 13 giugno 2011. L’articolo su citato è stato abrogato, sia nel testo originario che in quello risultante dalle successive modificazioni. Le disposizioni in esso contenute, infatti, secondo l’interpretazione del Giudice delle Leggi, violano il divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare desumibile dall’art. 75 della Costituzione. La possibilità di intervenire in materie già oggetto di abrogazioni referendarie è certamente riconosciuto dalla stessa Corte, in precedenza chiamata a verificare la legittimità di alcune norme di legge, che si è espressa sul punto stabilendo che il legislatore ordinario, «pur dopo l’accoglimento della proposta referendaria, conserva il potere di intervenire nella materia oggetto di referendum senza limiti particolari che non siano quelli connessi al divieto di far rivivere la normativa abrogata» (sentenza n. 33 del 1993; vedi anche sentenza n. 32 del 1993). In applicazione del predetto principio risultante dalle statuizioni del 1993, la Consulta ha però rilevato che la normativa di cui al citato art. 4 decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 e s.m.i., costituisce un mero ripristino della normativa abrogata, considerato che essa interviene nuovamente sulla disciplina dei Servizi Pubblici Locali, «senza modificare né i principi ispiratori della complessiva disciplina normativa preesistente né i contenuti normativi essenziali dei singoli precetti» , in evidente contrasto, quindi, con l’intento perseguito mediante il referendum abrogativo. Viene così quasi completamente azzerata la normativa nazionale in materia di affidamento dei servizi pubblici locali. La Consulta ha difatti bloccato, con la propria decisione, anche tutti i successivi interventi, effettuati dall’attuale governo Monti, che incidevano proprio sul detto articolo di legge. Bisogna inoltre ricordare che a seguito del referendum del 13 giugno 2011 è stato abrogato l’art. 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, L’effetto abrogativo si è realizzato con decorrenza dal 21 luglio 2011, a seguito della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Decreto del Presidente della Repubblica 18 luglio 2011 n. 113. PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 13/29 Da tale data, pertanto, è risultata eliminata l’intera normativa nazionale in materia di gestione dei servizi pubblici locali, che risultava diversamente regolamentata dalle disposizioni di ispirazione comunitaria. L’art. 4 del D.L. 138/2011, convertito in Legge 138/2011 “Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa dell’unione europea”, mirava per l’appunto a colmare il vuoto legislativo creatosi a seguito della consultazione referendaria ed ha così ripristinato nel nostro ordinamento nazionale una disciplina organica in materia. Da ultimo la legge 12 novembre 2011 n. 183, c.d. legge di stabilità 2012, all’articolo 9 comma 2, ha modificato ulteriormente l’articolo 4 del dl 138/2011 relativo all’affidamento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. L’art. 25 della Legge 24 marzo 2012 n. 27, di conversione del Decreto Legge 24 gennaio 2012 n. 1 “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività” è intervenuto nuovamente sulle previsioni dell’art. 4, con norme particolarmente incisive. L’art. 53 del D. L. 83/2012 “Misure urgenti per la crescita del Paese” è infine intervenuto ancora una volta sulla normativa vigente in materia di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali integrando e modificando quanto da ultimo previsto dall’art. 25 della Legge 27/2012. Stante il tenore esplicito della decisione della Consulta anche tali interventi successivi sono espressamente abrogati. Il pregresso impianto normativo, stabilito dall’art. 23-bis, inerente a quasi tutti i servizi pubblici locali, era mirato a restringere, rispetto al livello minimo stabilito dalle regole concorrenziali comunitarie, le ipotesi di affidamento diretto e, in particolare, di gestione in house dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, consentite solo in casi eccezionali ed al ricorrere di specifiche condizioni.. Il Governo è intervenuto nuovamente sulla materia con l’impugnato art. 4, il quale – rileva la Corte – nonostante sia intitolato «Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa dall’Unione europea», detta una nuova disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, che non solo è contraddistinta dalla medesima ratio di quella abrogata, in quanto opera una drastica riduzione delle ipotesi di affidamenti in house, al di là di quanto prescritto dalla normativa comunitaria, ma è anche letteralmente riproduttiva, in buona parte, di svariate disposizioni dell’abrogato art. 23-bis e di molte disposizioni del regolamento attuativo del medesimo art. 23-bis contenuto nel d.P.R. n. 168 del 2010. PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 14/29 Secondo la Corte, da un lato, infatti, veniva ancor più ristretta la possibilità di affidamento diretto dei servizi, in quanto non solo limita, in via generale, «l’attribuzione di diritti di esclusiva alle ipotesi in cui, in base ad una analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non risulti idonea a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità» (comma 1), in maniera assolutamente analoga al previgente disposto di cui all’art. 23-bis (comma 3) del d.l. n. 112 del 2008, ma la àncora anche al rispetto di una soglia commisurata al valore dei servizi stessi, il superamento della quale (900.000 euro, nel testo originariamente adottato; ora 200.000 euro, nel testo vigente del comma 13) determina automaticamente l’esclusione della possibilità di affidamenti diretti. Tale effetto prescindeva altresì da valutazioni degli enti locali, oltre che della Regione, ed anche – in linea con l’abrogato art. 23-bis – in contrasto con la normativa comunitaria, che consente, anche se non impone (sentenza n. 325 del 2010), la gestione diretta del servizio pubblico da parte dell’ente locale, allorquando l’applicazione delle regole di concorrenza ostacoli, in diritto o in fatto, la «speciale missione» dell’ente pubblico, alle sole condizioni del capitale totalmente pubblico della società affidataria, del cosiddetto controllo “analogo” (il controllo esercitato dall’aggiudicante sull’affidatario deve essere di “contenuto analogo” a quello esercitato dall’aggiudicante sui propri uffici) ed infine dello svolgimento della parte più importante dell’attività dell’affidatario in favore dell’aggiudicante. Secondo la sentenza inoltre, le novità introdotte non ridisegnavano la materia dell’affidamento, ma si limitavano ad una drastica riduzione delle ipotesi di affidamenti diretti dei servizi pubblici locali. Dopo la sentenza 199/2012, pertanto, si torna alla situazione normativa determinatasi dopo il referendum. Dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale ne è conseguita l’applicazione immediata nell’ordinamento italiano della normativa comunitaria, meno restrittiva rispetto a quella oggetto di referendum, relativa alle regole concorrenziali minime in tema di gara ad evidenza pubblica per l’affidamento della gestione di servizi pubblici di rilevanza economica. Va però evidenziato che, anche se in maniera fortemente attenuata, l’impianto riformatore dell’ultima produzione legislativa in materia di servizi pubblici locali rimane vigente specie con riferimento all’art. 3-bis della legge 148/2011 (introdotto successivamente dal governo Monti mediante l’articolo 25 della legge 27/2012), con le disposizioni inerenti la ridefinizione degli ambiti territoriali ottimali, l’adozione degli strumenti di tutela occupazionale in caso di gara per l’affidamento di un servizio, la premialità per gli enti locali in caso di dismissioni, nonché le norme inerenti i vincoli per le società in house. PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 15/29 Rimane pertanto vigente la previsione secondo cui l’organizzazione dello svolgimento dei servizi pubblici locali deve essere attuato in ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei tali da consentire economie di scala e di differenziazione idonee a massimizzare l’efficienza del servizio e rimangono altresì vigenti le statuizioni in materia di dimensionamento di detti ambiti. La Corte Costituzionale non ha coinvolto nemmeno alcune norme contenute nell’articolo 25 della legge 27/2012, tra cui rileva in particolare il comma 4, che riconfigura il ciclo integrato dei rifiuti e lascia la possibilità di riportare o meno nello stesso le attività di smaltimento. In tale disposizione viene specificato che nell’affidamento del servizio la realizzazione degli impianti – prima contenuto obbligatorio dell’affidamento – diventa solo eventuale. Il contenuto obbligatorio del servizio da affidare concerne la raccolta, la raccolta differenziata, la commercializzazione e l’avvio a smaltimento e recupero dei rifiuti. Nel caso l’affidamento sia comprensivo anche dell’attività di realizzazione e/o gestione degli impianti, allora dovrà comprendere lo smaltimento completo di tutti i rifiuti urbani e assimilati prodotti all’interno dell’ambito territoriale ottimale che deve avere dimensioni comunque non inferiori alla dimensione del territorio provinciale e tali da consentire economie di scala e di differenziazione idonee a massimizzare l’efficienza del servizio. Nel caso infine in cui gli impianti siano di titolarità di soggetti diversi dagli enti locali di riferimento, all’affidatario del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani devono essere garantiti l’accesso agli impianti a tariffe regolate e predeterminate e la disponibilità delle potenzialità e capacità necessarie a soddisfare le esigenze di conferimento indicate nel Piano d’ambito. In materia di servizi pubblici locali con rilevanza economica rimangono altresì in vigore le disposizioni dell’articolo 113 del decreto legislativo 267/2000, ed in particolare quelle a tutela della proprietà pubblica degli impianti e la norma sulla necessità del contratto di servizio per la regolamentazione dei rapporti tra ente affidante e gestore. Nessuna novità è rilevabile nemmeno per le discipline di settore (gestione farmacie, distribuzione energia elettrica, trasporto ferroviario regionale), tra cui la regolamentazione delle gare per il servizio di distribuzione del gas naturale. La sentenza, infine, non incide neanche sulle disposizioni inerenti le società partecipate, come le norme sulle dismissioni da parte dei Comuni con popolazione inferiore a 30.000 abitanti, le previsioni relative al divieto di ripiano delle perdite o quelle relative alla necessaria coerenza con le finalità istituzionali degli enti soci. PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 16/29 In conclusione la sentenza della Corte Costituzionale ha sostanzialmente arrestato il flusso riformista in tema di liberalizzazioni eliminando un impianto normativo che di fatto mostrava regole ancora più restrittive rispetto alle direttive europee in ordine agli affidamenti in esclusiva. L’annullamento delle ultime riforme liberalizzatrici hanno sostanzialmente bocciato la recente scelta di indirizzo di politica economica che tendeva al ridimensionamento del ruolo dello Stato da “gestore” a “regolatore” delle attività economiche; tale bocciatura soddisfa le pubbliche Amministrazioni, sfavorevoli ad una manovra liberalizzatrice, che di fatto sottraeva loro la gestione del servizio dei rifiuti causando da un lato l’assenza di un effettivo controllo diretto sul servizio pubblico essenziale, e dall’altro minori entrate in relazione alla corresponsione della TARSU/TIA da parte degli utenti. Tuttavia le ultime novità normative non interessano il segmento di mercato relativo al recupero, la cui normativa obbliga le Pubbliche Amministrazioni all’applicazione del regime di libero mercato. La digressione normativa esposta nel presente paragrafo evidenzia la complessità del tema dei servizi pubblici locali a causa dei repentini aggiornamenti dell’impianto normativo che, di fatto, rallentano le procedure attinenti al settore del ciclo di gestione dei rifiuti urbani. Si riporta di seguito una tabella che evidenzia i principali provvedimenti che negli ultimi anni hanno radicalmente inciso sul regime di mercato con il quale si svolgono i servizi del ciclo di gestione dei rifiuti urbani; nello specifico si evidenzia come il Legislatore stia attuando la graduale riforma liberalizzatrice negli ultimi anni, riducendo i servizi della filiera svolti in regime di privativa. PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 17/29 F IL IE R A C IC L O R IF IU T I EVOLUZIONE NORMATIVA Art. 21 D.lgs 22/97 "Decreto Ronchi" L.n. 179/2002 mod.art. 21 D.lgs. 22/97 Art. 4 l.n 148/2011 mod. L.n. 27/2012 Sent.Cort.Cost. n.199/2012 05/02/1997 31/07/2002 27/03/2012 20/07/2012 oggi Raccolta, spazzamento e trasporto Regime di privativa Regime di privativa verifica di mercato parere AGCM Delibera quadro Regime di privativa recupero e riciclaggio Regime di privativa eccezione Accordo di Programma (art. 22 c.11 D.lgs. 22/97) libero mercato verifica di mercato parere AGCM Delibera quadro libero mercato smaltimento rifiuti indifferenziati Regime di privativa Regime di privativa verifica di mercato parere AGCM Delibera quadro Regime di privativa PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 18/29 3.2. LEGGE REGIONALE “RAFFORZAMENTO DELLE PUBBLICHE FUNZIONI NELL’ORGANIZZAZIONE E NEL GOVERNO DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI” La Regione Puglia in data 3 agosto 2012 ha approvato la Legge Regionale finalizzata a disciplinare lo svolgimento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica in materia di rifiuti e di trasporto pubblico locale. Tale disposizione legislativa, entrata in vigore il 24 agosto 2012, attua la disposizione contenuta nell’art. 3-bis della L. n. 148/2011 e ss.mm.ii., che pone l’obbligo in capo alle Regioni di organizzare lo svolgimento dei Servizi Pubblici Locali ridisegnando il sistema di governance vigente. La razionalizzazione delle funzioni definita mira a distinguere con maggiore nettezza le funzioni di programmazione da quelle di monitoraggio e controllo e da quelle di gestione. Le misure contenute nell’atto legislativo introducono un sistema di regole finalizzato ad uniformare le gestioni secondo standard elevati di servizio, tariffe integrate e di importo contenuto. Ai sensi della L.R. 24/2012 i servizi relativi allo spazzamento, raccolta, trasporto, recupero, riciclaggio e smaltimento sono erogati all’interno di bacini di diversa dimensione a seconda della tipologia dei servizi stessi. In particolare si dispone che i servizi relativa alla prima fase della filiera, ovvero raccolta, spazzamento e trasporto, siano erogati in ambiti di raccolta ottimale – ARO – la cui perimetrazione è definita nella DGR n. 2147/2012, mentre l’organizzazione delle attività relative alla seconda fase della filiera, ovvero trattamento recupero, riciclaggio e smaltimento, viene demandata agli Organi di governo d’ambito su scala provinciale. Tale suddivisione delle attività della filiera è trattata in modo approfondito nel capitolo introduttivo della Parte II del presente Piano, nel quale si descrivono le differenze sostanziali tra i segmenti di mercato caratterizzanti il ciclo integrato di gestione dei rifiuti. Per quanto concerne il nuovo sistema di governance introdotto dalla Legge in esame, si istituisce l’Organo di governo corrispondente a ciascun Ambito al quale si conferiscono poteri di organizzazione e programmazione dei servizi; diversamente le funzioni di regolamentazione e controllo sono affidate ad un’Autorità Regionale, soggetto rappresentante terzietà e competenza. Senza alcuna preclusione la Legge prevede inoltre, come modalità di affidamento del servizio, anche il conferimento del servizio nei confronti di società in house providing, così adeguando la PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 19/29 normativa regionale sia all’esito referendario del 2011 che al parere emesso dalla Consulta nel luglio 2012. Per i servizi relativi alle ultime fasi della filiera è stata invece conservata l’analisi di mercato per la verifica delle condizioni di concorrenza nel mercato; tale disposizione tuttavia non è da intendersi esclusivamente come una misura liberalizzatrice, come impostata nell’art. 4 della L. n. 148/2011 abrogato dalla Consulta, ma al contrario come uno strumento di controllo e vigilanza nei vari segmenti del ciclo al fine di scardinare eventuali interazioni distorsive nel mercato. 3.3. EFFETTI SUL CICLO DI GESTIONE DEI RIFIUTI DELLE NORME IN MATERIA DI LIBERALIZZAZIONI L’excursus normativo sin qui descritto in materia di Servizi Pubblici Locali costituisce il necessario punto di partenza per un approfondimento critico in ordine agli impatti delle modifiche legislative sulla disciplina della gestione dei rifiuti. L’indagine che segue si concentra in particolare sull’evoluzione delle modalità di affidamento della gestione del servizio, in una digressione che ha origine con il regime di privativa disposto dal decreto Ronchi e che, attraverso successive riforme, si conclude oggi con l’incertezza, alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale in materia di gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali a rilevanza economica. 3.3.1 Criticità connesse all’assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani In ordine agli ostacoli all’attuazione del processo di liberalizzazione si registra l’esistenza di un fervido confronto tra le Istituzioni finalizzato a dirimere le criticità connesse al coordinamento della riforma legislativa con la normativa previgente avente per oggetto la disciplina di un servizio gestito in regime di esclusiva dalle pubbliche amministrazioni. Su tale premessa appare meritevole di un’indagine approfondita il tema dell’assimilabilità dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani la cui disciplina è demandata alla potestà regolamentare delle Amministrazioni Comunali ed in ordine alla quale è invalsa la prassi di allargare sino all’eccesso la categoria dei rifiuti assimilabili. La rilevanza di tale questione risiede nella circostanza che gli imballaggi derivanti dalle attività produttive, che costituiscono invero i prodotti quantitativamente ed economicamente più importanti PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 20/29 laddove ricompresi tra i rifiuti assimilati, incidono fortemente sui flussi di rifiuto di ogni singolo bacino d’utenza a seconda che siano o meno inseriti in tale novero. Il concetto di assimilazione, storicamente, venne introdotto nell’ordinamento giuridico positivo con l’art. 4 del D.P.R. n. 915/1982 ai sensi del quale veniva demandata allo Stato la competenza di definire criteri di generali per l'assimilabilità di rifiuti speciali ai rifiuti urbani. È solo con l’art. 60 d.lgs. n. 507/1993 che il Legislatore interviene a dettare una prima disciplina dell’assimilazione equiparando ai rifiuti urbani i rifiuti provenienti da attività artigianali, commerciali e di servizi dichiarati, con regolamento comunale, assimilabili ai rifiuti urbani interni ai fini dell'ordinario conferimento al servizio pubblico e della connessa applicazione della tassa, tenuto conto della qualità e quantità degli stessi e del relativo costo di smaltimento e nel rispetto dei criteri tecnici generali stabiliti dallo Stato ai sensi del D.P.R. n. 915/1982. La disposizione in esame, con norma di chiusura, stabiliva infine che i rifiuti non equiparabili dovessero qualificarsi come rifiuti speciali e che la superficie su cui essi si formano dovesse rimanere esclusa da quella tassabile. L’art. 60 d.lgs. n. 507/1993 fu successivamente abrogata con l’art. 39 l. n. 146/1994 con il quale furono assimilati tutti i rifiuti speciali indicati al punto 1.1.1, lett. a) della Delibera del Comitato Interministeriale del 27.07.1984; tale assimilazione, avvenuta ope legis, ebbe l’effetto di uniformare i criteri di assimilabilità dei rifiuti e di rendere inoperanti le disposizioni contenute nei regolamenti comunali. La norma citata fu espressamente abrogata con l’entrata in vigore del d.lgs. n. 22/1997 (c.d. decreto Ronchi) che, dando attuazione alle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio, costituisce il primo intervento legislativo volto ad offrire una disciplina organica in materia di rifiuti. Con il decreto in esame il Legislatore, oltre a fornire una definizione di rifiuti urbani e di rifiuti speciali [art. 7], attribuì ai Comuni la competenza di dettare con regolamento i criteri qualitativi e quantitativi di assimilabilità ai rifiuti urbani dei rifiuti speciali non pericolosi ai fini della raccolta e dello smaltimento, specificando inoltre che la gestione dei rifiuti urbani ed assimilati avviati allo smaltimento dovesse essere effettuata in regime di privativa [art. 21]. La materia si è ulteriormente evoluta con il d.lgs. n. 152/2006 - Testo Unico Ambiente - con la quale il Legislatore ha riordinato in maniera sistematica la materia dei rifiuti nella parte IV. Riproponendo sostanzialmente la classificazione dei rifiuti speciali già contenuta nel previgente decreto, il Testo Unico Ambiente dispose [artt. 184, c. 3 e 198, c. 2, punto g] che i Comuni concorressero alla gestione dei rifiuti urbani ed assimilati, continuando la gestione degli stessi fino al passaggio della gestione alle neo-istituite Autorità d’ambito. PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 21/29 Il Testo Unico Ambiente, inoltre, demandò alla competenza statale “la determinazione dei criteri qualitativi e quali-quantitativi per l'assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento, dei rifiuti speciali e dei rifiuti urbani” da definirsi con decreto del Ministro dell’Ambiente [art. 195, comma 2, lett. e], lasciando alla potestà regolamentare dei Comuni la disciplina di dettaglio dell’assimilazione dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani, in conformità ai criteri da definirsi da parte del Ministero e ferme le definizioni di rifiuti da lavorazioni industriali e da attività commerciali cui all’art. 184, comma 2, lett. c) e d). L’art. 195 c. 2 lett. e) è stato successivamente modificato dalla l. n. 4/2008 con la quale il Legislatore, con norma programmatica rimasta inattuata, disponeva che ai rifiuti assimilati si applicasse una tariffazione per le quantità conferite al servizio di gestione determinata dall'amministrazione comunale tenendo conto anche della natura dei rifiuti, del tipo, delle dimensioni economiche e operative delle attività che li producono; si prevedeva inoltre una riduzione in favore dei produttori che dimostrassero di aver avviato al recupero i rifiuti urbani assimilabili tramite soggetto diverso dal gestore dei rifiuti urbani. La legge stabilisce, inoltre, che “non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti finiti, salvo i rifiuti prodotti negli uffici, nelle mense, negli spacci, nei bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque aperti al pubblico; allo stesso modo, non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle strutture di vendita con superficie due volte superiore ai limiti di cui all'art. 4, c. 1, lettera d), del d.lgs. n. 114/1998”. I criteri di assimilazione, tuttavia, non sono ancora stati definiti da parte dello Stato e, in presenza di tale vuoto normativo e nelle more della completa attuazione delle disposizioni recate dal TU ambiente, in materia di assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani continuano ad applicarsi le disposizioni degli articoli 18, comma 2, lett. d), e 57, c. 1, del d.lgs. n. 22/1997 [art. 1, c. 184, lett. b) l. n. 296/2006 - Finanziaria 2007]. Su tale premessa appare opportuno evidenziare che la carenza di definizione dei criteri di assimilazione ha di fatto determinato una riduzione del campo di applicazione del regime concorrenziale che il Legislatore aveva inteso attuare per la gestione dei rifiuti speciali dal momento che le Amministrazioni Comunali, nell’esercizio del potere regolamentare ad esse attribuito, hanno allargato oltremisura il novero dei rifiuti assimilabili in modo da ricomprenderli nella gestione dei rifiuti urbani e, di conseguenza, assoggettarli al pagamento della TARSU/TIA. Di tale questione è stata investita l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato la quale, con segnalazione AS922/2012, ha osservato come l’assimilazione dei rifiuti speciali provenienti da PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 22/29 attività industriali, artigianali e commerciali sia suscettibile di determinare rilevanti squilibri concorrenziali, atteso che la prassi di ampliare il novero dei rifiuti assimilati determina la sottrazione dal gioco concorrenziale di tipologie di rifiuti speciali, le cui attività di raccolta e smaltimento dovrebbero invece essere lasciate agli operatori attivi nella gestione dei rifiuti speciali sulla base di rapporti contrattuali con i produttori di questi. Per tali motivi l’Autorità auspicava l’emanazione del decreto ministeriale previsto dall’art. 195 c. 2 TUA indicante i criteri per l’assimilabilità ai rifiuti urbani, al fine di dare attuazione al processo di liberalizzazione disegnato dal Legislatore e definire gli ambiti di discrezionalità delle amministrazioni comunali nell’individuare quantità e qualità delle tipologie di rifiuti speciali da assimilare ai rifiuti urbani, come previsto dall’articolo 198, comma 2, lettera g), TUA. La mancata emanazione del decreto ministeriale, come esposto in precedenza, ha determinato una regolamentazione discutibile degli Enti Locali in materia di assimilabilità dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani, che è stata oggetto di numerosi ricorsi in opposizione ai Comuni. Tra le sentenze che inevitabilmente rappresentano un riferimento giurisprudenziale vi è senza dubbio la sentenza n. 9631 del 13 giugno 2012 della sezione tributaria della Cassazione. Nel caso esaminato, la delibera recante i criteri di assimilabilità dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani non è stata ritenuta valida ai fini del pagamento della TARSU poiché non individuava il limite quantitativo dei rifiuti prodotti, ovvero la quantità massima entro cui l'utente può avvalersi del Servizio Pubblico (es. Kg/mq), ma si limitava ad esplicitare esclusivamente le caratteristiche qualitative. In assenza del decreto ministeriale a cui si rimanda nel Testo Unico Ambientale, finora i Comuni hanno limitato la loro azione ad indicare la qualità dei rifiuti da assimilare, citando nella maggior parte dei casi l’elenco contenuto nella delibera interministeriale del 1984, senza verificare la concreta possibilità di smaltimento dei rifiuti assimilati. Tale tendenza degli Enti Locali ad ampliare la possibilità di tassazione delle superfici, per evidenti motivi legati al gettito del tributo, si è poi scontrato con il grado di adeguatezza del servizio da rendere alle attività produttive coinvolte provocando reazioni negative da parte dei soggetti coinvolti, quali richieste di rimborso, di riduzione o di esonero. Secondo la sentenza de qua invece, la delibera deve utilizzare sia il criterio qualitativo che il criterio quantitativo, il quale impone, in aggiunta, di fissare il tetto massimo entro cui il contribuente si può avvalere del servizio pubblico secondo le esigenze degli operatori e la concreta possibilità di espletare il servizio. PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 23/29 Si cita infine l’ordinanza n. 11500 del 9 luglio 2012 della Corte di Cassazione che ha vietato l’assimilazione ai rifiuti urbani dei rifiuti degli imballaggi secondari e terziari ai Comuni in cui non sia attivata la raccolta differenziata. L’ordinanza chiarisce tuttavia che tali rifiuti sono da considerarsi rifiuti speciali e dunque non è previsto l’esonero del pagamento della TARSU, ma una riduzione della superficie proporzionale alla quantità di rifiuti avviata a recupero. Secondo la Cassazione, dunque, si rapporta la tassa alle superfici dei locali occupati o detenuti, stabilendo, nell'ovvio presupposto che in un locale od area in cui si producono rifiuti speciali si formano anche, di norma, rifiuti ordinari; l'esclusione dalla tassa vale solo per la parte della superficie in cui, per struttura e destinazione, si formano esclusivamente i rifiuti speciali. In tema di avviamento al recupero dei rifiuti speciali assimilati e assimilabili, l'operatore economico ha l'onere di dimostrare l'effettivo e corretto avviamento al recupero attraverso valida documentazione. Di conseguenza l’esonero dalla tassa, previsto in caso di comprovato avviamento al recupero ai sensi dell'art. 21, c. 7 del decreto Ronchi, determinerebbe non solo la riduzione della superficie tassabile, prevista dall’art. 62 c.3 del d.lgs. n. 507/1993 per il solo caso di produzione di rifiuti speciali (non assimilabili o non assimilati), bensì il diritto ad una riduzione tariffaria determinata a consuntivo in base a criteri di proporzionalità rispetto alla quantità effettivamente avviata al recupero. 3.3.2 La commercializzazione degli imballaggi: da regime in esclusiva a gestione concorrenziale Il processo di liberalizzazione introdotto dalla l. n. 27/2012 ha inciso significativamente anche in materia di gestione degli imballaggi e dei rifiuti da imballaggio apportando rilevanti modifiche meritevoli di approfondimento in quanto oggetto di un dibattito, attualmente aperto, tra i soggetti a diverso titolo coinvolti nella fase della commercializzazione degli stessi. Come noto, prima della novella apportata dal decreto liberalizzazioni, il sistema di gestione degli imballaggi prevedeva [art. 221 TUA] che i produttori di imballaggi potessero organizzare autonomamente la gestione dei propri rifiuti di imballaggio o attivare un sistema di restituzione degli stessi ovvero, in alternativa, aderire obbligatoriamente ad uno dei consorzi di filiera del sistema CONAI - Consorzio Nazionale Imballaggi - i quali operano per la raccolta degli imballaggi PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 24/29 usati e dei rifiuti da imballaggio [attualmente esistono sei consorzi di filiera, uno per ciascuna tipologia di materiale utilizzato per gli imballaggi: CNA per l’acciaio, CIAL per l’alluminio, COMIECO per la carta, RILEGNO per il legno, COREPLA per la plastica e COREVE per il vetro]. La normativa previgente prevedeva inoltre [art. 224 c. 5] che, al fine di garantire l'attuazione del principio di corresponsabilità gestionale tra produttori, utilizzatori e pubbliche amministrazioni, il CONAI potesse stipulare un accordo di programma quadro su base nazionale con l'Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), con l'Unione delle province italiane (UPI) o con le Autorità d'ambito (AdA), da trasmettere all'ONR - Osservatorio Nazionale sui Rifiuti che, a sua volta, poteva richiedere eventuali modifiche ed integrazioni entro i successivi sessanta giorni [art. 224 c. 6]. L’art. 26 della l. n. 27/2012 ha modificato l’art. 221 c. 3 lett. a) del Testo Unico Ambiente prevedendo che l’organizzazione autonoma della gestione dei propri rifiuti di imballaggio possa avvenire anche in forma collettiva a condizione che riguardi l’intero territorio nazionale, in tal modo incentivando la costituzione di nuovi consorzi di filiera nel settore degli imballaggi e, di conseguenza, la concorrenza nella gestione degli stessi. Al fine di incentivare una gestione degli imballaggi secondo dinamiche concorrenziali la riforma ha altresì introdotto la disciplina del silenzio-assenso per l’avvio dei sistemi di gestione autonoma o di restituzione alternativi ai consorzi di filiera prevedendo una procedura analoga a quanto avviene per la gestione dei rifiuti in regime semplificato ex art. 214 d.lgs. n. 152/2006 [art. 221 c. 5 TUA]. La disposizione in esame, inoltre, ha svincolato l’espressione della volontà dell’ONR sul riconoscimento dei sistemi alternativi dagli elementi di valutazione del CONAI così accogliendo la segnalazione di cui alla AS 500/2009 dell’AGCM; in essa l’Autorità aveva affermato che l’iter autorizzativo relativo al riconoscimento di sistemi alternativi conferisse un peso eccessivo alla valutazione del CONAI, auspicando un intervento legislativo atto ad introdurre dinamiche concorrenziali nel settore. Procedendo ad un’analisi sistematica delle modifiche apportate dal c.d. “Decreto Liberalizzazioni” in materia di gestione degli imballaggi si può affermare che il sistema disegnato dal Legislatore appare fortemente improntato a dare attuazione ad un regime di concorrenza nella misura in cui, accanto al sistema di gestione CONAI, possano nascere nuovi operatori economici nel settore della commercializzazione degli imballaggi, operanti anche su scale territoriali diverse da quella nazionale. PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 25/29 Quando i rifiuti assimilati sono costituiti da imballaggi, tanto che siano gestiti in regime di esclusiva tanto che siano gestiti in regime di libero mercato, il produttore iniziale può alternativamente: organizzare autonomamente la gestione dei propri rifiuti di imballaggio a condizione che detta organizzazione riguardi l’intero territorio nazionale attivare un sistema di restituzione degli stessi ovvero aderire ad uno dei consorzi di filiera del sistema CONAI In virtù di quanto sin qui esposto in materia di imballaggi nonché in materia di assimilabilità dei rifiuti urbani, cui si rinvia a quanto sub 2.1.2, al fine di dare piena attuazione ai principi di concorrenzialità nel settore in esame sarebbe auspicabile un duplice intervento da parte degli Enti Locali: 1. una corretta assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani, ben più limitata rispetto a quella attuale, che abbia da un lato l’effetto di ampliare il novero dei rifiuti speciali e, di conseguenza, il regime di libero mercato e, dall’altro, l’effetto di sottrarre le attività produttive al gravame tributario; 2. l’adozione di misure di sviluppo di iniziative imprenditoriali alternative e maggiormente remunerative rispetto al sistema ANCI-CONAI. 3.3.3. I limiti delle gestioni dei servizi pubblici locali Di seguito si offre un esame sistematico delle norme in materia di assoggettamento al patto di stabilità interno delle gestioni oggetto di affidamento in capo a società in house ovvero a società miste nel quadro normativo risultante a seguito della sentenza n. 199/2012 della Corte Costituzionale con la quale è stata dichiarata l’illegittimità dell’art. 4 del d.l. n. 138/2011, convertito con modificazioni con l. n. 148/2011, che al c. 14 stabiliva l’assoggettamento al patto di stabilità interno delle società in house affidatarie dirette della gestione dei servizi pubblici locali [per un approfondimento si rinvia a quanto già oggetto di trattazione sub 2.1.] Per una trattazione esauriente della materia oggetto di analisi appare opportuno prendere le mosse dall’art. 18 c. 2-bis del d. l. n. 112/2008 convertito in l. n. 133/2008, inserito dall’art. 19 c. 1 PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 26/29 del d.l. n. 78/2009 convertito in l. n. 102/2009, ai sensi del quale si stabiliva l’assoggettamento al patto di stabilità interno delle società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo: che siano titolari di affidamenti diretti di servizi pubblici locali senza gara, ovvero, che svolgano funzioni volte a soddisfare esigenze di interesse generale aventi carattere non industriale né commerciale, ovvero, che svolgano attività nei confronti della pubblica amministrazione a supporto di funzioni amministrative di natura pubblicistica inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 5 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311. L’art. 23-bis c. 10 della l. n. 133/2008 prevedeva, inoltre, che il Governo, su proposta del Ministro per i rapporti con le Regioni ed entro il 31 dicembre 2009, sentita la Conferenza unificata di cui all’art. 8 d.lgs. n. 281/1997 e s.m. nonché le competenti Commissioni Parlamentari, avrebbe adottato uno o più regolamenti ai sensi dell’art. 17 c. 2 l. n. 400/1988 al fine di prevedere l’assoggettamento dei soggetti cosiddetti affidatari in house di servizi pubblici locali al patto di stabilità interno (lett. a). Con sentenza del 17/11/2010 n. 325 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 23-bis c. 10 della l. n. 133/2008 per violazione dell’art. 117 c. 6 Cost. in quanto l’ambito di applicazione del patto di stabilità interno attiene alla materia del coordinamento della finanza pubblica, oggetto di competenza legislativa concorrente, e non a materie di competenza legislativa esclusiva statale per le quali soltanto l’art. 117 c. 6 Cost. attribuisce allo Stato la potestà regolamentare. Come noto, il citato art. 23-bis è stato successivamente oggetto di consultazione referendaria tenutasi il 12 e 13 Giugno 2011 all’esito della quale è stata integralmente abrogata la norma che consentiva di affidare la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica a soggetti scelti a seguito di gara ad evidenza pubblica, consentendo la gestione in house solo in ipotesi del tutto eccezionali in cui non risultasse possibile un efficace ed utile ricorso al mercato. L’abrogazione dell’art. 23-bis ha di conseguenza determinato la caducazione del relativo regolamento attuativo emanato con d.p.r. n. 168/2010. In seguito al referendum abrogativo il Legislatore è intervenuto nuovamente in materia de qua con il d.l. n. 138/2011, convertito con modificazioni con l. n. 148/2011, recante “ulteriori misure PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 27/29 urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”. Nello specifico ai sensi dell’art. 4 del decreto in parola si subordinava l’attribuzione di diritti in esclusiva per la gestione dei servizi pubblici locali a rilevanza economica ad una preventiva verifica circa la realizzabilità di un regime di libera concorrenza “nel mercato”. L’esecutivo è infine intervenuto nuovamente in materia di servizi pubblici locali con d.l. n. 1/2012, cd. decreto liberalizzazioni, entrato in vigore il 24 gennaio 2012 che ha introdotto l’art. 3 bis al d.l. n. 138/2011 stabilendo che le società affidatarie in house sono assoggettate al patto di stabilità interno secondo le modalità definite dal Decreto Ministeriale previsto dall’art. 18 c. 2-bis del d.l. n. 112/2008 e prevedendo altresì un obbligo di vigilanza da parte dell’ente locale sull’osservanza da parte delle società dei vincoli derivanti dal patto di stabilità interno. Tale disposizione ha pertanto ribadito ed ampliato il vincolo del rispetto del patto di stabilità per tutte le società partecipate in house o comunque controllate dagli enti che siano affidatarie dirette di servizi in quanto essa trova applicazione per tutte le società partecipate dagli enti e non solo a quelle affidatarie di servizi pubblici assoggettate al rispetto dell’art. 4 del Dl n. 138/2011. Con sentenza del 20/07/2012 n. 199 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 4 del citato decreto sul presupposto che esso si ponesse in evidente violazione del divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare, introducendo una disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica contraddistinta dalla medesima ratio di quella abrogata ed anzi riducendo ulteriormente le ipotesi di affidamenti in house. Da un’analisi sistematica del quadro normativo vigente emerge pertanto che, anche a seguito della dichiarazione di incostituzionalità dell’art. 4 del d.l. n. 138/2011, le società in house affidatarie dirette della gestione di servizi pubblici o strumentali risultano in astratto assoggettate al patto di stabilità interno in forza del combinato disposto dell’art. 3-bis c. 5 l. n. 148/2011 e s.m. e dell’art. 18 c. 2 bis (prima ipotesi) d. l. 112/2008 convertito con modificazioni con l. n. 133/2008 e s.m. avente portata generale. Da tale assoggettamento discende, pertanto, in capo agli enti delle società a totale partecipazione pubblica titolari di affidamenti diretti di servizi pubblici o strumentali senza gara, l’obbligo di vigilare sull’osservanza del patto di stabilità interno da parte degli organismi partecipati. PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 28/29 In virtù del quadro normativo richiamato e delle considerazioni sin qui svolte deve tuttavia concludersi che attualmente, nelle more dell’emanazione del decreto ministeriale di cui al richiamato art. 18 c. 2-bis d.l. n. 112/2008, non sussiste in capo agli enti controllanti l’obbligo di valutare il rispetto del patto di stabilità attraverso un bilancio consolidato funzionale ad un’analisi della situazione finanziaria della società unitamente a quella dell’ente locale [così Corte dei Conti in Sezione Regionale di Controllo per la Lombardia con deliberazione del 19/01/2012 alla quale si rinvia per esaustività di argomentazioni – sub 4]. La quaestio circa l’assoggettamento al patto di stabilità delle società miste si pone in termini parzialmente diversi in quanto occorre preliminarmente verificare la sussumibilità del conferimento del servizio a società mista a prevalente partecipazione pubblica con scelta del socio privato operativo mediante gara a doppio oggetto nell’alveo dell’affidamento di un servizio pubblico mediante procedura ad evidenza pubblica - anche laddove il servizio sia stato conferito alla società senza l’esperimento di una (seconda) gara - ovvero se esso rientri nell’alveo dell’affidamento diretto. A tal proposito si rileva che la Giurisprudenza amministrativa ha più volte sostenuto che, in base all’articolato normativo di cui al d.l. 138/2011 e s.m., l’affidamento a società mista con socio privato scelto mediante gara a doppio oggetto risulta del tutto equivalente, ai fini della tutela della concorrenza e del mercato, a quello attuato mediante pubblica gara anche laddove il conferimento del servizio non sia avvenuto mediante una successiva procedura di gara, motivo per cui risulterebbe irragionevole ed immotivata, anche alla luce dei principi dettati dall’U.E. in materia, l’applicazione dei divieti inerenti gli ulteriori affidamenti e l’extraterritorialità degli stessi - cd. affidamenti extra moenia - operanti nei confronti delle società destinatarie di affidamenti diretti [così Cons. Stato sent. 11 aprile 2011 n. 2222; vd. anche Corte di Giustizia 7/12/2002]. A supporto si richiama la già citata deliberazione n. 7/2012 in cui la Corte dei Conti precisa che la strutturale differenza tra una società in house e la società mista con socio privato operativo individuato mediante gara a doppio oggetto consiste nel fatto che mentre la prima agisce come vero e proprio organo dell’Amministrazione (in ragione del controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi dall’amministrazione aggiudicatrice e della destinazione prevalente dell’attività dell’ente in house in favore dell’amministrazione stessa), costituendone sostanzialmente una longa manus, la società mista a partecipazione pubblica in cui il socio privato sia scelto mediante gara ad PARTE I 22 QQUUAADDRROO NNOORRMMAATTIIVVOO SSUULLLLAA GGEESSTTIIOONNEE DDEEII SSEERRVVIIZZII PPUUBBBBLLIICCII LLOOCCAALLII 29/29 evidenza pubblica presuppone la creazione di un modello nel quale interessi pubblici e privati trovino convergenza e ove proprio l’esperimento della gara per la scelta del socio privato assicura la presenza dei requisiti di economicità, efficienza ed efficacia necessari all’attuazione del buon andamento di cui all’art. 97 Cost. mediante il confronto competitivo sul mercato e la verifica della congruità dei costi, soprattutto in materia di personale [così anche Corte dei Conti, Sez. Autonomie, deliberazione n. 14/2011]. In conclusione, in virtù del presupposto secondo cui i conferimenti a società mista a prevalente partecipazione pubblica con scelta del socio privato operativo mediante gara a doppio oggetto sono legittimamente annoverabili nell’ambito degli affidamenti mediante procedura ad evidenza pubblica - a condizione che la gara per la scelta del socio privato rispetti i principi di libera concorrenza, di trasparenza e di parità di trattamento imposti dal Trattato per le concessioni -, le società miste a maggioranza pubblica affidatarie di un servizio pubblico a rilevanza economica con socio privato scelto mediante gara a doppio oggetto deve ritenersi esclusa dall’assoggettamento al patto di stabilità interno. In sintesi le società in house e le società miste costituite senza gara a doppio oggetto affidatarie dirette della gestione di un servizio pubblico a rilevanza economica risultano assoggettate al patto di stabilità interno soltanto in astratto ma in concreto non assoggettate da esso nelle more dell’emanazione del decreto ministeriale di cui all’art. 118 c. 2-bis d.l. n. 112/2008 e s.m.i. Al contrario, le società miste costituite con gara a doppio oggetto per la scelta del socio privato nel rispetto dei principi di libera concorrenza, di trasparenza e di parità di trattamento imposti dal Trattato per le concessioni risultano non assoggettate dal patto di stabilità interno a prescindere dal fatto che il conferimento del servizio avvenga tramite successiva gara ad evidenza pubblica. PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII Parte I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 1/16 1. ASPETTI DEMOGRAFICI, URBANISTICI E SOCIO-ECONOMICI 2 1.1 Il territorio pugliese 2 1.1.1 Demografia 2 1.1.2 Distribuzione della popolazione sul territorio 4 1.1.3 Popolazione fluttuante 7 1.1.4 Tessuto produttivo 8 PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 2/16 1. ASPETTI DEMOGRAFICI, URBANISTICI E SOCIO ECONOMICI In questo capitolo si analizzano alcuni aspetti relativi alla produzione di rifiuti nelle sei province pugliesi, in relazione alla popolazione presente, flussi turistici stagionali, attività produttive. 1.1 Il territorio pugliese Una parte consistente dei rifiuti urbani prodotti in un territorio è originata dalle utenze domestiche ossia dalla popolazione residente, mentre la restante parte, costituita dai rifiuti speciali non pericolosi è prodotti dalle utenze non domestiche; questa tipologia di rifiuti può essere assimilata agli urbani. In questa sezione vengono valutati gli aspetti demografici, la distribuzione della popolazione sul territorio, le famiglie, le tipologie di residenze, gli aspetti urbanistici dei centri urbani, gli aspetti economici e il tessuto produttivo del territorio pugliese, per approfondire la conoscenze dei produttori di rifiuti speciali assimilati agli urbani che usufruiscono del servizio pubblico di raccolta. Allo scopo sono state utilizzate banche dati accreditate, in particolare i dati on-line messi a disposizione dall’I.S.T.A.T. e dall’I.P.R.E.S. della Regione Puglia. 1.1.1 Demografia I macroindicatori ritenuti significativi al fine di valutare i dati relativi alla popolazione residente, sono essenzialmente due, il numero di abitanti e il numero delle famiglie. Il primo indica il numero di persone che ufficialmente risiedono stabilmente in una determinata località abitata; costituiscono questi uno dei parametri essenziali per la quantificazione dei flussi di rifiuti che si prevede di intercettare con il servizio pubblico di raccolta. Il secondo indica il numero di famiglie residenti in una determinata località abitata, che di fatto possono essere “assimilate”, in assenza di ulteriori riscontri, alle utenze domestiche servite dal servizio pubblico di raccolta. Dall’analisi dei dati derivanti dal Censimento I.P.R.E.S. 2009 si ricava la seguente tabella che riassume i dati relativi alla popolazione pugliese suddivisa nelle sei province. PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 3/16 PROVINCIA POPOLAZIONE AREA ( Kmq) DENSITA' N° FAMIGLIE n° % (*) ab/Kmq n° famiglie % (*) BA 1.259.337 31 3825,00 329,24 470.726 31% BR 403.135 10 1839,00 219,21 152.594 10% FG 640.071 16 6965,00 91,90 232.978 15% LE 815.488 20 2795,39 291,73 312.530 20% TA 579.556 14 2430,00 238,50 225.302 15% BT 393.002 10 1538,68 255,42 136.551 9% Tot Reg. 4.090.589 100 19358,00 211,31 1.530.681 100% L’analisi dei dati indica che la popolazione “residente” in Puglia è costituita da 4.090.589 abitanti; di questi il 31% vive nella Provincia di Bari, il 10% nella provincia di Brindisi, il 16% nella provincia di Foggia, il 20% nella provincia di Lecce il 14% nella provincia di Taranto e il 10% nella provincia di Barletta Andria e Trani. Le province più popolose e con maggiore densità abitativa risultano essere quelle di Bari e Lecce, mentre vi sono casi di province che, pur presentando una maggior concentrazione della popolazione in centri urbani, presentano una densità territoriale che si avvicina alla media regionale (211 ab/kmq). Analizzando nel dettaglio il dato relativo alla densità abitativa, si nota come le province di Bari e Lecce presentino gli indici più elevati (rispettivamente 329 e 291 ab/kmq), Taranto e provincia di Barletta, Andria Trani mostrano indici pari a 238 e 255 ab/kmq, in provincia di Brindisi l’indice è di 219 ab/kmq, mentre nella provincia di Foggia l’indice diminuisce fino a 91 ab/kmq a causa della presenza di zone montuose. Queste valutazioni di carattere demografico evidenziamo come sia necessario prevedere delle azioni di sviluppo della raccolta differenziata che tengano conto dalla contemporanea presenza sul territorio di “aree metropolitane” e “zone pedemontane” che richiedono l’implementazione di azioni mirate in relazione alla specificità del territorio da servire. Altro parametro di interesse è la distribuzione della popolazione residente in specifiche classi di ampiezza demografica. Le soglie di tali classi sono indicate nella tabella seguente, che utilizza i dati più aggiornati dall’ultima rilevazione ISTAT disponibile sul sito http://demo.istat.it/pop2011/index1.html. riferita alla popolazione residente a tutto il I gennaio 2011. PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 4/16 Comuni Ampiezza demografica Distribuzione per classi di ampiezza Distribuzione della popolazione da a n. % ab. % I Fascia 50.000 320.475 15 5,81 1.511.829 36,95 II Fascia 15.000 50.000 57 22,09 1.423.771 34,80 III Fascia 5.000 15.000 102 39,53 937.457 22,91 VI Fascia 0 5.000 84 32,56 218.202 5,33 Totale regionale 258 100,00 4.091.259 100,00 Tabella 1– Ripartizione della popolazione regionale per fasce di ampiezza demografica (I gennaio 2011) Le classi sono state definite sulla scorta delle seguenti considerazioni: � La soglia di 50.000 ab. è stata fissata sulla scorta della popolazione residente dei capoluoghi di provincia dai quali si riscontra che Trani, facente parte della città policentrica capoluogo della Provincia di Barletta – Andria – Trani, presenta una popolazione residente di 53.940 ab. Ciò posto, la scoglia tende a raggruppare tutti i comuni che, per dimensione demografica, presentano le esigenze tipiche di una città capoluogo di provincia; � E’ stata fissata un ulteriore soglia di 15.000 ab. poiché si riscontra che in contesti aventi una dimensione demografia maggiore i costi fissi dei servizi di raccolta domiciliare hanno un’incidenza sulll’utenza maggiore rispetto a quanto non accade nei comuni più grandi poiché questi vengono spalmati su una platea più ampia; � La soglia di 5.000 ab. è prevista ex art.8 c.28 del D.L. 31 maggio 2010, n.78 ed è quella minima sotto la quale ad un comune non è più consentito di gestire in maniera autonoma un determinato servizio pubblico locale; 1.1.2 Distribuzione della popolazione sul territorio Altro dato di particolare interesse per le finalità del presente studio è quello relativo alla distribuzione della popolazione sul territorio pugliese poiché, per la definizione delle azioni di supporto allo sviluppo delle raccolte differenziata, è fondamentale definire un servizio adeguato per soddisfare la domanda esistente sul territorio. Gli indicatori utilizzati per tale tipo di analisi sono generalmente il Numero degli Edifici ed il Numero di Abitazioni; attraverso questi dati è possibile ottenere una stima attendibile dei numeri civici da servire e quindi dei possibili punti di prelievo nel caso in cui si attivassero dei servizi domiciliari di raccolta. PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 5/16 Il numero di edifici è in genere minore delle abitazioni, in quanto come è lecito attendersi, in ogni edificio possono essere presenti più abitazioni. Ai fini della definizione strategica delle azioni previste dal Piano, sono stati analizzati ed elaborati i dati del Censimento I.S.T.A.T. relativi all’anno 2001 accorpati per le sei province, relativamente al Numero di Abitazioni. Questa tabella mostra il Numero di abitazioni occupate da persone residenti per tipologia di unità abitativa. Sono state prese in considerazioni tre tipologie di unità abitative: • centri abitati: secondo l’ISTAT sono definiti come “aggregato di case contigue o vicine con interposte strade, piazze e simili, o comunque brevi soluzioni di continuità per la cui determinazione si assume un valore variabile intorno ai 70 metri, caratterizzato dall’esistenza di servizi od esercizi pubblici (scuola, ufficio pubblico, farmacia, negozio o simili) costituenti la condizione di una forma autonoma di vita sociale, e generalmente determinanti un luogo di raccolta ove sono soliti concorrere anche gli abitanti dei luoghi vicini per ragioni di culto, istruzione, affari, approvvigionamento e simili, in modo da manifestare l’esistenza di una forma di vita sociale coordinata dal centro stesso etc..”. • nuclei abitati: secondo l’ISTAT sono definiti come “località abitata, priva del luogo di raccolta che caratterizza il centro abitato, costituita da un gruppo di case contigue e vicine, con almeno cinque famiglie, con interposte strade, sentieri, piazze, aie, piccoli orti, piccoli incolti e simili, purché l’intervallo tra casa e casa non superi trenta metri e sia in ogni modo inferiore a quello intercorrente tra il nucleo stesso e la più vicina delle case manifestamente sparse etc..” • case sparse: secondo l’ISTAT sono definiti come “case disseminate nel territorio comunale a distanza tale tra loro da non poter costituire nemmeno un nucleo abitato”. PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 6/16 PROV. Tipo di località abitate Centri abitati % (*) Nuclei abitati %(*) Case sparse %(*) Totale FG 215.401 17,85 1.293 16,88 8.047 17,01 224.741 BA 396.165 32,82 1.988 25,95 14.910 31,51 413.063 TA 188.389 15,61 1.648 21,51 9.244 19,54 199.281 BR 130.700 10,83 1.647 21,50 8.541 18,05 140.888 LE 266.833 22,11 1.086 14,17 6.502 13,74 274.421 BT 9.567 0,79 0 0,00 67 0,14 9.634 Puglia 1.207.055 100 7.662 100 47.311 100 1.262.028 Dalla lettura dei dati riportati nella tabella precedente, si rileva come vi siano alcuni province in cui l’incidenza della popolazione residente all’esterno dei centri abitati (nuclei abitati e case sparse) sia significativa, mentre nel caso delle aree fortemente urbanizzate questa tipologia di residenza è trascurabile. Le precedenti considerazioni sono in accordo con i dati relativi alla distribuzione delle abitazioni occupate da persone residenti per tipo di località abitate in Puglia. Caratteristiche degli immobili destinati a civili abitazioni La caratteristica degli immobili destinati a civili abitazioni è un ulteriore aspetto opportuno da valutare. Questo viene espresso in termini di “livelli”, nel dettaglio edifici ad uno, due, tre, quattro o più piani. Le tabelle seguenti riportano un’analisi articolata per singola provincia classificando gli edifici adibiti ad uso abitativo in relazione al n° di piani fuori terra (Fonte: elaborazione dati ISTAT – Censimento 2001). PROV. EDIFICI CON 1 PIANO EDIFICI CON 2 PIANI EDIFICI CON 3 PIANI EDIFICI CON 4 O PIÙ PIANI TOT EDIFICI N° %(*) N° %(*) N° %(*) N° %(*) N° %(*) BA 61.125 13,3 67.762 21,0 24.601 36,5 17.612 41,1 171.100 19,1 FG 35.502 7,7 52.927 16,4 17.939 26,6 8.178 19,1 114.546 12,8 LE 182.786 39,6 95.423 29,6 6.620 9,8 3.018 7,0 287.847 32,2 TA 75.627 16,4 44.756 13,9 7.432 11,0 6.299 14,7 134.114 15,0 BR 86.878 18,8 39.883 12,4 4.336 6,4 2.815 6,6 133.912 15,0 BT 19.179 4,2 21.694 6,7 6.506 9,6 4.966 11,6 52.345 5,9 TOT. 461.097 100 322.445 100 67.434 100 42.888 100 893.864 100 Dalla tabella precedentemente riportata, si riscontra una significativa variabilità della tipologia edilizia presente nelle sei province e si evince che nelle province di Bari, Foggia e PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 7/16 BT si ha una significativa presenza di condomini, ovvero di immobili destinati a civile abitazione aventi tre o più piani fuori terra, nella provincia di Lecce, Taranto e Brindisi prevalgono invece edifici bassi ad un solo piano. 1.1.3 Popolazione fluttuante Il turismo è un settore in rapida crescita a livello internazionale, tanto che l’Organizzazione Mondiale del Turismo prevede per il 2020 un raddoppio delle presenze in Europa, questo richiede fin d’ora un forte impegno per ridurre gli impatti derivanti dal settore; tra questi riveste un ruolo di fondamentale importanza la produzione di rifiuti. Sulla scorta dei dati relativi al numero dei residenti in Puglia (Fonte I.P.R.E.S. - 2009). sono state valutate le fluttuazioni turistiche relative alle presenze della popolazione suddivise nelle due stagioni , estiva ed invernale. I dati relativi alle presenze nelle sei province nel territorio pugliese sono dati del 2012 ( Fonti ufficio turismo - Regione Puglia ). La tabella che segue riporta un quadro riepilogativo delle fluttuazioni turistiche, evidenziando come queste interessino maggiormente i territori delle province di Foggia e Lecce, seguite dalle province di Bari, Brindisi Taranto e Barletta-Andria-Trani. Per il calcolo della percentuale di fluttuazione, si è tenuto conto del dato relativo alla presenza media stagionale, ottenuto dal rapporto delle presenze stagionali totali, sul numero di giorni nell’anno solare. presenza stagione presenza media giornaliera fluttuazione % Provincia n. residenti estiva invernale estiva invernale estiva invernale FG 640.071 3986784 585245 33223,20 2438,52 5,2 0,4 BT 393.002 159.154 134697 1326,28 561,24 0,3 0,1 BA 1.259.337 732285 803945 6102,38 3349,77 0,5 0,3 TA 579556 648475 286683 5403,96 1194,51 0,9 0,2 BR 403135 1051120 323247 8759,33 1346,86 2,2 0,3 LE 815488 3924033 742.620 32700,28 3094,25 4,0 0,4 PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 8/16 Le fluttuazione della popolazione sia nella stagione estiva che in quella invernale in tutte le sei province della Puglia, risulta inferiori al 10%. Considerando la scala provinciale questa percentuale risulta poco influente; d’altra parte si deve tener conto che nelle zone costiero turistiche, la maggior fluttuazione della popolazione deve indurre a considerare con attenzione le tipologie di servizi di raccolta da adottare. La presenza dei turisti all’interno delle strutture ricettive pugliesi infatti, rappresenta un aumento della produzione di rifiuti solidi urbani rispetto all'ordinario, che si concretizza in una produzione procapite maggiore rispetto alle medie provinciali e regionali. L’intercettazione e l’invio dei rifiuti solidi urbani prodotti dagli insediamenti turistici, ai servizi di raccolta differenziata, può consentire di sottrarne una quantità considerevole altrimenti destinata allo smaltimento in discarica. I servizi comunali di raccolta in questo quadro generale, hanno un’ importanza strategica, dovranno in una futura ottica di sviluppo nel settore turistico, garantire standard di qualità di servizio superiori agli attuali. 1.1.4 Tessuto produttivo A seguito dell’ultima riforma della disciplina sull’assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani, si pone la necessità di operare uno screening delle utenze non domestiche alla luce dei nuovi indirizzi normativi. Infatti, il comma 2 punto e) dell’art. 195 del D.Lgs. n. 152/2006 e ss.mm.ii. prevede che “….non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti finiti, salvo i rifiuti prodotti negli uffici, nelle mense, negli spacci, nei bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque aperti al PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 9/16 pubblico; allo stesso modo, non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle strutture di vendita con superficie due volte superiore ai limiti di cui all'articolo 4, comma 1, lettera d), del decreto legislativo n. 114 del 1998. Per gli imballaggi secondari e terziari per i quali risulti documentato il non conferimento al servizio di gestione dei rifiuti urbani e l'avvio a recupero e riciclo diretto tramite soggetti autorizzati, non si applica la predetta tariffazione. ". La norma prevede, oltre a criteri di carattere quali-quantitativo, anche un criterio di provenienza per stabilire la possibilità di assimilare i rifiuti speciali non pericolosi agli urbani. A tal proposito è utile effettuare una ricognizione delle utenze non domestiche che potenzialmente possono accedere al servizio pubblico di raccolta. Ai fini di un possibile contributo alla raccolta differenziata è importante sottolineare una presenza significativa delle attività commerciali, alberghiere e pubblici esercizi, da aggiungere ad altri servizi quali istituti di credito ed assicurazioni, tenendo conto del numero delle unità locali con sede fuori provincia, quelle con sede in provincia e del numero delle sedi di impresa. Nelle tabelle che seguono si riporta un’analisi schematica della distribuzione territoriale del tessuto produttivo pugliese in termini di numero e tipologia di Imprese e Istituzioni suddivisi per Provincia. I dati presenti nelle tabelle seguenti, in relazione alle risultanze “anagrafiche” camerali dell’anno 2006, riguardano la consistenza delle unità locali attive situate sul territorio pugliese (Fonte: I.P.R.E.S. - 2009). Si specifica che per unità locale si intende l’impianto (o i corpi di impianti) situato in un dato luogo e variamente denominato a seconda della rilevanza delle funzioni svolte (agenzia, succursale, filiale, rappresentanza, magazzino, negozio, deposito, ecc..). PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 10/16 (*): Percentuali calcolate sul totale provinciale; FP: unità locali con sede fuori provincia; IP: unità locali con sede in provincia PROVINCIA DI FOGGIA FP % (*) IP % (*) Sedi di impresa % (*) TOTALE Agricoltura, silvicoltura pesca 121 6,50 155 3,14 25.356 40,65 25.632 Estrazione di minerali da cave e miniere 9 0,48 28 0,57 66 0,11 103 Attività manifatturiere 178 9,56 495 10,04 3.602 5,77 4.275 Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata 91 4,89 18 0,37 90 0,14 199 Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti 27 1,45 36 0,73 97 0,16 160 Costruzioni 75 4,03 217 4,40 6.690 10,72 6.982 Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli 496 26,65 2.433 49,35 15.372 24,64 18.301 Trasporto e magazzinaggio 154 8,28 97 1,97 1.452 2,33 1.703 Attività dei servizi alloggio e ristorazione 73 3,92 580 11,76 3.164 5,07 3.817 Servizi di informazione e comunicazione 42 2,26 75 1,52 552 0,88 669 Attività finanziarie e assicurative 262 14,08 74 1,50 706 1,13 1.042 Attività immobiliari 16 0,86 27 0,55 427 0,68 470 Attività professionali, scientifiche e tecniche 74 3,98 101 2,05 812 1,30 987 Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese 66 3,55 166 3,37 917 1,47 1.149 Istruzione 24 1,29 38 0,77 224 0,36 286 Sanità e assistenza sociale 23 1,24 88 1,78 210 0,34 321 Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento 22 1,18 86 1,74 406 0,65 514 Altre attività di servizi 8 0,43 88 1,78 1.746 2,80 1.842 Imprese non classificate 100 5,37 128 2,60 491 0,79 719 TOTALE FG 1.861 100 4.930 100 62.380 100,00 69.171 PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 11/16 (*): Percentuali calcolate sul totale provinciale; FP: unità locali con sede fuori provincia; IP: unità locali con sede in provincia PROVINCIA DI BARLETTA, ANDRIA E TRANI FP % (*) IP % (*) Sedi di impresa % (*) TOTALE Agricoltura, silvicoltura pesca 29 4,54 35 1,39 7.873 29,46 7.937 Estrazione di minerali da cave e miniere 6 0,94 21 0,84 66 0,25 93 Attività manifatturiere 65 10,17 284 11,30 3.178 11,89 3.527 Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata 16 2,50 5 0,20 10 0,04 31 Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti 4 0,63 14 0,56 30 0,11 48 Costruzioni 10 1,56 122 4,85 2.524 9,45 2.656 Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli 213 33,33 1.243 49,46 7.502 28,07 8.958 Trasporto e magazzinaggio 45 7,04 50 1,99 642 2,40 737 Attività dei servizi alloggio e ristorazione 14 2,19 213 8,48 1.423 5,33 1.650 Servizi di informazione e comunicazione 15 2,35 32 1,27 250 0,94 297 Attività finanziarie e assicurative 102 15,96 32 1,27 367 1,37 501 Attività immobiliari 5 0,78 19 0,76 319 1,19 343 Attività professionali, scientifiche e tecniche 14 2,19 47 1,87 407 1,52 468 Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese 36 5,63 48 1,91 423 1,58 507 Istruzione 17 2,66 21 0,84 94 0,35 132 Sanità e assistenza sociale 8 1,25 31 1,23 94 0,35 133 Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento 5 0,78 44 1,75 276 1,03 325 Altre attività di servizi 5 0,78 45 1,79 1.042 3,90 1.092 Imprese non classificate 30 4,69 207 8,24 203 0,76 440 TOTALE BT 639 100,00 2.513 100,00 26.723 100,00 29.875 PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 12/16 (*): Percentuali calcolate sul totale provinciale; FP: unità locali con sede fuori provincia; IP: unità locali con sede in provincia PROVINCIA DI BARI FP % (*) IP % (*) Sedi di impresa % (*) TOTALE Agricoltura, silvicoltura pesca 31 0,79 137 1,14 21.000 20,59 21.168 Estrazione di minerali da cave e miniere 4 0,10 22 0,18 46 0,05 72 Attività manifatturiere 356 9,12 1.507 12,51 9.579 9,39 11.442 Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata 78 2,00 11 0,09 50 0,05 139 Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti 23 0,59 60 0,50 211 0,21 294 Costruzioni 145 3,72 756 6,27 13.518 13,26 14.419 Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli 1.293 33,14 5.221 43,32 32.159 31,54 38.673 Trasporto e magazzinaggio 248 6,36 358 2,97 3.204 3,14 3.810 Attività dei servizi alloggio e ristorazione 74 1,90 908 7,53 5.053 4,96 6.035 Servizi di informazione e comunicazione 202 5,18 229 1,90 1.712 1,68 2.143 Attività finanziarie e assicurative 522 13,38 217 1,80 1.796 1,76 2.535 Attività immobiliari 31 0,79 125 1,04 1.674 1,64 1.830 Attività professionali, scientifiche e tecniche 252 6,46 394 3,27 2.629 2,58 3.275 Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese 198 5,07 333 2,76 2.244 2,20 2.775 Istruzione 52 1,33 86 0,71 461 0,45 599 Sanità e assistenza sociale 33 0,85 189 1,57 541 0,53 763 Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento 47 1,20 164 1,36 1.074 1,05 1.285 Altre attività di servizi 30 0,77 282 2,34 4.166 4,09 4.478 Imprese non classificate 283 7,25 1.052 8,73 852 0,84 2.187 TOTALE BA 3.902 100,00 12.051 100,00 101.972 100,00 117.925 PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 13/16 (*): Percentuali calcolate sul totale provinciale; FP: unità locali con sede fuori provincia; IP: unità locali con sede in provincia PROVINCIA DI LECCE FP % (*) IP % (*) Sedi di Impresa % (*) TOTAL E Agricoltura, silvicoltura pesca 45 2,58 75 1,63 12.199 29,19 12.319 Estrazione di minerali da cave e miniere 3 0,17 19 0,41 35 0,08 57 Attività manifatturiere 175 10,02 440 9,57 2.987 7,15 3.602 Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata 36 2,06 14 0,30 11 0,03 61 Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione d... 14 0,80 20 0,43 59 0,14 93 Costruzioni 68 3,89 198 4,31 4.570 10,94 4.836 Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli 617 35,34 2.443 53,13 12.559 30,05 15.619 Trasporto e magazzinaggio 149 8,53 91 1,98 957 2,29 1.197 Attività dei servizi alloggio e ristorazione 54 3,09 482 10,48 2.266 5,42 2.802 Servizi di informazione e comunicazione 47 2,69 63 1,37 570 1,36 680 Attività finanziarie e assicurative 191 10,94 63 1,37 764 1,83 1.018 Attività immobiliari 15 0,86 49 1,07 533 1,28 597 Attività professionali, scientifiche e tecniche 69 3,95 137 2,98 846 2,02 1.052 Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese 89 5,10 127 2,76 927 2,22 1.143 Istruzione 22 1,26 42 0,91 169 0,40 233 Sanità e assistenza sociale 20 1,15 55 1,20 240 0,57 315 Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento 31 1,78 96 2,09 403 0,96 530 Altre attività di servizi 19 1,09 104 2,26 1.635 3,91 1.758 Imprese non classificate 82 4,70 80 1,74 61 0,15 223 TOTALE LE 1.746 100,00 4.598 100,00 41.791 100,00 48.135 PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 14/16 PROVINCIA DI BRINDISI FP % (*) IP % (*) Sedi di impresa % (*) TOTALE Agricoltura, silvicoltura pesca 33 2,37 49 1,67 9.042 27,27 9.124 Estrazione di minerali da cave e miniere 5 0,36 9 0,31 32 0,10 46 Attività manifatturiere 154 11,06 319 10,89 2.523 7,61 2.996 Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata 28 2,01 2 0,07 15 0,05 45 Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti 19 1,36 11 0,38 75 0,23 105 Costruzioni 57 4,09 152 5,19 4.227 12,75 4.436 Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli 500 35,92 1.474 50,34 10.060 30,35 12.034 Trasporto e magazzinaggio 43 3,09 69 2,36 794 2,40 906 Attività dei servizi alloggio e ristorazione 58 4,17 370 12,64 1.929 5,82 2.357 Servizi di informazione e comunicazione 38 2,73 46 1,57 388 1,17 472 Attività finanziarie e assicurative 157 11,28 29 0,99 486 1,47 672 Attività immobiliari 15 1,08 15 0,51 336 1,01 366 Attività professionali, scientifiche e tecniche 77 5,53 69 2,36 596 1,80 742 Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese 57 4,09 84 2,87 649 1,96 790 Istruzione 25 1,80 22 0,75 115 0,35 162 Sanità e assistenza sociale 27 1,94 49 1,67 182 0,55 258 Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento 19 1,36 58 1,98 283 0,85 360 Altre attività di servizi 17 1,22 71 2,42 1.323 3,99 1.411 Imprese non classificate 63 4,53 30 1,02 97 0,29 190 TOTALE BR 1.392 100,00 2.928 100,00 33.152 100,00 37.472 (*): Percentuali calcolate sul totale provinciale; FP: unità locali con sede fuori provincia; IP: unità locali con sede in provincia PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 15/16 PROVINCIA DI TARANTO FP % (*) IP % (*) Sedi di impresa % (*) TOTALE Agricoltura, silvicoltura pesca 16 1,03 102 1,33 10.280 16,52 10.398 Estrazione di minerali da cave e miniere 3 0,19 22 0,29 67 0,11 92 Attività manifatturiere 131 8,40 884 11,51 6.647 10,68 7.662 Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata 39 2,50 7 0,09 26 0,04 72 Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti 12 0,77 44 0,57 126 0,20 182 Costruzioni 52 3,33 251 3,27 9.715 15,62 10.018 Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli 489 31,35 3.783 49,26 20.513 32,97 24.785 Trasporto e magazzinaggio 33 2,12 95 1,24 1.054 1,69 1.182 Attività dei servizi alloggio e ristorazione 57 3,65 1.026 13,36 4.172 6,71 5.255 Servizi di informazione e comunicazione 87 5,58 132 1,72 808 1,30 1.027 Attività finanziarie e assicurative 255 16,35 170 2,21 1.143 1,84 1.568 Attività immobiliari 17 1,09 40 0,52 730 1,17 787 Attività professionali, scientifiche e tecniche 84 5,38 175 2,28 1.188 1,91 1.447 Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese 92 5,90 189 2,46 1.157 1,86 1.438 Istruzione 36 2,31 84 1,09 283 0,45 403 Sanità e assistenza sociale 16 1,03 133 1,73 374 0,60 523 Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento 23 1,47 193 2,51 725 1,17 941 Altre attività di servizi 14 0,90 143 1,86 2.942 4,73 3.099 Imprese non classificate 104 6,67 206 2,68 260 0,42 570 TOTALE TA 1.560 100,00 7.679 100,00 62.210 100,00 71.449 (*): Percentuali calcolate sul totale provinciale; FP: unità locali con sede fuori provincia; IP: unità locali con sede in provincia PARTE I 33 AASSPPEETTTTII DDEEMMOOGGRRAAFFIICCII,, UURRBBAANNIISSTTIICCII EE SSOOCCIIOO--EECCOONNOOMMIICCII 16/16 PUGLIA FP % (*) IP % (*) Sedi di impresa % (*) TOTALE Agricoltura, silvicoltura pesca 275 2,48 553 1,59 85.750 26,13 86.578 Estrazione di minerali da cave e miniere 30 0,27 121 0,35 312 0,10 463 Attività manifatturiere 1.059 9,54 3.929 11,32 28.516 8,69 33.504 Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata 288 2,59 57 0,16 202 0,06 547 Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti 99 0,89 185 0,53 598 0,18 882 Costruzioni 407 3,67 1.696 4,89 41.244 12,57 43.347 Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli 3.608 32,50 16.597 47,83 98.165 29,91 118.370 Trasporto e magazzinaggio 672 6,05 760 2,19 8.103 2,47 9.535 Attività dei servizi alloggio e ristorazione 330 2,97 3.579 10,31 18.007 5,49 21.916 Servizi di informazione e comunicazione 431 3,88 577 1,66 4.280 1,30 5.288 Attività finanziarie e assicurative 1.489 13,41 585 1,69 5.262 1,60 7.336 Attività immobiliari 99 0,89 275 0,79 4.019 1,22 4.393 Attività professionali, scientifiche e tecniche 570 5,14 923 2,66 6.478 1,97 7.971 Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese 538 4,85 947 2,73 6.317 1,92 7.802 Istruzione 176 1,59 293 0,84 1.346 0,41 1.815 Sanità e assistenza sociale 127 1,14 545 1,57 1.641 0,50 2.313 Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento 147 1,32 641 1,85 3.167 0,96 3.955 Altre attività di servizi 93 0,84 733 2,11 12.854 3,92 13.680 Imprese non classificate 662 5,96 1.703 4,91 1.964 0,60 4.329 TOTALE PUGLIA 11.100 100,00 34.699 100,00 328.225 100,00 374.024 (*): Percentuali calcolate sul totale provinciale; FP: unità locali con sede fuori provincia; IP: unità locali con sede in provincia PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII Parte I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 1/33 1 ANALISI DEI DATI DI PRODUZIONE E RACCOLTA DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI 2 1.1 Considerazioni sui dati disponibili 2 1.1.1 Fonte dati sulla produzione di Rifiuti Solidi Urbani 2 1.1.2 Fonte dati merceologiche 3 1.2 Produzione dei rifiuti solidi urbani 3 1.2.1 Produzione di Rifiuti Solidi Urbani a livello provinciale 4 1.2.2 Stagionalità della produzione di RSU 8 1.3 Composizione merceologica dei rifiuti solidi urbani 11 1.3.1 Composizione merceologica dei rifiuti solidi urbani nella Provincia di Taranto 11 1.3.2 Composizione merceologica dei rifiuti solidi urbani nella Provincia di Bari 12 1.3.3 Composizione merceologica dei rifiuti solidi urbani nella Provincia Barletta – Andria – Trani 15 1.3.4 Composizione merceologica dei rifiuti solidi urbani nella Provincia di Foggia 16 1.3.5 Composizione merceologica dei rifiuti solidi urbani nella Provincia di Brindisi 18 1.3.6 Composizione merceologica dei rifiuti solidi urbani nella Provincia di Lecce 19 1.3.7 Sintesi dei risultati 19 1.4 Raccolta differenziata di rifiuti solidi urbani 20 1.5 Flussi per frazione merceologica 25 1.6 Conclusioni 32 PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 2/33 1 ANALISI DEI DATI DI PRODUZIONE E RACCOLTA DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI 1.1 CONSIDERAZIONI SUI DATI DISPONIBILI 1.1.1 Fonte dati sulla produzione di Rifiuti Solidi Urbani Il reperimento dei dati in materia di produzione dei rifiuti solidi urbani è stata effettuata attraverso il sito internet della Regione Puglia (www.rifiutiebonifica.puglia.it) che raccoglie dall’anno 2007 ad oggi, in conformità a quanto stabilito dall’art.9 co.5 della L.R. n.25/2007 le comunicazioni effettuate da parte dei comuni che “sono tenuti a comunicare mensilmente i dati inerenti la produzione dei rifiuti solidi urbani e i quantitativi raccolti in maniera differenziata e avviati a impianti di riciclaggio (recupero e/o valorizzazione), inserendo i suddetti dati …….. sul portale ambientale della Regione Puglia”. Tale sistema ha consentito di ricostruire una situazione abbastanza puntuale sulla gestione dei Rifiuti Solidi Urbani in Puglia con riferimento agli anni 2008, 2009, 2010 e 2011, con alcune criticità legate essenzialmente alla mancata trasmissione e/o errata trasmissione dei dati da parte di alcuni comuni per cui si è dovuto procedere ad una attività preliminare di bonifica e correzione dei dati errati ed alla successiva stima dei dati mancanti, in quei casi in cui non è stato possibile reperire tali dati attraverso altre fonti disponibili presso il Servizio Ciclo dei Rifiuti e Bonifica della Regione Puglia, quali i Piani d’Ambito e i Piani Comunali di raccolta. Si riporta di seguito la tabella riassuntiva dello stato delle trasmissioni da parte dei 258 comuni Pugliesi sul sito internet della regione Puglia (www.rifiutiebonifica.puglia.it). Anno N.dati da trasmettere N. dati mancanti % Dati mancanti 2008 3096 177 5,72 2009 3096 182 5,88 2010 3096 219 7,07 2011 3096 42 1,36 Tabella 1 – Stato delle comunicazioni da parte dei comuni 2008 - 2011. Fonte: sito web www.rifiutiebonifica.puglia.it. I dati estratti dal sito internet hanno fornito su scala comunale la produzione mensile di RSU distinta per frazioni merceologiche, con indicazione dell’impianto di destinazione finale e la tipologia di attività effettuata presso l’impianto distinta in attività di recupero o smaltimento. Tali PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 3/33 informazioni molto dettagliate hanno consentito di effettuare per gli anni 2008 - 2011 una serie di elaborazioni che risultano riportate nei paragrafi che seguono. Per il periodo relativo agli anni dal 2000 al 2007, in cui non è stato possibile reperire i dati sul sito internet regionale, oppure gli stessi erano molto incompleti per cui un eventuale stima avrebbe restituito un dato non vicino alla realtà, sono stati utilizzati i dati reperiti dai rapporti annuali sui rifiuti urbani pubblicati da ISPRA. I dati reperiti da fonte ISPRA hanno restituito un informazione su scala regionale. I dati ISPRA sono stati reperiti anche per gli anni 2008 e 2009 e confrontati con i dati aggregati su scala regionale reperiti dal sito internet regionale. 1.1.2 Fonte dati merceologiche La composizione merceologica dei rifiuti solidi urbani della Regione Puglia, è stata ricostruita per ciascuna Provincia utilizzando i dati riportati nei Piani d’Ambito, o in alternativa reperendo i dati di campagne specifiche di caratterizzazione riportate nei Progetti dei Piani Comunali di raccolta redatti dai comuni per la partecipazione alla procedura negoziale di cui alla Delibera di Giunta della Regione Puglia n.2989 del 28/12/2010, pubblicata sul BURP n.14 del 26/01/2011. In aggiunta sono stati utilizzati i dati riportati nel Piano Provinciale di gestione dei Rifiuti Urbani della Provincia di Taranto o analisi merceologiche svolte direttamente presso gli impianti pubblici di conferimento. Per le zone di cui non si disponeva di dati, si è proceduto all’assimilazione con territori similari per caratteristiche demografiche, socio-economiche e fisiche per i quali erano disponibili analisi merceologiche, utilizzando queste ultime per le elaborazioni necessarie. Nel paragrafo 4.4 sono riportati per ciascuna provincia i dati di partenza e le elaborazioni effettuate al fine di determinare l’analisi merceologica utilizzata come riferimento per le elaborazioni di piano. 1.2 PRODUZIONE DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI La produzione complessiva di RSU della Regione Puglia negli anni 2000 – 2011, si attesta intorno alle 2.000.000 tonnellate anno circa, con un massimo nell’anno 2009 ed un minimo nell’anno 2001. I dati relativi alla produzione di RSU nella regione Puglia (Figura 1), evidenziano sostanzialmente una diminuzione della produzione tra gli anni 2000-2001, 2004-2005, 2007-2008 e 2009-2011. Il più consistente decremento pari al 2,20 % si registra nel periodo 2010-2011. A fronte di tali decrementi si registra un aumento di produzione tra gli anni 2001-2004, 2005-2007 e 2008-2009. Il più consistente incremento si registra tra il 2005-2006 pari al 6,07%. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 4/33 Figura 1 – Andamento della produzione di rifiuti nella Regione Puglia negli anni 2000 – 2010. Fonte: dati Regione Puglia e dati ISPRA. Figura 2 – Andamento della produzione pro-capite di rifiuti nella Regione Puglia negli anni 2000 – 2011. 1.2.1 Produzione di Rifiuti Solidi Urbani a livello provinciale PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 5/33 Figura 3 – Andamento della produzione di rifiuti nelle Province pugliesi anni 2008 - 2011. Nella Figura 3 che riportata la produzione di rifiuti nelle province pugliesi negli anni 2008 - 2011, si osserva che la Provincia di Bari rappresenta quella con il maggiore quantitativo prodotto in termini assoluti, seguita dalla provincia di Lecce, Taranto, Foggia, Brindisi e Barletta – Andria – Trani. In termini di andamento di produzione negli anni, si osserva: � per la provincia di Bari e Barletta – Andria – Trani un trend crescente negli anni 2008 – 2010 e decrescente dal 2010 al 2011; � per la provincia di Foggia un trend crescente dal 2008 al 2011; � per la provincia di Lecce e Taranto un trend variabile di aumento e riduzione dal 2008 al 2011, da cui si evince comunque una riduzione nel 2011 rispetto al 2008; � per la provincia di Brindisi un trend di riduzione dall’anno 2008 al 2011. Nella Figura 4 che riporta la produzione pro-capite nelle province pugliesi negli anni 2008, 2009, 2010 e 2011, si evidenzia che le provincie con maggiore produzione pro capite di RSU nell’anno 2011 sono rappresentate da Taranto e Brindisi, a seguire Bari, Lecce e Barletta – Andria – Trani, PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 6/33 Foggia. Si osserva che la Provincia di Taranto ha un valore di produzione pro capite superiore alla media regionale degli anni 2008 - 2011, la Provincia di Brindisi supera la media procapite regionale solo per il 2008 – 2010, mentre la Provincia di Bari per gli anni 2008 e 2009. Per le altre Province la produzione procapite per abitante risulta sempre inferiore alla media regionale. Il confronto dei dati provinciali con i dati reperiti da fonte ISPRA relativi alla media pro-capite del Sud Italia e dell’Italia evidenzia che i pro capiti per provincia risultano sempre maggiori, almeno negli ultimi anni, alla media procapite del sud Italia, mentre risultano inferiori alla media procapite nazionale per le province di Bari, Barletta – Andria – Trani, Foggia, Lecce e Brindisi, solo per la provincia di Taranto il procapite relativo al 2011 risulta maggiore di quello nazionale. Per quanto riguarda l’andamento relativo alla produzione pro capite di rifiuti negli anni si osserva: � per la provincia di Foggia un trend crescente dal 2008 al 2011; � per la provincia di Brindisi un trend decrescente dal 2008 al 2011; � per le restanti province un trend variabile di aumento e riduzione dal 2008 al 2011, da cui si evince comunque una riduzione nel 2011. Figura 4 – Andamento della produzione di rifiuti pro capite nelle Province pugliesi negli anni 2008, 2009, 2010 e 2011. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 7/33 Nella mappa che segue si riporta la produzione pro-capite a livello comunale relativamente all’anno 2011. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 8/33 1.2.2 Stagionalità della produzione di RSU Nei grafici che si riportano di seguito è rappresentato per provincia con riferimento agli anni 2008 – 2011 l’andamento mensile dell’indice di produzione normalizzato di rifiuti solidi urbani (rapporto tra produzione mensile e media annuale), al fine di valutare in quali mesi dell’anno la produzione totale di RSU subisce uno scostamento rispetto al valore medio annuale. L’andamento per provincia è confrontato per ciascun anno con l’andamento regionale. Dall’osservazione degli andamenti dei grafici di cui alla Figura 5, Figura 6, Figura 7 e Figura 8 emerge che la produzione di rifiuti solidi urbani nella Regione Puglia cresce nei primi mesi dell’anno a partire dal mese di marzo, raggiungendo i valori massimi nei mesi di luglio ed agosto, e decresce a partire dal mese di settembre con un minimo nel mese di novembre. Le province che contribuiscono maggiormente ai valori massimi dei mesi di luglio e agosto sono rappresentate da Lecce, Foggia, Brindisi, Taranto e Barletta – Andria – Trani, tale consistente aumento potrebbe essere attribuito all’aumento delle presenze turistiche. Per la Provincia di Bari si registra una riduzione della produzione di RSU nel mese di agosto che potrebbe essere attribuito allo svuotamento della città per le vacanze estive. I valori minimi di produzione di rifiuti si registrano nei mesi di febbraio e novembre, dai grafici che seguono si evince che il verificarsi di tale riduzione si ripete ogni anno, ciò consente di ipotizzare che la riduzione del mese di febbraio potrebbe essere attribuita alla minore durata del mese in termini di giorni mentre quella che si registra nel mese di novembre potrebbe essere attribuita ad un calo fisiologico dei consumi prima delle festività natalizie. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 9/33 Figura 5 – Stagionalità nella produzione dei rifiuti nella Regione e nelle Province pugliesi nell’anno 2008. Figura 6 – Stagionalità nella produzione dei rifiuti nella Regione e nelle Province pugliesi nell’anno 2009. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 10/33 Figura 7 – Stagionalità nella produzione dei rifiuti nella Regione e nelle Province pugliesi nell’anno 2010. Figura 8 – Stagionalità nella produzione dei rifiuti nella Regione e nelle Province pugliesi nell’anno 2011. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 11/33 1.3 COMPOSIZIONE MERCEOLOGICA DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI Il metodo che ha consentito mediante l’elaborazione dei dati riportati nei Piani d’Ambito, nei Progetti dei Piani Comunali di raccolta, nel Piano Provinciale di gestione dei Rifiuti Urbani della Provincia di Taranto ed infine nelle analisi merceologiche svolte direttamente presso gli impianti pubblici di conferimento (fonti bibliografiche meglio descritte al paragrafo 4.1.2), è schematizzato di seguito: � Per ciascuna provincia sono state reperite dalle diverse fonti bibliografiche descritte nel paragrafo 4.1.2 le analisi merceologiche disponibili riferite a sotto ambiti geografici, di solito rappresentati da ATO, da singoli comuni o da raggruppamenti di comuni. � Per le zone di cui non si disponeva di dati, si è proceduto all’assimilazione con territori similari per caratteristiche demografiche, socio-economiche e fisiche per i quali erano disponibili analisi merceologiche, utilizzando queste ultime per le elaborazioni necessarie. � Le diverse analisi merceologiche sono state rese omogenee rispetto alle frazioni merceologiche, che in molti casi erano non omogenee. � E’ stata effettuata la media pesata rispetto alla popolazione residente di ciascun sotto ambito geografico al fine di determinare l’analisi merceologica rappresentativa per tutto il territorio provinciale. Nei paragrafi che seguono sono descritti per ciascuna provincia i dati di partenza con le relative fonti di reperimento e la composizione merceologica dei Rifiuti Solidi Urbani determinata mediante il metodo sopra descritto. 1.3.1 Composizione merceologica dei rifiuti solidi urbani nella Provincia di Taranto Per la Provincia di Taranto sono stati utilizzati i dati riportati nel Piano Provinciale di gestione dei Rifiuti Solidi Urbani della Provincia di Taranto, per il quale è stata eseguita una indagine approfondita, nei mesi da agosto a dicembre 2008, sulle caratteristiche merceologiche dei flussi di rifiuto urbano indifferenziato residuali dalla raccolta differenziata, per tutto il territorio provinciale. L’indagine ha fornito, per cinque zone omogenee del territorio provinciale, la composizione merceologica al netto delle raccolte differenziate, che è stata successivamente integrata con i materiali raccolti in modo differenziato, al fine di avere una corretta quantificazione delle diverse frazioni merceologiche che compongono il rifiuto. Per quanto riguarda il sottovaglio al fine di valutare la reale composizione dei rifiuti urbani a monte della raccolta differenziata, il piano ha PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 12/33 stimato che il sottovaglio fosse composto da circa il 75% di umido, 10% di carta, 5% di plastica, 5% di vetro, 1% di alluminio e 4% di inerti. Si riporta di seguito (Tabella 2) la ripartizione merceologica al lordo delle raccolte differenziate, per le cinque zone omogenee del territorio della Provincia di Taranto ed estratte dal Piano Provinciale. Tabella 2 – Composizione merceologica della Provincia di Taranto - Fonte: Piano Provinciale di gestione dei Rifiuti Urbani della Provincia di Taranto – Marzo 2009. 1.3.2 Composizione merceologica dei rifiuti solidi urbani nella Provincia di Bari Per la Provincia di Bari è stato possibile reperire le seguenti fonti di dati : � Studio di giugno 2007, contenente le analisi merceologiche effettuate su campioni di rifiuti provenienti da tre comuni (Ceglie, Palese S.Spirito e Poggio Franco) dell’ATO BA/2 prelevati presso l’Impianto AMIU di Bari e conferenti presso la discarica di Giovinazzo, di cui si riporta di seguito il dato medio. Frazioni merceologiche BARI AMIU Cartone 4,9 Plastica 14,4 Carta 13,5 Vetro 5,1 Tessili 3,6 Metalli 1,1 PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 13/33 Frazioni merceologiche BARI AMIU Alluminio 0,4 Legno 2,4 Organico 37,6 Potature e giardini Ingombranti 5,6 RUP 1,5 Pannolini 2,6 Inerti 3,3 Altro 1,8 Spazzamento 2,1 Totale 100,00 Tabella 3 – Composizione merceologica media comuni ATO BA/2. Fonte: Analisi merceologica presso l’impianto AMIU di Bari – Giugno 2007. � Caratterizzazione merceologica dei rifiuti residuali prodotti dal comune di Giovinazzo effettuata nel mese di maggio 2011 nell’ambito della redazione del Piano comunale di raccolta, di cui si riporta la composizione di progetto utilizzata a base del citato piano. Frazioni merceologiche Comune di Giovinazzo Organico biodegradabile 44,60 Carta e cartone 24,48 Vetro 7,91 Plastica 10,49 Metalli ferrosi 1,98 Alluminio 0,75 Gomma, legno e cuoio 1,2 Tessili 2,8 Ingombranti 5,37 Altro 0,45 Totale 100,00 Tabella 4 – Composizione merceologica di progetto del comune di Giovinazzo Fonte: Progetto del Piano Comunale di Raccolta – Maggio 2011. � Composizione merceologica dei rifiuti prodotti nell’ATO BA/5 riportata nel relativo Piano d’Ambito, in cui si fa riferimento alle analisi merceologiche effettuate nella Provincia di Taranto nel marzo del 2009 nell’ambito delle attività per il “Piano Provinciale di gestione dei rifiuti urbani, assumendo come dato di riferimento la composizione merceologica dei Comuni dell’ATO TA/1 della fascia costiera per i comuni turistici e dei Comuni dell’entroterra per i restanti. Di seguito si riporta la tabella finale che riporta la composizione merceologica assunta a riferimento del Piano. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 14/33 Frazioni merceologiche Comune turistico Entroterra Totale Organico 35,60 33,60 34,30 Verde 2,00 2,80 2,50 Carta e cartone 18,10 16,30 16,90 Vetro 5,50 6,10 5,90 Plastica 13,20 12,00 12,40 Legno 5,10 3,90 4,20 Metalli 3,30 3,70 3,50 Tessili 4,10 4,90 4,60 Ingombranti - RAEE 4,10 5,40 5,00 Altro 7,00 9,40 8,60 Spazzamento 2,00 2,00 2,00 Totale 100,00 100,00 100,00 Tabella 5 – Composizione merceologica comuni ATO BA/5 Fonte: Piano d’Ambito ATO BA/5 – Marzo 2009. � Composizione merceologica dei rifiuti prodotti nell’ATO BA/4 riportata nel relativo Piano d’Ambito, in cui si fa riferimento a caratterizzazioni merceologiche specifiche svolte nel giugno 2011, presso il Comune di Cassano delle Murge, per i comuni di classe 1 “Comuni di piccola dimensione con meno di 15.000 abitanti” e presso il comune di Altamura per i comuni di classe 2 “Comuni di media dimensione con più di 15.000 abitanti” . Si ripotano di seguito le tabelle che riassumono gli esiti delle campagne di caratterizzazione. Frazioni merceologiche Comuni Classe 1 – popolazione < 15.000 abitanti Comuni Classe 2 – popolazione > 15.000 abitanti Frazione organica biodegradabile 43,00 39,00 Potature e giardini 2,00 1,00 Carta 14,00 13,50 Cartone 6,00 6,50 Vetro 9,00 5,00 Plastica 12,00 15,00 Metalli 1,50 1,90 Alluminio 1,50 1,00 Legno 3,00 4,00 Tessuti 4,00 4,00 Ingombranti 3,00 4,00 Altro 1,00 5,10 Totale 100,00 100,00 Tabella 6 – Composizione merceologica comuni ATO BA/4 Fonte: Piano d’Ambito ATO BA/4 – Classe 1: Campagna di caratterizzazione condotta nel giugno 2011 presso il comune di Cassano delle Murge – Classe 2: Campagna di caratterizzazione svolta nel giugno 2011 presso il comune di Altamura. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 15/33 1.3.3 Composizione merceologica dei rifiuti solidi urbani nella Provincia Barletta – Andria – Trani Per la provincia Barletta Andria Trani è stata reperita l’analisi merceologica riportata nel Piano d’Ambito dell’ATO BA/1, eseguita sui rifiuti in ingresso alla discarica per RSU di Andria gestita dalla Daneco Impianti, di cui si riporta di seguito la tabella finale. Frazioni merceologiche ATO BA/1 Plastica pesante 4,50 Plastica leggera 7,20 Frazione umida 27,80 Metalli ferrosi e non 2,67 Vetro e inerti 10,86 Alluminio 0,37 Legnosi 1,47 Tessili 2,93 Carta 12,33 Pannolini 2,50 Poliaccoppiati 0,33 Cuoio e gomma 0,93 Cartone 8,90 Sottovaglio 20 mm 17,20 Totale 100,00 Tabella 7 – Composizione merceologica dei rifiuti in ingresso all’impianto di Andria - Fonte: Piano d’Ambito ATO BA/1 – Documento “Centro di selezione e linea di biostabilizzazione” del Progetto esecutivo Relazione Tecnica Speciale (Daneco Impianti ottobre 2007). Mentre per i comuni di Minervino e Spinazzola ricadenti nell’ATO BA/4 e nella provincia di Barletta – Andria Trani sono stati recuperati i dati riportata nel relativo Piano d’Ambito, in cui si fa riferimento a campagne di caratterizzazione merceologica specifiche svolte nel giugno 2011, presso il Comune di Cassano delle Murge, per i comuni di classe 1 “Comuni di piccola dimensione con meno di 15.000 abitanti” di cui si riporta di seguito la relativa tabella. Frazioni merceologiche Comuni Classe 1 – popolazione < 15.000 abitanti Frazione organica biodegradabile 43,00 Potature e giardini 2,00 Carta 14,00 Cartone 6,00 Vetro 9,00 Plastica 12,00 Metalli 1,50 Alluminio 1,50 PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 16/33 Frazioni merceologiche Comuni Classe 1 – popolazione < 15.000 abitanti Legno 3,00 Tessuti 4,00 Ingombranti 3,00 Altro 1,00 Totale 100,00 Tabella 8 – Composizione merceologica comuni ATO BA/4 Fonte: Piano d’Ambito ATO BA/4 – Classe 1: Campagna di caratterizzazione condotta nel giugno 2011 presso il comune di Cassano delle Murge . 1.3.4 Composizione merceologica dei rifiuti solidi urbani nella Provincia di Foggia Per la Provincia di Foggia è stato possibile reperire per ciascun ATO le analisi merceologiche riportate nei quattro Piani d’Ambito come riportato di seguito. Frazioni merceologiche Comuni turistici ATO FG/1 Comuni interni ATO FG/1 Imballaggi in cartone 3,90 4,50 Carta uso grafico 7,30 9,10 Poliaccoppiati (tetrapak) 1,50 1,00 Vetro 5,70 5,80 Alluminio e metalli 1,30 1,80 Imballaggi in plastica 9,50 10,40 Frazione umida 37,20 35,10 Verde 3,00 2,80 RUP 1,00 1,00 Tessili 3,00 4,70 Materiali vari + Ingombranti 19,30 15,60 Spazzamento 2,10 2,50 Rifiuti residui non recuperabili 5,40 5,70 Totale 100,00 100,00 Tabella 9 – Composizione merceologica comuni ATO FG/1 Fonte: Piano d’Ambito ATO FG/1 – Dicembre 2011. Frazioni merceologiche Comuni ATO FG/4 Frazione organica biodegradabile 27,12 Potature e giardini 5,43 Carta 11,50 Cartone 5,43 Vetro 5,11 Plastica 18,26 Metalli 2,82 Alluminio 0,28 Legno 1,03 PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 17/33 Frazioni merceologiche Comuni ATO FG/4 Tessuti 7,67 Ingombranti 4,00 Altro 11,35 Totale 100,00 Tabella 10 – Composizione merceologica comuni ATO FG/4 Fonte: Piano d’Ambito ATO FG/4 – Studio svolto dall’Istituto di Ricerca CNA di Rimini – Maggio 2003. Frazioni merceologiche Comuni ATO FG/5 Imballaggi in cartone 3,10 Imballaggi in plastica 10,60 Carta 10,50 vetro 7,20 Prodotti tessili 2,10 Alluminio 1,50 Legno 3,70 Organico 49,70 Ingombranti 4,00 RUP 0,10 Imballaggi metallici 1,50 Altro 6,00 Totale 100,00 Tabella 11 – Composizione merceologica comuni ATO FG/5 Fonte: Piano d’Ambito ATO FG/5 – Analisi svolte presso l’impianto complesso – Anno 2010. La composizione merceologica dei rifiuti prodotti dai comuni appartenenti all’ATO FG/3 è stata determinata suddividendo i comuni in tre classi: i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti sono stati considerati come classe 1 “comuni di piccole dimensioni”, quelli con popolazione compresa tra 5.000 e 60.000 di classe 2 “comuni di medie dimensioni” ed infine il comune di Foggia è stato considerato di classe 3. Si riporta di seguito per ciascuna classe l’analisi merceologica ricavata attraverso specifiche campagne di caratterizzazione condotte. Frazioni merceologiche Comune di Foggia – Classe 3 Comuni di medie dimensioni – Classe 2 Comuni di piccole dimensioni – Classe1 Frazione organica biodegradabile 33,15 27,12 49,25 Potature e giardini 5,00 5,43 0,52 Carta 10,10 11,50 10,47 Cartone 7,47 5,43 3,15 Vetro 6,42 5,11 7,25 Plastica 12,87 18,26 10,59 Metalli 0,30 2,82 1,50 PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 18/33 Frazioni merceologiche Comune di Foggia – Classe 3 Comuni di medie dimensioni – Classe 2 Comuni di piccole dimensioni – Classe1 Alluminio 2,78 0,28 1,51 Legno 3,61 1,03 3,71 Tessuti 3,48 7,67 2,08 Ingombranti 4,00 4,00 4,00 Altro 10,80 11,35 5,97 Totale 100,00 100,00 100,00 Tabella 12 – Composizione merceologica comuni ATO FG/3 Fonte: Piano d’Ambito ATO FG/3 – Classe 3: Campagna di caratterizzazione condotta nel maggio 2010 presso il comune di Foggia – Classe 2: Elaborazione dati campagna condotta dall’ATO FG3 nel maggio 2003 – Classe 1: Campagna di caratterizzazione svolta nel maggio 2010 su un campione di rifiuti prodotti nel comune di Castelluccio Valmaggiore. 1.3.5 Composizione merceologica dei rifiuti solidi urbani nella Provincia di Brindisi Per la Provincia di Brindisi non essendo disponibili dati relativi a campagne specifiche condotte presso i territori interessati si è ritenuto di poter assumere come composizione merceologica di riferimento quella definita nel “Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti Urbani” della Provincia di Taranto con particolare riferimento per quanto riguarda il Comune di Brindisi alla composizione merceologica dei rifiuti prodotti dalla città di Taranto, per quanto riguarda gli altri comuni dell’ATO BR1 quella dei comuni costieri dell’ATO TA/3, ed infine per i comuni dell’ATO BR/2 quella dei comuni dell’entroterra dell’ATO TA/3 (quest’ultima assunzione è stata utilizzata anche nel Piano d’Ambito dell’ATO BR2). Si ritiene infatti che la Provincia di Brindisi possegga caratteristiche socio – economiche avvicinabili a quelle dei territori presi come riferimento e rappresentati appunto dalla città di Taranto e dai comuni costieri e dell’entroterra dell’ATO TA/3. Si riporta di seguito la tabella di assimilazione. ATO Tipo di comuni Composizione merceologica assunta a riferimento BR1 Brindisi Taranto TA/1 Altri Costieri TA/3 BR2 Tutti Entroterra TA/3 Tabella 13 – Schema delle assimilazioni assunte per la Provincia di Brindisi. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 19/33 1.3.6 Composizione merceologica dei rifiuti solidi urbani nella Provincia di Lecce Per la Provincia di Lecce non essendo disponibili i dati relativi a campagne specifiche condotte presso i territori interessati si è ritenuto di poter assumere le composizione merceologiche definite nel “Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti Urbani” della Provincia di Taranto, sulla base di quanto riportato nella tabella che segue. ATO Tipo di comuni Composizione merceologica assunta a riferimento LE1 Lecce Taranto TA/1 Costieri Costieri TA/3 Interni Entroterra TA/1 LE2 Tutti Costieri TA/3 LE3 Tutti Costieri TA/3 Tabella 14 – Schema delle assimilazioni assunte per la Provincia di Lecce. 1.3.7 Sintesi dei risultati Nel grafico che segue è riportata la sintesi dei risultati ottenuti. Figura 9 – Confronto per provincia delle composizioni merceologiche dei Rifiuti Solidi Urbani. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 20/33 1.4 RACCOLTA DIFFERENZIATA DI RIFIUTI SOLIDI URBANI Nella Figura 10 è rappresentato l’andamento delle percentuali di raccolta differenziata della Regione Puglia dall’anno 2000 al 2011, reperite da varie edizioni dei Rapporti Rifiuti Urbani dell’ISPRA ed ottenute a partire dall’anno 2008 fino al 2011 attraverso l’elaborazione dei dati del sito internet della Regione Puglia. In particolare i dati reperiti dal sito internet regionale sono stati elaborati secondo tre diverse metodologie: 1. rapporto tra i rifiuti raccolti in maniera differenziata ed effettivamente avviati a recupero e il totale dei rifiuti prodotti, così come dichiarato dai comuni nell’inserimento dei dati sul sito www.rifiutiebonifica.puglia.it (metodologia di calcolo stabilita dalla legge Regionale n.25/2007 art.9 comma 5 abrogata con la L.R. n.38 del 30/12/2012) che nel definire la destinazione dell’impianto specificano se presso lo stesso impianto viene effettuata attività di recupero o smaltimento (nella Figura 10 indicata come calcolo formula L.R. 25/07). 2. Rapporto tra le frazioni merceologiche raccolte in maniera differenziata ed avviabili ad attività di recupero ed il totale dei rifiuti prodotti (nella Figura 10 indicata come calcolo da frazioni merceologiche); 3. Rapporto tra le frazioni merceologiche raccolte in maniera differenziata ed avviabili ad attività di recupero escluso gli inerti ed il totale dei rifiuti prodotti (metodologia di calcolo proposta dall’ISPRA e nella Figura 10 indicata come calcolo da frazioni merceologiche esclusi inerti). I dati percentuali della raccolta differenziata della Regione Puglia sono stati confrontati con le percentuali medie nazionali e con le percentuali medie del Sud Italia. Dall’osservazione della Figura 10 si rileva che la percentuale di raccolta differenziata della Regione Puglia negli anni 2000 – 2011 è cresciuta dal 3,7 % al 17,3 % (metodologia di calcolo da frazioni merceologiche), con un leggero decremento nel 2003, tuttavia tali valori risultano sempre al di sotto delle medie percentuali nazionali e dal 2000 al 2003 al di sopra delle medie del Sud Italia, mentre per gli anni successivi al di sotto. Nell’anno 2011 la percentuale raggiunta dalla Regione Puglia risulta pari: � al 17,3 % (metodologia di cui al punto 2.); � al 17,1 % (metodologia di cui al punto 1.); � al 16,4 % (metodologia di cui al punto 3. che prevede l’esclusione dei rifiuti inerti). Si evidenzia che le percentuali determinate con la metodologia di cui al punto 1. e 2. si discostano per due cifre decimali, mentre quella calcolata con la metodologia di cui al punto 3. escludendo gli inerti si discosta da queste ultime di circa un punto percentuale. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 21/33 Figura 10 - Andamento percentuali di raccolta differenziata della Regione Puglia – Anni 2000 - 2011. Figura 11 - Andamento delle percentuali di raccolta differenziata per provincia negli anni 2008 - 2011. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 22/33 La Figura 11 riporta gli andamenti delle percentuali di raccolta differenziata1 negli anni 2008 - 2011 per ogni Provincia. Si osserva che le Province di Foggia e Taranto hanno le più basse percentuali di raccolta differenziata della Regione che si attestano intorno al 10%. Le Province con percentuali più alte rispetto alla media regionale, sono invece rappresentate in ordine decrescente dalla Provincia di Brindisi, Bari e Lecce. Mentre la Provincia di Barletta – Andria – Trani ha un andamento prossimo alla media regionale. Figura 12 – Incremento percentuale delle raccolte differenziate negli anni 2008 – 2011 delle Province Pugliese. La Figura 12 riporta gli incrementi percentuali di raccolta differenziata negli anni 2008 – 2011 per la Regione Puglia e le sei Province Pugliesi. Si osserva che la Provincia con l’incremento maggiore risulta la provincia di Brindisi con un incremento pari al 15,5 %, mentre l’incremento più basso pari all’1,5% è dato dalla Provincia di Foggia. 1 Le percentuali di raccolta differenziata sono state calcolate con la metodologia definita dalla L.R. 25/07 art.9 co.5. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 23/33 Si riporta di seguito la mappa contenente le percentuali di raccolta differenziata a livello di singolo comune e con riferimento all’anno 2011. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 24/33 Si riporta di seguito la mappa contenente l’incremento delle percentuali di raccolta differenziata a livello di singolo comune e con riferimento agli anni 2008 - 2011. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 25/33 1.5 FLUSSI PER FRAZIONE MERCEOLOGICA Nella Figura 13 è rappresentato l’andamento delle principali frazioni merceologiche (carta, plastica, organico, multimateriale, RUP2, ecc.) provenienti da raccolta differenziata raccolte negli anni 2008 – 2011 in tutta la Regione. Si osserva che le frazioni maggiormente raccolte sono rappresentate da carta e cartone, vetro, legno, plastica, multimateriale ed umido (solo per l’anno 2011). Nel 2011 la raccolta di carta e del cartone pari a 115.284 tonnellate ha subito un decremento rispetto al quantitativo raccolto nel 2009 pari a 125.401 tonnellate, altri decrementi più contenuti si registrano per il multimateriale (da 23.059 tonnellate nel 2010 a 20.414 nel 2011), per il legno (da 31.837 tonnellate nel 2010 a 31.275 nel 2011) e per i RAEE (da 7.156 tonnellate nel 2010 a 6.718 nel 2011). Per tutte le altre frazioni merceologiche si registra un incremento, che risulta rilevante per le seguenti frazioni: � l’umido passa da 6.036 tonnellate nel 2008 a 45.425, nel 2011; � il verde passa da 6.770 tonnellate nel 2008 a 13.138, nel 2011; � gli ingombranti passano da 7.605 tonnellate nel 2008 a 15.668, nel 2011; � ed infine i RUP da 303 tonnellate nel 2008 a 1.068, nel 2011. Figura 13 - Principali Frazioni merceologiche da raccolta differenziata raccolte nella Regione Puglia – Anni 2008 - 2011. 