Decree of the President of the Regional Council No. 9/R defining the zones vulnerable to nitrates of agricultural origin and laying down the related action programme
صدر في 2002-10-18 · النص بتاريخ 2026-10-01
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عن هذا القانون
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- Italian
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- لائحة
- المنظمة
- European Union
- الدولة
- إيطاليا · Piemonte
- الموضوعات
- Agricultural and rural development, Water
- الكلمات المفتاحية
- good practices, zoning, fertilizers/nutrients, pollution control, freshwater pollution, effluent waste water/discharge
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Anno XXXIII 2° Supplemento al numero 43 R E P U B B L I C A I T A L I A N A Torino, 24 ottobre 2002 A T T I D E L L A R E G I O N E - A T T I D E L L O S T A T O S pe d iz io n e in ab b on a m en to p os ta le A rt ic ol o 2 co m m a 2 0 /c L eg ge n. 66 2 /1 9 96 (F il ia le d i L a S pe zi a ) DIREZIONE , REDAZIONE e ABBONAMENTI Piazza Castello 165 , 10122 Torino Tel 0114322100 - Fax 0114324363 Sito Internet : http:// www.regione.Piemonte.it e-mail bollettino.ufficiale@regione.piemonte.it Il Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte si pubblica ogni giovedì in Torino. CONSULTAZIONE AL PUBBLICO Giunta Regionale Piazza Castello 165 Torino, Sala consultazione dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 18,30; sabato dalle 9,00 alle 12,00 Consiglio Regionale Via Alfieri 15 Torino, Settore Documentazione dal lunedì al venerdì dalle 9,00 alle 16,00. URP - Torino Piazza Castello 165 - Tel. 0114324903 Alessandria Via dei Guasco 1- Tel. 0131285518 Asti Corso Alfieri 165 - Tel. 0141.324551 Biella Via Galimberti 10/a - Tel. 015.8551.568 Cuneo Piazza Libertà 7 - Tel. 0171603161 Novara Via Dominioni 4 - Tel. 0321393800 Verbania Via Albertazzi 3 - Tel. 0323502844 Vercelli Via Borgogna 1 - Tel. 0161600286 S u p p l e m e n t o Decreto del Presidente della Giunta Regionale 18 ottobre 2002, n. 9/R Regolamento regionale recante: Designazione delle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola e relativo programma d’azione BOLLETTINO UFFICIALE REGIONE PIEMONTE TUTELA DELL’AMBIENTE Decreto del Presidente della Giunta Regionale 18 ottobre 2002, n. 9/R Regolamento regionale recante: Designazione delle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola e relativo programma d’azione pag. 3 INDICE SISTEMATICO Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 2 Parte I ATTI DELLA REGIONE LEGGI E REGOLAMENTI Decreto del Presidente della Giunta Regionale 18 ottobre 2002, n. 9/R Regolamento regionale recante: Designazione del le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola e relativo programma d’azione IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE Visto l’articolo 121 della Costituzione (come mo dificato dalla legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1); Vista la legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61 (Disposizioni per la prima attuazione del decreto le gislativo 11 maggio 1999 n. 152 in materia di tute la delle acque); Vista la deliberazione del Consiglio regionale n. 219-2992 del 29 gennaio 2002; Vista la deliberazione della Giunta regionale n. 44 7364 del 14 ottobre 2002; emana il seguente regolamento: REGOLAMENTO REGIONALE RECANTE: DESI GNAZIONE DELLE ZONE VULNERABILI DA NI TRATI DI ORIGINE AGRICOLA E RELATIVO PRO GRAMMA D’AZIONE Art. 1. (Ambito di applicazione) 1. Il presente regolamento, in attuazione della legge regionale 29 dicembre 2000, n. 61 (Disposizio ni per la prima attuazione del decreto legislativo 11 maggio 1999 n. 152 in materia di tutela delle ac que) e della deliberazione del Consiglio regionale n. 219-2992 del 29 gennaio 2002, designa le zone vul nerabili da nitrati di origine agricola e definisce il relativo programma d’azione. Art. 2. (Designazione delle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola) 1. Sono designati zone vulnerabili da nitrati di origine agricola i territori di cui all’Allegato A del presente regolamento. Art. 3. (Programma d’azione per le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola) 1. A far data dal 1° gennaio 2003, nelle zone vul nerabili di cui all’articolo 2 sono di obbligatoria ap plicazione le misure di cui all’Allegato B del presen te regolamento e, per quanto non disciplinato dallo stesso, le indicazioni del Codice di buona pratica agricola approvato con decreto del Ministro per le Politiche agricole del 19 aprile 1999. 2. Per quanto non diversamente disposto dal pre sente regolamento, le attività di utilizzazione agro nomica degli effluenti zootecnici nelle zone vulnera bili di cui all’articolo 2 sono effettuate secondo le disposizioni vigenti in materia. Art. 4. (Fertilizzazione nelle aree di salvaguardia delle acque destinate al consumo umano) 1. Ove più restrittive, restano ferme le disposizio ni relative alle operazioni di fertilizzazione effettua te nelle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano ricom prese nelle zone vulnerabili di cui all’articolo 2. Il presente regolamento sarà pubblicato nel Bol lettino Ufficiale della Regione. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare. Torino, addì 18 ottobre 2002 Enzo Ghigo Allegato Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 3 Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 4 ALLEGATO A (art. 2) DESIGNAZIONE DELLE ZONE VULNERABILI DA NITRATI DI ORIGINE AGRICOLA INDICE AREE DESIGNATE RELAZIONE TECNICA Approccio metodologico Individuazione delle aree idrogeologicamente separate Acquisizione ed elaborazione dei dati idrochimici Programma di controllo e di approfondimento conoscitivo AREE DESIGNATE Ai sensi dell’articolo 2 del presente regolamento sono designati zone vulnerabili da nitrati di origine agricola i territori caratterizzati dal livello di vulnerazione areale alto (LV1) e medio alto (LV2), ricadenti nei fogli di mappa elencati nella tabella 1 e riportati nella figura 1. Tabella 1 - Fogli di mappa e relativi Comuni di appartenenza comprendenti territori con livello di vulnerazione areale alto (LV1) e medio alto (LV2) Comune codice denominazione fogli di mappa designati zona vulnerabile da nitrati Provincia di Torino 001004 Albiano d'Ivrea da 001 a 014, da 018 a 023, da 027 a 031, da 033 a 039 001009 Andezeno da 006 a 011, 013, 014 001012 Arignano da 011 a 017 001014 Azeglio da 001 a 005, 007, 008, da 014 a 017, da 022 a 024, da 027 a 029, 032, 033, da 036 a 039 001020 Banchette da 001 a 006, da 008 a 014 001027 Bollengo 010, 012, da 016 a 018, da 022 a 026, da 029 a 035, da 038 a 052 001030 Borgofranco d'Ivrea sezione censuaria di Borgofranco d'Ivrea: 005, 006, da 011 a 013, da 017 a 020, da 024 a 033, da 036 a 045 sezione censuaria di Baio Dora: da 003 a 007, da 009 a 011 001031 Borgomasino 006, 007, da 014 a 019, da 025 a 028, da 033 a 037, da 041 a 053 001039 Brusasco sezione censuaria di Brusasco: da 003 a 010 001042 Burolo 005, 008, 009, 012, 013, 015, 016, da 018 a 020, 022, 023 001048 Cambiano 004, da 007 a 020 001050 Candia Canavese 012, da 014 a 018, da 023 a 025, 029, 030, 038, 039 001056 Caravino sezione censuaria di Caravino: da 001 a 005, da 009 a 018, 020, 021, 024, da 028 a 031 001061 Cascinette d'Ivrea da 002 a 010 001064 Castagneto Po 019 001068 Castiglione Torinese da 003 a 009 Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 5 Comune codice denominazione fogli di mappa designati zona vulnerabile da nitrati 001069 Cavagnolo da 001 a 004, 006 001077 Chiaverano 040 001078 Chieri da 025 a 034, da 037 a 046, da 053 a 063, da 066 a 093 001082 Chivasso 018, 019, 075, 076 001092 Colleretto Giacosa da 003 a 017 001105 Fiorano Canavese 001, 003, 004, 007, 008, da 010 a 012, da 014 a 018 001112 Gassino Torinese sezione censuaria di Gassino Torinese: 004, 012 001123 Isolabella tutti 001125 Ivrea da 001 a 004, da 008 a 010, 023, da 031 a 033, da 035 a 124 001129 Lauriano sezione censuaria di Lauriano: da 003 a 006, 009 001132 Lessolo 002, 003, da 005 a 008, da 010 a 012, da 016 a 019, 023, 026 001137 Loranzè da 002 a 004, da 007 a 010, 015, 016 001150 Mercenasco da 001 a 004, da 006 a 010, 015, 016, da 019 a 021, 035, 042, 043 001153 Mombello di Torino 008 001156 Moncalieri sezione censuaria di Moncalieri: 019, 022, 023, da 025 a 028, da 039 a 056 001160 Montalto Dora da 001 a 007, da 014 a 019, 027 001162 Monteu da Po 001, da 003 a 009 001177 Palazzo Canavese 009, 010, da 012 a 023 001179 Parella 004, 006, 007, 009, 010 001181 Pavone Canavese tutti 001185 Perosa Canavese da 001 a 014, 016 001196 Piverone 012, da 025 a 046 001197 Poirino da 001 a 029, 031, da 039 a 055, da 076 a 095, da 106 a 108 001203 Pralormo da 001 a 009, 011, 012, 019, 020 001209 Quassolo 009, da 011 a 013 001215 Riva presso Chieri tutti 001223 Romano Canavese tutti 001231 Salassa 011 001233 Salerano Canavese tutti 001235 Samone tutti 001247 San Martino Canavese da 005 a 011, 033 001249 San Mauro Torinese 007, 008, 012, 013 001252 San Raffaele Cimena 001, 002, da 006 a 008, da 010 a 012 001253 San Sebastiano da Po da 003 a 007, da 015 a 017 001257 Santena da 001 a 012 001261 Scarmagno da 001 a 010, 014, 015, 022, da 026 a 029, 032 001264 Settimo Rottaro da 001 a 003, 006, 007, 012, 013, 017, 018, 020 001269 Strambino tutti 001280 Trofarello da 004 a 015, da 018 a 021 001294 Verrua Savoia da 002 a 005, 009, da 012 a 015, 017, da 021 a 023 001295 Vestignè sezione censuaria di Vestignè: da 001 a 008, da 011 a 017, da 020 a 028, da 032 a 037 sezione censuaria di Tina: da 001 a 009 001311 Vische da 001 a 022, da 024 a 041, 044, 050 Provincia di Vercelli 002058 Fontanetto Po 026 002079 Moncrivello 001, 003, 008, 014 002090 Palazzolo Vercellese 012 Provincia di Cuneo 004014 Bastia Mondovì da 002 a 004, 014, 015 004016 Beinette tutti 004019 Bene Vagienna da 005 a 019 da 027 a 052, 055, 056, 058, da 062 a 085 004025 Borgo San Dalmazzo da 001 a 015 004028 Boves da 001 a 017, da 020 a 022, da 031 a 033 Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 6 Comune codice denominazione fogli di mappa designati zona vulnerabile da nitrati 004043 Carrù tutti 004049 Castelletto Stura tutti 004067 Cherasco da 036 a 046, da 048 a 072, 076, 090, da 092 a 096, da 099 a 104, 112 004068 Chiusa di Pesio da 001 a 015, 017, 027, 029 004071 Clavesana 001, 002, 004, 013, 015 004078 Cuneo 070, da 072 a 083, 085, 086, da 088 a 108, da 110 a 114, da 116 a 141 004081 Dogliani 001, 003 004086 Farigliano da 001 a 004, da 006 a 011, 013 004089 Fossano 152, da 155 a 157 004091 Frabosa Sottana 002 004107 Lequio Tanaro tutti 004114 Magliano Alpi da 001 a 028 004118 Margarita tutti 004126 Monastero di Vasco 008 004129 Monchiero da 001 a 003 004130 Mondovì da 001 a 078, 086, 087, da 099 a 101 004136 Montanera tutti 004144 Morozzo tutti 004147 Narzole da 001 a 006, da 012 a 038 004152 Novello da 012 a 014 004163 Peveragno da 001 a 027, 029, da 031 a 033, 036 004165 Pianfei da 001 a 015 004169 Piozzo tutti 004189 Rocca de' Baldi tutti 004191 Roccasparvera 001, 002 004202 Salmour 001, 008, 009 004211 Sant'Albano Stura da 001 a 019, da 021 a 037 004232 Trinità da 001 a 009, da 014 a 037 004245 Villanova Mondovì da 001 a 026, da 028 a 032, 034, 035 Provincia di Asti 005010 Bruno da 001 a 003 005012 Buttigliera d'Asti da 001 a 003, da 007 a 013 005033 Cellarengo da 001 a 005 005036 Cerro Tanaro 001, da 003 a 005 005052 Dusino San Michele 001, da 008 a 010 005096 Rocchetta Tanaro 005 005101 San Paolo Solbrito 001, 002 005112 Valfenera da 001 a 004, da 007 a 011, 013, 014, 016 005118 Villanova d'Asti da 001 a 003, da 009 a 050 Provincia di Alessandria 006001 Acqui Terme da 030 a 032 006003 Alessandria da 001 a 003, da 023 a 070, da 072 a 101, da 103 a 210, 212, da 217 a 236, da 268 a 285 006006 Alluvioni Cambiò tutti 006008 Alzano Scrivia tutti 006012 Basaluzzo tutti 006013 Bassignana da 009 a 011, da 016 a 021, da 026 a 029, 031, 032 006015 Bergamasco da 002 a 004, 011, 012, 019, 020 006019 Borgoratto Alessandrino 002, 003 006021 Bosco Marengo tutti 006029 Capriata d'Orba da 001 a 003, da 005 a 007, da 010 a 013, da 016 a 019, 023, 024 006030 Carbonara Scrivia 001, 004 006031 Carentino 001 Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 7 Comune codice denominazione fogli di mappa designati zona vulnerabile da nitrati 006037 Casal Cermelli tutti 006040 Casalnoceto da 001 a 011 006042 Cassano Spinola 001, da 004 a 006 006043 Cassine da 004 a 007, da 010 a 014, da 018 a 020, 027, 031, 032, 038, 039 006046 Castellar Guidobono tutti 006047 Castellazzo Bormida tutti 006049 Castelletto d'Orba da 001 a 003, da 005 a 009, 011 006051 Castelletto Monferrato da 008 a 014 006052 Castelnuovo Bormida da 001 a 013 006053 Castelnuovo Scrivia tutti 006054 Castelspina tutti 006068 Felizzano da 013 a 032 006070 Francavilla Bisio tutti 006071 Frascaro 003 006074 Fresonara tutti 006075 Frugarolo tutti 006077 Gabiano da 001 a 003 006078 Gamalero 013, 015 006081 Gavi 004 006086 Guazzora tutti 006087 Isola Sant'Antonio 002, da 006 a 027 006089 Lu da 002 a 004, 009, 013 006091 Masio 004, 005, da 007 a 012 006094 Mirabello Monferrato 001, 002, da 006 a 014 006096 Molino dei Torti tutti 006099 Moncestino 001, 002 006105 Montecastello 005, da 007 