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قوانين إيطاليا

Interregional Action Plan for the Conservation of the Brown Bear in the Central Eastern Alps (PACOBACE)

صدر في 2008-11 · النص بتاريخ 2026-10-01

القانون العام والإرشادات الرسمية منشورة بوصفها أبحاثاً. ليست مشورة قانونية أو ضريبية أو مالية.

البحث نفسه مكتوب بالإنجليزية. العناوين والوسوم مترجمة؛ أما النتائج والاقتباسات فغير مترجمة.

عن هذا القانون

العنوان الأصلي
Piano d'azione interregionale per la conservazione dell'Orso Bruno sulle Alpi Centro-Orientali (PACOBACE).
اللغة
Italian
النوع
policy
الدولة
إيطاليا
الموضوعات
Wild species and ecosystems
الكلمات المفتاحية
biodiversity, protection of species, authorization/permit, data collection/reporting, education, endangered species, genetic resources, hunting/capture, hunting gear/hunting methods, integrated management, local government, management/conservation, monitoring, protection of habitats, subsidy/incentive, wild fauna

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نص القانون نفسه، مادةً مادة، كما هو محفوظ. لكل مادة رابطها.

  1. Piano d’Azione interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi Centro-Orientali (PACOBACE) 2010 Quaderni di Conservazione della Natura NUMERO 32 Piano d’Azione interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi Centro-Orientali (PACOBACE) 2010 Pi an o d ’A zi o ne in te rr eg io na le p er la C o ns er va zi o ne d el l’O rs o B ru no s ul le A lp i C en tr o O ri en ta li (P A CO BA CE ) 2 01 0 ISSN 1592-2901 ISPRA Is ti tuto Superi o re per l a Pro tezi o ne e l a Ri cerca Ambi ental e MINIS TERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE La collana “Quaderni di Conservazione della Natu ra” nasce dalla collaborazione instaurata tra il Ministe ro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Ma re, Direzione per la Protezione della Natura e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Scopo della collana è quello di divulgare le strategie di tutela e gestione del patrimonio faunistico naziona le elaborate dal Ministero con il contributo scientifico e tecnico dell’ISPRA. I temi trattati spaziano da quelli di carattere gene rale, che seguono un approccio multidisciplinare ed il più possibile olistico, a quelli dedicati a problemi spe cifici di gestione o alla conservazione di singole specie. This publication series, specifically focused on conservation problems of Italian wildlife, is the result of a co-operation between the Nature Protection Service of the Italian Ministry for the Environment and the Protection of Land and Sea and the Institute for Environmental Protection and Research (ISPRA). Aim of the series is to promote a wide circulation of the strategies for the wildlife preservation and management worked up by the Ministry of Environment with the scientific and technical support of the ISPRA. The issues covered by this series range from general aspects, based on a multidisciplinary and holistic approach, to management and conservation problems at specific level. COMITATO EDITORIALE ALDO COSENTINO, PIERLUIGI FIORENTINO, ALESSANDRO LA POSTA, ETTORE RANDI, SILVANO TOSO In copertina: Ursus arctos. Foto Carlo Frapporti ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale Provincia Autonoma di Trento Provincia Autonoma di Bolzano MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE PIANO D’AZIONE INTERREGIONALE PER LA CONSERVAZIONE DELL’ORSO BRUNO NELLE ALPI CENTRO-ORIENTALI (PACOBACE) MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE Direzione per la Protezione della Natura ISTITUTO SUPERIORE PER LA PROTEZIONE E LA RICERCA AMBIENTALE PIANO D’AZIONE INTERREGIONALE PER LA CONSERVAZIONE DELL’ORSO BRUNO SULLE ALPI CENTRO-ORIENTALI (PACOBACE) 2010 QUADERNI DI CONSERVAZIONE DELLA NATURA NUMERO 32 4 REDAZIONE Gruppo di lavoro PACOBACE. Il gruppo sovraregionale PACOBACE è stato istituito per sviluppare il “Piano d’Azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno delle Alpi Centro-orientali”, come previsto dal Protocollo d’intesa inerente gli aspetti conservazionistici e ge stionali dell’orso bruno nell’arco alpino italiano. Le istituzioni componenti il gruppo sono: Provincia Autonoma di Trento (Servizio Foreste e fauna), Provincia Autonoma di Bolzano (Assessorato alle Foreste e alla Caccia), Regione Friuli Venezia Giulia (Assessorato per l’Agricoltura), Regione Lom bardia (Assessorato all’Agricoltura e Assessorato all’Ambiente), Regione Veneto (Assessorato alle Politiche Faunistico Venato rie), Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (Dipartimento per l’assetto dei valori ambientali del ter ritorio – Direzione Generale per la Protezione della natura), ISPRA. COORDINAMENTO ISTITUZIONALE Piero Luigi Fiorentino Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare COORDINAMENTO Claudio Groff Provincia Autonoma di Trento SUPERVISIONE SCIENTIFICA Piero Genovesi ISPRA TECNICO INCARICATO DELLA STESURA Cristina Fraquelli REVISIONE TESTI Davide Dalpiaz GRUPPO DI LAVORO PACOBACE: Ermanno Cetto, Ruggero Giovannini, Claudio Groff (Provincia Autonoma di Trento – Ser vizio Foreste e Fauna); Giorgio Carmignola (Provincia Autonoma di Bolzano - Assessorato alle Foreste e alla Caccia); Umberto Fattori, Giuliana Nadalin (Regione Friuli Venezia Giulia – Assessorato per l’Agricoltura); Vittorio Vigorita (Regione Lombardia Assessorato all’Agricoltura); Umberto Bressan (Regione Lombardia - Assessorato all’Ambiente); Sonia Calderola (Regione Veneto – Unità di Progetto Caccia e Pesca); Pierluigi Fiorentino, Giovanni Raia (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare); Piero Genovesi (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). HANNO INOLTRE COLLABORATO I SEGUENTI ENTI E/O SOGGETTI: Parco Naturale Adamello Brenta (Gruppo Ricerca e Conser vazione dell’Orso bruno), Comitato di Gestione per la Provincia Autonoma di Trento del Consorzio Parco Nazionale dello Stelvio, Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi (ref. Enrico Vettorazzo); Parco Regionale delle Dolomiti d’Ampezzo (ref. Michele Da Pozzo), Provincia di Belluno – Servizio Caccia e Pesca (ref. Loris Pasa); Museo Tridentino di Scienze Naturali (Da vide Dalpiaz), Università dell’Insubria (Guido Tosi). Si raccomanda per le citazioni di questo volume la seguente dizione: AA.VV., 2010 - Piano d’Azione interregionale per la Conservazione dell’Orso bruno nelle Alpi centro-orientali – PACOBACE. Quad. Cons. Natura, 33, Min. Ambiente - ISPRA. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta, memorizzata o trasmes sa con qualsiasi mezzo e in qualsiasi forma (elettronica, elettrica, chimica, meccanica, ottica, fotostatica) o in altro modo senza la preventiva autorizzazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. 5 INTRODUZIONE I piani di azione rappresentano uno strumento essenziale per la conservazione delle specie minacciate di estinzione, ed in molti casi l’applicazione di tali documenti ha permesso di recuperare specie a forte ri schio di estinzione, assicurandone la persistenza nel lungo periodo. Tuttavia l’efficacia dei piani d’azione si è spesso rivelata limitata, in particolare a causa della mancata realizzazione delle azioni previste da que sti strumenti. Il rischio che le indicazioni dei piani d’azione rimangano in una più o meno ampia misu ra inapplicate risulta particolarmente rilevante nel nostro Paese, il cui quadro legislativo non assegna un esplicito valore giuridico ai piani d’azione – a differenza ad esempio degli Stati Uniti, dove vige l’Endan gered Species Act che impone misure di tutela automatiche per le specie inserite in programmi di conser vazione. Ma la limitata implementazione dei piani d’azione fin’ora prodotti in Italia è anche dovuta al quadro amministrativo del nostro Paese, caratterizzato da una estrema frammentazione dei ruoli e delle respon sabilità in materia di gestione della fauna selvatica, che rende necessaria una complessa opera di concer tazione con Enti locali, aree protette e settori diversi delle pubbliche amministrazione per assicurare una organica applicazione degli interventi di gestione e conservazione delle specie minacciate. Le difficoltà di attivare politiche gestionali coordinate e coerenti appaiono particolarmente evidenti nel ca so della conservazione dell’Orso bruno, sia perché questo grande carnivoro si muove su aree molto estese, im ponendo quindi un coordinamento di scala sovra regionale, sia perché le interazioni dell’Orso con le diverse attività dell’uomo – dalla zootecnia all’agricoltura, dal turismo fino alla sicurezza pubblica - impongono il coin volgimento di settori molto diversi delle amministrazioni pubbliche nella stesura di piani d’azione. In Italia, inoltre, la questione implica tre areali diversi, con diverse problematiche di gestione: l’arco alpino centrale, quello orientale e la zona dell’Appennino centrale dove vive la piccola popolazione del l’orso marsicano. Questa situazione ha fatto sì che, data la complessità delle articolazioni territoriali, il MATTM abbia avviato sulle aree in questione specifici e diversificati piani d’azione, pur mantenendo nel coordinamento istituzionale del Ministero stesso e tecnico-scientifico dell’ISPRA la gestione unitaria del la popolazione dell’orso bruno in Italia. Per questi motivi, quando si è reso necessario produrre una strategia di conservazione dell’Orso bru no nell’arco alpino, si è deciso di utilizzare un approccio innovativo alla stesura del Piano d’Azione, coin volgendo nella stesura del Piano d’azine tutte le amministrazioni pubbliche dell’area alpina centro orien tale (regioni Lombardia, Veneto e Friuli Venezia - Giulia, e province autonome di Trento e Bolzano). Tut ti questi Enti hanno siglato un Protocollo d’Intesa con il quale si sono impegnati a collaborare alla reda zione del Piano, elaborato, con il coordinamento della Provincia Autonoma di Trento, la supervisione scien tifica dell’ISPRA e sotto il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Ma re. Per la realizzazione del lavoro è stato quindi istituito un tavolo tecnico composto da tutte le ammini strazioni pubbliche coinvolte, ed al quale l’ISPRA ha assicurato le più avanzate basi di conoscenza scien tifica. Nella stesura del Piano d’Azione, inoltre, sono stati coinvolti anche gli altri Enti territoriali com petenti, come le aree protette e le province, attraverso una serie di incontri tematici condotti nei diversi contesti locali, e assicurando un trasparente sforzo di recepimento, nell’impostazione del testo, dei com menti e suggerimenti proposti da tutti questi diversi soggetti pubblici. Il Piano d’Azione che avete ora nelle vostre mani rappresenta quindi il primo esempio per l’Italia di un documento prodotto in modo concertato e condiviso da tutti gli Enti territoriali con competenze sul la materia. Inoltre tutte le regioni e province autonome coinvolte nella stesura del Piano hanno anche for malmente adottato il testo con propri atti deliberativi1, dotando quindi il Piano, per la prima volta nel nostro Paese, di una concreta valenza giuridica. 1 Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha approvato il Piano con il Decreto Direttoriale del 5 novembre 2008 n. 1810. La Giunta Provinciale della Provincia di Trento ha approvato il Piano nella seduta del 13 luglio 2007, Reg.delib.n. 1476, riferimento: 2007-S044-00276. La Regione Friuli-Venezia Giulia ha ratificato il Piano in data 19 novembre 2007, comunicazione con nota del 23 novembre 2007, protocollo n. RAF13/2/12.2/119898. La Provincia Autonoma di Bolzano ha ratificato il Piano con deliberazione n. 222 nella seduta del 4 febbraio 2008. La Regione Lombardia ha ratificato il Piano con decreto n. 5398 del 23 maggio 2008. La Regione Veneto ha ratificato il Piano con deliberazione della Giunta n. 2131 del 29 luglio 2008. 6 Va sottolineato che le azioni identificate dal piano (monitoraggio, gestione dei danni e delle emergen ze, formazione del personale, comunicazione) sono state sviluppate facendo anche riferimento alle espe rienze di gestione di questa specie maturate in trentino negli ultimi anni in seguito alla reintroduzione di orsi realizzata dal Parco Naturale Adamello Brenta, la Provincia Autonoma di Trento, con il supporto di ISPRA e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio. In seguito a tale intervento, infatti, la Provincia Autonoma di Trento si è trovata ad affrontare – con il supporto di molti altri enti ed organi smi - le complesse problematiche che la presenza di questo grande carnivoro comporta, sviluppando espe rienze che si sono rivelate preziose non solo a scala locale, ma anche nazionale ed internazionale. Alla luce del complesso lavoro tecnico ed istituzionale sopra descritto, il presente Piano d’Azione rap presenta il documento di riferimento dello Stato Italiano e delle Regioni e delle Province Autonome in materia di gestione e conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi. Si spera che l’approccio innovativo segui to per la stesura del documento potrà rappresentare un utile esempio anche per altri futuri simili stru menti. Per il Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare Pier Luigi Fiorentino 7 INDICE 1. INTRODUZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11 Quadro normativo nazionale ed internazionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11 Ripartizione ruoli e responsabilità in materia di conservazione e gestione dell’Orso bruno . . . . . . 11 Status di conservazione dell’Orso bruno nelle Alpi italiane . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11 Principi di conservazione ed obiettivi del Piano d’Azione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12 CAPITOLO 1 - PROTOCOLLI E TECNICHE DI MONITORAGGIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15 1.1 – Premessa. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15 1.2. – ASPETTI NORMATIVI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15 1.3. – OBIETTIVO GENERALE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15 1.4. – OBIETTIVI SPECIFICI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16 1.4.1. Attivazione di un programma coordinato di monitoraggio con metodi genetici non invasivi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17 1.4.2. Attivazione del monitoraggio radiotelemetrico. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18 1.4.3. Attivazione del monitoraggio con il metodo naturalistico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19 1.4.4. Attivazione di censimenti su percorsi campione (transetti) in occasione di nevicate precoci e tardive . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20 1.4.5. Elaborazione di un protocollo di monitoraggio delle femmine con piccoli. . . . . . . . . 20 1.5. – AZIONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20 1.5.1. Attivazione di azioni di monitoraggio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20 1.5.2. Coordinamento delle azioni di monitoraggio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20 1.5.3. Implementazione di una banca dati alpina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20 CAPITOLO 2 - CRITERI E PROCEDURE PER L’INDENNIZZO E LA PREVENZIONE DEI DANNI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23 2.1. - PREMESSA. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23 2.2. - ASPETTI NORMATIVI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23 2.3. – OBIETTIVO GENERALE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23 2.4. – OBIETTIVI SPECIFICI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23 2.4.1. Adeguamento impianto normativo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23 2.4.2. Individuazione e successiva formazione degli operatori cui affidare la determinazione e la certificazione dei danni attribuiti all’orso . . . . . . . . . . . . . . . . 24 2.4.3. Definizione procedure operative e modulistica di supporto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24 2.4.4. Definizione della strategia di prevenzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25 2.4.5. Definizione dell’attività di supporto agli utenti interessati ai danni da orso al patrimonio zootecnico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26 2.5. – STATO ATTUALE E CRITICITÀ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27 2.6. – AZIONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27 2.6.1. Revisione dell’impianto normativo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27 2.6.2. Individuazione e formazione degli operatori dell’accertamento danni . . . . . . . . . . . . 27 2.6.3. Revisione delle procedure operative . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27 2.6.4. Raccordo interregionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28 CAPITOLO 3 - CRITERI E PROCEDURE D’AZIONE NEI CONFRONTI DEGLI ORSI PROBLEMATICI E D’INTERVENTO IN SITUAZIONI CRITICHE . . . . . . . 29 3.1. - PREMESSA. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29 3.2. - ASPETTI NORMATIVI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29 3.2.1. Interventi gestionali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29 3.2.2. Sicurezza e incolumità pubblica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30 3.3. – OBIETTIVO GENERALE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30 3.4. – OBIETTIVI SPECIFICI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30 8 3.4.1. Definizione ambiti di intervento per azioni di controllo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30 3.4.2. Definizione delle procedure d’intervento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32 3.4.3. Assetto organizzativo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34 3.4.4. Definizione dei criteri di comunicazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37 3.5. – STATO ATTUALE E CRITICITà . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38 3.6. – AZIONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39 3.6.1. Collaborazione fra Amministrazioni. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39 3.6.2. Redazione di resoconti annuali sugli interventi effettuati da ogni singola Amministrazione su orsi problematici o in situazioni critiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39 3.6.3. Messa a punto di un sistema organizzativo di pronto intervento nelle situazioni critiche. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39 3.6.4. Acquisizione del materiale necessario ad effettuare interventi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39 3.6.5. Revisione della normativa e dei regolamenti di settore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39 3.6.6. Aspetti amministrativi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39 3.6.7. Organizzazione di incontri informativi e di raccordo con i rappresentanti dell’Autorità competente in materia di pubblica sicurezza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40 CAPITOLO 4 - FORMAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41 4.1. - PREMESSA. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41 4.2. – OBIETTIVO GENERALE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41 4.3. – OBIETTIVI SPECIFICI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41 4.3.1. Corsi di base per tutti gli operatori che si intendono specializzare sulla tematica Orso bruno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41 4.3.2. Corsi di formazione specifica per il personale incaricato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41 4.3.3. Realizzazione di periodici incontri di aggiornamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42 4.3.4. Realizzazione di corsi formativi a carattere generale mirati anche a personale non direttamente coinvolto.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42 4.3.5. Promozioni di momenti di confronto tra operatori e di scambio di esperienze . . . . . 42 4.3.6. Formazione per il personale amministrativo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42 4.3.7. Promozione e partecipazione ad iniziative formative e di aggiornamento organizzate da terzi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43 4.3.8. Formazione per le categorie economiche più sensibili ai conflitti con l’orso. . . . . . . . 43 4.3.9. Predisposizione modulistica e materiale di supporto ai corsi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43 4.4. – STATO ATTUALE E CRITICITA’ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43 4.5. – AZIONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43 4.5.1. Organizzazione di corsi di formazione (di base e di specializzazione) anche comuni, estesi al personale delle varie Amministrazioni del settore alpino centro-orientale. . . . 43 4.5.2. Abilitazione delle diverse tipologie di operatori. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43 4.5.3. Formazione per personale amministrativo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44 CAPITOLO 5 - STRATEGIE ED INIZIATIVE DI COMUNICAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45 5.1. - PREMESSA. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45 5.2. – OBIETTIVO GENERALE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45 5.3. – OBIETTIVI SPECIFICI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45 5.3.1. Strategia di preparazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46 5.3.2. Strategia di mantenimento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 47 5.3.3. Strategia di crisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 50 5.4 – STATO ATTUALE E CRITICITÀ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51 5.5. – AZIONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51 5.5.1. Condivisione di materiale già prodotto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51 5.5.2. Sito web alpino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51 5.5.3. Campagna di informazione alpina concordata e condivisa dalla varie Amministrazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51 5.5.4. Reports periodici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51 9 ALLEGATI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53 Allegato 1.1 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 55 SCHEDA INDICI DI PRESENZA UTILIZZATA IN PROVINCIA DI TRENTO . . . . . . . . 55 Allegato 1.2 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56 PROTOCOLLO PER LA RACCOLTA E LA CONSERVAZIONE DI CAMPIONI ORGANICI PER LE ANALISI GENETICHE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56 Allegato 1.3 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58 KIT PER LA RACCOLTA E LA CONSERVAZIONE DEI CAMPIONI ORGANICI UTILIZZATO IN PROVINCIA DI TRENTO . . . . . . . . . . . . . 58 Allegato 1.4 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 59 CRITERI PER L’APPLICAZIONE DEL CAMPIONAMENTO TRAMITE TRAPPOLE PER PELI UTILIZZATI IN PROVINCIA DI TRENTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 59 Allegato 1.5 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60 CRITERI PER L’ATTIVAZIONE DI CENSIMENTI SU PERCORSI CAMPIONE SU NEVE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60 Allegato 1.6 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61 PROPOSTA DI COLLABORAZIONE FINALIZZATA ALL’ATTIVAZIONE DI UN PROGRAMMA COORDINATO DI MONITORAGGIO DELL’ ORSO BRUNO (URSUS ARCTOS) SULLE ALPI CENTRO ORIENTALI CON TECNICHE GENETICHE NON INVASIVE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61 Allegato 1.7 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 63 RICOGNIZIONE STATO ATTUALE RELATIVO AL MONITORAGGIO NELLE SINGOLE AMMINISTRAZIONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 63 Allegato 2.1 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 65 RICOGNIZIONE SUGLI ASPETTI DI CARATTERE NORMATIVO E PROCEDURALE – PROVINCIA DI TRENTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 65 Allegato 2.2 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 68 RICOGNIZIONE SUGLI ASPETTI DI CARATTERE NORMATIVO E PROCEDURALE – PROVINCIA DI BOLZANO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 68 Allegato 2.3 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 72 RICOGNIZIONE SUGLI ASPETTI DI CARATTERE NORMATIVO E PROCEDURALE REGIONE VENETO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 72 Allegato 2.4 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 76 RICOGNIZIONE SUGLI ASPETTI DI CARATTERE NORMATIVO E PROCEDURALE – REGIONE FRIULI-VENEZIA GIULIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 76 Allegato 2.5 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 82 RICOGNIZIONE SUGLI ASPETTI DI CARATTERE NORMATIVO E PROCEDURALE – REGIONE LOMBARDIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 82 Allegato 2.6 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 85 VERBALE D’ACCERTAMENTO DANNI PROVOCATI DALL’ORSO BRUNO AL BESTIAME DOMESTICO UTILIZZATO IN PROVINCIA DI TRENTO . . . . . . . . . . . . 85 Allegato 2.7 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 89 VERBALE D’ACCERTAMENTO DANNI PROVOCATI DALL’ORSO BRUNO AD APIARIO UTILIZZATO IN PROVINCIA DI TRENTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 89 Allegato 2.8 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 92 VERBALE D’ACCERTAMENTO DANNI PROVOCATI DALL’ORSO BRUNO ALLE COLTURE AGRICOLE UTILIZZATO IN PROVINCIA DI TRENTO . . . . . . . . . . . . . 92 Allegato 2.9 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 95 MODULO PER RICHIESTA INDENNIZZO PER DANNI PROVOCATI DA PREDATORI SELVATICI UTILIZZATO IN PROVINCIA DI TRENTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 95 Allegato 2.10 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 96 MODULO PER RICHIESTA DI CONTRIBUTO PER INTERVENTO DI PREVENZIONE DANNI DA ORSO BRUNO UTILIZZATO IN PROVINCIA DI TRENTO . . . . . . . . . . . . . . 96 10 Allegato 2.11 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 98 SCHEDA DI CONTROLLO OPERE DI PREVENZIONE UTILIZZATA IN PROVINCIA DI TRENTO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 98 Allegato 2.12 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 99 ISTRUZIONI MONTAGGIO ED USO RETI ELETTRIFICATE UTILIZZATE IN PROVINCIA DI TRENTO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 100 Allegato 2.13 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 101 DICHIARAZIONE DI PRESA IN CONSEGNA DI RECINZIONE ELETTRICA UTILIZZATA IN PROVINCIA DI TRENTO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 101 Allegato 2.14 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 103 TIPOLOGIA BASE DELLA RECINZIONE ELETTRIFICATA UTILIZZATA IN PROVINCIA DI TRENTO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 103 Allegato 2.15 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 103 RICOGNIZIONE STATO ATTUALE RELATIVO ALL’ACCERTAMENTO E INDENNIZZO DANNI NELLE SINGOLE AMMINISTRAZIONI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 103 Allegato 3.1 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 105 CATTURA DI ORSI BRUNI – ASPETTI NORMATIVI E PROTOCOLLO OPERATIVO . 105 Allegato 3.2 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 117 RICOGNIZIONE SULLO STATO ATTUALE RELATIVO ALLA GESTIONE ORSI PROBLEMATICI E SITUAZIONI CRITICHE NELLE DIVERSE AMMINISTRAZIONI . . 117 Allegato 4.1 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 118 PROGRAMMA PER “CORSO DI BASE”. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 118 Allegato 4.2 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 119 PROGRAMMA PER “CORSO DI SPECIALIZZAZIONE” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 119 Allegato 4.3 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 121 RICOGNIZIONE STATO ATTUALE RELATIVO ALLA FORMAZIONE NELLE SINGOLE AMMINISTRAZIONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 121 Allegato 5.1 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 123 PRINCIPI PER LA PIANIFICAZIONE DI UN PROGETTO DI COMUNICAZIONE . . . . 123 Allegato 5.2 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 125 ESEMPIO DI OPUSCOLO A CARATTERE GENERICO PRODOTTO DALLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 125 Allegato 5.3 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 133 ESEMPIO DI PIEGHEVOLE RIVOLTO AGLI ALLEVATORI PRODOTTO DALLA PROVINCIA AUTONOMADI TRENTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 133 Allegato 5.4 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 135 ESEMPIO DI PIEGHEVOLE RIVOLTO AGLI APICOLTORI PRODOTTO DALLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 135 Allegato 5.5 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 137 ESEMPIO DI OPUSCOLO RIVOLTO AI CACCIATORI PRODOTTO DALLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 137 Allegato 5.6 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 146 ESEMPIO DI OPUSCOLO RIVOLTO AI RAGAZZI PRODOTTO DALLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 146 Allegato 5.7 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 148 RICOGNIZIONE STATO ATTUALE RELATIVO ALLA COMUNICAZIONE NELLE SINGOLE AMMINISTRAZIONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 148 11 1. INTRODUZIONE Quadro normativo nazionale ed internazionale L’Orso bruno (Ursus arctos) è protetto dalla Legge quadro 11 febbraio 1992, n. 157 - che lo inserisce tra le specie particolarmente protette (art. 1 comma 1) -, dalla Convenzione di Berna – che inserisce questo car nivoro tra le specie strettamente protette - e dalla Direttiva comunitaria 92/43/CEE (Direttiva “Habitat”, recepita dall’Italia con DPR 8 settembre 1997 n. 357, modificato e integrato dal DPR 12 marzo 2003, n. 120) - che lo include tra le specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa. Il quadro normativo nazionale ed internazionale sopra sintetizzato prevede un rigoroso divieto di ab battimento, cattura, disturbo (in particolare durante le fasi del ciclo riproduttivo e l’ibernazione), deten zione e commercio di esemplari di Orso bruno (L. 157/92 e DPR 357/97 art. 8). La Direttiva “Habitat”, e le relative norme nazionali di recepimento, hanno introdotto obblighi genera li di tutela delle popolazioni e dei loro habitat, che devono essere mantenuti in uno status di conservazione soddisfacente (DPR 357/97 art. 1 comma 2). Il DPR 357/97 ha anche introdotto un obbligo, per le regio ni e province autonome, di garantire il monitoraggio dello stato di conservazione delle specie sulla base di linee guida prodotte dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare in contatto con l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) (DPR 357, art. 7 commi 1 e 2). Deroghe ai divieti di cattura o abbattimento possono essere concesse per finalità di prevenzione di gra vi danni, nell’interesse della sicurezza pubblica o per ricerca e reintroduzione, a condizione che non esi stano soluzioni alternative e che l’applicazione della deroga non pregiudichi il mantenimento della popo lazione in uno stato di conservazione soddisfacente (DPR 357/97 art. 11). L’applicazione di deroghe richiede una specifica autorizzazione del Ministero dell’Ambiente e della Tu tela del Territorio e del Mare, espressa sulla base di una valutazione tecnica dell’ISPRA. Il Ministero del l’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare è tenuto a trasmettere alla Commissione europea, ogni due anni, una relazione sulle deroghe concesse (DPR 357/97art. 11, comma 3). Ripartizione ruoli e responsabilità in materia di conservazione e gestione dell’Orso bruno Come già evidenziato, il quadro normativo nazionale ed internazionale assegna allo Stato Italiano la responsabilità di assicurare uno stato di conservazione soddisfacente alle popolazioni di Orso bruno pre senti sul territorio nazionale. Regioni e Province Autonome hanno il compito di mettere in atto le azio ni di tutela, gestione e monitoraggio delle popolazioni ursine per l’obiettivo generale sopra identificato. All’ISPRA spetta un compito di supporto tecnico-scientifico per gli organi centrali e periferici, di elabo rare progetti di recupero e di fornire valutazioni tecnico-scientifiche sulle azioni di tutela intraprese dal le Amministrazioni competenti. Status di conservazione dell’Orso bruno nelle Alpi italiane Fino al XVII secolo la presenza dell’Orso bruno sulle Alpi era ancora abbondante e diffusa. Dal seco lo successivo, il progressivo disboscamento e la trasformazione agricola delle aree montane, sommati alla costante persecuzione dell’uomo, hanno determinato la progressiva rarefazione della specie, che si estin se progressivamente dalle Alpi occidentali ed orientali. Alla metà del XX secolo l’orso era estinto in qua si tutte le Alpi, ad eccezione del piccolo nucleo residuo del Trentino occidentale, anche questo interessa to però da un progressivo calo numerico che lo portò quasi all’estinzione alla fine degli anni ’90, quan do fu quindi iniziato il programma di reintroduzione. Attualmente (2007) nelle Alpi centrali, a seguito dei 10 rilasci operati tra il 1999 ed 2002, è presente un nucleo di circa 22 - 25 individui. Il progetto che ha consentito di scongiurare la scomparsa dell’orso dalle Alpi centrali, denominato “Life Ursus”, è stato promosso dal Parco Naturale Adamello Brenta in collabora zione con la Provincia Autonoma di Trento e l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica; esso rappresenta ad oggi l’intervento di conservazione di maggiore importanza mai realizzato sulle Alpi nei confronti dell’orso, resosi necessario quale unico strumento in grado di salvaguardare l’ultimo nucleo di orso presente sulle Al pi, ormai biologicamente estinto. Nel periodo 2002-2006 sono stati accertati 11 eventi riproduttivi con la 12 nascita di 24 cuccioli. Nonostante il nucleo sia in costante crescita, lo status di conservazione di questa pic cola popolazione rimane precario, considerato il limitato numero di individui che la compone e l’isolamen to dall’area Dinarico-Balcanica, che ad oggi non ha permesso alcun flusso genico tra le due popolazioni. Nelle Alpi orientali italiane sono presenti pochi individui (indicativamente meno di 12) provenienti dalla popolazione Dinarico-Balcanica per naturale dispersione. Nessun caso di riproduzione è stato ac certato successivamente al 1988 ed il nucleo presente nelle Alpi orientali italiane non può pertanto esse re considerato vitale. Considerata la limitata consistenza complessiva e l’isolamento che caratterizza la popolazione delle Al pi centrali dal nucleo orientale, lo status di conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi rimane estremamen te precario e richiede pertanto un’attiva politica di conservazione da parte degli enti competenti. Per assicurare la persistenza dell’orso sulle Alpi nel medio-lungo periodo si ritiene debba essere favo rito l’insediamento di una meta-popolazione, composta da un nucleo di almeno 50 individui adulti nel le Alpi centrali, e da un nucleo stabile nelle Alpi orientali, in collegamento funzionale con la popolazio ne Dinarico-Balcanica tramite un flusso genico. Principi di conservazione ed obiettivi del Piano d’Azione La Convenzione di Berna, con raccomandazione n. 74 (1999), ha invitato i Paesi europei a produrre piani d’azione sull’Orso bruno, tenendo conto delle indicazioni contenute nel Piano d’Azione Europeo per la Conservazione dell’Orso bruno (Swenson J.E., Gerstl N., Dahle B., Zedrosser A. 2001. Action Plan for the Conservation of the Brown Bear in Europe (Ursus arctos). – Nature and environment 114. 69 pp). Tale documento rappresenta pertanto un testo di riferimento per le politiche nazionali in materia. In considerazione del precario status di conservazione dell’Orso bruno nelle Alpi, degli obblighi deri vanti dalle disposizioni nazionali ed internazionali in materia e degli indirizzi contenuti nel Piano d’Azio ne Europeo, il presente Piano d’Azione per la Conservazione dell’Orso Bruno nelle Alpi Centro-Orien tali si pone l’obiettivo di mantenere o ricostituire, in coesistenza con l’uomo, una popolazione vitale di questo carnivoro sulle Alpi italiane, come parte integrante degli ecosistemi e del paesaggio di questa re gione. La reintroduzione attivata nelle Alpi centrali ha rappresentato un elemento essenziale per il raggiun gimento di tale obiettivo generale (European Action Plan - Objective 2). È inoltre essenziale ridurre i con flitti tra orsi ed uomini, e promuovere una attitudine positiva dell’opinione pubblica verso la specie (Eu ropean Action Plan - Objective 3). Per questi obiettivi specifici è necessario, tra l’altro: • attivare una politica coerente ed organica di programmi di prevenzione e compensazione dei danni (Eu ropean Action Plan: actions 4.4.1, 4.4.2); • prevenire l’insorgenza di comportamenti problematici da parte degli orsi, attraverso azioni di ricondi zionamento degli animali confidenti; • attivare campagne e di informazione e comunicazione (European Action Plan – action 4.7.1) • assicurare programmi di monitoraggio della popolazione di orso e dei danni registrati (European Action Plan – action 4.8.2) Come emerge dalle priorità d’azione sopra sintetizzate, la risoluzione dei conflitti tra l’orso e l’uomo rappresenta un elemento critico delle politiche di conservazione della specie. I danni economici causati dal plantigrado hanno infatti rappresentato la causa principale delle campagne di persecuzione condotte nei confronti della specie e tuttora determinano un concreto rischio che si verifichino uccisioni illegali. Inoltre, le tensioni legate alla presenza dell’Orso bruno, spesso amplificate da aspetti emotivi e psicologi ci connessi con la paura, possono concorrere a diminuire l’accettazione della specie da parte delle popo lazioni locali, e quindi frenare l’attivazione di politiche di tutela . Alla luce delle considerazioni sopra espresse, considerate altresì le competenze di Regioni e Province Autonome in materia e la necessità che le politiche di conservazione siano applicate a scala di meta po polazione, risulta evidente la necessità di assicurare l’armonizzazione delle politiche di conservazione del l’Orso bruno su scala alpina e quindi il coordinamento degli Enti locali competenti. Per questi motivi il presente Piano d’Azione è stato realizzato con il diretto coinvolgimento delle Regioni e Province Auto nome dell’arco Alpino centro-orientale: Provincia Autonoma di Trento, Provincia Autonoma di Bolzano, Regione Lombardia, Regione Veneto, Regione Friuli Venezia-Giulia. 13 Tali Enti hanno siglato un Protocollo d’Intesa con il quale si sono impegnati a collaborare alla reda zione di un “Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno nelle Alpi centro-orien tali”, elaborato con il coordinamento della Provincia Autonoma di Trento e la supervisione scientifica del l’ISPRA, ed in seguito ratificato dagli Enti stessi e formalmente adottato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Il Piano d’azione è pubblicato a cura del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Il presente Piano d’Azione rappresenterà pertanto il documento di riferimento dello Stato Italiano e delle Regioni e delle Province Autonome in materia di gestione e conservazione dell’Orso bruno sulle Al pi, in particolare per gli aspetti relativi a: monitoraggio e messa in comune delle informazioni; criteri e procedure d’indennizzo e prevenzione danni; criteri e procedure d’intervento in situazioni critiche e d’emer genza; formazione degli operatori; iniziative di comunicazione. Si auspica che il presente documento possa costituire un supporto per gli enti locali della regione Al pina, promuovendo il coordinamento tra gli enti, semplificando gli iter autorizzativi relativi alle diverse azioni di gestione dell’orso, identificando ruoli e responsabilità in materia, e ottimizzando l’impiego del le risorse necessarie alla realizzazione delle attività di gestione e conservazione della specie. Esso inoltre ri sponde agli obblighi derivanti dall’art. 7 del DPR 357/97, contenendo linee guida per il monitoraggio della specie. Considerato che l’areale dell’Orso bruno nelle Alpi si estende sul territorio di più Paesi, si ritiene ne cessario che il coordinamento tra gli enti che hanno condiviso il presente piano vada, nel medio-lungo termine, esteso anche ai Paesi confinanti, al fine di promuovere l’armonizzazione delle politiche di con servazione della specie su scala transfrontaliera. 15 Capitolo 1 PROTOCOLLI E TECNICHE DI MONITORAGGIO 1.1 Premessa • Un’efficace politica di conservazione a medio-lungo termine dell’Orso bruno ed una corretta gestione dei conflitti con le attività dell’uomo devono poter contare su informazioni adeguate relative a distri buzione, consistenza e dinamica di popolazione, e alle variazioni di tali parametri nel tempo. • La presenza del nucleo di orsi originato dal progetto di reintroduzione nelle Alpi centrali rende, inol tre, necessaria la costante valutazione dei risultati conseguiti in termini di successo riproduttivo ed espan sione geografica. • Un’efficace strategia di prevenzione e rifusione dei danni, in un’ottica di ottimizzazione delle risorse eco nomiche e strumentali disponibili, necessita di informazioni sull’areale occupato dai plantigradi, non ché sul loro comportamento individuale. • Nel caso dell’Orso bruno, specie caratterizzata da una dispersione molto maggiore nei maschi rispetto alle femmine, oltre ai dati di presenza/consistenza assume particolare rilevanza il rapporto tra i sessi del la popolazione. In diverse aree marginali dell’areale della specie si può registrare infatti la presenza esclu siva o prevalente di maschi, con ovvie conseguenze per le probabilità di insediamento e di accrescimen to di tali nuclei. È quindi necessario attivare programmi di rilevamento che permettano di caratterizza re i singoli individui, di identificare in particolare la presenza di maschi e di femmine, e di registrare gli eventi riproduttivi. • A fronte della necessità di assicurare un adeguato monitoraggio degli orsi, va sottolineato che lo studio dell’orso, così come per altri grandi carnivori, presenta difficoltà operative, legate all’elusività della spe cie, alle abitudini notturne, alle bassissime densità, agli enormi spostamenti che alcuni individui com piono, al prolungato periodo d’inattività invernale. 1.2. Aspetti normativi L’attivazione di programmi di monitoraggio è specificamente prevista dal dettato della direttiva del l’Unione Europea “Habitat”, che è stata recepita nel nostro Paese del DPR 357 del 1997; l’art. 7 di ta le decreto stabilisce, infatti, che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare con proprio decreto, sentiti il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e l’Istituto Superiore per la Pro tezione e la Ricerca Ambientale, definisca linee guida per il monitoraggio delle specie di interesse co munitario (tra le quali l’Orso bruno). Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano devo no quindi attivare, sulla base di queste linee guida, programmi di monitoraggio dello stato di conser vazione delle specie di interesse comunitario (art. 8, comma 4) comunicandone annualmente i risulta ti al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Il Ministero, a sua volta, è tenu to a trasmettere tali risultati alla Commissione europea attraverso relazioni periodiche (ogni 6 anni) sul l’attuazione del Regolamento (art. 13). 1.3. Obiettivo generale • Attivare un efficace programma di monitoraggio dell’Orso bruno su scala interregionale basato su: • programmi coordinati tra le diverse Amministrazioni coinvolte; • modalità di monitoraggio standardizzate, calibrate sulla base della situazione distributiva e numerica del la specie a livello locale; • implementazione di un’unica banca dati genetica riferita alla metapopolazione alpina d’Orso bruno. 16 1.4. Obiettivi specifici Gli obiettivi specifici di un programma di monitoraggio, ovvero le metodologie o combinazioni di me todologie da utilizzare, devono essere individuati tenendo conto delle diverse realtà territoriali, dei diver si contesti di consistenza e distribuzione delle popolazioni della specie, e delle specifiche priorità di gestione/conservazione (Tab. 1.1). In generale le tecniche di monitoraggio dovrebbero comunque ispirar si a criteri di oggettività, ripetitività e rigore scientifico, compatibilmente con le risorse umane e finan ziarie disponibili. In aree non ancora interessate dalla presenza dell’orso, risulta prioritario accertare rapidamente l’even tuale frequentazione da parte di individui in dispersione, ed a questo fine è prioritario assicurare la pre ventiva formazione del personale e la predisposizione di protocolli di monitoraggio da attivare quando si registrino segnalazioni della specie. Dove l’orso è presente stabilmente risulta prioritario accertare even tuali episodi riproduttivi ed attivare programmi a medio-lungo che permettano di analizzare la struttura della popolazione e di identificarne gli andamenti. In ogni caso ove si registrino danni o si segnalino comportamenti problematici, si rende necessario attiva re programmi di monitoraggio che permettano di identificare gli specifici individui responsabili di tali com portamenti in modo da aumentare l’efficacia delle azioni di prevenzione/mitigazione dei conflitti (Tab. 1.2). Legenda: scarsa/nulla efficacia 0 limitata efficacia + buona efficacia Identificazione individui responsabili danni o con comportamenti problematici Tab 1.1 Efficacia delle tecniche di monitoraggio Metodo naturalistico Censimento su neve Monitoraggio genetico opportunistico Monitoraggio genetico sistematico Monitoraggio genetico su danni Radio telemetria Conta delle femmine con cuccioli - + + + + Presenza/assenza 0 0 + + + - Stima consistenza - - 0 + - 0 0 Struttura popolazione - - + + - - 0 Riproduzione - - + + - 0 + Trend - - 0 + - - + Tecniche O bi et tiv i Legenda: N = metodo naturalistico C = censimento su neve G = monitoraggio genetico Go: opportunistico e sui danni Gs: sistematico R = radiotelemetria F = conta femmine/cuccioli Aree non colonizzate Tab 1.2. Livelli di monitoraggio Minimo Medio Ottimale N N/Go N/Go Aree di recente colonizzazione N/Go N/C/Go N/Go/C/R Aree di presenza stabile N/Go/C N/Go/F N/ Gs/F/R Livello monitoraggio Co nt es to 17 1.4.1. Attivazione di un programma coordinato di monitoraggio con metodi genetici non invasivi Le metodologie di campionamento genetico non-invasivo – che si basano sull’analisi tramite moder ne tecniche della biologia molecolare del DNA ricavato da campioni di pelo e di feci - permettono di ot tenere ed eventualmente di stimare diversi parametri di popolazione. In particolare è possibile: 1) determinare il numero minimo di animali presenti attraverso il numero di genotipi unici identificati a seguito delle analisi; 2) evidenziare l’eventuale immigrazione di nuovi individui; 3) determinare il sesso degli individui identificati; 4) identificare i nuovi nati e ricostruire le relazioni di parentela tra i soggetti. 