2 La quantità di RUP (Rifiuti Urbani Pericolosi) è stata elaborata attraverso i dati inseriti dai Comuni sul sito regionale www.rifiutiebonifica.puglia.it sotto le voci “Farmaci, Contenitori T/FC, Contenitori ed accumulatori, Vernici, inchiostri, adesivi e resine, Oli minerali” che contengono anche una parte di rifiuti non pericolosi pari a circa il 20%, tuttavia è stato assunto cautelativamente che tali rifiuti siano tutti pericolosi. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 26/33 Nella Figura 14 è riportato l’andamento pro capite regionale delle principali frazioni merceologiche provenienti da raccolta differenziata, confrontato con i pro capiti del Sud Italia e dell’Italia. Si osserva che il pro capite regionale risulta sempre inferiore al pro capite nazionale eccetto per i rifiuti ingombranti, ed inferiore anche al pro capite del Sud Italia tranne per la carta e cartone e la plastica. Figura 14 - Confronto tra Andamento pro-capite delle principali frazioni merceologiche raccolte in Puglia negli anni 2008 - 2011 e pro capite 2009 del Sud Italia e Italia. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 27/33 Nei grafici che seguono è riportato l’andamento dei flussi delle principali frazioni merceologiche raccolte nelle diverse province pugliesi negli anni 2008 – 2011. Figura 15 – Flussi principali frazioni merceologiche raccolte nelle province pugliesi nell’anno 2008. La Figura 15 mostra che nel 2008 i flussi maggiori di raccolta differenziata, in termini assoluti, provengono dalla Provincia di Bari, di Lecce e Foggia. Le frazioni maggiormente raccolte sono costituite da carta e cartone, dal vetro, dalla plastica, dal legno e dagli ingombranti. Le Province di Lecce e Brindisi hanno raccolto nel 2008 flussi considerevoli di raccolta differenziata multimateriale. La frazione umida nell’anno 2008 viene raccolta in modo del tutto trascurabile dalle sole province di Bari, Barletta – Andria – Trani e Lecce. La Figura 16 mostra che nel 2009 i flussi maggiori di raccolta differenziata, in termini assoluti, provengono dalla Provincia di Bari, di Lecce e Brindisi. Le frazioni maggiormente raccolte sono costituite da carta e cartone, dal vetro, dalla plastica, dal legno, dagli ingombranti, dall’umido e dal verde ornamentale. Le Province di Lecce, Brindisi e Taranto, hanno raccolto nel 2009 flussi considerevoli di raccolta differenziata multimateriale. La frazione umida nell’anno 2009 viene raccolta in tutte le province Pugliesi, il quantitativo maggiore risulta raccolto nella provincia di Bari e Brindisi. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 28/33 La Figura 17 mostra che nel 2010 i flussi maggiori di raccolta differenziata, in termini assoluti, provengono dalla Provincia di Bari, di Lecce e Brindisi. Le frazioni maggiormente raccolte sono costituite da carta e cartone, dal vetro, dalla plastica, dal legno, dagli ingombranti, dall’umido e dal verde ornamentale. Le Province di Lecce, Brindisi e Taranto, hanno raccolto nel 2010 flussi considerevoli di raccolta differenziata multimateriale. La frazione umida nell’anno 2010 viene raccolta in tutte le province Pugliesi, il quantitativo maggiore risulta raccolto nella provincia di Brindisi, Bari e Taranto. La Figura 18 mostra che nel 2011 i flussi di raccolta differenziata subiscono incrementi considerevoli ed i flussi maggiori, in termini assoluti, provengono dalla Provincia di Bari, di Lecce e Brindisi. Le frazioni maggiormente raccolte sono costituite da carta e cartone, dal vetro, dalla plastica, dal legno, dagli ingombranti, dall’umido e dal verde ornamentale. Le Province di Lecce, Brindisi e Taranto, hanno raccolto nel 2010 flussi considerevoli di raccolta differenziata multimateriale. La frazione umida nell’anno 2011 viene raccolta in tutte le province Pugliesi, il quantitativo maggiore risulta raccolto nella provincia di Brindisi, Bari, Foggia e Taranto. Figura 16 – Flussi principali frazioni merceologiche raccolte nelle province pugliesi nell’anno 2009. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 29/33 Figura 17 – Flussi principali frazioni merceologiche raccolte nelle province pugliesi nell’anno 2010. Figura 18 – Flussi principali frazioni merceologiche raccolte nelle province pugliesi nell’anno 2011. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 30/33 Nella Figura 19 sono riportati i quantitativi procapiti di raccolta differenziata per frazione merceologica, raccolti negli anni 2008 - 2011 nelle sei Province Pugliesi. Le Province con i quantitativi procapite più bassi per l’anno 2011, sono rappresentate dalla Provincia di Foggia e Taranto con un quantitativo complessivo al di sotto dei 60 Kg/ab*anno. Le Province di Barletta – Andria – Trani e Lecce si attestano intorno ad un valore di 80 Kg/ab*anno mentre la Provincia di Bari si attesta intorno agli 86 Kg/ab*anno. Tra le province pugliesi spicca la Provincia di Brindisi, come emerso anche nei paragrafi precedenti che nel 2011 è riuscita a raccogliere un quantitativo complessivo superiore a 120 Kg/ab*anno, costituito per lo più da carta e cartone (20,62 kg/ab*anno), da umido (10,28 kg/ab*anno), vetro (8,94 kg/ab*anno) e plastica (6,45 kg/ab*anno). PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 31/33 Figura 19 – Procapite delle principali frazioni merceologiche raccolte nelle province pugliesi. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 32/33 1.6 CONCLUSIONI La produzione complessiva di RSU della Regione Puglia negli anni 2000 – 2011, si attesta intorno alle 2.000.000 tonnellate anno circa, con un massimo nell’anno 2009 ed un minimo nell’anno 2001. Il più consistente decremento pari al 2,20 % si registra nel periodo 2010-2011, il più consistente incremento si registra tra il 2005-2006 pari al 6,07%. La provincia pugliese con il maggiore quantitativo prodotto in termini assoluti è rappresentata dalla Provincia di Bari, seguita dalla provincia di Lecce, Taranto, Foggia, Brindisi e Barletta – Andria – Trani. In termini di andamento di produzione negli anni, si osserva per la provincia di Foggia un trend crescente dal 2008 al 2011, per la provincia di Brindisi un trend di riduzione dall’anno 2008 al 2011, mentre per le restanti province un trend variabile di aumento e riduzione. Le province con maggiore produzione pro capite di RSU nell’anno 2011 sono rappresentate da Taranto e Brindisi, a seguire Bari, Lecce e Barletta – Andria – Trani, Foggia. La produzione di rifiuti solidi urbani nella Regione Puglia cresce nei primi mesi dell’anno a partire dal mese di marzo, raggiungendo i valori massimi nei mesi di luglio ed agosto, e decresce a partire dal mese di settembre con un minimo nel mese di novembre. La percentuale di raccolta differenziata della Regione Puglia negli anni 2000 – 2011 è cresciuta dal 3,7 % al 17,3 %, la Provincia con l’incremento percentuale maggiore di raccolta differenziata risulta la provincia di Brindisi con un incremento pari al 15,5 %, mentre l’incremento più basso pari all’1,5% è dato dalla Provincia di Foggia. Si osserva che le frazioni maggiormente raccolte sono rappresentate da carta e cartone, vetro, legno, plastica, multimateriale ed umido (solo per l’anno 2011). Nel 2011 la raccolta di carta e del cartone pari a 115.284 tonnellate ha subito un decremento rispetto al quantitativo raccolto nel 2009 pari a 125.401 tonnellate, altri decrementi più contenuti si registrano per il multimateriale (da 23.059 tonnellate nel 2010 a 20.414 nel 2011), per il legno (da 31.837 tonnellate nel 2010 a 31.275 nel 2011) e per i RAEE (da 7.156 tonnellate nel 2010 a 6.718 nel 2011). Per tutte le altre frazioni merceologiche si registra un incremento, che risulta rilevante per le seguenti frazioni: � l’umido passa da 6.036 tonnellate nel 2008 a 45.425, nel 2011; � il verde passa da 6.770 tonnellate nel 2008 a 13.138, nel 2011; � gli ingombranti passano da 7.605 tonnellate nel 2008 a 15.668, nel 2011; � ed infine i RUP da 303 tonnellate nel 2008 a 1.068, nel 2011. PARTE I 44 AANNAALLIISSII DDEEII DDAATTII DDII PPRROODDUUZZIIOONNEE EE RRAACCCCOOLLTTAA DDEEII RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII 33/33 L’andamento pro capite regionale delle principali frazioni merceologiche provenienti da raccolta differenziata, risulta sempre inferiore al pro capite nazionale eccetto per i rifiuti ingombranti, ed inferiore anche al pro capite del Sud Italia tranne per la carta e cartone e la plastica. Le Province con i quantitativi procapite più bassi per l’anno 2011, sono rappresentate dalla Provincia di Foggia e Taranto con un quantitativo complessivo al di sotto dei 60 Kg/ab*anno. Le Province di Barletta – Andria – Trani e Lecce si attestano intorno ad un valore di 80 Kg/ab*anno mentre la Provincia di Bari si attesta intorno agli 86 Kg/ab*anno. Tra le province pugliesi spicca la Provincia di Brindisi, come emerso anche nei paragrafi precedenti che nel 2011 è riuscita a raccogliere un quantitativo complessivo superiore a 120 Kg/ab*anno. PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA Parte I 55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 1/31 1 PREMESSA 2 2 PROVINCIA DI BARI 4 3 PROVINCIA DI BRINDISI 8 4 PROVINCIA DI FOGGIA 12 5 PROVINCIA DI LECCE 16 6 PROVINCIA DI TARANTO 22 7 PROVINCIA DI BARLETTA ANDRIA TRANI 28 PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 2/31 1 PREMESSA In relazione ai contratti vigenti in ciascun Comune pugliese, si è richiesta copia degli stessi comprensiva degli allegati, prioritariamente a due enti per ciascun ATO, al più virtuoso e non, selezionandoli dalla classifica “Comuni ricicloni della Puglia - 2010” (report di Legambiente patrocinato dall’ANCI e dalla Regione Puglia). Su tale base informativa, si è costruita una banca dati dei 15 ex ATO rifiuti, in cui al momento dello studio era ancora suddivisa la Puglia, pur nella prospettiva della riduzione a sei ambiti territoriali, come richiesto dalla normativa sopravvenuta. Tale archivio, poi, è stato ampliato con i contratti già posseduti o pervenuti al Servizio regionale richiedente entro fine 2011, a seguito di esplicita istanza avanzata dallo stesso alle AdA ed ai Comuni pugliesi. Il totale ha ricompreso l’analisi, al 2011, di 120 Comuni su 258 (pari al 46,51% dei Comuni pugliesi). Successivamente, è stato effettuato un aggiornamento dei dati sino ad ottobre 2012, riportati nelle tabelle denominate “AGGIORNAMENTO 2012”. I dati richiesti hanno riguardato il soggetto gestore, il tipo di affidamento, la durata del contratto, la data di affidamento, la scadenza dell’affidamento, il sistema di raccolta adottato (stradale, di prossimità, domiciliare, misto), i costi del servizio; quest’ultimo dato, è stato ampliato e reso più rappresentativo con i dati rivenienti dall’analisi delle schede CG contenute nei MUD, acquisiti presso le Camere di Commercio e presso la Polizia Provinciale, quindi elaborate come esaustivamente rappresentato nel corso della trattazione riportata al capitolo “O.7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI”, a cui, per completezza, si rimanda. Seguono i Comuni a cui si è chiesta detta documentazione, selezionati dalla classifica “Comuni ricicloni della Puglia - 2010”, dei quali, invero, non tutti hanno dato risposta: San Paolo di Civitate, Lesina (FG1); Roseto Valfortore, Castelluccio Valmaggiore (FG3); Ordona, Cerignola (FG4); Candela, Deliceto (FG5); Molfetta, Ruvo di Puglia (BA1); Bitetto, Sannicandro di Bari (BA2); Poggiorsini, Gravina di Puglia (BA4); Gioia del Colle, Conversano (BA5); Brindisi, San Donaci (BR1); Erchie, Francavilla Fontana (BR2); Mottola, Statte (TA1); Monteparano, Manduria (TA3); Cavallino, Lizzanello (LE1); Melpignano, Otranto (LE2); Montesano Salentino, Castrignano del Capo (LE3). PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 3/31 Mentre, tra i Comuni i cui contratti erano già in possesso del Servizio regionale o dei quali sono stati acquisiti i dati, gli stessi vengono annoverati di volta in volta in ciascun paragrafo, ossia per ciascuna Provincia di appartenenza. PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 4/31 2 PROVINCIA DI BARI La Provincia di Bari ricomprende interamente gli ATO BA2 e BA5 e larga parte degli ATO BA1 e BA4; ospita al 2009 complessivamente 1.252.485 abitanti, distribuiti in 41 Comuni. I Comuni di Bitetto, Adelfia, Alberobello, Capurso, Casamassima, Castellana Grotte, Conversano, Gioia del Colle, Locorotondo, Mola di Bari, Monopoli, Noci, Noicattaro, Putignano, Rutigliano, Sammichele di Bari, Triggiano, Turi e Valenzano, al 2011, non hanno fornito copia dei contratti in essere, od i dati più salienti, necessari per le analisi del PRGRU, a differenza degli altri enti ricompresi nella provincia di Bari, i cui dati sono stati riportati nella seguente tabella 2. È seguito, invero, un aggiornamento dei dati ad ottobre 2012, riportato nella sezione “ AGGIORNAMENTO 2012”. Si è analizzato, nel merito, il tipo di gestione (municipalizzate-in house, societa miste, gestore unico, contratti pluriennali, aziende speciali), il sistema di raccolta adottato (stradale; stradale e porta a porta in alcune zone; sistema misto, ossia stradale e di prossimità; porta a porta ‘spinto’), si è evidenziata la data di scadenza del contratto, la previsione della gestione unitaria e la doppia gestione (spazzamento, raccolta/trasporto). Si riportano, quindi, brevi considerazioni rivenienti dall’esame degli elementi raccolti. Al 2011, dei 22 Comuni analizzati, riguardo la tipologia gestionale, i dati attendibili hanno riguardato 21 municipalità, ovvero ben il 51,22 % sul totale dei 41 territori e il 68,35 % dei complessivi 1.252.485 abitanti; su detti totali, dei Comuni, e rispettivamente degli abitanti, sono stati rilevati l’80,95 % (43,40 % degli abitanti) di gestioni in eclusiva, il 4,76 % (6,58 % degli abitanti) di società miste, il 4,76% (5,57 % degli abitanti) mediante aziende speciali; il 9,52% (1,03 % degli abitanti) gestite in house; e, in ultimo, nessuna gestione diretta. Per quanto concerne il sistema di raccolta adottato, il campione significativo ha interessato 9 Comuni, ossia il 21,95 % sul totale rappresentato dai 41 enti, ovvero il 39,60 % dei complessivi 1.252.485 abitanti; su detti totali, dei Comuni e rispettivamente degli abitanti, sono stati rilevati ll 44,44 % ed il 15,19 % si sistemi di raccolta stradale, il 44,44 % ed il 20,15 % di sistemi di raccolta con il “porta a porta” in alcune zone del territorio comunale, l’11,11 % ed il 64,66 % mediante un sistema misto (stradale e di prossimità); e, in ultimo, nessun porta a porta ‘spinto’. Mentre, in riferimento alle scadenze contrattuali, il numero di enti locali valutato è stato di 16 unità, rappresentato in percentuale dal 39,02% del totale di 41 Comuni, ovvero il 58,04% dei complessivi 1.252.485 abitanti; su detti totali, dei Comuni e rispettivamente degli abitanti, si è rilevato che il 100 % si conclude entro il 31/12/2012, il 50 % e il 20,82 % fino alla gestione unitaria e nessuno oltre il 2012. PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 5/31 P R O V IN C E ATO COMUNI A b it a n ti r e si d e n ti G e st io n e u n it a ri a p re v is io n e d i g e st io n e u n it a ri a S o g g e tt o g e st o re T ip o d i a ff id a m e n to D u ra ta c o n tr a tt o ( a n n i) D a ta a ff id a m e n to S c a d e n za a ff id a m e n to S is te m a d i ra c c o lt a BA ex BA1 CORATO 47659 no si ASIPU, azienda speciale del Comune (L. 142/90) 1 01/01/2009 31/12/2009 MOLFETTA 59905 no A.S.M., azienda servizi municipalizzata RUVO DI PUGLIA 25786 no ATI LOMBARDI ECOLOGIA S.r.l. capogruppo Ecologia R.U.T.A. S.r.l. appalto concorso 5 19/12/2006 19/12/2011 CASSONETI - CONTENITORI E CAMPANE STRADALI TERLIZZI 27401 TRA.DE.CO. Srl prorogato dal 19/05/2009 al 31/12/2010 19/03/2002 31/12/2010 BA2 BARI 320677 no no AMIU Bari diretto 5 01/01/2001 31/12/2005 in revisione stradale/di prossimità nel centro storico BINETTO 2096 no Ditta Daniele Ambiente srl procedura aperta 1 29/06/2010 BITONTO 56323 no ASV spa (60% Comune, 40 % Puglia multiservizi srl) diretto 23/07/2008 31/12/2012 suddivisione in zone omogenee, con diverse modalità di raccolta: di prossimità, porta a porta "zone pilota" centro storico, Palombaio, Mariotto. BITRITTO 10660 no si LOMBARDI ECOLOGIA srl appalto concorso nel 1997, proroghe, e rinegoziazione nel 2008 9+5 31/12/1997 31/01/2011 stradale GIOVINAZZO 20678 no InnovAmbiente Puglia S.r.L. 01/01/2010 31/12/2012 MODUGNO 38231 no no ATI Ecoambiente srl/ecologica pugliese srl 01/09/2003 31/08/2012 PALO DEL COLLE 21633 no si LOMBARDI ECOLOGIA srl procedura ristretta con offerta economicamente più vantaggiosa 3 anni e 9 mesi 01/04/2009 31/12/2012 stradale, solo porta a porta nel centro storico SANNICANDRO DI BARI 9762 no no Coop. AVVENIRE srl appalto concorso 9 01/07/2004 ex BA4 ALTAMURA 68885 no no TRA.DE.CO. Srl 10, prorogabile di 6 mesi 18/02/2002 17/02/2012 CASSANO DELLE MURGE 13260 no si ATI TRA.DE.CO. Srl- Murgia Servizi Ecologici s.r.l. appalto concorso 24/09/2004 17/02/2012 cassonetti, con modalità secco-umido; di prossimità per la frazione secca solo in alcune aree del centro urbano GRAVINA IN PUGLIA 44209 no TRA.DE.CO. Srl in proroga GRUMO APPULA 13095 no TRA.DE.CO. Srl in proroga POGGIORSINI 1454 no si TRA.DE.CO. Srl 01/07/2004 17/02/2012 SANTERAMO IN COLLE 26722 no si TRA.DE.CO. Srl 01/02/2005 17/02/2012 TORITTO 8710 no si LOMBARDI ECOLOGIA Srl 01/05/2010 31/12/2012 cassonetti, con modalità secco-umido; porta a porta per la frazione secca solo in alcune aree del centro urbano BA5 ACQUAVIVA DELLE FONTI 21243 no si LOMBARDI ECOLOGIA Srl appalto concorso nel 1997, proroghe sino al 31/12/2009, nuovo affidamento sino al 30/06/2010, in gara 01/01/1998 30/06/2010 stradale CELLAMARE 5703 in gara, aqpprovato il capitolato speciale di appalto con DGC n. 59 il 23/09/2010 POLIGNANO A MARE 17664 no TEKNOSERVICE srl procedura negoziata senza bando 01/07/2010 30/11/2010 prorogabile di 5 mesi altri stradale Tabella 2.1.1 – Dati relativi ai contratti in essere in provincia di Bari (al 2011). PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 6/31 AGGIORNAMENTO 2012 P R O V IN C IA ATO COMUNE A B IT A N T I R E S ID E N T I G E S T IO N E U N IT A R IA P R E V IS IO N E D I G E S T IO N E U N IT A R IA SOGGETTO GESTORE TIPO DI AFFIDAMENTO DURATA DEL CONTRATTO DATA DI AFFIDAMENTO SCADENZA AFFIDAMENTO SISTEMA DI RACCOLTA ADOTTATO BA ex BA1 RUVO DI PUGLIA 25786 no ASIPU, azienda speciale del Comune (ex art. 113 d. lgs. 267/2000) Ordinanza sindacale contingibile ed urgente 30/03/2012 Attualmente è in corso la procedura per l'affidamento per una durata di 6 mesi (gara ponte) TERLIZZI TRA.DE.CO. Srl 19/03/2002 in proroga fino al 31/12/2012 BA2 BARI 320677 no no AMIU Bari diretto 5 01/01/2001 31/12/2005 stradale/di prossimità nel centro storico BINETTO 2096 no Ditta Daniele Ambiente srl procedura aperta 1 29/06/2010 05/09/2011 prorogato con ordinanza sindacale GIOVINAZZO 20678 no Daneco Impianti SRL Avviso di preinformazione pubblicato il 30.03.2012 MODUGNO 38231 no no ATI Ecoambiente srl/ecologica pugliese srl 01/09/2003 31/08/2012 prorogato fino al 28/02/2013 PALO DEL COLLE 21633 no si LOMBARDI ECOLOGIA srl procedura ristretta con offerta economicamente più vantaggiosa 3 anni e 9 mesi 01/04/2009 31/12/2012 stradale, solo porta a porta nel centro storico ex BA4 ALTAMURA 68885 no no TRA.DE.CO. Srl 10, prorogabile di 6 mesi 18/02/2002 17/02/2012 in proroga CASSANO DELLE MURGE 13260 no si ATI TRA.DE.CO. Srl- Murgia Servizi Ecologici s.r.l. appalto concorso AGGIUDICAZIONE DEFINITIVA con determina settore 1 Territorio n.131 del 20/09/2012 24/09/2004 17/02/2012 prorogato fino all'avvio del nuovo servizio cassonetti, con modalità secco-umido; di prossimità per la frazione secca solo in alcune aree del centro urbano SANTERAMO IN COLLE 26.911 si TRA.DE.CO. Srl Affidamento in appalto a seguito di gara a procedura aperta 7 anni. Prorogato con ordinanza al 18/06/2012 01/02/2005 17/02/2012 Cassonetto. Non si effettua la raccolta della FOP TORITTO 8710 no si LOMBARDI ECOLOGIA Srl 01/05/2010 31/12/2012 cassonetti, con modalità secco-umido; porta a porta per la frazione secca solo in alcune aree del centro urbano BA5 CAPURSO 31/12/2012 CASAMASSIMA Pubblicato il bando di gara della procedura per l'individuazione del nuovo soggetto affidatario del servizio MONOPOLI Aimeri Ambiente srl 9 anni 01/04/2012 31/03/2021 NOCI 31/03/2022 PUTIGNANO Procedimento concluso. Il nuovo affidamento partirà a decorrere dal 01.01.2013 SAMMICHELE DI BARI Ditta SI.ECO 25/02/2003 Le procedure per il nuovo affidamento sono state sospese TURI 12.658 no Ditta Catucci Srl Affidamento diretto Avviata la procedura per predisporre la gara per l'affidamento del servizio 31/12/2012 Cassonetto stradale. Non si effettua la raccolta della FOP VALENZANO TRA.DE.CO. Srl raccolta e trasporto 31/03/2013 Aimieri Ambiente srl spazzamento 30/04/2015 Tabella 2.1.2 – Dati relativi ai contratti in essere in provincia di Bari (ottobre 2012). PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 7/31 TIPO DI GESTIONE PROVINCIA BA CAMPIONE ANALIZZATO IN HOUSE DIRETTA ESCLUSIVA AZIENDA SPECIALE (L.142/90) SOCIETA' MISTA Numero comuni 41 21 2 0 17 1 1 (% sul totale) 15,89 51,22 9,52 80,95 4,76 4,76 Abitanti 1.252.485 856.053 440.487 371.489 47.659 56.323 (% sul totale) 30,60 68,35 1,03 43,40 5,57 6,58 Tabella 2.2 – Modalità di gestione attuate in Provinciadi Bari al 2011. SISTEMA DI RACCOLTA PROVINCIA BA CAMPIONE ANALIZZATO STRADALE MISTO (stradale, di prossimità) PORTA A PORTA IN ALCUNE ZONE PORTA A PORTA Numero comuni 41 9 4 1 4 0 (% sul totale) 15,89 21,95 44,44 11,11% 44,44% Abitanti 1.252.485 495.956 75.353 320.677 99.926 (% sul totale) 30,60 39,60 15,19 64,66% 20,15% Tabella 2.3 – Sistemi di raccolta adottati in Provincia di Bari al 2011. SCADENZA CONTRATTO PROVINCIA BA CAMPIONE ANALIZZATO Entro il 31/12/2012 Oltre il 2012 Fino alla gestione unitaria Numero comuni 41 16 16 0 8 (% sul totale) 15,89 39,02 100,00 50,00% Abitanti 1.252.485 726.986 726.986 151.341 (% sul totale) 30,60 58,04 100,00 20,82% Tabella 2.4 – Data di scadenza dei contratti in essere tra i gestori e le amministrazioni pubbliche. Tutti i 16 Comuni analizzati presentano un contratto o già scaduto o in scadenza entro l’anno 2012; mentre, solo 8, peraltro, prevedono anche la clausola di scadenza al momento del subentro della gestione unitaria. PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 8/31 3 PROVINCIA DI BRINDISI La Provincia di Brindisi ricomprende interamente gli ATO BR1 e BR2; ospita complessivamente 407.065 abitanti, distribuiti in 20 Comuni. Di detti enti locali, i Comuni di Cellino San Marco, San Vito dei Normanni e Torchiarolo, al 2011, non hanno fornito copia dei contratti in essere od i dati più salienti e necessari per le analisi del PRGRU, a differenza degli altri enti ricompresi nella stessa provincia, i cui dati sono stati riportati nella tabella 3.1. E’ seguito, invero, un aggiornamento dei dati ad ottobre 2012, riportato nella sezione “ AGGIORNAMENTO 2012”. Si è analizzato, in merito, il tipo di gestione (municipalizzate-in house, societa miste, gestore unico, contratti pluriennali), si è evidenziata la data di scadenza, la previsione della gestione unitaria e la doppia gestione (spazzamento, raccolta/trasporto). Si riportano, altresì, brevi considerazioni rivenienti dall’esame dei dati. Al 2011, dei 20 Comuni brindisini, riguardo la tipologia gestionale, i dati attendibili hanno riguardato 16 municipalità, ovvero un campione interessante il 90,46% degli abitanti residenti nell’intera provincia, da cui è emersa una modalità di gestione in via esclusiva ad una società privata. Si rileva che nell’ATO BR2 dal 18/12/2008 è in essere la gestione unitaria che interessa nove Comuni affidata in esclusiva all’ATI Monteco-Cogeir. Per quanto concerne il sistema di raccolta adottato, il campione significativo ha interessato 11 Comuni, ove risiede una popolazione pari all’58,19% dei complessivi 407.065 abitanti residenti in Provincia di Brindisi; su detti totali, sono stati rilevati il 9,09% si sistemi misti di raccolta, in particolare, è il sistema adottato nella città di Brindisi; ed un sistema porta a porta adottato in ben 10 centri abitati per una complesisva popolazione del 60,32% de lcampione pari a 142.891 abitanti residenti. Mentre, in riferimento alle scadenze contrattuali, il numero di enti locali valutato è stato di 17 unità, rappresentato in percentuale dal 85% del totale di 20 Comuni, ovvero il 92,20% dei complessivi 407.065 abitanti; su detti totali, dei Comuni e rispettivamente degli abitanti, si è rilevato che il 40 % si conclude entro il 31/12/2012, il 45 % oltre il 2012 e nessuno fino alla gestione unitaria. PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 9/31 P R O V IN C E ATO COMUNI A b it a n ti r e si d e n ti G e st io n e u n it a ri a p a ss a g g io a ll a g e st io n e u n it a ri a S o g g e tt o g e st o re T ip o d i a ff id a m e n to D u ra ta c o n tr a tt o ( a n n i) D a ta a ff id a m e n to S c a d e n za a ff id a m e n to S is te m a d i ra c c o lt a BR BR/1 BRINDISI 94000 no MONTECO srl procedura negoziata senza pubblicazione del bando 2 19/05/2010 19/05/2012 stradale, porta a porta CAROVIGNO 16050 no Carbinia S.p.A. 01/09/2006 31/08/2011 porta a porta SAN PIETRO VERNOTICO 14473 no MONTECO srl 01/12/2009 30/09/2011 porta a porta CISTERNINO 11914 no Axa S.r.l. / Gial Plast S.r.l. 01/01/2010 31/12/2011 FASANO 38460 no MONTECO srl 01/04/2010 31/03/2012 MESAGNE 27817 no Axa S.r.l. / Gial Plast S.r.l. 01/01/2010 31/12/2011 OSTUNI 32472 no Enerambiente S.r.l.. 01/10/2010 31/05/2011 SAN DONACI 7087 no 11/07/2008 10/07/2009 BR/2 CEGLIE MESSAPICA 20671 si ATI Monteco-Cogeir procedura aperta, offerta economicamente più vantaggiosa 10 18/12/2008 31/12/2018 porta a porta ERCHIE 9011 si 18/12/2008 31/12/2018 FRANCAVILLA FONTANA 36603 si 18/12/2008 31/12/2018 TORRE SANTA SUSANNA 10576 si 01/01/2019 ORIA 15209 si 18/12/2008 31/12/2018 SAN MICHELE SALENTINO 6372 si 18/12/2008 31/12/2018 SAN PANCRAZIO SALENTINO 10367 si 18/12/2008 31/12/2018 LATIANO 15050 si 18/12/2008 31/12/2018 VILLA CASTELLI 9180 si 18/12/2008 31/12/2018 Tabella 3.1.1 – Dati relativi ai contratti in essere in Provincia di Brindisi (al 2011). PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 10/31 AGGIORNAMENTO 2012 P R O V IN C IA ATO COMUNE A B IT A N T I R E S ID E N T I G E S T IO N E U N IT A R IA P R E V IS IO N E D I G E S T IO N E U N IT A R IA SOGGETTO GESTORE TIPO DI AFFIDAMENTO DURATA DEL CONTRATTO DATA DI AFFIDAMENTO SCADENZA AFFIDAMENTO SISTEMA DI RACCOLTA ADOTTATO porta a porta, di prossimità (a cassonetto), altro (da specificare) BR BR/1 BRINDISI 94.000 no MONTECO srl procedura negoziata senza pubblicazione del bando 2 anni. In proroga fino al 15 ott. 2012 19/05/2010 NOTA: Attualmente è in corso una gara di affidamento per un anno con clausola risolutiva in caso di avvio gestione unitaria da parte dell'ARO competente stradale, porta a porta. FASANO 38.460 no MONTECO srl Aggiudicazione provvisoria avvenuta in 20 settembre 2012 MESAGNE 27.817 no RTI Axa S.r.l. / Gial Plast S.r.l. 07/03/2012 30/06/2013 BR/2 CEGLIE MESSAPICA 20.671 si ATI Monteco-Cogeir procedura aperta, offerta economicamente più vantaggiosa 10 18/12/2008 31/12/2018 porta a porta ERCHIE 9.011 si ATI Monteco-Cogeir procedura aperta, offerta economicamente più vantaggiosa 10 18/12/2008 31/12/2018 porta a porta FRANCAVILLA FONTANA 36.603 si ATI Monteco-Cogeir procedura aperta, offerta economicamente più vantaggiosa 10 18/12/2008 31/12/2018 porta a porta LATIANO 15.050 si ATI Monteco-Cogeir procedura aperta, offerta economicamente più vantaggiosa 10 18/12/2008 31/12/2018 porta a porta ORIA 15.209 si ATI Monteco-Cogeir procedura aperta, offerta economicamente più vantaggiosa 10 18/12/2008 31/12/2018 porta a porta SAN MICHELE SALENTINO 6.372 si ATI Monteco-Cogeir procedura aperta, offerta economicamente più vantaggiosa 10 18/12/2008 31/12/2018 porta a porta SAN PANCRAZIO SALENTINO 10.367 si ATI Monteco-Cogeir procedura aperta, offerta economicamente più vantaggiosa 10 18/12/2008 31/12/2018 porta a porta TORRE SANTA SUSANNA 10.576 si ATI Monteco-Cogeir procedura aperta, offerta economicamente più vantaggiosa 10 18/12/2008 31/12/2018 porta a porta VILLA CASTELLI 9.180 si ATI Monteco-Cogeir procedura aperta, offerta economicamente più vantaggiosa 10 18/12/2008 31/12/2018 porta a porta Tabella 3.1.2 – Dati relativi ai contratti in essere in Provincia di Brindisi (ottobre 2012). PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 11/31 TIPO DI GESTIONE PROVINCIA BR CAMPIONE ANALIZZATO IN HOUSE DIRETTA ESCLUSIVA AZIENDA SPECIALE (L.142/90) SOCIETA' MISTA Numero comuni 20 16 0 0 16 0 0 (% sul totale) 7,75 80,00 100,00 Abitanti 407.065 368.225 368.225 (% sul totale) 9,95 90,46 100,00 Tabella 3.2 – Modalità di gestione attuate in Provincia di Brindisi al 2011. In base al campione analizzato, ovvero 16 Comuni della provincia di Brindisi (ossia ben l’80% delle municipalità brindisine), hanno affidato la gestione dei rifiuti in via esclusiva. SISTEMA DI RACCOLTA PROVINCIA BR CAMPIONE ANALIZZATO STRADALE MISTO (stradale, di prossimità) PORTA A PORTA IN ALCUNE ZONE PORTA A PORTA Numero comuni 20 11 0 1 0 10 (% sul totale) 7,75 55,00 9,09 50,00 Abitanti 407.065 236.891 94.000 142.891 (% sul totale) 9,95 58,19 39,68 60,32 Tabella 2.3 – Sistemi di raccolta adottati in Provincia di Brindisi al 2011. Degli 11 Comuni del campione che si è potuto analizzare, uno adotta un sistema di raccolta misto; gli altri 10, invece, implementano il porta a porta; interessando, quest’ultima modalità, il 60,32% della popolazione residente. SCADENZA CONTRATTO PROVINCIA BR CAMPIONE ANALIZZATO Entro il 31/12/2012 Oltre il 2012 Fino alla gestione unitaria Numero comuni 20 17 8 9 0 (% sul totale) 7,75 85,00 40,00 45,00 Abitanti 407.065 375.312 242.273 133.039 (% sul totale) 9,95 92,20 59,52 32,68 Tabella 2.4 – Data di scadenza dei contratti in essere tra i gestori e le amministrazioni pubbliche appartenenti alla Provincia di Brindisi. Dei 17 Comuni analizzati, presentano un contratto già scaduto o in scadenza entro l’anno 2012, soltanto 8 municipalità; mentre, gli altri 9, prevedono una scadenza successiva al 2012 e interessano una popolazione residente di 133.039 unità (pari al 32,68 % del campione considerato). PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 12/31 4 PROVINCIA DI FOGGIA La Provincia di Foggia ricomprende interamente gli ATO FG1, FG3 e FG5 e una parte dell’ATO FG4; ospita complessivamente 640.993 abitanti, distribuiti in 61 Comuni. Di detti enti locali, i Comuni di Vieste, Sannicandro Garganico, Rodi Garganico, San Paolo di Civitate, Cagnano Varano, Peschici, Vico del Gargano, Poggio Imperiale, Chieuti, Serracapriola, Ischitella, Apricena, Isole Tremiti, Carlantino, Castelnuovo della Daunia, Celenza Valfortore, Faeto, Motta Montecorvino, Orsara di Puglia, Pietramontecorvino, Rignano Garganico, San Marco La Catola, San Severo, Torremaggiore, Troia, Volturino, Zapponeta, Accadia, Anzano di Puglia, Ascoli Satriano, Bovino, Candela, Monteleone di Puglia, Panni, Rocchetta Sant’Antonio e Sant’Agata di Puglia, al 2011, non hanno fornito copia dei contratti in essere od i dati più salienti e necessari per le analisi del PRGRU, a differenza degli altri enti ricompresi nella stessa provincia, i cui dati sono stati riportati nella tabella 4.1. E’ seguito, invero, un aggiornamento dei dati ad ottobre 2012, riportato nella sezione “ AGGIORNAMENTO 2012”. Si è analizzato, in merito, il tipo di gestione (municipalizzate-in house, societa miste, gestore unico, contratti pluriennali), si è evidenziata la data di scadenza, la previsione della gestione unitaria e la doppia gestione (spazzamento, raccolta/trasporto). Per i comuni dell’ex Ato FG4, ricadenti nella Provincia di Foggia, è previsto un sistema di gestione unitaria per la raccolta differenziata e per lo smaltimento. Si riportano, altresì, brevi considerazioni rivenienti dall’esame dei dati a margine delle tabelle che seguono. PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 13/31 P R O V IN C E ATO COMUNI A b ita n ti re si d e n ti C o m u n e c o st ie ro /m o n ta n o G e st io n e u n ita ri a p a ss a g g io a lla g e st io n e u n ita ri a S o g g e tt o g e st o re D o p p ia g e st io n e T ip o d i a ff id a m e n to D u ra ta c o n tr a tt o ( a n n i) D a ta a ff id a m e n to S ca d e n za a ff id a m e n to S is te m a d i r a cc o lta FG FG1 SAN MARCO IN LAMIS 14650 no Ditta Geotec igiene urbana prorogato al 23/02/2011 Soc. Coop. Sociale di tipo B "Edilverde" raccolta e trasporto 15/02/2011 14/08/2011 LESINA 6415 no C.S.S. - Coop. Soc. Cultura e Solidarietà per lo sviluppo di Torremaggiore CARPINO 4430 no Tecneco Servizi Generali S.r.L. raccolta e trasporto 06/12/2005 05/12/2014 Tecneco Servizi Generali S.r.L. spazzamento 09/08/2006 25/12/2014 FG3 ALBERONA 1.031 no Comune BICCARI 2.910 no Cooperativa EcoAlba 1/07/2009 prorogato al 30/06/2011 CASALNUOVO MONTEROTARO 1.729 no Soc. coop. ECO ALBA 01/05/2011 30/04/2012 CASALVECCHIO DI PUGLIA 2.009 no Soc. coop. ECO ALBA 01/01/2011 30/06/2011 CASTELLUCCIO DEI SAURI 2.051 no Comune CASTELLUCCIO VALMAGGIORE 1.370 no si SMAT 01/12/2000 10/11/2009 prorogato fino al 30/11/2012 CASTELNUOVO DELLA DAUNIA 1.614 no Soc. coop. ECO ALBA 02/11/2009 30/10/2011 CELLE SAN VITO 193 no Comune di Celle San Vito con unico dipendente e automezzi propri e con conferimento dei rifiuti c/o la discarica sita in Deliceto FOGGIA 153.239 no AMICA S.p.A. 01/01/2006 31/12/2015 LUCERA 34.645 no TECNECO Servizi Generali S.r.l. 01/01/2005 31/12/2013 MANFREDONIA 57.111 no Azienda Speciale Ecologica, successivamente trasformata in Azienda Servizi Ecologici S.p.A. 01/01/2002 30/12/2008 Proroga al 31/12/2016 MATTINATA 6.542 no TECNECO Servizi Generali S.r.l. 01/08/2005 31/07/2014 MONTE SANT'ANGELO 13.250 no TECNECO Servizi Generali S.r.l. 31/12/2010 proroga al 30/04/2011 (e comunque per altri nove anni dalla data di sottoscrizione del nuovo contratto d'appalto con la stessa ditta aggiudicataria del servizio) ROSETO VALFORTORE 1205 M no S.M.A.T Convenzione proroga al 31/05/2019 SAN GIOVANNI ROTONDO 27.037 no Lombardi Ecologia S.r.L. e Medusa Società Cooperativa r.l. 01/02/2007 31/01/2016 VOLTURARA APPULA 497 no 22/01/2000 31/12/2029 stradale Società Sud Servizi Generali Società cooperativa 01/10/2010 30/09/2013 FG4 CARAPELLE 6046 si, racc. diff., smaltimento S.I.A. s.r.l. Delibera Consorzio 22/01/2000 31/12/2029 stradale CERIGNOLA 58156 si, racc. diff., smaltimento S.I.A. s.r.l. Delibera Consorzio 22/01/2000 31/12/2029 stradale ORDONA 2650 si, racc. diff., smaltimento S.I.A. s.r.l. Delibera Consorzio 22/01/2000 31/12/2029 stradale ORTA NOVA 17792 si, racc. diff., smaltimento S.I.A. s.r.l. Delibera Consorzio 22/01/2000 31/12/2029 stradale STORNARA 4844 si, racc. diff., smaltimento S.I.A. s.r.l. Delibera Consorzio 22/01/2000 31/12/2029 stradale STORNARELLA 4959 si, racc. diff., smaltimento S.M.A.T. / S.I.A. (racc.indiff./ S.I.A. (racc. diff.) Delibera Consorzio 22/01/2000 31/12/2029 stradale FG5 DELICETO 3950 M no si SENESI S.P.A. (PORTO SANT’ELPIDIO) (FM) Gara ad evidenza pubblica PROROGA FINO AL CONTRATTO DI GESTIONE UNITARIA Tabella 4.1.1 – Dati relativi ai contratti in essere in Provincia di Foggia (al 2011). PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 14/31 AGGIORNAMENTO 2012 P R O V IN C IA ATO COMUNE A B IT A N T I R E S ID E N T I G E S T IO N E U N IT A R IA P R E V IS IO N E D I G E S T IO N E U N IT A R IA SOGGETTO GESTORE DOPPIA GESTIONE TIPO DI AFFIDAMENTO DURATA DEL CONTRATTO DATA DI AFFIDAMENTO SCADENZA AFFIDAMENTO SISTEMA DI RACCOLTA ADOTTATO porta a porta, di prossimità (a cassonetto), altro (da specificare) FG FG/1 APRICENA 21/06/2010 31/12/2012 CAGNANO VARANO gara in corso determina del 09.08.2012 CARPINO 4.430 no Tecneco Servizi Generali S.r.L. raccolta e trasporto 06/12/2005 05/12/2014 Tecneco Servizi Generali S.r.L. spazzamento 09/08/2006 25/12/2014 LESINA 6.415 NO Ecologica Pugliese Srl 6 anni 28/04/2011 02/05/2017 PESCHICI 6 anni 14/04/2012 14/04/2018 RODI GARGANICO 30/09/2012 - attualmente in proroga fino al nuovo affidamento SAN MARCO IN LAMIS 14.650 no Ditta Geotec igiene urbana 12/09/2016 Soc. Coop. Sociale di tipo B "Edilverde" raccolta e trasporto 15/02/2011 SERRACAPRIOLA 21/05/2013 Non si effettua la raccolta della FOP VIESTE 21/05/2013 FG3 CASTELNUOVO MONTEROTARO 1.729 no Soc. coop. ECO ALBA Aggiudicazione con riserva di legge ad ECOALBA per il nuovo servizio che avrà decorrenza dal 01/11/2012 01/05/2011 31/10/2012 porta a porta CASTELLUCCIO VALMAGGIORE 1.370 no si SMAT 01/12/2000 10/11/2009 prorogato fino al 30/11/2012 CASTELNUOVO DELLA DAUNIA 1.614 no Soc. coop. ECO ALBA 01/01/2014 FOGGIA 153.239 no AMICA S.p.A. [dichiarata fallita con decreto del 18.01.2012] 01/01/2006 30/09/2012 LUCERA 34.645 no TECNECO Servizi Generali S.r.l. 01/01/2005 nuovo affidamento in corso MATTINATA 6.542 no TECNECO Servizi Generali S.r.l. 01/08/2005 31/07/2014 PIETRAMONTECORVINO Gestione comunale SANGIOVANNI ROTONDO 27.037 no Lombardi Ecologia S.r.L. e Medusa Società Cooperativa r.l. 01/02/2007 31/01/2016 TORREMAGGIORE Coop. Avvenire 9 anni 16/05/2006 15/05/2015 VOLTURARA APPULA 497 no Gestione comunale Trasporto Società Sud Servizi Generali Società cooperativa Raccolta e spazzamento 01/10/2010 30/09/2013 stradale FG4 CARAPELLE 6046 si, racc. diff., smaltimento S.I.A. s.r.l. Delibera Consorzio 31/12/2012 stradale CERIGNOLA 58156 si, racc. diff., smaltimento S.I.A. s.r.l. Delibera Consorzio 31/08/2016 stradale ORDONA 2650 si, racc. diff., smaltimento S.I.A. s.r.l. Delibera Consorzio 31/12/2012 stradale ORTA NOVA 17.838 si, racc. diff., smaltimento S.I.A. s.r.l. Delibera Consorzio 31/12/2012 stradale STORNARA 5.000 si, racc. diff., smaltimento S.I.A. s.r.l. Affidamento diretto legata alla durata del consorzio FG/4 30/04/2013 Stradale [anche per la FOP] STORNARELLA 4959 si, racc. diff., smaltimento S.I.A. s.r.l. Delibera Consorzio 31/03/2013 stradale FG5 ANZANO DI PUGLIA 1 anno 14/09/2012 13/09/2013 ROCCHETTA SANT'ANTONIO nuovo affidamento previsto dal 01.01.2013 Tabella 4.1.2 – Dati relativi ai contratti in essere in Provincia di Foggia (ottobre 2012). PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 15/31 TIPO DI GESTIONE PROVINCIA FG CAMPIONE ANALIZZATO IN HOUSE DIRETTA ESCLUSIVA AZIENDA SPECIALE (L.142/90) SOCIETA' MISTA Numero comuni 61 26 0 2 23 1 0 (% sul totale) 23,64 42,62 88,46 Abitanti 640.993 430.325 370.970 (% sul totale) 15,66 67,13 86,21 Tabella 4.2 – Modalità di gestione attuate in Provincia di Foggia al 2011. In base al campione analizzato, ovvero sui 26 Comuni della provincia di Foggia (ossia il 42,62% delle municipalità foggiane), hanno affidato la gestione dei rifiuti in via esclusiva ben 23 realtà comunali; è presente un’unica azienda speciale S.p.A. nella città di Manfredonia e due gestioni dirette nei paesi di Celle San Vito e Castelluccio dei Sauri. SISTEMA DI RACCOLTA PROVINCIA FG CAMPIONE ANALIZZATO STRADALE MISTO (stradale, di prossimità) PORTA A PORTA IN ALCUNE ZONE PORTA A PORTA Numero comuni 61 4 4 0 0 0 (% sul totale) 23,64 6,56 0 0 Abitanti 640.993 67.349 0 0 (% sul totale) 15,66 10,51 0 0 Tabella 4.3 – Sistemi di raccolta adottati in Provincia di Foggia al 2011. Il campione analizzato è un po’ scarno, infatti dei 4 Comuni presi a riferimento, tutti adottano un sistema di raccolta stradale. SCADENZA CONTRATTO PROVINCIA FG CAMPIONE ANALIZZATO Entro il 31/12/2012 Oltre il 2012 Fino alla gestione unitaria Numero comuni 61 21 5 14 2 (% sul totale) 23,64 34,43 23,81 66,67 9,52 Abitanti 640.993 420.635 22.912 387.973 5.320 (% sul totale) 15,66 65,62 5,45 92,24 1,26 Tabella 4.4 – Data di scadenza dei contratti in essere tra i gestori e le amministrazioni pubbliche appartenenti alla Provincia di Foggia. Dei 21 Comuni analizzati, presentano un contratto già scaduto o in scadenza entro l’anno 2012, soltanto 5 municipalità; mentre, altri 14, prevedono una scadenza successiva al 2012 e interessano una popolazione residente di 387.973 unità (pari al 66,67 % del campione considerato); allo stesso modo, altri 2 Comuni, prevedono la clausola del passaggio alla gestione unitaria. PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 16/31 5 PROVINCIA DI LECCE La Provincia di Lecce ricomprende interamente gli ATO LE1, LE2 e LE3; ospita complessivamente 812.509 abitanti, distribuiti in 97 Comuni. Di detti enti locali, i Comuni di Caprarica di Lecce, Arnesano, Calimera, Campi Salentina, Castri di Lecce, Copertino, Guagnano, Lecce, Lequile, Leverano, Martignano, Melendugno, Monteroni di Lecce, Novoli, porto Cesareo, Salice Salentino, San Cesario di Lecce, San Donato di Lecce, San Pietro in Lama, Squinzano, Surbo, Trepuzzi, Veglie, Vernole, Andrano, Aradeo, Bagnolo del Salento, Botrugno, Cannole, Carpignano Salentino, Castrignano De’ Greci, Castro, Collepasso, Corigliano D’Otranto, Cursi, Cutrofiano, Diso, Galatina, Galatone, Gallipoli, Giuggianallo, Giurdignano, Maglie, Martano, Minervino di Lecce, Muro Leccese, Nardò, Neviano, Nociglia, Ortelle, Otranto, Palmariggi, Presicce, Poggiardo, San Cassiano, Sanarica, Sannicola, Santa Cesarea Terme, Scorrano, Seci, Sogliano Cavour, Soleto, Spongano, Sternatia, Supersano, Surano, Tuglie, Uggiano La Chiesa e Zollino, al 2011, non hanno fornito copia dei contratti in essere od i dati più salienti e necessari per le analisi del PRGRU, a differenza degli altri enti ricompresi nella stessa provincia, i cui dati sono stati riportati nella tabella 5.1. È seguito, invero, un aggiornamento dei dati ad ototbre 2012, riportato nella sezione “AGGIORNAMENTO 2012”. Si è analizzato, in merito, il tipo di gestione (municipalizzate-in house, societa miste, gestore unico, contratti pluriennali), si è evidenziata la data di scadenza, la previsione della gestione unitaria e la doppia gestione (spazzamento, raccolta/trasporto). Non sono previsti sistemi di gestione unitaria. Si riportano, altresì, brevi considerazioni rivenienti dall’esame dei dati a margine delle tabelle che seguono. PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 17/31 P R O V IN C E ATO COMUNI A b it a n ti r e si d e n ti G e st io n e u n it a ri a p a ss a g g io a ll a g e st io n e u n it a ri a S o g g e tt o g e st o re T ip o d i a ff id a m e n to D u ra ta c o n tr a tt o (a n n i) D a ta a ff id a m e n to S c a d e n za a ff id a m e n to S is te m a d i ra c c o lt a LE1 CARMIANO 12307 NO Geotec Ambiente Srl 31/12/2010 (proroga al 28/02/2011) CAVALLINO 12356 NO Ecotecnica srl Concessione di servizi 4+1 2006 in scadenza porta a porta LIZZANELLO 11775 NO Monteco s.r.l. 3 di prossimità con raccolta porta a porta multimateriale della fraz. secca leggera LE2 ALEZIO 5512 NO Diitta MONTEDURO Salvatore 28/02/2011 (proroga al 06/03/2011) porta a porta MELPIGNANO 2234 NO A.T.I. Ecotecnica / Bianco I.A. / Muccio gara ad evidenza pubblica 9 29/01/2009 29/01/2018 porta a porta LE3 ACQUARICA DEL CAPO 4.966 SI Consorzio 01/01/2007 31/12/2011 porta a porta ALESSANO 6.560 SI Consorzio 01/07/2006 31/12/2011 porta a porta ALLISTE 6.054 NO Gestione comunale porta a porta CASARANO 20.549 SI Consorzio 01/05/2006 30/04/2011 (proroga oltre sei mesi dalla data di scadenza) porta a porta CASTRIGNANO DEL CAPO 5426 NO Monteco s.r.l. gara ad evidenza pubblica 5 27/06/2008 CORSANO 5.742 SI Consorzio 01/07/2006 31/12/2011 porta a porta GAGLIANO DEL CAPO 5.514 SI Consorzio 01/07/2006 31/12/2011 MATINO 11.827 NO Gestione comunale porta a porta MELISSANO 7.374 NO Gestione comunale 01/05/2007 31/07/2009 porta a porta MIGGIANO 3.702 SI Consorzio 01/05/2007 31/12/2011 porta a porta MONTESANO SALENTINO 2700 NO Armando Muccio srl concorso ai sensi del D.Lgs. 17/03/1995 n. 157 e s.m.i., art. 6, comma 2, lettera c) con il criterio dell’art. 23 comma 1, lettera b 5 determina di aggiudicazione definitiva N. 25 del 13.09.2006 Contratto firmato 21 dicembre 2006 servizio partito 1 maggio 2007 31/12/2011 porta a porta MORCIANO DI LEUCA 3.463 SI Consorzio 01/07/2006 31/12/2011 porta a porta PARABITA 9.462 NO Gestione comunale porta a porta PATU' 1.739 SI Consorzio porta a porta RACALE 10.807 NO Gial Plast 01/04/2006 31/03/2011 Proroga ex determinazione n. 63 Registro Generale del 30/03/2011 per non oltre sei mesi dalla data di scadenza, ai sensi e per gli effetti dell'art. 23 comma 2 della L. 62/2005 porta a porta RUFFANO 9.693 SI Consorzio 01/12/2007 30/11/2012 porta a porta SALVE 4.679 SI Consorzio 01/07/2006 31/12/2011 porta a porta SPECCHIA 4.954 NO PETRA S.r.l. porta a porta TAURISANO 12.674 SI Consorzio 01/12/2007 30/11/2012 porta a porta TAVIANO 12.684 SI Consorzio 01/01/2008 31/12/2013 porta a porta TIGGIANO 2.927 SI Consorzio 01/07/2006 31/12/2011 porta a porta TRICASE 17.803 SI Consorzio 01/07/2008 30/06/2013 porta a porta UGENTO 12.070 SI Consorzio 01/03/2006 28/02/2011 ( Proroga tecnica,ai sensi e pergli effetti dell'art. 23 comma 2 della L, 62/2005 nelle more dell'espletamento delle procedure necessarie per l'individuazione del nuovo soggetto.alle stesse condizioni del patto in scadenza) porta a porta Tabella 5.1– Dati relativi ai contratti in essere in provincia di Lecce (al 2011) PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 18/31 AGGIORNAMENTO 2012 P R O V IN C IA ATO COMUNE A B IT A N T I R E S ID E N T I G E S T IO N E U N IT A R IA P R E V IS IO N E D I G E S T IO N E U N IT A R IA SOGGETTO GESTORE TIPO DI AFFIDAMENTO DURATA DEL CONTRATTO DATA DI AFFIDAMENTO SCADENZA AFFIDAMENTO SISTEMA DI RACCOLTA ADOTTATO porta a porta, di prossimità (a cassonetto), altro (da specificare) LE LE1 ARNESANO 4.040 NO ATI Gial Plast S.r.l. - SIECO S.p.A. Appalto Rinnovato per 3 anni fino al 31.03.2012 01/04/2008 31/03/2010 Porta a porta [anche per la raccolta della FOP] CALIMERA Proroga, ordinanza o affidamento temporaneo CAPRARICA DI LECCE Proroga, ordinanza o affidamento temporaneo CARMIANO 12.307 NO Geotec Ambiente Srl 31/12/2010 (proroga al 30/09/2012) CAVALLINO 12.356 NO Ecotecnica srl Concessione di servizi 4+1 28/06/1905 Proroga, ordinanza o affidamento temporaneo Porta a porta LECCE Aggiudicazione provvisoria del servizio Proroga manca aggiudicazionedefinitiva LEQUILE Ecotecnica srl Gara ad evidenza pubblica Proroga fino al 31/12/2012 LIZZANELLO 11.775 NO Monteco s.r.l. 3 Proroga, ordinanza o affidamento temporaneo di prossimità con raccolta porta a porta multimateriale della fraz. secca leggera MELENDUGNO Appalto Ato LE/1 Prorogato fino al 31/03/2013 SALICE SALENTINO 31/12/2011 prorogato con ordinanza sindacale SAN CESARIO DI LECCE Monteco SRL 4 anni fino al 31.03.2010 Proroga, ordinanza o affidamento temporaneo SAN DONATO DI LECCE Proroga, ordinanza o affidamento temporaneo SAN PIETRO IN LAMA 0,065590278 Proroga, ordinanza o affidamento temporaneo SURBO Proroga, ordinanza o affidamento temporaneo VEGLIE no Monteco SRL Offerta economica più vantaggiosa ai sensi dell'art. 23 lett. b) d.lgs. n. 157/1995 e s.m.i. 3 anni contr. Del 15.01.2008 fino all'avvio della Gestione unitaria da parte dell'Union3 VERNOLE Ecotecnica srl 31/12/2011 attualemente in proroga fino alla conclusione delle procedure di gara avviate da ARO LE/1 per il nuovo affidamento LE2 ALEZIO 5.512 NO Ditta MONTEDURO Salvatore Gara ad evidenza pubblica Igiene ambientale 06/09/2011 16/09/2014 porta a porta Affidamento diretto Spazzamento centro storico 21/05/2012 30/11/2012 ARADEO 31/12/2012 BOTRUGNO ATI Lombardi ecologia - CNS Consorzio Nazionale Servizi Società Cooperativa Appalto ATO LE/2 9 anni 29/01/2012 28/01/2021 CANNOLE 1.745 SI ATI Bianco, Ecotecnica, Muccio Appalto ATO LE/2 9 anni 15/05/2009 15/05/2018 Porta a porta. Non si effettua la raccolta della FOP COLLEPASSO Ditta Bianco Igiene Ambientale 30/06/2008 Prorogato fino al 31.12.2012 CUTROFIANO 18/05/2018 PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 19/31 GALATINA Centro Salento Ambiente SPA [partecipata dal Comune] Con deliberazione del C.Prefettizio n. 7/2012 il Comune ha incaricato il Consorzio ATO LE/2 per le procedure del nuovo affidamento 31/12/2012 MELPIGNANO 2.234 NO A.T.I. Ecotecnica / Bianco I.A. / Muccio gara ad evidenza pubblica 9 29/01/2009 29/01/2018 porta a porta NICIGLIA ATI Lombardi Ecologia CNS Bologna Appalto pubblico 9 anni 11/05/2009 10/05/2018 OTRANTO Lombardi Ecologia srl Consorzio ATO LE/2 Appalto pubblico 31/12/2012 ? SAN CASSIANO 2.126 si ATI Lombardi Ecologia CNS Bologna Procedura ad evidenza pubblica 9 anni 29/01/2009 28/01/2018 Porta a porta [anche per la raccolta della FOP] SANARICA 1.490 si ATI Lombardi Ecologia CNS Bologna Appalto pubblico 9 anni 29/01/2009 - data di avvio maggio 2009 30/04/2018 Porta a porta. Non si effettua la raccolta della FOP. SANNICOLA 31/12/2012 SANTA CESAREA TERME 2018 SPONGANO 3.802 si ATI Lombardi Ecologia SRL ATO LE/2 Appalto 04/08/2009 in proroga Porta a porta [anche per la raccolta della FOP] UGGIANO LA CHIESA feb. 2018 ZOLLINO 2.065 si Lombardi Ecologia srl Consorzio ATO LE/2 Appalto pubblico 9 anni dalla data di effettivo avvio del servizio 29/01/2009 [avvio] 30/04/2018 Porta a porta [anche per la FOP] LE3 ACQUARICA DEL CAPO 4.966 SI Consorzio 01/01/2007 31/12/2011 porta a porta ALESSANO 6.560 SI Consorzio 01/07/2006 31/12/2011 porta a porta ALLISTE 6.054 NO Gestione comunale porta a porta CASARANO 20.549 SI Igeco Costruzioni spa 01/05/2006 04/03/2013 porta a porta CASTRIGNANO DEL CAPO 5.426 NO Monteco s.r.l. gara ad evidenza pubblica 5 27/06/2008 CORSANO 5.742 SI Consorzio 01/07/2006 31/12/2011 porta a porta GAGLIANO DEL CAPO 5.514 SI Consorzio 01/07/2006 31/12/2011 MATINO 11.827 NO Gestione comunale porta a porta MELISSANO 7.374 NO Gestione comunale 01/05/2007 05/09/2019 porta a porta MIGGIANO 3.702 SI Consorzio 01/05/2007 31/12/2011 porta a porta PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 20/31 MONTESANO SALENTINO 2.700 NO Armando Muccio srl concorso ai sensi del D.Lgs. 17/03/1995 n. 157 e s.m.i., art. 6, comma 2, lettera c) con il criterio dell’art. 23 comma 1, lettera b 5 determina di aggiudicazione definitiva N. 25 del 13.09.2006 Contratto firmato 21 dicembre 2006 servizio partito 1 maggio 2007 31/12/2011 porta a porta MORCIANO DI LEUCA 3.463 SI Consorzio 01/07/2006 31/12/2011 porta a porta PARABITA 9.557 NO Igieco Costruzioni spa Procedura aperta - Criterio del prezzo più basso ai sensi degli artt. 81 e 82 d.lgs. n. 163/06 E' in corso la gara di appalto la cui aggiudicazione provvisoria deve avvenire entro il 28/10/2012 01/08/2011 31/10/2011 - Proroga fino al nuovo affidamento Porta a porta [anche per la FOP] PATU' 1.739 SI Consorzio porta a porta RACALE 10.807 NO Gial Plast srl 01/01/2012 31/03/2012 prorogato fino all'espletamento della gara per il nuovo affidamento porta a porta RUFFANO 9693 SI Consorzio 01/12/2007 30/11/2012 porta a porta SALVE 4679 SI Consorzio 01/07/2006 31/12/2011 porta a porta SPECCHIA 4.917 NO PETRA S.r.l. Affidamento diretto 5 anni 16/09/2009 15/09/2014 Porta a porta. Non si effettua la raccolta della FOP TAURISANO 12674 SI Consorzio 01/12/2007 30/11/2012 porta a porta TAVIANO 12684 SI Gial Plast srl Consorzio ATO SUD SALENTO Bacino LE/3 5 anni 01/01/2008 01/01/2013 porta a porta TIGGIANO 2927 SI Consorzio Unione dei Comuni Terra di Leuca 01/07/2006 porta a porta TRICASE 17803 SI Monteco srl Consorzio 01/07/2008 30/06/2013 porta a porta UGENTO 12070 SI Consorzio 01/03/2006 28/02/2011 ( Proroga tecnica,ai sensi e pergli effetti dell'art. 23 comma 2 della L, 62/2005 nelle more dell'espletamento delle procedure necessarie per l'individuazione del nuovo soggetto.alle stesse condizioni del patto in scadenza) porta a porta Tabella 5.1.2 – Dati relativi ai contratti in essere in provincia di Lecce (ottobre 2012) PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 21/31 TIPO DI GESTIONE PROVINCIA LE CAMPIONE ANALIZZATO IN HOUSE DIRETTA ESCLUSIVA AZIENDA SPECIALE (L.142/90) SOCIETA' MISTA GESTIONE UNITARIA Numero comuni 97 28 0 2 9 0 0 15 (% sul totale) 37,60 28,87 7,14 32,14 53,57 Abitanti 812.509 227.553 15.516 80.141 112.695 (% sul totale) 19,85 28,01 6,82 9,86 13,87 Tabella 5.2 – Modalità di gestione attuate in Provincia di Lecce al 2011. In base al campione analizzato, ovvero sui 28 Comuni della provincia di Lecce (ossia il 28,87% delle municipalità leccesi), hanno affidato la gestione dei rifiuti in via esclusiva 9 realtà comunali; sono presenti due gestioni dirette nelle città di Alliste e Parabita e nessuna altra tipologia; è, inoltre, prevista la gestione consortile nell’ATO LE3, come meglio esplicitato in tabella. SISTEMA DI RACCOLTA PROVINCIA LE CAMPIONE ANALIZZATO STRADALE MISTO (stradale, di prossimità) PORTA A PORTA IN ALCUNE ZONE PORTA A PORTA Numero comuni 97 25 0 1 0 24 (% sul totale) 37,60 25,77 4,00% 96,00 Abitanti 812.509 204.306 11.775 192.531 (% sul totale) 19,85 25,14 5,76 94,24 Tabella 5.3 – Sistemi di raccolta adottati in Provincia di Lecce al 2011. In larga parte, il sistema di raccolta adottato, è il porta a porta; fuorchè il Comune di Lizzanello, i lquale adotta un modello di prossimità con raccolta porta a porta multimateriale della frazione secca leggera. SCADENZA CONTRATTO PROVINCIA LE CAMPIONE ANALIZZATO Entro il 31/12/2012 Oltre il 2012 Fino alla gestione unitaria Numero comuni 97 21 18 3 0 (% sul totale) 37,60 21,65 85,71 14,29 Abitanti 812.509 168.596 143.595 32.721 (% sul totale) 19,85 20,75 85,17 19,41 Tabella 5.4 – Data di scadenza dei contratti in essere tra i gestori e le amministrazioni pubbliche appartenenti alla Provincia di Lecce. Dei 21 Comuni analizzati, presentano un contratto già scaduto o in scadenza entro l’anno 2012, 18 municipalità; mentre, altri 3, prevedono una scadenza successiva al 2012 e interessano una popolazione residente di 32.721 unità (pari al 19,41 % del campione considerato). Nessuno prevede il passaggio alla gestione unitaria. PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 22/31 6 PROVINCIA DI TARANTO La Provincia di Taranto ricomprende interamente gli ATO TA1 e TA3 ed ospita complessivamente 588.039 abitanti, distribuiti in 29 Comuni. Di detti enti locali, Castellaneta, Martina Franca, Avetrana, Carosino, Fragagnano, Maruggio, Monteiasi, Monteparano, Pulsano, San Giorgio Ionico e Sava, al 2011, non hanno fornito copia dei contratti in essere od i dati più salienti e necessari per le analisi del PRGRU, a differenza degli altri enti ricompresi nella stessa provincia, i cui dati sono stati riportati nella tabella 6.1. È seguito, invero, un aggiornaento dei dati ad ottobre 2012, riportato nella sezione “AGGIORNAMENTO 2012”. Si è analizzato, in merito, il tipo di gestione (municipalizzate-in house, societa miste, gestore unico, contratti pluriennali), si è evidenziata la data di scadenza, la previsione della gestione unitaria e la doppia gestione (spazzamento, raccolta/trasporto). Non sono previsti sistemi di gestione unitaria. Si riportano, altresì, brevi considerazioni rivenienti dall’esame dei dati a margine delle tabelle che seguono. PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 23/31 ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti G e s ti o n e u n it a ri a p a s s a g g io a ll a g e s ti o n e u n it a ri a S o g g e tt o g e s to re T ip o d i a ff id a m e n to D u ra ta c o n tr a tt o ( a n n i) D a ta a ff id a m e n to S c a d e n z a a ff id a m e n to S is te m a d i ra c c o lt a TA1 CRISPIANO 13.502 no Serveco S.r.l. (raccolta differenziata) 01/01/2011 31/12/2011 no Servizi Locali S.r.l (igiene urbana) 01/10/2007 30/09/2012 GINOSA 22.651 no Ecologica s.p.a e SI.ECO srl 04/12/2003 31/08/2009 porta a porta no Avvenire srl 01/09/2009 30/09/2011 LATERZA 15.151 no Avvenire srl 01/07/2007 31/05/2012 MASSAFRA no Avvenire srl (raccolta RSU e assimilati, trasporto) 01/09/2008 fino al completamento della procedura in corso attivata con Delibera G.M. n.648 del 29/12/2007 MONTEMESOLA 4.190 no gestione interna MOTTOLA 16.333 no Avvenire srl 5 (proroga al 30/06/20011) 01/01/2005 31/12/2009 Prossimità; porta a porta per plastica e vetro PALAGIANELLO 7.909 no gestione interna/Daniele Ambiente srl (trasporto differenziata) PALAGIANO 15.994 no Serveco srl 01/09/2000 31/12/2006 no Serveco srl 15/06/2011 30/06/2011 STATTE 14.580 no Teknoservice srl 9 anni no Avvenire srl 01/11/2009 31/10/2014 TARANTO 202.033 no Amiu spa 2015 TA3 FAGGIANO 3.255 no si Serveco srl 07/07/2011 GROTTAGLIE 32.845 si Serveco srl 2 01/07/2010 30/06/2012 LIZZANO 10.266 no soc. coop. AVVENIRE arl procedura aperta 5 11/04/2007 11/04/2012 MANDURIA 31.300 no si IGECO srl 6+proroga di 1 anno (il 20/11/2008) 10/06/2002 10/06/2008 ROCCAFORZATA 1.845 no si Geotec Ambiente srl cottimo fiduciario 1,5 anni 01/02/2010 SAN MARZANO DI SAN GIUSEPPE 9.160 UNIVERSAL SERVICE snc in proroga 07/05/2008 07/11/2010 TORRICELLA 4.202 no si TRADECO 9 anni, in proroga sino all'avvento del gestore unico 28/10/1999 Tabella 6.1– Dati relativi ai contratti in essere in provincia di Taranto (al 2011) PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 24/31 AGGIORNAMENTO 2012 P R O V IN C IA ATO COMUNE A B IT A N T I R E S ID E N T I G E S T IO N E U N IT A R IA P R E V IS IO N E D I G E S T IO N E U N IT A R IA SOGGETTO GESTORE TIPO DI AFFIDAMENTO DURATA DEL CONTRATTO DATA DI AFFIDAMENTO SCADENZA AFFIDAMENTO SISTEMA DI RACCOLTA ADOTTATO porta a porta, di prossimità (a cassonetto), altro (da specificare) TA1 CRISPIANO 13.502 no Serveco S.r.l. (raccolta differenziata) 01/01/2011 31/12/2011 no Servizi Locali S.r.l (igiene urbana) 01/10/2007 30/09/2012 GINOSA 22.830 [di cui 6.000 a Marina di G.] no TeknoeService SRL Appalto 7 anni 04/07/2012 03/07/2019 Ginosa: porta a porta per plastica e carta; contenitori stradali per le altre frazioni; a chiamata per i rifiuti ingombranti. Marina di Ginosa: contenitori stradali per tutti i tipi di rifiuti; a chiamata per gli ingombranti. LATERZA 15.344 no Avvenire srl - L'aggiudicazione definitiva alla Ecologica Pugliese per la gestione del servizio per 9 anni è stata oggetto di ricorso al TAR da parte dellaDitta Avvenire, seconda in graduatoria. In attesa dell'esito del giudizio Appalto 5 anni + proroga 30.11.2012 01/06/2007 31/05/2012 Cassonetto e porta a porta. Per la raccolta della FOP porta a porta per 400 utenze MARTINA FRANCA 30/09/2012 Attualmente in corso la procedura di gara - Atto di indirizzo 21.07.2011 MASSAFRA 32.740 si Avvenire srl (raccolta RSU e assimilati, trasporto) Procedura aperta 7 anni 01/06/2012 31/05/2019 Porta a porta e stradale [anche per la FOP] MONTEMESOLA 4.190 no gestione interna è in corso la procedura per l'affidamento esterno dei servizi MOTTOLA 16.333 no Avvenire srl 5 (proroga al 30/06/2011) 01/01/2005 31/12/2009 Prossimità; porta a porta per plastica e vetro PALAGIANELLO 7.909 no gestione interna/Daniele Ambiente srl (trasporto differenziata) PALAGIANO 15.994 no Serveco srl 01/09/2000 31/12/2006 no Serveco srl 15/06/2011 30/06/2011 STATTE 14.900 no Avvenire srl Appalto pubblico 5 anni 01/11/2009 01/11/2014 Misto: Porta a porta in tutto il territorio eccetto in un quartiere dove viene effettuata con sistema stradale TARANTO 202.033 no Amiu spa 07/07/1905 TA3 AVETRANA Serveco srl in proroga fino al 31.12.2012 CAROSINO Monteco srl Prorogato con ord. sind. al 08/11/2012 09/08/2011 08/07/2012 FAGGIANO 3.255 no si Serveco srl 07/07/2011 GROTTAGLIE 32.845 si Serveco srl 2 01/07/2010 30/06/2012 LIZZANO 10.266 no soc. coop. AVVENIRE arl procedura aperta 5 11/04/2007 11/04/2012 MANDURIA 31.300 no si IGECO srl 6+proroga di 1 anno (il 20/11/2008) 10/06/2002 10/06/2008 PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 25/31 MONTEIASI 30.09.2012 in proroga Il 08/11/2011 l'affidamento del servizio è stato aggiudicato in via provvisoria alla Avvenire SRL. Ricorso proposto innanzi al TAR dalla prima esclusa, Tecknoservice SRL. A seguito di accoglimento del ricorso ed annullamento degli atti impugnati è stato proposto ricorso innanzi al Consiglio di Stato da parte dell'Avvenire Srl. L'udienza è fissata per il 16.10.2012 PULSANO 30/06/2007 Sospensione della procedura per il nuovo affidamento con delibera di Giunta del 17/09/2012 ROCCAFORZATA 1.845 no si TeknoService SRL gara ad evidenza pubblica 9 anni 01/10/2012 30/09/2021 SAN GIORGIO IONICO ATI Tekno Service SRL - Nuova Spurghi Jet SRL 3 anni 24/07/2012 06/09/2015 SAN MARZANO DI SAN GIUSEPPE 9.160 UNIVERSAL SERVICE snc in proroga ai sensi di ord. Sind. n. 39 del 19.09.2012 07/05/2008 07/11/2010 Proroga fino all'affidamento a nuovo gestore SAVA Igieco Costruzioni Spa Aggiudicazione in via provvisoria a seguito di gara ad evidenza pubblica 5 anni dalla stipula del contratto Attualmente il servizio è gestito in base ad ordinanze sindacali contingibili ed urgenti da ATI Serveco SRL ed Ecologica SPA (per raccolta, spazzamento e trasporto rsu) e da Universal Service snc (per il servizio raccolte differenziate) TORRICELLA 4.202 no si TRADECO 9 anni, in proroga sino all'avvento del gestore unico 28/10/1999 31/10/2008 Tabella 6.1.2 – Dati relativi ai contratti in essere in provincia di Taranto (ottobre 2012) PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 26/31 TIPO DI GESTIONE PROVINCIA TA CAMPIONE ANALIZZATO IN HOUSE DIRETTA ESCLUSIVA AZIENDA SPECIALE (L.142/90) SOCIETA' MISTA GESTIONE UNITARIA Numero comuni 29 17 1 1 15 0 0 0 (% sul totale) 11,24 58,62 5,88 5,88 88,24 Abitanti 588.039 405.216 202.033 4.190 198.993 (% sul totale) 14,37 68,91 49,86 1,03 49,11 Tabella 6.2 – Modalità di gestione attuate in Provincia di Taranto al 2011. In base al campione analizzato, ovvero sui 29 Comuni della provincia di Taranto (ossia il 58,62% delle municipalità tarantine, per un totale dell’11,24% sui 258 Comuni pugliesi, per una popolazione interessata del 14,37%), hanno affidato la gestione dei rifiuti in via esclusiva 15 realtà comunali; è presente una gestione diretta nella città di Montemesola, una municipalizzata nella città di Taranto e nessuna altra tipologia. SISTEMA DI RACCOLTA PROVINCIA TA CAMPIONE ANALIZZATO STRADALE MISTO (stradale, di prossimità) PORTA A PORTA IN ALCUNE ZONE PORTA A PORTA Numero comuni 29 2 / 1 / 1 (% sul totale) 11,24 6,89 50,00% 50,00 Abitanti 588.039 38.984 16.333 22.651 (% sul totale) 14,37 6,63 41,90 58,10 Tabella 6.3 – Sistemi di raccolta adottati in Provincia di Taranto al 2011. I dati acquisiti sono un po’ scarni, infatti, si rileva solamente il porta a porta nel Comune di Ginosa e, nel Comune di Montemesola, un modello di prossimità con raccolta porta a porta per la plastica e il vetro. SCADENZA CONTRATTO PROVINCIA TA CAMPIONE ANALIZZATO Entro il 31/12/2012 Oltre il 2012 Fino alla gestione unitaria Numero comuni 29 12 10 2 5 (% sul totale) 11,24 41,38 83,33 16,66 41,67 Abitanti 588.039 387.070 170.457 216.613 73.447 (% sul totale) 14,37 65,82 44,04 55,96 18,98 Tabella 6.4 – Data di scadenza dei contratti in essere tra i gestori e le amministrazioni pubbliche appartenenti alla Provincia di Taranto. Dei 12 Comuni analizzati, presentano un contratto già scaduto o in scadenza entro l’anno 2012, 10 municipalità; mentre, altri 2, prevedono una scadenza successiva al 2012 e interessano una popolazione residente di 216.613 unità, in quanto rientra l’AMIU di Taranto (pari al 55,96 % del campione considerato). PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 27/31 Soltanto 5 Comuni, poi, hanno previsto nel contratto di servizio il passaggio di gestione in caso di avvio della gestione unitaria, ovvero Faggiano, Grottaglie, Manduria, Roccaforzata e Torricella. PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 28/31 7 PROVINCIA DI BARLETTA ANDRIA TRANI La Provincia di Barletta-Andria-Trani ricomprende alcuni Comuni degli ATO BA1, FG4 ed BA4, ospita complessivamente 391.653 abitanti, distribuiti in 10 Comuni, ovvero Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli, Andria, Barletta, Bisceglie, Canosa di Puglia, Trani, Minervino Murge e Spianzzola, i quali, tutti, al 2011, hanno fornito copia dei contratti in essere od i dati più salienti e necessari per le analisi del PRGRU, i cui dati sono stati riportati nella tabella 7.1. È’ seguito, invero, un aggiornamento dei dati ad ottobre 2012, riportato nella sezione “AGGIORNAMENTO 2012”. In merito, poi, al tipo di gestione (municipalizzate-in house, societa miste, gestore unico, contratti pluriennali), si è evidenziata la data di scadenza, la previsione della gestione unitaria e la doppia gestione (spazzamento, raccolta/trasporto). Non sono previsti sistemi di gestione unitaria. Si riportano, altresì, brevi considerazioni rivenienti dall’esame dei dati a margine delle tabelle che seguono. PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 29/31 P R O V IN C E ATO COMUNI A b it a n ti r e si d e n ti G e st io n e u n it a ri a p a ss a g g io a ll a g e st io n e u n it a ri a S o g g e tt o g e st o re T ip o d i a ff id a m e n to D u ra ta c o n tr a tt o ( a n n i) D a ta a ff id a m e n to S c a d e n za a ff id a m e n to S is te m a d i ra c c o lt a BAT ex FG4 MARGHERITA DI SAVOIA 12.613 si, racc. diff., smaltimento ECOLOGICA PUGLIESE (racc.indiff.) / S.I.A. (racc. diff.) delbera Consorzio n.2 22/01/2000 31/12/2029 stradale SAN FERDINANDO DI PUGLIA 14.426 si, racc. diff., smaltimento S.I.A. s.r.l. delbera Consorzio n.2 22/01/2000 31/12/2029 stradale TRINTAPOLI 14.426 si, racc. diff., smaltimento S.I.A. s.r.l. delbera Consorzio n.2 22/01/2000 31/12/2029 stradale ex BA1 ANDRIA 99.512 no si AIMERI Ambiente srl 1 anno, sino al gestore unico 01/01/2010 31/12/2010 BARLETTA 94.089 no BarSA spa 01/04/2001 BISCEGLIE 54.510 no lombardi ecologia srl 8 mesi+proroga 1 anno 01/05/2008 CANOSA DI PUGLIA 31.084 no ECOLIFE srl 9, prorogabile di 6 mesi 01/09/2001 31/08/2010 TRANI 53.825 no 09/05/2007 31/12/2009 stradale, campane vetro ex BA4 MINERVINO MURGE 9.672 no TRA.DE.CO. Srl 29/03/2000 contratto scaduto a dicembre 2009 SPINAZZOLA 6.997 no si TRA.DE.CO. Srl 22/04/2005 17/02/2012 Tabella 7.1– Dati relativi ai contratti in essere in provincia di Barletta-Andria-Trani (al 2011) PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 30/31 AGGIORNAMENTO 2012 P R O V IN C IA ATO COMUNE A B IT A N T I R E S ID E N T I G E S T IO N E U N IT A R IA P R E V IS IO N E D I G E S T IO N E U N IT A R IA SOGGETTO GESTORE TIPO DI AFFIDAMENTO DURATA DEL CONTRATTO DATA DI AFFIDAMENTO SCADENZA AFFIDAMENTO SISTEMA DI RACCOLTA ADOTTATO porta a porta, di prossimità (a cassonetto), altro (da specificare) BAT ex FG4 MARGHERITA DI SAVOIA 12.613 si, racc. diff., smaltimento ECOLOGICA PUGLIESE (racc.indiff.) / S.I.A. (racc. diff.) delbera Consorzio n.2 22/01/2000 31/12/2029 stradale SAN FERDINANDO DI PUGLIA 14.426 si, racc. diff., smaltimento S.I.A. s.r.l. delbera Consorzio n.2 22/01/2000 31/12/2012 stradale TRINITAPOLI 14.426 si, racc. diff., smaltimento S.I.A. s.r.l. delbera Consorzio n.2 22/01/2000 31/12/2012 stradale ex BA1 ANDRIA 99.512 no si ATI Sangalli Srl - ECOLIFE srl Concessione mediante appalto concorso Stazione appaltante: Consorzio ATO Rifiuti Bacino BA/1 ARO BT 7 anni 01/09/2012 31/08/2019 BARLETTA 94.089 no BarSA spa 30 anni 01/04/2001 31/03/2031 BISCEGLIE 54.510 no Camassambiente Spa 7 anni 01/08/2012 31/08/2019 CANOSA DI PUGLIA 31.084 no ATI Sangalli Srl - ECOLIFE srl Concessione mediante appalto concorso Stazione appaltante: Consorzio ATO Rifiuti Bacino BA/1 ARO BT 7 anni 01/09/2012 31/08/2019 Cassonetto per RSU, campana e punti sacco per RD, porta a porta per esercizi commerciali per RD. Porta a porta e stradale per la raccolta della FOP TRANI 53.825 no 09/05/2007 31/12/2009 stradale, campane vetro ex BA4 MINERVINO MURGE 9.672 si TRA.DE.CO. Srl Appalto in concessione affidato mediante appalto concorso 2 anni 01/05/2011 01/05/2013 Porta a porta per tutte le abitazioni unifamiliari del centro abitato. Di prossimità per i condomini con cassonetti dedicati [anche per la FOP] SPINAZZOLA 6.997 no si TRA.DE.CO. Srl 22/04/2005 31/10/2012 Tabella 7.1.2– Dati relativi ai contratti in essere in provincia di Barletta-Andria-Trani (a ottobre 2012) PARTE I OO..55 AANNAALLIISSII GGEESSTTIIOONNII EESSIISSTTEENNTTII SSEERRVVIIZZII DDII RRAACCCCOOLLTTAA 31/31 TIPO DI GESTIONE PROVINCIA BAT CAMPIONE ANALIZZATO IN HOUSE DIRETTA ESCLUSIVA AZIENDA SPECIALE (L.142/90) SOCIETA' MISTA GESTIONE UNITARIA Numero comuni 10 9 1 0 8 0 0 0 (% sul totale) 3,88 90,00 10,00 80,00 Abitanti 391.653 337.329 94.089 243.240 (% sul totale) 9,57 86,13 27,89 72,11 Tabella 7.2 – Modalità di gestione attuate in Provincia di Barletta-Andria-Trani al 2011. In base al campione analizzato, ovvero sui 9 Comuni della provincia di BAT (ossia il 90% delle municipalità tarantine, per un totale dell’3,88% sui 258 Comuni della Puglia, per una popolazione pugliese interessata del 9,57%), hanno affidato la gestione dei rifiuti, in via esclusiva, 9 realtà comunali; è presente,altresì, una gestione in house nella città di Barletta, e, nessuna altra tipologia. SISTEMA DI RACCOLTA PROVINCIA BAT CAMPIONE ANALIZZATO STRADALE MISTO (stradale, di prossimità) PORTA A PORTA IN ALCUNE ZONE PORTA A PORTA Numero comuni 10 4 4 0 0 0 (% sul totale) 3,88 40,00 40,00 Abitanti 391.653 95.290 95.290 (% sul totale) 9,57 24,33 24,33 Tabella 7.3 – Sistemi di raccolta adottati in Provincia di BAT al 2011. I dati acquisiti riguardano un campione debole, infatti, si rilevano, sui 4 Comuni analizzati, solamente gestioni stradali. SCADENZA CONTRATTO PROVINCIA BAT CAMPIONE ANALIZZATO Entro il 31/12/2012 Oltre il 2012 Fino alla gestione unitaria Numero comuni 10 8 5 3 0 (% sul totale) 3,88 80,00 62,50 37,50 Abitanti 391.653 242.555 201.090 41.465 (% sul totale) 9,57 61,93 82,90 17,10 Tabella 7.4 – Data di scadenza dei contratti in essere tra i gestori e le amministrazioni pubbliche appartenenti alla Provincia di BAT. Degli 8 Comuni analizzati, presentano un contratto già scaduto o in scadenza entro l’anno 2012, 5 municipalità; mentre, altri 3, prevedono una scadenza successiva al 2012 e interessano una popolazione residente di 41.465 unità. Soltanto 2 Comuni, poi, hanno previsto nel contratto di servizio il passaggio di gestione in caso di avvio della gestione unitaria, ovvero Andria e Spinazzola. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE Parte I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 1/136 1 INTRODUZIONE 3 2 STATO DI ATTUAZIONE DELLA PIANIFICAZIONE NEI SOPPRESSI AMBITI TERRITORIALI OTTIMALI E SUA EVOLUZIONE 14 2.1 Provincia di Bari 14 2.1.1 ATO BA1 14 2.1.2 ATO BA2 15 2.1.3 ATO BA4 15 2.1.4 ATO BA5 16 2.2 Provincia di Brindisi 17 2.2.1 ATO BR1 17 2.2.2 ATO BR2 17 2.3 Provincia di Taranto 17 2.3.1 ATO TA1 18 2.3.2 ATO TA3 18 2.4 Provincia di Foggia 18 2.4.1 ATO FG1 18 2.4.2 ATO FG3 19 2.4.3 ATO FG4 19 2.4.4 ATO FG5 19 2.5 Provincia di Lecce 20 2.5.1 ATO LE1 20 2.5.2 ATO LE2 20 2.5.3 ATO LE3 23 3 TRATTAMENTO DELLA FORSU DA RACCOLTA DIFFERENZIATA 25 3.1 Aggiornamenti normativi e stato dell’arte 25 3.1.1 Provincia di Foggia 27 3.1.2 Provincia di Barletta-Andria-Trani 28 3.1.3 Provincia di Bari 28 3.1.4 Provincia di Brindisi 28 3.1.5 Provincia di Taranto 28 3.1.6 Provincia di Lecce 29 4 IL RICICLAGGIO DELLE FRAZIONI SECCHE DA RACCOLTA DIFFERENZIATA 30 4.1 Le filiere attuali di recupero 30 4.1.1 L’accordo Anci-Conai: obiettivi e funzionamento 30 4.1.2 La filiera di recupero degli imballaggi cellulosici 34 4.1.3 La filiera di recupero degli imballaggi in vetro 38 4.1.4 La filiera di recupero degli imballaggi in plastica 40 4.1.5 Imballaggi in legno 45 4.1.6 Imballaggi metallici 47 4.2 Review delle attuali tecnologie di selezione 47 4.2.1 Selezione manuale 48 4.2.2 La selezione meccanica 50 4.2.3 La selezione del vetro 50 PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 2/136 4.3 Il censimento degli impianti di selezione in puglia 52 4.3.1 Considerazioni generali 52 4.3.2 Provincia di Bari 56 4.3.3 Provincia BAT 61 4.3.4 Provincia di Brindisi 63 4.3.5 Provincia di Foggia 64 4.3.6 Provincia di Lecce 70 4.3.7 Provincia di Taranto 77 4.4 Aspetti economici e tariffari 81 4.4.1 Tariffe e costi attualmente applicati in Puglia e confronto con dati medi a livello nazionale 83 4.5 Analisi e proposte di superamento criticità 86 5 TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO DEI RIFIUTI INDIFFERENZIATI 90 5.1 Le previsioni della pianificazione commissariale vigente 90 5.1.1 Il processo di trattamento dei rifiuti 90 5.1.2 Il fabbisogno impiantistico previsto 92 5.2 Impianti di trattamento meccanico – biologico (TMB) 95 5.2.1 Fonte dei dati 95 5.2.2 Dotazione impiantistica Provincia di Bari 95 5.2.3 Dotazione impiantistica Provincia di Barletta – Andria – Trani 102 5.2.4 Dotazione impiantistica Provincia di Foggia 107 5.2.5 Dotazione impiantistica Provincia di Lecce 113 5.2.6 Dotazione impiantistica Provincia di Taranto 121 5.2.7 Dotazione impiantistica Provincia di Brindisi 124 5.3 Impianti di discarica 125 5.4 Bilanci di massa degli impianti di trattamento meccanico-biologico 127 5.4.1 Provincia di Bari 127 5.4.2 Provincia di Foggia 128 5.4.3 Provincia di Lecce 129 5.4.4 Provincia di Taranto 130 5.4.5 Provincia di Brindisi 131 5.4.6 Provincia di BAT 131 5.5 Analisi delle prestazioni degli impianti di tmb 131 5.6 Impianti di produzione cdr 134 5.7 Diagramma di flusso per la gestione dell’indifferenziato 135 5.8 Chiusura del ciclo integrato: trattamento termico cdr 136 PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 3/136 1 INTRODUZIONE Nel presente capitolo si illustra il quadro impiantistico attualmente presente nella Regione Puglia per la gestione dei rifiuti urbani contestualmente a quanto previsto dalla pianificazione derivante dai Decreti Commissariali 41/01, 296/02 e187/05. La raccolta dei dati sugli impianti, sui materiali trattati, sulle quantità potenziali previste, su quelle autorizzate e su quelle reali di trattamenti dei rifiuti, nonché quelli relativi alla provenienza e destino dei materiali non ha, ad oggi, il carattere della sistematicità, pur essendo essa indispensabile ad una pianificazione e gestione dei rifiuti corretta ed ambientalmente sostenibile. Pur considerando gli strumenti di monitoraggio e raccolta dati puntuali messi in campo dalla Regione Puglia con riferimento al portale ambientale sul sito regionale, ad oggi, si sconta un notevole ritardo sull’operatività dell’Osservatorio Regionale sulla gestione dei rifiuti nonostante sia stato istituito ai sensi dell’art. 10 della Legge Regionale n. 36/2009. L’Osservatorio, come da funzioni attribuite: a) provvede a monitorare l’andamento della produzione, raccolta, raccolta differenziata, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani in atto nel territorio regionale, compresi i costi relativi; b) verifica lo stato di attuazione degli obiettivi di raccolta differenziata e delle realizzazioni impiantistiche previste dalla legislazione vigente e dal piano regionale dei rifiuti; c) provvede a monitorare l’andamento della produzione dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, le connesse modalità di recupero e/o smaltimento, nonché il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla vigente pianificazione regionale; d) approfondisce l’elaborazione dei dati statistici e conoscitivi in materia di raccolta, gestione, trasformazione e utilizzo dei rifiuti, mediante la costituzione e la gestione di una banca dati; e) realizza il censimento dei soggetti gestori dei servizi e dei relativi dati dimensionali, tecnici e finanziari di esercizio. Sarà fondamentale nel più breve arco di tempo possibile garantire l’attività dell’Osservatorio Regionale sulla gestione dei rifiuti al fine di consentire quanto premesso. Per quanto concerne la dotazione impiantistica della Regione Puglia si è inteso procedere ad una analisi puntuale per ogni bacino costituito, evidenziando le seguenti tipologie di impianti: • centri di recupero e trattamento dei materiali provenienti da raccolta differenziata; • impianti di compostaggio; • impianti di selezione e biostabilizzazione; • impianti di produzione CDR; • impianti di discarica. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 4/136 I dati inerenti la dotazione impiantistica sono stati aggregati a livello provinciale, considerando comunque l’attuale suddivisione in Ambiti Territoriali Ottimali, sia per la definizione di una previsione di piano che tenga conto di una complessiva economicità di gestione dei flussi di rifiuti prodotti da inviare a trattamento/smaltimento, sia in considerazione dell’evoluzione normativa regionale che ridefinisce i perimetri degli attuali ATO coincidenti, ciascuno con il perimetro della provincia di riferimento, così come meglio verrà esplicitato nel paragrafo successivo. Per la valutazione della dotazione impiantistica complessiva si sono considerati gli impianti realizzati, quelli in corso di realizzazione e quelli approvati ma non ancora realizzati. Come noto, con Decreto n. 296 del 30 Settembre 2002, il Commissario Delegato ha provveduto ad istituire, mediante la predisposizione di apposito schema di convenzione, le Autorità per la Gestione dei Rifiuti Urbani, ai sensi dell’art. 30 del D.L.gs. 267/2000, suddivisi in quindici bacini (ATO). In seguito all’entrata in vigore del nuovo Codice ed in espressa applicazione del medesimo, il Commissario Delegato per l’emergenza in materia di rifiuti in Puglia ha adottato il Decreto commissariale n. 187 del 19 Ottobre 2005, con il quale: � ha confermato la configurazione territoriale dei 15 Ambiti Territoriali Ottimali per la gestione dei rifiuti urbani così come definiti nella vigente pianificazione regionale di settore, in assenza di intervenute proposte migliorative dello stesso assetto; � ha adottato gli schemi di Statuto e di Convenzione del “Consorzio ATO” ai sensi dell’art. 201 del D.L.gs. 152/2006 ed art. 31 D.Lgs. n. 267/2000, quale strumento tecnico di supporto per la trasformazione delle attuali Autorità d’Ambito per la gestione dei rifiuti urbani in soggetti con personalità giuridica; � ha stabilito in 60 giorni, a far data dalla notifica del provvedimento commissariale in questione, il termine per la trasformazione volontaria delle attuali Autorità d’Ambito, con espressa riserva di esercitare, in mancanza, i poteri commissariali di cui all’art. 2 lett. d) dell’Ordinanza 22.3.2002 n. 3184, mediante la nomina di commissario ad acta in sostituzione dei Comuni che non abbiano provveduto a recepire i predetti schemi di Statuto e Convenzione. L’azione regionale è stata dunque orientata ad una piena e celere attuazione del nuovo assetto organizzativo e di competenze, che attribuisce alle Autorità d’Ambito un ruolo centrale nella gestione dei rifiuti urbani. Con il rientro alla gestione ordinaria del 1.2.2007, la Regione ha utilizzato lo strumento del commissariamento dei Comuni inadempienti rispetto all’obbligo di adesione agli ATO, in modo da portare a compimento il procedimento per la costituzione in consorzio. Di seguito vengono riportati, suddivisi per Provincia e per A.T.O., i comuni che componevano i quindici bacini d’utenza unitamente allo stato dell’arte relativo all’avvio della gestione consortile del PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 5/136 ciclo integrato dei rifiuti solidi urbani. Come noto, gli ambiti BA1, BA4 e FG4 contengono comuni transitati amministrativamente all’interno della nuova provincia di Barletta – Andria – Trani. I valori della popolazione sono quelli relativi all’ultimo censimento pubblicati dall’ISTAT comune per comune. Provincia di BARI ATO COMUNI Abitanti residenti BA1 CORATO 47.659 “ MOLFETTA 59.905 “ RUVO DI PUGLIA 25.809 “ TERLIZZI 27.401 BA2 BARI 320.677 “ BINETTO 2.096 “ BITETTO 11.392 “ BITONTO 56.323 “ BITRITTO 10.660 “ GIOVINAZZO 20.678 “ MODUGNO 38.231 “ PALO DEL COLLE 21.633 “ SANNICANDRO DI BARI 9.762 BA4 ALTAMURA 68.885 “ CASSANO DELLE MURGE 13.260 “ GRAVINA IN PUGLIA 44.209 “ GRUMO APPULA 13.095 “ POGGIORSINI 1.454 “ SANTERAMO IN COLLE 26.722 “ TORITTO 8.710 BA5 ACQUAVIVA DELLE FONTI 21.243 “ ADELFIA 17.264 “ ALBEROBELLO 11.058 “ CAPURSO 15.262 “ CASAMASSIMA 18.287 “ CASTELLANA GROTTE 19.184 “ CELLAMARE 5.594 “ CONVERSANO 25.181 “ GIOIA DEL COLLE 27.949 “ LOCOROTONDO 14.196 “ MOLA DI BARI 26.374 “ MONOPOLI 49.488 “ NOCI 19.403 “ NOICATTARO 25.427 “ POLIGNANO A MARE 17.664 “ PUTIGNANO 27.467 “ RUTIGLIANO 18.086 “ SAMMICHELE DI BARI 6.729 PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 6/136 “ TRIGGIANO 27.528 “ TURI 12.149 “ VALENZANO 18.391 Provincia di Barletta Andria Trani ATO COMUNI Abitanti residenti FG4 MARGHERITA DI SAVOIA 12.640 “ SAN FERDINANDO DI PUGLIA 14.822 “ TRINTAPOLI 14.502 BA1 ANDRIA 99.512 “ BARLETTA 94.089 “ BISCEGLIE 54.510 “ CANOSA DI PUGLIA 31.084 “ TRANI 53.825 BA4 MINERVINO MURGE 9.672 “ SPINAZZOLA 6.997 Provincia di BRINDISI ATO COMUNI Abitanti residenti BR1 BRINDISI 94.000 “ CAROVIGNO 16.050 “ CELLINO SAN MARCO 6.756 “ SAN PIETRO VERNOTICO 14.473 “ CISTERNINO 11.914 “ FASANO 38.460 “ MESAGNE 27.817 “ OSTUNI 32.472 “ SAN DONACI 7.087 “ SAN VITO DEI NORMANNI 19.884 “ TORCHIAROLO 5.113 BR2 CEGLIE MESSAPICA 20.671 “ ERCHIE 9.011 “ FRANCAVILLA FONTANA 36.603 “ TORRE SANTA SUSANNA 10.576 “ ORIA 15.209 “ SAN MICHELE SALENTINO 6.372 “ SAN PANCRAZIO SALENTINO 10.367 “ LATIANO 15.050 “ VILLA CASTELLI 9.180 Provincia di FOGGIA ATO COMUNI Abitanti residenti FG1 VIESTE 13.777 “ SAN MARCO IN LAMIS 14.650 “ SANNICANDRO GARGANICO 16.238 PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 7/136 “ LESINA 6.415 “ RODI GARGANICO 3.704 “ SAN PAOLO DI CIVITATE 6.119 “ CAGNANO VARANO 7.841 “ PESCHICI 4.401 “ VICO DEL GARGANO 7.952 “ POGGIO IMPERIALE 2.836 “ CHIEUTI 1.733 “ SERRA CAPRIOLA 4.100 “ CARPINO 4.430 “ ISCHITELLA 4.369 “ APRICENA 13.673 “ ISOLE TREMITI 497 FG3 ALBERONA 1.031 “ BICCARI 2.910 “ CARLANTINO 1.113 “ CASALNUOVO MONTEROTARO 1.729 “ CASALVECCHIO DI PUGLIA 2.009 “ CASTELLUCCIO DEI SAURI 2.051 “ CASTELLUCCIO VALMAGGIORE 1.370 “ CASTELNUOVO DELLA DAUNIA 1.614 “ CELENZA VALFORTORE 1.895 “ CELLE SAN VITO 193 “ FAETO 661 “ FOGGIA 153.239 “ LUCERA 34.645 “ MANFREDONIA 57.111 “ MATTINATA 6.542 “ MONTE SANT'ANGELO 13.250 “ MOTTA MONTECORVINO 839 “ ORSARA DI PUGLIA 3.010 “ PIETRAMONTECORVINO 2.792 “ RIGNANO GARGANICO 2.208 “ ROSETO VALFORTORE 1.229 “ SAN GIOVANNI ROTONDO 27.037 “ SAN MARCO LA CATOLA 1.140 “ SAN SEVERO 55.628 “ TORREMAGGIORE 17.224 “ TROIA 7.401 “ VOLTURARA APPULA 497 “ VOLTURINO 1.826 “ ZAPPONETA 3.335 FG4 CARAPELLE 6.380 “ CERIGNOLA 58.608 “ ORDONA 2.649 “ ORTA NOVA 17.767 “ STORNARA 4.920 “ STORNARELLA 5.044 PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 8/136 FG5 ACCADIA 2.504 “ ANZANO DI PUGLIA 1.926 “ ASCOLI SATRIANO 6.318 “ BOVINO 3.637 “ CANDELA 2.745 “ DELICETO 4.002 “ MONTELEONE DI PUGLIA 1.153 “ PANNI 876 “ ROCCHETTA SANT'ANTONIO 1.980 “ SANT'AGATA DI PUGLIA 2.220 Provincia di LECCE ATO COMUNI Abitanti residenti LE1 ARNESANO 3.929 “ CALIMERA 7.310 “ CAMPI SALENTINA 10.908 “ CAPRARICA DI LECCE 2.575 “ CARMIANO 12.307 “ CASTRI DI LECCE 3.067 “ CAVALLINO 12.059 “ COPERTINO 24.452 “ GUAGNANO 5.280 “ LECCE 94.949 “ LEQUILE 8.506 “ LEVERANO 14.177 “ LIZZANELLO 11.379 “ MARTIGNANO 1.788 “ MELENDUGNO 9.844 “ MONTERONI DI LECCE 13.887 “ NOVOLI 8.255 “ PORTO CESAREO 5.425 “ SALICE SALENTINO 8.822 “ SAN CESARIO DI LECCE 8.254 “ SAN DONATO DI LECCE 5.868 “ SAN PIETRO IN LAMA 3.655 “ SQUINZANO 14.727 “ SURBO 14.510 “ TREPUZZI 14.702 “ VEGLIE 14.323 “ VERNOLE 7.431 LE2 ALEZIO 5.512 “ ANDRANO 5.049 “ ARADEO 9.784 “ BAGNOLO DEL SALENTO 1.879 “ BOTRUGNO 2.937 “ CANNOLE 1.790 “ CARPIGNANO SALENTINO 3.857 PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 9/136 “ CASTRIGNANO DE' GRECI 4.148 “ CASTRO 2.411 “ COLLEPASSO 6.478 “ CORIGLIANO D'OTRANTO 5.858 “ CURSI 4.290 “ CUTROFIANO 9.845 “ DISO 3.175 “ GALATINA 27.456 “ GALATONE 15.934 “ GALLIPOLI 21.051 “ GIUGGIANELLO 1.248 “ GIURDIGNANO 1.856 “ MAGLIE 15.023 “ MARTANO 9.540 “ MELPIGNANO 2.241 “ MINERVINO DI LECCE 3.836 “ MURO LECCESE 5.187 “ NARDO' 31.170 “ NEVIANO 5.581 “ NOCIGLIA 2.502 “ ORTELLE 2.449 “ OTRANTO 5.496 “ PALMARIGGI 1.579 “ POGGIARDO 6.142 “ SAN CASSIANO 2.136 “ SANARICA 1.484 “ SANNICOLA 5.914 “ SANTA CESAREA TERME 3.049 “ SCORRANO 6.988 “ SECLI 1.969 “ SOGLIANO CAVOUR 4.154 “ SOLETO 5.590 “ SPONGANO 3.799 “ STERNATIA 2.489 “ SUPERSANO 4.506 “ SURANO 1.702 “ TUGLIE 5.249 “ UGGIANO LA CHIESA 4.377 “ ZOLLINO 2.077 LE3 ACQUARICA DEL CAPO 4.966 “ ALESSANO 6.560 “ ALLISTE 6.054 “ CASARANO 20.549 “ CASTRIGNANO DEL CAPO 5.426 “ CORSANO 5.742 “ GAGLIANO DEL CAPO 5.514 “ MATINO 11.827 “ MELISSANO 7.374 PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 10/136 “ MIGGIANO 3.702 “ MONTESANO SALENTINO 2.700 “ MORCIANO DI LEUCA 3.463 “ PARABITA 9.462 “ PATU' 1.739 “ PRESICCE 5.964 “ RACALE 10.807 “ RUFFANO 9.693 “ SALVE 4.679 “ SPECCHIA 4.954 “ TAURISANO 12.674 “ TAVIANO 12.684 “ TIGGIANO 2.927 “ TRICASE 17.803 “ UGENTO 12.070 Provincia di TARANTO TA1 CASTELLANETA 17.229 “ CRISPIANO 13.502 “ GINOSA 22.651 “ LATERZA 15.151 “ MARTINA FRANCA 49.525 “ MASSAFRA 32.007 “ MONTEMESOLA 4.190 “ MOTTOLA 16.349 “ PALAGIANELLO 7.909 “ PALAGIANO 15.994 “ STATTE 14.580 “ TARANTO 202.033 TA3 AVETRANA 7.114 “ CAROSINO 6.659 “ FAGGIANO 3.255 “ FRAGAGNANO 5.528 “ GROTTAGLIE 32.845 “ LEPORANO 7.551 “ LIZZANO 10.266 “ MANDURIA 31.300 “ MARUGGIO 5.532 “ MONTEIASI 5.515 “ MONTEPARANO 2.390 “ PULSANO 10.788 “ ROCCAFORZATA 1.845 “ SAN GIORGIO IONICO 16.014 “ SAN MARZANO DI SAN GIUSEPPE 9.160 “ SAVA 16.955 “ TORRICELLA 4.202 PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 11/136 A seguito dell’adozione del documento di “Aggiornamento, completamento e modifica al piano regionale di gestione dei rifiuti in Puglia” è stata effettuata un ricognizione dello stato di attuazione del Piano Regionale adottato nel 2002 (D.C. n. 187/2005). Alla luce della vigente pianificazione regionale, nel seguito si riporta lo stato di attuazione di quanto previsto nei suddetti Piani partendo dalle informazioni disponibili presso gli uffici regionali e presso la struttura del Commissario Delegato. La gran parte degli impianti è stata realizzata ed è in esercizio. Occorre sottolineare che vi sono alcuni impianti realizzati già da molto tempo ma che non sono ancora in esercizio. Per quanto attiene i Centri di raccolta e prima lavorazione di materiali provenienti dalla raccolta differenziata alcuni di questi sarebbero dovuti entrare in esercizio entro dicembre 2008, mentre più complessa è la situazione relativa agli impianti di compostaggio per i quali la ripresa delle attività nel breve termine appare tutt’altro che scontata. L’effettivo avvio del nuovo sistema previsto dal Decreto 152/06 è subordinato alla predisposizione dei Piani d’ambito. A tal proposito si è reso necessario avviare una specifica azione normativa volta a risolvere tale problematica, e, con deliberazione di G.R. del 27.5.2008 n. 862, sono state approvate le “Linee guida per la redazione dei piani d’ambito per la gestione dei rifiuti solidi urbani”. Attraverso tale strumento messo a disposizione dalla Regione Puglia, gli ATO hanno prodotto i Piani d’Ambito da sottoporre, come da normativa vigente, a Valutazione Ambientale Strategica presso i competenti Uffici regionali. In tale scenario, la sopravvenuta Legge n. 42 del 26 marzo 2010 di conversione del decreto legge 25 gennaio 2010 n. 2 all’art. 186 bis ha disposto che “decorso un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono soppresse le Autorità d’ambito territoriale di cui agli articoli 148 e 201 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni”. In ragione di ciò la legge regionale del 6 luglio 2011 n. 14 all’art. 31 ha stabilito che “a partire dal 1 gennaio 2012, gli Ambiti territoriali ottimali sono ridotti a complessivi 6 (sei), ognuno dei quali coincidente con il territorio di ciascuna provincia pugliese. Per ciascun ATO, a partire dalla data di cui al comma 1, deve essere attiva una sola Autorità d’Ambito provinciale per la gestione integrata dei rifiuti urbani”. Successivamente l’art. 26 della l.r. 30 dicembre 2011 n.38, ha prorogato il termine di cui all’art. 31 della citata l.r. n.14 al 30 aprile 2011 ed ha stabilito che “fino alla individuazione dei nuovi soggetti di gestione degli ATO su base provinciale, al fine di consentire il regolare svolgimento delle attività di gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani, le attuali Autorità d’Ambito (AdA) continuano a svolgere le loro funzioni”; PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 12/136 Inoltre lo stesso art. 26 della citata l.r. 30 dicembre 2011 n.38 ha stabilito che “al fine di procedere alla immediata esecuzione di quanto disposto dall’articolo 31 (Ambiti territoriali ottimali), comma 1, della legge regionale 6 luglio 2011, n. 14 (Assestamento e prima variazione al bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2011), entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta nomina quali Commissari ad acta per ciascun ATO provinciale i Sindaci dei Comuni capoluogo di provincia, i quali, entro e non oltre i successivi sessanta giorni, unificano, su base territoriale provinciale, i piani d’Ambito già adottati dalle AdA. In caso di inerzia da parte dei commissari, la Giunta regionale provvede a esercitare i poteri sostitutivi”; Al quadro sopra delineato va aggiunto che il combinato disposto di cui all’ art. 14 comma 28 della Legge 30 luglio 2010 n. 122 e dell’art. 16 commi 1 e 2 della Legge 14 settembre 2011 n. 14 ha previsto che vengano esercitate obbligatoriamente in forma associata le funzioni amministrative e tutti i servizi pubblici nelle seguenti modalità: • in forma associata attraverso convenzione o unione di Comuni, ai sensi degli artt. 30 e 32 del D.Lgs 18 agosto 2000 n. 267 per i Comuni con popolazione compresa tra 1000 e 5000 abitanti, esclusi i Comuni il cui territorio coincide integralmente con una o più isole; • in forma associata attraverso unione di Comuni, ai sensi dell’art 32 del D.Lgs 18 agosto 2000 n. 267 per i Comuni con popolazione inferiore a 1000 abitanti, esclusi i Comuni il cui territorio coincide integralmente con una o più isole; In ragione di quanto sopra, non essendo oltremodo necessario proseguire i procedimenti amministrativi in corso in materia di VAS dei Piani d’Ambito, e di contro, essendo sopraggiunta la necessità di unificare a scala provinciale la documentazione prodotta per i piani d’ambito da ciascun dei 15 ATO preesistenti, con prioritario riferimento alla localizzazione dell’impiantistica dedicata al trattamento della FORSU, della frazione residuale da raccolta differenziata ed alla definizione dei perimetri geografici delle forme associative dei Comuni, la Regione Puglia, con Delibera di Giunta Regionale n. 53 del 19-01-2012, in attuazione alla citata l.r. 38/2011- ha disposto la nomina quali Commissari ad acta per l’unificazione su base territoriale provinciale dei piani d’Ambito già adottati dalle AdA: � il Sindaco pro tempore del Comune di Foggia, Ing. Giovanni Mongelli per l’ ATO Provincia di Foggia; � il Sindaco pro tempore del Comune di Barletta, Ing. Nicola Maffei, per l’ ATO Provincia BAT � il Sindaco pro tempore del Comune di Bari, dott. Michele Emiliano, per l’ ATO Provincia di Bari � il Sindaco pro tempore del Comune di Taranto, dott. Ippazio Stefano per l’ ATO Provincia di Taranto � il Commissario Prefettizio del Comune di Brindisi, dott. Bruno Pezzuto per l’ ATO Provincia di Brindisi PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 13/136 � il Sindaco pro tempore del Comune di Lecce, dott. Paolo Perrone per l’ ATO Provincia di Lecce I suddetti Commissari individueranno come elementi prioritari del processo di unificazione dei Piani d’Ambito: 1. la pianificazione/localizzazione dell’impiantistica dedicata al trattamento della FORSU; 2. la pianificazione/localizzazione dell’impiantistica dedicata al trattamento della frazione residuale da raccolta differenziata; 3. la definizione dei perimetri geografici delle forme associative dei Comuni per i servizi di raccolta dei rifiuti urbani; Con Successiva Deliberazione di Giunta regionale n. 849/2012, nelle more della approvazione della legge regionale ai sensi dell’art. 3-bis della L. 148/2011 e ss.mm.ii., attesa la soppressione delle 15 Autorità d’Ambito intervenuta il 30 aprile 2012 per effetto delle disposizioni della l.r. 38/2011, sono stati adottati indirizzi operativi finalizzati a: garantire un armonico passaggio dalle ex 15 ATO alle attuali 6 ATO in materia di pianificazione d’Ambito; definire lo stato patrimoniale e il conto economico al 30 aprile dei Consorzi; evitare soluzioni di continuità nei servizi di gestione dei rifiuti individuando modalità gestionali nelle more dell’approvazione della Legge sopra indicata; Con la L.R. 20 agosto 2012, n.24, così come modificata dalla L.R. 13 dicembre 2012, n.42, è stato avviato il processo di riforma del sistema di governo del ciclo integrato dei rifiuti urbani, che ha previsto la gestione dei servizi di trattamento, recupero, riciclaggio e smaltimento rifiuti in Ambiti territoriali ottimali di dimensioni provinciali, lasciando comunque la possibilità di organizzare l’erogazione dei servizi di spazzamento raccolta e trasporto in ambiti sub-provinciali di raccolta ottimale (ARO). Il regolamento n. 2/2013, adottato con DGR n. 212 del 14/02/2013, definisce le modalità di funzionamento dell’Organo di Governo degli Ambiti Territoriali ottimali. Nella Parte II del presente Piano è illustrato più compiutamente il funzionamento del nuovo modello di governance del ciclo dei rifiuti introdotto dalla l.r. 24/2012 e ss.mm.ii. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 14/136 2 STATO DI ATTUAZIONE DELLA PIANIFICAZIONE NEI SOPPRESSI AMBITI TERRITORIALI OTTIMALI E SUA EVOLUZIONE Per quanto premesso nel capitolo precedente, nell’iter di redazione del Piano, la governance del ciclo dei rifiuti è stata profondamente mutata. Al momento della stesura finale del presente Piano (febbraio 2013), il ciclo integrato di gestione rifiuti è articolato su 6 ATO di dimensione provinciale, il cui sistema di governo è stato definito dal regolamento n. 2/2013; i 15 ex ATO hanno meramente funzioni liquidatorie e gestionali per il transitorio, ai sensi dell’art. 24 c.3 della l.r. 24/2012 e ss.mm.ii. 2.1 PROVINCIA DI BARI La Provincia di Bari risultava suddivisa in quattro Ambiti Territoriali Ottimali e precisamente i bacini ATO BA1, ATO BA2, ATO BA4, ATO BA5. L’istituzione della nuova provincia di Barletta Andria Trani ha reso necessario l’istituzione di tavoli tecnico-politici finalizzati all’eventuale modifica dell’attuale assetto introducendo un ATO che ricomprendesse i Comuni ricadenti nella Provincia di BAT. 2.1.1 ATO BA1 L’ATO è dotato di due discariche per rifiuti urbani localizzate rispettivamente in agro di Andria e in agro di Trani che, preventivamente allo smaltimento in discarica, effettuavano una riduzione volumetrica del rifiuto mediante l’impiego di un trituratori mobili posti in testa alla discarica. La Provincia di Barletta Andria Trani, in accordo con quanto previsto nel piano regionale e nella pianificazione d’ambito, ha autorizzato l’esercizio dell’impianto complesso di biostabilizzazione e selezione dei rifiuti indifferenziati e relativa discarica di servizio/soccorso ubicato ad Andria (gestore Daneco). Risulta di imminente completamento la procedura di revamping dell’impianto di compostaggio già presente nel Comune di Molfetta la cui entrata in esercizio consentirà di avviare la raccolta differenziata della frazione umida alla produzione di compost. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 15/136 2.1.2 ATO BA2 L’ATO era dotato di una discarica ubicata nel Comune di Giovinazzo dove attualmente (febbraio 2013) viene conferita la sola frazione di sottovaglio proveniente sia dall’impianto di selezione e biostabilizzazione ubicato a monte della stessa discarica, che dall’impianto di selezione e biostabilizzazione di AMIU Bari, mentre la frazione di sopravaglio di quest’ultimo impianto viene conferita - a seguito di Ordinanze del Presidente della Regione Puglia a partire dal 5 luglio 2012 presso la discarica di Trani. L’Ordinanza è stata emanata al fine di allungare i tempi di utilizzo della discarica che risulta prossima all’esaurimento. Gli impianti di selezione e biostabilizzazione presenti nell’ATO BA/2, inizialmente a servizio dei soli comuni dell’ATO BA2, attualmente sono utilizzati anche da alcuni comuni dell’ATO BA/4 come sarà meglio specificato nei paragrafi che seguono: • Impianto di Giovinazzo - Daneco: comuni di Binetto, Bitetto, Bitonto, Bitritto, Giovinazzo, Modugno, Palo del Colle e Sannicandro di Bari • Impianto di Bari – Amiu Bari: comune di Bari. E’ in corso di realizzazione, l’impianto complesso, previsto a regime e autorizzato dalla Provincia di Bari, di biostabilizzazione, selezione e discarica di servizio soccorso in agro di Giovinazzo. A completamento della dotazione impiantistica, sempre in area AMIU Bari, era prevista la realizzazione di un impianto di produzione CDR. Non si riscontrano elementi di criticità nella gestione dei rifiuti prodotti dal bacino BA2 per quanto riguarda l’impiantistica dedicata al trattamento preliminare dei rifiuti prima dello smaltimento in discarica, anzi, gli impianti esistenti svolgevano un’azione sussidiaria per i comuni dell’ATO BA4 che, come argomentato in seguito, conferiscono i rifiuti fuori bacino a causa della mancata realizzazione dell’impiantistica a servizio dello stesso. E’ invece presente un elemento di criticità per le attività di smaltimento dei rifiuti in quanto la discarica di servizio/soccorso a servizio del bacino risulta ancora in fase di realizzazione, mentre quella attualmente in esercizio è prossima all’esaurimento. 2.1.3 ATO BA4 Come esposto nel paragrafo precedente, l’ATO BA4 non disponeva di impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. La pianificazione regionale prevedeva la realizzazione di un impianto di biostabilizzazione, selezione e discarica di servizio soccorso in agro di Spinazzola. Le procedure di gara per la realizzazione, con parziale contributo della Regione Puglia, dell’impianto sono state espletate e la progettazione, realizzazione e gestione risulta essere stata affidata alla CO.GE.AM. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 16/136 A seguito dell’apertura di un procedimento penale, non ancora risolto, la realizzazione delle opere fu stata sospesa. Nelle more della definizione della vicenda giudiziaria, che condiziona l’avvio delle attività di realizzazione dell’impianto, attualmente i comuni facenti parte del bacino ATO BA4, conferiscono i rifiuti presso gli impianti a servizio dell’ATO BA2 per effetto di Ordinanze del Presidente della Regione Puglia e in parte del bacino ATO BA1, per effetto originariamente di Ordinanze del Presidente della Provincia BAT, non più necessarie dall’entrata in vigore della L.R. 14/2011 che ha definito gli ATO a livello di singola provincia. Si riporta di seguito l’elenco dei comuni per impianto di conferimento (febbraio 2013) : • Impianto di selezione e biostabilizzazione di Giovinazzo - Daneco: comuni di Toritto, Grumo Appula, Gravina di Puglia, Poggiorsini, Santeramo in Colle e Cassano delle Murge; • Impianto di selezione e biostabilizzazione di Bari – AMIU Bari: comune di Altamura. • Discarica di Andria - Daneco: comune di Minervino Murge e Spinazzola. 2.1.4 ATO BA5 L’ATO era servito da un impianto complesso di biostabilizzazione selezione, impianto di produzione CDR e discarica di servizio soccorso realizzato in agro di Conversano. Tale intervento è stato realizzato con un contributo finanziario parziale della Regione Puglia. L’entrata in esercizio definitivo dell’impianto, originariamente prevista per luglio 2010 subì un imprevisto rallentamento a seguito della sentenza pronunciata dal Consiglio di Stato n. 3634 del giugno 2010, in merito al ricorso avverso provvedimento di aggiudicazione della gara per la realizzazione e la gestione dell’impianto a servizio del bacino BA5. Espletate le procedure di carattere amministrativo richieste dal caso, la Regione Puglia e il Commissario delegato hanno provveduto con Decreto del Commissario Delegato n. 8/CD del 25 gennaio 2010 ad indire la gara europea per la gestione dell’impianto complesso a servizio del bacino BA5. Concluso l’iter amministrativo su accennato, l’impianto è in esercizio definitivo. Ad oggi (febbraio 2013), tuttavia, a seguito dello svolgimento di indagini da parte della Procura della Repubblica di Bari è stato disposto il sequestro di una delle vasche di servizio/soccorso e la facoltà d’uso di quella in fase di riempimento, quest’ultima utilizzata per tutte le volumetrie allestite disponibili. La circostanza ha determinato la necessità di delocalizzare lo smaltimento del sottovaglio biostabilizzato non recuperabile presso la discarica di Brindisi mediante Ordinanza del Presidente della Regione Puglia per un periodo di novanta giorni. E’ prevista la realizzazione di un impianto di compostaggio a servizio dell’intero ATO da realizzarsi, secondo la deliberazioni dell’Assemblea consortile e le deliberazioni dei Comuni facenti parte dell’ATO, nel comune di Cellamare. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 17/136 2.2 PROVINCIA DI BRINDISI La Provincia di Brindisi risultava suddivisa in due Ambiti Territoriali Ottimali, ATO BR1 e ATO BR2. 2.2.1 ATO BR1 L’ATO BR1 era servito dalla discarica nella titolarità del Comune di Brindisi che, in accordo con quanto previsto dal vigente quadro normativo effettua, preventivamente allo smaltimento in discarica, una riduzione volumetrica del rifiuto mediante l’impiego di un trituratore mobile posto in testa alla discarica. Tale gestione assume il carattere della temporaneità in quanto, così come previsto nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, risultava già realizzato ed autorizzato dalla Regione Puglia l’impianto complesso di selezione, biostabilizzazione e produzione CDR nell’area industriale del Comune di Brindisi. Dal Luglio 2012, la Nubile srl è concessionaria della discarica e dell’impianto complesso. Sempre nel Comune di Brindisi è stato realizzato un impianto di compostaggio, attualmente in esercizio ed a disposizione prioritariamente dei rifiuti del Comune di Brindisi. 2.2.2 ATO BR2 I rifiuti prodotti dai comuni dall’ATO BR2, a fronte dell’esaurimento delle volumetrie disponibili presso la discarica in agro di Francavilla Fontana e nelle more del completamento dei lavori di realizzazione dell’annesso impianto di biostabilizzazione, vengono conferiti presso la discarica della città di Brindisi. Con l’avvio dell’impianto a regime, la frazione secca verrà avviata a produzione di CDR presso l’impianto di Brindisi. 2.3 PROVINCIA DI TARANTO La Provincia di Taranto risultava suddivisa in due Ambiti Territoriali Ottimali e precisamente i bacini ATO TA1 e ATO TA3. Una caratteristica della provincia di Taranto è che sono presenti sul territorio provinciale diversi impianti di compostaggio privati per la produzione di compost (Progeva, Eden 94, Aseco). PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 18/136 2.3.1 ATO TA1 La dotazione impiantistica dell’ATO TA1 constava di un impianto di compostaggio e di un inceneritore a servizio della sola città di Taranto che ha ottenuto ad agosto 2012 l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AMIU Taranto), e di un impianto complesso di biostabilizzazione, selezione e produzione CDR e discarica di servizio soccorso (CISA) in agro di Massafra presso il quale vengono conferiti i rifiuti dei restanti comuni del bacino TA1. Il CDR prodotto presso l’impianto di Massafra viene valorizzato energeticamente presso il termovalorizzatore, sempre in agro di Massafra, gestito dalla Appia Energy. 2.3.2 ATO TA3 L’impianto della Manduriambiente, ubicato nel comune di Manduria, consiste in impianto di selezione e biostabilizzazione dei rifiuti indifferenziati, secondo uno schema di trattamento non allineato alle previsioni del vigente Piano (DC 187/2005), in quanto realizzato prima della sua entrata in vigore. Il progetto di adeguamento alle previsioni di Piano ha ottenuto il parere favorevole di compatibilità ambientale dalla Provincia di Taranto ed attualmente (febbraio 2013) è in fase di rilascio l’ AIA. Nello specifico il progetto comprende il sopralzo della discarica, la linea di trattamento mediante biostabilizzazione selezione e produzione di CSS, la linea di gestione della FORSU e la linea di trattamento delle frazioni secche provenienti da raccolta differenziata. 2.4 PROVINCIA DI FOGGIA La Provincia di Foggia risultava suddivisa in quattro Ambiti Territoriali Ottimali e precisamente i bacini ATO FG1, ATO FG3, ATO FG4 e ATO FG5. Si riscontrano delle criticità nella gestione dei rifiuti in provincia di Foggia che comunque appaiono di non complessa risoluzione a fronte dell’imminente entrata in esercizio degli impianti previsti dal Piano regionale. A risoluzione delle suddette problematiche la Regione Puglia e la Provincia di Foggia sono intervenute per regolamentare la variazione dei flussi dei rifiuti al fine di scongiurare l’insorgenza di situazioni dal carattere emergenziale. 2.4.1 ATO FG1 Al momento l’ATO risulta sprovvisto di un impianto e/o discarica in quanto a seguito di un incendio avvenuto nel mese di luglio 2011, si è dovuto procedere alla chiusura della discarica di Vieste. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 19/136 La Pianificazione previgente (Decreto CD 187/2005 e successivi decreti di modifica/integrazione specifici per il sistema impiantistico a servizio dell’ex ATO FG1) prevedeva la realizzazione di un impianto complesso (TMB con annessa discarica di servizio/soccorso) nel Comune di Sannicandro Garganico, a seguito della Delibera di Consiglio del Comune n. 10 del 1° Aprile 2009. Allo stato attuale la procedura di realizzazione di tale impianto risulta sospesa, a seguito della revoca da parte del Comune della delibera di localizzazione sopra citata, che ha ingenerato un contenzioso tra Comune stesso e Regione Puglia. Il contenzioso si è concluso positivamente per la regione Puglia., ma ad oggi non è disponibile un progetto definitivo dell’impianto in questione. La gestione dei rifiuti dei Comuni dell’ex ATO FG1 avviene in forza di provvedimenti emergenziali, secondo i quali i flussi di rifiuti prodotti dai Comuni sono delocalizzati presso gli impianti di Cerignola e Deliceto. 