a 010 006112 Morsasco 001, 002 006114 Novi Ligure da 001 a 023, da 027 a 038, da 041 a 044, da 048 a 050, 055 006115 Occimiano 029 006119 Orsara Bormida 002 006122 Oviglio da 001 a 019, da 024 a 032 006127 Pasturana 002 006128 Pecetto di Valenza 001, 002, 004 006129 Pietra Marazzi sezione censuaria di Pietra Marazzi: 006, 007 sezione censuaria di Pavone: 003 006130 Piovera tutti 006131 Pomaro Monferrato 011, 012, 015, 016 006132 Pontecurone tutti 006138 Pozzolo Formigaro tutti (sia della sezione censuaria di Pozzolo che della sezione censuaria di Bettole) 006140 Predosa da 001 a 008, da 012 a 017, da 019 a 022, 028, 039, 040 006141 Quargnento 008, da 020 a 025, da 032 a 034, da 036 a 041 006142 Quattordio da 014 a 019 006144 Rivalta Bormida 001, 002, 004, 005, 007 006145 Rivarone 003, 004, 006, 007 006147 Rocca Grimalda 004 006151 Sale tutti 006152 San Cristoforo 001, 002 006154 San Salvatore Monferrato da 001 a 006, da 008 a 010, 012, 013 006160 Serravalle Scrivia da 001 a 006, da 010 a 012 006161 Sezzadio da 001 a 018, da 020 a 024 006162 Silvano d'Orba 001, 002, 004, 005 006163 Solero tutti 006168 Strevi 004, 005, 010, 011, da 013 a 016 Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 8 Comune codice denominazione fogli di mappa designati zona vulnerabile da nitrati 006174 Tortona da 001 a 034, da 039 a 057, da 069 a 101 006177 Valenza sezione censuaria di Valenza: 001, 002, da 006 a 008, 011, 012, da 016 a 018, da 023 a 027, 032, 034, 036, 037, 050 sezione censuaria di Villabella:da 002 a 005 006181 Viguzzolo da 001 a 014, da 018 a 021 006183 Villalvernia 002, 005, 007, 008 006187 Visone da 001 a 003 006188 Volpedo da 001 a 003, 005, 009 006189 Volpeglino 001, 003 Provincia di Biella 096003 Benna 001, 002, 004, 005, da 009 a 014, da 017 a 020, da 023 a 025 096004 Biella 032, 034, da 044 a 048, da 051 a 057, da 060 a 067 096006 Borriana da 001 a 004, 006 096012 Candelo 002, 003, 005, 006, da 009 a 016, da 020 a 027 096015 Castelletto Cervo 001, 002, 007, 008 096018 Cerrione 002, da 004 a 008, da 012 a 016, da 023 a 025 096020 Cossato 013, 016, da 021 a 027, 030, 031, 036, 037, 040, 041, da 043 a 047 096026 Gaglianico tutti 096029 Lessona 005, 008, 009, da 012 a 015, da 017 a 024, 026, 027 096031 Massazza 001, 002, da 004 a 006, da 009 a 012 096032 Masserano 043, 047, 050, 054 096037 Mottalciata da 002 a 006, 008, 009, da 013 a 016, 018, da 023 a 025, 027, 029 096047 Ponderano tutti 096058 Salussola da 001 a 012, da 020 a 023 096059 Sandigliano tutti 096076 Verrone tutti 096079 Villanova Biellese 001, 003 096080 Viverone 019 Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 9 RELAZIONE TECNICA Approccio metodologico La designazione delle zone vulnerabili da nitrati è stata perseguita attraverso l’approccio metodologico di seguito riportato, che consiste nell’applicazione al territorio piemontese, ai sensi dell’articolo 19, comma 3 del decreto legislativo 11 maggio 1999 n. 152, dei criteri indicati dalla normativa nazionale e comunitaria di riferimento. In seguito alla Prima individuazione delle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola, di cui alla deliberazione del Consiglio regionale n. 219-2992 del 29 gennaio 2002, le maggiori conoscenze acquisite, sia attraverso il monitoraggio idrochimico sia attraverso specifici studi idrogeologici, hanno permesso di predisporre la designazione delle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola di cui al presente Allegato. La designazione, perseguita sulla base delle conoscenze disponibili a livello regionale, è basata sulla classificazione di zone idrogeologicamente separate le une dalle altre, in base alle caratteristiche qualitative delle acque sotterranee. Sono state pertanto designate le zone dove è stato rinvenuto un inquinamento da nitrati associato comunque a una significativa pressione di origine agricola. Le restanti zone, dove il monitoraggio non ha evidenziato situazioni di compromissione qualitativa pur presentando pressioni puntuali e diffuse di varia origine, sono attualmente oggetto degli studi finalizzati alla predisposizione del Piano di tutela delle acque di cui all’art. 44 del d.lgs. 152/99. Nell’arco del prossimo anno è prevista un’approfondita analisi delle pressioni antropiche volta alla correlazione dei fattori che determinano le cause di compromissione dei corpi idrici. Sulla base dei risultati di tale analisi sarà possibile individuare eventuali ulteriori zone vulnerabili da nitrati di origine agricola associando le informazioni di Stato, acquisite dalle reti di monitoraggio regionale delle acque superficiali e sotterranee, alle conoscenze sulle Pressioni e sugli Impatti. Hanno collaborato ai monitoraggi, agli studi e agli approfondimenti necessari: � l’Agenzia regionale per la protezione ambientale del Piemonte (A.R.P.A. Piemonte), � il CSI-Piemonte, � l’Istituto per le Piante da legno e l’Ambiente (I.P.L.A. S.p.A.), � la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino (Dipartimento di Agronomia, Selvicoltura e Gestione del territorio, Dipartimento di Economia e Ingegneria Agraria, Forestale e Ambientale, Dipartimento di Scienze Zootecniche), � la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali (Dipartimento Scienze della Terra). Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 10 Individuazione delle aree idrogeologicamente separate 1 - Premessa Obiettivo degli studi idrogeologici è stata la valutazione dello stato di vulnerazione all’inquinamento derivante da fonti diffuse della Falda Superficiale nel territorio di pianura della Regione Piemonte. Base di partenza di tale valutazione è l’insieme dei dati analitici provenienti dalla Rete di Monitoraggio delle Acque Sotterranee della Regione Piemonte relativi al biennio 2000-2001 ed elaborati da ARPA. Per potere passare dai dati puntuali a una valutazione areale, si è scelto di non operare su aree separate da limiti amministrativi (confini comunali), ma si è cercato, più correttamente, di individuare limiti idrogeologici che identificassero porzioni di territorio non collegate idraulicamente tra loro. Di seguito vengono brevemente riportate le basi teoriche utilizzate per la definizione di queste aree idrogeologicamente “separate”. Per definire l’estensione di tali aree si è anche tenuto conto della distribuzione dei dati analitici puntuali, di modo che, possibilmente, in ogni area ricadesse un numero significativo di dati. 2 - Aree di ricarica, aree di efflusso e separazioni delle acque sotterranee La Sezione trasversale rappresentata nel seguente schema di Hubbert (1940) è realizzata in direzione perpendicolare all’andamento di una serie rilievi e di valli lunghi e paralleli in una regione a clima umido. Il mezzo geologico è omogeneo e isotropo e il sistema è limitato alla base da un limite impermeabile. La superficie della falda coincide con il piano campagna nelle valli e soggiace allo stesso, seguendo la topografia, sulle colline. Il valore del carico idraulico su ciascuna delle linee equipotenziali tratteggiate è uguale alla quota della superficie della falda al suo punto di intersezione con la linea equipotenziale. Le linee di flusso e le linee equipotenziali sono state tracciate seguendo le comuni regole per la costruzione grafica di una rete di flusso in mezzi omogenei e isotropi. Dalla rete di flusso risulta chiaro che esiste un flusso di acqua sotterranea diretto dalle alture verso le valli. La rete di flusso deve riempire l’intero campo di flusso: ne risulta la presenza di un flusso di acqua sotterranea diretta verso l’alto al disotto delle valli. La simmetria del sistema crea limiti verticali al di sotto delle creste e delle valli (le linee punteggiate AB e CD) attraverso i quali non vi è flusso. Questi limiti impermeabili fittizi sono detti separazioni delle acque sotterranee (groundwater divides). Nei sistemi simmetrici, quale quello mostrato nello schema di Hubbert, esse coincidono esattamente con le separazioni delle acque superficiali, e la loro orientazione è esattamente verticale. In ambienti topograficamente e idrogeologicamente più complicati, tali proprietà possono essere perdute. Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 11 Rete di flusso delle acque sotterranee in una sezione trasversale attraverso un sistema omogeneo e isotropo limitato alla base da un limite impermeabile (secondo Hubbert, 1940). Le linee di flusso disegnate nello schema convogliano l’acqua da aree di ricarica (recharge areas) ad aree di efflusso (discharge areas). In un’area di ricarica è presente una componente alla direzione del flusso delle acque sotterranee vicino alla superficie diretta verso il basso. Un’area di ricarica può essere definita come il settore del bacino idrogeologico in cui il flusso saturo netto delle acque sotterranee si allontana dalla superficie della falda. In un’area di efflusso è presente una componente alla direzione del flusso delle acque sotterranee vicino alla superficie diretta verso l’alto. Un’area di efflusso può essere definita come il settore del bacino idrogeologico in cui il flusso saturo netto delle acque sotterranee si avvicina alla superficie della falda. In un’area di ricarica, la superficie della falda solitamente soggiace a una certa profondità dal piano campagna; in un’area di efflusso, essa coincide o e molto vicina al piano campagna. Riferendosi all’area ombreggiata nello schema, la regione ED rappresenta l’area di ricarica mentre la regione AE rappresenta l’area di efflusso. La linea che separa l’area di ricarica da quella di efflusso prende il nome di linea cardine (hinge line). Nell’area ombreggiata, la sua intersezione col piano della sezione è rappresentata dal punto E. L’utilizzo di reti di flusso stazionario per l’interpretazione del flusso regionale solleva alcune considerazioni. L’approccio è tecnicamente valido solo nell’ipotetico e poco probabile caso in cui la superficie della falda mantenga la stessa posizione durante il corso dell’anno. Nella maggior parte dei casi reali, le fluttuazioni della superficie della falda introducono effetti transitori nei sistemi di flusso. Tuttavia, se le fluttuazioni della superficie della falda sono piccole rispetto allo spessore totale del sistema e se la conformazione relativa della superficie della falda rimane la stessa durante il ciclo di fluttuazioni (cioè, i punti alti rimangono i maggiori e quelli bassi i minori), è accettabile sostituire il sistema di fluttuazioni con un sistema stazionario in cui la superficie della falda abbia un’altezza media. Si potrebbe pensare al sistema stazionario come a un caso di equilibrio dinamico in cui il flusso d’acqua che arriva alla superficie della falda attraverso la zona non satura dalla superficie è appena necessario a mantenere la superficie della falda nella sua posizione di equilibrio in tutti i punti e in ogni momento. Tali condizioni sono soddisfatte in modo approssimato nella maggior parte dei bacini idrogeologici, per cui l’esame delle reti di ( I piano campagna Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 12 flusso stazionario possono essere abbastanza istruttive. Laddove esse non fossero soddisfatte, bisognerebbe utilizzare analisi più complesse per il flusso regionale transitorio delle acque sotterranee. 3 - Piezometria della pianura piemontese A partire dagli studi e dai dati derivanti dalla realizzazione della Rete di Monitoraggio delle Acque Sotterranee della Regione Piemonte, si è proceduto alla realizzazione di una carta della piezometria della Falda Superficiale del territorio di pianura della Regione Piemonte (figura 2), che mostra l’andamento della falda superficiale evidenziando i settori omogenei dal punto di vista idrogeologico, vale a dire: Pianura Cuneese e Torinese Meridionale, Altopiano di Poirino, Pianura Torinese Settentrionale, Pianure inframoreniche di Rivoli, di Ivrea e dell’Alto Novarese, Pianura Biellese-Vercellese-Novarese, Settore Cuneese della Valle Tanaro, Settore del Fondovalle Tanaro tra Cherasco e la stretta Quattordio-Masio, Pianura Alessandrina-Tortonese. 4 - Le aree idrogeologicamente separate I settori idrogeologici sopra descritti sono stati ulteriormente suddivisi in aree idrogeologicamente separate (cfr. par 2). Per effettuare tale suddivisione, tramite Gis ArcView, sono state utilizzate le seguenti basi cartografiche: − Carta piezometrica della Regione Piemonte alla scala 1:250.000 derivata dai progetti regionali PRISMAS, PRISMAS II, VAL TANARO; − Carta dell’idrografia della Regione Piemonte alla scala 1:100.000 redatta in ambito del Sistema Informativo Territoriale Ambientale della Regione; − fogli della Carta Geologica d’Italia alla scala 1:100.000, a tutt’oggi l’unica che copra l’intero territorio della regione, versione informatizzata ad opera del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino; − Carta dei Paesaggi Agrari e Forestali alla scala 1:250.000 redatta da IPLA nel 1992. Dalla Carta piezometrica e dalla idrografia sono state ricavati i limiti delle aree idrogeologicamente separate in accordo con quanto esposto nel paragrafo 2. Dai fogli della Carta Geologica sono state delimitate ulteriori aree idrogeologicamente separate, corrispondenti ai terrazzi fluviali con scarpata superiore a 10 m rispetto al livello basale della pianura: si può infatti ipotizzare che tali terrazzi siano dotati di una circolazione sotterranea differenziata da quella della pianura di base. Infine, per la delimitazione del territorio oggetto di studio, dalla Carta dei Paesaggi Agrari e Forestali è stato ricavato il limite a monte della pianura piemontese. Le aree così ottenute sono elencate e sinteticamente descritte nella tabella seguente e illustrate nella figura 2. Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 13 Tabella 2 - Elenco aree idrogeologicamente separate. Codice area Descrizione area AL01 Pianura alessandrina in Tanaro da Cerro Tanaro AL02 Pianura alessandrina tra Tanaro e Bormida AL03 Pianura alessandrina tra Bormida e Orba AL04 Pianura alessandrina tra Orba e Scrivia AL05 Pianura alessandrina in Scrivia AL06 Pianura casalese tra Po e Sesia AT01 Valle del Tanaro tra confluenza Tanaro - Stura di Demonte e Cerro Tanaro CN01 Pianura cuneese tra Po e Maira CN02 Pianura cuneese tra Maira e Stura di Demonte CN03 Pianura cuneese tra Stura di Demonte e Tanaro IV01 Pianura inframorenica d’Ivrea NO01 Pianura novarese tra Ticino e Agogna NO02 Pianura novarese tra Agogna e Sesia TE01 Terrazzo - spartiacque idrogeologico TE02 Terrazzo TE03 Terrazzo TE04 Terrazzo TE05 Terrazzo TE06 Terrazzo TE07 Terrazzo TE08 Terrazzo TE09 Terrazzo TE10 Terrazzo TE11 Terrazzo TE12 Terrazzo TE13 Terrazzo TE14 Terrazzo TE15 Terrazzo TE16 Terrazzo TE17 Terrazzo TE18 Terrazzo TE19 Terrazzo TO01 Pianura torinese tra Dora Baltea, Po e Orco TO02 Pianura torinese tra Orco, Po e Malone TO03 Pianura torinese tra Malone, Po e Stura di Lanzo TO04 Pianura torinese in destra Po da confluenza Po - Stura di Lanzo a Gabiano TO05 Pianura torinese tra Stura di Lanzo, Po e Sangone TO06 Pianura torinese tra Sangone e Chisola TO07 Pianura torinese tra Chisola e Po TO08 Altopiano di Poirino in destra Banna - Rioverde TO09 Pianura torinese tra Ricchiardo, Po e Banna - Rioverde VC01 Pianura vercellese tra Sesia e Cervo VC02 Pianura vercellese tra Elvo - Cervo, Sesia, Marcova - spartiacque idrogeologico VC03 Pianura vercellese tra Marcova - spartiacque idrogeologico, Po e Dora Baltea VC04 Pianura biellese tra Cervo e Elvo Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 14 Acquisizione ed elaborazione dei dati idrochimici 1. Premessa La base dati relativa alle elaborazioni dei dati idrochimici è costituita dai risultati delle 4 campagne di monitoraggio effettuate negli anni 2000 e 2001, provenienti dai circa 800 punti della Rete di Monitoraggio delle Acque Sotterranee della Regione Piemonte. La valutazione della vulnerazione è stata effettuata da ARPA Piemonte sulla base dei criteri indicati dalla normativa nazionale e comunitaria. I valori misurati nei punti di monitoraggio sono stati confrontati con i limiti definiti dall’Unione Europea di 50 mg/L (limite di vulnerazione in atto) e di 40 mg/L (limite di attenzione, rischio di vulnerazione prossima in assenza di interventi). 2. Elaborazione statistica dei dati relativa ai punti di controllo Al fine di consentire un’elaborazione statistica dei dati sono stati scartati dalle elaborazioni tutti i punti di controllo per i quali non erano disponibili almeno due dati analitici relativi al periodo 2000-2001. Le elaborazioni statistiche applicate ai fini della valutazione della contaminazione da nitrati sono state: • il valore medio; • la mediana; • il valore massimo; • la deviazione standard. Tali dati sono agli atti dell’Amministrazione regionale. La scelta di calcolare, oltre alla media e al valore massimo previsti dalle linee guida fornite dalla Commissione europea per il recepimento della direttiva sui nitrati, anche la mediana e la deviazione standard, pur avendo a disposizione un numero massimo di 4 dati, trova spiegazione nel fatto che queste semplici elaborazioni forniscono informazioni aggiuntive sulla distribuzione e sulla dispersione dei dati considerati. Infatti una mediana molto diversa dalla media indica che la distribuzione dei dati è irregolare (distribuzione non – normale), mentre una elevata deviazione standard evidenzia una alta dispersione dei dati intorno alla media. 2.1. Valutazione dei dati ottenuti dalla elaborazione Dalla elaborazione risulta che meno del 20% dei punti presenta un valore medio e mediano superiore a 50 mg/L di nitrati e meno del 10% presenta un valore medio e mediano compreso tra 40 e 50. Maggiore invece è la percentuale di punti con valori massimi superiori a 50 mg/L (28%). I dati sono comunque variabili, infatti il 30% dei punti presenta un indice di dispersione (deviazione standard) superiore al 40%. Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 15 3. Elaborazione statistica dei dati relativa alle aree idrogeologicamente separate Per ogni area idrogeologicamente separata, di cui alla tabella 2, sono state realizzate elaborazioni statistiche dei dati, relative alle analisi effettuate per punti, al fine di determinare su base areale i seguenti dati: • media dei valori medi puntuali; • media dei valori massimi puntuali; • mediana dei valori medi puntuali; • massimo dei valori medi puntuali. Tali dati sono agli atti dell’Amministrazione. 3.1. Valutazione dei dati ottenuti dalla elaborazione Dalla elaborazione risulta che 5 aree idrogeologiche (TE03, TE04, TO08, TE19, AL04) evidenziano una media dei valori medi puntuali superiore a 50 mg/L di nitrati, identificando queste aree con un livello di vulnerazione alto (LV1) come vulnerate. Per 2 di queste aree (AL04 e TO08) tutte le elaborazioni statistiche, compresa la mediana dei valori medi puntuali, confermano il superamento del valore di 50 mg/L di nitrati, evidenziando una sostanziale distribuzione normale dei valori medi all'interno dell'area; i risultati delle elaborazioni dei dati riferiti ai punti di controllo presenti nelle aree TE19, TE03 e TE04 presentano una minor attendibilità statistica, dovuta sostanzialmente all’irregolarità nella distribuzione dei valori misurati. Analoghe considerazioni si possono fare per le situazioni caratterizzate da valori di nitrati compresi tra i 40 e i 50 mg/L. Dalla elaborazione risulta che 9 aree idrogeologiche (TE05, IV01, TO04, AL01, AL02, AL03, AL05, CN03, TE11) evidenziano una media dei valori medi puntuali superiore a 40 mg/L di nitrati, identificando queste aree con un livello di vulnerazione medio alto (LV2) come prossime a essere vulnerate. Tale valutazione può essere confermata sicuramente 3 per aree (TE05, TO04, TE11) dal fatto che in queste aree anche la mediana dei valori medi puntuali supera il valore di 40 mg/L di nitrati, evidenziando una sostanziale distribuzione normale dei valori medi all'interno dell'area. Per tutte le restanti situazioni vale, come per il caso precedente, una minor attendibilità statistica della valutazione. 4. Conclusioni Le elaborazioni effettuate, hanno consentito la presente designazione delle zone vulnerate da nitrati. Le aree idrogeologicamente separate caratterizzate da un livello di vulnerazione alto (LV1), dove la media dei valori medi di nitrati dei punti all’interno dell’area è risultata superiore a 50 mg/L, sono 5, pari al 13% del totale: TE03, TE04, TO08, TE19, AL04. Le aree idrogeologicamente separate caratterizzate da un livello di vulnerazione medio alto (LV2), dove la media dei valori medi puntuali è compresa tra 40 e 50 mg/L, sono Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 16 risultate 9, pari al 24% del totale: TE05, IV01, TO04, AL01, AL02, AL03, AL05, CN03, TE11. Nell’ambito di ogni area idrogeologicamente separata individuata come vulnerabile sono stati definiti i relativi fogli di mappa secondo il criterio di prevalenza territoriale: ogni foglio di mappa è stato considerato vulnerabile se la sua percentuale di inclusione nelle zone vulnerabili risulta superiore al 50%; negli altri casi è stato considerato non vulnerabile. I dati sono riportati nella tabella 1. La cartografia di dettaglio relativa alla designazione delle zone vulnerabili da nitrati è composta dalle tavole in calce al presente allegato e precisamente: − figura 3 per quanto riguarda il quadro d’unione; − figure 4, 5, 6 e 7 per quanto riguarda i quadri di dettaglio A, B, C e D. Programma di controllo e di approfondimento conoscitivo Per quanto concerne il programma di controllo di cui all’articolo 19, comma 4 del d.lgs. 152/99, si ritiene che i criteri secondo cui ne viene richiesta l’esecuzione siano già largamente rispettati nel più ampio contesto del Monitoraggio Regionale delle Acque approvato con D.G.R. n. 46-2495 del 19 marzo 2001. Infatti, l’estensione delle Rete di Monitoraggio Regionale delle Acque Sotterranee, che prevede 831 punti di controllo dislocati nell’area di pianura del territorio regionale, di cui 254 ricadenti nelle aree oggetto del presente regolamento, e la cadenza temporale di controllo fissata ogni sei mesi, rispondono a pieno non solo a quanto previsto dall’Allegato 1 del citato decreto relativamente al monitoraggio e alla classificazione delle acque sotterranee finalizzati agli obiettivi di qualità dei corpi idrici, ma anche ai criteri indicati dalla normativa comunitaria in materia di zone vulnerabili da nitrati di origine agricola. Si rende peraltro necessario adottare un programma di approfondimento conoscitivo volto ad acquisire ulteriori informazioni necessarie per effettuare, ai sensi delle norme vigenti, entro i prossimi 4 anni gli aggiornamenti della presente designazione e che si articola sui seguenti progetti che investono comparti diversi. − Monitoraggio intensivo sulle acque sotterranee: sarà intrapreso un programma di monitoraggio intensivo a frequenza più elevata rispetto al Monitoraggio Regionale delle Acque Sotterranee, con l’obiettivo di approfondire le conoscenze sull’inquinamento da parte dei nitrati sulle acque sotterranee, in funzione degli apporti periodici dettati dal ciclo stagionale della pratica agricola, tenendo conto delle fluttuazioni stagionali del livello della falda superficiale e della configurazione lito-stratigrafica delle aree soggette a criticità. Il sottoinsieme di punti oggetto del monitoraggio intensivo sarà selezionato dalla Rete di Monitoraggio Regionale per le Acque Sotterranee secondo i seguenti criteri: essere rappresentativo delle zone critiche individuate dal presente regolamento, interessare l’acquifero superficiale, essere corredato di una serie Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 17 storica di dati, essere in prossimità di piezometri strumentati per la misura in continuo del livello piezometrico. − Predisposizione della carta di capacità protettiva dei suoli a scala di semidettaglio in aree critiche: la capacità protettiva del suolo o, come definita in altro modo, il potere di attenuazione del suolo nei confronti delle sostanze inquinanti risulta essere una delle variabili fondamentali, richieste tra l’altro dal d.lgs. 152/99, che devono essere prese in considerazione in una più approfondita valutazione del grado di vulnerabilità di un territorio. Uno dei passaggi necessari per effettuare gli aggiornamenti della presente designazione consiste pertanto nell’incrociare le informazioni idrogeologiche attualmente disponibili con la carta di capacità protettiva dei suoli, intesa come capacità dei suoli di essere filtro e tampone per gli agenti inquinanti, elemento di regolazione e distribuzione dei flussi idrici, fattore di mitigazione del rischio idrogeologico. Attualmente le informazioni sono disponibili, a livello regionale, con una scala 1:250.000, mentre attraverso il presente progetto sarà possibile acquisire una maggiore affidabilità del dato di capacità protettiva dei suoli e quindi un suo più pieno utilizzo e con un più ampio margine di sicurezza. − Realizzazione della banca dati idrogeologica della regione Piemonte finalizzata alla ricostruzione del modello idrogeologico concettuale degli acquiferi. Tale progetto è finalizzato ad integrare alla scala 1:100.000 le conoscenze già disponibili relative alla caratterizzazione dei principali complessi idrogeologici, nonché a ricostruire la base dell’acquifero superficiale alla scala 1:50.000. Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 18 Figura 1 - Territori con livello di vulnerazione areale alto (LV1) e medio alto (LV2) Zone Yulncrabili do ·1 n1rat i LV 1 LJ LV:? ~ Alt re a rec i nda 9at c /\/ 1~,.