5) stimare consistenza, tasso di crescita, e tasso di sopravvivenza della popolazione; 6) identificare gli spostamenti e la distribuzione degli animali sul territorio; 7) monitorare la variabilità genetica e il tasso di inbreeding della popolazione nel tempo. I dati raccolti con il monitoraggio genetico possono, inoltre, fornire un utile supporto all’attivazione di misure di mitigazione dei conflitti uomo-orso, attraverso l’identificazione degli individui responsabili dei danni o di situazioni critiche. Un programma coordinato di monitoraggio dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali con tecniche genetiche non invasive dovrà essere organizzato sulla base dei seguenti principi: • prelievo e conservazione dei campioni biologici secondo precisi protocolli standardizzati (allegato 2); • impiego di un sistema automatizzato e centralizzato di catalogazione dei campioni raccolti che fornisca un codice identificativo dei campioni univoco su tutta l’area di provenienza dei campioni; • costruzione di un unico database per la consultazione di tutti i campioni catalogati, per l’archiviazione delle informazioni relative ai campioni e la loro georeferenziazione. Caratteristiche fondamentali di ta le database sono: 1) corrispondenza tra codice identificativo del campione e codice nel database, 2) cor rispondenza tra le informazioni annotate sul campione e informazioni riportate nel database; • utilizzo di metodiche di analisi genetiche univoche, eseguite sulla base di protocolli standardizzati, che permettano il confronto tra i campioni raccolti in aree e periodi diversi; • condivisione e trasparenza dei dati attraverso la creazione di una banca dati centralizzata, consultabile ed utilizzabile dalle Amministrazioni coinvolte, che permetta la comparazione dei risultati a scala del l’intero arco alpino. I campioni organici possono essere raccolti utilizzando le seguenti metodologie: Raccolta opportunistica (casuale). Le fasi sperimentali del progetti di monitoraggio dell’Orso bruno con tec niche non invasive condotti sin’ora sulle Alpi, hanno evidenziato che il campionamento opportunistico, cioè la raccolta di campioni organici non rispondente ad uno specifico schema di campionamento geneti co, permette in genere di ottenere un elevato numero di campioni a fronte di un limitato sforzo di cam pionamento, perché tale raccolta può essere fatta durante le normali attività di campo del personale tecni co. Tuttavia, tale metodologia riduce fortemente la possibilità di applicare metodi di stima di consistenza della popolazione basati su Cattura-Marcaggio-Ricattura (CMR) proprio per la mancanza di un disegno sistematico. Inoltre il tasso di successo delle analisi dei campioni organici raccolti opportunisticamente può essere compromesso dai lunghi tempi di esposizione dei campioni all’ambiente esterno. La raccolta opportunistica prevede in genere la raccolta di tutti i campioni organici (feci, peli, altro) rinve nuti sul territorio e attribuibili ad Orso bruno. Tuttavia, al fine di aumentare la probabilità di successo delle analisi genetiche, specialmente dei campioni fecali, è preferibile conservare per le analisi solo campioni non troppo vecchi (vedi sotto e allegato 2) o eventualmente segnalare la presunta età (in giorni) del campione nelle schede di rinvenimento, in modo da rendere possibile una selezione dei campioni da analizzare in una seconda fase. E’ opportuno predisporre un kit (allegato 1.3) per la raccolta e la conservazione dei campioni, da distribuire al personale coinvolto in questa attività. Ogni campione organico deve essere accompagnato dall’apposita scheda (allegato 1.1) e opportuni allegati (cartina per georeferenziazione, copia su lucido di im pronte, ecc.), nonché dall’etichetta identificativa su cui annotare le informazioni relative al campione. E’ importante che il personale coinvolto nella raccolta dei campioni organici abbia partecipato ad in contri formativi finalizzati a fornire indicazioni circa le tecniche di riconoscimento, raccolta e conserva zione dei campioni (vedi capitolo “Formazione”). 18 Raccolta in occasione dell’accertamento danni e dell’attività della squadra di emergenza. Durante i sopral luoghi volti ad accertare il danno, deve essere posta particolare attenzione alla raccolta in sito di even tuali campioni organici. Analogamente, il personale inserito nella squadra di emergenza durante even tuali uscite deve porre attenzione alla raccolta di campioni organici attribuibili ad orso, in relazione al la possibilità di poter identificare l’individuo responsabile della situazione critica. Le modalità di raccol ta e conservazione sono le stesse della raccolta opportunistica. Raccolta sistematica tramite trappole per peli. La raccolta dei campioni di pelo su siti attrezzati con trap pole per peli dotate di esche odorose, disposte in base ad una griglia regolare, a differenza del campio namento opportunistico consente di utilizzare i dati per stimare parametri demografici, in quanto lo sforzo di campionamento è omogeneamente distribuito e quantificabile. E’ tuttavia importante tenere presente che la probabilità di “cattura” è generalmente bassa per piccole popolazioni di Orso, e questo è uno dei fattori limitanti l’utilizzo di tale metodologia che rende neces sario un attento ed appropriato disegno di campionamento. L’applicazione del campionamento tramite trappole per peli richiede una rigorosa pianificazione del pro gramma di monitoraggio ed un’attenta organizzazione logistica. I principali strumenti necessari ad as sicurare un corretto funzionamento delle attività sono: attento disegno del campionamento (estensione della griglia di campionamento, dimensione della cel la di griglia, disegno delle trappole, località di sistemazione, preparazione dell’esca, numero ed interval lo temporale delle sessioni di controllo delle trappole, protocolli di raccolta e conservazione dei peli, ecc) coordinamento centralizzato delle attività, in costante raccordo con i responsabili degli aspetti tecni co-scientifici, essenziale per garantire il funzionamento organico ed un costante controllo delle attività di monitoraggio; programmazione, prima dell’inizio delle attività di campionamento, di incontri e di occasioni di for mazione del personale coinvolto nelle fasi operative del trappolaggio (allestimento, controlli, raccolta campioni) per consentire un efficiente coordinamento ed una standardizzazione del campionamento; definizione ed attivazione di procedure che assicurino un costante ed efficiente flusso delle informazioni; adeguato sforzo di pianificazione delle attività e dei dettagli logistici, con una chiara ripartizione dei ruoli e delle competenze; attenta organizzazione e gestione dei database e dei materiali. Qualora, in relazione al numero di campioni raccolti e alle risorse disponibili, sia necessario operare delle scelte in merito ai campioni da inviare al laboratorio, la decisione in merito all’opportunità di effet tuare l’approfondimento genetico di un campione organico raccolto deve essere presa in relazione a: qualità del materiale organico (numero follicoli piliferi, vetustà del campione, ecc.); area di provenienza del campione; situazioni di criticità nell’area di raccolta in relazione alla presenza di orsi problematici; presenza di cucciolate in zona. 1.4.2. Attivazione del monitoraggio radiotelemetrico La radiotelemetria rappresenta un potente strumento di analisi dei comportamenti spaziali e dell’eco logia degli individui marcati. In particolare, il radiomarcaggio di orsi problematici può in parte aumen tare l’efficacia delle azioni indirizzate alla gestione dei conflitti (vedi “Protocollo catture”). L’applicazione di un radiocollare assicura, infatti, la possibilità di localizzare l’animale e di seguirne gli spostamenti, per mettendo così una più efficace azione di prevenzione dei rischi ed un più rapido intervento nel caso di insorgenza di situazioni critiche, facilitando eventuali azioni di dissuasione. Tale forma di intervento per mette in certi casi, di accertare o escludere la responsabilità di un determinato individuo in caso di dan ni, di insorgenza di comportamenti di confidenza verso l’uomo, ecc., nonché di semplificare la cattura/ri mozione di un soggetto in caso di necessità. In linea generale si evidenzia inoltre che, nel caso di popo lazioni caratterizzate da una bassa consistenza, munire di radiocollare una percentuale significativa della popolazione stessa rappresenta un efficace metodo di monitoraggio. Possono essere utilizzati collari con tecnologia satellitare (GPS) o tradizionale (VHF). Nel primo caso il monitoraggio sul medio/lungo periodo deve prevedere la presenza di un centro ela borazione che verifichi regolarmente i dati e le localizzazioni trasmesse dal collare (in particolare nel ca so di radiomarcaggio di orsi problematici). Utilizzando tecnologia VHF è invece indispensabile prevede re un protocollo di monitoraggio che stabilisca le modalità e l’impegno di personale connesso. 19 Il protocollo di monitoraggio degli animali dotati di trasmittenti radiotelemetriche è opportuno sia comunque distinto in due fasi: monitoraggio intensivo post rilascio. Nelle fasi immediatamente successive all’operazione di cattura, al fi ne di permettere il rapido accertamento di eventuali casi di mortalità o di emergenze post-anestesiologi che indotte dalle operazioni di cattura, deve essere prevista una fase di intenso monitoraggio radioteleme trico per le 48 ore successive al rilascio, la cui intensità delle localizzazioni è decisa dal veterinario in accor do con il responsabile sulla base delle condizioni dell’animale e dell’andamento dell’anestesia. monitoraggio sul medio/lungo periodo. Dopo la fase di monitoraggio intensivo, andrà comunque pre visto un attento monitoraggio la cui intensità e durata sarà legata agli obiettivi della cattura (controllo orso problematico, attività di ricerca, …) 1.4.3. Attivazione del monitoraggio con il metodo naturalistico Questa tipologia di monitoraggio prevede la raccolta e la registrazione degli indici di presenza rileva ti in modo occasionale o su percorsi campione (orme-piste, avvistamenti, danni, campioni organici, ecc.). La raccolta di tali dati può permettere di accertare la presenza della specie, ma in genere non permette di estrapolare dati affidabili di consistenza. Gli indici vanno raccolti utilizzando apposite schede (vedi ad esempio Allegato n. 1.1). L’attivazione di questa metodologia di monitoraggio presuppone l’organizzazione di una banca dati informatizzata, che consenta l’archiviazione del dato raccolto e la sua georeferenziazione. Deve essere co munque prevista una modalità di trasmissione immediata delle informazioni raccolte alla Struttura di ri ferimento, nel caso vengano rilevati indici meritevoli di particolare attenzione quali: individuazione d’indici di presenza in zona antropizzate; incontro ravvicinato del predatore da parte di soggetti terzi; avvistamenti di femmine con cuccioli; rinvenimento di piste di più animali ancor più se con orme di diversa grandezza. Sui campioni organici (feci, pelo) è auspicabile vengano condotti approfondimenti volti al riconosci mento individuale attraverso le analisi del DNA. 1.4.4. Attivazione di censimenti su percorsi campione (transetti) in occasione di nevicate precoci e tardive Il censimento in contemporanea sul terreno innevato può essere attivato in via sperimentale, con lo scopo di quantificare, attraverso il riscontro d’eventuali indici di presenza rilevati lungo i transetti prede finiti, il numero dei soggetti d’Orso bruno che frequentano il territorio sottoposto a ricognizione. Le uscite sui percorsi campione individuati sono effettuate in contemporanea, a seguito di nevicate precoci o tardive. Perché tutti gli individui di una popolazione siano potenzialmente identificabili, la re te di transetti non deve lasciare scoperte aree continue di superficie uguale o maggiore dell’home range minimo dell’Orso bruno (ca. 15 km2). Al fine di ridurre il rischio di doppi conteggi ogni pista di orso incontrata lungo i transetti deve essere attentamente localizzata e seguita fin dove possibile, registrando ne il percorso, la direzione ed il numero di soggetti. Una volta completati i percorsi le informazioni raccolte vanno confrontate ed analizzate in modo da definire il numero minimo di individui diversi localizzati. Va sottolineato che la capacità dell’Orso bru no di compiere spostamenti rilevanti (anche di centinaia di chilometri), comporta il rischio di sovrasti mare la consistenza della popolazione (in alcuni casi sono state stimate consistenze 10 volte superiori a quelle reali). Tale metodologia di monitoraggio, impegnativa anche sotto il profilo organizzativo per il numero ele vato di personale coinvolto in contemporanea, va attivata qualora le nevicate abbiano le seguenti caratte ristiche: siano precoci o tardive, cadano quindi in periodi nei quali vi sia elevata probabilità che parte della po polazione non sia in tana (indicativamente entro la fine ottobre e dopo l’inizio di aprile); siano estese su vasti territori; riguardino anche le fasce altitudinali medio-basse. 20 1.4.5. Elaborazione di un protocollo di monitoraggio delle femmine con piccoli La conta delle femmine con cuccioli dell’anno è una tecnica di monitoraggio che, se correttamente pro grammata e rigorosamente applicata, può fornire indici affidabili del successo riproduttivo e degli andamen ti demografici delle popolazioni di Orso bruno. Tale tecnica si basa sull’osservazione ed il conteggio dei nu clei formati dalle femmine che si sono riprodotte e dei cuccioli dell’anno che le accompagnano. L’estrapolazione da queste informazioni del numero complessivo di eventi riproduttivi della popola zione richiederebbe due assunti: 1) tutte le femmine che si sono riprodotte e tutti i cuccioli dell’anno per nucleo vengono contati; 2) ogni nucleo familiare viene contato una sola volta, condizioni queste che ri sulta molto difficile verificare. Tuttavia, se le osservazioni delle femmine con cuccioli vengono raccolte sulla base di dettagliati e ri gorosi protocolli, tali informazioni possono fornire affidabili indici del successo riproduttivo della popo lazione e degli andamenti demografici nel tempo. Considerata la limitata consistenza e recente origine della popolazione di orsi delle Alpi, non è stato ad oggi sviluppato ed applicato un protocollo standardizzato di conta delle femmine con cuccioli. In con siderazione delle potenzialità di tale tecnica per il monitoraggio e del costante incremento che si è regi strato nella popolazione di orsi delle Alpi negli ultimi anni si ritiene prioritario che l’ISPRA definisca un protocollo standardizzato di applicazione di tale tecnica nella regione alpina. Nella messa a punto di ta le protocollo andranno considerati con particolare attenzione la necessità di assicurare la massima stan dardizzazione degli sforzi di campionamento e la definizione di rigorosi criteri di identificazione del nu mero minimo di nuclei presenti (che richiede un’attenta valutazione della distanza tra le osservazioni, del le date e orari di osservazione, della descrizione di ogni gruppo familiare osservato (numero di piccoli, colorazione del mantello, dimensioni degli individui, ecc.). 1.5. Azioni 1.5.1. Attivazione di azioni di monitoraggio Tutte le Amministrazioni si impegnano a applicare programmi di monitoraggio dell’Orso bruno, te nendo conto del diverso contesto territoriale, in accordo con le linee guida tecniche sintetizzate in que sto piano ed in contatto con l’ISPRA. 1.5.2. Coordinamento delle azioni di monitoraggio Le Amministrazioni si impegnano a: • ricercare forme di coordinamento con le altre Amministrazioni alpine e con l’ISPRA nello sviluppo dei propri programmi di monitoraggio; • aderire, fatte salve le verifiche finanziarie e amministrative, alla proposta di collaborazione dell’ISPRA e circolata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare con nota. prot. 26492 del 17 ottobre 2006 (allegato n. 1.6) finalizzata ad assicurare la comparabilità dei risultati delle analisi genetiche a scala dell’intero arco alpino; 1.5.3. Implementazione di una banca dati alpina Le Amministrazioni, in collaborazione con l’ISPRA, promuovono l’implementazione di una banca da ti su web, eventualmente utilizzando strumenti già disponibili, con le seguenti caratteristiche: • banca dati consultabile ed utilizzabile dal pubblico e dalle Amministrazioni coinvolte; • archiviazione delle informazioni già disponibili presso le varie Amministrazioni; • archiviazione e georeferenziazione dei genotipi identificati dalle analisi genetiche a scala dell’intero ar co alpino; • comparabilità dei dati individuali a scala dell’intero arco alpino; • archiviazione e georeferenziazione dei dati di presenza raccolti con tecniche naturalistiche. 21 Per i dati genetici, la banca dati archivierà informazioni relative a: identificativo individuale, localiz zazione, data di raccolta del singolo campione. A questo fine L’ISPRA e le Amministrazioni coinvolte si impegnano ad utilizzare metodiche di analisi genetiche univoche, eseguite sulla base di protocolli stan dardizzati, che permettano il confronto tra i campioni raccolti in aree e periodi diversi. L’ISPRA si impe gna a rendere disponibili per le Amministrazioni coinvolte le informazioni necessarie alla comparazione dei dati individuali di presenza a scala dell’intero arco alpino. Per quanto riguarda i dati di presenza raccolti con tecniche naturalistiche, la banca dati archivierà da ti georeferenziati forniti annualmente dalle Amministrazioni coinvolte, relativi a tipologia del dato, data e località di rilevamento L’ISPRA si impegna a redigere annualmente un report sui dati raccolti e a circolarlo alle Amministra zioni coinvolte. Il livello di precisione delle localizzazioni geografiche dei dati forniti dalle Amministrazioni coinvolte potrà essere ridotto, qualora ciò si renda necessario per specifiche priorità di tutela dei siti di rilevamen to dei dati. La restituzione delle informazioni contenute nella banca dati al pubblico, in particolare su web, sarà limitata alla tipologia del dato, l’anno di raccolta e la localizzazione geografica; non verranno circolate in formazioni di maggior dettaglio relative ad esempio a sesso, relazioni parentali, ecc… 23 Capitolo 2 CRITERI E PROCEDURE PER L’INDENNIZZO E LA PREVENZIONE DEI DANNI 2.1. Premessa • Il conflitto tra orso ed attività antropiche, generalmente inteso come il verificarsi di danni di natura essenzialmente economica ad opera del plantigrado, ha rappresentato il movente principale delle cam pagne di persecuzione condotte nei confronti della specie. Benché attualmente il conflitto con l’Orso bruno non rappresenti più un pretesto di eradicazione su larga scala, esso costituisce un elemento es senziale su cui incentrare le strategie e le politiche di conservazione della specie. • La presenza del plantigrado può innescare tensioni relazionate all’impatto sulle risorse agricole, zootec niche ed apistiche; tali tensioni possono essere amplificate da aspetti emotivi e psicologici connessi con la paura nei confronti dell’orso. • Una scarsa accettazione dell’orso può ostacolare le politiche di tutela della specie ed aumenta il rischio di abbattimenti illegali degli animali. • Un’efficace gestione del conflitto tra orso e attività antropiche, basata sull’attivazione di un’adeguata strategia di prevenzione e risarcimento dei danni, nonché sull’informazione e il coinvolgimento del le categorie professionali maggiormente interessate rappresenta un elemento indispensabile per la con servazione dell’Orso bruno e per la sua accettazione da parte delle comunità locali. 2.2. Aspetti normativi Per la sintesi del quadro normativo, relativo alle diverse Amministrazioni, in materia di indennizzo danni da predatore selvatico e contributi per opere di prevenzione degli stessi, si rimanda agli allegati dal numero 1 al numero 5. 2.3. Obiettivo generale Minimizzare gli impatti economici e sociali dell’Orso bruno attraverso politiche integrate basate sui seguenti principi: • applicazione di efficaci misure di prevenzione dei danni, basate su chiari criteri decisionali, idonei stru menti normativi, procedure amministrative uniformi ed adeguati assetti organizzativi.; • quando non risulti possibile applicare misure di prevenzione o queste risultino inefficaci, applicazione di misure di accertamento dei danni e di erogazione delle compensazioni tali da assicurare che solo i danni effettivamente causati dall’orso siano compensati, che tutti i danni causati dall’orso siano com pensati, e che i tempi di erogazione delle compensazioni siano rapidi; • iter delle pratiche di accertamento e compensazione dei danni istruiti da personale dotato di adeguata formazione tecnica specifica; • omogeneità delle politiche di prevenzione e compensazione dei danni sull’intero Arco Alpino. 2.4. Obiettivi specifici 2.4.1. Adeguamento impianto normativo • Tutte le Amministrazioni dovrebbero dotarsi, eventualmente all’interno della normativa in materia di danni arrecati dalla fauna selvatica, di norme relative all’indennizzo dei danni causati dall’Orso ed alle modalità e ai termini per gli interventi finanziari a sostegno della realizzazione delle opere di prevenzio 24 ne di tali danni. • Tali disposizioni dovrebbero trovare applicazione su tutto il territorio al quale la normativa si riferisce (anche ad es. all’interno delle aree naturali protette, anche nazionali, attraverso l’attività di raccordo pro mossa dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al fine di garantire l’appli cazione di criteri e procedure univoci). • E’ necessario vengano stabiliti: la struttura responsabile dei procedimenti; il capitolo di bilancio su cui gravano gli interventi finanziari. È preferibile prevedere un fondo desti nato espressamente agli interventi per prevenzione e risarcimento danni da orso e eventualmente da gli altri predatori, regolamentato secondo criteri specifici, tali da permettere un trasferimento rapido dei fondi e, quindi, tempi brevi per l’indennizzo dei danni e l’erogazione dei contributi; le tipologie di danno indennizzabile; i tempi dei procedimenti, tenuto conto che nell’obiettivo di contenere il conflitto è di fondamenta le importanza ridurre il più possibile tali tempi (indicativamente entro 60 giorni); le procedure di erogazione delle somme periziate; le condizioni vincolanti l’elargizione degli indennizzi. • In relazione ai danni è necessario vengano stabiliti: l’eventuale soglia minima del danno indennizzabile; la percentuale di indennizzo del danno arrecato dal predatore (che sarebbe opportuno fosse del 100%); i termini entro i quali l’utente deve denunciare il danno, a partire dal momento della sua constatazione; la tempistica per l’esecuzione dell’eventuale sopralluogo e le modalità di accertamento; a questo propo sito va valutata anche l’opportunità di prevedere l’autocertificazione dei danni subiti, la quale può dunque rendere non necessario il sopralluogo (il diretto accertamento rimane comunque l’opzione preferibile); i criteri per la quantificazione dei danni. • Per quanto riguarda la prevenzione è necessario vengano stabiliti: le tipologie delle opere o delle misure di prevenzione ammesse a contributo; eventualmente l’importo minimo degli interventi di prevenzione ammessi a contributo; l’entità percentuale del contributo concesso rispetto alla spesa ammessa per la realizzazione delle ope re di prevenzione e rispetto alle tipologie dei beni protetti. 2.4.2. Individuazione e successiva formazione degli operatori cui affidare la determinazione e la certificazio ne dei danni attribuiti all’orso Si rimanda a quanto riportato nel capitolo 4 “Formazione”. 2.4.3. Definizione procedure operative e modulistica di supporto Procedura La segnalazione del danno è opportuno sia effettuata alle Strutture individuate entro 24 ore dalla constata zione del danno stesso, al fine di consentire l’effettuazione tempestiva dell’eventuale sopralluogo. Soprattutto nel caso di danni al patrimonio zootecnico, la tempestività d’intervento è un fattore fondamentale ai fini di un corretto accertamento. In generale, soprattutto nei mesi estivi e con temperature ambientali elevate o esposi zione al sole della carcassa, dopo 72 ore dal decesso è quasi impossibile stabilire la causa della morte. Se l’accer tamento non avviene precocemente vi è inoltre la possibilità che altri carnivori possano nutrirsi della carcassa, nascondendo così le lesioni originali che permetterebbero una corretta attribuzione del danno. L’accertamento dei danni spetta al personale espressamente incaricato e adeguatamente formato dal l’Amministrazione. Solo a tale personale dovrebbe competere l’effettuazione del sopralluogo in quanto specificamente formato ai rilievi del caso, nonché fornito dei DPI (dispositivi di protezione individuale) e delle attrezzature di sicurezza per far fronte ad eventuali rischi. Le Strutture alle quali giunge la segnalazione del danno provvedono a contattare tempestivamente l’ac certatore danni che opera nel territorio in cui si è verificato l’evento. L’accertatore provvede al sopralluogo nel più breve tempo possibile (entro le 24 ore successive alla de nuncia del danno), onde verificare la causa del danno e consentire al danneggiato, ove possibile, il ripri 25 stino dei luoghi e/o l’adozione di eventuali misure di tutela. In attesa del sopralluogo (quindi per un pe riodo massimo di 24 ore) l’utente è tenuto a non modificare il quadro predatorio, fatti salvi interventi di carattere veterinario nei riguardi degli animali feriti. Nel caso di danni al bestiame, è opportuno prevedere che l’accertatore possa richiedere il supporto di un veterinario specializzato ed avverta il veterinario dell’ASL per gli adempimenti di competenza. Qualora venga lamentata una perdita per danno indiretto da orso (es. per caduta provocata dall’inse guimento dell’orso), il personale preposto all’accertamento dovrà porre massima attenzione nel raccoglie re tutte le informazioni che possono risultare utili per attribuire il danno all’intervento del predatore sel vatico o, diversamente, a escluderne la responsabilità. Questo può risultare particolarmente utile e impor tante nel caso in cui non si riscontrino sulle carcasse i classici segni predatori e/o di consumo, ma si pos sa comunque ipotizzare che la perdita dei capi sia dovuta alla presenza del plantigrado (danno indiretto). A seguito del sopralluogo dovrà essere redatto verbale di accertamento, sulla base di una modulistica predefinita. Il verbale deve essere trasmesso dall’accertatore all’Ufficio competente dell’Amministrazione che, do po la verifica della sua corretta e completa compilazione, se necessario previa istanza dell’utente, attiva il procedimento volto all’indennizzo del danno. Modulistica A titolo di esempio si vedano i moduli e verbali utilizzati in provincia di Trento: Allegato 2.6 - Verbale d’accertamento danni provocati dall’Orso bruno al bestiame domestico Allegato 2.7 - Verbale d’accertamento danni provocati dall’Orso bruno ad apiario Allegato 2.8 - Verbale d’accertamento danni provocati dall’Orso bruno alle colture agricole Allegato 2.9 - Modulo per richiesta indennizzo per danni provocati da predatori selvatici Allegato 2.10 - Modulo per richiesta di contributo per intervento di prevenzione danni da Orso bruno 2.4.4. Definizione della strategia di prevenzione E’ necessario stabilire dei criteri sulla base dei quali l’Amministrazione operi delle scelte in merito al l’opportunità di accettare, in determinate aree, il rischio di danno piuttosto che investire risorse finan ziando l’adozione di misure di prevenzione. Alcuni parametri che possono essere presi in considerazione per effettuare tali scelte sono: Il valore del bene tutelato. L’attrattività del bene nei confronti del predatore (ad esempio, bovini ed equini sono poco suscettibili ai danni). La reale possibilità di adottare misure di prevenzione; non è, ad esempio, proponibile l’adozione di mi sure di prevenzione indirizzate a produzioni agricole capillarmente diffuse sul territorio. Una mappa del rischio, basata sull’identificazione delle aree a più probabile frequentazione dell’orso e delle strutture ed attività maggiormente vulnerabili. Tale mappa dovrà essere costantemente aggiornata nelle aree dove la presenza dell’orso è particolarmente dinamica (es. aree di espansione) La valutazione del danno arrecato dall’Orso bruno non può limitarsi esclusivamente ad aspetti di ordine economico. I risvolti emotivi possono essere rilevanti, e gravare in modo considerevole sul consenso sociale. Non è quindi possibile adottare schemi rigidi per definire i criteri d’intervento in materia di prevenzione dei danni e la valutazione dei singoli casi non può prescindere dal contesto sociale in cui di volta in volta si opera. Una corretta strategia di prevenzione dovrebbe prevedere la verifica delle opere di prevenzione realiz zate attraverso un controllo a campione delle stesse. Le opere solitamente utilizzate per prevenire i danni da orso sono: Recinzioni elettrificate (recinzione standard) Nell’allegato 2.14 è riportata la tipologia base della recinzione elettrificata finalizzata in particolare al la tutela dei patrimoni non soggetti a continui spostamenti, quale quello apistico. Tale tipologia si è di mostrata tecnicamente rispondente alle finalità di prevenzione. La durata di dette recinzioni, se custodi te con l’ordinaria diligenza, è stimata in 8 anni. 26 Reti elettrificate Le reti elettrificate (costituite da maglie con quadrati aventi ca. 10 cm di lato) si rivelano pratiche nel l’istallazione e nello spostamento e, di conseguenza, normalmente preferite dagli utenti rispetto all’impie go di recinzioni elettrificate standard. Le reti elettrificate vengono in particolare preferite dagli allevatori che effettuano un periodico sposta mento degli stazzi notturni per il ricovero del bestiame. E’ importante che all’utente vengano fornite le istruzioni per il montaggio e la manutenzione delle re ti (allegato 2.12). Cani da guardiania L’impiego di cani da guardiania per la difesa delle greggi, seppur auspicabile, sembra poco praticabile nel l’arco alpino italiano. Ciò in relazione ad aspetti culturali ed economici. Fra questi ultimi, il fatto che le greg gi, normalmente sottoposte a transumanza, sono esposte a danno da predatore selvatico solo per un periodo limitato dell’anno (durante l’estate). La presenza di cani da guardiania nel restante periodo dell’anno, durante lo stazionamento in zone non frequentate dai predatori, risulta normalmente poco accettata dal pastore. Modifiche sistema gestionale In ambiente alpino, a seguito della scomparsa dei grandi predatori, si è persa la “memoria storica” delle modalità di contenimento dei danni provocati dagli stessi ed è stato, di conseguenza, modificato il sistema gestionale degli animali alpeggiati: è pertanto opportuno recuperare le tecniche di allevamento zootecnico più idonee alla presenza dell’orso e comunque mirate alla prevenzione degli eventi predatori, ed in particolare: stabulazione notturna del bestiame in stazzi elettrificati; sorveglianza delle mandrie e delle greggi alpeggiate; utilizzo di maestranze qualificate. 2.4.5. Definizione dell’attività di supporto agli utenti interessati ai danni da orso al patrimonio zootecnico Vengono di seguito citate, a titolo d’esempio, alcune delle azioni di supporto da prendere in conside razione nelle zone di frequentazione dell’orso che possono essere sviluppate a favore degli utenti. Fornitura di materiale di pronto impiego Presso gli Uffici periferici dell’amministrazione può essere depositato del materiale finalizzato alla mes sa in opera di recinzioni elettrificate in fasi di particolare urgenza. Sarà così possibile intervenire con ce lerità, dopo un primo evento di danno; il materiale verrà lasciato a disposizione dell’allevatore il tempo strettamente necessario per permettere allo stesso di ottenere l’opera di prevenzione definitiva. Supporto all’istallazione di recinzioni elettrificate Considerata l’entità del lavoro necessario ad approntare ed eventualmente anche spostare la recinzio ne (soprattutto se non è mai stata montata dall’utente) si può prevedere, qualora richiesto e solo per le prime volte, di fornire supporto all’allevatore per la messa in opera del recinto elettrificato. Assistenza tecnica, consulenza e presidio L’Amministrazione può fornire consulenza, qualora richiesto, in merito alle tecniche di posizionamen to degli stazzi notturni elettrificati. Il recinto elettrificato andrebbe, infatti, dimensionato e collocato in posizione tale da consentire al bestiame di rimanere in posizione distanziata rispetto all’orso e priva di contatto visivo diretto con il predatore. In situazioni particolari l’Amministrazione può provvedere anche ad assicurare, nei momenti succes sivi ad eventi critici, un’adeguata presenza in zona di proprio personale. Smaltimento delle carcasse del bestiame predato Qualora l’allevatore subisca un danno rilevante attribuibile ad Orso bruno (numero elevato di capi uc cisi), l’Amministrazione con proprio personale e mezzi può supportare l’allevatore nel recupero e traspor to delle carcasse nel centro di smaltimento. Realizzazione di ricoveri per i pastori in quota La collocazione di ricoveri prefabbricati in quota, a servizio dei pastori, può favorire la costante custo dia del bestiame su pascoli posti in quota e raggiungibili solamente con lunghi spostamenti a piedi. Si evidenzia infine l’importanza che nelle zone ove si verificano criticità vengano curati i rapporti con gli allevatori e con la popolazione locale, anche attraverso la programmazione di visite periodiche da par te di personale adeguatamente formato. 27 2.5. Stato attuale e criticità stata effettuata una ricognizione per verificare, in relazione agli obiettivi individuati, le attività svilup pate dalle singole Amministrazioni nell’ambito della prevenzione e indennizzo danni da orso. Per la sin tesi sullo stato attuale si rimanda all’allegato 2.15. Criticità Nel contesto territoriale di riferimento, pur nelle disomogeneità delle situazioni, possono essere indi viduate delle criticità comuni che possono nuocere all’accettazione della specie, anche in previsione di una sua possibile espansione territoriale, nonchè ridurre l’efficacia e l’efficienza nell’utilizzo delle risorse umane e finanziarie investite in iniziative di conservazione. I principali aspetti di criticità rilevati sono i seguenti: • Frammentazione delle strategie d’intervento sia per quanto riguarda l’accertamento e l’indennizzo dei danni che per quanto attiene gli interventi di prevenzione; • Procedimenti relativi all’indennizzo dei danni e al finanziamento delle opere di prevenzione diversi nei singoli ambiti territoriali sia per quanto riguarda i tempi (generalmente eccessivamente lunghi) che per quanto riguarda l’entità dell’indennizzo; • Carenza di personale adeguatamente formato per effettuare l’accertamento del danno da predatore sel vatico e per poter supportare l’utente interessato dalla presenza del predatore; • Modalità di gestione del bestiame monticato non adeguate al contenimento dei rischi e dei danni con nessi alla presenza dell’orso (ridotta sorveglianza delle mandrie e delle greggi alpeggiate, supporto di mae stranze con scarsa professionalità, scarsa abitudine al ricovero notturno del bestiame in stazzi); • Presenza di unità produttive zootecniche di ridotte dimensioni (spesso a carattere amatoriale), non in gra do di sostenere i maggiori costi d’impresa derivanti dall’adozione di una diversa modalità di gestione del bestiame, se non in forma associativa (es. assunzione di un pastore per la sorveglianza del bestiame); • Scarsa disponibilità da parte degli allevatori e dei pastori ad adottare le misure di prevenzione proposte dall’Ente pubblico, che comportano normalmente anche la necessità di modificare almeno in parte le tecniche gestionali adottate; • Mancanza di un monitoraggio del conflitto, con conseguente impossibilità di valutare, nel medio-lun go periodo, l’efficacia delle strategie adottate. In tabella 2.15.1 (all’allegato 2.15) si riporta, per ogni Amministrazione, una stima del grado di rag giungimento dei diversi obiettivi 2.6. Azioni 2.6.1. Revisione dell’impianto normativo Le Amministrazioni avviano una revisione delle proprie normative di settore, identificando la congruen za con i principi generali esposti nel presente capitolo ed identificando i necessari aggiornamenti, inte grazioni e modifiche. 2.6.2. Individuazione e formazione degli operatori dell’accertamento danni Le Amministrazioni identificano le figure professionali ed i soggetti incaricati dell’accertamento dan ni e promuovono le azioni di formazione previste negli allegati 4.1 e 4.2. 2.6.3. Revisione delle procedure operative Le Amministrazioni avviano una revisione delle procedure operative relative all’accertamento dei dan ni, all’erogazione delle compensazioni, ed all’erogazione degli eventuali contributi per misure di preven zione, verificando la congruenza con i principi generali esposti nel presente capitolo ed identificando i necessari aggiornamenti, integrazioni e modifiche. 28 2.6.4. Raccordo interregionale Le Amministrazioni attivano un tavolo interregionale finalizzato ad armonizzare le generali modalità di prevenzione, accertamento e compensazione dei danni, con particolare riferimento a situazioni di par ticolare criticità legate a ambiti territoriali omogenei ricadenti in competenze amministrative diverse. 29 Capitolo 3 CRITERI E PROCEDURE D’AZIONE NEI CONFRONTI DEGLI ORSI PROBLEMATICI E D’INTERVENTO IN SITUAZIONI CRITICHE 3.1. Premessa • In tutte le zone nelle quali orso e uomo convivono si verificano conflitti, che possono essere più o me no rilevanti a seconda dei differenti contesti socio-economici ed ambientali. Tali conflitti possono ri durre l’accettazione degli orsi da parte dell’uomo, a volte compromettendo fortemente le probabilità di persistenza della specie. • Alla presenza dell’orso è sempre associato il verificarsi di danni ad attività economiche del settore pri mario, danni che localmente possono risultare significativi e che assumono spesso valenza anche socia le. Solitamente una rilevante quota dei danni economici e delle reali situazioni di pericolo arrecate dai plantigradi è imputabile a pochi soggetti, cosiddetti problematici, che assumono comportamenti con fidenti nei confronti dell’uomo. • L’Orso bruno talvolta è visto come fonte di pericolo per l’uomo, questa percezione è normalmente mag giore nelle aree di recente ricolonizzazione, ove gli abitanti hanno perso la memoria storica della pre senza della specie. • Ai fini dell’accettazione sociale dei plantigradi, è importante che le autorità competenti per la conser vazione e la gestione dell’orso attivino azioni tempestive ed efficaci di prevenzione dei rischi per la si curezza dell’uomo e di mitigazione dei conflitti, in particolare finalizzate a correggere eventuali com portamenti di assuefazione all’uomo. • La definizione di procedure snelle e la messa a punto di un’adeguata organizzazione di pronto inter vento nelle situazioni critiche e di emergenza provocate dagli orsi, costituiscono un essenziale presup posto per limitare i rischi per l’uomo e per il patrimonio, nonché le probabilità che gli orsi problema tici o che si trovano in situazioni critiche vengano abbattuti. • Secondo quanto previsto dalla vigente normativa nazionale ed europea, l’applicazione di azioni dirette su soggetti di questa specie è possibile solo quando tali azioni non pregiudichino lo status di conservazione della popolazione oggetto di intervento e qualora non risultino applicabili misure alternative d’intervento. • E’ quindi importante che siano previste e attivate azioni proporzionate alla “problematicità” manife stata dai soggetti, nell’intento di modificare il loro atteggiamento, e che non sia esclusa, nei casi estre mi, la possibilità ultima di rimozione degli esemplari. 3.2. Aspetti normativi 3.2.1. Interventi gestionali La legge 11 febbraio 1992 n. 157 inserisce l’Orso bruno tra le specie particolarmente protette (art. 2, comma 1). Il D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357 (successivamente modificato ed integrato dal DPR 120/03), di re cepimento della Direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali non ché della flora e della fauna selvatiche, inserisce questa specie negli allegati B (specie di interesse comuni tario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione) e D (specie di interes se comunitario che richiedono una protezione rigorosa), considerandola pertanto di interesse prioritario. L’attuale quadro normativo nazionale vieta il disturbo, la cattura e l’uccisione dei grandi predatori (DPR 357/97 art. 8). Un orso problematico o che si trova in situazioni critiche può, tuttavia, essere sottoposto ad azione di controllo, in accordo con quanto previsto dalle normative nazionali (D.P.R. 357/97, art. 11 comma 1; L. 157/92, art. 19 comma 2; L. 394/91, art. 11 comma 4 e art. 22 comma 6), regionali e provinciali. 30 E’ infatti prevista, al fine di contenere i conflitti con le attività antropiche nonché per motivi di sicurez za pubblica o per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, la possibilità di deroga ai divieti di cattura o abbattimento previa autorizzazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, sentito l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), a condizione che non esistano altre soluzioni praticabili e che la deroga non pregiudichi il mantenimento, in uno stato di conser vazione soddisfacente, delle popolazioni delle specie oggetto di tutela (DPR 357/97, art. 11 comma 1). Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ogni due anni deve riferire alla Com missione Europea circa le deroghe concesse, le specie cui sono state applicate, i mezzi autorizzati, il pe riodo e la località di applicazione, i risultati ottenuti (DPR 357/97, art. 11 comma 3). 3.2.2. Sicurezza e incolumità pubblica Nei casi in cui si ravvisi immediato pericolo per l’incolumità e la sicurezza pubblica, le decisioni circa le azio ni da attivare possono essere assunte direttamente dalle Autorità competenti in materia (Prefetto, Commissaria to del Governo, Governatori, Sindaci…) ed i relativi interventi si inseriscono nell’ambito delle procedure, del l’attività e delle competenze in materia di pubblica sicurezza (art 52.2 del DPR 3178/1972, n. 670). E’ tuttavia auspicabile la realizzazione di un raccordo operativo tra le Amministrazioni regionali e pro vinciali responsabili della gestione delle specie selvatiche e le Autorità di pubblica sicurezza, finalizzato ad assicurare una corretta individuazione del rischio connesso alla specifica situazione critica. A tal fine nel le situazioni sopra citate risulta inoltre auspicabile che il personale specializzato nella gestione dei planti gradi si affianchi all’attività delle Autorità di pubblica sicurezza. 3.3. Obiettivo generale Assicurare nelle Alpi centro-orientali d’Italia omogeneità nell’individuazione e nella gestione degli or si problematici nonché negli interventi in situazioni critiche provocate dai plantigradi attraverso: la definizione di procedure standard; l’individuazione dell’assetto organizzativo minimale necessario a garantire la possibilità d’intervento. 