2.4.2 ATO FG3 Con il contributo parziale della Regione Puglia è stato realizzato l’impianto complesso per la biostabilizzazione, selezione e discarica di servizio soccorso in agro di Foggia. A settembre 2010 il suddetto impianto è entrato in esercizio per la sola linea di biostabilizzazione. Attualmente presso il suddetto impianto vengono trattati i rifiuti della città di Foggia.Ad oggi i comuni dell’ATO FG3, ad eccezione di Foggia, al pari di quelli del bacino FG1, conferiscono temporaneamente presso gli impianti a servizio dell’ATO FG4 e ATO FG5 ubicati rispettivamente a Cerignola e Deliceto. E’ stato realizzato, ed è in fase di entrata in esercizio, l’impianto di produzione CDR in agro di Manfredonia che consentirà la chiusura del ciclo dei rifiuti in provincia di Foggia. 2.4.3 ATO FG4 L’ATO è dotato di un impianto complesso di biostabilizzazione e discarica di servizio soccorso in agro di Cerignola, presso il quale temporaneamente vengono trattati e smaltiti anche rifiuti di alcuni comuni dell’ATO FG1 e FG3. E’ in fase di conclusione il procedimento di VIA regionale coordinato alla modifica dell’AIA rilasciata al Gestore dell’impianto complesso. Si prevede l’adeguamento della linea di biostabilizzazione di compostaggio e la realizzazione dei nuovi volumi di discarica ( VI lotto). 2.4.4 ATO FG5 L’ATO è dotato di un impianto complesso di selezione, biostabilizzazione e discarica di servizio soccorso in agro di Deliceto, presso il quale temporaneamente vengono trattati e smaltiti anche i rifiuti di alcuni comuni dell’ATO FG1 e FG3. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 20/136 L’impianto è dotato di una linea di compostaggio. Nel febbraio 2013 risulta in fase di conclusione il procedimento di AIA relativo all’adeguamento della linea di biostabilizzazione e alla realizzazione del nuovo volume di discarica rappresentato dal sopralzo degli attuali lotti. 2.5 PROVINCIA DI LECCE L’impegno profuso dalla Regione Puglia al fine di dotare il territorio della provincia di Lecce dell’impiantistica necessaria al trattamento dei rifiuti solidi urbani è stato rilevante. Si è consentito in tal modo, al fronte della chiusura di discariche ormai esaurite, una gestione efficiente dei rifiuti prodotti dai territori della provincia di Lecce. 2.5.1 ATO LE1 L’ATO è dotato di un impianto complesso per il trattamento dei rifiuti con linea di biostabilizzazione, selezione e discarica di servizio soccorso realizzato in agro di Cavallino. L’impianto è stato realizzato con il cofinanziamento della Regione Puglia. La frazione secca biostabilizzata viene conferita presso l’impianto di produzione CDR a servizio dell’intera provincia realizzato in agro di Cavallino, mentre la frazione umida biostabilizzata viene smaltita nella discarica di servizio soccorso. 2.5.2 ATO LE2 Il completamento del sistema impiantistico prevede la realizzazione di una discarica nel Comune di Corigliano d’Otranto in loc. Mass. Scomunica; di seguito viene illustrato il complesso iter tecnico amministrativo relativo ai lavori di costruzione di tale discarica che ad oggi non è stata completata. Con Decreti Commissariali n. 275/CD del 26/11/2004 e n. 135/CD del 23/06/2006 si è proceduto all’aggiudicazione dell’ATI con impresa mandataria CO.GE.AM. del pubblico incanto per l’affidamento del pubblico servizio di gestione del sistema impiantistico complesso a servizio del bacino LE2 costituito da centro di selezione e linea di biostabilizzazione nell’agro di Poggiardo (LE), in loc. Pastorizze e dalla discarica di servizio/soccorso nel territorio di Corigliano d’Otranto (LE), in loc. Mass. Scomunica, nonché la gestione del Centro di Prima Lavorazione dei materiali da R.D. di Melpignano (LE). Il contratto è stato stipulato il 03/08/06. Con decreto del Commissario Delegato n. 36/CD del 31 gennaio 2007, ai sensi dell’art. 208 del D.lgs n. 152/06, è stato approvato il progetto, autorizzata la realizzazione e la gestione, previa esito positivo del collaudo, di tale sistema impiantistico con le prescrizioni ivi indicate. Inoltre, lo PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 21/136 stesso Decreto rilasciava, ai sensi dell’art. 5 del D.lgs n. 59/2005, l’Autorizzazione integrata Ambientale relativa allo stesso sistema impiantistico. Si è proceduto ad una prima revisione del progetto esecutivo, richiesto con nota del Commissario delegato n. 4571/CD del 11/12/2007 a seguito dell’intervenuta adozione del Piano Regionale di Tutela delle Acque, di cui alla deliberazione regionale n. 833 del 19/06/07. Con decreto commissariale n. 89/CD del 01 luglio 2008 è stato approvato il progetto di variante, autorizzata la realizzazione e la gestione, previo esito positivo del collaudo, del sistema impiantistico complesso a regime per rifiuti urbani a servizio del bacino LE2, già autorizzato con DC n. 36/CD/07, così come tecnicamente definito negli elaborati progettuali di variante trasmessi da CO.GE.AM. con nota prot. n. 25/08-CC/le2 dell’1.2.2008 e successive note di integrazione citate nella narrativa del suddetto decreto; con medesimo provvedimento si è proceduto alla revisione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Avviati i lavori, durante il sopralluogo del 15/07/2009, la Direzione Lavori (D.LL.) segnalava che nel corso delle operazioni di scavo lungo la parete lato est della discarica, era stato rinvenuto un ammasso di rifiuti in corrispondenza di un’area esterna alla preesistente discarica di RSU, circostanza peraltro già prevista in sede di progettazione esecutiva approvata con Decreto commissariale n. 36/CD/07 (in particolare si prevedeva il preventivo deposito del materiale da rimuovere nelle aree all’uopo attrezzate nel cantiere in attesa del trasporto verso gli impianti di smaltimento finale). I risultati delle analisi immediatamente disposte a seguito del suddetto ritrovamento hanno accertato che il rifiuto analizzato è da ritenersi coerente con le caratteristiche che individuano “i rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione, compreso il terreno proveniente dai siti contaminati” con attribuzione del codice CER 17 05 04 – Terre e rocce da scavo, quindi con classifica di rifiuto speciale non pericoloso. La Direzione Lavori disponeva con Ordine di servizio del 18.07.09 che la rimozione dei rifiuti rinvenuti, sarebbe avvenuta con una profondità maggiore di un metro dal ritrovamento. Il progressivo avanzamento del fronte di scavo nella zona di rinvenimento dei rifiuti ha evidenziato, a partire dal 20 luglio 2009, la presenza di liquido di percolazione: con ordine di servizio della D.LL del 25.07.09 i lavori di scavo sono stati immediatamente sospesi e sono state disposte analisi su campioni di percolato. La D.LL, con Ordine di Servizio del 27.07.09 disponeva l’esecuzione delle opere necessarie, a carattere provvisorio, sulla parete a confine con la discarica dismessa per garantire il rispetto delle migliori condizioni igienico-sanitarie ambientali. In data 09.09.09 la D.LL presentava la proposta di perizia di variante, resasi necessaria per la messa in sicurezza del sito a seguito del rinvenimento nel corso dei lavori di sbancamento di ammasso di rifiuti, da sottoporre a procedura di VIA. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 22/136 Il Comitato regionale di V.I.A., nella seduta del 23.09.09 ha ritenuto che la variante in argomento non modifica il quadro ambientale di riferimento rispetto alla procedura di VIA già espletata, non ritenendo che la variante in oggetto comporti sostanziali modifiche alla realizzazione dell’intervento previsto, salvo il rispetto di prescrizioni. Il Responsabile Unico del Procedimento (RUP), in una successiva riunione tecnica, ha ritenuto approvabile in linea tecnica la perizia di variante, fatte salve le ulteriori determinazioni dell’ufficio bonifiche della Regione Puglia a valle degli esiti delle indagini relative alla caratterizzazione dei rifiuti rinvenuti, svolte da parte della s.r.l Progetto Ambiente Bacino LE2. Nella Conferenza di Servizi del 22 dicembre 2010 è stata approvata l’Analisi di Rischio ambientale per la falda potenzialmente soggetta a contaminazione dalla vecchia discarica adiacente l’impianto e si è condivisa la necessità di procedere con urgenza agli interventi di Messa in sicurezza Permanente (di seguito MISP) della vecchia discarica, che dovranno essere eseguiti parallelamente ai lavori di completamento della discarica di piano. La Regione Puglia, Servizio Rifiuti e Bonifica, con nota del 24/02/2011 prot. 1234 richiedeva alla società Progetto Ambiente Bacino LE 2 di predisporre un “Progetto per la messa in sicurezza permanente della discarica dismessa realizzata dalla ditta Monteco, adiacente al nuovo impianto a servizio dell'ATO LE 2”, In data 24/05/2011 si è tenuta la CdS Decisoria per l’approvazione del progetto di MISP sopra indicato. Il progetto di MISP è stato approvato dalla Regione Puglia con D.D. n. 50 del 14/06/2011. Il quadro economico del progetto di MISP è pari a € 1.900.000,00, la cui copertura economica verrebbe in parte assicurata da anticipazione finanziaria da parte della società Progetto Ambiente Bacino LE 2 per € 1.400.000,00 a valere sulla tariffa e da finanziamento pubblico per € 500.000. Con DGR n. 1490 del 04.07.2011 la Regione Puglia rendeva disponibile la predetta somma di € 500.000. Con Decreto n. 68/CD dell’11/07/2011 il Commissario Delegato ha approvato la perizia di variante predisposta per l’attuazione degli interventi di messa in sicurezza permanente della discarica dismessa adiacente al realizzando impianto di discarica. Il 20 luglio 2011 presso l’Assessorato all’Ecologia Servizio Ciclo dei Rifiuti e Bonifica si è tenuta una riunione avente ad oggetto interventi inerenti il cantiere aperto in agro di Corigliano d’Otranto, in cui si è convenuto quanto segue: • il soggetto che realizzerà le opere è individuato nella società che sta realizzando l’impianto di discarica in agro di Corigliano, in conformità a quanto previsto dall’art. 57 c.2b del D.Lgs 163/06, anche a seguito delle decisioni assunte dalla Conferenza di Servizi del 22 dicembre 2010 indetta per l’approvazione della “Perizia di Variante" – agosto 2009 • la contrattualizzazione dei lavori sia predisposta ed asseverata dal RUP e sottoscritta dal Comune di Corigliano d’Otranto, sede di impianto; PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 23/136 • si dà mandato al RUP di predisporre, nelle more della formalizzazione del contratto, gli atti per la consegna dei lavori. A seguito dell’inoltro al Comune di Corigliano d’Otranto dello schema di contratto, sono emerse da parte del Dirigente Settore LL.PP del Comune perplessità in merito alla sottoscrizione degli atti contrattuali da parte del Comune, ritenendo che i lavori di messa in sicurezza potessero configurarsi quali lavori in variante al progetto relativo alla realizzazione della nuova discarica, e che pertanto dovessero essere affidati con atto aggiuntivo a cura del Commissario Delegato, stazione appaltante dei lavori relativi alla nuova discarica. Per i suddetti motivi il Sindaco di Corigliano d’Otranto ha rinunciato alla quota di cofinanziamento di € 500.000,00 concessa allo stesso Comune con la Deliberazione di Giunta Regionale n° 1490 del 04/07/2011. Tutto quanto sopra premesso, nelle more dell’iter di revoca della assegnazione della quota di cofinanziamento al Comune di Corigliano d’Otranto, ed al fine di intraprendere il percorso amministrativo per l’attuazione degli interventi, il RUP ha chiesto al Consorzio ATO LE/2 di conoscere le proprie determinazioni anche relative ad un eventuale subentro quale Soggetto Attuatore dell’intervento relativo alla messa in sicurezza della vecchia discarica. In mancanza di indicazioni da parte dell’ATO e considerata la necessità di procedere alla chiusura dell’iter tecnico-amministrativo per la realizzazione dell’impianto di Corigliano, il Commissario Delegato ha inteso avviare le procedure per il reperimento di risorse finanziarie necessarie alla attuazione dell’intervento di MISP sulla discarica adiacente l’impianto di Corigliano, attesa la connessione tecnica tra i due interventi che devono essere realizzati in sequenza. Con nota prot. 714 del 22/5/2012 il Commissario Delegato Rifiuti ha chiesto Dipartimento della Protezione Civile ed al Ministero Economia e Finanze di accreditare risorse finanziarie pari a 5 M€, assegnate per l’ATO Le/2; in subordine, lo stesso Commissario ha chiesto al Dipartimento della Protezione Civile l’autorizzazione a trasferire lo stesso importo dalla contabilità speciale del Commissario Delegato per la Bonifica delle discariche pubbliche Manfredonia alla contabilità speciale del Commissario Delegato Rifiuti a mero titolo di anticipazione, nelle more del trasferimento di dette risorse. Ad oggi, febbraio 2013, i lavori sono in via di ultimazione. 2.5.3 ATO LE3 L’ATO è dotato di un impianto complesso per il trattamento dei rifiuti con linea di biostabilizzazione, selezione e discarica di servizio soccorso realizzato in agro di Ugento. L’impianto è stato realizzato con il cofinanziamento della Regione Puglia. La frazione secca biostabilizzata viene conferita presso l’impianto di produzione CDR a servizio dell’intera provincia realizzato in agro di Cavallino, mentre la frazione umida biostabilizzata viene smaltita nella discarica di servizio soccorso, presso PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 24/136 la quale, come argomentato a proposito dell’ATO LE2, viene temporaneamente smaltita anche la frazione umida biostabilizzata presso l’impianto di Poggiardo. A servizio degli ATO ricadenti nella Provincia di Lecce, è presente l’impianto di produzione CDR realizzato in agro di Cavallino, con cofinanziamento della Regione Puglia, è destinatario della frazione secca biostabilizzata prodotta dai tre impianti dei bacino della provincia di Lecce. Il CDR prodotto viene gestito da concessionario Progetto Ambiente LE Pr. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 25/136 3 TRATTAMENTO DELLA FORSU DA RACCOLTA DIFFERENZIATA Il settore del compostaggio “di qualità” è stato caratterizzato in quest’ultimo decennio da una forte espansione da imputare senza dubbio all’avvio della raccolta separata della frazione organica dei rifiuti solidi urbani che ha consentito, nelle regioni che l’hanno attuata compiutamente, di raggiungere i tassi di raccolta differenziata fissate dalle normative di settore che si sono succedute negli ultimi anni (D.Lgs. n.22/97, D.Lgs. n.152/2006). In Italia il numero di impianti di compostaggio è aumentato da circa una decina nel 1993 ad oltre 250 nel 2004 e, contestualmente, la produzione di Ammendanti compostati (Misto e Verde) è passata da 25.000 t nel 1993 ad oltre 1.200.000 t nel 2005 considerando anche che gli Ammendanti Compostati rappresentano la classe di fertilizzanti organici più rilevante nel panorama produttivo dei fertilizzanti compresi nel D.Lgs 217/06. Negli ultimi tempi si stanno altresì sviluppando azioni atte a considerare ottimale l’integrazione dei processi anaerobici (la digestione anaerobica) con quelli aerobici (il compostaggio) soprattutto nel caso di co-digestione di frazione organica di rifiuti urbani e agroindustriali. La simultanea produzione di energia (biogas e cogenerazione nella fase anaerobica) e di “materia” (mediante il compostaggio e la produzione di ammendante) sembra ad oggi essere la sintesi di un’efficienza tecnologica che vede come obiettivo l’integrazione dei due sistemi. 3.1 AGGIORNAMENTI NORMATIVI E STATO DELL’ARTE Al momento in Puglia si registra un forte ritardo sotto questo aspetto poiché, anche a causa di esperienze negative registrate negli anni passati, la raccolta e la produzione di compost di qualità non è mai stata perseguita con convinzione da parte degli enti preposti. Le difficoltà legate al trattamento di frazione umida ed alla produzione di compost “di qualità” in Puglia sono legate a molteplici aspetti: � scarsi risultati in termini di RD raggiunti anche a causa delle problematiche connesse con la raccolta nei mesi estivi � carenza generalizzata di impianti � eterogeneità territoriale � difficoltà nel reperire frazioni ligneo-cellulosiche che agiscano da strutturante nella composizione delle matrici compostabili � difficoltà di aprire un mercato in grado di assorbire il compost prodotto. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 26/136 Anche in virtù di quanto richiesto dal D.Lgs.n.36/2003 (introduzione dell’obbligo per le regioni di prevedere il trattamento dei rifiuti solidi urbani da smaltire in discarica (art.7 comma 1) e contemporaneamente l’obbligo di predisporre un programma teso alla riduzione del conferimento dei rifiuti solidi urbani biodegradabili presso tali siti (art.5 comma 1)), ci si ripropone la sfida di produrre compost di qualità partendo dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani raccolta separatamente. L’incremento dei rifiuti trattati negli impianti di compostaggio a partire dal 1999 ad oggi, sottolinea ancora una volta l’importanza che questo tipo di processo sta assumendo nella gestione dei rifiuti. Si ritiene opportuno richiamare l’attenzione sul fatto che produrre ammendante deve andare oltre la mera funzione di smaltimento di un quantitativo sempre maggiore di rifiuto organico a disposizione; si tratta, infatti, di ottenere un fertilizzante dotato di un profilo qualitativo in grado di soddisfare una delle più importanti necessità dell’agricoltura, ovvero il bisogno di sostenibilità. Alla normativa nazionale relativa ai fertilizzanti (D.Lgs. 75/2010) che specifica precisi criteri per la qualità dell’ammendante compostato (ACQ), si affianca anche l’attività della Commissione Europea che introduce nel testo relativo alla Strategia tematica per la prevenzione ed il riciclo, approvata il 21 dicembre 2005, l’avvio a compostaggio della frazione biodegradabile raccolta in maniera differenziata, con lo scopo di produrre ammendante da utilizzare nella lotta contro il degrado del suolo, inteso come sterilità e come carenza di sostanza organica. Contestualmente la fertilizzazione organica provoca nel tempo un accumulo di carbonio nel suolo, il che potrebbe fungere da meccanismo per la sottrazione, nel bilancio complessivo, di CO2 all’atmosfera. Rimane quindi alta la condizione di collocabilità degli ammendanti “di qualità” su tutto il territorio italiano, dove i settori con le maggiori potenzialità sono quelli dell’agricoltura di pieno campo, dell’ortoflorovivaismo e dell’hobbystica. L’impiego del compost è altresì collegato all’entrata in vigore del D.M. 203/03 (decreto sugli acquisti verdi), il quale prevede l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di garantire nei propri approvvigionamenti una quota di almeno il 30% dei beni riciclati. Di seguito si riportano stime di superficie del territorio regionale pugliese sulle quali risulta potenzialmente possibile collocare dell’ammendante compostato: � SAU(Puglia) = 1.216.924 ha (5° Censimento generale dell’agricoltura, 22 ottobre 2000) � superficie comunale a verde pubblico (ISTAT, Statistiche ambientali, annuari 2007) (capoluoghi di provincia) = 881,17 ha � bacini di estrazione con presenza di cave in attività e cave dismesse in aree prevalentemente degradate con l’obbligo di riutilizzo produttivo ai fini di recupero (FONTE: PRAE 30/06/2006). (ISTAT, Statistiche ambientali, annuari 2007) (capoluoghi di provincia) = 618,4 ha � recupero di discariche dimesse e/o da bonificare. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 27/136 Per superare lo scetticismo che accompagna l’utilizzo del compost di qualità, si ritiene opportuno sviluppare, anche parallelamente alle azioni previste dal presente piano, strumenti incentivanti che fungano da volano per l’apertura di un significativo mercato degli Ammendanti Compostati anche in Puglia. In relazione alla carenza generalizzata degli impianti dedicati al recupero della frazione organica si specifica che in Puglia, oltre agli impianti pubblici, sono presenti 3 impianti privati nella provincia di Taranto, 1 nella provincia di Bari, e 1 nella provincia di Foggia che di fatto non è mai stato preso in considerazione nella gestione della FORSU a seguito di originaria autorizzazione non comprensiva dei codici CER dedicati e successivamente perché oggetto di diversi sequestri da parte della magistratura, oltre all’impiantistica pubblica presente dedicata. Si segnala la necessità di dotare di adeguamenti strutturali gli impianti pubblici già esistenti, al fine di permettere la corretta gestione di ciascun impianto, garantendo un prodotto di qualità. Inoltre, si rappresenta che nell’ottica di garantire una impiantistica pubblica per il trattamento delle frazioni organiche raccolte separatamente, si è avviata una procedura negoziale con gli ATO che già nella loro pianificazione d’ambito, seppur non ancora definitivamente approvata, avevano previsto la presenza di un impianto di compostaggio garantendone i flussi. Tale procedura avviata con DGR 1573/11 si è conclusa individuando, per il momento, due impianti di digestione anaerobica e compostaggio per i quali è previsto un coofinanziamento regionale con fondi POR nella misura di 6 Meuro per l’impianto di Cellamare e 3 Meuro per Manfredonia, cantierizzabili entro l’anno. Di seguito si riporta la situazione impiantistica regionale suddivisa per provincia. Tale analisi è stata condotta con il Consorzio Italiano Compostatori utilizzando oltre che ai dati ed alle informazioni in possesso del Servizio Ciclo dei Rifiuti e Bonifica, anche attraverso richieste specifiche alle singole province, ed indagini telefoniche. 3.1.1 Provincia di Foggia Dall’indagine è scaturito che non ci sono impianti di digestione anaerobica autorizzati per FORSU e che gli impianti autorizzati per il compostaggio sono quelli di Deliceto e di Cerignola. Nel primo caso si tratta di un impianto pubblico realizzato ed affidato in gestione alla AGECOS dal 1 Aprile 2009, composto da discarica ed impianto di Trattamento Meccanico Biologico del rifiuto. Pur essendo autorizzato per circa 11.000 tonnellate/anno al momento non produce compost di qualità. Analoga situazione si riscontra per l’impianto SIA “Le Cicogne” di Cerignola anch’esso di proprietà pubblica e gestito dal Consorzio Fg4 che pur autorizzato per circa 15.000 tonnellate / anno non produce compost di qualità al momento. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 28/136 3.1.2 Provincia di Barletta-Andria-Trani Sul territorio della BAT non vi sono impianti realizzati, né autorizzati. 3.1.3 Provincia di Bari Nella provincia di Bari risultano attualmente presenti: TERSAN PUGLIA: sito in agro di Bitonto è un impianto di compostaggio privato che lavora FORSU sia del territorio pugliese che extra-regionale e produce solo compost. E’ il più grande impianto di compostaggio regionale e ha un’autorizzazione annuale pari a 219.000 tonnellate. Attualmente è in fase di profonda ristrutturazione ma continua a lavorare a pieno regime. ASM Molfetta: l’impianto è pubblico ed è chiuso al momento ma in fase di “revamping” ed usufruirà di finanziamenti regionali. La fase progettuale ed autorizzativa è molto avanzata e ad autorizzazioni ottenute dovrebbe operare sia in digestione anaerobica che in compostaggio. L’impianto dovrebbe essere autorizzato (salvo varianti progettuali) a trattare circa 30.000 tonnellate/anno di FORSU. 3.1.4 Provincia di Brindisi Si riscontra che l’impianto di compostaggio, esistente è stato recentemente riattivato e si è in attesa della individuazione del gestore. 3.1.5 Provincia di Taranto La situazione impiantisca è la seguente: PROGEVA: impianto di compostaggio privato sito a Laterza ed operativo dal 2006 lavora con FORSU proveniente prevalentemente dalla Regione Puglia ma anche da fuori Regione. E’ titolare di un’autorizzazione per 45.000 tonnellate/anno. Nel futuro è molto probabile la costruzione di un impianto di digestione anaerobica per FORSU. ASECO: impianto di compostaggio sito in Marina di Ginosa acquisito nel 2007 dall’Acquedotto Pugliese con la sua società controllata denominata PURA. Produce compost ed è autorizzato per 80.000 tonnellate annue. Nel futuro è molto probabile la costruzione di un impianto di digestione anaerobica per FORSU. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 29/136 EDEN 94: impianto di compostaggio privato sito in Manduria autorizzato per 90.000 tonnellate/anno. Ha completato la procedura autorizzativa per la costruzione di un impianto di digestione anaerobica che potrebbe lavorare 30.000 tonnellate del rifiuto organico in ingresso. AMIU Taranto: sito nel Comune di Statte è un impianto pubblico di compostaggio autorizzato per 14.600 tonnellate/anno. Opera, nello stesso sito, con un impianto di incenerimento rifiuti. 3.1.6 Provincia di Lecce Attualmente risulta autorizzato dal 2009 un impianto privato di compostaggio a Calimera di proprietà e gestione della società G.R. Ambiente per 32.850 t/anno di rifiuto organico. L’impianto non è al momento operativo. E in fase di autorizzazione l’impianto privato di compostaggio della Monteco Srl in agro di Ugento per un quantitativo richiesto di 18.000 tonn/anno. Di seguito si riporta una tabella riassuntiva per il trattamento della FORSU – Fonte CIC PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 30/136 4 IL RICICLAGGIO DELLE FRAZIONI SECCHE DA RACCOLTA DIFFERENZIATA Lo scopo del presente capitolo è quello di illustrare lo stato dell’arte dell’attuale sistema di recupero delle frazioni secche da raccolta differenziata in Puglia. Al fine di fornire una “fotografia” del sistema esistente e di individuarne punti di forza e debolezza, fase propedeutica per porre le basi di una pianificazione strategica, è stata svolta dal DIASS in collaborazione con il DIPAR un’indagine mirata a definire in particolare i flussi delle frazioni secche da RD attualmente trattati ed autorizzati, nonché lo status-quo delle piattaforme esistenti, private e pubbliche. Il censimento delle aziende operanti nel settore del recupero dei rifiuti secchi da raccolta differenziata è stato svolto inviando ai soggetti interessati un questionario da restituire debitamente compilato per elaborarne ed analizzarne i dati comunicati. Pertanto le informazioni riportate ed argomentate nel presente documento fanno riferimento ai questionari delle aziende che hanno collaborato al suddetto censimento, e per i CMRD pubblici non in esercizio ai sopralluoghi effettuati da parte del personale incaricato del Politecnico di Bari. Il presente documento è così strutturato: Cenni al sistema CONAI e al suo funzionamento con descrizione delle attuali filiere di recupero dei principali imballaggi da raccolta differenziata; Descrizione delle piattaforme di selezione delle frazioni secche da RD attualmente presenti sul territorio pugliese ed analisi su base provinciale (esame dei dati reperiti): o Flussi autorizzati; o Quantitativi trattati nel 2010; o Aspetti impiantistici; o Aspetti tariffari. Criticità del sistema attuale di recupero delle frazioni secche da RD. 4.1 LE FILIERE ATTUALI DI RECUPERO 4.1.1 L’accordo Anci-Conai: obiettivi e funzionamento In Italia, sulla base del cosiddetto decreto Ronchi (D.Lgs 22/97), è stato creato il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) il cui compito è proprio quello di favorire il recupero ed riciclaggio degli imballaggi. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 31/136 In questo capitolo, tenendo conto del ruolo importante che gli impianti di selezione svolgono nell’ambito delle attività sorte proprio per favorire il recupero degli imballaggi, sono riportate alcune in formazioni utili ad inquadrare la problematica del recupero delle frazioni secche da RD. I rifiuti di imballaggi, quantitativamente, costituiscono la parte più significativa della produzione di rifiuti cosiddetti secchi (cfr allegato 1 capitolo 6 parte I). 4.1.1.1 Il problema degli imballaggi ed i compiti del CONAI I rifiuti di imballaggi, quantitativamente, costituiscono la parte più significativa della produzione di rifiuti cosiddetti secchi. Tale dato appare evidente se si osserva la seguente tabella, dove sono riportati i quantitativi di rifiuti raccolti in maniera differenziata e costituiti proprio dalla principali frazioni secche (carta, vetro, plastica, metallo, legno). Tali dati, suddivisi in imballaggi ed altro, mostrano come i quantitativi di rifiuti di imballaggi (espressi in migliaia di tonnellate) raccolti in maniera differenziata siano (ad eccezione della carta e dei metalli) nettamente più elevati rispetto ad altre tipologie di rifiuti merceologicamente simili. Tenendo conto dell’importanza quantitativa del problema “rifiuti di imballaggi” e dovendo raggiungere gli obiettivi fissati dalla Direttiva 94/62/CE, in Italia è stato costituito il CONAI a cui aderiscono obbligatoriamente le società che producono, vendono o utilizzano imballaggi. Lo scopo del CONAI è quello di perseguire gli obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio. 4.1.1.2 Il funzionamento del CONAI Il CONAI basa la propria azione sul principio della responsabilità condivisa tra le imprese che producono e utilizzano gli imballaggi, i comuni che gestiscono la raccolta differenziata e i cittadini che hanno il compito di conferire correttamente i rifiuti di imballaggio. Lo schema di funzionamento di CONAI si basa sui seguenti principi: − le imprese che producono, vendono o utilizzano imballaggi aderiscono al consorzio CONAI e pagano una quota (il Contributo Ambientale) per contribuire agli oneri di recupero e riciclaggio degli imballaggi; − i Comuni/Convenzionati effettuano la raccolta differenziata degli imballaggi e li conferiscono presso le cosiddette piattaforme dove i rifiuti subiscono interventi di selezione e/o pressatura; − il CONAI controlla la purezza della raccolta e vende il materiale selezionato sul mercato. In altri termini: − i produttori e gli utilizzatori di imballaggi sono obbligati a versare al CONAI un contributo il cui valore dipende dal tipo e dalla quantità di imballaggio prodotto; PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 32/136 − il CONAI, a sua volta, trasferisce tali finanziamenti, sotto forma di contributi, ai soggetti che operano la raccolta, il trasporto ed il riciclo dei rifiuti di imballaggio. Il sistema CONAI, a seconda dei materiali utilizzati per la produzione di imballaggi, opera attraverso i seguenti principali Consorzi di filiera: − il CNA, per l’acciaio; − il CIAL, per l’alluminio; − il COMIECO, per la carta; − RILEGNO, per il legno; − COREPLA, per la plastica; − COREVE, per il vetro. Ogni Consorzio coordina e/o organizza l’attività di ritiro dei rifiuti provenienti dalla raccolta urbana e dalle imprese ed il loro avvio al recupero ed al riciclo. Il sistema di sovvenzionamento delle raccolte, dunque, è basato sull’applicazione degli accordi che il CONAI stabilisce con i Comuni. Sulla base di apposite convenzioni tipo, i Comuni che effettuano la raccolta differenziata conferiscono i rifiuti provenienti da raccolta differenziata al relativo Consorzio. I consorzi, a loro volta: − prendono in carico il materiale loro conferito e ne garantiscono l’avvio alle operazioni di riciclo; − pagano un corrispettivo per ogni tonnellata di materiale conferito. Tale corrispettivo è funzione della qualità del materiale e di eventuali prestazioni aggiuntive. Figura 1. Le principali filiere merceologiche di recupero: dalla raccolta al riciclo PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 33/136 4.1.1.3 L’accordo Anci-Conai L’attuale accordo quadro Anci-Conai, firmato nella sua parte generale, il 23 dicembre 2008 è ormai giunto al terzo rinnovo ed ha durata quinquennale (2009-2013). Il suddetto accordo è stato successivamente integrato (luglio 2009) da sei distinti Allegati tecnici dedicati a ciascuna filiera, comprendenti per la prima volta anche quello del vetro. Tali allegati fissano le modalità tecniche per la determinazione dei corrispettivi e contengono la bozza di convenzione da stipulare con i Comuni. Il nuovo Accordo nasce con l’obiettivo di raggiungere un miglioramento qualitativo della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio attraverso: − la promozione e l’incentivazione di modelli organizzativi della raccolta differenziata che garantiscano standard qualitativi più elevati e tali da garantire rese di riciclo più elevate e che consentano di contenere i costi; − la definizione, negli allegati tecnici, dei nuovi limiti qualitativi (percentuale di frazione estranea) sulla base dei quali sono definiti i corrispettivi forniti ai Comuni. L’accordo Anci-Conai, nella logica di sussidiarietà rispetto al libero mercato, consente ai Comuni e ai gestori convenzionati la possibilità: − di sganciarsi, all’interno di finestre temporali preventivamente definite, dagli obblighi di conferimenti, destinando il materiale sul libero mercato; − di “rientrare” nelle convenzioni, ancora una volta all’interno di periodi preventivamente definiti, per permettere la pianificazione industriale e finanziaria del sistema. 4.1.1.4 I principali obiettivi raggiunti in Italia e le previsioni del CONAI Ricordando che: − per riciclaggio si intende il ritrattamento in un processo di produzione dei rifiuti di imballaggio per la loro funzione originaria o per altri fini; − per recupero di energia si intende l'utilizzazione di rifiuti di imballaggio combustibili quale mezzo per produrre energia; − per recupero dei rifiuti generati da imballaggi si intendono le operazioni che utilizzano rifiuti di imballaggio per generare materie prime secondarie, prodotti o combustibili; Di seguito si riportano i risultati ottenuti in Italia nel 2009 dal Conai in termini di: I. percentuali di imballaggi riciclati (recupero di materia) rispetto al quantitativo immesso al consumo; II. percentuali di imballaggi avviati a recupero energetico (in prevalenza presso termovalorizzatori, cementifici) rispetto al quantitativo immesso al consumo; III. percentuali complessive di imballaggi recuperati (recupero di materia e di energia) rispetto al quantitativi immesso al consumo. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 34/136 I dati riportati in tabella mostrano come il sistema Conai abbia raggiunto una percentuale complessiva di imballaggi recuperati (recupero di materia e di energia) pari al 74 % circa degli imballaggi immessi al consumo su tutto il territorio italiano. Tale risultato, che consente di rispettare gli obiettivi fissati a livello europeo, è stato ottenuto anche grazie al sistema degli impianti di selezione che permette di separare i flussi dei vari materiali raccolti in maniera differenziata e di renderli idonei al successivo riciclo e al recupero energetico. Negli allegati alla presente Parte del Piano vengono riportati i principali dati di previsione e gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, estrapolati dal rapporto del CONAI “Piano specifico di prevenzione e gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, Anno 2011”. 4.1.2 La filiera di recupero degli imballaggi cellulosici Carta e cartone rappresentano la frazione che storicamente viene raccolta in maniera differenziata. Il macero ha assunto nel tempo una notevole importanza dal punto di vista economico ed ambientale. Il ciclo di produzione di carta e cartone è composto, in termini generali, da quattro fasi: produzione del legno, trasformazione del legname in pasta di legno, produzione cartaria vera e propria, trasformazione della carta in prodotti finiti. A queste attività si possono aggiungere altre due operazioni che consistono nella raccolta differenziata dei rifiuti e degli scarti cellulosici e la selezione ed il trattamento del materiale raccolto. I primi due stadi di questo ciclo sono scarsamente sviluppati in Italia, come conseguenza del ridotto patrimonio forestale. Di fatto quindi la limitata disponibilità italiana di materie prime ha comportato negli anni una capacità produttiva basata sull’impiego di carta da macero. Quest’ultima proviene da giornali invenduti, da sfridi di lavorazione e dalla raccolta differenziata. Dopo lo spappolamento, la carta da macero è sottoposta a trattamenti specifici che eliminano l'inchiostro e le impurità grossolane, ottenendo fibre di recupero impiegate in numerosi tipi di carta. Caratteristica fondamentale del flusso del recupero di carta e cartone è la proprietà di tale circuito di essere “a catena chiusa”. Ciò significa che i nuovi beni di consumo che vengono prodotti dal materiale riciclato, ovvero nuovamente carta e cartone, a fine vita, saranno nuovamente rifiuti che alimenteranno lo stesso ciclo. In realtà, nonostante la ciclicità del sistema, non va trascurato che, differentemente da altri materiali quali alluminio e vetro, che possono essere riciclati infinite volte, la lavorazione della carta da macero comporta ogni volta una perdita di fibre, che deve essere reintegrata con l’immissione, durante la produzione cartaria, di fibra vergine. In questo modo la stessa carta da macero può essere riutilizzata per un maggior numero di volte (circa 6÷7). I soggetti interessati nella filiera del recupero degli imballaggi cellulosici sono: PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 35/136 • I produttori di imballaggi di carta e cartone; • I Comuni; • Le piattaforme di selezione; • Le cartiere. Figura 2. Filiera del recupero della carta e del cartone con indicazione dei flussi finanziari Soggetto principale e supervisore dell’intera filiera è il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica: COMIECO; la finalità principale del suddetto Consorzio è il raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclo dei rifiuti di imballaggio cellulosici previsti dalla normativa europea. I rapporti fra i soggetti interessati sono regolati dalla Convenzione COMIECO per la RD; la Convenzione è lo strumento operativo dall’Accordo Quadro ANCI-CONAI 2009-2013 e, in particolare, dell’Allegato Tecnico Carta. La convenzione è finalizzata a disciplinare la raccolta differenziata e l’avvio a riciclo del materiale raccolto in modo differenziato oltre che definire obblighi e diritti dei Convenzionati, dei riciclatori e di COMIECO. La convenzione, sottoscritta dal Convenzionato e da COMIECO, definisce il o i bacini di raccolta e le modalità di servizio, le quantità previsionali, la o le cartiere responsabili del riciclo del materiale e la o le piattaforme presso cui il convenzionato dovrà conferire il materiale raccolto e presso cui la cartiera ritirerà il materiale lavorato. Nella convenzione viene previsto il corrispettivo che COMIECO riconosce al Convenzionato a fronte del servizio di raccolta dei rifiuti di imballaggio reso PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 36/136 e quello che il riciclatore (cartiera o piattaforma) riconosce al Convenzionato per la cessione delle frazioni merceologiche similari (f.m.s.). L’ambito di applicazione della Convenzione è necessariamente riferito all’intero bacino di raccolta comunale, indipendentemente dalle modalità di raccolta attuate e/o dal numero dei soggetti gestori del servizio. Nell’ambito della convenzione COMIECO provvede a: • La presa in carico del materiale conferito presso una o più piattaforme di riferimento e l’avvio a riciclo del medesimo tramite uno o più riciclatori, • Il pagamento del corrispettivo al convenzionato a fronte del servizio di raccolta reso; • L’acquisizione mensile dalla piattaforma di consegna dei dati relativi alle quantità consegnate dal Convenzionato; • La verifica, tramite società terze incaricate, della conformità del materiale agli standard qualitativi previsti attraverso analisi merceologiche programmate; • Programmare con il convenzionato, in funzione degli obbiettivi quali-quantitativi definiti, attività ed interventi di informazione e sensibilizzazione degli utenti sulla raccolta differenziata degli imballaggi e della frazione cellulosica. Il Convenzionato (Comune, Consorzi di Comuni, ATO, società d’Ambito ovvero Gestori della raccolta) ha l’obbligo di rispettare gli impegni previsti dalla convenzione, per esempio: garanzia del servizio, conferimento alle piattaforme individuate, disponibilità del materiale raccolto, ecc. Infatti il Convenzionato una volta sottoscritta la convenzione ha l’obbligo di: • Svolgere con la massima diligenza le attività di propria competenza; • Promuovere, direttamente o indirettamente forme di controllo ed intervento al fine di garantire elevati standard di qualità; • Riconoscere alla piattaforma gli oneri per la gestione (trattamento, stoccaggio, trasporto e smaltimento) delle frazioni esterne; • Utilizzare idoneo documento di trasporto (formulario o altro documento equivalente) dal quale risulti la tipologia di raccolta con indicazione del codice CER e dei quantitativi e il comune di provenienza del rifiuto oggetto di raccolta differenziata. Il Convenzionato può effettuare la raccolta della carta e del cartone o in maniera congiunta (carta, riviste e imballaggi in cartone) o in maniera selettiva (soli imballaggi in cartone). Questa ultima raccolta viene effettuata presso attività commerciali. La carta ed il cartone, inoltre, possono essere raccolti con raccolte multi materiale. A seconda della provenienza di carta e cartone, si possono avere distinte attività di selezione; infatti: 1. Nel caso di materiali provenienti da raccolta differenziata (prevalentemente costituiti da rifiuti di carta e giornali di origine domestica e/o proveniente da piccole attività commerciali PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 37/136 e uffici) è necessaria, prima del conferimento in cartiera, una selezione in piattaforma per eliminare le impurità; 2. Nel caso di materiali provenienti da raccolta industriale e commerciale (costituiti prevalentemente da rifili di cartotecnica, casse di cartone ondulato, rese di quotidiani e periodici, tabulati, ecc.), i produttori sono industrie cartotecniche ed editoriali, uffici e grandi magazzini. Per questi materiali possono non essere necessari trattamenti di selezione per cui, dopo la raccolta e prima del conferimento in cartiera, si hanno solo attività di pressatura. Il materiale cellulosico una volta raccolto dal soggetto convenzionato verrà inviato presso le piattaforme di selezione che provvedono a: • Controllare la conformità del documento di trasporto al materiale conferito; • Comunicare mensilmente (entro il 15 del mese) a COMIECO, alla cartiera e al convenzionato i dati relativi alle quantità di materiale cellulosico; Inoltre le piattaforme devono possedere delle caratteristiche minime: • Autorizzazioni e applicazioni delle norme vigenti con particolare riferimento alla autorizzazioni R3 e R13 (All. E al D.Lgs 152/2006) • Accessibilità e localizzazione adeguata rispetto al bacino di raccolta; • Sistema di pesatura e dotazione impiantistica adeguata (pressa, mezzi per la movimentazione interna, impianto di selezione); • Adeguata capacità di stoccaggio. Al fine di verificare la conformità del materiale agli standard qualitativi, COMIECO, direttamente o attraverso terzi incaricati, provvede ad una verifica del materiale all’atto del conferimento presso la piattaforma secondo le procedure previste dal Documento Audit e Qualità che forma parte integrante dell’Allegato Tecnico Carta. Una volta effettuate le analisi sarà possibile riconoscere il corrispettivo che riceverà il consorziato e gli oneri di smaltimento che lo stesso pagherà presso la piattaforma; a partire dal 1 Aprile 2010 si applica quanto previsto dalle tabelle riportate in allegato. Ultimo step della filiera del recupero di carta e cartone da raccolta differenziata è la cartiera. Il materiale cellulosico una volta selezionato e confezionato in balle verrà inviato, come MPS, presso le cartiere convenzionate COMIECO che provvederanno alla realizzazione di nuovi prodotti in carta e cartone. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 38/136 4.1.3 La filiera di recupero degli imballaggi in vetro Il rottame di vetro proveniente da raccolta differenziata è impiegato in vetreria come materia prima secondaria (MPS). In tal senso il riciclo dei rifiuti vetrosi rappresenta una fondamentale fonte di materie prime secondarie, poiché essendo un materiale inerte (a differenza di carta e plastica), può essere impiegato per produrre nuovamente contenitori destinati agli alimenti – senza problemi dal punto di vista igienico - e la materia prima secondaria (pronto al forno) può essere immessa nel ciclo produttivo consentendo elevati risparmi energetici, tecnologici ed ambientali. Il riciclo del vetro consente infatti di ridurre sensibilmente sia i consumi energetici diretti, dato che il processo di fusione si svolge a temperature inferiori rispetto a quelle richieste nel caso di produzione di vetro da materie prima, sia quelli indiretti, prevedendo la sostituzione della materia prima (soda, sabbia, coloranti) con il rottame di vetro, ottenuto con costi energetici più contenuti. Ciò implica il minore impatto ambientale dell’intero processo anche il termini di emissioni al camino. Inoltre l’utilizzo del rottame di vetro permette di risparmiare il 19% di materia prima, che verrebbe persa se si utilizzasse materia prima tradizionale (perdita al fuoco). Ciò determina quindi una minore attività estrattiva. La catena del recupero del vetro, così come quella della carta, rappresenta una ciclo chiuso, dove le vetrerie produttrici di imballaggi in vetro sono le stesse industrie che utilizzano il vetro proveniente dalla raccolta differenziata, opportunamente selezionato da appositi impianti di recupero. I soggetti interessati nella filiera del recupero degli imballaggi di vetro sono: • I produttori di imballaggi e oggetti in vetro; • I Comuni; • Le piattaforme di stoccaggio del materiale; • Le piattaforme di trattamento del materiale con produzione di MPS; • Le vetrerie. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 39/136 Figura 3. Filiera del recupero del vetro con indicazione dei flussi finanziari Il supervisore della filiera del recupero del vetro è il Consorzio Recupero vetro, Co.Re.Ve., che attraverso l’ dall’Accordo Quadro ANCI-CONAI 2009-2013, integrato dall’Allegato Tecnico Vetro, disciplina l’avvio a riciclo del materiale vetroso raccolto in maniera differenziata e definisce gli obblighi, i diritti e i corrispettivi dei Convenzionati, dei riciclatori e di Co.Re.Ve. Il Convenzionato (Comune, Consorzi di Comuni, ATO, società d’Ambito ovvero Gestori della raccolta) provvederà alla raccolta, in maniera differenziata, dei rifiuti di imballaggi in vetro aventi caratteristiche qualitative precisate nell’Allegato Tecnico Vetro e all’invio, presso le piattaforme, con le modalità definite dall’Allegato stesso. Il materiale raccolto verrà quindi inviato presso le piattaforme di stoccaggio o direttamente presso le piattaforme per la produzione di MPS. In tali impianti il materiale in ingresso verrà selezionato e temporaneamente stoccato (R13), successivamente inviato ad ulteriori trattamenti (deferrizzazione – triturazione - vagliatura per eliminare corpi estranei – stoccaggio del vetro pronto forno) e verifica amministrativa della documentazione prevista per il trasporto ed il successivo conferimento presso le vetrerie. E’ il Convenzionato che individua e comunica al Convenzionante i luoghi (depositi temporanei e/o piazzole e/o piattaforme di stoccaggio) presso i quali quest’ultimo provvederà al ritiro dei rifiuti messi a disposizione dal Convenzionato. Inoltre il Convenzionato comunica al Convenzionante, in forma scritta, ogni variazione nella composizione del bacino di raccolta e delle modalità di raccolta; si impegna annualmente a comunicare i dati relativi alla raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggi in vetro risultanti dal MUD (quantità minima 30 tonnellate). Il Convenzionante per il ritiro, la presa in carico e la conseguente PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 40/136 acquisizione della titolarità/disponibilità senza riserve dei rifiuti messi a disposizione del Convenzionato riconoscerà a quest’ultimo i corrispettivi previsti nella seguente tabella determinati in funzione delle caratteristiche qualitative posseduti dai rifiuti stessi. In estrema sintesi il ruolo svolto dal COREVE è quello di facilitare l’avvio a recupero del materiale proveniente dalle raccolte differenziate attraverso l’attivazione di convenzioni con i Comuni o con i gestori delle raccolte (delegati dai Comuni). In particolare, tali convenzioni prevedono che: 1. i Comuni individuino una piattaforma – le cui caratteristiche minime sono indicate nell’accordo – per il ritiro del vetro proveniente dalla RD; 2. il materiale sia prelevato a cura del Consorzio ed inviato presso gli impianti di trattamento che aderiscono al Coreve. Da questo momento in poi tutti gli oneri per la gestione dei materiali sono a carico del Consorzio stesso; 3. la verifica delle caratteristiche qualitative del materiale venga effettuata dal consorzio presso le piattaforme di ritiro. Tale attività è necessaria alfine di quantificare i contributi stabiliti sulla base dell’accordo Anci-Conai. Come sarà argomentato nel seguito, la maggior parte degli impianti presenti sul territorio pugliese, sono autorizzati a svolgere la sola funzione di stoccaggio del materiale (R13) e il successivo invio dello stesso presso impianti di recupero. Attualmente nella Regione Puglia le piattaforme convenzionate Co.Re.Ve., sono principalmente due: • Centro Raccolta Vetro (Trani, BAT) • Ecotecnica S.r.l. (Lequile, LE). 4.1.4 La filiera di recupero degli imballaggi in plastica La catena del recupero della plastica è molto più complessa rispetto a quella della carta o del vetro. Ciò dipende, in primo luogo, dalla estrema eterogeneità dei materiali che, normalmente, si indicano con il termine plastica. All’interno del mercato degli imballaggi, quelli in materie plastiche registrano da anni il maggior tasso di crescita e sviluppo ma presentano talvolta notevoli criticità per ottenere un prodotto riciclato effettivamente utilizzabile. Ai fini del riciclo, infatti, un primo problema è legato alla natura di “catena aperta” della filiera della plastica, in cui le aziende produttrici non coincidono con i riciclatori. Questo materiale - più propriamente questo repertorio di materie diverse – per il suo riciclo richiede processi molto particolari, che risultano del tutto estranei alle caratteristiche PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 41/136 industriali e impiantistiche del settore di produzione primario (industria petrolchimica) – che risulta pertanto scarsamente coinvolto, almeno sul piano di principio dell’interesse industriale diretto, dallo sviluppo del riciclo. Ciò si distingue da quanto avviene per i materiali a “catena chiusa” (tipicamente carta e vetro), dove il prodotto riciclato costituisce di fatto un importante canale di approvvigionamento di materia prima per lo stesso produttore (cartiera, vetreria).Tuttavia, negli anni più recenti lo scenario è mutato radicalmente e anche per le plastiche il problema del recupero/riciclo ha assunto una evidenza di primo piano, legato a ragioni quali: − Nuova attenzione alle normative europee e nazionali alla gestione dei rifiuti, con particolare attenzione agli imballaggi; − Aumento del prezzo delle materie prime (in particolare i prodotti petroliferi) e opportunità di un’economia di nicchia legata ai materiali riciclati; − Vantaggio ambientale dalle attività di riciclo; − Sviluppo di nuove tecnologie per attività di riciclo; − Leggi tese all’adozione preferenziale di prodotti riciclati (GPP – Green Public Procurement). La filiera del recupero della plastica è attualmente controllata dal Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio e il Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica, COREPLA, che attraverso l’Accordo Quadro ANCI-CONAI 2009-2013, integrato dall’Allegato Tecnico Plastica, disciplina le modalità del servizio di raccolta differenziata in funzione del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio e recupero degli imballaggi in plastica di cui al Programma Specifico di prevenzione predisposto da COREPLA ai sensi dell’art. 223 comma 6 d.lgs. 152/06. Inoltre l’Allegato Tecnico Plastica definisce gli obblighi e i diritti delle parti e riconosce i corrispettivi previsti per le diverse tipologie di flusso (domestico e non domestico). I soggetti interessati nell’attuale filiera del recupero degli imballaggi in plastica da RD sono: • I produttori di imballaggi e oggetti in plastica; • I Comuni; • Le piattaforme di selezione e stoccaggio del materiale; • Le piattaforme di trattamento del materiale con produzione di MPS; • Le aziende operanti nel recupero delle MPS. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 42/136 Figura 4. Filiera del recupero della plastica con indicazione dei flussi finanziari COREPLA, direttamente (flusso non domestico) o tramite i Convenzionati (flusso domestico), si impegna al ricevimento e al ritiro del materiale presso le piattaforme concordate, in base alle diverse tipologie di flusso e alle diverse modalità di raccolta. Il Convenzionato (Comune, Consorzi di Comuni, ATO, società d’Ambito ovvero Gestori della raccolta) provvederà alla raccolta differenziata di rifiuti di imballaggio in plastica di provenienza domestica. Pertanto, nel pieno rispetto della prerogativa assegnata dalla normativa vigente ai singoli comuni, laddove questi conferiscano nell’ambito del servizio pubblico di raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio in plastica anche rifiuti di imballaggio provenienti da attività economiche industriali, artigianali, commerciali e dei servizi, le parti (COREPLA e Convenzionato) si danno reciprocamente atto che i servizi per la raccolta di rifiuti aventi tali provenienze presentano sostanziali differenze rispetto alle metodologie descritte nell’Allegato Tecnico Plastica, sia per incidenza dei sistemi operativi adottati sia, conseguentemente, per i costi. Stante l’elevato numero di tipologie di imballaggi in plastica che potenzialmente possono pervenire da tali provenienze, al fine di fissare criteri gestionali oggettivabili e verificabili, le parti individuano di comune accordo quali “traccianti” della provenienza da circuiti di raccolta di origine non domestica: • il film d’imballaggio in polietilene (con esclusione degli shoppers e degli imballaggi secondari per bottiglie di acqua minerale/bibite o analoghi, ma comunque di dimensione non superiore al formato A3); PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 43/136 • gli imballaggi in polistirolo espanso (con esclusione delle vaschette per alimenti, imballi di piccoli elettrodomestici); • reggette, big-bags e pallets di plastica. Il Convenzionato può adottare modalità operative tali da poter fornire materiale composto in altissima percentuale da soli contenitori in plastica per liquidi (bottiglie in PET e flaconi di HDPE della capacità inferiore ai 5 l), organizzando quindi un sistema integrato di gestione della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio in plastica più qualitativo ma anche più oneroso. Inoltre il Convenzionato al momento della sottoscrizione della convenzione potrà attivare i seguenti flussi, cui corrispondono i relativi parametri qualitativi e i corrispettivi come indicato nell’Allegato Tecnico Plastica: • Raccolta monomateriale di rifiuti di imballaggio in plastica di origine domestica; • Raccolta monomateriale di rifiuti di imballaggio comunque conferiti al servizio pubblico di origine non domestica; • Raccolta monomateriale finalizzata ai soli contenitori per liquidi di provenienza domestica; • Raccolta multimateriale di rifiuti di imballaggio in plastica di origine domestica. COREPLA e il Convenzionato concordano, secondo criteri di prossimità ed economicità, le piattaforme presso le quali conferire il materiale raccolto, senza oneri aggiuntivi per il Convenzionato e con garanzia di ritiro da parte di COREPLA. La scelta delle piattaforme è eseguita anche in funzione della modalità di raccolta differenziata (monomateriale o multimateriale). La raccolta monomateriale di rifiuti di imballaggio in plastica deve essere in via prioritaria, laddove possibile, conferita dal Convenzionato sfusa al Centro di Selezione COREPLA (CSC) più vicino, in base a quanto concordato in convenzione. Qualora tuttavia il CSC più prossimo non sia ubicato entro il raggio di 25 km dal centro geografico dell’ambito di raccolta (distanza stradale più breve tra centro del Comune Convenzionato e centro del comune ove è ubicato il CSC o, nel caso di convenzione che comprenda più comuni, distanza media pesata sul numero degli abitanti tra i centri dei diversi comuni e il centro di quello in cui è ubicato il CSC), COREPLA riconoscerà al Convenzionato il corrispettivo aggiuntivo come riportato in allegato. Il corrispettivo aggiuntivo si applica esclusivamente a mezzi che conferiscono materiale sfuso e che operano direttamente la raccolta. Nel caso in cui la distanza tra il Comune Convenzionato (ovvero la media delle distanze di cui sopra) e il CSC superi i 25 km, il Convenzionato può richiedere a COREPLA di procedere in proprio alla riduzione volumetrica del materiale raccolto presso una piattaforma indicata dal Convenzionato stesso, che viene definita Centro Comprensoriale (CC). Tale piattaforma può PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 44/136 essere gestita direttamente dal Convenzionato o operare per suo conto sulla base di un contratto diretto con lo stesso. Nel caso in cui il Convenzionato, svolgendo una raccolta multimateriale, qualsiasi siano le frazioni merceologiche che la compongono, faccia effettuare la selezione delle stesse presso un impianto da lui stesso gestito o comunque indicato, questo funge rispetto a COREPLA da CC, per cui il flusso di rifiuti di imballaggio in plastica in uscita da questo è sottoposto a tutte le normali condizioni che regolano tale flusso, così come definite dall’ Allegato tecnico. Nel caso in cui il Convenzionato conferisca invece la raccolta multimateriale a un CSS COREPLA senza la preliminare separazione delle diverse frazioni presso un diverso impianto: • la piattaforma viene in tal caso definita anche Centro Selezione Multimateriale (CSM); • il Convenzionato, salvo accordi volontari locali tra le parti, corrisponde al CSM i costi di selezione aggiuntivi in base ad un rapporto contrattuale tra il Convenzionato stesso ed il CSM; • non è dovuto al Convenzionato da parte di COREPLA alcun corrispettivo aggiuntivo, tranne per quanto previsto nell’Allegato Tecnico Plastica esclusivamente per la quota dei rifiuti di imballaggio in plastica conferiti al CSM per il tratto eccedente i 25 km e fino ad un massimo di ulteriori 50 km; • la raccolta deve essere conferita sfusa; • la raccolta deve essere di origine domestica; I corrispettivi per le diverse tipologie di flusso di raccolta sono determinati in base all’analisi dei diversi costi gravanti sul Convenzionato per le attività di sua competenza. Per frazione estranea si intende la percentuale di impurità, ovvero rifiuti non di imballaggio in plastica né solidali all’origine con l’imballaggio. Costituiscono in ogni caso frazione estranea i rifiuti di imballaggio in plastica pericolosi o contaminati da rifiuti pericolosi di provenienza non domestica. Costituiscono frazione estranea i rifiuti di imballaggi in plastica non vuoti qualora presentino residui del contenuto in misura superiore al peso dello stesso imballaggio vuoto. Ai fini della determinazione dei quantitativi su cui COREPLA riconoscerà i corrispettivi, farà fede la documentazione di consegna ai CSC peso riscontrato a destino indicato sui formulari di trasporto, che dovranno riportare anche il/i numero/i della/e convenzione/i e numero/i del/i bacino/i cui attribuire il/i quantitativo/i). Nelle tabelle in appendice, si riportano i corrispettivi previsti per il Convenzionato in funzione del tipo di raccolta e l’origine del flusso: � Raccolta monomateriale di rifiuti di imballaggio in plastica di origine domestica; � Raccolta di rifiuti di imballaggio comunque conferiti al servizio pubblico di origine non domestica; � Raccolta finalizzata; � Raccolta multimateriale di rifiuti di imballaggio in plastica di origine domestica. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 45/136 COREPLA, fatto salvo quanto specificamente previsto per la raccolta multimateriale, direttamente o tramite terzi incaricati, provvederà alla verifica qualitativa del rifiuto di imballaggio in plastica secondo le modalità di cui all’allegato 1, al fine di verificare sia l’effettiva congruità dei conferimenti con la tipologia di flusso dichiarato, sia la percentuale di frazione estranea presente nei conferimenti stessi. Nel caso in cui dalle verifiche non risultino rispettati i parametri caratterizzanti ogni tipologia di flusso dichiarato (presenza massima di “traccianti” o presenza minima di contenitori per liquidi), i quantitativi conferiti, analogamente a quanto previsto per l’attribuzione della fascia qualitativa rispetto alla presenza di frazione estranea, saranno classificati ai fini dei corrispettivi nella tipologia di flusso effettivamente riscontrata. Nel caso in cui la verifica qualitativa evidenzi frazioni estranee in misura superiore di oltre l’1% a quella massima consentita, COREPLA addebiterà al Convenzionato una penale commisurata ai costi di trasporto, selezione e recupero energetico/smaltimento per la totalità della frazione estranea riscontrata e fatta salva una franchigia dell’1%. 4.1.5 Imballaggi in legno La catena di raccolta del legno è aperta poiché gli imballaggi recuperati sono trasformati in altri sottoprodotti diversi da quelli iniziali. Gli imballaggi in legno sono costituiti essenzialmente da: − imballaggi ortofrutticoli; − pallet; − imballaggi industriali e domestici (gli imballaggi domestici costituiscono una piccolissima frazione rispetto agli imballaggi industriali). Nelle piattaforme di trattamento/selezione, tuttavia, sono trattati anche rifiuti in legno non da imballaggio come: − mobili rotti; − rifiuti provenienti dall'edilizia; − frazioni di legno selezionate dal rifiuto secco proveniente da RD mono o multi-materiale. La raccolta del legno, quindi, avviene principalmente come: a. conferimento autonomo da parte dei cittadini alle piattaforme di raccolta; b. conferimento da parte delle aziende dei rifiuti da imballaggio, pallet dismessi; c. conferimento da parte di privati e aziende di materiale ligneo da demolizione. Negli impianti di selezione è intercettata la frazione lignea nei rifiuti da RD (tappi in sughero e frazioni di legno in genere). PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 46/136 I passaggi necessari per la produzione di materia prima seconda proveniente dal legno sono pulizia e triturazione del rifiuto conferito alle piattaforme di selezione. La pulizia serve per eliminare dal rifiuto le frazioni estranee allo stesso e la triturazione per la riduzione volumetrica per facilitarne la mobilità sul territorio nazionale. La maggior parte del legno, infatti, si muove su gomma per raggiungere i centri di riciclo. Le principali impurità presenti all’interno del rifiuto ligneo proveniente da imballaggi industriali e da demolizioni sono: − frazioni di metallo (chiodi, viti etc.); − residui di demolizione (calcestruzzo, malta etc.) I rifiuti di imballaggio debitamente lavorati raggiungono le aziende riciclatrici, presso i cui impianti il legno subisce la sua ultima fase di lavorazione prima di essere reinserito nel mercato produttivo come: − pannelli truciolari per l'industria del mobile; − pasta cellulosica per le cartiere; − compost; − blocchi di legno-cemento per l'edilizia. Data la scarsità degli imballaggi in legno sul mercato nazionale rispetto ad altre tipologie d’imballaggio e l’alto valore commerciale degli stessi la filiera sta subendo ripercussioni economiche notevoli, in termini di disponibilità di materia prima da avviare a riciclo, dovuta all’utilizzo del legno come fonte energetica domestica nelle caldaie a pellets. In estrema sintesi il processo di valorizzazione del legno prevede, da parte del Consorzio Rilegno, la stipula di: − convenzioni con Comuni che stabiliscono come organizzare operativamente la raccolta e smaltimento dei rifiuti di imballaggio in legno e di altri rifiuti legnosi; − convenzioni con Aziende e realtà industriali private che stabiliscono come organizzare lo smaltimento dei rifiuti di imballaggio in legno e di altri rifiuti legnosi. Sottoscrivendo l'accordo, la controparte si impegna ad attivare una o più piattaforme relative al territorio in cui opera. Nei centri di raccolta gli utilizzatori possono conferire senza oneri i rifiuti di imballaggio in legno, negli orari prestabiliti. I rifiuti verranno poi ridotti di volume per poter essere trasferiti agli impianti di riciclo. Rilegno garantisce l'acquisizione del materiale conferito presso la piattaforma e il successivo avvio al riciclo. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 47/136 4.1.6 Imballaggi metallici Sotto il termine “metalli” vengono comunemente compresi quei rifiuti provenienti da raccolta differenziata che comprendono la varietà degli imballaggi in alluminio e gli imballaggi in banda stagnata (barattoli e contenitori in acciaio). La catena del recupero degli imballaggi in alluminio è una “catena chiusa” poiché tali imballaggi possono nuovamente essere trasformati in imballaggi in alluminio, mentre quelli in banda stagnata, dopo essere sottoposti ai processi di valorizzazione, entrano nelle acciaierie/fonderie dove vengono normalmente trasformati in tondini. I rifiuti metallici vengono quasi sempre raccolti congiuntamente ad altre frazioni riciclabili nella raccolta multi-materiale (plastica - metalli o vetro – plastica - metalli). La raccolta mono-materiale non risulta economicamente e quantitativamente conveniente in considerazione della modesta quantità di rifiuti captabili. Raccolte particolari sono quelle che possono interessare particolari utenze non domestiche (demolizioni o lavorazioni industriali) che danno origine a significativi quantitativi di sfridi. L’avvio a recupero degli imballaggi metallici è affidato, attraverso il sistema CONAI, a due consorzi: − il Consorzio Nazionale Alluminio (CiAl); − il Consorzio Nazionale Acciaio (CNA). In estrema sintesi il ruolo svolto dai Consorzi è quello di facilitare l’avvio a recupero di tali materiali provenienti dalle raccolte differenziate attraverso l’attivazione di convenzioni con i Comuni o con i gestori delle raccolte (delegati dai Comuni). In particolare, tali convenzioni prevedono che: − i Comuni individuino delle piattaforme (le cui caratteristiche minime sono indicate nell’accordo) per il ritiro dei metalli provenienti dalla RD; − il materiale sia prelevato a cura dei Consorzi ed inviato presso gli impianti di trattamento che aderiscono al Cial e al CNA. 4.2 REVIEW DELLE ATTUALI TECNOLOGIE DI SELEZIONE In linea generale, gli impianti di valorizzazione delle frazioni secche raccolte in maniera differenziata attualmente presenti in Puglia prevedono le seguenti fasi: 1. Trasporto all'impianto; 2. Stoccaggi dei rifiuti nei piazzali; 3. Alimentazione in fossa o su pavimento a raso; 4. Trattamento di selezione; 5. Confezionamento del materiale trattato tramite addensamento o pressatura in balle; PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 48/136 6. Stoccaggio dei materiali trattati; 7. Carico su camion o trasferimento altrove dei materiali selezionati. La parte più importante è, ovviamente, quella della selezione che può essere effettuata o in maniera manuale o con l’utilizzo di macchinari, anche se la cernita manuale è decisamente la modalità di selezione dominante. 4.2.1 Selezione manuale Il processo di selezione manuale, per definizione, prevede l’utilizzo di più operatori per la differenziazione del rifiuto in frazioni omogenee o per preparare lo stesso a successive fasi di trattamento. La selezione manuale può essere effettuata: 1. Nella fase di alimentazione dell’impianto. Tale operazione si rende necessaria per eliminare i rifiuti di grandi dimensioni in modo che: − Il rifiuto sia predisposto alle successive fasi di trattamento; − Sia ridotto il rischio di danneggiamento di eventuali macchinari non in grado di trattare particolari tipologie di rifiuto. 2. Nella fase di cernita. In tal caso, è utilizzata per: − Separare le varie frazioni recuperabili dall’ammasso di rifiuti; − Raffinare, eliminando le frazioni estranee, i flussi di materiale eventualmente destinati ad altre tipologie di trattamento. Una corretta impostazione delle attrezzature e degli impianti nei quali si effettua la selezione manuale deve avere come obiettivi quelli di: − Eliminare i gesti inutili che comprometterebbero la potenzialità di trattamento dei selezionatori; − Consentire agli operatori a lavorare in ambienti idonei in relazione con le tipologie di materiale trattato; − Permettere la possibilità di variare, nei limiti del possibile, i parametri funzionali di tale processo; − Ottenere un adeguata qualità di selezione. Tali obiettivi sono raggiunti, all’interno dell’impianto, utilizzando principalmente, tappeti o nastri trasportatori che convogliano il rifiuto all’interno della cabina di selezione studiata per permettere la migliore ergonomia al lavoratore addetto alla cernita. I nastri trasportatori consentono, infatti, di: − Variare la velocità di scorrimento e di conseguenza la quantità di rifiuti inviati a selezione; − Fermarsi all’occorrenza per permettere operazioni particolarmente difficoltose. La cabina di selezione deve essere studiata nella forma, nell’organizzazione degli spazi e nell’impiantistica interna per: PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 49/136 1. Garantire agli addetti alla selezione gli spazi sufficienti per espletare le funzioni di separazione; 2. Ridurre le operazioni necessarie per la selezione stessa: I. disponendo i container dei materiali selezionati/scarti vicini al selezionatore; II. disponendo i selezionatori lungo il nastro trasportatore; III. dividendo i compiti di selezione fra i vari operatori; 3. Garantire all’interno un idoneo ambiente di lavoro attraverso: I. l’isolamento termico ed acustico dell’operatore dal resto dell’impianto; II. il condizionamento e trattamento dell’aria all’interno della cabina per eliminare polveri,odori e garantire la giusta temperatura; III. l’illuminazione sufficiente per permettere le operazioni di cernita stessa. La selezione manuale, ovvero la serie di gesti con il quale l’operatore materialmente fa una cernita del rifiuto, può essere distinta in: a) Selezione positiva, quando la frazione specifica del rifiuto da selezionare è estratta dal flusso dei rifiuti stessi. Il punto di forza di questo tipo di selezione resta la purezza del materiale selezionato in uscita; b) Selezione negativa quando il materiale estraneo o l’impurezza è scartato dal flusso dei rifiuti stessi e il restante flusso costituisce il materiale selezionato. Questo tipo di selezione porta a l’ottenimento di alti flussi di selezione in uscita. La selezione manuale, inoltre, può avvenire in continuo o in discontinuo a secondo di come è gestita l’alimentazione del rifiuto in cabina di selezione. In particolare: a) Nel caso di alimentazione in continuo, il flusso di rifiuti arriva costantemente al selezionatore; b) Nel caso di alimentazione discontinua, il nastro trasportatore esegue stop regolari nella cabina di selezione. Quando il nastro si ferma, i selezionatori tolgono i materiali estranei o i materiali da selezionare dal flusso dei rifiuti e li depositano nei relativi container. I selezionatori aspettano in cabina il successivo flusso. Il vantaggio di questo metodo consiste nella possibilità di ottenere una migliore qualità del materiale selezionato riuscendo a trattare, però, minori volumi di rifiuti rispetto al primo metodo. In generale, i limiti di tale metodologia di separazione coincidono con i limiti umani degli operatori, in particolare: a) I limiti del numero di movimenti ora che il selezionatore riesce a compiere, che influenzano, insieme alla velocità del nastro trasportatore: i. la quantità di rifiuti oraria massima gestita in cabina di selezione; ii. gli scarti o i materiali non selezionati all’interno del flusso (aumentando la velocità del nastro si peggiora la selezione); PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 50/136 b) La capacità del selezionatore di riconoscere l’elemento estraneo o la tipologia di materiale da selezionare all’interno dell’ammasso di rifiuti. L’operatore, infatti, potrebbe: i. non rilevare la differenza fra materiali apparentemente simili (plastica o PVC); ii. non vedere la presenza del materiale da selezionare. I parametri sopra rilevati influenzano la potenzialità massima degli impianti di selezione, il grado di “purezza” del materiale selezionato e la quantità degli scarti prodotti con ripercussioni sull’intero bilancio economico del processo di selezione stesso. 4.2.2 La selezione meccanica La gestione completa del processo di selezione prevede, per migliorare la separazione o la movimentazione del materiale all’interno dell’impianto, l’utilizzo di vari tipi di macchinari con vari scopi come: 1. La movimentazione dei rifiuti all’interno dell’impianto (nastri trasportatori, nastri elevatori, estrattori da tramoggia); 2. La preparazione del rifiuto ai successivi trattamenti (lacera sacchi, trituratori primari o secondari); 3. La separazione di diverse tipologie di materiali dal flusso di rifiuti sfruttando: a. le proprietà fisiche del materiale da separare ovvero: i. il magnetismo come nel caso dei separatori di metalli ferrosi o non ferrosi; ii. la densità come nel caso dei separatori aeraulici; iii. l’elasticità come nel caso del vaglio balistico; b. la forma del materiale da separare (vaglio o tavola gravimetrica); c. combinazioni dei primi due punti; 4. La riduzione volumetrica dei rifiuti selezionati (presse). Nella tabella in allegato, si riporta una sintesi dei principali macchinari utilizzabili e, per ognuno di essi, sono indicati vantaggi, svantaggi e relativa funzione svolta nel trattamento del rifiuto. 4.2.3 La selezione del vetro Le attività di selezione delle raccolte mono-materiale degli imballaggi in vetro possono essere suddivise in due tipologie: 1. la prima tipologia, più semplice, prevede un unico trattamento di selezione effettuato presso grandi impianti gestiti, in genere, da aziende private (cui spesso è sub-appaltata anche la stessa raccolta del vetro). Questi impianti sono in grado di produrre le materie prime secondarie utilizzabili nelle vetrerie; PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 51/136 2. la seconda tipologia, invece, prevede due successive operazioni di selezione svolte in due diversi impianti: a. la prima operazione è effettuata presso impianti tecnologicamente molto semplici e serve per eliminare frazioni indesiderate. Tale situazione si applica o quando assieme al vetro si raccolgono anche lattine e/o altri contenitori o in caso di raccolte di bassa qualità; b. la seconda operazione, invece, è quella di preparazione delle materie prime secondarie svolte presso i grandi centri di trattamento di cui è detto in precedenza. In tal caso, oltre ad operazioni di selezione, si svolgono anche tutte quelle attività che consentono di ottenere il cosiddetto rottame pronto-forno(materiale idoneo all’utilizzo in vetreria). Nel caso del vetro raccolto con sistema multi-materiale, le operazioni di selezione possono essere, anche in questo caso, effettuate in: a. impianti di cernita che separano i vari flussi in entrata ed inviano il vetro presso impianti di produzione del rottame pronto forno (VPF); b. impianti di produzione del VPF che sono in grado di effettuare preliminarmente anche la separazione dei vari flussi in entrata. Gli scarti di selezione, che dipendono fortemente dalla qualità della raccolta e del sistema adottato, variano dal 5 al 10-15%. Il riciclo finale del rottame di vetro avviene nelle vetrerie e, cioè, negli impianti in cui si produce il materiale di partenza (il vetro). In generale, in Italia il rottame di vetro proveniente da raccolta differenziata si avvicina al 90% del totale dei materiali in ingresso ai forni utilizzati per la produzione di vetro colorato. Il vetro bianco, invece, viene attualmente prodotto prevalentemente a partire da materia prima vergine. Anche per il vetro non vi sono particolari problemi nel riciclo. Il processo di produzione del vetro, però, richiede una elevata qualità del rottame pronto al forno, con riferimento: i. alla presenza di frazioni estranee quali ceramica e metalli pesanti; ii. alla presenza di vetri particolari come vetri da tubi catodici, vetri cristallo, etc; iii. presenza di frazione fine (pezzi di vetro con dimensioni inferiori a 15 mm). Pertanto, ai fini di un migliore funzionamento dell’intera filiera, è necessario effettuare delle raccolte che massimizzino la qualità del vetro raccolto in maniera differenziata, riducendo soprattutto la probabilità di generazione fini attraverso impropri sistemi di trasporto. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 52/136 4.3 IL CENSIMENTO DEGLI IMPIANTI DI SELEZIONE IN PUGLIA 4.3.1 Considerazioni generali Al fine di fornire una fotografia del sistema esistente e di individuarne punti di forza e debolezza, fase propedeutica per porre le basi di una pianificazione strategica, nell’ambito della Convenzione siglata in data 23/03/2011 per l’Aggiornamento del PRGRU tra Regione Puglia e Dipartimento di Ingegneria dell'Ambiente e per lo Sviluppo (DIASS) - Politecnico di Bari, è stata svolta dal DIASS in collaborazione con il DIPAR, un’indagine mirata a definire in particolare i flussi delle frazioni secche da RD attualmente trattati ed autorizzati, nonché lo status-quo delle piattaforme esistenti, private e pubbliche (cfr allegato 2 capitolo 6 parte I). In tale ottica, sono state individuate le aziende leader nel settore dei rifiuti, operanti sul territorio pugliese, destinatarie di un questionario elaborato e redatto dagli uffici del DIPAR, in collaborazione con il DIASS e con la Regione Puglia. Figura 5. Localizzazione degli impianti di selezione dei rifiuti secchi da RD PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 53/136 Circa il 60% delle aziende selezionate collabora con altre imprese appartenenti al settore del riutilizzo; in particolar modo, con quelle convenzionate con i vari consorzi di filiera CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi): COMIECO per carta e cartone, COREPLA per la plastica, RILEGNO per il legno, COREVE per il vetro, CIAL per l’alluminio e CNA per l’acciaio. Le informazioni riportate ed argomentate nel presente documento fanno riferimento ai questionari delle aziende che hanno collaborato al suddetto censimento, e per i CMRD pubblici non in esercizio ai sopralluoghi effettuati da parte del personale del DIASS incaricato. Tale scelta è stata dettata dall’esigenza di riattivare in primis i centri pubblici di selezione, per far fronte all’incremento dei tassi dei RD previsti a regime negli obiettivi della pianificazione, evitando al contempo di realizzare ex-novo ulteriori piattaforme, qualora le potenzialità degli impianti attuali già autorizzati non lo rendessero necessario. L’esame dei dati reperiti dalle piattaforme di selezione delle frazioni secche da RD, attualmente presenti sul territorio pugliese, è stata articolato su base provinciale e ha riguardato sostanzialmente i seguenti aspetti: Flussi autorizzati; Quantitativi trattati nel 2010 ripartiti per codice CER; Aspetti impiantistici: o Aziende private o CMRD pubblici � in esercizio � non in esercizio; Aspetti tariffari. Di seguito verranno riportati dei prospetti riepilogativi, sempre ripartiti per ambito provinciale, riguardanti gli elenchi delle aziende pugliesi censite con l’indicazione della tipologia (azienda privata, CMRD pubblico in esercizio o non in esercizio) e del riscontro ed avvenuta trasmissione relativamente al “Questionario delle filiera delle frazioni secche” inviato per la raccolta e l’elaborazione dei dati per l’analisi della situazione attuale regionale. In sintesi il quadro derivante dal censimento delle imprese pugliesi attualmente coinvolte nella filiera di recupero delle frazioni secche da raccolta differenziata fa emergere un basso grado di automatizzazione delle linee di selezione e una dimezzata attività per i CMRD pubblici, più della metà mai entrati in esercizio e che avrebbero bisogno di interventi straordinari di manutenzione. Attualmente nella Regione Puglia risulta in esercizio solo una piattaforma di selezione di II livello, convenzionata COREPLA per quanto attiene al recupero della plastica (in attesa che entri in esercizio l’impianto gestito da privati della Ecorisorse S.r.l., LE). PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 54/136 Per i CMRD in esercizio soltanto n.°2 (Molfetta e Cerignola) hanno provveduto alla compilazione e alla trasmissione del questionario sulla filiera dei rifiuti secchi da raccolta differenziata. Tabella 1. CMRD pubblici presenti sul territorio regionale con l’indicazione dello stato di attività o inattività e del riscontro al questionario sulla filiera dei rifiuti secchi da RD Nello specifico per i centri pubblici di cernita manuale dei materiali da raccolta differenziata che risultano attualmente inattivi, sono stati effettuati dei sopralluoghi finalizzati a comprendere le cause dell’inattività e le possibili soluzioni per la riattivazione degli stessi. Il risultato di questa indagine sono delle schede redatte per ciascun CMRD non in esercizio visitato. È stato effettuato il sopralluogo anche all’impianto di selezione di Foggia per comprendere le cause dell’attuale fermo impianto. I CMRD non in esercizio nella Regione Puglia sono i seguenti: Provincia di Bari 1. CMRD di Bari - Modugno 2. CMRD di Conversano. Provincia di Brindisi 1. CMRD di Brindisi Provincia di Foggia 1. CMRD di Foggia (in esercizio fino a dicembre 2010, attualmente inattivo) Provincia di Lecce 1. CMRD di Campi Salentina PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 55/136 2. CMRD di Ugento. Provincia di Taranto 1. CMRD di Castellaneta 2. CMRD di Manduria. Per ciascuno dei CMRD inattivi, nella sezione provinciale di competenza dell’allegato 3 capitolo 6 parte I) alla presente parte del Piano, sono state indicate le seguenti informazioni: Località; Potenzialità (t/g) – Fonte D.C. 187/2005; Riferimenti autorizzativi (D.C. di Approvazione Progetto); Importo Finanziamento Commissario Delegato (€); Proprietario; Attuale gestore/concessionario; Schema di flusso linea di selezione; Descrizione situazione attuale: stato conservativo opere civili ed elettromeccaniche, cause inattività, etc; Interventi necessari per la riattivazione della piattaforma di selezione. Di seguito è riportato un diagramma a blocchi del tipico schema di selezione dei materiali da raccolta differenziata adottato nelle piattaforme pugliesi. Figura 6. Diagramma di flusso tipico dei centri di selezione rifiuti secchi da RD presenti in Puglia PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 56/136 4.3.2 Provincia di Bari Le aziende interrogate nella Provincia di Bari che hanno trasmesso il questionario della filiera delle frazioni secche da RD sono risultate soltanto 8 sulle complessive 13 presenti sul territorio provinciale. Fra esse di rilievo l’attività esercitata da ASM di Molfetta, l’unica piattaforma pubblica di selezione pugliese appartenente al circuito COREPLA. Nome azienda Località Tipologia di azienda Riscontro questionario A.S.M. Molfetta Zona Artigianale Lotto C, Molfetta,BA CMRD in esercizio X ASI Spa Z.I., Bari - Modugno CMRD non in esercizio C.G.F. RECYCLE S.r.l. C.da Baione , Monopoli, BA azienda privata X Demorecuperi Tisti S.r.l. C.da San Marco,Triggiano, BA azienda privata X ECO DIM S.r.l. V.Caldarola 2, Bari, BA azienda privata ECO.DEM. S.r.l. SS171 Km 3490, Gioia del Colle, BA azienda privata X EKO GEST Via G.Vinci,7/9 Z.I., Gioia del Colle, BA azienda privata X GlobEco S.r.l. Zona Asi, Molfetta, BA azienda privata X Patruno Ecoservice Srl Via A. Lucarelli,62/H, Bari, BA azienda privata Progetto Ambiente Bacino Bari 5 S.r.l. C.da Martucci, Conversano, BA CMRD non in esercizio Recuperi Pugliesi S.r.l. C.da Grammarola3, Modugno,BA azienda privata X TEOREMA S.p.a. Via Sammichele, Zona Industriale, Acquaviva delle Fonti, BA azienda privata X TRADECO Via Gravina, Altamura, BA azienda privata Tabella 2. Provincia di Bari – Elenco aziende operanti nel settore del recupero delle frazioni secche da RD 4.3.2.1 Dotazione impiantistica nella Provincia di Bari 4.3.2.1.1 Aziende private La principale azienda privata presenti nel territorio della Provincia di Bari che ha collaborato al censimento delle imprese operanti nel settore del recupero dei rifiuti secchi da RD è la ditta Teorema SpA con sede ad Acquaviva delle Fonti, che si occupa della selezione e del recupero dei seguenti CER: 150101; 200101; 150102; 150103; 150110; 200121; 200132; 200133. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 57/136 4.3.2.1.2 Aziende pubbliche Sul territorio della Provincia di Bari esistono tre impianti pubblici per la selezione ed il trattamento dei materiali provenienti da raccolta differenziata. Essi risultano ubicati a Bari, a Conversano e a Molfetta. Solo quest’ultimo risulta in esercizio. • Potenzialità teorica: 130 t/g. • Potenzialità in esercizio: 50 t/g. CMRD in esercizio A seguito del censimento delle imprese operanti nella selezione dei rifiuti secchi da raccolta differenziata, nella Regione Puglia sono presenti e risulta attualmente attivo nella Provincia di Bari un unico Centro di selezione Manuale da Raccolta Differenziata fra quelli gestiti dal pubblico: • CMRD di Molfetta – ASM (Potenzialità. 50 t/g). CMRD non in esercizio In allegato si riportano le schede sintetiche redatte sulla base dei sopralluoghi effettuati presso i CMRD pubblici non in esercizio: 1. CMRD di Bari (Z.I. Modugno) 2. CMRD di Conversano. 4.3.2.2 Flussi attuali trattati ed autorizzati 4.3.2.2.1 Carta e cartone Per la frazione secca carta e cartone sono stati considerati i codici 200101 ed il 150101. Figura 7. Provincia di Bari. Quantitativi autorizzati carta e cartone CER 150101 e 200101 (esame dei dati reperiti) PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 58/136 Figura 8. Provincia di Bari. Quantitativi trattati nel 2010 per carta e cartone CER 150101 e 200101 (esame dei dati reperiti) Ricordiamo che le aziende considerate ammontano a sei, rispetto alle tredici che rappresentano la totalità delle aziende del territorio barese. Il quantitativo di materiale trattato di questo genere ammonta a 46.000 t, delle quali 27.330 t afferenti al codice 200101 e i restanti 18684 al codice 150101. Premesso anche che l’attività svolta dalla Recuperi Pugliesi S.r.l., che ha fornito solo numeri rappresentativi delle tonnellate in ingresso, lavora il 70% del materiale totale del territorio in esame, con le sue 32.000 t, l’analisi di studio utile si focalizzerà sui dati delle altre aziende, che si presentano completi di ogni elemento di studio. Le aziende che si trovano in una situazione di corretta analisi, in base alla completezza dei questionari, sono tre: ASM (CMRD di Molfetta), Eko Gest, Teorema S.p.a. Valutando i dati disponibili relativamente al CER 200101, le aziende hanno prodotto materiale utile con un’efficienza che va dal 97% (Eko Gest) al 94% (Teorema): il materiale prodotto dalle operazioni di pulitura/pressatura ammonta a 5.121 t, imputabile principalmente alle aziende ASM e Teorema. Studio del tutto analogo può essere fatto per i rifiuti di carta e cartone da imballaggio, i rifiuti che fanno riferimento al codice 15 01 01, le cui efficienze di materiale prodotto sono similmente riconducibili ai dati appena menzionati. Il materiale prodotto dalla lavorazione di 150101 delle tre aziende ammonta a 8355 t, ripartito principalmente dalle aziende ASM e Teorema. 4.3.2.2.2 Plastica In riferimento ai codici 200139 ed il 150102, si riportano sotto i quantitativi autorizzati ove dichiarati dalle aziende campione. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 59/136 Figura 9. Provincia di Bari. Quantitativi autorizzati plastica CER 150102 e 200139 (esame dei dati reperiti) Il quantitativo di materiale plastico trattato ammonta complessivamente a poco più di 10.000 tonnellate. Le aziende che hanno consentito una corretta valutazione, in base alla completezza dei questionari sono: ASM di Molfetta, Eko Gest S.r.l. , e Teorema S.p.a. Il trattamento di selezione ed eliminazione impurezze la plastica da RD appare nettamente diverso in termini di efficienza rispetto al trattamento di carta e cartone. Rapportando le tonnellate di rifiuti ottenuti dai processi di lavorazione, alle tonnellate di materiale utile al riciclaggio, si osservano efficienze che vanno dal 63% ottenuti dall’impresa Teorema S.p.a. al 75% ottenuti dal CMRD di Molfetta (ASM). 4.3.2.2.3 Vetro Per la frazione vetrosa da raccolta differenziata si fa seguito ai dati comunicati dalle aziende campione che hanno collaborato al censimento della filiera dei rifiuti secchi relativamente ai codici CER 200102 e 150107. Figura 10. Provincia di Bari. Quantitativi autorizzati vetro da RD, CER 150107 e 200102 (esame dei dati reperiti) Delle 6 imprese che hanno compilato il questionario di censimento sulle frazioni secche da RD, seppur in maniera incompleta, 5 si occupano del recupero del vetro e soltanto 2 di esse hanno rilasciato le informazioni necessarie. Il quantitativo di vetro trattato ammonta complessivamente a poco più di 11.000 ton. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 60/136 4.3.2.2.4 Legno Per l’analisi di recupero di questo tipo di materiale, sono stati osservati i dati forniti nei questionari di 3 aziende della provincia leccese relativamente ai codici di interesse: CER 200138 e 150103. Per i tre impianti, è possibile un’analisi discreta in termini di dati. Analizzandoli diremo che: L’azienda EKO GEST S.r.l. dichiara una quantità autorizzata pari a 1.500 t, pari alla potenzialità effettiva dell’impianto (1.500 t). Il materiale legnoso in ingresso dell’impianto ammonta a 630 t, e in uscita si assiste nel ricavare 555 t di materiale recuperato, e 75 t destinate alla discarica. La ECO.DEM. dichiara una quantità autorizzata pari a 500 t, nell’annualità 2010 ha lavorato con 477 t, delle quali 400 t sono state recuperate come materiale prodotto, mentre le restanti sono state avviate allo smaltimento in discarica. Della Recuperi Pugliesi S.r.l. sono pervenuti solo dati sulla quantità in ingresso nell’impianto, nell’arco dell’anno, che è stata di 626 t. 4.3.2.2.5 Materiali metallici Per l’analisi di recupero di questa classe di rifiuti, nello studio sono stati elaborati i dati forniti nei questionari di 3 aziende della Provincia di Bari relativi ai codici 200140 e 150104 rispettivamente metalli e imballaggi metallici. Figura 11. Provincia di Bari. Quantitativi dichiarati autorizzati e trattati nel 2010 per metalli (CER 200140) e imballaggi metallici (CER 150104), (esame dei dati reperiti) 4.3.2.2.6 Imballaggi in materiali misti Per quanto attiene agli imballaggi misti distinti dal CER 150106, risulta che solo 3 delle aziende interrogate nel territorio della Provincia di Bari, che hanno collaborato al censimento, sono autorizzate per il relativo trattamento di selezione. I quantitativi dichiarati autorizzati e trattati nell’anno 2010 sono sintetizzati sotto. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 61/136 Figura 12. Provincia di Bari. Quantitativi dichiarati autorizzati e trattati nel 2010 per gli imballaggi misti (CER 150106), (esame dei dati reperiti) 4.3.3 Provincia BAT Le aziende interrogate nella provincia Barletta – Andria - Trani che hanno risposto con feedback positivo all’invio del questionario sulla filiera dei rifiuti secchi da RD sono 3 e rappresentano la totalità delle piattaforme censite sul territorio provinciale della BAT. Nome azienda Località Tipologia di azienda Riscontro questionario TRASMAR s.a.s. St. San Marco, Barletta azienda privata X Centro Raccolta Vetro S.r.l. Via Papa Giovanni XXIII, Trani azienda privata X ECOAMBIENTE snc Viale Unione Europea, 67,Barletta azienda privata X Tabella 3. Provincia di Barletta-Andria-Trani (BT) – Elenco aziende operanti nel settore del recupero delle frazioni secche da RD 4.3.3.1 Dotazione impiantistica nella Provincia BAT 4.3.3.1.1 Aziende private Per quanto attiene ai gestori privati operanti nel recupero dei rifiuti secchi da RD presenti nel territorio della Provincia BT, hanno collaborato al censimento: − Centro Raccolta Vetro S.r.l. (Trani); − ECOAMBIENTE snc dei F.lli Lanotte (Barletta). 4.3.3.1.2 Aziende pubbliche Sul territorio della Provincia di Barletta-Andria-Trani non risultano CMRD pubblici. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 62/136 4.3.3.2 Flussi attuali trattati ed autorizzati 4.3.3.2.1 Carta e cartone Per quanto riguarda la carta e il cartone ed i relativi imballaggi, ovvero i codici CER 200101 e 150101, l’unica impresa atta alla selezione e al recupero dei rifiuti cellulosici da RD, tra le tre presenti nel territorio provinciale di Barletta-Andria-Trani, è la TRA.SMA.R s.a.s a cui fanno riferimento i dati di seguito riportati. Purtroppo le informazioni comunicate a mezzo questionario sono solo i quantitativi trattati nel trimestre che va dal 01/01/2011 al 31/03/2011. Figura 13. Provincia BT. Quantitativi dichiarati trattati nel 2010 per carta e cartone da RD (CER 200101 e 150101), (esame dei dati reperiti, riferiti solo alla TRASMAR s.a.s. - Barletta) 4.3.3.2.2 Plastica Nel territorio della provincia di Barletta-Andria-Trani, l’unica impresa che si occupa del recupero della plastica (CER 200139 e 150102) è risultata la ECOAMBIENTE s.n.c. La quantità autorizzata complessiva (plastica e imballaggi in plastica) risulta pari a 2.600 tonnellate, corrispondente anche alla potenzialità effettiva dell’impianto. Nel 2010, sono state trattate 89,19 t del codice 200139 con un rendimento del 95%, ottenendo cioè come materiale prodotto dal trattamento 83,78 t. Considerando invece gli imballaggi (150102), la quantità trattata nel 2010 è di 97,34 t sempre con il medesimo rendimento del 95% (circa 92,47 t di balle in plastica in uscita). 4.3.3.2.3 Vetro Nella provincia in esame, con riferimento alle imprese in elenco contattate e che hanno trasmesso il questionario compilato, l’unica che si occupa del trattamento del vetro da RD è l’azienda Centro Raccolta Vetro S.r.l., che nell’anno 2010 ha trattato praticamente la quasi totalità del vetro raccolto a livello regionale. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 63/136 Con riferimento quindi ai codici 150107 e 200102, si registra una quantità autorizzata di 120.000 t/a, corrispondente anche alla potenzialità dell’impianto, che svolge principalmente le attività di R13 ed R5. Le quantità trattate nel 2010 risultano pari a 40.923 t, di cui 30.145 t per il CER 150107 e le restanti 10.778 t per il 200102. Il rendimento è di circa il 90% per il recupero degli imballaggi in vetro (150107) per cui si ottengono circa 27.500 di rottame di vetro, e dell’88% per il Vetro-200102, dal quale Centro Raccolta Vetro S.r.l ottengono 9.500 tonnellate. La quantità totale di materiale prodotto è di 37.000 t destinato alle vetrerie. Le 4.000 t di rifiuto (pari a quasi il 10% del materiale iniziale) vengono destinate allo smaltimento definitivo o ancora al recupero. 4.3.4 Provincia di Brindisi Nel territorio della Provincia di Brindisi risultano presenti ad oggi 4 impianti facenti capo alla filiera della recupero dei rifiuti secchi da raccolta differenziata: 1 CMRD pubblico inattivo (Brindisi), 1 CMRD pubblico in esercizio (Francavilla Fontana) e 2 aziende gestite da privati. Di queste solo l’azienda privata ECO AMBIENTE SUD S.r.l. ha trasmesso i propri dati relativamente ai quantitativi autorizzati e trattati nell’anno 2010. La suddetta azienda privata svolge prevalentemente attività R13 (messa in riserva). Nome azienda Località Tipologia di azienda Riscontro questionario CMRD Brindisi Z.I., Brindisi CMRD non in esercizio ECO AMBIENTE SUD S.r.l. C.da Fasciavello,51, Fasano azienda privata X FER.METAL.SUD S.r.l. Viale del Commercio Z.I., Francavilla Fontana azienda privata Monteco S.r.l. C.da Carloto, Francavilla Fontana CMRD in esercizio Tabella 4. Provincia BR – Elenco aziende operanti nel settore del recupero delle frazioni secche da RD 4.3.4.1 Dotazione impiantistica nella Provincia di Brindisi 4.3.4.1.1 Aziende private Le aziende private presenti nel territorio della Provincia di Brindisi sono 2, ma solo la ECO AMBIENTE SUD S.r.l. ha collaborato al censimento delle imprese operanti nel settore del recupero dei rifiuti secchi da RD, che comunque è autorizzata per la sola attività R13 e non effettua attività di selezione 4.3.4.1.2 Aziende pubbliche PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 64/136 Sul territorio della Provincia di Brindisi esistono due impianti pubblici per la selezione ed il trattamento dei materiali provenienti da raccolta differenziata. Essi risultano ubicati a Brindisi a Francavilla Fontana. Solo quest’ultimo risulta in esercizio • Potenzialità teorica: 60 t/g. • Potenzialità in esercizio: 20 t/g. CMRD in esercizio A seguito del censimento delle imprese operanti nella selezione dei rifiuti secchi da raccolta differenziata nella Regione Puglia, risulta attualmente attivo nella Provincia di Brindisi un unico Centro di selezione Manuale da Raccolta Differenziata, gestito dalla società che attualmente gestisce il servizio di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti nei Comuni dell’ATO BR2. CMRD non in esercizio La scheda sintetica redatta a seguito del sopralluogo effettuato presso il CMRD pubblico non in esercizio del Comune di Brindisi è riportata in allegato. 4.3.4.2 Flussi attuali trattati ed autorizzati Non sono disponibili per la Provincia di Brindisi dati relativi a piattaforme di selezione dei rifiuti secchi da RD, ma soltanto dati relativi ai quantitativi stoccati (attività R13) presso l’azienda ECO AMBIENTE SUD S.r.l., che risulta autorizzata alla messa in riserva per complessive 12.000 t/a di rifiuti. 4.3.5 Provincia di Foggia Per quanto riguarda la dotazione impiantistica della Provincia di Foggia sono presenti: • Nr. 6 aziende private; • Nr. 2 CMRD pubblici. Nome azienda Località Tipologia di azienda Riscontro questionario C.S.S.(Cultura Solidarietà Sviluppo) Soc.Coop. Via Manzoni sn, San Paolo Civitate azienda privata Centro Raccolta Tattolo Antonio Loc.Chiusa - Masella, Vieste azienda privata CMRD Foggia Loc. Passo Breccioso, Foggia CMRD in esercizio La Puglia Recupero S.r.l. Via degli Aviatori Km 2500, Foggia azienda privata X Recycle di Dambrosio Enrico C.da Ferrante, Torremaggiore azienda privata PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 65/136 S.I.A. Igiene Ambientale Consorzio Bacino FG4 S.r.l. C.da San Samuele, Cerignola CMRD in esercizio X Spagnulo Matteo S.n.c. C.da Coppa del Fascione, Manfredonia azienda privata X VINTAGE di Capillo Antonio Strada Statale 89, Apricerna azienda privata Tabella 5. Provincia di Foggia – Elenco aziende operanti nel settore del recupero delle frazioni secche da RD 4.3.5.1 Dotazione impiantistica nella Provincia di Foggia 4.3.5.1.1 Aziende private Nel territorio della Provincia di Foggia solo n° 2 aziende delle complessive n° 6 aziende gestite da privati hanno collaborato al censimento delle imprese operanti nel settore del recupero dei rifiuti secchi da RD: La Puglia Recupero S.r.l. Spagnulo Matteo S.n.c. Nessuna delle due aziende ha fornito dati di dettaglio circa i relativi schemi di selezione e in particolare l’azienda di Matteo Spagnulo Snc esercita esclusivamente attività R13 per i codici autorizzati. 4.3.5.1.2 Aziende pubbliche Nel territorio della Provincia di Foggia esistono due impianti pubblici per la selezione ed il trattamento dei materiali provenienti da raccolta differenziata, di cui uno ubicato a Cerignola (in esercizio) e l’altro a Foggia. Il CMRD di Foggia è temporaneamente inattivo per guasti all’impianto. • Potenzialità teorica: 70 t/g. • Potenzialità in esercizio: 30 t/g. Si precisa che a Foggia è presente un CMRD pubblico, in esercizio fino a dicembre 2010, ma al momento in stato di fermo per avaria della pressa imballatrice. Pertanto è stato comunque eseguito un sopralluogo presso il suddetto CMRD, classificato fra le aziende pubbliche di selezione non in esercizio. CMRD in esercizio A seguito del censimento delle imprese operanti nella selezione dei rifiuti secchi da raccolta differenziata, nella Regione Puglia sono presenti e risulta attualmente attivo nella Provincia di Foggia un unico Centro di selezione Manuale da Raccolta Differenziata fra quelli gestiti dal pubblico: • CMRD di Cerignola (Potenzialità: 30 t/g). PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 66/136 CMRD non in esercizio In allegato si riporta la scheda sintetica redatta sulla base del sopralluogo effettuato presso il CMRD pubblico non in esercizio di Foggia. 4.3.5.2 Flussi attuali trattati ed autorizzati 4.3.5.2.1 Carta e cartone L’analisi del livelli di recupero di carta e cartone e degli imballaggi cellulosici riguarda i codici CER 200101 e 150101. Per la Provincia in di Foggia, sulla base dei dati forniti dalle 3 imprese, si individua una quantità totale autorizzata per gli impianti in questione relativa ai due codici pari a 11.500 t; è importante sottolineare che tale quantità è dà riferirsi a solo due aziende (Spagnulo Matteo S.n.c. e S.I.A. Igiene Ambientale Consorzio Bacino FG4 S.r.l.). Le aziende campione foggiane in questione svolgono attività di messa in riserva (R13) e riciclo/recupero (R3). Il quantitativo autorizzato sopra indicato, considera complessivamente entrambi i codici CER (200101+150101); del totale l’azienda Spagnulo Matteo S.n.c. è autorizzata al trattamento di 4.000 t/a, mentre il CMRD di Cerignola è autorizzata al trattamento di 7.500 t/a (Figura 14). Nel 2010,considerando il codice CER 200101 (carta e cartone) sono state trattate circa 3.512 t. Il flusso maggiore proviene dall’azienda La Puglia recupero S.r.l. che da sola tratta il 54% (ca. 1.900 t) dei rifiuti prodotti nella provincia, a seguire c’è l’azienda Matteo Spagnulo S.n.c. che tratta il 32,5% (1.142 t) dei rifiuti e successivamente il CMRD di Cerignola che tratta il 13,4% dei rifiuti (ca. 470 t). Le materie prodotte dal trattamento vengono inviate presso le Cartiere convenzionate COMIECO e i rifiuti prodotti dalle attività di recupero vengono inviati in discarica. Per quanto concerne il codice CER 150101 (imballaggi in carta e cartone), sono state trattate circa 9.800 tonnellate di rifiuti cellulosici da imballaggio. Per questo codice il flusso maggiore proviene dall’azienda La Puglia Recupero S.r.l. che da sola tratta il 66,5% (6.529 t) del flusso complessivo, a seguire il CMRD di Cerignola con il 24% (ca. 2.384 t) e l’azienda Spagnulo Matteo S.n.c. con il 9,5% (892 t). Anche in questo caso le materie prodotte dal trattamento vengono inviate presso le Cartiere Convenzionate COMIECO e i rifiuti prodotti dalle attività di recupero vengono inviati in discarica. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 67/136 Figura 14. Provincia di Foggia: Quantità autorizzate per la rifiuti di carta e cartone e imballaggi cellulosici (CER 200101 e 150101) 4.3.5.2.2 Plastica Per quanto attiene alla selezione e al recupero dei codici CER 200139 (plastica) e 150102 (imballaggi in plastica), per le aziende foggiane campione si individua una quantità autorizzata pari a 7.500 t/a, relativa all’unico dato comunicato dal CMRD di Cerignola. Per quanto concerne il codice CER 200139 (plastica), nel 2010 sono state trattate poco meno di 20 t. Il flusso principale è determinato dall’azienda La Puglia Recupero S.r.l. che tratta l’88,4% (16,82 t) del flusso complessivo, mentre l’azienda Spagnulo Matteo Snc tratta l’11,6% (2,2 t) dei rifiuti. Il CMRD di Cerignola, invece, non ha fornito alcun dato a riguardo. Figura 15. Provincia di Foggia: Quantità trattata nel 2010 per il CER 200139 (plastica) e per il 150102 (imballaggi in plastica) 4.3.5.2.3 Vetro Per la frazione merceologica vetro sono stati elaborati i dati relativi ai CER 200102 e 150107. Dall’analisi dei dati a nostra disposizione si vince che le tre aziende sono autorizzate al trattamento di una quantità complessiva di 4900 t/a (quantità complessiva dei due codici CER 200102 e PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 68/136 150107), in particolare il CMRD di Cerignola è autorizzato a trattare 4.000 t/a, mentre l’azienda Spagnulo Matteo Snc è autorizzata per 900 t/a. Per l’analisi dei quantitativi trattati nel 2010, considerando il codice CER 200102 (vetro oggetto di raccolta differenziata), si dispone di un unico dato pervenuto dall’azienda La Puglia Recupero Srl, che nell’anno in esame ha trattato un quantitativo pari a circa 433 t. Figura 16. Provincia di Foggia: Quantità trattata nel 2010 per il CER 200102 (vetro) e 150107 (imballaggi in vetro) 4.3.5.2.4 Legno Per lo studio del livello di recupero del legno da RD, si sono osservati i dati relativi al trattamento dei codici 200138 e 150103. Dall’analisi dei dati a disposizione si evince che le tre aziende ricevono questa tipologia di rifiuto, ma l’unica azienda che ci ha fornito la quantità autorizzata è il CMRD di Cerignola e tale quantità è pari a 4000 t/a. I questionari giunti risultano incompleti, ma si presume che le tre aziende svolgano principalmente un’attività di messa in riserva (R13), con la sola eccezione del CMRD di Cerignola che svolge anche un’attività di riciclo/recupero (R3). Considerando il codice CER 200138 (legno), i quantitativi trattati nel 2010 sono pari a 637,23 tonnellate; circa il 67% (428,35 t) del flusso complessivo sono trattati dal CMRD, mentre il restante 32% (208,88 t) è conferito all’azienda La Puglia Recupero S.r.l. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 69/136 Figura 17. Provincia di Foggia: Quantità trattata nel 2010 per il CER 150103 e 200138 4.3.5.2.5 Materiali metallici Per quanto attiene ai metalli si è considerato il codice CER 150104 (imballaggi metallici) e il codice CER 200140 (metalli). Esaminando il codice CER 150104 si evince che l’unico dato sul quantitativo autorizzato è stato fornito dal CMRD di Cerignola ed è pari a 7.500 t/a, mentre per i quantitativi trattati nel 2010, ci si riferirà esclusivamente ai dati resi noti dall’azienda La Puglia Recupero S.r.l, che ha dichiarato una quantità di appena 0,84 tonnellate di materiale metallico trattato nell’anno di riferimento del questionario (2010). Non è possibile effettuare ulteriori considerazioni sulle attività svolte nelle aziende o sulla tariffa applicata al materiale in ingresso all’impianto poiché non sono stati forniti altri dati. Anche per gli imballaggi metallici (CER 150104) l’unico dato sul quantitativo autorizzato è relativo al solo CMRD di Cerignola ed è pari a 4.000 t/a. 4.3.5.2.6 RAEE Per comprendere l’efficienza del recupero di questo tipo di rifiuto, si sono osservati i dati relativi al trattamento dei codici CER 200123* (apparecchiature fuori uso contenenti clorofluorocarburi), 200135* (apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, diverse da quelle di cui alla voce 20 01 21 e 20 01 23, contenenti componenti pericolosi) e 200136 (apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, diverse da quelle di cui alle voci 200121, 200123 e 200135) L’unico dato sul quantitativo autorizzato (200123*+200135*+200136) è stato fornito dal CMRD di Cerignola e risulta pari a 200 t/a. 4.3.5.2.7 Prodotti tessili Per i tessili i codici CER identificativi sono il 200111 (prodotti tessili) e 150109 (imballaggi in materia tessile). Per quanto riguarda la quantità autorizzata l’unico dato disponibile è dato dal CMRD di Cerignola ed è pari a 500 tonnellate/anno (200111 + 150109), mentre per la quantità PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 70/136 trattata nel 2010 l’unico dato disponibile è quello fornitoci dall’azienda La Puglia Recupero S.r.l ed è pari a 18,23 t. 4.3.5.2.8 Medicinali Per quanto attiene ai rifiuti medicinali si sono considerati i codici CER 200131* (medicinali citotossici e citostatici) e 200132 (medicinali diversi da quelli di cui alla voce 200131*). L’unico impianto autorizzato a ricevere questo rifiuto, tra le aziende che ci hanno inviato il questionario, è il CMRD di Cerignola con una quantità pari a 200 t/a; nel 2010 sono state trattate 5,73 tonnellate di materiale per il codice CER 200131*. Tale impianto è autorizzato alla sola attività di deposito temporaneo (D15), successivamente il rifiuto viene inviato agli impianti autorizzati a seconda dell’offerta economica. 4.3.5.2.9 Imballaggi in materiali misti Considerando il codice CER 150106 (imballaggi in materiali misti oggetto di raccolta differenziata), tutte le aziende che hanno risposto al questionario si occupano del trattamento di questo rifiuto. Come quantità autorizzata l’unico dato a disposizione è stato fornito dal CMRD di Cerignola ed è pari a 500 t/a. La quantità trattata nel 2010 è pari a 925,16 t; la quasi totalità di questo flusso è trattato dall’azienda privata La Puglia Recupero (99,5% pari a 919,8 t), mentre la restante parte è suddivisa tra le due aziende (4 t Spagnulo Matteo Snc e 1,35 t per il CMRD di Cerignola). 4.3.6 Provincia di Lecce Per quanto concerne la provincia di Lecce, delle 13 aziende censite (1 CMRD in esercizio, 2 CMRD non in esercizio e 10 aziende private) solo 7 aziende hanno comunicato i propri dati relativamente al recupero delle frazioni secche da RD rispondendo al questionario predisposto per l’indagine volta all’aggiornamento del PRGRU della Regione Puglia. Nome azienda Località Tipologia di azienda Riscontro questionario ADECO S.r.l. Zona Industriale Lot.202, Galatone, LE azienda privata Armando Muccio Srl Loc. Taurisano,LE azienda privata X C.M. snc di Centonze&Mariano Via Trepuzzi, Surbo, LE azienda privata Carta da Macero Galatea Malerba Z.I. Galatone, LE azienda privata X CMRD-Campi Salentina Campi Salentina, LE CMRD non in esercizio PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 71/136 CMRD-Ugento Ugento, LE CMRD non in esercizio Ecotecnica Srl SS101 Km9300, Lequile, LE azienda privata X Ecotecnica Srl Zona PIP Copertino, LE azienda privata X Ecorisorse Srl Zona PIP, Lequile, LE azienda privata X Gial Plast Via Lagrange Z.I., Taviano, LE azienda privata Macero Sud s.a.s. km 16,5 Str.Prov.362, Soleto, LE azienda privata X Progetto Ambiente Bacino Lecce 2 S.r.l. Melpignano, LE CMRD in esercizio SUD GAS S.r.l. Via F.lli Rosselli 21, Campi Salentina, LE azienda privata X Tabella 6. Provincia di Lecce. Elenco aziende operanti nel settore del recupero delle frazioni secche da RD 4.3.6.1 Dotazione impiantistica nella Provincia di Lecce 4.3.6.1.1 Aziende private In questo capitolo saranno approfonditi gli schemi di trattamento delle linee di selezione/recupero (ove allegati al questionario) per le aziende private presenti nel territorio della Provincia di Lecce che hanno collaborato al censimento delle imprese operanti nel settore del recupero dei rifiuti secchi da RD. Di seguito sono riportati gli schemi di trattamento delle seguenti imprese gestite da privati: 1. Ecorisorse Srl di Lequile (LE); 2. Ecotecnica Srl di Lequile (LE); 3. Ecotecnica Srl di Copertino (LE). In particolare la piattaforma della potenzialità complessiva di 70.000 t/a per la selezione e recupero di rifiuti speciali ed urbani non pericolosi di Ecorisorse Srl, autorizzata con D.D. Provincia di Lecce n. 312/2010, entrerà in esercizio agli inizi del 2012. 4.3.6.1.2 Aziende pubbliche Nel territorio della Provincia di Lecce esistono tre impianti pubblici per la selezione ed il trattamento dei materiali provenienti da raccolta differenziata. Essi risultano ubicati a Campi Salentina, Melpignano ed Ugento. Tutti risultano realizzati ma solo quello di Melpignano è in esercizio. • Potenzialità teorica: 100 t/g. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 72/136 • Potenzialità in esercizio: 40 t/g. CMRD in esercizio A seguito del censimento delle imprese operanti nella selezione dei rifiuti secchi da raccolta differenziata nella Regione Puglia, risulta attualmente attivo nella Provincia di Lecce un unico Centro di selezione Manuale da Raccolta Differenziata fra quelli gestiti dal pubblico: o CMRD di Melpignano (Potenzialità: 40 t/g). CMRD non in esercizio In allegato si riportano le schede sintetiche redatte sulla base dei sopralluoghi effettuati presso i CMRD pubblici non in esercizio: 1. CMRD di Campi Salentina (LE) 2. CMRD di Ugento (LE). 4.3.6.2 Flussi attuali trattati ed autorizzati 4.3.6.2.1 Carta e cartone Lo studio del livello di recupero di carta e cartone da RD ha appunto riguardato i codici CER 200101 e 150101. Per la Provincia di Lecce, si evince che la quantità autorizzata al trattamento dei rifiuti è pari a 73.500 t/a per il codice CER 200101 (carta e cartone), mentre è pari a 71.700 t/a per il codice CER 150101 (imballaggi in carta e cartone). Si precisa che 3 impianti su 5 (Carta da Macero Galatea Malerba S.a.s., Macero Sud S.a.s., Ecotecnica S.r.l. di Lequile) hanno comunicato una quantità autorizzata complessiva dei due codici (200101 e 150101), mentre l’impianto Sud Gas Srl ha comunicato due quantitativi differenti rispettivamente pari a 5.600 t/a per il codice 200101 e 3.800 t/a per il CER 150101. Considerando il codice CER 200101, il quantitativo di materiale trattato nel 2010 è pari a ca. 11.360 tonnellate; circa il 40% (ca. 4.534 t) del flusso complessivo è trattato dall’impianto Sud Gas S.r.l., il 28% (3.214,4 t) dall’impianto Ecotecnica S.r.l. di Lequile, il 24% (2.720 t) è trattato dall’impianto Carta da Macero, mentre la restante parte (8% corrispondenti a 891 t) dall’impianto Macero Sud s.a.s. Per quanto concerne il codice CER 150101, sempre considerando i dati del 2010, sono state trattate circa 12.468 tonnellate di materiale. Per questo codice il flusso maggiore proviene dall’azienda Ecotecnica S.r.l. di Lequile che tratta il 44% (5.416,78 t) del flusso complessivo, a seguire l’impianto Sud Gas Srl con il 33% (4.103,36 t), l’impianto Carta da Macero con il 14% (1.744 t) e l’azienda Macero Sud Sas con il 10% corrispondenti a ca. 1.204 t. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 73/136 Anche in questo caso le materie prime seconde prodotte dal trattamento vengono inviate presso le Cartiere Convenzionate COMIECO e i rifiuti prodotti dalle attività di recupero vengono inviati in discarica. 4.3.6.2.2 Plastica Con riferimento all’elenco delle aziende presenti nella provincia di Lecce, tutte le aziende che hanno risposto con feedback positivo al questionario sono autorizzate al trattamento dei codici 200139 (plastica) e 150102 (imballaggi in plastica), escluso l’impianto di Ecotecnica S.r.l. di Copertino. Considerando le autorizzazioni delle stesse, per i due codici CER in questione, si individua una quantità di trattamento autorizzata pari a 40.190 t/a per il codice CER 200139 e di 42880 t/a per il codice CER 150102. Per quanto concerne il codice CER 200139 (plastica), nel 2010, sono state trattate 9,34 t di materiale, che corrisponde all’unico dato a nostra disposizione comunicato dall’impianto Sud Gas. Per questo codice l’impianto Sud Gas S.r.l. svolge un’attività di messa in riserva (R13), non sono indicate informazioni inerenti le operazioni di trattamento e il rendimento delle stesse. Considerando il codice CER 150102 (imballaggi in plastica), sempre in riferimento ai dati del 2010, la quantità trattata è pari a circa 3.812 t. In questo caso l’80% (ca. 3.034 t) del flusso complessivo è conferito all’impianto Ecotecnica S.r.l. di Lequile, mentre il restante 20% (778,3 t) all’impianto Sud Gas S.r.l. Per questa tipologia di codice l’impianto Sud Gas svolge la sola attività di messa in riserva, mentre l’impianto Ecotecnica S.r.l. di Lequile svolge anche un’attività di riciclo/recupero; in entrambi gli impianti in seguito alle operazioni di trattamento il materiale prodotto viene inviato agli impianti convenzionati COREPLA, mentre i rifiuti prodotti dal trattamento vengono inviati presso le discariche per rifiuti non pericolosi. 4.3.6.2.3 Vetro Per comprendere l’efficienza del recupero di questo tipo di rifiuto, si sono osservati i dati relativi al trattamento dei codici 200102 e 150107. Dall’analisi dei dati a nostra disposizione si evince che le aziende sono autorizzate al trattamento di una quantità di 74.450 t/a per il codice CER 200101 (vetro) e ad una quantità di 77.300 t/a per il codice CER 150107 (imballaggi in vetro). Per l’analisi dei quantitativi trattati, considerando il codice CER 200102, si ha un solo dato a disposizione pervenuto dall’impianto Ecotecnica S.r.l. di Copertino pari a 1.270,76 t, che risulta comunque relativo all’anno 2009. Per questo codice l’impianto Ecotecnica S.r.l. svolge un’attività di messa in riserva, le operazioni di trattamento cui è sottoposto il materiale in ingresso sono: vagliatura, selezione, cernita PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 74/136 manuale/automatica, triturazione, in uscita si ottengono delle MPS che verranno successivamente inviate presso le vetrerie convenzionate. Considerando il codice CER 150107, la quantità trattata è pari a circa 23.250 t. Circa il 90% (circa 20.730 t) del flusso complessivo è trattato dall’impianto Ecotecnica S.r.l. (Copertino), mentre la restante parte è trattata dall’azienda Sud Gas Srl (10% corrispondente a 2.520 t). 4.3.6.2.4 Legno Per lo studio del livello di recupero di questo tipo di rifiuto, si sono osservati i dati relativi al trattamento dei codici CER 200138 (legno) e 150103 (imballaggi in legno). Dall’analisi dei dati a disposizione si vince che le aziende ricevono questa tipologia di rifiuto, eccezion fatta per l’impianto Carta da Macero G.M. s.a.s. Gli impianti sono autorizzati a ricevere una quantità di materiale pari a 38050 t/a per entrambi i CER identificativi dei rifiuti legnosi. Considerando il codice CER 200138, i quantitativi trattati nel 2010 sono pari a 538,53 t; circa l’81% (435,09 t) del flusso complessivo sono trattati dall’impianto Ecotecnica S.r.l. di Lequile, mentre il restante 19% (103,44 t) è conferito all’azienda Sud Gas S.r.l. (Figura 18). Entrambi gli impianti svolgono la sola attività di messa in riserva (R13); per quanto concerne le operazioni di trattamento e il rendimento delle stesse, abbiamo un solo dato a nostra disposizione fornitoci dall’impianto Ecotecnica S.r.l. di Lequile; si evince che per un quantitativo in ingresso all’impianto pari a 435,09 t sono state prodotte 414,33 t di materiale, con un rendimento pari al 95%. Il materiale prodotto è inviato agli impianti di recupero rifiuti convenzionati Rilegno. Figura 18. Provincia di Lecce: Quantità trattata nel 2010 da Sud Gas Srl e nel 2009 da Ecotecnica Srl per il CER 200138 PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 75/136 Analizzando il codice CER 150103 (imballaggi in legno oggetto di raccolta differenziata), sempre in riferimento ai dati del 2010, si evince che la quantità trattata è pari a 91,42 t; il 56% (51,54 t) di tale flusso è trattato dall’azienda Sud Gas S.r.l., mentre il 45% (circa 30 t) dall’azienda Ecotecnica S.r.l. di Lequile. Figura 19. Provincia di Lecce: Quantità trattata nel 2010 per il CER 200138 Per i due codici CER relativi alla frazione lignea, non è possibile effettuare delle considerazioni sul rendimento delle operazioni poiché non ci è stato riportato alcun dato; è possibile affermare che i due impianti effettuano la sola attività di messa in riserva, che in seguito alle operazioni di trattamento il materiale prodotto è inviato presso gli impianti convenzionati Rilegno e la tariffa applicata al materiale in ingresso risulta variabile fra i 50,00 e 120,00 €/t. 4.3.6.2.5 Materiali metallici Per questa tipologia di rifiuto si è considerato il codice CER 200140 (metallo oggetto di raccolta differenziata) e il codice CER150104 (imballaggi metallici oggetto di raccolta differenziata). Dall’analisi dei dati a nostra disposizione si vince che le aziende sono autorizzate al trattamento di una quantità complessiva di 38080 ton/anno (quantità complessiva dei due codici CER 200140 e 150104), in particolare l’impianto Macero Sud S.a.s. è autorizzato a trattare 50 t/a, l’impianto Sud Gas S.r.l. 130 t/a, mentre l’impianto Ecotecnica S.r.l. di Lequile è autorizzato al trattamento di 37.900 t/a. Considerando il codice CER 200140, in base ai dati del 2010 comunicati tramite il questionario predisposto dal DIASS, si evince che la quantità trattata è pari a 232,4 t; di cui il 77% (177,8 t) è PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 76/136 conferita presso l’impianto Ecotecnica S.r.l. di Lequile, mentre il restante 23% (54,6 t) all’impianto Sud Gas S.r.l. 4.3.6.2.6 RAEE In riferimento ai codici CER 200123*, 200135*, 200136, le aziende campione svolgono soltanto un’attività di deposito preliminare (D15). Gli impianti leccesi citati svolgono esclusivamente un’attività di messa in riserva (R13); in seguito alle operazioni di trattamento il materiale in uscita viene conferito presso gli impianti di recupero convenzionati CDC RAEE (es. la TRED SUD S.r.l.). Per quanto concerne il codice CER 200135* il quantitativo autorizzato è pari a 7250 t/a suddivisi in 150 t/a per l’impianto Sud Gas S.r.l. e 7.100 t/a (valore complessivo dei codici CER 200123*+200135*+200136) per l’impianto Ecotecnica S.r.l. di Lequile. I quantitativi trattati nel 2010 sono pari a 318,56 tonnellate, di cui il 55% (173,56 t) sono conferiti all’impianto Ecotecnica S.r.l., mentre il 45% (145 t) all’impianto Sud Gas S.r.l.. Anche in questo caso gli impianti sopra citati svolgono un’attività di messa in riserva (R13); in seguito alle operazioni di trattamento il materiale in uscita viene conferito presso gli impianti di recupero convenzionati CDC RAEE (per esempio la RI.PLASTIC Srl); il rendimento ottenibile attraverso le operazioni di trattamento è pari al 93%; valore ottenuto dall’unico dato a nostra disposizione fornito dall’impianto Ecotecnica S.r.l. (Quantità trattata pari a 173,56 t; Materie prodotte dal trattamento pari a 162,13 t) Per quanto concerne il codice CER 200136 il quantitativo autorizzato è pari a 7.400 t/a, suddivisi in 300 t/a per l’impianto Sud Gas e 7.100 t/a (valore complessivo dei codici CER 200123*+200135*+200136) per l’impianto Ecotecnica Srl di Lequile, che anche in questo caso comunica i dati 2009. I quantitativi trattati nel 2010 sono pari a 149,28 tonnellate, di cui il 75% (112,24 t) sono conferiti all’impianto Ecotecnica S.r.l. di Lequile, mentre il 25% (37,04 t) all’impianto Sud Gas Srl. Anche per questo codice gli impianti svolgono un’attività di messa in riserva (R13). 4.3.6.2.7 Prodotti tessili Per la valutazione di questa tipologia di rifiuto si sono considerati i codici CER 200111 (prodotti tessili) e 150109 (imballaggi in materia tessile). Per quanto riguarda la quantità autorizzata risulta che gli impianti: Macero Sud, Ecotecnica S.r.l. (Copertino) non sono autorizzati a ricevere questa tipologia di rifiuto, mentre gli altri impianti sono autorizzati a ricevere 60 t/anno (10 t/a Carta da Macero, e 50 t/a Sud Gas S.r.l.) per il codice CER 200111, e 5 t/a per il codice CER 150109 (Sud PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 77/136 Gas S.r.l.). Per quanto riguarda l’impianto Ecotecnica S.r.l. (Lequile) la sua autorizzazione prevede uno stoccaggio istantaneo di 5.123 t. 4.3.6.2.8 Imballaggi in materiali misti Considerando il codice CER 150106 (imballaggi in materiali misti), tutte le aziende che hanno risposto al questionario si occupano del trattamento di questo rifiuto. La quantità autorizzata al trattamento di questo codice è pari a 72.500 t/a suddivise in: 10000 t/a all’impianto Carta da Macero, 20.000 t/a Macero Sud, 4.600 t/a alla Sud Gas S.r.l. e 37900 t/a all’Ecotecnica S.r.l. di Lequile. La quantità trattata nel 2010 è pari a 11.899,61 t; di cui il 62% (7.399,61 t) sono trattate dall’impianto Ecotecnica S.r.l., mentre il restante 38% (4.500 t) dall’impianto Sud Gas S.r.l.. Le attività svolte all’interno degli impianti sono quelle di messa in riserva (R13); le operazioni di trattamento adottate permettono di ottenere vari materiali in uscita (codici CER 150101, 150102, 150104, 150107) che verranno successivamente inviate presso i corrispondenti impianti di recupero convenzionati (Comieco, Corepla, Coreve, Cial e Rilegno), mentre i rifiuti prodotti sono inviati presso le discariche per rifiuti non pericolosi. 4.3.7 Provincia di Taranto Delle 6 aziende interrogate sul territorio della provincia tarantina, solo 3 hanno collaborato al censimento delle imprese della filiera di recupero dei rifiuti secchi da RD, compilando questionari in modo non completo. Nome azienda Località Tipologia di azienda Riscontro questionario Centro Selezione Materiali Pasquinelli-AMIU Taranto C.da La Riccia, Taranto CMRD in esercizio Daniele Ambiente S.r.l. Via Castellaneta, Mottola azienda privata X Manduriambiente S.r.l. Località La Chianca, Manduria CMRD non in esercizio X Mitrangolo ecologia S.r.l. Via Circumvallazione, Manduria azienda privata CMRD Castellaneta S.C. 65, Castellaneta CMRD non in esercizio RECSEL S.r.l. C.da La Riccia, Taranto azienda privata X Tabella 7. Provincia di Taranto – Elenco aziende operanti nel recupero delle frazioni secche da RD PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 78/136 4.3.7.1 Dotazione impiantistica nella Provincia di Taranto 4.3.7.1.1 Aziende private Del campione di aziende private presenti nella Provincia di Taranto soltanto la Recsel Srl ha fornito informazioni di dettaglio circa la propria linea di selezione e recupero, nel caso specifico di carta e cartone da RD, con selezione e cernita di altre frazioni recuperabili (metalli, legno, plastica film). 4.3.7.1.2 Aziende pubbliche Nel territorio della Provincia di Taranto esistono tre impianti pubblici per la selezione ed il trattamento dei materiali provenienti da raccolta differenziata. Essi risultano ubicati a Taranto, Manduria e Castellaneta. Tutti risultano realizzati ma solo quello di Taranto risulta in esercizio. Risulta nota solo la potenzialità di trattamento giornaliera del CMRD di Manduria pari a 40 t/g. Di seguito verrà fornito un breve quadro riassuntivo di quella è che è la situazione impiantistica delle aziende pubbliche operanti nella selezione delle rifiuti secchi da RD nella Provincia di Taranto, distinguendo tra: − CMRD in esercizio − CMRD non in esercizio. CMRD in esercizio A seguito del censimento delle imprese operanti nella selezione dei rifiuti secchi da raccolta differenziata nella Regione Puglia, risulta attualmente attivo nella Provincia di Taranto un unico Centro di selezione Manuale da Raccolta Differenziata gestito dall’AMIU S.p.a.: 1. CMRD di Taranto (Centro Selezione Materiali Pasquinelli). Non si hanno informazioni di dettaglio per mancata compilazione del questionario. CMRD non in esercizio In allegato si riportano le schede sintetiche redatte a seguito dei sopralluoghi effettuati presso i due CMRD pubblici non in esercizio nel territorio della Provincia di Taranto: − CMRD di Castellaneta − CMRD di Manduria. 4.3.7.2 Flussi attuali trattati ed autorizzati Di seguito è sintetizzata l’attività relativa la recupero delle principali frazioni secche da RD nel territorio provinciale di Taranto sulla base dei dati comunicati dalle 3 aziende censite sulle 6 complessive individuate (3 pubbliche e 3 private). PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 79/136 4.3.7.2.1 Carta e cartone Per la Provincia di Taranto si individua una quantità totale autorizzata per i codici 200101 e 150101 pari a 34.130 t, di cui 32.130 t riferite alla sola Recsel S.r.l. 4.3.7.2.2 Plastica Di seguito è sintetizzata l’attività relativa la recupero della plastica (codici 200139 e 150102) nel territorio provinciale di Taranto sulla base dei dati comunicati dalle 3 aziende campione che hanno collaborato al censimento della filiera delle frazioni secche. I quantitativi trattati del codice 200139 sono irrisori. 4.3.7.2.3 Vetro In riferimento alla frazione secca in vetro (codici 200102 e 150107), i dati relativi ai quantitativi autorizzati e ai quantitativi conferiti/trattati nell’anno 2010 dalle 3 aziende campione della Provincia di Taranto sono di seguito riassunti. Figura 20. Provincia di Taranto. Quantitativi dichiarati autorizzati e trattati nel 2010 per il vetro, (esame dei dati reperiti) 4.3.7.2.4 Legno Per quanto attiene agli imballaggi in legno e agli scarti in legno da RD: L’azienda privata Daniele Ambiente è autorizzata alla sola attività R13 per il CER 200138 per un quantitativo pari a 1.500 t/a, e nel 2010 ne ha ricevute circa 285 t destinate per l’effettivo recupero all’azienda privata C.G.F. Recycle Srl di Monopoli (BA), convenzionata Rilegno; L’azienda privata RECSEL Srl di Statte, sempre per attività R13, è autorizzata allo stoccaggio istantaneo di 25 t, con capacità di recupero annua di 2.000 t/a. 4.3.7.2.5 Metalli e imballaggi metallici PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 80/136 Figura 21. Provincia di Taranto. Quantitativi dichiarati autorizzati e trattati nel 2010 per rifiuti metallici, (esame dei dati reperiti) 4.3.7.2.6 Imballaggi in materiali misti Figura 22. Provincia di Taranto. Quantitativi dichiarati autorizzati e trattati nel 2010 per gli imballaggi misti, (esame dei dati reperiti) PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 81/136 4.4 ASPETTI ECONOMICI E TARIFFARI Le attività di selezione dei rifiuti raccolti in maniera differenziata sono uno solo degli anelli delle catene del recupero. Tutti i passaggi delle filiere sono tra loro strettamente interconnessi e interdipendenti, ciascuno di essi comporta costi e ricavi tanto che, spesso, sarebbe più corretto valutare il bilancio economico dell’intera filiera, piuttosto che di singole operazioni. Lo schema di flusso riportato nella seguente figura fornisce un’idea dei fattori che possono influenzare il bilancio economico di una filiera. Molti di questi stessi fattori giocano un ruolo fondamentale anche nelle performance economiche degli impianti di selezione (cfr allegato 4 capitolo 6 parte I). Figura 23. Principali parametri che incidono sui costi/ricavi di una filiera di recupero Le principali voci di costo da considerare al fine di quantificare la tariffa applicabile al cancello di un impianto di selezione sono le seguenti: 1) Costi di investimento per la realizzazione degli stabilimenti e l’acquisto e l’installazione dei macchinari; PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 82/136 2) Costi di gestione: a) personale; b) attività di smaltimento degli scarti prodotti dalle attività di selezione; c) manutenzione degli impianti e con l’utilizzo di mezzi ed apparecchiature. Considerando la situazione generale delle filiere, le principali voci connesse con i ricavi sono: 1) i corrispettivi Conai per servizi aggiuntivi; 2) i ricavi dalla vendita delle materie prime seconde (MPS). La prima voce dei ricavi, seppur nella prassi incida sul bilancio degli impianti di selezione, esso dovrebbe e dovrà essere considerato nel bilancio economico delle attività di raccolta differenziata. Al fine di illustrare la complessità che sta alla base di un bilancio economico di un impianto di selezione – che devono essere visti come un anello di una catena più ampia costituita dalla filiera del recupero - saranno di seguito esaminati i principali parametri che possono influire sia sulle voci di costo e sia sui possibili ricavi elencati in precedenza. I fattori che incidono sui costi e sui ricavi degli impianti di selezione sono molteplici. In sintesi i costi e i ricavi degli impianti di selezione dipendono: 1) Dalla tipologia e dalla qualità dei materiali raccolti in maniera differenziata. Questi fattori, che influenzano l’intera filiera di recupero, a loro volta dipendono: a. dalla qualità degli imballaggi immessi al consumo: se si costruiscono imballaggi con materiali difficilmente separabili o difficilmente recuperabili, la filiera stessa è già messa in crisi fin dalla fase di partenza; b. dal tipo di raccolta dei rifiuti prodotti (es. multi-materiale o mono-materiale). A seconda del sistema di raccolta può essere necessario o meno effettuare selezioni spinte e, dunque, avere costi differenti; c. dalla quantità di materiali estranei (che, essendo destinati allo smaltimento, incidono in maniera sostanziale sui costi di gestione degli impianti) presenti nelle raccolte differenziate. Tale fattore, a sua volta, può dipendere: i. dal grado di partecipazione dei cittadini inteso come rispetto delle regole di conferimento; ii. dal tipo di comunicazione effettuata per spiegare ai cittadini cosa e come conferire tramite le raccolte differenziate; 2) Dalla funzione svolta dall’impianto di selezione nell’ambito della filiera di recupero. Tale funzione può essere: PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 83/136 a. di preselezione; b. di successiva “purificazione” dei flussi di materiali provenienti dagli impianti di preselezione; c. quella di svolgere tutte le attività necessarie, a partire dal materiale conferito tramite la raccolta differenziata, alla produzione di materie prime seconde (MPS); 3) Dalle caratteristiche degli impianti di selezione che possono dipendere, oltre che dalla funzione di cui si è detto, da: a. potenzialità di trattamento e dal grado di saturazione della stessa; b. complessità impiantistica e dal grado di automatizzazione dei processi di selezione; c. dimensionamento e logistica; d. capacità di stoccaggio. 4) Dalla qualità del materiale ottenuto a valle della selezione. Da tale parametro, infatti, possono dipendere: a. l’importo dei ricavi Conai forniti ai gestori delle raccolte; b. i ricavi ottenuti dalla vendita delle MPS ottenute a valle delle selezioni che, a loro volta, dipendono: i. dal quantitativo di MPS ottenute e, dunque, dalla quantità e qualità del materiale raccolto in maniera differenziata; ii. dai rendimenti di selezione e, quindi, dalle caratteristiche degli impianti di selezione; iii. dai prezzi di vendita delle MPS che, ovviamente, dipendono a loro volta dal mercato delle corrispondenti materie prime e, in definitiva, da congiunture economiche internazionali. Da queste considerazioni preliminari si deduce che le prestazioni economiche degli impianti di selezione e, dunque, le tariffe applicabili al cancello dipendono da numerosi parametri che risultano essere: 1. tra di loro correlati; 2. direttamente connessi: I. ad altre fasi della filiera del recupero/riciclaggio; II. alle oscillazioni dei mercati internazionali delle materie prime. 4.4.1 Tariffe e costi attualmente applicati in Puglia e confronto con dati medi a livello nazionale Di seguito sono riportati i dati relativi alle tariffe di conferimento e selezione applicate al cancello per le principali tipologie di frazioni secche da RD avviate a recupero. Si precisa che il campione di aziende pugliesi che ha comunicato nel questionario i dati economico-tariffari è molto ristretto, pertanto si è preferito riportare gli intervalli di variabilità delle singole tariffe applicate, con qualche PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 84/136 eccezione per le aziende (pubbliche o private) che abbiano trasmesso dati di dettaglio più in linea con le medie registrate a livello nazionale. Per il confronto dei dati tariffari si è fatto riferimento principalmente ai seguenti documenti: Le tariffe per attività di selezione delle frazioni secche dei rifiuti urbani raccolte in maniera differenziata per tipologia e caratteristiche degli impianti. Analisi prezzi medi impianti Anno 2010 (Autorità regionale per la vigilanza dei servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani Regione Emilia Romagna); Rapporto Rifiuti Urbani - Edizione 2009, Capitolo 5. Valutazione dei costi di gestione del servizio di igiene urbana in Italia – elaborazioni delle dichiarazioni MUD (ISPRA, 2010). 4.4.1.1 Multimateriale Per la tariffa applicata al multimateriale leggero (plastica e lattine) i dati disponibili sono relativi ad un campione molto ristretto (precisamente nr. 3) di aziende che applicano tariffe variabili entro un’ampia forbice: 45,00 ÷ 240,00 €/t. Fra queste l’unico dato tariffario esaustivo, in linea con quanto registrato mediamente a livello nazionale e variabile soprattutto in base alla qualità del materiale conferito (% frazioni estranee) è quello dichiarato dalla piattaforma ASM di Molfetta con corrispettivi di selezione diagrammati in Figura 24 in funzione del tasso di impurezze. In Italia, le tariffe di selezione del multi-materiale variano nel range 41,00 ÷160,00 €/t. Figura 24. Corrispettivi di selezione (IVA esclusa) per rifiuti misti di imballaggio in plastica, acciaio, alluminio Fonte: ASM Molfetta (BA) – Gestione in Convenzione con COREPLA 4.4.1.2 Imballaggi cellulosici Per quanto attiene agli imballaggi in carta e cartone, dai dati comunicati dalle aziende campione pugliesi operanti nel settore, risulta una tariffa media applicata oscillante nell’intervallo 20,00 ÷ 50,00 €/t, valore che risulterebbe in linea con quanto registrato a livello nazionale, da quanto risulta dal confronto con quanto riportato di seguito. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 85/136 Tuttavia va precisato che i dati tariffari non sono stati comunicati neanche dalla totalità delle aziende che hanno compilato e dato riscontro al questionario proposto dal D.I.A.S.S. e dal DIPAR, pertanto il dato non è supportato da una buon campione e va interpretato con le dovute cautele. Secondo l’ultimo rapporto dell’ISPRA, nella RD degli imballaggi cellulosici (CER 150101) i costi dichiarati per la fase di raccolta e trasporto incidono per il 96,2% sul costo totale, mentre nella RD della carta (CER 200101) i costi di raccolta e trasporto incidono per il 93,6%. I costi indicati nella figura sotto sono cumulativi dei costi di raccolta e dei costi di trattamento e selezione; la pendenza della retta interpolante rappresenta il costo medio totale e risulta quindi essere pari a circa 75,60 €/t. Figura 25. Costi totali di RD della carta e cartone in funzione delle quantità totali - Fonte: Rapporto Rifiuti Urbani (ISPRA, 2010) 4.4.1.3 Imballaggi in plastica Per quanto attiene agli imballaggi in plastica, a livello nazionale vengono applicate tariffe medie italiane di selezione variabili nell’intervallo 23,00 ÷ 172,00 €/t. Dall’analisi dei dati tariffari comunicati dalle aziende campione pugliesi operanti nella filiera delle frazioni secche, seppure la popolazione di dati non sia copiosa e tale da poter ritenere pienamente rappresentativa la stima, le tariffe medie applicate per la plastica oscillano nell’intervallo 45,00 ÷ 180,00 €/t. Secondo l’ultimo rapporto dell’ISPRA, l’incidenza del costo di gestione delle plastiche di imballaggio (CER 150102) risulta pari al 91,7% dei costi complessivi della raccolta differenziata delle plastiche. A livello di macroarea territoriale, il costo di gestione risulta di 18,92 €/kg al Nord e di 12,48 €/kg al Centro, a fronte di quantitativi pro capite annui conferiti rispettivamente pari a 15,2 PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 86/136 e 9,6 kg/ab*anno. Risulta, invece, pari a 33,44 €//kg nel Sud a fronte di un conferimento pro capite di 3,7 kg/ ab*anno. Il costo annuo pro capite ammonta, invece, a 2,88 € per il Nord, a 1,20 € per il Centro e a 1,24 € per il Sud. 4.4.1.4 Imballaggi in vetro Per quanto attiene agli imballaggi in vetro, a livello nazionale vengono applicate tariffe medie italiane di selezione variabili nell’intervallo 9,00 ÷ 35,00 €/t. Dall’analisi dei dati tariffari comunicati dalle aziende campione pugliesi operanti nella filiera delle frazioni secche, le tariffe mediamente applicate per il vetro da raccolta differenziata variano dalle 10,00 €/t. ad un massimo di 50,00 €/t. Tra le aziende campione di rilevanza il dato comunicato dall’impianto Centro Raccolta Vetro S.r.l. di Trani che applica una tariffa di 10,00 ÷ 15,00 €/t in accordo con le fasce dei corrispettivi definiti dal Co.Re.Ve. La figura sotto mostra come la potenzialità dell’impianto di selezione/recupero degli imballaggi in vetro incida in maniera rilevante sui costi di trattamento e pertanto sulle tariffe applicate. Figura 26. Esempio di tariffa per vetro al variare della potenzialità dell’impianto per rifiuti in ingresso con impurezze al 5% - Fonte: Analisi prezzi medi impianti Anno 2010 (Regione Emilia Romagna) Secondo l’ultimo rapporto dell’ISPRA, l’incidenza del costo di gestione del vetro di imballaggio (CER 150107) risulta pari all’81,8% dei costi complessivi della raccolta differenziata del vetro. 4.5 ANALISI E PROPOSTE DI SUPERAMENTO CRITICITÀ Da quanto emerso dall’analisi effettuata, le filiere del riutilizzo e recupero pugliesi, sono ancora lontane dal modello di chiusura autosufficiente del ciclo dei rifiuti e da quanto previsto dalla normativa vigente; alla base di tutto vi è la gestione dei rifiuti ancora improntata sullo smaltimento in discarica. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 87/136 Nel caso specifico, le filiere del riutilizzo e recupero delle frazioni secche da RD sono fortemente incomplete in quanto si limitano alle sole fasi di raccolta e selezione in piattaforme esistenti. A tal fine, è necessario favorire il completamento delle filiere pugliesi, sebbene sugli strumenti ci sia spesso una non precisa convergenza tra chi è deputato a definire le scelte di pianificazione ed i contesto di imprese. Secondo le imprese operanti nel settore, facenti parete del Distretto Produttivo per Ambiente e Riutilizzo (DIPAR), condizione essenziale per la nascita delle nuove aziende nel settore del riutilizzo, è la garanzia dei flussi, prima ancora di un auspicabile co-finanziamento pubblico, presupposto peraltro indispensabile ad un calmiere tariffario. Secondo le imprese, infatti, la collaborazione garantita dalle Pubbliche Amministrazioni assicurerebbe la sostenibilità degli impianti, l’accettabilità delle tariffe e la certezza dei proventi; per questa via, peraltro, si offrirebbe un contributo alla ripresa dell’economia regionale con conseguente incremento occupazionale. La disamina delle cause che ha portato allo stato attuale il sistema di gestione rifiuti in Puglia, in termini di riciclaggio/recupero delle frazioni secche, porta a ritenere che la logica di flussi protetti, in regime di mercato di esclusiva, non sia la strada giusta da percorrere, né è possibile farlo alla luce del quadro normativo vigente così come derivante dal complesso combinato disposto della normativa ambientale, da quella in materia di concorrenza e quella di gestione dei servizi pubblici locali. Molto significativo deve essere considerato il percorso che ha portato oggi ad avere molti CMRD inattivi. Il d.lgs. n. 22/1997, all’art. 21, disponeva che i Comuni effettuano la gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento in regime di privativa nelle forme di cui alla legge 8 giugno 1990, n. 142 e dell'articolo 23. L’unica eccezione alla gestione in regime di privativa (comma 7) era relativa alle attività di recupero dei rifiuti rientranti nell'accordo di programma di cui all'articolo 22, comma 11, in riferimento ai quali si demandava al Ministero dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato e d'intesa con la Regione, la facoltà di autorizzare all'interno di insediamenti industriali esistenti la costruzione e l'esercizio di impianti per il recupero di rifiuti urbani non previsti dal piano regionale. Tra la fine degli anni 90 ed i primi anni 2000, la Regione ha realizzato i diversi centri pubblici per il trattamento delle frazioni da raccolta differenziata (CMRD), che avrebbero dovuto essere a servizio esclusivo dei Comuni i quali, a loro volta, avrebbero avuto l’obbligo di conferire i rifiuti raccolti in modo differenziato nelle piattaforme. Con l. n. 179/2002 il Legislatore estese l’ambito applicativo dell’eccezione di cui sopra, escludendo dal regime di privativa tutte le attività di recupero dei rifiuti: questa radicale modifica ha PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 88/136 di fatto consentito ai Comuni di scegliere se avviare i rifiuti derivanti da raccolta differenziata agli impianti pubblici o di individuare degli operatori privati nel mercato in grado di offrire servizi più efficaci/convenienti. Il quadro normativo seguente (D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii.) ha pienamente confermato tale impostazione. Come diretta conseguenza di questa possibilità (e come tale sempre positiva) si è avuto il seguente effetto, ormai evidente dopo 10 anni: a) quasi nessun Comune, titolare degli impianti CMRD realizzati dal Commissario Delegato, ha effettuato le procedure di gara per individuare un gestore dell’impianto pubblico, di sua proprietà b) i Comuni hanno ritenuto più conveniente, ammesso che sia stata fatta un’analisi di convenienza economica, delegare ai gestori dei servizi di raccolta la scelta degli impianti dedicati al trattamento di tali frazioni; c) la leadership privatistica che si è quindi consolidata nella gestione degli impianti di trattamento rifiuti da RD (con la sola eccezione di ASM Molfetta), ha ingenerato la creazione di un oligopolio industriale ed un relativo sistema tariffario talmente poco trasparente che nemmeno l’indagine ad hoc effettuata per il Piano ha consentito di chiarire Si può certamente affermare che la liberalizzazione nel settore del recupero/riciclo dei rifiuti da RD in Puglia sia stato un fallimento, sia perché gli impianti realizzati più di 10 anni fa non sono stati mai utilizzati e valorizzati, sia perché la teorica possibilità di riduzione tariffaria indotta dal regime di concorrenza in realtà si è tramutata nella concreta realtà di tariffe molto spesso più elevate degli omologhi impianti in altre realtà italiane. Nel contesto attuale, grazie alle azioni messe in campo negli ultimi anni in termini di sensibilizzazione e riforme del sistema gestione rifiuti, nonché in un periodo di ridottissime risorse per gli enti locali e di pressione fiscale quasi insuperata in Europa, è ormai residuale la possibilità che i Comuni non cerchino le migliori offerte sul mercato, che a questo punto non può e non deve essere irrigidito in contratti pluriennali di esclusiva. La cosiddetta concorrenza “nel mercato” (quella che cioè viene realizzata in un mercato libero da vincoli di esclusiva), in un nuovo quadro di autorità pubbliche più forti e di monitoraggi periodici effettuati sui livelli di erogazione dei servizi, oggi e nel futuro consentirà di ampliare l’offerta di servizi. Parallelamente e sinergicamente allo sviluppo della concorrenza “nel mercato”, si ritiene che l’azione di controllo e regolazione del pubblico debba essere attuata da subito attraverso la riattivazione/rifunzionalizzaizone dei CMRD esistenti. Si ritiene necessario che gli Enti Pubblici proprietari di tali impianti individuino i gestori degli stessi, anche offrendo la concessione di un servizio di trattamento per flussi garantiti un certo numero di anni nelle forme previste dalla normativa in materia di appalti pubblici, garantendo quindi la concorrenza “per il mercato”. Nella PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 89/136 Parte II del Piano sono definiti i bacini afferenti agli impianti CMRD, sulla base di criteri di ottimizzazione di distanze/flussi trasportati. Alla luce di quanto emerso dall’analisi dello stato dell’arte in Puglia delle piattaforme di recupero delle frazioni secche da RD, le principali proposte di intervento atte a migliorare le filiere del recupero e del riutilizzo si posso così sintetizzare: Considerato il basso grado di automazione delle piattaforme di selezione pubbliche/private presenti in Puglia è opportuno favorire sistemi di raccolta monomateriale delle frazioni da RD in modo tale da ridurre i costi di separazione delle impurezze; Promuovere campagne di comunicazione e sensibilizzazione dei cittadini sulla differenziata e sui risultati della raccolta e del recupero dei rifiuti di imballaggio; Riattivazione di CMRD pubblici non in esercizio e individuazione di concessionari per la gestione dei flussi, anche in esclusiva Favorire la chiusura del ciclo di recupero delle principali frazioni secche (imballaggi in carta e cartone, plastica e vetro) con attivazione di impianti di trasformazione dei rifiuti da RD in materia (anche attraverso la promozione di specifici APQ) ed energia (scarti di lavorazione e materiale non recuperabile); Promuovere l’integrazione verticale delle filiere di recupero. Nella Parte II O4 sono esaminate le strategie e le azioni da mettere in campo per il rafforzamento della dotazione impiantistica. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 90/136 5 TRATTAMENTO MECCANICO BIOLOGICO DEI RIFIUTI INDIFFERENZIATI 5.1 LE PREVISIONI DELLA PIANIFICAZIONE COMMISSARIALE VIGENTE 5.1.1 Il processo di trattamento dei rifiuti Il diagramma a blocchi nella Figura 6.1 sotto riportata rappresenta lo schema generalizzato di sistema di trattamento dei rifiuti indifferenziati, come previsto dal Decreto del Commissario Delegato 296/2002. Le "Opzioni" individuate dal pianificatore, all’epoca, sono state complessivamente 3, di cui una sostanzialmente di "transizione" da attuarsi nelle more del completamento delle attrezzature impiantistiche previste nella singola situazione. Figura 6.27: diagramma a blocchi del Decreto Commissariale 296/02 PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 91/136 5.1.1.1 Opzione di transizione "T" Tale opzione di transizione comporta esclusivamente la biostabilizzazione primaria di tutto il rifiuto con successivo smaltimento in discarica controllata. Comprende le seguenti operazioni: Pretrattamento (stoccaggio, apertura sacchi, eventuale triturazione non spinta, ecc.); Biostabilizzazione (con Indice Respirometrico Dinamico max 800 mg-O2/kg-VS*h), salvo limiti diversi successivamente definiti per legge; Discarica del materiale biostabilizzato, in quantità pari a non più del 75% del rifiuto in ingresso. 5.1.1.2 Opzione a regime "1" La prima opzione a regime comporta la biostabilizzazione primaria di tutto il rifiuto con successiva separazione per la produzione di una frazione umida biostabilizzata da avviare allo smaltimento in discarica controllata e di una frazione secca da avviare alla produzione di CDR. Comprende le seguenti operazioni: Pretrattamento (stoccaggio, apertura sacchi, eventuale triturazione non spinta, ecc.); Biostabilizzazione (con Indice Respirometrico Dinamico max 800 mg-O2/kg-VS*h), salvo limiti diversi successivamente definiti per legge; Selezione/vagliatura (max 80 mm); Discarica del sottovaglio (RBD, rifiuto biostabilizzato), in quantità pari a non più del 35% del rifiuto in ingresso; Confezionamento in balle del sopravaglio (FSC, frazione combustibile), in quantità pari a circa il 40% del rifiuto in ingresso, per l'avvio alle successive operazioni di recupero energetico. 5.1.1.3 Opzione a regime "2" La seconda opzione a regime comporta la biostabilizzazione primaria di tutto il rifiuto, maturazione della frazione umida biostabilizzata e separazione secco/umido, per la produzione di una frazione umida matura da avviare al recupero/riutilizzo e di una frazione secca da avviare alla produzione di CDR. Comprende le seguenti operazioni: Pretrattamento (stoccaggio, apertura sacchi, eventuale triturazione non spinta, ecc.); Biostabilizzazione (con Indice Respirometrico Dinamico max 800 mg-O2/kg-VS*h), salvo limiti diversi successivamente definiti per legge; I^ Selezione/vagliatura (max 80 mm); Maturazione del sottovaglio (con Indice Respirometrico Dinamico max 400 mg-O2/kg-VS*h), salvo limiti diversi successivamente definiti per legge; II^ Selezione/vagliatura (max 25 mm); Utilizzo/recupero del sottovaglio (RBM, rifiuto maturo), in quantità pari a circa il 25% del rifiuto in ingresso; PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 92/136 Confezionamento in balle dei sopravagli (I^ e II^) (FSC, frazione combustibile), in quantità pari a circa il 45% del rifiuto in ingresso, per l'avvio alle successive operazioni di recupero energetico. 5.1.2 Il fabbisogno impiantistico previsto Il Decreto Commissariale 187/2005, come riportato in precedenza, è concepito in coerenza dell’allora vigente Decreto Ronchi, sebbene definendo i seguenti obiettivi di raccolta differenziata. Figura 28: sintesi dimensionamento DC 187/05 Gli obiettivi di riduzione della produzione di rifiuti variano, come già detto, dal 2 al 10 %. Ad essi corrispondono quantità assolute che variano da 40.000 a 160.000 t di rifiuti / anno, per un totale sul decennio di 950.000 t (pari al 5,30 % dei rifiuti che si sarebbero prodotti in assenza di iniziative in tal senso). A tale quantità corrisponde un costo di smaltimento in discarica di circa 47,5 milioni di euro (950.000 t x 50 euro / t = 47.500.000 euro). Gli indici – obiettivo complessivi variano rapidamente dal 22 % del 2006 al 55 % del 2010, per poi crescere molto più lentamente fino al 2015 (quando viene raggiunto il 60%). Le quantità assolute corrispondenti variano da 0,4 a 0,98 milioni di tonnellate. La quantità complessiva, sul decennio, è di 8,23 milioni di tonnellate, pari al 48,67 % delle quantità di rifiuti effettivamente prodotte (ovvia a valle degli obiettivi di riduzione). Sulla base delle considerazioni su riportate, la pianificazione vigente ha definito il fabbisogno impiantistico regionale distinto per le varie frazioni. Relativamente a quanto attiene la frazione indifferenziata e quella umida sono state assunte le seguenti ipotesi di base. Il “fabbisogno” di impianti di compostaggio (inteso come attività di recupero della frazione organica dei rifiuti urbani proveniente da raccolta differenziata) varia da 510 a 1.622 t/g, con un incremento assoluto di 1.112 t/g (pari al 218 % della potenzialità iniziale). Il “fabbisogno” di impianti di biostabilizzazione (inteso come attività di trattamento e possibilmente di recupero della frazione organica dei rifiuti urbani provenienti da raccolta indifferenziata) varia da 4.177 a 2.239 t/g, con un decremento assoluto di 1.938 t/g (pari al 46 % della potenzialità iniziale). PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 93/136 La somma delle potenzialità sopra indicate (entrambe classificabili come “trattamento biologico”) varia da 4.688 t/g a 3.861 t/g, con un decremento assoluto di 827 t/g (pari al 18 % circa della potenzialità iniziale). In altri termini: l’aumento delle raccolte differenziate determina un aumento del “fabbisogno” di compostaggio ed un decremento del “fabbisogno” di biostabilizzazione; il “fabbisogno totale” di “trattamento biologico” (quindi) varia molto meno di quanto varino i suoi due addendi. Stante quanto sopra, le scelte più razionali, al fine di evitare inutili sovradimensionamenti (degli impianti di biostabilizzazione), sono state quelle di: a. realizzare impianti di trattamento biologico che nel corso della propria “vita utile”, eventualmente con opportuni accorgimenti (se possibile essenzialmente di tipo gestionale), possano trattare sia rifiuti indifferenziati che FORSU da raccolta differenziata (ovviamente secondo flussi rigorosamente separati). Tanto consentirà, evidentemente, di contenere numero e dimensioni degli impianti da realizzare (e quindi le relative tariffe). È pure ipotizzabile che, in alcuni “impianti pilota”, si sperimenti la produzione di compost “in tabella” anche da rifiuto indifferenziato (rispettando, in sostanza, i parametri – tuttora in vigore – della Deliberazione del Comitato Interministeriale ex art. 5 del DPR 915/82, del 27/07/1984); b. fissare la potenzialità “di piano” in modo che consenta di : 1. evitare quanto prima lo smaltimento in discarica di rifiuti organici non biostabilizzati: a tal riguardo i calcoli sviluppati porgono un “fabbisogno” massimo (nel 2006) di 4.177 t/g; 2. disporre, per la maggior parte del decennio considerato, di una potenzialità di trattamento biologico (quindi rispetto alla somma tra compostaggio e biostabilizzazione) maggiore di quella minima, ma non eccessivamente: a tal proposito si rileva che nel 2008 il “fabbisogno” complessivo calcolato è di 3.944 t/g, che poi si riduce a 3.725 nel 2009, a 3.576 nel 2010 e così via. In considerazione di quanto sopra, la pianificazione regionale aggiornata al 2005, ha mantenuto complessivamente la potenzialità degli impianti TMB - già previsti dal 2001 e la cui contrattualizzazione non era stata ancora effettuata – a 4.000 t/g di “trattamento biologico” solo in ragione della possibilità di riconvertire gli impianti complessi in impianti di compostaggio. I fabbisogni, sia in termini di impianti di compostaggio che di biostabilizzazione sopra riportati sono riassumibili nel grafico seguente: PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 94/136 Figura 29: C – Fabbisogno in t/giorno degli impianti di compostaggio; B – Fabbisogno t/g degli impianti di biostabilizzazione (Piano Commissario Delegato 187/2005) In particolare, su scala provinciale, osserviamo come la sola provincia di Bari (al netto della costituzione della BAT) ricopra circa la metà dell’intero fabbisogno regionale. Le provincie di Brindisi e Taranto realizzano di contro poco più del 10% di fabbisogno. COMUNE RSU t/a (milioni) RSU t/a (milioni) Con RD 22% Anno 2006 Fabbisogno impianti di biostabilizzazione t/d Fabbisogno impianti di biostabilizzazione x 1.09) t/d Bari 0,77 0,60 1.644 1.792 Lecce 0,33 0,26 701 764 Foggia 0,28 0,22 592 645 Brindisi 0,22 0,17 460 502 Taranto 0,21 0,16 438 478 TOT 1,8 1,40 3.835 4.180 Il DC 187/05 indica la produzione regionale di rifiuti urbani pari a 1,8 Mt. Nell’anno 2006, con una percentuale di raccolta differenziata pari al 22%, tale quantitativo si riduce a 1,4Mt. Il Piano rappresenta che, contestualmente ad una riduzione della produzione dei rifiuti che si attesterebbe nel 2015 a 1,63 Mt/a, al crescere della raccolta differenziata (fino al 60% nel 2015, il quantitativo di rifiuto indifferenziato si attesterebbe a quota 0,65 Mt/a). PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 95/136 5.2 IMPIANTI DI TRATTAMENTO MECCANICO – BIOLOGICO (TMB) 5.2.1 Fonte dei dati I dati riassunti di seguito riferiti alla dotazione impiantistica sia potenziale che di fatto esistente relativa a ciascuna provincia sono stati ricavati da dati presenti all’interno degli uffici regionali e del commissario delegato, dal sito istituzionale http://www.rifiutiebonifica.puglia.it, nonché da una ricognizione avviata dall’Ufficio Rifiuti attraverso la compilazione da parte dei gestori di ogni impianto, della scheda “ISPRA”, per le annualità 2010 e 2011. Salvo diversa indicazione, le descrizioni impiantistiche riportate nel seguito si riferiscono alla situazione autorizzata e in esercizio al 2011. 5.2.2 Dotazione impiantistica Provincia di Bari Si premette che, la pianificazione regionale vigente (DC 41/01, DC296/02 e il 187/05) riportava, per la provincia di Bari, la produzione di 1.776 t/d di RSU, con una media di 1,054 kg/ab/giorno In particolare il DC 296/02, integrato dal 187/05, elencava, includendo ovviamene parte dei comuni che oggi confluiscono nella provincia di BAT, l’infrastrutturazione impiantistica, che a regime sarebbe stata chiamata ad assicurare la corretta gestione del ciclo dei rifiuti, bacino per bacino riassunta nella tabella di seguito riportata: COMUNE LOCALITA' POTENZIALITA’/STATO TIPO IMPIANTO Bari - AMIU Z.I. 400 t/g Biostabilizzazione Selezione Mai realizzato Produzione CDR Bitonto Loc. Torre d’Agerra Sequestrata senza facoltà d’uso Discarica Giovinazzo San Pietro Pago 320 t/g Biostabilizzazione primaria + selezione biostabilizzazione secondaria (RBM) Discarica autorizzata per 448.500, capacità residua al 31.12.2011 mc 108.000 Discarica di servizio e soccorso Conversano c.da Martucci 514 t/g Biostabilizzazione e produzione CDR Volume autorizzato mc 750000 Capacità residua al 31.12.2011 Discarica di servizio e soccorso PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 96/136 mc 584.331 Secondo quanto riportato nei decreti commissariali suddetti, la dotazione impiantistica potenziale della provincia di Bari vede una sostanziale copertura dei fabbisogni per il bacino BA1, a differenza del bacino BA2 (ad oggi colmata con l’impianto AMIU BA realizzato ed in esercizio e l’impianto transitorio di biostabilizzazione di Giovinazzo, l’impianto a regime, di cui si riferisce in seguito, non è ancora realizzato), del bacino BA4 (ad oggi colmata con l’impianto di Spinazzola non ancora realizzato), mentre per il bacino BA5 non si cita l’impianto di Biostabilizzazione e produzione CDR di Conversano, ma si fa riferimento ad un impianto di selezione indicando come potenzialità 350 t/d. Di fatto nel bacino BA5 la gestione del ciclo di trattamento dei rifiuti prodotti è assicurata dall’impianto di biostabilizzazione di Conversano, dimensionato per trattare 514 t/d di RSU realizzato ed in esercizio. Come da tabella su riportata, la potenzialità teorica degli impianti di biostabilizzazione per l’intera Provincia di Bari si attesta a 814 t/d. Le indicazioni di piano manifestano invece una necessità di trattamento complessiva pari a 1.792 t/d evidenziando un deficit impiantistico pari a 978 t/g. Tale deficit, anche in considerazione dell’aumento delle RD e della riduzione della produzione del rifiuto stimata, ad oggi è coperto con l’entrata in esercizio dell’impianto di biostabilizzazione di AMIU Bari Z.I., il quale può trattare fino a 400 t/d e l’impianto complesso di biostabilizzazione e produzione CDR di Conversano, il quale può trattare fino a 514 t/d. 5.2.2.1 IMPIANTO TMB BIOSTABILIZZAZIONE E SELEZIONE – AMIU BARI Flussi in ingresso presso l’impianto Il decreto del Commissario delegato n. 116 del 15 maggio 2006 pone a regime, tra l’altro, l’impianto complesso, di titolarità pubblica, costituito da centro di biostabilizzazione e selezione con annessa linea di produzione CDR, quest’ultima a servizio dell’intero bacino, in Bari Z.I.. In tale impianto, secondo quanto riportato all’interno della documentazione approvata con decreto del commissario delegato n. 50/07 e 213/08, dovrebbe essere a servizio esclusivamente del Comune di Bari: Impianto Flussi da Piano/Decreto t/d Flussi da sito (2010) t/d Potenzialità da Progetto t/d Potenzialità autorizzate t/d Bari 451,95 387,45 400 400 Al 2011 presso l’impianto in oggetto confluivano, oltre ai RSU del Comune di Bari, anche quelli dei comuni del bacino BA4 in forza dell’Ordinanza del Presidente della Regione Puglia n. 10/2012 ad PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 97/136 eccezione di Minervino Murge e Spinazzola, per i quali la Provincia di BAT, nell’ambito delle competenze attribuite dalla Legge regionale 36/2009, ne ha disposto un diverso destino finale. Descrizione ciclo di trattamento I rifiuti in ingresso presso l’impianto vengono sottoposti a triturazione primaria, deferrizzazione e biostabilizzazione. Il biostabilizzato viene avviato a smaltimento presso l’impianto di discarica di Giovinazzo, la FSC confluisce presso l’impianto di Trani. Flussi di RSU Nell’ambito della ricognizione dei dati, l’impianto di che trattasi ha comunicato i dati relativi all’annualità 2010 riassunti come di seguito: Quantità massima autorizzata (t/a): Rifiuto in ingresso all'impianto (t/a): 193.392,50 rifiuto trattato: 20.03.01 quantità (t/a): 193.392,50 rifiuto in uscita: 19.05.01 quantità (t/a): 122.269,40 destinazione: Discarica rifiuto in uscita: 19.12.02 quantità(t/a): 1.075,4 destinazione: Recupero rifiuto in uscita: 19.12.12 quantità(t/a): 31.586,06 destinazione: Discarica Dai dati su elencati si desume che delle 193.392,50 t in ingresso, nel 2011 sono stati avviate a smaltimento 153.855,46 t, con perdite di processo pari a 39.537,04 t corrispondenti al 20,44%. 5.2.2.2 IMPIANTO TMB BIOSTABILIZZAZIONE, SELEZIONE, DISCARICA E PRODUZIONE CDR – PROGETTO AMBIENTE BA5 DI CONVERSANO L’impianto complesso è ubicato in agro di Conversano c.da Martucci in prossimità del vecchia discarica a servizio del bacino. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 98/136 ll quantitativo giornaliero di RSU indifferenziati prodotti è di circa 517 t. I comuni che conferiscono presso tale impianto sono quelli afferenti al bacino BA5. L’RSU indifferenziato, secondo il bilancio di massa indicato nella relazione generale del progetto di gara, è trasformato nei seguenti flussi: Materiale t/giorno t/anno % su RSU CDR 191,3 69.821 37 RBD 66,9 31.702 16,8 RBM 14 5.095 2,7 Scarti e non processabili 50,6 18.493 9,8 Metalli 15,5 5.662 3 5.2.2.2.1 Ciclo di lavorazione Le principali fasi di trattamento sono: − triturazione primaria; − deferrizzazione metalli ferrosi; − biostabilizzazione in biotunnel; − vagliatura; − separazione balistica; − triturazione secondaria; − separazione metalli ferrosi e non ferrosi; − compattazione in balle; − filmatura; − maturazione secondaria del RBD. Pretrattamento La pretriturazione viene effettuata con trituratore lento, a coltelli a comando idraulico. Il trasportatore di alimentazione è posizionato in fossa, in modo da facilitare le operazioni di carico a spinta da parte dei mezzi di movimentazione dei materiali. In testa al nastro trasportatore di scarico del RSU triturato, è installato un separatore magnetico che separa eventuali metalli ferrosi presenti. I metalli separati sono raccolti in un box in attesa di essere prelevati e trasferiti ai centri di recupero. Gli RSU triturati e deferrizzati, sono scaricati a terra in un box di raccolta, nell’area di biostabilizzazione, da dove sono poi prelevati da una pala gommata ed avviati alla biostabilizzazione in biotunnel. Biostabilizzazione I biotunnel sono caricati attraverso la porta anteriore mediante pala meccanica. Durante le fasi di carico e scarico il tunnel viene ventilato mediante la condotta di sfogo. Una volta completato il caricamento, il portone viene chiuso e inizia il processo. L’andamento delle temperature del PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 99/136 materiale è monitorato in continuo e pilotato con la variazione in automatico delle portate di aria insufflata e delle posizioni di apertura delle serrande di regolazione poste sulle condotte dell’aria stessa. La durata del ciclo di trattamento per la biostabilizzazione del RSU è di 7 giorni solari per il raggiungimento di un Indice Respirometrico Dinamico max di 800 mg-O2/kg-VS*h. Alla fine del trattamento il materiale viene ripreso con pala gommata e depositato nel bunker di alimentazione e dosaggio della linea di selezione e vagliatura. I dati relativi alla biostabilizzazione sono riassunti nella tabella seguente: Dimensioni biocella Totale Biocelle n° Biocelle Durata trattamento (gg) RSU [ton/gg] da progetto su 365 g Largh. [m] Lungh. [m] H [m] Volume [mc] mc complessivi Biocelle BA/5 10 7 470,00 8,00 30,00 6,00 1.440,00 14.400,00 Vagliatura Il materiale estratto dai biotunnel con pala gommata, è depositato in un alimentatore di dosaggio della linea, collegato a sua volta ad un trasportatore di alimentazione del vaglio. Il vaglio rotante opera la separazione del materiale in due flussi: − frazione di sottovaglio, RBD (a prevalente contenuto di materiale organico); − frazione di sopravaglio, FSC, destinata alla produzione di CDR (a prevalente contenuto di materiale secco). La frazione di sottovaglio è avviata con nastri trasportatori ad una postazione di distribuzione su cassoni scarrabili. I cassoni sono poi movimentati dagli automezzi. La frazione di sopravaglio è avviata alle successive fasi di trattamento. Postazione di distribuzione RBD La frazione organica è distribuita su cassoni per mezzo di un trasportatore mobile e reversibile. Il trasportatore mobile e reversibile è munito di due sensori di livello che ad intervalli prestabiliti, misurano la quantità di materiale presente nei cassoni e di conseguenza ne regolano la rotazione e il senso di marcia. Preparazione del CDR La frazione di sopravaglio dopo la fase di vagliatura, è avviata alla separazione balistica. Sono installati due separatori balistici operanti in parallelo. Il separatore balistico è un piano inclinato PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 100/136 costituito da lame mobili oscillanti. Il movimento delle lame separa dal flusso principale le eventuali presenze di materiale inerte. Il materiale inerte è raccolto da nastri trasportatori ed avviato ad una postazione di distribuzione su cassoni scarrabili congiuntamente alla frazione di sottovaglio. La frazione di sopravaglio epurata dagli inerti, è avviata alla triturazione secondaria. I trituratori secondari, provvedono alla riduzione della pezzatura, rendendo il CDR così ottenuto compatibile con il formato accettato dal sistema di combustione. Separazione metalli Sul flusso di CDR ridotto in pezzatura, in uscita dai trituratori secondari, sono installati: un separatore per metalli ferrosi ed un separatore per metalli non ferrosi. Compattazione e filmatura Il prodotto finito, CDR, è avviato ad una postazione di compattazione e filmatura. Maturazione secondaria La quota parte di RBD destinato alla produzione di RBM viene avviato alla maturazione secondaria e disposto in cumulo sul pavimento aerato di un fabbricato chiuso e mantenuto in aspirazione. Durante la formazione dei cumuli è prevista l’irrorazione del materiale per correggere il tenore di umidità. Durante il periodo di trattamento, aria viene insufflata attraverso il pavimento per ottimizzare il processo di degradazione aerobica della sostanza organica fino al raggiungimento del grado di stabilità richiesto. Al termine del trattamento il materiale viene vagliato con vaglio a tamburo per il recupero di RBM con pezzatura inferiore a 25 mm. 5.2.2.3 IMPIANTO TMB BIOSTABILIZZAZIONE, SELEZIONE, DISCARICA – DANECO DI GIOVINAZZO Flussi in ingresso presso l’impianto Con i provvedimenti D.D. 507del 13/10/09 - D.D. 10 del 13/01/10 - D.D. 95 del 24/03/10 viene autorizzato l’impianto complesso, di titolarità pubblica, costituito da centro di biostabilizzazione e selezione. Tale impianto, secondo quanto riportato all’interno della documentazione approvata dovrebbe essere a servizio esclusivamente del bacino BA2: Comuni Flussi da Piano/Decreto: t/d Flussi da sito (2010) Potenzialità da Progetto Potenzialità autorizzate Bari 451,95 387,39 400 Al 2011 presso l’impianto in oggetto confluivano anche i rifiuti biostabilizzati prodotti dall’impianto AMIU di Bari. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 101/136 Descrizione ciclo di trattamento I rifiuti in ingresso presso l’impianto vengono sottoposti a triturazione primaria e deferrizzazione e biostabilizzazione. Il biostabilizzato viene avviato a smaltimento presso l’impianto di discarica annesso. Flussi di RSU Nell’ambito della ricognizione dei dati, l’impianto di che trattasi ha comunicato i dati relativi all’annualità 2010 riassunti come di seguito: Quantità massima autorizzata (t/a): Rifiuto in ingresso all'impianto (t/a): 193.392,50 rifiuto trattato: 20.03.01 quantità (t/a): 193.392,50 rifiuto in uscita: 19.05.01 quantità (t/a): 122.269,40 destinazione: Discarica rifiuto in uscita: 19.12.02 quantità(t/a): 1.075,4 destinazione: Recupero rifiuto in uscita: 19.12.12 quantità(t/a): 31.586,06 destinazione: Discarica Dai dati su elencati si desume che delle 193.392,50 t in ingresso, sono stati avviate a smaltimento 153.855,46 t, con perdite di processo pari al 20,44%. 5.2.2.4 IMPIANTO COMPLESSO DI TRATTAMENTO E SMALTIMENTO DI RIFIUTI URBANI A SERVIZIO DEL BACINO BA/2 – LINEA DI BIOSTABILIZZAZIONE, SELEZIONE E PRODUZIONE DI RBM La potenzialità del sistema impiantistico complesso, ad oggi (Febbraio 2013) non realizzato, doveva essere sufficiente a trattare 300 t/die di RSU t.q. oltre a 180 t/die di frazione RBD prodotta e proveniente dall’impianto di biostabilizzazione di BARI Amiu. I rifiuti conferibili dovevano essere quelli corrispondenti ai codici CER riportati in determina della Provincia di Bari n. 31 del 9 aprile 2010, provenienti dalla raccolta comunale dei RSU prodotti all’interno del BA/2 residuali da attività di raccolta differenziata. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 102/136 Il sistema impiantistico prevedeva inoltre un impianto di discarica di servizio/soccorso avente capacità complessiva pari a 300.000 mc. 5.2.3 Dotazione impiantistica Provincia di Barletta – Andria – Trani La provincia di Barletta Andria Trani, istituita nel giugno del 2009, non era considerata nella pianificazione regionale del Decreto Commissariale (DC) 187/2005. In questa sede pertanto verranno estrapolati i dati di produzione di RSU relativi ai comuni allora facenti parte delle province di Bari e Foggia, oggi transitati all’interno della BAT. A servizio dei comuni elencati nella tabella che segue, facenti parte della BAT, il DC 187/05 elenca l’impiantistica potenziale a regime prevista inquadrata per i bacini BA1 e FG5, descritta nel presente documento nei paragrafi relativi alle province di Bari e Foggia. Comune Flussi da Piano/Decreto: t/d Flussi da sito (2010) Andria 106,55 117,68 Barletta 100,77 109,30 Bisceglie 61,11 64,76 Canosa di Puglia 26,01 34,05 Margherita di Savoia 37,98 22,54 Minervino Murge 10,58 11,43 San Ferdinando di Puglia 19,53 16,85 Spinazzola 8,65 7,86 Trinitapoli 19,99 16,28 Trani 64,33 73,67 TOT 455,5 474,42 L’impiantistica prevista a servizio della provincia BAT, dal Piano CD 187/2005, risulta così riassumibile: COMUNE LOCALITA' POTENZIALITA’/STATO TIPO IMPIANTO Andria c.da San Nicola la Guardia 120.00 t/anno Autorizzato, non realizzato Biostabilizzazione e selezione Autorizzato mc 1.018.500 - Capacità residua al 31.12.2011 al netto della capacità residua di progetto pari a circa 100.000 mc la cui disponibilità sarà efficace alla conclusione del procedimento ordinario di aggiornamento /revisione AIA Discarica PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 103/136 COMUNE LOCALITA' POTENZIALITA’/STATO TIPO IMPIANTO (presso regione Puglia) coordinato alla VIA (presso provincia BAT) Trani c.da Puro Vecchio 600 t/g realizzato, non funzionante Non realizzato Selezione Biostabilizzazione Autorizzato mc 3.434.950 Capacità residua al 31.12.2011 mc 1.532.673 Discarica di servizio e soccorso Spinazzola Grottelline 198 t/g non realizzato Parzialmente realizzata, non in esercizio Biostabilizzazione e selezione + discarica di servizio e soccorso Allo stato, i comuni appartenenti al soppresso ATO BA1 su elencati conferiscono, a seguito di varie disposizioni emergenziali, presso l’impianto AMIU – Trani, laddove, prima di essere smaltiti in discarica, sono sottoposti ad un trattamento di triturazione. Prima delle citate disposizioni emergenziali, i flussi di RSU erano così ripartiti: • Canosa, Andria, Minervino Murge e Spinazzola conferivano presso l’impianto di Andria; • Barletta, Bisceglie, Canosa, Spinazzola e Trani conferivano presso l’impianto di Trani. In entrambi gli impianti i rifiuti prima di essere smaltiti in discarica, subivano un trattamento di triturazione. E’ importante ricordare che la pianificazione vigente aveva previsto la realizzazione di impianti di selezione (350 t/d) e biostabilizzazione (180 t/d) ubicati a Trani ed un impianto di selezione e biostabilizzazione (384 t/d) ad Andria. Ad oggi, per quel che riguarda Trani, l’impianto di selezione risulta realizzato ma non in funzione, mentre l’impianto di biostabilizzazione non è stato realizzato; per quel che riguarda Andria, la Provincia BAT, con provvedimento n. 76 del 30/07/2012 ha rilasciato con procedura coordinata VIA-AIA al concessionario Daneco Impianti l’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto complesso costituito da centro di selezione, linea di biostabilizzazione con annessa discarica di servizio/soccorso. Quest’ultimo sistema impiantistico sarà in grado di trattare i rifiuti residuali della raccolta differenziata attraverso un processo articolato nelle seguenti fasi: • pretrattamento per triturazione ed omogeneizzazione della massa di rifiuti, • biostabilizzazione aerobica dell’intera massa dei rifiuti pretrattati e • selezione della massa biostabilizzata, finalizzata alla produzione di Frazione Secca Combustibile (FSC) e di rifiuto biostabilizzato (RBD), da portare in parte allo smaltimento PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 104/136 all’annessa discarica di servizio/soccorso ed in parte da avviare alla successiva stabilizzazione secondaria (maturazione) per utilizzo come materiale di copertura (RBM). L’impianto è dimensionato con una capacità massima di ricezione di rifiuti in ingresso pari a 328 t/g pari a 120.000 t/anno. Il sistema di biostabilizzazione è costituito da 14 biocelle con dimensioni utili pari a 11,70 m x 34,20 m. Ciascuna biocella sarà occupata dai rifiuti conferiti giornalmente e destinati a permanere in fase di biostabilizzazione per un periodo non inferiore ai 16 giorni. Il sistema di maturazione, di tipo statico, è dimensionato per garantire il tempo di permanenza necessario al raggiungimento dei parametri di IRDP pari a 400 mgO2*KgSV-1*h-1. I flussi annuali previsti in forma indicativa in uscita dall’impianto sono (in t/anno): FSC: 43.680 RBD: 40.800 RBM: 16.560 Alluminio: 700 Ferrosi: 1.900 Scarti a discarica: 15.600 Perdite di processo per biostabilizzazione: 33.600 Perdite di processo per maturazione: 7.920 5.2.3.1 DISCARICA - TRANI L’impiantistica presente nel sito dell’AMIU TRANI, ad oggi consta esclusivamente di un impianto di discarica a monte del quale è ubicato un tritovaglio con potenzialità di 600 t/g. 5.2.3.2 IMPIANTO TMB DI BIOSTABILIZZAZIONE, SELEZIONE E DISCARICA - PROGETTO AMBIENTE BA4 DI SPINAZZOLA L’impianto di bacino previsto da piano è ubicato nel Comune di Spinazzola in loc. Grottelline. Tale impianto, pur ubicato nella provincia BAT, è nato per servire il bacino ex BA4, oggi ricadente quasi totalmente nella provincia di bari. Ad oggi l’impianto, nel suo complesso, non è stato ancora realizzato. L’impianto da progetto consta di linea di trattamento meccanico biologico e impianto di discarica si servizio/soccorso ed è stato progettato per essere al servizio dei comuni afferenti al bacino BA4. Il rifiuto indifferenziato è trasformato in: PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 105/136 Materiale t/giorno t/anno % su RSU FSC 87,1 31.799 44 RBD (Fase A) 33,3 12.141 16,8 RBM (Fase A) 5,3 1.951 2,7 Scarti da vagliatura secondaria 1,6 578 0,8 Metalli 4 1.445 2 5.2.3.2.1 Ciclo di lavorazione Le principali fasi di trattamento previste progettualmente sono: − dilacerazione apertura sacchi (triturazione primaria); − separazione metalli ferrosi; − biostabilizzazione in biotunnel; − vagliatura; − separazione metalli non ferrosi; − compattazione in balle; − filmatura − maturazione secondaria del RBD (realizzata in tre fasi successive). Ricevimento Si prevede che il conferimento del RSU indifferenziato da trattare avvenga in un fabbricato chiuso e tamponato, mantenuto in costante depressione. Pretrattamento Si prevede che la pretriturazione venga effettuata con trituratore lento, a coltelli a comando idraulico. Il trasportatore di alimentazione è posizionato in fossa, in modo da facilitare le operazioni di carico a spinta da parte dei mezzi di movimentazione dei materiali. In testa al nastro trasportatore di scarico del RSU triturato, è installato un separatore magnetico che separa eventuali metalli ferrosi presenti. I metalli separati sono raccolti in un box in attesa di essere prelevati e trasferiti ai centri di recupero. Gli RSU triturati e deferrizzati, sono scaricati a terra in un box di raccolta da dove sono poi prelevati da una pala gommata ed avviati alla biostabilizzazione in biotunnel. Biostabilizzazione Si prevede che i biotunnel siano caricati attraverso la porta anteriore mediante pala meccanica, l'operatore della pala cura anche la distribuzione del materiale all'interno del biotunnel. Durante le fasi di carico e scarico il tunnel viene ventilato mediante la condotta di sfogo. Una volta completato il caricamento, il portone viene chiuso e inizia il processo. Aria viene insufflata nel materiale dal basso attraverso il pavimento, che è dotato di un sistema di distribuzione integrato nel getto di PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 106/136 calcestruzzo armato che forma il pavimento stesso. Dopo aver attraversato il materiale, l’aria viene ripresa per essere ricircolata. La durata del ciclo di trattamento per la biostabilizzazione del RSU è di 7 giorni solari per il raggiungimento di un Indice Respirometrico Dinamico max di 800 mg-O2/kg-VS*h. Alla fine del trattamento il materiale viene ripreso con pala gommata e depositato nel bunker di alimentazione e dosaggio della linea di selezione e vagliatura. I dati relativi alla biostabilizzazione sono riassunti nella tabella seguente: Dimensioni biocella Totale Biocelle n° Biocelle Durata Trattamento (gg) RSU [ton/gg] da progetto su 365 g Largh. [m] Lungh. [m] H [m] Volume [mc] mc complessivi Biocelle BA/4 6 7 190,00 8,00 24,00 6,00 1.152,00 6.912,00 Vagliatura Il materiale estratto dai biotunnel con pala gommata, è alimentato ad un alimentatore di dosaggio della linea, collegato a sua volta ad un trasportatore di alimentazione del vaglio. Il vaglio rotante opera la separazione del materiale in due flussi: − frazione di sottovaglio, RBD (a prevalente contenuto di materiale organico); − frazione di sopravaglio, FSC (a prevalente contenuto di materiale secco). La frazione di sottovaglio è avviata con nastri trasportatori ad una postazione di distribuzione su cassoni scarrabili . I cassoni sono poi movimentati dagli automezzi. La frazione di sopravaglio è avviata alle successive fasi di separazione dei metalli e di compattazione. Separazione metalli Sul flusso di sopravaglio in uscita dal vaglio rotante, sono installati: un separatore per metalli ferrosi ed un separatore per metalli non ferrosi. Compattazione e filmatura Il prodotto finito, FSC, è avviato ad una postazione di compattazione e filmatura. Maturazione secondaria L’RBD destinato alla produzione di RBM viene avviato alla maturazione secondaria e disposto in cumulo sul pavimento aereato di un fabbricato chiuso e mantenuto in aspirazione. Durante la PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 107/136 formazione dei cumuli è prevista l’irrorazione del materiale per correggere il tenore di umidità. Durante il periodo di trattamento, aria viene insufflata attraverso il pavimento per ottimizzare il processo di degradazione aerobica della sostanza organica fino al raggiungimento del grado di stabilità richiesto. Al termine del trattamento il materiale viene vagliato con vaglio a tamburo per il recupero di RBM con pezzatura inferiore a 25 mm. 5.2.4 Dotazione impiantistica Provincia di Foggia Si premette che, la pianificazione regionale vigente (DC 41/01, DC296/02 e il 187/05) riportava, per la provincia di Foggia, una produzione di 845 t/d di RSU, con una media di 0,923 kg/ab/giorno In particolare il DC 296/02, integrato dal 187/05, elencava, includendo ovviamene parte dei comuni che oggi confluiscono nella provincia di BAT, l’infrastrutturazione impiantistica, che a regime sarebbe stata chiamata ad assicurare la corretta gestione del ciclo dei rifiuti, bacino per bacino riassunta nella tabella di seguito riportata: COMUNE LOCALITA' POTENZIALITA’ TIPO IMPIANTO Manfredonia Loc. Paglia 135.000 t/a Produzione CDR a servizio della provincia Sannicandro Garganico Gavetone Selezione, biostabilizzazione e discarica di servizio soccorso Foggia Passo Breccioso Discarica 400 t/g Selezione e biostabilizzazione Cerignola Forcone di Cafiero Capacità residua al 31.12.2011 mc 2.000, ad oggi autorizzata a sopralzo con Ordinanza Provinciale in attesa di realizzazione primo stralcio V lotto Discarica di servizio e soccorso 164 t/g Selezione e biostabilizzazione Deliceto Masseria Campana Autorizzato per 365.000 mc capacità residua al 31.12.2011 mc 2.450 Attualmente in attesa di Discarica PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 108/136 COMUNE LOCALITA' POTENZIALITA’ TIPO IMPIANTO approvazione progettuale per sopralzo discarica 25 t/g Selezione 100 t/g Biostabilizzazione e compostaggio 5.2.4.1 IMPIANTO TMB DI BIOSTABILIZZAZIONE E SELEZIONE E DISCARICA- EX AMICA DI FOGGIA Ricevimento e pretrattamento Il conferimento del RSU indifferenziato da trattare, avviene nel fabbricato esistente, chiuso e tamponato, mantenuto in costante depressione. L’alimentazione della linea di triturazione primaria avviene con la pala gommata, che carica il materiale da trattare nella tramoggia del trituratore primario. Biostabilizzazione I biotunnel sono caricati attraverso la porta anteriore mediante pala meccanica. Durante le fasi di carico e scarico il tunnel viene ventilato mediante la condotta di sfogo. Una volta completato il caricamento, il portone viene chiuso e inizia il processo. Aria viene insufflata nel materiale dal basso attraverso il pavimento, che è dotato di un sistema di distribuzione integrato nel getto di calcestruzzo armato che forma il pavimento stesso L’andamento delle temperature del materiale è monitorato in continuo e pilotato con la variazione in automatico delle portate di aria insufflata e delle posizioni di apertura delle serrande di regolazione poste sulle condotte dell’aria stessa. La durata del ciclo di trattamento per la biostabilizzazione del RSU è di 14 giorni solari per il raggiungimento di un Indice Respirometrico Dinamico max di 800 mg-O2/kg-VS*h, misurato all’uscita del biotunnel, come indicato nel decreto del Commissario delegato 296/2002. Separazione metalli Sul flusso in ingresso al vaglio rotante è installato un separatore per metalli ferrosi. I metalli estratti cadono per mezzo di una tramoggia in un box di raccolta, dove vengono stoccati prima di essere avviati al recupero. Vagliatura PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 109/136 Il materiale estratto dai biotunnel con pala gommata, è caricato in un alimentatore di dosaggio della linea, collegato a sua volta ad un trasportatore di alimentazione del vaglio, previa separazione dei metalli. Il vaglio rotante opera la separazione del materiale in due flussi: • frazione di sottovaglio, RBD (a prevalente contenuto di materiale organico); • frazione di sopravaglio, FSC (a prevalente contenuto di materiale secco). La frazione di sottovaglio è avviata con nastri trasportatori ad una postazione di distribuzione su cassoni. I cassoni sono poi movimentati dagli automezzi per il conferimento a discarica. La frazione di sopravaglio è avviata alle successive fasi di compattazione e filmatura. Compattazione e filmatura Il prodotto finito, FSC, è avviato ad una postazione di compattazione. Nella pressa il materiale viene condizionato in balle che vengono automaticamente legate con filo in plastica ad alta resistenza. 5.2.4.2 IMPIANTO TMB DI BIOSTABILIZZAZIONE, SELEZIONE E DISCARICA - AGECOS DI DELICETO L’impianto complesso di trattamento di rifiuti urbani indifferenziati e trattamento di biomasse selezionate raccolta separatamente con annessa una discarica di servizio/soccorso è costituito dai seguenti comparti, e dalle seguenti macchine/attrezzature principali così come riportato nel Layout d’impianto: • Sezione di compostaggio costituita da una sezione di ricezione e pretrattamento delle biomasse selezionate (F.O.R.S.U.) e dei residui verdi, organizzata nelle seguenti fasi principali: triturazione primaria e miscelazione F.O.R.S.U. - residui lignocellulosici; biossidazione delle biomasse in biocella, maturazione in biocelle. • Sezione di raffinazione compost grezzo, maturazione secondaria e stoccaggio, organizzata nelle seguenti fasi principali: maturazione secondaria e stoccaggio e rivoltatura cumulo; vagliatura meccanica finale del compost grezzo. • Selezione e biostabilizzazione costituita da una sezione di ricezione e pretrattamento rifiuti urbani, organizzata nelle seguenti fasi principali: triturazione primaria e lacerazione sacchi; separazione elettromagnetica; vagliatura primaria; adeguamento volumetrico sopravvaglio secco. • Sezione di biossidazione accelerata in biocella, del sottovaglio da rifiuti urbani. Le capacità autorizzate, con provvedimento AIA rilasciato dalla Regione Puglia con D.D. 13/2013, sono le seguenti: PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 110/136 IMPIANTO Quantitativi autorizzati con AIA D.D. Regione Puglia 13/2013 LINEA di SELEZIONE e BIOSTABILIZZAZIONE 100 ton/giorno RSU LINEA DI COMPOSTAGGIO 30 ton/giorno FORSU DISCARICA 110.000 mc 5.2.4.3 IMPIANTO TMB DI BIOSTABILIZZAZIONE, SELEZIONE E DISCARICA – SIA FG/4 DI CERIGNOLA L’impianto di seguito descritto corrisponde alla configurazione esistente al 2011. Attualmente per l’impianto complesso è in corso una procedura coordinata AIA-VIA relativa alla modifica e all’ampliamento dell’impianto compostaggio, al potenziamento della sezione di biostabilizzazione ed alla realizzazione di un nuovo lotto di discarica (VI lotto). Impianto di biostabilizzazione L’impianto di biostabilizzazione esistente è stato dimensionato al fine dell’ottenimento di un Rifiuto Biostabilizzato da Discarica, RBD, con Indice Respirometrico non superiore a 800 mg O2 / kg SV h, L’impianto è stato dimensionato per poter trattare il rifiuto in 14 giorni (tempo stimato sufficiente a raggiungere l’Indice Respirometrico di progetto) con il sistema a cumulo statico aerato sotto telo. L’altezza media dei cumuli statici è di circa 2,5 metri. Il calcolo per il dimensionamento delle biocelle esistenti ha considerato i seguenti dati: Materiale in ingresso = 164 t/g di R.S.U. triturato (come da Piano di gestione dei rifiuti - D.C. n. 296 del 30/09/2002) Densità materiale triturato = 0,5 t / m3 Volume giornaliero = 164 t/g / 0,5 t/ m3 = 328 m Volume utile biocelle = 328 m3/g x 14 g = 4.592 m Ingombro planimetrico biocelle = 4.592 m3 / 2,5 m = 1.837 m Sulla base dei dati riportati, per un corretto esercizio dell’impianto di biostabilizzazione, sono state realizzate n. 14 biocelle delle seguenti caratteristiche: Larghezza biocella = 8,5 m Lunghezza biocella = 21,6 m Altezza setti divisori biocelle = 3,0 m Le biocelle per la biostabilizzazione dei RSU sono state disposte in due batterie separate da un corridoio centrale e vengono caricate e scaricate entrando ed uscendo proprio da questo corridoio. Sul lato esterno, in corrispondenza di ciascuna biocella, è stato alloggiato un ventilatore da 2.000 Nmc/h per l’insufflazione d’aria attraverso apposite canaline forate nella pavimentazione della biocella. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 111/136 Area di pretrattamento e stoccaggio L’area di ricezione del rifiuto tal quale, cernita, deferrizzazione, triturazione e scarico del materiale triturato, nonché quella per tutte le movimentazioni previste tra una fase e la successiva e per il carico e scarico dei cumuli, è stata realizzata tra le due file di biocelle ed ha una larghezza utile di 15 m, una lunghezza utile di 76,8 m ed altezza utile di 8 m Impianto di compostaggio L’impianto di compostaggio esistente della frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata è stato dimensionato per poter trattare il rifiuto in almeno 28 giorni. L’altezza media dei cumuli statici è di 2,9 metri. Vengono utilizzate ramaglie per la formazione di una miscela di struttura e porosità idonee alla ossigenazione uniforme del cumulo. Il calcolo per il dimensionamento delle biocelle esistenti ha considerato i seguenti dati: Materiale in ingresso = 40 t/g (pari al 20% circa del RSU in ingresso, comprensivo di materiale strutturante tipo ramaglia e di sovvallo ricircolato, proveniente dalla raffinazione del materiale al termine del processo di compostaggio) Densità materiale = 0,7 t / m3 Volume giornaliero = 40 t/g / 0,7 t/ m3 = 57,0 m3 Volume utile biocelle = 57 m3/g x 28 g = 1.596 m3 Ingombro planimetrico biocelle = 1.596 m3 / 2,9 m = 550 m2 Le dimensioni delle biocelle destinate al compostaggio sono le sesse di quelle destinate alla biostabilizzazione: Larghezza biocella = 8,5 m Lunghezza biocella = 21,6 m Altezza setti divisori biocelle = 3,0 m Sulla base della reale quantità di frazione organica allora proveniente dalla raccolta differenziata sono state previste solo due biocelle. Le biocelle esistenti a servizio del compostaggio della frazione organica fanno parte della stessa struttura realizzata per le biocelle per la biostabilizzazione dei RSU indifferenziati. All’uscita dalle biocelle, il materiale viene sistemato in cumuli per ultimare il processo di compostaggio attraverso la fase di post-maturazione o di finissaggio finale nell’area coperta esistente. Tale fase prevede il rivoltamento periodico del cumulo con l’ausilio di una pala meccanica per garantire l’aerazione alla massa. L’area di post maturazione ha le seguenti dimensioni: pianta 25 m x 40 m; altezza utile copertura = 8 m. 5.2.4.4 IMPIANTO DI PRODUZIONE CDR - MANFREDONIA. L’impianto di produzione CDR a servizio dell’intera Provincia di Foggia è ubicato in agro di Manfredonia in loc. Paglia. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 112/136 Il materiale conferito all’impianto è la frazione di sopravaglio biostabilizzato derivata dalla separazione meccanica del rifiuto solido urbano (definita FSC). L’FSC, che è prevalentemente il sopravaglio dei RSU, cioè la parte più secca del rifiuto, è trasformato in CDR triturazione primaria. Il processo produttivo produce i seguenti materiali in uscita dall’impianto: FSC in ingresso 371,8 ton/g (135.707 ton/anno): Materiale t/giorno t/anno % su FSC CDR 342,1 124.850 92 Scarti 22,3 8.142 6 Metalli 7,5 2.737,5 2 Ciclo di lavorazione − deferrizzazione; − separazione aeraulica; − triturazione secondaria; − compattazione in balle; − filmatura. Ricevimento Il conferimento della FSC da trattare, avviene in un fabbricato chiuso e tamponato, mantenuto in costante depressione. Lo scarico e l’accumulo avvengono nelle aree previste, i materiali in balle sono impilati in file parallele, mentre il materiale sfuso è accumulato a terra. L’alimentazione della linea di triturazione primaria avviene con apposito mezzo di movimentazione dotato di pinze, a spinta su trasportatore in fossa, oppure, nel caso di balle, con sollevatore a pinze. Le balle conferite, sono legate e rivestite da film plastico di protezione. Pretrattamento La pretriturazione e sfaldamento delle balle viene effettuata con trituratore lento a comando idraulico. Il trasportatore di alimentazione è posizionato in fossa, in modo da facilitare le operazioni di carico a spinta da parte dei mezzi di movimentazione dei materiali. Separazione magnetica Sono presenti sistemi di separazione magnetica a valle della triturazione primaria e a valle della triturazione secondaria. Separazione aeraulica PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 113/136 La frazione di sopravaglio (FSC) pretriturata è avviata alla separazione aeraulica, costituita da 2 separatori aeraulici operanti sulle due linee parallele. Il separatore aeraulico è composto da un nastro di alimentazione, un tamburo rotante, un ventilatore, una camera di espansione contenente il nastro di raccolta della frazione leggera. La frazione pesante, raccolta da una serie di nastri trasportatore posizionati sotto i tamburi rotanti dei separatori, è avviata ad una postazione automatica di carico su cassoni scarrabili. Il separatore aeraulico oltre ad intercettare la frazione pesante non combustibile dalla FSC provvede alla protezione dei trituratori secondari posti subito a valle. Triturazione secondaria La FSC epurata dagli inerti e dalle frazioni più pesanti, è avviata alla triturazione secondaria. I trituratori secondari, provvedono alla riduzione della pezzatura, rendendo così la FSC compatibile con il formato accettato dal sistema di combustione. Compattazione e filmatura Il prodotto finito, il CDR, è avviato ad una postazione di compattazione e filmatura. 5.2.5 Dotazione impiantistica Provincia di Lecce Di seguito viene riassunta l’impiantistica presente nella provincia di Lecce: COMUNE LOCALITA' POTENZIALITA’ TIPO IMPIANTO Cavallino Mass. Guarini 467 t/g Biostabilizzazione e selezione 328000mc autorizzati, capacità residua al 31.12.2011 mc 215.000 Discarica di servizio e soccorso Cavallino Mass. Guarini 417,8 t/g Produzione CDR a servizio della provincia Poggiardo Pastorizze 354 t/g Biostabilizzazione e selezione Corigliano d'Otranto In fase di realizzazione Discarica Ugento Mass. Burgesi Discarica autorizzata per mc 498.000 capacità residua al 31.12.2011 mc 370.961. Biostabilizzazione, selezione, discarica di servizio e soccorso PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 114/136 COMUNE LOCALITA' POTENZIALITA’ TIPO IMPIANTO Impianto autorizzato per 222 t/g 5.2.5.1 IMPIANTO TMB DI BIOSTABILIZZAZIONE, SELEZIONE E DISCARICA - AMBIENTE E SVILUPPO DI CAVALLINO L’impianto è costituito da una piattaforma attrezzata per il ciclo di biostabilizzazione con 14 biotunnel, più ulteriori 3 biotunnel nel passato utilizzati per una fase di sperimentazione. La capacità di ogni biotunnel è pari a ca. 500 t ad eccezione degli ultimi tre per i quali la capacità si attesta a ca. 250 t La piattaforma è dotata di due linee di triturazione in differenti capannoni. Le linee di triturazione sono dimensionate per una portata oraria media di ca 55 t/h su una potenzialità di linea pari a 60 t/h. La durata del ciclo di biostabilizzazione è progettata per 14 giorni solari. Il processo è monitorato in remoto attraverso il controllo di Umidità, Temperatura, pH e Areazione. Il rifiuto proveniente dalla fase di biostabilizzazione viene sottoposto a separazione magnetica e quindi inviato al vaglio rotante primario. Dalla vagliatura si ottengono due frazioni: • la frazione secca • il sottovaglio La frazione secca viene ulteriormente deferrizzata prima di essere avviata alla successiva fase di pressatura. Le balle vengono avviate all’impianto di CDR. Il sottovaglio, subisce un ulteriore processo di deferrizzazione, prima di essere avviato all’impianto di discarica.. 5.2.5.2 IMPIANTO TMB DI BIOSTABILIZZAZIONE, SELEZIONE E DISCARICA - PROGETTO AMBIENTE LE2 DI POGGIARDO. L’impianto complesso è costituito da linea di biostabilizzazione sito a Poggiardo e un impianto di discarica di soccorso ubicata a Corigliano d’Otranto, ad oggi (Febbraio 2013)in fase di realizzazione. La durata del ciclo di trattamento per la biostabilizzazione del RSU è di 14 giorni solari per il raggiungimento di un Indice Respirometrico Dinamico max di 400 mg-O2/kg-VS*h. Presso tale impianto conferiscono i comuni afferenti al bacino LE2. I dati relativi alla biostabilizzazione sono riassunti nella tabella seguente: PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 115/136 Dimensioni biocella Totale Biocelle n° Biocelle Durata trattamento (gg) RSU [ton/gg] da progetto su 365 g Largh. [m] Lungh. [m] H [m] Volume [mc] mc complessivi Biocelle LE/2 17 14 354,00 8,00 30,00 6,00 1.440,00 24.480,00 5.2.5.2.1 Descrizione del ciclo di lavorazione Le principali fasi di trattamento sono: − dilacerazione apertura sacchi (triturazione primaria); − separazione metalli ferrosi; − biostabilizzazione in biotunnel; − vagliatura; − separazione metalli non ferrosi; − compattazione in balle; − filmatura; − maturazione secondaria del RBD (realizzata in tre fasi successive). Ricevimento Il conferimento del RSU indifferenziato da trattare, avviene in un fabbricato chiuso e tamponato, mantenuto in costante depressione. E’ prevista un’area di stoccaggio per un volume superiore a 3 giorni di conferimento. La movimentazione dei RSU avviene con pala gommata. Pretrattamento La pretriturazione viene effettuata con trituratore lento, a coltelli a comando idraulico, alimentato da un trasportatore di alimentazione posizionato in fossa. In testa al nastro trasportatore di scarico del RSU triturato, è installato un separatore magnetico che separa eventuali metalli ferrosi presenti. I metalli separati sono raccolti in un box in attesa di essere prelevati e trasferiti ai centri di recupero. Gli RSU triturati e deferrizzati, sono scaricati a terra in un box di raccolta da dove sono avviati alla biostabilizzazione in biotunnel. Biostabilizzazione I biotunnel (17) sono caricati attraverso la porta anteriore mediante pala meccanica, che provvede a distribuire il materiale all'interno del biotunnel. Durante le fasi di carico e scarico il tunnel viene ventilato mediante la condotta di sfogo. Una volta completato il caricamento, il portone viene PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 116/136 chiuso e inizia il processo. Aria viene insufflata nel materiale dal basso attraverso il pavimento, che è dotato di un sistema di distribuzione integrato nel getto di calcestruzzo armato che forma il pavimento stesso. Dopo aver attraversato il materiale, l’aria viene ripresa per essere ricircolata. L’andamento delle temperature del materiale è monitorato in continuo e pilotato con la variazione in automatico delle portate di aria insufflata e delle posizioni di apertura delle serrande di regolazione poste sulle condotte dell’aria stessa. La durata del ciclo di trattamento per la biostabilizzazione del RSU è di 14 giorni solari per il raggiungimento di un Indice Respirometrico Dinamico max di 400 mg-O2/kg-VS*h. Alla fine del trattamento il materiale viene ripreso con pala gommata e depositato nel bunker di alimentazione e dosaggio della linea di selezione e vagliatura. Vagliatura Il materiale estratto dai biotunnel con pala gommata, viene scaricato su di un alimentatore di dosaggio della linea, collegato a sua volta ad un trasportatore di alimentazione del vaglio. Il vaglio rotante opera la separazione del materiale in due flussi: − frazione di sottovaglio, RBD (a prevalente contenuto di materiale organico); − frazione di sopravaglio, FSC (a prevalente contenuto di materiale secco). La frazione di sottovaglio è avviata con nastri trasportatori ad una postazione di distribuzione su cassoni scarrabili. I cassoni sono poi movimentati dagli automezzi. La frazione di sopravaglio è avviata alle successive fasi di separazione dei metalli e di compattazione. La frazione sottovaglio è invece distribuita su cassoni per mezzo di un trasportatore mobile e reversibile. Separazione metalli Sul flusso di sopravaglio in uscita dal vaglio rotante, sono installati: un separatore per metalli ferrosi ed un separatore per metalli non ferrosi. Compattazione e filmatura Il prodotto finito, FSC, è avviato ad una postazione di compattazione e filmatura. Nella pressa il materiale viene condizionato in balle Per le balle di FSC è previsto uno stoccaggio provvisorio superiore a 7 giorni di produzione. 5.2.5.3 IMPIANTO TMB DI BIOSTABILIZZAZIONE, SELEZIONE E DISCARICA - PROGETTO AMBIENTE LE3 DI UGENTO L’impianto complesso costituito da linea di biostabilizzazione e discarica di servizio/soccorso ubicati in agro di Ugento. Le quantità di rifiuti urbani indifferenziati prodotti nell’ambito territoriale LE/3 è di circa 222 t. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 117/136 I RSU indifferenziati conferiti all’impianto, successivamente al processo di trattamento, saranno trasformati in: Materiale t/giorno t/anno % su RSU FSC 97,7 35.653 44 RBD 37,3 13.613 16,8 RBM 6,0 2.188 2,7 Scarti da vagliatura secondaria 1,8 648 0,8 Metalli 4,4 1.620 2 5.2.5.3.1 Descrizione del ciclo di lavorazione Le principali fasi del processo di trattamento dei RSU sono: − dilacerazione apertura sacchi (triturazione primaria); − separazione metalli ferrosi; − biostabilizzazione in biotunnel; − vagliatura; − separazione metalli non ferrosi; − compattazione in balle; − filmatura − maturazione secondaria del RBD (realizzata in tre fasi successive). Ricevimento Il conferimento del RSU indifferenziato da trattare, avviene in un fabbricato chiuso e tamponato, mantenuto in costante depressione. I materiali conferiti, sono scaricati dagli automezzi di conferimento, sul pavimento del fabbricato. La movimentazione dei RSU avviene con pala gommata. Pretrattamento La pretriturazione viene effettuata con trituratore lento, a coltelli a comando idraulico, alimentato da un apposito trasportatore. Il trasportatore di alimentazione è posizionato in fossa, in modo da facilitare le operazioni di carico a spinta da parte dei mezzi di movimentazione dei materiali. In testa al nastro trasportatore di scarico del RSU triturato, è installato un separatore magnetico che separa eventuali metalli ferrosi presenti. I metalli separati sono raccolti in un box in attesa di essere prelevati e trasferiti ai centri di recupero. I RSU triturati e deferrizzati, sono scaricati a terra in un box di raccolta da dove sono poi prelevati da una pala gommata ed avviati alla biostabilizzazione in biotunnel. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 118/136 Biostabilizzazione I biotunnel sono caricati attraverso la porta anteriore mediante pala meccanica che provvede anche a distribuire uniformemente il materiale. Una volta completato il caricamento inizia il processo. Aria viene insufflata nel materiale dal basso attraverso il pavimento, che è dotato di un sistema di distribuzione integrato nel getto di calcestruzzo armato che forma il pavimento stesso. La durata del ciclo di trattamento per la biostabilizzazione del RSU è di 7 giorni solari per il raggiungimento di un Indice Respirometrico Dinamico max di 800 mg-O2/kg-VS*h. Alla fine del trattamento il materiale viene ripreso con pala gommata e depositato nel bunker di alimentazione e dosaggio della linea di selezione e vagliatura. I dati relativi alla biostabilizzazione sono riassunti nella tabella seguente: Dimensioni biocella Totale Biocelle n° Biocelle Durata Trattamento (gg) RSU [ton/gg] da progetto su 365 g Largh. [m] Lungh. [m] H [m] Volume [mc] mc complessivi Biocelle LE/3 6 7 222 8 30 6 1.440,00 8.640,00 Vagliatura Il materiale estratto dai biotunnel con pala gommata, è alimentato ad un alimentatore di dosaggio della linea, collegato a sua volta ad un trasportatore di alimentazione del vaglio. Il vaglio rotante opera la separazione del materiale in due flussi: − frazione di sottovaglio, RBD (a prevalente contenuto di materiale organico); − frazione di sopravaglio, FSC (a prevalente contenuto di materiale secco). La frazione di sottovaglio è avviata con nastri trasportatori ad una postazione di distribuzione su cassoni scarrabili. I cassoni sono poi movimentati dagli automezzi. La frazione di sopravaglio è avviata alle successive fasi di separazione dei metalli e di compattazione. La frazione sottovaglio è invece distribuita su cassoni per mezzo di un trasportatore mobile e reversibile. Separazione metalli Sul flusso di sopravaglio in uscita dal vaglio rotante, sono installati un separatore per metalli ferrosi ed un separatore per metalli non ferrosi. Compattazione e filmatura Il prodotto finito, FSC, è avviato ad una postazione di compattazione e filmatura. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 119/136 Maturazione secondaria L’RBD destinato alla produzione di RBM viene avviato alla maturazione secondaria e disposto in cumulo sul pavimento aereato di un fabbricato chiuso e mantenuto in aspirazione. Durante la formazione dei cumuli è prevista l’irrorazione del materiale per correggere il tenore di umidità. Durante il periodo di trattamento, aria viene insufflata attraverso il pavimento per ottimizzare il processo di degradazione aerobica della sostanza organica fino al raggiungimento del grado di stabilità richiesto. Al termine del trattamento il materiale viene vagliato con vaglio a tamburo per il recupero di RBM con pezzatura inferiore a 25 mm. 5.2.5.4 IMPIANTO DI PRODUZIONE CDR - PROGETTO AMBIENTE LE-PROVINCIA DI CAVALLINO L’impianto di produzione CDR a servizio dell’intera provincia di Lecce è ubicato in agro di Cavallino. Nella provincia di Lecce il quantitativo giornaliero di RSU trattati è di circa 1032 t. corrispondente ad una produzione di FSC di circa 454 t. Processo Il materiale conferito all’impianto è la frazione di sopravaglio biostabilizzato derivata dalla separazione meccanica del rifiuto solido urbano, ( definita FSC). Il sopravaglio che è prevalentemente la parte secca del rifiuto, è trasformato in CDR dopo le fasi di trattamento descritte di seguito: Successivamente al processo di trattamento sono prodotti i seguenti materiali in uscita dall’impianto: 5.2.5.4.1 Descrizione del ciclo di lavorazione − triturazione primaria; − deferrizzazione; − separazione balistica; − triturazione secondaria; − compattazione in balle; − filmatura. Materiale t/giorno t/anno % su FSC CDR 417,8 152,480 92 Scarti 27,2 9.940 6 Metalli 9 3.314 2 PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 120/136 Ricevimento Il conferimento della FSC da trattare, avviene in un fabbricato chiuso e tamponato, mantenuto in costante depressione. L’alimentazione della linea di triturazione primaria avviene con apposito mezzo di movimentazione dotato di pinze, a spinta su trasportatore in fossa, oppure, nel caso di balle, con sollevatore a pinze. Le balle conferite, sono legate e rivestite da film plastico di protezione. Pretrattamento La pretriturazione e sfaldamento delle balle viene effettuata con trituratore lento, a coltelli a comando idraulico. Il trasportatore di alimentazione è posizionato in fossa, in modo da facilitare le operazioni di carico a spinta da parte dei mezzi di movimentazione dei materiali. La velocità di avanzamento dei materiali sul trasportatore è regolabile mediante variatore di frequenza. Separazione magnetica E’ prevista l’installazione di sistemi di separazione magnetica a valle della triturazione primaria e a valle della triturazione secondaria. Separazione balistica La FSC dopo la fase di triturazione primaria e la prima separazione magnetica, è avviata alla separazione balistica. Su ogni linea di triturazione sono installati due separatori balistici. Il separatore balistico è un piano inclinato costituito da lame mobili oscillanti. Il movimento delle lame provvede a separare dal flusso principale le eventuali presenze di materiale inerte, di scarto. Il materiale inerte è raccolto da nastri trasportatori ed avviato ad una postazione di distribuzione su cassoni scarrabili. Triturazione secondaria La FSC epurata dagli inerti, è avviata alla triturazione secondaria. I trituratori secondari, provvedono alla riduzione della pezzatura, rendendo la FSC compatibile con il formato accettato dal sistema di combustione. Compattazione e filmatura Il prodotto finito, il CDR, è avviato ad una postazione di compattazione e filmatura. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 121/136 5.2.6 Dotazione impiantistica Provincia di Taranto Di seguito viene riassunta l’impiantistica presente nella provincia di Taranto: COMUNE LOCALITA' POTENZIALITA’ TIPO IMPIANTO Statte Statte 73.000 t/a 14.600 t/a Termovalorizzatore e impianto di compostaggio Massafra Console Impianto autorizzato per 301 t/g (fino a 602 t/g per sopperire le criticità dell’impianto di termovalorizzazione ubicato a Statte) discarica autorizzata per mc 840.000, capacità residua al 31.12.2011 mc 477212 Biostabilizzazione, selezione, produzione CDR Discarica Manduria La Chianca Impianto autorizzato per 250 t/g, Autorizzata per mc 630.000, capacità residua al 31.12.2011 mc 124.494 Selezione, Biostabilizzazione Discarica di servizio e soccorso 5.2.6.1 IMPIANTO TMB DI BIOSTABILIZZAZIONE, SELEZIONE E DISCARICA MANDURIAMBENTE DI MANDURIA La piattaforma di trattamento RSU a servizio dei Comuni del bacino TA/3 sito in Manduria (TA) alla località La Chianca si caratterizza per essere un complesso impiantistico integrato per il trattamento dei rifiuti solidi urbani e si articola in: 1. impianto di selezione in grado di separare la frazione secca (sopravaglio) dalla frazione umida (sottovaglio) dei rifiuti indifferenziati 2. impianto di biostabilizzazione della frazione umida finalizzata alla trasformazione della stessa in materiale stabile e inerte da allocare in discarica 3. discarica per rifiuti non pericolosi a servizio dell’impianto 4. impianto di selezione e valorizzazione delle frazioni riutilizzabili derivanti da raccolta differenziata (carta, plastica, vetro, metalli e legno) PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 122/136 Il ciclo di trattamento dei rifiuti indifferenziati non ha consentito di produrre frazione secca idonea alla trasformazione in CDR, per cui i flussi derivanti dalla lavorazione meccanica sono stati abbancati nella discarica di servizio-soccorso, riducendone prematuramente le volumetrie disponibili. A seguito di positivo parere di compatibilità ambientale espresso dalla provincia di Taranto, è stato presentato un progetto di adeguamento dell’impianto, attualmente (febbraio 2013) in fase di esame per il rilascio dell’AIA. 5.2.6.2 IMPIANTO DI TRATTAMENTO MECCANICO ED INCENERIMENTO – AMIU DI TARANTO L’impianto è costituito da due sezioni: • una sezione di selezione e compostaggio dei rifiuti differenziati • una sezione di termovalorizzazione con produzione di energia elettrica, composta da due linee gemelle. L’efficienza energetica della sezione di termovalorizzazione (calcolata secondo la formula di cui all’Allegato C alla parte quarta del D.Lgs. 152/06 e smi) è inferiore a 0,65, pertanto l’impianto è classificato come impianto di smaltimento (D10), attività di cui all’Allegato B alla Parte Quarta del D.Lgs. 152/06 e smi. L’impianto ha ottenuto l’AIA con D.D. 46/2012 dalla Regione Puglia. Le diverse sezioni impiantistiche sono autorizzate per le seguenti capacità: • linee di termovalorizzazione per la produzione di energia elettrica: 73.000 t/a di RSU indifferenziato, di cui fino a 6000 t/a di rifiuti sanitari; • linea di compostaggio: 15.500 t/a di rifiuti da raccolta differenziata per la produzione di compost. Fasi principali del processo L’impianto integrato è costituito complessivamente dai seguenti reparti: • Sezione accettazione e pesatura dei mezzi di conferimento; • Sezione di compostaggio; • Sezione di termovalorizzazione; • Sezione di deferrizzazione. 