~~rafia pri nd pal~ ~ L~m~t ~ pro'ilin ci ali L1m1t I eomunali CJ Arce c di f icat c Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 19 Figura 2 - Aree idrogeologicamente separate D kee idrog eo b g ic: omente sep rr ate />./ Piezometrio dell a fol:la superfic:iole /V ldrogrofio princ:ipo le ·c:::J Umiti provinc:ioli Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 20 Figura 3 - Zone vulnerabili da nitrati - Quadro d’unione Figura 4 - Zone vulnerabili da nitrati - Quadro A Aree lctogeol<>Jicamenle separate Concertrazione meda di N03 [2000- 2001) 50.1 · 80 (mg/L)- LV1 c:::J 40 · 50 (mg/L) · LV2 c::::J 25 • 39.9 (mg/L)· LV3 0 · 24.9 (mg/L) · LV4 IIIIlllllD Aree prive di punli d conlrollo [=::J Limiti ~ ovinciali D Limiti comunali IJ[J Aree edificate /\/ ~rogafia principale A Giugno 21 Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 22 Figura 5 - Zone vulnerabili da nitrati - Quadro B B Are e Id ro geolo gicam ente separate Con centrazio ne media di N 03 (2000 - 2001) 50.1 - 80 (mg/L) - LV1 c=J 40 - 50 (mg /L) - L V2 c=J 25 - 39 .9 (mg.IL) - LVJ 0 - 24.9 (mg /L) - LV4 111111111D Aree prive di 1111 nti di co ntrollo D Limiti p rovin ciali D Limiti comunali Ill Aree ed ifi cate /\/ Id ro grafia p rin cip ale Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 23 Figura 6 - Zone vulnerabili da nitrati - Quadro C Aree Id ro geolo gicmn ente separate Con centrazio ne media di N 03 (2000 - 2001) 50.1 - 80 (mg/L) - LV1 C::J 40 -50 (mg /L) - LV2 ~ 25 - 39.9 (mg/L) - LVJ 0 - 24.9 (mg /L) - LV4 .. Aree 11rive di IHI nti di co ntro llo ~ Limiti p rovin ciali D Limiti comunali 1EJ Aree ed ificate N ldrografia principale Figura 7 - Zone vulnerabili da nitrati - Quadro D Aree Id ro geolo gicam ente separate Con centrazio ne media di N0 3 (2000 - 2001) 50 .1 - 80 {mg/L) - LV1 ~ 40 - 50 (mg/L) - L V2 ~ 25 - 39.9 (mg/L) - LV3 0 - 24.9 (mg/L) - LV4 Aree !>rive di llllnti di co ntro llo ~ Limiti J>rovin ciali ~ Limiti comun ali N mil Aree ed ific ate /\/ ldrografia principale ,. 0, . ! . a ' 0 Q 1.-: • ~ Giugno 24 Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 25 ALLEGATO B (art. 3) PROGRAMMA D’AZIONE DI OBBLIGATORIA APPLICAZIONE NELLE ZONE VULNERABILI DA NITRATI DI ORIGINE AGRICOLA Fermo restando quanto previsto dall’articolo 3, comma 2 del presente regolamento, ai fini della tutela delle risorse idriche dall’inquinamento provocato da composti azotati, a far data dal 1° gennaio 2003 nelle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola designate dall’Allegato A sono di obbligatoria applicazione le seguenti disposizioni. Le aziende agricole esistenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento provvedono all'adeguamento delle proprie strutture secondo la tempistica stabilita dalla Regione Piemonte sentite le Province. PARTE I NORME RELATIVE ALLA GESTIONE DELLA FERTILIZZAZIONE E AD ALTRE PRATICHE AGRONOMICHE EFFETTUATE NELLE AZIENDE ZOOTECNICHE 1. DIVIETI 1.1. Divieti di utilizzazione dei letami 1.1.1. L’utilizzazione agronomica dei letami è vietata: a) nelle aree di cava, salvo che ai fini del ripristino della copertura vegetale e per il successivo mantenimento della stessa; b) sui terreni innevati, saturi d'acqua, con falda acquifera affiorante o con frane in atto; c) sulle rive dei laghi; d) a distanza inferiore a 5 metri dalle sponde dei corsi d'acqua naturali e da quelli non arginati del reticolo principale di drenaggio, ove non diversamente specificato in senso più restrittivo dagli strumenti di pianificazione territoriale ovvero da leggi o regolamenti. 1.2. Divieti di utilizzazione dei liquami 1.2.1. L’utilizzazione agronomica dei liquami è vietata nei casi previsti al paragrafo 1.1.1, lettere a), b) e c), nonché: a) sui terreni ove il livello della falda idrica disti mediamente meno di 1,50 metri dal piano di campagna; b) su terreni gelati; c) nelle aree carsiche; d) sui suoli con pendenza superiore al sette per cento; tale limite è elevato al dodici per cento in presenza di suoli inerbiti, nel caso di utilizzo dell’iniezione diretta dei liquami nel terreno o in presenza di sistemazioni idraulico agrarie; tali limiti possono essere soggetti a deroghe da parte dell’autorità competente al controllo, se accompagnate da prescrizioni volte ad evitare il ruscellamento dei liquami stessi; e) nei terreni di golena aperta ovvero non separati funzionalmente dal corso d’acqua mediante un argine secondario; f) nei territori compresi nella Fascia A, come delimitata nelle Tavole grafiche del Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico, approvato con deliberazione dell’Autorità di bacino Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 26 del Fiume Po del 26 aprile 2001, n. 18/2001 e sue eventuali successive modificazioni e integrazioni; g) a distanza inferiore a 10 metri dalle sponde dei restanti corsi d'acqua naturali e da quelli non arginati del reticolo principale di drenaggio, ove non diversamente specificato in senso più restrittivo dagli strumenti di pianificazione territoriale ovvero da leggi o regolamenti; h) nel periodo compreso fra il 1° dicembre ed il 28 febbraio. 2. CONTENITORI PER LO STOCCAGGIO E IL TRATTAMENTO 2.1. Criteri generali 2.1.1. Gli effluenti di allevamento destinati all’utilizzazione agronomica devono essere raccolti in contenitori per lo stoccaggio dimensionati secondo le esigenze colturali e di capacità sufficiente a contenere gli effluenti prodotti nei periodi in cui l’impiego agricolo è limitato o impedito da motivazioni agronomiche, climatiche o normative e tali da garantire le capacità minime di stoccaggio individuate, tenuto conto anche della piovosità media delle zone designate, ai punti 2.2.2, 2.3.6 e 2.3.7. 2.1.2. Al fine di ridurre il volume dei liquami prodotti è necessario effettuare nell’allevamento un’oculata gestione dei consumi di acqua sia per le operazioni di abbeveraggio sia per quelle di lavaggio, nonché limitare l’esposizione alla pioggia delle superfici di allevamento e stoccaggio degli effluenti. A tale fine i nuovi allevamenti e gli allevamenti in ristrutturazione devono privilegiare l’adozione di sistemi di raccolta e di trattamento degli effluenti atti, fin dalla produzione, a concentrare e a stabilizzare la sostanza organica contenuta negli stessi. 2.1.3. I trattamenti degli effluenti di allevamento devono essere finalizzati ad agevolare la loro gestione agronomica, rendendoli disponibili all’utilizzo nei periodi più idonei sotto il profilo agronomico e nelle condizioni adatte per la loro distribuzione. 2.1.4. In caso di realizzazione di nuovi allevamenti, di ampliamento degli esistenti ovvero di ristrutturazione delle aree oggetto della presente disposizione, le acque meteoriche derivanti da superfici scoperte impermeabilizzate e caratterizzate dalla permanenza di animali (quali zone di esercizio esterne e corsie scoperte di servizio), devono essere raccolte e convogliate nei contenitori dello stoccaggio. 2.2. Caratteristiche dello stoccaggio e dell’accumulo dei materiali palabili 2.2.1. Lo stoccaggio dei materiali palabili deve avvenire su platea impermeabilizzata, avente una portanza sufficiente a reggere, senza cedimenti o lesioni, il peso del materiale accumulato e dei mezzi utilizzati per la movimentazione. In considerazione della consistenza palabile dei materiali, la platea di stoccaggio sarà munita, su non più di 3 lati, di idoneo cordolo o di muro perimetrale e provvista di idoneo sistema di raccolta e convogliamento allo stoccaggio dei liquidi di sgrondo. 2.2.2. La platea dei materiali palabili deve essere dimensionata per una capacità di stoccaggio, calcolata in rapporto alla consistenza di allevamento, pari al volume di materiale palabile prodotto in 120 giorni; tale durata può essere di 90 giorni per gli allevamenti aventi consistenza zootecnica massima equivalente alla produzione di 2000 kg di azoto al campo per anno, calcolati in base alla Tabella 2 del presente Allegato. Per il dimensionamento, qualora non sussistano esigenze particolari di una più analitica determinazione dei volumi stoccati, si farà riferimento alla Tabella 1 del presente Allegato. Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 27 2.2.3. Il calcolo della superficie della platea dovrà essere funzionale al tipo di materiale stoccato; di seguito si riportano i valori, per i diversi materiali palabili, per i quali dividere il volume di stoccaggio richiesto al fine di ottenere la superficie della platea: − 2 per il letame − 1,5 per le lettiere esauste degli allevamenti cunicoli; − 1,5 per la lettiera esausta degli allevamenti avicoli; − 1,5 per le deiezioni di avicunicoli rese palabili da processi di disidratazione; − 1 per le frazioni palabili risultanti da trattamento termico e/o meccanico di liquami; − 1 per i fanghi palabili di supero da trattamento aerobico e/o anaerobico di liquami da destinare all’utilizzo agronomico; − 1,5 per i compost da letami e/o da materiali ad essi assimilati. 2.2.4. Sono considerate utili, ai fini del calcolo della capacità di stoccaggio, le superfici della lettiera permanente, purché alla base siano adeguatamente impermeabilizzate; ai fini quindi della valutazione di tale capacità, il calcolo del volume stoccato si effettua considerando altezze massime della lettiera di 0,60 metri nel caso dei bovini e di 0,30 metri per tutte le altre specie. 2.2.5. I liquidi di sgrondo dei materiali palabili sono assimilati, per quanto riguarda il periodo di stoccaggio, ai materiali non palabili trattati ai paragrafi 2.3.6 e 2.3.7. 2.2.6. L’accumulo di letame è ammissibile su terreno agricolo solo dopo uno stoccaggio di almeno 90 giorni su apposita platea o nelle aree di riposo a lettiera permanente; tale accumulo può essere ammesso ai soli fini della utilizzazione agronomica sui terreni circostanti ed in quantitativi non superiori al fabbisogno di letame dei medesimi. La collocazione dell’accumulo di letame non potrà essere ammessa a distanze inferiori di 20 metri dai corsi d’acqua naturali e dal reticolo principale di drenaggio; inoltre la conduzione dell’accumulo dovrà essere tale da evitare lo scorrimento superficiale dei liquidi di sgrondo. Per quanto riguarda le distanze da abitazioni, strade e confini di proprietà, verrà fatto riferimento alle disposizioni previste dai regolamenti di igiene locali per i manufatti adibiti allo stoccaggio. In tutti i casi l’accumulo non potrà essere ripetuto nello stesso luogo per più di una stagione agraria e non può superare il periodo di 15 giorni. 2.3. Caratteristiche e dimensionamento dei contenitori per lo stoccaggio dei materiali non palabili 2.3.1. Gli stoccaggi dei materiali non palabili dovranno essere realizzati in modo da poter accogliere anche le acque di lavaggio delle strutture, degli impianti e delle attrezzature zootecniche quando tali acque vengano destinate all'utilizzazione agronomica. Alla produzione complessiva di liquidi da stoccare deve essere sommato il volume delle acque meteoriche convogliate nei contenitori dello stoccaggio da superfici scoperte (quali zone di esercizio esterne, platee di stoccaggio dei materiali palabili), fatta eccezione per le acque provenienti da tetti e tettoie che devono essere opportunamente deviate. Il dimensionamento dei contenitori di stoccaggio non dotati di copertura atta ad allontanare l’acqua piovana deve inoltre tenere conto delle precipitazioni medie e di un franco minimo di sicurezza di 10 centimetri. 2.3.2. Il fondo e le pareti dei contenitori dovranno essere impermeabilizzati mediante materiale naturale od artificiale. Opportune attenzioni dovranno essere rivolte alla corretta posa in opera dei materiali. 2.3.3. Ove si faccia eccezionalmente ricorso a contenitori in terra, qualora i terreni su cui sono costruiti abbiano un coefficiente di permeabilità K > 1×10-7 cm/s, il fondo e le pareti dei contenitori dovranno essere impermeabilizzati con manto artificiale posto su un adeguato strato di argilla di riporto. I contenitori in terra dovranno essere dotati, attorno al Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 28 piede esterno dell'argine, di un fosso di guardia perimetrale adeguatamente dimensionato e isolato idraulicamente dalla normale rete scolante. 2.3.4. Nel caso di costruzione di nuovi contenitori di stoccaggio o ampliamento di quelli esistenti, al fine di indurre un più alto livello di stabilizzazione dei liquami, deve essere previsto il frazionamento del loro volume di stoccaggio in almeno due contenitori. Il prelievo a fini agronomici dovrà avvenire dal bacino contenente liquame stoccato da più tempo. Allo stesso modo, nel caso di costruzione di nuovi contenitori di stoccaggio, sono da favorire le strutture a pareti verticali. 2.3.5. Al fine di evitare rischi di cedimenti strutturali e di facilitare le operazioni di omogeneizzazione del liquame, il volume massimo dei singoli contenitori di stoccaggio di nuova costruzione deve essere non superiore a 5000 m3; i contenitori di nuova costruzione di volume superiore ai 2000 m3 dovranno essere dotati di idoneo sistema di premiscelazione dei liquami stessi. 2.3.6. Detti contenitori devono avere un volume non inferiore a quello del liquame prodotto in: − 120 giorni per gli allevamenti di bovini da latte, bufalini, equini e ovi-caprini; − 180 giorni per tutti gli altri allevamenti; 2.3.7. Per gli allevamenti aventi consistenza zootecnica massima equivalente alla produzione di 2000 kg di azoto al campo per anno, calcolati in base alla Tabella 2 del presente Allegato, lo stoccaggio dei liquami può essere effettuato in contenitori la cui capacità, rapportata alla consistenza dell'allevamento, non sia inferiore al volume prodotto in 90 giorni. 2.3.8. Per i nuovi allevamenti non sono considerate utili al calcolo dei volumi di stoccaggio le fosse sottostanti i pavimenti fessurati e grigliati. Per gli allevamenti esistenti che necessitano di adeguamento dei tempi minimi di stoccaggio di cui ai paragrafi 2.3.6 e 2.3.7. la misura dell’utilizzo delle fosse sottostanti i pavimenti fessurati e grigliati al fine dell’adeguamento è fissata nel 50 per cento del volume disponibile, con un franco di 50 centimetri. Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 29 Tabella 1 - Quantità di effluente prodotto in relazione alla tipologia di allevamento, pesi medi, produzioni unitarie e schema costruttivo SUINI peso vivo medio liquame letame o materiale palabile quantità di paglia TIPOLOGIA DI ALLEVAMENTO (kg/capo) (m3/t p.v. x anno) (t/t p.v. x a) (m3/t p.v. x a) (kg/t p.v. giorno) RIPRODUZIONE Scrofe (160-200 kg) in gestazione in box multiplo senza corsia di defecazione esterna: 180 • pavimento pieno, lavaggio ad alta pressione 73 • pavimento parzialmente fessurato (almeno 1,5 m di larghezza) 44 • pavimento totalmente fessurato 37 Scrofe (160-200 kg) in gestazione in box multiplo con corsia di defecazione esterna: 180 • pavimento pieno (anche corsia esterna), lavaggio con cassone a ribaltamento 73 • pavimento pieno (anche corsia esterna), lavaggio ad alta pressione 55 • pavimento pieno e corsia esterna fessurata 55 • pavimento parzialmente fessurato (almeno 1,5 m di larghezza) e corsia esterna fessurata 44 • pavimento totalmente fessurato 37 Scrofe (160-200 kg) in gestazione in posta singola: 180 • pavimento pieno (lavaggio con acqua ad alta pressione) 55 • pavimento fessurato 37 Scrofe (160-200 kg) in gestazione in gruppo dinamico: • zona di alimentazione e zona di riposo fessurate 37 • zona di alimentazione fessurata e zona di riposo su lettiera 22 17 23,8 6 Scrofe (160-200 kg) in zona parto in gabbie: 180 • gabbie sopraelevate o non e rimozione con acqua delle deiezioni ricadenti sul pavimento pieno sottostante 73 • sopraelevate con fossa di stoccaggio sottostante e rimozione a fine ciclo, oppure con asportazione meccanica o con ricircolo 55 Scrofe (160-200 kg) in zona parto su lettiera integrale (estesa a tutto il box): 180 0,4 22,0 31,2 Verri 250 • con lettiera 0,4 22,0 31,2 • senza lettiera 37 SVEZZAMENTO Lattonzoli (7-30 kg) 18 Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 30 SUINI peso vivo medio liquame letame o materiale palabile quantità di paglia TIPOLOGIA DI ALLEVAMENTO (kg/capo) (m3/t p.v. x anno) (t/t p.v. x a) (m3/t p.v. x a) (kg/t p.v. giorno) • box a pavimento pieno senza corsia esterna di defecazione; lavaggio con acqua ad alta pressione 73 • box a pavimento parzialmente fessurato senza corsia di defecazione esterna 44 • box a pavimento interamente fessurato senza corsia di defecazione esterna 37 • gabbie multiple sopraelevate con rimozione ad acqua delle deiezioni ricadenti sul pavimento sottostante 55 • gabbie multiple sopraelevate con asportazione meccanica o con ricircolo, oppure con fossa di stoccaggio sottostante e svuotamento a fine ciclo 37 • box su lettiera 31,2 ACCRESCIMENTO E INGRASSO Magroncello (31-50 kg) 40 Magrone e scrofetta (51-85 kg) 70 Suino magro da macelleria (86-110 kg) 100 Suino grasso da salumificio (86-160 kg) 120 Suino magro da macelleria (31-110 kg) 70 Suino grasso da salumificio (31->160 kg) 90 in box multiplo senza corsia di defecazione esterna • pavimento pieno, lavaggio ad alta pressione 73 • pavimento parzialmente fessurato (almeno 1,5 m di larghezza) 44 • pavimento totalmente fessurato 37 in box multiplo con corsia di defecazione esterna • pavimento pieno (anche corsia esterna), rimozione deiezioni con cassone a ribaltamento 73 • pavimento pieno (anche corsia esterna), lavaggio ad alta pressione 55 • pavimento pieno e corsia esterna fessurata 55 • pavimento parzialmente fessurato (almeno 1,5 m di larghezza) e corsia esterna fessurata 44 • pavimento totalmente fessurato (anche corsia esterna) 37 su lettiera • su lettiera limitata alla corsia di defecazione 6 18,0 25,2 • su lettiera integrale (estesa a tutto il box) 0,4 22,0 31,2 Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 31 BOVINI peso vivo medio liquame letame o materiale palabile quantità di paglia TIPOLOGIA DI ALLEVAMENTO (kg/capo) (m3/t p.v. x anno) (t/t p.v. x a) (m3/t p.v. x a) (kg/t p.v. giorno) BOVINI E BUFALINI DA LATTE (> 15 mesi) • Stabulazione fissa con paglia 500 600(1) 9,0 26 34,8 5,0 • Stabulazione fissa senza paglia 500 600(1) 33 • Stabulazione libera su lettiera permanente 500 600(1) 14,6 22 45,0 1,0 • Stabulazione libera su cuccetta senza paglia 500 600(1) 33 • Stabulazione libera con cuccette con paglia (groppa a groppa) 500 600(1) 20 15 19,0 5,0 • Stabulazione libera con cuccette con paglia (testa a testa) 500 600(1) 13 22 26,3 5,0 • Stabulazione libera a cuccette con paglia totale (anche nelle aree di esercizio) 500 600(1) 9,0 26 30,6 5,0 • Stabulazione libera su lettiera inclinata 500 600(1) 9,0 26 37,1 5,0 BOVINI DA CARNE, RIMONTA E BUFALINI DA CARNE • Stabulazione fissa con lettiera (6-15 mesi) 300 350(2) 5,0 22 29,9 5,0 • Stabulazione libera su fessurato (6-15 mesi) 300 350(2) 26,0 • stabulazione libera con lettiera solo in area di riposo (6-15 mesi) 300 350(2) 13,0 16 27,4 10 • stabulazione libera su cuccetta senza paglia (6-15 mesi) 300 350(2) 26,0 • stabulazione libera con cuccette con paglia (groppa a groppa) (6-15 mesi) 300 350(2) 16,0 11,0 13,9 5,0 • stabulazione libera con cuccette con paglia (testa a testa) (6-15 mesi) 300 350(2) 9,0 18,0 21,5 5,0 • stabulazione libera con paglia totale (6-15 mesi) 300 350(2) 4,0 26,0 30,6 10 • stabulazione libera su lettiera inclinata (6-15 mesi) 300 350(2) 4,0 26,0 38,8 10 • svezzamento vitelli su lettiera (0-6 mesi) 100 4,0 22,0 43,7 10 • svezzamento vitelli su fessurato (0-6 mesi) 100 22,0 VITELLI A CARNE BIANCA • gabbie singole o multiple sopraelevate lavaggio a bassa pressione 130 91,0 • gabbie singole o multiple sopraelevate e lavaggio con acqua ad alta pressione 130 55,0 • gabbie singole o multiple su fessurato senza acque di lavaggio 130 27,0 • stabulazione fissa con paglia 130 40,0 26,0 50,8 5,0 (1) in relazione alla razza prevalente; (2) il 1° valore è riferito al capo da rimonta; il 2° valore al vitellone all’ingrasso. Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 32 ALTRE SPECIE ZOOTECNICHE peso vivo medio liquame (deiezioni e/o acque di lavaggio a fine ciclo) letame o materiale palabile quantità di paglia TIPOLOGIA DI ALLEVAMENTO (kg/capo) (m3/t p.v. x anno) (t/t p.v. x a) (m3/t p.v. x a) (kg/t p.v. giorno) AVICOLI • ovaiole o pollastre in batteria di gabbie con tecniche di predisidratazione o con fossa profonda (durata ciclo: 10-12 mesi le ovaiole; 4 mesi le pollastre) 1,8-2,0 0,8(1) 0,15 24,0 39,5 • ovaiole e pollastre in batterie di gabbie senza tecniche di predisidratazione 1,8-2,0 0,8(1) 27,0 • ovaiole a terra (durata ciclo: 10-12 mesi) 1,8-2,0(1) 0,15 15,0 18,5 • pollastre a terra (durata ciclo: 4 mesi) 0,8 1,2 15,0 27,7 • polli da carne a terra con uso di lettiera (durata ciclo: 2 mesi) 1,0 2,0 11 18,5 • faraone a terra con uso di lettiera (durata ciclo: 3 mesi) 0,8 1,7 11,0 16,1 • tacchini a terra con uso di lettiera (durata ciclo: 0-5 mesi il maschio; 0-4 mesi la femmina) 7,5-5,0(2) 0,9 11 26,5 CUNICOLI • cunicoli in gabbia con asportazione manuale o con raschiatore meccanico delle deiezioni (durata ciclo: 4 mesi) 1,2-3,5(3) 4,4 • cunicoli in gabbia con asportazione delle deiezioni con acqua di lavaggio a bassa pressione (durata ciclo: 4 mesi) 1,2-3,5(3) 14,6 OVINI E CAPRINI • ovini e caprini con stabulazione in recinti individuali o collettivi 15-35 50(4) 7,0 15 24,4 • ovini e caprini su grigliato o fessurato 15-35 50(4) 16,0 EQUINI • equini con stabulazione in recinti individuali o collettivi 170 550(5) 5,0 15 24,4 ALTRE SPECIE NON CONTEMPLATE Fare riferimento a dati bibliografici o, in carenza degli stessi, a stime effettuate dal produttore in accordo con la Provincia competente per territorio Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 33 (1) il 1° valore è riferito al capo leggero; il 2° valore al capo pesante; il 3° valore alle pollastre; (2) il 1° valore è riferito al maschio; il 2° valore alla femmina; (3) il 1° valore è riferito al coniglio da carne (0-4 mesi); il 2° valore al coniglio riproduttore; (4) il 1° valore è riferito all’agnello (0-3 mesi); il 2° valore all’agnellone (3-7 mesi); il 3° valore a pecora o capra; (5) il 1° valore è riferito a puledri da ingrasso; il 2° valore a stalloni e fattrici. Note alla Tabella 1 Volumi di reflui prodotti a livello aziendale I dati riportati nella tabella si riferiscono alla produzione di reflui derivanti dai locali di produzione. Non sono conteggiate le acque che possono aggiungersi ai liquami prodotti che derivano da: • lavaggio degli impianti (a esempio sala di mungitura); • acque meteoriche raccolte e convogliate nelle vasche di stoccaggio; • altre acque che confluiscono nelle vasche di stoccaggio. Quantità di paglia utilizzata I dati relativi alla quantità di paglia impiegata per la produzione di letame sono basati sui quantitativi da utilizzare per la buona pratica gestionale dell'allevamento. Nel caso che le quantità di paglia o di prodotto utilizzato per la lettiera siano diverse da quelle indicate, varierà di conseguenza anche la quantità di letame prodotto (e le sue caratteristiche qualitative). Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 34 3. MODALITÀ DI UTILIZZAZIONE AGRONOMICA 3.1. Tecniche di distribuzione 3.1.1. Le tecniche di distribuzione degli effluenti di allevamento devono assicurare: a) un'elevata utilizzazione degli elementi nutritivi; b) l’uniformità di applicazione dell’effluente; c) il contenimento della diffusione, per deriva, di aerosol e del trasporto dell’effluente o delle relative acque di percolazione verso aree non interessate da attività agricola; d) il contenimento delle perdite per lisciviazione, ruscellamento e volatilizzazione. 3.2. Dosi di applicazione 3.2.1. L’applicazione al terreno degli effluenti e degli eventuali altri fertilizzanti deve essere effettuata in quantità di azoto efficiente commisurata ai fabbisogni delle colture e nei periodi compatibili con le esigenze delle stesse. 3.2.2. Qualora almeno il 10% dei terreni aziendali interessati dall’applicazione degli effluenti siano ricompresi nelle zone vulnerabili designate, le aziende zootecniche con una produzione annua superiore a 6.000 kg di azoto da effluenti zootecnici devono dimostrare l’equilibrio esistente tra fabbisogno prevedibile di azoto delle colture e apporto alle stesse, attraverso uno specifico Piano di Utilizzazione Agronomica degli effluenti zootecnici redatto in base alle linee guida di cui al paragrafo 4; le aziende zootecniche con una produzione annua compresa tra 2.000 e 6.000 kg di azoto da effluenti zootecnici, redigono un Piano di Utilizzazione Agronomica in forma semplificata qualora almeno il 30% dei terreni aziendali interessati dall’applicazione degli effluenti siano ricompresi nelle zone vulnerabili designate. Il piano ha validità per cinque anni dalla data di presentazione, salvo modifiche sostanziali che il titolare dell’azienda zootecnica è tenuto a comunicare alla Provincia competente a titolo di aggiornamento del piano stesso; in tal caso il termine decorre nuovamente per l’intero a partire dalla data di presentazione dell’aggiornamento. Le aziende agricole esistenti, sulla base dei criteri sopra indicati, presentano il Piano di Utilizzazione Agronomica, in forma completa o semplificata, alle Province competenti per territorio secondo le modalità e la tempistica stabilite dalle Province stesse, in accordo con la Regione Piemonte. 3.2.3. La quantità massima di effluenti di allevamento applicabile alle aree adibite a uso agricolo, compresi quelli depositati dagli animali al pascolo, non deve comunque superare in ogni appezzamento un apporto di 170 kg di azoto totale per ettaro e per anno al campo; tale limite è comprensivo dell’apporto di eventuali altri fertilizzanti organici. Il limite di 170 kg di azoto totale per ettaro e per anno al campo può inoltre essere considerato come medio a livello aziendale solo nel caso in cui il rispetto dello stesso sia dimostrato nel Piano di Utilizzazione Agronomica di cui al paragrafo 4. 3.2.4. Sino all’entrata in vigore della disciplina regionale di cui all’articolo 38 del decreto legislativo 11 maggio 1999 n. 152, il calcolo della quantità massima applicabile di cui al paragrafo 3.2.3 è effettuato sulla base dei valori contenuti nella Tabella 2 del presente Allegato, inserita - ad eccezione che per i valori relativi alle vacche - nel progetto di Piano stralcio per il controllo dell’eutrofizzazione del mare Adriatico adottato con deliberazione del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del fiume Po n. 15 del 31.01.2001. Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 35 Tabella 2 - Azoto prodotto da animali di interesse zootecnico ai fini della valutazione degli apporti azotati. Categoria animale e tipologia di stabulazione Azoto al campo (kg/t peso vivo·anno) Suini 112 Vacche da latte o da riproduzione con: − produzione di latte media fino a 2.000 kg annui − produzione di latte media tra 2.001 e 5000 kg annui − produzione di latte media tra 5.001 e 7.000 kg annui − produzione di latte media superiore a 7.000 kg annui 59 80 94 104 Altri bovini (capi da rimonta, vitelloni, vitelli) 83 Ovaiole e pollastre 169 Avicoli a terra (broilers, faraone, tacchini) 165 Cunicoli 143 Ovicaprini 99 Equini 69 Altre specie non contemplate Fare riferimento a dati bibliografici o, in carenza degli stessi, a stime effettuate dal produttore in accordo con la Provincia competente per territorio (fonte: CNR – MURST Programma nazionale di ricerca reflui agro-industriali – linea Reflui zootecnici) 4. PIANO DI UTILIZZAZIONE AGRONOMICA 4.1. Algoritmo di calcolo Il Piano di Utilizzazione Agronomica è uno strumento che raccoglie le informazioni utili alla gestione della fertilizzazione con particolare riguardo all’azoto e si basa sul bilancio degli elementi nutritivi. Tale bilancio è realizzato a scala di appezzamenti aziendali (Unità di Paesaggio Agrario) considerati uniformi per tipologia di suolo, livello di fertilità, rotazione delle colture e gestione agronomica. Il Piano di Utilizzazione Agronomica è finalizzato a dimostrare l’equilibrio tra il fabbisogno prevedibile di azoto delle colture e l’apporto alle stesse; tale equilibrio si basa sulla seguente equazione di bilancio tra gli apporti di elementi fertilizzanti e le uscite di elementi nutritivi: Mc + Mf + An + Bfx + (kc × Fc) + (ko × Fo) = (Y × b) Nell’equazione sopra riportata i termini a sinistra rappresentano le voci di apporto azotato alle colture, i termini a destra le voci di asporto. Le perdite di azoto sono prese in considerazione attraverso i coefficienti di efficienza della fertilizzazione (kc e ko). Si precisano di seguito i contenuti dei singoli termini dell’equazione: • Y è la produzione attesa dalla coltura; • b è il contenuto in azoto dei prodotti ottenuti dalle colture secondo la seguente tabella: Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 36 Asporto azotato delle colture erbacee di pieno campo Coltura Prodotto Sostanza secca % ASPORTI % di Azoto sul tal quale granella 87 2,1 Frumento tenero paglia 88 0,5 pianta intera (kg/q granella) 2,6 granella 87 2,0 Frumento duro paglia 88 0,9 pianta intera (kg/q granella) 3.0 granella 87 1,6 Orzo paglia 88 0,5 pianta intera (kg/q granella) 2,1 granella 87 1,7 Avena paglia 88 0,5 pianta intera (kg/q granella) 2,3 granella 87 1,8 Segale paglia 88 0,6 pianta intera (kg/q granella) 2,8 granella 87 1,8 Triticale paglia 88 0,6 pianta intera (kg/q granella) 2.7 granella 86 1,5 Mais stocchi+foglie 84 0,6 pianta intera (kg/q granella) 2,0 Insilato di spiga 86 1,5 Mais insilato di spiga stocchi 88 0,6 pianta intera (kg/q granella) 2,0 Mais da trinciato 30 0,4 granella 84 1,6 Sorgo stocchi+foglie 50 1,0 pianta intera (kg/q granella) 2,9 Sorgo da foraggio Trinciato 30 0,3 risone 86 1,2 Riso paglia 88 0,7 pianta intera (kg/q granella) 1,9 radici 23 0,2 Barbabietola da zucchero foglie e colletti 14 0,4 pianta intera (kg/q radici) 0,3 granella 86 5,6 Soia residui 90 0,8 pianta intera (kg/q granella) 6.4 granella 90 3,0 Girasole residui 90 0,9 pianta intera (kg/q granella) 3.9 granella 90 3,6 Colza residui 90 0,8 pianta intera (kg/q granella) 5,2 Pisello granella 86 3,8 Lino da olio granella 90 3,6 Canapa da fibra pianta intera 38 0,5 Medica fieno 85 2,5 Trifolium pratense fieno 85 2,2 Loiessa fieno 85 1,4 Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 37 Coltura Prodotto Sostanza secca % ASPORTI % di Azoto sul tal quale Panico fieno 85 1,4 Prato avvicendato di graminacee fieno 85 2,1 Prato avvicendato polifita (1) fieno 85 2,3 Prato stabile (2) fieno 85 2,0 (1) con più del 50% di leguminose (2) con prevalenza di graminacee • Mc è la disponibilità derivante dai residui colturali; questa voce è da considerare solo nel caso di rottura di prati con leguminose di durata almeno biennale: ◊ erba medica di 3 o più anni: 80 kg N / ha ◊ prato di trifoglio di 2 o più anni: 40 kg di N/ha ◊ prato di graminacea e leguminosa 30 kg di N/ha • Mf è la disponibilità di azoto derivante dalle fertilizzazioni con letame effettuate nell’anno precedente; Mf è pari al 30% dell’azoto apportato mediante la letamazione nell’anno precedente. • Bfx è l’azotofissazione delle specie leguminose in coltura mista (prati polifiti) sulla base della loro percentuale di presenza: ◊ 1-5%: 15 kg N/ha ◊ 5-15%: 40 kg N/ha ◊ 15-25%: 80 kg N/ha • An rappresenta gli apporti naturali da deposizioni secche e umide dall’atmosfera. In assenza di altre misure locali, deve essere valutato in 30 kg di N/ha all’anno; • Fc è la quantità di azoto apportata col concime minerale; • kc è il coefficiente di efficienza relativo agli apporti di fertilizzante minerale (Fc); esso deve essere valutato pari all’80 % del titolo commerciale del concime azotato. • Fo è la quantità di azoto apportata con il concime organico; • ko è il coefficiente di efficienza relativo agli apporti di fertilizzante organico (Fo); esso stima la quota di azoto effettivamente disponibile per la coltura in funzione dell’epoca e della modalità di distribuzione (schema 1) nonché del tipo di fertilizzante (schema 2): Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 38 Schema 1 – Livello di efficienza della fertilizzazione azotata organica in funzione della coltura, epoca e modalità della distribuzione Efficienza della fertilizzazione azotata organica Coltura Modalità di distribuzione del fertilizzante organico e/o caratteristiche coltura Distribu zione primaverile Distribu zione estiva Distribu zione autunnale Seminativi o prati Prearatura e semina nello stesso anno alta media bassa Prearatura e semina nell’anno successivo bassa bassa Distribuzione in copertura con interramento alta alta media Distribuzione in copertura senza interramento media bassa bassa Colture arboree Preimpianto bassa - bassa Distribuzione in copertura su frutteto inerbito media - media Distribuzione in copertura, su frutteto lavorato, con interramento alta - bassa Distribuzione in copertura, su frutteto lavorato, senza interramento media - bassa Tutte le colture Fertirrigazione media media media Schema 2 - Coefficienti di efficienza dell’azoto dei fertilizzanti organici (ko) in funzione della classe di efficienza Alta efficienza Media efficienza Bassa efficienza Liquame suino 0.65 0.50 0.30 Liquame bovino e solidi palabili 0.60 0.45 0.30 Pollina e liquami avicoli 0.80 0.60 0.45 Letame 0.45 0.35 0.30 Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 39 4.2. Indici finali del Piano di Utilizzazione Agronomica 4.2.1. Obiettivo del Piano di Utilizzazione Agronomica è il bilancio tra il fabbisogno della coltura e gli apporti di azoto alla coltura stessa. Si definisce “Bilancio azotato utile” la differenza tra apporti utili e fabbisogni della coltura, come espresso dalla seguente formula: ((kc × Fc) + (ko × Fo)) – ((Y × b) - (Mc + Mf + An+ Bfx)) Si raccomanda che tale valore non superi i 30 kg N/ha. 4.2.2. Si definisce “Bilancio azotato totale” la differenza tra apporti totali e fabbisogni della coltura, come espresso dalla seguente formula: (Fc + Fo) – ((Y × b) - (Mc + Mf + An+ Bfx)) Tale valore non deve superare i 50 kg N/ha. 4.2.3 Si definisce “Indice di efficienza azotata media” il rapporto percentuale, riferito all’intera azienda, tra fabbisogno di azoto e apporti totali di azoto, come espresso dalla seguente formula: (Y × b) / (Fc + Fo) % Si raccomanda che tale valore sia il più alto possibile e comunque non inferiore al 50%. 4.3. Contenuti del Piano di Utilizzazione Agronomica 4.3.1. Si precisano di seguito i contenuti tecnici del Piano di Utilizzazione Agronomica in forma completa. 4.3.2. Il Piano di Utilizzazione Agronomica nella forma semplificata contiene le informazioni tecniche descritte nei moduli A, B, D, E, F e G e gli elementi sintetici descrittivi relativi all’ordinamento colturale. MODULO A: Identificazione dell’azienda agricola Ragione sociale dell’azienda CUAA - partita I.V.A. - natura giuridica Sede legale: indirizzo - Comune - Provincia Titolare o rappresentante legale Cognome e nome - codice fiscale - dati anagrafici - Comune di residenza e indirizzo Unità produttive Indirizzo unità principale - Comune Indirizzo altre unità - Comune Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 40 MODULO B: Identificazione catastale dei terreni Identifi cativo progressivo Provincia Comune Sezione Foglio Mappale Superficie (ha) Proprietario Titolo d’uso (proprietà, affitto, asservimento) 1 2 B1 Totale superficie aziendale ha B2 Totale superficie asservita ha B3 Totale superficie data in asservimento ha B4 Totale superficie aziendale + asservita (B1+B2) ha MODULO C: Ordinamento colturale Unità di Paesaggio Agrario Identificativo progressivo catastale 1 1 2 3 2 4 5 UPA Coltura principale 1 Superficie 2 (ha) Produzione areica (q/ha) Asporto di azoto 3 (%) Asporto di azoto (kg/ha) Effetti residui di colture e fertilizzazioni organiche precedenti 4 (kg/ha) Apporti naturali 5 (kg/ha) Fabbisogno di Azoto 6 (kg/ha) C1 C2 C3 C4 C5 C6=C4× C5 C8 C9 C10=C6 C8-C9 1 è necessario considerare separatamente il prodotto principale da quello secondario (ad es. granella da paglia) 2 è necessario che il totale di colonna C3 sia uguale al totale di colonna B4 3 l’asporto è valutato in rapporto all’umidità commerciale nel caso della granella e sulla sostanza secca nel caso dei fieni, i valori % sono riportati nella tabella relativa 4 calcolare come somma di Mc+Mf+Bfx 5 corrisponde al valore di An 6 nel caso di colture leguminose azotofissatrici, il fabbisogno deve in ogni caso essere pari a zero Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 41 MODULO D: L’allevamento S p e ci e R a zz a C a te g o ri a T ip o lo g ia d i s ta b u la zi o n e S u p e rf ic ie s co p e rt a 4 A cq u e d i d ilu iz io n e 5 P e so v iv o m e d io C a p i ( n u m e ro m e d io a n n u o ) P e so v iv o t o ta le C o e ff ic ie n te r e la tiv o a lla p ro d u zi o n e d i l iq u a m e 6 C o e ff ic ie n te r e la tiv o a lla p ro d u zi o n e d i l e ta m e 7 L iq u a m e p ro d o tt o L e ta m e p ro d o tt o C o e ff ic ie n te r e la tiv o a lla p ro d u zi o n e d i a zo to A zo to p ro d o tt o - - - m2 m3 t/capo - t m 3 t·p.v.·anno t q·p.v.·anno m3 /anno t/anno kg t·p.v.·anno kg D1 D2 D3 D4 D5 D6 D7 D8 D9=D7·D8 D10 D11 D12=D6+(D9·D10) D13=D9·D11 D14 D15 Totale per specie Totale azienda MODULO E: Strutture di stoccaggio effluenti zootecnici Materiali palabili Tipo di effluente Tipo di struttura di stoccaggio Superficie (m2) Volume stoccabile (m3) Durata dello stoccaggio E1 E2 E3 E4 E5=D13/E3 Totale per tipologia effluente Materiali non palabili Tipo di effluente Tipo di struttura di stoccaggio Capacità (m3) Durata dello stoccaggio E6 E7 E8 E9=D12/E8 Totale per tipologia di effluente 4 trattasi delle aree di cui al paragrafo 2.3.1. della parte I dell’allegato B (quali zone di esercizio esterne, corsie scoperte di servizio, platee di stoccaggio dei materiali palabili) 5 trattasi delle acque convogliate nella vasca liquami e provenienti dalle aree di cui al paragrafo 2.3.1. della parte I dell’allegato B – calcolate con la seguente formula: [D6 = (0,5 · mm pioggia media annua della zona) · D5/1000] 6 valutato sulla base dei valori tabellari 7 valutato sulla base dei valori tabellari > Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 42 MODULO F: Eventuali strutture di trattamento degli effluenti Tipo di effluente Tipo di struttura di trattamento Volume trattato (m3) Rideterminazione degli effluenti palabili 8 (t) Rideterminazione degli effluenti non palabili 9 (m3) F1 F2 F3 F4 F5 Totale per tipologia MODULO G: Cessioni ed acquisizioni di effluenti zootecnici Tipo di effluente Effluenti prodotti in azienda10 (m3 o t) Effluenti ceduti 11 (m3 o t) Effluenti acquisiti da altre aziende (m3 o t) Effluenti totali disponibili in azienda (m3 o t) G1 G2 G3 G4 G5=G2-G3+G4 MODULO H: Piano di concimazione Coltura Superficie (ha) Tipo di fertilizzante Modalità di fertilizzazione Quantità di fertilizzante (q/ha) Titolo di Azoto12 (%) Azoto apportato (kg/ha) Di cui azoto organico13 (kg/ha) Coefficiente di efficienza azotata14 Azoto Utile (kg/ha) H1 H2 H3 H4 H5 H6=D15/(D11+ D10) H7=H6xH5 H8 H9 H10=H7xH9 Totale Totale azienda MODULO I: Indici del bilancio Coltura Fabbisogno di Azoto15 (kg/ha) Azoto apportato16 (kg/ha) Azoto utile17 (kg/ha) Bilancio azotato utile (kg/ha) Bilancio azotato totale18 (kg/ha) I1 I2 I3 I4 I5=I4-I2 I6=I3-I2 8 se modulo F non è compilato, i totali di colonna F4 e F5 riportano i totali di colonna D13 9 se modulo F non è compilato, i totali di colonna F4 e F5 riportano i totali di colonna D13 10 totale di colonna D12 se materiale non palabile, totale di colonna D13 se materiale palabile 11 fatta eccezione per quelli utilizzati su terreni asserviti 12 si riferisce alla media aziendale per tipologia di refluo 13 si tratta dei soli effluenti zootecnici di produzione aziendale 14 si tratta di Kc (0,8) o Ko (riportato nello schema 2 del paragrafo 4.1 Parte I del presente Allegato) 15 si tratta del totale di colonna C10 per coltura 16 si tratta del totale di colonna H7 per coltura 17 si tratta del totale di colonna H10 per coltura 18 il valore deve essere inferiore a 50 kg/ha Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 43 5. DISPOSIZIONI COMUNI ALLE AZIENDE NON ZOOTECNICHE 5.1. Per quanto riguarda l’utilizzo di fertilizzanti diversi dagli effluenti zootecnici o altre pratiche agronomiche, si applicano le disposizioni e le raccomandazioni definite per le aziende non zootecniche ai punti 1.1, 1.3, 2.1, 3.1, 3.2, 3.3 e 3.4 Parte II del presente Allegato. 5.2. Tutte le aziende zootecniche, fatta eccezione per quelle obbligate alla presentazione del Piano di Utilizzazione Agronomica in forma completa, sono tenute al rispetto delle misure obbligatorie di cui ai punti 2.2 e 2.3 Parte II del presente Allegato. Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 44 PARTE II NORME RELATIVE ALLA GESTIONE DELLA FERTILIZZAZIONE E AD ALTRE PRATICHE AGRONOMICHE EFFETTUATE NELLE AZIENDE NON ZOOTECNICHE DEFINIZIONI Ai fini del presente regolamento si intendono per: a) aziende non zootecniche: quelle dedite ad attività agricole diverse dall’allevamento o i cui capi allevati producano complessivamente meno di 340 kg di azoto per anno, calcolato sulla base della Tabella 2 della Parte I del presente Allegato; b) fertilizzanti a lenta cessione: i concimi di cui alla Tabella 1; c) fertilizzanti a pronta cessione: i concimi di cui alla Tabella 2. Tabella 1 - Fertilizzanti contenenti azoto a lenta cessione Organici Di sintesi Organo- minerali � ammendante compostato misto � ammendante compostato verde � ammendante torboso composto � cornunghia non torrefatta � estratti umici � leonardite � letame � letame artificiale � letame essiccato � pelli e crini � pennone � torbe � umati solubili � vermicompost da letame I soli concimi minerali il cui lento rilascio di azoto è basato su: � principi attivi prodotti da condensazione di urea ed aldeidi � inibitori della nitrificazione � incapsulamento o ricopertura del granulo di concime Tutti i concimi organo minerali contenenti azoto in forma esclusivamente organica Tabella 2 - Fertilizzanti contenenti azoto a pronta cessione Organici Di sintesi Organo- minerali Tutti gli ammendanti e concimi organici, salvo quelli specificatamente previsti in Tabella 1 Concimi contenenti azoto e privi dei meccanismi di lenta cessione dell’azoto individuati in Tabella 1 Concimi organo – minerali contenenti azoto in forma diversa dall’azoto organico Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 45 1. DIVIETI 1.1. La distribuzione in campo dei fertilizzanti azotati è vietata: a) dal 1° dicembre al 28 febbraio, fatta eccezione per i letami e gli ammendanti compostati; b) sui terreni saturi d'acqua, con falda acquifera affiorante o con frane in atto; c) sui terreni gelati o innevati; d) nelle 24 ore precedenti l’intervento irriguo nel caso di irrigazione a scorrimento; e) mediante fertirrigazione effettuata con metodo a scorrimento; f) a distanza inferiore a 2 metri dalle sponde dei corsi d'acqua naturali. 1.2. Per quanto concerne i fertilizzanti costituiti da effluenti zootecnici valgono i divieti di cui al paragrafo 1 Parte I del presente Allegato. 1.3. Al fine di ridurre i periodi in cui, nel corso dell’anno, il suolo non è coperto da coltura, la monosuccessione delle colture primaverili-estive non può protrarsi per più di due campagne produttive consecutive; tale divieto non si applica nel caso in cui vengano utilizzate ogni anno colture di copertura (c.d. cover crops) nel periodo autunno-invernale. 1.4. In considerazione delle caratteristiche pedoclimatiche e delle conseguenti prassi agronomiche, è vietata la distribuzione in campo di fertilizzanti contenenti azoto, organici ed inorganici, nei casi previsti dalla Tabella 4 in funzione del periodo e della coltura. 2. MISURE OBBLIGATORIE 2.1. Nel caso di terreno con pendenza maggiore al 10%, la distribuzione in campo dei fertilizzanti contenenti azoto deve essere seguita dall’interramento degli stessi entro le 48 ore successive se il terreno non è coperto da vegetazione, fermo restando quanto disposto per gli effluenti zootecnici al paragrafo 1.2 Parte I del presente Allegato. 2.2. La distribuzione in campo dei fertilizzanti deve essere effettuata in quantità di azoto efficiente commisurata ai fabbisogni delle colture e nei periodi compatibili con le esigenze delle stesse. Fermo restando quanto previsto per effluenti zootecnici dal paragrafo 3.2. Parte I del presente Allegato, la quantità massima di unità di azoto, apportata con fertilizzanti sia organici che minerali, applicabile alle aree adibite ad uso agricolo non deve comunque determinare un superamento dei limiti definiti dalla Tabella 3 in funzione del tipo di coltura. La stessa Tabella 3 definisce inoltre, quando previsto, il limite massimo di apporto azotato somministrabile prima o in corrispondenza della semina. E’ possibile comunque distribuire in questo periodo l’intera quota di azoto ammessa nel caso si utilizzino esclusivamente fertilizzanti contenenti azoto a lenta cessione, come definiti dalla Tabella1. 2.3. Qualora almeno il 30% dei terreni aziendali siano ricompresi nelle zone vulnerabili designate, le aziende agricole soggette al regime IVA devono redigere una scheda di magazzino e registrare le operazioni colturali di fertilizzazione organica ed inorganica, utilizzando i modelli previsti nell’Azione F1 del Piano regionale di Sviluppo Rurale 2002 2006; tali registrazioni dovranno essere conservate insieme alla scheda di magazzino per 5 anni a disposizione dell’autorità competente al controllo. In alternativa alla redazione e conservazione di un registro delle operazioni colturali di fertilizzazione organica ed inorganica, l’azienda potrà predisporre e conservare, con le stesse modalità di cui sopra, un piano di concimazione secondo il modello che sarà adottato con deliberazione della Giunta Regionale; tale alternativa non esclude comunque l’obbligo di redigere e conservare una scheda di magazzino. Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 46 3. MISURE RACCOMANDATE 3.1. Nel caso di terreno con pendenza superiore al 10 % è consigliato: a) prevedere una copertura del suolo attraverso l’inserimento di colture intercalari e di copertura (c.d. cover-crops); b) effettuare, nelle colture arboree, l’inerbimento almeno dell’interfila; c) non effettuare lavorazioni del terreno a profondità superiore a 25 cm. 3.2. E’ raccomandato l’utilizzo di adeguate sistemazioni idraulico-agrarie, allo scopo di prevenire il ruscellamento superficiale nei terreni declivi ed assicurare lo sgrondo delle acque in eccesso nei terreni pianeggianti; è inoltre auspicata la realizzazione e la conservazione delle fasce lineari boscate o inerbite, lungo i corsi d’acqua ed i canali, con funzione tampone nei confronti dell’azoto di origine agricola. 3.3 Nel caso di irrigazione a scorrimento è importante porre particolare attenzione all’adeguatezza del volume di adacquamento, tenendo conto delle esigenze della coltura, al fine di evitare sprechi e rischi di lisciviazione. 3.4. L’irrigazione a scorrimento è sconsigliata sui terreni: a) molto permeabili; b) ove il livello della falda idrica disti mediamente meno di 1,50 metri dal piano campagna; c) con strato di suolo utile alle radici inferiore a 15-20 cm; d) con pendenza superiore al 3%, salvo il ricorso ad opportune sistemazioni irrigue. Tabella 3 - Limiti massimi di fertilizzazione azotata in funzione del tipo di coltura e quote ammesse in presemina o pretrapianto (kg di N/ha/anno) Colture erbacee non ortive Coltura Apporto massimo di azoto e quota massima ammessa in presemina (1) Mais granella 240 (78) Mais trinciato 270 (81) Frumento tenero 170 Frumento duro 170 Orzo 130 Sorgo da granella 155 (47) Sorgo da foraggio 165 (50) Riso 130 (65) Colza 140 Soia 20 Girasole 110 (33) Barbabietola da zucchero 130 (78) Erba medica (all’impianto) 200 Prati avvicendati di graminacee 240 Prati avvicendati di graminacee e leguminose 200 Prati permanenti 185 Loiessa 80 Canapa 150 (92) Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 47 Colture ortive Coltura Apporto massimo di azoto e quota massima ammessa in presemina (1) Cavolfiore 210 (65) Cavolo 240 (75) Spinacio 120 (80) Aglio 145 (50) Asparago 150 Cipolla 120 (35) Cetriolo (coltivazione protetta) 205 Melone 145 (95) Zucchino (pieno campo) 180 (60) Zucchino (coltivazione protetta) 240 (75) Lattuga (pieno campo) 95 (60) Lattuga (coltivazione protetta estiva) 160 (65) Fagiolo (ceroso) 35 (35) Fagiolino 35 (35) Pisello 35 (35) Carota 240 (155) Sedano 225 (75) Fragola 115 Pomodoro (coltivazione protetta) (2) 330 Pomodoro (pieno campo) (2) 170 Pomodoro da industria (2) 165 Peperone (coltivazione protetta) 260 (85) Peperone (pieno campo) 190 (60) Melanzana (colt. protetta) 240 (75) Melanzana (pieno campo) 180 (60) Patata 180 (90) Bietola da orto 280 (180) Bietola da coste 140 (50) Cocomero 130 (45) Cicoria 220 Finocchio 240 (80) Cardo 160 (55) Fruttiferi e vite (3) coltura Apporto massimo di azoto Ciliegio 120 Susino 120 Melo 95 Pesco 160 Pero 95 Albicocco 135 Actinidia 140 Vite inerbito 70 Vite non inerbito 65 Nocciolo 100 Noce 80 (1) la quota massima ammessa in presemina è indicata in tabella tra parentesi; quando non riportata non sono ammessi interventi in questo periodo, se non con concimi a lenta cessione (2) per il pomodoro è necessario il ricorso al frazionamento tra pretrapianto e copertura, le cui modalità differiscono a seconda della tecnica colturale e vanno quindi stabilite nei singoli casi in accordo con l’assistenza tecnica (3) per fruttiferi e vite è vietato l’uso di concimi contenenti azoto a pronta cessione in preimpianto. Le concimazioni fogliari non vanno conteggiate ai fini del rispetto dei limiti massimi Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 48 Tabella 4 - Periodi in cui è vietata la distribuzione in campo dei fertilizzanti contenenti azoto in funzione della tipologia colturale Tipologia di concime Colture Periodi in cui sono vietati spandimento e distribuzione Motivazioni e note a ciclo autunno vernino 15 settembre - 28 febbraio rischio di lisciviazione e ruscellamento; assenza della coltura; scarsa utilizzazione da parte delle colture, se presenti ortive in assenza della coltura, se non in prossimità della semina o del trapianto rischio di lisciviazione e ruscellamento; assenza della coltura Primaverili estive 15 luglio – 28 febbraio, salvo liquami in settembre e ottobre con presenza di stocchi, paglie o cover crop rischio di lisciviazione e ruscellamento; scarsa utilizzazione da parte delle colture, se presenti fruttiferi e vite 1 novembre – 28 febbraio; per liquami e pollina 1 luglio – 31 gennaio rischio di lisciviazione e ruscellamento; scarsa utilizzazione da parte delle colture Fertilizzanti minerali e organici contenenti azoto a pronta cessione e liquami zootecnici prati e pascoli 1 dicembre – 28 febbraio rischio di lisciviazione e ruscellamento; scarsa utilizzazione da parte delle colture a ciclo autunno vernino su stoppie fino al 31 agosto; sulla coltura dal 1 dicembre al 31 gennaio perdite per volatilizzazione; rischio di ruscellamento; scarsa utilizzazione da parte delle colture ortive su terreno nudo o stoppie non in prossimità della semina; in copertura nel caso di colture a ciclo inferiore a 90 giorni perdite per volatilizzazione; rischio di ruscellamento; assenza della coltura Primaverili – estive periodo intercorrente tra la coltura precedente e il 31 gennaio rischio di lisciviazione e ruscellamento; assenza della coltura fruttiferi e vite Nessuno Ammendanti organici e concimi minerali contenenti azoto a lenta cessione e letami zootecnici, ad eccezione della pollina prati e pascoli Nessuno Fertirrigazione tutte tranne ortive Estate perdite per volatilizzazione e percolazione D1 Direzione SEGRETERIA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE D1.S1 Settore Affari istituzionali e supporto giuridico legale D1.S2 Settore Segreteria Ufficio di Presidenza ed organi istituzionali interni D1.S3 Settore Organismi consultivi ed osservatori D1.S4 Settore Progettazione -sviluppo e gestione del sistema informativo e banca dati Arianna D2 Direzione PROCESSO LEGISLATIVO D2.S1 Settore Studi e documentazione legislativi D2.S2 Settore Commissioni legislative D2.S3 Settore Assemblea regionale D3 Direzione AMMINISTRAZIONE E PERSONALE D3.S1 Settore Bilancio, ragioneria, controllo di gestione D3.S2 Settore Patrimonio e provveditorato D3.S3 Settore Tecnico e sicurezza D3.S4 Settore Organizzazione e personale D4 Direzione COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE DELL’ASSEMBLEA REGIONALE D4.S1 Settore Comunicazione e partecipazione dell’Assemblea Regionale D4.S2 Settore Informazione dell’Assemblea Regionale D4.S3 Settore Relazioni esterne dell’Assemblea Regionale D4.S4 Settore Documentazione DG Struttura speciale GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO REGIONALE 5 Direzione AFFARI ISTITUZIONALI E PROCESSO DI DELEGA 5.1 Settore Autonomie locali 5.2 Settore Polizia locale 5.3 Settore Attività amministrativa a supporto della Giunta Regionale e delle Direzioni regionali 5.4 Settore Sezione di controllo territoriale di Torino 5.5 Settore Sezione di controllo territoriale di Alessandria 5.6 Settore Sezione di controllo territoriale di Cuneo 5.7 Settore Sezione di controllo territoriale di Novara 5.8 Settore Attività giuridico-legislativa a supporto della Giunta Regionale e delle Direzioni regionali 5.9 Settore Protocollo ed archivio generali 6 Direzione COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE DELLA GIUNTA REGIONALE 6.1 Settore Relazioni esterne della Giunta Regionale 6.2 Settore Ufficio stampa della Giunta Regionale 6.3 Settore Comunicazione istituzionale della Giunta Regionale 6.4 Settore Ufficio relazioni con il pubblico 7 Direzione ORGANIZZAZIONE; PIANIFICAZIONE, SVILUPPO E GESTIONE DELLE RISORSE UMANE 7.1 Settore Organizzazione 7.2 Settore