3.4. Obiettivi specifici 3.4.1. Definizione ambiti di intervento per azioni di controllo E’ previsto l’intervento, con azioni di controllo, nel caso di soggetti di Orso bruno: individuati come problematici; che si trovano in situazioni critiche, tali cioè da costituire rischio per le persone o per l’incolumità stes sa dell’orso. Orsi problematici Un orso problematico può essere definito “dannoso” o “pericoloso” a seconda del suo comportamento, in relazione alle definizioni di seguito specificate. Orso dannoso Un “orso dannoso” è un orso che arreca ripetutamente danni materiali alle cose (predazione di bestia me domestico, distruzione di alveari o danni a coltivazioni, o in generale danni a infrastrutture) o utiliz za in modo ripetuto fonti di cibo legate alla presenza umana (alimenti per l’uomo, alimenti per il bestia me o per il foraggiamento della fauna selvatica, rifiuti, frutta coltivata nei pressi di abitazioni, ecc.). Tali situazioni si verificano quando il soggetto ha perso la naturale diffidenza nei confronti dell’uomo e risul ta condizionato ed attratto dalle fonti di cibo di origine antropica. Un orso che causa un solo grave danno (o che ne causa solo sporadicamente) non è da considerarsi un orso dannoso. Orso pericoloso Esistono una serie di comportamenti che lasciano prevedere la possibilità che l’orso costituisca una fon 31 te di pericolo per l’uomo. Salvo casi eccezionali e fortuiti, un orso dal comportamento schivo, tipico del la specie, non risulta pericoloso e tende ad evitare gli incontri con l’uomo. La pericolosità di un indivi duo è, in genere, direttamente proporzionale alla sua “abituazione” (assuefazione) all’uomo. In altri casi la pericolosità prescinde dall’assuefazione all’uomo ed è invece correlata a situazioni particolari, ad esem pio un’orsa avvicinata quando è coi piccoli o un orso avvicinato quando difende la sua preda o la carcas sa su cui si alimenta. Nella tabella 3.1. sono elencati alcuni possibili atteggiamenti dei plantigradi e a questi è affiancata una scala di pericolosità. Tab 3.1. -Grado di pericolosità dei possibili comportamenti di un orso Per definire un orso “pericoloso” è importante conoscere la storia del soggetto e tener conto dei suoi eventuali precedenti comportamenti anomali; il grado di pericolosità aumenta quando ci sia una ripeti zione di comportamenti potenzialmente pericolosi da parte dello stesso individuo. La valutazione dei comportamenti va condotta caso per caso, tenendo conto non solo della chiave inter pretativa circa il grado di pericolosità fornita dalla tabella sopra riportata, ma anche della probabilità di cor retta attribuzione dei comportamenti ad uno specifico individuo (compito a volte non facile, soprattutto laddove i dati genetici siano non certi o sconosciuti e diversi esemplari di orso siano presenti nella stessa area), della frequenza di registrazione dei diversi atteggiamenti, del contesto in cui si sono verificati, dell’evo luzione di tali comportamenti, dell’efficacia nell’applicazione di eventuali misure di dissuasione, ecc. Situazione critica Vengono definite situazioni critiche le situazioni nelle quali è necessario un intervento diretto su ani mali non classificati come problematici in base al loro comportamento pregresso, al fine di garantire la sicurezza e l’incolumità pubblica e, possibilmente, preservare l’incolumità degli animali medesimi (es: in vestimento stradale, orso che si è spostato occasionalmente in zona urbanizzata, orso ferito, ecc.). Atteggiamento Grado di pericolosità A orso scappa immediatamente dopo un incontro ravvicinato B orso si solleva sulle zampe posteriori durante un incontro C orso si allontana dalla sua area di frequentazione abituale D orso viene ripetutamente avvistato E orso staziona in vicinanza di apiari, allevamenti di bestiame o capi incustoditi F orso frequenta le vicinanze di case da monte e baite isolate G orso viene ripetutamente avvistato a brevi distanze H orso staziona in zone attraversate da strade e sentieri frequentati I orso causa continui danni lontano da strutture abitate L orso causa danni nelle immediate vicinanze di abitazioni M orso colto di sorpresa si lancia in un falso attacco N orsa si lancia in un falso attacco per difendere i propri piccoli O orso difende la sua preda con un falso attacco P orso è ripetutamente segnalato vicino a fonti di cibo di origine antropica Q orso è ripetutamente segnalato in centro residenziale R orsa attacca per difendere i propri piccoli S orso attacca per difendere la sua preda T orso segue persone U orso cerca di penetrare in strutture con presenza umana in atto (case abitate, ricoveri per pastori abitati, ecc.) V orso attacca senza essere provocato 32 3.4.2. Definizione delle procedure d’intervento Le procedure predisposte per intervenire su orsi problematici o in situazioni critiche debbono consen tire interventi tempestivi ed efficaci. Nell’imprevedibilità e varietà delle possibili situazioni che si posso no verificare, il Soggetto decisore deve potersi muovere con sufficiente autonomia per la realizzazione d’in terventi il più possibile preconfigurati e codificati. E’ importante, infatti, evitare che, a causa di ritardi decisionali connessi ad aspetti burocratici e/o organizzativi, gli stati di crisi degenerino in situazioni che possono rivelarsi pericolose per la sicurezza e l’incolumità pubblica. Le decisioni per l’attuazione dei provvedimenti previsti nei confronti degli orsi problematici e nelle situa zioni critiche, sono assunte dall’Amministrazione competente per territorio e materia attraverso la propria strut tura preposta alla gestione delle specie selvatiche, che viene così a rivestire il ruolo di Soggetto decisore. Il Soggetto decisore, nei casi specifici individuati nel presente documento, provvede a concertare gli interventi con l’ISPRA e il Ministero. Interventi Con il termine di azioni di controllo s’intende una delle seguenti attività volte a risolvere i problemi e/o limitare i rischi connessi alla presenza di un orso problematico: a) intensificazione del monitoraggio (nel caso di orso radiocollarato); b) informazione: ai proprietari e/o custodi del bestiame domestico ai proprietari e/o frequentatori abituali di baite isolate ai possibili frequentatori dell’area (turisti, cercatori di funghi, ecc.); c) stabulazione notturna degli ovini, caprini e bovini in stalla e altre misure di protezione; d) celere rimozione degli animali morti in alpeggio; e) gestione oculata dei rifiuti organici, con eventuale adeguamento dei contenitori e discariche; f ) messa in opera di strutture idonee a prevenire i danni provocati dal plantigrado (recinzioni elettriche); g) attivazione di un presidio, inteso come permanenza in zona della Squadra d’emergenza orso; h) condizionamento allo scopo di ripristinare la diffidenza nei confronti dell’uomo e delle sue attività: s’intende l’intervento diretto sull’animale con il quale si provvede a condizionarlo; i) cattura con rilascio allo scopo di spostamento e/o radiomarcaggio; j) cattura per captivazione permanente; k) abbattimento. Procedure Le azioni di controllo possono essere distinte in: 1. Azioni LEGGERE Si intendono come azioni di controllo leggere quelle individuate con le lettere dalla a) alla h). Per l’attivazione delle stesse è attribuita al Soggetto decisore autonomia decisionale. 2. Azioni ENERGICHE Si intendono come azioni di controllo energiche quelle individuate con le lettere i), j), k). Sono, a loro volta, suddivise in: a) non programmabili (estemporanee, urgenti, indifferibili) b) programmabili Le azioni energiche programmabili sono attivate sulla base di un “Piano di crisi” predisposto dal Sog getto decisore, conseguiti il parere dell’ ISPRA e l’autorizzazione del Ministero, con il quale sono: individuati i provvedimenti da attuare ed i Soggetti che ne assicurano l’esecuzione; indicate eventuali modifiche dell’assetto organizzativo predefinito, funzionali all’attivazione dei provve dimenti prospettati; individuata ed attivata la miglior strategia di divulgazione delle informazioni. In questi casi, il Soggetto decisore provvederà inoltre a ricercare le più opportune forme di raccordo con gli Organi preposti alla pubblica sicurezza. Le azioni energiche non programmabili, limitatamente alle azioni di controllo di cui alle lettere i) e j), possono essere attivate dal Soggetto decisore sentito preventivamente, quando possibile, anche per le vie bre 33 vi, l’ISPRA. Qualora la reperibilità attivata da quest’ultimo Istituto o la situazione in essere (es: zona opera tiva senza copertura telefonica; eventi che richiedono immediata decisione, ecc...) non consentano il con tatto preventivo, il Soggetto decisore deciderà in merito all’intervento in autonomia, provvedendo appena possibile, e comunque non oltre 3 giorni dall’evento, a darne informativa all’ ISPRA e al Ministero. Fatti salvi i casi nei quali sia necessario intervenire con urgenza per dare soluzione a situazioni che com portano rischi per l’incolumità dei plantigradi, un’eventuale ricattura degli orsi si attiverà secondo le pro cedure definite nell’allegato 3.1 “Cattura di Orsi bruni – Aspetti normativi e protocollo operativo”. Considerato che i nuclei presenti sulle Alpi si pongono al di sotto di una soglia di minima popolazio ne vitale, prima di procedere alla rimozione definitiva di un individuo dall’ambiente naturale (sia trami te rimozione, sia tramite abbattimento), potrà essere valutata l’opportunità di mettere in atto delle misu re di compensazione, in particolare la sostituzione dell’individuo rimosso con un altro soggetto, avuto ri guardo alle condizioni della relativa popolazione di orsi, nonché al contesto sociale ivi presente. Abbattimento degli orsi Ai sensi D.P.R. 357/97, l’eventuale abbattimento di un orso richiede una specifica autorizzazione da parte del Ministero, concessa sulla base di un parere dell’ISPRA. Nel caso, quindi, in cui un soggetto d’orso assuma atteggiamenti che possano comportare un concre to rischio per l’incolumità delle persone, il Soggetto decisore, valutate le informazioni in suo possesso, il grado di problematicità dell’orso, la praticabilità di soluzione alternative idonee a risolvere e/o contenere i problemi e gli eventuali rischi connessi alla presenza dell’orso problematico, e l’impatto derivante da ta le rimozione sullo status di conservazione della popolazione, potrà richiedere al Ministero, per quel sin golo caso, l’autorizzazione a procedere all’abbattimento dell’individuo. Sicurezza e incolumità pubblica Restano in ogni caso ferme le competenze e l’autonomia decisionale dell’Autorità di Pubblica Sicurez za a fronte di situazioni che comportano rischi immediati per la sicurezza e l’incolumità pubblica. Situazioni e relative azioni di controllo Gli atteggiamenti “anomali” citati in tabella 3.1. vengono di seguito ripresi (tabella 3.2) evidenziando, caso per caso, i possibili interventi, in base al livello d’interazione orso-uomo e al conseguente grado di pericolosità. Tab. 3.2. Atteggiamenti degli orsi e relative azioni. Atteggiamento Azioni suggerite Leggere Energiche A orso scappa immediatamente dopo un incontro ravvicinato B orso si solleva sulle zampe posteriori durante un incontro C orso si allontana dalla sua area di frequentazione abituale a D orso viene ripetutamente avvistato a E orso staziona in vicinanza di apiari, allevamenti di bestiame o capi incustoditi a-b-c-d-h F orso frequenta le vicinanze di case da monte e baite isolate a-b-e-g-h G orso viene ripetutamente avvistato a brevi distanze a-b-h H orso staziona in zone attraversate da strade e sentieri frequentati a-b-h I orso causa continui danni lontano da strutture abitate a-b-f-h L orso causa danni nelle immediate vicinanze di abitazioni a-b-e-f-g-h M orso colto di sorpresa si lancia in un falso attacco a-b N orsa si lancia in un falso attacco per difendere i propri piccoli a-b O orso difende la sua preda con un falso attacco a-b P orso è ripetutamente segnalato vicino a fonti di cibo di origine antropica a-b-c-e-f-h Q orso è ripetutamente segnalato in centro residenziale h i-j-k R orsa attacca per difendere i propri piccoli a i-j S orso attacca per difendere la sua preda a j-k T orso segue persone a-b i-j U orso cerca di penetrare in strutture con presenza umana in atto i-j-k (case abitate, ricoveri per pastori abitati, ecc.) V orso attacca senza essere provocato i-j-k 34 Gli atteggiamenti aggressivi M, N, O, pur ritenuti ad elevata pericolosità, sono da considerarsi istin tivi ed estemporanei, tali quindi da non consentire e/o richiedere l’attivazione di alcun provvedimento operativo predefinito, se non l’intensificazione del monitoraggio radiotelemetrico, qualora l’animale sia munito di trasmittente. Qualora in tali casi l’attacco venga portato a compimento con danni anche leg geri alle persone (casi R ed S), possono essere adottate misure più energiche. 3.4.3. Assetto organizzativo Nelle zone caratterizzate dalla presenza stabile dei plantigradi è auspicabile che le Amministrazioni defi niscano un sistema organizzativo di pronto intervento nelle situazioni critiche provocate dai plantigradi. Nelle operazioni di controllo sugli orsi problematici sarà coinvolto personale d’istituto, oppure altri operatori nominalmente indicati dall’Amministrazione regionale o provinciale competente, preferibilmen te incaricati formalmente attraverso apposito atto, i quali devono possedere una specifica preparazione. (vedi capitolo 4 “Formazione”). Struttura di coordinamento Il Soggetto decisore, che assume la responsabilità decisionale e di coordinamento degli interventi nei confronti degli orsi problematici e nelle situazioni critiche, provvede ad individuare l’Ufficio, il fun zionario o altra figura incaricata del coordinamento generale delle attività, alla quale potranno essere rivolte richieste, osservazioni, suggerimenti (può coincidere con un singolo funzionario). Tale Ufficio è tenuto costantemente e tempestivamente informato circa le situazioni critiche e d’emergenza provo cate dai plantigradi. Squadra d’emergenza orso L’intervento sugli orsi problematici o in situazioni critiche legate alla presenza della specie Orso bruno, è realizzato attraverso una o più Squadre d’emergenza orso. La Squadra d’emergenza orso, di norma, è composta da: 1 Coordinatore (il quale in alcuni casi può operare anche a distanza, impartendo le indicazioni telefo nicamente) 2 operatori fucile, operatore monitoraggio radiotelemetrico (solo per interventi su orsi radiocollarati). In relazione a casistiche particolari, la Squadra d’emergenza orso potrà vedere il coinvolgimento di un veterinario e di ulteriore personale. La squadra può essere integrata anche dalla presenza di cani anti-or so appositamente addestrati. Nelle zone caratterizzate dalla presenza stabile dei plantigradi e per il periodo di attività degli stessi (in dicativamente da inizio marzo a fine novembre) può risultare opportuno prevedere la reperibilità ininter rotta delle figure professionali del coordinatore, degli operatori fucile e del veterinario. E’ altresì opportuno che il personale inserito nella Squadra d’emergenza orso svolga attività compatibi li con la reperibilità telefonica e con la necessità di assicurare un rapido accesso ai materiali e automezzi necessari per l’intervento. Attivazione della Squadra d’emergenza orso Nelle zone caratterizzate dalla presenza stabile dei plantigradi, anche qualora non vi siano le condizio ni per attivare la reperibilità dell’intera squadra di emergenza orso, è auspicabile che si provveda ad atti vare e divulgare un numero di reperibilità telefonica (scelto anche fra quelli già attivi es: 115) che farà da tramite verso la struttura di coordinamento. E’ auspicabile che sia garantito un raccordo fra la reperi bilità telefonica sopraccitata e gli altri numeri di pronto intervento operanti nell’area. Il Coordinatore può comunque essere avvertito dell’esistenza di una situazione di pericolo riferita al l’Orso bruno attraverso qualsiasi altro mezzo; anche in questo caso, per eventi rientranti nella propria com petenza, provvederà ad attivare le procedure previste. Ruolo del Coordinatore Al coordinatore della Squadra d’emergenza orso è attribuita la responsabilità di decidere l’intervento sull’orso, nell’ambito delle indicazioni fornite dal Soggetto decisore e nei limiti dallo stesso fissati. Egli: 35 • assume la responsabilità dell’operato della Squadra d’emergenza orso; • rappresenta il responsabile della corretta applicazione delle procedure previste per l’intervento nei con fronti degli orsi problematici e d’intervento in situazioni critiche; • dispone l’eventuale attivazione della Squadra d’emergenza orso e dirige, anche a distanza, l’attività del la squadra stessa; • decide in merito all’opportunità di rafforzare la Squadra d’emergenza orso con ulteriori unità di perso nale da impiegare per supportare le operazioni in corso (ev. controllo della viabilità, monitoraggio ra diotelemetrico, conduzione automezzo di trasporto degli animali ecc.); • informa tempestivamente la Struttura di riferimento in merito alle situazioni verificatesi, nonché alle ev. disfunzioni e carenze riscontrate; • si rapporta con le Forze di pubblica sicurezza; • si rapporta con i soggetti istituzionali e con i referenti dei mass media, in relazione alla specifica situa zione verificatasi. Dislocazione di uomini e mezzi Agli operatori fucile inseriti nella Squadra d’emergenza orso è fornita l’attrezzatura necessaria per l’in tervento, rappresentata indicativamente da: 2 fucili anima liscia con idonea munizione con pallettoni in piombo e plastica; fucile lanciasiringhe con relativa attrezzatura, compresi gli accessori per interventi in condizione di lu ce precaria (esclusi i farmaci); due fari; 4 reti elettrificate; telemetro, visore notturno; Oltre alla suddetta attrezzatura di base, deve essere messo in dotazione anche il materiale necessario ad effettuare interventi specifici, straordinari e di supporto; tale materiale (lacci tipo Aldrich, radiocollari, marche auricolari trasmittenti, materiale per radiotelemetria, microchip e transponder, cassa di trasporto dell’animale con relativo automezzo) è gestito dal Coordinatore della Squadra d’emergenza orso e dal ve terinario (per quanto riguarda gli aspetti farmacologici vedi allegato 3.1 “Cattura di Orsi bruni. Aspetti normativi e protocollo operativo”). Codice d’intervento Al fine di codificare, per quanto possibile, le modalità con le quali si attuano gli interventi su orsi e/o situazioni problematiche, è opportuno distinguere le situazioni “ordinarie” da quelle “speciali”. Per situazioni “ordinarie” s’intendono quelle che possono essere affrontate con l’assetto organizzativo preconfigurato. Le situazioni “speciali” richiedono invece interventi particolari, e possono comportare mobilitazioni anche considerevoli di uomini e di mezzi. Nell’ambito delle situazioni ordinarie s’individuano indicativamente tre livelli d’allerta: Si tratta dello sviluppo di un’azione preventiva, principalmente volta a tranquillizzare le persone resi denti, che presenta scarsa possibilità di trasformarsi in intervento diretto sull’orso. Si tratta dello sviluppo di un’azione che, con tutta probabilità, porterà la Squadra d’emergenza orso a stretto contatto con l’orso sul quale prevedibilmente interverrà con azioni di disturbo e/o dissuasione. Possibile intervento di rimozione/traslocazione o abbattimento dell’orso. Si tratta dello sviluppo di un’azione che, con tutta probabilità, porterà la Squadra d’emergenza orso a stretto contatto con l’orso, rispetto al quale potrà essere condotta un’azione di cattura o abbattimento. In figura 3.1, con riferimento a diversi livelli d’allerta, sono indicativamente individuate la composi zione della Squadra d’emergenza orso e la strumentazione di cui la stessa è opportuno disponga. Codice Rosso: operativo Codice Giallo: operativo Codice Bianco: presidio 36 In considerazione della complessità della casistica e della possibile evoluzione dei fenomeni, non è pos sibile definire a priori un preciso confine fra i tre livelli d’allerta come sopra descritti. Non va del resto trascurato il fatto che l’informazione di cui è in possesso il Coordinatore della Squadra d’emergenza orso dopo la chiamata telefonica, è normalmente generica e risente delle cono scenze in possesso del soggetto che effettua la chiamata, nonché della sua competenza e, a volte, emo zionalità. Ruoli decisionali Il Coordinatore della Squadra d’emergenza orso costituisce ordinariamente il responsabile delle decisio ni in merito all’intervento sugli orsi problematici e/o situazioni critiche. Qualora l’emergenza si configuri come “ordinaria”, il Coordinatore della Squadra d’emergenza orso sta bilisce il codice d’intervento (bianco, giallo e/o rosso) e mobilita conseguentemente la squadra Qualora l’emergenza si configuri come “speciale”, il Coordinatore della Squadra d’emergenza orso coin volge quanto prima possibile nel processo decisionale il Soggetto decisore, fermo restando che attiverà co munque, fin da subito, la Squadra d’emergenza orso. Nel diagramma di flusso di cui alla figura 3.2 è riportato in modo schematico il processo decisionale attivato a seguito della segnalazione del verificarsi di una situazione critica. Codice intervento BIANCO GIALLO ROSSO Rilevanza Azione prospettata Presidio Operativo Operativo con possibile in terv ento rimozione/abbattimento orso Operatori coinvolti Coppia operatori fucile Coppia operatori fucile Coppia operatori fucile + Coordinatore Coordinatore + Operatore radio (*) Operatore radio (*) + Veterinario + Conduttore automezzo (**) Strumentazione Fucile munizione gomma (indicativa) Fucile munizione piombo Collegamento radio in cuffia Fari Telemetro, visore notturno Reti elettrificate Radioricevente (*) + Fucile lanciasiringhe + Farmaci e materiale narcosi + Lacci + Radiocollare + Marche auricolari + Microchip, transponder + Materiale radiotelemetria + Mezzo trasporto (*) solo se orso radiocollarato o cattura con posizionamento radiocollare (**) solo nel caso sia prevista la traslocazione del soggetto catturato Fig. 3.1. - Situazioni ordinarie 37 Fig. 3.2 - Ruoli decisionali Rendicontazione Il Coordinatore della Squadra d’emergenza orso, al termine dell’azione intrapresa (o del proprio turno di reperibilità), è tenuto a redigere e trasmettere al Soggetto decisore una sintetica relazione scritta, nella quale sono descritti gli interventi effettuati (composizione della squadra, situazioni verificatasi, interven ti effettuati, criticità riscontrate...). Il Soggetto decisore provvede ad informare periodicamente il Ministero e l’ISPRA circa gli interventi della Squadra d’emergenza orso.. Tali informative saranno inoltrate a cadenza annuale, fermo restando che sarà assicurata al Ministero e all’ISPRA una tempestiva comunicazione circa l’attivazione di eventuali “azioni energiche” sugli animali. 3.4.4. Definizione dei criteri di comunicazione Le notizie significative riguardanti orsi problematici e situazioni critiche devono essere divulgate secon do una strategia informativa volta a garantire un’adeguata, corretta e trasparente informazione dell’opi nione pubblica in merito alle problematiche ed ai rischi connessi alla presenza dell’orso nonché all’even tuale problematicità dei soggetti, anche al fine di consentire ai cittadini coinvolti, se del caso, di adotta re i comportamenti più adatti alla situazione (vedi capitolo 5 “Strategie ed iniziative di comunicazione”). 38 Nelle zone caratterizzate dalla presenza stabile dei plantigradi, può risultare opportuno definire un pro tocollo operativo inerente la comunicazione fra la struttura di coordinamento e i rappresentanti ammi nistrativi, gli Organi di Pubblica Sicurezza nonché, per quanto possibile, i mass media. Durante le singole situazioni critiche, il Coordinatore della Squadra d’emergenza orso rappresenta nor malmente il riferimento per la comunicazione con gli Organi di pubblica sicurezza, con le Strutture del la Pubblica Amministrazione coinvolte, con l’utenza in zona operativa. Il personale inserito nella Squadra d’emergenza orso, si asterrà dal rilasciare dichiarazioni in merito al le operazioni in corso e/o affrontate. Considerato che detto funzionario, quando coinvolto nelle operazioni, può non essere nelle condizio ni di sostenere il ruolo di fulcro della comunicazione “esterna”, può essere opportuno individuare un’ul teriore figura che curi l’attività di comunicazione per conto del Soggetto decisore. E’ auspicabile che sia creato inoltre un raccordo con strutture con competenze specifiche in materia di relazioni con il pubblico o i media (Ufficio stampa, addetti stampa, ecc) al fine di fornire ai media un’infor mazione esaustiva e completa, tale da consentire loro di presentare all’opinione pubblica la giusta dimensio ne del problema creatosi, nonché le soluzioni adottate per la sua soluzione e/o contenimento. 3.5. Stato attuale e criticità L’esigua e discontinua presenza della specie nelle Regioni alpine italiane, e le conseguenti ridotte casi stiche, non hanno finora richiesto la definizione di procedure e di assetti organizzativi strutturati e stabi li, ad eccezione del Trentino. Solo la Provincia Autonoma di Trento, in relazione alla nuova situazione numerica e distributiva del la specie conseguente al recente progetto di reintroduzione dei plantigradi, ha adottato, nell’ottobre del 2004, uno specifico protocollo (“Protocollo d’azione nei confronti degli orsi problematici e d’intervento in situazioni critiche”). Lo sviluppo di tale protocollo ha origine in un documento dal titolo “Protocollo per l’individuazione degli interventi su orsi problematici” elaborato nel maggio 1998 dal COO (Comi tato Operativo Orso, costituito dai rappresentanti dei tre principali organismi coinvolti nel progetto LI FE Ursus – Parco Naturale Adamello Brenta, Provincia Autonoma di Trento, Istituto Nazionale per la Fau na Selvatica), e successivamente revisionato nell’aprile 2001. Nell’agosto 2002 la Giunta Provinciale, con propria deliberazione, ha adottato i “Programmi d’azione relativi agli indirizzi operativi per la gestione della presenza dell’orso sul territorio provinciale”. In attuazione del Programma d’azione “Gestione delle situazioni critiche e di emergenza”, l’allora Servizio Faunistico ha elaborato nello stesso anno un “Proto collo d’azione nei confronti degli orsi problematici e d’intervento in situazioni critiche”. Nel maggio 2003 l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica ha espresso il proprio parere positivo sulle azioni contenute in tale documento. Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nel luglio 2003 ha ri lasciato alla Provincia Autonoma di Trento, ai sensi del DPR 357/97 e s.m., l’autorizzazione agli inter venti previsti nel citato documento. Nel luglio 2004 il Comitato faunistico provinciale, in conformità a quanto stabilito dall’art. 31 della L.P. n. 24/91, ha autorizzato la Provincia Autonoma di Trento - Servi zio Foreste e fauna - al controllo degli Orsi bruni che dovessero risultare problematici e/o ad intervenire nelle situazioni critiche eventualmente provocate dall’Orso bruno, nei termini e con le modalità previste dal suddetto protocollo. La stessa Provincia, attraverso il Servizio Foreste e fauna, che rappresenta la struttura provinciale di ri ferimento, ha inoltre individuato, formato e attrezzato il personale preposto ad intervenire in tali situa zioni. L’organizzazione operativa in Trentino fa riferimento al Corpo Forestale Provinciale, del quale il Servizio Foreste e fauna fa parte, ed è basata su un Nucleo speciale di reperibilità. Le azioni previste dal protocollo sono proporzionate alla “problematicità” manifestata dai soggetti e si sviluppano da un livello blando (presidio, dissuasione) fino ad interventi più energici quali le catture per radiomarcaggio, la cattura per captivazione permanente e, da ultimo, l’abbattimento dei soggetti. Criticità Nell’area alpina la possibilità di attivare azioni omogenee, organiche ed efficaci nei confronti di orsi problematici o che si trovano in situazione critica, trova i seguenti limiti: Assenza di un adeguato protocollo operativo a valenza sovra provinciale/regionale, anche per quanto ri guarda gli aspetti relativi alla comunicazione nelle situazioni critiche o di emergenza. 39 Frazionamento amministrativo con realtà (Regioni – Province) con legislazione e organizzazione diversificata. Comparti territoriali interni alle Amministrazioni regionali/provinciali con responsabilità autonome in materia di gestione faunistica (es, aree naturali protette, foreste demaniali). Inadeguata dotazione, organizzazione e formazione del personale tecnico deputato agli interventi di emer genza. Carenze nel raccordo operativo con le Autorità competenti in materia di pubblica sicurezza. Nella tabella all’allegato 3.2 si evidenzia, per ogni Amministrazione, il grado di raggiungimento dei diversi obiettivi. 3.6. Azioni 3.6.1. Collaborazione fra Amministrazioni Le Amministrazioni dell’Arco alpino centro orientale si impegnano a scambiare le esperienze matura te dal personale che ha operato in situazioni critiche o di emergenza provocate dai plantigradi. Potranno essere previsti anche interventi “di campo” congiunti. 3.6.2. Redazione di resoconti annuali sugli interventi effettuati da ogni singola Amministrazione su orsi pro blematici o in situazioni critiche Ogni Amministrazione dell’Arco alpino centro orientale dove si registrano situazioni critiche provo cate dai plantigradi si impegna a redigere annualmente un resoconto di tali casi e gli interventi effettua ti e ad inviarlo al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. In esso saranno ripor tate informazioni in merito a: casistiche verificatesi (numero dei casi, tipologia, località, periodi ecc); modalità di intervento ed efficacia dell’intervento attuato (numero, tipologia, operatori, risultati conseguiti, ecc). 3.6.3. Messa a punto di un sistema organizzativo di pronto intervento nelle situazioni critiche Nelle zone caratterizzate da una presenza stabile dei plantigradi (Trentino, Friuli Venezia-Giulia), l’Am ministrazione coinvolta oltre ad individuare la Struttura di coordinamento delle attività (Soggetto deci sore), individua il personale da inserire nelle squadre d’emergenza, che dovrà essere adeguatamente for mato. 3.6.4. Acquisizione del materiale necessario ad effettuare interventi Nelle zone caratterizzate da una presenza stabile dei plantigradi, le Amministrazioni effettuano una ri cognizione del materiale e dell’attrezzatura già disponibile necessaria ad effettuare interventi di controllo sui plantigradi ed individuano, anche in termini di priorità, le eventuali esigenze di integrazione 3.6.5. Revisione della normativa e dei regolamenti di settore Le Amministrazioni dell’Arco alpino centro orientale si impegnano ad esaminare la propria normati va in materia, al fine di definire le eventuali modifiche ed integrazioni necessarie per consentire una pie na applicazione dei “criteri e delle procedure d’azione nei confronti degli orsi problematici e d’interven to in situazioni critiche” sul territorio regionale/provinciale di competenza. 3.6.6. Aspetti amministrativi Le Amministrazioni, di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Ma re e l’ISPRA, verificano l’iter autorizzativo per le azioni contenute nei “Criteri e procedure d’azione nei confronti degli orsi problematici e d’intervento in situazioni critiche” ed eventualmente predispongono la documentazione necessaria per tale iter. 40 3.6.7. Organizzazione di incontri informativi e di raccordo con i rappresentanti dell’Autorità competente in materia di pubblica sicurezza Le Amministrazioni interessate dalla presenza stabile dell’orso – ed eventualmente anche quelle non interessate da tale presenza – si impegnano a organizzare incontri con i rappresentanti dell’Autorità com petente in materia di pubblica sicurezza finalizzati alla definizione di un protocollo operativo di comuni cazione, delle modalità di collaborazione e degli aspetti logistici. 41 Capitolo 4 FORMAZIONE 4.1. Premessa • Per far fronte efficacemente alle diverse fasi gestionali ed ai momenti di criticità connessi alla presenza di una popolazione di orso in fase di espansione numerica e territoriale, con particolare riferimento al mo nitoraggio, alla prevenzione e accertamento dei danni, alla gestione degli orsi problematici e delle situazio ni di crisi, è necessario disporre di personale specializzato, professionalmente preparato e aggiornato. La formazione, così come l’aggiornamento del personale, deve pertanto rappresentare un impegno costan te delle Amministrazioni, strutturandola su più livelli e diversificandola per tipologia di operatore. • Al fine di promuovere l’armonizzazione delle attività di monitoraggio e delle modalità operative con nesse alla gestione delle popolazioni di orso nell’area alpina è essenziale che la formazione del persona le sia basata su programmi didattici omogenei a scala sovraregionale e che sia previsto un costante scam bio di esperienze e di tecniche. • Al fine di consentire lo scambio di esperienze ed un periodico aggiornamento circa i criteri ed i meto di gestionali adottati in altri contesti, sia a livello nazionale che internazionale, è opportuno promuo vere periodici momenti di formazione per il personale delle diverse Amministrazioni impegnato nel le attività di gestione degli orsi, nonché creare forme di contatto con altre realtà territoriali caratteriz zate dalla presenza di popolazioni di orso. 4.2. Obiettivo generale Il programma è finalizzato ad assicurare la presenza di personale specializzato in tutte le Amministra zioni dell’arco alpino centro-orientale, attraverso l’attivazione di iniziative di formazione coordinate e con divise, mirate a specifiche specializzazioni, strutturate su diversi livelli di approfondimento e basate su programmi coerenti tra tutte le Amministrazioni della regione alpina. 4.3. Obiettivi specifici 4.3.1. Corsi di base per tutti gli operatori che si intendono specializzare sulla tematica Orso bruno I corsi di base sono diretti a tutti gli operatori che si intendono specializzare sulla tematica Orso bru no (azione trasversale). Gli obiettivi dei corsi di base sono quelli di: migliorare il livello di conoscenze sulla biologia, sull’ecologia e sull’etologia dell’Orso bruno, sullo sta tus delle popolazioni di orso, sulle finalità e sulle problematiche relative al progetto di conservazione e sulle sue principali azioni; insegnare a riconoscere i principali segni di presenza della specie, anche per standardizzare i metodi di raccolta e archiviazione dei dati, arrivando così a creare un gruppo di lavoro per l’interscambio di espe rienze e professionalità. 4.3.2. Corsi di formazione specifica per il personale incaricato Si deve prevedere la formazione di personale esperto da impegnare nelle seguenti attività: accertamento danni; cattura e intervento in situazioni d’emergenza; “comunicazione sul campo”. Operatori adeguatamente preparati dovrebbero fungere da punto di rife rimento a livello locale per chiunque necessiti di informazioni inerenti l’Orso bruno nonché affrontare 42 in loco eventuali situazioni conflittuali. I corsi possono essere strutturati su più livelli, a grado crescente di approfondimento; possono inoltre essere suddivisi in una parte teorica e in una parte pratica con attività di campo. Si può prevedere di allargare la partecipazione ai suddetti incontri anche ai rappresentanti degli Orga ni di pubblica sicurezza, in relazione alla necessità di avere anche all’interno di queste Strutture del per sonale informato in merito alle problematiche gestionali della specie, presupposto fondamentale per una collaborazione attiva nella gestione dell’orso. E’ inoltre auspicabile che i corsi, sia di base che specialisti ci, siano organizzati su moduli utilizzabili anche da altre Amministrazioni. 4.3.3. Realizzazione di periodici incontri di aggiornamento Oltre ad assicurare un’adeguata formazione professionale specialistica per tipologia di operatore, è ne cessario fornire al personale impegnato sulla tematica orso un aggiornamento costante diversificato per tipologia di operatore, al fine di adeguare il livello di preparazione ad eventuali nuove tecnologie, di ap profondire le conoscenze su temi specifici o su argomenti di particolare problematicità. La formazione continua è, infatti, un requisito essenziale per il corretto esercizio delle mansioni, ossia per il mantenimento di adeguati livelli di conoscenze professionali e per il miglioramento delle compe tenze proprie del profilo di appartenenza. 4.3.4. Realizzazione di corsi formativi a carattere generale mirati anche a personale non direttamente coinvolto. Questo tipo di eventi formativi si intende mirato anche a personale non direttamente coinvolto nella problematica Orso bruno. Per poter gestire al meglio la presenza dell’orso sul territorio, è infatti indispen sabile istruire in maniera adeguata tutto il personale di vigilanza attivo a livello locale, in maniera tale che esso risulti in grado di fornire informazioni e risposte corrette in particolare in merito a: biologia ed eco logia della specie, notizie aggiornate sulle aree di presenza della specie, riconoscimento dei segni di pre senza, comportamenti da osservare nei casi di incontro con l’orso. Tali corsi di formazione potrebbero essere estesi anche ad altre figure professionali addette al control lo ed alla sorveglianza del territorio nonché a personale non addetto alla vigilanza quali guardiaparco, per sonale appartenente agli Organi di pubblica sicurezza, operatori faunistici, operatori di aree protette, rap presentanti delle Associazioni venatorie e protezioniste. 4.3.5. Promozioni di momenti di confronto tra operatori e di scambio di esperienze L’organizzazione di incontri periodici di confronto e di scambio di esperienze tra il personale impegnato nel le attività di gestione degli orsi contribuisce a motivare il personale, a coinvolgerlo in maniera pratica sulla pro blematica e a garantire uniformità nell’applicazione dei protocolli di lavoro. Tali incontri dovrebbero: avere cadenza periodica, con eventuale intensificazione degli incontri nei periodi di maggior criticità; essere dedicati agli aspetti organizzativi/di raccordo e al confronto sugli aspetti procedurali, sulla modu listica e su eventuali problematiche; essere occasione di aggiornamento/approfondimento di specifici argomenti; aggiornare sui risultati preliminari raggiunti e sulle possibili prospettive future delle varie attività di in dagine/ricerca in corso. 4.3.6. Formazione per il personale amministrativo Anche gli amministratori devono essere adeguatamente preparati e periodicamente aggiornati sulle me todologie di gestione e sulle strategie comunicative più opportune per fronteggiare la presenza dell’orso sul territorio. A tale scopo si suggerisce di prevedere l’organizzazione di apposite sessioni formative/infor mative anche per gli amministratori delle aree di presenza dell’orso o dove è maggiormente probabile la futura colonizzazione. Oltre a ciò appare opportuno mantenere aggiornato un gruppo di coordinamento, in collegamento con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (formato da amministratori re sponsabili, in caso di crisi, delle diverse Amministrazioni coinvolte) che venga informato sulle problema 43 tiche legate alla presenza della specie e assicuri un coordinamento delle strategie utili per la gestione dei plantigradi, soprattutto nelle situazioni “di crisi”. 4.3.7. Promozione e partecipazione ad iniziative formative e di aggiornamento organizzate da terzi L’organizzazione e/o la partecipazione ad incontri tra esperti nella gestione della specie costituiscono occasioni importanti di crescita professionale (convegni, workshop, altro…). Da essi possono scaturire importanti indicazioni per affrontare al meglio situazioni locali. 4.3.8. Formazione per le categorie economiche più sensibili ai conflitti con l’orso Possono essere proposti anche corsi funzionali alle categorie economiche più sensibili, quali apicolto ri e allevatori di capre e pecore, aventi come tema la prevenzione ed indennizzo del conflitto con i pre datori e in particolare con l’orso. 4.3.9. Predisposizione modulistica e materiale di supporto ai corsi E’ importante che gli operatori coinvolti nelle attività relative alla gestione dell’orso siano formalmen te incaricati da parte dell’Amministrazione, con relativa assegnazione delle mansioni, in modo tale da po ter calibrare il tipo di formazione sulla base del ruolo a loro assegnato. Nel contempo, è importante che venga loro riconosciuta la professionalità acquisita, sia attraverso i corsi abilitativi sia a seguito dell’attivi tà svolta e quindi all’esperienza maturata sul campo. Funzionale a questo obiettivo è la predisposizione di schede individuali che raccolgono i curricula for mativi e professionali degli operatori Fondamentale importanza assume la predisposizione di materiale didattico quale dispense e manuali (an che prodotti destinati alla comunicazione quali depliant o altro) da distribuire a tutti i partecipanti al corso. 4.4. Stato attuale e criticità E’ stata effettuata una ricognizione per verificare, in relazione agli obiettivi individuati, le attività svi luppate dalle singole Amministrazioni nell’ambito della formazione. Per la sintesi sullo stato attuale si ri manda all’allegato 4.3. In tabella 4.3.1 (allegato 4.3) si evidenzia, per ogni Amministrazione, il grado di raggiungimento di diversi obiettivi. 4.5. Azioni 4.5.1. Organizzazione di corsi di formazione (di base e di specializzazione) anche comuni, estesi al persona le delle varie Amministrazioni del settore alpino centro-orientale. I corsi attivati dalle Amministrazioni per il proprio personale, con diversa tipologia di operatore e li vello di approfondimento, sono estesi anche al personale delle Amministrazioni del settore alpino centro orientale che non hanno ancora sviluppato attività formative strutturate. Questo permette: l’ottimizzazione delle risorse economiche disponibili per la formazione; uno standard di preparazione del personale operante nelle diverse Amministrazioni; l’armonizzazione delle modalità operative e delle metodologie di raccolta dei dati e delle informazioni connesse alla presenza e alla distribuzione degli esemplari di Orso bruno nel territorio. 4.5.2. Abilitazione delle diverse tipologie di operatori. L’Amministrazione che organizzerà l’attività formativa potrà rilasciare un attestato di partecipazione al personale che frequenterà i corsi (“operatore formato per l’accertamento danno”; “operatore formato per la 44 cattura e l’intervento in situazioni di emergenza”; “operatore formato per la comunicazione sul campo”). 4.5.3. Formazione per personale amministrativo. Le Amministrazioni si impegnano a organizzare, con cadenza variabile in base al contesto (presenza stabile dell’orso o presenza di soli orsi pionieri) delle sessioni formative/informative aperte sia agli ammi nistratori responsabili, sia agli amministratori locali delle zone interessate (Sindaci, ecc…). Il programma di tali incontri dovrebbe comprendere: aggiornamenti sullo status della popolazione di orso per quanto riguarda in particolare il territorio di competenza dell’Amministrazione e quello delle aree confinanti, con particolare attenzione alla possibi le colonizzazione di nuove aree; aggiornamenti sui più attuali indirizzi gestionali sull’Orso bruno; aggiornamenti sulle più attuali ed efficaci strategie di comunicazione; aggiornamenti su eventuali situazioni “di crisi”. Questi incontri potrebbero anche essere gestiti da un istituendo gruppo di coordinamento, in colle gamento con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (formato dagli ammini stratori responsabili, in caso di crisi, delle diverse Amministrazioni coinvolte), e potrebbero basarsi in lar ga parte sulle informazioni ed elaborazioni sviluppate dalle Amministrazioni il cui territorio è maggior mente interessato dalla presenza dell’orso. 45 Capitolo 5 STRATEGIE ED INIZIATIVE DI COMUNICAZIONE 5.1. Premessa La conservazione e la gestione dell’orso bruno non può prescindere dalla sensibilizzazione e dal coin volgimento dell’opinione pubblica, sia su scala nazionale, sia - soprattutto - a livello locale. Nessun obiet tivo di tutela è, infatti, raggiungibile senza il consenso e la partecipazione diffusa e consapevole alle scel te gestionali da parte delle comunità locali. Una corretta, chiara ed efficace attività di divulgazione degli obiettivi, delle strategie e dei risultati de gli interventi di gestione e conservazione riveste un’importanza fondamentale nel processo di gestione del la specie; tale attività, se correttamente pianificata e condotta, può contribuire in modo sostanziale a ri durre la percezione dell’orso come specie conflittuale con l’uomo, a limitare paure ingiustificate e raffor zare la credibilità degli Enti responsabili della gestione degli orsi. • L’inadeguata conoscenza della specie e delle problematiche ad essa connesse, può portare a conseguen ze negative sotto l’aspetto sociale e politico, con un’accentuazione delle situazioni conflittuali ed un ri fiuto delle iniziative indirizzate alla conservazione della specie. • Gli interventi di comunicazione devono essere calibrati in relazione alla situazione distributiva e nu merica della specie in un determinato territorio. • È anche necessario promuovere azioni di comunicazione a scala sovraregionale e sovranazionale, al fi ne – tra l’altro - di favorire la tutela degli orsi in dispersione che possono rappresentare elementi di con tatto essenziali tra le diverse popolazioni ursine (italiana, austriaca, slovena). 5.2. Obiettivo generale Accrescere le conoscenze e la sensibilità verso questa specie nonché formare nell’opinione pubblica una “coscienza critica” più obiettiva possibile ai fini di un corretto approccio culturale rispetto al rapporto uo mo-orso-ambiente, riducendo così le situazioni conflittuali legate alla presenza del plantigrado. Le azioni sviluppate nell’ambito della comunicazione devono, pertanto, essere indirizzate a: • dare un’immagine dell’orso bruno che sia la più corretta e oggettiva possibile dal punto di vista scientifico; • promuovere la conoscenza circa le strategie di gestione dell’orso al fine di aumentare la fiducia ed il sup porto verso le politiche di conservazione della specie e quindi di promuovere un’attitudine positiva nei confronti di questo carnivoro; • fornire informazioni tempestive, oggettive e veritiere, in un’ottica di assoluta chiarezza e trasparenza. 