5.2.6.3 IMPIANTO DI PRESELEZIONE, BIOSTABILIZZAZIONE E PRODUZIONE DI CDR – CISA DI MASSAFRA Nell’impianto in oggetto, autorizzato con Decreto del Commissario Delegato n. 123/CD del 30.07.08, sono conferiti i rifiuti solidi urbani indifferenziati raccolti nei comuni dell’ATO TA/1. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 123/136 L’impianto è autorizzato a trattare 110.000 t/a, che possono arrivare fino a 220.000 t/a per sopperire alle carenze impiantistiche dell’impianto AMIU TA a servizio del Comune di Taranto. L’impianto è ubicato in contrada Console nel comune di Massafra in provincia di Taranto 5.2.6.3.1 Descrizione del ciclo di lavorazione Il processo di trattamento dei rifiuti solidi urbani che volge alla produzione di CDR può essere suddiviso nelle seguenti fasi di lavorazione: 1. Ricevimento 2. Triturazione primaria e deferrizzazione 3. Biostabilizzazione 4. Produzione di CDR Ricevimento I rifiuti conferiti sono scaricati in un fabbricato, “Zona di Ricezione”, mantenuto chiuso e in costante depressione. Durante la fase di scarico avviene una prima grossolana selezione del rifiuto conferito da avviare al trattamento, mediante un operatore specializzato che con l’aiuto di una pala gommata movimenta i rifiuti per ispezionarli visivamente ed eliminare l’eventuale parte non processabile in esso contenuto. Triturazione primaria e deferrizzazione Nella suddetta area di ricezione è presente un trituratore primario birotore con funzione di “aprisacchi”, dotato di comando idraulico. Inoltre, in testa al nastro trasportatore di scarico del materiale triturato, è presente un separatore magnetico, che permette, durante questa fase, l’eliminazione di gran parte del materiale ferroso contento nei rifiuti, che viene successivamente avviato al recupero. I rifiuti conferiti, ora triturati e deferrizzati, vengono avviati alla biostabilizzazione. Biostabilizzazione Il processo di biostabilizzazione avviene in grandi tunnel che vengono riempiti e chiusi ermeticamente (carico). Qui è attivato da microrganismi quali batteri, lieviti e muffe, in condizioni aerobiche, un processo di degradazione della sostanza organica presente nei rifiuti solidi urbani. Il prodotto risultante è costituito da un materiale che, per le caratteristiche stesse del processo, risulta igienizzato e stabilizzato e presenta pertanto un Indice Respirometrico Dinamico potenziale pari o inferiore a 800mgO2/kgVS*h. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 124/136 L’impianto in oggetto si avvale di 13 biotunnels, realizzati in cemento armato, dotati per l’insufflazione di aria nel materiale di ugelli che scorrono longitudinalmente lungo il pavimento e, per il controllo della portata e della temperature dell’aria, di ventilatori posizionati sul soffitto di ogni tunnel. I dati relativi alla biostabilizzazione sono riassunti nella tabella seguente: Produzione di CDR Una volta biostabilizzato, il materiale trattato va ad alimentare la linea di produzione di CDR, composta nell’ordine: da un vaglio a dischi; da un separatore aeraulico; da due trituratori secondari del tipo monorotore a bassa velocità di rotazione; da un separatore magnetico e da due addensatici a trafila piana che lavorano in parallelo e permettono mediante maglie di 24 mm il raggiungimento della pezzatura finale desiderata. I pellets di CDR ottenuti, mediante un nastro trasportatore a monte di un sistema di carico automatico per container scarrabili, vengono trasportati all’impianto di produzione di energia elettrica. Gli scarti della linea di selezione, biostabilizzazione e produzione di CDR, non ulteriormente recuperabili, vengono smaltiti nella discarica a servizio/soccorso annessa all’impianto. 5.2.7 Dotazione impiantistica Provincia di Brindisi Di seguito viene riassunta l’impiantistica presente nella provincia di Brindisi al 2011: COMUNE LOCALITA' POTENZIALITA’ TIPO IMPIANTO Brindisi Autigno Autorizzata 800000 mc, capacità residua al 31.12.2011 40.000 Discarica Brindisi Area Industriale 12.000 t/a 500 t/g: aggiornamento AIA in corso Compostaggio* Biostabilizzazione, selezione, produzione CDR** Francavilla Fontana Mass. Feudo Inferiore 120 t/g. Non realizzato Cessati i conferimenti nel 2011. Volumetrie Biostabilizzazione, selezione Discarica di servizio e PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 125/136 esaurite soccorso *: in esercizio da giugno 2012. **: in concessione alla Nubile Srl da luglio 2012 5.2.7.1 IMPIANTO DI SELEZIONE, BIOSTABILIZZAZIONE, COMPOSTAGGIO E PRODUZIONE CDR - NUBILE Srl DI BRINDISI L’impianto è progettato per produrre al termine del ciclo di lavorazione i seguenti rifiuti: • CDR • FORSU • SCARTI In generale l’impianto risulta costituito da: • sezione pesatura e ricevimento rifiuti • sezione scarico e stoccaggio rifiuti conferiti all’impianto • sezione caricamento, messa in linea e trattamenti di separazione • sezione di Biostabilizzazione accelerata • sezione produzione CSS • sezione trattamento arie mediante filtro • sezione depolverazione • sezione servizi ed utilities Sono previsti 12 unità di biotunnel, ciascuna atta a far fronte alla produzione giornaliera di FORSU (145 t/g). Completato dopo 14 gg il ciclo di biostabilizzazione, il materiale viene avviato a discarica. Per ottener il CSS, la frazione sopravaglio viene sottoposta ai seguenti trattamenti: • deferrizzazione • separazione metalli non ferrosi • triturazione • raffinazione • trattamento degli scarti • pressatura in balle 5.3 IMPIANTI DI DISCARICA Nelle seguenti tabelle vengono indicati i dati relativi all’annualità 2011, essendo gli stessi i più aggiornati a disposizione delle strutture regionali. Si producono di seguito tabelle sinottiche PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 126/136 riepilogative degli impianti di discarica esistenti, provincia per provincia con lo scopo di verificare le volumetrie residue disponibili su scala provinciale. Provincia di Bari Ex ATO Impianto Quantitativo in ingresso (t/a) Capacità residua al 31/11/2011 (mc) Ex BA/1 BA/2 DANECO - Giovinazzo 234.574 108.000 BA/4 BA/5 Progetto Ambiente discarica di servizio soccorso BA5 Conversano 79.916 600.000 TOT 708.000 Provincia di Foggia Ex ATO Impianto Quantitativo in ingresso (t/a) Capacità residua al 31/11/2011 (mc) FG/1 FG/3 Discarica ex AMICA di Passo Breccioso Foggia 65.921*** Dato non comunicato FG/4 SIA FG/4 - Cerignola 153.709 2.000* FG/5 A.GE.CO.S. S.p.A Deliceto 60.343 126.446** TOT 279.973 128.446 *: in allestimento V lotto di discarica capacità 270.000 mc **: richiesta di autorizzazione VIA/AIA per sopralzo discarica ***: quantitativo riferito esclusivamente al comune di Foggia Provincia di Lecce Ex ATO Impianto Quantitativo in ingresso (t/a) Capacità residua al 31/11/2011 (mc) LE/1 Ambiente e Sviluppo Cavallino 66.862 215.020 LE/2 Cavallino/Ugento LE/3 Progetto amb. Le3 Ugento 72.783 370.961 TOT 139.645 585.981 Provincia di Taranto Ex ATO Impianto Quantitativo in ingresso (t/a) Capacità residua al 31/11/2011 (mc) TA/1 CISA - Massafra 101.195 376.016 TA/3 ManduriaAmbiente Manduria 76.144 124.494 PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 127/136 TOT 177.339 500.510 Provincia di BAT Ex ATO Impianto Quantitativo in ingresso (t/a) Capacità residua al 31/11/2011 (mc) BA/1 AMIU - Trani 149.038 1.532.673 DANECO - Andria 59.805 * BA/4 FG/4 TOT *: in corso procedimento autorizzativi AIA/VIA per capacità residua di progetto pari a 100.000 mc Provincia di Brindisi Ex ATO Impianto Quantitativo in ingresso (t/a) Capacità residua al 31/11/2011 (mc) BR/1 Discarica di Autigno Brindisi 159.270 840.000 BR/2 Francavilla Ambiente Francavilla esaurita TOT Nonostante l’attivazione di quasi tutti gli impianti di TMB previsti da piano, le volumetrie di discarica ad oggi residue, stante gli attuali livelli di raccolta differenziata appaiono in rapido esaurimento, soprattutto nella Provincia di Foggia e Brindisi. Mentre per Brindisi è facile intuirne le motivazioni derivanti dall’assenza totale di impianti di trattamento, nella Provincia di Foggia, le cause sono da ricercarsi nella mancata entrata in esercizio dell’impianto di produzione di CDR di Manfredonia a servizio dell’intera provincia e dalla complessa vicenda sulla localizzazione dell’impianto di TMB di Sannicandro Garganico a servizio dell’ATO FG/1. 5.4 BILANCI DI MASSA DEGLI IMPIANTI DI TRATTAMENTO MECCANICO-BIOLOGICO L’oggetto di trattazione del presente paragrafo consiste nell’analisi dei bilanci di massa degli impianti di trattamento meccanico-biologico, riferiti all’anno 2010. SI evidenzia che la transizione da un sistema totalmente basato sulle discariche ad un sistema basato su gli impianti di trattamento meccanico biologico ha comportato notevoli sforzi e difficoltà, che non hanno ancora consentito di ridurre drasticamente il quantitativo di rifiuti allocati in discarica. 5.4.1 Provincia di Bari La produzione totale di RSU per la provincia di Bari si attesta a 501.348 t/a. Di queste 64.101 t/a venivano smaltite presso la discarica di Andria fino al 2010, mentre nell’anno 2011 venivano conferite presso la discarica di Trani. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 128/136 Le restanti 437.247 t/a, venivano conferite presso gli impianti di trattamento meccanico biologico dedicati a servizio degli ex ATO. Nel caso dei RSU prodotti nei Comuni di Bitonto e Modugno si evidenzia un differente flusso rispetto ai RSU prodotti dagli altri comuni dell’ex bacino BA2, in quanto tali rifiuti subivano un trattamento meccanico presso l’impianto di selezione di Bitonto (ASV). A seguito di tale trattamento di tirtovagliatura, il sopravaglio (frazione secca) veniva conferito presso la discarica di Giovinazzo, mentre il sottovaglio (frazione umida) veniva biostabilizzato nell’impianto della Daneco di Giovinazzo. Ex ATO RSU PRODOTTI t/a IMPIANT O TMB (quantitativi autorizzati t/a) TMB (quantitativi di rifiuti trattati t/a) TMB (quantitativo RBD prodotto t/a) Destino RBD Ex BA/1* 64.101 Discarica di Andria Discarica di Andria Ex BA/2 214.427,8 AMIU SpA 146.000 193.392,50** 153.855 Discarica di Giovinazzo Daneco Impianti Srl 116.800 79.677 69.733 *** Discarica di Giovinazzo Ex BA/4* 55.754,3 AMIU SpA Discarica di Giovinazzo Ex BA/5 182.764,8 Progetto Ambiente Bacino Bari 5 s.r.l. 188.705 185.216 153.718 Discarica di Conversano TOT 64.101+ 437.247= 501.348 451.505 459.365,5 377.306 *: ad esclusione dei comuni ricadenti nella Provincia BAT **: Ordinanze Commissariali n 84/2010 e 86/2010 e s.m.i. *** di cui 28.197 t avviate a smaltimento presso disc. Conversano (dal 1/1/10 al 25/3/10 cfr. Ord. Comm. n. 80/10) e 41.536 t. smaltite presso la disc. di Giovinazzo (dal 26/3/10 al 31/12/10) 5.4.2 Provincia di Foggia La produzione totale di RSU per la provincia di Foggia si attesta a 273.147 t/a. L’impiantistica ad oggi esistente dispone di quantitativi autorizzati sufficienti a trattare gli RSU prodotti. La difficoltà dell’impiantistica presente nella provincia di Foggia, deriva dal fatto che non riesce a garantire gli standard di frazione umida da conferire in discarica e frazione secca da avviare a produzione CDR. Si specifica che nel 2011 è entrato in esercizio a regime, superando le iniziali difficoltà, l’impianto di biostabilizzazione di Foggia. La definizione dei flussi della Provincia avviene in forza di Ordinanze Provinciali, che consente l’abbancamento di RSU tal quali in discarica. Da notare che , sebbene nella provincia di Foggia esistessero degli impianti complessi per il trattamento dei rifiuti, la loro efficacia è stata veramente ridotta. Si noti, ad esempio, che da circa 68.6 kton/a di rifiuti indifferenziati in ingresso all’impianto di Cerignola SIA Foggia 4, il 93% degli PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 129/136 stessi è avviato direttamente in discarica. Ciò è causato sia da un sovraccarico dell’impianto per effetto delle criticità impiantistiche del Gargano (ex FG/1) e dell’ex ATO FG/3. Ex ATO RSU PRODOTTI t/a IMPIANTO TMB (quantitativi autorizzati t/a) TMB (quantitativi di rifiuti trattati t/a) TMB (quantitat ivo RBD prodotto t/a) Destino RBD Ex FG/1 52.792 AGECOS + SIA FG/4 Ex FG/3 168.577 Ex AMICA SpA* + discarica di Foggia+ SIA FG4 e AGECOS 182.500 14.111 14.000 Discarica di Foggia Passo Breccioso Ex FG/4 63.308 (42.985 al netto dei comuni ricadenti nella prov. BAT) SIA FG/4 a r.l. Cerignola 60.000 68.654 63.748 Discarica di servizio soccorso SIA FG4 Ex FG/5 8.792 A.GE.CO.S. S.p.A Deliceto 36.500 31.067 23.595 Discarica di servizio soccorso AGECOS TOT 273.147 279.000 113.832 101.343 *: entrato in esercizio a giugno 2010, ha lavorato piccole quantità, il resto smaltito in discarica. 5.4.3 Provincia di Lecce La produzione totale di RSU per la provincia di Lecce si attesta a 335.945 t/a. L’impiantistica ad oggi esistente dispone di quantitativi autorizzati sufficienti a trattare gli RSU prodotti. Inoltre, nella provincia di Lecce è garantita la chiusura del ciclo con la produzione di CDR nell’impianto di Cavallino. Ex ATO RSU PRODOTTI t/a IMPIANTO TMB (quantitativi autorizzati t/a) TMB (quantitativi di rifiuti trattati t/a) TMB (quantitativo RBD prodotto t/a) Destino RBD Ex LE/1 154.088 AMBIENTE & SVILUPPO soc. cons. a r.l Cavallino 171.380 156.829 71.783 BS Cavallino – Le Mate 50.222 FS Cavallino CDR Ex 110.143 Progetto 129.210 73.391* 25.389 BS Cavallino/Ugento PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 130/136 LE/2 Ambiente Bacino Lecce Due SRL Poggiardo 21.885 FS Cavallino CDR Ex LE/3 71.714 Progetto Ambiente Bacino Lecce Tre srl 81.030 74.237 30.691 BS Ugento 27.225 FS Cavallino CDR TOT 335.945 381.620 304.457 127.863 BS 99.332 FS * l’impianto è entrato in esercizio a giugno 2010 con Ordinanza del CD n. 80/10 BS: biostabilizzato; FS: frazione secca avviata a produzione CDR 5.4.4 Provincia di Taranto La produzione totale di RSU per la provincia di Taranto si attesta a 270.887 t/a. L’impiantistica ad oggi esistente dispone di quantitativi autorizzati sufficienti a trattare gli RSU prodotti. Inoltre, nella provincia di Taranto è garantita la chiusura del ciclo con la produzione di CDR nell’impianto di Massafra. In realtà l’impianto di MandriaAmbiente, avendo la separazione a monte della biostabilizzazione, produce FS che viene conferita in discarica perché non idonea alla produzione di CDR. Ex ATO RSU PRODOT TI t/a IMPIANTO TMB (quantitati vi autorizzati t/a) TMB (quantitati vi lavorati t/a) TMB (quantitativo prodotto t/a) Discarica + Produzione CDR Ex TA/1 186.535 C.I.S.A. S.P.A. Massafra 220.000* 185.245 104.872 BS CISA (di cui 89.740 prodotte dalla città di Taranto) Inceneritore di AMIU TA 49.901 FS CISA CDR Ex TA/3 84.342 MANDURIAMBI ENTE SPA 91.155 91.132 28.440 BS MANDURIAMBI ENTE – Manduria 47.335 FS** MANDURIAMBI ENTE – Manduria TOT 270.877 311.155 276.377 180.647 smaltimento 49.901 a recupero FS PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 131/136 *: potenzialità autorizzata è 110.000 t/a, aumentata in forza del mancato esercizio dell’impianto AMIU-TA **: a smaltimento causa ciclo invertito 5.4.5 Provincia di Brindisi La produzione di RSU della Provincia di Brindisi è di 187.406 t/a. Attualmente non si dispone di impiantistica per il trattamento dei rifiuti. È’ in essere il revamping dell’impianto di TMB di Brindisi di TMB con potenzialità di 309 t/g. Attualmente i rifiuti prodotti vengono conferiti presso la discarica di Autigno. Ex ATO RSU PRODOTTI t/a IMPIANTO Ex BR/1 138.822 Discarica di Autigno Brindisi Ex BR/2 48.584 Discarica di Autigno Brindisi TOTALE 187.406 5.4.6 Provincia di BAT La produzione dei RSU nella Provincia di BAT è di 173.167 t/a. Anche in questo caso non si dispone di impiantistica per il trattamento dei rifiuti. Ex ATO RSU PRODOTTI t/a IMPIANTO Ex BA/1* 145.803 Discarica Andria e Discarica Trani Ex BA/4* 7.042 Trani Ex FG/4* 20.322 SIA FG/4 TOTALE 173.167 *: comuni ricadenti nella provincia BAT. I comuni di Trinitapoli, San Ferdinando di Puglia, Margherita di Savoia conferiscono all’impianto di SIA FG/4. 5.5 ANALISI DELLE PRESTAZIONI DEGLI IMPIANTI DI TMB Dalle comunicazioni secondo il modello ISPRA, di cui si è parlato in precedenza, è stato possibile ricavare le prestazioni di processo degli impianti di trattamento meccanico biologico, al fine di procedere con una verifica rispetto a quanto prevede il Piano vigente. Va ricordato difatti che il Decreto Commissariale 296/02 individua nelle seguenti percentuali i bilanci di massa all’interno del processo di biostablizzazione così come di seguito: PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 132/136 • 25% perdite di processo • 35% RDB • 40% FSC Si riportano di seguito, sia per l’anno 2010 che per il 2011, i dati relativi agli impianti di trattamento meccanico-biologico i quali presentano il ciclo di trattamento così come previsto dalla pianificazione vigente (biostabilizzazione - selezione - produzione di RBD e FSC). 2010 Cisa Massafra Ambiente & Sviluppo Cavallino Progetto Ambiente LE2 Poggiardo Progetto Ambiente LE3 Ugento RSU in ingresso 185.245 t 156.829 t 73.391 t 74.237 t RSU Biostabilizzato 154.773 t 122.005 t 47.275 t 57.916 t Perdite di processo 16,4% 22,2% 35,6% 22,0% RBD 104.872 t 7.1783 t 25.389 t 30.691 t 56,6% 45,8% 34,6% 41,3% FSC 49.901 t 50.222 t 21.886 t 27.225 t 26,9% 32,0% 29,8% 36,7% 2011 Cisa Massafra Ambiente & Sviluppo Cavallino Progetto Ambiente LE2 Poggiardo Progetto Ambiente LE3 Ugento RSU in ingresso 160.538 150.723 115.690 72.220 RSU Biostabilizzato 136.807 108.450 79.714 54.900 Perdita di processo 14,8% 28,0% 31,1% 24,0% RBD 86.815 58.901 41.451 32.268 54,1% 39,1% 35,8% 44,7% FSC 49.992 49.549 38.263 22.632 31,1% 32,9% 33,1% 31,3% Quanto riportato in tabella è espresso nei seguenti grafici a torta distinti per gli impianti di trattamento meccanico biologico il cui ciclo di trattamento prevede la biostabilizzazione di tutti i RSU in ingresso a valle della separazione in RBD e FSC. Da tale analisi è escluso l’impianto di TMB di sito a Conversano in ragione del fatto che la linea di produzione di CDR è entrata in esercizio nei primi mesi del 2011, determinando variazioni nei quantitativi di RSU conferiti in discarica. Pertanto l’analisi si estende agli impianti CISA, Ambiente e Sviluppo, Progetto Ambiente LE2 e Progetto Ambiente LE3. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 133/136 2010 2011 2010 2011 2010 2011 PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 134/136 2010 2011 Tale analisi mette in evidenza come nei tre TMB ubicati in provincia di Lecce vi sia un sostanziale miglioramento delle performance di processo sia delle perdite di processo, sia conseguentemente in termini di diminuzione di RSU smaltiti in discarica. In particolare si evidenzia come nell’impianto sito a Poggiardo, le perdite di processo siano superiori rispetto a quelle degli altri impianti in ragione del fatto che il trattamento di biostabilizzazione dura 14 giorni rispetto ai 7 giorni degli altri impianti. Nell’impianto ubicato a Massafra si registrano valori inferiori a quanto previsto dal DC 296/02, probabilmente per il verificarsi di giorni di fermo-impianto durante i quali il rifiuto è stato conferito direttamente in discarica senza subire i preliminari trattamenti di biostabilizzazione. Si constata altresì l’aderenza alle ipotesi di Piano esclusivamente nel caso del TMB sito a Poggiardo, per il quale addirittura si registrano perdite di processo pari al 31%. 5.6 IMPIANTI DI PRODUZIONE CDR Secondo la pianificazione regionale il ciclo di trattamento dei rifiuti solidi urbani si chiude, a seguito del trattamento di biostabilizzazione del rifiuto e la separazione della frazione secca dalla frazione umida, con la produzione di CDR dalla frazione secca. Ai sensi della vigente pianificazione in materia di rifiuti urbani, la titolarità pubblica del ciclo integrato di gestione dei rifiuti indifferenziati si chiude con la produzione da un lato di RBM (rifiuto biostabilizzato maturo da utilizzare in recuperi ambientali) o alternativamente RBD (rifiuto biostabilizzato da discarica da utilizzare in discariche di servizio soccorso), dall’altro di CDR da valorizzare energeticamente. Tale valorizzazione esula dalla privativa pubblica e può avvenire sia in impianti dedicati al recupero di rifiuti, sia in impianti termici industriali (centrali elettriche e cementerie). Nella seguente tabella si riassumono i dati di gestione relativi all’anno 2011. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 135/136 Provincia Impianto produzione CDR Quantitativo autorizzato (t/a) Quantitativo trattato (t/a) Quantitativo a recupero energetico (t/a) Foggia Progetto Ambiente FG-Provincia Manfredonia 135.000 BAT Bari Progetto Ambiente BA5 Conversano 69.821 27.709* Taranto CISA Massafra 88.000* 49.992 Brindisi Nubile srl*** Lecce Progetto Ambiente LE-Provincia Cavallino 165.739 110.304 99.754 * : in esercizio da luglio 2011 **: riferito a 220.000 t/a come massimo quantitativo autorizzato in assenza di trattamento nell’impianto di AMIU - Taranto. **: in concessione da luglio 2012 5.7 DIAGRAMMA DI FLUSSO PER LA GESTIONE DELL’INDIFFERENZIATO Complessivamente, il bilancio di massa della gestione rifiuti nel 2010, si può sintetizzare nel seguente diagramma di flusso, da cui si evince che la incompleta transizione del sistema precedentemente basato sulle discariche al sistema basato sul trattamento meccanico biologico, comporta che ancora il 68% dei rifiuti sia smaltito in discarica. PARTE I 66 AANNAALLIISSII SSIITTUUAAZZIIOONNEE IIMMPPIIAANNTTIISSTTIICCAA AATTTTUUAALLEE 136/136 5.8 CHIUSURA DEL CICLO INTEGRATO: TRATTAMENTO TERMICO CDR Una trattazione a parte merita la fase di completamento del ciclo di gestione dei rifiuti, da realizzarsi con valorizzazione del CDR prodotto dall’impiantistica complessa presente o da realizzarsi sul territorio regionale. L’ultimo aggiornamento del Piano di gestione dei Rifiuti Urbani (Decreto Commissario Delegato 187/2005) prevedeva che l’utilizzazione del CDR “sarà assicurata prioritariamente mediante la cessione del CDR ad impianti privati di produzione di energia…, ovvero, in mancanza di questi ultimi, in impianti dedicati ritenuti utili per assicurare l’effettiva chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti urbani da parte dei comuni associati in Autorità di gestione, i quali li realizzeranno nel rispetto delle norme dettate …in materia di opere pubbliche…”. Allo stato attuale, gli impianti autorizzati per la valorizzazione del CDR si possono dividere in: impianti di incenerimento dedicati impianti di co-incenerimento Nelle tabelle seguenti è riportata la disponibilità impiantistica regionale pugliese finalizzata al recupero di energia da CSS (ex CDR). Comune/Provincia Impianto Capacità (tCDR/a) Note Manfredonia / FG E.T.A. Spa 135.000 A Massafra / TA APPIA ENERGY 90.000 A – E Legenda: A = Autorizzato - E = in esercizio; Impianti di incenerimento autorizzati Di seguito sono invece riportati gli impianti produttivi già autorizzati al co-incenerimento di CDR. Comune / Provincia Impianto Potenzialità (tCDR/a) Note Barletta / BAT Cementeria BUZZI UNICEM 65.000 Autorizzazione AIA Regione Puglia n. 40/2012 Taranto / TA Cementeria CEMENTIR 35.000 Autorizzazione AIA Regione Puglia n. 2/2011 Impianti di co-incenerimento autorizzati Complessivamente, dunque, gli impianti (tra dedicati ed impianti di co-incenerimento) autorizzati ad effettuare il trattamento termico del CSS sviluppano una capacità media di trattamento annuale di 325 kton/anno. Nella disponibilità impiantistica di trattamento termico deve essere anche citato l’impianto AMIU Taranto, sebbene le potenzialità (66.000 kt/anno - provvedimento AIA n. 46 del 13/08/2012) e l’assetto di proprietà (impianto di proprietà della società in house del Comune), lo mettono nella sola ed esclusiva disponibilità di trattare i rifiuti prodotti dal comune di Taranto. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI Parte I 77 AANNAALLIISSII DDEEII CCOOSSTTII DDII GGEESSTTIIOONNEE AATTTTUUAALLII PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 1/49 1 PREMESSA 3 2 COSTI IGIENE URBANA 5 2.1 PROVINCIA DI BARI 5 2.2 PROVINCIA DI BARI DI BARLETTA-ANDRIA-TRANI 6 2.3 PROVINCIA DI FOGGIA 7 2.4 PROVINCIA DI LECCE 8 2.5 PROVINCIA DI TARANTO 9 2.6 PROVINCIA DI BRINDISI 10 3 COSTI DI GESTIONE DEI RSU INDIFFERENZIATI 11 3.1 PROVINCIA DI BARI 11 3.2 PROVINCIA DI BARLETTA-ANDRIA-TRANI 14 3.3 PROVINCIA DI FOGGIA 15 3.4 PROVINCIA DI LECCE 18 3.5 PROVINCIA DI TARANTO 21 3.6 PROVINCIA DI BRINDISI 24 4 GESTIONE DEI RSU DIFFERENZIATI 26 4.1 PROVINCIA DI BARI 26 4.2 PROVINCIA DI BARLETTA-ANDRIA-TRANI 28 4.3 PROVINCIA DI FOGGIA 28 4.4 PROVINCIA DI LECCE 30 4.5 PROVINCIA DI TARANTO 32 4.6 PROVINCIA DI BRINDISI 33 5 QUADRO RIEPILOGATIVO 35 5.1 PROVINCIA DI BARI 35 5.2 PROVINCIA DI BARLETTA-ANDRIA-TRANI 37 PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 2/49 5.3 PROVINCIA DI FOGGIA 38 5.4 PROVINCIA DI LECCE 40 5.5 PROVINCIA DI TARANTO 42 5.6 PROVINCIA DI BRINDISI 44 6 CONSIDERAZIONI STATISTICHE SUI DATI ESAMINATI 45 PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 3/49 1 PREMESSA Con riferimento all’analisi della gestione dei rifiuti esistente, si è costruito un quadro aggiornato delle conoscenze in merito ai costi di gestione del ciclo dei rifiuti su basi provinciale e regionale. Le fonti di dati, su cui si sono condotte le diverse elaborazioni e quindi tracciato lo scenario economico di piano, hanno interessato i contratti vigenti (tra Comune o ATO, da un lato, e gestore dall’altro), i MUD 2010 relativi all’annualità 2009, nello specifico le schede CG, “Sezione costi e ricavi del servizio rifiuti urbani”; i dati sulla produzione quali-quantitativa attinti dal Portale Regionale; i dati relativi alla popolazione residente al 31/12/2009 (su indagine ISTAT). In merito ai costi di gestione (CG), in linea con quanto previsto dal DPR 158/99, è stato dedicato un ampio approfondimento utilizzando i dati contenuti nelle schede CG delle dichiarazioni di ciascun Comune. Nel dettaglio, sono stati acquisiti i dati sui costi della gestione dell’indifferenziato Cgind (comprendenti il C raccolta trasporto, C trattamento smaltimento, C altri costi, C spazzamento lavaggio strade); i costi della parte differenziata Cgd (di cui fanno parte i C raccolta differenziata, C trattamento riciclo), al netto dei proventi derivanti dalla vendita dei materiali e dell’energia recuperata e dei contributi CONAI; ed infine, i costi totali Ctot, che ricomprendono oltre a detti costi, anche quelli comuni, i costi amministrativi dell’accertamento, della riscossione e del contenzioso, i costi generali di gestione e i costi comuni diversi (C comuni) e del capitale (C capitale); queste ultime voci di costo, ricomprendono l’ammortamento dei mezzi meccanici per la raccolta, dei mezzi e degli attrezzi per lo spazzamento, dei contenitori per la raccolta, oltre agli ammortamenti finanziari per beni devolubili, gli accantonamenti e la remunerazione del capitale. Con la dizione nd, in tabella, si indica il Comune che non ha allegato la scheda CG alla dichiarazione MUD del 2010; diversamente, quando si riporta il valore di costo 0, significa che è stato indicato un importo nullo. I dati quantitativi considerati si riferiscono alla sola popolazione residente e alla raccolta dei rifiuti urbani indifferenziati, differenziati e totali; e per altro verso, in alcuni casi esaminati, va precisato che i dati sono incompleti e/o affetti da errori nella compilazione. Con i suddetti dati, è stato possibile calcolare, per ciascun Comune, alcuni indicatori economici del ciclo di gestione dei rifiuti, ovvero i costi medi unitari, relativamente al numero degli abitanti residenti (€/ab) ed ai quantitativi di rifiuto prodotto (€/ton); si si riferisce al costo gestione RSU totali, ai costi di raccolta e trasporto dell’indifferenziata, ai costi raccolta e di trasporto della differenziata, ai costi di trattamento ed il riciclo differenziato, al costo dello spazzamento e del lavaggio delle strade e all’incidenza % delle singole voci di costo sul costo complessivo. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 4/49 I risultati ottenuti sono stati di volta in volta comparati con i dati aggregati prodotti dall’ISPRA nel più recente e disponibile ‘Rapporto Rifiuti Urbani’ n. 141/2011, contenuti nel Capitolo 5 sulla ‘Valutazione dei costi di gestione dei servizi di igiene urbana in Italia-elaborazione delle dichiarazioni MUD’, riportante i dati relativi all’annualità 2008. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 5/49 2 COSTI IGIENE URBANA L’analisi condotta riguarda soltanto la voce inerente lo spazzamento e il lavaggio delle strade (C spazzamento lavaggio strade). 2.1 PROVINCIA DI BARI La Provincia di Bari ricomprende interamente gli ATO BA2 e BA5 e larga parte degli ATO BA1 e BA4; ospita complessivamente 1.252.485 abitanti, distribuiti in 41 Comuni. Di detti enti locali, Ruvo di Puglia, Binetto, Bitetto, Giovinazzo, Modugno, Altamura, Cassano delle Murge, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Poggiorsini, Santeramo in Colle, Alberobello, Cellamare, Conversano, Gioia del Colle, Monopoli, Noci, Polignano a Mare, Sammichele di Bari e Valenzano, non hanno compilato la parte di interesse della scheda CG; mentre, le municipalità di Corato, Terlizzi, Bitonto, Bitritto, Sannicandro di Bari, Toritto, Casamassima, Conversano, Locorotondo, Rutigliano, l’hanno compilata riportando il valore zero; non è possibile considerare i dati di Palo del Colle, Adelfia, Acquaviva delle Fonti, Mola di Bari, Noicattaro, in quanto hanno, verosimilmente, considerato nei costi di igiene urbana anche i costi della raccolta e del trasporto, per cui il dato non è attendibile; diverso è stato l’apporto dei Comuni di Molfetta, Bari, Putignano, Triggiano e Turi, i quali hanno compilato le relative voci di costo e le stesse vengono, quindi, riepilogate nel prospetto che segue. ATO Comuni A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C s p a zz a m e n to la v a g g io s tr a d e (€ /a n n o ) € /a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b BA1 MOLFETTA 59.905 36,97 14,63 1.330.000,00 22,20 BA2 BARI 320.677 12.803.000,00 39,92 BA5 CAPURSO 15.262 420.286,00 27,54 PUTIGNANO 27.467 730.939,00 26,61 TRIGGIANO 27.528 789.600,00 28,68 TURI 12.149 246.650,00 20,30 media dei dati 77.165 2.720.079,17 27,54 21,81 20,44 Tab. 2.1 – Costi per lo spazzamento ed il lavaggio delle strade in Provincia di Bari. Dall’esame dei dati si desume il valore dell’indicatore di costo medio pari a 27,54 €/ab, con un valore massimo di 39,92 €/ab del Comune di Bari ed un minimo di 20,30 €/ab di Turi. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 6/49 2.2 PROVINCIA DI BARI DI BARLETTA-ANDRIA-TRANI La Provincia di Barletta-Andria-Trani ricomprende una parte degli ATO BA1, BA4 e FG4; ospita complessivamente 391.653 abitanti, distribuiti in 10 Comuni: Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli, Andria, Barletta, Bisceglie, Canosa di Puglia, Trani, Minervino Murge, Spinazzola. Di detti enti locali, nessuno ha compilato la parte di interesse della schede CG dei MUD 2010, relativamente all’annualità 2009, per cui non è stato possibile determinare i costi di igiene urbana. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 7/49 2.3 PROVINCIA DI FOGGIA La Provincia di Foggia ricomprende interamente gli ATO FG1, FG3 e FG5 e una parte dell’ATO FG4; ospita complessivamente 640.993 abitanti, distribuiti in 61 Comuni. Di detti enti locali, San Marco in Lamis, Sannicandro Garganico, Rodi Garganico, Cagnano Varano, Peschici, Vico del Gargano, Carpino, Ischitella, Apricena, Isole Tremiti, Alberona, Biccari, Carlantino, Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Celenza Valfortore, Celle San Vito, Faeto, Manfredonia, Motta Montecorvino, Rignano Garganico, Roseto Valfortore, San Marco la Catola, San Severo, Torremaggiore, Volturara Appula, Volturino, Zapponeta, Carapelle, Cerignola, Ordona, Stornara, Accadia, Anzano di Puglia, Ascoli Satriano, Bovino, Candela, Deliceto, Monteleone di Puglia, Panni, non hanno compilato la parte di interesse della scheda CG; mentre, le municipalità di Vieste, Castelluccio Valmaggiore, Mattinata, Sant’Agata di Puglia, l’hanno compilata riportando il valore zero; diverso è stato l’apporto dei Comuni di Lesina, San Paolo di Civitate, Poggio Imperiale, Chieuti, Serra Capriola, Castelluccio dei Sauri, Foggia, Lucera, Monte Sant’Angelo, Orsara di Puglia, Pietramontecorvino, San Giovanni Rotondo, Troia, Ortanova, Stornarella e Rocchetta Sant’Antonio, i quali hanno compilato le relative voci di costo e le stesse vengono, quindi, riepilogate nel prospetto che segue. ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C s p a zz a m e n to la v a g g io s tr a d e (€ /a n n o ) € /a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b FG1 LESINA 6.415 45,15 26,23 € 961.406,00 € 149,87 SAN PAOLO DI CIVITATE 6.119 € 110.360,00 € 18,04 POGGIO IMPERIALE 2.836 € 49.700,00 € 17,52 CHIEUTI 1.733 € 84.907,00 € 48,99 SERRA CAPRIOLA 4.100 € 541.573,00 € 132,09 FG3 CASTELLUCCIO DEI SAURI 2.051 € 34.787,00 € 16,96 FOGGIA 153.239 € 7.242.971,00 € 47,27 LUCERA 34.645 € 1.351.442,00 € 39,01 MONTE SANT'ANGELO 13.250 € 94.009,00 € 7,10 ORSARA DI PUGLIA 3.010 € 70.000,00 € 23,26 PIETRAMONTECORVINO 2.792 € 13.663,00 € 4,89 SAN GIOVANNI ROTONDO 27.037 € 1.025.745,00 € 37,94 TROIA 7.401 € 544.174,00 € 73,53 FG4 ORTA NOVA 17.767 € 190.000,00 € 10,69 STORNARELLA 5.044 € 16.188,00 € 3,21 FG5 ROCCHETTA SANT'ANTONIO 1.980 € 85.300,00 € 43,08 media dei dati 289.419 776.014,06 € 42,09 21,81 20,44 Tab. 2.2 – Costi per lo spazzamento ed il lavaggio delle strade in Provincia di Foggia. Dall’esame dei dati si desume l’indicatore di costo medio pari a 42,09 €/ab, con un valore massimo di 149,87 €/ab del Comune di Lesina ed un minimo pari a 3,21 €/ab di Stornarella. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 8/49 2.4 PROVINCIA DI LECCE La Provincia di Lecce ricomprende interamente gli ATO LE1, LE2 e LE3; ospita complessivamente 812.509 abitanti, distribuiti in 97 Comuni. Di detti enti locali, Arnesano, Carmiano, Castri di Lecce, Cavallino, Lecce, Lequile, Lizzanello, Monteroni di Lecce, Novoli, Porto Cesareo, Salice Salentino, San Cesareo di Lecce, San Donato di Lecce, Squinzano, Surbo, Trepuzzi, Veglie, Vernole, Alezio, Andrano, Bagnolo del Salento, Botrugno, Cannole, Carpignano Salentino, Castrignano de’ Greci, Castro, Collepasso, Corigliano d’Otranto, Cursi, Cutrofiano, Diso, Galatina, Galatone, Gallipoli, Giuggianello, Giurdignano, Maglie, Martano, Melpignano, Minervino di Lecce, Muro Leccese, Nardò, Neviano, Nociglia, Ortelle, Otranto, Palmariggi, San Cassiano, Sanarica, Sannicola, Santa Cesarea Terme, Scorrano, Seclì, Sogliano Cavour, Soleto, Spongano, Sternatia, Supersano, Surano, Tuglie, Uggiano La Chiesa, Zollino, Alessano, Alliste, Casarano, Castrignano del Capo, Corsano, Matino, Melissano, Miggiano, Montesano Salentino, Morciano di Leuca, Parabita, Patù, Presicce, Ruffano, Salve, Racale, Specchia, Taurisano, Taviano, Tricase e Ugento, non hanno compilato la parte di interesse della scheda CG; mentre, le municipalità di Calimera, Campi Salentina, Caprarica di Lecce, Guagnano, Leverano, Martignano, San Pietro in Lama, Poggiardo, Acquarica del Capo e Tiggiano, l’hanno compilata riportando il valore zero; non è possibile considerare i dati di Copertino, di Aradeo e Gagliano del Capo, in quanto, verosimilmente, il dato non è attendibile; diverso è stato l’apporto del Comune di Melendugno, il quale ha compilato la relativa voce di costo, che viene riepilogato nel prospetto che segue. ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C s p a zz a m e n to l a v a g g io s tr a d e (€ / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b LE1 MELENDUGNO 9.844 1,21 1,03 396.106,00 40,24 Media dei dati 21,81 20,44 Tab. 2.3 – Costi per lo spazzamento ed il lavaggio delle strade in Provincia di Lecce. Dall’esame dei dati si desume per Melendugno l’indicatore di costo pari a 40,24 €/ab. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 9/49 2.5 PROVINCIA DI TARANTO La Provincia di Taranto ricomprende interamente gli ATO TA1 e TA3; ospita complessivamente 588.039 abitanti, distribuiti in 29 Comuni. Di detti enti locali, Ginosa, Martina Franca, Massafra, Palagiano, Statte, Taranto, Fragagnano, Lizzano, Manduria, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio Ionico, San Marzano di San Giuseppe, Sava, Torricella, non hanno compilato la parte di interesse della scheda CG; mentre, le municipalità di Carosino, Grottaglie e Leporano, l’hanno compilata riportando il valore zero; non è possibile considerare i dati di Mottola, in quanto, verosimilmente, il dato non è attendibile; diverso è stato l’apporto del Comune di Castellaneta, Crispiano, Laterza, Montemesola, Palagianello, Avetrana, Faggiano, Maruggio, Monteiasi, i quali hanno compilato la relativa voce di costo, che viene riepilogato nel prospetto che segue. ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C s p a zz a m e n to l a v a g g io s tr a d e ( € / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b TA1 CASTELLANETA 17.229 13,50 31,03 € 1.672.442,00 € 97,07 CRISPIANO 13.502 € 890.495,00 € 65,95 LATERZA 15.151 € 399.251,00 € 26,35 MONTEMESOLA 4.190 € 188.083,00 € 44,89 PALAGIANELLO 7.909 € 71.352,00 € 9,02 TA3 AVETRANA 7.114 € 129.378,00 € 18,19 FAGGIANO 3.255 € 83.510,00 € 25,66 MARUGGIO 5.532 € 284.860,00 € 51,49 MONTEIASI 5.515 € 95.594,00 € 17,33 Media dei dati 8.821,89 € 423.885,00 € 39,55 21,81 20,44 Tab. 2.4 – Costi per lo spazzamento ed il lavaggio delle strade in Provincia di Taranto. Dall’esame dei dati si desume l’indicatore di costo pari a 39,55 €/ab, con un valore massimo di 97,07 €/ab del Comune di Castellaneta ed un minimo di 9,02 €/ab di Palagianello. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 10/49 2.6 PROVINCIA DI BRINDISI La Provincia di Brindisi ricomprende interamente gli ATO BR1 e BR2; ospita complessivamente 407.065 abitanti, distribuiti in 20 Comuni. Di detti enti locali, Brindisi, Carovigno, Cellino San Marco, San Pietro Vernotico, Cisternino, Fasano, Mesagne, San Donaci, San Vito dei Normanni, Torchiarolo, Ceglie Messapica, Erchie, Francavilla Fontana, Torre Santa Susanna, Oria, San Pancrazio Salentino, Latiano e Villa Castelli, non hanno compilato la parte di interesse della scheda CG; diverso è stato l’apporto del Comune di Ostuni e San Michele Salentino, i quali hanno compilato la relativa voce di costo, che viene riepilogato nel prospetto che segue. ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C s p a zz a m e n to l a v a g g io s tr a d e ( € /a n n o ) € /a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b BR1 OSTUNI 32.472 9,54 10,00 € 996.010,00 € 30,67 BR2 SAN MICHELE SALENTINO 6.372 € 28.300,00 € 4,44 Media dei dati 19.422,00 € 512.155,00 € 17,56 21,81 20,44 Tab. 2.5 – Costi per lo spazzamento ed il lavaggio delle strade in Provincia di Brindisi. Dall’esame dei dati si desume l’indicatore di costo pari a 17,56 €/ab, con un valore massimo di 30,67 €/ab del Comune di Ostuni ed un minimo di 4,44 €/ab di San Michele Salentino. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 11/49 3 COSTI DI GESTIONE DEI RSU INDIFFERENZIATI 3.1 PROVINCIA DI BARI La Provincia di Bari ricomprende interamente gli ATO BA2 e BA5 e larga parte degli ATO BA1 e BA4; ospita complessivamente 1.252.485 abitanti, distribuiti in 41 Comuni. Di detti enti locali, Ruvo di Puglia, Binetto, Bitetto, Giovinazzo, Modugno, Altamura, Cassano delle Murge, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Poggiorsini, Santeramo in Colle, Alberobello, Cellamare, Conversano, Gioia del Colle, Monopoli, Polignano a Mare, Sammichele di Bari e Valenzano, non hanno compilato la parte di interesse della scheda CG; mentre, le municipalità di Corato, Terlizzi, Bitonto, Bitritto, Sannicandro di Bari, Toritto, Casamassima, Conversano, Locorotondo, l’hanno compilata riportando il valore zero; non è possibile considerare i dati di in quanto hanno, verosimilmente, considerato nei costi di igiene urbana anche i costi della raccolta e del trasporto, per cui il dato non è attendibile; diverso è stato l’apporto dei Comuni di Palo del Colle, Adelfia, Noicattaro, Molfetta, Bari, Acquaviva delle Fonti, Casamassima, Mola di Bari, Putignano, Triggiano e Turi, i quali hanno compilato la relativa voce di costo, che vengono riepilogate nel prospetto che segue. ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C g in d ( € / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b to t R S U i n d if f (t ) € / t m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t BA1 MOLFETTA 59905 49,59 34,15 6.100.067,94 101,83 25.287,73 241,22 BA2 BARI 320677 37.280.076,20 116,25 164.258,92 226,96 PALO DEL COLLE 21633 2.518.439,12 116,42 8.928,68 282,06 BA4 TORITTO 8710 690.964,32 79,33 3.164,18 218,35 BA5 ACQUAVIVA DELLE FONTI 21243 2.008.241,00 94,54 8.569,00 234,36 ADELFIA 17264 1.512.590,00 87,62 4.417,55 342,40 CAPURSO 15262 1.352.795,10 88,64 5.104,28 265,02 MOLA DI BARI 26374 3.801.789,69 144,15 12.121,55 313,64 NOCI 19403 1.548.544,00 79,81 6.975,76 221,99 NOICATTARO 25427 2.272.099,00 89,36 8.933,23 254,34 PUTIGNANO 27467 2.046.435,89 74,51 9.801,13 208,79 RUTIGLIANO 18086 1.766.750,94 97,69 8.616,79 205,03 TRIGGIANO 27528 1.976.643,12 71,80 10.653,94 185,53 TURI 12149 927.555,04 76,35 4.924,59 188,34 Medie dei dati 44.366 4.700.176,07 94,16 79,23 61,19 20.125,52 242,00 197,20 174,40 Tab. 3.1 – Costi per i RSU indifferenziati in Provincia di Bari. Dall’esame dei dati, si desumono gli indicatori di costo, pari a 94,16 €/ab e 242,00 €/t. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 12/49 Nelle medie dei dati, poi, in merito ai costi di raccolta e trasporto che seguono, sono stati esclusi i valori riportati dal Comune di Palo del Colle, Adelfia, Noci, Noicattaro, Acquaviva delle Fonti e Rutigliano, perché ritenuti inesatti, a fronte del valore totale dell’indifferenziato; ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C r a c c o lt a t ra sp o rt o (€ / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b BA1 MOLFETTA 59.905 39,77 19,51 2.850.000,00 47,58 BA2 BARI 320.677 14.223.000,00 44,35 BA4 TORITTO 8.710 427.502,00 49,08 BA5 CAPURSO 15.262 329.964,00 21,62 MOLA DI BARI 26.374 756.749,00 28,69 PUTIGNANO 27.467 736.006,00 26,80 TRIGGIANO 27.528 1.187.000,00 43,12 TURI 12.149 378.539,00 31,16 Medie dei dati 62.259 2.290.470,00 36,55 41,97 27,41 Tab. 3.2 – Costi per la raccolta ed il trasporto in Provincia di Bari. Dall’esame dei dati, si desume l’indicatore di costo, pari a 36,55 €/ab; mentre, relativamente ai costi di trattamento e smaltimento, sono stati esclusi, altresì, i valori riportati dal Comune di Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Mola di Bari, Noci, Noicattaro e Triggiano, così come si mostra nella seguente tabella 3.3: ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C t ra tt a m e n to sm a lt im e n to (€ / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b BA1 MOLFETTA 59.905 38,63 19,51 1.220.000,00 20,37 BA2 BARI 320.677 10.214.000,00 31,85 PALO DEL COLLE 21.633 698.361,00 32,28 BA4 TORITTO 8.710 150.703,00 17,3 BA5 CAPURSO 15.262 463.584,00 30,38 PUTIGNANO 27.467 579.443,00 21,1 RUTIGLIANO 18.086 475.636,00 26,3 TURI 12.149 290.020,00 23,87 Medie dei dati 60.486 14.091.747,00 25,43 34,01 30,84 Tab. 3.3 – Costi per il trattamento e lo smaltimento in Provincia di Bari. Dall’esame dei dati, si desume l’indicatore di costo, pari a 25,43 €/ab; PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 13/49 Quadro riepilogativo dei costi medi unitari annui €/ab (al 2009) e incidenza percentuale sul costo totale: Comuni (n.) Abitanti (ab.) C r a c c o lt a t ra sp o rt o C t ra tt a m e n to s m a lt im e n to C s p a zz a m e n to l a v a g g io s tr a d e C g in d 41 1.252.485 € 36,55 € 25,43 € 27,54 € 94,16 Incidenza % sul Cgind 34,42 23,95 25,93 100 Tab. 3.4 – Quadro riepilogativo dei costi unitari annui in Provincia di Bari. Allo stesso modo, sono stati esclusi i Comuni di Molfetta e Bari, ovviamente con riferimento agli altri costi; in relazione ai costi dello spazzamento ed il lavaggio delle strade, si è preferito non considerare i Comuni di Adelfia, Acquaviva e di Noicattaro, così sono stati trascurati i rispettivi valori; stessa cosa dicasi per i dati pari allo zero od indicati con nd, per tutte le voci di costo interessate. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 14/49 3.2 PROVINCIA DI BARLETTA-ANDRIA-TRANI La Provincia di Barletta-Andria-Trani ricomprende una parte degli ATO BA1, BA4 e FG4; ospita complessivamente 391.653 abitanti, distribuiti in 10 Comuni: Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli, Andria, Barletta, Bisceglie, Canosa di Puglia, Trani, Minervino Murge, Spinazzola. Di detti enti locali, nessuno ha compilato la parte di interesse della schede CG relativamente all’annualità 2009, per cui non è stato possibile determinare i costi degli RSU indifferenziati. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 15/49 3.3 PROVINCIA DI FOGGIA La Provincia di Foggia ricomprende interamente gli ATO FG1, FG3 e FG5 e una parte dell’ATO FG4; ospita complessivamente 640.993 abitanti, distribuiti in 61 Comuni. Di detti enti locali, San Marco in Lamis, Sannicandro Garganico, Rodi Garganico, Cagnano Varano, Peschici, Vico del Gargano, Carpino, Ischitella, Apricena, Isole Tremiti, Alberona, Biccari, Carlantino, Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Celenza Valfortore, Celle San Vito, Faeto, Manfredonia, Motta Montecorvino, Rignano Garganico, Roseto Valfortore, San Marco la Catola, San Severo, Torremaggiore, Volturara Appula, Volturino, Zapponeta, Carapelle, Cerignola, Ordona, Stornara, Accadia, Anzano di Puglia, Ascoli Satriano, Bovino, Candela, Deliceto, Monteleone di Puglia, Panni, non hanno compilato la parte di interesse delle schede CG; mentre, la municipalità di Sant’Agata di Puglia, l’ha compilata riportando il valore zero; diverso è stato l’apporto dei Comuni di Vieste, Castelluccio Valmaggiore, Lesina, San Paolo di Civitate, Poggio Imperiale, Chieuti, Serra Capriola, Castelluccio dei Sauri, Foggia, Lucera, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Orsara di Puglia, Pietramontecorvino, San Giovanni Rotondo, Troia, Ortanova, Stornarella e Rocchetta Sant’Antonio, i quali hanno compilato la relativa voce di costo, che viene riepilogata nel prospetto che segue. ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C g in d ( € / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b to t R S U i n d if f (t ) € / t m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t FG/1 VIESTE 13777 48,50 31,15 4.227.983,00 306,89 11.870,15 356,19 LESINA 6415 1.399.566,00 218,17 4.662,25 300,19 SAN PAOLO DI CIVITATE 6119 485.360,00 79,32 2.229,95 217,65 POGGIO IMPERIALE 2836 297.587,00 104,93 1.187,76 250,54 CHIEUTI 1733 169.814,00 97,99 920,71 184,44 SERRA CAPRIOLA 4100 710.113,00 173,20 1.963,96 361,57 FG3 CASTELLUCCIO DEI SAURI 2051 164.887,00 80,39 838,74 196,59 CASTELLUCCIO VALMAGGIORE 1370 161.400,00 117,81 465,62 346,63 FOGGIA 153239 19.278.474,00 125,81 73.346,04 262,84 LUCERA 34645 3.565.569,00 102,92 12.157,16 293,29 MATTINATA 6542 1.114.000,00 170,28 3.190,83 349,13 MONTE SANT'ANGELO 13250 2.375.573,00 179,29 5.224,24 454,72 ORSARA DI PUGLIA 3010 294.518,00 97,85 1.085,16 271,41 PIETRAMONTECORVINO 2792 258.371,00 92,54 943,28 273,91 SAN GIOVANNI ROTONDO 27037 1.781.949,00 65,91 10.600,03 168,11 TROIA 7401 1.595.684,00 215,60 2.180,02 731,96 FG4 ORTA NOVA 17767 955.840,00 53,80 8.219,79 116,29 STORNARELLA 5044 352.631,00 69,91 2.145,31 164,37 FG5 ROCCHETTA SANT'ANTONIO 1980 195.800,00 98,89 704,61 277,89 media dei dati 16.374 2.072.901,00 129,03 79,23 61,19 7.234,13 293,56 197,20 174,40 Tab. 3.5 – Costi per i RSU indifferenziati in Provincia di Foggia. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 16/49 Dall’esame dei dati, si desumono gli indicatori di costo, pari a 129,03 €/ab e 293,56 €/t. Nelle medie dei dati, poi, in merito ai costi di raccolta e trasporto, sono stati esclusi i valori riportati dal Comune di Vieste, Lesina, Chieuti, Castelluccio Valmaggiore, Mattinata e Monte Sant’Angelo, perché ritenuti inesatti, a fronte del valore totale dell’indifferenziato; ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti a b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C r a c c o lt a t ra sp o rt o ( € / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b FG1 SAN PAOLO DI CIVITATE 6.119 41,80 21,31 170.000,00 27,78 POGGIO IMPERIALE 2.836 173.970,00 61,34 SERRA CAPRIOLA 4.100 55.313,00 13,49 FG3 CASTELLUCCIO DEI SAURI 2.051 45.100,00 21,99 FOGGIA 153.239 5.186.960,00 33,85 LUCERA 34.645 1.147.101,00 33,11 ORSARA DI PUGLIA 3.010 114.091,00 37,90 PIETRAMONTECORVINO 2.792 141.708,00 50,76 SAN GIOVANNI ROTONDO 27.037 722.712,00 26,73 TROIA 7.401 271.437,00 36,68 FG4 ORTA NOVA 17.767 229.620,00 12,92 STORNARELLA 5.044 193.212,00 38,31 FG5 ROCCHETTA SANT'ANTONIO 1.980 40.500,00 20,45 Medie dei dati 20.617 653.209,54 31,95 41,97 27,41 Tab. 3.6 – Costi per la raccolta ed il trasporto in Provincia di Foggia. Dall’esame dei dati, si desume l’indicatore di costo, pari a 31,95 €/ab; PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 17/49 relativamente ai costi di trattamento e smaltimento, sono stati esclusi, altresì, i valori riportati dal Comune di San Giovanni Rotondo e Troia; ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti a b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C t ra tt a m e n to s m a lt im e n to (€ / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b FG1 SAN PAOLO DI CIVITATE 6.119 36,40 18,03 205.000,00 33,50 POGGIO IMPERIALE 2.836 73.917,00 26,06 SERRA CAPRIOLA 4.100 113.227,00 27,62 FG3 CASTELLUCCIO DEI SAURI 2.051 85.000,00 41,44 FOGGIA 153.239 2.227.215,00 14,53 LUCERA 34.645 1.067.026,00 30,80 ORSARA DI PUGLIA 3.010 110.427,00 36,69 PIETRAMONTECORVINO 2.792 103.000,00 36,89 FG4 ORTA NOVA 17.767 465.000,00 26,17 STORNARELLA 5.044 131.552,00 26,08 FG5 ROCCHETTA SANT'ANTONIO 1.980 70.000,00 35,35 Medie dei dati 21.235 422.851,27 30,47 34,01 30,84 Tab. 3.7 – Costi per il trattamento e lo smaltimento in Provincia di Foggia. Dall’esame dei dati, si desume l’indicatore di costo, pari a 30,47 €/ab; Quadro riepilogativo dei costi medi unitari annui €/ab (al 2009) e incidenza percentuale sul costo totale: Comuni (n.) Abitanti (ab.) C r a c c o lt a t ra sp o rt o C t ra tt a m e n to s m a lt im e n to C s p a zz a m e n to l a v a g g io s tr a d e C g in d 61 640.993 € 31,95 € 30,47 € 42,09 € 129,03 Incidenza % sul Cgind 24,76 23,61 32,62 100 Tab. 3.8 – Quadro riepilogativo dei costi unitari annui in Provincia di Foggia. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 18/49 3.4 PROVINCIA DI LECCE La Provincia di Lecce ricomprende interamente gli ATO LE1, LE2 e LE3; ospita complessivamente 812.509 abitanti, distribuiti in 97 Comuni. Di detti enti locali, Arnesano, Carmiano, Castri di Lecce, Cavallino, Lecce, Lequile, Lizzanello, Monteroni di Lecce, Novoli, Porto Cesareo, Salice Salentino, San Cesareo di Lecce, San Donato di Lecce, Squinzano, Surbo, Trepuzzi, Veglie, Vernole, Alezio, Andrano, Bagnolo del Salento, Botrugno, Cannole, Carpignano Salentino, Castrignano de’ Greci, Castro, Collepasso, Corigliano d’Otranto, Cursi, Cutrofiano, Diso, Galatina, Galatone, Gallipoli, Giuggianello, Giurdignano, Maglie, Martano, Melpignano, Minervino di Lecce, Muro Leccese, Nardò, Neviano, Nociglia, Ortelle, Otranto, Palmariggi, San Cassiano, Sanarica, Sannicola, Santa Cesarea Terme, Scorrano, Seclì, Sogliano Cavour, Soleto, Spongano, Sternatia, Supersano, Surano, Tuglie, Uggiano La Chiesa, Zollino, Alessano, Alliste, Casarano, Castrignano del Capo, Corsano, Matino, Melissano, Miggiano, Montesano Salentino, Morciano di Leuca, Parabita, Patù, Presicce, Ruffano, Salve, Racale, Specchia, Taurisano, Taviano, Tricase e Ugento, non hanno compilato la parte di interesse della scheda CG; mentre, le municipalità di Calimera, Campi Salentina, Caprarica di Lecce, Guagnano, Leverano, Martignano, San Pietro in Lama, l’hanno compilata riportando il valore zero; non è possibile considerare i dati di Copertino, in quanto, verosimilmente, il dato non è attendibile; diverso è stato l’apporto del Comune di Melendugno, Aradeo, Poggiardo, Acquarica del Capo, Gagliano del Capo e Tiggiano, i quali hanno compilato la relativa voce di costo, che vengono riepilogate nel prospetto che segue. ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C g in d ( € / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b to t R S U i n d if f (t ) € / t m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t LE1 MELENDUGNO 9.844 4,82 6,19 3.209.346,00 326,02 8.826,10 363,62 LE2 ARADEO 9.784 942.314,00 96,31 3.885,88 242,50 POGGIARDO 6.142 729.997,00 118,85 764,56 954,79 LE3 ACQUARICA DEL CAPO 4.966 472.711,00 95,19 1.346,21 351,14 GAGLIANO DEL CAPO 5.514 516.396,00 93,65 3.056,39 280,82 TIGGIANO 2.927 244.758,00 83,62 755,37 324,02 Media dei dati 6.529,50 1.019.253,67 135,61 79,23 61,19 3.105,75 419,48 197,20 174,40 Tab. 3.9– Costi per i RSU indifferenziati in Provincia di Lecce. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 19/49 Dall’esame dei dati, si desumono gli indicatori di costo, pari a 135,61 €/ab e 419,48 €/t. Nelle medie dei dati, poi, in merito ai costi di raccolta e trasporto, sono stati esclusi i valori riportati dal Comune di Aradeo, Poggiardo e Gagliano, perché hanno riportato il valore nullo; ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C r a c c o lt a t ra sp o rt o ( € / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b LE1 MELENDUGNO 9844,00 2,18 3,09 523.710,00 53,20 LE3 ACQUARICA DEL CAPO 4966,00 472.711,00 95,19 TIGGIANO 2927,00 244.758,00 83,62 Media dei dati 5.912,33 620.589,5 77,34 41,97 27,41 Tab. 3.10– Costi per la raccolta ed il trasporto in Provincia di Lecce. Dall’esame dei dati, si desume l’indicatore di costo, pari a 77,34 €/ab; relativamente ai costi di trattamento e smaltimento, si è potuto considerare soltanto il dato di Melendugno; ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C t ra tt a m e n to s m a lt im e n to ( € / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b LE1 MELENDUGNO 9.844,00 1,03 1,21 639.933,00 53,20 34,01 30,84 Tab. 3.11– Costi per il trattamento e lo smaltimento in Provincia di Lecce. Dall’esame dei dati, si desume l’indicatore di costo, pari a 53,20 €/ab. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 20/49 Quadro riepilogativo dei costi medi unitari annui €/ab (al 2009) e incidenza percentuale sul costo totale: Tab. 3.12– Quadro riepilogativo dei costi unitari annui in Provincia di Lecce. Comuni (n.) Abitanti (ab) C r a c c o lt a t ra sp o rt o C t ra tt a m e n to s m a lt im e n to C s p a zz a m e n to l a v a g g io s tr a d e C g in d 97 812.509 € 77,34 € 53,20 € 40,24 € 135,61 Incidenza % sul Cgind 57,03 39,23 29,67 100 PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 21/49 3.5 PROVINCIA DI TARANTO La Provincia di Taranto ricomprende interamente gli ATO TA1 e TA3; ospita complessivamente 588.039 abitanti, distribuiti in 29 Comuni. Di detti enti locali, Ginosa, Martina Franca, Massafra, Palagiano, Statte, Taranto, Fragagnano, Lizzano, Manduria, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio Ionico, San Marzano di San Giuseppe, Sava, Torricella, non hanno compilato la parte di interesse della scheda CG; mentre, la municipalità di Grottaglie, l’ha compilata riportando il valore zero; diverso è stato l’apporto del Comune di Castellaneta, Crispiano, Laterza, Montemesola, Palagianello, Avetrana, Carosino, Faggiano, Leporano, Maruggio, Monteiasi, i quali hanno compilato la relativa voce di costo, che viene riepilogato nel prospetto che segue; per la verità, in merito a quest’ultimo Comune, non avendo lo stesso comunicato i dati relativi ai quantitativi raccolti nel 2009, lo si è escluso. ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C g in d (€ / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b to t R S U i n d if f (t ) € / t m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t TA/1 CASTELLANETA 17.229 18,70 41,38 2.631.996,00 152,77 10.257,21 256,60 CRISPIANO 13.502 1.404.825,00 104,05 5.679,63 247,34 LATERZA 15.151 1.179.968,00 77,88 5.536,57 213,12 MONTEMESOLA 4.190 355.143,00 84,76 1.561,94 227,37 MOTTOLA 16.349 1.504.965,00 92,05 5.895,26 255,28 PALAGIANELLO 7.909 431.833,00 54,60 2.419,35 178,49 TA/3 AVETRANA 7.114 446.578,00 62,77 2.651,88 168,40 CAROSINO 6.659 534.434,00 80,26 3.061,46 174,57 FAGGIANO 3.255 331.498,00 101,84 4.366,75 75,91 LEPORANO 7.551 1.315.126,00 174,17 7.889,55 166,69 MARUGGIO 5.532 889.299,00 160,76 22.134,57 40,18 MONTEIASI 5.515 476.671,00 86,43 0,00 Media dei dati 9.163 958.528,00 111,04 77,49 60,49 7.031,25 182,18 197,20 174,40 Tab. 3.13– Costi per i RSU indifferenziati in Provincia di Taranto. Dall’esame dei dati, si desumono gli indicatori di costo, pari a 111,04 €/ab e 182,18 €/t. Nelle medie dei dati, poi, in merito ai costi di raccolta e trasporto, sono stati esclusi i valori riportati dal Comune di Crispiano, perché ha riportato il valore nullo; PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 22/49 ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C r a c c o lt a t ra sp o rt o ( € / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b TA/1 CASTELLANETA 17.229 16,40 37,93 952.016,00 55,26 LATERZA 15.151 244.131,00 16,11 MONTEMESOLA 4.190 7.060,00 1,68 MOTTOLA 16.349 987.936,00 60,43 PALAGIANELLO 7.909 170.336,00 21,54 TA/3 AVETRANA 7.114 128.288,00 18,03 CAROSINO 6.659 354.434,00 53,23 FAGGIANO 3.255 107.371,00 32,99 LEPORANO 7.551 815.126,00 107,95 MARUGGIO 5.532 246.391,00 44,54 MONTEIASI 5.515 153.407,00 27,82 Media dei dati 8.769 378.772,36 39,96 41,97 27,41 Tab. 3.14– Costi per la raccolta ed il trasporto in Provincia di Taranto. Dall’esame dei dati, si desume l’indicatore di costo, pari a 39,96 €/ab; relativamente ai costi di trattamento e smaltimento, si è escluso il dato di Castellaneta, perché ritenuto inattendibile; ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C t ra tt a m e n to s m a lt im e n to (€ / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b TA/1 CRISPIANO 13.502 15,76 37,93 514.330,00 38,09 LATERZA 15.151 495.897,00 32,73 MONTEMESOLA 4.190 160.000,00 38,19 MOTTOLA 16.349 515.229,00 31,51 PALAGIANELLO 7.909 187.460,00 23,70 TA/3 AVETRANA 7.114 167.693,00 23,57 CAROSINO 6.659 180.000,00 27,03 FAGGIANO 3.255 108.500,00 33,33 LEPORANO 7.551 500.000,00 66,22 MARUGGIO 5.532 295.383,00 53,40 MONTEIASI 5.515 182.143,00 33,03 Media dei dati 8.430 300.603,18 36,44 34,01 30,84 Tab. 3.15– Costi per il trattamento e lo smaltimento in Provincia di Taranto. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 23/49 dall’esame dei dati, si desume l’indicatore di costo, pari a 36,44 €/ab. Comuni (n.) Abitanti (ab.) C r a c c o lt a t ra sp o rt o C t ra tt a m e n to s m a lt im e n to C s p a zz a m e n to l a v a g g io s tr a d e C g in d 29 588.039 € 39,96 € 36,44 € 39,55 € 111,04 Incidenza % sul Cgind 35,99 32,82 35,62 100 Quadro riepilogativo dei costi medi unitari annui €/ab (al 2009) e incidenza percentuale sul costo totale: Tab. 3.16– Quadro riepilogativo dei costi unitari annui in Provincia di Taranto. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 24/49 3.6 PROVINCIA DI BRINDISI La Provincia di Brindisi ricomprende interamente gli ATO BR1 e BR2; ospita complessivamente 407.065 abitanti, distribuiti in 20 Comuni. Di detti enti locali, Brindisi, Carovigno, Cellino San Marco, San Pietro Vernotico, Fasano, Mesagne, Cisternino, San Donaci, San Vito dei Normanni, Torchiarolo, Ceglie Messapica, Erchie, Torre Santa Susanna, Oria, San Pancrazio Salentino, Latiano, Villa Castelli, non hanno compilato la parte di interesse della scheda CG; mentre, diverso è stato l’apporto dei Comuni di Ostuni, San Michele Salentino, i quali hanno compilato la relativa voce di costo, che viene riepilogata nel prospetto che segue. ATO COMUNI A b it a n ti r e si d e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C g in d (€ / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 8 ) m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 8 ) to t R S U i n d if f (t ) € / t m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t BR1 OSTUNI 32.472 9,54 10,00 8.019.540,00 246,97 19.056,13 387,87 BR2 SAN MICHELE SALENTINO 6.372 466.577,00 73,22 3.122,39 127,56 Media dei dati 19.422 4.243.058,5 160,09 77,49 60,49 11.089,26 257,72 197,20 174,40 Tab. 3.17 – Costi per i RSU indifferenziati in Provincia di Brindisi. Dall’esame dei dati, si desumono gli indicatori di costo, pari a 160,09 €/ab e 257,72 €/t. Nelle medie dei dati, analogamente per le ragioni surrichiamate, in merito ai costi di raccolta e trasporto, sono stati considerati i valori riportati dal Comune di Ostuni e San Michele Salentino: ATO COMUNI A b it a n ti r e si d e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C r a c c o lt a t ra sp o rt o ( € / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b BR1 OSTUNI 32.472 9,54 10,00 € 1.669.319,00 € 51,41 BR2 SAN MICHELE SALENTINO 6.372 € 217.657,00 € 34,16 PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 25/49 Media dei dati 19.422 943.488 € 43,00 41,97 27,41 Tab. 3.18– Costi per la raccolta ed il trasporto in Provincia di Brindisi. Dall’esame dei dati, si desume l’indicatore di costo, pari a 43,00 €/ab; relativamente ai costi di trattamento e smaltimento, allo stesso modo, risulta: ATO COMUNI A b it a n ti r e si d e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C t ra tt a m e n to s m a lt im e n to (€ / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b BR1 OSTUNI 32.472 9,54 10,00 € 1.030.320,00 € 31,73 BR2 SAN MICHELE SALENTINO 6.372 € 152.338,00 € 23,91 Media dei dati 19.422 € 591.329,00 27,82 34,01 30,84 Tab. 3.19 – Costi per il trattamento e lo smaltimento in Provincia di Brindisi. Comuni (n.) Abitanti (ab) C r a c c o lt a t ra sp o rt o C t ra tt a m e n to s m a lt im e n to C s p a zz a m e n to l a v a g g io s tr a d e C g in d 20 407.065 € 43,00 € 27,82 € 17,56 € 160,09 Incidenza % sul Cgind 26,86 17,38 10,97 100 dall’esame dei dati, si desume l’indicatore di costo, pari a 27,82 €/ab. Quadro riepilogativo dei costi medi unitari annui €/ab (al 2009) e incidenza percentuale sul costo totale: Tab. 3.20 – Quadro riepilogativo dei costi unitari annui in Provincia di Brindisi. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 26/49 4 GESTIONE DEI RSU DIFFERENZIATI 4.1 PROVINCIA DI BARI La Provincia di Bari ricomprende interamente gli ATO BA2 e BA5 e larga parte degli ATO BA1 e BA4; ospita complessivamente 1.252.485 abitanti, distribuiti in 41 Comuni. Di detti enti locali, Ruvo di Puglia, Binetto, Bitetto, Giovinazzo, Modugno, Altamura, Cassano delle Murge, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Poggiorsini, Santeramo in Colle, Alberobello, Castellana Grotte, Cellamare, Gioia del Colle, Monopoli, Polignano a Mare, Sammichele di Bari e Valenzano, non hanno compilato la parte di interesse della scheda CG; mentre, le municipalità di Conversano, Corato, Terlizzi, Bitonto, Bitritto, Sannicandro di Bari, Palo del Colle, Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Casamassima, Conversano, Locorotondo, Mola di Bari e Noci, l’hanno compilata riportando il valore zero; diverso è stato l’apporto dei Comuni di Noicattaro, Capurso, Molfetta, Bari, Toritto, Putignano, Rutigliano, Triggiano e Turi, i quali hanno compilato la relativa voce di costo, che vengono riepilogate nel prospetto che segue. ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C g d ( € / a n n o ) € / a b R D a l 2 0 0 9 ( % ) m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b to t R S U d if f (t ) € / t m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t BA1 MOLFETTA 59.905 11,11 21,95 1.080.000,00 18,03 26,40 9.070,60 119,07 BA2 BARI 320.677 4.533.000,00 14,14 18,40 37.038,78 122,39 BA4 TORITTO 8.710 63.406,00 7,28 12,89 468,22 135,42 BA5 CAPURSO 15.262 80.559,00 5,28 19,40 1.228,57 65,57 NOICATTARO 25.427 124.749,00 4,91 19,00 2.095,45 59,53 PUTIGNANO 27.467 124.682,00 4,54 11,70 1.298,68 96,01 RUTIGLIANO 18.086 46.225,00 2,56 15,80 698,66 66,16 TRIGGIANO 27.528 244.800,00 8,89 17,00 2.182,13 112,18 TURI 12.149 75.715,00 6,23 20,80 1.293,33 58,54 Media dei dati 57.246 708.126,22 7,98 17,93 21,29 27,91 6.152,71 92,76 271,60 140,00 Tab. 4.1 – Costi per i RSU differenziati in Provincia di Bari. Dall’esame dei dati, si desume l’indicatore di costo, pari a 7,98 €/ab e 92,76 €/t. Nelle medie dei dati, poi, in merito ai costi di raccolta e di trattamento e riciclo, l’unico valore da considerare è quello relativo al Comune di Noicattaro, perché, per gli altri Comuni, ovvero i precedenti già considerati, non hanno distinto nei costi di gestione della differenziata i relativi costi PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 27/49 per la raccolta da quelli per il trattamento ed il riciclo; mentre, gli altri ancora, non hanno comunicato i valori; ATO COMUNI A b it a n ti r e si d e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C rd ( € / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b C T ra tt a m e n to e R ic ic lo € / a n n o € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b BA5 NOICATTARO 25.427 2,03 2,44 67.851,00 2,67 18,07 21,05 56.898,00 2,24 3,22 6,86 Tab. 4.2 – Costi per la raccolta ed il trattamento e riciclo in Provincia di Bari. dall’esame dei dati, si desumono, rispettivamente, gli indicatori di costo, pari a 2,67 €/ab e 2,24 €/ab. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 28/49 4.2 PROVINCIA DI BARLETTA-ANDRIA-TRANI La Provincia di Barletta-Andria-Trani ricomprende una parte degli ATO BA1, BA4 e FG4; ospita complessivamente 391.653 abitanti, distribuiti in 10 Comuni: Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli, Andria, Barletta, Bisceglie, Canosa di Puglia, Trani, Minervino Murge, Spinazzola. Di detti enti locali, nessuno ha compilato la parte di interesse della schede CG relativamente all’annualità 2009, per cui non è stato possibile determinare i costi degli RSU differenziati. 4.3 PROVINCIA DI FOGGIA La Provincia di Foggia ricomprende interamente gli ATO FG1, FG3 e FG5 e una parte dell’ATO FG4; ospita complessivamente 640.993 abitanti, distribuiti in 61 Comuni. Di detti enti locali, San Marco in Lamis, Sannicandro Garganico, Rodi Garganico, Cagnano Varano, Peschici, Vico del Gargano, Carpino, Ischitella, Apricena, Isole Tremiti, Alberona, Biccari, Carlantino, Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Celenza Valfortore, Celle San Vito, Faeto, Manfredonia, Motta Montecorvino, Rignano Garganico, Roseto Valfortore, San Marco la Catola, San Severo, Torremaggiore, Volturara Appula, Volturino, Zapponeta, Carapelle, Cerignola, Ordona, Stornara, Accadia, Anzano di Puglia, Ascoli Satriano, Bovino, Candela, Deliceto, Monteleone di Puglia, Panni, non hanno compilato la parte di interesse delle schede CG; mentre, la municipalità di Vieste, Sant’Agata di Puglia, Stornarella, Castelluccio dei Sauri, Monte Sant’Angelo, l’ha compilata riportando il valore zero; diverso è stato l’apporto dei Comuni di Castelluccio Valmaggiore, Lesina, San Paolo di Civitate, Poggio Imperiale, Chieuti, Serra Capriola, Foggia, Lucera, Mattinata, Orsara di Puglia, Pietramontecorvino, San Giovanni Rotondo, Troia, Ortanova, e Rocchetta Sant’Antonio, i quali hanno compilato la relativa voce di costo, che viene riepilogata nel prospetto che segue. ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C g d (€ / a n n o ) € / a b R D a l 2 0 0 9 % m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b to t R S U d if f (t ) € / t m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 29/49 FG1 LESINA 6.415 43,21 24,59 99.167,00 15,46 5,90 292,32 339,24 SAN PAOLO DI CIVITATE 6.119 82.640,00 13,51 26,70 812,28 101,74 POGGIO IMPERIALE 2.836 24.850,00 8,76 9,30 121,79 204,04 CHIEUTI 1.733 22.214,00 12,82 10,60 109,17 203,48 SERRA CAPRIOLA 4.100 38.693,00 9,44 8,30 177,76 217,67 FG3 CASTELLUCCIO VALMAGGIORE 1.370 16.424,00 11,99 6,70 50,70 323,94 FOGGIA 153.239 1.469.917,00 9,59 10,80 8.880,46 165,52 LUCERA 34.645 375.923,00 10,85 15,70 2.264,14 166,03 MATTINATA 6.542 9.000,00 1,38 13,60 502,26 17,92 ORSARA DI PUGLIA 3.010 17.504,00 5,82 10,00 120,57 145,18 PIETRAMONTECORVINO 2.792 12.260,00 4,39 10,30 108,31 113,19 SAN GIOVANNI ROTONDO 27.037 486.420,00 17,99 11,30 1.350,40 360,20 TROIA 7.401 276.837,00 37,41 16,60 433,91 638,01 FG4 ORTANOVA 17.767 6.860,00 0,39 9,30 842,82 8,14 FG5 ROCCHETTA SANT'ANTONIO 1.980 15.000,00 7,58 6,30 47,37 316,66 Media dei dati 18.466 196.914,93 11,16 11,43 16,56 25,10 1.074,28 221,40 271,60 140,00 Tab. 4.3 – Costi per i RSU differenziati in Provincia di Foggia. Dall’esame dei dati, si desumono gli indicatori di costo, pari a 11,16 €/ab e 221,40 €/t. Nelle medie dei dati, poi, in merito ai costi di raccolta, dei Comuni summenzionati, Pietramontecorvino non ha compilato la parte di interesse delle schede CG, ovvero non ha distinto i costi per la raccolta da quelli per il trattamento ed il riciclo; per gli altri Comuni, già considerati, le sedi di Lesina e Serracapriola hanno riportato il valore nullo; i restanti, sono stati considerati ed esaminati come segue: ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C r a c c o lt a d if fe re n zi a ta (€ / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b FG1 SAN PAOLO DI CIVITATE 6.119 41,14 19,67 € 82.640,00 € 13,51 POGGIO IMPERIALE 2.836 € 24.850,00 € 8,76 CHIEUTI 1.733 € 22.214,00 € 12,82 FG3 CASTELLUCCIO VALMAGGIORE 1.370 € 16.424,00 € 11,99 FOGGIA 153.239 € 1.469.917,00 € 9,59 PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 30/49 LUCERA 34.645 € 375.923,00 € 10,85 MATTINATA 6.542 € 9.000,00 € 1,38 ORSARA DI PUGLIA 3.010 € 17.504,00 € 5,82 SAN GIOVANNI ROTONDO 27.037 € 486.420,00 € 17,99 TROIA 7.401 € 276.837,00 € 37,41 FG4 ORTANOVA 17.767 € 6.860,00 € 0,39 FG5 ROCCHETTA SANT'ANTONIO 1.980 € 15.000,00 € 7,58 Media dei dati 21.973 € 233.632,42 € 11,51 € 14,24 € 19,06 Tab. 4.4 – Costi per la raccolta in Provincia di Foggia. Dall’esame dei dati, si desume, rispettivamente, l’indicatore di costo, pari a 11,51 €/ab. Nelle medie dei dati, poi, in merito ai costi di trattamento e riciclo, dei Comuni menzionati nella tab. 3.3.1, Pietramontecorvino, non ha compilato la parte di interesse delle schede CG, ovvero non ha distinto i costi per la raccolta da quelli per il trattamento ed il riciclo; per gli altri Comuni, già considerati, le sedi di San Paolo di Civitate, Poggio Imperiale, Chieuti, Mattinata, Orsara, San Giovanni Rotondo, Troia, Ortanova, Castelluccio Valmaggiore, Foggia, Lucera e Rocchetta Sant’Antonio hanno riportato il valore nullo; i restanti, sono stati considerati ed esaminati come segue: ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C t ra tt a m e n to r ic ic lo (€ / a n n o ) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b FG1 LESINA 6.415 1,64 3,28 € 99.167,00 € 15,46 SERRA CAPRIOLA 4.100 € 38.693,00 € 9,44 Media dei dati 5.258 € 12,45 € 2,32 € 6,04 Tab. 4.5 – Costi di trattamento e riciclo in Provincia di Foggia. Dall’esame dei dati, si desume, rispettivamente, l’indicatore di costo, pari a 12,45 €/ab. 4.4 PROVINCIA DI LECCE La Provincia di Lecce ricomprende interamente gli ATO LE1, LE2 e LE3; ospita complessivamente 812.509 abitanti, distribuiti in 97 Comuni. Di detti enti locali, Arnesano, PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 31/49 Carmiano, Castri di Lecce, Cavallino, Lecce, Lequile, Lizzanello, Monteroni di Lecce, Novoli, Porto Cesareo, Salice Salentino, San Cesareo di Lecce, San Donato di Lecce, Squinzano, Surbo, Trepuzzi, Veglie, Vernole, Alezio, Andrano, Bagnolo del Salento, Botrugno, Cannole, Carpignano Salentino, Castrignano de’ Greci, Castro, Collepasso, Corigliano d’Otranto, Cursi, Cutrofiano, Diso, Galatina, Galatone, Gallipoli, Giuggianello, Giurdignano, Maglie, Martano, Melpignano, Minervino di Lecce, Muro Leccese, Nardò, Neviano, Nociglia, Ortelle, Otranto, Palmariggi, San Cassiano, Sanarica, Sannicola, Santa Cesarea Terme, Scorrano, Seclì, Sogliano Cavour, Soleto, Spongano, Sternatia, Supersano, Surano, Tuglie, Uggiano La Chiesa, Zollino, Alessano, Alliste, Casarano, Castrignano del Capo, Corsano, Matino, Melissano, Miggiano, Montesano Salentino, Morciano di Leuca, Parabita, Patù, Presicce, Ruffano, Salve, Racale, Specchia, Taurisano, Taviano, Tricase e Ugento, non hanno compilato la parte di interesse della scheda CG; mentre, le municipalità di Calimera, Aradeo, Poggiardo, Acquarica del Capo, Gagliano del Capo, Tiggiano Campi Salentina, Caprarica di Lecce, Guagnano, Leverano, Martignano, San Pietro in Lama e Copertino, l’hanno compilata riportando il valore zero; diverso è stato l’apporto del Comune di Melendugno, il quale ha compilato la relativa voce di costo, che viene riepilogata nel prospetto che segue. ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C r a c c o lt a d if fe re n zi a ta (€ / a n n o ) € / a b C t ra tt a m e n to r ic ic lo (€ / a n n o ) € / a b C g d (€ / a n n o ) € / a b R D a l 2 0 0 9 % to t R S U d if f (t ) C g d (€ / t) LE1 MELENDUGNO 9.844 1,21 1,10 €252.437,00 25,64 127.518,00 12,95 379.980,64 38,60 5,40 503,82 754,20 media costi Sud (ISPRA, MUD 2009, annualità 2008) €/ab 18,07 3,22 21,29 media costi Italia ( ISPRA, MUD 2009, annualità 2008) €/ab 21,05 6,86 27,91 media costi Sud (ISPRA, MUD 2009, annualità 2008) €/t 271,60 media costi Italia ( ISPRA, MUD 2009, annualità 2008) €/t 140,00 Tab. 4.6 – Costi di gestione, ovvero raccolta, trattamento e riciclo in Provincia di Lecce. Dall’esame dei dati, si desumono gli indicatori di costo pari a 38,60 €/ab, per i Cgdiff; 25,64 €/ab, per i Crdiff; e 12,95 €/ab, per i Ctrdiff. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 32/49 4.5 PROVINCIA DI TARANTO La Provincia di Taranto ricomprende interamente gli ATO TA1 e TA3; ospita complessivamente 588.039 abitanti, distribuiti in 29 Comuni. Di detti enti locali, Ginosa, Martina Franca, Massafra, Palagiano, Statte, Taranto, Fragagnano, Lizzano, Manduria, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio Ionico, San Marzano di San Giuseppe, Sava, Torricella, non hanno compilato la parte di interesse della scheda CG; mentre, la municipalità di Castellaneta, Mottola, l’hanno compilata riportando il valore zero; diverso è stato l’apporto del Comune di Crispiano, Laterza, Montemesola, Palagianello, Avetrana, Carosino, Faggiano, Grottaglie, Leporano, Maruggio, Monteiasi, i quali hanno compilato la relativa voce di costo, che viene riepilogato nel prospetto che segue. ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C g d (€ / a n n o ) € a b % R D a l 2 0 0 9 m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b to t R S U d if f (t ) € / t m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t TA1 CRISPIANO 13.502 18,57 37,93 78.000,00 € 5,78 9,40 589,28 132,36 LATERZA 15.151 176.317,00 € 11,64 11,70 733,61 240,34 MONTEMESOLA 4.190 29.924,00 € 7,14 6,90 115,76 258,50 PALAGIANELLO 7.909 59.850,00 € 7,57 16,30 471,15 127,03 TA3 AVETRANA 7.114 99.287,00 € 13,96 10,40 307,81 322,56 CAROSINO 6.659 76.248,00 € 11,45 3,60 114,33 666,91 FAGGIANO 3.255 43.943,00 € 13,50 18,10 965,06 45,53 GROTTAGLIE 32.845 353.246,00 € 10,75 13,60 2.033,84 173,68 LEPORANO 7.551 107.344,00 € 14,22 14,00 1.284,35 83,58 MARUGGIO 5.532 88.000,00 € 15,91 13,80 3.543,59 24,83 MONTEIASI 5.515 120.931,00 € 21,93 11,00 0,00 Media dei dati 9.929 167.380,25 12,17 11,71 21,29 27,91 1015,88 207,53 271,60 140,00 Tab. 4.7 – Costi per i RSU differenziati in Provincia di Taranto. Dall’esame dei dati, si desume l’indicatore di costo pari a 12,17 €/ab. Nelle medie dei dati, poi, in merito ai costi di raccolta e di trattamento e riciclo, l’unico valore da considerare è quello relativo al Comune di Monteiasi, perché, per gli altri Comuni, ovvero i precedenti già considerati, non hanno distinto nei costi di gestione della differenziata i relativi costi PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 33/49 per la raccolta da quelli per il trattamento ed il riciclo; mentre, gli altri ancora, non hanno comunicato i valori; ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C Raccolta C Trattamento e Riciclo € / a n n o € / a b € / a n n o € / a b TA3 MONTEIASI 5.515 0,94 3,45 € 83.226,00 19,09 € 37.705,00 6,84 media costi Sud (ISPRA, MUD 2009, annualità 2008) €/ab 18,07 3,22 media costi Italia ( ISPRA, MUD 2009, annualità 2008) €/ab 21,05 6,86 Tab. 4.8 – Costi per la raccolta ed il trattamento e riciclo in Provincia di Taranto. dall’esame dei dati, si desumono, rispettivamente, gli indicatori di costo, pari a 19,09 €/ab e 6,84 €/ab. 4.6 PROVINCIA DI BRINDISI La Provincia di Brindisi ricomprende interamente gli ATO BR1 e BR2; ospita complessivamente 407.065 abitanti, distribuiti in 20 Comuni. Di detti enti locali, Brindisi, Carovigno, Cellino San Marco, San Pietro Vernotico, Cisternino, Fasano, Mesagne, San Donaci, San Vito dei Normanni, Torchiarolo, Ceglie Messapica, Erchie, Torre Santa Susanna, Oria, San Pancrazio Salentino, Latiano, Villa Castelli, non hanno compilato la parte di interesse della scheda CG; mentre, diverso è stato l’apporto dei Comuni di Ostuni, San Michele Salentino, i quali hanno compilato la relativa voce di costo, che viene riepilogata nel prospetto che segue. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 34/49 ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C g d € / a b R D a l 2 0 0 9 % m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b to t R S U d if f (t ) € / t m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t BR1 OSTUNI 32.472 9,54 10,00 € 568.242,00 17,50 10,50 2.235,64 254,17 BR2 SAN MICHELE SALENTINO 6.372 € 32.282,00 5,07 6,20 206,38 156,42 Media dei dati 19.422 € 300.262,00 11,28 8,35 21,29 27,91 1221,01 205,29 271,60 140,00 Tab. 4.9 – Costi per i RSU differenziati in Provincia di Brindisi. Dall’esame dei dati, si desume l’indicatore di costo pari a 11,28 €/ab e 205,29 €/t. Nelle medie dei dati, poi, in merito ai costi di raccolta e di trattamento e riciclo, non si è considerato alcun valore, giacchè, per quanto concerne i Comuni di Ostuni e San Michele Salentino, ovvero i precedenti già considerati, non c’è una corretta distinzione nei costi di gestione della differenziata tra i relativi costi per la raccolta da quelli per il trattamento ed il riciclo; mentre, gli altri ancora, non hanno comunicato i valori, e per tali ragioni, non si è potuto condurre una valutazione che sia attendibile. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 35/49 5 QUADRO RIEPILOGATIVO 5.1 PROVINCIA DI BARI Per le ragioni già riportate nei paragrafi precedenti, si è considerato valido l’apporto dei Comuni di Molfetta, Terlizzi, Bari, Bitritto, Palo del Colle, Sannicandro di Bari, Toritto, Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Capurso, Locorotondo, Mola di Bari, Noci, Noicattaro, Putignano, Rutigliano, Triggiano e Turi, i quali hanno compilato la relativa voce di costo delle schede CG, i cui contenuti vengono riepilogati nel prospetto che segue. Dall’esame dei dati, si desumono gli indicatori di costo pari a 101,00 €/ab e 213,15 €/t. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 36/49 P R O V IN C IA ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti C r a c c o lt a t ra sp o rt o C t ra tt a m e n to s m a lt im e n to C a lt ri c o s ti C s p a zz a m e n to l a v a g g io s tr a d e C g in d C r a c c o lt a d if fe re n zi a ta C t ra tt a m e n to r ic ic lo C g d C c o m u n i C k a p it a le C to t R D a l 2 0 0 9 % to t R S U ( t) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € / a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € / a b € / t m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € / t m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € / t BA BA1 MOLFETTA 59.905 € 2.850.000,00 € 1.220.000,00 € 700.000,00 € 1.330.000,00 € 6.100.000,00 € 1.080.000,00 € 0,00 € 1.080.000,00 € 127.000,00 € 0,00 € 7.307.000,00 26,40 34.358,33 121,98 212,67 TERLIZZI 27.401 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 2.858.504,00 € 0,00 € 2.858.504,00 11,00 13.528,80 104,32 211,29 BA2 BARI 320.677 € 14.223.000,00 € 10.214.000,00 € 40.000,00 € 12.803.000,00 € 37.280.000,00 € 4.533.000,00 € 0,00 € 4.533.000,00 € 11.249.000,00 € 2.044.000,00 € 55.106.000,00 18,40 201.297,69 171,84 273,75 BITRITTO 10.660 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 993.024,00 € 0,00 € 993.024,00 17,60 5.069,90 93,15 195,87 PALO DEL COLLE 21.633 € 0,00 € 698.361,00 € 39.718,00 € 1.780.326,00 € 2.518.405,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 2.518.405,00 13,70 10.346,09 116,41 243,42 SANNICANDRO DI BARI 9.762 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 326.104,00 € 83.437,00 € 409.541,00 9,90 4.479,51 41,95 91,43 BA4 TORITTO 8.710 € 427.502,00 € 150.703,00 € 112.680,00 € 0,00 € 690.885,00 € 62.431,00 € 975,00 € 63.406,00 € 57.621,00 € 19.381,00 € 831.293,00 12,89 3.632,40 95,44 228,85 BA5 ACQUAVIVA DELLE FONTI 21.243 € 82.945,00 € 0,00 € 0,00 € 1.925.296,00 € 2.008.241,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 2.008.241,00 15,30 10.116,89 94,54 198,50 ADELFIA 17.264 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 1.512.590,00 € 1.512.590,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 1.512.590,00 10,50 4.935,81 87,62 306,45 CAPURSO 15.262 € 329.964,00 € 463.584,00 € 138.900,00 € 420.286,00 € 1.352.734,00 € 80.559,00 € 0,00 € 80.559,00 € 0,00 € 136.384,00 € 1.569.677,00 19,40 6.332,85 102,85 247,86 LOCOROTONDO 14.196 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 1.170.766,00 € 0,00 € 1.493.445,00 18,40 7.239,63 105,20 206,29 MOLA DI BARI 26.374 € 756.749,00 € 0,00 € 0,00 € 3.045.012,00 € 3.801.761,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 3.801.761,00 22,20 15.580,40 144,15 244,01 NOCI 19.403 nd nd nd nd € 1.548.544,00 nd nd € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 1.548.544,00 17,20 8.424,84 79,81 183,81 NOICATTARO 25.427 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 2.272.099,00 € 2.272.099,00 € 67.851,00 € 56.898,00 € 124.749,00 € 0,00 € 0,00 € 2.396.848,00 19,00 11.028,68 94,26 217,33 PUTIGNANO 27.467 € 736.006,00 € 579.443,00 € 0,00 € 730.939,00 € 2.046.388,00 € 124.682,00 € 0,00 € 124.682,00 € 0,00 € 0,00 € 2.466.150,00 11,70 11.099,81 89,79 222,18 RUTIGLIANO 18.086 € 1.189.018,00 € 475.636,00 € 102.065,00 € 0,00 € 1.766.719,00 € 46.225,00 € 0,00 € 46.225,00 € 0,00 € 0,00 € 1.812.944,00 7,50 9.315,45 100,24 194,62 TRIGGIANO 27.528 € 1.187.000,00 € 0,00 € 0,00 € 789.600,00 € 1.976.600,00 € 244.800,00 € 0,00 € 244.800,00 € 307.500,00 € 0,00 € 2.528.900,00 17,00 12.836,07 91,87 197,02 TURI 12.149 € 378.539,00 € 290.020,00 € 12.290,00 € 246.650,00 € 927.499,00 € 75.715,00 € 0,00 € 75.715,00 € 0,00 € 0,00 € 1.003.214,00 20,80 6.217,92 82,58 161,34 Medie dei dati 37.953 5.120.337,83 16,05 20.880,06 101,00 133,13 138,22 213,15 277,20 251,20 Tab. 5.1 – Costi per i RSU totali in Provincia di Bari PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 37/49 5.2 PROVINCIA DI BARLETTA-ANDRIA-TRANI Per le ragioni già riportate nei paragrafi precedenti, si è potuto considerare valido l’apporto di nessun Comune, i quali non hanno compilato la relativa voce di costo delle schede CG, i cui contenuti vengono esplicitati nel prospetto che segue. P R O V IN C IA ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti C r a c c o lt a t ra sp o rt o C t ra tt a m e n to s m a lt im e n to C a lt ri c o s ti C s p a zz a m e n to l a v a g g io s tr a d e C g in d C r a c c o lt a d if fe re n zi a ta C t ra tt a m e n to r ic ic lo C g d C c o m u n i C k a p it a le C to t R D a l 2 0 0 9 % to t R S U ( t) € /a b € /t BAT FG4 MARGHERITA DI SAVOIA 12.640 nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd 7,30 8.677,74 SAN FERDINANDO DI PUGLIA 14.822 nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd 11,40 7.158,65 TRINTAPOLI 14.502 nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd 23,50 7.256,61 BA1 ANDRIA 99.512 nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd 15,60 50.085,93 BARLETTA 94.089 nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd 18,70 50.798,73 BISCEGLIE 54.510 nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd 16,00 29.885,36 CANOSA DI PUGLIA 31.084 nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd 13,60 14.467,84 TRANI 53.825 nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd 11,70 30.447,55 BA4 MINERVINO MURGE 9.672 nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd 3,00 4.167,89 SPINAZZOLA 6.997 nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd 4,05 3.032,35 Tab. 5.2 – Costi per i RSU totali in Provincia di BAT PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 38/49 5.3 PROVINCIA DI FOGGIA Per le ragioni già riportate nei paragrafi precedenti, si è considerato valido l’apporto dei Comuni di Vieste, Lesina, San Paolo di Civitate, Poggio Imperiale, Chieuti, Serra Capriola, Castelluccio dei Sauri, Castelluccio Valmaggiore, Foggia, Lucera, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Orsara di Puglia, Pietramontecorvino, San Giovanni Rotondo, Troia, Orta Nova, Stornarella, Rocchetta Sant’Antonio e Sant’Agata di Puglia, i quali hanno compilato la relativa voce di costo delle schede CG, i cui contenuti vengono riepilogati nel prospetto che segue. Dall’esame dei dati, si desumono gli indicatori di costo pari a 150,82 €/ab e 306,21 €/t. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 39/49 P R O V IN C IA ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti A b it a n ti d e l c a m p io n e ( % ) C o m u n i d e l c a m p io n e ( % ) C r a c c o lt a t ra sp o rt o C t ra tt a m e n to s m a lt im e n to C a lt ri c o s ti C s p a zz a m e n to l a v a g g io s tr a d e C g in d C r a c c o lt a d if fe re n zi a ta C t ra tt a m e n to r ic ic lo C g d C c o m u n i C k a p it a le C to t R D a l 2 0 0 9 % to t R S U ( t) € /a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b € /t m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /t FG FG1 VIESTE 13.777 € 2.799.081,00 € 1.428.902,00 € 0,00 € 0,00 € 4.227.983,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 4.227.983,00 12,10 13.504,15 306,89 313,09 LESINA 6.415 € 39.506,00 € 398.654,00 € 0,00 € 961.406,00 € 1.399.566,00 € 0,00 € 99.167,00 € 99.167,00 € 0,00 € 0,00 € 1.498.733,00 5,90 4.954,57 233,63 302,50 SAN PAOLO DI CIVITATE 6.119 € 170.000,00 € 205.000,00 € 0,00 € 110.360,00 € 485.360,00 € 82.640,00 € 0,00 € 82.640,00 € 0,00 € 568.000,00 € 1.136.000,00 26,70 3.042,23 185,65 373,41 POGGIO IMPERIALE 2.836 € 173.970,00 € 73.917,00 € 0,00 € 49.700,00 € 297.587,00 € 24.850,00 € 0,00 € 24.850,00 € 0,00 € 0,00 € 322.437,00 9,30 1.309,55 113,69 246,22 CHIEUTI 1.733 € 0,00 € 84.907,00 € 0,00 € 84.907,00 € 169.814,00 € 22.214,00 € 0,00 € 22.214,00 € 296.716,00 € 0,00 € 488.744,00 10,60 1.029,88 282,02 474,56 SERRA CAPRIOLA 4.100 € 55.313,00 € 113.227,00 € 0,00 € 541.573,00 € 710.113,00 € 0,00 € 38.693,00 € 38.693,00 € 0,00 € 0,00 € 748.806,00 8,30 2.141,73 182,64 349,63 FG3 CASTELLUCCIO DEI SAURI 2.051 € 45.100,00 € 85.000,00 € 0,00 € 34.787,00 € 164.887,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 19.500,00 € 4.000,00 € 188.387,00 5,70 889,44 91,85 211,80 CASTELLUCCIO VALMAGGIORE 1.370 € 116.400,00 € 45.000,00 € 0,00 € 0,00 € 161.400,00 € 16.424,00 € 0,00 € 16.424,00 € 11.900,00 € 0,00 € 189.724,00 6,70 499,06 138,48 380,16 FOGGIA 153.239 € 5.186.960,00 € 2.227.215,00 € 4.621.328,00 € 7.242.971,00 € 19.278.474,00 € 1.469.917,00 € 0,00 € 1.469.917,00 € 0,00 € 801.600,00 € 21.549.991,00 10,80 82.226,50 140,63 262,08 LUCERA 34.645 € 1.147.101,00 € 1.067.026,00 € 0,00 € 1.351.442,00 € 3.565.569,00 € 375.923,00 € 0,00 € 375.923,00 € 0,00 € 0,00 € 3.941.492,00 15,70 14.421,30 113,77 273,31 MATTINATA 6.542 € 800.000,00 € 314.000,00 € 0,00 € 0,00 € 1.114.000,00 € 9.000,00 € 0,00 € 9.000,00 € 0,00 € 0,00 € 1.123.000,00 13,60 3.693,09 171,66 304,08 MONTE SANT'ANGELO 13.250 € 1.859.908,00 € 415.228,00 € 6.428,00 € 94.009,00 € 2.375.573,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 2.375.573,00 15,40 6.175,23 179,29 384,69 ORSARA DI PUGLIA 3.010 € 114.091,00 € 110.427,00 € 0,00 € 70.000,00 € 294.518,00 € 17.504,00 € 0,00 € 17.504,00 € 30.000,00 € 0,00 € 342.022,00 10,00 1.205,73 113,63 283,66 PIETRAMONTECORVINO 2.792 € 141.708,00 € 103.000,00 € 0,00 € 13.663,00 € 258.371,00 nd nd € 12.260,00 € 0,00 € 4.614,00 € 275.245,00 10,30 1.051,59 98,58 261,74 SAN GIOVANNI ROTONDO 27.037 € 722.712,00 € 33.492,00 € 0,00 € 1.025.745,00 € 1.781.949,00 € 486.420,00 € 0,00 € 486.420,00 € 145.275,00 € 211.960,00 € 2.625.604,00 11,30 11.950,43 97,11 219,71 TROIA 7.401 € 271.437,00 € 780.073,00 € 0,00 € 544.174,00 € 1.595.684,00 € 276.837,00 € 0,00 € 276.837,00 € 160.992,00 € 0,00 € 2.033.513,00 16,60 2.613,93 274,76 777,95 FG4 ORTA NOVA 17.767 € 229.620,00 € 465.000,00 € 71.220,00 € 190.000,00 € 955.840,00 € 6.860,00 € 0,00 € 6.860,00 € 0,00 € 0,00 € 962.700,00 9,30 9.062,61 54,18 106,23 STORNARELLA 5.044 € 193.212,00 € 131.552,00 € 11.679,00 € 16.188,00 € 352.631,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 352.631,00 11,50 2.424,08 69,91 145,47 FG5 ROCCHETTA SANT'ANTONIO 1.980 € 40.500,00 € 70.000,00 € 0,00 € 85.300,00 € 195.800,00 € 15.000,00 € 0,00 € 15.000,00 € 7.000,00 € 22.500,00 € 240.300,00 6,30 751,98 121,36 319,56 SANT'AGATA DI PUGLIA 2.220 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 103.508,00 3,00 770,05 46,63 134,42 Media dei dati 15.666 48,88 32,79 2.236.319,65 10,96 8.185,86 150,82 133,13 138,22 306,21 277,20 251,20 Tab. 5.3 – Costi per i RSU totali in Provincia di Foggia PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 40/49 5.4 PROVINCIA DI LECCE Per le ragioni già riportate nei paragrafi precedenti, si è considerato valido l’apporto dei Comuni di Calimera, Aradeo, Poggiardo, Acquarica del Capo, Castrignano dl Capo Gagliano del Capo, Morciano di Leuca, Parabita, Tiggiano, Campi Salentina, Caprarica di Lecce, Guagnano, Leverano, Martignano, San Pietro in Lama, Racale, Salve, Taviano, Tricase, Copertino e Melendugno, i quali hanno compilato la relativa voce di costo delle schede CG, i cui contenuti vengono riepilogati nel prospetto che segue. Dall’esame dei dati, si desumono gli indicatori di costo pari a 123,72 €/ab e 251,63 €/t. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 41/49 P R O V IN C IA ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti C r a c c o lt a t ra sp o rt o C t ra tt a m e n to s m a lt im e n to C a lt ri c o s ti C s p a zz a m e n to l a v a g g io s tr a d e C g in d C r a c c o lt a d if fe re n zi a ta C t ra tt a m e n to r ic ic lo C g d C c o m u n i C k a p it a le C to t R D a l 2 0 0 9 % to t R S U ( t) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b € / t m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b LE LE1 CALIMERA 7.310 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 677.259,00 23,20 4.820,32 92,65 140,50 CAMPI SALENTINA 10.908 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 1.245.500,00 9,70 5.700,94 114,18 218,47 CAPRARICA DI LECCE 2.575 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 240.000,00 25,10 933,72 93,20 257,04 COPERTINO 24.452 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 3.002.735,00 € 3.002.735,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 67.377,00 € 3.070.112,00 22,10 9.558,91 125,56 321,18 GUAGNANO 5.280 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 616.347,00 16,20 2.946,86 116,73 209,15 LEVERANO 14.177 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 1.662.000,00 11,40 6.871,22 117,23 241,88 MARTIGNANO 1.788 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 164.223,00 16,80 1.022,84 91,85 160,56 MELENDUGNO 9.844 € 523.710,00 € 639.933,00 € 1.649.597,00 € 396.106,00 € 3.209.346,00 € 252.437,00 € 127.518,00 € 379.955,00 € 305.556,00 € 382.085,00 € 4.276.942,00 5,40 9.329,92 434,47 458,41 SAN PIETRO IN LAMA 3.655 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 363.209,00 22,50 1.358,66 99,37 267,33 LE2 ARADEO 9.784 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 942.314,00 € 942.314,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 942.314,00 11,60 4.395,79 96,31 214,37 POGGIARDO 6.142 € 0,00 € 0,00 € 729.997,00 € 0,00 € 729.997,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 729.997,00 30,70 1.103,27 118,85 661,67 LE/3 ACQUARICA DEL CAPO 4.966 € 472.711,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 472.711,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 472.711,00 22,60 1.739,29 95,19 271,78 CASTRIGNANO DEL CAPO 5.426 nd nd nd nd nd nd nd Nd nd nd € 647.502,00 10,60 3.418,78 119,33 189,40 GAGLIANO DEL CAPO 5.514 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 516.396,00 € 516.396,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 516.396,00 22,30 2.366,67 93,65 218,20 MORCIANO DI LEUCA 3.463 nd nd nd nd nd nd nd Nd nd nd € 471.225,00 12,60 3.041,66 136,07 154,92 PARABITA 9.462 nd nd nd nd nd nd nd Nd nd nd € 938.000,00 17,30 3.770,12 99,13 248,80 RACALE 10.807 nd nd nd nd nd nd nd Nd nd nd € 1.396.782,00 21,90 6.263,29 129,25 223,01 SALVE 4.679 nd nd nd nd nd nd nd Nd nd nd € 647.702,00 10,30 4.578,94 138,43 141,45 TAVIANO 12.684 nd nd nd nd nd nd nd Nd nd nd € 1.291.460,00 23,00 6.282,33 101,82 205,57 TIGGIANO 2.927 € 244.758,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 244.758,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 244.758,00 24,20 996,53 83,62 245,61 TRICASE 17.803 nd nd nd nd nd nd nd Nd nd nd € 1.803.537,00 23,30 7.679,54 101,31 234,85 Medie dei dati 8.268,86 1.067.522,67 18,23 4.199,03 123,72 133,13 138,22 251,63 277,20 251,20 Tab. 5.4 – Costi per i RSU totali in Provincia di Lecce PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 42/49 5.5 PROVINCIA DI TARANTO Per le ragioni già riportate nei paragrafi precedenti, si è considerato valido l’apporto dei Comuni di Castellaneta, Mottola, Crispiano, Laterza, Montemesola, Palagianello, Avetrana, Carosino, Faggiano, Grottaglie, Leporano, Maruggio, Monteiasi, i quali hanno compilato la relativa voce di costo delle schede CG, i cui contenuti vengono riepilogati nel prospetto che segue. Dall’esame dei dati, si desumono gli indicatori di costo pari a 108,78 €/ab e 167,31 €/t. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 43/49 P R O V IN C IA ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti C r a c c o lt a t ra sp o rt o C t ra tt a m e n to s m a lt im e n to C a lt ri c o s ti C s p a zz a m e n to l a v a g g io s tr a d e C g in d C r a c c o lt a d if fe re n zi a ta C t ra tt a m e n to r ic ic lo C g d C c o m u n i C k a p it a le C to t R D a l 2 0 0 9 % to t R S U ( t) € / a b m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b € / t m e d ia c o st i S u d ( IS P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b m e d ia c o st i It a li a ( I S P R A , M U D 2 0 0 9 , a n n u a li tà 2 0 0 8 ) € /a b TA TA1 CASTELLANETA 17.229 € 952.016,00 € 7.538,00 € 0,00 € 1.672.442,00 € 2.631.996,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 2.631.996,00 11,30 11.563,94 152,77 227,60 CRISPIANO 13.502 € 0,00 € 514.330,00 € 0,00 € 890.495,00 € 1.404.825,00 € 78.000,00 € 0,00 € 78.000,00 € 149.350,00 € 0,00 € 1.632.175,00 9,40 6.268,91 120,88 260,36 LATERZA 15.151 € 244.131,00 € 495.897,00 € 40.689,00 € 399.251,00 € 1.179.968,00 € 176.317,00 € 0,00 € 176.317,00 € 30.652,00 € 0,00 € 1.386.937,00 11,70 6.270,18 91,54 221,20 MONTEMESOLA 4.190 € 7.060,00 € 160.000,00 € 0,00 € 188.083,00 € 355.143,00 € 0,00 € 29.924,00 € 29.924,00 € 0,00 € 0,00 € 385.067,00 6,90 1.677,70 91,90 229,52 MOTTOLA 16.349 € 987.936,00 € 515.229,00 € 0,00 € 1.800,00 € 1.504.965,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 1.504.965,00 18,10 7.198,12 92,05 209,08 PALAGIANELLO 7.909 € 170.336,00 € 187.460,00 € 2.685,00 € 71.352,00 € 431.833,00 € 59.850,00 € 0,00 € 59.850,00 € 0,00 € 0,00 € 491.683,00 16,30 2.890,50 62,17 170,10 TA3 AVETRANA 7.114 € 128.288,00 € 167.693,00 € 21.219,00 € 129.378,00 € 446.578,00 € 99.287,00 € 0,00 € 99.287,00 € 48.155,00 € 0,00 € 594.020,00 10,40 2.959,69 83,50 200,70 CAROSINO 6.659 € 354.434,00 € 180.000,00 € 0,00 € 0,00 € 534.434,00 € 76.248,00 € 0,00 € 76.248,00 € 0,00 € 0,00 € 610.682,00 3,60 3.175,78 91,71 192,29 FAGGIANO 3.255 € 107.371,00 € 108.500,00 € 32.117,00 € 83.510,00 € 331.498,00 € 43.943,00 € 0,00 € 43.943,00 € 32.779,00 € 0,00 € 408.220,00 18,10 5.331,81 125,41 76,56 GROTTAGLIE 32.845 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 353.246,00 € 0,00 € 353.246,00 € 19.500,00 € 0,00 € 372.746,00 13,60 14.954,73 11,35 24,92 LEPORANO 7.551 € 815.126,00 € 500.000,00 € 0,00 € 0,00 € 1.315.126,00 € 107.344,00 € 0,00 € 107.344,00 € 0,00 € 0,00 € 1.422.470,00 14,00 9.173,90 188,38 155,06 MARUGGIO 5.532 € 246.391,00 € 295.383,00 € 62.665,00 € 284.860,00 € 889.299,00 € 88.000,00 € 0,00 € 88.000,00 € 58.573,00 € 0,00 € 1.035.872,00 13,80 25.678,15 187,25 40,34 MONTEIASI 5.515 € 153.407,00 € 182.143,00 € 45.527,00 € 95.594,00 € 476.671,00 € 83.226,00 € 37.705,00 € 120.931,00 € 37.705,00 € 0,00 € 635.307,00 11,00 0,00 115,20 Medie dei dati 10.985 1.008.626,15 12,17 7.472,57 108,78 133,13 138,22 167,31 277,20 251,20 Tab. 5.5 – Costi per i RSU totali in Provincia di Taranto PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 5.6 PROVINCIA DI BRINDISI Per le ragioni già riportate nei paragrafi precedenti, si è considerato valido l’apporto dei Comuni di Cisternino, Ostuni, San Michele Salentino, Francavilla Fontana e San Pancrazio Salentino compilato la relativa voce di costo delle schede CG, i cui contenuti vengono riepilogati nel prospetto che segue. Dall’esame dei dati, si desumono gli indicatori di costo pari a 127,52 €/ab e 208,86 €/t. P R O V IN C IA ATO COMUNI A b it a n ti r e s id e n ti C r a c c o lt a t ra sp o rt o C t ra tt a m e n to s m a lt im e n to C a lt ri c o s ti C s p a zz a m e n to l a v a g g io s tr a d e C g in d C r a c c o lt a d if fe re n zi a ta C t ra tt a m e n to r ic ic lo C g d C c o m u n i C k a p it a le C to t BR BR1 CISTERNINO 11.914 nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd € 1.167.163,00 OSTUNI 32.472 € 1.669.319,00 € 1.030.320,00 € 3.695.649,00 € 996.010,00 € 7.391.298,00 € 284.121,00 € 284.121,00 € 568.242,00 € 60.000,00 € 0,00 € 8.019.540,00 BR2 FRANCAVILLA FONTANA 36.603 nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd € 4.839.286,00 SAN MICHELE SALENTINO 6.372 € 217.657,00 € 152.338,00 € 0,00 € 28.300,00 € 398.295,00 € 32.282,00 € 0,00 € 32.282,00 € 23.000,00 € 13.000,00 € 466.577,00 SAN PANCRAZIO SALENTINO 10.367 nd nd nd nd nd nd nd nd nd nd € 904.168,00 Medie dei dati 19.546 € 3.079.346,80 Tab. 5.6 – Costi per i RSU totali in Provincia di Brindisi PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 45/49 6 CONSIDERAZIONI STATISTICHE SUI DATI ESAMINATI Sono stati effettuati test con i seguenti programmi statistici Analyse-it v.2.22 e R 2.14.1 sui i dati di tutte le province, relativi al costo per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti differenziati, definiti C raccolta differenziata, quale quota parte del Cgd (costo di gestione delle frazioni raccolte in modo differenziato). Preliminarmente è stata fatta un’analisi della distribuzione delle frequenze attraverso Istogramma, nonché si sono elaborati tutti i principali dati di descrizione della distribuzione dei campioni (Medie, Percentili, Skewness o Indice di assimetria, Curtosi etc.). Successivamente si sono effettuati i seguenti test ed elaborazioni grafiche allo scopo di capire se la distribuzione statistica fosse “normale” oppure no: Normality Q-Q Plot Shapiro-Wilk Test Kolmogorov-Smirnov Test Tale tipologia di analisi è necessaria allo scopo di capire per verificare se vi fossero differenze statistiscamente significative tra i gruppi, e se fosse più corretto scientificamente applicare test statistici di tipo “parametrico” (distribuzione normale – ad esempio T di students, ANOVA etc.) o test di tipo non parametrico (Es. Mann-Whitney test, Kruskal-Wallis Test). Il passo successivo è stato quello di capire, in caso di non normalità della distribuzione, a quale modello teorico di distribuzione il modello “reale” di ciascun gruppo di dati si potesse approssimare. Al riguardo sono stati applicati i seguenti test: Kolmogorov-Smirnov goodness of fit test χ2 tipo Likelihood Ratio (test rapporto di verosimiglianza) Sono stati effettuati i test sui seguenti principali tipi di distribuzione teorica: Distribuzione di Poisson Distribuzione lognormale Distribuzione di Weibull Distribuzione logistica Distribuzione binomiale Distribuzione binomiale negativa Distribuzione di Cauchy Distribuzione esponenziale Infine si sono applicati i seguenti test statistici di verifica di differenze significative tra i gruppi di raccolta differenziata (0-10%, 10-20%, 20-30%): PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 46/49 Kruskal-Wallis Test con il correlativo test Post Hoc di Bonferroni. Tale classificazione risultava la più adeguata sulla base dei dati a disposizione (la punta più alta di raccolta differenziata dei dati a disposizione si attestava al 26,7%). Il test Kruskal-Wallis è il corrispettivo test non parametrico del “parametrico” ANOVA che viene utilizzato per effettuare confronti tra 3 o più gruppi di dati. La scelta di tale test non parametrico è stata causata dalla distribuzioni non normale dei dati. l test post hoc consentono invece il confronto “due a due” tra i 3 o più gruppi su cui si testano le presenze di differenze “statisticamente” significative. La scelta del test di Bonferroni come post-hoc è dovuta al fatto che esso è riconosciuto come uno dei più conservativi tra tali tipologie di test. Come da letteratura scientifica, allo scopo di considerare i test statistici con risultati significativi, il p corrispondente doveva riportare un risultato almeno inferiore a 0,05. Dall’analisi è emerso che non vi è una differenza statisticamente rilevante tra i costi dei gruppi di classificazione della raccolta differenziata (0-10%, 10-20%, 20-30%). Nello stesso tempo, però, si è riscontrato un incremento dei costi medi nel passaggio tra un gruppo di raccolta differenziata più bassa al successivo più alto tra i 9 ed i 12 €/ab. In più la differenza tra i valori medi tra una classe è l’altra risulta sempre più alta all’aumentare della raccolta differenziata ed ha, quindi, un andamento non lineare. PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 47/49 n 37 Mean €39,591 Median €34,160 95% CI €32,170 to €47,012 95.3% CI €27,820 to €44,540 SE €3,6591 Range € 106,27 Variance €495,381 IQR €25,827 SD €22,257 95% CI €18,100 to €28,911 Percentile 0th €1,680 (minimum) CV 56,2% 25th €25,150 (1st quartile) 50th €34,160 (median) Skewness 1,23 75th €50,977 (3rd quartile) Kurtosis 2,06 100th €107,950 (maximum) Shapiro-Wilk W 0,91 p 0,007 Kolmogorov-Smirnov D 0,12 p > 0.10 PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 48/49 n 37 Groups n Rank sum Mean rank 0-10% 10 156,0 15,60 10-20% 21 409,0 19,48 20-30% 6 138,0 23,00 Kruskal-Wallis' statistic 1,85 X2 statistic 1,85 DF 2 p 0,3972 (chisqr approximation) Bonferroni Contrast Difference p 0-10% v 10-20% -3,8762 1,0000 0-10% v 20-30% -7,4000 0,5861 10-20% v 20-30% -3,5238 1,0000 PARTE I 7 ANALISI DEI COSTI DI GESTIONE ATTUALI 49/49 n 37 Groups n Rank sum Mean rank 0-5% 1 31,0 31,00 5-10% 9 125,0 13,89 10-15% 13 261,0 20,08 15-20% 8 148,0 18,50 20-25% 4 100,0 25,00 25-30% 2 38,0 19,00 Kruskal-Wallis' statistic 4,61 X2 statistic 4,61 DF 5 p 0,4652 (chisqr approximation) Bonferroni Contrast Difference P 0-5% v 5-10% 17,1111 1,0000 0-5% v 10-15% 10,9231 1,0000 0-5% v 15-20% 12,5000 1,0000 0-5% v 20-25% 6,0000 1,0000 0-5% v 25-30% 12,0000 1,0000 5-10% v 10-15% -6,1880 1,0000 5-10% v 15-20% -4,6111 1,0000 5-10% v 20-25% -11,1111 1,0000 5-10% v 25-30% -5,1111 1,0000 10-15% v 15-20% 1,5769 1,0000 10-15% v 20-25% -4,9231 1,0000 10-15% v 25-30% 1,0769 1,0000 15-20% v 20-25% -6,5000 1,0000 15-20% v 25-30% -0,5000 1,0000 20-25% v 25-30% 6,0000 1,0000 PARTE II IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO Parte II: IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO PARTE II IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO 1/14 1. INTRODUZIONE ................................................................................................................ 2 2. LE AZIONI SUL CICLO INTEGRATO ................................................................................ 5 1.1. Eliminazione dell’integrazione verticale a priori ...................................................................... 6 1.2. Considerazioni sulle scale territoriali di organizzazione del ciclo integrato ............................ 