Formazione del personale 7.3 Settore Sistemi informativi ed informatica 7.4 Settore Reclutamento, mobilità, gestione dell’organico 7.5 Settore Stato giuridico ed ordinamento del personale 7.6 Settore Servizi generali operativi 8 Direzione PROGRAMMAZIONE E STATISTICA 8.1 Settore Programmazione regionale 8.2 Settore Statistico regionale 8.3 Settore Valutazione progetti e proposte di atti di programmazione negoziata 8.4 Settore Rapporti con società a partecipazione regionale 8.5 Settore Osservatorio statistico indicatori fisici enti locali 9 Direzione BILANCI E FINANZE 9.1 Settore Bilanci Legenda delle codifiche delle Direzioni, dei Settori e delle Strutture speciali Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 49 9.2 Settore Ragioneria 9.3 Settore Tributi - addizionali e compartecipazione al gettito erariale 9.4 Settore Fiscalità passiva 9.5 Settore Controllo gestioni delegate 9.6 Settore Cassa economale 9.7 Settore Trattamento economico del personale 9.8 Settore Trattamento pensionistico, previdenziale ed assicurativo del personale 10 Direzione PATRIMONIO E TECNICO 10.1 Settore Beni mobili 10.2 Settore Patrimonio immobiliare 10.3 Settore Tecnico 10.4 Settore Sicurezza sedi ed ambienti di lavoro - prevenzione e protezione dal rischio 10.5 Settore Utenze 10.6 Settore Economato - Autocentro - Centro Stampa 10.7 Settore Attività negoziale e contrattuale - Espropri - Usi civici 11 Direzione PROGRAMMAZIONE E VALORIZZAZIONE DELL’AGRICOLTURA 11.1 Settore Programmazione in materia di agricoltura 11.2 Settore Tutela e valorizzazione dei prodotti agricoli 11.3 Settore Sviluppo agro-industriale 11.4 Settore Politiche comunitarie 12 Direzione SVILUPPO DELL’AGRICOLTURA 12.1 Settore Sviluppo delle produzioni animali 12.2 Settore Sviluppo delle produzioni vegetali 12.3 Settore Fitosanitario regionale 12.4 Settore Servizi di sviluppo agricolo 12.5 Settore Politiche delle strutture agricole 13 Direzione TERRITORIO RURALE 13.1 Settore Infrastrutture rurali e territorio 13.2 Settore Avversità e calamità naturali 13.3 Settore Carburanti agricoli agevolati 13.4 Settore Caccia e pesca 14 Direzione ECONOMIA MONTANA E FORESTE 14.1 Settore Politiche comunitarie 14.2 Settore Politiche Forestali 14.3 Settore Gestione delle attività strumentali per l’economia montana e le foreste 14.4 Settore Economia montana 14.5 Settore Gestione proprietà forestali reg.li e vivaistiche (sede di Vercelli) 14.6 Settore Antincendi boschivi e rapporti con il corpo forestale dello Stato (sede di Novara) 14.7 Settore Idraulica Forestale e tutela del territorio (sede di Alessandria) 15 Direzione FORMAZIONE PROFESSIONALE - LAVORO 15.1 Settore Attività formativa 15.2 Settore Gestione amministrativa attività formative 15.3 Settore Standard formativi - qualità ed orientamento professionale 15.9 Settore Servizi alle politiche per l’occupazione e per la promozione dello sviluppo locale 15.10 Settore Sviluppo dell’imprenditorialità 15.11 Settore Osservatorio del mercato del lavoro 16 Direzione INDUSTRIA 16.1 Settore Osservatorio settori produttivi industriali 16.2 Settore Valorizzazione dei sistemi produttivi locali 16.3 Settore Promozione e sviluppo delle P.M.I 16.4 Settore Pianificazione e verifica attività estrattiva 17 Direzione COMMERCIO E ARTIGIANATO 17.1 Settore Programmazione e interventi dei settori commerciali 17.2 Settore Tutela del consumatore - mercati all’ingrosso ed aree mercatali Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 50 17.3 Settore Rete carburanti e commercio su aree pubbliche 17.4 Settore Promozione e credito al commercio 17.5 Settore Sistema informativo-osservatorio dell’artigianato 17.6 Settore Disciplina e tutela dell’artigianato 17.7 Settore Promozione, sviluppo e credito dell’artigianato 18 Direzione EDILIZIA 18.1 Settore Osservatorio dell’edilizia 18.2 Settore Attuazione degli interventi in materia di edilizia 18.3 Settore Disciplina e vigilanza sulla gestione del patrimonio e sugli enti in materia di edilizia 18.4 Settore Programmazione e localizzazione delle risorse 19 Direzione PIANIFICAZIONE E GESTIONE URBANISTICA 19.1 Settore Pianificazione territoriale regionale 19.2 Settore Pianificazione territoriale operativa 19.3 Settore Sistema informativo territoriale 19.4 Settore Informatizzazione degli strumenti urbanistici - archivio 19.5 Settore Cartografico 19.6 Settore Vigilanza urbanistica 19.7 Settore Accordi di programma ed esame di conformità urbanistica 19.8 Settore Studi, regolamenti e programmi attuativi in materia urbanistica 19.9 Settore Verifica ed approvazione strumenti urbanistici 19.10 Settore Urbanistico territoriale - area Metropolitana 19.11 Settore Urbanistico territoriale - area Provincia di Torino 19.12 Settore Urbanistico territoriale - area Provincia di Alessandria 19.13 Settore Urbanistico territoriale - area Provincia di Asti 19.14 Settore Urbanistico territoriale - area Provincia di Vercelli 19.15 Settore Urbanistico territoriale - area Provincia di Cuneo 19.16 Settore Urbanistico territoriale - area Provincia di Novara 19.17 Settore Urbanistico territoriale - area Provincia di Biella 19.18 Settore Urbanistico territoriale - area Provincia di Verbania 19.19 Settore Pianificazione paesistica 19.20 Settore Gestione beni ambientali 20 Direzione SERVIZI TECNICI DI PREVENZIONE 20.1 Settore Progettazioni interventi geologico-tecnici e sismico 20.2 Settore Meteoidrografico e reti di monitoraggio 20.3 Settore Studi e ricerche geologiche - sistema informativo prevenzione rischi 20.4 Settore Prevenzione territoriale del rischio geologico area di Torino, Novara e Verbania - indagini geotecniche ed idrogeologiche 20.5 Settore Prevenzione territoriale del rischio geologico - area di Asti - Vercelli - Biella 20.6 Settore Prevenzione territoriale del rischio geologico - area di Cuneo 20.7 Settore Prevenzione territoriale del rischio geologico - area di Alessandria 21 Direzione TURISMO - SPORT - PARCHI 21.1 Settore Coordinamento della promozione domanda turistica -organizzazione degli eventi promozio nali 21.2 Settore Offerta turistica - interventi comunitari in materia turistica 21.3 Settore Organizzazione turistica - turismo sociale - tempo libero 21.4 Settore Sport 21.5 Settore Pianificazione aree protette 21.6 Settore Gestione aree protette 21.7 Settore Programmazione - sviluppo interventi relativi alle terme - acque minerali e termali Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 51 22 Direzione TUTELA E RISANAMENTO AMBIENTALE - PROGRAMMAZIONE GESTIONE RIFIUTI 22.1 Settore Politiche di prevenzione - tutela e risanamento ambientale 22.2 Settore Sistema informativo ambientale e valutazione impatto ambientale 22.3 Settore Grandi rischi industriali 22.4 Settore Risanamento acustico ed atmosferico 22.5 Settore Programmazione e gestione rifiuti 22.6 Settore Tecnologie di smaltimento e recupero 22.7 Settore Programmazione interventi di risanamento e bonifiche 22.8 Settore Programmazione e risparmio in materia energetica 23 Direzione DIFESA DEL SUOLO 23.1 Settore Difesa assetto idrogeologico 23.2 Settore Pianificazione difesa del suolo 23.3 Settore Sbarramenti fluviali di ritenuta e bacini di accumulo 24 Direzione PIANIFICAZIONE DELLE RISORSE IDRICHE 24.1 Settore Pianificazione delle risorse idriche - bilancio idrico e disciplina delle utilizzazioni 24.2 Settore Rilevamento, controllo, tutela e risanamento delle acque - disciplina degli scarichi 24.3 Settore Disciplina dei servizi idrici - opere fognarie, di depurazione ed acquedottistiche 25 Direzione OPERE PUBBLICHE 25.1 Settore Opere pubbliche 25.2 Settore Infrastrutture e pronto intervento 25.3 Settore Decentrato OO.PP. e difesa assetto idrogeologico - Torino 25.4 Settore Decentrato OO.PP. e difesa assetto idrogeologico - Alessandria 25.5 Settore Decentrato OO.PP. e difesa assetto idrogeologico - Asti 25.6 Settore Decentrato OO.PP. e difesa assetto idrogeologico - Cuneo 25.7 Settore Decentrato OO.PP. e difesa assetto idrogeologico - Novara 25.8 Settore Decentrato OO.PP. e difesa assetto idrogeologico - Vercelli 25.9 Settore Decentrato OO.PP. e difesa assetto idrogeologico - Verbania 25.10 Settore Decentrato OO.PP. e difesa assetto idrogeologico - Biella 25.11 Settore Protezione Civile 26 Direzione TRASPORTI 26.1 Settore Pianificazione dei trasporti 26.2 Settore Viabilità ed impianti fissi 26.3 Settore Trasporto pubblico locale 26.4 Settore Navigazione interna e merci 26.5 Settore Grandi infrastrutture e ferrovie 27 Direzione SANITA’ PUBBLICA 27.1 Settore Igiene e sanità pubblica 27.2 Settore Prevenzione sanitaria negli ambienti di vita e di lavoro 27.3 Settore Sanità animale ed igiene degli allevamenti 27.4 Settore Vigilanza e controllo degli alimenti di origine animale 28 Direzione PROGRAMMAZIONE SANITARIA 28.1 Settore Programmazione sanitaria 28.2 Settore Emergenza sanitaria 28.3 Settore Assetto istituzionale e organi collegiali 28.4 Settore Edilizia ed attrezzature sanitarie 28.5 Settore Gestione e risorse finanziarie 29 Direzione CONTROLLO DELLE ATTIVITA’ SANITARIE 29.1 Settore Osservatorio prezzi e monitoraggio del patrimonio aziendale sanitario 29.2 Settore Ispettivo e controllo di qualità in materia sanitaria 29.3 Settore Assistenza ospedaliera e territoriale 29.4 Settore Assistenza extra ospedaliera 29.5 Settore Assistenza farmaceutica 29.6 Settore Organizzazione, personale e formazione delle risorse umane Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 52 30 Direzione POLITICHE SOCIALI 30.1 Settore Programmazione e promozione interventi a sostegno della persona e della famiglia e per la qualificazione del personale socio-assistenziale 30.2 Settore Verifica e finanziamento attività enti gestori istituzionali 30.3 Settore Promozione della rete delle strutture, vigilanza e controllo sulla qualità dei servizi 30.4 Settore Promozione attività altri soggetti pubblici e del privato sociale 31 Direzione BENI CULTURALI 31.1 Settore Biblioteche, archivi ed istituti culturali 31.2 Settore Soprintendenza beni librari 31.3 Settore Musei e patrimonio culturale 31.4 Settore Università ed istituti scientifici 32 Direzione PROMOZIONE ATTIVITA’ CULTURALI, ISTRUZIONE E SPETTACOLO 32.1 Settore Istruzione 32.2 Settore Edilizia scolastica 32.3 Settore Promozione attività culturali 32.4 Settore Spettacolo 32.5 Settore Promozione del patrimonio culturale e linguistico S1 Struttura speciale GABINETTO DELLA PRESIDENZA DELLA GIUNTA REGIONALE S1.1 Settore Rapporti Stato Regioni S1.2 Settore Supporto al coordinamento delle politiche comunitarie per l’accesso ai fondi strutturali Ufficio di Bruxelles S1.3 Settore Ufficio di Roma S1.4 Settore Affari comunitari e internazionali S1.6 Settore Contenzioso amministrativo S2 Struttura speciale CONTROLLO DI GESTIONE S3 Struttura speciale AVVOCATURA S4 Struttura speciale MUSEO REGIONALE DI SCIENZE NATURALI Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 53 Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 54 RICHIESTA ABBONAMENTO DA INVIARE CON LETTERA O FAX AL NUMERO 011.432.4363 ALL'UFFICIO DEL BOLLETTINO UFFICIALE X Mittente: Ii, I I Prot n. Spett . REGIONE PIEMONTE Bollettino Ufficiale P.zza Castello 165 10122 Torino Con la presente vi richiediamo la sottoscrizione di abbonamento al BOLLETTINO UFFICIALE della Regione Piemonte optando tra le modalita di seguito elencate : [] [] [] [] Numero Tipologia abbonamento e costo abbonamento Codice Abbonamenti richiesti(*) 12 Mesi Atti della Regione e Atti dello Stato Fascicoli ordinari, + Supplementi € 103,29 Al 6 Mesi Atti della Regione e Atti dello Stato Fascicoli ordinari, + Supplementi € 51,65 S1 12 Mesi Concorsi Appalti Annunci € 46,48 A3 6 Mesi Concorsi Aooalti Annunci € 23,24 S3 (*) In caso di piu abbonamenti allegare elenco dettagliato dei diversi destinatari In allegato si trasmette copia de! versamento su C/CP n. 30306104 comprovante l'avvenuto pagamento. Distinti saluti incollare in questo spazio la ricevuta di versamento I dati da Lei indicati saranno inseriti nella banca dati elettronica degli abbonati al Bollettino Ufficiale nel rispetto di quanto stabilito dalla legge 31 dicembre 1996 n.675 "Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali". I dati personali inviati alla Redazione de! Bollettino Ufficiale per l'attivazione dell'abbonamento saranno utilizzati esclusivamente ai fini della spedizione dei fascicoli. Per essi Lei potra chiedere modifiche, aggiomamenti, integrazioni ovvero cancellazioni scrivendo a: REGIONE PIEMONI'E - Bollettino Ufficiale - P.zza Castello,165 10122 Torino. AVVISO AI LETTORI SONO IN VENDITA, PRESSO LE LIBRERIE AFFIDATARIE DELLA DISTRI BUZIONE DEL BOLLETTINO UFFICIALE IN EDIZIONE CARTACEA, LE EDIZIONI IN CD-ROM DEL BOLLETTINO UFFICIALE RELATIVE AGLI ANNI 2000 E 2001 (Euro 25,82). LA RACCOLTA STORICA 1970 - 1999 E’ DISPONIBILE PRESSO LA DITTA MICRO-SHOP, C.SO MATTEOTTI N. 57, TORINO. Bollettino Ufficiale Regione Piemonte - Parte I e II 2° Supplemento al numero 43 - 24 ottobre 2002 55 Avviso Si evidenzia agli Enti e ai soggetti, pubblici e privati, che inviano avvisi da pubblicare sul Bollettino Ufficiale la necessità che gli avvisi stessi siano redatti in conformità ai disposti della Legge n. 675/1996, con particolare riferimento alla disciplina dei dati sensibili. 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