5.3. Obiettivi specifici Sono state identificate strategie di comunicazione su diversi livelli, che dovrebbero essere accuratamen te pianificate e modulate in base alla situazione distributiva e numerica della specie ed ai livelli di critici tà (entità dei danni, presenza di orsi problematici, ecc.) che possono presentarsi in una determinata area. Lo sviluppo di dette strategie è avvenuto anche tenendo conto delle indicazioni contenute nel docu mento “Criteri di comunicazione per la conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi” redatto nell’ambito del Progetto LIFE-Natura Co-op (LIFE2003NAT/CP/IT/000003 - “Criteri per la creazione di una metapo polazione alpina di orso bruno”), promosso dal Parco Naturale Adamello Brenta e realizzato, grazie ai fi nanziamenti dell’Unione Europea, in collaborazione con il Servizio Foreste Sloveno, il WWF Austria e il Dipartimento di Scienze Animali dell’Università degli Studi di Udine. Sulla base delle diverse realtà nelle quali ci si può trovare ad operare, sono proposte tre strategie di co municazione: a) strategia di preparazione: deve essere attivata nella zone non ancora interessate dalla presenza dell’orso, ma 46 dove il suo arrivo è considerato possibile nel breve periodo, o nelle zone di nuova colonizzazione; b) strategia di mantenimento: viene messa in campo nelle situazioni ordinarie, che si verificano nelle aree già interessate da tempo dalla presenza dell’orso, sia essa stabile o occasionale; c) strategia di crisi: è attivata nelle zone coinvolte in modo anche “problematico” dalla presenza dell’or so. Le azioni previste sono indirizzate a fronteggiare eventi di alto interesse pubblico, legate alla pre senza di orsi problematici. Oltre alla definizione di un preciso protocollo, a carattere strettamente ope rativo e di coordinamento, per la comunicazione nelle situazioni critiche e di emergenza (vedi capito lo: “Criteri e procedure d’azione nei confronti degli orsi problematici e d’intervento in situazioni cri tiche”), nel quale vengono definite le procedure per attivare un raccordo operativo con i rappresentan ti amministrativi e gli Organi di Pubblica Sicurezza nonché per informare in modo tempestivo i mass media (che giocano un ruolo particolarmente critico in queste situazioni), è necessario adottare una strategia informativa volta a garantire un’adeguata e corretta informazione dell’opinione pubblica, con particolare riguardo ai gruppi sociali e alle categorie economiche principalmente coinvolte. Ogni strategia dovrebbe prevedere la predisposizione di un progetto di comunicazione ad hoc, calibra to su target distinti, caratterizzato da iniziative il più possibile concatenate, la cui priorità di realizzazione dovrebbe essere stabilita in base alle risorse umane ed economiche disponibili (allegato 5.1). 5.3.1. Strategia di preparazione Nell’ambito di una “strategia di preparazione” i principali obiettivi della comunicazione sono: • creare comprensione in merito all’importanza della presenza dell’orso in un territorio, sottolineandone il valore ecologico, culturale, economico, senza tuttavia disconoscere gli aspetti problematici/negativi (ma, nel contempo, illustrando le possibili soluzioni) della convivenza uomo-orso; • illustrare correttamente obiettivi e metodi delle strategie di gestione dell’orso al fine di promuovere la massi ma fiducia e confidenza da parte dell’opinione pubblica nei confronti degli enti responsabili di tali azioni, creando coinvolgimento e cercando di evitare che la presenza della specie sia percepita come un’imposizione; • ridurre le possibili situazioni conflittuali legate al ritorno dell’orso; • fornire alle diverse categorie professionali coinvolte un’informazione mirata ed adeguata, al fine di favorire un incontro tra le “esigenze” delle parti ed individuare possibili soluzioni per ridurre le conflittualità; • sensibilizzare, soprattutto nelle fasi iniziali della colonizzazione di una nuova area, gli amministratori locali e gli organi di controllo del territorio in merito alle problematiche di carattere gestionale e crea re quindi, fin da subito, un rapporto di fiducia e di collaborazione nelle iniziative di management; • stabilire un canale diretto di comunicazione con i mass media, che può diventare di importanza strate gica nelle fasi successive. Target La comunicazione dovrebbe essere indirizzata ai seguenti destinatari: amministratori locali e autorità competenti; popolazione residente; allevatori, apicoltori, agricoltori e relative organizzazioni di categoria; cacciatori e relative associazioni di categoria; altre categorie professionali che operano sul territorio (es. operatori turistici); insegnanti e alunni delle scuole. Attività di importanza primaria • Definizione dei ruoli e delle competenze. Anche nell’ambito delle attività di comunicazione la definizione dei ruoli e delle competenze appare un elemento chiave. E’ necessario stabilire chi sarà incaricato di ciascuna ini ziativa e quali tematiche saranno trattate dai soggetti coinvolti. Ciò appare essenziale per non creare sovrap posizioni, con il rischio di dare luogo a doppie iniziative o di fornire informazioni contrastanti. • Istituzione di contatti e rapporti di fiducia con i mass media. Lo scopo è quello di ridurre il ricorso da parte dei mass media a fonti di informazione poco competenti o attendibili, in modo da contenere il 47 rischio che vengano fornite rappresentazioni non oggettive né reali della specie. • Istituzione di contatti con i politici locali. E’ fondamentale creare un canale diretto di informazione con la classe politica locale allo scopo di creare un rapporto di fiducia, cosa che peraltro appare ancor più importante nelle situazioni di “crisi”. • Sensibilizzazione delle Amministrazioni locali e degli Organi di controllo del territorio. La sensibilizzazio ne è strettamente collegata alla formazione poiché la presenza di personale esperto all’interno dei vari orga ni gestionali è di fondamentale importanza per favorire una collaborazione attiva nella gestione dell’orso. • Individuazione di personale esperto per la comunicazione “sul campo” e per i contatti in loco. Può essere d’au silio, soprattutto nelle situazioni conflittuali, l’individuazione di alcuni referenti locali per l’informazione “di campo” sulle questioni relative all’orso. Queste persone dovrebbero rappresentare il punto di riferimento sul territorio per chiunque necessiti di informazioni su qualsiasi argomento inerente l’orso bruno. • Materiale informativo di carattere generico. Opuscoli e fascicoli a carattere generico sono molto utili per fornire informazioni standardizzate, dal momento che possono essere distribuiti in modo capillare, almeno in zone circoscritte. Tale materiale informativo può, inoltre, contribuire a preparare la popola zione residente alla possibilità di incontrare un orso, fornendo spiegazioni su come riconoscere i segni di presenza e su come è opportuno comportarsi durante un eventuale avvistamento (vedi, a titolo di esempio, allegato 5.2). • Linea di pieghevoli rivolti ai diversi gruppi d’interesse. E’ importante fornire, attraverso un’attività di marketing diretto, un’informazione mirata, con “format” personalizzati, alle diverse categorie professio nali interessate (allevatori, apicoltori, agricoltori, operatori turistici) ed alla componente venatoria. A se conda della categoria va differenziata la tipologia di stampato, vanno mirati i contenuti, va calibrato il tono del linguaggio (vedi, a titolo di esempio, allegati 5.2, 5.3, 5.4, 5.5 e 5.6). • Incontri pubblici. Devono essere organizzati sul territorio e devono possibilmente essere mirati diffe rentemente ai residenti, alle categorie economiche interessate, ai cacciatori, ai turisti. • Incontri di sensibilizzazione e conferenze con i gruppi di interesse maggiormente coinvolti dalla presen za dell’orso. In questa prima fase è opportuno avviare un confronto diretto con le varie organizzazioni professionali e gli operatori dei settori produttivi (zootecnico, apistico, agricolo e turistico), in conside razione dei possibili conflitti tra orso bruno e attività produttive tradizionali e attività turistico-ricreative.Gli incontri con i portatori di interesse permettono di trasmettere informazioni in maniera diretta e mira ta, contribuendo a dissipare dubbi e timori infondati. Attività di importanza secondaria • Workshop. Gli incontri a carattere informativo e di confronto con gli Enti territoriali (Regioni, Stati dell’Arco alpino) coinvolti nella conservazione della medesima meta-popolazione di orsi risultano im portanti al fine di omogeneizzare e coordinare le metodologie, le fasi e le strategie gestionali. • Conferenze, seminari per addetti ai lavori. Oltre a permettere di acquisire conoscenze utili per organiz zare un piano di attività necessarie per preparare l’arrivo della specie, l’appoggio della comunità scien tifica aiuta a guadagnare il riconoscimento e l’accettazione da parte degli amministratori locali e della classe politica, nonché ad attrarre l’attenzione dei mass media. • Lezioni nelle scuole e attività educative. La sensibilizzazione, l’educazione e il coinvolgimento della popo lazione in età scolare sono senza dubbio un passaggio fondamentale per promuovere l’accettazione della specie nel medio-lungo periodo. Le proposte educative, rivolte a scuole di ogni ordine e grado, oltre ad aumentare le conoscenze e la sensibilità degli alunni nei confronti della specie, possono essere considerate un metodo efficace per raggiungere i genitori degli alunni stessi (e conseguentemente una parte della po polazione residente), cosa che può influire in maniera positiva sull’accettazione della specie. • Mostre e/o eventi. Purché opportunamente organizzate, anche queste attività vanno considerate nell’ot tica di diffondere informazioni inerenti il valore ecologico e culturale della specie. 5.3.2. Strategia di mantenimento La strategia di mantenimento deve essere orientata in particolare a: • migliorare il dialogo con i residenti; 48 • migliorare il dialogo con i diversi gruppi di interesse. A volte i danni arrecati dai plantigradi, specie se ripetuti sullo stesso bene, creano un malcontento che non riesce ad essere risolto neppure attraverso una pronta rifusione dei danni subiti. L’individuazione dei conflitti che nascono dalla convivenza tra le at tività produttive tradizionali e le esigenze dell’orso bruno è un aspetto di fondamentale importanza in quanto la tutela dell’orso dipende anche dal consenso e dal coinvolgimento dei gruppi di interesse, che possono essere ottenuti anche grazie ad adeguate campagne di informazione e sensibilizzazione; • fornire informazioni dettagliate, trasparenti ed aggiornate sulla situazione in atto, sulle eventuali pro blematicità e sulle strategie di gestione adottate. Eventuali situazioni di conflitto legate alla presenza del plantigrado devono essere illustrate con obiettività alle categorie sensibili, unitamente alle possibili so luzioni utili a evitare, prevenire o mitigare tali situazioni; • conservare un’elevata accettazione sociale della specie. E’ tuttavia necessario evitare, nel contempo, una “sovraesposizione” mediatica in quanto, un’eccessiva attenzione nei confronti dell’orso, soprattutto in situazioni di particolare problematicità, può favorire una strumentalizzazione anche di tipo politico. I risultati delle indagini di campo e della ricerca scientifica possono fornire un supporto alla comuni cazione, mettendo a disposizione dati oggettivi e di dettaglio sulla situazione della specie. Target La comunicazione dovrebbe essere indirizzata ai seguenti destinatari: referenti amministrativi dei Comuni e rappresentanti degli Organi di sicurezza pubblica; popolazione residente; allevatori, apicoltori, agricoltori e relative associazioni di categoria; cacciatori e relative associazioni di categoria; categorie professionali che operano sul campo; operatori turistici; insegnanti e alunni delle scuole; turisti; comunità scientifica. Attività di importanza primaria • Riunioni periodiche con i referenti amministrativi dei Comuni e con gli Organi di sicurezza pubblica. • Informazione sui mass media. La redazione e la pubblicazione periodica sui mezzi di comunicazione lo cale (quotidiani, riviste, ma anche radio e TV) di articoli imparziali inerenti la situazione e le attività in corso può risultare molto utile per coinvolgere la popolazione residente ed evitare che si faccia largo nel l’opinione pubblica l’impressione che qualcosa venga volutamente nascosto, con un conseguente rischio per l’accettazione della specie. Per fronteggiare gli eventi più eclatanti (sia positivi che negativi) è altre sì conveniente anticipare, con conferenze e/o comunicati stampa, la diffusione delle notizie per gestir le in prima persona piuttosto che trovarsi a rispondere a versioni dei fatti proposte dai media. • Attività informativa direzionata alle categorie professionali coinvolte (allevatori, apicoltori, agricoltori, operatori turistici). Le informazioni veicolate devono essere calibrate sulle esigenze specifiche delle di verse categorie professionali interessate, con particolare riguardo agli aspetti amministrativi legati alle procedure per l’indennizzo dei danni e la concessione di contributi per la realizzazione delle opere di prevenzione. Tale attività può essere sviluppata attraverso: la pubblicazione di articoli sulle riviste di settore; la redazione di appositi opuscoli; la promozione di incontri periodici. Sarebbe inoltre opportuno cercare di mantenere un rapporto di collaborazione con i rappresentanti del le organizzazioni di categoria, finalizzato allo scambio reciproco di informazioni in merito all’evolversi della situazione in corso. • Iniziative didattiche nelle scuole. Sulla base di specifici progetti di educazione ambientale, si potrebbe ro prevedere moduli a tema (es. biologia ed etologia dell’orso, ecologia della specie, sua conservazione 49 e gestione, sua presenza nelle tradizioni locali, principali motivi di interazione tra l’orso e l’uomo). I percorsi didattici e formativi dovrebbero essere sviluppati in collaborazione con la Direzione scolastica e solo personale educativo adeguatamente formato dovrebbe essere incaricato delle attività didattiche. Per questo motivo andrebbero ipotizzati anche degli incontri preliminari con il corpo docente. Il lavo ro dovrà possibilmente essere accompagnato dalla distribuzione di materiale divulgativo realizzato ad hoc. Non va, infine, esclusa la possibilità di promuovere dei concorsi a tema. • Incontri, conferenze pubbliche. Gli incontri pubblici dovrebbero essere realizzati con regolarità, al fine di consentire agli esperti del settore di mantenere aggiornata la popolazione locale sull’evolversi della si tuazione In occasione dei vari momenti di incontro e di confronto possono essere predisposte apposite schede per consentire ai partecipanti di esprimere il proprio giudizio sia sulla qualità della manifesta zione, che sulle tematiche relative alla gestione e conservazione dell’orso. La loro successiva elaborazio ne potrebbe contribuire a valutare il “livello di accettazione” dellìorso. • Filmati. In relazione ai fondi e alle energie a disposizione, questa opzione comunicativa può diventare utile per svariati utilizzi come, ad esempio, per le lezioni nelle scuole o per la trasmissione in TV. Si può prevedere, eventualmente, in alternativa a più filmati ognuno indirizzato ad un target diverso, un pro dotto “multipiste” in modo da raggiungere, contenendo le spese, con un unico prodotto un più ampio target. • Archivio fotografico e bibliografico. La realizzazione ed il successivo aggiornamento di uno specifico ar chivio fotografico rappresenta un valido supporto alle attività di educazione e informazione. Analoga funzione può essere assolta da un archivio bibliografico sull’argomento. Attività di importanza secondaria • Pubblicazioni, documenti scientifici, monografie. La produzione di articoli e relazioni scientifiche sul le attività realizzate e sui dati raccolti rappresenta un ulteriore strumento di divulgazione, soprattutto nei confronti della comunità scientifica. Non va sottovalutata l’importanza di un costante collegamen to con la comunità scientifica, sia al fine di permettere un costante miglioramento delle tecniche di ge stione, sia per l’opportunità di rendere disponibili le informazioni raccolte nelle Alpi centro-orientali per altri progetti. • Incontri scientifici, congressi. L’organizzazione di incontri scientifici e/o la partecipazione a congressi speci fici nazionali ed internazionali è importante per avere uno scambio di esperienze, di dati, nonché di infor mazioni e suggerimenti per affrontare le problematiche che si incontrano durante le attività di gestione. • Sito Internet. Sebbene Internet possa difficilmente essere considerato uno strumento di informazione di primaria importanza per le popolazioni residenti (la rete Internet, nella maggioranza dei casi, non ha un’incidenza rilevante sulle categorie sociali più problematiche) esso può favorire il consenso nei riguar di della specie. • Escursioni guidate in zone interessate dalla presenza dell’orso. Devono essere calibrate in relazione al destinatario (scolaresche, categorie professionali, tecnici, turisti, ecc.) e possono essere eventualmente abbinate alla programmazione di serate sul tema. La presenza di personale esperto permette di fornire risposte puntuali a dubbi e preoccupazioni specifiche. Queste opzioni comunicative sono di particola re interesse soprattutto per i turisti (i residenti difficilmente partecipano a visite guidate nell’area in cui vivono). Sebbene i turisti siano generalmente considerati una categoria di minore importanza rispetto ai residenti, guadagnare il loro consenso potrebbe significare convincere anche gli operatori turistici e, nelle zone particolarmente turistiche, parte dei residenti. • Pannelli informativi, stand. La realizzazione di stand e pannelli informativi nonché di punti informati vi in occasioni di fiere o manifestazioni può rappresentare un momento significativo di promozione, ma anche di divulgazione di notizie inerenti la biologia e l’ecologia della specie. • Reports annuali. La realizzazione di un bollettino, semplice nella forma ma rigoroso nei contenuti, che aggiorni sulla situazione dell’orso. • Merchandising. Compatibilmente con le risorse a disposizione, può rivestire un certo interesse la rea lizzazione di materiale promozionale/gadgets, eventualmente collegata alla distribuzione di materiale in formativo. Su singole iniziative editoriali potrebbero, inoltre, essere attivate delle forme di partnership, ovvero ricercate delle sponsorizzazioni. 50 5.3.3. Strategia di crisi Le situazioni di crisi sono gli eventi più problematici da gestire anche in termini di “comunicazio ne”, dal momento che l’opinione pubblica può rapidamente cambiare attitudine verso la specie, passan do dall’accettazione all’intolleranza, anche a seguito dell’enfasi riservata agli eventi da parte dei mass media e delle pressioni in ambito politico. La strategia di crisi dovrà pertanto perseguire i seguenti obiettivi: • stabilire un canale di informazione tempestivo, chiaro ed autorevole con gli amministratori e con i respon sabili politici al fine di creare un rapporto di fiducia con i tecnici incaricati della gestione della specie; • consentire una tempestiva e corretta informazione attraverso i mass media, evitando così campagne pub blicitarie sovradimensionate e non obiettive o la distorsione della realtà dei fatti, che potrebbero tradur si in una reazione sproporzionata dell’opinione pubblica e delle autorità politiche competenti o diven tare oggetto di strumentalizzazioni di tipo politico con conseguente diminuzione complessiva dell’ac cettazione sociale della specie; • promuovere una divulgazione trasparente delle problematiche e dei rischi connessi alla presenza dei plan tigradi nonché all’eventuale problematicità dei soggetti d’orso frequentanti le aree, evitando la diffusio ne di notizie errate o imprecise, anche al fine di consentire ai cittadini coinvolti, se del caso, di adotta re i comportamenti più adatti alla situazione. Target Nelle situazioni di crisi gli sforzi nell’ambito della comunicazione dovrebbero essere diretti principal mente ai seguenti target: • amministratori locali e autorità competenti; • mass media; • popolazione residente; • categorie economiche coinvolte nella problematica orso. Attività di importanza primaria • Contatti con i politici e con le autorità territoriali competenti. Per risolvere situazioni ad elevata pro blematicità, al di là degli aspetti di carattere strettamente operativo previsti nel protocollo per la comu nicazione nelle situazioni critiche e di emergenza, è necessario il coinvolgimento dei responsabili poli tici e degli amministratori locali, ovvero tutti gli organi che possono interagire e cooperare a livello de cisionale e politico e che possono, quindi contribuire a smorzare la crisi e prevenire eventuali interru zioni dei progetti di conservazione. • Contatti con i mass media. Nelle situazioni di crisi, più che in ogni altra circostanza, è di fondamenta le importanza curare i rapporti con i mass media, che dovrebbero essere informati rapidamente e atti vamente tramite contatti preventivamente istituiti. E’ necessario spiegare chiaramente gli avvenimenti, con l’intento di sgombrare il campo da falsità ed esagerazioni. E’ consigliabile nominare un solo referente come voce ufficiale con i giornalisti. Per garantire il suppor to necessario alla gestione delle azioni di comunicazione nei confronti dei mass media in situazioni di rilievo o di emergenza può inoltre essere ricercata la collaborazione con gli addetti stampa dell’Ammi nistrazione. Attraverso il loro operato può essere garantita ai mass media un’informazione esaustiva e completa, tale da consentire loro di presentare all’opinione pubblica la giusta dimensione del problema creatosi, nonché le iniziative adottate per la sua soluzione e/o contenimento. • Contatti con i gruppi di interesse. Nelle situazioni particolarmente problematiche, per evitare che si svi luppi un’attitudine negativa verso la specie o che vengano esasperati i toni e le situazioni, appare fon damentale rafforzare le relazioni con le categorie sociali maggiormente coinvolte dalla crisi. Ciò può es sere realizzato in modo diretto, ossia mediante incontri pubblici che permettano di trasmettere infor mazioni più approfondite e puntuali anche in risposta a specifici dubbi e preoccupazioni. Attività di importanza secondaria • Campagne pubblicitarie. Generalmente costose e non sempre efficaci, possono essere considerate nei 51 casi in cui sia necessario migliorare l’immagine dell’orso e/o aumentare l’accettazione sociale della spe cie. La loro realizzazione va attentamente valutata, eventualmente anche con l’aiuto di esperti della co municazione. Attività straordinarie • Emissione di comunicati stampa. Per essere efficace nelle situazioni di crisi deve essere tempestiva e pos sibilmente preventiva. • Organizzazione di conferenze stampa 5.4 Stato attuale e criticità E’ stata effettuata una ricognizione per verificare, in relazione agli obiettivi individuati, le attività svi luppate dalle singole Amministrazioni nell’ambito della comunicazione. Per la sintesi sullo stato attuale si rimanda all’allegato 5.7. In tabella 5.7.1. (allegato 5.7) si evidenzia, per ogni Amministrazione, il grado di raggiungimento dei diversi obiettivi 5.5. Azioni 5.5.1. Condivisione di materiale già prodotto Le Amministrazioni dell’Arco alpino centro-orientale mettono a disposizione il materiale di comuni cazione già prodotto, al fine di ottimizzare le risorse disponibili e di evitare sovrapposizione e duplicazio ne di prodotti già realizzati sul tema, in modo da focalizzare eventuali investimenti in azioni di comuni cazione sugli argomenti non ancora coperti. 5.5.2. Sito web alpino Le Amministrazioni dell’Arco alpino centro orientale esplorano la possibilità ed opportunità di realiz zare un sito Internet unico per tutto il settore Alpino, inteso come base informativa, banca dati e stru mento di comunicazione. L’ISPRA sarà responsabile degli aspetti tecnico-scientifici. Il sito web dovrà in cludere informazioni di base sul progetto, sintetiche informazioni sulla biologia dell’orso, aspetti norma tivi e amministrativi, modulistica, impianto organizzativo, bibliografia, ecc.. Esso dovrà anche includere sezioni dedicate agli aggiornamenti (notizie, rassegna stampa, rassegna video, ecc.) e alla gestione della comunicazione (invio e-mail, informazioni sulle diverse iniziative attivate, ecc). Le pagine web dovrebbe ro essere periodicamente aggiornate e disponibili anche in lingua inglese. 5.5.3. Campagna di informazione alpina concordata e condivisa dalla varie Amministrazioni Si esplorerà la fattibilità di realizzare una campagna di informazione su scala alpina, concordata tra tut te le Amministrazioni dell’arco alpino centro-orientale. Sarà eventualmente identificato un unico logo da associare a tale iniziativa su scala interregionale. 5.5.4. Reports periodici Le Amministrazioni collaboreranno alla periodica realizzazione di un bollettino, semplice nella forma ma rigoroso nei contenuti, che aggiorni sulla situazione dell’orso a livello dell’Arco alpino. ALLEGATI 54 55 Allegato 1.1 SCHEDA INDICI DI PRESENZA UTILIZZATA IN PROVINCIA DI TRENTO 56 Allegato 1.2 PROTOCOLLO PER LA RACCOLTA E LA CONSERVAZIONE DI CAMPIONI ORGANICI PER LE ANALISI GENETICHE Il DNA è una molecola delicata, che si degrada facilmente a causa dell’umidità, sbalzi di temperatu ra, luce e interazione con diversi prodotti chimici. Anche la contaminazione del campione da altre fonti di DNA può compromettere i risultati delle analisi. L’appropriata raccolta e conservazione dei campioni possono minimizzare questi problemi. Peli Raccolta 1. Campioni che possono appartenere ad animali diversi (es. da diversi punti del filo spinato o da diver se parti di un grattatoio o appiglio) devono essere raccolti e conservati separatamente. 2. Ogni campione deve essere raccolto utilizzando strumenti (pinzette, guanti monouso) sterili. Questo serve ad evitare sia la contaminazione tra campioni che la contaminazione da DNA umano. • Se si utilizzano pinzette, è necessario sterilizzare la pinzetta tra un campione e l’altro, passando la pinzetta sulla fiamma di un accendino. • Se si utilizzano guanti, è necessario cambiare i guanti ogni volta che si raccoglie un nuovo campione. 3. Il follicolo (la radice) è l’unica fonte di DNA del pelo. Rimuovere il pelo dal sito di ritrovamento, fa cendo attenzione a non romperlo rischiando di perdere il follicolo. Raccogliere tutto il campione. 4. Ogni campione deve essere riposto in 1) apposite buste di carta sulle quali vanno riportate le appropriate informazioni (data, operatori, lo calità, numero progressivo del campione, numero peli, note, ecc.). Le buste vanno chiuse piegan do la linguetta della busta all’esterno della busta stessa per evitare che i peli escano. In alternativa, i peli costituenti un campione possono essere riposti in 2) un barattolo contenente etanolo diluito al 90-95% (vedi paragrafo relativo alle feci per maggiori informazioni). Fare attenzione che tutti i peli siano completamente immersi nel liquido. Compi lare appropriatamente l’etichetta sul barattolo scrivendo con una matita per evitare che eventuali perdite di etanolo cancellino l’inchiostro. (Le buste di carta sono preferibili specialmente per il campionamento sistematico attraverso trappo le per peli, data la maggior praticità di questo sistema considerato l’elevato numero di campioni di pelo rinvenibili) 5. Il DNA si degrada rapidamente dal momento in cui il campione è stato deposto dall’animale, per cui è opportuno raccogliere i campioni il prima possibile. 6. Dopo la raccolta, bruciare con la fiamma dell’accendino il punto dove erano riposti i peli o rimuovere qualsiasi residuo del campione nel sito di ritrovamento per evitare di ricampionarlo successivamente. AVVERTENZE � Usare sempre i guanti/pinzette e cambiarli/sterilizzarle prima di ogni raccolta (per evitare contamina zioni del DNA) � Ogni insieme di peli fisicamente separato da un altro rappresenta un campione � Ogni fatta (escremento) rappresenta un campione � Ad ogni indice e campione raccolto deve corrispondere una scheda di segnalazione, fatti salvi i campioni raccolti sulle trappole. 57 Conservazione 1) I campioni nelle buste di carta devono essere conservati in sacchetti di plastica a chiusura ermetica con tenenti un dessiccante a base di silica. Il dessiccante cambia colorazione quando ha assorbito tutta l’umi dità indicando che ha terminato la sua funzione. Quando questo si verifica, il dessiccante va sostituito con del nuovo. Per evitare la degradazione del DNA è assolutamente importante cambiare tempestiva mente il silica e conservare i campioni in luogo fresco ed asciutto. Il silica può essere riciclato e rigenera to attraverso l’uso di un dessiccatore. Se il dessiccante non è disponibile, il DNA non viene conservato adeguatamente, in questo caso è necessario conservare il campione in etanolo 90-95%. 2) Se i campioni sono stati riposti in etanolo 90-95%, i barattoli possono essere conservati a temperatu ra ambiente in un luogo fresco, lontano da luce diretta (evitare di lasciare i campioni in auto o in al tri luoghi soggetti a frequenti cambiamenti di temperatura). Se possibile, i barattoli devono essere con servati in frigorifero o in congelatore. Feci Preparazione 1. Per la conservazione usare etanolo diluito al 90-95% (evitare l’utilizzo di alcool denaturato). Distribuire l’eta nolo in barattoli a chiusura ermetica che non consentano l’evaporazione del liquido e perciò variazioni nella concentrazione dell’etanolo. Non riempire i barattoli completamente ma lasciare lo spazio necessario per por vi l’escremento, per esempio, se si usano barattoli da 50ml in volume, riempire con etanolo fino a 30-40ml. 2. Preparare i barattoli prima di recarsi sul campo per assicurare che il rapporto fece:etanolo sia corretto. Se possibile, fare preparare i barattoli ad una persona di sesso femminile per prevenire contaminazio ne del cromosoma Y, o se non possibile indossare comunque guanti di lattice. Controllare che i barat toli non abbiano delle perdite. Evitare di aprire i barattoli prima della raccolta del campione e control lare che il livello del liquido nel barattolo rimanga costante. Raccolta 1. Campioni che possono appartenere a soggetti diversi (es. escrementi trovati nello stesso luogo ma in cumuli separati) devono essere raccolti e conservati separatamente. 2. In considerazione della veloce degradazione a cui è soggetto il DNA, andrebbero raccolti solo campio ni di feci “appena deposte” (meno di 3 giorni). Poiché non esiste un criterio standard per valutare la data di deposizione delle feci, si lascia alla discrezione dell’operatore tale valutazione, consigliando co munque, nei casi dubbi, di considerare il campione “appena deposto”. 3. Al momento della raccolta, indossare guanti di lattice o usare un cucchiaio monouso pulito. Se la fat ta presenta una forma strutturata, raschiare una piccola quantità dalla superficie e se è identificabile la parte terminale dell’escremento, prelevare da questa. Se invece la fatta è priva di struttura, prelevare materiale sia dalla parte esterna che interna. 4. Riporre il campione prelevato nel barattolo con l’etanolo. Il rapporto in volume tra etanolo ed escremen to deve essere almeno 4 (etanolo): 1 (fece). Per esempio, se si utilizzano barattoli da 50ml contenenti 30ml di etanolo, mezzo cucchiaio di escremento è più che sufficiente per le analisi. Non raccogliere quantità ec cessive di materiale perché ne viene compromessa la conservazione da parte dell’etanolo. 5. Assicurarsi che il tappo del barattolo sia ben chiuso. Rigirare il barattolo un paio di volte per fare in modo che l’escremento venga completamente saturato dall’etanolo. Sacchetti di plastica a chiusura er metica possono essere utili nel caso il barattolo non sia chiuso correttamente. 6. Sul barattolo apporre l’etichetta debitamente compilata a matita. 7. Rimuovere il resto dell’escremento per evitare di campionarlo successivamente. 8. Cambiare i guanti o prendere un cucchiaio pulito prima di raccogliere un nuovo campione. Conservazione I campioni così raccolti possono essere conservati a temperatura ambiente in un posto fresco lonta no da luce diretta. Se i campioni devono essere conservati per lungo tempo prima delle analisi, o se gli ambienti sono particolarmente caldi, si consiglia di porli in un frigorifero (evitare di lasciare i campioni in auto o in altri luoghi soggetti a frequenti cambiamenti di temperatura). 58 Allegato 1.3 KIT PER LA RACCOLTA E LA CONSERVAZIONE DEI CAMPIONI ORGANICI UTILIZZATO IN PROVINCIA DI TRENTO Ciascun kit contiene: barattoli con etanolo al 90% guanti in lattice e cucchiai monouso sacchetti di plastica etichette da applicare al barattolo contenente le informazioni relative al campione schede di segnalazione dell’indice di presenza e per la georeferenziazione del dato penne matita 59 Allegato 1.4 CRITERI PER L’APPLICAZIONE DEL CAMPIONAMENTO TRAMITE TRAPPOLE PER PELI UTILIZZATI IN PROVINCIA DI TRENTO Per aumentare la probabilità di cattura è necessario prevedere un attento disegno di campionamen to, ponendo particolare attenzione ad alcuni tra i principali elementi quali: • costruzione ed estensione totale della griglia sistematica di campionamento (al fine di raccogliere il maggior numero di campioni di differenti individui, è importante definire le aree di campionamento in rapporto al loro grado di utilizzo da parte degli orsi presenti e alla densità degli individui; è inoltre consigliabile stratificare l’area interessata in base a presenza antropica, quota e idoneità habitat per l’orso); • dimensione e numero delle celle di griglia; • numero di trappole per cella e loro collocamento (i siti di trappolaggio devono essere collocati in aree dove la disponibilità di cibo è la migliore per quella stagione o in siti di transito usati dagli orsi in quel periodo dell’anno); • criteri di rotazione delle trappole (è opportuno prevedere lo spostamento dei siti di trappolaggio al fi ne di ridurre l’assuefazione e di aumentare la probabilità di cattura dovuta alla disponibilità stagionale di cibo. Lo spostamento dei siti trappola consente, inoltre, di “catturare” più orsi, in particolare fem mine con piccoli con home range minori); • numero e periodicità delle sessioni di campionamento. Considerata la fase dinamica ed espansiva della popolazione di orsi delle Alpi centrali, l’approccio all’attività di monitoraggio deve essere di tipo adattativo, con modificazione del disegno delle fasi di campionamento in base alle variazioni di dimensione e di areale di presenza della popolazione ursina. Per questo è essenziale assicurare una costante valutazione dei risultati ottenuti. I siti di trappolaggio da dislocare in ciascuna area devono essere selezionati in base alle caratteristi che morfologico-vegetazionali dei luoghi e alla loro ubicazione rispetto alla rete viaria di comunicazio ne, alla vicinanza di strutture e aree antropizzate e di pascolo. Ciascuna trappola per peli è costituita da filo spinato teso a circa 50 cm dal suolo e fissato attorno a degli alberi delimitanti un’area di circa 25-30 m2. Un’esca odorosa liquida (generalmente miscela di sangue e pesce macerati) viene posizionata al centro della trappola. Le trappole vengono controllate pe riodicamente al termine di ogni sessione di campionamento (ogni 7-15 giorni) per il numero di sessio ni stabilito, al fine di raccogliere eventuali campioni organici e per ricaricare l’esca. Va valutata anche l’opportunità di premiare l’orso ad es. con il ritrovamento di piccoli quantitativi di mais, al fine di mantenere l’interesse ad entrare nelle trappole. 60 Allegato 1.5 CRITERI PER L’ATTIVAZIONE DI CENSIMENTI SU PERCORSI CAMPIONE SU NEVE Solo nevicate precoci (indicativamente entro il 10 novembre) o tardive (indicativamente dopo l’1 di aprile) estese su gran parte del territorio interessato dai percorsi campione e che si sviluppano anche a quota medio/bassa, creano condizioni utili all’attivazione del censimento. Per ogni transetto effettuato, anche qualora non vi sia stato rinvenimento d’indici di presenza Orso, va compilata da parte del rilevatore la scheda cartacea di segnalazione (Allegato n. 1), avendo cura di spe cificare nello spazio riservato alle “Note”: il transetto percorso la dizione “ESITO NEGATIVO” in caso di mancato riscontro d’indici di presenza di Orso la percentuale di superficie del transetto coperta da neve In caso di riscontro d’indici di presenza Orso, si ricorda l’importanza di supportare la scheda di rilie vo con gli allegati utili a documentare e dettagliare il riscontro dell’indice di presenza rilevato (cartogra fia, fotografie, lucidi, materiale organico per l’indagine genetica...). Ogni pista di orso incontrata deve essere localizzata e seguita fin dove possibile, registrandone il per corso, la direzione ed il numero di soggetti e ricercando campioni organici prelevabili (peli, feci, altro). Una volta completati i percorsi le informazioni raccolte vanno attentamente confrontate ed analizzate in modo da definire il numero minimo di individui diversi localizzati. E’ importante che venga data comunicazione dell’esito, anche se negativo, dell’uscita. 61 Allegato 1.6 PROPOSTA DI COLLABORAZIONE FINALIZZATA ALL’ATTIVAZIONE DI UN PROGRAMMA COORDINATO DI MONITORAGGIO DELL’ORSO BRUNO (URSUS ARCTOS) SULLE ALPI CENTRO ORIENTALI CON TECNICHE GENETICHE NON INVASIVE Un’efficace politica di conservazione dell’Orso ed una corretta gestione dei conflitti con le attività del l’uomo devono poter contare su informazioni adeguate relative a distribuzione, consistenza e dinamica delle popolazioni di questo grande Carnivoro, ed è quindi essenziale attivare un programma di monito raggio dell’Orso bruno. L’attivazione di programmi di monitoraggio è specificamente prevista dal dettato della direttiva “Ha bitat”, che è stata recepita nel nostro Paese del DPR 357 del 1997; l’art. 7 di tale decreto stabilisce infat ti che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, con proprio decreto, sentiti il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambien tale, definisce linee guida per il monitoraggio delle specie di interesse comunitario (tra le quali l’Orso). Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano devono quindi attivare, sulla base di queste li nee guida, programmi di monitoraggio dello stato di conservazione delle specie di interesse comunitario (art. 8, comma 4) comunicandone annualmente i risultati al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Il Ministero, a sua volta, è tenuto a trasmettere tali risultati alla Commissione eu ropea attraverso relazioni periodiche (ogni 6 anni) sull’attuazione del Regolamento (art. 13). La presenza del nucleo di orsi originati dal progetto di reintroduzione delle Alpi centrali, inoltre, ren de necessaria la costante valutazione dei risultati conseguiti in termini di successo riproduttivo, espansio ne geografica, comportamento individuale anche relativo ai danni alle attività dell’uomo. A fronte della necessità di assicurare un adeguato monitoraggio degli orsi, va sottolineato che lo stu dio di questo Carnivoro presenta notevoli difficoltà operative legate all’elusività della specie, alle abitudi ni notturne, alle bassissime densità, agli enormi spostamenti che alcuni individui compiono, al prolun gato periodo d’inattività invernale, che limita la possibilità di rilevamento delle tracce. Va inoltre sottoli neato che - nel caso dell’Orso bruno, specie caratterizzata da una dispersione molto maggiore nei maschi rispetto alle femmine - oltre ai dati di presenza/consistenza assume particolare rilevanza il rapporto sessi della popolazione. In diverse aree marginali dell’areale della specie si può registrare infatti la presenza esclu siva o prevalente di maschi, con ovvie conseguenze per le probabilità di insediamento e di accrescimento di tali nuclei. È quindi necessario attivare programmi di rilevamento che permettano di identificare la presenza di maschi, femmine e di caratterizzare i singoli individui. Dalle considerazioni sopra esposte, appare evidente che l’attivazione di un efficace programma di mo nitoraggio dell’Orso bruno pone complesse sfide tecniche, poiché è necessario assicurare programmi co ordinati su scala interregionale, utilizzando tecniche che permettano di caratterizzare il sesso degli indi vidui presenti e quando possibile l’identificazione dei singoli individui. I risultati del programma di monitoraggio condotto nel periodo 2001-2005, realizzato in collabora zione tra Provincia Autonoma di Trento, Parco Naturale Adamello Brenta ed Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, hanno dimostrato che le metodologie di campionamento genetico non-invasivo in com binazione con le moderne tecniche della biologia molecolare permettono di: 1) identificare la gran parte degli individui presenti nelle aree di campionamento, 2) determinare il sesso degli individui identificati, 3) identificare i nuovi nati ed i genitori. Tali risultati possono quindi permettere di analizzare i tassi di natalità e mortalità della popolazione e l’eventuale immigrazione di nuovi individui. L’efficacia del cam pionamento non-invasivo e la sua applicabilità in ambiente alpino aprono la possibilità alla stima dei pa rametri di popolazione. Infatti, i campioni raccolti sul campo, associati all’identità genetica conferitagli in seguito alle analisi, possono essere usati come catture e ricatture per stimare il numero di individui pre senti nella popolazione tramite metodi di elaborazione statistica. In considerazione degli obblighi e delle problematiche tecniche sopra evidenziate, e dei risultati posi tivi conseguiti con le tecniche di monitoraggio genetico non invasivo, con la presente l’Istituto Superio re per la Protezione e la Ricerca Ambientale propone alle Province Autonome ed alle Regioni firmatarie del Piano d’Azione per la Conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi centro-orientali (PACOBACE) ed ad 62 altri soggetti che operino in materia di ricerca sull’Orso bruno nelle Alpi centro-orientali, l’attivazione di un programma coordinato di monitoraggio dell’Orso bruno organizzato sulla base dei seguenti principi. L’Istituto, sulla base dello specifico finanziamento assicurato dal Ministero dell’Ambiente e della Tu tela del Territorio e del Mare finalizzato alla redazione di un “Piano d’Azione Nazionale per la Conserva zione dell’Orso Bruno”, si impegnerebbe a: • fornire supporto tecnico alle Amministrazioni che intendono attivare programmi locali di monitorag gio dell’Orso bruno; • realizzare in modo organico e continuativo le analisi di laboratorio dei campioni organici (peli, escre menti, tessuti) inviati dalle Amministrazioni interessate, assicurando elevato standard dei protocolli di laboratorio, con esplicite soglie di affidabilità dei risultati (sempre superiori al 95%), massima condivi sione e trasparenza nella comunicazione dei dati, e la restituzione alle Amministrazioni dei risultati in tempi rapidi (entro 4 settimane per le analisi urgenti; entro 4 mesi per le analisi ordinarie); • inserire le informazioni in una banca dati centralizzata, consultabile ed utilizzabile dalle Amministra zioni coinvolte, che permetta la comparazione dei risultati a scala dell’intero arco alpino. Le Amministrazioni dovrebbero impegnarsi a: • coordinare con l’ISPRA le eventuali attività di monitoraggio dell’orso attive nel territorio di competen za, considerando le indicazioni tecniche fornite dall’ISPRA; • prelevare e conservare secondo le indicazioni fornite dall’ISPRA (vedi appendice I) una aliquota di ogni campione biologico di presunto orso raccolto nell’ambito di attività di monitoraggio della specie, in viando quindi all’ISPRA tale materiale in tempi rapidi; • coprire le spese relative alle analisi dei campioni che inviano all’ISPRA, secondo i costi riportati di se guito. I risultati delle analisi genetiche (genotipi individuali di Orso bruno) raccolti nell’ambito del prospet tato accordo di collaborazione resterebbero a disposizione delle Amministrazioni che hanno raccolto i cam pioni e finanziato le analisi e dell’ISPRA, che potranno farne liberamente uso per adempiere ai rispettivi compiti istituzionali (incluse eventuali pubblicazioni tecniche e scientifiche). Le analisi saranno condotte con protocollo standardizzato che prevede: due estrazioni di DNA per ogni campione, 4 PCR a 4 loci su tutti i campioni, scarto dei campioni di scarsa qualità, 4 PCR agli altri 4 lo ci sui campioni di buona qualità, analisi di affidabilità, assegnazione dei genotipi ai campioni che supe rano la soglia di affidabilità al 95%, sessaggio dei genotipi. Il costo che le Amministrazioni corrisponderanno all’ISPRA per singolo campione analizzato è di € 50,00 indipendentemente dal tipo di campione e dall’esito delle analisi. Si ritiene vada esplorata la pos sibilità che tali costi vengano coperti, in tutto o in parte, tramite finanziamenti integrativi messi a dispo sizione dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nell’ambito del Piano d’Azio ne per la Conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi centro-orientali (PACOBACE). Nel caso di programmi di monitoraggio che prevedano la raccolta di un numero elevato di campioni (>100), i costi delle analisi andranno definiti sulla base di una valutazione condotta caso per caso. 63 Allegato 1.7 RICOGNIZIONE STATO ATTUALE RELATIVO AL MONITORAGGIO NELLE SINGOLE AMMINISTRAZIONI In tabella 1.7.1 si riporta, per ogni Amministrazione, una stima del grado di raggiungimento dei di versi obiettivi Provincia di Trento In provincia di Trento, gli orsi immessi nel contesto del progetto “Life Ursus” sono stati radiocollara ti e monitorati radiotelemetricamente da squadre composte da Guardaparco del Parco Naturale Adamel lo Brenta, da personale del Corpo Forestale Provinciale, da Guardacaccia dell’Associazione Cacciatori Tren tini e da personale non strutturato afferente al Parco Naturale Adamello Brenta. Il monitoraggio della popolazioni di orsi gravitante in provincia di Trento, esaurita la fase di monitorag gio radiotelemetrico (anno 2003), è poi proseguito con metodi naturalistici, ovvero attraverso la raccolta e la georeferenziazione di indici di presenza rilevati in modo occasionale (metodologia utilizzata fin dal 1975, con archiviazione dei dati su foglio elettronico di Excel). Questo ha comportato la necessità di riorganizzare gli archivi storici delle informazioni relativi alla specie e di creare una banca dati utilizzando un sistema WebGis. Tale sistema è stato predisposto dalla Provincia Autonoma di Trento in collaborazione con l’Istituto Trentino di Cultura - I.R.S.T. e consente di aggiornare la banca dati georeferenziata, utilizzando lo strumento Inter net. All’archivio centrale accedono in scrittura e lettura, attraverso password, diversi Soggetti (gli