7 1.3. Considerazioni inerenti la gestione di alcune fasi del ciclo integrato ..................................... 10 3. L’ARTICOLAZIONE DEL PIANO...................................................................................... 11 PARTE II IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO 2/14 1. INTRODUZIONE Il tema della gestione dei rifiuti è stato oggetto negli ultimi anni di una rilevante attenzione mediatica a causa di ricorrenti emergenze manifestatesi nel Mezzogiorno. Le difficoltà riscontrate nel ciclo integrato si sono manifestate principalmente nella parte terminale della filiera orientando le Autorità competenti all’attuazione di provvedimenti a breve termine di carattere straordinario in assenza di una pianificazione organica e razionale a lungo termine. La gestione emergenziale delle problematiche su citate, affrontate in una logica d’urgenza, ha provocato un uso inappropriato delle risorse pubbliche impiegate, che non ha risolto lo stato di arretratezza del settore, caratterizzato da forti squilibri territoriali. Come descritto nei precedenti paragrafi, le normative intervenute nell’ultimo decennio sono orientate alla limitazione dei danni ambientali pertinenti al ciclo integrato mediante misure atte a ridurre la produzione e dunque lo smaltimento dei rifiuti stessi. La strategia gestionale introdotta dal Legislatore è articolata in attività tra loro complementari che di seguito si elencano in ordine di priorità: Prevenzione della produzione di rifiuti; Riutilizzo e riciclaggio dei materiali; Impiego dei rifiuti come fonte di recupero di energia; Smaltimento in discarica. Tale strategia tuttavia modifica sostanzialmente i flussi derivanti dalla raccolta, richiedendo un ammodernamento della dotazione impiantistica, caratterizzata dalle strutture adibite a: Compostaggio (frazione umida); Recupero-riciclaggio (frazioni secche); Trattamento meccanico-biologico dei rifiuti indifferenziati; Trattamento termico delle frazioni combustibili; Smaltimento; La precedente Pianificazione commissariale ha consentito, in gran parte dei territori della Puglia in cui è stata pienamente attuata, di superare il modello semplicistico “raccolta-smaltimento in discarica”, PARTE II IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO 3/14 realizzando una rete di impianti dedicati al trattamento rifiuti indifferenziati che riduce lo smaltimento in discarica. La strategia alla base della presente Pianificazione, mira a sviluppare al 2020 un modello complesso ed innovativo fondato in primis sullo sviluppo di politiche indirizzate a ridurre la produzione di rifiuti e sulla promozione di un sistema virtuoso delle filiere di recupero-riciclaggio delle frazioni differenziate. La prevenzione della produzione di rifiuti su indicata al primo posto della scala gerarchica, ad esempio, prevede altresì la promozione di innovativi modelli di produzione e consumo di beni sostenibili, riutilizzabili e riciclabili. Questa priorità sancita dalle normative comunitarie e nazionali è dettata dall’esigenza del Legislatore di favorire il “disaccoppiamento” tra crescita produttiva e produzione di rifiuti. Tale obiettivo è stato raggiunto da Paesi europei come la Germania e la Danimarca che, incentivando l’adozione di tecnologie pulite ed attuando politiche di prevenzione, hanno registrato un significativo abbattimento del rapporto QRIFIUTI PRODOTTI / PIL. Per quanto attiene, invece, alle azioni necessarie per spostare la gestione dei rifiuti verso la filiera industriale del recupero e del riciclaggio, è necessario valutare con attenzione le cause che hanno impedito l’incremento delle raccolte differenziate in Puglia, ampiamente esaminate nella Parte I del Piano: a) ciclo integrato storicamente basato sul modello raccolta-discarica, almeno fino alla realizzazione degli impianti complessi di trattamento dei rifiuti (dal 2008 ad oggi). I bassi costi di gestione della fase di trattamento (discarica) hanno amplificato la tendenza degli amministratori locali considerare spesso “un lusso” l’attivazione di efficaci sistemi di raccolta differenziata b) esiguo numero di impianti dedicati al trattamento delle frazioni da raccolta differenziata: il cambiamento del quadro normativo, occorso nel 2002 rispetto al venir meno dell’obbligo di privativa nella gestione dei rifiuti da raccolta differenziata, ha reso poco efficace la realizzazione di una rete di impianti pubblici di trattamento materiali da raccolta differenziata (CMRD), a vantaggio di pochi operatori privati che hanno garantito il riciclaggio delle frazioni raccolte in modo differenziato, senza però alcuna possibilità da parte di autorità pubbliche nel controllo o vigilanza delle tariffe applicate. Analogo discorso vale per gli impianti di compostaggio, dove non è stato nemmeno pianificato uno pubblico. PARTE II IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO 4/14 c) Sopportabilità di elevati costi ed inefficienze nella gestione del ciclo integrato: in un modello organizzato sulla raccolta (pressoché esclusiva dell’indifferenziato) e sullo smaltimento in discarica, tariffe elevate ed incontrollate per la gestione delle frazioni differenziate raccolte in modo marginale (<15%) erano sopportabili. Analogamente, sistemi di gestione della raccolta organizzati in modo inefficiente, non secondo regole di tipo industriale, potevano essere mantenuti in un ciclo mirato allo smaltimento al minimo costo possibile del rifiuto. d) Frammentazione dei servizi di raccolta: gran parte dei servizi di raccolta è stata organizzata su base Comunale e solo in rari casi su base d’ambito. Inoltre, le gestioni a scala comunale, ancora oggi sono basate su contratti di servizio in cui non erano chiaramente indicati gli obiettivi ed i risultati attesi (come nel caso delle ex municipalizzate, oggi in house) o che contenevano degli obiettivi, quasi mai raggiunti, hanno dimostrato la difficoltà di imporre aggiornamenti contrattuali in grado di raggiungere gli obiettivi di legge. In questo quadro, solo l’attivazione di nuovi servizi di raccolta, basati su disciplinari tecnici che realmente riescano a raggiungere gli obiettivi legislativi, possono consentire di raggiungere rapidamente gli obiettivi desiderati, rafforzando il controllo e la vigilanza pubblica attraverso le strutture tecniche di più Comuni che si coordinano per lo svolgimento del servizio. Alla luce di tali criticità, si è resa necessaria una profonda riflessione sul sistema e la strategia di gestione del ciclo integrato, attuata dalla Regione Puglia attraverso due strumenti fondamentali: • l.r 38/2011: modifica del sistema di imposizione e calcolo dell’aliquota fiscale per lo smaltimento rifiuti in discarica (ecotassa) • l.r 24/2012: modifica del sistema di governo ed attribuzione delle funzioni agli enti locali per la corretta gestione del ciclo dei rifiuti Il PRGRU si inserisce organicamente nell’operazione di riforma complessiva del ciclo di rifiuti, così radicale da apparire rivoluzionaria, per dare attuazione ai principi ed alle esigenze di sostenibilità ambientale e di sviluppo di un sistema economico legato all’innovazione ed efficientamento dei servizi. PARTE II IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO 5/14 2. LE AZIONI SUL CICLO INTEGRATO La configurazione industriale del settore è caratterizzata dalla coesistenza di due fasi del ciclo tecnologicamente molto diverse: la fase dei servizi (spazzamento e raccolta, trasporto) e quella impiantistica (trattamento, recupero e smaltimento). La prima è costituita prevalentemente da attività di tipo labour intensive, con dei tempi di recupero degli investimenti effettuati molto brevi presentando una componente di capitale non elevata; al contrario la parte impiantistica e infrastrutturale evidenzia presenta delle attività di tipo capital intensive poiché necessita di impianti complessi ad alto contenuto tecnologico con tempi di ammortamento consistenti. Nonostante una profonda differenza tra le due fasi sopra individuate del ciclo integrato di gestione dei rifiuti, il D.Lgs. 152/06 prevedeva all’art. 201, comma 4 che: Per la gestione ed erogazione del servizio di gestione integrata e per il perseguimento degli obiettivi determinati dall'Autorità d'ambito, sono affidate, ai sensi dell'articolo 202 e nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale sull'evidenza pubblica, le seguenti attività: a) la realizzazione, gestione ed erogazione dell'intero servizio, comprensivo delle attività di gestione e realizzazione degli impianti; b) la raccolta, raccolta differenziata, commercializzazione e smaltimento completo di tutti i rifiuti urbani e assimilati prodotti all'interno dell'ATO. Il Decreto, dunque, disponeva una forzata integrazione verticale di tutto il ciclo a priori, quasi auspicando un affidamento unico per l’intera gestione del ciclo, non considerando le differenze tecnologiche e organizzative tra il segmento dei servizi e il segmento impiantistico, che configurano due mercati distinti. Come conseguenza, a 6 anni dalla vigenza del D.Lgs. 152/06, in Puglia non si è mai attuata una completa integrazione verticale dei servizi, anche in ragione della gestione Commissariale che ha provveduto all’affidamento degli impianti di smaltimento, avviata dal 2004 e conclusa con la piena operatività degli impianti previsti nella pianificazione nel 2010. PARTE II IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO 6/14 Ad oggi, in ragione delle concessioni vigenti degli impianti di smaltimento e della gestione dei servizi di raccolta affidate nella gran parte dei casi dai Comuni (tranne alcune eccezioni come l’ATO BR2), si ha una assoluta divisione tra le due fasi del ciclo integrato. In sostanza si è proceduto parallelamente per la fase di raccolta e per la fase di trattamento dei rifiuti indifferenziati ad attribuire diritti di esclusiva (per 9 anni per la raccolta e per 15 anni per il trattamento), attraverso procedure di gara ad evidenza pubblica, garantendo la cd. concorrenza “per il mercato”. L’azione riformatrice del Governo in tema di Servizi Pubblici Locali, attuata con il d.l. n. 138/2011 (convertito in legge n. 148/2011) e successivamente dalla L. n. 27/2012, ha innovato radicalmente anche il quadro di gestione del ciclo integrato dei rifiuti. Di recente, la sentenza della Corte Costituzionale n. 199/2012, disponendo l’abrogazione dell’art.4 della l. 148/2011 e ss.mm.ii., ha eliminato le misure restrittive sulle società in house e reso meno chiaro il processo di verifica di mercato per le varie fasi del ciclo integrato. La Regione Puglia, in attuazione dell’art. 3-bis della l. 148/2011 e ss.mm.ii., ha promulgato la l.r. 24/2012, che definisce il quadro delle competenze ed il sistema di governo del ciclo dei rifiuti. 1.1. Eliminazione dell’integrazione verticale a priori Il comma 4 dell’art. 25 della L. n. 27/2012, pur non identificato come modifica dell’art. 201 del d.lgs. 152/2006, ha di fatto eliminato l’integrazione verticale a priori stabilita dal Codice dell’Ambiente: Art. 201 comma 4 del D.Lgs 152/06 Art. 25 comma 4 della L. 27/2012 Per la gestione ed erogazione del servizio di gestione integrata e per il perseguimento degli obiettivi determinati dall'Autorità d'ambito, sono affidate, ai sensi dell'articolo 202 e nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale sull'evidenza pubblica, le seguenti attività: a) la realizzazione, gestione ed erogazione dell'intero servizio, comprensivo delle attività di gestione e realizzazione degli impianti; b) la raccolta, raccolta differenziata, Per la gestione ed erogazione dei servizi di gestione integrata dei rifiuti urbani sono affidate ai sensi dell’articolo 202 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e nel rispetto della normativa europea e nazionale sull’evidenza pubblica, le seguenti attività: a) la gestione ed erogazione del servizio che può comprendere le attività di gestione e realizzazione degli impianti; b) la raccolta, la raccolta differenziata, la PARTE II IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO 7/14 commercializzazione e smaltimento completo di tutti i rifiuti urbani e assimilati prodotti all'interno dell'ATO. commercializzazione e l’avvio a smaltimento e recupero, nonché, ricorrendo le ipotesi di cui alla lettera a), smaltimento completo di tutti i rifiuti urbani e assimilati prodotti all’interno dell’ATO. Nel caso in cui gli impianti siano di titolarità di soggetti diversi dagli enti locali di riferimento, all’affidatario del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani devono essere garantiti l’accesso agli impianti a tariffe regolate e predeterminate e la disponibilità delle potenzialità e capacità necessarie a soddisfare le esigenze di conferimento indicate nel piano d’ambito. Si passa quindi da una necessità ad un’opportunità di valutare l’integrazione verticale dell’intero ciclo nel rispetto di quanto previsto nell’ art. 3-bis della L. n. 148/2011 e ss. mm. ii.. La stessa verifica di mercato, richiesta dall’abrogato art. 4 della L. n. 148/2011 e ss. mm. ii., richiedeva che la verifica di mercato e la decisione in merito al regime di mercato da adottare dovesse essere fatta per ciascuna fase del ciclo di mercato. In virtù delle considerazioni esposte, le due macro-fasi relative al ciclo della gestione dei rifiuti devono comunque essere analizzate necessariamente in modo distinto, da un lato per livelli tecnologici, know how e quantità di capitali di investimento estremamente differenti, dall’altro per intervenute disposizioni legislative che concedono la possibilità di una trattazione separata dei segmenti di mercato del ciclo. 1.2. Considerazioni sulle scale territoriali di organizzazione del ciclo integrato Come esposto nei precedenti paragrafi, le riforme in materia di servizi pubblici locali, pur con le alterne vicende a livello giuridico, nascono dalla necessità di attuare parallelamente: una ripartizione verticale, trattata nel precedente paragrafo, attraverso l’eliminazione dell’integrazione a priori dei vari segmenti che caratterizzano il ciclo; un’aggregazione orizzontale: in senso fisico, mediante l’accorpamento delle gestioni su scala territoriali maggiori, al fine di ottenere economie di scala. PARTE II IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO 8/14 Tuttavia risulta opportuno analizzare distintamente gli effetti dell’aggregazione orizzontale nelle fasi caratterizzanti il ciclo. La fase relativa alla raccolta, spazzamento e trasporto, non si presta alla concorrenza di operatori insistenti nel medesimo territorio, sia per caratteristiche tecnico-funzionali, sia per la sub-additività della funzione di costo dell’attività. E’ inevitabile dunque, il ricorso all’esclusiva, sottoposto a specifici sistemi di affidamento e regolazione, identificata come unica configurazione industriale aderente alle peculiarità della servizio. È ovvio, principalmente nel segmento in esame, che il concetto di monopolio naturale si associa sostanzialmente con quello di efficienza produttiva industriale in modo da minimizzare i costi complessivi annessi e dunque produrre un beneficio all’utenza. Ciò nonostante, l’intervento di aggregazione del Legislatore è meritevole nella parte in cui non prevede una specifica soglia territoriale di aggregazione, in quanto è erroneo attendersi aprioristicamente la creazione di economie di scala dall’organizzazione dei servizi di raccolta per dimensioni provinciali. Studi recenti dimostrano che in questi segmenti di mercato si rilevano importanti economie di densità, con riduzione dei costi unitari all’aumentare dei rifiuti raccolti a parità di area servita, mentre più controversa appare invece la presenza di vere e proprie economie di scala, ovvero la diminuzione dei costi indotta da un incremento proporzionale della quantità raccolta e della superficie dell’area servita; sul piano della efficienza della scala operativa, infatti, tali economie sono riscontrabili unicamente in relazione all’aggregazione di Comuni di ridotta dimensione (con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti). Alla luce dell’analisi di cui sopra, si giustificherebbe pertanto l’esigenza di superare la frammentazione della gestione per i Comuni più piccoli. Le attività di trattamento e smaltimento al contrario, presentano un insieme differenziato, la cui importanza in termini di peso sui costi complessivi di gestione è in rapida ascesa, sia per la progressiva riduzione di terreni da adibire a discarica che per le esigenze di tutela ambientale che impongono la costante ricerca di soluzioni innovative, con impianti ad elevata intensità di capitale e complessità tecnologica. Il duplice intervento teso all’aggregazione territoriale e alla vigilanza del mercato risulta assolutamente essenziale per risolvere talune problematiche esistenti in questo segmento di mercato. In particolare lo sviluppo di filiere del trattamento garantirebbe l’accesso libero, non discriminato e regolato agli impianti evitando la presenza di rendite di monopolio. PARTE II IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO 9/14 Tale misura mirerebbe a scongiurare il rischio che si creino posizioni dominanti da parte dei possessori degli impianti, il quale cresce proporzionalmente al livello di segmentazione territoriale presente. Alla luce delle considerazioni su esposte risulterebbe opportuno un dimensionamento dei bacini ottimali differenti per i due segmenti di mercato, caratterizzate da connotazioni differenti sia di carattere tecnologico, economico-finanziario, normativo. • Ambito ottimale per la raccolta (ARO): Per quanto concerne la fase relativa alla raccolta, spazzamento e trasporto, l’ottimo relativo alla dimensione dei bacini di raccolta, come esposto in precedenza, si raggiungerebbe mediante un accorpamento territoriale ben più ridotto rispetto a quello necessario per la fase di trattamento e smaltimento, che viene indicato come Ambito di raccolta Ottimale (ARO). • Ambito ottimale per il Trattamento (ATO): Gli impianti di trattamento possono avere bacini anche maggiori, la cui scala dipende dalla complessità tecnologia di lavorazione (un impianto di riciclaggio del vetro ha una scala regionale, mentre uno di selezione e pressatura della carta può avere anche una base sub-provinciale). La scala ottimale dell’ATO, come definito dall’art. 200 del D.Lgs 152/06, non deve essere vista in relazione ad una specificità tecnologica della sezione di trattamento, ma solo con riferimento al vincolo di autosufficienza introdotto dall’art. 182-bis del D.lgs 152/06, che prevede:“la realizzazione dell'autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti del loro trattamento in ambiti territoriali ottimali”. La scala ottimale di ATO deve essere cercata, dunque, nella dimensione territoriale che consente di chiudere il ciclo di trattamento per l’indifferenziato, incluso lo smaltimento in discarica: è del tutto evidente che la perimetrazione di ATO non può essere connessa solo ai limiti amministrativi di Provincia, a maggior ragione in una fase di riforma del loro numero, ma deve conto anche delle capacità e necessità impiantistiche per garantire il vincolo dell’art. 182-bis del D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii.. PARTE II IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO 10/14 1.3. Considerazioni inerenti la gestione di alcune fasi del ciclo integrato Differente trattazione merita il segmento del recupero e riciclaggio delle frazioni differenziate che, nel caso della Regione Puglia, è sottoposto interamente a libero mercato, salvo alcuni casi eccezionali (ASM Molfetta). Questo fenomeno rappresenta sostanzialmente un caso di studio da monitorare ed analizzare in relazione all’attuazione della riforma liberalizzatrice respinta dalla Corte Costituzionale, dato che, come anticipato, il segmento si presenta quasi totalmente in regime di libero mercato. Nonostante il libero mercato caratterizzi il segmento ormai da un decennio, con teoriche positive ricadute sui costi relativi al servizio per effetto del “libero mercato”, dall’analisi dei dati tariffari (difficili da ottenere in molti casi) si rileva un costo maggiore dello stesso in confronto ad altre realtà regionali. Nell’esperienza in oggetto infatti, la “leadership” privatistica, in assenza di una componente pubblica in qualsiasi forma, ha comportato il rafforzamento dell’oligopolio. In questo segmento è opportuno auspicare specifici interventi finalizzati ad introdurre la componente pubblica, con lo scopo di ripristinare una concorrenza disciplinata a vantaggio dell’interesse pubblico. È’ necessario quindi, immettere un elemento di novità nel sistema, che può essere rappresentato dall’affidamento di diritti in esclusiva del servizio di recupero di frazioni da raccolta differenziata in un determinato territorio, garantendo da un lato la concorrenza “per il mercato” e dall’altro ristabilendo una curva di offerta non più viziata da interazioni oligopolistiche. In questo modo, le funzioni pubbliche ricoprirebbero un ruolo di controllore e di garante in merito agli obblighi di servizio pubblico universale; il servizio di recupero concesso in esclusiva invece, costituirebbe inevitabilmente un vero e proprio calmiere, poiché identificherebbe un benchmark per gli operatori agenti in regime di libero mercato. Gli strumenti di decisione sull’adozione di tali politiche sono definiti nella l.r 24/02012, mentre le opzioni di pianificazione per assumere tale scelte, con riferimento agli aspetti ambientali, tecnologici ed economici sono indicati nel presente Piano. PARTE II IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO 11/14 3. L’ARTICOLAZIONE DEL PIANO Come riportato nelle premesse generali al Piano, la Parte II riguarda la descrizione delle previsioni di pianificazione relative ai seguenti obiettivi strategici: O1: Riduzione della produzione dei rifiuti: Il Capitolo riporta il Programma per la riduzione della produzione dei rifiuti, così come disposto dall’art. 199 comma 3 lett. r) del D.Lgs. 152/ 2006 ss.mm.ii., nelle more della redazione del programma nazionale di riduzione, in corso di predisposizione da parte del MATTM. Nel capitolo sono riportate le misure di pianificazione atte a minimizzare il quantitativo dei rifiuti prodotti, per perseguire gli obiettivi comunitari e nazionali. In specifico sono state individuate tre macro aree d’intervento finalizzate ad incidere: sulle condizioni generali relative alla produzione di rifiuti; sulla fase di progettazione, produzione e di distribuzione di beni e servizi ed, infine, sulla fase del consumo e dell’utilizzo di beni di consumo. Vengono altresì introdotti obiettivi quantitativi di riduzione, stima delle tempistiche ed indicatori per il monitoraggio, che tengono anche conto della necessità di “dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti”, così come riportato nella citata disposizione di legge nazionale. O2: Criteri generali di localizzazione di impianti di gestione rifiuti solidi urbani: Il Capitolo ha lo scopo di definire, così come previsto dall’art. 199 comma 3 lett. l) del D.Lgs. 152/ 2006 ss.mm.ii., “i criteri per l'individuazione, da parte delle Province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti nonché per l’individuazione dei luoghi o impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti, nel rispetto dei criteri generali di cui all’art.195 comma 1 lettera p)”. O3: Accelerazione del raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata, riciclaggio e recupero: Nel Capitolo vengono richiamati gli obiettivi inerenti il riciclaggio, il recupero e la raccolta differenziata dettati dalle normative comunitarie e nazionali; in merito si enunciano le caratteristiche principali e gli standard minimi del servizio di raccolta a trasporto al fine di garantire il perseguimento degli stessi. PARTE II IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO 12/14 Viene poi richiamata l’organizzazione in Ambiti Ottimali di Raccolta e vengono indicati ulteriori criteri utili, nel futuro, ad allargare le medesime aree di raccolta. Vengono definite, inoltre, le assunzioni e la metodologia di costruzione del modello di stima dell’evoluzione dei flussi di rifiuti intercettati dalle raccolte differenziate, stima che si pone alla base dell’organizzazione impiantistica definita nella successiva Parte. Da ultimo, sulla base delle stime di raccolta differenziata, viene aggiornato il Programma di riduzione dei rifiuti biodegrdabili in discarica. O4: Rafforzamento della dotazione impiantistica a servizio del ciclo integrato Gli elementi fondamentali del Capitolo sono: l’individuazione degli scenari possibili per assicurare il trattamento della frazione organica raccolta in maniera differenziata a regime, sulla base della situazione impiantistica attuale. la chiusura della filiera di recupero relativa alle frazioni secche da raccolta differenziata all’interno dello stesso ambito regionale al fine di massimizzare il recupero dei rifiuti urbani, valorizzando la dotazione impiantistica pubblica. Il nuovo schema di trattamento degli impianti meccanico-biologici di gestione del rifiuto indifferenziato al fine di rispettare i vincoli comunitari e nazionali di riduzione del conferimento in discarica e massimizzazione del recupero e riciclaggio. La definizione dei bacini di conferimento dei rifiuti indifferenziati per garantire l’ottimale utilizzo degli impianti esistenti/in corso di realizzazione, rispettando al contempo il principio di autosufficienza per lo smaltimento introdotto dall’art. 182-bis comma 1 lett. a) del D.Lgs. 152/06, come modificato dal D.Lgs. 205/2010. O5: Valutazione delle tecnologie per il recupero energetico dei combustibili solidi secondari derivanti dai rifiuti urbani Nel Capitolo sono analizzati varie opzioni per la gestione dei Combustibili Solidi Secondari prodotti al termine della filiera di trattamento dei rifiuti indifferenziati. Si è introdotta l’innovativa possibilità di PARTE II IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO 13/14 procedere al recupero di materia dal CSS, mentre in relazione alle strategie tradizionali di tale frazione, residuale nel ciclo di gestione dei rifiuti sono stati esaminati i vari tipi di processi di recupero energetico disponibili al fine di metterne in evidenza le caratteristiche fondamentali e le loro criticità, in termini di prestazioni tecnologiche, energetiche ed ambientali. In particolare, al fine di verificare la reale applicabilità di alcuni processi innovativi ai CSS da RU, sono riportati i risultati delle prove di gassificazione e di ossicombustione flameless condotte, con l’ausilio di impianti sperimentali in dotazione rispettivamente ai laboratori UTTRI-RIF del C.R. ENEA di Trisaia e ITEA Spa presso il C. R. Ansaldo Caldaie di Gioia del Colle (BA), su CSS derivanti dal trattamento della frazione residuale della raccolta differenziata attuata in ambito regionale pugliese. Sono inoltre esaminati gli aspetti relativi alla valorizzazione energetica dei combustibili solidi secondari (CSS) ottenuti da RU in impianti non dedicati (co-incenerimento) al fine di verificare lo stato di diffusione di tale tecnica di gestione. O6: Razionalizzazione dei costi del ciclo integrato di trattamento rifiuti L’ultima sezione del Piano (Parte II O6) è dedicata alla stima dei costi del servizio del ciclo integrato di gestione rifiuti, suddiviso nella sezione relativa alla raccolta e trasporto e nella sezione di trattamento, che include il riciclaggio, recupero e smaltimento. Oltre alla stima dei costi delle operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti urbani, si è ritenuto che tale valutazione dovesse essere integrata da una stima dei costi dei nuovi servizi di raccolta integrata da attivare per raggiungere gli obiettivi comunitari e nazionali di raccolta differenziate recupero. Inoltre, si è ritenuto necessario indicare modalità e criteri di copertura del costo del ciclo integrato, valutando degli scenari di imposizione fiscale che superino l’applicazione dei costi da sostenere per il servizio sul criterio della superficie della residenza, ma tengano conto del principio comunitario di “chi inquina paga”, parametrizzando i costi anche in relazione al numero di utenze raggiunte dal servizio. Tutte le stime effettuate hanno consentito di definire delle strategie di azione per disaccoppiare l’efficientamento dei servizi dall’aumento della pressione fiscale, in particolar modo in un periodo di grave crisi della finanza pubblica. L’obiettivo della razionalizzazione dei costi a livello di erogazione dei PARTE II IINNTTRROODDUUZZIIOONNEE EEDD AARRTTIICCOOLLAAZZIIOONNEE DDEELL PPIIAANNOO 14/14 servizi crescente deve essere considerata la forza motrice trainante nel processo di attuazione della Pianificazione proposta. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII Parte II OO11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 1 1 INTRODUZIONE .................................................................................................... 2 2 PROGRAMMA REGIONALE DI RIDUZIONE DELLA PRODUZIONE DI RIFIUTI 4 2.1 Misure che possono incidere sulle condizioni generali relative alla produzione di rifiuti ........................ 4 2.1.1 Misure di pianificazione per promuovere l’uso efficiente delle risorse 6 2.1.2 La promozione delle attività di ricerca e sviluppo 8 2.1.3 Indicatori efficaci e significativi associati alla produzione di rifiuti 11 2.2 Misure che possono incidere sulla fase di progettazione, produzione e di distribuzione ........................ 15 2.2.1 Tecnologie e metodologie per la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti: le tecniche di progettazione ecologica e promozione dello sviluppo di tecnologie pulite. 15 2.2.2 La diffusione di informazioni sulle tecniche di prevenzione dei rifiuti al fine di agevolare l’applicazione delle migliori tecniche disponibili da parte dell’industria 21 2.2.3 L’organizzazione di attività di formazione 21 2.2.4 Introduzione di misure per prevenire la produzione di rifiuti negli impianti non soggetti alla direttiva 96/61/CE 22 2.2.5 Le campagne di sensibilizzazione rivolte al mondo produttivo 23 2.2.6 Gli accordi volontari 32 2.2.7 Promozione di Sistemi di Gestione Ambientale 33 2.3 Misure che possono incidere sulla fase del consumo e dell’utilizzo .......................................................... 34 2.3.1 Sistemi raccolta integrata e riduzione produzione 36 2.3.2 L’applicazione della tariffazione puntuale della produzione di rifiuto indifferenziato 38 2.3.3 Compostaggio domestico e collettivo 38 2.3.4 Riduzione della produzione dei rifiuti delle mense scolastiche e aziendali 39 2.3.5 Riduzione della produzione di bottiglie in plastica: “L’Acqua del Sindaco” 40 2.3.6 Centri di Riparazione e Riuso 40 2.3.7 Integrazione dei criteri ambientali in appalti: gli Acquisti Verdi 41 2.3.8 Promozione dell’impiego di rifiuti/materiali post-consumo 43 2.3.9 Accordi tra la Regione e la Grande Distribuzione Organizzata (di seguito GDO) 46 2.3.10 Accordi di programma con il settore turistico 46 2.3.11 Le campagne di sensibilizzazione e diffusione destinate al pubblico 47 2.4 Obiettivi e monitoraggio ............................................................................................................................... 49 PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 2 1 INTRODUZIONE La produzione di rifiuti risulta in costante crescita e la loro gestione rappresenta sempre più un costo in termini sia ambientali che economici. I rifiuti urbani rappresentano la parte finale di una catena di consumo, la fase in cui si dismette un oggetto poiché viene considerato ormai inutile, non convenientemente riparabile o perché ha cessato la sua funzione. Prima del consumo ci sono le fasi di fabbricazione e di trasformazione della materia prima. La vera strategia preventiva consiste quindi nell’unificare questo percorso lineare in modo tale da limitare al massimo il ricorso al conferimento al circuito di raccolta dei RU e, di conseguenza, all’utilizzo di nuove risorse naturali per ottenere nuovi beni. Si tratta di un complemento essenziale alle strategie che cercano di sviluppare un circolo chiuso con la riutilizzazione dei rifiuti – o la loro trasformazione in materie prime seconde. Al fine di determinare un’inversione di tendenza è necessario superare l’idea che crescita economica e benessere debbano essere necessariamente associati ad un aumento di beni di consumo e, quindi, ad una maggiore produzione dei rifiuti. Oggi si fa strada sempre più l’idea che qualità significa anche capacità di allungare i tempi di vita media dei beni e dei prodotti, intervenendo, in tal modo, a ridurre i materiali ed i quantitativi da avviare a smaltimento e a promuovere l’ottimizzazione dei sistemi di gestione ai fini della massimizzazione del recupero di materiali dagli residui prodotti. A livello Europeo e nazionale è stato stabilito che entro il 2010 è necessario ridurre lo smaltimento finale dei rifiuti del 20 % rispetto al 2000 e che nel 2050, la quota di smaltimento, dovrà raggiungere al massimo il 50%. A tale scopo e per garantire un’efficiente e efficace gestione dei rifiuti, il D.lgs152/2006 ss.mm.ii che recepisce la Direttiva UE n.98/2008, propone diverse azioni nel rispetto della seguente gerarchia (art. 179): a) prevenzione; b) preparazione per il riutilizzo; c) riciclaggio; d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia; e) smaltimento. Tali azioni sono classificate in ordine di priorità, e, pertanto, la “prevenzione” è da considerarsi la più importante. Il concetto di prevenzione viene inteso sia in termini di riduzione della pericolosità delle sostanze o oggetti che in termini di riduzione della produzione di rifiuti. In particolare, la prevenzione (art.183 comma m)) consiste in tutte quelle misure adottate prima che una sostanza, un materiale o un prodotto diventi rifiuto e che contribuiscono alla riduzione: 1) della quantità dei rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l'estensione del loro ciclo di vita; 2) degli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull'ambiente e la salute umana; 3) del contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 3 Una strategia di prevenzione adeguata non può prescindere dal considerare l’intero ciclo di vita di una sostanza o oggetto e in particolare le diverse fasi che vanno dal processo di produzione a quello di consumo e in fine quella di smaltimento. L’obiettivo generale della suddetta strategia deve fondarsi essenzialmente nell’adozione di strumenti che siano in grado di condizionare i modelli sia di produzione che di consumo (prevenzione alla fonte). In sostanza, bisogna limitare i rifiuti alla fonte orientando i settori economici, a produrre, ed i consumatori, a consumare, prodotti e servizi che generano meno rifiuti. Tra il produttore e il consumatore vi è la grande e piccola distribuzione che, attraverso una politica commerciale che assume il concetto di prevenzione, può favorire un adeguamento sia dei modelli di produzione che di consumo. Al fine di favorire un’azione intergrata e omogenea su tutto il territorio nazionale il D.lgs. 152/2006 ss.mm.ii. prevede, all’art. 180 comma 1-bis che il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare adotta entro il 12 dicembre 2012,….. un programma nazionale di prevenzione dei rifiuti ed elabora indicazioni affinché tale programma sia integrato nei piani di gestione dei rifiuti di cui all'articolo 199. In caso di integrazione nel piano di gestione, sono chiaramente identificate le misure di prevenzione dei rifiuti. Ad oggi il suddetto programma nazionale di prevenzione dei rifiuti non è stato ancora adottato e tuttavia il MATTM ha attivato la procedura di consultazione pubblica finalizzata all’adozione di tale piano. Vista l’importanza del tema in oggetto e in attesa dell’adozione del suddetto programma, si procederà comunque a delineare, sulla base dei dettami dell’art. 180 comma a-b-c e dell’Allegato L del D.lgs. 152/2006 ss.mm.ii, una strategia regionale che dovrà essere oggetto di successivi aggiornamenti, attraverso l’adozione da parte della Giunta Regionale di specifiche delibera attuative. Sul punto è bene tener presente che, allo stato, numerose sono le esperienze locali significative in tema di riduzione della produzione e pericolosità dei rifiuti. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 4 2 PROGRAMMA REGIONALE DI RIDUZIONE DELLA PRODUZIONE DI RIFIUTI Al fine di promuovere in via prioritaria la prevenzione e la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti, all’allegato L del suddetto D.lgs, vengono proposti alcuni esempi di misure che possono essere riassunte nel seguente modo: Misure che possono incidere sulle condizioni generali relative alla produzione di rifiuti; Misure che possono incidere sulla fase di progettazione, produzione e di distribuzione; Misure che possono incidere sulla fase del consumo e dell’utilizzo. Tra gli strumenti a disposizione per l’attuazione delle suddette misure vengono proposte (art. 180) le seguenti iniziative: a) la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di certificazione ambientale, utilizzo delle migliori tecniche disponibili, analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, l'uso di sistemi di qualità, nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della corretta valutazione dell'impatto di uno specifico prodotto sull'ambiente durante l'intero ciclo di vita del prodotto medesimo; b) la previsione di clausole di bandi di gara o lettere d’invito che valorizzino le capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti; c) la promozione di accordi e contratti di programma o protocolli d'intesa anche sperimentali finalizzati, alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti. 2.1 MISURE CHE POSSONO INCIDERE SULLE CONDIZIONI GENERALI RELATIVE ALLA PRODUZIONE DI RIFIUTI La prevenzione della produzione dei rifiuti è una della grande sfide del piano, che ha delle importantissime implicazioni di carattere economiche che si manifestano in più momenti del ciclo di vita dei prodotti. Il recepimento di tale aspetto nelle più recenti evoluzioni normative maturate a livello europeo e nazionale richiede coinvolgimenti che investono in primis il mondo produttivo, ripercuotendosi anche sulle sensibilità dei cittadini. Infatti occorre contrastare ed invertire gli attuali trend di progressiva crescita delle produzioni di rifiuti, utilizzando la leva economica e della responsabilizzazione condivisa. Le nuove norme sulle discariche e sugli inceneritori risultano pertanto incentivanti per le politiche di gestione dei prodotti e dei servizi che minimizzano la produzione e la pericolosità dei rifiuti (prevenzione) e di quelle di gestione dei rifiuti che massimizzano il loro recupero come materia (minimizzazione). PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 5 All’aumentare dei costi di smaltimento dei rifiuti, produttori e gestori dei rifiuti avranno sempre maggiore interesse economico a sviluppare dette politiche di prevenzione e minimizzazione. Da una politica di contenimento dei rifiuti, il produttore non solo beneficerebbe di vantaggi economici ma anche di quelli derivanti da un mercato che sempre più seleziona i competitori sulla base della qualità ambientale dell’offerta. Dal punto di vista di chi gestisce i rifiuti, in particolare quelli derivanti principalmente dalle attività di consumo (Comuni e imprese di igiene urbana), prevenirne e minimizzarne la produzione rappresenta oggi la nuova sfida nell’ottica dell’efficienza, efficacia ed economicità del servizio ai cittadini nonché per il raggiungimento della sostenibilità ambientale nella gestione del ciclo, soprattutto nel momento in cui il settore si avvia verso la competizione di mercato. Tra le misure che possono incidere sulle condizioni generali relative alla produzione di rifiuti vi sono: 1. Ricorso a misure di pianificazione integrata o ad altri strumenti economici che promuovono l’uso efficiente delle risorse rinnovabili in particolare del capitale naturale (risorse); 2. Promozione di attività di ricerca e sviluppo finalizzate a realizzare prodotti e tecnologie più puliti e capaci di generare meno rifiuti e, quando prodotti, di renderne possibile il riutilizzo nello stesso o in altri impianti; 3. Elaborazione di indicatori efficaci e significativi delle pressioni ambientali e dei guadagni in termini di miglioramento dei servizi ecosistemici associati alla produzione e smaltimento di rifiuti volti a contribuire alla prevenzione della produzione di rifiuti a tutti i livelli, dalla comparazione di prodotti a livello comunitario attraverso interventi delle autorità locali fino a misure nazionali e regionali. Misure che possono incidere sulla fase di progettazione e produzione e di distribuzione con miglioramento complessivo delle prestazioni ecologiche ad esempio attraverso il waste exchange tra sistemi produttivi; 4. Promozione della progettazione ecologica, e cioè l’integrazione sistematica degli aspetti ambientali per il mantenimento e lo sfruttamento sostenibile del capitale naturale nella progettazione del prodotto al fine di migliorarne le prestazioni ambientali nel corso dell’intero ciclo di vita; 5. Diffusione di informazioni sulle tecniche di prevenzione dei rifiuti al fine di agevolare l’applicazione delle migliori tecniche disponibili (BAT) da parte dell’industria; 6. Organizzazione di attività di formazione delle autorità competenti per quanto riguarda l’integrazione delle prescrizioni in materia di prevenzione dei rifiuti nelle autorizzazioni rilasciate; PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 6 7. Ricorso ad accordi volontari, a panel di consumatori e produttori o a negoziati settoriali per incoraggiare le imprese o i settori industriali interessati a predisporre l’integrazione dei propri piani o obiettivi di prevenzione dei rifiuti o a modificare prodotti o imballaggi che generano troppi rifiuti; 8. Promozione di sistemi di gestione ambientale affidabili, come l’EMAS e la norma ISO 14001. Tutte queste misure sono alla base per la identificazione di specifici indicatori di performance ambientale che tengono conto dei vantaggi/svantaggi in termini di contabilità ambientale complessiva dei servizi delle misure adottate. 2.1.1 Misure di pianificazione per promuovere l’uso efficiente delle risorse Come indicato dalla “Strategia tematica per l’uso sostenibile delle risorse naturali” COM(2005) 670, le economie dei Paesi dipendono in buona parte dalle disponibilità di risorse naturali, intendendo per esse le materie prime come i minerali, la biomassa e le risorse biologiche, i comparti ambientali come l’aria, l’acqua e il suolo, risorse di flusso come l’energia eolica, geotermica, mareomotrice e solare, nonché lo spazio fisico (superficie terrestre). Di queste risorse numerose non sono rinnovabili mentre altre sono soggette ad uno sfruttamento talmente rapido che non permette la rigenerazione delle stesse. Tale condizione genera l’erosione della capacità del nostro pianeta di essere fonte inesauribile di materie prime per l’economia e per la vita. Le risorse minerarie sono non rinnovabili, cioè non possono essere ricostituite via via che vengono consumate o, meglio, non possono riformarsi con la stessa velocità con cui vengono consumate. Infatti, per la loro rigenerazione sono richiesti periodi lunghissimi: basti pensare, per esempio, ai tempi richiesti per la formazione dei giacimenti di carbone e di petrolio. Le riserve di tali risorse, cioè le quantità presenti in giacimenti sfruttabili con le tecnologie di cui oggi disponiamo, non sono illimitate e, supponendo che i consumi proseguano con gli livelli attuali, esse potrebbero esaurirsi in tempi relativamente brevi (tab.1). Pur tenendo conto che le riserve totali stimate sono superiori a quelle attualmente sfruttabili con le tecnologie disponibili, si impone in ogni caso come obiettivo prioritario un uso più razionale delle risorse minerali, sia attraverso la riduzione dei consumi, sia attraverso il recupero e il riciclo dei materiali metallici usati. Minerali Durata in anni Indio 16 anni Argento 18 anni PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 7 Oro 19 anni Rame 41 anni Petrolio 44 anni Nichel 66 anni Molibdeno 67 anni Cobalto 109 anni Carbone 206 anni Gruppo del platino 225 anni Alluminio 256 anni Tab.1: Stima della durata di alcune risorse minerarie ai tassi di consumo attuali Occorre considerare che l’esaurimento di tali minerali ha degli impatti inimmaginabili, poiché ciascuna delle sostanze menzionate ha numerosissime applicazioni industriali che permeano nella nostra vita di tutti i giorni. Ad esempio l’indio è utilizzato per la costruzione di monitor e di TV a cristalli liquidi e per la realizzazione di pannelli solari fotovoltaici e termici. L’argento, oltre agli utilizzi più noti è adoperato nel packaging dei surgelati grazie alla sua capacità antibatterica. Per poi non parlare del petrolio tra cui la plastica con le sue numerosissime applicazioni, l’asfalto, il gasolio, la benzina, il cherosene, il gas petrolio liquefatto (GPL), la paraffina, etc. Occorre considerare gli effetti economici derivanti dalla riduzione progressiva delle risorse: condizioni che possono portare ad impennate dei prezzi ben maggiori di quelle attuali. In tale direzione occorre riferirsi alla disponibilità dinamica, che tiene conto della scoperta di nuovi giacimenti e/o delle nuove situazioni di mercato. A titolo di esempio se la benzina o il gasolio avesse un costo di € 20,00 al litro, i consumi si ridurrebbero considerevolmente prolungando la durata prevista della disponibilità. Con specifico riferimento al tema della gestione dei rifiuti, utilizzare una risorsa naturale per poi smaltirla dopo l’impiego, costituisce un impoverimento delle risorse e quindi anche della stessa economia del Paese, in un arco temporale più o meno ampio. Attraverso il riutilizzo dei rifiuti, tuttavia, è possibile rigenerare le risorse e preservare i servizi dispensati dalla natura, che costituiscono il fondamento della nostra prosperità e della nostra crescita economica. Un’alternativa potrebbe essere quella di adottare un approccio coordinato, che precorra la necessità di passare a modelli di consumo più sostenibili, con probabili benefici di ordine ambientale ed economico. Ad oggi la sfida consiste quindi nel favorire e stimolare la crescita economica, evitando però al tempo stesso il degrado dell’ambiente. Si tratta peraltro di PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 8 obiettivi non contraddittori. Se infatti un uso efficiente delle risorse contribuisce alla crescita, per converso l’uso inefficiente delle risorse e lo sfruttamento eccessivo delle risorse non rinnovabili rappresentano a lungo termine un freno alla crescita. Esiste una relazione strettissima tra gestione ottimale dei rifiuti e della raccolta differenziata e risparmio delle risorse. Ulteriore aspetto riguarda i riflessi energetici. Il riciclaggio dei materiali consente delle importantissime riduzioni dei consumi energetici. E’ energeticamente molto più conveniente riciclare una materia prima anziché procurarsene una nuova. Come evidente dalla tabella (tab.2) che segue i risparmi energetici possono raggiungere addirittura il 95% per l’alluminio, ma sono significativi per qualunque materiale. Anche per la produzione del vetro è molto meno oneroso sul piano energetico fondere una bottiglia usata di vetro (allo stato amorfo) che smantellare la struttura cristallina del quarzo che compone la sabbia. Materiale Energia da materie prime (kcal/kG) Energia materiali da riutilizzo (kcal/kG) Risparmio energetico Vetro 4.800 2.900 40% Alluminio 48.000 2.200 95% Rame 12.000 1.700 86% Ferro 4.000 1.400 65% Carta 6.000 2.400 60% Gomma 8.500 2.600 69% Plastiche 14.000 2.000 86% Tab. 2: risparmi energetici derivanti dal riutilizzo di materiali. 2.1.2 La promozione delle attività di ricerca e sviluppo La ricerca scientifica non può essere assente dinanzi a questa sfida tecnologica e ambientale che l’umanità si trova ad affrontare per la prima volta nella sua storia. Per cause connesse ad uno sviluppo incontrollato delle tecnologie industriali e per una scarsa attenzione ai problemi dell’ambiente, la produzione dei beni (e, di conseguenza, dei rifiuti) si è accresciuta in maniera esponenziale generando situazioni sociali di difficilissima soluzione. Del resto occorre evidenziare come le Scienze Ecologiche siano quanto mai recenti nel bagaglio scientifico e culturale internazionale con meno di un secolo di vita, la qualcosa ha generato un gap di conoscenza PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 9 sempre più importante soprattutto a livello dei cicli globali della materia sul pianeta e dei relativi flussi energetici. La promozione della ricerca basata sulla costruzione della conoscenza, rappresenta pertanto un elemento centrale per assicurare la conservazione delle risorse naturali attraverso meccanismi di risparmio (e quindi di riduzione dei rifiuti) e di sviluppo di tecnologie ecocompatibili in cui sia già stato incamerato il concetto di riutilizzo. Tali elementi sono di sostegno sia allo sviluppo delle politiche in differenti ambiti istituzionali sia alla definizione delle scelte imprenditoriali e di consumo. La ricerca e lo sviluppo a tutti i livelli, compresi i programmi e i progetti industriali internazionali, europei e nazionali, possono svolgere una funzione importante nello sviluppare e realizzare la strategia. Il settimo e l’ottavo programma quadro di ricerca porrà particolare accento sullo sviluppo di strumenti capaci di valutare le incidenze ambientali, economiche e sociali. A tale riguardo va sottolineata con vigore l’importanza strategica di un coinvolgimento sostanziale del mondo della ricerca in problematiche importanti, quali quelle generate dalla produzione e dallo smaltimento dei rifiuti con tutte le ripercussioni sul sistema ambientale in senso lato. Il mondo della ricerca se si affianca a quello della produzione industriale in maniera sinergica, sicuramente sarà in grado di apportare un valore aggiunto che gli deriva dal sistema delle conoscenze verso il quale esso è già predisposto naturalmente. Un sistema di ricerca valido, affiancato ad un sistema produttivo sano, possono apportare non soltanto agli stessi attori ma all’intero paese benefici ancora oggi parzialmente esplorati. Lo scenario è quello dell’economia della conoscenza, ovvero di una struttura di produzione e distribuzione nella quale la componente immateriale e innovativa assume un ruolo determinante, anche al fine di innescare e sostenere scelte industriali impattanti sulla riduzione della produzione dei rifiuti e sul riutilizzo della materia, pertanto centrate sulla sostenibilità, sulla rigenerazione delle risorse primarie, sulla cooperazione ed integrazione tra tutte le componenti della filiera del sapere e dell’innovazione. Tale impostazione implica una sempre più forte e decisa collaborazione, un più efficace coordinamento tra le diverse competenze istituzionali ed imprenditoriali. Il PRGRU nella sua complessità ed articolazione, diventa quindi un importantissimo stimolo per la ricerca e per attivare percorsi contraddistinti da risultati tangibili e duraturi sulla struttura sociale, economica e scientifica che possa impattare su più livelli: Educazione, Ricerca di base, Ricerca applicata, Trasferimento e Sviluppo Tecnologico, Valorizzazione della proprietà intellettuale. Il PRGRU assume una funzione di importante stimolo della migliore organizzazione dei “fattori produttivi” della ricerca, sviluppando una compiuta analisi dell’esistente, e definendo un modello di intervento allineato alle traiettorie dello sviluppo mondiale del settore dei rifiuti e del recupero di materia e coerente con le prassi comunitarie. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 10 In tale direzione è fondamentale che il PRGRU, apra le porte alle innovazioni concorrendo a definire una piena convergenza con gli obiettivi di Piano con quelli della ricerca nel settore dei rifiuti. La Regione deve prevalentemente accompagnare i sistemi territoriali verso l’adeguamento tecnologico ed il potenziamento innovativo, utile alla soluzione di problemi e criticità evidenziate dallo stesso PRGRU. La pianificazione comunitaria, nazionale e regionale in materia di ricerca, fa riferimento a due importantissimi temi correlati al PRGRU: � Le Tecnologie Ambientali. Il settore considera le tecniche di utilizzo e gestione delle risorse idriche, energetiche e territoriali, incluso il monitoraggio dell’impatto delle attività industriali sui bacini marini, il trattamento dei reflui e rifiuti e il risanamento dei siti contaminati e lo sviluppo di tecniche costruttive innovative per ridurre le emissioni di CO2. I citati Piani favoriscono la ricerca sulla prevenzione ed il monitoraggio e controllo dei processi che generano immissioni nei corpi idrici e in mare, nei suoli o nell’atmosfera, guardano con grande interesse alla riduzione della qualità e della pericolosità delle emissioni solide, liquide e gassose: in altri termini dei rifiuti. Questo stimola lo sviluppo del settore industriale che fornisce attrezzature e impianti per il trattamento di acque reflue e rifiuti, la riduzione delle emissioni gassose e il monitoraggio ambientale. I settori prioritari definiti dai citati piani si possono identificare in: tecnologie innovative di bonifica dei siti contaminati, con privilegio delle tecniche in situ; termovalorizzazione dei rifiuti solidi; tecnologie di inertizzazione di rifiuti pericolosi; monitoraggio e controllo della qualità dell’aria; nuove tecnologie di riutilizzo delle acque; ambiente e salute. � Lo Sviluppo economico sostenibile. È cruciale comprendere le interdipendenze tra crescita economica e il suo impatto ambientale. La crescita economica e le dinamiche ambientali tendono a produrre scarsità e deterioramento qualitativo delle risorse ambientali. Le ripercussioni non sono solo di tipo economico, ma anche strategico e politico. Servono modelli di previsione e controllo, nonché analisi accurate delle dinamiche tecnologiche e istituzionali. I temi su cui risulta importante concentrare la ricerca di tipo socio economico sono: sostenibilità dei processi produttivi (con un’attenzione specifica al recupero di materie non rinnovabili ed in via di esaurimento); politiche nazionali e internazionali in campo ambientale; contabilità ambientale ed indicatori di sostenibilità. In sintesi e per soddisfare le suddette necessità è opportuno favorire le seguenti azioni: favorire la piena convergenza tra gli obiettivi di Piano con quelli della ricerca incentivando studi e ricerche che analizzano, sviluppano ed elaborano soluzioni che riguardano le PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 11 problematiche connesse all’utilizzo efficiente delle risorse, la produzione e lo smaltimento dei rifiuti e gli effetti ambientali e socio economici legati all’adozione di approcci sostenibili; promuovere ed attuare maggiori livelli di integrazione, riducendo drasticamente la tendenza alla frammentazione e sovrapposizione di progetti, risorse e competenze; creare gli strumenti per una condivisione della conoscenza attraverso una rete virtuale in grado di stimolare il confronto e la diffusione delle tecnologie e dei risultati delle ricerche. 2.1.3 Indicatori efficaci e significativi associati alla produzione di rifiuti La pianificazione regionale in via di definizione necessita di elementi di valutazione e misurazione con riferimento agli obiettivi strategici proposti, anche al fine di misurare i progressi in modo adeguato e rendere disponibili le informazioni ai responsabili politici ed ai cittadini, con le logiche della contabilità ambientale. In coerenza con quando definito dalla Commissione gli indicatori saranno orientati alla valutazione dei seguenti aspetti: � valutazione dei progressi dell’efficienza in termini di riduzione degli smaltimenti in discarica (considerati come spreco di risorse); � valutazione delle quantità di materie prime riutilizzate e dei vantaggi legati al risparmio delle risorse naturali, compresa l’energia; � indicatori specifici legati ai potenziali impatti ambientali negativi; � un indicatore generale di eco-efficienza che misuri i progressi realizzati nella riduzione dello stress ecologico dovuto all’attuazione del Piano. Nell’ambito di tale attività è utile promuovere una possibile aggregazione di indicatori allo scopo di essere facilmente comprensibili. In tale direzione sarà utile sviluppare indicatori funzionali a stabilire scale di priorità in sede di definizione delle opzioni politiche, in particolare nel determinare i settori che dovrebbero essere oggetto di iniziative settoriali. La selezione di opportuni indicatori è particolarmente strategica per la comprensione dei fenomeni in corso e per la valutazione degli effetti del Piano in itinere. Sicuramente nel settore rifiuti rivestono particolare importanza gli indicatori di pressione (al fine di pervenire ad una valutazione delle dimensioni effettive del problema a livello regionale, provinciale e comunale), gli indicatori di driving (per individuare le principali azioni generatrici delle pressioni ed ottenere la produzione in funzione della popolazione, PIL, consumi delle famiglie) e gli indicatori di risposta. Questi ultimi, in particolare, sono scelti per verificare la risposta all’attuazione degli atti strategici e regolamentari attuati a livello europeo, nazionale e regionale. Per quanto riguarda la PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 12 disponibilità di dati per popolare gli indicatori in Puglia, i dati relativi ai rifiuti solidi urbani (RSU) e alla raccolta differenziata sono caricati mensilmente dai Comuni su una piattaforma informatica (http://www.rifiutiebonifica.puglia.it/ ) gestita dalla regione Puglia che, ad oggi, rende visibile a tutti gli utenti i dati quantitativi sulla fase di raccolta dei rifiuti urbani, indicando l’evoluzione delle raccolte differenziate. L’insieme di indicatori funzionali alla monitoraggio in itinere del Piano ed al reporting delle dinamiche riguardanti la gestione dei rifiuti può essere articolato in cinque sottoinsiemi: • indicatori socio-economici; • indicatori sulla produzione di rifiuti urbani; • indicatori sulla gestione dei rifiuti urbani; A tali indicatori e per favorire una visione d’insieme sui rifiuti circolanti sul territorio regionale è necessario integrare ulteriori indicatori utili a qualificare e quantificare i rifiuti speciali (trattati in ulteriore piano specifico) come: • indicatori sulla produzione di rifiuti speciali; • indicatori sulla gestione dei rifiuti speciali. Gli indicatori socio-economici non sono peculiari del settore rifiuti, ma sono indispensabili per studiare le correlazioni dei fenomeni legati alla produzione di rifiuti come l’incremento demografico, lo sviluppo economico, ecc. Essi possono essere considerati degli indicatori di benessere economico e sono correlati alla quantità e alle caratteristiche dei rifiuti prodotti dai cittadini. Gli indicatori sulla produzione di rifiuti urbani misurano la quantità di RSU generati. I livelli di rappresentazione possono essere diversi: per sezione geografica (regionale, provinciale e comunale), procapite, in funzione del PIL, ecc. Essi forniscono gradi di approfondimento diversi, dando una lettura articolata del fenomeno e favorendo un confronto tra realtà diverse. Se osservati nel tempo e nello spazio, tali indicatori forniscono un’idea di come si è evoluta la produzione dei rifiuti, consentendo di giustificare le differenze legate alle caratteristiche territoriali (presenza di insediamenti produttivi e/o turistici, di agglomerati urbani, del pendolarismo, ecc.). Gli indicatori sulla gestione dei rifiuti urbani consentono di verificare la diffusione e l’evoluzione del sistema di gestione integrata dei RSU (anche per singole frazioni), il grado di conseguimento degli obiettivi fissati dal quadro normativo e, conseguentemente, la tendenza all’aumento delle percentuali di recupero di materia ed energia. E’ possibile, inoltre, individuare tramite essi eventuali disomogeneità di raccolta in ambito locale, legate all’efficienza e al tipo di organizzazione dei sistemi di raccolta, di trasporto e di recupero. In particolare, gli indicatori sulla raccolta differenziata hanno lo scopo di verificare il raggiungimento dell’obiettivo di raccolta differenziata di rifiuti fissati da norme e piani. Invece, gli indicatori sulla quantità di rifiuti smaltiti in discarica rappresentano una misura della quota di rifiuti che non è stato possibile avviare a recupero o per caratteristiche PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 13 proprie che lo rendono non idoneo al recupero stesso o per una non corretta separazione o gestione da parte dei cittadini. Indicatori, quali il numero e la capacità (anche residua) delle discariche attive presenti sul territorio, nonché il numero di discariche esaurite, consentono di capire se è davvero in atto una razionalizzazione nello smaltimento dei RU (grazie ai programmi e alle politiche di settore) o se le discariche rimangono il principale sistema di smaltimento (situazione attuale); allo stesso modo si deduce il grado di autosufficienza conseguito dalle province, previsto dalla vigente normativa. Analoghe considerazioni valgono per gli indicatori sui sistemi di trattamento dei rifiuti (es. inceneritori, impianti di compostaggio, CDR), dai quali ad esempio, è possibile ricavare l’entità del recupero di materia ed energetico connesso al ciclo dei rifiuti. Per quanto riguarda la rilevanza, gli indicatori rispondono a precise domande di informazione (obiettivo: riduzione dello smaltimento dei rifiuti urbani e massimizzazione del recupero di materia). Gli indicatori sulla produzione di rifiuti speciali misurano la quantità totale di rifiuti generati dalle attività produttive. I livelli di rappresentazione geografica, regionale, provinciale e comunale, forniscono gradi di approfondimento diversi per una lettura articolata del fenomeno. Inoltre l’informazione è fornita anche in livelli di minore aggregazione corrispondente alle diverse tipologie di rifiuti. Per i rifiuti speciali è presentata l’articolazione per attività economica (classificazione Istat) e per codice CER (Codice Europeo dei Rifiuti). L’importanza di questi indicatori risiede nel fatto che essi evidenziano se una collettività sta migliorando o meno la qualità dei processi in termini di risorse e rifiuti per unità di prodotto. In particolare, l’efficienza ambientale della regione, ad esempio, può essere descritta in termini di livello di rifiuti prodotti per unità di PIL. La produzione totale di rifiuti speciali per unità di PIL è un indicatore che descrive l’efficienza in termini ambientali del sistema produttivo. Esso è caratterizzato dal fatto che evidenzia le relazioni che intercorrono tra elementi separati della sequenza causale; collega le pressioni ambientali con le attività antropiche, poiché consente di osservare l’efficienza dei prodotti e dei processi: per esempio, l’efficienza in termini delle risorse usate, delle emissioni e dei rifiuti prodotti per unità di grandezza esaminata. Gli indicatori sulla produzione di rifiuti pericolosi consentono di descrivere l’entità dei rifiuti pericolosi prodotti e di monitorare una delle criticità maggiori della gestione dei rifiuti in Puglia. Infatti, i dati sui rifiuti speciali, soprattutto pericolosi, attualmente disponibili sono basati su autodichiarazioni o su stime. Inoltre, è possibile, attraverso i medesimi indicatori, individuare i settori produttivi che esercitano una maggiore pressione sull’ambiente e dedurre il grado di uniformità della produzione di rifiuti speciali nelle diverse province (nel caso della Puglia la disomogeneità è notevole, data la presenza di grossi poli industriali, quali ad es. quelli localizzati nelle aree di Brindisi e Taranto). PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 14 Gli indicatori sulla gestione dei rifiuti speciali consentono di avere importanti informazioni sulla gestione dei rifiuti speciali. Per quanto riguarda la rilevanza, l’indicatore risponde a precise domande di informazione (obiettivo gestione sostenibile dei rifiuti). Il problema dell’affidabilità rimane, soprattutto nella maggior parte del Mezzogiorno, a causa dell’elevato numero di dichiarazioni incomplete e di una non sufficientemente ed accurata attività di verifica e di controllo a livello locale dei dati dichiarati. Gli indicatori sul recupero non sono descrittivi, ma potremmo definirli prestazionali, confrontano condizioni che riguardano una determinata realtà di fatto con uno specifico insieme di condizioni di riferimento: misurano, cioè, la distanza tra la situazione attuale dell’ambiente e quella desiderata (obiettivo), consentendo di fare una valutazione di tale divario. Gli indicatori di prestazione sono importanti se specifici gruppi o istituzioni possono essere ritenuti responsabili delle modificazioni che avvengono nelle pressioni sull’ambiente o nel suo stato. Per quanto riguarda la rilevanza, l’indicatore risponde a precise domande di informazione (obiettivo: massimizzazione del recupero dei rifiuti nelle sue varie forme). Essi forniscono un dato sull’incidenza delle varie forme di recupero e riciclo, magari articolato su base provinciale, individuando le tipologie prevalenti. Gli indicatori sul trasporto di rifiuti e sull’importazione ed esportazione di rifiuti pericolosi danno informazioni sul trasferimento da regione a regione e sui movimenti transfrontalieri di rifiuti, dovrebbero essere disponibili al fine di fornire supporto alla pianificazione territoriale. In tale direzione è utile o riferirsi ad Osservatori di carattere interregionale (es. ORSONET o al SISTRI quando sarà attivato). La disponibilità di dati affidabili sugli impianti di gestione sono fondamentali per la prevenzione delle illegalità e dello smaltimento non idoneo. L’uso di dati non corretti può condurre a decisioni politiche non sempre appropriate o alla costruzione di infrastrutture non necessarie o inidonee. Sono indicatori che permettono di avere un quadro nel tempo della quantità di rifiuti provenienti da fuori regione e delle zone di smaltimento individuate per essi sul territorio regionale; stessa cosa dicasi per l’esportazione. Di seguito si riporta la lista degli indicatori definiti in ambito ISPRA, implementati sul Sistema Informativo Pugliese dell’Ambiente, e che è utile monitorare attraverso l’Osservatorio Regionale sui rifiuti: 1. PRODUZIONE DEI RIFIUTI TOTALE E PER UNITA' DI PIL 2. PRODUZIONE DI RIFIUTI URBANI 3. PRODUZIONE DI RIFIUTI SPECIALI 4. QUANTITÀ DI APPARECCHI CONTENENTI PCB 5. QUANTITÀ DI RIFIUTI URBANI RACCOLTI IN MODO DIFFERENZIATO 6. PERCENTUALI DI RACCOLTA DIFFERENZIATA PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 15 7. QUANTITÀ DI RIFIUTI SPECIALI RECUPERATI 8. QUANTITÀ DI RIFIUTI SMALTITI IN DISCARICA, TOTALE E PER TIPOLOGIA DI RIFIUTI 9. NUMERO DI DISCARICHE 10. QUANTITA' DI RIFIUTI INCENERITI, TOTALE E PER TIPOLOGIA DI RIFIUTI 11. NUMERO DI IMPIANTI DI INCENERIMENTO 12. QUANTITA' DI RIFIUTI AVVIATI AL COMPOSTAGGIO E TRATTAMENTO MECCANICO-BIOLOGICO 13. QUANTITA' DI RU SMALTITI PER TIPOLOGIA DI TRATTAMENTO/ SMALTIMENTO 14. QUANTITA' DI RS SMALTITI PER TIPOLOGIA DI TRATTAMENTO/ SMALTIMENTO 15. QUANTITA' DI RU ED RS AVVIATI A RECUPERO, RICICLO E RIUTILIZZO 16. COMUNI CHE HANNO ATTIVATO LA RACCOLTA DIFFERENZIATA 17. APPLICAZIONE DELLA TARIFFA SUI RU 18. COSTITUZIONE DELLE AUTORITA' D'AMBITO 19. IMPIANTI DI GESTIONE DEI RIFIUTI IN ESERCIZIO 20. ADEGUAMENTO/ INTEGRAZIONE DEI PIANI E PROGRAMMI DI SETTORE 2.2 MISURE CHE POSSONO INCIDERE SULLA FASE DI PROGETTAZIONE, PRODUZIONE E DI DISTRIBUZIONE 2.2.1 Tecnologie e metodologie per la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti: le tecniche di progettazione ecologica e promozione dello sviluppo di tecnologie pulite. Le gravi ripercussioni che i rifiuti hanno determinato e determinano sull’ambiente, obbligano ad una riflessione attenta sulle modalità di produzione dei beni stessi. È già in uso in molti paesi, sia pure, come nel caso italiano, in maniera volontaria, l’analisi del “ciclo di vita” dei beni con una tempistica che va “dalla culla della tomba”, vale a dire dal momento stesso in cui tale bene viene prodotto sino al momento in cui esso diventa rifiuto. Il tempo di vita di tale bene quindi non si misura più considerando il tempo di funzionamento del bene stesso bensì tutto il periodo di vita per cui in caso di un tempo di vita come “rifiuto” di gran lunga superiore a quello di “funzionamento”, tale prodotto è da eliminare dai sistemi produttivi “ecosostenibili”. Questa problematica così complessa (richiesta di lunga durata di vita dei beni associata a breve periodo di vita con rifiuto), impone un cambio di rotta nella produzione dei beni a cui viene richiesto una grande flessibilità nella possibilità d’uso. Accordi industriali fatti su scala internazionale possono portare a situazioni vantaggiose proprio alle aziende produttive favorendo la pluralità di usi dei beni prodotti. È il caso, ad esempio, delle batterie elettriche la cui forma, la cui potenza e le cui performances sono state già ampiamente concordate su scala internazionale garantendo così il loro utilizzo in una molteplicità di strumenti fra i più diversificati. In tal modo, si evitano gli sprechi che sarebbero stati realizzati qualora si utilizzassero oggetti differenti per beni differenti. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 16 La possibilità di un “lungo” utilizzo del bene va aggiunta successivamente a quella del RIUTILIZZO, alla fine di un percorso di vita, in modo tale che ciascun bene possa essere utilizzabile per altre funzioni sia direttamente che indirettamente. Sul concetto di durata di vita “funzionale” del bene occorre soffermarsi. Siamo passati infatti da un periodo in cui un bene veniva prodotto “per sempre” o, per lo meno, per periodi lunghissimi (es. mobili, arredi, autovetture, elettrodomestici, stoviglie, ecc.) ad un periodo in cui, al contrario, la durabilità di un bene costituisce un vincolo pesante alla produzione industriale che velocemente saturerebbe il mercato di quel prodotto. È stato così che la nostra società si è ritrovata colma di rifiuti, spesso ingombranti, che rappresentano beni che troppo velocemente hanno terminato di funzionare e che per troppo tempo continuano ad esistere come rifiuti. È il caso di citare, a tal riguardo, il comparto dell’elettronica che costituisce uno dei comparti a maggiore produzione di rifiuti e con strumentazione caratterizzata da una breve vita tecnica essendo velocemente superata nelle performance tecnologiche. Il comparto del riciclaggio va pertanto studiato a monte, al momento della produzione dei beni e non può, né deve, essere un problema unicamente dello smaltitore dei rifiuti. Una nuova tecnologia realmente ecocompatibile è una tecnologia nella quale già in fase di produzione del bene si è pensato alla seconda o terza vita dello stesso predisponendolo opportunamente. In sintesi, bisogna creare le condizioni affinché le produzioni e i loro cicli tengano in forte considerazione l’esigenza di risparmiare risorse e quella di generare il minor impatto ambientale (riduzione di rifiuti e inquinanti) sia nella fase di produzione che in quella dell’utilizzo del bene prodotto. Uno dei passaggi fondamentali, per la conversione di un sistema di produzione insostenibile ad uno che introduce il concetto di “ciclo di vita” di un bene, è quello della progettazione ecologica che ha come obbiettivi: • utilizzare in prevalenza ed in modo efficiente materie prime disponibili in grandi quantità e in loco, che abbiamo subito ridotti processi di lavorazione (a basso consumo energetico); • garantire la flessibilità nell’uso anche in previsione di possibili modifiche, sostituzioni o cambi di destinazione d’uso (riutilizzo); • mirare ad un’efficienza energetica nella produzione del bene; • garantire massima durabilità della costruzione; • porre attenzione alla recuperabilità e la riciclabilità dei materiali al termine del proprio utilizzo originario; • utilizzare materiali non nocivi alla salute dell’uomo e dell’ambiente. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 17 La progettazione ecologica rappresenta l’integrazione sistematica degli aspetti ambientali nella progettazione del prodotto al fine di migliorarne le prestazioni ambientali nel corso dell’intero ciclo di vita. La Direttiva Quadro sui Rifiuti invita gli Stati membri a introdurre la responsabilità estesa del produttore, la quale implica che qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti, si faccia carico della gestione del rifiuto nella fase del post consumo, anche nel caso in cui il consumo sia stato operato da un soggetto differente. Si tratta di misure che possono includere l’accettazione dei prodotti restituiti e dei rifiuti che restano dopo l’utilizzo di tali prodotti, nonché la successiva gestione dei rifiuti e la responsabilità finanziaria per tali attività. Tali misure possono comprendere l’obbligo di mettere a disposizione del pubblico informazioni relative alla misura in cui il prodotto è riutilizzabile e riciclabile. L’Environmental Life Cycle Thinking assegna alla sfera progettuale il ruolo determinante di sviluppare prodotti orientati alla sostenibilità ambientale e gli strumenti concettuali ed operativi per affrontare l’alto grado di complessità delle scelte di quali materiali e soluzioni tecnologiche impiegare. Si tratta di un punto di partenza per organizzare un percorso di ecoefficienza che prevede la partecipazione di tutta la filiera e nella quale il consumatore finale condivide la responsabilità delle scelte per promuovere la sostenibilità ambientale. La progettazione orientata alla gestione accurata del fine vita ricopre un ruolo fondamentale nei confronti del quale il designer è chiamato a compiere delle scelte mirate all’ottimizzazione della fase di utilizzo del prodotto e successivamente dei materiali che lo costituiscono attraverso il riutilizzo o il riciclo; si stima infatti che circa l’80% del totale degli impatti ambientali connessi al prodotto siano determinati dalla fase di progettazione. Il progettista e, più in generale, i produttori hanno la responsabilità e allo stesso tempo l’opportunità di comunicare attraverso i propri prodotti atteggiamenti ambientalmente consapevoli, aumentando il grado di ecoalfabetizzazione dei consumatori andando così a promuovere e sostenere atteggiamenti sociali sempre più virtuosi. Nella pratica, l’affiancamento dello strumento operativo Life Cycle Assessment (LCA) con quello della scienza dei materiali e dei processi produttivi, consente l’attuazione di questo percorso. Questi, insieme a tecniche di “Design for Disassembly”, di fatto costituiscono il bagaglio culturale dell’ecodesigner. Il modello di responsabilità stimola lo sviluppo di nuove tecnologie per la progettazione (eco design) e la commercializzazione di prodotti che siano più facilmente recuperabili nonché di più avanzate metodologie di recupero dei rifiuti. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 18 Esiste uno standard internazionale specifico per l’ecodesign: il rapporto tecnico UNI EN ISO/TR 14062 (2007) riguardante la “Gestione ambientale - Integrazione degli aspetti ambientali nella progettazione e nello sviluppo del prodotto”. Il processo di progettazione tradizionale può essere adottato nell’eco-progettazione inserendo alcuni semplici cambiamenti. La portata di questi cambiamenti dipende dagli obiettivi della propria azienda. I prodotti così concepiti vanno realizzati con “Tecnologie pulite” cioè con l’utilizzo di processi produttivi che sia in grado di minimizzare l’impatto ambientale attraverso l’integrazione di iniziative di riduzione delle inefficienze energetiche ed ottimizzando l’impiego delle risorse. L’adozione di tecnologie pulite implica variazioni agli impianti, ai macchinari, ai prodotti e alle prassi gestionali consentendo di ridurre gli impatti ambientali causati dai processi produttivi. Tra le diverse soluzioni possibili vanno sicuramente privilegiate quelle che permettono di prevenire la formazione degli inquinanti. Esse garantiscono un impatto ambientale complessivamente più contenuto e generano svariati vantaggi per gli utilizzatori. L’adozione di tecnologie pulite implica l’attuazione di strategie preventive integrate che ottimizzino prodotti, processi e servizi allo scopo di minimizzare l’impatto ambientale, attraverso: • l’impiego efficiente delle risorse energetiche; • l’adozione di materie prime senza sprechi; • la riduzione degli inquinanti prodotti. Focalizzando l’attenzione al settore rifiuti, le tecnologie pulite per la loro riduzione possono essere di 2 tipi in funzione dell’oggetto d’analisi: • di settore: soluzioni specifiche per ogni singolo comparto produttivo; • delle aree industriali: il problema ambientale è affrontato in modo unitario dal punto di vista delle tecnologie applicate ma anche dal punto di vista gestionale. Un’autorevole e condivisa fonte di informazioni sulle soluzioni industriali innovative a ridotto impatto ambientale è presente sul sito www.tecnologiepulite.it. Tale banca data si propone di agevolare l'applicazione di tecnologie pulite con l'obiettivo di stimolare il confronto tra i diversi soggetti coinvolti nelle tecnologie a ridotto impatto ambientale incoraggiando un approccio di prevenzione e controllo integrato dell'inquinamento. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 19 Ad esempio, nel settore alimentare l’efficienza di produzione e la riduzione nella generazione di rifiuti e scarichi idrici possono essere migliorate con il perfezionamento degli impianti di confezionamento, che oltre a rappresentare un costo economico per le aziende incidono in modo significativo sul problema della gestione dei rifiuti urbani. A titolo dimostrativo nel campo alimentare è possibile installare sistemi automatizzati di imballaggio con la regolazione automatica della velocità e del grado di riempimento. Opportuni sensori installati sulle macchine per il confezionamento del bene permettano di ridurre lo scarto di prodotto e di imballaggi durante tale fase. Invece nel campo metalmeccanico le emulsioni, rappresentanti la quota maggiore dei rifiuti, ad eccezione dei rottami metallici, possono essere parzialmente riutilizzate attraverso l’evaporazione. Questo processo è in grado di dividere la frazione oleosa da quella acquosa, reintroducendola nel ciclo produttivo. Significativi sono gli impatti ambientali connessi con il settore delle costruzioni. Infatti, sin dalla fase di progettazione di un’opera è opportuno pianificare le opportunità di riuso e riciclaggio dei materiali di risulta. La maggior parte dei rifiuti provenienti dalla demolizione degli edifici è costituita, da: materiali riutilizzabili per lo stesso uso; materiale inerti che sono recuperabili solo tramite altri processi di trasformazione; materiali riciclabili o biodegradabili (legno, tavolate, lino, canapa, pietre naturali); materiali riciclabili utilizzabili in processi chimici che comportano un alto rischio per l’ambiente e consumano molta energia (materie plastiche); materiali non riciclabili che devono essere distrutti (pitture sintetiche, collanti e mastici sintetici, schiume sintetiche). L’utilizzo di materiali di recupero provenienti anche da demolizioni selettive, nel caso di nuove costruzioni o di restauro di edifici esistenti, come ad esempio inerti da demolizione da impiegare per sottofondi, riempimenti, opere esterne, etc. rappresentano una buona pratica per ridurre il consumo di materie prime e di energia. Al fine di promuovere una politica di progressiva riduzione del conferimento degli scarti edili in discarica e di riduzione del prelievo di risorse naturali la Regione Puglia, con R.R. 12 giugno 2006 n. 6, ha regolamentato le modalità di gestione dei materiali edili di risulta prevedendo nei fatti sia il loro reimpiego nello stesso cantiere di produzione che il loro conferimento a centri di riciclaggio o, in ultima analisi, in discariche autorizzate. In ogni settore è possibile stabilire delle tecnologie pulite finalizzate al contenimento dell’uso di materie prime vergine e al corretto trattamento dei rifiuti. A tal proposito, esiste un Database Europeo (www.act-clean.eu) che raccoglie soluzioni tecnologiche e manageriali per una PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 20 produzione pulita applicate in alcuni paesi dell'Europa Centrale ma non sufficientemente diffuse in altri paesi. Il database è infatti rivolto alle Piccole e Medie Imprese (PMI) per favorire la diffusione e l'incontro tra domanda ed offerta di tecnologie e di strumenti verdi in tutta l’Europa Centrale. Esso raccoglie e documenta le soluzioni e best practice diffuse in Europa Centrale, descrivendole in termini accessibili e facilitandone l’applicazione alle PMI. Le buone pratiche inserite nel database includono: • Tecnologie Verdi; • Soluzioni manageriali (es. nel campo delle acque, dei rifiuti o in quello energetico); • Strumenti di gestione per identificare e diminuire l'impatto ambientale dei processi e dei prodotti ( ife Cycle Assessment (LCA), Ecodesign, sistemi di gestione ambientale); • Metodi per analizzare parametri specifici: ad esempio strumenti o software per misurare l'efficienza energetica o le emissioni di CO2. L’utilizzo di tali strumenti rende agevole la crescita di un'economia che sia in grado di valorizzare in modo efficiente i materiali riutilizzabili. L’uso efficiente di una risorsa non necessariamente deve essere inteso come una pratica attuata esclusivamente da una singola azienda ma, attraverso un rapporto simbiotico, può essere affidato ad una rete di industrie. Infatti, estendendo l’analisi alle aree industriali è possibile recuperare gli scarti di un'azienda a servizio di altre aziende, creando un vantaggio, anche di tipo economico, sia per chi riduce la quantità di rifiuti da smaltire, sia per chi sostituisce una parte della materia prima con dei sottoprodotti propri o di altre aziende. Per facilitare questi scambi la vicinanza geografica è un vantaggio perché collegamenti troppo estesi potrebbero comportare costi economici superiori. La filiera corta del riciclo ed il passaggio di sottoprodotti tra industrie differenti sono fondamentali per realizzare la simbiosi dei processi produttivi. Per cercare di chiudere il ciclo degli scarti all’interno dell’area produttiva è necessario conoscere l'offerta e la domanda di rifiuti. In aree industriali nuove si potrebbero aggregare imprese valutando la fattibilità di collegare i rispettivi cicli produttivi. In un'area esistente si potrebbero effettuare studi ed approfondimenti per creare la rete di collegamenti con un gestore dei rifiuti comune. Per garantire la diffusione di eco prodotti, ottenuti dall’adozione della progettazione ecologica così come dall’impiego di tecnologie pulite, occorre sollecitare le imprese a cambiamenti più o meno radicali nella loro impostazione strategica, relazionale ed operativa, nonché supportarle nella ricerca di nuove fonti di vantaggio competitivo basate sulla qualificazione ambientale dei loro PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 21 prodotti. In tal senso, grande rilevanza assume la capacità delle imprese di attuare processi di cambiamento strategico ed operativo che consentano di rispondere in modo efficiente alle nuove necessità di carattere ambientale oltre che acquisire un vantaggio competitivo rispetto ad un mercato che sempre più richiede prodotti di alta qualità ambientale. L’attività di promozione della progettazione e produzione ecologica nelle aziende deve nascere da un dialogo condiviso tra il mondo dell’impresa, la ricerca e gli Enti pubblici. A tale scopo i Distretti Produttivi Regionali (L.R. 23/2007) rappresentano il contesto ideale dove è possibile pianificare e promuovere attività in grado di incidere sul miglioramento ambientale dei processi produttivi e prodotti. 2.2.2 La diffusione di informazioni sulle tecniche di prevenzione dei rifiuti al fine di agevolare l’applicazione delle migliori tecniche disponibili da parte dell’industria Al fine di orientare le aziende verso produzioni che possano contribuire il meno possibile alla produzione di rifiuti si ritiene opportuno favorire specifiche campagne di informazione che promuovano i principi dell’eco progettazione e che sia in grado di veicolare suggerimenti come la necessità di: limitare gli imballaggi al minimo indispensabile, riutilizzabili (pallet, cassette per ortofrutta e facilmente recuperabili ( incarto monomateriale e/o biodegradabili); puntare alla produzione di beni di qualità e di lunga vita; privilegiare materiali che possono essere agevolmente riutilizzati; utilizzare il packaging per educare il consumatore ad una gestione opportuna del rifiuto. 2.2.3 L’organizzazione di attività di formazione Le attività di formazione risultano particolarmente strategiche poiché consentono di poter trasferire strumenti, metodologie ed approcci per favorire una conversione ecologica della progettazione, della produzione e dei cicli produttivi delle aziende e per orientare le politiche aziendali/ambientali di marchio e di prodotto in coerenza con quanto esposto in precedenza. Tra i principali obiettivi della formazione occorrerà porre particolare attenzione ai seguenti aspetti: � privilegiare le iniziative a supporto dell’aggiornamento della classe imprenditoriale sulle opportunità delle eco innovazioni e sull’uso efficiente delle risorse; � incentivare interventi formativi legati alla valorizzazione dei risultati della ricerca e dell’innovazione in ambiti tecnologici, organizzativi, di prodotto e di mercato e a competenze di natura trasversale (tra cui quelle legate alle ICT) che possano PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 22 supportare la gestione ottimale delle risorse/rifiuti in ambiti aziendali o che possano favorire percorsi puntati allo sviluppo di prodotti e processi sostenibili; � garantire l’effettiva copertura del territorio e dei differenti ambiti produttivi (industriali ed artigianali); � garantire un raccordo più energico tra mondo imprenditoriale, scientifico e del lavoro; � incentivare la formazione di forme di partnership che includano i tre sistemi; � formalizzare l’integrazione fra sistemi d’informazione e sensibilizzazione e formazione professionale e lavoro, quale obiettivo di policy. Tali competenze attraversano più sfere di conoscenza interessando aspetti specifici legati alla gestione dei rifiuti, ma anche ambiti legati alla produzione ed alle strategie aziendali. 2.2.4 Introduzione di misure per prevenire la produzione di rifiuti negli impianti non soggetti alla direttiva 96/61/CE Negli impianti non soggetti alla Direttiva 96/61/CE possono essere impiegati strumenti ed incentivi per favorire produzione compatibili con l’ambiente. In linea con quelli che sono gli obblighi per le aziende sottoposte alla Direttiva sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (“Direttiva IPPC” Integrated Pollution Prevention and Control) anche le imprese esenti devono conoscere le tecnologie e strumenti per la prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento. Nasce quindi il bisogno di formazione rivolta a professionisti e al personale pubblico in materia di autorizzazione integrata ambientale (AIA), con lo scopo di diffondere conoscenze e cultura relativa all’avanzamento delle migliori tecnologie e metodologie disponibili, anche in riferimento alla prevenzione della produzione dei rifiuti. La diffusione e lo scambio di informazioni sui BREF, Bat REFerence documents, prodotti per ciascun settore ed indicanti i processi e le tecniche emergenti, permettono l’incremento della consapevolezza sulle possibilità di sviluppo aziendali relative all’applicazioni di tali tecnologie. La promozione delle possibili politiche di miglioramento aziendale attraverso l’istituzione di forum, linee guide, centri di formazione e divulgazione, forniscono benefici ambientali e commerciali, comprendenti: • l’ottimizzazione dei consumi e dei costi associati per le risorse naturali o semilavorati, per l’acqua e per il fabbisogno energetico; PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 23 • la minimizzazione della quantità e pericolosità dei rifiuti e delle emissioni prodotte, con riduzione dei costi per il conferimento dei rifiuti; • l’aumento dei ricavi ottenuti dal prodotto venduto; • il miglioramento della qualità del prodotto; • la miglior efficienza e riduzione dei tempi di lavorazione. Svantaggi possono essere costituiti dalla difficoltà immediata dell’azienda ad adottare le BAT, soprattutto se di piccole dimensioni, a causa dei costi che devono essere affrontati (anche dell’ordine di centinaia di migliaia di euro) e dei radicali cambiamenti da attuare, ed anche per la scarsa percezione dei benefici in realtà riscontrabili. Per facilitare l’implementazione e il monitoraggio dei vantaggi ottenuti con l’adozione di tecnologie pulite, si potrebbe realizzare un tools per il monitoraggio dei risultati ambientali, tra cui la prevenzione dei rifiuti, facilmente gestibile dalle piccole e medie imprese di ogni settore produttivo. Un comune strumento di rendicontazione e controllo in grado di monitorare le performance ambientali aziendali individuando possibili aree interne di miglioramento. Tale sistema crea sia competitività all’interno del sistema industriale sia stimoli al miglioramento continuo in ogni singola realtà aziendale. Infatti, una gestione sostenibile del ciclo produttivo e dei prodotti forniti dalle suddette aziende contribuisce ad un vantaggio competitivo rispetto a quelle aziende che non di mostrano l’attitudine a diminuire l’impatto ambientale del suo operato specialmente in vista di una maggiore sensibilità dei consumatori alle tematiche ambientali. 2.2.5 Le campagne di sensibilizzazione rivolte al mondo produttivo Le campagne di sensibilizzazione rivolte al mondo imprenditoriale potranno essere realizzate attraverso un coinvolgimento diretto dei Distretti produttivi allo scopo di generare e/o consolidare le possibili filiere che possono svilupparsi tra aziende dello stesso Distretto e/o afferenti a Distretti differenti. Le campagne di sensibilizzazione saranno orientate al perseguimento dei seguenti obiettivi prioritari: � la diffusione per l’affermazione dei principi ispiratori del Piano in ordine alla promozione della produzione e del consumo sostenibile ed alla implementazione di comportamenti responsabili; � il trasferimento delle buone prassi e dei risultati della ricerca allo scopo di perseguire ottimizzazioni nella gestione delle risorse e delle materie prime ed al contempo di promuovere la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti; PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 24 � la diffusione di modelli di governance aziendale orientati verso uno sviluppo economico coerente con i criteri di sostenibilità ambientale; � l’esaltazione del fattore di competitività delle imprese anche attraverso adeguamenti nella gestione dei servizi energetici, idrici e di gestione dei rifiuti. Nell’ambito delle azioni di informazione, tra i criteri per la gestione dei rifiuti e la relativa gerarchia occorrerà considerare l’intera filiera delle priorità dalle fasi di produzione e di gestione del ciclo dei rifiuti, nel corso della quale è necessario rifarsi alle migliori opzioni ambientali, mirando al più favorevole risultato complessivo che deve necessariamente tener conto degli impatti sanitari, sociali ed economici, ivi compresa la fattibilità tecnica e la praticabilità economica. Di fatti immaginando le migliori tecnologie per prevenire le produzione dei rifiuti nell’ambito del processo produttivo, non si deve tralasciare gli aspetti che derivano dalle possibilità di favorire il riutilizzo del bene a fine ciclo vita. Occorre rimarcare, infatti, che gli elementi di pregio dell’ordine gerarchico non sono in conflitto, ma spesso consentono positive sinergie. Tra i principali obiettivi che ogni impresa deve cercare di perseguire nella gestione della propria azienda e che di propone siano oggetto dell’attività di informazione, possiamo sinteticamente menzionare: � mantenere un elevato livello di protezione delle risorse naturali, un’efficace valutazione e gestione dei rischi e la tempestiva applicazione della normativa comunitaria; � favorire l’uso efficace delle risorse nella produzione, nel consumo e nello smaltimento dei rifiuti; � integrare gli aspetti ambientali nella gestione aziendale; � affrontare, anche attraverso i piccoli contributi della propria azienda, le sfide globali, tra cui la lotta al cambiamento climatico e la conservazione della biodiversità a livello internazionale; � assicurare che tutte le politiche aziendali e le misure relative ai settori suindicati si basino su un approccio multisettoriale, coinvolgano tutti gli interessati e siano oggetto di una comunicazione efficace. In tale direzione occorre promuovere: a) lo sviluppo di tecnologie pulite, che permettano un uso più razionale e un maggiore risparmio di risorse naturali; b) la produzione di beni concepiti in modo da contribuire al recupero della materia e da ridurre la quantità o la nocività dei rifiuti ed i conseguenti rischi di inquinamento; PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 25 c) lo sviluppo di tecniche appropriate per l’eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti al fine di favorirne il recupero; d) l’impiego dei rifiuti per la produzione di combustibili e il successivo utilizzo e, più in generale, l’impiego dei rifiuti come ulteriore mezzo per produrre energia. Le campagne d’informazione dovranno anche sottolineare le responsabilità dei produttori industriali o artigianali, in coerenza con le recenti definizioni del D.lgs. 205/2010, favorendo percorsi di prevenzione, l’utilizzo efficiente delle materie durante l’intero ciclo di vita e la semplificazione delle successive fasi di riutilizzo, riciclaggio e recupero dei rifiuti. La diffusione delle buone pratiche e la valorizzazione dei risultati della ricerca L’efficientamento dell’utilizzazione delle risorse in ambito industriale passa attraverso percorsi di diffusione delle buone pratiche e di valorizzazione dei risultati della ricerca pubblica ponendo in essere un’attività di analisi e di successiva diffusione delle tecnologie esistenti utilizzando le reti già operative implementate attraverso azioni di promozione svolte dalla Regioni Puglia. Al fine di perseguire questo importante percorso diffusione delle buone pratiche e la valorizzazione dei risultati della ricerca, occorre: � sviluppare un flusso costante e puntuale di informazioni sulle tecnologie abilitanti immediatamente trasferibili per applicazioni inerenti la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti e l’ottimizzazione dell’impiego delle risorse, oltre al recupero della materia ed alla separazione degli scarti; tale azione dovrebbe essere condotta prioritariamente in a favore delle PMI coniugando l’analisi dei bisogni di innovazione delle imprese alle ricadute economiche e d’immagine derivanti dall’implementazione delle stesse tecnologie; � divulgare le buone pratiche sviluppate in ambito pubblico e privato favorendo le possibilità di amplificazione dei possibili impatti positivi e creando “casse di risonanza” finalizzate a stimolare percorsi di emulazione per la più ampia diffusione sul territorio; � promuovere la nascita di nuove piccole imprese finalizzate a chiudere le filiere ed a generare possibilità occupazionali per i giovani, contribuendo efficacemente alla crescita della raccolta differenziata e del recupero della materia; PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 26 � promozione della nascita di imprese ad alta tecnologia collegate al settore del recupero di materie prime preziose da rifiuti; � favorire la collaborazione e la sinergia con i Distretti produttivi e tecnologici e con le reti di Laboratori pubblici e pubblico/privati operanti sul territorio pugliese. A livello generale, occorre favorire un incontro più immediato fra il mondo delle imprese e quello della ricerca e del lavoro, determinando anche in via indiretta uno stimolo per i policy maker per il sostegno di iniziative imprenditoriali ad alto contenuto d’innovazione in grado di poter rendere sempre più economicamente vantaggioso il recupero della materia ed il riutilizzo. Il coinvolgimento delle Reti per l’efficacia delle azioni di comunicazione Per motivazioni di efficacia e di opportunità è utile che le azioni di informazione e sensibilizzazione rivolte al mondo industriale ed artigianale siano condotte attraverso un’attiva collaborazione con realtà complesse ed a rete operanti sul territorio regionale, tra cui possiamo ricordare: • Il Distretto produttivo Pugliese dell’Ambiente e del Riutilizzo (DIPAR) formalmente riconosciuto con D.G.R. n.2404 del 10 Dicembre 2008, il cui ruolo di coordinamento e di messa in rete delle iniziative, delle necessità e dei bisogni espressi dalle realtà produttive territoriali è finalizzato a mettere a sistema un comune e condiviso programma di attività finalizzate alla penetrazione e posizionamento delle aziende pugliesi operanti nei settori dell’ambiente e del riutilizzo nei mercati locali ed internazionali. Nell’ambito delle linee di intervento strategiche individuate per lo sviluppo del distretto produttivo sono stati dettagliati una serie di obiettivi strategici fortemente orientati al riutilizzo ed al recupero della materia. Al DIPAR aderiscono al momento oltre 180 imprese che possono esprimere un significativo impulso per la chiusura delle filiere del riutilizzo e che possono contribuire a rendere concreti percorsi di recupero anche con riferimento agli altri Distretti produttivi riconosciuti in Puglia: 1. il Distretto Aerospaziale Pugliese che riunisce 42 tra grandi imprese, piccole e medie, 5 enti di ricerca pubblici e privati, 10 tra istituzioni e di ricerca, etc.; 2. il Distretto Produttivo del Legno e Arredo che comprende 84 imprese, 5 associazioni, 2 enti, etc; 3. il “Distretto produttivo dell’Edilizia sostenibile pugliese” che conta 181 imprese, più associazioni, sindacati, università e centri di ricerca; 4. il Distretto della Nautica che raggruppa 108 imprese, alle quali si aggiungono associazioni, sindacati, università, centri di ricerca ed enti, etc.; PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 27 5. il Distretto Produttivo della Moda che conta 230 imprese a cui si aggiungono associazioni, sindacati, università, centri di ricerca ed enti; 6. il Distretto della Logistica Pugliese che fonde in un’unica proposta due progetti simili, il “Distretto della Logistica della Regione Puglia” ed il “Distretto produttivo della logistica integrata”. Riunisce 111 imprese più associazioni, sindacati, università, centri di ricerca ed enti; 7. il Distretto Produttivo “La Nuova Energia” che deriva dalla fusione di tra distretti tra cui “La Nuova Energia”, il “Distretto Produttivo Pugliese dell’Energia Rinnovabile e dell’Efficienza Energetica”, il “Distretto Produttivo Agro-Energetico Appulo-Lucano”. Il nuovo distretto si avvale della presenza di 263 imprese, oltre ad associazioni, sindacati, università, centri di ricerca ed enti; 8. il Distretto Lapideo Pugliese che riunisce due proposte: il “Distretto produttivo della Pietra, del Lapideo e del Marmo Pugliese” e il “Distretto Produttivo Lapideo Puglie. Le imprese coinvolte sono in tutto 201 alle quali si aggiungono associazioni, sindacati, università, centri di ricerca, ed enti. L’ambito geografico del nuovo distretto è regionale; 9. il Distretto Produttivo della Meccanica Pugliese che raggruppa n.101 imprese e 14 tra enti, centri di ricerca, università, organizzazioni e associazioni; 10. il Distretto Produttivo dell’Informatica, formato da 94 imprese piccole, medie e grandi, 4 fra centri di ricerca e università, 6 tra Associazioni di categoria; 11. il Distretto Agroalimentare di Qualità Jonico Salentino che raggruppa 187 imprese, tra cui 78 tra enti e associazioni pubbliche e private, 7 centri di ricerca, etc; 12. il Distretto Agroalimentare di Qualità Terre Federiciane che include 683 imprese alle quali si aggiungono associazioni, enti, centri di ricerca; 13. il Distretto Produttivo Florovivaistico di Puglia che raggruppa 227 imprese più associazioni enti università e centri di ricerca; 14. il Distretto Produttivo della Comunicazione dell’Editoria, dell’Industria Grafica e Cartotecnica che include 127 imprese più enti, associazioni e Università. • Il Polo Scientifico Tecnologico “Magna Grecia” di Taranto, che nel perseguire l’obiettivo generale d’innovazione ed alta specializzazione tecnologica nel settore ambientale attraverso l’attivazione di intense sinergie tra sistema scientifico e sistema imprenditoriale, focalizza la sua attenzione sul tema dei rifiuti e sulla bonifica dei siti contaminati. Fra le tematiche oggetto del PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 28 progetto scientifico del Polo ritroviamo una serie di obiettivi da perseguire attraverso l’attivazione di interventi a risvolto fortemente tecnologico e sinergizzabili con l’azione distrettuale innanzi rappresentata. • Il progetto NET-ECO - NETwork finalizzato al trasferimento di tecnologie ECOsostenibili che mira a realizzare un’aggregazione virtuale multi-regionale di competenze e di laboratori di R&D già esistenti, per valorizzare quelle tecnologie ambientali eco-innovative fondamentali per la riduzione dell’impatto ambientale derivante da attività di produzione industriale ed agricola in aree soggette a forte degrado ambientale. • la Fondazione Ambiente Puglia il cui piano generale, conforme ai principi/obiettivi comunitari di garanzia di elevati livelli di tutela dell’ambiente e della salute umana, tenendo conto delle prospettive finanziarie 2007-2013, individua un percorso a lungo termine finalizzato a promuovere la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica nelle aree tematiche specifiche di intervento individuate (ambiente ed energia; ambiente e salute; ambiente e lotta ai cambiamenti climatici), contribuendo alla realizzazione dell’obiettivo comunitario e nazionale dello sviluppo sostenibile, nel perimetro della Regione Puglia. Particolarmente rilevante è il ruolo che la fondazione assume a supporto delle attività di reportistica ambientale (attraverso la redazione di volumi specifiche tematiche riferite alle questioni ambientali) attraverso il sostegno economico di banche ed imprese. • Vari Centri di Competenza Tecnologica (CCT), costituiti in Puglia nell’ambito del PON Ricerca 2000-2006, secondo un modello “a rete” con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo scientifico-tecnologico delle imprese (in particolare di PMI). Ogni CCT è una società consortile mista pubblico-privato senza scopo di lucro, con struttura a rete costituita da un nodo principale e da 4 o 5 nodi regionali secondari, che svolge attività di informazione scientifico-tecnologica e trasferimento tecnologico. • Reti di Laboratori Pubblici di Ricerca oggetto di interventi regionali di potenziamento della dotazione infrastrutturale, in termini di strumentazione e attrezzature, dei centri pubblici di ricerca (Università, Enti Pubblici di Ricerca, ENEA) presenti nel territorio regionale e funzionali a favorire l’incremento della “capacità di offerta” del Sistema Regionale dell’Innovazione. Tra essi sono stati realizzati i seguenti laboratori, alcuni dei quali possono esprimere un significativo contributo sul versante della diffusione delle conoscenze verso le imprese: 1. RIVONA -Riduzione dei rischi di volo e nowcasting aeroportuale che comprende strumentazioni iperspettrali finalizzate alla mappatura della sostanza organica nei suoli (particolarmente utile per valutare i suoli in cui favorire l’impiego di compost ed ammendanti) PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 29 2. TRASFORMA - Tecniche di ricerca avanzata per lo studio e l’implementazione della formatura con mezzi flessibili di leghe leggere tramite l’utilizzo di superfici ad attrito controllato e lamiere saldate di differente spessore (consente di ridurre gli scarti della lavorazione delle lamiere) 3. PHOEBUS - Tecnologie plastiche per la realizzazione di celle solari e sorgenti per l’illuminazione organiche ad elevata efficienza, uniformità e brillanza (orientato anche alla riduzione degli scarti) 4. AITECH - Tecnologie applicate alla diagnostica e conservazione del patrimonio costruito: innovazione di strumenti prodotti e procedure 5. SENS&MICRO LAB - Laboratorio regionale per la realizzazione di sensori e microsistemi avanzati per il settore aeronautico 6. Rete regionale di laboratori per la selezione, caratterizzazione e conservazione del germoplasma per la prevenzione della diffusione di organismi nocivi di rilevanza economica e da quarantena (orientato alla riduzione dei fitofarmaci e dei relativi rifiuti) 7. WAFITECH - Laboratorio regionale per le nuove nano e biotecnologie per la filtrazione dell’acqua: design e costruzione di membrane biomimetiche per applicazioni industriali, commerciali e ambientali (finalizzato al riutilizzo dell’acqua in impianti industriali) 8. APULIAN FOOD FINGERPRINT - valorizzazione di prodotti agroalimentari pugliesi mediante analisi di risonanza magnetica nucleare, spettrometria di massa e naso elettronico 9. LIPP - Laboratorio pubblico di ricerca industriale dei plasmi (comprende interessanti applicazioni legate al settore dei rifiuti ed alla relativa inertizzazione) 10. Laboratorio regionale di sintesi e caratterizzazione di nuovi materiali organici e nanostrutturati per elettronica, fotonica e tecnologia avanzata (la miniaturizzazione consente di ridurre la quantità di rifiuti) 11. TISMA - Laboratorio di tecniche innovative per la saldatura di materiali avanzati (consente una riduzione dei rifiuti e dell’impiego di materie prime) 12. RELA - VALBIOR - Rete di laboratori a sostegno della ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie per la valorizzazione di biomasse residue del sistema produttivo della Regione Puglia – specificamente dedicato ad applicazioni riferite ai rifiuti PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 30 13. MITT - Materiali innovativi nanocompositi e tecnologie di trasformazione per applicazioni strutturali e funzionali (la miniaturizzazione consente di ridurre la quantità di rifiuti) 14. Laboratorio di tecnologie di modificazione superficiale di fibre naturali per il rilancio del settore tessile in Puglia (consente di ridurre i rifiuti derivanti dalla riduzione del tessile, abbattendo altresì i costi di produzione) 15. TEGUVA - Utilizzazione di tecnologie gnomiche per l’ottenimento di nuove varietà di uva apirena da tavola con caratteristiche nutraceutiche potenziate 16. EMILIA - Laboratorio integrato di meccanica sperimentale per l’aerospazio 17. GREEN ENGINE - Tecnologie per la propulsione sostenibile 18. VOC and Odor - valutazione delle emissioni di compositi organici volatili e degli impatti odorigeni prodotti dai nuovi materiali e dalle nuove tecnologie per i sistemi produttivi 19. BISIMANE - Costituzione di una rete regionale di laboratori per gli approcci di biologia sistemica nelle malattie umane Le Attività di promozione, diffusione e dimostrazione per le imprese Come accennato in precedenza l’attività di comunicazione ha ad oggetto la promozione delle buone pratiche produttive e di gestione dei flussi della materia e dei rifiuti, la diffusione dei risultati della ricerca e la gestione dell’immagine aziendale con la promozione degli aspetti legati alla sostenibilità delle produzioni. La gestione dell’informazione in ambito aziendale passa attraverso strumenti nuovi, ovvero attraverso le maglie larghe della rete, in grado di assicurare alla community un flusso costante di informazioni e conoscenza, tra cui: � social network allo scopo di facilitare la conoscenza fra imprese virtuose (e non), costruzione di una rete in cui riconoscersi e scambiare best practices; � workshop allo scopo di scandagliare e passare al setaccio la dote tecnologica, il know-how delle PMI, focalizzando l’attenzione su aspetti tecnici e gestionali; � portale web dedicato alla più ampia diffusione delle informazioni e che esponga l’offerta di tecnologie attraverso cataloghi elettronici e che faccia da contraltare al social network. Il portale WEB dovrebbe fungere anche da borsa del rifiuto PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 31 (eventualmente in collaborazione con l’Unione delle Camere di Commercio). Un sito/broker che svolga la funzione di mediazione, un perno attorno al quale far ruotare l’intero universo della gestione dei rifiuti delle PMI e di tutte le tecnologie utilizzabili. Il portale conterrà: form automatici per la richiesta di audit tecnologici; funzioni di ricerca delle tecnologie disponibili e di c.d. “matching” che consentiranno di identificare il set di tecnologie appropriate all’esigenza di innovazione delle imprese; � stampa con una pianificazione mirata su quotidiani e periodici, con l’obiettivo di portare i temi del Piano all’attenzione della comunità il tema della divulgazione consentirà di sostenere le imprese nella conoscenza e nella valorizzazione dei risultati della ricerca e del trasferimento tecnologico. Il risultato atteso è proprio quello di facilitare la conoscenza fra imprese virtuose (e non), la costruzione di una rete in cui riconoscersi e scambiare best practices. Il target è costituito da imprenditori e liberi pensatori che abbiano voglia di dialogare e cimentarsi con le sfide del terzo millennio. Con riferimento all’organizzazione di specifici eventi in Puglia è in fase di definizione l’edizione zero di Ecobiz Rifiuti Puglia, che potrebbe rappresentare un importantissimo appuntamento di livello internazionale rivolto ad aziende operanti nelle filiere della gestione integrata del ciclo dei rifiuti e del riutilizzo. Tale appuntamento potrebbe rappresentare un’importante vetrina in cui esporre e socializzare soluzioni tecnologiche più efficaci per la corretta gestione e valorizzazione del rifiuto in tutte le sue tipologie, quale punto di confronto per i key players di natura strategica su nuovi modelli di crescita economica e di business attraverso la lente d’ingrandimento della green economy. Importante anche la partecipazione del tema rifiuti ad ulteriori rilevanti appuntamenti pugliesi tra cui Barcamp e Festival dell’Innovazione. Il BarCamp è una rete internazionale di non conferenze aperte, i cui contenuti sono proposti dai partecipanti stessi. È inteso come uno strumento che nasce dal desiderio delle persone di condividere ed apprendere in un ambiente aperto e libero, dove chiunque può “salire sul palco”, proporre un argomento e parlarne agli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione. Il Festival dell’Innovazione rappresenta uno strumento affermatosi in Puglia negli ultimi anni che fonda la propria forza sul tema dell’innovazione e dello sviluppo delle nuove tecnologie. Il Festival intende promuovere il sistema dell’innovazione pugliese attraverso eventi originali che favoriscono PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 32 il confronto e l’interazione tra gli attori della ricerca, del sistema produttivo, della formazione, i nuovi protagonisti nel campo delle applicazioni scientifiche (spin off, start up, etc.), la Pubblica Amministrazione e la società. 