Uffici de centrati del Servizio Foreste e fauna, i Parchi, alcune Associazioni protezioniste e venatorie, il Museo Triden tino di Scienze Naturali...), mentre altri sono abilitati ad accedere solo in modalità “lettura”. Oltre a proseguire nella raccolta casuale d’indici di presenza, la Provincia Autonoma di Trento, in col laborazione con l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica e con il Parco Naturale Adamello Brenta, ha avviato un progetto biennale di sperimentazione (2003-2004) indirizzato a testare il monitoraggio gene tico con metodi non invasivi della popolazione ursina gravitante in provincia di Trento. Gli obiettivi del progetto erano: identificare gli individui di orso presenti in provincia di Trento e raccogliere dati su de mografia e riproduzione; verificare l’efficacia del monitoraggio genetico dell’orso, effettuato anche attra verso la raccolta di campioni organici su siti/trappole attrezzati con esche odorose; individuare la poten zialità ed i limiti della genetica molecolare non invasiva nella determinazione delle consistenze della spe cie in provincia di Trento. La sperimentazione, conclusasi nel 2004, è stata indirizzata a verificare le problematiche logistiche ed or ganizzative relative all’attuazione delle tecniche non invasive nell’area in questione e alla raccolta di campio ni organici degli orsi presenti per iniziare una banca dati per le analisi genetiche. Alla luce dei risultati emer si nel corso della fase preliminare, la Provincia di Trento ha ritenuto di proseguire le attività di monitorag gio genetico tramite l’applicazione integrata e simultanea di trappole per peli e campionamento opportuni stico anche nel 2005 e nel 2006. Entrambi i metodi di campionamento hanno consentito l’identificazione di gran parte della popolazione di orsi ritenuta presente sul territorio al momento dello studio. Relativamente al monitoraggio attraverso censimento su terreno innevato, in provincia di Trento è sta ta individuata una rete di transetti posizionata sui territori in destra Adige. Vi è esperienza relativa ad una sola uscita effettuata nel 1998, prima dell’attivazione del progetto di reintroduzione. Nel 2003, infine, è iniziata la sperimentazione dell’uso di trappole fotografiche ad autoscatto. Nel 2006 è stata ricatturata e radiocollarata la femmina denominata “Jurka” in relazione al comporta mento problematico assunto dalla stessa. Si sono altresì sperimentate ulteriori forme di monitoraggio quali il monitoraggio naturalistico attra verso percorsi campione (sia da parte della Provincia Autonoma di trento che del Parco Naturale Adamel lo Brenta), il monitoraggio dei siti di svernamento, e lo studio per valutare la frequentazione di siti di at trazione da parte dell’orso bruno (entrambe da parte del Parco Naturale Adamello Brenta). Provincia di Bolzano Tutti gli indici di presenza finora registrati sul territorio provinciale sono stati catalogati e inseriti in GIS. La provincia di Bolzano ha inviato nel 2005 e nel 2006 campioni organici all’ISPRA per la deter 64 minazione, tramite analisi genetiche, dei soggetti che hanno compiuto spostamenti dal Trentino verso l’Al to Adige. Lombardia La Regione Lombardia ha costituito presso la Direzione Generale Agricoltura il Sistema Informativo Faunistico Regionale composto da Banche Dati relative agli uccelli nidificanti, acquatici svernanti, ungu lati e grandi predatori (orso). Friuli – Venezia Giulia In regione sono state attivate le seguenti tecniche di monitoraggio: 1. censimenti su percorsi campione, in occasione di nevicate precoci o tardive o su fango; 2. monitoraggio radio-telemetrico: allo stato attuale sono stati catturati e dotati di collare radio e satelli tare due esemplari di orso bruno; 3. monitoraggio con metodi genetici non invasivi: raccolta di campioni biologici mediante l’utilizzo di trappole per il pelo e successiva analisi genetica; 4. monitoraggio con foto-trappole, poste in prossimità di esche alimentari. L’area sottoposta a monitoraggio è la parte orientale del territorio regionale, confinante con la Repub blica di Slovenia, parte delle attività si concluderà entro il mese di dicembre 2007. Le azioni di monito raggio sono realizzate dal Dipartimento di Scienze Animali, dal Corpo forestale regionale e dai corpi di vigilanza provinciali e, nell’area del Tarvisiano, dal Corpo forestale dello Stato. A queste attività si aggiunge il monitoraggio naturalistico (raccolta di indici di presenza in modo oc casionale), effettuato perlopiù del personale dei corpi di vigilanza e da parte di personale volontario, este so sull’intero territorio regionale. Tab 1.7.1 grado di raggiungimento degli obiettivi di monitoraggio Attivazione programma di monitoraggio (*) 3 2 3 Creazione banca dati 3 3 3 2 Promozione attività di collaborazione tra i diversi Enti 2 2 2 Legenda 1 azione non sviluppata 2 azione parzialmente sviluppata 3 azione pienamente sviluppata Pr ov in cia di T re nt o Pr ov in cia di B ol za no Lo m ba rd ia Ve ne to Fr iu li Ve ne zi a Gi ul ia (*) rif tab. 1.2; 1= livello minimo; 2 = livello medio; 3 = livello ottimale 65 Allegato 2.1 RICOGNIZIONE SUGLI ASPETTI DI CARATTERE NORMATIVO E PROCEDURALE - PROVINCIA DI TRENTO ASPETTI DI CARATTERE NORMATIVO Indennizzo dei danni provocati dall’Orso bruno e contributi per opere di prevenzione La Provincia Autonoma di Trento già dal 1978 è dotata di un’apposita legge per l’indennizzo dei dan ni provocati dall’Orso bruno e per il finanziamento delle opere di prevenzione (LP n. 31 del 10 agosto 1978 “Protezione dell’Orso bruno nel territorio provinciale e risarcimento dei danni provocati dallo stesso e dalla selvaggina stanziale protetta”). Nel 1998, con L.P. n. 3 del 23 febbraio 1998, le disposizioni della LP n. 31/78 sopra citata sono sta te ricondotte all’art. 33 della LP n. 24 del 9 dicembre 1991 “Norme per la protezione della fauna selvati ca e per l’esercizio della caccia”, che prevede, al comma 3, la possibilità per la Provincia di concedere in dennizzi per danni non altrimenti risarcibili arrecati dalla fauna selvatica alle colture agricole e al patri monio forestale, al patrimonio zootecnico e apiario nonché, al comma 3 bis, la possibilità di concedere contributi in conto capitale per iniziative atte a prevenire i danni causati dalla fauna selvatica. Lo stesso articolo, al comma 3 ter, stabilisce, infine, che le modalità e i termini per la concessione degli indenniz zi ed i contributi sopra richiamati siano fissati dalla Giunta provinciale con propria deliberazione. Con deliberazione n. 9451 del 28 agosto 1998, la Giunta provinciale definiva, pertanto, in un uni co atto deliberativo le modalità e le procedure riferite alla concessione dell’indennizzo erogato dalla Pro vincia a risarcimento dei danni arrecati al patrimonio zootecnico e apiario dalla fauna selvatica (e quindi anche i danni provocati dall’Orso bruno) e le modalità ed i termini per gli interventi finanziari a soste gno della realizzazione delle opere di prevenzione dei danni causati dall’Orso bruno. La suddetta deliberazione poneva in capo al Servizio Parchi e foreste demaniali le procedure relative all’indennizzo dei danni provocati dall’Orso bruno e al finanziamento delle opere di prevenzione dei pos sibili danni arrecati dalla specie: ciò aveva senso in passato, quando la presenza dell’Orso bruno era rela zionata ad un piccolo nucleo di soggetti autoctoni gravitanti per lo più nei territori afferenti al Parco Na turale Adamello Brenta. Si ricorda che, in seguito all’attivazione del progetto di reintroduzione, da parte dell’Ente promotore Parco Naturale Adamello Brenta è stata sperimentata la possibilità di coprire i danni provocati dai plan tigradi immessi attraverso una polizza assicurativa. L’esperienza è stata sviluppata negli anni 1999-2001, ma si è interrotta anche a seguito di difficoltà incontrate con le Compagnie assicuratrici in occasione del rinnovo dei contratti. La nuova situazione numerica e distributiva della specie, venutasi a creare a seguito dell’attivazione del progetto “Life Ursus”, ha tuttavia comportato la necessità per la Provincia Autonoma di Trento di aggior nare l’impianto normativo, procedurale e organizzativo, facendo assumere all’allora Servizio Faunistico (oggi Servizio Foreste e fauna) un ruolo centrale nella gestione della materia, con l’obiettivo di affronta re al meglio le nuove esigenze legate al passaggio ad un sistema di gestione ordinaria della popolazione di orsi. Peraltro, già dal 2002 si era di fatto entrati in una fase di gestione ordinaria della specie, in quanto nella maggioranza delle situazioni non si era più in grado di distinguere gli orsi immessi (non più radio collarati) dal resto della popolazione (autoctoni, immigrati, nuovi nati). Con deliberazione n. 671 del 28 marzo 2002, la Giunta provinciale ha quindi modificato in modo sostanziale, anche nel senso di una loro semplificazione, le procedure rideterminando, sempre ai sensi del l’art. 33, comma 3 ter, della L.P. n. 24/91, i criteri per la concessione dell’indennizzo a risarcimento dei danni arrecati dai predatori selvatici nonché dei contributi per iniziative atte a prevenire i danni causati dall’Orso bruno. La struttura provinciale responsabile dei procedimenti è stata individuata nel Servizio Foreste e fauna; gli interventi finanziari sono a carico del bilancio provinciale. La suddetta deliberazione prevede l’indennizzo totale del danno arrecato dall’Orso bruno ad animali appartenenti alle specie domestiche e selvatiche rivestenti interesse per l’uomo, del danno arrecato agli al 66 veari e alle loro pertinenze nonché di quello arrecato alle colture agricole. La soglia minima del danno in dennizzabile è fissata in 100 €. E’ altresì prevista la possibilità che la Provincia concorra alla spesa sostenuta per la realizzazione di ope re o misure di prevenzione dei possibili danni provocati dal plantigrado. L’importo minimo degli inter venti ammessi a contributo è pari a 100 € e il contributo può essere concesso nella misura massima del 90 % della spesa sostenuta. I tempi dei procedimenti risultano ridotti: le pratiche riguardanti l’indennizzo dei danni e il finanzia mento delle opere di prevenzione debbono essere concluse entro 60 giorni dalla presentazione dell’istan za da parte dell’utente. Al fine di semplificare gli adempimenti burocratici a carico del cittadino, è previsto che tale istanza venga configurata come autocertificazione, contenente tutte le dichiarazioni ordinariamente necessarie per consentire all’Ente, in caso di accoglimento della richiesta, d’indennizzare il danno o assegnare il contri buto. Dopo un primo periodo di positiva sperimentazione della disciplina in oggetto, con deliberazione della Giunta provinciale n. 974 del 30 aprile 2004, si è ritenuto opportuno, anche alla luce dell’esperienza ma turata, effettuare alcune lievi modifiche alla disciplina in materia di indennizzo danni e contributi per ope re di prevenzione, nel senso di prevedere che i contributi per interventi di prevenzione dei danni da Orso bruno, precedentemente erogabili solo per la realizzazione di opere e/o misure indirizzate a preservare il pa trimonio zootecnico o apistico, fossero estesi anche al patrimonio agricolo, ferme restando le condizioni e le modalità di accesso ai suddetti contributi. Si è inoltre ritenuto opportuno prevedere espressamente che, in alternativa alla concessione dei contributi finanziari per la realizzazione dell’opera di prevenzione, il Ser vizio Foreste e fauna potesse fornire direttamente al richiedente il materiale necessario alla realizzazione del l’opera citata mediante la stipula di un contratto di comodato gratuito con durata di 8 anni.. Successivamente nel 2005, anche a seguito del considerevole aumento dei danni arrecati, legato all’in cremento numerico della popolazione di Orso bruno indotto dal positivo evolversi del progetto di rein troduzione, i procedimenti sono stati rideterminati con nuova deliberazione della Giunta provinciale n. 1455 del 15 luglio 2005. Tale normativa introduce sostanziali innovazioni solo relativamente al procedi mento di indennizzo mentre conferma le modalità d’intervento finalizzate alla prevenzione dei danni. La modifica si muove nella direzione di semplificare ed agevolare al massimo il procedimento di cor responsione degli indennizzi, al fine di soddisfare le istanze degli utenti e, al tempo stesso, incrementare l’efficienza del Servizio competente in materia. In particolare provvede a circoscrivere l’accertamento, pre vedendo le verifiche, che precedentemente erano realizzate per ciascuna richiesta di indennizzo, solo per un numero limitato di pratiche. In tutti gli altri casi è previsto che il richiedente attesti il danno subito con una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà. Suddetta deliberazione, infine, amplia la gamma dei danni indennizzabili, ricomprendendo non solo la morte del bestiame ma anche l’eventuale ferimento. Con Legge provinciale n. 20 del 29 dicembre 2005, art. 49, è stata apportata un’ulteriore modifica all’art. 33 della L.P. n. 24/91, introducendo un comma specifico sui danni provocati dall’Orso bruno, di stinguendoli così da quelli arrecati dalla fauna selvatica in senso lato. Per quanto riguarda i plantigradi è prevista la possibilità di indennizzare qualsiasi tipo di danno, introducendo peraltro la possibilità per la Provincia di stipulare apposita polizza assicurativa. A seguito di tale disposizione di legge, con deliberazione n. 2296 del 3/11/06 la Giunta provinciale ha modificato i “Criteri per la concessione dell’indennizzo dei danni arrecati da predatori selvatici non ché dei contributi per iniziative atte a prevenire i danni causati dall’Orso bruno”. La principale novità contenuta nella disposizione sopra citata riguarda la previsione dell’indennizzo dei danni provocati dal l’Orso bruno a qualsiasi patrimonio (non più solo alle attività agricole, zootecniche o apistiche), dei dan ni a veicoli, al conducente e passeggeri in caso d’investimento, e dei danni alle persone in caso di aggres sione. Situazioni critiche e d’emergenza Il tema “Situazioni critiche e d’emergenza” è stato affrontato dalla Provincia Autonoma di Trento isti tuendo presso il Servizio Foreste e fauna un nucleo speciale di reperibilità collegato alla protezione civile de nominato “Gruppo per interventi di emergenza nel settore forestale e faunistico, comprese situazioni criti che provocate da orsi problematici”. Tale nucleo, istituito con determinazione del Dirigente generale del Dipartimento Protezione civile e tutela del territorio n. 6 del 18 giugno 2004 e successive modifiche, svol 67 ge le proprie attività secondo le procedure d’intervento di cui al “Protocollo d’azione nei confronti degli or si problematici e d’intervento in situazioni critiche-Giugno 2003” (vedi Programmi d’azione). LA PROGRAMMAZIONE GESTIONALE Nel 2002 la Giunta della Provincia Autonoma di Trento con propria deliberazione n. 1428 del 21 giugno 2002, ad oggetto “Indirizzi operativi per la gestione della presenza dell’Orso bruno sul territorio provinciale”, ha fornito alcuni indirizzi per dare avvio alla fase di gestione ordinaria dell’Orso bruno in ambito provinciale. La Giunta ha individuato alcune attività prioritarie che devono essere pianificate e realizzate, in tempi brevi, su tutto il territorio della provincia, al fine di assicurare un graduale ed armo nico passaggio dalla fase progettuale straordinaria nella quale si è sviluppato il progetto di reintroduzio ne, alla fase di gestione ordinaria dell’Orso bruno, che permetta di affrontare efficacemente ed in manie ra strutturata le diverse necessità di prevenzione dei danni, mitigazione dei conflitti, sicurezza degli abi tanti e conservazione degli orsi, al fine di assicurare le condizioni per una coesistenza pacifica dei planti gradi con l’uomo e le sue attività. L’obiettivo generale della Provincia è, quindi, quello di sviluppare un’organica e globale strategia d’azio ne in grado di coniugare le esigenze di salvaguardia del patrimonio collettivo rappresentato dall’Orso bru no con le esigenze d’informazione e supporto alle popolazioni locali, con particolare riferimento alle que stioni relative alla sicurezza ed ai danni. Per lo sviluppo dell’obiettivo prefissato, il Servizio Foreste e Fauna, al quale compete la tutela e con servazione della fauna selvatica, è stato individuato quale struttura provinciale di riferimento al quale as segnare il compito di predisporre specifici programmi d’azione, accompagnati dalla rappresentazione del le esigenze organizzative e delle risorse necessarie alla loro concreta attuazione, nonché dalla definizione dei ruoli e delle responsabilità dei diversi soggetti, pubblici e privati, coinvolti a vario titolo nella gestio ne ordinaria della specie. Detto Servizio, in stretta collaborazione con l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, il Parco Natura le Adamello Brenta e altre Strutture provinciali, ha pertanto predisposto i seguenti “Programmi d’azione”: Programma I Monitoraggio Programma II Informazione alla popolazione e gestione della comunicazione Programma III Formazione degli operatori Programma IV Prevenzione e indennizzo danni Programma V Situazioni critiche e d’emergenza Programma VI Raccordo interregionale e internazionale e forme di finanziamento I Programmi d’azione sono stati adottati dalla Giunta provinciale di Trento con deliberazione n. 1988 di data 9 agosto 2002, ad oggetto “Adozione dei programmi d’azione per la gestione della presenza dell’Or so bruno sul territorio provinciale”, e costituiscono oggi riferimento nello svolgimento delle attività rivol te alla gestione della specie. Il Servizio Foreste e fauna della Provincia Autonoma di Trento è individuato quale “cabina di regia unitaria” rispetto alle azioni prospettate, a cui compete la responsabilità del coordinamento delle attività; a tale scopo presso tale struttura è attivato un “nucleo tecnico specializzato”. La Giunta provinciale ha disposto che una seconda Struttura provinciale, l’Ufficio Informazione e Stam pa, dia il supporto professionale necessario alla definizione del “Progetto di comunicazione” e assicuri il sup porto ordinario nella gestione delle azioni di comunicazione connesse a situazioni di rilievo e di emergenza. Il Parco Naturale Adamello Brenta è stato, inoltre, individuato quale Ente funzionale in grado di for nire, alla luce dell’esperienza maturata nell’ambito del progetto “Life Ursus”, supporto tecnico, con par ticolare riferimento alle attività di ricerca applicata e di sperimentazione. L’adozione dei programmi d’azione, oltre a determinare un processo di riorganizzazione in termini di ruoli, personale e mezzi, ha reso necessaria una revisione della normativa e la definizione di precise pro cedure, al fine di consentire interventi efficaci ed efficienti su tutto il territorio provinciale. Di fatto, sono state modificate le procedure connesse alla normativa attraverso la quale la Provincia interviene nell’indennizzo dei danni provocati dal plantigrado e nel sostegno alla realizzazione di opere/mi sure di prevenzione (D.G.P. n. 671 del 28 marzo 2002 e ss. mm.). 68 Allegato 2.2 RICOGNIZIONE SUGLI ASPETTI DI CARATTERE NORMATIVO E PROCEDURALE - PROVINCIA DI BOLZANO Organizzazione In base allo Statuto di Autonomia, la Provincia Autonoma di Bolzano ha competenza legislativa pri maria in materia di caccia e protezione della fauna selvatica. La Provincia, attraverso l’Ufficio caccia e pesca, svolge funzioni tecnico-amministrative, di program mazione e di controllo ai fini della protezione, della conservazione e del miglioramento della fauna sel vatica e della pianificazione faunistico-venatoria. L’Amministrazione provinciale nell’esercizio delle proprie funzioni si avvale della consulenza tecnico scientifica dell’Osservatorio faunistico. Ai fini dell’esercizio della caccia, il territorio della provincia di Bolzano è suddiviso in riserve di dirit to, riserve private di caccia, oasi di protezione (in cui rientrano anche i biotopi protetti e i territori de maniali affidati all’Azienda provinciale foreste e demanio), bandite (le zone del Parco Nazionale dello Stel vio sono bandite di diritto). All’Ufficio provinciale caccia e pesca è attribuita la funzione di controllo sulla vigilanza venatoria (art. 30, L. P. 14/87 e s.m.). L’attività di vigilanza spetta agli agenti venatori e alle guardie volontarie della Pro vincia, delle Associazioni e dei gestori delle riserve private di caccia, agli organi di polizia forestale ed agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria. Quadro normativo regionale in materia Legge Provinciale 17 luglio 1987, n. 14 e s.m. “Norme per la protezione della selvaggina e per l’esercizio della caccia” Deliberazione della Giunta Provinciale n. 2474 del 11 settembre 2005 “Legge provinciale 17 luglio 1987, n. 14 – Concessione di un indennizzo per danni arrecati dall’Orso bruno al patrimonio zootecnico” Deliberazione della Giunta Provinciale n. 4106 del 7 novembre 2005 “Rideterminazione dei criteri e delle mo dalità per la concessione di contributi per la realizzazione di opere atte a prevenire i danni causati da selvaggina” Deliberazione della Giunta Provinciale n. 4107 del 7 novembre 2005 “Rideterminazione dei criteri e delle modalità per la concessione degli indennizzi per danni arrecati dalla selvaggina alle colture agricole e forestali nonché al patrimonio zootecnico” Eventuali documenti di indirizzo Nessuno Modalità e procedure per l’indennizzo dei danni provocati dalla fauna selvatica e, in particolare dai predatori selvatici (Orso bruno compreso) Possono beneficiare dell’indennizzo per i danni arrecati dalla selvaggina alle colture agricole e foresta li, nonché al patrimonio zootecnico, ai sensi dell’ art. 37 della L. P. 14/87 e s.m., i proprietari ed affittua ri di fondi agricoli nonché gli allevatori di bestiame che hanno subito i danni. La Giunta provinciale può concedere l’indennizzo purché i danni (art. 37, L. P. 14/87 e s.m.): vengano accertati su terreni in cui l’esercizio della caccia è vietato o sottoposto a limitazioni; vengano arrecati da specie selvatiche non cacciabili. Negli altri casi (danni entro il territorio di caccia o arrecati da specie cacciabili) i danni vengono risar citi dai gestori delle riserve di diritto e private di caccia (art. 36, L. P. 14/87 e s.m.). In deroga a quanto previsto dall’art. 36, la Giunta provinciale può risarcire i danni arrecati da lepri, uccelli o predatori cac ciabili malgrado le misure di prevenzione messe in atto dai gestori delle riserve di caccia interessate. In base ai criteri e alle modalità per la concessione degli indennizzi, stabiliti dalla Giunta Provinciale con propria deliberazione della n. 4107 del 7 novembre 2005, vengono ammessi ad indennizzo le seguen ti tipologie di danno: 69 danni riscontrati alle colture agricole nella zona limitrofa al Parco Nazionale dello Stelvio; danni arrecati dal tasso e dai leporini a campi di mais e frumento nonché ad impianti pomacei, ortico li e di frutti minori; danni arrecati da predatori a bestiame d’allevamento, incluso le api. Sono esclusi dall’indennizzo i danni a boschi, prati falciabili, alpeggi e pascoli; i danni causati da un gulati o dalla marmotta (purché cacciabili nell’anno in cui si sono verificati i danni); i danni a rotoli di silaggio di fieno o altri raccolti ancora depositati sui campi; i danni a frutteti e vigneti arrecati da uccel li, ghiri e scoiattoli. Per poter beneficiare dell’indennizzo, l’ammontare dei danni non può essere inferiore ad Euro 300,00, ad eccezione dei danni arrecati da predatori, compresi i grandi carnivori protetti, a bestiame di allevamen to (incluse le api) per i quali l’ammontare minimo dei danni ai fini della concessione dell’indennizzo è di Euro 100,00. La domanda per poter beneficiare del contributo deve essere presentata, utilizzando apposito formu lario, all’Ufficio caccia e pesca della Ripartizione provinciale foreste o presso i posti di custodia ittico-ve natoria territorialmente competenti, subito dopo la scoperta dei danni (in ogni caso non oltre due mesi) e comunque entro il 15 ottobre dell’anno di riferimento (tale scadenza non si applica per i danni arreca ti da predatori su animali domestici e bestiame d’allevamento). Per quanto riguarda l’istruttoria della domanda, l’Ufficio caccia e pesca, accertata le regolarità della do manda (in caso di domanda incompleta viene sollecitata per iscritto la presentazione dei dati mancanti, che devono essere poi presentati entro 15 giorni), la trasmette al posto di custodia ittico-venatoria terri torialmente competente al fine di accertare l’ammontare del danno subito dal richiedente. L’ammontare dell’indennizzo è pari al 80% del danno accertato. Per la quantificazione dei danni arrecati al bestiame d’allevamento viene fatto riferimento ai valori sta biliti annualmente dall’Ufficio Zootecnia della Ripartizione provinciale Agricoltura. Qualora nell’esercizio finanziario di riferimento non sussista la disponibilità di fondi necessari per l’ero gazione degli indennizzi previsti, l’ammontare degli stessi è ridotto in proporzione. L’importo utilizzato annualmente per l’erogazione degli indennizzi per danni arrecati dalla selvaggina non può superare il 50% dei fondi stanziati sul capitolo del piano di gestione del bilancio di previsione “Indennizzo per danni causati dalla selvaggina e contributi per misure di prevenzione”. Nel 2005, a seguito del verificarsi di una serie di danni al patrimonio zootecnico ad opera dell’orso proveniente dalla confinante provincia di Trento, la Giunta provinciale, con propria deliberazione n. 2474 di data 11 luglio 2005, in deroga alla disciplina generale ha disposto di concedere per i suddetti danni (accertati da un addetto al posto di custodia ittico-venatoria e stimati in collaborazione con l’Ufficio pro vinciale Zootecnia) il massimo del sussidio possibile (pari all’80% dell’importo periziato) e di liquidare subito gli importi, in quanto trattasi di eventi non prevedibili (e pertanto non contemplati dalla norma tiva provinciale in materia), verificatisi nonostante le azioni di dissuasione adottate, e causati da una spe cie prima non presente in Sudtirolo. Per quanto riguarda i criteri e le modalità per la concessione degli indennizzi per i danni arrecati dal la selvaggina all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, gli interventi finanziari gravano sul bilancio provinciale ma l’accertamento del danno, la sua quantificazione e la liquidazione del contributo ricono sciuto a titolo di indennizzo competono al Consorzio del Parco, che provvede con proprie procedure. 70 Modalità e procedure per la concessione dei contributi/incentivi per la realizzazione di opere di preven zione dei danni In base a quanto previsto dall’art. 38 della L. P. 14/87 e s.m., la Giunta provinciale può concedere con tributi per la realizzazione di opere atte a prevenire i danni causati dalla selvaggina, previo accertamento della loro idoneità ad opera dei competenti Uffici provinciali. Possono beneficiare del contributo sia persone fisiche che enti pubblici e privati, nonché i gestori del le riserve di caccia e le associazioni agrarie comunque denominate. Relativamente alla tipologia di opere ammesse a contributo, per danni causati dalla selvaggina da pe lo è prevista la realizzazione di recinzioni (con altezza di 140 cm per il capriolo e 180 cm per il cervo), di griglie, di colonne riutilizzabili per la protezione delle singole piante, così come l’allestimento di recin zioni elettriche. In contributo non viene concesso per la realizzazione di opere di prevenzione nei boschi e nei prati stabili, nei terreni agricoli di estensione inferiore a 1000 mq nonché in singoli appezzamenti situati in ampia zona di verde agricola, qualora gli stessi possano essere protetti da un’opera comune. La domanda per poter beneficiare del contributo deve essere presentata, utilizzando apposito formu lario, all’Ufficio caccia e pesca della Ripartizione provinciale foreste o presso i posti di custodia ittico-ve natoria territorialmente competenti, entro il 31 luglio di ogni anno. Per quanto riguarda l’istruttoria della domanda, il direttore dell’Ufficio caccia e pesca, accertata le rego larità della domanda (in caso di domanda incompleta viene sollecitata per iscritto la presentazione dei dati mancanti, che devono essere poi presentati entro 15 giorni), incarica il personale del posto di custodia itti co-venatoria territorialmente competente di eseguire un sopralluogo e compilare il relativo verbale. Struttura responsabile dei procedimenti Ufficio caccia e pesca della Ripartizione provinciale foreste Bilancio su cui gravano gli interventi finanziari Fondi stanziati sul capitolo del piano di gestione del bilancio di previsione “Indennizzo per danni causati dalla selvaggina e contributi per misure di prevenzione” Tipologie di danno indennizzato -Danni riscontrati alle colture agricole nella zona limitrofa al Parco Nazionale dello Stelvio Danni arrecati dal tasso e dai leporini a campi di mais e frumento nonché ad impianti pomacei, or ticoli e di frutti minori Danni arrecati da predatori a bestiame d’allevamento, incluso le api. Soglia minima del danno indennizzabile Euro 100,00 per danni arrecati da predatori, compresi i grandi carnivori protetti, a bestiame di alle vamento (incluse le api). In tutti gli altri Euro 300,00 Entità del contributo concesso (% rispetto alla spesa sostenuta) 80% del danno accertato Termine di denuncia La denuncia del danno è fatta contestualmente alla domanda di contributo e deve essere presenta ta, utilizzando apposito formulario, all’Ufficio caccia e pesca della Ripartizione provinciale foreste o presso i posti di custodia ittico-venatoria territorialmente competenti, subito dopo la scoperta dei danni (in ogni caso non oltre due mesi) e comunque entro il 15 ottobre dell’anno di riferimento (tale scadenza non si applica per i danni arrecati da predatori su animali domestici e bestiame d’al levamento). Modalità di accertamento L’Ufficio caccia e pesca trasmette la segnalazione del danno al posto di custodia ittico-venatoria ter ritorialmente competente per l’effettuazione di un sopralluogo, al fine di accertare l’ammontare del danno subito dal richiedente. Inoltro istanza di risarcimento Contestuale alla denuncia del danno. Tempi dei procedimenti L’Ufficio caccia e pesca accerta le regolarità della domanda; se incompleta viene sollecitata per iscritto la presentazione dei dati mancanti, che devono essere presentati entro 15 giorni Procedure di erogazione Per la quantificazione dei danni arrecati al bestiame d’allevamento viene fatto riferimento ai valori stabiliti annualmente dall’Ufficio Zootecnia della Ripartizione provinciale Agricoltura. Qualora nell’esercizio finanziario di riferimento non sussista la disponibilità di fondi necessari per l’erogazione degli indennizzi previsti, l’ammontare degli stessi è ridotto in proporzione. Gli importi vengono liquidati l’anno successivo a quello in cui si è verificato il danno. 71 L’ammontare del contributo è pari ad una percentuale che varia dal 40% al 60% della spesa ammes sa a contributo, a seconda della tipologia di opera (l’ art. 38 della L. P. 14/87 e s.m. prevede una percen tuale massima pari al 70% della spesa riconosciuta ammissibile). Qualora nell’esercizio finanziario di ri ferimento non sussista la disponibilità di fondi necessari per l’erogazione dei contributi ai richiedenti nel le percentuali previste, l’ammontare dei contributi è ridotto in proporzione. Se i fondi stanziati sul capitolo del piano di gestione del bilancio di previsione “Indennizzo per danni causati dalla selvaggina e contributi per misure di prevenzione” sono insufficienti, per il finanziamento delle opere di protezione dai danni può essere utilizzato fino al 75% dello stanziamento. La liquidazione del contributo concesso avviene dopo la realizzazione dell’opera ed il collaudo della stessa da parte del personale dei posti di custodia ittico-venatoria territorialmente competenti. I benefi ciari dei contributi possono richiedere la liquidazione di una parte dello stesso, in riferimento alla parte dell’opera eventualmente già realizzata. La liquidazione parziale è comunque subordinata ad un collaudo parziale e non può superare l’80% del contributo concesso. Se in occasione del sopralluogo eseguito ai fini del collaudo si accerta la realizzazione di un’opera in tutto o in parte diversa da quella per la quale è stato concesso il contributo, questo viene revocato in pro porzione alla divergenza accertata. Il contributo è comunque revocato qualora venga accertato che il be neficiario ha percepito per la medesima opera altri contributi. Struttura responsabile dei procedimenti Ufficio caccia e pesca della Ripartizione provinciale foreste Bilancio su cui gravano gli interventi finanziari Fondi stanziati sul capitolo del piano di gestione del bilancio di previsione “Indennizzo per danni causati dalla selvaggina e contributi per misure di prevenzione” Tipologie di opera o misura di prevenzione ammessa a contributo Per danni causati dalla selvaggina da pelo è prevista la realizzazione di recinzioni, di griglie, di co lonne riutilizzabili per la protezione delle singole piante, così come l’allestimento di recinzioni elet triche. Importo minimo degli interventi ammessi a contributo Non è prevista alcuna soglia minima. Entità del contributo concesso (% rispetto alla spesa sostenuta) Percentuale che varia dal 40% al 60% della spesa ammessa a contributo, a seconda della tipologia di opera. Qualora nell’esercizio finanziario di riferimento non sussista la disponibilità di fondi necessari per l’erogazione dei contributi ai richiedenti nelle percentuali previste, l’ammontare dei contributi è ri dotto in proporzione. Tempi dei procedimenti La domanda per poter beneficiare del contributo deve essere presentata all’Ufficio caccia e pesca o presso i posti di custodia ittico-venatoria territorialmente competenti, entro il 31 luglio di ogni an no. In caso di domanda incompleta viene sollecitata per iscritto la presentazione dei dati mancanti, che devono essere presentati entro 15 giorni. Procedure di erogazione Il direttore dell’Ufficio caccia e pesca, accertata la regolarità della domanda, incarica il personale del posto di custodia ittico-venatoria territorialmente competente di eseguire un sopralluogo e com pilare il relativo verbale. La liquidazione del contributo concesso avviene dopo la realizzazione dell’opera ed il collaudo della stessa da parte del personale dei posti di custodia ittico-venatoria territorialmente competenti. I be neficiari dei contributi possono richiedere la liquidazione di una parte dello stesso, in riferimento al la parte dell’opera eventualmente già realizzata. La liquidazione parziale è comunque subordinata ad un collaudo parziale e non può superare l’80% del contributo concesso. Criticità I tempi previsti per la denuncia del danno subito e per l’effettuazione del sopralluogo non sono com patibili con la tempistica richiesta per l’accertamento danni da predatore selvatico. Tempi di procedimento molto lunghi (per i danni da fauna selvatica, gli importi vengono generalmen te liquidati l’anno successivo a quello in cui si è verificato l’evento). Tra le tipologie di danno indennizzabile non sono contemplate le strutture in rapporto di esercizio con la coltivazione del fondo o l’allevamento del bestiame. Per quanto riguarda la prevenzione dei danni, non sono indicati i tempi per l’erogazione del contributo. 72 Allegato 2.3 RICOGNIZIONE SUGLI ASPETTI DI CARATTERE NORMATIVO E PROCEDURALE - REGIONE VENETO Organizzazione La Regione, attraverso l’Unità di Progetto caccia e pesca, esercita le funzioni amministrative di pro grammazione e di coordinamento ai fini della pianificazione faunistico-venatoria e svolge compiti di orien tamento e di controllo. Per lo svolgimento delle funzioni relative ai piani faunistico-venatori, ai programmi di intervento ed alle iniziative di coordinamento e di controllo, la Regione si avvale della consulenza della Commissione faunistico-venatoria regionale, nominata dal Presidente della Giunta regionale. Le Province, attraverso i propri Uffici Caccia provinciali, esercitano le funzioni amministrative asse gnate loro dalla Legge n. 157/1992 e quelle delegate dalla L.R. n. 50/1993. Nell’esercizio delle proprie funzioni ogni Provincia si avvale della consulenza della Commissione fau nistico-venatoria provinciale nominata dal Presidente della Provincia. Il territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata è suddiviso in Ambiti territoriali di caccia, esclusa la zona faunistica delle Alpi dove sono istituiti i Comprensori alpini. La vigilanza sull’applicazione della L.R. n. 50/1993 è delegata alle Province. Ripartizione competenze L’ordinamento in materia faunistico-venatoria vigente nella Regione Veneto delega alle Province , tra le altre, due importanti funzioni amministrative: controllo delle specie appartenenti alla fauna selvatica, anche nelle zone vietate alla caccia e nei periodi di divieto, per le finalità previste dalla legge (art. 17 della L.R. n. 50/1993); erogazione, mediante apposito Comitato provinciale danni, dei contributi per il risarcimento dei dan ni prodotti dalla fauna selvatica e nell’esercizio dell’attività venatoria, nonché per la prevenzione (art. 28 della L.R. n. 50/1993). Per quanto riguarda i soggetti giuridici a cui fa capo la facoltà di erogare contributi per i danni da fau na selvatica e per la prevenzione, oltre alle Province, che esplicano una funzione obbligatoria nei termini previsti dalla legge, sono: i Comitati Direttivi degli Ambiti Territoriali di Caccia e dei Comprensori Alpini (art. 21, comma 9, e art. 24, comma 5, della L.R. n. 50/1993) i quali esplicano una funzione meramente facoltativa e che attualmente, di fatto, non intervengono; gli Enti Parco regionali, nei termini e nei limiti previsti dalla relativa legge istitutiva (in assenza di tale potestà, interviene il fondo regionale di cui all’art. 28 della L.R. n. 50/1993). L’Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, in base ad uno specifico accordo con la Provincia di Belluno, nel cui territorio il Parco ricade completamente, interviene nel territorio di propria compe tenza con accertatori propri (corpo di vigilanza costituito da Coordinamento Territoriale Ambiente del Corpo Forestale dello Stato) e con risorse proprie (capitolo di Bilancio dedicato) per il risarcimen to di eventuali danni. QUADRO NORMATIVO REGIONALE IN MATERIA Legge Regionale 9 dicembre 1993, n. 50 “Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio” Legge Regionale 5 gennaio 2007, n.1 “Piano faunistico-venatorio regionale (2007-2012)” Legge Regionale n. 46/1999 Deliberazione della Giunta Regionale n. 3269 del 13 ottobre 2000 Deliberazione della Giunta Regionale n. 2072 del 3 agosto 2001 Deliberazione della Giunta Regionale n. 1418 del 16 maggio 2006 73 EVENTUALI DOCUMENTI DI INDIRIZZO Nessuno Modalità e procedure per l’indennizzo dei danni provocati dalla fauna selvatica e, in particolare dai pre datori selvatici (Orso bruno compreso) L’articolo 28 della L.R. 50/93, per far fronte ai danni di cui al comma 1 dell’art. 26 della Legge 157/92, istituisce un fondo regionale destinato alla prevenzione e al risarcimento dei danni arrecati dalla fauna selvatica e ne affida la gestione alla Giunta regionale, la quale, attraverso la Struttura regionale competen te (Unità di Progetto Caccia e Pesca), sulla base dei dati comunicati dalle singole Province relativi alle istanze di prevenzione e di risarcimento dei danni arrecati dalla fauna selvatica l’anno precedente, ripar tisce annualmente tale fondo tra le Province, come previsto dai criteri e dalle modalità fissate dal Rego lamento di attuazione del Piano faunistico-venatorio regionale (art. 8, comma 5). Per il calcolo del contributo massimo concedibile per i danni arrecati dalla fauna selvatica è utilizzata una griglia di indici percentuali sull’importo del danno accertato, decrescenti per scaglione progressivo di valore monetario del danno, fatte salve riduzioni percentuali del contributo calcolato qualora non risul tino sufficienti le risorse attribuibili sulla base degli stanziamenti di bilancio regionale. In base alle nuo ve norme stabilite dal Piano faunistico-venatorio regionale (2007-2012), approvato con Legge regionale 5 gennaio 2007, è stato sancito che la Giunta regionale provvede annualmente al riparto del fondo e con testualmente fissa i criteri specifici per l’anno in corso (priorità di contribuzione, scaglioni progressivi di contribuzione correlati all’entità del danno, spese di prevenzione ammissibili). Il risarcimento dei danni prodotti dalla fauna selvatica e dall’attività venatoria è, di fatto, un contributo (e non un “risarcimento” propriamente detto, inteso come ristoro totale del danno) riconosciuto ai danneggiati nei limiti dello stan ziamento annuale del capitolo di spesa previsto nell’apposito fondo regionale, da ripartire tra le Province con provvedimento della Giunta Regionale (art. 9 della L.R. n. 46/1999). Si ribadisce quanto previsto dalla L.R n. 46/1999 e cioè che i contributi di prevenzione e per gli in dennizzi sono ammessi nei limiti del riparto e comunque nei limiti delle disponibilità annuali di cui al bilancio regionale. Per quanto riguarda il 2006, in considerazione dell’elevata valenza faunistica delle specie orso, lupo e lince (grandi carnivori selvatici), la Regione Veneto ha disposto altresì che eventuali danni arrecati nel corso dell’anno alle produzioni agricole e zootecniche ivi compresa l’apicoltura, ed alle relative infrastrut ture, riconducibili in termini di eziologia ad esemplari appartenenti alle suddette specie protette, venga no risarciti dalle stesse Province con un indennizzo immediato e totale, pari al 100% del danno ricono sciuto previa comunicazione alla Struttura regionale competente (Unità di Progetto Caccia e Pesca). A tal fine ha disposto il trasferimento immediato alle Province di Belluno, Treviso, Verona e Vicenza, nei cui territori, sulla base della attuali conoscenze, ricade l’areale di possibile presenza o transito di esem plari appartenenti alle specie menzionate, di una somma pari ad € 5.000,00 per ciascuna Provincia, dan do atto che la quota parte di somma che risulti non utilizzata allo scadere dell’esercizio finanziario 2006 verrà considerata quale acconto della quota di riparto “ordinaria” riconosciuta per il risarcimento dei dan ni da fauna selvatica. L’operatività del fondo è estesa anche ai territori compresi nei Parchi e nelle Riserve regionali sino a quando non verranno attribuite agli Enti gestori dei medesimi la potestà e la capacità finanziaria per po tervi provvedere direttamente in applicazione del principio sancito dall’art. 15, comma 3 della Legge 394/91. Si evidenzia, come già riportato, che questi ed altri criteri vengono stabiliti (o confermati) annualmente con apposita deliberazione. Per quanto riguarda il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, la problematica relativa ai danni pro vocati dalla fauna selvatica viene gestita direttamente dall’Ente parco che, in accordo con la Provincia, provvede con fondi propri al risarcimento dei danni da fauna selvatica che si verificano all’interno dei ter ritori del parco. 74 Struttura responsabile dei procedimenti Uffici caccia, che si avvalgono del Comitato provinciale danni Bilancio su cui gravano gli interventi finanziari Fondo regionale destinato alla prevenzione e al risarcimento dei danni arrecati dalla fauna selvatica Tipologie di danno indennizzato Produzioni agricole e zootecniche ivi compresa l’apicoltura, e relative infrastrutture (per danni ricon ducibili in termini di eziologia ad esemplari appartenenti alle specie orso, lupo e lince) Soglia minima del danno indennizzabile Per danni riconducibili in termini di eziologia ad esemplari appartenenti alle specie orso, lupo e lince: nessuna In tutti gli altri casi: non sono ammessi ad indennizzo danni stimati di importo inferiore a euro 100,00 Entità del contributo concesso (% rispetto alla spesa sostenuta) 100% dell’importo periziato (per danni riconducibili in termini di eziologia ad esemplari appartenen ti alle specie orso, lupo e lince. Per tutte le altre specie per il calcolo del contributo concedibile è uti lizzata una griglia di indici percentuali che va dal 55% al 15% in base all’importo del danno). Termine di denuncia Richiesta di accertamento su apposito modello di domanda, predisposto dagli uffici provinciali, con tenente tutti i dati necessari all’individuazione del bene danneggiato e delle caratteristiche del dan no; la richiesta va inoltrata al Presidente della Provincia. La domanda deve essere presentata “in tempo utile” per consentire l’accertamento, prima del qua le non dovrà essere modificato lo stato di fatto delle colture, dell’allevamento o delle opere danneg giate. Eventuali modifiche effettuate prima dell’accertamento tecnico dovranno essere segnalate per tempo all’Amministrazione provinciale, pena la perdita del risarcimento (in alternativa il danneggia to può far effettuare, a proprie spese, una perizia giurata redatta da un tecnico abilitato). Modalità di accertamento L’accertamento è effettuato da un tecnico agrario dell’Ispettorato regionale dell’agricoltura o da un tecnico dell’Amministrazione provinciale, alla presenza dell’interessato o di una persona delegata. Del l’accertamento possono essere incaricate anche le Guardie del corpo di vigilanza venatoria provincia le, che possono accertare solo ed esclusivamente la causa del danno e le specie selvatiche che lo hanno provocato, restando al tecnico della Provincia la valutazione dello stesso. Il Comitato provinciale, sulla base dell’accertamento tecnico, valuta l’entità del danno (*) Inoltro istanza di risarcimento Tempi dei procedimenti Il Comitato provinciale provvede entro 30 gg alle verifiche amministrative e nei 60 gg successivi al la liquidazione. Procedure di erogazione Gli uffici amministrativi della Provincia, sulla base degli esiti del lavoro svolto dal Comitato provincia le, quantificano il contributo massimo concedibile e dispongono il pagamento di un acconto; il saldo viene quindi perfezionato all’inizio dell’anno successivo (solo in tale periodo è infatti possibile cono scere, a livello provinciale, il contributo massimo concedibile riferito a tutte le istanze presentate nel l’anno precedente ed operare, qualora non vi sia capienza rispetto alla quota di riparto acquisita dal la Regione, le necessarie riduzioni percentuali). Per i danni riconducibili in termini di eziologia ad esemplari appartenenti alle specie orso, lupo e lin ce, è invece previsto l’indennizzo immediato e totale dell’importo periziato. (*) A. Danni alle colture cerealicole, foraggere ed ai pascoli permanenti 1 - Danni alla semina Qualora il danno accertato risulti interessare una quota superiore al sessanta per cento della superficie investita dalla coltura danneggiata deve essere ammessa, ove richiesta, la risemina. In tal caso, l’indennizzo è corrispondente al costo delle sementi e della manodopera necessarie al ripristino della coltivazione. Nel caso non si richieda il ripristino della coltivazione o il danno interessi meno del sessanta per cento della superficie, l’indennizzo viene calcolato sulla base di: a) valutazione economica del prodotto sul campo fornita dai Mercuriali della Camera di Commercio con riferimento all’epoca di raccolta; a) entità della superficie danneggiata; c) produzione media zonale. 2 - Danni in fase di maturazione delle colture Sulla base dei precedenti criteri viene ammesso a indennizzo la perdita di prodotto in fase di maturazione. Nel caso di danneggiamento al cotico erboso verrà corrisposto un indennizzo equivalente al costo del lavoro occorrente per il ripristino, secondo il prezzario regiona le. B. Danni alle colture agricole In caso di danno alle produzioni orticole, siano essere destinate alla vendita che ad autoconsumo, l’ammontare dell’indennizzo è determinato sulla base dei criteri precedenti relativi a superficie danneggiata, prezzo del prodotto e produzione media zonale. C. Danni alle colture arboree in attualità di coltivazione (frutteti, oliveti, vigneti e castagneti da frutto) Qualora il danno sia tale da consigliare la sostituzione di piante, l’ammontare dell’indennizzo viene calcolato sulla base dei criteri precedenti, pari alla perdita di pro dotto. D. Danni a rimboschimenti fino a tre anni dell’impianto Ove si verifichi la necessità di sostituzione di piantumazione danneggiata l’indennizzo viene calcolato sulla base del costo delle sostituzioni messe a dimora. 75 Modalità e procedure per la concessione dei contributi/incentivi per la realizzazione di opere di preven zione dei danni Sulla base degli indirizzi gestionali forniti dal Regolamento di attuazione del Piano faunistico-venato rio regionale, ai sensi del Piano faunistico venatorio regionale 2007-2012 (L.R. 1/2007) vengono confer mati criteri applicativi, per la ripartizione del fondo regionale destinato alla prevenzione e al risarcimen to dei danni arrecati dalla fauna selvatica, incentivanti il ricorso allo strumento della prevenzione rispet to al risarcimento dei danni. Tali criteri prevedono: la fissazione di una quota del fondo da destinarsi espressamente agli interventi atti a prevenire o conte nere i danni; la fissazione di elevati massimali di contribuzione sulla spesa ammissibile relativa a detti interventi pre ventivi. Rispetto al precedente piano faunistico-venatorio regionale (DGR 85/2005), i nuovi criteri prevedono che la Giunta regionale indichi, anni per anno, le spese ammissibili e le percentuali massime di contribuzione per gli interventi di prevenzione, tenuto conto delle tipologie di danni ammissibili a contributo di cui all’art. 17 dell’Allegato A della L.R. 1/2007. Nel caso di mancata capienza rispetto all’ammontare complessivo della quota del suddetto fondo destina to alle istanze di prevenzione, la Struttura regionale competente (Unità di Progetto Caccia e Pesca) provve de ad una riduzione proporzionale delle quote provinciali di riparto sino al raggiungimento della capienza. A fine di razionalizzare gli interventi di prevenzione, anche in termini di tempestività, efficacia ed econo micità, è prevista la possibilità per la Provincia di provvedere direttamente all’acquisto delle attrezzature ne cessarie ai proprietari/conduttori dei fondi, fatto salvo il recupero del contributo a carico dei medesimi. CRITICITÀ Non è stabilita una tempistica per quanto concerne i termini di presentazione della denuncia del dan no da parte del danneggiato. Formazione del personale incaricato degli accertamenti per quanto concerne le modalità di accerta mento danni da predatore selvatico. La tempistica per l’esecuzione del sopralluogo da parte dei tecnici incaricati è stabilita dalle singole Province e, pertanto, manca una procedura univoca per tutto il territorio regionale, che deve risultare com patibile con le modalità di accertamento dei danni da predatore selvatico. E’ molto dettagliata la stima del danno al patrimonio agricolo, mentre non vengono forniti elementi per quanto riguarda il patrimonio zootecnico e le infrastrutture. Non sono specificati i tempi per l’erogazione dell’indennizzo nel caso di danni da grandi predatori sel vatici Struttura responsabile dei procedimenti Struttura regionale: Unità di Progetto Caccia e Pesca Struttura provinciale: Comitato provinciale Bilancio su cui gravano gli interventi finanziari Fondo regionale destinato alla prevenzione e al risarcimento dei danni arrecati dalla fauna selvatica Tipologie di opera o misura di prevenzione ammessa a contributo Stabilite (o confermate) dalla Giunta regionale annualmente con proprio provvedimento Importo minimo degli interventi ammessi a contributo Non è prevista alcuna soglia minima Entità del contributo concesso (% rispetto alla spesa sostenuta) Stabilito (o confermato) dalla Giunta regionale annualmente con proprio provvedimento Tempi dei procedimenti Gli stessi stabiliti per l’indennizzo dei danni riferiti allo stesso anno Procedure di erogazione Le stesse stabilite per l’indennizzo dei danni riferiti allo stesso anno 76 Allegato 2.4 RICOGNIZIONE SUGLI ASPETTI DI CARATTERE NORMATIVO E PROCEDURALE - REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA Organizzazione La Regione, attraverso il Servizio autonomo per la gestione faunistica e venatoria, oltre a svolgere fun zioni amministrative e di controllo, adotta atti d’indirizzo generale, previo parere del Comitato faunistico venatorio regionale (organo consultivo della Regione per la tutela della fauna e per la gestione dell’eserci zio venatorio) e/o dell’Ufficio studi faunistici (struttura tecnico-scientifica per la conservazione della fau na e dei suoi habitat e per la pianificazione faunistica, cui spettano anche compiti di studio e di ricerca in campo faunistico). Un ulteriore organo consultivo della Regione è la Conferenza permanente dei Presiden ti dei Distretti venatori, che esprime pareri su questioni relative la gestione a fini venatori del territorio. Tra gli atti di indirizzo, la Regione redige ed aggiorna il piano regionale pluriennale di gestione fauni stica al fine di consentire la conservazione, la riproduzione ed il miglioramento della fauna e la razionale gestione venatoria. Le Province, attraverso gli Uffici caccia e pesca provinciali, esercitano le funzioni amministrative e di gestione della fauna delegate dalla L.R. 30/99. Il territorio della Regione Friuli-Venezia Giulia è sottoposto al regime giuridico della Zona faunistica delle Alpi. La Regione destina una quota del territorio agro-silvo-pastorale, non inferiore al 10%, alla protezione della fauna; una quota massima globale del 10% alla caccia riservata a gestione privata; la re stante parte del territorio agro-silvo-pastorale è destinata alla gestione venatoria pubblica. Il territorio regionale destinato a gestione venatoria pubblica è suddiviso in Riserve di caccia a loro volta organizzate in Distretti venatori. L’attività di vigilanza in materia venatoria e in materia di protezione e tutela della fauna è delegata al le Province. Ripartizione competenze L’ordinamento in materia faunistico-venatoria vigente nella Regione Friuli-Venezia Giulia, tra le fun zioni amministrative delegate alle Province prevede l’erogazione dei contributi per il risarcimento dei dan ni prodotti dalla fauna selvatica (art. 24 della L.R. n. 30/99). Per quanto riguarda il controllo della fauna, in base a quanto previsto dall’art. 37 della L.R. n. 30/99, la cattura e l’abbattimento di fauna per le finalità di cui all’art. 19, comma 2, della L. 157/92, devono es sere autorizzate dell’Assessore regionale delegato in materia di caccia, previo parere dell’Ufficio studi fau nistici e del Comitato faunistico-venatorio regionale. Per le specie individuate quali particolarmente pro tette, l’autorizzazione può essere concessa dell’Assessore regionale delegato in materia di caccia, previa ac quisizione di parere conforme dell’Ufficio studi faunistici. Quadro normativo regionale in materia Legge Regionale 25 ottobre 1994, n. 15 “Intereventi regionali per il risarcimento dei danni causati da spe cie animali selvatiche di notevole interesse scientifico e naturalistico ” Legge Regionale 30 settembre 1996, n. 42 “Norme in materia di parchi e riserve naturali regionali” Legge Regionale 31 dicembre 1999, n. 30 “Gestione ed esercizio dell’attività venatoria nella regione Friu li-Venezia Giulia” Legge Regionale 29 gennaio 2003, n. 1 “Disposizioni per la formazione del bilancio pluriennale ed an nuale della Regione” D.P.G.R. 10 ottobre 1996, n. 373/Pres. “Regolamento relativo alle modalità per la concessione dei contri buti previsti dall’articolo 3 della legge regionale 25 ottobre 1994, n. 15. Approvazione” Provincia di Gorizia: “Regolamento provinciale recante criteri e modalità di erogazione dei trasferimenti re gionali del fondo regionale per il miglioramento ambientale, prevenzione ed indennizzo dei danni all’agri coltura”. Adottato con deliberazione del consiglio Provinciale n. 39 dd. 29 settembre 2005 77 Provincia di Trieste: “Regolamento provinciale recante i criteri e le modalità per le iniziative di migliora mento ambientale, per l’indennizzo dei danni e per la copertura dei rischi”. Adottato con deliberazione del Consiglio Provinciale n. 61 dd. 16 settembre 2004 Eventuali documenti di indirizzo Nessuno Modalità e procedure per l’indennizzo dei danni provocati dalla fauna selvatica e, in particolare dai pre datori selvatici (Orso bruno compreso) La L.R. 15/94 autorizza l’Amministrazione regionale a concedere contributi in favore di agricoltori e allevatori per l’indennizzo dei danni al patrimonio zootecnico, alle colture ed ai beni utilizzati per l’eser cizio dell’attività agricola o di allevamento, provocati da esemplari appartenenti alle specie Orso bruno, lince, lupo, sciacallo dorato e aquila reale. L’articolo 35 della L.R. 30/99, come modificato dall’art. 5 della L.R. 01/2003, delega tale funzione amministrativa alle Amministrazioni provinciali. Nel contempo istituisce, per la prevenzione e l’inden nizzo dei danni non altrimenti risarcibili arrecati dalla fauna, compresa quella selvatica protetta di cui al l’art. 1 della L.R. 15/94, il “Fondo per il miglioramento ambientale e per la copertura dei rischi”. Ap posito regolamento fissa i criteri di riparto del fondo tra le Amministrazioni provinciali. Le Amministra zioni provinciali, per i danni provocati dalla fauna, sono altresì autorizzate a stipulare apposite polizze, individuando le tipologia dei rischi oggetto della copertura assicurativa. Il medesimo articolo prevede, inoltre, che la Giunta regionale stabilisca gli indirizzi per la concessio ne dei contributi, ai quali le amministrazioni regionali dovrebbero attenersi. Si ricorda che il Regolamento relativo alle modalità per la concessione dei contributi previsti dall’art. 3 della L.R. 15/94 prevedeva che i suddetti danni venissero segnalati, tramite comunicazione scritta al Servizio della caccia e della pesca, entro 3 giorni dalla constatazione dell’evento. La domanda di inden nizzo andava presentata al medesimo Servizio entro 10 giorni dalla constatazione del danno; si prevede va che l’erogazione del contributo avvenisse entro 90 giorni dalla presentazione della domanda. Non venivano prese in considerazione richieste d’indennizzo danni inferiori a lire 100.000. L’istruttoria era svolta dal Servizio della caccia e della pesca regionale che poteva avvalersi, ai fini del l’accertamento e della quantificazione del danno, dell’Osservatorio faunistico e dell’Ispettorato provincia le dell’agricoltura competenti per territorio. In base a quanto previsto dall’art. 4 della L.R. 15/94, era consentito un contributo fino alla misura del 100%, detratti eventuali premi assicurativi corrisposti al danneggiato. Attualmente, nelle more dell’emanazione da parte della Giunta regionale dei criteri per la concessione dei contributi, le province di Gorizia e Trieste hanno adottato un proprio regolamento provinciale relativo ai criteri e alle modalità per l’erogazione dei contributi per la prevenzione e l’indennizzo dei danni. Le province di Udine e di Pordenone non hanno emanato alcun regolamento: alla fine di ogni anno verificano l’importo complessivo dei danni e poi ripartiscono i contributi su base proporzionale. Provincia di Gorizia Il Fondo regionale previsto all’art. 35 della L.R. 30/99 può far fronte agli oneri per gli interventi di prevenzione e di risarcimento dei danni da fauna selvatica solo se arrecati all’agricoltura. E’ prevista, inol tre, la possibilità di stipula di polizze assicurative per il risarcimento dei danni civili, non altrimenti rim borsabili, provocati dalla fauna. Per quanto riguarda le tipologie di danno, sono indennizzabili solo quelli alle produzioni agricole ov vero ai prodotti derivati dalle coltivazioni erbacee ed arboree e agli allevamenti zootecnici, compresi quel li ittici, ed alle opere approntate sui terreni coltivati ed a pascolo ovvero i manufatti in rapporto di eser cizio con la coltivazione del fondo o l’allevamento del bestiame. La Provincia è altresì autorizzata a ricercare sul mercato idonea garanzia assicurativa per gli oneri de rivanti da danni civili non altrimenti rimborsabili provocati dalla fauna. I danni devono essere segnalati tramite comunicazione scritta entro 3 giorni lavorativi dalla constatazione del l’evento. La segnalazione deve identificare i dati del richiedente, la data e il luogo del danno, i beni danneggiati, la causa dell’evento, l’assenza di copertura assicurativa o di altre forme di risarcimento sui beni danneggiati. La Provincia, a seguito della segnalazione per valutare la possibilità di indennizzare il danno dichiarato, provvede tempestivamente ad effettuare il sopralluogo. Fino ad avvenuta esecuzione del sopralluogo non de 78 ve essere alterato lo stato dei luoghi ove si è verificato il danno a pena dell’archiviazione del procedimento. Nella quantificazione del danno la Provincia tiene conto dei costi di produzione, dei costi di reimpian to o ripristino o risemina, che devono essere adeguatamente documentati, nonché della perdita o minor prodotto causate dall’evento. Per il calcolo delle produzioni e dei prezzi unitari da applicare si fa riferi mento al prezziario regionale, ai valori stabiliti dalla Camera di Commercio per le merci non considera te dal prezziario regionale oppure a quelli praticati per la zona nell’annata di riferimento. Il limite massimo di indennizzo per ciascun danno è quantificato in Euro 3000,00. Qualora nell’an no risultino risorse in avanzo si provvederà al riparto proporzionale fra coloro che hanno subito danni su periori a Euro 3000,00. Non sono ammessi ad indennizzo danni stimati di importo inferiore a Euro 150,00. Sono esclusi dall’indennizzo: i soggetti che, per la stessa particella (non viene fatto esplicito riferimento a nessun altro tipo di bene) danneggiata, hanno ottenuto i contributi di prevenzione; i danni provocati alla stessa particella per più di tre volte in tre anni consecutivi senza che siano stati messi in atto dai conduttori idonei sistemi di prevenzione; i soggetti che per lo stesso danno hanno ottenuto l’indennizzo con provvedimenti regionali, nazionali o comunitari oppure hanno ottenuto indennizzi da Compagnie Assicurative o da altri enti pubblici. L’esclusione dall’indennizzo viene comunicata entro 60 giorni dalla presentazione della domanda. La provincia provvede alla liquidazione della somma dovuta a titolo di indennizzo entro il 15 marzo dell’anno successivo a quello di presentazione della domanda di risarcimento. Provincia di Trieste Il Fondo regionale previsto all’art. 35 della L.R. 30/99 è destinato a far fronte anche agli oneri per in terventi di prevenzione e di risarcimento dei danni, non altrimenti risarcibili, arrecati dalla fauna, com presa quella selvatica protetta. E’ prevista, inoltre, la possibilità di stipula di polizze assicurative per i dan ni civili, non altrimenti rimborsabili, provocati dalla fauna, compresa quella selvatica protetta. La Giunta Provinciale ripartisce la somma annualmente stanziata dalla Regione in quote destinate prio ritariamente all’indennizzo dei danni, a cui segue la prevenzione. Per quanto riguarda le tipologie di danno, la provincia di Trieste indennizza i danni alle produzioni agricole, ovvero ai prodotti derivati dalle coltivazioni erbacee ed arboree e agli allevamenti zootecnici e al le opere approntate sui terreni coltivati ed a pascolo, ovvero ai manufatti in rapporto di esercizio con la coltivazione del fondo o l’allevamento del bestiame. Particolari casi non rientranti nella suddetta tipolo gia vengono valutati singolarmente dalla Giunta Provinciale. I danni devono essere segnalati tramite apposito modello entro 48 ore dalla constatazione dell’evento. La Provincia provvede ad effettuare il sopralluogo entro 8 giorni. Fino ad avvenuta esecuzione del so pralluogo non deve essere alterato lo stato dei luoghi ove si è verificato il danno. Nelle fasi di accertamento, il danneggiato può richiedere l’assistenza di un proprio tecnico apparte nente alle organizzazioni professionali. La quantificazione del danno è fatta tenendo conto dei costi di produzione, dei costi di reimpianto o ri semina nonché della perdita o minor prodotto causate dall’evento. Per il calcolo delle produzioni e dei prez zi unitari da applicare si fa riferimento ai prezzi e bilanci storici del richiedente oppure a quelli praticati per la zona nell’annata di riferimento. La percentuale massima di indennizzo sull’importo quantificato del dan no è determinato in percentuale dalle risorse disponibili, dando priorità agli imprenditori agricoli professio nali e all’imprenditoria agricola giovanile. Qualora gli importi totali degli indennizzi richiesti superino la di sponibilità finanziaria dell’anno, la Giunta Provinciale predispone una graduatoria di riparto. Non sono indennizzati danni di importo inferiore a Euro 100,00. Sono esclusi dall’indennizzo: i danni cagionati laddove si sono ottenuti i contributi per opere di prevenzione nello stesso anno o in quello precedente e derivanti dallo stesso danno temuto; i soggetti che per lo stesso danno hanno ottenuto l’indennizzo con provvedimenti regionali, nazionali o comunitari oppure hanno ottenuto indennizzi da Compagnie Assicurative o da altri enti pubblici. Per quanto riguarda i parchi e le riserve naturali regionali, i criteri e le modalità di corresponsione de gli indennizzi sono disciplinati con proprio regolamento. Gli interventi finanziari gravano sul bilancio della Provincia. 79 Struttura responsabile dei procedimenti Ufficio caccia e pesca provinciale Provincia di Trieste: Comunità montana Bilancio su cui gravano gli interventi finanziari Fondo regionale per il miglioramento ambientale e per la copertura dei rischi, ripartito annualmente tra le Province. Possibilità di stipula di polizze assicurative per il risarcimento dei danni civili, non altrimenti rimbor sabili, provocati dalla fauna. Tipologie di danno indennizzato Per danni provocati da esemplari appartenenti alle specie Orso bruno, lince, lupo, sciacallo dorato e aquila reale: patrimonio zootecnico (compresa l’apicoltura), colture e beni utilizzati per l’esercizio dell’attività agricola o di allevamento (L.R. 15/94). Provincia di Gorizia: produzioni agricole, prodotti derivati dalle coltivazioni erbacee ed arboree, alle vamenti zootecnici, compresi quelli ittici, opere approntate sui terreni coltivati ed a pascolo, manu fatti in rapporto di esercizio con la coltivazione del fondo o l’allevamento del bestiame Provincia di Trieste: produzioni agricole, ovvero prodotti derivati dalle coltivazioni erbacee ed arboree e allevamenti zootecnici, compresi quelli ittici, opere approntate sui terreni coltivati ed a pascolo, manu fatti in rapporto di esercizio con la coltivazione del fondo o l’allevamento del bestiame. Particolari casi non rientranti nella suddetta tipologia vengono valutati singolarmente dalla Giunta Provinciale Soglia minima del danno indennizzabile Non sono ammessi ad indennizzo danni stimati di importo inferiore a lire 100.000 (D.P.G.R. 10 ot tobre 1996, n. 373/Pres.) Provincia di Gorizia: Euro 150,00 Provincia di Trieste: Euro 100,00 Entità del contributo concesso (% rispetto alla spesa sostenuta) E’ consentito un contributo fino alla misura del 100%, detratti eventuali premi assicurativi corrisposti al danneggiato (D.P.G.R. 10 ottobre 1996, n. 373/Pres.) Provincia di Gorizia: limite massimo di indennizzo pari a Euro 3000,00. Qualora nell’anno risultino risorse in avanzo viene effettuato un riparto proporzionale fra coloro che hanno subito danni superio ri a Euro 3.000,00. Provincia di Trieste: la percentuale massima di indennizzo sull’importo quantificato del danno è de terminato in percentuale dalle risorse disponibili, dando priorità agli imprenditori agricoli professiona li e all’imprenditoria agricola giovanile. Qualora gli importi totali degli indennizzi richiesti superino la disponibilità finanziaria dell’anno, la Giunta Provinciale predispone una graduatoria di riparto. Termine di denuncia I danni vanno segnalati tramite comunicazione scritta al Servizio della caccia e della pesca regiona le entro 3 giorni dalla constatazione dell’evento (D.P.G.R. 10 ottobre 1996, n. 373/Pres.). Provincia di Gorizia: entro 3 giorni lavorativi dalla constatazione dell’evento. Provincia di Trieste: entro 48 ore dalla constatazione dell’evento, tramite apposito modello predispo sto dagli uffici provinciali. Modalità di accertamento Il Servizio della caccia e della pesca regionale può avvalersi, ai fini dell’accertamento e della quanti ficazione del danno, dell’Osservatorio faunistico e dell’Ispettorato provinciale dell’agricoltura compe tenti per territorio (D.P.G.R. 10 ottobre 1996, n. 373/Pres.). Provincia di Gorizia: provvede “tempestivamente” ad effettuare il sopralluogo. Fino ad avvenuta ese cuzione del sopralluogo non deve essere alterato lo stato dei luoghi ove si è verificato il danno a pe na dell’archiviazione del procedimento. Quantificazione del danno: considerati anche i costi di produzione, di reimpianto o ripristino o risemi na, nonché la perdita o minor prodotto causate dall’evento. Per il calcolo delle produzioni e dei prez zi unitari da applicare si fa riferimento al prezziario regionale, ai valori stabiliti dalla Camera di Com mercio per le merci non considerate dal prezziario regionale oppure a quelli praticati per la zona nel l’annata di riferimento. Provincia di Trieste: sopralluogo effettuato entro 8 giorni dalla Polizia ambientale e territoriale. Fino ad avvenuta esecuzione del sopralluogo non deve essere alterato lo stato dei luoghi ove si è verifi cato il danno. Nelle fasi di accertamento, il danneggiato può richiedere l’assistenza di un proprio tecnico apparte 80 Modalità e procedure per la concessione dei contributi/incentivi per la realizzazione di opere di pre venzione dei danni L’articolo 35 della L.R. 30/99, come modificato dall’art. 5 della L.R. 01/2003, delega tale funzione amministrativa alle Amministrazioni provinciali. Nel contempo istituisce, per la prevenzione e l’inden nizzo dei danni non altrimenti risarcibili arrecati dalla fauna, compresa quella selvatica protetta di cui al l’art. 1 della L.R. 15/94, il “Fondo per il miglioramento ambientale e per la copertura dei rischi”. Appo sito regolamento fissa i criteri di riparto del fondo tra le Amministrazioni provinciali. Provincia di Gorizia Per la prevenzione dei danni alle colture e alle attività agricole è previsto l’uso di mezzi e strumenti ecologici tra i quali è contemplata anche la protezione elettrica con filo percorso da corrente elettrica a bassa intensità. La Provincia può erogare contributi in conto capitale fino all’ammontare massimo del 70% della spesa am messa per ciascuna azione di prevenzione. In caso di disponibilità finanziaria insufficiente l’ammontare del pre mio e la percentuale del contributo possono essere ridotte al fine di soddisfare tutte le richieste accolte. Non sono prese in considerazione richieste che comportino una spesa di intervento inferiore a Euro 150,00. La domanda di contributo deve essere presentata entro il 30 aprile alla Provincia, con allegati la planimetria della particella interessata, la descrizione degli interventi di prevenzione programmati, il preventivo di spesa. Entro il 30 giugno la Provincia, previa verifica della documentazione e valutazione dell’intervento di prevenzione proposto, decide in merito all’accoglimento della domanda. La liquidazione del contributo avviene a seguito della presentazione di idonea documentazione di spesa. La Provincia si riserva la facoltà di effettuare controlli a campione per la verifica dell’intervento ogget to di contributo. Provincia di Trieste La prevenzione dei danni alle colture e alle attività agricole è perseguita laddove è accertata un’elevata densità di fauna, la presenza di fauna di particolare interesse scientifico e naturalistico ovvero dove siano presenti colture o allevamenti di particolare pregio. Tra i mezzi e strumenti ecologici utili ad esercitare un’azione di prevenzione, dissuasione o distrazio ne è previsto l’uso di protezione elettrica con filo percorso da corrente a bassa intensità. La domanda di contributo deve essere presentata all’Amministrazione provinciale con allegati la rela zione sul danno ipotizzato e sulla specie di fauna interessata, la planimetria della particella interessata, la descrizione degli interventi di prevenzione programmati, il preventivo di spesa. L’Amministrazione pro vinciale, previa verifica della documentazione e valutazione dell’intervento di prevenzione proposto, de cide in merito all’accoglimento della domanda. L’erogazione del contributo avviene a seguito della pre sentazione di idonea documentazione di spesa. nente alle organizzazioni professionali. La quantificazione del danno è fatta tenendo conto dei costi di produzione, dei costi di reimpianto o risemina nonché della perdita o minor prodotto causate dall’evento. Per il calcolo delle produzioni e dei prezzi unitari da applicare si fa riferimento ai prezzi e bilanci storici del richiedente oppure a quel li praticati per la zona nell’annata di riferimento. Inoltro istanza di risarcimento La domanda di risarcimento va presentata al Servizio della caccia e della pesca regionale entro 10 giorni dalla constatazione dell’evento. A seguito dell’accertamento con attribuzione del danno alle specie Orso bruno, lince, lupo, sciacallo dorato e aquila reale, la domanda va integrata con dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà dal la quale risulti la proprietà del bene danneggiato nonché l’eventuale sussistenza di polizze assicura tive (D.P.G.R. 10 ottobre 1996, n. 373/Pres.). Tempi dei procedimenti e procedure di erogazione I provvedimenti di accertamento, valutazione e liquidazione dei danni devono essere emanati dal di rettore del Servizio della caccia e della pesca entro 90 giorni dalla presentazione della domanda (D.P.G.R. 10 ottobre 1996, n. 373/Pres.). Le Amministrazioni provinciali attendono la fine dell’anno per determinare, sulla base del numero di danni e delle risorse finanziarie disponibili, l’ammontare massimo del finanziamento erogabile. Gli importi vengono così liquidati l’anno successivo a quello in cui si è verificato il danno. 81 Struttura responsabile dei procedimenti Ufficio caccia e pesca provinciale Provincia di Trieste: Comunità montana Bilancio su cui gravano gli interventi finanziari Fondo regionale per il miglioramento ambientale e per la copertura dei rischi, ripartito annualmente tra le Province Tipologie di opera o misura di prevenzione am messa a contributo Provincia di Gorizia: prevenzione solo dei danni alle colture e alle attività agricole. Prevista anche la protezione elettrica. Provincia di Trieste: prevenzione dei danni alle colture e alle attività agricole solo nel caso di un’ele vata densità di fauna, di presenza di fauna di particolare interesse scientifico e naturalistico o nel ca so di colture o allevamenti di particolare pregio. Previsto l’uso di protezione elettrica con filo percorso da corrente a bassa intensità. Importo minimo degli interventi ammessi a contributo Provincia di Gorizia: Euro 150,00. Provincia di Trieste: Euro 100,00. Entità del contributo concesso (% rispetto alla spesa sostenuta) Provincia di Gorizia: può erogare contributi fino all’ammontare massimo del 70% della spesa ammes sa. In caso di disponibilità finanziaria insufficiente l’ammontare del premio e la percentuale del con tributo possono essere ridotte al fine di soddisfare tutte le richieste accolte. Provincia di Trieste: fino all’ammontare massimo determinato dalle risorse finanziarie disponibili. Tempi dei procedimenti Provincia di Gorizia: la domanda di contributo deve essere presentata entro il 30 aprile alla Provin cia. Entro il 30 giugno la Provincia, previa verifica della documentazione e valutazione dell’interven to di prevenzione proposto, decide in merito all’accoglimento della domanda. Provincia di Trieste: l’Amministrazione provinciale, previa verifica della documentazione e valutazio ne dell’intervento di prevenzione proposto, decide in merito all’accoglimento della domanda. Procedure di erogazione Provincia di Gorizia: la liquidazione del contributo avviene a seguito della presentazione di idonea do cumentazione di spesa. Provincia di Trieste: l’erogazione del contributo avviene a seguito della presentazione di idonea do cumentazione di spesa. L’ammontare massimo del finanziamento è determinato dalle risorse finanziarie disponibili e non è cumu labile con provvedimenti regionali, nazionali o comunitari. I contributi devono essere concessi secondo cri teri che diano priorità agli imprenditori agricoli professionali e all’imprenditoria agricola giovanile. Non sono prese in considerazione richieste che comportino una spesa di intervento inferiore a Euro 100,00. Criticità Non esistono procedure specifiche per i grandi carnivori; di conseguenza i tempi previsti per la denun cia del danno subito e per l’effettuazione del sopralluogo (quando indicati) non sono compatibili con la tempistica richiesta per l’accertamento danni da predatore selvatico. Nella maggior parte dei casi non è indicato a chi compete l’effettuazione del sopralluogo per l’accerta mento del danno (necessità di adeguata formazione del personale incaricato dell’accertamento danni da predatore selvatico) La Giunta regionale non ha ancora emanato gli atti di indirizzo relativi alle modalità di concessione dei contributi per il risarcimento dei danni e per la realizzazione delle opere di prevenzione. Questo com porta l’adozione da parte delle Province di propri regolamenti (Gorizia e Trieste) o l’assenza di uno spe cifico regolamento provinciale (Udine e Pordenone): i criteri adottati dalle singole province risultano, pertanto, non omogenei per tutto il territorio regionale, oltre che non compatibili con le modalità di accertamento dei danni da predatore selvatico. Tempi di procedimento molto lunghi (per i danni da fauna selvatica, gli importi vengono generalmen te liquidati l’anno successivo a quello in cui si è verificato l’evento). Per quanto riguarda la prevenzione dei danni, non sono indicati i tempi per l’erogazione dell’indennizzo Non è chiaro se la Legge Regionale 25 ottobre 1994, n. 15 è ancora vigente oppure se è stata abrogata (i regolamenti provinciali spesso non sono coerenti con il disposto di legge). 82 Allegato 2.5 RICOGNIZIONE SUGLI ASPETTI DI CARATTERE NORMATIVO E PROCEDURALE - REGIONE LOMBARDIA Organizzazione La Regione esercita le funzioni di programmazione, di indirizzo e di coordinamento ai fini della pianificazio ne faunistico-venatoria; svolge altresì funzioni di orientamento e di controllo previste dalla L.R. n. 26/1993 Per lo svolgimento delle proprie funzioni la giunta regionale può avvalersi della Consulta faunistico venatoria regionale, nominata dal Presidente della Giunta regionale. La giunta regionale ha provveduto con dgr n 52567/94 alla costituzione del gruppo di studio dell’Os servatorio degli habitat naturali e delle popolazioni faunistiche, con il compito di promuovere e di coor dinare le ricerche per la raccolta e l’elaborazione dei dati relativi alla fauna selvatica, secondo le indicazio ni e le direttive fornitie dall’ISPRA. Le Province esercitano le funzioni amministrative in materia di caccia e di protezione della fauna. Nel l’esercizio delle proprie funzioni ogni Provincia si avvale di una consulta faunistico-venatoria. Il territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata è suddiviso in Ambiti territoriali e Comprensori alpini di caccia. La vigilanza sull’applicazione della L.R. n. 26/1993 è delegata alle Province. E’ altresì affidata agli uf ficiali, sottoufficiali e guardie del Corpo Forestale dello Stato, alle guardie addette a parchi nazionali e re gionali, agli agenti di polizia giudiziaria e alle guardie private riconosciute. La Regione Lombardia, Direzione Generale Qualità dell’Ambiente, U.O. Parchi e Aree Protette, in ottemperanza all’art. 3 della Legge Regionale 86/1983, al fine di favorire l’attuazione degli interventi di protezione ambientale e naturale e di incentivare le iniziative dei comuni compresi nel territorio delle ri serve e dei parchi di interesse regionale concede prioritariamente contributi regionali nei settori dell’agri coltura, della forestazione, della tutela dell’equilibrio e del ripopolamento faunistico. La Regione Lombardia, Direzione Generale Qualità dell’Ambiente, U.O. Parchi e Aree Protette, in ot temperanza alla Legge Regionale 86/1983 approva il piano territoriale di coordinamento presentato dagli en ti Parco che definisce tra l’altro i criteri per la difesa e la gestione faunistica; nell’ambito delle riserve natura li e delle aree a parco naturale. Per tali aree il piano territoriale di coordinamento definisce le modalità con cui devono essere effettuate, da parte dell’ente gestore, la salvaguardia e la gestione della fauna selvatica omeo terma, con particolare riguardo alla regolamentazione dei prelievi faunistici e degli abbattimenti selettivi Gli Enti gestori dei Parchi Naturali esercitano le funzioni attribuite dall’art. 33 bis della Legge Regio nale n. 86/1983 in materia di accertamento e indennizzo dei danni provocati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole, ai pascoli ed agli allevamenti zootecnici nel territorio compreso nel parco naturale a favore dei proprietari o dei conduttori dei fondi. L’ente Parco può altresì corrispondere incentivi per in terventi di prevenzione dei danni. Ripartizione competenze I soggetti a cui fa capo la facoltà di erogare contributi per i danni da fauna selvatica e per la preven zione sono: le Province, qualora i danni siano provocati nelle oasi di protezione, nelle zone di ripopolamento e cat tura, nei centri pubblici di produzione della selvaggina; i Comitati di gestione degli Ambiti Territoriali di Caccia e dei Comprensori Alpini, che sono tenuti a compartecipare fino al 10% dei danni quantificati e liquidati tramite le quote versate dai soci; i titolari delle strutture territoriali private, i proprietari o conduttori di fondi, i titolari dele zone per l’addestramento e le prove cinofile qualora i danni si siano verificati nei rispettivi fondi. gli Enti gestori dei parchi e delle riserve naturali. QUADRO NORMATIVO REGIONALE IN MATERIA Legge Regionale 16 agosto 1993, n. 26 “Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela del l’equilibrio ambientale e disciplina dell’attività venatoria” 83 Legge Regionale 30 novembre 1983, n. 86 “Piano generale delle aree regionali protette. Norme per l’isti tuzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali nonché delle aree di particolare rile vanza naturale e ambientale” EVENTUALI DOCUMENTI DI INDIRIZZO Nessuno Modalità e procedure per l’indennizzo dei danni provocati dalla fauna selvatica e, in particolare dai pre datori selvatici (Orso bruno compreso) Le risorse per l’indennizzo dei danni arrecati alle produzioni agricole e alle opere approntate su terre ni coltivati ed a pascolo dalle specie di fauna selvatica fauna selvatica e domestica inselvatichita sono re perite nell’ambito della dotazione finanziaria del bilancio regionale assegnata alle province per le spese re lative alle funzioni trasferite in materia di caccia e sono ripartite dalle stesse in base alle effettive esigenze dei singoli ambiti territoriali o dei comprensori alpini di competenza. L’operatività del fondo è estesa an che ai territori compresi nei Parchi e nelle Riserve regionali. La provincia provvede alla gestione delle som me assegnate, sentito il Comitato tecnico costituito da ciascuna provincia. In base al disposto dell’articolo 47 della L.R. 26/93, i danni devono essere denunciati entro otto gior ni dall’evento e sono quantificati attraverso perizie effettuate da tecnici abilitati, individuati dalle provin ce di concerto con i comitati di gestione degli ambiti territoriali o dei comprensori alpini. Le province, con le modalità previste nei rispettivi piani faunistico-venatori provinciali, provvedono alla liquidazione dei danni accertati entro e non oltre 30 giorni dalle relative verifiche, come previsto dal comma 3 dell’art. 26 della legge 157/92. Per quanto riguarda i parchi naturali e le riserve naturali, la problematica relativa ai danni provocati dalla fauna selvatica viene gestita direttamente dall’Ente parco che provvede con fondi propri all’inden nizzo dei danni provocati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole, ai pascoli ed agli allevamenti zoo tecnici nel territorio compreso nel parco naturale. L’Ente può corrispondere altresì incentivi per interven ti di prevenzione dei danni (art. 33 bis della L.R. 86/83). Gli importi massimi dei contributi concedibili a titolo di indennizzo vengono stabiliti al termine del l’anno di riferimento con piano di riparto della direzione generale competente, nei limiti della disponi bilità di bilancio. L’Ente gestore del parco definisce mediante apposito regolamento le modalità, i tempi e la procedura per la denuncia dei danni, per la verifica e la quantificazione dei danni nonché le modalità per la preven zione dei danni. Modalità e procedure per la concessione dei contributi/incentivi per la realizzazione di opere di preven zione dei danni Le spese per gli interventi di prevenzione dei danni alle produzioni agricole e alle opere approntate su terreni coltivati ed a pascolo (recinzioni, repellenti, ecc.), preliminarmente concordate ed autorizzate dai comitati di gestione, gravano sui fondi del bilancio regionale assegnati alle province per le spese relative Struttura responsabile dei procedimenti Province di concerto con i comitati di gestione degli ambiti territoriali o dei comprensori alpini Bilancio su cui gravano gli interventi finanziari Dotazione finanziaria del bilancio regionale assegnata alle province per le spese relative alle funzio ni trasferite in materia di caccia e ripartite dalle stesse in base alle effettive esigenze dei singoli ambiti territoriali o dei comprensori alpini di competenza Tipologie di danno indennizzato Produzioni agricole e alle opere approntate su terreni coltivati ed a pascolo Termine di denuncia 8 giorni dalla constatazione del danno Modalità di accertamento I danni sono quantificati attraverso perizie effettuate da tecnici abilitati, individuati dalle province di concerto con i comitati di gestione degli ambiti territoriali o dei comprensori alpini. Tempi dei procedimenti Liquidazione dei danni accertati entro e non oltre 30 giorni dalle relative verifiche 84 alle funzioni trasferite in materia di caccia e ripartiti dalle stesse ai dei singoli ambiti territoriali o dei com prensori alpini di competenza. Le province, con le modalità previste nei rispettivi piani faunistico-venatori provinciali, provvede alla concessione dei contributi finalizzati alla prevenzione dei danni entro 180 giorni dalla presentazione del la relativa domanda. Struttura responsabile dei procedimenti Province di concerto con i comitati di gestione degli ambiti territoriali o dei comprensori alpini Bilancio su cui gravano gli interventi finanziari Dotazione finanziaria del bilancio regionale assegnata alle province per le spese relative alle funzio ni trasferite in materia di caccia e ripartite dalle stesse in base alle effettive esigenze dei singoli ambiti territoriali o dei comprensori alpini di competenza Tempi dei procedimenti concessione dei contributi finalizzati alla prevenzione dei danni entro 180 giorni dalla presentazio ne della relativa domanda 85 Allegato 2.6 VERBALE D’ACCERTAMENTO DANNI PROVOCATI DALL’ORSO BRUNO AL BESTIAME DOMESTICO UTILIZZATO IN PROVINCIA DI TRENTO 86 87 88 89 Allegato 2.7 VERBALE D’ACCERTAMENTO DANNI PROVOCATI DALL’ORSO BRUNO AD APIARIO UTILIZZATO IN PROVINCIA DI TRENTO 90 91 92 Allegato 2.8 VERBALE D’ACCERTAMENTO DANNI PROVOCATI DALL’ORSO BRUNO ALLE COLTURE AGRICOLE UTILIZZATO IN PROVINCIA DI TRENTO 93 94 95 Allegato 2.9 MODULO PER RICHIESTA INDENNIZZO PER DANNI PROVOCATI DA PREDATORI SELVATICI UTILIZZATO IN PROVINCIA DI TRENTO 96 Allegato 2.10 MODULO PER RICHIESTA DI CONTRIBUTO PER INTERVENTO DI PREVENZIONE DANNI DA ORSO BRUNO UTILIZZATO IN PROVINCIA DI TRENTO 97 98 A lle ga to 2 .1 1 SC H E D A D I C O N T R O L L O O P E R E D I P R E V E N Z IO N E U T IL IZ Z A T A IN P R O N V IN C IA D I T R E N T O L eg en d a • C od ic e: r im an d a ad u n a ta b el la d el le o p er e d i p re ve n zi o n e co n tr o ll at e, c o n i n d ic at i i d at i in er en ti i l p ro p ri et ar io , la d at a d i re al iz za zi o n e, l ’u b ic az io n e. • Pa tr im on io : ti p o d i p at ri m o n io p ro te tt o ( A P. = a p ia ri o , Z O O .= z o o te cn ic o ). • T ip ol og ia : ti p o d i o p er a (R E C .= r ec in zi o n e co n p al i e fe tt u cc e R E T .= r et e el et tr if ic at a) . • In sta lla to : S I se l ’o p er a è in st al la ta o p p u re N O i n c as o c o n tr ar io . • C or re nt e: v al u ta zi o n e su ll a ca ri ca e le tt ri ca d el c ir cu it o : S I q u an d o è p re se n te l a co rr en te , N O q u an d o q u es ta n o n è p re se n te ( N O B A T = l a b at te ri a n o n è p re se n te , B A T S C .= l a b at te ri a è sc ar ic a, A L T R O = l a b at te ri a è st ac ca ta e cc … ) • M od al ità r ea liz za tiv a: O T T .= o tt im a, B U O .= b u o n a, S U F F. = s u ff ic ie n te , IN A .= i n ad eg u at a. E R R O R I D I C O S T R U Z IO N E : ri fe ri m en to a l p ar am et ro c o st ru tt iv o n o n r is p et ta to (P O . P A L . = p o si zi o n e p al i, P O . F E T .= p o si zi o n e fe tt u cc e, P O . P A T .= p o si zi o n e p at ri m o n io p ro te tt o , P A C C .= p ac ci am at u ra ). • M an ut en zi on e: O T T .= o tt im a, B U O .= b u o n a, S U F F. = s u ff ic ie n te , IN A .= i n ad eg u at a. • Fu nz io na lit à: S I = o p er a fu n zi o n al e, N O = o p er a n o n f u n zi o n al e. • D es cr iz io ne d el p at ri m on io p ro te tt o e de ll’ op er a. 99 Allegato 2.12 ISTRUZIONI MONTAGGIO ED USO RETI ELETTRIFICATE UTILIZZATE IN PROVINCIA DI TRENTO Materiale: 1 elettropascolo (compreso di un supporto metallico, 1 cavetto rosso, 1 cavetto nero, 2 viti di cuiuna con testa a farfalla, 2 dadi) 1 batteria 1 rete (lunghezza 50 metri) 2 tabelle segnaletiche di avvertimento Installazione recinto La rete va posizionata in modo da distenderla completamente. Il recinto va chiuso collegando tra loro il primo e l’ultimo paletto mediante i ganci presenti sul palet to stesso. Eventualmente rafforzare la chiusura con i legacci di corda allegati alla rete. Controllare che la rete non tocchi sassi sporgenti, arbusti, ramaglie, ecc. ed assicurarsi che l’erba in prossimità della rete sia ben falciata. Posizionare la tabella segnaletica di avvertimento. Installazione della batteria Aprire la calotta dell’apparecchio elettropascolo facendo leva in corrispondenza delle aperture anterio re e posteriore. Inserire la batteria nella vaschetta. Collegare i fili di alimentazione della pila agli spinotti del separatore. Gli spinotti hanno dimensioni diverse per evitare inversioni di polarità. Richiudere la calotta a scatto dell’apparecchio. Montare il supporto dell’apparecchio elettropascolo collegando tra loro le 2 lame di metallo, tramite le viti (di cui una a farfalla) con i dadi, e piantarlo nel terreno. Incastrare l’apparecchio sulla parte superiore del supporto, facendolo scivolare negli incavi posti sui la ti (anteriore e posteriore) dell’apparecchio stesso. Collegare i due fili elettrici (nero e rosso) ai corrispettivi morsetti (nero e rosso) della batteria. Collegare il filo nero alla vite a farfalla della piantana di messa terra, ed il filo rosso alla recinzione. Per attivare la batteria, spostare la levetta in posizione STRONG; controllare che lampeggi una luce verde. Conservazione materiali Conservare le batterie in luogo fresco , asciutto e scarsamente illuminato. Uso e manutenzione recinzione elettrica Di seguito si riportano alcune norme fondamentali per il corretto utilizzo e manutenzione del mate riale. Controllare giornalmente il corretto funzionamento del recinto. Controllare giornalmente che la rete sia ben tesa (eventualmente riposizionare i paletti) e che la vege tazione non venga a contatto con la rete. A tale proposito occorre falciare regolarmente l’erba in prossi mità della rete ed assicurarsi che nessun ramo o arbusto la tocchi. Ogni oggetto a diretto contatto con la rete scarica inutilmente la batteria. Scollegare la batteria quando l’apparecchio non è più utilizzato. In caso di funzionamento dubbio del recinto o di guasti, contattare l’Amministrazione Smontaggio recinzione elettrica 1. Staccare la batteria e rimettere tutti i pezzi smontati dell’apparecchio elettropascolo nell’apposita sca tola. 2. Ripiegare la recinzione a fisarmonica (occorre essere in 2) e riavvolgerla. 