2.2.6 Gli accordi volontari Al fine di ridurre la quantità di rifiuti prodotti può essere utile ed efficace ricorrere ad accordi volontari con i produttori per incoraggiare le imprese o i settori industriali a predisporre obiettivi di prevenzione dei rifiuti nella progettazione dei prodotti. Gli accordi possono anche riguardare sia la predisposizione di un format comune di etichettatura di prodotto sia di un programmazione condivisa degli obiettivi di riduzione degli scarti aziendali. L’impegno ambientale delle aziende deve inoltre essere promossa: • lato business attraverso convegni e fiere di settore per la promozione del prodotto Waste to Zero; • lato consumer attraverso una campagna informativa che dovrà essere realizzata con il coinvolgimento della grande distribuzione di cui si parlerà successivamente. Gli strumenti degli accordi e delle intese tra le pubbliche amministrazioni e le imprese possono generare motivi di interesse, anche economico, nel promuovere la prevenzione per filiere di beni/rifiuti. A livello regionale è possibile la definizione di accordi volontari sulla prevenzione e gestione di specifici flussi di rifiuti. Dopo quello nazionale, il livello regionale è comunque adatto per l’impostazione di politiche integrate di prodotto, ad esempio tramite accordi con settori industriali e prevedendo incentivi a sostegno di cicli produttivi che minimizzino ed ottimizzano la produzione di rifiuti e che generino prodotti ecocompatibili. Le Regioni possono inoltre definire e gestire, in accordo con le strutture regionali delle Camere di Commercio e Confartigianto, mercati di scambio di materie prime secondarie e prodotti derivanti da riciclaggio dei rifiuti. In termini di impegno volontario, le Regioni possono in generale fornire supporto agli Enti locali per migliorare le pratiche di gestione dei rifiuti con percorsi di informazione, formazione e aggiornamento di tecnici e funzionari, promuovere campagne di comunicazione pubbliche in materia di consumo sostenibile e prevenzione e riduzione nell’ambito della gestione integrata dei rifiuti coinvolgendo la ricerca ed in particolare, tramite le Università l’innovazione del settore produttivo. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 33 2.2.7 Promozione di Sistemi di Gestione Ambientale Attraverso l’adozione di "sistema di gestione ambientale" è possibile da un lato dotarsi di strumenti utili per garantire la conformità alla normativa dall'altro prefiggersi degli obiettivi di miglioramento per la riduzione dei propri impatti ambientali. Sviluppare un SGA per una gestione efficace dei problemi e delle opportunità in campo ambientale, vuol dire in sostanza: • dotarsi di una Politica Ambientale per stabilire gli obiettivi e gli impegni per il miglioramento continuo delle proprie prestazioni ambientali (dirette ed indirette); • organizzarsi per gestire le proprie attività in modo tale che si possa sempre sotto controllo gli impatti ambientali ad essi collegati con lo scopo di ridurli e prevenire possibili problematiche; • prefiggersi sempre degli obiettivi di miglioramento delle proprie prestazioni ambientali (il c.d. miglioramento continuo) anche attraverso la partecipazione attiva di dipendenti, fornitori e clienti. Qualsiasi tipo di organizzazione (sia pubblica che privata) può adottare, volontariamente, un sistema di gestione; esistono delle norme che stabiliscono i requisiti dei sistemi di gestione ambientale a cui è possibile conformarsi per creare il proprio sistema di gestione: • la ISO 14001: valida a livello internazionale, riconosciuta cioè dall'ente formatore ISO e dagli omologhi Europei (EN) ed Italiani (UNI); • ed il regolamento comunitario n° 1221/2009 (EMAS, Eco- Management and Audit Scheme) valido a livello europeo. Il rispetto di tali standard è necessario per ottenere la certificazione ISO 14001 o la Registrazione EMAS. In entrambi i casi è previsto un riconoscimento da parte di un soggetto terzo del rispetto dei requisiti previsti (verifica ispettiva). Il Regolamento EMAS riconosce integralmente ISO 14001 come norma di riferimento per la costruzione del sistema di gestione ambientale, ma stabilisce alcuni importanti oneri aggiuntivi come una maggiore partecipazione e sensibilizzazione dei dipendenti e la stesura di un documento che informi il pubblico sugli impatti ambientali dell'organizzazione e delle sue attività per il miglioramento ambientale: la Dichiarazione Ambientale. Per questi motivi ISO 14001 rappresenta il requisito fondamentale per un'eventuale cammino verso la registrazione EMAS e sarà poi l'organizzazione che valuterà se ottenere unicamente la certificazione ambientale ISO 14001 oppure ottenere anche la registrazione EMAS. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 34 L'adozione di un sistema di gestione ambientale certificato permette di: • monitorare il rispetto della conformità legislativa e delle prestazioni ambientali; • ottimizzare l'uso delle risorse e dell'energia; • supportare nelle decisioni di investimento o di cambiamento tecnologico; • aumentare del valore aziendale; • migliore gestione dei rischi; • approccio sistematico alle emergenze ambientali; • migliore rapporto e comunicazione con le autorità; • migliore immagine aziendale; • agevolazioni nelle procedure di finanziamento e semplificazioni burocratiche/amministrative; L’adozione di un SGA e la conseguente acquisizione del marchio di qualità ambientale permette l’immediato e sicuro riconoscimento, da parte dei consumatori, del valore ambientale del prodotto acquistato con importanti impatti sulla competitività delle aziende che si rivolgono ad un mercato “verde”. In definitiva è necessario che la promozione dello sviluppo economico sul territorio regionale, nell’ambito della Programmazione dei Fondi Comunitari, consideri e integri opportunamente il sistema degli aiuti privilegiando le aziende che si impegnano a convertire i propri cicli produttivi e prodotti assumendo i principi del’eco-sostenibilità. 2.3 MISURE CHE POSSONO INCIDERE SULLA FASE DEL CONSUMO E DELL’UTILIZZO Nel nostro Paese l’ISPRA ha rilevato che nel 2010 la produzione di rifiuti urbani si attesta a 32,5 milioni di tonnellate. Rispetto agli altri Paesi europei, l’Italia si pone in controtendenza e vede aumentare il numero di chilogrammi di rifiuti prodotti dell’1,1 % rispetto l’anno precedente. Ogni italiano produce mediamente 536 kg/anno di rifiuti urbani e nel caso della Puglia il valore si attesta a circa 525,5 kg/anno nell’anno 2010 (ISPRA). Da notare che, della produzione complessiva di rifiuti urbani, almeno 1/3 sono rappresentati da imballaggi. La produzione di rifiuti dipende essenzialmente dai modelli di consumo dei cittadini e delle organizzazioni pubbliche e private che, negli ultimi decenni, sono fortemente orientati verso PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 35 prodotti che rientrano nella pratica dell’usa e getta. Una frazione che incide sul bilancio ambientale e quella delle plastiche e degli imballaggi in generali. Al fine di mettere in atto un’ azione efficace per la riduzione di rifiuti e della loro pericolosità è necessario uno sforzo congiunto di consumatori, dei distributori e dei produttori stessi come descritto in precedenza. Nella prevenzione della produzione di rifiuti il consumatore (cittadini, organizzazioni pubbliche e private) gioca il ruolo fondamentale della decisione di comprare o meno un prodotto che gli viene offerto. Attraverso la sua domanda e il suo comportamento, è in grado di influenzare le decisioni dei produttori. Infatti, una scelta ambientalmente consapevole dei prodotti da parte dei consumatori può incentivare e indirizzare i produttori verso un’offerta di “eco prodotti” che possono incidere sui livelli di produzione di rifiuti e sulla loro pericolosità. In tale contesto anche la distribuzione, grande o piccola che sia, assume un ruolo importante nel favorire una transizione verso produzioni e consumi più sostenibili. Al fine di dare luogo a cambiamenti di stili di vita, di consumo e quindi anche a modi di commerciare e produrre è necessario improntare una strategia che sia in grado di influenzare, canalizzare ed organizzare la coscienza ecologica latente in una parte estremamente significativa della popolazione e delle organizzazioni. E’ necessario mettere al primo piano il c.d. ”eco consumo” che consiste nello sviluppare il consumo di servizi e di prodotto in grado di soddisfare i bisogni essenziali e di migliorare la qualità della vita, mentre contemporaneamente limitiamo l’utilizzo di risorse naturali, di sostanza pericolose e prodotti inquinanti per non mettere in pericolo la soddisfazione dei bisogni anche delle generazioni future. Tra gli obiettivi di tale strategia la priorità è rappresentata dalla sensibilizzazione dei consumatori orientata prima di tutto alla non produzione di rifiuti oppure alla scelta di prodotti con imballaggi ridotti al limite e/o che abbiano una lunga vita funzionale. Le effettive possibilità di ridurre il consumo di sovraimballaggi e di imballaggi a perdere sono però legate alla possibilità, da parte dei consumatori, di poter scegliere tra diverse opzioni di consumo (ad esempio vuoto a rendere o a perdere). Gli strumenti individuati dal legislatore nazionale con il D. Lgs 152/06 ss.mm.ii. in materia di prevenzione prevedono l’adozione di azioni specifiche per influenzare il fenomeno della produzione dei rifiuti urbani. Si tratta di misure in parte dirette in parte indirette che è necessario pianificare in modo unitario e integrato. Tra i principali strumenti proposti vi sono: PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 36 misure che incidono direttamente sui prezzi dei servizi e dei processi di gestione dei rifiuti, quali la tariffazione puntuale dei servizi di raccolta nei confronti dei cittadini-utenti che è stata introdotta, almeno come possibilità, dal Dlgs 22/97 e poi riconfermata anche nel Dlgs 152/06 ss.mm.ii; normative che consentono la distribuzione delle eccedenze alimentari invece che il loro recupero o smaltimento in quanto rifiuto quali la legge 155/03 poi denominata “Del Buon Samaritano”; la promozione della pratica degli “Acquisti verdi” (Green Public Procurement) della pubblica Amministrazione e delle società a prevalente capitale pubblico che consiste nell’acquisto di beni e servizi ecologicamente preferibili (es. meno imballaggi, meno sostanze pericolose, minor utilizzo di risorse naturali, ecc.). Nel proprio ambito di azione le Regioni, le Province e i Comuni possono mettere in atto moltissime iniziative per indirizza lo sviluppo eco-sostenibile del proprio territorio svolgendo un ruolo attivo di promozione, di incentivo, di sostegno ed informazione nei confronti delle imprese ed i consumatori. Recentemente sempre più comuni stanno passando al servizio di raccolta rifiuti porta a porta. Il passaggio da una raccolta stradale ad una domiciliare del rifiuto indifferenziato determina normalmente una diminuzione del quantitativo di rifiuti urbani prodotti. Per incidere maggiormente nell’obbiettivo della riduzione dei rifiuti è necessario che i Comuni si concentrino su azioni mirate e pianificate sulla base delle caratteristiche territoriali e di produzione dei rifiuti. A tal proposito è necessario che gli enti locoli si dotino di una “Strategia Comunale per la Prevenzione e la Riduzione dei Rifiuti” capace di intervenire: sui cittadini, sulle loro abitudini al consumo e sulla loro sensibilità ambientale; sui commercianti, sul tipo di prodotti messi a disposizione dei propri clienti; sui prodotti, sulla loro filiera di consumo, distribuzione e di conseguenza anche produzione. E’ fondamentale che la comunicazione rivesta un ruolo ben definito e strutturato in modo da accompagnare gradualmente i cittadini nelle fasi del cambiamento. È necessario che la comunicazione anticipino le trasformazioni che si imporranno nella vita dei cittadini. 2.3.1 Sistemi raccolta integrata e riduzione produzione Dalle analisi delle esperienze ormai consolidate in Italia ed in Puglia si evince che per un’efficace raccolta differenziata è necessario implementare i sistemi di raccolta porta a porta a fronte dei sistemi di raccolta stradale, ancora oggi molto diffusi. Infatti, se con il sistema stradale si stima che il valore limite di raccolta differenziata si attesta intorno al 35%-40%, con sistemi porta a porta si possono raggiungere valori pari all’80-85%. Tale differenza è dovuta principalmente al fatto che il PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 37 sistema stradale non permette un controllo diretto della qualità dei materiali conferiti determinando così minore attenzione da parte dei cittadini nel differenziare i propri rifiuti. L’opportunità di implementare il sistema di tipo domiciliare a scapito di quello stradale è accentuata dal fatto che tale sistema ha favorito una maggiore responsabilizzazione degli utenti ed ha semplificato le attività di controllo contribuendo in modo significativo alla riduzione dei conferimenti. Il sistema porta a porta infatti obbliga i cittadini ad una maggiore separazione delle frazioni e limita il conferimento improprio ed eccessivo di rifiuti. Tale riduzione è anche connessa al fatto che, la raccolta attraverso contenitori di grande dimensione ad uso collettivo, favorisce il conferimento di rifiuti da parte di utenze “non domestiche” e da parte delle realtà produttive, mentre nella raccolta porta a porta il contenimento dei rifiuti preso le utenze (v. Parte II O3) costituisce un “deterrente” alla produzione dei rifiuti, inducendo l’utenza domestica a razionalizzare i comportamenti negli acquisti. A conferma di tale andamento, uno studio della Regione Lombardia del 2010, ha messo in evidenza che la produzione totale dei rifiuti diminuisce, in media, di circa il 10% se si adotta il sistema di raccolta porta a porta, mentre la riduzione è anche del 16% se riferita ai 75% percentili delle distribuzioni dei costi. Figura 2.1: Confronto della produzione totale di RU con i modelli a cassonetti e porta a porta (Regione Lombardia, 2010) PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 38 In definitiva è necessario favorire quanto più possibile il sistema di raccolta porta a porta anche per garantire risultati notevoli sul fronte delle politiche di riduzione. 2.3.2 L’applicazione della tariffazione puntuale della produzione di rifiuto indifferenziato Oltre alla transazione del sistema di raccolta da stradale a quella porta a porta è necessario rivedere il sistema delle tariffe. In particolare, per favorire la riduzione dei rifiuti è necessario adottare misure che incidono direttamente sui prezzi dei servizi e dei processi di gestione dei rifiuti come la tariffazione puntuale dei servizi di raccolta nei confronti dei cittadini-utenti. Tale possibilità è stata introdotta dal D.Lgs. 22/97 e poi riconfermata anche nel D.lgs. 152/06. L’introduzione di tale tariffa ha come obiettivo quello di poter esercitare un’effettiva azione premiante (meno rifiuti = minori costi) del singolo cittadino alla partecipazione ai programmi di riduzione e raccolta differenziata messi in atto dall’Amministrazione Comunale. Dall’analisi delle esperienze si è verificato che la registrazione del volume e/o del numero di svuotamenti dei contenitori (bidoni o sacchi) dedicati ad ogni singola abitazione (raccolte “porta a porta”) risulta molto efficace rispetto ad una politica di riduzione complessiva dei quantitativi conferiti. Grazie a tale sistema si promuove una maggiore responsabilizzazione dell’utente al momento dell’acquisto, orientando le preferenze verso i beni di consumo che non siano monouso e che utilizzano imballaggi più contenuti e razionali. Nella Parte II O6 del Piano è analizzata la possibilità di introdurre tale sistema di tariffazione nell’ottica di una più equa distribuzione del carico fiscale per le utenze. 2.3.3 Compostaggio domestico e collettivo Gli effetti sulla riduzione dei rifiuti aumentano se alla tariffazione volumetrica viene associata l’incentivazione del compostaggio domestico degli scarti verdi e della frazione organica che, se eliminati dal conferimento dei rifiuti, possono contribuire in modo rilevante al raggiungimento degli obiettivi di riduzione. Tra i meccanismi di incentivazione, promosse da alcune esperienze, vi è la riduzione della parte variabile della tariffa dei rifiuti per le famiglie che aderiscono a tale proposta. Un meccanismo di controllo adottato per verificare il rispetto dei termini di tale adesione consiste in un controllo di un campione degli aderenti (es. 10%/anno) sull’ effettivo utilizzo del compostaggio domestico. Al fine di promuovere attività di compostaggio domestico sul territorio regionale si può prevedere l’assegnazione di contributi a beneficio dei Comuni a fronte della presentazione di progetti per la riduzione della produzione dei rifiuti organici in aree con bassa densità abitativa. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 39 L’art. 11, comma 3 lett. f) della L.R. 24/2012, tra gli elementi minimi da prendere in considerazione per la elaborazione dello “Schema di Carta dei Servizi” (v. Parte II O3) cui tutti i disciplinari di servizio devono conformarsi, prevede che: • il compostaggio domestico deve essere sempre favorito ove tecnicamente possibile; il servizio di raccolta differenziata dell’organico può essere sostituito, anche parzialmente, dal compostaggio domestico soprattutto nelle aree con bassa densità abitativa; Una valutazione quantitativa della riduzione della produzione per effetto del compostaggio domestico è possibile farla, facendo riferimento ai dati di popolazione residente in case sparse o a bassa densità abitativa, pari a 171.844 ab (censimento ISTAT 2011). Ipotizzando, anche alla luce di quanto disposto dalla l.r. 24/2012, un adesione al compostaggio domestico da parte del 66% della popolazione residente nelle suddette aree con una produzione di organico procapite di circa 115 kg/ab anno si prevede una riduzione di produzione di rifiuti pari a circa il 0.6%. Se l’autocompostaggio domestico è possibile per quelle abitazioni che dispongono di spazi all’aperto dove collocare la compostiera, lo stesso non si può dire per quelle strutture che orientativamente producono grosse quantità di rifiuti organici (ristoranti e mense), in particolari periodi dell’anno (campi estivi). Per far fronte a tale problematica, negli ultimi anni si stanno diffondendo esperienze di compostaggio di prossimità, in particolare svolte in piccole comunità e mediante composter familiari o anche utilizzando attrezzature automatiche e semiautomatiche, che permettono, attraverso l’utilizzo di macchine, il compostaggio anche in aree con caratteristiche territoriali non rurali. Sul territorio italiano sono pochissime le istallazioni già attive, soprattutto in ragione delle procedure amministrative per le autorizzazioni di tali impianti che risultano non premiare o semplificare la gestione degli stessi. Anche considerazioni tariffarie inducono a ritenere tali impianti competitivi per aree particolarmente svantaggiate dal punto di vista dell’infrastruttura viaria, come ad esempio le isole. 2.3.4 Riduzione della produzione dei rifiuti delle mense scolastiche e aziendali Nell’ambito delle mense scolastiche e aziendali, oltre a favorire il compostaggio della materia organica, è necessario bandire l’utilizzo di stoviglie usa e getta favorendo l’uso di piatti, bicchieri e posate lavabili con lavastoviglie industriali. Inoltre, al fine di evitare la produzione di plastica è necessario promuovere l’utilizzo di distributori capaci di microfiltrare (sottrazione di cloro e micro impurità) l’acqua fornita dall’acquedotto e che può essere distribuita attraverso in contenitori riutilizzabili o bottiglie in vetro. A tal proposito la Regione dovrà prevedere forme di incentivo per quelle mense pubbliche che prevedono strategie di riduzione dei rifiuti anche adottando le soluzioni rappresentate. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 40 2.3.5 Riduzione della produzione di bottiglie in plastica: “L’Acqua del Sindaco” Al fine di limitare la produzione di rifiuti derivanti dal consumo di acqua in bottiglia diverse esperienze sul territorio nazionale hanno dimostrato che ciò è possibile attraverso la promozione dell’utilizzo dell’acqua pubblica. Rilevante è il caso della Regione Lombardia dove, attraverso la costruzione di un sistema di distribuzione di acqua alla spina (case dell’acqua), diffuso sul territorio regionale (244 stazioni di rifornimento), ha permesso la riduzione di 16 milioni di bottiglie da un litro e mezzo, per un totale di circa 350 tonnellate di plastica all’anno, e circa 100mila chilogrammi di emissioni di CO2 evitate per la mancata necessità di trasporto su strada di acqua in bottiglia. In aggiunta ai controlli qualitativi già effettuati nell’ambito del sistema di monitoraggio dell’acqua distribuita attraverso la rete pubblica, vengono eseguiti ulteriori controlli garantendo la massima sicurezza dell’acqua erogata. Visto il successo riscontrato da parte dei cittadini nel suddetto territorio, è opportuno riprendere tale esperienza a livello regionale attraverso, ad esempio, un’ impegno da parte delle Amministrazioni Comunali per la diffusione di tali sistemi di distribuzione che, per la loro gestione, potranno essere autofinanziati dagli stessi cittadini che ne fruiranno attraverso il versamento di un contributo minimo per litro di acqua prelevata (nel caso del Comune di Capannoni-LU, il contributo per i cittadini è di 5 centesimi di euro/litro). 2.3.6 Centri di Riparazione e Riuso Una strategia adottata per la prevenzione della produzioni di rifiuti e dello spreco di risorse è rappresentata dalla possibilità di allungare quanto più possibile il ciclo di vita di un bene posticipando il momento dello smaltimento dello stesso. In tal senso il d.lgs.152/2006 ss.mm.ii all’art. 180bis prevede che le pubbliche amministrazioni debbano promuovere iniziative dirette a favorire il riutilizzo dei prodotti e la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti e, tra le iniziative utili a tale scopo riporta al comma b la possibilità di attivare misure logistiche, come la costituzione ed il sostegno di centri e reti accreditati di riparazione/riutilizzo. In linea con tali disposizioni, in molte realtà internazionali e nazionali, sono stati attivati i c.d. “Centri di Riparazione e Riuso”. Tali centri, spesso affiancati ad Isole Ecologiche, sono deputati al recupero di oggetti dismessi che possono essere destinati al riutilizzo come: computer, infissi, biciclette, elettrodomestici, componenti elettronici o di varia ferramenta, sanitari, abbigliamento, mobili, articoli di produzione industriale o manufatti in generale. Tali beni recuperati, rifunzionalizzati o riadattati ad altro utilizzo, oltre a favorire la riduzione dei rifiuti, assumono anche una funzione sociale in quanto rappresentano PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 41 un’opportunità per Enti sociali e/o utenti a basso reddito che possono acquisire beni a prezzi accessibili. 2.3.7 Integrazione dei criteri ambientali in appalti: gli Acquisti Verdi L’obiettivo di tale azione è quello di sensibilizzare i cittadini verso la scelta di prodotti ecocompatibili e di incentivare la domanda di prodotti ecocompatibili da parte dell’amministrazione pubblica, di enti privati ed industrie. Come promosso a livello comunitario e nazionale la pratica degli Acquisti Verdi (GPP - Green Public Procurement) adottata nella Pubblica Amministrazione rappresenta uno degli strumenti utili alla diffusione dei principi di sostenibilità ambientale nei processi di consumo e in quelli di produzione. In particolare, il GPP viene definito quale “sistema di orientamento dei consumi pubblici verso beni e servizi ambientalmente preferibili, che comportino, altresì, un vantaggio economico per l’amministrazione, tenendo conto dei costi sostenuti lungo l’intero ciclo di utilizzo del prodotto o del servizio”. Oltre a proporre delle azioni utili a favorire un uso più razionale delle risorse da parte della P.A., tale pratica consiste nell’introduzione sistematica di criteri ecologici nelle procedure di acquisto di beni, servizi e nell’affidamento di lavori con l’obiettivo sia di ridurre gli impatti ambientali associati al ciclo della vita dei prodotti che di orientare il mercato e quindi le produzioni in senso ecologico. La pratica del GPP contribuisce a perseguire un’efficiente gestione del ciclo dei rifiuti attraverso l’assunzione, nella sua pratica, del principio di “prevenzione” sia in termini di riduzione della produzione di rifiuti da parte delle P.A. che rispetto alla loro pericolosità. Infatti, l’utilizzo di beni e servizi ecocompatibili, riconoscibili anche grazie a etichette ecologiche o certificazione di sistema di gestione, consentirebbe non solo migliori prestazioni ambientali in fase di produzione e consumo ma anche di immettere nel ciclo dei rifiuti materiali meno inquinanti e facilmente recuperabili. Un altro obiettivo strategico della pratica del GPP è quello di favorire la chiusura del ciclo dei rifiuti nel rispetto di quanto disposto dall’art. 180 bis del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 ss.mm.ii che affida alle autorità competenti il compito di promuovere iniziative dirette a favorire il riutilizzo dei prodotti ottenuti da attività di recupero e riciclaggio, servendosi di misure economiche e della determinazione di condizioni di appalto che prevedano l'impiego di tali materiali. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 42 A supporto di tali iniziative, il codice degli appalti (DLgs. n. 163 del 2006) lascia la possibilità a tutte le amministrazioni ed agli Enti Locali di effettuare scelte ambientalmente e socialmente preferibili. Infatti, all'art. 2 comma 2 viene riportato che "Il principio di economicità può essere subordinato, …, ai criteri previsti dal bando ispirati ad esigenze sociali nonché alla tutela della salute, dell'ambiente ed alla promozione dello sviluppo sostenibile". Con Legge 28 dicembre 2001 n. 448 e, successivamente, con Decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio 8 maggio 2003 n. 203 e relative circolari esplicative, sono state dettate le “Norme affinché gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30 per cento del fabbisogno medesimo”. Accogliendo le indicazioni da parte della Comunità Europea e in ottemperanza del comma 1126, articolo 1, della legge 296/2006 (legge finanziaria 2007), il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha adottato, attraverso un ampio processo di consultazione con enti locali e parti interessate e con la collaborazione degli altri Ministeri Competenti (Economia e Finanze e Sviluppo Economico) e degli enti e strutture tecniche di supporto (CONSIP, ENEA, ISPRA, ARPA), il “Piano d'azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione" (PAN GPP) (Decreto Interministeriale dell'11 aprile 2008 (G.U. n. 107 dell'8 maggio 2008)). Tale piano ha l’obiettivo di massimizzare la diffusione del GPP presso gli enti pubblici in modo da farne dispiegare in pieno le sue potenzialità in termini di miglioramento ambientale, economico ed industriale. Sia per rispondere alle suddette previsioni normative che per costruire una buona prassi per la Pubblica Amministrazione, la Regione Puglia, con la Legge Regionale del 1 agosto 2006 n.23, è stata la prima regione a dettare le “Norme regionali per la promozione degli acquisiti pubblici ecologici e per l’introduzione degli aspetti ambientali nelle procedure di acquisto di beni e servizi delle amministrazione pubbliche” . Tale legge ha come finalità: a) adozione della politica comunitaria del “green public procurement” (acquisti verdi della pubblica amministrazione) quale sistema di orientamento dei consumi pubblici verso beni e servizi ambientalmente preferibili, che comportino, altresì, un vantaggio economico per l’amministrazione pubblica, tenendo conto dei costi sostenuti lungo l’intero ciclo di utilizzo del prodotto o del servizio; b) riduzione degli impatti ambientali dei prodotti e servizi utilizzati dalle amministrazioni pubbliche; c) riduzione del consumo di risorse naturali non rinnovabili, riduzione della produzione di rifiuti, incentivazione e utilizzo di materiali recuperati o riciclati post-consumo; PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 43 d) promozione della diffusione di tecnologie e tecniche eco-compatibili, di sistemi di produzione a ridotto impatto ambientale e sistemi pubblici di etichettatura ecologica dei prodotti; e) riduzione dei rischi ambientali mediante la progressiva limitazione, sostituzione o eliminazione dell’acquisto di prodotti tossici, pericolosi o di difficile smaltimento o comunque a significativo impatto ambientale; f) promozione a livello regionale e locale di attività d’informazione e sensibilizzazione alla problematica degli acquisti ecologici, di modelli di consumo più responsabili nei confronti dell’ambiente da parte dei soggetti pubblici, delle imprese e dei cittadini. Al fine di garantire un’ampia diffusione della pratica del GPP, l’art.3 della suddetta Legge Regionale impegna la stessa Regione, le Province, i Comuni con popolazione residente non inferiore a 5 mila abitanti, le società a capitale prevalentemente pubblico da essi partecipati, ai concessionari di pubblici servizi, nonchè agli altri enti, istituti e aziende dipendenti o soggette alla vigilanza degli stessi, che operano nel territorio regionale a redigere e approvare un “Piano di azione per gli Acquisti Verdi” (Piano). Con deliberazione del 30 dicembre 2010 n. 3031, la Regione Puglia ha individuato un Tavolo Tecnico intersettoriale (Servizio Ecologia, Rifiuti e Bonifica, Affari Generali e Provveditorato – Economato) incaricato di redigere il relativo Piano dell’amministrazione regionale al fine di incidere sulla qualità della spesa, dal punto di vista ambientale, proposta in tutti i centri di spesa dell'Ente medesimo. Ad oggi il suddetto Piano è in via di definizione e a seguito di una sua approvazione diverrà parte integrante del P.R.G.R.U.. Nell’ambito delle azioni di sperimentazione dell’adozione di criteri ambientali nei capitolati di gara, la Regione Puglia ha già provveduto alla pubblicazione di avvisi pubblici finalizzati all’acquisto: di Arredi per ufficio ambientalmente sostenibili, ai sensi del D.M. MATTM 22 febbraio 2001, per un importo a base di gara pari a € 1.910.558,80; di fornitura di carta ecologica, ai sensi del D.M. MATTM 12 ottobre 2009, in risme per stampanti, fotocopiatrici e fax per un importo a base di gara pari a € 2.750.000,00. 2.3.8 Promozione dell’impiego di rifiuti/materiali post-consumo Nell’ambito del suddetto Piano regionale grande rilevanza avrà l’azione finalizzata alla promozione dell’impiego di prodotti ottenuti da attività di recupero di rifiuti post-consumo come gli inerti derivanti da demolizioni e manutenzione di opere edili oltre che infrastrutturali e la frazione organica (frazione organica umida e sfalci verdi) nel contesto delle Opere Pubbliche. In ambito PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 44 regionale la disponibilità di tali materiali per processi di riciclaggio si attesta intorno alle 19.635 ton/anno nel caso degli inerti e 151.150 ton/anno (Arpa 2009) di frazione organica. Il riciclo di tali materie prime secondarie danno luogo rispettivamente alla produzione di aggregati e/o conglomerati bituminosi e ammendante compostato. Nel caso degli inerti da recupero, attraverso un approccio in grado di incentivare il riciclo di tali rifiuti per tutti gli usi compatibili, le opere pubbliche rappresentano un ambito privilegiato per promuovere una politica di progressiva riduzione del conferimento degli scarti edili in discarica e di riduzione del prelievo di risorse naturali. A sostegno di tale pratica la Regione Puglia, con R.R. 12 giugno 2006 n. 6, ha regolamentato le modalità di gestione dei materiali edili di risulta prevedendo nei fatti sia il loro reimpiego nello stesso cantiere di produzione che il loro conferimento a centri di riciclaggio o, in ultima analisi, in discariche autorizzate. Gli inerti recuperati negli impianti di riciclaggio, nel rispetto del D.M. 5 febbraio 1998 ss.mm.ii e del D.lgs 152/2006 ss.mm.ii, sono resi disponibili al mercato dei materiali da costruzione sulla base sia del D.M. n.2003/2003 che della circolare M.A.T.T. n. 5205 del 2005 “Indicazioni per l'operativita' nel settore edile, stradale e ambientale, ai sensi del decreto ministeriale 8 maggio 2003, n. 203”, che danno indicazioni sulle possibilità e modalità d’impiego degli agglomerati riciclati ai fini del raggiungimento dell’obbiettivo di realizzare manufatti e beni con materiale riciclato per almeno il 30 % del fabbisogno annuale. Inoltre, la suddetta circolare indica, a titolo di esempio e in maniera non esaustiva, gli interventi in cui possono essere impiegati gli agglomerati riciclati in sostituzione dei materiali naturali come: la realizzazione del corpo dei rilevati di opere in terra; la realizzazione di sottofondi stradali,ferroviari,aeroportuali; la realizzazione di strati di fondazione delle infrastrutture di trasporto e di piazzali civili ed industriali; la realizzazione di recuperi ambientali, riempimenti e colmate; la realizzazione di strati accessori (anticapillare/drenante); il confezionamento di calcestruzzi con classe di resistenza Rck < 150; fermo restando le caratteristiche prestazionali degli aggregati riciclati per tipo d’intervento (Allegato C della circolare) e l'opportunità tecnica del loro impiego. Al fine di garantire le prestazioni tecniche dei suddetti materiali riciclati vi sono le norme tecniche di prodotto emanate per la marcatura CE dei prodotti da costruzione (Direttiva 89/106). Oltre la disponibilità degli agglomerati riciclati quale prodotto derivante dal ciclo dei rifiuti vi sono gli “Ammendati Compostati”, così come definiti all’art. 2, comma 1, punto z) del Decreto Legislativo 217/2006 modificato con Decreto Legislativo del 29 aprile 2010, n.75 "Riordino e revisione della PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 45 disciplina in materia di fertilizzanti, a norma dell'articolo 13 della legge 7 luglio 2009, n. 88". Tale prodotto si distingue in Ammendante compostato verde (ACV) e Ammendante compostato misto (ACM) e può essere utilizzato in sede di appalti per il servizio di manutenzione di aree verdi pubbliche e interventi di ripristino paesaggistico. In particolare, la circolare 22 marzo 2005 “Indicazioni per l'operatività nel settore degli ammendanti, ai sensi del decreto 8 maggio 2003, n. 203” (G.U. n. 81 dell’8 aprile 2005 modificata G.U. n. 208 del 1° dicembre 2005) propone un elenco indicativo di opere in cui si può prevede l’utilizzo di ammendante riciclato come: i ricarichi di sostanza organica per parchi e giardini; la cura di aree verdi ricreative e sportive; la costruzione del verde urbano; la ricostituzione della copertura vegetale delle discariche; la ricostituzione della copertura vegetale negli interventi di bonifica; le colture estensive; le colture protette; le colture in contenitore; le colture di pregio (orticole, fioricole, vivai, etc.); aiuole, aree spartitraffico; particolari interventi paesaggistici (tetti verdi, barriere fonoassorbenti, etc.). Al fine di favorire un mercato di tali materiali e di chiusura del ciclo dei rifiuti è necessario che tutti gli enti pubblici si adoperino all’introduzione dei suddetti prodotti nelle realizzazione delle opere pubbliche, finanziate in tutto o in parte dalle stesse in attuazione del D.M. n.2003/2003. A tal proposito la Regione Puglia attiverà dei tavoli di consultazione degli operatori dell’edilizia e le associazioni di categoria anche dei progettisti al fine di favorire l’impiego dei suddetti prodotto nelle opere pubbliche regionali. Per il dettaglio delle azioni utili al conseguimento del suddetto obiettivo si rimanda al summenzionato “Piano di Azione Regionale Acquisti verdi”. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 46 2.3.9 Accordi tra la Regione e la Grande Distribuzione Organizzata (di seguito GDO) L’obiettivo di tale azione è quello di acquisire strumenti di coinvolgimento continuo della GDO per ridurre lo smaltimento di prodotti alimentari ancora commestibili, la quota di imballaggi, i rifiuti da imballaggio generati in proprio e immessi al consumo. In tal caso diverse sono le iniziative che si potranno intraprendere attraverso la sottoscrizione di Accordi Volontari tra Regione e le principali catene della Grande Distribuzione. Tra le attività proposte nell’ambito di tali accordi vi potranno essere: la promozione, la diffusione, la valorizzazione e sostegno di: sistemi di vendita alla spina di prodotti alimentari ma anche detergenti per l’igiene personale e per la casa; promozione della pratica del vuoto a rendere attraverso l’introduzione di una cauzione nel prezzo di vendita e di stazioni attrezzate (automatizzate e/o non) per il conferimento e il rimborso dei vuoti; attivare circuiti virtuosi di recupero e di distribuzione di alimenti invenduti e derrate in surplus ancora edibili a Enti assistenziali (legge del Buon Samaritano); proporre ai propri clienti prodotti realizzati con materia prima riciclata (carta igienica, carta assorbente da cucina, carta per fotocopie, tovagliette o tovagliolini, prodotti biologici, ecc.); utilizzare contenitori biodegradabili o compostabili per la vendita e la commercializzazione di prodotti freschi; predisposizione di centri di raccolta degli imballaggi resi dai clienti; avvio e potenziamento di forme di “dematerializzazione” della pubblicità e della comunicazione alla clientela al fine di eliminare la pratica della consegna a domicilio di depliant informativi; 2.3.10 Accordi di programma con il settore turistico L’obiettivo di tali azioni è quello di sfruttare le peculiarità dei vari Comuni per creare sinergie tra i soggetti legati al turismo e alle occasioni di aggregazione sul territorio, per promuovere la riduzione dei rifiuti urbani. Tale risultato potrebbe essere conseguito creando l’effettiva possibilità, per i fruitori di tali risorse di svago, di essere in condizione di assumere comportamenti sostenibili per l’ambiente. Si deve partire dal presupposto che le effettive possibilità di ridurre il consumo di sovraimballaggi e di imballaggi a perdere sono legate alla possibilità, da parte dei consumatori, di poter scegliere tra diverse opzioni di consumo. Lo scopo sarebbe quindi quello di condurre il sistema turismo nella creazione di queste alternative. Nel primo caso i suddetti risultati verrebbero raggiunti tramite la diffusione di materiale informativo e di comunicazione a maggiore flessibilità PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 47 (pubblicità dematerializzata negli alberghi, totem sulle spiagge, ecc.) da installare nelle strutture di ricezione, unitamente ad attrezzature per favorire il conferimento differenziato dei rifiuti (bidoncini per le diverse frazioni), nel secondo caso incentivando l’organizzazione di eventi (c.d. Ecofeste) ambientalmente sostenibili. Tra gli obbiettivi Ecofeste vi sono quelli della riduzione della produzione di rifiuti e di imballaggi e della differenziazione di tutti gli scarti prodotti. Un’azione fondamentale al fine della riduzione della produzione dei rifiuti è quella dell’impiego di stoviglie riusabili in policarbonato (in genere sono sconsigliabili il vetro e la ceramica per motivi di sicurezza) assieme alle relative strutture di lavaggio. In alternativa, è favorito l’utilizzo di stoviglie, posate e bicchieri in materiale comportabile. Inoltre, le Ecofeste rappresentano occasioni di aggregazione sul territorio utili anche alla diffusione e sensibilizzazione sui principi della riduzione e raccolta differenziata dei rifiuti. Tale risultato verrà conseguito creando l’effettiva possibilità, per i fruitori di tali risorse di svago, di utilizzare “facilmente” le strutture per la raccolta differenziata e di essere in condizione di assumere comportamenti sostenibili per l’ambiente. 2.3.11 Le campagne di sensibilizzazione e diffusione destinate al pubblico Il programma di sensibilizzazione e diffusione dovrà essere volto principalmente all’informazione dei cittadini per sollecitare una loro partecipazione cosciente nella selezione di prodotti realizzati secondo le regole della sostenibilità ambientale e caratterizzati da un limitato packaging, riportante eventualmente indicazioni sugli accorgimenti utilizzati per il risparmio delle risorse. Agire sui consumi, attraverso una collaborazione convinta e decisa dei consumatori o meglio degli utenti, rappresenta una leva di straordinaria importanza per l’orientamento delle produzioni verso modelli più sostenibili. Grande rilievo è dato all’attività educativa rivolta ai ragazzi in età scolare, che rappresentano non solo un target estremamente ricettivo e sensibile rispetto alle tematiche ambientali, ma anche un formidabile moltiplicatore di comunicazione nei confronti dei rispettivi nuclei familiari e dei compagni di gioco. Sia nei confronti dei cittadini che, soprattutto, dei ragazzi, occorre conferire una particolare attenzione agli stimoli che vengono forniti anche con riferimento al Life Cycle Assessment (letteralmente Valutazione del Ciclo di Vita) del prodotto che consente di valutare e quantificare i carichi energetici ed ambientali e gli impatti potenziali associati ad un prodotto/processo/attività lungo l’intero ciclo di vita, dall’acquisizione delle materie prime al fine vita (destino finale). Per tale motivazione rappresenta uno degli strumenti fondamentali da insegnare e da trasferire per comprendere quanto sia importante l’attuazione di una Politica Integrata dei Prodotti. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 48 La strategia operativa - comunicazionale da implementare sarà tipicamente “a cascata”, finalizzata alla creazione graduale del consenso, individuando tre aree di programma, intorno alle quali articolare analisi del contesto, obiettivi, attività e misure d’implementazione: � orientamento dell’educazione verso lo sviluppo sostenibile centrando i temi del consumo sostenibile; � graduale incremento della consapevolezza della comunità di ricorrere a gesti quotidiani che hanno impatti positivi immediati sull’ambiente, sull’economia e sull’occupazione; � promozione dell’utilizzo di tutte le possibili “antenne d’informazione” allo scopo di conseguire efficacemente un effetto moltiplicatore, il più esteso possibile. In questo senso si parte da iniziative mirate di relazioni pubbliche rivolte all’area dei target “collettivi”, degli opinion leader e degli Enti locali, realizzate in contemporanea ad un’azione. Successivamente è immaginabile un grande evento di comunicazione rivolto a cittadini, famiglie, scuole, ragazzi, che potrà rappresentare uno dei grandi momento di visibilità. Il programma si conclude con una diffusa azione di follow up rivolta alla società civile insieme ad un’estesa attività di comunicazione pubblicitaria, che servirà a consolidare i messaggi e a rafforzare la responsabilizzazione dei singoli. Gli interventi da realizzare potranno essere di tipo modulare, ovvero per loro natura riproducibili in altri tempi e in altri luoghi, nonché articolabili e integrabili con eventuali ulteriori iniziative promosse da soggetti diversi. Questa caratteristica consente di poter verificare un possibile collegamento e coordinamento con le campagne di comunicazione che gli ATO ed i Comuni, potranno a loro volta sviluppare sul territorio regionale. Tale modularità, sia operativa che temporale, consente un’idonea intersezione con altre iniziative progettate o poste in essere quali: 1. campagne di sensibilizzazione promosse a livello europeo ovvero nazionale; 2. seminari formativi per dirigenti e funzionari della Pubblica Amministrazione organizzati a livello locale; 3. campagne info – comunicazionali organizzate a livello provinciale, etc. In aggiunta, la campagna d’informazione e sensibilizzazione deve recuperare una visione unitaria del governo del rifiuto-risorsa che di frequente manca all’azione concertata e sistemica delle politiche pubbliche in materia. Ne consegue che risulta fondamentale e pregiudiziale, per la definizione di un programma di educazione ambientale, recuperare a livello regionale la consapevolezza di una politica unitaria per il rifiuto coinvolgendo tutti gli attori che trattano la materia, dalle imprese di recupero e riutilizzo, alle imprese di trasporto e logistica, alle Municipalizzate, alle Amministrazioni Comunali ed alle ATO. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 49 Le campagne di informazione e sensibilizzazione dovranno articolarsi secondo i seguenti principi di: integrazione rispetto alle altre iniziative realizzate dal Sistema INFEA della Puglia in rapporto con il territorio, nonché attraverso il coinvolgimento delle famiglie, imprese e cooperative, associazioni di categoria, amministratori provinciali e comunali, associazioni culturali e di volontariato, ATO, etc.; coordinamento delle attività d’informazione e comunicazione con i consorzi obbligatori (es. CONAI, Comieco, Corepla, Cial, etc.); sostegno ed accompagnamento alle politiche regionali e nazionali definite nell’ambito del Piano Regionale Gestione Rifiuti Urbani; gestione condivisa degli strumenti di comunicazione WEB allo scopo di conferire la massima visibilità a tutti gli interventi d’informazione realizzati sul territorio; qualità dei contenuti della comunicazione e dei servizi erogati opportunamente documentata all’interno di uno specifico piano di comunicazione. 2.4 OBIETTIVI E MONITORAGGIO Le misure proposte per il conseguimento degli obiettivi specifici proposti nei paragrafi 2.1 e 2.2 necessitano di apporto importante delle politiche di sviluppo economico, nazionali e regionali, che devono orientare le produzioni verso modelli che includono considerazioni ambientali nella fase di progettazione, nei cicli produttivi e nella commercializzazione dei prodotti. A tale scopo e per ciò che compete alla Regione Puglia, i Fondi Comunitari (PO.FESR 2007-2013, FSE 2007-2013 oltre le future programmazioni) assumono un ruolo di grande rilevanza. Infatti, se all’erogazione dei contributi alle imprese coincide una richiesta “ambientalizzazione” dei prodotti e cicli produttivi delle aziende beneficiarie, si potranno rilevare dei benefici anche dal punto di vista della prevenzione della produzione dei rifiuti e della loro pericolosità. Al fine di promuovere una politica integrata capace di associare allo sviluppo economico il soddisfacimento di esigente di carattere ambientali, si riporta nella seguente tabella una proposta di possibili strumenti attuativi corrispondenti a ciascuna azione individuata nel presente Piano. 2.1 Misure che possono incidere sulle condizioni generali relative alla produzione di rifiuti PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 50 Azioni Strumenti di Piano/Programmi/Leggi /Delibere di Giunta regionali Incentivare studi e ricerche che analizzano, sviluppano ed elaborano soluzioni che riguardano le problematiche connesse all’utilizzo efficiente delle risorse, la produzione e lo smaltimento dei rifiuti e gli effetti ambientali e socio economici legati all’adozione di approcci sostenibili P.O. FESR 2007/2013 DGR n. 146 del 12 febbraio 2008: ASSE 1 Futura Programmazione Comunitaria 2014 2020 Promuovere ed attuare maggiori livelli di integrazione (consorzi, reti di imprese), riducendo drasticamente la tendenza alla frammentazione e sovrapposizione di progetti, risorse e competenze; Istituzione distretti (L.R. 23/2007) Strumenti finanziamento partenariato.imprese mondo ricerca Creare strumenti per una condivisione della conoscenza attraverso una rete virtuale in grado di stimolare il confronto e la diffusione delle tecnologie e dei risultati delle ricerche. Costruzione di una piattaforma informativa di scambio e diffusione conoscenze e buone pratiche Implementazione e selezione di opportuni indicatori per la comprensione dei fenomeni in corso e per la valutazione degli effetti del Piano in itinere a completamento del sistema di rilevamento già esistente Progetto IDEA Regione Puglia per la realizzazione di un sistema informativo per la tracciabilità dei flussi di rifiuti urbani 2.2 Misure che possono incidere sulla fase di progettazione, produzione e di distribuzione Azioni Strumenti di Piano/Programmi/Leggi/Delibere di Giunta regionali Incentivare le imprese all’adozione di tecnologie e metodologie per la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti ( tecniche di progettazione ecologica e P.O.FESR 2007 – 2013 DGR n. 146 del 12 febbraio 2008 - ASSE 1 e 6 +Futura Programmazione Comunitaria 2014 PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 51 promozione dello sviluppo di tecnologie pulite) 2020 Costituzione di sportello informativo/divulgativo ai fini della promozione della progettazione ecologica, diffusione delle buone pratiche e delle innovazioni tecnologiche Azione a carico dei soggetti privati: Realizzazione, nell’ambito dei Distretti, di centri di consultazione per promuovere la progettazione ecologica Favorire specifiche campagne di informazione che promuovano i principi dell’eco progettazione Azione a carico dei soggetti privati: Organizzare, a cura dei Distretti, attività di formazione Favorire attività di formazione continua in ambito aziendale orientate alla gestione ottimale delle materie prime e dei rifiuti in aziende, Azione a carico dei soggetti privati: Organizzare, a cura dei Distretti, attività di formazione Introduzione di Misure prevenzione produzione rifiuti in impianti non soggetti alla Direttiva 96/61/CE Azione a carico dei soggetti privati: Organizzare, a cura dei Distretti, attività di formazione Campagne di sensibilizzazione rivolte al mondo produttivo Azione a carico dei soggetti privati: Attuazione delle misure indicate nel par. 2.2.5 Definizione di accordi volontari tra Enti Pubblici ( Regione, Provincie e Comuni) per garantire una maggiore efficacia della politica di riduzione dei rifiuti Predisposizione di regolamenti o atti regionali per promuovere accordi su specifici flussi di rifiuti Incentivazione all’adozione di Sistemi di Gestione Ambientale delle imprese (es.Emas, ISO 14001) P.O.FESR 2007 – 2013 DGR n. 146 del 12 febbraio 2008 - ASSE 6 Futura Programmazione Comunitaria 2014 2020 Incentivazione delle imprese che investono P.O.FESR 2007 – 2013 DGR n. 146 del 12 PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 52 nella produzione di beni e servizi ambientalmente sostenibili febbraio 2008 - ASSE 6 Futura Programmazione Comunitaria 2014 2020 Le misure che possono incidere sulla fase del consumo e dell’utilizzo (paragrafo 2.3), al fine di una riduzione della produzione dei rifiuti, trovano una maggiore capacità di azione negli strumenti adottabili a livello regionale, soprattutto in termini di indirizzo e standard di riferimento per orientare le corrette azioni a livello comunale. Particolare rilievo assume l’introduzione di sistemi di raccolta integrata, prioritariamente di tipo porta a porta, che come dimostrato in diverse realtà italiane, contribuiscono significativamente alla riduzione della produzione dei rifiuti. Tale azione, associata a sistemi di tariffazione puntuale, basata sul principio “chi inquina paga”, costituisce il maggior contributo nella strategia complessiva riduzione della produzione. La suddetta tariffazione è in grado di innescare comportamenti virtuosi che vanno accompagnati con una serie di iniziative che rendano possibile una diminuzione dei rifiuti conferiti. A tal proposito, una strategie di riduzione impostata in ambito comunale che preveda, ad esempio, azioni mirate nell’ambito delle mense pubbliche e la promozione del consumo di acqua pubblica a scapito dell’acqua in bottiglia, rappresenta un’utile strumento che a livello locale può incidere fattivamente sulla produzione di rifiuti. In tali strategie assumono un ruolo rilevante anche le azioni di comunicazione che possono favorire una maggiore consapevolezza sulle buone pratiche di consumo sia per i soggetti privati che pubblici (Acquisti verdi, Ecofeste) e gli accordi volontari con la grande distribuzione che dovrà impegnarsi principalmente a rendere disponibili prodotti con basso contenuto di materiali di imballaggio (es. prodotti alla spina). Un’altra azione importante, integrata nei sistemi di raccolta dei rifiuti con modelli tipo porta a porta, è rappresentata dalla diffusione di compostiere domestiche per favorire la diminuzione della produzione della frazione organica e promuovere l’autoproduzione di ammendante. Gli stessi Centri di Riparazione e Riuso possono favorire l’allungamento del ciclo di vita di un prodotto evitando così il conferimento in qualità di rifiuto. In sintesi, allo scopo del conseguimento del suddetto obiettivo specifico, si riporta nella seguente tabella una proposta di possibili strumenti attuativi corrispondenti a ciascuna azione inerente le misure che incidono sulla fase del consumo e dell’utilizzo. 2.3 Misure che possono incidere sulla fase del consumo e dell’utilizzo PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 53 Azioni Strumenti di Piano/Programmi/Leggi/Delibere di Giunta regionali L’applicazione della tariffazione puntuale della produzione di rifiuto indifferenziato. L.R. 38/2011: riduzione ecotassa per Comuni che adottano sistemi di quantificazione rifiuti per applicazione tariffa puntuale Incentivi per la diffusione del compostaggio domestico Programmazione di risorse “ecotassa” per promuovere acquisti compostiere domestiche Incentivi per infrastrutturare (es. Lavastoviglie) mense pubbliche che prevedono piani di riduzione dei rifiuti Futura Programmazione Comunitaria 2014 2020 Incentivi per la diffusione di Centri di riparazione e riuso Programmazione di risorse “ecotassa” per integrare centri comunali di raccolta con Centri riparazione riuso+ Utilizzo fondi del FSE per formazione professionale addetti specializzati dei centri riparazione e riuso Redazione del Piano degli Acquisti verdi Regionale L.R. 23/2006 DGR 3031/2010 Promuovere impiego di rifiuti post-consumo Istituire una task-force tra Regione, ARPA, ANCI, associazioni di categoria per elaborazione di linee-guida tecniche per impiego rifiuti post consumo Promuovere accordi volontari tra la Regione e la Grande Distribuzione Organizzata per favorire le politiche di riduzione dei rifiuti rivolte consumatori Istituire una task-force tra Regione, associazioni di categoria, grande distribuzione per definire specifiche azioni di riduzione della produzione di imballaggi e/o prodotti eco-compatibili Accordi di programma con il settore turistico al fine di ambientalizzare le strutture ricettive e promuovere eco-eventi Istituire una task-force tra Regione, ANCI, associazioni categoria imprese turistiche, associazioni di promozione sociale e culturale per elaborare specifiche strategie attuative finalizzate a: • rendere le strutture recettive di elevati PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 54 flussi turistici predisposti alla gestione sostenibile dei rifiuti • promuovere eventi a basso impatto ambientale e produzione rifiuti Promuovere campagne di sensibilizzazione e diffusione destinate al pubblico in generale o a specifiche categorie di consumatori per favorire una coscienza sulla necessità di ridurre i rifiuti e sugli strumenti utili a tale scopo P.O.FESR 2007 – 2013 DGR n. 146 del 12 febbraio 2008 - Linea 2.5.5 Sulla base dell’art. 199 comma 3 lett. r del D.Lgs. 152/ 2006 ss.mm.ii, il programma di prevenzione della produzione dei rifiuti inserito PRGRU deve fissare le misure e gli obbiettivi di prevenzione che devono esser finalizzati “a dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti”. In sintesi, attraverso l’adozione delle suddette misure/azioni bisogna incidere sulla capacità dei cittadini di produrre meno rifiuti anche a parità di consumi. Il suddetto articolo, inoltre, prescrive che “il programma deve contenere specifici parametri qualitativi e quantitativi per le misure di prevenzione al fine di monitorare e valutare i progressi realizzati, anche mediante la fissazione di indicatori”. A tal proposito si considera che un efficace sistema di raccolta rifiuti, associato ad un sistema di tariffazione all’utenza basata sulla produzione, possa comportare una riduzione della produzione fino ad un massimo del 10%, anche per gli effetti delle altre azioni proposte (come ad esempio il compostaggio domestico che inciderebbe per circa il 0,6%). Pertanto, si può ritenere che l’obiettivo massimo di riduzione della produzione dei rifiuti sul territorio pugliese è stimato al 10%, mentre l’obiettivo minimo, da utilizzare nelle stime cautelative dei flussi per i fabbisogni impiantistici, è considerato il 5%. Da sottolineare che, a tale valore medio, possono essere associate variazioni statistiche anche dell’ordine del 5%, in ragione delle migliori prestazioni ottenibili dai piccoli Comuni a confronto con i Capoluoghi. La tempistica connessa all’attuazione dell’obiettivo è chiaramente legata all’attuazione dei driver principali, costituiti dall’innovazione dei nuovi sistemi di raccolta differenziata e dall’introduzione di sistemi di tariffazione puntuale: come indicato nella Parte II O3, il raggiungimento di tali obiettivi specifici si può ottenere anche in 6 mesi, con stime massime che arrivano fino a 3-4 anni. PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 55 Assolutamente fondamentale risulta, quindi, l’introduzione di specifici indicatori che siano utili a monitorare la velocità di raggiungimento dell’obiettivo. Il primo indicatore è naturalmente la produzione procapite di rifiuti urbani (Kg/ab*anno). Tale indicatore, comunque, da solo non permette di verificare il disaccoppiamento tra (de)crescita economica e produzione di rifiuti. In un momento di congiuntura economica globale sfavorevole, è possibile che si possa assistere ad un decremento della produzione pro-capite di rifiuti, anche se essa non è derivata da politiche di riduzione della produzione, ma da minori consumi delle famiglie. Di seguito, infatti, si riporta la correlazione lineare tra consumi delle famiglie e produzione rifiuti, sulla base dei dati elaborati su fonte ISPRA ed ISTAT per gli anni dal 2004 al 2008. Dal grafico si evince che il rapporto tra produzione rifiuti e spese della famiglie (pendenza della retta) è costante, ad indicare che non vi sono ancora in Italia politiche che hanno consentito di disaccopiare gli effetti di crescita economica dalla produzione dei rifiuti. Pertanto, un indicatore efficace per misurare il disaccoppiamento da ottenere con le politiche di riduzione della produzione è il rapporto tra produzione dei rifiuti e spese delle famiglie, oppure produzione dei rifiuti e PIL. Poiché si è osservata una maggiore correlazione tra la produzione dei rifiuti e la spesa delle famiglie, si ritiene di poter utilizzare tale indicatore, di seguito definito: F =Q / S dove: Q:produzione dei rifiuti: ton/anno S: spese delle famiglie: €/anno PARTE II OO..11 PPRROOGGRRAAMMMMAA DDII RRIIDDUUZZIIOONNEE DDEELLLLAA PPRROODDUUZZIIOONNEE DDII RRIIFFIIUUTTII 56 La scala di valutazione di tale indicatore sarà primariamente quella dell’Ambito di Raccolta Ottimale (ARO), come definiti nella Parte II O3, in quanto le azioni di riduzione connesse alla fase del consumo ed utilizzo possono essere efficacemente adottate a scala comunale o sovracomunale di ARO. La puntuale definizione delle basi dati da utilizzare per la costruzione delle serie storiche per definire il rapporto, sarà effettuata con specifica delibera di giunta. In conclusioni gli indicatori su cui effettuare il monitoraggio per la verifica del raggiungimento delle azioni di Piano sono: Indicatore assoluto P = produzione pro-capite di rifiuti (Kg/ab*anno). Indicatore di disaccopiamento F = Q (produzione dei rifiuti: ton/anno ) / S (spese delle famiglie: €/anno) PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI Parte II OO22 CCRRIITTEERRII GGEENNEERRAALLII DDII LLOOCCAALLIIZZZZAAZZIIOONNEE DDII IIMMPPIIAANNTTII DDII GGEESSTTIIOONNEE RRIIFFIIUUTTII SSOOLLIIDDII UURRBBAANNII PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 1/30 1 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 2 1.1 Inquadramento normativo 2 1.2 Ambito di applicazione 3 1.3 Criteri generali 4 1.3.1 Strumenti di pianificazione vigente e normativa di settore 5 2 CRITERI PER TIPOLOGIA DI IMPIANTO 8 2.1.1 Discariche per rifiuti non pericolosi a servizio del ciclo dei rifiuti urbani 11 2.1.2 Impianti di compostaggio e trattamento della frazione organica da raccolta differenziata 16 2.1.3 Impianti di recupero energetico 21 2.1.4 Impianti di trattamento rifiuti 26 PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 2/30 1 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI Il presente capitolo ha lo scopo di definire, così come previsto dal D.lgs. 152/06 art. 199 comma 3 lett. l) i criteri per l'individuazione, da parte delle Province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti nonché per l’individuazione dei luoghi o impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti, nel rispetto dei criteri generali di cui all’art.195 comma 1 lettera p). In materia di localizzazione di impianti di smaltimento rifiuti il D.lgs.152/06 stabilisce le seguenti competenze: � Art.195: spetta allo Stato la determinazione dei criteri generali per la elaborazione dei piani regionali ed il coordinamento dei piani stessi, nonché l’indicazione dei criteri generali relativi alle caratteristiche delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti. � Art.196: sono di competenza delle Regioni la predisposizione, l’adozione e l’aggiornamento, sentiti le Province, i Comuni e le autorità d’Ambito, dei Piani Regionali di gestione dei rifiuti e la definizione dei criteri per l’individuazione, da parte delle Province, delle aree idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti. � Art.197: alle Province competono l’individuazione sulla base delle previsioni del Piano territoriale di coordinamento, di cui all’art.20, comma 2 del D.lgs.267/2000, ove già adottato, e delle previsioni di cui all’art.199 comma 3 lettere d) e h) sentiti l’Autorità d’Ambito e i Comuni, delle zone idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero rifiuti. Nel quadro delle competenze dei diversi livelli istituzionali specificato, sono stati elaborati da parte della Regione i criteri di localizzazione. 1.1 INQUADRAMENTO NORMATIVO Il processo di localizzazione dei nuovi impianti avviene con la duplice partecipazione di Regione e Province, ai sensi degli artt. 196, 197 e 199 del d.lgs. 152/06. In particolare, ai sensi dell’art.196 comma 1 lettera n) spetta alla Regione l’individuazione dei criteri che consentono alle Province di individuare le aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti nonchè delle aree potenzialmente idonee. PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 3/30 Le Province, ai sensi dell’art.197 comma 1 lettera d), devono garantire la possibilità di localizzare gli impianti necessari a soddisfare il fabbisogno rilevato, pertanto, una volta recepite le indicazioni fornite dalla Regione e informati i Comuni, in coerenza alle previsioni del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP ove adottato), sono tenute ad individuare le zone non idonee alla localizzazione degli impianti per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti e le zone potenzialmente idonee. I criteri per la localizzazione degli impianti che le Province devono adottare, possono contemplare elementi di salvaguardia aggiuntiva rispetto ai sovraordinati criteri regionali, ma limitatamente ad aree di rilevanza ambientale/naturale in conformità al PTCP vigente e dai relativi piani di settore e non possono in ogni caso essere meno prescrittivi dei criteri regionali. Ai sensi dell’art.196 comma 3, “le Regioni privilegiano la realizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti in aree industriali, compatibilmente con le caratteristiche delle aree medesime, incentivando le iniziative di autosmaltimento. Tale disposizione non si applica alle discariche”. 1.2 AMBITO DI APPLICAZIONE I Criteri generali per la localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti riportati nel presente capitolo si applicano alle istanze di cui agli artt. 23, , 208, 209, 210, 211, 214 e 216 del D.lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. relativamente a: a) nuovi impianti b) modifiche agli “impianti esistenti” che comportano dei mutamenti agli estremi catastali riportati nel provvedimento di autorizzazione. Si definisce “impianto esistente”, esclusivamente ai fini di delimitare l’ambito di applicazione dei criteri localizzativi di cui al presente piano, un impianto per il quale sussiste almeno una delle seguenti condizioni: • sia stato espresso un giudizio di compatibilità positivo ove previsto; • sia stato autorizzato ai sensi degli artt. 23, 208, 209, 210, 211, 214 e 216 del D.lgs. 152/2006; • risulta realizzato ma non in esercizio. Inoltre, i criteri si applicano agli impianti di trattamento rifiuti delle tipologie di seguito riportate: 1. Rifiuti urbani; 2. Rifiuti speciali non pericolosi assimilati, per qualità e quantità, ai rifiuti urbani, secondo i criteri di cui all'articolo 195, comma 2, lettera e), ferme restando le definizioni di cui all'articolo 184, comma 2, lettere c) e d) del medesimo D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii.; PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 4/30 3. Rifiuti speciali non pericolosi derivanti dal trattamento meccanico e/o biologico dei rifiuti urbani. Per le tipologie di impianto sottoposte ai presenti criteri localizzativi che trattano anche rifiuti speciali non ricompresi nella tipologia “3”, si applicano i criteri più restrittivi di cui al presente Piano e al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Speciali vigente. Le tipologie di impianto sottoposte ai presenti criteri localizzativi si possono suddividere nelle seguenti quattro categorie: 1. Discariche per rifiuti non pericolosi a servizio del ciclo dei rifiuti urbani 2. Impianti di compostaggio e trattamento della frazione organica da raccolta differenziata (FORSU); 3. Impianti di recupero energetico di rifiuti urbani; 4. Impianti di trattamento dei rifiuti (a titolo indicativo e non esaustivo: impianti di trattamento meccanico e/o biologico dei rifiuti urbani, impianti di recupero di materia da CSS, impianti di selezione dei rifiuti derivanti dalle raccolte differenziate diversi dai centri di raccolta così come definiti dal DM 13 maggio 2009 e ss.mm.ii., ecc..). 1.3 CRITERI GENERALI I criteri generali da applicare alla localizzazione dei nuovi impianti devono prima di tutto tenere conto dei principi generali dettati dalla normativa in materia e che si riportano nel seguito. Il D.lgs. 152/06 all’art.177 definisce l’attività di gestione dei rifiuti di pubblico interesse e stabilisce che i rifiuti debbano essere gestiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti e metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente ed in particolare: � Senza determinare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, nonché per la fauna e la flora; � Senza causare inconvenienti da rumori o odori; � Senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse tutelati in base alla normativa vigente. L’art.178 del D.lgs. 152/06 stabilisce che l’attività di gestione dei rifiuti è effettuata conformemente ai principi di precauzione, di prevenzione, di sostenibilità, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti, nonché del principio di chi inquina paga. L’art.182 bis del D.lgs. 152/06 stabilisce i principi di autosufficienza e prossimità nella gestione dei rifiuti prevedendo che: � sia realizzata l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e dei rifiuti del loro trattamento in ambiti territoriali ottimali; PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 5/30 � sia permesso lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani indifferenziati in uno degli impianti idonei più vicini ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico o della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti. Infine l’art.196 comma 3, stabilisce che “le Regioni privilegiano la realizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti in aree industriali, compatibilmente con le caratteristiche delle aree medesime, incentivando le iniziative di autosmaltimento. Tale disposizione non si applica alle discariche”. Per garantire la corretta localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti è necessaria preliminarmente una analisi di tutti i documenti di pianificazione vigenti con i relativi vincoli e le tutele definite dalla normativa di settore vigente di cui al paragrafo 1.3.1. che segue. 1.3.1 Strumenti di pianificazione vigente e normativa di settore Per l’analisi della pianificazione vigente, sono stati esaminati i seguenti Piani regionali: � Piano Urbanistico Territoriale Tematico per il Paesaggio (PUTT/P) della Regione Puglia; � Proposta di Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR) della Regione Puglia; � Piano di Bacino Stralcio Assetto Idrogeologico della Regione Puglia; � Piano Stralcio per la difesa dal Rischio Idrogeologico della Basilicata; � Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia; � Piano delle attività estrattive della Regione Puglia; � Piano delle Zone vulnerabili da nitrati della Regione Puglia; � Piano di Gestione di Siti di Importanza Comunitaria presenti nella Regione Puglia; � Regolamenti dei parchi naturali nazionali presenti nella Regione Puglia; � Piano della Qualità dell’aria della Regione Puglia; � Piano di Gestione dei Rifiuti Speciali della Regione Puglia. Si riporta di seguito l’elenco della normativa di settore consultata: � Regolamento regionale 22 dicembre 2008, n. 28 “Modifiche e integrazioni al Regolamento Regionale 18 luglio 2008, n. 15, in recepimento dei “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZCS) e Zone di Protezione Speciale (ZPS)” introdotti con D.M. 17 ottobre 2007” � D.M. del 17 ottobre 2007 “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS)”. PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 6/30 � Legge 765/1967 “modificazioni ed integrazioni alla legge urbanistica 17 agosto 1942, n. 1150”; � R.D.L. 30 dicembre 1923, n. 3267 “Riordinamento e riforma della legislazione in materia di boschi e di terreni montani”; � D.lgs. 22 Gennaio 2004, n. 42 "Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137"; � Legge 6 dicembre 1991 n.394 “Legge quadro sulle aree protette” � D.lgs. 30 aprile 1992, n.285 “Nuovo codice della strada” � D.P.R. 16 dicembre 1992, n.495 “Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada” � Informativa tecnica ENAC del 17/12/2008 “Valutazione della messa in opera di impianti di discarica in prossimità del sedime aeroportuale” � D.P.R. 11 luglio 1980 n.753 “Nuove norme in materia di polizia, sicurezza e regolarità dell'esercizio delle ferrovie e di altri servizi di trasporto” � R.D. 27 luglio 1934, n.1265 “Approvazione del testo unico delle leggi sanitarie” � R.D. 8 maggio 1904 n.368 “Regolamento sulle bonificazioni delle paludi e dei terreni paludosi” � D.lgs. n.334/99 "Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose" � D.lgs.36/2003 “Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti” � D.M.A. 5 febbario 1998 e ss.mm.ii. “Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai sensi degli art.31 e 33 del D.lsg.22/97” Si riportano in allegato le schede contenenti la sintesi dell’analisi effettuata su normativa di settore e pianificazione vigente, raggruppate per le seguenti aree tematiche, con l’indicazione dei vincoli escludenti e penalizzanti relativi agli impianti di gestione rifiuti: � Caratteri fisico-morfologici del paesaggio; � Tutela da dissesti e calamità; � Tutela delle acque � Tutela dell’ambiente naturale � Destinazione urbanistica � Tutela della qualità dell’aria � Codice dei beni culturali � Codice della strada PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 7/30 � Codice della navigazione � Trasporti � Norme in materia di ferrovie � Norme in materia di cimiteri � Canali di bonifica � Attività a rischio di incidente rilevante � D.lgs. 36/2003 attuazione della direttiva 1999/31/ce relativa alle discariche di rifiuti � Impianti di recupero in regime semplificato ex DLgs 152/2006 art.214 e 216. PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 8/30 2 CRITERI PER TIPOLOGIA DI IMPIANTO Si riportano di seguito le schede contenenti i criteri di localizzazione per le diverse tipologie impiantistiche previste dal presente piano. Si rimanda per maggiori dettagli alle schede riportate in allegato. I livelli di prescrizione previsti sono quattro: − Vincolante: costituisce un vincolo di localizzazione. − Escludente: esclude la possibilità di realizzare nuovi impianti o la possibilità di realizzare modifiche sostanziali agli impianti esistenti e quando l’impianto proposto sia in contrasto con i vincoli e gli strumenti di pianificazione vigenti sulla porzione di territorio considerata. − Penalizzante: contempla la realizzazione dell’impianto soltanto dietro particolari attenzioni nella progettazione/realizzazione dello stesso, in virtù delle sensibilità ambientali rilevate. L’ente competente autorizza solo se ritiene che le criticità esistenti vengano adeguatamente superate con opere di mitigazione e compensazione dal progetto presentato. − Preferenziale: fornisce informazioni aggiuntive di natura logistico/economica finalizzate ad una scelta strategica del sito. Sulla base dell’analisi del regime vincolistico riportato nelle schede in allegato sono stati raggruppati gli aspetti considerati secondo lo schema di sintesi che segue. Aspetto considerato Fattore ambientale Riferimento normativo Uso del suolo Aree interessate da boschi e foreste anche se danneggiati dal fuoco o sottoposti a vincolo di rimboschimento D.Lgs. 42/04 R.D.L. 3267/1923 Legge 353/2000 L.R. 12/2012 Aree di pregio agricolo: − per prodotti agricoli DOC, DOCG, DOP, IGP, IGT; − aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche dell'agricoltura biologica; − le zone aventi specifico interesse agrituristico D.Lgs. 36/03 D.Lgs. 228/2001 Caratteri fisici del territorio Altimetria D.Lgs. 42/04 Aree carsiche o oggetto di fenomeni paracarsici comprensive di grotte e doline D.Lgs. 36/03 L.R. 33/2009 Aree ad elevato rischio sismico D.Lgs. 36/03 Tutela della popolazione Distanza da centri e nuclei abitati D.L. 285/92 e s.m.i. per la definizione di centro abitato Tutela qualità dell’aria Zone B e C Piano regionale di Qualità dell’Aria – DGR 686/2008 Zonizzazione del territorio regionale per la valutazione della qualità dell’aria – DGR 2979/2011 ratificata dal Ministero dell’Ambiente PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 9/30 Aspetto considerato Fattore ambientale Riferimento normativo Protezione risorse idriche Zone di protezione speciale idrogeologica: Zone A e B Piano Regionale di Tutela delle acque – DGR 1441/2009 Zone di tutela delle fonti di prelievo da corpi idrici sotterranei: zona di tutela assoluta e zona di rispetto Piano Regionale di Tutela delle acque – DGR 1441/2009 Zone sensibili e vulnerabili D.Lgs. 152/06 – artt. 91, 92 e 93 Programma Regionale per le zone vulnerabili da nitrati – DGR 1191/2005, 2036/2005, 19/2007, 1317/2010 Tutela da dissesti e calamità Aree a pericolosità idraulica e geomorfologica Piano di Bacino Stralcio Assetto Idrogeologico della Regione Puglia (PAI) – DCI 39/2005 Alveo fluviale in modellamento attivo ed aree golenali Fascia di pertinenza fluviale Aree a rischio idrogeologico Piano Stralcio per la difesa dal Rischio Idrogeologico (PAI) della Regione Basilicata – DCI 10/10/2011 Fasce fluviali Tutela dell’ambiente naturale Aree naturali protette e Parchi naturali L. 394/91 – L.R. 19/97 Rete Natura 2000 Direttiva 92/43/CE e 79/409/CE; DPR 357/97 Regolamento Regionale 28/2008 D.M. 17/10/2007 Zone umide DPR 448/85 (Legge 431/85) Tutela dei beni ambientali e culturali PUTT/P: − Ambiti territoriali estesi − Ambiti territoriali distinti: emergenze geologiche, morfologiche ed idrogeologiche; coste ed aree litoranee; corsi d’acqua; boschi e macchie; beni naturalistici; zone umide; aree protette; paesaggio agrario e usi civici; zone archeologiche; beni architettonici extra urbani; punti panoramici. Piano Urbanistico Territoriale Tematico per il Paesaggio (PUTT/P) – DGR 1748/2000 PPTR: Territori costieri e territori contermini ai laghi; fiumi, torrenti e corsi d’acqua iscritti negli elenchi delle acque pubbliche; reticolo idrografico della rete ecologica regionale; Sorgenti; versanti; lame e gravine; grotte; geositi; inghiottitoi; cordoni dunari; boschi; zone umide; prati e pascoli naturali; formazioni arbustive in evoluzione naturale; immobili ed aree di notevole interesse pubblico; zone gravate da usi civici; zone di interesse archeologico; testimonianze della stratificazione insediativa; uliveti monumentali; paesaggi rurali di interesse paesaggistico; ambiti paesaggistici Proposta di Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR) – DGR 1/2010 Beni paesaggistici (art.142 D.Lgs. 42/04 comma1): − montagne parte eccedente i 1.200 mslm; − zone umide; − zone di interesse archeologico; − laghi e relative fasce di rispetto: − corsi d’acqua; − università agrarie ed usi civici. D.Lgs. 42/04 L.R. 14/2007 DGR 1044/2012 PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 10/30 Aspetto considerato Fattore ambientale Riferimento normativo Beni paesaggistici d’insieme (art.136 comma 1 D.Lgs 42/04: − i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici; − le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze. − le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica; − le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza; Beni culturali artt.10 e 12 D.Lgs.42/2004 Aspetti urbanistico territoriali Destinazione urbanistica Ambiti di PRG e PUG Zone e fasce di rispetto (stradale, ferroviaria, aeroportuale, cimiteriale, militare, infrastrutture lineari, energetiche, canali di bonifica, ecc.) D.Lgs.285/1992 DPR 495/1992 Informativa tecnica ENAV 17/12/2008 DPR 753/1980 RD 1265/1934 RD 368/1904 DPCM 08/07/2003 DM 29/05/2008 Territori con attività a rischio di incidente rilevante D.Lgs. 334/99 Aspetti strategico/funzionali Dotazione infrastrutturale preesistente relativamente alla viabilità di accesso ed alla possibilità di collegamento alle principali opere di urbanizzazione primaria (parcheggi, fognatura, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia, ecc.) Aree industriali Aree industriali dismesse Destinazione urbanistica – aree agricole generiche non soggette a tutela e già degradate Vicinanza ad aree a maggiore produzione di rifiuti Presenza di cave PRAE – DGR 445/2010 Presenza di aree da bonificare Siti contaminati di Interesse Nazionale L. 426/98 e DMA 468/01 Profondità della falda Preesistenza di reti di monitoraggio su varie componenti ambientali Suolo interessato da barriera geologica naturale (argille) D.lgs.36/2003 Aree dichiarate “a elevato rischio di crisi ambientale” DPR 23 APRILE 2008 Legge regionale n.21 del 24 luglio 2012 Piano contenente le prime misure di intervento per il risanamento della Qualità dell’Aria nel quartiere Tamburi (TA) – DGR n.1944 del 2/10/2012 PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 11/30 2.1.1 Discariche per rifiuti non pericolosi a servizio del ciclo dei rifiuti urbani Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione Uso del suolo Aree interessate da boschi e foreste anche se danneggiati dal fuoco o sottoposti a vincolo di rimboschimento Gli interventi di trasformazione del bosco sono vietati, fatte salve le autorizzazioni rilasciate, compatibilmente con la conservazione della biodiversità, con la stabilità dei terreni, con il regime delle acque, con la difesa dalle valanghe e dalla caduta dei massi, con la tutela del paesaggio, con l’azione frangivento. Il Piano regionale forestale, in relazione alle caratteristiche dei territori oggetto di pianificazione, individua i bacini idrografici nei quali è possibile prevedere la trasformazione del bosco. ESCLUDENTE ai sensi della L.R.12/2012 E’ comunque vietata la trasformazione nelle aree boscate naturali, nei boschi di latifoglie o nelle aree percorse da incendio per 10 anni dalla data dell’incendio ESCLUDENTE Aree di pregio agricolo: − per prodotti agricoli DOC, DOCG, DOP, IGP, IGT; − aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche dell'agricoltura biologica; − le zone aventi specifico interesse agrituristico Nelle aree individuate dai disciplinari approvati con decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (M.I.P.A.F.) Le Province, con specifico strumento, indicano con perimetrazione di dettaglio quali sono i macro/micro ambiti interessati da produzioni agricole di pregio, zone di produzione di prodotti agricoli ed alimentari definiti ad indicazione geografica o a denominazione di origine protetta ai sensi del regolamento (CEE) n. 2081/92 e in aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche dell'agricoltura biologica ai sensi del regolamento (CEE) n. 2092/91così come indicato nei disciplinari UE di controllo locale. PENALIZZANTE ai sensi del D. Lgs 36/03 Caratteri fisici del territorio Aree carsiche Aree carsiche o oggetto di fenomeni paracarsici comprensive di grotte, doline, inghiottitoi Aree carsiche individuate nei catasti regionali delle grotte e dei geositi ESCLUDENTE • ai sensi del Dlgs 36/03; • ai sensi della L.R. 33/2009. Litologia argillosa PREFERENZIALE Rischio sismico Aree ad elevato rischio sismico ed interessate da fenomeni quali faglie attive (classe 1) ESCLUDENTE ai sensi del Dlgs 36/03 Aree a rischio sismico (classe 2) PENALIZZANTE ai sensi del Dlgs. 36/03 Tutela della popolazione Distanza da centri e nuclei abitati <= 2.000 m dagli insediamenti residenziali, senza considerare le case sparse ESCLUDENTE 1 PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 12/30 Distanza da siti sensibili (strutture scolastiche, asili, strutture sanitarie con degenza, case di riposo) <= 2.500 m Protezione risorse idriche Aree di salvaguardia delle acque destinate al consumo umano Fascia di rispetto dai punti di approvvigionamento idrico a scopo potabile. Si suddividono in: zone di tutela assoluta: 10 metri dall’opera di captazione zone di rispetto: 200 metri dalle opere di captazione ESCLUDENTE ai sensi del D.lgs.152/06 art.94 Zone di protezione speciale idrogeologica Zona A ESCLUDENTE ai sensi del Piano Regionale di Tutela delle acque Zona B PENALIZZANTE ai sensi del Piano Regionale di Tutela delle acque Zone vulnerabili Individuate nel Piano di Tutela delle Acque, con particolare riferimento alle Zone Vulnerabili da Nitrati PENALIZZANTE ai sensi del Piano Regionale di Tutela delle acque e del Piano Nitrati Tutela da dissesti e calamità Aree a pericolosità idraulica e geomorfologica Individuate nel Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico della Puglia Aree ad alta e media pericolosità idraulica ESCLUDENTE ai sensi del PAI PUGLIA Aree a pericolosità geomorfologica molto elevata Aree a bassa pericolosità idraulica PENALIZZANTE ai sensi del PAI PUGLIA Aree a pericolosità geomorfologica elevata, media e moderata Aree a rischio idrogeologico Individuate nel Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico della Basilicata Aree a rischio idrogeologico molto elevato e a pericolosità molto elevata (R4) ESCLUDENTE ai sensi del PAI BASILICATA Aree a rischio idrogeologico elevato e a pericolosità elevata (R3) Aree a rischio idrogeologico medio ed a pericolosità media (R2) PENALIZZANTE ai sensi del PAI BASILICATA Aree a rischio idrogeologico moderato e a pericolosità moderata (R1) Alvei e fasce fluviali Area dei corsi d’acqua che se non perimetrata è costituita da una Fascia di 75 m sia a destra che a sinistra dell’asse ESCLUDENTE ai sensi del PAI PUGLIA Alveo e Fasce di pertinenza ESCLUDENTE ai sensi del PAI BASILICATA Fascia di pertinenza fluviale contermine al corso d’acqua che se non perimetrata è costituita da una fascia di 75 m sia a destra che a sinistra dell’alveo fluviale PENALIZZANTE ai sensi del PAI PUGLIA 1 Individuata una «macroarea» potenzialmente idonea, la scelta dell’ubicazione finale dell’impianto verrà definita in sede di rilascio dell’autorizzazione e potrà comunque avvenire ad una distanza minima di tutela dai vicini centri abitati inferiore a quella indicata, sulla base delle risultanze derivanti da uno studio di approfondimento sull’impatto odorigeno. PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 13/30 Tutela dell’ambiente naturale Parchi naturali nazionali, regionali, riserve naturali statali e riserve naturali regionali Aree naturali protette e Parchi naturali ESCLUDENTE 2 ai sensi del D.Lgs. 36/03 e della L.394/1991 Rete Natura 2000 SIC (siti di importanza comunitaria) ZPS (zone di protezione speciale) ZSC (zone speciali di conservazione) ESCLUDENTE 2 ai sensi del D.Lgs. 36/03 e del Regolamento Regionale n.28/08 Zone umide Incluse nell’elenco di cui al DPR 448/85 ESCLUDENTE 2 ai sensi del D.Lgs.42/2004 Tutela qualità dell’aria Zonizzazione Piano regionale di Qualità dell’Aria Zone B e C PENALIZZANTE Tutela dei beni ambientali e culturali Territori costieri fascia di 300 m dalla linea di battigia ESCLUDENTE 3 ai sensi del D.Lgs.42/2004 Corsi d’acqua fascia di 150 m dalle relative sponde o piedi dell’argine Laghi fascia di 300 m dalla linea di battigia Aree assegnate alle università agrarie e zone con usi civici ESCLUDENTE ai sensi del D.Lgs.42/2004 Zone di interesse archeologico Beni paesaggistici d’insieme (art.136 comma 1 D.Lgs 42/04) − i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici; − le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze. − le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica; − le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza; Beni culturali artt.10 e 12 D.Lgs. 42/2004 Beni paesaggistici – Ambiti territoriali estesi (ATE) individuati dal PUTT ATE A e B ESCLUDENTE ai sensi del PUTT/P ATE C e D PENALIZZANTE ai sensi del PUTT/P Beni paesaggistici – Ambiti territoriali distinti individuati dal PUTT Area di pertinenza ed area annessa individuata nelle NTA dei seguenti beni: emergenze geologiche, morfologiche ed idrogeologiche; ESCLUDENTE ai sensi del PUTT/P 2 Penalizzante in area buffer di 1.000 metri per le discariche per rifiuti non pericolosi, penalizzante in area buffer di 2.000 metri per le discariche per rifiuti pericolosi. E’ necessario attivare la valutazione di incidenza nel caso in cui l’intervento ricada in area buffer di un sito SIC, ZPS o ZSC. 3 In sede di redazione di Piano Provinciale o di rilascio dell’Autorizzazione la distanza da tali beni potrà essere incrementata in funzione dell’impatto paesaggistico del manufatto PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 14/30 coste ed aree litoranee; corsi d’acqua; boschi e macchie; beni naturalistici; zone umide; aree protette; paesaggio agrario e usi civici; zone archeologiche; beni architettonici extra urbani Area di pertinenza ed area annessa individuata nelle NTA dei seguenti beni: paesaggio agrario ed usi civici; punti panoramici. PENALIZZANTE ai sensi del PUTT/P Componenti idrogeologiche individuate dalla Proposta di PPTR Territori costieri e territori contermini ai laghi. Fiumi, torrenti e corsi d’acqua iscritti negli elenchi delle acque pubbliche. Reticolo idrografico di connessione della rete ecologica regionale. Sorgenti. ESCLUDENTE ai sensi della proposta di PPTR Componenti geomorfologiche individuate dalla Proposta di PPTR Versanti Lame e Gravine Grotte Geositi Componenti botanico vegetazionali individuate dalla Proposta di PPTR Boschi ed aree di rispetto (100 metri dal perimetro esterno). Zone umide Ramsar. Aree umide di interesse paesaggistico. Prati e pascoli naturali. Formazioni arbustive in evoluzione naturale. Componenti culturali – insediative individuate dalla Proposta di PPTR Immobili e aree di notevole interesse pubblico (art.136 D.lgs.42/04, L.1497/39, DM 1/08/1985). Testimonianze della stratificazione insediativa (con esclusione delle aree tipizzate, diverse dalle zone E, dagli strumenti urbanistici vigenti) Aree di rispetto delle Componenti culturali – insediative (fascia di rispetto di 100 m) Uliveti monumentali Componenti culturali – insediative individuate dalla Proposta di PPTR Paesaggi rurali di interesse paesaggistico PENALIZZANTE ai sensi della proposta di PPTR Beni storico-artistici Zone di rispetto dei beni culturali ESCLUDENTE ai sensi del D.Lgs. 36/03 Beni culturali artt.10 e 12 D.Lgs. 42/2004 ESCLUDENTE ai sensi del D.Lgs.42/2004 Ambiti paesaggistici individuate nella proposta di PPTR Zone di particolare interesse ambientale PENALIZZANTE ai sensi della proposta di PPTR Aspetti Zone e fasce di rispetto ESCLUDENTE PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 15/30 urbanistico territoriali (stradale, ferroviaria, aeroportuale, cimiteriale, militare, infrastrutture lineari, energetiche, canali di bonifica, ecc.) Destinazione urbanistica Zone A – B – C ESCLUDENTE Aspetti strategico/funzionali Dotazione infrastrutturale relativamente alla viabilità di accesso ed alla possibilità di collegamento alle principali opere di urbanizzazione primaria (parcheggi, fognatura, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia, ecc.) Preesistenza PREFERENZIALE Aree produttive, artigianali ed industriali regolamentate in relazione alla destinazione urbanistica degli atti di Piano vigenti PREFERENZIALE Aree industriali dismesse PREFERENZIALE Vicinanza ad aree a maggiore produzione di rifiuti PREFERENZIALE Presenza di cave PREFERENZIALE Aree soggette a bonifica Siti attualmente inquinati ESCLUDENTE Siti sui quali sia stata già effettuata la bonifica PREFERENZIALE Profondità della falda Franco inferiore a 10 m tra il livello di massima escursione della falda e il piano di campagna ESCLUDENTE Preesistenza di reti di monitoraggio su varie componenti ambientali PREFERENZIALE Preesistenza di discariche a distanza tale da non consentire l’individuazione del responsabile dell’eventuale inquinamento ESCLUDENTE Suolo interessato da barriera geologica naturale (argille) PREFERENZIALE Aree dichiarate “a elevato rischio di crisi ambientale” ESCLUDENTE PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 16/30 2.1.2 Impianti di compostaggio e trattamento della frazione organica da raccolta differenziata Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione Uso del suolo Aree interessate da boschi e foreste anche se danneggiati dal fuoco o sottoposti a vincolo di rimboschimento Gli interventi di trasformazione del bosco sono vietati, fatte salve le autorizzazioni rilasciate, compatibilmente con la conservazione della biodiversità, con la stabilità dei terreni, con il regime delle acque, con la difesa dalle valanghe e dalla caduta dei massi, con la tutela del paesaggio, con l’azione frangivento. Il Piano regionale forestale, in relazione alle caratteristiche dei territori oggetto di pianificazione, individua i bacini idrografici nei quali è possibile prevedere la trasformazione del bosco. ESCLUDENTE ai sensi della L.R.12/2012 E’ comunque vietata la trasformazione nelle aree boscate naturali, nei boschi di latifoglie o nelle aree percorse da incendio per 10 anni dalla data dell’incendio ESCLUDENTE Aree di pregio agricolo: − per prodotti agricoli DOC, DOCG, DOP, IGP, IGT; − aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche dell'agricoltura biologica; − le zone aventi specifico interesse agrituristico Nelle aree individuate dai disciplinari approvati con decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (M.I.P.A.F.) Le Province, con specifico strumento, indicano con perimetrazione di dettaglio quali sono i macro/micro ambiti interessati da produzioni agricole di pregio, zone di produzione di prodotti agricoli ed alimentari definiti ad indicazione geografica o a denominazione di origine protetta ai sensi del regolamento (CEE) n. 2081/92 e in aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche dell'agricoltura biologica ai sensi del regolamento (CEE) n. 2092/91così come indicato nei disciplinari UE di controllo locale. PENALIZZANTE Caratteri fisici del territorio Aree carsiche Aree carsiche o oggetto di fenomeni paracarsici comprensive di grotte, doline, inghiottitoi Aree carsiche individuate nei catasti regionali delle grotte e dei geositi ESCLUDENTE ai sensi della L.R. 33/2009. Altimetria > 600 mslm ESCLUDENTE Tutela della Distanza da centri abitati <= 2.000 m ESCLUDENTE 4 4 Individuata una «macroarea» potenzialmente idonea, la scelta dell’ubicazione finale dell’impianto verrà definita in sede di rilascio dell’autorizzazione e potrà comunque avvenire ad una distanza minima di tutela dai vicini centri abitati inferiore a quella indicata, sulla base delle risultanze derivanti da uno studio di approfondimento sull’impatto odorigeno. PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 17/30 Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione popolazione Distanza da case sparse <= 300 m Distanza da siti sensibili (strutture scolastiche, asili, strutture sanitarie con degenza, case di riposo) <= 2.500 m Protezione risorse idriche Aree di salvaguardia delle acque destinate al consumo umano Fascia di rispetto dai punti di approvvigionamento idrico a scopo potabile. Si suddividono in: zone di tutela assoluta: 10 metri dall’opera di captazione zone di rispetto: 200 metri dalle opere di captazione ESCLUDENTE ai sensi del D.lgs.152/06 art.94 Zone di protezione speciale idrogeologica Zona A PENALIZZANTE ai sensi del Piano Regionale di Tutela delle acque Zona B PENALIZZANTE ai sensi del Piano Regionale di Tutela delle acque Zone vulnerabili Individuate nel Piano di Tutela delle Acque, con particolare riferimento alle Zone Vulnerabili da Nitrati PENALIZZANTE ai sensi del Piano Regionale di Tutela delle acque e del Piano Nitrati Tutela da dissesti e calamità Aree a pericolosità idraulica e geomorfologica Individuate nel Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico della Puglia Aree ad alta e media pericolosità idraulica ESCLUDENTE ai sensi del PAI PUGLIA Aree a pericolosità geomorfologica molto elevata Aree a bassa pericolosità idraulica PENALIZZANTE ai sensi del PAI PUGLIA Aree a pericolosità geomorfologica elevata, media e moderata Aree a rischio idrogeologico Individuate nel Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico della Basilicata Aree a rischio idrogeologico molto elevato e a pericolosità molto elevata (R4) ESCLUDENTE ai sensi del PAI BASILICATA Aree a rischio idrogeologico elevato e a pericolosità elevata (R3) Aree a rischio idrogeologico medio e a pericolosità media (R2) PENALIZZANTE ai sensi del PAI BASILICATA Aree a rischio idrogeologico moderato e a pericolosità moderata (R1) Alvei e fasce fluviali Area dei corsi d’acqua che se non perimetrata è costituita da una Fascia di 75 m sia a destra che a sinistra dell’asse ESCLUDENTE ai sensi del PAI PUGLIA Alveo e Fasce di pertinenza ESCLUDENTE ai sensi del PAI BASILICATA Fascia di pertinenza fluviale contermine al corso d’acqua che se non perimetrata è costituita da una fascia di 75 m sia a destra che a sinistra dell’alveo fluviale PENALIZZANTE ai sensi del PAI PUGLIA PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 18/30 Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione Tutela dell’ambiente naturale Parchi naturali nazionali, regionali, riserve naturali statali e riserve naturali regionali Aree naturali protette e Parchi naturali ESCLUDENTE 5 Rete Natura 2000 SIC (siti di importanza comunitaria) ZPS (zone di protezione speciale) ZSC (zone speciali di conservazione) ESCLUDENTE 4 ai sensi del Regolamento Regionale n.28/08 Zone umide Incluse nell’elenco di cui al DPR 448/85 ESCLUDENTE 4 ai sensi del D.Lgs.42/2004 Tutela qualità dell’aria Zonizzazione Piano regionale di Qualità dell’Aria Zone B e C PENALIZZANTE Tutela dei beni ambientali e culturali Territori costieri fascia di 300 m dalla linea di battigia ESCLUDENTE 6 ai sensi del D.Lgs.42/2004 Corsi d’acqua fascia di 150 m dalle relative sponde o piedi dell’argine Laghi fascia di 300 m dalla linea di battigia Aree assegnate alle università agrarie e zone con usi civici ESCLUDENTE ai sensi del D.Lgs.42/2004 Zone di interesse archeologico Beni paesaggistici d’insieme (art.136 comma 1 D.Lgs 42/04) − i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici; − le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze. − le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica; − le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza; Beni culturali artt.10 e 12 D.Lgs. 42/2004 Beni paesaggistici – Ambiti territoriali estesi (ATE) individuati dal PUTT ATE A e B ESCLUDENTE ai sensi del PUTT/P ATE C e D PENALIZZANTE ai sensi del PUTT/P Beni paesaggistici – Ambiti territoriali distinti individuati dal PUTT Area di pertinenza ed area annessa individuata nelle NTA dei seguenti beni: emergenze geologiche, ESCLUDENTE ai sensi del PUTT/P 5 Penalizzante in area buffer di 1.000 metri. E’ necessario attivare la valutazione di incidenza nel caso in cui l’intervento ricada in area buffer di un sito SIC, ZPS o ZSC. 6 In sede di redazione di Piano Provinciale o di rilascio dell’Autorizzazione la distanza da tali beni potrà essere incrementata in funzione dell’impatto paesaggistico del manufatto PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 19/30 Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione morfologiche ed idrogeologiche; coste ed aree litoranee; corsi d’acqua; boschi e macchie; beni naturalistici; zone umide; aree protette; paesaggio agrario e usi civici; zone archeologiche; beni architettonici extra urbani Area di pertinenza ed area annessa individuata nelle NTA dei seguenti beni: paesaggio agrario ed usi civici; punti panoramici. PENALIZZANTE ai sensi del PUTT/P Componenti idrogeologiche individuate dalla Proposta di PPTR Territori costieri e territori contermini ai laghi. Fiumi, torrenti e corsi d’acqua iscritti negli elenchi delle acque pubbliche. Reticolo idrografico di connessione della rete ecologica regionale. Sorgenti. ESCLUDENTE ai sensi della proposta di PPTR Componenti geomorfologiche individuate dalla Proposta di PPTR Versanti Lame e Gravine Grotte Geositi Componenti botanico vegetazionali individuate dalla Proposta di PPTR Boschi ed aree di rispetto (100 metri dal perimetro esterno). Zone umide Ramsar. Aree umide di interesse paesaggistico. Prati e pascoli naturali. Formazioni arbustive in evoluzione naturale. Componenti culturali – insediative individuate dalla Proposta di PPTR Immobili e aree di notevole interesse pubblico (art.136 D.lgs.42/04, L.1497/39, DM 1/08/1985). Testimonianze della stratificazione insediativa (con esclusione delle aree tipizzate, diverse dalle zone E, dagli strumenti urbanistici vigenti) Aree di rispetto delle Componenti culturali – insediative (fascia di rispetto di 100 m) Uliveti monumentali Componenti culturali – insediative individuate dalla Proposta di PPTR Paesaggi rurali di interesse paesaggistico PENALIZZANTE ai sensi della proposta di PPTR Beni storico-artistici Zone di rispetto dei beni culturali ESCLUDENTE Beni culturali artt.10 e 12 D.Lgs. 42/2004 ESCLUDENTE ai sensi del D.Lgs.42/2004 Ambiti paesaggistici individuate nella proposta di PPTR Zone di particolare interesse ambientale PENALIZZANTE ai sensi della proposta di PPTR PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 20/30 Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione Aspetti urbanistico territoriali Zone e fasce di rispetto (stradale, ferroviaria, aeroportuale, cimiteriale, militare, infrastrutture lineari, energetiche, canali di bonifica, ecc.) ESCLUDENTE Destinazione urbanistica Zone A – B – C ESCLUDENTE Aspetti strategico/funzionali Dotazione infrastrutturale relativamente alla viabilità di accesso ed alla possibilità di collegamento alle principali opere di urbanizzazione primaria (parcheggi, fognatura, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia, ecc.) Preesistenza PREFERENZIALE Aree produttive, artigianali ed industriali regolamentate in relazione alla destinazione urbanistica degli atti di Piano vigenti, zone agricole non di pregio o contigue alle stesse. L’ordine individuato è gerarchico. VINCOLANTE Aree industriali dismesse PREFERENZIALE Baricentricità del sito rispetto al bacino di produzione rifiuti PREFERENZIALE Accessibilità dei mezzi conferitori senza aggravio al traffico locale PREFERENZIALE Aree soggette a bonifica Siti attualmente inquinati ESCLUDENTE Siti sui quali sia stata già effettuata la bonifica PREFERENZIALE Preesistenza di