3. Riconsegnarla all’Amministrazione. 100 Allegato 2.13 DICHIARAZIONE DI PRESA IN CONSEGNA DI RECINZIONE ELETTRICA UTILIZZATA IN PROVINCIA DI TRENTO 101 Allegato 2.14 TIPOLOGIA BASE DELLA RECINZIONE ELETTRIFICATA UTILIZZATA IN PROVINCIA DI TRENTO Le recinzioni devono essere realizzate in modo tale da escludere la presenza di alberi nei pressi (a distan za tale da permettere all’orso di arrampicarsi per superare il recinto) e di avvallamenti del terreno, che po trebbero consentire al plantigrado (anche con attività di scavo) di passare sotto le fettucce. Particolare cura deve essere posta anche nel posizionamento del film pacciamatura o nello sfalcio dell’erba sotto i condutto ri elettrici, al fine di evitare dispersioni di corrente con conseguente perdita di carica della batteria. Per la protezione del bestiame domestico sono adottate tipologie diverse a seconda del patrimonio da proteggere: • medio piccole recinzioni per animali di bassa coorte (per lo più patrimonio avicolo e cunicolo) che ri mangono costantemente nelle immediate adiacenze degli edifici/ricoveri; esse possono essere costruite esternamente a recinzioni o strutture preesistenti volte al contenimento degli animali. • recinzioni solitamente più grandi per la stabulazione notturna degli animali al pascolo sulle malghe o in montagna, talora realizzate a doppio anello (per lo più volte a tutelare il patrimonio ovino e capri no). Non è pensabile nè necessario realizzare recinzioni che ricomprendano l’intera area in cui durante il giorno si esercita il pascolo. Nel caso in cui le recinzioni siano finalizzate alla stabulazione notturna del bestiame al pascolo (pecore o capre) va tenuto presente che la recinzione semplice con singolo anello risulta talora insufficiente ad assicu rare la protezione del bestiame che, spaventato dal plantigrado, può sfondare dall’interno il recinto. In que sto caso è quindi necessario predisporre un doppio recinto: l’anello interno è finalizzato a contenere il be stiame, quello esterno, posto ad almeno 15-20 m dal primo, è finalizzato a evitare che il predatore arrivi ad avvicinarsi troppo al gregge che, così spaventato, potrebbe abbattere la recinzione nella quale è contenuto. L’anello interno viene normalmente realizzato utilizzando reti elettrificate; per la realizzazione dell’anel lo esterno può essere previsto l’uso di pali in plastica, con punta in ferro, che sostengono 3 fettucce elet trificate poste indicativamente a distanza da terra di cm 20, 50, 80. L’efficacia di questa tipologia di prevenzione è fortemente condizionata da una corretta gestione del bestiame, possibile qualora vi sia idonea attenzione e professionalità da parte dei pastori. 102 Le recinzioni poste a protezione degli apiari è opportuno siano realizzate seguendo il prospetto di se guito illustrato: 103 Allegato 2.15 RICOGNIZIONE STATO ATTUALE RELATIVO ALL’ACCERTAMENTO E INDENNIZZO DANNI NELLE SINGOLE AMMINISTRAZIONI Provincia di Trento Per l’accertamento dei danni, la Provincia Autonoma di Trento si avvale di personale specializzato del Servizio Foreste e fauna. Tale Struttura in questi ultimi anni ha promosso una riorganizzazione generale indirizzata a snellire e semplificare le procedure. La tematica è coordinata dalla sede centrale del Servizio che, attualmente, si avvale di 23 operatori (accertatori danni), adeguatamente formati e dotati di idonea strumentazione, distribuiti negli Uffici decentrati maggiormente interessati dalla presenza del plantigra do. La dislocazione degli operatori in tali Uffici garantisce tempestività nell’accertamento, contiene i co sti di spostamento del personale, assicura la conoscenza di dettaglio delle situazioni locali. Il personale sopra citato effettua tempestivamente i sopralluoghi richiesti, compila il verbale d’accer tamento del danno utilizzando una modulistica preimpostata, fornisce informazioni all’utente. Nel 2005, al fine di semplificare e contenere i costi dei procedimenti, è stata introdotta la possibilità che l’Ammini strazione possa indennizzare il danno facendo riferimento ad una autocertificazione compilata dell’uten te. In questi casi rimane l’obbligo per lo stesso di denunciare e descrivere il danno entro le 24 ore dal suo verificarsi: a seguito di tale denuncia, in relazione all’entità, ai luoghi e alle caratteristiche del danno, l’Am ministrazione si riserva di accertare o meno l’evento denunciato. In caso di danno al patrimonio zootecnico, al sopralluogo di accertamento del danno viene invitato un veterinario dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari e, quando è coinvolta un’Area Protetta, una rappresentanza della stessa. In caso di verbale positivo, la quantificazione economica del danno è effettuata sulla base del valore di mercato dei beni danneggiati facendo riferimento, quando possibile, alle statistiche fornite dalla Camera di Commercio, Industria e Artigianato della provincia di Trento o alle statistiche fornite dall’Istituto di Servizio per il Mercato Agricolo Alimentare. La prevenzione dei danni da Orso bruno in provincia è tradizionalmente basata sulla realizzazione di recinzioni elettriche, adottate soprattutto per preservare gli apiari e talvolta greggi di ovini e caprini. La Provincia Autonoma di Trento indennizza fino al 90% della spesa per l’acquisto del materiale ne cessario per realizzare opere di prevenzione. L’utente attiva la procedura presentando un’istanza/autocertificazione con la quale dichiara il titolo di possesso e l’entità del patrimonio che intende proteggere attraverso l’opera/misura di prevenzione. In alternativa alla concessione del contributo sulla spesa di acquisto del materiale necessario alla rea lizzazione della recinzione elettrica, la Provincia può concedere all’utente il materiale stesso attraverso la formula del comodato gratuito. A partire dalla primavera 2006 la percentuale d’intervento varia in relazione alla sensibilità al danno dei patrimoni: mentre normalmente il finanziamento sulla realizzazione di recinzioni elettriche è conces so nella misura del 90%, nel caso di interventi direzionati al patrimonio zootecnico bovino ed equino, nonché a recintare colture arboree ed erbacee, il contributo è concesso nella misura del 60%. Nel 2002 il Servizio Foreste e fauna della P.A.T. ha ridefinito la tipologia base dei recinti elettrici (re cinti alti 120 cm, a 5 fili, il primo posizionato a 20 cm di distanza dal terreno); il Servizio Urbanistica e tutela del paesaggio della P.A.T. ha riconosciuto tali strutture, in via generale, temporanee e precarie, e quindi estranee ai provvedimenti autorizzativi di tipo urbanistico e paesaggistico: ciò semplifica la messa in opera delle recinzioni, a vantaggio anche della tempestività della loro realizzazione. Per limitare i danni arrecati dall’Orso bruno al bestiame, viene finanziata la realizzazione di stazzi not turni costituiti da recinzioni con reti elettrificate o, nei casi di maggior problematicità, da un doppio anel lo di recinti elettrificati. Il contenimento del possibile aggravamento del danno, imputabile al fatto che spesso l’orso tende a tornare sulla fonte alimentare già utilizzata, è inoltre perseguito attraverso l’uso di reti elettrificate di pro prietà pubblica date in dotazione gli Uffici decentrati del Servizio Foreste e fauna. L’utilizzo di tali recinti elettrici, immediatamente disponibili e nella maggior parte dei casi istallati dal 104 lo stesso personale accertatore sul patrimonio danneggiato, consente all’utente di preservare il bene dal possibile ulteriore danno e di procedere, in regime di sicurezza, a dotare la propria unità produttiva, an che con il citato supporto finanziario della Provincia, di una recinzione elettrica definitiva. Friuli-Venezia Giulia Allo stato attuale in Regione non esiste una disciplina specifica e omogenea tra le quattro province cir ca le procedure di accertamento e l’indennizzo dei danni e per la corresponsione di contributi per il fi nanziamento delle opere di prevenzione per i danni da grandi carnivori. I tempi dei procedimenti sono in genere molto lunghi, non compatibili, quindi, con gli obiettivi enunciati nel capitolo 2. Tab 2.15.1 Grado di raggiungimento degli obiettivi di prevenzione e indennizzo danni Adeguamento impianto normativo 3 2 2 Individuazione e formazione accertatori 3 1 Definizione procedura operativa per accertamento danni 3 2 Predisposizione modulistica di supporto 3 1 Definizione criteri relativi all’attività di prevenzione 3 1 Definizione tipologia opere/misure di prevenzione 3 1 Definizione attività di supporto agli utenti 2 1 Monitoraggio del conflitto 2 1 Legenda 1 livello minimo 2 livello medio 3 livello ottimale Pr ov in cia di T re nt o Pr ov in cia di B ol za no Lo m ba rd ia Ve ne to Fr iu li Ve ne zi a Gi ul ia 105 Allegato 3.1 CATTURA DI ORSI BRUNI - ASPETTI NORMATIVI E PROTOCOLLO OPERATIVO 1. PREMESSA La presenza di una popolazione di orsi sul territorio nazionale rende necessario prevedere attività di gestione degli animali, al fine di prevenire ed indennizzare eventuali danni, mitigare i conflitti, garanti re la sicurezza degli abitanti e raccogliere informazioni biologiche, assicurando le condizioni per una coe sistenza pacifica dell’orso con l’uomo e le sue attività. Il monitoraggio delle popolazioni di orso rappresenta, inoltre, un obbligo per l’Italia ai sensi del DPR 357/97, così come modificato ed integrato dal DPR 120/2003. Diverse forme di intervento per il controllo e la ricerca richiedono la cattura degli individui; l’attivazio ne di questa forma di intervento presuppone un complesso iter autorizzativo e determina potenziali rischi per gli operatori coinvolti, per gli orsi oggetto dell’intervento e per gli altri soggetti di orso presenti. Appa re pertanto evidente la necessità di una attenta programmazione e realizzazione delle operazioni di cattura. Il presente protocollo si pone l’obiettivo di 1) identificare l’iter autorizzativo necessario all’attivazione di interventi di cattura, 2) fornire un dettagliato protocollo operativo di riferimento per la realizzazione degli interventi di cattura stessi. Il presente documento non prende dunque in esame gli aspetti propedeutici all’assunzione della deci sione di catturare un orso, vale a dire le valutazioni sull’opportunità di procedere alla cattura quale azio ne di controllo o di monitoraggio piuttosto che ad altre azioni aventi lo stesso fine. Ciò sarà oggetto di un ulteriore e diverso documento. 2. ASPETTI NORMATIVI L’orso bruno è inserito tra le specie strettamente protette dalla Legge nazionale 11 febbraio 1992 n. 157 (art. 2 c. 1), che prevede la possibilità di effettuare catture sia a scopo di ricerca, sia a scopo di pre venzione di danni alle attività dell’uomo. Nello specifico, l’art. 4 comma 1 stabilisce che le Regioni, su parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, possono autorizzare esclusivamen te gli istituti scientifici delle Università e del Consiglio Nazionale delle Ricerche e i Musei di Storia Na turale, ad effettuare, a scopo di studio e ricerca scientifica, la cattura e l’utilizzazione di mammiferi. L’art. 26 della stessa legge impone che attività finalizzate alla prevenzione dei danni alle attività dell’uomo ven gano realizzate dalle amministrazioni regionali o provinciali territorialmente competenti. Le leggi regio nali hanno recepito le disposizioni della L. 157/92, tuttavia, per effetto di norme nazionali successive, so no state conferite alle Province numerose competenze amministrative in materia faunistica; pertanto, con l’eccezione di alcune Regioni, le istanze autorizzative attualmente non devono essere presentate agli uffi ci delle Regioni, bensì alle Amministrazioni provinciali competenti per territorio. L’orso è inoltre inserito in allegato II della Convenzione di Berna (specie strettamente protette), spe cie per le quali è proibita la cattura, ed in allegato D (specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa) del D.P.R. dell’8 settembre 1997, n. 357 (di recepimento della Direttiva 92/43/CEE). Tale quadro normativo proibisce in generale la cattura dell’orso bruno, ma prevede la possibilità di deroga da parte del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio che, su parere dell’Istituto Supe riore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, può autorizzare la cattura e detenzione (o anche uccisio ne) di esemplari delle specie protette dalla direttiva 92/43/CEE (D.P.R. n. 357/97, art. 11, comma 1 lettera e, comma 2., art 19 L 157/92). In sintesi, l’attuale quadro normativo prevede la possibilità di attivare interventi di cattura di orsi, in deroga al generale regime di rigorosa protezione della specie, nelle seguenti fattispecie: 1) nell’interesse della sicurezza pubblica 2) per la prevenzione di gravi danni alle attività dell’uomo 3) per finalità di ricerca. 106 Tali deroghe possono essere concesse una volta verificato: 1) che non esistono alternative valide; 2) che tale attività non pregiudichi il mantenimento, in uno stato di conservazione soddisfacente, della popolazione di orso (L.157/92, artt.4 e 19; DPR 357/97, art.11 c.1 così come modificato ed integra to dall’art. 11 del DPR 120/2003). Ogni intervento di cattura deve pertanto essere autorizzato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio ed eventualmente (qualora previsto dalle rispettive normative) anche dalla competente Regione o Provincia Autonoma, previa domanda di autorizzazione opportunamente corredata di scheda tecnica redatta come indicato di seguito nel paragrafo “Iter autorizzatorio”. Entrambe tali autorizzazioni devono essere espres se sulla base di un parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. 3. ITER AUTORIZZATORIO L’iter autorizzativo di attività di cattura di orsi prevede l’autorizzazione dell’Amministrazione regionale o pro vinciale territorialmente competente e quella del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, espres se entrambe sulla base di un parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, a sua vol ta rilasciato sulla base dell’esame di una relazione tecnica contenente elementi tecnici (tabb. 1 e 2). Nella prassi, anche al fine di minimizzare i tempi dell’iter, il soggetto richiedente invia contemporaneamen te all’Amministrazione locale competente, al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, la domanda di autorizzazione, allegando la relazione tec nica già citata. Nel caso il richiedente sia amministrazione provinciale o regionale, essa invia contestualmente richiesta di autorizzazione al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e richiesta di parere all’Isti tuto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, attivando poi l’iter di deliberazione. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale provvederà a valutare sul piano tecnico scientifico i contenuti della relazione tecnica e quindi a comunicare il relativo parere sia al Ministero del l’Ambiente e della Tutela del Territorio, sia all’Amministrazione locale competente. 1. Titolo del progetto di ricerca. 2. Breve descrizione del progetto in cui vengano esplicitati area di studio, finalità, metodi e durata dell’indagine. 3. Rispondenza del progetto alle indicazioni delle normative vigenti circa il monitoraggio e la conservazione delle specie di interesse comunitario. 4. Eventuale inquadramento del progetto nell’ambito di progetti di ricerca coordinati a livello nazionale e/o internazionale. 5. Organismo scientifico che propone il progetto di ricerca. 6. Qualifica e dati anagrafici degli operatori coinvolti nelle catture. 7. Numero di individui che si intende catturare (o numero massimo previsto) ed eventuale loro suddivisione per sesso e classi di età. 8. Area geografica in cui si effettueranno le catture (indicare se ricompresa all’interno di un’area naturale protetta o di una foresta demaniale). 9. Periodo delle attività di cattura. 10. Dettagliata descrizione dei metodi e dei mezzi di cattura. 11. Descrizione dei metodi di anestesia, manipolazione e marcaggio degli animali catturati. 12. Nel caso sia previsto il rilascio in area diversa dal sito di cattura, descrizione della località e delle caratteristiche dell’area di rilascio, con allegata cartografia a scala non inferiore a 1:10.000. Tabella 1 - Contenuti della relazione tecnica da allegarsi alle domande di autorizzazione alla cattura di orsi a fini di ricerca 1. Breve descrizione del programma di attività in cui vengano esplicitati area di intervento, finalità, metodi e durata. 2. Rispondenza del programma alle indicazioni delle normative vigenti circa le azioni su specie di interesse comunitario. 3. Eventuale inquadramento del progetto nell’ambito di progetti di gestione e conservazione coordinati a livello nazionale e/o internazionale. 4. Qualifica e dati anagrafici degli operatori coinvolti nelle catture, in particolare dei coordinatori tecnici. 5. Numero di individui di orso che si intende catturare (o numero massimo previsto) ed eventuale loro suddivisione per sesso e classi di età. 6. Area geografica in cui si effettueranno le catture (indicare se ricompresa all’interno di un’area naturale protetta o di una foresta demaniale). 7. Periodo delle attività di cattura. 8. Dettagliata descrizione dei metodi e dei mezzi di cattura. 9. Descrizione dei metodi di anestesia, manipolazione e marcaggio degli animali catturati. 10. Nel caso sia previsto il rilascio in area diversa dal sito di cattura, descrizione della località e delle caratteristiche dell’area di rilascio. Tabella 2 - Contenuti della relazione tecnica da allegarsi alle domande di autorizzazione alla cattura di orsi a fini di preven zione dei conflitti 107 L’iter descritto può risultare insufficiente nel caso in cui le attività per le quali si porge istanza di au torizzazione debbano essere condotte all’interno di aree naturali protette nazionali, regionali o provincia li o di Foreste demaniali. In questo caso è necessario verificare preventivamente con l’Ente gestore dell’area naturale protetta l’even tuale necessità di ulteriori autorizzazioni. 4. PROTOCOLLO OPERATIVO INTRODUZIONE La principali finalità della cattura degli orsi sono relative a: 1) radiomarcaggio per aumentare l’efficacia delle azioni indirizzate alla gestione dei conflitti. L’applica zione di un radiocollare assicura, infatti, la possibilità di localizzare l’animale e di seguirne gli sposta menti, permettendo così una più efficace azione di prevenzione dei rischi ed un più rapido interven to nel caso di insorgenza di situazioni critiche, facilitando eventuali azioni di dissuasione. Tale forma di intervento permette, inoltre, di attribuire o escludere la responsabilità di un determinato individuo in caso di danni, di insorgenza di comportamenti di confidenza verso l’uomo, ecc., nonché di sempli ficare la ricattura/rimozione di un soggetto in caso di necessità; 2) radiomarcaggio a fini di ricerca e monitoraggio della popolazione; 3) spostamento di un individuo in altra area; 4) rimozione di un individuo pericoloso tramite captivazione perpetua. La capacità tecnica-organizzativa di realizzare catture di orsi rappresenta, particolarmente in alcuni con testi, un aspetto di grande rilevanza per garantire il successo di un progetto di reintroduzione/ripopola mento e per consentire una corretta gestione delle popolazioni del plantigrado. L’intervento di cattura è tuttavia estremamente delicato perché comporta rischi, anche rilevanti, per gli operatori, per gli orsi catturati o per altri soggetti ad essi eventualmente associati. Tale attività va, per tanto, attentamente pianificata negli aspetti organizzativi-metodologici e nelle valutazioni tecnico-orga nizzative ed economiche connesse, soprattutto, al successivo controllo radiotelemetrico. In relazione a quanto sopra esposto, obiettivi del presente protocollo operativo di riferimento per la cattura degli orsi sono: 1) definire tecniche basate sulle conoscenze disponibili; 2) minimizzare i rischi per gli operatori; 3) minimizzare i rischi di danneggiamento degli orsi; 4) assicurare la massima efficacia di cattura. SQUADRA CATTURA In via generale, la squadra di cattura è costituita da personale d’istituto, o da operatori nominalmen te indicati dall’amministrazione regionale o provinciale competente, preferibilmente incaricati formalmen te attraverso apposito atto. Tali operatori devono possedere specifica preparazione sull’argomento ed espe rienza nelle manualità connesse alle operazioni di cattura. La responsabilità delle operazioni di campo è assegnata ad un coordinatore tecnico (compito che può essere assegnato ad uno dei componenti della squadra di cattura), che dovrà possedere una comprovata esperienza in campo faunistico, con particolare riguardo all’organizzazione e al coordinamento di opera zioni di cattura di fauna selvatica, nonché sufficienti conoscenze ed esperienza sul plantigrado. Conside rata la delicatezza e la potenziale pericolosità di queste operazioni, per motivi di sicurezza si ritiene di fon damentale importanza limitare allo stretto indispensabile il numero di operatori da coinvolgere durante le operazioni di cattura. La squadra di cattura dovrà essere composta, in aggiunta al coordinatore tecnico, da un numero mi nimo di 4 operatori dei quali: • un veterinario, esperto in catture di orsi o comunque con comprovata esperienza in attività di cattura di fauna selvatica. Dal momento dello sparo dell’anestetico fino al termine della fase di manipolazione 108 dell’animale narcotizzato, le decisioni assunte dal coordinatore tecnico dovranno tenere in considera zione le indicazioni del veterinario; • un operatore fucile a telenarcosi (può anche corrispondere alla figura del veterinario. In questo caso è comunque necessario prevedere la presenza di un ulteriore operatore di supporto, rispettando così la composizione in termini numerici della squadra); • un operatore per la sicurezza, munito di fucile a munizione spezzata; • un operatore esperto del monitoraggio radiotelemetrico (nel caso sia previsto il radiomarcaggio; se so no presenti in zona orsi radiomarcati; nel caso di catture in free ranging con utilizzo di dardo munito di radiotrasmittente). Nel caso di cattura con telenarcosi su orso non bloccato in laccio (vedi paragrafo relativo a “Tecniche di cattura”), in alternativa all’uso di dardo con radiotrasmittente, la squadra di cattura può essere integra ta da un conduttore di cane da traccia, che potrà anche corrispondere alla figura dell’operatore fucile a telenarcosi. Sarà cura del coordinatore tecnico dell’operazione assumere accorgimenti volti a minimizzare i rischi per il personale della squadra di cattura ed i rischi di danneggiamento dell’orso. Al coordinatore tecnico delle squadra di cattura è affidato il compito di: • allertare i componenti della squadra; • disporre e coordinare l’attività della squadra; • informare il dirigenti responsabili dell’amministrazione competente sul programma d’attività della squa dra e sull’andamento delle operazioni; • informare eventuali corpi di vigilanza operanti nell’area di cattura circa l’attività in atto (cfr. vedi capi tolo situazioni critiche ed emergenze); • curare le comunicazioni con terzi in zona operativa. I membri della squadra di cattura orso sono tenuti a rispettare le scelte del coordinatore, purché non ravvisino nelle situazioni che si vengono a determinare particolari pericoli per la propria incolumità e si curezza. La suddivisione di compiti, ruoli e responsabilità all’interno della squadra di cattura consente di man tenere un elevato livello di sicurezza per gli operatori e di minimizzare le possibilità di danni o problemi per l’orso catturato, in quanto si assicurano tempi rapidi di intervento. MATERIALI Le squadre di cattura devono essere dotate della seguente attrezzatura: • 2 fucili anima liscia con idonea munizione con pallettoni in piombo; • fucile lanciasiringhe con relativa attrezzatura, compresi gli accessori per interventi in condizione di lu ce precaria; • bastone portasiringhe (Jab Stick) • dardi (normali e trasmitter dart) con relativi aghi • telemetro • ottica a infrarossi/visore notturno • materiale sanitario (farmaci per anestesia, terapia e profilassi; strumentazione per monitoraggio aneste sia; strumentazione per interventi sull’animale) • due fari; • reti da cattura (se sono presenti cuccioli dell’anno); • radiocollari (modalità VHF o satellitari) ed accessori per la loro applicazione; • trasmittenti auricolari e pinza per la loro applicazione; • microchip e trasponder; • marche auricolari e pinza per l’applicazione; 109 • radio ricevente completa di caricabatteria e cavi di connessione; • antenne direzionale e a frusta; • laccio tipo “Aldrich” (per assicurare l’animale durante la manipolazione); • bilancia dinamometrica; • struttura di supporto per la bilancia dinamometria; • telo per pesatura/trasporto dell’animale; • cassa per il trasporto (può coincidere con la trappola a tubo); • radiotrasmittenti e materiale per le comunicazioni in cuffia. Il coordinatore tecnico ha la responsabilità di definire di quali attrezzature andrà dotata la squadra per specifiche operazioni di cattura (per es. escludendo la cassa per il trasporto quando ritenga che essa non risulti necessaria). TECNICHE DI CATTURA Verranno di seguito riportate le indicazioni tecniche relative a tre metodologie di cattura: 1) cattura in laccio 2) cattura con telenarcosi su orso non bloccato in laccio (free ranging) 3) cattura con trappola a tubo Cattura in laccio Metodologia Il metodo della cattura dell’orso con laccio fornisce le più elevate garanzie di efficacia e di sicurezza per gli operatori. Per questi motivi tale tecnica è quella di gran lunga più utilizzata in Europa centro me ridionale ed orientale. Il presente protocollo considera la realizzazione, attraverso la predisposizione di un punto di alimen tazione artificiale degli orsi (carnaio), di un “sito di cattura” attrezzato con lacci tipo “Aldrich” che, per la sua morfologia, si presta a condizionare il percorso di avvicinamento dell’animale, tanto da aumentare le probabilità di una sua caduta in laccio (nel caso di utilizzo come esca di carcasse di animali deceduti, è necessario attenersi alla normativa sanitaria vigente in materia, che non viene analizzata nel presente pro tocollo). Possono essere attrezzati con lacci anche luoghi prossimi a fonti occasionali di cibo visitate dal l’orso. Le trappole, oltre che in prossimità dei siti di alimentazione, possono essere istallate in corrispon denza dei percorsi frequentati dall’orso o nelle vicinanze delle tane di svernamento. Va evitata, per quanto possibile, la circolazione di informazioni sulla localizzazione dei siti di cattura; la presenza di trappole andrà però adeguatamente segnalata sul posto al fine di evitare incidenti a perso ne o animali domestici. Nella predisposizione dei siti di cattura, gli operatori devono porre la massima attenzione a limitare il rilascio di tracce odorose che l’orso possa ricollegare alla presenza dell’uomo, assumendo per questo i più opportuni accorgimenti (es. uso guanti monouso). Per limitare il disturbo olfattivo, è inoltre preferibile che fra la predisposizione della trappola e l’inne sco del laccio intercorra un adeguato intervallo temporale (indicativamente almeno una settimana). In alternativa alla realizzazione di un “sito di cattura” può essere considerato il posizionamento di trap pole fisse con una procedura tipo Cubby Traps. Ogni sito di trappolamento è formato da una struttura a “V” (con i due lati di circa 4 m di lunghezza) costruita con materiale vegetale reperito in loco; all’in gresso centrale della V viene istallato un laccio tipo “Aldrich”, saldamente ancorato. Per attirare l’orso può essere collocato del cibo nel vertice della struttura a “V”. Il periodo generalmente indicato come più adatto per la cattura degli orsi è la primavera, ma in rela zione agli obiettivi delle catture, tali interventi possono essere previsti in qualunque periodo dell’anno. L’intervento attivato oltre la metà di aprile deve tener conto della possibile presenza di femmine con picco li dell’anno, mentre la presenza di femmine con piccoli di età superiore all’anno è possibile in ogni stagione. La predisposizione di punti di alimentazione artificiale degli orsi può rappresentare un elemento chia 110 ve per il successo di cattura; potrà quindi essere prevista la realizzazione di uno o più punti di alimenta zione nell’area di presenza degli orsi. Va, tuttavia, sottolineato che tale tecnica non risulta “selettiva” ri spetto ad un “determinato” soggetto (es. orso problematico o confidente), anche nell’ipotesi in cui il si to sia posto nella sua area di frequentazione. Va infatti tenuta in conto la possibilità che si catturi un al tro orso che graviti nella stessa zona, con la complicazione legata all’impossibilità di sapere in tempo rea le se l’orso catturato corrisponde all’animale oggetto di intervento. Qualora l’obiettivo dell’intervento sia quello di catturare un determinato individuo o di intervenire in situa zioni di emergenza, andrà pertanto valutata la possibilità di utilizzare le altre tecniche di cattura proposte. Selezione del sito di cattura Il sito di cattura deve presentare le seguenti caratteristiche: facile accessibilità.Va selezionato in modo da rendere possibile il rapido arrivo della squadra di cattura, in modo da minimizzare il carico di stress a carico dell’animale e conseguentemente ridurre i rischi per la salute degli orsi e per l’incolumità degli operatori (che in caso di presenza di un orso stressato si tro verebbero ad operare in condizioni non ottimali). Andranno pertanto selezionati siti possibilmente rag giungibili con autoveicolo; presenza di vegetazione che permetta agli animali catturati di nascondersi (senza però al contempo ren dere difficile l’avvistamento dell’animale catturato e il tiro dell’anestetico); adeguata distanza da strapiombi o dirupi; idonea distanza da centri abitati, aree intensamente frequentate, sentieri ad elevato transito; ampia visibilità del sito, in modo da consentire un controllo visivo a distanza (e quindi in condizioni di sicurezza) da parte degli operatori; contattabilità del sito via radio (per permettere ricezione del segnale di avvenuto scatto) e, preferibil mente, copertura da parte delle rete telefonica. Caratteristiche sito di cattura Il sito di cattura deve essere localizzato in una piccola radura naturale, pianeggiante, di diametro/lato pari a circa 10-15 metri, al centro della quale viene posizionata l’esca. Il perimetro esterno del sito viene delimitato realizzando una sorta di barriera, di circa un metro di altezza, costituita da materiale vegetale reperito sul posto (ramaglia, cimali, ecc… ). L’area risulta così di accesso non facile per l’orso ad eccezio ne di alcuni passaggi obbligati, distribuiti lungo il perimetro del sito, creati appositamente lasciando del le piccole apertura nella barriera naturale di delimitazione. Accessi E’ previsto un numero limitato di accessi al sito di cattura (2-4); per il loro posizionamento è neces sario considerare alcuni fattori quali: • presenza di passaggi normalmente utilizzati dagli animali per il transito in quell’area. Il posizionamento di un varco lungo questi passaggi permette un più facile accesso degli animali al sito di alimentazione; • presenza, a distanza adeguata dal varco, di una pianta con dimensioni tali da permettere l’ancoraggio del laccio; • condizioni del terreno, che devono permettere una facile realizzazione della buca per il posizionamen to a terra del laccio; • distanza di sicurezza tra un ingresso e l’altro nell’eventualità di catture multiple, per evitare che i sog getti catturati possano arrivare a contatto tra di loro; • possibilità di effettuare un tiro in sicurezza per anestetizzare l’orso una volta immobilizzato meccanica mente nel laccio. I lacci tipo “Aldrich” devono essere collocati in corrispondenza degli accessi obbligati. Installazione dei lacci Le due sezioni che costituiscono il laccio devono essere connesse tra loro da una girella antitorsione, per evitare trazioni e forzature sull’arto al momento della cattura. I lacci vanno, inoltre, collegati a molle d’assor bimento dei colpi, in modo da ridurre rischi di lesioni traumatiche all’orso dopo lo scatto del laccio. 111 Il cavo di ancoraggio deve essere fissato a elementi che garantiscano adeguata robustezza e dovrà esse re il più corto possibile (lunghezza totale del laccio in piena estensione è di circa 4 metri). Dopo il posizionamento dei lacci è importante verificare la massima distanza tra punto di ancoraggio ed asola prossimale, in modo da stabilire le postazioni che consentono di effettuare il tiro in condizioni di sicurezza per l’operatore. Su ogni sito di cattura individuato i lacci non vanno innescati da subito: è opportuno effettuare un controllo dell’eventuale frequentazione una volta ogni due giorni e, non appena è verificata la frequenta zione del sito da parte degli orsi, si procederà ad innescare i lacci e ad attivare la squadra di cattura, che comunque opererà sempre su un solo sito. Dal momento di innesco dei lacci, la squadra di cattura, alloggiata nelle immediate vicinanze del sito, sarà operativa 24 ore su 24. Controllo dei siti di cattura con laccio armato Al fine di ridurre i rischi di danneggiamento degli orsi, il periodo che intercorre tra la cattura e l’ane stesia degli orsi deve essere il più breve possibile. L’organizzazione delle attività (frequenza di controllo del segnale di avvenuto scatto del laccio, tempo di attivazione della squadra di cattura, distanza e raggiungi bilità del sito di cattura, rapidità di preparazione e somministrazione dell’anestetico) deve pertanto esse re tale da assicurare un tempo di permanenza in laccio dell’orso non superiore a 60 minuti. Ogni laccio innescato deve pertanto essere collegato ad un sistema di trasmissione radio che consenta di rilevare a distanza l’avvenuto scatto. Il segnale radio dovrà essere controllato costantemente. I lacci innesca ti non scattati, devono comunque essere visitati a scadenza giornaliera, al fine di verificarne l’effettivo stato. Per questo fine può risultare utile disporre i lacci in punti ispezionabili a distanza e facilmente accessibili per i controlli diretti. Il controllo giornaliero del sito di cattura permette, inoltre, di valutare l’effettiva frequen tazione da parte di orsi o di altre specie. Nel caso in cui si renda necessario un controllo dello stato del lac cio a breve distanza, l’approccio all’area deve essere fatto da due operatori, di cui uno armato per la sicurez za. L’avvicinamento deve essere fatto in modo cauto, controllando frequentemente a distanza il sito di de posizione del laccio, cercando di valutare l’eventuale presenza dell’orso. Nei casi di dubbio possono essere provocati anche rumori (voci) per muovere un eventuale orso assopito. Si consideri che non è sempre faci le vedere a distanza un orso imprigionato nel laccio, e ancora di meno un orso attirato dal cibo presente e accovacciato nelle sue vicinanze. Intervento della squadra sul laccio scattato. All’attivazione del segnale di avvenuto scatto, l’operatore incaricato del controllo del laccio deve im mediatamente avvertire i componenti della squadra di cattura, che deve garantire l’immediata operativi tà anche nelle ore notturne. Il primo sopralluogo sul sito di cattura deve essere eseguito con circospezione dal coordinatore tecni co supportato dall’operatore per la sicurezza e dal veterinario. Qualora un orso risulti bloccato nel laccio, attraverso illuminazione con faro vengono valutate a di stanza sia l’efficacia della presa del laccio sull’arto dell’orso, sia il peso dell’animale per stabilire il dosag gio degli anestetici. In un punto discosto dal sito di cattura, il veterinario deve preparare l’anestetico. Successivamente, prestando particolare attenzione, il coordinatore tecnico, l’operatore fucile a narco si, l’operatore per la sicurezza ed eventualmente il veterinario si avvicineranno all’orso; se possibile l’ane stesia andrà operata da autoveicolo. Durante questa delicata fase i componenti della squadra devono essere attentamente diretti dal coor dinatore tecnico e rimanere tra loro vicini per facilitare l’eventuale intervento dell’operatore per la sicu rezza. I componenti della squadra rimarranno in attesa dell’induzione anestetica sull’autoveicolo con lu ci spente. Cattura con telenarcosi su un orso non bloccato in laccio La cattura con telenarcosi di un orso non bloccato in laccio comporta aspetti di maggior problemati cità rispetto alla cattura in laccio e può rappresentare una tecnica applicabile solo in condizioni partico lari (presenza di un sito di predazione, orsi che tornino regolarmente su siti d’alimentazione, orsi con com portamento particolarmente confidente, ecc.). Tale tecnica, oltre a consentire un intervento rapido in caso di danno o situazione critica, presenta il vantaggio di essere “selettiva”, in quanto consente di intervenire in modo mirato su un determinato sog getto. Anche in questi casi, comunque, non andrà tentata la telenarcosi in presenza di aspetti morfologici del 112 terreno che comportino rischi per l’incolumità degli orsi nella fase di fuga (presenza di dirupi, ecc). Non tutte le situazioni nelle quali si riesce ad avvicinare un orso sono utilizzabili per tentare la cattu ra con telenarcosi senza preventiva immobilizzazione dell’animale in laccio. In particolare è necessario escludere tale intervento: • nelle situazioni in cui l’intervento possa comportare elevati rischi per gli operatori; • in area antropizzata qualora non possano essere escluse condizioni di potenziale rischio per gli abitanti; • nei casi in cui risulti problematico il recupero dell’animale; • nei casi in cui risulti potenzialmente pericoloso narcotizzare l’animale per la sua stessa incolumità. In riferimento a tali condizioni di operatività, si evidenzia che l’attivazione di questo metodo di cattura spes so non è possibile rendendo quindi necessario utilizzare tecniche alternative di cattura.Protocollo operativo L’attivazione del tentativo di cattura non va mai improvvisata. La squadra di cattura deve essere presente al completo nel momento in cui l’animale viene narcotizzato. Se opportuno, personale di supporto provvederà a garantire il necessario isolamento della zona di operazio ne; in particolare si deve garantire che personale locale o altri frequentatori (turisti, ecc) non siano presenti nel l’area di attività o non possano sopraggiungere durante il corso dell’operazione. La situazione migliore d’intervento è quella in appostamento su un luogo d’alimentazione. A questo fine possono essere realizzati siti di alimentazione artificiali. Nel periodo estivo/autunnale il sito di alimentazione può corrispondere direttamente ad un apiario visita to dall’orso o a una carcassa di animale predato e/o consumato. Può essere anche attivato l’appostamento in aspetto dell’animale, con eventuale predisposizione di altana, nel caso di percorsi frequentati regolarmente. In casi particolari di orsi particolarmente facili da avvicinare, potrà essere effettuata anche una loro “cerca” direttamente da autoveicolo. In quest’ultimo caso, anche lo sparo dell’anestetico potrà essere effettuato dall’abi tacolo della macchina, sulla quale potranno essere alloggiati al massimo tre operatori, al fine di garantire liber tà di movimento e di brandeggio dell’arma all’operatore fucile a telenarcosi posizionato sul sedile posteriore del l’auto. In generale è, quindi, preferibile che lo sparo sia effettuato da punti non facilmente raggiungibili dall’orso (altana, autovettura, punti elevati, ecc). Con questo sistema di cattura si prevede l’utilizzo di dardi muniti di trasmittente, in modo da facilitare il recupero dell’animale narcotizzato, che pertanto potrà avvenire anche senza l’ausilio del cane da traccia. Intervento sull’animale narcotizzato Dopo lo sparo della siringa, l’avvicinamento e l’eventuale cerca dell’orso può essere effettuato solo nel caso in cui si sia certi che la siringa abbia colpito in modo utile l’animale. L’avvicinamento all’animale va iniziato circa 15 minuti dopo l’avvenuto sparo, sulla base delle indica zione del veterinario, in modo da permettere all’anestetico di raggiungere il massimo effetto. Le difficoltà di questo sistema di cattura sono legate alla necessità di intervenire in situazione di luce scarsa o nulla; specialmente nel momento della ricerca del soggetto colpito si ravvisa una possibile situa zione di pericolo per il personale coinvolto, in quanto l’animale, una volta trovato, potrebbe non avere raggiunto un livello di narcosi adeguato. La fase del recupero dell’animale colpito deve quindi essere svolta con la massima attenzione, controllan do costantemente il tempo che si sta impiegando per il recupero in relazione alla durata prevista dell’aneste sia. L’operatore radio, che deve essere seguito dall’operatore di sicurezza, dovrà costantemente monitorare, a distanza di sicurezza dall’orso (anche per non disturbare la fase di induzione dell’anestesia), gli spostamenti dell’animale fino a quando non si corica. E’ importante evitare che i componenti della squadra si muovano in ordine sparso allontanandosi o, cosa ancor più grave, precedendo l’operatore di radiotelemetria. Qualora l’avvicinamento all’animale narcotizzato e/o la sua ricerca avvenga con l’ausilio di un cane da traccia, andranno selezionati cani specificamente addestrati per questo tipo di traccia; il conduttore terrà il cane legato con un lungo guinzaglio ponendo particolare attenzione ad evitare o ridurre il disturbo sul l’orso durante la fase di induzione dell’anestesia. L’operatore per la sicurezza supporta l’avvicinamento gui dato dal conduttore del cane: i due operatori avanzeranno seguiti ad un solo passo di distanza dagli altri membri della Squadra, fino ad individuare l’orso. Qualora, a distanza, si intuisca che la dose di anesteti co non ha addormentato completamente l’animale, il veterinario incaricherà l’operatore fucile a narcosi di effettuare una dose integrativa d’anestetico. 113 Cattura con trappola a tubo La trappola a tubo deve essere realizzata su un carrello omologato, al fine di facilitare il suo sposta mento sulla rete viabile aperta al traffico. Il suo utilizzo è pertanto condizionato anche dalla raggiungibi lità del sito operativo con autoveicolo. In base al progetto autorizzato dal Ministero dell’Ambiente e del la Tutela del Territorio, a seguito di parere positivo espresso dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, il corpo principale della trappola deve essere costituito da un cilindro metallico lun go non meno di 230 cm e di diametro non inferiore a 110 cm, realizzato in lamiera con spessore uguale o superiore a 0,3 cm. Il cilindro è chiuso ad un’estremità da una base metallica, mentre al lato opposto è dotato di una porta di chiusura collegata ad un meccanismo di scatto azionato dall’interno. Internamente va prevista la realizzazione di una mangiatoia/abbeveratoio estraibile, da utilizzarsi in ca so di trasporto dell’animale a distanza. Tutto quanto è posto all’interno della trappola a tubo non deve presentare spigoli o sporgenze che pos sano ferire l’animale. Il posizionamento delle feritoie per l’aerazione della trappola, per il controllo dell’animale e per la som ministrazione di sostanze narcotiche, deve essere definito in accordo con il veterinario inserito nella squa dra di cattura. La chiusura della porta deve essere laterale (non a ghigliottina) al fine di scongiurare il pericolo di fe rimento di un eventuale animale posizionato all’entrata della trappola. In caso non sia previsto il controllo a vista della trappola, deve essere attivato un meccanismo di un allarme radio che segnali l’avvenuto scatto della trappola; può risultare utile prevedere un sistema di con trollo dell’interno della trappola con telecamera a infrarossi. Analogamente a quanto prospettato per le catture in laccio, l’organizzazione delle attività (frequenza di controllo del segnale di avvenuto scatto della trappola, tempo di attivazione della squadra di cattura, distanza e raggiungibilità del sito di cattura, rapidità di preparazione e somministrazione dell’anestetico) deve essere tale da assicurare un tempo di permanenza in trappola dell’orso non superiore a 60 minuti. Considerato che la probabilità di cattura è più elevata nelle ore notturne, può risultare opportuno pre vedere l’attivazione della trappola a tubo esclusivamente nelle ore notturne, disinnescando il meccanismo di chiusura durante il controllo mattutino. Questa tecnica di cattura, analogamente alla cattura con lac cio, risulta scarsamente selettiva e con possibilità di successo fortemente condizionata dal comportamen to generalmente diffidente ed elusivo degli orsi. Potrebbe, tuttavia, trovare applicazione nel caso di orsi particolarmente confidenti nei confronti dell’uomo, comportamento peraltro che può determinare l’in sorgenza di situazioni problematiche. Rispetto alla cattura con laccio, la trappola a tubo presenta tuttavia il vantaggio di consentire il rila scio di un esemplare catturato ritenuto non idoneo senza procedere alla preventiva narcosi, ma aprendo semplicemente lo sportello. Funzionando anche da cassa da trasporto, la trappola consente inoltre di tra sportate agevolmente l’orso catturato qualora la situazione di antropizzazione dell’area o valutazioni rela zionate a sicurezza e incolumità pubblica suggeriscano di rilasciare l’animale in altro sito più adatto; in questo caso andranno specificati tempi, mezzi e procedure di spostamento dell’animale.Individui target delle operazioni di cattura. Alcune delle finalità delle operazioni di cattura sopra evidenziate prevedono la cattura di specifici indivi dui di orso (per es. nel caso di catture di individui problematici). Tuttavia nessuna tecnica assicura assoluta selettività delle catture ed in molti casi l’identificazione degli animali catturati (quando essi non siano marca ti) richiede specifiche analisi genetiche, che hanno tempi di realizzazione di alcuni giorni o settimane. Un possibile iter decisionale può prevedere che nel caso di cattura di un individuo non marcato, ma che per classe di sesso ed età corrisponda all’individuo target, si sospendano le attività di cattura fino al la determinazione individuale con tecniche genetiche. Se dalle indagini genetiche risultasse che è stato catturato un orso diverso dall’individuo target, i tentativi di cattura verrebbero ripresi. Nel caso di cattura di un animale che per sesso o classe di età non corrisponde all’individuo target, an drà in generale sempre previsto il marcaggio individuale di tale soggetto (possibilmente con microchip). Nel caso si prevedesse il radiomarcaggio dell’animale target, andrà preventivamente definita l’opportuni tà di radiomarcare anche eventuali individui non-target. Anche nell’iter autorizzativo per attività di cattura appare opportuno prevedere l’eventualità di cattu ra di individui non-target, definendo le opzioni previste nel caso di tali catture nel programma di attivi tà allegato alle richieste di autorizzazione. 