reti di monitoraggio su varie componenti ambientali PREFERENZIALE Aree dichiarate “a elevato rischio di crisi ambientale” PENALIZZANTE PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 21/30 2.1.3 Impianti di recupero energetico Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione Uso del suolo Aree interessate da boschi e foreste anche se danneggiati dal fuoco o sottoposti a vincolo di rimboschimento Gli interventi di trasformazione del bosco sono vietati, fatte salve le autorizzazioni rilasciate, compatibilmente con la conservazione della biodiversità, con la stabilità dei terreni, con il regime delle acque, con la difesa dalle valanghe e dalla caduta dei massi, con la tutela del paesaggio, con l’azione frangivento. Il Piano regionale forestale, in relazione alle caratteristiche dei territori oggetto di pianificazione, individua i bacini idrografici nei quali è possibile prevedere la trasformazione del bosco. ESCLUDENTE ai sensi della L.R.12/2012 E’ comunque vietata la trasformazione nelle aree boscate naturali, nei boschi di latifoglie o nelle aree percorse da incendio per 10 anni dalla data dell’incendio ESCLUDENTE Aree di pregio agricolo: − per prodotti agricoli DOC, DOCG, DOP, IGP, IGT; − aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche dell'agricoltura biologica; − le zone aventi specifico interesse agrituristico Nelle aree individuate dai disciplinari approvati con decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (M.I.P.A.F.) Le Province, con specifico strumento, indicano con perimetrazione di dettaglio quali sono i macro/micro ambiti interessati da produzioni agricole di pregio, zone di produzione di prodotti agricoli ed alimentari definiti ad indicazione geografica o a denominazione di origine protetta ai sensi del regolamento (CEE) n. 2081/92 e in aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche dell'agricoltura biologica ai sensi del regolamento (CEE) n. 2092/91così come indicato nei disciplinari UE di controllo locale. ESCLUDENTE Caratteri fisici del territorio Aree carsiche Aree carsiche o oggetto di fenomeni paracarsici comprensive di grotte, doline, inghiottitoi Aree carsiche individuate nei catasti regionali delle grotte e dei geositi ESCLUDENTE ai sensi della L.R. 33/2009. Altimetria > 600 mslm ESCLUDENTE Tutela della Distanza da centri e nuclei <= Distanza Minima di sicurezza ESCLUDENTE 7 7 Individuata una «macroarea» potenzialmente idonea, la scelta dell’ubicazione finale dell’impianto verrà definita in sede di rilascio dell’autorizzazione ed avverrà comunque ad una distanza minima di sicurezza dai vicini centri abitati; per poterla indicativamente stabilire dovrà essere avviato uno studio di approfondimento sulle condizioni climatologiche locali, considerando aspetti quali: la direzione e la velocità dei venti predominanti, le caratteristiche meteorologiche PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 22/30 Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione popolazione abitati Distanza da siti sensibili (strutture scolastiche, asili, strutture sanitarie con degenza, case di riposo) <= Distanza Minima di sicurezza Protezione risorse idriche Aree di salvaguardia delle acque destinate al consumo umano Fascia di rispetto dai punti di approvvigionamento idrico a scopo potabile. Si suddividono in: zone di tutela assoluta: 10 metri dall’opera di captazione zone di rispetto: 200 metri dalle opere di captazione ESCLUDENTE ai sensi del D.lgs.152/06 art.94 Zone di protezione speciale idrogeologica Zona A PENALIZZANTE ai sensi del Piano Regionale di Tutela delle acque Zona B PENALIZZANTE ai sensi del Piano Regionale di Tutela delle acque Zone vulnerabili Individuate nel Piano di Tutela delle Acque, con particolare riferimento alle Zone Vulnerabili da Nitrati PENALIZZANTE ai sensi del Piano Regionale di Tutela delle acque e del Piano Nitrati Tutela da dissesti e calamità Aree a pericolosità idraulica e geomorfologica Individuate nel Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico della Puglia Aree ad alta e media pericolosità idraulica ESCLUDENTE ai sensi del PAI PUGLIA Aree a pericolosità geomorfologica molto elevata Aree a bassa pericolosità idraulica PENALIZZANTE ai sensi del PAI PUGLIA Aree a pericolosità geomorfologica elevata, media e moderata Aree a rischio idrogeologico Individuate nel Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico della Basilicata Aree a rischio idrogeologico molto elevato e a pericolosità molto elevata (R4) ESCLUDENTE ai sensi del PAI BASILICATA Aree a rischio idrogeologico elevato e a pericolosità elevata (R3) Aree a rischio idrogeologico medio e a pericolosità media (R2) PENALIZZANTE ai sensi del PAI BASILICATA Aree a rischio idrogeologico moderato e a pericolosità moderata (R1) Alvei e fasce fluviali Area dei corsi d’acqua che se non perimetrata è costituita da una Fascia di 75 m sia a destra che a sinistra dell’asse ESCLUDENTE ai sensi del PAI PUGLIA Alveo e Fasce di pertinenza ESCLUDENTE ai sensi del PAI BASILICATA Fascia di pertinenza fluviale contermine al corso d’acqua che se non perimetrata è costituita da una fascia di 75 m sia a destra che a sinistra dell’alveo fluviale PENALIZZANTE ai sensi del PAI PUGLIA incidenti sulla zona, l’altezza del camino, infine il tipo e la quantità dell’emissione. La scelta finale ricadrà sulle zone che garantiranno una ricaduta minima di sostanze nocive al suolo, stando ai parametri previsti dalla normativa vigente. PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 23/30 Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione Tutela dell’ambiente naturale Parchi naturali nazionali, regionali, riserve naturali statali e riserve naturali regionali Aree naturali protette e Parchi naturali ESCLUDENTE 8 Rete Natura 2000 SIC (siti di importanza comunitaria) ZPS (zone di protezione speciale) ZSC (zone speciali di conservazione) ESCLUDENTE 6 ai sensi del Regolamento Regionale n.28/08 Zone umide Incluse nell’elenco di cui al DPR 448/85 ESCLUDENTE 6 ai sensi del D.Lgs.42/2004 Tutela qualità dell’aria Zonizzazione Piano regionale di Qualità dell’Aria Zone B e C PENALIZZANTE Tutela dei beni ambientali e culturali Territori costieri fascia di 300 m dalla linea di battigia ESCLUDENTE 9 ai sensi del D.Lgs.42/2004 Corsi d’acqua fascia di 150 m dalle relative sponde o piedi dell’argine Laghi fascia di 300 m dalla linea di battigia Aree assegnate alle università agrarie e zone con usi civici ESCLUDENTE ai sensi del D.lgs.42/2004 Zone di interesse archeologico Beni paesaggistici d’insieme (art.136 comma 1 D.Lgs 42/04) − i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici; − le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze. − le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica; − le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza; Beni culturali artt.10 e 12 D.Lgs. 42/2004 Beni paesaggistici – Ambiti territoriali estesi (ATE) individuati dal PUTT ATE A e B ESCLUDENTE ai sensi del PUTT/P ATE C e D PENALIZZANTE ai sensi del PUTT/P Beni paesaggistici – Ambiti territoriali distinti individuati dal PUTT Area di pertinenza ed area annessa individuata nelle NTA dei seguenti beni: emergenze geologiche, morfologiche ed idrogeologiche; ESCLUDENTE ai sensi del PUTT/P 8 Penalizzante in area buffer di 2.000 metri. E’ necessario attivare la valutazione di incidenza nel caso in cui l’intervento ricada in area buffer di un sito SIC, ZPS o ZSC. 9 In sede di redazione di Piano Provinciale o di rilascio dell’Autorizzazione la distanza da tali beni potrà essere incrementata in funzione dell’impatto paesaggistico del manufatto PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 24/30 Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione coste ed aree litoranee; corsi d’acqua; boschi e macchie; beni naturalistici; zone umide; aree protette; paesaggio agrario e usi civici; zone archeologiche; beni architettonici extra urbani Area di pertinenza ed area annessa individuata nelle NTA dei seguenti beni: paesaggio agrario ed usi civici; punti panoramici. PENALIZZANTE ai sensi del PUTT/P Componenti idrogeologiche individuate dalla Proposta di PPTR Territori costieri e territori contermini ai laghi. Fiumi, torrenti e corsi d’acqua iscritti negli elenchi delle acque pubbliche. Reticolo idrografico di connessione della rete ecologica regionale. Sorgenti. ESCLUDENTE ai sensi della proposta di PPTR Componenti geomorfologiche individuate dalla Proposta di PPTR Versanti Lame e Gravine Grotte Geositi Componenti botanico vegetazionali individuate dalla Proposta di PPTR Boschi ed aree di rispetto (100 metri dal perimetro esterno). Zone umide Ramsar. Aree umide di interesse paesaggistico. Prati e pascoli naturali. Formazioni arbustive in evoluzione naturale. Componenti culturali – insediative individuate dalla Proposta di PPTR Immobili e aree di notevole interesse pubblico (art.136 D.lgs.42/04, L.1497/39, DM 1/08/1985). Testimonianze della stratificazione insediativa (con esclusione delle aree tipizzate, diverse dalle zone E, dagli strumenti urbanistici vigenti) Aree di rispetto delle Componenti culturali – insediative (fascia di rispetto di 100 m) Uliveti monumentali Componenti culturali – insediative individuate dalla Proposta di PPTR Paesaggi rurali di interesse paesaggistico PENALIZZANTE ai sensi della proposta di PPTR Beni storico-artistici Zone di rispetto dei beni culturali ESCLUDENTE Beni culturali artt.10 e 12 D.Lgs. 42/2004 ESCLUDENTE ai sensi del D.Lgs.42/2004 Ambiti paesaggistici individuate nella proposta di PPTR Zone di particolare interesse ambientale PENALIZZANTE ai sensi della proposta di PPTR Aspetti Zone e fasce di rispetto ESCLUDENTE PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 25/30 Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione urbanistico territoriali (stradale, ferroviaria, aeroportuale, cimiteriale, militare, infrastrutture lineari, energetiche, canali di bonifica, ecc.) Destinazione urbanistica Zone A – B – C - E ESCLUDENTE Aspetti strategico/funzionali Dotazione infrastrutturale relativamente alla viabilità di accesso ed alla possibilità di collegamento alle principali opere di urbanizzazione primaria (parcheggi, fognatura, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia, ecc.) Preesistenza PREFERENZIALE Aree a destinazione industriale (aree destinate ad insediamenti produttivi) VINCOLANTE Aree industriali dismesse PREFERENZIALE Baricentricità del sito rispetto al bacino di produzione rifiuti PREFERENZIALE Accessibilità dei mezzi conferitori senza aggravio al traffico locale PREFERENZIALE Aree soggette a bonifica Siti attualmente inquinati ESCLUDENTE Siti sui quali sia stata già effettuata la bonifica PREFERENZIALE Preesistenza di reti di monitoraggio su varie componenti ambientali PREFERENZIALE Aree dichiarate “a elevato rischio di crisi ambientale” ESCLUDENTE PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 26/30 2.1.4 Impianti di trattamento rifiuti Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione Uso del suolo Aree interessate da boschi e foreste anche se danneggiati dal fuoco o sottoposti a vincolo di rimboschimento Gli interventi di trasformazione del bosco sono vietati, fatte salve le autorizzazioni rilasciate, compatibilmente con la conservazione della biodiversità, con la stabilità dei terreni, con il regime delle acque, con la difesa dalle valanghe e dalla caduta dei massi, con la tutela del paesaggio, con l’azione frangivento. Il Piano regionale forestale, in relazione alle caratteristiche dei territori oggetto di pianificazione, individua i bacini idrografici nei quali è possibile prevedere la trasformazione del bosco. ESCLUDENTE ai sensi della L.R.12/2012 E’ comunque vietata la trasformazione nelle aree boscate naturali, nei boschi di latifoglie o nelle aree percorse da incendio per 10 anni dalla data dell’incendio ESCLUDENTE Aree di pregio agricolo: − per prodotti agricoli DOC, DOCG, DOP, IGP, IGT; − aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche dell'agricoltura biologica; − le zone aventi specifico interesse agrituristico Nelle aree individuate dai disciplinari approvati con decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (M.I.P.A.F.) Le Province, con specifico strumento, indicano con perimetrazione di dettaglio quali sono i macro/micro ambiti interessati da produzioni agricole di pregio, zone di produzione di prodotti agricoli ed alimentari definiti ad indicazione geografica o a denominazione di origine protetta ai sensi del regolamento (CEE) n. 2081/92 e in aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche dell'agricoltura biologica ai sensi del regolamento (CEE) n. 2092/91così come indicato nei disciplinari UE di controllo locale. ESCLUDENTE Caratteri fisici del territorio Aree carsiche Aree carsiche o oggetto di fenomeni paracarsici comprensive di grotte, doline, inghiottitoi Aree carsiche individuate nei catasti regionali delle grotte e dei geositi ESCLUDENTE ai sensi della L.R. 33/2009. Altimetria > 600 mslm ESCLUDENTE Tutela della Distanza minima da centri e 50010 m ESCLUDENTE 10 Per gli impianti di biostabilizzazione/selezione e produzione CDR si considera una distanza minima di 1.500 metri. PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 27/30 Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione popolazione nuclei abitati Distanza minima da siti sensibili (strutture scolastiche, asili, strutture sanitarie con degenza, case di riposo) 100011 m Protezione risorse idriche Aree di salvaguardia delle acque destinate al consumo umano Fascia di rispetto dai punti di approvvigionamento idrico a scopo potabile. Si suddividono in: zone di tutela assoluta: 10 metri dall’opera di captazione zone di rispetto: 200 metri dalle opere di captazione ESCLUDENTE ai sensi del D.lgs.152/06 art.94 Zone di protezione speciale idrogeologica Zona A PENALIZZANTE ai sensi del Piano Regionale di Tutela delle acque Zona B PENALIZZANTE ai sensi del Piano Regionale di Tutela delle acque Zone vulnerabili Individuate nel Piano di Tutela delle Acque, con particolare riferimento alle Zone Vulnerabili da Nitrati PENALIZZANTE ai sensi del Piano Regionale di Tutela delle acque e del Piano Nitrati Tutela da dissesti e calamità Aree a pericolosità idraulica e geomorfologica Individuate nel Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico della Puglia Aree ad alta e media pericolosità idraulica ESCLUDENTE ai sensi del PAI PUGLIA Aree a pericolosità geomorfologica molto elevata Aree a bassa pericolosità idraulica PENALIZZANTE ai sensi del PAI PUGLIA Aree a pericolosità geomorfologica elevata, media e moderata Aree a rischio idrogeologico Individuate nel Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico della Basilicata Aree a rischio idrogeologico molto elevato e a pericolosità molto elevata (R4) ESCLUDENTE ai sensi del PAI BASILICATA Aree a rischio idrogeologico elevato e a pericolosità elevata (R3) Aree a rischio idrogeologico medio e a pericolosità media (R2) PENALIZZANTE ai sensi del PAI BASILICATA Aree a rischio idrogeologico moderato e a pericolosità moderata (R1) Alvei e fasce fluviali Area dei corsi d’acqua che se non perimetrata è costituita da una Fascia di 75 m sia a destra che a sinistra dell’asse ESCLUDENTE ai sensi del PAI PUGLIA Alveo e Fasce di pertinenza ESCLUDENTE ai sensi del PAI BASILICATA Fascia di pertinenza fluviale contermine al corso d’acqua che se non perimetrata è costituita da una fascia di 75 m sia a destra che a sinistra dell’alveo fluviale PENALIZZANTE ai sensi del PAI PUGLIA 11 Per gli impianti di biostabilizzazione/selezione e produzione CDR si considera una distanza minima di 2.000 metri. PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 28/30 Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione Tutela dell’ambiente naturale Parchi naturali nazionali, regionali, riserve naturali statali e riserve naturali regionali Aree naturali protette e Parchi naturali ESCLUDENTE 12 Rete Natura 2000 SIC (siti di importanza comunitaria) ZPS (zone di protezione speciale) ZSC (zone speciali di conservazione) ESCLUDENTE 9 ai sensi del Regolamento Regionale n.28/08 Zone umide Incluse nell’elenco di cui al DPR 448/85 ESCLUDENTE 9 ai sensi del D.Lgs.42/2004 Tutela qualità dell’aria Zonizzazione Piano regionale di Qualità dell’Aria Zone B e C PENALIZZANTE Tutela dei beni ambientali e culturali Territori costieri fascia di 300 m dalla linea di battigia ESCLUDENTE 13 ai sensi del D.Lgs.42/2004 Corsi d’acqua fascia di 150 m dalle relative sponde o piedi dell’argine Laghi fascia di 300 m dalla linea di battigia Aree assegnate alle università agrarie e zone con usi civici ESCLUDENTE ai sensi del D.Lgs.42/2004 Zone di interesse archeologico Beni paesaggistici d’insieme (art.136 comma 1 D.Lgs 42/04) − i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici; − le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze. − le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica; − le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza; Beni culturali artt.10 e 12 D.Lgs. 42/2004 Beni paesaggistici – Ambiti territoriali estesi (ATE) individuati dal PUTT ATE A e B ESCLUDENTE ai sensi del PUTT/P ATE C e D PENALIZZANTE ai sensi del PUTT/P Beni paesaggistici – Ambiti territoriali distinti individuati dal PUTT Area di pertinenza ed area annessa individuata nelle NTA dei seguenti beni: emergenze geologiche, morfologiche ed idrogeologiche; ESCLUDENTE ai sensi del PUTT/P 12 Penalizzante in area buffer di 1.000 metri. E’ necessario attivare la valutazione di incidenza nel caso in cui l’intervento ricada in area buffer di un sito SIC, ZPS o ZSC. 13 In sede di redazione di Piano Provinciale o di rilascio dell’Autorizzazione la distanza da tali beni potrà essere incrementata in funzione dell’impatto paesaggistico del manufatto PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 29/30 Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione coste ed aree litoranee; corsi d’acqua; boschi e macchie; beni naturalistici; zone umide; aree protette; paesaggio agrario e usi civici; zone archeologiche; beni architettonici extra urbani Area di pertinenza ed area annessa individuata nelle NTA dei seguenti beni: paesaggio agrario ed usi civici; punti panoramici. PENALIZZANTE ai sensi del PUTT/P Componenti idrogeologiche individuate dalla Proposta di PPTR Territori costieri e territori contermini ai laghi. Fiumi, torrenti e corsi d’acqua iscritti negli elenchi delle acque pubbliche. Reticolo idrografico di connessione della rete ecologica regionale. Sorgenti. ESCLUDENTE ai sensi della proposta di PPTR Componenti geomorfologiche individuate dalla Proposta di PPTR Versanti Lame e Gravine Grotte Geositi Componenti botanico vegetazionali individuate dalla Proposta di PPTR Boschi ed aree di rispetto (100 metri dal perimetro esterno). Zone umide Ramsar. Aree umide di interesse paesaggistico. Prati e pascoli naturali. Formazioni arbustive in evoluzione naturale. Componenti culturali – insediative individuate dalla Proposta di PPTR Immobili e aree di notevole interesse pubblico (art.136 D.lgs.42/04, L.1497/39, DM 1/08/1985). Testimonianze della stratificazione insediativa (con esclusione delle aree tipizzate, diverse dalle zone E, dagli strumenti urbanistici vigenti) Aree di rispetto delle Componenti culturali – insediative (fascia di rispetto di 100 m) Uliveti monumentali Componenti culturali – insediative individuate dalla Proposta di PPTR Paesaggi rurali di interesse paesaggistico PENALIZZANTE ai sensi della proposta di PPTR Beni storico-artistici Zone di rispetto dei beni culturali ESCLUDENTE Beni culturali artt.10 e 12 D.Lgs. 42/2004 ESCLUDENTE ai sensi del D.Lgs.42/2004 Ambiti paesaggistici individuate nella proposta di PPTR Zone di particolare interesse ambientale PENALIZZANTE ai sensi della proposta di PPTR Aspetti Zone e fasce di rispetto ESCLUDENTE PARTE II O.2 CRITERI GENERALI DI LOCALIZZAZIONE DI IMPIANTI DI GESTIONE RIFIUTI SOLIDI URBANI 30/30 Aspetto considerato Fattore ambientale Applicazione Grado di prescrizione urbanistico territoriali (stradale, ferroviaria, aeroportuale, cimiteriale, militare, infrastrutture lineari, energetiche, canali di bonifica, ecc.) Destinazione urbanistica Zone A – B – C ESCLUDENTE Aspetti strategico/funzionali Dotazione infrastrutturale relativamente alla viabilità di accesso ed alla possibilità di collegamento alle principali opere di urbanizzazione primaria (parcheggi, fognatura, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia, ecc.) Preesistenza PREFERENZIALE Aree produttive, artigianali ed industriali regolamentate in relazione alla destinazione urbanistica degli atti di Piano vigenti PREFERENZIALE Aree industriali dismesse PREFERENZIALE Baricentricità del sito rispetto al bacino di produzione rifiuti PREFERENZIALE Vicinanza di siti destinati allo smaltimento PREFERENZIALE Accessibilità dei mezzi conferitori senza aggravio al traffico locale PREFERENZIALE Aree soggette a bonifica Siti attualmente inquinati ESCLUDENTE Siti sui quali sia stata già effettuata la bonifica PREFERENZIALE Preesistenza di reti di monitoraggio su varie componenti ambientali PREFERENZIALE Aree dichiarate “a elevato rischio di crisi ambientale” PENALIZZANTE PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO Parte II OO33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 1/129 1 ANALISI DEGLI OBIETTIVI 3 1.1 La normativa di settore a livello europeo 3 1.1.1 Direttiva discariche 3 1.1.2 Direttiva imballaggi 4 1.1.3 Direttiva quadro rifiuti 2008/98/CE 5 1.1.4 Decisione Commissione Europea 2011/753/CE 6 1.2 La normativa di settore a livello nazionale 8 1.2.1 Ammissibilità dei rifiuti in discarica 8 1.2.2 Raccolta differenziata ed obiettivi di riciclaggio 9 1.3 La normativa di settore a livello Regionale 13 1.3.1 Ammissibilità in discarica 13 1.3.2 Raccolta differenziata e obiettivi di riciclaggio 13 1.4 Riorganizzazione dei servizi di raccolta integrata dei rsu 20 2 CARATTERISTICHE GENERALI DEL SERVIZIO PER IL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI 22 2.1 Flussi di rifiuti urbani ed assimilati agli urbani oggetto di raccolta dedicata 22 2.1.1 Secco residuo 25 2.1.2 Frazione organica 25 2.1.3 Carta e cartone (raccolta congiunta) ed imballaggi in cartone 26 2.1.4 Plastica 27 2.1.5 Vetro 27 2.1.6 Imballaggi metallici 27 2.1.7 Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche - RAEE 28 2.1.8 Ingombranti 29 2.1.9 Pile e batterie 29 2.1.10 Farmaci 30 2.1.11 Contenitori etichettati T e/o F 30 2.1.12 Oli alimentare 31 2.1.13 Indumenti usati 31 2.1.14 Sfalci di potatura 32 2.1.15 Inerti di demolizione 32 2.1.16 Considerazioni su altre tipologie di raccolta di rifiuti la cui gestione resta a carico della pubblica amministrazione 33 2.1.17 Rifiuti dallo spazzamento stradale 34 2.2 Tipologia dei servizi di raccolta e definizione delle modalità organizzative più efficaci 39 2.2.1 Sistemi di raccolta differenziata pneumatica 42 2.3 Criteri di premialità fiscale 43 3 MODALITA’ ORGANIZZATIVE OMOLOGHE DEI SERVIZI DI RACCOLTA DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI: SCHEMA DI CARTA DEI SERVIZI 45 3.1 Separazione e detenzione dei propri rifiuti da parte dell’utenza 47 3.1.1 Kit per la separazione dei rifiuti solidi urbani previsti per l’utenza domestica 48 PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 2/129 3.1.2 Kit per la separazione dei rifiuti solidi urbani previsti per l’utenza non domestica 49 3.1.3 Raccolte delle diverse frazioni di rifiuto 50 3.1.4 Centro Comunale/Intercomunale di Raccolta 57 3.2 Costruzione condivisa con la collettività delle modalità di erogazione dei nuovi servizi 64 3.2.1 Valutazioni da effettuarsi in sede progettuale 64 3.2.2 Avvio e messa a regime di nuovi servizi di raccolta integrata 65 3.2.3 Monitoraggio e valutazione durante la durata del contratto 68 4 PERIMETRAZIONE DI AREE DI RACCOLTA OTTIMALE 77 4.1 Introduzione 77 4.2 Perimetrazione ARO ex l.r. 24/2012 79 4.3 Criteri da considerare per aggregazione di ARO a scale maggiori 89 4.4 Razionalizzazione dei costi di trasporto 89 4.4.1 Vantaggi connessi con il trasbordo di rifiuti solidi urbani 90 4.4.2 Modalità di trasbordo dei rifiuti solidi urbani 90 4.4.3 Valutazioni economiche inerenti l’attività di trasbordo 95 4.5 Opportunità e/o necessità sito specifiche 98 5 PERCORSO METODOLOGICO PER LA STIMA DEI FLUSSI DI RIFIUTI DA RACCOLTA DIFFERENZIATA 100 5.1 Assunzioni base 100 5.2 Metodologia di costruzione del modello di stima dei flussi 102 5.3 Stima dei flussi dei rifiuti raccolti in modo differenziato e previsione delle percentuali di raccolta nello scenario di raccolta cautelativo 108 5.4 Considerazioni finali sul percorso metodologico adottato 111 6 PROGRAMMA PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI BIODEGRADABILI (RUB) IN DISCARICA 113 6.1 Le strategie della precedente pianificazione 113 6.2 Lo stato attuale 115 6.3 Le nuove strategie di azione 121 6.3.1 Calcolo dei RUB nell’indifferenziato residuo 121 6.3.2 Riduzione dei RUB negli impianti TMB 124 6.3.3 Il calcolo dei RUB da avviare in discarica 126 6.3.4 Considerazioni conclusive ed analisi WCS (Worst Case Scenario) 127 PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 3/129 1 ANALISI DEGLI OBIETTIVI Nei seguenti paragrafi vengano brevemente richiamati gli aspetti salienti delle normative comunitarie, nazionali e regionali attinenti il riciclo ed il recupero, con particolare riferimento alla raccolta differenziata, riciclaggio e recupero. Tali aspetti riassumono le ultime posizioni assunte ed attualmente vigenti, tralasciando, ove possibile, la complessa stratificazione normativa succeduta negli anni, allo scopo di valutare in termini comparativi la velocità di raggiungimento degli obiettivi in Puglia rispetto a quanto previsto nel vigente assetto normativo, individuare le criticità di sistema e proporre strumenti ed azioni specifici per rafforzare e correggere le debolezze sistemiche. 1.1 LA NORMATIVA DI SETTORE A LIVELLO EUROPEO 1.1.1 Direttiva discariche La Direttiva 1999/31/CE del Consiglio del 26 aprile 1999 relativa alle discariche di rifiuti ha previsto una serie di disposizioni innovative in materia di discariche che, come si vedrà diffusamente di seguito, incidono in maniera rilevante sull’assetto complessivo del ciclo integrato di gestione dei rifiuti. Per quanto attiene l’impatto della direttiva sui servizi di raccolta differenziata, si ricorda che viene fatto obbligo a ciascuno stato membro di adottare una strategia per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da conferire in discarica, secondo i seguenti obiettivi: • entro il 16 luglio 2006 i rifiuti biodegradabili da collocare in discarica devono essere ridotti al 75% del totale dei rifiuti urbani biodegradabili prodotti nel 1995 • non oltre il 16 luglio 2009 i rifiuti biodegradabili da collocare in discarica devono essere ridotti al 50% del totale dei rifiuti urbani biodegradabili prodotti nel 1995 • non oltre il 16 luglio 2016 i rifiuti biodegradabili da collocare in discarica devono essere ridotti al 35% del totale dei rifiuti urbani biodegradabili prodotti nel 1995 PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 4/129 1.1.2 Direttiva imballaggi La Direttiva 2004/12/CE in materia di rifiuti di imballaggio, che rivede ed aggiorna la Direttiva 94/62/CE, ha il duplice obiettivo di: • armonizzare le misure nazionali in materia di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio per prevenirne e ridurne l’impatto sull’ambiente, per garantire il funzionamento del mercato interno e prevenire l’insorgere di ostacoli agli scambi, nonché distorsioni e restrizioni alla concorrenza nella Comunità: • prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio e favorire il reimpiego degli imballaggi, il riciclaggio e le altre forme di recupero dei rifiuti di imballaggio e quindi la riduzione dello smaltimento finale ditali rifiuti. Nel perseguimento di tali obiettivi, la Direttiva ha stabilito una serie di criteri chiarificatori per la definizione di imballaggi nell’Allegato I. Il campo di applicazione della direttiva è relativo a tutti gli imballaggi immessi sul mercato nella Comunità e a tutti i rifiuti d’imballaggio, utilizzati o scartati da industrie, esercizi commerciali, uffici, laboratori, servizi, nuclei domestici e a qualsiasi altro livello, qualunque siano i materiali che li compongono. Per ottemperare agli obiettivi generali indicati nella Direttiva , gli stati membri sono tenuti al raggiungimento dei seguenti obiettivi: • entro il 31 dicembre 2008 almeno il 60 % in peso dei rifiuti di imballaggio deve essere recuperato o incenerito in impianti di incenerimento rifiuti con recupero di energia • entro il 31 dicembre 2008 deve essere riciclato almeno il 55 % e fino all’80 % in peso dei rifiuti di imballaggio • entro il 31 dicembre 2008 dovranno essere raggiunti i seguenti obiettivi minimi di riciclaggio per i materiali contenuti nei rifiuti di imballaggio: 60 % in peso per il vetro: 60 % in peso per la carta e il cartone: 50 % in peso per i metalli: 22,5 % in peso per la plastica, tenuto conto esclusivamente dei materiali riciclati sotto forma di plastica: 15 % in peso per il legno PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 5/129 1.1.3 Direttiva quadro rifiuti 2008/98/CE La Direttiva 2008/98/CE conferma che obiettivo principale di qualsiasi politica in materia di rifiuti dovrebbe essere di ridurre al minimo le conseguenze negative della produzione e della gestione dei rifiuti per la salute umana e l’ambiente. L’art. 4 della Direttiva stabilisce la gerarchia delle attività di gestione dei rifiuti confermando che la priorità principale dovrebbe essere la prevenzione e che il riutilizzo e il riciclaggio di materiali dovrebbero preferirsi alla valorizzazione energetica, pur indicando la possibilità che alcuni flussi di “rifiuti specifici si discostino dalla gerarchia laddove ciò sia giustificato dall’impostazione in termini di ciclo di vita in relazione agli impatti complessivi della produzione e della gestione di tali rifiuti”. L’art.10 della Direttiva introduce, tra le misure che gli stati membri devono adottare per garantire che i rifiuti vengano sottoposti ad operazioni di recupero corrette, la facoltà di raccogliere i rifiuti separatamente e non siano miscelati con altri rifiuti o altri materiali aventi proprietà diverse. L’art.11 della Direttiva prevede la necessità di istituire entro il 2015 la raccolta differenziata almeno per la carta, metalli, plastica e vetro. Nel medesimo articolo vengono inoltre stabiliti i seguenti obiettivi in termini di riutilizzo e riciclaggio: • entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti quali, come minimo, carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici, e possibilmente di altra origine, nella misura in cui tali flussi di rifiuti sono simili a quelli domestici, deve essere aumentata complessivamente almeno al 50 % in termini di peso • entro il 2020 la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale, incluse operazioni di colmatazione che utilizzano i rifiuti in sostituzione di altri materiali, di rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi, escluso il materiale allo stato naturale definito alla voce 17 05 04 dell’elenco dei rifiuti, deve essere aumentata almeno al 70 % in termini di peso Le modalità dettagliate di attuazione e di calcolo per verificare la conformità con gli obiettivi sopra indicati sono definiti dalla Commissione Europea, tenuto conto del regolamento (CE) n. 2150/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2002, relativo alle statistiche sui rifiuti. PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 6/129 1.1.4 Decisione Commissione Europea 2011/753/CE In attuazione dell’art.11 della Direttiva 2008/98/CE, la Commissione Europea ha adottato la Decisione 2011/753/CE (pubblicata su Guue del 25 novembre 2011) che istituisce regole e modalità di calcolo per verificare il rispetto degli obiettivi di cui all’articolo 11, paragrafo 2, della direttiva 2008/98/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio. La decisione 2011/753/CE prevede 4 possibili operazioni di preparazione per riutilizzo e riciclaggio, cui corrispondono 4 differenti modalità di calcolo dell’indicatore. In relazione alle differenti opzioni, sono introdotte le seguenti definizioni: • "rifiuti domestici“, i rifiuti prodotti dai nuclei domestici • "rifiuti simili“, i rifiuti comparabili, per tipo e composizione, ai rifiuti domestici, esclusi i rifiuti di produzione e i rifiuti provenienti dall'agricoltura e dalla silvicoltura • "rifiuti urbani“, i rifiuti domestici e i rifiuti simili • "rifiuti da costruzioni e demolizioni", i rifiuti corrispondenti ai codici di cui al capitolo 17 dell’Elenco Europeo dei rifiuti, esclusi i rifiuti pericolosi e il materiale allo stato naturale di cui alla voce 17 05 04; • "recupero di materiale", qualsiasi operazione di recupero, esclusi il recupero di energia e il ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili • "riempimento", un'operazione di recupero in cui i rifiuti idonei sono utilizzati a fini di bonifica in aree escavate o per interventi paesaggistici e in cui i rifiuti sostituiscono materiali che non sono rifiuti Per quanto attiene i rifiuti urbani, gli Stati membri devono conformarsi agli obiettivi dell’art.11 della Direttiva 2008/98/CE, scegliendo una delle seguenti 4 opzioni: 1. preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti domestici costituiti da carta, metalli, plastica e vetro. 2. preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti domestici costituiti da carta, metalli, plastica e vetro e di altri tipi di rifiuti domestici o di rifiuti simili di altra origine 3. preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti domestici 4. preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti urbani In relazione alle 4 possibili opzioni, di seguito si illustrano le relative modalità di calcolo: PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 7/129 1. Preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio rifiuti domestici costituiti da carta, metalli, plastica e vetro, in % = Quantità riciclata dei rifiuti domestici di carta, metalli, plastica e vetro Quantità totale prodotta di rifiuti domestici di carta, metalli, plastica e vetro 2. Preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio rifiuti domestici e simili costituiti da carta, metalli, plastica e vetro, in % = Quantità riciclata di carta, metalli, plastica e vetro contenuti nei flussi di rifiuti domestici o di rifiuti simili Quantità totale prodotta di carta, metalli, plastica e vetro contenuti nei flussi di rifiuti domestici o di rifiuti simili 3. Preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio rifiuti domestici, in % = Quantità riciclata rifiuti domestici Quantità totale di rifiuti domestici, escluse determinate categorie di rifiuti * 4. Preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio rifiuti urbani, in % = Rifiuti urbani riciclati Rifiuti urbani prodotti * Fanghi e rifiuti minerali, veicoli fuori uso PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 8/129 1.2 LA NORMATIVA DI SETTORE A LIVELLO NAZIONALE 1.2.1 Ammissibilità dei rifiuti in discarica Il D.Lgs. 13.01.2003, n. 36, in attuazione della direttiva 1999/31/CE, definisce, tra l’altro, i seguenti obiettivi per la riduzione dei rifiuti urbani biodegradabili da conferire in discarica: • entro 5 anni dalla data di entrata in vigore (gennaio 2008) i rifiuti biodegradabili da collocare in discarica devono essere inferiori a 173 kg/anno per abitante; • entro 8 anni dalla data di entrata in vigore (gennaio 2011) i rifiuti biodegradabili da collocare in discarica devono essere inferiori a 115 kg/anno per abitante; • entro 15 anni dalla data di entrata in vigore (gennaio 2018) i rifiuti biodegradabili da collocare in discarica devono essere inferiori a 81 kg/anno per abitante; Il D.Lgs 36/03, stabilisce che tali obiettivi devono essere raggiunti a livello di ATO e che le Regioni soggette a fluttuazioni del numero di abitanti superiori al 10%, devono calcolare la popolazione cui riferire gli obiettivi sulla base delle effettive presenze all’interno del territorio. La definizione di “rifiuti biodegradabili” è riferita a qualsiasi rifiuto che per natura subisce processi di decomposizione aerobica o anaerobica, quali ad esempio rifiuti di alimenti, rifiuti dei giardini, rifiuti di carta e cartone. Nell’ottica di rispettare la gerarchia di gestione dei rifiuti che prevedeva lo smaltimento in discarica come fase residuale del ciclo integrato di gestione dei rifiuti –così come confermato dalla Direttiva 1008/98/CE – il D.Lgs. 36/03 pone il divieto di ammettere in discarica rifiuti con potere calorifico (PCI) superiore a 13.000 kJ/kg. Questo implica che il ciclo di gestione dei rifiuti dovrà essere orientato alla massimizzazione del recupero di materia ad elevato potere calorifico (carta/cartone e plastica) e, in subordine, a garantire che gli impianti di trattamento del rifiuto indifferenziato residuo siano gestiti in modo da evitare lo smaltimento in discarica di rifiuti contenenti plastica o carta/cartone. Risulta quindi evidente che il combinato disposto di vietare l’ammissione di discarica di rifiuti biodegradabili e con elevato potere calorifico, induce ad orientare il ciclo integrato a massimizzare PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 9/129 l’intercettazione di tali frazioni nella fase di raccolta, in aderenza agli obiettivi della direttiva 2008/98/CE. Non è da trascurare infine un terzo aspetto del D.Lgs. 36/03 che incide in modo significativo sulle politiche da adottare nel ciclo integrato dei rifiuti, con particolare riferimento al circuito di raccolta differenziata. Il decreto, infatti, rimanda ad un successivo decreto che definisca compiutamente i criteri ed i livelli qualitativi che i rifiuti devono rispettare per essere ammessi nelle discariche i diversa tipologia. Tale decreto attuativo (DM 27/09/2010) stabilisce, in particolare all’art. 6, le caratteristiche del rifiuto perchè esso possa essere ammesso in discarica per rifiuti speciali non pericolosi. In particolare vengono posti dei limiti alla concentrazione di alcuni parametri (metalli) nell’eluato del rifiuto da ammettere in discarica. Secondo il ciclo integrato attualmente avviato in Puglia, che prevede il trattamento biologico aerobico dei rifiuti indifferenziati e lo smaltimento in discarica della frazione vagliata sotto 80 mm, una non idonea intercettazione dei flussi di rifiuti maggior contenuto di metalli (RAEE, Rifiuti Urbani Pericolosi) comporterebbe un’arricchimento del contenuto dei metalli nel rifiuto da avviare in discarica tale da non essere compatibile con i criteri definiti dal DM 27/09/2010. Pertanto, oltre alla necessità di potenziare l’intercettazione dei rifiuti biodegradabili (organico, carta/cartone) e di quelli ad elevato potere calorifico (plastiche, carta/cartone), le prescrizioni del Decreto sull’ammissibilità in discarica inducono a sviluppare delle azioni tese a potenziare l’intercettazione nei circuiti di raccolta di frazioni merceologiche minoritarie dal punto di vista quantitativo, ma assolutamente rilevanti per la qualità dei rifiuti da avviare a smaltimento (RAEE e RUP). 1.2.2 Raccolta differenziata ed obiettivi di riciclaggio Il D.Lgs. 152/06 disciplina nella Parte IV gli aspetti relativi alla gestione dei rifiuti, definendo obiettivi generali, strumenti specifici, e stabilendo le competenze per l’attuazione degli obiettivi fissati. La stratificazione normativa che si è avuta negli ultimi anni nella gestione dei rifiuti riflette sia la necessità di recepire la Direttiva quadro 2008/98/CE, che le misure attuate per fronteggiare la grave crisi economico-finanziaria a che ha investito l’Italia e l’Europa nella seconda metà del 2011. PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 10/129 Anche a fronte di un quadro molto fluido dal punto di vista normativo, vi è convinzione diffusa che alcuni obiettivi introdotte nella vigente legislazione sia come recepimento di direttive, che per autonome strategie dell’Italia nel contesto europeo, debbano restare dei saldi riferimenti nell’adozione delle strategie di pianificazione a livello regionale. Ciò in ragione di una meditata convinzione che gli obiettivi strategici della gestione dei rifiuti comportano benefici anche economici nella promozione di una rete di servizi ad elevato grado di innovazione culturale e sociale. Non è irrilevante ricordare che il Considerato 28 della Direttiva 2008/98/CE indica che “la presente direttiva dovrebbe aiutare l’Unione europea ad avvicinarsi a una «società del riciclaggio», cercando di evitare la produzione di rifiuti e di utilizzare i rifiuti come risorse” In ragione di tali obiettivi, più chiaramente condivisi a livello europeo con la direttiva 2008/98 e rapidamente adottati dal legislatore nazionale con il D.Lgs 205/2010, è necessario anche rileggere gli obiettivi di raccolta differenziata già indicati dal 2006 nella prima stesura del D.Lgs 152/06, all’art. 205: — almeno il 35% entro il 31.12.2006; — almeno il 45% entro il 31.12.2008; — almeno il 65% entro il 31.12.2012 Tali obiettivi devono essere riletti congiuntamente agli obiettivi di riciclaggio fissati dagli artt. 10 e 11 della Direttiva 2008/98/CE, recepiti nell’art. 181 del D.Lgs 152/06, come modificato dal D.Lgs. 205/2010: • gli stati membri devono istituire entro il 2015 la raccolta differenziata almeno per la carta, metalli, plastica e vetro, • entro il 2020 la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti quali, come minimo, carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici, e possibilmente di altra origine, nella misura in cui tali flussi di rifiuti sono simili a quelli domestici, deve essere aumentata complessivamente almeno al 50 % in termini di peso. Come indicato nei precedenti paragrafi, la Decisione 2011/753/CE ha indicato 4 possibili opzioni per il calcolo dell’indicatore di riciclaggio. Lo Stato Membro Italia è tenuto ad informare la PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 11/129 Commissione Europea in merito all’opzione di calcolo prescelta, nella prima relazione riguardante l’applicazione dell’art. 37, paragrafo 1, della Direttiva 2008/98/CE, ovvero entro il 2014. E’ del tutto evidente che è parecchio rilevante stabilire quale metodologia di calcolo adottare per conformarsi agli obiettivi della direttiva comunitaria. Nel caso di scelta dell’opzione 1 o 2 (cfr. par. 1.1.4), il criterio si riterrà soddisfatto se il sistema integrato di raccolta differenziata è in grado di assicurare, anche solo relativamente alle frazioni secche, il 50% di riciclaggio. Si osserva che il soddisfacimento di tale obiettivo potrebbe essere possibile anche a basse percentuali di raccolta differenziata. Si prenda ad esempio un ambito territoriale con un sistema di raccolta efficace ed efficiente delle sole frazioni secche (carta, plastica, vetro e metalli), potrebbe raggiungere non più del 30% di raccolta differenziate. D’altra parte, con una sufficiente dotazione impiantistica per il riciclaggio di tali frazioni, potrebbe raggiungere obiettivi di riciclaggio, come definiti nelle opzioni 1 e 2, superiori al 50%. Verrebbe dunque rispettato l’obiettivo della direttiva comunitaria, indicato nell’art. 181 del D.Lgs 152/06 e ss.mm.ii., ma non l’obiettivo di raccolta differenziata indicata nell’art. 205 del D.Lgs 152/06. Appare dunque logico attendersi che la scelta del legislatore nazionale, per garantire la coerenza tra gli obiettivi nazionali di raccolta differenziata (65%) e quelli comunitari di riciclaggio (almeno il 50% al 2020), dovrebbe rivolgersi all’opzione 3 o 4, ovvero: • preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti domestici • preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti urbani in cui la definizione di rifiuti domestici e/o urbani è riportata nella decisione 2011/753/CE. In tal caso, per il calcolo della percentuale di riciclaggio si deve far riferimento al rapporto tra il quantitativo totale dei rifiuti riciclati ed il quantitativo totale di rifiuti prodotti. Sebbene non sia stata formalmente definita la modalità di calcolo dell’indicatore che descrive la percentuale in peso di riciclaggio da rifiuti, nel presente Piano, per le motivazioni sopra indicate, si considererà che l’indicatore di riciclaggio sia valutato secondo l’opzione 3 o 4, ovvero che la frazione organica da raccolta differenziata, ed il suo recupero mediante trattamento aerobico o anaerobico, sia considerata per il calcolo degli indicatori di riciclaggio. Tale assunzione è coerente con quanto indicato nell’art. 182-ter, ovvero che gli Enti territoriali adottino misure volte ad incoraggiare la raccolta separata dei rifiuti organici al fine del compostaggio e della digestione dei medesimi, il trattamento dei rifiuti organici in modo da PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 12/129 realizzare un elevato livello di protezione ambientale, nonché l’utilizzo di materiali sicuri per l’ambiente ottenuti dai rifiuti organici, al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente. In definitiva, il combinato disposto tra gli obiettivi di raccolta differenziata e gli obiettivi di riciclaggio, letti secondo l’opzione che tiene conto della raccolta separata dei rifiuti organici, inducono a definire specifici standard per i sistemi di raccolta rifiuti. La stessa definizione di raccolta differenziata (raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo ed alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico) si inserisce coerentemente nella promozione del ciclo integrato fondato sull’esigenza di massimizzare il recupero di materia ed il riciclaggio dei rifiuti. Il raggiungimento di un obiettivo quantitativo in peso sui flussi dei rifiuti effettivamente avviati a riciclaggio (e preparazione per riutilizzo) delinea un chiaro obbligo del legislatore comunitario e nazionale a non concentrarsi solo sul quantitativo di rifiuti da raccogliere in modo differenziato, ma di garantire che la qualità del rifiuto raccolto sia tale da garantire una elevata (>50%) resa del processo di riciclaggio. Conseguentemente, dovranno essere previsti sistemi di raccolta dei rifiuti che garantiscano non solo il raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata, ma che assicurino l’effettivo riciclaggio, con rese minime del 50% per specifiche frazioni merceologiche, dei rifiuti raccolti in modo differenziato. Ciò sarà possibile definendo obiettivi e standard tecnici in grado di intercettare flussi di rifiuti di elevata qualità, definendo specifici parametri di controllo per le impurezze. Come indicato nei successivi paragrafi, la Regione Puglia ha introdotto nell’ultimo anno strumenti di premialità fiscale (l.r. 38/2011) ed indirizzi generali sui servizi di raccolta (l.r. 24/2012) che, in sinergia con gli indirizzi di Piano, consentiranno di raggiungere gli obiettivi comunitari e nazionali. PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 13/129 1.3 LA NORMATIVA DI SETTORE A LIVELLO REGIONALE 1.3.1 Ammissibilità in discarica A livello regionale, il Piano RUB, approvato con Decreto del Commissario Delegato del 26 marzo 2004, n.56 recante norme per la gestione dei rifiuti urbani biodegradabili, definisce le strategie operative per rispettare i vincoli comunitari rispetto alla gestione dei rifiuti in discarica. Una norma regionale di recente introduzione (l.r. 30 dicembre 2011, n.38) all’art. 7 prevede la possibilità di smaltire nelle discariche di bacino, a servizio degli impianti meccanico-biologici, anche gli scarti rivenienti dalla lavorazione delle raccolte differenziate, almeno finché non sarà in vigore l’art. 6 comma 1 lett. p del D.Lgs. 36/03 che pone il divieto di ammettere in discarica rifiuti con potere calorifico (PCI) superiore a 13.000 kJ/kg. 1.3.2 Raccolta differenziata e obiettivi di riciclaggio La Regione Puglia ha adottato il primo piano di gestione dei rifiuti solidi urbani con Delibera di Consiglio del 30 giugno 1993, n.251. In attuazione del predetto piano, sono state emanate due leggi regionali, la n.17 del 13 agosto 1993 e la n.13 del 18/07/1996 aventi ad oggetto le procedure per l'attuazione del piano regionale e della organizzazione dei servizi di smaltimento d rifiuti urbani. Tuttavia, a seguito della grave crisi connessa con lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Puglia registratasi nella prima metà degli anni ’90, con D.P.C.M. 1 aprile 1996, è stato dichiarato lo stato di emergenza ambientale con la contestuale nomina di un Commissario Delegato ad affrontare la situazione. La suddetta situazione di crisi si è venuta a creare in ragione della carenza di siti destinati allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani anche a causa della mancata attuazione delle misure previste del piano di gestione dei rifiuti solidi urbani con Delibera di Consiglio del 30 giugno 1993, n.251 L’azione commissariale ha comportato la ri-formulazione del piano regionale e l’adozione di appositi atti di pianificazione di modifica e riforma di seguito elencati: � Decreto del Commissario Delegato per l’Emergenza ambientale in Puglia del 6 marzo 2001, n. 41 “Piano di Gestione dei Rifiuti e di Bonifica delle aree inquinate”; � Decreto Commissario Delegato 30 settembre 2002 n.296 di “….Completamento, integrazione e modificazione” del Decreto n.41/2001; PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 14/129 � Decreto Commissario Delegato 9 dicembre 2005, n.187 di “Aggiornamento, completamento e modifica al piano regionale….”. Il ricorso ai poteri straordinari si è prolungato per oltre 10 anni ed è cessato definitivamente il 31 gennaio 2006. Per quanto attiene specificamente il comporto della raccolta dei rifiuti solidi urbani è opportuno rappresentare che già il piano del 1993 puntava su un significativo sviluppo della raccolta differenziata e conteneva uno studio tecnico funzionale a definire gli strumenti operativi per giungere ad un’idonea valutazione dei costi dei nuovi servizi di raccolta dei rifiuti solidi urbani. In particolare era prevista, già nel 1993, la raccolta di organico, carta e cartone, plastica, vetro e metalli unitamente ad altre raccolte dedicate a flussi minori come rifiuti urbani pericolosi (pile, farmaci, contenitori contaminati da residui di sostanza pericolose, ecc..) in tutti i comuni pugliesi al fine di rendere più sostenibile la gestione dei rifiuti solidi urbani in Puglia. Attualmente, a distanza di vent’anni dal vecchio piano del 1993, si riscontra che la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani è attiva, salvo rari casi, in tutti i comuni pugliesi e che i risultati migliori in termini di sottrazione di rifiuti allo smaltimento in discarica ed avvio di scarti al recupero sono stati raggiunti in quelle realtà in cui sono presenti servizi di raccolta differenziata di tipo integrato erogati utilizzando la tecnica della domiciliarizzazione dei ritiri (cosiddetta “porta a porta”). Inoltre, al fine di contenere i costi e gli impatti legati al trasporto dei rifiuti solidi urbani, il piano suggeriva l’utilizzo di punti e/o stazioni di trasferimento, di tipo fisso o mobile. Trattasi di una soluzione tecnica per l’ottimizzazione dei costi e dei servizi tutt’altro che superata anche alla luce della riforma federale dello stato precedentemente illustrata che obbliga i centri minori (con meno di 5.000 ab.) ad aggregarsi per l’erogazione dei servizi pubblici locali. Negli ultimi anni, gli obiettivi di raccolta previsti dall’ultimo piano regionale sono stati progressivamente rimodulati ed incrementati in modo da allinearli alle previsioni della normativa vigente. Nella Tabella seguente vengono riassunti gli obiettivi di raccolta differenziata indicati dal piano regionale del 2001 e nelle successive rimodulazioni. Piano regionale Obiettivi di raccolta (%) Decreto commissariale 6 marzo 2001, n.41 1999 19,70 2001 29,70 2003 40,90 Decreto commissariale 9 2006 22,23 2007 32,10 PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 15/129 dicembre 2005, n.187 2008 41,99 2009 49,95 2010 54,65 2011 56,01 2012 56,58 Tabella 2 – Obiettivi di RD previsti dai piani regionali di gestione rifiuti in Puglia E’ utile notare che gli obiettivi posti nella ultima pianificazione, precedente all’entrata in vigore del D.Lgs 152/06 e del recepimento della direttiva quadro 2008/98/CE, erano riferiti alla percentuale di raccolta differenziata e prevedevano una velocità di crescita degli obiettivi percentuali maggiore nei primi anni (2006 e 2007), per poi progressivamente ridursi. E’ del tutto evidente che i risultati di crescita raggiunti negli ultimi anni manifestano un miglioramento del sistema in termini progressivo-incrementale: le politiche attive adottate hanno comportato progressivi miglioramenti delle percentuali di raccolta, dovute sia alla maggior sensibilizzazione della popolazione coinvolta, che al progressivo cambiamento delle modalità dei servizi di raccolta. Tuttavia, è necessario consolidare ed incrementare ulteriormente questo trend di crescita in modo da allineare le performance dei servizi erogati agli standard previsti dalla normativa vigente. Per quanto attiene quest’ultimo aspetto, si è osservato che la scadenza dei contratti pluriennali di gestione dei servizi da parte dei Comuni ha comportato la necessità degli stessi di elaborare nuovi progetti dei Servizi di Raccolta, in linea con gli obblighi normativi che progressivamente si andavano stratificando. In tali casi, in modo perfettamente coerente con altre realtà italiane, si è osservato che il raggiungimento degli obiettivi normativi coincide con una profonda innovazione del servizio di raccolta: il sistema non è considerato come la somma di due attività distinte e parallele, raccolta dei rifiuti indifferenziati non recuperabili e raccolta differenziata (organico, carta e cartone, plastica, ecc..). Nei nuovi sistemi, la focalizzazione dei servizi è rivolta all’intercettazione di flussi di scarti ad elevata qualità, rendendo residuale l’attività di raccolta dei rifiuti solidi urbani indifferenziati, con frequenze di raccolta di 1-2 giorni/settimana. L’attuazione dei nuovi sistemi di raccolta può incidere in modo significativo sulle prestazioni globali a livello di Regione nel caso in cui venissero interessati dall’innovazione dei servizi o Comuni con elevata popolazione (capoluoghi di provincia) o interi ATO. PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 16/129 La difficoltà dei Comuni capoluogo di provincia ad elaborare nuovi Progetti dei Servizi di Raccolta, anche in ragione della mancanza di un obbligo ad elaborare capitolati tecnici a base di gara nei Comuni con gestione in-house dei servi di raccolta, e la difficoltà di molti Comuni a concordare un disciplinare tecnico a livello di ATO, ha portato ad oggi ad un modesto incremento delle raccolte a scala regionale, dovuto al cambiamento dei servizi attuato, di volta in volta, da singoli Comuni alla scadenza degli appalti per i servizi di raccolta. Tale evoluzione, a parte l’unica eccezione dell’ATO BR2 in cui si è definito e condiviso un progetto a livello di ATO, attuato attraverso una gara unica per l’intero servizio d’ambito, non è stata coerente nel tempo in quanto l’innovazione dei servizi si è succeduta in ragione delle scadenze degli appalti, senza che le Autorità d’Ambito razionalizzassero e rendessero coerente la transizione verso un nuovo tipo di modello dei sistemi di raccolta. L’analisi delle criticità dei modelli gestionali vigenti e la necessità di traguardare nuovi obiettivi di efficienza nell’intercettazione e recupero di materia dai rifiuti, hanno portato all’introduzione di due importanti novità legislative regionali, coerenti e sinergiche con gli obiettivi e le azioni di pianificazione: • l.r. 38/2011, art. 7 “Tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi” • l.r. 24/2012 “Rafforzamento delle pubbliche funzioni nell’organizzazione e nel governo dei Servizi pubblici locali” Di seguito si esaminano i contenuti essenziali di tali disposizioni normative che costituiscono, congiuntamente al presente Piano, le basi per le azioni che gli Enti locali dovranno adottare per attuare il principio della Direttiva 2008/98/CE che mira alla realizzazione della “società del riciclaggio”†. l.r. 38/2011, art. 7 “Tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi” Questa disposizione normativa prevede un aumento dell’aliquota del tributo speciale per il conferimento dei rifiuti in discarica (c.d. ecotassa) per i Comuni che non assicurano il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata o non provvedono ad allinearsi a nuovi standard quantitativi e qualitativi di intercettazione. Nella legge sono previste delle riduzioni dell’aliquota ecotassa nel caso di raggiungimento di obiettivi che, progressivamente, mirano a consolidare servizi di raccolta sempre più efficienti. L’art. 7 comma 6 della l.r. 38/2011 prevede la † 28° Considerato della Direttiva 2008/98/CE. PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 17/129 modulazione dell’aliquota massima dell’ecotassa per il deposito dei rifiuti in discarica in funzione dei seguenti 4 criteri di premialità: a) adeguamento da parte dei Comuni, in forma singola e/o associata, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, dei contratti di gestione del servizio di raccolta rifiuti che contempli il raggiungimento delle percentuali di RD così come previste dal d.lgs 152/2006 e la predisposizione del regolamento di assimilazione dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani ai sensi dell’articolo 198 (Competenze dei comuni), comma 2, lettera g), del d.lgs. 152/2006; Tale obiettivo è stato considerato il primo passo che gli Enti locali possono adottare per innovare i sistemi di raccolta, laddove essi non garantiscano le prestazioni e gli obiettivi di legge. b) elevata qualità della frazione organica raccolta in maniera separata. L’indicatore di premialità di cui alla lettera b) è raggiunto nel caso in cui la percentuale di impurità nella frazione organica raccolta sia inferiore al 7 per cento, calcolata come media sul periodo di riferimento previsto nella presente legge. Il secondo criterio di premialità per la riduzione dell’ecotassa è stato fissato in relazione all’esigenza di aumentare la qualità merceologica della frazione organica per soddisfare gli obiettivi della direttiva europea di incrementare la resa di recupero. La qualità della frazione organica è stata considerata obiettivo prioritario rispetto alle altre frazioni, in quanto essa costituisce il maggior flusso da raccolta differenziata in termini di peso. c) elevata qualità di raccolta degli imballaggi, attraverso sistemi di raccolta monomateriale. L’indicatore di premialità di cui alla lettera c) è raggiunto nel caso in cui vengano rispettate simultaneamente le seguenti percentuali di impurezze: • imballaggi cellulosici: impurezze< 2,5% per raccolta congiunta ovvero impurezze<1,5 % per la raccolta selettiva • imballaggi da raccolta congiunta plastica/metalli: impurezze <8% ‡ . • imballaggi in vetro: frazioni estranee< 3% e percentuale di fini passanti da maglia 10 mm x 10 mm)< 5% ‡ come modificato dall’art. 25, c.3 della l.r. 24/2012 PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 18/129 Le percentuali sopra indicate sono calcolate come media sul periodo di riferimento previsto nella presente legge. Le modalità di misurazione dei parametri sono quelli definiti nel vigente Accordo quadro ANCI-CONAI. Il terzo criterio di premialità è stato determinato, in analogia al secondo, per incentivare sistemi di raccolta che assicurino la massimizzazione delle rese di riciclaggio degli imballaggi. d) elevata qualità del sistema di monitoraggio e controllo della raccolta anche mediante sistemi informativi territoriali. L’indicatore di premialità di cui alla lettera d) è raggiunto nel caso in cui il Comune o l’ATO abbia adottato un sistema di monitoraggio e controllo delle quantità e della qualità delle frazioni raccolte in modo differenziato basato sugli strumenti dell’Information and Communication Technology, anche utilizzando sistemi di diagnostica real-time basati su sistemi informativi territoriali. L’ultimo criterio è stato introdotto per promuovere, negli Enti locali con una gestione virtuosa del servizio che assicura elevati livelli di raccolta differenziata ed elevata qualità delle frazioni di rifiuti riciclabili intercettati, sistemi di controllo e monitoraggio del comportamento dell’utenza con l’introduzione di sistemi identificativi attraverso i quali istituire una contabilità dei materiali conferiti da parte di un specifica utenza. La contabilità dei materiali raccolti da parte di una singola utenza costituisce la base per introdurre sistemi di imposizione fiscale basati sul principio “chi inquina paga”, associando l’imposizione fiscale al comportamento delle singole utenze. l.r. 24/2012 “Rafforzamento delle pubbliche funzioni nell’organizzazione e nel governo dei Servizi pubblici locali” La necessità di accelerare l’introduzione di nuovi sistemi di raccolta, in concomitanza con l’obbligo normativo di introdurre più efficienti sistemi di governance dei servizi pubblici locali§, ha portato all’introduzione di una importante norma che ridisegna l’organizzazione e di governo del ciclo integrato di gestione di rifiuti in Puglia e introduce il concetto di “Schema di Carta dei Servizi” per la gestione dei rifiuti. Tale documento, in sede di prima attuazione viene definito con Delibera di Giunta Regionale, sebbene ci sia l’opportunità di renderla uno strumento integrato nel Piano. § Art. 3 –bis L. 148/2011 e ss.mm..ii PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 19/129 Lo schema di carta dei servizi, infatti, contiene gli standard tecnici per una corretta gestione del ciclo integrato che, anche tenendo conto del principio di differenziazione, dovranno essere alla base di tutti i servizi erogati nel ciclo integrato, dallo spazzamento dei rifiuti alla realizzazione e gestione degli impianti di trattamento. Poiché nel presente capitolo sono indicate le strategie e le azioni che dovranno condurre al miglioramento degli obiettivi di raccolta e riciclaggio, si ritiene utile che lo schema di carta di Servizi sia definita all’interno del Piano, in modo da renderla perfettamente integrata con le altre azioni. Naturalmente, si deve consentire che tale sezione del Piano sia immediatamente attuativa per consentire la predisposizione dei capitolati tecnici da parte degli Aro e d’altra parte sia modificabile con atti di giunta regionale per tener conto di modificate esigenze tecnico-normative. L’art. 11 comma 3 della l.r. 24/2012 prevede specifici contenuti minimi cui lo Schema di Carta dei servizi deve conformarsi per l’elaborazione degli standard tecnici dei servizi. Di seguito si riportano i contenuti minimi di indirizzo previsti nella legge, relativamente alla fase di spazzamento, raccolta e trasporto: a) lo spazzamento meccanizzato e manuale deve essere svolto in maniera tale da garantire che l’Organo di governo riceva il miglior servizio in accordo con le proprie esigenze territoriali, organizzato secondo criteri di efficacia, efficienza ed economicità; b) a tutti i cittadini deve essere garantito il servizio di raccolta differenziata di qualità e flussi separati almeno per l’organico, la carta/cartone e il vetro; i flussi di plastica e metalli possono essere raccolti congiuntamente; c) il trasporto dei rifiuti deve essere organizzato in modo da contenere le emissioni di CO2, anche mediante la realizzazione di idonee stazioni di trasferenza e/o trasbordo, ovvero utilizzando mezzi di trasporto alternativi al trasporto su gomma; d) il servizio di raccolta dell’organico deve essere organizzato in modo tale da massimizzare la capacità di intercettazione e la qualità merceologica, minimizzando le impurità; e) la tariffazione del servizio di trattamento della frazione organica da rifiuto urbano può essere definita anche considerando il livello di impurità; PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 20/129 f) il compostaggio domestico deve essere sempre favorito ove tecnicamente possibile; il servizio di raccolta differenziata dell’organico può essere sostituito, anche parzialmente, dal compostaggio domestico soprattutto nelle aree con bassa densità abitativa; Sulla base i tali indirizzi normativi, nel seguente paragrafo sono definiti gli strumenti e la strategia di pianificazione volta all’accelerazione del raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata ed al miglioramento della qualità dei rifiuti intercettati per una più efficiente filiera del riciclaggio e del recupero. 1.4 RIORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI DI RACCOLTA INTEGRATA DEI RSU L’obiettivo che ci si propone di perseguire attraverso la progettazione dei nuovi servizi di raccolta integrata dei rifiuti solidi urbani è quello di raggiungere i tassi di raccolta differenziata previsti dal D.Lgs. n. 152/2006 ess.mm.ii. (65 % nel 2012), i tassi di recupero e riciclaggio previsti dalla Direttiva 2008/98/CE e dal D.Lgs. 152/06 (50% al 2020) cambiando l’attuale sistema essenzialmente finalizzato alla raccolta degli scarti indifferenziati utilizzando i cassonetti stradali e solo in maniera residuale volto ad intercettare scarti valorizzabili da avviare al recupero. I nuovi servizi di raccolta dei rifiuti solidi urbani dovranno essere di tipo integrato ed organizzati tenendo in debita considerazione le diverse tipologie di utenze da servire (utenze domestiche e non domestiche), la propensione di queste a produrre scarti recuperabili (organico, carta, cartone, plastica, legno, ecc..), unitamente alle migliori modalità di raccolta possibili alla luce delle intercettazioni indicate nella letteratura di settore per le diverse tipologie ipotizzabili (cassonetto stradale, porta a porta, di prossimità, ecc..) e delle caratteristiche del territorio comunale (densità abitativa, consistenza e tipologia del reticolo stradale, ecc..), tenendo conto degli standard minimi di servizio definiti dall’art.11 comma 3 della l.r. 24/2012. I nuovi servizi di raccolta integrata dei rifiuti devono incidere in modo da garantire il raggiungimento dei seguenti obiettivi generali: 1. sviluppare circuiti di intercettazione dei rifiuti ad alta produttività 2. garantire la massima purezza dei materiali raccolti Per quanto attiene l’Obiettivo 1), al fine di rispettare le nuove disposizioni normative in materia di recupero dei rifiuti solidi urbani, è necessario implementare raccolte dedicate per flussi specifici di scarti valorizzabili evitando, salvo casi di conclamata impossibilità, le raccolte multi-materiali e PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 21/129 privilegiando l’impiego di tecniche di esecuzione consolidate che hanno dato prova di generare flussi significativi di materiali da avviare al recupero (es. domiciliare). Alle predette considerazioni di carattere normativo, va aggiunto che a seguito del completamento degli interventi di adeguamento degli impianti di trattamento di recupero/smaltimento dei rifiuti solidi urbani indifferenziati, negli ultimi anni si è venuto a determinati un aumento significativo dei costi di gestione post-raccolta di questa frazione. In ragione di quanto rappresentato, la necessità di sottrarre allo smaltimento ingenti flussi di scarti recuperabili trova valide motivazione sia sotto il profilo della tutela dell’ambiente ma anche del contenimento della spesa a beneficio della fiscalità generale. I nuovi servizi di raccolta dovranno essere finalizzati ad intercettare la massima quantità possibile di scarti recuperabili in modo da centrare gli obiettivi di recupero previsti dal D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii. recepiti dal presente piano regionale e contenere i costi complessivi del ciclo di gestione integrata dei rifiuti solidi urbani. Le frazioni merceologiche da intercettare obbligatoriamente con sistema a flussi separati, ai sensi dell’art. 11 comma 3 lett. b) della l.r. 24/2012 per tutte le utenze sono: a) organico b) carta/cartone c) vetro d) plastica e metalli (possibile raccolta congiunta) Con riferimento all’Obiettivo 2), in coerenza con l’art. 181 del D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii., è necessario che nella definizione delle tecniche di raccolta è necessario propendere per quei modelli di servizio che, oltre a massimizzare i flussi, assicurino anche l’intercettazione di rifiuti “puliti” ovvero caratterizzata da un basso tasso di impurezza poiché scevri da materiali estranei che richiedono trattamenti supplementari per aumentarne la purezza agevolandone l’avvio al recupero effettivo ed oggettivo. Questo anche al fine di ridurre le attuali tariffe di conferimento dei rifiuti intercettati agli impianti di selezione che attualmente restano alte rispetto a quelle registrate in altre regioni italiane a causa del quantitativo ridotto di rifiuti avviati al recupero ed all’elevato tasso di impurezza che si registra all’interno della massa raccolta, dovuto ad un sistema di raccolta (effettuano mediante cassonetto stradale) che non consente un controllo preventivo degli scarti conferiti al servizio pubblico da parte dell’utente. PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 22/129 2 CARATTERISTICHE GENERALI DEL SERVIZIO PER IL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI Come riassunto nel precedente capitolo, la filosofia di base posta alla base della futura riorganizzazione del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani in Puglia deve essere quella di ridurre l’attuale attività di raccolta degli indifferenziati ad un’attività marginale, sostituendola progressivamente con quelle cosiddette “differenziate” (organico, carta, plastica, ecc..) secondo una logica di integrazione sinergica in modo da ridurre drasticamente le quantità di scarti da avviare allo smaltimento in discarica. Nel presente capitolo vengono illustrate le caratteristiche generali che ogni sistema di raccolta dei rifiuti solidi urbani deve garantire per il raggiungimento degli obiettivi indicati previa definizione dei singoli flussi di rifiuti che dovranno essere oggetto di specifici servizi di raccolta separata. Di seguito, sulla base di una disamina delle diverse modalità di esecuzione dei servizi attualmente utilizzate in Italia ed all’estero, è indicata la strategia generale da adottare per ottenere elevati livelli di raccolta differenziata e buone qualità delle frazioni intercettate da avviare a riciclaggio e recupero di materia. 2.1 FLUSSI DI RIFIUTI URBANI ED ASSIMILATI AGLI URBANI OGGETTO DI RACCOLTA DEDICATA La classificazione dei rifiuti solidi urbani è riportata all’art.184 c.2 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n.152 che così recita: “Sono rifiuti urbani: 1) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione; 2) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a), assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità, ai sensi dell'articolo 198, comma 2, lettera g); 3) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade; 4) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua; 5) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali; PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 23/129 6) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), e) ed e).” A questa classificazione si aggiunge quella relativa alle caratteristiche di pericolosità giacché i rifiuti posso essere di tipo pericoloso o non pericoloso. Nel seguito saranno precisati alcuni aspetti su cui si ritiene utile porre l’attenzione al fine di programmare in maniera corretta i circuiti di raccolta. Premesso che per gestione si intende “la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni, nonché il controllo delle discariche dopo la chiusura”, mentre per gestione integrata dei rifiuti si intende “il complesso delle attività volte ad ottimizzare la gestione dei rifiuti, ivi compresa l'attività di spazzamento delle strade, come definita alla lettera d” (art. 183 c.1 lettera d del D.Lgs. n. 152/2006), è possibile fornire il quadro riepilogativo dei servizi da attivare nei comuni pugliesi (ex art. 202 c.1 del D.Lgs. n. 152/2006). Nel seguito del presente paragrafo saranno indicati i flussi di rifiuti da intercettarsi attraverso le singole raccolte da implementarsi in maniera integrata fra loro al fine di perseguire gli obiettivi di avvio al recupero di materia previsti ex art. 205 del D.Lgs. n.152/2006 e ss.mm.ii.. Al fine di accompagnare l’utenza nell’assimilare le nuove modalità di conferimento dei rifiuti, oltre ai predetti servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi assimilati, è previsto lo svolgimento di un’attività di informazione e comunicazione per l’utenza in fase di stat up come di seguito rappresentato: � Attività di comunicazione ed informazione in fase di start - up (nei primi 2/3 mesi prima dell’avvio del servizio); � Attività di comunicazione ed informazione in fase di messa a regime (nel primo anno di servizio); � Attività di comunicazione ed informazione a regime (negli anni successivi al primo). PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 24/129 Tabella 1 – Quadro riepilogativo dei servizi minimi da raccolta dei rifiuti solidi urbani da attivare nei comuni pugliesi PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 25/129 2.1.1 Secco residuo I rifiuti indifferenziati comprendono le frazioni secche non riciclabili come: stoviglie in plastica usate (piatti, bicchieri, forchette, etc.), imballaggi per alimenti sporchi (carta oleata per salumi, formaggi, etc.), stracci, materiale di consumo (prodotti per l’igiene come rasoi o bastoncini o spazzolini), pannolini ed assorbenti, oggettistica, vasellame e altro materiale risultante dalle operazioni di pulizia degli ambienti. I rifiuti indifferenziati comprendono le frazioni secche non riciclabili come: stoviglie in plastica usate (piatti, bicchieri, forchette, etc.) non ripuliti da residui di cibo, imballaggi per alimenti sporchi (carta oleata per salumi, formaggi, etc.), stracci, materiale di consumo (prodotti per l’igiene come rasoi o bastoncini o spazzolini), pannolini ed assorbenti, oggettistica, vasellame e altro materiale risultante dalle operazioni di pulizia degli ambienti. Dai 1° maggio 2012, a seguito di una variazione dell’accordo ANCI – CONAI, è possibile conferire nella raccolta differenziata degli imballaggi in plastica anche i piatti e bicchieri cosiddetti 'usa e getta' che dovranno essere comunque ripuliti da residui di cibo prima di essere conferiti al servizio pubblico. Trattasi di modifica auspicata dalla collettività in quanto, per analogia, il cittadino, al pari degli imballaggi, già in passato conferiva nel cassonetto stradale dedicato a questa raccolta anche le stoviglie in plastica 'usa e getta'. Questa previsione consente di ridurre ulteriormente la “quota” di rifiuti indifferenziati da conferire all’impianto di trattamento/smaltimento della frazione secca residua a vantaggio della raccolta differenziata. Trattasi di scarti non recuperabili da avviarsi agli impianti di trattamento definiti nella Parte II O.4. 2.1.2 Frazione organica La frazione organica biodegradabile è costituita dall’insieme degli scarti della preparazione e del consumo del cibo, sia in ambito domestico che commerciale, gli scarti di piccoli orti e giardini, i rifiuti vegetali provenienti dalle utenze commerciali e dalle aree cimiteriali, i rifiuti umida provenienti dai mercati ortofrutticoli e simili. In particolare, attraverso la raccolta della frazione umida biodegradabile da utenze domestiche, si prevede di raccogliere avanzi di carne e pesce a piccoli pezzi, alimenti deteriorati, interiora e pelli, latticini, fondi di caffè e tè, gusci di uovo frantumati, bucce di frutta, noccioli, scarti e avanzi di cucina crudi e cucinati, resti di frutta e verdura, carta sporca di materiale organico PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 26/129 (esempio scottex, fazzoletti di carta), piante recise e potature di piante da appartamento di piccola pezzatura. La frazione organica biodegradabile prodotta dalle utenze commerciali è costituita dagli avanzi della preparazione e del consumo del cibo, fazzoletti e filtri di carta unti, cenere proveniente dalla combustione di lignei (ad esempio forni di pizzerie) o simili. Le linee di pianificazione per la gestione della frazione organica sono riportate nella Parte II O.4. 2.1.3 Carta e cartone (raccolta congiunta) ed imballaggi in cartone Per carta e cartone si intende l’insieme di giornali, riviste, libri, fogli, quaderni, carta da pacchi, cartoncini, sacchetti di carta, scatole di cartone per scarpe e alimenti (pasta, riso, sale, etc.), fustini dei detersivi, imballaggi di cartone, i poliaccoppiati (esempio tetrapak e cartoni per bevande in genere), vecchi elenchi telefonici provenienti da utenze domestiche e da talune tipologie di utenze non domestiche. Il cartone da utenze commerciali è costituito dagli imballaggi secondari e terziari ex art.218 c.1 lett. c) e d) prevalentemente provenienti dalla strutture di vendita di prodotto di beni e servizi di seguito riportate: � imballaggio multiplo o imballaggio secondario: imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, il raggruppamento di un certo numero di unità di vendita, indipendentemente dal fatto che sia venduto come tale all'utente finale o al consumatore, o che serva soltanto a facilitare il rifornimento degli scaffali nel punto di vendita. Esso può essere rimosso dal prodotto senza alterarne le caratteristiche; � imballaggio per il trasporto o imballaggio terziario: imballaggio concepito in modo da facilitare la manipolazione ed il trasporto di merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, di un certo numero di unità di vendita oppure di imballaggi multipli per evitare la loro manipolazione ed i danni connessi al trasporto, esclusi i container per i trasporti stradali, ferroviari marittimi ed aerei. Le linee di pianificazione per la gestione della carta/cartone e degli imballaggi in cartone sono riportate Parte II O.4. PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 27/129 2.1.4 Plastica La frazione plastica comprende una molteplicità di polimeri utilizzati per la produzione di imballaggio oggetto di raccolta differenziata. In particolare, di seguito si indicano, la consistenza degli scarti in plastica conferibili attraverso questa tipologia di raccolta: tutti gli imballaggi indicati con le sigle PE (polietilene), PP (polipropilene), PVC (cloruro di polivinile), PET (polietilentereftalato), PS (polistirene), bottiglie di acqua minerale e bibite, flaconi di prodotti per il lavaggio di biancheria e stoviglie, flaconi di shampoo, contenitori per cosmetici, flaconi di prodotti per la pulizia della casa, flaconi di sapone liquido, contenitori di prodotti per l'igiene della persona, vaschette per alimenti in plastica o polistirolo, sacchetti della spesa, pellicole per imballaggi, confezioni in plastica trasparente per pasta fresca o formaggi, confezioni di merende e cracker, buste e sacchetti in plastica per pasta, patatine, caramelle, etc. Come già rilevato sopra, dal 1 maggio 2012 è possibile conferire nella raccolta differenziata degli imballaggi in plastica anche i piatti e bicchieri cosiddetti 'usa e getta' che dovranno essere comunque ripuliti da residui di cibo prima di essere conferiti al servizio pubblico. Le linee di pianificazione per la gestione delle plastiche sono riportate nella Parte II O.4. 2.1.5 Vetro Il vetro di scarto è costituito essenzialmente da contenitori di vetro (bottiglie, barattoli, vasetti per alimenti, flaconi, fiaschi senza paglia, bicchieri in vetro) che saranno raccolti in maniera differente a seconda che trattasi di utenze domestiche e non domestiche. Le linee di pianificazione per la gestione del vetro sono riportate nella Parte II O.4. 2.1.6 Imballaggi metallici Il metallo di scarto è essenzialmente costituito da lattine per bevande e alimenti (bibite, olio ecc), scatolette per la conservazione dei cibi (scatole di pelati, piselli, tonno, ecc) scatole di confezioni regalo (biscotti, cioccolatini, caramelle, dolci, liquori, ecc) lattine da cibo per animali, vaschette in alluminio, tappi e chiusure per vasi e bottiglie, bombolette esaurite per alimenti (es. panna) e prodotti per l'igiene personale (es. deodoranti, lacche ecc) che riportino la sigla FE40 o ALU41. PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 28/129 2.1.7 Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche - RAEE Con l’acronimo RAEE si indicano i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche ex D.Lgs. n.151/2005 che suddivide queste ultime in dieci macro famiglie di rifiuti pericolosi e non pericolosi di seguito riportate (All.1): grandi elettrodomestici, piccoli elettrodomestici, apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni, apparecchiature di consumo, apparecchiature di illuminazione, strumenti elettrici ed elettronici (ad eccezione degli utensili industriali fissi di grandi dimensioni), giocattoli e apparecchiature per lo sport e per il tempo libero, dispositivi medici (ad eccezione di tutti i prodotti impiantati e infettati), strumenti di monitoraggio e di controllo e distributori automatici. Conformemente a quanto previsto dal Decreto Ministeriale del 8 marzo 2010, n.65 sulla raccolta dei RAEE, è necessario assicurare ai rivenditori e distributori di cui all'articolo 3, comma 1, lettera n), del D.Lgs. 25 luglio 2005, n.151, la possibilità di conferire gratuitamente l’apparecchiatura che viene sostituita al centro di raccolta di cui all'art.6, c.1 del medesimo decreto che deve essere conforme alle disposizioni del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare dell'8 aprile 2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 28 aprile 2008, n. 99 e successive modifiche ed integrazioni. Resta a carico del gestore del servizio pubblico, la raccolta domiciliare del RAEE “storico” ex art.3 c.1 lett q) del D.Lgs. 25 luglio 2005, n.151 costituiti dai RAEE derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato prima del 13 agosto 2005 provenienti unicamente da utenze domestiche. In linea di principio, sempre per il RAEE “storico” ex art.3 c.1 lett q) del D.Lgs. 25 luglio 2005, n.151, al fine di ottimizzare i costi della raccolta, può essere previsto il ritiro a cura del gestore del servizio in caso di conferimento al servizio pubblico del RAEE storico che pesa più di 10kg o che si caratterizza per possedere il lato più lungo maggiore di 1,00m mentre per oggetti di peso inferiore o lunghezza inferiore è previsto il conferimento diretto a cura dell’utenza presso il Centro Comunale di Raccolta. Diventa fondamentale, per la buona riuscita della raccolta dei RAEE, allestire un Centro Comunale di Raccolta, anche intercomunale nel caso di comprensori territoriali di ridotta densità demografica, in modo da aderire al Protocollo d’Intesa disponibile per la libera consultazione sul web sottoscritto dal Centro di Coordinamento RAEE – ANCI e Ministero dell’Ambiente e beneficiare delle risorse messe a disposizione dei soggetti titolari della competenza sulla raccolta PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 29/129 oltre ad usufruire del servizio di ritiro dei RAEE erogato gratuitamente dai predetti soggetti dal Centro di Coordinamento RAEE 2.1.8 Ingombranti La raccolta di rifiuti ingombranti comprende una casistica molto vasta di oggetti, diversi dai RAEE, come rilevabile scorrendo l’elenco di seguito riportato, per altro non esaustivo: poltrone e divani, materassi, imballaggi per elettrodomestici non in cartone, lastre di vetro intere e specchi, damigiane, grosse taniche, mobili vecchi, reti per letti, biciclette, porte e finestre in metallo, ringhiere, rubinetti, ecc.. Trattasi di oggetti composti da uno o più materiali, il più delle volte recuperabili, che tuttavia per essere avviati al recupero di materia devono essere opportunamente disassemblati e/o smontati valorizzando la massima parte dei materiali riciclabili (metalli, legno, ecc..) che lo compongono. Analogamente a quanto previsto per i RAEE, in linea di principio, al fine di ottimizzare il conferimento ed i costi complessivi dell’intera filiera, può essere previsto il ritiro a cura del gestore del servizio in caso di conferimento al servizio pubblico di ingombranti che pesano più di 10kg o che si caratterizzano per possedere il lato più lungo maggiore di 1,00m mentre per oggetti di peso inferiore o lunghezza inferiore si può prevedere il conferimento diretto a cura dell’utenza presso il Centro Comunale di Raccolta. Anche in questo caso, come per i RAEE, diventa fondamentale, per la buona riuscita della raccolta, allestire un Centro Comunale di Raccolta, anche intercomunale nel caso di comprensori territoriali di ridotta densità demografica, in modo da ottimizzare e razionalizzare l’attività trasporto effettuata a valle della raccolta da parte dei soggetti titolari della competenza sulla gestione di questi scarti. 2.1.9 Pile e batterie Ai sensi del D.Lgs. 20 novembre 2008 , n. 188 si definiscono pile e accumulatori tutte le fonti di energia elettrica ottenute attraverso trasformazione diretta di energia chimica, costituite da uno o più elementi primari (non ricaricabili) o da uno o più elementi secondari (ricaricabili). Nel caso specifico della raccolta integrata dei rifiuti solidi urbani, si intendono intercettare pile esauste e piccole batterie ricaricabili che possono essere trasportati a mano e che non costituiscono pile o accumulatori industriali. Rientrano in questa fattispecie, pur non essendo dei rifiuti solidi urbani propriamente detti, unicamente le batterie o gli accumulatori per veicoli che il cittadino sostituisce da se, dopo aver PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 30/129 acquistato uno nuovo componente, e che conferisca personalmente al Centro Comunale di Raccolta ex Allegato del DMA 8 aprile 2008, così come modificato dal D.M. 13 maggio 2009, previa dichiarazione che ne attesti le modalità di produzione e ne certifichi la provenienza “domestica”. La pericolosità di questo rifiuto è data dalla presenza al suo interno di sostanze chimiche come mercurio, nichel, piombo, cadmio pericolose per la salute e per l'ambiente, per questo motivo detti scarti non possono essere conferiti con altre tipologie di scarti e non devono essere abbandonati. Trattasi di rifiuto urbano pericoloso recuperabile attraverso la rate di impianti aderenti al COBAT, Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo 2.1.10 Farmaci Con questa raccolta si intendono intercettare farmaci scaduti o non utilizzati privati del loro involucro e del foglio illustrativo allegato che vanno conferiti presso i contenitori stradali. La pericolosità è data dalla presenza di sostanze chimiche pericolose per la salute e per l'ambiente e per questo detti scarti non possono essere conferiti unitamente ad altri scarti non recuperabili Occorre raccoglierle separatamente per poterle avviare a recupero e/o smaltimento a seconda della specifica tipologia di scarto. Trattasi di rifiuto urbano pericoloso recuperabile attraverso operatori autorizzati come per legge sia per il trasporto che per il trattamento. 2.1.11 Contenitori etichettati T e/o F Con questa raccolta si intendono intercettare contenitori di vernici, coloranti, diluenti, solventi, collanti, stucchi, insetticidi, pesticidi e tutti quei contenitori contrassegnati con i simboli di pericolosità ed infiammabilità in quanto trattasi di rifiuto urbano pericoloso non recuperabile. La pericolosità è data dalla presenza di residui di sostanze chimiche all’interno di flaconi di produzione domestica che hanno contenuto prodotti comunemente utilizzati per pulire, lavare, disinfettare, disinfestare, verniciare, sono un rifiuto pericoloso irrecuperabile. Sono materiali che contengono sostanze tossiche e infiammabili che in diversa misura sono nocive per l'uomo e l'ambiente ed è per questo che devono essere raccolti e smaltiti in modo adeguato. PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 31/129 Trattasi di rifiuto urbano pericoloso recuperabile attraverso operatori autorizzati come per legge sia per il trasporto che per il trattamento. 2.1.12 Oli alimentare In Italia vengono, ogni anno, immessi al consumo (direttamente come olio alimentare o perché presente in altri alimenti) 1.400.000.000 di chili (1.400.000 ton) di olio vegetale per un consumo medio pro capite di circa 25 Kg. annui (fonte Ministero della Sanità). Di questa quantità si stima un residuo non utilizzato pari a circa il 20% per una produzione di rifiuti liquidi di oltre 280 milioni di chili (280 mila ton.) di olio vegetale usato, circa 5 kg/pro capite, che ogni anno “restituiamo” all’ambiente, in gran parte sotto forma di residuo di fritture e quindi “ricco” di sostanze inquinanti. L’olio vegetale (di oliva o di semi) di scarto derivante dalla preparazione dei cibi è un rifiuto recuperabile il cui riciclo produce un notevole risparmio sotto diversi punti di vista: immediatamente verificabile è il suo riutilizzo come materia prima ma notevole è anche la riduzione nei costi di manutenzione degli impianti di depurazione, gravemente danneggiati dalla sostanza viscosa che si forma nelle condutture. L’olio alimentare esausto, dopo un processo di rigenerazione, diventa materia prima e in relazione al grado di purezza e trasparenza raggiunto è riutilizzabile come base per svariati prodotti. Attualmente è possibile valorizzare, anche economicamente, questa frazione attraverso operatori privati che, in mancanza di un consorzio obbligatorio, effettuano la raccolta a titolo gratuito ed riconoscono un corrispettivo economico per le quantità raccolte alle amministrazioni interessate. 2.1.13 Indumenti usati La raccolta di abiti usati comprende tutti i tipi di indumenti fra cui maglieria, biancheria, cappelli, borse, cuoio, pelli, scarpe appaiate. Il materiale raccolto in buono stato e di buona qualità viene igienizzato e avviato al mercato degli abiti usati, il resto va alle ditte di cardatura e riutilizzato presso le industrie tessili per la produzione di nuovi tessuti di ottima qualità, economicamente competitivi e ad alto risparmio idrico ed energetico. PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 32/129 Per ogni tonnellata di lana rigenerata si risparmiano 1.000 metri cubi di acqua, 20 kg di coloranti; 6.000 KWh di energia e una mancata emissione di 2 tonnellate di CO2. Attualmente gli indumenti usati vengono raccolti attraverso operatori privati (spesso costituite da cooperative sociali) che effettuano la raccolta anche a titolo gratuito per le amministrazioni. 2.1.14 Sfalci di potatura Gli sfalci di potatura da verde ornamentale (pubblico e/o ornamentale) sono essenzialmente costituiti da residui lignei, sfalci erba, potature siepe, ramaglie, foglie e terriccio, cortecce, segatura, paglia, ceneri di legna (spente), piante domestiche, ecc.. Trattasi di rifiuti speciali non pericolosi che dovrebbero essere raccolti, anche previa assimilazione di questa tipologia di rifiuti solidi urbani, poiché costituiscono un sub strato strutturante che è di fondamentale importante per un corretto sviluppo del processo di compostaggio negli impianti di trattamento. Gli sfalci di potatura dovranno essere prioritariamente conferiti agli impianti pubblici di compostaggio esistenti ed a quelli previsti dal presente piano regionale al fine di saturarne la capacità di trattamento. In alternativa, detti rifiuti potranno essere conferiti ad impianti privati che operano in regime di convenzione con la Pubblica Amministrazione previa sottoscrizione di un protocollo d’intesa che fissi l’ammontare delle tariffe di conferimento e le prescrizioni in merito alla qualità del rifiuto conferito. 2.1.15 Inerti di demolizione I rifiuti da piccole demolizioni domestiche in genere sono costituiti da scarti recuperabile poiché trattasi di mattoni, mattonelle e calcinacci possono essere recuperati e reimpiegati in vari modi, contribuendo al risparmio delle risorse disponibili. Non è possibile il conferimento di scarti costituti da coperture in cemento/amianto-eternit, pali in cemento con anima in ferro, terreno da scavo, inerti misti a plastica, legno e altri rifiuti. Nell’ambito della privativa comunale, è previsto il conferimento, unicamente da parte di utenza domestiche, di piccoli quantitativi (massimo un metro cubo) di materiale inerte proveniente da piccole demolizioni domestiche (esempio rottami di muratura, lavabi, lavandini), a cure dell’utente PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 33/129 mutuando quanto previsto nell’Allegato n.1 del ex D.M.A. 8 aprile 2008, così come modificato dal D.M. 13 maggio 2009. In rifiuti, recuperabili, potranno essere conferiti ad impianti privati che operano in regime di convenzione con la Pubblica Amministrazione previa sottoscrizione di un protocollo d’intesa che fissi l’ammontare delle tariffe di conferimento e le prescrizioni in merito alla qualità del rifiuto conferito. 2.1.16 Considerazioni su altre tipologie di raccolta di rifiuti la cui gestione resta a carico della pubblica amministrazione Come affermato in precedenza, ai sensi dell’art. all’art.184 c.2 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n.152 rientrano nei rifiuti una variegata gamma di materiali che comportano l’implementazione di misure ah hoc per la loro corretta gestione. Per questa ragione, senza la pretesa di essere esaustivi e completi con la presente trattazione, si seguito si illustrano alcuni aspetti della gestione integrata dei rifiuti solidi urbani di cui tener conto al momento del rinnovo dei servizi di raccolta. Innanzi tutto è opportuno porre la giusta attenzione sulla disciplina dell’assimilazione dei rifiuti speciali non pericolosi agli urbani in quanto, se da un lato questo comporta un adeguamento degli attuali circuiti di raccolta alle disposizioni ex art. 195 c.2 lett. e) del D.Lgs.n. 152/2006, dall’altro è necessario, nelle more della pubblicazione del decreto attuativo dell’art.238 del D.Lgs. n.152/2006, prevedente l’esecuzione di servizi che permetto di commisurare la tariffa alle quantità effettivamente conferite. Pertanto, atteso che l’assimilazione è una facoltà dell’amministrazione comunale, si dovrebbe e potrebbe consentire il conferimento all’interno del circuito pubblico di raccolta degli scarti in tutto e per tutto simili ai domestici di seguito elencati: secco residuo, organica biodegradabili, carta e cartone (raccolta congiunta) o solo cartone (Raccolta selettiva), plastica, metalli (alluminio + acciaio) e vetro. Per attiene altre tipologie di rifiuti speciali non pericolosi assimilati quali: tessili; ingombranti, RAEE (non pericolosi), sfalci di potatura da verde ornamentale si potrebbe prevedere un’erogazione di servizi extra privativa a pagamento in modo da creare in ogni caso le condizioni affinché non vi sia l’abbandono incontrollato di detti materiali nell’ambiente. E’ di competenza dei comuni, unitamente al pagamento dei relativi oneri finanziati, la rimozione di rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche o PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 34/129 sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua. In questa fattispecie rientra una vastissima gamma si scarti che soggiacciono a norme tecniche particolari di gestione. Basti pensare alle alghe, alle carogne di animali morti (anche piaggiati), ecc. che sono di origine naturali ma anche ai pneumatici, batterie per autoveicoli, carcasse di autoveicoli, ai materiali di risulta derivanti dai cantieri edili compresi i manufatti contenenti amianto, ecc… In questi casi quindi, pur essendo classificati come urbani, è in ogni caso necessario rifarsi alle norme tecniche di settore per procedere alla definizione delle corrette modalità di esecuzione dei servizi e per individuare gli impianti di conferimento più idonei 5 . 2.1.17 Rifiuti dallo spazzamento stradale Il servizio di spazzamento di pulizia di strade, piazze ed altri spazi pubblici come terminal di autobus, porticati, aree mercatali, in occasione di feste, ecc.., indipendentemente dalle modalità con cui viene erogato (manuale, misto meccanizzato o solo meccanizzato), è finalizzato allo svolgimento delle seguenti attività: � rimozione delle seguenti tipologie di residui giacenti su suolo pubblico: o rifiuti propriamente stradali (polvere, terriccio, fango e simili) derivanti dall'azione continua degli agenti atmosferici e del traffico; o rifiuti stagionali (fogliame, ramaglie, sabbia e simili) prodotti da cause climatiche naturali (o da azioni umane conseguenti) e limitati a particolari periodi dell'anno; o rifiuti ricorrenti (carta, cartoni, polvere, ecc.) dovuti essenzialmente all'indisciplina di alcune categorie di utenti, in genere negozi; tali rifiuti si accumulano nelle strade in determinate ore del giorno e quasi sempre in punti ben precisi; o rifiuti casuali (pacchetti vuoti di sigarette e fiammiferi, foglietti di carta, escrementi di animali domestici, ecc..) prodotti dal traffico pedonale; 5 Nel caso dei manufatti in cemento amianto, a seconda che trattasi di manufatti in matrice compatta o friabile sono chiamate ed operare imprese iscritte alla categoria 5, 10A e 10B dell’Albo Gestori Ambientali mentre nel caso di rimozione di carogne di animali morti è necessario che oltre all’iscrizione alla categoria 5 dell’Albo Gestori Ambientali è necessario possedere la prescritta autorizzazione sanitaria per il mezzo di trasporto di quanto raccolto all’impianto di incenerimento. PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 35/129 o rifiuti eccezionali, intendendo come tali tutti quei materiali in genere abbastanza voluminosi, che l'utente sporadicamente abbandona sulla strada; o rifiuti pericolosi la cui presenza può costituire un pericolo per la salute pubblica (es. siringhe, residui oleosi di autoveicoli, ecc.) e che non richiedono qualifiche professionali particolari ma l’adozione di idonei dispositivi di protezione previsti dalle normative vigenti in materia di sicurezza sul lavoro (rimozione a cura dell’addetto al servizio di spazzamento manuale poiché doto di adeguata attrezzatura); � rifiuti da cestini gettacarte e sostituzione dei sacchetti rimozione a cura dell’addetto al servizio di spazzamento manuale(rimozione a cura dell’addetto al servizio di spazzamento manuale poiché doto di adeguata attrezzatura). Circa le qualità in gioco, è opportuno richiamare quanto già riportato nel primo “Piano di Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani” approvato con Delibera di Consiglio del 30 giugno 1993, n.251 dalla Regione Puglia nel quale, sulla scorta di un vecchio studio effettuato dall’AMIU SpA (1973), l’aliquota di rifiuti solidi urbani derivanti dall’attività di spazzamento stradale fu stimata pari al 14,50% (cfr. par.7.8 – Stima di costo della raccolta differenziata) con una possibilità di avviare al recupero circa il 50 % di detto flusso. Stante la necessità di verificare l’attualità dei dati precedentemente richiamati, è indubbio che con l’introduzione e la diffusione dello spazzamento meccanizzato di strade, piazze, aree mercatali e spazi pubblici in genere mediante l’impiego di macchine spazzatrici puramente meccaniche, di tipo aspirante o meccanico/aspirante anche nei centri minori, le produzioni sono tali da richiedere un approfondimenti circa le modalità di gestione, verificando attentamente la possibilità di una valorizzazione degli stessi, in linea con recenti pratiche adottate da alcuni Comuni italiani. Dall’analisi di esperienze innovative condotte nel nord Italia (cfr. “Rifiuti solidi urbani e raccolta differenziata - dati completi 2004” edito dalla Provincia di Brescia - Osservatorio Provinciale Rifiuti” e recentemente riprese dalla rivista Rifiuti Solidi e d Tecnologia e Soluzioni del Sole24Ore) , si riscontra la presenza di impianti specializzati nel trattamento di rifiuti derivanti dall’attività di spazzamento strade che consentono il recupero della frazione inerte presente all’interno della massa di scarti derivanti dallo spazzamento delle strade. A fronte di una produzione di rifiuti derivanti dall’attività di spazzamento stradale condotta in alcuni comuni del Nord Italia stimata in circa il 5,00% dei rifiuti solidi urbani complessivamente prodotti, si rileva che la composizione del rifiuto è eterogenea (fogliame, carta, cartone, mozziconi PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 36/129 di sigarette, inerti derivanti dallo sgretolamento del manto stradale, ecc.) ed è fortemente condizionata dalla stagione in questa viene svolta (ad esempio nel periodo autunnale la percentuale di fogliame è molto maggiore). Il trattamento dei materiali rimossi dalle strade costituisce un’estensione della tecnica del “soil washing” generalmente impiegata nel trattamento dei sedimenti contaminati nel campo delle bonifiche. Il rifiuto raccolto viene conferito all'impianto dove viene sottoposto ad una prima vagliatura (vaglio a tunnel) per la separazione del materiale inerte (pezzatura inferiore a 30 mm). Successivamente il materiale inerte separato viene sottoposto ad un lavaggio di tipo chimico fisico (acqua e reagenti) per la rimozione degli inquinanti e delle impurezze eventualmente presenti. Dopo una fase di risciacquo il materiale viene selezionato per granulometria su vagli separatori. La percentuale di recupero è circa del 50-60% del materiale avviato al ciclo di lavorazione, ma, come detto, questa percentuale è variabile in funzione della stagione e delle caratteristiche del materiale raccolto. La frazione recuperata trova impiego nel mercato degli inerti in quanto tali e quindi può essere utilizzata come riempimento per sottofondi stradali o come inerte per calcestruzzo (come previsto dalle norme di settore). Trattasi di impianti sperimentali e/o coperti da brevetti che, in ogni caso, potrebbero essere ubicati all’interno di comprensori densamente abitati (es. area metropolitana di Bari – Abitanti pari a circa 500.000 ab.) stante la necessità di reperire una quantità minima di scarti sufficienti per soddisfare un fabbisogno minimo in ingresso pari a quello dalla taglia minima dell’impianto (30.000 t/anno) la cui produzione può essere ipotizzabile in presenza di territori in cui è molto diffusa la presenza di servizi di spazzamento stradale di tipo meccanizzato mediante l’ausilio di autospazzatrici su telaio. La verifica della possibilità di realizzare un impianto per il trattamento per questa tipologia di residui deve in ogni caso essere condotta valutando la possibilità di perseguire due obiettivi prioritari: � conseguire delle economie rispetto agli attuali costi di trattamento sostenuti per il loro conferimento agli impianti di trattamento della frazione secca residua; � contribuire all’incremento dell’incidenza della raccolta differenziata implementando un trattamento che garantisca elevati standard di protezione ambientale durante la sua esecuzione. In definitiva, laddove fosse verificato positivamente quanto precedentemente illustrato ed individuate le modalità di finanziamento dell’investimento iniziale (leva tariffaria sfruttando PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 37/129 lo strumento delle finanzia di progetto, stanziamento a fondo perduto, ecc..), la realizzazione di uno o più impianti per il trattamento dei residui derivanti dallo spazzamento stradale è in linea con le finalità del presente Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani sempre che il loro esercizio comporti una riduzione dei costi complessivi di trattamento rispetto a quelli attuali registrati ed un miglioramento delle performance ambientali riscontrabili attraverso un incremento del tasso di raccolta differenziata ottenibile avviando al recupero di materia inerti (sabbia, ghiaino e ghiaietto) e metalli e destinando allo smaltimento solo la parte residuale non recuperale (materiali grossolani, frazione organica contaminata, fanghi disidratati). PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 38/129 Figura 1 – Diagramma di processo di un impianto brevettato per il trattamento di rifiuti da attività di spazzamento stradale PARTE II OO..33 AACCCCEELLEERRAAZZIIOONNEE DDEELL RRAAGGGGIIUUNNGGIIMMEENNTTOO DDEEGGLLII OOBBIIEETTTTIIVVII DDII RRAACCCCOOLLTTAA DDIIFFFFEERREENNZZIIAATTAA,, RRIICCIICCLLAAGGGGIIOO EE RREECCUUPPEERROO 39/129 2.2 TIPOLOGIA DEI SERVIZI DI RACCOLTA E DEFINIZIONE DELLE MODALITÀ ORGANIZZATIVE PIÙ EFFICACI L’Art.199 comma 3 lett. b) del D.Lgs. n.152/2006 e ss.mm.ii. indica che i piani regionali di gestione dei rifiuti devono prevedere i sistemi di raccolta dei rifiuti. In relazione a tale indicazione, è stata effettuata una ricognizione delle diverse modalità di organizzazione della raccolta integrata dei rifiuti solidi urbani, a seguito della quale è possibile definire il seguente quadro riepilogativo: � Opzione A – Servizio di raccolta domiciliare - “Porta a porta” e “di prossimità”: avvicinamento del servizio di raccolta all’utenza domestica rispetto a quanto accade attualmente, impiegando contenitori condominiali o mastelli in funzione della tipologia di utenza da servire (condomini di grande e piccola dimensione). � Opzione B – Servizio di raccolta stradale: rinnovo dell’attuale servizio basato sull’utilizzo di cassonetti funzionali all’esecuzione di raccolte stradali prevedendo un ampliamento della gamma delle tipologie di rifiuti oggetto di specifiche attività di RD + altri conferimenti (metalli, tessili, ingombranti, legno, ecc.) al Centro comunale di Raccolta. � Opzione C – Isole Ecologiche di Zona: realizzazione in spazi pubblici di isole ecologiche diffuse nell’abitato per il conferimento da parte del cittadino di carta, plastica, vetro, organico, metalli e rifiuti urbani pericolosi (RUP) + altri conferimenti (metalli, tessili, ingombranti, legno, ecc.) al Centro comunale di Raccolta + cassonetto stradale per rifiuti indifferenziati (riduzione di punti di conferimento rispetto all’attuale); � Opzione D – Sistema di raccolta pneumatica: realizzazione di sistemi di raccolta di prossimità dei rifiuti mediante trasporto pneumatico, con eliminazione dei contenitori e dei mezzi per la racco