114 CATTURE MULTIPLE Pur essendo un’evenienza piuttosto rara ed improbabile, la possibilità di catturare nello stesso sito più di un orso simultaneamente va comunque prevista. Sono possibili le seguenti tipologie di catture multiple: 1. cattura al laccio di una madre con 1 o più cuccioli liberi; 2. cattura al laccio di uno o più cuccioli, o più probabilmente di uno o più subadulti, in lacci diversi dello stes so sito, con la madre libera nelle vicinanze; 3. cattura di due soggetti adulti, contemporaneamente in due lacci diversi dello stesso sito. 1. Nella prima situazione andrà anestetizzata prima la madre immobilizzata al laccio. Solo successivamente, nel caso i cuccioli siano rimasti nella zona e non si siano allontanati eccessivamente, si deve tentare di catturarli con rete o mediante teleanestesia a tiro libero. In queste circostanze, comunque, al fine di consentire un rapido ricomponimento del gruppo familiare, verranno comunque ridotti al minimo i tempi di intervento sulla madre, specialmente se le probabilità di catturare i piccoli vengono giudicate remote. Nel caso invece si riesca ad ane stetizzare oltre alla madre anche uno o più cuccioli (tutto o parte del gruppo familiare), la somministrazione del l’antagonista, verrà effettuata per via intramuscolare contemporaneamente a tutti gli animali in modo che, in 10 – 15 minuti circa, tutto il gruppo riacquisirà le capacità motorie più o meno contemporaneamente. 2. La seconda situazione presenta maggiori caratteri di pericolosità per gli operatori. In questo caso è oppor tuno tentare di anestetizzare prima l’orso libero (la madre) operando dall’automezzo o da altro sito protetto, ed attendere l’induzione anestetica osservando gli eventi mediate illuminazione con faro. Difatti in tale eventualità (madre libera con cucciolo al laccio) è molto probabile che si riduca o annulli la distanza di fuga della madre, rendendo più agevole il tiro del dardo. In caso contrario (o trascorsi 30 minuti senza riuscire ad immobilizzare l’orso libero) si procederà ad allontanare questo ultimo esplodendo dei colpi di fucile in aria e, sempre dall’au tomezzo o comunque con sito illuminato e stretta sorveglianza dell’operatore fucile preposto alla sicurezza, si procederà all’immobilizzazione del/degli orsi al laccio. Durante questa fase e se la situazione lo consente, un ope ratore circolerà attorno al sito di cattura con un automezzo. In questa situazione si ridurranno al minimo pos sibile i tempi d’intervento sul/sugli orsi e la somministrazione dell’antagonista verrà effettuata in contempora nea, per consentire una rapida ricomposizione del gruppo familiare. 3. Per la terza situazione, si procederà all’anestesia di entrambi gli orsi in rapida successione, colpendo even tualmente per primo l’animale più irrequieto (stressato) e successivamente l’altro. In questo caso la somministra zione dell’antagonista invece verrà effettuata prima su un soggetto, eventualmente prolungando l’anestesia sul l’altro qualora siano trascorsi i tempi previsti di anestesia (80 – 100 minuti), con attesa del tempo di recupero e dell’allontanamento definitivo del primo animale. Prima di somministrare l’antagonista all’altro orso è opportu no trasportarlo in altra zona, se necessario prolungando l’anestesia, per evitare pericolosi contatti fisici tra i due orsi al momento del risveglio. Quindi iniettato l’antagonista si attenderà che il soggetto abbia recuperato piena mente le capacità sensoriali e motorie. Narcotizzazione dell’animale La siringa con anestetico deve essere preparata dal veterinario al momento, dopo aver effettuato la stima a vi sta del peso dell’animale catturato. Si sconsiglia di preparare in anticipo i dardi in base a classi di peso. Relativamente ai protocolli anestetici, basati sulla utilizzazione di diversi principi attivi da soli o in associa zione, quelli che attualmente trovano il più largo impiego sono: 1) tiletamina-zolazepam (combinazione utilizzata con successo nelle campagne di cattura in Slovenia connesse al progetto di reintroduzione Life Ursus attivato in Trentino) 2) medetomidina-tiletamina-zolazepam (associazione utilizzata, oltre che nelle campagne di cattura in Slovenia connesse al progetto di reintroduzione Life Ursus, anche in Scandinavia) 3) medetomidina-ketamina (miscela utilizzata per le catture in Abruzzo) I farmaci utilizzati e le loro combinazioni possono essere, tuttavia, modificati in base a nuove conoscenze sul l’argomento. E’ consigliato l’uso di aghi (normali o con collarino) di 2 mm di diametro e della lunghezza di 4,5 cm in primavera e di 6 cm in autunno, in relazione alla presenza o meno dello spesso strato di tessuto adiposo sottocutaneo. La selezione dell’ago deve comunque essere fatta anche in relazione all’età e al peso dell’animale. Al momento dello sparo l’operatore fucile a narcosi deve essere supportato dall’operatore per la sicurezza e dal tecnico coordinatore. Dopo lo sparo della siringa, l’avvicinamento dell’orso può essere effettuato solo nel caso in cui si sia certi che la siringa abbia colpito in modo utile l’animale. L’avvicinamento all’animale va iniziato circa 15 minuti dopo 115 l’avvenuto sparo, sulla base delle indicazione del veterinario, in modo da permettere all’anestetico di raggiunge re il massimo effetto. Il veterinario deve valutare la profondità dell’anestesia attraverso il rilievo del riflesso auricolare e/o palpebra le, toccando a distanza con un lungo bastone il capo dell’orso. Qualora il livello di narcosi raggiunto non sia soddisfacente per poter manipolare in sicurezza l’animale può essere effettuata un’iniezione supplementare di anestetico tramite fucile lanciasiringhe o per mezzo di un basto ne porta-siringhe (Jab Stick). Quando l’animale appare completamente immobilizzato (in decubito con testa abbassata ed immobile), il coordinatore tecnico (accompagnato dall’operatore per la sicurezza e dal veterinario) si avvicinerà allo stesso. Una volta anestetizzato, l’animale va pesato per correggere l’eventuale dosaggio dell’anestetico. L’orso va posizionato in decubito sternale, con testa estesa sul collo e posta leggermente più in basso rispetto al resto del corpo, e occhi coperti da un telo. È buona norma che il veterinario, oltre a preparare la dose di anestetico immobilizzante, prepari in anticipo una siringa “di sicurezza” con una dose integrativa di anestetico calcolata in base al peso reale dell’animale: nel caso comparissero i primi segni di risveglio (movimenti di labbra, lingua, mandibola, palpebre e orecchie) prima del termine delle manualità previste, a discrezione del veterinario tale dose può essere inoculata per via intramu scolare. Prima di procedere alle operazioni sull’animale per motivi di sicurezza un arto del plantigrado andrebbe assicurato tramite cavo di acciaio (laccio di Aldrich) ad un tronco di un albero vivo del diametro ≥ 30 cm. Il veterinario deve provvedere al monitoraggio dell’anestesia attraverso il rilievo ad intervalli regolari (ogni 20 30 minuti circa) dei parametri fisiologici dell’animale (temperatura rettale, frequenza respiratoria, frequenza car diaca, percentuale di ossigeno periferico, tempo di riempimento capillare). Per la sicurezza degli operatori deve essere valutato con una frequenza di circa 15 minuti il livello di anestesia attraverso la valutazione dei riflessi au ricolare e palpebrale. OPERAZIONI SUGLI ORSI CATTURATI Qualsiasi orso catturato deve essere marcato tramite microchip e marca auricolare. Il microchip sarà inserito nel sottocute al livello della regione della spalla sinistra. Il radiomarcaggio, qualora previsto, deve essere effettuato tramite applicazione di radiocollare (esclusivamen te nei soggetti di età superiore ai due anni) e radiotrasmittente auricolare (nei soggetti di età inferiore ai due an ni; preferibilmente anche negli adulti in alternativa alle marche auricolari ed in aggiunta al radiocollare). Tutti i dati relativi alle marche auricolari apposte, al microchip, e al radiocollare vanno riportate nell’apposi ta scheda di cattura allegata al presente protocollo. L’eventuale applicazione di attrezzatura radiotrasmittente intraperitoneale andrà valutata di caso in caso, ed andrà quindi autorizzata con un iter specifico. Sull’animale catturato saranno rilevati i dati biometrici, utilizzando la suddetta scheda di cattura. Dal soggetto verrà prelevato il materiale biologico necessario ad effettuare gli accertamenti sanitari e la carat terizzazione genotipica, secondo il protocollo sanitario allegato. FASE DI RILASCIO La fase di rilascio non deve essere sottovalutata. Molte variabili possono ancora determinare un elevato livel lo di rischio sia per gli operatori che per l’orso. Una volta terminate tutte le operazioni sull’animale si procede nel seguente modo: rimozione e messa in sicurezza di tutta la strumentazione utilizzata; disattivazione di tutti gli altri lacci del sito per evitare ricatture accidentali; liberazione del soggetto dal laccio di sicurezza; posizionamento dell’animale in decubito sternale con testa estesa; riparo, in posizione di sicurezza, di tutti gli operatori (ad eccezione del veterinario e dell’operatore per la sicu rezza) sugli automezzi (o in un sito elevato distante dall’orso qualora gli autoveicoli siano lontani) ed illumina zione della zona operativo con faro; somministrazione da parte del veterinario dell’antagonista (quando disponibile, in base alla miscela anestetica utilizzata) e riparo del veterinario stesso e dell’operatore per la sicurezza sull’automezzo; 116 osservazione della fase di risveglio dall’automezzo fino a quando l’animale si allontana definitivamente. Nel caso non sia prevista la captivazione dell’animale, in linea generale il rilascio deve essere operato nel sito di cattura. Qualora la situazione di antropizzazione dell’area o valutazioni relazionate a sicurezza e incolumità pubblica lo suggeriscano, il coordinatore tecnico potrà comunque decidere di rilasciare l’animale narcotizzato in altro sito più adatto nella stessa zona. Monitoraggio successivo al rilascio Ogni intervento di cattura, qualora gli animali siano dotati di trasmittenti radiotelemetriche, deve prevede re un protocollo di monitoraggio degli animali rilasciati, che può essere distinto in due fasi: monitoraggio intensivo post rilascio. Nelle fasi immediatamente successive all’operazione di cattura, al fine di permettere il rapido accertamento di eventuali casi di mortalità o di emergenze post-anestesiologiche indotte dalle operazioni di cattura, deve essere prevista una fase di intenso monitoraggio radiotelemetrico per le 48 ore successive al rilascio, la cui intensità delle localizzazioni è decisa dal veterinario in accordo con il coordinatore tecnico sulla base delle condizioni dell’animale e dell’andamento dell’anestesia. monitoraggio sul medio/lungo periodo. Dopo la fase di monitoraggio intensivo, andrà comunque previsto un attento monitoraggio la cui intensità e durata sarà legata agli obiettivi della cattura (controllo orso problema tico, attività di ricerca, ….) Nel caso di animali non radiomarcati, andrà comunque prevista un’intensa azione di sorveglianza di campo nell’area di rilascio, almeno per la prima settimana dal rilascio, in modo da registrare eventuali atteggiamenti che lascino prevedere la possibilità che l’orso costituisca una fonte di pericolo per l’uomo e da permettere (per quanto possibile con un monitoraggio non telemetrico) il rapido accertamento di eventuali casi di mortalità indotti dalle operazioni di cattura. COMUNICAZIONE Al Coordinatore tecnico sono affidati i compiti di curare la comunicazione all’interno della squadra di cattu ra, con il responsabile (a livello amministrativo) delle operazioni di cattura e verso Soggetti terzi. Per quanto attiene i contatti con l’esterno, deve essere posta particolare attenzione alla comunicazione nei ri guardi: • degli Amministratori locali, ai quali deve essere data comunicazione preventiva dell’attivazione delle operazio ni di cattura nonché informazione circa l’andamento delle attività; • degli utenti privati cointeressati alle operazioni in corso (residenti o frequentatori dell’area operativa, proprie tari di beni danneggiati dall’orso e utilizzati quali esca …); • dei referenti degli strumenti di comunicazione di massa. Le notizie significative devono essere divulgate secondo una strategia volta a garantire un’adeguata e corretta informazione dell’opinione pubblica rispetto all’operazione in corso, salvaguardando comunque gli aspetti di ri servatezza necessari a non compromettere il risultato degli sforzi di cattura intrapresi. A questo scopo può essere opportuno individuare una figura, esterna alla squadra di cattura, che curi l’atti vità di comunicazione per conto dell’Amministrazione durante tutte le fasi della cattura, in raccordo con il re sponsabile tecnico e con i responsabili della struttura coinvolta. RENDICONTAZIONE Anche in considerazione degli obblighi di rendicontazione dell’Italia alla Convenzione di Berna ed alla Com missione Europea circa le deroghe concesse, le autorità regionali o provinciali competenti e gli organismi di ri cerca responsabili delle attività di ricerca provvedono ad inviare al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Ter ritorio ed all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale immediata comunicazione dell’inizio delle attività di cattura e delle eventuali catture effettuate. Inoltre gli stessi organismi provvederanno ad inviare dettagliate relazioni annuali sui risultati delle attività svolte e gli eventuali problemi incontrati nel corso della rea lizzazione dei programmi di attività, secondo un formato standard tale da permettere il confronto dei dati rac colti e l’archiviazione in una banca dati centrale. La rendicontazione annuale dovrà in particolare riportare le aree e i periodi di attività, le tecniche utilizzate, il numero di animali catturati per specie e per tipo d’intervento, i ca si di mortalità. Nel caso si verificassero casi di danneggiamento o morte degli animali durante le attività di cat tura e manipolazione, essi andranno immediatamente (non oltre le 12 ore dalla registrazione del caso) comuni cati al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio ed all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricer ca Ambientale ed il programma di cattura andrà immediatamente sospeso. 117 Allegato 3.2 RICOGNIZIONE SULLO STATO ATTUALE RELATIVO ALLA GESTIONE ORSI PROBLEMATICI E SITUAZIONI CRITICHE NELLE DIVERSE AMMINISTRAZIONI Tab. 3.3. Grado di raggiungimento degli obiettivi relativi alla gestione degli orsi problematici e delle situazioni critiche. Messa a punto ed attivazione di un sistema organizzativo 3 1 di pronto intervento nelle situazioni critiche Acquisizione delle necessarie autorizzazioni amministrative funzionali ad assicurare la piena applicazione del protocollo 3 1 su tutto il territorio regionale/provinciale. Organizzazione di incontri informativi/formativi e di raccordo con i rappresentanti dell’Autorità competente in materia 2 di pubblica sicurezza, finalizzati alla definizione della logistica, degli aspetti operativi e delle modalità di intervento degli Organi di pubblica sicurezza Legenda 1 livello minimo 2 livello medio 3 livello ottimale Pr ov in cia di T re nt o Pr ov in cia di B ol za no Lo m ba rd ia Ve ne to Fr iu li Ve ne zi a Gi ul ia 118 Allegato 4.1 PROGRAMMA PER “CORSO BASE” Si riporta di seguito un’ipotesi di argomenti da sviluppare nell’ambito di un corso di base diretto a tut ti gli operatori che si intendono specializzare sulla tematica orso. momento formativo argomenti durata Corso base Obiettivo: migliorare il livello di conoscenza di tutti gli operatori che si intendono specializ zare sulla tematica Orso bruno nei confronti delle problematiche inerenti la conservazione della specie biologia, ecologia ed etologia dell’orso status di conservazione dell’Orso bruno a livello globale e nella regione alpina aspetti conservazionistici e progetti di reintroduzione organizzazione, ruoli e responsabilità del personale impegnato sulla tematica Orso bruno riconoscimento indici di presenza principi del monitoraggio genetico modalità di raccolta e di conservazione dei campioni organici 1 giornata 119 Allegato 4.2 PROGRAMMA PER “CORSO DI SPECIALIZZAZIONE” Si riportano di seguito delle ipotesi di argomenti da sviluppare nell’ambito di corsi di specializzazione mirati alle diverse tipologie di operatori. incontro formativo argomenti durata Modalità di accertamento danni da predatori al patrimonio apistico, zootecnico e agricolo: corso di I livello Prima giornata accertamento danni: normativa, procedure, organizzazione nozioni base di apicoltura nozioni base sull’accertamento danni patrimonio apistico nozioni base sull’accertamento casi di predazione sul patrimonio zootecnico nozioni base sull’accertamento danni patrimonio agricolo 2 giornate Obiettivo: fornire nozioni pratiche fondamen tali per l’accertamento danni da predatore su patrimonio apistico, zootecnico, agricolo Seconda giornata modulistica relativa all’accertamento danni patrimonio apistico modulistica relativa all’accertamento danni patrimonio zootecnico modulistica relativa all’accertamento danni patrimonio agricolo modalità di raccolta e conservazione campioni organici tecniche e mezzi di prevenzione Modalità di accertamento danni da predatori: corso avanzato Obiettivo: confrontarsi sulla casistica Parte teorica illustrazione casistiche ed analisi critica Parte pratica visita ad apiari esercitazione pratica su carcasse predate con il supporto di personale veterinario 2 giornate Tecniche di cattura orsi e problematiche gestionali Obiettivo: presentare una panoramica sulle principali tecniche di cattura utilizzate nelle no stre realtà e confronto con problematiche ge stionali sviluppate in altri contesti tecniche di cattura utilizzate per l’orso presentazione iniziative di conservazione dell’Orso bruno sviluppate in atri contesti 1 giornata Utilizzo della strumentazione per telenarcosi, cenni di balistica e di anestesiologia: corso di I livello Obiettivo: fornire le nozioni fondamentali per l’utilizzo in sicurezza delle strumentazioni per la telenarcosi Parte teorica descrizione dei sistemi di iniezione e degli strumenti per il lancio delle siringhe cenni di balistica sicurezza degli operatori Parte pratica esercitazione di carica delle siringhe per teleanestesia esercitazioni di tiro con fucile lanciasiringhe 1 giornata Utilizzo della strumentazione per telenarcosi, cenni di balistica e di anestesiologia: corso avanzato Obiettivo: approfondire gli aspetti relativi all’uti lizzo in sicurezza delle strumentazioni per la te lenarcosi e fornire le nozioni fondamentali su gli aspetti anestesiologici/sanitari delle catture Parte teorica aggiornamento sui sistemi di iniezione e sugli strumenti per il lancio delle siringhe catture con telenarcosi in notturna principi di anestesiologia sicurezza degli operatori in relazione all’utilizzo di sostanze anestetiche Parte pratica prove di tiro con fucile lanciasiringhe (anche di notte) 1 giornata 120 incontro formativo argomenti durata Tecniche di radiotelemetria Obiettivo: fornire nozioni sui principi di radiotelemetria Parte teorica principi di base del funzionamento dell’attrezzatura per la radiotelemetria; principi di base per la localizzazione a distanza mediante triangolazione; principi di base per l’individuazione del radiotrasmettitore (homing-in); problematiche connesse all’uso della radiotelemetria in ambiente alpino. Parte pratica prova di ricerca del radiotrasmettitore sia su collari “a secco” sia su animali radiocollara ti (non necessariamente orsi). 1 giornata 1 giornata, Corso base emergenze Obiettivo: presentare l’impianto autorizzato rio e le principali problematiche logistico-orga nizzative legate alle emergenze quadro normativo ed aspetti organizzativo-logistici procedure da adottare nei confronti degli orsi problematici e nelle situazioni critiche visione strumentazione in dotazione alle squadre di emergenza 1 giornata Attività squadra cattura Obiettivo: creare le competenze per svolgere sia attività di cattura programmate (che presuppongono una prece dente organizzazione e pianificazione dell’at tività) che estemporanee (attività improvvise) Parte teorica tecniche di cattura autorizzate allestimento sito di cattura protocollo operativo di cattura aspetti logistico-organizzativi strumentazione in dotazione alla squadra di cattura Parte pratica posizionamento lacci di Aldrich ricerca trasmitter-dart simulazione operatività squadra prove di comunicazione 3 giornate La “comunicazione” in situazioni di stress Obiettivo: fornire “nozioni di comportamento” per affrontare situazioni di criticità legate a danni da predatori selvatici ed emergenze 1 giornata E’ evidente che le Amministrazioni dovranno provvedere a fornire, oltre al materiale e all’attrezzatura necessaria per garantire l’operatività del suddetto personale, an che i necessari dispositivi di protezione individuale (DPI). DPI per accertamento danni su patrimonio apistico tuta integrale guanti DPI per accertamento danni su patrimonio zootecnico guanti monouso in nitrile mascherina occhiali guanti antitaglio camice/tuta monouso DPI per operatori squadre emergenza cuffie antirumore con modalità radio guanti monouso in nitrile 121 Allegato 4.3 RICOGNIZIONE ATTUALE RELATIVO ALLA FORMAZIONE NELLE SINGOLE AMMINISTRAZIONI Provincia di Trento Sulla base di quanto previsto nei “Programmi d’azione per la gestione della presenza dell’Orso bruno sul territorio provinciale” di cui alla deliberazione della Giunta della Provincia Autonoma di Trento n.1988 del 9 agosto 2002, ed in particolare nel programma III “Formazione degli operatori”, il Servizio Foreste e fauna, struttura di riferimento che assume la responsabilità dell’attuazione e del coordinamento dei di versi programmi previsti nella delibera di cui sopra, al fine di assicurare un’adeguata formazione profes sionale relazionata alle mansioni assegnate al personale, ha il compito di realizzare dei corsi di specializ zazione e aggiornamento mirati alle diverse tipologie di operatori. La gestione della problematica “Orso bruno”, in relazione al successo riproduttivo della specie e alla conseguente espansione del suo areale di frequentazione, ha richiesto una revisione, oltre che delle pro cedure, dell’organizzazione interna nonché un crescente impegno della Provincia in termini di risorse uma ne; nel corso degli anni, a fronte delle esigenze connesse soprattutto al Nucleo speciale di reperibilità e alla problematica danni, la Provincia ha dovuto adeguare dal punto di vista numerico e, conseguentemen te, formativo il personale preposto a questi compiti. Attualmente l’Ufficio Faunistico, con proprio per sonale tecnico dislocato in Sede, svolge il ruolo di supporto tecnico e amministrativo rispetto alle attivi tà programmate; le funzioni di carattere più operativo sono affidate agli Uffici decentrati che operano perlopiù attraverso personale specializzato, individuato e formato negli ultimi anni. Già da alcuni anni, infatti, il Servizio Foreste e fauna organizza delle iniziative formative rivolte al per sonale del Corpo Forestale Provinciale, sia della Sede che degli Uffici decentrati, differenziate in relazio ne al compito specifico degli operatori (accertatori danni, operatori delle squadre di emergenza, persona le di riferimento nella rete di monitoraggio, operatori della squadra di cattura). Alcuni momenti di for mazione hanno coinvolto anche gli operatori dei Parchi e dell’Associazione cacciatori della provincia di Trento. Per quanto riguarda il monitoraggio radiotelemetrico, la formazione ha potuto avvalersi anche delle iniziative sviluppate dal Parco Naturale Adamello Brenta nell’ambito del progetto Life Ursus. Il persona le provinciale addetto alla radiotelemetria ha infatti partecipato a sessioni di formazione organizzate dal Parco già a partire dal 1998, cioè prima dei rilasci. Il Servizio Foreste e fauna ha inoltre provveduto ad acquisire il materiale e l’attrezzatura necessaria per garantire l’operatività del suddetto personale, con riferimento anche ai necessari dispositivi di protezione individuale. Provincia di Bolzano Nel corso del 2005 è stata organizzata una giornata di formazione su argomenti relativi alla biologia e all’etologia della specie, nonché alle modalità di predazione dei plantigradi e al riconoscimento degli in dici di presenza. L’iniziativa ha interessato il personale dell’Ufficio caccia e pesca e del settore altoatesino del Parco Nazionale dello Stelvio. Lombardia Nell’ambito delle iniziative a sostegno del Progetto Life Ursus, sulla base delle indicazioni del Comi tato Scientifico Operativo per la Pianificazione delle Iniziative di gestione degli Orsi bruni in Lombar dia, costituito nel novembre 2000 con Decreto della Direzione Generale Qualità dell’Ambiente n. 2917, nel 2001 è stato organizzato, in collaborazione con l’Università degli Studi dell’Insubria, un corso di for mazione sul monitoraggio e la gestione dell’Orso bruno rivolto al personale dei Parchi e delle Province. Nel 2004 l’iniziativa è stata riproposta per le Guardie Ecologiche Volontarie dei parchi montani (Par co Alto Garda Bresciano). Nel 2006 nell’ambito delle iniziative tese ad acquisire dati di presenza dell’orso sul territorio regiona le, allo scopo di implementare la specifica banca dati del SINFAR, Grandi Predatori, utilizzando il per sonale già operativo sul territorio (guardie venatorie provinciali, guardie forestali, ecc…), la Direzione ge nerale Agricoltura ha incaricato la Provincia di Sondrio di effettuare, tramite specialisti, un corso di le 122 zioni teorico-pratiche al fine di addestrare il personale precitato a monitorare sul territorio la presenza e gli indici di presenza dell’orso. Friuli – Venezia Giulia In regione sono stati effettuati numerosi corsi “di base” destinati al personale dei corpi di vigilanza e ai cacciatori, incentrati prevalentemente sulla biologia ed ecologia dei grandi carnivori e sul riconoscimen to dei segni indiretti di presenza, funzionali perlopiù ai monitoraggi. A breve saranno organizzati corsi destinati al personale docente delle scuole. Non ci sono in programma iniziative relative agli altri obiet tivi specifici elencati nel capitolo 4. Veneto Nel 2004 è stato organizzato un corso per il riconoscimento dei danni da predazione nell’ambito del l’aggiornamento del personale del CTA (Coordinamento Territorio e Ambiente) del Corpo Forestale, or gano di vigilanza del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. A novembre 2004 l’Azienda regionale Veneto Agricoltura, nell’ambito dell’attività formativa finanzia ta dal Piano di Sviluppo Rurale della Regione Veneto ai sensi del regolamento CE 1257/99, ha organiz zato il corso “I grandi predatori: valutazione dei danni e interventi pubblici”. Il corso era destinato a Tec nici del settore tutela ambientale e figure professionali operanti in enti ed associazioni coinvolti nella ge stione dell’ambiente e della fauna selvatica, la partecipazione a numero chiuso e gratuita e a fine corso è stato rilasciato un attestato di partecipazione. Tab. 4.3.1. Grado di raggiungimento degli obiettivi di formazione. Corsi di base sull’Orso bruno 3 2 Corsi specifici per il personale incaricato 3 1 Corsi per personale non direttamente coinvolto 1 Programmi di scambio di esperienze 2 1 Formazione amministratori 1 1 Partecipazione ad iniziative di terzi 2 1 Formazione per le categorie economiche coinvolte 2 1 Materiale di supporto ai corsi 3 1 Pr ov in cia di T re nt o Pr ov in cia di B ol za no Lo m ba rd ia Ve ne to Fr iu li Ve ne zi a Gi ul ia Legenda: 1 azione non sviluppata; 2 azione parzialmente sviluppata; 3 azione pienamente sviluppata 123 Allegato 5.1 PRINCIPI PER LA PIANIFICAZIONE DI UN PROGETTO DI COMUNICAZIONE Nella pianificazione di un progetto di comunicazione è importante tenere in debita considerazione al cuni concetti di carattere generale. Prima di stabilire il tipo di strategia da adottare, sarebbe opportuno effettuare, qualora possibile e so stenibile dal punto di vista finanziario, un’analisi dettagliata della situazione anche eventualmente attra verso sondaggi di opinione (contesto generale, grado di accettazione della specie, individuazione dei grup pi di interesse, disponibilità di fondi, mezzi a disposizione, ecc…) e stabilire così gli obiettivi che si vo gliono raggiungere. Il progetto di comunicazione dovrebbe essere sviluppato, almeno in fase di impostazione, con il sup porto di esperti nel settore della comunicazione, che dovranno lavorare in sinergia con i tecnici che si occupano dell’Orso bruno. La consulenza potrebbe essere riferita ai modi, agli strumenti, ai materiali, all’espressione dei contenuti, ai tempi per la miglior veicolazione dei messaggi, rispetto ai target indivi duati e compatibilmente con il budget destinato. I diversi strumenti individuati per il raggiungimento degli obiettivi devono essere calibrati su target di stinti e il più possibile concatenati tra loro. E’ importante che il pubblico percepisca che si vuole informare e non necessariamente convincere o far cambiare opinione. E’ preferibile utilizzare principalmente strumenti relazionali ad alto valore aggiunto (marketing diretto, incontri, presentazioni, redazionali stampa, programmi nelle scuole, ecc.) e meno i mezzi di comunica zione tradizionali (radio, TV, ecc.). Andrebbe privilegiato l’utilizzo di strumenti informativi locali (riviste, programmi radio, tv locali). E’ opportuno dare una precisa connotazione ed una forte riconoscibilità al progetto di comunicazione (es. creazione di un logo), in modo tale che, nonostante per la sua realizzazione vengano utilizzati dif ferenti mezzi in differenti momenti, sia sempre chiaro ed evidente da chi proviene il messaggio. Dovrebbe essere previsto un monitoraggio della strategia messa in atto, con l’obiettivo di verificare il li vello di informazione del pubblico e di valutare l’utilità delle iniziative attivate. La verifica della strate gia può essere attuata tramite la distribuzione al pubblico, in occasione ad esempio di incontri o serate, di apposito questionario oppure attraverso indagini demoscopiche volte anche ad indirizzare le attività di comunicazione e di divulgazione. A seguito di un processo di verifica dovrebbe essere prevista la possibilità di correzione o di cambiamen to delle strategie risultate inadatte o insufficienti. I contenuti delle attività di comunicazione, oltre alle informazioni di carattere biologico ed ecologico relative alla specie, devono riguardare anche i risultati degli studi effettuati nell’area di interesse, le azio ni messe in campo per la gestione dei plantigradi, i principali conflitti che derivano dalla convivenza tra l’orso bruno e l’uomo e sulle possibili soluzioni. In questo modo le attività di comunicazione possono guadagnare la credibilità necessaria e risultare così ancor più efficaci. L’informazione dovrà basarsi sugli argomenti più adeguati al target cui si riferisce. � Informazione di base: elementi relativi alla biologia, all’ecologia e al comportamento della specie, allo status attuale dell’orso sull’arco alpino e, in particolare a livello locale, alle strategie gestionali adotta te. Vanno fornite anche indicazioni sulle possibilità di incontro con il plantigrado e sul corretto com portamento da tenere. L’informazione di base è mirata a: eliminare, o quantomeno ridurre, pregiudizi, luoghi comuni, false convinzioni e paure ingiustifica te verso questa specie, che possono determinare un’attitudine negativa nei confronti degli orsi; creare una consapevolezza delle potenziali situazioni a rischio, di come limitarle ed affrontarle; fornire norme di comportamento per evitare atteggiamenti e situazioni che possono “abituare” l’or 124 so alla presenza dell’uomo, con conseguenti rischi sia per l’incolumità pubblica che per l’orso stesso. � Informazione circa le procedure per l’accesso a incentivi per la realizzazione di opere di prevenzione e in dennizzi dei danni: informazione specificamente rivolta alle categorie economiche più spesso in diret to conflitto con l’orso (allevatori, apicoltori, agricoltori). La finalità è quella di semplificare e facilita re l’accesso ai diversi strumenti di gestione dei conflitti e conseguentemente di aumentare la fiducia nei confronti delle strategie di gestione adottate, ridurre i conflitti e promuovere un approccio consa pevole alla conservazione della specie. � Informazione turistica/promozionale. L’informazione rivolta ai turisti dovrebbe valorizzare l’immagine dell’orso e, nel contempo, eliminare l’eventuale senso di insicurezza. � Informazione tecnico-scientifica. La divulgazione di informazioni relative allo status della popolazione di orso, alle modalità e al grado di attuazione dei programmi d’azione nonché ai risultati delle inda gini in corso, oltre a rendere disponibili indispensabili strumenti di conoscenza, può favorire l’attiva zione di forme di collaborazione e raccordo nella realizzazione di azioni gestionali e di conservazione a livello sovraprovinciale. 125 Allegato 5.2 ESEMPIO DI OPUSCOLO A CARATTERE GENERICO PRODOTTO DALLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO 126 127 128 129 130 131 132 133 Allegato 5.3 ESEMPIO DI PIEGHEVOLE RIVOLTO AGLI ALLEVATORI PRODOTTO DALLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO 134 135 Allegato 5.4 ESEMPIO DI PIEGHEVOLE RIVOLTO AGLI APICOLTORI PRODOTTO DALLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO 136 137 Allegato 5.5 ESEMPIO DI OPUSCOLO RIVOLTO AI CACCIATORI PRODOTTO DALLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO 138 139 140 141 142 143 144 145 146 A lle ga to 5 .6 E SE M P IO D I O P U SC O L O R IV O LT O A I R A G A Z Z I P R O D O T T O D A L L A P R O V IN C IA A U T O N O M A D I T R E N T O 147 148 Allegato 5.7 RICOGNIZIONE STATO ATTUALE RELATIVO ALLA COMUNICAZIONE NELLE SINGOLE AMMINISTRAZIONI Provincia di Trento In Trentino, già negli anni ’80, la Provincia attraverso il Servizio Parchi e conservazione della natura aveva promosso un’attività di informazione sulla specie. Successivamente, il progetto di reintroduzione, attivato a partire dal 1999, è stato preceduto e accompagnato da una campagna informativa e di sensibi lizzazione dell’opinione pubblica coordinata dal Parco Naturale Adamello-Brenta. Le iniziative di comu nicazione, fino al 2002, hanno interessato principalmente le popolazioni residenti ed i turisti dell’area a Parco e territori limitrofi e hanno incluso serate pubbliche di informazione e sensibilizzazione della po polazione, workshop e meeting internazionali, e l‘apertura di un Centro Visite dedicato all’Orso bruno. Nell’ambito dello studio di fattibilità sul progetto di reintroduzione, nel 1997 il Parco Naturale Ada mello Brenta ha anche commissionato all’istituto DOXA una indagine sulle opinioni degli abitanti di al cuni comuni interessati nel territorio del Parco o vicini ad esso, relativamente alla presenza degli orsi ed al progetto di introdurre nuovi esemplari. E’ stato intervistato telefonicamente un campione considerato rappresentativo della popolazione dell’area di indagine (1.500 abitanti di 214 comuni di 5 province - TN, VR, BS, BZ, SO - scelti a caso dall’elenco telefonico). Per citare la risposta ad uno degli argomenti car dine, il 75,0% degli intervistati si è detto favorevole alla proposta di rilasciare alcuni orsi bruni in aree adatte della zona di residenza, il 18,5% si è detto contrario e il 6,5% si è dichiarato incerto, con un rap porto di 4 a 1 fra favorevoli e contrari. La distribuzione degli animali in aree anche molto distanti dal Parco e il coinvolgimento di realtà pri ve d’esperienza di convivenza con il plantigrado hanno comportato l’esigenza di attivare, a partire dal 2003, una nuova campagna informativa, sviluppata su scala provinciale, che andasse ad integrare ed ampliare le attività divulgative/informative sino a quel momento condotte. Tale campagna d’informazione è stata coordinata dal Servizio Foreste e fauna della Provincia Autono ma di Trento, che si è inizialmente avvalso anche delle collaborazioni di una Ditta privata specializzata e, per quanto attiene gli interventi nelle scuole, di quella del Museo Tridentino di Scienze Naturali. La col laborazione con l’Ufficio Stampa della Presidenza della Giunta provinciale di Trento ha, inoltre, garanti to una corretta e tempestiva informazione all’opinione pubblica. La nuova campagna informativa ha escluso l’utilizzo dei mass media quale strumento principale di co municazione, in quanto si è ritenuto che il progetto d’immissione dell’orso bruno e le conseguenti situa zioni provocate dai plantigradi immessi, avessero già portato ad una “sovraesposizione” mediatica della tematica. Specifici interventi d’informazione sono stati, pertanto, rivolti innanzitutto alle categorie “sensibili”, individuate in particolare negli allevatori, apicoltori, cacciatori. Le principali iniziative sviluppate si sono articolate in: interventi sulle riviste pubblicate in provincia e dedicate agli allevatori, apicoltori, cacciatori; depliants generici per la popolazione comunicazioni “personalizzate” alle aziende zootecniche e apicole ubicate nelle aree frequentate dal plan tigrado, anche con depliants specifici; depliant specifico rivolto ai cacciatori volumetto per i più giovani predisposizione e divulgazione di una pubblicazione riguardante la pericolosità dell’orso bruno; serate tematiche, soprattutto nelle aree più sensibili al “problema orso”, e visite guidate didattiche; predisposizione e attivazione di un pacchetto formativo rivolto alle scuole, articolato su cinque diverse proposte formative, tramite il supporto del Museo Tridentino di Scienze naturali; creazione e gestione di un sito internet ( http://www.orso.provincia.tn.it/ ) creazione e distribuzione di un poster con contenuto promozionale 149 E’ stata inoltre assicurata la partecipazione dei responsabili della gestione ai principali momenti di di scussione connessi alla “problematica orso”, quali conferenze stampa, incontri pubblici, servizi televisivi, incontri scientifici. Nel luglio 2002, a seguito del verificarsi di alcune situazioni percepite come “critiche” dalle popola zioni residenti ed amplificate dai mass media locali, a cui seguì la manifestazione di contestazione del pro getto di reintroduzione, sostenuta anche da alcune forze politiche, il Consiglio della Provincia Autono ma di Trento approvò un ordine del giorno con il quale impegnava la Giunta provinciale “ad effettuare, entro l’anno 2003, una consultazione tra la popolazione trentina sul gradimento e sulle preoccupazioni legate alla presenza dell’orso in Trentino, a conclusione di una campagna di informazione e di sensibiliz zazione estesa a tutto il territorio provinciale”. La consultazione, affidata alla Doxa e svolta nel novembre 2003 attraverso il metodo delle interviste telefoniche su un campione rappresentativo della popolazione trentina, ha testato l’efficacia delle inizia tive di comunicazione attivate e indagato alcune opinioni dei residenti a riguardo dell’orso bruno. Una parte del questionario è stata impostata per verificare quale è la conoscenza della biologia e la percezione di “dannosità” della specie, nonché il timore provocato dal plantigrado. La maggioranza degli intervistati ha dichiarato di gradire la presenza dell’orso in Trentino ed oltre il 78% degli intervistati si è dichiara favorevole al fatto che l’Amministrazione pubblica sostenga i costi ne cessari per la conservazione dei plantigradi sul territorio provinciale. Ad una delle domande chiave “Se lei dovesse votare in un referendum per decidere se gli orsi possono restare in Trentino, Lei pensa che voterebbe a favore o contro la permanenza degli orsi in Trentino?”, il 73,2% degli intervistati si è espresso a favore della permanenza degli orsi, il 20,6% contro la permanen za degli orsi, il 6,2% degli intervistati si è astenuto. Relativamente alla divulgazione a livello sovranazionale e presso la comunità scientifica, è stato profu so un grosso impegno nell’organizzazione del 16° convegno IBA (International Bear Association), tenu tosi a Riva del Garda nel settembre 2005). Provincia di Bolzano Le attività di comunicazione svolte dalla Provincia autonoma di Bolzano sono state contestuali alla presenza temporanea di singoli individui spostatisi in Alto Adige dalle zone confinanti del Trentino og getto del progetto di reintroduzione. L’attività di comunicazione si è svolta in due direzioni: • contatti con i mass -media allo scopo di gestire in modo mirato l’informazione da essi riportata per gli eventi legati alla presenza di orso, che ha determinato particolare interesse nella comunità locale: • organizzazione di serate pubbliche nelle zone in cui l’orso è stato presente. Lombardia La Lombardia, a seguito dell’adesione nel 1998, attraverso la sottoscrizione di specifico protocollo d’in tesa, al progetto Life Ursus, ha provveduto a costituire, con Decreto della Direzione Generale Tutela Am bientale n. 5676 del 26 ottobre 1998, il Gruppo di lavoro “orso in Lombardia” con funzioni di indiriz zo e coordinamento tra gli enti facenti parte del Gruppo di lavoro. Gli anni successivi è tuttavia emersa la necessità di costituire un comitato scientifico (Comitato Scientifico Operativo per la Pianificazione del le Iniziative di gestione degli orsi bruni in Lombardia), composto da esperti faunistici conoscitori delle caratteristiche eco-etologiche della specie Ursus arctos nonché delle problematiche gestionali connesse con la presenza di orsi in un territorio fortemente antropizzato quale la regione Lombardia. Tra i vari compi ti assegnati a detto Comitato, era prevista la programmazione di iniziative atte a favorire il buon insedia mento degli orsi pianificando degli interventi di sensibilizzazione e di divulgazione. Di fatto, dal 1998 ad oggi, la Regione Lombardia ha attivato le seguenti iniziative: nel 1998 studio sociologico, in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano, sull’atteggiamento delle popolazioni locali (province di Bergamo, Brescia e Sondrio) verso il ritorno dell’orso bruno sulle Alpi lombarde; nel 1999 promozione e finanziamento di interventi di sensibilizzazione ed educazione ambientale con l’organizzazione di conferenze sul tema ed interventi presso le scuole; nel 2000 organizzazione di una mostra itinerante. 150 Friuli – Venezia Giulia In regione sono stati organizzate varie iniziative di comunicazione destinate ai cacciatori e a tecnici del settore, perlopiù funzionali ai monitoraggi. Al momento attuale sono in programma alcune iniziative di comunicazione di base, destinate al personale docente delle scuole. Non ci sono in programma iniziative relative agli altri obiettivi specifici elencati nel capitolo 5. Tab. 5.7.1. Grado di raggiungimento degli obiettivi di comunicazione. Produzione di materiale informativo di carattere generico 3 1 2 Produzione di materiale informativo rivolto ai diversi gruppi di interesse 3 1 1 Organizzazione di incontri pubblici 2 2 2 Iniziative didattiche nelle scuole 3 1 1 Attività di sensibilizzazione e di informazione rivolta agli amministratori locali 2 1 1 Attività di sensibilizzazione e di informazione rivolta agli Organi di controllo del territorio 2 2 1 Legenda 1 azione non sviluppata 2 azione parzialmente sviluppata 3 azione pienamente sviluppata Pr ov in cia di T re nt o Pr ov in cia di B ol za no Lo m ba rd ia Ve ne to Fr iu li Ve ne zi a Gi ul ia LA COLLANA Finito di stampare nel mese di novembre 2008 dalla tipolitografia CSR Via di Pietralata, 157 - 00158 Roma Tel. 064182113 (r.a.) - Fax 064506671

Interregional Action Plan for the Conservation of the Brown Bear in the Central Eastern Alps (PACOBACE) · Nelum